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^3AVSaON XI QNnOJ
To the *' Catalogne of Books from the Library of
the late Gleeson White" (A. Lionel Isnacs, 16,
Shaftesbury-avenue) Professor York Powell has
prefixed a suggestive and appreciative " tribute,"
wherein the character and career of his friend are
vividly sketched. The virtuea and vices of modem
taste are clearly suggested in the following passage : ;
" He got, too," says Mr. York Powell, speaking of j
Mr. White's year in America, "to understand the :
modem town public with its insatiable craving for *
novelty, its eager attraction towards interesting
work, its instability of taste, its limited but stili
not quite hopeless capability for being taught to
distinguish between good and bad in matters of
art and literature, the feverish and acute agita-
tion by which it tries to turn the quiet way of the !
artist into a black cinder-path filled with shouting
corapetitors, and the ignorant stupidity that allows
dozens of poor and worthless imitators to do their
best to degrade and hackney every new ideal or
idea. He learnt the necessity of trained and
sincere criticism as the only true and Constant
supporfc of those who are doing honest work and
the only effective foe to irapostors, pretenders, and
shams of ali kinds."
Mr. White'a library was not very large, contain-
ing, indeed, less than fourteen hundred works.
But it comprised mudi that was of tìie very best,
and was highly characteristic of the owner, who
" bought his books because he loved thern, and
beoause he used them," and " handied books as a
born book-lover should. He woukl choose out its
appropriate book-plate (of which he had a plentiful
and remarkable variety) for each volume, he would
take pleasure in fixing its fitting place in bis shelves
alongside of kindred volumes, he would keep
it carefully diisted and free from stain or scar."
The alphabetical order of the catalogne strikingly
illustrates the catholicity of the collector's taste.
Walter Grane, S. B. Crockett, and the "Cronica
di Buonaccorso Pitti," Harry Fumiss and Henry
Fusseli, Montaigne and George Moore, J. J.
Rousseau and .J. Ruskin stand together in amity
and equality in these pages, though they stood
apart, we inay be sure, on the shelves of that
pleasanfc library of which a photograph is given,
and which is now dismantled of its treasures. ;
loseJìj) ^SjoT'z.aSe.irir.i, Jtu/«. 2f^.
ICONOLOGIA
DEL CAVALIERE
CESARE RIPA
PERUGINO
NotabUmentt accrefciuta d' Immagini , dì Ànnotazioai ,. e -dì Falli
DALU ABATE CESARE ORLANDI
PATRIZIO DI CITTA' DELLA PIEVE ACCADEMICO AUGUSTO.
A SVA ECCELLENZA
a RAIMONDO DI SANGRO
Principe di Sanfevero , e di Caftelfranco , Duca di Torremaggiorf , Marchefe di Caftelnuovo ,
Signore delle già antiche Città di Fiorentino , e Dragonara , Signore della Terra di Cafalvec-
chio, utile Padrone della Torre , e Porto di Fortore ec. ec. Grande di Spagna perpetuo ili prima
Clafle , Gentiluomo di Camera con efercizio di S. M, Cattolica , e della Mael(:à di Feidinanda
IV. Re delle due Sicilie , Cavaliere del Real Ordine di S. Gennaro , Colonnello de
mento Nazionale di Capitanata , e , per^a difcendenza de' Conti de' Marfi , Capo e
di tutta la Famiglia di Sangro .
TOMO PRIMO,
Reggi-
Signore
IN PERUGIA, MDCCLXIV.
«<;?> <^ <<?> "^^ <€?> \^ VS"! V5>. y5^ viS» <^. vss ve». <<5^ vS>i VS>i vS>i VS». vs?> <tf», vs»» V^ <^» <^ "^ f^
NELLA STAMPERIA DI PIEP GIOVANNI COSTANTINI,
CON LICENZA DE' SUPERIORI,
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IH
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^' \
Ortunato momento , Eccel-
lentissimo Principe , pun-
to per me fauHifsimo , che mi fé degna
di efsere da Voi con generojttà inarma-
^ 2 i'iis t
197288
bile 5 con Jorprendente amorevolezza ac-
colto nel .fumerò de' VoBri più . ofsequìo-
Jt Servidori ! Felici in queBa parte , an-
zi felicifsifne le prime mie letterarie fa-
fiche , che hanno incontrata f invidia-
bil forte di poter trovare nelP E, V, un
Protettore di tanta vagliai Si, Voi lo-
ro farete 'Protettore ,, Me ne Infìngo , ne
confido 5 Id fpefo ^ : comk fe^ ne ftipplico
con quella maggior vivezza, difjpirito ,
colla quale pofsa mai fupplicare Uomo
al maggior fegno rifpettofo e divoto . A
Voi le confagro . Son VoBre . ReBate ,
ve ne prego , reBate perfuafo che condot-
to non mi fono ad umiliarvi queBo fin-
cero tributo di ofsequio , fpìnto dal folo
fplendore di VoBra ragguardevole Profa-
pia ( che baBa il dire che e. per V an-
tichità , e per i tanti cofpicui Parenta-
di 5 e per le glorio fé Cariche o di
pace di guerra , e per le famofìfsi-
me geBa de' VoBri Maggiori l' Euro-
pa illuBra ) ma più dal fìngolar me-
rito di V. E. 3 che è tutto VoBro , il
quale
V
quale accrefce in guìfa queHa Hefsa Vo-
ìira Avita Chiarezza , che - niente di più
grande Jì piò dejìderare , e che v" innal-
za d gradi più ecceljì di gloria , di eter-,
nita di Nome , Sa bene in effetti la lette-
raria Repubblica qual ottimo grado vi
deve . Le varie voHre dottifsime Opere
di Filofojia Sperimentale , che con tanto
vantaggio del Pubblico date avete alla lu-
ce , fcritte con tal proprietà , e purità di
Bile Tofcano efse fono , che Jì hanno con
tutta ragione meritata e /' approvazione
dell'" Accademia della Crufca , di cui
Membro Jiete , ed i comuni encomj de''
Letterati . Tante e sì varie , oltre ogni
credere , ammirabili VoHre Invenzio-
ni , per la maggior parte utilifsime all'
Umana Società , in genere di Matematica
Meccanica , come IdroBatiche , Pneu-
matiche , e Pirotecniche , vi fanno più
che a fuffìcienza distinguere per un In-
gegno forprendente e incomparabile . Fi-
nalmente co" nuovi lumi , e colle nuove
Regole, che prefentemente gode la mà-
lìtan
197288
VI
lìtare dìfcìplìna pel mezzo di quel VoSlro
Libro di Efercizj Militar] , che compo-
neBe e pubblicale alcuni anni addietro ,
cC comandi del fempre Gloriofo Monarca
Cattolico , allora costì Regnante , a cui
fempremai foHe e Jìete caro ed accetto ,
accrefceBe gloria alle glorie VoBre , colP
efserne non meno dal prelodato Monar-
ca , che da^ Sovrani , e primi Generali
dell' Europa tutta e in voce e per lette-
re infinitamente commendato . Sul rifief-
so di tanto merito , troppo a ragione
vado di mia forte fuperbo , nello Jcor-
germi da V. E, con benignità fovragran-
de onorato di Padronanza e Protezione.
Vorrei che dato vi fofse il poter pene-
trare ad evidenza /' interno altrui . Ve-
dreBe quai finceri fentimenti di grati-
tudine fi annidano nel fieno mio , quai
brame quivi fi affollano di non render-
mi affatto indegno di Voi. Nella mìain-
traprefa di aggiungere alla celebre Ico-
nologia del Cavalier Ripa varie capric-
ciofie idee , donde vieppiù fiecondare le
menti
VII
mentì de" Poeti , Pìttarl , Scultori , Ar-
chitetti ec. Jembrami che non mi Jì -pof-
sa porgere occajtone più bella onde ri-
moBrare a F, E. l' ofsequiofa mia fer-
vitù , neW avanzarmi a prefentarvene
la Dedica , V. E. che è il vero Mece-
nate di tali belle Arti , tenendo al Vo^
Siro Servigio con conjìderahìlifsimi ono-
rar j i primi Uomini , fatti venire da re-
motifsimi Paejt , per abbellire fuperba-
mente codeBo Voliro Palazzo, e per ar-
ricchire il Magnifico Tempio Sepolcrale,
e Gentilizio di VoHra Cafa di finifsìmi
Marmi , dì preziofe Pietre Orientali, di
famofe Pitture , e di fingolari Statue ,
alcune delle quali , come appunto fono
quelle del Cristo morto , del Disinganno ,
e della Pudicizia , fanno invidia alle Gre-
che 5 e alle Romane medefme ; V, E,
dico , non farà per difgradire un tale
rifpettojo penfiero , Ma in queHo Befso
penfiero , oh quanto vengo amareggiato
dal ravvifare P infuffìc lenza mia, lafcar-
ftà di mio talento ! Quali mai compari-
ranno:
vili
rannno a Chi tanto 'vede le povere mìe
fatiche ! Compariranno Figlie di un de-
bole Ingegno , ma non voglia Dio che
comparifcano Figlie di un temerario ar-
dire , Voi, Eccellentissimo Principe, unito
ad un fommo fapere avete un Cuore fom-
mamente bello , fommamente grande . Con-
fido che , non riguardando alla fcarfezza
delle mìe forze, vi degnar ete f oh anto di
accogliere ì fine eri atteBatì del mìo rì-
fpetto, col quale mi do la gloria di raf
segnarmi ,
Di V. E.
Perugia ao. Novembre 17^4.
DivMo OUìgmo Servidore Ofseq}%o
Cesare Orlandi .
is
PREFAZIONE
DELL^ ABATE CESARE ORLANDI.
OL folo penfiero di efercitare , qualun-
que egli fiali , il mio talento , e to-
gliermi ali" Ozio fempre ali" Uomo no-
civo j intraprelì , non ha molto , ad im-
mitazione del celebre Cesare Ripa Peru-
gino 5 Cavaliere dell' Ordine rilpettabiliilìmo de" SS.
Maurizio , e Lazzaro , nella fua Iconologia , intra-
prefi 5 dico , a formare di mia invenzione alcune
Immagini di Virtù , Vizj , Arti , Scienze , che vidi
non contenerli nella detta Opera . Le perfuafive
d" ingenui eruditi fcienziati Uomini , a" quali filmai
bene comunicare le prime fatiche, e le varie com-
binazioni di cofe 5 che in quello mentre mi fovrag-
giunfero , m" incoraggirono in modo , anzi m" in-
duflero a tale , che non temei di ellendere più óltre
* 5 il
il penfiero , e lo portai fino alle Stampe . Ardire ,
di buon grado il confeflo , ardire in me ecceden-
te 5 ma ardire divenuto neceflario in guifa per le
medcilme combinazioni , che qui non è luogo di
riferire , che poicia mi il è fatto impofllbile il po-
termi difimpegnare dall'* imprefa . Se il bollore di
mia Gioventù mi avelie lafciato luogo a matura-
mente riflettere , quai pefo Io mi addolTava, quali
critiche circoflanze mi combattevano , nemiche de-
gli agi 5 de^ comodi , onninamente neceflarj a Chi
vuole fcrivere , non mi farei ( fia detto fenza of-
fefa della gratitudine , che nientemeno flncerifllma
proteico a"* vencratillìmi dotti Soggetti che mi ani-
marono ) cosi di leggieri elpofto alla vifta del
Pubblico .
Ma che? L^ unico rimedio al già fatto è il proc-
curare di corrifpondere , meglio che ila poflibile,
all'* impegno , alla pubblica Alpettativa . Voglia Dio
che la mia fincerità fia prefa in favorevol parte j
Voglia Dio che il cortefe Lettore nel tempo che
mi concederà graziofo compatimento fcorga ne"* miei
Hidori qualche utile agli Amanti delle belle Lettere
ed Arti . Lo fpero , ne credo di mal confidarmi .
La fola Riftampa della famofa Iconologia del Ripa,
mi deve indubitatamente ottenere buon grado dalla
Letteraria Repubblica . Di qual merito Ella li lia
è fuperfluo il rammentarlo , e farebbe anzi cofa in-
giuriofa allo fcienziato Mondo il volergliene far pa-
rola . Qiianto Ella lia fiata fempre ricercata , evi-
dente lì Icorge dalle tante replicate ed afìbllate Edi-
zioni 5
ILI
zioni , rendute con tutto ciò rare , e benché tutte
dagli inavvertiti Editori e Correttori al fommo mal-
menate , tenute nientedimeno in alto pregio e cu-
ftodite con fomma diligenza. Sa ognuno efler queft'
Opera utiliffima ad Oratori , Poeti , Pittori , Sculto-
ri 5 Difegnatori , e ad ogni Studiofo , per inventar
Concetti 5 Emblemi , ed Imprefe : Per divifare quai-
fivoglia Apparato nuziale , funerale , trionfale : Per
rapprefentare Poemi , e per figurare co" fuoi proprj
fimboli ciò che può cadere in penliero umano .
L" aggiungervi che Io faccio altre diverfe Immagmi
di Virtù , Vizj , Affetti , Paifioni umane , Arti , Di-<
fcipline, principali Città d" Itaha ec. potrà efler ca-
gione che mi fi dica, che fcomparifcano troppo que-
He appreflo a quelle del Ripa , e di altri Valentuo-
mini , i quali vi hanno dato faggio del Loro fape-
re 3 ma non mi li potrà negare che in qualche par-
te non fiano le mie ancora per renderli di qualche
vantaggio e comodità a" Dilettanti .
Se per le Annotazioni a me non farà avvenuto,
fìante la Icarfezza del mio ingegno di baifantemente
dilucidare la materia , fervirà almeno per dare qual-
che Erudizione di più , non dico a" Dotti ( che fo-
lamente prego a mirare P affetto mio per g(i fludj )
mm a quelli che s"* incamminano nel guflo delle
Lettere .
Penfato ho di più, mi lufmgo di non aver mal
penfato , di apporre ad ognuna delle Immagini ( a
tutte quelle cioè , a cui cadono in acconcio ) un
Fatto Storico Sagro , un Fatto Storico Profano , ed
4- un
XII
un Fatto Favolofo appartenenti alla materia fbmmini-
flrata dalla Figura. Sembrerà quella per avventura ad
alcuno una fuperflua, e troppo facile Aggiunta. Mi
fi permetta il dire , che fi dilunga fenza dubbio dal
giufto Chi quello mi vorrà opporre . Superflua non 11
può denominare, allorché in qualche modo riefca di
vantaggio . Quello è innegabile rifpetto agli Orato-
ri, i quali dovendo di ogni materia trattare, in qua-
lunque cofa Loro avviene di rapportare Fatti, che
approvino ed illuflrino il Loro dilcorfo -, innegabile
rifpetto a^ Poeti per la lleffa ragione j innegabile ri-
guardo a"* Pittori e Scultori , che dovendo rapprefen-
tare qualche Fatto corrilpondente a Virtù, o Vizio,
o Arte , o Scienza ec. lo troveranno pronto in que-
lla mia Edizione •, innegabile finalmente rifpetto a
qualunque flato di Perfone , giacché o fia ne^ di-
fcorfì in comprova e abbellimento dei Loro dire ,
o fia nella lettura , per Loro diletto e vircuofo
palTatempo , troveranno onde appagare , quaiicchè
ad ogni propofìto , la commendabile Loro curiolità.-
Mi n vorrà forfè notare che ila troppo facile ?
No, troppo facile non 11 dica. Si ponga alcuno all'
efperienza , e 11 avvedrà che altro è in cosi vallo
Soggetto mirare le cofe (lampare , ed altro è il rin-
venirle alle occalloni pronte nella mente, e del tut-
to a propofito , e co' loro Autori , Libri , e Capi-
li citate . Oltredicchè Io fenza veruna efitanza vo-
glio accordare , che riefcano quelle piucchè ovvie
agli Eruditi . Ma le Edizioni folo per quelli fi
hanno da fare ? A quelli che di erudizione non
fono
Kilt
fono fomiti non fi ha niente a donare? Io mi fpie-
gai , e mi ipiego , che non per Chi ne fa più di
me iparfl e fpargo i miei fudori , ma per recare
qualche forta di utile , e diletto , che pure coli" uti-
le deve andare unito, a Chi brama erudirfi-, a Chi
in un fol Libro defidera apprendere, ed al bifogno
fervirfi di varie cofe .
Quella è ftata , ed è la mia mira . Se avrò col^
to il fegno , mi fi abbia buon grada 3 fé no , fi ri-
guardi , quale egli li è F animo mio .
Ho creduto di più di far cofa grata al Pubbli-
co coir inferire nella prefente Edizione i Geroglifici
morali del Padre Fra Vincenzio Ricci da S. Severo
Teologo , e Predicatore della Provincia di S. An-
giolo di Puglia Minor Olferv ante di S. Francefco >
ìlampati in Napoli per Gio: Domenico Roncagiio-
lo V Anno 1626 -, e fatti , per quanto è a mia no-
tizia , rariffimi 3 de" quali nelle Edizioni delP Ice-
NOLOGM del Ripa dal 1 6^ o. in poi così fi pai'la : Aa
ifìimitazione della Iconologia così al Mondo grata
e adoperata , furono prodotti ì Geroglìfici del Tadre
Vincenzio Ricci ftampati in ISLapoli 1616. Opere
veramente ambedue degne di ejfer tenute in qualfivoglia
Librerìa pubblica e privata» '
Quelle Immagini del Padre Ricci , che ha an-
cora il Ripa , ho flimato bene , per non accrefcere
di foverchio i Volumi , porle in rillretto per Anno*
razioni \ Quelle poi che non fi veggono pofle dal
Ripa , le ho fatte {lampare tali , e quali fi leggono
neiP Edizione di Napoli . Riguardo alle parole ,
noii
XIV
non già riguardo all' Ortografia , che ho proccurato
conformare alla piij efatta, per quanto me lo hanno
permefTo le mie affollate incombenze , per quanto
mi è riufcito regolare il corfo di Stampa inevitabil-'
mente JVladre di errori , per quanto in fomma è
flato per me pollìbile 3 come Io Iteffo ho fatto dcll^
Edizione del Ripa .
ME-
M E M O R I E
Il '!'-
DEL CAVALIERE
CES ARE RIPA
E breve Dìfcorfo intorno a ciò che hanno' ij^rj
Autori lafciato fcritto della fua
Iconologia-, ed Edizioni*
Uanto celebre fi è refo al Mondo P Icow-
NOLOGisTA Cesare Ripa , mediante i
vircLiofi fuoi Studj , de"* quali fempre
fli dovrà avere ottimo grado la Repub-
iica delle belle Arti e Scienze, altret-
tanto TL Noi fi è refa ofcura , come il giorno di
fua Nafcita, così la Serie delie fue gefìa più parti-
colari. Uomo di tanto merito. Uomo vivente anco-
ra , famofo al Mondo , meritava bene qualche Ipe-
ciale individua memoria da^ fuoi Coetanei ,, e Com^
patrioti . ft
Giacerà forfè quella traile tenebre di qualche pol-
verofo Armadio, ma non elTendo a me noto, mi tro-
vo necellìtato a fcrivere di Lui quel poco folamente
che da accurate olTervazioni ho potuto rilevare . Se
e"" è Perfona , che: ne abbia più chiara notizia , farà
fomma grazia a me , farà cofa grata al Pubblico
col fignificarla .- L" efempio di Uomini , non , come
fon Io , di fcarfo talento , ma forniti di elfo a do-
vizia , che febbene più preffo alP età del Ripa , di
Luii
XVI
Lui non ne hanno faputo dare alcun diflinto rag-
guaglio , mi è 5 a mio parere , baftantemente di
Scudo ad accufa di Chiunque contro me inforger
per ciò voleffe, collcchè potrò con verità afferma-
re , che ninno abbia ufàta maggior efattezza di me
nel fondatamente difcorrere di uomo cotanto bena&
fetto alla Letteraria Repubblica .
Molti hanno parlato delP Iconologia di Cesa-
re Ripa 5 ma mi perdoni la firloriofk Loro memo-
ria, fé Io afferifco, aver quaft tutti prefo evidente,
ed in niun modo fcufabile abbaglio . A fuo luogo
lo farò vedere .
Ebbe dunque Cesare Ripa , per quanto da Lui
fteffo fi afferma , F origine da Perugia , denominan-
dofi fcmpre nella fua Iconologia , Cesare Ripa Pe-
rugino j e nelle Immagini che Egli efpone alla let-
tera M de' Mojiri , nel Difcorfo del Grifo , fi han-
no le feguenti parole =^ E' il Griffo Infegna dì Ve-
rugia mia Tatria-^ datale già dagli Armeni -^ i quali
pajfati quivi ^ ec, ^=1 Ed allegando qualche Compo-
nimento del Coppetta Perugino , lo chiama fempre
fuo Compatrwta^
Sino dalia più tenera età fi portò Egli in Corte,
come fi rileva dalle fue fleffe parole ali' Immagine
della Corte del feguente tenore =2 E febbene Io di
Ejfa pojo parlare con qualche fondamento per lo tem-
po che vi ho confumato dal principio della mia Fan-
ciullezza fino a quefl' ora , ec, t=: Imperciocché a'
fervigj fi portò del Cardinale Antonmaria Salviati,
come Egli lleflb ne attelta nella Dedicatoria al detto
Emi-
XVII
Eminentjffimó dèlia prima Edizione della fua Icono-
logia in Roma. T Anno 15-95 3 Seguita quindi la
morte del Cardinale pafsò ad eflère Gentiluomo del
Signor Marchefe Lorenzo Salviati, reftato Erede di
Sua Eminenza V come parimente fi rileva dalla De-.
dicatoria dello fteffo Ripa al detto Signor Marchefe
nella feconda Edizione altresì di. Roma del ló'o^»
Mancato poi di vivere non moki Anni dopo
anche il prefato Signor Marchefe, non fi fa che
iervig; di altra Corte fi trasferiffe. Il certo fi è che
Egli rim afe fempre ben aflètto a quella nobil Fami-
glia , e che {' Edizione di Siena nel 161^. la con^.
iecrò al Signor Filippo di Averai'do Salviati ftrettif-
fimo Congiunto de^ prelodati Signori Cardinale , e
, Marchefe . . :->
^'j'. Nel i<)93 y Anno in cui diede la prima volta alla
luce la fua Iconologia, non era il Ripa Cavaliere,
come da detta Edizione fi può fcorgere, bensì nel--,
la feconda del ló'o^. dove tale s' intitola 3 onde mi
do a credere ohe poco lungi da detto Anno folle
decorato della rilpettabiliffima Croce dell* Ordine deV
Santi Maurizio , e Lazzaro 3 o foife ancora nell"
Anno fleffo , in cui Egli dice nelP Immagine che
fa: di detta Religione , che il Sommo Pontefice Cle-
mente Vili. =3 "Ko^ filo confermò l' unione delle Mi-
Uzie de' Santi Maurizio , e Lazzaro , ma ancora le
concejfe nuove e diverfe Grazie , e dichiarò alcuni In-
dulti e Privilegi a favore de' Cavalieri .
Si può con tutta ragione afrerire , che la fìia di-
mora folle fempre in Roma ,, e che in quella Do-;
XVIII
minante Ei terminaflè ì glorìofi fuoì giorni . Ciò fi
deduce e da quello che lopra accennammo, da Lui
detto nella Immagine della Corte , e dalle Dedica-
torie di fue Edizioni fempre fotto la data di Roma.
Nella Dedicatoria dell" Iconologia imprefla in Siena
per gli Eredi di Matteo Fiorimi ali" Illuftriffimo Si-
gnor Filippo di Averardo Salviati fotto la data di
Roma il di 15". Settembre i6j^, dice di eflere avan-
zato in età 5 efprimendofi co" feguenti termini nel
parlare delle fue Figure Geroglificne :=j Ora che col
favor Dmim le ho migliorate , e per quanto ha po-
tuto la debolezza dell' ingegno in quefla grave età >
ridotte a perfezione .
Facendo Io diligente perquifizione , onde rintrac-
ciare almeno il precifo tempo di fua morte, credeva
di effer giunto alla meta de" miei defiderj nel rinve-
nire in quefla pubblica Augufta Biblioteca il fuo
Ritratto tra gli altri degli Uomini illuflri della
Città , e nel vedere in quello notato : ICONOLO-
GIA . E fotto : C^SAR RIPA OBIIT A. D.
MDCXII. Ho fcoperto però innegabile l" errore di
Chi notò la detta Ifcrizione , mentre il Ripa nel
16" 15 viveva 5 e dedicò, come fopra dicemmo, la
nuova Edizione di fua Opera , data alla luce in
Siena dagli Eredi del Fiorimi , in quello fleffo An-
no . Non folo nel 16^15. fi contava il noilro Au-
tore tra Viventi , ma a beneficio del Pubblico e^
refpirava ancora nel 1^18.- nel quale Anno Ei man-
dò in Padova a Pietro Paolo Tozzi un accrefcimen-
to alla fua Iconologia , che detto Tozzi fenza fua
faputa
faputa veniva riftampando . Si legga P Edizione dà
Padova del 1 6" 1 8 , e fi vedrà che negli ultimi Fo-
gli così Jo Stampatore fi fpiega.
'■^Studhfi Lettori -t quando fi cominciò a fiampare il
prefente Volume , l' Autore che fi ritrova in %oma y
non fapeva che Io rifiampajffì l^ Iconologia -^ ne Io fa-
pevo che l' Autore ftejfe intorno all' accr e [cimento deli*
Opera fua -, lo feppi alfine per mezzo di Amici , im-
prejfa che fu la prima Parte . U' Autore '^ richiefione
da me per Lettere-) mi mandò loo. Figure da Lui
di nuovo inventate , le quali abbiamo pofie da fé nella
terza Tane 3 mi mando infieme alcune Vojiille da in-
ferir fi . nella prima Tarte , e nella feconda -. Quelle
della Seconda Varte , perche vennero in tempo , le ab-
biamo meje d fuoi luoghi 3 ma le Toftille della pri-
ma Varie , perche giunfero dopo che fu Jiampata , le
ponghiamo qui fiotto , In fatti e in quefla in ultimo >
ed in tutte le feguenti Edizioni fi vedono le dette Po-
ftiiie a^ fuoi luoghi appolle. ■
In; vece del MDCXII. doveva piuttofto 1" Au-
tore delia Ifcrizione notare F Anno MDGXXII. ,
nel quale con tutta la probabilità fi può credere ,
che Cesare Rìpa carico di Anni e di gloria termi-
nàile in Roma di vivere . Il certo il è che nel i ^"2 ^ ,
o poco lungi da detto Anno, Egli era morto, aven-
dotene indubitato rincontro dal!" Edizione, parimente
di Padova , fotto V Anno 1 6*2 5-. , in cui fi leggono
nella Dedicatoria delio Stampatore le feguenti paro-
le indirizzate al Signor GiolèfFo Pignatelli . :=d Ha
Vy S, Illuftrijfima conofciuto il Cavaliere Cesare Ripa,
"^ G che
che Jia in gloria-^' éc. Quale Edizione cominciò ad
tSoxQ lòtto il Torchio P Anno i6i^ ^ come li de-
duce dalla Immagine che fa il Ripa delP Avarizia >
in cui prendendo occafione di lodare Monfignor Bar-
berini, diceva prima =: Monfignor Barberini Chieric(^
di Camera , ed ora meriti ffimó Cardinale , eu nelP Edi-
zione poi del 1 6" 2 5". fi legge aggiunto =3 creato Ton^
tefice con nome di Urbano Viti* mentre fi rifiampava
quefta Opera d 6, di Agofto \^f^„
\ PafTiamo ora a difcorrere della lùa femofa Ope-
ra 5 e vediamo fé quelli che ne hanno fatta men-
zione abbiano efeguite tutte le parti di accurati
Scrittori . Io ne riporterò alcuni , e noterò a" fuoi
luoghi quel tanto che vi farà più da oiTervare.
Prima di tutti Giano Nicio Eritreo , o fia Gio:
Vittorio Rodi errò di gran lunga nella fùa Pinaco-
teca 5 allorché volendo fare Elogio del fuo favorito
Gio:. Caratino Castellini ? di Lui dille num. 27.
Tmt maxima ex parte AuHor Iconologi.e , qucc
C.^SARis Rip.^ nonnine imprejfa , Ti^ormn , Calato-
rumque omnium manibus teritur» E"* vero pur troppo
che anche i grand"* Uomini non fono efenti dal pren-
dere abbagh ! Guardimi ì\ Cielo che lo penfi ofRi-
fcare la gloria di sì famofo Scrittore 5 ma sì famofo
Scrittore , mi fi conceda il dire , che in quello errò
tanto, che, a mio credere, li è renduto inefcufabile
affatto . Vilfe pure a"* fuoi tempi il Ripa , come il
Castellini . ufcì pure a* fuoi tempi alla luce la
prima Edizione deir Iconologia, ufci la feconda ,
la terza , la quarta , la quinta , la fella , ed era
P Ico-
XXI
r Iconologia a' fuoi tempi già notiflima al Mondo.
Egli ne fé cenno, ma fa duopo dire che ne facefle
parola , fenza neppure averla giammai veduta . Giac-
che fé queflo folle flato , necefTariamente avrebbe
dovuto rawifare che non folo la prima volta , che
il Ripa diede fuori quella Opera tutta fua nel i ^p?.,
neppure un^ Immagine vi aveva Egli appofta del
Castellini 5 ma ne anche nella feconda d!el ló'o^ 5
qualcuna nelle fuflegaenti, e poche più furono ag-
giunte nella fella del ló'zy. dopo la morte del ce-
lebre Iconologilla . Se prefa fi folle , dirò così , la pe-
na , di ricercare una fola delle Edizioni , che pure
giravano per le mani di tutti , avrebbe arrofllto di
aver penfato di fcrivere, non che di avere fcritto,
che i" Iconologia folTe fiata compofta maxima ex
parte dal Castellini. E fé il Castellini viveva al-
lorché ufci al Pubblico la Pinacoteca , avrebbe fen-
za dubbio arrolTato del fuo Panegirifla . E tanto è
più grande 1" errore , quantocchè fembra che V Eri-
treo voglia dare ad intendere , che il Ripa nò , ma
il Castellini ne folle il vero Autore , allorquando
non dubita dire, che Au&or Iconologi.^, qua C.e-
sARis Ripte nomine imprejfa &€. comecché il Ripa
non vi avelTe preftato altro che il nome. Trovi fcan-
fo al fuo abbaglio Chi può giudicare più dritto di
me 5 che Io non so immaginarlo, non dico vederlo.
Eppur e"* è Chi ? ha feguito , non poflb efpri-
mere con quanta mia maravigHa ! Monlignor Giulio
Fontanini Letterato , non fi può negare , di gran
nome, nel dare al Pubblico la Serie de" più celebri
Libri
XXII
Libri della nofira lingua , con formarne fopra il fao
giudizio ISLella Biblioteca dell' Eloquenza Italiana Ciaf"
fé 6, Cap» 4. della Storia Favolofa antica cosi dice.
Iconologia di Cesare Ripa • In Tadova preijo il
Tozzi 161%, in quarto* Edizione feconda » E rapporta
V autorità di Giano Nicio Eritreo , il quale favoleggia
che detta Iconologia Ila maxima ex parte di Gio:
Zaratino Castellini -, fenza punto confutarla. Ma
è innoltre non poco condannabile il Fontanini, non
effendo altrimenti vero che P Edizione del Tozzi del
16" 18. fia la feconda , mentre almeno è la quinta,
come diftintamente fi può vedere dalle mie Anno-
tazioni .
Il Signor Apoftolo Zeno con più giudizio , con
più fondamento, con alquanta più di efattezza, ma
non tutta, ne ha parlato nelle fue Note alla detta Elo-
quenza Italiana di Monfignor Fontanini . Ecco le
fue parole .
„ L^ Iconologia ad Cavaliere Cesare Ripa Pe-
„ rugino fu da prima ftampata in Roma dal Gi-
,, gliotti (^a) nel if^^ , e pofcia la feconda volta
5, eziandio in Roma dal Fazio nel 160^, con qual-
„ che accrefcin?ento in quarto . Se ne fece dapoi,
„ pure in quarto, una Riftampa in Padova dal Pa-
,, iquati nel \6ii» il quale in EfTa fi da vanto di
„ averla notabilmente accrefciuta : ma lo fleflb Au-
„ tore neiP Edizione fattane in Siena prefTo P Erede
„ del Fiorimi nel lé'i^. in quarto , afierma effere
„ quella Edizione Padovana interamente conforme ,
„ lènza la menoma Aggiunta, alla feconda di Roma,
la
XXIII
5^ la quale conteneva ottocento Immagini , accre-
5, fciute ora da Lui nelP Edizione di Siena di altre
5, duecento ( e ) . Quella del Tozzi fatta in Padova
55 nei i^i8. riportata dal Fontanini , come feconda,
>^ viene ad efler pertanto almeno la quinta, dietro
5^ la quale il medefimo Tozzi fece fuccedere la fella
5, nel ló'zf. informa fempre di quarto (<^). A pro-
5, polito di quefta Iconologia afièrifce Gio: Battifla
5, Lauro Perugino nelF Orcheftra Romana pag. 6o,
„ che V Autore del Libro ;=3 Qumqitks pralo fu-
5, bjeHum , ac femper auHmn , pojlremmn recenjmt ,
5, recitdit , longe copioforem 5 ^ Iconìbus adjeBis ve-
55 nuflìonìn .
„ Le Immagini e i Difcorfi aggiunti dal Ca-
55 STELLIMI alP Iconologia del Ripa non arrivano ad
5, elfere nemmeno la quarta parte del Libro (^) :
55 onde con poca giuftizia li dice dalP Eritreo , che
5, il Libro ha flato fatto maxima ex parte dal Ga-
5, stellimi . Il Fontanini riporta V alferzione del fuo
55 favorito Eritreo , fènza confutarla , onde anche in
,, fuo fentimento la da per vera e fìcura . Giovanni
5, Baidoino delP Accademia Francefe , ridulfe in
55 Compendio , e a Moralità 1" Iconologia del Ripa,
55 e di nuove Figure in Rame abbellita , la pubbli-
5, co in lingua Francefe dalle Stampe di Matteo
3, Guillemont in Parigi nel 1 6'44» in fòglio 5 e altra
55 Edizione pur di Parigi fé ne ha preffo Lorenzo
55 d"* Houry nel i6%i» in quarto.
L* Oldoino in Atheneo Augujio cosi parla di
Cesare Ripa ;=i 55 C^sfar l^ipa Veritfinus Eques SS.
,5 Mau-
XXIV
3, Mauritu 5 ^ Lazzari , Antonii Marta Cardtndlìi.
5) Salviati primum , mox Laurehtii Salviati TSiòbilh
>j Aulicus , eriiditiorie claruit Siculo i6, pojl Chri-
53 fium natum , quo It alice edidit Icomlogiam , feu De-
39 fcrlptionem diverjarmn Imaginmn antìquaru)n : 1{0'
3, 7yia primuìn Anno i ^s>3» per Joanneìn Giglìottum >
y, iterum au^am ibidem Anno i^pj. per Lapidum
3, Facium 3 éf "Patavii 1 6'2 5-. /;? quarto per Vetrutn
33 Taulmn Tozzium evulgatam (^) , demurn Venctiis
33 ^^W TSLicolaum Tezzana (b) t & in tres Libros
33 divifam a Joanne Caratino Castellini T^oma-
Molti altri parlano di quefla Iconologia 3 come
Lodovico Jacobilii in Bibliotheca Umbri <t -, Filippo
Labbè dèlia Compagnia di Gesii in Mantija Anti-,
quarift SuppelleHilis 3 Gio: Battifla Lauri Perugino
in Theatri T{omani Orcheftra 3 il Padre Bclforti Pe-,
rugino3 ec. ma tutti 3 o poco o affai, fono* caduti in
ciò in errore . Anche il Sig. Giangiufeppe Origlia,
benemerito tanto della Letteraria Repubblica, per le
Aggiunte fatte al Dizionario Storico del Signor
Abate Ladvocat , ha fatto giuflizia al Ripa 3 coli" at-
tenerli piuttofto al fentimento del Signor Apofrolo
Zeno 3 che del Signor Gianvittorio Roffi , o lia Ni-
do Eritreo,
Per notare pertanto le Edizioni della celebre Ico-,
NOLOGiA in Italia , rapporterò tutte quelle che fono
fiate o da me vedute 3 o a notizia . !
La prima in Roma nel 15" 5^5. per gli Eredi di
Giovanni Gigliotti 3 fenza figure.
La
La feconda medefimamente in Roma per Lepido
Fazio Kjo^. ampliata , e con Figure .
La terza cominciata a ftamparfi in Firenze nel
i<^o8., e terminata in Siena dagli Eredi di Mattea
Fiorimi nel lé'i^.
La quarta , mentre con tardanza 11 ftampava in
Firenze , fu tofco flampata in Padova nella Stampe-
rìa del Pafquati da Pietropaolo Tozzi nel ló"!!.
La quinta pur dal Tozzi in Padova nel i<ji8.
La fella dallo fteflb Tozzi in Padova nel lé'zy.
La fetcima da Donato Pafquardi in Padova i ó'^ o.
L"* ottava in Venezia per Criftoforo Tommafi-
ni i6'45-.
La nona parimente in Venezia preflb Niccolò
Pezzana nel 166^.
La decima finalmente in Perugia nella Stampe-
rìa di quefto Signor Piergiovanni Coflantini , che è
la prefente'da me debolmente sì, per ifcarfezza d"* in-
gegno 5 ma di molto accrefciuta d' Immagini , di
Annotazioni, e di Fatti 17%.
^ 7 ANNO-
XXVI
ANNOTAZIONI
A/k No fé del Zeno,
(^) i AAgli Eredi di Giovanni Gigliotti . Errore di niuiu-
I V momento .
( ^ ) Doveva dire prefTo gli Eredi à!i Matteo Fiorimi .
( f ) Non è già vero che Cesars Ripa nell' Edizione di
Siena del idi^. affermi eflèr V Edizione Padovana interamente^
conforme ì fenza la minima Aggiunta, alla feconda di Roma» Lo
Stampatore bensì nella fìia a' Lettori dice ; Volli confrontare il
Volume di Padova con quello di Roma per vedere V AccrefcimemOt
né vi trovai aggiunto pure un Jota. Il contenuto di quella Let-
tera fi è che portarofi lì Ripa in Firenze fèco fi dolfe, che da-
gli Stampatori di Roma poca accuratezza fofle fiata pofla nell*
Edizione di fìia Opera , e gli fece palefe che V avrebbe volen-
tieri da Lui fatta riftampare coir aggiunta di 200. fìie nuove-»
Immagini . Afllinfe Egli T impegno , e die fùbito juano alla Ri-
llampa i ma effendofi dovuto trattenere per alcune fùe prefTanti
urgenze > in queflo frattempo comparve dalla Stamperìa dei Pa-
Iquati nel i5ii. una nuova Edizione del tutto conforme allio
Romana, benché lo Stampatore la dichiarafTe accrefciuta e mi-
gliorata j che pertanto ne faceva avvifàto il Pubblico , e flante
i fòpraccennati fìioi impedimenti , per isbrigare al più preflo laj
fila Edizione , ne aveva mandata parte alla Stampa di Siena ,
ed ivi compiuta.
V è in quefla Edizione la Dedicatoria del Ripa ali* anzi
lodato Signor Filippo Salviati , nella quale la chiama terza >
benché in verità fia almeno la quarta . Forfè per dimoflrarc
che la terza volta ulciva alla luce con nuovi accrefcimenti .
Nella Riflampa fatta nuovamente nel 16 12. da Pietro Paolo
Tozzi dalla Stampa del detto Pafquati , elfo Tozzi debolmente fi
difende da fimili accuiè , e lènza porre in campo le Aggiunte che
fi erano già fpacciate , contro ogni vero , nel idii., colorifce il
ilio vanto , col dire la detta Riilampa cavata fuori degli errori
MI' Edizione Romana ^ co» quella diligenza, che piacque fmo all'
Autore
XXVII
Autore meàejlmo ; ed in conferma della fìia aflertiva > mette in
vifta à&\ Pubblico una Lettera dello fteflb Cavalier Ripa a Luì
diretta in tal congiuntura . Quefta è la Lettera .
Molto Afag. Sìg. e Padron mio OJ[ma .
„ T TO villo la mia Iconologia diligentemente riftampata da
„ X J. V. S. con diverlè , e nobiliflime Tavole , e Figure hi:-
n tagliate con tanta» induftria ed arte> che invero meglio noti_.
„ fi porrebbono fare. Perciò Io la ringrazio infinitamente, e le
^) ne refto con queir obbligo , che fia poflìbil maggiore > non
,, lolo per quefto , ma perchè Ella ha moftrato di tenere iiLi
j> pregio le colè mie , ed averle care . Veda pur dunque (e
„ Io la poflb lèrvire in qualche colà , che vedrà in me lij
„ prontezza , e il defiderio grandifllmo eh' Io ho di ubbidirla
,, e fèrvirla Tempre in tutto quello , eh' Ella fi degnarà di co-
„ mandarmi . Qui dunque farò fine > e con ogni riverenza 1«
„ bacio le mani , pregandole dal Signore Iddio ogni conten*
M to , e felicità maggiore .
Di Roma quello dì ip. Febbrajo i<5'ii.
Di V. S. Molto Mag.
AffezìonatMo , ed OhhWio Servidore
Il Cavalisr Cssara Ripa .
„ Defidero di eflere favorito da V. S. di un Libro dì detta Ico-
„ NOLOGiA , per poterla godere per amor di V. S. > e per legno
„ dell' affezione che Io le porto, le mando il mio Ritratto.
{d) In quefta Edizione , tempo in cui non era più vivente
il Ripa , fi cominciò a dire V Iconologia ampliata dal Sig. Ca*
* 8 valie-
valiere Gio; 2aratimo Castjsllini Romano . Dopo quefta il me-
defimo Tozzi nel idjo. ne diede fuori un* altra. E nel i54$.
nuovamente in Venezia preflb Criftoforo Tommafini fu riftam-
pata 1' Iconologia . Dall'Edizione del i6(5p. di cui parla T Ol-
doino ne difcorreremo appreflb .
(f) Mi perdoni la chiariflìma memoria del Signor Ape-
ftolo Zeno , da me fbmmamente venerata , fé Io mi avanzo
ad a ermare eh' Egli non ha ulata tutta la dovuta dilio;enzij
nelle Oflavazioni latte all' Iconologia . Se quefto fofTc Irato,
e' non avrebbe detto : Le Immagini , e ì Difcorji agginmì dal
Castììllimi all' Iconologia del Ripa non arrìdano ad effere nem-
meno la quarta pane del Libro : Ma avrebbe anzi aflerito chcj
tion arrivano ad effere nemmeno la vigefima parte ; mentre ia
mille e duecento Immagini in circa , che nell' Iconologia del
Ripa fi contano , del Castellini non ve ne fono neppur trenta.
Avrebbe fcoperta 1' evidentifllma intereffita malizia dello Stam-
patore di Padova, che nel i^z^. , credendo forfè di renderò
più efitabile la fìia Riftampa , dice 1' Iconulogia ampliata da
Gio: Zaratino Castallimi , e temerariamente, coU'ajuto per av-
ventura di fciocchi Correttori ed Affiitenti , molte Immagini del-
lo fteffo Ripa le pone col nome del detto Castellini . Dico ciò
accaduto per malizia dello Stampatore , giacché mai mi cade-
rebbe in penfiero che Uomo al cerco di fommo credito , e dì
fino giudizio, come fi era il Sig. Gio: Zaratino, aveffe voluto
macchiare la fua gloria , col dimoflrarfi al Mondo un così sfac-
ciato Plagiario. Credo anzi , e non fenza fondamento io cre-
do, che allor quando ufci alla luce l'Edizione del lóz'^. o il
Castellini foffe di già paffato all'altra Vita, o almeno gemeffe
traile anguflie della fìia infermità accennata dall' Eritreo , fenza
però notare l'Anno precifb , dalla quale più non riforle . Ciò me
lo fa giuftamente penfirè , combinando la notizia dell' Eritreo
coir Immagine della Corfica del Castellini che in detta Edizio-
ne è aggiunta , e non terminata , coli' avvilo dello Stampatore
nelle feguenti parole .
„ Quel poco di Difcorlb che reità , non avendofi potuto
3, dali' Autore per indilpofizione perfezionare , 1' avrà piacendo
y, a Dio , il Lettore a nuova Edizione ,
li
XXIX
Il fatto fi è che quefto Difcorfb in tutte le feguenti Edi-.
zioni refta collo fteflb avvilo , rertduto per verità ridicolo .
Che la mia affettiva fia totalmente vera, penlb non ci farà
chi voglia confutarmela. Era Cssark Ripa ( Autore di tutto
le altre belliflìme Immagini ) bifbgaofo forfè di mendicar glo*
ria , coli' appropriarli pochi altrui Letterarj parti ? Era Egli sì
goffo, che penfàr poteffe che foffe per reftare occulto il furto,
non dico air avveduto Mondo , ma- in una Roma , Patria del
Casiellini depredato , in una Faenza , daddove Quelli era vera-
mente oriundo , e dove il medefimo dimorava ? E che ne replicaffe
ancora le Edizioni collo fteffo impudente reato ? Non ha refo
forle Egli fempremai giuftizia al merito altrui , e le Immagini
d' invenzioni si del Casthllijji, che di altri , non fono neÌLi-»
iiia Iconologia col nome de' Loro Autori ? Perchè aveva da_>
porne alcune e non tutte ? Penfiamo anche per un momento
che il Ripa nel trafmettere a' relpetcivi Stampatori le nuove Im-
magini , che di tempo in tempo veniva accrefcendo , fi dimen^
ticaffe di porre a tutte quelle , che generofàmente le venivano
date dal CAsxaLLiNi , il nome del fuo Autore ; o che ancorij
procedeffc 1' errore dall' incuria de' Compofitori di Caratteri, e
Correttori. Ma il Castellini lo vogliam penfare cosi poco ge-
lolb delle fue Produzioni , cosi Ibnnacchiofo , così indolente ,
che in mirare lòtto altrui nome le cofe fiie date al Pubblico ,
non folo lo permetteffe , non iblo non fi rifentiffe , ma ancora
di più in ulteriore Edizione di altre nuove ne faceffe parte allo
fteffo Predatore ? Sciocchezza l' immaginarfelo . Non aveva ,
torno a dire, bifogno il Ripa di arrogarfi per lue le altrui fa-
tiche : Non era di tempra di si poco conto il Castellini chej
lo aveffe fofferto . Né avrebbe alpettata la morte del lìio Amico
Ripa j onde poterfi riprendere per fue quelle tante Immagini ,
che nelle anteriori Edizioni del i52^. non erano lòtto il fìio
nome. Dicafi piuttofto che incoraggito lo Stampatore da qual-
che nuovo Dilcorlò prodotto, e dato dal Casthllini dopo Lo
morte del detto Valentuomo ; dalla lontananza di Pàdova da_j
Faenza; dalla pericolola indilpofizione del Castblìini,. temera-
riamente a propole d' ingannare il Mondo , col far vedere di
molto accrefciut* la fiia Rii^ampa ; apponendo lènza giudizio a
molte
XXX
molte Figure del Ripa il nome del prelodato Castellisi. Che
fé Qiiefti riforto foffc dalla fiia indilpofizione , ed aveifc potuto
vedere sì vergognofo Plagio , ingiuriofo tanto al fuo nome >
indubitatamente il Tozzi non farebbe andato efènte da' fuoi giu-
ftiffimi rifentimenti i ed il Mondo avrebbe più diftintaraente fa-
puto come la cola fi fofTe andata.
Si aggiunga inoltre che con pochiflìmo , anzi con niun di-
fcernimerito, fèbbene con evidente malizia , fi è appofto alle
Figure del Ripa il nome del Castallini . Ne porterò qualche»
efempio , e giudichi 1' accorto Lettore , fé Io mi abbia prefb ab-
baglio , nel ritornare nella prefènte Edizione al nome del fuo
vero Autore le Immagini infipidamente dal Tozzi > feguito poi
da tutti gli altri , appropriate al C a stallimi . E qui convieiu»
che fignifichi che per mera inavvertenza fi è pofto dallo Stam-
patore nella prefènte Edizione alle Figure deli' Accademia , o
dell' Adozione il nome di Gio; ZARATi>fo Casiblllni , che con
tutta giuflizia fi devono credere del Ripa ; ritrovandofi 1' Acca-
demia fino dal i5ij. al 1^25. tra quelle del Ripa , e l'Adozio-
ne tra quelle nuovamente dallo fteffo Ripa accrefciute e tra-
fìneffe in Padova al Tozzi nel idi 8.
Nella Immagine dell' Amor domato in tutte le Edizioni avan-
ti quella del idx^. fi legge =j Ringrazia il Coppetta mio Com-
patriota il Tempo che V abbia fciolto , ce. Alzò l' ingegno il Tozzi,
o Chi a Lui preftò afliftenza , e pensò che nell' aggiungere a_>
detta Figura il nome di Gio; Zaratino Castbllini , fé avelTe
lafciate nel flio effere le parole mio Compatriota , ài leggieri chi-
unque accorto fi farebbe che quefta Immagine era itata inven-
tata dal Ripa Perugino , e non mai dal Castellivi 5 giacché
ognun fapeva che il Coppetta era. di Perugia, ed il Castellini
Romano o Faentino; e perciò tolfè mio Compatriota , ìiScmxdo
tutto il reftante .
Parimente nella Figura della Vita hraje , della quale ca-
pri cciofàmcnte il Tozzi ne fa Autore il Castellini , dicevij
prima il Ripa ; Corrifpondc un moral Sonetto ài Francefco Gap~
petta y mio Compatriota , cbe lo ferine ad una fua Parente ec. ed
Egli colla fleffa afluzia iafciò fuori le parole ?mo Compatriota .
Dice
XXXI
Dice il Ripa nel Difcorfb del Confitto ( che non fu mai
del Castellivi ) parlando deli* Orfo =3 Ada dì quejto Sìmbolo
fé ne dirà a fm luogo nella Figura deW Tra ;=: In fatti alla Fi-
gura dell' Ira , lafciata ancora per buona forte al Ripa , fi parla
dell' Orlo , come aveva promeflb .
Con niente àX accuratezza il Tozzi appone all' Immagine^
della Diligenza il nome del Cavalier ZARATit^o, poiché il Ripa
vero Autore in detta nomina , come fùo Stemma , il Simbolo
eh' Egli porta dell' Amandola , e del Moro Celfo j ed il Tozzi
non ha avuta 1' avvertenza di togliere almeno all' Indice ciò
che quello chiaramente dimoftra . Vedafi nella fiia ftefla Edi-
zione r Indice delle Medaglie moderne > e fi leggerà =j CasARa
Ripa coli' Amandola ì e <Moro Celfo, e indica la Pagina, dov'è
detta Figura defcritta.
La Notte del Ripa colle lue quattro Parti nell' Edizione del
kJz^. manca, e vi è invece la Notte del Castellini prefa dal-
la ftefla Notte del Ripa , ma {piegata diverfamente .
Varie altre cofe farebbero da notarfi in comprova del n^io
dire; ma giudico bene il lalciarle alla rifleffione altrui, rilevan-
dofi da quello da me fin qui riferito ballantemente il torto che
fi è latto al Ripa , non meno che al Castellini , e T erroro
degli anzidetti Scrittori , Ipecialmente dell* Eritreo , e del lùo
fido Fontanini.
ANNO-
xxxir
ANNOTAZIONI
Ali" Oldoino.
(a:)np'Ra l'Anno 160^. e 1^25 > come fi è detto, ufcirono
T
alla luce le Edizioni del i5ii , 161^ , 161S.
{b) L' Edizione del i55p. non mi è riufcito poterla rinve-
venire . Ne fcrifli in Venezia al Sig. Niccolò Pezzana viven-
te , ed Egli compitamente mi rifpofè ;
.... Ho ufata tutta la diligenza pò ff bile per rìnvsràre la Copiai
dell' Iconologia di Cesare Ripa imprejja nella mia Stainperìa^
nelV Anno i66p , che Ella defìderava , ma ogni perquìjìzìone è
riufciia vana , non avendone trovata né preffo di me , né prejfo ve-
run altro di quejìì Libra] y e de' miei Conofeenti ver un Efemplarct
onde rimango col rincrefcimemo di non averla fervila nelle fuc_^
premure . Ho bene appreflb di me 1' Edizione parimente di Ve-
nezia appreflb Criftoloro Tommafini i<?45. ommelTa dall' Ol-
doino .
(e) Fino dal 160^. fi vede divila in tre Parti T Iconolo-
onde in quello non ha che fare il Castellini . Pare che
GIÀ
r Oldoino voglia dire che nel i66g. fu quella da Gio: Zara-
tino divifà, ma Gio; Zaratino intorno l'Anno i6z<).y o forfè
nello fteiro Anno , come Ibpra vedemmo , mancò di Vita .
PROE-
xxxiri
PROEMIO
CES ARE RIPA
P E R U GINO
TZel quale fi difcorre genericamente dì varie
forme d^ Immagini , colle loro regole 4
E Immagini fatte per fìgnificare una
diverfa cofa da quella cHe fi vede
colP occhio , non hanno altra più
corta 5 ne più univerfale regola , che
P immitazione delle memorie , che lì
trovano ne^ Libri , nelle Medaglie >
e ne"* Marmi intagliate per induftria
de^ Latini , e de^ Greci , o di que^ più antichi , che
furono inventori di quello Artificio . Però comune-,
mente pare , che chi s^ affatica fuori di quefla im-
mitazione , erri , o per ignoranza , o per troppo pre-
fumere 5 le quali due macchie fono molto abborrite
da quelli , che attendono colle proprie fatiche all'
acquiflo di qualche lode . Per ruggire adunque il
fofpetto di quefla colpa, ho giudicato buona cofa,
( avendo io voluto di tutte quefle Immagini lare un
fafcio maggiore di quello , che li poteva raccoglie-
re dalle oflervazioni delle cofe più antiche , e però.
bifognando fingerne molte , e molte prenderne dalle
«^S
mo-
XXXIV
moderne , e dichiarando verifimilmente ciafcuna )
trattare alcune cofe intorno al modo di formare, e
dichiarare i concetti fimboliei , nel principio di queff
Opera , la quale forfè con troppa diligenza di molti
Amici il follecita , e fi alpetta , i quali fono io in
principale obbligo di contentare. Lafciando dunque
da parte quell' Immagine , della quale fi ferve P Ora-
tore , e della quale tratta Ariflotele nel terzo Libro
della lùa Rettorica , dirò folo di quella , che appar-
tiene a" Dipintori , ovvero a quelli , che per mezzo
di colori , o di altra cofa vilibile poflbno rapprefen-
tare qualche colà differente da ella , ed a confor-
mità coli" altra 3 perchè j fiecome quella perluade
molte volte per mezzo delP occhio , cosi quella per
mezzo delle parole muove la volontà j e perchè an-
che quella guarda le metafore delle cofe , che Han-
no fuori deli' Uomo , e quelle che con elfo fono
congiunte , e che fi dicono elTenziali . Nel primo
modo furono trattate -da molti Antichi, fingendo le
Immagini delle Deità , le quali non fono altro , che
veli , o vellimenti da tenere ricoperta quella parte
di Filofofia , che riguarda la generazione , e la cor-
ruzione delle cofe naturali , o la dilpofizione de"
Cieli, o le influenze delle Stelle, o la fermezza
della Terra , o altre fimili cofe , le quali con un
lungo ftudio ritrovarono per avanzare in quella co-
gnizione la Plebe 5 ed acciocché non egualmente i
Dotti , e gP Ignoranti potelfero intendere e penetra-
re le cagioni delle cole , fé le andavano coperta-
mente comunicando fra loro , e coperte ancora per
mezzo
mezzo di qiiefte Immagini, le lafciavano a' Pofteri,
che dovevano agli altri eflere fuperiori di Dignità
-e di Sapienza . Di qui è nata la moltitudine delie
Favole degli antichi Scrittori , le quali hanno V utile
della Scienza per i Dotti, ed ii^ dolce delle curioìè
narrazioni per gP Ignoranti. Però molti ancora de-
gli Uomini di gran conto hanno flimato loro de-
gna fatica lo {piegare quelle cofe , che trovavano in
quefte Favole occultate j lafciandoci fcritto , che per
■* Immagine di Saturno intendevano il Tempo , il
iquale agli anni , a^ mefi , ed a^ giorni , da e to-
glie V eflere, come Eflb divorava que"* medefimi Fan-
ciulli , che erano fuoi Figliuoli . E per quella di
Giove fulminante , la parte del Cielo più pura , donde
vengono quafi tutti gli effetti Meteorologici . Per
V Immagine ancora di Venere di eftrema bellezza ,
V appetito della materia prima, come dicono i Filo- '
fofi , alla forma , che le da il compimento. E che
quelli , che credevano il Mondo eilere corpo mobi-
le, ed ogni cofa fuccedere per lo predominio delle
Stelle (^ lecondocchè racconta nel Pimandro Mercu-
rio Trifmegifto ) fìnfero Argo Pallore , che con
molti occhi da tutte le bande riguardaffe . Queflo
lleffo moftrarono in Giunone , fofpefa in aria dal-
la mano di Giove, come diffe Omero, ed in-
finite altre Immagini , le quali hanno già ripieni
molti Volumi , e fiancati molti Scrittori , ma con
profitto di Dottrina e di Sapienza . Il fecondo mo^"
do delle Immagini abbraccia quelle cofe , che fono
nelP Uomo medefimo , o che hanno gran vicinanza
^10 con
XXXVI
con Eflb , come i Concetti , e gli Abiti che da'
Concetti ne nafcono, eolla frequenza di molte azio-
ni particolari 5 e concetti dimandiamo, fenza più fot-
tile inveftigazione , tutto quello che può efler flgni-
ficato colle- parole -, il qual tutto vien comodamente
in due parti divilo.
U una parte è, che afferma o nega qualche cofà
d' alcuno 3 V altra che nò . Con quella formano V ar-
tificio loro quelli che propongono le Imprefe , nelle
quali con pochi corpi , e poche parole un fol con-
cetto s' accenna 3 e quelli ancora , che fanno gli
Emblemi , ove maggior concetto con più quantità
di parole , e di corpi fi manifefta . Con quella poi
fi torma P Arte delle altre Immagini , le quali ap-
partengono ai noftro Difcorfo, per la conformità che
hanno colle definizioni , le quali fòlo abbracciano le
Virtù 5 ed i Vizj , o tutte quelle cofe , che hanno
convenienza con quelli o con quelle , fenza affer-
mare o negare alcuna cofa -, e per effere o fole pri-
vazioni o abiti puri , il efprimono colla Figura uma-
na convenientemente . Perciocché , ficcome T Uomo
tutto è particolare , quafi come la definizione è mi-
fura del definito , cosi medelimamente la forma ac-
cidentale , che apparifce efleriormente di Eflo , può
efifer mifura accidentale delle qualità definibili, qua-
lunque il fiano , o dell' Anima nollra fola , o di tutto
il comporto. Adunque vediamo, che Immagine non.
fi può dimandare in propofito nollro , quella che
non ha la forma ddV Uomo , e che è Immagine
malamente diilinta , quando il corpo principale non
fa
XXXVII
fa in qualche modo P officio , che fa nella defini-
zione il fuo genere .
Nel numero delie altre cofe da avvertire fono
tutte le parti eflenziali della cofa iiteflaj e di quelle
farà necclfario guardar minutamente le diipofizioni ,
e le qualità .
Difpofizione nella Tefla farà la pofitura alta o
baflà, allegra o malinconica, e diverte altre paflìoni
che fi fcuoprono , come in Teatro , nel!" apparenza
della faccia delP Uomo . Dovrà ancora nelle brac-
cia , nelle gambe , ne"* piedi , nelle treccie , ne"* ve-
fliti , ed in ogni altra cofa notarfi la difpofizione ,
ovvero pofizione dillinta e regolata, la quale ciafcu-
no la potrà da fé medefimo facilmente conofcere »
fenza che ne parliamo altrimenti, pigliandone efem-
pio da' Romani antichi , che ofl'ervano tali difpofi-
zioni , particolarmente nelle Medaglie di Adriano
Imperadore . L" Allegrezza del Popolo fotto nome
d" Illarità pubblica , ila figurata colle ro^ani polle
alle orecchia . Il Voto pubblico con ambe le mani
alzate al Cielo in atto di fupplicare . Veggonfi al-
tre Figure , pur in Medaglie , colla mano alla bocca ;
altre ledono col Capo appoggiato alla delira 5 altre
Hanno inginocchiate j altre in piedi j altre difpofle a
camminare -, altre con un piede alzato , e con altre
varie difpofizioni defcritte da Adolfo Occone.
Le. qualità poi faranno, P eflere bianca o nera,
proporzionata o Iproporzionata , grafia o magra;,
giovane o vecchia , o fimili cofe , che non facil-
mente fi poflbno feparare dalla cofa , nella quale
fono
XXXVIII
fono fondate -, avvertendo , che tutte quelle parti fac-
ciano infieme un' armonìa talmente concorde > che
nel dichiararla renda foddisfàzione il conofcere ie
conformità delle cofe , ed il buon giudizio di colui,
che le ha fapute ordinare infieme, in modo che ne
rifulti una cofa fola, ma perfetta e dilettevole.
Tali fono quafì univerfalmente tutte quelle degli
Antichi , e quelle ancora de' moderni , che non fi
governano a cafo . E perchè la Fifonomìa , ed i co-
lori fono confiderati dagli Antichi, fi potrà ciafcuno
guidare in ciò conforme air autorità di Arilloteie ,
il quale fi deve credere , fecondo V opinione de' Dot-
ti , che fupphfca folo in ciò , come nel rello a quel
che molti ne dicono : e IpefTo lafciaremo di dichia-
rarle , ballando dire una o due volte fra tante cofe
polle infieme quello , che , fc follerò diflinte , bifogna-
rebbe manifellare in ciafcuna , mafilmamente che pof-
fono i Studiofi ricorrere ad Aleffandro d' Aleflandro
f7el Lib, 2. al cap, ip. ove in dotto Compendio Egh
manifefla molti Simboli con fue Dichiarazioni atti-
nenti a tutte le membra-, e loro colori.
La definizione fcritta , benché fi faccia di po-
che parole , e di poche parole par che debba efìere
quefta in Pittura ad immitazione di quella, non è
però male l' oflen^azione di molte cofe propofle ,
acciocché dalle molte fi polfano eles^gere le poche ,
che fanno più a propofito-» o tutte mficme facciano
una compofizione , che fia piii fimile alla defcrizio-
ne , che adoperano gli Oratori ed i Poeti , che alla
propria definizione de' Dialettici . Il che forfè tanto
più
XXXIX
più conveniente yien fatto ," quanto nel reflo per fé
fteffa la Pittura più li confà con quelle Arti più fa-
cili e dilettevoli, che con quella più occulta e più
difficile . Chiara cofa è, che delle antiche fé ne ve-
dono e delP una e del? altra maniera molto beile ,
e molto giudiziofàmente compolle.
Ora vedendoli , che quella forte d"* Immagini fi
riduca facilmente alla ilmilitudine della definizione ,
diremo , che sì di quelle come di quelle , quattro
fono i capi , o le cagioni principali , dalle quali il
può pigliare V ordine di formarle , e fi dimandano
con nomi ufitati nelle Scuole, di Materia, Efficien-
te, Forma, Fine , dalla diverlltà de"* quali capi na-
fce la diverfità, che tengono gli Autori molte vol-
te in definire una medeflma cola, e la diverfità me-
defimamente di molte Immagini fatte, per fignificare
una cofa fola . Il che ciafcuno per feflelfo potrà no^
tare in quefte ifbelTe , che noi abbiamo da diverfi
Antichi principalmente raccolte, e tutte quattro ado-
perate infieme per mollrare una fola cofa , febbene
Il trovano in alcuni luoghi , contuttociò , doven-
dofi aver riguardo principalmente ad infegnare cofa
occulta con modo non ordinario , per dilettare colP
ingegnofa invenzione, è lodevole farlo con una fola,
per non generare un" ofcurità e fallidio in ordinare,
Ipiegare, e mandare a memorra le molte.
Nelle cofe adunque , nelle quali fi pofFa dimo-
firare P ultima differenza, fé alcuna fé ne trova, que^
Ha fola balla per fare F Immagine, lodevole , e di
fomma perfezione -, in mancanza della quale , che è
> unita
XL
unita fcmpre colla cofa medefima ne fi difceme , fi
adoperano le generali , come fono quelle , che polle
inlieme mollrano quello ifteflb , che conterrebbe efla
fola .
Dapoi, quando fappiamo per quefla flrada di-
flintamente le qualità , le cagioni , le proprietà , e
e;li accidenti di una cola definibile , acciocché fé ne
laccia V Immagine , bifogna cercare la fimilitudine ,
come abbiamo detto nelle cofe materiali, la quale
xerrà in luogo delle parole dell' Immagine , o defi-
nizione de" Retori , di quelle che conlifl:ono neir
ugual proporzione , che hanno due cofe diftinte fra
feilefle ad una lòia diverfa da ambedue , prenden-
doli quella , che è meno , come , fé per fimilitudinc
di Fortezza fi dipinge la Colonna , perchè negli Edi-
fi zj fofliene tutti i falli , e tutto T Edificio che le
Ila fopra , fenza moverfi , o vacillare , dicendo che
tale è la fortezza ndV Uomo , per follenere la gra-
vezza di tutti i faftid; , e di tutte le difficoltà , che
gli vengono addoflb -, e per fimilitudine della Ret-
toiica la Spada , e lo Scudo , perchè , come con
quelli Illrumenti il Soldato difende la vita propria,
ed olfènde P altrui , così il Retore , e P Oratore
co" fuoi argomenti , ovvero entitemi , mantiene le
cofe favorevoli , e ribatte indietro le contrarie .
Seive ancora , oltre a quella , un" altra forte di
limilitudine , che è quando due cofe dillinte conven-
gono in una fola differente da effe -, come , fé per
notare la Magnanimità , prendelTimo il Leone , nel
quale ella in gran parte fi fcuopre j il qual modo è
meno
xu
meno lodevole, ma più ufato per la maggior facilità
della invenzione , e della dichiarazione 5 e fono que-
lle due forta di fimilitudini , il nervo e la forza
delP Immagine ben formata , fenza le quali , come
effà non ha moka difficoltà , cosi rimane inllpida e
icioCCa. ^'^'- - ;
- Ciò non è avvertito molto da alcuni Moderni >
! "quali rapprefentano gli effetti contingenti, per mo-
llrare F eflenziali qualità : come fanno , dipingendo
per la Dilperazione uno che s" appicca per la gola 5
f er r Amicizia due Perfone che li abbracciano , o
limili cofe di poco ingegno , e di poca lode. E^ ben
vero , come ho detto , eh e quegli accidenti , che fe-
guitano neceffariamente la cofa fignificata nelF Im-
magine 5 farà lode porgli in alcuni luoghi diflinti e
nudi , come in particolare quelli che appartengono
alla fifonomìa , ed alP attitudine del corpo , che dan-
no indizio del predominio, che hanno le prime qua-
lità nella compoflzione delP Uomo, le quali difpon-
gono gli accidenti efteriori d^ elfo , e lo inclinano
alle dette paffioni , o a quelle che hanno con eflè
conformità . Come , fé dovendo dipingere la Malin-
conìa , il Penfiero , la Penitenza , ed altre limili y
farà ben fatto il vifo afciutto macilento , le chio-
me rabbuffate , la barba incolta , e le carni non
molto giovenili , ma bella , lafciva , frefca , rubicon-
da e ridente fi dovrà fare P Allegrezza , il Piacere ^
il Diletto , ed ogni altra cofa fimile a quefte , e
febbene tal cognizione non ha molto luogo nella
numerazione de^ fimili , nondimeno è ufata affai , e
quella
1 1
XLII
quella regola degli accidenti , e degli efFetti già det-
ti 5 non fempre feguitarà 5 come nel dipingere la
Bellezza , la quale e una cofe fuori della compreen«»
flone de^ predicabili , e febbene nelP Uomo e una
proporzione di linee, e di colori , non è per queftg
pene elprefla 1" Immagine , che fia foverchiamente
tella, e proporzionata ; perchè farebbe un dichiarare
idem per idem 5 ovvero piuttoflo una cofa incognita
con un" altra meno cpnofciuta , e quafì un volere
con una Candela far vedere diftintamente il Sole ,
e non avrebbe la limilitudine , che è l" Anima j né
potrebbe dilettare , per non avere varietà in propo-
llto di tanto momento ; il che principalmente fi
guarda .
Però Noi V abbiamo dipinta a fuo luogo col
Capo fra le Nuvole , e con altre convenienti parti-
colarità . Per avere poi le flmilitudini atte e con-
venevoli in ogni propofito , è bene d"* avvertire quel-
io che avvertifcono i Retori j cioè , che per le colè
conofcibili fi cercano cofe alte 3 per le lodabili j fplen-
dide y per le vituperabih , vili j per le commendabi-
li , magnifiche . Delle quali cofe fentirà ciafcuno
germogliare tanta quantità di concetti nelP ingegno
luo, fé non è più che Iterile, che per fé lleflo con
una cofa , che fi proponga , farà ballante a dare
guflo e foddisfazione all' appetito di molti e diverfi
ingegni , dipingendone V Immagine in diverfe ma-
niere , e fempre bene .
Né io oltre a quelli avvertimenti, i quali fi po-
trebbono veramente (piegare con aflai maggior dili-
genza ,
XLIII
genza > so vederne quafi alcuno altro degno di feri-
verfì , per cognizione di quefle Irnmagini , le quali
fono in vero ammaeflramento , nato, prima dalP ab-
bondanza della Dottrina Egiziaca , come fa teftimo-
nio Cornelio Tacito , poi ribellito ed acconcio col
tempo, come racconta Giovanni Gorocopio ne" fuoi
Geroglifici 5 talmente che potremo quella cognizio-
ne affimigliarla ad una Perlona fapiente , ma verfata
nelle folitudini , e nuda per molti anni ,' la quale
per andare dove è la converfazione il rivede , ac-
ciocché gli altri allettati dalla vaghezza efteriore del
Corpo , che è P Immagine , defiderino d"* intendere
minutamente quelle qualità , che danno Iplendidezza
alP Anima , che è la cofa lignificata 5 e fòlo era
mentre flava nelle folitudini accarezzato da pochi
Stranieri . E folo fi legge , che Pittagora , per vero
defìderio di Sapienza penetrafTe in Egitto con gran^
diflìma fatica , ove apprefe i Secreti delle cofc , che
occultavano in quefli Enigmi , e però tornato a
Cafa carico di anni e di Sapienza , meritò che do-
po morte della fua Cafa fi faceffe un Tempio , con^
ikcrato al merito del fuo fapere .
Trovafi ancora , che Platone gran parte della
fua Dottrina cavò fuori dalle fue ficretezze , nelle
quali ancora i Santi Profeti P afcofero . E Chriflo,
che fu V adempimento delle Profezìe , occultò gran
parte de" Secreti Divini fotto P ofcurità delle fue
Parabole .
• Fu adunque la Sapienza degli Egiz; , come Uo-»
mo orrido , e mal veftito , adornato dal tempo per
"•^ 12 con-
XLIV
configlio delP efperienza , che moilrava efler male ce-
lare gì" indizj de"* luoghi , ne' quali fono i Tefòri ,
acciocché tutti afìkticandofi amvino per quello mez-
zo a qualche grado di felicità . Quello veftire fu il
comporre i corpi delle Immagini diftinte di colori
alle proporzioni di molte varietà con belle attitudi-
ni, e con efquifita dilicatezza e delle altre, e delle
cole ifteife , dalle quali non è alcuno , che alla pri-
ma villa non fi fenta muovere un certo defiderio
d" invelligare a che fine fieno con tale difpofizione,
ed ordini rapprefentate . Quella curiofità viene an-
cora accrefciuta dal vedere i nomi delle cofe fotto-
fcritte alle iflelTe Immagini. E mi pare cofa da ot
fervarfi il fottofcrivere i nomi , eccetto quando de-
vono effere in forma d" Enigma 5 perchè fenza la
cognizione del nome , non li può penetrare alla co-
gnizione della cofa fignificata , fé non fono Imma-
gini triviali, che per l"* ufo alla prima villa da tutti
ordinariamente fi riconofcono . S"* appoggia il mio
parere al coflume degli Antichi, i quali nelle Me-
daglie Loro imprimevano anche i nomi delle Im-
magini rapprefentate , onde leggiamo in effe , Abun-
DANTiA , Concordia ^ Fortitudo , Felicitas , Pax >
PROVIDENTIA , PlETAS , SaLUS , SeCURITAS , VICTO-
RIA , ViRTus , e mille altri nomi intorno alle Loro
Figure .
E quello è quanto mi è paruto convenevole
fcrivere per foddisfazione de" benigni Lettori . Nel
che , come in rutto il rello dell" Opera , le 1" igno-
ranza a m addolTo qualche bialimo, avrò a caro
che
XLV
che venga in parte gravato dalla diligenza Loro .
Reflando folo , che ficcome io ho ciò fcritto per
gloria di Dio , ed utilità voflra , cosi ve ne va-
gliate pel medefimo fine 5 elTendocchè ingrato e vi-
ziolb animo farebbe quello che non riferilca a Dio
tutto ciò che per mezzo di feconda caufa T ifteflb
gli propone.
J-O
XLVI
LO STAMPATORE
AL LETTORE.
NON poteano certamente le mìe Stampe impiegar Jì in cofa , che
fili mi pìacejje , dell' Opera pr c/ente , né con più gradevoli
principi di quejìi far dì fé mojtra i nuovi caratteri , onde pur ora
arricchir le volli ahhondevolmcnte . / vantaggi fingolarilfmi , che a
tutte le belle Arti derivano dalla celebre Iconologia del nofìro
Cavalibr Ripa j le giufle lodi ad Epa date da tanti Valentuo-
mini y le molte edizioni di Effa fatte dopo la faa prima comparfa
alla pubblica luce , e la rarità finalmente , in cui tuttavia Efj'a era ,
parca che in un certo modo m' incaricajjero di troppa traj'curatez-
za , perchè avendo tante volte lafcìato ufurpare agli Stranieri V ono-
re di pubblicare guefT Opera colle loro Stampe , pur tuttavia infen-
fìbile mi rimaneffì ai forti f limoli , che ognor più incoraggir mi do-
vevano ad ufar mia ragione coli' intereffarmi anch' io finalmente
una volta nelle glorie di così chiaro , ed onorato Concittadino .
La dìjjlcoltà però dell' imprefa , e l' ambizione lodevole di reci-
der V Opera fìeffa più compita , e più adorna , mi avrebber tutta-
via lafcìato con quej'ia inefficace brama , quando per buona forte
non fi foffero combinate molte cofe a favor mìo per appagarla . E
certamente fpiegar non fi può quanto grande fojje il mio compiaci-
mento y allorché feppi che incontrato fi a forte col mio defiderio il
dotto Genio dell' filmo Sìg, Abate Cesare Orlandi, meditava già
quefìi di rifiampare V Iconologia del Rifa corredata di fue copio fé
erudite Annotazioni , ed arrichita di molte Giunte fue proprie , e di
bei Rami adornata , portandola a quel punto , che fi fotf£e il mi-
gliore coli' accrefcerla di nuove Immagini o da Lui Jtefjò giudi-
zio famente inventate, o tratte da chiunaue con convenevoli fìmu-
lacrt .
j, E con
XLVII
3j E con invenzioni, e Poefie
„ RapprefentafTe grate Fantafie .
Gli egregi talenti t e la vajtiijima Erudizione del nuovo Auto-
re y ed il Jìngolare fm genio per tutte le helle Arti y come furono
a Luì cagione ^ intraprendere i e di compiere con tanta lode ù
degna imprefa \ così diedero a me occajhne di venir finalmente al
termine de* miei difegm col puhhlicarla .
Che fé già altre volte fu V Opera del Ripa ricevuta con tanto
applaufo ; fperar mi giova , eh' Ejfa fìa per aver pur ora una
ugual forte j tanto pid che nella pubblicazione degli altri Tomi , che
a queflo fuccederanno , lufìngar mi pojfo , che tanto per la mate-
ria , che verrà in eff trattata , quanto per la eleganza delle Figure y
e per tutto ciò , che può render V Opera pia gradevole > incontre-
ranno anche meglio il comun gradimento .
Per
XLViir
PEr ordine del Padre Reverendi (Timo Inquifitore ho letto attentamente
il Primo Tomo dell* Opera intitolata Iconologìa del Cavaliere Cefarc^
FJpa Teriipno notabilmente accrefciuia d' Immagini ^ d' ^nnotationi , e di Fat-
ti dall' yAoate Cefare Orlandi ec. né ci ho trovata cofa alcuna centra la Re-
ligione , i btioni coftumi » ed i Principi; anzi ho ammirato l'ingegno, 1*
exudizione , e 1' eleganza , non folo del primo Autore ; ma del fecon-
do ancora , il quale ci ha fatta si confiderabile aggiimta : e però , cornea
^tiliffinia alla Repubblica Letteraria , la jftirno degna della pubblica luce .
In Perugia . Pi Cafa quello di 25. Ottobre 1 7^4.
Vincenzio Cavallucci
Dottore di Filo/ofia e Teologia, e Trofeffore delle Matematiche
in quefla Vmverfni dì Terugìa .
Vifa fupradida relatione Imprimatur .
F. PETRUS PALMA
Inquifìtor Generalis Sandi Officii PeruCx .
PEr comando di Monsignore Illuftrilllmo, e Reverendlfllmo Vefcovo di
Perugia , avendo io letto attentamente il Primo Tomo dell' Opera in-
titolata : Iconologìa 4el Cavaliere Cefare l\ipa Terugivo notabilmente accre-
fcÌHta d' Immagmi « d' annotazioni , e di Fatti dall' .Abate Cefare Or-
landi ec. ì non f^ylo non ho trovata in eflb alcuna cofa che ila con-
traria alla Santa Fede 9 ai buoni Coftumi , ed ai Principi ; ma in oltre
mi fono grandemente compiaciuto pe '1 fublime pregio dell' Opera» non
meno in riguardo al primo fuo Autore.) che tante edizioni le ha di poi
meritate: quanto ancora in ordine al fecondo» che di molte Immagini, e
di copiofa erudizione 1' ha nobilmente arricchita ; colle <juali avendo anch*
Egli dato Saggio del fuo raro ingegno e valore, la iHmo fempre più
jdcgna della pubblica luce» e di efTere a comune utilità profeguita .
*■ Dal Convento di S. Francefco li 25. Ottobre 1764.
F, Giuseppi Maria Modestini
Es-Trovincidle » ed ^IJìfleme Generale de' Minori Conventuali»
e Teologo pubblico nella 'Dniverfnà di Terugìa .
Vifa fiipradida Relatione Imprimatur .
P. A. DATI Vicarius Generalis Perufix .
ICONO-
ICONOLOGIA
DEL CAVALIERE
CESARE RIPA PERUGINO
^fe ^k ^£ ^^ ^C ^k ^k ^k ^tff *Jj* ^fe ^t ^fe -A- ^^
ABBONDANZA.
_ .2>/ Cefare^p4 .
■Ai . Ctsa'Ti Orla-ndi
Onna grazìofa ^ che avendo di una bella Ghirlanda di vaghi fio-
ri cìnta la. fronte , ed il veftimento dì color verde , riccamato
dì oro ; con la delira mano tenga il Como della dovizia pieno
di molti , e diverfì frutti , uve , olive > ed altri ; e col finiftro
braccio Aringa un fàfcio di fpighe di grano , di miglio j pani-
co ì legumi ) e Ibmigliantì , dal quale fi vederanno molte di det-
te fpighe ufcite cadere , e iparfè anco per terra.
Bella , e graziofà fi deve dipingere 1' Abbondanza , ficcome cofà buo-
ha, e defiderata da ciafcheduno , quanto brutta, e abbominevole è riputata
k Carellìa , che di quella è contraria .
A Ha
i ICONOLOGIA
Ha la Ghirlanda di fiori {a) -, perciocché fono i fiori de' frutti i chc_»
fanno T Abbondanza melTaggieri , ed autori ; poXono anco fignificare T alle-
grezza t e le delizie di quella vere compagne .
Il color verde , e i fregi dell' oro del fuo velHmento ,{bno colori pro-
pri , elFendo che il bel verdeggiare della campagna moilri fertile produzio-
ne ; e T ingiallire j la maturazione delle biade , e dei frutti , che fanno 1*
Abbondanza .
Il Corno della dovizia ( A ) per la favola della Capra Amaltea , racconta-
ta da Ermogenc nel lib. della Frigia , ficcome riferlice Natale Conte nel li-
bro 7. delle file Meteologìe al cap. 2. di Acheloo , e per quello 1 che Ovi-
dio Icrive del detto Acheloo fotto figura di Toro , nel lib. p. delle Trasfor-
mazioni , è manifefto fegno dell' Abbondmiza , dicendo cosi ;
l^ajades hoc pomis , & floris odore replettim
Sacrarnnt , divesque meo bona copia corm efi. .'
E perchè l'Abbondanza fi dice Copia, per moftrarla « cosi la rappre-
fentiamo » che il braccio finiltro abbia come il deifro la fua carica , e dav-
vantaggio , edendo che parte di quelle fpighe fi fjjargano per terra .
Jn prccfcrìptam ^bbimdantìx figurar» , Domìnicus ^Ancajan'AS .
uifpice tcrrarum flaventes undique campos
Multipli ci compi et mcffe benigna Ceres ,
Tomoriim vario airvantiir pondero rami >
Et bromio l'itis piena liquore rubet «
Cerne boum, pecudumque greges bine la^eus humori
Hhc
■.■ ' 'Il I f I» , II. I .
[ fl ] Hti la Ghìrhnia Ai fiorì ec. Qiiindi n' è nato il Proverbio : Vitex floret , (^
botrm maturuit , riferito da Plutarco nel 2. lib. delle fiie Convivali; del qua-
le però non aggiunge ne l'ufo, uè I' origine . Ma il Raccoglitore de' Proverbi
dice fignificare 5 che Ila oinai tempo, che il Giovane dia faggio dì maturo in-
gegno ; che vuol dire produca il frutto , che fi aipetta dall' Indole fua , che è
come ì\ fiore , il quale precede il frutto .
\b'\ 11 corno iella tìovizia ec. Qiiì T Autore tocca due diverfe opinioni del Cor-
no della Dovizia alquanto ofcuramente j- onde è nece/Tario di meglio fpiegarle:
Alcuni dicono , che quello Corno tolle dì quella Capra , da cui fu fatto nutri-
re Giove dalle due Ninfe Amaltea, e Melifia , ovvero Ega^ed Elice, la qual
Capra avendoli rotto per difgrazia un Corno ad un' Albore , recò gr.mdiflìmo
riifpiacere alle dette Ninfe, ma non potendone far altro , lo empirono di di-
verfi fiori , e frutta, e lo prcfentarono a Giove , a cui fu molto grato,evoI-
]« eh/: per onore' della fua Nutrice folle l'empre fegno di Abbondanza . E Fe-
recide , come riferilce Apollodoro , laici) fcritto tale elTer la virtù di qucilo
Corno, che copiofameute fomminiilra tuttociò , clie l'Uomo defidera per cibo,
e per bevanda . Ma li legge ancora , che quello Corno non tu di Capra , ma
di Bue , cioè di quello , in cui fi cangiò il fiume Acheloo , quando combatte
con Ercole per Deianira promelTa ia moglie dal Padre ad ambedue J Imper»
doccile Ercole ruppe ad Acheloo nel lottare un Corno , e gittatolo via , le_»
Naiadi Ninfe de' Fiumi lo raccolfero, ed empitolo di varj fiori, e trutti, t*
di verdi froudi adornatolo alla Copia, Io confecrarouo ; e perciò tu ciàainato J
Corno della Copia j e delia Dovizia,
.. f MO P R T MO. s
Uhc pingui fuiant 'viminx vinEla lacu,
Syha feras nutrii , prodimmt aquora pifces , .
>AerUs campìs Uta vagatur avis .
^tìd jam depofcAs proprios , mortalis, in tifirs
^ec Cakim quicquam , nec tibi terra ne^at .
%Abbondanzu .
Donna in piedi , veftita di oro « con le braccia aperte » tenendo > l" una,
e 1' altra mano fopra alcuni celioni di ipighe di grano , i quali fìiano dalle
bande di detta figura, ed è cavata dalla medaglia di Antonino Pio, cqa let-
tere , che dicono : ANNONA AUG. COS. IIII. , et S. C.
%/ihbondanza Marittima. '
Cerere fi rapprefènta con le ipighe nella delira mano , Uefa fòpra la
prora di una nave , ed a piedi vi farà una mifura di grano con le Q)ighc_*
dentro , come T altra di fopra .
kAbbondctnza Marittima,
Donna , che con la deftra mano tiene un timone » con la ilnilira 1c_j
tfpighe .
abbondanza .
Donna con, la Girlanda di {pighe di grano , nella delira mano un maz-
zo di canape con le foglie , e con la iiniitra il Corno della dovizia j ed un
ramo di ginellra , ibpra del quale faranno molte boccette di fèta .
FATTO STORICO SAGRO.
A Faraone , mentre col corpo in profondo fònno pofava , vagando colk
mente parve trovarli alla riva di un Fiume , dal quale ufcivano fette
belle , e grafie Vacche , che in paludofi luoghi a pafcer fi pofero ; quan-
doché dallo fleffo Fiume altre fette fmunte , lordide Vacche fortirono , pren-
dendo cibo lunga la riva di detto Fiume in luoghi verdeggianti , e fioriti,
ed affamate , vidde , che aflalite le gralfe tutte le fecero loro palio . Atter-
rifll Faraone» fi fcolfe dal fonno , pensò forfè la vanità de' fogni » addormii^
fi di nuovo . Ed ecco altro confimile fogno turbargli la fantafia . Sette„9
belliffime Spighe di Grano mirò etter deprelTe , ed affatto confunte da altrettan-
te fpighe aride , e prive totalmente di frutto . Deflatofi con {pavento radunò
i Savj del Regno per 1' interpi'etazione della Vifione : nefluno feppe fcifrar-
Ja . Giufeppe Figlio di Giacobbe Ebreo , che da Fratelli veriduto , dalla
impudica Moglie di Putifar fellamente accufato nelle Carceri della Corte di
" Egitto gemeva , chiamato perciò alla fua prefenza » Ipiegò , che tanto le
A 3 fette
4 ICONOLOGIA
fette grafife Vacche > quanto le fette colme Spighe dcnDtavano i Citte Anni %
che ftati firebbono di Abbondanza, fegtiiti da altri fette di tale CareHia, che
confumato interamente avrebbono tuttociò avefle prodotto la Terra ne' fo-
praddetti fette Armi dì fertilità . Saggiamente perciò penfando Faraone , So-
praintendente lo eletfe all' Abbondanza del Regno , ed a Lui tutta la cura
affidò del buon Provvedimento de' fuoi Popoli . VerificoJfi intanto LI fuo Pre«
iìigio . Venne 1' Abbondanza , ed Egli in tal tempo fece radunare nell' Egit-
to quanto mai Frumento potè trovarli. Segui laCareftìa, e con tal furore fi
avanzò , che mifèramente la Gente di fame fi moriva . Tutti all' Egizia.^
Corte correvano fino dalle più remote Regioni ; Tutti la faggia Provvidenza
di Giufèppe benedivano , confermandolo j ed acclamandolo col Nome di Sal-
vatore del Mondo . Efod. cap. 41.
FATTO STORICO PROFANO.
PReglafi Cicerone nella {ìia Orazione a' Pontefici per il rledificamento di
fua Cafa , che nel tempo del fuo efiglio penuriava cosi Roma di vi»
veri e di tutto , che nata cJcndo fiera fedizione nel Popolo , minacciata ve-
niva dell' ultimo eflerminio , fé provveduto non fi foffe alle bilbgna . Venne
in fbmmo Ipavcnto il Senato , erano atterriti i Nobili . Finalmente uniti tut-
ti con la Plebe a richiamare Cicerone , al fuo ritomo , e col fuo provve-
dimento fi die riparo alle gravillime urgenze ; trovato fu il modo , onde_»
avere e Grano , e Biade ; ceftò la fame ; terminò il terror ne' Ronuni . C/f*
prò domo /uà ai Tont. Orat. 30. .
FATTO FAVOLOSO.
TRìttolemo di Grecia Alunno di Cerere , da EJa ricevette un Vaiò de-
nominato Pirodoro con ordine 1 che , aicelb nel di lei Carro , giraié_>
per il Mondo , e IpargeiTe ciò che dentro vi aveva Eilk pofto . Era quello
ricolmo di grano, ed aveva la proprietà , che per quanto fé ne verfa^le ri-
maneva fempre pieno . Allegro Trittolemo e per la fama , che nel Mondo
acquiftata fi farebbe , e per 1' abbondanza , che a quello avrebbe recata , più
• che di buona voglia ubbidì la provvida Dea . Giunto nel fbpravvenir della
notte in una Città della Scizia, in cui, come Re , riledeva un certo Lineo 9
lafciato in diiparte il Carro con i Draghi , fi portò all' Abitazione Reale »
s' inchinò al Re , e gli chiefe per quella notte albergo , promettendogli fo-
prabbondante ricompenfà: e qui gli narrò l'ordine di Cerere» e gli fé ve-
dere in una gran Loggia i prodigi del luo Vafo . Stupito Lineo 1' accolfè »
l' abbracciò , il trattò lautamente alla propria menfà . Andato quindi Trittole-
mo a dormire , 1' ingrato maligno , e avaro Re * temendo , che fé fparfà
fi folfe tra fuoi Popoli la gran maraviglia , lo avrebbono voluto per loro Si-
gnore ; ed iiwltre penfando , che farebbe Elfo divenuto ricchiffimo , e fàmofiffi-
mo fé riufcito gli folle il rapire il Vaio ; llabili portarfi tacitamente al letto dell'
O^itc 3 trueidoflo » e fervirli con tutto il comodo del Pirodoro . Non ebbe
effctta
TOMO PRIMO. %
effetto il fuo malvaggio penfiero , giacché nell' atto dì volerlo fvcnarc fu d»
Cerere trasformato in un Lupo Cerviero. Ovìd, Metamor» lib, j,
ABORRIMENTQ
Z)e/r ^hatc Cefare Orlandi,
C.M
Uòmo di grave prefenza e con (òpraciflio , colla Tefta voltata aHa_j
parte a quella oppofta, nella quale moftra di aver oGfervato qualche
cofà, che sfiigga di voler vedere» colle braccia in alto» e in atto di mari-
viglia e riparo . Si dipinga in atteggiamento di Iputare . Vefla un abito can»
dido . Gli fi ponga a' piedi un Armellino .
E' r Aborrimento un' alienazione , un diflTentimento » una diicrepanza^
dell' animo da qualche cofà , e per ciò fi dipinge Uomo di grave prelènza
e con fbpraciglio » per elTere proprietà dell' Uomo grave 1' avere orrore ,
sfuggire , e diiTentire da ciò, che reputa non buono . II fopracJglio è indizio
dell' animo repugnante * giacché : f^ultus , ac frons animi efl patina , qu^e figni-
ficai voluntatem abditam , ac retrufam . Cicer. de Pet. ConC E nel 3. de
Orat . Omnis motus animi ftmrn qttemdam a natura habet vnltum , et fonum » et
^eflim . >Anìmì Imago vultus. efltjudices octdì. Tratti hxc eft una pars corpo*
rìs , qitx qiipt animi motus fmt « tot Jìgnificatìones poffìt efficere . Oculi enim funtt
quorum tnm intentione , tum conjeSiUt tum hilaritate, motus unimorum lignifica^
mus aptè . I^am oculos natura nobis , ut Equo » & Leoni fetas 9 caudam j att»
res , ad motus animorum declarandos dedit .
la
. , -ÌC ON L'OG I À
ttù nB-|rtìcXtro'-<debrc Metaftafio ncIP Artafcrfc .
In gran parte dal volto il cor Jt f copre .
La Tcfta voltata alla parte oppolla a quella , In cu! moftra di aver'
oltervato qualche cofa j*" che sfligga di volef' vedere , chiaramente dimoftra 1'
azione dell'Aborrimento , giacche è un moto dalla natura infegnatoci , il ri-
volgerfi altrove , allorché e' incontriamo in cola , che ci difpiaccia . Iddìo
per dare ad intendere quanto abborrilca i Sanguinar} , cosi parla per ifda cap.
1. Cur» extenderitis mmas veftras , avertam ocidos meos a vobis , manis enim
w/lra fangtiine piena fmt .
Parimente per le braccia in alto , e in atto di maraviglia e riparo ,
intendo moftrare , che 1' aborrire una cofa è un' effetto della maraviglia ,
che ci cagiona , e perciò cerchiamo da quella fcanfarci .
Per Geros^Iifico dell' Aborrimento , fecondo la teltimonianza di Pierio
Valeriano , gli Antichi ufavano il gelto di fputare ; e rapporta Teocrito, che
dilfe, che ben tre volte uno gli aveva.iputato nel feno in contrailcgno di
queir aborrimento , che di eflb avc\a . Con si fatta ignomìnia {piegavano
ciò che da e (Ti era avuto in obbrobrio, ed in odio.
Appreffo Giovanni Bonifaccìo dell' Arte de' Cenni Par. I. Lo fputare „ E*
V geflo di abominazione ( fono fue parole), e di volere con dilpiacere al-
5, cuna cofa da noi fcRCciare , e perciò quando intendiamo , o vediamo alcuna
„ cofi vergognofa , e {porca {putiamo , mollrando con quello gefto di ribut-
3, tarla da noi, come gittiamo via quell' eicremento , onde upprclTo Tcrcn-
„ zio leggiamo in £aK. per traslazione : Expuere mìferuvm ex animò.
Come il color candido è più di qualunque altro color,^fbggetto a ri-
cever macchia, cosi per il candore dell' abito , di cui va veftita la nollri >
Immagine, C {piega la delicatezza di un' animo , che sfugge quelle co{e,che
può credere , che la poflino appannare , e recarle macchia .
Quefta per fc ileffa è una virtù ; fi avverta però di ben dillinguerla .
;Pur troppo da taluno' fi prende in ifcambio , ed il più delle volte ha l;v_j
ilia {èrgente da un fondo di cattivo genio ,di {cortcfia , di non retto pen-
sare . lì far tanto_ da Catone non è fempre bene . L' ollentar di {bvcrchio il
JUrratto d' una Lucrezia jnon merita tutto 1' applaufb , ed accade per Io più,chc
m.il fi crede
'Dna virtù , che l" ordinario eccede. Metall. Iflipilc ^
£ nell'Artaierfe Atto II. Scena XIL
Ha quefla i [noi confini, e quarido eccede ^
Cangiata in vizio ogni vìrfX fi vede .
-E- più chiaramente nella Betulia:
^IlLt virtù prcfcritti
, Sono i certi confini , e cade ognuno ,
CIjc per q-.ialunqie via da lor fi fcofìa ,
In colpa egnal , benché talvolta oppofla.
V Armellino , che fi pone a piedi Ipiega 1' effenza dell' Aborrimento ;
•imperciocché: detto Animale è così amante del proprio candore , ed aborrilce
tanto r immondezza , che elegge piuttollo di morire , che imbratrarfi nel
fingo
r M p R r M . %
fango . Non mi pare , che fia qui da tralafciaril il leggiadro- Sonetto dir Leo
nido Maria Spada concernente di' orrpre» .che ha, rik'i^^lina, delego .
SO 71 E T T P,\. ;r^ .• . ;
V^go xArmellin^ì che di : tua bi(!:r^cA fpogUa "{
Fai pompa altera a queftì colli intorno ,
£ tal pregi il Candori, che ti fa- adorno % -' :
■Che temi ogn* aura il macchi, ogni ombra il togliti^ .
udh qual folle desìo ì mal fìrana voglia
Ti trae fuor dell' ufato ai rai del giorno ?"
'JSlpn fai chefar.q'.iì dee prefìo ritorno
elori dolce cagion d^ ogni mia doglia ?
Fuggii deh fuggii che fé rejìi alquanto , / _ ,
Sola fra tante 'KIjnfe ir la 'vedrai.
Come candida il cor , candida il mmto ;
Onde al gran paragon ti crederai
Tinto del fango , che sì aborri » e intanto
Mifero ! rf' onta , e di dolor morrai ,
FATTO STORICO SAGRO.
L' Iniquità dell' Uomo così accrefciuta Ci era , che agli occhi del ilio eter-
no Fattore , in tale aborrimento venne , che per Ipiegazione al fenti-
niento nollro confacente , fi pentì quafi di averlo creato ; per lo che ordinò
a Noè 5 il quale folo giallo con la fua Famiglia nella terra trovavafi , che ,
formata un' Arca , in quella con la detta Famiglia fua , e con un malchio «
ed una femina di tutte le Ipecie degli Animali fi ricovraffe , e ben fi chiu-
delTe ; Efeguito ciò da Noè , fece Iddio aprire le Cataratte diel Cielo , e con un
general Diluvio di acque , che durò per ben 40. giorni;» e 40. notti , fom-
merfe , ed elHnfe tutti i Viventi fopra la terra , eccettuatone Iblo il detto
Noè 5 fua Famiglia , e gli Animali, che con elfo nell' Arca ridotti fi erar
no . Cenef. cap. 7. .
FATTO S T ORICCJ PROFANO.
MEntre che Camillo Dittatore d^' Romani teneva in ftretto afledio la^
Città de' Faliici ,é che la Città dalla fame era anguftiata , fé orec-
chio dare aveife vohito ad un traditore , agevole cofa gli farebbe fiata il
IllbitO prenderla ; Perocché il Maeiiro He' Figliuoli di tutti ì Principali a£>
fediati, ufcito dalla Città lotto preteito di voler condurre a ricreazione hm*
go le mura quei Giovinetti , li diede tutti in potere del Dittatore , di»
eendogli che pqteva ben' allora afllcurarfi d' av^re la Città nelle mani , po^
fciachè in fiia balia aveva i più cari pegni di quei miferi Cittadini . Spia-»
eque tanto a Camillo iin' atto così icelerato j che in. vece di fervirfi dell*
oppor»
8 re N LOGIA
opportunità per i fuoi Trionfi , comandò <, che fofle {pogliato il perfido Pe-
dante , e cosi nudo 4 e legato fi confègnafle a quegli Itcflì Scolari , che
con un mazzo di verghe cialchcduno in mano lo doveflero riconduirc alla
Città a' loro Padri. T. Livio Decad. i. tó, j. cap. ly.
FATTO FAVOLOSO.
FU tale 7 e tanta la nimicizia tra i due Fratelli Atreo , e Tiede , Figli
di Pelope -i e Ippodamia -, che non lafciavano occafioni , onde vicende-
volmente offenderli . Tiefte non temè di violare al Fratello la Moglie , i£
che da Eflb (àputo ■> uccifo un piccolo Figlio di Tiefte » lo fece cuocere t e
come vivanda all' impudico Padre lo fece prefentare . Aborrì tanto il Sole
limile empietà <, che ritornando indietro il fiio Carro , privò di luce per
ditto quel giorno la Terra . Ovìd. Met. Senec. Tragic,
ABUSO
Bdl* wdbate Cefare Orlandi .
UOmo dì alpefto deforme reftito con Abito a LIfte dì varj colori . OOcr-
vi ridendo il Tempo , che vola . Abbia avanti un Povero , che genu-
fleflb gli chieda la limofina , ed Elfo neppur guardandolo , con la finillr*
mano getti de' denari nel mare , e con la deftra impugni una ipad» . Abbia a*
piedi de* Libri t che moAri di calpeftare «
Per
T MO P R I M 0. 9
Per r Abulb , di cui ora rapprefènto V Immagine , intendo generalmen-
te parlare del mal' ufo , che fa 1' Uomo di quei doni di animo , di corpo t
e di fortuna, che gli vennero dal Supremo Diipenfatore compartiti.
■ Lo immagino perciò Uomo di afpettò deforme per dimoftrare ,che
non meno della bruttezza è da {chivarfi I' Abufo . Lo vefto con abito a li-
lle di varj colori per indicai'e la moltitudine , e varietà * degli abufi , che re-
gnano nel cuore degli Uomini, i quali verremo in parte efaminando in fc-
guito alla {piegazione della noftra Figura . ,
Si dipinge in atto di oflervare ridendo il Tempo , che avanti gli vola •
per dimoftrare la pazzia di quelli , che del tempo loro conceduto , non fanno
punto fervirfi , o mal fèrvendofene , indolenti in braccio al proprio delirio ,
non riflettono , che pafla quello, e più non ritorna • Con ragione ftupifce il
non mai abbaftanza lodato eruditiffimo Sig. Paolo Rolli in un leggiadro £\xo
Endecafillabo .
E pur le Jloliie ^Ime mal nate
Bjirofa y pigra tutta trapaffam
V irremeabile più viva etadel
L' applicazione per la Gioventù è un nome odìofo . E' cofà veramen-
te deplorabile il considerare quanti Giovani con graviffime fpefe , ed inco-
modi mantenuti vengono fiiori del loro Paefe a folo oggetto di profittare
• nelle fcienze , ed effi defraudando prima fé fteffi , poi le belle Speranze de'
loro Maggiori , e r alpettatìva della Patria , a tutt' altro che a quelle .fi appi»
gliano , vergognofamente le ore paCfando o in giuochi , o in vili tratteni-
menti , o in amori , o in crapule . A quanti fi può cantare , come Perfio nel-
la Satira terza.
T^empe hoc ajpdue ? '^am clarim mane feneflras
Intrat , & angujìas extendit lamine rimas :
Stertimus indomìtum qmd defpumare Falernum
Sufficiat , quinta dum linea tangitur wnbra .
En quid agis? Siccas infuna canicula meffes
"famdHdum coquit , & patula pecus omne fub ulmo efi
Giovane fconfigliato ! feguitarò a dirti collo llelTo Perfio .
Oh mifer : inque dies ultra mifer !
Se fi confideraffe feriamente
^lid fumus , & quldnam vÌLÌuri glgmmur , ordo
^is datus , aut metts qui mollis flexus , et unde . PerfI Sat. J
fi farebbe alcerto altr' ufo del Tempo r, alla ijienfierata fi vìve , fi confiderà
di paCTaggio il precipitevoliflimo fuo corfo , ma fenza affannarfone . Evidente
e quotidiano apparifce il mifero naufragio , e l' inutile tardo pentimento delli
fcioperati, perchè fènza alcun prò . Pur troppo bramerà 1' Uomo di aver fatto
altr' ufo di quello , ma coftretto farà efclamare con I' amante Camillo Ri-
nieri Zuchetti » d' eCferfi ravveduto allora , che il periglio divenne inevitabile
precipizio.
B SOTiETTO
IO ICONOLOGIA
SOLETTO.
B Etiche d* ^mor nel vaflo Mare infido ,
Zj' ogni intorno fcorgejji infrante , e fparte
Su flutti galleggiare antenne t e farte ,
E éi' infcpolte membra orrido il lido,
E un fero udijjì latnentevol grido
Di naufraghi infelici in ogni parte ,
"Pur ni' affidai fenza governo ,ed arte «
Ove il Mar mi parca tranquillo , e fido »
Ma non fi toflo uvea fciolto le vele ,
Che forfer congiurati a farmi guerra
Venti rabbioft , onde mi tenni affario .
sbigottito io gridava « a terra , a terra ;
Ma al franger di nemica onda infedele
B^uppe mia fragil barca in faccia al Torto •
Si figura che abbia avanti genuflefib un Povero , mentre con l.i flniilra
getta de' denari nel Mare, per fignificare 1' abbominevole abii{ò,che fafli del-
le ricchezze , delia nobiltà , e di quelle cognizioni , che all' Uomo dalla Mi-
fericordia di Dio fono ftate concedute .
Sono le ricchezze fenza alcun dubbio un dono di tanto rimarco , che
a giudo penfare formar potrebbero un Uomo veramente felice, fé riguardinil ,
quali riguardare fi debbono , come uno de' principali Iftromenti per efercitare
la Virtù. Ma ciò di rado purtroppo addiviene ; mentre i Poirelfori di quel-
le fcordati del vero fine > per cui dal Cielo confegnate le vennero , ftoltifll-
mamente fi danno a penlàre di elTerne in tutto alloluti Padroni , e che per
ciò loro permefTo fia il fame qualunque ufo in capriccio lor venga • Inganno
fenza fine dannevole , e vergognofo ! Sono Padroni , è vero , delle loro ric-
chezze , ma non aflbluti . La loro riferva confiderare fi deve, devefi riflettere
alla loro refìrizione . Si afcolti Santo Agollino nel fuo Sermone 2ip. de_^
temp. ^idquid , excepto Vìflu , & vefìitu, rationabili fnperfluit , non luxiti refer-
vetiir , fed in thefauro cxlefìi per eleemofynam reponatur . ^.od fi non fcceri'
m:is res alienas invafimus , Sentafi S. Gio: Grifoftomo , Bafilio , Beda , Teo«
filatto ; Sentafi S. Godenzio come fcrive a Germinio ferm. de Villico iniqu.
T^ihil nofirnm effe in hoc fxc.ilo ; nobis crcditam effe difpenfationem facitlta-
tum Domini noflri -, vel ad utendttm eis fuffìcienter, vel ad difìribuendum con-
Jeruis , ( e perciò ) ìion licere nobis eas expenfas ufurpare fuperfìuas , cum
fit erogationis ratio Domino vementi reddenda.
Ed invero che Arano , che barbaro penfare è quello di colui , che
abbondando di tutto , o allegro tra gozzoviglie , tra lufli Spandendo i fiioi
averi, o nemico ancor di fé fteffo ponendo tutto il fuo cuore nel niaggior-
«lente accumulare dovizie , ha coraggio di fentire fenza deltarfi a pietà , dì
Murare indolente le raiierie dg' Poveri della Iteifa fua miteria impallati ! E
quello
r M P R T M 0, ^ il
<5uefto un troppo inìquo abufarll della liberalità fece da Dìo ufata ; è quello
un. torto graviffimo al benefico Difpenduore .; è un empiamente dimolVrare
in Eflb ingiuftizia : Tsljmqttìd iiijiijìus efi Dtus ( efclama S. Greg. ferm. 8i. )
ut nobis non (^uditer dìflribiiat vìtx fuhfidia : ut tu quidem effes afflitene , &
abmdoMS, alìis 'vero deejfet , & egerentl Si penfi, fi penfi al mifcro fine del
Ricco da S, Luca 12. 17. defcrittoci, e fi rifletta giufto intorno 1' ufo de*
terreni beni .
Parlo così de' Ricchi , come altresì de' Poveri dico , che abufarfi non
debbono della fteffa loro povertà ; giacché pur troppo alla giornata fi mira-
no de' Pezzenti , che affidati nelle copiofc iÌKiofine , che dìlpenlare fi fo-
gliono-, amano piuttoflo trarre una vita Iper.fierata ed oziofa, che proccu-
rare a forza de' loro fudori un lode voi follie vo alla propria mifcria .
E' la Nobiltà il più bel pregio, che nel Mondo adornar poifa 1' Uomo t
quando però con la Virtù vada unita ■> e di fé ftefla non fi abufi ; giacche
^anto è più grande il dono ■,
Chi ne abtifa è pia reo . Metaf. la PalT.
E benché in altro propofito ; Chì plus datum efi , plus reqmret:ir ab ea .
S. Greg. OmiL 6.
La Superbia , la Prepotenza è il veleno de' Nobili . Sono infoffribili
quelli 1 che armati di una intollerabil ferocia sdegnano quafi di fiifare lo fguar-
fdo ne' loro inferiori , e trattarli altramente non fanno che con violenza , e_»
vilipendi . Se confideraffero , che Iddio non li ha innalzati a' gradi fuperiori ,
fé non fé per impiegarli nel fuo fervigìo col foccorrere gì' inferiori , in fo-
nùglievol guifa non fi diporterebbero ; ed alla mente di leggieri loro av-
verrebbe che altra difugguaglianaa tra '1 Nobile , e '1 Plebeo non corre , che
un accidente fortunato » di cui non ben fervendofi , ad altro non giova > che
a farfi diltinguere ingrato al Cielo , indegno dell' attributo di ragionevole t
ed inferiore agi' inferiori fuoi medefirai .
Il peggio però fi è di quelli , i quali abbacinati dallo fplendore del lo-
ro potere , tutto fi danno ad intendere che ad effi fia lecito , Bramano , chie-
dono 1 vogliono . Raggiri , minacce , tutto fi mette in opera purché fi ot-
tenga l' intento . Moitrano di effer tanto al di fopra degl' inferiori , che mol-
te volte in vece di dare ad efli , da elfi vogliono vitto , veftito , vogliono
tutto . Come quello ? Mi fpiegherò . Intendo ragionare di coloro , che quan-
to fan pompa di aver Servi a' loro comandi , altrettanto non hanno rolTore di
trattenere a quelli i dovuti falarj : Di coloro , che tutto giorno ordinano ed
a quello , ed a quel povero Artifta , onde fodisfare al caprìccio , ed al fa-
fio , e lafciano fcorrere degli anni , prima che fegua il pagamento de*
fudori di povera gente, che langue di fame . Veftire fi vuole alla grande i
alla ricca ; pagare poi vien fempre a tempo , e per lo più reità al povero
Mercadante il miiero onore di aver fervito un Nobile ; poiché fé la neceffi-
tà lo fpinge a richieder ciò che gli fi deve , o gli fi fa dire , che il Signo-
re non é in ifiato di dargli udienza , o fi fcaccia dalla fua prefenza taccian-
dolo di temerario im.portuno , e con minacce, e con illrapazzi fi fi avvilàto,
che più non infaiìidifca il nobile Debitore . Cosi fi abufa 1' Uomo dell^ fu-
B 2 periorìtà
I» TCONOLOGTA
p.eriórìti del grado, in cui Dio lo Im collituito. Cosi fi tratta qiierrtj
povera gente tanta caldamente da Criito raccomandata. Ah Nobili nwt
Qonfljliati !. Tudeat illis tollere , quìbtts jubcmur offerrc i grida il dottiflima
CafTidoro Ep. 1. j.
E' un abufo cnorm.e quello de' Superiori , che o tiranneggiano, o fup-
peditano i prorj Sudditi ; E' lui zbufo intollerabile quello de* Genitori , che
non dubitano rendere fchiavo 1' arbitrio de' Figli . Oh quanti 1' autorità
loro, da Dio fopra la propria Prole concefla convertono in Tirannia f
Per- la Spada , che tiene impugnata fi fpiega 1' abufo delle Armi , c_->
della Guerra ^ Sono le Armi Illruraenti nel fuo principio rinvenuti per
folo comodo, del Genere umana, per difefi dagli aflfalti delle più feroci
Belve air Uomo non p-iù innocente ,. ribelktefl . Cangiato fi è di loro
1' ufo, fi fono, aguzzati gì' Ingegni» e ritrovata fi è un infinità di armi
ài diverfe fpecie ad oggetto ( cola invero moftruofa ! ) di muovere l* Uo-
mo allo flerminio dello lleffo Uomo ; e mentre quello col nome di Ragio-
nevole fi fregia., più degl' Irragionevoli da tutti i principi della Ragione fi
fcoila .. Oliai' è de' Bruti che contro la propria fpecie amarfì fi veda.?
Troppo, a. ragione fé ne duole Giovenale nella Satira 15.
Sed jstnt Serpentum' maiop cmcordìa s parcit
Cognms maciilis Jìmilis fera : quando Leoni
Fortior s»pnit 'vitum, Leo ? quo, nemore unquam
Expiravit ^per majoris dentibiis ^pri ?
Indica Tigr.ìs agii rapida, cum Tigridc pacem
Terpetuam. : Savis inter fé convenit Z/rjls ^
.A/ì Homìtù ferrimi leibale incnde nofanda-
Vroduxijfe par uni efi->. cum r a/Ir a, & farcula tantum
'Affueti coqi^xs. , & marris > ac vomere lajjì
T>(efcierini primi gladios excuderc fabti ^
Si rapprefenta 1' Abufb con a piedi de' Libri, che raoftrf di calpeilare»
per denotare non folo il dii^prezzo che da taluno fi fa di quelle fcienze r che
adornare lo. dovrebbona, ma ancora per fignificare il deteitabile ufo , che di
più d' uno fi £a. di quelle cognizioni , che apprefe hanno ; giacche il cai—
peflare è un, vilipendere; ed allorché fi. fanno fervire o per dar paliolo al*--
le malnate pafTioni „ o. lontane fi portano da quel fine ,. a cui dirette fola.-
mente elfer debbona,, è un. effere a quelle traditori e ribelli,, e non £e--
guaci chiamar fi, polfono „ e. non coltivatori , e- non amanti .
La Filofofia, che iftituita è ad oggetto di condurre gli Uomini alla piìi;
perfetta, cognizione dell' Ente Supremo, ( die oiTore 1 che empietà! )}
quante volte, ft è fatta fervire per allontanare 1' Uomo da Lui ?
E' l' oggetto della Giurifprudenza , tìom(le via/ere,- atteritm, non l ardere y^
'Jìis faum. CHÌqiie trìbuere .. Chi ad altro oggetto 1' indrizza *. non fi ha da di-
re clie.la» calpelU.?. Efamini ciafcuno de' Signori Giudici, Avvocati,. Procu-
ratori ,, efàmini fé (ieiTo . Oh Dio l quegli umani rifpetti, quelle particolari
amicizie ,. quei regali, che orridi trabocchi fano dare alla bilancia di Ailrea t
«|UeJll* allinucre. tutte le ca>u£e. , o giuile , od ingiulle che iiaao^ quel folo.
nguar*
rOMOPRIMO, rs
rigiiardiire il proprio interetle , un nulìa prezzando le rovine di tante fa-
miglie , quell' afllitere a feconda iolo de' donativi , quei raggiri , que!l'i_s
longaggini a cagione di arricchirli aliena fattura , quell* abbandonare i po-
veri Clienti , allorché Imunti affatto fi fono , oh qual vendetta , qual pe-
na a fé chiamano !
La cognizione infomma delle fcienze è ottima cofa , è obbligo anzi
dell* Uomo l'andarne in traccia, ma per quella traccia, che lo conduca_j
al fuo Autore , e quelle feguendo , non perderlo un momento di villa » on-
de non abbia a meritarfi il giudo terribil rimprovero , che allo Scienziato
unicamente mondano fa il dottiffimo P. Gio: Battilla Cotta in un fuo ■
' S Kl^ E T T O.
OT'A , che gli anni prezio/ì , e L' ore
"hle' vani flud} confnrnando i}ai%
E fol Teforo all' altre Età ne fai
Tel breve acqnifio dì fugace Onore ?
Fe^coti ?ià per fama altrui M.7g-<yJore ,
Maggiore in merla: Ma d' acerbi gu.ti
^d mejje dopo morte al fin corr.ii ,
Se tardi appretidi a divenir migliare ?
\u4fcolta , afcolta : neW efirema giorno
^nirà 'l tuo nome in fempiterno oblìo ,.
E fratto avrai [ol di Vergogna , e Scorna ,
Ecco , dir OH le genti , il pazzo y il no ,
Che di fiibtrme chiaro ingegno adorno ,
Tutt^ altro fippe , che fé jiejfo » e Dio ►
FATTO STQRICO SAGRO,
MArtfn Lutero dotato dz Dìo di un fórprendente ingegno » fu così' ver-
fato nelle Scienze quali tutte, e particolarmente nella. Teologia, che
refo fi era la nìaravìglm. del Mondo , la più bella fperanza della valida dife-
fa da rrollra Santa Fede i Ma ói tanta dono- abufandoll non dub-itò di empia-
Eiente impiegare sì bet talento in dillruzione anzi della lleifa Sagrofantx
Religione , facendofl- Capo: di una fcelieratiflima Setta , che impercettibil
difordine al Mondo Cattolico ha. recato ,. ed arreca .. Lancijl i ed altri ►
FA.TTO STORICO PROFANO,
T^'Arquinio- ultimo Re de Romani fa v^lorofTiTImo Capitano, ed ebbe la-
Gloria di fbggiogare a Roma non pocìie Cittì. Era perciò fomma-
mente amato , ed in pregio^ ; talché prima ancora che moriire Tulio fuo
Re fu Egli nominato fiio Succefifore : In perverfo ufo convertì EfiTo 1' af-
fetto, la ftima , che di lui fi aveva , e dall'ambizione accecato , non lafciò-
die il quafi moribondo. Tulio - terminalfe in |)ace i fiioi giorni, ma empia-
Hiente
14 ICONOLOGfA
mente l' iiccifc . Venne perciò tanto in odio u' Romani , quanto di giorno
in giorno le di lui fcclleraggini fi accrefcevano. t'^^li peraltro infiemc colla
luu famiglia abufandofi di qucll' autorità , che conceduta gli era Ibta , tut-
to fi faceva lecito il commettere . Aronte uno de' luoi Figli invaghitoC
di Lucrezia Figlia di Lucrezio Governatore di Roma , e Moglie di Tar-
quinio Collatino , non fi vergognò di richiederla di adulterio i ne potendo
{offrire il Tuo cado rifiuto , la violentò , V opprede . Avendo 1' infelice.»
Matrona alla prcienza del Padre , e del Marito col ferro in fé punito il
delitto non fuo , cagione fu che abominando il Popolo Romano tanta fcel-
leratezza « e la prepotenza del fuperbo Regnante , lo detronizzò , ed infie-
me con tutta la famiglia > lo fcacciò fijori di Roma in perpetuo efiglio >
Stor. B^m,
FATTO FAVOLOSO.
AVeva Marfia Satiro in Frigia ottenuto dalla natura tale dolcezza nel
fuono , che i Pallori , e le Ninfe attonite e rapite lo afcoltavano .
Fece Egli di quefto dono un pefTimo ufo i giacché credendofi ancora mag-
giore degli fieffi Dei , ardì porfi al confronto con Apollo , che gli offeri-
va celefti doni, fé ceduto avefTe . Non defiftendo però dalla fua doman-
da , dal Nume vìnto, fu da Effo vivo fcorticato, e quindi in Fiume del
fuo nome convertito. Otimìà. Met. l'è. 6,
ACCA-
T 4^ PRIMO.
ACCADEMIA:
Di Gìo. Zaratìno Caflelllnl ,
15
D Orina veftita di cangiante , di alpetto « e dì età virile « coronata di oro .
Nella man deflra terrà una 'lìnia , intorno al cui manico vi fia fcritto :
DETRAHIT ATQUE POLII . Nella mano llnìltra avrà una Ghirlanda temu-
ta di Alloro 5 Edera , e Mirto : Dalla medefima mano pendino un pajo di Po-
mi granati . Sederà in una Sedia fregiata di fogliami , e frutti di Cedro « Ci-
preilo ) e Quercia , come anco rami di Oliva , in quella parte , ove fi ap-
poggia il gomito 5 luogo più proflìmo alla Figura. Starà in mezzo di un Cor-
tile ombroiò , luogo bofcareccio di Villa j con Platani intorno alli piedi . Avrà
buona quantità di libri , tra' quali rifieda un Cinocefalo , ovvero Babbuino .
Sarà velHta di cangiante di var; colori , per le varie fcienze j che in una
dotta Accademia fi trattano .
Si dipinge di età virile per la perfetta -, e matura cognizione delle co*
fé ) che fi poifeggono , e difcorrono in quell' età , che non è iottopofta alle
leggerezze giovanili , ne a' deliramenti fenili , ma è dotata di falda mente j
e di fano giudizio.
Si corona di oro, volendo fignifìcare , che quando l' ingegno dell' Acca-
demico ha da mandar fuori i flioi penfieri , che in capo confiltono , ove è la
parte intellettiva dell' animo noftro ( fecondo Platone nel Timeo ) biCbgna,
eh' egli H affini , come 1' oro j acciocché poifino ftare ad ogni prova , e p».
.ragonc.
i<? ICONOLOGIA
ragone . Da man deftra tiene una lima , col motto intomo ( DETRAIIIT
ATQ].TE POLII ) perchè , ficcomc con la lima , inftrumcnto fàbrile , liman»
dofi il ferro, o altro fi pulifce, e levandofi la niggine diviene lucido, e ri-
fplendente, cosl_ nell' Accademia levandofi le cofe fuperflue , ed emendandoff
li Componimenti , fi pulifcono, ed iliullrano le Opere ;pcrò è ncceirario po-
nerle lòtto la lima di Teveri giudizi degli Accademici , e fare come dice
Ovidio nel lib, r. de Ponto , acciò fi emendino , e pulilchino .
Scilicct ìncipiam lima, mordacius uti ,
tlt fub judicium fmguU verba "jocem .
Onde Qyintiliano lib. x. cap. iii. opus poliat lima , e non fenza ragione
fi fdegna Orazio nella Poetica de i Latini , che non ponevano al par de' Gre»
ci cura , e flitica , in limare , e pulire le opere loro .
7<lec virtute forct clarisve potentius armisi
^àm lìngua Latìiim : jt non ojfenderef unum
^lemque Toetarum Hmx labor , e^ mora . Fos «
TompH'iHs fanguis , Carmen reprehendite , q:tod non
Multa dies , 6" m:ilta. Utura coercuit : atque
Terfefium decies ìion cafligaiiìt ad ungiiem .
E il Petrarca Sonetto i8.
Ma trovo pefo non de le mie braccia ,
7\(e opra di pulir con la mia lima .
Qiiindi è , che molto accuratamente dicefi , che ad un' Opera le manca l' ul-
tima lima , quando non è abbaftanza terfà , e pulita ; veggafi negli AdagJ : I'-
ma detrahitur ; atque expolitur quod redundat , quodque incultum ejl ; & lima-'
ta dicuntur expolita (a) . La. Ghirlanda fi teffe di Alloro , Edera , e Mirto , per-
che fono tutte tre Piante poetiche , per le varie fjjecie di Poefia , che ne!l'
Accademie fiorifcono ; imperciochè il Mirto è pertinente al Poeta melico amo-
rofo , che con fbavità-, e piacere canta i fuoi amori ; perchè il Mirto, fecon-
do Pierio Valeriano è fimbolo del piacere , e Venere madre degli amori ;
anzi
(,a") La C/jìì-lantìa fi teffe ài /illoro , Edera , e Mirro ec. Il Lauro è dedicato ad
Apollo per più ragioni : Sì perchè e Pianta medicinale , e della Medicina fi ta
Autore Io fteflo Apollo; come ancora per efTer Piantarla quale ta indovinare;
e alle predizioni è~^imiimente Apollo prepofto, ed è di natura ignea ; ondc_.
Empedocle, che teneva efi"er l'anima di fuoco , diceva , che fé l' l'omo dovit
fé trapafiare in qualche animale , dovrebbe defiderare di pafTar nel Leone , e fé
in qualche Pianta j bramar dovrebbe d' infinuarfi nel Lauro, per efTer tanto II
leone , che il Lauro della medefima natura dell' anima umana . Qiiindi non è
■ maravigUa, che fi coronino i Poeti dedicati ad Apollo con quefta Pianta.
.L'Edera è confecrata a Bacco, onde appreflb gli Egizzj era confecrata ad Ofiri-
de, perchè quefto credevano elTer l'ifteffo che Bacco, e perciò 1' Edera era da
. loro chiamata , Chenofiri% , che vuol dir Pianta di Ofiride . Ma Bacco , ed Apollo
erano il medefimo , come fa vedere Macrobio ne' fuoi Saturnali ; e dille due ci-
me del Monte Parnafib una era dedicata al primo, e l'altra al fecondo : Per-
ciò con efla con ragione venivano coronati i Poeti .
"li Mirto poi eiTendo Pianta di Venere fervi va per formar la corona agli amorolì
Poeti .
T Ai P R J M _ "17
anzi riferifce Nìcandro , che Venere fii prefente al Giudìzio di Paride inco-
ronata di Mirto intanto gli era grato ; e però Vergìiio in Melibeo :
*Populus ^lcid£ , grati/jìma 'vitis laccho j
Forrnofx myrtus Veneri^ faa laurea Thaibo.
E Ovidio nei principio del 4. lib. de' Falli , volendo cantar delle felle
di Aprile, mefe di Venere -, invoca Venere, la quale, dice , che gli toccò
le tempia con il Mirto , acciò meglio poteQe cantare cofe attenenti a lei , _
Venlmiis ad quartum , in quo celeberrima , menfem *
Et "JiUem , (& menfem fcis , Fems, effe tuos .
Mota Cyterea efi: ICi'iter mea tempora Myrto
Contigit , & ccspttim perfice, dixit, opus .
Di Edera, e Alloro ù coronavano indifferentemente tutti li Poeti. Orazio Po-
eta Lirico fi gloriava dell' Edera .
Me do^arum hedera proemia frontium
Dii ; mìfeent Superis ,
E l' ifteOTo vuole il Lauro ncU' ultima Ode del 3. lib. dì verfi. \
^(^fltam meritìs , & mihi Delphica
Lauro cinge volens. Melpomene, comam .
E lo giudica atto , che ne foiTe coronato Pindaro pur Lirico nel 4. Ilb. Ode 2.
Tindarus ore ,
Laurea donandus ^pollinarl.
Nondimeno 1' Edera particolarmente era di Poeti Elegì allegri , ficcome no-
ta il Merola nell' Elegia 6. de TrilHbus , ove dice Ovidio .
Si quis habes noflris fimiles in imagine vultus »
Deme meis hederas. Bacchica ferta, cornìs .
ifta decent Ixtos felicia figna poetas :
Temporibus non efi apta corona meis,
B Properzio Poeta Eligiaco.
Ennins hirfuta cìngat fna di^ìa corona ,
Mi folia ex hedera porrige. Bacche, tua .
E con la medefima Ovidio avvertilce Catullo , che vada incontro a Tibullo
Eligiaco .
Obniius hitic venies hedera ju'venilia cìn&iis
Tempora cum davo, do&e Catidle, tao .
ConvienlI anco a' Poeti Ditirambici , effendo lì Ditirambi verll , che fi
cantavano in onore di Bacco, a cui era confàcrata 1' Edera . Ovid, 3. Fafb
Hedera , gratifjìma Bacco ejì ;
lìce quoque cur ita jtt dicere nulla mora efi»
Hyfiadas T^ymphas^ puerum quterente novercat
Hanc fróndem cunìs eppofuijje ferunt ,
E nel 5. de' Farti .
Bacche racemi/eros hedera redimite capìlhs .
II Lauro poi è più conveniente agli Epici , che cantavano ì fatti d' Im"
peradorì , e degli Eroi , i quali Vincitori d' Alloro fono ftati incoronati , e-»
però Apollo nel primo delle Metamorfofi io delibera per corona a gloriofi ,
-XT e vitto-
18 ICONOLOGIA
e vittoriofi Duci » e lo confacra a fé ftelTo Padre de' Poeti > come Pianta «
che li deve al più alto ftile grato e fonoro « e per finire di ragionare circ*
di qiiefte tre Piante poetiche , balli a dire , che il Petrarca fu coronato in
Roma di tre corone , dì Lauro , di Edera , e di Mirto , liccome riàrilce di
aver vifto Sennuccio Fiorentino » coetaneo , e amico del Petrarca .
{a) Li Pomi granati, fono figura dell' Unione degli Accademici ,pigliandofi
tali Pomi da Pierio lib. 54. per fimbolo di un Popolo , Collegio , e d' una
Compagnia di molte genti congregate in un luogo , per la cui unione fi con-
fervano ; e però erano dedicati a Giunone , la quale ebbe epiteto di Conll-r-
vatrice , ficcome fi vede nella medaglia di Mammea» con tali parole: JUXO
CONSERVATRIX. E per quello anco Giunone era riputata Prefidente delli
Regni, e pìngevali con un melo granato in una mano « come Confervatrice dell'
unione de Popoli . Sederà 1' Accademia , perchè gli efercizj degli Accade-
mici fi fanno in ordinanza tra di loro . Vi farà intagliato il Cedro nella Se-
dia ì per elTere il Cedro fimbolo dell' Eternità . sAras alias enim arbores Ce-
drus xternìtatìs hjeroglyficum efl. Dice Pierio poi, che non fi putrefe,ne me-
no fi tarla ; alla quale Eternità devono avere la mira gli Accademici , procu-
rando di mandar fuori le Opere loro limate , e terfe , acciò fiano degne di
Cedro; attelb che Plinio lib. 16. cap. gp. dice , che una materia bagnata di
lùcco , ovvero unta di oglio cedrino , non fi rofica dalle tignuole ; ficcome
nel cap., e lib. 15. afferma de' Libri di Numa Pompilio ritrovati dopo 535.
anni nel colle Gianicolo , da Gneo Terenzio Scriba , mentre rivangava , ed
affoflFava il Ilio campo ; onde : Cedro digna loattus , dicefi di uno , che abbia,^
parlato , e comporto cola degna di memoria ; detto ulato da Perfio nella pri-
ma Satira; veggafi Teofirallo lib. 3. , e Diofcoride lib. i. cap. 8p. ,e l'Ada-
gio :
r II !■■ !■ 1 1 ' I I II I
C (7 ) Li Pc7iii granati fono figura MI' Vnìcne iegli 4ciaàewìcì ec. Gli l^omini fono
Animali fociabiJi , e perciò abitando da prima feparatamente, e vedendo, che
Effi erano flati creati per vivere in focictk tra di loro , penfarono di taoricare
le Città , affinchè poteffero in quello modo uniti più facilmente 1' un l' ahro
ajutarlì ; Ma non contenti di quella unione cosi univcrlàle , lì Ihidiarono ancori
di formare alcune particolari Adunanze, fpecialmente quelli, che alle Lettere,
e alle Arti Liberali attendevano , per comunicarli a vicenda le Cognizioni , che
ciafcuno aveva acquillato collo ftudio , e colle Operaziom . Per la q.ial cofa
fra gli Ebrei furono alcune Scuole da Profeti illitnite , ìw cui in ilpecialità alla
Sagra Poesia, ed alla Mufica applicavano . Nella Grecia furono varie Adunanze,
a quello fine deftinate, come ce ne fanno fede Ateneo, e Paufunia . Ed i Ro-
mam' eziandio vollero fra di loro introdurre quelli virtuofi Congrtflì , cliiaman-
doli Accademie. Qiiello nome però quando fu da principio introdotto , fi diede
folamente alle Scuole de' filofolì , e particolarmente de' Platom'ci^ come qui ac-
cenna 1' Autore , ma dopo Carlo Magno s' incominciò a dare a quelle Scuole del
Pubblico , le quali Uiu'verfità volgarm'.'nte clìiamiamo . E pofcia nel terminare
il Secolo tredicefimo fi principiò per f.vventura a darfi a quelle private Afi"em-
blee , che per efercitarfi fi folevano eia' Letterati tentrc; ovvero come vuole il
Coringio j al tempo di Paolo IL, quando Pomponio Let» in lioma illitui la_»
fua celebre Accademia, ad imitazione della quale tante polcia uè foriero in Ita*
.Àia j cue f^o Lenza numero .
TOMO PRIMO. \9
gio ! i)/^4 Cfifro, pei* il ■ che Orazio nella Poetica dure : : ''
' : fperamiis carmina fingi
Tofse linenda Cedro , ijr levi fervanda Capre/se .
E però vi s' intaglierà anco il CipreCfo , effendo incorruttìbile come ìi
Cedro , e pigliali da Pierio per la'Perpetuità ; la Quercia parimente fimbo-
lo della Diuturnità appreflb T ilieilb Pierio , e della virtù , ficchè anch' efl»
vi fi converrà ; tanto più che negli Agonali Capitolini ìftituiti da Domiziano
Imperatore liVirtuofi , che vincevano in detti giuochi , fi coronavano dì
Quercia , come gì' Iftrionì , i Citaredi , e li Poeti . Giovenale :
^n Capitolinam fperaret Tollio ^lerciim,
E Marziale ; cui Tatpejas liatit contingere ^eì-cus .
Di che più dìffufamente Scaligero nel i. lib. cap. io. fbpra Au{bni»
Poeta. L' Oliva per eflere fempre verdeggiante poneii pure per 1' Eternità,
della quale Plut. nella 2. quell. del 5. Simpolio , così ne ragiona : O/e^w , Lau-
rum , ac Cuprcffum femper vìrentem confervat pìnguedo & color ficiit i& Hede-
ram : Ponefi poi nel più proflimo luogo al corpo dell'Accademia, co me Pian-
ta dedicata da Poeti a Pallade Minerva nata dal capo di Giove 9 che per
ciò è iìgura della naturalità , e vivacità dell' ingegno , della fapienza,e fcien-
za , fenza le quali necefifarie doti non fi può effere Accademico , perchè chi
n' è privo, dicefi di lui , tratta , e parla Graffa M/»o"y^ , cioè grotrolamente,
da ignorante fenza fcienza;onde tra Latini derivafi quel detto : invita Miner-'^
va, più volte ufato da M. Tullio, e da Orazio in quel verfo della Poetica .
Tu nihil invita dices, faciefque Minerva.
Tu non dirai , ne farai niente in quello che ripugna la natura del tuo
ingegno , e 'I favor del Cielo ; ficcome fanno certi belli umori che voglio-
no fare dell' Accademico , e del Poeta con quattro verfi bufcati di qua ,. e
di là fenza naturale inclinazione , e fcienza , ne si accorgono , che quanto
più parlano , più palefano l' ignoranza loro : bilògna dunque a chi defidera
immortal nome di faggio Accademico pafcerfi del frutto dell' Oliva , cioè
acquiflarfi per 1' acquilto della fcienza , e fapienza con li notturni ftud]' , e vi-
gilie , de' quali è fimbolo 1' Oliva ; onde tra ftudiofi fé ne forma quel detto .
Tliis elei qnam vini , cioè più induftria , e fatica di mente , che ipafli, crapu-
le , delizie , ci vuole per ottenere le fcienze , e quell' altro detto : Oleum ,
et operam perdere : quelli , che perdono la fatica , e 'I tempo in cofa , che non
ne ponno riufcire con utile , e onore ; e però San Girolamo diffe a Pam-
macchio . Oleum perdit , & ìmpenfas , qui bovem mittit ad Ceroma : cioè perde
1* oglio e la fpefa , il tempo e I' opera , chi manda il bove alla Ceroma
unguento comporto di oglio , e di certa fòrte di terra ; il che fi dice di quel-
li , che vogliono ammaeftrare perlbne di grolTo ingegno incapaci di ogni
fcienza, la quale fi apprende con induftria , e fatica , fignificata in quefto luo-
go per il ramo di Oliva , la cui fronde è alpra , ed amara , come anco il
frutto prima che fia colto , e maturato ; che le diventa dolce » e fòave , {è
ne cava foaviffimo liquore. Geroglifico della Fatica, ed anco dell'Eternità ,
come quello cli'e conferva i corpi dalla corruzione , e putrefazione , cosi la
Icienza è afpr* , e amara per la fatica , ed induftria , che fi ci mette per con-
C 2 feguirla.
20 ICONOLOGIA
fcguirla : colta , e maturata che fi è , cioè confbffuita la (clenza i fé ne fèn«
te frutto ) e contento grandiflimo con eternità del proprio nome i la qnale
porta in mente di uno ftudiofo gli allcggcrifcc la fetica « ficcome anco il frut-
to » e 'I contento , che fpera raccogliere dalle fcicnze .
Sederà in mezzo di un Cortile ombrofo , ovvero luogo bolcarecclo di Vil-
la con Platani intorno conforme alla deicrizionc di Plinio li'j. 12. cap. i. per
memoria della prima Accademia , che fu principiata in Villa da un nobii Per-
Ibnaggio chiamato Accademo, nella cui amena Villa, non lungi da Atene fi ra-
dunavano i Platonici con il lor divin Platone , a difcorrere de' lludj dilet-
tevoli Platonici , ficcome narra Diogene Laerzio nella vita di Platone ; onde
.Orazio lib. 2. cap. 2. ^tque Inter fyhas ^c.idemi qiiterere verum.
E Carlo Stefano Storico dice , che tal Villa -, o Selva tòtTe lontana da Atene
mille pafil jficchè la prima Accademia ebbe origine nella Villa , e prelè il no-
me da Accademo nome proprio , perche è da laperfi , che le Sette , e Adunan-
ze di Virtuofi , preflTo gli Antichi Ibno fiate denominate in tre modi , da' co-
fiumi ) da' luoghi , e da' nomi propri di pcribne ; da' coftumi ignominioC furo-
no detti li feguaci di Antiilene Cinici « ovvero perchè avevano per corta-
me di lacerare le opere , e la vita altrui con dente canino e mordace , ovve-
ro perchè a guila de' cani non fi vergognaflero di ufar palefemenre , come
i cani l'atto venereo» ficcome di Crate,e Iparchia. Filofotelfa ibrclla di Metro-
eie Cinico 5 narra Laerzio . Elegit contìnuo puelta , fumptoque illìus b.tbitu una
Cam viro cìrctiibat ^ <^ congrediebantur. in aptrto, atqiie ad csms prof.cìfcebantttr.
Dal cortume onerto furono chiamati i legnaci di Ariilotele Peripatetici , ( ^po ta
Teripatin ) ^od ejì deambulare perchè ebbero per cortume dilputare caminan-
do ; da' luoghi pubblici prelcro il nome quelli , che furono nomati dalle Cit-
tà . Z>t Elienfes , Megarenfes , & Cirenaici , e dal luogo privato gli Stoici , li
quali prima fi chiamavano ZenonJ , da Zenone lor Principe . Ma da che det-
to Zenone per render ficuro da misfatti quel Portico di Atene , dove furono
aiccili 143 o. Cittadini, com.inciò ivi a difcorrere, e adunare la fua Setta , furo-
no chiamati Stoici, perche ( iTo^) fignifica il Portico , onde Stoici furono quel-
li , che frequentavano detto Portico , che fu poi ornato di bellifllme figure
da Polignoto , fimolb Pittore ; da perlbne Ibno flati nomati i Socratici , gli
Epicurei, e altri dalli loroMaertri,e come detto abbiamo , quefto ifieifo no-
me di Accademia fi deriva dal nome proprio di quell' Eroe Platonico, detto
^Accademo , nella cui Villa fi radunavano i Platonici , la quale Adunanza fu la
prima , che fi chiamaffe Accademia , indi poi tutte le Adunanze de' Viruiofi
ibno fiate chiamate Accademie , perfino a' tempi nortri , ne' quali fi ufi un
quarto modo di nominare per lo più le Accademie , dalla elezione di qualche
nome fiiperbo , e ambiziofo , da grave , e modeflo , da ficeto , capriciolb «
e ironico , e quefto ultimo è alliii frequentato da' moderni; e per feguitare T
tlpofizione della noftra Figura diciamo , che la quantità de libri , che gli fo-
no a' piedi , fi ricercano in buon numero , elfendo il principale intento degli
Accademici di volgere diverfe forti di libri per acquirto di varie fcienze . Il
Cinocefalo , ovvero Babbuino lo Eicciamo aflìfiente dell' Accademia , per elfe-
rt" egli fiato tenuto dagli Egi/j Geroglifico delle lettere, e però lo conia-
cravaao
TOMO PRIMO. zt
Gravano a Mercurio riputato Inventore , e Autore di tutte le Ietterei ficcorac
riferifce Pierio Valeriano lib . 6, e ponefi tra libri , perchè uno , che vuolej
far profellione di Accademico letterato » deve ftare afTiduo negli lludj , qua-
li vengono molto accrefciuti dalla frequenza delle Accademie .
II Cinocefalo a federe -, di cui ne abbiamo veduti in Roma Simulacri an»
tichi di Marmo Egiziaco, lignificava appreflb gli Egizj 1' uno , e 1' altro Equi-
nozio; e di più ponevano 1' efBgie fua negli Oriuoli che ftillavano acqua,
in vece di polvere , per diftinzione delle ore , perchè il Cinocefalo nella fla-
gione degli Equinozi I3. volte il giorno , e 12. la notte » una volta 1*
ora manda fuori acuto tuono di voce : Cosi 1' Accademico deve mifiirare « e
contare le ore del giorno , e della notte , e Ipenderne buona parte in onora-
ti ftudj , acciò polla dare alla giornata fonoro tuono di voce nell' Accademia:
Potrà di più fervire qui per tipo dell' imitazione ; poiché quello animale
imita molto bene li gè Hi , e le azioni dell' Uomo eziandio con la penna in
mano in figurar lettere, di che Eliano lib. primo d' Animali cap. io. fic-
come ne facevano elperienza gli Egizi , mettendogli avanti carta , penna , e
inchiortro : e I' Uomo fin da putto per iltinto di natura è dedito ad imitare «
Ariftotele nella Poetica .
Injìtum ejì a natura homìnlb'.ts a puerìs ìmìtari.
Dalla quale naturale imitazione pare che abbia avuto origine la Poe tica ,
ambrofia e manna foave delle Accademie , tutte intente ad imitare , e rappre-
fentare i coftumi , le azioni , e gli affetti con figurata eloquenza acquiflata infle-
me con le prime difcipline, mediante 1' imitazione , requiilta da ogni Accade^*
mia,
ACCIDIA
Dì Cefare ^ipa.
DOnna vecchia , brutta , che ftia a federe . Con la delira mano tenga
una corda , e con la finillra una Lumaca , ovvero una Tartaruca .
La corda denota , che 1' Accidia lega t e vince gli Uomini , e li rende
inabili ad operare .
E la Lumaca, Tartaruca j dimollra Ja proprietà degli accidiolì , che fo-
no o^oii e pigri.
ACCIDIA
DOnna che ftia a giacere per terra ; e accanto ftarà un Afino fimilmeB'
te a giacere ; il qual animale fi foleva adoperare dagli Egizj per mo-
ftrare la lontananza del penfiero dalle colè fàgre , e religiofè , con occupazio-
ne continua, nelle vili , e in penHeri biafinievoli , come racconta Pierio Va-
leriano ,
ACCI-
%% rCONOLOGlA
ACCIDIA
DOrma vecchia, brutta , mal veftita, che ftia a federe , e che tenga la
guancia appoggiata fopra alla linillra mano, dalla quale penda una cartel-
la con un motto , che dica : TORPET INERS : e il gomito di detta mano
fia pofata fopra il ginocchio , tenendo il capo chino , e che fia cinto con Uii
panno di color nero ; e nella delira mano un Pefce detto Torpedine . ■
{a) Accidia, fecondo S, Giovanni Damafceno lib. 2. è una trillizìa ,
che 'aggrava la mente, che non permette, che fi facciaopera buona.
Vecchia fi dipinge , perchè negli anni fenili celiano le for7e , e manca
la virtù di operare , come dimoftra David nel Salmo 70. dove dice ; T^e proi-
eiits me in tempore feneElntis^ cum defccerit •vinus mea ne derdinquas me.
Mal veftita fi rapprefenta , perchè 1* Accidia non operando cofa veruna ,
induce povertà, e mileria , come narra Salomone nei Proverbi al 28. Mi'i
operatur terram fnam fatiabitur panibus , qui aatem fe^atur otìum replebitur sge»
fiate. E Seneca nel lib. de "Stanti. Vigr'tt'u efl nutrix xgefìatis .
Lo ftare a federe nella guiia che dicemmo , fignifica che 1' Acddia ren-
de r Uomo oziofò , e pigro , come bene lo dimollra il motto fopradetto , e
S. Bernardo nelle Pillole riprendendo gli Accidiofi cosi dice : O homo im-
prudens , millia mìllium minìjlrant ei , &• decies centena millia ajjìfiunt ei , & tii
federe pncfimis?
JLa tefta circondata col panno nero , dimoftra la mente dell' Accidioso
occupata dal torpore , e che rende 1' Uomo ftupido , e inieniato , come nar-
ra Ifidoro ne Soliloqui lib, 2. Ter torporem niìres , t^ ingeninm dcflaunt .
Il Pefce, che tiene nella delira mano fignifica Accidia, perciochè fic-
come quello Pefce ( come dicono molti Scrittori , e particolarmente Plinio
lib. 32.cap. I. Ateneo lib. 7. e Plutarco de folertia ^nimalium) per la natura»
e proprietà fua , chi lo tocca con le proprie mani , ovvero con qualfivo-
glia iftrumento , corda, rete, o altro, lo rende talmente llupido , che non
può operar cofa nelTuna ; \b) così l' Accidia avendo ella le (leil'e male qualità ,
prende, fupera, e vince di maniera quelli che a quello vizio fi danno , che
li rende inabili , inftnfàti , e lontani da opera lodevole , e virtuofa .
De' Fatti 'Vedi Tigrizia . • A C-
( a") S. Tommafo ancora in varj luoghi della fua Somma difinifce quello viziotfTere-
un tedio di ben operare , ed una triftezza di una cofa Spirituale . Il che è un
peccato fpcciale , quantunque in comune convenga ad ogni vizio j nella ftefia
giiifa , che il Gaudio del Bene fpirituale Divino, conviene a una liseciale virtà,
cioè alla Carità , ma in comune conviene ad ogni virtù .
(^) yjE^Ì ìai'.tii lìi /i?:imnU!m natura Lib. $. cap. 14. fi accorda co* citati Autori
intorno agli effetti della Torpedine, dicendo t=:
Mamiìa hominis , qui Tcrpetììnem fìfcev: ccr.ti^trit tcrpcre offici , etiam tium puer
a inatre frcquenter ataìivi . Prgterta a i)ii<ti Peritii accepi iìltan , qui rete , in
q uà faerit capra, attì?erit cmr.ino ptijfurum tcrpcrctn . Itcm fi qriis (cm zi-vom , CJ*
^roziiavi in ■:as itr.tcfucrit , (^ Afarinam aquam infuierit , parìet iììa fuo tempere.
Eain licir.de eqi'.avt fi ex lefe in /jctninis cnt wcimm , aiit fcdcm infiidcrit , ».fw-
l>r(i htxc un Aiihìtontcr chtcrpefciint.
