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Full text of "Iconologia di Cesare Ripa perugino, cavre. de sti. Mauritio, e Lazzaro : nella quale si descriuono diuerse imagini di virtù, vitij, affetti, passioni humane, arti, discipline, humori, elementi, corpi celesti, prouincie d'Italia, fiumi, tutte le parti del mondo, ed altere infinite materie : opera vtile ad oratori, predicatori, poeti, pittori, scultori, disegnatori, e ad ogni studioso .."

ICONOLOGIA 

DI CESARE RIPA PERVGINO 

CAV/= DE' S/^ MAVRITIO, E LAZZARO, 

2^EIL^ Qj^^LE SI DESCB^irO'hlO DIFEFJE IM^GI^J 

di yirtùìyitij tuffetti i Vajfionihumamy ^rti, Difcipline, HumoritEUmenti, 

Corpi Cele^ìfTrouincie d'Italia, Fiumi t 

Tutte le parti del Mondo , ed altre infinite materie . 

OPERA 

VTILE AD ORATORI, PREDICATORI, POETI, PITTORI, XCVLTORI, 

Difegaatoti , e ad ogni itudiofo, per inucntar Concetti , Emblemi , ed Imprcfc, 
«, per diuifarc qualfjuoglìa apparato nutciale, funeralc^trionfale . 

Per rappicfentar poemi drammatici , e per figurate co' fuoipropij iìmboti 
ciò, che può cadere in penderò humano. 

AMPLIATA 

rJCTlM^MEVJE D^LLO STESSO ^ yT V^E Di 

XCimaginiy e arricchita di molti difcorfi pieni di varia ernditionei 

€0n nuoui intagli, e con Indici copioft nel fine, 

DEDICATA 

ALL'ILLVSTRISSIMO SIGNOR 

FILIPPO SALVI ATI. 




IN SIENA, Appreffo gli Heredi di Matteo Fiorimi 31^13, 

Con lic€n':^a de* Superiori . 



Ad inftan:^a di Banolomeo Ruoti libraio in Fioren^^a , 




LO STAMPATORE 

A' LETTORI. 

VA K D O VAu tore della prefente Opera fu qui 
iti Fiorenza yfi dolfe meco vn giorno ^ che da gli 
Stampatóri di Roma gli fofie ftata lacerata^ tra* 
fcorrendo effi la ftampa fenza Correttore , e mi 
/coprì r animo fuc di volerla far riftampare con 
aggiunta di dugento Imagini da lui di nuouo in* 
lientate con difcorlì molto copiofì , a fine che riufciflc maggiorCjC 
più douitiofa . Sapen<k) io la fama dell'operaie vedendo si ampio 
accrefcimento , prefi già quattro anni fono l'opera fopra di me , e 
diedi principio a ftamparla, ma per varij miei impedimenti non ho 
potuto prima^ che hora fpedirk;, anzi per isbrigarla più tofto , vna 
parte ne mandai alla Stampa di Siena. Mentre che fi ftauaquafl 
circa il fine 3 viddi comparire vn Iconologia vfcira del 1611. dalla 
flamparia del Pafquati di Padoua ; nella quak fappiafi , che non è 
«ccrefcìuta cofa alcuna^ ancorché nella Dedicatoria dica lo Stam- 
patore 3 che per coTifiglio di Perfona dotta fi mife a riftampareil 
prefente volume con aggiunte 3 & miglioramenti tali ^ che fi pud 
dir più tofto nuouo , che rinouato . Mofiò da tali parole crederti , 
che qualche nobik intelletto l'haueffe veramente accrefciuto ^SLt- 
tefoche fi vedono molti ingegni efferfi facilmente foJleuati ad ac- 
crefcere opere difpoftcjcome queil:a5per gradi elementari ; ciò ap- 
parifcenellePoliantheej ne'Thefori^ ed in altre opere fimilipiu 
volte accrefciure . Laonde volfi confrontare il fudetto volume di 
Padoua con quello di Roma per veder raccrefcimento 5 nevi tro- 
uai aggiunto pure vn iota . Trouaifi bene mancami il Proemio, 
che certo tralafiarnonfi doueua, percioche in quello l'Autore 
fcuopre il fuo final difcgno , e difcorre circa le forme delle Imagi- 
ne fondatamente ^ ed è come vn difcorfo in genere d' imagini , il 
qualeènecefiarioj chefimettaauantilefuefpetie. Ogni Autore 
per l'ordinario prepone il fuo Proemio 5 l'Oratore ad Attico dìccy 
che in ciafchedun libro vfaua Procmij^Plinio nel 3 7.hbro fa altret- 
tanti proemij ^ Quante volte è flato riframpato Plinio, non iì fono 
mai gettati via lì Proemij j in fomma non è bene defraudar l'opera 



del Tuo premeditato^ e compodo dal propio Autore. Non douc- 
uaneanchoiidetfoStarapatordi Padoua tralalTar la dedicatoria 
dell'Autore, per dedicarla ad altro Sigrxorc, qucfto èvn voler do- 
nar ad altrui quel, che non è Tuo* Celio Rodigino dedicò le Tue 
pretiofc fatiche a Giouanni Grotieri Segretario del Rè Chriftianif- 
fiiiioj ed in quel tempo fuo Theforiere dello Stato di Milano; 
quelli j che le hanno riftampate dipoi, benché habbiano dedica- 
te le loro ftampe ad altri , non hanno però rifiutata la dedicatoria 
dell'Autore. E così vedefi in più antichi Autori . Valerio Malli- 
mo dedicò 1* opera fua a Tiberio Imperadore, Plinio a Vefpefiano, 
Polieno ad Antonino e a Vcro« Vegetio a Vakntinianojne moder- 
no alcuno lena il prologo dcdicatorio de* detti Autori , ancorché 
dedichi la fua cditione ad altri . IlCauaher Ripa come quel, che 
compofe la fua Iconologìa in Corte del Cardinal Saluiati,la dedi- 
cò la prima volta all' iftefTo Cardinal fuo Signore, la feconda,mor- 
to effo Card, h dedicò aH'illuftrifs. Marchefe Saluiati, come here- 
de del detto Cardinale,quefta terzajClTendo ancho morto elio Sig. 
Marchcfe,rha voluta dedicare all' lUuftrifsimo Signor Filippo fuo 
ftrettiflìmo parente. 

La tardanza noftra in iftamparla hauerà glouato per auuertire i 
librari, ed altri, che non pighno errore dalla Dedicatoria, e frontif- 
pitio del volume di Padoua,oue dice di nuouo in queft'vltima edi- 
tione corretta diligentemente, & accrefciuta ^ attefochenon è ac- 
crefciuta d'imagini imaginate di nuouo, ma di 60. intagli più con- 
forme al teftoftampato in Roma: ciò non fi chiama accrcfcere, an- 
corché fi fufiero intagliate tutte le ottocento imagini , che Ci con- 
tengono in detto tefto di Roma . Accrefciuta fi deue dire la pre- 
fente, perche oltre le 800. imagini flampate in Roma,e riftampatc 
in Padoua , n'ha prodotte l'Autore dugcnto altre con rare efpofi- 
tioni, ftampate hora da me con nuoui intagli in maggior numero 
di prima , fi che quella è la più copiofa d' ogn altra Iconologia fia 
qui ftampata, la quale, accioche fiain tutto,e per tutto gradita 5 
ho anchor io hauuta auuertenza alle corrcttioni , ed alla difpofi- 
tione di più Tauole , come nel fine deli' Opera potrete vedere,,^ 
E viuete telici. 



AL- 




A L U I L L V S T R I S SIMO 

SIC. E PADRON MIO COLENDISS. ' 

IL SIGNOR FILIPPO D'AVERARDO 

pf|K^^^I -£ pr/we fatiche , ffe /(7/^f/ tntorno au4 

^Sl^'-'S/ii "tnatcriA delie jigure ^terogppche ijHron9 
^^^^1 da me\dedicate all' Illufirijsmo Signor 
v^3^^i Cardinale Antonìomana Salutati , cow^ 
^/-v.^y^^:. a Signore e padrone mto ^vnico > ^ uhe'» 
'^^'^y^^è^M ralijjtmo hcnefattore , che fta in gloria , 
Doppoiaft/a morte y katfeyjdole io di numero aj^at maggiore ac^ 
crefcitite , le dedicai aW lllufìrtjjimo Signor A4archefe Lor€n^9 
Salutati Ji iuona memoria . Hora j che colfauor Dluino t ho 
mcpliorate y e ^per cjuanto ha potuto la deifole^^a deWin(regno in 
^uefìa mìagrat/eeta, ridotte aperfettione, non ho hauuto a dui'» 
iitare a cui thaueffi a dedicare ì perche , fatte cofa provia deU 
t Iliujlri/Jtma Qafa Salutati , non conuenìua , che 'vfcif^ero fuora 
fatto altra prorettione . Ho doluto duìique la ter^a ^olta , chg 
elle comparifcono nelcofpetto del M ondo ^ che portino in front g 
il nol^dtjjtmo nome di V. S. lllujirifji ma, dalla quale , come ope- 
ra d'-z/nfuo deuotiljtmoferuitore m'afsìcuro, che faranno diFefè, 
da chiunque 'v ole fé calunniarle ; Sperando infieme, che £da fidi 
per conifere inquefo la continuattone dell'antica yeraJeruttU 
mia 'ì^erfo di Lei, e dcu lllu^rifsima Cajafia ; e quanta f ima 
hofattafmpre , ed hoggi più, che mai io faccia del ^alrre.e del 
mento , che rtjjlemono in KS.Idufrifiwa. La quale fupplt^ 

t :> co^ 



,r chepcrfu^ tonta .grdìrc^qucflam.^aua ^uMaJ^J!^ , 

TdeLarelte forze m^Siiori fermanfclìarlejuanto ,ole y. 
JLuJfmofirunorc , merci delie Uoraufmeaudna,che 

"he lun^^memLjerui felice. Vil<m.dò lyéSemm-, 



trcy 1 6 I 3- 

Dt V. S. Illujlnfsìma 



tìumilifs. ed Ohlligdvfs. Scruitori 



JlCaualìm Cefarcpf^* 



(L. 



ICONOLOGIA 

DEL CAV'^^ CESARE RIPA 

P E R V G I N O, 

P R O E M I O^ 

Nclquale fi difcorre genericamente divario forme 
d'imagini con le lor regole. 

!?rv?R,9?^,uJ?3^ ^ Jmagmì fatte per fignìflcare yna diuerfa co fa da 
&2 ' iSi A A » à?^ ^«tf//<j > che fi vede con l'occhio , non hanno altra pia 
l^^i^S^SiS.Si'f^^r^ certay ne più vniuerjale regola , che l'imitatìone delle 
C^^^ w ^^ memorie y che fi trouano ne' Libri y nelle Medaglie y e 
^\^ J_^ ^^L^ ne' Marmi intagliate per indurrla de' Latini, & de* 
^-^. « ^1^^ Cred ,0 di quei più antichi y che furono imtentori dì 
fe^ ^"^^ •? ^Si^^^ ^«^^0 artifìtio . Terò communemente pare , che chi 
JW*à?W W W^T» 5 affatica fuori di queìia imitatione , eni . o per igno^ 
v3f■^^3c5^3c^^3c;f^ ranT^Uy o per troppo prefumere , le quali due macchie 
fono molto abborrite da quelli , che attendono con le propie fatiche alTacquiHo di 
gualche lode . Ver fuggire adunque ilfofpetto dì quefla colpa, ho giudicata buona 
€ojay ( hauendo io voluto di tutte quefle Imaginifare vn fafcio maggiore dì quello» 
che fi poteua raccorre dall' offeruationì delle cofe più antiche , & però bìfognando 
fingerne molte, & molte prenderne delle moderne Jichiar andò verifimilmente eia. • 
/cuna) trattare alcune cofe interno al modo di formar e^e dichiarare i concetti firn» 
boliciynelprincipio diquefl' opera , la quale forfè con troppa diligen':(a di molti 
amici fi follecita,efi afpetta liqualifono io in principal obbligo di contentare . La» 
/riandò dunque da parte queW Imagine, della quale fi feruel Oratore i& della 
quale tratta ^riflotele nel ter'Xo libro della fua [[ettorica, dirò fola di quella, che 
appartiene a' Dipintori, ouero a quelli , che per mezzo di coloriy o d'altra cofa vi* 
fibìle pofiono rappreféntare qualche cjofa differente da effa , & ha conformità con 
Valtr ai perche,fi come queftaperfuade molte volte per mezzo deU^occhio,cofi quel" 
la per mezzo delle parole muoue la volontà :&per che ancho quefla guarda le me^ 
tcfore delle cofe , che fi anno fuori dell' huomo,& quelle , che con effofono congiun- 
te , C^ che fi dicono tffenttali. T^el primo modo furono trattate da molti antichi, 
fngendo l' Imagini delle Deità Je quali non jono altro , che veli y o veHimentida 
tenere ru operta quella parte di filo/o fi a, che riguarda la generatione, & la corrut* 
itone delle cofe naturali , o la difpofitione de' Cieli , o l'ir.fluin'^a dtlie Stelle , o la 
f( ) mi :^ti della 7 tnai q altre Jmili cofe , le quali con vn lungo (ìudio ritrouarono 

per 



fératéxitxareìnq'ie^^^ co^ihmela Vlehe , & acclochs non eguxlmente ì dotti % 
tr l'ignoranti potfjfcro inteniereì& penetrare le cagioni delle cofe^fe le andauX' 
nocopertaynente coìnmunìc znio fra loro r. & coperte aneora per mezio di quelle 
imagini Jela(ciauano ai Tofìerì y che doneu zio a gli altri efìere [uperìon di di- 
gnità, & di fapien\tz. Di qtì è nata la miltitttiine delle Fattole degli antichi 
Scrittori, le qu ili hanno Vvtìle ielU fcienx^t per li d'itti , & il dolce delle curiofe 
narrationi per gì' ignoranti. Vero molti ancora degli huomini di gran conto han - 
no limato loro degna fatica lo [piegare quelle co fé, che troUamno in quefle FauO" 
le occultate, lafciandocifcritto,che per l'ìma^^ine di Saturno intendeuano il Tem* 
pò , // qitule a <ìli anni, a meft , ed a giorni d.ty & togVe l'ejfere.. come e(ìo diuora- 
uà quei medefimi fanciulli , che era no fuoj fìglimli . 'E per quella di Gtone fulm i- 
vante , la parte del Cielo piìi pwa, donde vengono qua fi tutti gli effetti Meteorolo- 
gici . Ter l Im igine ancora di tenere d''eHr(ma bclle:^-^'^, l* appetito della mate- 
ria prima, come dicono i Filofo[ì,alhforma,che le da il compimento. E che quelli, 
che credenano il Mondo ejfere corpo mobile, ed ogni cofa fuccedere per lo predomi- 
nio dille Stel'e {JtcondOiChe racconta nei Vimandro Mercurio Trif/negiflo) fin fero 
^rgo Vajìorale , che con molti occhij da tutte le bande riguarda/fé . Qn^lto ifìefio 
molìrarmo in Giunone, fofp? fa maria dalla mano di Gìoue.iCtnn? iifje Homeró'.; 
ed infinite altre imagini, le quali hanno già ripieni imiti volumi, ó^sìancati mot- 
ti Scrittori , ma con profitto di dottrina , & dì fapìenja . il fecondamodo delle 
Jmagini .abbraccia quelle cofe , che fono nell'hitorno medffimo , o cì}e hanno gran 
yìcinani^a con efio , come ì concetti, <& gli hahfti, che da' concetti ne na(cono,coit 
lafrequen:^a dimolte attionì particclari ; & concetti dimandiamo fen'^a più fat- 
tile ìnue^igatione, tutto quello , che puh efìerfìgnifìcato con le parole ', il qual tut- 
to vien commodamente in due parti diuìfo . 

Lvna parte è , che afferma , o nega qualche cofa d'alcuno ; F altra , che nò . 
Con q't^lla formano f artificio loro qut'.li, che compongono Tl'nprefe , nelle quali 
€on occhi e or pi t'ir poche parole vn fot concetto s' accenna > <& quelli ancora , che 
fanno gli Emblemi nue rn-i.iqjor conretto con più quantità di parole, <& di corpi fi 
rnanifesìa . Con qnefia poi fi forma l'arte deli' altre Imagini , k quali apparten- 
gono al nofìro difc^rlo , per la conformità , che hanno con le defìnnioni ; le qn ,U 
fclo abbracciano le virtù , ed i Vitti , o tutte quelle co f: , che hanno conuenicn':^a, 
€on qucfìi , con quelle , fen\a affermare , o neiare alcuna cofa , e per effere ò fole 
priuationi, o hahitipU'i,fi tfprimono con la figura hamana conuenientemente . 
Tercioche , fi cornei huomò tutto è mifura di tutte le cofe , fecondo la commune 
cpinione de' Fil fofì , & d'^riHotile m particolare , quaft come la d 'fìiitione è 
mfura del ìefinito cofi medefimamente la forma accidentale, che apparifce efìe- 
rrormente d't[fo,può s'fer mifura iccidcntale delle qulitàdtf 'libili, qualunque 
fi fiar.o, ò dell' anuna nofir a fola ,o di tutto il rompono . ^dunque vedia.noiche 
Jmagine non fi può àimaniare in propofito noflro quella . che non nà la forma del • 
l hiiomo , 6" che e imagine malamente difìinta , quando il corpo principale nonfA 
in qu ilche modo l'offìtio , che fa nella iefinitione il fuo gC'-; : re . 

IS^;/ num'.ro dell'altre cuje da auHert ire fono nttf^kp-nti effentiali della cofa 

ìjhfia; 



ifìf/fa; e di queHe fari neceflarìn guardar minutamente le dìfpofitionUele qualità, 

Difpofttìone nella tejia farà la pofitura altay o baffa , allegra , o malinconica » 

& diuerfé altre pajjìoni ^chefi fatoprono , come in Teatro neH' apparenza della. 

faccia deWhuomo . Donerà ancora nelle bracciaynclle manìinclle gambe, ne* piedìg 

nelle treccie^ ne" veUìtìiCd in ogni altra cofa notarfi la difpofttioneiOueropofitionC 

diflinta, e regolata, lacuale ciafcuno potrà da fé medefimo facilmente conofcere • 

fenii^a che ne parliamo altramente , pigliandone efjcmpio da' Bimani antichi , che 

ojferuarono tali difpofitioni^particolarmence nelle medaglie di Adriano Imperada 

re, V^Uegre^J^a del Topolo [otto nome d'Hilaritì publica/ia figurata con le ma' 

ni pofle all' orecchie ; il Foto publico con ambe le mani aliate al Cielo in atto di 

fupplicare ; veggonft altre figure pur in medaglie conia mano alla bocca ; altre 

ftedono col capo appoggiato alla deHra ; altre Hanno inginocchiate ; altre in pie* 

di ; altre difpoHe a ca minare ; altre con vn piede al^to , e con altre varie difpo» 

fitioni deferiti e da Adolfo Occone. 

Le qualità poi faranno , l'effere bianca, o nera ; proport tonata, o fproportionam 
ta i graffa , o magra . glouane , o vecchia , ofimìli cofe, che non facilmente fi pof- 
fono fé par are dalla cofa, nella quale fono fondate, auuertendo,che tutte qnefle par^ 
ti facciano infteme vn armonìa talmente concorde ; che nel dichiararla renda fo^ 
disf attiene il conofcere le conformità delle cofe > ed il buon giuiitio di colui, che 
l ha fjpute ordinare infitme in modo , che ne rifuUi vna cofa fola , ma perfetta » 
& diletteuole . 

Tuli fono qiiafi vnmerfalmente tutte quelle de gli ,Antichii& quelle ancora eie* 
Moderni che non fi gouemano a cafo , E perche la fifionomia, ed i colori fono con' 
fiderati dagli Antichi , /; potrà ciaf cuno guidare in ciò conforme alV auttorità di 
*Aiifìo:ile « il quale fi dette credere t fecondo l'opinione de' Dotti , chefupplifcafolo 
in ciò , come nel vefìo a quel , che molti ne dicono -. efpeffo lafciaremo di dichiarar» 
li, haHando dire vna, o due volte fra tante cofe poHe in/teme quello, che , fefoffero 
dipinte, bijognarebbe ma uftflare in ciafcuia, majjimamente che poffono gli jiU' 
dioftYÌcorreie ad ^leffandro d'^leffandro nel libro 2. a cap. 19. oue in dotto 
compendio egli mawfnfla molti fimboli con fiie dichiarationi attinenti a tutte le 
membra^ e 'oro colori. 

La de fìnitio'ìe fa itta, benché fi faccia di poche parole,e di poche parole par, che 
debbia efier 'fuefia in pittura ad imitatione dì qtiella ; non è però male l'ojferuatio' 
ne di molte cofe propo He , accioche dalle molte fi poffano eleggere le poche , che 
fanno più a propofito, tutte infieme facciano vna compofitione , chefia più fimi' 
le alla dejcrittione , che adoperinogli Oratori, ed i Voeti , che alla propia difini" 
tione de' Dialettici, il che fai fé tanto più conuenientemente vien farto ,quanto 
nel reflo perjefleffa la Vittura più fi confà con queHe arti pia facili , & più dilet' 
teuoli , che con qu-flapiù occulta , & più difficile . Chiara cofa è , che delle anti- 
the (e ne vedono, z ieU vna, e dell'altra maniera molto belle , e molto giuditìofa* 
mente compoHe. . ' 

Hora vedendofi ^ che quefìa forte d^imagmi fi riduce facilmente allafimilrtu » 
dine dslla definitione > diremo, che sì di quejìe, come di quelle , quattro fono i capi, 

sle 



*ìe fe^krììfrhcìf>Afìyilaìte/;ffa!ifìpuòp!S.^ìarercrdìre di fornì art e t & fi dU 
tnanàano ccn ncmiyfitatimht Scuole , ài Materia , Efficiente y Forma >& Vinti 
ia Ha diutrjitè de* eguali capi nafce la àiurìfità , che tergono gli Ruttori molte 
y C'Ite in dì finire rna medefiina coja , e la diucrfità mede firn amente di molte Ima- 
^ini f ttc pfi- {igni f care yna coja fila . llche ciaf uno p( r fé fìifo potrà notare 
in -qutìie ifi'jfe > che noihclhicrnc-da diuerfi antichi princìpalwent eraccolte , e 
ti4tte quattro adoperate iifcme perwf fìrare ma fola cofa , je bene fi trouano in 
alcuni luoghi ; con tutte ciò , d( uendcfi hauer riguardo prim ipalminte ad infegna- 
re cofa occulta con mode non orcinario , per dilettare con lingegnofa it.uentione » 
è lodeuoUfa) lo ccn ma fola , per ncr generare ofcmitài efafiidw in ordinari JpiC' 
gare » <& mandare a memoria le molte . 

Tacile ecfe adunque ^r.e'ie qualìppcffa dimcfirare i'vltima dijferenl^a , fé al' 
Cfinafe ne truoua , qucfìafola bafìa per fare Hmagine Icdemle^ & difomma per- 
fettione , in m.aixanT^a della quale , cheìvnitafi mprecon la ccfa medefma , ne 
fi difcerre ifi adoperano le generali, conce fano^uefie yche pofie infememoflra' 
no quello ifìcffo > che conterrebbe fff a fola . 

Dapoi iquajido fappìamo per qucfìa fìrada' difìintamentt le qualità v le ta^ 
poni , le propietà , J&gH aaidenti d'vna cofa definibile , accicche fé ne faccia 
r imagine yhi fogna cercare taftmiiitudine , come habbiamc detto nelle lofemd' 
feriali , la quale terrà in luogr. delle parole dell' Imagine yO dtfiniticne dt Retto- 
ri ; di quelle j checpnfiP^ono nell egual pufortiane , che hanno due coft diHmte 
fra fé Heffe ad vna fola diuerfa da arrlyedm , prendendo f crucila , che è meno ; cO' 
tneyfe.ptrfirnilitudined. Forte'^yifi dipinge la Colonna , perche ne gV edi fi cij 
fofliene tutti ifaffi , e tutto l edificio , che le ììàfopra ifen^a mucmrfi j o vacilla - 
re ì dicendo , che tale è laforte^J^a nelV huomo , perfoHenere lagraue^a di tutti 
ifaHidij i'& di tutte k difficoltà i che gli vengano addcffo , & per fmilìtudine 
delia l(ettorica la Spada , e lo Scudo ^perche , cofrif con qucfli in^rumenti il Sol- 
iate difende la rita propia , & offende l'altrui , cofi il B^thore , e l'Oratore , co* 
fuoiargomaiti^ onero entimci mantiene le £ofe fauoreuoli 3 & ribatte indietro 

ie contrarie. 

Seme anchm-a , vltre à queHa ,y>n altra forte di fimilìiudìne , che è quando 
due cofe difììnte conuengono in ma fola differente da efie i come , fé , per notare 
iti magnanimità , Vrendfffìmo il leone , nel quale rffa in gran parte fi fcuopre -, 
il qual modo e menolodeuole , ma più vfato per la maggior facilità della inuen • 
tìone y & della dichiaratione ; <!: fono quefle due forti di fimilitudine il neruo , & 
laforTo. della im,agine ben formata ; fen\a le quali , come efìa non ha molta dif- 
f colta , cofi rimane infrpida , &fciocca . 

Ciò non è auuertito molto da alcuni moderni , i quali rapprefentano gUeffet' 
ti *cont ingenti, permofharel'rfentiali qualità , come fanno , dipingendo perU 

ifìfperatioremo , che s'appicca per la gola : per l'^micitiadue perfone ^che 
ft abbracciano : ofimilìcofe di poco ingegno , & di poca, lode. E ben vero , co- 
. ^y^bo detto , che quelli accidenti , che feguitano neceffari amente la cofa fignifi- 

fkì a veW imagine yfaràlode iporli in alcnniluoghi disìinti , & nudi, come in 

far;- 



partìcotafe queUìiche appartengono aUa ftftonòìnU , ei althahìtuime del corpt-9 
che danno inditio del predominio , che hanno le prime fedita nella compofttione 
deWhufomo , le quali dispongono gli accidenti eHeriori d'ejfo , & lo inclinano alle 
dette pafJìoniyO a quelle t che hanno con e(ìe conformità. Come ^fedouendodi^ 
fingere la Malinconìa , il Venfiero , la TenitenT^a , ed altre ftmili , farà benfatto 
ilvifo afciuttO) macilento , le chiome rabbuffate , la barba incolta , & le carni non 
motto gìouenilì ;ma bella, lafciua ,frcJcairubiconda » & ridente. Si donerà fare t 
il Tiacere , il Diletto , rMlegre':^a , ed ogn altra cofafmile a quefie ,. & ,fe be- 
ne tal cognìtion e non ha molto luogo nella numeratione de' ftmili y nondimeno è 
vfata affai ; & queHa regola degli accidenti, & degli effetti già detti > non fem* 
prefeguitarà j come nel dipingere la BeUe^^aM quale è vna cofa fuori della com- 
pr enfiane de* predicabili ,& ,fe bene neW huomo è vna proportione di linee ^ & di. 
colori, non è per quefloben efpreffa Vimagine , che fia fouercbiamente b-ella , & 
proportionata ; perche farebbe tm dichiarare idem per idem, ouero piàtoiìo vnz 
cofa incognita con vn altra meno conofciuta , & quafi vn volere con vna candela. 
far vedere diHint amente il Sole , & non haurebbelaftmilitudine , che è V anima } 
ne potrebbe dilettare, per non bauere varietà in propofito di tanto momento : // 
€he principalmente ft guarda . 

Terò noi fhabbiamo dipinta a fuo luogo col capo fra le nuuole , & con al'' 
tre conuenìenti particolarità . Ter hauere poi le fimilitudini , atte , & con^ 
tteneuoli in ogni propofìto , è bene d'auuertire quel , che auuertifcono i Fletto \ 
ri , cioè \ che per le cofe conofcibili ft cercano cofe alte ; per le lodabili , fplen-' 
dide;per le vituperabili » vili ; per le commendabili , magnifiche. Dalle quali 
cofe fentirà ciafcuno germogliare tanta quantità di concetti neW ingegno fuo , 
fé non è più , che aerile , che per fé Hefio con vna cofa , che ft proponga , farà ba^ 
ftanteadaregufio , & fodisfattione all'appetito dì molti, & diiterft ingegni, di» 
pingendone /' ìmagine in diuerfe maniere, & fempre bene. 

J{e io oltre a quefìi auuertimenti y li quali fi potrebbono veramente fpie^ 
gare con affai maggior dilìgen'^a , fo vederne quafi alcuno altro degno difcrp» 
uerfiìper cognitione di quefie Imagini , le quali fono in vero ammaejlrameth' 
to nato prima dall' abbondan':^a della dottrina Egittiaca , come fa teHima- 
nio Cornelio Tacito, poi ribellito , ed acconcio col tempo, come racconta Gio- 
ttanni Gorocopio ne' fuoi Gìeroglifichi ; talmente , che potremo quefia cogni- 
t ione affi migli ari a ad vna perjona fapiente , ma verfata nelle folìtuiini , & 
nuda per molti anni , la quale per andare doue è la conmrfatione ft riuefìe , 
accioche gli altri allettati dalla vaghe:(x.^ efieriore del corpo , che è rimagi' 
ne , defiderino d'intendere minutamente quelle qualità , che danno fplendi' 
de'T^j^a alt anima , che è la cofa ftgnificata , & fola era mentre Haua nelle 
folitudini accarcT^to da pochi Hranieri . E foto fi legge , che Tittagora > 
per vero defiderio di fapien:^a psnetraffe in Egitto con iranàiffima fatica > 
cue apprefe i fecreti delle cofe, che occu tauano in quefìi Enigmi, e peròtor' 
natcfene a cafa carico d'anii , e di f^pisiT^z , meritò che doppo morte della 

fua 



fuaeafaft facete mTempIOiConfacràto al merito del fuofapere. ■ 
■ Trouafi ancora,cbe Viatorie gran parte della ftia dottrina cauò fuor a deUe /«e 
fecretc7;7;e, mlie quali ancora i fanti TrofetiV afcojero . E ChrìHcycheful' aderri' 
pimento delle Trofetie , occultò gran parte de* jecreti dìumi folto C of urità delle 
fue parabole^ 

Fu adunque Ufapien\a degli tghtij come huomo horrìdo , e mal veHìto ador- 
nato dal tempo per conjeglio deU'efperienT^ajche moftraua efer male celar gl'indi- 
eli de luogbi,ne' quali fono i Tefori > accioche tutte affaticandoft arriuino per qne- 
fio mezzo a qualche grado di felicità, Quefìovefìirefuil comporrei corpi del- 
l' imagini diftinte di colori alleproportiovi di molte varietà con belle attitudini ■<Ù' 
con ejquiftta delicatura , e dell'altre, & delle cofe iHtjfe , dalle quali non è alcuno, 
che alla prima rìHa non fi fentamuouere vn certo defiderio d* inutfìigare a che 
fine fieno con tale dijpofttioneyed ordini rapprefentate. Quefìa curiofità viene an- 
cora accrcjciuta dal vedere i nomi delle cofefottofcrìtte ali' ifi(j]e imaginì . E mi 
par cofa da offcruaifi il fcttofcriuere inomì , eccetto quando deuono efftre informa 
A* Enigma , per che fendala oognìtione del nome non fi può penetrare allacogni- 
tione della cofa fignificata , fé non fono Imagìni triuiali , che per l vfo alla prima 
"pifla da tutti ordinariamente fi ricorwfcono ; s'appoggia il mio parere al co fiume 
degli antichi , i quali nelle medaglie loro ìmprimcuano anche i nomi delle Imagi' 
ni rapprefentate , onde leggiamo in e(ie , ^huniantia , Concordia, Fcttitudoy Fé- 
licitasy Tax, Trouidentia, Tietas, Salus, SecuritaSiVi^oria^Virtus, e mille altri 
fiomiintorno alle loro figure. 
£ quello è quanto mi è paruto conueneuolefcriuere per fodisfattione dì quelli % 
^he fi compiacciono delle noflre fatiche : 7^1 che t come in tutto 
il reHo dell' opera , [e l' ignoranza fi tira addofio qualche 
biafimo , hauerò caro, che venga in parte Jgraua» 
ta dalla diligen^aydaUaquale principal- 
mente ho afpettata lode ,edbo 
tolto volentieri il tempo 
agliocchijper 
darlo 
Mila penna , accioche venendo l'opera , benigni Let* 
tori , in mano vojira » io conofca da qual- 
che applaufo delle voHre lingue 
di non hauer perduto 
il tempo, feri- 
uendo» 



ABBON. 



< 



A B B O UmA N Z A. 







Trr 




O N N A gratiofajchc hauendod'vna bella ghirlanda di vagTii 
fiori cinta Ja fronte, 5^ il veftimento di color vei'de , ricama- 
to d'oro, con la deftra mano tenga il corno della douitia pie- 
nodi molti & diuerfi frutti, vue,ol lue, 6c altri; &(^ col fi- 
nirtro braccio-ftringa vufafcio dt fpighe di grano , di. miglio- 
panico, legumi, &C. foniig^ianti,<ial quale fi vederanno molte di dette, 
ipighc vfcite cadere, & fparfeanco per terra . 

Bella ,& gratiofa fi debbe dipingere rAbbondan2a,fi comecofabuo- 
na, <5^ defiderata da ciascheduno , quarjto brutta , & abomineuolc à ripu- 
tata hcareftia., che di quella è contraria. 

Ha la ghirlanda de' fiori, percioche fono i fori dei frutti che fanno 
l'Abbondanza meflaggicri, & autori.; pofìbno anco fi gniii care l'allegrez- 
za , &:_ le delitie di quella vere compagne . 
11 color verde,& i fregi <ieirciro^ei fwo vefiimento/ono colori propriì 

A effendo 



i' ICONOLOGIA 

cflendo che H bel verdeggiar deJ'Iacampagnà-mónri fertile- produttio ne; 

&i^ l'ingiallire, la maturatione delle biade, & dei frutti,che fanno i'abbori l 

danza_/ . -^^,«.« I fr 

11 corno della douitia perla fauola della Capra A maltea, raccontataci pi 

da Hermogenenel lib. della VngiZfCx come refenfce Natale Cornile nel j\ n 

Jibro delle lue Meteologie al cap.i.di Acheloo, & per quello che Guidici ri 

fcriue del detto Acheloo lòtto figura di Toro, nel lib.p. delle Trasfor li 

mationi , e mani fello fegno dell'abbondanza , dicendo cosi . 

Naiadcs hocpomis,6^florisodO'rcrepletum_,. 

Sacrarunt, diuefq; meo bona copia co^rnu eft. 

Et perche l'Abbondanza d dice Copia, per rao ararla la rapprefcntiamc 

checon il braccio fi nifiro habbia,come ildeftrola fua carica , 6^ d'auaa 

Wggio , elTcndo che parte di quelle fpighe Ci fpargono per terra . 

Jn prcfcriptam Abundantis lìguram , Dóminieus Ancaianus 

Àfpice terrarum flauentes vndiq; campos 

Multiplici complet melTe benigna Ceres. 
Pomorum vario curuantur pondere rami. 

Et bromio vitis piena liquore rubet . 
Cerne boum pra:cudu<mq;gregcshincla^eu$ humojr 

Hincpingui-fudantviraina vin«5la lacu. 
Sylua feras nutrit ,producunt ^quora pifces , 

Acrijs campis Jsta u^gaturauis . 
Quid iam depofcas proprios mortalis in vfus ' 

Nec caelum quicquam , n^c tibi terra negat . 
Abbondanza, 

DONNA in piedi,veftita d*oro,con le braccia aperte,tenendo ?vna, 
l'altra mano lopra alcuni cenoni di fpighe di grano, i quali ftanncj' 
dalle bande di detti figura, &(_ e cauata. dalla medaglia di Antonino Pio'! 
conletrerechedicono; ANNONA A VG. COS. 1111. & S. Cf 

Abbondanza Mantima. 

CERERE Ci rapprefcntacon iefpighe nella deftra manoyftcfafopr; 
la prora dVna naue , & a piedi vi farà vna mifuradi g^rano con le ipi 
ghedentro>con>e l'altra di Ibpra . 

Abbondanza Marittima . 

DOnna che con la delira mano tiene vn umonc , & conia finiftra_ 
Jeipighe. 

Abbondanza. 

DOnna con la ghirlanda di fpighe di grano , nella delira mano vn maz 
zo di canape,con le foglie,(!k con la linlllra il corno della douitia,& 
vn ramo di gineftra, fopra del quale faranno molte boccette di feta . 

ACCADEMIA. 

DOnnavcrtita di cangiante, d'alpetto, & di età virile, coronata d'<* 
ro, nella man delira terra vna lima, intorno al cui manico vifia_i 
fcntto DETRAHIT ATQYE POLIT, neilaman finilUa hauerà yn^ 

ghirlanda 



•D 1 CES ^ RE R IP A 5 

ghirlanda tefluta d'Alloro , Hedcra, e Mirto, da la mede/ima mano, pen- 
dino vn paio di pomi granati , federa in vna. iedia fregiata di fogliami, e-», 
frutti diCedro , Ciprelfo , e Quercia, com'anco ramid'Oliua , in quella-, 
parte oue lì appoggia il gombitovluogo^iùprofllmo a la tìgura. Starà in 
mezzo d'vn cortile ombro fo , luògo- bofcareccio di villa ; alli piedi haue- 
rà buona quantità di libri > tra quali rifieda vn Cinocefalo,o vero Babu ino, 
faràveftitadi cangiante di vara colori , per le varie iciemie,chein vna 
«iotu Academu fi trattano , 



aiLiiCi. 



e! '■ 




Si<3ipinge d'età virile,per la perfetta, e matura cognitione de le cofe,' 
the fi polieggono, e difcorrono in quella età, che none fottopoflaalle 
Jeggerezzegiouanile,nca dilirameijti fenili , ma e dotata di laidamente» 
f diafano giuditio. 

Si corona d'orojvolendo fignificare,che quando l'ingegno dell'Acca- 
«lemicobà da màdar .fuori gh iuoi .pcniieri,che in capo confi flono oue è la 

A a. parte 



jf: ^ '7 C O' N O L G I J r ■ 

parte intellettiua dell'animono/lro (fecondo Platone nel Timeo) bifo« 
gna ch'egli 11 affini, come l'oro, accioche poffinoftarc ad'ogniproua_*, 
e paragone. Damandeftratienevna lima, col motto intorno [ Detrahit, 
atque polir] perche, fi come con la lima, inftrumento fabnie, liman- 
doli il t'erro , o altro , Ci pollice , e leuanJofi la ruggine diuiene lucido , e 
rifplendente , cofi nell' Accademia leuandofi le coi'e iuperflue, & emen- 
dandofì li componimenti , fi poliibono »6^ illuftrano l'opere, e però è 
necellario ponerie (otto la lima de feuerigiuditij de gli accademici, e fare 
come dice Ouidionellib. pr.dePonto.acciòfi emendino, e poUrchinOv 

Sci licetincipiam lima mordaciusvti, 

Vt fubiudicium fingala verbauocem. 
Onde Qu^intilianolib.x.cap.iij.opuspoliatliiiia, & non fenza ragione 
fi Idegna Horatio ne la Poetica de i latini , che non poneuono al par de i 
Grici curaj^,e.fatica', in Jimare, e pulire l'opere loro . 

Nec virtù te fbret clarisq; potentius armis, 

Q£àm lingua latium, fi non offenderet vnum^ . 

Quenq; poetarum lima labor,& mora voso 

Pompiliuslanguis Carmen rcprachenditc , quod non 

Multa dies.,6t multa licuracoerunt» 
Et il Petrarca! Sonetto 18. 

Ma trouopefonondelemiebraccic. 

Ne opra di polir con la mia ItiHa_/ . 
QiHndiè, chcmolto accortamente dicefi , che ad' vn' opera gli manca 
IVltimaIima,quandonon è a baldanza teria,e_> pulita, veggiafi ne gli 
Adagii. Limamaddsre. Da quali habbiamo cauato il motto, ouc legge* 
fi, circa l'emendatione de l'opere. Limadetrahitur , atq; expoJitur, quod 
redundat,quodq;incultameil,&liinacadicuncur expolita . La ghirlan-i 
da C\ tefTe d'Alloro , Hedera , e Mirto , perche ibno cutc'e tre piante pocv 
tiche,per le varie fpetiedi poefia,che ne l'academie liorifcono , imper«:i 
Cloche il Mirto è pertinente al Poeta melico amorolb, che con fuauità, <i 
piacere cantagli fuoi amori , perche il Mirto ,tecondo Pieno ValerianoJ 
è fimbolodjl piacere, & Venere madre de gli amori ,anzi riferifcc Ni- 
candro, che Venere fti prefencealgiuditiodi Paride lacoronata di Mir* 
to, tanto gli era grato, e però Virgilio m Meliaco. 

Pjpulus Alcid.e griti fi ni, vi:ii Ii:chi, ] 

Formof^ Myrtus Veneri, Tua laurea Phoebo. i 

EtOuidionelprmripiJ del 4. Iib. de Palti, voi en incantar de le fcfU, 

d'Aprile, mefe di Venere, muoci Venere, la.]uale dice, che gli toccò 1» 

tempie con il Mirto, acciò meglio poteiTe cantare cole attenenti a lei. 

Venimus ad quartum , quo tu celeberriina menie.ii-* » 

Et vatcm , &: menrein luis Venus elle luos , 

Mota Cytherea elt,leui mea uai^ju Myao 

Contigli, & cieptUiH pcrfice dixit opus. 
TDi Hedera, & Alloro li coronauano indiiierencemente tutti lipf>etf,. 

i*uia- 



D I e E S Ji R E R I P J. r 

Horatio poeta Lirico , fi glòriàua deli'hedera . 
Me doftarum hederaepraerniafrontium 

Dii* mifcent'fuperis, 
E riftcflb vuole il Lauro neli'vltima odedel j. lib.diuerfi. 
Qu9iitam mentis, 6^ nuhidelphica 

Lauro cinge volens Melpomene comam » 
E lo giudica atto^^che ne fulfe coronato Pmdaro pur lirico nel 4. lib.ode x. 

Pindarus ore . Laurea donandus Apollmari . 

Nondimeno l*hedera particularmcnte era di poeti elegi allegri, fi come 
nou 11 Merola nell'elegia tf.de Tnfiibusioue dice Ouidio. 

i)i quishabesnoftrisfimilesmimagine vultus, 

Dememeishederas bacchica fertacomis 

Irta decent Istos foelicia figna pòetas : 

Temporibus non eli apta corona meis , 
E Propertio poeta Eligiaco .' 

Ennius hirfuta cingat Tua d i<fla corona 

M3 folla ex hedera porrige Bacche tua ^ 
E con la medefima Ouidio auuertifce Catullo, che vadi incontro a Tibul* 

10 Eligiaco .^ 

Obuius huic venies hcdera iuuenilia cin<flus. 
Tempora cumcaluo dofte Catùlle tuo . 
Conuienfi anco a' poeti Dithiramboci^^eflendo li Dithirambi, vcr/i,chc fi 
cantauanoin honore di Bacco a cui era conlacratal'h edera. Quid. ?.fa(lr 
Hediira gratini ma Baccho. 
Hoc quoque verità fi t dicere parua eft. 
Ny^ades Isymphaspuerum guarente nouerca 
Hancfrondemcunisappofuiflfeferunt. Encl<5.dcfaftf. 
Bacche racemiferos hcdera redimite capillos. 

11 Lauro poi è più conueniente a gli Epici , che cantano i fatti d'Impera* 
tori, e de gli Hcrol, li quali vincitori d'alloro fono ftati incornati , epe* 
rò Apollo nel pr. de le Metamorfofi lo delibra per corona a gloriofi , e^ 
Yittoriofi Duci, e lo conlacra à fé ftelfo padre de Poeti,come pianta, che li 
deuealpiù alto ftile grato , e fonoro , e per finire di ragionare , circa di 
quefte tre piante poetiche, balli adire, che il Petrarca fu coronato in Ro- 
ma di tre corone,di Lauro, d'H edera, e di Mirto, sì come rifcrilce d'ha- 
uer uilco Sennuccio Fiorentino,coetaneo » i^ amico del Petrarca. 

Lipomi granati, fono figura dell' vnione,dL^g li Academici,pigIiando- 
iìtaUpomiddPienolib. :4. per fimbolo dVn popò lo collegio, èdVna_. 
compagnia di molte genti congregate invn luogo, per la cui vnione fi 
conleruano , e però erano dedicati a Giunone, la quale hcbbe epiteto di 
conlcruatrice, lì come fi uede ne la medaglia di Maramca, contdle paro- 
le 1 y N O C O N S E R V A T R 1 X. E per quello anco Giunone era 
riputata prendente de li Pvegrii,epingeuaiì con vn melo gninato muna 
mano,comeco.iUfuatncedcii'vnionedj popoli. Szdcri i'Academia per- 
che 



6 I C O N O L G I A '- 

,che gli eHerciti; de gli accademici fi fanno fedendo in ordinanza tra di lo- 
ro , ui fari incagliato il cedro ne la fedia, per elfere il cedro fimbolo dell'e- 
ternità. Ante alias eniin arbores cedrus eternitatis hieroglyphicumeft, 
Dice Pierio, poi che non fi putrefa, ne meno fi tarla, ala qual eternità 
dcuono hauere la mira gli accademici, procurando dfmandar fuora l'ope- 
re loro limate, e terfe, acciò fieno degne di cedro, attefo che Plinio lib. 
i^.capw^p.dice, che una materia bagnata di fucco,o uerounta di olio ca- 
drino, non fi roiica da le tignuolc,fi come nel capitolo,e libro ij. afferma 
^.e. i libri di Numa Pompilio ritrouati dopò. 5^ 5. anni nel colle Gianicoio, 
da Gneo Terentio fcriba , mentre riuangaua , ÒT affoflaua il luo campo, 
onde, cedro dign^a locutus . dicefi d'uno, che habbia parlato, ecompofto 
cofa degna di memoria, detto vfato da Perfio ne la prima Satira, veggia- 
riTeofraftolib,5.e Diofcoridclib. pr. cap. 8p. e l'Adagio . Digna cedro, 
per il che Horatio ne la .poetica difle. 

fperaraus carmina fingi. ^qo^i^l 

Polle linenda cedro, & leu i feruanda cupreflb .^ 
E però vi fi intaglierà anco il cipreflo elfendo incorruttibile , come il ce- 
dro,epigliafi da Pieno per la perpetuità, la quercia parimente è fimborlo 
della diuturnità , appreffo l'iftcffo Pierio , e de la virtù , sì che anch'efla vi 
SI conuerrà,tantopiu che negli Agonali capitolini inftituitida Domitia- 
no Imperadore li virtuofi, che vinceuano in detti giuochi , fi coronauano 
di,quercia,cpmegli Hiftrioni , i Citharedi , e li poeti . Giouenalc. 

Ancapitolinam fperaret, Pollio quercum, E Marciale.' 

O cui Tarpeias licuit contingere quercus . 
Di che più difufamente Scaligero nel pri. lib. cap. x. fopra Aufonio poeta. 
i'Oliua per eflere ferapre verdeggiante ponefi pure perl'efernità. de la 
quale Plut.nc,Ia i.queft.del j.Simpofio,cofi ne ragiona 01eam,laurum»ac 
cupreifum fempcr virentera , conferuatping^iedo, 6i calor ficut,& ederam: 
ponefi poi nelpiù profsimo luogo al corpo de l'Academia , come pianta»» 
dedicata dapoetiaPallade Minerua nata dal capo di Gioue, che per ciò è 
^guratadela naturalità,& viuacità de l'ingegno de Iafapienza,e fcienza, 
ihìZàÌQ quali iieceirarie doti non fi può elfere accademico, perchechin'c 
priuo dice/i di lui, tratta, e parla Grada Minerua,ciò è groflblanamentc 
da ignorante fenza fcienza:ondetra latini denuafi ,quel detto inulta Mi" 
nerua,pjù volte vùto da M. Tulio, e da Horatio in quel verfo de la poetica» 

Tu nihil inulta dices faciefq; Minerua . 
Tu non dirai, ne f^irai niente in quello che ripugna la natura del tuoin- 
gegi;o,c'lfauordel cielo, fi come fanno certi belìi humoriche uoglion3 
lare de l'accademico, e del poeta con quattro uerfi bufcati di qua , e di là 
fenza naturale inclioationc , e fcienza, nes'accorgono, che quanto più 
parlano, più palclano l'ignoranza loro, bifogna adunque a chi defidera 
numortal nome di làggio accademico pafcerii deifrutco de l'oliua,cioè af- 
faticarfiperi'acquifiodela lcicnza,elapicn2acon li notturni fiudii,& ui« 
^ilie,dequaU.ciìnibolo l'oiiua, onde tra itudiofi iène forma quel detto. 

Plus 



DI CESARE RIPA "f 

plus olei quam uini, cioè più indruftrla,e fatica di mente, che (ì3affi,crapo» 
le, e delitie ci vuole per ottenere le fcienzcjequell'aJtro detto Oleum ,& 
operam perdere , quelli, che perdono ia fatica,e'i tempo in cofa, che non 

. tìeponnoriufcire convtile, e honore^^eperò San Girolamo difle a Pam- 
macchio. Oleum perditj&impenfas, qui bouem mittit ad Ceroma. Cioè 

- perdel'olia, eia Ipeia, il tt:mpo, & l'opera, chi mandailbouea ia Cero- 
ma vnguentocompofto d'olio, e di certa lorte di terra, iichc ^\ dicedi 
qiielU, che vogliono ammaeftrare perfone àx groflb ingegno incapaci 
d'-ognifcienzajiaquale lì apprende con indù ftria, e fatica, figniiìcata in.* 
quello luogo per ilramod'oiiua,la'CUÌ fronde è aipra, & amara, com'anco 
i\ frutto prima che fia coito , & maturato , che fé diuenta dolce , e foaue 
e fé ne caua fcauilsimo liquore, Gieroglifico de la fatica, & anco dell'c- 

. ternità , come quello, checonferuai corpi da la corruttione, epotrefat- 

. none : coli laicienza èafpra ,^ amara perla fatica, & induftria ,che fi ci 

. mette pe^confeguirla: colta, e maturata che s'è, cioè confeguita ia_» 
Icienza , fé ne fente frutto , e contento grandiflìmo con eternità del pro- 
prio nome, la quale porta in mente d'vnofludiofoglialleggerifce la fati- 
ca, fi come anco ilfrutto,e'i contento, che fpera raccogliere da le fcienzc. 
Sederà in mezzo d'vn cortile ombrofb, o ucro luogo bofcareccio di 
villa per raemoriajdella prima h ccademia, che fu principiata in villa da vn 
nobilperfonaggio, chiamato Academo , nella cui amena uiHainon lungi 
d'Atene ^\ radunauano i Platonici, con i\ lor diuin Platone, a decorrere de 
fludii diletteuoli Platonici, fi come narra Diogene Là«rtio , nella vita di 
piatone, onde Horatio iib.i.cap. %. 

Atque intcr fiiuas Academiqusrcr^verum. 
E Carlofiefano H»rtoricodice,ehetal villa, ofeiua folTc lontana d'Atene 

, mille pafsi , sì che ia prima Accademia hébbe origine nella viHa, eprefe il 
nome da Academo nome proprio , perche è da faperfi>che le fette, 6cf 

.adunanze di virtuofi', preffo gli antichi fono fiate denominate in tremo- 
di,da cofiumi,daiuoghi,& da nomi proprii diperfone^da cofiumi ignomi 

,niofi furno detti i feguacid'Antiftene Cinici,o vero perche haueuano per 
cofiume di lacerare l'opera,e la vita altrui con dente canino, e mordace , o 

"uero perche à guiia de cani non (\ uergognafl"ero ài ufar palefemente, co- 
me i cani l'atto venereo,si comedi Grate , & Hiparchia tilofofèfia foreila 
di Metrocle cinico, narra Laertio. Elegit continuo puella , fumptoq; ii- 
lius habitu vna cum uiro circuibat , & congrediebantur in aperto,atque ad 
coenasproficii'cebatur. Da cofiume honefio fumo chiamati i leguacidi 
Arifiotilo Peripatetici [apo tu penpatin.] Quod eft deambular^, 
perche hebbero per cofiume difputarecaminando^da luoghi publici prefe- 
ro il nome quelli, che fumo nomati da le città . Vt Elienfes , Megaren- 
'fes,& Cyrenaici,e da luogo priuato gli Stoicijli quali prima fi chiamauano 
Zcnonii , da Zenone lor Principe . JVla da che detto Zenone per render ii- 

'curoda misfatti quel portico d'Atene, doue fumo vccifi 1450. cittadini 
.cominciò iui adifcorrere Radunare lai'ua fctta,fomo chiamati Sd ici,per- 

che 



« ICONOLOGIA 

-che[Stoa]fl^^nifica il portico, onde Stoici fumo quelli , che frequétauanò 
detto 1 ortico , che fu poi ornato di beUiflìme figure, da Polignoto,famo- 
fo piti )re da peilbne fono ftati nominati i Socratici , gli Epicurei, Scal- 
tri da li loro maeftri, e come detto habbiarHO,quefto ifléfTo nome d'Ac- 
caHemiJ SI deriua dal nome proprio di quello Heroe platonico,detto Aca- 
deiiiOjiieJa cui villa fi radunauano iPJatonici, laquale adunanza fu la_. 
prima, che fi chiamafi'e Accademia , indi poi tutte le adunanze de uirtuofi, 
inno fiate chiamate Accademie, per fino a' tempi nofiri, ne quali s'vfa_, 
ù quarto modo di nominare per lo più l'Accademie dalladlettione di qual 
cnc nomeJruperbo,&ambitiofo, dagraue, emodefio, da faceto, capric- 
ciofo, & ironico , e quefio vltimo è aflai frequentato da' moderni : e per 
l'cguitare i'efpofitione della noftra figura diciamo, che la quantità de li- 
bri , chegli lono alli piedi , fi ricercono in buon numero , elfendo il prin- 
cipal intento de gli Accademici di volgere diuerfe forti di libri per acqui- 
ilodi varie fcienzc. llCinocefalo,oueroBabuino lo facciamo afiìfien- 
tc dell'Accademia , per efler« egli (iato tenuto da gli Egittii ieroglifico de 
le lettere , & però lo confecrauano a Mercurio ripu tato inuentore , & au- 
tore di tutte le lettere, fi comeriferifcePieriovakriano lib. <^. epònefi tra 
libri, perche uno che vuole far profefiìone d'Accademico litterato,deue 
ilare afiTiduo ne gli ftudii , quali uengono molto accrefciuti da la frequcn- 
*a de le Accademie. -'-'• 

A C G r D I A. 

DOnna uecchia, brutta, mal uefiita , che ftia à federe,e che itti" 
ghila guancia appoggiata fopra alla finiftra.mano , dalla quale 
penda vna cartella con un motto, che dichi: TORPET INERS, 
&il gomito di detta mano fiapofaio fopra li ginocchio, tenendo li capo 
chino, e chefia cmto con un panno di color nero, e nella deftra mano 
unpeice detto Torpedine. 

Accidia , fecondo ò'.-Giouanni Damafceno 1. 1. cuna triftitia , che ag- 
graua la mente,chenon permette, che fi facci opera buona . 

Vecchiafi dipinge, perche ne gl'anni fenili celfano le forze, & manca 
la uirtù d'operare, come dimoftra Dauid nel Salmo 70. doue dice: I\c 
proiicias me in tempore fene(flutis,cuni defccent uirtusmeancdere- 
imquasme. vino-)^ ^.c. 

Mal uefiita fi rapprefenta, perche l'Accìdia non operando cofa uerana, 
induce pouerta,e inif^ria, come narra Salomone neiProuerbiial 28. Qui 
operaturterram iliamfatiabiturpanibus,quiautem'i'e(f>aturotiumreplcbi- 
tur aegefiate . E Seneca nel Iib.de benef. Pigritia efl nutrix asgeftatis. 

11 <tare a federe nella guifa, che dicemmo fignifica, che l'accidia rende 
Thuonio oriolo , e pigro, come bene lo dimofira i 1 motto fopradctto,c S. 
Bernardo nell'Epifioleriprcndendogi'accidiol] coli dice: O homo im- 
prudens millia milHum minifirantei, &: dccies centena milhaatìlfiuni ti, 
& tu federe prasfumis? 

La tefia circondata col panno nero,dimonra Ja mente dell'accidiofb 

occu- 



D I e E S J R E R 1 P J y 

^;Oecupata dal torpore, e che rende rhuomo ftupido,& inlenfatOjCcme nar- 
ra Kìdoro ne' IbJiloquii lib. X- Per torpj)i*em vires,&: ingenium d^fiuunt. 
11 pefce,che tiene nella deftr^ manofigniiìca Accidia, percioche fi co- 

.^equeftopéfce (come dicono molti Scrittori , e particolarmente Pli- 
nio hb. 51. cap. pi". Athaneohb. 7. e PlutarcodcToJertia Ammalmm.) per 
la natura , e proprietà fua, ©hi lo tocca con le proprie mani , o vero con 
qualfiuoglia iftrumento,corda^rete,o altro,lo réde.talmetite lupid* jche nò 
può operar cola niliunajcosi l'accidia hauend'egli l'iftclTcmale qualità, 
prcnde,rupera, & vmce, di maniera quelli che a quello vitio fi danno , che 
li fende mhabili , infenrati , e lontani da opera lodeuole, 5(^ virtuoia. 




Accidia^ 



DOnna vecchia, brutta, che flia à federe, con la defìra mano tenghi vna 
corda , e con la finillra vna lumaca , o uero vnz tartaruca, 
^- La corda denota, che l'accidia lega, &C. vince gi'auomini, e li rende 
inhabili ad operare. 

B Eia 



D 



H 



01 1C0N0L0G1J1 

E ia lumaca, o tartaruca ,dimoftrano la proprie tà degl'àccidio/i , che 
fono otiofi, e pigri. 

Accidia. 
Onnaehe Hia a giacere per terra, & a canto ftarà vna^no umilmen- 
te a giacere, il cjual animale fi foleua adoperar da gJ'E^ittiiper mo- 
fìrare la Jontanan7a del penfiero dalle cole lacre,ereligiore,con occu- 
pationc continua nelle vili , & in penfien biafimeuoli , come racconta Pie* 
no Valeriano. 

ACVTEZZA DE L'INGEGNO. 

LA sfinge {come narra Pieno Valeriano nel lib.vj. fotto la punta del- 
la zagaglia di Pallade, fi come fi vedeuain qudlaftarua di Minerua, 
che Plinio dice elTere anticamente ftata drizzata in Atene ) ci può fignifi- 
care l'acutezza de l'ingegno, percioche non è al mondo colà sì coperta, 
etantonal'cofta, che l'acutezza dell'humano ingegno Tcopriré, e diuulga* 
re non polla, sì come detto habbiamoinaliro luogo nella figura de l'in- 
gegno, però fi potrà dipingere per tal dimoftrazioneMinerua in quella 
guifa, che fi. luole rapprelentare,mache però' lotto a la zagaglia vifia 
vjia sfinge , come habbiamo detto . 

ACQVISTO CATTIVO. 
VOMO veftitodel color dellefoglie dell'albero quando ftannoper 
cafcare;ftara detta figura in atto di camminare , & vn lembo della ve 
ftei>ia attaccato ad vnlpino, tirando vn grande fquarcio, acheriuolta 
ttioftri il difpiacere che. ne lente ^^e nella delira mano terrà vn nibbio 
cherece. 

Veftefi del detto colore , perche fi come facilmente cafcano le foglie 
dell'albero , cofi anco cafcano , & vanno a male le cole non bene acquilìa- \ 
te; il mcdtfimo dimoftralofpino, percioche quando l'huomo menpen- 
fa alle cofe di mal'acquifto , all'hora ne riceue danno , e vergogna . 

Tiene conia delira mano il nibbio, per dimofirare quello chea ^uc» 
Ilo propofito difieTAlciato, tradotto mnoftralingua. 

L'edace N ibbio mentre 

Kecelbuerchio cibo , che ràpio. 

Con la madre i\ duol del fatto rio : 

Dicendo , Ahi» che del ventre 

M'elcon l'interiora , e in gran periglio 

Mifento,&(^el)aa lui. 

Non ti doler ò figlio, 

Che'l tuo non perdi nò, ma quel d'altrui . 
ADOLESCENZA. 

VN giouinetto veftitopompofamente,con la delira mano fiapog- 
gei à ad'vn'arpada fonare.e con la finiftra terra vno fp^cchio, in capo 
Vna ghirlanda di fiori , pofcrà vn piede Ibpra d'vn'orologgio da poluere, 
che mollri chc/ìa calata alquanto più polucredii^uelladeliapuentu,& 
da l'altra parte vi fiavnpagone. 

Ado- 



DI CESARE R I P J ti 

Adolefcenza . 

VE'RG IN E L X A di bello afpctto, coronata di fiori, moftri rifo,djf 
aHegJ:e22a,, con la verte di varii colori . 

Adolelcenzai quella età deU'huomo , che tiene dal decimo fino al vcn^ 
lefiino anno ,Jiella quale i'huomo comincia col mezzo de' l'enfi admt^n- 
dere,& imparare , ma non operare le non confulamente: comincia bene 
ad acquifiare vigore ne* lenii percuidefta la ragione ad e leggere, ò(^ vo- 
lere, e quefto a chiama augumento , 

La verte di varii colon è antica inuentione , perche gli Egittii,quand{ 
voleuano mortrare nelle lor pitture l'Adolefcenza ( fecondo che raccon 
ta Pieno) laceuano.vnavertedivariicolori,fignificandola volubilità de. 
la natura giouenile,eJa varietà de'defiderii, che fogiiono venire àgio- 
uani , mentre fono nella più frefca età , e negli anni più teneri : però dicefi 
che la via dell'Aquila in cielo, del ferpe interra, della naue in acqua, e 
deU'huomo nell'adolercenzaiono difficili da conofcere,c ciò iì troua 
nelii Prouerbi al 5. 

La corona de* fiori , e la dimoflrationc del rifo^ fignificano allegrezza 
il che luole regnare a(raiinqueftaetà.,-che perciòfi rapprefenta allegra 
e di belio appetto, dicendofi nei Prouerbi al xv. Che i'animo allegro ren- 
de l'età florida. 

ADVLATIONE. 
Onna allegracon fronte raccolta, farà ueftita di cangiante , con !a 
dertra mano terrà un mantice d'accendere il fuoco , e coniafiniiira 
vna corda , & al li piedi vi farà vn ca>naleonte, 

Adulatione,fecondo Cicerone nel x.liLdelicqueftioni Tufculane e vn 
peccato fatto da un ragionamento d'vnalode^ata ad alcuno con animo 
&intentionedi compiacere, o nero e falfaperfuafione, e bugiardo con- 
fentimeuto, che ufa il tinto amico nella conuerfatione d'alcuno , per farlo 
credere di fé ftcfi:o,e delle cofe proprie quello che iion è^ e farti perpiace- 
re,ò perauaritia. 

Veftefi di cangiante, perche l'adulatore è facilirtìmoad ogni occafione 
acangiaruolto,eparole,&diresì,enò,fecondoilgurto di ciafcuna«, 
perlòna,comedimoftra Terentio nell'Eunuco. 

Quicquiddicunt laudo, idrurfum Ci negant laudo, 
Idquoque negatquis, nego :ait, aio . 

Il Camaleonte Ci pone per lo troppo fecondare g l'appetiti, <5<ri'ope- 
nione altrui r perciochequefto animale, fecondo che dice Anfcotile li 
irafmuta l'econdo lemutationi de tempi, come l'adulatore fi rtima p'-r- 
fetto nella fuaprofeJione, quandi meglio conforma fé ftefibad appUu- 
derperluointererteaglialcruicortumi,ancorchebiafimeuoli. Oiceiì an- 
cora, chepereifereil Camaleonte timidillimo , hauendo in fé fteilo pò- 



D 




B X do 



IZ 



/ co N L G I A 



rfo Ancorile ne] 4. dell'Ethioa, che, Omnes adulatores funt feruiles, ^ 
abicftihoniines. 

IJ inantice^che è attiffimo inftrumento ad accenderei! fuoco, & ad'am- 
mozarc ilumiacce/ì,rolocol vento, ci fa conofcere, che gl'adulatori col 
Vento delle parole vane, ouero accendono il fuoco delle paflioni,in chi vo 
Jontien gl'afcolta,uuero ammorzano il lume della verità^ che altrui mau- 
teneuaper la coguitione di fé fte/To . 




La corda, che tiene con la /ìniiìra mano, dlmoflra, come teflinca^. Ago- 
fìin ),fopra il Sahnop.che l'adulatione lega gl'huomini ne 1 peccati,dicen- 
do: Adulantium lingua; ligant homines inpeccatis,dele<5tatenimeaface« 
re in quibus non f^Uim non metuiturreprashenlbr, led etiani laudaturope- 
rator . E nell'irtefTo Salmo ^\ \z2Jiz : In la^uea iflo , queiii abi'condcrunt, 
compraSiicniub cu pei coruiii-. . 

L'ha- 



D I V E S A R E R IP A. ry 

. L'haueiela fronte raccolta fecondo Ariftotile de Fifonomia cip. p. iì- 
»gnifica aduJat:onc. 

Vi\a donna ueflita d'habito artifitiofo ,&^vago,chefuonila tibia, 
onero il fliiuto , con vn ctriio , che li fìia dormendo vicino à piedi: 
'COSI la dtpinge Ciò cipolline , e Pieno Valenano nel 7. lib. de ifuoi le- 
troglifici , elciiuonoaicuni,cheil certo di fua natura allettato dai fuono 
■ del flauto , quali fi dimentica di fé lìcito , e fi lafcia pigliare. Inconfor- 
mationediciò èlapreiènte immagine,nella qualefi dichiarala dolcezza 
de ile parole con la melodia del fuono , e la natura di chi uolcntieri fi Cen- 
ate adulare con l'infelice naturale inflintodel ceruo, il quale moftràan- 
-cora , che è timido^ e d'animo debole , chi volentieri porge gli orecchia 
.gl'adulatori. 

Adulatione. 

DOnnacon duefaccie l'vnadi giouanebella,e l'alrradi vecchiama^ 
Cliente; dalle mani gl'efcono molte Api,che volino in diuerfe parti,& 
^a canto VI li a vn cane. 

'. La faccia bella è indlcio della prima apparenza delle parole adulatri- 
ci ;& l'altra faccia brutta moilrai difetti difiìmulati, e mandati dietro 
aliefpalle, 

L'Api, fecondo Eucherio, fono proprio fimulacro dell'adulatore, per- 
che nella bocca portano il mele, e nell'occulto tengano il pungente acu- 
leo, col qual fenfcono molte volte l'huomo che non fé ne auuede . 

11 canccon luiingh^ accarezza chi glidailpane , lenza alcuna diftin- 
;tionc di menti, ò demeri ti, & alcune volte ancora morde chi non lo meri- 
ta, e quello ilellò cheli daua il pane,s'auiene, che tralafci : però fiaffi- 
miglia alfai all'adulatore, & a quello propoiito lo pigliò Marc'Antonio 
^ataldi Romano in quel ionetto . 
, Ibernico al vero, e delle cofehumane, 

Corrutror , cecità dell'intelletto , 
Venenofa beuanda, ecibo infetto 
E)igulfi,ed'alme fobrie, e menti fané. 
Di lodi, di lulinghe, e glorie vane. 
Vallo albergo , alto nido , ampio ricetto 
D'opre di rintion', di vano afpetto, 
Sfinge, Camaleonte, e Circe immane. 
Can che luiìnga , e morde , acuto ftrale , 
C le non piaga , e che induce a ftrane morti 
Lingua, che dolce appar mentre e più fella . 
In fomma e piacer no , gioia mortale , 
i Dolce tolco » afpro mei , morbo di corti , 

Qiìel che Adular l'errante volgo appella . 
ADVLTERiO. 

VN Giouane pompofamente veftico ,che ftiaa federe, e Zìa graffo 
con la ddtra mano tcnghi vna Murena , & vn Serpe nuolti ambi-- 



*4 l C N O IO G I J 

•Suiiii bei giri fn atto diefferfi congiunti infieme, econ la /iniTtra vn'a» 
nello, o fede d'oro chedir uogliamo,(j^Liairiruol dare allefpoi'ce chs^ 
iìa viiìbile i ma che ila rotta , & aperta da quella parte,oue fi congiungono 
ambe le mani. Cicerone nei pr. delli offitii dice che nel principio dicia- 
Icun ragionamento di qual fi voglia coia>deue incommciariì dalla difini* 
tionedielfa, acciòiì lappia di quello, che fitratta l'adulterioè adunque 
vno illecito concubito d'vn manto , o uero d' vna maritata , San Thoma- 
fo. Secunda,recunda;, queft. i54.arti.S. proibitogli nel Leuiticoalcap. 
xxagiuntouipenadi morte, coineancora nel Deuteronomio al cap. ix. 
^è egualmente biafimeuole, è punito , Te dal marito vien commeflo, 
quanto dalla moglie, ancor che gl'huom ini <ì attribuifconoingiurtamen- 
te maggior licenza delle femine, e Santo Ambrogio regiftrato al cap. 
Kemo libi ji.q.^.Nec viro licet, quod mulierinon licet. Onde auuer- 
tifce Ariftotile nel lib. dell'Economia, che il manto' non faccia torto al- 
la moglie, acciò elfa non habbiaa ricompenfarlo d'akratanta ingiuria. 
Giouane, epompofamentefe dipinge enendocheil giouanefi dimoitra 
vagho nell'apparenza , e dilpofto più d'ogn'altra età all'atto venereo , 6C 
acommettereadulterii, 

Si rapprefenta che ftiaà federe per ciò ch^ la caufad3nde nafce quefto 
ccceflb,il più delle voltei rotio,produttoredi pètìen ilieciti,quidi lobi» 
al cap. 2, tacendo nel Jetto,che denota l'otiolità, dal caldo Iterco dell$ 
rondine fu accecato , ciò è dalli caldi affetti de* penfien illeciti, e Dauitper 
l'intemperanza incorfe nell'adulterio i. Reg.cap. i. 

Graflb lo figuriamo, effendo che i'otio ha per lorella la gola, la quale 
anch'clla concorre a far il medefimo effetto deli'otio^, onde Ezechi , a i^. 
Soroes gula, 6^ occ io fi tas quafi duo lignaincendunt ignem luxunas. 
La qual fententia comprende l'adulterio come comprelo lòtto lì gene- 
re della luiùria,, &;« il Petrarca nel Trionfa) della CaiUtà , fopra di ci» 
cosi dico/ 

La gola, il fonno,crotiofepiumc 
Hanno d^\ mondo ogni virtù sbandita . 

Di maniera che, volendo noi fuggir quello errore co fi grande, conuic- 
ne di Ilare con ogni prontezza occupato nell'atcìoni nobili, & virtuofe, 
cicacciar con ogni diligenza i peniieri,che ci vengono aucinti,i quali 
fono molto dannofi, non Iblo al corpo ,maquelciiepiù importa all'ani- 
ma, e però fi uede feguitaril bellifiìmo documento di Santo A^oitino lib. 
de Vcrb. Dom. Sermone zi.che dice , Ne oltra al tuo biiogno latiar il ven- 
tre, perche il iòprabbondante, è caufa materiale di quello vitio,esaogn'v- 
no, che fenza la materia non fi produce cola niifuna. 

X;ene con la delira mano la Murena congiunta con il ferpe , perche da 
quello congiungimento pare cheB-iiìlio ne interpreti l'adulterio , eifen- 
clo che auucrtilce gl'adulteri, che guardino aqualfieraii rendono fimili, 
poiciache gJi pare che quefto co.igiongiaiento d jila Vipera, e della Mj - 
lena iìa vn cerco adulterio delia natura, e qaedo è quello che gli Egitcì; 

per 



DI C E S J RE K IT A >» 

per quefto fiinulacro ci vogJiOtìo dare ad intendere. La fede d'oro rotta," 
& aperta, comedicemmo, altro non fignifica,che rompere, 8^ violare 
re le (ante leggi , il matrimonio , & in lomma la fedeltà , che deue eflerc 
fra manto, e moglie, e perciò è biafimeuole quefto mancamento , perche 
è contro alla fede maritale , che fi dinota per l'anello , che per quefto fi pò- 

, ne in quel dito,che ha vna vena, che ariua infino al cuore . Lap. allegatio- 
ne57.num.4 dcueallegailCfemin.jo. q. 5. dimoftrandoci da la più cara 
parte del corpo , che è il cuore s'impegnaperl'ofTeruanza della hàt pro- 
melfa , e pero tutti gl'altri errori fi poUono ricorreggere, ma quefto non-. 

;inai, come atìerma Q^Curtio nobiliilìmo fcrittore, nel lib. 6. degeilis 
Al«xandn Magni, fed nullismeritis perfìdia mitigari poteft. 

( i^ F F A N N O. 

HVO MO vt fiito di bt tettino, vicino alnegroyco'l capo chino, & 
volto mefto,& in ambe le mani tenga dell'aflentio . 
Il capo ehino,e l'aipetio di mala ve glia, CI dimoftra, che l'affanno è v- 
-nalpetiedi maIenconia,edifpiacere, che chiude la via al cuore, per o« 
. gni forte di confolatione , e di dolcezza , e per dare ad intendere, che l'af» 
fanno è vn difpiacere più intenfo de gl'altri;, vi fi dipinge l'alfentio per fc* 
gno d'amaritudine dtl dolore, che per fignificare queft'ifteflò dille il Pe- 
■ trarca, Lagnmar fempre è il mio fommo diletto, ^" ' 

1 1 rider doglia , il cibo afientio , e tolco. 
AFFANNO, CORDOGLIO, RAMMARICO. 

HVomomello, malincorofo, e tutto rabbuffato, con ambe le mani 
s'apre i\ petto , e fi mira il cuore circondato da diu erfi ferpi . Sarà 
.veltito di berettino vicino al negro , il detto veftimentofarà tracciato, 
folo per dimoftrare il difpregio di fé fteflb , & che quando vno è in traua«» 
;gli dell'animo , non può attendere alla coltura del còrpo; & il color negro 
.lignifica l'vltima roui na,& le tenebre della morte, alla quale conduconoi 
irammarichi , 6^ 1 cordogli . 

11 petto aperto, & il cuore dalle ferpi cinto , dinotano i faftidii^, e traua- 
gli mondani,che fempre mordendo il cuore infondono in noi fteffi vele- 
,110 di rabbia , e di rancore . 

AFFABILITÀ, PIACEVOLEZZA, AMABILITÀ, 

GIOVANE veftitad'vnvelo bianco, e fottile,e con faccia alle- 
gra, nella deftra mano terrà vna rofa,& in capo vna ghirlanda di 
ifiori : Afiabilità è habito fatto nella difcretione del conuerfar dolcemen- 
te, con dcfiderio di giouare, e dilettare ogn' vno fecondo il grado. 

Giouane fi dipinge percioche eflendo la giouentù ancor nuoua ne idi* . 
letti, e piaceri mondani, grata, e piaceuo le ogn'horfi dimoftra. 
. 11 \z\Oy che la ricuopre, fignifica che gl'huomini affabili fono poco me- 
glio che nudi nelle parole ie nell'opere loro, e perciò amabili, e piace- 
uóli li dimandono quelli, che à luogo , e tempo , lecondo la propria con- 
.ditione,e l'altrui, quanto, e quando fi conuiene, ianno gratiolamentc 
ragionare fcnza otìendere alcuno, gentilaiente , e con garbo fcoprendo 

le 



j-^ "Te O 'N L O V 1 A 1 

■feftefTì. Sì dimoftra ancora, che l'animo fi deuefol tanto ricoprirò» 
quanto non nereftipaleie la vergogna, &c]iedigrandifIìmo aiuto alla 
piaceuolezzaè i'effere d'animo lib^:ro , efincero. 

La rolk denota quella gratia, per la quale ogn'vno volentieri ^\ appref- 
-faall'huomopiaeetìole, edellalua conuerfatione riccuegufto, fuggendo 
•Ja piaceuolezza di cofìumij che è congiuri ta con la leueruà, allàquale^ 
•iìgnific^tioiic fi refcrilce accora la giiirlanda di fiori , 

AGILITÀ. 
Del Reucrendifiìmo P. Fr, Ignatio Danti. 

DONNA che voli con Je braccia ftefe_i,m modo di nuotaro per 
raria_>. Abilità. 

C^ Iguane ignuda, e fnella,con due ali fopra gl'homeri, non molto 
J grandi,in modo<:hemoftrinopiLj torto d'aiutare l'agilita,che'l volo: 
deue ilare in pi\:di , in cima d'vna rupe lòfienendofi a pena cofllapunca^ 
" del pi è iilaneo, e col pie dritto ibll-juatoin attodi voler leggiadramente 
falcar dà queila-invn'altra rupe, e però fi dipingeranno l'alitele. -E ignu- 
da per non kauercofa, che l'unpediica' in piedi per moftrarc dilpofitio- 
ne al moto: in luogo difficile, e pericololb, perche in<]uello più l'agilità 
{i manifefta \ col piede a pena tocca la tei-ra aiutata dall'ali,perche l'agilità 
humana,che quefia intendiamo,fi folleua col vigor deg-li Ipiriti lignificati 
per l'ali;& alleggcrjfce ingran parte in noi, il p.^lb della loma terrena. 
' ■ : STADIO Yi^LU ^C^ R1COLT7KA/- ^ " 
'^ " ■: ■ ■ '■ ' fJ-. "C!D t ■ nella medagliadiGordiano . '■■ -.ii txuoV |" T 

VN A donna in piedi , che fta con le braccia aperte , & moftrà à\it am'^ 
mali » che le ftanno a piedi^ cioè vn toro da vna banda , e dall'altra^ 
vn leone. '^■' •- ^^^ «-ior/:;f> ik- 

11 leone fignifica la terra , percioche finfero gI*aritic1it,c'heiT carro della 
dea Cibele fufie tirato da due leoni, e per quelli intendeuano l'agricoltura. 
11 toro ci mortra lo ftudio dell'arare la ,cerrày'e ci diclwara h còmmodi 
■dellebiade^conftudio raccolte. ' 

* A G R I C O L T V R A . 

DOnna vefiita di verde , con vna ghirlanda di fpi^he à^i grano in capo, 
nella finiftra mano tenga il circolo de i dodici legni celeftì , abbrac 
ciando con la delira vn'arbuicello^che fioriica, mirandolo fi fio , a piedi vi 
farà vn'aratro. ; "-"' 

11 vefiimento verde fignifica la rperanza,ren2a la qualch'on farebbe, chi 
fi defi'egiamai alla fatica del lauora.re,ecoltiuar la t^rra. - 

La corona di lpighe,(ì dipinge per lo prineipal fine di quefl'arte, ch'c di 
far moltiplicar le biade,che fon necelfarie a mantenerla vita dell'huomo. 

L'abbracciar l'arbufceilo fiorito,& il riguardarlo fiifo , fignifica l'amor 
dell'agricoltore verlb le piante, che fono quafifuc figlie, attendendone il 
defiato frutto,che nel fiorir gli promettono. 

1 dodici ftgni fono i vara tempi dell'anno, & le Cagioni, che da efia 
agricpJtura fi confiderano 

L'ara- 



DI C E S J R E RIPA 17 

L'Aratro li dipinge coiae ialtrumcnto principalilììaio per queft'artc 

Agriculcura. 

DOnna con veftimento conccfto di vane piante, con vna bella ghir 
landadiipigfì.digraiio , balere biade, e di panipane con IVut:; por 
tcru in IpaiU con beila grafia vna 2iippa,ecoa l'aitra *aaiio vn roncet- 
co , e per terra vi ùra vn aratro . 




^PO 



n legnare 

1 di Cof^. 

teda ctù 
ricchez- 



A^ricoltura è art" dì lauorare la terra , feminare , piantare , 61 1 
o^2-ni iorte d'herbe,& arbon,có cóferuatione di tempOjdi lua.<^.'ii, 

Si dipinge di vede concefìa di varie piante, e con la coroni in 
futa di ipigliedi grano , balere biade , per elTer tutte queflecofj 
. e dei l'agri co Uu-a, fi com-! re f'.'n (ce Prop-rt:olib. 5. dicendo. 
Felix agrcdum quondam parata iuuentus , 
; I^iuitijequorum mdiìs , ò<^ ai bor cT?,r,x. 

i Glifi di la zappa in Ipa Ila , il roncio di) 'altra mano,^ I'.rat"oc!a 
baiid.a per éiler ^u:ili frumenti riwCeilarii ail'agricoJtura , 



iS ICONOLOGIA 

Agricoltura, <iìh \\ t 

DOnna vertita di giallo, con vna ghirlandai» capocci fpighe dìgra* 
no,nelladeftramano terrà vna falce, e nell'altra vn cornucopia pie- 
no di diuerfì frutti , fiori, e fronde . 

11 color giallo del velìimento /ìpone perfimilitudine del color delle 
biade, quando hanno bifogno che l'agricoltore le raccolga in premio 
delle fue fatiche , che però gialla fi dimanda Cerere da gl'antichi Poeti. 
ALLEGREZZA^ 

GIOVA NETTA con fronte camola, lilcia, e grande, farà vc- 
llita di bianco, e detto vef^imcnto dipinto diuerdi fronde, e fio- 
ri rofsi, e gialli , con vna ghirlanda in capo di varii fiori , nella mano de 
Ara tenga vn vafo di cniiallo pieno di vino rubicondo, e nella finiftra 
vna gran tazza d'oro. Sia d'alpetto gratiofo, e bello, e prontamente mo- 
fin di ballare in vn prato pieno di fiori. 

Allegrezza è pafsione d'animo volto al piacere di cofa cheintri nfica» 
mente contempli fopranaturalmente , òchegUfiauo portate eflnniica* 
mente dal fenfo per natura , ò per accidente . 

Hauerà Ja fronte carnofa, grande , & lifcia per lo detto d'Arillotile 
de FifonomiaaM.cap.I fiori fignificano per fé ftefsi allegrezza, e fi fuol 
dire, che i prati ridono, quando fono coperti di fiori; però Virgiho gli 
dimandòpiaceuoli nella 4. Egloga dicendo : 

Ipfa tibi blandos fundent cunabul a flores .. 

Il vafo di chriftallo pieno di vino vermiglio, conia tazza d*^oro, dimo* 
l!ra che l'allegrezza per lo più non fi cela,& volentieri fi communica co- 
me teftifica San Gregorio nel lib. 28. de Morali,cosi dicendo: Soletlasti- 
tia arcana mentis aperire» Et il Profeta dice : 11 vino rallegra il cuore del- 
l'huomo, e l'oro parimente ha virtù di confortare gli fpiriti : E quefto 
conforto è cagione dell'allegrezza. La difpolìtione del corpose ladi- 
moftratione del ballo è manifefto inditio dell'allegrezza ^ 

Allegrezza- 

Glouanetta conghirlanda difiori incapo, nella deflra mano terrà yir 
Tirfo coronato tutto con molti gin di fronde,e ghirlande di diuer- 
fì fiori , nella fimftra hauerà il corno di donitia , e Ci potrà veftire di verde. 

Allegrezza d'amore. 

Glouaneuertitacondiucrfitidi colori piaceuoli, con vna pianta di 
fiori di borraginefopra i capelli, in mano porterà faette d'oro, e di 
piombo , o uero fonerà l'Arpa , 

Allegrezza , Letitia , e Giubilo.. 

VNa giouane appoggiata ad vn olmo ben fornito di viti , & calchi 
leggiermente vn cauolo lòdo , allarghi le mani , come fé volefle 
donar prcfenti , e nel petto hauerà vn libro di ÌMufica aperto. L'olmo 
circondato di viti, fignificaallegrezza del cuore, cagionata in gran par- 
ie dal vino , come dille Dauid:e l'vnione di le Hello , e delle proprie 
forme, e pafi;ioni,, accennate col cauoio; e lauiebdia di cofe grate àgli 

orecchi 



DL CESARE RIPA. 19 

orecchi, come la Murica,ch'è cagione delia Ita tia,ia quale fa parte deJle 
fu e facoltà à chi n*è bifognofo, per arriuareà più perfetto grado di con- 
tentezza. Allegrezza^:!; 

VNa giouanetta con ghirlanda di fiori' m capo , perche W fanciulli 
fcanno iWnpre allegri : e_» perche nelle fefte publiche antiche^ 
tutti fi coronauano, e loro, e le porte delle loro caie, e tempi), &r 
animali, come fa mentione Tertull. nel lib. de corona M'ilitis,e conia 
deftra mano tiene vn ramo di palma , 6^. di oliua , per memoria delia Do- 
menica delle Palme , e l'allegrezza con che fu riceuuto Chnl'to M,ò\ con 
molti rami di palme , e d'oliue . 




•-. " Allegrezza», . 

NSlIa medaglia di Fauftina è vna figura , laquale con la deftra tiene vn 
Cornucopia pieno di varii fiori , fronde , e frutti , e con la finiftra 
vn'afta ornata da terra fino alla cima di I-ronde,e di ghirlande, onde fu prc- 
ia i'occafione dalla iafcazzione , che cofi dice,HiLAR iTAif. 

C X Alle- 



so ICONOLOGIA 

Allegrezza-. . 

VN A bcIliUìma gio.uiactta vclhu di verde , porta in capo vna beìfa, 
& vagha ghirlanda di role , &(_ altri fiori , con la dcftr4 mano ten- 
ghi vn ra:nodi Mirco inarco gratiolo ,c bello ,moftrando di porgerlo al- 
trui. Bella giouanetca , ìSl vefhca di verde fi dipinge, ellendo che Ja_» 
Allegrezza conr^ruagi'huominigiouani , &c_ vigoroli , lì corona con la 
ghirlanda d\ rofe , & altri fiori » perche anticamente era inditio di fedi-», 
e di allegrezza , pcrciochc gl'antichi celebrando i conuiti coflumorno 
adornar.ì di corone diroic, ócaltri fiori, di quale corone veggiafi copio- 
famente in Achen?o lib.ij. Tiene con la, delira mano il ramo di Mirto el- 
icndo ch^appreflpj gl'antichi era legno di allegrezza, &'era coflumcnei 
conuiti che quel ramo portato intorno cialcuno de gli fedenti a tauola 
inuitaffe Taltro a cantare , penlche vnauolta per vno prcib il ramo canta- 
uà la lua volca^delqual coQunie Plutarco ne i iboi Simpofiaci,cioè con» 
uiti largamente n'ha dilputato nella prima quilhone in tal maniera. 
Deinde vnufquifque prop/iam cancilenam accepta myrto,quam ex e» 
Araronappellabant,quod cantiret iscui tradita eaefiet,(S/' Horatiodi- 
ceche venendo la Primauera nel qual tempo da ogni parte Ci fa allegrez- 
za venere , mentre che menale lue danze , di v^rdc Mirto circonda il capo 
douunquc egli celebra l'allegrezza. 

Allegrezza da le medaglie. 

DOnni in piede, nella deftra mano tiene dui ipighc»o vero vna plc- 
ciola corona, nella finillra vn timone con parola L A ET t T 1 A- 
c medaglia di Giulia Augufla moglie di Seuero defcntta da Occone ; fé 
b?ncco»ianco èdeicritta la tranquiliti nella medagliadi Antonino Pio, 
ne fia merauiglia, perche la tranquillità de popoli, e la vera aHegrezza. 
delle genti: dopo quefta ra^tte Occone. Abvrbe condica po^. vn'ald'a 
medagiia nella quale fi elprime l*alleg rezzi con daefi;^ure togate» vna tic 
nedue lpighec:)n la d.-fcra » inalerà vn globi, Invn'alti^a medaglia pur 
della med-'fimaGKiIiaconforc^ di Squero con la parola H l LA R ITAS 
vien figurata per l^alìcgrezza vna donna che porca nella mandeftra vn 
ramo, nella finil'cra viicorn)Copia, alla quale aiìifteno dui ùnciulli. In 
vna medaglia di Adi-ian>. Vna Donna che nella destra tiene vna palma, 
nella fioifcrapure vn corno copia,alli piedi vn putiad^ogni binda con cju •- 
fte miiui'cole H l L A R l T A S. P. R. cos. lU. S\ C clie fu battuti 
l*aniio del Signore lio In vn'altra m^^dagliadi Adnano. ab rcbz on- 
dita 874. con leparole H l L A R 1 T A S, PopuU Romani . Figurafi. vaa. 
donna in picd i con ambi le man i oalte al l'orecchie. 

AMARITUDINE. 

PS R raniarirn-iine i\ dipinge à\ alcuni vni doani velcita <Sì nero, 
che teng.a con ambe le mani vn fauo di m:le , iil quii * ù U::ii ^zc- 
Moglure unapianu d'aifentio , forlc pjrcie qai.ilj lu n) m mi^^ior 
telin Ita della Ulta, allora ci trouianiJ inmaggiorpericolo de dua-.t.i à.d» 
^:\ Fortuna, oueroperchccO'iolCwnJji cacc^ijqiaha Jtiiaoj.i'tCì^xii 
del contrario, ali'ajraii piò haUvi"** p;i\,;c.ùa l'ci-ai-i d:ila daiw-iC^ ^, 

qtiandvì 



D I e E SA R E RIPA, 



li 



quando fi ègurtiuun*ercrej)iaainaritudiiie>pwf j diirel'Ariofto» 
Noaconofc: la pace, e non la ùnua 
Chi prouato non ha la guerra prima. 
E parche quella mede;» ma amaritudine > che è nell'aflcntio, fi dice a icora 
per metafora efl"erenegi*huominiapparsionati . 
A M B I r 1 O N E. 

i 




V>4 A donna giouaue veflita di verde con fregi d'^h e fiera, marco di 
f ilire vn*afpril>ima rupe , la quale m cima haW>Ì3 alcuni fcettri , 
e corone di più Ìl>rte,&C^ÌQ fua compagnia vi iìa va ieo.i^ conia tciìà 

alca-.. 

L' Ambitane, come la defcriue AlefTandro Afrodifeo ♦ e vn'app..-tiro di 
fìg.ioria,ou2ro come dice S. Tom naio,è vn'appetKoujorduacod'no^io- 
rei la o.ide il rapprelenta per vaa donna vclt ita di verde, parche lico^jre 
deliViuo.no am!>.tioib non lì paicc mai d alerà, ciie duperaniidig-ai'j 
«J'iionor^ , epcrj fi dipinge ,hv ù^ u U rape. 

i regi 



xt I e O N O L O G I A y.^ 

I fregi dell'hellera ci fanno conofcere, checome quefla pianta Tempre 
vaialendo inailo, e rompe TpelTo le mura, che ia fofientano; cosi l'ambi- 
tiolb non perdona alla patria , ne a i parenti , ne alia religione, ne a chi gli 
porge aiuto,© configliOj che non venga continouamcnte tormentando 
con l'ingordo defiderio d'elìer reputato lempre magg.iordeg l'altri. 

II leone con la tefta alta dimoltra> che l'Ambinone none mai fenza 
fuperbia. Da Chriftoloro Landino è pofto il Leone per l'Ambitione, 
percioche non fa empito contro chi non gli refifte , così l'ambitiofo 
cerca d'efler fuperiore , faccetta chi cede, onde Plauto dille: Superbus 
minoresdefpicit, maioribus inuidet, &Boetio: Ira intemperantis fre- 
mit, vtLeonisanimum geftarecredant. Et aquefto propolito, poiché 
i'hò alle mani,aggiungerò per foddisfationedeiLetton vn Ibnetto di Alar 
CoAntonioCataldi, chcdicecofi. 

ODi difcordia,eriire altricevera, ^ 
Rapina di virtù ladra d'honori , 

Che di farti , di pompe , e di fplendori 

Soura'l corlò morrai ti pregi altera: 
Tu Tei di glorie altrui nemica fiera 

Madre d'hippocrifia fonte d'errori. 

Tu gl'animi auueleni , e infetti i cuori 

Via più di Tififon , più di Megera . 
Tufeftivn nuouo Dio flimarfi Annone, 

D'Etna Empedocle eiporfi al foco eterno J 

O' di morte miniftra Ambitione . 
Tu dunque a Tonde Stigc, al lago Auerno 

Torna, che fenza te langue Plutone, 

L'alme non ientonduol, nulla è l'Inferno.' 
Ambitione. 

DOnna giouane,veftita di verde,con habito fuccinto, e con li piedi nu- 
di;hauera a gl'homeri l'ali, & con ambe lemanimoftri di metterfi 
confufamente in capo più forte di Corone, & hauerà gl'occhi bendati . 

Ambitione,iecondo $. Tommaib x.x, q. i5i.art.2.è vn'appetito difordi ì 
xiatodi farfi grande, edi peruenirea Gradi,i>tati,Signorie, Magiftrati,5^ 
Oificii,perqual fi uoglia giuda, òingiuflaoccail one, virtuofo,ovitiofo 
inezo,onde auuiene che quello fi dica eirereambitiaib, comedice Arifto- 
tilene) quarto delTEthica,ilqualepiùche non faccia meftiere,&(^oue-» 
j7on bifognijcerchi honori . 

Ridipinge giouaneucftita di uerde, percioche i giouani fon quelli che 
inoltoriprefumono,e molto Iperano, eflendo lor proprio uitio , come 
dice Seneca in Troade , per non poter reggere l'impeto dell'animo , che 
perciò le gli fanno l'ali a gl'homeri,dimollrando anco, che appetifcono 
iS: arditamente defiderano quelle cofe,che nonconuengono loro, cioè 
Ufilàrc lopra gl'altri , & elicre fuperiore a tutti . 

L'habico luccmto » òt i piedi nudi figmficano le fatiche, idifagi,i dan- 
ni 



D I e E S A R E RIFA. 25 

lJi,eleuergogne,cherambitioiò Ibftiene, per confcguir quelli honorì 
che fieramente ama, poiché per efsi ogni cola ardifce di fare , & loffrirc 
coapacienza , come ben dimoftra Claudian. lib. i. inStilicon^lauaem. 
Trudisauaritiam ,cuius fedifsimanutrix 
Ambitio ,qux ueftibulis ,.fonbusqj potentum , 
Excubat, àprasciis commercia poicithonorum^ 
PulfaiimuL 
Si rapprefenta , ch'ella medefìma fiponghile fopradettccofeincapo 
per dimoftrare che l'ambitiofo opera temerariamente >effendo Icritco in 
S. Paolo ad Hebr. cap. 5. Nemo ilbifumat honorem, kd qui uocatarà 
Deotamquam Aron, rvJonfapendofèeglinefiadegno. 

Si dipinge con gl'occhi benclati,percheellahaqueTto uitio,chenon fa di 
fcernere, come dice Seneca neir£pift. 105. Tantuseftambitionis furor 
Vt nemo tibi poli te uideatur Si aliquis ante te fuerit . 

Lequalità delle corone dimoftranoychel'ambitioneéundifordinato 
appetito, fecondo il detto di Senecaneli.de ira. 

Non eft contenta hononbus Annuis fi fieri poteft une nomine VulC 
faftos occupare, & per omnem Orbem titulos difponere. 

Etàquefto proplìto non voglio Jafciare difcriuerevn'AgrammafaC^ 
to fopra Ja prelènte figura da Taddeo Donnola , che cosi dice 
Ambitic ,.,x,7|> Amo tibi. 
Grammaticam falfam quid ndes ? define namq; 

Ex vitio vit ium nil nifi colligitur . 
Tu laude hinc homines , quos ambitiofa cupido, 
Ccccos, de mcntes, ridiculofque facit. 
AMPIEZZA DELLA GLORIA. 

SI dipinge per tale effetto Jafigura d'Alefi!aiidro Magno con vnfolgo» 
re in mano , e con la corona in capo. 
•Gl'antichi Egittiiintendeuano per il folgore l'ampiezza della gloria, e 
Ja fama per tutto il mondo dirtela efl^endo , che niun'altra cofa rende_^ 
maggior fuono,chei tuoni dell'aere, de quali efceil folgore, onde per 
lai cagione fcriuono gl'Hifiorici ch'Appelle Pittore Eccellentifiìmo , vo- 
* lendo dipingere l'etì^igie del Magno Aleflandro gli pofein mano ù folgo- 
re, accioche per quello fignificalTe la chiarezza del fuo nome, dalJecole 
da lui fatte in lontani paefi portata, <S<r celebre per eterna memoria. Di- 
cefi anco , che. ad Olimpia madre d'Alefl!andro , apparue in fogno yn fol- 
gore , il quale gli daua inditio dell'ampiezza , efania futura nel figliuolo.. 
"' A M 1 C 1 T I A. 

"J' i TA O N N A veflita di bianco , ma rozzamente , moftri quàfi la flnìrt'r* 
w| JL^ fpalla, & il petto ignudo,con la deftra mano moftri il cuore,nel qux- 
i«»; le ui fari un motto in lettere d'oro così, LOi\ GÈ ^T PROP£:&(_ 
nell'efiremodellaueiieuifarafcritto,MORS, ET VITA. Sara Ica- 
pigliata, & in capo terrà una ghirlanda di mortèlla, & di fiori di pomi 
granati intrecciau infieme > nella fronte ui fari icritto- 

BYEMS 



"^ 



^4 ICONOLOGIA 

HY.EMS, EA^TAS- 
Sarà fcapìgliata ,& con il braccio finiftro terrà un'olmo fecce, il quale 
farà chcoiidato da una uite uerde. Amicitia Itcondo A nftotile è uua 
Ibaiiibicuole, elprclla, e reciproca bcntuolcxiza guidata peruirtù , e per 
ragione tra gli hiiomini, che hanno conformità di infJuiòi, & Ai compiei'- 
lioni. Uueltiniento bianco, e rozzo, è Ja iemplice candidezza «/eli' a- 
nimo , onde il ucro amore iì Icorgeionuno da ogni iòne diiinuoni,6c 
di Jjfci artifitioiì . 




Monralafpallafìnfcra, & il petti ignudo, additando il cuore col mot 
to , Longe, OC piope, perche i) ucro aniico, o prelentc, o lontano cheiìa 
dalia pcrlonaaoiuta, col cuore non fi kpara gian:aij6t b ncheitempi ,'5i 
lafortuna ii a.utKiO , .gli è l'cmpre il mcdciìmo preparato a viuerc, e mo- 
rire per i'int.rclicd'jli' Jinicitia , cquefio fignihcail motto, che ha nel 
kmtiwdciidvUu^ & quello dcUa fronte. Ma Te e £nta, ad vn minmio 



DI CES J RE RIVA, %f ' 

volgimento di fortuna ,veddi fubitamcnte, quafi fottiliTsima nebbiaal 
Soie dileguare. L'efferc fcapigJiata ,& l'iiauerc ia ghirlanda di mirto eoa 
i fiori di pomi granati, moltra, cheli frutto deiratnor concordc,&deH 
vnione interna fparge fuori l'odor fuaue de gl'cfempii , & dell'honoreuoli 
a«ioni, &L<iòfenza vanità di pompofa apparenza, lotto Ja quale fina- 
icondc bene IpefTo l'adulatione nemica ài qucfta YÌxtìxtà^ ciò fi può vedere 
Democrito , come rcfenfcc Pieno VaJeriano lib. cinquantacmqjefimo 
Dipingcfi parimente fcalza, per dimofìrarc foliecitudine, ouero prc- 
fiezza , & che per lo feruigio dell'amico non ^\ deuono prezzare gli fconi 
modi: ComcdimoflraOuidiode Arte amandi: Sirotadefuerit,tupedc 
carpe viam . Abbraccia finaJmente vn olmo fecco circondato da vna vite 
verde , accioche fi conofca , che l'amicitia fatta nelle proiperità , deuedu- 
wr.ferapre, & ne i maggior bifogni deue cflerpiàchemaiamicitia,ricQr« 
dandofi , che non e mai amico tanto inutile, che non fappia trouar ftrada 
in qualche modo di pagare gl'obbUghideiramicitia. Amicitia 

DOnna veftit.adi biancojper Jamedefima ragione detta dilbpra, ha» 
uerà i capelli fparfi ; fotto il braccio finiftro terrà vn cagnolino bian 
co abbracciato, & ft retto, nellji deflra.mano vn. mazzo di fiori, & fatto al 
jjpiede deftro vna tefta ^i mwto. 

I capelli fparfi fono per Je ragioni già dette. H cagnolino bianco mo- 
:ftra, che fi deue conferuarenejttad*ogni macchia all'amico la pura fidel- 
ità , peri fiori s'intende l'odore del buon'ordine, càe cagiona l'amicitia nel 
con!ÌGrtio,& nella communcvfanzadc gl'huomini . Sotto al pie deftro fi 
dipingeJa tcfìa di morto calpeftata, perche la vera amicitia gcncrafpef»- 
iè volte per feruigio dell'amico il difpregjo della morte . Però ^i/Te Qui» 
dio , lodando due cari amici nel 5- hb.dc Ponto. 

Ire iubet PyJades , carum periturus Oreften 
i iiic ncg^i , in quc viccm pugnai vterque mori, * 

Amicitia. 

tE tre ^tie ignude, ad vna delle quali fi vedrà Ie(j3aIIe , & all'aìere 
due il vifo congiungendo fi con le braccia infieme . Vna d'elfe hauc» 
jràin mano una rofa , l'altra vn dado , e la terza vn mazzo di miito, dallo 
imagini di queftc tre gratie , fenza dubbio C\ regola la buona , & perfetta 
•micitia> fecondo] ciic gl'antichi penfauano, imperoche l'amicitia non 
ha altro per fuo fine, che il giouare , <S<f far benefitio altrui , & non laflar* 
fi Tupcrarc in bcncuolenza; & come tre fono le gratie degl'antichi , co»l 
ti'e gradi i benefitii tengono nell'amicitia. 

II primo , cdi dir Je cofe. U fecondo Ai riceuer l'altrui . Il terzo ò\ ren- 
der il contraccambio.. Et delle tre gratie l'vna flringe la mano, ouero il 
traccio dell'altra , perche l'ordine di far benefi tio altru i è , che debbia^ 
f affare di mano in mano , & ritornare in vtiledi chi io fece prima , & \\\ 
guefta maniera iJjìododeiramicitia ticac ftrctt^tnentegl'iiuomini vnm 
&i di loro. 



ig Iconologia 

i>i rapprcfcntano que/Te tre gratie ignude , perche gl'huominì in(icm4' 
JVni'-itro debbano effcrd*anuiio libero, &(_ IcioJto da ogni inganno, vna 
foia volge le rpalle,& due volgono il vifo^per raoilrare, che Tempre dupli» 
caco fi deue rendere il beneficio all'amico. 

Si rapprelVntano allegre neli'afpetto, perche tale fi deue dimofirartj 
chi fa benefitio altrui,& tali ancora coloro , che lo riceuono . Hanno l'ap- 
parenza virginale, perche i'amicitia non vuolelTer coHtaminata dalla vil- 
tà d'alcuno mterefie particolare. 

La Rofa lignifica la piaceuolezza,quaIe Tempre deueeffcre tra gl'amici, 
cffendo fra di loro continua vnione di uolonta . 

11 dado figmfica i'andare,& ritornare alternamente deibenefitii/ come 
fanno I dudi, quando fi giucca con effi . 

il Mirto^che è Tempre verde,è Tegno, che l'amicitia deue riflcfla conTer* 
warfi,nc mai per alcuno accidente £arfi minore • 

Amicitia. 
^J N ciecojche porti TopraalIeTpalle vno, che non poiTa flarc in piedi^ 
^ 'V come i Teguenti ver(i deli'/\l ciato dichiarano . 
Porta il cieco li ritratto insù le Tpalle, 
Et per voce di lui ritrotta il calle/ 
Così l'intera di due mezzi faflì, .;'•;'; 
L'vn predando la vifta , e l'altra i pailf^ 
Amicitia Tenza giouamento.^ 

DOnna rozzamente veftita, che tenga con la mano vn nido, con alcH* 
ni rondinini dentro, & d'intorno a detto nido volino due, o tre ron- 
dini i Queft'vccello è all'huomodoraeftico, & familiare, &(_ più de gl'al- 
tri prende ficurtà delle cafe di ciaTcuno , ma Tenza vtile, non fi domeftican- 
do giamai,& auuicinandofi il tempo di Primaacra y entra iti caTa per pro- 
prio in terelTe,co me i finti amici, che Tolo nella Primaoera delle proTperiti 
s'riuuicinano , & Toprauenendo l'inuerno de' faftidii abbandonano gl'ami- 
ci, fuggendo in parte di qQÌete,con tal fimilitudine volendo Pittagora md- 
firare, che d haucffero a tener lontani gl'amici finti, & ingrati , fece leuar« 
da i tetti della cafa tutti i nidi delle rondini » 

AMMAESTRAMENTO. 

HVO MO d'afpetto magnifico, & venerabile, con habito lungo , flif 
ripieno di magnanima graaita,con vn Tpecchio in mano, intorno stU 
^ualeTara vna cartella con quelle parole. lNSPiCE,CAVTVS ERIS. 

L'Amniaefiramento è TelfercitiOjche (\ fa per l'acquifto d'habiti virtuoi 
fi,ò di qualità lodeuoli,per mezoò di voce, òdi Tcrittura, 6^ fi fa di afpci- 
to magnifico, perche gl'animi nobili Toh facilmente s'impiegano a i fa* 
flidii , che vanno auanti alla virtù . U veftimcnto lungo , & continuato, 
moftra , che al buon habito fi ricerca continuatp eflcrcitio,c lo Tpecchio ci 
daadintendcrc,che ogni nofiraattione deue efirercalcolata,& comparata 
con l'attioni de gi'akri , che in quella ftcffa q^U fiamo vaiueriàlmente !«• 
dati^comedickiaraùffiotto meieiìiAO * AMOR. 



DI CESARE RIPA, 

AMOR DI VIRTV. 



«7 




VN fanciullo i?^nudo , alato , in capo tiene una ghirlanda d'aTIort»' 
&trc.altrenelle mani , perche tra tutti g^aitri amoi» ^ quali uaru- 
ffli'^ntedai Poeti lì dipingonoj'queJlo della virtù tuttigìi altri ib pera di no- 
biltà, come la uirtù ifìelfa è più nobile di ogn*^ltra cola ,5<riì dipinge eoa 
la ghirlanda d*aiiòro,per fegno deli'honore che fi deue ad effa uircù,Etpsc 
inoftrare che l'amor d^effa non è corrut.ibile, anzi-come l'alloro icinpr© 
uerdeggia, Siccome corona.^, ò gh!rJ2ndac!i'« di figura sfeiJca noi2 kA 
giaHiai alcun termine. Si può ancordire,c--e la ghirlanda della tefta iigx?i- 
fichi la Prudenza, '&(^ l'altre uirtù Morali, ò Ca^rdijialNche iònoGJui^ sia» 
Prudenza , Forte22a,c Temperanza , «?<" per motli are dof piamenìc U. -lur- 
tìi or» la figufa circolare, & coìì liiiUiiery tefi^i-io, clic è •gztkzt^éd" 
Is 'joione. 



Mg I C n l G 1 A 

Amore VERSO IDDIO 

HV O M O che ftia riuercnte con la faccia riiiolra vcrlb il Ciclo/qua^' 
le additi con la flniftra raano,e con la delira moftri il petto aperto. 
Amor del proillmo. 

HVomo veftitonobilmente,chegli ftia a caro vn pellicano con li fuoi 
fìgliaolini, li quali ftieno in atto di pigliare con ilbecco ilfangue-* 
ch'cfce dVna piaga,che detto Pel licano fi fa con ilproprio beccò in mezza 
il petto, & con vna mano moftri di folleuar da terra vn poUero,& con l'al- 
tra ^li porga denari , fecondo il detto di Chriftò noftro Signore nell'Éuan' 
gelio. Amordifefteffo. 

SI dipingerà fecondo l'antico \io Narcifo , che fi fpeccfiia xti vn fónte,- 
perche amar fé fle/To non è aJtro,che vaghcggiarfi tutto nell'opere pro- 
prie con foddisfattione&, con applaufo . Et ciò è cofa infelice , e degna dr 
rifo,quanto infelice, & ridicolofafu da Poeti antichi fiftta lafauola di Nar- 
dTo^peròdiffePAlciato. , 

Si come rimirando il bel Narcifo 

Nelle chiar'onde il vago fuofembiante 
Lodando hor i i^eg l'occhi , hor il bel vifo J* 
F6 à^i fé ftcffo micidiale amante, 
Cosi foiiente auuien che fia derifo 
L'huom , che fprezzandb altrui fi ponga inantc 
' Con lodi amor fouerchio ^\ fé fteffo , 

E vanitade>e danno , e biafimo efprelfo . 
Amor di fé ft elfo, 

DOnna incoronata di Ve fi cari a, por ti addoflb vnafaccoccia grofla,ScJ 
ripiena, firettà dinanzi dalla mano finiftra, con iaquale anco ten<» 
gafopra vna verga vna cartella con quefia parola greca. *MAYTIA nella^ 
mano dnttahabbiail fior Narcifo , al li piedi vnPauone. 