TOMO P R IMO
ACCORTEZZA
DeW ^bate Ce/are Orlandi,.
45
DOnna di età matura. Abbia il Veflimento,ed il Manto color cangiante,e fòpiu
quello fiaiio ricamati varj occhj ed orecchi , qua e li iparfi . Tenga in una
mano una Pernice . Neil' altra un Ramo di albero di moro . A'pie^i un Leone".
Per Accortezza intendo quella prontezza di mente « con cui 1' Uomo non
iblo fa diicernere , prevedere , e fchivare i pericoli che iòpraftare gli pofTono t
ma fa diltinguere tutte le vie , e mezzi più proprj » onde giungere al fìio in-
tento . Ha i llioi confini 1' Accortezza con il vizio , e con la virtù ; giacché
fomminillra le armi sì all' uno , che all' altra , e con effa tanto può 1' Uo-
mo divenire un biafimevole Furbo , quanto che una Periòna fàvia , ed illumina-^
ta . Felice chi là impiegarla foltanto nel bene ! giuftamente efclama il dotto
Autore delle Rifleflioni a' Caratteri diTeofrallo »e delSig. de la Bruijere Tom,
3. cap. 8. §. 22,
La fingo perciò Donna di età matura , per elfere quefta 1' età la più rì-
flcffiva , e di maggiore penetrazione delle altre .
La vello con Abito , e Manto color cangiante, per dimoftrare che 1' Uomo
accorto fa veilirli di tutti i caratteri , fecondo che il bilbgno lo richiegga .
Gli Occhj, e gli Orecchi che fopra il Manto qua , e là ricamati vo-
glio , indicano che per eifere veramente accorto fa duopo avere più Occhj,
per vedere ciò che feguire j e ciò che fuggire fi debba j ed avere parimen-
te
14., ICONOLOGIA
te piià Oi'ecchIa,per afcoltare ciò clic delle proprie operazioni , e andamenti, non
meno che delle altrui, fi applaudifca, o biaflmi , per potere fcegliere il mezzo
più proprio, onde giungere al confeguimento di quello che fi brama.
Tiene in una mano una Pernice per ellere quello animale accortifllmo
nello Ichivare i pericoli, e di grandiflimo avvertimento. Della Pernice cosi
Pìerio Valeriano , che fegue la teilimonianza di Ariltotcle e Plutarco « fe-
condo la Tradazione del P. Figliuccio .
Dicono adunque , che la Ternìce a'wezza i ftioì "Pulcini, quando ancora non
poffono volare a flenderfi rovefclo fopra la terra , e per loro ficfjì ricoprirfi di
paglia , e Jìrame , quando il Cacciatore ft appreffa ; // che fignifica loro con un
JHO fifcbio . Ed ejfa intanto volando avanti a* piedi dcW •Z^cellatore, gli da fperan-
za di lafcìarft prendere , e fubìto volando fé ne fugge , e poco dopo ritorna, finché
così burlandolo , lo allontani da fioi Tiilcinì , e fubìto rifacendo il fio fìfchio ,
come r interprete di ^riftofane dicagli avvertifce , che è tempo di volarfenc via zz.
e poco fotto 3 Si legge apprcffo ^riflofane quel proverbio : Ecperdichifae :
Cioè f campare un pericolo a g:dfa della Ternìce: Imperocché il fM Intcrpetce dice ,
che quefli ucelli raccogliendo coi piedi molte paglie , fi gettano in terra fupine , e
in cotal modo ft Jiafcondono , e friggono il pericolo .
Per effere 1' Accortezza una parte principale , e indivifa dalla Pruden-
za , a lei fi appropria il Ramo dell' Albero Moro , ellendo quello per il fen-
timemo di Plinio lib. i6. cap. 25. , di Diofcoride lib. 1. cap. 144. , del Vale-
riano lib. 52. da moltiflimi altri e preceduti , e feguiti, il Geroglifico dell'
Uomo prudente; giacché il Moro , a differenza degli altri Alberi, che al gode-
re appena qualche giorno fereno , e dal Sole rifcaldato , germogliare fi vedo-
no , e fiorire, ;iipetta che il freddo fia totalmente dileguato , e che vera-
inente giunto fia il favorevole tempo della Primavera ; ed in effetto quelli,
cangiandofi il tempo , con loro ibmma rovina fono aflretti a perdere in un
flibito co' fiori qualunque fperanza di futuro frutto jquefio al contrario afpet-
tando la Stagione fua profTima , acciochè il freddo dell' acre di nocumento
cffer non gli poflfa , in un fubito , e quafi in una fola notte germoglia i
fiori 5 e più che prelb i frutti rende grandi , e maturi .
Del Leone « fé prcfiar fede fi dee a NaturalilH , fi ha che tra tutti gli
animali di quattro piedi , che hanno le ungliia ripiegate , fblo fia che Inbito
nato perfettamente ci veda ; Oltre di che abbiamo dal Valeriano , ed altri,
che il Leone pochiffimo dorma » e che ripofmdo mova continuamente la co-
da . Da Oro Apolline de Leone Hìeroghph: ip. Vìgilantem autem ^fedulumque
hominem , aut etiam ciifìodem oflendcntes Leonis, caput pingimt ; qwniam Leo vigi-
lans ochIqs claudlt , eofiem, cnm dormit, apertos habet , qmd qtiìdem cufìodix ,
Atqiie excuhiarum fignum e/i . Si pone perciò giultamente per fimbolo dell'
i^ccortezza, giacche 1' Uomo accorto deve ftarfempre vigilante , ne mai improvi-
iò lafciarfi Sorprendere.
L' ingegno , e fagacità de' Leoni è forprcndente . L' Aldovrando nella
{i\z O^^rz . De ^adritpedibHs lib. i. Olierva che, Dum inced:-int , nnques retra-
hunt vehti in vaginas , ne hebetentitr ; deinde , aiithore oA^Uano , recìum iter non
feragUìit , ncque fimplcx Hjefìigium , imo variitm ^ multìplcx imprimunt , modo pro~
gre-
TOMO PRIMO, ^ 2f
grediuntur « modo regredìunt»t > rmfus procedmt , is!" viciffìm retro commeant ,
e^ 'vitm partim preeddmt , partim cauda obliterant ■> ne nienatores eorum 've/ligia
explorantes , ln/lrum , ìnqm cum fuis Catnlis Jìabulantur > invenìre pojjint .Hoc [cri-
pfit Bargeus in Opere de VeuMìonet ditm inquit.
T^mc ìmpreffa fola priidens vejìigia turhat ,
Et paulo vtferim hujns reddens rationem canebat .
Hoc faciunt Catulos > ne qui J'ub <udle reliElos
Deprehendat .
FATTO STORICO SAGRO.
Egnando in Ifraello Salomone -, al fuo Tribunale vennero due Donne a
vicenda querelandofì i che abitando nella lleflli cafa , si I' una che l' al-
tra un Figlio aveva partorito ; Ma che una di loro dopo avere la notte pro-
fondamente dormito , la mattina nel dellaril accorta fi era avere a lato il Fi-
glio morto ; efaminando però minutamente ( diceva ) il Bambino -, fcopri non
ellere il fuo , ma della Compagna : Ciò dall' altra aCfeverantemente veniva ne-
gato . L' accorto Re per chiaramente fcoprire chi di loro mentifle , ordinò
che avanti gli foOfe recato un ferro . Il che efeguito , dividete (diire)il Fan-:
ciullo vivo in due parti , ed a ciafcuna fia affegnata la fua . La vera Madre
non potendo foifrire che lacerate fodero le vifcere fue ; 1' abbia , Signorer
( loggiunfe ) 1' abbia intiero cortei , ma non perifca il mio Figlio . L'altra,
nò fi divida, ne tu il polla godere > ne Io. Accortofl Salomone della verità
del fatto , comandò che alla pietofa Madre che vivo il bramava , ancor-
cliè fuo non avefle ad eCfere s folfe iliefo confegnato . 3. de B^ cap, 3.
FATTO STORICO PROFANO.
Dldone Moglie di Sicheo accorgendofi che Pigmalione fuo Fratello dopo
avere proditoriamente uccifolc il Marito , tentava di trarre a morte an-
ch' E flà , a cagione del denaro che Ella in gran copia aveva» deftramcnte Io
delufe s poichrè fece mettere tutta la moltitudine de' denari dentro de' facchi,
alla cima de' quali fece porre del Grano , dicendo al Fratello che voleva , che
in Africa trafportato folle per efitarlo, e ritrarne gran fomme . Le die fede
Pigmalione; ed ElTa con quello in Africa portatati , offrì a Juba, o Jarba,
che ivi regnava , una determinata fomma di denaro , fé le concedeva in com-
pra tanto terreno , quanto occupato ne aveflfe una pelle di Bue . Facilmen-
te ciò le accordò Jarba . E [fa fatta tagliare in minute llrettilTime Itrifcie
la detta pelle , in tanto fpazio di Terra fi eitefe , che potè fabricarvi una
ben vafta Città , che dal Cuojo del Bue fu detta Birfa, che in lingua Feni-
cia fignifica Cuojo « e poi Cartagine fu denominata ,
D FAT-
25 ICONOLOGIA
FATTOFAVOLOSO.
Condannato ni Laberinto Tefeo preda del Minotauro in Creta « Arianna
figlia di Minos « che di Lui invaghita fi era , pensò accortamente il mo-
do» onde faivarlo . A Lui diede un Gomitolo di refe •, che affidato alla pri-
ma porta feco Tempre il traeCTe per poicia rinvenirla » fé la forte gli aveOfe
dato il potere uccidere il Mollro . Succeflfe come pensò 1' avveduta Fan-
ciulla . Atterrato dal fuo valore il Minotauro , ficuro ufcl Tefeo dal terri-
bile confufiflimo luogo . Ovjìi. Metam. lib. 8.
A C Q.U I S T O CATTIVO.
Dì Cefare I{!pa.
UOmo veftito del color delle foglie dell' albero , quando ftanno per cafca-
re . Starà detta Figura in atto di camminare , ed un lembo della velie
ftia attaccato ad uno Spino , tirando un grande fquarcìo > che rivolta moilri
il difpiacere che ne fente . Nella delira mano terrà un Nibbio che rece .
Veitefi del detto colore, perchè flccome facilmente cafcano le foglie-»
dell' albero , così ancora cafcano , e vanno a male le cofe non bene acqui-
flate . Il medefimo dimoftra lo Spino , perciocché quando 1' Uomo penfa
alle cofe di mal' acquillo, allora ne riceve danno, e vergogna.
Tiene colla delira mano il Nibbio , per dimollrare quello che a que-
fto propofito dilTe 1' Alciato , tradotto in^noltra lingua,
V edace l^ìbbio mentre
B^ce foverchio cibo , che rapìo *
Colla Madre fi duol del fatto rio »
Dicendo : ^hi che del ventre
M' efcon f interiora , e in gran perìglio
Mi fento . Ed ella a lui :
T^on ti dolere, o figlio ,
Che '/ tuo non perdi nò ; ma quel d* altrui . [a]
FATTO STORICO SAGRO.
ZAmbri Suddito , e Duce di una parte de' Cavalli di Eia Re d' Israelle
ribellatoli al fuo Signore , ed uccifDJo , occupò il fuo Regno . Non godè
però molto di tanto acquiito P iniquo Ufurpatore j giacché Amri Generale
delia
■ ^— ^-^ ■
( (/ ) Il Nibbio è veramente Ucello rapace , ma nondimeno fi afliene dalle Carni a
Giove fagrificate , come dice Eliiano nel lib. i. de Animaiilms cap. 17.
Carnea e macello rapacìlfime onfert j Eas vero qme ^ovi fjcrificatit fuerint , num-
quam attimit . Efempio a Noi , che dovrellìmo almeno allenerei dalle cofe*
Sagre , cioè dall' abufo di effe .
TOMO PRIMO. 27
della Milizia Ifraelitica a Lui in tal guifa fi oppofe , e di cosi ftretto
aflfedio cìnfe Terfa , che Zambri il quale ivi fi trovava , prevedendo che_»
la Città era per eflfere efpugnata , ritiratofi nel Regio Palazzo, a quello
die fuoco , e tra le fiamme tutto ciò che malamente acquiftato aveva coli*
Vita perdette. 3- de' B^ cap. 16.
FATTO STORICO PROFANO.
Dlonifio di Siracufa fotto preteflo di adire 1' Eredità di fuo Padre fi
fece Tiranno, e giunfe all'auge della Fortuna . Padrone d'immenfe
ricchezze » Signore di potentiffime armate in terra , non men che in mare»
penfava di aver fenza tema a godere delle fue conquifte . Di gran lunga
però trovoffi ingannato ; poiché dal Trono , dalla Città , dal Regno fcac-
ciato , in tale povertà fi ridufle , che per guadagnare qualche cofa , onde
foftentarfi , gli convenne in Corinto aprire Scuola , ed infegnare a' Fan-
ciulli le lettere . Fai. Majf. lib. 6.
FATTO FAVOLOSO.
CAcco Figliuolo di Vulcano viveva dì rapine . Aveva Egli la fua abi-
tazione •, che era un' orrida Grotta , dove nafcondeva i fuoi furti •
intorno al Monte Aventino . Rubbò molti Buoi ad Ercole , ed affinchè dal-
le loro pedate riconofcere Ercole non potefle dove folTero Itati condotti «
ftrafcinolli per la coda nella fua Caverna ; ma per fua dìfgrazia muggendo
uno di quelli , mentre Ercole di loro faceva ricerca » e da Lui fentito , ri-
volfe il piede verfo la Spelonca , atterrò 1' ollacolo , che Cacco polto vi
aveva , e 1' uccife . Ovvid. Faji. lib. 1 .
ACUTEZZA DELL' INGEGNO.
Di Cefare B^pa .
LA Sfinge ( come narra Pierio Valeriano nel lib. vi. fotto. la punta della
zagaglia di Pallade , ficcome fi vedeva in quella Statua di Minerva ,
che Plinio dice effer anticamente Ikta drizzata in Atene ) ci può fignifica-
re I* Acutezza dell' ingegno ; perciocché non è al Mondo cofa si coperta»
e tanto nafcofta , che l'Acutezza dell' Umano ingegno fcoprire , e divulgare
I non poffa (a), ficcome detto abbiamo in altro luogo nella Figura dell' Inge-
gno ; però fi potrà dipingere per tal dimoftrazione Minerva in quella guifa»
che fi fuole rapprefentare ; ma che però fotto la zagaglia vi fia una Sfin-
ge 9 come abbiamo detto .
D 2 FAT-
(^a") Sì può prendere ancora la Sfinge per l'Ignoranza vinta dall'Acutezza-»
dell' Ingegno j giacché di queda , fecondo alcuni è Simbolo . L' Alciato nell'
Em-
18 ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
'"jPUbalcain Figlio di Lamech e di Sella , nel!* ottava Generazione del
X Mondo « fu di si acuto ingegno , che ritrovò 1* arte di fondere i Metal-»
li ) e rendere per mezzo del fuoco pieghevole il ferro . Genef. cap. 4.
FATTO STORICO PROFANO.
ARchimede nativo dì Siracufa fu di tanto acuto ingegno « che tra' Gentili
non v' ha chi lo abbia iuperato,e forfè uguagliato nelle maravigliofe
invenzioni di fabbricare macchine -, elevar pefi , ed altre cofe d' infinito llu-
pore . Egli fu quello che non etrendofi potuto con varj ftrumenti , e forze
umane gettar nelP acqua una Nave di forprendente eftenfione 1 fenz' ajuto di
alcuno Iblo la trafle agevolmente al Mare . Egli fu quello , che perCften-
do i Siracufani di non volerli arrendere alla Potenza Romàna, (delle Arma-
te della quale Capitano era Marcello) fu di tanto oftacolo a* nemici, che ad
Elfo folo fi deve attribuire il lunghidìmo faftidio , che 1* afledio di Siracufa
diede a' Romani . Inventò tali macchine . che gettando dalle mura graffi con
fortiffime catene, a fé tirava le Galee, e colla forza del contrapefo aizavale
in alto , quindi di piombo lafciandole cadere tutte fi fracaiTavano . Di più con
altri llrumenti , e graffi afferrava con tal forza le Navi , che le tirava con
fommo
nell' Emblema 18S. Submovemlam ìgnoramiam pone il feguente Epigramma .
^loà Monftrum id ? SpMnx ejì . Cur candida Pirfims ora ,
Et "volucrum pennas , crtirj Leonis habet ?
Hanc faciam affumpjìt reum ignoraittia : tanti
Scilket eft trìpìex caufa , (y erigo mali .
Sunt quos ìngenìum leve , flint qua blanda voluptat ,
Sunt iy quos facìunt corda fuperba rudes .
Con ragione più che convincente la triphce forma di tal Modro fi riterifce alli
tre principali effetti prodotti dall' Ignoranza .
La leggerezza di animo , la voliittiiofità , la fuperbfa .
La leggerezza di animo viene fpiegata nelle penne . Il darfi ad intenderCj che
nelTuno giunga a fuperarci , è effetto di un animo dalla Prudenza non regolato,
fciocco 3 leggiero , non penetrante . Il dimoftrò la Sfinge , giacché penfando di
non potere effer mai vinta, s' ingannò di gran lunga , e moftrò maggiormen-
te la fua leggerezza , allorché non potendo reggere al roffore , fi precipitò dalla
Rupe .
La Voluttuofità , che è figurata nel volto di Donna , parimente è la Sede degl'
Ignoranti , giacché un limpido ed acuto intelletto non fi lafcia mai da tal' er-
rore abbacinare , come la Sfinge fece, la quale per ingordigia di ailafllnio fi fer-
vi del noto inganno , che tardi fcoprì per cagione dell' eftremo fuo male .
La Superbia denotata ne' piedi del Leone , indica che la proprietà dell' Ignoranza
è r eflere arrogante e fuperba . Srtpcrbm , ^ arrcgam "vocatur ^ìndoBui . Prov.
cap. il. V. 14. Pensò la Sfinge di effer fola a fapere , e di poter tutti fover-
«hiare , ma il tempo venne , \a cui fi avvedde quanto cortamente peafav4 .
TOMO PRIMO. ^9
con fornaio empito, e forza a dare in un fatfo , ed in pezzi facevanfi. Fer
terra ancora i' nemici col fuo ingegno non recava poco danno ; e terrore .
Fu in fomma tanta la vigorofa refiftenza che Archimede faceva s che
fi trovò obbligato Marcello a cangiar modo nel combattere Siracufa ; che_>
le cosi penlato non aveCfe, forfè avvenuto non gli farebbe d' impadronirii
di quella gloriofa Città . ^Jlolf. Offic. Stor. lìb. 3. cap. 18.
FATTO FAVOLOSO.
DEdalo fu Uomo sì ingegnofj , che fabbricava Statue » le quali fi move-
vano da feltefle . Rifugiatofi nella Corte dì Minolfe Re dì Creta » fe-
ce un famofifTimo Laberinto, dal di lui nome chiamato Dedalio ; fabbricò a
. Pafife Moglie del detto Re , (la quale fi era invaghita di un Toro ) un Simu-
lacro dì una Vacca cosi al naturale , che fattala dentro entrare , il Toro in-
gannato, ad una della fua fpecie credendofi accoppiare, fi congiunfe colla__»
sfrenata Regina ; da che ne nacque poi il terribile Mollro detto Minotauro . La
qual cofa dal Re faputafi , fdegnato contro Dedalo , lo fece racchiudere ìn-
fieme con Icaro di Lui Figlio nel Laberinto , che Effo aveva fabbricato . Per
fuggire da quefto acuì Dedalo il fecondiflimo fuo ingegno , e formando colle
penne di vari Animali proporzionate ali « a forza di cera a fé le attaccò nel
dorfo ed arTiglio , ed ammaeftrandolo che né troppo alto , né troppo bal^
£b dal Cielo fi teneife , aprirono all' aria il volo . Icaro però fcordato de*
paterni avvertimenti, volò tant'alto, che il Sole liquefece le di Lui penne,
e cadde in quella parte di Mare , che dal nome di Luì fu detto Mare Ica-
rio ; Dedalo ricoveroilì in Sicilia . Ovvid. Met. lib, 8. P//». lìb. 7.
ADOLESCENZA.
Dì Ce fare ^pa,
UN Giovanetto veftito pompofamente . Colla deftra mano fi appoggerà ad
un' Arpa da' fuonare ; e colla finillra terrà uno Specchio . In capo una
Ghirlanda dì fiori. Poferà un piede fopra di un Orologio da polvere, che
mollri che fia calata alquanto più polvere di quella della Puerizia ; e dall*
altra parte vi fia un Pavone .
^dolefcenza ,
VErginelIa di bello alpetto , coronata di fiori . Moftri rifo , ed allegrez-
za . Abbia la verte di varj colori .
Adolefcenza è quel? età dell' Uomo , che tiene dal decimo , fino al vente-
fimo anno ; (a) nella quale I' Uomo comincia col mezzo de' fenfi ad intendere,
ed
(a) 27/7/ decmo pio al -ventefmo anno . ec. V Età dell' Uomo è variamente diftinta
dagli Antichi . Serrio Tulio Re de' Romani cliiamò Panciulli quelli , che fono
fotto
30 ICONOLOGIA
ed imparare , ma non operare fé non confufamente : comincia bene ad acqui-
ftare vigore ne* fenfi , per cui della la ragione ad eleggere • e volere : e
quefto fi chiama augumento .
La Verte di varj colori è antica invenzione , perchè gli Egizj » quando
volevano moflrare nelle loro Pitture 1' Adolefcenza ( fecondo che racconta
Pierio ) facevano una Velie di varj colori , lignificando la volubilità della na-
tura giovanile, e la varietà de' defiderj, che fogliono venire a' Giovani, men-
tre fono nella più frefca Età , e negli anni più teneri : però dicefi che la_»
via dell'Aquila in Cielo, del Serpe in terra, della Nave in acqua, e dell*
Uomo nell' Adolefcenza fono difficili da conofcere, e ciò fi trova ne' Pro-
verbi , al 30, n. 19. (^a)
La Corona de' fiori , e la dimoftrazione del rifo , Cgnificano allegrezza ;
il che fuole regnare affai in quella Età , che perciò fi rapprefenta allegra,
e di bello afpetto, dicendofi ne' Proverbi al 15. Che l'animo allegro rende
1' Età florida, (a)
FATTO STORICO SAGRO.
Glufeppe Figlio di Giacobbe fino dalla fua tenera Adolefcenza fii aman-
tiflìmo della Virtù ; ed abborrì tanto il Vizio , che effendofi accorto di un
'Certo delitto, in cui caduti erano i fuoi Fratelli, al Padre li accusò ; perloc-
chè ad Elfi in odio venne , e maggiormente in Loro quello odio fi accrebbe,
allorché il Giovanetto da Dio amato rivelò a' Fratelli , ed al Padre i mille-
riofi Sogni , che fopra di Elfi la maggioranza fin d' allora gli prefagivano.
Laonde per invidia in una Cillerna gittato , e pofcia venduto , in Egitto con-
dotto , da Putifar comprato , dall' impudica Moglie di quello Reale Mini-
Uro di difonelli ricercato, fuperando i bollori della più vigorofa Gioventù,
eleffe piuttollo colla fuga incontrare il fuo sdegno , che di lue bellezze go-
dendo , offendere la propria virtù , e denigrare 1' onore del fuo Padrone .
Cene/, cap. 37. 39.
FATTO STORICO PROFANO.
P Scipione Alfricano il Maggiore , così denominato per le gloriofe fue
A conquifte , effendo ancora Giovanetto , nel vedere il fuo Padre Scipio-
ne ,
fotte il decimo fettimo anno , e da qiieHo fino al quarantèiimo fello li chiamò
Giovani , che elefle come atti alla guerra , e quelli ci. e lianno pallato il 4<.
chiamò Vecchj . Varrone divife l'Età in Infanzia, Piieri?ia,, Adolefcenza, Gio-
ve ntii , e Vecchiezza , delle quali però ciaicuna divife in tre parti: la prima fi
chiama verde , la feconda adulta , e la terza cadente , o come da ElTo lì dice ,
pr/cceps .
[jj Tria fftnt Aifficìlia mi/jì , fy quartiim ftrdtm i^ncro . Viam /iqu'slit in Orio , viam
Colubri fuper tcrram , -uiam Njvìi in medio Marìi , (ir viam Virt in /idckfccmia .
C^) yii7i!t/ms gaude/is /Ltatem fioridam fatit .
TOMO PRIMO. 31
che nella Battaglia contro a' Cartagine fi gettato era Itato da Cavallo , e_5
malamente ferito t fi oppofe con tal ferocia allo duolo de' nemici , che fi
avanzavano per ucciderlo ì che baftante fu a liberarlo dalle loro mani .
Era ancora nella fua Adolefcenza « e fi era tanto ne' meriti avanzato , che la
fallofa Roma non dubitò premiarlo colla Corona Civica . D>il valore non fo-
lo del Tuo braccio , ma dell' interna virtù del fuo animo diede Egli in queft*
Età di fé ottimo faggio . Allorché trionfator di Cartagine in Ispagna , a Lui
fu condotta una nobile belliflima Giovane, non folo non fi prevalfe punto dell*
autorità, che fopra di efla aveva, ma anzi con fomma cuftodia la fece guar-
dare , e volle che da qualunque ingiuria illefa , confegnata foffe al nobil Gio-
vane , cui in legame di Spola era ftretta . Sabell. lib. i.
FATTOFAVOLOSO.
GAnìmede di Frigia nel fiore della fua Adolefcenza era dotato di tante »
e si belle prerogative , che di lui invaghitofi. il Sommo Padre Giove *
in Cielo lo trasportò , e lo eleffe per Coppiero de' Numi in luogo di Ebe»
Dea della Gioventù . Ovvìd. Met. lib. io.
ADOZIONE.
Di Ccfare Bjpa .
MAtrona che abbia nella finiftra una Eolica, ovvero Ofllfraga, e la delira
al collo di un Giovane .
L' Adozione , fecondo alcuni , è un atto legale per confolazione di coloro,
che non hanno figliuoli , che quafi imita la natura : ma perchè fi fa 1' Ado-
zione anco da quelli, che hanno figliuoli, femplicemente cosi potrafTì defini-
re . L'Adozione è un legittimo atto per il quale uno fi fa figliuolo, che
non è , e quafi imita la natura .
Marco Emilio Lepido Padre di Lepido Triumviro , vivente il figlio,, adot-
tò Emilio Paolo , che dopo I' adozione Paolo Emilio Lepido fi nominò.
Claudio Imperadore lafciò Brittanico fuo figliuolo legittimo naturale in età flo-
rida , dice Dione , e vigorofa , febben pativa di mal caduco , per quanto
fcrive Svetonio , al quale per ragion naturale toccava I' Impero , e lafciò
un figlio adottivo, che fu Nerone, il quale per ragion civile correva a par-
te dell* imperio , ma Egli per imperar ficuramente folo , fece con un boc-
cone , preparato da Loculla Donna venefica, venire d' improvvifo a Brittani-
co il mal caduco della morte .
All' Adozione attribuirono i Romani maggior forza che non ha , come
che 1* adottato lafciaife la naturale fua confanguinità , e che gli adottati avel^
fero confanguinità con i figli di quello che adottava . Claudio Imperadore nel
giorno che fi fece figlio adottivo Nerone , fé lo fece ancora Genero , come
narra Dione , ma fece prima adottare Claudia fua figliuola in un' altra fami-
glia della Gente Ottavia , per non parere che dalfe p'er Moglie al Fratello la
Sorella
t
3z ICONOLOGIA
Sorella . Cornelio Spintere Confole Romano defiderava che Cornelio Spin»
tcre filo figliuolo fofle meffo nel Collegio de' Pontefici loro gentili , ma per-
ciiè in detto Collegio vi era Panilo figliuolo di Siila • eh' era della medelì-
ma gente Cornelia , e la Legge proibiva ^ che non potelfero eQere due di
una Uefla cafata in detto Collegio , fece adottare il fuo figliuolo nella Gen-
te di Manlio Torquato, e in quel modo oifervate le parole della legge, fii
ip effetto di(r-)luta .
Matrona è 1* Adozione , perchè dovendo imitar la natura non può uà
minore adottare uno che fia maggiore di età .
Euripide in Menalippe tiene per pazzo uno che non ha figliuoli , a rice-
vere in cafa fua ellerna prole , e gli pare che dovrebbe fbpportare con pa-
zienza 5 fé Dio non gli ha conceduto figliuoli proprj , fenza andare a pigliar fi-
gliuoli di altri . Hic j'e (luhum fate.itar , qui cum llberis antea careret -, cxterattL»
prolem fidìbas fuis accerfivìt -, nani cui liberos procreare Dìj non concejJerHnt
id pati dtbet , non incafare T^.imcn . Deinocrito per lo contrario è di parere,
che un Uomo doviziolb fi dovrebbe adottare un figliuolo di qualche amico»
perchè lo può avere tale e quale lo dcfidera . Uno che ha generati figliuo-
li bifogna, che fé li tenga nella maniera che nati gli fono , ancorché cat-
tivi e fcellerati j ma uno che adotta , da' più buoni fi può capar per figlio
il miglior di collumi ,. e virtù , onde il Petrarca nelli fuoi Dialoghi dilfe .
^doptio pedijfequ£ efl natura: ì illa nobtlìor , bxc cautior , illa fine confilio gì-
gnemìs cafu quodam , hec adopta7'.tis cerio jiidicio operatiir . Severo Impera-
dore fi vantava di lafciare due figliuoli Antonini, Baflìano , e Geta generati
da lui , e che in quello era di miglior condizione di Antonino Pio , che
lafciò due figliuoli adottivi Vero , e Marco Antonini . Ma 1' amor Paterno lo
accecava , e la fperanza lo gabbò : poiché morto lui , Bafliano detto Caracalla,
fu crudeliffim.o fpargitor di fangue , ammazzò Geta fuo fratello con molti Se-
natori , e volle far uccidere (ìiulia Madre di Geta , perchè piangeva la mor-
te di fuo figliuolo ; vinto poi dalla di lei bellezza , la prefe per Moglie an-
corché Madregna gli fiifle, fenza rifpetto della memoria Paterna . Geta anco
nel tempo che vilfe fu di afpri coltumi , libidinofo, golofo , ed emulo dei
vizi del fratello , come in Dione fi vede lib. ']6. Ftlii Serverì ^ntoninus, ^
Geta Tlaiitiano tanquam pedagogo liberati , capere omnia prò libidine agere , mit-
lieres dedecore afficere , piieroi violare , inique coHigere pecimiam , gladiatorcs , at-
que anrip-as , fibi focietate devincere , fcque invicem amulari . Quindi e che_»
Spartiano fi moiVe a dire, che quafi neiTun grand' Uomo ha lafciato dopo fc
ottimi , e utili figli fimili a fé , e che farebbe Itato meglio , che alcuni i'i.C-
fero morti fenza figliuoli : ne ciò folo dice per i Padri di natura, ma an-
cora di Adozione, come Augufto , che hifciò Tiberio , e Traiano che lafciò
Adriano ; meglio avrebbe detto dopo Tiberio di Claudio , che adottò Ne-
rone, due pellimi iniqui Imperadori fatti per Adozione, rifpetto a' quali Adria-
no fii ottimo, e generofo Guerriero, die molte vittorie riportò . L'Ado-
zione che fece Auguito di Tiberio fii sforzata , si per morte de' fcioi , sì per
importunità di Livia fua Moglie , Madre di Tiberio , i cui mali collumi ben
conobbe Auguito prima, che lo riceyelfe in Adozione. I fieri coilumi di Ne-
rone
TOMO P R I M 0^ 3^
rone » vogliono alcuni j che nel principio conofciuti non foflVro ; diede_»
nel!' indole fua buon faggio di fé ? e fece gran profìtto nelle Arti liberali,
fi mollrò mifericordiofo e clemente quando fi fottofcrifle alla condanna-
zione d' uno fofj3Ìrando e dicendo ; utìnam nefcirem litteras l e quanto ciò di-
ceffe di cuore , Io teftifìca Seneca fuo Maeftro nel Trattato de Clementia ; fé
ben provò nella propria Vita » che riufcl inclemente dopo cinque anni del
fuo Impero , de' quali cinque anni , diDfe Trajano lodatifljmo Imperadore »
che ninno meglio di lui governò l' Impero ; flante ciò farebbe rimafto cia-
fcuno gabbato , ed ognuno 1' avrebbe più che volentieri adottato ; ma_»
Claudio non ebbe cura di rimaner gabbato , perchè 1' adottò ad ilknza di
Agrippina da lui amata : Sebben bifogna mangiare molti moggi di fale pri-
ma che fi conofca uno , eflendo difficile il conofcere altri , tanto quanto il
conofcer fé lleflb , nulladimeno fi è veduto , che per l' ordinario gì' Impe-
radori nelle Adozioni hanno fatto buona elezione : Buona fu 1* elezione di
Cefare , che adottò Augufto , buona fu quella di Nerva , che adottò Tra-
iano , buona fu quella di Trajano , ( febben non piace a Sparzìano ) che_>
adottò Adrumo , buona fii quella di Adriano , che adottò Lucio Cejonio
Commodo Vero , che fii di bello afpetto , regia prefenza , ornato di buone
lettere , e di alta eloquenza , imperfezione di animo non ebbe , ma debole
compleflìone di Corpo , notlCTima ad Adriano , che di lui diflTe :
Oflendent Terris hmc tantum fata , ncque ultra effe finent . E quando mori
fi dolfe , dicendo : Ci fiamo appoggiati ad un Muro caduco , ed abbiamo
perduto quattro mila SellerzJ dati al Popolo ed a' Soldati nell' allegrezza,
dell' Adozione . Tre altre Adozioni che feguitano fatte dall' iileflb Adriano
e d' ordine fuo > furono parimente buone ; Marco Antonino Pio , e Marco
Aurelio Imperadori degnifTimi , e Vero figlio del fuddetto Cejonio •> che_»
trionfò nel medefimo Carro con Marco Aurelio fuo Fratello adottivo . Altre
Adozioni fucceffero dopo di felice elezione , che recar potreffimo , ma per-
chè niuna avanza 1* Adozione fatta in perfona di Antonino Pio , e di Marco
Aurelio > non paflarerao più oltre » e verremo ad ifpiegare il fentimento ^
che reità nella Figura ,
La Folica alcuni dicono fia dì color fofco di fuliggine , altri che bian-
cheggi , altri fia l' ilteffa che 1' Erodio , ed a queflo contribuifcono cofe_>
naturali di quella ; ma fé la Folica ha un ciuffo ricciuto in tefta , come_9
vuole Plinio lìb. ii. cap. 37, e fé I' Erodio è quello, che dal volgo fi
chiama Falcone , come dice Bartolomeo Anglico , non poflTono effere i me-
defimi Uccelli , perchè il Falcone non ha ciuffo ricciuto in tella , e tanto
manco fé la Folica è acquatica , e flà intorno al Mare , e Stagni ^mpliffimi,
come ad Arillotele , e ad altri piace , la confufione procede da varie caufe:
ima è , che molti Uccelli di rapina vanno fotto nome generico di Aquile ,
Falconi, Sparvieri , Aftorri , Avoltoj , maggiori e niinorì , ma in ifpecie fono
diverfi ; veggafi Ariftotile , Plinio , Alberto Magno , ed Olao Magno ; £_»'
perchè più Uccelli cadono fotto uno fteffo genere , avviene che gli Autori
equivocano alle volte , e fcrivono un nome per un' altro ; la feconda è ,
che i Traduttori da Greco in Latino , fpeCfe volte non traducono il proprio
E e figni-
54 ICONOLOGIA
e fignificante nome « come avvertifce Adriano Turnebo appunto fopra la_j
Folica lib. 25. cap, 13. ove dice . Erodius a Cicerone Fulicat a Maronej
Mergiis vertititr ì e nel lib. 19. cap. 22. quello che da Arato chiamali Ero-
dio , da Virgilio fi traduce Mergo 1 e da Cicerone FoJica : né è maraviglia,
perchè la Folica fecondo Alberto Magno è del genere de' Merghi, o Smer-
ghi che dir vogliamo , ed Arirtotile la nomina in compagnia del Mergo
lib. 8. cap. 3. Cavia alba ■, & Fulica : Mcrgus, & I{iipex viSìitam apud Ma-
re ; la terza è perchè alcuni di quelli Uccelli -, che fi comprendono fotto
un genere medefimo , hanno talvolta qualche medefima natura > e qualche
fomiglianza di colore 5 o fattezza tra loro , laonde occorre che gli Autori
pigliano uno per un' altro > e ciò nella Folica fi manifefta , la quale per
autorità di Alberto Magno è negra « ed acquatile -, fi rallegra della tempe-
fìa , ed allora fcherza e nuota nel Mare ■> non fi parte da* luoghi dovej
nafce , nel fuo nido tiene continuamente gran provvifione di alimenti , ed è
tanto liberale -, che ne fa parte ad eftranei Uccelli . Qpella che oggidì chia-
mafi in Roma Folica Uccello, acquatile , è di colore negro j che tira un_»
poco al bigio, ha il becco negro e parimente i piedi , come l'Anatrella,
con quelle pellette tra un dito e I' altro , e ha la tefta negra fenza ciuffo,
e fenza creila ricciuta .
L' Offifraga fpecie di Aquila è ancor efla bigia di color cenericcio , figu-
rata dal Mattiolo fopra Diofcoride . Ariftotele lib. 8. cap. 3. dice che è
di color di cenere j che biancheggia berrettin chiaro, e che è più grande dell*
Àquila , ma non però della Gnefia Aquila della fefta forte , la quale fecon-
do Ariftotele lib. 9. cap. 32. è maggior dì ogn' altra Aquila, e della O/Ti-
fraga , la quale da alcuni Autori Greci , e dal Mattiolo chiamafi in Greco
(Ptó*/) parola che nell' Odiflea terza di Omero non lungi dal fine, Aquila fi
traduce » volendo ivi fignificare la preftezza , colla qnale fi parti Minerva»
parlato eh' ebbe .
Sic certe locuta abiit cxfiis oculis Minerva ( Thene ) ^quilte fimilis .
Gli OfiTervatori di lingua Greca efpongono , che fi chiami anco la Fo-
lica, e 1' Offifraga con quefta voce ( Thini )
Il Cardinal S. Pietro Damiano, che qui in Faenza ripofa, vuole ancor
^ffonel lib. 2. epift. 18. che la Folica da' Greci fia detta ( PWnz ) e le attri-
buifce la medefima natura, che da Plinio lib. io. cap. 3. e da Ariftotele lib.
9. cap. 34. e lib. 6. cap. 6. vien data all' Offifraga , ed è che riceve con
Benignità il Pollo fcacciato dall' Aquila , come fuo figlio adottivo , e come
fuo naturale clementemente nutrifce tra' fuoi propri parti . Et hoc modo quem
aquila criideliter paternte fecit hxreditatis cxortem , ita jibi quafi materute meta-
tis ìntuìtu fuis adoptavit filiis coh^redem . Per tale pietofa natura la Folica ,
ovvero Offifraga è attiffimo fimbolo dell' Adozione , la quale appreiTo gli
antichi Romani era molto in ufo, ficcome anco 1' alimentare Figli d'altri,
che nemmeno erano in tutela , né in Adozione , ma erano tenuti come Figli
propri , e davano a quelli il medefimo nome gentilizio della cafata loro ,
come fi vede nelle ifcrizioni llampate da Smezio s tra' quali vi ò quefta ncv
tiibilc ad Aurelia Ruffina .
AVR.
TOMO PRIMO. %$
AVR. RVFINyE
ALUMNil. PIENTISS.
E T. I N C O M P A R A B I L I
<Xy ìE V I X I T A N N. X X V I I.
M. X. D. I I.
MEMOR. OBSE Q^N I I. E I V S
A V RE LI A. SO TE RI A
PIE TATIS. PIENA. P.
Quefta pietà non fi ulà oggidì per le cafe , appena s* alimentano i Fi-
gK propri : ma in quelli tempi fi ftendeva tant' oltre che lafciavano eredi
i loro Alunni , ficcome apparifce in un' altra Ifcriiiione trovata già nella_j
Pieve della Brufada » Villa di Faenza ,
MARIA I. POL
MARIVS. PRIM
MARIA. MA
X T M I N A. A L
V M N I . ET H E R . P.
i Figli adottivi con molta più ragione degli Alunni pigliavano il no-
m<: gentili-sio della Cafata di coloro , che P adottavano , da' quali in efla_o
erano ricevuti : però la Figura dell' Adozione tiene la delira al collo del
Giov^ane adottato , effendo P abbracciamento fegno di accoglienza e rice-
vimento . Dione lib. 4^. ci avvertifce , che chi era adottato , pigliava_3
nuova nominazione da chi adottava, ma riferva qualcuno de' nomi, che
prima portava , formato alquanto in altra maniera j come Cajo Ottavio ,
che fij Auguflo adottato da Cajo , Giulio Cefare fi chiamò Cajo Giulio
Ottaviano , e Tiberio Claudio Nerone adottato da Ottaviano fi chiamò
Tiberio Giulio Claudiano , il quale fu anco per teftamento lafciato figlio
adottivo ed erede da Marco Gallio Senatore , ma per quanto racconta Sveto-
nio , fi aftenne di pigliare il fuo nome , perchè Gallio fu della parte contraria
di Augufto ; altrimenti fi farebbe nominato Tiberio Giulio Gallio Claudiano .
Altri Figli adottivi non folo pigliavano il nome gentilizio di Chi gli adottava 1
ma anco il prenome e cognome . I due Figliuoli maggiori di Paolo Emi-
lio uno adottato da Fabio Maffimo > e P altro da Scipione Africano buttor-
no il nome gentilizio , e cognome paterno . Il primo fi chiamò Fabio Maf^
fimo : Il fecondo Cornelio Scipione : Marco Bruto adottato da Quinto Ce-
pione 9 fi chiamò Quinto Cepione >" e Publio Scipione adottato da Q. Metel-
lo » fi chiamò Q. Metello Scipione . Ma inlìniti pigliavano folo il nome_»
gentilizio di quelli che P adottavano , e ritenevano il loro naturale ante-
ponendo a quello P adottivo . Albia Terenzia Madre di Ottone Imperadore,
della quale Svetonio cap, i., era figlia di Terenzio adottata da Albio : nelle
E 2 Ifcri-
36 ICONOLOGIA
Ifcrizioni dello Smezio trovafi . Cajus Julius Tomponìus ■» Tudens Severianust
era di cafa Pomponia Paterna » adottato da uno di Cafa Giulia , fu Prefetto di
Roma . Un' altro Prefetto di Roma Marco Gaflio Ortenlio Paulino nato di
Cafà Ortenfia i adottato da uno di Cafa Caflìa . Cosi Quinto Caflio > Domi-
zio Palombo nelli tempi di Adriano Imperadore nato di Cafa Domizia adot-
tato da uno di Cafa Caflìa « e Cajo Cejonio Rufio Voìuflano Confole 1* an-
no del Signoro j ■ h- ^" "' *-^l^ ^""* aaottato aa uno ai Cafa Cejonia . Al-
tri mettevano il Cognome del Padre adottivo innanzi al fuo Cognome , la-
fciando i nomi gentilizi . Marco Ulpìq Traiano adottato da Marco Cocceio
Nerva , fi chiamò Nerva Traiano , Publio Elio Adriano adottato da Marco
Ulpio Traiano, fi chiamò Traiano Adriano. Altri lafciando il nome gentili-
zio Paterno preponevano il gentilizio adottivo al proprio cognome ; Il fud-
detto Lucio Ceionio Commodo Vero adottato da Adriano Imperadore , eh*
era della gente Elia , fi chiamò Lucio Elio Vero , febben nella memoria fua
confervata nella mole Adriana vi manca il cognome Vero . Fu Egli il primo
Cefare ad efler fepolto in detta mole Adriana negli Orti di Domizia fopra
il Tevere , che oggidì Cartello di S. Angiolo fi appella . Pigliavano anco-
ra quanti nomi avevano quelli, che gli adottavano, tanto nomi Paterni , quan-
to adottivi . Marco Aurelio Imperadore Filofofo era di Cafa Annia fua pa-
terna , e fi chiamò dalla natività Marca Annio Vero, adottato dal Bifavo
materno fi nominò Lucio Catilio Annio Severo ; adottato poi da Marco An-
tonio Pio , eh* era della gente Aurelia da canto Paterno , e deli^ gente
Elia per Adozione fatta da Adriano Imperadore , Marco Elio , Aurelio An-
tonio fi appellò . Ond* è che Vero Imperadore Figlio del fuddetio CeiorJo
adottato da Antonino Pio, per ordine di Adriano, fi trova nominai^ con
vari nomi eh' ebbe M. Antonio fuo Padre adottivo , e con altri che e\>be
. M. Aurelio Filofofo fuo Fratello adottivo : ciò fi raccoglie da Giulio Ca-
pitolino che lo chiama Elio Vero , perchè fuo Padre naturale eflendo Cefare ,
fi chiamò Elio , e Elio fi chiamò Antonino Pio fuo Padre adottivo : fog-
giunge poi , che M. Aurelio Filofofo Imperadore, quafi Padre , dafle a Vero
nome di Vero Imperadore , e di Antonino . De' nomi , che da Spartiamo al
Padre di Elio Cefare , a Vero Imperadore folamente fi devono i due ulti-
mi , non ad Elio Cefare , né a fuo Padre . Le parole di Spartiano fono que-
lle ragionando di Elio Cefare . Huk Tater Cejonius Commodus fitti , quem al'ù
Verim , alii Lticium ^ureluim , multi ,Annmm prodidermt . Lucio Ceionio Com-
modo Vero fi chiamò 1' Avo , e il Padre di Vero Imperadore , e Vero iftei^
fo dalla natività , ma niuno de* fuoi maggiori fu chiamato Aurelio , né An-
nio , quali due nomi convengono a lui folo . Aurelio perchè fu adottato da
Marco Antonino Pio di Cafa Aurelra . Annio perchè M. Aurelio Filofofo
Imperadore di Cafà Annia tenne Vero Imperadore come Figlio adottivo ,
Spartiano poi fteflb lo chiama Lucio Ceionio Commodo Vero Figlio di An-
tonino , perchè Antonino Imperadore Io fece fuo Figlio adottivo .
ADO-
r M PRIMO, 37
ADOZIONE DA MEDAGLIE.
Dì Giovarmi Zaratino Caflellinì,
DUe Figure togate , che fi congìungono le mani deftre , per la Concor-
dia di due Famiglie diverfe congiunte in una , pafifando il Figlio adot-
tivo nella Famiglia di Chi adotta. E' Medaglia di argento di Adriano Impe-
radore , adottato da Traiano j con tale ifcrizione . IMP.. C^S. TRAIAN.
HADRIAN. OPT. P. F. AVG. GERM. DAC. PARI. HIC. DIVI.
TRAIAN. AVG. P. M. TR. P. COS. P. P. ADOPTIO .
La medefima ifcrizione vedefi in altra Medaglia con una Figura in pie-
di colle mani alzate , e colla parola: PIETAS , perchè il fare un Fi-
gliuolo adottivo è atto di Pietà, riconofce dunque in quella Medaglia Adria-
no Imperadore il benefizio della fua Adozione dalla Pietà di Traiano , che
Io adottò ; le fuddette mani congiunte fono fimbolo della Concordia ; e la
Concordia , ficcome anco la Pietà» è fimbolo dell'Adozione ; ciò fi fcorge nel-
la Medaglia di Paolo Emilio Lepido adottato dal Padre di Marco Lepido
Triumviro i nel cui riverfo vi è una Tefta della Concordia velata» cosi efpo-
fta da Fulvia Orfini . Vro ^doptionis fymbolo Concordiam , ^ Tletatem in unti-
qiiìs denariis pofitas effe fxpe anìmadvertìmus . Taulhts autem Ltepidus adoptatus à
Taire M. Lapidi Triumviri fuit , & ex ^emìlio Taullo , Taullus ^emilim La- ,
pidiis di^us efì ,
ADU-
3«
ICONOLOGIA
ADULAZIONE,
Dì Celate mpa»,
UNa Donna veftita d* abito artificiofo e vago che fuoni la Tibia , ov-
vero il Flauto , con un Cervo t che le ftìa dormendo vicino ai piedi .
Cosi la dipinge Oro Apolline , e Pierio Valeriano nel 7. liJb. de' fuoi Ge-
roglifici; e fcrivono alcuni) che il Cervo di fua natira allettato dal fuono
del Flauto ) quali fi dimentica di fefteflb » e li lafcia pigliare . In conforma-
zione di ciò è la prefente Immagine > nella quale li dichiararla dolcezza.,»
delle parole con la melodìa del fuono » e la natura di Chi volentieri li fen-
te adulare con 1' infeUce naturale inlbinto del Cervo , il quale mollra anco-
ra» che è di animo debole Chi volontieri porge gli orecchi agli Adulatori.
tAdtdazìone .
DOnna allegra con fronte raccolta . Sari veftita di cangiante . Colla
deftra mano terrà un Mantice d' accendere il fuoco j e con la finillra
una Corda ; ed alli piedi vi farà un Camaleonte .
Adulazione fecondo Cicerone nel 2. lib. delle Quiftionì Tufculane » è
un peccato fatto da un ragionamento di una lode data ad alcuno con animo
ed intenzione di compiacere : ovvero è falfa perfuallone e bugiardo con-
fcnti-
TOM P R r M Ò. 39
fentimento , che ufa il fìnto amico nella converfazione di alcuno , per farlo
credere di fé fteffo e delle cofe proprie quello che non è , e falfi per pìa7
cere , o per avarizia . [ d ]
Veftefi di cangiante , perchè 1' Adulatore è facilifllmo ad ogni occa-
lìone a cangiar volto e parole , e dir sì e nò > fecondo il gullo di cia7
fcuna perfona , come dimoltra Terenzio nelP Eunuco ,
^ìcquìd àtccint laudo ■^ id rurfttm fi negant ì laudo ìd quoque ;
Tslegat quìs , nego : ait , ajo .
Il Camaleonte [ Z> ] fi pone per il troppo fecondare gli appetiti e 1*
opinione altrui : perciocché quefto Animale , fecondo che dice Ariftotile »
fi trafmuta fecondo le mutazioni de* tempi , come 1* Adulatore fi ftima per-
fetto nella fua profeflìone , quando meglio conforma fé fteflb ad applauder
per fuo intereffe agli altrui coftumi j ancorché biafimevoli . Dicefi ancora»,
che per eflere il Camaleonte timidiffimo , avendo in fefteffo pochi/fimo fan-
gue , e quello intorno al cuore j ad ogni debole incontro teme , e fi tra-
fmuta ; donde fi può vedere ì che I' Adulazione è indizio di poco fpirito » e
di animo baffo in Chi I' efercita, e in Chi volentieri 1' afcolta j dicendo A-
rillotile nel 4. dell* Etica j che j Omnes tAduUtores funi Jèrviles » & abje^i
homines .
Il Mantice « che è attiflimo inftrumento ad accendere il fuoco e ad
ammorzare ì lumi accefi folo col vento » ci fa conofcere che gli Adula-
tori col vento delle parole vane , ovvero accendono il fuoco delle paffioni
in Chi volentieri gli afcolta , ovvero ammorzano il lume della verità j che
altrui manteneva per la cognizione di fé Itelfo .
La Corda che tiene colla fi.iifl:ra mano dimoftra » come teftifica S.
Agoflino fopm il Salmo 9. che V Adulazione lega gli Uomini nei peccati,
dicendo : ^dulantìum linguce ligarn homines in peccatis : deleSiant enim ea facere
in quibm non folum non metuitur reprehenfor j Jèd edam laudatur operator . E nell*
illeflb Salmo fi legge : in laqueo ifio ) quem abfcondemnt , comprehenfus ejì pes
eorum ,
V avere la fronte raccolta fecondo Arillotile de Thyjtognomia cap. 9. li-
gnifica Adulazione .
^Adulazione .
DOnna con due facce » I* una di Giovane bella , e 1* altra di Vecchia_3
macilente . Dalle mani le efcano molte Api , , che volino in diverfe
parti , e accanto vi fia un Cane .
La
la 2 Adulazioae propriamente fi chiama quando fi fa per cagion di giiadacrno 3
? allora fi definifce elfer un ecceiFo di dilettare altri con parole di lotte , a
cagion di guadagno , perchè quando fi fa per piacere , fi dice piagenterìa /
,£^] Eliano nel lib. 2, de Animai, cap . 14. dice che prende diverfi colori fecon-
do le occafioni, che gli fi prefentano : Nam nìgro colore , fi Eumoffemìh , mit-
ia.i fu iffc, Cf aiiud colorii gems ìfiiruit 3 ac fé cilo in ■eirìùìtaiem inwrm , qaap mu~
t»tìtne
40 ICONOLOGIA
La faccia bella è indizio della prima apparenza delle parole adulatricì %
e 1' altra faccia brutta moftra i difetti diflimulati « e mandati dietro alle fpalle .
Le Api » r <t ] fecondo Eucherio t fono proprio fimulacro dell* Adulato-
re 1 perchè nell^ bocca portano il mele •> e nell' occulto tengono il pungente
aculeo ) col quale ferifcono molte volte l'Uomo, che non fé ne avvede .
Il Cane con lufinghe accarezza Chi gli da il pane 5 fenza alcuna dillin-
zìone di meriti, e alcune volte ancora morde Chi non lo merita , e quello
fteflb , che gli davailpane, s' avviene che tralafci : però fi afTomiglia af-
fai all' Adulatore » e a quello propolito lo pigliò Marc'Antonio Cataldi Ro-
mano in quel Sonetto.
Tiemico al vero , e delle cofe umane
Corruttore cecità dell' intelletto t
Velenofa. bevanda , e cibo infetto
Di guai ì e d' alme fobric , e mentì fané .
Di lodi , di Inpnghe , e glorie vane
Vaflo albergo , alto nido , ampio ricetto
D' opre di finzion , di vario afpetto
Sfinge , Camaleonte , e Circe immane .
Can che luftnga e morde » acuto flrale
Che non piagai e che induce a Jlrane morti
Lingua , che dolce appar mentre è più fella .
In fomma è piacer rio , gioja mortale ^
Dolce tofco ì afpro mal ■, morbo di corti ,
^cl che adular l' errante 'volgo appella. [^]
FATTO STORICO SAGRO.
Sollevato Aman dal Re Affilerò al più alto grado del Regno , quei Po-
poli adulatori facevano a gara il fare a Lui le più vili rimoltranze di
umiltà e fogge^io-ne . Vero è che era quello efpreffb comando dello (lef-
fo Re : ma Araan che più amava 1' Adulazione che qualunque altra cofa , tut-
to ciò al fuo merito credeva doverli « e perciò avvifato che Mardocheo
a Lui non s' inchinava > volle farne accurata oflervazione , e trovando ciò
eCTer
tatìone vefiium faBa . Alcuni dicono , che Effo non prenda mai il color biancoi
ma qui Eliano li fmentifce dicendo : Et olita rurfus z-ifus album cclorcm , tam-
quam aliaf» perfonam Hijlrio , fic indiiit .
[ a ] Viene lo fteffo fentimento efpreffo nel Proverbio : tneììt litui gladtus , che G
dice contro la dannofa Adulazione , ed è ufato da S. Girolamo in una rifpofta
a S. Afoftino . Egli però 1' ufa in altro fenfo , perchè vuole intendere , che
la Lettera fcrittagli da S. A^oflino conteneva la riprenfione , e le lufin<^he , col-
le quali fi procurava di temperare 1' apprezza del rimprovero .
[ ^] Il P .F. Vincenzio Ricci M.O. ne' fuoi Geroglifici morali figura l'Adulazione-.
Dofìfia veftiia un doppio ■vejìimento ; il dtfopra Lianco , e il difetto negro . Cbe tenga
nella dejlra mano una quantità di /4pi , t neli' altra uno Sarpione. A piedi da una parti
Còe tenia
TOMO P R IMO. 41
jeffer vero montò in furia si grande , che giurò di Lui P Efterminìo» e della
fua N-azione . Era di Giuda Mardoccheo » per il che Aman ponendo al fiio
Re in difgrazia i Giudei tutti , che nel fuo Regno vagavano , ottenne che
in certo determinato tempo dì Loro fi faceffe barbara llrage . Eller modi
a pietà de' fuoi , a pericolo della fua vita , fi prefentò al Re ; trovò in Lui
grazia s Io pregò che con Aman da Lei ad un fuo convito venilTe .
Ciò fatto : di nuovo AfTuero diffe ad Eller , che chiedeiTe ciò che bramava ,
La Regina pregò nuovamente che al futuro giorno Egli al fuo convito tor-
naife . Tripadiando , per tanto onore, Aman accrebbe la fua fuperbia. Neil*
ufcire incontrandofi in Mardoccheo , vedde che non folo non fi chinò alla
fua prefenza , ma né tampoco Cv mofle . Fremè d' Ira , e alla propria Ca-
fa giunto , comunicò alla Moglie ed a fuoi amici , ed i fuoi onori , ed il di-
fprezzo di Mardoccheo . Adulandolo tutti e mal configliandolo , 1' indufle-
ro a flir alzar il Patibolo , dove voleva che Mardoccheo foOTe fofpefo . Si
portò perciò dal Re , il quale trovò che avendo a cafo letto un rilevante fer-
vio-io a Lui da Mardoccheo preflato , gli domandò fubito quaP onore fi
dovelfe a Colui che aveffe voluto il Re onorare . Supponendo Aman che
di fé folo Egli intendeffe , allegro e contento rifpofe : doverfi vefiirc de
gli Abiti regi, coronare del Diadema reale, ed in Cavallo regalmente bar-
dato doveiTe elfer condotto per tutta la Città dal primo de' Tiranni e Prin-
cipi del Regno « efclaraando : Così jì onora Colui , che vuole così jl I{e ono"
F rare .
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kjfia V Elefante , e dall' altra la Lawìa. Per il doppio veftimento s'indica la dop-
piezza dell' animo degli Adulatori ; per il bianco di fopra la piacevolezza del-
le parole, per il di fotte nero la perverfa intenzione che hanno d'ingannare.
Le Api bagnate nell' Olio miiojono , afperle coli' aceto fi fanno più vigorofe;
Così gli Uomini dalle adulatrici parole ricevono fommo danno , e da fincerì
faggi avvertimenti , benché talvolta fembrino afpri , utile ed onore . Lo Scor-
pione 5 perchè colla bocca alletta, e colla coda morde . ( la ragione per cui
afferil'ca il P. Vincenzio che lo Scorpione colla bocca alletti , non ìaprei dirla .)
fé forfè non ha intefo , che ficcome attrae e prende quello di che fi pafce , cosi
gii Adulatori colla bocca, cioè con le Lodi ecceflìve allettano ed a fé traggono
quelli che adulano . Le fta a piedi 1' Elefante, per la favola che fi racconta , che f^
in un Deferto foffero due Giovanette che dolcemente cantaffero , EiTo fé ne va da
quelle , lafciando ogni fierezza , e Loro lambifce le Poppe , e dilettandofi del lor
cantare viene oppreffo da grave fonno , ed allora Effe ne fanno miferabil preda ,
La Lamia è mollro marino; fi dice abbia 1' effigie umana , ma termina in Be~
ftia avendo i piedi da Cavallo , appropriata agli Adulatori perchè in fembian--,
za appanfcono amici e dabbene , in foftanza fono nemici e maligni. *
Ha lo fteffo P. Ricci altra Figura dell' Adulazione , Dama , ciùe tenga il dito alk
labbra , In mano avrà una Rete , e due Saette . Le ftia a piedi una Capra , ed una
quantità dì Vermi . Col dito alle labbra, per avvifar l' L^omo a guardarfi dall' Adu-
lazione . La Rete indica 1' inganno delle parole adulatorie . Le Saetta fono
Geroglifico della Peftilenza notata nell' Adulatore pelle del Mondo. La Ca-
pra , perchè dicefi di Lei , che lambendo rompe e recide , e fecondo Plinio ,
lambendo 1' Oliva , la fa divenir fecca , così gì' Adulatori colla lincna allet^
tando altrui, oiFendono ed uccidono . I Vermi che col loro rodere tanno da„HK,'
no alle vigne fighifitano il pregiudizio che reca T ' Adulazione , .■-»'■
4^ ICONOLOGIA
rare . Allora il Re Affilerò : Prendi dunque il Cavallo j e fa tuttociò che
diccfli fenza dimora a Mardocchco , che Ila fediito avanti la porta del Pa-
lazzo . Convenne ubbidire ai fuperbo Amaii .. Melto e al maggior legno
addolorato tornò in Aia Cafa , daddove fu chiamato al Convito di Eller t
che fcoprendo ad Alla ero La di Lui perii dia v ottenne che i (iiudei folTero
liberati , ed Aman per regio comando fu appefo in quella llelfa Trave «
che a Mardoccheo aveva preparata . E/lcr cip. 3. e 4.
FATTO STORICO PROFANO.
MArcantonio Triumviro eflcndoll portato nella Città di Atene , fu da_j
quei Cittadini con fommo onore incontrato , e con infinite Adulazio-
ni ricev^uto ; lo chiamarono Dio Libero , e gli dilTero che come a tale
volevano dargli in Conlbrte la Dea Minerva . Volle punita Antop.io sì sfac-
ciata adulazione , e perciò fubito Loro riipofe che accettava 1' offerta , e
che avrebbe fpofata Minerva ; ma che intanto pcnAilTero a dargli la Dote
di mille talenti; ed ogni talento importava lecteccnto feudi de' noltri. i)/o-
7ie. rapportato dall' ^jlolf. nell' OJfic. Star. tó. 2. cap. 8..
FATTO FAVOLOSO.
E Co Figliuola dell' Aria e della Terra, Kinf-i che abitava le ripe del
Fiume Cefilo ,. era così eloquente nel parlare , che li rendeva gratif-
iìma a Chiunque 1' afcoltava- . Giove che amoreggiava alcune Ninfe , e delì-
derava che Giunone fua Moglie nelP atto non lo fcopriife , pregò Eco , che in
cafo fopraggiunta foflfe la detta Dea ,- colla fua dolce favella la intertenelTe .
Affunfe I' impegno la Ninfa , che nell' adulare era piucchè efperta . So-
pravvenne in una dì tali occafioni Giunone , che appunto di Giove hiceva ri-
cerca . Eco le venne incontro»- cominciò ad encomiare i fuoi meriti j e
da un difcorfo all' altro palfando , tal piacere alla gelofa Moglie recava «
che dimenticandofi di ciò per cui fin li li era molla , diede tempo» a Giove
vii compiere le fue brame ? e non veduto allontanarli . Non potè fate pe-
rò che Giunone non fé ne avvedefle , ed effendofì colla Ninfa fieramen-
te fdegnata,in pena del fuo falfo lufinghicro parlare, non folo la privò della
graziola facondia nel dire , ma togliendole ancora la fa^'ella , la condannò a
non ripetere che le ultime parole di Qlielli , i quali interrogata 1' avreb-
bono . Perilchè dìfperata Eco determinò di non volere abitare , fé non
che nelle più cupe Grotte e concavi luoghi . Ov'id. Mctamorf. Uh. 3.
ADULTERIO..
Dì Ce/are I{ipa .
N Giovane pompofamente vcftito , che Aia a federe , e ila graffo. Col-
u
la deflra mano tenga una Murena ed un Serpe , rivolti ambidui in
bei giri in atto di elferfi congiunti infieme , e colla llniiìra un Anello 1
o fede di oro che dir vogliamo , qual ù fuol dare alle Spofe r e che fia_»
vii^bilc
TOMO PRIMO. 43
vifibile 5 ma che fìa rotta ed aperta da quella parte ove Ci congìungono
ambe le mani- . Cicerone nel i. degli O^zj dice i che nel principio di
ciafcun ragionamento di qualfivoglia cola , deve incominciarli dalla diffi-
nizione di eCfa , acciò fi fappia di quello che fi tratta . L' Adulterio è
adunque un' illecito concubito di un Marito , ovvero di una Maritata ; Siin
Tommafo , Secunda Jècuìid.-e quis/ì: 154. art. 8. proibito già nel Levitico
al cap. 20. aggiuntovi pena di morte , come ancora nel Deuteronomio ai
cap. 22. 5 ed è ugualmente biafimevole e punito , fé dal Marito vieiL_#
eommelTo quanto dalla Moglie , ancorché gli Uomini fi attribuifcano in-
giulhmente maggior licenza delle Femmine ; e S Ambrogio regiltrato al
cap. TS[sino ftbi 32. q. 4. 'H.ec Viro licet ■> qtiod Mulieri non licer. Onde av-
vertifce Arillotele- nel lib. dell'Economìa, che il Marito non faccia torta
alla Moglie , acciò ElUx non abbia a ricompenfarlo d' altrettanta ingiuria .
Giovane e pompofa fi dipinge , efìendo che il Giovane fi dimoftrii
vago nell' apparenza , e dilpolio più d' ogni altra età ali' atto venereo ed
a commettere adulteri .
Si rappreienta che flia a federe , pcrcicrcchè la caufa donde nafce_.»
quello ecceflfo , il più delle volte è 1' Ozio (<?) , produttore di penfleri il-
leciti ; quindi Tobia al cap. 2. giacendo nel letto , che denota 1' oziolità •
dal caldo fterco delle Rondini fu acciecato , cioè da' caldi affetti de' pen-
fleri illeciti 5 é David per l' intemperanza incorfe nell' Adulterio . 2. P\eg.cap.2.
Graffo Jo figuriamo , effendo che 1' Ozio ha per Sorella la Gola , la_j
quale anch' ella concorre a far il medefimo effetto dell' Ozio ; Q>) onde_»
Ezech. a 1 6. Sorores Gida & Otiojìtas qmfi duo Ugna inccndmt ignem Luxur
ria . La qual fentenza comprende 1' Adulterio » come comprefo fotto il
genere della Luifuria , ed il Petrarca nel Trionfo della CalHtà » fopra di
ciò così dice . . ,
La gola. , il fanno , e f oziofe piume
Hanno dal Mondo ogni i/irtù sbandita .
Di maniera che volendo noi fuggire quello errore cosi grande , con-
viene di Ilare con ogni prontezza occupato nelle azioni nobili e virtuofè»
e fcacciare con ogni diligenza ì penfleri che ci vengono avanti , i quali
fono molto dannofi , non folo al corpo ? ma quel che più importa all' ani-
ma , e però fi deve feguitar il belliffuiio documento di S. AgolHno lib.
de Verb. Dom. Serm. 22. che dice : Né oltra il tuo bifbgno faziare il
ventre , perchè il fovrabbondante è caufa materiale di quello vizio j e sa
ognuno 1 che fenza la materia non fi produce cofa neiTuna .
F 2 Tiene
(a') Onde Ovidio lib. i . De Temeiìo Amorh , diffe :
^tatitur yS'^ifius quare ft falius aduker ?
In promptu caufa efi , defislioftn erat .
(J?') S. Tommafo nella 2. z. qmlì. 148. dice , che le figlie della Gola fono
cinque: cioè l'inetta allegrezza, la buffoneria, 1' immondizia , il parlar da_*
Stolto , e il rintuzzamento della mente . Ora fotto il genere dell' immondizia
fi comprende ancora 1' Adulterio .
44 ICONOLOGIA ^
Tiene colla deftra mano la Murena congiunta col Serpe , perclic di_«
quefto congiungimento pare die Bafilio ne interpreti 1* Adulterio ; (^z)
effendocche avvertifce gli Adulteri , che guardino a qual Fiera fi rendo-
no finiili , pofciacchè gli j?are che quello congiungimento della Vipera « e
della Murena fia un certo Adulterio della natura , e quello è quello che
gli Egizi per quello Simulacro ci vogliono ilare ad intendere . La fedc_>
d' oro rotta ed aperta , come dicemmo , altro non fignifica , che rom-
pere e violare le Sante Leggi , il Matrimonio , ed in lomma la fedeltà,
che deve elTere fra Marito e Moglie ; e perciò è biafimevole quefto
mancamento, perchè è contro alla fede maritale, che fi denota per l'anel-
lo , che per quello fi pone in quel dito , che ha una vena , che arriva.^
infino al cuore . (i») Lap. allegai. 57. imm. 4. dave allega il e. femmin.
30. q. 5-, dimollrandoci chela più cara parte del corpo, che è il cuore»
s* impegna per V olTervanza della fede promefTa ; però tutti gli altri errori
fi poffono ricorreggere , ma quello non mai , come afferma Qiiinto Curzio
nobililfimo Scrittore , nei lib. 6. de gcflis ^lexand: Magri: Sed nullis meri-
tis perfidia mitigari fotefi ^
FATTO STORICO SAGRO.
UN certo Levita, di cui le Sagre Pagine non rapportano il nome, eb-
be per Moglie una di Betlem nel Regno di Giuda . Tornando ua.j
giorno con ElTa , riconducendola dalla Cafa del di Lei Padre alla propria
iibitazione , ù fermò in Gabaa , Città della Tribù di Beniamino ; dove_>
da quell'impudica Gente fu in una notte si> libidinofamente malmenata l'in-
felice fua Donna , che nel fortire la mattina di Cala , appiè dell' ulcio
trovolla miferamente morta . Preiala [ può ognuno facilmente immaginarli
con qual cuore], e poilak lopra la Belila, che lerviva a portar le cari-
che
■I M -II J I I - . I , . III. . , , . «
, ( (7 ) Le parole di Bafilio h'kxgiio nel!' Efamcronc Oraz. 7. parlando del Con-
giunaiinento della Murena e della Vipera , fono le fegueiui . l'Cs , l'ili, Co~
niuges veftrai diliptc , effi locis lon^inqas femoti , in Ccnpigii j'oùetatem con'ueTiìjìis natttrfi
vìnciihim kgibui , ac bified'Sione cbftnSii//j Ttnio , ae 'Jn^r/m difta?itiim ejìo . Piperà gc^
nu% Serptntum omnium txitiofiijimutn fnnrenave marlii/e nnptìas expetit , (j [ihtìo fito fi-
piificat prtcfentiam , eawque gnrgite -vafto invitai ad Nnftiaki Comp':ex:ii ; Illa atitem cb-
ttmperat , & coi't atm veneìuto . ^nd htcc mea ratio vtik ? ^lid porteniit ? Sive afpcr
eft aijufpiam Conjux , Jìvc ferts morìbm , perferat illum Vxor uccejje eft , nec v.ììam pror-
Jhs eh Cmfam fcdetateui , •vincnluKque dljjchere patiatur . Ferii ne -verberat , e[ìq:ie per'
ciijfor ? .4t Vir tamen tutis • TcMnìem/is ? at tibì eft natura conpniius . Dunifne ? mero-
fus , i}- implacìdus ? /4t taemb-rum jat/i tnwn eft , (T membi'cntm prxftantilfimiim . AuMat ^
{y ipfe Vir accot/icdiitam , fique decentem admonìticnem . Vipera Virus cb n.-iptlai-rtw te-
neratìonem evomìt ; Tu duriA'm animi , Tu ferocitatetn. Tu crudelitatem cb unìon'.i revereH'
tìa?» no.'- depcnii ?
(_ b ') Difario apprelTo Macrobio nei Satiirnalr dice , che dal Cuore fi cflende un
nervo verfo quello dito , e non una vena : ma Esjli ancor che Medico di Pr<i;el-
fione , citi i Libri de' Medici fu quello propolito , s' inganna all' inaroflQ ,
perchè i nervi non hajino oriijine dal Cuore , ma dal Cerebro .
TOMO PRIMO. 4?
che 1 nella fija Cafa la riportò . Ivi giunto , divifo in dodici parti il Ca-
davere , ne mandò ad ogni Tribù d' llraelle , Mode tanto il cuore di tutti
1' orrendo fpettacolo , che d' unanime confenfo ibbilirono la vendetta della
fcelleraggine . Spediti perciò Nunzi alla Tribù di Beniamino , richiedi fu-
rono i perfidi Adulteri di Gabaa . Fu ributtata la domanda . Si venne a^.
im fieri/Timo Fatto d" armi . Iddio fu cancro gli Autori e Difenfori dell*
empio Adulterio » e venticinque mila Uomini e più della Tribù di Benia-
mino recarono miferamente trucidati , e la Città di Gabaa colle altre_>
tutte della Tribù, arfe e diltrutte . Lìb. de" Giudi cip. 19. 30,
FATTO STORICO PROFANO.
MAria di Aragona Moglie di Ottone terzo Imperadore , amando un.^
Giovinetto lo teneva in Corte veftito da Donna » e così alla Gente
non dando ombra » di quello impudicamente fi godeva . ScoprilTi finalmen-
te 1' inganno , e il male avventurato Giovane fu fatto vivo bruciare , I.a
benignità dell' Imperadore perdonò il fillo all' adultera Moglie , che inve-
ce di correggerli , tornò di nuovo a perdutamente invaghirli del Conte di
Modena ,■ che al valore del braccio accoppiava le più belle virtù dell' ani-
mo . Lo allettò , lo pregò , lo follecitò perchè feco adulteraGfe , ma tutto
invano . Per il che la perfida Donna cangiato l' amore in odio , non ebbe
roiTore dì accufarlo ad Ottone , come fé Egli di coCi tanto rea richielta_o
I' avetfe . Fieramente offefo 1' Imperadore con precipitofo conllglio a Lui
fece troncare la tella . Pafflito qualche giorno , 1' afflitta ContèlHi Vedova
prefentatafi al Tribunale di Cefare , coli' efperienza del ferro infuocato ,
quale maneggiò fenza che nocumento alcuno le apportaffe , provò l' inno-
cenza dello fventurato flio Conforte . Veduto ciò avendo Cefare , e me-
glio fatta difcutere la caufa , rinvenne tutto il falfo nella sfrenata Impera-
drice , e pei'ciò come rea di Adulterio la fece perire tra le fiamme alla
prefenza del Popolo .
Giacomo Strada , Onono , e Crifpmiam littori citati dall' ^fiolfi ncll* ^p--
gimta alla jua Offìc. Starle.
FATTO FAVOLOSO.
Giocondo Latini dì Nazione Romano Giovane il più bello della fiia Età,
amava sì teneramente la Moglie , e gli pareva di eifere tanto da Lei
corrifpollo , che non fipeva più che defiderarii . Dai replicati prieghi e_>
follecitaraenti di Faulto fuo Fratello fi trovò obbligato panire dalla Patria,
e portarli, in Pavia alta Corte di Adolfo Re dei Longobardi , il quale
effendo di belIifTimo afpetto , ed avendo fentito che Giocondo non_»
era di Lui men bello , ardentemente lo defiderava . Può chiunque tenero
Conforte imraaginarfi. il doiorofo congedo dalla Tua amatifTima Compagnia..
La Moglie di Gioconda folpirava , piangeva , fembrava volelfe fpirare al-'
iora allora ai piedi dell' agitato Marito . Acciò di Lei ogni momento fi
lo /ve-
4^ ICONOLOGIA
fovvcnilTe , dal Collo ^\. tolib un luo monile , ed a Lui lo co'nfcgnò. Giun-
fe finulnicnrc 1' ora della partenza , convenne dividerli . Non fi era bene
per due miglia dilungato Giocondo dalla Città , che fi accorie efTerfi di-
menticato del monile . Indietro ritorna , entra in Cafa e nella fianza ,
dove la Moglie dormiva ripofatiflimamente . Per non deftarla , con accu-
rata diligenza alza la Cortina , die il Letto riparava , e vedde [ oh veduta
per Lui fatale ! ] 1' iniqua Donna nelle braccia di un Tuo Servente . Sen-
ti fcenderfi nel feno un Torrcnre di afilmni . Voleva uccidere nel fatto gli
Adulteri ; ma relkndogli ancora dell' amore per T Ingrata , fenza far mot-
to dalla Camera , dalla Cafa , dalla Città s' involò , riprendendo il fuo Cam-
mino vcrfo Pavia . Ma con tal cuore , ma cosi dal dolore trafitto , chcj
fieramente infermatofi perde affatto la bellezza clie nel Tuo volto fioriva .
Terminò 1' infermità , ma fi accrebbe fempreppiù la fua angulHa . Arrivato
finalmente col Fratello alla Corte reale , moveva di fé a pietà, ne qualunque
immaginabile cola lerviva punto a confolarlo. Un giorno che a calo da una
fclTura , che era al mui-o del fuo Quarto daddove fi vedeva la fianza della
Regina , mirò che uno fchifoib orrido Nano con Lei impudicamente fi di-
vertiva , e querto oflervò per più d' un giorno . Al che feriamente ritìet-
tendo , e penfando che una tanta Regina Moglie del più bello e avvenente
Re del Mondo non aveva ribrezzo di fottometrerfi a unMoltro, trovò den-
tro di fé degna di qualche fcufa la fua Conforte ; e con tal penfiero data
pace al cuore , refa la ferenitù al volto , racquifiò in poco tempo la pri-
iHna fua bellezza . .Arioso Oriana. Fur. Canto 28.
G
AFFABILITÀ'; PIACEVOLEZZA, AMABILITÀ'.
Di Cefare Bjpa .
levane vefiita d' un velo bianco e fottile , e con faccia allegra . Nel-
la delh'a mano terrà una Rofa , ed in capo una Ghirlanda di iiori.
Affabilità è abito fatto nella difcrezione del converfar dolcemente, eoa
defiderio di giovare e dilettare ognuno fecondo il grado .
Giovane fi dipinge , perciocché effendo la Gioventù ancor nuova ne*
diletti e piaceri mondani , grata e piacevole ognor fi dimollra . Il velo
che la ricopre , fignifica che gli Uomini affabili fono poco meno chc_»
nudi nelle parole e nelle opere loro ; e perciò amabili e piacevoli fi do-
mandano Qiielli , che a luogo e tempo , fecondo la propria condizione, e 1*
altrui , quanto e quando fi conviene , fanno graziofamente ragionare *
fenza offendere alcuno , gentilmente e con garbo fcoprendo fé ItelTi . Sì
dimollra ancora , che 1' animo fi deve foltanto ricoprire , quanto non ne
relU palefe la vergogna , e che di grandi/lUjio ajuto alla piacevolezza è
1' edere di animo libero e fincero .
La Rofi denota quella grazia , per la quale ognuno volentieri fi ap-
preffa all' Uomo piacevole , e della fua converlazione riceve gullo , fug-
gendo la ruvidezza de' coliumi , che è congiunta colla fcverità ; alla
quale fignificazionc fi riferifce ancora la Ghirlanda di fiori .
i FATTO
T M P R I M 0, 47
FATTOSTORICOSAGRO.
TUttocchè mortali perfecuzioni David foffertò aveffe da Saul , nientedi-
meno ne' fuoi trionfi e nelle fue felicità non il fcordò della Famiglia
del fuo Perfecutore » ed avendo fatta ricerca fé di Quella alcuno vi foile
reltato » gli fu detto che ancora viveva un certo Servo per nome Siba .
A fé lo fece chiamare, e fentendo da Elfo che vi era ancora vivente Mi-
fìbofeth. Figlio di Gionata , che era llorpio d' ambo i piedi , volle che
alla fuaj prefenza veniife ;, lo accolfe teneramente , e gli reltitul tutto ciò
che era Hata- di Saul , e comandò a Siba che perfettamente lo. lerviOfe ia
tutto, quello che bifognato gli folfe . %. àé' B^ : cap. 9.
FATI O S TORI C O P R O F A N O .
FlTaccufato a Filippo Padre diAleifandro Magno uff certo Nicànore,
perchè di Lui molto male parlava , ed era caldamente efortato a_j
volerlo perciò punire . Filippa niente dalle accufe conimoiro , come di
piacevole e cortefe animo era , riipoie non eTfere Nicànore de' peggiori
de' fuoi Sudditi, e che informare li- voleva del fuo- e (Ter e-, e delle fue
bifogna .. Infatti avendone accuratamente ricercato 1, rinvenne che Nicà-
nore era opprcilo da una fonima povertà. . Il che faputo , febbene noto
gli foife che. dalla fua lingua era malmenato y nientedimeno generofamen-
te volle foccorrerlo ; facendogli un prefente di gran- rilievo . Colui che
accufato avevx Nicànore ,• non^ molto- Itette. à prefentarli a Filippo , con
dirgli , che Nicànore di Lui faceva infiniti elogi . Filippo alloi'a : Ecco
che in mio arbitrio fta il far aifcorrere bene o male di me . Diodoro
Siculo r citato dall' ^^ìolfi nell' Ojfic. Suor. lib. 2. cap^ ^-
FATTO F" A V O L O S O ..
7''Ra gli Uomini che meritato iT abbiano il bel nome di affabile , fe--
condo quello che nelle Favole leggiamo , fi è fenza dubbio Giano
Figliuolo di Apollo e della Ninfa Creufa , e Re d' Italia . Eifendo (tato
Saturno da' fuoi Regni diicacciato*, non trova-va Chi: gli daiTe asilo; giunie
allo Stato di Giano , e fu da quello cortefe Re graziofamente ricevuto ,
e faperido che Giove dappertutto lo perfeguitava ,- pofe tutta la fua cura
che appreffo dì Lui fi Itafle celato-. Non- volle Saturno-, che- andatfe fenza
premio cotanta affabilità 4 perlocchè dotò Giano di una rariffima prudea-
za , e di fapere indovinare iL palfato ed il futuro- : e per quella ragione
Jo fingono i Poeti di due facce , ed anche di quattro , con una chiave,-
ed un bailone in mano-; Una chiave, cioè?- perchè credefi inventale Iziy
Toppe ,- ed un bailone ? perchè accoglieva con cortesìa i Viandanti , e_j
cullodiva le llrade . L' ammaeilrò ancora nell' Agricoltura , e nel modo di
dirozzare i Popoli-» nel cae^ riufci a maraviglia ; giacché e con- quello-
ajuto y-
48 ICONOLOGIA
aiuto , e colla naturale fua docilità, fi refe l'amore de' fuol Popoli, che
felicitimi fcmpre viflero fotto di Lui . Fu dopo morte adorato conie_>
Dio , ed in Roma gli fi fabbricò un Tempio , le cui Porte fi chiudevano
in tempo di Pace , e fi aprivano in tempo di Guerra .
M.cicr% <Amìan, Marceli. , fc.
AFFANNO.
Di Ce fare I\ipa,
UOmo mefto , malìnconiofo , e tutto rabbuffato . Con ambe le mani fi
apre il petto , e fi mira circondato da diverfi Serpi . Sarà vefìito di
berettino vicino al nero . Il detto veftiniento farà llracciato , folo per
dimoftrare il dispregio di fé fleflb , e che quando uno è in travagli dell*
animo , non può attendere alla coltura del corpo ; ed il color nero figni-
iica 1* ultima rovina e le tenebre della morte , alla quale conducono ì
rammarichi ed i cordogli .
Il petto aperto , ed il cuore dalle Serpi cìnto , dinotano i faflidj e_j>
travagli mondani , che fempre mordendo il cuore infondono in noi llelll
veleno di rabbia e di rancore .
FATTO
Tomo PRIMO. Af
FATTO STORICO SAGRO.
FU tale I' affanno di Saul nel vederi! vinto « e profTimo a cadere nel-
le mani de' Nemici « che non volendo fopravvivere a tanto fcorno, pre-
gò un fuo Guerriero che lo trafiggefTe ; ma non potendo da Lui ottene-
re grazia così fatale , denudato il proprio ferro , fopra quello di tutto pe-
£o gettatofi , miferamentc lì uccife . 2. de B^ cap. 3 1 .
FATTO STORICO PROFANO.
MOnìma di Mileto , e Veronica di Scio , ambedue Mogli del Re Mi-
tridate , intefa da Bocchide Eunuco la di Lui miferabile morte , ven-
nero in tanto affanno , che Monima della fteffa Corona formoffi un laccio
per fofpenderfi ; ma effendofi quella per il gran pefo rotta j tanto pregò
il detto Bocchide , che fì. fece da quello dare la morte . Veronica parimen-
te bevve una Tazza di veleno , il quale non facendo fubita operazione ,
con l' aiuto dello fteffo barbaro Eunuco fi privò di Vita . ^Jlolf. Offic.
Iftor. Ltb. 2. cap. i. Tlutar.ec,
FATTO FAVOLOS O .
LA morte di Fetonte, fulminalo da Giove per P ardimento di voler gui-
dare il Carro della Luce, recò affanno tale e alle Sorelle , e al Padre,
ed a Cigno Re della Liguria fuo ftretto Zio , che le Prime per '1 s"-""
dolore trasformate furono in Pioppi ; Febo era riioluto di non più voler
reggere il Carro , da cui riceve luce il Mondo , e flette un giorno na-
fcolto ; e fé i forti replicati prieghi di tutti i Numi moffo non lo aveffe-
ro a pietà della Terra , la Terra farebbe reftata un' orrida continuata not-
^^ ' }[ ^^ Ligure così dai duolo fi lafciò trafportare , che dalla Umana
cognizione ufcito , fu trasformato in un pennuto animale > che ritiene il
fuo nome , e chiamafi Cigno .
& AFFET-
59
ICONOLOGIA
AFFETTAZIONE.
DelV sAhm Cefare Orlandi^
Giovane caricatamente abbigliata , di volto hinguido e delicato .Verta un
Drappo di vari colorì inte.futo . Stia avanti uno Specchio in atto di va-
gheggiarfi , e mortri di configliarfi. con elTo negli atteggiamenti della Jjoc-
ca, nel- girar degli occhi , e. nel mover de' pafll . Abbia nella delira ma-
no un Narcifo . Nella finillra una Mafchera . Appiedi una Scimmia .
Non fenza ragione fi dipinge Giovane , e Donna caricatamente abbi-
gliata-, mentre la Gioventù , più facilmente che qualunque altra Età , fi fcorge
in braccio di fimil vizio; e le Djnne in particolare 1' amano tanto, che_>
fenza ravviiare il notabile pregiudizio , che a' Loro meriti apporta , ne fanno
anzi pompa , e più che difetto, un pregio, [ ingannate che fono ! ] da Loro vien
reputato . Benché per altro non so le prefentemente con ogni gui;tizia alle
fole Donne appropriare fi po'Ia un tal errore , che pur troppo fi mira , a rof-
fore del noftro Se.fo , nei Giovani de' noltri tempi , i quali fcordati^ dell'
efifer proprio, abbandonato, dirò così, il Loro dovere ,, fanno gara di non
eflere in Affettazione dalle Donne fuperati .
F amina qùd. fatiet tCumVir jit levior ipfa ?
Ovid. de KAìte aman. lib. 3»
CoA è invero ridicola , anzi deplorabile, mirare un Giovane » che nato
elfer
r M P R I M 0. u
eCfer 'dovrebbe per cokìrare le più belle Virtù in feno delle più profonde
Scienze , per accrefcere la propria iHma , per lo foliegno , e per 1' onor della
Patria , mirarlo dico , perdere le più preziofe ore del giorno nell* abbigliarli»
e confiilere tutti i fuoi gravi ftudj nel far moilra del gullo più raffinato in
una caricata acconciatura di Iella, in un' archittettato modo dì pafleggiare»
e in un* inchino, che non devii punto punto dalle nuove regole emanate dal
fecondo talento di uno fpiritofo Francefe ! Giovane mal' avveduto ! non
è quello il mezzo , onde elfere ammirato e itimato . L' arte non è di pia-
cere neppure a Chi forfè tu brami . Credilo allo ItefTo Maellro d' Amore i
che così ti avvifa. nel Lih i. de kAtìc amandi.
Sed tibi nec ferro placeat torquere cxpìllos ,
"ì^ec tua mordaci pumìce erma teras .
ed altresì nel Libro 7,, parimente de ^rte amandi, avverte le Donne in tal guifa.
Sed 'vitate •viros cultum , forni amque profejfos ■, *
^ique fuas ponunt in fiat ione co mas . w
Qiianto condanno Affettati di fimil forte , altrettanto abborrifco Colei,
che dandofi un aria , in qualunque modo mai convenevole , di difprezzo e
di fé llelfo , e degli altri , cenciofo , fordido , mal compofto, affetta com-
parire un pazzo Diogene ,
- • ManditiiS tibi placeant .
"avvifa r amorofo Precettore .lib. i.
< Sit bene conveniens , & fine labe toga ,
Lìnguaque nec rigeat , careant rubigine dentes ,
T^ec vagus in laxa pes tibi pelle natet .
"hlec male deformet rigidos tonfttra capillos^
Sit coma , fìt do5ìa barba refc£la mani* .
Et nìhil emineantì & fint fine /òrdibus mguesy
Inque cava nulhs (let tibi nare pilus .
T^ec male odorati fit trifiis anhelitus oris ,
iSlec lisdat nares vìrque , paterqite gregis .
II volto languido e dilicato fpiega che F affettazione per fé (le fifa è
languida , failidiofa , importuna e che 1' Affettato in tutte le operazioni
fue mollra una dilicatezza mendicata , che riconofce per loppiù la fua ori-
gine da uno fpirito languente, e mal regolato . Fanno pena alcune ed
alcuni , che volendo apparire di un guflo efquifito e particolare , credono
farfi merito nel biafimare tutto ciò che il Mondo approva . Tutto fembra
che Loro dia fallidio , niente ci ha che gli appaghi o dia ad Effi piacere.
Se mai avviene che Quelli fi trovino nelle Converfazioni , o ftudiano di com-
parire tanti Democriti ne' più ferj difcorfi, o tanti Eracliti ne' più allegri giuo-
chi . Sciocchi che fono 1 penfano in tal guifa operando , che il Mondo
ammiri il Loro fpirito , e non fi avveggono che riguarda il Mondo le Loro
ilravaganze , come effetti di un infipido penfare .
, Per il Drappo di varj colori inteffuto , intendo dimoftrare effer varj i
generi degli Affettati . V includo quegl' Ignoranti profontuofi , che per
avere fcorfo qualche Volume, che nel Mondo letterario abbia fatto e faccia
G 2 itrepitQ
51 I C N L G T A
ftrepito , ed il più delle volte avendone folamente letto il Fronti^ìzio , fi
danno già ad intendere di efTer giunti all' ultimo fegno dell' Erudizione ;
fé poi li favorifce la memoria per ricordarfi di alcun termine o Greco , o
Francefe , o Inglefe, o di altro flraniero Idioma, non e' è Chi li pareggi,
e fupponendofi già Interpctri di quelle lingue , che non intendono, non fi
accorgono che più che quelle hanno acquiftata 1' abilità di tediare Chi gli
afcolta , col affettatamente porre in ogni lor difcorfo , e quafi ad ogni palTo ,
o qualche male appropriato Grecifmo , o qualche Latinifmo non ben intefo .
Qual tormento è mai quello di avere a fbf&ire Perfone , che ne' Loro di-
fcorfl per efprimere le cofe anche più baCfe e triviali , non fi fervono fé
non di termini i più fcelti , e pare non fappiano parlare , fé non come_>
fuol dirfì,a punta di Forchetta.
Dovrebbono pure quelli tali avvederfi , che termini ricercati e punta
j^urali, in vece di abbellire i loro difcorfi , danno loro un' aria impor-
tma , pedantefca , e ridicola .
Dovrebbono accorgerli che per 1' applaufo , che fi lufingano acquiilare»
fi rendono il giuoco delle Converfazioni .
Nel numero degli Affettati pur troppo fi conta ancor qualche Dotto !
Quelli o troppo vago del fuo fipere , o troppo fprezzante dell' altrui
merito , o troppo invaghito di lodi , medita , Itudia , cerca tutti i mezzi,
onde farli conofcere anche più grande di quello Egli fla ; fempre o. di fé
parla , o di quella Scienza in cui più è verfato ; o fé qualche Opera_3
alla luce ha data , poveri Amici fuoi ! A qual travaglio rìon fono Eglino
condannati ! Conviene fi acconxìdino a featire da Elio ogni giorno qual-
che fquarcio della fua produzione .
A maraviglia Orazio negli ultimi verfi delia fua Poetica efpreffe la
natura di fimil Gente » e la pena che apportano .
lndo£ìum , do6ì:tmque fitgat B^citator acerbits ,
^em 'vero *rrip::it , tenet , occiditque legenda , .
"Non mijfura cutem nifi piena auorts hirudo .
E contro gli Òrtentatori del proprio fapere , così giiillamente cfelama il
Guarini nel Paftor fido . Atto 5. Scena 6.
Oh cecili delle terrene menti l
In q'id profondi notte »
In qual fofca caligine d' errore
Son le nofìre ^Ime ìmmerfe ,
piando tu rfon le illuSìn , e fommo Sole I
^ che del faper vojlro
Infuperbite , mijeri mortati ?
<2ve/?a parte di noi , che intende , e vede t
T^on è nofìra viìtù , ma vien dal Cielo :
Effa la da come a Lrti piace-, e toglie .
Fanno naufea quegli Affettati Nobili, che privi d'ogni altro merito 1
non fanno altro che infaftidire Chi gli afcolta , col rapportare ad ogni mc^-
mento la lunga teffitura di loro Genealogìa , k dinumerazione Ae' glorioìi
Avi
TOMO PRIMO. 5-
Avi , gì* importanti fervigj da Loro preftati allo Stato . Il Mondo faggio
fa benilfimo , che non conMe la Nobiltà vera in un fangue per lunghif-
fima ferie di anni non intorbidato nel fangue plebeo . Un lingue puro ,
un {lingue iiluftre accrefceri pregio alla Nobiltà , ma non è che effet-
tivamente la formi . La Nobiltà vera il folo proprio perfonal merito la_j
collituifce .
Stemmata quid fachmtì quid prodefl , Tonticet brigo
Sanguine cenferi t picì'ofque oflendere •vultas
Majorum -, & flantes in curribus a/Smilianos ,
Et Curios fam dimidios i humenfque minorem
Corvinum ì & Galbam auricidis , nafaque car eritemi .
^ù jritBus generis , tabula fadìare capaci
Cor-vinum j & pofihae multa deducere l'irga
lumofos Eqmthm cum Dì£latore Magidros > ^
Si coram Lepidis male vivitur ? Ejfipes quo "
Tot bellatomm » (ì tuditur alea pernox
^nte T^umantinos ? Si dormire incipis ortn
Luciferi » quo figna Duces , & caflra movebant ?
Cur ^llobrogicis , (^ magna gattdeat ^ra »
'ì<latus in Herculeo Fabius lare j fi cupidus •, fi
Vams 1 & Euganea quaiitumvis mollior agna >
Squallentes traducit ^<vos , emptorque 'veneni
Frangenda miferam fimefiat imagine gentem ?
Tota lieet Veteres exornent undique cerx
»/itria ) Ts^obilitas fola efì , atqite unica iiirtus »
fwvenal. Sat. 8.
Quando m' avvengo in taluno , che non mi lafcia di anguftiare fina i
tantocchè non moftro di aver ben comprefo , eh' Egli poflìede delle gran ric-
chezze 5 mi fento ftimolato a palefemente dirgli , che potrebbe rifparmiarfì
«il affannarmi in ciò , per cui Io non lo ammiro , ma mi fa forfè forfè ri-
flettere quanto cieca fìa la Fortuna . Se non avete , gli direi , altro che la
ricchezza , onde pregiarvi , non fiete niente più che Colui , che dalle_j>
Manette riconofce immenfe dovizie , che quel vii Pizzicagnolo che tanto
polfiede ; farete anzi meno » fé coftoro contano più averi che Voi , Gli
ripeterei il graziofa Epigramma di Marziale . Lib. 3. Ep, 25,
Sunt tibi t confiteor , dijfufi fugera campi ,
'Drbanique tcnent pr<edia multa Lares :
lEt fervit Domina numerofus Debìtor arcee >
Sufìentatque tuas aurea menfa d^^es .
Fafìidìre tamen noli > I^ufine •, minores %
"Pltis habuit Didimus , plus Thilomdus habet .
Rido poi meco fleOTo , alla premura che raoftrano di palefare le idee
grandi, che in mente hanno, le quali punto non intereCfano gli oppreili
Afcoltanti , e che non fi fanno mai efeguire ì
Innu-
U ICONOLOGIA
Innumerabill altre Ipecie di Affettati fi trovano, che fi tralafcìano , fpic-
gate dalla varietà de' colori , che fi mirano nel Drappo della mia Immagine.
Si pone avanti uno Specchio in atto di vagheggiarli , e configliarfi con_*
ctTo negli atteggiamenti della bocca , nel girar degli occhi , e nel mover
de' pafli,pcr denotare che nell'Affettazione fi comprende l'inganno» la
vanità , e la ridicolezza . L' inganno e Ipiegato per mezzo dello Specchio»
il quale agli occhi noltri mollra di avere in fé , quello che in vero noa
ha , né può avere . Isl^ihil jadicamus in Jpcadis nifi fallaciam effe , nihil almi
quam alienum Corpus mentientìbns . T^on enim ejl in Jpeculo quod oflenditur ....
^id ergo ? Simulacro' ifla vana funi , & ìnanis ijerorum Corporum imitatio .
Seneca lib. i. qu. 20. cap. j.
In fimil guila 1' Affettato nell' affannarfi in voler fare una moflra di fé
niente confacente a ciò che gli è naturale 1 ci fa vedere di aver copiato
iaLfe ì ciò che in fé non ha . Studia ingannare nello lleifo tempo che_>
pW che gli altri , inganna fé flelfo .
Si fcorge la Vanità nella politura avanti lo fteflb Specchio ■, giacché
non e' è che meglio fpieghi 1' elfer vano , che quella Donna , contro la
quale , così fé la prende il Guarino nel fuo Palìor fido . Atto I. Scena V.
£' tua, cura » tua pompa. , e tuo diletto
La fcorza fol d' un miniato volto .
Tinger d' oro un' inftnfata chioma y
Ed una parte in mille nodi attorta
Infrafearne la fronte , ìndi coli' altra
Tejjuta in rete , e in quelle frajchc involta ,
"Prender il cuor di mille incauti amanti ,
Oh come è indegna e jiomachei'ol coja
il vederti talor con un pennello
Tìnger le guance , ed occultar le mende
Di natura , e del tempo , e veder come
il livido pallor fai parer d* oflro ,
Le rughe appiani » e '/ bruno imbianchì , e togli
Col difetto il difetto -, anzi V accrefci .
Speffo un filo incrocicchi , e l' un de' capi
Co' denti afferri -, e con la man finiflra
L' altro foflieni , e del corrente nodo
Con la delira fai giro , e /' apri ■> e firingi j
^tafi radente forfice , e /' adatti
Sull' incfrual lanuginofa fronte ;
Indi radi ogni piuma » e fvelli infieme
Il mal crefcente » e temerario pelo
Con tal dolor , eh' è penitenza il fallo .
Ma quello è nulla ancor -, che t.i;ito all' opra
Sono i co fiumi fomiglwiti , e i vezzi .
^lal cola hai Tu che non fia titta finta ?
S' apri la bocca , menti : Jc fofpiri
Son
)
TOMO PRIMO, 55
Son mentiti i folpir ; fé movi gli occhi ,
E' fìmdato il guardo : in fomma agri' atto i
Ogni fembiante ■> e ciò che in Te fi vede i
E ciò che non fi vede , o parli » o penfi «
Tutto è menzogna .
Negli atteggiamenti della bocca , nel girar degli occhi » e nel mover
de* paffi fi dimoerà la ridicolezza infeparabile dall' Affettazione . Perfone
di tal carattere, convien dire , che fé l' intendono troppo con il malfido
Configliero Ovvidio , e non fi accorgono , che ridonda in Loro derifione_?
la mendicata- Arte , in cui cosi le ammaeftra nel Libi- 1^ de ^rte amandi.
ExigHO fignet gejlu » quodcumque loquatur -, '
Cui digiti pingiies t & jcaber unguis erit .
Cui gravis oris odor ì n'imq'tam j'ejuna loquatur :
Mi piace però il feguente avvertimento
Et femper Ipatìo dìflet ab ore Firt . z
Come mi fpiace il reftante:
Si niger , aitt ingens -, aut non erit ordine natus
Dens tibi , ridendo maxima damna feret .
S'è ne maraviglia però anch' Elfo.
^ùs credat ? Difaint etiam ridere Tuell£ :
^htrifir atq'ie illis hac quoq'te parte decor ,
Sint modici rilìus , fint parve utrinqie lacuna :
Et fummos dentes ima labella tetani .
T^ec fua perpetro contcndant ilia rip.i :
Sed leve ne [ciò quid ■, famìneHmq'te fonent .
Ejl qn£ perverfo diflorqwat ora cachinno ,
Cum rifit : Lieta e fi oliera ,• fiere pHtes .
Illa fonat raucum quiddam , atme inamabile ridet ;
®r riidìt a [cabra t'irpis Ofelia mola .
^^3 non .Ars penetrai ? Dijcimt lacrimare decenter ^
^oqie volmt plorant tempore , quoqie modo .
Si dipinge con un Narcifo nella dettra mano per dimoflrare h vanità,
e ftoltezza dell' Affettazione r giacché o fi prenda dall' Etimologia del no-
me Narcifo, che viene dal Greco A^iirce che fignifica Torpore ftupore , e fi
confiderà per quefto che I' Affettato, fé non' per illupidità e per mancanza
di rettopenfare , fi muove a comparire diverfo da quello , che la natura_3
lo volle : o fi prenda dal favolofo Giovinetto Narcilb , di cui fingono i Poe-
ti che rapito dalla fua bellezza nel mirarfi in un fonte , accefo'di fover-
chio- amore verfo fé lleiro , mancò- di vita , e fu convertito^ nel fiore , che
porta il fuo nome, e fi può riflettere quanto danno rechi un fimil difetto.
Lo fpiegò a maraviglia Caffiano Baifo lib.- ii. cap. 25. TSfarcijns domejìi"
co Iti ipfins amore' flagrans domi ,■ cjr ex Jè fé perit . Erat enim in pidchrif.ir-
dine Corporis excellens , unde- etiam amor , &' defiderium ' fui addititm e/l . Fort-
tem etemm aliq'iando velut portaturus inde occupavit , fpetlator a'item propria- for-
mx confiflens , Ipfs fé ipfum amore fui corrumpit . uid Fontem icaj.ie fkhinde
progrefi
^6 ICONO LOGIA
progrejf/is , nniùram futm 'vdutì amator dilexit , fuperatus aritcm ab amore , &
fé ipfurn in aqtiis apprehendcre tentans ■, terT.tm infiiper amifit -, atque ftc ajfeclta
refrigerittm qtixrais , vita prhationent invenit . Tantum fané lucri morte fuLj
adeptns , quantum in flore mutatus cfi > q:ù nomine fm illius memoriam affert *
& confermai .
Quanti CO! foli pregi , di cui H dotò la natura , fi farcbbono ammira-
re > e cercano morte al loro merito , col troppo invaghirfene » e ufare
tutti i sferri di farne una vana gloriofa Pompa !
La Mafchera che tiene colla finiilra indica la proprietà dell* Af-
fettazione » che è la fimulazione della propria Perfona j che fi allontana da
ciò , che le è naturale , con cui non difpiacerebbe , per cercare in un*
aria prefa ad impreftito il vero modo di renderfi faftidiofo » e ridicolo . De-
nota inoltre la Mafchera , che 1' Affettato copre il vero per far compari-
re il falfo .
Non e' è cofa che più fpieghì !a ridicolezza dell' Affettazione che la.
Scimia , mentre è quello uno dei più ridicoli animali profontuoC , e
fciocchi imitatori delle azioni altrui . V Affettato non meno della Scimia
ferve di divertimento al Mondo . La Scimia , tuttocchè bruttiftìma , fi da ad
intendere di effere il più vago e graziofo animale ; e ciò chiaro lo mo-
ftra -, mentre nel tempo che vien chiamata bella , fpiritofa , e fimilc , eful-
ta ) fi pavoneggia , e apparifce lietiflima ; fé il contrario le fi dica » fi ve-
de fubito far de' moti , che indicano la rabbia interna . Nella llefla gui-
fa che la Scimia procura fcioccamente imitare le azioni umane > l' Affet-
tato per uno fmifurato defiderio di piacere , e farfi dillinguere j ma troppo
male intefo , agogna di copiare gli altrui atteggiamenti , ed azioni , che
>ion effendogli punto naturali , lo rendono lo fcherno degli Uomini .
FATTO STORICO SAGRO.
NEH' entrare Jehu vìttoriofo in Jezrael , Jezabel che Moglie era fiata
dell' empio Aacab , udita la di Lui venuta , pensò forfè coli' affettata
fua venuftà tirarlo al fuo affetto; dipintofi perciò il volto, ed alfettatafi la
chioma , fi pofe alla reale fenellra per far vaga pompa di fua Perfona . Fal-
li però il filo penfiero : giacché Jehu non folo non fi mofle alle alterate^»
fue bellezze, ma comandò anziché da quella llefla fenellra in iftrada foife
precipitata; dove divenne parto degli affamati Cani . 4 rfe' i^e cap. 9.
FATTO STORICO PROFANO.
UNo de' più affettati Uomini del Mondo fi fu fenza dubbio Crefo Re
della Lidia . Un di in occafione di folenne Pompa , erafi ornato delle
più ricche e belle vefli , di varj colori, e di diverfe foggie . Pieno di
odori , colla chioma all' ultima perfezione accomodata , erafi afllfo nel Tro-
no reale con maggior magnificenza del folito . In tale fiato elfendogli
comparfo avanti Soione Filofofo , che non curava tante vanità e bagattelle,
ere-
TOMO P R IMO. ^7
credendo d* indurlo a maraviglia » così gli favellò . Ti pare , o Fìlofo-
f o » che a poflfa agevolmente ritrovare cofa più magnifica, e cofa più de-
gna di ftupore di me ? guarda al portamento reale « all' attillatura delle ve-
fti , ed alla tanta diverfità de' colori , che infieme cosi bene campeggiano ;
trova fé puoi un paragone i e dì fé hai veduto giammai uno a me pari .
Sorridendo il buon Filofofo per la ftrana affettazione del fuo Signore , gli
rifpofe che niente più maraviglia gli arrecava , di quella gli apportalfero i
Galli d' India , i Pavoni , i Fagiani , i Pappagalli , ed altri Uccelli del Mon-
do : e tante parole appreflb a quefte aggiunfe > che traife a Crefo le la-
grime dagli occhi « e fece che fino alla morte fi ricordatfe di Lui ,
LaerziQ citm dall' ^ftolfi : Offic. Star, lib. ^, cap. S, .
FATTO FAVOLOSO. ^
CAfllope Moglie di Cefeo Re di Etiopia , e Andromeda fua Figlia for-
tirono dalla Natura una maravigliofa bellezza ; vane per altro fopram-
Hiodo derogarono a' loro meriti coli' affettatamente porre in tal moftra e ca-
ricare la loro naturale venullà , che giunfero in fino a gareggiar di bellez-
za colle Nere idi j e non falò di Quelte più graziofe fi reputarono , ma an-
cora della ftefla Giunone . Per il che fdegnata la Dea , punì Andromeda col
condannarla ad effer legata con catene dalle Nereidi » ed effer efpolla nuda,
fu d' uno fcoglio alla rabbiofa fame di un Moftro marino ; punì Calliope
col doverfi toglier dal fianco quella fua Prole j che più della vita fteffa_j
teneva cara . Le favorì però la forte di Loro moffa a pietà » imperocché paf-
fando Perfeo in aria fui Cavallo Pegafo « e vedendo Andromeda fui punto
di eflere divorata dal Molìro, con lo fcoprire la Tefta di Medufa , impie-
trino , liberò la Principeffa , e relHtuilla a' fuoi Genitori , i quali per gra-
titudine la concedettero a Lui in Conforte . Ovvid, Metam, lib, 4.
AFFEZIONE,
Fedì Benevolenza .
AGILI T A*.
Oel ^verendijjìmo P. Fr. Ignxzìo Danti Terugm ,
JL/ Onna che voli colle braccia ftefe , in modp di nuotare per V aHa ,
agilità . j
Giovane nuda e fnelk » con due ali fopra gli Omeri non molto gran-
di , in modo che moftrino piuttorto di aiutare 1' Agilità che il vo-
lo . Deve ftare in piedi in cima di una rupe , foftenendofi appena colla_j
punta del pie manco > e col pie dritto foUevato in atto di voler leggiadra-
H
mente
58 ICONOLOGIA
mente faltar da quella in un altra rupe ; e però fi dipingeranno le ali tcie ,
E' nuda per non aver cofa che 1' impedifca .
In piedi per moHrare difpofizione al moto .
In luogo difficile e pericolofo , perchè in quello più P Agilità fi ma-
iùfefta .
Col piede appena tocca la terra aiutata dalle ali , perchè 1' Agilità uma-
na , che quella intendiamo , fi folleva col vigor degli fpiriti fignificatì per
le ali 5 ed alleggerifce in gran parte in Noi il pefo della forni terrena .
AGRICOLTURA,
J)ì Cefare JRjp* .
DOnna veftita di v erde * con- una Girlandà di ipighe di grano in capo .
Nella, finiftra mano tenga il Circolo dei dodici Segni celefti i abbrac-
ciando colla delira un Arbufcelloi , che fiorifca mirandolo fiiTo . Ai piedi vi
farà un' Aratro .
Il Veltimento verde fignifica la Speranza » fenza la quale non- farebbe
Chi fi durte. giammai alla fatica del lavorare e coltivare la terra ..
La Corona di fpighe fi dipinge per lo principal fine di queft* arte »■
che è di far moltiplicar le biade , che fon necelfarie. a mantener la vita dell*
Uomo .
L* abbracciar 1' Arbulcello fiorito e riguardarlo fiCfo) fignifica l'amore
dell*
rOMOPRIMO, ?P
dell* Agricoltore verfo le Piante , che fono quafi-fue figlie s attendendo-
ne il defìato frutto j che nel fiorir gli promettono ,
I dodici Segni fono i varj tempi dell' Anno » e le Stagioni » che da ef-
fa Agricoltura fi confiderano .
1/ Aratro fi dipinge come inltrumento principalifTirao per queft' arte ,
xAgricoltura ,
DOnna con Veftimento di varie Piante ì con una bella Ghirlanda di fpi-
ghe di grano ed altre biade j e di pampani colle uve . Porterà ìil-*
ifpalla con bella grazia una Zappa > e coli' altra mano un Ronchetto , e
per terra vi farà un' Aratro .
Agricoltura è arte di lavorare la terra , feminare , piantare , e infegna-
re ogni forte di erbe ed arbori j con confervazione di tempo , di luogo , e
di cofc .
Si dipinge con Velie contefta di varie Piante j e colla Corona in refta
teOfuta di fpighe di grano e altre biade» per efifer tutte quefte cofe ricchez-
ze dell' Agricoltura , ficcome riferifce Properzio lib. 3. dicendo .
Felix agreflum quondam parata Juventus ,
Dfuitits quorum mejjìs , & arbor crani .
Gli fi da la Zappa in ifpalla > il Roncio dall' altra mano » e 1* Aratro da
banda per effer qaelH iflromenti necellarj all' Agricoltura ,
tAgrìcoltura .
DOnna veftita di giallo t con una Ghirlanda in capo di fjjighe di gra-
no . Nella delira mano terrà una Falce , e nell' altra un Cornucopia
pieno di diverfi frutti , fiori , e frondi .
II color giallo del Vellimento fi pone per fimilitudine del color delle_»
biade , quando hanno bifogno che 1' Agricoltore le raccolga in premio del-
ie fue fatiche , che però gialla fi dimanda Cerere dagli antichi Poeti ,
STUDIO DELL' AGRICOLTURA.
Tesila Medaglia di Gordiano ,
UNa Donna in, piedi , che Ha colle braccia aperte , e mollra due ani-
mali , che le ftanno ai piedi, cioè un Toro da una bandai e dall' altra
un Leone .
Il Leone fignifica la Terra , perciocché finfero gli Antichi che il Carro
della Dea Cibele fufiTe tirato da due Leoni > e per quelli intendevano 1*
Agricoltura .
Il Toro ci mollra lo lludio dell' arare la terra» e ci dichiara lì cora-
modi delle biade con iftudio raccolte .
H a FAT-
^0
ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
L* Agricoltura principiò col Mondo , e fu approvata i ed efercitata dallo
ilefìo Dio, quale non folo di Crifto fli chiamato Agricoltore , ma Egli
piantò il Paradifo Terreftre , ed al primo Uomo in iftato di Grazia lafciò
Ja cura di quello per onefto efercizio e fuo diletto , come dice Grifoilo-
mo . E dapoi la prevaricazione ordinò ad Eflfo e fuoi Succelfori per fpe»
cial precetto i* Agricoltura volendo , che per vivere fudaCfero in lavorare
h. Terra » Tanara ndl* Econom. del Cittad. in FU. lib. 2.
FATTO STORICO PROFANO.
Ezio uno de' più valorofi Capitani, che abbia illuftrato il Mondo, acuì
I* Imperio di Oriente fu tenuto dì fegnalatiflime Vittorie ; Qiiello che_»
liberò più volte 1' Italia dal furore de' Barbari , fi mollrò non meno inten-
dente dell' Agricoltura, che del Governo de' poderofi Eferciti . Dopo aver
tanto fudato e per la fua gloria , e per il fuo Signore , fi rifolvè di ritirarfi in
una fua deliziofa Villa , facendo una libera e generofa rinunzia a tutte le
Dignità , che afpettare poteva , e che offerte gli venivano . Quivi fi die-
de a lavorare di fua mano il terreno , col fiffo penfiero di volere in tal gui-
fa terminare tranquillamente i fuoi giorni . ^flolf. veli* Offic. Star. lib. i.
taj). /j. Bionda lib. i.
FATTOFAVOLOSO.
SAtumo dopocchè fu fcacciato e dal Trono e dal Regno da Giove fu»
Figlio , fi rifugiò in Italia , dove fu cortefemente da Giano accolto ,
e qui Egli principiò ad iftruire gli Upjnini nell' Agricoltura . Owìd^
AJ»-
TOMO P^ I M 0^
AJUTO DIVINO.
Belì^ ^ate Ce/are Orkrdi*
Si
SI dipìnga una Profpettìva 9 che rapprefentì oblique e fcabrofe vìe » di-
rupi « foffe coperte di frondi , lacciuoli qua e là tefi , ferpi nafcofH
frali* erba e fiori di luogo in luogo fparfi . Si figuri un' erto Monte , al
quale fia appoggiata lunga fcala , in cima della quale fi mira un Uomo di ve-
nerando aipetto con una flella in fronte j ripieno tutto di luce . Sia in atto
di tenere con una mano una catena di oro » e di porgerla ad un Uomo che ii
dipingerà in atto di falire la detta fcala , e fi veftirà in abito di Guerrie-
ro » e con lo Scudo in cui fia fcolpita la parala Deus. Coli' altra fia in atteg-
giamento di fcagliare fulmini contro a varia Gente , che fiiriofa fi affolla »
e mortra di volere impedire al detto Uomo la falita .
E' il Pellegrinaggio nollxo in quefta mifera Valle di lagrime e falpìri
ripiena, a' pericoli foggetto tanto, die beato Qyello, cui dato è il poterlo
felicemente compiere , e giungere alla meta per cui nati fiamo ♦ e che fo-
la può renderci fortunati ► E' in nollra mano P acquillo del Sommo Bene ,
ma fenza un particolare potentiffimo ajuto del fommo Bene , è vano colle de-
boìiffime forze noftre il poterlo fperare . Troppo è per fé ikflfa chiara la
ragione >perchè eflendo Egli e il noflro Autore, e l' affoluto Padrone non folo
del noitro eCTere » ma ancora deli' operare , ficcome noH poflìamo elTer fenza
di
6z ICONOLOGIA
di Lui ; così neppure fenza di Lui poflìamo operare i e non perciò viene
adeffcre offefa la liberti del noftro arbitrio.
Confiderando Io però 1' Uomo ■> mentre è in queftoperegrinaggio della Ter-
ra , rapprefento il Mondo come una Trofpetù'va , che ci dimoltri oblique [ca-
bro fé vie i Fojfe coperte di frondi. Lacciuoli qua e là teji, l'arj Dirupi, Serpi na-
J'cojìi traW erba e fiori di luogo in luogo fparfì ; giacché a ben riflettere » per
il viaggio noftro alla promeÌTa Terra ci convien paffare per iftrade , che fé
diftinguer ben non fi fanno e fi sbagliano , invece di colà condurci , cagio-
ne fono ì che difviati da' noftri nemici , ne fiamo perpetuamente efclufi .
Ah quanti viottoli , che fembrano menarci al Cielo ■, non bene efaminati incon-
trare ci fanno in Lacciuoli qua e là tefi , che dal bene ci arreihno » in_3
Fofle di frondi coperte che all' abbiifo ci traggono ! Divozioni , Liraofi-
ne , Religiofi ritiri quante volte fervono più ad ingannare il Mondo , a pro-
cacciarci il proprio comodo , che per 1' unico oggetto di piacere a Chi iblò
piacer fi dee ! Quanti Dirupi nel Mondo non s' incontrano per precipita-
re ! Od], Vendette, Rubbamenti, Afl.aflinj ec.
In quanti Prati non fi pone il piede , che fembrando di amenità » di
piaceri veftiti, ollervar non ci fanno le orride Serpi che ci avvelenano ina-
bili ci rendono per il ritorno al diritto fentiero , e 1' eftremo efterminio ci
apportano ?
Piucchè bene 1' efprefle in un leggiadrifllmo fuo mora! Sonetto il iemprc
degno di ogni lode Carlo Maria Maggi .
Treji dietro agli affetti il camìn torto ,
.C«/ nel fuo cominciar piaìto ed aperto »
Di piccoli fioretti avean coperto
Luftnghiera fpcranza , e piacer corto .
Il piacer , poiché al piano ebbemi fcorto »
yAbbandonommi al faticofo ed erto ;
E feguendo il viaggio ognor men certo ,
Mi tolfe anche la fpeme il fuo conforto ,
frattanto ognor men chiaro il Sol s* avvanza f
Ed ecco in ore fofche » in luogo flrano
La via fi parte in più femier bugiardi ,
Mi toglie lena il non aver fidanza ;
Mi guardo iìidietro , e mi par duro , e vano
Sì gran cammln ricominciar sì tardi .
E in tanti perigli farà Uomo alcuno, che fi dimentichi dì chiedere ad
ogni momento il Divino ajuto!
\J ^Ito Monte indica la via del Cielo,
La Scala a quello appoggiata dimollra che a gradi fi acquifla dall' Uo-
ma la Perfezione , e che per i gradi delle Virtù fi afcende al confcgui-
mento del tutto .
Per 1' 1>orno dì venerando afpetto con una Stella in fronte , e tutto di luce cir-
condato ,che in cima di quella fi mira, viene indicato l'Aiuto Divino .
Oleartro nel fuo Libro intitolato ad motum compof. col, i. in cap. 28.
Cenef.
TOMO PRIMO. 6i
Genef. fol. 222. rapportando il mìlkriofo fogno o piuttoflo vìfione del Pa-
triarca Giacobbe della Scalar che da Terra fino al Cielo arrivava v e allaga
cui parte fuperiore era lo lleflb Dio appoggiato ;.Ef Domìnum innixim ScaL-e
Gen. cap. 28. v. Tj". Spiega efifere impoffibile afcendere di grado in grado
alla Perfezione» e quindi alla eterna Beatitudine , fé Iddio non vi concor-
re col fuo Divino ajuto .Vt oflenderet neminem ad Ewn ire pojfetmft llle te-
mierìt <viam Ejus , Scalamque fitflentaverit ,-
E che. altra intender vuole il Santo Re Daviddé » allorché dice Tfal. 126.
Tslìfi Domims ledificaverit Domum s in vctmm labora'uermt , qui tedificant eam .■
"ì^ìfi Dominus cuflodierit Cmtatem , fruflra mgilat qui cuflodit eam . Se non che :
fenza il Divino ajuto tutto invano fi penfà , fi opera, fi cuftodifce ?
Videtis ergo ( dice S. Valeriano Vefcovo di Clemel. Hom. li. de Vanaglo'
ria") quod nec fine Domino, q;iod boniim ejl adificari ,■ nec isdìficatum fine Do-
mino poterit cuftodìri : B^gandus itaq: ejl Jemper Clmflus nojler t ut in nobis bo--
«a nutrì M ì dir- exarandits tu nutrita cuflodiat .-
La Stella, che in fronte gli fi mira, è Geroglifico del Supremo Ente .
Gli Egiziani , fecondo Oro Apolline -,- e ■'1 Valeriano » eilendo per la
contemplazione delle Stelle- venuti in particolare cognizione di Dio > e_*
che fenza 1' ajuto di Dio nulla fi operava ,■ o operar fi- poteva ■,- ordina-
rono ,- che per il fegno' medefinio,- onde Eglino aveano comprefo il tutto»
fi fignifica;fe il Dio dell' Univerfo . Si deve di più interpretare la Scélia per
ilcorta , per guida i e per ajuto a confeguire il Sommo Bene . Allorché l'Eter-
no Divino Amore- per redimere 1' Uman genere dalla miferà fchiavitù > in'
cui lo ridufle il fallo- de' Primi Parenti , non ifdegnò nel Seno di una Ver-
gine « fenz' opra Umana veftirfi di Umana carne , ed all' EHer di Dio- uni-
re- quello di Uomo 5 eleggendo per culla un vile ammaflfo di paglia e
fieno nella piccola fortunatiflima Città di Betlem ) non per altra figura mo-
llrofll li. nell' Ordente ai tre Re Magi", che per mezzo di una Stella , con
la cui fcorta s' incamminarono all' adorazione di Elfo fatto Bambino . Vidi-
mas enim Stellam Ejus in Oriente , ce" venimus adorare Eum . Matt: cap; 2. v. 2. •
Crederono i faggi Re , ubbidirono alle • Divine Ifpirazioni ,-perfeveraróno fi-
no- al fine nell' incominciato viaggio » giunfero ad' adorarlo ; ma- fé dalla_j >
Stella guidati non" erano : Et Ecce Stella » quam •viderant in Oriente, antécede-
bat Eos , ujqnc ditm veniens , flaret fupra,- ubi erat TUer . Màtth; cap: 2l<v.g.
giùnti mai non" fare bbono a vedérlo : cioè , fenza 1' ajuto Divino, (perciò
fpiegare fi vuole ) non giungerebbe mai Uomo a fare opera buona, ed in-
confeguenza al confeguimento di Lui . Ma ■ fi afcolti il gentiliflimo-^oppet-
ta^ fu quello propofito, che a" maraviglia fpiega il miflero^ di- quelU' Stella-
apparfi a ^ i ' Santi Re Magi '. -
Fedo oggi ufcir con doppia luce il giorno %-
Ed una' Stella andar col Sole paro,-
"Per fare al Mondò manifeflo e chiaro,-
eh' Egli era già del maggior Sole adorno .• '
Fèdo- i tre Màgi ricercar d' intorna •
Col niio'vo raggio lume ancor più chiaro t
Fedo
«^4 ICONOLOGIA
fido i tre doni , e '/ fior Tiranno avaro
Già temer pien di rabbia il degno [corno :
E vedo quanto occhio mortai foftiene
Del del bellezze i e meraviglie nuove *
eh* «n* umile capanna alberga , e mojlra j
E mirando ì Signor ^ già mi {avviene.
Come fi jchivi Erode , e l ver fi trave »
Seguendo l' orme della Stella vojlra l
Quanto mai fpieghi I' AJuto Divino la Luce fi legga in S. Paolo ad Ephef.
cap. 5. V. 8. 9. IO. II. Eratis enim aliquando tenebra : mmc autem lux irta
Domino . ^t Fila lucis ambulate » [ fru^us enim Lucis efi in omni bonitate , ^
juflitia , & ventate ] probantcs quid fit beneplacitum Dea : e appreCTo v. 13. 14.
Omnia autem , qute argmintur a Lumine manifeflamur : Omne enim quod manife-
fiatur , Lumen efl . Tropter quod dìcit : jurge qui dormis > & exurge a, mortms :
^ illuminabìt Te Chriflus .
V atto dì tenere con una mano la Catena dì oro -, e porgerla all' Vomo , che
è^per [olire la Scala fpiega la proprietà del Supremo Aiuto ; giacche per h
Catena di Oro f intende la Grazia Divina , da cui derivano le opere buo-
ne , che una dall' altra dipendendo , e concatenandofi , fortunatiflima cagione
fono dell* arrivo al godimento del vero Bene . Si figura di Oro per effer
quefto il più preziofo metallo , e perciò fpiegazione dell' incomprenCbile
valore dell' Onnipotente Ajuto .
Per 1' 'Domo a <ui fi porge , e che è per [olire la Scala veniamo denotati
Noi tutti , ai quali il mifericordiofiffimo Iddio porge la benefica affiftenza fua ■
e ci addita j e prefenta tutti i mezzi 5 onde a fé attirarci . Succhè feriamente ri-
flettendo il Santo Re David T[al. 17.55. a Lui rivolto cfclamava : Z)f</i/?i
mìhi Trote£ìionem [alutis tua ^ & dextera tua [u[cepit me .
Si velie // detto Vomo in abito da Guerriero , e conio Scudo in braccio , in
cui [colpito fia il motto Deus : Per dimoilrare , che militta efl vita Ho-
minis [uper terram . "Job. cap. j. v. i. e che combattere del continuo dob-
biamo contro le noftre Paflioni formidabiliffimi nemici > ma combattere fem-
pre con armi a Dio richiefte : Induite Vos dice 1' Apollolo ad Eph. cap. 6.
<i'. II. armatmam Dei . Col folo AJuto di Dio pugnando trionfaremo , e po-
trem dire col Coronato Profeta ^[al. 1 7. 40. Trxcinxijii me virtute ad bellim :
Et [upplantafli infurgentes in me Jubtus me .
Perciò fi figura che neW altra mano tenga Fulmini in atto di [cagliarli con-
tro varia Gente che fi affolla [urìo[a per impedire al detto Z'omo la f alita ^ a ca-
gione d' indicare che 1' Uomo non ha che temere « avendo per fé l' infini-
ta Potenza : Domìnus mihi adjutor non timebo . D. Taidus ad llxbreos 13. (f.
Egli difperdérà qualunque inforga contro di EOTo . Ejicìct a [ade tua Inimi-
cum . Deuter. 1 3 . Cadent a latere tuo mille t O" decem millia a dextris tiàs : ad
Te autem non appropinquabit Tfalm. 90. 7. Bella confolazione , feliciti
incomprenfibile dell' Uomo ! Iddio a nollra difefa , che bel combattere !
%4d(;amns ergo eum fiducia ai (rhonum Gratix : ut mifiricordiam coafiquamur t
& Cr*-
r M p-é: r M.o,
6^
(p'Gx^tii^ni ìn'pemti'mus m\AitxìUo oppòrcììm . £». Tatd. ad tì^reos cap, 4. i>. 16,
*"' 'fa t T t) -Jj t O R I G O È AG R O.
DAvidde Figlio d' Ifai Betlemita povero Paftorello di tetterà Età , tie{
Iblo aiuto di Dio afSdato ,■ fi offre liberare il Popolo d' Ifraelle dai
furore de' Filiflei . Solo , difarmato , ed inefperto affatto al guerreggiare»
munito unicamente di Paliorale . Fionda fi.prefenta al terribile Gigante capo
de* nemici Golìa ; Quefto sfida a tenzone t gli fcaglia il picciol falfo in_j
fronte , lo colpifce 1 1' atterra , 1' uccide ; vanno in difperflone i Filiftei ^
ifraello trionfa . i. de % . Viene per invidia in odio al fuo Sovrano , a mor-
te perfeguitato , profugo » tradito , colla Divina afliftenza , cui Tempre uni-
camente appoggiato fi ei^a,' mira! i iìloi Perfecutori elìerminati , debellati i
nemici ; e dalla verga Paftorale afcende a fojftenere il Re^io Scettro fopr*
Giuda» ed Ifraello . i. z. de l{e.
J u
o .
J>i Ce/are B^,%,
UOfflo dì etàt virile » vtiika di color bianca , e fopfa ài detto Vefli-
mento avrà un Manto di Porpora ; e dal Cielo fi veda un chiaria
ma raggio » che illumini detta Figura . Sarà eoronato di una Ghirlanda
I diOliv*
^^ ; * cw xo. ì&h^N LOG i A
di Oliva . Avti al collo una Catena di oro i e per pendente irn Cuore .
Starà col braccio, dpftro ftefo , e colla mano aperta « e colla finiftra teng»
un Palo fìtto in terra, circondato da una verdegjiante e fruttifera Vite •
Dalla parte delira, vi fari una Cicogna .
Si rapprefcnta di età virile » perciocché il Giovane può operare fecon*
do la virtù « ma per la novità , e caldezza del fangue t è tutto intento alle
azioni fcnfibili » ed il Vecchio [ fecondo Arillotele nel 2. della Rettorfca J
all' avarizia ; effendocchè 1' efperienza gli ha infegnato quanto fu difficile
cofa I' acquiftare la roba» e, quanto fia facile a perderla, e perciò va mol-
to ritenuto in dare ajuto altrui j avendo fempre come due Cani a' fianchi,
I' uno la cupidità dell' avere , e 1' altro la paura del perderla : ma è beiuj
Vero, che il Vecchio può dan., configlio , per P efperienza delle cofe del
tempo paflato .
Si velie di color bianco > perciocché quefl' azione deve efTere pura , e
fincera , e lontana da ogni interelTe , il quale rivolto all' util proprio la-
fcia di far opera nobile e virtuofa .
Il Manto di Porpora, (4) s'intende per fegno dì carità , la quale ha Tem-
pre
[ /7 ] Porpora è un Pefce fecondo Plinio lib. 9. cap. j6. della fpecie delle Conchi-
glie , il quale ha nelle fauci un liquore ottimo per tingere le lane .
Per teftimonianza di Giulio Polluce abbiamo che i Fenici attribuifcono ad Er-
cole cfferc Egli ftato il primo a tingere la lana di Porpora , raccontando , che
mentre Eflb fi portava da Tiro Giovanetta da Lui amata , il Cane che lo fegui-
va 5 veduta ima Porpora gettata dal mare, V addentò per pafcerfi delle di Lei car-
ni 5 e del fangue di quella reftò tinto . Lo vedde la Donzella , e tanto le piac-
cque il nuovo colore , che diffe ad Ercole che fé non di quello voleva , che lof-
fero tinte le velli , che aveffe avute a portare . Periocchè Ercole fatta preda di
alcune Porpore , del fangue di quelle tinfe una velie , e la prefentò alla fua_»
amica . Altri poi vogliono che dal fangue di certe particolari Concniglie , e dal
fangue delle Murici , che parimente fono Pefci marini , e della fpecie delle Con-
chiglie , e che fi trovano nel mare vicino a Tiro Città della fenicia j fi tormi
il belliflìmo colore di Por]5ora .
La Verte purpurea è ornamento Repio . e fegnalc di Maertà . Il medefimo affer-
ma Tertuliano </? Idciatr. E per rappi-efentare la Maeflà , Iddio comandò che la
Verte Sacerdotale tofTe purpurea . Exti. cap. i8 e ^p. Da Plinio ììh. io. cap,
11. viene porta la Porpora perii fupremo Maertrato ; td in fatti gì' Lnperadori
Romani la ufarono fempre per Infegna Imperatoria . Ed al f rtfeate couferva io
ftefTo fignificato , ed efprime la Maertà e 1' Eminenza , mentre di quella van-
no adorai i primi Liiminarj della Cattolica Romana Ciiiefa , clic fono gli Emi^
nentillìmi Cardinali .
E' inoltre il color purpureo indizio di verecondia e di modcftia ; quindi per U
Pretefla ì Romani Fanciulli venivano a%'vifati che tanto ne' detti-, clie ne' tatti Lo-
ro , dovefTero ferbare la verecondia . Catone foleva dire che più gli piacevano i Gio-
vanetti , che vedeva arroflìrc ; che quelli , che impallidivano ; e Dioì,eue ap-
prefTo Laerzio avendo veduto un tanciullo , che arrolìlva , a Lui rivolto diHe :
Confile 1 Fili ', Aie enhn virtttth eft coler .
La Prcterta era una forte di Toga intefTuta di Porpora , ufata già da' Mngirtrati
di To-
TOMO f R ! MO. ^ 67
pre per oggetto «di aiutare e fovyenire alle miferìe altrui , effendo in effk
un divoto ^etto puro , ed ardente helP anipio yerfo le,' cteature V -^
Dice San Gregorio ne' Morali ,■' .^■'■■^"'y'^ -■ ■ .^..••
Il chiariffimo raggio j che difcende daì^' Cielo » ^ the- illumina detta Fi-
-gura, ne denota 1' AJuto Divino, il quale è fupremo di gran lunga a tutti
.gli -siitri aiuti j onde fopra di ciò Omero nell' Odiff. 'j. cp?! dice .
Morialis Dimm auxilium defìderai omnis .
E nei Sagri Uffici abbiamo ' */.''/
Deus t in adjutomm meum intende .
Domine i ad adjuvandum me fejlina .
e In altro luogo. *. i'- ' ■<' :...'.^'
sAHxìlìum menni à Domino » '
e più
\Aàjutor , & fufceptor meiis es Yu%
Et in verbum timm j'iiper fperavi .
L' Oliva per corona del capo , in più luoghi delle Divine lettere pei!'
1' Olivo s' intende 1' Uomo da bene , il quale ila particolarmente copio-
. fo dei frutti della mìfericordia > la quale muove a pietà a foccorrere , e
• dare ajuto alli poveri bifognoii . David nel Salmo 5 1 .
Ego autem ficut Oliva fruSìifera in domo Dei fperavi in mifericordia Dei
in sternum .
Porta la Collana ? e per pendente il Cuore , acciò s' intenda che non fo-
'lo fi deve colle opere della mifericordia porgere aiuto alle miferie altrui,
ma anco coli' Aiuto del Configlio [ del quale n' è fimbolo il cuore ] ridur-
re altrui nella via della falute .
Dare fluito conjìlìtm , charìtatis efl ;
Dare fapienti , oflentationis ;
Dare viro tempore perverfitatis , fapientia .
dice S. Greg. ne' Morali.
Si rapprefenta con il braccio deliro ftefo , e colla mano aperta , per fi-
I 2 gnificare
Il ■ ■ — I '^-- ■ '- . .- -^- — ^--^ — - — ■-» ■ -. . - <- .,-- .. ^
di Tofcana ; e come racconta Macrobio , portata di là al tempo del Re Tulio
Ollilio ; Da Phitarco però fi ha forfè ancora più antica j giacché afferifce che di
quella lo fteflb Romolo fi fcrviffe . Pu tenuto per Abito onorevole , e di Per-
fone graduate fino al tempo di Tarquinio Prifco 3 il quale trionfando de' Sabini,
^perchè in quella guerra un fuo Figliuolo di 14^ Anni aveva di fuà mano uccifo uno
de' nemici , dopo averlo iodato al Popolo nel Parlamento, gli donò la Pretella;
come premio di un' azione fopi-a le forze e valore ordinafio di quell' età . Di
qui poi s' introduffe il coftume di dare la Pretella a' Panciulli nobili , e farlo Abi-
to proprio Loro ; imperocché né forellieri , né libertini la potevano portare ; febbe-
ne fu poi anche a quelli conceduta ne' tempi ultimi dagl' Imperadori . Quella dif-
ferenza però paflava tra la Pretella de' Nobili 3 e de' Plebei , che di quelli non
era tinta di Murice e grana , ma era tofca ed incòlta , e colorita folamente ne'
fughi delle Erbe . Veniva portata fino agli anni 16. dopo il qual tempo fi veftiva
la foga da Uomo , detta Virile .
(S8 ^/ C N L G T A
gnificare 1' AJuto Umano , effendo che P Ajuto in lingua Ebrea fi dice
Zeroha > che vuol dire che la potenza « e fortezza dell* Ajato attuale con-
file nel braccio , e appreflb gli Antichi il porgere la mano era ^eg^o di
Ajuto ; ogn' or che noi aggiungiamo 1' opera noltra adjutrice a qiialche ne-
gozio 5 e quanto narra Pierio Valeriane nel Uh. jj. dei fuoi Geroglifici , una
limile immagine è oCfervata nel Simulacro della Dea Ope in alquante Me-
daglie t quau eh* Ella prometta a tutti voler porgere Ajuto i come quella
che coli* Ajuto Divino fortenta , e da il vitto univerfale a tutte le Crea-
ture , come anco le riceve nel fuo grembo .
II Palo fitto in terra » il quale foftenta la verdeggiante e fruttifenu»'
Vite ì lignifica 1' Ajuto conjugale , cflendocchè la Donna fenza I' Ajuto del
Marito è come la Vite fenza 1' Ajuto del Palo » onde 1* Ariofto nel Can-
to IO. Stan, 9. dice: « -
Sarefle t come incolta Vite in orto ,
Che non ha. "Palo , ove / appoggi > piante .
Gli S dipinge accanto la Cicogna , per eSere il vero fignificato della
Pietà, e dell' Ajuto , efifendocchè 1' uno fenza 1' altro mal poflbno ftare_»
feparati . Quindi è che con grandi ornamenti in diverfe Medaglie de* Prin-
cipi Romani fi ritrova impreSa quella nobiliffima azione colla natura di que-
fto Animale» il quale denota 1' Uomo verfo i Parenti pietofo , e famofo per
gli ofBzj di porgere Ajuto ; enfendocchè ha gran cura dei fuoi Genitori quan-
do fon venuti nella vecchiezza , né mai per quallìvoglia tempo gli abban-
dona , e non folamente mentre che fon venuti vecchi gli porge Ajuto,
ma ogni volta che fia lor bifogno , fon governati dall' indufiria deiproprj
Figliuoli . Onde I' Alciato ne' fuoi Emblemi , cosi dice .
^erio infignis pietate Ciconìa nido
Iifjefles pidlos pignora grata fovet .
Taliaq; expeilat fibì munera mutua reddi,
^'Axìlio hoc qiiotìes mater egebìt anus.
7{ec pia fpcm foboles falli: , fed fcjfa parentuta
Corpora fert bumeris , prafiat & ore cibos ,
ALCHI-
rOAdO PRIMO.
ALCHIMIA.
fieli* yÀbfue Cefare Orlandi ,
<^Ì>
» r
IN un' orrida ofcura ftanza 3 ripiena di tele dì Ragno » e di Fumo , fi di-
pinga una Vecchia deforme con volto rugofo ed afifai affumicato , col-
le mani parimente abbruftoiite i e fudicie . Veltita farà rozzamente , e tutta
cenciofa . Siano difpofti all' intorno varj Crogiuoli , Vafi diverfi di vetro »
Lambicchi , e tutt' altro folito adoperarfi dagli Alchimiili . Si mirino delle
verghe di oro ed argento , e, numerofi pezzi di altri metalli, con tutto
ciò , che più può abbisognare per la Profeffione . Vi fiano attorno de' For-
nelli , avanti uno de* quali fi miri la fopradetta Vecchia ftare in ginocchio ,
con una Canna alla bocca , foffiando nella brace fottopofta ad un Crogiuolo .
Abbia fopra la Tefta un Pellicano . A' piedi un Cornucopia colmo di Rami
e fronde di Alberi infruttiferi , come fono il Buffo , i Pioppi » gli Abetij e
quafi tutte quelle Piante , che nafcono intorno a' Fiumi, Paludi ec.
L' Arte di convertire i metalli ignobili in oro puro , detta Alchimia >
fi dipinge in un* orrida ofcura ftanza ripiena di Tele di Ragni » e di Fu-
mo , in forma di una fchifofa Vecchia, per dare ad intendere per V EfTer-
cizio di tale Profeffione il luogo adattato , e nella Perfona la Spiegazione
di fuo effere .
La rianza orrida e ofcura denota la caligine, in cui. avvolti fono Co-
loro ,
«irò ' T e N LO GIÀ
coloro , che all' Alchimia fi danno . Per le Tele di Ragno s' intende 1* ope-
ra vana ; e fopra quello ftimo bene il -rapportare a parola per parola ciò che
ne dice Pierio Valeriano nel Libro vemifeeCmo de' fuoi Geroglìfici , fecon-
do la traduzione del P. Figliuccio .
?» Dai verfi di Catullo abbiamo imparato che per il Ragno fi flgnifica
» una cofa vana e di niun prezzo o momento , quale fchcrzando difle>>
55 di fcflciTo .
"Perchè del tuo Catullo il facco è pieno
Di \agni ....
Il qual paflb fi ufurpò Luciano nel Pfeudologifla dove dice : Eurotos cai
aracnion me/la . Timi di corruzioni 5 e di ragni . Ma dagli Scrittori del-
la Sagra Scrittura abbiamo intefo il mederao fìgnificato dai nollri non èf- '
fere flato riprovato . Perchè in quel tempo , e in quell' ora , nella qua-
le Gregorio Patriarca Gerofolimitano , e Macario , e Pirro , e gli altri
Lor feguaci , i quali in Gesù Crifto Signor noftro una natura 5 e una_o
volontà fola eflere affermavano, colla Sentenza di C L. Vefcovi , fiiro-
no dannati , molte tele di Ragni con grandiflima maraviglia di tutti cad-
dero in mezzo a tutto il Popolo, perii che fu fìgnificato che quelle for-
didezze degli Eretici erano llate vane , a fimilitudine di tele di Ragni , e
che per quel Concilio , e Giudicio erano ftate diflipate . Nel Salmo XC.
leggerai pure che fi parla di quefia fottile infermità . ^nni noflri qna/i
branca reputabuntur . Gli Anni noftri faranno reputati come una Tela di
Ragno ; perchè la Tela del Ragno fi teCTe con gran cura ed infinita
fatica 5 ma per la fua fottìgliezza è rotta e guafia da ogni minima co-
fa 5 che la percuota ; e ia un' altro Salmo , Tabe/cere fecifti •velia araiKam
animam meam .
Per il Fumo li Ipiega il perdimento ui icnij^u , ^ <j: ron^n:»^, /-he pro-
cede da tale arte in apparenza Divina , in foftanza vana e leggiera .
Si rapprefenta P A^lchimia in perfona di una fchifofa Vecchia, per figni-
ficare nella Vecchiezza la di Lei antichità ; giacché feguendo ciò che a nollra
notizia ne adduce Ermaimo Boerhaave , fenza controverfia uno de' primi Chi-
mici del Mondo , nella Parte Prima de' fuoi Elementi di Chemia , o Chi-
mia , riconofce quella Profeflìone la fua Origine fino da' primi principi del
Mondo . Egli rapporta Zofimo Panopolita , che in un fuo antichilTimo ma-
nufcritto alferifce xArtem a Dxmonibm filiabus homimtm traditam in prxtium
amoris . Soggiunge che lo ilelTo fuona il Tcfto di Giufeppe Scaligero in-
ferto nelle note ad Cmca Eufebiana. pag. 243. 258. «. 38. & a Borrichio
cantra Conrigium pag. 49. . Secondo Bocarto la voce Chema apprelTo gli Ara-
bi fignificava occultare : quindi prefe il nome di Scientia opcrutn natura ;
Abufivamente poi Magia , e dalla trafmutazione de Metalli Metallurgia .
Tubalcain Figlio di Lamech da Sella nell' ottava generazione del Mondo»
che è il vero Vulcano degli Antichi , fu il primo Inventore dell' Arte
Fabrile . Sella quoque gennit Tubalchain , qui fuit Malleator , & Faber in cim-
ila opera eris » ejr ferri. Ccn. cap. 4. v. 22.
Tale Arte 5 come tutte le altre, Jiell' Egitto trafportata, prefe fommo vi-
gore
T M P R IM Di Ti
gore . Mosè vcrlatiflimo in qualunque Scienza degli Egizi ; & erudìtAs ejl
Moyfes omnì Sapìentia ^^glptior.tm Ad. Apollol. 7. 22. : Scmt » dice Bo^
erhaave ^wirn exarerè Igne , ut fiexsi puhls aq:i£ mlfceripatìens ■> atque pota-
ri .Jptus . E.xlxi- J2. 20.
In fequela, dalia permutazione e feparazione de' Metalli, e dall' opi-
nione dì poter quelli cangiare in Oro, gli Arabi i primi le diedero il nome
di Alchimia , o Alchemia . Non è difpreggiabile la quafi comune opinione»
che abbia avuta la lua Origine da Ermete Egiziano , o fia Mercurio Tri-
fmegifto . Coltui fi crede Coetaneo a Mosè , ed uno de' primi Inventori «
dopo 1' univerfale Diluvio > dì tutte le Artt sì Liberali , che Meccaniche .
Fino al tempo di Diocleziano Imperadore de' Romani fu in gran pregio ap-
preflb particolarmente gli Egizi « ma quello Sovrano la ebbe tanto in odio,
che fece fare le più diligenti e rigorofe ricerche , di tutti gli Scritti, Trat-
tati , e Memorie concernenti tale materia , e ordinò fotto graviffime pene
che tutti dati foiTero alle fiamme . Non forti però tutto il iuo intento cosi
faggia diipoGzione , mentre quindi a non molto dall' ingordìgia degli Uomi-
ni cominciò a riprendere vigore , e fino a' noilri giorni viene da qualcuna
pur troppo follemente feguita e abbracciata .
Nella deformità delle grinze e arfura del volto e delle mani , fi di-
moftra che 1' Alchìmilla dando tutto il giorno con gravi ilenti e fudore
fepolto tra '1 fuoco , e 1' fumo , e cattive efalazioni , perde la forma quafi
di Uomo, la fanità del Corpo , e diviene un' oggetto di rifo, e di fpavcn-
to agli occhi dì Chi lo rimira .
Si velie rozzamente e cenciofa , per indicare che il feguace di fimil Ar-
te vive Tempre in povertà , e che per credere di voler trovare il modo ,,
onde renderli opulentiflimo, difperde tutte le follanze fue fino a ridurfi all'
ultima mlferia, e gli accade appunto come a quel Cane , la di cui difgrazia
i;osi ci rapprefenta Fedro lib. u Fa. 4.