Niuna cofa è più difficilcjche fé fleffo conofcere . L'Oracolo Dclfico,cf- 
fendo addimadato da vno,che via tener doueua^perarriuare alla felicita gli 
rifpofe,fe eonofcerai te ftellbiCome diflìcil cofa,fu per ordine del publico 
. configJio di tutta Grecia fatto intagliare fopra la porta del Tempio Deifi- 
• coquefto ricordo. Fn^OIZE ayton . Nofce te ipfum,voce da Socrate^ 
attribuita ali'iflelftf Apollo. Qu^efta difficolta di conofcerfi è' cagionata dal 
■ J'amordi fé fieiro,i]qi!a]eacciccaognuno.C9cus Amor fui. D'fic Horatro, 
cffendo cicco fu che noi ficilì non ci conofciamo , & che ciafcno ^\ reputi 
efiere gaibato,elegarit2, & fapientc; Varrò ne nella Menippea . Omnes 
vidcmurnobisclfcbclluli, &fcl]iui, & iàpcre. Socrate diccuachcfe in 
vn Theatro , ^\ commandalfe che ^\ icualfero in piedi \\ Sartori, o altri d'al- 
tra profcfsione, che folo i Sartori fi Icuerebbero, ma fé fi comandafle che 
fi alzaCero iliipienci, tutti ialtercbbano in piedi, perche ciafcuno prefumc 
lipcre. ^riflotele nel primo delia Rct. tiene che ciafcuno (per cficraaian. 
tedi fc ftclio) neccifariaiiaente tutte le cofe fuc gli fieno gioc ondc,edcitij, 

e fatti 



ùi CES jRt rifa: tf 

è fetti: òl qui è quel prouerbìo . Suum curq; pulchrum . A tutti pfaccion»' 
ic cofe fue i figli , la patria , i cofiunii, i Jibn , l'arte , l'opinione , l'inuem» 
tione , & le compofitioni loro : Però Cicerone ad Attico dice, che mai 
nmn Poeta, ne Oratore è flato, che riputalle migliore altro che fe,daj 
Poetilo conferma Catullo, come difetto commiine^ ancorché di 5uf< 
feno parli* 

Ncque idem vnqoam 

Aqiieeft b'eatus,ac poema cum fcribit 

Tarn gaudet in fé, tamquè fé ipfc miratur >= 

Nimirum id omnes fallimur. 
Arift.neli'Ethicalib.p. cap. S. mette due forti d'Amanti di fc ftcfn,vnt-p 
fòrte vitiofa , vituperabile , fecondo il fenfo , & l'appetito , l'altra lodal^i- 
le fecondo la ragione : Gli Amanti di fcftefli fecondo la ragione cercano 
d'auanzare gli altri nella virtù, nell'honeftà , & nelli beni interni dell'A- 
nimo. Tutto quefto fta bene :ii procurare d'auanzare gli altri nelle virti» 
fenzadubioch'èlodubilifsimo . Maciévna forte devirtuofi»e fapienti 
non troppo commendabili , i quali accecati dall'Amor proprio arrogan- 
temente, fi prefumono faperepiù de gli altri , innalzano le cofe proprie» 
ammirano lo ftile , la fcienza , & le opere loro , difprezzano , & opprimo- 
no con parole indegne quelle de gli altri , & quanto ad altri fuor di ragio- 
ne togliono di lode , fuor di merito a fé atrnbiìifcono : perciò Thaleteil 
primo fauio della Grecia diife, che niuna cofa è più difficile che conofce- 
re fé ftcfTo , & niuna più facile, che riprendere altri : ilche faino gJi afFót- 
lionati di fé ftefsi, perche quello che riprende, Scaltri biafima, da fegnor 
d'effere inTj'amoratodifefiefib,6^ d'elTerc auaro di lode, fi come accen- 
na Plutarco nel trattato dell'adulatore, e dell'Amico dicendo. R epreh en- 
fio. &Amorem fui, & animi illlber^lltatcm aliquam arguit. Auaro dì 
Jode, & innamorato di fé ftelfo in più luoghi GfcuopreGiufio lipfio yli- 
Aerale de biafimi , il quale non per dire il parer fuo, ma per difprezzò del- 
le altrui opere a bella pofia morde grauifsimi Autori/petial mente ri Bem^ 
bo nella feconda Centuria Epift.(5i. nellaqualeauuililcclo /^ile del Bem- 
bo , che fé berle in qualche particolare paflb ii come ogni altro può eiferc 
caduto, nontiimeno torto efprefibha Giufio lipfio di riprendere generi- 
camente lo /lile fuo ,&d'a]tndcl fecondo Tempo di Leone X. i quali fo- 
no (lati tanto in profa > quanto in poefia terll, puri , culti , Ò^T eleganti af- 
fatto nella Romana eloquenza, egli reputa il loro Attrco iìiìo. conosciu- 
to , & confeiTato dalui Ciceroniano , languido, puerile , &affettata> qua- 
fi ch'egli più graue toglia il uanto all'Oratore, accecato fenza dubbio dal- 
l'amor di fé ftelTo ,coraequeilo,che è di ftilediuerfo da quelli che lòno di 
ftiic Attico , de quali dice egli , che le loro compofi tioni fcno aftcttatc, & 
formate ad ufo antico, &;_ non fi accorge, che il fuo ftile vano, turgido, 
o per dir meglio torbido, è quello che Ci chiama antiquario, afì'ettaco, 
mendicato dalle ofcurc tenebre de comici, & Autori più antichi, teL^ut» 

cca 



ifo rCONOLOGl A 

«OD periodi 9 tronchi , intercifi, ne quali failogna intendere inolfé 
jiiù di quello, che dice ,& comporto con parole aiìrufe, recondite, ran- 
ce, & non intefe , flile odiato da Auguro Imperadore fi come atcefta 
Suetonio cap. 8(^. il quale amaua l'eleganza, il candore, & la chiarezza 
del dire Attico qual'e in quelli ,^lie sbiaiimaGiuftoliplioj&odiaual'A- 
ilaticoftile, la vanita delle lentenze , l'apparato luperbo delle parole of. 
•ure.,iiiaudite,5<:' fetide, quali lòno in Giuilolipiio : Genus eioquendi 
fecutus eft , Auguftus, elegans, U tcmperatum ,vitatis fententiarum in- 
cptiis,atque inconcinnitate,& reconditoruin ucrborum foetoribus, di- 
ce Suetonio , &^ più abballo Cacozelos , &antiquarios , vtdiuerlò gc« 
nere vijtiofos pan faftidio ipreuit: le niuno ,perdir cosi,« cacoTclo,iSi an« 
tiquario certo cheè Giuftolipfìo imitatore di elocuiionc gonfia, anticì-» 
€ÌitaQena,che cerca più torto d'efTere tenuto in ammirationc,per il ibo inuli* 
tato, &ofcurortile, che intcfo con chiarezza, ò^ purità Attica, malsi- 
waraeHte nelle Tue Cencurie,le quali come Epirtolecfiiarirsnne^e pure af- 
fetto dousriano eirere,nel che a ragione li può ripi edere,!! come era M. Aa 
tonioriprefo da Augurto. Marcum quidem Antonium,vc inianum na 
«repat , quafi ea fcribentem, quas mirentur potius hom iiies,v]uà intelligant. 
Vaglia a dire il vero, in^iufto è colui che reputa lolo ben fatcoquelio che 

I> iacea Te, e rtranifono coloro, che vorrebbero tutti rcriuc(I;:ro, ò^ par- 
alTcro come fcrtuono, &:" parlano elsi , & che ibJo il loro rtile tuff, legui- 
tato , abborrendo ogni altro ancor e Jie con giuditio, con buona, Srego- 
lata fcelta di parole comporta fia : si che falla , & erra chi ftima , & ama i*?}- 
|)ere,&levirtùl'ue, fi comeraccogliefi dalli lud. tri verfi di Catullo, &da 
quelli che più a ballo porremo . yVa lappino pure quelli Satrapi, e lapi.n- 
ti, che folo le loro opere apprezzano, & kaitreduprezzanojchechi lo- 
da fé fteifo, e biafiraacp à.A altri , chi ameri le rtcìio, è ichernito da aiui, 
& chiama troppo fé rteffo è molto da altri O-liato. 

Neiijo erit AmicuSjiple lì tcamcsniinis. 
Perche l'arroganza concilia odio: la Modertia amore,gratia , i5^ bene* 
«olenra. Diifero le Ninfea N arci io (per quanto narra Suida) mentre^ 
•ontemplaua le fue bellezze neila fonte. »j^>.. Vj^ro- a/ t'a/trxuroK ,$<>»< 
Multi teoderint/ì teipiumaiLaris.lselj'amor diie rteljo reltauogji nuo- 
Eiini gabbati nella maniera che iì gabbano gli animali irratiunali , pò- 
iciacbc a cufcuno animale diletu più la fCrma fua,che quella degli a tri 
di fpetiediU(;rù: circadiche l'iatoneallerilce, che le Galline a le rtcffc 
piacciono, & clic par loro d'elfcre nate con belle fattezze, il Cane part_# 
bellifshiioalcane,il Bone al tìoue, l'Alino all'Alino, &^ al Porco pare, 
che il Porco auanzi di bellezza . Marco Tullio in ogni coia i'iatonic'» nel 
primo lib.de natura Deo /u.n , allude all'irtcHo.An putas ullam elic terra 
mariq;belluaai, quc non fui generis bellua maxime deiedetur? >oggmngc 
appreliO, Ert exiiin ^^ììs tanta natu ras, vt homo ncmo velitniii Domini n- 
^iiis eiic, ò(^ <iuj4au /oììììicu ioruiic^. Ala l'ùiaoi' di le Itgiig ha ocii'iui j- 

ifiO 



jaoquc/^ddipiìj, che egli fi reputa più gaiantc di ciafcu no dellt fuafptd^ 
stcke non vorrebbe eli ere altr'iiomo , che le fteflb , ancorché deiìderi ki 
fortuna d'altri più potenti , & felici ^ 

L'Amor di h itelìo lo raprerètiamo fotte figura femmiAile,percheè pil» 
radicato nelle Donne , attefo che ciafcuna quafi per brutta , e fciocca che 
fiat bella,& laccente fi reputa: oltre ciò appre/To Greci pafsa fotto nome di 
; femina porto nella cartella > ehe anco da latini d i ceffi Philautia. 

L'incoroniamo co la Vefiearia della Quale Plinio lib. ^. cap. ^i. in altr* 
jnodochiamafi Trichno,Stnchno, Periiro,Thriono,& tìalicacibo, cr» 
in Egitto adoperata da quelli chefaceuano Je corone inuitatidgUa fimili* 
tudine del fiore d' Edt:ra , ha gli acini che porporeggiano , la radice candì* 
ila» lunga vn cubito, eM fu fio quattro, come defcriuc Rucllio lib. j. cap." 
1 10. la poniamo per fimbolo dell'Amor di fé fiefi>op,erchc i Greci, Ipetial- 
mente Theofrafto lib. p. cap. il, vogliono ch'vna dramma di radica dì 
qucfta pianta data a beucre, fa che vno s'abbagli credendofi d'efsere bcl- 
Jjfsimo. Dabitureiusradicis.,drachm9pondus,vt fibi quis illudat,pla« 
Ceatque, feque pulcherrimum putet . Diralsi per ifcherzo di quelli ch« 
fono inuaghitidi fé fiefsi,ch'habbino beuuto laradicadella Vefiearia, &C^ 
che fi abbaglino ,& burlino le ftefsi. 

La cagione che porti nella defira il Narcifo , é in pronto, nota è la me* 
tamorfofi di quello che inuaghitofidell'imagine fua m fiore di Narcifo, 
fi conuerfe, il qual fiore genera ftupore , egli amanti di fc ftefsi maraui- 
gìÌ3,nlì con iftupore di loro .medefimi, & non ci mancano di quelli , chc«« 
trafportati dell'Amor proprio fi pcnfano di efl^ere unti Narcifi compiti, 6c 
perfetti in ogni cofa « , 

Maquefiitalinon veggono il grofso facco pieno d'imperfetioni cht« 
tddoflb portanOjCome Suflfenojilquale fi teneua per bello , gratiofo , face- 
to, & elegante poeta, e non s'accorgcua, ch'era dilgratiato ,infipido, e 
fgarbato , per lo che conclude Catullo , che ciafcuno efl^ndo inuaghitodl 
fé fteflb , in qualche parte s'alsimiglia a Suffeno , & che ognVno ha qual- 
che difetto , ma che non conofciamo la mantice, cioè il £cco de vitii che 
éi^tco le ipalle habbiamo. 

ISequcefìquifquC. 
Qucm non ìb aliquarcvidere Suffenum» 
Pofsis fuus cuique attributus eft error , 
Scd non videmus manticae quid in tergo cft • 

Cioauuicne dall'amor proprio che il lenno otì^ufca > talché inM»nara§ 
A noi medefimi fcorgiamo iì bene i mancamenti de gli altri per leggieri, 
che fieno, ma non conofciamo linoftri,ancorehegraui, ilchecidimoltrè 
Elopo, quando figurò ogni huomo con due facchi, uno auanti il ftxXQ, 
l'altro di dietro , in quello dauanti poniamo imancaaicntid'altri,inqucli» 
ài dietro i noftri , perche dall'amor di am medimi «oji li rzàitmo, iì o«* 

Fediamo quelli de gl'altri 

il 



-^ 



ji ICO NO L O G I J 

Jl Pauonc i5gura J'Amor di fé rtcfso , perche è Augelio che fi compia; 
^ iella fua colorita , &: occhiuta coda, la quale in giro fpiega , & rotando 
intorno la.rimira : ond'c quello Adagio, tanquam Pauo circunfpeftans fc. 
«he fi fuoldiredVno innamorato di fé flelfo, che fi pauoucggia intorno, 
che fi diletta, e guica della fua pcrlbna,& che d'ogni Uia cola , òC. attio- 
JQC fi compiace. 

Amore fciitto da Seneca nella Tragedia d'Ottauia"» e trafpom» , 
in lingua no ftraco»i. 

L Errordcciechi, e miferi mortali 
Per coprir il fuo ftolto, e ran defio ^ 
iPinge che amor fia Dio ; 
Si par che del fuo inganno Ci dìlzttì » 
In vi^a affai piaceuole, mario 
Tanto , che gode fol de gl'altrui mali 
C'habbiaàgrhomeri l'ali 
X.e mani armate d'arco I e di faettc, 
E in breue face aftrettc 
Porti le fiamme , che per rvnfuerfo 
Va poi fpargendo (ì , eh e del fuo ardore 
Kefta accefq ogni core , 
E che dall*vfo human poco diuerfo i j 

ÌDi Volcan'è di Venere fia nato 
• E del Ciel tenga il più fiiblimefiator 
Amor e vicio «ièlla mente infana ; 
Quando fi muoue dal fuo proprio loco i 
inanimo fcalda, e nafce ne vcrd'anni 
All'età jchcafsai può, ma vede poco 
L'otio il nodrifce , e la lafciuia humana p 
Mentre , che uà lontana 
La ria fortuna con fuoi graui danni » 
Spiegando i tri/li vanni , 

E la buona , e felice ftà prefentc -> 

Porgendo ciò che tien nel ricco feno : 
^a fé quefta vien meno , 
Onde il cicco defio al mal confentc 
11 fuoco , che arde pria tutto s'ammorzai 
E tofto perde amor ogni fua forza. 

A M O R D O M A T O. 

C Vpido a federe, tenga fotto li piedi l'arco, 5ria faretra, con la face 
fpenta, ne la mano dritta habbia vno horologio da poluerc, ne la Ci* 
pìiftra yn'augclJctto magro , & macilente nominato Cinclo . 
• Tiene fotio h pied; l'arco , & la faretra con la face fpenta per fegno A't(*^ 
ferp domato , efseodo che l'abb^isarc, & dcporrs le irmi fue,fignifica fog^ 

jgetaofis 



7)7 CESARE RJPJ. SI 

gettion e , '5c lommeflìonc . Non ci è coia che domi più l'amore , e i^tA - 
g.iJ'amoroiaface,cheil tCinpo,&: la poucrùiro o]ogic),cl:c por:i ìil* 
•jiìano è llmbolo del teiT3pc3;,i]qL:alc è iiiodcr.itorc d'ogni humiinoatiCU" ), 
6C^ d'ogni pcrturbationed animo, ipetialmcnted'AniorCjj il cui fine ci- 
fendo poflo in delidcriodi fruir l'amaca bellezza caducale fralcjèror- 
«a che cangiata dai tempo la bellezza, iì cangi anco l'amore in al cri pca- 




:^^'»fe 












f5cn . JllamamabamoHm^nunciam alla cv/rd impendet perori . Diflc Plauto 
ne rEFÌdico,& i'iileflb ne la Muftellaria . Stulta espiane. S^hc Uhm ubi (ter- 
nttm pi'itijsfore amiaitn^ cir bcncuohntem Moneo ego , te deferit ille aìtafeyet jhtie- 
tate' Et pili a bafib mortiti che ccfliita la cagionc.ccffi anco l'amorolb effet- 
to, mutato dal tempo il bello giouenil colore. Vhì frate hoc caput, colo- 
reìYi commutai'.ìt I{eliquit defcrMÌtq; me : tibi idem futuriiin . Credo fu detto 
di Bemoflene che 1 amorofo foco dentro òc\ petto acccib, no il può fpe- 
gnere con U diheenza , ma nella negligenza ifleila per mezzo del tempo 



54 ICONOLOGA 

8'e^iaguc,'3: fcriibiuc. Ringratiail Coppetta, mio compatriota il tem 
yo , ciic l'nabbid fciolio da gli amorofi lacci in quello S^i 



» inetto. 



Teìch:ifacrdr non pojjb i^hurJyS TempiyTÙ q:'.dlo horpuoiyche la ragion no ralfe. 
' ''^f^^, i>egUoya l'opre ts-te si grandi^ ?{jn amico rkordoycrteyo conftglio, 
Ih già le fa rze in qncl b-cl vìjo [pandi , Ti^n ginjìo [degno d'infinite offe[e . 
thejù di ìioi si dolo ìo[i [empi . Tu L abna aajnijiiychc tanto ar[ey ^ alfe. 

Tu de la ?tjia vendetta i -voti adempì La qual ho r tolta da mortai periglio-, 

t'altcrerz^y e Gorgoglio a terra mandiy Tcco al-:^ail yolo a più leggiadre Iprefi, 
Tà[olo s[on^i^rnore , egli comandi , 
the di[i i ogUa i miei lacci indegniyCt empi, 
lì tempo dunque è doinatoi'c d'amore, che Ci conucrte al fine in pcn- 
fiaicnto dQÌ periato tempo ne le vanità d'Amore . 

L'AugeJetto nominato Cinclo magro ,& macilente, figniiìcachc l'a- 
Hiante iograto che ha le lue follanze negli amori Tuoi alcmtto, & nu-' 
do rimane domatodalapoucrd,dalafame ,&dalmileroftato in che fi 
ritroua. Delapouertà ne ilmboloil detto Cinclo, del quale cficeSmdar 
Qnclus aiiicHla tennis yc^r macilenta. 'Prouerbiiim pauperior leberidc y & Cinclo, 
E quella augello marino cofi fiacco , che non può farìl il nido , pero co- 
lia nel nido d'ai tii, onde CincIo ne gli Adagitchiamafl vn'huomo po^» 
uero , & mendico y ih bene da Suida , qucll® marino augello è chiama- 
to (Kink los)£^ (juo Cigelus propaufere dicitur . Grate Tebano Filorofo dil- 
le , che tre cole domano l'Amore , la fame , il tempo , & il laccio , cioè 
Ja diipe/atione , a^^fmorem redat [ameiy[tn minui tempus y eis vero/ì rti non 
ralesy laqueus > Et per tal conto fi potrebbe aggiugncre vn laccio al col^ 
lo di Cupido , ciTeado coftame de gli amanti per dirperationc dciìd'erar 
la morce , che in effetto alcuni d..ta li ÌLon.?> ; Fedi-a ne l'Hippolito di Eu- 
ripide non potendo lòpporcarvL-/ U fiero impeto d'amore , pcala— dar» 
^ ia mortC . 

Ex quo me atnor -vulìierauit yconftderaham > vt 
{omm:yd;fiime [errem eum , inccepi itaque 
ixinde re tic ere buìic > c^ occultare morbum 
UìiguA enim nulla fides , qua extrema quidem 
^onfilia hominuìn corrigere nouitf 
^^ [e ip[i vero plurima pogidet ìymIa^ 
Secundo amentiu?» bene [errc^ > 
ìp[aìnodcJlia vinces yflatiti, 
Tertio cum bis e^ci non po[fet 
Venerem vincere tJlfori vi[um tfì mìhi 
Optinuiìn . 7\lc?no controdicat meo decreto. 
Ma noi habbiamorapprefenuto Amore domato rolamehtc dal tcmpQ$ 
Ic^da la pouer:à , come cole più ordinane : & habbiamo da parte lafilaia 
la diiperationc , occon*«ndo ra:e volte a gli amanti dar/ì morte : poich« 
«iafcunoama la vita propria, & fc bene tutti gli amanti ncorrono col 
j^ftficro alla xttorìc , non per qudìo fé la daaHo , e però ù Caualicr Gua^ 

hxù 



jlmfntro^uccMiitillochc dica nercccclsiuoamoriuo. 
7v(o« ha rimedio alcun [enonlarno r(c^ 
|«| g cui riìponde Amanlli 4 

La morte hor tu m'afcolta^efà che Ugge 
Tiftan quefie parole , ancore Jy io fappia 
Che 7 nio rir degli amanti è pia tofi ovf<f 
X>' innamorata lingua , che de fio 
If animo in ciò deiiberatoyn^fermd » 
E Torquato Taflò prima di lui nella fua elegante Paftoralc d'AminJ 
la dilTe * é yfoy &arte 

Di ciafcun ch'ama minacciarfi morte, t^Ka rade volte poifegue l'è fetta, 
BaOi dunque a noi hauer moftrato, come Amore rcftì pniici|^aiinca-. 
te domato da l'infelice pouertà A dal tempo . 

t^mor difama^ . 

VN fanciullo nudo coronato di J^uro con i fuoi rami, & bacche, ha* 
ucrà nella deftra mano in atto di porgere la corona Ciuica , & nel- 
la liniera la corona Obfìdionale, & fopra vn piedeftallo vicino a detta fi- 
gura, vi faranno diftintamente quelle coixDne,che vfauano i Romani in fc' 
gno di valore,cioè la Murale,la Caftrenfe,& la Nauale . 

Racconta A- Gellio , che la corona trionfale d oro , laquale fi daua inj 
honore del trionfo al Capitano, ò all'Imperatore fu anticamente di lau« 
roj&f^'obfìdionalc di Gramigna, & fi daua a c^uoMi folan, ente , che in 
jqualcheefiremo pericolo hauefierofaiuato tutto refercito,ò s'haLe/Icit> 
ieuato lefcrcito dattorno . La corona Cinica era di quercia , & gl'antichi 
coix)nauano di quercia quafi tutte le fiatue dì Giouc, quafi che quefia_j 
fulTe légno di vita, &^^i Romanifolcuanodare la ghirlanda di quercia a 
chi hauefie in euerra difefo da morte vn Cittadino Romano, voleiìdo da- 
re l'infegna della vita à chi era altrui cagione di viuere,^. Solcuano an- 
cora fare quella ghirlanda di Leccio } cr la fimilitudine di detti ai bori . La 
corona Murale era quella,che iì daua ai Capitano, cuero al Soìdato , che.* 
era fiato ilprimiO a montare fu le mura dò. nemico . Là corona Cafiren- 
fc fi daua a chi fulle prima d'cgn'altro montato dentro i bafiioni,& allog 
giamenti de' nim.ici . La Nauale fi daua a colui, che era il primo a mon- 
tai*e iu l'armata nemica , & quefie tre (i faceiiano d'oro, & la Murale era 
con certi ir.erli fatti a fimiglianza dQ.Ì\t mura , oue era afcefo. Ijì Ca- 
ftrenfe era fatta nella cim.a a guifa d'vn bafiiono . La Naua -e haueua_* 
per ornamenti i fegni de' rofiri deììe naui, e quefie è quanto biibgnaua_^ 
icriucrein tal propofitoper coirmxditade' Pittori . 

e^»; or della Tatria , del Sig. Cj'.ouanni Zaratino QJlellini . 

GIOVANE vigorofo pofio tra vna elfalatione di fumo , &c vna_* 
gran fiamma di foco , ma che egli guardi con lieto ciglio verlo il 
fumo, porti nella nianodeftra viiaccronadi gramigna, neiia finifiiu.. 
vn'altra di quercia , aJJi piedi da vn canto vi Ija vn profondo prc- ipitib, 
da l'altro canto in trepidarne:, te cene u'chi fcm:itarre,ar;be iaa(l;-,c iui:n- 

E 2 iiLix: 



j^ ICONOLOGIA 

nar-e : e perche corrifpondaa funiU circoftanze , 6i per la cagione clic dì- 
remo, lì veiliràd'habito militare antico- E giouanc vigaroib , perche 
l'Amore della patria più che s'inuecchia più e vigorolb , non li debilita, 
ne mai perde le forze: tutti gli 'altri amori celiano. Vn Caualierc do- 
po , che hauerà feruito in amore vn tempo ad Vna Dama , Ipeato Tamo- 
rofo foco dal freddo tempo ,& da l'età men frefca, ch'altri penfieri ap- 
portala poco a poco fc ne fcorda,ma della patria nonmau Vn Mercante 
allcttato da l'amore dcUa robba, & del guadagno non iflimera pcacolo 





^J 




alcuno per nauigationi difficilirsimc , e tcmpeftofe, alIVltimo C\ ritim 
&i porto della paterna nua . Vn Cortigiano adefcatodall'ambitione vi- 
te baldanzofo nella fuperba Corte, nutrito dalle fallaci fperanze , non» 
dimeno fouente penfa ai fuonaduo nido . Vn Capitano dopo, che ha«^ 
Leià molti anni guerreggiato per acquiftar fama , e gloria, al fine fé ne-» 
toraci aIU patru ^ npoiiàhì ; EfcjBpio a< %iJi iàg;gio ViiUcj càc haueno 

49 



DI CESJRE RIPJ, // 

tfo praticato come Capitano gloriofo nelle più nobili pam (fella Grecia»' 
grato, anzi gratilsimo aJia Ipiendida Corte Imperiale, defideraua tutta-' 
uta far ritorno in Ithaca fua patria ofcura, brutta, & laliola /q uè fio amo- 
re della Patria è perpetuo per l'eterno obligo, & honore che a quella di 
natura ciafcun le deue^ come il figliuolo ai Padre, eiìèndo noi in quella 
generati y & hauendoin ClTa riceuuto lofpinto>& l'aura Vitale : anzi Per 
tguanto aflenfce Piatone in Critone/& Hierocle, è maggior l'obbligo, 
& l'honorc che fi dtuealla Patria, che alla Madre, ck al Padre, dal qua- 
Jc prende il nome la Patria =• Qui nomen TatrU impofuit fDicc Hierocle^ 
d re ipfa non temere 'JPati'iamnominauitfPOcabulo quidem a Tatre dcduóìo ,- prò- 
muntiato tamcn femmina, terminathne ^yt ex ytrocfue' parente mixtum efieu 
^tque hicc ratio infimiat pafriam vnam ex a^fuo duobus parentibui colenda efìc. 
*Praferenda igitur omnino cjì T'atria yttiuis pafenfum fearfim :<^rie fimul qui-- 
4em pàrcntes ambós maioris fieri ffed equali honore digndri : ejì autem ,• (jr alia 
taf io j que no7i tantum acquali ffed maioriy etiam quam fimul ambos parente $ ho" 
nore patriam affcere monet ,- ncque folum ip/ts eam prefertffcd etiam yXùriy&' 
liberis f c5" amicls > c^ abfoluto feinnone rebui alijf omnibus pojì Deos . Dello 
ftcfflo parere è Piutarcho ne li Moràli..<z^r enim patria y<^ rt Cretenfium^ 
more loquar f «JT ùitria plus in te y quam pàrcntes tui ius habet . Da tale obli- 
lo, & affetto naturale nafcc chef ciafcuuò ama la patria fua , ancorch* 
minima ne fa cccéttioneda loco a loco per kumile^ o fublime che fiì,,. 
Flyjìesad Ithacafuefaxa/tc properaty quemadmodum z^gamemnon ad Mycena'* 
fum nobiles muros . 7<(nno enim patriam > quia magna ejl amati fed quiafuau. 
Dice Seneca Filofofo , cioè VlifTe s'affretta andare tra i fàfsi d'ithaca fua 
patria/cOn quel medefimo amore, & defiderio,che Agamennone Im- 
peratore tra le nobili mura di Micena rpercioche ninno ama la patria.., 
perche Zìa grande, ma perche é fua ^^amandofi naturalmentcper fuacrc- 
icc tanto oltre l'amor della Patria nel cuore de fuoi Cittadini, che acce- 
cati da quello, non fcorgono lo fplendore dell'altrui patrie, & più a tal'v» 
no deietterà la fua valle , montagna, & bicocca , la fua deferta , & barbara 
tcrm , che la nobil Roma : Voigato è q ucl prouerbio . Matrix fumus igne 
iUieno luculentiory lì fumo della patria è più rilucente, che il fuoco de gli 
altri paefi ,e però l'habbiamo figurato verfo il fumo voltando le fpaiie al 
foco. Hi quello motto origine da Homero nel principio della primis 
Odifl'ea. C^terum Vliffes . 

C^piens)Vel fumuni exeuntem ridere Tatri^fuay mori deftderat » 
L'ifteflb replica Ouidio nei primo de Ponto,eon altri vedi , che laoItQ 
kcne efprimouo il dolce amore delia Patria. 
■ 2^n dubia ejì fthacipfudentia yfed tamcn opta$ 
Fumum de Tatrijs pofie yidere focis 

Js[efcio quod natale folum dulcedine cun&os 
Ducit & immemore s non fmit efie fui: 

fluid mclius I{pma f* Scitico s quid frigo rcs peiui è 
Umc tamtB ei Ola Markarm Vrktfngk, 



>y tCONòLòGl J 

Luciano ancora nello Encomio dclJa Patria inrerilcc il mecIc/!mo,cTcf 
to . Tatri^ fumus luculmtior homini videtury quam ignis alibi. Ali'huomcj 
parepiù lucente il fumo della patria, che il foco d'altroue : dal che non 
fia marauiglia , chcquafi tutti li forcflieiibiafimino Roma,;chi in vna co- 
là , chi in vn'altra lodando cialcuno più la patria Tua , perche l'amor dzììi, 
patna , che U lor vedere appanna , impcdiicc che non poflbno difccrnerc 
la grandezza fba, & però non hanno riguardo di tenerla fraudata <ì€iì^^ 
iuc meritate lodi , nel che moflrano di poco fapcrc, ancorché Euripi- 
de dica , che non ha retto faperc colui, che loda più la patna de gl'alta 
che la fua . 

tJ^f^o quidem iudkio non retie fafit 

Qui fpretis Tania terrxfinibus ''^ 

t^licnam laudai y^ moribits gaudet alienis. 
Anzi a mio giuditio molto più moftra fapere colui, che conofcc la qua- 
lità de coilumi,<5.'. la differenza, che ci è da vn luogo all'altro. Onde chi 
ii Icuerà il velo della patria afiettionedauanti gl'occhi, chc.bendati tie- 
ne , & chi vonà dire li vero fcnza pafsionc, confermerà il parere d'A- 
theneo,ilqu'ale ancorché Greco,& Gentile Autore nel pnmo)iibro,chia- 
jna RomaPatna celcfte, compendio di tutto il mondo. Ceicfle in vero 
con tantoper la bellezza, & amenità dei fito,& la ibauità dz\ Cielo, 
quanto perche in quella ha voluto fondare la iua Santa Ciiie.a il Ci^ator 
dpi Cielo ^ & elTa e re/Idenza d^ì fuo Vicario, che tiene le chiaui del 
Cielo , & vi diipenlà li tefori celeftì , compendio è poi del Mondo , poi- 
che in quella non folamente concorrono n^oltitudme di genti da Fran- 
cia, e Spagna , ma anco vi fi vcggiono Greci , Armeni , Gern^ani, Ingle- 
fi,01andefi ,Elueti;, Mofcouiti, Maroniti, Pcrìiani, Afi'icani, Traci, 
Moti , Giaponnefi, Indiani , Tranfiluani, Vngari, & Sciti, appunto, co- 
me dice il Indetto Athene3 . Qnandoquidem in ea Vrbe gentes etkm totd ha-- 
titani y yt Cap^doces Scytha Tonti nationesy vjr- al!ie complures quarurn cGnmrfks 
babitabilis totius terrx popidus cjl . In qncila guilà tutte ie parti della teri"* 
vengono ad cfferc volontariamente tributane d^ì fuo fangue , de fuoi fi- 
gli , &: Cittadini a Roma,come capo dei Mondo , per lo che con molta ra- 
fionetuttauia chiamar fi può Afiio, l'catro, Tempio, & compendio del- 
'vniucrib,& potiamo confermare, quello che aherma il Petrarca con tali 
parole . Hoc affirmo , quod totius humcna ma^nificcntiiC [npremum I^onàcilium 
ì{oma eflynec eji vllus tam remotus t^rrarum angi/Ans^quikoc neget . Et ie il me- 
dcfimo Petrarca in alcuni Sonetci nedice male; emenda anco tale erro- 
re con foprabondante lode nelle fue opere lacine,in quella copiofa_. 
Ìnuettiua,chQ tu conti-a Gallum, ncllaqualeèdalui celebrata con sì no- 
bile encomio , I{pma Mundi caput , Vrbium F^egincy Sedes Jrnpeìij z^rx fi- 
dei (/itholica fons om?wm^ ?ne-/no:\iLl!:ir/n ^xeìnpion.-^/u , Etfei'hauefic ve- 
duta nello amplifsimo ilato la cliehoja fi troua acci'elciuta,6£ oÌtra_* 
i:uGdo abbellita, non hauvgbbe meno de reo . Muri quidam y & ^Talatia ce- 
iidsrunt i glona nominif immortalif cjì f Ma più tcilo dcuu haurcbbeaiU 

gloria 



dicesjreèipj: /> 

j|!omc!cirimniorcal nome corrifponde l'eterna, Sccccelfa Mcicrta dell* 
Cittì poiché in eli'a rifplende io fplendorc de gii edifitt; moderni, e inolÉi 
rfeil'anhca magnificenza, le cui vefìigie danno marauiglia ,& norma ai- 
Tare liittetura , in ella li gode ia ampiezza delle fì:i'ade,in cih vedelì i'altcz'* 
ta de' iuperbi palazzi , obclllclii , Colonne , archi > e trofei , in ciia coni'er- 
lianlì ftatuc mre d antichi/lìmi fcultori nominati da Plinio , la IMiobe con i 
figli , li Laocoonte, Dircelegataal toro,& altre molte, alle quali s'aggiu» 
gonooperemodernediScoltui'a,c Pittura, che hoggidi alla faii.a degli 
antichi non cede , oltre il corlb conlbeto dei l'ebro Re de' Fiumi,vi abon^ 
dano copiofì aquidotti , e icorreno diuerfì capi d acque , & fionicono de- 
Jitiofì giardini per li fuperbi> e Ipatiofi colli, ò^ queiio che importa piii 
flanno in piedi infiniti Monaileri;> lochi pi;> CoiJeg.j , e Tenìpij ve* 
raiiiente Diuini , e Sacrofìmti * In quanto a la Corie di Roma ai^ìmigliat 
fi può alia Hierarchia ccleftc, fi come Pio Secondo pratico nelle corti Re 
gali,& Imperiali l'afiomiglia nella Apologia, che icriue a Martino. • 
Jnfiar Ca,lefiis Hieranhia diceres I{orminam curiamyntuc^ (jr circue Mundum-,^ 
^ perii fi ra 'PrinciPum atrk) & \egum auLis introfpkito y & fi qii<i efi curitt 
fimilis 9^poflolic<£ refer nobis . In quanto a nobiliisimi ingegni , che conti-» 
nuamentevifiorifconoèiuperfio il ragionarne; poiché in cfia>& nalco- 
no feiicimmi , &: venuti di foia H affinano , come l'oro nella fucina: quin- 
di è che molti gi ungono m Roma gonfi; , & pieni di luperbia , $£ preiòn- 
tionedi fopra lòjpra,chc poi fi partono h umiliati pieni di flupo re, ne-» 
mette lor conto ildimorai"ui,pei*che vi perdonoil nome, come li fiumi^ 
che entrano nel mare; Concetto di Pio Secóndo nel libro XI. dellifuoÀ' 
Comcntanj . Q^i^e/nadìnodum terme flitmina quantumuis ampia ^ (£f prof undx^ 
iiomen amittunt Ingreffamare^ ita<s^ do6iores domi clari j ^ inter fuos illufiret 
l{oma?tam adeuntei curiam Ì7iter malora lumina ^nomeny^ lucem amittunt. 
Taccia GiufioLipfio , che nella prima.Centuria, Epifiola vigefimatcrza,! 
reputa Roma citta confula, e turbolenta, e rutta Italia incuita difama^ 
&difcritti,quafiGheiliuoiapcfe non fia fondato ibpra fcrittori ajitichr 
Romani,appreK),& imparato anco da moderni Italiani- Da4Ii Bcroaidi di 
M. Antonio Sabelicojdrtl Mei'óla,dal Calderino,& da altri cóiiiétaron,:'cd* 
Oratori,Pocti,& Hiftorici Romani^dal Biódo,da Póponio Leto,daAnge'» 
lo Polifiano Marcilo Ficino,da Gio.Battifia Egnatio,dal Mcrliano,da Avk 
.dreaFuluioj da Celio Rhodigino, dà Polidoro Virgilio, da Pietro Crini- 
to, da Lilio Giraldi, dal Panuino,dal Sigonio,dal Gucchio,da Pietro Vit* 
lorio,dalliManucci,da FuIuioOriini Romane, & da altn Italiani ofier- 
uaton della Romana antichità, Ipetialmen te da Aleflandroab Alexan- 
diX). Macome puòchiamare Italia incultadifcritti, fetuttele altre rC'=- 
-gioni doppiamente di fcritti lupera, poiché è abondante,& eulta non_# 
lolo nell'antica fua lingua latina, ma anco nella materna volgare,ncca di 
Yani componimenti , & di poefie terk, cukc, & diictteuoli al paro ài an^ 
v^ichi Gi^ci ,6c Latini, & per non andar vagando per lo tempo palfatc^ 
àoggidi ia Roma fòU i\éx ^^crQliujjt? |\pi;*JiaQ ScjaasQdi Caitluiah, Ti r<^ 

' ""' m 



46 ICONOLOGIA 

-no i-Iiftonci,Or.itori, lunrconlulti^Filorolì^e Teologi. tanto culti, <5<^ 
Copio/] di rcritti, che tutte i'altrc iiationi di Icritti poUono confondeie, 
JBeilarminioneliaJb'iJolòlìa, e Teologia, Mantica,c Tolco fi.ngoianrsimi 
jiclla legge , Alcamo Colonna nell'oratoria faculta di naciua f^rcondia Ro- 
»iana,6c il Baromonell'Hiltoria, di cui fi può dire, quello che dei Ro- 
a:aijoV".arronediflèS-Agoflinolib.6.cap.2.della Citta di Dio. Tarn multa 
iegit , yt aiiquid et fcribere yacajje miremur^tam multa fcrlpjìt , juam milita rix 
^Hcm/juam legercpotuij^e credamas . Se fi volelle poi niJinefdre altri Auto- 
lori Italiani, 6^ Romani , che al predente per Roma Hanno nelle Religio- 
ni, nelli Collegij, nelle Cortina cale priuate, lenza dubbio andaremo 
ininliuito,& tanto pili fé voletsimovlcir di Roma, & dilatarciper tutta I 
Italia, laquaie per ogni tempo è ftata ripiena d'huomini li tterati, e vaio- 
rofi , fi come in fpetie Roma. Onde con molta ragioue il Pec--arca fi tie- 
jie buono, d'elicre Italiano , 6^: fi gloria deilere Cittadino Pvom.ano, nel- ', 
la fudetta inuettiua . Sum vero Italus 'Catione, c-r I\pmanus Clnis effeglorior: 
de quo non modo TrmipesyMundicj; Domini gloriati funtffsd y Vaidus ^pojìolasf 
is qui dixit non habcmds Ine mancntem Ciuitatcm , Vrbsrn ì\om.im pat ric-m^ 
fucmfacit . Ma torniamo alla figura, & (cramordella Romana Patna la- 
cerata da certi lunidiofi Autori oltramontani poco a \qi d^uotl , m'ha 
trafportato alle fuc difeie , & lodi , non^ deue a niuno rincrefceiC , per el- 
fere ella patria communc e 

La corona di Gramignaè fimbolo dell'Amor della Patria , laquaie dai*fi 
Xoleua a quel Cittadino > che hauefib liberata la Tatria dallo aflediode ne- 
mici , & taceuafi di Gramigna,pcrche fu olferuato, che ei-a nata nel luo- 
go douc fi trouauano ilnchiufi gliaffediati : fu dal Senato Romano data 
SI Fabio Mafsimo, che nella feconda gueiva Cartaginefe liberò Roma dal- 
lo afledio: 6c era li più nobile, òc. honorato premio, che dar iì potelfcu 
.jid'vn guerriero, conforme all'opera, che maggiore non Ci puòfare3per- 
che chi gioua a tutto il corpo della Patria,gioua a ciafcun Cittadino mem- 
bix) della Patria. Dirò più che chi da ialutead v;i men :t)ro, da ialute a 
tutto il corpo, e pero chi gioua ad vn Cittadino, gioua anco alla Patria, 
perche vtil colà èallaCitta, & eipediente la Ialute d Vn'ottirao, òé gioue- , 
uoie Cittadino , per tal cai^ione , dauafi ancor vn'al tra Co.-ona a chi hauef» , 
ie faluata la vita in battaglia ad vn Cittadino , & faceuafi di quercia, per- 
che da q uell a i più antichi il cibo prendcuano , & in vita W man tencuano, ■ 
Comepiacead'AuloGellio, con tuttoché nelle quiftioni Romane altrC' 
ragioni Plutarco arrechi j Sì che l'Amor della Patria dcuc primieramente 
jn'genere abbracciare tutta la Patria, & fecondariamcntc in Ipetie ognii 
Cittadino per maggior utile^conlòlatione , & quiete della Citta . 

J.1 precipitio vicino alli piedi , con qu^Ii conculca intrepidamente le ar-»! 
ani, fignifica, e he non fi prezza niun pencolo di vita per amor della pa-' 
ma , come Anchuro figlio di Mida Rè di Frigia , & Marco Curtio Roma- 
no, che ipontancamente per dar iàlutc alla patria loro ^i toliero di vua^ 
prccipituidolincllapcfliicraapercura delia tej,v»i^'2c uuJi'altrc che rngc- 

jierjfe 






'DI CESARE RIPJ. 4^ 

iicrofe imprefe hanno fparfo il ianguc per la Patria . Neflorc famolo Ca- 
pitano nella 15. Iliade dJriomero, volendo dar animo a Troiani per com- 
battere contra Greci, propone che il morir per la patria è cola bella . 
augnate contra naues frequcntcs y qui autem refi rum ^ 
VuineratHs > vel percu/Jus mortem y &■ fatum fecittus fuh'ìf 
cJH'Corù'.tur , non eni?nmdeconim pugnanti prò TatriaMori. 
Onde Horatio nella a. Odedelj.lib. diiie. 
Dulcey e^ decorum e/i prò Tatria inori . 
Et Luciano nellEnconomio della patria fcrifTc , che ncUc cflbrtatfoni 
lailitari vale aflai/e 11 dice che la guerra fi piglia per la patria , ni uno farà 
che vdita quefia voce fia per hauer terrore di morte, & di pericolo alcuno 
imcercioche ha efficacia il nome, & la cómemoratione delia Patria, di far 
diuentarevn animo timido, forte, & valorofo,per robJigochefìdeuc, 
& per l'amor , che fé le porta .; incitando anco dallo flimoio della glona, 
che fi acqui ila al proprio nome , alla fua flirpe in vita, & dopò morte , li 
come con dolce canto copiofamente efprimePindaro nel Iflhmi; , Ode 
7.ropra la vittoria di St^fìade Tebano, il cui Zio Materno combatten- 
do mori per la patria . 

e^nimculo cognomini dedit comrfiune oìuusycui mortem zJ^ars ^reo clypeo in^ 
pgnis attulit : [ed honor pnsclaris eius fa6iis ex aduerfo refpondety fciat enim cer- 
tOy quicunque in hac nube grandinem fanguinis a cara "Patria propklfat exitium a 
citiibus depdlens per contrarium exerciticm yjìirpi fé max imam gloria-m accumu^ 
larey<& dum viu^t , e^ cum obierit . Ma per mio auuifo , poco accrefci- 
mento di gloriapotè arrecare Sterpfìade , alla memoria , & nome di fuo 
Zio, perche fenza comparationc alcuna, molto iiiaggior gloria è morir 
peramordella patria , che VLuerenelirfeAeuoli combattimenti Iilhmi;» 
Nemei , Pithii , <& Olimpici cantati da Pindaro , Per qual cagione pen- 
iamo noi che Licurgo legislatore y&cRèàc Lacedemomelì ordma/lcj che 
non fiicolpiffenomedi morto niunom ièpoicri,fe nondi quelli corag- 
gioll huommi , 6l donne, che fufìero honoratair.cnte m battaglia morti 
perla Patria ? Saluo perche riputaua eifere folamente degni di memoria 
quelli che fuflero gloriofamente morti per la Patria. Turboffi alquanto 
Senofonte Filofofo Atheniefe, mentre faceua Sacrifìtio, quando gli fu 
dato nuoua , che Grillo fuo figliuolo era morto , & però leuoilì la corona 
di tefta, haucndopoi dimandc(toinche modo era morto, elìendogliri- 
fpoflo ,chcera morto animofamente in battaglia per la Patria, in telo ciò 
di nuouo fi pofe la corona in capo , & moflrò di fenrire pm allcgi-ezzaper 
lagloria,& valoredel Figliuolo, che dolore perla mortejepci-dita di 
elio» quando nfpofe achigii dièlafuneda noua. DEOSprecatus Jumyvt 
litf mibifìlius non immortalis , ac longeuus ejìet^ cum inccrtum fit anhoc expediat, 
,p^ j! fed vtprobMs e/set acTatrie amator. Tcflo di Plutarco ad Appollonio. 
0\ . Da quelli pait:co]ari \\ può gitdicare -, che l'habito miiicarc , molto b-en 
i-ib^ conucnga all'amor de'ia Patria, frando fempre ogni buon Ciiuldmoallc 
mi] 'Decorrenze pronto ; & arparecchiato di morire con ramic in mr-iorcr 

. ' F la 



4-? 



I CON LOGIA 



Ja fua Patria, opponendoil a qualfiuoglia Tuo publico nemico : & in ver» 
/; come l'amico li conofce a li biibgni,così l'amor della patria.-» non il 
fcorge meglio > che negli vrgenti biibgnidiguerra,oue chi l'amaante- 
pone la falute della Patria > alia propria vita , & ialute . Antico diffi , per- 
che gli antichi hanno dato fingoiare effempio in amar la Patria, cmo- 
/Irato fegni euidenti d'amo e , come gli Horatii , li Decii , & li trecento, 
& fei Fabii fegultati da mille clienti , che tutti generolamente con fama,' 
e gloria loromeiTerola vita perlofuiicerato amore, cheportornoaRo;* 
Jnapatria loro . 




V 



•yfT^MO TIi^CFrOl£ TI{jt^TT^BILE rV ^MOl{EVOLE» 

N Delfino che porti a cauallo un fanciullo. Se bene Pierio Valeria- i 
no per autorità di Paufania-. attnbuifce al Delfino il /imbolo d'ani- 
mo 



«I 



DI CESJRE RIPJ. 4/ 

' ^to pecche in PfofeJene Cittàde Ja Ionia, eflendo chiamato un Deitìna 
per nome Simone da un fanciulJo, lòJeua accoftarfi ai li:o uerfo quello, &: 
accomodarfeglifottoper portarlo a Ilo piaceie, perche fu da quei fan- 
ciullo tolto da le man de Pefcatonj& medicato d'una ferita che gii fecero,, 
non dimeno noi l'attribuiremo ud'animoplaceuole, & trattabLile> turche 
ildelfinoepiaceuoie lierib l'huomo non per in terefle alcuno de benefi- 
ti; riceuuti j o da riceuerfi, ma di fua propria natura, fi come l'ifteiìo Vale* 
nano con fue proprieparoie conferma citando Plutarco in cotalguilà 
tAdmiraturTlutarchus tantamanimalis ijiius humamtateni) sìquidemnon educa-- 
tioneyveliiti canes , 6" equi ^ non y Ila alia neeeffitatcy y eluti eie fbantifanthc" 
raq; c^hones ab hominibus liberati fed genuino quodam affe6iu [fonte funt hu- 
mani generis amatore s , Dunque fé fpontaneamente di naturale affetto 
fonoamatoh del genere h umano, non Ibno per gratitudine de benefitii 
riceuuti,& che iìa il ueroleggelipreflb altri autori che li deliini hanno 
fatto l'ifteifo, che narra Pauiania con altri, da quali non hanno mai riceu« 
to bene/ìtio alcuno, ne beneiìtio chiamerò il buttargli delle miche di pa- 
ne, che per fcherzo fi buttano, enonperalimento, perche il delfino noiB 
ha bifogno di quello, fapendofi procacciare nell'ampio Mare il uitto da fc 
ftefib , e fé ha portato perfone , non l'ha portate per gratitudine , ma per 
piaceuole domeftichezzaj il deliino ha portato uarie perfone indiiieren- 
temente, folo perche è dijiatura piaceuoJe, & trattabile, & amoreuole 
uerfo l'huomo. Perii che "fi referifce da Solino Gap. 17. ouerosi.chc 
nel iito Africano apprcHb Hippone Diarrhita,un delfino fi laflàua toccare 
con le mani , e fpelie uolte portaua fopra delia fchiena tutti coloro , che ci 
uolcuano caualcare , tra gli altri Hauiano Proconlòie de l'Africa egli pro- 
prio io toccò, &runfe d'unguenti odoriferi, ma da la nouitadc gli odo- 
ri fi fiordi , e flette fopra acqua , come mezzo morto, &per molti mefl 
s'ailenne da la folitaconuerlatione, dal che fi comprende, che non per in- 
terefìedi cibarli , ma ioloper piaceuole conuerliitione gh guflaua tratti- 
te con gli Hipponeii . Di più referifce Solino, & Plinio inlien.e nel lib» 
5>. cap. 8- che nel tempo di Auguflo Imperatore vn fanciullo nel Kcgno 
di Campania ad efcò vn delfino con pezzi di pane, e tanto con quello H 
domefticò , che fìcuranriente ne le mani gli pafceua, pigliando da que- 
lla fìcurtà ardire il fanciullo, il delfino lo portò dentro doì Laco Luc-i- 
no > &;^ non folamenie fece quello, ma lo couduflca cauaiJo da JBaia 
per fino à Pozzuolo, & ciò perfeuerò per tanti anni , che n'era giudica- 
to miracolo, ma morendo il fanciullo , il delfino per noppo deluderlo in- 
nanzi a gl'occhi di ciafcLHo morì di dolore , &r q Lello li conferma per 
lettere di Mecenate , &(_ Fabiano . Egcfiderio pei fcriue, che vn'akro 

. fanciullo chiamato Hermia portato medefìmamente a cauallo per alto 
mare da vn Delfino, fu da vna repentina tempella lòmmerfoj& coli mor- 
to, lì Delfino lo riportò a terra , conofcendo efiere flato egli cagione di 
quella iViOrte , non volile più ritornare in mare, niaperpuiiitioi.e volfe 
ancU'e^ii inoiirc Tpiraado ai fecce, poiclic h delfini iubito che tccco- 

f a no 



44 



ICONOLOGIA 



fio ia terra muoiono i Segno in vero di natura piaceuole,trattabiIc,3^ 

ii^ioreuoie . 




DONZELLA gratiofiflima , haucrà il uolto coperto cori un finifsl- 
mo ,e tralparente uelo ,il ueftimento chiaro, & lucente, a gl'ho* 
iKcri vn paroxi'alc 5 & nelJa cima del capo vna ilella =• 

Benché l'anima , come fi dice da Teologi , fia fuftanzà incorporea, & 
immortale, fi rapprefenta nondimeno in quel miglior modo , che l'htio- 
jno legato a quei lenii corporei con l'imaginatione , la può comprendere, 
fcc^ non altrimenti , che fi fogli rapprelentare Iddio, & gì' Angeli, ancor 
che fiano pure fuOanze incorporee. 

Si dipinge donzella gratiolìflima , per cflcr fatta dal Creatore, che ^ 
foxìtz d'ogni bellezza, & perfcttione , à fua fimilitudine. 

Se gli farrelato il Vifo per dinotare, che ella è, come dice S. Agofiina 

nei 



DI CESJRE RIPJ: 4f 

jicllib. (^e (Jefìnit. anim. luftanza inuifibilé agl'occhi humanì, e forma fijH- 
ftantiale del corpo nel q,uale ella non è euidente, faluo che pct certe at- 
tion 1 e (tenori il eomprend e » 

Il veflimento chiaro , & lucente e per dinotare la purità, & perfettio^ 
He della fua ellenza . 

. St le pone la Itella fopra il capo , eflendo che gl'Egittiii fignificalTcm 
con^laflella l'immortalità dell'anima, come referilce Pierio Valeriano 
jicl lib. 44. de' Tuoi leroglifìci . 

L'ali a gl'homeri denotano così l'agilità, e fpiritualità fua/ come anco; 
k due potenze intelletto , e volontà . 

^nima dannata. 

Occorrendo fpelTe volte nello tragedie;, 6C rapprcfcntatiotìi dica- 
fi feguiti ,& finti , fi fpiruuali , come profani , introdurre nel palco 
l'anima di alcuna perfona, fa meftiero hauerluce , come ella il debba vi- 
abilmente introd urre . Per tanto fi dourà rapprefentare in forma, & figa 
rahumana, ritenendo l'effigie del fuo corpo . Sarà nuda, &da fottiliisi- 
jno, & trafparente velo, coperta , come anco fcapigliata , 5;^ iicolor« 
della carnvigione di lionato fcuro, & il velo di color negro » 

L'anima dal corpo feparata , eflendo fpirituale, & incorporea , non ha 
dubbio , che non gii conuieneper fé fieflà figura , & formatione , & altre 
qualità, che alla materia folainen te ftanno attaccate, tuttauia douendo 
queila rapprclentationefarfi obietto de fenfi corporali , fiamo aftretti di 
proporcela auanti fotto forma medefimamente corporea , & accomò« 
dare ancora la cofa intefa al noftro concetto : Dunque fé gli dà la figura 
-humana con quella licenza^ con la quale ordinariamente fi dipingono an- 
cora gl'Angioli, & perche l'anima da forma al corpo , non fi può imagina- 
re, che fia d'altra figura ; fé bene fappiamo ella, come fi è detto di fopra^^pf 
non effere da quelli termini materiali circonfcritta . Riterrà dunque l'ef- 
figie del fuo corpo per elfere riconofciuta , &: per accoftarfi a quello, che 
fcriuono diuerfi Poeti, tra gl'ai tri Virgilio nel 6. Quando fa ch'Enea uà- 
di nell'Inferno , e riconofca molti di quelli , c'hauea cognitione m quefta 
Hita,& Dante nel Gap.^. dell'in ferno. 

Vofcia yciy io yihebhi alcun riconofciutOo 
^\:n Dicefi anco meglio conofcérla, fé gli habbia a dare altri fegnali delli 
fua conditionc, perche taluolta occorrerà rapprefentarla con diuerfi ac- 
cidenti, come per efempio, feritalo in gloria, ò tormentata , &c. Et in-» 
tal cafo fi qualificherà in quella maniera, che fi conuiene allo flato, & con* 
ditionefua. 

Dipmgcfi ignuda per efière cfl'a per fua natura fciolta daogni impedì- 
XJlento corporeo , onde il Petrarca nella canzone Italia mia, così dille . 
(le l'alma ignuda^ e fola. Et in altra canzone il principio della quale,-. 
QKmdoilfuajiemiofidoconforto^ Seguitale dice. Spnoignudoy&c. Etnei 
trionfo della morte cap.r. Ch'hoggimtdofpirtoeìrc, 

Li capelli fparfi giù per gl'homeri non folo dimoilrano l'infelicità ^ & 

jniiena 



46 ÌCONO lOGIJi 

tniieria dcH'anime dannate , ma la perditadel ben della ragione , &dellQ 
in ieiietto . onde Dante nel cap. ^.dell'Inferno, coli dice . 

2(jifem venuti al luog o , ou'io t'ho detto j 

Chevederai le genti dolor ofe ) 

(^h' anno perduto il ben dell intelletto • 
II colore della carnagione , & del velo che la circonda , lignifica la prl* 
wationc della luce , & gratia diuina . Però dilfe Dante nel cap. ^ . parlan- 
do delia forma , & lìto dell'Inferno > che alla porca di quello vi ila icritto* 

lajpite ognifferani^ > ò voi ch'entrate 

HV O M O di mezza età con l'ale a gl'omeri , col capo, il collo, la bar- 
ba , & i capelli pieni di neue , e giaccio , il petto > iU i lìanchi rofli, & 
adorni di varie Ipighe di grano ,le braccia verdi >& piene di più iòrti di 
iìorij le cofcie, OC le gambe con gratia coperte di grappi , & frondi d'vue. 
Invnamano terrà vn ferpe riuolto in giro ,]cheii tenga la coda in boc- 
ca, & nell'altra hauerà vn chiodo . 

~ Si dipinge alato con l'autorità del Petrarca nel trionfo del tempo , ouc 
dice . Che volanlhore , i giorni y gl'anni y e i meft . 

L'anno, fecondo Vviò communoj comincia di Gennaio', quando il 
giaccio, 6c^ le neuifoii-, grandiflime, 6^ perciò gli fi pone laneue_i in 
capo, éc perche la Pnmauera è adorna d'ogni force di fiori , & dheib^<> 
&; le cofe in quel tempo fatte cominciano in vn certo modo a fuegliarfi> 
& tutti fanno più viuacemente le loro operationi , però fi gl'adornanolc 
braccia nel modo fopradetto « 

L'Eflate per effere caldi grandiflìmi, &^le biade tutte mature, fi rapprc- 
fenta col petto, & i fianchi roffi , & con le Ipighe . 

L'vuc nelle gambe > mofli'ano l'Autunno, che è l'ultima parte dell'an- 
fio. Il ferpe pofìo in circolo, che morde la coda è antichiflima figura 
dell'anno , percioche l'anno fi riuolge in fé fleflb , & il principio di un'an- 
no confuma il fine dell'altro, fi come per quel ferpe ridotto in forma di 
circolo fi rode la coda ; onde Virg. nel 2 . della Georg, così diiìe . 
Fronde nemus redit ag ricolis labo r a^us in orbem^ 
9^tq; in fejuaper vefligi-a voluitur unnus , 

Scriue Fefto Pompeo, che gl'antichi Romani ficcauano ogn*anno nel- 
• le mura de i tempii un chiodo , & dal numero di quei chiodi poi numera- 
uano gl'anni , 6«: però fegno dell'anno fi potrà dire che fiano 1 chiodi . 

zy^nno 

HV O M O maturo , alato , per la ragione detta di fopra , fopra un car* 
ro con quattro caualli bianchi, guidato dalle quattro flap ioni , che 
fono parte dell'anno , le quali fi dipingeanno canche di frutti , fecondo 
la diueriita de' tempi . 

ay^T rP E T 1 T e, 

EV R I D I C E , che caminando , vn ferpe gVi morfìchi vn piede, (igni" 
fica,(come nana Pieno Valenano nei liL p 5 <? .^ i xi minano appe ti co^il .j ua- 

ic 



DI CESARE KIT a: 47 

le gì affetti dell'animo ferifcono,& impiagauo > imperoclie i piedi, & mar» 
fìnie il calcagno lono gierogliiìco delle nollre terrene cupidità^ & però ii 
na/lro Saluatore uolle lauare 1 piedi de fuoi difcepoli,accioche da gli affet- 
ti terreni li mondalìb3& punncafle^&aPietrochenon voleuache|lo la-» 
uafie , dille, le 10 non ti kuarò non haurai parte meco, & nella Sacra Gè- 
nefì il legge che Dio dille al ferpente tu tenderai infidie al fuo calcagno . 
Li Greci ancora q|uandofinfero,che Achille da fanciullo attuffato nell'ac- 
que della palude Suge , non poteua in partealcuna elìère ferito, fuor che 
nei piedi, 1 quali non erano flati lauati, io finfero per manifellare che^ 
egli farebbe fiuto perfettamente forte,& ualoroib,fe da propri; affetti non 
fulfe fuperato, & uinto, ne da quello fentimento è lontano quello che di- 
conoche Giafone, quando andaua a torre il uelo d'oro perde una calza_j 
iin un fiume , ilquale folo tra tutti i fiumi del mondo da niuno uento eof- 
ifefo, che uuoi dire, che mentre che feguitaua la virtù , & l'immortalità 
ifu^di qualche parte de fuoi affetti priuo, & Virgilio fcriue , che Didone, 
quando era per morire , fi ÌQ2\zb d'una calza^ con quelle parole , 

l^fa mola-i manibusqi pijs , aitarla iuxta 

Vnum exKta pedem vinclis , in rejìe recin^a^ 

Teftatur moritura deos ? c^ confcià fati, 

Sidera ....;;..., r . * . . 
Et quello fìgnifica,che ella era fpog;liata, e libera del timore della morte/ 
[che è uno affetto lignificato per il piede fcalzo . 
f ^ PiT I F I Z I 0. 

HVOAIO con habito ricamato , & con molto artifitio fatto terrà 
la delira mano pofata fopra vn'Argano>& con il dito indice delia 
jiiniflramano moflri un copello che gli flia a canto pieno d'api, de quali 
fé ne vedrà fopra detta fabrica, & molti volare per aria . 
Si velie d'abito nobile, 6^ artifitiofo perche l'arte e per fé nobilesche 
' f feconda Natura lì può chiamare . 

' ! Si dipinge che tenghi pofata la delira mano fopra l'argano^elfendo quel^ 

io peni quale dimoflriamo l'artilìtio con humana induflria ritrouato,il 

quale vince di gran lunga la natura, & le faccende difficilifsime con poco 

^ , sforzo 'mandate a fine ^dell'argano, & altre machine; Antifone Poeta in 

■ f quelverfoilqual cita Arifloteie nelle Meccaniche cijinfegna, che noi 
?' pervia dell'arte fuperiamo quelle cofe alle quali parcherepugnila fleffa 

i natura della cola, imperò che mouiamo del fuo luogo Edifitij grandlfsi- 
; mi adoperando l'Argano . Moflra_,il copello dell'api , come_; dicemmo, 
• ellendo,che quelli* animali fono il leroglifico dell'artifitio, & della di- 
1 ligenza, e però ben diffe Salomone. 

I ,Vade ad apem , & dlfce ab ea cjuam lahoriofa fit operatrix . E Virgilio anche 

egh elegantemente defcriuel'artifitio ,& induflria de l'api nel prim.o del* 

le Eneide & pm copiofamente nel 4. della Georgica , cominciando dal 

' principio a cui rimeltoal Lettore, perche anderei trcppo a lungo, balli 

■ \ clire^.che volendo cantare de i'arcifitio,cinduflrja naturale de l'api Vir- 
^1 gilio 



U 



4^ ^ICONOLOGIA 




gilio inulta Mecenate advdire cantare di tal materia, come di cofe gmnde 
& mirabile. 

€^dmirandi tihi leuU'imfpc^acuU rerum 
M^tgnanimosq; duces totw.fque ordine gcntis 
iJH'oresy&fiiidiayC^Topidos j <^Trdia dicami 
^ I^C H I T E T T f\ ^^. 

DONNA di matura età con ic braccia ignude , & con la verte di co^ 
lor cajigiantCjtcnga in vna mano l'arch i pendolo, & \ì com palio con 
vn fquadro , nell'altra tenga vna carta , doui? fìà diiegnata la pianta d vn 
palazzo con alcuni «umcri attorno . 

Dice Viti uuio nel principio deliupera Tua, che l'Architettura è fcien- 
2a,cioc cognitione àa vane cognitioni onivita;, per mezzo della qualo 
tutte l'opere delle altre arci lì perfeccionano . £t Piatone ^dczw^ , che gli 

?.rchitetci 



DI CESARE RIPJ. 4^ 

architetti fono jbpraf^anti a quelli , che l'efercitano negrarti/ìtij , talch-e 
iè fuo proprio joffitio fra l'arti d'infegnare ,dano;lrarc , diftinguc.e, deicri- 
iiere , limi tare , gì udicare , ò^T apprendere l'altre il luodo .da efla . Però è 
fola partecipe di documenti d'Aritmetica, & di Gcometna, dalle quali, 
come ancor dille Daniel ne luoi Comn.entarii,cpn'artificio prende la 
fua nobiltà. Per quefla cagione tiene laiquadra,,& il ccmpalfojiflro- 
jixnti.della Geometria , & iniimeri , che aprartengoBO aH'Aritmeticaj.fi 
fanno intorno allapianta d'Architettura, che efla tiene nell'ai tm mano. 
L'archipendolo, ouero per} endicolo ci dichiara ,<:lie il buono Architet- 
to deue haL:er lempre l'occhio alla conlìderatione del centro, ndaLqua.'c 
iì regola la pofìticnedurabile.di tutLelcccfe , che hanno granita, come fi 
Vede chiaro iji tal prcfpflione per libello mgegnodel Sig. Caiialicro Do- 
jTiCnico Fontana,e di Cario Maderno, huomiim di gran •giudj.tio,& di va- 
Jore,lalìando da parte molt'altri,che ion degni di mag-gjcr lode della mia» 
Et fi dipinge d £tà matura , per moflrare i'efperienza della virilità con l'al- 
tezza dell'opere difficili, &la_, ve/ledi cangiante è la concorde varietà 
<delJc cofe,<he diletta in q ueft'arte all'occhio , come airorecchio^iletta- 
jio le voci Ipnore .nell'arte mulìcale. 

Le braccia ignLde moflrano l'attione^ che fa all'A rcJiltcttura ritenere 
il nome d'arac , o d'artificio- 

^ I^D I B, E 4iSì€ e<f g ^t^ 2V1, ? M ^9 
^■generofo. 

VNGiouancdif!aturarofcufta, e fiera in vifo,li2iierà il de'^rotee^ 
cioarmatocol quale cacci per forza <roji_. gagliarda .attituf^ine M_a 
lingua ad vn granLeone,cfcegli fìiafotto le ginocchia.. Il reflanre 4ÌeS 
icorpo làrà diiàrmato , & in molte parti ignudo. Il che allude al genero- 
ibardiredi Lifimacofiglmolo.d'A^atock nobile di Macedonia , & vn de 
fucceflbri d'Alefiandro Magno, che per hai cr datoli velenoal fuo M?e- 
ftroCalliftene iìlofofo, dimandatoli da lui per Jcuarfi dalla miferla del- 
la 'prigionia ,in cui rh,aue,ua_^ confinato AlelTandx-o ; fu datoadiiion « 
sid vn leone , ma con l'ingegno fuperò la fiera , &: cmfidatofì nella fua for 
za, il deliro braccio , che egli fegretamente s'eraarmato , crocciò inboc- 
ca al leone , & dalla gola li ti-afie per forza la li.nrua^ rcf^ardcne la f c:a^ 
{Ibitamente morta- Per lociiale fatto fu da indi inroinel nuncrdc 
p;ù cari del He AlefTandro ,&: ciògli fufcalaper Cali eri roie^TodelM 
flati, &airetcrnità della ^.lor'a. Volendo rapprelèntareqi'efa fp rsi à 
caL.allom<iiialchcmarcherata, o inaltro, fé gli farà lalinguain n:^^o^^ 
3Ì leone morto fopi-a il cimiero.» 

H^'o.mo :armato Al tutte le a/mi , ò fia a c'auallo , ò a ple^I con la C^iAz 
XielU deflramano, intornoalcuale vi farà qLelo motto- 
P £ R T E L A P E R H O S T E S - 
Kela ij.J<Tra mano vno feudo, oLCi'lia icolpito, od.pinto vnC_. 3- 
]iero,checo*.aaLut,a brigUa cont/o ii,-x lanciere d*i£ ncnici eoo a* 

G n^ino 



so 



I CON LOGIA 



nimoò di fcamparc combatiendoyO di reiiar morto valorofamcntc fri 
i nemici . Ei lacorno all'orlo di detto feudo viiàra fcritco quel veriodi* 
Vi .giiic) : rmfalus vifiis , nullam fperare fulutern . 

Quello, che noi dtCìamo vltimo , e necej.ario ardire , è vna certa fpc* 




fkcfi tortezza impròpria co/i detta da A risotele? perche può cfrcrc, 
fuol CiTe/e porto in ope.a ordinariamente , o pe: acquiilo d honore , o per 
timore di ma'e auuenirCjO per opera dell'irajO della iperanza , o per la po- 
ca confider^zione dell'imminente pencolo > nonpcr amordi quello uc-» 
rO) e beilo >che è fine delia virtù. rarmatur25& laipadacol motto,mortia- 
jio, che gran reiflenza è necelikriisima in ogni pericolo. -Et. o feudo 
colGaualiero, che corre conti-a i nemici, mofira quello, chehabbiama 
dc:r-j,)a dii'peratione efie; molte uoiie cagione dk faiute^ ma ikì;i ucra , & 
pcifctu for;c22a, QÓiìità è detto , 



* 



DICESJRERIPJ. ji 

ARTE, 

MATRONA con vna manouelIa,& vna licua nella mano defìra , fic 
nella tìiiirtra con una liaiiima ài fuocc. 

Tutte l'urti che ulano inOrumenti, & machine (che fonomoJtc) ridu- 
cono la forza deiJe loro proue alk d.nioflratiorie àz\ circolo , e du efio ri- 
ceuono >e loro ng.oni , & il loro fì*;bilin.eiito , & \ ero li dipinge 1 A rtc_4 
con la n:c.nc Lelìa__. , & con_. la liei a , le quali h;;nno Ja for^a loro d;;]la bi- 
lancia, & ciucila Thu dui cuccio , cerne icfiue Anfloieienel iib;'o delie-i 
Meccaniche . 

La fiamma àiL\ fuoco fi pone , come iftrumcnto pnncipa'e delle cofc 
irtificiole : perche confoiidando,o UiOiL^Icando le nia:ene> le la i^ab .* -d 
cfie/e adopei-aie dali'hucn-o m molti cf.£rcinj indufìnciì, 

DOnna vefìita à\ verde, nella mano dritta tiene vn pennello, -Si vn xar 
pello,& con la finiftra vn palo htto in terra , alc^u^le vi fia legata vn* 
f iantar.ncora nouella, & tencia , 

^ W pennello, & Jo fcarpello fignificano l'imitationc della natura^chc par 
ticolani.enie fi vede efpreflà nei dipingere , & nello Scolpire; ilchc fi mc« 
ftra nel pennello , & nello fcarpello , & perche in alcune altre non imita» 
ma fupplifce ai difetti dcfia,come nel! Agricoltura particnlare,peròvi 
8 -ggiugne il palo fitto in terra , quale con U ÌXì^ drittua fa che per vigof 
dall'arte crefca li iorto,& tenero arbufcello , 

ARME. 
fome depìnte in Tirenxe dal Cjran Duca Terdwando . ! 

HV O M Ò arniato,d afpetto tremendo,ccn 1 elmo in capo,con la de- 
lira mano tiene vn tronco ài lancia pofato alia cofcia , 6: con la fini* 
fìia vno icudo,in mezzo del quale vi è depinuvnatei^adiJupo. 

Eilendo quefta f gura CnTiiÌQ a quella di Mane fi potru intendere per eC» 
fa ranne , come Dio d efib. 

^^ KK.0 Cj ^ 1^,2 ^, 

DONNA veflita del color di verderi-ii.e, h::uerà Ib^'ecchie d'afono, 
terrà lotto il bi*accio finiftro vn pauoix , & con la defìra mano alta 
mofirera il dito indice . 

LArroganzaè vitiodxcoloro,chcfe bene fi conolcono di poco vaio* 
re, nondimeno per parere afiai prellò a gli altri, pighanoil carico d mi- 
prefe difficili , & d importanza , & ciò d.ce S. Tomiiirdò 2-?. ou. r 1 2. art. i. 




dono in poco giud itio . 

Il raucne fignifica l'arroganza efierc vna fp etie di fuperbin , 5: il dito 
altoicflinatioiie di manteucrc la propna opinione qu^iiLuiique l^Hx,^ 
d..icon:mun parer lontana, J>nr.iij.d lii' ojlo j6. iprc^-ca doaitiui. Et 
c( s" ancora dipingciiano gli antichi la Pemnacia, che è ..ur.fi vaa co^à 
fi.cclc.l.:.-coiii'^r;noran2a. ij 2 ' UB^.X^ 



jz ICONOLOGIA 

e^ i^ ^€ 7(^1 (t^. 

VN Ji vaga , e beila donna ,con.vna ura doppiadi quindici corde inu- 
mano , in capo hauera vna coronacon lette gioie tutte vguali,il 
vellimento è di ièctecolori , guarnito d oro , & di diuerie gioie . 
e^ i^ / T M E T I C e^«- 

DONNA di bello arpettoynella-dblliTunano tiene vn: vncino di fer 
ro , nella-fiinili-a vna tauoia imbiancata ,.-& neliellrenio del velli-' 
mentovifai-àfcrittoPAR.&IMPAR.- 

Labellezzaiàra indi tio della perfettione de i numeri, dei quali ere- 
©euanoalcuni Filorofì, che tutte le cole fi componelFero ,& Dio dal qua- 
le non può proceder col3,-che non iia^perfetta,; il tutto fece in numero , in 
jcib r S: in miìuta , & quello è li vero l'oggetto dell'Aritmetica . 

L! vncino di ferro, & la tauola imbiancata dimoftrano,- che con quelli 
flVomenti- li- sàia: cagioneiadiueril generi d'elTe.eV & le coie coinpoil&rf 
per lo numero , pelò , & miiura- de gii Elementi .- 

Ilmotto P^r, c^ impar àicWid^tò. che corafia quella che da tutta- la di*- 
uiei-iitade gli accidenti a quell'arte , & tutte le diaiolìrationi .- 

QL^ritmetica.- 
p N N A , che in amSedue le mani tengavnaTauola da numeri /&^ 
vn'altra.viano ai piedi per terra e- 

e;^ S T I 2^ E 7^ Z e^.'- 

O N N A , che con- la delira iiiuno h icrri la bocca , & con l'altra mo*' 
fili alcuneviuandè delicate, con vn mott), chedicao- 
NON VTOR NE.AJBVTARc 
Vèr mofti^re",.che il mangiare cole delicate fa fpeiro, & facilmente pre*- 
c^ipitare in_,' qualche errore', come ralLeneriene fa la^meiite più atta alla 
<33ntemplatione, & il corpo più pronto all'opere della virtù,,& per^j di- 
«efi eircr l'aftinenzavna regolata moderationé de' cibi ,. quanto sappartic- 
neallafanita ^ necelsità , qualitàdeile penòne , che- porca airaiumo- eie- 
uatione di mente, viuacita d'in belletto,. &> fermezza di memoria, & al 
(Eorpo lànita , come bene inoltra Horatio nella Sat.-2 . lib. 2\ cosi diceìido» 
•>fuipe nunc y ictus tewiisyquie.quantaq,fecum of^^erat in primis yyakasbeney 
nam varia res Vt noceanthommi e redas memor illiks efc<& O^a ftmplex oli?n 
mbi fedèrity^t/imnl a/Jfs tJ^fcueris'elixa'frmidconchyliamrdis:' Ùulciafe 
■in hilcm vertent jìomai hooj.ti^multum lenta feret piti- it'.i rides vf fallidus ontnis 
((lanadefurgat' diibia f* riuin corpus onkfium HeHerìiii VitijS'a?iimnm quoqìpr^" 
j ranatvna ^tq;. affigit hurno ditiin<£ pitrticuiam aune o^iter vbi di£io citius 
mirata fopori tJ^VCernbra dedit: vegetus prxfcriptaad mumajìirgit.- 

t^ S S T D F I T z^ 
Come dipìnta nella [ala de SgiuT^ri nelTalai^ di 7\(;5'. 
"^ J^A Vecchia , la quale tiene con ambe le mani vn tempo d'horolo* 
; %' gio > Si a canto vi à un ico^ìio circondato da un ramo d'edera » 

ASTRO- 



DI CESARE RIVA. s^ 

^ S T B^O L g 1 t^. 

DONNA ueftita di color celdtecon una corona di ftelle in capo,' 
porterà alle Ipalle l'ali j nella delira mano terrà un fcettro , nella lì- 
Jjiitra una sfera , & a canto un'Aquila . 

Aicrologiacheè parola uenuta dal Greco rfuona' nella noftra lingua 
ragionamento di Itelle , le quali fi confìderano in queiVarte , come cagio- 
ni de gl'cflecti contingenti deiriiuomo, o della natura . 

Et dipingeiì di color celefte, perche nel Cielo itanno tìfle le ftelle, & dì 
la SII eiercitano la forza loro , & permoftrare difficultà dell'apprenfioni 
per la tanta lontananza le fi fanno l'ali,- le quali ancora fouente non ba- 
llano, & per quel to mede fimo ui fi fa l'Aquila. 

Lo Scettro dimoftra, che le ftelle in un certo modo hanno fpetie di do- 
minio ibpra li corpi fublunan , &c^ cpn quello rifpetto fono confiderator 
dall' Aftrologo. 

DOnna veflita di color ceruleo, con i'Aflrolabio, Sc con vn libro pie- 
no di a^Wc , & ligure Aftronomiche , & vn quadrante, & altri ftro- 
menti appartenenti alì'Afirologia,a gl'homeri haurà l'ali, per dimoftrare> 
che ella fta fcrnprc con ilpeiiiieroleuato in alto per faperc, & intender le 
cofe cclefii . 

éy^rologia^ .• 

DOnna veilita di color ceruleo, haurà l'ali à gl'homeri , nella deflra.»^ 
mano terrà vn compalfo , & nella finiflra vn globo celelle . 
Vqìì(iìì di color ceruleo, per dimaflrare , che quefli^ fcienza è polla 
nella contemplati one de' corpi celélli. 

Le Ci dipinge in mano il globo celefte , con il compaflb, per effer pro- 
prio fuo iì miiurarc i Cieli , & confiderare le mifure de' loro mouimcnti, 
& le ali a gl'homeri Ci pongono per la ragìonegià detta ^ 

i^ S T V T 1 ^ I Ti^g e^ 2\CX ^ V L E, 

DONNA veftita di pelle di volpe , e farad! carnagione molto roflà," 
tenendo vna fcimia fotto il braccio* 

L'Aftutia come dice S.Tommafo 2.2.qu.^5. art.^. è vn vitiodi coloro, 
che per confeguire quel che defiderano,fi vagliano de' mezzi non conuc- 
neuoli, però fi dipingerà veftita di pelle di volpe, cflendo quell'animale 
allutifiìmo, & per tale ancora è conofciuto da Efopo nelle lue fauole , a- 
doprato in queftopropofito molte volte. Della fcimia fcriue Ariftotile 
neli'hiftorie de gl'animali è allutifsima . 

La carnagione rofla per detto dei medefimo AriftJib. 4. de Fifonomia 
cap.io. Significa aflutia, perche il bollimento di fangue iempre genera-# 
nuoui mollri nell'anima , facendo nell'huomo il fangue quello , che fa il 
fuoco nel mondo,ilquale fcmpre flando in moto, confuma tutte k cof;;^ 
combuftibili ^ auuicmandofi ad elio . 

G I AVA- 



J-4- 



ICONOLOGIA 



'iy^ V ^ B^I r l ex/. 

DONNA pallida,8<f bf utu con capelli negri , farà macilente , & Ì0 
liabito di ierua,& le (i legga in fronte la parala (Thtos) cioè Pluto 
ilquale fu creduta Dio delle ricchezze. Sarà cinta di vna catena d'oro, 
irahendofene dietro per teT/a gran parte. Mollrera le mammelle ignu- 
de piemie di iac.C;6^ iuuerÀ vn fanciuJlino quali dt dietro , magra, éi di 




firaccinon abaf!an2ave/ìito,chccon la dcftramoftri di fcacciarlo , per 
non dargiiii latte delie inammelie,alie quali haucra la man /ìniilra in it- 
to di tenerle ftrctte. 

Pallida fi dipinge , perche H'impallidifcc il continuo penderò Ai accu- 
mular teibro con appetito infatiabilc di fare fuo tutto quello, che è di al- 
tri fenza liaucrrigiiardo,o a forza di leggi, o a conucnienza di fort^ 
alcuna^ 

E axicoi^ la psllidczsa effetto di umore ^ ilguak flà femprc abondAii*; 



1:>ICESJRERIPJ. SJ- 

tlfslmb nelle v-^tlcere dcilhLomoauaro, non fi e dando d'aie uno, & Hiolté 
volte a pena di le mcdeJimo per la gelofia , che ha di non perdere vna mi- 
jinna pitrticelia d. queiiojcitc poii.ede . 

L'habito feruiie,o<: iòzzo,^^ la catena d'oro acconcia nella maniera che 
tJicemmO;è legno manifellv. deii'ignobiÌ€,& yilieruiiù dcll'auaro. 

La feruta della frontc,ci dichiara, chel'huonioauarointuttele Tue at* 
tioni fi fcuGpr-epcr<;jLeilo,clic è^ne fi sa celare m aìciips. colà .E, per ofTcr- 
uarll quello coftiiuie i^e gli Ichiaui,!] moftra la coiididcrÀC de gl'au^dinae- 
«Jclìmamente ichiaui della ricchezza . 

La catena dbrojche lì iirad.eiro^ci mGflra,chc i teibri,& le gran facoJ- 
tà, a chi ben confiderà > fono pcio faticofilhaiO > & in.prccio n.ojio noio- 
l0j& il fanciullo fcacciaco moiliuj ciie non è alcuno veraji.ente auaro,chc 
non Ila mlìcaic crudele . £c ciiendo la Alaefta<li Eiofolita d arricchire 
più rvno, che 1 altro, acciò non n^anchi j'occaiìone d operare viituofa- 
mente in tutti li lìatijiecoiidù la vocutioiie di cialcuno, l'auaro preucrten- 
doqucftOi:dmc,i.iùxQftoiafcia marcire coxi ingordi difegni quello che 
,Jià>che l'adopci-arlo^ lòuuenifficufodc'i/ifogiioll- 

DOnnamal veftita,fcapigliatay& icalza,nella de/Ira mano terrà vn fo^ 
fyo,6^' con la CmiHu yna borfa ferrata . 
L'Auaritia è vno sficnato appetito d'huuerejcome dice S^ Agoftino. lihj 
5 .de lib. Arbitrio , che non celia mai di coprire con grofib velo il vifo alla 
j:agionej& con diiiiiàta forza Ipezzail freno della temperanza, & non ha- 
iiendo riguardo a virxù alcuna , tranfmuta i cuori pietofi in crudeli , 6^ li 
fa vniuerlal g.uaflatnce deile virtù- 

Coulì/le lAuaritia principalmente in tre cofe? prima in defìderare più 
4Jel conueneuole la roba d'altri > perche la propna ftia intiera , SxT però le 
ii dipinge il rofpo,nella delira mano,ilquale,tutto che habbia grandifsima 
copiadeila teiTa,deiia quale lì paice,, nondimeno fempretemcj &il alie- 
ne di q.uelIa,deiìdsrandone"fempre più. 

Coniilìeiecondariaffienteinacquiftarc per vie indirette più di quello 
che liconuieae,non hauendo nguardononlbioa difagi ,& inccn.n-odi 
(ancorché grandilTimi fieno) ma alla propria vita, ch^ però fi rappreienta 
mal velli lajfcapigliata , 6c_. fcalza,onde il Pctrarcha nel Sonetto 1 58. co/ì 
difie. (Jamelauaro^ che n cercar teforo (on diletto tuff ::nno difacerba. 

Vitimamenteconfiìle in ritenere tenacemciite le colè fue,& perciò li 
rappreienta nella borfa ferrata - 

t^tiarltìiL 

DCnna vecchia pallida , & magra, che ncIFalpctto molìri affanno , 5^ 
maiiiicoma,a canto haurà vn lupo magri/ììmo, & a guila d'idropico 
hauera il corpo molto graride,&: 1-òpni vi xerra vna m.ino , per legr.o d. d > 
loxe^Ckc^.n l'altra tenga vna boria legata^ & llretta^ ncihquaiC uAn coix^ 
^iviid^isi il. a alien tiene , 

iliupo , cerne liccojua ChriUoilmo Limdinoj è aniiì:ale auido , e vena» 



sg ICONOLOGIA 

ce } li quale non folamentc fa preda aperta dell'altrui , ma ancora con ag 
guatij&infidiefurtiuamente^ò.: fé none fcoperto da pallori, oda cani 
non cella iino a tanto , che tutto ù gregge rimanga morto, dubitando fem« 
pre di non hauere preda a bafìanza , cosi i'auaro hora con fraude,& ingan- 
no, hora con aperte rapine toglie l'altrui , ne peròpuò .accumular tanto* 
che la voglia fi fatii. 

Dipingefi a guifa dell'idropico; perche, il come quefto non ammorza 
mai la fete per lo bere , ma l'accrefce , così l'auaritia tanto crefce iieli'huo* 
mo, quanto crefcano i tefori , però diffe Oratio nell'Ode. 2. lib.2. 
(/refcit indulgens fili dirus hydrops Fiigerit venis , dr aqiiofus albo 
2^c fitim pellit :, nifi caufa morbi (0 rpo re languo r . 

'£t San_, Gregorio nelli Morali 14. cosi dice anch'egli fopra_. di ciòf 
Omnis anarus expotufttim multiplicat qui curri euy qua appetit adeptus fuerit^ad oh 
tinenda alia amplius anhelat . Et Seneca ancora ; n^uaro decH) tam quodhahetf 
qt'.amquod non habet , 

La magrezza», del lupo nota Tinfatiabile appetito delfauaro , &rin- 
conueniente tenacità della roba , che pofsiede . Onde Dante nel primo 
capitolo parlando dell'Inferno così dice : Et ha natura fi maluagiay e ria. 
Che mainon empie labramofa voglia Et doppopafio hapiùfamey chepria-^ . 

Si fa con la borfa ferrata, godendo più nei guardarci panari, come> 
cofadipintaperdiletto,chein_, adoperarli come vtile per necfsità, 6^ 
molto a propofitomi pare in queftaoccafione l'Epigramma di Monfignor 
Barberino Chierico di Camera, & hora meri tifsimo Cardinale di nobiltà^ 
valore , fpecchio, & ornamentoal fecolnoftro . 

Vt parcas opihus , tibi quid nonparcis ; an vnquam v^ugendi cenfus terminui 
•pìlus erit? De fine diuitias fuluo cumulare metallo Tam tibi deejì , quod habesj 
ijuam quod habere nequisy Quid tamobduras toties-y quid *Tontice ta£Ìas^ 
'^on nifi quifrugi ejì , pofsidet ullus opes Tu mihi diues eris ) qui nequo tempore 
fartis biuitijs egeas p Tontice femper eges , 

i^uaritia, 

Sldipingeda gli antichi Tantalo in vn fiume coperto dall'acqua_> fino 
alla gola, al qual fopra la tella pende vn'albero carico di frutti, in^ 
modo ch'egli non pofla arriuare con le mani à i frutti per fatiar la famc^^ 
jie al fiume per fmorzarfi la fete , fecondo il detto d'Oratio . 
Tantalus ,à labris fitiens fugientia captat-y Flumina ; con q ut\ che feguc,& fi- 
mi 1 mente Petronio Poeta, come referifce Pierio Valeriano nellibro55<. 
n ella parola pcdes così dice 

'ì^ec bibìt inter aquasy nec poma patentia carpii . Tantalus infelixyquemfua vota 
fr.'^munt. Diuitis hac magni facies erit omnia latèy S^ritenet (^ ficco concth 
^uit orefamem» 

9^uarltia .. 

DONNA vecchia yefli'a dliabito rotto, 6i flracciato in più hio^hi, fi- 
nì magra, & di colorpallido,teiT;i con la man deflra vna tenaglia 
&4li'Fnadcliegambe hauerayafejrroiìiiiil^a^Lidio degli rdiiaiiijcon^ 




DI CESARE RIP J, S7 

ia catena in modo , che Ja ilrafcini per terra , & con la finift 2 mano s'ap- 
poggia ad vna Arpia , Ja quale ftia in atto di lanciar/i . 

Auaritiaè immoderata cupidigia, & fete di hauere , la quale genera_j. 
Jiell'auaro crudeltà, inganno, dilcordia, ingratitudine, tradimcnro ,& 
lo toglie in tu Ito dalla Giuflitia, Carità , f ede^. Pietà, &: da ogni virxù 
morale, & Chrilliana o 

Vecchia iì dipinge , perche non foJo regna più l'Auaritia ne ^vecchi : 
ma fi chiama madre di tu tte le fcelleratezze , e Claudiano nel iibroiè^pn* 
do Stiliconis , di lei così dice . 

jtt^rìmum fcelerum mater^ &c. 

Ilveftimento rotto, & tracciato ne dimoflra,chc tanto ne gli animi 

auari pofTa quefla diabolica peftc_^, chequelloche l'Auaritia ruba a gli 

altri, lo toglie anco a fé fleflà, onde nell'iflefla abbondanza rimane piìg 

pouero d'ogni mendicojperciò Oratio nel primo libro dell'Epillole dice,*. 

Semperauarus egct. 

L'efler magra >& pallida altro non dinota che la contìnua, &infatiabi£ 
fame j per laquale gl'infelici inclinati aH'auaritia continuamente fono) 
tormentati , 

La tenaglia,che tiene con la deftra manomoflra5che si come detto iftra> 
mento Hringe^e tira fempre a sé , coli è la peruerfa natura dell'empio aua«» 
jrojilquale non iafciamaioccafione? che non facci il medellmo effetto^ 
non guardandone flato,ncconditionedi guai fi voglia perfona. 

Gli a dipinge a canto I!arpiajeflendo il vera /Imbolo dell'auaritia, per- 
cioche arpia in greco volgarmente fuona rapire . 

lì ferro,6i la catena alla gamba nella guii^^-icht hauiam detto, denota l*a 
liaritiaeffèrfchiaua non folo della roba, ma ancora de' demoni;, come 
tefiifica S.Paclo ad Ephef cap.5 .& ad Coloff.cap. _j . dicendo : z^uarìtk ejè 
.idolo rum fé ruttus . 

^^ F D «^ C 7 <L^, 

DONNA veflita di roirc,& verde^haurà la fronte torbida, flando m 
atto di gettare a terra vna gran colonna di marmo, fòpra alla quale 
iipofivn'edifitio. 

L'audacia è contraria alla timidità,6:c vitiodi coloro, che pococonil- 
derano la diffìcultà d'alcune grandi attioni,^ troppodelk loro forze prc 
fumendofì, s'auuilìmo di recarleageuol mente a iìne^ Però è figurata per 
vna gio uiine,che tenti con le fue forze di mandare a terra vna ben fonda- 
ta colon na<. 

Il vefiimento rolToj^ verde fignifica audacia, come anco la fronte £or- 
bida,cofi dice Arifiotele de phificgnomoniaal nono Capitolo ^ 
U V g V I^ I O B V O ^ 
Secondo l'opinion de (jentili. 

VN GiouanettOj c'habbia vna (iella in cimadelc3po,in braccio tcii' 
gàVYì ciglio,^ fia veflito di verde colore, che figniiìcaaugunojpcr- 
€Ìocli€ xhQìù w; -quando veidcggano,pix)ni£t£oiiO bnona copia di frotrj- 



ìtS ì C N L G 1 .4 

Pierio ValcrIanonel44. libro diccoche quelli che uiuicamcn te adopera* 
nano gli Auguri!, confcxinauaiio^- chela ftei la è Icmp re legno di prolpe- 
nca, &difeijice lucceiio. Dei Ci^nodii^eVi/giiio nei prjmo deli Encida 
'ì^frnfta^y^ugunumvanidociitrefarcntes t^jpicebls fenos Utantes agmine 
lygnos. Però il noi Clinftiani non è lecito credere alie vaxiitu degl'auguni^ 
augurio cat tìu o . Scc ondo Uir.t:dtjrùia oplalone , 

HVOMO vecchio, veftito del coleriche hanno le iogììt > quando 
l'albero da legno di feccaelì , in mano terra vna doimoia , od per 
Tana dalla fìiiifii-a banda vna cornacchia . 

II color del veftitodimoflra, ch£ il c;.ttiuo augurio fi Aima, che venga 
j>er la viciaanza di qualche mal (òpraftante :, come le foglie de gJi alberi, 
che perdon'il colore q.Làdo il £ì;óco pcide le virtù^ della dónola d.he 1 Aie. 
Hukquid agis mujielatibifi oc.c:urrat;,omittCi Signa mainine Jortis bejlia praua 
gerit. Il niCdeiìiTiO fig;n;lìca la cornacchia>perj d.He Virgilio riciia Buc- 
colica . S£pe finiftra caua p •a.diXit ah ilice Cornix , 

Si potria ancora porre in luogo di quefla il barbagianni, quale feconda 
puidio ) è vccello apportatore in ogni luogo <ìi tr,/tifs>imo augunu . 

^^ F g y III 0. 

"T^ìl'.t tSifidaglia d'Adriano , fecondo i Ccntlli . ' 

HVOMO lii piedi , che i-nguardi vnVcc-clio =, che voli peraria, Sr con 
vna mano tenga il lituo augurale, il quale era vna verga curua, delia 
quaiecosì dice Celilo al cap. 8- àtì lib. 5. Utuustfl yirga breuis yiupa.rte 
qua ì-abv-^ior cfl incurp.us^ qiM^ugures ytuntur . ■ , 

£con elfo gl'augun fedenti difegnauano i tempii a gl'vccdlij ài cui Ci- 
cerone fa mcntioiienel lib. 2. de Diuinatione : Oifjd lituus ijìevcjìer, quoi 
clarifsimum eH infigne auguratus , ynde yobis cjì fraduusp h^mpe £0 l^mi.lks rg 
ligiones direxit , ti^m cum F'rbem.condidlty &c* 

LVccel'-Oj che vola p^r l'aria dinota, comcgl'augiiri , & l'ofHtio deli'au 
gurato,apprclIbi Konvani riceLetteroi nomi da' gcfli degli vccelli, con- 
ciofia coia,che dal canto, &geiìi, nel volar loro olìeruati horain queda, 
choi-a in cueiraltra_, parte d^a coloro , che erano deputati a cotal fa- 
ce;dotio , erano foliti d'indouinare , cioè quelli che iì prepamuano ad 
alcnnsL-.coia pub]ica,odi partire fuoi*a della Citta, ouero, che volei- 
lero eficrcitare bene ; & dirutamente alcun Magifirato, al quale ^ffi era- 
no deputati . 

*^ V 1^0 B^f^. 
^ TN A fanciulla a?ata di color incarnato convn manto giallo in dof^ 

V fo jhaueram mano viiakccrna fatta all'antica acceca.., flarà a fe- 
dero lo pra il PegafocauaJlo alato, perche da Homerom più luoghi ella 
èchiamau(Krckop//7/oj) che vuol due velata di giallc,fì come nota Eufta- 
tio Coniiiicntiitore didomeix) nelj.Iib.dcli'odiCea^&ViigiiioriCiiùoi 
iLpigrammidice. 

i^HYorA Oceanum crocco velamìne fulgsns Lìquit . 

Ed 



2)7 CESARE RIPJl 

Ed Ouidionelj. lib.de arie amandi notali colore incarnato, diccndoJ 
T^c cephatus rofca prada pudenda Z)c^ . 
Ed il mede fimo Eaiiatio nel luogo Ibpradctto dice, che ella Va in fui ra 
ualloPcgaleo per la velocita, & perche l'aurora è molto amica dc'pociì^ 
& defta gli ipiriti a' capricci ingegnofi , & piaceuoli . 

Glouinetta alata per la velocità delluo moto, che toflo rparifcc, di 
color mcarnato con manto giallo, nel braccio fìniftro vn cedclla 
pie no di vani tìori , & nella ileiia maao tiene vna iìaccoletta accera,& tou 
la delira fparge fiori - 




-rie 



€^ y r ^i t a ó T T É s T Q^. 



VN A Matrona,chc redcndo,foprVna nobil ledia, fia verità d'hablt» 
riCco, & lòntuolo fregiato tutto di varie gioie di grande flima, con 
'kddlri mano aJ;ijii*itenghi duo cliiaui deuatc peonia fmiiLìivn icetcr» 



66 ICONOLOGIA 

& da viia banda vi iicao libri, & dcill'alcra diuerle armi . 

Si rapprelenta Matrona , perche Teca matura ha inTe prop ìamentc au* 
tonta f onde Cicerone nel libro de Seneftute dice : z^pex autem Sene^u- 
tis cjì aiiCiontasy 6c^ poco dopo foggiunge j Hahet fenetìus bonorata prafer^ 
tim tantam auHoritatemyPt ea pliirisjìt , quam omncs voluptates > 6c^ ciò pnn* 
cipahneate perlapradenza , & molto iapere> che in cfTa fi ritroua > dicen- 
do la Sacra Scrittura in lob > al cap. 12. In antiquis ejì fapiie-ntiayi^'in multo 
tempore pmdemia 5 onde auuienCjche.'^i/ parendum muenes yad imperandumjc^ 
nss flint accommodati^comediceVliit. in ToL 

Si dipinge fedendo, perche il federe è proprio de' PrincipijC Magiftrati, 
per ilqualattofi moftraautLorità,& infieme quiete, e tranquillità d'ani- 
mo,percioche lecofe,che ricercano grauitcà>non fi deuono trattare, le non 
con matura feifionc, cofi auuiene ne' Giudici, i quali hauendo potedà, 
ó^auttorità di decidere, aflbluere,e condennare, ciò non poflono legitti- 
mamente efleguire per fenteiiza,fc non fiedono^-come dicela legge i.lT.in 
honorum ff.q uis ordo in bon.polF.feru. 

Si verte d'habito pompofo , e rifplendentc, perche tale è chi ha poteflà 
fopragj'altri nel confpetto de gl'h uomini, oltre che le velli , e pietre pre- 
tiofe per fé dimoHrano autorità, & honore in chi le porta . 

Lechiaui denotano l'autorità, epoteftà fpirituale , come beninìmo Io 
dimortraChriiloNoUro Signore, & Redentore, quando per mezzo d'ef- 
fé diede quella fuprema auttorità a San Pietro dicendo : Sttibi dabo daues 
regni (/slorum^^:^ quodcumque ligaHeris fuper terramyerit ligatumy<^ in (/lelisyc^ 
quodcumque folueris fupcr tenam'^eritfolutumyi^ inCcelis.Mattk^- cap. 1 6. 

Tiene dette' chiaut nella deflra,perche la poterti fpirituale è la princi- 
pale, epiù nobile di tutte l'altre, quanto è più nobile Tanima del corpo, 
^ non è alcuno, che nonlìafuddito a quella del Sommo Pontefice Vi- 
cario diChrirtointerra,ilquale: Diciturhabereplenitudinempotefiatisy S^-- 
condo il Canone al cap. ///«yèyc/^^.6^. 

Tiene alzata la de.rtra coil, le chiaui efcuate al Cielo , per dimortrarc> 
che: Omnis potcftas a Deo ejìy Secondo l'Aportolo San Paolo ad Romanos 
cap.^ i^. Però gl'ammonifce , che : Omnis anima 'potefiatibus fablimioribus 
fubditaftt , 

Lo Scetro nella finirtra, moflra l'auttotità , e poteftà temporale ; comtj 

per le rtcfla e cola nota a tutti , & i libri , &^ l'arme , che gli fono dalle ban 

de( per farqnert'imaginepiù ^niuerfale) l'vn fignificato dimortral'autto- 

rità dcllefcntture^e di dottori > e l'altro dciramii, le quali fi pongono alla 

iìniftra per il detto di Cicerone : (edam arma togcc . 

BEATITVDINI INSEGNATECI DA CHRISTO N.S. 

T P^l iJK e^ BEti^TlTyDIlSl^E. 

E la pouertà di Spirito . 

Beati paaperesfpirituy San Matteo al 5. 

SI fari vna fanciulla d'habito corto, ftracciato c^m la faccia alquanto 
curua,&che riguarda il Cielo con qucrto motto: B^gnumCalorum p-a::-* 

portate 



DI CES ARE RIPA. 6t 

feriate r enaie -y parole di ò. AgoOi no .- 

Si U fanciulla jcoine di icilo^ più dedito alla religione >&: piii alieno 
dall'ai Levezzadeii'aniiiiojclieiion cq.uello degriiaoiiiini>& anco più in-*^ 
cliiiaco a dar fede alla dotuma della, viriù- iniegnittaci da N. S. &poco 
credu4:a d'aqyelliy che iidandoil ndla^ iapienza mondana > non vogliano 
•aujaieicel'e per uirtù quelle , che non deriuano ni qualche modo, aiiiie- 
no dalle quattro moraji ( intcfe)& conofcìute ancora da' Filolòii ) è 
proprietà feniinue piegarli ancora alle cofe> che vengono' dette da aJtii 
che portano leco- rnuauita^ói conipafsione , fenza* molto apparato di 111- 
logiiiiii.- 

Si fa in habito corto j per mofìrare la poca prctenfione nelle cofe del 
Sfiondo; perche la verte lunga? feinpre ha mollrato dignità) &fupremi- 
nehza a gl'altri, & perciò rRoniani non uoleuano>che i loro Gittadini ve 
ftilìero di luugo , tinche queft'haBito per 1,'eta non potéfle far teftimónio 
della; virilità dell'animo ,& depenlìeriatti a reggere la Republica. Ec 
però con l-habito corto fi viene a moftrare, che i poueridi fpirito tengo- 
no poco conto de gl'hónon , & delle grandezze mondane, le quali bene 
fpeflbattrauei-iàndotial^ peiilìero, come le velli lunghe Ibgliono intricar- 
fi fra Icganibe ,-fono-cagione che diftìcilmentefi può camiiiàre' dietro a 
Chrifto , effeudbcl neceliario elìere Ipeditiirimi dalle cole deimondb, per 
feguire la;uià del Cielo «^ Si dice anco uolgarmente^cheT^iwri'oworey owér<?. 
non altro che pefoMlfente dalle uefte>chearfiuana fino a terra a chi 
Jeporta.. 

W ueftimento /tracciato, & la faccia curuata,moftranorh umiltà, che è 
propriamenteildètinitoperla pouertadifpirito,& è grado più baflbdà 
queilo,Ghediinandano humanità,& cortefia i Morali o- 

Rimirali Gicio^per moftrare,che il preimo di quefia uirtiì non fi afpet-» 
tafragrhuomini,ma foloda DioGreatorNoftro, chehale uie lue (come 
dice il Profeta ) digerenti dalle uie de gl'h uomini , & il gefto colmottQ 
iòtcofcritto di S. Agofiino fignilìcà quello {kd^o.- 

BEA T I T V D INE SEC O N D A 

Eia Marìfuetudine. 

ieatimites'y quoniam ipft pojjidebtint terram. Importa d'efìercmanfuctOj^ , | 

& humanoy & ad altri nel bene, 6.'. ne gli honeili 

feruitii confentireò- 

FAnciuIÌa,cIie tenga fra le braccia in atto di accarezzare un picciolop 
&manfueto Agnello^ co'l motto eauato dal Salmo : Maìifueù b^redi'» 
tahunt terram' .■ 

Per la medefima ragione detta di fopra quella figura fi farà fanciulla aa 
cor' ella .• 

ILAgnello fignifica purità, fé mplicità,-&: manfuctudinc , non folarrtcn- 




Giou^a 



6i ICONOLOGIA 

Giouan Battila > fi ngolar tcfliir.onio de' iecrcti Celcfti, per manifeftar^ 
lotto femplice velame la maniueiLcline di Chnfto Signor Noftro)dific 'Ui 
Icilcr vn'Agnelio> che placò s. noi con il proprio fanguc facniicatoi'ira«# 
ài Dio . 

Et il motto dichiara,chc il premio di quefta virtù farà d'hcrcditarc la ter 
fa,non queOa , che viuendo habbiamo con trauaglij& faftida, ma quella di 
f romifsione,douc lara perpetua quiete. 

B E A T I T V D 1 N E TERZA 

E il pianto. 

Beati quilugentyqmniam ifft canfoUbuntur. Importa piangere i peccati prO'» 

pru, & quelli del prolsimojcon le nollre>6d loro miicrie. 

FAnciulla inginocchionijcon le mani giunte>& che largaii.ente pianga, 
il motto dice coi! ; Tmfms lu^ns^Utuiam^eneratfempiternam > Oc è col" 
to da S. Agoftino . 

Ilpianto,comequì fi piglia, è il di fpiacerc, che per carità fi può pigliar 
'daciafcuno il delle lÌJe,come dell'altrui colpe, & danni ancora. EceliCn- 
dolo fiato d Vna fanciulla, quafi meno colpeuolcj che polla cfiere,non è 
dubbio ; che facilmente Tara conolciuta per fcgno di quel che làrebbe ne- 
cciTariQ a dire a chi con parole uolelìb eiprimCi-e il concetto di queda i^Cw- 
titudiriC , nella quale co'l motto fi manifefia, che il premio di quefia forte 
dipianto,iarù vna perpetua allegrezza dell'alrra vita . 

Loftarc inginocchioni,&conle manigiunte,mofira,chcqucfio pian- 
to,& quefto dolore vuol efiere mofib da cagione piri,e religiOià > accioche 
fi pofla dire atto di vera virtù , non com.e il pianto di Democrito , il quale 
nacque dairambitionc,& dal deiideao di parer il più fapicnte^Sc il più me 
iritcuoledi tutti gì altri, 

Q^A RTA BEATITVDINE E LA 

famc,& la fete della Giufiitia. 

J Meati > 7«/ efuriunt , c^ fìtiunt lufìitiam. Cioè,ch e lòno mol to de fìdcroii 

del viuere virtuofo,&: à(^\ ben oprare,di minifirarcGiuilitia 

a ciafcuno, facemlo opera^che gli empij fiano 

puniti, & cfaltati i buoni. 

SI farà don2e11a,chc tenga vn paio di bilancic , & vguaimcntc pcfancfr»» 
& vi fia vn diauolo in atto di volerle prendere , & ella con vna Ipada, 
«he tiene dall'altra mano lo fcaccia,il motto farà : EfuricHtes im^lctut bonis^ 
parole di Maria Vergine nella fua canzone. 

LaGiufiitia e vna cofiantc,&: perpetua volontà di rendere a ciafcuno 
iguello.che gli fidcue. Però appartiene a cuefta beatitud ne tanto la le- 
te della Giufiitia legale, che èbenceuidentiisimo, &che abbraccia tutti 
gl'altri beni; quanto il desiderio di vedere eficgiiita quella , che s'afvetta ^ 
dalegittimi Tribuna!i,&cofirinfegna JSofiro Signore, per virLÙ degna il 
della beacitudme ecerna. j 

Le biJancic notano per fé fiefic metaforicamente lap^iu^itin-, rcrchc, 
cgiiiccircaggiuflajio le colcgraui,<5:matep.rtli,cQÌì cITa^ciiC è virtù,a.t^j^iu- 



DI CES ARE RIPJ. ^j 

Hai beni deiranimo,& pon rego'aalJ'dttioni deii'iiL'omo . 

Nelìa donzellali nounoie^ualiw di quella gì uflitia> dellaquareil de-» 
Ue haucre faiiie,ó<: lete. 

^ Et il ta giouancper moftrare , che non fi dzut molto tardare , ma mcN 
teda in eibcLitionc , oue , & colile biiogna.Il diauolo ii figura |.e/ lo vitio 
che ci fliiiiOla continuamente per farci torcere dalla uia della giuf!itia_>, 
ma facilmente fi i'caccia con la tagl,iente fpada del Zelo di Dio, & il pre- 
mio di quefri , iecondo che ci eiprime il motto , è i ellere fatiati di cibi, 
che fono molto migliori delle Vi uandc di quefta vita. 

BEATI TVDINE QJ/ I N T A . 
Eia mondezza di cuore, cioè hauere il cuore libero dalle palsioni,5t dal* 

le diiòrdinate ..ftettioni . 
Bciiti mundo corde 5 qi-:oniam ipfi Dekm u'dehufit . 

VN A| donna , che iparga lagriiiie ài pianto , fopra vn cuore, che tiene 
in ir^ano . 
La mondezza del cuore fuprefa da ChrifloN.S* per l'innocenza , la 
ìquale è mondezza dell'anima > & fi dice elfer nel cuore, quando eho non è 
occupato da mali penfien 5 ouero dx effetti contranj alia viriù , & fi mo-» 
lira , che. non poiii intendere della mondezza ertcriore con le lagrime, le 
quali fono la vera medicina de gi'vlcen dch'anima , come fi ha per mol-» 
ti luoghi della Sixra Scrittura ^ 11 premio della mondezza del cuore fa-, 
rivedere Dio inuifibileagli cechi corporali, li quali quando fono ben-* 
f)urgati Vedono iòlo gl'acGidcnci fenfibili, oue quelli delia mente s'»bbai* 
iano, come nel motto s'accenna . 

BEATITTDINE SESTA. 
E la Mifericordia r 
teati tSKiferkordes . Cioè quelli che hanno compaffionc alle mifcric de* 
proflimi y & potendo le iblleuano. 

DONNA chelpezzando vn pane, ne porge vna parte per vno a duc^ 
o tre puttini', che gii fianno d'intorno , con il motto di S» Girolamo. 
JmfoJJìbile est hominem mifericordem iram na?i placare diuinam . 

La Mifencordia è virtù , per la quale lentiamo dolore delle miferical- 
trui, & ibuueniamo feconda il pollibile alle loro necersita .- 

Si dice miiencordiofo Iddio perche difsimula 1 peccati de gl'hucmins 
perla penitenza. Si dice mifcncordioib fn uoino, che faciìiiiCnte fi pie- 
gaàdolerfi dtììt mifenc altrui, & equafi la medei'in.a cola con la pietà, 
Non ^\ efercita , fé non verfo peribne bifognofe , afditte , 6i diip'en te peJf 
qualche gi'andifgi-atia,© per gl'errori commefTì per propria colpa, deJlì 
«juali ^\ fenta dolore, 6(_ pentiiriCnto . Tale fu N.S. co'l ladrone , che era 
infidele , & li diede il Cielo ^ con la donna San.aritana , che era iramer.aL* 
.jiclle laici UIC ,& la fece calla i con quella che era adultei-a , & gii rcie l'ho» 
jicre ; con Maddaiena,che era peccatricej& la fece Santa ; con San Pierre, 
il quàknmcfle il peccato d'hauerlo negato, ^ ancora gh diede le e hi^ 

ij4dc4 



6^ ICONOLOGIA 

uj del Cielo gluflificando o. Oltre a molt'altri elcmpjij ,.chc fi leggoné 
jiell'hiftoria del Santo Buangelo voue non par che fi dipinga N. S. le non 
per uero fonte di mifericordia^ad imitatione del qnale dobbiamo noi com 
patire ai mali altrui, & fopporcare uolentieri le proprie tribulationi,(5uan 
do yengonOjO per colpa propria,o per fuo uolere . 

Sono quattordici ropere,& etìetti di qucfta .uirt ii aflegna te diftinta-- 
mente dai Teologi, delle quali la principale è. di lòuuenirc albuita : Itrui 
col mangiare 5 «5^. col bere , & pero fi fa la donna, che tiene in niano il 
pane ,&.nefa partca i fanciulli per fé ftelTi impotenciaprocurarfelo per 
^Itra via, & fecondo che dice il motto con quello mezo facilifsimattica» 
se Ci placa l'i i-a di Dio , 

B E A T I T y D I N E .SETTIMA 

E l'efier pacifico. 

Beati pacifici', quoniamfilvi Dei vocabuntur ^ 

DONNA, che fotto a i piedi tenga alcune fpade , elmi , feudi , Mai- 
tre armi rotte , con vna mano tiene vnraaiodpliuo col motto: 
Confregit arcum yfcuttm ^gladii^m , c^ bellum o 

Grado di Beatitudine affai grande è di coloro, che nonpurcfi diletta* 
fio di yiuere nella pace ,& nella quiete ( ilchepare appetito vniueriàlc 
di tutti gli huomini , & fin'onde viene commendata la guerra per fé fteilii 
bia 'meuole) ma pci-mezo delle tribulationi fanno riftorarla ,<]uando fiji" 
perfa,&,p€r fé , &p€r gl'altri , non folo nel corpo con gl'inimici cO^rio ri;? 
ii'ia nell'anima, che maggiormente importa ; con le potenze deirinfcino^ 
Et fi fa la pace con rarmi fotto à i piedi , per mofirare,che deue efier ac- 
ouiftata , & mantenuta per uirtù propna, per eflere tanto più inpriteuole, 
&L commendabile. 

L'oliuafidain fcgnodi race, per vnita tefiimonianzade grntichi,o 
moderni così leggiamo ch'Enea effondo per fmontare nelle terre Ai Euaq 
tìroln Italia, per afsicurare il figliuolo del Rè, che fofpettoiogli veniuji j 
incontro , fi ftrt fuora con vn ramo d'oliuo in mano , & il giouane fubi co 
fi quietò ,o]tre nd infinitilf^imi altri cfcmpii, per li quali tutti baftiquef^o. 
Il premio di cofioro è leffere del numero de' figliuoli di Dio, eletti ali'e* 
terna Beatitudine. 

B E A T I T V D I N E OTTAVA. 
Beati qui ferfecutionejn fatiimtur propter luflitiam quoniam ipforum • 
ejì P, cgnum (celo n.m . 

VN A donna>che puardi il crudo fii-atio di tre figIiuoIini,che le ftan- 
noinnanzi ai piedi in uario modo crudelmente ammazzati col mo{ 
f o pref > dairApoftolo . Sicutfocvipafjìonvm ejìis/ic eritisp(<rcorf,Iatiori-,}i:iii 
iinz mano tenga una Crocc,rerefIcr'lddio nobili Isimo fopra tutte le cofe; 
pe/N più flobil fpetie di giufijtia , fra l'altre , farà quella , che s'occupa inj 
Tendere ajui idouuti honon di ìoài,^ói lucri ficii,c[uando hQnc f^fiè con 
pericolo mAmfefioj:6/coinr4?.-friruijnrt di fé ftefio,g<_deiU propria uita,6f , 
5iò fi mofira perla donna ciie Lcn U Croce in ììuho^qoìì. k^tirvie lì n ta«. l ■: 



ne ic 






DJ CESARE RI? A. ^j 

no le pcrfecutioni perselo delia Religione, die è la pm nobii parte dell* 
giuflitia,come fi è detto <. 

Si dipingono i'una donna,& gl'altri fanciulli > come più alieni da i pen- 
fieri dannolì , per i quali polla appanix; il n*cnto per proprio erroi-c de gli 
ftratii Ibpportati , 

S E i^T IT y D l'Ì^S. ^yfCjVlS^ D'EMBLEMA DEU 

I\euere}ido Tadre F. Fakrio Diodati d^it^rw^^ 

tJ^Cinore C/feruantc^ 

QVantunque vna fia la Beatitudine, &c la. felicità per ef getto, per ef!e- 
re uno lo Itato perfetto con l'aggreg^tione d'ogni bci.e fccci.do lice 
f\ tiouel te.zodelle coniolauoni,prouerbioterzo,& uno rqgetto clìentml- 
I HiCnte diuino nel quaie tutti gl'intelìeui capaci, & ragiciicuoii le beatìfi- 
cahO,6«: apfaganojccnie tengono comuneniente i Sacri licciogi^ncndiii.e 
co il Sig. Noliiro Gielu Chriltc n^l 5 . d: San Matieo dilie , k beatitudini 
cfie.e otto, cioè Pouertàdi fpmto> Maniuetudine , Meftitia,Fan.e;6c 
fe.e d.Giuititia, Mondezza dicuOx'ejMiiCxicoKlia, Pac^^e P« ri c<:u tiene, 
Jequali propnan>entc non fono Beatitudine per oggecto, ma più tofto mo 
d.;e mezzi perpeii-enirui, imperò che il Sig.iui parla per figura di meta- 
forajponendo vna cofa per un'altra, cioè il mezzo p^r il termine ultimo ac 
tingibue,& per uenire a formar detta figura la faremo. 