Canis per Flumen carnem dum fsnet natans
Lympharum in fpecttlo vidit Sim/dacruin ft:m ;
' \Alumque pnedam ab alio ferri putanf ,
Eripere volnii : verum decepta avidità^ ,
Et quem tenebat ore demijìt eibiim ,
Ts^ec quem petebat adeo potuit attingere .
E perciò ben a ragione , e a propofito ci avverte nel principio di que-
lla fua leggiadra Favoletta , che
^mittit meritò proprìam qui alien'tm adpetit .
I Fornelli i Crogiuoli , i diverfi Val! di Vetro , i Lambicchi , le ver-
ghe dì Oro e d' Argento , i varj pezzi di Metalli che intorno difpolli fi
mirano , fpiegano 1' EiTere delia Profeifione , e ciò che v' abbifogni per
eiTercitarla .
Nel porre avanti uno de' Fornelli Ij^-noflra Figura inginocchio con una
Canna alla Bodca, foffiando nella Brage fottopolla ad un Crogiuolo 7 li è
voluto dare ad intendere che con foriimo incomodo il Chimico palfa le ore,
perde il fiato , confuraa la villa ; giacche fecondo tutti i Fificì , e più fe-
condo
ft IrC N L G I A
conilo 1' Efperienza , «li tutto niacllra -, il fuoco è pregiudizievóliffisio al-.
Ja vifiva Potenza, e indeboUfce in modo le fue forze , che più volte fi {ó"
ITO veduti Uomini , che neceflitati fono ftati a lung;tracnte cfercitarfi intor-
no quello Elemento , perdere totalmente la luce degli occhi .
Per il Pellicano, che fopra la Tefta le pofa , fi denota la Pazzia 5 e 1'
Imprudenza dell' Alchimifta , per elfere tale Animale , fecondo Oro Apol-
line fegnito dal Valeriano , Geroglifico degli accennati difetti ; e la ragione
che fé ne rende è quella.. Il Pellicano a differenza di tutti gli altri Volatili»
che cercano di formare i loro nidi ne' più alti luoghi * a cagione di render-
li falvi dalle ingiurie che più facilmente incontrar poflbno e dagli Uomini»
e dagli Animali , cerca anzi f Piani più eltefi , e fcavando la terra ivi ri-
pone le Ova , che ha fatte : il che dai Pallori , o dai Cacciatori veduto *
nati che fono t Pulcini » colà fé ne vanno » e con ifterco di Bue » o altra
materia combuftiWle ferrano e circondano il fito » gettandovi del Fuoco .
Lo llolto Animale all' accorgerii del fumo tolto via fé ne vola » e fopra la
fiamma fi porta ; e immaginandofi collo sbattere delle Ali dì eftinguerla «
tion fi avvede che anzi , maggiormente la va fufcitando ; ali* alzarfi di quel-
la non celTa il fuo dibattimento fino a tantocchè abbronzite le proprie pen-
ne e brugiate , vien mancando di forze , e fenza falvare i Figli perde fé ftet
'iot col reiiderfi in tal guifa fa<iliflin>a preda de' fiioi Perfecutori . Lo Itei-
fo addiviene all' Alchimilk , che potendofi con gli averi dalla forte com-
■partitigli.oneftamente follenere 5 e trarre in pace i fuoi giorni» per I' avi-
dità di giungere a farfi ricco per illrada così obliqua e fallace , difperde tut-
to quello che ha » e fi rende Egli fteflb preda della più mendica Povertà,
indegna aflùtto di qualunque com{>aflìone .
Indica il Cornucopia colmo di fronde e Rami d' Alberi infruttiferi »
■elTere 1' Alchimia un' Arte vana, di grande apparenza, e di ncCfuna foftan-
za . A maraviglia la dipinge Natal Conte in quei fuoi elegantiflimi verfì
rapportati nella Mitologia I;'^. 2. m/7. 6. de Vdcano.
..Ars fallax , invifa bonis , ddcedine captos
^ucundè ut pertmis ? dcmeìitibus improba Siren •
T^ataram fuperare ptttas te poffe per ìgnemì
Stulta , quid infanti ? Te longis pajjìhus illa
deferiti ac tandem nil perficis: Illa colorum
Te fallii « rerum te ludit mille figuris .
Sic fertur Trotheas fé in midtas 'vertere formas
Cum fieret ferpens dirus » eumque unda » vel Ignis,
Vris opes properans qaas fumits portai in aurast
Inde ardens miferis torquet pracordia 'viriis »
Exitialis ^morquc ^uri , fevique dolores »
^.os femel infame fallacia esperii ^rtis .
Ocatpat htec nidli mifero Fefania mentem
'Hi prò peccatis homitmm Sator > atque Deorura
Supplicia , ingentefque paret mox fumere pttnas .
Mendici fimt : femper caligine barba
Sqiiallet,
rOMOPRTMO, !f$
St[nallet , & ìmmodìco turpantur pallia fumo «
Et nofsa quxrmtes femper mendacia-, ja^ant
Defecijfe Jibi vìrest ubi nova reperta efl
Mercnrìum ratio » qua poffint fiflere in aurum .
^Ad notos homines inde hac contagia ferpmt .
Si quemqHam arrìpiant ì qui Jlnltas prabeat aures f
7>(on prius effugiet ì quant fit perpejfns eamdem
Fortnnum , fcapuloq', ratem eonfregerit mo .
Convien confetrare per altro che da tale ftolto penfare degli Uomini for-
tita pure ne è un incomprenfibile vantaggio al bene del Pubblico ; giacché
dalle alterazioni ■> raffinamenti , e mefcolanze di metalli , e confecutivamente
da tante > e tante inveftigazioni ò proceduto lo fcoprimento di mille , e mille
veramente maravigliofi fegretì ; ed in oggi purgata la Chimica dagl' innu-
raerabili errori, in cui era avvolta , non è più un' Arte ingannevole , ma una
Scienza fuor di modo utile alla Fillca ed alla Medicina . Non fi confonda
però con 1' Alchimia , e tanta lode a quella fi attribuifca, quanto di bia-
fimo e di difprezzo a quella .
lo non non poflTo celiare di maravigliarmi allorché m' incontro in Auto-
ri ì per altro di tutto credito , quali noa dubitano di difendere tale Arte co-
me poffibile , ed anzi come vera . Pancirolo B^mm memorab. lib. 2, tit. de
^Ichiimìa , Cornelio Agrippa lib. de occulta Vhilof. e. 14. afferma -che con
Io fpirito dell' Oro ,0 fia la di lui forma e parte più pura il Mercurio ,
e gli altri imperfetti Metalli tramutare fi poffono in Oro » e che Egli lo
ha veduto, e provato . Gio. Francefco Pico lib. 3. cap. 2. de ^uro appor-
ta molte elperienze fatte : delle quali parimente moltiflime £e ne leggono
appreflb Girolamo Rolfi lib. i. de diflillat. Je£ì. 4. cap. t. e 2. Liba vie lib.
•2,. .Alchìm. traEl. i. cap. 19. Gebro , Ermete , Conte Bernardo , ed altri,
che particolarmente fi leggono in Roberto della Valle , che ex-profefio ha
trattato dell' antichità , e certezza di quell' Arte . Ancora Fernelio lib. 2. de
abdit. rerum Caiif. cap. 1 8. fi sforza provare colle ragioni la verità dell'Arte.
Innumerabili altri vi fono dello ftelTo , fia detto con loro pace , lira-
volto fentimento . Li fiegua j e Loro creda Chi vuole » che in quanto i_»
me fon perfuafo del contrario dall' Argomento di S. Tommafo brevemen-
te iomprefb ne' feguenti verfi manofcritti dell' eruditifllmo Sig. Dottor
Vincenzia Cavallucci de' Letterati di quella Augnila Città fplendore e
decoro .
Io gli dicea , che la natura fuole
Tradurre in hogo deflinato e certo
Le cofe , che produr perfette 'vuole >
Or egli è a ciafchedun chiaro ed aperto »
Ejfer l' Oro perfetto infra i metalli :
Dunque nafcer non puote in luogo incerto ,
Che -vuol dir /' Vom per torti obliqui calli_
Gir fin , penfando di poter far l' Oro
Entro a ì crogiuoli , onde forz' è che filli .
K ALLE-
74
ICONOLOGIA
ALLEGREZZA.
Dì Gerire }{!ptt.
Glovanetta con fronte carnofa , lifcia , e grande . Sarà veftita di bianco»-
e detto veftlmento dipinto di verdi frondi , e fiori roffi e gialli , con
una Ghirlanda in capo di vari fiori. Nella roano deftra tenga un Vafo di
criilallo pieno di vino rubicondo > e nella finiftra una gran Tazza di oro .
Sia di afpetto graziolb e belio j e prontamente mofljfi di ballare in unPra*
to pieno di fiori »
Allegrezza , è paflìonc di anùna volta al piacere dì cole , che fntrinfe-
Cimente eontempH lopranaturalmente , o- che le fiano portate eftrinfecamen-
te dal fenfo per natura , o per accidente .
Avrà la fronte carnofa, grande» e lifcia per il detto- di Ariftotele nel-
la Filbnomia al 6. cap.
I Fiori flgnificano per fé fteflì Allegrezza» e fi fuol dire che i Prati ri-
dono , quando fono coperti di fiori ; però Virgilia ìi dimanda piacevoli
nella 4, Egloga dicendo :
Ipfiz libi btandos fimdent amabula fiores .
II Vafo di crilhllo pieno di vino vermiglio , colla Tazza di oro» dimo-
erà che 1' Allegrezza per lo più non fi cela , e volentieri fi communica.
some tellifica S. Gregorio nel lib. 28. de' Morali » cosi dicendo ; SUct Ito-
mi*
\
T M P R r M , 7?
titix arcana, mentis aperìre . Ed il Profeta dice s il Vino rallegra il Cuore
dell' Uomo j e l'Orò parimente ha virtù- di confortare ì fpirìti , e quello
conforto è cagione dell' Allegrezza . La dilpofizione del Corpo , e la di-
iiioftrazione del Ballo è raanifelto indizio dell' Allegrezza .
'O
allegrezza .
Glovanetta con Ghirlanda di Fiori in Capo . Nella deftra mano terrà un
Tirfo coronato con molti giri di frondi , e ghirlande di diverfi fio-
ri . Nella finiflra avrà il Corno di dovizia , e fi potrà velHre di verde .
^Allegrezza di untore ,
Giovane veftita con diverfità di colori piacevoli » con una Pianta di
fiori di Boraggine (a) fopra i capelli. In mano porterà Saette d' Oro^
e di piombo ; ovvero fonerà I' Arpa .
^Allegrezza j Letizia , Giubilo .
UNa Giovane appoggiata ad un' Olmo ben fornito di Viti , e calchi
leggiermente un Cavolo fodo . (6) Allarghi le mani, come le vo-
lelTe donar prefenti ; e nel Petto avrà un Libro di Mufica aperto .
L' Olmo circondato di Viti , fignifica Allegrezza de! Cuore , cagionata
in gran parte dal Vino » come dilfe David , e 1' unione di le fte'.To , cl.'
delle proprie forme , e paffioni , accennate col Cavolo : e la melodìa dì
cofe grate agli orecchi > come la Mufica, che è cagione della Ledzia, la
quale fa parte delle fue facoltà a Chi n' è bifognofo , per arrivare a pia
perfetto grado di contentezza »
■ ^ ." K 2 ^Jle-
r ■ ■■ 4 - ■ ■ ■ • -■ — . . ■ . ■ ^. . - - , ■ ■ ...
(a) La Boragg'ne , fecondo il Mattioli Traduttore e Commentatore di Dio-
fcoride Iil>. 4. cap. igo. è la fteffa che la Biigloffa da Diofcoride rapportata .
Nafce qiiefta nelle Pianure , e ne' luoghi arenofi , produce ie fue frondi i'parfe
per terra , le quali frondi fono di un verde ofcuro , afpre , e ilmili aile Lin-
£ue de' Bovi . E' detta Bugloffa dal Greco , che figninca Lingua di Bue . Meffe
le dette frondi nel Vino , rallegrano e confolano l' animo .
Commemorò la Bugloffa Galeno al VL delle facoltà de' Semplici , cosi di-
cendo : La Buglofla è nel temperamento fuo calida , ed umida ;, e però fi crede
che meffa nel Vino , faccia rallegrare .
Porterà Saette di Oro , e di Piombo , per fignificare che l' Allegrezza mon-
dana non è mai compita, e che va l'empre infieme con qualche trifscEza . L'Or»
è fimbolo dell' Allegrezza , è perciò dedicato a Giove Pianeta gioviale ; ed il
Piombo è figura della Malinconia , ed è dedicato a Saturno Pianeta malinco-
nico , meflo , e torbido . ,
(^) Il Commentatore di Diofcoride ìil', 4. cap. in. rapportando l'autorità
di Teofrafto , Varrone , e Plinio , dice, che tanto odio è tra il Cavolo , ci_i
le Viti , che effendo piantato il Cavolo appreffo ad un pie di Vite ,_; Quefta fi
difcofla maravigliofamente da Qiiello ,
7<J ICONOLOGIA
allegrezza •
UNa Giovanelrta con Ghirlanda di fiori in Capo . Perchè i FàncioUi
ftanno fempre allegri ; e perchè nelle Fefte pubbliche antiche tutti fi
coronavano e loro , e le Porte delle loro Cafe i e Templi , ed Animali ,
come fa menzione Tertul. nel lib. de corona Mìlìtis . Colla delira mano
tiene un ramo di Palma j e di Oliva j per memoria della Domenica delle
Palme , e 1' Allegrezza con che fu ricevuto Crillp Noftro Signore con_»
molti rami di Palme i e di Olive ,
allegrezza .
NElla Medaglia di Faurtina è una Figura » la quale colla deftra tiene_»
un Cornucopia pieno di vari fiori , frondi , e frutti , e colla finiilra
un' Afta ornata da Terra fino alla cima di frondi , e di ghirlande ; onde_a
fu prefa 1' occafione dalla Ifcrizione , che cosi dice : HYLARITAS .
Kdltegrezza ,
UNa belH/Tmia Gìovanetta veftita di verde . Porti in capo una bella, e
vaga Ghirlanda di rofe , ed altri fiori. Colla deftra mano tenga uà
ramo di Mirto in atto graziofo e bello , moftrando di porgerlo altrui .
Bella Giovanetta , e veftita di verde fi dipinge i eflendocchè 1' Alle-
grezza conferva gli Uomini giovani e vigorofi .
Si corona colla Ghirlanda di rofe ed altri fiori , perchè anticamente
era indizio di fefta e di allegrezza y perciocché gli Antichi celebrando ì
Conviti coftumarono adornarfi di Corone di rofe e di altri fiori , delle_»
quali Corone veggafi copiofamente in Ateneo lib, i j.
Tiene colla deftra mano il ramo di Mirto » eflfendocchè appreflTo gli
Antichi era fegno di Allegrezza , ed era coftume ne* Conviti , che quel
ramo portato intorno , ciaicuno de' Sedenti a tavola invitafle 1' altro a-j
cantare , perilchè una volta per uno prefo il ramo cantava la fua volta «
del qual coftume Plutarco ne' fuoì Simpofiaci , cioè Conviti > largamente
ne ha difputato nella prima quiftione in tal maniera . Deinde unufqmfquc-»
propriam cantilenam , accepta Myrfho -, quatti ex eo ,Afaron appeltabatitr , quoi
cantaret is etti tradita ejfet , ed Orazio dice , che venendo la Primavera^»
nel qual tempo da ogni parte fi fa Allegrezza , Venere mentre che mena
le fue danze , di verde Mirto circoncia iJ capo > dovunque Ella celebra^
i' Allegrezza . '
+ -K ^ -k * +:
* * *
^Ue-
TOMO PRIMO, 77
s/ilkgrezza dalle Medaglie .
DOnna in piedi , Nella delira lUano tiene due Spighe » ovvero una pic-
ciola Corona . Nella finiftra un Timone con parola LJEiniA . (.i)
E* Medaglia di Giulia Augufta Moglie di Severo , defcritra da Occo-
ne ; febbene così ancora è defcritta la Tranquillici nella Medaglia di Anto-
nino Pio ; né fìa maraviglia » perchè la tranquillità de' Popoli > è la vera
Allegrezza delle Genti . Dopo quefta mette Òccone . ^b Z'rbe condita 903.
Un' altra Medaglia ■> nella quale fi efprime 1' Allegrezza con due Figure
togate » una tiene due Spighe colla delira , 1' altra un Globo ^
In un' altra Medaglia , pur della raedefiraa Giulia Conforte di Severo
colla parola HYLARITAS , vien figu;-;U:a per 1' Allegrezza una Donna ,
che porta nella mano delira un ramo , nella finiUra un Cornucopia , alla_j
quale aflillono due Fanciulli .
In una Medaglia di Adriano . Una Donna che nella deftra tiene tnia_j
Palma , Nella finiftra pure un. Cornucopia . A' piedi un Putto d' ogni ban-
da con quefle Maiufcole HYLARITAS P. R. COS, IlL S. C. che fu bat-
tuta l' Amo del Signore 120^
In un* altra Medaglia di Adriano ab "Drbe condita S74. colle parole_>
HYLARITAS TopuU Bimani . Figurafi. una Donna ia piedi con ambe lei
mani polle alle orecchia »
FATTO STORICO SAGRO.
OTtenuta che ebbe II Paftorello David, la memorabil vittoria del fiero
Gigante Golìa , è incomprenfibile 1' allegrezza che fi fufcitò nel cuo-
re degl' Ifraeliti ; ed allorché verfo il Palazzo Reale colla recifa Tefta_j
del detto Gigante fé ne ritornava , a Lui incontro fi^ fecer9 in gran nu-
mero con fuoni e canti le lietiflime Donne di tutte le Città d' Ifraelle,
riempiendo F aria di replicate grida , ed acclamandolo maggiore ancora.!»
dello fteflb Saul . Il che fu cagione dell' implacabile odio ^ * che quello Re
da quel punto concepì verfo di Lui. i. rfe* ^e cap^ 18^
FATTO STORICO PROFANO.
DIagora Rodiotto ♦ veduti tre fuoi Figliuoli valorofi Combattenti , ufci-
re vittoriofi dalla Pugna , ed eOfer coronati pubblicamente , e per
colmo delle fue Allegrezze 1 eOTer Loro gettati Monti di Fiori addolTo ^
fpirà
(ff) L' Angeioni tra le Medaglie di Crifpina Aii£ufta Moglie di Commodo
pone la fegnente :=; Rapprefentafi in diverfo rovefcio una Donna in piedi Gio-
vinetta col Capo inghirlandato di Pieri , mentre una fimil Ghirlanda tiene nel-
la deftra mano appoggiando T altra ad un Timone di Nave , il quale fopra di
un Globo fta poilto , e vi fi legge L^TITJA S. C.
78 ICONOLOGIA
fpirò nelle braccia Loro J' Anima pa2a e contenta . .Aflolf. Off. Star. lib.
2. cip. 17.
FATTOFAVOLOSO.
^Aputafi dalla Città di Tebe la venuta di Bacco verfo quella volta » è
k3 incomprcnfìbilc il gaudio , che ne concepì . Fu per pubblico Decreto
ordinato che a Lui lì doveffe andare incontro lino al Monte Citerone » e
che ivi in fuo onore fi celebralle folenne Fefta . Ognuno, fecondo il pro-
prio flato e condizione , fi lludia d' ornarfi alla meglio che puote . No-
bili 5 Plebei , corrono affollati Chi battendo Vufi di Rame , Chi Tuonando
il Corno , Chi il Timpano , Chi percotendo qualche Legno , od altra cola,
ed in fomma facendo il maggior poflibile llrepito , riceverono il feftofiflimo
Bacco, che in alto Cocchio alTifo, colla prefenza iua a difmifura accrebb.e.
l' Allegrezza e il Contento . Solo Penteo , regnando in Tebe , difap-
provò i giocondi Riti , e gli riufcì di Iturbarli . Ma del fuo fallo fii pur trop-
po fiera la pena , giacché radunatefi di nuovo particolarmente le Donne
ad onorare Bacco , a cagione di alcuni prodigi da Lui operati , volendo Pen-
teo rattenerle , la Madre fu la prima che fpinfe le fiuiofe Baccanti contro
di Lui, ed Elfa medefima alla fua Vita lanciandofi , fli da Efla, e da Qyelle
fatto Ipìetatamcnte in pezzi , Owid, Metamorf, lib. 3.
ALTE-
rOMQPRlMO,
ALTEREZZA IN PERSONA NATA POVERA CIVILE.
Z); Ce[are Bj^a ^
19
DOnva. giovane 5 cieca, cof vifb altiero . Sari veftita df una ricca e_*
pompofi. Clamidctta di color rofTo ^ tutta contesa di diverfe gioje-
di gran- valore » e fotto a detta. Clamidetta avrà, una Velie di vililTimo'
pregio tutta fquarciata » di colore della terra > ovvero della cenere . Terrà,
fotto- il braccio- deliro- un- Pavone , ed il fìniftro alto , colla mano.- aperta.
Starà- con un- piede fopra di una graa Palla » e L* altro, i» atto di precipi-
tare da detta Palla »
L* Alterezza ha origine dalla Superbia r e- nonr degenera troppo daMa__s>
fùa natura r la quale non nafce da altro •, che da una falfa opinione di ef-
fere maggiore degli altri y onde S. AgolHno Uh.- 14. àe Ciint. Dei , dice_j
che la Superbia non è altro che uà' appetito- di perverfa Alterezza ; " ed
il; fiiTtile conferma Ugone , ed Ifìdora 7/^. Ethim. come anche S. Toramafo
2.. 2.. volendo difinire la Superbia già ftabilitx»' dice ► Efi. inovdinams appe."-
tìtus exxell'entitff cui debetur honor v & rcverentia .
Giovane fi dipinge' ,: perchè dice il Filofofo nel fecondo» libro della^»
Rettorica al cap^. r2.. che è proprio de' Giovani eflere arabizioli , altieri
e fuperbi ..
Cieca li rapprefenta ,. perdocdxè 1' Alterezza ci accl'eca in gui{a tale».
che
80 ICONOLOGIA
che per noi piìi defiderufi quello nel che Ila riporto il noftro male • e_»
procuriamo feispre di porercì « ove Ib maggior pericolo , elfendo privi
della luce del Signore -, onde quel Santo Padre Homelia de diverfìs , dice i
affomigliando il Superbo ad un Cieco . SicM octdis captus ab omnibus offaidi
potejl facile ■> ita & Superbus quoque Domin:tm nefciens ( prìncipium enim Super'
bix eli nefcire Domìnim ) etiam ab Hominìbiis facile capi potejl ■, utpote luminc
fummo orbattis .
Dipingefi col Vilo e fcmbiante altiero -, per rapprefcntare quello che
dice Dante nel 12. del Purgatorio.
Or fuperbite , e mia col vifo altiero ,
Figliuoli d' Eva « e non chinate il volto «
Sicché reggiate il voflro mal fentiero .
Ed un elegante Poeta Latino in una fua lunga defcrÌ2Ìone della Super-
bia , dice ;
Contemptrix inopum "Julius elata feveros ,
Inflatoq'ie rotans targcntìs gutture verba
Ferre neqiiit fuga , majorem indignata paremque .
La ricca e pompofa Clamidetta di color roflb tutta contefta di diverfe
gioje di gran ftima , ne dimollra che 1' Altiero avendo per la gioventù
gran copia di fangue , quale è materia del calor naturale » come vuole_>
Galeno lib. de utile refpirationis cap, 12. dicendo che da elfo calore» e mol-
titudine di fangue trovandofi gagliardo e difpollo nelle lue azioni , per la
fottigliezza ed elevazione de' fpiriti » fi (lima e tiene di efifere di gran
lunga fuperiore agli altri di forza e di ricchezza .
La brutta Veite di viliflimo prezzo tutta llracciata , di colore della ter-
ra , o della cenere ì denota che P Altiero ed il Superbo , e di niun va-
lore 5 anzi infimo e baflb fiaiile alla terra , ed alla cenere ; perilchè dice
1' EcclefiaiHco al io. ^ùd fuperbis terra-, & cinis ? Però nel Povero par-
ticolarmente ) è di eftrema bruttezza 1' eflere Altiero e Superbo ? come_»
dice S. Agoftino in QyelK : Superbia magis in Taupere > quam in Divite^
damnatur ,
Tiene col braccio deliro il Pavone, per (egno, che ficcome queft'Ani-
male compiaceudofi della fua piuma efleriore > non degna la compagnia de-
gli altri Uccelli » così 1' Altiero e Superbo fprezza e tiene a vile qual-
fivoglia Perfona . Superbia odit confartiut» , dice S. Agoilino in Epift. 120.»
e Plutarco in Dione : ^rogantia Jolitudinis , odit foctetatem .
Il braccio finillro alto colla mano aperta ci fignìiìca , die 1* Altiero coli'
oilentazione di feftetfo , moftra di fopportare altrui in qualfivoglia azione.
Lo ilare con un piede fopra la gran Palla ■, dimoilra il pericolo del Su-
perbo , eflendo detta Palla figura mobiliflima j la quale , come dice il Fi-
Jofofo , tangit in pun^o , e pero non ha Jtabilità nò fermezza alcuna , e. >
per l' ìilelTa caufa fi dipinge coli' altro piede in atto di precipitare da efTa
Palla f elfendo 1' Alterezza inviabile e fenza fondamento alcuno , che focil-
mente cafca nel precipizio delle miferie > e però ben diife Dante 29. dei.
Par: difo .
Trin-
TOMO PRIMO.
Trtncìpio del cader fu il maledetto
Superbir dì coIhì , che tu i/edejìi
Da tutti i pefi del Mondo coflretto .
il fimlle dice Euripide Poeta Greco » parlando degli Altieri .
^nm "jìderis in fublime quempiam elatum i
Splendtdis gloriantem opibus ■, ac genere ,
Supercilioque fitpra fortcm fuam fafiuofim
lllius celerem divìnitiis expeBa brevi 'vindi&am .
E Feliftone parlando de' Superbi , dice:
Superbus tollitur altijjimè , ut majori cafu ruat .
Ed il Folengo nel Salmo 74.
Superbus [e extollit j & evehit » in inedia -
Tamen curfu pracipìtatur 5 & quafi
In nihilum re/ohitur .
«i
ALTIMETRIA.
Di Cefare BJpa ,
DOnna giovane » che con bella diipofizìone tenga con ambe le mani
il Quadrato Geometrico » in atto di pigliare P altezza di un'alta Torre.
Altimetrìa , è quella che mifural' altezza , come di una Torre , la fommità di
un Mojite » di una Piramide, e di qualfivoglia luogo , o Edifizia per alto che fia.
L Si
82 ICONOLOGIA
Si fa Giovane , per cifcrc 1' Altimetrìa figliuola della Geometria , che
non degenerando punto dalla qualità della fua Genetrice , ofiferva con di-
ligenza tutte le mifure da Lei infegnate . Tiene, come ho detto, il Qya-
drato Geometrico , eOTendo c!ie detto Inftromento opera per le divifioni
in fé circofcritte , mediante la mobilità del Traguardo , che fi pone alla_j
dirittura delle fpccie , ed 4* termini die fono in efle altezze ; e perchè
fopra di ciò fi potrebbono dire molte circoftanze , nondimeno per eiferc-»
V Altimetrìa membro della Geometria , come ho detto , non mi eftcnderò
con giro di molte parole , rimettendomi a quanto ho detto nella Figura_j
della Geometrìa , parendomi abbalianza i efifendo quella quella parte che ho
detto mifura lineale , e però volendola mettere in Pittura infleme colln_j
Figura della Planimetria > e Sterometria , fi pocrà ofìTervare quanto ho bre-
vemente detto .
AMARITUDINE,
Dì Cefarc Pjpa. ,
PEr r Amaritudine fi dipinge da alcuni una Donna vellìta di nero , che
tenga con ambe le mani un Favo di Mele » dal quale fi veda germo-
gliare una Pianta di Ailenzio. , forfè perchè quando fiamo in maggior fe-
licità della. Vita , allora ci troviamo in maggior pericolo de' difallri della
Fortuna ; ovvero, però perchè conofcendofi tutte le qualità dalla cognizio-
ne del contrario , allora fi. può avere perfetta fcienza della dolcezza , quan-
do fi è guftata un' ellerna Amaritudine , però diife 1' Ariofto :
T^on conojce la Tace , e non la ftìma ,
Chi provato non ha la Guerra prima .
E perchè quella niedefima Amaritudine , che è ncll* Affenzio • fi dice
ancora per metafora elfere negli Uomini appaflìonati .
AMBI-
TOMO PRIMO,
AMBIZIONE.
ì)ì Cefarè B^pà <.
H:
UNa Donna giovane veftità di verde con fregj di Edera , in atto di
falire un' afpriffima Rupe i la quale in cima abbia alcuni Scettri -, e
Corone di più forta » ed in fua compagnia vi fia un Leone colla telta alta,
L' Ambizione i come la defcrive Aleflaridro Afrodifeo > è un' appetita
di Signoria j ovvero , come dice S. Tommafo j è uri appetito inordinaf; ^}.
onore ; laónde fi rapprefenta per una Donna veftita di verde é P'*''^'^ ^
cuore dell' Uomo ambiziofo non fi pafce mai d' altro , che di ■?^'^^^'^'^ ^
grado di onore , e però fi dipinge che faglia la Rupe ^ „, e
I fregj dell'Edera ci fanno coriofeere , che comci^^e^^ Pianta lerapre
va falendo in alto* e rompe fpeCfo le mura, che I* fomentano, cosi 1 Am-
biziofo non perdona alla Patria ^ né a'' Parenti^ né alla Religione, ne a_.
Chi gli porge aiuto i o configlio j che no-^ venga continuamente tormen-
tando coli' ingordo defiderio d' elTere riputato fehipre inaggior degli altri .
II Leone colla tefta alta dimoftra , che 1' Ambizione non e mai lenza
Superbia . Da Criftoforo Landino è pollo il Leone per 1' Ambizione ; per-
ciocché non fa empito contro Chi non gli refifte ; così 1' Ambiziofo cerca
di effere fuperiore , ed accetta Chi cede , onde Plauto dilfe : Supérbus mi-
nores defpick , majorìbus imidet , e Boezio : Ira intmpeUntis fi'èmit , ut Leo-
L 3 «»
84 ÌCONOLOGfA
nis animim ge/ìare cred^nt . Ed a quello propoflto , poiché l'ho alle mani)
aggiugnerò per foddisfazione de' Lettori un Sonetto di Marcantonio Catal-
di , che dice cosi .
di dìfcordie , e riffe altrice vera «
I{apina di •virtù > ladra d' onori >
Che di fajìi , di pompe , e di Iplendori
Sovra H corfo mortai ti pregi altera :
Tu fei di glorie altrui nemica fiera y
Madre d* Ippocrifia , fonte d' errori ,
Tu gli animi avveleni > e infetti i cuori %
Vieppiù di Tififon , più di Megera .
Tu fefìi tm nuovo Dio flimarft annone >
D* Etna Empedocle efporft al foco eterno »
di Morte mìniflra ambizione .
Tu dunque all' Onda Stigia , al Lago Sverno
Torna , che fenza te langue Tintone ,
V ^yilme non Jènton duol » nulla è /' Inferno .
AMBIZIONE.
DOnna giovane, veftita dì verde, con Abito fuccinto, e co' Piedi on-
di , avrà agli Omeri le ali » e con ambe le Mani raoflri di nietterfì
eonfufamente in Capo più forta di Corone ; ed avrà gli Occhi bendati .
Ambizione, fecondo S. Tommafo 2. 2. q. iji. art. 2. è un'appetito
difbrdinato di farfi grande, e dì pervenire a' Gradi, Stati, Signorìe, Ma-
glftrati , ed OfEzj , per qualfivoglia giufta o ingiufta occafione , virtuofo
o viziofb mezzo , onde avviene , che quello fi dica eiTcre Ambiziofo , co-
T&t dice Ariftotele nel -quarto dell' Etici , il quale piuc-hè non faccia_j
raeftiere , ed ove non bifognì , cerchi onori .
Si dipinge Giovane , vellìta di verde ; perciocché i Giovani fon quelli,
che molto fi prefumono , e molto fperano , eflendo lor propria vizio , co-
■ ° dice Seneca in Troade , per non poter regger 1' impeto dell* animo ,
.1^ f-rciò fé le fanno le Ali agli Omeri » dimoftrando ancora , die appe-
tilcono , , arditamente defiderano quelle cofe , che non convengono loro »
cioè volare z^j,^ gjj al^ri , ed eflferc fuperiori a tutti.
L Abito fucci.>^ ^ gjj j pj^di nudi , fit^nificaJio le fatiche , i difagi , i
danni , e le vergogne . che 1' Ambiziofo'folHene , per confeguir quegli
onori , che fieramente amu, poiché per effi ogni cofa ardifce di fare, e.^
foffirire con pazienza , come '^^i dimollra Claudian. Uh. 2. in Stilicon. laudm.
Trudis avaritiam , cuju^ fadijfima mttrix
^mhitio , (j:{x oeflìltuìis , ' forìbufq-.e potentutn
Excubat , & precìis. commercia pofcit honorum
Tulfa Jìmul .
Sì rapprefenca, ch'Ella raedefima fi ponga le fopraddette cofc in ca-
po, per dimollrare > clic l'Ambiiiolu opera temcraria.mente , edendo fcricto
in
T M P R I M 0. 8?
in S. Paolo ad Hjebr. cap. 5. ?\(e»2j fibi f:mat honorem , fei q:ù •vocat.ìr
a Deo tamqudm ^xron -, noa fapendo fé egli ne Ila degno .
Si dipinge cogli occhi bendati, perchè Ella ha quello vizio, che noi-!_j
sì difcernere , come dice Seneca nell' Epiftola 105. TxntM efi ^mbhionls f^-
ror , la nemo tibì poji te videamr , fi aliquis ante te fuerit .
Le qualità delle Corone dlmoftrano , che 1' Ambizione è un difordinato
appetito , fecondo il detto di Seneca nel 2. de Ira . Tsipn e/i contenta ho-
noribus anmis , fi fieri potefl uno nomine vdt faflos occup.tre » & per OrbeììLs
titdos dìfponere .
Ed a quello propofito non voglio lafciare di fcrivere un* Anagramraa_»
fatto fopra la prefente Figura da Taddeo Donnola » che così dice .
^mbitio . ^nto tibì .
Crammaticam falfam quid rides ? define ; namqm
Ex 'vìtio vìtÌHm nil nifi collìgitm .
Tu laude bine homines , quos ambitiofa cupido %
Cxcos , dementes » rìdiculofque facit .
FA ITO STORICO SAGRO.
Assalonne ambi tanto II vederfi corte^iata » e da' Popoli inchinato » che
non contento di aver a' fuoi cenni e Cavalli , e Cocchi , e numerofo
fìuolo di Guerrieri , che lo precedevano » ardi ancora volgere il penHero
all' occupazione di quello fteflTo Trono , in cui fedeva il proprio Padre Da-
vid . Pole in efecuzione il reo penfiero , fubornò i Vaffalli al fuo Re , -fi
fé Capo de* Ribelli , fi fece acclamare Sovrano . Fu Dio però per David.
Le fue Anni vittoriofe difperfero i Sollevati , e mentre Atfalonne precipi-
tofamente in un Mulo cavalcando , prendeva la fuga , la fua lunga Chio-
ma all' aria fparfa in un Ramo di folta Quercia avvilupatafi lo ritenne si »
che fuggitogli di fotto il Mulo , lo lafciò fofpefo all' aria . Veduto in tale
Ihto da Gioab Generale delle Armi di Davidde 3 con mu Lancia fpieta.-
tamente lo traflflfe . z.d^B^ cap. 15. 1 5. 17. 18. ^
FATTO STORICO PROFANO.
SOrprendentiflima fu Y Ambizione che regnò nel cuore di AleCfàndro Ma-
gno Re di Macedonia . Non foddisfatto d' infinite Vittorie , che per
tutto lo. feguivano » ne della Conquifta del vatìlffimo Imperio PerffaTio , fi ri-
Yolfe contro i Sciti , i Battriani » e gì' Indiani , e più oltre àncora avreb*-
be portatele fue Armi , lè nel più bel fiore degli Anni un' immatura morte-
Jion. a-velTe troncato il filo- alle fmoderate liie brame . §;. Cur. nella. Vita di <^ef»
FATTO FAVOLO S O.
AMbi Fetonte h gloria di etTer Guida del Can'o del ^Sole fuo Padre ,
ìion ballarono le di Lui rinioflrinze per rimuoverlo da tanto con-
dannabile
85 ICONOLOGIA
dannabile penfiero . Trovandoli il Padre aflretto dal Giuramento , che per
la Palude Stigia fatro avca , di concedergli qualunque grazia domandata gli
avefle j dopo averlo replicate volte avvertito , gli conlegnò in mano il fre-
no de' fuoi Cavalli . Bentolto però fi accorfe il mifero a che conduca una
fciocca temeraria Ambizione . Non potendo t né fapendo reggere gP indo-
miti Dcftrieri , tanto fi accollò alla Terra , che in cenere ridotta 1' avreb-
be , fé Giove con ì fuoi Fulmini non aveflfe a Lei foccorfo i e II Folle dal
Carro rovefciato in fcno al Fiume Pò . O'J'uidt Metam. lib. 2,
AMICIZIA.
Dì Cefare Bjpa,
DOnna veftita di bianco» ma rozzamente , Moftri quafi la finirtra fpalla
e il petto ignudo . Con la deftra mano moftri il cuore , nel quale vi
farà un motto in lettere di oro » così : LONGE ET PROPE : e nell' dire-
mo della velie vi farà fcrltto : MORS, ET VITA .Sarà fcapigi lata, e in
capo terrà una Ghirlanda di mortella > e di fiori di pomi granati intrecciati
infieme . Nella fronte vi larà fcritto : HYEMS, JS.STAS .
Sarà fcalza , e con il braccio finillro terrà un Olmo fecce « il quale fi-
lù circondato da una Vite verde .
Amicizia» fecondo Arifiotelc j è una fcambicvole efprefia e reciproca be-
nevo-
r M P R I M 0^ 87
nevolenza guidata per virtà j e per ragione tra gli Uomini i che hanno con-
formità d' influfTì e di compie ffiòni .
Il VelHmento bianco, e rozzo i è la fémplice candidezza dell' animo,
onde il vero amore fi fcorge lontana da, ogni forte di finzioni e di lifcì
artificio fi ,
Mollra la {palla finifira. ed il petto ignudo , additando il cuore col
motto : Lm^e , & prope » perchè il vero Amico , o preiente o lontano che
fia dalla perfona amata , col cuore non fi Cepara giammai , e benché i tem-
pi e la fortuna fi mutino, Egli è Tempre il medefimo, preparato a vivere
e morire per 1* intereCfe dell' Amicizia: e quefto fignifica il motto che ha
nel lembo della Veile,e quello della fronte ; ma fé è finta, ad un minimo
volgimento, di fortuna, vedefi. fubitamente , quafi fottilifllraa nebbia ai- Sole,
dileguare .,
L' elTere fcapigliata, e P avere la Ghirlanda di Mirto con i fiori di Po-
mi granati , mofira che il frutto dell' amor concorde , e dell' unione interna
fparge fuori'!' odor foave degli efempj , e delle onorevoli azioni,, e ciò
fenza vanità, di pompoia apparenza ,. fotto la quale fi nalconde bene fpellb
I' Adulazione nemica di quefta virtù ;. di ciò fi può vedere Democrito , co-
me riferifce Pierio Valeriano. lib. j.
Dipìngefi parimente fcajza , per dimoftrare follecitudine , ovvero preftez-
za , e che per lo- fervìgio dell' Amico non fi. devono prezzare gli fcoxiiodi :
come dimoitra Ovvidio de ^rte amandi .
Si rota, defaerit , tu pede carpe viam .
Abbraccia finalmente, un Olmo fecco circondato da una, Vite verde, (<j)
acciocché fi conofca che 1' Amicizia fatta nelle profperità, deve durar fem-
pre , e nei maggiori biiogni deve efier piucchè mai Amicizia , ricordandofi
che non è mai Amico tanto inutile che non fappia. trovare llrada in qualche
lAodo. dì pagare gli obblighi dell' Amicizia ,
,Arnìdzia .
DOnna veftita di' bianco per la medefima ragione detta di fopra . A-
vrà i capelli fparfi .. Sotto il braccio finiftro terrà un Cagnolino bianco
abbracciato e ftretto . Nella delira mano un mazza di fiori , e fotto. al piede
deftro una tefta di morto ^
I capelli fparfi. fono per le ragioni già dette ^
II
(ay L'Olmo, e la Vite fono fegno dell' Amicizia , e dell' Amor reciprocOj,
perchè , come dice Dafne nell' Atto I. Scena J. dell' Aminta .
amano ancora:
Gli AWerì. Veder puoi con quanto.ajfetlo t,
E con quanti iterati abbracciamenti
ha Vite i' aiimìchia al [ito Marito .
L* Olmo dunque: fecco è figura di un' Amica caduto in difgrazia , e la Vite
verdeggiante che ancora fi tiene ftretta col detto Olmo , fignifica che 1' Amico
non abbandona l'altro, ancorché travagliato dall'iniqua Fortuna.
88 ICONOLOGIA
Il Cagnolino bianco raoftra che fl deve confervare netta da ogni niac--
chia a.11' Amico la pura fedeltà .
Per i fiori s' incende 1' odore del buon ordine , che cagiona 1' Amicizia
nel conforzio t e nella comune ufanza degli Uomini .
Sotto a! pie deliro fi dipinge la tella di morto calpeftata, perchè laverà
Amicizia genera fpeire volte per fervigio delP amico il diipregio de!la_j
morte . Però di'Te Ovvidio lodando due cari amici nel 3.//^. de Torto.
Ire juhct Tylades , car.irn pcriturus Ortffim
Hic negat j inqHe vicem pugnai merq; mori .
amicizia .
LE tre Grazie ignude , ad una delle quali fi vedrà le fpalle , ed all' al-
tre due il vifo congiungendofi colle braccia infieme , una di Effe avrà
in mano una Rofa , T altra un Dado , e la terza un mazzo di Mirto. Dalle
ImmagMii di quelle tre Grazie fenza dubbio fi regola la buona e perfetta
Amicizia ) fecondo che gli Antichi penfavano > imperocché P Amicizia_o
non ha altro per fuo fine , che il giovare e far beneficio altrui , e non
lafciarfi fuperare in benevolenza ì e come tre fono le Grazie degli Anti-
chi j così Ire gradi tengono i benefizi nell* Amicizia .
Il primo è di dar le cofe . Il fecondo di ricever P altrui . Il terzo di
render il contraccambio .
E delle tre Grazie 1' una ftrlnge la mano , ovvero il braccio dell' altra,
perchè P ordine di far benefizio altrui , è che debba padare di mano in.j
mano , e ritornare in utile di Chi lo fece prima , ed in quella maniera il
nodo dell'Amicizia tiene llrettamenre gli Uomini uniti fra di loro.
Si rapprefentano quelle tre Grazie ignude , perchè gli Uomini infieme
P un P altro debbano effer di animo libero , e fciolto da ogni inganno .
Una volge le fpalle , e due- volgono il vifo , per moUrare , che fempre
duplicato fi deve rendere il benefizio all' Amico .
Si rapprefentano allegre neiP afpetto » perchè tale fi deve dimo(lrare_»
Chi fa benefizio altrui , e tali ancora coloro , che lo ricevono .
Hanno P apparenza verginale , perchè P Amicizia non vuol efferc con-
taminata dalla viltà di alcun interelfe particolare .
La Rofa fignifica la piacevolezza , (j) quale fempre deve cflere tra gli
Amici , effendo fra di loro continua unione di volontà . Il
(j) Non comprendo come la Rofa polla denotare la piacevolezza , fé non fé
forfè quella che una vana apparenza dimoftra ; ed in quello cafo farebbe.»
totalmente alla vera Amicizia oppolla . Claudio Miiioe ne' Commenti ali' Al-
ciato pone la Rofa , ed il Pefce per Simboli di un' Amore condannabile , ed
ceco i luci Verfi .
S^mboìa ainìantuni cernii , Kcfa , Pifcis amorum ,
A'oTi Jane unius Sjmbola urta mali .
Nat/i Rcfa -verna j'uis non eft jine fcnl:i>ti! j idem
• Pifcis baltct fftnai intuì, & iffe fuss .
PuU/jia Rcfj ejì , vernm iiìa brevi fit m.ircida : Pifcit
EJt fertts , e(ie ahqua nec cicnr arte potejl . _
TOMO PRIMO. 85?
Il Dado fignifica 1' andare , e ritornare alternamente de' benefizi t co-
me fanno i Dadi » quando fi giuoca con efli .
Il Mirto, che è Tempre verde, è fegno , che l'Amicizia deve l'iileflTa
confervarfi , né mai per alcun accidente farli minore .
u
.Amicìzia. -
N Cieco, che porti fopra le fpalle uno, che non polTa ftare ic piedi,
come i feguenti verli dell' Alciato dichiarano .
Torta, il Cieco il ritratto in fulle fpalle ,
E per voce di Lui ritrova il Calle ,
Così l' intiero di duo mezzi l'affi ,
ì,' un prefiando la vijia , e /' altro i paffi . [4]
^Amicizia fenza gio'jamento .
DOnna rozzamente veflita , che tenga colla mano un Nido , con alcune
Rondini dentro , e d' intorno a detto Nido volino due o tre Rondini.
Queft' Uccello è all' Uomo domeftico e famigliare , e più degli altri
prende ficurtì delle Cafe di cialcuno , ma fenza utile , non £ domelticando
giammai , ed avvicinandofi il tempo di Primavera , entra in Cafa per pro-
prio intereflfe , come i finti Amici , che folo nella Primavera delle pro-
iperità s' avvicinano , e fopravvenendo 1* Inverno de' falHdj abbandonano gli
Amici , fuggendo in parte di quiete ; con tal fimilitudine volendo Pittagora
moftrare , che fi aveffero a tener lontani gli Amici finti ed ingrati , fece
levare da' Tetti della Cafa tutt' i Nidi delle Rondini ,
M AMI-
(a") L' Amicizia viene defcritta dal P. Ricci : Donna dì allegro volto , 'vejtita di rìC"
chilftmo Manto . In capo avrà un Adamante finìffimo . In una mano tiene un ramo mezzo [ce-
to , e mezzo verde , e coli' altra mojìra un Cuore . Appiedi vi /a una Zappa , con che moftra
aver trovato col zappare un gran Teforo . DalV altra parte tiene V Archipendolo , ed un Ca-
gnuolo . Di allegro volto, perché l'Amico deve fempre dimoftrarfi taJe all'altro. Il
Diamante per effcr Gemma più forte , più lucente , e di più pregio di tutte le altre , è
Tipo del vero Amico . Sta col ricco Manto per dimoftrare che un' Amico deve parte-
cipare delle ricchezze dell' altro . Moftra con una mano il Cuore , per fegno che deve
effere la perfetta Amicizia , fchietta , lincerà , cordiale , e fenza finzione . II Ramo
fecco , e verde dimoftra che e nella profperità , e nell' avverfità 1' Amico deve effer
fempre imirorme . La Zappa che ha fcavato un Teforo fignifica che Chi ha trovato
un Amico , ha rinvenuta una vera ricchezza . L' Archipendolo che è una mifura col-
la quale fi rapprefenta il Tempo , che è mifura del moto f conforme il liloloto ] in-
dica che la vera Amicizia è diuturna e fempiterna , II Cagnuolo per eilere il Sim-
bolo della Fedeltà .
pò ICONOLOGIA
AMI C 'l ZIA FALSA
htll* xÀbatc Cefare Orlandi,
DOnna con Volto, imbellettato», ed Occhi riJentr. Vefliri un Abito co-
lor cangiante. .. Avrà fopra. quello un Manto che nel dritto fìa di un
colore j e nel rovefcìo di unaltravc fi fcoprino fotto di ECfo le ali piegate,
e nafcofte . Stia in un Prato verdeggiante e fiorito » dove fi veda Perfona ricca-
mente veftita » che ripofi. fbpra 1' Erba ,, e i Fiori j tra. quali vi Gz. pollai
una. fottiliffima. Rete .
Si dipinga, in atto, di adattare colla, delira mano un Guanciale fbtto il
Capo, della medefima, mentre colla finillra le vìen furando varj ornamenti da
doiTo. . Abbia accanto, il Tirfo .. A' piedi un. Pardo, che tenga la Telia tra
le Gambe .
Non fapreì altrimenti definire la falfà Amicizia , che dicendola uno-j
Simulazione de' lèntimenti dell' animo , tendente al proprio vantaggio col
mezzo, dell' altrui danno ; Che un' Artifizio per giungere con ficurezza_»
al termine che fi. è prefcritto. uno Spirito mal. regolato e maligno ; e che
in fommu una vera, vile , ribalda , e irragionevole nemicizia.
Donna fi figura, con Volto, imbellettato , ed Occhi ridenti , per eflfere
la Donna di. fua. natura, inclinata, all' Inganno ed alla Frode; ed il Bel-
letto ipiega , che ficcome quefto viene adoperato per coprire le mendc^
del
TOMO PRIMO, 91
del Volto » per apparire diverfa. da quello che è in fefteflfa » e come diffe
il Francadorì in un fuo Capitolo all' Abate Nelli j
Come fan le Femminei
Che fpejfo s' imbellettano »
E con tal fìnta Mafchera
Il Cuor dell' ^omo adefcano .
Co^ 1' Inganno fi nafconde fotto Io fpeciofo , e venerando Nome dì
Amicizia , per fare impunemente una comparfa del tutto oppofta all' orrida
fua fenibianza . Intorno agli occhi ridenti abbiamo da Giambattifta dallci_»
Porti nel lib. 3. cap. 21. della Fifonomla dell' Uomo le feguenti parole .
)> Gli Occhi ) ne' quali par che fi vegga fempre il rifo e piacere ■>
n fonò ftimati non fenza vizio , perchè dimoftrano Uomini ingannevoli ; a
n che non puoi accorgerti, dove Cano indirizzati i loro penfieri , che mac-
» chinano di nafcofto . Polemone . Adamanzio . r^ e poco fopra "^ Que-
ìì Iti Occhi principalmente fi fcorgono nelle Donne , che per Io più fono
jj piene di Frodi , e d' Inganni .
IlJVeftimento di color cangiante indica che il falfo Amico prende qua-
lunque forma e colore , a feconda delle proprie mire . E' allegro , le gli
pare che 1' allegria poflfa giovargli , è mefto 1 quando la mertizia gli arreca
profìtto . RalTembra vederlo in braccio alle furie « allorché è in furore
Qiiegli che fi è prefo a tradire ; fi sbatte 1 minaccia ftragi , tuttocchè nel
fuo Cuore rida : e benché conofca che la fregolata pafTione lo trafporta_>
oltre il dovere > lungi dal deviarlo dal fuo errore , Io fomenta anzi ? lo
fpinge . Dovrebbe ognuno fempre tener fiilb in mente il fiviffimo av-
vertimento d' Ifocrate Ateniefe chiariflimo Oratore » e Filofofo nella Ora-
zione 2. ad Nicoclem. =3 Fideles exifiima non ^i quicquid 'vel dixeris » ^veL
feceris , laudibus extulerint , fed ^i errantem increpaverint tr Promette H fal-
fo Amico , giura la fua affiftenza fino all' ultima ftilla del proprio fangue.
Non fi attenda peraltro di più ;. mentre fé la mala noftra forte ci conduce
a qualche periglio » allora come cantò 1' Ariofio .
I giuramenti , e le promeffe vanno
Da i venti in aria dijjìpate ■, e fparfe .
Anzi farà Egli il primo a far pompa di Saviezza nel condannare , e_»
gravare la noi'tra condotta . Eji enim ^micus fccundum tempus Jmm , & non
permanebit in die tribulationis ; Et ejì ^miciis qui convertitur ad inimicitìam .
Ecclefiafiic. cap. ó'. v. 8. e 9.
Si aggiunge all' Abito color cangiante il Manto che al di fuori fia di
un colore, e al di dentro di un altro, per ifpiegare la qualità, e la na-
tura della falfa Amicizia, quale è di avere una belliflima apparenza, men-
tre in foftanza , e internamente non è che un deteflabile tradimento ,
Nel volere delineata la Figura in modo , che apparifcano in parte le Ali
piegate e nafcofte , s' indica che 1' Amicizia, la quale non è fondata nella
Virtù , non può mai effere ftabile e ferma , ma anzi mobiliifima e pronta ai
più veloce volo , allorché ma,nchi la fperanza del proprio comodo , Efi autem
^AmicHs Socius menfx , & non permanebit in die necefjìtatis , Ecclefiaft. cap 6. v. io
- M 2 - Otti-
92 ICONOLOGIA
Ottimamente P afliitto Nafone nell' Elegia ottava Trifiium .
Donec eris felix , mtdtos numerabis ^micos :
Tempora fi fuerìnt nubìla , folus eris .
Per efprimere la rapidità » con cui da Noi s' invcl.ino i fìnti Amici »
giudiziofàmente , fecondo il fuo folito « Pietro Metallafio gli accompagna »
e li paragona alla Fortuna > il di cui particolare attributo è 1* effcre in-
ftabile , rapida , precipitofa . Cosi fa dire dì tal forte di Amici al fuo Te-
miltagle , Atto fecondo . Scena Prima .
Vengon con la Fortuna , e <van con Lei .
Si fìnge in un Prato fiorito , dove fi veda Pcrfona riccamente veftita»
che ripofi fopra 1* Erba e Fiori , tra q^uali fta pofta una fottiliflima Retcs
per denotare nel Prato fiorito la vaga villa che fa una mentita Amicizia *
ed il bel comodo , che fi da ad intendere di avere il delufo Amico nel-
la fuppofta fede di tale Ingannatore ; e perciò fi fa vedere nella Periona»
che in quello ripofa » la Fiducia in cui vive ; e nella Rete , Geroglifico
dell' Inganno e delle Infidie i fi dimoftra quanto temere fi debba Gente_j
di tanto iniqua natura , e quanto difficil fia fchivare i loro tradimenti «
perlocchè fottiliflTima e quafi invifibile fi figura la Rete , e tra Fiori nafcolla .
L' Abito ricco , che intorno all' adagiata Perfona fi mira « dimollra che_>
gli Elevati dalla Fortuna i più foggetti fono ad inciampare nelle Reti de'
finti Amici . L' Uomo quando è in Fortuna » oh quanto difficilmente gli è
dato, il poter diftinguere Chi veramente 1' ami , o 1' aduli ! Anzi come la
Natura Umana inclina a farci credere quello ■> che più dcfiderianiQ i come
à maraviglia fpiegò il Tragico Poeta nella fua Zencbia.
X* ^lr»a per ufo ,
£* Idea , che la diletta a Je dipinge • .
E ognun quel che defìa facil fi finge «
Così vedendoci tuttodì attorniati da folla di Uomini , che plaufò fanno
a qualche operazione nollra , facilmente ci lufinghiamo che Quefti tali ci
amino di Cuore ^ e a Loro ci affidiamo t Beati riputandoci per trovare Chi
a parte fia delle noftre contentezze . Ma non riflettiamo che più che noi,
aman la roba noftra » e fé foffe in Loro fcelta il difpogliarne noi per ar-
ricchire feftefll » vedreffimo con che celerità a quella fi appiglierebbono .
Su quello rifleffo la mia Immagine è in atto di adattare colla delira
mano, un Cufcino» o Guanciale fotto la Teila del neghittofo Pcrfonaggio
mentre colla finiftra gli .vien furando leggiermente gli ornamenti da dolio.
Il gello di porre il Guanciale fotto il Gomito » o un Origliere fotto il
Capo, fecondo Giovanni Bonifaccio 7».Tr?c priwj M/?. 13. i». 18. è atto dì
Adulazione , e rapporta S. Gregorio lib. 18. cap. 3. fopra il detto del Pro-
feta Ezechielle » e. 13. "j. 18. Veh qute confuunt Tulvillos fuh omm atbito , &■
faciunt cervicalia pé capite um<verf£ atatis ad capìendas animas , La detelU-
bile arte dicoftoro cosi efprelTe Marziale Uh, 11. JE.pig. 34.
Mentiris , credo : recitas mini carmina , Uttdo ;
(mtas } (ant9 : bibU , Tompiliane , bibo .
In
TOMO PRIMO. 93
In quanti pur troppo ad ogni momento fi mira il non mai abbaftanza
deteftato carattere della Greca Nazione j che al vivo ci rapprefenta Gio-
venale nella Satira terza , che ... . laudai
Sermonem indolii , faciem deformis amici j
Et longam invalidi collum cervicìbus xqnat
. Herculis, ^ntisum proctd a tellare tenentis .
T^ec tamen ^ntiochus ■, nec erit mirabilis ìlli
^ut Stratocles , aut cum molli Demetrius Hsmo .
T^atio comada e/i : rides ? majore cachinno
Coneutitur ; ftet ,fì lacrymis afpcxìt amici ,
l^ec dolet : Igniculum brumai fi tempore pofcas ,
xAccipit Endromidem -, fi dìxeris -, tefluo ,fudat .
Le lufìnghe, gli allettamenti? le adulazioni fono i peftiferi Incanti, che
ftrafcinano alla rovina 1' Uomo ; nelle Amicizie poi fono la ftefTa Pefte » la
lleffa Morte . J^ulla in amicitiis Teflìs efi major , quam ajjentatio » blandicite ,
adidatio : efclama a ragione il faggio Oratore nel Dialogo , qui Lflius irtfcri-
bitur ', e nello fteffo Dialogo feguita a dire , che Simulatio ^Amicitice repu-
gnat ì maxime delet enim verìtatem , fine qua nomen ^micitiie "jalere non petefi.
Apprefifo le fi pone il Tirfoj che è un' Afta di legno coperta di Edera
d' intorno , d' intorno avvolta , per effere , fecondo la teftiraonianza di Pie-
rio Valeriano, Geroglifico del Nocumento nafcofto , prefo a lignificare nelle
Baccanti la natura del Vino » che alletta , feduce , e guftato di foverchio
altera gli fpiriti , e nuoce moltifllmo . Di qui è che Macrobio dice , che_>
Bacco ferifcc di traverlb colla Punta nafcolta tralP Edera .
Del Pardo e Pantera cosi parla Ulilfe Aldovrando lib. i . T^on effe con-
temnendam Etymologiam eorum , qui opinati jìmt di£lam fuiffe Tantheram quia
omnium Ferarum coloribus decorata fpe^etur . La quale opinione feguendo,
parmi che propriamente alla falfa Amicizia fi adatti , allorché fi confideri
che il falfo Amico alfume , feconda , ed in fé copia tutti i caratteri e fen-
timenti di Colui , che non fi arroflifce ingannare .
Si ha parimente dallo fteflb avvedutiffimo OiTervatore Aldovrando , che
il Pardo da fé tramanda odore tale , che le altre Fiere da quello allettate lo
fieguono » ed Eflb che è il Geroglifico dell* Inganno , occultando là Tefta
tra le gambe» e foio moftrando il vago dorfo» afpetta il momento favore-
vole , che le delufe bellie a lui appreflTandofi t fi rendino da fé fteffe vitti-
me di quel furore , con cui l' allalta e sbrana : Occultato capite , ^ odorts
folummodo faSia copia, befiias invitatas comprehendit , UlilTes Aldovrand; de
Qyadrup. Lib. i . de Pardo .
Cosi il finto Amico co Ile ftudiate attrattive , e colle dolci lufinghe al-
letta i' animo dell* Amico» che non giunge a fcoprire i di Lui tradimen-
ti » la di Lui finzione > fé non allora , che non giova Ìl riparo , Ce non al-
lora, che abbandonato dalla forte invano chiama, indarno u lagna del fallace
Confidente » L* eller circondato da Gente di fimil natura è fventura mag-
giore di quaiunpue difàvventura j anzi rende quafi deCderabili le fleflfe di-
grazic » mentre*
£,' mkù
94 ICONOLOGIA
V unico Berti ma grande ■>
Che rimati fra difaflri agi' infelici ^
E' il diflingìicr da' finti i veri amici . Mct. Aled". [aj
FATTO STORICO SAGRO.
G Tonata Figlio di Saul Re d' Ifraelle tale amicizia contrafTe con Davi-
de dopo che Qiiefti vittoriofo tornò dalla pugna con il Gigante Golia»
che fi fpogiiò di tutti i fuoi yelHmenti , che indoflb aveva -, per ricoprire_j
David , £. gli cinfe infino la fua propria Spada , e 1' armò del fuo Arco . Ve-
nuto David in odio a Saul , Gionata 1* ailìcurò che Io avrebbe fempre af-
liftito ; ed in effetti per Elio non dubitò concitarli contro 1' ira del furiofo
Re Padre . Godeva nel fovente ripetergli che Elfo farebbe ftato il fuo Re,
e che Egli contentato fi farebbe di effere a Lui fecondo . Puote facilmente
imniaginarfi quale foffe il dolore di David nell' annunzio della morte dell'
amico Gionata, e quanto lo piangefle . i. de B^e cap. i8. 20. 23.
FATTO STORICO PROFANO.
DEgni veramente di memoria fono i due fìngolari Amici Damone , e
Pizia . Pizia effendo llato condannato alla morte da Dionifìo Siracu-
fano 3 chiefe in grazia al Tiranno , che gli permetteffe prima di mo-
rire di portarli in fua Cafa a cagione di dilporre i fuoi domeftici affari .
Ciò gli accordò Dlonifio , con la Convenzione però che un* altro dovet
fé in fuo luogo reftare in Carcere , e foggettarfi alla fcntenza ogni qual-
volta Elfo non foflfe tornato ; penfando così deluderlo nella fua inchie-
fta 9 non potendo mai darfi a credere , che Perfona vi fotfe , che a tal pe-
ricolo fi avelfe voluta efporre . Errò dì gran lunga; giacché Damone non
titubò, punto per 1' amico a prefentar fefteflfo in Catene . Andò Pizia alla
fua Cafa, difpofe le cofe , immediatamente alla Carcere fece ritorno , chie-
dendo al Tiranno che efeguir facelfe il fuo Decreto , Stupì Dionisio , e.-»
tanto
[a] E' rapprefentata l'Amicizia falfa dal P. Vincenzio Ricci nella feguente Figura .
Due "Vommi riwìtatì coìla Faccia V Un coli' altro . Vno de' quali terrò una Borfa a feria in
mano appreflando certi Denari al Compagno , il quale tiene un' /iftore nelle mani , ed uno—^
Comunella . A' piedi •vi faranno due l'clpicelle eie lattano alla riva di un fiume fccco , nel
cui letto apparifcono Sterpi , e iSalJi : Si dipinge con una Borfa in mano , die fembra da-
re ad unOj perchè è tondata fulP interefl'e , e tanto dura, quanto dura il donare .
L' Adora è Tipo della falfa Amicizia , perchè viene accarezzato , e pafciuto cuiic*
proprie mani dapli Uomini , finché vale alla preda , quando non vai più o fi ammaz-
za j o più non fi mira . La Rondine fimilmente è Tipo de'falfi Amici: Nel tempo
della State fta con Noi ; nell' Liverno ne abbandona . Le Volpicelle lattanti fucchia-
no allegramente la Madre fino che ha latte , terminato quello , co' denti e co' grafH
le mordono e fgraffiano le Poppe . Il Fiume fecco nel tempo Invernale ha acqua ,
quando la fete non travaglia i PafTaggieri ; ma nell' Eftate che abbonda la fete ,
fta fecco . Proprietà tutte de' talfi Amici. La Borf.i data, e'I Aftore per i delufi .
TOMO PRIMO, 9^
tanto; Io" nsofTe. 1" atto Eroico, si dell' -uno,, che dell' altro, », che aCTolvendo
Pizia, dilla • Condanna , ad Efli, chiefe che per grazia annoverar Io voleffer»
per terzo nel!' amichevole Loro compagnia . Valer.. MaJJìm. lib. 4.
FATTO PAVOLOSa.
Plrltoo. Figlio, d^lfione avendo fèntite raccontare cofe maraviglìofé di
Tefeoi gli rapi una Greggia per collringcrlo a corrergli dietro » come
fegul . Azzuffatlfi. infierae » tanta itima concepirono I' uno dell' altro » che
giurarono dì nou abbandanonarfl più mai . Piritoo fbccorfe Tefeo contro i
Centauri» che tentarono rapirgli Ippodamla . Difcefe poi all' Inferno per
condurre via Proferpina » ma fu divorato dal Cerbero, e Tefeo. che Io ave-
^'a collantemente, feguito fu per comando di Plutone incatenato » e cosi
ftette fintanto che Ercole venne, a. liberarlo » Vlut.Ovvid,. Or. Claude
A M M A E S T R A M E N T O.
Di, Cefare. BjfO: », '
UOmo> dì afpetto magnifico e venerabiFe > coir Abito lunga» e ripieno di
magnanima gravità ; con uno- Specchio: in mano» intorno al quale fa-
rà un Cartello con quefte parole . INSPICE , CAUTUS ERIS .
L'Am-
9'S ^ ICONOLOGIA
y Ammaeftramento è 1' cfercizio , che fi fa per I' acquìfto di abiti vir-
tuofi , e di qualità lodevoli , per mezzo o di voce , o di fcritturi • e fi
fa di afpetto magnifico , perchè gli animi nobili foli facilmente s' impiega-
no a i faftidj , che vanno avanti alla Virtù .
Il veftimento lungo e continuato , moftra che al buon abito fi rlcerc»
continuato efercizio.
to Specchio ci da ad intendere , che ogni noflra azione deve efTere cal-
colata , e comparata con I' azione degl' altri , che in quella fteOà cofa fiano
wnivcrfalniente lodati , coqie dichiara U motto medeiimo .
AMORDI VIRTÙ'.
Di Cefare Bjpa^
UN Fanciullo ignudo i alato . In capo tiene una Ghirlanda di Alloro » e
tre altre nelle mani , perchè tra tutti gli altri amori, quali varia-
-mente da i Poeti fi dipingono « quello della Virtù tutti gli altri fupera di
nobiltà » come la Virtù fteffa è più nobile di ogn' altra cofa .
Si dipinge colla Ghirlanda di Alloro , per (egno dell' onore che fi de-
ve ad etTa Virtù , e per moftrare che 1' Amor di.eflfa non è corruttibile ,
anzi come 1' Alloro fempre verdeggia « e come Corona e Ghirlanda eh'
è. di^ figura sferica j non ha giammai alcun termine .
S\
T M ? R I M 0. P7
Si può ancor dire j che la Ghirlanda della tefta flgnifich: la Prudenza , e
le altre virtù Morali o Cardinali , che fono Giuftizia , Prudenza » Fortez-
za, e Temperanza ; e per nioftrare doppiamente la Virtù colla figura cir-
colare » e col numero ternario , che è perfetto » delle Corone . \ji\
N AMO-
{a) L' Alclato nelP Emblema no. figura V Amore di Virtù Un Giovane nu-
do fenz' ali , e fenz' armi , che fta a federe^ con una Corona in Tefta , e tre altre
ne tiene avvolte nel braccio .
Ecco il fuo Epigramma .
Die ubi funt incurm arem ? ul>ì tela , Cupido ?
MolUa queis 'Jwvenur/i fiacre corda foks .
Fax ubi triftis ? libi pennec ? tra unde corolla!
Fert fnanuì ? "Onde aìiam tempora cìnUa gerunt ?
Haud mihi vulvari eft èofpes cum Cipride quicquam ,
Vita vcluptatis nos neque forma tnlit .
Sed puris homimim fuccendo mentibm ignes
Difcipìina , animai aftraque ad alta traho .
^tatuar , eque ipfa temo virtute coroUas:
^larum , qua Sophig eft , tempora prima tegìt .
Quello Emblema è tolto dall' Alciato dal Greco di Marino Scolaftico 3 7s_9
Amorern coronatum :=) ed è così deicritto nel 4. Epigramma .
Arcui ubi reflexus , Amor , dineque fagttt/c ,
^teis teneros animos ffpe ferire fcks ?
penna ubi funt ? libi fax triftis ? C»r ergo coronai
Fen manibus ? Capiti cur agedum una fubeft ?
■Non ego •uulgari natus fum Cipride , nec me
Materna è terra foeda libido tulit .
Aft hominmn puris accendo in mentibus ìgnes
DoUrìna , atq; animos purus in aftra traho ,
^uatuor eque omni neBo virtute coronas ,
^ms fero ego , ò" Sophia eft prima corona mibi .
II P. Ricci dipinge 1' Amor di Virtù : lln Giovane "vago e bello , [opra un Carro
tirato da due Leoni . Tiene una Corona Ghirlanda dt fiori in una mano , e coli' al-
tra coglie -vaghe -Kofe , e Fiori varj da certe fpalliere , che tutto lo circondano . Tiene una
catena , e in difparte del Carro fta un luogo ameno , ameno poggio . Giovane bello per
aver la mira a cofe belle e vaghe , come fono le Virtù . Il Carro trionfante è il
pregio dovuto alle Virtù , né mai alcuno trionfò fenza \' acquifto di quelle . E'
tirato da due Leoni, per indicare la forza che bifogna per avere cotale Amore , e
far violenza alla Natura male inclinata e corrotta . I varj Piori fono le varie_»
opere virtuoie , nelle quali li efercita . La Catena al piede dimoftra che chi fa
aequilta delle Virtù fi lega infeparabilmente con Dio . Il Poggio , o Iu0£0 aiqenq
denota la felice terra dei- Paradifo da aequiftarfi da' Virtuofi .
p8
ICONOLOGIA
AMORE VERSO IDDIO.
Di Cefure l{jpa.
-/■ r:.
■.Si^%,^' -r^-^
— r '
u
Omo che fììa riverente colla faccLi rivolta vcrfo il Cielo , quale additi
colla finiftra mano , e colla delira molbi il petto aperto . (a)
FATTO
(<?]) L' Amore verfo Dio così vien fioiirato dal P. Ricci . "Domo colia patita ri-
l'sJia al Qelo . Ha nelle mani un Cerno dì dovizia , ove fono moke Gicje , Danari , Col-
lane , ed altre cofe frege-uoli . Sotto un piede tiene un Serpe , e fetta l' altro ima Falla
rotonda , e wino a Lui in alto vi è una Lucerna aceefa . Colla taccia rivolta al Cie-
lo , perchfè colafsù folamente riguarda , ove ha ferbato ogni fua fpeme . Il Cor-
no di dovizia per effere fimbolo di Liberalità , Felicità , Abbondanza , Ilarità ,
Concordia , Pace , ed ogn' altra cofa di contento e gioja , che folamente appieno
prova Chi ama Iddio . Il Serpe è tipo del Peccato , che fcaccia , e odia fomma-
mente Colui che ama il Sommo Bene . La Palla dimoftra il Mondo difpreglato , e
reputato un niente dall'Amante del fuo Fattore. La Lucerna aceefa è Gerogli-
fico di Vigilanza e di Cuftodia , e Quello che è immerfo in si beato affetto le
ciiHodifce con ogni sforzo poÉfibile .
TOMO P R IMO. ^9
F A T T O S T O R I C O SAGRO.
ALI' Appoftolo delle Genti) mentre in Tiro fi tratteneva i fu da Agabo
Profeta predetto che in Gerufalemrae fofferto avrebbe e catene e_j
tormenti . Niente perciò Egli atterrito » anzi Tempre più accefb di Amore
verfo il fuo Dio , non dubitò punto di fubito volgere il piede a quella^
parte . Piangevano i fuoi Difcepoli , e tentavano tutte le vie per diftorlo
dal fuo propofito . Tutto però invano : Giacché intrepido Paolo a Loro ri-
volto difse : Che fate ? Perchè piangete a perchè mi affliggete ? Io non_3
folo vado contento ad eflere ftretto tra ferri in Gerofolima ^ ma defìdero
anzi , e ardentemente bramo di morire per il mio Signor Gesù Grillo .
Andò , cadde nelle infidie « fu prefo , legato j maltrattato ; e per la firada
invece di lagnarfi » procurò a tutta polTa colla fua Eloquenza ridurre al
vero Dio i Tuoi lleffi Perfecutori . Marni; tib. j.
FATTO STORICO PROFANO.
QUella che in Noi Cattolici Pietà fi chiama ; negl' Infedeli denominar
_^fi puote Superltizione . Di quella non ne mancano Efempj anche_»
ne' Gentili .
In Roma effendofi appiccato un fiero Incendio al Tempio delle Veftali,
dove confervavafi il Palladiq , Metello , che Pontefice era , per falvarlo , noa
temè di gettarfi in mezzo alle fiamme » ed a pericolo evidente di perdervi
la Vita , fuori trafportò P amato Simulacro . Un' atto di tanta Religione-?
piacque in modo a' Romani , che gli conceflero d' entrare in trionfai Coc-
chio nella Curia . Onore che a neffun' ordine fino allora era fiato compar-
tito . Sabellk. in Uh. ExempL lìb. 5.
FATTOFAVOLOSO.
ALlorchè arfa e difirutta fu Troja , i Greci mofli a pietà delle- difgra- '
zie de' Troiani, che fuperfiiti reftati erano al fiero eccidio » per mez-
zo di un Trombetta fecero fiipere , che Chiunque de' liberi Cittadini po-
teva dalla Città ufcire ì e con fé uno foltanto condurre . Enea che più di
qualunque altra cofa amava i fuoi Dei Penati , fei>za ad altri penfare «
quelli con fé trafportava , Stupirono i Greci di tanta pietà » e gli permi-
fero perciò che uno ancora de' fuoi con Elfo andafle ; Perilche j Enea pre-
fo fulle proprie fpalle il Vecchio inabile Padre Anchife, con quello fé ne
giva . Per quefto nuovo atto di pietà fi accrebbe la maraviglia negli Ne-
mici , e gli concedettero che feco conducefie Chiunque de' fuoi avefle vo-
luto . Eliano Ub. 5.
N 2 AMOR
100 ICONOLOGIA
U
AMOR DEL PROSSIMO.
Li Cefare I{ipa .
Omo vertito nobilmente , che gli ftia accanto un Pellicano co* fuoì fi-
gliuolini , i quali ftiano in atto di pigliare col becco il fangue ch'efce
da una piaga , che detto Pellicano fi fa col proprio becco in mezzo al
petto ; e con una mano moftri di follevar da terra un Povero i e coli* al-
tra gli porga Denari , fecondo il detto di Grillo Noilro Signore nel
Vangelo .
FATTO STORICO SAGRO.
L'Abate Serapione eflendo entrato a predicare in una Città degl'Infe-
deli , fu da quelli fcacciato : Egli che defiderofo era della falute del-
le Anime Loro , Ihidiando ogni modo onde poter a quelle giovare » non_
dubitò di venderfi ad alcuno di Eflì per Servo , fperando cosi di potere_
almeno col proprio Padrone ragionando illuminarlo nella vera Relio-ione .
11 che fuccedendogli , e venendo perciò a reltar libero , fi vendeva di
nuovo a qualcunaltro . Marcello lib. 3.
FATTO STORICO PROFANO.
Scipione denominato Affricano maggiore era così amante del bene de*
fuoi Cittadini , che era folito dire fovente , che più di buona voglia
defiderato avrebbe lalvare un fol Cittadino» che dilperdere mille Nemici.
Sabell: in Excmpl. lib. 5-;
FATTO FAVOLOSO.
Filemone <, e Baucì Coniugi erano due poveri Vecchi » così amanti del
Loro ProfTimo , che tutto quel poco avevano 5 volentieri in follievo
de' poveri Viandanti , che per la Loro Capanna facevano palfaggio •, lom-
miniltravano . Giove in forma di Uomo infieme con Mercurio andando in
Frigia , non trovò un Abitante che nel Villaggio lo ricevelTe ; giunfero
al Tugurio degli amorofi Vecchi , e iolo da Eflì con tutto il buon' ani-
mo accolti furono . Si affaticavano si 1' uno che 1' altro per fervire alla_j
meglio gì' incogniti Olpiti , Gradi tanto Giove il Loro buon cuore » che
in ricompenfa comandò ad Elfi che lo fcguiflero Ibpra un Monte ; quivi
giunto , Loro di Ife che fi rivolgeflero indietro. Il che fetto , veddero tutto
il Villaggio fommerfo , eccettuatane la piccola Loro Capanna » che fii
trasformata in un Tempio. Giove promife poi di conceder ad Efiì tutto ciò
che domandato avellerò j ed i buoni Vecchi Iolo richiefero di eOTer fatti
Minillri di quel Tempio» e di non morire l'uno fenza dell'altro. Furono
efaudite si belle preghiere, e giunti elfcndo ad un' eilrema Vecchiezza t
mentre un di tra Loro affettuolamente difcorrevano fulla Porta del Tempio,
File-
TOMO PRIMO. IO!
Filemone fu trasformato nell' Albero nominato Tiglia » e Bauci in una_»
Quercia . QvvìL Metam. Uh. 8.
AMOR DI S ESTESSO.
Pi Ce/are I{ipa ,
SI dipingerà fecondo P antico ufo , Narcifo che fi {pecchia in un Fonte;
perchè amar fefteffo , non è altro , che vagheggiarfi tutto nelle opere
proprie con foddisfazione » e con applaufo . E ciò è cofa infelice e degna
di rifo , quanto infelice e rldicololà fii da' Poeti antichi finta la fàvola di
-Narcifo » però diffe I' Alciato .
Siccome rimirando il bel T^arcifo
K[elle chiare onde il vago fuo fembìante ,
Lodando or i begli occhi > ora il bel vifo »
Fu di fé fleffo micidiale amante ;
Così fovente awien che fia derifo
L'Hom, che [prezzando altrui fi ponga, innante
Con lodi amor foverchio di fé fiejfo
E' "jaìiitade ì e danno y e biafmo efprejfo*
AMOR DI SESTESSO.
DOnna incoronata di Vefficaria . Porti addoflb una Saccoccia groflTa » e_*
ripiena , ftretta dinanzi dalla mano finiftra , colla quale anco tenga_s
fopra una verga , una cartella con quella parola Greca Thilaatia . Nella ma-
no dritta abbia il Fior Narcifo . A' piedi un Pavone .
Niuna cofa è più difficile , che iefteCfo conofcere . 1/ Oracolo Delficos
efifendo interrogato da uno , che via tener doveva , per arrivare alla fe-
licità , gli rilpofe : Se conofcerai te fteffo . Come difficil cofa, fu per or-
dine del pubblico Configlio di tutta Grecia , fatto intagliare fopra la Por-
ta del Tempio Delfico quelto ricordo GNOSTI. SE, AUTON, lipjce te^
ipfitm j voce da Socrate attribuita all' iftefifo Apollo (à) . Quefta difficoltà
di conofcerlì è cagionata dall' Amor di feftefib » il quale accieca ognuno,
CiecHS .Amor fui , diflfe Orazio ; eifendo Cieco , fa che noi llefli non ci co-
nofciamo , e che ciafcuno fi reputi effere garbato ■> elegante -, e fàpiente.
Varrone nella Menippea» Omnes videmur nobis effe belluli, & fefìivi y & fa-
pere. Socrate diceva, che fé in un Teatro, fi coniandaife che fi levalfero
in piedi li Sartori, o altri d' altra Profeffione , che folo i Sartori fi leve-
rebbero ; ma fé fi comandaffe che fi alzalTero i Sapienti , tutti falterebbono
in piedi > perchè ciafcuno prefume fapere . Ariltotele nel primo della Ret-
torica
■ I I 1 1 1 1 I I - . n i ' I I I i r II ■ ir II
(.;j Plutarco ai fin. Swipof: feptem Sapisntum V attribuifce ad Efopo . Ovvidio
ne ta Autore Pittagor*. Diogene Talete j e non poeki voplicMio che quefta Sen-
tenza fia Drels da Oinero ,
lox ICONOLOGIA
corica tiene che ciafcuno ( per etTere Amante di fcftefTo ) neccflariamentc
tutte le cofe fue gli fiano gioconde e detti i e fatti ; di qui è quel pro-
verbio . Siiwin cuique ptilchrim . A tutti piacciono le cofe fue ■> i Figli , la_»
Patria , i Collumi , i Libri , 1' Arte -, V Opinione , 1' Invenzione , e le_^
Compofizioni loro : Però Cicerone ad Attico dice ■> che hiai niun Poeta ,
né Oratore è fiato , che riputaffe migliore altro che fé . De' Poeti , lo
conferma Catullo » come difetto comune « ancorché di Suffeno parli i
Tacque idem mquam
xAtqm ejl beatus ■, ac poema ctm fcrìbit .
Tarn gandet in fé , tamqite [e ipfe miratar «
TSlimimm id omnes fdlimnr .
Arifiotele nell' Etica lib. 9. cap. 8. mette due forta d' Amanti di fc_»
fielTi : una forte viziofa e vituperevole , fecondo il fenfo e l'appetito ; l'al-
tra lodabile , fecondo la ragione . Gli Amanti di fefteffi , fecondo la ra-
gione , cercano di avvanzare gli altri nella Virtù , nell' Oneftà , e ne' Beni
interni dell* Animo . Tutto 'quefio fta bene : il procurare di avvanzare gli al-
tri nelle Virtù , fenza dubbio eh' è lodabilifllmo : ma ci è una forta di Vir-
tuofl ) e Sapienti non troppo commendabili , i qnali acciecati dall' Amor pro-
prio , arrogantemente fi prefumono fapere più deglj altri , innalzano le cofe
proprie , ammirano lo Stile » la Scienza » e le Opere loro ■, difprezzano , ed
opprimono con parole indegne quelle degli altri , e quanto ad altri fuor di
ragione togliono di lode , fuor di merito a fé attribuifcono : perciò Talete
il primo Savio della Grecia dilTe t che niuna cofa è più difficile che cono-
fccre fefteflb , e niuna più facile , che riprendere altri ; il che fanno gli
Affezionati di feficlTi , perchè quello che riprende , ed altri biafima , da fe-
gno d' eflere innamorato di fé fteiTo ■> e d' eflere avaro di lode , ficcome ac-
cenna Plutarco nel Trattato dell* Adulatore , e dell' Amico dicendo : I{eprx»
henjto j ^ ^morem fui , & ^nimi illiberalitatem alìquam arguii . Avaro di
lode , ed innamorato di feltetfo in più luoghi fi fcuopre Giulio Lipfio , li-
berale de' biafimi , il quale per non dire il parer fuo , ma per difprezzo
delle altrui Opere , a bella polla morde gravilTimì Autori » fpecialmente il
Bembo nella feconda Centuria Epifl. 61. nella quale avvilifce lo itile del
Bembo , che febbene in qualche particolare paflb , ficcome ogni altroi può
effere caduto , nondimeno torto efpreffo ha Giufto Lipfio di riprendere.?
genericamente lo ftile fuo , e d' altri del fecondo tempo di Leone X. , i
quali fono fiati tanto in Profa , quanto in Poefia terfi , puri > colti , ed ele-
ganti affatto nella Romana eloquenza. Egli reputa il loro Attico ftile, co-
nofciuto e confelTato da Lui Ciceroniano > languido , puerile » ed affettato ;
quafi eh* Egli più grave toglia il vanto all' Oratore , acciecato fenza dub-
bio dall' Amor di fellelfo , come quello , che è ftile diverib da quelli che
fono di Itile Attico , de' quali dice Egli , che le loro Compofizioni fono
affettate , e formate ad ufo antico , e non fi accorge , che il fuo ftile va-
no 5 turgido » o per dir meglio torbido , è quello che fi chiama antiqua-
rio , affettato 1 mendicato dalle ofcure tenebre de' Comici , ed Autori più
antichi , telfuto con periodi tronchi > ed intercifi , ne' quali bifogna inten-
dere
TOMOPRTMO\ 103
dére molto più di quello che dice » e comporto con parole aftrufe , re-
condite j rancie » e non intefe ; ftile odiato da Augufto Imperadore » ficco-
me attefta Svetonio cap. 85. > il quale amava 1* eleganza > il candore » «->
la chiarezza del dire Attico j qual' è in quelli che biafima Giulio LìpIIo ,
e odiava 1' Afiatico ftile , la vanità delle Sentenze , 1* apparato fuperbo del-
le parole ofcure > inaudite » e fetide j quali fono in Giufto Lipfio : gemts
eloquendi fecutus efi ^ugujìus , elegans , (& temperatum , fuitcìtìs Sentmùimm
ineptiis ì atque ìnconcìmitate » & recondìtorum verhomm fcetoribus •> dice Sveto-
nio , e più abbaffo Cacozelos , & ^ntìqiiarhs ,. ut diverfo genere vìtiofos pari
fajlidio Jprevh . Se niuno , per dir così , è Cacozdo ed- Antiquario -, certo
che_ è Giufto Lipfio Imitatore di elocuzione gonfia » antica , difmefla » che
cerca pìuttofto di effere tenuto in ammirazione > per il fuo inufitato 1 ed
ofcuro ftile , che intefo con chiarezza , e purità Attica « mafllmaraente nel-
le fue Centurie 1 le quali come Piftole , chìariifime e pure affatto dovria-
no efifere ? nel che a ragione fi può riprendere » ficcome era M. Antonio
riprefo da Augufto , Marcum quidem ^Antonium -, ut ìnfanum increpac , quaft ex
fcrihentem » quiC mìrentur potìm homines , quam intelUgant . Vaglia a dire il
vero 5 ingiufto è Colui » che reputa folo ben fatto quello che piace a fé »
e rtrani fono Coloro , che vorrebbero tutti fcriveOTero e parlaflTero , come-»
fcrivono e parlano elli , e che folo il loro ftile fofife feguitato» abborren-
do ogni altro , ancorché con giudizio , con buona e regolata fcelta di pa-
role comporto fia : ficchè falla ed erra Chi ftima ed ama le Opere e le
Virtù fue » ficcome raccogliefi da' fuddetti Verfi di Catullo , e da quelli
che più abbafso porremo . Ma fippiano pure que' Satrapi e Sapienti > che
folo le loro Opere apprezzano e le altre difprezzano , che Chi loda fe-
ftefso è biafimato da altri , Chi ammira feftefso , è fchernito da altri j e^
Chi ama troppo feftefso » è molto da altri odiato .
T^emo erh ^mtcns , ipfe fi te ames nimìs .
Perchè 1' Arroganza concita odio ; la Modeftia amore , grazia , e bene-
volenza . Diflfero le Ninfe a Narcifo [ per quanto narra Suida ] mentre con-
templava le fue bellezze nella fonte . Multi te oderint fi te ipjum amaris .
Neil' Amor di fé ftefifo reftano gli Uomini gabbati nella maniera che fi
gabbano gli Animali irrazionali , pofciacchè a ciafcuno Animale diletta più
la forma fua, che quella degli altri di fpezie diverfa : circa di Platone
arterifce che le Galline a fé fteffe piacciono » e che par loro di effer na-
te con belle fattezze , il Cane pare beUiflimo al Cane « il Bue al Bue »
1' Afino all' Afino , e al Porco pare che il Porco avvanzi di bellezza ,
Marco Tullio in ogni cofa Platonico nel primo lib. De lSlatnra Deoritm »
allude allo fteflb . ^n putas illam ejfe terra mmq; bcham ? qu.-e non fui ge-
neris belva maxime delefletur ? Soggiunge appreifo . Eji enìm vis tanta na-
turte ì ut Homo nemo velit nifi homini fimilis effe » & quidem Formica Formi-
ca . Ma 1* Amor di fé fteCTo ha nell' Uomo quefto di più , che Egli fi
reputa più galante dì ciafcuno della fua fpecie , ficchè non vorrebbe effer
altro Uomo che fefteffo , ancorché defideri la fortuna di altri più potenti e
felici .
V Amor
io4^ ICONOLOGIA
L* Amor di fefteffo lo rapprefcntìamo fotto figura Femminile -, perchè è
più radicato nelle Donne , attefocchè ciafcuna quafi per brutta e fciocca
che fia , bella e faccente fi reputa : oltre ciò appredb i Greci palTa fotto
nome di Femmina porto nella cartella , che anco da Latini dicefi Thilautia .
La incoroniamo colla VefTicaria, della quale Plinio lib. 2. cap. 31. in al-
tro modo chiamafi Trichno , Strichno , PerilTo , Triono , ed Alicacabo ; era
in Egitto adoperata da quelli che facevano le Corone invitati dalla fimili-
tudine del lìore di Edera , ha gli acini che porporeggiano , la radice candida
lunga un cubito, e '1 furto quadro , come defcrive Ruellio lib. 3. e. no.
La poniamo per fimbolo dell' Amor di ferteflb, perchè i Greci fpecialmente
Teofrarto lib. 9. cap. 22. vogliono che una dramma di radica di quefla_j
Pianta data a bere fa che uno s' abbagli , credendofi di effere belliflimo .
Dabjtur ejus radicis drachma pondus , ut ftbi qms illudat , placeatque , /eque pnU
chenimim putet . Dirafli per ifcherzo di quelli che fono invaghiti di ierteffi,
che abbiano bevuto la radice della Veflicaria e che fi abbaglino» e burlino
fertem .
La cagione che porti nella dertra il Narcifo è in pronto . Nota è la_s
metamorfofi di Oyello che invaghitofi delP immagine fua , in fiore di Nar-
cifo fi converfe , il qual fiore genera ftupore > e gli Amanti di fellefli ma-
raviglianfi con irtupore di loro medefimi , e non ci mancano di quelli , che
trafportati dall' Amor proprio fi penfano di effere tanti Narcifi compiti e
perfetti in ogni cofa .
Ma quefti tali non veggono il groflb ficco pieno d' imperfezioni che
addoffo portano come SufFcno , il quale fi tenea per bello , graziofo , face-
to , ed elegante Poeta , e non s' accorgeva che era diigraziato , infipido , e
fgarbato ; perchè conclude Catullo , che ciafcuno effendo invaghito dì
ferteffo in qualche parte fi alfomiglia a Suffeno , e che ognuno ha qual-
che difetto , ma che non conofciamo la mantice , cioè il ficco de vizj che
dietro le fpalle abbiamo ,
J^eqtie ejl quifque
^uem non in aliqua re ridere Suffemm
ToJJìs i fms cnique anributus efl errar t
Sed non videmus manticts quìi in tergo efl .
Ciò avviene dall' Amor proprio , che il fenno offufca « talché innamora-
ti di noi medefimi fcorgiamo fibbene i mancamenti degli altri ,per leggieri
che fiano , ma non conofciamo i nofiri , ancorché gravi ; il che ci dimo-
ftrò Efopo 5 quando figurò ogni Uomo con due facchi 1 uno avanti il petto»
1' altro di dietro : in quello davanti poniamo i mancamenti di altri , in quel-
lo di dietro i noftri , perchè dall' Amor di noi medefimi non li vediamo «
ficcome vediamo quelli degl' altri .
Il Pavone figura 1* Amor di fé rteffo , perché è Augello , che fi com-
piace della fua colorita e occhiuta coda , la quale in giro fpiega » e rotan-
do intorno la rimira : ond' è quello Adagio , t.viquam 'Pavo circi:mfpefians
je -, che fi fuol dire di uno innamorato difertelfoj che fi pavoneggia intorno,
che
105
TOMO PRIMO,
che fi diletta -, e gufta della fua perfona > e che d' ogni fua cofa ed azio
uè fi compiace .
AMORE
Scritto da Seneca nella Tragedia di Ottavia « e trafportato in lingun__»
HOltra cosi ,
L' Error de ciechi , e mìferi mortali.
Ter coprire il fuo fiolto a e vati dcfio ,
Fifi^e che ^mor fia Dio ;
Sì par che del fuo inganno fi diletti »
In 'vijla affai piacevole , ma rio
Tanto ì che gode fol degli altrui mali,
eh' abbia a gli omeri /' ali ,
Le mani armate d' arco , e di faette j
E in breve face aflrette
'Porti le fiamme , che per V Vnivcrfo
Va poi fpargendo sì , che del fuo ardore
B^fìa accefo ogni core .
E che dall' ufo Vman poco diverfo «
Di Fulcan' è, di Venere fia nato ,
£ del del teìtga il pia fublime fiato ,
,Amor è vizio della mente infana ;
^ando fi muove dal fuo proprio loco ,
L' animo fcalda , e nafce ne' vera' anni
^11' età , che affai può , ma vede poco ;
L' Ozio il nutrifce , e la Lafcivia "Dmana ,
Mentre che va lontana
La ria Fortuna con fuoi gravi danni t
Spiegando i trifìi vanni ;
E la buona , e felice fia prefente ,
Torgendo ciò che tien nel ricco feno :
Ma fé queflo vien meno.
Onde il cieco defìo al mal confente.
Il fuoco , che arde pria tutto s' ammorza,
E toflo perde ^mor ogni fua forza .
O
AMOR
io6
ICONOLOGIA
AMOR DOMATO,
Di Cefxre I{ipa .
r}f. rJel
Ofì. IttcT
CUpido a federe . Tenga fotto ì piedi I* Arco e la Faretra , coIL-Lj
face fpenta . Nella mano dritta abbia un' Orologio da polvere . Nel-
la finiilra un' Augelletto magro e macilente nominato Cinclo.
Tiene fotto i piedi T Arco e la Faretra colla face fpenta , perfegno
d' effere domato ; eflendocchè 1* abbaflare e deporre le armi fue > fìgnifica
f jggezione e fommefTione . Non ci è cofa che domi più 1' Amore , e_>
fpengi r amorofa face , che il Tempo » e la Povertà .
L* Orologio che porta in mano è fimbolo del Tempo , il quale è mo-
deratore di ogni Umano affetto , e dì ogni perturbazione dì animo , Ipecial-
mente di Amore , il cui fine edendo pollo in deflderio di fruir 1' amata bel-
lezza caduca e frale, è fjrza, che cangiata dal tempo la bellezza, fi cangi
anco 1' Amore in altri pen.'ijri . llLtm am-ibain olirn , n:mc jarfi alia cura
impeniet peElori Di fé ' Plauto nell* Epidico , e lo' lk:ib nella Murtellaria .
Scuha es piane, ^<c illuni tibi xtern'im p'Uas fare amìatm , 07" bcnc-jokntem ;
Monco e^o^ te , dcjiret tlk iCtaie , &• fut!ctr.te . E più abbaifo moltra che
celata la cagione , ceffi ancora 1' amoroio effetto , mutato dal tempo il
bello giovenil colore . 'Z^yj .nate hoc cap.it colorem conitn itavit , icliipit , defc-
riùq; me ^ Tibi idem fit'.irm» . Credo fo;fe detto di Demoilene , che 1' amo-
rofo
TOMO PRIMO. 107
rofo fuoco dentro del petto accefo , non fi poffa fpegnere colla diligenza i
ma nella negligenza fteffa , per mezzo del Tempo » s' eftingue e fi rilolve .
Ringrazia il Coppetta , mio CompatriottOj il Tempo che 1' abb ia fciolto- da-
gli amorofi lacci in quello Sonetto .
"Perchè [aerar non pojfo ^Altari e Tempf »
^lato Veglio j all' opre tue sì grandi ,
Tu già le forze in quel bel 'vijò [pandi ,
Che [è di noi fi dolorofi [cempj .
Tu della mia vendetta i voti adempì,
L' alterezza e V orgoglio a terra mandi *
Tu [alo sforzi .Amore , e gli comandi
Che di[cioglia ì miei lacci indegni ed empj .
Tu quello or puoi » che la ragion non valfi ,
T^on amico ricordo j arte , configlio 1
?y(o« giufio [degno d' infinite ojfejè .
Tu V alma acquifii , che tanto ar[e » ed at[e j
La qual or tolta da mortai perìglio ,
Teco alza il volo a più leggiadre ìmprefe .
Il Tempo dunque e domator di Amorfe , che d converte al fine i!i_j>
pentimento del perduto Tempo nelle vanità di Amore .
L' Augelletta nomato Cinclo magro e macilente , fignificà che l'Aman-
te logorato che ha le fiie foltanze negli amori fuoì » afciutto e nudo rima-
ne , domato dalla povertà , dalla fame » e dal mifero llato in che Ci ritrova .
Della Povertà n' è fimbolo il detto Cinclo, del quale dice Suida . Cìnclus
avìcula tennis , & macilenta » Troverhium pauperìor Lebsrìde , ó'Cìnclo . E' que-
flo Augello marino^ cosi fiacco , che non può farfi il nido » però cova nel
nido di altri, onde Cinclo negli Adagi chiamafi un' Uomo povero e men-
dico ; febbene da Suida quello marino Augello è chiamato Chìchiks . Ex
quo Cìnclus prò paupere dicìtitr . Crate Tebano Filofofo difle , che tre cofg
domano i* Amore , la Fame, il Tempo » ed il Laccio , cioè la Difperazione.
Amorem [edat [ames , fin mìnus tempus eìs 'vero fi mi non niales , laqueus . E
portai conto fi potrebbe aggiungere un laccio al collo di Cupido-, ciTendo
cofiume degli Amanti per diiperazione defiderar la morte i che in effetto al-
cuni data fi fono . Fedra , nell' Ippolito di Euripide , non potendo fopportare
il fieiQi impeto di Amore , penfa darfi la morte .
£x quo me .Amor 'vulneravtt * confiderabam * ut
Commodìfftme ferrem eum, incapì ìtaq;
Exinde reticere hmc , & occultare morbum ,
Linguf enim nulla fides , quie extrema quidem
Confiiia homìnum corrigere nomìt ,
^ [e ipft vero plurima poffidet m^la .
Secundà amentiam bene [erre ,
O 2 lp[d
io8 ICONOLOGIA
Ipfa modeftia , 'vìncere flatui .
Tenia cwm bis effici non pojfet « - '■
Venerem wncere mori vifum e/l mihi
Optimum . "Hema contradicat meo decreto .
Ma noi abbiamo rapprefentato Amore domato folamente dal Tempo » e
dalla Povertà, come cofe più ordinarie > e abbiamo da parte lafciata laDi-
fperazione •, occorrendo rare volte agli Amanti darfi Morte : poiché cia-
fcuno ama la Vita propria , e fcbbcne tutti gli Amanti ricorrono col pen-
fiero alla Morte , non per quello fé la danno ; e però il Cavalicr Guarini
introduce Mirtillo , che dica nclP ecceflivo Amor Tuo .
TS{on ha rimedio alcun fé non la Morte
a cui rifponde Amarilli .
La Morte ? Or tu m' afcolta , e fa che legge
Ti fian quejìe parole : ancor eh' io fappia i
Che 'l morir degli amanti è piuttoflo
D' innamorata lingua , che desìo
D' animo in ciò deliberato , e fermo .
E Torquato TaCTo prima di Lui nella fua elegante Partoralc di Amin-
ta dilfe , è ufo , ed ^rte
Di ciafcun eh' ama , minacciar/i Morte >
Ma rade wlte poi fegue l' effetto .
AMOR DI FAMA.
Di Cefare Bjpa .
UN Fanciullo nudo coronato di Lauro con i fuoi rami « e bacche . Avrà
nella deftra mano, in atto di porgere, la Corona Civica, e nella fini-
ftra la Corona Obfìdionale ; e fopra un Piedellallo vicino a detta Figura «
vi faranno dilUntamente quelle Corone , che ufavano i Romani in fegno di
valore , cioè la Murale , la Caftrcnfc , e la Navale .
Racconta A. Gellio , che la Corona Trionfale di Oro , la quale fi da-
va in onore del trionfo al Capitano, o all' Imperadore ,fu anticamente dì
Lauro , e la Obfidionale di Gramigna , e fi dava a quelli che folamente
in qualche diremo pericolo avellerò falvato tutto I' Efercito , o s' aveflVro
levato P Efercito d'attorno. La Corona Civica era di Quercia , e gli An-
tichi coronavano di Quercia quafi tutte le Statue di Giove , qua^cchè
quella foQe fegno di Vita , ed i Romani folcvano dare la Ghirla-ida di
Qiiercia a Chi avelfe in Guerra difelb da morte un Cittadino Ramano ;
volendo dare 1' infema della Vita a Chi era altrui cagione di vivere .
Solevano ancora fare quella Ghirlanda di Leccio, per la fimilitUffine di det-
ti Alberi . La Corona Murale era quella , che fi dava al Capitano , ov-
vero al Soldato , che era flato il primo a montare fulle Mura del Nemico.
La Corona Callrenfe fi dava a Chi foffe prima d' ogni altro montato den-
tro i Ballioni , ed alloggiamenti- de* Nemici . La Navale fi dava a Colui
che era primo a montare full' Armata nemica , e quelle tre fi facevano di
Oro,
TOMO PRIMO. 109
Oro ; e la Murale era con certi Merli fatti a fomiglianza delle Mura » ove
era afcefo . La Caftrenfe era fatta nella cima a guifa d^ un BafHone . La
Navale aveva per ornamenti i fegni di Roftri delle Navi . E quefto è quan-
to bifognava Icrivere in tal propofito per comodità de' Pittori .
FATTO STORICO SAGRO.
Q An Girolamo . il difprezzatore degli onori del Mondo « (limò cofa non
^3 colpevole il defiderio di Fama ; e nel Libro s che fcriflfe degli Uomini
illuftri non dubitò nel Catalogo di quelli notare anche il fuo Nome ; an-
zicchè in tutti i nobilillìmi fuoi fcritti , che a fua perpetua gloria ha la-
fciato a Pofteri , fi trova avere ufata fomma diligenza che vi fi conofca
P Autore . S. Agoftino fimilmente , ed in particolare nelle Confellioni , o£~
ferviamo che fé ha manifeftato i fuoi difetti , ha per altro ancora ram-
mentato ciò, che in lode fua rifultar poteva : e così moltifllmi altri dot-
tiffimi Uomini , e di fanta vita . Gio. Batt. Fulg: Uh. S. Un defiderio tale,
ma regolato a norma de' predetti Santi , non folo non ha in fé colpa j ma
ftimola anzi alla Virtù . GloriiS cupiditas noìinimquam bona eji . D, ^itgufl.
de Cmt. Dei lib. 5. cap. 13.
FATTO STORICO PROFANO.
STrano , empio , facrilego fi fu il penfiero di Eroflrato di Efefo . Bra-
mando Coftui fino all' ecceffo di acquillarfi nome nel Mondo , non fape-
va a qual mezzo appigliarfi , Itantecchè né per le fue Virtù o Coraggio»
né per i meriti degli Avi poteva punto avvanzarfi nella llrada della Glo-
ria . Anziofo nientedimeno che di Lui fi aveffe a parlare , fi rifolvette allo
incendio del famofillìmo Tempio che nella fua Patria a Diana era fagro »
e che era da Chiunque fi vedeva, pubblicato come una delle maggiori ma-
raviglie del Mondo ; e così pofe ad effetto il fuo perverfo difegno . I Cit-
tadini di Efefo , acciò non otteneffe il confeguimento di ciò , che per mez-
zo di tanta fceleraggine aveva bramato , fecero rigorofiffimo Decreto , che
niuno ardito avelfe nominare Eroftrato , e molto meno a' Pofteri in_>
qualunque modo lafciar la memoria di così empio nome . Niente però vi
è fiato più vano di fimil decreto ; giacché è fiato fempre , ed in ogni tem-
po farà noto il Nome di Eroftrato . ydcr. Majf. lib. 8. T^atal Come Micol.
lib. 3. cap. 8. de Diana.
FATTO FAVOLOSO.
Glafone Figliuolo di Efone e di Alcimeda , fu in ogni tempo fieramen''
te perféguìtato da Pelia fuo Zio , che tentava darlo alla morte per
impadronirfi affatto del Regno. Sapeva Pelia quanto Giafone Amante foffc
di acquiftarfi nome nel Mondo, per il che fapendo che in Colchide fi cr.-
ftodiv;i il famofo Vello d' Oro , e che quanti alla Conquifta di quello lì
azzar-
no ICONOLOGIA
azzardarono » erano rùnadt mifero palio dell' orrido mofiruofo Cullode *
accefe 1' animo del valorofo Giafone a portarli ali* acquillo di detto Vel-
lo . Parti infatti , e fcco partir volle la maggior parte della Greca Gio-
ventù ; e niente atterrito dall' evidente pericolo , a cui fi efponeva « la_j
Gloria amando piucchè la propria Vita , non dubitò tentare l' Imprefa . Fa-
vorì la Sorte il fuo coraggio , e coli' ajuto di Medea Figlia del Re di
Colchi, che di Luì fi era invaghita, ne ritornò vittoriofo . Owid. Metam.
Uh. 6, e 7. Diodorv Sìculo lib. 5. Bibliot. cap. 3.
AMOR DELLA PATRIA.
Di Ciò: Zarattim Caflellini ,
■r:,l^^^^^^^-%^
Giovane vigorofo pofto tra una efalazione di fumo » ed una gran fiam-
ma di fuoco ; ma che Egli guardi con lieto ciglio verlb il fumo .
Porti nella mano delira una Corona di Gramigna .Nella finillra un' altra
di Qiiercia . A' piedi da un canto vi fia un profondo Precipizio . Dall' al-
tro canto intrepidamente conculchi Scimitarre » Armi in afta , e Mannaie ;
e perchè corrifponda a fimili circoftanze <, e per la cagione che diremo ì fi
veftirì di Abito Militare antico .
E' Giovane vigorofo » perchè 1* Amore della Patria piucchè s' invec-
chia » più. è vigorofo , non fi debilita , né mai perde le forze : tutti gli al-
tri Amori celfano . Un Cavaliere dopo che avri fervico in Amore uii—t
tempo
TOMO P R I MO^ III
tempo ad una Dama > fpento P amorofo fuoco dal freddo Tempo , e dalla^j
Età men frefca » eh* altri peùfieri apporta » appoco appoco fé ne fcorda ;
ma della Patria non mai . Un Mercante . allettato dall amore della roba e
del guadagno; non iftimerà alcun pericolo per Navigazioni difficiliffime e tera-
peilofe , all' ultimo fi ritira al Porto della Paterna riva . Un Cortigiano ade-
fcato dall' ambizione , vive baldanzofo nella fuperba Corte , nutrito dalle_>
fallaci fperanze , nondimeno fovente penfa al fuo nativo Nido . Un Capi-
tano dopo che avrà molti Anni guerreggiato per acquillar Fama e Gloria,
alfine fé ne torna alla Patria a ripofarfl . Efempio ne ila il faggio UlilTe,
che avendo pratticato come Capitano gloriofp nelle più nobili Parti della_j
Grecia , grato , anzi gratiffimo alla fplendida Corte Imperiale , defiderava
tuttavia far ritorno in Itaca fua Patria ofcùra , brutta , e faiTofa . Qyeflo
Amore della Patria è perpetuo, per l'eterno obbligo, ed onore, che a__j
quella di natura ciafcun le deve , come il Figliuolo al Padre ; elTendo Noi
in quella generati , ed avendo in Effa ricevuto lo fpirito e 1' aura vitale :
anzi per quanto aflerifce Platone in Critone , e J erode , è maggior l' ob-
bligo , e 1' onore che fi deve alla Patria , che alla Madre , ed al Padre «
dal quale prende il nome la Patria . ^i nomen TatriiC impofuit (^ dice Jero-
cle ") a re ipfa non temere Tatriam nominavit , "jocabido quidem a Tatre dedu-
co , pronuntiato tamen faminina terminatione , ut ex ntroque Tarente mìxtum-a
ejfet . ^tque htzc ratio ìnfinuat Tatriam unam ex aqao . dnobus Tarcntìbus colen-
dam effe . Tneferenda igitur omnino ejì Tatrìa utrms Tarentam feorfim : & ne
fimnl quidem Tarentes ambos majoris fieri , Jèd squali onore dignari : eJì autem,
& alia ratio , qHi£ non tantum aquali , [ed majori , etiam quam fìmtd ambos
Tarentes honore Tatriam afficere monet , neque j'olum iffis eam prsfert , jed etiam
Vxori , & Liberis , & ^micis , & abfoluto fermane rebus aliìs omnibus poji
Deos . Dello fteffo parere è Plutarco ne' Morali . ^t enim Tatrìa ,, & ut
Cretenfì'.im more loquar , Matria plus 'in te , quam Tarentes tin jus habet . Da
tale obbligo , ed affetto naturale nafce che ciafcuno ama la Patria fua , an-
corché minima ; né fa eccezione da luogo a luogo per umile , o fubiime-^
che fia . Iflyffes ad lthac£ fuie faxa ftc properat , quemadmodum ^Agamennoru,.
ad MycenavHm nobiles Muros . Iberno enim Tatriam quia magna ejì. amat, fcd
quia fua . Dice Seneca Filofofo , che Ulilfe s' affretta andare tra i fafli d' I-
taca fua Patria , con quel medefimo amore e defiderio , che Agamenno-
ne Imperadore tra le nobili Mura di Micena ; perciocché niuno ama lo-j
Patria , perchè fia grande , ma perchè è fua , anxandofi naturalmente per
fua ; crefce tanto oltre 1' Amor della Patria nel cuore de* fuoi Cittadini ,
che acciecati da quello , non ifcorgono lo fplendore delle altrui Patrie , e_3
più a tal' uno diletterà la fua Valle , Montagna , e Bicocca , la fua Defer-
ta e barbara Terra , che la nobil Roma . Volgato è quel Proverbio : Ta~
tri.e fumus igne alieno tHcidentior . Il fumo della Patria è più rilucente , che
il fuoco degli altri Paefi , e però 1' abbiamo figurato verfb il fumo , vol-
tando le {palle al fuoco . Ha quello motto origine da Omero , nel prin-
cipio della prima Odiifea .
Catc-'
ut ICONOLOGIA
Cxterum 'Vliffes
Cupìens t wl fumurn exemtem videre
TatriiC fitte » mori defiderat .
L' ifteffò replica Ovvidio nel primo de Tonto , con altri Verfi , chc_»
molto bene efprimono il dolce Amore della Patria .
T^on dubia efl Ubaci prudenza ; fi;d tamen optat
Fumum de Tatriis pojfe videre focis .
ISl^efcio quod natale folum dulcedine cim&os
Ducit , <& immernores non finit effe fui :
^id melius B^ma ? Scythico quid frigore pejus ?
Huc tamen ex ìlla Barbarus xJrbe fiigit ?
Luciano ancora nell' Encomio della Patria riferiice il medefimo detto .
Tatrite fitmus luculentior homini <videtnr , quam ignis albi . All' Uomo pare più
lucente il fumo della Patria , che il fuoco d' altrove ; dal che non fia ma-
raviglia i che quafi tutti i Forallieri biafimano Roma , chi in una cofa «
chi in un* altra « lodando ciafcuno la Patria fua (^) ; perchè l' Amor del-
la Patria, che il lor vedere appanna , impedifce che non portino difcernere
la grandezza fua , e però non hanno riguardo di tenerla fraudata delle-»
lue meritate lodi , nel che moftrano di poco faperc » ancorché Euripide»»
dica , che non ha retto fapere Colui , che loda più la Patria degli altri «
che la fua .
Meo qtildem judicio non refiè fapit
^ù fpretis Tatrite Terr.t finions ,
^lienarn laudat , Ò* moribus gatidet alienis .
Anzi a mio giudizio molto più mollra fapere Colui , che conofcc ]a_j
qualità de* colìumi , e la differenza > che ci è da un luogo all' altro . On-
de Chi lì leverà il velo della Patria affezione davanti gli occhi , che_>
bendati tiene , e chi vorrà dire il vero fenza paflione » confermerà il pa-
rere di Ateneo , il quale ancorché Greco , e Gentile Autore ne! primo
Libro 5 chiama Roma Patria Celefte , e Compendio di tutto il Mondo • Ce-
lelle in vero , non tanto per la bellezza ed ameniti del Sito , e la foavi-
tà del Cielo , quanto perchè in quella ha voluto fondare la fua Santa Chie-
fi il Creator del Cielo » ed ElTa è refidenza del fuo Vicario , che tiene_>
le Chiavi del Cielo j e vi difpenfa i Tefori Celefti . Compendio è poi del
Mondo 5 poiché in quella non folamente concorrono moltitudine di Genti»
di Francia , e Spagna , ma anco vi li veggono Greci > Armeni , Germani ,
Ingleli,
[a) La majaviglia che nafct in me , è che il Callellini attribuifca a qiiafi
lutti i Foraftieri la cecità di biafimare Roma . Sia detto con fua buona pace , Egli
sii quefto particolare ha pollo , fenza confiderarc più oltre, ciò che f li è venuto
alia Penna . £' nota a tutto il Mondo la grandezza , la magnificenza , la bel-
lezza , la rarità delle cofe di Roma , ed è impoflìbile che il Caftellini abbia fa-
puto j ed abbia fentito da quafi tutti i Foraftieri biafimare Roma , fé non ftu
lorfc da qualche bizzarro Umore , che avrà pretefo di Lui prenderfi giuoco , col
farlo alterare , abbaffando i meriri della fua Patria ; ed Egli dall' Amore deUa
fteffà Patria accecato , dimoftra avergli fatto ottenere 1' intento .
T M P R I Ai 0, 113
Inglefis Okndefi» Elvezj, Mofcoviti , Maroniti, Perllani, Aflricanì, Tracìj
Mori, Giapponefi , Indiani, Tranfilvani , Ungari , e Sciti, appunto come_s
dice il fuddetto Ateneo . ^andoqmdem in ea ^rbe Centes edam tota: habi"
tant » ut Capadoces , Scythte , Tonti 1<(atìones , & alia complures , quamm con^
curfHs habìtabilis totiits Terne TopìiUis efi . In quelia guila tutte le parti della
Terra vengono ad eiTere volontariamente tributarie del fuo fangue , de*
fuoi Figli , e Cittadini a Roma , come Capo del Mondo , per il che con
molta ragione tuttavia chiamar fi può Afilo , Teatro , Tempio , e Com-
pendio dell' Univerfo , e poffiamo confermare quello che afferma il Pe-
trarca con tali parole . Hoc ajjirmo , quod totius humana magnificenti^ fupre-
mum domicìlium I{pma e/l , nec efl tdlus tam remotus Tenarum angulus j qui
hoc neget . E fé il medefimo Petrarca in alcuni Sonetti ne dice male ;
emenda anco un tale errore con foprabbondanti lodi nelle fue Opere La-
tine , in quella copìofa Invettiva , che fa cantra Gallum , nella quale è da
Lui celebrata con si nobile encomio . B^ma Mundi caput , ^rbìum Bigina ,
Sedes Imperli , ^rx Fidei Catboliae , Fons omnium memorabilitm exemplornm .
E fé P avefife veduta nelP ampliffimo Ilato in che ora fi trova accrefciuta»
ed oltremmodo abbellita , non avrebbe meno detto . Muri quidem , & Ta-
latia cecidenmt , gloria nominis immortalis efl ; Ma piuttollo detto avrebbe-»
alla gloria dell' immortaL ^ome corrifponde I' eterna ed eccelfa Maefli
della Città ; poiché in Efifa rifplende lo Splendore degli Edifizj moderni ,
emuli dell' antica magnificenza , le cui velHgia danno maraviglia e nor-
ma all' Architettura ; in Efla fi gode 1' ampiezza delle Strade , In EflTa ve-
defi 1' altezza de' fuperbi Palazzi , ObellfchI , Colonne , Archi , e Trofei;
in Efla confervanfi Statue fatte da antichiffimi Scultori nominati da Plinio,
la Niobe co' Figli , il Laocoonte , Dlrce legata al Toro , ed altre molte,
alle quali fi aggiungono Opere moderne di Scultura e Pittura , che oggidì
alla fama degli Antichi non cede : oltre il corfo confueto del Tebro Re de*
Fiumi, vi abbondano copiofi Acquedotti, e fcorrono diverfi Capi di Acque,
e fiorifcono deliziofi Giardini , per i fuperbi e fpaziofi Colli , e quello che
importa più , Hanno In piedi inliniti Monaflerj , Luoghi pil , Collegi , e_j
Tempi veramente Divini e Sacrofinti . In quanto alla Corte di Roma_j
aflbmigliar fi può alla Gerarchia Celefte , ficcome Pio Secondo prattlco nel-
le Corti Reali ed Imperiali , 1' alfomiglia nell' Apologia che fcrive a Mar-
tino . Infìar Calefìis Jerarchis diceres B^pmanam Curiam , intuere , ó" circue^
Mmdum , & perlitllra Trincipum ^tria , e>- I{eg!im vAhUs ìntro [piato , & fi
qua eji Curia jìmìlis tApoflolicte refer nobis . In quanto a' nobiliflimi Ingegni,
che continuamente vi fiorifcono , è fuperfiuo il ragionarne ; poiché in Elfa,
e nafcono fellciffimi , e venuti di fuori fi affinano, come 1' Oro nella Fu-
cina : Qylndi è che molti giungono in Roma gonfi e pieni di fuperbia
e prefunzione di fopra fapere , che poi fi partono umiliati pieni di fìupo-
re , né mette lor conto "S dimorarvi , perchè vi perdono il nome , come
i Fiumi , che entrano nel Mare . Concetto di Pio Secondo nel Libro XI.
de' fuoi Commentari . ^emadmodum Terra Filmina » quantumvis ampia &
prof unda ,nomen amittmt ingrejjo Mare , ita & LoSìores domi clari , & inter fuos
P ilk'
114 ICONOLOGIA
illuflres B^manam tdemtes CurUm inter majora lumina, nomen & hcem amitumt.
Taccia Giulio Lipflo , che nella prima Centuria , Pillola vigefimaterza , re-
puta Roma Città confula e torbolenta , e tutta Italia incoita di fama c_»
dd fcritti , quaficchè il fuo fapere non fia fondato fopra Scrittori antichi Ro-
mani , apprefo ed imparato anco da' moderni Italiani . Dalli Beroaldi , da
M. Antonio Sabellico > da Lorenzo Valla, da Guarini , da Marfi , da Ra-
faello Volaterrano , dal Bembo , dall' Alciato > da Colhnzo Fanefe , dal
Merula > dal Calderino , da Gio. Battilla Pio -, e da altri Commentatori ,
ed Oratori, Poeti» Iftorici Romani; dal Biondo, da Pomponio Leto, da
Angiolo Poliziano, Marfilio Ficino, da Gio. Battifta Egnatio, dal Merlia-
no , da Andrea Fulvio, da Celio Rodigino, da Polidoro Virgilio, da Pie-
tro Crinito , da Lilio Giraldi , dal Panvino , dal Sigonio , da Pietro Vitto-
rio , dalli Manucci , da Fulvio Orfini Romano, e da altri Italiani Ollerva-
tori della Romana antichità , fpecialmente da AlefTandro ab Alexandre .
Ma come può chiamare Italia incolta di Scritti , fé tutte le altre Regio-
ni doppiamente di Scritti fupera , poiché è abbondante e colta non lolo
9eir antica fua lingua Latina , ma ancora nella materna volgare, ricca di
vari componimenti , e di Poefie terfe , colte , e dilettevoli al pari degli
antichi Greci , e Italiani : e per non andar vagando per Io tempo paiTato,
oggidì in Roma fola nel Sacrofanto Romano Senato di Cardinali , vi fono
Storici , Jurifconfulti , Filofofì , e Teologi tanto colti e copiofi , chc_>
tutte le altre Nazioni di Scritti potTono confondere , Bellarmino nel-
la Filofofia , e Teologia , Mantica , e Tofco fingolarilTìmi nella Legge ,
Afcanio Colonna nelP Oratoria facoltà di nativa facondia Romana , ed il
Baronio nella Storia , di cui fi può dire , quello che del Romano Varrone
diffe S. Agollino Uh. 6. cap. 2. della Città di Dio . Tarn multa legit , ta
aliquid et fcrìbere 'vacaffe miremur ; tam multa, fcripfìt , qtam multa vix q:tcm-
(fuam legere potuijfe credamits . Se fi voledero poi numerare altri Autori Ita-
liani , e Romani , che al prefcnte per Roma llanno nelle Religioni , nelli
Collegi, nelle Corti, e Cafe private, fenza dubbio andareflìmo in infinito;
e tanto più fé voleffimo ufcir di Roma , e dilatarci per tutta Italia , la
quale è Hata ripiena di Uomini Letterati e Valorofi , ficcome in ifpecie_»
Roma , Onde con molta ragione il Petrarca fi tiene buono di eilere Ita-
liano , e fi gloria di eifere Cittadino Romano nella fuddetta invettiva . Sum
"jerò Italus "Catione , & B^omaniis Civis effe gloriar ; de quo non tnodo Trincipest
Mmdique Domìni gloriati funt, j'ed Taulus ^polìolus ■, is qui dixit , non habemus
hìe manentem Ciiiitatem , ^rbem I{pmam Vatriam fuam facit . Ma torniamo al-
ia Figura , € fé 1' Amor della Romana Patria lacerata da certi invidiofi Au-
tori Oltramontani poco a Lei divoti , m' ha trafportato alle fue difefe c_j
lodi , non deve a niuno rincrefcere ; per effere Ella Patria comune .
La Corona di Gramigna è fimbolo dell' Amor della Patria , ia quale
dar fi foleva a quel Cittadino , che avcffe liberata la Patria dallo alTedio
de' nemici , e faccvafi di Gramigna , perchè fu oflfervato , che era nata nel
luogo dove fi trovavano rinc'iiuìi gli alfediati . Fu dal Senato Romano da-
ta a F.ibb Maflinio i. che nella feconda Guerra Cartaginefe liberò Roma_3
dallo
TOMO PRIMO. 11^
dallo afTedio : ed era il più nobile e onorato premio -, che dar fi potetTe
ad un Guerriero, conforme all' opera che maggiore non fi può fare, perchè
Chi giova a tutto il Corpo della Patria ^ giova a ciafcun Cittadino mem-
bro della Patria . Dirò più^ che Chi da falute ad un' membro , da falute a
tutto il Corpo ; e però Chi giova ad un Cittadino , giova ancora alla Patria
perchè util cofa è alla Città ed eipediente la falute di un' ottimo e gio-
vevole Cittadino . Per tal cagione davafi ancora un' altra Corona a Chi'
aveffe falvata la vita in battaglia ad un Cittadino , e fiicevafi di Qiiercia ;
perchè da quella i più antichi il cibo prendevaiio e in vita fi mantene-
vano , come piace ad Aulo Gcllio , con tuttocchè nelle QiiilHoni Romane
altre ragioni Plutarco arrechi \_<i'\ . Sicché 1' Amor della Patria deve_i
-primieramente in genere abbracciare tutta la Patria ; e fecondariumente m
iipecie ogni Cittadino per maggior utile , confolazione , e quiete della Città.
Il precipizio alli piedi , co' quali conculca intrepidamente le armi , fi-
gnifica , che non fi prezza niun pericolo di vita per Amor della Patria ,
come Anchuro figlio dì Mida Re di Frigia , e Marco Curzio Romano ,
che ipontaneamenie:per dar falute alla Patria loro fi tolfero di vita col preci-
pitarfi nella peftifera apertura della terra ; e in mille altri che ingenerose im-
•prefe hanno fparfo 'il finguc per la Patria . Neftore famofo Capitano nella
iUiade di Omero volendo dar animo a' Troiani per combattere contro i
Greci j propone che il morire per la Patria è cofa bella.
Tugnate cantra tiaves frequentes , qui autem "jeflmm
FulneratHs , <vel percuffus mortem , d'" fatim feciitus fucrit ,
Moriatur , non eriim indecorum pugnanti prò Tatria mori.
Onde Orazio nella 2. Ode del 3. lib. dilfe
Dulce , <& decomm efl prò Tatria mori.
E Luciano nell* Encomio della Patria fcrifle , che nelle ofTervazioni Mi-
litari vale airai , fé fi dice che la Guerra fi piglia per la Patria : niuno fa-
rà che adita quella voce fia per aver terrore di morte e di pericolo al-
cuno ; imperciocché ha eificacia il nome e la commemorazione della Pa-
tria di far diventare un' animo timido , forte e valorofo , per I' obligo che
fi deve , e per P amor che fé le porta, incitato anco dallo Itimolo della Glo-
ria che fi acquifta al proprio nome ed alla fua Stirpe in vita e dopo morte .,
ficcome con dolce canto copiofamente efprime Pindaro nell' lithmij , Ode
7. fopra la Vittoria di Sterpfiade Tebano, il cui Zio materno combattendo
mori per la Patria .
>AvHncdo cognomini dedìt commune decus , cui mortem Mars areo clypeo in~
ftgnii attulit i [ed houor pnecLirìs cjits fa£lis exadverjò refpondet , fciat eninu>
P 2 certOt
(jf) Le ragioni , the Plutarco ne' fuoi Problemi apporta fono ; o perchè nelle
Spedizioni Militari la Qiiercia è la più facile a rinvenirfi , o perchè era confecra-
ta a Giove 3 ed a Giunone , che alle Citta prefiedevano , o perché il Coftume è
ftato prefo dagli Arcadi , ai quali fi attribuifce una certa tal quale correlazione
con la Quercia ; giacche come i primi Uomini a nafcer dalla Terra fono ftati gli
Arcadi , così la Quercia fi dice nata prima di tutte le altre Piante ,
ii6 ICONOLOGIA
ce-fto 1 qu'icimque in hac nube grandincm Janf^mnis à cara Tatria propidfat cxi-
tinm à Cmbus depellens per contrartum exereituntì flirpi fé maximam gloriam ac'
cumulare , & dum vivet 5 cìr citm obierit . Ma per mio avvilo poco accrefcL-
^mcnto di gloria potè arrecare Sterpfiade alla memoria e nome di fuo Zio»
perchè lenza comparazione alcuna molto maggior gloria e morir per Amor
della Patria, che vivere nelli feftevoli combattimenti IftmJ , Nemei , Pitj,
ed Olimpici cantati da Pindaro . Per qual cagione penfiamo noi che Ligur-
go Legislatore e Re de' Lacedemoniefi ordinafTc , che non fi fcolpiife no*
.me di morto niuno in fepolcro , fé non di quelli coraggiofl Uomini , e Don-
ne t che foflero onoratamente in battaglia morti per la Patria ? Salvo per-
chè riputava eflfere folamente degni di memoria quelli che foffero glorio-
famente morti per la Patria . Turboffi alquanto Senofonte Filofofo Atenie-
fe , mentre faceva Sacrificio) quando gli fu data nuova, che Grillo fuo Fi-
gliuolo era morto j e però levoffi la Corona di Tefta ; avendo poi diman-
dato in che modo era morto » efifendogli rifpofto , che era morto animofa-
mente in battaglia , intcfo ciò di nuovo fi pofe la Corona in Capo , e mo-
ftrò di fentire più allegrezza per la gloria e valore del Figliuolo , che do-
lore per la morte e perdita di EQTo , quando rifpofe a Chi gli die la fu-
nefta nuova . DEOS precatus fum , ut mihi Fitius non iìììmortalis , ac longxviis
ejfet , cum inccrtum fit an hoc expediat t fed ut probus ejfet , ac "Patrizi amator . Te-
llo di Plutarco ad Appollonìo .
Da quelli particolari fi può giudicare , che 1' abito Militare molto ben—»
convenga all' Amor della Patria, llando fempre ogni buon Cittadino alle
occorrenze pronto e apparecchiato di morire coli' arme in mano per la
fua Patria , opponendofi a qualfivoglia fuo pubblico nemico : e in vero fic-
come I' amico fi conofce alle bifogna , così 1' Amor della Patria non fi Icor-
ge meglio , che negli urgenti bifogni di Guerra , ove Chi 1' ama antepone
la falute della Patria alla propria vita e falute .
Antico dilfi j perchè gli Antichi hanno dato Angolare eflempio in amar
la Patria, e moftrato fegni evidenti di Amòre , come gli Orazj, li Decj,
e li trecento e fei FabJ , feguitati da mille Clienti, che tutti generofamen-
te con fama e gloria loro me ifero la vita per lo fvifcerato Amore » che
portarono à Roma Patria loro .
FATTO STORICO SAGRO.
NElIa fiera Battaglia accefa tra Giuda Maccabeo ed il Re Antioco Eu-
pa.tore , chiaro apparve quanto valeCfe 1' amore del fuo Popolo iti_»
Eleazaro Figlio di Saura , e ( come vuole Giufeppe Ebreo nelle fue Anti-
chità Giudaiche ) Fratello di Giuda . Aveva Antioco ordinato un formida-
biliflimo Efercito compollo di centomila Pedoni , ventimila Cavalli , C-j
trentadue Elefanti ammaellrati alla Guerra . Ciò pervenuto a notizia del
Maccabeo , fi fece incontro al Re nemico , che afcefo era la fortifiìma_s
Citti di Betfura , e fi fermò col fuo Efercito ad uno llretto pa.fo , detto
Bedofcaria , o Bethzacara . Da Bctlifuru Antioco condulfe per iilretta via
il fuo
rX)MO PRIMO, 117
il fuo Efercito a' Steccati di Giuda , e venuto il giorno ordinò tre Schic-
re ì e comandò che gli Elefanti feguiffero 1' uno \' altro , non potendo per
Io flretto luogo ordinarli per largo . Circondavano ciafcuno degli Elefanti
5000. Pedoni , e 500. Cavalli . Portavano gli Elefanti grandi Torri coplj
Arcieri , che da quelle faettavano il Nemico . II rimanente dell' Efercito
era dillribuito per ambéduo i lati del Monte, e facendo dar fuono alle_>
Trombe fi avvanzò Antioco contro Giuda , comandando che fi fcopritfero
i Scudi di Oro e di Metallo , acciò TpargelTero il lampo » ed abbagliai
fero gli occhi de' Nemici . Non fi fmarri però Giuda in veder quefto ,
anzi valorofamente refiftendo , feìcento Uomini delle Regie Tnippe- rima-
fero eftinti . Eleazaro vedendo uno de' maggiori Elefanti ornato delle Ar-
mi Regali -, e penfando che fbpra effer vi poteffe lo ftelfo Re , coraggiofa-
mente fé gli fece vicino , ed uccidendo molti di quei , che gli erano d' in-
tomo , li cacciò in fiiga; quindi entrato fotto il ventre dell' Animale) 1' uc-
cife , e cosi cadendo fopra di Lui , collo fmifiirato pefo 1' oppreCfe . LiK
I. de Maccab, cap. 6. ^ntich. Giud. di Ciuf. Ebr. lib, 12. cap. 14,
FATTO STORICO PROFANO.
COdro Re degli Ateniefi , o de' Lidj , come altri vogliono , mentre^»
guerreggiava con ì Doriefi , confultato 1' Oracolo di ciò che di tale
Guerra avvenuto farebbe , ebbe in riipofta , che fé nella Battaglia non vi
periva il Re , i Doriefi farebbono rimafti Vincitori . Codro fi difpofè più
che volentieri a procacciarfi la morte . Tale rifpofta però dell' Oracolo fi
divulgò ancora tra gli Avverfarj ; perlocchè fu avvertito ogni Soldato » che
fi riguardafle la Perfona di Codro . Non folo i Nemici ebbero quefta av-
vertenza , ma gli ftelTi Ateniefi , o Lidj , che all' eltremo amavano il Loro
Re fi difpofero ad opfervare che da alcuno offèfb non foflTe . Prefentito
ciò da Codro , per ingannare e gli uni e gli altri , ed apportare il Salva-
mento alla f.ia Patria , depofte le reali Infegne » e confondendofi tra più
baffi Soldati , s* inoltrò nella maggior calca de' Nemici , e quivi efponen-
do il petto ai maggiori perigli , fu finalmente , non conofciuto , dal ferro degli
Avverfari trafitto , e colla fua morte donò a' fuoi la Vittoria .
Tlutano appreffo P .yiflolfi neW Offic. Stor. lib, 4. cap. 9.
FATTO FAVOLOSO.
DOpocchè furono dal Trono di Roma fcacciati i Re ♦ nel tempo che Ja
Confolare Repubblica fioriva , Cippo Uomo di gran valore , che era
fiato fpedito dal Senato in una grande Imprefa -, nel ritornare alla fua Pa-
tria Vincitore , accafo affàcciatofi ad un Fonte mirò effergli nate nella Te«
fta due Corna : Fece fùr facrificio ; interrogò 1' Arufpice cofa ciò indicar
voleffe . Rifpofè Oiiefl^i che dalle vifcere delle Vittime aveva rilevato ,
che Effb farebbe fiato Re di Roma . Si turba il fedele ed amorofb Cip-
po , e rifolve prima foffrire un perpetuo Efilio dalla fua Patria» che ve-
derla
ii8 ICONOLOGIA
derla fogjctta . Scrive immediatamente al Senato, che per urgentiflime_»
cagioni a Lui fi porti , giacché dal Fato gli vien proibito il portarfi EiTo
dentro le Mura di Roma . Recò grave dilturbo la Novella , e munita e
ben fortificata la CittJi, i Principali di quella a Lui vennero . Cippo ac-
ciò non fi vedelTero le Corna , che il Regno gli prefagivano , ornò la pro-
pria Telta con vari ornamenti foliti a concederfi ai Vincitori , e colla Co-
rona di Alloro agli occhi de' Riguardanti le afcofe ; quindi parlò al Popolo
Romano , e diife che in quel luogo fi trovava Perfona i a Cui il Fato de-
llinava il Regno di Romolo ,e che il fegno erano due Corna, che gli erano
nate in Fronte ; perciò determinaffe o di dar la morte a un tal' Uomo , o
di condannarlo ad un perpetuo Bando ; e quefto detto, fi levò I' Alloro di Tclla»
e fece vedere eCfer Egli quel deCfo . Reftarono forprefi i Romani, ammira-
rono I' affettuofa cura contro felleflb di Cippo , accudirono a' Tuoi Confi-
gli , lo condannarono ad un perpetuo Efilio ; e per far profetare il vero al
Dellipo , che voleva che fofTe Re di Roma un' Uomo che avefle le Corna,
fecero far di bronzo una Telb rapprefentante Cippo , e con folenne pompa
comandarono che fofle collocata in quella Porta , per la quale doveva paf-
fare trionfante il yirtuofb ed amoroio Romano . Qi-vìà, Meum. lib. i y.
AMORE
TOMO PRIMO,
AMORE IMPUDICO
DeW sAbttte Cefare Orlanii ,
lip
Giovane nudo di chioma inanellata ^ con gli occhi bendati» con il vol-
to rubicondo , e color di fuoco . Dagli Omeri gli penda al jìanco la
Faretra ripiena di Saette , appefa ad una benda formata di Rofe j e Spine.
Con una mano tenga una Serpe in tortuofi giri avvolta » e che abbia Ia_j
Tefta verfo la Terra . ColP altra una Face accefa . Abbia Je Ali legate .
Venga guidato da un Fanciullo parimentf cieco per Balze; Precipizi, e_j
Vie Hmacciofe , per le quali ftrafcìni un Cuore . Si dipinga una Lepre^
infeguita da* Cani . ■
V amar non fi divieta . ^Alma hen naUn
"Hata è fol per amar » ma degno Oggetto,^
Ella però') pria che da Leifia detto,
Sefleffa eflimi , e i pregj ond' Ella è ornata .
^alor correr wgg* Io da forfennata
^Ima ìmmortal dietro un mortale afpetto »
Tarmi dì rozzo Schiavo a Lei [oggetto
Veder Donna Binale innamorata»
»Àml
ixo ICONOLOGIA
%Ami V oin'imA un' ^Ima , e ammiri in Ejfn
2fgiial bdkzza •, ugual fplendor natio ;
V amar fra i Vari è libertà conceffa .
Tmt fé V ^nima nutre un bel desi»
D' amar fuor di feflejfa , e di fefìeffa
Cofa d' amor più degna j ami fol Dio .
Con quefto belIifGmo moral Sonetto del Marchefe Gio: Giofcffo Orfi nel
dar io principio alla fpiegazione della mia Immagine , intendo porre la_j
diluizione » che corre tra Amore e Amore : dall' Amore cioè neceflarioj
che è quello di Dio » della propria Anima , e dal fuo fimlle ; dall' onello
e pkufibile , che è quello di contemplare nelle cofe belle mortali
Che fon feda al Fattor Chi ben le fiima Petr.
la Divina bellezza ; dall' Amore delle cofe puramente terrene ed a feconda fo-
lo del Senfo . Si avverta peraltro di non confondere nella Contemplazione
del Supremo Bello , per mezzo del Bello terreno , 1' Amore ingannevole
e fenfuale . Sotto la fembianza di un Amore onefto , non fi celi un penlic-
ro meno che faggio , un deviamento di Ragione .
L' amar non fi divieta .
E' vero : Si ami , ma ami 1' Anima nollra non altrimenti » che come
viene {piegato in un' altro legjriadriflimo Sonetto dal medelimo Orfi .
Impara di falire , .yinima mia >
^l Sommo Ben da una beltà mortale :
ornare a tuoi penfieri apprefla l' ale ■,
E di Cintia co' rai fegna la via .
Ter tre gradi trafcorri : alzati in pria
Dalla materia ; e in feparar dal Frale
Il puro Ejfer del Bello , apprendi quale
V incorporea beltà dell' ^Ima fia .
incorporea beltà dell' ^Ima fia
Se più t' alzi j e Lei miri in fecnrtade
Fuor del Corpo , e del tempo , allor comprendi
V immiftabile xAnvdica beltade .
^<indi all' unico Bello infine afcendi :
Che fé oltre la materia , oltre l' etade «
oltre il numero arrivi » Iddio già intendi .
• Quando cosi fi ami , felice nobiliffimo amare ! In altro modo ci fac-
ciamo Ribelli a Dio, Tiranni a Noi fteflì , Nemici i più terribili alle_»
Perfone ftelfe » che follemente » non meno che abufivamente diciamo di
amare . E fono quefti gì' inevitabili effetti di un* Impudico Amore « del
quale così il Guarini nel Paftor Fido Scena V. Atto Primo »
Come il Gelo alle Tiatite , ai Fior l' ^rftra ,
La Grandine alle Spiche ■, ai Semi il Verme-,
Le B^ti ai Cervi-, ed agli augelli il Vifcot
CoH nemico all' 2Jom fu fempre ^Amore .
Prefo da Teocrito Idil. 8.
^boribus mala Tefìis Hyems ì Sitis arìda Terrn ^ Squalor
rOMOPRIMO. izi
Squalor .Aquis y Cewis retta t Vifcus ^lii
"Pana Viro MuUebris ,Amor .
SI dipinge Giovane , e nudo : Giovane per eflere la Gioventù Età » ia
cui più che in qualunque altra flgnoreggia la mal nata Pafllone : Nudo pec
dimollrare nella Nudità la Sfrontatezza dell^ Impudico , come ancora per li-
gnificare che i Seguaci de' lafcivi piaceri rimangono per lo più fpogliati
e privi d' ogni bene ; Perdono gli Averi » perchè tutto fi lafciano rapire
dalle infaziabili Loro Sirene ; Perdono la Sanità , la RobuHezza del Cor-
po ; Perdono finalmente il tutto » nel perdere la bellezza dell' Anima propria.
Gli Occhi bendati dimoftrano che 1' Uomo , che fi è dato in braccio ad
un tale Amore , perde il lume della Ragione , né più vedendo il Sentiero
dei dritto e dell' onerto » inconfideratamente ed alla cieca opera .
La Chioma inanellata » e ricciuta è Simbolo della Mollizie e dell* In-
continenza .
Il Volto rubicondo e color di fuoco v fpiega la forza e gli effetti di
Amore nel fangue noft:ro j che ribollendo , e le vene tutte ricercando ? ac-
cende e ftimola il Corpo agli atti impuri , e turbando la ferenità della
mente eccita a' defiderj pravi ed inonefii . Un' Uomo acceib di tale Amo-
re efce di fellclTo , non è più deCfo . A pennello lo rapprefenta Plauto
in Ceitellaria .
Jaiìor , cruciar -, agitar » flimulor : nierfor in tAmorìs rota mìfer l
Exanimor , feror , dijferar , diflrahor , dtnpior : ita nnllam mentent
.Animi habeo : ubi jUm , ibi noti fum , ibi efl animus .
Ita mihi omnia, ingenia ftmt ; quei lubet , nan lubet jam ìd continuo .
Ita. me ^mor lapfum ^nimi ladificat , fugat » agit » appetit ,
B^iptat i retinet ì jaclat , largitur • quod dai non dat : deludit ;
Modo quod fuajtt > dijfuafit : quod dijfuajìt , oflentat .
Maritiniis maribus mecum expertur , ita meum frangit amantem
^nimum ; neqte nifi quia mijcr non eo poffum , mthi dia abejl
Terdito pernicies .
Dagli omeri al fianco gli pende la Faretra di Saette ripiena per varj
Significati . Per le Saette cioè j o s' intende la preftezza -, con cui Amore
fcende nel cuore de' Mortali , o apparifce la rapidità delle fregolate bra-
me degli Amanti , con cui defiderano di giungere all' acquiiìo di ciò che
più bramano ; o perchè effendo quelle acute e pungenti , indicano le pun-
ture , che trafiggono 1' animo del Difoneflo, in fequela del commelTo errore.
Viene la fuddetta affidata ad una benda formata di Rofe e di Spine ,
per fignificare l'apparente foavità de' piaceri nelle Rofe, e la foftanziale
pena, e difgufti confecutivi a quelli nelle Spine,
II feguente leggiadriffimo Sonetto di Carlo Maria Maggi fpiega a ma-
raviglia nelle Rofe , ove finge afcolta un' Ape che abbia punto Amore »
il Simbolo della pena procedente dallo lleffo Amore .
Tunto d' ^pe celata infra le B^fe
Tacila man che i;i flefe incauto ^more ,
^ "Pìanfe
izi ICONOLOGIA
Tiatife alla Madre » e la perfidia efpofe j
Che fi cipria nella beltà del Fiore .
Or le ferite intendi , Ella rifpofe ,
Che fai nell' .Alme altrui dal tuo dolore ;
Ben le prova più crude , e infidìofe »
Di quelle del tuo dito il noftro Cuore .
"Pur la tua Spina a "Hot Tu non ifcopri ,
E in paragon di quefla ^Ape infedele ,
Via criideltade , e con più forza adopri .
Ci pungi a morte in promettendo mele «
E in I{pfe di beltà tue punte copri ;
Ma V inganno più bello è il più crudele .
Il Maggi lo tolfe dall' Oda celebratiflima dì Anacreonte .
^mor aliquando in I{pfis
Jacentem ^pem
7^on vidit , & ijdneratus efl ;
Inque digitis morfus
Manus , ejula'vit .
Currens itaque , & volitans
^d pulchram Fenerem ;
Terii ì Mater ì inquit i
"Perii > & morior :
Serpens me perciylfit
xAlatus j quem niocant
%Apem rujlici .
Illa autem dixit : Si acideus
Tarn Udit ^picuU ,
^tantum putas dolent ,
xAmor j quos Tu feris .
Il Diletto che porge a' Riguardanti la Rofa è dì breviffimo tempo •
come dì brevifllma durata fi è il diletto » che dagl* illeciti piaceri fi
prende .
Gli fi pone in una mano una Serpe in tortuofi giri avvolta , e che_>
abbia la Telk volta verfo la Terra , per eflere , fecondo Pierio Valeriano,
che fegue la. Sentenza di Filone , la Serpe Geroglifico del difonefto piacere ;
giacché la variata dipinta Pelle rapprefenta le varie dilettevoli lufinghe,
e allettamenti del fcnfo : 1' atto di cercare colla Tefta la Terra , indica_»
che il Seguace di tali diletti fi ravvolge nel fango » e fchivando il Cele-
fte j che rendere unicamente lo puote felice, corre in braccio di un Bene
totalmente terreno , che altro non gli profitta che una deplorabile raefchi-
nità . Gli avviluppi» e le pieghe dimoftrano quali a dito gl'infiniti lacci j
ne' quali del continuo cade l' impudico Amante . I velenofi fifchi poi
fono le lufinghe dello ftefTo male , che di nafcofto lottentra , e fotto
k fpecie del bene il fraudolente inganno » e la ruina afconde .
Tiene nell' altra mano la Face accefa per fignificare nel fuoco la forza
d'Amo-
TOMO PRIMO. 11^
d' Amore , eh' è tale e tanta , che arde in modo il Corpo « che Io diftrug-
ge e Io manda in cenere , cioè debilita e confuma le di Luì forze j e
lo manda in cenere , cioè gli diflìpa quelle foitanze $ per cui fi mantiene.
Si vuole dimollrare ancora per la Face » che l' impuro Amore non porgo
diletto mai intiero i o compiuto piacere « che efente vada dalla fua pena»
come appunto nella Face , nella quale vi è lo fplendore che diletta > e lii
fiamma che brucia e tormenta . Parlando di tal Pafllone così il Guarinì
nell' Atto primo > Scena quinta del Paftor fido .
E chi fuoco ch'mmollo intefe molto
La fua natura perfida , e malvagia ;
che fé il fuoco fi mirti ■> oh come è "vago !
Ma fé fi tocca -, oh come è crudo \ Il Mondo
"Non ha di Lui più fpavente'vol Mojìro «
Come Fera divora ì e come ferro
Tugna j e trapajfa , e come vento vola ,
£ dove il piede imperiofo ferma %
Cede ogni forza , ogni poter dà Loco .
2{pn altrimenti ^mor, che fé tu 'l miri
In duo begli occhi ■, in una treccia bionda i
Oh come alletta » e piace » oh come pare ,
Che gìoja fpiri ? e pace altrui prometta !
Ma fé troppo t' accofli , o troppo il tenti i
Sicché ferper cominci , e forza acqui/li ■,
t2V(o« ha Tigre l' Ircania , e non ha Libia
Leon sì fero , e sì peflifer ^Angue ,
Che la fua ferità vinca j e pareggi :
Crudo più che l' Inferno » e che la Morte i
Ibernico di pietà , Miniflro d' Ira »
£' finalmente ^mor privo d' ^Amorc .
Le Ali legate denotano che lo {regolato affetto delle cofe terrene ci
toglie il potere inalzare la noltra mente alle cofe Supreme.
Si figura che venga guidato da un Fanciullo parimente cieco « che la
conduca correndo per balze j precipizi , e vie limacciofe , per le quali llra-
fcina un Cuore » a cagione di fignificare che .1' Amore > che fi lafcia gui-
dare dal Senfo , rapprefentato nel Fanciullo anch' Eflb cieco , non può fa-
re a meno di non incontrare le ultime rovine , né vale freno a rattenerlo .
Così '1 Ariofio nel fuoFuriofo Canto undecimo Stanza i.
^mntimque debil freno a mezo il corjo
^nìmofo Dejirier fpejfo raccolga ,
I{aro è perà che di ragione il morfo
Lihidinofa furia addietro volga,
^tand' il piacer ri' ha impronto , a guifa d' Orfo
Che dal mei non sì tojìo fi diflolga ,
Toichè gle «' è venuto odore al nafo ,
O qualche flilla ne gujìà fui vafo ,
a2j Ed
124 ICONOLOGIA
Ed il Cuore » che viene ftrafcinato per il fango denota il Cuore dell' Uo-
mo ) che folo occupato efifer dovrebbe per il fuo Fattore •, fordidamente in-
volto in abominevoli immondezze .
La Lepre infcguita da' Cani è geroglifico dello sfrenato Amore , giac-
ché o fia per la Lepre « la cui fignificazione , sl,per tellimonianza di Fi-
lollrato , del Catani , di Pierio Valcriano , di UliiTe Aldovrando,e di mol-
ti altri Autori , è la sfrenatezza della Libidine ; o fia per i Cani , per i
quali vengono denotati gì' impudichi e diibnelti amatori , non iolamentc
per la ragione della parola Chion » che vogliono fignitichi amare , ma per-
ché Eflì con troppo ingordo appetito corrono dietro le Lepri , come gli
accefi Amanti dietro alle Loro Frine .
Terminerò la fpiegazione della mia Immagine coli' ottimo avvertimento
dell* Ariolto nel fuo Orlando Canto 24. Stanza i.
Chi mette il pie full' amorofa pania
Cerchi ritrarlo » e non i»' invefcln /' ale ;
Che non è in fomma ^mor-, fé non infama,
%A p;indicio de' Savi tmi-verfale .
E fehben come Orlando ognun non fmania.
Suo furor moflra a qualche altro fegnale ,
E quale è di pazzia fegno più. efpreffo
Che per altri 'voler » perder fefiejfo ?
FATTO STORICO SAGRO.
AMnone Figlio di David rapito dalla bellezza di Tamar Sorella di Af^
falonne altro Figlio di David , con tal veemenza di Lei fi accefe , che
perdette affatto ogni ripofo . Dalla fquallidezza del Volto fcoprendo Jona-
dab fuo Amico i tumulti del di Lui Cuore , fi avvanzò a interrogarlo del-
la cagione di tanta angufiia . Confidò Aranone all' Amico ì' impura fiam-
ma . Fu configlato a fingerti infermo , ed a richiedere al Re Tamar per
per alfifierlo . Così fece . Ottenne ciocché bramava ; e mentre da Lei era
aflìilito pregò gli Afl^anti a volerlo per poco lafciare con EfTa . Il che fat-
to , abufandofi del comodo che gli veniva prefiato , a forza all' impurità
del fuo Amore la fottopofe . Allo sfogo dell' impudica Paflìone feguì inL_»
Aranone un fubito odio . L* abborrl , la fcacciò . Incontrata l'afflitta detur-
pata Sorella da ATulonne , s' immaginò Quelbiil Fraterno delitto, e ne Itabili la
vendetta . Fatto un folenne Convito dove Commenfale volle Amnone , ad un
Cenno da' fuoi ferventi lo fece miferamente trucidare . 2. de B^ cap. ig.
FATTO STORICO PROFANO.
MEntre h Boemia a Wincislao fuo Re fervivi circa 1' Anno di Crillo
Signor noftro 1278. Un Giovane de' Nobili della Cittì di Praga inna-
moratofi di una Fanciulla Ebrea , così perduto di quella andava , che ne dì ,
He notte fapeva trovar ripofo , Era il Padre della Giovane uno de' più ric-
chi
TOMO PRIMO. 12$
chi Ebrei, ed Ufurajo all' ecceffo . Dalchè il Nobile che Veleslao chiania-
vafi , prefe occafione d' introdurli in fua Cafa , moftrando di volere trat-
tar con Elfo intereflì, ed in tal guifa fi procacciava frequenti occafioni di
rimirare- e vagheggiare la fua amata . Avvenne che in quello frattempo
s' infermò 1' Ebreo , ed il Gentiluomo che afpettava favorevole cogiuntu-
ra d' ultimare 1' impuro fuo defiderio , 1' andò a vifìtare , e dopo la vifita_j
finfe di Cafa partire ; ma il vero fi fu che fi nafcofe con alcuni fuoi in un
Camerino dell' Abitazione , e quivi in paflare che fece la Fanciulla , la
rapì , e non oftante tutti i pianti e sforzi di Lei , le toife la Verginità . II
che fatto , e non ceflando i gemiti della milera Giovane , acciò da alcuno
fentita non foffe, empiamente la fli-angolò . Trovata la non più Fanciulla_,
morta , può ben crederfi quale il dolore fofle del Genitore . Nientedime-
no confiderando Quefti quanto la Nobiltà in grazia folFe della Corte , dirTi-
miilò il fuo affanno , e afpettò tempo a vendicarli . Né fapendo come in
altra maniera fi fare , a forza di denaro corruppe un Do-meftico di Veleslao,
e lo fece alTaffinare » Non potè 1' Autore dell' Omicidio di perfona sì po-
tente rtare lungamente nafcolto , ma venuto a luce a ciafcuno , fufcitò il
furore della Nobiltà , che fi teneva fortemente offela nella morte di Vele-
slao contro tutti i Giudei ; i quali per lo contrario conf^erendo la qualità
del misfatto alla Plebe di Praga , la quale fapevano efifere avverfaria a* Nobi-
li , acquiftarono tanti Partigiani, che fi puotero porre in Armi , e tenere
Teda alH Nobili • Molto sforzo fecefi da amendue le Parti , ma prevalfe
la Fazione plebea , come più poderofa di Gente » e portò a fuo agio la
giufta querela del Reato primo al Re ifteflfo , che fi apparecchiò tolto di
punirlo fecondo I* atrocità della Cofà , non ifcordandofi però la morte del
Nobile . La Nobiltà che penfava dover efifer rifpettata in quel cafo dal
Re Wincislao , vedendo farfi fecondo l' anteriorità del fatto rigorofo Efame
circa lo Sforzo, ed Omicidio dell' Ebrea, arfe di grande fdegno contro
di Lui , reputandolo parziale della Plebe , e di fubito fatto di Loro Capo
un certo coraggiofo Uomo detto Sibonio , chiamato per altro nome Ca-,
po di Cane , ordirono contro di Elfo una fiera Congiura : Anzicchè al Lo-
ro partito conduflero ancora Primislao Figlio dello iTenfo Re , il quale in
tal <:ongiuntura fperò di porfi in Tefta la Paterna Corona . Fu il tutto fco-
perto ; e I' avvifato Wincislao per troncare con celerità F ordito tradimen-
to ,fece arreftare il Capo Sibonio , il quale tra tormenti die fuori il nome
di ventiquattro Nobili Congiurati . A tutti Coftoro , quando fiirono con-
vinti , avanticchè condannati folTero , mandò il. Re nella .reipettiva Car-
cere un Pefce cotto per ciaiicheduno , quale fenza Capo , quale parta to
dallo Spiedo , e quale in più pezzi fatto ; il che indizio era della morte »,
alla quale venivano condannati : ed in tal guifa furono tutti morti , e cei-
farono i tumulti originati d^dla sfrenatezza di un Amore impudica» v4/i.olf^
aggiunta all' Offic, Stor,
FAX-
izó ICONOLOGIA
PATTO FAVOLOSO.
PRegato Tereo Re della Tracia dalla fua Conforte Progne Figlia di
Pandione Re di Atene a volerle condurre la Sorella Filomena •, con-
defcefe alle lue brame, e fi portò da Pandione . QiJivi fatta la domanda,
vcdde Filomena, di Lei fi compiacque , deliberò volerla in fuo potere a
qualunque collo .. Furono tante le preghiere , colle quali cercò movere
il Suocero , che finalmente ottenne che gli fofle confegnata la bella Fan-
ciulla . Die le vele al vento , fi partì d' Atene con 1' amato Pegno :
Giunti appena al Lido Tracio , comanda Tereo al Comandante del fuo
Naviglio , che fliccia gettare in acqua tutti i Greci sì Donne , che Uomi-
ni ; Fu efeguito il barbaro cenno . Tereo finge tutta 1' amorevolezza a
Filomena , che era affatto ignara del feguito , la fa entrare in Porto , la con-
duce nella Città, e nel Serraglio, dove altre Donne a'fuoi piaceri tene-
va . Qyivi le dice che per quella notte ripofi , non volendo per allora_j
deftare Progne . L' innocente condotta all' Appartamente additatogli dalle
infami Minillre dell' impudico Re , in quello placidamento fi crede ripofare,
mentre P impuro Amante fopraggiunge, 1' affale, la sforza , la deturpa . L*
infelice , anche dopo il misfatto , alzando al Cielo le ftrida , di Lui moCTe Io
fdegno in guifa , che barbaramente rifolvette tagliarle colle proprie mani la_j
lingua , come fece . Fattala poi racchiudere in una Torre , e fpargcndo
voce che in Mare fommerfa fi era , credeva che il tutto dovefle rellar
nafcofto . Ma la mattina Filomena avendo nella fua Carcere ricamata una
Tela , in cui chiaramente era rapprefentato 1' avvenuto , trovò modo che
quella foflfe recapitata in mano di Progne . Comprefe il tutto 1' amorofa
Sorella, l'adirata Moglie. Prefa 1' occafione delle Felle Baccanali , fi por-
ta all' infame Serraglio , con fé conduce Filomena , fenza che altre ne pren-
dino ombra , 1' introduce alla Reggia . Quivi a Progne prefentatofi un_>
Figlio chiamato Iti non meno fuo , che di Tereo , 1' uccide , lo fa cuo-
cere , e in un Convito al Marito lo prefenta , e dopo che ne ha parte man-
giato gli fa vedere la Teda . Si alzò furiofo Tereo per uccider la Moglie,
ma nel feguirla fii trasformato in uno Sparviero , Progne in Rondine , e Fi-
lomena in . Ufignuolo . Qmià. Metam. hb. 6.
AMPIEZZA DELLA GLORIA.
Di Ce fare I{ipa ,
SI dipinge per tale effetto la Figura di Aleffandro Magno con un folgore
in mano , e con la corona in capo . [ .-i ] Gli
((7) Negli antichi tempi, come afTerifce Plinio , folamente agli Dei veniva accordata
la Corona . Per ftimokre poi ed animare aik Virtù i Valorofi , hirono Inventate
diverfe fpecie di Corone , per mezzo delie quali A'enifTero ad cffer di iinti dagli
altri Uomini .
TOMO PRIMO^ i%7
Gli antichi Egizj intendevano per il folgore 1' Ampiezza della Gloria ? e
Fama per tutto il Mondo diftefa ; effendocchè verun' altra cofa rende maggior
fu'ono t che i tuoni dell' aere » da* quali efce il folgore ; onde per tal ca-
gione fcrivono gì' Iftorici che Apelle Pittore eccellentiffimo > volendo di-
pingere 1' effigie del Magno Aleffandro , gli pofe in mano il folgore j accioc-
che per quello gli fignificaCfe la chiarezza del fuo nome » dalle cofe da lui
fatte in lontani paefi portata i e celebre per eterna memoria . Dìcefi anco,
che ad Olimpia Madre di Alefifandro , apparve in fogno un folgore , il qua-
le le dava indizio dell' Ampiezza j e Fama futura del Figliuolo ,
ANATOMIA
Dell' .Abate Cefare Orlandi .
VEcchia Matrona avanti una Tavola > fopra cui fi miri un Cadavere ,
che viene dalla detta fcarnificato . Abbia al Nafo gli Occhiali , ed
ofTervi attentamente le Incifioni , che vien facendo . Si dipinga con i Ca-
pelli rabbuffati . Verta Bufto e Sottana di color nero , colle maniche flret-
te al polfo della mano , e Grembiale fimilmente nero . Si dipinga il Sole ,
che co' raggi percuota , e penetri nell* interno del Cadavere . Da una par-
te Scansìa con varj Microfcopj, Schizzi, e Ampolle con entro diverfì Li-
quori . Dall' altro lato altra Scansìa ripiena di molti Stromenti Anatomici ,
come
118 ICONOLOGIA
come Corcelli , Seghe ce. Uno Scheletro in profpcttiva . Tavolino coilj
1 eleni, Carta, Calamaro ce.
L'Anatomia, o Anotomla , o Notomia denota propriamente qucll' ar-
tìficiofo tagliamento , che fi fa per 1' ordinario da' ProfefTori di Medicina
delle parti del Corpo Umano dapoi la Morte , per ifcoprirne T ellerni
ed interna di Loro teflitura, componenti, (Ito, azione, e figura.
Una tale Arte poi applicaii eziandio fu di qualunque Animato , Vege-
tabile , e Minerale ; anzi di più una tal voce fi ellcnde parimente a deno-
tare una qualche umana azione , o difcorfo , come appunto allorquando di-
cefi di aver anatomizzata la tale e tale cofa , che vale a dire , di aver
confiderato minutamente ed efquifitamente ii parlare , ferivere , ed oprare
di qualcuno.
10 nella prefente mia Figura intendo foltanto parlare dell' Anatomia ,
come Arte fpettante l' Incifione de' Corpi Umani .
Vien figurata la Notomia nella Perfona di una Vecchia Matrona per
indicare la di Lei eccellenza , ed antichità . Non fi sa precifamente quan-
do , e da Chi aveffe principio : Soltanto fi può francamente alTerire effere
remota la fua origine , e fino da' principi del Mondo . Abbiamo da Eu-
febio , che Manethone antico Autore Egiziano rapporta avere Athotis Re
di Egitto compofto molti Trattati di Notomia . E fecondo la Cronologìa_j
degli Egizi quefto Athothis regnò molti Secoli prima della Creazione di
Adamo . E' innegabile la falfità di tal Fatto , nientedimeno ci da un par-
ticolare lume , onde conofcere , e conchiudere elTer 1' Anatomia una del-
le più antiche Scienze .
11 fapientifllmo Boerraave ijiìtut. Medie. §. ii. difcorrendo de' primi
Autori , e Cultori dell' Anatomìa ci da giufto motivo di credere , e dire,
che a quella daflero occafione Extifpicid Sacerdotum Cadaverum balfamo ccn-
dicndomm mos . Laniena ìpfa, proinoverunt cognitionem Fabrìcx Corporis fani ,
caiifarurnque abdìtarum , & proximarnm tam fanitatis morb'tque , qtum ìpftiis
mortis . Denìque incifio vì'vorum ^ninhiUum in uftts pbilofophicos cìrc. e come
ricavafi da Ippocrate in una fua Lettera a" Dumagete informativa circa lo
Ikto di Democrito, creduto infermo di mente dallo fciocco Volgo degli
Abderiti , con fignificargli , che acmm'.data erant etiam ammalia multa per to-
tum rejè£ìa , e poco in appreflb Exurgens deambulabat , & vijcera >Ammaliunt
injpìciebat : & depopais ìpfis , digreffus , rurfus defìdebat . Su di che interroga-
tone da Ippocrate , ne riportò in rifpofta : Ì^am ammalia hxc qux 'Vid^s
[ inquìt ] hujHs gratix re/eco , non quod odio habeam Opera Dei , fed Bilis na-
turam , ac Sedem quxrens .
Ha avanti una Tavola , fopra la quale fi mira un Cadavere , che viene
fcarnificando , per dimoftrare l'azione propria del Notomifta , che è l'ap-
prendere da tali incifioni la cognizione che richiede una tal facoltà .
Gli Occhiali , che le fi pongono al Nafo denotano 1' acutezza di villa,
che v* abbifogna per minutamente diftinguere tutte le più tenui particelle
del Corpo , e 1' olfcrvarc attentamente , fpiega 1' attenzione ed il gravii_*
oenfiero , che vi fi ricerca . Che fimil geilo fia indizio di un fiifo penfire
non
TOMO PRIMO, ^ 119
non è malagevole il provario . I Latini per efprimere V attenzione grande,
fi fervi vano della frafe =3 Fixh oculis intueri =! onde Cicerone prò L.
Fiacco =s \Jt totam caufam , qua?» maxime attentìs , ut ajunt , ocuUs acerrimi
contempi aminì . Abbiamo anche nelle Sagre carte Job. e. ly. v. iz. ^MTe
elevai Cor tmim , Et quafi magna cogitans attonitos habes oculos ?
E parimente apprelTo gl'Italiani 1' Ariofto Canto 19, Stanza 95. ,
Trar fiato , bocca aprire , batter occhi
7^07ì fi 'vedea de'' ^guardanti alcuno «
Tanto a mirar a Chi la palma tocchi
De' dm Campioni intento era ciafcuno ,
SI dipinge con i Capelli rabuffati 1 per dimoftrare 1' orrore j che natu-
ralmente incute una tale necefl'aria sì , ma crudele carnificina . È' troppo
proprio che la Natura Umana fi rilenta al disfacimento di feftefTa . Giudi-
ziofamente Dante da quello rabbuffarfi e drizzarfi di capelli , quafi caporiz-
zare ■, formò 1* accapricciare , o raccapricciare ; dicendo nell' Inferno Canto
14. dove parla di un Fiume dì Sangue .
Lo cui rojfore ancor mi raccapriccia .
E nel Canto 22. del medefimo Inferno »
Io vidi , ed anche H Cuor mi s' accaprìccta .
Ed invero convien confeffare che è necefTario a tale Efercizlo un ani-
mo , che fappia fuperare feftelTo . Non fìiprei preftare tutta la credenza a
ciò che fi raceonta di Erofilo , ed Erafiftrato » i quali fi ha che viveCfero
o fotto Tolomeo Sotero , o fotto Tolomeo Filadelfo , amantiflìmi delle_»
Scienze , e Promotori della Cognizione della Storia Naturale . Quelli eb-
bero coraggio per invelligare la Natura ,di notomizzare Uomini ancora vi-
vi » L' autoriti di molti gravi Autori , e fra quelli di Celfo , danno al rac-
conto grave pefo . Erofilo , ed Erafiftrato incifero vivi parecchi Delinquen-
ti condannati a morte > che i Re cavavano dalle Prigioni per rimetterli
nelle Loro mani .
Si velie con Bullo » e Sottana dì color nero , colle maniche flrette al
pollo 5 per indicare nel colore il terrore , che apporta la Morte > e per
elTere il nero apprelTo Noi fegno dì cofa tetra , quale appunto fi è I' in-
cidere i Corpi . Con Bullo poi , e Sottana , cioè in Abito kggiero , e_j
colle maniche llrette al polfo s e Grembiale , per ilpiegare la diligenza «
1' attività » e la fpeditezza che fi ricerca nella Meccanica di tale Arte .
Sì figura il Sole » che co' raggi percuota e penetri nell' interno del
Cadavere » a cagione d' indicare , che all' occhio del Notomilla devono e{~
fere patenti e chiari i più reconditi nafcondigli del Corpo Umano ; e per
fignificare ancora che come il Sole fcuopre alla nollra villa ciò che ci è
neceifario-» cosi l'Anatomìa fvela agli occhi del Medico, o Chirurgo ciò
che fa duopo che fappia intorno ki confervazione , e riparo a* dilbrdini
della Natura . Di più ; come il Sole co' fuoi raggi illuftra il Mondo , cosi
una tale Scienza nobilita la Medicina in modo , che fenza Elfa , dicano gli
Oppofitori ciò che più Loro aggrada , non merita 1' attributo di Eccellen-
te , ed Iliullre . Poveri quegl' Infermi , che la Loro fventura li conduce_a
R alla
i^o ICONOLOGIA
alla cura di Medlcaftri , che abbondando di un' inlìpida verbofà eloquenza»
fu quella fondano tutto il Loro valore » e fu quella affidati -, fenza avere un
principio di cognizione Anatomica * temerari fi accingono a delle cure » empi
non temono di farfi , perchè febbene impunemente appreflb il Mondo» rei
nondimeno apprelTo Dio di più e più omicidi . Ed invero , effendo ie_^-
Parti interne del Corpo Umano foggette a vari e divcrfi accidenti » e
malori » come potrà 1' Inefperto d' Anatomia » fenza conofcerle » ordinare i
convenienti rimedi ? Quando s' ignori la fituazione di ciafcuna delle Vifcere »
come diitinguere da che procedino i dolori , le fmanie » le contrazioni? Trop^
pò a ragion.* ciufcuno di Coitoro merita Tamaro motteggio di Marziale lA,
l, E^ig. 41.
Toupet erat Mediciu , nunc efl VefpìUo Dìaidust
^od VefpìUo facit » fecerat & Medicus .
Come altresì troppo a torto da taluno in generale fi condanna la Me-
dicina ì come una Impoftura . Dalla ragione fi dilunga Coftui, e moflra non
aver lette le Sagre Pagine , nelle quali cosi T Ecclefialtico cap. 38.
Honora Medidtm propter necejjìutem : etenìm illum crewjit ^Itijjìmtu .
\/i Deo rfl enim omnis medda , e degna è di remunerazione . Et a I{ege ac-
cipìet donationem . Di quanto pregio fia » e qual gloria apporti a Chi bene
1' efjrcita , fi fegua pure a notare . DìfdpUna Medici exalubit Capta illins » &
in conlpeElt Mapjutonim coUauduhitur .
Ma lenta fé meritevol fia del nome di Prudente Chi la Medicina di-
Iprezza . ^Itiffìmus crewjit de terra Medicamenta » & vir prudens non abhor-
nbit illa .
Ed eflendo la Notomia la principal Cognizione , onde fi perfeziona » e
viene illuminata la mente del Medico » per fondatamente e rettamente ope-
rare , non fenza ragione alla di Lei Immagine fi aggiunge 1 come abbiamo det-
to, il Sole , fui riHelfo che quale appunto Eifo la Terra » ferve la Noto-
mìa ad illullrare la mente di quei ciechi maligni Spiriti ■> che al Cafo at-
tribuifcono , ciò che Eterna incomprenfibil Provvidenza Divina difpofe nella
formazione dei Corpi animati. Belli/fimo mi fembra » e al noltro propofitoil
Sonetto di Michele Brugueres > che ftimo bene il qui rapportare .
Vidi l' xJom come naj'ce , e Chi foflìene
Del freddo Cranio il neceffario ardore ^
Donde i neriii ramojt nfcendo fiore
Son delle r.iembra mie falde catene .
Vidi per quali Jìrade il Sangue viene
Isella Fucina a ribollir del Cuore »
E per l' .Arterie il confermato umore
Con perpetuo girar torni alle Vene ,
Vidi pronto a nutrir Chilo vitale ,
E come prenda un fomiacchiofo oblìo
In sì bella prigion l' ^Ima immortale .
Venga Chi pofcia ha di mirar defio
V Eterna Vrovvidenza in Corpo frale »
E acervi l' Vom Chi non conofce Iddio. ANI-
TOMO P R IMO, 151
ANIMA RAGIONEVOLE E BEATA.
Dì Cefan S^,
Donzella graziofilTiraa . Avrà il volto coperto con un finiflìmo e tra-
fparente velo . Avrà il veftimento chiaro e lucente ; a gli omeri
«n paro di ali, e nella cima del capo una Stella.
Benché 1' Anima , come fi dice da' Teologi , fìa Sollanza incorporea
e immortale , fi rapprefenta nondimeno in quel miglior modo che I' Uomo
legato a quei fenfi corporei con l' immaginazione j la può comprendere , e
non altrimenti , che fi foglia rapprefentare Iddio , e gli Angeli j ancorché
fiano pure Softanze incorporee .
Si. dipinge Donzella graziofiffima , per efler fatta dal Creatore j che è fon-
te di ogni bellezza » e perfezione a fua fimilitudine .
Se le fa velato il vifo per denotare » che Ella è , come dice S. Ago-
ftino nel lib. de definii. xAnìm. ; foftanza invifibile a gli occhi Umani , e for-
ma foftanziale del Corpo , nel quale Ella non è evidente , falvo che per
certe azioni ellieriori fi comprende .
Il Vertimento chiaro e lucente è per denotare la purità » e perfezione
della fua effenza.
Se le pone la Stella ibpra il capo, eCfendocchè gli Egizj fignificaro-
R 2 no con
iji ICONOLOGIA
no con la Stella 1* immortalità dell* Anima -, come hfcrifce Plerio Valc-
riano nel lib. 44. de* fuoi Geroglifici .
Le ali agli Omeri denotano cosi 1' agilità « e fpirinulità Tua « come Ul-
cera le due potenze intelletto « e volontà ( 4 )
ANI-
C a ]Dal P. Ricci viene dimoftrata 1* Anima ragionevole Donna di vago affetto ,
fnella nel enrpc , e 'vaga7nente vefiita . In una mano avrà uno Sparviero , Falcone , e
tiell' altra una Carta di numeri . A' Piedi le farà una Tortora su un Ramo . Donna
col Veftimento vagOj per effer Creatura più di o«ni altra bella , colma di grazie
e doni . SneJla di Corpo, per 1' agilità e velocità deJie fue potenze in far le Lo-
ro azioni . Tiene in una mano il Falcone , clic è Uccello veloce al volo , e rap-
prefenta V abilità di Lei in muovere il Corpo , ed in oprare le azioni fpirituali ;
ed altresì, perchè Egli è Uccello di rapina , fi paragona all' Anima , che tofto che
intende alcuna tofa ,' r apprende , quafi rubandola , e per tal' animale Pierio Va-
leriano dice, cì.e gli E^'i-j-intendelTero 1* Anima ragionevole. La Carta di numeri
per fegno , che in Lei li numerano tuni i gradi dell' efl'cre , tutte le pert'ezioni ed
eccellenze di tutte Je altre Creature . La Tortora, percn'è dicefi che Ella ami tan-
to il Compagno , che fé per cafo lo perda , no;i fi accoppia più con altro , de-
notando r inclina2Ìone grande che »? ira 1' Anima e il Corpo .
L' Anima giulta . Donna Gi.vant dì va^hilftmo afpctto . Tenva innanzi piò Cerone fa
Je quali fia una Croce . Ha d' appreso un Campo tutto infiorato , e fptùalmente con
una pianta di Nardo . In una mano tiene una bilancia , e nell' altra una cbiave di
oro , facendo fegno di voler aprire qualche cofa . Di vago afpetto ,per la gran bel-
lezza ciie le reca la giuftizia , e 'i buon operare . Giovane , per la tortezza del-
lo fpirJto, e perle imprefe magnanime che opera per piacere a Dio . Le varie
Corone accennano le lue molte virtù , quali la rendono degna di Regni ed Im-
perj . La Croce denota la particolar 'benedizione , che le da il fuo Dio, oppur
la vivacità della fede , e fperanza del Cielo . Il Campo infiorato , ed il Nardo
fono Simbolo dello fpirituale odore, che fpira un' Anima tale . La Bilancia, per
fegno che 1' Anima giufta fla ponderando giuilamente tutte le cofe . La Chia-
ve , colla quale fa fegno di aprire, denota ciie le Anime giufte , per mezzo della
Grazia, aprono il Cielo a Lor volere .
L' Anima Penitente . Donna con manto negro e luttuofo , tutta piangente , e in at-
to di camminare . Da un lato fi veda un Orto con varj rufcel i di acque , tèe l' in- %
naffiano , the perciò vi germogliano bellijfme Piante . Dall' altro un Albero fecce , da
cui piedi forge un verde Ramufcello . Il Manto nero denota il lutto per il penfiero
della perdita del diletto Spofo Crifto . Le lagrime, il dolore . L'atto del cammi-
nare, perchè lafcia il peccato, e s' incamina per la ria del Signore a cagion di
trovarlo . L'Orto colle Piante irrigate dalle acque ,fignificano le buone opera-
zioni , che fanno crefcere le Virtii . L' Albero fecco da' cui piedi forge il Ra-
mufcello verde , •" fignificativo che 1' Anima avendo per il peccato perduto il fom-
mo Bene , col pentimento lo racquifta .
L' Anima Contemplativa . Donna che abbìc Chioma di oro accomodata con artìfi-
tto . Tenga in braccio varie ccfe , come una Corona , una Tejta di morto , una Crete,
Tina Lancia , C'Acdì , Martelli , ed altri Strumenti , quali raccb'.ude caramente nel pettt .
yivrà avanti una Sedia , e fette i piedi Scettri , Corone , ed altre cofe da piaceri , co-
me Duto , Argento , ed Oro . Terrà neha l'ejìe mclte mani , e piedi dipinti . Le vo-
li vicino una Colomba . La Cnioma di oro denota i bei lanti e celefli penfieri . I varj
Stromenti che tieoe in braccio^ come la Corona^ è la contemplazione del Regno de'
Cieli
TOMO PRIMO, 155
ANIMA DANNATA.
Dì Cefare mpA ,
Occorrendo fpeffe volte nelle Tragedie « e Rapprefentazioni di Cafi fc-
guiti e finti , si fpirituali , come profani introdurre nel Palco l' Ani*
ma di alcuna Perfona -, fa di meftìeri aver luce ■, come Ella fi debbe vifi-
bilmente introdurre . Pertanto fi dovrà rapprefentare in forma e Figur*
Umana , ritenendo l' effigie del fuo Corpo . Sarà nuda i e da fottilifllmo e
trafparente Velo coperta, come anco fcapigliata, ed il colore della Car-
nagione di lionato fcuro » ed il Velo di color negro .
L* Anima dal Corpo feparata i effendo fpirituale ed incorporea « non
ha dubbio » che non le conviene per fefteOTa figura i formazione , ed altre
qualità , che alla materia folamente Itanno attaccate ; tuttavia dovendo que-
lla Rapprefentazione farfi objetto de' Senfi Corporali , fiamo allretti di
proporcela avanti , fotto forma medefiraamente corporea , ed accomodsiro
ancora la cofa intefa al nollro concetto .
Dunque fé le da la Figura Umana con quella licenza » colla quale ordi-
nariamente fi dipingono ancora gli Angioli , e perchè 1' Anima da forma_j
al Corpo , non fi può immaginare Ca d' altra Figura : febbene Tappiamo
Ella , come fi è detto di fopra , non eflfere da quelli termini materiali cir-
cofcritta . Riterrà dunque T effigie nel fuo Corpo per eifere riconofciuta »
e per accofiarfi a quello, che fcrivono diverfi Poeti» tra gli altri Virgilio
nel 6. quando fa di' Enea vada nell' Inferno » e riconofca molti di quelli
de* quali aveva cognizione in quella Vita , e Dante nel cap. 5 . dell' Inferno ,
Tofcia ì eh' io <vì ebbi alcun riconofciuta .
Dlcefi anco meglio conofcerla » fé le abbia a dare altri fegnall della
fua condizione ì perchè talvolta occorrerà rapprefentarla con diverfi acci-
denti , come per efempio » ferita , o in gloria , o tormentata , ec. Ed in
tal cafo fi qualificherà in quella maniera ì che fi conviene allo fiato , e_9
condiiione fua .
Dipingefi ignuda , per effere Efla per fua natura fciolta da ogni impe-.
diraento corporeo , onde il Petrarca nella Canzone Italia mia j cosi diiTe .
Che l' ^Ima ignuda , e fola .
Ed in altra Canzone , il principio della quale ,
^ando il foave mio fido confono :
Seguita
Cieli . la Teda di moftò della morte . La Sedia denota il Giudizio univerfale-»
confiderato dàlie Anime fpirituali . Ha fotto i piedi Scettri , Corone &c.e perchè
una tal' Anima difpergia f beni di quefto Mondo , e folamente fi da alla me-
ditazione di eterni beni , Le molte mani e piedi dipinti nella Vefte , fono firn-
bolo delle noftre azioni . La Colomba volante denota ctie 1* Anima contemplativa
fempre s' inalza colla mente al Cielo .
134 ICONOLOGIA
Seguita » e dice .
Spirto ignudo ì ec.
E nel trionfo della Morte cap. i.
eh' ogni nudo [pino •, ee.
I capelli fparfi giù per gli omeri (à) non folo dimoftrano l' infelicità,
e miferia delle Anime Dannate , ma la perdita del ben della Ragione e
dell'intelletto; onde Dante nel cap. 3. dell'Inferno, cosi dice.
'hlpt fem <uen:itì al luogo , cj' io t* ho detto ,
Che 'vederai le Genti dolorofe^
eh* hanno perduto il ben dell' intelletto .
II colore della Carnagione , e del Velo che circonda , flgnifica la pri-
vazione della Luce e Grazia Divina . Però diflc Dante nel cap. 3. par-
lando della forma , e fito dell' Inferno , che alla Porta di quello vi fia_o
fcritto , lafciate ceni fperanza , Voi eh* entrate , (^)
ANI-
(a) La Chioma incolta e fparfa è indizio di gran dolore , e furore. Virgilio
y£"w/(/. Jii>, 4. nel defcrivere Donne eccitate a gran furore diffe :
,. furits accenfas peiìore Matrti
liU?n onincì Jimttl arder agit noia quarere tetis ,
Deferirne Aomoi , -venth àant colla , cotnafque .
Ovvidio parimente fii di quefto gefto oflervatore , come appreffo di Lui in mol-
ti luoghi fi vede : Parlando di Medea nell' Epift. 6.
Per tumuìoi errai fparjìt difdnila capiìHs
E neli' Epift. 9.
Non venti ìncultìt captarum more capìlìit ,
Fortnìiam ^uìtus fajfa legenda fnos .
L' Ariofto nel Canto ^8. St. 97.
Come che in "vifo palììdq , e fmarrita
Sia la Donzeììa , ed abita i crini ìncontì.
Properzio nel lib. i. Eìeg. z. parlando di Calipfo addolorata per la partenza
di Uliffe . AIuìios Illa dìes inccmpiis mafia capillis
Sederai ìnjuflo mulia ìocuta falò .
( ^ ) Si figura dal P. Ricci 1' Anima dannata Benna nuda coperta neììt Parti pu-
dende , panca e ìajfa . In mano tenga una Caria eòe dica : Amisimus omnia . Sta
clrccndaia di fìat/ime . In tin lato fa un Leene celle fauci aperte , e denti tnfanguinati .
Abbia appreso un "vafo di creta cotta fpezzato in più pezzi . Dall' altra parte vi pa-
no balze e rupi precipitcfe , e fopra un Legno fecto con molti Animali •selencp . Ignuda,
per la perdita della Grazia , e privazione di Dio . Stanca e lafla con carta in
mano col Motto Amisimus omnia , perchè la mifera ha perduto Iddio che è il tut-
to . Circondata di fiamme, perchè condannata in fempiterno a pagare la pena de*
fuoi errori . Il Leone colle tauci aperte accenna la voragine deh' Interno , e i
denti infanguinati denotano 1' ira di Dio . Il Vafo di creta cotta fpezzato rap-
prefenta le varie pene che ha nell' Inferno j ovvero ficcome un Vafo di creta
cotta non può più accomodarfi , né è atto più a fervire , così fuccede delia mi-
fera anima . Le Balze , Rupi , ed Animali velenofi ombreg?iano la diverfità del-
le Creature , che hanno a tormentarle . Il Legno fecco denota che mai più è per
riacquiAars la Divina Qrazia perduta.
TOMO PR r MOi isi
ANIMO PIACEVOLE, TRATTABILE, ED AMOREVOLE»
UN Delfino , che porti a cavallo un Fanciullo . Sebbene Plerlo Vale-
riano,per autorità di Paufania, attribuifca al Delfino il Umbolo di Ani-<
mo grato » perchè in Profelene Città della Jonia, eCfendo chiamato un Del-
fino per nome Simone da un Fanciullo , foleva accollarfi al Lido verfo quel-
lo» e accomodarfegli fbtto per portarlo a fuo piacere » perchè fu da quel
Fanciullo tolto dalle mani de* Pefcatori > e medicato di una ferita che gli fe-
cero , nondimeno noi 1' attribuiremo ad Animo Piacevole e Trattabile ,
perchè il Delfino è piacevole verfo l'Uomo , non per interefle alcuno de'
benefizi ricevuti, o da riceverli, ma di fua propria natura, ficcome l' iftef-
fo Valeriano con fue proprie parole conferma , citando Plutarco in cotal gui-
ù. ^Admìratur "Pliitarcus tantum animalis iflius humanhatem , fìqmdem non edi4-
catione , 'velutì canes , Ó" equi, non ulla alla necefftne, veliai Elephantì , Tanthem-
que , (ìf Leones ab hominibus liberati , fed genuino quodar» affetti [ponte junt hn-'
mani generis amatores . Dunque fé fpontaneamente di naturale aifetto fono
amatori del genere Umano , non fono per gratitudine de' benefizi ricevuti ;
e che fia il vero, leggefi preflb altri Autori , che li Delfini hanno fattoi*
ifl:e3b, che narra Paufania con altri, da' quali non hanno mai ricevuto be-
nefizio alcunoi né benefizio chiamerò il buttargli delle miche di pane , che
per
i3<5 rcONOLOGFA
per ifcherzo fi buttano, e non per alimento; perche il Delfino non fia bìfo-
gno di quello , fapendofi procacciare nell' ampio Mare il vitto da fé tleifo i
e fé ha portato Perfone , non le ha portate per gratitudine, ma per piace-
vole domeftichezza ; il Delfino ha portato varie Perfonc indifferentemente t
folo perchè è di natura piacevole, trattabile, ed amorevole verfo l'Uomo.
Per il che fi riferifce da Solino cap. 17. ovvero 22. che nel lido Affricano
apprefTo Ippone Diarrito , un Delfino fi laffava toccare con le mani , e fpef-
fé volte portava fopra della £chicna tutti coloro , che ci volevano cavalcare;
tra gli altri Flaviano Proconfole dell' Affrica egli proprio lo toccò , e i*
unfe di unguenti odoriferi ; ma dalla novità degli odori fi fiordi , e fiettc-»
fopra acqua , come mezzo morto , e per molli mefi fi attenne dalla folita
converfazione; dal che fi comprende , che non per interelfe di cibarfi , ma
folo per piacevole converfazione gli gufiava trattare con gì* Ipponefi . Di
più riferifce Solino , e Plinio inficme nel lib. 9. cap. 8. che nel tempo di
Augulto Imperadore, un Fanciullo nel Regno di Campania adefcò un Del-
fino con pezzi di pane , e tanto con quello fi domefticò, che ficuramente nelle
mani gli pafceva, pigliando da quefl^a ficurtà ardire il Fanciullo , il Delfi-
no lo portò dentro del Lago Lucrino ; e non folamente fece quefio , ma lo
condulfe da Baja fino a Pozzuolo , e ciò perfeverò per tanti anni « che_>
n' era giudicato miracolo , ma morendo il Fanciullo , il Delfino per troppo
defiderio innanzi a gli occhi di ciafcuno morì di dolore ; e quefio fi con-
ferma per lettere di Mecenate e Fabiano. Egefiderio poifcrive, che un'al-
tro Fanciullo chiamato Ernia portato medefimamente a cavallo per aJto Ma-
re da un Delfino , fu da una repentina tempelta fommerfo , e cosi morto»
il Delfino lo riportò a terra « conofcendo efler fiato egli la cagione di quel-
la morte , non volle più ritornare in Mare , ma per punizione volle anch*
egli morire , fpirando al fecco ; poiché li Delfini iubito che toccano la ter-
ra muoiono 5 fegno in v«ro di natura piacevole, trattabile» ed amorevole.
ANNO.
Dello Stejfo .
UOmo di mezza età colle ali agli Omeri » col Capo , il Collo , la
Barba , e i Capelli pieni dì neve e ghiaccio , il petto , e fian-
chi roffi , e adorni di varie fpighe di grano , le Braccia verdi , piene
di più forti di fiori , le Cofcie , e le Gambe con grazia coperte di gra}^
pi e frondi di Uve . In una mano terrà un Serpe rivolto in giro , che fi
tenga la coda in bocca . Neil' altra avrà un chiodo.
Si dipinge alato con 1' autorità del Petrarca nel Trionfo del Tempo «
ove dice .
Che 'Volati /' ore , / giorni , gli anni, e i mefi .
L' Anno , fecondo 1' ufo commune, comincia di Gennajo , quando il ghiac-
cio , e le nevi fono grandìflime , e perciò gli fi pone la neve in Capo ;
e perchè ■ la Primavera è adorna di ogni forte di fiori e d' Erbe , e le
cofe
tOAio p R r M a. 157
cofe"in quel tempo fatte cominciano in un certo a fvegliarfi, e tutti fan-
no più vivamente le loro operazioni > e però fé gli adornano le Braccia
nel modo fopradetto .
L' filiate per efler caldi grandiffimi , e le Biade tutte mature « fi rap-
prefenta col petto , ed ì fianchi rolfi -, e con le Spighe .
L' Uve nelle gambe moftrano 1' Autunno, che è P ultima parte dell' Anno.
II Serpe polio in circolo , che morde la coda , è -antichiffima figura dell*
Anno ì perciocché 1' Anno fi rivolge in fefleflb , ed il principio di un'
Anno confuma il fine dell' altro > ficcome pure quel Serpe ridotto in fornia
di circolo fi rode la coda ; onde Virg. nel 2. della Georg, cosi dilTe ,
Fronde nemm -, redit agricolis lahor afìus in orbem t
^tqm in fé fita per 'vejìigia "johitur annus .
Scrive Selto Pompeo , che gli antichi Romani ficcavauo ogn* Anno
nelle mura de' Tempi un chiodo -, ed al numero di quei chiodi poi nume-
ravano gli Anni ; e però fegno dell' Anno fi potrà dire che fiano i chiodi ,
^nno .
_ . Omo i maturo » alato » per la ragione detta . Sederà (opra un Carro con
li_J quattro Cavalli bianchi , guidato dalle quattro Stagioni , che fono par-
ti dell* Anno , le quali fi dipingeranno cariche di frutti » fecondo k diver-
lità de' tempi .
u
APO-
1^8
ICONOLOGIA
APOSTASIA
DeW K/ièate Cefare Orlandi .
^<^u^7f^à£i-'
DOnna di capello rofso » Occhi concavi e piccioli * e Nafo corto .
Veftirà lungo e candido abito » quale nioftri con una mano di fquar-
ciare e trarfi di doGTo ; con 1' altra fi tolga dalla Telta una Corona tef^
futa di palma , e mollri di gettarla in terra . Si rapprefenti in atto di
camminare con pafso ineguale e timorofb . A* piedi abbia un tralcio di
Vite j fiaccato dal fuo tronco .
Il Greco Vocabolo Apoftasla fignifica Rinegamento della propria con-
dizione » e flato 1 e mafsime di Fede , e Religione ; e di quella intendo
Io ragionare nella prefente Immagine . E' la
Femmina , cofa mobil per natura.
Tiu che fru[chetta al Vento i e più che cima
Dì pieghevole Jpica . Aminta del Taiso Atto i. Scena 2.
Onde per quello difetto femminile figuro 1' Apollasia Danna, per dimo-
ftrare la volubilità , ed infame incollanza dell' Apoftata , che abbandona la
Religione .
Sono i fuoi Capelli rofsi » per efser quelli, fccond:) Monfig. Giovanni
Ingegneri nella fua Fiibnomla naturale , indizio di non perliilere nelle pro-
mcfse, e di pofporrc la data fede ad ogni fuo interefsc.
Gli
r M p R r M 0, .139
Gli occhi concavi e piccoli, per fentimento dello ftefso Ingegneri > del
Porta» e di tutti i Fifonomiiti , fono fegni dell' Uomo' malvagio , e tra-
ditore .
Il Nafo molto piccolo , afserifce Gio: Battifta della Porta nel Libro
fecondo della Fifonomia dell' Uomo , denotare mutabilità di parere » CJ
Adamanzij Io da per fegno d' incoftanza di propofito .
Si vefte con lungo e candido Abito -, quale moftra di far in pezzi 1'
e fpogliarfene , per denotare nella Candidezza la purità della nollra Santa
Religione , e nel laceramento e fpoglio , il difprezzo e 1* abbandono di
quella .
L' atto di toglierfi dalla Tefta la Corona di Palma, e gettarla in ter-
ra , fignifica difprezzo e privazione di dignità . E qual maggior dignità di
quella del Cattolico Erede del Regno de* Cieli ? Qual maggior difprez-
zo , che quello di abbandonarla ; qual maggior privazione , che perderla per
fempre ? La Palma da Pierio Valeriane è data per Geroglifico della Vita
de' reiigiolì Crilliani , ed è in effetto la Palma Simbolo della Chiefa di
Dio.
Cammina con pafso ineguale e timorofo , per efsere quello un atto
che fcuopre un animo fconcertato, incoltante , mal difpofto , e lacerato
dagl' interni rimorfi , Seneca in Tro'verb. fcrifse : Maximum inditium mala,
mentis eli ftuSiuatio , e Saluftio de Conjurat. Catìl. lo taccia di quefto vi-
zio , e fa da quello apparire il fuo mal comporto animo .Avimm impums
Dìis , hominibufq; infeflus , neq. vigiliìs , neq. quietibus fedari poterai : Ita con-
Jcientia mentem excitatam vaflabat . Ed in fatti , come mai quieto può vive-
re il facrilego defcrtore , come toglierli dalla mente 1' abbandonata Reli-
gione ? Faccia ancora acquifto delle maggiori Dignità del Mondo , non per
quefto di nulla godrà , accrefcerangli anzi fmania , gli fi aumenterano an-
zi cosi tetri penfìeri , e di morte , di Giudizio , e di eterna pena , che
gli rincrcfcerà 1' efsere tra viventi , E' vano il penfare , che i nuovi fen-
timenti di altre Religioni , badanti flano a quietarlo. Ciò è impofsibile :
ancorché procuri a tutta pofsa ingannar fé ftefso , con fortiiìcarfi ne' fuoi
errori , nientedimeno di volta in volta 1' ombra ancora di un minimo dub-
bio farà per efso un crudelifsimo ineforabile Carnefice .
La Vite e fimbolo della Chiefa di Criito , quale ci dice =: E?o fum
Vitis vera, & 'vos pdmites c= Joan. ly. v. 5. Gesù ci chiama tralci delle
Viti ; giacché giufla la fpiegazione di Origene , il tralcio congiungendofi
colla vite , reilando ad efsa ataccato , fi afsicura dal cadere , ad onta de' Ven-
ti e delle Tempelle . Cioè , i Cattolici Ihuido uniti alla fìmboHca Vite ,
che altro non è che GESÙ' , non temono di efsere abbattuti dai Venti e
dai Turbini , eccitati dai fenfì , e dagl' infmi appetiti ; onde fperano il
premio della Vita eterna, promefso a Chi non cade. A quelle belle fpc-
ranze rinunziando i Ribelli , ficcome fono feparati dal loro vero foilegno 1
cosi caduti , fono condannati ad efser pafcolo del fuoco eterno , e perciò
vengono figurati nel tralcio , dal fuo tronco fiaccati e recili .
S a FATTO
140 ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
Giuliano Imperadore , detto I' Apoftata , da feguace di Crirto , ne diven-
ne il maggior Perfecutore -, e tanto fu più grave la di lui Perfecuzio-
ne centra i Criitiani , quantocchè , più che per tormenti •^ per mezzo di doni,
di lufinghe , magiilrati •, e dignità procurò far loro abbandonar la Fede , e
fagrificare a falfi e bugiardi Dei . Nella Guerra da Lui intraprefa contri
i Perflani , avanti che fi accingcfse al combattimento » fece empio voto a
fuoì Dei t che fé otteneva vittoria , avrebbe Loro fatto Sacrificio col fan-
gue di quei Cattolici , che avefsero negato adorarli . Punì però Iddio co-
tanta perfidia , giucche mentre Egli era col fuo Efercito in cammino , ca-
duto in un' imbofcata de' nemici , fu da invifibile lancia colpito , ond' efcla-
mando = Fincefli , o Crijio Gallileo s: tra le beltemie fpirò P anima inde-
gna . S, Girolamo neW addizione alla Cronic. di Eufeb, I{ujfin. nel io. della
Stor» Eccl, j e S. Jfidor. &c.
APPETITO.
Di Ce/are B^pa .
Euridice , che camminando , un Serpe le morda un piede « fignificx
( come narra Pierio Valeriano nel Uh. 59. ) 1' umano Appetito , il
Quale gli affetti dell* animo ferifcono ed impiagano ; imperocché i pie-
di , e maflime il calcagno > fono Geroglifico delle noftre terrene cupidità ;
e però il noftro Salvatore volle lavare i piedi de' fuoi Difcepoli, accioc-
ché dagli affetti terreni li mondafse e purificafse , ed a Pietro , che non
voleva che lo lavafse , diise : fé io non ti lavarò , non avrai parte_5
meco . E nella Sagra Genefi fi legge ' che Dio difsc al Serpente : Tu ten-
derai infidie al fuo Calcagno . Li Greci ancora finfero > che Achille da__s
Fanciullo attuffato nell' acque della Palude Stigia , non poteva in parte
alcuna effere ferito , fuor che nei piedi » i quali non erano fiati lavati ;
lo finfero per manifeftare eh' Egli farebbe fiato perfettamente forte e va-
lorofo , fé da' propri affetti non folTe fuperato e vinto 1 né da quefio fen^
timento è lontano quello che dicono di Giafone , che mentre andava a tor-
re il Vello d' oro , perde una calza in un Fiume » il quale folo tra tutt' i
Fiumi del Mondo da niun vento é offefo ; che vuol dire •» mentre che fe-
guitava la virtù,- e I' immortalità fu di q,ualche parte de' fuoì affetti privo,
e Virg. lib. 4. fcrive , che Didone quando era per morire , fi fcalzò di
una calza , con quelle parole .
Ipfa. mola , manibufij; piis altana juxta
IJnum exiita pedem •vinclis , in vefie recinga ,
Tejlatur moritura deos , &■ confcia futi
Sidcra :,.....
E quello fignifica , eh' Ella era fpogliata e libera del timore della
morte , che è un affetto fignificato per il piede fcalzo . AP-
TOMO P R IMO,
APPLAUSO DE» SAGGI.
Dell' uibate Cefare Orlandi ,
141
"Omo di età matura in abito Senatorio, Stia apprefso una gran Bilan-
cia, fulla quale attentamente guardi, e mòllri di peCire varj libri , ed
armi prefentatigli da un Uomo , che a lui (Ha vicino . Con la flnilìra por-
ga al detto Uomo una Corona di Lauro , alla quale fia avvolto un Cartel-
lo col Motto Gloria majomm , Tofìeris Lumen ,
Quanto non è da far cafo delP Applaufo del bafso Popolo , altrettanto
deve chiunque procacciarli 1' Applaufo de* Saggi , giacché Egli è il dolce fol-
lie vo alle miferie ed alla brevità della noftra vita*. Cosi a maraviglia al fuo
folito la {piegò 1' Oratore Romano Philip. 24. Brews vita data eji , & me-
moria bene redditte <uitte fempiterna , ed altrove prò Marc. T^on vita h^c dicen-
da efl , qux Spìritu , & Carpare continetur , ìlla [_ inquam ] illa e/l <vita , qu£ <ui-
get memoria facdorum omnium , quam pofieritas alit , quam ipfa /sternitas fem-
per intuetur . Lode che proviene da Gente afsennata è un Teftimonio irre-
fragabile del noftro retto operare ; e correndo a noi 1* obbligo di fare il
noftro viaggio per la via di virtuofe azioni , in confeguenza ne viene
che cattivarli dobbiamo de' Buoni , e de' Saggi il favorevole applaufo ; e
quella è quella Gloria che defìderare fi puote , fi deve . Gloria cupiditas
non nmnquam bona ejl. Div, ^ugufl, lib. 51 de Civit. Dei cap. 13.
Si di-
14=
ICONOLOGIA
Si dipinge Uomo di Età matura , per efsere quefta 1' Età , che meglio
riflette» meglio confiderà, dilHngue meglio di qualunque altra Età i veri
meriti , e ne può fopra formare retto giudizio .
In abito Senatorio, per dimollrare la faviezza ; giacché per l'ordinario
air onore del Senato fi fcelgono Uomini di conCderazione giulta , ed Uomini ,
che dovendo fu gravi cure della Repubblica invigilare , devono efsere in
un configlio più che maturo .
Sta apprefso una gran Bilancia , fulla quale attentamente ofserva , e mo-
fira di pelare varj Libri ed Armi prefentatigli da un Uomo, che a Lui
è vicino, per denotare che i meriti, onde l'Uomo giunge a guadagnarfi
si beli' applaufo , devono ben ponderarfi . I meriti, fi figurano ne' Li-
bri , e nelle Armi , perché G\ori£ ìtìnera dm. Scilicet pacis , & belli . Sa.-
liifì. in Conjurat, Catil.O per mezzo delle Lettere , o per mezzo delle Armi fi
giunge alla Gloria ; e perciò deve ben vederfi , prima che Uomo fi reputi
degno di vero applaufo , quanto in quelle vaglia , quanto in quefie . Acca-
de che per lo più 1' apparenza inganni . Pur troppo vi fono fiati , e vi
fono degi' Impoftori , che a forza di fecondi abbondanti ciarle , o di efferfi
delle altrui fpoglie velHti , hanno rapito , dirò così , quelle lodi , per quei
dovuti biafimi , che Loro fi dovevano . Pur troppo ancora un fortuito for-
tunato fuccefso ha fatto più volte apparire un Grifone qualche vile
Martano .
L' utile , che dall' applaufo de Savj procede » è 1' efsere reputato degno
di onore e di premio ; e perciò figuro la mia Immagine che porga al ri-
ferito Uomo la Corona di Lauro , per efser quefio il diltintivo ed il premio
degli Uomini gloriofi , e per la ftefsa ragione è al Lauro involtato il Car-
tello col motto : Gloria Majorim , Tofteris Lumen . Salufl, m bello auguri.
APPLAU-
APPLAUSO POPOLARE.
Dell* s4batc Cefare Orlandi, ^
UN Giovane di allegro e rubicondo afpetto, che Aia vicino alla Sta-
tua della Fortuna , la quale con la delira gli addita un Uomo , cht-j>
efce improvvifo da una folta Selva . Si dipingerà in atto di correre verlb
il detto Uomo, battendo palma a palma. Veltirà un abito color cangiante.
Porterà in Telia un Serto di frefche Rofe » fopra le quali pofì un Pap-
pagallo .
Giovane fi dipinge, per efsere la Gioventù età la più pronta a mo-
verfi all' impeto , nelle prime fue imprefsioni , come lo è appunto il Popoi-
Io , che per lo più , fenza confiderare il vero merito , trafportato o da_j
qual'che fuo partìcolar fine , o ancora da un' inconfiderata improvvifa opinio-
ne , gode in far plaufo a Chi forfè non meriterebbe fé non fé gli fcherni . A
nollro propofito Cicerone prò Planco . TVfow Comitiis judicat fempcr Topulus , fed
mo'vecHr plerumque gratta t cedit precibus facit eos maxime ambii us , dcniquejt ju-
dicat , non ddeèlti aliqm , aut fapìentia ducitur ad judicandum , fed impetu , /zj
quibus ejì figura nonnumquam , & quadam etìam temerìtate . 2s(o« efl emm confi-
ìium in Vulgo , non ratio , non difcrimen , non diligentia , femperqHe Sapìentes
ca , qudt Topulus fecijfet , fercnda , non femper laudanda duxermt .
Si di-
^44 ICONOLOGIA
Si dipinge con volto allegro e rubicondo, per dimoftrarc ne 11' alle-
grezza» che 1' applaulb) qualunque fia , llmipre e porta e denota la gioja ,
tanto in Chi lo riceve , per efser troppo naturale che efulti 1' Uomo nel
fentirfi applaudito , che in Chi lo da , perchè prova in felleflb piacere che
altri da efso vengano inalzati ; Rubicondo poi, per fignificare l'impeto con
cui fi muove, cagione delP accenfione del Sangue, che nel Volto apparifce .
Si pone vicino alla Statua della Fortuna , che gli addita un Uomo che
efce improvvilb da una folta Selva , per denotare che da quella dipende «
più che da altro , l' inalzamento di Coloro , che fpeflb fortendo dall' orro-
re del proprio demerito , con il folo ajuto di un popolare applaufo , fanno
inipenfato tragitto al Tempio della Fama e degli onori .
"Hpnnullì propter rerum fucceffum clari , & illnflres habiti fmt . Demofth.
Ex Orat. amat.
I{es fecunda , feu Fortuna imi-verfam , ^u£ in homìnibus ìnefl , fagac'ttatem ,
& Sapientiam excellit , Demofth, Ex Orat. de pace.
Si figura in atto di correre verfo il detto Uomo , battendo palma a
palma per fignificare nel corfo l' inconfideratezza del Popolo, che non fi
ferma a riflettere fé il folo merito dell' Uomo lo muova a confefsarlo , ed
a chiamarlo Grande; T^os opinionibns Fulgi rapimur in errorem ■> nec vera cer-
nimus . Cic. 2. de Legib. Batte palma a palma > per elfcr quello il proprio
e vero fegno dell' applaufo .
Si velie d' abito color cangiante , per dimoftrare I' incollanza ed im-
prudenza del Popolo , che come è faciliflimo ad inalzare al più alto fegno
Chi ad efTo ha fatta qualche prima Imprefllone , è facile altrettanto a fu-
bito mutarfi , e totalmente abbandonarlo . Ottimamente lo paragonò ali*
onda del Mare Demollene nella Orazione de falfa Legatione . Topulus f.vie
Turba efi , <&- res omnium injlabiliffima , ac imprudcntìffima , ut in Mari
flti^its fiexibilis , & inquìetHs , cjui ut contingit , agitatur aVuts l'aiit ,
alius recejfit . E non meno di Demollene a maraviglia lo defcrilfe Cice-
rone nella fua Orazione Tro Min\tna : T^ullum fretam , ntillus Euripus , tot
rnotus , tantas tam vartas habet agitatìones fiufluum , quantai pcrturbationes , &
q-untos cefltis habet ratio tomiciorum . Dies intermiffns units , atit nox interposta ,
fspe perturbat omnia , 0" totam opinionem parva nonnamquam cornmuta.t a:»a
■r.irnoris : f.tpe etìam fine itila aperta Caiifa fit aliud , atq; exijìimamus : ut
nomnmquam ita factum (jfe etiam ToptUns admiretur , quafi vero non ipfe
fccerit .
Gli fi pone il Serto di f\-efche Rofe in Teda per fignificare che 1' Ap-
plaufo Popolare ha beliflima e vaga apparenza nel fuo principio , ma che
per lo più è di pochifllma durata , a guifii appunto della Rofa , che nel fuo
bel mattino , di fé llcnTa pompofa , fcmbra non abbia chi in pregio ugua-
gliare la polla , attira a fé gli occhi altrui , invita , allctta , e piace ; ma
non è ancora ben declinato il Sole , che principia il fu» brio a perder vigore ,
cadere a Terra , e mancare . Così per la furretcrita iitabilità del Popolo , il
di Lui applaufo, quanto grande nafce e vigorofo, altrettanto è facile a
jn-clto terminare , e rcnderii un nulla .
Ulti-
TOMO PRIMO, 14?
Ultimamente il Pappagallo dimoftra che il Popolo {peffe fiate fa plaufo «
ed acclama meritevole d' onore qualcuno , fenza fapere il perchè 1 come
il Pappagallo , che proferifce parole umane fenza penetrarne il fignificato »
FATTO STORICOSAGRO.
INcamminatofi GESÙ' fopra un Giumento con i fuoi Difcepoll alla'voht
di Gerufalem , il Popolo in gran numero intorno ad Elfo affollato , pa-
reva non fapelTe faziarfi di fargli corona , e ciafcuno a gara fi affannava di fargli
Je maggiori dimoftrazioni di onore , di rifpetto •, e di ftiraa . Chi il proprio
Manto fopra le Strade flendeva •, dove era Egli per paffare ; chi dagli Al-
beri i rami fchiantando ne copriva le llefle ftrade ; chi con rumofe fron-
di di pacifica Palma in mano , e lo precedeva -, e il feguiva , a Lui fa-
cendo feftofo applaufo , e ad alta voce gridando : Hos-anna Filio David : bene~
di£ìm qui venit in nomine Domìni : Hos-anna in ^ItiJJìmis . Eppure chi cre-
duto lo avrebbe mai ? Quello fteffo Popolo volubile , traditore t ed empio,
fii quello lleCfo che non fi arrofsì , non tremò , dopo pochiffimi giorni di fo-
miglievoli; diraoftrazione > farfi incontro a Gesù con ferri» e con legni» come
ad un Ladrone , Itringerlo tra vili legami » ingiuriarlo , rtrapazzarlo , e gri-
dare ad altiffima voce =3 Crucìfigatur != Man, cap. 21. Marc. cap. il. Lue,
cap' ly Gìo: cap. 12.
FATTO STORICO PROFANO.
Esempio di quanto Uomo confidar polTa nelle acclamazioni di un cieco Popo-
losi è alcerto Vitellio > il quale dallo flato di una fomma povertà , fu re-
putato degno di eCfer follevato al Trono dell* Imperio Romano . Può quafi
dirfi che non erano ancora ben terminati gli Evviva » quandocchè lo fleffb
Popolo , che lo aveva falutato fuo Sovrano » cangiò la ftima in difprezzo «
1' amore in odio , e contro Effb follevatofi » avvintolo tra vergognofi lacci ,
Io conduffe a far di fé infelice fpettacolo per tutta la Città , ed acciò
fòlfe oggetto di fcherno a tutti, gli fu pollo fotto il mento un acuto fer-
ro , per cui venivagli impedito il poter togliere in qualche parte da tan-
ta ignominia quel volto -, che come Maeflofo e Imperante » era flato poco
fa adorato ; quindi tra le maledizioni , le ingiurie » ed i più fieri flrapazzi
fattolo morire, fu gettato nelle Scale Gemonie » dove folevano flrafcinarfi
Coloro ì ai quali era negato il Sepolcro . Batt: Fulg. Uh. 6.
FATTO FAVOLOSO.
DOpo aver Grifone date fiupende prove del fuo valore nella Gioftra ordinata
dal Re Norandino , fconofciuto fi ritirò , e foprammodo mal contento del-
la viltà di Martano, che fattoglifi compagno , era dalla detta Gioftra per paura
vergognofamente fìiggito . Al primo albergo che trovo, fcefe da cavallo per
firendere ripofo , e quivi , fianco forfè per le paffate fatiche , profondamente fi
T addor-
J4^ ICONOLOGIA
addormentò . Era rifugiato nello ftefso luogo Martano con la fua Origille ; veda-
lo ntl icnno ìmmerfo Grifone -, gli tolfe le armi, e '1 Cavallo , e (labili volere
entrare nella Città , e farfi credere il Vincitore della Pugna . Pensò , efe-
giil . Il Popolo che lo vede 1' acclama i lo fa noto al Re •> che abbraccian-
dolo , e baciandolo gli die luogo appreifo della fua fteifa Pcrfona . Tutti
P onoravano j tutti lo celebravano ; il fuo Nome a fuono d* Oricalchi glo-
?iofifiimo era ripetuto.. Grifone deftatofi, fi accorfe del furto, montò iii_»
fomma furia , e vedute le armi che lafciate aveva il vile traditore , fenz'
altro penfare », quelle fi velie -, ed alla Città s' indirizza . Qi ivi appena
gi'into ,fu da un'alta Loggia , ove a gran Menfa con la fua Corte» e Mar-
tano , if Re fé ne llava, veduto e creduto quel vigliacco, che nella Gio-
stra n era dato alla fuga . Confermò Martano la falfi credenza » ed anzi
pr;;gò Norundìno a volerlo punire » Avvilla ordinofH che Grifone foflfe ar-
reltato ,. e fu efcguito il comando . Alla fprovffta. alfalito il Guerriero , non
potè far reffltenza . Qiiindt in un vii Carro , che ftrafcfnavano due fmun-
te Vacche , legato , fu refo lo fcherno , e Io fcopo della beffe , e delie in-
giurie del Pupolazzo . Dopo averlo per lunga pezza così malmenato, lo
fciolfero alla fine , ma liberata appena , bene apparì quanto mal gìudica_j
1' inconllderato Volgo , che dalla apparenza fi lafcia guidare » Dato Grifo-
ne di piglio allo Scudo » ed alla Spada , lanciatofi fopra alla vii Ciurmaglia
fece di Loro fieriflima llrage . Veduto^ ciò da Norandino » ammirò il valore
del Guerriero,, riflettè quanta eri trafcorfo nell' accomunarli anch' Egli
col Volgo ,, applaudendo a Chf meritava biafimo , e reputando degno di
obbrobrio Colui , a cui fi dovevano tutti gli onori ; gli fé cenno di pace *
e di perdono , I' abbracciò. Io pregò volergli ellere Amico . t/iriojìo » Or»
land. Furiof. Canto 17. e iS»
APPRENSIVA.
Dì Csfare B^pa ^
DOnna giovane , dì mediocre fiatura ,. con Chioma tirante al biondo «
vellfta d' Abito bianco, in punta di piede , e pronta, in attitudine
di Ilare alcoltando altri che parlano . Che con la finiltra mano tenga un
Camaleonte, e con 1' altra, un lucidifllmo Specchio.
E* 1* Apprenfiva una ragionevole , e naturale parte delP animo , me-
diante la quale , le cofe che ci fono rapprefeniate facilmente V appren-
diamo »; ed intendiamo .
■ E' parte ragionevole , e naturale » perchè è proprio della natura ragio-
nevole ; elfendo folamente I' Uomo atto all' apprendere » ed ali' intendere *
Ogni e qualunque cofa apprenfibiie » ed intelligibile j che però dille Gio-
venale degli Uomini parlando .
generabile foli
Sortiti ingenium ,. divimntmqy capaces »
^Atqy exercendis , capitndifqy artlbus aptì , '
Il che
TOMO PRIMO. 147
lì che lo dimoerò Arilbtele , mentre figurò effere T Uomo dalla natu-
ra dotato , come d' una tavola rafa , nella quale niente è dipinto , e tutte
le cofe dipingervi fi polTono . Imitato poi dal Lirico Poeta nella fua Poe-
tica dicendo .
Format enlm natura prlus nos ìntus ad omnes
Fortmarum habitus .
Ed apprefso da Omero viene ancore efpreflb V ifleCfo t mentre introduce
quel Femio mufico fegnaktifGmo a dire . Mea /ponte didìci « -Deus tnìni»
variai artes animo meo inferv''^ .
E' parte dell' anim'o , perchè mediante quello Tappiamo « mediante que-
fto intendiamo , ed apprendiamo .
Si figura giovane , perchè come dice Arift. nel 2. della Rettorlca t nel-
la Gioventù hanno gran forza gli affetti , e i fenfi fono più vivaci , ed at-
tirimi all' apprendere ■> ed alle operazioni delle cofe intelligibili , per il
fervore de' fpiriti.
Si rapprefenta di mediocre ftatura , si perchè , come diffe Platone « la
mediocrità è ottima in tutte le cofe ; si ancora perchè la moderata itatu-
ra delle membra arguifce moderato temperamento - degli umori , come ri-
ferifce il Porta nel fuo belliffimo trattato della Fifonomla al lib. 2. cap,
I • e per confeguenza buona attitudine alle operazioni dell' intelletto ; ef-
fendo veriffimo quello che comunemente attellano i Filofofi, che morti
Jiqwmtur temperaturam corporìs ,
Ha la chioma tirante al biondo» perchè cosi fatta chioma da indizio
della buona difpofizione e capacità ; onde il precitato Porta neil' allegato
trattato lib. 4. cap. 1 1 . dice : Capilli placide fubfla<vefcentes in difciplìnis capìen-
dis promptìtudìnem , egregiam animorum fubtilitatem » artificium tradmit .
Ha 1' Abito bianco , perchè ficcome nell' arte della Pittura il bianco è li
bafe e fondamento di tutt' i colori ; così quella è la bafe e fondamento
di tutti li difcoril e ragionamenti .
Si figura in punta di piedi , vivace > e pronta in attitudine di fl:are_»
afcoltando , per fignificare la difpofizione e prontezza « con la quale ita
fempre per apprendere ed intendere .
Tiene con la finiftra mano il Camaleonte 1 perchè in quella guifii
che il Camaleonte fi cangia in tutt'i colori, alll quali s' avvicina [fecon-
docchè fi legge apprelfo Ariitotele nel libro della natura degi' animali ] cosi
quella fi trasforma in quei ragionamenti e difcorfi « che le vengono propoili .
Tiene nella delira lo Specchio , perchè a guifa dello Specchio Ella
impronta in fé lleffa , ed in fé fteffa appropria le le cofe tutte j le quali'
ella afcolta 9 intende , ed apprende .
T a ARCHI-
14» ICONOLOGIA
ARCHITETTURA MILITARE.
Dì Ccfare I{ipa »
-m::,r
DOnna di et!i virile « veftita nobilmente di varii colori . Porterà al Col-
lo una Catena d' Oro con un belliffimo Diamante ì per Gioiello .
Terrà colla delira mano la Bufifola da pigliare la pofizione del lìto , e con
la ilnillra una Tavola , che vi Ila defcritta una Figura di una Fortezza efa-
gona»la qual forma è la più perfetta fra tutte le Fortezze regolari; ibpnt
la quale fia una Rondine , ed in terra una Zappa , e un Badile .
Il fortificare non è llato trovato per altro , fé non che i pochi fi pofiir
no difendere dai molti , com' anco per raffrenare ì popoli , e tenere il ne-
mico lontano ; e per quello la Fortificazione è llata tenuta non folo arte ,
ma fcienza ; perckè è quella che invciliga tanto nelle difefe « quanto nell*
offefe ì afllcurando lo llar del Principe ì ed i popoli iiificme .
Si rapprefenta di età virile , perchè in ella è la vera perfezione del
fapere t ove confilte la difefa , e utile uni vertale .
L' Abito nobile di varii colori denota 1' intelligenza delle varie inven-
zioni 5 che conflllono nella fabbrica Militare .
Le fi da la Collana d* Oro con il Diamante , perciocché flccome P
Oro tra' metalli è il piii nobile » così 1' Architettura Militare tra le Fab-
briche è di maggiore llima e valore j come anco il Diamante » il quale
tra le
TOMOPRIMO, 149
tra le gioje è la più dura e forte, cosi parimente la Fortezza, è la pili
nobil gioja del Principe , come quelk che 1' afficura dai colpì del nemico .
Tiene con la delira mano la Buffbla, la quale è divifa in ^60. gradi
con la fua Calamita , per efler quella che òpera , tanto fecondo i venti ,
quanto fecondo la pofizione , che fi conviene di formare la Fortezza , ed è
anco quella che prende le piante di efla Fortificazione .
La Tavola con la Figura fopradetta , fopra la quale è la Rondine , figni-
fica che volendofi fabbricare la Fortezza , fi deve efaminare bene il fito , e
torre la pianta, e fopra di quella formare il difegno ,- fecondo il bifogno
di quanto s' a{petta ali* opera di tanta importanza; ed imraitare la Rondi-
ne, perciocché come narra Pierio Valeriano nel 22. lib. de' fuoi Geroglifi-
ci , per elfa vuole che fignifichi un Uomo che fia Itudiofo , e dato all'
edificare , e che abbia fabbricati grandi Edificii , com' anco Gaftelli , Cit-
tà , ed altre fabbriche , e d' ingegno .
Le fi mette accanto la Zappa ed il Badile , perciocché fono li due_>
primi ftromenti per fortificare, come quelli che principiano i FoflI, e li
Fondamenti , come anco per efpugnazioni conducono fotto alle Fortezze
i nemici delle trinciere .
ARCHITETTURA.
Dello Stejfo.
DOnna dì matura età con le braccia ignude , e con, la Vcfte di color
cangiante . Tenga in una mano V Archipendolo , ed il Compalfo con
uno Squadro . Neil' altra tenga una Carta , dove fia difegnata la Pianta_j
di un Palazzo con alcuni numeri attorno .
Dice Vitruvio nel principio dell' Opera fua , che l' Architettura è fcien-
za , cioè cognizione di varie cognizioni ornata , per mezzo della quale_»
tutte le opere delle altre arti fi perfezionano . E Platone diceva , che gli
Architetti fono Sopraltanti a quelli , che efercitano negli artifizi , talché è
fuo proprio offizio fra 1' arti d' infegnare , dimoftrare , diftinguere , defcri-
vere , limitare , giudicare , ed apprendere le altre il modo da elfa . Però
è folo partecipe di documenti di Aritmetica , e Geometria , dalle quali ,
come ancor diife Daniel ne' fuoi commentari 1 ogn' artifizio prende la fua
nobiltà. Per quelta cagione tiene lo Squadro, ed il Compallb , ftromenti
della Geometria , ed i numeri , che appartengono all' Aritmetica , fi fanno
intorno alla Pianta di Architettura , eh' Efsa tiene nell' altra mano .
L' Archipendolo , ovvero Perpendicolo ci dichiara , che il buon Ar-
chitetto deve aver fempre 1' occhio alla confiderazione del centro , dal
quale fi regola la pofizione durabile di tutte le cofe , che hanno gravità ,
come fi vede chiaro in tal ProfefTione , per il bello ingegno del Sig. Cava-
liere Domenico Fontana , e di Carlo Maderno , Uomini di gran giudizio ,
e di valore , laffando da p^rte molti altri , che fon degni di maggior lo-
de della, mia . E fi dipinge di età matura , per moftrare 1' efperienza della
virilità
150 ICONOLOGIA
virilitìi con 1' altezza delle opere difficili •» e la Velie di cangiante è la cor>-
corde varietà delle cole, che diletta in quelt' arte all'occhio, come ali'
orecchio dilettano le voci fonore nell' arte muGcale .
Le Braccia ignude moltrano i' azione t che fa all' Architettura rite-
nere il nome d' Arte , o d' Artiiìzio .
FATTO STORICO SAGRO.
D'^O (lefiTo difcgnò a Davidde il Tempio , che volle gli foiTe in Geru-^
falemme dal di Lui Figliuolo Salomone edificato . Dilpole il tutto il pio
Re, tutto ciò che vi abbifognava fece preparare, e giacche Egli, per efe-
re flato troppo belligero, non poteva aver la confolazione di rimirarlo,
caldamente V inculcò -A Aio pacifico Succeffore - Cominciò dunque Salomo-
ne , fecondo Giufeppe Ebreo , ad edificare il Tempio nelT Anno quarto «
e fecondo Mefe del fuo Re^no . Si ellendeva 1' altezza del maravigliofo
Tempio in altezza, ed in lunghezza feifanta Cubiti, in larghezza venti.
Era fopra quello un* altro Edificio d' ugual mifura , laonde era 1' altezza_j
del Tempio centoventi cubiti , ed era volto ad Oriente . Aveva il Porti-
co di venti cubiti , quanto era lungo il Tempio , ed in largo dieci , e for-
geva in alto cento venti cubiti. Edificò ancora attorno al Tempio trenta_j
piccole Stanze , che la Fabbrica tutta circondavano . L' entrata di quelle
era dilpoita in modo , che dall' una all' altra fi entrava . Ciafcuna di quelle
flanze era larga cinque cubiti , e lunghe ed alte venti . Sopra quelle erano
altre Camere, ed altre ancora fopra quelle per mifura, e numero eguali,
e così occuparono 1' altezza della parte inferiore, perchè non aveva d'at-
torno Fabbrica alcuna , Copri quelle di Cedro , ed avevano tutte il pro-
prio coperto incorruttibile : ma il Letto delle altre era in comune con_a
lunghi travi, che coprivano il tutto in guìfa, che le Pareti di mezzo da
i travi fortificate erano più ferme . Le Camere che erano fotto i Travi
fece de i medelimi legni lavorati d' intaglio, e coperti di Oro. Ornò le
Mura con Tavole dì Cedro , e parimente le indorò in modo , che rende-
vano tutto il Tempio riiplendente . La Fabbrica dell' Edificio fu artificiofa-
mente fatta di pietre lavorate, e con indullria difpolle , e tanto lucenti,
che non mollravano fegno di manello , o di llromento alcuno ; anzi fem-
brava che ogni materia fenza tale ufo folfe fiata trovata , e piuttoilo fi
poteva credere, che con naturale armonia, che ferrami fofle fiata appa4
recchiata . La Scala per afcendere alla parte fuperiore era per la larghez-
za del muro . Foderò il Tempio di dentro con legni di Cedro rillretti in-^
fieme con forti uncini per maggiore fortezza . E divifo il Tempio in due
parti, facendo che la parte più addentro fofle il Santuario, dall' altra par-
te Porte di Cedro con Oro , e varie Storie fcolpite ornatamente , e at-
taccò innanzi a quelle Velli con fiori di varj colori , cioè giacinto , por-
pora , grana , e bi.To fottilmence iniefluti . Ripofe ancora nel Santuario f che
largo era venti cubiti , e largo altrettanto j due Cherubini di Oro purifli-
mo alto cadauno cinque cubiti , ed avevano i Cherubini due ali cinque_>
cubiti
TOMO PRIMO. 151
cnbiti lunghe .. Poco erano I' uno dall' altro fcofìati , iti maniera cRe toc-
cavano coni una delle ali il muro verfo Olirò j 1' altra verfo Aquilone 1 e le
altre due ali toccavano i'una l'altra» coprendo 1' Arca pofta nel mezzo.
Laftricò il Pavimento' del Tempio con Laftre di oro , e pofe all' entrata
di quella le Porte mifurate ali* altezza del muro , e larghe venti cubiti -1
e ornolle vagamente con oro j ed in fbmraa non lafciò parte alcuna del
Tempio, dentro» e fliori, che non folle indorata, e copri pariménte que-
lle Porte* come quelle di dentro , con Velli variamente ornati ► La. Porta
fola dell'" Atrio non ebbe alcuna di quelle cole ..
Mandò Salomone al Re Hara , e ottenne da Lui un Artefice chiama-
to Ckira; nella Profefiione peritiflimo , ed in particolare ne' lavori in Oro,
Argento, e Metallo. Fece il Re con 1' opera di quello tutto ciò che nel
Tempio era a diverli effetti bifbgnevole » Fabbricò quelto' Chira due Co-
lonne di Metallo con cannoni larghi quattro dita * alte 1 8. cubiti , e cin-
gevano- 12^ Soprapofe s. quelle 1 Capitelli di getto a Gigli lavorati alti
$. cubiti .. Sopra quelle erano- reti di metallo interHate » che coprivano i
Gigli de' Capitelli * dalle quali reti pendevano due ordini di ducento^ mele
Grane ^ Pofè una di quelle Colonne innanzi la Porta dell* Atrio uella. de-
lira parte , e chlamolli Camera di Jachin , e l'" altra, alla. Uniilra , la quale
nominò Booz ^ Fece ancora il Mare di Metallo- a forma di un mezzo cer-
chio , li q^uale opera di Metalla fu per la {Iia grandezza chiamati Mare :
perchè erx come una gran Tazza , e per diametro ,. cioè da un cantone^»
all' altro era; di dieci cubiti, la. groflézza dr-quattro dita,, ed aveva un
fonda in mezzo' rotondo con cinque fregi lavorato ; il cui diametro era un
cubito .. Stavano: atromo quello Mare dodici Vitelli , guardando cadauno
verfo le quattro^ regioni de* venti ,. cioè tre Vitelli verfo^ cadauna regione :
le loro {palle volte verfo il Mare lo- ibllenevano .. Moltifsimi altri vari
maraviglIolE ornamenti^ fece intorno- «quello Mare collrutto ,. per il Lavacro'
de' Sacerdoti ..
Fece ancora 1* Altare di Rame lungo venti cubiti i e largo altrettanto,
ed alto dieci per offerirvi gli Oiocauili . Coltrulfe ancora varie altre Men-»
fé meno degne di llupore ► Era un* magnifico forprendehte' Altare di Oro in'
mezzo a. tutte quelle cole ^ Era il Tempio tutto circondato con uno Stec-
cato, o Cancello.. Fiiori dell' Edificio vi fu ancora inalzato un Edificio in
quadro» con alti e larghi Pòrtici, con Porte elevate alle quasttro parti del
Mondo ,., delle quali cadauna con quattra cantoni a cadaun vento attendeva , ed
ivlpofè le Pòrte di Oro . In- quello Sacrario entrava il Popolo , che aveva a
purgarli. Circondò quella' Stanza di Portici, da doppiò ordine di Colonne
df pietra viva. Ibltenuti , la cui camera era di Cedro, con i folarr lavora-
ti d-* intaglio , e con le bali di Argento . In fette anni compi Salomone il
mirabile Tempio . Delle antichità di Giufeppe Ebreo lib, 8. cap. 3,
FATTO
xf 2r ICONOLOGIA
FATTO STORICO PROFANO.
IL Tempio in Efefo a Diana fagro è flato fenza fallo uno de' maggiori
ornamenti , che abbia avuto il Mondo . Cherfifrone fu di quello 1' ec-
cellente Architetto . Di lunghezza ^ra quattrocento venticinque piedi « di
larghezza duecento, e venti. Cento ventifette Colonne , di maravigliofa_j
altezza, e inpomprenfibil bellezza, rendevano attoniti gli occhj , e gli ani-
mi de* riguardanti . Per comprendere in qualche parte di quanta magnifi-
cenza quelle fi fotTero , bafta il fapere , che dalla liberalità di altrettante-»
Telle Coronate erano ftate erette . Sorprendenti Pitture ; beliffime Statue ;
Ornati con la maggiore maeftrìa difpolli accrefcevano il pregio ali* Edifi-
cio . Qpefto , che era da tutti chiamato maraviglia del Mondo , fu da Ero-
llrato di Efefo in una notte incendiato . 'H.'^td Conti . MìtoL lib. 3 . Cap,
S. de Diana ,
FATTO FAVOLOSO.
COn fomma vaghezza , felicità , arte , e giudizio dgfcrive 1' Anguilla-
ra nella fua traduzione delle Metamorfoll di Ovvidio in ottava rima
la Cafa del Sole .
il fublime reni fupcrbo tetto
Dì Lui , eh' il Mondo alluma , informa , e 'jefle ,
E' di argento , di avorio , e di oro jchietto ,
Con gemme riccamente ivi contejìe :
Ben' opra par di Divino architetto ,
E non terreno intaglio , ma celefle :
E che vai [ di tal pregio è quel lavoro ]
Tiù l' artificio , che le remme , e P oro .
il muro in quadro è di majficcio argento ,
D' or le fuperbe Statue uniche , e fole ,
Che fanno infieme ifloria , ed ornamento ,
E mojìran tutti gli effetti del Sole .
^•vorìo è il tetto , e marmo il pavimento
Della fuperba incomparabil mole .
^tel poi , che fporge in fuori , e che trafpare ,
Son tutte gemme preziofe , e rare .
V elevate Colonne ■> e ì Capitelli
Sporgon con tutto il fregio intere in fiore 1
Di rubin , di zj.ffr , d' altri giojelti ,
Diverft d' artificio , e di colore :
Bricchi carbonchi , trafparcmì , e belli
Oman tutta la parte inferiore .
Son le Colonne del più baffo loco
Carbonchi , che fiammeggtan come foco .
Tofafì9
I5J.
TOMO PRIMO,
Tofano quejle fenza bafe in terra «
Di fette Tefle, e di un lavoro egregio :
Di tre Colonne un <van tra lor fi ferra t
Ejfe flan jotto a trìglifi del fregio :
\ Tiovon pia fatto quei triglifi a terra
Sei rare goccie d' ìncredibil pregio :
Tià fatto il Capitel rendono adorno
Gli Vuovoli t che gli fan corona intorno .
tra Colonna , e Colonna compartiti
Diflìnfe i fiori il nobile architetto :
l mefi intorno a quei flanno fcolpiti.
Che moftran tutti in Lor diverfo effetto %
x4i corpi mezzo fUor del muro iifciti.
Fan V ^Architrave , e la Cornice un tetto :
^dornan le Metope in più maniere t
oifirolabi , ^adranti > Orloggì , e Sfere .
Dì qui tolfero i Dori ec. ^
-Con tutto il reftante che di buon grado tralafcio, per non tediare il
Lettore s il quale può appagare 1' erudita fua curiofità con l' incontrare_>
tutto il luogo. L' ^nguillara. Metam. Ovvid, lib, 2, Stanza i,fino alla 16,
V.
ARDI-
154 ICONOLOGIA
ARDIRE MAGNANIMO, E GENEROSO,
Hi Cefare Bjpa,
UN Giovane di ftatura robufta » e fiera In vì{b . Avrà il deftro braccio
armato , col quale cacci per forza con gagliarda attitudine la lingua_3
ad un gran Leone « che gli ftia fotto le ginocchia . Il reltante del corpo
fari difarmato , ed in molte parti ignudo j il che allude al generofo ardire
di Lifimaco figliuolo di Agatocle nobile di Macedonia » e uno "dei Succellb-
ri di AleflTandro Magno , che per aver dato il veleno al fuo Maeftro Ca-
liftene Filofofo j dimandatogli da Lui per levarfi dalla miferia della prigio-
nia, in cui 1' avea confinato AlelTandro , fu dato a divorare ad un Leone ;
ma con l' ingegno fùperò la Fiera » e confidatofi. nella fua forza , il deRro
braccio , eh' Egli fegretaniente s' era armato , caccia in bocca, al Leone , e
dalla gola gli trafife per forza la lingua » reftandone la Fieri fubitamente_>
morta ; per lo qual fatto fu da. indi in poi nel numero de' più cari del Re
Aleffandro , e ciò gli fu fcala per falire al governo degli Stati , ed all' e-
terniti della gloria . Volendo rapprefèntare quella Figura, a cavallo in_j
qualche mafcherata , o in altro j fé gli fari la lingua in mano » ed il Leo-
ne morto fopra il Cimiero ,
FATTO
TOMO PRIMO, i^^
EATTO STORICO SAGRO.
MEntre i perfidi Giudei incontro a Crifto fi fecero, I' afTalirono 5 tra_j
ferri 1' avvinfero ; Pietro nulla temendo la numerofa infuriata Tur-
ba , non folo ebbe coraggio di ftringere contro tutti il ferro , ma fi avvan-
zò di più ancora a macchiarlo del Loro Sangue , giacché fcagliatofi contro
un Servo del Pontefice , con un colpo gli recife un' orecchia . Più oltre_i
forfè fi farebbe eltefo il fuo magnanimo ardire 1 fé dallo ftcffo pazientiflira®
Crifto non fofe flato trattenuto . S. Gioì Evang. cap. 1 8.
FATTO STORICO PROFANO.
Combatteva Fabio Romano contro il Cartagìnefe Annibale . Veduto
che oramai perduto aveva tutti i Suoi » e eh' Egli flelTo di Sangue-?
grondante non avrebbe potuto più reggere , non folo non pensò a ritirar-
fi , ma tentò gli ultimi sforzi per abbattere il nemico Capitano . Con quel-
la poca forza» che rim afta gli era , contro Annibale fcagliatofi , gli tralTe 2
viva forza dalla Tefta il Diadema , e di più ancora fatto avrebbe , fé ve-
nendogli meno il Sangue e la vita , a' di Lui piedi non foffe morto ca-
duto . KAjìolf. Ojfic. Star. lìb. 2, cap. io.
FATTOFAVOLOSO.
TEfeo figliuolo di Egeo e di Etra , fu uno degli Eroi più arditi e_s
magnanimi , che ci dimoitrino le Favole . Egli affrontò 1' infuperabilc
Moftro detto Minotauro , che nel Laberìnto di Creta era racchiufo sei' uc-
cife . Volendo Piritoo fiio Amico rapire Proferpina in braccio a Plutone
nello ftelfo Inferno» ebbe coraggio di feguirlo » ed ajutarlo . "Plutarco.
Ovid. Igìn. "Paufan.
ARDIRE ULTIMO, E NECESSARIO.
Dello Stejfo.
UOmo armato di tutte le armi » o fia a cavallo » o a piedi con la fpada
nella deftra mano , intorno alla quale vi farà quello motto .
PER TELA PER HOSTES.
Nella finilira mano uno Scudo » ove Aia fcolpito , o dipinto un Cavalie-
ro, che corra a tutta briglia contro l'arme lanciate dai nemici con animo
o di fcampare combattendo » o di reftar morto valorofamente fra i nemici .
. Ed intorno all' orlo di detto Scudo vi farà fcritto quel verfo di
Virgilio . .
V»a falns lììSlis » nullam fperare falutem ,
V 2 Qiiefto,
1^6 ICONOLOGIA
Qiiefto 1 che noi diciamo ultimo e neceffario ardire « è una certa_j
Ipezie di fortezza impropria , cosi detta da Ariftotele , perchè può eflere t
e fuol eflere pollo in opera ordinariamente o per acquiilo d* onore » o per
timore di male avvenire , o per opera dell' ira « o della fperanza , o per
la propria confiderazione dell' imminente pericolo « non per amor di quel
vero , e bello -, che è fine della Virtù .
L' armatura « e la fpada col motto i moftrano « che gran reflllenza è
neceirariiflima in ogni pericolo •
E lo Scudo col Cavalliero , che corre contro i nemici» raoftra quello»
che abbiamo detto cioè » che la Difperazione è molte volte cagione di
falute j ma non di vera e perfetta fortezza » come fi è detto .
FATTO STORICO SAGRO.
EReditando Giuda Maccabeo il valore e coraggio di Matatia fuo Padre »
in più fiere guerre maravigliofamente fi oppole al furore ed all' im-
peto degli empi Perfecutori d' Ifraelo . Il loro fangue fé più volte fede
come il fuo braccio foftener fapeffe 1' onor del fuo Dio , gli offefi dritti
dell' amato fuo Popolo . L' empio traditor Nicànore col disfacimento di tut-
to 1' Efercito a corto della propria vita ben lo provò. La qua! cofa perve-
nuta alle orecchia di Demetrio Sotero Figlio di Seleuco , fpedì di nuovo
a rovina della Giudea Bacchide » ed Alcimo con poderofifTuna Armata—»»
confidente in venti mila Pedoni » e due mila Cavalli . S' incamminarono
quefti alla volta di Berea , mentre Giuda con foli tre mila Uomini in Laifa
aveva fermato i fuoi allogiamenti . Comparfi appena i numerofi nemici »
entrò nel cuore de' feguaci di Giuda fommo fpavento » e tanti 1' abbando-
narono » che con Efso non rimafe che il numero di ottocento Fedeli . Fu
forfè la prima volta che in qualche parte li atterrì Giuda , vedendo l.i_o
neceflità del combattere , e 1' abbandono de' fuoi . Temè ; non ifraarrì gii
il coraggio . Rivolto a quei pochi che gli rimanevano ; Si vada , diffe »
contro i nemici » e li combatta quanto fi può . Volevano quelli divertirlo
dal penfiero . Ma Egli foprammodo animofo » guardici il Cielo , replicò , da
si fatta viltà . Andiamo a morire » fé altrimenti efler non può ; e s' af-
frontò col nemico . Durò la pugna dal mattino alla fera ; fu fparfo fan-
gue da una parte e dall' altra ; ma finalmente al forte Maccabeo conven-
ne cedere al numero , e lafciare nel campo la gloriofa fua Vita , mentre
quei pochi , che de' fuoi erano rimalH » fi diedero alla fijga . Lib, i . dcj
Jdaccdb. cap. 9.
FATTO STORICO PROFANO.
AGatocIe Siracufano » della fua Patria Tiranno » vedendo che gli affari
fuoi rovefciavanfi in peflìmo llato, e che perduta aveva la maggior
parte del fuo Efercito » tagliatogli da nemici a pezzi , e che da ogni dove
perfeguit-ato veniva j né luogo lafciato gli era » onde poter falvarfi , fi
ritirò
TOMO P R IMO, 1^7
ritirò in Siracufa per difenderfi con que* pochi, che fedeli gli erano ri-
mafti . Si avvidde ben tofto però che in Siracufa era men ficuro che in
qualunque altro Cto ; ficchè tolta la miglior banda de' fuoi feguaci , in_»
Africa , fuggendo per mezzo de' nemici » fi trasferi . Non fu chi non co-
nofcefse che la difperazione 1' aveva a quel partito condotto , quale fu il
folo fcanipo della fua vita; dando il guaito in Africa alle terre de' nemi-r
ci ■, perciocché erano mature le biade , li ridufife in tal bifogno , che man-
darono a richiamare 1' Efercito di Sicilia , per confervare le proprie cofe .
Giujìin. lib. 24.
FATTO FAVOLOSO.
NAufragò Uliffe , nel ritorno che faceva in Itaca fiia Patria e Regno «
dopo la caduta di Troja , nell' Ifola de' Ciclopi , e fu da Poliferao
figliuolo di Nettuno , che era un Ciclope di fmifurata ftatura , e che ave-
va un folo occhio in mezzo della fronte » racchiufo con i fuoi Compagni
in un' orrida Caverna infìeme col Gregge . Conobbe Ulifse a fé , ed a_j
fuoi inevitabile la morte ; perciò aiutato dal fuo coraggio , e dall' acutifli-
mo fuo intendimento , pensò fare 1' eftreme prove per liberarfi da sì bar-
bare mani ; vedendo pertanto un giorno che Polifemo in grembo al fonno , ed
all' ubbriachezza sdraiato fu la nuda terra giaceva > pensò o di morire >
o di tentar il modo onde liberarli dal Moftro . Infocato perciò un lungo
palo di ferro , prefe la giufta mira all' unica luce del terribil dormiente ,
con tutta forza a quella lo fofpinfe , e lo privò affatto della vifiva poten-
za . Il Ciclope fentendofl ferire ■> mandò fuori dal petto fpaventevoli urli ;
ed Ulifse frattanto ordinò a fuoi compagni di porli indofso le pelli de' Mon-
toni , per 1' avanti fcorticati da Polifemo , e di camminar carponi , onde-iion
venifsero dal Gigante conofciuti, quando Egli avefse condotto il Gregge
al Pafcolo , come appunto avvenne ; imperciocché Polifemo avendo tolto
via un pezzo di monte , che chiudeva la Caverna , li collocò in modo che
poteva palfare folo un Montone per volta , e fralle lue gambe ; ma quaar
do fi avvide che Ulifse , e i fuoi compagni erano anch' Elfi ufciti col
Gregge , fenzacchè Egli li aveCfe potuti diftinguere , corfe , e traffe lor die-
tro una grandilfima rupe , dalla quale niuno di Elfi rimafe offefo , e tutti
s' imbarcarono fulle rellanti fcompigliate Navi » né perdettero che quattro
Compagni , i quali furono dal Gigante divorati . Omsr^ Odijs, Owìd, Me-
tant, lib, 14,
ARITME-
158
ICO N L G I A
ARITMETICA,
Di Ce/are BJfa •
DOnna di fingolar bellezza » di età virile , vefllta di diverfi colori , cj
fopra detto vellimento vi fieno come per ricamo la varie note di
Muficaj e nell* eftremo di detta Vefte vi farà fcrittoPAR, ed IMPAR ,
è che colla finlftra mano tenga con bella grazia una tavola piena di nume-
ri 3 e con l' indice della delira moftri detti numeri .
Aritmetica , è voce Greca -> perchè il numero nel qual confille queft*
arte » è da loro chiamato Aritlimos .
Si rapprefenta di belIiiTimo afpctto ■, effendocchè la bellezza e perfezio-
ne àe\ ;vumerì alcuni Filofofi credevano che da efll tutte le cofe fi com-
poneflero , tra quali Pitagora Filofofo dille , che la natura dei ni/meri tra-
fcorfe per tutte le cofe , e che la cognizione di efll è quella vera fapien-
za, quale verfa intorno alle bellezze prime, divine, iocorrotte, femprc_>
efillenti, della cui participazione fono fatte belle tutte le cofe ; e Dio, da
quale non procede cofa, che non fia giulla , il tutto fece in numero, in
pefo , e rnifura ,
Si fa di età virile , perciocché Cccome in quella età è la vera perfe-
zione 1 cosi 1' Aritmetica è perfetta nella qualità fua .
La di-v
TOMO PRIMO, 1^9
La dìverflti dei Colorì dimoftra che queft* arte « da princìpio allc_»
difcipllne Matematiche» per effcr quella che apre la ftrada alla Mufica» al-
la Geometrìa » ed a tutte le altre Umili »
Le fi damio per ricamo del veflimento-lefbpraddctte note mulicalij per-
ciocché da turte le confonanze muficali le proporzioni Aritmetiche nafcono .
Un motto che è nell' eftremità della Vefte PAR , ed IMPAR.» dichia-
ra che cola fia quella che da tutta la diverfitk degli accidenti a quelt*
"Arte , e tutte le di.nollrazioni .
Tiene colla finillra mano la tavola Ibpradetta i e con l* Indice della_j
deftra moltra i numeri fùddetti , per notificare la forza loro . Onde Pro-
clo fopra il Timeo di Platone narra a quello propofito» che i Pittagorici
aflegnarono quattro forti di numeri ,. la prima Vocale » la quale fi trova
nella Mufica > e ne* verfi; de* Poeti ^ La feconda Naturale , che fi trova_j
nella compofizione delle cofe » La terza Razionale , che fi trova nell*
Anima » e nelle fue parti ^ La quarta Divina , che fi trova in Dio , e_>
negli Angioli ; e quella balli intorno a quella materia » per non eflere te-
diofò nel dire ,.
'''l'i . Of-jl';:'
ARISTO-
L<50
ICONOLOGIA
ARISTOCRAZIA,
Di Ce fare ^pa ,
DOnna dì età virile di ampj « ed onorati abiti veftita . Sari a federcJ»
con gran maeftà in un fontuofo e ricchiffimo Seggio , e in capo avri
una Corona d' oro . Che con la deftra mano tenga un mazzo di verghe
unite infieme « e una Ghirlanda di alloro « e con la finiftra un Morione .
Che dalla parte delira vi fia un Bacile , ed un Sachetto pieno di monete
di oro , gioie » collane j ed altre ricchezze i e dalla Cnirtra una Scure .
Ariftocrazia è il governo di Uomini nobili guidato da loro con ordine-»
uguale di legge di vivere , e dì veftire « dillribuendo a ciafcuno con pari
bilancia le fatiche e gli onori , le fpefe e gì' utili « con 1' occhio Tempre
al comun befleficio , alla perpetua unione « e auguraento dello flato loro ,
Si fa di età virile > effendocchè in efla è vera perfezione » awegnacchè
con giudizio fi mette in efecuzione quanto $* appetta al governo 4clla-j
Repubblica .
Il fuddetto veftimento , e lo ftare a federe in un ricco Seggio con gran
maelU , è rapprefentare il foggetto della nobiltà di perfone di gran condi-
zione , che per fegno di ciò porta in capo la Corona di oro .
te fi da il mazzo delle verghe legate infieme , per fignificare , chc_*
la Repubblica deve elfere unita per mantejiimento » e beneiìcio publico ;
onde
TOMO PRIMO. 161
onde Euripide dice t Inteflimm oborìri bellum folct homìnìbus inter cives fi ci'
vitas dijfeHferit .
E Sallullio In bello 'Jugimino ì anch' egli cosi dice.
Concordia parvx res crefcmt , difcordia maxima dilabnntur .
E Cicerone nell* Epift. ad Attico .
'Hjhìl.vìro bona & quieto * & bona civi magìs contieniti quam abejfe <€j
civilibus coHtroverfìis .
Tiene k Ghirlanda di Lauro per dimoflrare il premio che folevan»
dare a quelli che avevano operato in beneficio della Repubblica virtuofa-
mente ; ficcome per il contrario il cafligo ; il che il dimoftra colla Scu-
re che gli fta accanto . Onde Solone fopra di ciò . B^mpublicam duabus rebus
contineri dicebat , prxmìo 1 & pcena , e Cicerone 3. de natura Deorum .
Islec domus nec S^fpublica flare potejì, fi in e a nec reSìè faSiis prxmia ejfent
ulla , nec fupplicia, peccatis , e Solone foleva dire .
lllam cìvitatem optimi habitari, in qua niiros bonos honoribus affici', contri
mtiem ìmprobos panìs mors fuerit ,
Il Morione , che tiene con la finillra , il Bacino , e Sacco pieni di mo-
nete di oro ) colle altre richezze denotano ì che fenza le lor armi > e da-
nari » malamente li confervano le Repubbliche » e moftra di profondere an-
co li danari , perchè per confervare la libertà non fi deve rifparmiare la-j
roba > poiché come dice Orazio :
l>lpn bene prò tota libertas venditur auro .
ARMI,
Come come dipinte in Firenze dal Gran Duca Ferdinando .
UOmo armato , di afpetto tremendo . Coli' elmo in capo . Colla de-
lira mano tiene un tronco di lancia pofato alla cofcia » e con la finì-
flra uno Scudo , in mezzo del quale vi è dipinta una tefta di Lupo . ( <i )
Elfendo quella Figura limile a quella di Marte, lì potrà intendere per
eifa 1' Arme » come Dio di effe . ( ^ )
X ARMO-
■ > Il ' III I I I 1^—^— ■ I I
( (7 ) Il Lupo era confecrato a Marte per efprimere la ferocia , e rapacità de' Sol-
dati . Un'altra ragione ne adduce il Cartari , ed è che effendo quello animale di una
Tifta acutiflìma , talché di notte ancora vede perfettamente ;, è di avvifo a' Guerrieri
che debbano nelle loro fpedizioni ben vedere ^ acciò non cafchino Jielle inlìdie dei
nemici .
( ^ ) Al propofito delle Armi fa il P. Ricci la Figura del Capitano Vomo ariito ,
iiejlito di armi bianche con Spada a cinta . Vicino ai/rà nn' Elefante , ed un Leone con un fre-
no in bocca . Avrà appresso un iiafo di acqua con un pajo dì ferri ; ed Egli fi terrà il dito al
cuore . Ardito perchè ^ chi non fi conofce di tale ardire non deve prendere tal carica.
E' veftito di armi bianche colla fpada , che fono le fattezze di un valorofo Capita-
no . L' Elefante , ed il Leone indicano la fortezza dell' animo . Il freno fignifica che
non deve effer fuperbo . 11 Vafo di acqua denota la poca ficurià della vittoria , che
bifogna far conto di tutti , e ftar vigilante . I terri de' piedi fono tipo della Pazienza
che fi richiede nelle Battaglie , de' patimenti ed affanni che colà avvengono . Il Dito
al cnore fignifica l' amicizia , che fi deve fempre tener con tutti ,
i($j, ICONOLOGIA
ARMONIA.
Come dipinu in Firenzi dal Gran Duca Ferdinando .
UNA vaga e bella Donna « con una Lira doppia di quindici corde in_5
mano. Incapo avrà una Corona con fette gioje tutte uguali. Il Ve<-
ftimento è di fette colori j guarnito di oro , e di diverfe giojc .
ARRO-
TOMO PRIMO,
ARROGANZA.
D'i Cefare I{ipa,
l6x
DOnna veflìta di color verderame . Avrà le orecchia di Afino . Terrà fot-
to il braccio fìniftro un Pavone ì e con la deftra mano alta moftrerìi
il dito indice .
L' Arroganza è vizio di coloro , che febbene fi conofcono di poco va-
lore i nondimeno per parere affai preffo gli altri , pigliano li carichi d' ira-^
prefe difficili e d' importanza ; e ciò dice S. Tommafo 2. 2. q. 122. art. i.
sArrogam efl , qui jìbi attribmt , quod non habet . Però con ragione fi dipin-
ge colle orecchia dell' Afino , nafcendo quello vizio dall' ignoranza , e dalla
stolidezza j che non lafcia prendere il fucceCfo dell' imprefe , che fi prendo-
no con poco giudizio .
Il Pavone fignificà P Arroganza effere una ipezic di fuperbia ; e il dito
alto 1' oftinazione di mantenere la propria opinione > quantunque falfa e dal
comun parer lontana ■> ftimandofi molto •, e {prezzando altrui . E così anco-
ra dipingevano gli Antichi la Pertinacia» clae è quafi una cofa medefima
^on l' Ignoranza . ( « )
X 2 FATTO
( tf 5 Figura il P. Ricci ì' Arroganza Donna cieca colla benda fu gli occSj . Con
vna- mano foggia m Monti aito , ma divi/o per mzzo , e (di' altra tim un Serpai
éefor-
i54 ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
RElo infoiente Sennacherib Re degli Afllrj per le fpefTe vittorie (òpra
de* nemici fuoi riportate * penfava che elfer non vi potelTe « Chi po-
reirc trattenere il corfo al fiio furore . Perlocchè inviati avendo ad Eze-
chia Re di Giuda Ambafciadori , acciò a Lui con tutto il fuo Regno fi
rendeffe» gli fece per bocca di Rabface fuo Generale fapere che non fi
aflìdaife ncll' ajuto di Dio , mentre Egli con la fua potenza ( beflemmia
cfkicranda ! ) non farebbe llato da tanto da toglierlo alle fue forze . Punì
bene Iddio cotanta arroganza» giacche mentre Sennacherib fotto le muri
di Gerufalemme con il numerofiflimo Efercito era attendato t in una fola
notte per volere del fuo Signore un' Angelo uccife cento ottantacinque-»
mila Aflirj . Sorto la mattina da* fuoi placidi fonni il fuperbo Re , e mi-
rata 1' orrida Itrage » atterito in Ninive fi rifugiò -, dove raencre avanti il
fuo Idolo orava > fu da due fuoi propri Figli miferamentc uccifo . 4. dt
i^e cap, 18. ) e 19.
FATTO STORICO PROFANO.
MEnecrate Medico da Siracufa per eDTere fiato più volte fortunatiffimo
nelle fue cure, venne in tanta arroganza, che in vece del prezzo»
che gli fi doveva , obligava in quefto folo le Perfone » che Giove 1* ap-
pellaifero , e che fi chiamaflfero fuoi Servidori . Si ftefe anzi tanto in que-
lla fua pazzìa , che in una Lettera da Lui diretta al Re di Sparta , gli fece
la feguente foprafcritta , o manfione =3 Menecrate Giove ad Agefilao Re
falute tr Conobbe fubito il faceto Re P umore peccante , che però dando-
gli rifpolla , fece la foprafcritta in tal forma rs Agefilao Re a Menecra-
te defidera finiti cr intendendo dire di 'quella del cervello, della qualc_»
aveva eftremo bifogno . Tlutarco negli xApoftemmi . Celio lib^ 6.
N
FATTO FAVOLOSO.
Racne Donzella dì Lidia famofiflìma ricamatrice, era nella fua Pro»
, L. feffione lo ftupore di tutti . Del che Eifa accortafi, montò in tanta
arroganza , che fi credette maggiore della Dv;a Minerva ; anzicchè interro-
rogata fé da quella apprefa aveva cosi beli* arte, fé ne raoftrò sdegnata»
e auda-
ieforme ed abbomìnivoìe , Le ftarà un' Elefante 'micino , tà una Colonna forte di mar-
tuo . Cieca bendata , perchè 1' Arroganza e (tolta e pazza . Con una mano pog-
gia un' aito Monte , Tipo della Superbia, di cui è Fi^ia . Il Monte Ila divifo.
perchè Dio feinpre fuole umiliare e confondere i fuperbf arroganti . Il Serpente
per eiTere inimiciflimo dell' Uomo e àbbominevole , è Geroglifico dell' Arroganza
abborrita e da Dio , e dagli Uoraìui . L' Elefante che mai non piega le ginoc-
chia figura l' orgoglio dell' Arrogante . Per la fteffa ragione la Colonna , che pri-
ma fi Ipezza cne piegarli , rappr«fenn la proprietà deli' Uomo arrogante ,
TOMO PRIMO. iS'i
e audacemente rìfpofe « che fofle venuta pure Minerva in paragone con_j
Lei * che avrebbe moftrato di quanto I' avefle laputa fuperare . Sdegnata
perciò la Dea» ma nello fteflfo tempo compaflionando di Colici la mife-
ria ) né volendo » fé poteva , togliere al mondo Donna che nella Profeflio-
ne aveva tanto pregio , prefe il partito di trasformarfi in una Vecchia « e
da Lei portandoli » volle ammonirla che fi pentiffe di fuo orgoglio, e ne doman-
dalTe a Minerva perdono . Non fervi l' amorevole avvifo che per maggior-
mente farla fuperba ; mentre non folo confermò il fuo primiero temerario
dettò ì ma anzi di nuovo fi proteftò voler venire colla Dea al paragone .
Minerva allora fpogliatafi dell' effer di Vecchia, fi fé veder quali' era.
Neppure ciò fu ballante per far cambiar fentimento all' arrogante Donzella .
Si venne alle prove , reftò perditrice , fu tramutata da Minerva in un-s
Ragno . Otivìd. Motam. lib, 6.
ARTE.
lìti Cefare B^pa»
DOnna dì età conCftente , iùccintamente veftita di color verde . Nella
mano finiftra tenga un Palo fitto in terra, al quale vi fia legata una
Pianta ancor novella e tenera; e nella mano dritta un Pennello, e uno
Scarpello ,
L' Arte
i66 ICONOLOGIA
L' Arte è un abito dell' intelletto , che ha origine dall' ufo , da' pre-
cetti j o da ragioni , che generalmente fi efercita circa le cofe neceflarie
all' ufo umano . Qyefta diffinizione è cavata da Diomede , da Arift. nel 6.
dell' Etica, e da S.Tommafo i. 2. q. 37.) niaper efplicarla a parte, dire-
mo che quefto nome Arte può fignificare tre cofe . Prima il concetto , o
lìmilitudine , cioè la immaginata e conceputa forma delle cofe nella men-
te , e in quello primo modo diciamo che è abito dell' intelletto ; feconda
il Magillero , e Artifizio con quei modi nell* opera efpreflb , con li quali
era nell' intelletto 1' Arte come abito . Terza l' Opera , o I' Effetto con 1' Ar-
tifizio formato ; ficchè diremo 1' Arte eflere nella mente , il Magifter»
nella vifta , e 1' Opera nell' effetto .
L' abito poi dell' intelletto è di due forti . L* abito fpeculativo , che
è la contemplazione , il cui fine è la Scienza , del quale per ora non par-
liamo . L' altro è I' abito dell' intelletto prattico , il quale ha due.»
flrade per confeguire il fuo fine che è 1' Opera . La prima , è 1' efercizio
continuo nelle cofe fattibili, dal quale nafce l'abito, facendo l'intelletto
abile e pronto nelle operazioni . L' altra parte è la prudenza , la qualc_>
ordina la verità dell' opera , e fa che 1' Artefice Ila regolato nelle fue azio-
ni . Abbiamo detto , che lia origine dall' ufo , precetto , o ragione ; dov' è
da avvertire che quefla parola ufo , può fignificare due cofe . Prima 1' efpe-
rienza . Secondo 1' efercitazione dell' Artefice . Che 1' efperienza Ca necef-
faria, lo dice il Filofofo lib. 2. Demonflrationum : Exipfa cxperientiir omnis
artis , & J'cientL-e prhicìpia , e Manilio Poeta ,
Ter varios ufiis anem experientia fccìt
Excmplo moflrante viam .
Ed il Cardano nel 1 . lib. delle contradizioni così dice . ^b experìmen-
to prodit ars , entri anima fuerit confirmatum . Che 1' ufo fìgnifichi anco 1*
efercizio, e che fia nell' Arte neceflario lo dice Arift. lib. 1. Metaph.
cap. I . yerum ufa atq; exercìtatione homìnìbus ars , & Scientia cotnparatur , il
che anco conferma Vegezio libro fecondo de re militari . Omnes artes omnia'
que opera quotidiano ufu , & jugì exercitatione proficimt .
Che l' Arte poi abbia bifbgno de' precetti e ragioni , non è da dubita-
re , e però diremo, che li precetti delle Arti fono cavati dalla lunga_3
esperienza , il che accade in tutte le Arti Meccaniche dalla natura loro , co-
me accade nella Pittura; e dalla ragione, come accade in cene Arti che
non fi dicono Arti, fé non impropriamente, partecipando effe piuttollo di
fcienza che di Arte . Come la Medicina , che fra tutte le altre conofcc_5
res per fuas caufas , non eflendo altro il fapere che conofcer le cofe per
le UIC caufe , come dice il Filofofo . Anzi non fi trova Arte alcuna che_»
non abbia le {vx regole e offervazioni , e per quefto dice Diomede che fi
dice , ^rs , quia arBis pneceptìs , &■ regulis arnHa condudat .
Che fi trovino Arti che fi fervino delle ragioni , lo dice anco 1' iftelTo
Ariftotele con 1' efempio della Poesia lib. i. Poet. ^rs Toetica ed ars
rationalis , e veramente , fé ben pare che tutte le Arti abbiano per fonda-
mento 1' efperienza , come fopra abbiamo detto , bifogna anco che fieno ac-
compa-
TOMO PRIMO, 167
compagnate dalla ragione , fenza della quale niuno Artefice potrà bene ope-
rare . Onde Triverio nell' Apophtegma 1 2. dice .
patito fortior dcxtera manit fìniflraì
Tanto potior e/l ratio ipfa experientia.
Di quefta ragione hanno bifogno le Arti liberali > e più nobili 5 Ic-j»
quali fi ponno chiamare fcienze prattiche ; ciò è confermato da Arinotele
6. Ethic. .Jrs efl habitus quidam faciendi cum vera ratiane ■> e al i. della^
Metaph. .Ars ejl operis ratio ì il fimile pare che dica S. Tommafo i. 2. q.
57. art. 3.
'.Ars ejl re6la ratto faSlìbilium .
Abbiamo detto che generalmente li efercita , per intendere 1' abitò
dell' intelletto in potenza ad operare 1 e non 1' atto , cioè opera dell' Ar-
te; da quella piuttoftq fi può chiamare efperimento dell' Arte» efifendo una
cofa particolare , e per quello diflfe il Filofofo al luogo citato . .Ars ejl mi-
'verfalium ■> experientia autem partiadarium . Finalmente diciamo che fi eferci-
ta circa le cofe neceffarie al vivere umano ; e perchè le cofe neceffarie
al vivere umano fono molte e varie , quindi è che le Arti fono anco va-
rie . Arili, le dillinfe in tre forti, mentre dilTe : .Ars utens ut navìgandi -,
peritia , operans « utque fecat Ugna , «ir imperans , ut .Architedlura . Platone
le dillinfe in due cioè » qux facmnt opera, & qiu operìbus utantar .
Ma per ora non voglio pigliamo altra diflinzionc fé non quella che fi
piglia dalla caufà finale. Dicemmo nella figura della Natura che il fine-»
della Natura era il bene , e perchè I' Arte è imitatrice della Natura, non
farà meraviglia fé anco il fine dell' Arte làrà il bene .
II bene fecondo il Filofofo lìb. 7. Ethic. cap. 12. è di due forti, al-
teritm , qttod abfolutè , & per fé bonum fit , alterum qmd alicui bon;tm jìt &
utile . Il primo farà il bene che fi chiama onelto ; il fecondo che è per
fbrvizio dell' Uomo farà 1' utile , ed il dilettabile ; e così diremo , che tut-
te le Arti , o fi efercitano in cofe utili e neceflarie al viver umano »
ovvero in cofe dilettabili .
Ora per efplicare la Figura , diciamo che 1' Arte fi dipinge di età vi-
rile , prima perchè un Artefice giovane non può avere efperienza di molte
cofe , per non avere efercitato molto tempo ; il Vecchio poi per la debo-
lezza delle forze non può mettere in efecuzione quello che con la fua_j
lunga fatica ha imparato , il che accade particolarmente nelle Arti Mecca-
niche, e come dice Xenofonte in occonomo [ parlando delle Arti Meccani-
che 3 Eneruatis labore membris , necejfe eji animos debilitari , & quodammo-
do laborare .
Si velie di color Verde per molte ragioni . Prima , perchè per mezzo
delle Arti tutte le cole necefifarie al viver umano vengono a rifarfi dì
nuovo , quando per 1' ingiuria del tempo vengono confumate » a guifa che
la Natura ogni anno rivelle la terra di nuove erbette , e gli alberi di nuo-
ve frondi. Secondo, perchè l'Artefice deve fempre Ilare con ilperanza dì
venire a maggior perfezione delle fue opere , ed in ciò mettere ogni llu-
dio e diligenza > fé non vogliamo anco dire > che fignifichi la fperanza
dell' ono-
168 ICONOLOGIA
dell» onore * utile « e guadagno che 1' Artefice tiene di riportare delle fuc
ftitiche . Terzo» per fignificare la frefchezza dell' invenzioni, la vivacità
dell' ingegno , e le giovanili fatiche » che in buon Artefice fi ricercano ;
oltre che anco può fignificare una pazienza» o vogliamo dir pertinacia»
che femprc fia frefca , e verde uell* operare ; ed a quello fignificato piglia
quello nome verde il Petrarca .
"Per far fcmpre mai verdi i miei dejtrì .
Si velie di abito fuccinto » come abito più comodo alle fatiche»»
manuali .
II palo con la Pianta tenera e novella, Cgnlfica 1' Agricoltura, Arte
della quale ne vien all' uomo tutto 1' utile quale dicemmo di fopra eCfere
una fpezie del bene , che è fine , e meta delle Arti . Quell' Arte da Xe-
nofonte fu chiamata tra tutte le altre preclarifllma , dalla quale vienc_j
fomminiltrato all' Uomo quel che per il vitto gli è neceflario , Tentiamo
Cicerone i. degli Ofììcj . Omnium rerum ex quibus alìquid exquiritur ^ nihil eft
agricoltura melius , nihil dulcins, tiìhìl uberius » niìiil bomine libero
digniiis .
Ma per non mi eftendere più oltre in narrar la utilità e neceflìtà di
dett' Arte, ballarammi addurre le parole di Vitruvio al i. lib. d' Archi-
tettura .
Etenim natus infans fine nutricìs la&e non potejì » neque ad ittic crefcentis
gradus perduci , civitas fine agris , & eorum frudlibus non potefi crefcere , nec
fine abbimdantia cibi fiequentiam habere , popidumque fine copia tueri .
L' altra fpezie del bene » era il dilettabile , come abbiamo detto : Ma_9
che cofa fìa al Mondo più vaga e dilettabile della Pittura » e Scoltura ?
quelle vogliamo fignificare per il Pennello , e Scarpello che la prefcntc
Figura tiene in mano . Arti in vero nobiliffime , e mai appieno lodate .
Onde la nobil Scuola di Atene nel primo grado delle Arti liberali ln_j
collocò, dilettabile è dico la Pittura, per elTere imnntatrice della nollra
commune maellm , non folo nelle cofe tangibili , ma in tutte le viCbili an-
cora , rapprefentando con la varietà de' colori tutti gli oggetti fcnfibili .
Visura efl omnium qme 'videntur imitatio diCfe Xenofonte , e Platone lib. de
fulcro . Visura opera tamquam viventia extant .
La Scoltura poi tutte le membra intiere formando , non altrimenti di
quello che la Natura palpabile fa , non folo 1' occhio » ma il tatto ancora
pienamente fàtisfa . Onde quefle due nobiliffime Arti fi ponno farelle_»
chiamare , come nate da uno illeffo Padre» che è il Diflegno, e hanno un'
artificiofa immitatione della Natura .
^rte .
MAtrona con una Manovella, ed una lieva nella mano delira, e nella
finiltra con una fiamma di fuoco.
Tutte le Arti che ufano illrumenti, e macchine ( che fono molte) ri-
ducono la forza delle loro prove alla dimollrazionc del circolo , e da eiTo
ricevo-
TOMO P R IMO. x6g
ricevono le loro ragioni j e il loro ftabilimento , e però fi dipinge 1' Arte
con la Manovella ■> e con la iieva j le quali hanno la forza loro dalla bi-
lancia » e 1' ha dal circolo > come fcrive Arìftotelc nel libro delle Mec-
caniche .
La fiamma del fiioco fi pone come ìftrumento principale delle cofe_>
artificiofe ; perchè confolidando , o mollificando le materie i le fa abili ad
eCfere adoperate dall' Uomo in meriti efercizj . ( ^ )
Y ARTI-
C « ) Arte defcritta da Giulio Strozzi nella Venezia edif, Cant. ii.
Matrona venerabile , e fevera ,
Gh' è di helkzT.e fnù lodale , e conte ;
OccMo grave , e penfofo , e chìo^na ha nera i
Jioffa la guancia , eà umida la freme ;
Agile il portametao , e la maniera ,
E le mani all' oprar fnodate , e pronte ;
E benché fa di Gìoventh men verde ,
Il piede ha fciolto , e Maeftd non perde .
Coftei , eh' Arte fi noma , e ì noftri ingegni
I^eir opre frali immortalmente eterna ,
S' erge fpedita , e de' celefti Regni
Drizza il gran volo alla Magìon Superna %
• tutta fregiata va de' fuoi difegni ,
E di fin'Oftro ha la gonnella interna ^
Il manto è di fua man tutto trapunto
Con ricca fibbia all' omero congiunto .
In cui ben cento maraviglie efprefie
Con a?o Frig'f ""«ea la Donna tniufire i
La prima era Semirami , eh' erejfe
Le Mura eccelfe a Babilonia illujtre,
Toi da Colonne effigiate , e J'peJJe
Sorgeva un Tempio in Efefo paluftre . ^
Indi avea di Ricamo alzate il filò
Le fuperhe Piramidi fui Mio .
Seguìa la Torre altìffima ìkl Faro ,
poi di Rodi il vaftifjimo Colofjo ,
E di Artemìfiia il Manfoleo più raro ,
E d' Olimpo s' ergea Statua fui doffo
Pi Pedalo le penne , e v' era al paro
Il cieco Laberìnto di MinoJ/o,
E 'l Ponte , ove Sahnonlo imita ì tuoni ^
Puglie , Cerchi , Teatri , e Panieoni .
Ma V Arca iìluftre , che notò fintanto
, Che Pio V "Uomo fommerfe iniquo j ed empio ,
^uì di ogni lavoro fupera il vanto ,
Che dal verace Autor n' ebbe V Efempio ;
E ne' lati più nobili del manto
. Sorgea dì Salomon V Augufto Tempio . . . . ■
Jl gran fregio più baffo intorno avea
Pi fatiche minori ogn' altra Idea .
170
ICONOLOGIA
ARTIFICIO.
D\ Cefare J^tpa .
UOmo con abita ricamato * e con molto Artificio fatto . Terrà la deftra
mano pofata fopra un Argano 1 e con il dito indice della finiftra ma-
no moltri un Copello» che gli iHa accanto pieno d* Api» de' quali fé ne
vedrà fopra detta fabbrica , e molte volare per aria .
Si verte d' Abito nobile e artifìciofo 1 perchè 1* Arte è per fé nobile*
che feconda Natura ù può chiamare .
Si dipinge che tenga pofata la deftra mano fopra I*Argano « eflendo quello»
per il quale dimollriamo 1' Artificio con Umana induftria ritrovato * il qua-
le vince di gran lunga la Natura, e le faccende difficiliflime con poco sfor-
zo mandate a fine dall' Argano e altre Macchine . Antifone Poeta in quel
verib, il qual cita Arillotile nelle Meccaniche , e* infegna , che noi per via
dell' Arte iuperiamo quelle cofe , alle quali pare che repiigni la fteCTa Na-
tura della cefi , imperocché moviamo dal fuo luogo Edificii grandiflimi » ado»
perando 1' Argano .
Moftra il Coppello delle Api » come dicemmo , elTcndocchè quefti Ani-
mali fono il Geroglifico dell'Artiiìcio , e della diligenza ; è però ben diJe
Salomone . F'ade ad ^pem » & dij'ce ab ea qmm laboriofa. fit operatnx . E
"Virgilio anch' egli elegantemente defcrive 1* Artificio» ed iudulWa delle
Api
TOMO PRIMO, 171
Api» nel primo dell' Eneide, e più copiofamente nel 4. della Georgìca co-
jninciando dal princìpio, a coi rimetto il Lettore? perchè andrei troppo a
lungo ; baiti dire , che volendo cantare dell' Artificio e induftria naturale
delle Api , Virgilio invita Mecenate ad udire cantar di tal materia , come
di cofà grande e mirabile .
Mane etìatn, Macenas, afptce partem
tAdmìranda tibi levitm fpeÙctcula rerum ,
Magnanìmofqne duces , totlufque ordine gentis
Mores , & jìudia , e^ Topdos , & Tnelia dìcanj ,
ASSIDUITA'.
C$mc dipìnta nella Sala de* Svizzeri nel Talazzo di T^oflro Signore .
\ W
u
CVJ
CTS'
D
Na Vecchia , h quale tiene con ambe le mani un tempo d' Orologio;
ed accanto vi è uno Scoglio circondato da un Ramo di Edera .
ASTINENZA.
Dì Ce fare Bjpa,
Onna» che con la deftra mano fi ferri la bocca, e con T altra moftri
alcune vivande dclicat e con un inotto , che dica :
NON UT om. NEABUTAR.
Y 2 Pef
i7i ICONOLOGIA
Per raoftrare » che il mangiare cofe delicate fa fpeflb » e facilménte pre-
cipitare in qualche errore > come 1* aftenerfene fa la mente più atta alla_j
contemplazione , e il corpo più pronto alle opere della Virtù , e però dicefì
effer l'Aftinenza una regolata moderazione de' cibi » quanto s' appartiene alla
fanità , neceffità , qualità delle perfone t che porta all' animo elevazione di
mente , vivacità d' intelletto , e fermezza di memoria , e al corpo faniùj co-
me bene raoftra Orazio nella Sat. 2. lib. 2. cosi dicendo .
Recipe nmc 'viiìus tennis » qtdje quantaque featm
afferai in primis , valeas bene , tum varia res
Vt noceant Homini credas memor illius efca,
^ce fìmplex olim tibi jederit » ne jtmd affìs
Mifcueris elixa fir/iul conchylia turdis :
Dulcia fé in bitem •vertent flomacoque tiimnltura
Lenta feret pituita ; vides , ut pallidus omnis
Ctena defurgat iubia ? ^in corpus omflum
Heflernis <vitiis animum quoque prjegravat ma
^tque ciffìgìt humo di'vinx particitUm ahr.e
^Iter ubi dillo citius curata fopori
Membra dedit : 'vegetus prxj'cripta ad munla fnrgit .
FATTO STORICO SAGRO.
DOpo efferfi Nabucdonpfor Re di Babilonia impadronito della Città di
Gerofolima , fatti Schiavi que' Popoli , e in rigorofa cuftodia llretti
ì Principi della Città 1 e Figli Loro » Quelli ultimi confegnò alla educa-
zione di Asfanez Prepofto de' fuoi Eunuchi , imponendogli che i più belli,
vigorofi > e che di fé daOTero buone fperanze , li dirigelTc per la via delle_?
fcienze j e pel buon fervizio della Regia Corte . Loro colHtui perciò in_»
ciafcun giorno quello fteflb vitto » e trattamenti della medefima iua Menta.
Tra più nobili Giovanetti Ebrei vi fi contavano Daniele t Anania •, Milaelj
ed Azaria . Daniel fi determinò di non volere guftare della Regia Menla
né di vivande , né di Vino , e pregò il Prepollo degli Eunuchi > il quale_^
molto 1' amava » che da ciò lo voleffe difpenfare . Non volle Asfanez accudire
al fuo defiderio a cagione dell' Ordine Regio ; perlocchè Daniel rivolfe le
fue preghiere a Maialar > alla dì cui guardia 1* aveva raccomandato . Non
fuQiiefti tanto reftìo i e feccia richiefta prova per dieci giorni, dppo i quali fi
mirò che Daniel , Anania » Milael , Azaria fopratutti ' gli altri .Giovanetti
belli erano , vegeti , ed ancora più pingui . Ottenne grazia appretfo Dio la
virtuofa Allinenza di Coftoro •, e Loro compartì un' univerlalc Scienza , ed a
Daniello in particolare lo Spirito Profetico , Terminato il tempo dal Re
prefcritto , furono a Lui introdotti , e fopratutti gli altri , i quattro Gio-
vani furono cari , ed accetti 1 e foramamente onorati . Dami cap, ik
FAT-
r O M _P R I M . 173
F A. TJ?uP STORICO PROFANO.
CAtone il Giovane paflando per le deferte arene della Libia , e per il
grand' ardore del Sole , e per le immenfe fatiche » infieme col nume-
rofo fuo Efercito da fete tale fu aSalito , che ognuno penfava morirfene .
Per quante ricerche foQfero fatte di poca acqua , non riufcì trovarne ftilla»
onde bagnare le inarridite fauci . Finalmente a gran forte uno de' Soldati
ne rinvenne quanta fufficiente fofle ad empierne foltanto la fua celata . Di
ciò foprammodo contento generofamente pensò fé privarne t ed al fuo Ca-
pitano offrirla . Catone allora volendo ali* Armata tutta moftrare » che men-
tre i fuoi Soldati per fete penav^ano » Egli non voleva etfere il folo ad cf-
fer refocillato -, e che a pari di Loro fapeva foffrire le anguftie , prefa_s
dalle mani del cortefe Soldato 1* offerta acqua , tutta in terra la fparfe .
fenza punto gultarne . Così maravigliofo eferapio di Aftinenza moiTe in_9
modo gli animi de' Soldati, che fenza punto lagnarii profeguirono l'intra-
prefo viaggio . BattìJÌA Fidgof. lib, 4.
FATTO FAVOLOSO.
TAntalo Figlio di Giove , e della Ninfa Flotta , Re di Paflagonia , e
Avolo di Agamennone , per far prova di quanto poteGfero i Dei, un
giorno che in fua Ca{à fi portarono, diede Loro a mangiare le membra
di Pelope fuo Figlio • Giove per fé veramente punire quello difumano Pa-
dre , non riputò pena maggiore che obbligarlo ad una perpetua Fame , e_»
Sete , col fargli fempre avere innanzi , onde faziare e V una e 1' altra ,
e doverfene neceifariamente aftenere . Fattolo perciò incatenare, ed im-
mergere fino al niento in un Lago dell* Inferno , gli pofe accanto un' Al-
bero carico di frutti, che fi allontanava fubito, che Égli voleva mangiar-
ne , e nella fteffa guifa 1' Acqua , allorché voleva guftarne . Orazio n^:
Sermoni * Ovvidio nelle Metam. Iginio , ec> ;,
ASTROLOGIA.
X>i Cefare Bijpa .
DOnna veftita di color celelle , con una Corona di Stelle in capo . Por-
terà alle fpalle le ali . Nella delira mano terrà uno Scettro , nella fini-
itra una ^era , ed accanto im' Aquila .
Allrologh , che è parola venuta dal Greco , fùona nella nollra Lingua
Ragionamento di Stelle , le quali fi confiderano in quell' Arte , come ca-
gioni degli effetti contingenti delP Uomo , o della Natura ,
E dipingefi di color cetelle , perchè nel Cielo Hanno fiflfe le Stelle , e
di lafsù efèrcitano la forza loro , e per moftrare difficoltà delle apprenfioni
per la tanta lontananza » le fi fanno le ali , le quali ancora fovente non ba.-
ftano » e per quefto medefiiuo vi à fa l' Aquila ,
Lo
174 ICONOLOGIA
Lo Scettro dimodra , che le Stelle in un certo modo hanno fpecie di
dominio fopra li Corpi fublunari (a)» e con quello rifpetto fono confidera-
te dalP Aftrologo .
v4/irologla .
DOnna veftita di color ceruleo» coli' Attrolabio , e con un Libro pie-
no di Stelle , e Figure Allronomiche , ed un Quadrante , ed altri Stro-
menti appartenenti all' Allrologìa . Agli omeri avrà le ali , per dimoftra-
re che Ella fta Tempre col penfiero elevato in alto « per fapere ed intenr
dere le cofe celeili .
'%Aflrologìa .
DOnna veftita di color ceruleo . Avrà le ali agli omeri . Nella deftra ma-
no terrà un Compaffo •> e nella finiltra un Globo Celefte .
Veftefi di color ceruleo , per dimoilrare , che quella Scienza è polla_»
nella contemplazione de' Corpi Celefti .
Se le dipinge il Globo Celefte col Compaffo » per effer proprio il fiio
mìfurare i Cieli , e conliderare le mifure de' loro movimenti ; e le ali
agli omeri fi pongono per la ragione già detta.
FATTO STORICO SAGRO.
Dloniglo Areopagita fu efperto e diligente Offervatore degli A flri, on-
de per via di quella Scienza conobbe non effere vera Eccliffe natu-
rale quell* ofcuramento del Sole accaduto nella morte di Noftro Signore-»
Gesù Crifto ; poiché la Luna allora effendo in oppofizione col Sole » e-/
non in congiunzione » come quando fi foglionofare gli Eccliifi del Sole ; onde
cfclamò : \Aut Deus natura pathitr » aut tota Mundi machina dijfohitur . Gof
zonì Tiaz. ©BW. Difcor; 39.
FATTO STORICO PROFANO.
SOfteneva lo Scettro dell' Inghilterra Enrico VII. quando un certo Aftro-
logo prediffe che in quell' Anno doveva morire il Re . Giunfe alle-»
orec-
■ 1,1.. .Ili '
tff] Ariflotele nel fecondo de Cceìo , iy MurJo dinioftra che il Cielo ha vera
azione nelle cofe inferiori per cagione d^ì Moto ., della Luce , e della fiia in-
fluenza ; e ne' Libri della Meteora tiene che tutte le Virtù in eriori fiano go
vernate dalle Configurazioni fuperiori ; e ne' Libri delle Generazioni afferma (.ì.e
le Generazioni , e Corruzioni fi tacciano per 1' accelTo , e receflo del Sole nel
Circolo ofcJiqiio ; e ne' Problemi allegati da Irancelco Giuntino riduce la Con-
vulfiva degl' Lifanti alle azioni della Luna .
Alberto
T^OMO PRIMO, 17^
orecchia dì Enrico la voce « che Collui fparfa aveva 1 perlocchè fattolo a
fé chiamare 1* interrogò fé dagli Aftri poteva nulla di certo rilevare . Ri-
ipofe che si . Dunque Tu , ripigliò il Re « con eertezza fai che in queft*
anno dovrò mancare di vita? certo c'ie si foggìunfe 1* audace . E Tu fe-
gul a dire Enrico , puoi fapere dove farai per iftanziare nelle proflime Fe-
lle Natalizie ? £ pochi giorni a quelle mancavano» J Francamente rifpofe
il pretefb Aftrologo che avrebbe paflfati quei giorni con fbmma allegria in
propria Cafa . No ; gli diflfe in tuono fevero il Re » Tu non cogli il pun-
to » ed Io fono migliore Aftrologo di quello eflfer Tu pofiTa » ed in confer-
ma di ciò ti dico che Tu paflerai gli accennati giorni Feftivì tra gli fqual-
lori delle mie Carceri. Ciò detto , immediatamente comandò che a quel-
le foflfe trafportato . Minoe net Comm. ali* fidato . Emblem, 104. in yAflroL
FATTO FAVOLOSO.
BEffeggia il divino Ariofto un certo Alfeo AftrologOsdicendo :
"Predetto Egli fi avea » che d* anni pieno
Dovea morir alla fua Moglie in feno .
Ed or gli ha meffo il cauto Saracino
La punta della fpada nella gola .
uiriofi, Orland, Furiof^
ASTRO- ,
Alberto Magno, feguendol' opinione del Damafceno , che ne* fuoi Aforifmi af-
ferHce che i ditetti, e le infermità avvengono per la variazione e mutazione^
delle Stelle , difle : Deus Creator Cali , à" Terra , Caium fuper ekmenta ìnjlituìt , ui
mota [ho permanerei, corrumperet , ÌT" confervaret cunBa .
Boezio ancora pare che dica Io fteflb ira quelle parole Deus per fé folrm cun^a <?»•
fpontf > fed ai opera perficknda , inferìora per fuperiora difpenfai .
IJÓ
ICONOLOGIA
ASTRONOMIA,
Li Cefare ^f**
DOnna vcftita di color paonazzo tutto ftellato . Col vìfo rivolto al
Cielo . Che colla deflra mano tenga un* Aftrolabio , e colla Cniflra
una Tavola , ove fiano diverfe figure agronomiche .
Aftronomìa è regola , che confiderà la grandezza « ed i moti de i Cor-
pi fuperiori , cioè ì Cieli e tutte le Stelle .
Il Veftimento di colore paonazzo tutto ftellato ne denota la notte i nel-
la quale fi veggono più facilmente le Stelle , non eCfcndo elle riflefle da i
raggi del Sole, e perciò fi viene alla dimoftrazione più chiara del levare»
del tramontare , e del moto di efle Stelle . Tiene il vifo rivolto al Cielo,
effendocchè il foggetto di quefia figura, ila Tempre con il pcnfiero ele-
vato in alto per fapere , ed intendere le cofe celelli .
Le fi da 1' Aftrolabio, perciocché con elTo fi viene efattamente in co-
gnizione delle mifure e diftanze di tutte le figure de i Cieli .
Tiene con la finiftra mano la Tavola fegnata con diverfe Figure Aftro-
homiche , eCfendocchè 1' Aftronomia [fecondo il parere d' ICdoro, e d'al-
cuni altri] è molto differente dall' Aftrologia ; perciocché , quafi come Teo-
rica, tratta del Mondo in univerfale , delle Sfere , e degli Orbi in particola-
re , del Sito, del Moto, e del Corfo di quelli, delle Stelle fiile > e degli
Afpet-
r Me P R: IMO. i77
Afpettì loro , della .Teorica dei Pianeti., degli Ecdifli , dell* AflTe , de' Po-
li ,'de' Cardini, celelti, de' Climi , .opioggie degli Emisferi, de' Gircolè
diverfi , degli 'Eccentrici , de' Concentrici , degli Epicicli , delle Retrogra-
dazioni, diAccetfi, di Rècéifi , de' ■ Rapti , e di altri moti, e Cerchi de'
moti , ,con mille altre cofe pertinenti a' Cicli , ed alle Stelle .
' A S T U Z I A I:N G A N N E V O L E. ■
Di Cefdre BJ^a ..
DOnna vcftìta di pelle dì Volpe , e farà di carnagione molto roffa •-
tenendo una Scimia fotto il braccio . ...
L' Alluzia, come dice S. Tommafo 2. 2. 5. jjr- arf. i- è un. vizio di Co-
loro, che per confeguire quei che dcfiderano, fi .vagliono de' mezzi noa"
convenevoli , però fi dipìngerà veftita di pelle di Volpe , effendo queft*
animale ailutifènio ; e per tale ancora è conofciuto da Efopo nelle fue Fa-
vole , adoprato in quello propofito molte volte . .
Della Scìmìa fcrive Arinotele nell* Iftoria degli Animali , che è aftu-
tiffima .
La carnagione roflfa per detto del medefimo Arili, lib. 4. de Vhyftgnomìa.
top. 10. fignifica Aftuzia ,. perchè il bollimento di fangue feihpre genera_j"
nuovi moltri nell' anima, facendo nell' Uomo il fangue quello ,. che fa il,
fuoco nel mondo, il quale fempre ftando in moto confuma tutte le -Cofc
combultibili , avvicinandofi.ad elfo .
FATTO STORICO SAGRO.
TAmar rimandata alla paterna Cafa da Giuda , dopo la morte di Her e
di Onan fuoi Figli, che erano flati di lei Mariti, e fapendo che Se* ,
la altro. Figlio di Giuda era crefciuto, ed 3 Lei da Luì non fi attendevi
la promeflfa , che fatta le aveva dì concederglielo in Conforte , in occafione
<:he Giuda fi portava in Tamna , depolle le Velli Vedovili , fi pofe feduta
in mezzo alla Via che a Tamna conduce . Vedutala Giuda , la credè Me-
retrice, e però la richiefe di fé co giacere . Domandò il prezzo Tamar ; le
promife Giuda un Capretto , ed in pegno le confegnò 1' Anello , ed il ba-
ttone che in mano teneva . Quella goduta , fé ne partì . Tamar in fua Ca-»,
fa tornata , riprefe gli abiti di Vedovanza . Mandò Giuda , fecondo la Con-
venzione , da un fuo Servo il Capretto , ma Tamar non fu trovata , e inter-
rogata la Gente\4éi Luogo, diflTe ivi non e (Ter fiata MeretrìeS: alcuna . Do-
po tre mefi fu accufata Tamar al Suocero Giuda per effef fiata fcoperta.,»
incinta . Comandò Egli che fofle data alle fiamme . Condotta al Suppli-
tio Tamar mandò al Suocero l'AneLla, ed -itbaftone , dicendo che da qnel-
'' lo , di Cui erano ì pegni , aveva conceputo . Allora Giuda accorgendofi
eSere Egli quel deflTo, e che la Nuora ciò aveva operato, perchè dato non
gli aveva in Conforte, come era in parola , il fuo Figlio Sela , rifpofe: Eifa
. Z è più
17». ICONOLOGIA
è più giufta di me» perchè Io attenuto non le ho quello dovevo. Fu per-
ciò liberata! ma a Lei Giuda piìi non fi accoilò. Genef. cap. 38.
FATTO STORICO PROFANO.
ALIorchè Perfeo Figlio di Filippo Re di Macedonia y ambiziofo dì cìb-
gerfi le tempia del Paterno Diadem*» pofe con frode in fofpetto al
Padre Demetrio fuo Fratello » per maggiormente precipitarlo fi fervi di
Dida 1 che era allora Pretore della Peonia . Quello che aftutifGmo c_>
pieno era d* inganni , afiTunfe l' impegno » e per meglio riufcirvi » procurò
infinuarll nella famigliarità di Demetrio » onde dall* animo fuo trarre tutti
ì fegreti , e fpiare ogni fuo più recondito penficro . Accadde 1 come il ma-
ligno pensò . Cede Demetrio alle finte amorevoli efpreflionì , gli confidò
tutto il fuo interno » cede ancora a qualche perfida fua infinuazione 1 che
émpiamente colorita » ed in altro lume rapprefentata al fofpettofo Regnan-
te » cagione fu che 1' infelice Demetrio fofle fatto innocentemente morire,
T. lìv, Decad. ^arta lib. io. cap. io.
FATTO FAVOLOSO.
INvaghitofi il Sole di Leucotoe Figlia di Orcamo Re dì Achemcnia» e
di Furinomi > non potendo trovar modo , onde di Lei liberamente go-
dere » fapendo che la Madre Eurinome fenza faputa di alcuno erafi per non
so dove dalla Reggia partita 1 finfe il di Lei afpetto » e lo finfe in modo,
che da tutti per tale creduta » fi portò alle Camere di Leucotoe > che an-
ch' ECfa per tale la ftimava . Licenziati i Cortigiani tutti 1 difle volere_>
colla Figlia fola rimanere » Il che efeguito » ad onta anche fua , di Lei fi
godette » anzicchè la quietò in modo » che con Efso accudì a farlo cre-
dere fua vera Madre . La frode peraltro ebbe il fuo caftigo » giacché ac-
cortafi delle fpefie vifite » e fcoperto il vero Clizia Sorella di Leucotoe «
che ardentemente del Sole era accefa» mofàa da gelosia » rivelò il tutto
al Padre j che per ubbidire alle Leggi Sabee » fece viva fotterrare la de-
linquente Figlia » Fu incomprenfibile il dolore del Sole , e mofso della di
Lei morte a pieti 1 la trasformò ncll* Albero dell' Incenfo . Ovvid, Metanii.
lib. 4.
AVA-
TOMO PRIMO.
AVARIZIA
Bì Ctfatt ^4 .
tir
"4
DOnna vecchia pallida « e magra » che nell' a{petto moftri affanno i <L>
malinconia . A^ccanto avrà un Lupo magrìflimo . Efla a guifa d* Idro-
pico avrà il Corpo molto grande , e fopra vi terrà una mano » per fegn»
di dolore > e coli' altra tenga una Borfa legata e llretta « nella quale miri
con grandiflima attenzione.
Il Lupo , come racconta Criftoforo Landino « è Animale avido e vo^
race •, il quale non folamente fa preda aperta dell'altrui» ma ancora con_3
aguati ed ìnfidie furtivamente » e fé non è fcoperto da* Paftori « o da*
Cani ì non cefla fino a tanto che il Gregge rimanga morto » dubitand»
Tempre di non avere preda abballanza . Cosi 1' Avaro ora con frode ei
inganno » ora con aperte rapine toglie 1* altrui » né però può accumulare?
tanto 5 che la voglia fia iàzia »
Dipingefi a guifa dell' Idropico ; perchè « ficcome quello non ammorzi
mai la fete pel bere , ma I* accrefce ; cosi 1* Avarizia tanto crefce nell' U»-
rao> quanto crefcono ì Tefori ; però difife Orazio nell' Ode 2. lib. 2.
Crefcit indulgens ftbi dìms hydropst
l^ec fitim pellit i nifi caufa morbi
Z 2 Pugerit
ijfo ICONOLOGIA
fugerit venis, <& aqmfiis albo
Carpare languor . * •
E S. Gregorio ne' Morali 1 4. cosi dice anch* Egli fopra di ciò t Omnìs
t/ivarus ex potu jìtim raultiplicat , qui curn ea 4 "qu<e appetii adeptus fuerit -, ai
obtinenda alia amplius anbeUt . E Seneca ancora : ^varo deejì ) tam quod
hizbet ì qnam quod non habet .
La magrezza del Lupo denota 1* infaziabile appettito dell* Avaro -, e_>
l' inconveniente tenacità della roba che pofliede . Onde Dante nel primo
Capitolo parlando dell' Inferno , così dice .
£d ha natura sì malvagia , e riat
Che mai non empie la bramof.i voglia «
E dopo Tajio ha più fame che pria .