Donna giouanevefti cadi vellimcntocorco,conla faccia curuaverlb 
il Cieio,convnagnellinoa canto trafitto 5 &: trapalato da banda, a banda 
da vna acuta Ipada, con gli occhi lacrimeuoii >^ piangenti , col volto 
cflenuato, e macilente , terra con vna mano vn ramo di olmo ,■& vn cuo- 
re humano, che gitti fuoco, e famme, con ilquale raccolghi le dette la- 
.. j crime, vi faiunnodui fanciuiiini a' piedi ,a' quali mollncon l'altra ma- 
,j. I no di porgeread'ambidui vn pane partito in dui pam , acciò fi veda , che 
^0 ciafcuno habbia hauere la parte fua , vi faranno anco molti altri fanciulli- 
-1 1 ci auanti gettati in terra ottefi,vilip£fi, vccifi, & mal trattati , & per vltimo 
,j iòpra il capo vi faranno due palme intrecciate , vna di. Lauro , & l'altra dì 
' Olino annodate infiemc , & vnite in Croce óa vna tefifiita di ti^ varie cofe, 
come Gigli,Miru,e Roie^con tre motti,di quefia forte , alla palma di Lau- 
,;l*o. Solaperfcuerantlacoronatur. A quella di olmo. Ci:ni palma ed regna pev' 
\ ueneruntfcn^i . Alia corona. 7^nco7cnabitur nijìcjui certap;erit. C ve^'o 
altiimente fecondo gl'antichi a quel la di L^uro<iy£t£ìmtasya. quella di Oli 
uo, jfr^pafsihilitasy Alla Corona, Seucritcs. 
Si dipinge donna per raprcfentare fé fio dcuoto^^" pietofo, come appro- 
"J \ uà Santo AmbiT)fio nel Kefponforio dtì picciolo offìtio deJia Verginei-, 
1 j t<3n 9 i^ che parole. Ovate prò demro fcmineo fexu. Per d..rci z^d mleiiuerc, 
^j. I che chi Lol ad ella beautudine dilponcrfi , (V prepararli , \i f^ bilvogno ci; 
I fCiC diuoto verfo le Sacre Sanie,e fpiruuaii coie, il che è legno n «mfen^o 
di vera religicneil- ['0.0.0. . Si dipinge gicuai. e ■ er denoc:.rc..€.:e d..i\d. lerc- 
rejza de nolb-i nnni , dcueinn <jiircpera :.L'accLifio di dctial canti d.- 
ncj^eivleiìcoiìic Jipnnu£cn ibno queiji, chciic'iaPrimaue;-s o-lo ^^ 

H fio» 



6^ ICONOLOGIA 

o^,d.ic:cono>e pia:cio.ioagi'iiuoiniai,coli ic pniixC noflre vie Tono quelle 
c.icpiiidnc:c;jiioa Dio, il jjiuCiUj lìprcadc da Gio. Bacufta^cnc; di cr^ 
aa;i i/c liizzzo ir^l dCiCi e j li diede ahc diUiiie cofe , come accenna. xÌLiiib^o 
a ) .lei Tu j iliiiiu ibcCJ quelle parole . a^* ^r^ deferti tenerlsfub aryiisyC^c, 

S. dipinge donzella per la punta interiore, & eitenorCyCioè dinicme 
&C^ di corpo y non eilcadocorrotca , e liiaccniaca , ne da opre ;, ne dacogi^ 
tatoai per iìgnilicarci cne chi vuol entrare aiJabeata vitali tabiibgno Ja 
pulitezza, & limpidezza d\)gni nurcal difeccojCOiiie vuol Gio. a. 21. 
deil'Apocalr feco.ido .jueile parole» 'ìNJj'» intmhiv la ecim aliquod coìnqiiin:i~ 
tura 5 il che anco coiiferma Ilaia a ■> ór con queL'aitro detto . jN^j^z tranfibit 
per eam pUatus , Sì. rapprex^-ica con il v eftimento corto , e-vile, e lacerato 
perdi, nolrare la pouc/ca di Ipmto >poi che così ii dice Beati pauperes Cpi- 
r.tiiy Et CI .') per di notare cacchi vuole conléguir la beatitudine gii ta bill;* 
gno ipogiiar.ì di tuLtiHuperfiuicoiiiodi terreni >& laiciarii volontaria- 
menx i^icerareda ogniparteda bir^gnincpropru beni di Fortuna, &c^ 
d.ce aotabilmcate pouero di rpirito> e non folo di cofe,pcr dimoflrarci , & 
darci lperanza,cheanco 1 ricchi a quali pare,che venga d 4 Sig, dilHculcato 
Lileacquifto spollono y le vogliono conieguir.a eiibndo ime regolati, e 
parchi, e neipoueri magnanimi, e liberali facendo poco conto di lu'^.^ 
cole, & per Jipoueri ancora, che lenza Ipargimeaco d'i ricchezze in altri 
bilbgaoilpoflonoacquiflariO con la potenza d^Wd. buona volontà, de ric- 
chi d. cena Mu^a , Ep-.r^eates repleuit boms ; diu:tes dimittit inortcs'. 

Si dipinge con la facciacurua per denotarci rhumilta,la quale fé bene, fi 
inchina veriò la teri^a s erge, & e»àlta verlb ri ciclo , ciò fignifica ; che chi 
vuole beaLÌficar.ì,de jbe ibpponeriì in terraa proprii Superiori , 6: in Cxclo 
reterirelobbed.eazaa Dio, ic alla lua lanta legge che così Ci adempio 
quello di Piciro nella Canonica i- a. ^. HiimiU>imiui fub potentiraann Dei ^vt 
cxuhet vos in tempore lufit.itionis . 

Sì. dipingecon rAgnellina tiMiìtto dalla fpada per denotarci l'innocen- 
te^&patieaLe manluetudine , che però lì dice Beati mites. efiendo che 
chi vuole e.ìe:e bca.o, debba far poco contode danni riceuuti nei beni 
di fortuna, honore , e fama dz\ monda, che quefto accennauaDauitnel 
Salmo -^ 6. Beati mites quoaiam ipfi hcreditahirnt tcrram , 

Si rappi-efeata con gl'occiìi lacrimanti,& piangenti per dinotarci latri- 
fìezza e meflitia, Ipi rituale , peixhe fi dice nel Vangelo , Beati qui hgent 
ijiioniam ipfi confoLibim'.Hr. per dirci,che quelli lì beatiHcheranno, che pian- 
gead ) il tempo male Ipefo, li doni di Dio naturali, e gratuiti,li frutti del- 
le vir-ù .noi-ali lalìati, la mal palfaui vita, e peccati comefsi , mediante pe- 
rò il.perfccto dolore detto conti'itiuo, parte neccil'aria di penitentia, Iccon 
do va jle la co^n :nc cat:oiica Scuola . Tcehtcntia cfl prjcterita mala plangerey ■ 
^ plangcnda iteriim non conia ttere . Si dipinge ancora con gl'occ hi lacri- 
man .i,e piangenti perche ci ) debba foi'li per coaipafsioiie di ChriftoNo- 
/!ro patieiite compatendo al dolore,pafsione,& atroce morte di lui,checo-' 
fi ciinlegiu HiCrem.a a.ó.paiiando dcii'viiigeaito di Dio con tali parole^ 



I' DICES'JRERIPJ. €7 

tuBum ynigenui jùc tibi/^Uncti.maiuaìkm. Si raj lelciitaccniluclLo Qì.x- 
jiuac<j,einucneate,per deuearcilbiiogno^e liecc^MU ipintuaiCiACgato- 
ci tal uolca dd peruciii Jiuoiiiiai , oiidc ^ g.c~j a d^cc . Beati qui efuriuit , eir 
fitiuntii.hitcùm , Per ò^ixi ad iiiteiidcc, cl.c chi uuui ehcrc beat , deDL.a_. 
ieiiipre cercare (jLcilociie è vaiC , e ueceiiarxo alia lalute , & anco hauei* 
lcte,cioè armi.o proli to di i-endeie a ciaicuno cjLeilo che è teniito. Si rap- 
preieiuaco'i ciiorehuii.aiioci.e geaa ftcco 5 e lan.a.a, e ci-crv.cc( glie .e 
proprie xaciMiiC, }er denotare ili cLorìxCndc^ci c} ero Etcti nane ot unte. 
per dirci, ciiecni vuo.einCeio Leat.i.caio vtde.eidd.O;deLI:;a haterc il 
cuore mondo , e lontano da cpni ii.aJigna ] ais.oi.e^e \ ert e/l(/cf.ettc u.lh 
dano, che di c^ueflo d.he il ]'a teca Lai ^nuìi'.^c^ t.uì^dujiote. Getta fLCcOjC 
fiaiLii.a,] erche li c(.ii.e A fuoco ] urga, e ii.oi.da i'o/o, coii Ja d.u.na graaa 
ilcontriiocLore^e coi: e l'actjia puJiice iJ LaIO;Ccli le kc.in.e J'i.niiia_j. 
dalie colpe mortali , onde li iiaimo dice t^ffergcs me Doraine hififo-,^ n:i.K 
daborlauabis me ^ Ji-per niuLn^ Ce, Et con l'antecede te . Cor na'.ndu crea ìit 
me Deus. Vifìi-apreibntanoidui fanciullinia}.iediaqLaji vien diuifo tn 
pane , per denotare la ni^fer^cordia , pecche Beati mìferitordes-jCìrc. Ehcndo 
che qLclloiara beato, che con pietà louuenira alJe i.e elsi.a di pcrfcne-» 
miie.'abili coniL.eiuflanze,coii.e miegnaE.ajaa i8- Frcnge ejiirìentipa" 
nem tkt.m^ . Si dipinge con il nuno deii oiiuc,} er fìgniiicare .'a pace, tran- 
^uiliitay&Ierenit^dei cLore j onde} ere d.ce. leatifadfiiiyc^c. Fe^ dirci 
che per cllere beato lì debbano hauercietre jacijC iranqLilità fpinua'e, 
cioè iuperna con Dio^inLeina con li- coic.entia ,& efìerna ccn lì pi'clbin.o, 
cI-ccLeftc fecondo nei hbj.daLalap'éza^ciuiene 11. legnato T.-:a;Cy ch^is 
r>ei.Sì dip.ge con molti fanciLllini ( fieli, uiiij e/ì,Lccilì,6:n.ai trat^ti,Ler 
dciiotire le perfecutioni ingiufte de' tiranni,e perL Ciil nof^ri inin.icj,& p e 
rò lì dice Beati qui per fecutiones patiiitur propter ii^ftitlay ^c. Ciò ne iìgnihca, 
che chi uuole efiere beato debL a renderi'ì \ eratto di jaticza m.pc teiere de 
bole alla uendetta ancorché Lciidicar fi poceisijpicnto al rin.eti.e:e crni 
Jefione,&otiela,peiiiando che la periecutione Ib/ue a bucniper clerci- 
tiodiuirtù, che peròdiheilSi^.Dio inc;LellacciKentJone ^ra illoi Ajro- 
floli . I^ifi efjìciiminiyficut parLhlsyVon inrrclitis m Hcgm m Ccélor: m . Le ,di:e 
palme incrociate giunte,& annoda, te da una corona teli, ta di Gigli , /vL^- 
tijC Rofejfopia il capo per imprei;.,ne figmibca Je tre uiriii Teologiche, co- 
ji-e Fede^Speran^a, & Canta, la fede peni Gigho, Ja S| e anza jcri.' Aiu- 
to,& JaRofa perla Canta, feiiza le.: ^ali Lir:ù la/ìuno potrà gian.ai beati- 
£carfi,& quello baftì per hora intorno a tal mateAa . 
BELLEZZA. 

DONNA che habbiaalcoia la lef^a fra ie nuuoJe ? ^ il rcf!o /la reco 
vifibilejperloipìendorcjche la circe nd.., porga vna iTr.nofuoi dc- 
Jo fplendore>con :a quale terra vn giglio , fpr.gcndo ccn fai tra ir i,n' V-.a 
palla 5 &: vn compalio . Si dipinge la Lene^'za con la icf a aicoia fa le_j 
nLUoJe,peixheiiOnècofa, dcija qLa.epiù dif-Ciin Ci.uc li polia p.afarc 
con mortai lingua, & clic menoiìpoha conofce.e ccn fu tciicttohn a- 

ki 2 ne. 



dS 



ICONOLOGIA 



no,^u.ìnto la bellezza , laquale , nelle cofe create , non è altro > mctaforf* : 
ca.ue:i:e parlando, ciie vìl-, ipicndoi-e, che deriua dalia luce della faccaj 
dxDio^oaiediffÌMilconoi Platonici >ellcndo la prima beilezza vnacu-i 
la coii eiiOjlaqiialepoi cQ^i-iiiiunieaadofi Jn qualche iiiodo d Idea perbe-: 
nignicaduui alleile creature, è cagione, eh e clTe intendano in qualcii^l 
puitc kbelle^iia: a^a coi**e quelJi> che guardano i"e ile.ii nciio lpecciiiot| 




l^ab'to fi fcordano, come dlfle SarL* Giacomo nelì'Epiilola Canohica^T 
co:i noi guardando Ja bellezza nelle cole mortali, non innìto p»>ì4aiiiO •-• 
aa;ci a vedere quella parade leàìolice chiarezza, dalla quale tutte le chiù* 
xciz^ hamioor.g4ne,comediUcDaatenel i^. del Par. 
Ciò che non mAore^ & ciò che pm morìrs '^.i è fé non Jplendor di quella idex^^ 

fhe partorifce amando il nojl ro Sire . 

Si dipingerà dunque nella iudetta maniera > fìgnificandoil per la manOji 
€iic li flé.idc coi GigiiOj ia beli wza de lineameli u ^ 6c de' golori dei corpo 



2)7 GESJRE RIPJ, éf 

fcmìnilc^nd quaieparc , che Ila riporta gran parte ài quella piccola mu'um 
di bellezza, che è parncipata > 5C- £oduu ixi terra, coiue habbiamo gii 
detto di iòpra. 

Nell'altra mano terrà ]apalJa,colcompairo,pcrdimoftrarcchcogni bel 
lezza conhile in miiurc,^proporrioni , le quali s'aggiu/lano col tempop 
6c col luogo. Il luogo detcrniina Ja bellezza nella dilpofitione éziì^z^ 
Prouincic, delle Citta, de' l'empii, delle Piazze, dcll'h uomo ^ e ài tut- 
te le cofe luggette airocchio,come colori ben difliiiti > & con proportio- 
nata quantità , & niilura , & con altre cole limili ; col tempo lì determina- 
no l'armonie , i Tuoni, le voci, Ibrationi, gli abbattimenti, 6(^ altre-» 
core, le quali con mifura aggiullandofì , dilettano , & fono meritamente 
chiamate belle. Et come il Giglio per l'acutezza dell odoi-emuoue ilfen- 
fo,&delìagli fpiriti ,cofì medelimamente Ja bellezza muoue^&defia»/. 
gl'animi ad amare, & dcfìdeiarc di godere, (per dar perfettione a fé fiCflò} 
Jacolàjche fi conofce per la molta bellezzadegna di conlìdcratione , fi^ 
di prezzoj fopra di che vn vì.q\>\\^ì e gentililsimo ipirito fece ilprelea^ 
te Sonetto* 
£ luce la helta-i che dal primiero SperìfSi "pince ogrCopra opiìper.fierOn 

Splendor nafcendo in mille raifipartey Quegli cheU ncflro y e taltrc "Polo erc^e 

£ fede fa mentre gli vibra , e parte Quafi tempii a luifacriy ot:e il profonda . 

t)i quel che in Cielo fpléde eterno vero. Saper s'adopri-^e la poteni^^e il^^elo^ 
XJaria color fouenteihor bianco^ horneroVnafcintillafolmoJìronne al monda 

€ luce in vna men, t he in altra parte € di cióy ch'egli imaginundo efp reffe 
• 5\(j dotta mano di ritrarla in carte Tiotefuron lefiellcye eana il Cielo» 
BELLEZZA FEMINILE. 

DONNA ign uda , con vna ghirlanda di Gigli , 6c Liguf^J^i^ in tefta , iti 
vna mano haurà vn dardo,nell'altra vn Ipecchio, porgendolo in fuo 
jri fenza fpccchiar/ì dentro,federà fopra vn drago molco feroce. 
•: I Gigli fono l'antico leroglifico della bellezza, come racconta il Pierio 
ValerianOj forfè perche il Giglio tra gl'altri iìori , ha quelle tre nobili qua- 
iitàjche riconobbe una gentildonna Fiorentina nella ftatua fatta daiculto- 
re poco pratico, perche clTendo ella dimandata quelche giudicale di tal 
ftatua 5 ella con grandillìma accortezza di ile fcoprendo le bellezze d'una 
donna compita>& la goffezza tacitamente di quell'opera, che era bianca, 
morbida,& foda,per eflbr quelle qualità del marmo fteiìo neceilarillìmc 
in una donna bella,coiiie racconta Giorgio Vaian, <5^ quelle tre qualità ha 
particolarmente tra gl'altri fiori il Giglio. 

Il dardo facendo la piaga,nel principio è quafi infenfibile,IaquaIepoà 
crcfcca poco a poco,& penetrando molto dentro, è difiicilea pcierii ca- 
uare , & ci dimoftra , che cominciando alcuno ad amare la bellezza delle 
donne,non fubitoproua la ferita mortale, maa pocoapococreicendo la 
pia?a,fcntealla fine,che per allentar d'arco non lana. 

lo fpecchio dimoftraeiìere la be lezza faiiimie medefimamcnte uno 
fpccchio, iielquaie ucde^do ciiicunoielleiiò m miglior peifcLtione per 



7» te ON LOCI A 

i'amor della fpccie s'incita ad amarli in quella coiìi, oue li è usduto più pei^ 
fcccc!,& poi a deiìderar/ì,& fruirli . 

11 dr^go iiioitra che lion è da lidurfi^ouc è belle2za;,perche ui è uelcno di 
palsione,& di gdo/ìa ^ 

ElguLdù^ycrchcnon uuolefler coperta di liscio, come anco lì può dir 
che liu. iiaic, òi Caduca, <Si peiXiJ le lì pongono i \vgvSin nella ghirianda^^ 
conforaic ai dccto di Virgilio nell'Egloga leconda. 

OJornioft' pner mmiu ne crede colori ^tua li^ujìra caduntyvacma nigra legutur. 
Et OuidxO de arte aniandi . {fuo^ 

J^'n-ma bonìi fragile efl-,q!i:intHq; accedit ad annos Fit minory^ [patio caYptUY\iWt 
7^ ■ fe?nper vioLynccjemper liliuflji-enty St rigetyamijjcy fpina reUóìay i^o^ 



■a^ • 



del Sig . CJiouanm Zar at ino Ccijicllini . 

DONNA che tenga in certa vna corona di vite' intrecciata, con un n.- 
ino d'olmo in mano, verioil l'eno vn Alcione augello marittimo» 
Cgii'vno inquanto la vite ami l'olmo, & l'olmo la vite, Ouidio. 

ylmus amai vitesy vitem non deferii vlmos. 
Per tale amorofa Beneuolenza,& vnioneTolino fi chiama marito della 
Vite, & vedaua li eiiiania la ulte quando non e appoggiau a rolmo , Ca- 
tullo ne gJi eiiàn.etri nuptiali » Ft ridica in nudo vitis qua nafcitur aruQ 
7'lirntj/um fu extolit . pi u a bailo poi dice . 

•^t fi forte eadcm cji vlmo conim&a man to , Et Martiale nel 4. libro ne le 
nozze di Pudendo, &:Clauia, volendo mofìrare rvmone,&la Bexieuo» 
lenza di queftì ipoii dille . 7{^c melici teneris iunguntur ritibusulmi» 
9 fi Tatti penfien pensò li Taiio quando dille, cimano ancora 
ijU arhon , leder puoi i on quanto cjj ettop tt i on quanti iterati ahbracckmenttf 
la vite sauuiticcbia alfuo marito, 

Cioc a ToluiO, Te bene fi potrebbe anco intendere, al pioppo, o al frafsina 
a»bon tutti amici ailauitc come dice Coiun.elialib. XVI. yitem maxi^ 
tìif^ popi'.i'.s dit deinde ulmus , deinde fraxinus , & di quefii; arbori uolie mtcn" 
derc Horutio nel 4. lib. Ode V. chiamaci uedoui lenza la uite . Et rìtem^ 
yiduas ducit ad arboresy Et nelle lodi de la ulta ruftica conciali manu, 
%^dulta ttitiLtìi fropagne yilt.^s mantafT optilo s . Da queftì i'oeci latini ieg- 
giadx-araeiKe prefe il Beiiiboilluo concetto mafsunaiaeuieda Catullo per 
cilortareiedaiiie adamare. CiafcimaFae. (p^^^'^9 

tjìa naccyelgiardin non fc ìf adorna Ma quando a lohnofO al Tioppo alta s'a^ 
'Hclfruttofi-oyneltombre fon gradite . Crefe feconda per Sole y e per pioggia 
Ouc alcuni 1 efli più moderni leggono 

Ma quando a lolnio c.mico alta s'appóggia<, 
Etdiqucftòhnoci fiamo uolutifcruirc noi laflando gl'altri per clic.*c pili 
frequcnie in becca de poeti, & per non confondere conpiudiuera 4«i/it 
lacv)rona,Xiie p;ùgcnt;iie comparirà icmphccmence la uiteauui.icchii»i4 



DI CESARE RIPJ. // 

monìale > l'Alcione che tiene in mano è vn'augcllo poco più grande d'va 
pailaro , quafi tutto di color ceruleo ,lc non che ha mcfhcate alcu- 
ne penne porporine^e bianche,ha il collo Ibctile, & lungo, va fuolazzan- 
éo ,&f>ndendointornoallitodelmare>con voce lamenteuoIe>oueanco 
fa il fuonidojóc vi coua lètte glorniji quali per cflèrc felici>chiamanfi t^l- 
cyonij dU's, Perche in tal tempo il mare ila tutto tranguiUo , coii*c dice Pl> 




iiiìo lib.decimo cap.^ 2.5^ liìdoro lib. 12. & il Sannazaro cofi cantò nell'E* 
gloga quinta. 

Cantere ) & Halcyonis nidmn mihi pellere ventos Dkitur, ^fxms feiagi mi:l^ 
(ere procelùrs Forfitanhìcnofiros fedabit peBorls aifcus . 

A queflo hcbbe mirai'Vngaro nella prima Scena del quarto atto d'Al- 
ceo , iuperflua in vero, ma grat.ola^llnuje a la de-cima EgJoga de Rota. 
7urb.tto el mar d'amor ma forfi vn giorno Ter me faranno t^^lcio.i il m io. 
Cioè iperovn giorno d'hauere in amore ti'anquillo ilato,& Bernardin Ro 
^a più cl;iiiriiu*eate. li 4 ^q.-.i.ì 



^- 



fz ICONOLOGIA 

Soay.e vdirgti dugei > che per la riua Tre/idonful nidojinflebil voce, <& ViUS 
Cantar piangendo (efìjonanco amici) ^^cqmtan t onda j^ fanno ititi aprici » 
Loyjìdi aìitoriy & mentre al tempo rio ■ 

Chiainufi anco Maone, ia moglie di Ceice Re di Tracia , la quale amcr 
cordialiikmamcntcìl luo manco, onde i'Vngaro volendo mortrareia-c 
Alceo vnabencuolenza, (Si vnione grande con Eurilla,fa che egli dica^ 

t^fu tra noi 
«J^ntre fummo fanciulli 7{jn so fé foffe tale 

Sifnifcerato affetto Sempre ella flaua mecOy(& io con leiy 

Che tra figli di Leda, hor chiare flette Si che rado o non mai ci vide il Sole 
iì tra Ceice ycìr la fida alcione y Vvnda l'altro difgiunto. 

Amò tantoqueftaAlcioneil fuo marito > che hauendoin fogno veduto^ 
ch'egli m vn turbulento naufragio era morto, (1 come auuenne, buttofsi 
«fai dolore in mare , onde i Poeti fìngono > che fufie trasformata in taloi 
augello del fuo nome, & che fé ne volafìe fopra il morto cadauero del 
manto , che era portato da l'onde manne, & però fanno che quefto augel- 
lo fi vadi tuttavia lamentando nel lito del mare, come tra glialtriBemaf 
afino Rota ne l'Egloga XIIL- 

£)eh perche non fon ioy come colei Sommerfo in mare y<::^ per fauor de" T>ei 

€he vide in fanno , c^ poi trono lo f^ofo Horpia?^ge augello il fuo fiato dogliofoe 
E nell'ottauaieguentev 

guanto finuidioy a ben coppia felice Comunfùfèmprey a cui cantando lìce 
wi cui fpofly (jr augelli vn letto, vn nido L'onda quetar, quando pia batte il tidoy 
Et il Petrarca anch'egli canto della beneuolenza, ó^ vnioue di q^ucfti idi-* 
ci conforti nel fecondo Trionfo d Amore . 

^.e/ duo che fece amor compagni eterni Far i lar nidi a più foaui verni ' 

m^tcioney&' Ceiccyin ritta alrnare' 

Con molto giuditio Ouidio nel lib. decimo delle Metamórfòfi lia trasfó « 
jnato detta moglie amante del fuo manto in Alcione, perche veramente 
qneflo- augello di fua natura porta al fuo manto tanta beneuolenza,chc 
«on per iipatio di tempo , ma per fempre cerca di ftare vnita coi manto, 
Sion per lafciuia, ma per amica beneUolenza,che tener deue la moglie ver^ 
io il manto , ne mai altri riceue , anzi feper vecchiezza, egli rfiuenta fìac* 
«co , e tardo a feguitarla nel volare, dia lo piglia fopra di le , lo nutnicoy 
mai lo abandona , mai lo lalfa folo, ma poftofelo fu gi'homen, lo porta , lo 
gouerna , & fla feco vnita per fino alla morte , Ci come refenice Plutarco, 
^folertiaani -.aUum. In coca! guifa parlando de]lAlclone,.^'^M«/(?w/f«(?- 
U^us tnaremimhecill:imy<;:^adfc£iandmn tardum reddidity ipfa eumfuflipiens'ge-^ 
j^at y atque nutrir y nwiqiiamdcfiituensyuunqiiamfoluìn'rctiquens yfedin humeros 
Jiiblatum vfqucqìiaqiieportat}atqucfoì'.etyeiq;ad inortcm vfqueadefi.- 

Pongafi ad imitare li conibrti l'amabile natura deirAleione, &fticn(j 
Ira di loro uniti con amore,& bcneuolenza, tcnghino m dui corpi vn'ani« 
sno,& vn volere, i'vno fi trasfonnineiraltro>giOjlca,& refiilietoj&coa» 
V^^Q dcìÌ4 coinpa^iua datagli di Dìo : uleait'etto>-& vaione^seiprimcj» 



hi q Mal pane del Ciclo > in qualidea 
Scolpi Islaturasi leggiadra forma j 
i^nlm-a di virtute cjjhnpio, e norma 
teat.i al par d'ogni fuprema Dea . 

SUaco'l juo fptendor rallegragli bea 
Lo Spofo fiio diletto,e in sci trasforma 



DI CES J RE RIEJ. yf 

fa quel nóflro Sonetto acroflicho fatco nelle nozze del Sig. GIo. Batilìa^ 
Gai'2oni,& della Tua riobililsima Spolà,il cui pregiato nenie nei capo d^ 
Verfi per ordine fi pone . 

^y^mando lei nona celejle ly^Jìrea . 
(j^t{Z C2{^ inuitto ) e fagg io a leifrmiU 
Le fu prejcritto dell'empireo Coro'g^ 
Onde ben lieta uà i o'I cor giocondo . 
B^ma per uoi già gode eterno (aprile ^' 
Indi verrà pet roi l*età dell' Oro y 
L'aftringe a fcguirfol lafua bell'orma^ E B^I{^ prole ad'abbellire il mondo » 
Et certo,che niuna maggior felicita può eflcrc tra dui conlòrti che iVnio*»* 
lle,& Beneuolenza: degno è d'elfere impreflb nella mente dbgni per-- 
fona legata in nodo matrimoniale i\\ precetto di Focilide Poeca Greco 
ty^'ma tuam coniugeni) quid enimfuauius ejr procfìantius Quam cum iJHaritum 
diligit yxor vfquead fene^am \Et<J^aritUsfmmyxorem ineque inter eos 
incidiùontentio ì Cioè ama la: tua moglie , che cofa può éflere piir loaue 
&pmconueneuole,chequandola moglieama il marito per line alla>* 
Vecchiezza, & il marito la fua moglie, ne tra lóro c'interuicne rilTa,& eoa 
tefaalcuna. Quindi è che li Romani antichi hanno làilato niolte uiCma* 
re di quelli che lorto vifsi in matrimonio vnitamcnte Con beneuolfrnza^ 
iènza contraflo , de quali noi ne peneremo per eilèmpio qaatro Stampate 
éàìÌQ Smecio due verJfe^U marito> e due altre verfo la moglie . 



DM. 
Jb. imió primigenia 
Qu^ivix ann XXXVo 
fu aia* T alias, fedi o"* 

(})nÌHgÌK.ariJjima 
et pientijfimo 
Jbefi benemerenti 
(um quo vixit annis 
^V, Mens. VL .% 

Sfulciter. fme Querela » 

r. Flauto, ^y4'yCj. Uh. Chryfogom 

lesbiano . z^diiitor Tabular ior 
É^tion. UereditatCaesl^ 
FÌauiaTs(lca cóninx. cum quo 
yixit anU' Xiy'fm§ ulla offenfoc 



DI 5 Ma^T^IBrS^ 
lufiae^laphyrae 
Vixit Q^nnis XXXIIX. 
Ti Claudius favflus 
Coniugi, cptime^&bem 
De fé merita cum qua 
Vixit iy^nn. xiix menfe i 
Diehus XXIIIl. fme rlU 
Querela fecit) ^fibii 



DIS MAlSr S, 
CALPVRNIAE 
XL,HOMEAE 
MXALPVRNIVS 
M.L= PARIS 

CON.SVAESANCnSS. 
CVM.QYA.V.A.XXV. 
SINECi^^EN.El iìbi. 



Simile modo di dire vfa Plinio fecondo ncflib.g. fcrìucndo a Gcminio, 
I Sraue yubm Mairitius nofier accepit* amifit yxorsmftngukrk sxemph > etiax^ 



74 ICONOLOGIA 

fi olmi fui^ct . Vix'it cum hac triginutnouem anni s fine iurgioyfine Ojfenpt. Et 
xielia iriicrittionc di Lucio Siiuio Paccmo fi -legge e Sine ylla animi Ltefurcu 
Et in quella di Giulio Mjrciano'. S ine ylla animi lefione, Vn 'altra in- 
icrittione ponerc vogliamo trouata poco tempo fa nella prima vigna fuor 
tli porta latina a man dritta > nella quale dice al Lettore, che sa d'elicre in* 
uiduto , per tre cagioni , vna perche mentre ville flette femprc fano, la 
feconda perche hebbe commodamcntcbene da viuerCila terza perche 
^ebbe vna moglie a lui amorcuoliisima . 

CLLOLLIO.Q.L. 
CONDITO 

SCIO TE INVIDERE, QVI LEGIS 
; TITVLVM MEVM DVM VIXI 

VALVI. ET HABVI BENE. QVET SIC 

VIVEP.EM. ET. CONIVGEM 

HABVI. MIHL AMANTIStìlMAM SIC 
Hora fc da gentili è ftato fatto conto di viuere fenza quercla,r?rn2a offcfa,' 
^lefione alcunatraMogiie> & Marito . ma con reciproco, 6i fcambieuo-» 
Je amore, canto più da Chriftiani fideue procurare di viuerc nel Sacro 
patrimonio in Santa Pace con unione, 5(_ Ben euolenza, acciò a^entia- 
«10 poi d'etère vniti ncH'altra vita in Ifjmpiterna gloria . 

B E N I G N I T A. 

DONNA uc^ita d'azurro ftellato d oro con ambe due le mani C prc-i. 
male mammelle , dalJequalin'eica copia di latte > che diuerll alli- 
gnali lo beone , alla finiflra banda ui farà un'Altare col fuoco accelb . 

La benigniti non è molto differente dall-afìàbilità, clemenza» & hu* 
amanita » ,6cL principalmente fi ef^rcita uerfoi' fudditi , & è comparsionc 
hauutacon ragione , interpretando la Jeege fenzarigore,&è quafi quel- 
la che i Greci dimandano, (/■p^(r/;/^/cioc piace uolc intcrpieuicuL/ne del- 
la ^cggc. 

Si vefle d'azuro ftellatoa fìmilitudinc del Cielo; ilquale quanto pi^è 
difter;eiIluflrato,&abbcllito,tantopiù fi dicccirei- benigno verlb di noi, 
coiì benigno iì dice anco rhuomo,cne con fereno volto cortefemcni-e fa 
gratic alt/ui fenza intercfTe, o nconoilimenwO mondano, & che cfieguiicc 
pietofagiuftitia. 

Preme dalle mammelle jl lattCjdel quale beuono molti animali, perei e 
è effetto di benignita,^& dicK-^irita ÌLficme fp; rgere amorcuolirente quel- 
lo che s'h.? dalla natura ailudcn-dofi al detto di ^un Paolo, che congibn- 
tamentcdice.' Charitas benigna ejì. Simoflra però ancora qucfì'atto> che 
«fercitandofi la benignità Lcrib i ludditi , come fi è detto , ella deuc cilere 
^r tepofla al rigore delia giufiitia, fecondo Papiniano Iure Conlulio.ci^ 
fendo la benignità compagna d'eila giufi:itia/cGme ben dice Cicerone 
Pefjnibi.s^ Cheperòiia tuticdue dcue ellèr iodata, &(_ abbracciata, ah er- 
ri andò Piut. . .' . , vr.!,C';p.3ò»che: Q^inon lai.dai; b(;nignitattmyis prò* 
UV>Q cor bdst adurMutlmmi ii:iifeìrQi.uufjlnLj «^ 

-' ., L'altare 



DI CESJRE RIPJ. yj. 

L'altare co'] fuoco, denota, che U iQuigmu h deue ulàre,o per Cugio^' 
ned. religione, lag uaie principaluienic sciercica coii. h i^cnLCij y o al- 
liieno lioa icn^a ella , uli*.ente cJie Lciiga la j. encoJo d cLci-e ritardata > o 
impedita Jagiaftiaaperiiniui'e Dio /leao, ^ic^uaie e vguaiineiue giuitc, (Ss 
benigno. 

AL SIC C A V A L I E R 

e E ò A R E RIPA, 

PER L'IMAGINE DELLA BENIGNITÀ FIGURATA 

Jj* iui nella perlona den'lilultniljiina , ed EcceJienjiisirùa^ 

Signora Marcii eiana Saiuiau ■> 

^^yùf, e pregio ac^uIflùCJf eco Tlttor^ 
(^ia ritraendo e on Maeji ra mano 
La BeUffima ty^rgiua , onde'l Troiam 
Cjiudiee Ideo Sentì l / Ino ardore : 
tìortii (E S<i^B^ gtntUd' Italia honorep 
ty^'nimo efprìmi genero fo humano 
DifaggiaStrufca D OT^H^t^ yal cutfounom 
Lume s'accende l'z^rno ai lafio amore : 
7^ In yan con Zeufi a gareggiar t'accingi-f 
Che Tu lofphto / Sila corporea falma^ 
fi la Beltà; Tu la -virtù difingi i 
^k^nzi gloria ma'jgior guadagni > e palma % 

Qoebel tanto più grande in carte ftringi ^ ^ 

QMato -viapiu , chel corpo % è nobil l'^s^lm^t^ ó- 

lo Spapàrato s^ccademico Fllomat9Ò 




B E N I G N I T Ao 

DONNA giGuane, bella, & radente , con uaga acconciatura di bioiH 
di ca; egli,coronata di corona d'oro,con il Sole in capo, ueftita di ha» 
bito leggiadro in color d'oro >■ con Clamide fregiata di color pui'ptirco, 
oue il uedono re Lune d'argento j lequali fieno creicentì,& riuoite a inaa 
deft ra,iìia alquanto china, con le braccia aperse, & con la deftra mano 
tenga un ramo di pino ? moflrando d eflerli ieuata su d'una nccha leggia^ 
& a canto ui fia un'Elefante. 

La benignità non è altro per quanto Ci può raccorre da la dottrina d'A« 
Trf!Jib.4.Etica,che uno affetto naturale di periòna magnanima m moiìra* 
re fcgni di ftimarc gl'honori dati dalle pedone inferiori , talché è uirtk 
fregna liclic^Ciibuegraadiuijju^ So iono lud^nuLiUàt^^ magnan m» 



75 



7C0N OLOGI J 



non uuol àit altro che huomo di ipJendorc, & ornamento di perfetta mfi 
tu , tal che quanto è difficile d'elfer magnanimo per haucr bifolgno di tut- 
ti griiabiti buoni , tanto è nobile efTere benigno* Quattro fono gli affeu» ^^ 
ti del magnanimo > che aff'ctà fi deuono chiamare quelle cole, che noiL#| 
hanno Elettione, Beneficenza, Magnificenza, Clemenza,& Benignità , a *>' 
i quali li riducano tutti gl'altri, percioche il magnammo nonftima,nc 
diiprezia, come Quello che non teme j aererà: inquanto nondiiprcixj 




l Benc/Ico,in quanto non ftlma Magnifico,in quanto non teme Clemen- 
te, i'nc^uanto non fpera, Benigno, & perche la benigniti haperog.^etto 
IminediatamentcrhonoiC&Jhonoi'aie, però ^fi può dire, che 'ia Beni- 
gnità fia ilpiudi^no allctto, che poflì nalceic in principe generoib, il 
che è conforme alla dottrina dciriftefiò Arirt. nel 2. delln Rectorica al 
€«^0 jto. dicsiido, che k ^aude^iia ììcjU'ììuojbo hoc è aitxo ; che vna r er* 



ÙICESJKERIPJ, ^ rr 

la'pincc'uoiC 5 & nobile grauua . La oiide icopi-cndoli queAa virtù lu.^ó- 
L.'i..eiUe neiU lìluiìiaò. S.g. M xi D D A L £ i\ A S irozzi maritatù nei- 
Ì'iìcceii.iiiulh'iiS.dcii>xg..vit.rcheièSaluiati, uaè parlo cheli vcdu quclra 
figura con particuiar liiCMCione di queila bagnerà, nella quale 01 ere u ^ìc.i- 
tri rpiCudoì\,chele danno la patna felice , la Cuia lliu{isii'siina> igeiUto- 
■f. di iomixia virtù > niplende can?o l'ifleiia benignità mentre acceuu gi'no- 
luridcneperibneinierioricon Uecovolto, Oc con la benignità fua,chcL» 
òi:cra n.egjio cne gi'altn con l'alterezza, & ben fi può dire di lei quelcuc 
Icriuc Ciaudiano in Coniuiata Manilij . Teragit tranquilla ptcjias, 
il^od niolentiinequit : mandataq; fort'u^.s urget Imperiofa quics . 

l,e tre Lune,che lòno intorno al fregiodella Clamide, raprefentano l'ini 
iegaa deu'iliiillniiinja Cala Sirozzi,nellaquale il contiene con molta ra- 
gione il lìinbolo della Benignità , percioche ,come iliume della Lunal» 
lion e alc.-o che i'irtellò luinc del Sijlc , cóli la benignità non ha altra luce 
éhcqueuà^ deli'iftelìà magnanimità Soitj delle virtù, come habbiamc^ 
tuuftrato , & pci*ò la forma del Sole lì fcuopre in teila della figura, cioè in-» 
luoco più superiore, & più nobile kÒQ de-irintciletto,onde fi cauano le 
^ir.ù inieilettiue,&i gi'organi fenfitiui , ne qliali fi fondino le moi"aii . 

Il nuniCrò ternario deue Lune ,fìgnificala perfettione di oucfia emi- 
nente virtà , perche liternai'io Tempre lignifica perfettione,come inlegna 
Arilinei primo del Cielo Cai-i-priiiioA' èprimo numero impari , & princi- 
pio d'unpar.tàdeiiii quale dicelianoi Gentili ibdisfarfi Dio, come di ce fa 
j)erfetta,ondeVirgillD'neir£gloga8.dice. TSlumcro Deus ìmpare gaudet. 

Et 1 PitragOiiCi diiieroU tre triplicato nclquale fi contiene il dua, effe* 

fé di potenza infinita , con quali concorda anco Platone , che dice nel T:« 

ii.eo, daqueflonumexO friplicato hauere origine la perfettione dell'an.-^ 

ma , & l'iflelfa Luna fi dimanda da 1 Poeti Triforme , come fi vede in Aù- 

fonionel libretto intitolato Grifo, nei quale dell'idefib numero ternari^*' 

«Jilcorre , ne deao lalìare d. dire^che dbtte Lune fono nuoltea man delirai, 

cioè vedo l'Oliente , ilche è legno , che la Luna ila in iiiocrcfcimento,ie- 

-guitando il Sole, & coil lilluftriiV. Cala Strozzi' fcguitando gli fplendc rii 

della magnanimitujfì va dontmouamente'auanzando nella glória,& negli 

fplendon della fama con l'if^clla benignità, & è la Luna detta Lucina, per 

tiiereeìla tenuta da gli antichi apportatrice delia lucè ai nafcenti fanciul 

li , perche porge loro aiuto ad vlcire del Ventre della madre , 6: p^r elicre 

el;a benigna, & pianeta humido afi'retta talhoracon il fuoinflLfloilp-ar» 

to ioccori-endo le donne ne 1 lor dolori , rendendole più facile al partorì- 

«ccome d.ffe Horatio lib.5 .Ode 22. 

Montiumcujìos nemorumq; uirgo ^ TeruCcata audis ademìsq;lctbo<,- 
^,£ labomnteis utcfo putUas Diuatrifoìmis. 

Et benigna fi può du-e la Luna , perche rifplendcndb neirofciirità dtìl» 
uotiC , alsicura , & inanimifce col luo lume 1 poueri viandanti , & i pafiori 
alla' guardia delle' loro mandrc,& perciò è fiata chiamata dagli Antiche 
icorca^Si dwte, & ^li E^uij/cofì il ^icroglifico dei Sok>S: d^UuLUili s'in.'- 



«r*.i;,'.u?v- 



78 



ICONOLOGIA 

jt.aginauano che quefli dui pianeti folicro Eicirieiiti delJc cofc^coire quel 
li ciie con Ja viitìi propna gciiCi-liCro, & conlerualìero, &:perpccuaheio, 
tutte Jc cole infeiiori, oltre a quello Ja Vitanoilra cliere retta dal goueriio 
loro per elierc lòllenta^ da l'iiuiiior de l'vna, ck dA Cuior dell'altro . 

Si hi detta ligur..di fuccia lieLa,& giocondu,rideaLe,dial]:ectQ giouiaJc, 
leggiadro,&inodefto,percnenon è colapiùgrai;uj 6dal..autdclaDeiilgiu- 
t.c,Oilde dille 1 ercntio ne gii /ideili. i^- /pp reperì, 
facilitate nibil effe homini mcLius neque clcment 'a. 

EtperfignitcareloftatoligiioriJecheè liCcelTario all'vlodi efla beni'» 
gnita,lìlavefl:ita> & coronata d'oro . 

Il drizzarli in piedi, chinarli, & aprir le braccia , fono fegni proprii ne i 
Principi della ior benignità, lontani daiiulterezza de.i an.n.o, 6;^ dA 
rigore . 

Tiene con la delira mano il i-amo di Pino,efiendo detto arbore lìn-bolo 
della benignità , \ erche il pino i.ncorche i.a lAu.j Òl iaccia ombra gand^i- 
liina^noii uuocca niuna pianta cne vi lia lòtto, inu cialcunavi gerii.cgaa 
Jietanicnte , i-d'che e.ia è benigna a tutte, cou.e refei>lce 1 i.eoirufto l:ilo- 
fofo lib.j.cap. I ) . de Piantis . 

Tlnus quoq; btriLgnao i.nbi-s poftcrea cjfe pitatt.r, qi od ridice fimfllcl, altari 
pt: Seritur tniinfuh e^m , Cv" My-iti'.s > ci^^ Laurus , d^ <*/ ♦?/ lciaqi:e : net qidt qi.^m 
frohihet radix y quo mini, s b<ic Lieve augc-fi-e te i aieant : ix qi.o lì.t cilici fotcff 
radicem plus infcftare quam ymbr?. ;quippc curri l' mi. s ir/.hu^rru.mpl JJì/: itn red" 
daty& reliqua q:oq; paiuis altisq; natntiaradicìbksad fortion^ru j'oiictat ìti^ 
non negar. Oueèda notare, che il p. no arbore nobiLlsuiiO di rad.ce ci- 
ta, & le.Aiplice raccoglie benignaniente lotto Ja luaou.bra le niinon pian- 
te, fi con.e ^anno aUri arbon di aita r^dice , che non negano ncei e/e iti 
compagnia loro altre piante , ilchccilcri e yer figura >chevna ffifona 
jnobii<v ^ ''^^^1'^-' radice, c^oè diftirpe, &(^ ongme iubiin.ericei.ef.t-. 
toi'ombrade Jalua protettione con ogni benignità aJtr. di minor ccndx- 
tione > & con portione h an.ecte nelhamicizia , &' compagnia lua , iJ che 
non fanno gl'animi nati vilmente, ancor c.ieperfor.una l..bhmati fieno, :, 
cheperro.d.na;io reftono rozzi, 6: come doppi; ,cnon hemplici vLi.o ;( 
\erio aJtri più luftonjahgnita , che benignità , 

L'Elefante aniniaJe nobiie,& più d'ogn altro gràde, lo }X)nemo in cue 
fio luogo perlimbolo deha Kémgnita de Principi, ik S.gnon gi\ nd., c^e ia 
fua benigna natura ne Uiene a far teftimcnianza Ani, lib.p. cap.4'^.ne l'hi- 
iloria de gli animali . Jkphas ormiiiim ferari'm mitifilmts y&placidij^ rni s* 
EtBartoion.eo Anglico de Ja proprietà dcJiecclclib. i8.cap.42,diceche- 
gli Eiephantilbnodi natu a ben. gin [■^erche non hanno fe:e . Sune autem 
£lefhantes nati'.rallter benigni , qi:od careant felle -^ Ma noi diremo eh eg i 
Jiabenignonon lòlo,perche iia priuo di fciefattefo che il cammello anco- 
ra è priuo di fcie,&: riO:.d.meno non arriuaa cjjuelJagentiJe benigni. à, 
C'-ena l'e^e.^ame^u-a perche ia natura lo l.a dotalo d vi. ce.-:o iuniedm- 
teikwCo prudcnce e iei.Uii.ento eguali cnciiuiuano. Piinio Jib. g. ca^ .i. 



DI CESARE RIPJ. 79 

é^mmatliim maximum Skphas > proximamq; bumanls fcnfibus ^^c, quciìo ani- 
male le uivU iieiiduurci aicoacra c]u:iiciic periòiu cii'habbia linarnta la 
hrada pei- non ipaueauDa coi mjiti|->ctco> lì ruuuin bel modo al quanta 
Jonuaodaqueiia,^: perdarluinunoiéle mollra tutto cortcfe, 6;^ man-. 
ÌJCCo> & le precede uuaati nel G.inmiino>tanto, che apocoa pocolo rimct-» 
te perla iìi^dd ,-'-SiiL'Ofj^;iies iiomincm errarttc'/ti Cibi obiùurn uidermt infoUtu- 
dine y prmio > ne mpetu terrea.-it > aliqtiantidimi de uiafefnbtrahunt > cir tutte grct" 
dtimjigunty &' p.ndatim ipjum pri^icdentcs uiam eioliendunt. dice il mede- 
iìmo iiarcolomeo Anglico nel luogo citato,& Plinio nel liidetto lib, cap.4, 
JElepIxis bomine obiuo forte folltudine y <^ fimpliciter aberrante clemens y placi- 
4ufq;etia?nde7?iojìntre uiam traditur. Atto veramente benigno , minibilc, 
in vno Animale, ch'habbia forza di nuocere > 6c non voglia , ma più torto 
di gioua.e: dela nobile, e benigna conditionedi quello animale 11 poi- 
iòno riputar partecipi quelli Signori, 1 quali molli dalla loro innata be- 
«iigna natura rimettono 1 inditi , o ieruitori nella via del felice contenta, 
ibccorrendoli ne 1 loro ertremi bifogni » Klunc fibifinem propoìiit Honeytusi 
'Princeps , ut fubiitos feliccs efficiat. Il line de Ihoneflo Principe è di far fe- 
lici 1 lud.iiti d Jie Anapacro : di più gli honefli>& benigni Principi, & Sx- 
g;iori , acco;gen-io i di elfere m.ig'Jion tenuti ,& nueriti, porgono ani- 
m;)a mmondt parlare, & chiedere vdxn2e,&iòccorfa, fi come hanno 
fatto gì: otaniL Principi ,& Lnperatori, che hanno lallato buori nome di 
fé. Aleilàndro Severo di nome, Ok benigno di natura a chi non s'ami- 
Ch^aua di chiedc;e nÌ2ncc,lochiamaua, dicendo perche non chiedi nien* 
te ì Vuoi for/e ch'io ti re 'li debitore? chiedi , acciò non ti lamenti di me: 
ConofceuaAlcflandro cheli Principeè obLgato dar benigna vdienza,& 
fbccodb a pcriòne minori, & priuate,&: perciò s'ofteri uà benignamene 
tea loro , daiiandundo e bifogni pernon rimanere a loro debitore, & pt.re 
era gè. itile Imi erato re^conforidan'l quelli Signori alperi di natura,C/lie ne- 
gano l'vdxnza, e fé pur la danno a le prime pai'ole mfafliditi dilcaòciano 
da le con mgiuna ie perfone, & le C'auentano con la loro feuera , & bru- 
fca ciera j preadmo eflempio di Tito tìglio di Vefpafiano Imperatore, che ■ 
fempre benig:no fi mollro al popolo, onde per tal benignità fu chiamato 
Amore , &f"delitie del genere humano ,niai licentiò alcuno da fé fenza 
dargli buona fperanza , anzi auiiato da' familiari , come ch'egli promettef- 
fepiù di quello che poteiìe mantenere, lolcuadire che bifognaua auerti» 
re che niuno li partilfe mcflo,& dilgufiato diì parlare del Principe. 
7^n oportere , ait quemquam a fermane Trincipis trijiem difcedere : Soggi unge 
Suetonio, che trattò il popolo in ogni occafione con tanta piaceuolczza, 
6^ benignità , che iblea far preparare le felle pubhche de Gladiatori non 
a gufio luo , ma ad'arbitrio de gli aipettatori , &^ mai negò niente a niuno 
che gli dimandafle , anzi l'eflbrtauaa dimandare di più : j^7n ìieque negauis 
quicquam petentibus : & ut qua uellent peteren^y ultra adhortatus tjì. Stando vna 
fera a cena gli uenne in mente, che m quei giorno non haueta uiata iafo- 
lita benignità con nmao,di chcpcnccndolì, mando fuori queliamemora- 



to' ì e ON LOÙ I J 

èli \ocQ^y^micidk?riperdidimus , Amici habbiamo perduta lagiorfìata > ri- 
putò come pnncipc efl'ere debito Ilio eilercitare ogni giorno l'offitio de Ja 
benignità. Non fu men benigno quel buono Imperatore, dico Marco 
Aurciiodi CUI Heit)diano Ibnue ^ che a qual fi voglia che ui andaua auaiiti 
porgcua benignamente la mano, e non comportaua, chedala fua guardia 
ìufle impedito l'ingreflb a niuno . Quefli fono Principi amati in vita , 6^ 
dopòjmorte bramati , che li fanno fchiaue le genti con iabenignitaj& cer- 
xo per quattro giorni , che in quefla vita vno lignorcggia, deue procurare 
jdi iaflar memoria benigna di je , perche la lua iìgnona tofto 11 perde , & ia 
i"uabenignita,come virtù eternamente dura i Detto degno di generoiò 
Principe t'u quellodi Filippo Ke di Macedonia Padre dei grande Aieiian- 
dro . Malo diu benignus^quam breui tempore Domtnus appellavi ^ 
vogUopiù torto elle re chiamato lungo tempo benigno, che breue tempo 
Signore> onde io confiderando il cortefe ammodi quelli iniiirti , & beni- 
gni Principi , & la nobil natura de l'Elefante animai maggiore d ognaltro 
congiunta con tanta benignita,(l concludera,chec.LanLopm vna pedona 
è nobilé-5 & grande , tanto più deue cli'ere cortefe, & benigna , ma quei- 
losche più importa lì conforma con Ja benigna natura di Dio, di cui è 
proprio ì'efler benigno> cflendo j che non ci .è chi più di lui gierciti la be- 
jiignità per il bene > che ogni giorno fa a tutte le lue creatLre ^ fi che vn 
Signore, & vn Principe p^rquanto comporta la morul condmone in co- 
fa ni.una può più accoftarlì a la natura diuina , che co« la benignità , &C^ 
fenza dubbio? che; Iddio ama più vn Signor bcnign©, che Ibpeibo,^;^ 
altcroj anzi l'odia, licom€ il moral Filoiofo Plutarco chiaramente dii:o- 
flra nel difcorfojtche fa al Principe ignorante, dicendo, che fixrome.; Id- 
dio ha .collocato nel Cielo il Sole, & la Luna , iegni doX fuo Iplendore, co 
fi è l'imagine , & il lume del Principe ne la P.epublica , che porta la men- 
te ,&. Ja ragione giufla, U retta, e non il fulmine, e'I tridente , come lò- 
glionTarfi dipingere alcuni per parere tremendi , 6: fublimi più che non 
lòno rdirpiacciono a Dio quelli, che fanno em.ulatione con li tuoni, ful- 
mini , & raggi, & Ci compiace d: quelli , che imitano la fua virtù, & fi ren- 
dono fimili.a luincll'honella, humanità,& benigniti ,& quelli più inai- 
la facendoli partecipi della fua equità, Giuftiti.a , Verità , Manfuetudine, 
& benigniti, mediante le quah virtù rifpJendino, comcilSoJc, & la Luna 
iion tanto appreilogl'hiiomini, quanto apprelìb Iddio padre di ogni be- 
inanità. 

BIASIMO Vinoso, 

VECCHIO magro , pallido , con bocca aperta , & chinnto vcrfo la 
terra , Jaquale ei va percotcndo con vn ballone, che ha in mano,crli 
^ngeuanograntich.i Mo;t!0 Dio della riprensione, e dv-l biafinio; il mc^A" 
piento farà pienodi lingue^d'orecchic, &: d'occhi . 

èi dipinge vecchio, perche è proprietà dc'veccìii d\ biasimare femprele 
^',ied alcn,o perche fi ccnojr.a la loro prud^za impai-ata eoa l'eirerxCZci r'i 
Oiula iiin-ppe/ iod.'ii'l ctii ;>iU.4tipO]>e'"poriV f;ciìo^Jial:ce.}^.2 eiouem-'C. 



DI CESARE R.IPJ. Zi 

Si fa ancora vecchio^eilendo la vecchiezza iìauie al verno, che fpoglia i 
#ampi d ogni occalìone di piacere, & di guiìo . 

E lecco, & pallido, perche tale diuienefpeifo, chi biafimapcrrinuidia* 
«he quali iemprc muoue il biafìmo . 

Su con la bocca aperta, & iì vede , come habbiamo detto con le lingue^ 
rorecchi,& occhi perche il bialìmo è iempre pronto d'vdire , 6i vedere per 
icemar la lode di qual li voglia periòna . 

Mira la terra,perche il irne di chi bi,afima non può ciTcr fc non YÌÌt , ap^ 
poggiandoli malsime all'arido leene della maledicenza . 

BONTÀ. 

DONNA bella , vcflita doro , con ghirlanda di ruta in capo, e fta^ 
ra con gli ©echi nuolti verlò ì\ Cielo, in braccio tenga vn pellica- 
no c©n il iìgliuoimi,^a canto vi iU vn verde arbolcciio alla riua». 
di vji jiume. 