Sì fa colla Borfa ferrata ^ godendo più nel guardare i danari , conie_j
cofà dipinta per diletto , che in adoperarli come utile per neceflità , e_»
molto a propofito mi pare in quefta occafione 1' Epigramma di Monfignor
Barberino Chierico di Camera , ed ora meritiffimo Cardinale < di nobiltà
e valore fpecchio ed ornamento al Secol nollro . Creato Pontefice con_>
nome di Urbano Vili, mentre fi riftampava quella Opera a' 6. d' Agofto
'Z>t parcas opibus , tibt quid non parcìs an unquara
S^ugendi cenfus termimts untts erit >
Dejine divitias fulvo cumulare metallo .
Tam tibi deefi , quod habes , qitam qmd habere necptts «
^id tamen obdnras toties -, quid , Tontice tja^las ?
T^onnifì qui fingi efl , pojjidet tdlas opes ,
Tu mihi dives eris , qui neqm tempere partìs
Divitiis egeas , Tontics » femper eges ?
^ijarizia .
DOnna mal veilita , fcapigliata» e fcalza . Nella dertra mano terrà ufi_>
Rofpo , e con la finillra una borfa ferrata .
L' Avarizia è uno sfrenato appetito d' avere , come dice S. Agoft. lìb.
j, de libero arbitrio r che non cefla mai di coprire con groffo velo il vifo
alla Ragione j e con difufata fòr2a fpezza il freno della Temperanza, e
non arvenda riguardo a Virtù alcòna > trafniuta i cuori pietofi in crudeli «
c'fi fa univerfal guaflatrice delle Virtù .
' Confidile ì' Avarizia principalmente in tre cofe, prima in deCderarc
più del convenevole la roba d* altri , perchè la propria llia intiera ; e pe-
rò le fi dipinge il Rofpo nella delira mano , il qoale tuttocchè abbia_j
grandKfima copia della terra, della quale fi pafce , nondimeno Tempre
t«me , e fi aftiene da qnella , defiderandone fempre più .
Confirte fecondariamente in acquillare , per vie indirette più di quello
che gli conviene , non avendo riguardo, non folo a difagi e incomodi ( an-
cor che grandiiUniI fieno) ma alla propria vita, che' però fi rapprcfenta^,
mai
TOMO PRIMO.. i8i
mal veftitai fcapigliata» e fcalza ; onde il Petrarca nel' Sonetto ic8. co-
si difle .
Come l' ^varo , che in cercar te foro
Con diletto l' affanno di/acerba .
Ultimamente confifte in ritenere tenacemente le coiè fue » e perciò fi
rapprefcnta nella borfa ferrata .
avarìzia .
SI dipinge dagli Antichi Tantalo in un Fiume coperto dati* acqua fino
alla gola , al quale fopra la tefta pende un Albero carico di frutti , in
modo , eh' Egli non poiTa arrivare con le mani ai frutti , per faziar la
fame > né al Fiume per fìnorzariì la fete » fecondo il detto di Orazio
Tantalus à labris Jìtiens fugìentìa captai Flumina ;
con quel che fegue , e fimilmente Petronio Poeta , come riferifce Pieria
Valeriano nel lib. 3J. nella parola pedes» cosi dice»'
7!{ec bibìt inter aquas , nec poma patema carpii
Tantalus infelix » qnem fita "jota premimi .
Divitis Imc magni facies erit omnia late 1
^i tenet ■> & ficco concoquit ore fament ,
oì'varizia .
DOnna •vecchia vellita d' abito rotto e {tracciato in più luoghi . Sari
magra ^ e di color pallido . Terrà colla mano deftra una Tanaglia >
ed all' una delle Gambe avrà un Ferro fimile a quello de' Schiavi'» colla
catena in modo » che lo ftrafcini per terra » e colla finillra mano s' appog-
gia ad un'Arpia» la quale ftia in atto di lanciarfi .
Avarizia è immoderata Cupidigia e Sete di avere » la quale generjus
nell' Avaro Crudeltà , Inganno , Dilcordia » Ingratitudine , Tradimento 1 e
lo toglie in tutto dalla Giuftizia » Carità , Fede » Pietà » e da ogni altra_j
Virtù Morale » e Criftiana .
Vecchia fi dipinge » perchè non folo regna più I' Avarizia ne' Vecchi »
ma fi chiama Madre di tutte le fceleratezzc ; e Claudiano nel Libro fé*
condo Stiliconis » di Lei così dice . • "
^t primum fcelerum Matrem » ó'c.
II veftiniento rotto e ftraceiato ne diraoltra , che tanto neglr animi
avari potTa quella diabolica Pelle » che quello che 1' Avarizia rubba agli
altri» lo toglie anche a fefteflTa ; onde nell'iftetfa abbondanza 1' Avaro ri-
mane più povero di ogni mendico . Perciò Orazio nel primo Libro delle.
Pillole j dice . •
Semper ^varus egss ,
L' eGfer
i8i ICONOLOGIA
L' ctTer magra e pallida, altro non dinota , che la continua» ed ùifa-
ziabilc fame , per la quale gì' infelici inclinati ali* Avarizia continuamente
fono tormentati .
La Tanaglia , che tiene colla delira mano moftra » che Cccome detto
Stromento llrigne , e tira Tempre a fé , cosi è la perverfa natura dell'em-
pio Avaro » il quale non lafcia mai occafione , che non faccia il medefim»
effetto, non guardando né ftato né condizione di qualfivoglia Perfona.^
Le fi dipinge accanto l'Arpia, effendo il vero fimbolo dell'Avarizia,
perciocché Arpia in Greco fuona rapire .
Il Ferro e la Catena alla Gamba nella guifa , che abbiam detto , denota
r Avarizia eflere fchiava non folo della roba , ma ancora de* Demonj «
come teftifica S. Paolo ai Ephef. cap. ^. t & ad Colofs, cap. j. dicendo.*:
^varitia efi IdoUmm fervitus ,
avarizia .
DOnna pallida , e brutta con capelli negri . Sarà macilente , ed in abito
di Serva , e le fi legga in fronte la parola ttXSxos , cioè Pluto , il
quale fu creduto Dio delle ricchezze , Sarà cinta d' una Catena d' Oro «
traendofene per terra gran parte . Moftrerà le Mammelle ignude piene dì
latte , ed avrà un Fanciullo quafi di dietro , magro , e di firacci non ab-
baftanza veftito , che colla deftra moftri di fcacciarlo , per non dargli il
latte delle Mammelle , alle quali avrà la man finifira in atto di teneri c_>
llrette .
Pallida fi dipinge , perchè l' impallidifce il continuo penfiero di accu-
mular Teforo , con appetito infaziabile di fare fiio tutto quello , che è di
altri , fenza aver riguardo , o a forza di Leggi , o a convenienza di forte
alcuna .
E* ancora la pallidezza effetto di timore , il quale fta fempre abbon*
dantiflimo nelle vifcere dell' Uomo avaro , non fidandofi d' alcuno , e mol-
te volte appena di fé medefimo , per la gelosia che ha di non perdere_>
una minima particella di quello che poffiede .
L' abito fervile e fozzo , e la catena d' Oro acconcia nella maniera «
che dicemmo , è fegno manifeilo dell' ignobile e vii fervitù dell* Avaro .
La Scritta della fronte , ci dichiara , che 1' Uomo avaro in tutte 1«lj
fue azioni fi fcuopre per quello che è , né fi sa celare in alcuna cofa .
E per ofifervarfi quello coftume ne* Schiavi , fi moftra la condizione degli
Avari , mcdefimamente Schiavi della ricchezza .
La Catena di Oro che fi tira dietro , ci mollra , che i tcforl e Ic_>
gran facoltà , a Chi ben confiderà , fono pefo faticofiflimo , ed impaccio
molto nojofo , ed il Fanciullo fcacciato , moltra che non vi è alcuno ve-
ramente Avaro , che non fia infieme crudele . Ed eflfendo la Maeltà di Dio
folita d' arricchire più 1' uno che 1' altro , acciò non manchi 1' occafiene
di operare virtuofimenre in tutti li (lati, fecondo la vocazione di eiafcuno,
I' Ava-
TOMO PRIMO, 185
P Araro pervertendo quelP ordine , piuttofto lafcìa marcire con ingordi dif-
fegni quello che ha 1 che adoprarlo a fovvenimento de* Bifognofi , («)
FATTO STORICO SAGRO.
PEr la troppo avvanzata fua età non potendo più reggere Samuel ai
non ordinari peli > che con fé porta l' effere di Giudice , pensò far
cofa buona in follituire per Giudici al Popolo d* Ifraele i fuoi due Figli
loel , ed Abia . Defraudarono però collorO' le belle {pcranze del giuilo
Padre ; giacché tirati dallo sfrenata appetito di accumulare dovizie, fov-
vertirono la Giufliziai e folo fi. regolavano a norma degli opulenti rega-
li, che Loro prefentatì venivano, Mofle cfò ad ira l' Ifraelitico Popolo a
fegno , che congregatoli fi portò dal Vecchio Samuele , reclamando contro
1* avarizia de' Suoi Figli , e chiedendo che gli fi defle un Re . Non fer-
virono le rimoftranze dell* afflitta Samuele , volle Chi gli comandafle con
Regia autoriti . Privati così i due ingordi della dignità, loro » il Popolo del-
la libertà , provarono qua! frutto produca. la cieca Avarizia . i. (ff % cap, 8.
FATTO STORICO PROFANO.
MArco Craflb ricchìfllmo > e avarifllmo tra tutti gli Uomini » febben
col fuo avrebbe potuto fpefare tutto I' Efercito Romano , elfendo
mandato contro a.' Parti , diede ellremi fegni di avarizia » Dì che fitti i ne-
mici confapevoli , aftutamente fingendo timore > fuggirono » lafdando il
Paefe abbondantifUmo di ogni forte di preda , ma pieno ancora di aguati .
Incorfe dunque il Cieco , per li cupidfgii di predare » incautamente nelle_>
infidie t e attorniato da* nemici , perde con grande infamia tutto 1* Eferci-
to , e per non venir vìvo nelle mani de* Barbari , fi. fece uccidere da un
fuo Servo . Fugli poi tagliata la T'erta , e porta in un Otre pieno di oro ,
e dettogli. Averti fete dell' oro» -or bevi dell* oro , ^Jìolf, Ojf.c, Stor.lib.
3. cap. s, FATTO
^■^^^^^— ^^— ^—^■^— ^*— ^^ — ' ■ ■ ^— — ^»— — ^»— ^— M— ^^^a^M^l^^— — ^^M^^-^^M II . ■ Il
( a } Dipinge 1' Avarizia il P. Ricci . "Domo iieccMo col capo [coperto , nel cui ve-^
pimento fona dipinti molti Hofpi » Vomiti dalla- bocca una quantità dì denari . Tenga le
mani giunte in fegno Ai riverenza . Sotto i piedi avrà un Compajjo , A-vantì di Lui vì
è un /kltare , ove vi fona certi Idoli , e quantità dì denari, e gioje . Va una parte vi
jìa il Vento cht foffa„ Dall" altra un: Albero [radicata, le cui radici fono rivolte ìn-j
là. Vecchio, perchè ne' Vecchj domina piti 1' Avarizia. Col capo fcoperto, e
colle maui giunte in atta di riverenza , adorando g.1* Idoli e denari fu d' un Alta-
re j perchè 1* Avaro è adorator dell' Oro , I Rofpi ^perchè al dire de" Naturaliftì
fono infaziabili di terra, e molte fiate non mangiano per tema che non manchi
loro la terra . Vomita dalla bocca denari , in legno che il miferoAvara , che in-
giiiftamente ha divorata tante ricchezze in vita , nella morte a forza di fiam-».
me e tormenti le vomiterà. Il Compaffo fotto appiedi , per dimoftrare che que-
fto vizia fi allarga per tutto . li venta che foifia di lato , dimoftra che l'Avaro
vanamente li affatica' , e i fuoi pefluni fudori fona difllpati al vento . L' Albera
fveka colle redici in alto, perchè l'Avarizia è radice, Tonte, Principio ed
Origme di tiuti i mali ,
i84 ICONOLOGIA
PATTO FAVOLOSO.
VEdendofi Piramo Re di Troja afTedìato da* Greci , ne potendo fapere
qual efito aver potelTero le Armi, pensò ad ogni peggio in falvo
ridurre il fuo piccolo Figlio Polidoro, confegnandolo nafcolbmente a Po-
linneftore Re della Tracia •, unitamente con un ben ricco Teforo . Fu a
Priamo , ed alla fua Famiglia > e a Troja tutta poco anzi nulla favorevole
la forte. 11 che prefcntito da Polinneftore i fpinto dall'avarizia che lo do-
minava, flabilì impadronirfi del Teforo datogli in cuftodia da Priamo, ed
uccife il piccolo Polidoro , gittandolo in balla dell' onde . Lo ributtò il Ma-
re fui Lido , e fu quel Lido dove a cafo 1' afflitta prigioniera Ecuba
Madre del Fanciullo patteggiava , deplorando le fue fciagure . Vidde il
Cadavere , riconobbe chi era . E* inefplicabile quale affanno fi aggiungefle
ad opprimere il fuo Cuore . Pure lo foppreflfe , perchè fubito meditonnc
la più alta vendetta . Per la libertà che concefla le era, fi portò dall'em-
pio Trace , finfe elfere del tutto ignara , e domandandogli con pacifico
volto del Figlio , gli diCTe che aveva neceffità che folo con Efla fi portalfc
ad un certo fito , ove ripoflo aveva un Teforo « e che a Lui confegnar
lo voleva acciò lo cuilodiiTe per il fuo Polidoro . Si rallegrò Polinnellore
a fomiglievole avvifo, e più che di buon grado fi lafciò folo condurre»
dove la vendicativa Ecuba lo defiderava , e dove nafcolle aveva alcune-»
Schiave Frigie . Appena giunto , anfiofo di vedere le ripolle richezze »
più che in fretta di quelle fece domanda . Allora Ecuba dato il fogno alle
Schiave , gli fi lanciarono infuriate addotto , e dalla Tefta gli cavarono
gli occhi , e privato ancora Io avrebbono di vita , fé accorfi non fodero
i Traci a foccorrere il loro Re , che fino al Cielo alzava le firida . Ov~
vid. Metum. lìb. i^.
AUDACIA.
Di Cefare I{ipa ,
DOnna veflita di rotto , e verde . Avrà la fronte torbida , fiando in__>
atto di gettare a terra una gran Colonna di marmo , fopra alla qua-
le fi pofi un* Edificio .
L' Audacia è contraria alla Timidità , ed è vizio di Coloro , che poco
confiderano la difficoltà di alcune grandi azioni , e troppo delle Loro forze
preiTumendofi , fi avvifano di recarle agevolmente a fine . Però è figurata
per una Giovane > che tenti colle fue forze di mandare a terra una ben_>
fondata Colonna .
Il veflimento rotto e verde fignifica Audacia « come, anche la fronte-»
torbida; così dice Ariftotile De Thyfwgnomia .cap. 9.
FATTO
TOMO PRIMO. Ì8?
FATTQ STORICOSAGRO.
COre f Datan , ed Abiron vedendo follevati fbpra il Popolo d* Ifirael-
le i due Fratelli Mosè , ed Aron , non contenti di eflere flati da Dì»
diftinti , e fcelti a fervirlo nel Tabernacolo , temerariamente affettarono il
Primato -, e per privarne di quello gli Accetti a Dio , fi follevarono con-
tro di Erti . Non fi vide però reftare impunita la di Loro Audacia . Giac-
che adorato prima Mosè I' Altiflìmo » parlò al Popolo» e diffe che fi fe-
gregaCfero dai Tabernacoli degli Empi;» e veduta avrebbono qual pena era-
no per fubire i temerari , In fatti reftati Eglino foli colle Loro Famiglie»
non cessò appena di parlare Mosè , che apertafi la Terra, immediatamente
li divorò co' Tabernacoli e fingole Loro foftanze . TSlumer. cap. i6.
FATTO STORICO PROFANO.
Tolomeo Figliuolo del valorofo Pirro , non degenerò punto da quell*
animo intrepido del Padre , come dimoflrò fotto 1* Ifola di Coffù , nel
mezzo della Battaglia Navale ; eflendo Egli in un Battello , fi appigliò col-
le mani ad una Galera , su vi montò , e malgrado de' Nemici conquillolla .
Ma Egli mori poi in un graviflimo rifchio , a eh' Ei fi pofe per folo defi-
derio di gloria ; perciocché fpiccandofi con pochi dal fuo Efercito > dove
era attendato , fcalò le mura di Sparta , e quivi aflalito dalle Guardie i len-<
za potere efler foccorfo da'fuoi, fu miferamente tagliato a pezzi *
Giuflin. Itb, 2J.
FATTO VJi\T01.0^0.
I Figliuoli di Titano Uomini di prodigiofa flatura , e perciò detti Giganti,
ebbero ardire di dare V aCTalto al Ciclo » per rimettere il Padre Loro nel
Trono , che da Giove era fiato ufurpato ; ma Egli fulminolH tutti j e tutti
feceli perire fotto i Monti Olimpo , Ofla, e Pelio j che da Loro erano fta-i
ti ammucchiati 1' uno fopra 1' altro, Ovvid, Met, lib. i.
A a IIUGU-
lU ICONOLOGIA
AUGURIO BUONO.
Secondo V opinione de* Gentili ,
UN Giovanetto » che abbia una Stella in cima del capo . In braccio ten-
ga un Cigno t e fia veftito di verde « colore che fìgnifica Augurio «
perciocché 1' erbe quando verdeggiano ì promettono buona copia de* frutti.
Pietro Valeriane nel 44. libro dice * che quelli ì che anticamente ope-
ravano gli Auguri , confermavano che la Stella è Tempre fegno di profpe-
rità e di fé lice fucceflb .
Del Cigno diflfe Virgilio nel primo dell' Eneide .
2^i frulira ^Augurium 'vanì dociiere "Parentesi
%Afpice bis Senos letames agnine Cygnos .
Però a noi O-iftiani non è lecito credere alle vanità degli Augurj.
FATTO STORICO SAGRO.
REgnando nella Sede di Pietro Gregorio il Grande un cersp di Lui Di-
Icepolo Pietro denominato t più volte veduto aveva pofarfi fopra__»
k di Lui Tefta una candida Colomba ; da che ne rilevò ceno prefagio di
fua Santità > e ravvisò che lo rteflb Spirito Santo in quella figura al Santo
Pontefice i fuoi voleri ifpirava , Il che comunicato da detto Difcepolo
agli
TOMO PRIMO. i%7
agli AvverfarJ implacabili di Gregorio , che non tralafciavano occafione-»
e ne' fuoi Scritti i e nelle fue Operazioni di fieramente attaccarlo ; e ve-
dendo che alle fue parole non predavano fede i Loro difife ; Dal mancar
che vedrete di quefta mia Vita i argomentate i fé il falfo vi rappre-
fenti . Sapeva Pietro che rivelando il fegreto « doveva morire t ed iiuj
fatti di 11 a pochi momenti ■> forprefo da un accidente , fpirò . Se atterriti
per ciò rertaflero i Nemici di Gregorio non è difficile 1* immaginarfelo ;
e Qyelli llefli che fino allora Io avevano avuto e in disprezzo ed ìilj
odio 1 fìjrono i primi a decantarlo degno di ogni venerazione e ripieni» «S
Santità . Marni, lib, 6. ,
FATTO STORICO PROFANO.
DIfcorreva Romolo preflb la Palude di Capri al fuo Efèrcito « che in-
tento lo flava ad afcoltare . In quello mentre forfè improvvifa tem-
pefta y fi udirono terribili tuoni « ed una folta nebbia tolfe dagli occhi de*
Soldati il loro Re j che non fu più veduto . Allo {paventofo Turbine fegul
tolto si chiaro e rilplendente giorno j che i Romani prefero da ciò otti-
mo Augurio , tanto più che da' Senatori fu loro detto eflere Romolo iti
denfa Nube al Cielo afcefo , e collocato tra' Dei . Si confermò nell' animo
de' Soldati un così fatto avvifo , allorché un certo Giulio Proculo ,- Uom»
tra Loro di grande autorità , afiferl di aver veduto Romolo ripieno di Mae-
ftà, e di Celefte Splendore» e che ad Effo aveva cosi parlato. Va a' mìei
Soldati , e dì Loro, che i Dei vogliono j che la mia Roma fia Capo del
Mondo . Tit. Ltv. lib. i,
FATTO FAVOLOSO.
MEntre Menelao Re di Sparta col fuo Fratello Agamennone , e co.Xjs
poderofo Efèrcito verfo Troja s* incamminava a racquiltare la rapi-
ta Conforte , trattenuto da improvvifa calma fu coflretto a fermarfi nel
Porto di Aulide , quivi fece fare folenne Sacrifizio a Giove , e mentre in-
:tenti tutti Alavano a pregare Iddio per lo buon efito del loro viaggio , apparve
un Serpente di grande ertenfione , che circondato un Platano j alzò verfo
la cima la fpaventofa Telta , e divorò otto Augellini che nel loro nido fi
ftavano . La Madre di queili fvolazzava intorno il crudele Serpente , che
aftutamente 1' attefe , e prefe il giufto punto , onde far fuo parto ancor
Elfa . Stupivano i Greci dell' accaduto , ma 1' Arufpice Calcante a Loro
volto dille » che prendefTero in buon augurio ciò che avevano veduto ;
giacché i nove Animali divorati indicavano che alfine dei nove anni Troja
farebbe caduta in loro potere . Maggiormente fi confermò la fperanza , nel
onìrare dopo quefto il Serpe cangiato in . marmo . Verificoffi 1' augurio .
Vinfero i Greci ; cadde Troja nel decimo anno dell' affedio . Qvuid. Me-
tani, lib, 12,
A a 2 • AUGU-
t88 iconologia
AUGURIO CATTIVO.
Secondo la medejìma opinme .
U Olilo vècchio ) veftito del color clie hanno le foglie , quando 1' albe-
ro da legno di fcccarfi . In mano terrà una Mullella » e per i* aria
dalla finiitra banda vi farà una Cornacchia .
Il color dei veftito dimoltra , che il cattivo Augurio fi ftima -, che_>
venga per la vicinanza di qualche foprallantc » come le foglie degli arbo-
ri , che perdono il colore , quando il tronco perde la virtù »
Dwlla Mullella , difle 1' Alciato .
'■ l^icquid agii ì Muflela tibì jì occurat ■> omitte :
Signa mala ìptec fortis bejlia prava gerit .
II medefimo fignifica la Cornacchia, però diDfe Virgilio nella Bucolica.
S.'Cpe finiflra cava preedìxit ab ilice Cornix .
Si potria ancora porre in luogo di quefta il Barbagianni , il quale fecon-
do Ovvidio è Uccello apportatore in ogni luogo di trilHflìmo Augurio .
FATTO STORICO SAGRO.
REgnava Ocozia Figlio del perfido Acab fbpra Israello , allorché Egli
cadde da' Cancelli del fuo Cenacolo , che aveva in Samaria , e gra-
vemente infermoflì . Mandò NunzJ perciò a confultare Beelzebub Dio d*
Accaron , fé viflTuto farebbe o nò . In quello medefimo tempo 1' Ange-
lo del Signore parlò ad Elia , e gli comandò , che andando incontro agli
Spediti da Ocozia , Loro diceCfe , che il Re ricorrer doveva al Dio d*
Ifrael , e non a Beelzebub j e che fé al vero Dio ricorfo non folfe •, non
farebbe forto vivo dal Letto , in cui giaceva . Efegui il comando Elia ; tor-
narono indietro i Nunzi , fignificarono il trillo Augurio ad Ocozia ; il qua-
le immediatamente fpedl , per avere nelle fue mani Elia, un Comandante con
cinquanta Guerrieri . Quelli rinvennero 1* Uomo di Dio , che fopra le cime
di un Monte fi flava ; il Principe gli fpiegò la volontà del fuo Signore ,
e gli dtlfe : Uomo di Dio , fcendi dal Monte e vieni al Re . Elia allora :
fé Io fonò Uomo di Dio, fcenda dal Cielo il fuoco, che Te confumi ed
i tuoi . Appena dilfc , che improvvifo celefte fiioco circondò gP infelici e
li confunfe . Non vedendo ritornare alcuno Ocozia , fpedì altro Capitano con
altri cinquanta Soldati : ed a quelli avvenne la lleOfa mifera forte de* primi.
Mandò ancora Ocozia il terzo Principe con il feguito di altri cinquanta Ar-
mati ; Giunti al luogo dove era Elia , il Principe fi gettò a* fuoi pie-
di , fupplicandolo ad aver pietà di Lui , giacché vedeva che il fuoco aveva
confumato i fuoi fegaaci . L* Angelo del Signore parlò ad Elia , e gli dif-
fé che andaffe con elfo al Re . Ubbidì Elia , fi portò al Re d* Ifrael -, e
gli annunciò che dal letto non fi farebbe alzato, perchè aveva mandato a
confultare il Dio di Accaron , come fé in Ifraelo non vi folle il vero Dio .
VeritìcpIIi P Augurio -, mori di li a non molto Ocozia .
• ^ FATTO
T M P R I M 0. i8s)
FATTO STORICO PROFANO.
Furono già i Romani Gente di ridicola fuperftiiiione ripiena * e quando
veniva, qualche mal Augurio, o qualche prodigio grande , come nel
Cielo Stelle nuove , o d' inufitata grandezza » nell' aere vapori accefi , o
fulmini che percotefifero i Tempi > Parti ftravaganti di Animali ec. dubitan-
docchè non foflTero prognoftici di qualche grave danno alla Repubblica, fecon-
docchè da quei lor Sacerdoti ne era dato avvertimento 5 dopo di aver pia-
cato coi Sacrifici 1* ira degli Dei , folevano fare ì Lettifterni , facendo ften-
dere e apparecchiare dei Letti ne' Tempi , fopra dei quali erano pofte le
Statue deg'li Dei » e in mezzo di quelli , delicate vivande , le quali erano
divorate da fette Sacerdoti deputati a quefte Solennità , detti perciò Epulo-
ni ; e cosi credevano riparare ai mali imminenti Auguri - T. Lmo .
FA TTOFAVOLOSO.
AScalafo Figlio del Fiume Acheronte , e di Ofne Ninfa delle Acque
Stigie palesò a Cerere che Proferpina aveva mangiati fette grani di
una melagrana nell' Inferno , onde le tolfe Speranza di riavere Proferpina
fua Figlia , che colà era la andata a cercare-, perchè Giove aveva proraeCTo
di farglela reltituire a patto che non aveffe mangiato cofa alcuna . Si fde-
gnò tanto la Dea per quelt' avvifo datole da Afcalafo, che fpruzzandogli il
Vifo coli' acqua del Fiume Flegetonte , lo cangiò in un Gufo animale-»
notturno, che ovunque fi fa fentire , non fi prende per niente favorevole
Augurio . Ovvid, Metam, Uh. 5.
AUGURIO.
■^T^èlia Medaglia di Adriano , fiùondo i Gentili *■
UOmo in piedi , che rifgusi'di un Uccello i che> Vola per aria j e <;on_s
una mano tiene il Lituo auguriale , il quale era una verga incurvata»
della quale 5 cosi dice Gallio al cap< S. del lib< j. Litms ejl virga breiiis,
in parte qua robujlior eJl incHWUs i qua .Augurts utimtur .
E con e(fo gli Auguri fedenti defignavano i tempi agli Uccelli , di cui
Cicerone fa menzicoie nel lib. i . de Di'vinatìone : ^id litms i/le 'vejler , qmi
tlarìjjìmum efl infigne auguratus , unde 'Uobis ejl traditus » nempe eh B^pmulus re-
giones direxìt , tum ciim 'Zirbem condidit , €^c.
L' Uccello che vola per aria di notte « come gli Auguri , e I* ofEzio
■3eir augurato appreffo i Romani riceverno i nomi dai gefti degli Uccelli,
conciofiacofacchè dal canto e gefti»nel volar loro offervati , ora in quella
e ora in quell' altra parte , da Coloro che erano deputati a cotal Sacerdo-
zio ì erano foliti d' indovinare » cioè quelli » che il preparavano ad alcuna
cofa
tpo ICONOLOGIA
cofa pubblica» d di partire fuori della Città t ovvero che voleffero efer-
cicare bene e drittamente alcun Magiflrato , al quale eiTi erano deputati .
AURORA.
t>ì Cefare B^pa .
UNA Fanciulla alata , di color incarnato ì con un manto giallo indoffo .
Avrà in mano una Lucerna fatta ali* antica accefa . Starà a federe-»
fopra il Pegafo Cavallo alato i perchè da Omero in pili luoghi ella è
chiamata ( KpoìWTT&TrXos ) che vuol dire velata di giallo « e eccome nota
. Eullazio Commentatore di Omero nel 2. lib. dell' Odiflea » e Virgilio nei
fuoi Epigrami dice .
. Oceanum croceo velamìne fulgens liqm .
Ed Ovvidio nel 3. lib. de arte amandi nota il color Incarnato dicendo ,
7y(ec Cephalus rofex prada pudenda De.^e .
E il medefimo Euftazio nel luogo fopraddetto dice j che Fila va in fui
Cavallo Pegafo per la velocità 1 e perchè 1* Aurora è molto amica de*
Poeti « e della gli fpiriti a' capricj ingegnofì e piacevoli .
aurora .
Giovanetti alata per la velocità del fuo moto « che torto fparifce . Di
color incarnato ( « ) con manto giallo . Nel braccio finillro un ceftcllo
pieno di varj fiori, e nella ileflfa mano tiene una Fiaccoletta accefa , e col-
la delira fparge fiori.
AUTO-
( <7 ) Si dipinge di colore incarnato , perchè 1' Aurora altro non è ciiC il
primo rofTeggiare , che tanno i raggi del Sole in Oriente , quando cominciane
a /puntare nel nollro Emilpero .
TOMO P R IMO,
AUTORITÀ*, O POTESTÀ'
Di Cefan ^»*
I^l
UNa Matrona » che fedendo fopra una nobìl Sedia , fia veftita di abito
ricco e fontuofo ,- fregiato tutto di varie gioje di grande ftima . Col-
la deftra mano alzata tenga due Chiavi elevate . Colla finiftra. uno Scettro,
e da una banda vi fieno Libri , e dall' altra diverfe Armi .
Si rapprefenta Matrona, perchè 1' eti matura ha in fé propriamente_>
Autorità , onde Cicerone nel Libro de SeneSìute , dice : ^pex autem Sene-
Butìs ejl ^u5Ìorkas » e poco dopo foggiungc : Habet SeneElus honor'ata pmfer-
tìm tantum ^ucloritatem , ut ea pluris Jtt , quam omnes 'voluptates , e ciò prin-
cipalmente per la prudenza e molto fapere , che in effa fi ritrova , di-
cendo la Sagra Scrittura in Giob, al cap, 12. In tAntìquis cfl fapientìa , &
in multo tempore pmdentia , onde avviene che : ^d parendum '^ii'venes » ai
imperandum Senes fimt accomodati , come dice Plut. in Poi.
Si dipinge fedendo , perchè il federe è proprio de' Principi , e Magì-
ftratì , per il qual atto li moflra Autorità , ed infieme Quiete e Tranquil-
lità di animo > perciocché le cofe , che ricercano gravità » non fi devono
trattare , fé non con matura fefliòne ; così avviene ne' Giudici , i quali
avendo Podeftà ed Autorità di decidere » affolvere , e condannare » ciò
non
'' 9^ \ ICONOLOGIA
non poflbno legìttimamente cfcguire per fentenza , fé non fiedono » come
dice la Legge 2. §. in honorum ff. quis ordo in bon. pojf. ferv.
Si vede di abito pompofo e rifpiendente » perchè tale è Chi ha Pode-
flà fopra gli altri nel cofpetto degli Uomini , oltre che le vefti e pietre
preziofe per fé dimoftrano Autorità , e Onore in Chi le porta .
Le Chiavi denotano 1' Autorità e Podeftà fpirituale , come beniifimo
Io dimoflra Crifto Noftro Signore ) e Redentore « quando per mezzo d' effe
diede quella fuprema Autorità a S. Pietro , dicendo : Et ubi dabo Claves
^egni Calorum » & quodcumque ligaveris fitper Terram t erìt ligatum & tru
Calis , & quodcumque joheris fuper Terram , erit folutum & in Calis . Matth.
cap. \6.
Tiene dette Chiavi nella deflra « perchè la Podeftà fpirituale è la prin-
cipale e più nobile di tutte le altre , quanto è più nobile V Anima de!
Corpo » e non è alcuno » che non fia Suddito a quella del Sommo Pontefice
Vicario di Crifto in Terra , il quale : Dicitur habere plenìtudinem Totejlatis «
fecondo il Canone al cap. ^/ [e fcìt 2. q. 6.
Tiene alzata la delira colle Chiavi elevate al Ciclo » per dimoftrare che :
Cmnis poteflas a Deo efl . fecondo l* Appoftolo S. Paolo a' Romani al cap. 13.
Però gli ammonifce , che : Omnis <yÌ7tima potejlatibus fnhlim'wribHs [ubdìta fìt .
Lo Scettro nella finiftra , moftra V Autorità e Podeftà temporale , co-
me per ferteffa è cofa nota a tutti ; ed i Libri , e 1' Armi , che le fono
dalle parti ( per far quefta Immagine più univerfale ) 1' un fignificato di-
moftra l'Autorità delle Scritture e de' Dottori; e l'altro delle Armi, Je
quali fi pongono alla finiftra , pel detto di Cicerone : Cedant >Arma Tog<e.
AZIONE
TOMO P R IMO,
AZIONE VIRTUOSA,
Dì Cefitre l{tp«.
$91
! -i»
UOmo di eti virile ■, di belliflìmo afpetto ■, e che le parti tutte del cole-
po fìano corrifpondenti ad una proporzionata bellezza . Avrà circojKj;
dato il capo da chiari e rìfplendenti Raggi fimili a quelli di Apollo » co-
me anco da una Ghirlanda di Amaranto . Sarà armato ^ e fopra all' armatu-
ra porterà il Manto detto Paludamento» .che fia d' oro . Colla delira ma-
no terrà un' Afta rotta » e il rimanènte di efla dalla parte del ferro t fi
vedrà nella tefta di un bruttifllmo e (paventevole Serpente » che (ia in__»
terra morto , e colla liniftra con bellilfima grazia tenga un libro» e fotto a un
de' piedi , al quale parerà all' accorto Pittore » terrà ima tefta di morto .
Molte fono le azioni umane ; ma io intendo di rapprefentare la virtuofài
e particolarmente quella delle lettere » e delle armi » le quali » e 1* ima,
e 1' altra rendono 1' Uomo famofo ed immortale .
Si rapprefenta di età virile» perciocché tra 1' altre età eflendo quella
in fomma perfezione ( come narra Arift. lib. 2. Rettor. ) facilmente con
elfa fi viene alla vera cognizione e operazione della Virtù .
II belliflìmo afpetto corrifpondente a tutte le parti del corpo con pro-
porzionata bellezza, ne dimoftra che la giocondità che appare nell' afpetto
dell' Uomo bello » fla indizio della beltà ilmile a quella che ù. vede dì
B i> fuori;
€94 ICONOLOGIA
fuori ; Gratior ejl p'tlchro veniens e corpore •uirtiis , dice Virgilio nel j. dell'
Eneide « ed AriiL nel i. dell' Etica. Exteriora bidtcunt interiora •, onde ne-
ceflariamentc ne fegue , che anco le azioni liano belle e virtuofe • I chi-
ari e rifplendenti Raggi, che gli circondano il capo , ne denotano, che
iìccome il Sole rifplende in tutte le parti . ov' egli gira , cosi 1* Azion
virtuofa fa che 1' Uomo fìa chiaro e rifplendente , ove la fama {uj. vola
C<^la fonerà tromba, fed f amarti extendere fa^is t hoc virtiuis opus t dice Virg.
ael decimo dell' Eneide .
Glifi cinge il capo colla Ghirlanda d* Amaranto (d) , perciocché que-
llo fiore non perde mai il fuo vivido e nativo colore , e colto fi confer-
va e noa infracidifce mai , anzi quantunque fécco , bagnato con acqua ri-
viene nel fuo primiero fiato , e fé ne fa Ghirlanda nell* Inverno . Plinio
lib. 21. cap. 8. Simile è la natura dell'Uomo vùtuofo , perciocché non__»
folo non degenera dalle belliffime qualità iùe , ma féjj^mta I' anima dal corpo ,
le fue chiariflime azioni reftano e fi confervana'^a perpetua memoria,
con quella fuprema bellezza e gloriofo ^ome, ché°^ pofiìbile maggiore.
Si rapprefenta armato , e colla deftra mano tenga 1* Alla rotta , nel-
la guifa che abbiamo detto , per denotare che il Virtuofo colle azioni
fue è fempre contrario , e combatte continuamente con il vizio fuo per-
petuo inimico , che per tal fegno diraoftriamo lo fpaventevole Serpente
morto , e palfato dall' Alla ; e però con tal dinioftrazione , facciamo chia-
ro che non balla alla perfezione della Virtù il volere ^ fé non fi mette in
efecuzione, onde Cicerone i. de off. Homìnis virtus iti a^iom tonfijiit « e
Seneca de Ven. yirtus nm redpit>,.fordidHm amatorem . -'
Il Manto detto PaludamentQ ( é.).d' oro fignifica, .che l'Azione virtuofa
è diffìcile da operarfi per Chi vive ad ufo di Artefice , e a Perfbne meccaniche .
Tiene colla finiftra mano con belliflima grazia il Libro, effendocchè l'efer-
cizio si delle lettere, come delle armi, per effere e l'uno e 1' altro princi-
pi di tutti , fa 1* Uomo illuftre e famofo . Onde il Petrarca nel Sonetto 84.
// nofiro (ludìo è quello
Che fa per ?U 'Doìnini immortali.
E nel Capitolo terzo della Fama .
Che i' acquijìa ben pregio altro che d' arme .
Tiene fotto il piede la Tefta di morto per dimollrare , che 1* Azion
virtu'ofa ièmpre vive , e mentre dureranno i fecoli e le fcritture vivrà eter-
■amenfe : onde Plauto SOLA VIRTUS EXPERS SEPULCHRI .
BALLO
( ) L* Amaranto viene altrimenti detto Fior di Velluto , ed anche Fior
di Grana , produce le trondi uguali al fiaiìlico Maggiore , i Fiori lpie£ati , e
di ardentiflìmo color Cremefino .
( ^ ) Paludamento era una fopravefte da Guerra , propria ( come hanno creduto
alcuni ) degl' Imperatori , de' Confoli, e di altri Capitani e Generali di Eferciti . E'
cofa per altro certa , che il Paludamento fi trova anche ufato non folo da' Soldati
privati , ma da' Littori , e dalle Donne . Fello dice che tutti gli ornamenti militari
fono intefi fotto quello nome di Paludamento; e cosi vitn dichiarato da Varooe ,
cbe Paludamenti fiano Ornamenti militairi.
TOMO PRIMO.
B A L L O.
«91
iovafle dì volto allegro , e rubicondo . Sari coronato di
Mirro . Avrà intorno Suonatori di var; Iftromenti Mu-
fìcali, e fi dipingerà in atteggiamento di muover con_*
leggiadria i piedi , e dì mollrare graziofàracote collana
fìniitra mano un mazzo di Gigli » legato con un fottiliP-
lìmo laccio . Abbia appretfo una Tortora .
Confifte il Ballo, [o Danza j in un leggiadro e artlfì-
ciofo movimento del Corpo» e paffi con ordine tempe-
rati al fuono d' Iftromenti Muficali .
I Greci 1* ebbero molto in pregio , come dicono Tommafo Garzoni
nella fua Piazza Univerfale Difc. 45 , e Goffredo Linocerio nel fuo Li-
bretto della Mitologia delle Mufe cap. 6. de Therftc. , e lafciarono fcritt»
aver fortita la fua origine colla creazione del Mondo, dagli andamenti delle
Stelle e de' Pianeti , cioè dal Loro andare e ritornare con mirabil or-
dine a' medeflmi luoghi, quafi iutrecciaffero carole all'armonia delle cele-
fli . Traile Mufe Terfieore è riguardata come preeletta alla fopraintendenza
del Ballo . Da alcuni fi vuole che i primi Inventori del Ballo fiano flati
i Satiri, ed altri ne attribuifcono il ritrovamento » Bacco > e dicono che
B b 2 con
'Ì0(S ICONOLOGÌA
con queft* Arte riportafife vittoria degl* Indi « e de* Lidi Popoli bellicofiP-
fimi . In quanta (lima appreffo gli Antichi il Ballo foDfe t bafti il confiderare
che in Delo cofa fugra e folenne non li celebrava , che intervenir noii_>
vi dovefTcro i Danzatori . I Coribanti in Frigia lo avevano per rito di
Religione . I Cureti in Creta per mezzo de* Salti- onoravano la Madre_»
degli Dei . Ne' Sagrifiz] fi ufava dagli Etiopi , EgizJ « e Sciti ; ed i Brac-
mani Sacerdoti dell* India nella cerimonia di adorare il Sole > in faccia a_»
quello dalla mattina alla fera s' impiegavano faltando . In TefTaglia era in
tanta riputazione il Ballo -, che i Capi e Prefidenti del Popolo erano ono-
rati col nome di Saltatori . Ed il gran Filofofo Socrate , quello che dall'
Oracolo di Apolline fu dichiarato il più favio di tutti gli Uomini, tuttoc-
chè di avanzata Età fi foQTe , non giudicò a fé fconvenevole il prender le-
zione di Ballo , e fecondo Senofonte Egli annoverò la Danza fra le gravi
difcipHne . Platoae nel fecondo delle Leggi chiama la Danza piacevole ,
gioconda > e dono degli Dei ; e nomina Perfona incrudita Colui j che co-
gnizione non abbia né intelligenza di Efla .
Si figura Giovane il Ballo allegro , e rubicondo , per elTcr tale Efercl-
zlo proprio de' Giovani , e per effer la Gioventù Età inclinata all' allegrez-
za , ed al moto » dante il fervore del fangue , che pa/e faccia forza allc->
vene ; ed etTendo il moto caufa del calore , quefto le trafparlfce nel vol-
to , unitamente col piacere ì che nell* animo prova . Ed è Età che pia
dell' altre ci fofpinge a feguire ciò che è di maggiore allettamento a' fenfi :
Senfibus 'ueliiti navi utimm . D. Aug. lib. i. Soliloq. cap. 4. Pur troppo non
fotte così ! 'Pur troppo non fi abbandonafle in balla delle, in apparenza lu-
finghevoli e chete , ma in effetto oh come fallaci , oh come terribili onde
de' piaceri , la Nave de' fenfi noftri ! Incauti Nocchieri , febben noto ci fia,
che il Porto , dove ridur fi deve quella noftra Nave , è in feno al Sommo
Bene , che ce 1' affidò , lafciandola nuUadimeno trafportare a feconda de*
contrari venti, tardi ci accorgeremo dove andrà a romperfi ed affondare.
Siano pertanto ben avveduti i Giovani , che non abborriicono fimile , dirò
ancora non condannabile , Polizia del viver civile , di non lafciarfi fedur-
re ; e che 1' ufo di un innocente piacere a Loro non apporti delle confe-
guenze funefte . Non fono Io così fevero , che affatto condanni 1' ufo del
Ballo. Vi è tempHs faltandi Eccl. 3. ; ma 1' abufo che fé ne fa , è quello
che dctefto . Refto ben perfuafo, che come fono da feguirfi gli Studi delle
gravi Scienze indirizzati a coltivare e ad ornare lo Spirito , nella ilelTa_a
guifa trafcurar non fi debbono quegli Efercizi ^ che atti fono a formare ,
e ben regolare il Corpo : Confelfo che la Danza conferifce a maraviglia_j
a dare un' aria difinvolta e naturale , ad ifpirare -una -certa tal qual de-
cenza e politezza efteriore defiderabile , e direi quafi necelfaria , nel com-
merzio della Vita : Conofco quanto bifogni all' Uomo il foliievo : I{_eq^tiesi
& Ludits in Vita, necepria . Arili. Eth. 4. Ma pur troppo fi fa converf ire_»
P ufo del Ballo , che farebbe in fé un piacere non reo , in un abbandona-
mento ad una molle rilalfatezza , e fi fa divenire Miniltro di non innocenti
pratciche e di prave iaccazioni . Le Donne in particolare non prendano il
B-"
liO
TOMO PRIMO, 197
Ballo per alleggerimento delle domeftiche cure , ma piuttofto per foddì-.
sfazione di loro vane voglie , e allo meno per 1' ambizione di fare acquìftì
colla loro leggiadria e venuftJi . Avvertino però di non meritarfi > che
Loro fi dica, ciò che olTervò Salullio In bello Catti, parlando di Scmproniai
Dama dì nafcita , e del Canto e del Ballo più del dovere feguace : Tfal-
lere , & /altare elegantìm , (jimm necefsè efl proba , Leggano « e riflettano al
ricordo del Poeta Teocrito .
f^os 'vero , Capelli , nolìte {altare ,
2^e fartè in f^os Hirctts incurrat .
Del foverchio feguire fimilz diletti > Tentano ciò che ne dice Ovvidlo
nel fecondo de* Rimedi di Amore .
Enervant anìmos Cithara 1 Cantufque ■> Lir^eque
Et vox 1 &■ mimerìs braehia mota fuìs .
La Corona di Mirto che porta in Teda denota il piacere che fi efpe-
rimenta nel Ballo « ed è proprio ancora a fignificare , che nelle Danze per
lopplu fignoreggia la rilafciatezza e la lafcivia , della quale è figura Vene-
re , a Cui è confecrato il Mirto ; e la ragione che ne adduce Pierio Va-
leriano Jib. 50» fi è , che effendo quelV arbofcello di tutti il più delicato
« vago a vederfi , sì per il perpetuo fuo verdeggiare , come ancora per la
figura delle frondi , e per la fragranza dell' odore , che tramanda , a Vene-
e, come Dea delle altre più delicata e bella, veniva propriamente confacrato.
Pelope per avere eretta a Venere una Statua di pullulante Mirto , fi acqui-
ftò la grazia di quefta Dea, e col fuo favore avendo nel corfo vinta Ippo-
damia ottenne di quefta le bramate nozze . Nicandro nel fuo .Aleffifarmaco
vuole che Venere nel famofo Giudizio di Paride foffe coronata di Mir-
to , e che perciò quefta Pianta fia eftremamente odiata da Giunone , e da
Pallade .
Per li Suonatori che gli ftanno d' intorno fi fpiega , che a feconda , ed a
tempo de' Muficali Iftromenti 1' arte vuole obligato il Ballo , e che fenza
quelli di verun pregio farebbe la Danza , ed anzi ridicola e caricata fa-
rebbe la Perfona , che P efercitaflfe .
Move con leggiadria i Piedi , per eCfer quefto il fondamento dell' Arte»
che confifte in un ordinata regola di "gefti e movimenti del Corpo .
Moftra di avere nella finiftra mano un mazzo di Gigli legato con un fot-
tìliffimo Laccio, per denotare nel Giglio, Simbolo della Pudicizia , quanto al-
la confervazione di quefta aver fi debba P occhio in confimili Fefte di ftre-
pìto, ed in qual periglio fi trovi , {piegato nel Laccio , efprimente I' In-
ganno occulto . Oh quante volte accade che col folo penfiero di follevare
P oppreffo fpirito,fiva a fimili giocondi ridotti, e lo fteflb fpirito ne ri-
mane anzicchè alleggerito, più mefchinamente affannato , ed immerfo in
in nuove vergognofiìfirae cure ! La troppo favorevole occafione di mirare
un bel volto , un artificiofo fguardo , un leggiadro portamento di vita ,
e la facilità di guftare il piacere , che al cuore tramanda [ per lo più però
avvelenato ] la morbidezza di una bianca mano » più di un Ercole riduce
avvilito appreffo la fi'.a Jole .
'Si pone
I^« ICONOLOGIA
Sì porte poi il Gifi^Ho nella mano finiilra , perchè Cccome, fecondo g!i
antichi Oflcrvatori , la mano delira è fegno di bene , e la finiftra di male «
Onde fi legge nella Divina Scrittura : Cor Sapieruis in dexiera ejus , & cor
fluiti in /tniflra ìllitts, Eccl. io. Cosi intendo moltrare che il Ballo in fé é
cofa indifferente , ma che I' Uomo » il quale fi lafcia trafportare dal fenfo «
ciocché effer potrebbe non colpevole »■■ il & tale divenire . EiTendo fta-
to oppofto a Teodoro Ateniefe ■> Uomo dottiflìmo, non eflcr ufcito dalie
fue lezioni alcuno Scolaro degno di Lui » airgutamente rifpof« : ciò accadere
perchè i fuoi Scolari coli» mano finittra ric€vevano ciocché Egli col-
la rfeftra Loro porgeva .
Della Tortora cosi Pierio Valeriano nel lib. 22. de' flioi Geroglifici »
fecondo la traduzione del P. Figliuccio n Io trovo che appreffb quel Fi-
n lippo, il quale lafciò fcritti alcuni argomenti, e concetti in Greco, che
n V Uomo Ballerino , e dato al fuonare le piffere , è per la Tortora fi-
» gnificato , e non altra cofa . Imperocché fi è ritrovato che Ella maravi-
M gliofamente fi diletta del fuono delle Pi&re, e Cornam-ufe , delle quali
s, fentendo il concento, dicono che fa certi movimenti inconrpodi , e va
„ immitando quelli che ballano . E che ancura per quel canto fi allctta ,
M e fi tira nei lacci e nelle infidie , e coti fi prende . n
FATTO STORICO SAGRO.
NEL ritorno che fece David coli' Arca del Signore alla Città di Sion-
ne , tutto feftofo e lieto , tra giubili del Popolo Ifruelitico , e tra
più ftrepitofi fuoni , non cefsò mai di ballare innanzi la ftefs' Arca in ono-
re di Dio . Giunto alla Città , ne fu da Michol Figlia di Saul ingiultamen-
te riconvenuto , eflfendo troppo ragionevole la cagione , che lo voleva fo-
prammodo allegro e feftevole , allorché fi trattava di onorare il Dio degli
Eferciti, il quale la fincerità del cuore di David fommamente gradi, e_>
Michol ne fu da Lui punita 1 non avendo dappoi generato più Figliuoli .
2. de i\e CAp. 6,
FATTO STORICO PROFANO.
I Salii in Roma erano Sacerdoti di Marte , cosi detti dal faltare nel por-
tare gli Anelli . L' Ancile era uno Scudo di Metallo tenuto dai
Romani in gran venerazione , perchè dicevano efifer caduto dal Cielo al
tempo del Re Numa con una voce fentita in quell' ilhnte , che promette-
va r Imperio del Mondo a quella Città , che lo tenefsc e confervaiTe .
Onde i Romani per gelosia che non foffe rubbato , ne fecero fare undici
altri nella medefima forma tanto fimili , che non fi riconofcelTero dal ve-
ro , mefcolati col quale li tenevano nel Tempio di Marte , fotto la aifto*
dia prima di dodici , poi di ventiquattro Sacerdoti eletti dalla prima No-
biltà , e fommamente llimati , detti Salii . Quefti nel Mefe di Marzo vedi-
ti di Tonaca dipinta , con corfaletti > portavano per la Città detti Scudi «
e balkn-
TOMO PRIMO, 199
e ballando, e percotendofi con certi coltellini fatti apporta per fimile ef-
fetto , cantavano una Canzone » al fine della quale veniva nominato e re-
plicato il nome del Fabbro Mamurio -, che li aveva così maeftrevolmente
lavorati , per confervare a* Poderi la fua memoria , in ricompenfa dell' ope-
ra ; e dopo Lui Giano , e tutti gli altri Dei , e Dee principali , eccetto
Venere , della quale non era lecito far menzione . Vollero poi gì' Impe-
radori che vi fi aggiungere ancora il nome Loro . In quei giorni , che gli
Ancili erano portati attorno , fi facevano continue felle e conviti folenni
per tutta la Città , chiamati Cene Saliari . Feflo . Dhnìfia ,Alicarttaffeo lib, 2,
T. Livio lib. i,
i FATTO FAVOLOSO.
NEI Bofchì di Tefsaglia, fopralìava agli altri Alberi in Sorprendente ma-
niera un' annofa Qyercia fagra a Cerere « ed in quella ;Quercia era^
racchiufo lo Spirito dì una Ninfa» alla Dea delle Biade al^omrao cara.
Le Driudi perciò > a cagione di onorare e il Nume e la Ninfa > 1' avevano
cinta di diverfe corone , e per fare e all' uno e all' altra cofa la più
grata , circondavano unite I' Albore , intorno a quello leggiadramente bal-
lando . Fu quella la Qyercia « che Erifittone di propria mano volle atter-
rata ; per il che ne fii feveramente punito con un' infaziabile fame . Ov-
'oìL Metam, lib. 8.
BATTE-
200
ICONOLOGIA
BATTESIMO.
Del P. f. Vincenzio I{icci M. 0.
UOmo veflito di verde i tutto pieno di Gemme . Terri in mano un_3
Vafo di Oro j con che verfi acqua dentro un Bacino . Stari in piedi
foprà una Pietra » o Bafc . Sia avanti ad Eflfo una Porta » fbpra la quaJc-j
è una Corona > e da una parte un ramo d* IflTopo .
Il Battellmo è un lavamento efteriore del Corpo ^ fatto fotto la forma
delle parole prefcritte . Cosi dice il Maeflro delle Senten. Di/Ì. j.
Il Battefimo , dicono Damafceno Hb. 4. cap I . , e il Dottore Angelico Setir.
JDìfl. 4. q. I. art, 1., è quello pel quale riceviamo le primizie deilo Spi-
rito» e principio dell'altra Vita» acciò lia 3 noi regenerazione, fuggello »
cuftodia » ed illuminazione .
Fu figurato quello Divin Sagramento » per quelle acque vagheggiate da
JEzecchiele 47. » che ufcivano di fotto la Porta in verfo *1 nafcentc Sole »
eh' ombreggiava la Porta dell' Oriente del Paradifo : Et converti me ad por-
tam Domm , & ecce aqux egrediebantur fuper limen Domus ad Orìentem .
Né fia pofllbile falvarfi niuno» fé non farà lavato in quelle acque benedet-
te del Battellmo » ove fi riceve la Fede » e vi s' infonde la Grazia , e la^
Carità » divifando cosi il Salvatore : T^ifi quis renatus fuerit ex *4qtta 1 &
Spiritit SanSìQ % non poieft introire in P^gmtm Dei*
Tanto
TOMO PRIMO. jor
Tanto vale \\ Battefimo % dice il Gran Padre Agoftino , Ée 'Dm. Bapt.
tSì- Hab, de Confeff. Difl. 4. cum tantum dato per un Uomo di poco valore •
quanto per un' Appoftolo , non eflendo né di quello i né di quello 1 ma_j
di Crifto Salvatore . Fu battezzata > dice lo fteflb 9 ibidem la Carne dì Cri-
llo s qual' era fenza colpa •, per darne efempio d' immitazione ; quanto pia
lì dee battezzare la carne di un Uomo morto pel peccato 1 per evitaro
1* eterna pena ?
Avete ricevuto > per lo Battefimo , dice Ambrogio de initiandis rudibus,
i candidi veftimenti , acciò vi fofiTe d' indizio elTere (pogliati de* mondani pia-
ceri , e di peccati , e veftirvi le vefli d' innocenza . Senza penitenza 1 dice
lo fteflb fup. Epìfl. ad l^oj». , fono i doni, e la vocazione di Dio , perchè
la Grazia non richiede nel Battefimo nò gemito j né pianto, nò altro, mt
la fola Fede , e tutte le altre cofe dona graziofamente .
Muore al Mondo, e nafce al Signore quello che riceve I* acqua del Saa«
fo Battefimo , ricevendo ad un' ora nuova Vita ; e cosi diciamo ;
Sì nimdo moritur Divino Fonte renafcens t
Fitque novm Vitts , qui fepelitnr aqua :
tZv^o» junt fraudati Sacro Baptifmate ChrijV 9
Fons qitibiis ipfa fui Sangumis unda fiat .
Et quidqiiid Sacri fert mìfiica forma Lavacri 9
Id totum ìmplevit gloria Martyni .
E* il Battefimo uno de' fette Sagramenti della Santa Madre Chiefa , e
il primo e necelTario alla alla falute , ilHtuito da Crifto Signor Noftro , quando
JEgli volle eflere battezzato da Giovanni , e battezzarlo ancora , fantifìcan-
do le acque del Giordano , infegnando a' Santi Apoftoli di ufarlo , e pre-
dicarlo ardentemente , quando Loro diffe : Emtes ergo docete omnes Gentes%
baptizantes eos in "^ornine Tatris, & Filli , & Spirkas Sanili . Matth. 18.
V. 19. Grandiffimi fono i doni, che riceve 1' Anima nel Battefimo: e. pri-
ma vien monda dalla macchia originale ; quindi tiene il Vafb di acqua ,
che verfa , in fegno che falli per mezzo della lozione , e del buttar l' acqua
fui capo del Battezzato , alla maniera , che volle fi facelTe a Lui il Salva-
tore da Giovanni . Sta veftito col ricco veftimento di color verde , ador-
no di tante gemme , perchè da povera che è 1' Anima e malveftita , per
la macchia del peccato originale , fi rende bella , adorna , e ricca di Vir-
tù , riceve la Fede infufa , fignificata per il verde della Speranza , e Carità,
andando Infierae quefte Virtù . Il ramo dell' Ifsopo , che è erba valevole a
levar le macchie a' veftimenti , facendo queft' efl^-tto il Battefimo 1 che è
la bafe- di tutti gli altri Sagramenti, per riceverfi' la Fede in Lui, bafe ,
fondamento , e foltanza di tutte le altre Virtù , per fondarfi tutte in Lei »
fenza la quale niuna fé ne riceve ; ed il Battefimo fi, dice bafe , perchè :
Baptifmtis efl quzfi bajìs totìus Catholiae difciplinx . La Pòrta , che il Battefi-
mo comunemente da' Santi Padri chiamafi 'Janna omni^im Sacramentorum .
La Corona, che vi è fopra , ombreggia il Regno de' Cieli, al quale non è
poflìbile entrare » fé non per quefta Porta felice di sì eccellente Sagramento.
Ce Alla
zoa ICONOLOGIA
Alla Scritturi Sagra . Il Batteflnio fi rapprefenta in forma di Uomo ric-
camente veftito , delle quali ricchezze parlò Salomone Pro 8: zì.^t ditem di'
ligentef me ì ricevendofi la Carità . L'acqua, che butta col Boccale» per fe-
gno , «he mondale Anime dalle macchie» allegorizzando cosi Ezecchiele f.31.
e 2J. Ei effimiiXm piper vos aqtam mmdam » & mmdabìmini ab omnibus ingid-
namtntls veflris (ùrc. Sta fopra la bafe » perchè è fondamento della Fede » che
ivi lì fcrive » £/? mtem Fides » fperandarum fubflantia rerum » argumentum non
apparentium . Hxb. 11, i. Ed un'Anima battezzata ha fondato i piedi si!l
quella bafe del Battefimo : Et ermt tibì compedes ejus in proteElionem foniti*-
dinis t & bafes virtutìs , ^ torqites ìlHiis in flolam gUrix ^ EccK 6. 30. La_j
Porta denota » eh' Egli è tale agli altri Sagramenti » e Virtù con Crilto »
che fi riceve nel Battefinio » ove tutti fi fanno fuoi figliuoli per ricevere
la falute : Ego fum ojlium t fi quis introierit per me fdiiabìtur. Jo: io. 9. La
Corona del Regno de' Cieli » che non può averfi altrimenti fenza quello 1
né per altra ftrada : nifi quis renatus fuerit » denuà non potefl videre B^gmetì-»
Dei Jo: j. 3. Il Ramo dell' Ifsopo per fine, erba che monda, favellandone
allegoricamente Davidde Pfal. 50. 9. ^Jpergei me Hyfopo , & mundabor *
tavabis me », & fttper nivem dealbabor »
BEA-
BEATITUDINI
INSEGNATECI DA CRISTO SIGNOR NOSTRO.
Di Cefare mpa,
PRIMA BEATITUDINE.
E* la Povertà tii Spirito .
SeiUi paujteres fpirim. S. Matt. al J.
SI fari una Fanciulla dì Abito corto > ftracciato » con la faccia alquanto
curva » e che riguarda il Cielo , con quefto motto s l{^gmm Calorum
■paupertate venale: parole di S, AgoiHno .
Si fa Fanciulla , come di SeDTo più dedito alla religione» e più alieno
dall' altezza dell' animo » che non è quello degli Uomini , ed anco più in-
clinato a dar fede alla dottrina della Virtù infegnataci da Noftro Signore, e
poco creduta da quelli , che fìdandofi nella Capienza mondana » non vo-
gliono ammettere per Virtù quelle che non derivano in qualche modo » al-
meno dalle quattro morali ( intefe e conofciute ancora da' Filofofi. ) E' pro-
prietà femminile picgarfi ancora alle cofe, che vengono dette da altri» e_?
C e 2 ^^^
104 ICONOLOGIA
che portano fcco V umiltà -, e compaflione fcnza molto apparato «ìi
iillogifmi .
Si fa in abito corto , per moftrare la poca pretenfione nelle cofe del
Mondo ; perchè la velie lunga > femprc ha moftrato dignità e fupremì-
nenza agli altri , e perciò i Romani non volevano che i loro Cittadini veftif'
fero di lungo , fino a tantocchè queit'ab'to per l'età non potefTe far teltimonìo
della virilità dell'animo, ede'penfieri atti a reggere la Repubblica . E però
con 1' abito corto li viene a moftrare * che i Poveri di fpirito tengono
poco conto degli onori e delle grandezze mondane, le quali ben fpefl"^
att-averfandoll al penderò, come le velli lunghe fogliono intricarfi fra le
gambe , I'dho cagione che difficilmente fi può camminare dietro a Grillo *
elfindoci necelTario eiTcre fpeditiflimi dalle cofe del Mondo , per feguire
]a via del Ciclo . Si dice anche volgarmente , che {mt honores onera ; non
altro che pefo fi fente dalle velli, che arrivano fino a terra, a Chi le porta .
Il veftimento tracciato, e la faccia curvata i raoftrano l' umiltà, che
è propriamente il definito per la Povertà di fpirito , ed è grado più baifo
di quello , che dimandano umanità e cortesia i Morali .
Rimira il Cielo per moftrare , che il premio di quella Virtù non d
afpettà fra gli Uomini, ma folo da Dio Creator Noftro, che ha le vie fue
( come dice il Profeta ) differenti dalle vie degli Uomini ; ed il gefto col
motto fottoicritto di S. Agoftino fignifica quello lleflb ,. ( a )
BEATI-
( j ) La Povertà di Spirito immaginata dal P. Ricci è la feguentc . Donna di
faccia pallida e magra , Ma allegra , [aita , e gagliarda . Cd vcfiimemo Squarciato .
Celle ali agli omeri , e 'ì volto verfo il Cielo , daddoiie le fi moflra una Corona ingem-
mata . Tiene in una mano un mazzetto di fiori , e nell' altra un piccolo pane . Sta
to\. piedi fopra una Pietra quadrata , fiotto i quali farà un Cerno di devizia pieno di
pcje f, denari . Sì dipinge di volto pallida e magra , per non effer altro la -Po-
vertà che mancamento delle cofe temporali , quali fi abbandonano volentieri per
]' amor di Dio , dandofi alla Penitenza , aftìiienze e digiuni , dalle quali cofe
deriva la pallidezza , e magrezza del corpo . Sta allegra, perchè mollra di elTerc
tutta affidata alla Divina Provvidenza , e polTedendo la Divina Grazia pol^ede
ogni letizia , Oi;ni pace , ogni tranquillità interiore . Le ali denotano la lacilità
con che fi ergono i Poveri di fpirito alle celefti confi derazioni , non avendo oc-
ciipamcnti temporali , né impedimento alcuno . Tiene il volto verfo il Cielo , la
fegno che i difpregiatori del Mondo fono col corpo folo in Terra , ma col peo-
fiero nelle Eterne Beatitudini . Se le mollra altresì la Corona del Regno di Ì)\o,
del qiMJe fi fanno Padroni , in merito del difprezzo delle cofe terrene . Il mazzet-
to di tiori denota , che quel poco che hanno, lo pofieiJgono e godono in pace , om-
breggiata per i Fiori ; ed un pane fia pur duro ed iniipido , io mangiano con gu.
fto . Sta fopra uni Pfttra t uadrata , fimbolo della Giuiiizia , colla quale vivoiio,
IJ 'Corno di dovizia forto i piLdi fignifica il difprezzo de' Beni temporali.
TOMO P RJ MOi
BEATITUDINE SECONDA»
E' la Manfuetudine .
ientì miteSi qtiOHÌam t^fi po£fdebunt terram.
%oi
Importa' df ejjere manfueto^ ed untino t e ad altri nd henei
e negli okìJìì ferwzj consentire »
FAnciuIIa , che tenga fra le braccia ^ in atto di accarezzare « un picciolo
e manfueto Agnello • col motto cavato dal Salmo : Manfueti hxredi-
tabmt terram .
Per la medefima ragione detta di (opra * quefta Figura fi farà Fanciul-
la ancor* ella .
U Agnello fìgnifica purità t femplicità « e manfuetudine i non f^lamen-
te nelle profane lettere Egizie ; ma ancora nelle Sagre della Religionoj.
Criiliana , e gli Auguri gentili adoperavano I' Agnello nei loro Sacrifi-
zi j folo per piacevolezza del puro e manfueto animo . Ancora Saaj
Giovan Battilla , fìngolar teftimonio dei fscreti Celelti , per manifeltare fotto
fcmplice velame la manfuetudine di CrLto Signor Noitro» diXe lui eifer
unAgnel'
io<? ICONOLOGIA
un Agnello » che placò a noi , con il proprio Sangue facrifìcato » 1' ira
di Dio .
Ed il motto dichiara , che il premio di quefta Virtù farà di ere-
ditare la Terra, non quefta, che vivendo abbiamo con travagli e fa-
■ftidj , ma quella di Promiffione > dove farà perpetua quiete . ( « )
ATI-
( (7 ) Immaginò il P. Ricci Ja Manfnetudine Donna coronata , la quale fio ftcga-
'ttt in terra e profirata , ove tkn fifji gli occ&i . Tiene le Manette ad anMue le mani .
Vicino le fta un Agnello , ed uno Scettro. Coronata , perchè ne' Grandi del Mondo
deve ritrovarfi principalmente, ed in quelli, che amminiftrano la Giuftizia; op-
pure la Corona fimboleggia la fublimità di Lei , effendo Virtù fommairente Eroi-
ca . Sta proftrata a terra per la fua umiltà , dalla quale deriva la Manfuetudi-
,ne j che non può albergare ne' petti de' Superbi . Le Manette alludono alla pa-
zienza . L' Agnello è il vero Geroglifico della manfuetudine , come fi rile-
va non fole da tutti gli antichi monumenti degli Egizj , ma dalla ftefìa Sa-
gra Scrittura . Lo Scettro , in fegno che ì Grandi del Mondo debbono poffc-
dere sì gloriofa Virtù .
TOMO P R I M 0,
BEATITUDINE TER^A.
E' il Pianto»
ficati qui tugeni% qmnìam ipjt confi>l:Aumm ,
X®?^
Importa, piangere i peccati proprj, e quelli' del proffimoy
con le noflre > e torà mìferie .
FAncìulIa. inginocchioni , con le ftiani giunte e largamente pfanga . II motto'
dice così: Trisfeas ImIìus Utitiamgcneratfempiternamì ed è tolto da S. Agoft,
Il pianto ,. come qui. fi piglia i è il difpiacere che per la Carità fi può' pigliar
da ciafcuno j sì delle fje » come dell' altrui colpe e danni ancora . Ed eflendo
lo flato di una Fanciulla, quafi meno colpevole ,■ che pofifa efTere , non è dub-
bio r che facilmente farà conofciuto, per fegno di quel che farebbe neceflario a
dire a chi con parole voleOTe efprimere il concetto di quella Beatitudine , nella
quale col motto fi maniFeila » che il premio di quefta forte di pianto j fa-
rà una perpetua allegrezza nelP- altra vita .
Lo itare inginocchioni e con le maHt giùnte moftra che quefto pianto «
e quello dolore vuol elTere mofifo da cagione pia e religiofar acciocché fi pof
fa dire atto di vera Virtù; , non come il pianto di Eraclito , il quale nacque_j*
dall' ambizione , e dal defiderio di parere il più fàpiente »> e- il più meritevole
«li tutti gli altri. BEATI-
tot
ICONOLOGIA
BEATITUDINE Q^M A R T A
E* la fame > e la fete della Giuftizia .
ieatì qui efiiriunt , & fitimt 'JujiitUm ,
Cioè ) che fono molto defiderofi del 'vìvere ihtitofo j e del ben operare ,
di ammitiiflrare Ginflìzia a cìafamo , facendo opera , che 'gli
empì Jtano puniti , ed cfaltati i buoni .
Rifarà Donzella, che tenja un pajo di Bilancie , e ugualmente pcfan-
i3 do j vi fia un Diavolo in atto di volerle prendere > ed Elfa con una
Spada 5 che tiene nell' altra mano lo fcacci . Il motto farà : Efttrientes im-
plei/it botiis , parole di Maria Vergine nella fua Canzone .
La Giuftizia è una coflante e perpetua volontà di rendere a ciafcuno
quello che gli fi deve . Però appartiene a quella Beatitudine tanto la lete
della Giuflizia legale , che è bene evidentiflimo , e che abbraccia tutti
gli altri beni, quanto il defiderio di vedere efcguito quello, che s' alpet-
ta da' legittimi Tribunali ; e così 1' infegna Nollro Signore , per Virtù de-
gna della Beatitudine eterna .
Le Bilancie notano per fé fleflc metaforicamente la Giuftizia , perchè ,
come effe aggiuftano le cofe gravi e materiali, cosi Eifa che è Vir-
tù , ag-
TOMO PRIMO, 209
tu ) aggiufta i beni dell' animo , e pone regola alle azioni dell* Uomo .
Nella Donzella fi notano le qualità di quella Giullizia « della quale
fi deve aver fame e fete .
E fi fa giovane per moftrare > che non fi deve molto tardare « ma_3
metterla in efecuzione » ove t e come bifogna .
II Diavolo fi figura per il vizio che ci Itiraola continuamente pcu
farci torcere dalla via della Giuftizia , ma facilmente fi fcaccia colla ta-
gliente fpada dello Zelo di Dio ; e il premio di quelli ». fecondocclié ci
efprime il motto <, è 1' effer faziati di cibi • che fono molto migliori delle
vivande di quefta vita .
BEATI! U D I NE Q^U I N T A.
E' k mondezza di cuore « cioè~àvere il cuore libero dalle palfiont t
e dalle difordinate affezioni .
Beati mundo corde , quoniam ìpfi Deim mdebunt ,
UNa Donna » che fparga lagrime dì pianto , Topra un cuore , che ti^a
in mano .
La mondezza del cuore fu prefa da Crifto Noftro Signore per P innoceij-
za» fa quale è mondezza dell' anima , e fi dice elfer nel cuore , qtiando eifo
non è occupato da mali penfieri, ovvero da eifetti contrari alla Virtù ; é_>
D d. fi mollra.
Ilo ICONOLOGIA
fi moftra che non poflTa intendere della mondezza efteriore colle lagri-
me 1 le quali fono la vera medicina delle ulcere dell* anima > come fi ha
per molti luoghi della Sagra Scrittura . Il premio della mondezza del
cuore farà vedere Dio ìnvifibile agli occhi corporali, li quali quando fo-
no ben purgati vedono folo gli accidenti fenfibilii ove quelli delU mente
it abbalTano » come nel motto fi accenna .
BEATITUDINE SESTA.
E' la Mifericordia .
Beati Mifcricordes ^
Cioè quelli t che hanno tompaffìone alle mi ferie dei projjìmi,
e potendo te [allevano .
DOnna che fpezzando un pane , ne porge una parte per uno a due o
tre Puttini , che le rtanno d' intorno i con il motto di S. Girolamo .
ImpoJJìbile ed hominem mifericordem iram non placare Di'vinam ,
La Mifericordia è Virtù , per la quale fentiamo dolore delle raiferic-^
altrui , e fovveniamo > fecondo il poffibile, alle loro necelTità .
Si dice raifericordiofo Iddio « perchè diflimula i peccati degli Uomini
per la penitenza . Si dice miféricordiofo 1' Uomo « che facilmente fi piega
a dolerli
Tu MO P Jt r M Ò* yii
a dolerfi delle miferie altrui » ed è quafì la medefima cofa colla pietà .
Non fi efercità»rc nou verfo Perfone bifogndfe * afflitte, e difperate per
qualche gran difgrazia , o per gli errori commefli per propria colpa , de*
quali fi fenta dolore e pentimento . Tajle fu Noftro Signore col Ladrone •
che era infedele > e gli diede il Cielo ; colla Donna Samaritana -, che er*
immerfa nelle laCàvie « e la fece calla ; con quella che era Adultera , e_-»
gli refe 1' onore ; con Maddalena che era Peccatrice , e la fece Santa ; eoa
S. Pietro , al quale rimeCfe il peccato di averlo negato « ed ancora gli die-
de le Chiavi del Cielo, giuftificandolo ; oltre a molti altri efempj, che fi
leggono nella Storia del Santo Vangelo , ove non par che fi dipinga Noftro
Signore , fé non per vero Fonte di mifericordia ; ad immitazione del quale
dobbiamo noi compatire i mali altrui , e fopportare volentieri le proprie
tribolazioni , quando vengono o per colpa propria , o per fuo volere .
Sono quattordici le opere , ed effetti di quella Virtù , aCfcgnate diftinta-
mente da' Teologi , delle quali la principale è di fovvenire alla Vita al-
trui, col mangiare e col bere ; e però fi fa la Donna , che tiene in-»
mano il Pane, e ne fa parte a* Fanciulli , per feliefli impotenti a procurar-
felo per altra via, e fecondocchè dice il motto, con quefto mezzo facili^-
fimaniente fi placa Pira di Dio, (a") ■ \
■ or.'j3t
C fl ) Piacque al P. Ricci di figurare la Mifericordia Donna ài l>ell' afpetto , la
qrtale s' incontra con altra Donna pure di afpetto vago , Tttne gii occh "aerfo il Cielo,
iljiìdo-vc fcende un ragpo . Moftra con una mano il cuore aperto . /Ipprejjo le fta una
Vittima , che brugìa tu d' un Aitar etto , il etti fumo vola in alto . L' incon-
trarfi coli' altra Donna , fpiega la pietà, e compafllone che dobbiamo avere del
noftro Proflìnio . Tiene gli occhj verfo il Cielo , donde fcende un raggio , ìtt
fegno che è dono celefte , ed il raggio allude alla Dottrina di Crifto , che pift
grata fi rende a Dio la Mifericordia , che moftriamo altrui , che il Sacrificio fteffo.
L' Altare ove brugiauna Vittima , denota che gran Sacrificio fa al Signore Chi ufa
Mifericodia altrui ; oppure perchè più piace a Dio quefla Virtù, che ogn' altro Sa*
crificio . Il Fumo , che forge in alto , è per fegno che quefto bene torto vola
al colpetto di Dio .
tJ%
ICONOLOGIA
BEATITUDINE SETTIMA, .\
E* 1' eflfer Pacifico .
^eati factjici 9 quonkm Filli Dà VOMbmw^
■ *>'. A^^ ^
DOnna » che fotto a* piedi tenga alcune Spade » Elmi « Scudi * ed altre
Armi rotte . Con una mano tiene un ramo d' Olivo , col motto
Confregit 1 ^rciintì Scuium , Gladiumi & Bellum .
Grado di Beatitudine affai grande è di Coloro « che non pure fi dilet-
tano di vivere nella pace e nella quiete [ il che pare appetito univerfalc
di tutti gli Uomini, e fin* onde viene commendata la Guerra f per felleCTa
biafimevole ] , ma per mezzo delle tribolazioni fanno riftorarla , quando
ila perduta , e per fé , e per gli altri non folo nel Corpo xogl* inimici efle-
riori , ma nell' Anima » che maggiormente importa , colle potenze dell*
Inferno .
E fi fa la pace coli' Armi fotto a* piedi , per moftrare » che deve ef-
fere acquirtata e mantenuta per propria virtù , per eCfere tanto più meri-
tevole e commendabile .
*■' L'Oliva fi da in fegno di pace, per unita teftimonianza degli Antichi,
' e moderni , Cosi leggiamo , eh' Enea etTendo per ifmontare nelle Terre di
Evandro in Italia * per aflìcurare il figliuolo del Re , che foipettofo gli
veniva
TOMO PRIMO, au
Veniva incontro « fi fece fuori con un ramo di Olivo in mano * ed il Gio-
vane fubito fi quietò : oltre ad infiniti/fimi efempj j per i quali tutti badi
quefto . 11 premio dì Coftoro è V eCferc del numero de* figliuoli di Dio $
eietti ali* eterna Beatitudine •
i ...
BEATITUDINE OTTAVA.
Beati qui perfecutionem patiuHtur propter juflhiantt^
qwniam ipforum efl ognuni Calorum »
UNa Donna « che guardi il crudo ftrazio di tre Figlluolini , che le ftan-
no innanzi a' piedi , in vario modo crudelmente ammazzati , col mot-
to prefo dall' Apgoftolo :
Sìcuti Sodi pafjiomm eflis , fìc eritis & confolationìs .
Ed in una mano tenga una Croce j per effer Iddio nobillflìmo lbpra_3
tutte le cofe: però più nobile ipecie di giuftizia, fralle altre fari quella.^
che s' occupa in rendere a Lui i dovuti onori di lodi e di fagrifizj" « quan»
do bene foCfe con pericolo manifefto « e con certa ruina di felleCfo e del-
la propria Vita ; e ciò fi raoftra per la Donna che tiene la Croce in ma-
po ) colla quale fi notano le perfecuzioni per zelo della Religione « che è
la più nobil parte della Giuflizia j come fi è detto .
Si dipin-
ai4 ICONOLOGIA
Si dipingono l' nna Donna > e gli altri Fanciulli , come più alieni di*
penfieri dannofi » per i quali polTa apparire il merito per proprio errort>
de* ftrazj fopportact ,
BEATITUDINE
a guifa d' Emblema . ^' '
r>A A.CV. P. f. Vdm<i Dhdati di .Abruzzo Minore Ofservante ,
QUuantunque una fia la Beatitudine e la felicità per oggetto , per cATe-
^re uno lo flato perfetto coli' aggregazione di ogni bene » fecondo
Boezio nel terzo delle Corfplazioni « Troverbio terzo t ed uno P og-
getto eflenziulmente Divino i nel quale tutti gì' intelletti capaci e ragione-
voli fi beatificano» e appagano» come tengono communeniente i Sagri Teo-
logi ; nondimeno il Signor Noflro Gesù Crifio nel quinto di S. Matteo
dille -, le Beatitudini eflere otto , cioè : Povertà di fpirito , Manfuetudine »
Mellizia I fame » e fete di Giuftizia , Mondezza di cuore , Mifericordia t
Pace ì e Perfecuzione ; le quali propriamente non fono Beatitudini per
oggetto ) ma piuttoHo modi e mezzi per pervenirvi , imperocché il Signo-
re ivi parla per figura di metafora » ponendo una cofa per un' altra « cioè
il mezzo , per il termine ultimo Attingibile > e per venire a formar detta
Figura la faremo .
Donna giovane veftita di veilimento corto . Colla faccia curva vcrfi»
il Cielo . Con un Agnellino accanto trafitto e trapalato da banda a banda
da un' acuta fpada . Con gli occhi lagriraevoli e piangenti . Col volto efie-
nuato e macilento . Terrà con una mano un ramo di Olivo , e un cuore
umano, che girti fuoco e fiamme, con il quale raccolgale dette lagrime.
Vi faranno due Fanciullini ai piedi » ai quali moftri coli' altra mano di
porgere ad ambidue un pane partito in due parti , acciò fi veda che cia-
Icuno abbia avere la parte fua . Vi faranno ancora molti altri Fanciullini
avanti gettati in terra offefi , vilipefi » uccifi , e maltrattati . Per ultimo
fopra il capo vi faranno due Palme intrecciate» una di Lauro e 1* altra
di Olivo , annodate infieme e unite in croce da una » telTuta di tre varie
cofe, come Gigli, Mirti , e Rofe , con tre motti di quella forte: alla Pal-
ma di Lauro . Sola perfcverantìa coronatur . A quella di Olivo . Cut» Talma
ad B^gna perrjenerunt SanBi . Alla Corona . 7>(pn coronabitur nifi qui certave^
rit . Ovvero altrimente , fecondo gli Antichi, a quella di Lauro fy^termtas t
a quella di Olivo , lntp.ijj:bilitas , alla Corona , Seicritas .
Si dipinge Donna, per rapprefentare feflb devoto e pietofo, come ap-
prova S. Ambrogio nel Refponforio del picciolo OfEzio della Vergine «
con quelle parole . Orate prò devoto Famineo fcxii . Per darci ad inrendere «
che Chi vuole ad effa Beatitudine difponerfi e preparare , gli fa bifogno
elTere divoto verfo le Sagrofante e ipirituali cofe ; il che è fegno mani-
fello di vera Religione e Fede .
Si dipin-
'o'
TOMO PRIMO. 215
Si dipinge Giovane, per denotare che dalla tenerezza de' noftri anni ,
dobbiamo dar opera all' acquiilo dì detta Beatitudine , perchè lìccorae li
primi fiori fono quelli , che nella Primavera odorano , dilettano , e piac-
ciono agli Uomini j cosi le noftre prime vie fono quelle che più dilet-
tano a Dio ; il motivo fi prende da Gio: Battifta che di tre anni , e
mezzo nel deferto fi diede alle Divine cofe,come accenna Ambrogio nel
fuo Inno fotto quelle parole . anitra deferti teneris fab anms &•€.
Si dipinge Donzella , per la purità interiore ed eileriore , cioè di
mente e di corpo , non effendo corrotta e macchiata , né da opere_? ,
né da cogitazioni , per fignificarci che Chi vuoi entrare alla Beata_j
Vita 5 gli fa bifogno politezza e limpidezza da ogni mortai difetto» come
vuol Gio. a ZI. dell' Apocal. fecondo quelle parole . "ì^on intrabit in exm
aliqiiod xoinqriinatum ì il che anco conferma Ifaia a 36. con quelP altro det-
to . ^0» tranftbit per eam pollutus .
Si rapprefenta con il vefliniento corto vile e lacerato , per dimoftrare
la Povertà di fpirito, poicchè cosi fi dice Beati pMperes fpiritu . E ciò per
dinotare che Chi vuole confeguir la Beatitudine gii fa bifogno fpogliarfi di
tutt' i fuperflui comodi terreni , e lafciarfi volontariamente lacerare da_j
ogni parte da' bifogni ne' propri beni di fortuna ; e dice notabilmente po-
vero di fpirito , e non foìo di cofe > per dimoftrarci , e darci fperanza ,
che anco i ricchi» a' quali pare che venga dal Signor difficoltato tale acqui-
.fto, poflfono , fé vogliono > confeguirla , eflendo in fé regolati e parchi, e_>
nei poveri magnanimi e liberali , facendo poco conto delle loro cofe ; e
per li poveri ancora , che fenza fpargimento di ricchezze in altri bifogno-
fi , poflfono acquilbrlo colla potenza della buona volontà . De' ricchi di-
ceva Maria . Efurientes imple<vìt bonìs , (^ divìtes dimifìt inanes .
Si dipinge colla faccia curva , per denotarci 1' umiltà , la quale febbe-
ne s' inchina verfo la terra , s' erge ed efalta verfo il Cielo . Ciò figni-
fica , che Chi vuole beatificarfi , debba fottoponerfi in terra ai proprj Supe-
riori , e in Cielo riferire 1' ubbidienza a Dio , che così fi adempie quello
di Pietro nella Canonica i . a. 5. Kimiliamini [té potenti manu Dei , ut exal'
tet <vos in tempore 'vijttationis .
Si dipinge coli' Agnellino trafitto dalla fpada , per denotarci 1' inno-
cente e paziente Manfuetudine , che però fi dice Beati mites , elfendocchè
Chi vuole eflfere beato , deve far poco conto dei danni ricevuti nei beni
di fortuna , onore , e fama del Mondo ; che quefto accennava David nel
Salmo 7,6. Beati mites t quoniam ipfi bxreditabimt terram .
Si rapprefenta con gli occhi lagrimanti e piangenti , per denotare la
triftezza e meftizia fpirituale , perché fi dice nel Vangelo : Beati qui lu-
gent , quoniam ipfi confolabnntur . Per dirci che quelli fi beatificheranno , che
piangendo il tempo male fpefo , i doni di Dio naturali e gratuiti , i frutti
delle Virtù morali lafciati , ia mal pallata vita e peccati commefli, median-
te però il perfetto dolore detto contritivo , parte neceffaria di penitenza,
fecondo vuole la comune Cattolica Scuola . T«nitcnti£ efl pncterita, malcij
piangere , & plangenda itemm non committcre ,
Si dipin-
xid ICONOLOGIA
Si dipinge ancora con gli ocelli lagriraanti e piangenti • perchè ciò
debba farfi per compafllone di Noftro Signore paziente » compatendo al do-
lore ì pafllone , e attroce morte di Lui i che cosi e' infogna Geremia al 6.
parlando dell' Unigenito Dio con tali parole . Lnlìum unigeniti fxc itbì planr
6lum amarum . Si rapprefenta con il volto eftenuato e macilente « per de-
notare il bilbgno e neceflità fpirituale» negataci talvolta da'perverfi Uo-
mini, onde però fi dice: Beati qui ef.munt ■> & jìtimt jitHitiam . Per darci
ad intendere » che Chi vuol eflere beato , deve Tempre cercare quello che
è utile e neceflfario alla falute , ed anco aver fete • cioè animo pronto di
rendere a cìafcuno quello che è tenuto .
Si rapprefenta col Cuore umano che getta fuoco e fiamma , e chcj
raccoglie le proprie lagrime , per denotarci il cuor mondo ; che però Bea-
ti mundo corde. Per dirci che Chi vuole in Cielo beatificato vedere Iddio,
deve avere il cuore mondo e lontano da ogni maligna paffione e per-
verfo affetto mondano ; che di quello dilfe il Profeta : Lavammi , & mun-
di eflote .
Getta fuoco e fiamma , perchè ficcome il fuoco purga e monda 1' oro ,
così la Divina Grazia il contrito cuore ; e come 1* acqua pulifce il vaio ,
cosi le lagrime 1' anima dalle colpe mortali ; onde il Salmo dice ^fperges
me Domine hyfsopo-, & mundabor •> lavabis me, &■ fnper niniem &c, E coruj
I' antecedente . Cor mmdum crea in me. Deus .
Vi fi rapprefentano i due Fanciullini a piedi . a' quali vien divifo un pa-
ne t per denotare la Mifericordia , perchè Beati Mifericordes <&c. Elfendoc-
chè quello farà beato j che con pietà fovverrà alle neceflità di Perfone_>
niiferabili colle fue foftanze ■> come infegna Ifaja a 1 8. frange tfmenti
panem tuum .
Si dipinge con ì rami dell' Olivo , per fignificare la pace « tranquilli-
tà e ferenità del cuore ; onde però dice . Beati Tacifici &c. Per dirti che
per elfere beato , fi devono avere le tre paci e tranquillità fpirituali > cioè
fuperna con Dio , interna colla Confcienza , ed eflerna con il Proflìmo ;
che quello fecondo nel libro 3. della Sapienza ci viene infegnato : Tax %
C^ eleciis Dei .
- Si dipinge con molti Fanciullini offefi , vilipefi , uccifi , e maltrattati ,
per denotare le perfecuzioni ingiulle dei tiranni e perverfi noilri inimi-
ci j e però fi dice : Beati qui perjcauionem patiimtur propter juflitiam , &c.
Ciò ne fignifìca , che Chi vuole elfere beato debba renderfi per atto di
pazienza , impotente e debole alla vendetta ; ancorché vendicar fi poteffe 1
pronto a rimettere ogni lefione ed ofFcfa , penfando che la perfecuzio-
ne ferve a' buoni per efecuzione di Virtù ; che però dilfe il Signoro
Iddio in quella contenzione fra i fuoi Appoltoli ; "Hift e^iamini ficut parvi*-
li, imi intrabitis in I{egnum Calorum'^
Le due Palme incrociate, giunte ed annodate da una Corona telfu-
ta di Gigli , Mirti , e Rote fopra il capo per imprela , fignificano
le tre Virtù Teologiche, Fede , Speranza, e Carità. La Fede per
il Giglio , U Speranza per il Mirto , e h Rofa per la Carità ; fcn-
za le
TOMO PRIMO,
BELLEZZA FEMMINILE.
* Dello Stejfo.
ztf
-m't,.%.
DOnna Ignuda « con una Ghirlanda di Gigli -, e Ligufìrì in teda , In uni
mano avrà un Dardo . Neil* altra uno Specchio , porgendolo in fuori t
fenza fpecchiarfi dentro . Sederà fopra un Drago molto feroce .
I Gigli fono P antico Geroglifico della Bellezza , come racconta Pierio
Valeriano, forfè perchè il Giglio tra gli altri Fiori, ha quelle tre nobili qua-
lità j che riconobbe una Gentildonna Fiorentina nella Statua fatta da Scul-
tore poco prattico, perchè eflendo Ella dimandata quel che giudicafle di
tale Statua , Ella con grandlfTima accortezza dille , fcoprendo le Bellezze d£
una Donna compita ^ e la goffezza tacitamente di quell' opera , che erJUa
bianca , morbida , e foda , per cffere quelle qualità del Marmo ftelfo necef-
fariflime in una Donna bella > come racconta Giorgio Vaiari , e quelle tre
qualità ha particolarmente tra gli Fiori il Giglio .
II Dardo facendo la piaga i nel principio è quafi infenlìbile , la quale_»
poi crefee appoco appoco » e penetrando molto dentro » è difficile a poterli
cavare ; e ci dimollra j che cominciando alcuno ad amare la Bellezza delle
Donne , non fubito prova la ferita mortale , ma appoco appoco crefcendo la
piaga 9 fente alla fine « che per allentar d' Arco non fana .
E e z Lo Spe-
ila ICO N L G I A
Lo Specchio dimoftra etTere la Bellezza femminile medefimamentc uno
Specchio , nel quale vedendo ciafcuno feltefla in miglior perfezione » per
1' amor della fpecie ,s' incita ad amarli in quella cofa, ove fi è veduto più
perfetto , e poi a defideraril e truirfi .
Il Drago moflra che non è da fidarfi , ove è Bellezza « perchè vi è ve-
leno di paflìone j e di geiofia . {à)
E' ignuda , perchè non vuol elfer coperta di lifcio , come anche fi può
dir che fia frale e caduca ; e perciò vi fi pongono i Liguftri nella Ghir^
landa « conforme al detto di Virgilio nell' Egloga feconda .
formose , Vmr nlmium ne crede colori ;
,yìlba Ligujlra cadmt j Vaccbiìx nigra leguntur .
Ed Ovvìdio de ^rte amandi.
Forma bonnm fragile ejl , quantamque accedit ad annos >
Fit minor » & [patio carpitur illa Ino .
"^ec femper Fiala , nec femper Lilia florent t
Et riget , amilTa [pina , relifla B^fa ,
FATTO
( (7 ) Dobbiamo cioè effer guardinghi nel contemplare la Bellezza Femminile,otti'
mamente paragonata al Drago nella iìia ferocità , giacche non vi è cofa che più po-
tente fia ad avvelenare 1' animo noftrOj che ima Bellezza riguardata oltre il fuo vero
fine , che è la contemplazione del fommo Bello . Allorché 1' idea di una Beltà pu-
ramente terrena penetri al cuore, fi trasforma in paflìone , che è il veleno ed il di-
ftruttore dell' intema quiete dell' Uomo, il quale ondeggiando fempre tra '1 timore ,
la fperanza , e 1' infeparabile gelosia , fi rende poi intelicifllmo . Viene efprefra a_.
maraviglia dal Petrarca la ferocità della hciu^za nella Canz. i. Stanz. 2.
r dico che dai dì, che 'l primo a]] alto
Mi diede Amor , tnolt' anni eran pajfatì ,
Si eh' Io cangiava il gioveniìe afpetto ;
Ed intorno al mio cor penfier gelati
Fatto O'vean quafi adamantino fmaìto ,
Ch" allentar non lafciava il duro affetto :
Lagrima ancor non 9ni bagnava il petto,
iW? rompea il Jonno ; e quel eh' in me non tra
Mi parea un miracolo in altrui .
Lajjo , che fon ? che fui ?
La "Vita il fine , e 'l dì loda la fera ,
Che fentendo ti crudel , di eh' lo ragiono ,
Infin' aliar perccjfa di fuo ftrale
Non effermì pajfato oltre la gonna ,
Prefe in fua fcorta una pcf sente Donna ;
Ver cui poco giammai mi valfe , vale
Ingegno , foi-za , dimandar perdono ;
Et duo mi trasformar in quel eh' Io fono.
Facendomi d' Vom vi'oo un Lauro verde ,
Che per fredda fiagion foglia non perde . x
r M P R IMO, iij
za le quali Virtù; TielTupo potrà' giummai' faeatifìqariì ,• e quefio bafti pec
ora intorno a tal materia « ( <i )
BELLEZZA.
Dì Ce fare Bjpa ,
DOnfta , che abbia afcofa la teda fralle nuvole , ed il refto ila poto
vifibile , per lo fplendore , che la circonda . Porga una mano fuori
dello fplendore , colla quale terrà un Giglio , fporgendo coli' altra mano
una Palla , ed un CompaCTo .
Si dipinge la Bellezza colla te(la afcofa fcalle nuvole , perchè non é
cofa 5 della quale più diffìcilmente fi poffa parlare con mortai lingua, e che
meno fi poffa conofcere coli' intelletto umano , quanto la Bellezza , la qua-
le nelle cofe create , non è altro , metaforicamente parlando j che uno fpien-
E e dorè t
ì a 2 Dal P- F- Vincenzio Ricci viene immaginata la Beatitudine celefte Donni
ili beìUjfimo , e "vaghì^mio afpetto , -vcftìta di bianco . Ha un facto rotto a' piedi . E" ac~
foflo ad una menfa , sulla quaìe v' è gr^n tcforo dì gicje , e molte •aivanie da mvngìsre.
Tiene in una mano un belììffmo e candidifftmo fiore feeìto infra tanti , e gialli, e perfi
e cremtjtni , e di •vari altri colori , the jmaltano un bel campo d' apprejfo a Lei . Ve-
dita di bianco , come colore al fommo accetto a Dio ; o perchè di bianco devo-
no veftir quelli che fon fatti degni di effer condotti agli eterni beni , per fegno
del candore della vita da Loro condotta. U Sacco rotto fotto a' piedi indica il
corpo già feparato dall' Anima , perchè la Beatitudine non fi gode fé non dopo
morte . La menfa, ove è il Teforo, è Geroglifico de' celefti beni , e della bellezza
dell' Anima , ed i Cibi , dei Piaceri delle Anime elette , ne' quali fi pafcono tutte
le potenze di quelle . Il Kore eletto tra tanti , dimoflra la tortuna deli' Anima
prefcelta a godere 1' eterna Beatitudine .
Pigura parimenti il P. Ricci J a Beatitudine celefte Donna Giovane di bellijfma
afpetto . Nella Vefte , che e fetnplice molto , tiene dipinti certi occhi . Ha in una ma-
no un Ramo dì Melo , ed in un' altra un mazzo di fpìghe . Ha un "velo in faccia , che la
ricuopre . Tiene i piedi alla rima di un rapidi fsimo Torrente, quale sbocca in molte jlra-
de , oi/e due Giovanetti riempiono certi va fi , e bevono dolcemente . Giovane, perchè fem-
pre fi rinnova , e dura la Gloria beata . Gli occhi nella Vefte dinotano che fi
Icorge con gli occhi dell' intelletto , che la moftra alla volontà , la quale gode
e friiifce . E' di beli' afpetto , perchè bellifsima 'è la Gloria di Dio . Il Veftimen-
to è fchietto e fempiicc , perchè quefta Beatitudine è fondata fulla verità dell' og-
getto beatificante ,che'è Iddio femplicifllmo . Ha in mano il Ramo di Melo, per la
dolcezza grande , e contenti incomparabili che godonfi ria' Beati in Cielo . Il
mazzo di Spighe ombreggia la beata meffe della Gloria . Il velo che le copre la
faccia , per effere la Gloria nafcofta a tutti di quefta Vita , né i Beati che la
godono fi veggono da noi , fé non per fede . Il rapidiiTìmo Torrente figtiifica la
gran fomma de' Beni e contenti che nella Beatitiidine celefte fi godono . Ha
molte ftrade il Torrente , per le molte e varie ftanze che fi fanno da' Beati: /»
domo Patris mei manfwnes multa funt "^o. 14. v. 2. Que' Giovanetti che empiono £
Vafi , fignificano che tutti i Beati bevono delle acque felici della Gloria ; ed i Va-
fi pieni , perchè ciafcheduno ne riceve , conforme alla fua Grazia , ed i fuoi Meriti ,
ed ognuno gode del fuo bene , fenz' invidia dell' altro .
iiS ICONOLOGIA
doret che deriva dalla luce della faccia di Dio , come definìTcono i Pia»
tonici; elTendo la prima Bellezza una cofa con efTo» la quale poi comuni-
candofi in qualche modo I* idea , per benignità di Lui j alle fae Creature > è
cagione , che efife intendano in qualche parte la Bellezza ; ma come quelli,
che guardano feilefTì nello Specchio j fubito fi fcordano » come dilTe San_»
Giacomo nella Pillola Canonica » cosi noi guardando la Bellezza nelle co{e
mortali , non molto pofliamo alzarli a vedere quella pura e femplice chia-
rezza , dalla quale tutte le chiarezze hanno origine t come diffc Dante nel
jj. del Paradifo .
ah che non muore, e ciò che può morire-r
l^on è fé non fplendor di quella idea «
Che partorifce amando il nofìro Sire .
Si dipingerà dunque nella fuddetta maniera > fignificandofi per la mano»
che fi itende col Giglio la Bellezza dei delineamenti > e de' colori del Cor-
po femminile 5 nella quale pare, che fia riporta gran parte di quella pic-
cola mifura di Bellezza , che è participata e goduta in terra « come abbia-
mo già detto di fopra .
Neil* altra mano terrà la Palla col CompafTo , per dimoilrare che_>
ogni Bellezza confifte in mifure e proporzioni , le quali s' aggiuthno col
tempo e col luogo . Il luogo determina la Bellezza nella difpofìzione-»
delle Provincie , delle Città , de' Tempi > delle Piazze , dell' Uomo , e di
tutte le cofe foggette all' occhio , come colori ben diftinti , e con propor-
zionata quantità e mifura j e con altre cofe fimili . Col tempo fi determi'-
nano le armonie , i fuoni , le voci, le orazioni, gli abbattimenti, ed altre
cofe , le quali con mifura aggiuftandofi , dilettano , e fono meritamente-^
chiamate belle .
E come il Giglio per 1' acutezza dell* odore muove il fenfo , e della i
fpiriti , così medeiiimamente la Bellezza muove , e della gli animi ad ama-
re e deUderare di godere ( per dar perfezione a feilelTo ) la cofa , che fi
«onofce per la molta Bellezza , degna di conflderazione e di prezzo ; fopra
di che un nobile e gentiliffimo fpirito fece il prefente Sonetto ,
£' luce la Beltà , che dal primiero
Splendor nafcendo in mille rai fi parte ,
£ fede fa , mentre gli •vibra e parte ,
£1/ quel che in Cielo fplende eterno Vero .
Varia color foi-ente , or bianco , or nero ,
E luce in una men , che in altra parte
l^è dotta mano di ritrarla in carte
Speri , sì vince ogni opra , ogni penfiero .
^tegli , che 'l nofiro , e /' altro Volo ereffe-,
Mj^-fi Tempi ^ Lui fieri, ove il profondo
Saper s' adopri , e la potenza , e il zelo ,
Z>».i fcintilla Jbl moflronite al Mondo ,
E di ciò , eh' Egli immaginando efprejje «
"ì^ote fitroìi le Stelle , e carta il Cielo .
BELLEZ-
TOMO PRIMO, 225r
gli , lafcia cibare vari Uccelli di rapina, differenti dalla fiia fpecìe . Gio'
vane fi dipinge » perchè non dee invecchiarfi mai la memoria de' B,enefiz>
ricevuti, che così dice Seneca nel libro primo de' Benefizi .
Si rapprefenta di fingolar bellezza , elfendocchè il Benefizio più. di ogni
altra cofa infinitamente piace e diletta ad ognuno .
Si dimoftra con Vifo allegro e ridente , perciocché tale fi ha da rao^
ftrare Chi fa Beneficio altrui , onde fopra di ciò Agoftino de Definitìone ,
cosi dice : BensfìcÌMm ejl bencjola alilo i trìbuens , captanfque gaudium tribuen-
do ,■ id. quo agit . Come anche poffiamo dire , che fimile dimoftrazione deve
fare Chi riceve detto Benefizio . E' ben vero che il Benefizio non è ,
né può effere Benefizio , quando fi benefica gente turpe ed infame , e_»
fopra di ciò potreflìmo dire aflfai , ma taceremo per non fare arrofllre
Chiunque fa benefizio a quelli , i quali fono indegni di vivere al mondo ,
e ci riportiamo a quello che dice Focilide Poeta Greco , che in nollra_o
lingua cosi rifuona .
T^oli in mdim 'vìrum benefickm
Corifene ^ ejl ac fi in muri femìnes .
Fadl ignudo , perciocché il Benefizio ha da efTcre non folo libero e
fciolto da ogni inganno , ma lontano da quelli , che fotto finzione di ef-
fere liberali , e di far benefizi altrui , moltrano più fegno di vanagIoria_j
e intereCTe , che di animo puro e fincero . Videre etiam lìceat plerofqnc non
tam natura liberales , quaìn qHadam gloria induóìos , ut benefici vidcantur face-
re multa, quie 'vìdentur magìs proficifci ab oflentatione , qmm a <-jolmtate, dice
Cicerone primo de' offici .
Polfiamo ancora dire , che Chi riceve il Benefizio non Io deve nafcon-
dere , ma farlo vedere ad ognuno , perciocché quello è fegno di gratitu-
dine , elfendocchè quando non fi può ricambiare con 1' opere il ricevuto
Beneficio , confeffandolo almeno con parole , fare che a tutti fia palefe la
liberalità del Benefattore .
li Drappo turchino tutto (Iellato, ci fignìfica il Cielo, dal quale fi ri-
ceve tutt' i Benefici e tutte le grazie , che perciò fi rapprefenta il rag-
gio che fi rifplendere sì nobil foggetto . Scrive S. Giacomo Apposolo al
cap. I. Omne donnm defurfum efl , defcendens a Tatrc Ittminum . Perfio nella
prima Satira moflra quello colore eflere d' Uomini , che a cofe di grand*
importanza afpirano . Colui dunque che contempla le cofe celelìi , ed afpi-
ra a cofe grandi , meritamente di tal colore deve eCfer veftito . Il Petrar-
ca nel Sonetto 83. dice .
Volo con l' alt de' penfterì al Cielo ,
Tiene il braccio deliro alto, e con la palma della mano le tre Grazie»
acciò s' intenda le tre maniere dei benefizi , cioè di quelli che li danno ,
di quelli che li rendono , e di quelli che li danno e rendono infieme .
Si dimollra che una ftia colle fpalle verfo noi , e due ci guardino»
perciocché fi confiderà , che nel ricambiare il bene ^fattoci , abbiamo da
effere più liberali affai , che quando fiamo noi i primi a far benefizio al-
trui , ^i eHì q:*ie utenda accipimusi majorì menfirra reddimits t quid beneficia
protiQ"
*24 ICONOLOGIA
provocati facete debemus ? xAn non imitari agros feriiles % qui Multa plus adje-
rmt t qiiar» afceperunt ? dice Cicerone i . de Off.
Scanno con le braccia intrecciate a guifa di Chi balla, per dimoftrarc
che I' ordine dei Benefizi , il quale paflTa da una mano in un' altra , ritorna
ultimamente ad utile di Colui che lo fece prima .
Lo ftare con il braccio finillro in atto di abbracciare altrui , ne dinota
la prontezza e la buona difpofizione di Chi ha per oggetto di efercitare si
nobil Virtù di beneficare altrui .
Le Ali che fono nella giuntura del braccio e della mano , dimoltr^no
che Chi fa il Benefizio , con ogni prontezza deve eflfer veloce e prello
alle operazioni , acciocché fia molto più grata la grazia a Chi riceve il
Benefizio . Celeres grafia dulciores , fi autem tardaverit ^ omnis gratta vana^ ne-
qjte dicettit gratia » dice Luciano ; e Publio Mimo . Bis dat qui cito dat .
Porge la Catena di oro con dimoftrazione di farne dono, per lignifi-
care che il Benefizio lega ed incatena tutti quelli , i quali fono da lui
benefiziati .
Beneficium dignis uhi das ,
Omncs obligas . Dice Publio Mimo .
L' Aquila , nella guifa che abbiamo detto di quello Geroglifico, ci ri-
portiamo a quello che narra Pierio Valeriano lib. 19., il quale dice, che
volendo gli ÈgizJ lignificare un Uomo benigno , benefico , e liberale, dipin-
gevano un' Aquila , che da ogni altro Uccello lafcia pigliare il cibo della pro-
pria preda ,
FATTO STORICO SAGRO.
GRato Tobia il Giovane ai moltifTimi benefici , che dall' Angelo del Si-
gnore aveva ricevuti , credendolo ancora Uomo, tornato che fu alla
Paterna Cafa ,tra' primi fuoi penfieri fu quello della ricompenla che a Lui
era dovuta . Unitoli perciò col Padre , apparte chiamò 1' incognito Bene-
fattore , e lo pregò a voler ricevere in dono la metà del iuo Patrimonio .
L' Angelo del Signore allora svelò il fuo Elfere , e Loro dille che grati
elfer doyeffero al loro vero Benefattore Sommo Iddio , che rimeritate le
loro buone opere aveva , e che in quelle leguendo il loro cammino , fi
rendeffero Tempre più .degni de' fuoi Benefici ; In quello da' Loro occhi
difparve , reftando Efll ad adorare la infinita Munificenza di Dio . Job.
cap. 12.
FATTO STORICO PROFANO.
A Ve va Pcrillo fupplicato Aleflandro il Magno a voler fovvenire una_j
povera fua Figliuola con qualche Ibmnia , che fervir a Lei po-
telfe per dote . Il Gcnerofo Macedone ordinò che affegnati gli fotVero
cinquanta Talenti ; il che da Pcrillo fentito , ibggiunfe che tanto non ri-
chiede-
TOMO PRIMO, xzj
FATTO STORICO SAGRO.
DAlIe Reali fue- Logge volgendo David lo fguardo a quella parte , do-
ve bella Donna in limpido Lavacro le vaghe membra tergeva , su
Quella fermò 1' occhio ; defiderò lapere chi Ella li folTe ; ed avvifato ef-
fere Betfabea Moglie di Uria , volle mirarla più d' apprelTo ; quindi a fé
fattala chiamare, reftò così a feftefifo rapito dalia contemplazione delle di
Lei bellezze , che del fuo dovere fcordato ♦ non fi arrofsì con Effa giace-
re . Non terminò col difonore di Uria 1* abbacinamento di David . Più
oltre fi eftefe in Lui la colpa ; giacché non effendogli riufcito di flir
ritornare Urla a i foliti amplefll della Moglie , onde far creder frutto de'
medemi il Figlio concepito , non dubitò di torfi dagli occhi 1* innocente
col farlo efporre in faccia agi' inevitabili colpi del ferro nemico •, che co-
me aveva penfato > il privarono miferamente di vita . Offefe Iddio il non
retto operare di David , e lo punì ; e fé un fubito finceriffimo incelante
fpargimento di lagrime non lo aveffe fatto ritornare nella priflina Grazia »
per 1' umana bellezza David fi farebbe per fempre perduto . 2. de' B^
cap. II. cap. 12.^
FATTO STORICO PROFANO.
PEr fentimento- di tutti gli Autori fu Cleopatra Regina di Egitto dotata
dalla Natura di forprendente bellezza . Ella col fuo vago Sembiante
vinse i più forti Guerrieri , adefcò i più Saggi del Mondo . Scrive Dio-
ne ) e con EDfo Lui Plutarco « che con tre rare qualità fuperò facilmente
ogni altra bellezza di quel Secolo ; poiché colla grazia , e bella maniera fi.
amicava ognuno ; col favellare che fu oltre modo foave , recava ftupore;
e colla gravità fi moftrava veramente degna di onore . Quella bellezza_j
peraltro recò a non pochi rimarcabile nocumento . Cefire per Lei ritardò
il corfo delle fue prime Vittorie ; Per Lei Ottavia Sorella di Ottaviano
fu dal Marito M. Antonio abbandonata ; Per Lei il medefimo 1* ertrema_a
fua rovina incontrò, giacché vedendola fuggire dal fuo fianco, mentre_>
colle fue Armate alle mani era co* Nemici , per feguirla abbandonò il tut-
to , ed il tutto perdette , né avendo fufficientc coraggio per vederfi tanto
al difotto alla primiera fua gloria , di propria mano fi uccife . Tlutarco
rapport, dall' Ujlolfi Off. St. Itb. 2. cap. 5.
FATTOFAVOLOSO.
FU dì tanta bellezza Adone , il quale nacque dall' inceftuofo accoppia-
mento di Cìniro , e Mirra fua Figliuola , che Venere di Lui fièra-
mente invaghitafi abbandonava le delizie del Cielo per godere di EOfo in
terra. Incfplicabile fi fu l'affanno di Venere, allorché dalle zanne di un
Cigniale fi vidde uccifo il fuo Diletto . Proferpina ftefla fi moffe a pietà delle
fue
221 ICONOLOGIA
fue lagrime » e s* indufTe a renderglielo » a condizione cKc non Io dovette
con fé ritenere che fei Meli dell' Anno ; ma quando Venere l' ebbe in fm
balla pensò di non voler foddisfare a quanto aveva promelTo. Dal che ne
forti difcordia tale tra quefte due Dee , che vi voile tutta l'autorità di
Giove per fedirla . Ordinò dunque Egli , che Adone fofTe libero quattro
Mefi dell' Anno , che quattro ne pafTafle con Venere « e gli altri quattro
con Proferpina. QvuìL Metam, lib. io.
B
N
F I C f O ,
Di Ce fare ^a.
UN Giovane di fingofar beliczaa « con vifo allegro e ridente . Sari
nudo ì ma però ad armacollo abbia un drappo di color turchino tut-
to ftellatoj il quale cuopra le parti più fcgrete . Sì vedrà dal Cielo un rag-
gio j il quale farà rifplendere detta Figura . Terrà il braccio deliro alto « e
colla palma della mano le tre Grazie i nella guifa che fi fogliono rappre-
fentare . Cioè una Ila colle fpalle verlb noi > e due si guardano i tenendo
le mani intrecciate in guifa di chi balla . Starà col braccio finillro in atto
di abbracciare altrui ì e che nella giuntura del braccio , e della mano vi
tìano un pajo di ali , tenendo con detta mano una Catena di Oro , con di*
mollrazione di farne dono . E per terra dalla parte delira vi farà un' Aqui-
la ) la quale avendo fatto preda di una Lepre > quale tenga fotto gli arti-
gli >
TOMO PRIMO, li?
chiedeva •, ma che ioli dieci talenti gli badavano . AI chtf la feguen-
te rifpoila diede Alcflandro ~ Se a Te ? che devi ricevere", baftano
dieci , non badano a me che devo dare != Volendo cosi moflrare , che
il beneficio , che dalla di Lui mano ufcir doveva « piucchè dalla neceffità
dell' onefto amico ■» dalla grandezza del fuo animo •, e dal potere delle fue
forze doveva prender miilira . Fidgof. lib. 4.
FATTO FAVOLOSO.
E* Nota l.a Favola del Beneficio » che ricevè Giove dalla Capra Amai-
tea , che col fuo latte il nutrì , e dalle Ninfe , che V educarono .
berlocche Giove volendo infegnare qual gratitudine a' benefici fi debba ,
collocò la Capra Amaltea co' fuoi due Capretti in Cielo , dando uno de'
corni di quella alle Ninfe , le quali avevano avuta cura della di Lui
Infanzia , colla virtù di produrre tutto ciò , che Effe defideravano ; «lj
per quefta ragione veniva chiamato il Corno dell' Abbondanza . Ovvid,
Mctartt. lib. p. ■
BENE-
425 ICONOLOGIA
BENEVOLENZA, O AFFEZIONE,
Lì Celare I^a ,
DOnna <fl cÙ virile . Sari alata * e veffita di colon rerde . Terrik con
ambe le matii con bella grazia una G;illìnaccia » ed a' piedi per ter-
ra vi farà un Ramarro * o Ragano , che dir vogliamo , che nell' uno e_>
neir altro nome fi dice » colla tefta alta t e che liia in atto di Cdire per
una delle gambe di detta Figura .
La Benevolenza » o Affezione » è fimJle afTai ali* Amicizia , ma però
non è Amicìzia ; perciocché la Benevolenza f>er certa inclinazione che fi
genera in noi quafi in un momento , fa che ci affezioniamo in un tratto più
a un Uomo» che all' altro di due , quali vediamo combattere in uno Stecca-
to , ovvero vederli giocare lenza averli prima conolciuti . Il che non_»
avviene nell' Amicizia , la quale non può > né deve eiTere afcofa .
Si rapprefenta di età virile » perciocché la Benevolenza non deve efTere
come quella de' Giovani , ma con flabllità e coftanza .
De Benevoìentta atttem » quam quìpine h.ìheat erga Mas , prtmum illud efl n$
tfficÌQ ^ Ut ptiirìmum tribmm:ts , a quo pìmnr.mt drrigemury fed Bettevoleìniam non
adolefce/imorum more » ardore qmdata amorls ■, fed Riabilitate potius » C^ fonjìaìt-
tia iiidUemHS , Cicerone primo degli OfGcj .
Si fa
TOMO PRrMO, 2117
Si fa alata» effendocchè la Benevolenza in un illantc » e fenz' altra con-
fuetudine nafce » ed ha il fuo principio in noi .
Si velie di color verde » perciocché la Benevolenza per fua natura dà
fegno d' allegrezza » e perciò fi dimorira con Vifo allegro e ridente > tut-
to all' oppofto dell'Odio, e dell'Invidia, ambi fuoi contrari. Tiene con_»
ambe le mani , con bella grazia la Gallinaccia , e per terra il Ragano nel-
la guifa eh' abbiamo detto , per effere I' uno e i* altro Animale , fimbola
della Benevolenza , per loro occulto inilinto dalla Natura . Della Gallinac-
cia ne fa fede Pierio Valeriano nel lib. 14. de* Geroglifici , dicendo chc_^
per la Gallinaccia s' intende un Uomo benevolo ed amorevole ; perciò li
è trovato che niun altro Uccello ha verfo 1' Uomo maggior Benevolenza «
ed in quefto a Lui ci rimettiamo , come Uomo di molta intelligenza .
Il Ragano, fi saper pubblica voce e fama , che quefto Animale è be-
nevolo all' Uomo , ed -è manifefto che Io difende dalle infldie de' Serpi «
se avviene che dorma alla Campagna .
La dimoftrazione di afcenderc per la gamba per falire, ed approfiìmar/ì
alla più nobil parte della Figura , è per mollrare quello che dice il Filo-
fofo nel 9. dell' Etica , che la Benevolenza di lungo tra due ? diviene-»
finalmente una vera e perfetta Amicizia .
F f 2 BENE.
228 I CO N L Q GIÀ
BENEVOLENZA, ED UNIONE MATRLMONIALE.
Jìtl Signor Ciovanm Zarattm Cajkltini ,
DOnna che tenga in tèfta una corona di Vite intrecciata « con un ramo
d' Olivo in mano ; verfo il feno un' Alcione Augello Marittimo . Ogni
uno sa quanto la Vite arai 1' Olmo , e 1* Olmo la Vite . Ovvidio .
2>lmus amat Fites , Fith non deferii Vlmos .
Per tale amorofa Benevolenza ed unione , 1* Olmo fi chiama Marito
della Vite t e Vedova fi chiama la Vite j quando non è appoggiata all' Ol-
mo . Catullo negli efametri imperiali .
^t yidna in nudo Vitis qttie nafcìtur arvo «
T^umquam [e e.xtallit .
Più abbalTo poi dice .
<yét fi forte eadem efl ^Imo contunda Marito .
E Marziale nel 4. libro nelle Nozze di Pudcnzio , e Clautila > volendo
moftrare 1* Unione e la Benevolenza di quelli Spofi -, diife ,
T^ec melius ttneris JHngmitur Fitibiis Z>lnii ^
A sì fatti penfieri pensò il Talfoj quando dille.
^ mano ancora
Gli alberi: veder puoi con q-t.mto affetto 9
E con qi.nui iter-iti abbr-iccìamentì ,
La
r O Ad P R IMO, 229
La f^ke s\iv-viticchia .ili fuo Miirìto .
Cioè aM'OImo, febbene fi potrebbe anche intendere al Pioppo o al
Fraflino » Alberi tutti amici alla Vite , come dice Coluraella lib. 16,
Vitem maxime Topulus alit , deinde 'Vlmus , deiiide Fraxims .
E di quelli Alberi volle intendere Orazio nel 4. lib. Ode 5. chiamati
Vedovi fenza la Vite .
Et Vìtem Vidt^as ducìt ad arbores 1
E nelle lodi della Vita rullica con ElTii li marita .
^duka^ 'uitiiim Tropagine -,
<Altas )naritat Topulos .
Da quelli Poeti Latini leggiadramente prefe il Bembo il fuo concetto,
maflimamente da Catullo , per efortare le Dame ad amare .
Ciafcma Vite
Ejfa giace » e '/ Giaa^ìn non fé »* adorna,
Tel frutto fuo ^ nel' ombre fon gradite :
Ma quando all' Olmo , al Tioppo alta s' appoggia t
Crefce feconda per Sole, e per pioggia .
Ove alcuni Telti piii moderni leggono .
Ma quando all' Olmo amico alta s' appoggia .
E di queft' Olmo ci fiamo voluti fervire noi) lafciando gli altri , per
elfere più frequente in bocca de' Poeti , e per non confondere con più.
diverfi rami la Corona , che più gentile comparirà femplicemente la Vite
avviticchiata coli' Olmo fuo Marito , per fimbolo della Benevolenza, ed
Unione Matrimoniale .
L* Alcione che tiene in mano è un Augello poco più grande di un PaP
fero, quali tutto di color ceruleo, fé non che ha mifticate alcune penne
porporine , e bianche , ha il collo fottile , e lungo . Va fvolazzando e flri-
dendo intorno al Lido del Mare , con voce lamentevole , ove anche fa il
fuo Nido , e vi cova fette giorni , i quali per efifere felici , chiamanlì Hai-
cionii dies , perchè in tal tempo il Mare Ila tutto tranquillo , come dice_>
Plinio lib. IO. cap. 32. , ed liidoro lib. 12., ed il Sannazaro cosi cantò
nell* Egloga quinta .
Contere , & Halcyonis nidum mihi pellere ventos
Dicitur , & favas pelagi mulcere procelTas ,
Forfitan Ine nofìros fedabit peSìoris tsflits .
A quello ebbe mira 1' Ungaro nella prima Scena del quarto Atto d'Al-
ceo , fuperflua in vero , ma graziola , limile alla decima Egloga del Rota»
Turbato è 'l Mar d' ^mor , ma forft un giorno
Ter me faranno gli .Alcioni il nido .
Cioè , fpero un giorno di avere in amore tranquillo flato ; e Bernardi|ia(%
Rota più chiaramente .
Soave udir gli ^ugei , che per la riva
Cantan piangendo \_ e fi fon anco amia J
Lor fidi amori , e mentre al tempo t'kP:
Tendon fui nido, in flebil voce . e viva,
^cchetan l' ónda ì e fanno f Liti aprici. Ghia"
2^0 ICONOLOGIA
Chiamafi anco Alcione la Moglie di Ceice Re di Tracia t la quale amò
cordialifSmamente il fuo Marito, onde 1' Ungaro volendo moftrare in Alceo
una Benevolenza ed Unione grande con Eurilla, fa che gli dica .
E fu tra noi •,
Mentre fummo fanciulli «
SÌ fvifcerato affetto ,
Che tra fi?li di Leda « or chiare Stelle^
E tra Ceice » e la fida %Alcione t
^0» so fé fojfe tale ;
Sempre Ella flava meco < ed io con Lei ;
Sicché rado , o non mai ci vide il Sole
V un dall' altro difgiunto .
Amò tanto quelV Alcione il fuo Marito» che avendo in fogno veduto
eh' Egli in un torbulento naufragio era morto » ficcorae avvenne , buttofll
"dal dolore in Mare ; onde i Poeti fingono , che foflfe trasformata in talc_5
Augello del fuo nom? > e che fé ne volafle fopra il morto Cadavere del
Marito , che era portato dalle onde marine ; e però fanno che quefto Uc-
cello fi rada tuttavia lamentando nel Lido del Mare t come tra gli altri
Bernardino Rota nell' Egloga XIII.
Deh perchè non fon io , come Colei ,
Che vide in fonno » e poi trovò lo Spofa
Sommerfo in Mare , e per favor de' Dei »
Or piange eccello il fuo flato dogliofo .
E nel? Ottava feguente .
^anto t' invidio , o ben Coppia felice «
^ cui Spoft ed eccelli j wn Lttto un nido
Comun fu fempre , a cui cantando lice
V onda chetar , quando più batte il Lido .
Ed il Petrarca anch' Egli cantò della Benevolenza ed Unì«ne di qucfti
felici Conforti nel fecondo Trionfo d' Amore .
^e' due , che fece .Amor compagni eterni ,
Far i lor nidi a più foavi remi,
alcione ì e Ceice , in riva al Mare ,
Con molto giudizio Ovvidio nel lib» decimo delle Metamorfofi ha tra-
sformato detta Moglie amante del fuo Marito in Alcione , perchè vera-
mente quello Uccello di fua natura porta al fuo Marito tanta Benevolen-
za ì che non per ifpazìo di tempo , ma fempre cerca di (tare unita coi
Marito 5 non per lafcivia , ma per amica Benevolenza , che tener devcj
la Moglie verfo il Marito , nò mai altri riceve » anzi le per vecchiezza «
£gli diventa fiacco , e tardo a feguitarla nel volare , Ella lo piglia fopra dì
fé , lo nutrifce , mai lo abbandona , mai lo lafcia folo , ma pollofclo fuglì
omeri , Io porta , Io governa « e fta feco unita per fino alla morte , ficco-
me riferifcc Plutarco : De folertia ^nimalium . In cotal guifa parlando dell*
Alcione . 'Z)bi autem fene£lus Marem imbecillum , & ad fellandum tardum red-
didit » ipfa eim fiifcipiens geflat > atque untrit * numquam dejlitucns $ numquaitLs
JoluHt
TOMO PRIMO, H^v
[ohm relirifieits » fed in humeros fublatum ufqueqjiaque portai » atqué fovet » e>-
que ad mortem ufque adefì.
Ponganfi ad immitare i Conforti 1* amabile natura dell'Alcione» e fliano
tra di , loro uniti con, amore e benevolenza , tcnghino in due corpi un
animo ed un volere , V uno fi trasformi nell' altro , gioifca > e refti lie-
to e contento della compagnia datagli da Dio : tal' effetto • e unione ,
si elprime in quel noilro Sonetto acrollico fatto nelle nozze del Signor Gio:
Battifta Garzoni , e della fua nobiliflima Spofa , il cui pregiato nome nel
capo_^de* verfi per ordine fi pone .
In q'tal parte del Cielo t in qual idea
Scolpì l^atura sì leggiadra forma *
,AnimA di "jìrtute efempio % e normut
Beata al par d' ogni (aprema Dea .
Élla col fho Jplendor rallegra > e bea
Lo Spofo fuo diletto ì e in fé 'l trasforma *
V afiringe a feguir Jol la fua beli' orma »
amando Lei nova celefle ^(ìrea .
G^B^OT^ invitto e faggio a Lei fìmile
Le fu prefcrìtto dalf Empireo Coro ;
Onde ben lieta va co 'l cor giocondo ,
2^0?»* per Voi già f^ode eterno aprile >
Indi verrà per Voi l* età dell' Oro «
E ^y4B^ prole ad abbellire il Mondo .
E* certo» che niuna maggior felicità può effere tra due Conforti » che_>
V Unione e Benevolenza : degrio è di effere impreflb nella mente di ogni
Perfona legata in nodo Matrimoniale» il precetto di Focilide Poeta Greco,
tAma tuam Coniugemt quid, enim fuavius , & pne/lantius t
^am cum Maritum diligit "Dxor ufque ad feneSiam »
Et Maritm fnam ^xorem t neque inter eos incidit contentio ?
Cioè ama la tua Moglie ; che cofa può effere più foave e più conve-»
nevole , che quando la Moglie ama il Marito per fino alla vecchiezza, e
il Marito la {lia Moglie » né tra loro e* interviene riffa e contefa alcuna .
Qiiindi è , che li Romani antichi hanno lafciato molte memorie di quelli
che fono viffuti in Matrimonio unitamente con Benevolenza fenza contra-
ito » de' quali noi ne porremo ^er efempio quattro Stampate dallo Sme»
zio , due verfo il Marito , e due altre verfo la Moglie ,
L. M,
D. lunia primigenio
^m vix. ann. xxxV*
lunla . Tallas. fedi
Coniugi Karìjffìmo
Et pientiffimo
Se Jè benemermù
Cum
2># ICONOLOGIA
Cum qm vixit annis
XV. Menf. liì.
Ditlciter . fine ^erela .
T. Flavio. ^VG. lib. Chryfogono
Lesb'uno . .Auditor Tahularior
I{ation. Hereditati . C.eJ. 2S(.
Flavia . 7>{ice. coniux. cum quo
Vìxìt am. xlv. fine ulta ofenjà .
Lufix Glaphyrx
Vixit KAnnis . xxxiix.
Ti. Claudius . faujlus
Cuniugi . optime , & bene
De fé meritiC . cum qua
Vixit .Ann. xiix. menfe i .
Diebus xxiiij. fine vlla
^erela fecit -, et fibi .
DIS MAN. S. :>
CALPVRNIiE
T. L. HOME^
M. CALPVRNIVS
M. L. P A R I S
CON. SV;« SANCTISS. ?
CVM. QVA. V. A. X'XV. ;
SINE OFFEN. F. ET SIBI.
Simile modo di dire ufa Plinio fecondo nel Hb. 8. fcrivendo a Gemì-
nio , Grave vulnus Macrinus nofier accepit •, amifit uxorem , fingularis exempli ì
etìamfi olim fiùffet . Vixit cum hac triginta novem antiis fine jurgio , fine offenfu i
£ nelP ifcrizione di Lucio Silvio Paterno fi legge . Sine ulla animi Uftra^
Ed in quella di Giulio Marciano. Sine ulla animi Ixftone. Avvanza tutti Ca-
jo Billieno Marito di Geminia Cauma . ^ti vixerimt wu annis continuis .
LII. fine lite molefla . Un' altra infcrizione porre vogliamo , trovata poco
tempo fa nella prima vigna fuori di Porta Latina a man diritta, nella__»
quale dice al Lettore , che sa di edere invidiato > per tre cagioni » una
perchè finché vifle flette lempre fano . La feconda , perchè ebbe comoda-
mente da vivere . La terza» perchè ebbe una Moglie a Luiamorevolillima .
Q. LOLLIO. a L.
CONDITO
SCIO TE INVIDEK*^. Qy\ LEGIS
TITVLVM MEVM DVM VIXI
VALVI . ET HABVI BENE QVET
VIVEREM . ET CONIVGEM
HABVI. MIHI-. AxMANTISSLMAM. Ora
TOMO PRIMO. z3}
Ora fé da' Gentili è flato fatto conto di vivere fenza querela , fenza
offefa , e lefione alcuna tra Moglie e Marito , ma con reciproco e fcam-
bievole amore, tanto più da' Crifliani fi deve proccurare di vivere nel Sa-
gro Matrimonio in Santa Pace , con unione e Benevolenza « acciò meriti-
no poi dì eCfere uniti nell' altra vita in fempiterna gloria .
FATTO STORICO SAGRO.
LA Benevolenza di Affuero verfo Efter fua Conforte fu invero ammi-
rabile e forprendente . Per Eifa ammansò I' animo fuo feroce con-
erà i Giudei , e revocò il terribile Decreto che ad iiHgazione di Aman
fuo Confidente aveva promulgato « per 1' ellerminio di quelH infelici . Per
Elfa più volte fi dichiarò che fpogliato fi farebbe della metà del fuo Re-
gno, per farne Lei Signora. Per Eifa accettò in fua grazia, ed onorò
delle maggiori Dignità quel Mardoccheo , che dal perfido Aman era delH-
nato alla morte , col fare appendere allo fteiTo Patibolo per Mardocchee
pollo in ordine, lo llelfo Aman . Efier cap. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
FATTO STORICO PROFANO.
MArco Plancio , o Marco Plautio, valorofo Romano , portatofi per or-
dine del Senato con 60. Navi a Taranto per traghettar di làin Afia,
perde Orellilla fua dilettillima Conforte , che per tutto lo aveva voluto
feguire . Tale fli il dolore che per la morte di Lei provò Marco Plan-
cio , che mentre celebravafene all' ufo de' Romani il Funerale , Egli afce-
fo nella Pira , dove arder doveva 1' amato Corpo , gettandofi fopra di ef-
fo , dopo averlo ylìi vukv. <ibbi:-<i,«i«il«,to , «-^-on-z-vd rio ìotn un Pugnale , alla j
prefenza di tutti fi die la morte . Il che con foranio rammarico dagli Ami-
ci veduto, nella flenfa guifa che vellito era, fu gettato nel Rogo, ed in-
fiemc colla Moglie traile Fiamme confunto . Fai. MajJ. lib. 4. cap. 6.
FATTO FAVOLOSO.
\ Lcefte Figliuola di Pelia, e Moglie di Ameto Re dì Tefifa^lia . Ef-
jr\. fendo quello Principe caduto gravemente infermo, Alcede che tene»
ramenre lo amava confultò 1' Oracolo , il quale rifpofe , che Ameto noiv-j
farebbe mancato al mondo , qualora fi offriife ChicchclTia a morire per Lui .
Ninno per altro fi trovò che a ciò fare fi rifolveife ; perlocchè Alceite_5
volontariamente, fé lleffa offrì , per confervare la vita al Marito , e in tal
guifa finì i fuoi giorni. Enrip. ISlat. Con, Mìtol. lib. 7. cap. i.
BENI-
1J4
ICONOLOGIA
BENIGNITÀ*
Lì Celare I^i^a .
DOnni veftìta. di azzurro^ ftellato, dì oro ,, Con ambedue le mani fi pre-
mi le Mammelle» dalle quali n' efca copia di latte, che diverfi Ani-
mali Io bevino .. Alla finiltra banda vi farà un Altare col fuoco accclo .
La Benignità non è molto differente dall'Affabilità, Clemenza, ed Uma-
nità ; e principalmente fi efercita verfo i Sudditi , ed è compaflione avu-
ta con ragione , interpretando la Legge lenza rigore , ed è quali quella
che i Greci dimandano ( Ìttiììkhx ) cioè piacevole interpetrazione dellru
Legge .
Si verte di azzurro flellato, a fimilitudine del Cielo , il quale quanto è
pili di Stelle illultrato ed abbellito , tanto più fi dice ellcr benigno verfo
di noi : Così benigno fi dice ancora 1' Uomo , che con fereno volto cortefe-
mente fa grazie altrui , fenza intereue o riconofcimento mondano , e che
^feguifc.e pietofa giulHzia .
Preme dalle Mammelle il latte > del quale bevono molti Animali , per-
chè è eff>;tto di Benignità e di Carità in.'Ieme fpargere amorevolmente-»
quello ch^ fi ha dalla natura , alludendofi al dotto di S. Paolo , che con-
giuntamente dice : Charitas bm7,n.t el . Si moll'a però ancora queil' atto «
cÀe efei'citandoù la Benignità verfo i faùditi , come fi è detto , Ella deve
Cifert.
r M p R r M , i^y
effere ^ntepofta al rigore della Giuftizia ■•, effendo fecondo Papiniano Jure_»
C'onfultoj la Benignità compagna dì efifa Giufiizia » come ben dice rictrone
De finibus . Che però da tutte due deve efler lodata ed abbri^cciata ; af-
fermando Flut..,. util. cap. 25j che : ^« non laudai benignhiitem , is profe&ò
cor habet adamantìnum , aut fere excuffum .
L' Altare col fuoco denota , che la Benignità fi deve ufare , o per ca-
gione di Religione , la quale principalmente fi efercita co' Sacrifizi , o al>
meno non fenza e fifa » talmentecchè venga in pericolo dì edere riturdata
o impedita la Gìuftizia i per imitare Dio lleifo , il quale è ugualmente
giulto e benigno ,
\yì L S I G "ì^ li C^V^LÌE\E
CESARE RIPA
PER V IMMAGINE DELLA BENIGNITÀ'
Figurata da Lui nella Perfona dell' Illma , ed Ecciiia Sìgnofa
MARCHESANA SALVIATI»
SONETTO.
T ^lide e predio acquìflò Greco "Pittore ì
■ . Già ritraendo con maeflra mano
Giudice Ideo jcniì lafciiio ardore.
Or Tu, Cesar gentil , d' Italia onore i
^énimo efprimi generofo umano
Di faggia Etrujca Donna , al cui 'fo''^"(i'nà
Lume s' accende V .Arno '" —j^" ^^ore ,
3\(è invan con Zeuji a gareggiar f accingi ;
Che Tu lo Spirto , Ei la corporea Salma ;
£i la Beltà , Tu la Virtù, dipingi :
^nzi gloria maggior guadagni » e palma ,
Che bel tanto più grande in carte (Irin^J »
Pjianta iiieppiit che 'l Corpo j è nobil /' kAlmaé
Lo Spaparato Accademico liloniato .
G g 2 BENI-
^^6
ICONOLOGIA
BENIGNITÀ'.
Figurata nella Terfona di detta Signora»
DOnna. Giovane » bella e rìdente » coiì vaga acconciatura di biondi Ga-
ttelli , coronata di Corona di oro » col Sole in capo , veftita di abito
leggiadro in color di oro , con Clamide fregiata di color purpureo , ove_>
fi vedano tre Lune di arc^ento , le quali fieno crelcenil , e rivolte a man
delira. Stia alquanto ckJna, colle braccia aperte, e colla defcra mano^enga
un ramo di Pino, moftrandou ai «fn-a- levata su. d'una ricca Seggia ; ed
accanto vi fia un Elefante .
La Benignità non è altro, per quanto fi può raccorre dalla Dottrina di Ari-
ftotiletó. 4. Etici}. , che un affetto naturale di Perfona naturalmente magnanima
in mortrare feq;ni di iHiiiare ^li onori dati dalle Perfòne inferiori , talché è
Virtù propria delle Perfone grandi , in quanto fono magnanime ; e magna-
nimo non vuol dir altro , che Uomo di fplendore , e ornamento di perfetta
VirtLl , talché quanto è difficile di e (fere magnanimo , per aver bifogno dì
tutti gli abiti buoni , tanto è nobile edere benigno . Quattro fono gli affetti
del Magnanimo ( che affetti fi devono chiamare quelle cole , che non hanno
elezijnj ) Beneficenza , Magnificenza , Clemenza , e Benignità , a' quali
fi riducono tutti gli altri , perciocché il Magnanimo non iiHma , ne difprez-
2a » comi quello che non teme , né fpera : in quanto non difprezza e Be-
nefico :
r M PRIMO. r^7
nefico ; in quanto non ilHma , Magnifico ; in quanto non teme , Clemente ; in
quanto non ilpera , Benigno ; perchè la Benignità ha per oggetto immediata-
mente 1' onore , e 1' onorare : però fi può dire , che la Benignità fia il pia
degno affetto, che potTa nafcere in Principe generoio , il che è conforme
alla Dottrina dello fteflfo Aritìotile nel 2. della Rettorica al cap. 2o. dicen-
do , che la grandezza nell' Uomio non è altro , che una certa piacevole e
nobile gravità . Laonde fcopretidoll quella Virtù llngolarmente nella Illuitrir-
fima Signora Maddalena Strozzi, maritata nell' IllurtriiTirao, ed Eccellentif-
iimo Signor Marchefe Salvpti,_mi è parfo che fi veda quella Figura con
particolare menzione di quella Signora , nella quale , oltre agli altri
fplendori che le danno la Patria felice , la Cafa Illullriflima , i Genitori dì
fomma Virtù , rifplende tanto l' illeffa Benignità , mentre accetta gli onori
delle Perfone inferiori con lieto volto, e colla Benignità fua, che opcra_3
meglio che gli altri colP alterezza: e ben fi può dire di Lei quel che fcri-
Te Claudiano in Confitlam Manlii .
Teragit tranquilla Totefias,
^lod violenta necjjtit : mandataqae fortìm mge( - ,
Imperio/a. quies .
Le tre Lune , che fono Intorno al fregio della Clamide , rapprefentano
1' Infegna dell* Illullriflima Cafa Strozzi , nella quale fi contiene con molta
ragione il fimbolo della" Benignità , perciocché , come il lume della Luna»
non è altro che P illeffo lume del Sole , cosi la Benignità non ha altra lu-
ce , che quella dell' illeira Magnanimità , Sole delle Virtù , come abbiamo
mollrato ; e però la forma del Sole fi fcuopre in celta della Figura , ^ cioè
àn luogo più fuperiore » e più Hobile fede dell' intelletto , onde fi cavano
le Virtù intellettive , e gli organi fenfitivi , ne* quali fi fondano le morali.
II mimerò ternario delle Lune , fignifica la perfezione di quella emi-
neate Virtù , perchè il ternario fempre fignifica perfezione , come infegni
Ariilotile nel primo del Cielo cap. i., ed è primo numero impare, e prin-
cipio d' imparità ^ della quale dicevano i Gentili foddisfarfi Dio , (<j) come
di cofa perfetta , onde Virgilio nell' Egloga 8. dice .
T'iumero Dtus impare gctudet .
Ed i Pittagorici diiTero il tre triplicato , nel quale H conviene il due «
eCfere dì potenza infinita , co' quali concorda anco Plat, che dice nel Ti-
meo , da quello numero triplicato avere origine la perfezione dell' Anima,
e l' illelTa Luna fi dimanda da' Poeti Triforme , come fi vede in Aufonio
nel Libretto intitolato Grifo , nel quale dell' iftefìTo numero ternario difcor-
re ; né devo lafciare di dire , che dette Lune 'fono rivolte a man delira ,
cioè
(a'!) Per quella ragione ne' Sacrifizi era ufato il numero ternario , e fi ha_»
da Porfirio in ìib. de Sacrìfic. elTeré llato colhime degli Antichi , allorch'i render
dovevano graffe a Dio per i ricevuti benefica, di oiì'riré per ben tre volte Fiorf,
Erbe , ' Rami di Albero , ed Animali a' Demonj , perchè Qiiefti erano reputati
di Lui fupremi Nunzj , e Miniliri ; ed a Loro in tal gu^fa grazie rendevano pej
gì' impetrati j e fuppliche porgevano pel confeguimeuto di nuovi favori .
2^8 ICONOLOGIA
cioè vcrfo I' Oriente ; il che è fv.^gno , che la Luna fla in fuo crefcimen-
to , feguitando il Sole : e cosi 1' Illuitriflima Cafa Strozzi fc-guitando gli
fplendori della Mignanimiti , fi va continuaiiunte avvanzando ni.'lla gloria,
e negli fplendori della fama coli' illcila Benignità , ed é la Luna detta_,
Lucina , per efifere ella tenuta dagli Antichi apportatrice della Luce ai na-
fcenti Fanciulli •, perchè porge loro ajuto ad ufcire del ventre della Ma-
dre , e per elfere ella benigna e Pianeta umido -, affretta talora il fuo
influito il parto , fjccorrendo le Donne nei lor dolori , rendendole più fa-
cili al partorire , come dilfe Orazio iib. 3. Ode 22,
Mont'mm cuflos nemori>mqne Virgo ,
^.« laborantes utero piiellas
Ter 'vocat.i audis, ademìfquc lethot
Di'vci triformis .
E benigna fi può dire la Luna 1 perchè rifplendendo nell' ofcurità della
«otte , aflicura e inanimifcc col fuo lume i poveri Viandanti , ed i Pallori
alla guardia delle loro niandre , e perciò è itata chiamata dagli Antichi
fcorta e duce , e gli Egizj con il Geroglifico del Sole , e della Luna_j
s' immaginavano che quelli due Pianeti folfero Elementi delle cofe, come
quelli che colla virtù propria generalfero e confervafTero « e perpetuaffe-
ro tutte le cofe inferiori ; oltre a quello la vita noflra elfere retta dal go»
verno loro, per elfere follentata dall' umor dell' uno , e dal calor dell' altro .
Si fa detta Figura di faccia lieta gioconda e ridente , di afpetto gio-
viale , leggiadro , e modello , perchè non è cofa più grata j ed araata_j
della Benignità , onde di.fe Terenzio negli Adelfi .
{[eipfa. reperi ,
Facilitate nihil e^e homini tnelùis neqtie clementia .
E per fìgnificare lo flato fignorile , che è neceifario ali' ufo di effa Be-
nignità 1 fi fa veltita e coronata di oro -
Il drizzarli in piedi , chinarli , ed aprir le braccia, fjno fegni propr]
nei Principi della Jor Benignità , lontani dall' alterezza dell' animo , e dal
rigore
Tiene colla delira mano il ramo di Pino , elfendo detto arbore fìmbolo
della Benignità ; perche il Pino ancorché fìa alto , e faccia ombra grandifli-
ma , non nuoce a veruna Pianta che vi fia fotto, ma ciafcuna vi germoglia
lietamente , perchè Ella è benigna a tutte , come riferifcc Teofraito Filo-
fofo Iib. 3. cap. 15. de Tlantis .
Vìnus quoque benigna omnibus propterea effe pHtattr , q'iod radice fimplìci •
altaque fit : Seritur enim Jttb eam & Myrtus, <jr Law:ts , & alia pleraqie,
q'.ticqMm prohìbet radix qwminis hxc libere augejcere •vale int : ex q'io intelligi
potefìì radiccm plus infcfìare qtam nec umbram : qtippè cii.a Tints umbranL»
amplifjzmam reddat , oì^ reliqua qmqnc vitentia raiicib:is ai portionem focieta-
temqte ìion mgat . Ove è da notare , che il Pin ) ar'jore nobiliilimo , di
radice alta e fcmplice , raccoglie benignamente fotto la f'ua ombra le mi-
nori Piante , ficcome fanno altri arbori di alta radice , che non negano ri-
cevere in compagnia loro altre Piante, il che ci ferve per figura, chcj
una
TOMO PRIMO. 23^
una Perfona nobile di alta radice , cioè di iHrpe e origine rublinie , riceve
{òtto 1' ombra della fiia protezione con ogni benigniti altri di minor con-
dizione , li amette nell' amicìzia e compagnia fua, il che non fanno gli
animi nati vilmente ; ancorché per fortuna fublimatì fieno » che per P or-
dinario relhno rozzi % e come doppi » e iemplìcì ufaao verfo altri pìuttofto
malignità ) che Benignità .
L' Elefante animale nobile , e più. d' ogn* altro grande , Io ponghiamo
in quefto luogo per fimbolo della Benignità dei Principi e Signori gran-
di ; della fua benigna natura ne viene a far teftimonianza ArifL lib. 9.
cap. 46". nel!' iltoria degli animali . Ekphas omnmm feramm mìti(Jìm'AS » d»*
placidi!Jìm:ts » E Bartolomiireo Anglico della profferita delle cofe lib. 1 S. cap.
42. dice che gli Elefanti fono di natura benigni » perchè non hanno fiele ,,
Sunt autem Ekphantes naturditer benigni » qmd careant felle . Ma noi dire-
mo eh' egli fia benigno non £d1o » perchè fia privo di fiele ( attefocchi
il Cammello ancora è privo di fiele » e nondimeno non arriva a quella gen-
tile Benignità , che ha 1' Elefante ) ma perchè la natura lo ha dotato di
un certo lume d' intelletto prudente e fentimento quali che Umano . Pli-
nio lib, 8. cap. I. tAnimdmm maximum Elephas ^ proximamque h:fmanis fen-
ftbus &c^ Quello Animale Te mai nelli deferti incontra qualche Perfona 1
che abbia finarrita la itrada , per non ifpaventarla col fuo appetto , fi ritira in
bel modo alquanto lontano da quella » e per darle animo , fé le mollra tut-
to cortefe , e manfueto » e le precede avanti nel cammino , tantocchè ap-
poco appoco lo rimette per la itrada . Si Ekphantes hominem errantem fibi
obvinm vidermc in [olitudine , primo , ne impetit terreant > aliqHctntdum de nìlity
fé fubtrah:mt , & tunc grad,im figitnt , & petulatim ipfum prcccedentes mam et
ojìendmt , dice il medefimo Bartolommco Anglico nel luogo citato » e Plinio
nel fuddetto lib» cap. 4. Elephas^ bomine obvio forte folitudine, €&" fimpliciter
oberrame, clemens, placidufque etìam demonfirare "jiam tradititr . Atto veramen-
te benigno e ammirabile » in un Animale > che abbia forza di nuocere e non
voglia > ma piuttotto dì giovare . Della nobile e benigna condizione di
queito Animale fi. poflbno riputar partecipi quei Signori » i quali molli
dalla loro innata benigna natura, rimettono i fudditi o fervìtori nella vita
del felice contento, foccorrendoli nei loro eftremi biibgni . Ulne fibi fìnem
proporne honeJÌHs Trinceps , ut fubditos felices efficiat . Il fine dell* onefl:o Prin-
cipe è di far felici i Sudditi , diCfe Antipatro t di piagli oneftì benigni Prin-
cipi e Signori, accorgendoli di elTere maggiori , temuti , e riveriti, porgono
anima a' minori di parlare e chiedere udienze e foccorfo , ficcome hanno
fatto gli ottimi Principi ed Imperadori , che hanno lafciato buon nome di
fé . Aleifandro, Severo di nome e benigno di natura, a Chi non s' arri-
fchiava di chiedere niente , Io chiamava dicendo , perchè non chiedi nien-
te ? Vuoi forfè che io ti relli debitore ? chiedi , acciò non ti lamenti di me .
Conofceva Alelfandro che il Principe è obbligato dar benigna udienza e_>
foccorfj a Peribne minori e private, e perciò fi offeriva benignamente a
loro , dimandando i bifognl , per non rimanere a loro debitore ; eppure era
Gentile Imperadore i confondanfl quei Signori afpri di natura , die negano
udieu-
X40 ICONOLOGIA
1' iidicnra , e fc pur la danno , alle prime parole infaftiditi difcacciano d*
fé con ingiuria le pcrfone , e le fpaventano con la loro brufca ciera . Pren-
dino efcmpio da Tito Figlio di V^efpafiano Iniperadore » che fempre beni-
gno fi moftrò al Popolo, onde per tal benigniti fu chiamato Amore e de-
lizia del Genere Umano » mai licenziò alcuno da fé fenza dargli buona_s
fperanza , anzi avvifato dai famigliari , come eh' Egli prometteife più di
quello che potcfle mantenere , foleva dire , che bifognava avvertire chc_»
niuno fi parcilfe mefto e difgullato dal parlare del Principe . 2\(o» oportere-,
aiti qncmq'.tam a fermor.g Triricipis triflem di/cedere. Soggiunge Svetonio, che
trattò il Popolo in ogni occafione con tanta piacevolezza e benignità, che
folea far preparare le fede pubbliche dei Gladiatori , non a gullo fuo , ma
ad arbitrio degli Spettatori , e mai negò niente a niuno che gli dimandal-
fe , anzi lo elfortava dimandare di più . T^am ncque nega'vit q:ticqnam petenti-
bus : & ut qiu vellent peterent , ultra adhortatHs efl . Stando una fera a_s
cena, gli venne in mente, che in quel giorno non aveva ufata la folita
Senignirà con niuno , di che pentendofi , mandò fuori quella memorabii
voce : etnici , dtem perdidiìnas , Amici abbiamo perduta la giornata , riputò
come Principe , etfere debito fuo efercitare ogni giorno 1' officio della_>
Benignità . Non fu men benigno quel buono Imperadore , dico Marco Au-
relio , di cui Erodiano fcrive , che a qualfivoglia che gli andava avan-
ti , porgeva benignamente la mano, e non comportava, che dalla fua__-
Guardia folfe impedito P ingrelfo a niuno . QuelH fono Principi amati in
vita , e dopo morti bramati , che fi fano fchiave le genti colla benigni-
tà . E' certo per quattro giorni che in quella vita uno Cgnorcggia , deve
procurar di lafciar memoria benigna di fé , perchè la fua Signorìa tolto il
perde , e la fua Benignità come Virtù eternamente dura . Detto degno di
generofo Principe fu quello di Filippo Re di Macedonia Padre del Gran-
de AlelTandro . Malo dia bcnignus , qitdm brevi tempore Dominiis appellati .
Voglio piuttollo eifere chiamato lungo tempo benigno , che breve tem-
po Signore ; onde io confiderando il cortefe animo di quelli invitti e be-
nigni Principi , e la nobil natura dell' Elefante , animai maggiore di ogn*
altro, congiunta con tanta Benignità, concluderò, che quanto più una Per-
fona è nobile e grande , tanto più deve elfcr cortefe e bi-nigna ; ma__s
quello che più importa fi conferma colla benigna natura di Dio , di cui è
proprio 1* elfer benigno , elTendocchè non ci è Chi più di Lui eferciti la
Benignità , per il bene che ogni giorno fa a tutte le fue creature . Sic-
ché un Signore e un Principe , per quanto comporta la mortai condizio-
ne , in colà niuna può più accollarfi alla natura Divina , che colla Benignità.
E' fenza duobio , che Iddio ama più un Signor benigno , che fupcrbo e alte-
ro , anzi 1' odia , ficcome il moral Filofjfo Plutarco chiaramente dimoilra
nel difcorfo che h al Principe ignorante , dicendo , che come Iddio ha-_»
collocato nei Cielo il Sole e la Luna, fegni del fuo fplcndore, cosi è
1' immagine ed il lume del Principe nella Repubblica , che porca la men-
te , e la ragione giulta e retta , e non il fulmine e '1 tridente , come_»
fogllon farli dipingere alcuni , per parere tremendi e fublimi più che non
fono
T Ai P R I M 0. %'A\
fono. Dirpiacciono a Dio qiiefti che fanno emulazione con ì tuoni, ful-
mini , e raggi , e fi compiace di quelli che immitano la fua Virtù , fi ren-
dono fimili a Lui nell' oneftìi , umanità , e Benignità , e quefii più
innalza , facendoli partecipi delia fua Equità , GiulHzia , Verità , Man-
fuetudine , e Benignità, mediante le quali Virtù rifplendono come il Sole
e la Luna, non tanto apprelfo gli Uomini, qanto apprelfo Iddio PadrcJ
di ogni Benignità .
FATTO STORICO SAGRO.
LA povera Moabite Vedovella Ruth giunta coli' amata Suocera Noè-
mi in Betlemme in tempo delle Melfi, di buon mattino fi portò ad
un Campo a raccorre le fpiche , che fuggite erano dalla falce de' Mietito-
ri, chiedane prima graziofaraente la permiffionc a quello, che fovrinten-
deva agli Operaj . Era il Campo di Booz Uomo ricco e in fommo pre-
giò , e conlanguineo di Elimelecco Marito defonto di Noemi . Venuto
anch' Egli da Betlemme al Campo , e veduta Ruth , domandò chi folTe »
e benigno, come Egli era, a fé la chiamò, e non fo!o le^ permefTe che
fece[fe raccolta delle avanzate Spiche nel fuo Campo , ma anzi le diXe »
che in altro Campo non fi portafle , e che di più veniife a mangiare , e
bere di quello , che Egli a fuoi Lavoranti compartiva . Oltre di che diede
Booz ordine agli Opera] che fé Ruth fi fucelTe Loro del pari a mietere »
non la impediìfero , anzi laicialfero a bella porta cadere parte de' Loro Ma-
nipoli , con allontanarfi dapoi , né a Lei volgeffero gli fguardi , acciocché
pote'Je fenza roffore , o timor di elTer riprela, raccoglierli. Tornata lieta
a Noemi la Nuora , le raccontò I' avvenuto : e per fuo configlio , mentre
Booz una notte profondamente dormiva , a Lui fi apprefsò, e avvoltafi nel
Mantello che i piedi gli copriva , vicino a Lui fi coricò . D jfiatofi a qual-
che ora Booz , e accortofi avere a' fuoi piedi una Donna , le domandò
chi Ella foXe ; rifpofe tolto Ruth , cosi iilruita dalla Suocera : Ruth Io
fono tua Parente. Booz lungi dallo sdegnarfi , le foggiunfe che compren-
deva ciocché dire volefe , ma che elfendovi altro fuo più Congiunto, ad
Elfo apparteneva Io fpofarla ; nientedimeno a feconda di ciò che quello o
accettalfe , o negafife , avrebbe rifoluto ; ed avvertitala che ripufaXc an-
cora fino ad ora più propria , Ruth di aitai buon grado 1' ubbidì . Al pri-
mo partir della notte , la pudica Vedovella dall' onelto fuo Benefattore..»
dipartifii . Booz di buon mattino portatofi alla Città, chiamato al cofpetto
de' Seniori del Popolo il Parente di Ruth, l'interrogò fé fpofata l'avreb-
be . Negò quello ; ed Egli accettò la ceffione , benignamente e di buon
animo condefcendendo a Ipofare Ruth . ^nth ,
H h FATTO
14Z ICONOLOGIA
. FATTO STORICO PROFANO.
FU più volte avvertito Filippo Re di Macedonia che un certo Nicànore •
in qualunque luogo Egli fi folle i occafione non ommettcva di dire di
Lui il peggio die fl poteva . Collantemente Filippo fempre negò di punirlo ,
dicendo, di c.fer perfuafo che Nicànore non folle mal' Uomo ^ Anzi e'Jen-
d^glì nota la di Lui povertà, lo mandò a regalare di qualche fomma di
denaro. Djpo ciò gli itefli Accufatori riferirono al benigno Re, che_»
Nicànore non pia di Lui mal parlava , ma che in vece fonimi elogi ne
faceva. Volto, allora ad elfi Filippo, diife : Conofcete che ita in noitra ma-
no del Popolo o 1' applaufo od il biafimo . Fitlgof. lìb^ 5.
FATTO FAVOLOSO.
API Figliuolo di Niobe . S' impadronì delP Egitto , e governollo con
tanta dolcezza , che i Popoli lo riguardavano come Dio , e lo ado-
ravano, fbtto la figura di un Bue ; imperciocché credevano , che nel tem-
po che gli T>s:i furono difcacciati dal Cielo « Egli fi folfe falva-
to f jtto le fembianze di quella . Lo noraavana altresì Ofiri , e Serapi .
Fav. 37.
BIASIMO VIZIOSO.
Di Cefare ^p* .
VEcchìo magro, pallido, con bocca aperta, e chinato verfo la Terra,
la quale Ei va percuotendo con un ballone , che ha in mano . Così
fingevano gli Antichi Monio Dio della Riprenfione e del Biafimo . II
veltimento farà pieno di lingue, di orecchie, e di occhi.
Si dipinge Vecchio v perchè è proprietà de' Vecchi di biafimare fem-
pre le cofe di altri ; o perchè fi conofca la loro prudenza imparata coli'
efperienza di molti Anni , o per lodare 1' età paifata , o per porre freno
alla licenza giovanile .
Si fa ancora Vecchio , efìfendo la Vecchiezza fimile al Verno , chc_j
foglia i tempi di ogni occafione di piacere e di gufto .
£* fecco» e pallido, perchè tal diviene ipelTo , Chi biafima per l'In-
vidia , che quafi Tempre muove il biafimo .
Sta con la bocca aperta , e fi verte come abbiamo detto , colle lingue,
orecchi , ed occhi , perchè il Biafimo è fempre pronto di udire e vedere ,
per ifcemar la lode di qualCvoglia Perlbna .
Mira la terra, perchè il fine di chi biafima, non può eCfer fé non vi-
le , appogjiandofi maflimc all' arido legno della maldicenza .
BIBLIO-
TOMO P R IMO,
BIBLIOTECA,
Drf/* jihate Cefare Orlandi,-
a4J
MAtrona regalmente veftìta i e affifa in maeftofo «■ ricco Trono . Porti
in Tefta una Corona nella maggior parte di Oro , in parte di Ferro »
di Piombo, e di Terra, ornata di Gemme di varj colori, e circondata dì
Lauro. Nella deftra mano abbia lo Scettro, a cui fia avvolto un Ramo di
Oliva , e con quello additi gran numero di Liba nelle fue fcanzie difpolti .
Nella fìniitra abbia una Face accefa .
Per Biblioteca s' intende o un numero di Libri , che inlleme fi tengo-
no , o lo Itelfo Edifizio , o Galleria , o Gabinetto delHnato per riporvi
i Libri .
Si dipìnge Matrona regalmente veflita , e aflifa in maeftofo e ricco
Trono, per denotare T antica e propria fua forgente , deiivata dal nobi-
linlmo penfiero di Uomini prefcelti al comando . Secondo 1' opinione di non
pochi , e particolarmente d' Ifidoro nel 6. Libro delle fue Rtimologìe «
P origine delle Biblioteche fi riferifce agli Ebrei ; ed oflervano ( dke_^
» r eruditismo Chambers , fecondo la traduzione dall' Inglefe ) che la
n cura che Eglino avevano di confervare i Lor Libri Sagri , e la me-
.. moria di quello, che rifguardava le azioni de' Loro Antenati, diventò
» un Eferapio alle altre Nazioni , particolarmente agli Egizj . Ofmaun-
H h 2 » das
244 ICONOLOGIA
M das Re dì Egitto» dicefi ne abbia prefo il pri^no lume , e la prima no-
„ tizia . Egli fu che , fecondo Diodoro , aveva una Bibiìo'.cca eretta nel
M fuo Palazzo con queih Ifcrizione falla Porta « ■^xt'/^s ìxrpèìov TJyches
f.ttrìon cioè Medicin.r anìms .
In fatti è iVata fempre particolar cura de* Sovrani il ragunare de* mi-
gliori Libri, li Magno Alelfandro , -benché traile amii ìncefsantemente oc-
cupato ave.fe lo fpirito » non reputò minor fua Gloria» e traile Regie fue
Magnificenze contò non meno di qualunque altra cola 1' aver ragunato di
più rari e prczzabiii Libri un gran numero, ed e'.Terfì applicato con fom-
nio ftiidio alia coltivazione d^lle belle Scienze . Pifiitrato Tiranno di AtL-ne
fu il primo che in queita Città faceiTe eriggere una pubblica Libreria,.,
aTai pregiata e rara . Secondo Piinìo Stor. K[nt. lib. 35'. cap. 2. il primo che
i.titLii Liorerìa in Rom.a fu Aiinio Pollone ; e fecondo IQdoro lib. 6. EtimoL
il prim> vv::ramente che vi tralporta.ie gran fomma di Libri fu Paolo Emi-
lio , dop:> la Vittoria da Lui riportata di Perfeo . Giulio Cefare , Domi-
ziano » Gordiano, e quali tutti gì' Imperadori, e Re, anche di barbare Na-
zioni , dimoltrarono in ogni tempo , e bene a fufncienza , eiTere penfiero
nobile, magnifico, e regio il nigun'are Libri , a comodo non folo proprio,
che a benefizio di Chi brama innalzare ed iitruire Io fpirìto nelle più bel-
le e plaufibili cognizioni .
Sino a' nollri giorni ha confervata , anzi dirò meglio , accrefciuta la
tua Maeltii una tale lodevoliffima cura, la quale non. folo fi ellende tLj
far 'pìii bella comparir la Gloria de' Sovrani , ma gì' iltelfi Privati fopra
fé iteiTi foUeva , e dimolira qual nobile fpirito in fé racchiudano , e di
quanto li additi degni una tanto commendabil fjllecitudine . .
Innegabil cofa ella fi è , che tali Uomini chiamar fi debbano Io fplendo-
re delle Città , non che 1' amore della Itella Letteraria Repubblica . Un
tal buon gulto , un sì ragguardevole penfare , nientemeno che nelle piìi
colte Dominanti , ha regnato fempre £n quell' Augulta Città di Perugia ,
e tuttora lignoreggia .
Degna di tutta 1' ammirazione fi è e per la rarità , e per il pre«»io ,
e per il numero , e per le più nobili Edizioni , la valla Pubblica Biblio-
teca Pudiana .
Tutta 1* attenzione efigge la non tanto vafla , ma affai pregevoIc_j
Pubblica Biblioteca Domenicini , così denominata , per eiTere itata eret-
ta da Antonio Domenicini Beneficiato Taliano della Cattedrale di qucll'
Auguila Città, col pefo di fempre più accrefcerla» avendo a quel!* ciot-
to lafciati parlicolari allegnamenti , e da Elfo regalata ai Beneficiati , e_>
Cappellani di detta Cattedrale . Il maggior merito di queita è ne* Libri
trattanti Materie Teologiche ; ed è corredata di antichiflimi , e rariiDmi
manufcritti , di ragione dei ReverendilTinio Capitolo .
Oitre quede due Pubbliche , magnifiche fono quelle de* PP. di S. Do-
menico , de i^P. della Compagnia di Gesù , de' \ìo.Taci di S. Pietro de_>
PP. Olivetani di Montcmorcino , de PP. Agoltiniani , de' PP. di S. Ber-
nardo, ec,
AI cer-
r A^ P R IMO. ^ ^ ^4^
Al certo ragguardevole molto C è la Biblioteca de' PP. MM. CC'
al prefente di rariiTiini Libri ed in buon numero accrefciuta dalla libera"
lità del M. R. P. Maeilro Giuleppe Maria Modedini della medefima Reli-
gione infigae Teologo , che ne ha fatto a quello fuo Convento . in cui ha
la Figliolanza » un generofo dono .
Maellola , vafla , ricca , e nobile è la Librerìa de' PP. MM. OO. di
S. Francefco del Monte ,- eretta con particolare iludio , diligenza , ed im-
pegno dal Pveverendiffima Padte Carlo Maria di Perugia , della raedeGma
Religione Proccurator Generale , il quale da immatura morte rapito , non
ha potuto appieno dar compimento alla formata nobililUma Idea . Nientedi-
meno viene ancora al prefente da quelli faggi e dotti ReligioiI profeguito
con tutto il calore il lotlévolilììmo penliero, e. niente alla detta Bibliote-
ca mancherà di grande , di raro, di pregevole » e di bello .
La lontuofa particolare Libreria de' Signori Conti Oraziani x fé chia-
ma futta la più meritata lode , sì rifpetto a' più rari antichiffimi Volumi
delle Edizioni le più magnifiche » come rifpetto 1' eifere ornati nella mag-
gior parte di fuperbiiEmi .Rami » ufciti dalie mani de', maggiori Valentuo-
mini . Quella nobililfima Famiglia, per ogni ragione ragguardevoliinma, ha non
folo in ogni qualunque tempo dati alla ; Patria, Uomini in arme chiariflimi ,
e da non pochi Sovrani reputati degni delle. più alte Cariche , ma aman-
tiHImi ancora , e fegaaci della Letteratura . Fu generofo e nobil penllero
del Signor Conte Tullio Padre de' Signori Gio: Battiiia, Felice, France-
fco 5 e Sforza viventi , Cavalieri del più alto e diltinto merito il racco-
gliere 5 a coito di fomma fpefa, P anzidetta Biblioteca . Quella tanto più fi
rende pregevole , in quantocchò venne dallo llelTo Signor Tullio corredata,
di un nobiliflìmo Mufeo» fornito delle più rare antichità, sì in materia di
Medaglie , che d' Idoli , Statue , ed altri più ricercati monumenti de' re-
moti Secoli . _
Sarà da qualcuno per avventura fuppoHa in quello mio dire qualche.^''
parte di efagerazione , proveniente , fi dirà , -da particolare obbligazione
da me contratta con quelli Signori , e chi sa che non fia tacciato il prefen-
te mio difcorfo per un riempimento di Fogli . Intorno all' obbligo che_>
feco Loro mi corre, lo confeifo, Io protetto . Intorno all' efagerazione mi
oppongo affatto . Il merito di Efsi è noto al Mondo ,. e fé ho da ricono-
fcere fuperfluità nel mio dire , la ravvifo iolamente In quefto -, cioè , che
i Loro pregi hanno per fé flefsì luflro ballante , e d' uopo non hanno di
effer polli in villa , e forie ancora offufcatì dalla rozzezza di mie parole .
Ma fé nel Cuore dell' Uomo aver deve principal luogo la Gratitudine , Chi
più di me tenuto a chiara mollrarla al Mondo, che tanto debbo a quella,
nobil Famìglia > Che tanti favori , tante finezze ho ricevuto dalla genero-
iità e bel cuore del Signor Ettore Graziani > Che tanto ricevo dalla ìik-
fprefsibile compitezza dei funnominati di Lui Signori Zìi , ed m particola*
re dal Signor Conte Felice, che dal punto in cui ebbi la forte dì conoicerlo»
non ha cefsato , e non celfa mai di ricolmarmi di gentilezze ? Mi fìa per-
donato perciò dal benevolo Lettore c^ueila digrefsione 5 originata da <jue* ve-
ti fèa-
1^,6 ICONOLOGIA
ri fentimenti dì gratitudine , che mi hanno coftretto a deviarmi alqnanto
dalla propella materia , la quale non abbandonando ^ noterò alcune par-
ticolari Biblioteche » che per -ornamento fi contano e per decoro di quert*
Augufta Città .
Meritano , oltre molte altre -, tutta la conCderazione le bene accurate , e
piene di rarità, ancorché non numerofe fcelte di Libri, che il mirano
nelle Cafe de' Signori Conte Francefco Baglioni , Conti Vincioli , Conte
Vincenzio Anfidei , Canonico Perotti , Paolo Giovio , Abate Giufeppe_>
Morandi , Dottor Vincenzio Cavallucci , Pafcoli , Dottor Vincenzio Marca-
relli , e Dottor Profpero Marietti , e queft* ultima fpezialmente ricchifsima
de' migliori e più rari Libri , in materie di Medicina .
Colla quali certa Speranza che abbia in profeguimento ad annoverarli
traile più meritevoli , conto la Raccolta , che al prefente con fomma lo-
de 5 fenza rifparmio di fpela , e con infinita accuratezza ne viene forman-
mando il Nobile Signor Conte Sperello Aureli Cavaliere delle più belle_>
prerogative dotato, e di un ottimo gufto e difcernimento fornito. La fua
principal cura fi è , che quella arricchita ila de' migliori moderni Autori ,
non tralafciando però i più venerati Antichi , e che il più raro , il più
utile , ed anche il più dilettevole in eGTa fi rinvenga . In genere di Manu-
fcritti cofe affai di vaglia , ed in qualche copia ivi alcerto fi ritrovano .
Ed è quella pregevole Raccolta deilinata dal detto Cavaliere per decoro
della fua amenifsima Villa , denominata Calici del Piano , ed a comodo non
meno proprio , che de' fuoi Amici , a' quali fi mollra fempre mai gra-
ziofifsimo . Ma tempo è di venire alla ipiegazione dell' Immagine .
Porta in Teila una Corona nella maggior parte di Oro , in parte dì
Ferro, dì Piombo , e di Terra, per denotare nell'Oro, che come quello
metallo è più di tutti gli altri preziofb ed apprezzabile , cosi aver fi de-
ve la mira nel ragunar Libri , che quelli fiano di ottimi Autori , de' più
rari , e del merito più dillinto . Meco fteiTo in parte rido , in parte mi
fento allretto ad efperimentare un non focchè di sdegno , allorché rifletto
alla fciocchezza di taluni , che ambizioQ di farfi conùderare Uomini di Ipi-
rito, e addetti al fapere, non riguardando anche a qualunque fpefa , tutto
il Loro itudio pongono nella Fabrica di un fuperbo e riccD Edifizio , per
riporvi poi, o de' Libercoli di neJun conto , o le fcipitezze di rancidi e
. llravolti penflerì , od in fomma un numerofo ammalso di Carte a caro
prezzo ottenute da un ignorante Libraio , ed ulcite a ricevere le rifa
del Mondo illuminato da un' incolta e vile Stamperia . E qual diligente at-
tenzione non fi ula perchè pulitamente coperti fiano codeili Liori , e con
Lettere e Fiorami di oro abbelliti ?
Graziolamentc fi prende giuoco di cofloro L. Settario Figlio dì Q. Set-
tano nel luo Libretto De tota Grxciilor'.tm hijiis o^tatis Litteratura , fingen-
do di cosi ragionare con un certo Saimorio .
2N^o« ego propterea veto te conq'iìrere libros ■,
^ws membrana, tegh , doBecq'ie l'ohmina chartiC .
I^m age , i-r hoc etiam tot dcmum fraudibus adde ,
Cf ibi
TOMO PRlMOi M7
at ibi Scrìptomm pateat longijfimm ardo .
^tile & hoc maltis i fei enim dek^m habendus »
Cmmdumqite pr'tus r «e cui phtàcU defint
aurata » ut minio nìtcìnt bine inde rubello
Chartamm limbi ,. nultufque ex ordine peccet «
Et ferie in tota menfura. jìt omnibus uria .
. . iSlec minimum intererit , quo tempore prodierint j quo
Impreffore t Vnum renues mutare trecentis y
Tagina fi '^uncìam referat tibi prima vel ^Idum t
Eimiia fit quamquam , e^ tineis erofa papyrus ,
Dicet idem , & melius fortajfa Cuminius ; Eflo ;
^4t ìiunc venantur prifca Exemplaria do£li ,
Et potiora Typis- ducunt Chirographa^ quorum
Vix longo exprimitur tormento syltaba verax ,
TS{iim tecum nugor ? Tslum non hac ferius ajo ?
^ot modo Callipharus video , queis magna Librorur/i
Cotiveries pneflut tantum hoc r ut BardococuUis
Impanarli pulchrè , e^ mana ambitione ferantnr l
Mi fanna poi collera coloro che contenti di palefare la Loro ambizio-
ne ed albagia , nell' avere in Cafa una nobile Biblioteca j né Efsi mai
vi applicano , né permettere vogliona che altri approfittare fé ne pofsa-
no . Sarebbe delitto lo fmovere uri Libro , e non fi. fi poco allorché fi
concede di mirarli a{ di fuori, ed Oifervare i ben lavorati Taflelli l
Multos B^dlus habet , conquifìtofque libellos t
^id turni Si totos dormire jubentHr in annos t
Vuhere confperfi , ló- prxbent con'ui'vìa blattìs ,
Ipfe amem prxter titidos nil adtigit umqitam ì Lo fteffb ..
In un' efatta Biialioteca efler vi debbono de* Libri di varie materie » ei
anzi accordo che vi debbano eflere di qualunque ibrta; inflllo però che_>
tutta la diligenza fla da. porfi nella (celta r mentre un iaconllderato ragu-
namento di Stampe altro non è » che un ridicola occupamento di fìto , e
non già merita il nome di vera Biblioteca . L* ottimo è quello che Ia_»
deve formare -, ed allora qualche colà di mediocre r e di cattivo ancora
che vi fìa , non le reca pregiudizio r anzicchè produce lo fleflb effetto che
al Diamante il color nero contrappofto , il quale più chiaro il fa compa-
rire e rifplendente . Per flgnifìcare ciò io immagino che in qualche parte
della Corona di Oro della mia Figura vi fìa milto- il Ferro » il Piombo i
e la Terra .
Per il Ferro intendo additare quei Libri » che fébbene in fé non ab-*
biano alcun buono ftile , rozzamente eltefi fìano , proliflì % ed ofcuri , nien-
tedimeno a ben fbpra fermarvifl, vi fi fcopre una robiiflezza di ragioni
{òrprendente » ed una nafcofta miniera di belliflime cognizioni ,
Per il Piombo' quei Volumi » che nel fuo Frontelpizio molto promet-
tono, e in feguito poi nulla attendono; come fono molti degl' infelici par-
ti del puerile ingegno » e depravato guflo dello icorfo Secolo j ed anche
certi
148 ICO N 0,L G I A
certi Libricciuoll, che a' nollri tempi fi mirano girare attorno» che fono il
trattenimento degli Oziofi , 1* amore dcgl* Ignoranti « I' occupazione di
Donnicciuole , e per loppiù il laccio d' innocenti. Colombe . Li rapprefen-
to fotto il Piombo per la ragione , che Cccome il Piombo nuovamente-?
lavorato è lucido , in apparenza bello , e diletta ■, ma poi , e quafi fubi-
to ) divien livido e ofcuro , così Libri fimili mollrano un non Tocche di
buono 9 ma allora quando ibpra vi fi fermi 1' occhio , fi fcopre alcer-
to da una ben purgata niente tutto il cattivo e diiprezzabile che in feu
contengono .
Nella Terra o Fango vengono ombreggiati i peffimi Libri» de* quali
purtroppo fé ne trova un' infinità .
Le Gemme di varj colori , che nella detta Corona fi vedono , fpiegano
che diverfe utilità da' Libri fi ritraggono , e che cofa non ci e Icritta ^
per cattiva che fia , che all' accurato Leggitore non pofTa recare giova-
mento . Tsltilins ejl Libcr tam malits , quod non aliqua parte profit . Plin. G"un.
nella Pift. a Marco .
Il Lauro poi che la circonda denota , che dalla lettura , e dallo lludio
de' Libri fi acquiila onore e profpèricà di nome . Ex litterarum findiis ìm-
mortaUtatem acquiti. Ale. Embl. 133.
La Perpetuità del nome è fimboleggiata nel Lauro , per efler Pianta
fcmpre verdeggiante , e come fi dice , ficura da' Fulmini ; 1' Onore e la__j
Gloria , per etfere Hata in ogni tempo in fomma reputazione ; talché con
ella non folo fi coronavano i Poeti , ma gì* iiteffi Imperadori e trion-
fanti Capitani .
Nella delira mano tiene lo Scettro» in cui è avvolto un Ramo di Oli-
va , perche 1' Oliva è fimbolo di Pace ; e per gli ftudj e letteraria ap-
plicazione , niente e più caro e più necefTario di tal tempo ; e perchè è
dedicata alla di Lei inventrice Minerva , come Dea delle belle Arti ; e_j
perchè indica felicità , la qual felicità incontra \o fpirito nella Lettura dei
Libri , coli' appagare 1' ingenito defiderio che in Eilb rifiede di fapere .
Omnes homines natura fcire defiderant . Ariit. Metaph.
L* accefa Face che ha nella finillra mano Ipiega ed il lume di Cogni-
zioni , che alla mente {i prefenta dalle memorie de' Scritti » e dagli am-
maeitramenti de* dotti Autori ; e dimollra il diflìpamento della più orrida
Ignoranza » che nel Mondo neceifariamente regnarebb^ » le le Lettere non
ci foifero . Exempla omnia jacereat in tenebris , nift Litteramm lumen accede-
ret . Cicer. prò Arch. Poet,
•FATTO STORICO SAGRO.
AD efortazione di Aggeo e Zaccaria Profeti , Zorobabel Figlio di Sa*
lathiel, e Giofuè Finjlio di Jofedech coraggiofimente infrapr^fc-ro il
proicguimento della reedificazione del Tempio di Geriifilem . Tatanai Go-
vernatore di tutte le Provincie fino all' Eufrate » Starbuzanai , ed i Lor
ConCglieri ad Bili fi portarono > e fecero domanda > Chi avciie Loro dato
configlio
TOMO PRIMO, T49
configlio di fabbricare quella Cafa , e d' ilhurare quel mitri . Rffpofero
Eglino al tutto, e gì' inforniarono-pure dell' Editto del Re Ciro » in
■virtù del quale avevano tale facoltà. Ì>i tutto quello i Principi ne avvi-
farono il Re Bario , il quale non volendo fa;r xofa contraria ?gJi Editti
de' fuoi Predece (Tori , ordinò che nella Regia-'-Biblioteca tii Babilonia fi
riccrcafse il mentovato Editto di Ciro; ma emendo flato di là trafportati
molti Libri , fi ritrovò in Ecbatanis , o Ebaftara , Città della Media . Ec-
co il Volume , che per ifpecial Provvidenza di Dio diede Lor nelle ma-
ni . Diceva cosi . 2\(e/ primo ^nno del J{e Ciro , Ciro ^e decretò che fi faè-
bricajfe la Cafa di Dio in Gerufalemme , deve i Giudei poffano facrificare , eoe
fondamenti da foflenere l' altezz.z di fettanta cubiti , con altrettanta larghezza ,
Fi faranno tre ordini di pietre non lavorate, e tre altri di legni ìnio'ji . Si font'
minijlreranno le fpefe dal "Palazzo del B^ . Così pure ì Vafì di oro e di ar-
gento del Tempio di Dio, che T^abuccodonofor tolfe al Tempio di Gerufalemme »
e portò in Babilonia , fi rendano , e ripongano nel Tempio in Gerufalemme al fm
luogo . Con tal rifcontro rifpofe il Re Dario a Tafanai e faoi AlTeirori
coli' ordine , che iegue . Foi dunque , Tafanai , e Starbuzanai , e Conjtglieri
^farfachei , che rifiedete di là, dal Fiume Eufrate , allontanatali pure da' Giu-
dei j e lafciate che fi alzi quel Tempio dal Duce Loro , e da quei Seniori t
e che ripongano pure la Cafa di Dio nel primiero fao luogo . ^nzi oltracciò da
Me a Foi fi comanda quello , che dovrete fare , ptr dare pur Foi concorfo all'
Opera ; ed è , che del denaro de' Tributi , che entra nella Caffa della Corona »
e fi corrifponde da codefle Trovincie di Lì dall' Eufrate , fontrninifiriate Lor»
con amoro fa . attenzione le fpefe , che poffono ad. EJfì occorrere , acciocché l' Opra,
non fi abbandoni : E fé bifognano ancora Fitelli , %Agnelli , o Capretti per il Lo-
ro Olocaufìo al Dio del Cielo > oppure Tormento , Sale , Fino , Olio , gìufla il
rito de' Sacerdoti » che efiflono in Gerufalemme , tutto fi dia Loro di giorno in
giorno , né fopra, di taleefecuzione abbia a fentire q'ierela , o ricorfo . Offra ■
no Elfi pure oblazioni al^kDìo del Cielo , e lo preghino per la vita del P^ »
e de' fioi Figli ; e fappiate d' aver Io inoltre fatta altro Decreto . Che fiu)
taluno fi arbitrerà di fare altrimenti dal prefente mio comando , fi fvella dalla
fua Cafa la trave, in cui fi trafigga, con indi pubblicarfi i fuoi Beni; e H-Dio
che ha fatto ivi , nel fuo Tempio , abitare il fuo nome , dijjìpi tutti quei
I{egni , e Topoli , che fiano per ifiender la mano ad imbarazzar l' Edifizio •
che della Cafa di Dio fi fa in Gerufalemme . Io Dario ho flabìlito /' efpofi»
Decreto , q.'ial voglio fi adempifca efattamente . Lib. i . Esdr. cap. 5. e 6,
FATTO STORICO PROFANO.
, '-.._. r ■■,■•_■-- ■■ . •' , " ■ - Cì^f
It.Re Tolomeo Fìladelfo congregò nella Città. di^Alefland'rià fectantà
mila libri , e fece una Biblioteca , per due cofe notabili . Prima , péf?
che quivi , fu ripofto il Teflamento Vecchio ,■ e tutta la Scrittura Sagra_a
dei fettantadue Interpreti: Secondo, per il. numero grande de' J-ibri ' con»
li' - . gregali
a^o ICONOLOGIA
gregati in efTa. Aulo Gellio , ed Araiano Marcellino rnCcme con Seneca
accrefcono ancora di più il numero dei Libri dal Re Tolomeo ragunati i
dicendo che arrivarono al numero di iettecento mila. Il che non fem-
brerà ^ cofa incredìbile e ftrana a chi confiderà le forame ricchezze dei
Re di Egitto,, e le fpefe memorabili fatte da Loro in Piramidi, Obeli-
fchi , Edifizj , Navi, ed altre grandezze inellimabili . Scrive il faraofo Wi-»
nio che Eumene Re di Pergamo ne fece un' altra a competenza di quefta .
Ifiior. lib. 6, Etimol. cap. 3. .Aulo Cellio , ^miano Marcellino^ Tlini»
Tom. G^rzon. Tiaz. &». Di/c. 126,
B
N
A*\
Dk Ce fan B^pa.
DOnna bella veftita di oro »• con Ghirlanda di ruta in capo . Stari eoa
gli occhi rivolti verfo il Cielo . In braccio tenga un- Pellicano con
i figll-uolini, ed accanto vi fia un verde arbofcello alla riva di un_»
Fiume .
Bonti nell' Uomo è compofizione di partì buone » come- fedele » vera-
ce » integro « giulto , e paziiinte .
Bella
Bella fi dipinge , perciocché la Bontà fi conofce dalla bellezza ( .t )
"^(Tcndocchè la mente acquifta cognizione del fejifi .
Il Veftito dell' 'oro frgnifìca Bontà-, per efler l'oro fupremamente buo-
no fra tutti i metalli, Orazio domanda àurea la imedìocrità , dalla quale_j
deriva la Bontà iltefla in tutte le cofe .
V Albero alla riva del Fiume lè conforme alle parole dì David nel fu»
I. Salmo, che dice: l'Uomo <:he fegue la Legge dì Dio effer fimile ad
un albero piantato alla riva di un rufcello chiaro bèllo e corrente ; e pei?
non effer altro la Bontà , della quale parliamo , che il cònfcrmarfi coIla__a
volontà di Dio , però fi dipinge in tal modo , ed il Pellicano medefima-
mente, il quale è Uccello , che, fecondo che raccontano molti Autori,
per fovvenire i proprj iìglliioH polli in neceffità , fvena fé ftelTo col rollro,
e del proprio fangue li nodrifce , come dice dìffufamente Pìerio Valerìano
al fuo luogo . E de' più moderni nella noitra lingua , il Rufcelli nell' im-
prefa del Cardinal d' Augufta non moflra che I' illeflfa Bontà .
. Sta con gli occhi rivolti al Cielo, per elfer intenta alla cotempluzìor»
re Divina, e per ifcacciar ì penfierì cattivi, che di continuo £inno guer-
ra . Per. quefto ancor fi pone la Ghirlanda di ruta, avendo detta erba pro-
prietà di e (Ter fuggita dai ipìritì maligni, e ne abbiamo autentici teitimo-
nj . Ha ancora proprietà di fmìnuire 1' amor venereo ; il che ci manìfe-
fta , che la vera Bontà lafcià da banda tutti gP interetlì e 1' amor pro-
prio , il quale folo fconcerta e guafìa li armonìa di queft' organo , che fuo-
Ba con 1' armonia di tutte le Virtù.
FATTO STORICO SAGRO.
QUanto grande fi foffe la bontà della Vita di Ezechia Re di Giuda , e
^Figlio dell' empio Acaz, quanto in Lui 1' ardore dello Zelo Divi-
no , quanta la pietà , chiaro fi fcorge dalle figre Pagine . Lungo qui fa-
rebbe il rapportare le pietofe dì Lui azioni , gli eroici fuoì andamenti'»
e per dare una giulìa idea del dì Lui effere , ballerà il notare 1' encomio
dello fielfo Sagro Tello . Tojl Eum non fiiìt ftmilis Ei de cunSlis B^gibus 'Ju-
da; [ed ncque in bis mi ante Enm fuermt . 4. de Re cap. iS. n. 5.
I i 2 FATTO
V. a ) Riferifce Gio: Battifta dalla Porca nella fua Pifonomìa dell'Uomo lib.
4. cap. II. effere aflìoma ajlprovato da tutti i Fifonomifti che la convenévol di'
fpofizione delle parti del corpo dimoflri ancora una convenévol difpofizione dì
coftumij La Bellezza è «na mifurata difpofizione de' membri del corpo, ed è
figura e immagine di quella dell' Anima . Le Parti di dentro hanno; l,a mede-
fima compofizione che le Parti di fuori , e quelli che hanno una fimile azio-
ne , dimoftrano di fuori una fimil forma . Perciocché la natura ha fabbricato il
corpo contorme agli effetti.' dell' animo . La Bellezza è detta dono di Dio , e quel-
li che la poffiedono, fi può dire che poflìedono gran parte del fuo favore.
Apulejo attribuifce tanto alla Bellezza , che non eleggeva i Figliuoli per indovi-
nare , fenon di corpo intiero e belliflìmo , acciò la Divina Maeftà non fi lof-
fe sdegnata di abitar con loro, come in un ornatilfimo Palagio .
'ÌÌ% fCONOLOCrA
FATTO STORICO PROFANO.
Giunto Tito Figlio di Vefpallano ali* Impero di Roma , tanto buoa_»
Principe Ci moftrò , che fu chiamato 1' amore e la delizia del Genere
'Umano. In tutte le lue azioni fu giullo fcmpre , clemente, liberale , e pia-
cevole . Giorno non lafciava trafcorrere che di fua bintì non dalTe chia-
•"TO fegnale « e quel giorno perduto Egli diceva , in cui non ave'Te qualcu-
'.«o beneficato. Avendo fcoperto che due Senatori Romani congiurato ave-
vano contro di fé per tnicidarlo , non folo non li punì , ma anzi f^co a
Menfa invitatili , Loro fece lauto cortefifllmo trattamento , ballandogli che
conofceflero che in fuo arbitrio era itato y ed era 1' ucciderli , e donar
ioro la vita • Domiziano fuo minor Fratello da Lui all' ecceiTb amato »
non corrifpofe punto al fuo generolb cuore « ma anzi tentò più volte con-
tro la fua vita ; pervenne ciò a notizia di Tito , il quale in vece o di far-
lo uccidere , o di sbandirlo da Roma , a fé più fiate in fegreto chiamato-
Io. con preghiere e con lagrime, gli chiefe in grazia di avere verfo di
Eflb lo itelfo buon animo , che Egli aveva verfo di Lui . Svetonio . -rf»ge-
Iohì Star» ^»g. nella Vita di Tito .
FATTOFAVOLOSO.
AMeto Figliuolo di Fereo Re di TeCfaglia fii uno dei Principi Gre-
ci di bontà di vita il più fornito , generofo ed affabile . Apollo dal-
ie delizie del Cielo ridotto a guardare gli Armenti, da Ameto trovò ri-
covero . Ameto avendo voluto ammogliarli con Alcelle Figlia di Pelio *
lion potè ottenerla , che a condizione di dover dare a Pelio un Carro con-
dotto da un Lione , e da un Cinghiale . Apollo grato ad Ameto gì' inft-
gnò il modo di unire fitto un fai giogo due Beitie così feroci . Ottenne
ancora quello Dio dalle Parche, che quando Ameto foife aJl' ellremo di fua vi-
ta, ritrovando Perfona tanto generofa , che fi contcntaiTe di morire in fua
vece, poteflfe isfiiggire la morte; ond' è che eflendo poi oppreJo da una
mortale malattìa, e non trovandoli, chi morire per lui voleiTe , Aice-
'ile generolamente fi offèrfe ; ma tale fii il rammarico di Ameto , che re-
fane pietola Prolerpina , volle reilituirgli la Conforte, e contraltandogliela
Plutone, Ercole difcefe all' Inferno , e ne traile Alcelte . Apollo infiniti
altri favori fece ad Ameto in tempo del fuo efiglio . Giammai Principe.»
alcuno fopportò tante traversìe , quante Ameto ne fofFri ; ma gli Dei Io
protcìfero fempre , a cagione fpeziaimcnte del fuo buon cuor^ > e della_j
bontà del fuo operare . Otìvid. Metani, lib. z.
BOTA-
TOMO P R IMO,
B O to A NI C
Dell* oibate Ce/are Orlandi ,
a 55
A
^^^^^-^<&^ié^'^^^^m/^^m>^.
IN vago Giardino ben dìfpofto » con Fontane < Vafche « Sedili ec. Sì
dipinga una graziofa Giovane con abito , in cui fiano ricamate va-
rie erbe e piante . Stari affici in un Sedile avanti una Tavola di Pietra»
fopra la quale faranno diverfe forti di erbe , ed Ella fi vedrà in atto di fce-
gliere attentamente le dette erbe, e fepararle . Si vedri^ ancora fopra la
-detta Tavola un Cartello, in cui fiano figurati il Sole, la Luna, e gli al-*
'tri Pianeti . In parte del detto Giardino fi vedanole Stufe e Cafjtti , do*
ve fi ibgliono afciuttare e riporre 1' erbe . Abbia apprelTo un Cane .
Traile fcienze piìi utili che il Mondo arrichifcono , è fenza dubbio da
^nnoverarfi la Botanica , che è la Scienza delle erbe e delle piante, o
- quella parte di Fifiologìa , Medicina « e Agricoltura , che tratta delle.?,
- Piante , delle loro diverfe fpezie , forme , virtù , ed ufi .
Il nome viene dal Greco (ìoroLun , erba ; e quefta da (ioros di /Sca »
pafcere , perché la maggiJr parte degli Animali fi pafce dì erbe .
Dagli antichi Gentili , Apollo fu reputato il primo Botanico . Leggai'
Ovvidio nel primo delle Metamorfofi .
lnii£ntum medicina meim efl ; opiferque per orbem
DicQr i, & herlforum efiJéjeSìa potenti^ nghis - _ .
Seccoido
254 ICONOLOGIA
Secondo Scafilo lìb. 5. rerum Thcjfalic. , e Plinio Hijl. nat. Uh. 7, cdp. 57.
e Nata! Conte Mythol. lib. 4. cap. 12. il Centauro Chirone fu il primo
che offervafTe la natura e virtù delle erbe . Da lui 1' apprefe Efculapio -
A fentimento di dottiflìmi Scrittori , come riferifce Tommafo Garzoni
nella fua Piazza Univerfale Difc. 23. il primo che con diligenza fcrivefTe
delle erbe fu Orfeo , al quale fucceffe Mufeo Scrittore celeberrimo . Fu-
rono qucfti feguiti da Mitridate Re di Ponto , i di cui libri , che dotta-
mente trattavano della natura delle erbe , vennero trafportati in lingua La-
tina da Pomponio Leneo , Liberto di Pompeo il Grande . Non mancaro-
no poi per I' avvenire Scrittori degniffimi , che con fomma accuratezza •,
e con Loro fomma lode dottamente ne trattarono -, come Ippocrate , Pli-
nio » Serapione , Tcofrafto , Diofcoride , Avicenna , Galeno > ed altri affai .
Ma dopo quelli parve che mancafife di fue forze si bella Scienza» dagl'Igno-
ranti trafcurata, ed ommeffa . Nel Secolo XVL P antica Botanica, in tal gùi-
fa vergognofamente perduta , fu con molta induitria rillorata e ravvivata ;
principalmente da Leoniceno » Brafavola» Cardo ■» Fuchfio , Mattiolo dottiP
limo Commentatore di Diofcoride , Dalecampiò ec Più appreffo da Mori-
fon , Malpighi , Hermanno , Ray, Magnolo , ec. ed ultimamente dal Cava-
lier Gio: Battifta Morandì Milanefe , dal Tournefort , Linneo ec.
Sì dipinge la Botanica in un Giardino ben difpollo, con Fontane,
Vafche ec. per dìmoftrare che 1' accurato Botanico deve fcegliere un luogo
a propofito, e porre tutto il più diligente ftudio per la coltivazione dell'
erbe , e delle piante , e procurare che di tutte le varie fpezie vi fiano ,
non perdonando a fatiche , ed a fpefe per radunarle , e farle trafportare da'
luoghi ancor più remoti .
Si figura Giovane e graziofa . Graziofa per indicare , che Ella è
Scienza utile infieme e dilettevole ; giacché la varietà dell' erbe, delle_>
piante, e de' fiori non piiò fare che non diletti 1' animo, riflettendo alle
loro varie virtù e proprietà, e quanto Ca giovevole all' umano confer-
"vamento la cognizione di quefte . L'» e^rime a mamviglia S. Ambrogio
'Vefcovo di Milano Examcronis iib. 5. cap. 8. e 13. dicendo: ^àd dejcrh
ham piirpitrafcentes violas , candida Lilia , rutti ante s I^pfas ; depifia riira nitnc
aitreìs , nunc "jariis , nmc luteis jìoribus . in quibns nefcias , utrum fpecies ampli-
us florum , aut 'vis odora delefiet . Z'ndc (&■ Divine Domimis ait ~ Et fpecies
agri mecttm ejl := Dell' utilità così il S. Dottore : Eam antiq'iìorem ejfe Mt-
'dìcinam 1 qrice Herbis medicare cotifuevit -, &" fuecis . E perciò ieguita a dire.
'^id enumerem fittcos Herbarnm falnbres ? ^M "jirgultwrum , ac foliorum reme-
' dia ? E pofcia erbis certe ulcera aperta chttdtntMr ; Herbis curanttir interna .
Giovane , per dimoltrarc che l'Uomo che vuole attendere alla Medi-
'rina , fino dalla fua prima Giovinezza , deve applicarli a quefta , e che la
.prima e più neceflaria cofa che deve apprendere è -la perfetta cognizione
'■^ell' erbe; fenon di tutte affatto, almeno della mrggior parte di quel-
le, -]je pii;i fQjio in ufo. "• i.iÀ.iO
L' 'bito in cui fi vedono ricamate le varie piante,- erbe, e fiori,
ra^prcfcnta .-oltre la fpicgazione dell* elTcre delia Botanica , che molti
■ ■ ^'^ Medici
r M O P R I M 0, 2^?
Medici fi lufingano dì efiTcr periti e perfetti in qneita materia per" aver
letto , leggere » e rileggere i Voltimi dì approvatilTmii e autentici Scritto-
ri, e per aver efattamente offervato ed oCTervare le più accreditate Stampe
rappreientantì al Naturale le Erbe . Un flmil penfare non è punto giallo »
ed anzi è erroneo . In convalidazione del mio detto ftimo bene il t'appor-
tare parola per parola ciocché ne fcrìve il Mattiolo nel Dilcorfo fopra il
Proemio di Diolcoride . ,, E' veramente necelTario a Chi vuol' ellere_>
»* buon Semplieiftx di vedere le Piante vive colP occhio non Iblamente in
)» uw tempo dell' anno folo» ma in varj e diverii ; perciocché altrimenti
«fono le Piante, quando cominciando a nafcere , {puntano di terra:; d' al-
•9* tra, quando le crefcono , e quando producono il gambo; ed' altra
5, afpetto , quantla fono cariche di fiori» e dì feme . „ E qui porta mol-
te Piante che variano . „ Il che malagevolmente fi può confiderare nelle-
«f flampate , per non moftrare effe di tutte le predette , fenon 1' eiSgiel
5, di un tempo folo , ed anco perchè le cole artificiofe , e dipinte non.,?
,» dimollrano mai così perfettamente i lineamenti delle cofe , come fauna
», le vive , naturali , e vere , E così parimente mi pare che per leggere
ST le Storie delle Piante fcritte da qualflvoglia bon' Autore jion fé ne_»
Ts poffa conféguire quella vera cognizione , che fi richiede per non ritron
il varfi nelle defcrizioni delle Storie delle foglie e de' fufli di ciafcuna
n Pianta fenon una defcrizione fola de' lineamenti e fembianze loro , la
« quale quantunque fia vera , non però dà ella notizia del molto variare
55 delle foglie , e de' frutti che fanno le Piante , fecondo varj tempi dell*
55 anno, il qual variare altrimenti imparar non puoHi , che con lungo efer-
5, cizio dell' occhio nelle vìve , mentre che fono in terra , ec.
Quindi su tal rifleffo la mia Immagine fta a federe attentamente_>
offervando , e fcegliendo le varie erbe che le ftanno avanti , ad oggetto
di fignificare per l' atto del ledere , che fa duopo pofatezza , e ferma non
precipitofa oflTervazione della Figura , qualità , è natura delle Piante , e che
i Giovani Medici debbano ardentemente fludiare di giungere alla vera co-
gnizione di quelle col mirarle e rimirarle , non una volta o due , ma mol-
te e molte , mentre il conofcimento delle cofe fenlìbili fi acquifta e fi con-
ferma col replicato vedere , e maturamente offervare . Buon farebbe che
tutti quelli , i quali feguono la Profeffione di Galeno per Sagrofanto vene-
raffero quello Precetto ,
Pur troppo dall'* inofservanza di quella ne addiviene che il Medico or-
dinando alla cieca Medicamenti compofti , fenza fapere, o conofcere nei
femplìci che vi entrano , né la natura di quelli , invece di follevare l' In-
fermo , rende a quefto più gravofa l' infermità , o lo Ipedifce per le Po-
lle a trovare i fuoi Avi . Infinitamente in ciò viene ammirato da me non-
folo , ma da ogni qualunque buon conofcitore del giufto , il fempre lode-
vole Signor Dottore Annibale Mariotti di quella Città ; il quale nel più
frelco de' fuoi anni Pubblico Lettore e Profeifore di Medicina in quefl:a_ji
celeberrima Auguita Univerfità , non lafcia fludio , onde con ogni fonda-
menta apprendere» e altrui fenfatameate partecipare cognizione cotanta
neceflà-
2?5 ICONOLOGIA
Heceffaria . Quefto mio amico Giovane , oltre tutto il Tipere nell'tibbrac»-
ciati Facoltà , mirabilmente in fé accoppia ogni più raffinato guflo in ma-
teria di Poesia , e Letteraria Erudizione ; ed è alla fua Patria di un'
afpettativa Tommamente grande .
La Tavola di Pietra indica che lo Studio della Cognizione delle Pian-
te deve eflere Ihbile , ed inceffante . •;
Il Cartello fu cui fono dipinti il Sole , la Luna , e gli altri Pianeti
diraoltra che per feminarc , piantare e raccorre le erbe , radici . fiori >
ec. è cofa lodevole 1' ofTervare alcuni tempi determinati, e alcuni afpetti
de' Pianeti del Cielo ed alcuni Climi dell' aria; giacché è fcntenza ap-
provata da migliori OlTervatori , e Scrittori che in certi prefcritti tempi ,
ed in iftagioni appropriate , le Piante fi trovano del tutto piene delle_»
virtù Loro , che non confervano la ftefla fempre , ed in ogni qualunque
luogo . La Luna in particolare come Pianeta a noi più di tutti gli altri
proffimo , e dì velociflimo movimento > ha moltiflìma e diverfa potenza_j
iu delle Piante j così nel crefcere , che nello fcemare .
Per quefla ragione gli .antichi Gentili attribuivano tanta forza alla^
Luna , che da Loro veniva adorata fotto il nome di Ecate , che limarono
eh' Ella foflTe la Dea della Magìa , ftantecchè le Virtù che tutto giorno
fcoprivano nelle erbe , erano ad Eflì cagione di tanta forprefa , che ve-
nivano reputati effetti di una foprannaturale potenza » e quindi ne nacque_»
che fognarono tante follìe di Ecate , e tanta fede predarono agi' incanti ,
ed a Sortilegi . Anche tra gli antichi Scrittori di quella Scienza fi; anno-
verano di così fciocchi e mal fenfati » tra quali Panfilo , che fece Ja Sto-
ria dell' Erbe , come ci racconta Galeno nel 6. libro delle facoltà de' Sem-
plici , che infegnarono , che nel raccorre 1' erbe e le radici fo.Te bene e
neceflàrio il fervidi di fuperftiziofe parole • incanti profumi ec. Si fa mol-
to a ragione beffe di colloro il prelodato Galeno nel fudJetto luogo , e_>
particolarmente di Panfilo , dicendo eh' Egli molto tempo perdeva in nar-
rare favole da Vecchie Donniccivole « fuperlHzioni , e incantamenti di pa-
role . Penfare infipido, di nefs'Un giovamento? e foprammodo deteftabile I
Si pongono in parte di quello Giardino le Stufe » e Cafotti per dimo-
llrare che vi vuole particolare arte per feccare , e conlervare le Erbe .
I Botanici sì per le Piante Efotiche , e che provengono dai Climi più cal-
di , come ancora per le Piante nollrali, ma poco differenti dell'aria troppo
fredda , hanno alcune Stufe » che chiamano Hypocan/la j e Hibernacula « ove
per via d'.induftria le eonfervano ^vive j e vegete a meraviglia per tut-
to 1' anno ,
Tra tutte le Beftie , alle quali è naturale la cognizione delle proprie-
tà delle erbe f, mi è piacciato di affegnare alla mia .Immagine il Cane^j-
prima perchè ocularmente vediamo che quella Fiera per naturale iltinto,
allorchi^ fi fente ansrultiato o da dolori di ventre ? o da altro malore j ri-
corre fubitamente a luoghi erbofi, e tanto fiuta, finocchè ritrova ,. e^u.-
pafce di quell' erba , che gli arreca conforto, e fanicà . Secondariamente_i
perchè è animale addetto alla /alfa Dea Ecate , che come fopra fi è ac-
-« ---3 ccnnato»
rO Ad P K I M , i^f
innato » era confiderata com-e la Prellde dell* erbe . £ila ^ daceva che
U prima foCc ftata a domafe i Cani ; onde Tibullo nel primo dell'
Sola feros Hecates perdommjfe Canes .
E perchè a Lei erano fagrifìcati i Cani» era chiamata Lea Canieida.t
Canivora .
La ragione per cui le lera fatto un tal facrifìcio fi è . Credevano che il
latrato del Cane foflTe infello ai Fantafmi , x:he erano .mandati da Ecate f
e che ali* abbaiare di lui, quelli fubitam ente fiiggiffero , e refldèffero vatii
gP incanti. Le s' immolavano ne' Trebbi , Ì7i Tnmìs dedicati ancor efli
ad Ecate , che perciò oltre jl nome di Lama e di Diana « quello ancora
aveva di Tri via , per indicar cosi l.e tre potenze di eiTa, cioè nel Cielo
dov' era detta Luna ; neUe Selve fotto nome di Diana.; e nell' Infern^-
ì^f^vs Proferpina i od Beate fi denominava .
FATTO STORICO SAGRO.
T Ralle altre Scienze che in fomnio grado pofTedè il fapientìfllmo Salo-
mone , fanno particolar memoria le Sagre Pagine della Botanica'»
nella quale Egli fu perfet-ta.mente verfato , rilevandofi dalle lleffe Sagre-»
parole di Lui affermanti , £; dijpiaa'vu fuper lignis a Cedro i qux efl inìtha^
fiQ t ìtfque ad kyfsopum , qm egredìtur de parìete . 3. de* Re eap. 4. v. jj,
FATTO STORICO PROFANO.
Mitridate Re di Ponto , fu più che chiunque Innanzi Luì , diligentifiìma
Oifervatore della proprietà delle erbe , e dell' efatta cura della vita.
Fu invenzione di Lui il bere ogni giorno il veleno , avendo prefi prima
rimedi da Lui compolli , e lo refe col lungo ufo a fé niente nocivo . Elfo fu
jl primo che ritrovò i generi dell' antitodo , uno de' quali oggi ancora
ritiene il fuo nome . Tlinio lib. 25". cap, i.
F A T T O F A V p L O S O.
MEdea Figlia di ^ta Re di -Coleo , e d' Idia Figlia dell' Oceano , fu cosi
. efperta nella cognizione delle virtù dell' er$e 5 che con effe ope-
rava cofe meravigliofe ) ed era creduta Maga . Si fposò Ella con Giafo-
ne . Con quel Giafone, a cui Pelia fuo Zio aveva uccifo barbaramente il
Padre Efone , e la Madre Alcimeda , ed ufurpatofi il Regno , e che vole-
va ancor Elfo far trucidare , fé fottratto da fedel mano non foffe flato dal
fuo fiirore , e fegretamente altrove allevato. Crefciuto pofcia in età, ven-
ne a ridomandare i fuoi Stati a Pelia , il quale non osò negarglieli , ma
1' impegnò in sì pericolofe imprefe , che fcampato non ne farebbe , fe_»
Medea di Lui invaghitafi non gli aveffe preflato tutto 1' aiuto . Medea di-
venuta fua Spola , tornando con Lui a Pelia , meditò le più alte ven-
K k dette»
258 ICONOLOGIA
dette, e 1' efegui . Mediante molte efperienze fatte coli* erbe , le pro-
prietà, virtù, e cognizione delle quali, come fi dilTc , Ella ottimamente
polfedeva , fi acquiltò tanta lode appreflo quei Popoli , e apprcflb il mede-
fimo Pelia , che era riguardata come Dea ; ed il Tiranno comandò alle fue
Figlie che in tutto e per tutto ubbidiffero a qualunque ordine mai da Me-
dea foiTe lor dato . Prevenuta di ciò 1' aftuta Donna , fotto manto di af-
fetto comunicò a quelle il penfiero di volere far ritornare nella più flori-
da età il troppo vecchio Lor Padre ; e fatto ad Effe vedere 1' e{pcrimentor
in un vecchio Montone , che deliramente fece mirare ravvivato in un te-
nero Agnello, le perfuafe in modo , che le induffe a fare tutto ciò che
JEffa loro aveffe ordinato . Medea dunque raccolle varie erbe , e prepara-
ta una gran recipiente Caldaja , quefta riempiuta di acqua , e foprappolta ad
ardente brace , in effa gettò le molte erbe , che aveva raccolte ; quindi
lor dille, che co' Pugnali alla mano fi portaffero dal vecchio Genitore, che
nelle piume in braccio al fonno pelava , e fenza pietà lo^ trafiggeffero. Ab-
bacinate dalla credenza le Figlie crudeli, perchè troppo amerofe , efegui-
rono il barbaro configìio . Invano chiefe loro merce , invano alzò le pie-
tofe firida al Cielo il mifero Pelia . Non fu afcoltato , non fi ebbe di Lui
compaflione , e cede la vita a' colpi parricidi . Fatto quello, le inganna-
te Figlie fi trasferirono a Medea , la quale Loro foggiunfe , che non era
ancor tempo di gettare il trafitto Corpo nelle bollenti acque , ma era ne*
ceffario che prima Effe con lampadi accefe faliffero il Real tetto , mentre
E ffa intanto doveva fare alcuni fcongiuri a Diana . Le fiaccole accefe ne*
tetti Reali erano fegno da Lei concertato cogli Argonauti > che doveffero
venire ad affaltare la Reggia , e impadronirfi del Regno ; come in effet-
to feguì . 'ìiatal Conte Mitol, lib, 6, cap. 7. de Medea,
BRUT-
TOMO PRIMO,
BRUTTEZZA UMANA
i)f//* ^bate Cefare Orlandi.
i^P
C-l^: Ir.ven
DOnna di faccia afpra , ruftìca , e fpiacevole ; di color" pfoiCmo al verde;
con ciglia rale ; occhi limi e itorti ; nafo fchiacciato ; bocca affai
pi-ccpla ufcita in fuori . Abbi-^ i capelli rabuffati . Le fi veda intorno al
capo folta nebbia . Si dipinga zoppa , gobba , e in tutto malformata . Ten-
ga in una mano un mazzo di Spighe di Gioglio . Le ftia appreffo un_s
Porco. "*"*'"».
Come la Bellezza dfel Corpo Umano è una perfezione efteriore j che_>
confilie in una convenevole proporzione delle parti e delle membra , tra
di loro j e di tutte iniieme , con una debita dilpofizione e chiarezza de*
colori : cosi la Bruttezza dovraffi definire un mancamento di efterior per-
fezione » canliitente in una fproporzionata architettura e fimetrìa dellc^
parti e delle membra , indebitamente difpolie , e Colorate .
Per comune fentenza de' Filofoiì tutti , ed in particolare de' Fifono-
mifli , la dilpofizione de' membri del Corpo è modello , fd immagine di
quella dell' Anima . Dicefi la Bellezza dono di Dio ; la Bruttezza difetto
dell' Umana Natura , effetto di fproporzione , ed oggetto abborrito 'dalla_j
villa ; ed Ariitotele itiniò affai infelice quell' Uomo, che forti un Corpo de-
forme j e Proclo Licio diffe ogni cofa brutta cattiva.
K k 2 Con-
z6o ICONOLOGIA
Confidcrata dunque» come male , la Bruttezza, a fpiegarc i di Lei cattivi
effetti, che per loppiù ( non dico fempre ) l'accompagnano, la figurj di
faccia alpra , ruiticu , e ipiacevole ; perchè ficcome , giuita il fentitncnto di
Monfig. Ingegneri nella fua Fifonomia naturale 5 le cofe fimili nafcono da
altre cofe fimili a loro « così la faccia deforme dà fegno nunifcllo di con-
tumacia 1 e di maligniti negli umori , e che la temperatura del Corpo lia
peccante , inuguale , ed imperfetta . Onde gli appetiti , e collumi di Uo-
mini cosi fatti , perioppiù fono viziofi , fregolati e corrotti .
Del colore della faccia profflino al verde , cosi parla il medeCmo Mon-
iignoi" Ingegneri rtella fopracitata fua Fifjnoaiia . La faccia, di colore prof-
fimo al verde lignifica f Vonto pie^htvéiè aW iniquità , id alla 'vendetta , perchè
ella è jegno di pndojninio di collera 'verde , la quale è una f.iper fluita del fan'
glie ì che fi genera di porzioni i^nee , e terrejìri adufle , fimili al Verderame ,
ed è amara , e maligna , e ripugnante al ttutrimento delle membra . E perchè
qùefia corrompe la foavità, e la dolcezza del fang:ie ■> e della pituita , eìla di'
fivia l' Vomo da ogni penfiero benigno e clemente , e la difpone all' odio , alla^
malignità , alla crudeltà , ed alla 'vendetta .
Le ciglia rafe , fecondo Cicerone prò J{pfcio de provine, conf. fjno indi-
zio di malizia, ed aftuzia . Ts^onne ipfum caput, & fupercilia abrafa olen
malitiam , Cir clamitare calliditatem videntur ?
Gio: Battilb Porta nella Ffonomìa dell' Uomo lib. 3. cap. 24. difcor-
rendo degli occhj limi , cioè torti , ovver de' Guerci , dice ■• E' comune opf-
nione de* Filofofi , che i Guerci per loppiù, fieno di mente per'verfa , e fieno mo-
firi di natura ; perciocché ma/ico la natura nella lor formazione , e perchè man-
cò nel cerz<cllo , dal quale fi formano gli occhj , il mancamento è grandiffimot
per ejfere il cer'vello una delle nobiliffìme partì dell' ^omo , e perciò denotar cat-
tivi 'vizj . E Monfignor Ingegneri : Cotali -Ziomini , come per la maggior par-
te periverfi e befiiali , fono da ejfere (borriti « e la Loro converfazione da tutti
fchifata .
II nafo fchiacciato denota Uomo ìmpetuofo , e dato alla libidine .
Per fentimeHto di Polemone > di Adamanzio , e di Gio: Battilta Porta
Tìf. dell' 'Z)omo lib. 2. cap^ 12. la bocca piccola ufcita in fuori è fegno d*
infidic, e di malignità.
La nebbia intorno al Capo fu fempre appreffo gli Antichi fimbolo d*
infelicità , e di peflìnio augurio . Volendo Virgilio pronoAicare immatura
morte a Marcello ditfe : Eneid. lib. 6.
Sci nox atra caput trifii circumvolat umbra .
Ed il Petrarca nell* accennare 1' acerba morte dell* amata fua Laura .
£ altrove
Fra tanti amici lumi
Vna nitbe lontana mi difpiacquct
La qual temo eh' in pianto fi rifol-va .
•
Ma le parti f.tpreme
Erano avviùc i'' una nebbia of cura .
A ragio-
T M P R I A4 0. %6\
A ragione pertanto li appropria alla Bruttezza? giacché i deformi di
corpo non folo fono per fé Iteffi infelici» a motivo di eiler privi de' più
bei doni della natura Umana , ma ancora perchè dagli Antichi era prefo
per peflimo augurio 1' incontrarli in un Brutto , come per ottimo 1' incon*
trarfi in un Bello. Pittagora afSife avanti la Porta della fua Scuola uii._»
Cartello > in cui comandava che neCfuno che foffe mal fatto , e di faccia
deforme » avefse avuto I' ardire di porre il piede in quel luogo : mentre
teneva per certo non effer la compofìtura dei corpo diflimile dall' ingegno »
e che i corpi male organizzati denotavano parimente un animo malcom-
pollo . Bruto ne' Filippi fi prediCfe infelice efito alla battaglia» per efserfi
ineontrajto » mentre ftàva in ordinanza cogli Eferciti , in un deforme Etiope .
Tra princ'pali difetti fi attribuifce alla Hoitra Immagine 1' cfser zop-
pa , e gobba , e perchè influifcono moltiflimo , fecondo i Finofomifti , a*
mali coftumi dell' animo » e perchè fono difetti che più danno nell' oc-
chio > e rendono la Perfona più moftruofa . Il graziofiflìmo Lorenzo Lip-
pi nel Ilio Poema intitolato Malmantile racquiftato, cosi fcherzò nel Cant. 3.
St. 66,
Cofa è quella che va pel fuo diritto »
Che non è in corpo (lorto animo dritto .
Tiene in una mano un mazzo di Spighe di Gioglio » per efsere il
Gioglio apprefso gli Egizi Simbolo de' cattivi collumi » e per dimoflrare
una certa talquale analogia , che è tra la differenza che paisà tra '1 For-
mento» e 'I Gioglio, e tra la Bellezza » e la Bruttezza. Il Formento ap-*
porta utilità, il Gioglio danno , ed incomodo ; la Bellezza è cagione di
feliciti a chi la polliede » la Bruttezza infelicità ; la Bellezza è indizio di
bontà , la Bruttezza di malvagità .
Si pone apprefso la Bruttezza il Porco , per efsere quello animale_»
fozzo , fchifo , e nocevole . I Sacerdoti Egiziani avevano tanto in odio
ogni forte di Porci , che nelle Loro Lettere, per fignificare una Perfona ini-
mica de* buoni coitumi , difprezzabile , e dannofi , figuravano il Porco ■.
Innegabil cofa ella fi è che ilibrtire dall' avara natura un corpo defor-
me , e ftorpio » chiamar fi deve uno de' maggiori infortuni che ad Uomo
pofsa accadere . Innegabil cofa fi è che 1' efpericnza per loppiù verificate
ci moftra le tìfiche ragioni de' Finolbmilti , che vogliono le deformità
del corpo corrifpondenti alle male difpofizioni dell' animo . Nientedimeno
non così francamente puote 1' Uomo boriofo di quei doni , nei quali non
ha Egli parte alcuna , difpregiare Chi ottenne dalla ilefsa natura in tal
guifa fcarfi i favori . Giacché non Tempre i Belli di corpo furono , e^a
fono efempi di Virtù ; non fempre i Brutti fono , o furono modelli , e
fchiavi del vizio . Troppo torto fi farebbe al Supremo Facitore , e trop-
po temerariamente fi taccerebbe quafi d' ingiultizia . L' idea del retto e
del giulto , così chiara è al Bello , che al Brutto : e fé a quello la co-
llituzione dei corpo pare che appanni in qualche parte 1' idea del retto,
e la fofpinga al luo contrario j non per quella ne fjccede che ofFulcatain
tal guifa relU l' idea del bene» che fi abbia l'Uomo quafi necefsariamente a
deter-
tóz ICONOLOGIA
determinare al male . Parlando Seneca Epìfl. 66. de* pregi dell' animo , co'
quali ornato era il vecchio , e deforme Clarano , cosi fi efprjme . Inique
enìm fé natura geffitt & talem animum male collocavìts aiit fon affé volnit hoc
ipfnm nobis ofiendere , pojfe ingenium fortìfjìmum -, ac beatìffimum jté qualibet
cute latere , e poco più fotto : Totefl ex cafa vir Maynus exire : potejl &ex
ileformi bnmilìque corpufcido formo fiis animus , ac magnus .
FATTO STORICO SAGRO.
PArlando il Signore a Mosè, comandò che non fofse afsonto a! Sacer-
dozio Uomo che fofse cieco , o zoppo , o di grande , o di pic-
colo , o di ftorto nalo i o gobbo ■> o guercio j o con macchia nell' occhio .
Im?. cap. 2 1.
FATTO STORICO PROFANO.
Flloppomene famofo Duca degli Achei fu di perfora piccolo, e di tan-
to fproporzionato ufpetto •, che andando un giorno a cuccia ( conif—j
vuole 1' Aitolfi ) e per avventura trafportato più oltre che non avrebbe
voluto 1 li ridufse a cafa di un fuo Angolare amico, che aveva di frefco
condotta moglie, (o come racconta Stefano Guazzo ) invitato a cena da
im Gentiluomo , foietto fi portò alla di Lui cafa , qualche ora avanti del-
la Tavola . La Moglie del Gentiluomo dalla dilparutezza reputandolo un
$ervo ) che fofse llato mandato avanti dal Signore convitato , ed aven-
do occupata la fua Famiglia in altri fervigi , comandò al Signore chc_-»
fendefse certe legna ; il che Egli fenza contradizione fi acconciò a fare .
Or fopravvenendo a quello atto il Gentiluomo , gli domandò pieno di
maraviglia che cofa facefte ; alche Egli con Jieto volto rifpofe , che por-
tava la pena della fua deformità, ^flolf Off, Star, cxp. 31. Stef un. Guaz-
zo nella Civil Converf. Uh. 3.
FATTO FAVOLOSO.
Vulcano Dio del Fuoco, Figliuolo di Giove, e di Giunone» efsendo
eftremamente brutto, e cortrafatto , fi:bitocchè fu rato , Giove gli
die un calcio, e lo fé capitombolare dal Cielo in Lcnro Ifola del Mare
Egeo, onde fi ruppe una Gamba, e accrebbe la di Lui bruttezza coli*
efser dipoi anche zoppo . T.vtj, Strab. irodot. O'i'iid, Virg. Cmer. T^atal
font, Mitol. III. 2. cap. 4.
BUFFO-
T M P R I M O,
BUFFONERIA.
Dell* cibate Cefare Orlandi.
zój
Onna mal fatta, gobba , cori occhi grandi e in fuori » nafb largo nel
mezzo e groffo , bocca grande , e in atto di ridere fmoderatamen-
te . Pingue , e con Ventre affai grande . Velia un abito di varie pezze»
e colori . Abbia al Collo un ricco monile di Gemme . In una mano ten^-
ga P arco con la frezza .Neil' altra una mafchera, colla quale moftri dico--
prirfì la faccia . Le iHa accanto un Elefante » che con k Probofcide va-
da fcavando Sorci .
Il trattenere , con attegg^Iamenti , e con parole da far ridere» le Perfbne»
è un arte anch' Efla da molti abbracciata , reputata anche da non pochi
unacofa buona ♦ e degna di applaufo . Da non pochi dico , perchè , 5'^«/-
torum infinitiis efl numems ; Da' Saggi per altro riguardata come una cofa_*
degna folo di tutto il biafimo » e dì tutta 1' abominazione .
Si dipinge Donna mal fatta , gobba , con occhj grandi e in fuori » con
nafo largo nel mezzo e groffo » e bocca grande , per più. ragioni ; e prima»
perchè la bruttezza non folo è indizio d' animo non retto , ma perchè ancora
naturalmente muove al rifb , ed al difprezzo . Né credo di aver errato ia
chiamare i Buffoni di animo non retto , giacché fé. riflettere feriamente
Yorraili al Loro vivere j al loro efercizìo » converrà confeflare che folamen~
te uà
254 rCONOLOGfA
te un animo , ed uno Spinto mal rcg)lato fegue fenza ribrezzo un
principio lontano tanto da ogni buon dovere « e da* prinu giulH dettami del-
la Iteffa natura , che e' impone « quod tìbi non <vìs alteri ni: feceris „ QiiaP è
il particolare Itudio, a cui più ieriamente applichi il Buffone , per dive-
nire nella fua Profcffione valente Maeftro ? È' quello di rilevare negli
altri i difetti, porli con modo particolare in villa , e fare ad altrui fpefe ri-
dere la Brigata . Penfure maligno , operare indegno d' Uomo d' onore I 01
tre dicchè Tono i Buffoni , gente sfacciatiflima » e temeraria, non temendo co*
loro frizzi offendere , e pregiudicare il Loro Proflìmo ; e perciò la mia
Figura è con occhi grandi , e che efcono in fuori , con nafo largo e grof-
fo, e fpalle curve , per effer quefti a fcntimento di Gio. B^ttilla della_»
Porta , lìb. j. cap. 24. e lib. 2. 7. fegni di temerità , e sfacciataggine.
Si figura in atto di ridere, per dare ad intendere lo fcherno con cui il
Buffone gode , o vuol far godere gli Alianti, del male, o dell'altrui im-
perfezione. Cicerone nelle Phiolededijlìnobis ridere q:icm polsemus . Tremi però,
tremi Gente di flmil fatta , perchè Ipfc deluda illujbres . Prov. cap. 5. v. 34.
Il ridere Imoderatamcnte indica pazzia , fecondo il detto ne* Proverbi ;
I{ifns abbundat in ore Stultorum^^ Eccl. cap. 21. v. 25, Fatims in rilti exaltat
-jocem [uam , Fir Autem Sapiens vìx tacite ridebit . Ed in fatti non fi dovran-
no dir pazzi coloro , che tutto il loro brio ponendo nel bufflineggiare, fi-
danno ad intendere di elTer creduti Uomini di talento , e di fpirito , quan-
docchè in effetto altro non fono , che viliflìmi Mimi > tenuti fempre per la
feccia del Mondo ì Se è pazzia il difguflarfi fenza cagione gli Amici , i
Conofcenti , non fi potrà negare che itoltiflìmi non fieno i Buffoni , men-
tre non dubitano , fenza motivo, renderfiodiofi a quali tutto il Genere Uma-
no ; e di gran lunga s' ingannano nel penfare di renderà cari a quelle.^
Perfone , ed in particolare a Potenti , che alle Loro fciocchezzc, alle fpalle
del derifo , ridono sì , ma non per quello amano il Derif^re ; che anzi in-
ternamente corretti fono ad averli in abborrimento , fui folo penfiero , che
altrettanto ad Eifi faranno , quanto fanno a quelli , che hanno refi il Sogget-
to delle loro fghignazzate . Gli atteggiamenti poi , i mordaci frizzi , le
ridicole procedure dilettano , è vero, qualche volta , follevano gli animi ; ma
quegli animi lleffi reitano ben perfuafi della viltà di Chi li efcguifce .
Bene a propofito Marziale nell' Epigramma 71. dei lib. 7. cosi avver-
te uno fciocco t non men che fuperbo Buffone .
^od te dirìpiimt Totentiores
Ter cowji'via , porticus , thc^tra «
Et tecum quoties ita incidiflt ,
Cellari juvat , Ó" juvat lavari :
"yiolito nimi'im tìbi piacere :
Delefias , Thilom^j'e , non amaris .
La Pinguedine , ed il gonfio Ventre dimoltra che quaii generalmente Ì
principal fine de* Buffoni fi è la golofità , e V immoderata brama d' in-
gralTarfi alle altrui menfc . Vita per altro , fjbbene in apparenza amena_j
e gioconda , a ben ponderarla in fellelfa odio^ » incolkntc 1 infcliciilim» .
Belli-
TOMO PRIMO. t^f
Bellamente t*Iabto nel!' Atto primo in Captì'ueis induce un Parafito •, die Pa-
rafiti dire fi poflbn tal ibrta di Buffoni, a cosi parlare di fé j e degli
Pomìni della fua fpecie.
^■iji Mures femper edimus alienum cìbum,
Vbi res prolatte jìint , cum rus homines eunt «
Simul prolaL-e res funt nofìris dentibns «
^afì t:tm caletur , coclex in occulto latent « '
Suo fthi [liceo viviint , ros fi non cadit t . *
Item Tara/iti rebus prolatis latent
In occulto miferi , 'vi£ììt-int Succo [no .
Indica ancora la Pinguedine la Scioperatezza di quelli , che {penfierati»
la vita loro pofando in braccio ad un vergognofiffimo Ozio, de* vizj tutti
principale forgente , ad altro non penfano che a dimoftrare Io Iregolato ipì-
rito Loro , in renderfi e per feilefli ridicoli, ed in ridicolo ingiultamentc-»
porre anche gli altri .
Velie un Abito di varie pezze, e colori, per eflere quefto un partico-
lare diilintivo del Buffone, che in varj modi , per varie itrade , con varj
gelH , e variamente con varie Perfone ftudia far comparire il fuo valore
nell' infame raeltiero . Oltre di che dimolira la viltà di tali Perfone , che
per loppiù vivono alle fpefe or di quelto , or di quello , folamente per
offendere or quello, or quelto .
Il Ricco monile di Gemme indica che fimili Perfone fpefTo incontrano
appreifo i Grandi particolari fortune . Cofa invero lagrimevole a penfare»
e di famrao obbrobrio . Mancherà il bifognevole ,onde foltentarfi , ad uii._»
Saggio ,j ad un Letterato , mentre tal feccia del Mondo ricolma di dona-
tivi e di applaufi , in faccia lo deride , ne teme renderlo il fuo trallullo .
E* flato fempre quetlo il detellabile abufo delle Corti • Con fommo giudizi»
il celebre Letterato Signor Dottor Girolamo Baruffaldi nel Bertoldo , Ber-
toldino , e Cacafenno , in ottava rima ultimamente da i più chiari Lumi
dì Europa ridotti, nel Canto ly. e primo del Cacafenno Stanza ii. cosi
di l.\xl parlando.
Uè fii già q'iefli de^ Buffoni il primo ^
Che premio di fne baje in corte aveffe J
Si legge d' altri,, che dal bafso limo
alzati , acquifìar Feudi a forza d' efse ;
Laddove alctn fé di virtude opimo
V* andò, l' Invìdia , e V odio altrui /' opprejfe ,
( Offervate la belliffima confeguenza ,- che ne tira . )
Terò è gran contrafscgno d' uom di vaglia ,
L' ejj'er in odio fempre alla Canaglia .
Tiene con una mano Y arco colla frezza , per fignifìcare quanto pun-
■genti fiano i mordaci fali de' Mimi , e che la delicatezza , e '1 naturale.^
amore di noi , che ÌRgenito dalla natura abbiamo , fente trafìggerfi agli
amari motteggi , e derifioni di Gente vile, e fcioperata , Dimoflra ancora la
frezza che i Buffoni fempre offendono .
L 1 La Ma-
i66 ICONOLOGIA
La Mafchera, che coli' altra mano tiene» in atto dì coprirfi con queila
la faccia , denota , fecondo Gio: Bonifaccio nell' arte de' Cenni „ Parte i.
5, cap, 7. Sciìrrilità, e Btiff merla , perchè gli Uomini mafcheratì li fanno
ji lecito dì Lr ridere la Brigata con cofe anche indecenti . „
Oh pur troppo non fo.te vero ; non fi trovafTe pur troppo Gente che
efcguiife, o che cfeguir faceffe , o godelfe dell' efecuzione ditali mal re-
golate Spiritolag^ini , che da me chiamate vengono Infamia, e dirtintivo
carattere di un Uomo fciocco , e poco morigerato .
Ne qui mi mi taccino di troppo auftero e rigido » o d' inimico della
gioialitù . Si accerti Chi così la diicorre , che a pari di qualunque, a me
1' allegrezza piace , le facezie fon grate : Amo i graziofi lepidi Uomini t
Cerco , quanto mai alcun altro , di follevarmi e divertirmi . So anch' Io *
die letandiim eli., ma in Deo , ma non a fpefe , ma non con difcapito, ma.
non con difpiacere del Proflimo . So anch' Io il trito commendabil prover-
bio z=s In Ferbis qnare leporcs ;= Ma so ancora che il termine Lepos diver-
lifica del tutto dalla parola Scurrilhas .
Oh quanti il primo- fìgnifìcato fcambiano per il fecondo I Quanti pen-
fàno e'Jere faceti , e graziofi , e fono .odiabili , difgufiofiffimi I Fra quello
numero» le condanno quelle anime venali, quegl' ingordi viliUimi Uomini,
che firafcinare fi lafciano a sì vergognofà vita, dalla fame, dalla necelE-
tà , dall' obbrobriofo fine di piacere in cosi vii parte ad altri ; ripongo
quei Ricchi » quei Nobili , che o a tal fòrte di Gente pafcolo , e braccio
danno , o per fé fielfi non fi arroflilcono di effer' come Buffoni ammirati .
Gli Egiziani , fecondo il Vaieriano , per fignificarc un Uomo , che in grado
e in dignità coftituito , fegua cofe vili » rapprefentavano un Elefante , che
andaffe inveiligando » e cacciando topi . Opera indegna tanto d' Animale
di tanta grandezza ! Lo figuro perciò Io accanto alla mia Immagine , per
dare a divedere alle Perfone dalla forte favorite, come loro disdica il far
plaulb a* BufFoHÌ , e maggiormente allorché in fé fteOTe coltivare vogliono ».
ed efeguire un sì vergognofo penfiero .
Se penfafiero qua! disdoro recano al Loro Carattere , le rifietteffero '
che fia quel farfi lecito di opprimere gì* Inferiori o di nafcita , o di averi ,
col porli in una trilla figura apprelfo il Mondo colle loro Buffonerìe ; fé
fapere voleflero quanto a Dìo diipiaccia , giacché ^bhominatio Domini efl
emnis illufor . Trov. cap. 5. e. 32. e quanto la cariti del Proflimo ofifen-
lia , mi afsicuro che rellii non farebbono ad abbandonare sì malnato pia-
cere . Non è in animo ben nato , e povero infelicità maggiore , che do-
ver foffrire, e tacere alle villane prepotenti procedure di Cofioro» Ot-
timamente 1' efprelTe Giovenale Sar. 3^
l^il habet infelix paupertas durìas in fé
^am ^noil ridicidos homims f.uit »
FATTO
T M P R T M 0, r€j
FATTO STORICO SAGRO.
Scrivendo S. Paolo Appoftolo agli Efefi , infieme cogli altri vizj , che
Loro avvifa di dovere a tutta poffa fuggire •, conta la Buffoneria , così
dicendo : Formcatio autem ^ d^ omnis immtmditla , aitt avariti.! nec nomine-
tur in vobis, Jìcut decet SanBos, aut turpitudo aut fiultiloqtiium , aut [currilìtasa
qua ad rem non fertinet . Pillola quinta di S. Paolo agli Efefi ver. 3. 4.
FATTO STORICO PROFANO.
T'Ornando M. Antonio in Trionfo dalla Pugna Farfalica, a Lui fi fece
incontro un Buffone chiamato Citeri . Vedutolo Antonio « tanto di
Effo fi compiacque, che non isdegnò farlo afcendere nel fuo proprio Coc-
chio ; porgendo la Fortuna tal favore ad un Buffone , che doveva di ra-
gione compartirfi a qualche Virtuoio . Tlinio rapport, dal Carz, Tiaz, ©«,
Di/c. 119.
FATTO FAVOLOSO.
OTtennero tanta grazia Bertoldo , e Marcolfa Coniugi , rozzi e face-
tifsimi Villani , appreffo Alboino Re de Longobardi , che lì richie-
fe alla fua Corte ■, e fpeffo con loro s' interteneva , e volle che da' fuoi
Gentiluomini foffero fommamente onorati . Morto Bertoldo , fece con fom-
ma diligenza ricercare del fuo Figliuolo Bertoldino , quale febbene fcimu-
nitifsimo , nientedimeno lo tenne al fommo caro ; anzicchè morto anche_>
quello , che ritornato fé ne era alle fue Capanne , ordinò a' fuoi Baro-
ni ) che andaOfero nuovamente in traccia del di Lui Figliuolo ì che chia-
mavafi Cacafenno , più del Padre rozzo , balordo , e fcempiato ; e niente-
meno degli altri due lo accarezzò , lo fece rifpettare , e lo riempì di be-
nefizi, e regali , che avrà forfè negato a Parfone meritevoli, e che non
avevano rifparmiato il proprio fangue in di LuL fervigio . Bertold. Birtoldin,
Caca/, del Crac,
Lì 1 BUGIA*
a58
ICONOLOGIA
£
u
A.
Jiì Cefare J{lp* »
^r^uruCL^i
DOnna groVane brutta « raà artìficìofàmente "vedita di color cangrante «
dipinto tutto di mafchere di pia forti , e di molte lingue . Sarà
zoppa 5 cioè con una gamba 'di legno > tenendo nella fìnillra mano un fa-
fcetto di paglia accefa .
Sant' Agoftino defcrive la Bugìa » dicendo * che è falià flgnifìcazione
della voce di Coloro , che con mala intenzione negano t ovverà afferma-
no una cofa falfa . E però fi rapprefenta in una Donna gibvìne , ma bnit-
ta , efsendo rizio fervile e fuggito fbmmamente nelle converfazioni de*
Nobili , in modocchè è venuto in ufo oggidì t che atteibndofi la fua no-
biltà come per giuramento nel parlare , fi Hima per cofa certa , che
il ragionamento Ca vero .
Vellefi artificiofamente « perchè coli' arte fua ella s' induflria di da-
re ad intendere le cofe che non fono .
La Verte di cangiante dipinta di varie forti di mafchere e di lingue
diinollra V incoftanza del Bugiardo i il quale dilungandofi dal vero nel fa-
vella-
TOMO P RI M<ò, 2<?9
vellire , di diverfa apparenza di efsere a tutte- le cofe » e dì qui è nuto
il proverbio che dice : Mendacem opportet effe memorem . ( « )
II fafcetto della paglia accefa altro non lignifica, fenonchè ficcome £1
detto fuoco prefto s' appiccia 3 e prefto s' ammorza » così la Bugia prefta
nafce , e prefto muore .
L' eflfer zoppa ( ^ ) dà notizia di quel che H dice trivialmente , che
la Bugia ha le gambe corte . ( e )
BUGIA.
( i? ) Accade fp effe fiate che fi fcopra V Uomo bugiardo dalla varietà de' pro-
pri difcorfi . Pvacconta Cajo , per figvira , qualche fatto la mattina , e gli viene
predata tutta la fede , Nel giorno poi pone ia campo il med^fitno racconto , rna.
in tutto, o in gran parte dal primo diverfo . Si forma immediatamente Idea- poco
favorevole del parlare di Caio ^ e Cajo non è pisi reputato un Uomo veridico , ma.
bensì un biafimevole Bugiarda , ne più a lui fi prefta quella credenza , che non
gli farebbe ceffata , fé rammentato fi foffe della prima fua , fempre però condan-
nabile , Invenzione . Quindi , per mio avvifo , ha avuta la fiia origine il trita
Proverbio „ Mendacem oppcrtet effe memorem .
{Fy II Zoppicare, fecondo tutti i Pifonomifli, è fegno di aver T anima non ret-
to, ingiufto, ed ineguale . S. Paolo nella Pillola 12. rj, agli Ebrei dice: Gref-
fus reBcs fiicite pedii>us iiejirh , ut non cìaudkam quìi erret ; e nel Salmo 17. 46.
abbiamo : Filìì alieni mentiti funt mihì : Filìi alieni ìjiveteratì funt , Ò? claudicaveruxt
a femtis fuh . Bene a propofito perciò fi appropria un tal gefto al bugiardo .
[ci Cioè, un Uomo bugiardo non può tanto correre colie fue bugìe , che final-
mente non fi<a arrivato , e fcoperto per quello che è .
Fignra la Bugìa il P. Ricci "Dn Fanciullo con faccia -velata e nafcojla . Ha 'jiclno
■vna Pica , ed una Bestia fonnìdabìle colle Corna in capo . Tifne in mano la patera ,
folla quale Jta una banderola da Fa?icìulli , e neW altra mano V arco colla faretra
alla cinta piena dì firalt . Da canto vi farà una Tavola àella Lc^ge . E' velato par
due ragioni : Prima perchè la Bugia fi nafconde fotto certe parole colorite , ed
apparenti . Secondariamente per la vergogna ed obbrobrio che patifce un Bugiar-
do , che 'è filmato molto vituperofo appreffo gif Uomini , La Pica per effere
davanti bianca , e dieti-o nera, iè (fecondo Pierio Valeriana ) il Geroglifica del-
la Bugia . LaBeflia formidabile, perchè in tale d trasforma il Bugiardo. La State-
rà nelle mani dei Bugiardo denota eh' il fuo proprio è voler contrapefare il
•falfo colla verità . La Banderafa fignifica che il Bugiardo è pazza , mentre fi
•parte dai vero , e nel parlare repugna alla mente propria , di cui oggetto è la
verità . L'Arcategli Strali fono le parole dei Merìtitore, colle quali terifce piuc-
"chè non ferifcouo le Saette ifteffe , La Tavola della Legge gli (la in difparte per
jion ravvifarla , dando quella fondata fulla Verità, tanto da Loro polla in oblìo >
Ha io fteffo P. altra Figura delia Bugìa Vomo con una Vipera in capo . E' tirata
con una fune , ed Egli fa forza flaMìrfì . Dalla Bocca gli ufcird una Fiamma ardente ,
A'orà fotto ti Mantello una fpada nafcofta , con che feflejfa , ed altri ferifca . Rivolga'
rè con un piede una Ruota da Cretajo . La Vipera denota gif acuti morfi , che al-
trui dà la lingua del Mentitore . E' tirato , e fa forza flabilirfi , per far comprea-
dere che IT Bugiarda ripugna alla propria cofciewzarj-ehe ha mira al vero . La_»
fiamma che gli efce di bocca è la lingua del Bugiardo, che cagiona fncendj , c-j-
ftragi traile Genti . Ferifce fé fteffo ed altri , perchè le Bugie fanno fomma ver-
gogna a chi le proferiTce , e perchè fono fempre indirizzate a danno di qual-
chediuia . La Btuota da Cretajo h fimbolo della Bugìa j imperciocché la Ruota.
voiseii»
270 ICONOLOGIA
BUGIA.
Jìcllo Stcjfo .
DOnna involta » e ricoperta nell' abito fuo, quanto fla pofTbile . Il
VelHniento da una parte lari bianco, e dall'altra nero. Terrà io
Capo una Gazza , e in mano una Seppia pefce .
La parte del Veftimento del color bianco moftra , che gli Uomini bu-
giardi primieramente dicono qualche ^C^erità per nafcondervi fotto la bu-
gia, imitando il Diavolo, il quale, come dice San Giovanni Grifoltomo
fiiper Matth. Concejfum efl hiterdum vera elicere -, ut mendacìum Jìmm rara <ve~
ritate commendent .
L' altra parte di dietro del Vcdiraento nero , fi fa in quella fentenzx
di Trifone Grammatico Greco, la quale diceva, che le bugie hanno la_j
coda nera , e per quella medefima ragione a quella Immagine fi pone in
capo la Gazza , che è di color vario , e la Seppia , la quale , fecondocchè
.racconta Pierio Valeriano nel lib. 28. quando fi lente preia , manda fuo-
ri dalla coda un certo umore nero, nel quale fi nalconde , Itimando con
■ tale inganno fuggire dal Pelcatore . Cosi il Bugiardo ofcura fé ftelfo con
la finzione delle busìe , e non viene mai a luce di buona fama .
FATTO STORICO SAGRO.
ALlorchè 1' empio Caino lordato fi era le mani nell' innocente fangue
del Fratello Abele, 1' interrogò il Signore. Dove è Abel tuo Fra-
tello ? Il Bugiardo rilpoic : Io non lo so : Forfè fon' io cultode del mio
Fratello? Aggiunfe col mentire delitto a delitto , e fi proccacciò la Di-
vina maledizione . Cenef. cap. 4.
FATTO STORICO l'ROFANO.
UNa menzogna falvò ad Eumene Cardiano la vita . Combatteva contro
Lui Antigono, il quale aveva fatto fpargere nell' Ffercito dell' inimico
• lettere , nelle quali prometteva gran premi a chi uccidcfse il Capitano .
•Giunto ciò a notizia di Eumene, chiamò a parlamento il fuofcfercito»
•rendendo grazie di non cfserfi trovato Uomo, che tentato avcfse contro la
fna vita , e difse che le Lettere erano itate da Lui fcritle , per fare una
prova della fedeltà de' fuoi Popoli . Ciò iijtefo e creduto dall' Eltircito ,
Pcrfp-
» 'l'I I ■ j ^■^^— ^^— ■ ^— ^
volgendofi dal Crettijo , ta clie una malia piccola vada f ian piano crefcendo , fii*-
chè fi riduca il Vaio all' ultima per.ei ione e grandezza; così talora un femclice
■fofpetto l'u qualche perl'ona rago irato da un Bugiardo , viene a divulgarfi , appoco
appoco crefcendo va aumentandofi in modo j che H rapprelenta poi per mtra ve-
rità , con fomnio detrimento del Calunniato .
r O M O P R T M . _^ 271
^erfòni now vi fu, che vero non Io credefse^ né alle Lettere fii più data
credenza ; ed Eumene fi liberò dal timore . Menzogna fu. quelk sì, ma_»J
folo in tal cafo menzogna non appieno condannabile , e maffime in un Gen-
tile . Fulgof, lib, 1. ■ -
F A T T O F A V O L O S a .
BAtto celebre Pallore, fìt prefènte al furto del Beftiame f^tto ad A-pc>f*-;
lo da Mercurio , il quale diede a Batto la più bella Vacca delle rùb- ■
tfftte ' a patto , eh.' Ei non dovefie palefàrlo . Egli, non folo promife ■
di tacere, ma dì più moftrando a Mercurio una Pietra, difse che prim?_j^
avrebbe quella parlato, che Efso , Mercurio non fidandofì troppo di Luì
finfe partirfene r ma ritornò- poco dopa fbtto un'' altra forma , e cangian-
do k voce, gli offerfe un Bue , ed una Vacca, s' Ei gli additava dov' era
il Beftìame che cercava. Batto fedotto^ dal doppio premio ,- manca della.
data parola , e fcoprl il tutto t Allora il Dio de' furti" r per punire il bu-
giardo mancatore, la trafmutò nella Pietra di paragone * k quale fa' cono-
fcere fé llan veri e legittimi i metalli ,. che le fi faa toccare ► Ovoide
Meum^ lìb^ 2»
B ir r o.
Dì Cefare Bjpa ,
Glavanetto- moro, veftita d*' azurro ftelìato di ora,. Sopra if capof avri
un Gufo . Nella delira mano un Velo nero , e colla finiltra terrà '
uno Scudo dì color di oro , in mezza del quale vi fia dipinta, una. targa
con motto che dice . AUDENDUM .
F A T T O S T OR I C O S A G R O.
T Ralle tante e tante terribiliìrime piaghe,- colle quali Iddio , per mez--
za de' fuoi Servì Mosè ed Aronne , dimolirò T infinita fua Potènza
all' Egitto ,^ ed a Faraone , acciò quelli fi rifolveffe a lafciar partire il fuo
diletto Popolo- , una delle più feroci fi fu un denfiffima Bufo » Difife 1' AI-
tifTimo a Mosè v Stendila tua mana collaf Verga verfa del Cielo , accioc- ■
che cadano fulP Egitta tenebre si folte , si denfa caligine , che palpare ix
poffa , Ubbidì Mosè r e tanto- a-w-enne , e duraròn le tenebre- per trc-»--
giorni , nel qual tempa niuna potè vedere » né tampoca il iho Fratello ,
né ardi muoverfi dal luogo dov' era .-
Poco o nulla ( faviamente riflette il dotta P.. Camillo ETurantc ) fervi-
vano tra quella fbrta d' ingombro le faci ; poiché effendo^ quelle tenebre
prodotte da denfa e palpabil caligine » in mezza a quelle le faci non po-
tevano {tendere i loro^ raggi , ma rìnconcentrati , e ripercofli le rendevano al
più qual Pruna infocata ,■ ma da lungi ravviiarnon fi potevano », per la fteP
fa denfità dì caligine interpolla , Sola.-
27* ICONOLOGIA
Solamente in GelTen •, e ovunque avevano la loro abitazione gli Ebrei
cbiara rifplendeya la Luce. £/o</. caf. io.
FATTO STORICO PROFANO.
ANnibale Cartaginefe acerrimo ncnùco de' Romani , aveva gii colIc_>
fue vittoriofc genti palato il Fiume Anieto o Aniene , ed inviato fi
era alle mura di Roma ; quando fé gli fece fuor di ogni fuo penfier»
Fiacco Conible incontro , che con grandiflimo ardimento di Lui « e de*
fuoi, lo tirò a battaglia. Già in ogni lato /ì combatteva afpramence , c_>
fi copriva di fangue il terreno . Il Romano mirava Roma , come amato
albergo del fuo fangue ; ed il Cartaginefe 1' aveva innanzi gli occhi , co-
me premio e guiderdone della Vittoria . Moftrava ognuno 1' ellrcmo di fui
polla» ferendo, incalzando , uccidertdo ; quando di repente fi ofcurò fuor di modo
il Cielo 5 e di mezzo a' terribili tuoni e Ipaventofi baleni fcefe con ifpelfa piog-
gia tanta gragnuola » che il Cartaginefe cosi j come il Romano » fu coltrct-
to tutto molle di acqua e di fangue , fpiccarfi dalla fiera battaglia . Ciafcu-
np Jl ritralfe a' fuoi alloggiamenti -, eii il giorno feguente fi raddoppiò lo
ftupore ; giacché fuonando le Trombe , chiamanti 1' uno e 1' altro hferci-
to alla Zuffa •, mentre era un bellifllmo fereno , allorché fi venne alle ma-
ri 1 il Cielo più minacciofo e più ofcuro che prima , e grandine e piog-
gia in tale copia versò ■» che non permife in alcun modo che gli Eferciti
fi potetfero offendile •, e li coltrinfe a ritirarfi . Al quale maravigliofo luc-
felfo ponendo mente Annibale , fi lafciò intendere non effer quello il tem-
pp della rovina di Roma, e fi traljTe in ficuro . Tlutar. nella. Vita, di ,An-
fiibdef T» Livio lib, 26,
'■■"■■: '[■■•
FATTO FAVOLOSO.
ERa ) fecondo i Gentili , 1' Èrebo la più orrida parte dell* Inferno « nel-
la quale venivano punite le Anime dei più fcelerati Uomini . Alcuni
Io dicevano Figlio del Caos e della Notte , cangiato in Fiume « e preci-
pitato nell' Inferno , per avere foccorfo i Giganti nei loro combattimento
in disfivore degli Dei , Altri lo crederono Marito della Notte , e che da
Lei ave.fe molti Figliuoli . Cosi Cicerone : .Amor , Dolus , Metus , Labor >
Invidentia , Fatam j SmeSlus , Mors « Tenebrie , Mi/erta , ^terela , Grati* , tra-
US ■) Tertitucia , Tarc-e , Hefperidcs -, Sommai H^os omnes trebo y & 7^o(ie
ti^tos ferirne . Cicer, nel 3, lib. della Nat, degU Dei.
«A, cA> -^ cA> ^4^ ^4^
v(y sjy -^r «4^ My si*'
CACCIA
TOMO P È 1*^0'
C A C G I A i
Dell' .Abate Cefari Orlandi .
*7^
N vaga Profpettìvà s in parte della quale fi mirino Monti i
Rupi , ed una folta Selva , in altra parte una vafta Pia-
nura , 11 dipinga una robufta Giovane di vita agile e_>
fnella ì di volto alquanto ofcuro ■, ed abbronzato . Velia
abito di color verde fliccinto > e corto . Porti ad ar-
macollo un Archibufo , e lo Zaino da munizioni . Abbia
in tella la Corona reale . Sollenga colla deftra mano un
lungo battone , a _ cui fiano appefe varie pelli di Qiiadru-
pedi , come Leoni , Orli , Cinghiali » Daini »_ Cervi , Lepri ec. e varj Vo-
latili uccifi, come Starne, Qiiaglie , FagiaiJ, Tordi, Fringuelli, Lodole,
ec. ed anche varj Pefci .Tenga nel lìniltro pugno un Albore, o Sparviere,
ed un laccio pendente . Abbia a piedi varj Strumenti da Caccia , comi;_>
farebbono Corni , Spiedoni , Archetti , Panioni , varie Reti , Lacciuoli ec.
Le fi mirino attorno de' Cani .
E* la Caccia 1' arte , e 1' atto di perfeguitare le Beflie , e gli Animali
Salvatici, che paflano fottoil nome di cacciagione , per farne preda. Con-
Mm fiderata
^74 fOf^MOLOGTA
fiderata nel fenfo fuo generale la c^^i^ , q il meftier della Caccia , in-
chiude la cerca o V infeguimeato cosi del Salvatico coperto di pelo , co-
me degli Animali pennuti ; ma nella lua più -propria , e riitrctta fignifica-
zione , applicali folamente alle Bellie o Fiere de Boichi , e de^li Uccelli
falvatici . ®
Fu Tempre mai confiderata la Caccia e Pefcagione cv^c un diritto de-
voluto , o trasferito all' Uomo dallo fteOfo Altiffimo Creatore , dcfumcndofi
da quclP arbitraria illimitata autOx'ità , che Egli »11' Uomo concedette f opri
tutti gli altri Viventi dell» Terra. Nel Geneii cap. i. ver. 28. parlando
ad Adamo , ed Eva , dopo averli benedetti Loro dùTe : Dominamini Tifcibus
Maris , ^ Folatilibus Cali , e^ wiiverfìs ^nimantìbm , qnx mo'-jentitr Juper
Terram . E dopo il Diluvio a Noè nella ftefla Gcnefi cap. 9. ver, 2 Et
terror <vefler ac tremar ftt fttper cnnEìa ammalia Terrx « & fuper omnes Vo-
lucres Ccelit cum miverfis qu£ moventur fuper Terram : Omnes Tifces Maris
manuì 'veflrte traditi Junt . Da quello emanate fono le Umane Leggi jquafi
univerfalmente ftabilite fopra la Caccia , le quali dilpongono che ficcomc-»
il diritto o la ragion naturale delle cofe , le quali non hanno Padrone » ap-
partiene al primo PoflefTore , così le Beftie falvatichc , gli Uccelli , ed ì
Pefci Cano in proprietà di chiunque giugae il primo a farne acquifto .
Fin dal principio del Mondo, per teltimonianza delle Sagre Pagine , Cai-
no , Lamech , Ncmbroth , Ifmael , ed Efau attefero a cacciare le Fiere , e
denominati vengono robufti Cacciatori . I Tcbani ne facevano efcrcizio par-
ticolare , e ne formarono i primi delle regole per ben cacciare , che poi
paCfarono a' Frigi > e quindi alle altre Nazioni » e la Caccia divenne un*
Arte .
Fingo la mia Immagine una robufta Giovane, di vita agile e Clel-
ia , dì volto alquanto oìcuro , ed abbronzato , per dimoftrare che un talc_»
efercizio « particolarmente d' infeguire le Fiere ne* Bofchi con armi da_j
fuoco , e da punta , è proprio della Gioventù , e richiede agilità di vita uni-
ta a robuftezza di forze , e di compleflìorte atta a relilterc alle fatiche c_j
a* travagli , che necelTariamente accompagnano limil divertimento . yenxndi
fiudium , ac voluptas multo labore afficit , &• incomodo , giu.*lamente diCfc Livio.
3. Decad. lib. i. Chi ali* efercizio della Caccia vuol darfi , conviene fi
adatti a difaftrofì ed alpcftri cammini , fcordi le dilicatezze di una vita.j
agiata e comoda , ed all' ufo rufticale fi efponga all' intemperie de' tempi;
4al che ne procede che vediamo i Cacciatori quali tutti cw carni groflb-
Une , e da' cocenti raggi del Sole aborurtolate .
Certo ù è non elTcre ne* Giovani riprenCbile l'ufo della Caccia, men-
tre per quefla fi rendono di corpo più fani , più robulti, più pazienti alle
fatiche , e fi tolgono da una vita molle , ed oziofa , che a quelli è per lop-
più la forte cagione di perdimento di forze , e di fanità ; onde Orazio ùd
primo libro de' fuoi carmi cantò :
Manet pò ^ove frigido
yen-ttor tenerti Conjugis immerntri
Vcftc
TOMO PRIMO. 27^
Verte abito dì color verde uiccinto e éofto, pef dìriloftrare primiera-
mente nel verde , che è il colore delle frotìdi de* Bofchì i e dell* erbe.»
delle Campagne , clie quefte deve trafdofrere il Cacciatore » ed a quefto
effetto fi pone 1' Immagine in mez20 a vaga Profpettiva ■, iti parte della_»
quale fi mirino Monti -, Rupi , e Bofchi , e in altra parte valle Campagne.
EfTendo poi il verde fimbolo dello fperafe , fi da al Cacciatofe per darc_»
a divedere che Quelli vive in continua fperanza di far preda , ed a cagió-
ne di quella non cura pericoli , abbandona le agiatezze -, ed agita fenza ripo-
fo la propria mente nello Audio de* mezzi « onde giungere a' bramati acquìiti .
L' effere I' Abito iuccinto e coj-to , è fignificativo della fpeditczza, che
fi richiede nel Cacciatore .
La Corona Reale, che porta in teda fighifica eflere la Caccia un efer-
cizio nobile e Regio » ed anzi al prefente un diritto Reale > che princi-
palmente riconofce la fua origine dalle Nazioni Settentrionali de* Barbari,
allorché inondarono I* Impero Romano , le quali avendo ( dice Efraima
Chambers fecondo la Traduzione dall* Inglefe ) apportato feco u)f ìnclinazio^
zìene pia forte ver/o qiieflo divertimento ; ed il Topolo trovandoji in pojfeffo di
nitri , e più facili mezzi di fufftflere co^ prodotti delle Terre » e de' Fondi di fo-
loro 5 che Eglino avean vinti , e fottomejji , i Loro Ducit e Capitani cominctaron»
ad appropriarli il diritto della Caccia , e laddove Egli era prima un diritto na-
turale , ne fecero un diritto regio . Così Egli continua fino al dì «f oggi : // diritto
di Caccia tra T^oi appartenendo folamente al i^e , ed a quelli 1 né* quali il P^
lo diriva ,
Giulio Polluce nel quinto Libro dell' Onomaftlcon eforta Comodo Im-
peradore alla Caccia ; come a Studio Eroico 1 utile al corpo , dilette vói e_i^
ali* animo , induttivo all' audacia , e difpoltivo alla gagliardezza militare f
cofe tutte che più, che ad ogni altro , convengano a Perfona , che abbia il
comandò. Senofonte Cyropedia lib. 1. riconofce la Caccia delle Fiere comt
Tirocinio della Vita militare , e perciò profeSata dagli Eroi , e da' Prift-
cipi ; e fecondo lo fleffo Senofonte nel primo libro della Tedia , i Re dì'
Perfia I' ebbero in fsmmo pregio , come vera meditazione delle cofe delia-
Guerra ; imperciocché la Caccia ha in fé un certocchè di Battaglia . In_j
fatti dall' ufo di cacciare le Fiere forti ncll' Uomo il penfiero di combat-
tere contro 1' Uomo , e dalle medefime Fiere apprefe i llratagemmi , ch«_*
con tanto utile fi mettono in opera nelle Guerre.
Oltredicchè come dopo le Battaglie fi riportano da' Vincitori con trion-
fo le fpoglie de' vinti nemici , cosi la conquiftata , ed uccifa Fiera fi por-
ta come in Trionfo alle proprie Cafe dall' allegro Cacciatore , e fi appen-
de la di Lei pelle , o qualche parte di elTa , in contraffegno quafi d' infi-
gne Vittoria . Paragona l' Arìofto Canto if, Stanz. 50. la Cafa del fiera
Caligorante alla Cafa de* Cacciatori .
iljtal nelle alpini Fllle, e nf Caflelli
Suol Caecìator, che gran perigli ha fcorft,
Sdle- Torte attaccar f ìrfute pelli ,
V orride zampe , e i gro/Jì capi d' Orjì ,
M m 3 Per
47^ ICONOLOGIA
Per quefta ragione la Figura della Caccia foftiene il lungo baftone i a
,eui fono appefe le varie pelli di Quadrupedi , ed i varj Volatili .
Ha nel finiilro pugno 1 Aftorc , o Sparviere, per indicare che la Cac-
cia non fi reltringe a i foli Qiiadrupedi , ma fi eftendc agli Animali che
vagano per i* aria i ed ancora a' Pefci nelle aque . Della Pefcagionc par-
.leremo in particolare altrove . Cosi 1' Ariolto nel fuo Furiofo Cam. 7.
■Stanz. 32.
Or per le ombro fé valli, e Ulti colli
Vanno cacciando le paitrofe Lepri ;
Or con fagaci Cani i Fagian folli
Con flrepito ufcir fan da Stoppie, e Vepri ,
Or a' Tordi lacciuoli , »r ve/chi molti
Tcndon tra gli odoriferi ffinepri ;
Or con ami invefcati ■, ed or con reti
Turbano ai Tefci i grati lor fecreti .
L' invenzione di far preda de' volatili fi attribuifce , fecondo Tom-
mafo Garzoni nella Piazza Univcrfalc Dijcorfo 59. ad UlilTe , che fu il
primo, che dopo la caduta di Troja portò in Grecia Uccelli armati, ed
ammaeitratiad infcguire, ed a predare gli altri Uccelli ; e dicefi che penfaf-
fe a quello , per dare una fpccie di foUievo con Cmile divertimento a Co-
loro , che erano addolorati per la morte de' Parenti .
Tiene nella finiitra un Laccio , per eifer quello , giufta la teftimonianza
di Pierio Valeriano , Geroglifico del Cacciatore , e perciò dice che con_»
ragione a Diana fono appropriati i lacci , e le reti, come principali armi
de' Cacciatori , per elTer quella Dea Capo , e Macftra della Caccia . Nel
Salmo 80. 1;. 3. è fcritto : Liberavit me de laqueo Venantiur/i .
Varj fono i Strumenti, che fi adoprano per le varie forti di Cacce t
e perciò porta ad armacollo 1' Archibufo , e lo Zaino da munizioni ( per
elfere qucil' arme , dapoi che fi è ritrovato 1' ufo della Polvere artihcia-
le per armi da fuoco , il più elfenziale , e comune per la Caccia ) ed a*
piedi i Spiedoni , gli archetti , i Lacciuoli , le reti , le panie ec.
Le fi mirano attorno de' Cani , perchè la Caccia , fecondocchò fi pratti-
ca tra noi , fi efeguifce principalmente co' Cani , de' quali ve ne fono va-
rie fpezie, accomodati alle diverfe Cacciagioni, come Cani da corfo , Le-
vrieri , da ferma , da cerca , Terrieri , o da Pianura ce. e per aver que-
fta Beilia un naturale iilinto , a differenza ancora degli altri animali,
Bell' infeguirc le Fiere . Defcrive a meraviglia il Ferrarefe Poeta ne]
furiofo Cam. 39. 1' ardente brama, che ha il Levriero di cacciare.
.... Lcvrier che la fugace fera
Correre intorno, ed aggirarli 7uira,
J^c può cogli altri Cani andare in fchìera «
Che 'l Cacciator lo tien , ft flrugge d' ira ,
Si tormenta , s' affligge , e fi dijpera •
'Schiattifce irtiarnQ » t fi dibatte , t tira «
Fatto
TOMO PRIMO, Z77
FATTO STORICO SAGRO.
ESau Figlio d' Ifac era cosi dato alla Caccia , che per effa non rispar-
miava travagli . Un giorno da quefta tornò affannato in modo e lallo j
che fentendofi divorare dalla fame , e incontrandofi nel Fratello Giacob ,
che cotta aveva una mineftra di Lenti > a Lui richiefe la vivanda , ed in
vece gli cede il fùo diritto di Primogenito . A motivo di quello fuo ge-
nio per la Caccia era dal Padre amato, il quale effendo già per
vecchiezza , e flufsione degli occhi j e mancanza di villa , ridotto a_»
letto, e concependo la morte quafi a fé vicina , pensò dover pronunciare
tra i due Gemelli Figli la paterna benedizione , ed in particolare di di-
chiarare Efau per erede delle Divine promeffe , e per il Primogenito
della Difcendenza da Dio eletta . Chiamò Egli pertanto Efau , e gli co-
mandò che prefc le ufate armi fi portaflfe al bofco a cacciare , e gli ap-
preilafle vivanda di cacciagione , fecondo 11 fuo guflo , a Lui noto . NonL_»
tardò di efeguire il comando Efau, ma Rebecca Madre avendo intefo il
diicorfo del Marito Ifacco , lo riferì a Giacobbe , e ordinandogli che fi
veftilTe degli abiti di Efau fuo Fratello , e coprilfe le mani ed il collo
colle irfute pelli de' Capretti, apprettata la vivanda, fecondo il guflo del
Patriarca , a Lui la confegnò , acciocché al Padre la portaOTe . Ottenne 1'
intento ; Giacobbe fu benedetto per Efau , che tornando dalla Caccia , e
trovandoli prevenuto , e ingannato , pianfc la fua difgrazia , e concepì fora-
mo odio contro Giacobbe . Genef. cap. 25. v, 27. 28. cap. 27.
FATTO STORICO PROFANO.
Mitridate Re di Ponto fu tanto vago del meftler della Caccia, che
dicci! elTere flato fette anni alla Campagna , fenza mai pofar fotto
alcun tetto . Benché in tal racconto vi poffa eOfere dell' aggiunto , niente-
dimeno fi rileva eflfere flato quello Re un memorabile Cacciatore . Tonim
Garz. Tiaz, ^nìv. Dlfc, 59.
FATTO FAVOLOSO.
PEr avere Eneo Re di Calidone , e Marito di Altea obliato ne' fuoi
Sacrifici Diana , quella Dea sdegnata , per vendicarli , mandò un fiero
Cinghiale a deraflare le Campagne di Calidonia . Fu perciò ordin?.ta-j
una memorabile Caccia , ed i Principi Greci quali tutti li unirono per
abbattere la ferocilGma Bellia. Era Meleagro Figlio di Eneo Capo della-;.
Caccia . Atalanta Figlia di Jafio Re di Arcadia , e di Climene , prima di
tutti ferì il Cinghiale ; Meleagro 1' uceife . 11 che fatto , Meleagro donò
la Telia della Fiera ad Atalanta . I Fratelli di Altea offefì che sì nobii
Trofeo doveffc ufcire dalla lor Patria , fi fecero contro la valorofa Donzel-
la , e fuoi feguaci ; perlocchè sdegnato il Donatore rivolfc le armi con-
tro gì'
178 ICONOLOGIA
tro gì' ingiulH Zìi, e li fé cader morti a terra. Saputofi ciò da Altea,
la quale confervava il tizzo fatale , in cui confifteva la vita di Mclca-
gro , per vendicare i morti Fratelli, tutta crucciofa lo gittò in mezzo alle
fiamme . Meleagro feniifli immantinente ardere gì' inteflini , a mifùracchc
quello ardeva > e quello confunto , mori . O'jv'ti. Metam, tiò. 8.
CALAMITA'.
/)» Cefare ^pi.
DOnna meda t veftita dì nero , e maP in arnefe > moftrandofi debole
fi regga lopra una Canna ■, tenendo in mano un mazzo di Spighc_j
di grano rotte e fracafTate , come quelle , che vengono abbattute dalla
tempefla .
Il veftimento nero fignifìca malinconia, che è compagna perpetua del-
ia-Calamità ,
S' appoggia alla Canna , perchè non fi trova maggior Calamità , che
quella di Colui , che ila in pericolo di rovinare » il quale fi conduce niol-
fe volte a defiderare la morte per rimedio ; e la Canna per eflfere vacua ,
e poco denfa , facilmente fi Ipezza alfopravvenimento del pefo , come facil-
mente mancano le fperanze di quefto mondo , perchè ogni fone di vento , an-
corché debole > è baltante a mandare in ruina » e la fabbrica , ed i fondamenti
rielle nolire fperanze, e per quelfo fi domanda Calamità da i calami delle Canne .
Il mazzo del grano acconcio , come detto abbiamo , fignifica la per-
dizione e ruina delle biade , che è il principio della nofira Calamità .
CALAMITA', O MISERIA.
Bdlo Stejfo,
DOnna afcìutta , tutta piena di lepra , con pochiflìmi panni , che le
cuoprono le parti vergognofe « e con alcuni cagnuoli , che le fiiano
lambendo le piaghe delle gambe . Terrà le mani in atto di dimandare
elemofina .
Calamità , e Mìjeria .
DOnna niella , ignrda , a federe fopra un fafcio di canne rotte « e Ipcz*
zate in molti pezzi in mezzo ad un canneto .
Si dipinge niella, perciocché la miferia rende 1' Uomo mefto , ed an»
corchè la Fortuna fé gli niollri alquanto benigna , nondimeno non fi ralle-
gra mai, come dimoftra Seneca in T ielle .
Troprium hoc mijcros j'tqHÌtur vitium ,
^Jdeat felix Fortuna lìcet ,
l^amq'um reb:is credere Uth
Tame/i affli ffos gaudere pigct .
Si fa
I
TOMO PRIMO, 179
Si fa a federe ( a ) per moftrare ■» che le fue fperanze fono andate a.
terra» ed Ella tnfierac con ciTc ; perchè dice S. AgoiHno nel lib. de fin,
la miferia è abbondanza di tribulazionc .
Le canne fracaTate furono fcmpre porte anticamente per fignificare_>
la Calamità » da che ì Romani pigliarono poi il nome di Calamità » di-
Biandando calami le Canne .
FATTO STORICO SAGRO.
IE Calamità che veDTarono l' Ifraelitìco Popolo baftantementc dimoflraro
j no quanto foggetto fìa 1' Uomo ad eiTe , e quanto altresì fia folle *
allorché in mezzo all' iiteflfe fi confonde , fi perde , fi difpera . Tirannegia-
tij opprelfi gì' Ifraeliti dal feroce Re Faraone , mandò loro Iddio Mosè >
che per mezzo di foprannaturali prodigi , e fevera punizione del Tiran-
no e fuoi Sudditi , li tolfe dalla raiferabilillima fchiavitù . Inoltrati nel de-
ferto , per giungere ali* acquifto della promeflfa Terra , la fcabrofi via ,
r amarezza delle acque » 1' inopia de' cibi > la lianchezza di un forfo di
acqua onde refocillarfi , li affalsc in modo , che non fi arrogarono di fofpi-
rare la fervitù di Egitto . Col fubito ajuto di una Colonna di fuoco , che
per il viaggio fu loro fcorta , colla dolcezza data alle acque amare a
col far cadere dal Cielo abbondanti faporiti cibi j col far fortìrc da una_»
Pietra , al folo tocco della Verga di Mosè , acqua perrcnne , moftrò Loro
1* Altiflimo , quanto ingrati folcro alia di Lui bontà col difpcrare , e_>
mandar fuori voci di doglianze » e di mormorazione , nel tempo di calami-
tà e miferie > indivife compagne dell' umana condizione . Efodo .
FATTO STORICO PROFANO.
I^Er afsuefarfi Diogene Cinico a fopportare con indifferenza le monda-
. ne calamità, di mezzo Verno fi accollava alle fredde ftatue di Mar-
mo , e di bronzo a dimandar loro limofina , dicendo che ciò faceva per
avvezzarfi a foffrire di cfferne poi dalle porte de* Ricchi fenza pane ri*
gettato . Trovatofi Egli un giorno ad un pabblico convito , in mezzo al
favellare ne riportò così fiere percoCfe di bafiofie » che in più luoghi della
Perfona grondava fangae . Con tutto quello Ei non fi turbò punto , e di-
mollrò (credo per fai vare 1' apparenza , e dare fpicco al fuo filofofico
penfare ) che ad Elfo nulla caleva il gravilEmo oltraggio . ^Jlolf. Off",
Stor. lib. 1. cap. 27. FATTO
^ <z ) L' ateo di l'edere , oltre moki altri diveril lignificati chff ha , conta anco-
ra quello di calamita e miferia . Nel Vangelo j dove è feritto del cieco nata,
e mendico , foan. cap. $. ■a. 8. cosi abbiamo . Nenne Me efl qui fetkl>at , ^ men^
ikak.it ì Ed in San Luca ca-p. i. v. 79. fi legge Bìummare ih , qui ì»tenel>rts,(y
iti umbra monis fenìerit . di Giobbe legniamo : Scdeimi in jlerqulUnio . Virgilio iàj
queila fciitimcnto dilTe : Eueid. 6.
.... Ssdet , aiirnHm(pit [tiiìni '
28o ICONOLOGIA
FATTO FAVOLOSO.
NOn provò la Frigia calamità maggiore i che per la rabbiofì ferocità
di Egide una delle Gorgoni , Mollro nato dalla Terra , che vomita-
va fuoco e fiamme con un fummo nero e denfo . Quefìa le bruciò le fo-
relte , e le campagne , a tale che gli abitatori furono cortretti ad abban-
donare il Paefe . Pallade uccife quella Gorgone , e ricoperfe il fuo Scudo
colla di Lei pelle ; per il che quello Scudo fu poi denominato Egide di
Palladc . Omero . Vìrgil. iSlatal. Cont. Mìtol, lib. 4. cap. 5. de TalUde ,
CALUNNIA.
Di Ce/are BJpa .
DOnna , che moftri eflere sdegnata . Nella finiftra mano tenga un torcio
accefo , e con la delira prenda per i capelli un Giovanetto nudo, e
lo llringa , il quale alzi le mani giunte al Ciclo > e da una parte vi farà
un Bafiiifco .
Dipingell con un vilb iracondo j perchè è cagionata dall' iracondia «
e dallo sdegno .
Il Torcio accefo dimollra che la Calunnia è inftrumento attiffimo
ad accendere il fuoco delle difcordie ■, e delle rovine di tutti i Regni ,
Il tirarli dietro il Giovine 1 che ha le mani giunte , ci fa conofcere >
che il calunniare non è altro, che lacerare la fama degl* innocenti.
Le fi dipinge accanto il Bafiiifco , perciocché , come n;nra Pierio Va-
leriano nel lib. 14. , i Sacerdoti Egizii ponevano quello animale per la Ca-
lunnia; perchè ficcome il Bafiiifco fenza , mordere da lontano, è perniziofo
ali' Uomo collo fguardo , così il Calunniatore, parlando di nafcofto all'orec-
chie de' Principi, ed altri, induce traudolentemente 1' acculato, che rice-
va danni , difagi , tormenti , e ben Ipedb la morte , fenza onde poterli
aiutare , non iapendo il torto , perchè gli vien fatto in afsenza , come fi
vede avvenire in molte Corti , ed Erodoto fopra la Calunnia nel lib. 7. cosi
dice : Caliimnmor inìitriam facìt accufato , non prefsntem accnlans . ( <J )
FATTO
y^a") La. Calunnia dipinta da ApeJle , defcritta da Luciano , e rapportata da Vin-
cenzio Cartari è immaginata nella feguente maniera . Sta fedendo a guifa di Giu-
dice uno cue ha le orecchia lunghe fimili a quelle dell' Afino . Due Donne una
per lato moftrano di parlare fecretamente a Codili . E' 1' una di quefle 1'
Ignoranza , 1' altra la Sofpizione . Il Giudice porge la mano alla Calunnia , ci.e i
■vicino a Lui in orma di Donna bella, ornata, ma che nell' afpetto modra di
efere piena d' ira, e di fdegno . Ha Collei nella finiftra mano una taccila ac-
cela j e colla deftra fi tira dietro per i capelli un Giovane nudo , quale ama-
ramente lì duole 5 alzando le mani giunte al Cielo . Va innanzi a Lei il Livore,
«ioì; r Invidia , clie e un Uomo veccuio , magro , pallido , e langnente . Dietro
le vea-
TOMO PRIMO. iJi
FATTO STORICO SAGRO»
SOrprefa fola nel fiio Giardino Sufanna Figlia di Elcia , e Moglie diGioa-»
chini da due sfrenati Vecchi ? che nel Popolo non bafifa figura face-
vano , fti da quelH tentata » e con lufinghevolì parole , e con minacce , ad
accudire alle impudiche lor voglie. Alzò le flrida la caftifiìma Donna, alle
quali Gente accorfe . I perfidi Satrapi volfcro torto la mente alla Calun-
nia » e portatili unitamente con molti del Popolo a Gioachim , al colpet-
to di Lui , e del Popolo , accufarono d'impudicizia Sufanna, dicendo che_»
mentre Eglino foli nel Giardino pafTeggiavano , entrò la Moglie di Gioa-
chim , nò di Loro avvedutali , licenziò le Serventi , che feco aveva , li
racchiufe » ed a fé introduffe un Giovane già avanti ivi nafcolto , ed a Lui
copia fece di fue bellezze . Per la qual cofa richiefero che Sufanna data
foCTe alla morte . Si andò tofto a dire effetto alla crudel dimanda , ed i
Vecchi i primi fijrono che afferrarono l' infelice . Confidò Effa per la fua
innocenza in Dio ; né Egli lafciò impunita la nera calunnia . Giacché el^
fendo Daniel Giudice della Caufa , efaminati gli Accufatori , trovati vari e
mendaci, e fcoprendo il Popolo la perfidia, contro i due Vecchi infuriofiì,
ed in pezzi li fece , e Sufanna riconofciuta innocente , rendè grazie all' Al-
tiHimo , ritornando lieta e contenta all'addolorato Conforte. Daniel, cap. 13.
FATTO STORICO PROFANO.
ANguftia si grande apportò al cuore di Diolìppo Ateniefe la Calunnia_j
contro Lui inventata , di aver involato in un pubblico convito un;i_3
tazza di oro , che non potendo fopportare che gli occhi di tutti in Lui
folo fodero rivolti, fi diede volontario alla morte , coli' immergerli uìi..3
pugnale nel petto . ^pollodor. .Atenief. citato dall' ^Jlolfi nella fua Off", Stor.
lib. 2. cap. I.
FATTO FAVOLOSO.
CLaudia Vertale fu calunniata d' impudicizia , ma Verta fece un miracolo
in fuo favore , per manifeftare la di Lei innocenza , e fu , che el-
fendovi un Vafcello vicino al Porto carico di Statue di quella Dea , chej
un millione di Uomini non avrebbe potuto muovere , e Claudia col folo
fuo Cinto lo tirò nel Porto . Ovvidìo .
N n CAPRIC-
Ic vengono dne Donne , le quali fembrano lufingarla , facendo teda della fua
bellezza , e fono in atto di vieppiii ornarla . E' l' una la Frode , T altra l' In-
iìdìa . Dietro a quelle vi è un' altra Donna , che è la Penitenza , con certi pochi
panni intorno , tutti rotti e fquarciati , in atto lagrimevole ed affai dolente .
Sembra , che fi affligga oltremmodo > ed abbia fomrao roiTore , per vedere ap-
preiTariì la Verità.
t9^
ICONOLOGIA
CAPRICCIO.
S>i Ce/are ^pa .
Giovanetto veftìto di var] colorì , In capo porterà un Cappelletto Umile
al veilimento , fopra il quale vi faranno penne diverfe . Nella dc-
ftra mano terrà un Mantice , e nella finiftra uno Sperone .
Capriccioll fi dimandano quelli , che con idee dall' ordinarie degli altri
Uomini diverfe , fanno prendere le proprie azioni, ma colla mobilità dall'
una all' altra pur del medefìmo genere , e per modo d' analogia , fi di-
cono capricci le idee , che in pittura , o in mufica , o in altro modo fi
manifeltano lontane dal modo ordinario : 1' incollanza fi dimoftra nell* età
fanciullefca ; la varietà nella diverfità dei colori .
Il Cappello colla diverfità delle penne , raoftra che principalmente nel-
la fantasìa fono porte quefte diverfitù di azioni non ordinarie .
Lo Sperone , ed il Mantice moltrano il Capricciofo pronto all' adulare
1' altrui Virtù , o al pungere i vizj .
CARE-
TOMO PRIMO.
C A R E S TI A .
Dì Cefare Bjpa,
%t$
DOnna macilente , e mal veftita . Nella deftra mano tenga un ramo dì
Salice 5 nella fìnìftra una Pietra pomice , ed accanto avrà una Vacca
magra .
Dipingefi la Careftìa magra , per dimoflrare I* effetto del mancamento
delle cofe alla Vita umana neceffarie , perchè il danaro folito a fpenderfì
largamente in più felici tempi , nelle fterili Stagioni , poco meno che tut-
to ^ lì trasferifce nel dominio di pochi , dimodocchè facilmente i Poveri
rimangono macilenti e malveltiti , per CarelUa di pane , e di danari .
La Pietra pomice , ed il Salice Pianta fono iterili , e la fterilità è prin»
cìpal cagione della Carellìa ì ma nafce alcune volte ancora per infaziafaile
cupidìgia di alcuni Mercanti , i quali fogliono ( fraudando la natura ) afflig-
gere la povera Gente .
Dipingefi appreffo la Vacca magra per fegno di Cureflla, e quefto fl-
gnificato lo moltrò Giofcffo nelle Sagre Lettere j quando dichiarò il fogno
di Faraone .
N n 2
FATTO
a84 ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
L'Affedìo che Benadab Re di Siria pofe alla Città di Samaria cagionò
tal Carellia di Viveri tra gli Abitatori di ElTa , che cofe veramente
deplorabili su di ciò fi leggono nel quarto de' Re . Una Tefta di ACno fu
venduta ottanta pezzi di argento battuto . Lo Sterco de' Colombi , (ten-
de vafi al prezzo di cinque feudi per Mifura . Nulla è tutto ciò , rlfpetto
all' accidente che fegue . Paflando un giorno il Re d' Ifrael Joram per le
mura della Città , gli fi prefcntarono due Donne » una delle quali tali fup-
pliche a Lui porfc » onde gli faceife ragione . Cotella Donna ( ditte ) pro-
pofe a me che per iSftenerfi in vita , in mancanza di tutt' altro , mangiar
ci doveffimo i nollri Figli ; In efecuzioae di ciò , unitamente fatto abbia-
mo Palio del Figlio mio . La Fame più ancora liiriora e' incalza , e nega_j
adefTo Cortei di uccidere il fuo , e fovvenire a' miei crudeli bifogni ; an-
zìcchè lo ha nafcollo , né vuole più la promeflfa attendere . Udita cofa si
luttuofa il Re , fi ftracciò daddoffo le veftimenta , ficchè il cilicio gli fi
vide nelle carni , fi tolfe da quel luogo , e nuovo penfier prefe , per libe-
rarfi da così orrida Fame » ficcome avvenne a' prieghi del Profeta Elifeo»
4. de* i^e cap. 6.
FATTO STORICO PROFANO.
SAgunto Città della Spagna fcdelifllma a' Romani, per il lungo afledio , che
le pofero i Cartaginefi , talmente flrctto , che da neCfuna banda le po-
teva venir recato Toccorib di vettovaglie fu ridotta a tale Iciagura, che i
fuoi Difenfori t dopo eOTerfi pafciuti delle più immonde e fozze cole , piutto-
fl» che rompere la fede data a' Romani , accefero un gran fuoco in mez-
zo alla Piazza della Città » e portivi prima dentro i più ricchi e prezìofi
arnefi , vi gi^ttarono dopo le Mogli , e i Figli , e fi uccilero tutti . Entrò
dunque finalmente entro il Nemico , e come fiisò gli occhi neìl' orrido fpet-
tacolo- j e vidde la Città fi miferamente vuota , non potè trattenere le la-
grime . Di qui nacque il Proverbio della Fame Saguntina , allorquando fi
favella di qualche crtremità di vivere . ^/lolf. Off. StQr% lìb. 3. cup. 9,
tattofavoloso.
Fu tale la Carertla che provò l' Ifola d' Egina • in cui regnava Eaco » e
tanta durò , che parte per le continue pioggie » onde reftò 1' aere infetto»
parte per i peflimi nutrimenti , co' quali avevano procurato ibrtentarfi que*
miieri Abitanti, forfè una Pertilenza si feroce j «he tutti morirono, fuori
lòi. £aco s e fuoi Figli , Owid^ Met, Ub, y.
CARE^
TOMO PRIMO. 285
CAREZZE AMATORIE.
Di Cefare Sjpa . „^
UNa bella , e graziofa Glovanetta , veflita d' abito di color vago , rica-
mato di varj , e leggìadrettì ìntrecciamenti , coronata d' una Ghir-
landa di edera , e che con ambe le mani tenga con belliffima grazia due
Colombi , un mafchio , e I' altra femmina , che con lafcivia mortrino di
baciarli .
Emendo le Carezze amatorie figliuole della Gioventù , e della Bellezza,
perciò giovane , e bella rapprefentiamo il foggetta di quefta Figura .
Il vertimento di color vago , ricamato di varj , e leggiadretfi Ìntreccia-
menti , fignifica i fcherzi , e i varj e diverfi incitamenti 9 da' quali negli
Amanti nafce il defiderio della congiunzione amorofa .
La Ghirlanda di edera è vero lignificato amorofo ; perciocché dettala
Pianta , come dicono diverli Poeti ì abbraccia e ftringe ovunque ella à ac-
colla ì onde fopra di ciò co' feguenti verfi così dice Catullo .
Mentem amore revincìens , ut tenux
Mederà hac , (&• illac arborera implicat errans .
Tiene con ambe le mani due Colombi, come di fopra abbiamo detto,
perciocché gli Egizj per la figura di quelli Animali lignificavano le Carez-
ze amatorie , elTendocchè elle non vengono alla copula venerea tra di loro,
prima che infiemc non fienlì baciate , e perchè le Colombe tra loro ufano
allettamenti de' baci molti , gli Autori Greci hanno affermato eflere a_j
Venere dedicate , etTendocchè ìpontaneamente lì eccitano fra di loro all' atto
venereo . Molto più fopra di ciò li potrebbe dire , ma per effere sì delle
Colombe , com' anco dell* edera apprelTo tanti Autori di confiderazione ,
ed altri di bello ingegno , cofa nata e manifella , 1' uno per i baci , e_?
1' altro per gli abbracciamenti , il che tutto conviene alle Carezze amato-
rie , non folo non mi ellenderò più oltre per autorità , né per dichiarazio-
ne 5 che convenga a detta Figura , ma anche per non trattenere 1' animo
del Lettore in cofe lafcive e pericolofe . ,
FATTO STORICO SAGRO.
BEnchè di tante forprendcnti doti arricchito dal Signore Salomone , ben-
ché da Lui replicate volte avvertito a non abufarli di fua bontà, nien-
tedimeno dalle lulìnghevoli carezze delle fue numerofe Mogli , e Concubi-
ne trasportato , non dubitò farli un Mollro d' ingratitudine verib l' infinito
Benefattore , e a tanto giunfe , che a Loro ifligazione s' induflfe ad adorare
Dei ftranieri , concitandoli contro la fuaPerfona, ed il fuo Regno , l'odio
del vero Dio. 2. de' % cap, 11,
FATTO
286 ICONOLOGIA
FATTO STORICO PROFANO.
LAmìa di Argo forfè dalla feccia del Volgo ad una incredibile (lima di
grazia, di beltà, e di ogni accorta maniera, colla dctcllabile fama_j
di trarre qualfivoglia più figgio Uomo all'adorazione di fuaPerfona, per
mezzo de' fuoi lufinghevoli vezzi , Cortei non contentandoli delle fut_>
MelTliggicre , givafene Ella ftefla sfoggiatamente veflita per le Accademie «
e per le Scuole di Atene , diviando la Gioventù dagli Studj , dillogliendoli
dal far bene , e li attirava più Elfa Scapeftrati dietro , di quellocchè Socra-
te , e Platone ProfeCTori di fcienze e difcipline . Venuta poi in potere
di Demetrio Re, o diciam meglio, venuto Demetrio Re in poter fuo, gli
fece far pazzie per fuo amore . Avendo Quelli fomma urgenza di danaro
per foftenere la Guerra , gli Atenieli a Lui fecero un donativo di duecento
talenti , ma il folle Amante gli donò tutti immediatamente a Lamia . Sta-
vafene la mifera fua Conforte Eufonia , per bella che folfe , in abbandono.
Venae finalmente Lamia a morte , e Demetrio si al vivo da tal perdita
fu penetrato , che i Filofofi di Atene difputavaso , e dubitavano fé più
le lagrime folfero, che per Lei gettò -, ovvero le ricchezze che nellc_»
efequie {pefe . Mondegneto chat, dall' uAJìolf. Off. Stor. lib. 2. cap. 4.
FATTO FAVOLOSO.
QUelP Ercole che fuperato aveva nell* Egitto il crudeliflìmo Tiranno
Bufiri ; nella Mauritania il fortiffimo Atleta Anteo ; nella Spagna_j
Gerione Mollro xii tre Corpi ; nella Tracia Diomede , che i fuoi Cavalli
nutriva di carne umana ; quell' Ercole che aveva vinto i Leoni , e ancor
Fanciullo foffocato i Serpenti ; che tolto aveva dal Mondo tanti Ladroni,
e Malfattori ; che coramoifo punto non fi era alle tenebre dell' Inferno «
al furore delle fette Tette dell' Idra , al letifero veleno del Cerbero ; Que-
llo llelfo Ercole non reliikndo a' lufinghevoli vezzi di Onfale Figlia del
Re de' Lidi , non fi vergognò di renderfi a Lei Servo , e concetlale la_j
fua armatura di pelle di Leone , veltito in abito femminile , traile Donne
di Lei imiile e abbietto, alla Conocchia fi addellrò ed al Fufo . 2{atal
Conte MiioL lib. 7, cap. i. Oi'vid. in Dqam ec.
CARI-
TOMO PRIMO,
CARITÀ».
DOnna veftìta dì foflb, che in eima del capo abbia una fiamma dì
fuoco ardente . Terrà nel braccio finiftro un Fanciullo » al quale dia
il latte , e due altri le ftaranno fcherzando a' piedi . Uno di efli terrà alla
detta Figura abbracciata la delira mano .
Senza Carità un feguace di Grillo, è come un' armonia difsonante_5
d' un Cembalo difcorde , ed una fproporzione ( come dice S. Paolo ) j pe-
rò la Carità fi dice e (Ter cara unità » perchè con Dio » e con gli Uomini
ci unìfce in amore e in affezione j che accrefcendo poi i meriti, col
tempo ci fa degni del Paradifo .
La Vefte rolsa , fignìfica Carità « per la ragione toccata dì ibpra_a :
però la Spofa nella Cantica amava quello colore nel fuo Diletto .
La Fiamma di fuoco per la vivacità fua e' infogna , che la Carità non
mai rimane dì or. :rare , fecondo il folito fuo amando ; ancora per la Ca-
rità volle che s' interpretaife il fuoco » Criilo Noftro Signore in quelle
parole : Ignem veni mittere in tenam , & qnid volo , nifi ut ardeat ?
I tre Fanciulli , dimollrano che febbene la Carità è una fola virtù , ha
nondimeno triplicata potenza , effendo fenz* efsa , e la Fede , e la Speran-
za di nefsun momento , Il che molto bene efpreffe il Signor Giovan-j
Bucndel
288 ICONOLOGIA
Buondelmonte nel Sonetto fatto da Lui in quello propofito » ad immitazio-
ne^ delle parole di San Paolo , e dice cosi .
pm d* ogn* altro raro ì e preziefo
Dono , che in noi vien da Celefie mano «
Così avefs' io lo flile alto , e foirano ,
Come fon dì lodarti dejtojo .
Tu tu cor pAperbo mai, né ambizìofo
"^on bai tuo albergo , ma in benigno e umano »
Tu paziente fei , non opri in vano ,
7v(è del ben far fei tumido , faflofo .
Ogni co fa fojfrifci , e credi , e /peri ,
T^on penft al mal , di verità fei pieno «
In ricchezze , in onor non poni affetto .
dolce Carità , che mai vìen meno ,
Deh col tuo fuoco i bajft miei penjìerì
Scaccia ì e di te fol mi rìfcalda il petto , •
CARITÀ'.
Dello Stejjb .
DOonna veftita di abito rofso . Che nella delira mano tenga un cuo-
re ardente j e con la linillra abbracci un Fanciullo .
La Carità è abito della volontà infiiib da Dio , che e' inclina ad amar
Luì , come nollro ultimo fine j ed il proflimo come noi Itcfli 1 cosi la_j
deferi vono i Sacri Teologi
E fi dipinge co '1 cuore ardente in mano « e col Fanciullo In braccio»
per notare , che la Cariti è un puro affetto e ardente nell' animo vcrfo
le creature . Il cuore fi dice ardere quando ama , perchè movcndofi gli
fpiriti di qualche oggetto degno , fanno reitriiigere il fangue al cuore »
il quale per la calidità di elfo alterandofi , fi dice che arde per fimilitu-
dine . Però i due Difcepoli di Crifto Signor Noltro dicevano , che arde-
va loro il cuore > mentre Egli parlava » e fi è poi communemente ufur-
pata queila translazione da' Poeti nell' amor lafcivo .
Il Fanciullo fi dipinge a conformità del detto di Criilo : ^wd mi ex
tninimis meis fecifiis , mìhi fecìjìis ,
\ì velHmento ro'fo , per la fimiglianza che ha col colore del fangue »
jnoftra che fino all' effufione di elfo fi iknde la vera Carità > fecondo
a. teitimonio di San Paolo ,
Cariti i
TOMO P RIMO . i5^
CaritÀ .
UNa Carità viddi al Signor ludoro Ruberti Auditor del Cardinal Sal-
vlati Gentiluomo di molta bontà « e di varia erudizione ornato i e_»
però afsai caro al fuo Signore .
Era quella Carità rapprefentata da un arbore d' Olivo > al quale comincia-
va feccar alcuni rami, e dal tronco di eflb ufciva un liquore , che davii
nudrimento ad alcune erbe, ed alboretti , parte de' qtìali ufcivano dalle ra-
dici dell' arbor grande , e parte di efli più di lontano . Credo vogIia_j
fignificare » che la Carità , e colui, che la vuole ufare deve toglier dei
fuo nudrimento a fé , per compartirlo ad altri , e prima ai più proflimi «
e poi ai più lontani .