Bontà neirhuomoècompolltioncdipartibuoac,coiiie fedele, verace^ 
integro,giufto,& patiente. 

Beila fi dipinge , percioche la bontà fi conofce dAU, bellezza^ clTcnd* 
4hc la mente acquifta cognitione de' fenfi * 

livelli LO dell oro fignilica bontà , per elTer l'oro fiiprem amen te buon© 
/ra tutti 1 metalli . Horaao dimanda aurea la mediocri u,d alia quale deri» 
uà la bontà illciìà in tutte le cole . 

L'Albero alla riua del lìump è conforme alk parole di Daui<l nel fuoi. 
Salmo , che dice : rhuomo che kg\:i^ la legge di Dio elìex fimile ad vi/al- 
bero piantato alla riua d vn ruilelio chir, 'o, belio , & corrente,e per non 
CiTer altro ia bontà, della quale parliamo , che il conformarli con la voloji- 
ta di Dio, però ii dipinge in tal modo , Òcl li pellicano medeiìmainente , il 
quale è vccello^<:he, fecondo che luccoatano nioiti autori , per iòuuenirc 
iproprii figliuoli poftì in necefsiC4,luena iè fielio col rollro , e d^ì pròprio 
Sangue li nodiifcc , come dice dntulàmeute Pieno Va^eriano ai luo iuogo> 
ti de' più moderni nella aoftra lingua . 

IlRiiiceiU iicil imp/^ià del Cardiaal d'Augufia non mofira altro, cho 
riftciìàbonca. 

Sta con gl'occhi riuolti al Cielo , per clTer intenta alla contcmplatìo- 
ne diurna , & per ica^ciar i penfieti cattiui , che di continuo tanno gueiva. 
' iPcr quello ancora ^\ pone ;a ghirlanda di ruca,haLe^id j dect'herba pro- 
prietà d'efier fuggita da i Ipirici maligni, &iie iiubbiam o auceatichi ccfti- 
, , monii , Ha ancora propriet i di iminuir l'amor v eiiereo , il che ci manife- 
. |fta , che la vera bontà laicia d.. bar.da tutti lintereisi, & l'amor proprio , il- 
■ Iqualc ibio iconcercu, & guifià tutta l'armoma di quefl'orgaao, cne fuai.a^ 
''' [eoa i'aroioma di tutce le vucù , 
.,.[ B V G I A. 

DO NN A inuol;a,& ricoperta neilhabitofuo quanto fiapofsibi te, 
^ . il ve^tiiiierico da vaa parte iara b anco , 6i d^^^i'ak.à i.£io,ce.va i i^ 

''• l«fO vna^aza., Se a\ ììì^ìì^ì Vx*a >ìej)pia^acc^ 

I. La 



ti ICOHOLOGIA 

La parte del vcilimento del color bianco moftra,chegrhuominibugK 
di primieramente dicono qualche venta per nalconderui lòtto la bugi 
imitando il diauolojilquaie^come dice San-Giouan Chnioflomo l'up 
Alatth. Concejjum e/I interdum uevti di,, ere y ut mendacium fiium rara ueritatt 
commcndent ,■ 

L'altra parte di dietro del veflimento nero > fi fa inquellal. fentenza i 
Trifone Grammatico Grecojaqualediceua yche le bugie hanno la coda 
nera,&: per quefla medclìoia ragione a quedlmagine fi pone in capo la 
Gaza , che è di color vano, 5^ la Seppia ,laquale , fecondo che racconta 
Pierio Valei'ianonel libro 28. quando ìì fente preia, manda fuori dalla et 
da vn certo humore nerojuelquale Ci nafconde^flimando con tale ingann 
fuggire dal pefcatore. Con il bugiardo ofcura; le lielTo conia iin tiene deli 
bugiep& non viene mai a luce di buona fama .• '\ 

B V G I A. ;| 

DOnna giouane bruttarma: artifitiofamente \^eflita ài color cangiane 
dipinto tuttodì mafcaredipiù foi-ti,&di molte lingue, farà zopp 
cioè con \^na gamba di legno , tenendo nella fini (Ira mano vn falcetto 
paglia acceia . Sant'Agoftino dipinge la bugia,dicendo,che è falfa fignìl 
catione della v"oce di coloro,che con mala intentione negano > ouero a 
fermano vna cofa falfa .- 

Et però iì rappréfenta in vna donna giouine, ma Sruttajcfiendo vitio fi 
uile,&: fuggito fommamente nelle conuerfationi de' nobili, in modo c^ 
è v^en^ito in vfo hoggidì , che attefiandofi la fua nobiltà >come pcrgiur 
mento nel parlare fi ffima per'còfa certa, che il ragionamento fia vero .- 

YQ.9it^ì artificiofamen te, perche con l'arte fua eJlas'induftria di dare; 
intendei"e le cofe , che non fono*. 

La verte dì cangiante dipinta di varie forti dì mafcare, &C ^i lingue e 
mofi:rarincon/lan2adel bugiardo, ilqualedilungandofi dal vero nel fau 
lare,da diuerfa apparenza di elfere a tutte le cofc,& di qui è nato il proue 
bio che dice: Mendacemoportet effemernorem'. 

Il fifcetto della paglia accefa altro non fignifica,fe nonché fi come 
detto fuoco predo s'appicci aj&prefio s'ammorza, cofi la bugia prefio n 
Ice, & prefio muore . • 

L'cfi'erzoppadanotitiadiquelchc fi dice triuialmente', che la bugia i 
le gambe corte . 

B V I Ó\ 

GrOVANN ETTO" moro, vefiitod'azurro iellato d'oro, &fof 
il capo hauera vn Gufo , nella defira mano vn velo nero , & con la 
liifira tetra vn feudo dì color d'oro, in mezo dei quale ui fia dipinta v 
targa con motto che dxcc. A V D E N D L 

CALA M ITA. 

DONNA mcfla , veRita dì nero , & marin arhéfe', moftVandofi.x' 
bolei'l regga fopra vnacanna,tehédoin mano vn mazzo di fpighe, 
grano rottele fracafiatc^coine quelle, che vengono abbattute dalla tépel' 



ì 



131 



r>7 CESARE RIPA. 8| 

Il veftimento nero iìgnifica malinconia , ch'c compagna perpetua doì- 
a calamità. 

S'appoggia alla canna > perche non il truoua maggior calamità ,chej 
[uella di colui , che ila in pencolo di rouinare , il quale i\ cond uce mol te_i 
''plteadqflderarela ;iiorte per rimedio, & la canna per eircrcvacua,&f 
)oco denià> facilmente fìlpezza al lopraucnimcnto del pelò, come fa- 
:ilmente mancano le Iperanze-^di quello mondo, perche ogni iòne di 
^ento ancorché debole è ballante a mandare in ruma, & la fabrica, ^ li 
bnc(amenti dtììo. noflre fperanze, & per quello ii, domanda calamità da i 
•alami dt\\& Canne . 

Il mazzo del grano acconcio ,comc detto habbiamo,iìgnilicaJa per* 
ìiitione,& rouina dtWt biade , che è il principio della jioitra calamità . 
CALAMlTi\, O MISERIA. 

DONNA .afciutta , tutta piena di lebbra con pochiflìmi panni, che 
le cuoprono le parti vergognofe , & con alcuni cagnucli, che li ftia- 
10 lambendo le piaghe delle gambe, terrà .le .mani in atto ,di dimandare 
ilemólìna. 

€a'ta?nka ) ^ <t.ylfiferia .. 

DÒNNA rneiìajignuda, a federe fopra vn fafciodi canne rotte, e ìpez 
zate in molti pezzi in mezo a vn canneto . 
>i dipinge mefta , percioche la miferia rende i'h uomo mefto,& ancor- 
:he la Fortuna fé gli moftri alquanto benigna^ nondiineuo non iiiallegra 
nai 5 come dimoftra Seneca in Thyefte . 

Tropmm hocmiferos fequituruitium "Hjjmquam rèbus credere Utis 
^ideatfcclixFo rtirna lUet Tamen affll£ios gaudere pigei . 

Si fa a federe, permoftrare,che le fuelperanze fono andate a terra ,& 
illa in/ìeine con eflè , perche dice S. AgoUmo nel lib. de fin. Ja miferia h 
ibondanza di tribulatione . 

Xe canne fracaflàte furono femprc pofle anticamente per lignificare la 
palamita, da che i Romani pigliorno poi ilnome di calamita , dimandaja-. 
io calami, le canne. 

Q AL V N N I A, 

DON NA, chemolìri elfere fdegnata , nella iìniftra mano tenga vìe 
torchio accelò,& con la delira prenda peri capegli vngiouanett» 
Qudo,&loftringa, ilquale alzi le manigiuntcal Cielo ,«& da vna parte 
^ifaràvnBafalifco. 

Dipingefi con vifo iracondo:, perphe è cagionata dall'iacondia, &dal- 
loldegno. ' 

Il torchio accefo,-dinioftra , che làcalunnia è inllrumento atti/fimo ai 




^ Gh fi dipinge a canto il b^falifco.^percioche, come narra Pieno Vaie- 
nano nelUb. 14. 1 Sacerdoti Jlginj poneuano queilo .animale per la ca- 

1 a lunaia 



/^ ICONOLOGIA 

Juiiriia>pcrchc fìcomcil baialifco lenza laordcre dalontano % pcrnitloA 
aii'nuuaio coi rguardj> coii iiCu-iunniatOie ipuri^ndo di naice/lo aU'orec- 
ciuc d;:' PnacOi , Ócjìwr» , induce fVa u<à itaicii-c.iiic iav.cuxi.cO, che nce- 
na damii > diiagi/, toruieaii , e odi x'""ciio iu iiiorie, e ieiiz'oiide potCì'ii aiu- 
tare,iioii ia* cudù li tofio,^^.crche gh v.cn ì'acco iii ^oieiiz-a couiC lì vede au-"; 
LCMii'e Ai Uioi te corti, & j.i.eiv.d^i.^ i\>pra iùcaiLaii.anel iiL. 7. cosi dice; 
C.dumnUtor ifUurUiu jul u ac ci.fitoy non p'étjtnttni ai.i.uJAt . 

CAPRICCIO. 

GIoLincLto vcfHtodi v^ni coion, ai capoporierà vn cappelletto fimi* 
jcal veilii-xuco ,iC'prailqu».le vi iarunno penne diuerie,iieiJa delira 
mano terra va mancice , 6: nella iìuillra vn iperonc. 

Capricciod iì adiikandano queiii, che con iato, dall'ordinarie de gl'altri 
huoiiiJni diuerle fanno r endciC .e pi-opne attioni , ma con la ii.obutadal 
l'vna all'ai tra pur dei n.edelimo genere, &perinodo d'Analogia li dicona 
capricci le idee,che inpitturj>oni rnLÌìca,o in altro modo li manifeliano 
lontane dal nicdo ordinario:i'inconftanza li diUiOiìra nell'età fanciuiieic% 
lav^anetà nella diuerlit.. dei colori . 

Il cappello con le vane penne, nioUra che principalmente nella fantafìjk 
fono polle quefle diuerfitad attioni non ordinane. 

Lo l'perone,& ù niantice moftrano il capncciofo pronto all'adulare l'aèr 
fruì virtù , o al pungere i vitii . 

CARRI DEI SETTE PIANETI» 
Ci^KA ^ HELLi^ LV ISlj^, 
Còme è defcritto dal Boccaccio lib. 4. nella (j eneologia de gli Del* 

VN A donna di verginale alletto Ibpra d vn carro di due ruote tiraÉft 
da die cai alli j vn bianco , & l'altro nero per mofirare , che la Luna, 
faifuoicorfi di giorno, e di notte, è anco tiratoi! Tuo carro, come dice li 
iopradetto Boccaccio nel ^.libro da' cerni, elfendo cheilcainmino,che ta 
la Luna vien fornito più velocenicnte di tutti gl'altri pianetiycome quei- 
la,chc ha rorbeminore,& Claudiano,& Fedo Pompeo dicano, che è gui« 
dato da muli , per eller la Luna fterilc, & fredda di lua natura , come pari- 
mente è il mulo, & A ulònio Gallo fa guidare il detto carro da giouenchi^ 
credefi che follerò dati quell'animali alia Luna per la lìrniglianza , che è fra 
di loro delle corna,chc perciò lì niectano due piccioli cornetti in capo dei-* 
4a Luna, cemeanco per eller quell'animali làcrifìcati a quella Dea . 
Piudcntio velie la Lunadvn bianco, &lòtul velo dicendo. 
Di bel lucido ueloa noi ueftita 
Quando fuccinta [piega le quadrelÌA 
e la Vergine figlia di Latona, 
Si potrà anco veflire don la nelle bianca,rofra , (S<r fofca (!alla cìnta iiL* 
jù j 5j^ li reflante dtl ueflnnento làra negro, mollrando, che ia Luna non 
haiuiTiC da sè,miadaakrilo riceue5&: ed auuertire,che per bellezza di que- 
lla figura fieno efsi colori podi con gratia, 1 quali mofti-ano > che la Luiia_.> 
Spello fi muta di coìoac^ài da eiiu mola ladouinano le mutattoru de tempi. 

Onde 



DI CESARE KIVA. Sj- 

■Onde Apuleo racconta, che Ja roflbzza nella Luna figniiìca ventigli i:olor 
folco pioggia,6d il lucido,e chiaro aere fereno,& Phniojicl iib. iZ> cap. j^. 
idice il med elìmo. 

Fuda gl'antichi dipinta, che portafsi a glhomeri una faretra piena ;di 
:ilralij& con la delira mano vna facella acceia, & con la llninra un'arco» - 

Moftra la facella ardente,come apportatrice della luce alli nafccni:^ ^^ 
■ciullijpercioche porge loro aiuto, ad vlcire dal nentre delia madre. 

Moftra ancor il lume,che fa aili pafiori,i quali amano aliai la Luna, per- 
cioche da lei .riceuonocommodita grande, elìendo che lanotte guardano 
ifuoi armenti dall'infìdie delle here.. 

. Oltre CIÒ sintende ancor per il lume l'humidità fua,cheprefla fauore al 
Ìcpianie,che germinano fopra la terra, & alle radici difetto dona.aiuto. 

Ladipinlerograntichi,come habbiamodetto,con rarco,& con la fare- 
tra,pcrche intendeuano la Luna eflere arciera de' fuoi raggi , \i quali fono 
alle uol te nociui a imorta]i,& per dimofti-areancora le punture, chefentCH 
jio le donne nel partorì re,efl'endo quefta Dea fopra il partodelle donne- 
C A R R O D I M E R C V R I O. 

VN giouine ignudo con vnfol panno ad armacollo, haueràicapegli 
doro5& hi eili vi faranno penne parimente d'oro congiunte inlTc- 
jne,o uero vn cappelletto con duealcrte,cioè vna per banda,in manopcr- 
tei*àil Caduceoj& alli piedi i Talari,che cofi lì trucua dipinto da i pittori, 
& defcritto jn molti libri da'Poeti^ & in particolare nelle irasformatio- 
jii d'Apuleo. 

Saradetta Imagine fopra d'vn carro, 6^ vi faranno jnol ti faflì ,perac-' 
cennare il co/lume de gr.antichi, che quando pafìauano vicino, alle flatuc 
-di Mercurio,ciafcun li gittaua vn fallò aipiedijdi maniera, eie fempreal- 
Ji piedi della flatua di Mercurio erano molti .monti di fallì , e ciò nfenfcc 
Phornuto nel libro della natura de gli Dei . 

Sara quello carro tirato da due Cicogne vcelliconfecrati a Mercurio, 
Hperche quello vcello,ch'èchiam.ato Ibide, è vnafpetie di Cicogna, laqua-! 
li- le nafce in Egitto, come ferme Arinotele nel libro della naturade gi'ani- 
f ! mali, doue che Mercurio (fecondo che narrano grifionci) regnò,dando 
^j^ la quei popoli le leggi , &:infegnò loro le lettCìe , ccn.e fc ri l e Aiarco Tul- 
lio nel terzo libro della natura de gli Dei,& volie,che .'a priira lettera c'el- 
l'Alfabeto folle 1 Ibi, fi come dice Plutarco nel libro de \M^, & Oiiride,'& 
Ouidionel fecondo libro delle trasfcrmationi lcriLe,che Mercurio fug- 
gendo infieme con gli altri Lei limpeto diTipheo gigante fi conuerfe fa^ 
vna Cicogna . . ■ -v^t 

Potrebbefi in luogo ancora delie Cicogne dipingere àvz galli ^ per la-* 
conuenienza,che ha Mercurio Diodeila facondia, oc" del p'r.r]are,cCiQÌa 
'"^" i vigilan^,]aq uale fi dinota con il gallo . 

'' ' I Con il Cad uc eo fi d ice che Al ere urio(fecondo i GentilQfufcitaii^ i mor- 
^ jti^comci'eloquenzaiuicita le memorie de gr::LiOi::ini- ^■■'- 

^^ I raLari,e kp-enne? modraao la velocità dell^paroies k q uali inVn £rat-' 
« , - I i jo 



^(j ICONOLOGIA 

t'jffwnfcanojperò Hoaicro chiaaia^uiii^ ie parole, veloci,aiULe,5v''c*lian Jc 
rejinc:, e clu vuol vedere ^ih. diflu(uii:Ciitc quciic^e (imili altre ragioni del-' 
ic penne di Mcicuno ,6c^ dcgiuiCri iu<.'i pOiLCiui, pQù-a]eggere( oltre 
;<:/;€ moki ne icriuono nella lingua LatinaJ il Bocc»iCcio,che nella nollr* 
non iDuiica con dthgenza . 

CARRO DI VENERE. 

VENERE (i dipinge gicuane > ignuda , & beila , con vna ghirlanda 
di roie, & di morceiia , 6<r" in v^^a mano tiene Viia conca marina . 

Fu Venere rapprcfcntata ni.dapcr l'appetito de gli laiciui abbraccia*, 
nienti, o Lero,pC;che chi vi^d.ctro ieinpreajli lalciui piaceri rimane 
fpeUb fpogliato , «Sd pnuo d'ogni bene , percioche le ricchezze iono dalie" 
]a.ciue donne diuoratc,6cJì<^cbilua il corpo, Smacchia l'anima di tal 
bruttura , che niente refla più d. beilo . 

Il mirto , & le roie fono confecrate a quefla Dea, per la conformità,chc 
lìanno gl'odor con Vei.ere,& per l'incitamento, òcf" vigore , che porge il 
mirto alla lufluria, che però Fut-urio poeta Comico meutre fìnge Digo- 
iieir.ercti-icc, cosi dice . 
^ me forti del mirto acciò ch'io pofja Con pia uigor , di Venere oprar l'armi 

La conca marina , che tiene in mano , modra, che Venere ila nata del 
mare > come diftulàmence fi racconta da molti * 

lì luo carro, fecondo Apuleoè tirato dalle colombe, le quali ( come ft 
feri uè) fono oltre modo lalciue, ne è tempo alcuno dell'anno ,nel quale 
non fileno m leme ne i lor gufii amorofi . 

Et Oratio, Ouidio, & Statio, dicono, che Venere è tirata da i cigni , per 
(dimofìrare , che i guftì de gl'ainanti fono fimili al canto del cigno , il qua- 
le è tan o più dolce, quanto quello animale è più yicino^ì morire, perche 
tanto più gode l'innamorato quanto più pena in amore . 

Per fare alquanto difleren te quefta figura il Giraldifcriue, che Vene- 
re fi rapprefenta , come ho detto , fopra d'un Carro tirato da due cigni , è 
due colombe , nuda , col capo cinto di mortella, &: con vna fiamma al pct-' 
to, nella dedra mano tiene vna palla, o vero vn globo, in forma del mori 
do , & con la finifìi-a tre pomi d'oro , & dietro gli fono le tre gratic , eoa. 
le braccia auuiticchiatc . 

Il globo mofli-acfler Venere dominatrice,econreruatriccdeirvniucrlcw'. 

Li tre pomi fono in memoria del giuditio di Paride a lode della fua-» 
/ìnf^ularbellezza. 

Le grafie fono le damigelle di Venere, che allettano, & corrompono 
facilmente grammi non bene (labiliti nella virtù . 
CARRO DEL SOLE. 

ILSoJcfi dourà rapprefentare configura di g:ouanetto ardito , ignu* 
do , ornato con chioma dorata , fparfa di raggi , con il bracciodeflro 
dinefo,& con la mano aperta terrà tre figurine, che rapprefentano \<Ld 
tre gràt^C : r^^^^^ Uniftra mano hauera l'arco , & le laettC; & fouo il piedi 
i^n fcrpente vccifo con u *J1^ . 

Si 



r>/ CESJRE RIPJ: // 

Sifagìoulnc con l'auttorita dei Poeti fra i quali Tibullo con dice. 
Che Bacco iolo, e r eoo eternamente giouaniiòoo,&c. 

Ecperiagiouinezza voliero iignuicare la virtù dei Sole, produttore^' 
fcinpre in vigore del Tuo calore di colè nuoue, & beile . 

Sofhene con la ànidra mano le trc granfie perdxmo/lrarc , che ciò chc^ 
iiibelio , edi buonoc in quefto mondo, tutto appanicepcr la iua luce , e 
<Ja q uelio in gran pax-te è prodotto . 

Con iiferpe morto, Ò£ con le frecce fi dipinge per accennare la favola 
'di Pitone vccilbda Apollo hnto Iblo per diuiofh-are i gioueuoii eiìcutj^chc 
liclla tcna opera la forza dei Soie alciugundo le mperiluita degl'humon, 
& i'xloluendo le corruttioni . 

6\ara detta iìgura con bella difpofitionc , fopra d'vn Carro , ii ^uale da 
Ouidionei iecondo libro dcilQ Metarnorfolì eoli lì dipinge. 
Di ricche gemme è quel bel Carro adorno I raggi fon che fan pia e hìaro lìgio ma 
St ha d'oro il timone ^^ tajfed'oro. D'argentone gemme in un fottìi Uuoro 
Jjc curuature delle rote intoì no Sttato infieme sigran lime porge 

Xia falda fafda d'or cerchiate foro Ch'in del da terra il Carro non fi forge,' 

Quello Carro , come racconta il Boccaccio nel 4. libro della Geiieoro- 
^ia de gii D^i , ha quattro ruote , perche nei fuo corfo d'i^'n anno cagio- 
na quattro mutationide'tempi,&.è tir;;to da quattro Caualli , dzlh qua- 
li il pruno da gli Poeti, e chiamato Piroo; il fecondo Eoo; il terzo Etheo- 
Jie, & li quarto Phegone , & con qucftì iiarino moftrato la qualità , 6c il 
camino dei giorno; percioch e Piroo,cheè il primo , fi dipinge,^ rc/To,' 
efieado che nei principio della mattina , oflandoi vapori che fi leuano 
dalla terra , i\ Sole nzì lenariì e roilò ; Eoo , che è il lècondo , fi dimo- 
erà bianco perche, elTendofi fparfo iiSoì^j ó^hauendo cacciatoi vapo- 
ri è fpledentc, Schiaro ; lì terzo è Etheoiie,& fi rapprelcnta_^roffoin- 
tiLimmato , tirando al giallo , percheu il Sole ( feru:ato nel terzo del 
Cielo ) mofii*apiù r.lplendente le ftefib ; L'vltimo è Phegone , & iì figu- 
ra di color giallo , ma che porgo-, al nero , per dimofirarc^ la decli- 
iiationedcfio verio la terra al tempo , che tramontando fa.^ ofcuraro 
laterra^.. CARRO DI MARTE. 

FV rapprefentato Marte dairantichita , per huomo feroce , & terri- 
bile neìl'afpetto ,6r Statio nel 7. libro delia IhebaidcTaiiia^. di 
corazza tutta piena di ipaucnieuolimoftrijcon l'elmo in lefla, ^ ccn^ 
rVccelio Pico per cuiaero , con la deflta iranopona v^nj.f!a,<l'ccnii 
braccio nnifiro tiene con ardita attitudine v^ no icudodi lylcndo.e ii'n- 
guigno^&con U fpada al ilaaco , lòpra dvn Carro tirato da àa^Lu^i 
rapaci , 

Si mofti-a terribile, 6^ fpauentcuole nell'affetto per dur terrore , 6: fpa-r 
licntar inimici. 

J mofiri , che fono nell'armatura , moflrano efiere apprefio di Marte ii 
girare , l'im piéca , ^ uiue .xììuìì '^^ìuoul . 
; I 4 CU 



Sf IC ON LOCI A'\ 

GJi n pone il Pico per cimiero per efevcceHo dedicato à MarÈé per IV 
cutezzii dei rolh'Ojncl qual Iblo conlìda contro gi'altri animali . 

L'Alia iignitica Impeiio,perche tutti quelli,clie attendono all'armi, vo 
gliono eflet-e luperiori ,& dominare altrui .• • 

£o feudo denota la pugna/S: la fpada la crudeltà . 

^i fa che llia foprailcarrojpcrchc anticaméte i combattenti vfauano le^ 
carrct'te^edi ciò famétione il Boccaccio lib.p.dcllaGeneologia de gliDei. . 
' Gli fi danno i lupi , per efler c]uelli ammali dedicati a Marie , & per mo- 
Orare rinfatiabile ingordigia d'i quelli, che: fèguono gl'cfercitijche mai- 
non fono'^'^cii ^l'^'^^^i ^^^^ ^"P^ • ^^ -domerò fli tirare il carro di Mane da^- 
diic caualli, come animali atti per combattere , 5c^.a fua imitationo 
Virgilio diffe.- 

Edio aYìmntuY eqidyheìlum hec armenti mìnantur . . ' 

C A R KO DI G I O V E. 

SI dipinge Gioue allegrone benignojdecà di quarant'annij è nelle Medatl 
p-lie antiche d'Antonino Plo,edi Gordiano il fa.nudo,ma per darli al*., 
quanto piti gratia, & per coprire le parti vini ,li^ metteremo ad armacollo, 
vn panno azzurro conteso di varijlìori. • 

Nella deflra mano tiene vn'hafta, & nella finiftra vn fulmine, dando ia 
piedi fnpra vn carro tirato da due Aquile;- 

Nudo fi dipinge, percioche, come racconta AleirandroAfròdifeo,anti<. 
camentel'imagini de gli Dei,& de gli Re,furono fatte nude, per moltrare. 
ehc la portanza loro ad' ognVno era manlfefta.- 

I vani fiori, fopra il panno fìgnificano Tallegrezza, & benignità di quc-»- 
ftbpiancta,& d'efsi fiori Virgilio nell'Egloga 2. coli dice.- 

Ipfa tibi bìandosfundent vcnabidaflores .. 
Gl'antichi foleuano dare l'hafta per fegno di maggioranza , & perciò^' 
iTcirimaginediGiouefignificaqi.eft'ifielfo.- 

II folgore nota cafligo, ma per elTer quello pianeta benigno lotien con'> 
la' (ìniflra mano,per non eifcre rigoroib, il che fi moflrerebbe quando lo te 
lìefìe con la delira mano in atto di lanciarlo .- 

11 carro è tirato dvi due Aquile , non folo per moflrare', come: fono dedi- . 
cntea Gioue,ma anco per dinotare gl'alti,& nobili fiioi penfieri,& la libe- 
Falità,& finalmente efTere gioueuole altrui , &(_ perciò dal giouare dicefi 
che ci fu chiamato Gioue. 

Glifi danno anco l'Aquile, per il buono augurio, che hebbe mentre an- 
cTaua a far guerra contra Saturno fuo Padre, della quale rimale vittoriofo. 
Come anco, perche interpretandoli Gioue per l'aria più pura d'onde na- 
fcono i fulmini folo fi dimoflra coii l'Aquila, che tra tutti gl'vccelii fola-, 
s'inalza a ^rand'altezza lontana da terra. 

CARRO DI S A T V R N O. 
(omcfi dipinge dal Boccaccio . 

VEcchio , brutto, fporcc, & lcnto,con il capo inuolto in vn panno pa* 
rimente brutto , 6c nel fembiante vcdrafsi.oieflo , <Sc di malinconica 

com- 



DI CESJRE RIFJ^. %9 

Complèlsìdne , & conhabito tracciato, nel Ja delira mano tiene vna falce, 
&con Ja llniftra vn picciol fanciullo, quale moiìri con bocca aperta vo- 
ler di uora re . 

Stara quella fìgurain piedi fopTa d'vji.carro tirato da due boui negri,ouc 
ro da d uè gran ferpenti,& ibpra del carro vi fìa vn Tritone^ con la Buccina 
alla bocca,moftrando di fonarla, ma che fi veda , che le code d'eflò Tritone 
iìano lèpolte nel piano del carro, come le fodero fitte in terra. 

Dipingeii, fecondo la mentione^che failBoc'caciolib.g-dclla Geneolo- 
già de gli Dei , niello per moftrarla malenconica complefsione di quefto 
Pianeta,& perche Saturno appreljò gl'antichi figniiìcauail tempoyloface- 
uano vecchio,allaqualetà conuienelamalinconia. 

11 capo inuolto,& i'afpetto tardo,dimoftrano il finiflro afpetto della ftcl 
la di Saturno, & la fua tardanza ..';'' ^ 

• Sporco fi dipinge, perche è proprio di Saturno il concedere i coflumt 
difonelli.- - 

- Sf rapprefenta con la falce in mano, perche il tempo mietere taglia tutte 
le'cofe,come anco potremo dire,che perla Falce sintenda la coltiuatione 
de' campi,ch'egli infcgnò à glltaliani, cheprima era incognita . 

Il fanciullo.che elio diuora,dimo{lra,che il tempo diflrugge quei mede-» 
fimi giorni de 1 quali è pad re, e genitore . 

' Si danno i n'eri boui alfuo carro,perche talialui facrifìcauario,come rac 
conta Fello Pompeo. ' -i-pvvyv^'l 

Si può anco dire,che hauendo effo infegnato l'agricoltura perafarff; &' 
coltiuare i campi,non lì potefìe , fé non con fcommodità far fenza queftf 
animali,e però i boui Ci pongono,come inditio d*agricoltura . , 

Il Tritone fopra il carro con le code fepolte iigniiìca > che l'hifloria co* 
minciò nel tempi di Saturno, 6c che da lui indietro tuttelecofe erano in- 
certe,&ofcure, il che IJgnilicanolecodedi Tritone fitte, ócnafcofteiiL* 
terra,perche innanzi al tempo non v era materia d'hiiloria. 
C A R R O D I M I N E R V A. 

DA Paufania è defcritta Minerua nell'Attica fopra vn carro in forma,-*' 
di triangolo da tutti tre i lati vguali,tirato dadueciuette,è armata al- 
rantica,con vna velie fotto larmatura longa finoai piedi, nel petto ha_-» 
fcolpitalatefladiMedufa,in capo porta vna celata, che per cimiero ha 
vna sfinge,& da ciafcun de' lati vn grifFo, in mano tiene vn'hafta , che nel- 
l'vltima parte vi è auuolto vn drago , & a i piedi di detta figura è vno fcuda 
di criftallo>fopra del quale ha appoggiata la finiilra mano . 

Il carro in forma triangolare fignifica(fecondograntichi)che a Minerua 

s'attribuifce rinuentionedeirarmi,deirartedi teflere, ricamare, &rAr- 
chitetura . ' 

Dipingcil armata, perche l'animo del fapicntc f^a ben preparato contro 
i colpi di fortyna. 

La lancia fignifica l'acutezza dell'ingegno . 

Lo feudo il molilo , ilquale con la (apienza fi regge. 



99 ICONOLOGIA 

Il drago auuoltoai]a lancia, denotala vigilanza, che nelle dlfclplinc 
lid>oprar ailbgna, o pure chz le vergini fi dcaoiia bea gaardare,coaie rife^ 
A-ifcc Ibpra di ciò i'Aiciato ne i fuoi Emblemi . 

La Gorgona dipinta nella corazza > dioioUra Io fpauento , che rhuomo 
fàpicnte rende a i maluagi . 

IgrilH, & la s/ìnge ibpra l'elmo dinotano > che la fapicnza ogni ambi- 
guità niolue . 

Le ciucttCjche tirano il carro, non folo vi fi mettono come vccelli con- 
iccrati aMinerua,ina perche gl'occhi di quefìa Deaibnod'vninedefìmo 
colore di quelli della emetta , la quale vede oenirsimj la notte , inteaden" 
doiì che l'h uomo iàggio vede, &coaoicelecore, quantunque ixziio dif* 
ficili, &c^ occulte, 

CARE. ODIPLVTONE. 

HVOMO ignudo , fpauentofo in Vifla , con vna ghirlanda di ciprcfTo 
m capo , tiene in mano vn picciolo Icettro , 6: vna chiaue , ftand j lo- 
j>ra vn carro da tre ruote,& è tirato da tre ferocirsinii caual]i,de i quali (ìt- 
condo, che diceij Boccaccio lib, S-deliaGeneoiogia delli Dei) /"no il 
chiama Metheo , il fecondo Ad;iftro , & il terzo I\clìo,6: per far meglio, 
che fia conofciutaqucfta lìguradi Plutone, li n.etieiemoaili piedi Cerbe- 
ro , nel modo , che H fuok dipingere . 

Dipiugc/ì nudo , per dimoilrare , che l'anime de' morti , che vanno nel 
Kegnodi Plutone 5 cioè nell'inferno, fono pnuedi ogni bene, & di ogni 
commo.do,ondeilPeti*arcamvna lua canzone, cosi dice a cjUefto prg- 
pofito. 
Che Calma ignuda-j e fola fonuien che arrtui a quel dubbio fo calle , 

Spauentofo fi dipinge , percioche cosi conulene cfè.e a quelli che han* 
no da caligare U fcelerati , iècondo , che mentano gl'errori commeflì . 

Glifi da_> la ghirlanda di cipr£iio,pereilere que'Vc.i-borc confccrato 
aPlutone> come d.ce Plinio nel libro i6. dell'hlftoria naturale,' ' gii 
antichi , di detto arbore gli fecero ghirlande per eiier pian a trilla , & me-» 
ila,cfl"endo che, come v^iia vol:a è tagliata, più non gcrjioglia. 

11 picciolo fcettro , che tiene in manodunofira , eh egli è RedellVlti» 
tna.e più baflà parte dei i'vniuerio. ( 

La chiaue è infcgna di Plutone, percioche il regnofLjoc di mr;nicra_» 
ferrato, che nelfuno può ritornare di la; onde Virgilio nel 6. dell'Eneide • 

€OSl dlCCf 

Sed reiiocarc gradum , fnferaftj; cttaderp ad auras , Hoc opus , hic Ubar efr, pau- 
€Ì ) quQs £(]ut'.s amxKit Jappiter , c3?'f • 

La cai'recta dunoflra i gir. di quei , che defiderano d'arricchire, pcra/fer 
Plutoncda gl'antichi ic.iuio per DiO delle ricchezze. 

E guidata da tre rpote > !^er dinotare la fatica , ^ il pericolo di chi vi va 
d nitorn(^ > 6f i'inccrte/:zu de. le cole fuLurc , 

Le itrecaua;.i,cOiùc N.bni.huvj, dctioa prmo Ci chiama Metheo, vie-. 
Xic i COftip du;e li iofCrtf^iO iìci iyo^o cavato; iiHCrpreu^o ofvuiX>, uinnrhc 

ù 



DI CES ARE RIPA. pt 

a comprlcfa Ja pazza dcliberadone d ucquiftare cjueJ che poco fa meuier-a, 
coii la quale ^^ g. idaano vero cacciato l'ingordo , li iècondo è detto A- 
dulh*'j , che ùiona 1'iilertb.j clie i'a riero, ucciocheiìconoicaii nieiored'i 
quello, che diitorre , &(^ la tniTezza, & la paura circa i pencoli > che tiua^» 
a ieuipre vi ftuniivo iniorno . Il terzo vien detto Nouio , il quale voglia- 
no che iìgiiiiichi ccpido, acciocheper iui confideriaiiiO , che per lo lc- 
jnerede' pencoli alle voile li ferueatilllnio ardore di actjuifìare s'impc- 
duce . 

G.i fi mette a canto il Can Cci-bcm con tre fauci > per elTcre guardiano 
deiriiiferno, elì'endo d'incredibile fierezza, oc diuoratore del tucco,di cui 
Seneca Tragico, ncha commedia d'iiercole furioib coii d.ce < 
1 Oltre di qtieflo appare (onfpai^enteuolfuono 

Del reo Dite la e afa Lapo) ta difendendo colg ran B^gnB 

DoiieilgraM Stkio cane Vigiranferpi al collo 

Con crìidiiiàfhiarrifL e l'ombre ^ e talme tìorridi da vedere 
Sta que^i dibattendo € con la lunga coda 

Treftnifii rati capi Figiacefìbillando vn fiero dra?9 » 

CARRI DE I QVATTRO ELEMENTI. 
F f^ C 0. 

VVLC AN O dagrantichi era porto pcf ilfuoco, &ficof!umau» 
dipingerlo nudo, brutto, aiTumicato, zoppo, con vn cappello di co- 
lor celelle incapo ,& con vnamano tenelTe v^n martello, <Si conla-«i 
fini lira viia tanaglia . 

Stara quertlmagine fopradiun'ifola,a'pic della quale vi fiavnagraa* 
£ainina di fuoco, & in mezo d'eiTa vane forte d'armi , e dett'ifolaliapo- 
Ùa con bella gratia fopra d vn carro tirato da due cani . 

lì Boccaccio nel libro della G en eoi ogia degli Dei, dice, che il fuoc» 
è di d uè forti, il primo è Tclemento dei fuoco , che non vedemo, & qucfto 
molte volte i Poeti chiamano Gioue , <& l'altro è il fuoco elementato, del 
quale noi CI feruiamom terra, & per queflo s'intende la figura di Vulca- 
no. Il priuìo s'accende nell'aere, per il velociflìmo circolar moto delle 
nubi, &: genera tuoni: per il fecondo e il fuoco, che noi accendiamo di 
Icgne , & altre cofe , che fi abbruciano * 

Brutto fi dipinge, percioche così nacque, & dal Padre, il quale dice- 
dcflere Gioué , & la madre Giunone , fu eia loro precipitato dal Cielo , ii 
che andò a cadere ncU'Ifola di Lennonel mare Egeo , che però fi dipin-» 
gè a canto la fopradetta Ifola, dalla qual calcata reftò zoppo , 6l fcian« ^ 
cato. OndegU viene beffeggiato da gliDei,nclConuiuio , che finger 
iiomero nel fine della pnma Iliade , oue dice in fuo idioma * 
Jmmenfus autem ortus eflrifus beatisDijSy 
Vt yiderunt Vidcanum per domum miniflrantem i 

Kon pti* altro, fé non perche zoppicaua , imperfettionc ridicolofa laj 
fnaperfona , qC^ndo fi muoue,efaqualcheattionedi cficrcitio,con«, 
tuciociò , da quella iHcfia impC:ft^^c>^'«^ • Pr«ic ^rag^ aaiteria^dilodf 



InK 



^i ICONOLOGIA 

(Ciò uan Zara tino Cartellini , mio amico,. veramente gentil huomo d'in- 
gegno , & di belle lettere , in quello Tuo epigramma . 

9^d Vene rem de Tityro Taflore C laudo . 
€rras non tuus eji natus Cythoaa Cupido TytlruseH oculis fimilis tibitotu5,et ore^ 

Stulta tibi mat ri, nilq; patri eft fimilisy Vtq; tuus coniux claudicat ipfe pcde : 
Js nempe efi cacus,nitido tu lumine fulgeslSIntus hic eflo tuusy cmu iam defere natuy ; 

Volcanusq; pater daudiart, ille yolat. Eft claudus caco pukhrior ifte tuo . 
La quale imperfettione appreflb Vulcano lìgniiica, che la iiamma òq.\ fuo- 
co tende allo in sii inegualmente ,o ueroper dir come Plutarco. Vulca- 
no fu cognominato zoppo , perche il fuoco fenza ìzgno. non camina più di j 
onello che faccia vn zoppo fenza baftone,le parole de l'autore nel diicor- • 
lo de la faccia della Luna fono quelle . ^i^ukiberum Vulcanum dictmt clau- 
dum ideo cognominatum fuijfe j quod ignisfineVgno non magis progreditur , quam 
flaudus finefcipione . 

Nudo,e co il cappello turchino fi dipinge^per dimoftrare^che il fuoco è 
puroj& (incero. 

Il martello,&c la tanaglia,che tiene con ambi le mani fìgnifìca il fer- 
to fatto con il fuoco. 

Gii fi danno i canijpercioche credeuafi anticamente , che i cani guardai 
fero ù tempio di Vulcano^che era in Mongibello, & abbaiailcro folamèntc 
a grempij&: cattiui , & gli mordeiìero , & faceiìero fella a quclli,clie anda- 
wanodiuotamentea vifitarlo . 

Gli a mette a canto la gran fiamma dì fuoco ,:& l'armi diuerfejche vi fo- 
ino dentro , per fegno della Vittoria di quelli , che. anticamente reftauano 
vincitori di qualche guerra, i quali foleuano raccorre l'arme de gl'inimici^ 
& di quelle farne un monte j & abruciandole farne faciiiìtio a Vulcano. 
CARRO D E L L' A RI A. • 

FV dipinta da Martiano Cappella Giunone per Tana, per vna matrona 
a federe fopra di una (edia nobilmente ornata,con vn velo bianco;, clie 
gli cuopre il capO)ilqua]e è circondato da vna fafcia a vfo di corona antica, 
e reale,piena di gioie uerde^rolie:)^ az2 urrc^il color della faccia niplèdète 
La uefledel color àt\ uetrOj&: fopra a quella vn'altra di lielooicuro, ha 
intorno alle ginocchia una falcia di diucrfi colori. -i 

Nella delira mano tiene vn fulmine, . 6^ nella jfìmflra ci iiauerà vn_#. \ 
tamburino.. ^k'-^;;^* ;i- 

■ Il carro è tirato da d uè bellifsimi pauonijVccelli confecratf a q uefla Dea^^ I 
^ Ouidio nel primo de arte amandi coli d ice . ^! 

Laudantes oficnditauis lunon'a pcnnjs n 

Sitdcìtusfpc^ìcs yilhrccoyidct opes. 
I uarii colori , & hili.e cofe sopradette lignificano le m,utationi dell'a- 
ria , per gl'accidenti ch'appaiono in ella, come pioggia , ferenita , nr.peto 
lie' iienti ; nebbia , teinocHa , nci:e > rugiada , f/jgon /tuoni , & quello li- 
gnificali tamburino, che tiene in mano^ oltre ciò comeic^iridovappri, . 
Iiihaiiunati baleni , ^/i uuoli . . ■(: ; ;. ..; . 

CAR- 



DI CESARE RIPA. ^3 

CARRO D £ L L' A C i^y A. 

E Da Phornutouei pnaioJibro delia natura de gii Dei dipinto Nctu» 
no per i viCi-j ua . 
Vii L-ecchio ^. Olila barba, & i capei Ji del colore dell'acqua marina :,5iC^ 
▼n panno indolìb dei Riedeiimo color€,neiia delira mano tiene un 1 ridea 
te,6: Ita deLca figura Ibpra d'vna conca manna con ie ruote tirata da due ba 
lcne,o uero duduecaualli marmi in mezzo il mare,oue lì vedano diuer'» 
iìpeici. 

.^j fu Nettuno vno de i tre fratclli,alqua]e toccò per forte l'acqua , Se per* 
Pi ciò fu detto Dio del mare,& grantichi io loleuano dipingere hora tran* 
ij quiiloj& quieto , & bora turbato . 

j lì color delia barba,delli capelli, come anco quello dò panno, che por- 
ta in doliO,iìgnitica (cobìC nferifce il ludetto Phornuto) il color del mare. 
Il Tridente dmioflra le tre nature deli'acquajperche quelle de i fonti,6c 
fiumi fono doiCi,'c manne iono lalle,&: amare, & quelle de i laghi non fo 
no aniare,ne anco grate al guflo . 

Gi'è attribuito il carro, perdimoHrarcilfuo mouimcnto nella Tupcrfi- 
cie, ilquaie il fa con vna nuolutione, & rumore, come proprio fanno le^. 
ruetc dvn carro. 

E tirato detto carro da ferocifsimi caualli , per dimoflrarc,chc Nettun- 
no è ftato il ritrouatore d'elsi > come dicono i Poeti, pcrcotendo la terra^ 
con li tndente>ne fece vfcire vn cauallo, & carne racconta Diodoro, fu il 
prmio,che li doiralTe . 

CARRO DELLA TERRA. 

NEL ?.lib.dellaGcneologiadegli Dei, il Boccaccio delcriuc la terra 
vna Matrona , con vna acconciatura in capo d'vna corona di corre, 
che perciò dapoeti ii dice Turrita, come da Virgilio nel 6. hb. deli'Eneidt 
■ricn detto. 

Felix prole vimfn , qmhs Berecynthta màter 
fnuehitur curru Thrygias turrita per Vrbes * 
E veftita d'vna verte ricantata di vane foglie d'aìbori,5^ ài verdi hcrbt 
%i lìorijcon la delira mano tiene vn Scetro, & con la finiflra vna chiaue. 

Sta a federe ibpra d'vn carro quadrato da quattro ruote , & ibpra dei me 
Idefimo carro vi fono parecchie fed;e voteA e tirato da due leoni . 

La corona in forma di torre dimoUra douer efl'er intefa perla terra,eireii 
do il circuito della terra a guiia di Diadema ornato di Citca, Tom, Callel- 
li,& Ville. 

Laye(leconiricami,rherbe,5^ilìorl,dcnotano le felue,6c infinite fpc* 
!|ie delle cole , delle quali la iuperficie delia terra è coperra. 

Lo Scetrojche tiene con la delira mano,rigiiifica i Reami , le ricchezze, 
.& la potenza de Stgnon della terra . 

I ^ Le chiaue,iecondo che racconta Ifìdoro , è per mollrare j c'è la tena al 
tépo dell Inuerno fi ferra,e fi naicóde il feme ioora \^i '.parl>> qurJe peniio- 
f^do Vie i\.ora poi ai tèpo della PnmaueraA iiliora fi d.ce .. ^ ^ ù la ter.a, 

1 Lcùni 



^2 ICONOLOGIA 

ILconi,che guidano il carro dimoftrano J'vfanza della agricoltura n.ei 
feminar Ja terra^perchc i Leoni (come dice Solino nel libro delle cole ma- 
rauigliol'e ) fono auezzi le tanno il lor viaggio per la polucre , con la coda 
guaftano le ueftigie de llioi picdi,accioclie i cacciatori da quell'orme non 
pollino hauere iiiditio delluocannno. 

11 che fanno anco gl'agjicol tori del terreno,! quali gettato che hanno 
in terra i femi/ubito cuoprono i folchi^afiinche gì' vccelli non mangino le 
lemente . 

Le fedie,come dicemmo , altro non vogliono inferire , che dimoftraro 
non iblamente le caie,ma anco le Citta , che fono Itantie de gl'habitatori, 
rimangono molte volte vacue per guerra , o per pelle , o uero che nella fu- 
perficie della terra molte fedie lieno vote,molti luoghi difabitat^o che ef- 
ìa terra fempre tenga molte fcdie uote per quelli, che hanno a nafcere. 
CARRO DELLA NOTTE. 

Come dipinto da dinerfi Toetiy ^ in particolare dal Boccaccio^ nel primo libro 
della Cjeneologia de gli pei.' 

VN A donna5Comc matrona fopra d'vn carro di quattro ruote,per mo 
ftrare le quattro vigihe della notte. Tibullo gli da due cauaUi ne^ 
gri , fignificando con efìì l'ofcurita della notte , & alcuni altri fanno tirare 
ria due gufi , come uccelli notturni . Virgilio li da due grand ali nere di- 
ftefe in guifa,che paia,che voli^ &:_ che moflri con qì^^^ ingombrar la terra^ 
&Ouidioglicinee il capo con vna ghirlanda di papauero ilgnilìcante il 
ibnno. C A R R O D I B A C C O. 

VN giouane allegro, nudo, ma che ad armacollo porti vna pelle di lu- 
po ceruierojfara coronato d'hedera,tenendo con la delira niano va 
Tirfo parimente circondato dalla medeiìma piantarflara detta Immagine 
fopra dyn carro adorno di ogni intorno di viti con vue bianche, & negre, 
& farà tirato detto Carro da Pantere, & Tigri . I Poeti dicono che Bacco 
folTe il ritrouatore del vino,& eiler Dio di quello . 

iGiouane fi dipinge, &rapprefenta con la ghirlanda d'hedei-ajpcrilchc 
l'Edera è dedicata a lui,& è fempre verde, perlaquale fi uiene a denotare U 
vigor del vino pollo per Bacco , ilquale mai s'inuecchia^ anzi quanto è di 
più tempo, tan t'ha maggior polfanza,. 

Allegro fi dipinge,perche il vino rallegrali cuore de grhuomini,& an- 
co beuendolo moderatamente da vigore, S^crefce le forze- 

Dipingefinudo,perchequelli,chebcuonofuordi mifura diuengono 
cbrij , & manifeftano il tutto, oueio perche il bere fuor de i termini, con- 
duce molto in pouertà.& reftano ignudi, o perche il bere fuor dei termini 
genera calidezza . 

il Cirio circondato dairhedera,dinota che quella pianta,!! come lega tut 
to queilo,al che sappiglia,cotì il vino lega l'huinane menti. 

Il carro flgnifica la volubilezza de gl'Ebnj , percioche il troppo vino ^ 
fpcllo aggirare ilperuelloa grhuomini,comc s'aggirano le ruote de' carri^ 

La peiic.dci Lupo Ceruicro,che porca ad arii>a collo, dmioUra che que* 



DI CES JRE RIPA. 9J- 

/i'anìmale è attribuito a Baccojcome anco per dare ad intendere, che li Vi- 
no pigliato moderatamente creice l'ardire^ & Ja uifta,dicendolì,che illu* 
pò ceruiero ha la uifta acutilsima. 

Le tigre che tirano ilcarro^dimoftranola crudeltà de gl'imbriachij per- 
che il carico del Vino non perdona ad alcuno . 

C A K R O D E L L' A V R O R A. 

VN A Fanciulla di quella bellezza^che i Poeti s'ingegnano d'efprime- 
re con parole,componendola di rofeyd^'orO;,di porpoiu^di rugiada , & 
limili vaghe2ze,& quefto farà quanto a i colon, & carnagione.' 

Quant'airhabito,s'ha daconriderare,cheella,comehatreflati,&ha tre 
colori diftintiiCofi ha tre nomijAlba, Vermigliai Rancia, fi che per que- 
fio gli farei una uefte fino alla cintura,candida,fottile, e come tralparente, 
dalla cintura fino alle' ginocchia una ibprauefie di fcarlatto,con certi trin- 
ci, & gruppi^cheimitalferoquéi reuerberi nelle nuuole, quando è uermi- 
glia,dalleginocchia fino a i piedi di color d'oro, per rapprefentarla , quan- 
do è ranciayauertendo,chcquefla uefiedeueefferefefla, cominciando da' 
le cofcie per fargli mofi:rare le gambe ignude , & cofi la uefie; > come la fa 
prauefte fieno molTe dal uento,& faccino pieghe,& fuolazzi. 

Le braccia uogliano eflete nude ancor efl'e, di carnagione di rofeA fpai 
gerà con l'una delle mani diuerfi fiori^perehe al fuo apparire s'approno tut 
ti,che per la notte erano ferrati.- 

Hauerà a gl'omeri l'ali di ùarii colori , dimofirando con effe la uelocicà 
del fuo moto , percioche ipirita da i raggi folari torto fparifce. 

In capo porterà una ghirlanda di rofe,& con la finirtra mano una facel- 
la accefvlaquale fignifica quello fplcndore matutino , per lo quale ueggia- 
moauanti, che fi leui il Sole ,il Cielo biancheggiare ;ouero glifi mandi 
iluanti un*Amore,chc porti una face>& un'altro dopò,che con un'altra fue- 
gli Titone'. 

Sia porta a federe con una fedia indorata , fopra d'un carro tirato dal ca- 
ùallo Pegafeo > per effer l'Aurora amica de i Poeti , & di tutti gli fi udiofi, 
oucro da due caualli, l'uno de quali farà di colore fplendente in bianco, & 
l'altro fplendentéin roflb^il bianco ( fecondo , che racconta il Boccaccio 
Ìib.4.della Ge'neologia de gli Dei ) denota,che nafcendo l'Aurora dal Sole 
procede quella chiarezza del Cielo,che fi chiama Auiora,^: il cauallo ròf- 
fo il principio della mattina,che ortando i uapori,che fi leuano dalla terra, 
mediante la uenuta del Sole^l'Aurora parte,fiche dalla uenuta'del Sole,<Sc 
la partenza dell'Aurora il Ciel rolfeggia .• 

CARRO DEL GIORNONATVItALE. 

Bei B^i'.erendiCs. Danti Perugino Fefcoùo d'^Alatri. 

HVomo in un circolo fopra d'vn Carro con Ja fìice accefa in mano , ti- 
rato da quattro caualli,figninc?.nti le quattro fucipaitic'elrO/to , & 
deirOccafo,& Ìi dui crcpulculijouero il mezzo giornoA mez<:anoLte,che 
àiìC-o erta corre auanti il Sole. 

CAR- 



f6 ICONOLOGIA 

CARRO DEL GIORNO ARTIFIZIALB 

Del Jopradetto cantore . 

HVomo fopra vn carro inaco da quattro caualli , per la ragione dcw 
u di Ibpra, con Ja face in mano, per lì lume , che apporu^ 6i è guig 
i^tod.ai' Aurora, 

CARRO DELL' ANNO 
Dellifiefio Vefcouo . 

HVOMO fopra vn carro con quattro caualli • bianchi guidati dall^ 
quattro ftagioni . 

CARRO DI CERERE. 

DA L Boccaccio nella Geneologia de gli Dei Jib. 8- è fatta la dcfcriw 
tione di Cerere per vna Donna l'opra d vn carro tirato da d uc fcro- 
cilHnii draghi, in capo tiene vna ghirlanda di ipighe di gl'ano, come dict 
OuidiO nei Farti. 

fmpojuitquefua: [picea ferta coma Et in vn*altro luogo. ^ . ilegiarnm • 

flana Cercs tenue s [pie Is redimita capiUos 

Tiene con la delira mano vnmaziiQtto dì papaue/o , &con]aiInifir«i^ 
?na facella accula . 

I^e ii danno li fopradctti animali , per dimoflrare li torti folchi, che faa 
noi buoi > mentre arano la terra, che per tale s intende Cerere, ouerc^pef 
^inotareil fcacciato ferpe da Eunlicodeli'ilòlaSalainma, il quale falua- 
tofi nel tempiQ cfi Cerere , iui le ne flette iènipre , come iuo nuaiftro , 5;^ 
(cruente . 

La ghirlanda delle fpighc del grano Hgnifica , che Cerere fia Ja terra pii 
^a, & larga produttrice di grano , & per il papauero la fertilità d'eilà . 

Per l'ardente facella, credo,che lì d^bba intendeteli teaipodell'E fiate, 
<|uando più ardono i raggi dclSjle , iquali fanno maturare le biade, &iiii 
coquando s abbruciano gli iìerpi,& ftoppiede ; campi, ondei contrarli 
It umori , che lòno d'intorno alla fupcOcie della tc/ra elàiano , 5(5^ pupe? 
I^lp effetto diuiene galla , & rende abbondanza grandiilima . 
CARRO DE LL* O C £ A N O . 

VN vecchio Ignudo di venerando afpetco,& del colore deirac^ua^ 
manna , con la barba , &• capelli lunghi pieni d'alega , & chioccio- 
lette, & altre cofc (ìmigìlanti aqueiic, chcnaiconoin mare, flara lòpra 
d'vn carro fatto a guiià d'y^o fcoglio pieno di tutte quelle cole, che na^- 
fcono m fu gli fcogli , & come narrai! Boccaccio iib, 7. della G^neologia 
4le gli Dei , è tirato da due g.-andi (lime balene , nelle iuaiii iiauera va vec«» 
dhio marino. 

Vecchio, & di venerando afpe to lì dipinge^pcrciochc f fccondo,che ài 
«e li Boccaccio nclioprddectolib.)rOce«.ao è Padt-edeglì :J£v> &di tt.t- 
j3C le eofe, & Homero nell'iliade, d juc ind uce Giuaiouc, dice, che I'Oq^iì 
fio è la natione di tutti gli Dei . 