Qiiell' erbette credo fignifichino alcuni ajutì , che da a maritar Zittelle «
fecondo intendo , e gli alboretti certo fono alcuni Giovani , che a fua_j
fpefe tiene qui in Roma a lludio , tra quali fono Lodovico e Marcan-
tonio Ruberti , uno Nipote del Signor Gio; Matteo Ruberti , che fu Se-
gretario di Paolo IV, e poi di Pio V, , 1' altro Nipote del Signor Fran-
cefco Ruberti . che fu Segretario di Siilo V. mentre erano Cardinali , i
quali reftati poco comodi , fono dal detto Signor Ifidoro , in tutto nodri-
ti . E perchè fopra P arbore vi è un motto , che dice : Morims rcj'mjcit •
par che anco voglia dire, che mentre Egli invecchia, e va alla fine, no-
drendo quei Giovani , in efli rinafca . ( ^ )
O o CARNO-
■ Il ■ I. I I
( rt ) Così immagina il P. Ricci la Carità : Dckm di beUifm-o afpctto ; "vejìna di
Ter para ; fregiatu di pngiatijfime gemm! ; ccrcnata di ero ; co' piedi fcpra un fondamen-
to , fabrìca . Tiene in una mano un ramo di Melo granato , e l' altra la tenga pog-
giata fui capo ài un piccolo Fanciullo . A' piedi le farà un Cornucopia pieno ài ricchez-
ze , denari , gicje , ed altre ccfe , Avrà vicino uno Scudo , deve è dipinta una 7ejìa ,
fopra la quale è il Pellicano . Le fcorra "vicino un Fiume , che vada a ibcccare in una
Fiamma grande , e non la fmo)-%ì , ma più V accenda . Veftita di ricchifllmo manto
di regia Porpora , fregiata di preziofe gemme , e coronata di oro , per effere Re-
gina e principalilfima Virtx'i tra tutte . Tiene il fondamento , o fabrica fotto i
piedi , perche la Carità edifica , ed è principio di ogni edificio pertetto . Om-
breggia il Melo granato la Carità , perch'è ficcome quello apre e fquarcia la pro-
pria corteccia , per racchiudere i granelli , cosi quella permette ancora il proprio
danno , per follevare altrui . La mano che tiene fopra il capo del piccolo Fan-
ciullo fignifica che è proprio di quarta Virtiì proteggere , e tar beneficj . li Cor-
nucopia , e i denar; a' piedi , perchè la Carità non sa tenere in pregio le cofe àtì
Mondo , per la fomma unione che ha con Dio . Lo Scudo indica che ribatte i
colpi delle tentazioni e degli affanni , facendoli parer dolci . La Teda , che è
fegno di omicidio ^ e di altri mali è coperta dal Pellicano , per dimoflrare che la
Carità è aliena da tutte lcfcelleraggrni.il Pellicano, è finibolo della Carità, per- '
che Eglifi ferifce il petto, per avvivare i proprj parti . Il Piume che rapidamen-
te corre alla fiamma , e non la fmorza , denota che tutte le acque delle tri-
bolazioni del Mondo non poflbno ammorzare il fuoco della Carità e amor di
Dio .
ipo
ICONOLOGIA
CARNOVALE,
lieH* *Ab(Ue Ctfare Orlandi,
UOmo di baffa rtatiira , e pìngue . Avrà la Mafcbei-a al volto . Sarà coro-
riLito di edera , ed in c^iia alla certa porrerà una mezza Luna . V?-
iìivì.1 un abito bizzarro , e teatrale . In una delle parti di detto abito fi
vedranno dipince carte dì Mufica , e varj itromenti muCcali > cioè Vio-
lini , Violoni, Oboe, Traverfieri , Mandole, Chitarre, ec. Nell'altra par-
te faranno dipinti varj piatti di vivande fumanti di carni, e molti Voli-
tili uccifi qui e là fparii, fìafchi , biccliieri, ce. L'abito tutto fari guer-
nito di galloni conipolti di varie penne di Uccelli . Colla llniitra mano
tenoa un ramo di foLiue di Fico . Colla delira una borfa verfante dana-
ri . Gli ilia apprefTo un Cavallo fenza freno .
E' il Carnovale quella Stagione di allegrezza e di divertimento , che
nelP Italia , più che negli altri Pacfi , viene folennemente oJervata . La pa-
rola Cirno-vale è Italiana, e fecondo il Traduttore di Efraimo Chambcrs .
M. d't Can^e Li dìriva da CARN-A-VAL , perchè allora la Carne cu lulLt^
pentola, pe>- compcnjare la Stagione, cl)e dee lijll^:ùre, di alincnza e di disvino;
^inii t.<:U ojjer'V.t che nel Latino corrotto f:i cbiaìnato CARXELEVAMKN,
e CAIvNlSPlClUM ; come ancora lo denominano gli Spagnoli CARNHS
TOLLENDAS ,
Certa
TOMO PRIMO, 291-
Certa cofa fi è che il nollro Carnovale è un rimafugli'-) delle fuperiU-
ziofe cerimonie del Gentileimo ; e particolarmente trae la fua origine dal-
le ilrepitofe folennità» che in onore di Bacco fi celebravano . Solennità
che da' Latini venivano denominate Bacciznalia, e ne erano Miniltre lo
Donne ì perciò chiamate Baccanti . Quelle fcapigliate j e coronate di edera
C di pampani col tirfo in mano , andavano come impazzate fallando iii__»
compagnia di Uomini in abito di Ninfe » e di Eroi , portando confezioni»
e da bere , battendo con certe sferze Chiunque ave itero incontrato , e coir
isfrenata licenza fcorrevano tutto il Paefe . In Roma Cmili Felle fi folen-
nizzavano nel Mefe di Novembre . Perchè poi furono introdotte e permelTe
ancora di notte , fi chiamarono l^yBileia . Si avvanzò però tanto la fmodcrata
licenza , che fu necefTario il proibirle per tutta 1' Italia , con Decreto del
Senato . Ma da alcuni Imperadori , come di Elìogabalo riferifce Lampridio»
furono non folo rimeffe > ma con anzi maggiore sfrenatezza e diibneltà, pub-
blicamente efeguite .
Fingo la mia Immagine Uomo di bafla fl:atura , perchè la Stagione del
Carnovale è affai breve , durando per 1' ordinario un Mele , e poco più 1
ed alle voire anche meno, cominciando propriamente dopo il giorno folenne
alla ricordanza dell' apparizione della Stella a' Re Magi , o come vogliam
dire, dopo I' Epifimìa ; e tra Noi dandofi il vero principio alle mafchere »
e a' tripudi il giorno 1 7. Gennajo , e durando fino a tutto il giorno an-
tecedente a quello delle Ceneri . Non folo per quella ragione figuro il Car-
novale di baffa ftatura* ma ancora perchè elfcndo vera Immagine de' mon-
dani piaceri , intendo moilrare quanto quelli fieno fugaci , e quanto male
in elfi 1' Uomo fi affidi .
Si dipinge pingue , per indicare che in tal tempo moltiillmo fignoreggia.
la Crapula , i Seguaci della quale , ilante lo fmoderato nutrimento , per Top-
più fi vedono di pingue corporatura . Sembra che ne' Carnevalefchi giorni
ad altro penfar non fi debba , che a riempiere il ventre , e che tutto po-
nendo in non cale , non più neceffario fia il riflettere , che a Noi accor-
dato è il vitto per vivere , non il vivere pel confumo del vitto . Se ne'
Ricchi è intollerabile 1' ufo , è detellabile al certo in quelli , cui non_j
fu troppo prodiga la Fortuna . In vece di aver quefti confiderazione -alla
tenuità delle loro foilanze , alla dovuta economìa della Famiglia, altro non
iftudiano che fare un lieto facrificio , di quel tanto Lor rella, alla corrente
folennità . Si mangi , fi gozzovigli , e vada pur la Cafa a ruina . L' allegro
tempo non permette che fi volga il penfiero a foddisfare a' Creditori , e
pur che la Gola fi foddisfaccia, non fi bada a gcivarfi di nuovi debiti, per
fare acquifto de' più rari , ed apprezzati bocconi . Nota colloro Giovenale
Satira 11. -""^
Mnltos porro vides , qnod /.epe eltifus ad ipfum
. ereditar introìtirn Julct cxpeBare macelli :
Et qmbus in jolo iii'vcndi caufa palato efl ,
Egregins aenat , meli-ifq'ie miferrimas ìiorum 5
Et cito cafurus , jam perlucente ruina ,
O o 2 Me-
z^a rCOl/OLOGlA
Intcrex gujlus dementa per omnia quartini 9
"I^untquam animo pretti s ob/lantiòus : interim fi
<Attendas , magis ilU jiivant * qua pluris ermmtttf ,
La Mafchera al volto è efpreffiva propriamente del Carnovale * mentre
in tal tempo è permeffo alle Perfone il traveftirfi , e coprirfi la faccii_j
in guifa da non elfer riconofciuti . Se vogliamo ricercare l' invenzione del-
le Mafcherc , dobbiamo i^ primo penfiero attribuirne al ribelle Lucifero ,
giacché Elfo , coperta la propria forma fotto il volto di maliziofo Serpente •
indulTe la prima Donna all' orrido delitto . Di tal Maellro gì' infegnamenti
fi feguono , non fi ha roffore immitarlo ! Che lagrimevoi cofa , a mio lenti»
mento , è il mirare che 1' Uomo dotato di ragione fi lafci llrafcinare da_j
un peffimo introdotto colUime a farfi gloria di elTere annoverato tra Pazzi !
Confiifo ogni ordine , per le Mafchere nel Carnovale non vi è più diilinr
zione di Perfone . Quella fuperba Dama » che in altri tempi crederebbe to-
gliere qualche pregio alla chiarezza de' fuoi natali ) fé degnaffe , non dica
di fua compagnia , ma quafi quafi di un men che grave fguardo , la fua
inferiore , in tal tempo non fi arrofla di rapprcfentar talora la figura dì
una Servente ; mentre quella , qual PrincipefiTa , le palla accanto » e tutta fa-
flofa le addita » o almeno additar le dovrebbe al penfiero , quanto fia l' or-
goglio vano e ridicolo . Nulla però quefto farebbe rifpetto agi' inconve-
nienti , ed a* mali effetti, che dalle Mafchere derivano. I comodi per tra-
dimenti all' onor de' Conforti , per feduzìoni d'innocenti Colombe, per di-
fviaraenti degli ftudiofi Giovanetti » fono per loppiù gì' indifpenfabili frutti
d' albore cosi maligno .
Si corona di edera , in ricordanza che riconofce la fua fbrgente dallc_5-
Fefte in onore di Bacco, a cui era dedicata quella Pianta .
La Luna, per eCfer fimbolo della Pazzia, ognuno può conofcere fé fia_»
propriamente data al Carnovale . Che la Luna denoti fioltezza , lo tclHfica
l-icrio ne' fuoi Geroglifici , oltrecchè fi rileva dalle lleiTe Sagre Pagine ,
nelle quali il Pazzo è paragonato- alla Luna r Stidtttt ut Luna maatur . Chi
più Pazzo di chi è afnante di si fciopcrato tempo >
Vefte abito bizzarro e teatrale , in una parte di cui fi mirano dipinte
carte ed illromenti muficali , nell' altra vari piatti di vivande , ec. per
denotare che in queila Stagione la Bizzaria trionfa , i Teatri fi aprono « £
balli fi permettono , i banchetti piucchè in qualunque altro tempo in_rf
ufo fono , e richiefti .
I Galloni di vaghe penne di Uccelli fignificana la leggerezza del pen-
fare umano .
La Borfa verfante denari, che tiene nella delira mano, efprime che ia
occafione di filnilli allegrezze il denaro non H adopra 3 ma fi getta * ma.
fi fcialacqua .
Le foglie di Fico fono y come ceftifica il Valeriano llb. J3. il Gero-
glifico della dilettazione , e del piacere , che col fcnfo fi piglia .
Lo sfrenato Cavallo , che gli fi mira appreffo , indica lo fmoderato im-
;geto della Gioventù» che maggiormente fa di fc detcfiabilc naollra in fo-
aaiglie-
TOMO P R r M O. 295
migHevoIi giorni . Tutto fi crede permeCfo ; ed il iafciare la briglia allcj
proprie voglie » onde libere vagar poflàno- per le fpaziofe vie de' moUf
piaceri 1 nel Carnovale fi reputa {bla vivacità « e indifpenfabile oDfervanza
de* Camavalefchi Statuti ► Son giorni quelli di giocondità « fi grida , devefi
tripudiare . E' già preilo la lugubre Quarefima » riferbiamo in si propria
Stagione le morali confideraziont, e ì dovuti pianti alle noftrc colpe. Pur
troppo fcioperato chi cosi penfa \ Lafciato libero il campo alle dominanti
pallioni , come tanto- facilmente ridurle per la ftrada del retto .^ Tutta ciò
il celebre Antonio Zampicri a pennello efprinie in un fua g^raziofi^flkno- ino-
rai Sonetto ,
f^leca desto r come Deflrìer feroce *
^ Che armato ha, il fen d* ìnfaticabìl lem 9
Indomito , fuperbo r il pie 'veloce
$^à e li volgendo f a fuo piacer mi mem«
"Penfa fé giova a mcr che il reggo appena ,
minacciar di verga, alzar di vocev
Che morfo di ragion più noi raffrena >
?^tì l' afpr» ai fianchi ognor JUmolo atroce^.
Così precìpìtofù Et mi trafporta
Sé perir feco t e chiamo ìnvan foccorfo ^
Io che fan fenza forze , e fenza fcorta ,
Id ohi qiial fento allor crudo rimorfo ,
Che mi fgrida : ecco dove alfin ne porta,
V empio Defiri'»- ^ fi «y» j' u^-yvc-x^za. al morjo- f,
Carro
294
ICONOLOGIA
CARRO DELL 'A LUNA,
Come è iefcrhto dal Boccaccio rei !ib. 4.
della Genealogia degli Dei .
UNa Donna di verginale afpetto , fopra di un Carro di due ruote , ti-
rato da due Cavalli , un bianco , e 1' altro nero ; per niollrare « che
la Luna fa i fuoi corfi di giorno , e di notte . E* anco tirato il iuo Car-
ro i come dice il fopradetto Boccaccio nel 5. libro , da* Cervi » eifendoc-
chè il cammino, che fi; la Luna, vien fornito più velocemente di tutti gli
altri Pianeti , come quella » che ha 1' orbe minore ; e Claudiano, e Fe-
llo Pompeo dicono , che è guidato da' Muli , per efler la Liiaa iterile , e
fredda di fua natura, come parimente è il Mulo; ed Aufonio Gallo fa
guidare il detto Carro da' Giovenchi . Credei! che folfero dati qiiefti ani-
mali alla Luna, per la fomiglianza , che è fra di loro delle corna; che
perciò fi mettono due piccioli cornetti in capo della Luna , come anco
per cffer quelli animali facrificati a quella Dea .
Prudenzio velie la Luna di un bianco, e fottil velo dicendo:
Di bel lucido 'vela a noi l'eflìta ,
piando fucciuta /piega le quadrelli *
£' /.: Vergine figlia di Latona .
po-
TOMO PRIMO. 295
Sì potrà, anche veftire di Vefte bianca , rofsa , e fofca dalla cinta ììi_j
si ) ed il reftante del vellimento farà, negro , moftrando , che la Luna
non ha lume da se j ma da altri lo riceve ; ed è da avvertire , che per
bellezza di quella Figura fieno efli colori polli con grazia , i quali moftra-
no , che la Luna fpeffo fi muta di colore , e da elTa molti indovinano le
mutazioni de' teaipi ; onde Apuleio racconta , che la rolFezza nella Luna
fignifica venti , il color fofco pioggia , e il lucido e chiaro aere fereno j
e Plinio nel libro 18. cap. 31. dice il medefimo .
Fu dagl' Antichi dipinta , che portaCfe agi' omeri una faretra piena_j
di Itrali j e con la delira mano una facella accefa -, e con la finiltra un
arco . ( tf )
Moilra la Facella ardente » come apportatrice della luce alli nafcenti
Fanciulli , perciocché porge loro ajuto 1 ad ufcire dal ventre della Ma-
dre . ( è )
Moilra ancora il Lume ^ che fa alli Pallori , 1 quali amano affai la Lu-
na, perciocché da lei ricevono comodità grande, eifendocchè la nottc_?
guardano i iuoi armenti dalle infidie delle fiere .
Oltrecciò s' intende ancor per il Lume 1' umidità fua , che prella fa-
vore alle Piante , che germinano fopra la terra ■> ed alle radici di fotto
dona aJuto . ( e )
La dipinfero gli Antichi , come abbiamo detto , coli' arco , e colla j
faretra 5 perchè intendevano la Luna etfere arciera de' fuoi raggi, li quali
fono alle volte nocivi ai mortali , e per dimofirare ancora le punture -,
che fentono le Donne nel partorire, eifendo quella Dea fopri il parto
delle Donne. CARRO
i^ a ') Nel rovefcio di uiia Medaglia fatta co.aiarejia Corinti in onore di Setri-
inio Geta fi vede Diana colia faretra piena di ftrali agli omeri ; ha iieli' una e
nell'altra mano ima face ; appreffo un Cervo; intorno le lettere C. L. I. COR.
cioè ; Colonia Laus 'Julia Corinthui .
' Nel rovelcio ancora di altra Medaglia ^ battuta parimente da Corinti in onore
dello fteffo Geta , fi mira Diana colla faretra alie fpalle ; nella mano delira ha
un diirdo ; nella finiftra un arco ; appreffo un Cervo . Le Parole intorno fono :
C L. L con. Colonia Lau% Julia Corìnthui.
Diana, fecondo Macrobio , è detta da Ja-na aggiunta la lettera D/'^^WìT fignifica
Luna; ficchè Diana e Lima è la fteiTa cofa . Si dice Luaa a lucemio , o perciiè
riceva lo fplendore da altra luce , che è il Sole ; e perciò forfè ha le due faci.
(, l' ~) Scrive Firmico Materno M. 2. Alathef. che ogni foftanza del corpo Uma-
no appartenga al potere della Luna.; per la qual ragione è chiamata Guida de'
nafcenti . . •
( (; ) Macrobio lib. i. in fo??ip.lo Sclplonh , dice della Luna che // moìtaììu;vi^
confornm iy author , (y coniìtrìx , aitont notinuV.a corpora fuà Lawims epa 'acce fju pa-
tìiiniiir aii^mc'iita , ò" hnlc decrefcatte mììinanrnr . La qual Sentenza da Clemente
Poatefice Romano lil>. H. reco^nit. ad Jacob. Fr. Dom. viene confermata ne' fe-
guenti terriiini . Similiter autem fy L'i?iiC curpis , atq; h/sc , qua imperitis "vkkifir
hiordimra permutatìo , incrementìs fruguvi , ér pectidum , o'mnlmnqtie ammajitiufn cotìi-
mcda eft . Au^rnsutis eni'm ejm , detwrienttfque } rai'ra quadam FrovhkfUite .ari; , omnz^
quod pg/iitur , aiitur , ò" crejcit .
i.$<S
ICONOLOGIA
<:arro di mercurio.
Di Cefare l^p*.
UN Giovine ignu^lo » <:on un fol panno ad armacollo . Avrà i capelli di
oroi fra efli vi faranno penne parimente di oro congiunte inficme «
ovvero un Cappelletto con due alette i cioè una per banda. In mano por-
terà il Caduceo , ed alli piedi i Talari , che <osl lì trova dipinto da*
Pittori, e defcritto ih molti libri da' Poeti, ed in particolare nelle tra-
sformazioni di Apuleio .
Sarà detta Immagine /òpra di un Curro , e vi faranno molti faflì , per
accennare il coftume degli Antichi , che quando pafTavano vicino alle Sta-
tue di Mercurio , ciafcuno gettava un faifo a' piedi di Mercurio ; e ciò
riferifce Fornuto nel libro della natura degli Dei .
Sarà quelto Carro tirato dz due Cicogne, uccelli confegrati a Mercu-
rio ) perchè qucll' uccello , che è chiamato Ibide , è una fpezie di Cico-
gna ( <i ) j la quale nafce in Egitto ■> come fcrive Arillotele nel libro della
natura
( tf ) L' Ibide conviene in molte cofe colia Cicogna . Di -due forti fé ne trovano
«ppreflb gli Egizj . Candida , e nera , La Candida , fecondo Phnio , St. Nat. ì'.b. io.
c<if. jo, è fparfa in tutto l'Egitto. La nera , per fcntimento di Arinotele , Stor.
TOMO PRIMO, 2P7
natura degli animali , dovecchè Mercurio ( fecondo che narrano gli Stori-
ci ) regnò , dando a quei Popoli le leggi •, ed infegnò loro le lettere «
come Ieri ve Marco Tullio nel terzo libro della natura degli Dei, e volle
che la prima lettera dell' Alfabeto fotfe I' Ibi, fìccome dice Plutarco nei
libro de iftàst ci Ojìride ■, e Ovvid. nel fecondo libro delle trasformazio-
ni fcrive , che Mercurio fuggendo infieme con gli altri Dei 1' impeto di
Tifeo Gigante fi converfe in una Cicogna .
Potrebbefi in luogo ancora delle Cicogne dipingere due Galli, per la.
convenienza , che ha Mercurio , Dio della facondia e del parlare , colia
vigilanza , la quale fi dinota con il Gallo •
Con il Caduceo^ ( ^ ) fi dice che Mercurio , ( fecondo ì Gentili ) fu-
fcitafle i morti , come 1' eloquenza fufcita le memorie degli Uomini .
I Talari (e) e le penne, mollrano la velocità delle parole, le quali
in un tratto fparifcono ; però Om. chiama quafi le parole , veloci, alate
e che han le penne , e chi vuol vedere più diffùfamente quefte , e fimi-
li altre ragioni delle penne di Mercurio , e degli altri fuoi portenti , po-
trà leggere ( oltrecchè molti ne fcrivono nella lìngua Latina ) il Boccac-
cio , che nella nollra non manca con diligenza .
P p CARRO
ie^r Anìm. ìib. 9. e. 27. annida fol-amente il Pelufio , aborrendo tnttc» il reftante
dell' Egitto . Ha 1' ibi il capo a fimiglianza del Corvo acquatico , il roftro
aguzzo j uncinato , e roiTeogiante , 'è un Volatile rapacifllmo , e perciò non.»
male a propofito fi da a Mercurio , come Nume de' Ladri .
([ ^ ) II Caduceo che fi da a Mercurio è una Verga , intorno alla quale fono a~-
viticchiati due Serpenti in modo , che la parte più alta del Corpo loro viene a
formare un arco . In cima a quefta Verga vi lono due alette . Si dice da' Poe-
ti che Mercurio ricevette una Verga da Apollo in contraccambio della Lira , c'ne
Elio a Lui aveva donata , e che abbattendofi un dì Mercurio in due Serpenti
fui Monte Citerone , che combattevano infieme , gittà loro in mezzo la fua_.
Verena , per fepararli . I due Serpenti fi avviticchiarono ad eflfa col corpo , nella
guifa che fopra fi è detta , e perciò d' allora in poi Mercurio la volle porta-
re in quella foggia, come fimbolo di Pace, e vi aggiunfe le alette, per ffTere
Egli il Dio dell' Eloquenza , che fi efercita colle parole , le quali per la loro
preflezza fi dice , che volino , onde Virgilio nioìat irrevocahik ■verbum . Secondo
Natal Conte, nel dare Apollo a Mercurio la Verga, gli difTe aver quella la pro-
prietà di porre pace tra tutti quelli , in mezzo a' quali foffe gettata k mede-
fima; Mercurio ne volle far la prova tra i due Serpi combattenti , e ne riconob-
be ottimo effetto ; onde da qyefto ne venne che lofTe dapoi infignita con i due
Serpi avviticchiati alia Verga .
( e ) I Talari fono borzacchini , o calzari con due ali ,
ip^ ICONOLOGIA
CARRO DI VENERE
Dello Stello ,
VEnefe fi dipinge Giovane ♦ ignuda » e bella » con una Ghirlanda di
Rcie » e di Mortella , e in una mano tiene una Conca marina .
Fu Venere rappreientata nuda , per 1' appetito degli lafcivi abbraccia-
menti» ovvero » perchè Chi va dietro fempre alli lafcivi piaceri rimane-»
rpeflo fpogliato e privo di ogni bene ; perciocché le ricchezze fono
dalle lafcive I>onne divorate , e fi debilita il corpo » e macchia ì' anima
di tal bruttura, che niente rella più di bello .
Il Mirto, e le Rofe fono confegrate a quella Dea, per la conformità,
che hanno gli odori con Venere , e per 1' incitamento » e vigore , chc_>
porge il Mirto alla lutTuria , che però Futurio Poeta Comico mentre fin-
ge Digone meretrice » cosi dice .
^ me porti del Mirto , acciò eh* io pojfa
Con più vigor di Venere oprar l' armi .
La Conca marina , che tiene in mano » moilra che Venere fla nata
dal mure, come dilTulamente fi racconta da molti .
Il fu a carro , fecondo Apuleio, è tirato dalle Colombe, le quali (co-
me fi fcrive ) £ono oltremmodo lafcive , né è tempo alcuno deli' anno ,
ijifil quale non ilHano inlieme nei lor gulti amoroli,
E Ora-
ro AI p R r M , ±0^
Ed Orazio, Ovvidio, e Stazio dicono, che Venere è tirata dai Cigni»
per dimoftrare , che i giifti degli Amanti fono jQmili al canto del Cigno,
il quale è tanto pili dolce, quanto quello animale è più vicino al morire»
e così tanto più gode l'innamorato, quanto più pena in pmore .
Per fare alquanto differente quefta Figura , il Giraldi fcrivc che Ve
nere fi rapprefcnta , come ho detto fopra , in un Carro tirato da due Ci-
gni, e due Colombe, nuda, col capo cinto di Mortella, e con una Fiam-
ma al petto , nella delira mano tiene una palla- , ovvero un globo in forma
del Mondo , e colla finiltra tre Pomi di oro , e dietro le fono ie tre
Grazie , colle braccia avviticchiate .
II Globo moftra effere Venere dominatrice , e confervatrice dell*
Unìverfo .
I tre Bambini ( a ) fono in memoria del Giudizio di Paride , a Iode_»
della fua fingolar bellezza .
Le Grazie fono le damigelle di Venere, che allettano, e corrompono
facilmente gli animi non bene Itabiliti , nella Virtù .
P P a CJARRO
«^^
■ Cj ^ Nelle nozze di Teti , e Peleo gittò la Difcordfa alia Meiva dei^Ii Dei
im i omo di oro , fu cui era fcritto Detur Pulchrioki , o come vuole^ Naal
Conte PuLCRioR AcciPiAT . Pu cadone ciò dì sran riffa ti:aile Dee , ed ìh_,
ilpezie tra Gumone , Palkde , e Venere. Giove" decretò che teVminìr rìovefTs
la Guerra tra queiìe tre , Paride Figlio dì Priamo, e di Ecuba, eie fette fpo^
ghe paftorah abitava nel Monte Ida . Paride nulla apprezsando le grandi ofter^
te a Lui fatte da Giunone , e Pallade , giudicò a favore di Venere , perloccnè
di quefta guadagnolTi la protezione , e 1' odio delle altre due Dee .
300 ICONOLOGIA
CARRO DEL SOLE,
cJAMÌ.
IL Sole fi dovrà rapprefenfare con figura di Giovanetto ardito , ignudo ,
ornato con chioma dorata , fparfa dai raggi , con il braccio deftro dille-
fo , e colla mano aperta terrà tre Figurine , che rapprefentino le trc_>
Grazie . Nella finiftra mano avrà 1' arco » e le faette » e fotto i piedi uii_j
Serpente uccifo colli ftrali .
Si fi Giovane coli' autorità dei Poeti, fra i quali Tibullo così dice .
Cht Bacco folo ■, e Febo etern^itncnte
Gio-vani fono , &c.
E per la Giovanezza vollero fignificare la virtù del Sole produttore
fempre , in vigore del fuo calore , di cofe nuove , e belle .
SoiHene colla finiltra mano le tre Grazie , per dimoitrare , che ciocché
di bello , e di buono è in quello Mondo , tutto apparifce per la fua luce ■>
e da quello in gran. parte è prodotto.
Con il Serpente morto , e colle frezze C dipinge , per accennare Ia_j
favola di Pitone uccifo da Apollo ; finto folo per dimollrarc i giovevoli
eff-jtti , che nella terra opera la fjrza del Sole » afciugando le fupcrfluità
degli umori 3 e rifoi rendo le corruzioni »
Starà
T M P R I M D^ 501
Starà detta Figura con bella, dìfpofizione fopra di un Carro r il qnale-
da Oyvidio nel fecondo libro delle MetamorfoQ così fi dipinge «
Dì ricche gemme è qnel bel Carro adomo .
Ed ha d* oro il pmone , e l' ajfe d' oro 3
Le curvature delle ruote intorno
Da falda fafcia d' or cerchiate foro ;'
I ragn fon che fa. più chiaro il giorno
D' argento , e gemme in un fottìi lavoro ;
E tutto infteme sì gran lume porge ,
CV in del da Terra il Carro non fi fcorgé .
Quefto Carro , come racconta il Boccaccio nel 4. libro della Geneolo--
già. degli Dv;i , ha quattro ruote , perchè nel fuo corfo di un anno cagio-
na quattro mutazioni dei tempi j ed è tirato da quattro Cavalli , delli qua-
li il primo dai Poeti è chiamato Piroo , il fecondo Eoo v il terzo
Etone » ed il quarto Flegone ) e con quelli hanno moflrato la qualità ,
ed il cammino del giorno ;- perciocché Piroo, che è il primo, fi dipinge
roffo , cCTendocchè nel princfpio della mattina , oliando i vapori che fi le-
vano dalla terra, il Sole nel levarfi è rolTo ; Eoo, che è il fecondo, fi
dimoftra bianco , perchè efiTendofi fparfo il Sole , ed avendo fcacciati ì va-
pori', è fplendenre e chiaro; Il terzo è Etone, e' fi rapprefcnta roffo
infiammato , tirando al giallo , perchè il Sole ( fermato nel terzo Cielo )
moil'ra; più rifplendcnte fellefso ; L' ultimo è Flegone , e fi figura di co-
lor giallo , ma che porga nero , per dimoftrare la declinazione di etfo'
verfo' la. terra, al tempo- che tramontando fa. ofcurare eifa terra ^
CARRO^
30^ ICONOLOGIA
C li R R o DI MARTI.
FU rapprefentato Marte dall' antichità i per Uomo feroce , e terrpjìle
nell' afpetto , e Stazio nel 7. libro della Tetraidc , P arma di co-
razza tutta piena di fpaventevoli nioiiri , coli' elmo in tetta » e coli' uc-
cello Pico per cimiero - Colla deltra mano porta un' alla , e con il
braccio llniltro tiene con ardita attitudine uno Scudo di fplendore-»
fanguigno , colla Spada al fianco , fopra di un Carro tirato da due Lu-
pi rapaci .
Si mollra terrìbile e fpaventevole nell' afpettoj per dar terrore e_»
{paventar i nimici .
I mollri , che fono nell' armatura , nioftrano effere appretTo di Marte
il furore , 1' empietà , ed altre Cmili paffioni .
Gli fi pone il Pico (a) per cimiero, per cDfere uccello dedicato a_3
Marte
v - - ... —
(_ a ") Secondo il Cartari è proprio di Marte il Pico , perchè come quello
Uccello, percuotendo col torte becco il duro rovere , Io cava , così colle fpeflo-»
battere i Soldati tanto banono le mura delle Città, che fi ianuo flrada per for-
za j da potervi entrar dentro ; ovvero ptrcliè qucfto augello era molto offerva-
to negli aupur; , alli quali negli anticià tempi i Soldati poiievauo tanta mente ,
clic
TOMO PRIMO. jo^
Marte per I* acutezza del rollro , nel qual folo confida contro gli altri
animali .
L' Afta lignifica Imperio» perchè tutti quelli , che attendono alle armi »
TOgliono elTere fuperiori , e dominare altrui .
Lo Scudo denota la pugna > e la Spada la crudeltà .
Si fa che ftia fopra il Carro , perchè anticamente i combattenti ufà-
rano le carrette , e dì ciò fa menzione il Boccaccio lib. 9. della Genea»
logia degli Dei ,
Gli fi danno i Lupi -, per effere queftì animali dedicati a Marte « e_>
per modrare 1' infaziabile ingordigia di quelli , che feguono gli eferciti ,
che mai non fono fazj > fimili ai Lupi . ( ^ ) E Omero fa tirare il Car-
ro di Marte da due Cavalli > come animali atti per combattere » ed a fu»
immitazione Virgilio diCTc .
Bello atmantur eq:» , hllim buse armenta minantur »
CARRO
die non fi, accingevano a guerreggiare , fé prima (gualche a;iigurfo non avevano
prefo .
■( ^ ) St aggiunge ancora il Lupa a Marte, perche- quefta l>sfl:ia- è di vìì1.t_»
acutiilìma , e vede di notte j cosi dimoflra ciie gli acc-orti Capitani de.yona vg?-
dere affai, acciò non. s'incontrino aslh occulte infidie da' neinid.
504
ICONOLOGIA
CARRO DI GIOVE.
lutila Stejfo .
XmI<
SI dipinge Giove allegro e benigno» di età di quaranf anni y e nelle Me-
daglie antiche d' Antonino Pio , e di Gordiano , li fa nudo , ma per
dargli alquanta più grazia , e per coprire le parti virili > le metteremo ad
armacollo un panno azzurro contefto di varj fiori .
Nella deftra mano tiene un'Alta» e nella finiùra un Fulmine > fìando
in piedi fopra un Carro tirato da due Aquile .
Nudo fi dipinge, perciocché, come racconta AlcrTandro Afrodifco, an-
ticamente le immagini degli Dei , e de' Re , furono fatte nude , per mo-
ftrare che la po'Tanza loro ad ognuno era manifefta .
I vari fiori fopra il panno fignificano 1' allegrezza , e benignità dì que-
llo Pianeta , e di efli fiori Virg. nell' Egloga 4. così dice .
Ipfa tibì blandos fundent cunabuU fiores .
Gli Antichi folevano dare l'Afta per fcgno di maggioranza, e perciò
nell' immagine^ di Giove lignifica j^ucll' ilkllb .
lì
rO M 0_ PRIMO. >o?
II Fulmine denota caftlgo, ma per cffer quefto Pianeta benigno j Io tien
colia finiftra mano , per non cCfere rigorofo j il che moftrarebbe j quando
\o tenefife colla deftra mano in atto di lanciarlo .
II Carro è tirato da due Aquile , non folo per mofirare , ome fono
dedicate a Giove ; ma anche per dinotare gli alti e nobili fuoi penCeri ,
e la liberalità t e finalmente eCfere giovevole altrui , e perciò dal giovare_»
dicell che Ei fu chiamato Giove .
Gli fi danno anche le Aquile 9 pel buono augurio ch'*ebbe , mentre_»
andava a far guerra contro Saturno fuo Padre , della quale rimafe vitto-
riofo . Come anche » perchè interpetrandofi Giove per 1' aria più pura »
d' onde nafcono i Fulmini , folo fi dimoftra coli' Aquila « che tra tutti gli
Uccelli s' inalza a grande altezza lontana da terra 4
aq
CARRO.
505
ICONOLOGIA
CARRO DI SATURNO.
Como fi dipinge dal BotcAceio ,
VEcchio , brutto » fporco , e lento > col capo involto in un panno pari-
mente brutto , e nel fembiante vedrafll mefto , e di malinconica com-
plefTione , con abito (tracciato . Nella delira mano tiene una Falce , e col-
la Anidra un picciol Fanciullo , quale moftri con bocca aperta voler divorare.
Stari querta Figura in piedi fopra di un Carro tirato da due Bovi ne-
gri , ovvero da due gran Serpenti • e fopra del Carro vi fla un Tritone-»
«olla Buccina alla bocca, mollrando di Tuonarla, ma che fi veda che l'".»
code di elio Tritone fianó fepolte nei piano dèi Carro , come fé foifero
fitte in terra .
Dipingefi ì fecondo la menzione che ne fa il Boccaccio lib. 8. della__s
Genealogìa degli Dei, mello , per mollrar la malinconica compleflione di
quello Pianeta , e perchè Saturno appreiTo gli Antichi fignificava il tempo,
lo facevano vecchio , alla qual età conviene la malinconìa .
Il capo involto , e P afpetto tardo , dimollrano il finiitro alpetto della
Stella di Saturno , e la fua tardanza .
Sporco fi dipinge , perchè è proprio di Saturno il concedere i coftumi
«lifoneftì .
Si
T O M .P R I M 0. 507
Si rapprefenta colla Falce in mano , perchè il tempo miete , e tagliala
tutte le cofe ì jcome anj;he potremo dire , che ,per la -Falce s' intenda la_a
coltivazione de' Campi , eh' Egli ìnfegnò agi' Italiani 1 che prima era
incognita .
Il Fanciullo che EflTo divora , dimoftra che il tempo diftrugge que' me-
delìmi giorni, de' quali è Padre e Genitore. (<?)
Si danno i neri Bovi al fuo 'Carro , perchè tali a Lui fi facrificavanoi
come racconta Feito Pompeo.
Si può anche dire, che avendo EfTo infegnato l'Agricoltura per arare»
e coltivare i Campi , non lì poteffe , fennon con ifcommodità , far fenza_«
quelli Animali, e però i Bovi fi pongono, come indizio di Agricoltura .
II Tritone fopra il Carro colle code fepolte fignilìca , che la Storia__i
cominciò ne' tempi di Saturno , e che da Lui indietro tutte le cofe erano
incerte , ed olcure , il che fignificano le code del Tritone fitte e nafcofte
in terra , perchè innanzi al tempo non v' era materia dì Storia .
aq 2 CARRO
(ff) Oppure fi rlferifce a ciò raccontano le Pavole , che Saturno vivendo in_»
continuo timore di effer da' Figli difcacciato dal Regno , appena erano quelli
nati j che fé gli divorava . JSè dalla vorace di Lui gola fcamparono più chcj
quattro , cioè Giove , Giunone , Fiutone , e Nenmo , i quali fignificano i quattro
Elementi Fuoco , Aria , Terra , ed Acqua , che danno fenipre , uè fono dal tein-«
pò divorati , come le altre cofe da Effo prodotte .
308
rCONOLQGIA
CARRO DI MINERVA.
Dì Celare I{ipa^
CfA..
DA Paufanja e defcrìtti Minerva nell* Attica Copn un Carro in formaci
di triangolo da. tutti tre i lati uguali, tirato da due Civette , e annata
all' antica , con una velie fòtto P armatura, lunga fino ai piedi . Nel petto
ha {colpita fa teda, dt Medulà . In capo porta una celata » che per cimiero
ha una Sfinge » e da ciafcun de* Iati un Griffo . In mano tiene un' alla ,
nella cui ultima parte vi è avvolto un Drago , ed ai piedi di detta Figura è
uno feudo dì crirtallo » fbpra del quale ha appoggiata la finiftra mano .
Il Carro in forma triangolare fignifica ( fecondo gli antichi ) che a_j
Minerva fi attribuilce l* invenzione dell' armi , dell' arte di telTcre , rica-
mare , e l' Architettura .
Dipingefi armata i perchè I' animo del lapiente Ila preparato contro
ì colpi di fortuna .
Lx lancia fignifica l' acutezza dell* ingegno .
Lo feudo il mondo, il quale colla fapienza fi regge .
Il Drago avvolto alla lancia , denota la vigilanza , che nelle difclpli-
nc adoprar bifbgna , oppure che te Vergini fi debiwno ben guardare , co-
me riferiice lopra di dò 1* Alciato nei fuoi Eoiblenii ,
La Cor.
r M P R I M 0. 509
La Gorgona dipinta nella corazza ) dimoftra lo Spaventa > che I' Uomo
fàpiente rende ai rnalvaggi .
I GrifS , e la Sange fopra dell* elmo dinotano , che la Capienza ogni
ambiguità rifolve .
Le Civette , che tirano il Carro « non folo 'vi fi mettono come uccelli
confecrati a Minerva « ma perchè gli occhi di quella Dea fono di uii_»
medefimo colore di quelli della Civetta , la quale vede beniffimo la not-
te , intendendofi che 1* Uomo faggio vede e conofce le cofe » quantunque
fieno difScili ed occulte .
CARRO DI PLUTONE,
Dello Steffo .
UOmo ignudo t fpaventofb in vifta » con una ghirlanda di eipreflTo in
capo . Tiene in mano un picciolo fcettro « ed una chiave , lìando fo-
pra un Carro da tre ruote * e tirato da tre ferociflìmi Cavalli > dei quali
[ fecondocchè dice il Boccaccio lib. 8. della Geneologìa degli Dei j uno
fi chiama Amatheo » il fecondo Alallro , ed il terzo Novio ; e per fair
meglio , che fu c3nofciuta quella Figura di Plutone i le metteremo ai
piedi Cerbero, nel modocchè fi fuole dipingere .
Dipingefi nudo , per dimoftrare , che le anime de' morti , che vanno
Bel Regno di Plutone » cioè nell' Inferno , fono prive di ogni bine » e di
ogni
^10 ICONOLOGIA
ogni comodo t onde il Petrarca La una fua Sanaone i cosi dice a quello
propollto .
Che i* alma, igntda , e joU
Conirien che arrhi a quel diébìofo calle .
Spaventofo fi dipinge f perciocché cosi conviene eflerc a quelli t che
hanno da calH^gare li fcellerati , fecondocchè meritano gli errori commefli.
Gli fi da la ghirlanda di ciprefTo ■> per eflere quell' arbore confecrato
.a Plutone, come dice Plinio nel lib. i6. della Storia naturale, e gli An-
tichi , dì detto arbore gli fecero ghirlande , per eflere pianta trijta e mc-
fìa i eirendocchè , come una volta è tagliata» più non germoglia.
Il picciolo fcettro , che tiene in mano » dimollra eh' egli è Re dell*
ultima ) e più bafla parte dell' Univerfo .
La chiave è infegna di Plutone , perciocché il regno fuo è di maniera
ferrato , che nefluno può ritornar di là : onde Virgilio nel 6. dell* Enei-
de , così dice ,
Sci revocare p^radum , fuperasque evadere ad auras »
Hoc opus , hìc labor efl : panel , qms ^qtrns amavit
'^uppiter , ér.
La carretta dimoltra i giri di quei , che defiderano di arricchire , per
eflere Plutone dagli Antichi tenuto per Dio delle ricchezze •
E' guidata da tre ruote , per dinotare la fatica , ed il pericolo di chi
vi va d' intorno , e 1' incertezza delle cofe future .
Dei tre Cavalli, come abbiamo detto, il primo fi chiama Amatheo»
viene [ come dice il Boccaccio nel luogo citato ] interpretato ofcuro , af-
finchè fi comprenda la pazza deliberazione di acquillare quel che poco fi
meftiero , colla quale è giudicato ovvero fcacciato l'ingordo. Il fecondo è
detto Alaflro , che fuona 1' illeflb , che fa nero , acciocché fi conofca il
merore di quello che difcorre , e la triftezza e la paura circa i perìcoli,
che quafi fempre vi Hanno intorno . Il terzo vien detto Novip , il quale
vogliono che fignifichi tepido , acciocché per lui confideriarao * che per lo
temere de'pericoli, alle volte il ferventiflìmo ardore di acquillare s' intepidifce.
Gli fi mette accanto il Can Cerbero con tre fauci , per ellere guar-
diano dell' Inferno , eflendo d' incredibile fierezza , e divoratore del tutto «
di cui Seneca Tragico nella Commedia di Ercole furiolb , così dice .
oltre di queflo appare
Del reo Dite U cafa ,
Do-ve il gran Stigio Carte
Con crudeltà fmarrifce V ombre , e V alme ;
Sta quelli dibattendo
Tre Jmfurati capi
Con fpa'ventevol fnonOì
La porta difendendo col gran I{egìio ;
Fi gira» jcrpi al collo
Orridi da <V£dere ,
E con la lunga coda ,
yi giace fibilando un fiero Drago . CAR-
rOMOPRIMO. 511
CARRI DEI QIJATTRO ELEMENTI .
CARRO DI VULCANO,
Di Cefare ^ipa •
Vulcano dagli Antichi era, pofio per il fuoco , e fi coftumava dipin-
gerlo nudo » brutto , affumicato , zoppo ; con un cappello di color
celefte ; e con una mano tenelTe un Martello > e colla liniera una Ta-
naglia .
Stsrà queda Immagine fbpra di un' Ifbla » appiè della quale vi fia una
gran fiamma di Fuoco , ed in mezzo di elTa varie forte di armi -, e detta
Ifola fia polla con bella grazia fopra di un Carro tirato da due Cani .
Il Boccaccio nel libro della Geneologla degli Dei , dice 1 che il Fuoco
è di due forti » il primo è I' Elemento del Fuoco , che non vediamo ■> e
quefto molte volte i Poeti chiamano Giove ; e 1' altro è il Fuoco
Elementare ■> del quale noi ci ferviamo in terra » e per quello s' intende
la Figura di Vukano . Il primo s' accende nelP aere » per il velociffimo
circolar moto delle nubi, e genera tuoni: per il fecondo è il Fuoco
che noi accendiamo di legna » ed altre cofe che ^ abbruciano .
Brutto fi dipinge , perciocché così nacque , e dal Padre , il quale di*
cefi eiTer Giove» e la Madre Giunone» fu da loro precipitato dal Cielo,
ficchè andò a cidere nell'' Ifola. di Lenno nel mare Egeo , che però fi di-
pinge accanto la fopraddetta Ifola s dalla qual caduta rellò zoppo -, e fcian-
cato . Ond' Egli vi^ne beffeggiato dagli Dei nel Convivio j che finge.
Ornerà nel fine della prima Iliade » ove dice in fijo idioma .
Immenfiis a:uem ortas eji rìfus beatis Diis ,
&r viderunt Vidcanum per do-mum mjniflrantem ►
Nou per altro » ' fenon perchè zoppicava , imperfezione ridicolofa. la
una perfona quando fi muove , e fa qualche efercizio , con tutto ciò , da
quella iiletfa imperfezione , prefe vaga materia di lode Giovan Zaratino
Cartellini , mio amico , veramente gentiluomo d.' ingegno , e di belìs-»
lettere , in quello fuo Epigramma »
Ad. Venereni de Dindymo Pallore claiuda^
Erras non ttms efl natus , Cythersa r Cupido-
Stulta. ubi matr't , nilq; pJtri efi firmlis ;.
Is nempe efl aecus , nitido fi Imnìne falges:
Fdcanascpe pater cUudicat , ille voht ,.
IXiniymis e,i ocdìs fimitis tibi totns , &• ore j
'i)tq:ie tuas confux claudicai ipfe pede :
'ì^utus hìc ejfo tms » cMum ']am defere mtìtm i
Eft daidiis c£(tì pttkìmor ifle tua, C^efo'
♦►
3ii ICONOLOGIA
Qi-ierto Epigramma « che ufcì la prima volta ftampato nell' Iconologia
di Roma del id'oj. fu dopo molti anni tradotto in Madrigale dall'Acca-
demico Avviticchiato , ma la trasformazione di Zoppo in Zoppa » nori_»
ritiene quella naturale vivezza e grazia , che in Roma nella prima forma
di Zoppo, al paragone di Cupido cieco figliuolo di Venere, e di Vulca-
no Zoppo .
La quale Imperfezione apprefTo Vulcano fignifica , che la fiamma_j
del fuoco tende all' in sii Inegualmente , ovvero per dir come dice Plu-
tarco , Vulcano fu cognominato Zoppo, perchè il fuoco fcnza legna non_j
cammina più di quello che faccia un Zoppo lenza baftone ; le parole dell'
Autore nel difcorfo della faccia della Luna , fono quefle . Midciherum Vtd'
canum dicimt claudum ideo cognombutum fidjfe , quod ignis fine Ugno non magis
progreditur , qnam claudus fine fcipione .
Nudo , e con il cappello turchino fi dipìnge > per dimoftrare , che il
fuoco è puro e finsero ; più diftintamente efpone Eufebio nella prepara-
zione Evangelica libro terzo cap. 3. la Figura di Vulcano coperto col
turbante azzurro» per fimbolo della celefte revoluzione ,dove il fuoco fi ri-
trova integro , perocché quello che dA Cielo in terra dilcende , valendo
poco , ed avendo bifogno di materia fi dipinge zoppo .
Il Martello e la tanaglia, che tiene con ambe le mani, fignifica il
ferro fatto con il fuoco . ( d )
Gli fi danno i Cani , perciocché credevafi anticaBiente , che i Cani
guardaflero il Tempio di Vulcano, che era in Mongibello , ed abbajaCfero
folamente agi' empi e cattivi , e li mordelfcro , e facefTero fefta a quelli ,
che andavano divotamente a vifitarlo .
Gli fi mette accanto la gran fiamma di fuoco , e le armi diverie , che
vi fono dentro , per fegno della vittoria di quelli , che anticamente reca-
vano vincitori di qualche guerra , i quali folevano niccorre le armi degl'
inimici, e di quelle farne un monte, ed abbruciandole farne facrifizio a_j
Vulcano .
CARRO DELL* ARIA.
Dello Stejjb .
FU dipinta da Marziano Cappella Giunone per 1' aria , per una Ma-
trona a federe fopra di una fedia nobilmente ornata, con un vel»
bianco, che gli cuopre il capo, il quale è circondato da una fafcia, ad ufo
di corona antica Reale , piena di gioie verdi , roife ed azzurre , il co-
lor della faccia rifplendente .
La velte è del color del vetro, e fòpra a quefta un' altra di velo ofcu-
ro. Ha intorno alle ginocchia una fafcia di diverfi colori.
Nella
( « ) Cioè fenduto dal tuoco fleflìbile , e ridotto a fegno da poter ricevere quel-
Xa rornia , che per mezzo del Martello gli fi vuol dare daU' Artefice .
TOMO P R I M 0. 5rj
Nella deftra mano tiene un fulmine • e nella fmlllra ci averà un_i
t'amburino » i — ■' -^
li Carro è tirato da due belliflimi Pavoni , uccelli confecrati a quefta
Dea ) ed Ovvidio nel primo de arte umand't ■, cosi dice .
Laudatas o/ìendit aniìs 'Simonìa, pennas
Si taciciis /peSes > illa recondet epes .
I vari colori , e le altre cofe fopraddette fignificano le mutazioni dell*
aria» per gli accidenti che appaiano in efla , come pioggia? ferenità, ira-
peto de' venti « tìebbia , tempefta « neve , rugiada , folgori , tuoni , e quello
fignifica il tamburino •, che tiene in mano » oltreccìò comete • iride g vapoi
ri infiammati , baleni > e nuvoli ,
CARRO DELL» A C <^ U A .
Dello Steffo.
E' Da Fornuto nel primo libro della natura degli Dei dipinto Nettuno
per 1' Acqua ,
Un vecchio colla barba , ed i capelli del colore dell' acqua marina «
ed un panno indoflb del medefimo colore . Nella deflra mano tiene un_»
Tridente , e ila detta Figura fopra di una conca marina colle ruote tirata,
da due Balene» ovvero da due Cavalli marini in mezzo il mare» ovc-?
fi vedano diverfi pefci . "s:i j;!!-
Fu Nettuno uno dei tre fratèlli » al quale toccò per forte 1' Acqua » e
perciò fii detto Dio del mare» e gli Antichi lo folevano dipingere or»
tranquillo , e quieto , ed ora turbato .
II color della barba , delli capelli » come anche quello del panno » che
porta indoflò > lignifica ( come riferifce il fuddctto Fornuto ) il colore-»
del mare ,
Il Tridente dimoftra le tre nature dell' acqua » perchè quelle dei fon-
ti » e fiumi feno dolci » le marine fono falic ed amare » e quelle del
laghi non fono amare, né anco grate al gufto .
Gli è ' attribuito il Carro » per dimoltrare il fuo movimento nella fii-»
perficie » il quale fi fa con una rivoluzione e rumore » come proprio fan-
no le ruote di un Carro .
E' tirato detto Carro da ferociffimi Cavalli » per dimoftrare * Chej
Nettuno è flato il ritrovatore di effi , come dicono i Poeti , percuotendo
la terra con il Tridente » ne fece uicire un Cavallo» e come racconta^
Diodoro » fu il primo , che il domaffe .
R r CAR-
;i4 ICONOLOGIA
CARRO DELLA TERRA.
NEI terzo libro della Geneologb degli Dei , il Boccaccio defcrive la
Terra una Matrona» con una acconciatura in capo di una tóroiia_»
di Torre, che perciò da' Poeti fi dice Turrita» come da Virgilio n«k
fello libro dell' Eneide vien detto . -i] t -'jì
lelix prole virttm , qmlii Berecytahia ■matsr
Invehitiir curru Thrygìas turrita, per fJrBes .
E' veftita di una verte ricamata di varie foglie d' arbori , e di verdi
erbe e fiori . Colla dertra mano tiene uno Scettro t e colia fiuiltra una_3
chiave .
Sta a federe fopra di un Carro qtCMhrato da quattro ruote , e fopra
del medefimo Carro vi fono parecchie fedie vote » ed è tirato da due Leoni .
La corona in fornu di Torr^ dimoftra dover effere intefa p-;r la ter-
ra , eflendo il circuito della terra a guifa di Diadema ornato di Ciuà»
Torri , Callelli > e Ville .
La ve Ite con i ricami , 1' erbe» cifiofi» dinota le Selve» ed infinite
{pezìe delle cofe » delle quali la faperficie della terra è coperta.
Lo Scettro» che tiene colla delira mano» lignifica i Reami» le rk^
chezze , e la potenza de* Signori della terra .
Le chiavi , fecondocchè racconta Ifidoro » fono per moftrare ♦ che !?__»
terra al tempo delP Inverno fi ferta e fi nafconde il feme fi )pra lei
fparib » quale germogliando vien fuora poi al tempo della Primavera » ed
allora fi dice aprirfi la terra .
I Leoni » che guidano il Carro dinioftrano I* ufànza dell' agri-
coltura nel feminar la terra » perchè i Leoni ( come dice Solino nel libro
delle cofe maravigliofe ) fono avvezzi » fé fanno il lor viaggio per la pol-
vere, colla coda guailare le velligia dei loro piedi, acciocché i Catf*
datori da quelle orme non poffino avere indizio del lor cammino .
Ilche fanno anche gli Agricoltori del terreno , i quali gettato chc->
hanno in terra i femi , Cubito cuoprono i folchi » affinchè gli uccelli noa
mangino le femenze .
Le fedie, come dicemmo, altro non vogliono inferire, che dimoilrar-
cì, non folamente le cafe » ma anche le Città , che fono llanze degli abi-
tatori , le quali rimangono moke volte vacue per guerra , o per pelle ,
ovvero che nella fuperficie della terra molte fedie fiano vote , ta olti luoghi
difabitati , o che eifa terra fempre tenga molte fedie vote per quelli »
che hanno a nafcere ,
CARRO
r M P R I M . 31S
CARRO DEL LA NOTTE.
Conte dipinto da diverfl Toeti , ed in particolare dal £oceacm »
- . Md. primo lìkro iella Geeeoio^ia degii Dei .
'NA ;I>onaa ,' come Matrona fopra di un Carro ^4 quattro ruote , per
moitrare le quattro vigilie deUa notte , Tibullo le da. due CaVaJli
iieri , iìgoifijcaodo eoa elfi V oicur ita deiia notte , «d alcuni altri Io fnnno
tirare da due Gufi , cqjne uxceUi notturni . Virgilio le du due grand' a^
nere , diftefe in guifa » che paja che voli 1 e che moltri con effe in-
gombrar la terra; ed Ovvidio le cinge il capo con una ghirlanda di pa-
pavero , iignificante il fonno .
CARRO DI BACCO.
X>i Cefare B^pa,
UN Giovane allegró.r nudo » ma che ad armacollo porti una pelle di
Lupo cerviero . Sarà coronato di edera , tenendo colla delira mano
un Tirfo parimente circondato dalla medesima pianta . Starà detta Imma-
gine Ibpra di un Carro adorno di ognintorno di viti cqn uve bianche-»
e nere , e farà tirato detto Carro da Pantere e Tigri . ). Poeti dicono
che Bacco fpflfe il ritrovatore del viijio , ed effer Dio di quello .
Giovane li dipinge > e fi rapprelenta colla ghirlanda di edera , perchè
1' edera è dedicata a lui j ( 4 ) ed è Tempre verde ■, per la quale fi vie-
ne a denotare il vigor del vino , pollo per Bacco , il quale mai s' invec-
chia ) anzi quanto è più di tempo -, tant' ha maggior poffanza .
Allegro fi dipinge , perchè il vino rallegra il cuore degli Uomini,
ed anco bevendolo moderatamente » da vigore e crefce le forze .
Dipingefi nudo , perchè quelli , che txevono fupr di mifura divengo-
no ebrj , e manifellano il tLittOj ( ^ ) ovvero perchè il bere fuor dei ter-
mini , conduce molti in povertà , e rellano ignudi ; o perchè il bere_>
fuor dei termini genera calidezza .
R r 2 - II Tirfo
I ■ ■ 1 ■ ,
( (7 ) L' Edera è dedicata a Bacco , per avere in se quefta Pianta , fecon-
do Plutarco j certa Virtù e forza occulta , la quale trae le umane menti tuori
di fé j e quafi le empie di hirore , ficchè , fenza ber vino , fembrano pofcia
gli Uomini iibbriachi . L' Edera dai Greci , è chiamata Gillo , e Gifsare ; tiran-
do le loro parole al noftro ufo di dire , lignifica efsere dato alla libidine , e
perciò fcrive Euftachio , che hi data V Edera a Bacco per fegno di libidine ,
alla quale fono gli Uomini incitati affai dal vino .
^ ^ ^ E' comune il Proverbio. In fino veritas .
^i5 ICONOLOGIA
Il Tìrfo circondato dall' edera i dinota che queda Pianta * ficco-
me lega tutto quello , al che s^ appiglia , cosi il Vino lega le uma-
ne g-nti .
11 Carro fìgnifìca la volubilità degli ebrj « perciocché il troppo vi-
no fa fpcifo ag2irare ii cervello agli Uomini » come li aggirano lej
ruote dei carri .
La pelle di Lupo cerviero » che porta ad armacollo « dimoflnu»
che qucit' animale è attribuito a Bacco , come anco per dare ad in-
tendere , che il vino pigliato moderatamente crefce 1' ardire » e la_j
villa» dicendoli che il Lupo cerviero ha la vifta acutiflima .
Le Tigri, che titano il Carro , dimoltrano la crildeltà degli cbrj »
perchè il carico del vino non perdona ad alcuno »
CARRO
TOMO P R t M 0. 2^7
CARRO DI BACCO
Defcritto dall' Anguillara nella Traduzione delle Meta-»
morfofi diOvvidio lib. 3., e (piegato
J)9lV Abate Ce fan Orlandi *
i«i
CV.l.
B
5* h d' oro e d' oflro (a) alteramente oraatoi
E con pompo fa « e nobite Famiglia
Di Tampani, e noi/^ve incoronato, (b)
Vien [opra un Carro (e) belìo « mara'mglia i
Da quattro Tigri orrtbili tirato i (d)
Che 'l rttorfo leccati » Lor nemico e duro f (o)
Bagnato rf" m buon Fin foave , e puro .
''^ve* già dato apollo itrf ora al giorno «
E /lava a rimirar vago > ed intento
^el nobìl Carro riccamente adorna
Di fino y e ben contejìo oro » ed argemofì
Sopr»
3x8 J CO OOLOGIA
Sopra una ricca porpora, che intorno
t^fe<V4 d Curro m ricco fldorn^i^ento ,
Ed Ei col raggio fuo , che 7 percotea «
Mpko pà b4lo e lucfdp )1 rea^^a .
piando Jt mojfe il gran Carro eminente 9
Di "Pampanì 6 w frdrtdi ornato e heHo 1
Diftinto effendo ogni ornato talmente.
Che quello von logfùa io. fvià* a (jneUtì^r'
Sopra il [ho Capo ugual sì fia pendente
D' oro e di gemme a piombo un gran Crivello j
Da fpejjl buchi , e piccioli forato ;
Tslon fenza ^ran mijlero a Lai dicato . ( f )
Ter voler gire al Seggio , cu' Egli è affifo ,
Ter infiabili gradi ( g ) Ei fi fale ;
Vergine e bello j e graziofo ha il vifo 1
E la fronte benigna e liberale ,
Ha quaft fempre in bocca un dolce rìfo , (h)
E liefle una Lorica trionfale ( i )
Di capì adorna di diverfe Fere ,
Di Tardi, di Leoni, e di T antere . (k)
Innanzi e dopo il Carro , onJ* Ei fedea ,
Venia dìverfa , ed ordinata gente ,
La pia dinota , e che ojfervato avea y
Da poi di' ebbe occupato l' Oriente ,
^el che di giorno in giorno Egli facea
Con pia [incera e ben difpofla mente :
T'ebe affai; (1) pochi illujìri "Domini- e Donne,
Varj di lingue , e d' effìgie , e di gonne . (m)
Innanzi al Carro tre vanno ad un paro
Varj d' afpetto e d' abito , e d' onore ;
^icl di mezzo è '/ più degno , e H più preclaro *
Tiù bello e più difpoflo , ed è il Vigore ;
L' illujlre vifo nitido e chiaro
Fa fede del robit/ìo ]ko valore,
E dimojlra mgU <2tó" e ueW njpctto
£>' effere un "i^pw temprafQ a cireoffietta . (ri)
Da man d^ra il Vigor fegite w Zlowfofco, (&)
Che mofira Aver in liù poca ragione .
La chioma ha rablu^jjfa , e l' occhio lojco ^
E porta ìa vece d' arme un gran bafione ,
E quanto flender punte il morto bofco »
Fa flar difcoflo tutte le Ter Jone :
l^on ufa di ferir con fromba dardo »
Che non gli fa<iìti di louun Ig. fgiurdG .
^cflo
TOMO PRIMO, 319
^lefio è il Furor pericolo/a affatto t
E cìafcun fugge di converfat fsco »
"Però eh* Egli iìa in cóllerx in un tratte »
E gira in cérchio quel baflon da cieco 9
Ferifce fempre mai dappreffo > e ratto «
Ma non tardit lontan tche V occhio ha bieco >
E feppure a ferir dìfcoflo ardifce.
Trova fempre tra via Chi V impedifce .
i' Ira va fempre dietro a quefl' infam ,
Che 'l vifo ha magro , macilente, e brtftt^i
Il capo ha fecco » picciolo , e malfano ,
Che fpeffo poco fumo empir fn(d tutto ;
Pi Serpi ha m mazzo nella de/ira manOf
E quando ha pìen di fumo il capo afciuttOt
Con quei punge il Furor ? feco s' adira i
E quel col fuo bafion fi ruota ì e gira .
&a man manca al hgor, non molto appreso
Segue il Timore t e fìa fempre in paura »
Fa sbigottito , tìmido » e dimeffo ,
E intento mira , e pon per tutto cura »
ya muto ì e non fi fida di fefkffo »
Vuol talvolta parla?., né s* ajjlcura ;
Se parla alfine col dir baffo ed umile
Mojìra l' animo fuo mefchino e vile .
"ì^on ardifce il Furor guardar nel vifo »
E gli par fempre aver quel legno addoff"»,
E teme eh' Ei noi coglia all' improvvifo »
Da qualche umore irragionevol moffoy
Terò fi fla coli' occhio in fui' awifo ,
Ter fuggir vìa prima che fia percoffo ,
^{è crede il vìi d' ogni fortezza ignudar
Che 'l Vigor fia bacante a fargli feudo ,
il Vigor che tra lor nel mezzo è pojìo >
Che va sì poderofo , e tanto altero »
T'ion può far che 'l timor non fia dìfcoflo >
7^è afficurargli il fuo sì vii penfiero ;
Sen va il Vigore in modo ben dìfpoflo ,
Che non tìen conto del Furor sì fiero :
Tur febben va con sì ficuro petto t
Gli fia lontano anch' Ei per buon rifpetto ,
Seg'ie dapoi fui Carro ornato » e bello
Bacco con vìfè amabile , e fcrcno .
Indi rie vien fui picciol ^finello
Il vecchio 1 e non giammai fobrio Sileno y ( p J
Che di fummo di vm colmo ha il cervello, r
£ dì
310 ICONOLOGIA
E di cibo 1 e di l'ino il 'ventre ha pieno ;
Ed ebro un Taralitico raffembrAì
Così tremano a Lui le antiche membra,
D' intorno a Lui vari fanciulli avea f ( q )
^el tema in man dell' .Afmello il laccio •
^ell* altro nella groppa il percotea,
Tofama Ei [opra due queflo e quel braccio »
E con plaufo d' ognun fpejjo bevea i
E fi godea quel fanciulle/co impaccio :
E -l Vecchio , e quei Fanciulli allegri « e grati »
Di Tampanì , e di frondi erano ornati .
( a ) Considerato Bacco come Dio del Vino « fi verte di 01*0 per in-
dicare la potenza , che in fé contiene queft umore , rendendofi Padrone
dello fpirito di chi lo gulla foverchiamente , a fegno che Egli non fa più
regolarli che a feconda dì quello. L'oro apprelTo i Fenici, per teftimonianza
di Giorgio Codino de Orì^. Conflan. era Simbolo delia Potenza , e per que-
ila ragione quei Popoli fingevano che i loro Dei portaflero borfe di oro .
L' Oftro , per il calore che nel fangue fi accende dal Vino in copia_j
bevuto > cagione per cui nel volto de' Bevitori apparifce il color ru-
bicondo .
( è") Coronato di Pampani, e d' Uve, perchè Egli fu creduto il ri-
trovatore del Vino , avendo infegnato come fi avevano da raccogliere le
Uve dalle Viti , e fpremerne il dolce fucco, veramente gratiflimo, come
altresì utile a chi temperatamente ne fa ufo . Euripide in Bacch. , al Lati- |
no trafportato , chiamava il Vino follie vo di tutti i mali, autor del fon- 1
jio , e antidoto della triftezza .
Serttele fatus
"Potnm racemi reperit morcalibus « '
^c protiditi mxroris ille nubila
Fugat repletis niineig liquoribus ,
Somnujque fit mali diebns finghlis
Oblii'ìo i nec pbarmaciim malo aptìus .
Di Bacco inventor del Vino così Tibullo nel lib. i. dell* Elegie."
Mie docnit tener am palis adj ungere "jitem :
Hic iiiridem dura cxdere falce cor/nm .
, //// j'.icundos primum matura fupores
Expreffa. incultis 2lva dedit pedibus .
A quefta oppinione è contrario Tertulliano in ^polog. cap. ir. dicendo
non effere flato Bacco altrimenti Inventore della Vite , e dell' ufo del Vi-
no, ma femplicemente buon Macllro della coltivazione di quella, e dell',
ufo di quelto .
Da Plutarco nel Dialogo, in cui fi ricerca fé più utile fia 1' acqua »
o '1 Vino , fi dice la Vite primieramente trafportata dall' India nella_j
Grecia . Paufania però in Bxoticis aiferifce che la Vite aveffe la prima col-
tiva^ioae appretTo i Tebani , e quindi trasferita a^l' Indi .
( e ) E'
r M P R I M 0. jii
( <; ) E' dato il Carro i Bacco perchè fu reputato il primo Trionfa-
tore . Superò Egli nel combattere molti Re , come Licurgo , Penteo , ed
altri , e foggiogò tutta 1' India , donde ritornandofene Vincitore fopra un
Elefante gode farli vedere in Trionfo . Né avanti Lui fi legge che alcuno
aveOfe mai trionfato delle vinte guerre » perilchè come primo Trionfatore
a Lui fi deve il Carro» Simbolo, fecondo Pierio Valeriano lib. 43. del
Trionfo .
Prefb poi ancora Bacco per il Vino , a Lui è rettamente conceflb il
Carro, giacché il Vino trioiiÌFa de* fenfi dell' Uuomo » e lo fa fchiavo del-
la fua potenza .
La ragione che apporta il Boccaccio nella Geneologla , perchè fia dato
il Carro a Bacco , fi è , perchè il troppo vino fa Ipeflb che non meno fi aggi-
ri il cervello agli Uomini , di quello che fi aggirano le ruote de' carri .
( tf ) Per le Tigri , Animali ferociflimi, fi fpiega che il vino fpeffb
rende gli Uomini feroci , e terribili . Soggette al freno , per moftrare che
la fobrietà raffrena la fierezza , la crudeltà , e mille difetti che per il
troppo bevere s' infinuano nell' animo ,
( e ) Lambifcono il morfb bagnato col Vino , per indicare che i gran
Bevitori difficilmente fi poflTono dillogliere da tal vizio .
( / ) Del Crivello cosi fcrive il Cartari : Fu dato a Coflui il Cribro <
e pofto traile fue cofe fagre j perchè , come dice Servio , credevano gli
Antichi che giovaOTero molto i Sagramenti di Bacco alla purgazione degli
animi » e che per i fuoi fagri mifterj così fodera quefli purgati , come fi
purga il grano col Cribro . Ed il Boccaccio riferifce che credettero alcu-
ni che fofife fatta quella purgazione negli Uomini colla ubbriachezza ,
qual' è il Sagramento di Bacco; perchè paflata che fia poi quella, o con
il vomito o in altro modo , e ralTettatofi il cervello , pare che 1' animo
fi abbia fcordato ogni travaglio, e che fpogliatofi tutti i nojofi penfieri
rimanga lieto e tranquillo , come dice Seneca ancora , ove fcrive della_j
tranquillità dell' animo . Errore fenza fine grandiJiimo , indegno di tant*
Uomo , e flravolto penfare degli antichi Gentili 1
( ^ ) Per inlhbili gradi , perchè 1' Uomo vinto dal Vino avendo il
cervello offùfcato , agitato , e in confìjfione , non ha forza di ben reggere
le membra , da che ne fegue che non fa {labile mantenerfi in piedi e_j
convien che traballi .
( /:; ) Si dipinge di volto verginale , o fia giovanile , graziofo ed allegro.
Di volto verginale e muliebre , per indicare la mollizie che il vino immode-
tatamente bevuto induce nell' animo . Il Vino , e la Lafcivia hanno tra__»
loro non poca coerenza . Viene quella a maraviglia fpiegata da Virgilio
in Opufculìs ,
Ts^ec Venerìs , nec Tu 'uìni capiaris amore ,
-Uno namque modo Fina , Fenufque noccnt .
Vt Veìms enervai iiires , jìc copia Vini
Et tentai grejfm , debilitatqne pedes .
Multos caciis amor cogit fecreta fateti .
S s xArcamm
3Ì2. ICONOLOGIA
^ArccLiv'.m demens detegit ebrietas .
Belbm fxpe park ferus exitiMe Cupido :
^t Lapithas bello perdis , 'yucche t gravi .
Giovane graziofo ed allegro , prima per dimoftrare lo fpiritofo vigore
che fi racchiude nel Vino , per il che f^imm fi crede aver la fua etimo-
logìa dalla parola P'is ; e quindi per fignificare » che 1' ufo rempenitx) di
quello corrobora le membra , e rende l' età florida ancora ne' Vecchi ; on-
de lo rteffo Ovvidio nel quarto delle Metamorfofi parlando di Bacco :
Tibi enìm iriconfumpta iaventits >
Tit puer aternus , Tu formofijjìmus
Ha il Vino forza di attrarre le amicizie , e perciò graziofo » e bello ,
Vino, parant animos , faciuntq; colorìbus aptos >
Cura fitgit , multo diluiturque maro .
Quando però ingordamente fi tracanni ,
Fina parant .Afinos , faciuntqiie furoribus aptos .
E' proprietà di quello Liquore il fugare dall' animo la trillezza « ed in
fua vece infinuarvi penfieri giojali e brillanti . Così nelle fagre Pagi-
ne . Proverb. 31. v. 5. 7. Date fìceram mxrentibus , ^ Vinum bis qui
amaro Jknt animo . Bibant , ér oblivifcantur ^egejlatis fuiS j & doloris fai non re-
cordentur amplitts .
( / ) Ha Bacco la Lorica trionfale per clTere flato un valorofiflimo
Capitano, per aver trionfato di molti Re, e foggiogata 1* India .
( /d ) I Leoni i Pardi e le Pantere fimboleggiano diverfi effetti si
del Vino foverchiamente afsorbito , che moderatamente alfaporato . La fe-
rocità di quelli Animali è notiflima ; notiffimo è altresì quale divenga^»
un Uomo nell* ubbriachezza immerfo . Sembra che perda 1' efifer di ragio-
nevole » né 'da' Bruti più fi difb'ngua. Nota Plinio nel lib. 8. Storia del
Mondo lib. 16. e con Lui Ariftotele nella Storia degli Animali Iib. 6.
che i Leoni per 1' amore diventano furiofi ; tali fi mirano bene ipelfo gli
Uomini per il Vino . I Pardi e le Pantere fono facri a Bacco , perchè «
fé preflar fede fi deve a Oppiano lib, 4. de Venafy fi dilettano aifai del
Vino. Così dal Greco »
Tanteras: etiam dona Bacchi capiunt .
Filoftrato dice che fono le Pantere polle con Bacco, perchè fono ani-
mali calidiffimi , e che leggermente faltano, come facevano le Baccanti , e
fono gli Uomini fpeffb rifcaldati dal Vino più di quello che fiano di Lor
jutura .
Se fi deve riflettere poi al^ ufo moderato del Vino , fono quelli ani-
mali a Bacco ad detti , perchè dimollrano che la moderazione dell' ufo del
Vino è atta a raffrenare i più efiferati animi . Così Fornuto de J^autrAj
Deorum . Tardales Dionyfro Jiibjungunt , atq; ìIIhth fequi induamt , frjc ob colo-
rìs "jarietatem , ìt a ut etiam ipfe , e^ Bacche nebride induantur , ain q'sod afper-
rimi etiam m^res temperato Viin ujtt manftiefcant .
( / ) Plebe alfai ; perchè ne' Pleb-n veramente domina l' ubbriachez-
za.,, e banche p overilTuni fiano, iàruio ben' Efli trovare il mezzO' onde_»
trovar
TOMO P R I M 0. 3^3
trovar denaro per fazìare tale ingorda lor voglia . V efperiraentano pur
troppo le povere Mogli , la povera Famiglia ! Qualunque acquiflo facciano
colle loro fatiche , in vece di rifonderli per il mantenimento della Caia «
tutto fi getta alle Taverne .
( w ) Vari di lingue , d' effigie , e di gonne , per indicare i vari ef-
fetti che produce il Vino negli Ubbriaconi . Chi di Loro fa buffoneggiare •
chi fieramente adirarfi , chi lufsureggiare ec. chi balbuzienti » chi velo-
ciffimi nel difcerfo ec. GraziofiiTimi , a mio parere , fono quei verfì che
abbiamo tradotti dal Greco e rapportati dal Minoe nel fuo Commento all'Al-
ciato circa molti di quelli diverfi effetti .
£is fex « credatìs , Jpecies junt ebrìctatìs .
Ebrhis efl prìmus fapiens : efi alter opimus :
Terms grande "jorat : quartits [uà crimina piorat :
,., ^lìntus luxurìat : fextufcjtie per omnia, jnrat :
Sepùmus accenda : bis quartus fìngula vendit :
"ì^onus nil celai , quod habet fub corde rcjelat :
Somnia denns amat : 'Dndenus turpia clantat :
Et cum fit plemis 'uomitum facit duodenus .
Fulgenzio Ijb. 2. Mythol. annovera quattro proprietà dell' ebriezza .
^atmr J'unt Ebrìctatìs genera -, idefl prima 'vinolentìa s Jecunda rerum obti<vio t
tertia libido j quarta ìnfania .
( » ) Allora fi dice che il Vino corrobori le membra -, e dia vigore t
quando cioè fé ne faccia un ufo moderato ■, giacché diverfamente , non
corrobora « non invigorifce -, ma anzi rende ftupida la mente , af&evolifcc
il corpo ] ed è cagione che per lui divenga tremolante e malfano .
( ) Il Furore , 1' Ira , e il Timore principali proprietà dell' ubbria-
chezza , fono baltantemente defcritti j ed a pennello dimoftrati dall' An-
guillara .
( /' ) Segue il Carro di Bacco il Vecchio Sileno fopra 1' Afino, per-
chè Sileno t come penfarono gli Antichi -, ebbe in cuftodia Bacco eflendo
fanciullo, e ne fa teftimonianza tra gli altri Orfeo in hymno in Sìlemm^
cosi dicendo » fecondo la traduzione dal Greco :
jixc audi , Silene > Tater Dionyfi •, & alunne
Optime Silene ì €^ cimSlis gratijjìme Divisi
Grate vìris pariter cunSlis, pnedulcit Horis .
Non folo Cuflode , ma gli fu peranche Direttore e Maeflro 1 e per
quella ragione pollo tra gli Dei apprelTo Bacco , come ne dimollra Giuliano
in Cteff. ne' feguenti termini dal Greco al Latino condotti : Diis in orbem
fedentibus ^ Sìlenus Dionyfio '^uveni & vennfìo Jovi "Patri proxìmo t proximus %
Ht editcatorem j & inflìtutorem par erat > ajfedit .
In molte Medaglie antiche , come in quelle di Caracalla « di Elioga-
balo t di Gordiano Terzo , di Filippo Seniore > e Juniore , di Macrino 1
di Alelfandro Severo , di Valeriano ec. fi mira fcolpito Sileno , quafi in_j»
tutte » nella flefla maniera figurato ; tra quelle in una delle Medaglie bat-
tute ad onore di Gordiano Terzo , fi vede da una parte la Tefta laureata di
' S s 2 detto
314 ICONOLOGIA
detto Imper.idore colle parole intorno IMP. CAES. M. ANT. GOR-
DIANUM . Nel rovacio un Sileno col braccio e mano deftra alzata ,
é nella finiftra fpalla portante un Otre di pelle di Becco colle fegucnti
lettere parimente all' intorno : AEL. MUNIC. COIL. AN. cioè o/EliiirrL»
Municipium Coilliitamm ^ntonìniannm . Coillu Cittì e Municipio della Nu-
midia in ofìTequio del fuddetto Gordiano fece coniare la detta Medaglia ,
ed il Sileno .che in efla fi mira fa fede che ivi era in venerazione . Non
folo in quefta Città, ma ancora appreffo ad altri Popoli era tenuto iii_»
fommo onore a cagione di elTerc ftato Maeftro di Bacco , come attefta
1' anzidetto Giuliano in Ca,";"!. l>{on & Tu, o fili, inqmt ille , in phìlofophic'n
quoque difciplinis a nobis es infiitutus , & eruditus ? O forfè piuttofto Io ve-
nerarono , per aver Egli piantate e coltivate le Viti ; mentre tutti quelli
che avevano apportato de^ benefìci agli Uomini erano collocati nel numero
degli Dei . Perchè appunto creduto inventore del Vino , fi dipingeva Sileno
coir Otre di Becco in ifpalla , eflTendocchè in fimile Otre fi foleva riporre
il Vino, come ce lo atteila 'ì^onniis Dìonyf. 18. v. 11 5. dal Greco;
Sini/lra q'ndem recens direptam confueto pieno Vino
Humeralì c'mgido clrcumplexum Vtrem tollens .
La cagione per cui 1' Otre fia di pelle di Becco , e forfè perchè queft*
animale fi facrificiva a Bacco ; e del motivo , per il quale fi faceva tal
facriiicio m rende conto Fornuto , Così dal Greco . Hircum ipfitnL*
immjlant , qiix mxium Vitibus animai efl , I Contadini Ateniefi celebravano
la Fella denominata AthcoA/x dall' Otre , come racconta Suìda . Cosi pa-
rimente dal Greco. Peflum ^tbenienfes igebant ^J'colia , in quo utribus caprinii
injtlieb.vit in honorem Bacchi , fallando con un fol piede fopra gli Otri . Lo
teititìca Efichio . A(rwA/^ofT2s è':p' évòs tto^òs oiX^c'ftfoi . Vno pede fdtaa-
te , IX:1 che Virgilio 2. Georg.
2\(o» aliam ob adpam Bacco Caper omnibus aris
ereditar, & veteres ineunt projcenia ludi :
Trxmiaque > ìngcntes pagas , & compita circum
Thefidx pofuere : atque inter pocula Ixti
Mollibus in pratts iin6los faliere per 'Dtres .
Sta Sileno fopra 1' AOno , perchè fi dice che quelV Animale folTe il
primo Inventore della potatura delle Viti ; e perciò gli Antichi crederono
di non dovere all' Afino meno che a Bacco , giacché il ritrovamento del-
le Viti avrebbe poco giovato , fé non fi folfe laputo il modo di mante-
nerle atte al frutto per mezzo della potatura . Si dice 1' Afino Autore di
quello ritrovainento » perchè avendo in Nauplia Luogo ne* Campi di Argo
Cittì del Peloponefo» e Porto degli Argivi» rofi alle Viti i Sarmenti»
che f.ìno i teneri ramufcelli di elTe , dimollrò per i buoni effetti che ne
vennero , quanto utile folfe il togliere alla Vite , arbore per fé lleflb
umidiirimo, gli efcrementi che fuole produrre. In memoria, e in bene-
merito di ciò , gli Abitanti di Nauplia erelTero all' Afino una Statua , e
por teitimonianza di Natal Conte nella fua Mitologìa lib. j. cap. 8. de
Sileno gli Antichi collocarono 1' Afino di Collui traile Stelle . antiqui
e}As %/i/tn.m inter fiderà collo calura fnijfe tradiderimt , (?)
TOMO PRIMO: s^-l
( ^ ) II Vecchio tra Fanciulli , che di Lui fi prendono fjjaffo , fpiega_j
che il Vino fenza moderazione tracannato fa giungere pretto 1' Uomo al-
la Vecchiezza ; e che le Perfone anche più gravi > allorché fiano foggette
a tal difetto , perdono qualunque merito fi abbiano mai acquiftato , non_j
ianno confervare la dovuta gravità ne' loro gelH ed azioni , fi pongono
in derifione , e fi rendono il traftullo delle Perfone ancora del ininimo
conto .
CARRO DELL* AURORA.
Dì Cefare Bjpa,
UNa Fanciulla di 'quella bellezza , che i Poeti s' ingegnano di efprlmere
con parole j componendola di rofe , di oro , di porpora j di rugi ada»
e fimili vaghezze ; e quello farà quanto a' colori , e carnagione .
Quanto all'Abito» fi ha da confiderare , che Ella, come ha tre fiati »
ed ha tre colori dilHnti , così ha tre nomi , Alba , Vermiglia , e Rancia »
ficchè per quello le farei una Velie fino alla cintura candida e fottile; e
come tralparente dalla cintura fino alle ginocchia . Una Sopravvelta di Scar-
latto , con certi trinci e gruppi , che imitaiTero quei riverberi nelle nuvo-
le j quando è vermiglia ; dalle ginocchia fino a' piedi di color di oro , per
rapprefentarla , quando è rancia : avvertendo » che quella Velie deve elTere
felfa , cominciando dalle cofcie per farle moflrare le gambe ignude , e_>
cosi la Velie , come la Sopravvelte fieno molfe dal vento , e facciano pie-
ghe , e fvolazzi .
Le braccia vogliono elfere nude ancor effe, di carnagione di rofe, e_>
Spargerà coli' una delle mani diverfi fiori , perchè al fuo apparire fi aprono
tutti , che per la notte erano ferrati .
Avrà agli omeri le ali di varj colori , dimoftrando con effe la velocità
del fuo moto , perciocché fpinta da' raggi Solari torto fparifce .
In capo porterà una Ghirlanda di rofe , e colla finillra mano una Fa-
cella accefa , la quale fignifica quello fplendore mattutino , pel quale veggia-
rao , avanti che fi levi il Sole , il Cielo biancheggiare; ovvero le fi man-
da avanti un Amore , che porti una face , ed un' altro dopo , che con un*
altra fvegli Titone - (^) ■
Sia polla a federe in una Sedia indorata , fopra di un Carro tirato dal
Cavallo Pegafo, per effer l'Aurora amica de' Poeti , e di tutti gli Studioff;
ovvero da due Cavalli ». P uno de' quali^farà di colore fplendente in bianco»
-."' ;:ìì;.. ■_nn::ir} -, , , ..:. .i;;hi Ji) ;;,■',. e 1' al-
( (7 ) Secondo le Favole Titone era Piglio di Laomedonte , Pratello di Pria-
mo Re di Troja . Qiiefti dalla natura hi dotato di fomina bellezza , ondc_»
r Aurora di Lui fieramente fi accefe , lo voile in Conforte; e fece in Cielo
trafportartolo ottennegli dalle Parche l'immortaiità . Dimenticatafi però di chie-
dere a (Tiielté unita alla grazia dell' effere immortale quella di una perpetua
gioventù j Titone venne in tanu Veccliiezza che fi trovò obbligato a ftarfene^
fempre in Letto ,
325 ICONOLOGIA
e 1' altro fplendente in rofìfo . Il bianco [ fecondo che racconta il Boccac-
cio lib. 4. della Genealogia degli Dei ] denota che nafcendo 1* Aurora dal
Sole » procede quella chiarezza del Cielo , che fi chiama Aurora , ed il
Cavallo rolfo il principio della mattina , che oliando i vapori , che fi leva-
lìo dalla terra, mediante la venuta del Sole» 1' Aurora fi parte ; ficché
/dalla vennta del Sole , e la partenza dell' Aurora > il Cielo rolTeggia .
CARRO DEL GIORNO NATURALE.
Del B^verendìjjìmo Danti Teruzino j Vefco'vo d'^latrì .
UOmo in un cìrcolo fopra di un Carro colla Face accefa in mano , ti-
rato da quattro Cavalli , fignificanti le quattro fue parti dell' Orto ,
e dell' Occafo , e i due Crepufcoli , ovvero il mezzo giorno » e mezza.^
notte > che anch' efla corre avanti il Sole ,
CARRO DEL GIORNO ARTIFICIALE.
Del fopraddetto autore .
UOmo fopra un Carro tirato da quattro Cavalli t per la ragione dctta_j
di fopra , colla face in mano j per il lume ì che apporta » ed è gui-
dato dall' Aurora .
CARRO D E L L' A N N O .
Dell' ifleffo Fefcovo .
u
Omo fbpra un Carro con quattro Cavalli biancJai > guidati dalle quat-
tro Stagioni ,
C^RRO DI CERERE:
Di Cefare BJpa.
DAI Boccaccio nella Genealogìa degli Dei lib. 8. è fatta la defcrizione
di Cerere per una Donna fopra di un Carro tirato da due ferociffimi
Praglii . In capo tiene una Ghirlanda di fpighe di Grano , come dice Ov-
vidio ne' Falli .
Impofuìtque fu* [picea ferta comx
Ed in un altro luogo , 3. Elegiarnm ,
Flava Ceres tenues fpicis redimita capillos.
Tiene colla delira mano un mazzetto di Papavero» e colla finillra una
Facella accefa .
Le fi
TOMO P R I M 0, 527
Le fi danno i fopraddetti Animali > per dimoftrare'i torti folchi che_»
fanno i Buoi, mentre arano la terra, cHe per tale s' intende Cerere, ov-
vero per dinotare lo fcacciato Serpe da Eurilico dall' Ifola Salamina , il
quale falvatoli nel Tempio di Cerere» ivi fé ne flette fempre , come fu»
Minìftro , e Servente ,
La Ghirlanda delle fpiglie del Grano flgnifica » che Cerere fla la terra
piena e larga produttrice di Grano ; e pel Papavero la fertilità di eOfa . {à)
Per P ardente Facella , credo , che li debba intendere il tempo della
State , quando più ardono i raggi del Sole , i quali fanno maturare le bia-
de , ed anco quando s' abbruciano i llerpi e doppie de' Campi , onde i
contrari umori che fono d'intorno alla fuperficie della terra eHilano , ed.
ella per tale effetto diviene graCfa » e rende abbondanza grandillima »
CARRO DEL L' OCEANO,
Dello Stejfo .
UN Vecchio ignudo di venerando afpetto , e del color dell' acqua ma-
rina , colla barba » e capelli lunghi pieni di alga , e chiocciolette ,
ed altre cofe fomiglianti a quelle , che nafcono in Mare . Starà fopra di
un Carro fatto a guifa di uno Scoglio» pieno di tutte quelle cofe , che na-
fcono in fugli Scogli , e come narra il Boccaccio lib. 7. della Genealogìa
degli Dei » e tirato da due grandiflime Balene . Nelle mani avrà un Vec-
chio marino .
Vecchio , e di venerando afpetto fi dipinge , perciocché [^ fecondocchè
dice il Boccaccio nel fopraddetto lib. ] 1' Oceano è Padre degli D^i, C-j-
di tutte le cofe ; ed Omero nell' Iliade , dove induce Giunone, dice, che
1' Oceano è la nazione di tutti gli Dei . (pj H Car-
' 1
([ (2 ) Si da il Papavero a Cerere non folo per effer Simbolo della fertilità , ma per-
chè , fecondo quello che raccontano le Favole , Cerere per la perdita della fiia Fir
glia Proferpina caduta in eftrema angofcia , non poteva trovar ripolb , e la crucici
memoria a Lei non fimeflava il folo giorno , ma nella notte ancora le toglieva il dol-
ce follievo del dormire . Si appigliò la Dea air efficace Virtù , che in fje ha il Papa-
vero di conciliare il fonno , e ne ritraffe fommo giovamento ; Perlocchè qraefta
Pianta fu a Lei fempre cara , e fu tale rfileffo le fu da' fìioi adoratori confacrata .
( i» ) L' Oceano è detto dagli Antichi Gentili Figlio del Cielo , e della Terra , e
Pa<ire degli Dei , de' Fiumi, e delle cofe tutte animate . Lo differo Figlio del Cielo e
della Terra , per la ragione , che nell' atto che 1' Amore del Sommo Sempiterno Fa-
bro_([ da Loro- confufamente , e tropo male- comprefb J dall' informe confiifa ma-
teria volle la mole dell' LTniverfo creata e diftinta , nacque il Cielo , e la Tèrra ;
dille Egli poi : fi faccia la Lucej quindi : fi frapponga alle acque che ricoproa
la Terra, e fi alzano inverfo al Cielo, il Firmamento, cioè un Ci«lo foli-
do ,. ed infleffibile , il quale divida le acqr.e , ciie gli vuò riporre di fopra_. ,-
dalle altre' elle lafcerò- tra '1 Firmamento , e la Terra . Il che tu prontamente efégui-
to 3 e da ciònededuffero-cherOceano dire fi dovefTe Figlio del Cielo é della Terra ^
Qi £eo>,, e gli altri Teologi^tiUti dei Gentiieimo- diU'ero 1' Oceano Padre: de' Dei: , e,
deUe:
r
^18 ICONOLOGIA
II Carro dimoftra « che 1' Oceano va intorno alla terfa t la rotonditi
de]Ia quale è moftrata per le ruote del Carro , e lo tirano le Balene , per-
chè quelle cofe fcorrono tutto il Mare ; come 1' acqua del Mare circon-
da tutta ia terra .
Tiene il Vecchio marino 5 per dimoftrare eh' effendo I' Oceano condot-
to dalle Balene pel gran Mare » fofle ricco di molti Buoi marini , e di molte
fchiere di Ninfe, che l'uno, e l'altro dimollrano le molte proprietà delle
acque , e i diverfi accidenti , che Tpeffo fi veggono di quelle ,
CARRO D' AMORE.
Come dtpììtto dal Tetrarca ,
Qt
Sottro Dtflrier vieppiù che neve bianchi ^
Sopra un Carro di fuoco un Garzon crudo
Con arco in mano -, e con faette a' fianchi *
Contro del qual non vai elmo , né feudo ,
Sopra gli omeri avea fai due grand' ali
' • Di color mille , e tiMo l' altro ignudo ,
CARRO DELLA CASTITÀ*.
Dello Steffo .
UNa bella Donna, veftita di bianco, Topra d'un Carro tirato da duc_>
Leoncorni . Colla delira mano tiene un ramo di Palma , e colla fini-
ftra uno Scudo di criilallo -, in mezzo del quale vi è una Colonna di Dia-
ipro, ed a' piedi un Cupido legato colle mani dietro, e con arco , e_*
ftrali rotti . Ancorché fopra quella materia fi potrebbe dire molte cofe t
nondimeno per efler opera di un Uomo tanto famofo , fenz' altra noftra»j
iichiara^ione avrà luogo .
CARRO DELLA MORTE.
jyello Steffo»
UNa Morte colla Falce fienara in mano . Sta fopra un Carro tirato da
due Bovi neri , fotto del quale fono diverfe Perlbne morte , come
Papi , Imperadori , Re , Cardinali , ed altri Principi , e Signori . Orazio
conforme a ciò, così dice. Pallida
delle cofe tutte , perchè fenza V umore niente nalce , e fi corrompe , e tutte le qua-
lità degli Elementi , alle quali attribuirono il nome di Deità , nafcono dall' umore .
Cosi y^riftof. in Avibus fecondo la Latina Traduzione .
/intc non erat ^enrn htmcrtaììum , antequam Arm r comrnifctrffet omnia . Ccmmijiii
vero alìts alits , natum efi Ctcìum (J Terra , Qceanufquc , cmBiut/.qnc Dcorvnt icaiirum
{cnut Ktermsm ,
TOMO PRIMO,
Talltda mors ccq:io pnlf.it pede paHp&mm tabernas «
B^gumque Turrcs .
E Stazio in Tebaide .
Mille modis Uthi miferos' oicrrs una fatigat
Ferro , pefle -, fante > 'vinclis i ardore •> calore ?
' Mille modis miferos mors capii ma, homines . '
3^9
CARRO
DELLA
Dello Steffo .
FAMA
LA Fama nella guìfa , che abbiamo dipinta al fiio luogo j ma che ftìa
fopra di un Carro tiralo da due Elefanti . Avendola dichiarata altrove»
■qui non mi eftenderò a dirne altro .
CARRO DEL TEMPO.
Dello Steffo .
UN Vecchio con due grandi ali alle ipaìle , appoggiato a due croccio-
le 5 e tiene in cima del capo un Orologio da polvere j e flarà fo-
pra un Carro tirato da due velocitimi Cervi ,
CARRO DELLA DIVINITÀ*.
Dello Steffo,
I
L Padre, Figliuolo, e fopra di Eifi lo Spirito Santo in un Carfo » ti-
rato da' quattro Evangelilti,
«.^
T e
CASTI-
SSD
ICONOLOGIA
CASTIGO.
4M Ctfm 9^pi ,
Dlpingereino pel Caftigo nn Uomo in ateo feroce e fevero » che tenga
con ambe le mani una Scure , o un* Accetta che dir vogliamo , in
maniera che moftri di voler con effa fevcriflìniamente dare un fol colpo »
ed accanto vi fia un Leone in atto di sbranare un' Orfa . *" . .
Non folamcnte appreflb de' Romani , ma anche appreflb alcuni Popoli
della Grecia , la Scure fii geroglifico di fèverillimo Caftigo » iìccome fi
può vedere nelle Medaglie del Popolo diTencdo, de-I quale tratta Polluce,
perchè il Re di T«nedo aveva fatta quella Legge > che C^i foCfe llato
trovato in Adulterio , cosi mafchio , come femmina , fofle decapitato col-
la Scure 5 e non avendo Egli perdonato al proprio Figliuolo » volle che*
ne foffe fatta memoria , come fi vede nelle Medaglie di Tenedo , che da
una banda vi è la Scure , e dall' ultra due Tefte .
Che il Leone nella guiHi fopraddetta fignifichi il Caftigo , ne fervire-
mo di quello , che cita Eliano , fcritto da Eudomio , cioè , che un Leone,
un' Orfa , ed un Cane nutriti ed allevati da un certo Maeftro ad una me-
defima vita, vilfero lungo tempo infieme pacificamente , fenza offenderfi
punto 1* un r altro , come fofero (tati domelHci , ed animali d' una lleifa
Ipecie j ma 1' Orfa molfa da un certo impeto, sbranato il Cane, col quale
aveva
TOMO PRIMO. 511
aveva. CQcnune b fhnzi, ed il vitto, il Leone commoffo per k fcelkra-
tezza. di aver ratte le Leggi del ìrivere £btca ad un raedefìiaa Tetto, carfe
addoOfa ali"Qrfa.5 e sbranatala paritaenÉer te fece per lo Caae pagire k_»
meritata, pana . («)
FATTO STORICO S^GRO.
IL fuperbo , 1' ambiziofo , il crudde cradftor Fratricida Alfalonne Figlio
di Davide, fi ribellò al Padre, contro Lui folle vò poderofa Armata, lo
collrinfe a fuggirfcne da Gerofolima ; ma finalmente giunto dall' ultrice_»
mano di Dio , mentre fi penfa aver fermata per le chiome la Fortuna , ed
cffer già preffo ad occupare il Soglio Paterno , prcfa peffima piega i fuoi
affari, debellato il fuo Efercito , volendo Egli colla fuga porfiinfalvo, cor-
rendo fovra un Mulo , nel pafiTare fotto una denfa ramofa Quercia , intri-
candofi la fua lunga Chioma ad un ramo di quella , rimafe fofpefo , men-
tre la Beftia velociffimamente gli fi fottraife di fotto , feguendo il fuo cor-
fo . Nel qual tempo incontrandofi a vederlo Joab Generale delle armi di
Davide, con tre lance fpietatamcnte lo trafìfife • 2. de' Bj cap, i8.
FATTO STORICO PROFANO.
PEr appagare Perillo le crudeliftìme brame di Falarì Tiranno di Agrigen-
to , il quale tuttodì andavafi immaginando nuovi fupplizj per tormen-
tar Uomini , inventò il tanto celebrato Toro di bronzo , e lo fabbricò col
fuo ingegno tale , che fé Uom vivo vi era porto dentro , mandava fuori
voce a guifa di vero Toro . Ricevè ben però di quella fua atroce inven-
zione il condegno calb'go ; mentre il Tiranno ne volle nella fteda fua Per-
fona la prova , col farlo dentro racchiudere , e fottoporre alla Macchìna__s
ardentifTima fiamma . ^flolf. Off". Star. lib. 2. cap. 2. ed altri .
F A T T O F A V O L O S O.
FAvorl tanto Giove Re de^ Dei IfTicaie Re de'' Lapiti , die giunfe infìa*
a farJo federe alla fua fbeflia Menfa.. Iffione allora; ranco audace divenne',
che osò di amar Giunone- , e di tentarla ;; mra qiiefba Dea» ne fece avvertito il'
Marito, che per far prova di Lui formò unu-Nube, che fomigliava Giù—
T t 2 none ,
■ Il I _ - Il II ■ I I I M^^l.^^— ■ I
( i7 } Il Gaftigo di Dio dal P. Ricci è figurato : Vome con faccia fevera e sdegnata ,
che [emhra far atti ài ukgno . Ha una fpatl/riit ttfimmano , ed una falce. Nell'altra un»
fplendido Sole . Con faccia fevera e sdegnofa, per i caftighi ed afflizioni, che giuflamen-
tc il S ignare manderà a' ttifti . La fpada è 1' Iftroinento della firn Divina Giiiftizia;-»
che adoprerà contro i ribelli della fiia Saata Legge . La Falce denota il gafligo, per
fentenza- di Pierio , e dagli Antichi fi ponea in mano, de' Cuflodì delle Vergini fer
guardarle da* Ladti ; e fìccome la- Fàlte tronca le fpighe nel campo ., cosi tron-
cherà Iddio il capo a' peceatori , diantfO' loro eteroa morte. IlSolerapprefenta^
Iddio .
S^z ICONOLOGIA
none , e la fece andare in luogo remoto , ove Iflione la trovò , ed usò con
quella . Non lafciò Giove impunito 1' empia delitto ; fulminò il temerariot
e lo precipitò nell' Inferno, dove le Euraenidi lo legarono ad una Ruota» che
inceàantemcnte girava . 'ì{atd Conte Mitolog, lib. 6. cap^ id. de Ixione^
e A S T I T
9i Cefate B^a»
A*»
DOnna bella d* onefta faccia . Nella deftra mano terrJi una Sferza alza-
ta in atto di batterli » ed un Cupido cogli occhi bendati le ftia_j
fotto a* piedi . Sari velUta di lungo , come una Vergine Vertale , e cinta
nel mezzo d' una fafcia , come oggi in Roma ufano le Vedove , fopra la
^uale > vi Hi. fcritto il detto di S. Paolo : Cajìi^o Corpus msum »
C A
T A» »
Delb St€Jfo .
DOnna veftita di bianco , che s'appoggia ad una Colonna, fòprala quafe
vi farà un Crivello pieno d' acqua . In una nuno tiene un ramo di Cin-
namomo . Neil' altra un vafo pieno di anella . Avrà fòtto a* piedi un Ser-
pente morto. , e per terra vi faranno danari , e gioje »
Vdleff
T AI P R l Al O. ?jj
Veftelì quella Donna di bianco per rapprefentare la pumi dell' animo ,
che mantiene quella Virtù ; e s' appoggia alla Colonna j perchè non è fins
to ed apparente , ma durabile e vero .
II Crivello fbpra detta Colonna » pel gran cafò che fiiccefìTe alla Ver-
gine Veflale » è indizio o Umbolo di Caftità .
II Cinnamomo- odorifero e preziofò dimoftra t che non è cofa della__,
Caftità più preziofa e foave r e nafcendo quell' Albero nelle rapi , e nelle
fpine » mollra che traile fpine della mortificazione dì noi lleffi nafce la-_»
Caftità , e particolarmente la verginale .
Le Anella fono indizio della Caftità Matrimoniale .
II Serpente è la concupifcen2a , che continuanveiite ci flìmola per m^ez-
zo d* amore .
Le Monete » che fi tiene fbtto a* piedi danno fègno , che £1 fuggire-s»
1' Avarizia è conveniente oie^zo per confervar la Caftità.
Caftità .
DOnna', che abbia velato il vifo , veftfta di bianco , e ftia m atto df
camminare , Colla defl^a mano tenga uno fcettro i e colla. fìniftra_j,
due Tortore .
La Caftità, come aff,;rma S. Toramafo in 2. 2. queft. 151. artic. i. è.
nome di virtù , detta dalla caftigazione della carne 1 a concupifcenza che
rende 1' Uomo in tutto puro e fenza alcuna macchia carnale .
Le fi ft, il vilb velato, per e (ler proprio- del cafto- raffrenar gli occhi r
perciocché , come narra S. Gregorio nei Morali , fi devono reprimere gli
occhi come rattori alla colpa .
II vertimento bianco denota» che la Caftità deve efler pura e netta_»
da ogni macchia , come dice Tibullo n«I 2. lib, Epift. r.
Cafla placent fuperis , pura curri vefle •venite »
Et manibm pnris jìtmite- foìctii aqiiam .
Lo ftare in atto di camminare dimoftra , che non biTogna ftare . ftr
ozio, caufa ed origine d^ ogni male ; e però ben ditTe Ovvidio de reme~
dio amoris .
Otta Jì tollas , perìere Cupidinis arcus .
Le Tortore fono » come riferifce Pien'o Valeriano nel lib. 22. degli
fuoi Geroglifici , il Simbolo della Caftità , perciocché la Tortora perdu-
ta che h:a compagnia , non fi congiunge mai più .
Lo fcettro fignifica il dominio , che ha foprx di fé ri cafto ,- percioc-
ché febbene la carne è principalmente nemica dello fpirito » nondimeno-
quando egli vuole non può elTere mai abbattuto , né vinto da quella ; e
febbene è fcritto . Continua pugna , rara motoria . nondimeno è detto di
fbpra , quando I' Uomo ha faldo proponimento , incontrario non può elTer
fuperato in alcun modo , e prima Ci deve mettere in efecuzione quei
verfo di Ovvidio nel terzo libro delle Metamorfofi , quando dice :
^nte » ait , moriar , qnam fit tèi copia nofl.n ,
Che
33A ICONOLOGIA
Che mlferamentc traboccare nel vizio delie carnali concupifcen-
2e . ( d )
FATTO STORICO SAGRO.
DI rale impudico- amore uifiamraata fi era h Mogiie di Putifar-del
Giovanetto Ebreo Giufeppe » che più e più fiate tcciò indurlo a_»
compiacerla nelle fue sfrenate voglie , alle quali Egli coltantiflimo fempre
refiiiette . Accadde un giorno che entrando Giufeppe ( che tutto il libero
arbitrio aveva nelle doraeftiche cole di Putifar ) nella Camera dov« era
la sfacciata Donna -, Ella afferratolo per un lembo del mantello fece for-
za per obbligarlo a feco giacere . 11 caftifGmo Giovane non vedendo altro
icampo per toglierfi alla di Lei impurità» le abbandonò in mano il man-
tello , e fi apprefe a ibilecita fuga . Sdegnata la rea Femmina converfe-»
r affetto in furore , ed accufandolo al Marito , come fé Egli tentarla
avetTe voluto , lo fé porre in ofcura carcere » dalla quale in premio di
fua Virtù Iddio lo tolie , innalzandolo , per mezzo di Faraone , alle più
alte dignità. Cene/, cap. 59. cap. 41.
FATTO STORICO PROFANO.
DAmocIe Giovanetto Ateniefe vedendo di non poter isfuggire la sfre-
natezza del Re Demetrio , fi gettò in un bagno di acqua bollente «
eleggendo piuttollo morire , die macchiare il bel candore àx fi.ia purità .
Sabd. Uh.. 5.
FATTO
Q a ") Abbiamo dal P. Ricci figurata la Gallica : Pomitr ili faccia affai Mia ,
c»n veftìf/iemo candido e rifpkndente . Coronata . Con im Gmo in mano , ed tma Sferza
alla cìnta . AkW altra mano a'jtà una Pianta di Cinnamomo . Abbia apprefjo uncu»
Torri formata di Avorio , fulla quale fono molte Colombe Selvagge . Bella col vefti-
inento candido e rifplendente , per effere Virtù bellifllma , che contiene la can-
didezza e fplendor dell' oneftk . Coronata , in fegno della Vittoria che fi ri-
porta in vincere gli appetiti della carne. Tiene il Giogo, perchè doma il fenfo
a guifa d' indomiti Giovenchi . La sterza d«n©ta il gaftigo del corpo , conche
fi mantiene la vera pudicizia . Il Cinnamomo, per effer Pianta che fi ritrova nel-
le Rupi, e ne' Monti tra fpine e triboli, e fi coglie con gran diffitoità , Cgni-
6ca che la Callitk fi conferva colla mortificazione e aftinenia . La Torre di Avo-
rio rapprefenta l' incQrriittibilitk di quella Virtù , ed è Simbolo della Fortezza .
Le Colombe Selvagge fono appropriate alla Caftità , per quello che ne abbiar
mo da Pierio Valeriane lib. ii. Le Colombe Selvaggie, dice E^ilì , a dffieren-
za delle domeftiche , che fono Animali liifTuriofiflìmi , fono Geroglifico della Ca»
ftità , pereliè ufano il coito molto di rado, e però fi dicono Palombi, perchè
perdonano a' lombi , fecondocchè pensò Alberto . E foggiunge che quelli clic >
ufano in cibo di quefti uccelli diventano più deboli ncll' ufo venereo .
TOMO PRIMO, 555
FATTO FAVOLOSO.
Coronide Figlia di Coroneo di Focide ebbe tanto in pregio la lùa pu-
nti ■, che invaghitofi di Lei Nettunno , benché colle più f^rti lufin-
gh€ 1 « 'Colle maggiori promefife di tefori e di delizie procuraiTe trarla^»
al fito volere , EiTa fi pofe ad una precipitofa fuga , e sì caldamente pregò
i Dei a difenderle 1' onore , che Minerva moCfa a pietà > la trasformò in-^*
tj-na Cornacchia . 0-vvid. Metam. ìib. 7.
CASTITÀ' MATRIMONIALE.
Di Cefare S^pa .
UNA Donna veftita di bianco . In capo avrà una ghirlanda di futa . Net-
la deftra mano tenga un ramo d'Alloro, e nella finillra una Tortora.
La ruta ha proprietà di raffrenare la libidine , per 1' acutezzar del fuo
odore » il quale eiTendo comporto di parti fiottili , per la fua calidità rifol-
ve la ventofità, e fpegne le fiamme dì Venere» come -dice il Mattiolo
nel 3. lib. de' Commenti fopra Diofcoride .
Tiene il ramo d' Alloro , perchè quell' albero lia grandiflìma fìmiglian-
za colla Caltiti « dovendo eiTer perpetua , come è perpetuo il verde del
Lauro , e llridere e fare refiitenza alle fiamme di Amore , come ftridond
e refiitono le foglie ed i fuoi rami gettati ibpra il fìioco . Però Ovvidio
nel I. delle Metamorfofi fìnge, che Dafne Donna cafla fi trasforraaCfe in
Lauro .
La Tortora e' infegna col proprio efempio a non contaminare giam-
mai l' onore e la fede del Matrimonio, converfando folamente fempre.-»
con quella , che da principio fi ekife per compagna .
Si può ancora dipingere 1' Armellino , per la gran cura che ha di non
imbrattare la fua bianchezza , fimile a quella dì una perfona calla . [" (Z ]
FATTO
[ tf ] Figurò il P. Ricci la Caflità Matrimoniale : Donna di età 7»atura con "vago ve^
fìtmento , fopra di cui vijìano tanti fiori frinitali all' ufanza de' Cigli . Tenga in una ynane
lo Siettro , £ nelV altra una Tortora . Affìedi le ftia un Armellino , un Elefante , ed una-s
Cerva . Donna matura , in fegno che i Congiunti in Matrimonio non devono attende-
re a leggerezze . Il vdlimento pieno di Gigli , per elTer quefti Simbolo della Pudici-
zia e Callitk j e come il Giglio rra cefpugli , così la Caditk fi mantiene traile afprez-
ze della Penitenza . Lo Scettro denota il dominio che hanno i Maritati e libertà 1' urt
coli' altro . La Tortora, perchè "è animale che non fi accomuna mai con altro che cól
fiio compagno . L' Armellino jper effer gelofiflìmo della purità a fegno che prima fi
lafcia morir di fame che imbrattarfi nel fango . L' Elefante ( fé fi tia da credere a_»
Naturalilli ) non fi congiunge colla compagna fé non di nafcoflo , e folamente in-a
due anni , nel quinquennio del Mafchio , e decennio della Pemmina , e perciò è Sim-
bolo della moderazione che devono ufare i Congiunti , e della verecondia , ed one-
fr3,che devono confervare . I Cervi non fi accollano mai all' atto Venereo , fé non h
ben fatta la purgazione .
53^ ICONOLOGIA
FATTO STORICO SAGRO.
"¥3^^^"^^" Iddio il cafto coniugai vivere di Tobia il Giovane , e di Sari
JL lua Conforto . Era Sara Figlia di Baguel , e di Anna della Città di
Rages nella Media . Il Demonio nominato Afmodeo congiurò in modo a_j
fuoi danni, che appena fi accodava al Marito, che Egli quello uccideva.
Sette furono gì' infelici che provarono sì infaufta forte . Avendo Sara un
giorno non so qual contefa con una fmi Fante , fu da quella rimproverata
degli Omicidi, come da Lei provenienti. In tal modo le trafiifero il cuo-
re le afpre parole , che fola ritiratafi a' piedi del Sommo Iddio , Signore,
dicea , Voi fapete che Io ad Uomo non mi appreffo per libidine , che fono,
e flati fempremmai furono caftiflimi i miei penficri ; perchè dunque con-
tro me difavventura si deplorabile ? Volle Iddio confolare 1' afflitta , ed in
premio di fua pura mente , fece che a Tobia Giovane altrettanto callo fi
uniile , e da Lui ebbe Figliuoli , con Lui vide lunga età , fino a vedere.»
i Figliuoli de' Figliuoli . Tobia .
FATTO STORICO PROFANO.
Odogona Figlia di Artaferfe , o come vuole Valerio Maffimo , di Dario
Re di Pcrfia , effendo rimalta Vedova di Oronte , ed elfendo ancora
Giovane , e di belliflìmo afpetto , veniva da molti ricercata per le feconde
Nozze ; ma Elfa ad Oronte , benché defonto , rifoluto aveva di ferbarc per-
petua fede , e viverfene fempre calla , e perciò attender non volle mai a
parole di Matrimonio . E perchè un giorno la fua Nutrice procurò perfua-
derla a fcordarfi il primo Amore , e ad altro appigliarfi , Ella piena di sde-
gno con un ferro 1' uccife . ^Jìolf. Off". Stor. lib. i . cip. i . Battifla. Fulgoj. ec.
FATTO FAVOLOSO.
PEnelope Figlia d' Icaro , e Moglie di UliflTe . Nella lontananza fua_3
dal Marito così ferbò la fede coniugale , che per liberarfi dall' impor-
tunità de' fuoi Amanti , i quali volevano fedurla , diede parola di fpofar
colui , che avélTe piegato 1' arco di Uliife ; ma nelfuno potè venirne x^
capo , e follccitandola pure coloro , Ella promife di volere eleggerfi un_»
Marito , quando terminata avclTe una Tela . Le fu accordato ; ed Elfa di-
sfaceva la notte , quello che aveva fatto il giorno ; ed in fomma con tanti
artifizi I' intertenne , che finalmente tornato Uliile , ammirando la fedeltà
della Conforte , e la sfrenatezza degli Am?nti , con Loro divenuto furiofo»
tutti gli uccife . Omer. Odijf. Ovvid, Fuji, Epifl, i ,
CECI-
TOMO PRIMO.
53T
CECITÀ' DELLA MENTE.
Z>i Cefire I{ip4 ,
/^
\
■4^^^
DOnna veftita di verde . Stia in un Praf*^ pJoao è\ v*ij fiori, col cap»
chino 1 e con una Talpa appreflb .
Cecità fi dice la privazione della luce degli occhi , e per fimilitudine,
ovvero per analogìa, fi domanda ancora 1' offufcazione della mente; però
r una fi dimolìra colla- Talpa » per antico cofturae degli Egizi i come rac-
conta Oro Apolline : 1' altra colla tefta china verfo i caduchi fiori della-_s
terra , che fono le delizie mondane > che allettano 1' anima , e la tengo-
no occupata fenza .profitto , perchè quanto di bene il Mondo lufing!iiero
ci promette, tutto è un poco di terra., non pur fotto falia fperanza da_j
' breve piacere ricoperta , ma con grandiffimi pericoli di tutta la noftra vi-
ta 5 come ben dice Lucrezio lib. 2. De natura rerum .
Oh mifer.ts homìnum mentes , & pe&ora Caca \ ' •
^ialìbns in tenebris "jitiS » qaantijqae perklìs »
Degitur hoc £ii qaodcmnqw e/Il
V V Ed Ov-
■ta Orvidio »-' '•• _- y ^-^ / >^
..^1 iib. 6. delle Metamcrfofi .
Tnh fuperi qu^intum mortalia pecora Caca
T^onis habent ! (►?)
FATTO STORICO SAGRO.
Fornito Sanfone dall' Onnipotenza di Dio , di una incomprcnfibile forza»
era divenuto lo fterminio , e '1 terrore de' fuoi nemici Filidei . Dopo
molti egregi fatti fi lafciò Egli forprendere in guifa tuie dall' amore di
Donna chiamata Dalila , che altro lume non vedea che per gli occhi fuoi.
Pervenuto ciò a notizia de' Filiiceì , •uibitirr.ente a Lei ricorfero , promet-
tendole mille e cento argenti » fé ingannato avefle 1' Uomo robuiiò i e da
Lui intefo , onde procedefle forza prodigiofa cotanto . Accettò la crudele
ed avara l' impegno , ed al primo acceflfo di Sanfone lo affali coli' ingrata
dimanda . In udire Sanfone 1' audace curiofità , volle di Lei prenderfi giuo-
co , e le diede ad intendere , che fé foffe Egli legato con fette funi di
nervo ancor frefco ed umido ■> perduta avrebbe allora la fua forza , e ri-
dotto fi farebbe alla comune fiacchezza . Diede la fcaltra il di feguentc_>
r avvifo a' Satrapi de' Filifteì -, i quali prontamente titrovarono le fettc_>
fiini di nervo peranche umido « afcondendofi Effi con Gente armata in Ca-
mera a Lui vicina . Venne Sanfone » fi coricò , e addormentato che fu <
Dalila gli legò colle dette funi le mani » indi lo fvegliò , gridando : San-
fone 5 ecco i Filiftei fopra di Te . Deflatofi alla voce Sanfone , fece sforzo
tale colle mani per metterfi in libertà , che refiarono le funi rotte -, come
fé ilate folfero un filo di ftoppa pofto fopra la fiamma . Quell' unico per-
fido tentativo doveva efler ballante ad aprir gli occhi della mente a Sanfo-
ne j onde più non fidarfi dell'ingannatrice Donna, eà anal da fé totalmen-
te rimuoverla . Ma che ? Egli era troppo perduto . Tentò 1'^ iniqua in varj
modi e con pianti, e con lufinghe , e con doglianze per la feconda , e ter-
za voha di j;iù fàppre dn l.iii quefto fteCCo ; ed Egli la feconda e la terza
volta ancora fé ne prefe giuoco ,. e li trovò fempre , nello lleifo modo che
fopra, in iftato di elfer tradito, le il vero le avelfe fvelato . Pure, cecità
fovragrande ! alla quarta volta cede ali' importuna Ingannatrice , e feriamen-
' te comunicolle tutto il vero , dicendole che elTendo Egli Nazareo , e con-
fagrato a Dio fin dall' utero di fua Madre , tutta la fua mirabil forza con-
--^r»r-- - fiùeva
( ff ) La Cecità de' PeccatoTÌ così s* immagina dal P. Ricci: Vu/io cicco va-
iato da un altro cieco. Abbia fui tapi nnà fìatnma , et ne' piedi una Cjtcna . Cieco,
per la cecità della mente colla quale i Peccatori non ravvil'aiio il <lanno ciiiij
arreca Loro la colpa , il periglio a cui fono apprefTo , e lo sdegno del Sommo
Creatore . E' condotto da un altro Cieco , clie è l' umana concupifcenza , d.i_,
cui viene tratto in mille errori . La fiamma fid capo è V ira di Dio , e la pe-
na elle al Peccator t'ovrafta . La Catena da' Teologi è prefa per Ceroglifico de'
peccati, il:indo legati in fieme , in guifa degli anelli di quella ; ed uno ra ftra-
'da all' altro j e iimboleggia ancora la dura ferviiVi nella quale lì ritrova il
malvagio per le colpe .
TOMO PRIMO, • $39
fifteva nel Capo , e che qualora rad gli averterò i capelli , quella mancata
gli farebbe del tutto . Comprefo il vero dall' infedele , non mancò renderne
avvifati i Fiiiltei , i quali a Lei al folito fé ne eorfero . Erta pertanto fe-
dendo , fece all' infelice incauto pofare la tefta fui fuo grembo, dove s'ad-,
dormente profondamente . Dopocchè Ella , fattofi appreftare un Rafojo , gli
rafe deliramente le fette ciocche , in cui fi dividea la di Lui capigliatura;
quindi da fé rimoiToIo, lo dello al folito , gridando : Sanfone , i Filiitei fono
fopra di Te . Ed in fatti quelli ufciti dall' agguato lo forprefero , Io vinfero,
non avendo più la folita robuflezza , ftrettamente lo legarono , eftraendoglL
dal Capo ambi gli occhi, e rendendolo oggetto delle Loro beffe , e de*
più atroci Itrapazzi . A tale lo conduffe la cecità della fua mente , che_*
gli colto la Vita , tuttocchè però non invendicata . Ub. à^ Giudici capi 1 6,
FATTO STORICO PROFANO.
LA Romana Imperadrice Agrippina cosi ciecamente fi perdette nell' af»
fetto del fuo Figlio Nerone, che per far giungere Elfo al Trono, non
dubitò di avvelenare lo lleflb Claudio fua Marito . Le fii prefagito che fc
Nerone foiXe afcefo al Trono , ad Erta per benemerito avrebbe tolta la_j
Vita . Non s' atterri , nca s' illuminò , ma rifpofe , che pure che il fuo
Nerone averte regnato , in pace avrebbe fofferto che 1' averte uccifa . Di
più datali a Lui in braccio da Madre no , ma da Amica , non fi arrofsò
di commettere le più enormi empietà . Finalmente il Prefagio verifìcoifi ;
poiché la flolta Donna fu fatta dal Figlio crudelmente trucidare . Sabeì. lìb.
4. Storia I{pmana ec.
FATTO FAVOLOSO.
AFfacciatofi Narcifb ad un limpido Fonte , gli ^ejjet.rò tanto alla mente
la forma di fua bellezza, che fieramente di feltertbinnaraoratofi, perde
1' intelletto 5 e tutto nel folle ardore ingolfato giunfe a fegno , che fé ne
morì . Cangiato fu pofcia in un Fiore , che porta il fuo .nome . Q-v-vid, Me-
tamorf. lib. 3.
CELE^
540
ICONOLOGIA
C E L E R I T 4*,
Di Ce/are I{jpat
DOnna che nella deflra mana tiene un Folgore » Come narw Pierìo
Valeriano nel libro 43. de' fuoi Geroglifici , Accanto avrà un Del-
fino ì e per 1' aria uno Sparviero, ancor' eifo pollo dal fopraddetto Pierio
ne! libro 22. per la Celerità . Cialcuno di quelli è velocifllmo nel fuo
moto , dalla . cognizione del quale in ella fi fa facilmente , che cofa fia-j
Celerità ,
CIIIA- ■
TOM PRIMO,
H I A R E Z Z
^ Dì Cefare Bépit ^
54t
A.
Mf?^^^^^
UNa Giovane ignuda » circondata dì molto Iplendore da tutte le bandeà
e che tenga in mano il Sole .
Chiaro fi dice quello , che fi può ben vedere per mezzo della luce «
che fa la Chiarezza » la quale dimandaremo quella fama , che P Uomo o
colla Nobiltà, o colla Virtù s'acquifta, come dimollra Pierio Valeriano nel
lib. 44. e S. Ambrogio chiama chiariffimi quelli , che fono flati al Mondo
illultrati di Santità e di Dottrina . Si dice ancora Chiarezza una delle_?
quattro Doti de' Beati in Cielo , ed in ciafcuno di quelli fignificati .
Si dipinge Giovane , perchè nel fiorire de' fuoi meriti ciafcuno fi dic«
etfere chiaro -, per la fimilitudine del Sole , che fa vifibìle il tutto ^
CHIESA
541 ICONOLOGIA
CHIESA CATTOLICA.
Ld T. F. Vincenzio ì^icci M. O.
DOnna di venerando afpetto da Matrona « fedente fbpra uno flabilìffimo
Trono di lìniffìnia Pietra , ove fiano molti Scalini per afcendervi . Ha
in tefta Corona di oro tempellata di varie preziofe Gemme , come Cal-
cedoni , Diamanti » Brilli , Smeraldi , Rubini , ec. Tiene un Vafo di oro
in mano pieno di umor purpureo , ed un Anello grande ad un dito . Vi-
cino al Trono vi è una Porta . Appiedi del detto Trono ne' gradini certe
Caraffine , ed abbaffo certe onde marine fpumanti e procellofe . Da lato al
baffo fiano tre Fanciulle fcalze fcapigliate e mal velHte vicine ad un—»
precipizio .
La Chiefa Santa non è altro j che la Congregazione di tutti i Fedeli Cri-
fliani , uniti infleme fotto l' infigne Bandiera di Crilb Signor Noltro , che
col fuo preziofo Sangue fono Itati redenti , e quella è la Chiefa Militante»
della quale al prefente parliamo , che contiene tutti i Rcligiofi e Secolari
eredenti , e battezzati colle acque del S, Battefimo , benché vi fia la Chiefi
trionfante , che è il Paradifo , ov' è la Congregazione di tutti gli Eletti
falvati , che godono perfetta quiete , ed eterna pace . La Chiefa dunque-»
militante in terra » il cui Capo è Crillo i ed in fuo luogo fu Vicario e_>
Principe S, Pietro , Capo degli Apposoli ; ed in fuo luogo tutti i Sommi
Pontefici Romani, i quali dellinano tanti altri Prelati, come Cardinali e_>
Vefcovi , ed altri Superiori nelle Religioni . Quella è la vera Chiefa fta-
bilita fuUa Pietra (labile e folida di Crillo Signor Jvollro , la quale ben-
ché avelie molte martellate di perfecuzioni , tuttavolta , ognor fi è refuj
e r^nde forte e llabik , né punto paventa di Nemici, emendo mantenuta
dalla Divina mano , uve fono ripolle le Anime di tutti i Giulli : "^Hliorion
^nìmx in ynamDd funt . E' qual Nave, che naviga il Mar di quella Vita;
■& i GiulH dopo la lunga navigazione nelle onde de' pentimenti e peniten-
ze , gli ripara nel felice Porto delle beate ilanzc -del Paradifo ; ma i Trilli,
come indegni di colà , fommerge ed abiifi nelle onde voraci dell' Inferno.
Nave , che fempre ebbe felice fine de' fuoi viaggi ■> a cui più giova la_s
tempetla di venti , di perfecuzioni, che la bonaccia ; ed lllario dice dc_>
.tribul. lib. ultim. Hoc proprium Itctatiir Ecclefia , quia, ditm perfajiùtur floret ,
dum opprimitur crefcit , cium contemnitur perficit , dum Ixdicnr 'vincit , &• timc
[uperat ciim jUperan l'idetHr ; e quello avvenne fpccialmente nelle perfecu-
zioni di tanti Imperadori » che col volerla perfeguitare colle morti di tanti
Santi, più fuccelfe in pace e quiete, in dominio e grandezza, e quanto più
pretefero annichilirla , più crebbe ; laonde i fciocchi e mifcri martirizzava-
no uno , ed il Signore di quello ne faceva feme di CrilUani , mentre irL_»
quella morte fi battezzavano migliaia di Uomini ; ficchc le fi può dare il
titolo di gloriofi Nave , ridotta al felice Porto di eller Capo di tutte le_»
altre Chicle . Oh felice Nave • che le procelle e 1' onde fpumanti , ed or-
ride
TOMO PRIMO. J45
ride di travagli procaccbronle bonaccia , e le impetuofe tempefte de' Ti-
ranni le cagionarono felice aiigurla di giungere alle fponde Ihbili di eterna
pace , ed univerfal dominio ! La Chiela , dice S. Agoftino in Epifì. 28.
quale crefce per tutte le Genti , fi conferva ne' Fnimenti del Signore ,
che forfè intende degJi ejetti Criftiani ombreggiati nel fumo , idem Epifl.
i6S. Nelle Scritture abbiamo infognato Crilb , nelle Scritture abbiamo im-
parato la Chiefa ; quelle Scritture 1' abbiamo comunemente , percsè ìil_>
quelle comunemente noi ritènghiamo e Crillo e la Cliiefa , dice loltello.
La Chiefa non confifte nelle Mura , ma nella moltitudine de' Pedeli.
Koii è luogo di Difpute , ma di Dottrina , così dice S. Gio: Griloiomo
in homìL è fenza fallo traditore qualunque Uomo fi fia 5 che vorni pro-
durre vizi in quefta Santa Cafa j e il Tempio di Dio far fpecola di DenronJ,
dice S. Bernardo tu Serm.
La Chiefa non fi edifica coli' oro , ma piuttofta fi diftrugge ? dic!_>
Sulpizio Ser. Dial. i.
La S. Chiefa , dice Gregorio Papa in Homil. fup. Ezech. ha due vite,
una nella quale fi raccoglie la mercede, 1' altra ove fi gode de' ricevut"
doni, ed in ambe le vite offerifce Sagrificio , qui di compunzione, e coli
nel Cielo di lode. /E 16 flelTo dice 26. Maral., che la S. Chiefa confi-
fie nell' unità de' Fedeli , come il corpo nell' unità de' membri .
La Chiefa, dice Leon Papa ex Ser. 1. in .A51. ^pofl. non diminuifce
nelle perfecuzioni , ma crefce, efiTendo Capo del Signore , qual fempre più.
divien ricco di raccolta , e pochi granelli che cafcano , multiplicati in_>
gran maniera rinafcono .
Ben dunque moDTo da gran ragione, I' ho dipinta da Matrona belL-Uj.,
perchè è Madre di tutt' i Fedeli , ed è per durare in perpetuo . Sta fe-
dente fopra un Trono ftabilifllmo di Pietra , perchè mai più farà moOQi,
né oltraggiata da' nemici , elTendo il fuo Soglio di Pietra Crifio Signore
dell' Univerfo, al cui volere ogni Creatura ubbidifce . Sta coronata , in fe-
gno di dominio potentiffimo , e regio- , eh' tlla pofTiede , a' cui piedi fi
curvano le Corone , fi flettono i Scettri , fi proitrano gì' Imperi , il umi-
liano le Monarchie , ed ogni dominio avanti di Lei depofita 1' Eccellenza,
e le grandezze , né ad altra lìa più bene il titolo di Regia e Cefarea_j
Maellà, folo che a Lei , ed a Lei s' appropri il fupremo encomio di
Sereniffimo , di Auguftilfiaio, e di Santiffimo . ■ Le gemme che 1' ador-
nano, e che la fregiano, fono ir Santi fuoi ; e ficcome le gemme fi ten-
gono in pregio , perché di raro fi trovano , e per le rare virtù loro , co-
. si i Santi , che rari ed eletti furono fra gli altri Uomini , e le Virtù
Loro si eroiche eh' ebbero più del Celefte , che Terreno , fi raTerabrano
a tante gemme : Primo a Calcedoni gli Apposoli , Patriarchi , e Profeti »
elfendo gemme di color pallido , che ferabrano la mortificazione di coito-
ro . Al rofso di Rubini i Santi Martiri bagnati di Sangue ne' loro marti-
ri . Ai bianchi adamanti i Dottori e Confetfori . Ai brilli , e verdi fme-
raldi le Sante Verginelle piene di ficura fpeme . Ed ecco come fregiano
il Capo di Santa Chiefa . Il Vafo pieno di Umor purpureo , che è il San-
\
gue eli
544^ ICONOLOGIA
gue di Grido -, col cui merito è fabbricata Santa Ciùefa » e con quefto Dì-
vin Sangue è ftabilito ed ingrandito il ^"^ 1 eforo. Vi è l'Anello, che
le lu polio Crifto nel fuo Spoi-i^''^io » elTendo fua vera Spofa . Le CarafHnc
piene di odori , che fono n^ii gradini, fcmbrano le Orazioni dei Santi . L'on-
de procellofe, che foro a' piedi , in fcgno che fono paQate tutte, e tutte
vinte Je rempefte dei Tiranni e Nemici fuoi . E per fine le tre Fanciulle
fembnno le altre falfe Chiefc fuora di Lei . Stanno fcapigliate,per non aver
avutcCapo buono. Stracciate nelle Velli , pcr-elfer fcnza vigori e meriti.
Scalee, per fegno della miferia e povertà che tengono d' ogni Virtù . So-
no vicine ad un precipizio , perchè guidano chiunque le fiegue* a quello
d' inferno .
Avveriamo il tutto colla Scrittura' Sagra . Si dipinge la Santa Chiefà
d: Donna matura fedente fopra un Trono di pietra , che cosi difle Grillo
r Sun V'i&ixo Matth. \6. v. i8. Tu es Tetrus & [tiper h.vic Tetram £dif.~
:abo Ecclejiam meam . Ghe Pietra è Grillo fteOfo Tetra autem erat Chri/liu
I. Cor. 20. V. 4. Sta coronata di oro , e quella Gorona è Grillo, che
le fregia le tempia come fuo vero Gapo . Dedit ctm Caput j'.tper omncm Ec-
clefiam . Et ficut Fir ejì caput Wilieris , fic Chriflm caput Eccle/ì.v .Eph^^f. i,
V. 22. Eph. 5'. V. 23. Le varie gemme che ingemmano quella Gorona fU-
rono allegorizzate in quelle , che ornarono le S. Mura della Gelefte Geru-
falemrae . Et fimdamenta mura Cwitatis omnì lapide pretìofo ornata : Apoc.
21. V. 19. Il Vafo del Sangue di Grillo col quale fu acquillata la Santa_j
Ghiefa , e llabilita : Dedit regere Ecclefìam Dei , qtam acqu'ifi'vit Sanguine [ho ;
AéX, Apoft. 20, Tiene 1' Anello dello fpofaiizio , che la fposò nella ca-
mera regale della Croce : Egredimini , & videte filiji Sion I\egern Salomouem in
diademate , qtò eoronavit illnm Mater f.4a in die dejponfationis illiiis , & in die
Lttiti£ cordis ejus : Ed Ofa. 2. v . 20. anche ne favellò . Et defponfabo te
mihi in fide'. E S. Paolo Ephef. 5. v. 32. fcrive quello eccelfo Spofalizio ,
e Sagramento . Sttcramcntum hoc magnum ejl , ego a:ueȓ dico in Cbriflo , ^ in
Ecclejta . Vi è la Porta, perchè ella fa entrare al Cielo e non altro : come dif-
fé il fuo Spofo di Lui, dicali di Lei, che fono 1' illelTa cofa Jo: 19. v. 9.
E'^o fum Ofliam , per me fi qttis intrcjerit fahabitnr , e di Lei parlò anco-
ra : Ecce dedi coram te 0(linm apertum , quod nemo potefi clanderc . Le Caraf-
fine , che Hanno ne' gradi , fono le Interceffioni , e le Orazioni de' Santi ;
Habcìites finguli cytharas , drpbìalas ameas plenas odoramentorum •> qux fum ora-
tiones San^onim: Apocal. j. v. 8. Le onde proccllofc delle ^'s:!.<: perfccuzio-
ni fono celiate , e convertite in bonaccia , anzi ridotta è al fermo Lido ,
e f.'.lla ferma Pietra : Fimdata eJl Domm DoJnini fuper firmar» Tetr~nL»
Ecclefix . E per fine vi fono le tre Fanciulle, che f.-mb;'.:no le altre falfe
Chicle fuora di Lei, tanto odiate e detcllate da Davide Piai. 2 y. v. 5. Of/ic»
Ecclejìas Malignantium , e che rechino al precipizio : F.i illis qtù in via Cai»
abier.mt -, e^ errore Balaam mercede effiifi ]nm ■> & in contr adizione correperic-
Tunt . Jud. e. 7. Ghe così ancora orava Davide Pfdm. 54. Tr.tciplt.it Do-
mine , & diiide liì'.gtias corum , quoniam lidi iniqMtatern , d^ contradiaionem
in abitate,
CIUM!-
TOMO PRIMOi
CHIMICA;
DdV ^Abatz Cefare Orlandi,
34?
SI dipìngerà una vecchia Matrona , ma con abito vìllofb giovanile e
ricco , di volto pallido e afcixitto , in una Stanza, nella quale fi mirino
all' intorno vari Fornelli , Crogiuoli , Vafi divertì di bronzo , di terra , di ^
vetro. Lambicchi, e tutt' altro eh' è iolito adoprarfi da' Chimici ; Ver-
ghe di oro e di argento, numerofi pezzi di altri metalli , varie erbe-? »
fiori. Animali morti, e tutto ciò che può fpettare alla Profe Alone . Tenga
in una mano un' Elmo volto fottofopra , dal di cui cavo fi veda lorgere_>
viva fiamma . Neil' altra una Canna da foffiare appreflata alla bocca , colla
quale fomenti la fiamma a' carboni fottopofti ad un Crogiuolo .
Dovendo difcorrere della Chimica, feguirò di buon grado in quefta_j
parte-, ciò che di eDfa abbiamo dal celebre Efraimo Charabers , nella tra-
duzione dall' Inglefe .
Chimica è ì' Arte dì feparar£ le diverfe foftanze , delle quali i corpi
milH fono compoiti , per mezzo del fuoco ; e di compor nuovi corpi net fuo-
co colla millura di differenti foftanze . I Critici fono diviiì quanto all'Etimolo-
gìa del nome Chvmica : Comunemente dirivafi dal Greco x^fA,os Succo e dà
;:tg«f fondere . Boerhaave , ed altri con più di ragione lo dirivano dall' Egi;
zio Chema , o Kema nero ; e fcrivono Cbemia , non Ckymia , Altri facendo
X X Cham
54tf ICONOLOGIA
Ciiam r Inventore della Chimica » dirivano il termine dal fiio nome ; ap-
poggiando la loro Etimologìa fulla fìgnificazione d^lla voc^ Chat» , che^
nell' Ebreo lignifica calore, caldo t nero', tutti quefti Cgnificatì effeiKl» rela-
tivi ali* operazione della Chimica .
La Chimica è nota ancora lotto varj altri nomf j Ella è bene {pefTo
chiamata /' ,Artc hermetica per una fuppofizione che fia liata inventata da.^
Ermete Trifmegìlto . Altri la chiamano /' ^rtt Egizia dalla Nazione apprefTo
a cui fu prima efercitata » Altri /* ^ne Sagra , » Divina ; "Poiefis , cioè i' Arte
fattrice > come quella che fa 1* oro , ec. Altri la. cliiamano ^rte Jpargirìca%
Paracelfo , /' ^rte hyffopìca : Altri pyrothechnia , ec.
L* oggetto principale della Chimica è analizzare » o difcomporre i corpi
naturali ; ridurli a' loro primi principi;, fcoprire le loro afcoie virtù , c_»
dimoftrare la loro interna conteftura ,, ?6d il centro » come e' lo chiamano»
in cui le naturali foltanze concorrono > In una parola j la Chimica è l'A-
natomia de' corpi per mezzo del fuùdp; definizione che Annem^n ci h»
data dell' Arte .
Boerhaave definifce la Chimica più fcientifTcamente : Vn* ^rte concai
ì corpi fcnftbili contenuti ne' vajt , o capaci di ejfervi contenuti , fono mutati cosi,
col mezzo di certi tflrumenti , e principalmente del fuoco , che le loro divcrfe^
podeflà e Virtù, fono ivi manifejlate colta mira alla Filofofia, alla Medicina ec.
Quella definizione pare proliflà , e troppa circollanziale più limile ad una_j
defcrizione r che ad una definizione ; ma ancorché quell' Aìjtóre vi abbia_j
pollo ogni ftudioj aflicura». che non ha. potutO' formare una più breve, la
quale efprima il vero e intero fcopo » 1' oggetto ,. e gV illrunrenti della_»-
Chimica , ficchè da ogni altra Arte li diftingueOTe ; fui qual punto tutti gli
Scrittori di Chimica fono da difficoltà imbarazzati e confuli ..
Imperocché la Chimica non può giuftamente chiamarli /' ^rte di rifol-
vere i corpi, come la difinifcona Regio ^ Paracelfo ». ec. poiché fa ciò an-
che la Meccanica : né li emenda, la cofa con dire eh' ella è /' ^rte di ana-
lizzare i corpi col fioco-; liccome ha fatto Elmonzio ,. né col Sale comt altri,
Qiielle definizioni includono folamente una parte » in vece del tutto .
E con poca: proprietà altresì ella è dienominata /' ^rte di feparare il puro
dall' impuro ; perocché ella non men compone ,. che fepara , e mefcola_j
eziandio fpeflb. il puro coli' impuro .. La. Chimica dunque appare che lia_j
Arte molto eftefa . Il fuo oggetto , o la materia Chimica fono tutti ì corpi
fenlibili 5 capaci di efler contenuti ne' vali ,■ e però- li. divede in. tre Regni
Fofjìle 5 'Vegetabile , animale .
Le operazioni della Chimica inchiudono' tutti i cambiamenti prodotti
ne" corpi per mezzo degli Agenti ,, o Iltrumenti natundi: ciocia decozione,
V infujtone , /' efalazione , la calcinazione , V ifìrazione » la dijlìllazione , la cri-
fiallizzazione , ec.
Gli effetti o le produzioni della Chimica li poGono> ridurre ai" magiflefj^
agli' eflratti ,. alle tinture , agli elifjìr} , ec.
GÌ' Iftrumenti , e gli Agenti della Chimica ,. co' quali le fue operazio-
aii li. compiono ,. fono // j^<oco » l'acqua, V' aria, la terra -< t mejirui ', e gì*
Illru-
TOMO PRIMO, 3^7
Iftrumentl propriamente cosi detti ione i lambicchi, le cucurbite t te ritorte ì
ì pellica.nit i fornelli') i loti, ec.
La Chimica è divifa in Metallurgia > alchimia i Farmacia Chimica , cj
Filofofia Chimica ,
Si dipinge Vecchia Matrona , per Indicare la fua antichità e nobiltà ;
giacché ia Chimica è un' Arte antichiJfima , e da alcuni Dotti fi crede_>
che foife pratticata fin nel Mondo antediluviano . Si riferifce l' invenzione
a Tubalcain mentovato dalla Scrittura per Inventore dell* Arte di lavorare
il Rame , ed il Ferro . Tubalcain qui fuit Malleator » c5" Fabcr in cim£ìa^
epera eJSris , & Ferri . Gen. cap. 4. i». 22. Quello è certo , che alcunej»
delle più fublimi e più difficili cofe nella Chimica debbono efTere ftate note
a Lui ; traile quali fono fepararc e purificare il Rame ed il Ferro , il fare
1' Ottone t il Bronzo , ec. Comunemente però fi tiene che il vero Inven-
tore della Chimica fia flato Cham Figliuolo di Noè . da cui iupponfi aver
prefo il nome .
La prima raenzisne che troviam fatta dell' Arte è appreffo Zofimo Pa-
nopolita , il quale vilfe circa 1' Anno di Crilto 400. Ts^e' Sagri Scritti « dice
quelV Autore 1 troviamo parlarfi di certi Genj , che ebbero commercio con Fem-
rnme . Ermete dice altrettanto «e' juoi libri [opra la natura ; e appena vi è alcun
autore che non abbia qualche vejìigio di quejla tradizione . Cotefli Cenj prefi ga-
gliardamente dall' amore delle Donne , manifeflarono ad Effe tutti i fegreti delitti
natura ; e loro infegnarono diverfe cofe inopportune a faperfi per Effe , per loj
qual ragione furono fcucciati dal Cielo . Il Libro , nel quale erano contenuti i lor
fegreti, fu chiamato CHEMA , e di qui il nome CHHMIA , CHIMIA .
Il Tello della Scrittura che Zofimo ha in mira , è quei paiTo di Mosè
nel Genefi cap. 6. v, 2. Videntes Filii Dei filias hominum quod ejfent pulchr^it
acceperunt fibì uxores ex omnibns quas elegerant .
La origine antediluviana della Chimica è confermata da Tertulliano ,
eli angioli che caderono, dice quello Padre, difioperfero l'oro, e l' argento
digli domini infieme colle ^rti di la<vorarli , di tinger la lana , ec. per la qual
ragione furono sbanditi , come "jìen riferito da Enoch .
Borrichio prende quelli palli per autentici ; ma aggiugne che Enoch fi è
- ingannato, perchè gli Angioli, de' quali parla, non erano veri Angioli, ma
i Difcendenti di Seth , e di Tubalcain , che degenerando da' loro Padri fi
diedero a' rei piaceri colle Donne difcefe da Caino , e nel corfo de' loro
amori e turpi commerci , divolgarono i fegreti che Dio aveva lor confidati.
Sia come fi vuole , la Chimica, non v' ha dubbio , fu prima pratticata in
Egitto . Secondo Mosè , Tubalcain dovrebbe effere llato il primo Inventore.
Gli Autori profani la riferifcono a Vulcano ; ed alcuni più recenti e migliori
Critici fi sforzano dimollrare , che Tubalcain e Vulcano furono tutt' uno ;
come in fatti ritrovafi una grande raffbmiglianza tra i loro nomi.
Dopo Tubalcain il primo Chimico, che ci fia conto, è Mosè; il di cui
fapere e perizia della Chimica è incontraftabile , avendo Egli abbruciato e
polverizzato il Vitello di oro che avevano eretto gì' Ifraeliti , ed avendolo
dato Loro da bere . Appena v' è più difficile operazione in tutta la Chimica ,
che far oro potabile . X x 2 Si vede
54^ ICONOLOGIA
Si verte con abito viltofj , giovanile , e ricco, per dinotare, che rel>-
bene la Chimica abbia la Tua origine antichiflìma » nientedimeno il fuo mx^*
gior lullro. ed il fuo vero E;fere 1' ha ricevuto ne* tempi non ranto da noi
lontani , e prefcntemente è nel fuo maggior vigore e profpettiva . Ebbe Ta
Chimica il dcftino comune delle altre Arti nella declinazione dell' Imperio
Orientale, e giacque fepolta e fcordata fino al tempo di Rogoro Bacone,
che la fé rivivere . Egli fu feguitato da Luilio , da Ripley » da Bafilio
Valentino , da Paracelfo , da Van Helmont , da Glaubero , da Boyle , da
Lemsry, da Hjmbjr;^ ec. , da' quali l'Arte è fiata portata al fuo prefentc
grado, dì perfezione .
I primi Chimici fi rillrìnfèro a' MetaHì : In queflì ultimi tempi i confinì
della Chimica fono ihti grandemente ampliati; ed in ECfa fi foo fatte en-
trare le Piante» gli Animali, i Minerali, ec.
Non è gran tempo che la Chimica è fiata applicata alla preparazione-»
delle Medicine. Bafilio Valentino, e Arnoldo di Villanova, pare che fiano
flati i primi che ciò tentarono . Paracelfo e Van Helmont la portarono a tal
fogno , che la Medicina, fi è refa da Loro quaii totalmeute Chimica .
II Volto pallido e afciutto , dimoilra la grave applicazione della mente»
che è neceiCirii in Chi vuol feguire tal ProfefTione ; indica ancora le gravi
cure, le fomrae diligenze, e le inevitabili fatiche del corpo, dalle quali
cole tutte ne proviene nell' Uomo 1' emaciazione , ed il perdiniento di un
prolperofo colorito .
I varj Fornelli , Crogiuoli ec. dimofcrano ciò che fa di bifogno per la
Profe Alone .
Tiene la Chimica in una mano un Elmo volto foiTopra , d-al cui cavo fi
vede fjrgere viva fiamma , perchè 1' Elmo, fecondo ciò che riferifce Pierio
Valeriane) lió. 42. è Geroglifico de' principi occulti , dicendo fecondo ii
Traduttor Gefuita =. V Elmo che principalmente cmpre il Capo di TlutotKu
jtgnifica che i principi della Generazione delle colè fono occulti . :=: Onde io per
dimollrace che al Chimico non fono nafcolH detti principi, fo che la mia
Figura tenga 1' Elmo foXopra , in legno che li ha difcoperti .
La viva fiamma indica , che il fuoco è il principale Agente nella Chi-
mica ; e per quella fleJa ragione le fi pone alla bacca, la Canna .
GHIRO'
TOMO PR I M Oi
CHIROMANZIA»
Dell' ^baie Cefare Orlandi .
f49
ZTngana coronata di Lauro . Colfe S'erte , o Ha. Compafló > mifuri ItJ
linee della mano di Perfona , che le iHa appreCfo . Coli' altra mano
prefenti de* doni ali* altare di Mercurio , fopra cui fi vedrà il Simulacro
del detto Nume . Abbia apprefra una Talpa .
E' la Chiromanzìa 1' Arte d' indovinare il deftìno , il temperamento $
la difpofizione , e gli accidenti occorii ad una Perdona r dalle linee » e_a
da' lineamenti della mano »
La parola vien dal Greco JCeip , mano ; e fJtxpTHOi , divinazione .