Il carro dunoflra , che TOceano va intorno alla tcfi*a , la rotondità dcl-r 
U tjMi^k e moHiaca per le nioie dei cììto , & lo cu'aao ieò^ucne , perch^u 

<|ùefte 



DI CES ARE RI? J. 92^ 

\\ quelle corcfcorrqno tutto li mare, come l'acqua del mare circonda tuta 

'1 hi terra , - ■ ' 

jl^ie.ìe il vccchip mai?in,o, per dimofìrare, ch'Q0bndo rOceano condot- 
'1 to dalle balene perii gi'iiiì' mare, fofie ricco di ujóitiboui njanni , & dì 
moire fchicrc di I\ mie, clic i'vjjO)&i,'u]crodìirj,oflraiioii; inolcc proprie-^ 
tadcii'acQue, ÒCLdiucrìiàccideiUi^cKclbeilò fì^'eggonodi cjuei.c. 
"' "^"-^ C A R B. O D' A M O R £. 
Come dipinto dal Tetrana . 
I^ ATT i\ dcjìrlcr vie piàyi he nene bianchi 
Sopra, vn Carro di fuoco yn garjoti crudo 
Con Ureo in mano > e con Jlecte a i fianchi 
(oìitro del qt-ial non, valebùo j ne^ feudo 
Sopra gl^hcnicrihauea fot due grandmali 
Di color mil'ty e tutto l altro ip/mdo . 
CARRO D E I. L A CASTITÀ. 
Coì/ie dipinto dal Tetrarca . 

VNA bella donna, vedi:., di bianco, ibp rad Vn carro tirato daduej 
le.Dncorni , ce ) hdzjìp. niaiio tieuc va nano di Palma , 6c^con la 
fìai/rra vii lirudad^ criiiiUc.m iiie^odel quale vi e vna colonna d; diaipro, 
'" è:- aLi piedi vn Cupic i kgato con le man dietro, & con arcoje flrali rotti. 
Ahccrche iopraci.ertairi'àiei'ia fi potrebbe dire inoitccoié, nondimeno 
péreiier opnid'vnhuòaiO ùintc famoio fcnii'aitranoftra dichiaratione 
hauera liit)go . 

C A R Pv. O DELLA MORTE. 
iJci Tetrarca . 

VN A morte con vna falce fienali in mano, fta fonra vn carro tirato 
dad^icboui neri, lotto del quale Ibno dmerfe peribne morte , co- 
li' l lixC Papi, Inipciui-ori, Rè, Cardinali, 6c^ altri Prencipi, e Signori > & Ho- 
rajCio conforme a Ciò , così dice . 

"Tall^da TKors xqnopi^lfatpede , paupcr:<7ìi tahernas , "F^gumque turres , 
Et Statioin Thcbaide . 

fj^lfiìi'^ ':-}:odis Uthimifero^ ymors vnafatigat 
Ferro 5 pefie yfime , yluclis y ardore j calore y tJldle modis miferos mors capis 
vna homines . 

-,:!nv -f.vi.C A. .1^4 O, D E LL A-, FAMA. 
,.1 ■;■..... ;■.• y ^ -/:.'■■.. ^ Dcl Tetrarca . _ ' ■'■ ' • 

LA Fama nel li guifa ^ che halibiamò dipinta Ul' fuo luogo : ma che ftia 
ibpuid^.;nrai:rotiratoda due E-eianti, hauendoJa dichiarataaltro- 
■^e, qui non ii^i n-enderò a dirne altro. ' 
lib C A R R O D E L T E M P O. 

t" hw . , . .3,; ^ . ; -Qorne dipinto dalTetrarca .. 
3 XrN Vecchio con due giVild'ali aliC'palk,appoggiato à due ?*roccio^ 
.; y , le, 6' tiene in cima u eìcapo yn'hòrologió da pokicrc , e frar.: fopra vn 

:!< |€^ro tjraco da d uè vei jcììì.ìiiìi cerai. ' • ' 

'A X C..R- 



>S ICONOLOGIA 

CARRO DELLA DIVINITÀ 

dz\ Petrarca. 
r L padre, Figliuolo, & fopra d'cfTì lo Spirito Santo in vn carro tirato 
L da i quattro Euangclirti . 

CARESTIA. 




^«5^:1!:^^ 



-^jjipsìr' 



DONNA macilcntc,5^ mal vcftita , nella de/ìra mano tenga vn f»- 
nio di falce > nella iiniflravna pietra pomice, & a canto haueràvna 
▼acca magra . 

Dipingefi la cai cflia magra > perdimoftrare l'effetto del mancamento 
delle cole alia vita h umana neceilarie , perche A danaro folito a fpendere 
Jargamentc in più felici tcmpi,nelle Aerili ftagioni,poco meno, che tutto 
fi trasferifce nel dominio di pochi,di modo,cne facilmente i poueri riman 
gono macilenti, & mal vefliti per careflia di psne, & di danari. '^ 

la pietra poniicc,6;^il falice pianta fono lièrili, 6: la ftenlità é principal 

cagione 



DI CESJRE RlPJy 9jr 

•àgionc della care/lia, ma alcune Lolte nafce ancora per J'infatiabilc cupi- 
digia d'alcuni Mercanti,Ii quali ibgliono ( fraudando la natura ) affligger© 
la pouera gente coni loro inganni. 

Dipingefi appreflo la vacca raagra,per fcgno di care Aia, &qucftofigni- 
iczto io moflrò Giolcfib nelle iàcre lettere , quando dichiarò il iogno 4i 
Faraone . 




CARITÀ.' 

DONNA vcilfta d'habito rofl'u, che nella mano deftra tenga vn co 
re ardente, & con Li finiflra abbracci vn fanciullo. 
La canta è habiio della volontà infulb da Dio , che ci inclina ad am^ar 
Iui,come nortro vltimofine,& il prolsimo come noi fieisi, coli la deferì- 
vono 1 Sacri Thèologi . 

Eciidipi.igc co'ieuore ardente in mano, & co'l fanciullo in bi-accio, 
' jjcr notai'c , ciiC ia carità è vno effetto,^: puro, & ardente neiraniino ver- 
io DÌO76: veriQ ic ciCiiture . li cuore lì dice ardere quando ^iiixw , perche 

" ÌX i UiO- 



loo I e M LO G I J 

moueiidofi gli rpiriti di qualche oggetto degiK), fanno re/lrijigereii hn- 
guc al cilore, ilquale per iacaiidita d'cilb alterandjfi, fi dice che arde 
pcrliiiiilitudinc . Pero ià^(z Diicepoli di Chriilo S. I\. diceuano , che aif- 
deua loro il cuore>mentrc egli pàrJaua, & fi èpoi communemente viurpa- 
ta quella translaiione da* Poeci nell'amor laiciuo . 

11 fancmlio h dipinge a coiiforuntadei detto di Chriflo : Oupdrni ex 
mininiis mei^fccijt:symihifeci/ìis. 

1 1 veftiii.enco rolib,pcr Ja iìmiglianza che ha co'l colore d(^l fangue, ma 
flra che iìno aii'eiìb/ìonc d'eiìò lì fieude Ir. vera canta , fecondo il tcfliino- 
nio di San Paolo. Carità^ 

DOnna vefhta di rofib,che in cima del capo habbia vna £amma di Ìlo 
co ardcijLCjterra nei braccio fin Jbc; vn fauci uilo,alquaie dia il latie> 
&duealcrigii daranno icherzando apiedì>vnod'cJsi terra alla detta f;g li- 
ra abbracciatala dcfli-amano. 

Senza cari u vn fcguace di Ghriflojè come vn 'armonia diffonante d'un 
Cimbalo diiCGrde,&: vna fproporuoncj (con.e d.ce San Paolo) pero la ca- 
rità fi dice eiier cara vijita,percì:e con L'io, & con grhuoiiiini ci vnixce :.i 
amore,6: in afì'etcionc,chc accrcfccudo poi i meriti j col tempo ci fa deg::i 
del Paradifo. 

La uede rolla fìgnifica carità, per la ragione tacca di fopra : per j la Spo* 
ù. nella Cantica aniaua quef>o colore nelTuo diletto . 
_ La fiamma di fuoco perla viuacita fua è infegria , che la carità non mai 
rimane d'operare/econdo il folitofuo amuiido , ancora pcrJa caH:a volle, 
che s mterpretaffe il fuoco Chnflo Ì\S. in quelle parole : f^^ncm ycnìmlt^; 
fere in terratn , cr quid ■poloyiiifi >r urdeat ^ 

I tre fanciulli dimolirano, che fc benela carirà è vna fola virtù^ha non* 
almeno triplicata potenza , e/fendo fe/izeiia , & ia fo-dc,^ la iperanza di 
•■ • rr^.i momento . \ì che molto hzno: efprelle il S: .;nor Giouan Buondel* 
monte nei Sonetto fatto da lui in cucfto propoiito, ad nrntatione delle pa 
rolediSanPaolo>edicecori. ^ , ,, r r-.- -a. .f n r 

Lih dogn^altro raro.e frcùojo Ve dcbcnjarjl: umido, ofaHofo. 

Cefi haucfsio lofiilc alto , cfourano, ^or^ Pffi Mdi vcr.afapune 
cLe fondi lodirn defiofo. In uahe^^nlonornovpm aletta. 

Tnm orfuvcrhormiyneamhitioro dokc c.r^ra, che niaivivn meno 
T^hJJalbc rgo,rna in hcmgno.e hu Del. col j;.cco t b^finmapenfien 
Tupamutefci, non opri in rano (mano Sa^xcia^ d, tejol mi rijcalda d petto. 

VN ACantàviddi al Sig. liMoraRubcrti Auditordd Cardinal Sa^- 
uiati,-cnni'huomo di molta bont^iA di varia erudiuonc ornatoci 



31 CESARE RIPJ. toh 

%\ parte de quali. ufcftuano dàlie radici dell'àrbor grand»^ psrte d'c.si più di 

djl Jontano . Ccedo uogii figniiìcai-e, che li canta, & C'jiùi,clie la uuul uiàrc 

rfeue toglier del uodrimento a le , per canapa nv:r ) ad altri > e *>£iii;a u i-t» 

proisimi , cpoi apiù lontani . Quelìherbccte creda rit,;iihciiLioalcuia 

a!uti,chedaainaricarZitelleiecoado incci3d:>>&gi'albi;rccu qc co fon» 

àicLUìi Giouani. chea lue Ipele ticncqui uiKumaaftLdiO, era 4ìj:;u lonf) 

I/3douico,&Marc'AatoiiioRubct'i:i,v no iSiDoce del Sigilo/ GiO.\ lattea 

,(, , Ruberei , clic fii Secretano di Paolo IV. e poi di Pio V.l'4l:ro ÌNi}:ute del 

lo. I Sig.Francelco Rubercì,che fu Secretano di SiÙo V. mentre erano Cardia 

I nali,i quaii reftaci poco coinmodi ibno dal dwtLoSig.i/ìdorojin tutco ao- 

^;j I dnti.Ec perche l'opra l'arbore ui è vn iuotco,che dice . :J^lforh?is rt:^:MÌjliTf 

|)ar che incherogJia dire, eh? mentre egli inuecciiia,&yaaila iine,nu^ 

drcndo quelli giouani in clii nnafca, 

CASTITÀ, 

DONNA Ycftitadibiancos'appoggijad una colonrta,fopra]a qua- 
le Vi f;iii un criucllo pieno d'acqua,in vjiamano tiene uà ramo di 
«iiinamomD,nciraitra un uaf j pieno d'anelia, lotto alli piedi un feipente 
iuorto,6: per terra vi faranno danarijC gioie, 

Vcfìdì siicfta dcnna di bianco per rappreiéntare la purit deli'animo> 
che maiiiicac qucita virtù, 5<_ s'appoggia alla colonna, perche non è fin- 
to,& appàrente,ma durabile, oc vero. 

Il cnueilo fopra detta colonna per lo gran cafo , che fucceffe alla Ver- 
L^inc Vciiaic è :iiditio,òl1mbolo dicacità . 

Il cinnamorrvO odorifciO,e pretiofo dimo/lra > che non è cola della ca- 
ijità più precioià, & i'uaue , 5<fnaiccndo quell'albero nelle rupi , & nelle-» 
-lpine,mofìra,che fra le Ipme della mortiiìcatione di noi llcisi nalcc laca^ 
iVita,&. particciarmenteJa verginale 

L'aneila fono inditio delia caOità matrimoniale . 
Il lerpcnte è la concupifcenza,che continuamente. ci ftimola per mcz» 
iil'amcrc. 

Leraon£tc,che/ltienerottC3a' piedi danno fegnó, che il fuggir i'auari- 
tìiè conueniente nrezo per confei-uar la cailita . 

CaftitÀ, 

DOnna bella >d'honefta faccia , nella delira mano terrà vna sferza^ 
alzata inatto di batterli, & un Cupido con gl'occhi bendatigli flia 
fotto a 1 piedi, iara vedita di lungo, come una Vergine Vedale , &: cinta-» 
iìcl n;e2o d'una faicia,come hoggi in Roma ufaiio le uedoue,fopra la qw 
Jc ui fìa icntio il detto di San Paolo : Qìfti^Q corpus meum . 

Castità Matrimoniale 

VNA Donna ncftita di bianco, in_, capo haueri una ghirlanda dì 
rL ta , nella deftra mano tenga vn ranao'd 'alloro , <V" nella finiflra., 
ujia Tortora . 

La ruta ha proprietà di raffrenare la libidine, per l'acutezza del fuo 
I «dorè , liquale ciìcndo compoflo4i parti Ibttiiiperia fua calidità nfolu« 
i "* iv 5. ia 



/oa ICONOLOGIA 

3a veiiLo/ìtà , e fpegne ie iiuiiiiiie di Venere , co.ne dice il Mattìolo ne! ^. 
libro de Tuoi Coir.mcntiiò^ra DiOiboridij. 

Tieiicil ramo d'Alloro, perche qucfl'albcr© higrandirsima fimiglian* 
2acon Jacaftita,douendoclìacfier perpetua, coiììC è perpetuo il verd;i> 
Azi Lauro,& ftndere, Ó^T" tare ieri (lenza alle tìamir.e d'amore, coiue lìri- 
«iono,& reiiftono Je i'ut foglie , & i luoi rami gettati fopra il fuoco . Pciò 
Ouid.o nel i. delle Metamorfoà iìnge> che Dafne donna cafta iì trasfor- 
mafie m Lauro. 

La Tortora c'ingegna co'l proprio eflempio i non contaminare già mai 
rhoaore,5.: la fede del Matrimonio conuerlàndo lòJaii*ente icmprc eoa 
quella, che da principio s'eieile per compagna. 

Si puòancoradipignerei'A niellino per la gran cura, che badi non^ 
imbrattare la fua bianchezza, lìuulca quella d'una pcriona calla, 
CASTITÀ. 

DO N N A > che habbia uelato 1 1 vifo, ueftita di bianco , ff ia in atto di 
camminare, con iadc.iia.ai:aio tc.xga unj icetro, & con la finiflra 
due Tortore . 

La caftita,comc afferma S.Tommalb in 2 i.queu. r^r.artic i.è nome 
di virtù,detta dalia caftigatione delia carne;':) concupì Tcenza, che re.idc 
l'huomo in tutto puro , & ienza Àicuna macchia camaie . 

Gli fi fa velatoli vifoper cilcr proprio dd ca^io raffrenargli occhi per 
CÌoche,come narra S. Gregorio ne i Moraiill deuono reprimere gli occhi 
come ratton alla colpa . 

Il veftimento bianco denota , che la caflità deue efler pur.'' , & netta di 
ogni macchia,come dice i ibuilo n^ì a.iib. Epifiola prima, 

QijìapUcétfupens,pHracH vesì^yvenite Et manbus pnris fumite fo^tisaqiia4 

Lo ftarein atto di camiiiare dimoflra , che non bifogna (lare in olio 
«a u fa, ii origine d'ogni male^ Oc però ben dille Quid, de rcmedio amori*. 
Otiafs tollas periere cupidinis arcus . 

Le tortori fono, come nfeiiicc Pieno Valeriano nel lib. 22. de gli fùol 
ierogIilìchi,il (imbolo della caflità,perciochc la rortora,perdutochchà 
la compagna,non fi congiunge mai più . 

Lo icetro lignifica il dominio ,chc ha fopra di fc il caf!o , pcrciochc fc 
«benda carne è principalmente nemica deiio fpirito, nondimeno quan- 
-do egli y uole non può eficr mai abbattu tOjiie vin to da qucllo,& fé bene i 
icruto. Continua ptigrut^rara yiQoria, nondimeno fi è detto di fopra,quan» 
do l'huomo ha faldo proponimento , in contrario non pu > elìer fuperato 
in alcun modo,& prima lì deue mettere in elfecuzione quei vcrlò d'Oui- 
dio nei terzo libro delie Meumorfofì, quando dice. i 

9y^nte ait mo ria r quamfìt tibi e opia noHri . 

Chemifcramcntc traboccare nel Vitio delie carnali concupifcenzer 
CECITÀ DELLA MENTE. 

DONNA vcftitadi verdc,ft.a in pi-ato pieno di vari; fiori, col C2p«; 
chino, 6i con vna talpa apprcflò - Ceci tà 



Dì CESARE RIPA. /oj 

Cecità fi dice la pnuationc della luce degl'occhi , & per /imilitudini^ 
©uero per analogia, fi domanda ancora roftufcationc della mente > peri 
Tviia fi dimoerà con la talpa per antico co!iumede gl'Eric;, come rac* 
conta Oro Apolline il'aUra conia tefta china ucriò li caduchi fiori dell» 
tcrra,che fono le delitie mondane.chc allettano l'anuDa^e la tengono oc- 
cupata icn^a protitto,perche quanto di bene il niofido lufin^,hiero ci pr» 
nicttCjtutto è vn poco di terra non pur fotto falla Ipcrarira dabreuc pia-» 
cere ricoperta, ma con grandifs mi pencoli di tutta lanoftrauitajCom^ 
ben dice Lucretio lib.2.dc natura rerunL-,. 

C mifsras hominum mcntcsy & pe6iora cAca Ue^ifurlu ani ^uodcknque efi 
Slualibu% in tenrbris yiteqùantifqy pcr(clis . 
Et Ouidio nel lib. 6. delle Metamorfofi . 
^r9b funeri ^tuntum mtrtalia pecora c(ca 7^£lis habent* 

CIELO, 




VN Giouane dafpetto nobilifsimo> Venite d'hzbito Imperiale ài 
color turchino atio iki];;co coliiianto detto paludamento, 5^^ 

^ 4 eoo 



ro4 ìùonoLociA 

ton io icetro nella dcftra manoAncJia fìniftra tenga vn vafo nel cuale /fe 
▼na fiamma di fuoc(),6(^ m mezzo di ella un cuore, che nconllimi j fu la 
poppa Slittavi iìa figurato il Sole, ili la Jìniftrala Luna, fia cinto conia 
Zona del Zod.aco, nella quale fi Icorghino \i luoi dodici legni, por- 
ti in capovnariccacoronapienadiuaricgcminc,&nelli piedi il cocuìh 
ni d'oro. 

il Ciclo da Bartolomeo Anglico lib. 8. cap. x. è diftinto in fette parti, 
/ereo, Eteico,01iinpo,lgneo,Firmamento,Aqueo,6<: Empirco,maa noi 
oion accade repetcrc ciò che egli ha detto, u cui rimetto il Lettore, &^ 
parimente circa il numero de Cieli,a Plutarco, al Pereno nelaGencn> 
al Giamo lòpra la sfera del Sacrobofco , la Sintalì de l'arte mirabile , a la 
Margarita Filofofica, &ad altri autori : a noi balii dire, che il Cielo è tut- 
to l'anibito , & circuito ch'è da la terra per iino al Cielo Fmpireo ouc n- 
iiedono l'anime beate . Hefìodo Poeta Greco nella fua Theogonia jp 
€a%liuolodcla terra in quedo modo. 

TcìXus -vero prmum iquidemgenuitparemfìhi 
[jèlnm Steliis o rnAturuy rt ipjam totam obtegaty 
Vtq; effet beatis dijsfedis tuta, fcmper . cioè. 
Primieramente mgencròUTerr^ £t perche fia delle beatemene 

Il Citi di SteUs ornato Scmfrc ficura fedc^ . 

e^cciò la copra tutta , 

Etpertil cagione gl'habbiamo fatto il manto flellato turchino perciò 
fere colore ceruleo coi! detto dai Cielo , & quando uolcmo dire vn Cid 
chiaro ,5i fé reno , diciamo vn Ciel turchino . Regale poi , & con lo Scc« 
troin manojper dinotare il dominio, che ha ne le cofe inferiori, fi comi 
■vuole Ario, nel pr.lib.de la Meteora , teflo 2. anzi Apoilodoro fa cheli 
primo che habbia ottenuto il dominio di tutto il mondo. Ila flato Vn:.no 
da noi chiamato Ciclo . Vranes protos tu Tandos edi?ufcufej^QKon. ideji (»- 
ium prima s orbis yniuerfts imperio p rxfuip. 

Si dipinge giouane per molìrare che fé bene hi hauuto principio,ne ri*- 
fleffo termine fi rltroua 5 & per lunghezza di tempo non haura fir.cpei" 
cfferc incorruttibile , come dice Arif^. lib. pri. Coeii tcllo. ao. onde è ch^e 
gli Egitij per dinotare la perpetuità del Cielo,cheniai s'inuecchia dipjn- 
geuano vn core in mezo le fiamm«, fi come habbiam© da Plutarco 4Aj 
lfi<Ie,6iOfinde con tali parole . 

"i (^<rliimjqiiia oh pi rpetuitatem m^q; fenrfcaf^ 
(erde piclo rtgnijicant,ci:i fot ut ardsns . 
fuhie&us fit^ Etperfigiiiiabbiamopoflo nella £niftra mano il fudetto 
uafò con licore in mcza die la fiamma, & per che in tutto il corpo cs- 
Jefle non uedemo lumi più belli , che il Sole , & la Luna , ponemo nella^ 
più nobil parte àz\ fuo petto fopra la poppa dritta il Sole, cerne pnncift 
depianeti,del quale riceae il fuo iplendore I2 Luna pofja fopra la poppa 
Jìi4i/lra, unto piii cÀc «juefte d uè iuia^ini dei Soìe,& à^à-^ Luna gi'Egirtj 



15/ CESARE RIPA. 



f#3f 



fignificauano il Cielo; locingemocon la Zona dei Zodiaco per cflcrtJB» 
pnncipalcuigol» cclcflc . Gii (ì pone vna ricca corona in tcfla di rar^ 
gemme per moltrarc, che da lui (ì producano qua giù in vanj modi mole*, 
& diuenl preuofi doni di natura . i>i rapprcientajchs po.ti Li coturni d'p- 
^ , metallo Ibpra tuta incorruttibile per confcimationc de i'moj.*- 
xuttibiiita iua . 

CELERITÀ. 

DONNA che nella deflra mano tiene va folgore, come narm PilK 
no Valenano nzì Jib.4? .de liioi leroglifichi,acanto hauera vn dei- 
fino, e per lana vnfparuiero ancor'egli porto dal fopradetto Pierio nel 
lib.2i.perJa celerità, cialcuno di quelli è uelocifsimo nel fuo motod^i^ji 
«ogfiuiene dei q^^ualc in elsi iì la facilmente , che cola fia celerità. 

C H I A R E Z Z A. 







J^ / N A giouane ignuda^ circondata di molto fplendore da tutte IsL^ 
Y . ba;icle,<Si: che tenga in mano li -Soie . ^ 

ChiaiK) 



ioa tCONOLOGlJ 

Qh iaiT) fi dice quelìo,che fi può ben vedere per mczo della Iucc>c?ic II! 
I;.uiiina5& fa la chiarczzajlaqualedimaiidaremo quella fama, che i'huo 
taOfO con ja nobiJta,ocon ia virtù s'accjuirta,com€ dimortra Pieno Vale- 
ri ano ne) iib.44.& ^'. Aiubrogio chiama chunfsinii quelli,! qnaJi fon fiati 
ai mondo uiuiiri di Sanata ,& di dottrina, fi dice ancora Chiarezza vn» 
dciiC quattro doti de* Beaci in Ciei(>,&in ciafcunodiqueftì fignìfìcati» 

5i di^ ingc giocane, perche ncJiìorirc de'fuoi meriti , cialcuaolì dice- 
«lìcrc chiaro per la fiaiiiicudinc del Solc,che ià uifibilc ù tutto. 

CLEMENZA. 

DONNA fedendo fopra vn Lcone^ nella finiftra mano tiene vn'afta* 
e jaella dcftra vna faetta,iaquale molìri di non lanciarla : ma di git- 
Carla uia, cofi è fcolpita in ma medaglia di vSeucro Imperatore con queftof 
Jewicrc INDVLGENTIA AVG. INCAR. 

liLeoneè fimboiodèllà cieiiienza , perche come raccontano i Natura* 
li fc egli per forza Ìupera,<5i gitta a terra vn'huomo,fe non ila ferito da luì 
jioji io lacera ne l'otiendefc non con Icggerifsima fcolTa . 

La faceta nel modo che dicemmo t fcgno di Clemen2a,non operando- 
H'ìri prcg.uditio di queili,clef( nu degni di^calhgc;oi.de fo|radi cioSt 
aiccanei libro de Clemcntia cofi dice . Cltmemia ejt lenitas ftperioris ad"* 
fic^ff^s inferioremin confiituendis panis . Qemtnxa 

DO.'ina che calchi vn monwed'armì>&con la delira mano porga vn-# 
ntmod'ojiuo^appcggiandofi con libraccio finiftro ad vn tronco 
dei mf defimo albero , daiquale pendano i fafci conlblari . 

La Clemenza no è altro, che vn'aftinenza da correggere i rei col debi* 

jtoc«iftigo,&: eflbndo vn temperamento della ieruitù,uiene a còporre vna 

pcrfeua maniera di giuftitia,& a quelli che goucrnano,è molto necciiana 

Appoggiafi ai tronco deil'oJiuo, per mo^rarc, che nonéaltrola Clc» 

fl[ienza , che inclinatione dcH'animo alla mifericordia . 

Porge il ramo della medefima pianta per dar fegno di paceje l'armi git* 
ja .e per terra co' fafci conioiari fofpefi,, nota \\ non volere contra i colpe- 
liohellercitar la forza fecondo che ^\ potrebbe,per rigor di giuftitia,perà 
fi dice, che propriamente è Clemenza l'Indulgenza di Dioanofiri pecca 
«1 , però il Vida Poeta religiofo in cambio di iMercurio > finge che do- 
te della Clemenza fi ferua nell'ambafciaria , nel lib. 5. delia Chrjfiia«. 
lic . E .Seneca in Ottauia ben'cfpnme quanto s'è detto di lopra della-# 
Cliemenza,cofi dicendo. 

Tukhru eft cmmcre inter iOuftres viros TJac suma uirtus y petìturhac Ccelu vU 
Csnfulsre Tatri^yparccre affiiBisyfcre Sic ilU Tatria pnmf^s ^uguftus pArét 
Ctd( ahftincrtfUmpuSfdt^; tr^ dare Coplexus aftra sftjcolitur^ et téplis Dgns, 
trhi ^uìttenii^^cHlo paccmfuo . 

Clemenxa . 

DOnnn che con la fimfira mano tenga vn 'proccfTo , & con la de/lra I^ 
calti vOi* V jia peana » 6^ lotto ^ 1 ^icdi ti iàr;mno ale uni libri . 



DI CESARE RIPA. tof 

CicmyriT^a, e fJ^Voderationc nella, medaglia di yitelUo. 

DOnna a federe, con vn ramo di lauro in vna mano>& coaTaltra eie* 
ne vn baione vn poco loatanoi 
L:i Clemenza è vna uucù d anuno,che miroue rhucmo àcompartione 
&lofa tacile a perdonare, <S<:proiito a louucnire. 

Si dipinge chetìedaperiìgniucare maniuetudine, e quiete» ■ 
Il bafìone moftni,che puo,& non vuole ulare il rigore;pcj:ò ben fi può 
dii^ alludendoli alprei'ente Pontificato. 
Cedati mille Se neri ad vn Clemente . 
Et potrebi-je ì anco dire quel che dice OuidioncIIib. 5. de Ponto. 
iP/inclpc nec nofl ro ^eus ejì moderatior yllus luRitia vires temperai ille faaf» 

li ramo del lauro moftra, che con eiTo li purificauano quelli c'haucano 
•ffeligii Dì] . 

COM'B^TTIMETQ'O DELL^ I{y4C107{J, 
con l'appetite . 

LA flatua,o figura d Hercole,chc uccide Anteo , fi uede in molte me» 
dagjic au Ciche l'clplicatione del quale diceii, cheHercoleè vna li- 
mi licudine,&vn ritratto dell'anima di ragione partecipe, & dello rpiri- 
tohuinano,& A.nteodel corpo,ilpectod'Hcrcoleèla lede della fàpien- 
2a,& della prLdcnza, lequali hanno vna perpetua guerra con Tappetito 
& con la voIonti,imperò che l'appetito Tempre contradice> e repugna al- 
la ragione,nc può h ragione eiTere lupenorc, & uincitrice , le non Jeua il 
corpo cofi in alto,& lonrano dallo fguardo delle cofe terrene, che 1 piedj^, 
cioè gli aftetti non prendano più della terra fomento aIcuflo,an2i tutt* 
Jecupidicà,& gli afiecti che della terra fon figliuoli, al tutto vccido*. 
COMMEFJTIO DELL^ V IT U HFki^T^j^. 

HVOMO che con il dito indice della dc/!ra mano accenni ad'vnt 
macine doppia, che gli fta a canto; eoa la fini/ìra mano tenga m* 
Cicogna , & alli piedi vn Cerno . 

Si dipinge in quella guifa , perche la macina haiìmbolo delle attioni, 
& conjLaertij della humana vita, polciachc le macine fono femprc daci-^ 
& vna ha biiogno dell'altra , & fole mai non polìòno fare l'opera di ma* 
cinare,cofìancovn'huomoperfeftcffononpuòogni coia,&:" però io 
aiuicitie noflre fi chiamano nccelsitudini , perche ad'ognVno è nccefla-^ 
no hauere qualche amico con ilquale pofla conferire 1 fuoi difegni , & 
con-, fcambicuoli benefitij iVn l'altro folleuarfi ,6c^ aiutarfi , cu.iìcj 
fanno le Cicogne , le quali perche fono di colio alto , a lon^o an* 
dare fi ftraccano nel uolare, ne pofiòno foftenere la tefta , sì che vna ap* 
poggia il collo dietro l'altra, & la guida quando è ftracca palla dietro l'ul- 
tima a cui ella s'appoggia ,cofi dice Plinio hb.10.cap.2z. & illdoronrc* 
race vn fimilccoftumcde Ceruij ,liquali peni pelo de le corna in brcue 
tempo fi !iraccano,ncpoilbno reggere la tefta quando nuotano per marc^ 
9^cr;ji.alche gran fiumc>^ j>erò uno appoggiali capo fopraia groppa df 



^*t 



ÌCONOLOGl A 



Talti o,3i..I primo quando c flraccopairaadictro^si che in ta!manicra_» 
ijucfli animali ii danno J'vn laicro aiuto. Cofi anco gii liuomini iòno 
kftrecu traloroavalerfi dei opra, & aiuto vincendcuole. per lichc mol- 
to rcctaniCuCc è (lato detto quel prouerbio toJto da Orca , vna mano Ja- 
fja i'aJtra , tJ^^Cunus inaihm laiMt > eir digitus digitum > Homo hominem feruatf 
ciuitas liuitatem, Vnhuonio coiilerua i'a]tro,<lk Vi^iaCittà l'altra Citta, 
^t^ueftoii ii non con altni mezzo, che col coinmertio>&; però Arili, 
ira le cinque cole per leqiiaJi ii ii coniglio, mette nei quarto luogo,£>e tjs 
t^Htie import. mtuTyZj- exportanfur )Xioc<ii qucìie cole , che il portano dentro 



Cfj:")-» <^à» ^IC^'^ &Y*^ 







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ÉsmmA 



kMmmw 




*^s^- 



i-- 




ft /bora della Città ne le quali due attimi confine il comertio,perche fa- 
remo portare dentro la noftra Citta di quelle cole, che nome lìamopn- 
ui , &:chcn'hiSbi;inio failbfTno fuora,poi faremo portare cofe de iequali 
»'3buadw;upiilCu^clicn'habiibgLiq: perche li GranMaeflic di que- 
lito 



DI CESARE RIPA. 



lop 



tfto mondo molto la ggiari.cn te ha fatto , che non ha dato ogni cofaad'vB 
JuogOjUiiperòche hauoliitoche tutta quefìa vniuerlìta li corrifponda 
coii proportione j che liabbia bilogno de l'opra de l'altro, & per tal biio- 
gno vna natione habbia occaiìonc di trattarCj & accompagnarfi con l'al- 
tra , onde n'è deriuatala peniiUtanone dei vendeecj òc del comprare , & 
s'è tatto tra tutti il commcrtio.delia vita humana. 



COGNITIONE. 



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<r£-A-* c^cy» «^rvi> ff^3k^ ff/'fys) f^'1 
.c^>:^.e). .c'./rm. >2A'1^< .c*/^^^. .^^/r-^le). :?^-.*?. 



^^f^ *^3^ ''^^F^^^:/^'" ^-^ 



e\:^i^5 



e-\Ì5^.5 e/^ 



DOnna che Zzando a federe tenghi vna torcia accefa,& appreffo haui^ 
vn libi-o aperto,crie con il dito indice della deftra mano l'accenni. 
La torcia Pcccfa^^fìgninca, che come a i nofìri occhi corpo rali , fa bifo- 
gno delia luce per uederejcofi all'occhio noflro intemojche è l'mtf Detto 
per riceKere lacognitione delle fpetie intelligibili, fa meftierodeiri/lru- 
mento efìrinfeco de' fenfi , iS<f particolarmente dì quello del vedere, che 
dimoilfdil col lume della torcia,perciochecome dice Aniì.ls^hil efi in hi^ 

tdkcìH 



ne ICONOLOGIA 

ietie^ujijeiod priuf non fuerit infenfu , ciò moArando ancora il libro aperto^ 
perche, opcr vederìo,o per udirlo Jcggcrefi fa in; noi la cognitiono 
d e 1 i e e o ic . Cagni t ione dei! e co fé. 

DOnna,chc nclJa de/ira mano tiCne vna uerga,oucro vn Scetro,<5«: nel 
la iìniiira vn libroyda che fi comprende, che la cogninon delle cole 
s'acquiAa per mczo da l'attenta Iccnonc de' libri,ilcheè vn dominio deN 
i'anima, COMMEDIA. 

DOnna in habito di zingaraima li fuo veiìimentu farà di uarij colori, 
iieliadeftra mano terrà vn cornetto da fonarla mulìca,nella^finiftra 
vna iiiaichera,6i ne' piedi 1 focchi. LadiueriÌM de' colori, nota le uario, 
& diucdc atuoni,che s'eipnmono in tjuefta forte di poefia,Iaquale dilet- 
ta a l'occhio dell'intelletto, non meno, chela varietà de' colon diletti i 
l'occhio corporeo, per efprimefc gl'accidenti dell'humana vita, virtù, 
uit;j,6i conditioni iiìondcinc , in ogni ftato , &: qualità di genti, fuorché 
nel (iato Reale . Et cuefto fi moftra con li focchi , i quali furono da gli an- 
tichi :.doprati in recitar Comedic, per moftrare la mediocrità delio ftile> 
5;_delicpenonc,ches'introduchonoanegotiare. 

La Córaedia ha propofi tioni facili,& attioni difficili, & però fi dipinge 
in habito di zingara, pereiTerequeda forte di gente la rghifsima in pro- 
mettere altrui beni di fortuna , li quali diffidi Oicnte, per la pouerta pro- 
pria pclfanocominunicare . 

Il cornetto, & la liialchera s'adoprauano ncIlw.Comcdic degl'antichi^ 
& notano l'vno rarmonia , & l'altro i'nnitatione . 

1 focchi fono calcia menti comici , come habbiamo detto. 
C O xVI MEDIA. 

DOnna ctTtà raatura,d 'appetto nobile, in mano terri I/t^ibia, in piedi 
1 iocchi, nell'acconciatura della tefia ui faranno molti trauolgimcn 
li,& con grande intrigo di nodÌ5Con quefio motto: Dcfcribo mores homini, 
COMMEDIA VECCHIA. 

DONNA ridcntc,vecchia,ma con volto grinzo,&fpiaceuole,ha- 
uera il capo canuto, e fcarmigliato, le uefli bracciate, & rappczza- 
te,&c_ di più colon uariate, con la man defila terrà alcune faet te, ouero 
f nasferza,auanti à lei uifarà vnalcimia, che gii porge vna ceficUa co- 
perta, la quale fcoprendo davo canto la detta donna, conia finifira ma- 
no faccia mofira di diuerfi brutti,6c^ ucnenofi animaJi^cioè, uipere, alpi- 
di, rolpi,& fimili. 

Si dice,della Commedia riccchia a difiintioncdella nuoua, laquale fuc 
ecfiealeiin a/fai cofc differente, perciochc li Poeti nelle fcuoledella_j 
uecchia Comcdia dJettauano il popolo (apprefio del quale ali'hora era 
lalomma deigoLcrno) col dire, &r raccontare cofe fucece, ridiculoloi 
acute, mordaci ,inbi?.fmo,&jrrif:onedciringiLfiitiadci GÌLdici,del-- 
J>jiaritia,&(_ corruttdc.de'Fretori,dc' catcìui cofiumi, &:difgratiede i 
Cit.udini,& limili aitre cole, la qual hcenzapoi riformando^ & le fcioc* 

che^ze 



DI CESARE RIPA. m 

f^tzzt del riib , & buffonerie , s facto togliendo la Comcdia nuoua 'f ri* 
chiedendo cofi altra fortuna di flato, e di gouerno , & altra ingegnoià,& 
làuiainuentionede gì huomini)s'aftnnfe a certe leggi, &honeiU più cj- 
uili > per le quali il fuggetto , ia locutione , &(^ ancora la diipojìtione di 
élla è fatta mol-ro diuerfa da quello che folleua cilère della fopradetta^ 
Comcdia uecchia, come può il Lettore uedere a pieno le differenze, tr^ 
Tvna, e l'alta nella Poetica dello Scaligero, nel primo libro de.to l'Ilio- 
ria al cap. 7. L'offìtio dunque della vecchia Com€dia,effendo di tirare 
]i vitij , &f attioni de grhuomini in rifb,& fciocchezza^ perciò li è 
fatta la detta figura di tal yìÌo , & forma , che le. andrà di mano in mano 
dichiarando. 

Le ueftì (tracciate, & rappezzate , co/ì per il foggetto che haueua alle 
jnanijcome per le perfoneche faceuano coH fatta rapprefentatione, non 
v'interuenendo,come nella Tragedia pedone Regali;nè come nella Co- 
media togata,o preteftata de' Romani Cittadini di conto. 

Per li uarij colori del fuo uertimento fi dimoflra ladiuerfità , & incon- 
ftanza di più cofe, clicponeua infieme in una compoiìtione, S^^ancoil 
uario ftile.inefchiandoini'iemcdjuerfi generi di cole. 

Lafcimiacheli porge lacefì-elia, moflralafozzaimitationc permezo 
Jaquale faceua palefì li uitij , & le bruttezze altrui , che fi dimofìrano], o 
perii fozzijv'v venenofi animali, che ella con rilb,&: fciocchezza icuoprc 
al popolo^ diche vn'ciempio fi può uedere nel Gurguglione di Plauto. 
Tmn ifligraci palliati i capite aperto qui ambulant 
Qui incedant fiiffarcinati-i cum librisy cum fportulìs 
Conflunt-i conferuntyfermones inter fé tamquam drapeta 
Ojlant^ohfiftuntyincedunt cumfuis fententi^s 
Quos femper bbentes vidcas cjje in a?iopolio 
Vbi qu,d Jarripi'!ere\operto capitalo , caldum bibant 
Triftes , atque ebrioli incidunt. 
Le làctte nella dcfira fignificano gl'acuti dctti,& Tafpre maledicenzc, 
con le quali licentiolàmente ferma 5&uccideua la fama,&: riputationc 
de particolari h uomini 3 onde Ho ratio nella Poetica parlando della Ipc- 
tiedi poefia uiene a dire dellaComedia uecchia in tal modo . 
Succefiit vetiis bis coin^diayìw ftrie multa; Digna Icge regi lex eft acctptaychorufq; 
laudeyfedin yìtiumlibertas exc^dit><jr yitn Turpiter obticuit fublato iure nQce?idf. 
Et.il detto Horatio ancora nel iib. i.de* iermoiii, nella Satira quarta,cO 
fi parlò delli Scrittori della Comcdia . 
. E.v,polisyatqi{eCratiniiiSy^riftophnnefq;TQetA 

^tque alu > qmrum Conucdia prifca yirorum 
Si quis erat dignus defcribi-,qMod malus%au! fur 
Q^.pd muhus fo rct , aut ficanus , aia aUoqui 
Famofus multa cum libsrtate notabant . 

COM- 



Ili ICONOLOGIA 

COMPASSIONE. 

DONNA che con la fiainra mano tenghi vn nido dentro del qua- 
le ui (ìa yn AuoIcor€,chc pizzicandoli ie coTcìe, iliain attodi dare 
aiuggereiJ proprio fangue ailLoi fìgliuolini, quali larann:) auch^c'il 
nel nido in atto di prendere il languc , & con la delira mano ftcia por^a 
in atto di coinparsione qualche cola per fouuenimenLo a gl'ai trui bnc- 
g;ii. S; dipinge con Tauoltore nella guifajche habbiamodcuto ,pcrc.o- 
thegli Egitti; perloAuolcorcycjuando coi becco il rompe iecorcie,ra- 













4 ;#^«:n:ì 



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Q^S^^ii^/"^^ 






f:V-f3 W 










prcfe.-tau?.nola coni pafsirncpc. clic egli in cuci centoucnti giorni,che 
rlm^ora ndi'al'euare 1 rgliuoli , non n-ai troppo Jcntano Lolaalla preda.^ 




^P^ ^. ... 

re coi 



nrCESARE RIPA. 



l'rj 



re col quale ha cura, che per mancamento di cibo non gii manchiiio , il 
porgere con Ja deftra mano in atto pietolo qualche clono dimoftra cojt_^ 
«ak atietto il uero legno deli'huomo compalsioncuolc , i .'quale per chari- 
tafoccorre con prontezza i poueri bilognoiìcon le proprie facoltà. 
oiC.D a.):. CO M P V N 1 I O N E. 



ij ;>' 




DONNA veflita d; cilitio^addclorata, con la becca apena in att» 
;,(;lirV;^fiisi*ejC9n gl'occhi riuolti al Cielcjche Lei-lìnocopioièkgnme, 
ccayna corona di pungenti ipine in capo , tenendo con la lìmflra n ano 
Vii cuo^èj^^nmente coronato di fpine , terra la delira mano aka,& lì dito 
jj.diccdnttoi-Vrlò li Cielo. ' ' "" 

Siti Lcfliiadi cj,liuo , &f lagriir.euole, p'^rchc dice S., GicGrifciìomo, 
nel iuo libro de ccm^uhòxoid.SoUic^r.pjiBwfocit'Ijorren'pi'r,^^^^^ 
di'Ycre cilitiuth:^7ìiaì e Ucrm^as^ifi^^trc rijin.jis! ih.n: rr.atn f.Lius. 

Se li fanno due corone di Ipine,} QXQ:he. i^er lalpina nel laln:c> j i.in quel 
vcri'vrcQ, (gie dice;D;rW; uh^i^au. J} na^ Vicn der.ciataia c(J]^.c(.i)Lrv,L.a^ 
dal peccato jLcuale dei coiitmuo moide,6c pLii^e lacokicr.iiafignin^ 

L Luta 



1 14- I e N OL VI '4^^ 

cata perla corona,chc tiene in capotò,: nonbaftandoqueftacompuntiov 
nc,comeintVutcuoia, naiccndoper i'ordinano dai timore della pena, 6<^^' 
conoicimentodel male. Però fé gli aggiunge la corona dcilp;ipi.nealcuo 
re,denotando.perqueil'altra lauera conipuncione dei cuore > die nalcc^ 
da quello imi.sciiio dolore, & cpnpicimentp d'naujsr Qftefò iddio iomnio 
bene3& perla Ja gratiarua5& perche la perfetta compuntione deuehauc- 
re quattroconditioni,cioèche habbia quel fommo dolore eia detto.però 
iiniaadolorataje lagnmcuole. "■ 

Secondo5che habbia fermo propofito di non commettere più peccato, 
che lì dimoftra per i'indice aJzatodellamano delira. 

Terzo, che iìmilmentehabbia faldo proponimento di confelTarfene, 
ilcheuien lignificato per la bocca aperta. , - 

Vitimojc'habbia a lòdisfare , come parimente Ci\ promette per la deftra 
altane pronta m operare bene,con forme alla iuabona,è Unta reibiutione. 

C OM P L ES s \ oKi.: 
e O L L E R I e O ' P E R \I L F V O C O . 

VN giouane magro di color gialìiccio,& con fguardo fiero,che effen 
do quafinudo, tenghicon la efedra maijo una fpada nuda,ftando 
con prontezza di uoler combattere . 

Da un latofcioè per terraj farà ujfio feudi) in mezodel quale fia dipin* 
ta lina gran fiamma di fuoco, & dairàitro lato un feroce L^one . 

Dipiugefi magro,perche ( coipe dice Galeno nel ^.delli Attbrifmi nel 
commento.6. ) ni elio predomina molto il calore , ilqual.eiTendo cagioitc 
dellaficc:ta lì rapprefcnta con la fiamma nello feudo . 

Ilcolor gialliccio, lignifica, cheli predominio dell'h umore del corpo 
fpcflb lì uiene a manii'eitare n^ì color della pelle ; d'onde nafce,che per il 
color bianco fi dimoftra la flemma ; per il pallido , ouero flauo la collera;" 
per li rubicondo mulo con bianco la complclsione fanguigna,& per il fo- 
Icoja malenconia, iecondp Galeno nel 4. de fanitate tuenda ai cap. 7. & 
nel I .deli'Aphorifmi nel- commento 2 . 

Si dipinge con fiero iguardo,eiiendo ciò fuo proprio , come ben dimo- 
ftra Ouidio nel lib.:?. de arte amandi. 
Cm tumentjia nigrefc unt fangu'me ye7u Lumina gorgonep f£uius an^ue micAtff» 

Et Perfio nella j. Sacira. 
Ì1uncf.-ice fif^pop.tajcrupfcit fanguis,(^ ira Sàntillantoculh&c^ ^ 

La Ibadanuda , e la prontezza di uoler combattere , dinota nonTolb il 
collerico efler pronto alla rrUa: ma anco preftoa tutte l'altre operationi/ 
et m.c un'ara !rgnifica la fopfa^ctta fiammadi fuòco , eflendo fuo proprio^ 
di riiblucre . « . •. *" 

• Si dipinge giouane, quàfì nudo, & con Io feudo per tefra;perciochc 
^uuiuo dail'impetuolapafsione dell'animo non fi prouede di riparo : mà^ 
fcii/ia giudKÌo,S^ confìgl.o s'efpone ad ogni pericolo , fecondo il detto di' 
Seneca in Troade: luuenileyitiuìn efl rcgcrenon poJJ e impetrr/n.EtpQrJ btnc 
dii;cAv.icen.nanei'2 .dei I. della dittionej. alcap.^. che quandòTopcrc 

-■'-■•••• '"■ foiip •' 



DI CESARE RIPA. vi5„ 

fono fané co maturità danno fegno di vn téperamentoperfetto:mar,ua ^ 
do fi fanno co impeto,& con poco configUo dàno fegno di molto calore* 



-I 



e : 




Gli f\ dipinge* l'i £eòitG itafitoipferyi^ofttareia fierezza , & animo/Ita 
dell'animo nalcente dilla già detta cagione . Oltre di ciò metteùifi que- 
Ao animaJe per eude il-Collerico iànvlcai-ira$:ondo^,eone,deliguale coli 
I ìbafl^Jr;Alcia|o:n^i'(iiòi^mB;eim^^ !vVt;" '"^^ '''''J'' \"''' ^^f '''^ 

; ^u'-^ JìimkhntèHras concipit^ille ^fàùesy' ■ ' FèHè'iiolùr ftmas 'fXchat indómitds.'\ 
I ^ Jr^enota .anco ilXeone^eiTen'l tòllei|icódi hatiira rrìagnanimaje iiberaìe, 
'ì^nzicife=puifiandòri tierrìiini i dmi'eTi'e' prodigo , come gl'infralcritti vcr/i 
: della^^Sdi'nla Salernitana ,Jion Iplo di «^uefla : ma di tutte Hìiì-q qualità fo- 
i pradeLtc dicono. ' ' ' ; '• '■ ,'''■'," 

il (ixx'^l'^^^'rà(^y.'^lJ^ citcrcrejctìnt . "^ ^ , 

1 fCiV- 




C O^N S V E T V D I N E. ' 

HV O M O vcc:iiio-,-iii-*t:to di andare > con barba canuta > &capp,ag. 
giucj ad Vii ball )ììc co i vna mano, neJJa quale terra ancora viia cai 
là eoa va more ), eh .• dicci : Vrcsacquirit cundo . Porterà in Ipalla vn tu- 
Ibio d'iitroaienti , co'.cjuaii ^'eiercitano l'arci , & vicino haura vna ruota 
d'arrotare coicelli. 

L'vlo imprime ne! ia mente noflra gl'habiti di tutte Je cofe, li conferua 
a' pollen>li fa decenti , 5(^ a Tua uogJia fi fabrica moke leggi nei viuere, 
& nella conuerla none. 

£t lì dipinge vecchio, perche nella lunga efperienza confifle lafua_j 
auttorita,& quan to più è uecchio,tanto meglio fta in piedi , il che s'acen- 
jia col motto,che tiene in mano, ilqualeè conueniente ancora alla ruo- 
ta , perche le ella non fi muoue in giro , non ha forza di confumare il fcr- 
ro>ne di arrottarlo,come non mouendofi l'ufo con efercitio dei con- 
fenfocommunenonacquilta auttorità, ma uol^^endofi in giro vnifce tal- 
mente la uolontain vn uoJere>che lenza faperalfegna rei termini di ra- 
gione tiene gl'animi vniti rn vna medefimaoGCupatione,6^ confante- 
mente le gli conferua . Però Ci dice,che le leggi della confuetudine fono 
iialide,come quelle delllgiperacore ifieiro,& in tutte l'arti , à^ in tutte le 
profeilloni , per prouarvnàcofa dubbia, fi pone in confideratione l'vlò 
nato dal confenfo vniuerfale,quàfi che fia imponibile eifer le cole diuer- 
fedaquello,che elfo approua. Però diireHoratio,che le buone parole 
òtì Poeta a deuono prendere dall'vfo , & in fommafinota ,àL(i oiferua 
in tutte le cofe , accioché non venga violato il„4ecoro tanto neceifario 
nel corfo della ciuile conueriatiòne,-^! * ; *' 

Et però porterà m ipalla vn falciò ^Ih'ltromenti artifitiali , fecondo 
il capriccio del Pittore > non-, ci curando noi dargli in_, quello altra 

SANGVIGNO PER L'ARIA. 

^\T -^ giouane allegro, ridente, con vna ghirlanda di vari; fiori in capo 
^ V eli corpo carnoiò , & oltre i capelli biondi hauerà il color della fac- 
cia rubicondo mirto con bianco, & che fonandovnliutodia legno con 
riuolgere gl'occhi al Cielo,chegh piacciali fuono,& il canto,da vna par- 
te d'ella figura ui farà vn montone , tenendo in bocca vn grappo d'vua./ 
($(_ da l'altra banda vi farà vn libro di mufica aperto . 
• Giouane,allegro,con la giiirlanda di fiori> & ridente , R dipinge il làn- 
guigno,perche( fecondo Hippocrate)in quelli che abbondano di fanguc 
temperato , & perfetto , (i generano fpiriti uitali puri , & lottili , da quali 
nafce il rilo,& l'allegrezza; onde quelli fono piaceuoli, faceti, ^ amano 
ifuoni,&i canti. 

L'eilerdi corpo carnofo > fecondo Galeno nel z.lib. del tcmpcrament» 
al cap.p.& Auicenna n^l lib.i.ilgnifica,che dalla uirtìi afsLnulatiua,chc 
ne i faii^uigm è molto pocente,iulce l'habico del :,orpo carnofo . 

Dipia- 



DI CESARE RIPA. i\7 

Dìpingc/ì rubicondo miflo con biaiìco,perche(rccondo Auicenna n^I 
i. del I.) qucflo colore denota abbondanza di fangtie5cperò dice Galeno 
nel 2. de gli AforiTmi nel commento 2. che rhumore,ciie nei corpo prc- 
doniina,da il colore aJla carne . " 




Il Montone con il grappo ^dVua, lignifica il fanguigno cflcr dedito i 
Veneie,&à Baccoi per Venere s'intende la natura del Montone,effendo 
quefto animale affai inclinato alla luffuria^icome narra Pieno Valeriano 
lib. 10.& per Bacco il grappo d'vua \ onde Arifiotile nel Problema j i. di- 
ce,che ciò auuiene nel languigno^pcrche in elio abbonda molto reme,il- 
quale è cagione degl'appetiti venerei, come anco fi piiò vedere per Jade- 
fcritùone della Scuola; Salernitana . 

Tintura pingues 'Jlifuntyatq; rocajites 

J\umoYefq\ nouos cu^iunt alidi ve frequenter 

Uos ì'entis ,&Baccbus dtU6iat f enula rifus 

Et fiicit hos hiUres , ^ duUia ycihaloqutntes. 

L ^ Omnibus 



/// ICONOLOGIA^ 

Omnibus bifludijs habiks funt^i^ magis apti 
Qualibet ex caufa non hos facile'exciiat ira 
L^rgus > amans > hilaris , ridens , rubeiq; coloris 
Cautus i carnofus )fatis andax } atque benignus . 




w 



-ID 



FLEMMATICO PER L'ACQVA 

HV O M O di corpo graffo A di color blanco,che dando à federe fia 
vcflico di pelle di tulio, tenendo ambe Je mani in ieno, & la te(la_* 
china, lacuale lì^ cinta d'vn panno negro, che gli cuop^a quafi gl'occhi, 
& a canto vilìa vnataicariiga. 

Dipingcfi graff ) , rcrchc iì come la flccità del corpo procede da calidi- 
tà.coll fa grailezza derma da fx-igiditcì,& liumidita,come dice Galeno nel 
lecondj del tempc-ameato al cap.6. 

Si uefledi pelle di tuno^perche ii come quello animale è fonnacchiofo 
cpigrojcoiiè.l fle.nmatico per hauer egli pochi fpiriti,& quelli oppredì 
da molta rr.grJiLa, che ni eiio predomuia ; onde uuuiene che iiaco poco 

awi'j 



Bl CESARE RIPA. J19 

«Ittoigli ftudi; haucndo l'ingegno otcufoj&addormentatoA'non liabi- 
Ì€ a meditare quello che farebbe cagione di Ibllcuarlo dalle cofc vili > ^ 
baflè,clie peròlificingeilcapodi pan no negro. 

Si rapprefenta con ]\ capo chino , perche egh è pigro,negIigente è tar-, 
do SI nell operationi dell'in telletto,coiTie in tutte l'altre del corpo , ilmi. 
le alla tartaruga, che ^\ gli la a lato , il che tutto vien ottimamente erprei^ 
(ò dalla Scuoia Salcrnitanane i ver/ì chcleguono. 

Thlegma dabit v res modicns > latofc[; breuefq; 

1 hlegma facit pingue S) fungids reddlt mediocres^ 

0tianon^udiotrc!duntfcdcorforafomn9 

Seyifus habet , tardus n^otusy pigritiafomnus 

Vie fomnolentiisy piger (jT fpi^t^'nime plenum 

i^fthuicfenfkshebespinguisyfacietoloralbiis. ■■, 




MALINCONICO. PER LA TERRA 

HV Al O di color foicQ, tenghi con laiìniilra ui«;.o vu libro aper- 
to moArai.do di Itudiàre. 

L 4 H. 



e:a 



126 ICONOLOGIA 

Hauerà cinta la bocca davna benda, & con la man deftra terrà vni_* 
borfaJegata,&: in capo vn paflero uccello foliiario. 

La béda cheglicuoprciabocca^figniiicail lllentio, chcnclmalincont 
co fuol regnare , elTendo egli di natura fredda, e fecca , & il come la cali- 
«iità fa loquace,cofì per lo contrario la frigidità è cagione del filentio. 