Quanto fia fciocca vana e ridicola fimile arte r ognuno- che fia di
retto intendimento fornito può facilmente comprenderlo ; ed Io' non fo ba-
ftantemen-te maravigliarmi nel penfare che fi trovi Gente > anclie fuori
della Plebe, che a fomiglievoli frivolezze dia orecchia e prefti credenza.
Vi fono- flati' degli Autori che hanno- pretelb porla in qualche riputa--
zìone » ma non con molto Loro- applaufo , non avendo potuto apportare_j>
nelle loro- ragioni, che congetture frivoliflìme , e indegne affatto- di fede.
Ossidi è giunta a tale avvilimento aueft' Arte
che da foli vagabondi
■iieiie efercitata r cioè da- qiielii che vengono denominati Zinganì ,- e che
fi- ipac-
5?o ICONOLOGIA
lì fpacciano Jilcefi da Chus Figliuolo di Cham . Vanno quefti errando per
il Mondo, e col dar \% buona ventura ed a queiti ed a quelli » vanno
procacciando a fpefe , particolarmente delle credule Donnicciuole , il fo-
li jntamento al loro fcioperato vivere .
Per la ragione che da tali Perf )ne viene quella Profefsione cfercitatai
figuro Io 1' Immagine della Chiromanzia in una Zingana .
Ha la, Corona di Lauro in telta , perchè tal Pianta è il Simbolo dell'in-
dovinare, e fecondo il fentimento degli Antichi, che la denominarono fUvrtHÒ»
(puToV yaticinancem ^rborem » era dedicata ad Apollo * come Dio degl* In-
dovini. Dall' Alciato nell' Emblema 211. è .chiamata Tricfcia venturi ZaHms
togliendolo da Claudianp nei 2. de rapttt Troferpinee dove dice ;
...... Venturi prajcia l.aurus ,
Gettato il Lauro nel fuoco fa grande ftrepito , e da quefto ì fuperftiziofi
II prefagivano o la buona o la rea fortuna ; giacché fc romoreggiava di
fiioltOj credevano dovere avvenire felicità. Tibullo lib. 2. eleg. 6.
Laur'AS ubi bona figna dedit » gaiidete , Coloni .
Se al contrario fenza fare grande llrepito fi fofle abbruciato» fi ìvevi
jper infauftifsimo fegno . Properzio lib, 2,
Et tacet extin5lo l^aurus adufla foco ,
GÌ' Indovini erano chiamati ^x(^vr\<^X'yot Mangiatori di Lauro .
Co,si Tibullo della Sibilla p
Fera cano, jtc ufque facras InnoSìia Lauras
^efcar , ^ tetertfum jìt mihi virgbiit^s . ,.
L' interprete di Licofrone in ^lexandra dice che ftiau favololó tutto
ciocché del Lauro fi riferifce , fuorché il Lauro fcmpre verdeggi , e che
quelli che portano in Tefta la Corona di quefta Pianta indovinino, ic cofe
future ,
Mifura le linee della mano di Perfona che le fta appreCfo, perchè i
Chiromanti dai Monti della mano 5 da quelli dei diti , alTegnati ai fette-»
Pianeti , dalle linee ì e particolarmente dalle quattro principali , cioè vi-
tale , naturale » epatica , e menfate- , dal quadrangolo , triangolo , con 1' an-
golo fuo fupremo e finiltro , dalle linee Saturnina , lattea , Solare ì Mercu-
riale t dal cingolo di Venere , e da mille altre linee perfette ed imperfet-
te , prefumono conofcere gli avvenimenti che fono fucceduti , che fuccc-
dono , e che fono per fuccedere alla Perfona » che vuoli; da Loro effero
gabbata .
Spedo accade che dicono il vero intorno il paffato, e '1 prcfente ;
ma ciò avviene o per mero accidente , perchè i Furbi Mariuoli già
prima fono andati indagando la qualità , lo llato , gli avvenimenti della-j
femplice Perfona , che hanno addocchiata .
Su quello rifleflb faccio che coli' altra mano prefenti de' doni alla Sta-
tua di Mercurio , per edere quello Dio creduto T inventere degl' in-
ganni , e perchè al fendre degli Allronomi tutti , i dominati dal Pianeta
di Mercurio, fortifcono un Ingegno ferace e pronto, con una particolare
eloquenza , <;d ajtresì \in animo inclinato ;U!c afluzie , ed agi' inganni .
Le pon-
rO MÒ PRIMO', i,-t
Le pongo^ appreflb^ li Talpa, fpecie di Sorce che vive fotto- terr;i_j ,
e condannata dalla naCura ad una perpetua cecità-, come molti vogliono ,
e perciò detta da'' noliri Contadini Topo cieco . Secondo però i più accu-
rati Naturaiiiti non è altrimenti vere che quell' Animale' fia fenx' occhi »
giacché- minuraatiente- oflervato, fi è' veduto che" non gli manfano tutte_»
quelle- Ile ile- parti, delle quali fono' compolii gif occhi , ma non appari-
fcono- così chrafaraente- ed' evidenti ,- come' negli altri Animali y. a' cagio-
ne della pelle un poco> grotta che gli ila d' intorno" .-
Le pongo ,• dico, appreJo- queft' animale ,• per eCfere-, fecondo ciò, che
ne dice il" Valeriano lib.. 13-.. il Geroglifico dell' Indovinare ,- perciocché *■
dice Egli, ii fono chiariti i Magi,- come' infegna Proclo, che per indo-
vinare, il cuore- della Talpa è' ottimo ,■ perchè quegli Antichi Indovini in-
ghiottiti' 1 cuori delle- Talpe ,- fuDìtO' divenivano- atti a'- predire' le cofe
avvenire . .
lo' però prendendo' occafione- da' ciò che dal 'Volgo fi crede , cioè che
la Talpa fia cieca , I*' approprio alla' Chiromanzia , per indicare la ceciti
della'- mente ,> tanto di chi; l'efércita ,j quanto di chi" non le nega fede ••
CHI-
i^ò
ICONOLOGIA
CHIRURGIA,
Ùsil\ cibate Cefare Orlandi ,
Giovane robuffa di vago afpetto « ma virile e feroce » e di occhi vì-
vaci e brillanti. Velia abito di color rolTo fuccinto e leggiero, iruj
cui fiano ricamati vari cortelli qua e là fparfi . Abbia le braccia nude «
e moltri le mani pronte , agili , e svelte . In tetta porti una Corona di
fronde di Qyercia . Sia in atto di curare o fafciar le ferite ad un Infer-
mo . Si mirino all' intorno della Stanza varie fcanzìe > nelle quali faranno
dilpolH Rafoi , Foriìci , Aghi i Stili » Seghe , Lancette , Tanaglie , Gama-
iitti , Trapuni , Rafpatori ec. ec. In altre diverfi Vafi di Unguenti , e di
Acque diiìillate > *-eroti , differenti Erbe ec. In prolpettiva fia uno Sche-
letro . Abbia apprelTo P Ippopotamo .
Confille la Chirurgia nelle operazioni efegu-Ite colla mano per la cura
delle ferite e di altri mali , ed è il terzo ramo della Medicina . Le cofe
principali che vengono fotto la di Lei confiderazione fono tumori, ulcere»
ferite , contufioni , slogamenti , e fratture di olfa .
La parola Chirurgia è formata (dal Greco Awp Mano , ed ip')OV Opiu
operazione .
Ella più ancora della Medicina fi deve dire antica , non ottante che_5
di quella in oggi fi dica un ramo, come accennammo, od una parte.
Ha for-
TOMO PRIMO, 5?5
Ha forfè aiwlom qualche, vantaggio fopra la Medicina , come ben rifletè
te Efraìmo Chambers , per la folidità del Tuo fondamento , per la certez-
za delle fue operazioni , e per la fenfìbilità de' fuoi effetti ; di manieri
che coloro , i quali negano cffcre di alcuna utilità » o neceffità la Medi-
cina ) accordano però V ufo , ed il vantaggio della Chirurgia .
Se nulla di propofito rilevar fi deve dalle più remote antichità , Apollo
fu il primo Botanico ^ Chirurgo , e Medico ; Pongo in ultimo Medico »
perchè dalle fteffe fue parole, che in bocca gli pone Ovvidio nel primo
delle Metamorfofi , dimollra che la fua Medicina confilleva nella cognizione
delle erbe , e del curar le ferite , lagnandoci di non poter fonare quelle
«he dall' Amore di Dafne gli erano Hate fatte .
....... "^ofira tamcn una fagìtta.
Certtor in "jacuo qme 'vulnera pe£lore feclt'.
Invcntum Medkinct meum efl ; opiferque per orheip^
Dicort <if herbarum efl; fahje^a potentia nobis .
', Heì miìii qiiod nnltis amor efl medicabìlìs herbis ;
"ì^ec profunt Domino , qax profimt omnibus aries !
La Chirurgia in fatti fu la Medicina de' primi fecoli .
Chirone Figlio di Saturno e di Fillira pollo dai Poeti nel numero de*
Centauri fu il primo, fecondo gravifllmi Autori, e tra quelli Stafilo lib. 5,
rerum Thefsalicarum , e Plinio nella fua Stor. Nat. lib. 7. cap. 12. de Chi-
rone che oflTervafTe la natura delle erbe , e che dalla pei'izia della Chi-
rurgia , e dall' agilità della mano nel trattare le ferite folTe detto Chiro-
ne . Ciiin adolevijjet Chiron , in Sylvas abiiffc dicitar , virefque Herbarum pri-
mus obfervajfe : qui etiam ob perìùam pofiea Chinirgia: , ó" ob levitatem mar
nuum in tradiandis "julneribus Cbiron fuit nominatus .
Si dice che da Lui apprendeffe quella facoltà Efculapio , il quale .fU
adorato come Dio della Medicina .
Si deve però avvertire che più furono gli Efculapj . Così nel 5. d<u
"ì^atitra Deormn Cicerone : <ryÌfculapiornm primns Jipollinis , quem ^r-
cades colmt , qui jpecillum ( è quello un Illroraento adoprato da' Cerufici
per tentare e ricercare la profondità delle ferite , e propriamente e comu-'
nemente fi dice Tanta ) invenijfe prìmusque vulnus obligaviffe dicitur . Secundui-
j'eamdi Mercuri Frater : Is fulmine percuffus dicitur humatus effe Cynopms . Tertiui
^rfippi filiiis , e> ^rflnox qui prirnus ahi purgationem , dentijque evulflonem ,
ut ferunt , ìnvenit , cuJHS in lircadìa non longe a Lufio flamine Sepulcritm , ^
Lhchs oflenditur .
La llelfa finzione degli antichi Gentili intorno la. Perfona dell' anzidet-
to Chirone , è in fé milleriofa , e denotante 1' effere della Chirurgia . Sì
diceva Figlio di Saturno , e di Fillira , per dimolìrare che quella cognizio-
ne è nata dal tempo figurato per Saturno , e dall' efperienza notata ia._a
Fillira , giacché (p/Xn in Greco fignifica ^Arnica , e Tretpxs Experiemia ; co-
ficchè tolta alla parola Tretpxg la prima lettera :7 rella Vhilyras 1 cioè ami-t
ca ejperienza . Si dava a collui per Figlia Ociroe , così detta, perchè na-
Y y eque
554 ICONOLOGIA
eque alla riva di un veloci/Timo Fiume . Cosi di Lei Ovvidio nel fecondo
delle MetamorfofI :
Ecce "jenìt rtttilis hnmeros proteB.t capillis
Filia Centauri: ej'um q:ioniam T^ympha Chariclo
Flimìnis in rapidi ripis enixa 'vocavit
Ocyrhoen .
Per quefta fi vuol fignificare che la Chirurgia apre la ftrada agli umori
corrotti 5 i quali quanto più prefto , e più comodamente fcorrono , coilj
tanta più facilità fi può fanar la ferita ; ed inlomma dimollra che il principal*
efsere della Chirurgia confille nel togliere e purgare i cattivi umori .
Si fingeva Centauro , cioè mezz' Uomo , e mezzo Cavallo , per dare
ad intendere che Eflb aveva eftefo il beneficio dì queft' arte non folo in
utilità degli Uomini , ma ancora delle fteffe Beftie . Sono quell*; rifleflioni
tutte di Natal Conti .
Secondo 1' Ariofio nel fijo Orlando Furiofo Canto 19. Stan. 21. Neil*
India è fiata fempre con ifpeziale venerazione in ufo la Chirurgia . Par-
lando Egli della pietofa Angelica Regina del Catai 1 che amoroflflima fi
pofe a curare le ferite del Giovane Medoro , in tal guifà lo dimoftra ,
E revocando alla memoria /' ^/irte
Ch^ in India imparò già di Chirurgia 1
( che par che quello fludio in quella parte
Ts^obile e degno s e di gran laude fia ;
E fenza molto rivoltar di carte 1
Che H Tadre ai Figli ereditario il dia )
Si difpoje operar coi} fucco d' erbe ,
C/>' a più matura vita lo riferbe .
Per tralafcìare però affatto le Favole •, veniaaio a ciò che della Chirurgia
dagli Storici Scrittori fé ne crede .
Apis Re di Egitto 5 quafi comunemente , fi crede che ne fofTe il primo
Inventore ; ma Clemente Alelfandrino é d' opinione che quest' arte ricono-
fca la fua origine da Mizrai a o Mefrai figliuolo di Cam , e nipote di
Noè . Dopo Apis , Efculapio , che fu un dottiffimo Filofofo Greco , fcriife
hn Trattato fpettante le ferite ed ulcere . Gii fuccedettero ne' fuflTeguen-
tì Secoli Pittagora , Empedocle , Parmenide , Democrito « Chironc , Peo-
ne » Eleombroto che medicò il Re Antioco &c.
Il primo Chirurgo che in Roma fi portalTe , fé preftar fede fi deve
* Plinio j che parla coli' autorità di Caifio Hemina , fu Arcagatp .
Venne quelli dalla Morea in Roma 1' Anno cinquecento trentacinque dopo
l' edificazione della Città , Sul principio fommamente onorarono i Roma-
ni quello Vulnerario ; ( cosi veniva denominato dalle ferite , eh' Egli curava . )
Ed oltre 1' aggregarlo alla Loro Cittadinanza , gli fu dal Pubblico comperata
una Bottega nella Via Acilia . Riflettendo poi al di Lui feroce cuore nel ta-
gliare i membri e parti del corpo , gli diedero il nome di Carnefice . Cefsò
la venerazione che fi aveva di fua Perfona, e cadde anzi nel più oilinato odio
di Loro ; talché totalmente fé ne disfecero : e la Chirurgia venne in Roma in
fomma
r AI PRIMO. 5?5
fomma abominazione , che durò per molti e molti anni . Riferifce Tommafo
Garzoni , che Coftui per la fua crudeltà fu di comun conienfo lapidato e
ftrafcinato per Roma < e di tutto ciò ne fa telHraonio Plinio. Io non tro-
vo però che quelt' Autore ci dia una tal notizia .
Più che alcuno de* precedenti , Ippocrate fece fiorire la Chirurgia . Fi-
lolTeno poi la perfezionò nell' Egitto , fcrivendo diverfi Volumi fu quefto
Soggetto , Tra i Greci , Gorgia , Sottrate , Herone , i due Apolionj , Am-
monio Alelfandrino ; ed in Roma Trifone il Padre , Evelpifto , e Meges t
la fecero fiorire , ognun nel fuo tempo .
Gli Autori più moderni -, i quali con fomma lor gloria , e comune ,
utile hanno contribuito alla perfezione della Chirurgia fono Pareo, Fa-
brizio d' Acquapendente, Harveo, Wharton , Gliffon , Laurenzi, Diemer-
broeck , VieuiTens , Barbette , Dionis , Charriere , M. Wifeman ec.
Si dipinge robufta Giovane la Chirugla, perchè chi 1' efercita deve effer
Giovane , o almeno vicino all' età giovanile , mentre per le operazioni
fue è necefsario che abbia le membra robufte e bea ferme . 11 che rade
volte fuol vederli negli avanzati in età .
Di vago afpetto, perchè il buono ed efperto Chirurgo deve e(fere_^
giojale nel fembiante , come ameno nelle parole , a cagione di follcvare ,
e render, quanto per Lui fi può , meno afpra la pena al Paziente .
Virile però e feroce, per dimoflrare che non deve moverfi ad inutile,
ed anzi dannosi pietà . nell' udire le forti ed amare ftrida dell' offefo ;
ma efercitare la fua ProfefTione con inalterabil coraggio .
Ha gli occhi vivaci e brillanti , per denotare che al Chirurgo è necef-
saria una villa acuta e penetrante .
L' abito di color roffo fignifica eflfer-quefta un' Arte addetta tutta al Sangue .
Succinto e leggiero, per la ragione che chi 1' efercita deve effere fpe-
dito , e fenza cofa che 1' imbarazzi nelle operazioni .
Sono in detto abito ricamati varj coltelli , per indicare effere la Pro-
feflione in fé veramente crudele . AppreflTo gli Egiziani il coltello , per
telHmonianza di Pierio Valeriano lib. 42. , era Geroglifico della crudeltà;
e con quello nome chiamarono Oco Re de' Perfi , perchè crudeliflimo e
Sanguinario . E 1' illeflfo Autore rende la ragione , onde cosi denominato
foffe 1' Uomo feroce . OiTervarono che morto Artaferfe fuo Padre , ed
a.Tunto Egli all' Imperio , la prima cofa che ne' folenni conviti faceffe «
fu di_ prendere in mano il coltello . Il Chirurgo in fatti non può non__»
chiamarfi crudele , dovendo aver animo di mirare fenza ribrezzo ferite»
ulcere , conrufioni , ed intriderfi nel fangue Umano ,
Ha le braccia nude , e moftra le mani agili e preflc , per ombreggia-
re la fpeditezza ibpraccennata ; e le mani veloci nell' operare fono il più
bel requifito , che aver poiTa un Chirurgo . Non per diverfa ragione , co-
me fopra fi dilfe , fu il Figliuolo di Saturno e di Fil l'ira chiamato Chiro-
ne , e adorato da' Gentili come Dio della Chirurgia . Efi enìm maximum
peritiiC fere arg.imenttim in dignojcendìs Chirurgis , fi mmius haheant leviffimas in
niulnerìbus traSìandis , Nat. Com. Mythol. lib. 4. cap. 12. de Chirone .
Y y 2 Si figu-
^fé ICONOLOGIA
Si figura colli Corona di Oiicrcia-, per elferc quelP Albero Simbolo ,
tellimonio il Valcriano lib. 51. ■> della fierezza dell' animo.
L' atta di medicare e fiUciare le ferite all' Infermo , moftra il pri:>-
cipale officio della Chirurgia .
I varj Ih'omentì , che nelle Scansie fi mirano difpofti , fpicgano che il
.Ciiirurgo deve c'Iere provveduta di tutto il bifogncvole per cfercitarc l.i
fua Profeffione .
I diverii Vafi di Unguenti, di Liquori, di Acque dillillate » le vario
Erbe ec. indicano che non fi può chiamare buon Chirurgo colui •, c\\<-3
iion fia principalmente uq buon perito Botanico , e non ignorante Chimico .
In proipettiva lì pone lo Scheletro ," pcciiè al Chirurgo è neceiTarii
la perfetta cognizione e perizia dell' Anatomìa . Indegnamente fi. an-ogi
il Nome di Chirurgo colui , che non è perfetto Notomirhi .
L' Ippopotamo è Animale acquatico, da chi detto Cavallo marino, da
chi Bove marino , da. chi Elefante Marino , da ehi Elefante Egiziano . Ma
perchè appunta diverte, l^^na le opinioni , e variano non poco qièsHe di*
iTijderni da quelle degli Antichi , perciò iHmo non Tara diigradevole al cor-
tefe Lettore , e.h-e la fuL difcorfo di quello Aninvale alquanto mi diffonda.
Eliano ndici Stor'ix degli ^mmci'ì^ libro 11. capitolo 44. deferi ve->
I' Ipp.opotarao alto cinque cubiti; colle orecchia, coda, e voce fomi-
glianci a quelle del Cavallo ; che intomo la bocca abWa eminenti dall'
una parte e daJl' altra tre grandillìmi denti; che abbia le unghia come
i Bovi ; e che nel reltante del corpo fom..igli P Elefante . Ariltotele Hi/h.
tAn lib. 2.. cap. 7. lafciò fcritto che abbia ì crini da Cavallo ; P unghia
di Bue; il niufo elevato ; il Tallone fefla ; i denti fporti in fuori ; la.,»
coda di Cinghiale ;: la voce di Ca'wallo ; la grandezza di Afino ; e le par-
ti interne non diftìmili a quelle de' Cavalli,, e degli Afini. Leone Afri-
cano Defcrìpt. ^friae lib. 9. Vuole die abbia la forma di Cavallo , e la_3
grandezza di Alino, che ila fenza peli, e lo fa, infello alle Barche ; Bei-
Ionio rfe ^qucitil. lib. I. la delcrille con tefta di Bue; con orecchia di
Orfo brevi e rotonde ;■ con bocca più grande ancora di quella del Leone ?
narici aperte ; labbra afliù groffc , e denti di Cavalla r con occhi ' e lingu*
grandiffimi ; eoa brevifllma collo , e quail niente ; con piedi cortillimi , 3
tale che appena giungono all' altezza da terri di quattro dita ; lo dice_>
pingue e corpulento come il Porco ; e che abbia le unghia fclìe come
queiP animale . Fabio Colonna però- accurati ifimo Naturai ilb- in l, C^ferv,
fiqtat. & terrejìr.. cap. ly. dice di aver vediito il Cadavere dell' Ippopo-
tamo confervato nel S,ale , e condotto ì^ Italia da un. certo Niccolò Ze-
renghi CJxirurgo di Narni . QLielto , dice , non aveva alcuna fimilitudine col
Cavalla, ma piuttolto col Bue, rigùanio alla grandezza, e eolP Oria
riguarda ìÌXq zampe . Aveva il ventre anzi piano che elevato ; il capO'
affai grande ,. a comparazione del rellance del corpo; bocca larga molto r
mulo carnofo ; occhi ,. ed orecchi" piccoli . La corporatura tutta gralla , e-
lyirga ; la. coda di CingJiiale , oppj,uttoito a guiià di Tartaruga o d*
Orlo ce.
Si ap-
T M P R I M 0, ^^7
Sì appropria P Ippopotamo alla Chirurgia , perchè ^\ narra' di Luì , te-
• friftionio Eliano Hifi. ^n. lib. ii. cup. 43. che fentendofl oppreflb dalla
troppa graiTezza , tanto li frega alla tagliatura di qualche canna , fìnocchè
ne faccia dal Ilio corpo fortire quella quantità di £ingue , che giudica a
propofito ; la quale allorché gli fembra fufficiente , ravvolgendoli nel fango »
con quello fi chiude e falda la ferita , Dalla quale olTervazione , giudica Croi-
lio in Uh. de rerum fignamris » che nato ne iìa apprelTo i Medie: I' ufo
di aprire la vena . ,
FATTO STORICO SAGRO.
INtraprefe 1' ubbidiente Figlio Tobia , a tenore delle amorofè cure deì
vecchio cieco Padre , il dellinato viaggio colla dolce compagnia dell'
Arcaagiqlo Raffaele da Lui creduto altro Ifraelita . Gionfero la prima fera
alle fponde del Tigri, dove fermaronfi . Ma avendo voluto Tobia co' piedi
entrare in quelle acque , per lavarli dalla polvere e fango , un fiero fmiilira-
to Pefce fé gli avventò per divorarlo , Alzò Egli le grida al Compagna»
chiamando ajuto , e dicendo : Signore , viene contro di me un fiero Pefce.
Il Compagno gli dilTe r B Tu afferralo per le alette del Capo , apprehende
branchìam ejm , e tiralo pure con Te fuori dell'acqua. Ubbidì Egli» e Io
traffe in fecco •, dove avanti a' Tuoi piedi comincio tollo a palpitare . Sop;-
giunfe allora F Angiolo : Sventra codeflo Pefce , e cavagli il cuore , il
JSele , ed il fegato , quali cofe confervarai , eifendo neceflarie ed utili a
moke cure . Efegul il tutto il docile ed ubbidiente Giovane , e fece pu-
re arroftire le carni per cibarléne quella fera» aspergendo di Tale il rima-
fto , per 1' alimento degP altri giorni , finocchò folTero giunti in Rages
Città della Media . Dopo molto felice cammino fu di ritorno- alla Pater-
na cafa . Nel tem.po del qual cammino F Angiolo iitrui Tobia di ciò che
doveffe fare in entrando in fua cafa . Subito giunto gli diflfe » adorerai il
Signore tuo Dio » ringraziandolo de* molti ricevuti benefìzi ; indi ti acco"
Iterai ai vecchio Padre» e riverentemente baciatolo» gli ungerai fubitoglf
occhi col fiele del Pelce » che Iiai ceco ) e vedrai ch.e gli li apriranno , gii
guariti perfettamente ; onde vedrit di nuovo il lume del Cielo» e godrà
anche più in poter rimirarti . Erano già vicini , ed il Cane ( che feco Loro fu
fempre ) riconofciuta fa propria cafa * precorfe a fare le felle di fua eful-
tanza .. Alzatofi il cieco Padre, cominciò a correre » non curandoli d' im
toppare ne' piedi , dove non vedeva r Sol diede ta mano a un fuo Ser-
vo , col quale appoggio feguì a correre , finoccliè lo ebbo. traile braccia »
e lo baciò^ Elfo » e la Madre con tenerilllme lagrime d' entrambi , En-
trarono poi tutti inllerae in cala , adorarono il Signore , dandogli vive gra-
zie . Etepo il che fi fedettero col caro ritornato Figliuolo;, il quaJe tan-
tollo cavò fuori il fiele del Pefce , e ne tinfe gli occhi all' amato Padre,
Sollenne Qyellì per ben mezz.' ora il brugiore : quand' ecco cominciò a
laccarli , e ad ufcire dagli occhi fteUl 1' albugine » fatta fimile a pelle d£
Qvo a 1^ qiuile il Giovane Figlio deliramente gli andò llaccando , e lepa-
rando
358 ICONOLOGIA
rancio dalle pupille « e fu lo ftefTo che il levargli le tenebre j poicchè rav-
visò ben tolto il chiaro della luce , e tutto il vifibile • racquiilaado per-
fettamente la villa . Toh. cap. 6. e cap. ii.
FATTO STORICO PROFANO.
CRitobulo fu così efperto Chirurgo ^ che elTendo ftata tirata a Filippo
Re di Macedonia una freccia in un occhio , Egli s\ deliramente gle
la cavò , e in tal modo guarillo , che febbene da quell' occhio perdefle h
villa dal colpo elliiita , nientedimeno non rimafe punto deforme a vederli .
Tlin. Stor. 2<{at. lìb. 7. cap. 37.
FATTO FAVOLOSO.
Mirando con fomma attenzione Chirone Centauro le faette di Ercole 5
a cui benignamente aveva dato ofpizio , una di quelle gli cadde in un
piede , ed afpramente ferillo . Egli apporta alla piaga 1* Erba Centaura »
della quale fa menzione Virgilio |ib. 4. Georg.
Cecropiumque ibyrnum » <^ gra'veolenùa cent aurea
fi guarì perfettapiente . Per il che poi fìi chiamato 1' inventore dell' ufo
di quest' erba , che da Lui prefe il nome . Isl^atal Conte . Mitol. lib. 7. cap.
4. de Centauris j e rapporta ]' autorità di uicbeo ■> e di £raftJìrato .
CIELO
:
TOMO PRIMO,
C I E L O.
Di Cefare i^/4.
55ip
UN Giovane d' afpetto nobiliflìrao .Veftito d'Abito Imperiale di cjlor
turchino tutto Stellato» col Manto detto paludamento, e collo Scettro
nella dsiftra mano , e nella finiftra tenga un vafo , nel quale fia una fiamma
di fuoco > ed in mezzo di effa un cuore j che non il confurai . Sulla pop-
pa dritta vi fia figurato il Sole . Sulla finilira la Luna . Sia cinto colla
Zona del Zodiaco , nella quale fi fcorgano li Tuoi dodici fégni , Porti in
capo una ricca corona piena di varie gemme s e nelli piedi li coturni d'oro.
Il Cielo da Bartolomeo Anglico lib. 8. cap. 2. è diftinto in fette parti.
Aereo , Etereo , Olimpo , Igneo 5 Firmamento , Aqueo , ed Empireo ;
ma a noi non accade ripetere ciocché egli ha detto , a cui rimetto il Let-
tore ; e parimente circa il numero de* Cieli , a Plutarco » alPererio nella
Genefi , al Clavio fopra la sfera del Sacrobofco 5 alla Sintaffi dell' arte_>
mirabile , alla Margarita Filofo&ca, ed altri Autori ; a noi bafti dire, che
il Cielo è tutto 1' ambito , e circuito eh' è dalla Terra , per fino al Cielo
Empireo , ove rifiedono le Anime beate . Efodio Poeta Greco nella Theo-
gonìa lo fa figliuolo della Terra in quefto modo .
Tellis mero primum fìqmdem germit parem /ibi
Ccd:'.m StelUs ornaium , ut ipfam totam obtegat ,
2)iq. ejfet beatis Din feda, tutu femper , Cioè » Tri-
S<So ICONOLOGIA
Trimkrammte generò la Terra
Il del di Stelle ornato^
.Acciò la copra tutta ì
E perche fia delle beate menti
Sempre ftcura Sede ,
E per tal cagione gli abbiamo fatto il Manto ftellato turchino per effer
colore celureo , così detto dal Cielo , e quando vogliamo dire un Ciel chia-
ro e fereno , diciamo un Ciel turchino . Regale poi , e collo Scettro in
mano 5 per dinotare il dominio, che ha nelle cofe inferiori, ficcome vuole
Arifl. nel i. Lib. delle Meteore , tefto 2. anzi Apollodoro fa che il primo
che abbia ottenuto il dominio di tutto il Mondo fia flato Urano da noi chia-
mato Cielo . O' vpxpos TT-pZros rov TrcLpros éJ^uvx Ci\j<jri Kéo^f*>i , ide/l
Cdum primum Orbis uni'verfi i mperio pr^fuit .
Si dipinge giovane , per moltrare che lebbene ha avuto principio, nell'
ifteffo termine li ritrova , e per lunghezza di tempo non avrà fine , per ef^
fere incorruttibile, come dice Arift. lib. i. Cali tello 20. onde è che gli
Egizi per dinotare la perpetuità del Cielo , che mai s' invecchia , dipin-
gevano un Cuore in mezzo alle fiamme , ficcome abbiamo da Plutarco in._»
Ifide , ed Ofiride con tali parole . Calum , quia ob perpetuitatem mmquam fé-
ìiefcat ì corde piSlo Jtgnificant , cui focus ardtns fubje&ìis fu . e però gli ab-
biamo porto nella finillra mano il fuddetto vafo con il cuore in mezzo del-
la fiamma , e perchè in tutto il corpo celefte non vediamo lumi più belli
che il Sole e la Luna . Ponghiamo nella più nobil parte del fuo petto fo-
pra la poppa dritta il Sole , come Principe de' Pianeti , dal quale riceve il
fuD fplendore la Luna polla fopra la poppa finiilra , tanto più che per quelle
die immagini del Sole , e della Luna gli Egizi lignificavano il Cielo . Lo
cingiamo colla Zona del Zodiaco , per eflere principale cingolo Celelte . (ìli
a pone una ricca corona in teda di varie gemme , per moltrare che da
lui lì producono quaggiù in vari modi molti , e diverlì prezioii doni di
Natura .
Si rapprefenta , che porti i coturni d' Oro , metallo fopra tutù incor-
nittibile j per confermazione dell' incorruttibilità fua .
INDICE
DELLE IMMAGINI PRINCIPALI
Contenute nel Trifjrio Tomo • .
^61
>i
A
ABbondanza. Pagina i.
Abbódanza marittima. 5.
Abborri mento . 5.
Abufo . 8.
Accademia. 15.
Accidia . zu
Accortezza . . 23.
Acquifto cattivo . ^6.
Acutezza dell' Ingegno. 27.
Adolefcenza . 29.
Adozione. 51.
Adozione da medaglie . 3 7.
Aduazione . .58.
Adulterio . 4Z.
Affabilità . % 45.
Affanno . 48.
Affettazione. 50»
Affezione . 57.
Agricoltura . $ 8.
Studio di Agricoltura . 59.
Aiuto Divino. 61.
Aiuto . 05.
Alchimia . 6g.
Allegrezza . .74.
Alterezza in perlbna nata
.povera civile . 79.
Altimetrìa .
8r.
Amaritudine .
82.
Ambizione .
8j.
Amicizia .
85".
Amicizia falla .
90.
Ammaeftramento .
95.
Amor di Virtù.
9(J*
Amore verfb Dio .
0.
Amor del Proflìmo .
100.
Amor di fé fteffo .
lOI,
Amore .
10^.
Amor domato.
106,
Amor di Fama .
108.
Amor della Patria .
no.
Amore impudico.
119.
Ampiezza della Gloria . iz6.
Anatomìa. 127,
Anima ragionevole e bea-
ta. 131,
Anima dannata. 135.
Animo piacevole trattabi-
bile ed amorevole. 13^,
Anno . 1^6,
Apoftasìa . 138.
Appetito . 140.
Applaulb de' Saggi . 141.
Applaulc) Popolare . 143.
Apprenfiva . 145,
Archittetura Militare, 148.
Architettura. 149,
Z z Ardire
^Sz
Ardire magnanimo e ge-
Mondezza di cuore.
20p.
nerofb .
154.
Mifericordia .
ZIO.
Ardire ultimo e necefla-
Efler pacifico .
212.
rio .
1$?.
Perfecuzione per la GIu-
Aritmetica .
1^8.
Aizia .
^I^
Ariftocrazia .
l5o.
Beatitudine a guifà di Em-
Armi .
I5i.
blema .
214.
Armonia .
102.
Bellezza .
217.
Arroganza .
1Ó3,
Bellezza Femminile .
219.
Arte.
16$.
Beneficio .
222.
Artificio .
170.
Benevolenza Affezione .
22^.
Affiduità .
171.
Benevolenza e union Ma-
Aftinenza .
171.
trimoniale .
228.
Aftrologia .
173.
Benignità .
254»^
Aftronomìa .
176,
Benignità in perfona della
Aftuzia ingannevole , .
177'
Marchefana Salviati .
Z^Ó.
Avarizia.
179.
Biafimo viziofo .
242.
Audacia .
184.
Biblioteca .
245.
Augurio buono .
i85.
Bontà .
250.
Augurio cattivo .
188.
Botanica .
2?J.
Augurio nella Medaglia di
Bruttezza Umana.
259.
Adriano .
i8p.
Buffoneria .
253.
Aurora .
190.
Bugìa .
258.
Autorità , o Poteftà .
i$>i.
Bujo .
271.
Azione Virtuofa.
193.
B
c
^^Accìa .
273.
*p% Allo .
19$.
1 Calamità . .
278.
i-C Battefimo .
zoo.
V^ Calamità mife-
X-# Beatitudini .
ria .
278.
Povertà di Spirito .
205.
Calunnia .
280.
Manfuetudine .
205.
Capriccio .
282.
Pianto .
207.
Care Ili a .
285.
./Fame e fete della Giù-
Carezze amatorie.
285.
ftizia .
208.
Carità .
287.
Carno-
Carnovale .
Carro della Lima'.
Carro di Mercurio .
Carro di Venere . .
Carro dd Sole .
Carro di Marte .
Carro di Giove.
Carro di Saturno .
Carro di Minerva .
Carro di Plutone.
Carro dì Vulcano .
Carro dell' Aria .
Carro dell'Acqua.
Carro delia! Terra .
Carro della Notte .
Carro di Bacco .
Carro di Bacco defcritto
dall' Anguillara .
Carro dell' Aurora ,
Carro del Giorno natu-
rale .
Carro del Giorno Artifi-
ciale .
290.
Carro dell' Anno.
325,
2p4.
Carro di Cerere.
325.
25) <5.
Carro dell' Oceano.
327.
298.
Carro di Amore .
328.
300.
Carro della Caftità .
328.
302.
Carro della Morte .
328.
304.
Carro della Fama .
329.
306.
Carro del Tempo.
329.
308.
Carro della Divinità .
3^9»
B^9'
Caftigo .
330.
311.
Caftità .
1^2.
312.
Caftità Matrimoniale,
33^*
313.
Cecità della Mente .
$37-
314.
Celerità .
S40.
315.
Chiarezza .
341.
315.
Chiefa Cattolica .
342*
Chimica .
34?.
317.
Chiromanzìa ,
349*
325.
Chirurgia .
35».
Cielo .
3')9'
325.
"
525.
Z z
INDI-
3^4
INDICE
DELLE COSE PIÙ' NOTABILI.
A
I.
2.
ABbondanza perchè fi
dipinga bella e gra-
zi ofa . Pagina
Abbondanza per-
- che ha la Ghirlanda di
^ Fiori .
Abito dell' Intelletto di due
, - foni .
/ibufi , varietà , e moltitu-
dine .
<
Accademia , fiio principiò >
e progreflb .
Accademia dove ebbe ori-
gine . ^
Accademia da chi prefè il
nome .
Accademici devono aver la
mira all' Eternità.
Accortezza ha i fuoi con-
fini col Vizio, e còlla
Virtù.
Accortezza di Didòne per
per tuggire le infidie del
Fratello. z$.
Acque di tre nature. 315.
Acquifto del Sommo Bene
fi deve chiedere al Som-
mo Bene. 61.
lóó.
18.
20.
zo.
18.
25.
Acutezza d' Ingegno di
Archimede .
Adolefcenza perchè bella
e di allegro alpetto .
Adottati che prefero nuovo
nome dagli Adottanti .
Adottati che prelèro quanti
nomi avevano gli Adot-
tanti così Paterni , che
Adottivi .
Adozione perchè tenga la
delira al collo del Gio-
vane adottato .
Adulazione fua Definizio-
ne .
Adulazione quando propria-
mente cosi fi chiami .
Adulazione figurata dal P.
Ricci .
Adunanze de' Virtuofi de-
nominate in tre modi .
Affettati di più forti .
Affettazione, fuoi pregiu-
giz] .. ^':>
Agonali Capitolini iftituiti
da Domiziano .
Agricoltura approvata da
^Dio.
Aiuto come fi deve porgere
Alchimia , vantaggio da
Fifa riportato .
•V-»
28.
IO.
5?-
36.
38.
59-
40.
20.
51.
51.
19.
60.
Alchi-
Magno come
Alchimia , Autori che T ap-
. provano .
Alchimifta oggetto di ri(b.
Aichimifta fempre povero .
Alcefte fi offre alla morte
= per il Marito .
Alcione , lùa proprietà .
Alcione Moglie di Ceice ,
Ilio amore verfb il Ma-
rito .
Aleflandro Magno rappre-
. fenta 1* ampiezza della
Gloria.
Aleflandro
/ dipinto da Apelle .
Aman appelb ad un Trave.
Amanti di le ileflì di due
forti .
Amaranto non perde mai
, il Ilio colore .
Ambiziolo mai lenza lìi-
. perbia .
Amicizia in tre gradi .
Amicizia come defcritta
dal P. Ricci.
Amicizia falfa come rap-
prelèntata dal P. Ricci .
Amor di Virtù , . come fi-
gurato dall' Alciato .
Amor di Virtù come dipin-
to dal P. Ricci .
Amor verlb di Dio rappre-
lentato dal P. Ricci.
Amor di le fteflb più radi-
cato nelle Donne .
Amore domato da tre co-
. fé , quali fiano .
3^1
Amore Impudico , fiioi cat-
73-
tivi ejfetti nel làngue
71.
noftro .
121.
71.
Amore punito dall' Ape .
121.
Anania fua aftinenza .
172.
25J.
Anatomia , lìia antichità ,
229.
ed Eccellenza.
Anatomìa, inelperto di efla
non può efler buon Me-
128.
250.
dico .
ijo.
Ancile colà fia .
198.
Anima ragionevole come
125.
Imaginata dal P. Ricci .
Anima penitente come fi-
152.
127.
gurata dal P. Ricci .
132.
41.
Anima contemplativa co-
me figurata dal P. Ricci .
iSz.
102.
Anima Dannata come figu-
rata dal P. Ricci .
134.
194.
Api perchè Simbolo degli
Adulatori .
40.
85.
Api Geroglifico dell' Ar-
88.
tificio .
Apollo primo Botanico ,
170.
89.
Chirurgo, e Medico.
3U-
Apoftata fempre inquieto .
139-
P4.
Applaufo de' Saggi defide-
rabile .
141.
97-
Applaufo Popolare di po-
chiflima durata.
144.
97-
Arcagato primo Chirurgo
che fi portafTe in Roma
98.
fbmmamente onorato ,
e pofcia abborrito ; e
104.
perchè .
Aritmetica apre la Strada
554.
107.
a molte Scienze .
159.
Arme ,
^66
Arme, flio abufb . iz.
Armellino ha fbmmo orro-
rore al fango . 7.
Aronte Figlio di Tarqui-
nio sforza Lucrezia , 14.
Arroganza nafce dall' Igno-
ranza. 16^.
Arroganza come figurata
dai P. Ricci . ió$.
Arte che cofa fia . 1 66.
Arte ha bilogno di precet-
to , e ragione . 1 66.
Arte , fùo fine , e il- bene
che da EfTa deriva . i6y.
Arte perchè fi dipinga
verde . 16 j.
Arte come defcritta da
Giulio Strozzi. 16^.
Arte per fé fteffa nobile . 1 70.
Afino inventore della po-
tatura delie Viti . 3x4.
Afino, gli viene eretta una
Statua, da Chi, e do-
ve . 524.
Attinenza de' Cibi fa la
mente atta alla Contem-
plazione . 1 72.
Aftrologìa che fùoni nella
noftra lingua. 175.
Aftronomia differente dall'
Aftrologìa . i j6,
Aftuzia de' Chiromanti , o
Zingani. 550.
Avarizia perchè fi dipinga
a guifà d' Idropico . 1 79.
Avarizia confifte in tre
colè. 180.
Avarizia come fi dipinge-
va dagli Antichi. i8ì.
Avarizia che generi neli'
Avaro. 181.
Avarizia come figurata dal
P. Ricci. 185.
Avaro gode pm in guar-
dare i denari , che in
adoperarli. 180,
Auguii Gentil) perchè ado-
peravano r Agnello ne*
loro Sacrifici . 20$.
Auguri non devono otte-
ner credito da' Criftia-
ni. i8<5.
Aurei] Conte Sperello lo-
dato per il filo buon
gufto . 245,
Aurora amica de* Poe-
ti. 100. 525.
Aurora come figurata . 325.
Aurora ha tre nomi . 3i5«
Avvenimento a Scienzia-
ti.
Azaria, fua attinenza. 172
li-
B
B Accanti , Loro Fe-
tte . 291.
Bacco come rappre-
lentato . 31^.
Bieco primo Trionfatore . 521.
Ballo in gran pregio ap-
preso i Greci. 19?.
Ballo, fùoi Inventori. 19^.
Ballo
Ballo lènza lùoni di nefllin
pregio. 197.
Battefimo , doni che per
Elfo riceve r Anima . zoi.
Batto trasformato in pietra
di Paragone. 271.
Beatitudine celefte come
figurata dal P. Ricci . 217.
Bellezza cola difficiliflìma
a intenderli . 217.
Bellezza in che conlìfta . 218.
Bellezza non è da fidarfi
di Lei . 220.
Bellezza ha correlazione
colla bontà . 251.
Bene Ibmmo fi deve chie-
dere al Sommo Bene. 61.
Beneficio fi deve fare con
volto allegro . 275.
Beneficio deve efTer fin-
cero. 223.
Beneficio ritorna fempre
in utile di Chilo fa . 224.
Beneficio deve farfi folle-
cito . , 224.
Beneficato non deve na-
fcondere il Beneficio . 223.
Benevolenza in che diffe-
rifca dall'amicizia. 225.
Benignità compagna della
Giuftizia .
Bibliomani Iplendore del
le Città .
Bibliomani biafimati .
Biblioteca > lìia origine .
Bontà fi conofce dalla
Bellezza. 251
23 ^
244.
245.
243. I
3^7
Boragine la ftelTa che la
BugloHa. ^^.
Botanica Scienza utiliffi
ma. 2^3,
Botanica, lùoi primi In-
ventori. 253.
Bruttezza infelicità . 2^9.
BuiFoneria degna di tutto
il biafimo . 253.
Bugìa ha le gambe corte . %6p.
Bugia come figurata dal
P. Ricci. 25^;
c
C Accia dritto trasferi-
to da Dio all' Uo-
mo.
Caccia efèrcizio
proprio della Gioventù .
Caccia elèrcizio nobile.
Caccia Ipecie di Battaglia .
Caccia de' Volatili di chi
fu invenzione .
Cacciatori primi .
Cacco rubba i Bovi ad Er-
cole , ed è uccilb.
Cacciatori vivono lèmpre
in Iperanza .
Caduceo di Mercurio che
cola fia.
Calunnia abita Ipeflb nelle
Corti .
Calunnia come dipinta da
Apelle .
Camaleonte, fua proprietà.
274.
274-
275.
27^
275.
274.
27.
27^
2p7.
280*
280.
39'
Cane
5ÌJ8
Cane perche Simbolo de-
gli Adulatori .
40.
Cane perchè aflegnato alla
Botanica .
25d'.
Capitano come figurato
• dalP. Ricci.
161.
Capricciofi chi fieno.
282.
Careftia perche fi dipinga
• brutta .
I.
Careftia da chi provenga .
285.
Carezze amatorie mina di
Salomone .
285.
Carità non rimane mai di
operare .
287.
Carità appreflb il Sig. Ifido-
ro Rubeiti .
289.
Carità come figurata dal
P. Ricci .
289.
Carnagione rofla perchè fi~
gnifichi aftuzia .
177-
Carnovale , lùa etimolo-
gìa.
2p0.
Carnovale rimadigiio del
Gencilefmo .
2$)I.
Carnovale quando comin-
ci , e quando duri appres-
so noi.
291.
Carrette a«ticamente ufate
da' Combattenti .
3°3-
Carro tirato dalle Aquile .
304.
Carro tirato da* Lupi .
502.
Carro tirato da* Bovi .
306.
Carro tirato dalle Civette .
308.
Carro tirato da* Cani .
311.
Carro tirato da* Pavoni .
3^3'
Carro tirato dalle Bale-
ne . J13.
3^7'
Carro tirato da' Leoni . 3 14,!
Carro tirato da Pantere e
Tigri. 31$*:
Carro del Sole come di l
pinto da Ovvidio . 501,'
Carro in forma di Trian-
golo . 308.
Carro da tre ruote . 309.
Carro adorno di Viti , ed
Uve. 315.
Caftigo di Dio come figu-
rato dal P. Ricci. 331.
Caftità come definita da
S. Tommafb. 333,
Caftità come figurata dal
P. Ricci . 334.
Caftità Matrimoniale co-
me rapprefentata dal P.
Ricci. 331).
Catone , lìio atto magna-
uimo . 173.
Cavalli di Plutone tre , co-
me chiamati , e loro fi-
gnificato . 309.
Cecità della mente che co-
fa fia . 337.
Cecità de' Peccatori come
figurata dal P. Ricci. 338.
Celerità che cofa fia . 340.
Cerere rapprefenta abbon-
danza marittima . 3.
Cerere come figurata . 325,
Cervo fi lafcia allcttare dal
lùono del Flauto . • 38,
Chiarezza cola per efla
s' intenda . 341,
Chiela Santa cofa fia. 342.
Chiefa
545-
Chlefa Cattolica parago-
nata ad una Nave . 542.
Chiefa Cattolica ha due
vite. . -■■icia/jl .545.
Chiefa Cattolica non di
minuifce per le perfècu-
zioni . 543,
Chiele fuor della. Chiefa
Cattolica per chi fiano
fimboleggiate . 344.
Chimica che cofà fia.
Chimica, lìia Etimologia
varia . . 545.
Chimica intefa fbtto varj
nomi. 345.
Chimica , (uo oggetto prin-
cipale . 34<^'
Chimica , lue operazioni . 345.
Chimica , fuoi primi In-
ventori . 547.
Chiromanzìa arte vana e
ridicola. 349.
Chirone perchè Centauro. 354.
Chirurgia in checonfifta. 352.
Chirurgia più antica della
Medicina. 352.
Chirurgia lìioi Inventori. 354.
Cicerone folleva Roma dal-
la Careftia . , 4.
Cicogna fignifìcato della
Pietà , e deir Aiuto . 68.
Cicogne tirano il Carro dì
Mercurio , perchè . zp6.
Cigni perchè tirano il Car-
ro di Venere . zp^.
Cielo perchè abbia azione
nelle colè inferiori , 1 74.
3'^9
Cielo corric figurato ; 359^.
Cielo diftinto in fette par-
ti. 3^9.
Ciiiclo Simbolo della Po-
' verta. -. '- J'ùé',
Cinici perchè così detì:ì^.-->;'2Ò;
Cippo colle Corna. •'■^-'117.
Claudio adottò Nerone ad
iftanza di Agrippina . 3^,
Codro fi fa uccidere per
la Patria . 117.
Colombe perchè tirano il
Carro di Venere . 298,
Colombi perchè Geroglifi-
co delle carezze ama-
torie . z'8').
Combattenti anticamente
ufavano le Carrette. - 303.
Componimenti devono Ibt-
toporfi al giudizio al
trui. i5.
Concordia lìmboleggiata
dalle mani congiunte . ^y,
Conolcer le fteffo niuna
cofa più difficile. ' ìoil
Conforti debbono immitar
re r Alcione. 231,
Corno della dovizia , di-
verfe opinioni intorno
ad Elfo . 2,
Cornucopia perchè fègno
delf Abbondanza . z.
Corona di Gramigna per-
chè fi dava al Cittadi- .
no , che avefle libera
ta la Città dall' alfe-
dio .
A a a
114.
Coro-
^70
Corona di Quercia perchè
fi dava a chi avefle fai-
vata la vita ad un Cit-
tadino . II?.
Corone perchè inventatte . i z5.
CQrone dat^ da' Romani >
dichiarate . io8.
Corone ufate da* Romani . 1 08.
Coftume degli Antichi nell*
allegrezza . 7^.
Coftume degli Antichi nel
pallar vicino alla Statua
, di Mercurio . 295.
Crivello perchè dato a
Bacco, 321.
Crudeltà de* Ricchi in mi-
rare le mi ferie de' Po-
veri . IO.
Crudeltà di Erofìlo, ed
Erafiftrato , i zp.
D
Daniele, fiiaaftinen'
za. i7i.
Dedalo ingegnofil^
simo fabbrica il
Lab:rinto . 29.
Pelfino filo affetto verfb
r Uomo. 135.
Petioiiio inventore delle
Mifchere . 292.
D'fcrizione del Tempio di
Gerufilem. i^o.
Defcrizione della Cafadel
Sole. 152.
Detto di Adriano Spettante
la debolezza del corpo
di Comodo Vero, 3^,
Didone fabbrica Cartagi-
ne. 25.
Diluvio Univerlale . 7.
Diocleziano nemico dell*
Alchimia . 71.
Donna vana notata dal
Guarini . 54.
Donna fenza 1* ajuto del
Marito è come la Vite
fenza 1* ajuto del fofte-
gno . 58.
Donne che debbono avver-
tire nel Ballo. Lpj,
Donne divote , e pietolè . 214.
Dotti affettati. 52.
E
EBrei vogliono un Re . 1 83.
Ecate perchè chia-
mata Canicida > o
Canivora . 257.
Eco eloquentiflìma punita
da Giunone , e perchè . 42.
Ecuba trasformata in Ca-
gna . 1 84.
Edera conlècrata a Bacco . 1 6,
Edera a chi convenga . 1 7.
Edera, fùa proprietà . 28?,
Elefanti non hanno fiele . 239.
Elefanti animali benigni . 259.
Elmo volto fbfsopra che
34T.
Elmo
fignifichi
Elmo Geroglifico de' prin-
cipj occulti., .... .i ■^. 548.
Equinozio Jìgnifiidato' j|p
. il Cinocefalo. 21.
Ercole il primo a tinger
la lana di Porpora . 55.
Èrebo lùoi Figli . zyi,
Eroftrato brucia il Tem-
pio di Diana perchè . 109,
Efculapj varj . 3^3-
Efèrcizj atti a regolare il
corpo non fi devono tra-
fcurare. 195.
Età deir Uomo diftinta . 29.
Euridice fimboleggia T. Ap- .
petito . 140.
Ezio rinunzia alle digni-
tà , e fi fa Agricoltore . 60.
Fuoco di due fòrti
37 i
311,
F
FAbio Romano , fiio
coraggio. 1^1.
Fame Saguntina . 284.
Filippo Macedone ,
fila bontà . 47.
Filomela in Ufignuolo. 125.
Fiiolbfia , fiio abuib. 13.
Fiume che sbocca in gran
fiamma . 2.89.
Fortuna di un BuiFone . 257.
Fortunato difficilmente può
diftinguere chi 1' ami ,
o i' aduli , 92.
Fuoco iftrumento princi-
pale delle cofe anifi-
ciofè ... i(Sp.
G
GAlli perchè dedica-
ti a Mercurio . 297,
Gallinaccia bene-
vola air Uomo 227.
Ganimede rapito da Giove . ^1,
Genitori che redono fchia-
vo r arbitro de' Figli. 12,
Giano accoglie Saturno . 47,
Giglio ha tre qualità , co-
me ie belle Donne . 219.
Gioab uccide Aflalonne . 331,
Gioglio Simbolo de' catti-
vi coftumi • 25i,
Giocondo Latini belliflì-
mo . 4f <
Giovane per il calor del
Sangue intento a colè ■
fenfibili . 6S0
Giovani , proprietà loro è
i* efler ambiziofi . 79,
Giovani cola debbano av-
vertire nelle Felle dì
Ballo . t^S,
Giove come rapprelèntato 504.
Gioventìi nemica dell' ap-
plicazione . - 9,
Giuda Maccabeo > fiio co-
raggio . i$6t
Giudaj ufa con la Nuora
non conofcendola . i77«
Giudizio dì Salomone. 2^,
Giudizio di Paride . 299,
A a a 2 Giudi-
572-
Giudizio di Salomone tra
due Donne .
Giuliano Imperadore fùa
Apoftasla , e morte .
Giunone Prefidente de' Re-
• 1
gni
Giuri {prudenza fùoabulb..
Giufèppe accufa i Fratelli
al Padre.
Giuftizia che cola fia .
Giulio Lipfio confutato .
Gloria , ftrade di giungere
a Lei fono due .
Gola, fue Figlie cinque.
Golìa Gigante uccilb da
David.
Gratitudine di Tobia verfo
il Tuo Condottiero .
Graziani Conti lodati .
Grazie ignude .
Grazie perchè Damigelle
di Venere .
Griibne ingannato da Mar-
tano riceve onta dal Po-
polo , fi vendica .
Guerra luo abufo .
Guerrieri anticamente ula-
vano le Carrette.
140.
18.
30.
208.
IQ2.
142.
43'
224.
24^
88.
14?.
12.
505.
I
I
Bidè inche convenga
colla Cicogna . 2p5.
lezabel gettata da una
neftra, e divorata da*
Cani . 5<^.
Inganno oafoofto fotto il
nome di amicizia* 91.
Inganno di Dida a Deme-
trio. 178,
Ingegno e fagacità de* Le-
oni . 24,
Ingegno e fagacità della
Pernice . 24.
Infegua della Cafa Stroz-
zi . 2J7.
Intelletto ha due ftrade per
conleguire il fìio fine . 1Ó6,
Inventori della Chirurgia. 554.
Ippopotamo variamente de-
fcritto . ^'jtf.
Ippopotamo perchè appro-
priato alla Chirurgia. 557.
Ifiìone punito da Giove,
e perchè . 351.
Iftrioni , Citaredi , e Poe-
ti fi coronavano di Quer-
cia . 19*
Iftromenti del Chimico . 347.
L
LAberinto da chi edi-
ficato . 29.
Lamia Meretrice
amata da Deme-
trio , e onori da E fio
ricevuti . 2 85,
Lafoivi Ipogliati di ogni
bene. 121.
Lauro dedicato ad Apollo
per più ragioni . 16,
Lauro
Lauro a chi convenga . 1 7.
Lauro , che prognoftici fi
prendevano da Eflb nel
bruciar le (ùe foglie. 3^0.
Leggerezza di animo per
lar Sfìnge . 28.
Leggi Sabee. 178.
Leoni, loro proprietà. 514,
Leucotoe amata dal Soie,
fbtterrata viva , e tra-
sformata neir Albero
dell* Incenfb . 178.
Libri di Nimia Pompilio . 1 8.
Ligurgo perchè ordinò che
non fi fcolpiffe nome di
morto alcuno nel Sepol-
cro , fé non fé di quel-
li , che erano morti ono-
ratamente in battaglia . 1 1 5.
Lineo vuole uccidere T o--
Ipite Trittolemo per im-
padronirfi del Pirodoro . 4.
Lineo trasformato in Lupo
cerviero . 5«
Linee della mano quattro
principali . J^o.
Lifimaco condannato alle
Fiere, e perchè. 154.
Lifimaco uccide il Leo-
ne . I ^4.
Lituo che co fa fia. 18^.
Lucrezia Romana ^ ucci-
de per effere fiata vio-
lentata da Aronte Figlio
^\ Tarquinio. 14.
Luna perchè fi dica beni-
gna
258.
573
Luna fimbolo della Paz-
zìa. 292.
Luna , lùo cammino piiì
veloce degli altri Pia-
neti . Z94>
Luna fopra il Parto delle
Donne . 2<?f.
Luna perchè cosi detta . 295.
Lupo confecrato a Marte ,
e perchè. i5i. joj.
Lupo fila avidità . 179.
Lutero fi abufa del talento
datogli da Dio . 14.
M
MAdri ridotte a man-
siare i proprj Fi-
ili. _ 284.
Magnanimità ,
quattro 'fono i fìioi af
fetti . 255.
Mali altrui debbono com-
patìrfi . 21 li
Mangiar cofè troppo deli-
cate fa fpeflb cadere ì\\
errore. 172.
Mano deftra fègno di be-
ne , come la finiflra di
male , e perchè . 198.
Manfùetudine , fiio premio 2o5,
Manlìietudine come figura-
ta dal P. Ricci . 205.
Marcantonio come puni-
fce gii Ateniefi adula-
tori .
42.
Marcan-*
574
Marcantonio riceve nel iùo
Carro Trionfale un Buf-
fone . iS-j.
Marco Craflb rlcchifllmo
e avariffimo fi fa ucci-
dere da un Ilio Servo . i8j.
Marco Plancio fi uccide
per dolore della morte
della Moglie , e fi get-
ta nel Rogo , dove il
Cadavere di quella arde-
va . 2,35.
Mardoccheo innalzato a
grandi dignità per mez-
zo di Efter . 253.
Marfia Satiro fcorticato
vivo, e trasformato in
un Fittme. 14.
Martano , fua afluzia vi-
gliacca . 145.
Marte come rapprefentato. 502.
Martin Lutero ^\ abufà del
del talento datogli da Dio 14.
Mafchere inconvenienti
che da Loro derivano. 292.
Mafchere , (uo inventore . 292.
Matrimoniale Amore di
Alcefte . 233.
Medea Ipofà Gialbne, e
fa uccidere dalle pro-
prie Figlie PeliaZio di
. Lui . 258.
Medici loro obbligo di ap-
prendere la Botanica . 255,
Medicina llie lodi. 130.
Mediocrità ottima in tutte
le cofe, 147. I
Meleagro morto per lo -
sdegno della Madre . i77«i
Menecrate Medico , fua ar-
roganza , graziciamente
riprefà da Agesilao. 154,
Menelao contro Troja , 187.
Menzogna di Caino. 270.
Menzogna come giovò ad
Eumene Cardiano . 270.
Menzogna di Batto pu-
nica. Z71.
Mercurio inventore delle
Lettere. 20.
Mercurio Dio degli In-
ganni. 350.
Mercurio come rapprefen-
tato . 2p5.
Metello fi getta in mezzo
alle fiamme per falvare
il Palladio . pp.
Michol riconviene Da-
vid , e perchè ne vien
punita. 198.
Minerva come rapprefèn-
tata. 308.
Minerva punifce T arro-
ganza di Aracne conver-
tendQla in Ragno . 1^4.
Mirto pertinente al Poeta
Melico amoro lo . I^.
M irto Pianta di Venere . 16. 17,
Mirto perchè confecrato a
Venere . 197»
Mifericordia come figura-
dal P. Ricci. ali.
Mitridate amantiffimo del-
la Caccia. 277.
Moglie
Moglie di Putifar impudica
calluniacrice di Giufeppe
Mogli di Mitridate fi uc-
cìdono per aver udita la
morte del Marito .
Memo Dio della Ripren-
fione come dipinto da-
gli antichi .
Mondo , fiioi pericoli .
Monti Olimpo , Offa , e
Pelio pofti uno lòpra
1* altro .
Moro Cello , fùa pro-
prietà .
Morte di Diagora per alle-
grezza .
Morte di Penteo uccifo
dalla Madre e Zie .
Morte di Aflalonne .
Morte ài Aleflandro Ma-
gno .
Morte di Fetonte .
Morte di Gionata .
Morte di Amnone .
Morte di Giuliano Apo-
ftata .
Morte di Vitellio Impe-
radore .
Morte di Pelia.
Mosè primo Chimico .
Mosè comandato da Dio
che non afTuma al Sa-
cerdozio Uomo defor-
me . 2<52.
Mufica> fùe note. 15 8.
334-
49.
242.
62.
i8^
24.
77-
78.
8^
85.
94.
124.
140.
14^.
258.
547.
N
37%
NAjadi raccolgono
il Corno rotto ad
Acheloo da Erco'
le , e lo empiono
no di fiori , e frutta • 2.
Narcifb che fi (pecchia in
un fonte Simbolo dell*
amor dì fé fteflb. loi.
Narcifb s' innamora di fé
ftefso , ed è trasforma-
to in fiore del fìio nome. 539.
Nerone fa ucciderla Madre
Agrippina . J59,
Nettuno per 1' acqua come
figurato. 51J,
Nibbio a aftiene dalle co-
lè a Giove facrificate . z6,
Nimicizia fieriffima tra Fra-
telli . g*
Nobili debitori, li.
Nobili affettati . ^2.
Nobiltà luo abufb . ii.
Nocumenti proceduti dal-
la bellezza di Cleopa-
tra. 221.
Notte come dipinta da di-
verfi Poeti , ed in par-
ticolare dal Boccac-
cio . 5if,
Notte , ftto Marito , e Fi-
gli . 27a,
Numeri di quattro fòrti. 15^.
Oceano
37^
o
Oceano come figu-
rato . 5x7.
Oceano detto Pa-
dre degli Dei , e
perchè . 517.
Odio trai Cavolo , e le
Viti. 7^.
Oliva dedicata a Minerva , 1 9.
Olmo fornito di Viti, 75.
Oreftilla a che fcgno ama-
ta dal ilio Conlbrte . 155.
Oro dedicato a Giove. 75.
Oro Simbolo della Poten-
za , 520.
Orologio Simbolo del
Tempo, 10(5,
Oftentatori del proprio ùr
pere. 5z,
Otre di Sileno perchè di
pelle di Becco , 524.
Ozio cagione deli' Adul-
terio . 45.
Ozio ha per Sorella la
Gola , 4j.
p
P
Ace deve eflere acqui-
ftata per propria
Virtù. 212.
Pallade uccide la
Gorgone che devaftava
la Frigia. 280.
Pallidezza effetto de. ti-
more . 182.
Paludamento che cofa
fia . 194.
Papavero perchè dato a
Cerere. 527.
Pardo alletta le Fiere coli'
odore . 95.
Paflìoni non dominate a
tempo fi rendono indo-
mabili . ap2.
Pavone sdegna la Compa-
gnia di altri Augelli . 80.
Pazienza maravigliofa di
Diogene Cinico , 279.
Pedante traditore punito . 7.
Pelia uccifb dalle proprie
Figlie. 258.
Pellicano simboleggia la
pazzia . 72.
Pellicano , fìia proprietà . 72.
Pelope cotto dal Padre ,
vien pofto alla Menlà
agli Di^'ì i Cerere gli
mangia una fpalla , è
fatto rivivere. 17^,
Penelope , fua aftuzia per
confervarfì cafta ad
UlifTe . ^^6,
Pericolo di qucflo Mondo . 52.
Perillo beneficato daA kf^
Sandro • 114.
Perillo condannato a mo-
rire nello flefTo Toro »
eh* Egli aveva fabbri-
cato , 551.
Peripatetici perchè cosi detti 20*
Peri-
Peripatetici perchè così
detti . zo.
Perfècuzione di Pelia a
Giafòne. lop.
Perfèo" libera Andromeda
dal Moftro marino . 57.
Perugia lodata die Biblio-
teche . 244.
Pefce Simbolo di amore
impuro . 88.
Peftiienza neil' Ilbla di
Egina. ^84.
Petrarca fu coronato in
Roma di tre Corone. 18.
Piaghe di Egitto . 279.
Pianto , filo premio . 207.
Pico perchè lacro a Marte . 502.
Pietà di Enea . 99.
Pietro Appoftolo , fiio co-
raggio . 1^5.
Pinguedine che fignifichi . 25^5.
Pino raccoglie lòtto di le
le minori Piante , e. co-
me . 258.
Piombo dedicato a Satnr-
no. ^ 75.
Piritoo difcende all' In-
ferno. 95.
Pittura , e Scultura arti no-
biliflime . 1 68,
Pittura , e Scultura nate da
un ifteflb Padre . 168.
Pizia e Damone modello
deli' amicizia . 94.
Platonici do ve fi radunavano 24.
Poetica da che ha avuta
Origine . ' 21.
S77
Polifemo privato dell* uni-
ca luce da UliiTe. 157,
Polinneftore per avarizia
uccide il piccolo Poli-
doro , e ne viene puni-
to dalla Madre di que-
, ilo . 1 84.
Pomi granati dedicati a
Giunone . 18.
Pomice pietra che indichi . 283,
Popolo fua incofideratezza 144.
Popolo facile a mutarfi. 144»
Porpora Simbolo di Cari-
tà . 66,
Poveri non devono abu-
farfi della loro Povertà . u.
Poveri oziofi . 1 1,
Poveri più pazzi de' Ric-
chi in tempo di Carno-
vale. 291.
Povertà nella quale fi riduf
se Di onifio Tirannodi
Siracufa . 27.
Povertà di Spirito perchè
in figura di Fanciulla . 205,
Povertà di Spirito come fi-
gurata dal P. Ricci . 204.
Premio dato da Giove a
Filemone , e Bauci per
la loro bontà . 1 00.
Prefiinzione di Gaflìope
ed Andromeda punita . f 7.
Pretella premio de' Giova-
netti Virtuofi . 57»
Priamo conlègna il Figlio
con molte ricchezze a
Poliimeflore . 1 84.
B b b - ' Prodez-
578
Prodezze di Ercole. z86.
Progne in Rondine. iz5.
Proferpina trastorma Afca-
Jafo in Guib, e per-
chè. 189.
Pudicizia di Damocle . 334.
Pudicizia di Coronide. 33^.
R
RAccapricciare , o
accapricciare for-
mato da Dante . izp.
Ragano benevolo
air Uomo . 227.
Rebecca configlia Giacob-
be a fingere là perfbna
di Efau, per ottenere
la benedizione dal Pa-
dre. 277.
Re Magi fi portano in
Betlem. 63.
Ricchezze poffono rende-
re r Uomo felice . io.
Ricchezze impaccio nojo-
lo . 182.
Ricchi non fono affoluti
Padroni delle loro ric-
chezze . IO.
Ricchi affettati . 53.
Roba difficile adt acqui-
flarfi , facile a perderfi . 66.
Rodogona uccide la Nu-
trice , per averla confi-
gliatd a rimaritarfi. 556.
Roma lodata . 112.
Romani antichi fuperfli-
ziofi . i8$>.
Romolo trafportato in Cie-
lo . 187.
Rofa e Pefce Simboli di
Amore condannabile . 88.
Rofe e Mirto perchè con-
fecrate a Venere . zpp.
Rut , fua pò vena , fpofàta
a Booz Uomo ricco. 241.
Ruta lua proprietà, 35$.
s
SAguntìni per la fame ,
e per non cadere
m potere de* ne-
mici fi uccidono
tutti. 284.
Sai; Sacerdoti di Marte ,
perchè cosi detti , e lo-
ro riti . 198.
Salomone dilputò delle
Piante . 257.
Samuele rinunzia a* Figli
la Giudicatura, e loro
abufo. 183.
S anione fortiflìmo , fua ce-
cità di mente , e Ivio fine
infelice. 338.
Sara premiata per la fua
Caftità collo Spofalizio
di Tobia. 556,
Saturno come rapprefèn-
tato . 305.
Saturno perchè meflo . 3 od.
Saturno
Saturno Infè^na asli Uo-
mini r Agricoltura .
Saul fi uccide.
Scienze loro abufb .
Scimmia per la ridicolez-
za dell' Affettazione .
Scipione Affricano Giova-
netto libera con Ibmmo
caraggio il Padre da'col-
pi de'nemici>ed è premia-
to colla Corona Civica .
Scure Simbolo del Calti-
óo.
49.
55.
go
Sennacherib punito dal Si-
gnore , ed uccìlb da' luoi
Figli .
Serapione Abate fi vende
più volte per converti-
re le Genti a Dio .
Sileno direttore , Maeftro ,
e Condottiero di Bac-
co.
Sileno perchè Ibpra 1' Afi'
no .
Socrate prende lezione del
ballo , eflendo Vecchio .
Sogni di Giulèppe .
Sogno di Faraone .
Sogno di Giacobbe.
Sole ritorna indietro per
orrore del delitto di
Atreo .
Sole come rapprefèntato .
Sole s' invaghifce di Leu-
cotoe .
Solone riprende 1' Afifetta-
zione di Crelb .
161.
16^.
100.
5x3.
524.
196.
50.
8.
^00.
178.
57-
Sorelle di Fetonte conver-
tite in Pioppi .
Stagioni come fi hanno a
dipingere .
Statue degli Dtì , e de' Re
perchè nude.
Stelle in certo modo han-
no dominio (opra ì Cor-
pi fiiblunari.
Stoici perchè cosi detti , e
come prima chiamati .
Storia cominciò ne' tempi
di Saturno .
SufFeno Poeta biafimato .
Superbia , e Prepotenza ve-
leno de' Nobili .
Superbia per la Sfinge .
Superbia di Sennacherib
punita .
Superiori che tiranneggia-
no i Sudditi.
Sufanna , liia cafl;ità y ten-
tata da' Vecchj , da que-
fti calunniata , e lìia in-
nocenza Icoperta;
379
49.
157..
304.
174'
ao,
307'
104.
ir,
154.
iz.
28r.
T
TAlpa, non è vero
che fia cieca . 3 $ i .
Talpa , filo cuore
creduto buono per
far indovinare . 351,
Tamar ftuprata dal Fratel-
lo Amnone. 124.
Tamar fi profl;itui(ce al Suo-
B b b 2 cero»
58o
cero , fua aftuzia per lì-
berarfi dalla morte. 177.
Tantalo figura dell' Ava-
rizia , 181.
Tantalo per far prova del-
la Potenza degli Dei uc-
cide il proprio figlio Pe-
lope , lo cuoce , e lo
pone a Menla per vi-
vanda , e ne viene pu-
nito . 173.
Tarquinio fi abula dell'
amore , e ftima de' Ro-
mani, e viene fcaccia-
to dal Trono , e da
Roma . 14.
Temerità di Fetonte . 49.
Temerità di Core , Datan ,
ed Abiron come pu-
nita . 185.
Temerità d* Iffione come
punita. 551.
Tempio di Gerulàlemme ,
fua defcrizione . 150.
Tempio di Gerufalemme
riedificato . 248.
Tempio di E fé lo , fua de-
fcrizione , è. incendiato
da Erafiftrato . 152.
Tempio del Sole, fua De-""
, fcrizione . 152.
Tempo . . 8.
Tempo quanto debba ap-
prezzarfi . 9.
Tenebre di Egitto . 271.
Tereo violenta h Cogna-
ta , e le cava la lingua ,
e fi converte in un Spar-
viero .
Ternario numero fignifica
perfezione .
Terra come figurata .
Tefeo liberato dal Labe-
rinto per accortezza di
Arianna .
Tefeo difcende all' Infer-
no per liberare i' amico
Piritoo .
Tefeo uccide il Minotauro
Tefta di Afino venduta ot-
tanta pezzi di argento
battuto .
Tito , fuo detto memora-
bile .
Tito fua bontà .
Tobia grato al Ilio Con-
dottiero .
Tobia col fiele del Pefce
fana il Padre dalla ce-
cità .
Tolomeo Figlio di Pirro ,
fua audacia.
Tolomeo Filadelio raduna
gran numero di Libri .
Tradimento di Aflalomie
contro Amnone .
Tre , numero , perchè fi
udiva ne' Sacrificj .
Trittolemo alunno di Ce-
rere col Pirodoro che
verla fempre grano .
Tubalcain primo Fabbro.
125,
257.
314.
i6.
91-
155.
284.
240^
252.
224.
557.
24p.
124.
257.
4.
28.
Valore
v:
V
Alore di Eleazaro » 1 1 7.
Vanità fpiegata per
per lo Specchio . 54.
Vantaggio che na-
fce dair applaufo de'
Saggi. 14Z.
Ubbriacchezza fìgnoreggia
ne' Plebei.
Uccelli da rapina vanno
fotto nome generico di
Aquile .
Vecchj, loro proprietà di
fènipre biafimare .
Vello d' oro acquiftato da
Giafbne .
Venere coronata di Mirto .
Venere invaghita di Adone
3 Zi.
no.
76.
ZZI.
abbandona il Cielo .
Venere come rapprefènta-
ta . ' u Z98.
Verde che còik indichi. z.
Velllcaria pianta > llioi va-
r} nomi. 104.
Velia Dea , Ilio miracolo
in favore di Claudia.
- Vertale . z8i.
Wincislao , fiio perduto
• amore per un' Ebre;L>
Fanciulla , cagione di
fila ruina , e del Re-
gna . 1Z4.
Vino rende gli Uomini
feroci. ^zi.
Vino induce molli^ie . ^zi.
Viiio produce allegrezza.
Vino , lùoi diveriì eri'etti .
Vino fa invecchiare .
Virtù Morali , o Cardi-
nali .
Vite , Simbolo della Chie-
fa Cattolica.
Vke , Alberi a Lei nemi-
ci.
Vitellio ftrafcinato per Ro-
ma.
Uiifle prefb da Polifemò ,
fila afluzra per liberar-
fi^ne .
Volutmofità per la Sfin-
ge .
Uomo fin da Fanciullo de-
dito ad immicare L p«óì
Uria elpofto alla morte
da Davide .
Vulcano gettato con un_.
calcio, dal Cielo nelF
Ifola di Lenno .
Vulcano per il fuoco ,
Vulcano come rapprefen-
tato . .
581
3ZZ.
3^3-
5Z?,
97'
139.
zzp.
z8.
ZI.
ZZI,
261,
5 ir.
511.
z
Z
Ambri fi ribella
filo Signore,
r uccide .
ai
Z ambri fi getta vo-
lontariamente nel fuoco
Zinganijloro peffimo me-
ZdT,
Z7.
ftiero
550-
INDI-
3S2
INDICE
DF GESTI, MOTI, E POSITURE
DEL CORPO UMANO.
A
A-Bbracciamentl . 35.
Abbracciare , o ac-
carezzare uiu>
Agnello . 205.
Abbracciare altrui. 222. 288.
Accomodare un guancia-
ie fotto la Teila , 213.
Allattaxc,; 287.
Appoggiare la guancia alla
finiftra mano . 22.
Appoggiarfi ad una Colon-
na . 552.
Aprire la bocca . 242.
Atto sdegno lo , 280.
Atteggiamento ardito . 502.
B
B
Attere palma a palM|7~^
ma. 143.
Batterli con sferza, 551.
Bere.
217
Bocca lèrrata colia
mano
delira .
171
Bocca aperta .
242
Bocca piccola ulcita in
fuori . 259.
Bocca con fiamma arden-
te . 259.
Braccia aperte. 5. 59. z^^.
Braccia in atto di mara-
viglia > e riparo .
Braccia verdi .
Braccia nude .
Braccio deliro
ftefo.
5.
352.
66.
L
Braccio finiilro.
Braccio finiilro alto .
222. 300.
I.
79'
c
CAIcagno. 140.
Caminare z6. 152.335.
Camminare con_,
palio ineguale. 158.
Canna alla bocca . 6^.
Capelli Iparfi. 87.
Capelli rabulFati . 127. 259.
CapeJli pieni di ghiaccio,
e neve . 155.
Capelli ornati. 255.
Capelli di oro . z^ó.
Capp chino. 22. 5^7.
Capo
Capo cinto con panno
nero . zx»
Capo Icopertxj . 185,
Capo portarvi una Stella
in cima. i8<^.
Capo circondato da* raggi. 193.
Capo di mortoienuto fot-
to i piedi. 193.
Capo circondato da neb-
bia. 255?.
Capo avvolto in uà pan-
no {porco. ^06.
Capo coperta con un
Velo . 312.
Chinarfi . 2j5. 242.
Chioma inanellata . 119.
Chioma incolta. 154.
Chioma Iparfà di raggi . 301.
Chiuderli la bocca colla T
mano deftra. 17 ti
Cieco che porta (òpra le
Ipalle uno che non può
flare in piedi . 89.
Cieco che guida un altro
Cieco. 338.
Coprire il volto con Ma-
fchera . 2^3.
Corone di più forti meffe
in tefta . . 84.-
Cofcie e gambe coperte
di Uva . i3<5.
D
5»5
D
Eftra al collo di uft
Giovane .
Dito alle labbra.
Dito tenuto al cuore ,
51.
x5i.
E
E
Sser gobbo . 2^9. 2^3,
Eflère in atto sde-
gnolb . 280,
F
F
ai-
Accia rivolta ad
tra Faccia . " j''
Faccia riverente rig,
volta verlb il Ciei^:
lo . 98.
Faccia curva .
Faccia allegra e robulla.
Faccia velata. 217. 25'9.
Faccia aipra e {piacevole.
Faccia ri^'lendente .
Faccia rugofà e affumicata .
Faccia imbelletrata .
Faccia rubiconda ►
Faccia allegra e rubicon-
da .
^t
204.
203.
204.
131.
i59.
3 1 2.:
119,
143.
Faccia
584
Faccia fiera, f^^ 154.
Faccia curva , ma cogli
occhi verfb il Cielo . 214.
Faccia eftenuata e maci-
lente . 214.
Faccia ridente . Rii't^'.' 222,
Faccia ofcura ed abbron-
zata. 275.
Faccia Malcherata . 290.
Faccia feroce e terribi-
le. 502. J30.
Faccia mefta. - i. ^06.
Faccia bella edonefta. jj2.
Faccia pallida e afciutta . 545.
Faccia vaga , virile > e fe-
roce . 352.*
Fronte camola , iifcia , e
grande . . 1 74.
Fronte torbida . 184.
G
5>o.
GAmbe coperte di ;
Uva. 155.
Gettare a terr-o
una Colonna . 1 84.
Giacer per terra. 21.
Gobba. 2') 9. z6^.
Guancia appoggiata alia
finiftra mano . 22*
Guanciale fbtto la tefta .
Guardare lo flrazio de'
• Figli. 215
Guardatura feroce e terri-
bile . 502. 3J0.
Guardatura fiera. -iH" I
Guardatura torbida. 184.
Guardatura riverente . 98. 204.
Guardatura benigna. 222.
Guidare. 538,
I
I
.Mbellettarfi . 90.
Inchinarfi . 22. 557.
Incontrarfi ài Donna con
altra Donna. 211.
L
L
Evarfi dalla Sedia . 235.
M
MAlveilita , fcapi-
gliata , e fcal-
za. 180.
Mammelle ignu-
de piene di latte. 182.
Mammelle premute colle
mani . 234.
Mani dcftre congiunte . 6g,
Mani abbruftolite e fudicie . 3 7.
Mani giunte. 183. 207. 280.
Mani pronte, agili; e fveite .35-'
Mano
Mano deftra . \^
Mano aperta . ^--^ 66, 7^.
Mano che adatta un Guan-
ciale fbtto la Tefta .
Mano Ibpra il proprio cor-
po grande.
Mano finiftra alle . mam-
melle .
Mano deftra abbracciata.
Mano poggiata Ibpra il
Capo di un Fanciullo .
Mano aperta con tre Fi-
gure . ^
Mano Ibpra uno feudo .
Mano con un Fulmine.
Mano con Sole .
Mafcherarfi..
Mettere un Guanciale fbt-
to la Tefta .
Metterfì in Tefta più fbiti
di Corone .
Milùrare le linee della ma-
no .
Moftrare il dito indice al-
to . . oìnc?i
Moftrare il cuore aperto .
Moftrare di donare.
I.
90.
179.
1S2.
287.
289.
300.
308.
340.
541.
255.
2 13.
84.
349-
16^.
211.
221.
o
38?
.2':
-M^i
N
Afb corto . 138.
Nafb fchiacciato . 259.
Nafb largo nel mezzo > e
253.
grofTo .
OCchi bendati . 84.
Occhi concavi» e
piccoli. 138.
Occhi fifTati iii_i
terra. zo6^
Occhi verlb il Cielo. 2.11. 250.
Occhi limi e ftorti . 259.
Occhi grandi e in fuori. 2^3,
Occhi vivaci , e brillan- -i
ti . -' cnsT ni 5isj.yai
P
:j:ir.7io'^I
PErcuotere la Terra.' :ì42,
Pefare . 208.
Pefare Libri , ed 1
. Armi . 141,
Petto aperto . 48. 98.
Petto ignudo. 8(J,
Piangere .
207.
Piangere fbpra un cuore . 209.
Piede fbpra un Orologio. 29,
Piede fbpra di una Palla . ^g.
Piede in atto. di precipita-
re da una Palla. 79,
Piede in cima di una Rupe . - '5:7;
Piede in atto di. fàltare . 57,
Piede fbpra una Tefta di ^1
Morto . . 87,
Piedi nudi . 84. 140^
Piedi moflì con leggiadria 195.
Piedi fopra una Pietra qua-
dra. 204.
C e e piedi
3S6
Piedi alla riva di un Fiu-
me . 217.
Piedi fopra una Fabbrica. 289.
Piegarfi e proftrarfi in_,
terra . 2 od.
Poggiare in alto Monte. i5_j.
Porgere il pane. 210.
Porre un Guanciale fotte
la Tefta. 213.
Portare il Sole in Tefta . z^ó.
Portare in Tefta fiamma^
ardente. 287. 358.
Portare in Tefta una Mez-
zaluna . 2^0.
Portare a' pi^edi la Ca-
tena. 358.
Portare nella Poppa deftra
il Sole , e nella finiftra
la Luna. 359.
Portare fopra le Ipalle Chi
. non può ftare in piedi. 89.
Premerò le mammelle. 234.
Prendere per i capelli , e
ftrafcinare un Giovane . 280.
Prefentar doni. 349.
s
T.r
R
RAvvoIgerfi nel pro-
. prio Abito . 270.
Reggerfi fopra ima
• ' Canna. 278.
Ridere {moderatamente . 253.
Riempiere Vafi . 217.
SMIre alta Scala.
Salita ad una Rupe .
Scacciare.
Scapigliata. 85.
Sedere. 22. 191.
Sedere con Maeftà.
Sedere fopra un Drago .
Sedere (opra un fafcio di
canne rotte .
Sedere ifopra ricca Se-
dia .
Sedere fopra un Trono di
Pietra . . dio?. '
Soffiare fulla brace.
Sopraciglio.
Spaila finiftra ignuda,.
Sparger fiori. .-T ,'i jv.'.
Spezzare un pane .
Sputare .
Squarciarfì 1* Abito .
Stare in Prato verdeggian-
te , e fiorito .
Stare fopra una Pietra .
Stare genufleffo.
Stare in atto di dimandar
Limofina.
Stare vicino aà uu preci-
pizio .
Stare fopra una Canna .
Statura robufta .
Statura baffa e pingue .
Stella portata in cima del
Capo .
Strafcinare .
83.
208.
2^3.
160,
2ip.
278.
312.
542.
545.
^
210.
5.
138.
200.
ZO6.
278.
342.
2 7t.
154.
290.
131.
280.
Stra-
Strafcinare la Catena. 338.
T
T Enere coMa fimftra
una fiamma di
fuoco . i58.
Tenere il pane . 204.
Tenere nella palma della
mano tre Grazie . 222.
Tenere un cuore ardente. 288.
Tener fotto i piedi Cu-
pido . 332.
Tenere in mano un Ful-
mine . 340.
Tenere in mano un Sole. 341.
Tenere in mano Vaio di
Oro con umor purpu-
reo . 342.
Tenere la Canna alla.»
bocca. 34^.
Tenere la mano delira al-
la bocca. 171.
Tenere una fiamma ar-
dente in bocca. z6^.
Tefta voltata alla parto
oppofta . 5.
Tefta afcofa traile Nu-
vole . 217.
Tefta coperta con un_.
Velo.
Tefta avvolta in un Pan-
no {porco , 305.
Tefta circondata da nebbia 25$».
Tefta di Morto tenut;Lj
lotto i piedi , 193.
312.
Tefta circondata da' rag-
3S7
gì-
193,
Tefta clie ha 4in4 Stella
in cima. Il
Tefta fcoperta. ^Sj.
Tefta cinta €9ti ^àlind
nero . **•
Tefta china. 22. 337»
1
V
V Entra pingue , o
grande . 2^3,
Verfàr acqua den-
tro un Bacino . 200.
Vita agile e Ihella. 273.
Volto rivolto al Cielo. 176,
Volto rugofb e affiimi-
cato . 6g,
Volto imbellettato . 90.
Volto rivolto ad altro
Volto . 94.
Volto rubicondo. 119.
Volto riverente verlb il
Cielo. 98. 204. 214.
Volto coperto con Velo. 131,
Volto verlb la terra. 203.
Volto allegro e rubicon-
do . 143,
Volto fiero. 154,
Volto allegro e robufto. 204.
Volto velato. 217. 259. 131,
Volto alpro e Ijjiacevo-
le. 259.
Volto rifplendente . 312.
C e e 2 Volto
588
Volto eftenuato e maci-
lente . 214.
Volto allegro e ridente . zza.
Volto ofcuro , ed abbron-
zato . 273.
Volto mafcherato. 290.
Violto feroce e terribi-
le . 302. 5J0.
Volto pallido e magro. 545,
Volto vago t virile e fe-
roce. 552,
Volto mefto . 3 od,
Ufcire improvvilb da una
folu Selva, ' 14^»
ir
OJ l\
INDI-
INDICE
DEGLI ORDIGNI , ED ALTRE COSE
ARTIFIZIALI .
3^9
A
ABìto artificiofb . ^8.
Abito da Guer-
riero. 6i. 110.
Abito lùccinto . 84.
Abito lungo . 95.
Abito lungo e candido. 138.
Abito Senatorio. 141.
Abito ricamato . 170. zS^.
Abito rotto e ftracciaro .
i8i. 203. 48. 79. 204. Z'S^.
Abito ricco . 191.
Abito di varie pezze e
colori . 253.
Abito bizzaro e teatrale . 290.
Abito guernito di galloni
di penne di Uccelli . 290.
Abito di color roffo fuc-
cinto » e leggiero . 5:59.
Abito Imperiale. 5^9.
Abito ài varj colori . 29. 282.
Abito con varie piante . $9.
Abito purpureo. 6S. 289.
Abito rozzo e cenriolò . 6^,8^1,
Abito ricamato di fiori , e
frondi, roflì, e gialli. 74.
Abito dipinto con molte
mani , e piedi . 132.
Abito di fette colori guer-
nito di oro , e gioje . 1 6z,
Abito lìiccinto. ^ kS'^.
Abito corto. 214.
Abito ricamato di oro. 217*
Abito reale. 245.
Abito di oro ► 250.
Abito artificiofò e can-
giante . z6S»
Abito parte bianco > e par-
te nero . 270*:
Abito di azzuro {Iellato
di oro. 271.
Abito di color verde fuc-
cinto, e corto. 273.
Abito nero , e ftraccia-
to . 278. 295",
Abito bianco , rofTo , e
folco. zgi»
Abito ricamato di foglie
di alberi. 514.
Abito di fcarlatto . 3 2, T'-
Abito viftolb j giovanile ,
e ricco. 54^.
Ali fopra gli omeri. ^7. 84.
C 131. 135. 173.
Ali piegate artificiofamente . 9 o.
Ali legate , 119.
Ali
390
Ali. 174. 2Z2.
Altare con Idoli , dena-
ri, e gioje. 183.
Altare co» fumo. ^II.
Altare con foco accefb. 254.
Anello . 42. 342.
Archibulb . 27J.
Archipendolo, Sg. 149.
Arco . io5. idj.
Argano , 170.
Armi. no. 191.
Armi rotte . 212.
Arpa . 29. 75.
Aftrolabio. 174. 175.
B
Tr% Acile .
160.
r\ Bacino .
200.
U Badile.
148.
Banderuola .
259.
Baftone .
242.
Baftone con pelli di ani-
mali . 275.
Benda di Rofe , e Spine . 119.
Bilancia . 141. 208.
Borfa aperta. 94.
Borfa legata . 179,
Borili ferrata. 180.
Borfa verfante denari . 290.
BufTola da pigliare la pofi-
zione del fìto. 148.
c
CAduceo . zpS.
Canna da fbffiare . 345.
Cappelletto con a-
lette . 295.
Cappello di varj colori . 282.
Cappello di color celefte. jii.
Caraffine . 542.
Carrette . 303.
Carro tirato da due Leo-
ni . ^j. 5I4.
Carro di due ruote. 294,,
Carro tirato da Lupi. j02.
Carro in forma di trian-
golo . 308.
Carro tirato dalle Civet-
te . 308.
Carro da tre ruote . 509,
Carro tirato da Cani. 311.
Carro rirato da* Pavoni. 31$.
Carro tirato dalle Bale-^
ne . 515. 327.
Carro adorno di Viti, ed
Uve . 5 1 ^
Carro tirato da Pantere e
Tigri. 3if.
Carta di numeri . 129.
Cartello . p^.
Catena di oro. 61. 66. 182,
222.
Catena. ^7. 181. 358.
Catena di oro con dia-
mante. 148.
Ceftello di fiori . 190.
Ceftoni di fpighe di grano . ^
Chiavi
'pl
Chiavi. i^i. 509. 514.
Chiodi. 132.
Chiodo. 135.
Circolo dei dodici legni
celefti . , 58-
Clamide . 79. z^^..
Colonna di marmo . 1 64.
Colonna di dialpro , 328.
Compaflb . 149. 174. i8j.
C ZI?' 349-
Coppello di Api . 1 70.
Corda . 21. 58.
Cornucopia . i. 59. 75. 98.
Cornucopia di Alberi in-
fruttiferi . 59.
Cornucopia pieno di gioje ,
e denari . 204.
Corona Civica . 108.
Corona Obfidionale . 108.
Corona dì Gramigna . no.
Corona di Quercia . no.
Corona . 152.
Corona di palma gettata
in terra . ,138.
Corona di Lauro . 141. 349.
Corona di oro. 160, 2.^6.
Corona di Stelle. 173.
Corona di Mirto. 19').
Corona Ibpra una Porta . zoo.
Corona ingemmata. 204.
Corona di Vite . 228.
Corona di oro , di ferro ,
e di piombo ec. 243.
Corona reale . -i.j'^.
Corona di Torri. 314.
Corona di Edera. 315.
Corone con fette gioje. idz.
Cortile ombrofb . 29,^
Coturni. 359.'
Crivello pieno di acqua. 332.
Crivello di Bacco, 321,
Croce . 132. 213.
Crogiuolo. 6<). 345.
D
n
X^Ado.
88:.
Dardo . 219.
Denari gettati nel mare . 8.
Drappo di varj colori, 50.
E
E
Lmo . i5i . 302. 345:.
F
FAce acefa . 119. 243.
Face Ipenta. lod'.
Falce. 59.
Falce fìenara. 32.'S.
Faretra . i o5. 1 1 9.
Ferro da Schiavi. i8r.
Fiaccola accefa . 190.
Flauto . ■^'è.
Fornelli . 59. 345.
Freno .
Freno .
Frezza .
Fulmini .
i6i.
263.
6i.
G
GHlrlanda di fiori . r. ip.
45. 74. 75. 75. 97.
Ghirlanda di Ipi-
ghe digrano. 5.
C 3». 59-
Ghirlanda di edera, allo-
ro , e mirto . 15.
Ghirlanda di Oliva . <^?.
Ghirlanda ài Alloro . ^6. 1 60.
Ghirlande tre. p5.
Ghirlanda di Gigli , e Li-
guftri . 219.
Ghirlanda di Ruta . 250.
Ghirlanda di edera. 285.
Ghirlanda di Cipreflb . 309.
Ghirlanda di Papavero. 315.
Giardino ben difpofto . 2^3.
Globo celefte . 1 74.
I
I
Stromenti Muficall .
Iftromenti da Caccia .
27J.
L
LAberinto .
Laccio .
Lambicchi .
Lancia .
Libri. 15,
Libri calpeftati .
Libro di Mufica .
Libro pieno di Stelle .
Lieva .
Lima.
Lira doppia .
Lituo .
Lucerna accefa.
Lucerna antica .
Luna di argento .
152.
zo.
29.
i75.
69.
I5l.
191.
8.
75-
174.
l^
i6ì.
189.
98.
190.
235.
M
M Anette. 20<?,
Mantice . 38. 282.
Manto ricamato
di occhi e orechci 23.
Manto di porpora. <?$.
Manto ricco . 89."
Manto nel dritto di un co-
lore , e nel rovelcio di
un altro .
Manuella .
Martello .
Mafchera . 50.
Mazzo di Verghe .
Menfa con gioje , e vi-
vande da mangiare .
90.
168.
311.
%63:
160.
217;
Milìira
Mifìira di grano.
Monile di gemme .
Morione.
N
,i:
3-
l6o.
fioD cncii
N.
Ave . ,
Nido.
Note dì Muficia. >
3-
Q.
Ì93u
V^^Uadrante . 174,'
-j .£^ Quadrato Geome-
trico . 81.
o
O
Cchiali.
Orologio .
127.
29. io5.
C171.
Orto con varj rufcelli . ijz.
P
PAUa rotonda . 98.
Palla. 217.
Paio fìtto in tèrra . 66.
C 16-5.
Paludamento. 195. 359.
Pennello , 16^.
Piombo . 75*
Porta. 542.
R
R,
•'<-■
.Ete.
Ronchetto.
Ruota da Cretajo.
41. go,
z6g.
.
xif'i
SAcchetto pieno di Mo-«
nete . 1^0.
Sacco rotto. 217.
Saette . 41,
Saette di oro , e di piom-
bo . 7^.
Scala . 61,
Scarpello. 16^4
Scettri, e Corona. 8j.
Scettro . 175. 191. 7.06,
C 314- 33' 3^9*
Scettro piccolo. J09.
Scudo . i^^. 161,
Scudo di oro . 271.
Scudo con Tefta dipin-
ta. 289.
D d d
Scudo
594
Scudo di fplehdore laii-
guigno .
Scudo di Criftallo . 508.
Scure. i5q.
Sedia. 15..
Seggio ricco.- 5lf!F-'»^cT
Serto di frefché ròfe .
Sefte .
Sfera .
Sferza .
Spada .
Specchio . 29,
332.
208.
50. p5.
C
'•)><
Sperone .
Squadra .
Stanza ofcura» ed orrida .
Stanza con FortieJli V i^i-*
Staterà .
Statua della Fontina .
Statua di Merc'urio .
Stromenti muficali .
Stromenti di Caccia.
Stufe e Cafotti .
.1^
ìTlOiCi ìG
X
502.
528.
"530t
143.
''349-
175.
334-
301.
146.
28 iV
149.
Ì545.
259.
145.
549-
195.
275.
' .0
ib sjio: ,
010
T Alari .
Tamburino .
Tanaglia. > 181.
Targa con motto .
Tavola con Figure Aftro-
nomiche •
Tavola di pietra.
Tavola della Le^ge .
Tazza di Oro .
Tele di Ragno ,
295.
515-
311.
271.
176.
253.
259.
74-
9<5.
Tibia . . '■ •"•-''5 'b n
Timone .
Tirfo . 7^ 90.
Torcio accefo .
Torre di Avorio .
, Tridente . .'.
Trono con molti fcalini .
58.
2-
280.
334*
3^3-
341.
V
.'v!-
VAfi diverfi . 34')'
Vafi di Veti-o . 6p.
Vafo di Criftallo
pieno di Vino . 74.
Vafo di Creta Ipezzato . 134.
Vafò di acqua con ferri. i5i.
Velo bianco , e fottile . 46,.
Velo fottile , e trafparen-
te. l'ViO i,^.
Velo nero. 271.
Ver^a . 101.
Verghe di oro , e di altri
metalli . 6p. 545.
Vefti mento di varj colo-
ri . 29. 282.
Veftimento ftracciato . 48.
i C 79' 2,04. 2^5.
Veftimento di varie piante . 59.-
Veftimento purpureo . 66. 289.
Veftimento rozzo e cen-
ciolb . 59,
Veftimento ricamato di fio-
ri , e frondi , rolli , e
gialli .
Veftimento dipinto con
moke mani , e piedi .
Vefti-
89.
74.
131,
Vefti mento di fette colo-
ri , guernito di; oro ,_ e
gìoje .
Veflimento iliccinto .
Veftimento corto .
Veftimento ricamato di
oro .
Veftimento reale .
Veftimento artificiofo , e
cangiante .
Veftimento parte bianco,
e parte nero .
Veftimento di azzuro ftel-
lato di oro .
Veftimento di color verde
lùccinto } e cQrto .
Veftimento nero , e ftrac-
ciato . 278.
Veftimento ricamato . 285.
Veftimento bianco , rpifo ,
e fofco.
Veftimento ricamato di fo-
glie di alberi .
Veftimento di icarlatto .
Veftimento viftolb , gio-
vanile , e ricco .
i6x.
214.
217.
245.
271.
170.
295.
314.
525.
395
Veftimento artificiofo . 38.
Veftimento ,. Militare . 61. no.
Veftimento faccinto . 84.
Veftimento lungo . 95.
Veftimento lungo , e can~
dido . 158.
Veftimento Senatorio . 141.
Veftimento flxacciato . 181.
Veftimento di varie pez-
ze, e colori. cs-iZ(i\i\. .^<^3*
Veftimento bizzaro , e te^isL
trale . 290»
Veftimento guernito di gal-
loni di penne di Uc-
celli . , 290.
Veftimento di color roflb
fuccinto, e leggiero. 552.
Veftimento Imperiale. 3 $9.
Z
z
Appa. 5p, 89, 148.
■ 3
■a;;.J
»•««»»
D d d z.
INDI-
5^5
INDICE
DELLE PIANTE.
A
ABeti . <Jp.
Albero fecco. 132.
Albero fradicato. 185.
Alloro . 17. 160. 335.
Amaranto. ^93-
Arbofcello che fiorifce . 58.
Affenzio . Sz.
B
B
Oragine .
Buffo.
75.
6p.
c
CAnape .
Canne.
Cavolo ,
Cedro ,
Cinnamomo .
Cipreffo .
3-
278.
75.
1^. 18. ip.
352. 334.
15. 19. 309.
E
E
JL^Dera .
17. 83. 285.
[ 290. 315.
F
(kS^ ^^F €Sff %F?%»
F
Ico .
G
G
L
290.
Iglio.
Gineftra .
195.
217.
5.
Gioglio .
Grano .
259.
I.
L
uro.
17.
108.
C
214.
243.
Melo
M
MElo . 117.
Melo granato . 289.
Miglio. I.
Mirto . ij, j6, 88.
C 19?-
Moro celfò. z^.
Mortella. 85.
N
N
Arcifo.
50. IDI.
o
O
Li va . I. i^. 19. 6j.
212. 214. 2z8. 243.
Olmo . 7^. ij.
P
PAglia . 2<J8.
Palma. 76. 158. 328.
Palme Intrecciate . 214.
Panico . I.
Papavero, 325.
Pino. 235.
Pioppi .
Platani .
Pomi granati .
597
6g,
i«f. 20.
i^ 18. 85.
Q.
V>^^ • Jercia . 15. ip.
R
R
Ofà. 45, 88. ^99^
Ruta. z;o.
s
S
lAlice , 28J.
Spighe. J* 3<^»
Spighe di grano rot-
te, e ftaccailàte. 278.
Spino , ' 25,
V
V^ Va,
I, 135,
INBI-
39^
INDICE
DF PESCI.
e
e
Onchislia .
p
P
Efce .
Pefci .
Pefce fmifuraco .
Porpora .
66.
s
Sb
88.
3")?'
66, j
T
T
Oroedine .
■\
Z70.
22.
1
INDI-
IN DICE
DE' COLORI.
399
A
A
Zzurro. z^^i 304.
B
B
Tanco . 5. 6$. 74. 86.
87. 145. 217. 295.
C 325. 332.
e
C
lAndido. 138.
Cangiante . i ^. 23.
38. 90. 143. 149.
C 2d8.
Celefte. 173. 311.
Ceruleo. 174.
Color di terra . 79.
Color di cenere . 7p.
Colore delle t'osi ie di Al-
bero , quando Hanno per
cadere . - z6.
F
F
Ofco.
G
VJlallo.
I
I
Ncarnato .
L
§####
L
^9Ì
^9. 190.
190.
Eonato fcuuo.
133.
Maci-
400
M
M
Acilente . i8z. 182.
N
N
22, 82. 127.
L 133' ^9')'
o
tti^""%B.
R
R
Ancio. 52^.
Roflb . 79. 177.287.
[ 28S. 295. J")!.
Roflb ^ verde. 184.
T
T
iWAi
,x i
Erreo.
Turchino .
79.
222. .559.
V
Ro. 2, 15. 235. 271.
P
PAllido , 179. 181. 204,
C 242. 545.
Paonazzo , 1 75.
Porpora, 6^, 66. 289.
Purpureo . z^6.
V
Erde. i. 2. 58. 7^.'
75. 85. 84. 135. 155
i85. 200. 225. 273.
c 337.
Verderame. i5^. 259.
Vermiglio. 32"),
Vivace . j 5 z.
ojj"^
INDI-
INDICE
. DEGLI ANIMALI.
401
A
Cavallo marino.
Cerbero .
313.
309.
Cerva.
33')-
A Gnello.
2o5, 214.
Cervo .
38.
/-\ Alcione . _
228.
Cicogna. 66.
zgó.
J. jL Anatrella .
54.
Cigni . 2,99.
.185.
Api . 3s
>. 40. 170.
Cinclo .
10(5.
Aquila. 173.
222. 304..
Cinocefalo ,
I^
Armellino .
5. SIT-
Civetta.
308.
Arpia .
ISI.
Colomba .
132,
Afino. 21.
163. 324.
Colomba fèlvaggia.
354.
Aftore .
94. 275.
Colombe .
298.
Colombi .
285.
B
"T^ Abbuino .
Cornacchia .
188.
15-
D
|-4 Balena.
313. 3-L7.
'
■ --**»
^LJ Barbagianni .
188.
T^
Bafilifco .
280.
1 1
Bue. 2.
306. 528.
JL-^Elfino .
15 ^
Drago. 219. 308
.3z6,
c
K
•^Amaleonte .
38. 145.
\
f Cane. 39. '87. 89.
T^
\^ 119. 253.
278. 511.
H
.-: ; Capra.
2. 41.
164,
Cavallo . 290.
294. 509.
C 255. 7.63.
33^'
c 515-
■
—
E e e
Folica
402,
F
F
Olica .
G
I
I
Bidè.
Ippopotamo .
L
3^-
:>:>'
'■^T^ Allinaccio .
■• - -j. Gallo .
^^^ Gazza .
225.
297.
270.
Giovenco ,
2p4.
Gnefia Aquila.
34.
Griffo .
308.
Gufo .
271. 315.
295.
3$2.
LAmia . 41.
Leoncorno . 328.
Leone. 23.^9.83.134.
154. 161. 314. 330.
Lepre. 119 222.
Lumaca. 21.
Lupo. 161. 179. 302.
Lupo cerviero . 31 5'
M
M
Muftella .
"Ergo . 34.
Minotauro 25. 29. 1 5 5.
Mulo . 294.
Murena . 42.
188.
N
N
X bibbio
25.
o
O
Rfa.
Offifraga .
330.
31. 34.
p
P
Antera .
Pappagallo .
Pardo .
Pavone .
Pegafo .
Pellicano . 6^.
Pica .
Pico.
Porco .
3'5.
143.
315-
lOI.
153.
3^5.
90
29. 79
190,
100. 250. 28*9.
259.
302.
259.
Raga-
R
TP> Agano .
mr\^ Ragno .
JL 11 Rondine .
225.
5p.
148.
Rondini .
89.
Rofpi .
183.
Rofpo .
iSo.
s
Scimmia. 50. 177.
Scorpione . 40.
Serpe. 42. 48. iip.
[ 155. ip8. ^05. 337.
Serpente Pitone . 3 00.
Serpi . 48. 5i. 153.
Sfinge . 27. 308.
Sorci. 253.
Sorelle di Fetonte . 49.
Sparviere . 27_3, 540.
T
40;
TAIpa. 337. 549.
Tartaruga. 21.
Tigre. 515.
Toro. 59.
Tortora. 152, ip'J. S33'
Trittolemo . 4.
V
V
Acca.
2.9 s.
Vermi .
41.
Vipera , •
259.
Volpe .
177.
«^WSvi
E e e
INDI-
404
INDICE
DELLE PERSONE NOMINATE
NEV FATTI.
A
Api.
242.
ri
Apollo .
14. 252.
Aracne .
154,
A ^^^•
185.
Archimede .
28.
/\ Abiron ,
18?.
Arianna .
25.
X jL Acab .
55.
Aron. 18?.
271. 279.
Acaz .
251.
Aronte .
14.
Adone .
221.
Afcalafo .
189.
Agamennone ,
187.
Asfanez .
172.
Agatocle .
I5<5.
Afìnodeo .
33^'
Agefilao .
164.
AfTalonne . 8?.
124. 530.
Aggeo .
248.
Afuero .
40. Z33'
Agoilino Santo .
109.
Aftolfo Re de* Longobardi . 45.
Agrippina .
339-
Atalanca .
277.
Alboino .
257.
Atreo, e Tiefte .
8.
Alcefle .
^33-
252.
AlefTandro Magno .
85 .
224.
B
Alfeo Aftrologo ,
17?.
Altea .
277.
Amaltea .
225.
"jr\ Acco .
78.
Aman.
40.
253.
r\ Batto .
271.
Ameto .
^33-
252.
mJ Bauci.
100.
Amnone.
124.
Beelzebub .
188.
Anania .
172.
Benadab .
284.
Anchile .
99-
Bertoldino .
257.
Andromeda .
57.
Bertoldo .
257.
Annibale .
155.
272.
BetHibea .
221.
Antigono .
270.
B002 .
241.
Antioco Eupatore .
11(5.
Biifiri .
285.
-luVlI
Cacalèn-
40?
e
Datan .
185.
David. 47. ó'^. 7j,
C
198. 221.
'^^Acafenno .
2<?7.
Dedalo .
29.
■ Cacco .
27.
Demetrio . 1 78.
285. 534.
^kk.^ Caino .
270.
Demetrio Sotero .
M^.
Calcante ,
187.
Diana .
109. 152.
Camillo .
7.
Dida.
178.
Caffiope .
57-
Didone .
2?.
Cereo.
17.
Diocleziano .
71.
Cerere .
4. 189.
Diogene .
279.
Cefare.
221.
Diomede .
285.
Cherfitrone .
152.
Dionifio .
27.
Cicerone .
4.
Dionifio Siraculano .
94*
Cigno ,
49-
Dionifio Areopagita.
174.
Cinira .
221.
Diofippo .
281.
Cippo.
^7-
Domiziano.
252,
Ciro .
249.
Driadi .
199.
Citerì .
257.
Claudia .
Claudio ,
281.
339-
K
Cleopatra .
221.
Clizia .
178.
T-^Co.
42,
Codro .
117.
1 — ( Ecuba .
184.
Conte di Modena *
4^
I à Eaco .
284.
Core .
. 185.
Egide Gorgon
e. 280.
Coronide .
- 331-
Eia.
25.
Crefo .
^6.
Eleazaro .
n5.
Ella .
188.
D
Elimelecco.
241,
Elifeo .
284.
Enea .
99*
"■"^Anione. .
P4-
Eneo .
7.J7,
1 1 Dalida ,
558.
Enrico VII.
174.
JL—^ Damocle,
334.
Ercole . 27. :
Ì52, 285.
Daniel .
172. 281.
Èrebo .
272>
Dario .
249.
ErifittoEir , ,
199.
liroftn:-
jtroftrato .
lop.
152.
Gionata .
94.
E fan .
277.
Giofué.
248.
Efter.
41.
235.
Giove . 51. 42.
100.
Eumene .
2^0.
C 18'J. 225. 252,
531-
Eumene Cardiano .
270.
Girolamo Santo.
109.
Eumenidi .
352.
Giuda .
177.
Eurinome .
^
178.
Giuda Maccabeo , ii5.
M5.
Eufonia .
285.
Giuliano Imperadore .
140.
Ezechia .
154,
2?I.
Giulio Proculo .
187.
Ezio .
<5o.
Giunone .
42.
Giufeppe. 3« 50*
334-
F
.
Golia , 55
. 77.
Gregorio il Grande.
i85.
Grifone .
I4v
Trn Abio .
15?-
m-^ Falari .
531-
I
JL Faraone. 3.
271.
279.
Fetonte .
A9
. S5.
.)
Figliuoli di Titano .
18?.
TrArba ,
2f.
Filemone .
100.
1 Icaro ,
29.
Filippo Macedone,
47.
242.
<J Jehu .
55.
Filomena .
12(5.
Jezabei .
55.
Filoppomene .
252.
Joel .
185.
Filiftei .
J38.
Jonadab .
124.
Fiacco ,
XTL.
Joram .
Ifàcco .
284.
277.
G
Ifracliti .
279.
Iffione ,
33^-
^"^ Animede .
31-
\7
■ --. Gcrione .
.
285.
^.J Giacobbe ,
30.
277.
Giano .
47.
199.
TT Amech .
-2«.
Giafòne .
109.
257.
1 Lamia d' Argo ,'
rU,
Gioab .
8T.
ìì^'
1/8.
Gioachim.
281.
Levita.
44.
Giocondo Latini .
45.
Lineo .
4.
Lucrg-
Lucrezia .
Lucrezio .
Lutero .
M
M
Alafar .
Mamurio .
Marcantonio
Q ZZI.
Marcello .
Marco Craflb .
Marco Plancio .
Marcolfa .
Mardoccheo . 40.
Maria d* Aragona.
Marzia .
Martano .
Medea .
Meleagro .
Menecrate .
Menelao .
Mercurio .
Metello .
Michol .
Mifìbofeth .
Minerva . 42.
Minos .
Minotauro .
Mirra .
Mifael.
Mitridate .
Moglie di
Monima
Mosè .
14.
14.
15-
100. 2
164.
z6,
257.
49.
Putifar .
di Mileto .
185. z6z, 271.
172.
ipp.
42.
257.
28.
183.
ZS3-
zój.
233.
41-
14^
257.
277.
154.
187.
271.
99-
ip8.
47.
331-
, 29.
25.
221.
172.
277.
334-
49.
279.
N
407
NAbucdonofor .
Narcifb .
Nerone .
Netrunno .
Nicànore . 47.
Noè.
Noemi .
Norandino .
Numa,
172.
559-
339-
53?-
i5(^. 242.
7.
241.
14^.
198.
o
O
Cozla .
Onan,
Onfale
Oreftilla .
Origlile .
Oronte .
Ottavia .
Ottone Terzo
P
18S.
177.
285.
146.
33^'
ZZI.
45.
■-^Allade .
280.
JL Pandione .
iz5.
Paolo Santo .
Pafife .-
Pelope .
Pelia .
99. 257.
zg.
8.
109 257.
Pelio .
40 8
Pelio . ■ y>
Penelope . ^
252.
Sanfònc .
5^8.
336.
Sara .
336.
Penteo .
78.
Saturno .
47. 60,
Pcrillo .
2 24.
331.
Saul .
47' 49- 77-
Perico .
57.
178.
Scipione AfFricano
30.
Pigmalione .
25.
Scipione Africane
) Mag-
Pietro Appoftolo .
155.
giore .
ico.
Pietro .
i85.
Sela.
.177-
Piritoo .
P5
15?-
Sella .
28.
Polidoro .
184.
Sennacherib .
154.
Polifemo .
157.
Serapione Abate .
100.
Polinneftore .
184.
Sicheo .
2^
Priamo .
184.
Sole .
178.
Progne .
125.
Solone .
5<5.
Proferpina . 95.
155-
189.
Starbuzanai .
248.
(
221,
Sufanua .
281.
Piitifar ,
30.
R
Ti
T
fi 1
I Amar .
124. 177.
i< Abface.
164.
JL Tarquinio .
13-
JL V. Rebecca.
7,77.
Tarquinio
Collati-
Rodogona .
33^'
no.
14.
Romani ,
189.
Tafanai .
248.
Romolo .
189.
Terreo .
125.
Ruth.
241.
Tefèo . :
Tiefte .
16. 95. 155.
8.
s
Tito.
2$1.
^^•
Tobia .
224. 235.^
Tolomeo .
i8j. 249.
Trittolemo .
4«
Vaiìì.
198.
Tubalcain .
28.
V^ Salomone .
25.
I$0.
Tulio .
U-
(
257.
28^
Samuel .
1S5.
####
%%'
Vel(
VEleslao. iz5.
Venere . 199. zzi.
Veronica. di Scio. 49.
Vefta. z8i.
Wincislao . 1Z4.
Vitellio . 145.
Uiiffe . , : _ 157. 535.
Uria .
Vulcano .
z
40-9
ZZI,
27. z6z.
7
: .■■'-Z4&
Zambri .
z5.
Zorobabèl .
• Z48Ì
Fff
INDI-
410
INDICE
DELLE ISCRIZIONI.
A
na . 5$.
Trovata nella Pieve della
Brufada Villa di Fa-
enza . 5^.
Dello Smezio ,
Di Spartiano. ^S.
Sopra la Porta del Tem-
pio Delfico. IDI.
Dello Smezio per la Be-
nevolenza tra Confor-
ti . 231. 232.
Nella Biblioteca diOfma-
55. I undas Re di Egitto . 244»
INDI-
INDICE
DELLE MEDAGLIE .
41 Iv
Giunone Confèrva-
rrice .
Mammea col Sole .
Antonino Pio coli'
Annona <
Paolo Emilio Lepido col-
la Concordia .
Adriano Imperadore adot-
tato da Trojano .
Adriano colla Pietà.
Fauftiua coli' Allegrezza.
Adriano coli' Allegrezza .
Allegrezza .
Crilpina Augufta coli' Al-
legrezza .
Giulia Augufta.
18. Settimio Geta con Diana.
I S. f Altra dello fteflb Geta con
Diana .
Filippo Juniore con Si-
leno .
37. I Aleflandro Severo con Si-
leno .
57. Caracalla con Sileno .
37. Eliogabalo con Sileno.
7d. Gordiano Terzo con Sì-
77. leno .
77. Filippo Seniore con Si-
leno .
T7'
77-
tri,
3Z5.
323.
323.
3*3.
Fif 2
INDI-
iiz
INDICE
DEGLI AUTORI CITATI NELU
OPERA .
Accademico avvitic-
chiato . JJI2.
Adamanzio. pò.
.^ r r Adriano Turnebo. 54.
Agoilino Santo . 10.39.
' 80. 109. 131. 141. 201. 223.
'Alberto Magno. 53. 34. 175.
Alciato. zó. 27. 68. 8g. 97.
C 188. 248.
Aldovrando. 93.
Aleflandro ab Alexandro .
Ambrogio Santo .
124.
114.
201. 21.4.
[ 254.
Amiano Marcellino. 48. 250.
Ammonio Aleflandrino . 35$.
Anacreonte .
Angeloni .
Angiolo Poliziano .
An^uillara .
77-
Apollodoro .
Arato .
Ariofto .
123. 124.
Ari fto fané .
Ariftotele .
74. 102.
J74. 177'
•f
122.
252.
114.
1^3. 517.
281. 3^0.
34.
^6. 68. 82. 90.
145. 175. 27^.
329.
21. 34. ^p. 66.
147. 166. i6j.
184. 237. 248.
[ 295. 35(^. 3^0.
r-^
Arnoldo di Villanuova. - 34^.
Afcanio Colonna . 114.
Aftolfi . 29. 42. 4$. 49.
57.'5o. 78. 117. 125. 183.
221. 252. 284. 331. 336.
Ateneo . 112.
Avicenna. 2^4.
Aulo Gellio . 117. 189. 250.
Aufonio. 237.
B
BAcone .
Barbette .
Barberini .
Bargeo .
Baronio .
Bartolomeo Anglico .
Baruffaldi .
Bafilio Magno.
Bafilio Valentino.
Beda .
Bellarmino .
Bembo .
Bernardo Santo .
Beroaldi .
Biondo .
Bocardo .
114.
548.
355.
180.
25.
114,
239.
255.
44.
548.
IO.
114.
229.
22.
114.
70.
Boer-
41 j
Boerhaavc . " , ^
70. 128.
Grate .
i®7.
( 345. 34<?.
Grollio .
317-
Boezio .
83. 17?.
Boyle.
Bonifaccio .
'■ ^•7?8.
-^r 92.
u
Borrichio .
- 347.
Brafavola .
. 2 54-
H "^Alecampio .
ZU'
Brugueres .
• ■ 150.--
1 ■ Damafceno .
200.
Buondelmonte . -
'V£ .oiSS.
JL-^ Damiano, S.
Pie-
, ,.' -^.".r
T-\ or»-''-:;
tro .
34.
c
Daniel ,
281.
Dante. 80. 129.
J33. 218.
'
David . 22. 63,
54. 21^.
^^Alderino.
114.
( 2l5.
■ Cardo .
254.
Democrito .
52.
\k^ Cartari .
?02.
Demoftenc .
10(5. 144.
Caffiano Bafl(y. <-'';i.'i55.
Deuteronomio.
54.
Caflìo Heniina .
•■" 355-
Diemerbroeck .
3')')'
Caffiodoro . ^ -'■ j
12.
Diodóro Siculo .
47. il ór
Caftellini .
311.
Diogene Talete .
ioi.
Cataldi .
40. 84.
Dione .
31. 3$.
Catullo. 102
. 228. 285.
Dionis .
S55.
Cavallucci .
73-
Dionifio Alicarnafleo .
199.
Celio Rodigino .
114.
Diofcoride . 18.
75. 254.
Charriere .
355.
Donnola ,
8^
Chirone .
3'>3'
Cicerone . 4.
5. j8. loj.
K
119. 141. 14J.
144. i5i.
189. 191. ^^3.
224. zzò.
248. 2(50. 254.
272. 5^2.
T~l Cclefiaftico .
80. 90.
Claudiano .
84. 257.
I-H ( 150. ]
pj, 202.
Clavio .
559-
JLmmJ Egefìderio .
Ij5.
Columella .
229.
Eleombroto .
353'
Coppetta .
63, 107.
Eliano . 21, 2(5
. 39. 99.
Cornelio Agrippa .
73-
( 330. 3') ^r
Coftanzo Fanefe .
114.
Empedocle ,
3?5*
Gotta Gio: Battifta
?;. 1
Ermanno ►
254.
Erodoto .
414
Erodoto .
Efculapio .
Esdra .
Efichio .
E (òdio .
Elbdo
Efter.
Eucherio .
Eudomio .
EveJpifto .
Euripide .
Eufebio .
Ezecchielle
4. 66. 71.
272.
4'2,v
32
<
. 81.
25 J.
200.
252.
555-
249.
524.
359-
279.
233.
40.
330.
555.
idi.
320.
127.
202.
F
FAbio Colonna .
Fabrizio di Acqua-
pendente .
Fedro .
FerneJio .
Fefto .
Figliuccio . 70,
Filiftone .
Firmico Materno .
Focilide ,
Folengo .
Fornuto .
Francadori
Fuchfio .
Fulgofio .
223.
Futiu-io .
109.
( ii5.
145.
242.
355.
355-
71.
73-
194-
197.
81.
29^
231.
81.
322.
90.
M4-
173.
271.
297.
%? >*■ V*f w ^w
G
G Aleno . 75. 80.
( 254- 2^5.
Garzoni. 174. 195.
( 254. 277.
Genefi . 7. 28. 30. 53.
178. 270. 274. 277. 334.
Giacomo Appoftolo . 223.
Giacomo Strada.
Giob. 149. 191,
Gio: Damafceno .
Gio; Evangelifta.
Gio; Grifbftomo .
Giorgio Codino .
Giovenale .
(
Giraldi .
Girolamo Santo.
Giudici .
Giuliano .
Giulio Polluce .
Giufèppe Ebreo.
Giudi no .
Giufto Lipfio.
Glauber© .
Gliflbn .
Godenzio Santo .
Gorgia .
Gregorio Papa .
Gregorio Santo .
Guarini ,
Guazzo .
45-
224.
22.
139. 155-
( 20Z.
IO. 270.
320.
12. 19. 53.
145. 255. 291.
1 14.
19.
(
45.
117.
.67-
52.. ^4.
( 120.
140.
210.
339-
323.
151.
18$.
102.
348.
ic.
3S'i'
3A3'
iSo.
loS.
123.
252.
Jeio-
I
J Ero de .
Iginio .
Ilario .
Ingegneri
Ippocrate .
Ifaia .
Ifidoro .
Ifidoro Santo .
Ifbcrate .
155.
58.
128.
6, 143.
22. 7$>.
III.
173.
342.
25o.
254.
215.
250.
140.
90.
L
LAerzio »
Lancifi .
Landino Criftofo-
ro » 8S'
Laurenzj .
Lemery .
Leon Papa.
Leone AfFricano .
Leoniceno .
Leonida Maria Spada ,
Licafrone »
Linocerio .
Linneo »
Lippi Lorenzo.
Lipfio Giulio .
Lorenzo Valla .
Luca Evangelifta .
Luciano . 70»
Lucio Settano ►
Lucrezio .
Lullio »
20.
14.
355.
54S.
543-
35^-
2.54.
7.
350.
195.
Z54.
161.
114.
114.
145.
280.
145.
337.
348.
M
415
M
Accabei. i^'Cf.
Macrobìo. t<$. 44,
( 48. Z9^^
Maggi
6z,
Magnolo
Maìpighi .
Manilio .
Marco Evangelifta. .
Marfi .
Marullo , pp.
Marziale . ^3. 92.
( 228.
Matteo Evangelifta .
( 145.
Mattiolo , 54. 75.
Meges .
' "Merliano »
Merda, 17»
Metaflafio . 5. II. 92. ^j
Minoe Claudio. 88, 17'J,
Mondegneto .
Morandi .
Morifbn .
121.
254.
.^54.
i55.
145.
114.
187.
130.
254.
201,
254.
3')S'
11^,
114.
,94.
323.
285,
254.
254.
N
"T^ TAtal Conte, 72,
rcj^.
^1 152, 233, 2f7.
%St^»
X ^ 280, 2 85, 324,
332.
( 355.
358.
Nicandro . •
197^
Nonno ,
3M*
Numeri .
18T.
Olao
4i(^
o
OLao Magno . ' 1^^ ^3'
Onmero . J4. 67,
115. 147. $7.. ipo.
( 297. 511.
Onorio . 45.
Oppiano . 32i.
Orazio. 16. 17. 19. 20.
Si. 95. Idi. 172. 173.
( 179 181. 238. 274.
Orfeo. 323.
Oro Apolline . 72.
Orfi Gio: GiofefFo , izc.
Or/ini . r rH. ■ 114.
Ovvidio. 2. ^. 8. 14. 16.
- 17. 2.6, zj. 29. 31.42. 43.
. 50. 5^. 57. 60, 78. 85. 88.
^ lOI. no. I 12. Il8. 12(5.
" 134. I$2. 157. 155. 178.
184. 185. 187. ipo. 199.
222. 225, 228. 252. 2^3.
271. 278. 281. 284, 301.
313. 322. 32(5. 333. 33';.
33<5. 338. 339. 3.)'2. 353.
P
PAnciroIo . "" y^,
Panvino . 114.
Paolo Santo. (54. 8f.
( 182. 2(57. 2(59.
Paracellb . 348.
Parco. 355.
Parmenide, 353.
Paufania . X
Peone . J[,
15^
S55.
Pererio .
3'>9'
Perfio .
7-
Petrarca . i5. j
[8. 32. 43.
113. 114. 133.
1(58. 18 li
( 22C. 223.
25o. 31 e.
Pico.
73'
Pierio Valeriano .
6. \6. 18.
21. 38. 68. Sj,
124. 132.
139. 149. 181.
227. 251.
( z66.
lìì' 3U'
Pietro Crinito .
1 14.
Pietro Vittorio.
114.
Pindaro .
17. 115-
Pio II.
113.
Pittagora.
89. 3?f.
Platone .
I?. i58.
Plauto. 83. io5.
I2U-.2.5?.
Plinio . 1 8. ;
\7. 29. 66.
125. 135. 244.
248. 2t,CÌ
254. 257. 2Ó7'
295. 3 id
(
3'i3' 3')S.
Plutarco . 6. 22. 67. p-j.
III. ii5. 13$.
1^5. i<^4.
( 230. 320.
3')9' 3<^o.
Polemone .
90.
Polidoro Virgilio .
114.
Pomponio Leto .
114.
Porfirio .
237.
Porta Gio: Battifta.
90. 147.
( i^i.
25o. 254.
Proclo .
159.
Properzio . i '
7. 59- U4*
Proverbj . zi
ì. 3=. 3^2»
Pmdenzio .
294.
Publio Mimo .
224»
Qiiinto
417
a
Seneca Tragico.
Senofonte .
IO?. 278.
( 310.
27^
/"^ \T
Serapioné. '
^ 254.
/ \
Sefto Pompeo. •
137.
.X-^ Uinto Curzio . 44*. 85.
Srgonio .
114,
^^•fc
Smezio . . 54.
131, 232.
R
Solino. . : IL,
:Sl'3.6. I<fl.
Socrate .
.'Jiif 3^).
1
Stafilo .
a 14. 3$z.
1p> Ay. zu-
Stazio .
329.
f-€ Regi. 41. 4^ 4>-
Strabone .
2<5'2.
JL V 47. 49' '^y 77-85-^4.
Strozzi .
i6g.
.{_cìì: 124. 154; i8>. 197^
Svetonio , ^5.
103. 240.
221. Z^il 257. 284. 285.
- -..■,: . . ; -> .e
.' JC 2^2.
( 33^'
--"^-^ ^ - r- '^ f
.-' -.f ■
Ricci . 40. 41. 55'. 89. 94.
■ •; -T
pj. gS. 152. IJ4. i<5i^ i(f^.
• '■'■
183. 204. 205. 211. 217.
259. 289. 33U 334' 33'>'
r'»'lAnara ,
60.
( 338.
1 Taflb .
87. io8.
Ripley . 548.
JL e
138. 228,
Rolli Paolo . 9.
Teocrito .
120. 197,
Roflì Girolamo. 73.
Teofilatto .
IO.
Rota. 229. 230.
Teofrafto . 18.
104. 2?4.
Ruth. 241.
Terrenzio .
39. 238.
Tertulliano .
547.
s
Tibullo .
257. 300.
Tito Livio. 8,
178. 187,
(
272. 274.
g^ Abellico . ji, gg.
Tobia . 43.
33<S. 358.
^^ Salomone. 22. 170.
Tommafb Santo.
43' 79-
W-P Saluftio. 139. 142.
(
163. 201.
( Idi.
Tournefort .
2?4.
Sanazzaro . 229.
Trifone .
3^4.
Scaligero. 70.
Triverio .
i<?7.
Seneca . 33. $4. 139. 252.
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Vale-
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V
V Alenano Vefcovo
di Clemel , 63.
Valerio Maflìmo .
( loy-
Van-Helmont .
Varrone » . - ii;
Wharton .
Vafari ,
Ugone .
Vieuflens .
Virgilio. 17. 74.
137. 140. i^^. 171.
188., 190» zzo. z5o.
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Wifèmatt., k'.
Vitruvio . 14^..
Ungaro . "
Volaterrano *
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348.
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555.
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134.
186.
279.
314.
355.
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: Zofìmo Panopor-
lita . 70. 347.
ZucchettrCamillo Riniero » 9.
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STg. Conte Felice Oraziani . , ìcìj:U ì.ìij...
Sìg. Conte Gio: Battifta Oraziani . . ixitiJA
Sig. Conte Ettore Oraziani. , inriklvi «m
Sig. Conte S perdio Aurei j . ' •' "
Sig. Dottor D. Vincenzio Cavallucci Profeflbr di Mattematica
nella Univerfità , .Wjiv.rf. ■■■•■
Il Molto Reverendo P. Maeflro Giiifèppe Maria Modeftini M. C.
ProfefTore! di Teologìa nella Univerfità . :
Sig. Auditore Prancefco AleiTandri ProfefTore di Legge Civile. '
Sig. Claudio Alfani .
Sig. Abate Carlo fiattiftiré'-I iaojo;
Sig. Luigi Anfidei .
Sig. Conte Averardo di Montelperello •
Sig. Dott. Giufèppe Pafqua ProfefT. di Medicina nella Univerfità •■
Sig. Trajano Vermiglioli.
Sig. Agoftino Vermiglioli. . . '
Sig. Conte Francefco Baglioni , . ; vi-j.aià- :
Sig. Conte Antonio Righetti. "-n:.:.rO ' ■. '
Librerìa Domenidni .
Sig. Canonico Niccola Goga , li odì^.v/»
Sìg. Canonico Francefco Menìconi Profeflbfé dì Gius Canonico
nella Univerfità.
Sig. Co: Filippo Vincioli Profefl'. di Legge Civile nell' Univerfità .
Ggg a Sig.
42.0
Sig. Conte Antonio della Staffa . ^ 'TP • fr ''~X
Sig. Giacomo Filippo Piazza. 1 J. X> 'J
Sig. Lucalberto Patrizj.
Sig. Pandolfo Anfitìeì ProfefTore'lÉ merito in Gius Civile.
Sig. Conte Lodovico degli Oddi Profeflbre di Gius Civile.
Sig. Conte Lodovico Oddi. '. .:V ,, '^ -,a' •'')
Sig. Federigo Cavaceppi Profeflbre di Gius Civile •
Sig. Canonico Gio: Maria Perotti Profeflbre Emeriro in Gius
Canonico .
Sig. Conte Don Gio: Battifta Salvatoli,,, ,y.j^^
Sig. Dottor Francefco Mattei . • -.^'i*-.".-
Sig. Fabio Perotti,
Sig. Conte Vincenzio Anfidei . :X 1
Sig. Dott. Giovanni Gerboni Profefl". di Filofbfia nella Univerfità .
Sig. Antonmaria Garbi . . ' .
Sig. Bartolo Alfani .
Sig. Carlo Maflìni . 'L^
Sig. Abate Carlo Ugolini. - - -\ ctli(-ijcj<: >^uoJ .;u6
Sig. Pietro Fiori . ) oh:--. -^ /'' v '• ■ "'.
Sig. Abate Giufeppe Morandi .
Sig. Dott. Annibale Mariotti Prof, di Medicina nella Univerfità .
Padre Maeftro Corrado Corradi Lettore di Morale de' M. C;
Sig. Dott. D. Vincenzio Marcarelli ProfelTore di Umane Lettere
nella Univerfità .
Sig. Auditor Francefco Mariottini ProfefTore di Legge Civile
nella Univerfità . . 'jbrìnA isiu^! •
Sig. Pafquale Cozzini . 1 ib u
Sig. Francefco Rofa . ■ ■
Sig. Dottor Federigo Inglefi . ..- .
Sig. Antonio Ricci. t^V r
Sig. Don Francefco Draghetti .
Sig. Abate Giacomo Binarelli ,
Sig. Abate Giovanni Marzioli ,
Sig. Pier Francefco Egidj .
Sig. Dottor Luca Pellicciari Profeffore di Fifica Sperimentale
nella Univerfità. Per copie cinque .
Sig. Dottor Claudio Enrichi.
^ Sig.
4H-
Sig. Capitano Giufqjpe Belforti .
Sig. Dottor Francefco Galindri Profeffore di Medicina Prattica
nella Univerfità .
Sig. Pompeo Bruniunonti Profeflbr di Chirurgia .
Sig. Abate Domenico Vecchj,
Siff. Dottor Domenico Ubatdi ..K-' e-
Sig. Dott. Giufeppe Bartoli ProfeflI in Filofbfìa nella Univerfità .
Sig. Francefco Appiani . . \ .1 icirr/"
Sig. Don Aleflandro Sebaftiani,
Sig. Dottor Gian-Francefeo Savelli Profeflbre di Filofofia nella
Univerfità.
Sig. Dott. Gelìialdo Anfelmi Profeflbre di Legge nella Univerfità .
Sig. Vincenzio Monotti .
Sig. Francefco Rofi Profeflbre di Chirurgia.
Sig. Criftiano Ricci.
Sig. Francefco Uppi .
Sig. Domenico Paolinelli .
Padre Don Gio: Battifta Mei di S. Agoftino.
Sig. Filippo Grillotti .
Sig. Ubaldo Narboni .
Sig. Abate Giufeppe Galpare Roflì ,
Sig. Francefco Berardi .
Sig. Capitano Ferdinando Porrini .
Sig. Giufeppe Canali .
Sig. Gio: Battifta Angelini .
Sig. Dott. Pietro Gavelli Profeff. di Gius Canon, nella Univerfità.
Sig. Paolo Brizi.
Sig. Dottor Benedetto Bernardi ProfefTore di Medicina nella
Univerfità .
Sig. Francefco Zanetti Maeflro di Cappella nella Cattedrale ,
Sig. Giovanni Chiatti .
Sig. Don Giufeppe Monti.
Sig. Dottor Emiliano Parriani .
Sig. Priore Don Marcellino Travigi .
Sig. Carlo Mari otti.
Sig. Gio: Maria Valli.
Sig. Don Gregorio Bo;iucci.
Sig.
412,
Sig. Scipione Capra. " ■^" >
Sig. Abate FrWKef:o Gennari. ...:.... ^
Sig. Eugenio de Marchis . ivfnf f fll-rf!
Padre Giufeppe Mandolini della Congregazione dell* Oratòrio»^
Sig. Nicola Giulj.
Sig. Dottor Don Giufeppe Spiganti Profeflbrc di Filofbfìa nelÌ4
Univerfità . ' J
Sig. Dottor Don Angiolo Feirini Profeflbre di Filolbfia nella
Univerfità . irr^.-iw^. ,n .i.,/
Padre Maeftro Ai^iolo Maria Rancati dell* Ordiòe de* Servi ',c
Sig. Benedetto Cavallucci .
Sig. Dottor Don Aleflandfo Marzj Profeflbre di Lettere Vmi.-'
ne nella Univerfità .
Sig. Auditor Giufeppe Pollio Profeflbre di Gius Civile nella
Univerfità .
Padre Maeftro Maria Poggi dell* Ordine deV Servi. .
Sig. Canonico Gio: Battifta Alfani .
Sig. Don Giufeppe Bagni. -Ì/j. ii.axij.ci . )it) acti -.m;^
Padre Gio: Carlo da Perugia Cuftode della Pirovlncia Serafica .
Sig Criftofaro Galpari .
AMSTERDAM.
Sig. Pierintonio Gravenna .
A N C O N A.
Padre Stanislao di S. Irens delle Scuole Pie .
A R E Z Z O.
Sig. Abate Marco Bacini . . '
Sig. Abate Giacomo Tenti .
ASCOLI. i
Sig. Abate Francefco Antonio Marcucci. ■■-.,
ASSI-
4*5
A S S l S a.
Sig* Canonica Glor Battifta: Palmerini .
B EH E \r R NT O.
Sìg. Don Filippo de* Pompei » uwtiV
BEVA G N A.
Sìg^ Abate Gaetano Bartoli . ,
BORGO SAN SEPOLCRO .
Sig» Gio: Maria Graziani ^
C A M E R r N O.
.- • '- , A Tn,' .
Sig. Modefto Diala.
Sig» Abate Don Pietro Bocci .
CARRA IN PIEMONTE. "
Sig. Aleflìo di Canorio.
C A S C I A r
Sig. Domenico Bartolom . f -•
CASTIGLION DEL. LAGO.
Padre Emanuelle Agoiliniana .-
CASTIGLION PtQRENTINO .
Sigv Canottlcoi Filippo Venanzx.- . ' •; .-
CETO-
424
C E ^Tj O N a»
Sis[. Don Tommafò Tavanti .
C CITTA^ DELLA PIEVE .
• V...
Monfignor Angiolo Venizza Vefcovo di Città della Pieve.
5ig. Canonico Ferdinando Monaci Vicario Generale.
Sig. Arcidiacono Orazio Giappeffi . .— _
Sig. Pietro Taflbli .
Sig. Capitano Gafpare Eleuterj . .
Sig. Canonico piodato Landi ,
CITTA^ DI CASTELLÒ.'^
Sig. Canonico Giulio Paolucci.
•^> f^ i - . AD
CIVITAVECCHIA.
Sig. Gaetano Cacciari AfTentifta delle Galere , e Navi Poib»
tificie.
CORTONA.
Padre Maeflxo Guidantoiiio Palei Ef^Provinciale Agoftiniano di
Conona . ^ j\ ì. ^ à i,
F A B B R I A N O.
Sig. Auditor Francefco Serafini . JUOiT<fÌAD
Sig. Flaminio Marcellini .
Sig. Carlo Campioni . - • r-
*^ FANO. ;
Sig. Giufèppe Tamantl . ' ^2
TER-
4v^
FERRARA.
Padre Priore Boeri Domenicano .
Padre Maeftro Martini Domenicano .
FERMO.
Sig. Carlo Bartoluzzi . .
FIRENZE.
Sig. Senatore Federighi.
Sig. Marchelè Girolamo Gaetano Ollandini di Lerice .
FOLIGNO.
Sig. Francefco Giufti . "
Sig. Francefco Geroldi.
Sig. Francefco Fofi Stampatore. Per copie due .
Sig. Don Feliciano Egidj .
Sig. Marchefe Giufliniano Vitellefchi .
Sig. Crilpoko Gregorj .
GUBBIO.
Padre Abate Don Paolino Simoncelli Monaco Ollvetano .
JESI.
Sig. Cavaliere AlefTandro Ripanti .
L U G A N O.
Sig. Fratelli Agnelli e Compagni Stampatori. Per copie cmqu4^
' Hhh IvfACE-
MACERATA.
Sig. Antonio Riozzi di Macerata per Penna S. Giovanni.
Padre Gregorio Milefi di Macerata per 1' Oro.
Sig. Auditore f rancefco llarj .
Sig. Pier Francefco Palmucci de' Pellicani Refidente di S. M. Catt.
Sig. Antonio Cortefè . Per copie quattro .
MALTA.
Padre AnfeJmo Ef'Cuftode di Malta de' Padri Capuccini.
MANTOVA.
La Regia Accademia del Dlfegno di Mantova'.
Sig. Giiifèppe Ferrari Pazzoni Regio-Ducale Stamp. in Mantova .
M E L D O L A. '
Sig. Dottore Orazio Traverfari .
Sig. Alberto de Nobili .
M IL ANO;
Sig. Giufèppe Galleazzi Stampatore. Per copie tre,
Sig. Dottore Pietrantonio Pinnottino .
Sig. Ferrante Bafclino.
Sig. Ferdinando Giandonati.
MONZA.
Padre Glulèppe Maria Cappuccino da Trifivio»
NAPOLI.
Sig. Don Filippo Giunti.
Sig. Capitano Don Gio: Battifta Trapani .
Sig. Don Savino Lattatili. NOR-
N O R C I A,
Sig. Abate Benedetto Cipriani. :'»
Sig. Arciprete Don Crefcenzio Ridolfi .
Padre Don Giovanni Giaunottìni ALate nel Móhiftero ài San
Benedetto di Norcia .
Sig. Don Gio. Carlo Barattani . . •*
Padre Giufeppe Quarantotti della Congregazione dell' Oratorio .
Sig. Antonio Gentili .
Padre Enrico Orlandi Rettore delle Scuole Pie in Norcia .
Sig. Dottor Nicolò Antonio Catani .
O R B E T E L L O.
Padre Girolamo Hofanna dell' Ordine di S. Gio: di Dio .
ORVIETO.
Sig. Arciprete Paolo Febei .
Sig. Marchelè Luigi Gualtieri .
Sig. Canonico Pantaleone Saracinelli.
Padre Abate Viglioni Roccjhettino . ;
P A N I C A L E:
Sig. Arciprete Francefco Calvigi.
Sis:. Don Gio: Battifta Cherubini .
Sig. Don Tommalb Mariotti .
Sig. Don Fiorenzo Cherubini ,
Sig. Canonico Francefco Cherubini .
PISA;
Sig. Michele Plazzini .
Sig. Decano Giorgi .
5ig. Filippo Tilli,
Hhh z KEO^
41 8
REGGIO.
Sig. Beniamino Foà . Per copie quattro .
RIPAMANZONE.
Sig. Germanico Fedeli .
ROMA.
Monfignor Luigi Gazzoli di Terni .
Monfignor Aleflandro Litta .
Sig. Carlo la Bofllera Chirurgo di Noflxo Signore Papa Cle-
mente XIII.
Sig. Stefano Guanaroni Direttore della Regia Pofta di Napoli .
Sig. Cavaliere Giufèppe Fargna .
Sig. Cavaliere Francefco Navona.
Sig. Giufèppe Facci .
Sig. Abate Giufèppe Ravafi.
Sig. Canonico Don Gio; Battifta Rofletti.
Sig. Canonico Don Gaetano Gambirafi .
Sig. Abate Giulio Sperandini .
Sig. Giovanni Perucconi .
Sig. Don Girolamo Bentivoglio nel Collegio dementino .
Sig. Capitano Giufèppe Maria Paolini Miniftro Generale della
R. C. A. in Cafliglion del Lago Tranfimeno . '
Sig. Galpare Kaifter.
Sig. Generofo Salomoni . Per copte dodici .
Sig. Luigi Giannetti . Per copie oiio ,
S E 2 Z E,
Padre Lettor Giufeppantonio M. O.
SINI G A GL I A.
Sig. Conte Angiolo Antonelli. SINA-
4ip
SINALONGA IN TOSCANA .
SIg. Don Domenico Trapani.
S F O L E T O.
Sig. Barone Francefco Ancajani . -r"»^ ^
Sig. Marchefe Fabbrizio Loccattelli Martorelli Orfìni .
Padre Maeftro Verri Definitor perpetuo de' PP. MM. CC.
Sig. Carlo Coftantini .
Sig. Abate Giufèppe Selli .
Sig. Don Carlo Caftelli Parroco di Balsano Diocefi di Spoleto;
Sig. Don Lorenzo Congiunti Parroco d' Eggi Diocefi di Spo-
leto .
Padre Cefàrio di S. Agoftino Scalzo ,
T E R N I.
vJ
Sig. Antonio Fanelli Vicegerente di Terni .
Sig. Alelsandro Spada Romano Cofcritto Conte di CoUalbero»
Ciamberlano delle MM. LL. II. RR. ed Apofloliche .
T r V o LI.
Sig. Tòmmafb Benci venga .
TODI. ^
Sig. Abate Luigi Cori .
Padre Priore Vercellefi Vicario Abaziale di Mafsa di Todi .
Sig. Don Antonio Caneni .
Molto Reverendo Padre Maeftro Michelangiolo Angelini Pro-
vinciale de' PP. MM. Conventuali .
TOLEN-
43©-
X O L E N T I N O.
.... j.
uLi. o-'.:::,:'
Sig. Giufeppc Bezzi.
.T O R r N O, 2
Si. Michelangiolo Morano. Per copie quìndieì ,
Sig. Francefeo Bertolero Librare .
yu .:
VENEZIA.
Sua Eccellenza Sig. Cavaliere -Giuftiniano Ambafciadore di Ve-
nezia a Roma .
Sig. Abate Pietro Leonetti , ^
VITERBO."
Si^, Filippo Prada .
.1 ^^h^,^.
DEL TOMO PRIMO,
:ua\m.
Errori . '
Correzioni,
jj4. natnra
natura
jy. innniti
infiniti
46. un fuo monile
Io
47. daffe
una Crocetta appefa ad un fuo mofliI«,
la
defle
ftalTe
ftefle
4p. Guerriero
Scudiero
I, de' Re
1. de' Re
jì. Colei
Colui
60. di Crifto
da Crifto
62. fervono
fi fanno ferylre^
pi. £fl/l. IJ. ^. l8^
cap. 6. 2^.
cubito
cubito manm
111. ff/^i
alibi
J4J. eoi maxime ambìtuì
eof a quibm (^maxime ambitu^
j'ed impetu a qiiibm efi figura
[ed impetu fwnmm^riam
nonnumqtMm
184. Piramo
Priamo
^9. Bambini
Pomi
Quefti fono gli Errori più efsenziali , gli altri che dì poco ri-
lievo faranno fcorfì, potrà F avveduto Leggitore cofreg-
gerii da fé .
Date Due
^^vi>'>V'/-
L-.- ^»0(J X
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SEP 2 1
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