\\ libro aperto,& l'attentione del ftudiare, dimoflra il malinconico ef- 
fer dedito alli fludij>&in cffi far progreflb; fuggendo 1 altrui conuerfatio 
aejonde Horatio nell'ultima Epiftola del 2.1ib.dice: 

Scriptorum chorus omnis amai ncmus» Etfugit Frhcs* 
Che però gli fi dipinge il pafTero folitario fopra il capo, c/Tendo uccello 
che habita in luochi folitariÌ3& non conuerfa con gli altri uccelli . 

La borfa ferrata fignificaTauara natura', che fuole perlopiù regnare ne 
i malinconici>come dicono i feguenti verfi della Scuola Salernitana. 
KeHatadhuc triHis cboler<e fi'.bfìantia nigr^ 
Qm reddit prau9s,per trifles panca loquentesr 
Hi vigilantfiudijs : nec meni e fi dedita fomno, 
SeruantpYopofiti'.m fibinilrcputantforetutum* 
Inuidiis y c^ triSìis cupidus dextnq; tenacii 
'hlon expers fraudis , timidus luteiq; t qIoyìs . 

Di Ticr Leone C a fella . 

VN'huomoà man dritta di vnadonnajambi vediti ài porpora', & che 
vna fola catena d'oro incateni il collo ad ambiduc ,& chela detia_^ 
catena habbia per pendete vn cuore,ilijuale venghi fofleatato da vna ma- 
no per vna di detti huomo,e donna. 

La collana nella guifa che dicemmo >dimonra', che il Matrimonioè 
comporto di amore,di amicitia,& dibeneuolcnza trài'huomo^&ladon- 
jia,ordinato dalla natura , & dalle diuine leggi , le quali vogliono , che il 
marito, & la moglie fìano due in vna carne, che non poilino eHerediuiiì 
ic non per morte . 

CONCORDIA. 

VNA donna in piedi, che tiene due ipighe di grano in vna mano,& 
con Taltra vna tazza piena d'uccelletti uiui > òuero di cuori . 
La tazza piena di uccelletti, ouero di cuori, lignifica conformità di 
più perfone> per le quali ne fegue l'abbondanza , fignificata per le Ipighc 
celgi-ano. 

C 2^C T^D I c^ tJlf 1 L I T ^ Ì^K^ 
Isella d^'Ccdaglia di J^ riui . 

DONNA che tcnghi con la deftta mano vn roflro di nauc.fbpra dei 
quale ui è vn'infegna militare, 6d in iiìezo d'ella , cioè in mezo del» 
3'afta vi fono due mani giunte,coine quando fi da la fede, con lettere^ che 
dicono. CONCORDfA EXERCITVVM. 

Le due mani nella guifa,che,diceimxLOjdiiiiollrano la concordia l'info;' 
pn.i,òiil:rolirogrEfcrciti. 

CON- 



DI CESARE RIPA. ìép 

CONCORDIA. 

DONNA,[che tiene in mano vn fafcio di uerghe flrettamcntc legati» 
La Concordia è vna vnione di uolere,& non uolercdi molti,chc 
uiuono5& conuerfano infieme . Però fi rapprefentacon vn falcio di uer- 
ghe,delle quali cialcuna per le llefla è debole, ma tutte infieme ióno for- 
tij& dure,onde difie Salamone. Funiculus tripkx, difficile rumpitur. Et me- 
diante l'vnionc fi ilabilifce maggior forza nell'opera tioni de gli huomi- 
lii,comedimoflraSalulìioin beilo lugurtino. Concordia paruc res crefcmty 
difcordia maxinuc dilabuntur .Alla quale i'entenza riferifce Seneca Filofo- 
foneirepifto]ap4 che M.Agrippaconfeflauad'eflere molto obbligato, e 
che per lei s'era fatto ottimo fratello,& amicojdi che veggafi più diflfufa- 
mente Franceico Petrarca nell'opere latine lib.^.tratt.2.Cap. il, 

Concordia-I . 

DOnnabeIla,chemofìrigrauità, nella deftra mano tcnghi vna tazza, 
nellaquale ui farà vn pomo granato,nella finiiira vno fcetro,che in 
cima habbia fiori,& frutti di varie forti, in capo ancora hauerà vna ghir- 
landa di mele granate,con le fog]ie,& con frutti,infiemecon la ghirlan- 
da,per acconciatura Vi farà vna mulachia ,& cofi nelle medaghe antiche 
fi uede fcolpita. Concordia^. 

DOnnajche nella delira mano tiene vn pomo granato,& nella finiflri 
vn mazzo di mortella,e Ci fabrica in tal maniera, fecondo il detto di 
Pieno Valenano,con l'autorità di Democrito, dicendo> che la mortella^ 
6^ i pomigranati s'amano tanto, che fé bene le radici di dette piante io 
no porte alquanto lontane l'vna dall'altra , fi auuicinano nondimeno i 6c 
s'mtrccciano infieme . Concordia^ . 

DOnna coronata d'oIiuo,che tenga con la man deflra vn falcio ài fres 
ze,legato con una benda bianca da vn capo d'eilìip & con vna roiìa 
daU'altrajnella mano finiflra tenga vn Cornucopia • 

Si corona ddiuo,per fegno di pace, effetto della Concordia . 
11 fafcio di frezze legato al modo detto, figriifica la moltitudine de* 
gl'animi vniti infieme co'l uincolo della carità,& della fincerita, che dif- 
tìcilmente (i polfano fpezzareifomminifirandofi fra fé fieflc il vigore , & 
la gagliardezza, onde poi è la cócordia produttrice di frutti piaceuoli,cQ 
«le dall'altra banda la difcordia non sa fé non produrre fpine , &r' triboli 
di maledicenza3& litiche turbano la compagnia, & l'amorcuole confoj- 
tio degrhuomininel uiuere politico, & ragioneuole. 
Concordia, nella Medaglia diT^apieno^ 

DOnnafedente,che nella deilra ha vna Patena , & nella finifira duej 
corni di douitia con lettere : CONCORDIA AVGG. ik S.C. Vedi 
Seballiano Erizzo. • 

La Patena lignifica cfler cofa fanta la Concordia, allaquale iì debbe rea 
derehonore,e lacrifitio. 

Li due corni didouitia ^ moflrano , mcdiaatela concordia dupiicata^ 
abt)ondaaza . 

Ce;;- 



lii ICONOLOGIA 

Concordia Militare. 

DOnnaarmaM,con le mani tenga vn gran uiluppodi lei'pi, perche è 
preparata ; er d fendere le ftcna eoa l'armi, od per nuocere aicrui col 
veleno, che lon miaiUra l'ira. 

concordia di pace. 

DOnna, che tiene due corna d'abbondanza ritorte infiemc,chefono 
l'vnione dc'pcn!ien,e delle uoionta di diucrièperibne, & con i'aJ- 
tra mano vn ualo di fuoco, perche Ja concordia naice dall'amore fcambic 
uole^ilquale s'allbmiglia al fuoco iiiatenale,per efiere efietto di calore in- 
teriore dell'anima. 

(oncordia de gt antichi . 

DOnna,che nella mano dertra tienealcuni pomi granati , & nella fini* 
/ira un. cornucopia, con una cornacchia jlaquaie (i uede in molte 
Medaglie di Fauftina A ugufta Icolpita co'l morto : CONCORDIA , per 
l'eterna fcdelià^ch'ufa quello animale co la lua compagnia, però ciiliè l'Ai 
cmo'.Coynicum mira intei [e e ncordia vitxy Mutua flatq; dlis iaterr.eratafidef, 
Ipomi granati preflb agl'antichi llgniiicauano concordia , perche tali 
deuono ellere gl'animi concordi,^& in tale unione ui fé ftclii, come lono 
le granella di queAi pomiydalla quale unione, iìaice poi l'ubbondanza^chc 
ciineruo di uiuere politico^ & concorde. 

Concordia in fufer abile . 

PE R la concordia infuperabile fi rappreiènta Gerionc huomoarmatOj 
con tre uifijco'l capo cinto d'una corona d oro,lèi bruccia,& altre taa 
tegambe,che tenga m una mano deftra una lancia, con l'altra una ipada 
nud.a,«S: nella terza unofcetro. Et l'alce tre n^ani de la parte fimftiujfipo 
fanoioprad'un.o Icudo. 

Dicelì,cheGcrioiiefuRe di Spagna, ilquale perche haueua tre Regni 
fu detto tricorporexioèjche haueua tre corpi; fu ammazzato da Hercolej 
al tri dicano ellere flati tre fratelli, coli concordi , che erano giudicati iìjd 
iblo. 

CONFIDENZA. 

DONNA con i capelli fparlì , con ambedue le mani foflenti una naue. 
La Confidenza porca fcco la cognition-c delfimminente pericolo, 
^ la falda credenza di ciouerne fcampare libero, &: lenza cucile due qua- 
lità uanarebbe nome , &cangiarebbe i'effere fuo . Però Q. dipinge con la 
naLe,che è fegno di confidenza, con la naue i nauip^anti ardilcono di prat 
ticare l'ojnde del mare, le quali lòlo con la facilità del perpetuo moto, par 
che minaccino rouina,morte,&:clleniiinio ali'huoiì)0,c]ie quando paiià 
la terra,elce fuora de fuoi conlini . A queflo propolito dille i^oratio nel- 
la j. Ode del primo libro. 

Vii rQh({ry(^ es triplcx TrÌT^ius , & poi. 

Circa pc&y.s era t^quifragilcm trtìci Q^crìr> ma ìtis timait gradum? 
fymnjifit pelago rat em » Coiijquel,che ic^ue. 

CON' 



DI CESARE RIPA. 7-rf 

e O N F V S i O NE. 

DONNA giouaneconfuliimente veftitadi diucrfi colori, che ha-' 
uendo i CapeJJi mai comporti, pofi Jadeftra mano fopra quattro eis 
menti confafamente vniti , & ìa ilniftra Ibpra la torre di Babel co'l motto 
chedicaB ABILONIA, ViNDlQJ^E. 

Giouane fi dipmge, come età più atta alla confuflone, non hauendo e* 
fperienziji'eazala i]ualenonpu) terminare, elfendotralportata da di- 
ucrfi appecici, quali neiropcrc rendono confuiìone . 

Li capelli lunghi, & corti, e mal comporti denotano imolti,& vari/ 
penfieri, ciiC conlbiidano rintellctto . 

Li diuerfi colon del vcrtimenco figniiìcanolevanej&difordinateat- 
tioniconfuiàmer.te opcnicc : Ftvbiìriidtitudojibiconfupo. 

La torre di Babel è porta,come cofamoltoconofciutapcrfegnodicoa 
fufione: poiché nel fab bacare d'eira,Iddio yCi come confufe il linguaggio 
de i fabricatoa, con fare, che cialcuno di loro diuerlamente parlalle , co- 
sì anco confufe la mente loro , facendo , che l'opra rimaneffe imperfetta 
percartigo di quelle fuperbc , & empie gena , che prouorno di fare quel-» 
i'imprelà contro la fua onnipotenza, & per maggior chiarezza per rap- 
prefentarelaconfufione, vi fi dipinge il Chaos, in quel modo, che rap- 
prefenta Ouidio nel primo libro delle Metamorfoli , oue dice. 
Fnus erat toto naturai ynltus in orbe Quem dixcre chaos rudis^ìndigejlaqj moleu 
Et l'Anguillara nella tradutrione . 

Tra che'l ciel/uffc) il mar, la terra j e' l foco 
~ j Era il foco , la terra , il del , e'I mare: 

' ' tJ^'Ca il mar reìideua il del , e la terr a , e'I f oc» 

deforme il foco y il del , la terra , e 'ì rr^are 
Che vi era , e terra , e cielo , e mare , e foco 
^ Doue era e cielo yeterra,e fuoco , e raarcy 

la terra y e'I foco f e'I mare era nel cido 
' ' Tldmar^nelfuocoye nella terra il cielo . 

ConfermationcyCome dipinta nelTalax^^o dil-^^ S. a monte e at: allo . 

DONNA con due chiaui nella dertra mano, & tien con a finiHra-» 
vna piramide , nella quale è fcritto : 5'/.'/'e^-/?<2/if /?f/?'^??i . 

*"l '\J^ ^ gioL3ne,chefia coronata d'vna ghirlandadi varijiìori, farà 
*' V^veftitad'habitovago, &: di color verde, te ni con la dell la n^ano 
i 1 vna Tazza di crirtailo piena di rubicondo vino-, la quale porgerà coaj 
\ \ ieinbiante allegro, òr in atto gratiofo,6£ beilo. 

i Si dipinge giouane, con la ghirlanda di fiori, 6<: conThabiio dicoloi? 
j I verde per iegào di allegrezza, che cosi conuiene che !Ìen(o& moiìnno 
queili,i quali a vnifcanojò: confcrmono nelì'amicitia.Si i-apprcienutjche 
porghi la 1 azza'picna di vino per ciò che le Tazze , o calici , chcfcarn- 
bieuolmente lì porgono nei coniati, &in quelii muui chea fanno al 
bere> e cortu.iie co^: ile no^ri 'iCi/ipi jCOQa'aiia) ì: vlanza ^.vmc-ì,.. -ci 



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t CON O LO Gì J 



^ual atto fi vengono advnirc plifpiritidegJiamici,& a confermar/i le 
amicitie , te per fegno di ciò Achilie ne la nona Iliade d'Homero ordi 
iiaaPatroclointimofuo amico, che pigli il più gran bicchiere, che hab- 
i)ia , &che dia bere ad'VJiire,& ad' altri Greci, del vino più gagliarde 
«lon per altro, fé non per dar ad'iatendere,che elio li teneua per canlTimi 

ILTUICI . 



WMm 




Vkerìùs dNXÌtl>{ohiles^^chilles 
Sederci]; fccit in fedilihus j tapetibus^; purpureìs 
Statim autem Tatroclv.nijallocutHs cji prope cxijiétern 
Maio rem iam craterern Menoetij fiLifi::ttiito 
Meraciiisq; fì'.ridlto poculum autem para vnicmcj; 
Hi cnìm carijjiwi viri mca fnnt in domo 
più abbafib poi Aiace accenna ;:d V'JììUó che fùcla vnbrindi/j ad Acchillc 
&i^ Vhlìc gi i Io fa in tal modo. 

Innuit 



DI CES . 4 RE RIPA. izs 

uji. b b '2 j c 2rii{)ij/,it .Aiax Scenici: intdUxitautem nobilis Flijjes ' 

I-nplcnsf; v'rno^ocHlum , pYOVin.mit a^cbille 
':. Salue '^- -f chili" s -, &: quella, che Icguita de quali br.ndifl, n'è pieno Home- 
. ro , a pa/ìò, a paflb legno d'vnione, ÌS<^ confermatione d'ainicitia. 




COSCIENZA. 

DONNA con vn cuore in mano dinanzi a gl'occhi con que/{ofcrif» 
co in lettera d'oro oiKeiafmeftsy cioè la propria colcienza, ftan» 
do in piedi in mezo vn prato di fiori , & vn campo di fpine . 

Lacofcienza èlacognitione, che ha ciafc uno dell'opere, & de penficW 
ri nafcoftì ,5^ celati agl'ai tri huomm i . 

Però fi dipinge in atto di riguarda re il proprio cuore , nel quale ciafiru- 
jio tiene occultatele lue lecretezze , le quali Iblo a lui medefimofonoa 
viua forza palefi . 

Sta con piedi ignudi nel luogo fopradetto, per dimofirare la buona,e 
eattiua via,per le quidi ciai'cuno camannando , ò con ie virtù, o co' vitijj 

catso 



it<J- ICONOLOGIA' I 

è atto a ftntire rafpre ponture del peccato, come lifiiauc ©doredelJa^ 
^'lA'tu . Cofcieni^a. 

DOnna di Icmbiante bclliGimo, veftica di bianco, con Ja fopraùcrte 
ncra,neiJadcftra mano terrà vna luna di ferro, hauera Icoperto il! 
petto dalia parte del cuore > donde la morderà vn ferpe , o vero vn verme,' 
che Iciwpre ftiffioJa3'& rode l^'afiima del p'eccatorc , p^rò bene^iiTe Luca- 1 
no nei iettimo libro . Heu quantum tnifero pce'/ioc mens tonfcM donàt. '■ 

C O N S E R V A T 1 O N E. "^ 

DO N N-A Veftita d'oro , nella mano deftra terra vn ramo d'oliuo , 3^ 
nella liniftra' vn ceithio d'oro. 
L'orò, & roliliofigniiìcano conferuationc, queflo, perche conferua li 
corpi dalla corruttiqne , & quello, perche difficilmente lì corrompe. * 

Il cerchio, com^ quello, che nelle figure non ha principio, ne fino» 
può fignificare la duratione delle cole, che per mezod'vna circolare tra« 
Imutationell confcruano. 

C O JN S I D E R A T 1 O N E. 

DON*NA chetiella finifìfa mano tiene vn regolo, nella dcHravii 
compairo,& ha a canto vm. grue volante con vn laflò in vn piede.. 
Sara detta figura teista di color perfo. >. 

Tiene il regolo in raano,&ilcompalTo per\limoftrare, che fìcom^y 
fono quelli inftromènti mezani per confeguire con l'opera quella drittu- 
ra i che l'intelletto dell'artefice lì forma , cosi li buoni efempij , tV i laui; 
ammaeUramenti guidano altrui per dritta via del. vero line, al quale ge- 
neralmente tutti afpirano , &(^ pochi arriuano , perche molti per torte 
vie quali ciechi,!! lalciano dal cieco fenfo alla loro mala ventura iralportare. 
Lagruefi'può adop rare in quello pro^olìto Jccitamente,&^ per noi^ 
portare altre auttòntà , ch£ pollino infaflidirc^.h;ifh_q delia deu'Alciat'o, ■ 
che dipe in lingua nolìiacosL_--^^_ ■ ■ :. .*^ ! 

^P logora ìnjegnò dje-Hrttom-douejJe^ _£ quelktj chrthrfarfrètermeHéffei; ^ ' 

Co^.pderiTf'cvnognrfvmma mrif-- -" ~ Ciò fa la gruey tìw'i-v&lojìéo- mifUfd | 
Vopha y cìj^gli fatta il^JoiMoJiaueffe Onde ne. piedi fuGÌ.portare vnfiffo 
S'ella eccVtteiia il dritto^ e la mifnnf, T^i- non ccffar e gir troppo altOy ò bajjo, \ 
C O M SI G L 1 b 
V OAIO vecchio vefiì't-o :4'h'dbika"liirì^ó di'color rollo , haurà una 
collana d'Oi\)'àl!a quale fìa perpendente un cnoi'&ìrre là dcfI-n(iTiiffi0 ; 
tengavn libro chiuibcon viia ciucctiribpra, nella lini^iumano tretcdevafc 
taccate ad vn collo , vna telìa làra di cane, che g«afdera vcrlo la pa^iTce diril : 
taj vérlòià pancini Ora VM tcf^adulupo 7 in mc:^i:o una teHadilionc;' Jbt- 
to il piede deiìio tenga vna tefta d'orlo , & un delfino . ;. 

•11 Confìglioèun diicorlb, &dclibcrationc ,che(i fa intorno alle ccfc 
incerte, & dLtbbiofcs<:he fòno^djfai-fiji-l-qtóacton ragix^ne je ie^c^ & n« 
foiuc f:iò che f] reputa niu eli edicn te , & che in per j artoriic il pi-ù virtao- 
fc,iip;ù vtiie,& il Mig]iòreeiltftL\').!'';(^e[l'J'ur<^ajii:itop:ijmlb^ 
cinque c<òìe-lpeda<lmeiitc il JtU'C'iytììigliO^c ÌJ(idui«f,4^€^■i■frA'teJ|)vè]ick■e^iiti• 
la 



I> l 'CE SAR B./m PA. 'i^T' 

Ja gtieri'a, <5^ delia page, do iaguardia^ della prouincia,deIagrafcia,&uet- 
touaglia, che !i ha dà portar dentro , &C iriandar fuori , delie ìtggi , SC- 
fldtuci , éi Ciò Iccondo liafti'uttioiie d'Aniìotile nel primo de la rethorica. 
Suataiitem quinquef^re nume^ro tnaximayac precipua eorum,qi^£ in confiHjs^gitari 
fok^t^y/ì giK''^v ermn de veSigalibus,^ redditibus puUicisyDc bellO)(jr pace^De cu- 
ftodui rc^ionis, Diiijs..qn^imfortantMty& exportantur, c^ De legumfonftimtkn^ 




TTirr 



: Lo figuriamo vecchio perche riiuomo vecchio dimoftra configlioco^ 
me dice S. Ambrofio in Hexanieron . Sene^lus efi in cmfdijs ytiliory perche 
, l'età matura è quella "che parconice laperfettionedeilap^re,&:deirintfen- 
, dere perrefpenenza delecofe che ha vedute, & praticate, non potendo 
I ne la giouentìi effere per lo poco tempo maturità di giuditio , &" però i gio- 
' nani fi deuono rimettere al conliglio de vecchi . 11 conllgliero di Agame- 
nonne Imperatore de' Greci uiene da Homeroin peribna di N^Hore iigu^ 
j wco vecchio di joo. anni ne la prima Illude, ^o.uc io iìelio>Ncftore eliorta^ 

ì Greci 



/^8t ieX>'WO~LOC I J^ 

. t^reci giouani rpctiaJmente Agamenonne, & Acchilk tra loro adii*ati, 
ad obbedire al Tuo conilglio, come vecchio. 

Sed auiite me ambo autem mniores ejlis me, 
Jam enim diquando & cv.m fortioribus quam vos 
Firis confitctudinem habui , & nunquam me ip/ì paru: pendcrmt, 
T^q; tales ridi yiros , nec videba più a balio . 

RtUmen meaconfilix audlehanty obediehantq; recalo^ 
Quare ohcdìtej & vcs : q^a obcdire meUus . 
Cx^ nella quarta iJiade fi ofienfce di giouarea i caualieri Greci col confl- 
giip , non potendo con Je forze, elfendo le forze proprie de Giouani, fo ; 
praie quali efllmoito fi confidano. 

.Atridc vnkleqiiidem e^o vellem , (jr ipfe 
Sic effe, Tt quando diuum Crmthalionem interfcciy 
Sedìion fimiil omnia Dpj dederunt hominibus. 
si tunc iuuenisfui ^ nmc rurfus me feneClus premiti 
\ yeruntamen/ìcetiameqiiitibus interero ,i<^ hortàbor *' 

CO'hlSIZIOys:^ verbisjhoc e nim muni^sefi SEl^M 
Ha(las auteintra^iabunt iimenes , qui me 
^JM^inores natifunty confi duntque uirihus . 
Cj^indi è che Plutarco aft"erma,chc quella Città é ficuramente falua che 
tiene il configlio de vecchi, Oc l'arme degiouani; pér-ciò che l'età gio- 
uen-ile è proportionara ad'obbedire,& l'età fenile al cdmandare, lodali ol- 
tra modo que.Uo di Homero ne Ja 2. Iliade ne la quale Agamennone Im- 
peratore fa radunare yn configlio ne la naue di ISJcftore diiuomim pri- 
mieramente vecchi, 

\ Bis'vero praconihusdamofìs ii^Jfit ,. i 

Cvnuocaread comiliumcomantes ^chiuos ; \ ' 
i . El qmdc7n conuocarunt , illi frtquent es affUerunt celcriter^ 
j ' . ConciUu7n amemprlmum valde potentinm confiitUit fenum 
' 7i^(lonamapud naucmTyltj I{egis \ 

i>t<oshic (i'.mcoegi(fetpri4dentemJiru€bat cGnfultationem 
*tGli Spartani dauano ? 1 loro JRc vu magitì-'àto de vecchi nobiliti quali' 
fono flati chiamati da Licurgo Gcronres , cioè vecctu venerandi , & h Se- 
nato de Romani fu detto Senato per li vfc^hi, che vi configliau^no. Oui, 
d10ncl5.de fafi. -i-^x^-' ! 

^ fcnibj's nomcn mite fenati'.! hahct.^ 
Canpiolca prudenza Agc-im'ennoné imperatore apreflb Homei'onelJIia 
de2»/agrandeftimadcl configliodi Ncfioie,& difidcrahauerdieci'coii-i 
figlieri pan fuoi , & lo chi^nia vecchio ,chc di corifiglio fu pera tutti gìii 
altri Greci. 

Huncvicijfim allocutusefì 1\cx ^gcmcnnon 

(irteiterumionfliofipemsc7hncs/ii!os<:^/chii{ornmy 
'^ ^ Vtina7neni?n iKpiUYq'iTPater-, cjj- Minerva ^ cir <t^ypollo 

TaleideiemmihtconjultortseJJentiy^chiUorf.m» 

L'habito 



DI CESARE RIPA. irf 

L'habito lungo conuienfi al configlio , poiché canto ne gli antichi tempi, 
quanto ne' moderni ogni Senato per maggior grau iti s'è addornatocon 
la toga , & uefte lunga . Gli li da il color rollò , si perche la porpora è de* 
gnade Senatori ,& iSenatori Ibndegni di porpora, sì perche queflo co- 
lore lignifica canti ^ per laquale fi deuecon ardente zelo muouereilfag' 
gio a conlìgliare i dubbiofi , ilche è vna dzWz Tette opere della mifericor- 
dia Spirituali . Gii fi mette al collo il cuore,percioche, come narra Pieno 
nel lib.54. <^^ ^ ^"^^ loroglifici, gli Egitij metteuono per /imbolo del cóli- 
glio il cuore^elsédo che il vero,e perfetto cóllglio viene dal cuore, che pu- 
ro è sicero elfer dcue i dare buó cófiglio,comc cofa facra ieron 1 eubugli di 
ce Suidaiiclia lua >iilloria,cioè Res Sacra confiliumjdcnuzfi dal greco quc^ 
fio verfetto , I{es eft profeto Sacra confultatio. Cola anco facra è flato det- 
to il Conlultors , che religioiamente conflglia , lo referifce Zenodoto da 
Epicharmo,6^ Platone per autoriti di Deiiiodoce chiamò il Confultorc 
coiìi facra. Il libro nella man delira fignifica, che il configlio nafcc da lo 
fludio di fapienza , & per piìi efficace fìmbolo de la fapienza vi fi aggiun- 
ge ibpra la GiuecM augello dedicato a Minerua tenuta da Gentili Dea_» 
della Sapienza, (Si dtì confìglio . Quello animale e notturno, uà in uol- 
Xalanottea procacciarli il cibo ,& uede di notte, come feri uonoijiatu- 
rali 5 fpeaaluiente Bartolomeo Anglico lib. ii.cap. zj. Dicitur no£}ua qHci- 
ft deno6ie acute tuensyde no6ie autem videe , la cui figuraci rapreCenta io flu« 
.dio,& penfiero notturno de la mente douendo uncon'igiiero,& vn Prin 
.cipc,chehada configliare,&prouuederei popoli, peniare, &trauagliare 
jcon la mente, meditando la notte, quello che ha dariiòluere il giorno, 
cfTendo l'imaginatiua dell'animo piìi peripicace>& in maggior vigore nel 
filentio de l'ole unta della notte; diche necgieroglificolaCiuettajchc 
difcernc meglio la notte, che xì giorno . Onde Homero nella feconda 
iliade diifc. 

Tslon oportetper totam noBem dormire conflUarium 

V ir um^cuiT apuli funt commi [si y &tot curafunt. 
Nonbilbgna advnconfigllero, o Principe che ha popoli lòtto Ja fua 
Cuftodia,enegoti;dapenfarcifopra,dormir tutta la notte, perche chi eoa 
figlia deue uedere lume quando anco a gli altri è ofcuro,gi udì care, edifcer 
nere il bene dal male,& il bianco dal nerofenzapafiione,&caffetto>attcfQ 
che per lo consìglio libero d'ogni affetto fi uedano ancorale cofequantun 
quc difficili,^ occulte,e leuato dall'Animo il tenebrofo velo de le menzo 
gne,fi penetra conia uifta de l'intellet o la verità.Con l'impronto d'una Ci 
uetta battuto ad honoredi Domitiano Impera tore,uolfc il Senato Roma- 
no'fignificare,cheil detto Imperatore fuffe Principe di ottimo configlio,c 
fapiéza,*che tale Ci moflrò nel principio del fuo Imperio,fe{bene degenerò 
^01 da SI bel pnncipio , &C. da la mente del fuo buon genitore , &: fratello 
fuoi antecefìon nell'imperio. In oltre la Ciuetta che uede , & ui inuefli- 
gando coie a fé neceffanc nel tempo de la Icura notte polla iòpra il libro 
chiufo,può ancodenotarejcheilconfìglioiRueiìigato-Gonlludionottur- 

M no 



rio ICONOLOGI J 

nodeucrarsi tenere occulto >& che non lì dcuaaopaJcfarei iecrcti>c^he 
coiiibltanO) &(.^vcgiflraaoiie li configli ; ^ pernii iloinani antichi uer- 
io li Circa inaiiuno a le radici d;;! colle Palatino dcdicorno a Coniò Dio 
del confìgho vn tempio fottcrranco, per iigaiticare, come dice Scruio ne 
i'ottauo de l'Eneide lopra quei uerlò . CoìifcJ'u caux magnis arcenfibus a5iisy 
che li configlio dcue eilcx-c coperto, & fecreto, di che ueggiall piìi a lun- 
go Lilio GiraidiSyntagmatc quinta . Le t;etcitechc nella il ni lira ma.» 
no tiene di canc^di LioneA' di Lupo nella guifa detta di Ibpra, fono figu- 
ra de tre principali tempi del pairato, del picicnte , &(^ dd. futuro , come 
cip one Marrobio ne li Saturnali Ub, r. Gap. zo. perche la telia di Lione 
pofta in mezzo , dimodra il tempo. prelente , eiicndo la natura>iSi condì* 
none Ina gagliarda ne l'ateo, prclcnte , e he è poOo tra il paflàto , & l'auuc- 
nirc,il capo di Lupo, denotali tCuipopaliato> come anunale di pochiflì- 
ma memoria , lagnale fi rctcnlce a ie cole paiiace . La cefta di Cane iìgni- 
fica il tempo auucnire j^che ci facarezzc, iS^ fella per ia iperanza di ricc- 
ucre qualche vtiic da noi ^iaqual fper-inza riguarda iempre le cofe aue- 
nirc. i^one aio quelle tre te ile figura dei li tre ce;npi in luaiio alconligiio 
pcrchcilconiìglioc di trsparti, altro con ìglio^pigliaidaJ tempo paUa- 
to, altro dal futuro >& altro dai prerenteiauucrtiinento di Piaconechc 
in Diogene Lacrtio co;i dice . (hiCilmm tnpMtUum eji,.aliud quippc a pra^ 
terlto , £-nd a fi*turo<) -lUud a p'rejhiti te~//ip'xre j^/niiur . Li tciìipa paifa^-o ci 
foramtniflra gli elTempi , mentre à atcende con la mcRtc ci,> che habbia 
patito guai li vogUnio^ione, 5: penona , Si per qual cagione;acciochc ce 
neguardiaiuo, inipcrciLOche da li cali altrui s'impara quello che fi ha da 
fuggire >,6i da gli accidenti pahaa iì caua nonna, <Si regola di confuitare 
bene ic cofc prima che à eireiuiicano,ponendo mencea quaato-aitri haa. 
noopcratocon pruden2a,accioch.elifeguitiamo,&imitiaiao . II preiei> 
te CI ricerca a coniìderare quello che per ie mani habbiamo, rifoluendo i 
di pigliare non quel e he piace >& diletta al ien io,, ma quello e he fccon- : 
dola ragione giudichiamo ne poiìà cagionare coJ tempo bene, & non_* j 
male . 2{jyn tantum videnduìn quid hi prcfenth bUndUtur^i quam quid deinceps \ 
fit e re futurum . Diife Demoflhcne : onde il futuro ci perfuade di antiuc- 
dcrcjchc non fi comcttacoià c^ntemenii . nu con maturo dii'corib , ac- 
ciò non perdiamo poi la buona fama,Ò^ opinione di noi.> <S: la glo- 
rila del nortro nome . Quindi è che le tre tefle di Cane , Leone , & Lupo 
piglianfi da Picrio per limbolo de la Prudenza , la quale n fguarda a li tre 
detti tempi,come li raccoglie da Seneca Filofofo morale nel trattato di 
quattro uirtìi, oue-dice Si prudsm cji.a.m/nHs twts trlhus temporibus difpenfe- 
turyprffantia ordina^ fu tum prouide,pr£terita recordare, n^im qifinihilde prtetC' 
ritis cogitai vitampcrdit yqui nìhil de futuro prayneditatur i(i omnia incautus in^ 
€idit > llche tutto fi comprende da le tre tclìe figura de li tre temrij& /im- 
bolo della prudenza fenzala q^uale non fi può. fare buon conliglio. Con^ 
filiaperfe^^monfnntabfqaeprudciitia j D.iTeS. Bernardo ne le Epiilolc,5t 
Ariftotik nei primo de U Rectaaca difiiufcc>ch£ la prudenza è virtà; 

de la 



li 



DI CESA RE RIPA. ijt 

^e la mente Juquale fachefi polli con/]gliarc, 6i. deliberare bene de le 
cofc .biioriC>& de ie male, che appartengano a la beata, & felice vita, si che 
al configko o.'tic la lapicnza figurata con ia ciuett^i ibpra il libro, è ncccf- 
lana la pi udcnz^a figurata con le tre tefte fopradctte . 

Latcftad'OfibjS^ il delfino che tiene (otto il piede denota che ne li 
coniìgli deudì porre da parte l'ira) oc" ia velocita artcfochc pcfsima^ 
colà è correre ih furia ,& i« collera a deliberane , & confultarc vn parti- 
to : madeuelì il coiiiìgho £irelén2'jra,& fcnza fretM,6c velocità,! Orfo 
è Ijiiìbolo de l'ira, 6(:^della rabbia, come animale iracondo, onde U Car- 
dinale Egidio ne le lue llanze dille . 

Cli'Crfi rcbhiufiion feroci artigli. Fanno battagtie (ÌifpfcUitty(^ dire, 
él il Petcìrca. VOrfit rabbioja per gli 'Orfacchifuoi . 

Ma di quello llmbolo le ne diraalfuo luogo ne la figura de l'Ira. Il 
IDelhno , cofi.e peice al n-LOEo v-elocilsinioè figura de la Irettolola veloci- 
ca,dcfetti che neJli oonlìgli tanto publici, quatopriuati Ichifar fi deuono. 
Duo maxime contraria futa e onfUio , tra fcihcet , c^fe/ì^ttatiodiHQ Biante fauia 
de la Gi'ecia,& San Gregorio nella Epi/lola 5. diiì'c, che il conliglioin co» 
fed.fHciii non deue ellere pi-ecipitoio. (onfilium in rebus arduis non debet 
tffe praccps . La ragioue è in pronto,^e.i-che le iuc fcellerate/zejcon l'im 
peto,& conlù furia at;uillariO»vigore)n.a libroni configli con la matu- 
ra tardanza fecondo il pareie di 1 aciio, nel lib.delle HiHotie, Sederà im- 
petti , Iona corifliamora yak fiere . Si dece bene con celerità, & preHczza, 
coiLedilk AriT^.feUèguire u configiio, maeon tardanza s'I à da rifoluerc, 
scciò li poiiaprin.a Icieglierecon più fano giurino il miglior partito, 
bellillìmo è.quel detto, DrUberandi m ejl din , quod fccienàum c/r ftmel . 
Lungo tempo con fulrar fi deue, quello che vna volta fi ha da fare .' Pa* 
troclo Capitano elIendogJi detto da Demetrio fuoRò ,chccolàbadaua, 
& a chei'indugiaua tanto-ad attaccare la zuffa , 6^ far impeto contro Ic- 
fercito di Tolomeo fuo nimico, che era all'hora inferiore di forze, rifpo- 
fc . In quibusp(smt enfia non habct hcum , magno pondcre attentandomeli . 
Mellecofc,nc Icquali non ha luo^ il pentimento, andar fi deue con il 
pie di piombo , perche dopo il fatto il ^<:ntirfi nulla gioua,u(.ce veramen 
te d accorto Capitano^ non men foggio AgeniiD Capitano de L cioni, il 
'quale follecitaiodagli Aobalciatori Thd^ani a rifpondere preftoad vna 
ambarciatacrpofiagli , rifpoie loro . t^n nefcitis , cjuodad ytiùa deliberane 
di:m mora eH Uitifsima? Quafi che diccffc, non fapete voi o Tebanl,che ne 
gliaixlui ncgoti) perdifcernere,& deliberare quello che è più vtile,6c^ 
cipedientc, non ci è cofa più ficura della -tardanza ?oude fi può confide 
rare quanto ch'errino coloro, che cómendono il parere de l'Ariofio in^ 
quella ottauanella quale loda il configiio de le donne fatto in vn fubito. 
tJ^oltieotjfi^M delle donne fono Ma può malcjuti d^gChiicmin*ef[er buonf 

Meglio improu forche à penfarui vfcitiy Che maturo difcorjo non a.tt ; ' 
Che quefìo t ffetialc^ e propim donoy. Oitt non s'habbia r-nm:narui fopra 
Fra tamiy e t-ùnti ylordM del largiti Spefo alcun tépo, e ?noltofludioy€t opra, 

M 2 Et 



f.*r ICONOLOGIA 

L: e rarjo doppir.mcntc ,priniu pc;.-chc lodoiioil coniìgJiO fatto inflet- 
ta, iccondan.aiìcntc , perche innalzano il configiio •AzWt donne>poi 
che in vna donna non vi è configlio di vigore^òi pollò, ma debile, & fiac- 
co, Iccondoil parere d'Arift. che fprczza il coniìglio de le donneai paro 
dclli putti , dicendo nel primo lib. de la Politica Conftlium mulieris e/I inua- 
Ldutnypueri vero ejì imperfc6lum , Il Senato Romano prohibi per legge,chc 
niuna donna per qualunque negotio non doueflc entrare in con figlio, 
fu tenuta per cofa inconueniente, che Heliogabalo Imperatore vi fa- 
ccflc entrare fua madre a dare d voto^come referifce Lampridio> & ma- 
lamente C\ comportò,che Nerone Vi mtrodueefle Agrippina fua madre, 
e però il Scnr.to volle che ftefle dietro feparata co vn velo coperta>poichc 
pareualoro indecenza^chc vna donna folle veduta fra tanupadri con-^ 
Icrittia confultarcr 

CASTIGO, 




D 



IPINGEREMO perii cafligovn'huomo matto feroce, arc- 
uerò , che tcnghj con la dcftra mano vna fcure,ò accetta,che dir vo 

gliaino 



DI CESARE RIPA. tu 

•gllamo > in maniera che mofln di uolcr con cfla feuerirsimamente da'-C 
tu (o\ coJpo , &: a canto vi ila vn Leone m atto di sbranare vn'oria. 

Non ioJamente apprefio de Komani ynu- ancora apprcflc^di alcuni po- 
poli della Grecia , la icure fu gierogJiiìco di leuenfsimo caftigojfi come fi 
può vedere nelle nicdaglie del popolo di Tencdo , del qual tratta Pollu- 
ce, percheilRe diTencdo liaucua fatta q uefìa legge, che chi fufle flato 
trouato m adulterio,cofi mafchio, come femmina , fuflè decapitato con la 
fcurc,& non hauendo egli perdonato al proprio figliuolo , volle ancor che 
ne fuii'e fatta memoria,coirie fi ucde nelle Medaghc di Tcnedo) che da^ 
vna banda vie la fcure,& da l'altra due tefìe. 

Perche il Leone nella guifa ibpradetta fignifichi lì cafJigo, ne feruirc- 
modiquelloche cica Eiiano, fcritto da Eudomio, cicè,che vn Leone 
vn'Orla,& vnCane nutriti, iV. alleuatidavn certo maeltro ad'vname- 
defima vita, Viflero lungvi tempo infìeme pacificainente > fenzaotfcn- 
derfi punto rvnlaltro,cc)mefufieroliatidomc(}ici, & ammali d vna ftei-» 
fìi fpecie, ma l'Orla mofia da vn certo impeto, sbranato il cane, coi quale 
haueua comune la ft^nza, & il vitto i il Leone coiivoiìo perla fcellera:ez* 
2a d'hauer l'otte le leggi del viuere lotto ;^d vn mcdei^mo tetto , corfc ad« 
dolio al?Orla,& sbranatola parimente le fece per io Cane pagare la me ^ 
n tata pena. 

CAREZZE À M. AT OR I E. 

VN A bel]a,e grati o fa giouanetta, veftita d'habito di color vagho > ri- 
camato di vani, & ieggiadretti intrccciamenti , coronata d'vna__# 
ghirlanda d'hedcra, & che con ambi le mani tenghi con beliifsima gra- 
na dui colombi vn' mafchio, & l'altra femmina, clic con iafciuiamoftri- 
no di balciarij . 

Effendo le carezze amatorie figliuole della giouentìj,5c della bellezza, 
perciò giouane, & bella rapreientiamoilfuggctto di quefta figura. 

Il ueiiimcnto di color vagho, ricamato di vari;, &leggiadretti intrec- 
ciamenti»iìgniiìcagli fcherzi>i vani, 6c di uerfi incitamenti dai quali ne 
gli amanti nafce il defìdcrio della congi un tione amorofa . 

La ghirlanda d'hedera è vero fignificato amorofo,perciochcdetta_» 

pianta , come dicono diuerfi poeti , abbraccia , &c ftringe ouunque ella fi 

accofta,ondeiopradiciòcon ifeguenti verfi coli dice Catullo . 

Mentem amore reuitieiensytit tenax [ Hedera hac-,<& illac arborcm implìrat erram 

Tiene con ambe le mani li'diii colombi , come di fopra habbiamo det-i 

tò, peraò chegli Egitij per la figura dì queflianimali fìgnifrcauano le 

; carenze amatone , elìendo che ^ììo. non vengono alla copula venerea tra 

di loro , prima , cheinfiemenon fieno baciate , & perche le colombe tra 

ioro vfino allettamenti de i baci molti , li Autori Greci hanno affermato 

cflere a Venere dedicate > efiendo , che fpontaneamcnce fi eccitano fra di 

Joroall'itto venereo .Molto più fopra diciò fi potrebbe dire , ma peref^ 

1 fere {\ de'k colombe, com'anco de i'hedera apprello tanti Autori di con> 

i iìderauone , Òcaiai<li -beilo ingegno > xolà .nota,e ji':anifeit<i , i'vno per i 

M ^ Ì)«C4 



SS4- ICONOLOCIJ 

baci, Gl'altre per gli abbracciamenti j(iJ che tutto conmeac alle carezze 
amatoricjsion foJo mi emenderò più oltre per autorità', ne per dichiara- 
tione , che conuenghi a detta figura , ma anco per non trattenere 1 auuno 
dgl lettore in cofe lafciuc , &^ericolo(e^ 




CONGIVNTIONE D'ETf.T? COSE HVMA NE 

Con ]e Diuinc^ 

SI dipingerà vn'huomo gi.nocchu.iu eoa gl'occhi riuoJtiaJ Ciclone che 
h.uiDilmcntc tenghicoa- ambe Je inani vna catena d'oro pendente daX 

Cielo ,& da vnajtelJa, 

Non e ale u li dubbio , che con il te/?imonio di Macrobio , & di Luciar 
Bo>cffceJaibpr.d'etta catena non figmfìchi un congiungimento dei^t co 
leh-uraanecoji je.diukie,& unccrtL. Vuicuiocoi..uncconii cLak iddio 
jLuan.daglipiai.cei tiraa ie,.(!^ leua le menti nollreal CjeJo,.doue aoi crn 
leprapxicforie^ Ck. tutta il poter ujIL-o i^^n ijotremo uiu-e;, di iiiodi^ co^ '• 



DI CES ARE RIPA. ns 

lui, clie vuole lignificare , die la mente in^à li^oueraa co'I voler diurna, 
àttameiire cofiui potrà di^nn^cic detta catena pendentciial Cieio , òi. da 
voa SteJJa, imi ercioche citieiu il' queiJa forza, d'vnà diurna ii.ipiratxo.ie, 
& di q-ucJ fuoco dei quaie fiatone iia voluto cii'ogni huomo fìa^partecipe 
a fin clie dnz^-i U me. uè alCreacore, St erga al Cielo, pero coriUieiie,clic 
CI connrmia.no con la voJontudel S. Dio in tutte ie cole. epregj.ieiua 
Diurna Maeui, che ne faccia degni delia Tua limi:; hi ma gracia. 
C O M r R A R I E T A. 

DONNA brutta icapjgiiata,&:chedetticapeg li fieno dJordinata-» 
meace i'par.ì giù ^c gl'omeri, iàra velti la dalia parte delira da ai co, 
^ abailodicoior buino, ik dalla finisca di nero, mache per j detto uzdi 
iiìentQfiamaJcompofto,& diicintJjemoftri,chediicoixliint:ut£eÌcpar 
ti del corpo . Terra con Ja delira mano un uafo pieno d^cqna , alq.uant3 
pendente acciò ucrfidi deLtaac<jua,&<:on lafiniiha vn vaio di fiioc-oac- 
cei(),6c per terra da vna parte di detta figuravi làraanodue lu jCc vaa con 
traprofiaa i'Jt.a,&: che toccandofi faccino contranj giri. 

Si dipinge brtitta^pcr ciòcli.e biuttilsima coU èd'ciicxc continonamcn 
tecQatrarioallc vcirc, & buone opmioni , 6i chiare djnijftrationi altriii 

Li capcgii nella guila,cne habbiaraodettOjdan )lìran0idiruuitl,'(5r 
rcip.e£ifieri,che aprano la itrada ah'imeiie^GOjalla memoria, àra-Ua vt J xn 
tujacciò concorriuo a]ii-contraticiiiL<^^/C . li * eilimcnLO bi.nico , e nero, 
3i;a3 GOinpofloj^diicinto, dinota la contrarivts 3,che è traiaJuce, eie te- 
Jicb e, aiioiiiigliando coloro 1 quali fuggano la .c^iiuerlucione alìruijper 
non .vnLT.'i alJe ragioni probabili , & naturali- T.enc con la deflra iiiaijo 
il vaio.deli*acqiia,&cDi2!aiài3iflra li fuocoperciocheque/^iduieleiiien- 
ti hannolc d.ilerenzc contrarie, c;:ldos£freddvj,6i perselo quello, cfic 
opeia IVoo, r^on può oprar l'altro, & ilaìimoper qucHo in contuiuacoii- 
trarict2,diiCordia,.& guerra. 

Vi fidipiogie acantokdueruote nell: gU!tà,clicK;>bbir.n^Ddctt05pcr 
CIÒ che narra Pieno Valeriano nel libro trcntanou^iup.o , die confidera- 
tà la natura demotijche fotóo ne i circoli ,fu cagione ,€he i inattcmatci 
Volendo fi-gnificarcgierogliiìcamonte la contrarietà, dclcriucfieroid4.ic 
ciicoii j-zh^{\ toccaijcro5co.mcvcdiaino£u*fi m certe macl^riejchc^pcr 
i: girar de l'uno, l'altro fi volgecon un moco coJUniru),onde per tai dimo- 
ilratione polliamo dire, che fipoisibenifstnio rapreientare la concarietà 

CREDITO, 

HV O M O di eri virile, ve^ito nobilmente d'habito lungo, crn una 
collana d'oro ai colio , fieda , con un libro in una ruam) da niCrcan- 
ti dett " il maggiore , nella cui coperta ,o dietro Icriuafi x^l'c/ìo motto. 
S O L V T V S^ b M N I f O E N O R E, -& a piedi u\ fia un Grifone io- 
prad'uii monricello. 

Perche pili a baifo figureremo il rebit03eragÌDnieuolc,chcprimaì^p-' 
prcleiitiaiiio li Credito. 

LhaDD^amo figurato di età vinlcperche nelia virilità s'acquifi.; il Gre* 

M 4 dito 



ijó TCONOLOGI A 

^tojl'habito lungo arreca credito , & però li Romani Senatori andauan* 
togati: tal habi o porti) Craff), & LucuUo Senatori di gran credi Co,li qua* 
lipiùd'ògn'alcropoiredeuano facuJtà, & ricchezze. 

Porta vna collana d'oro, Ja ragione è impronto, perche l'apparenza fo- 
la dc.l'oro da credito, fopra dei quale è fondato . 




Siede perche colui,chc ha credito fla in ripofo con la mente tranquilla» 
SI libro maggiore intendiamo,che (la folo de l'hauere haucie,il che s'efpri 
Mie con quel verfetto d'Horatio. Solutus omnifoenore, cioè libero d ogni 
debito, talché nel libro non fi comprenda partita alcuna del dare, ma_» 
foJamente 1 hauere, poiché quello è il ucro creditore , che non bada dare 
sna foloha da hauere, ne confiftc il credito in trafficare, & farfi nominare 
collii danaio d'altri , come fanno alcuni mcrcanci per nondir tutti , che 
perciò facilmente falIifcono,maconfiiìe in polledere totalmente dei fuo 
gropriuiexizaiiiiuerexli-dareiiicnteadalcuiiOA li Grifone fu ni gran cre- 
dito 



DI CESARE RIPA. r^-f. 

dito prcfib granticlù , 6i però fé ne feruiuano per fiir<bo!o di cuftode , &'- 
che ila vero, vedali polio acuitele co le facrc,&: profane de gl'Antichi, a 
l'Are; alifepolcri,al'urne,aiTemplj publici,& pnuatiedihuj, come cor 
pò compoflo d'animali Vigilanti ,&:gcnerolì , quali fono l'aquila, ó^Til 
leone,lì che il Grifone fopra quel monciccllo lignifica la cuftodia,chc de- 
lie hauere uno del cumulo delle fue faculta le lì uuole maiitcnerc in cre- 
dito, & delie fare a punto, come li Grifoni i quali parcicularmente cufto- 
ducono certi monti Scithi, (5<f Hiperborei, ouc fonopietre pretiofe , 6;;^ 
vene d oro, vS.- perciò non permettono , che niuno vi lì accofÌÌ,fi come rc- 
ferifce Solino, onde Bartolomeo Anglico . De pròprictatibus rerumlib.iì» 
Cap. z^. diCe CuflodUint (jrypbes montes in quibusftmt gem?n( pr^ciofcC) vtfma^ 
riigdh&' l'^fpehnec permittunt eas aufcrriXi^ìelXo conferma Plinio iib. 7. cap. 
Z. ragionando de Scithi . Quibus affiducbellumejfe circa metalla cum (jrifhis 
ferarum volucri genere, quile vulgo tradituT'^eruente ex cuniculis aummyrnira e» 
pìditate 5 ^feris coflodientibiis > i&\Arìmafpis rapicntibus . Il mcdelìmo CO- 
ftume hanno i Grifoni ne l'india j come aifeiiice Filoftrato lib. (^. cap. i. 
Indorum autem (Jriphcs > (^^r^cthiopum formic£ cjHanquamfint forma difìimiles^ 
Eadem tamen agere ^ìudeat^j 7^m aurum vtrobique cpfiodire perhibentar) & ter 
ramauriferace?n adamare . Così quelli, che hannocredito non deuono ial^ 
fare accodare al monte deiadouitia loro perfone, che fieno per diftrug- 
gerlo>comeruifian/,buffoni,adulatori, che i'aggrauano col tempo in qual 
che ficuruì, o aero in una preftanza,che mai più fi rende , ne parailìti> che 
lifanno iprecare la robba in con Ulti, ne Giocatori, Meretrici,& altre gea 
te infame , che darebbono fondo a qual fi voglia monte d'oro, Ci che fug- 
gendo quelli tali, fiaranno in perpetuo credilo, &uiuerannocon riputa^ 
tione loro , altrimenti le non Icaccieranno fimili trafcurate, & vitiofe per- 
fone, perderannola robba, el credito, &and^ranno raminghi conifcor- 
fio,& ignomìnia loro. COSTANZA 

DO N N A che tiene la delira mano alta, con la finiiìra rn'afta ,5c^ fi 
pofa co' piedi fopra vna bafe quadra. 

Coilanzaèunadifpoùtione fermadi non cedere a dolori corporali, 
iielafciarfiuincerea triiìez2a,o fatica , ne a trauaglio alcuno per lauia 
della uircù, m tutte l'attioni.- 

La mano alta è inditiodicofianzane fatti proponimenti. 

Labafe quadrata fignifica fermezza , perche da qualfiuoglia banda l! 
poi! Ila falda , & contrapefata egualmente dalle fue parti , il che non han« 
no in tanta perfettione i cor M d'altra figura. 

L'afta parimente è conforme al detto uolgarc, che dice . Chi ben fi ap 
poggia cade di rado. 

Etefferco!iantenonèaItro,che fiarcappoggiato,6C- faldo nelle ra-^ 
gioni , che muouono l'intelletto a qualche cola. • 

CoftanT^ay&Intrepiditd.' 

GIOVANE uigorofo, ueilìto di bianco, & roffojche moftri le braccir- 
• igiiudc^e (Iaraia4tto4'attendcre,e"iolleaei:c-riinpeco di untoro.- 



t^f 



ICONOLOGl/f 

Incrc^piditàè l'ccceflo della fortezza, oppo^oallàuilti, 6c.<^^^3'*(^Ì3» 
&*ilJ'hora il dice un'haoino intrepido, quaado aon teme, eziandio quel 
cbe rnuomQcortanceè fol ito temere. 

Sano le braccia igflude, per moftrarc confidenza del v^roprio ualorcc 
eoaibattercol toro,i! quale circndoiiK^leftato diuicne fer-ociisiuio> &hi 
biio^ao, per rc/ilìere folo delle p:-o uè d'uaadifperati fortci^a. 

Cojian^a 




VNA do-nnacl «con il Zefiro braccio tenghi abbracciata ina co» 
luniìa,6^ con la >im(lra mano liiia ibuda ignuda lopra d un ^i.ut ^uiO 
di fuoco acce io , iScuioil/j uoIoiUai:iaii;entcdi uoicrà abi)ruci^ic Jania-, 
fio, 6c a braccio, 

CONTENTO 

C"^ loyane in habitobiiiiicO;&gjaJJo,ni()(}.akbi3ccìa,egiìniSe ignu- 
ji de^^ ii>>edi.;iùu, iei^vi»do.uft|;ojiiod uro iieli«rii£iiod:rtr.,6C 



DI CESARE RIP A. 



/|P 



nella fìniflra un mazzo di fìon/u coronat© d'o]iuo> egli rifpienda la uie- 
20 al petto un rubino, 

Coìaentof^rnorofo.- 

Glouanetto di bello afpecto con, fa-, cianciente, con lauerte dipinta,, 
di non , in capo cena una ghnLndadi mivlo y6i. di- fiori in-iìcnit:-» 
intelTuti, n.e lafmiilramano-uiVUxbro pi^no- ài rol'e, conuucuorcychej- 
il ned a tra e ire . Scia con l'altra nwno i-n atto di Icuarfi i fiori di capo per 
fiorirne il detto cuore, efleado proprietàdegl'amamicercar ienipredi 
far partecipe altrui della propria allegrezza , 



R&tò^^^JI^^^*^^ 9^5)^(>jj^(j£,^qF^ %i^(J^^J^M'?; ^^^ ^^^5^ 




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Cb/?- 



ICONOLOGIA' 

Contento. 

VN giouanc pompofamcnte ueflito,con fpadaa Iato, hauri gioie, 
& penne per ornamento della lefìa, & nella dcftra mano unoipec- 
chio>&eonla iìnirtra un bacile d'argento appoggiato alla cofcia, il qua- 
le lara pieno di monete, & gioie. 

Il contento) dal cjuale pende quel poco di felicità, die fi gode in qucfla 
Ulta 5 nalce principalmente dalla cognitione del bene polTeduto, perche 
chi non conoiceii propri® bene ( ancorché lìagrandiisimo^ non ne può 
Mentire contento , &: cosi reftano li luoi menti fraudati dentro di fé H^iìo. 

Però il dipinge limagine del contento > che guarda fé medefima nello 
ijpecchio^ & cosi fi contempla , & il gode ricca, bella, e pompofa.di corpo, 
èi. d anima, il.chc dimoflrano le monete , ài i ueftimenti. 




J^^r JS. w M&. ^mrjm. 



G 



CONTRASTO 

• louanc armato, con una trauerfina roffaXotto il corfaletto. tenga 
1 un?, ipadi igmidà in àao di uoJcrla ipmgcre contro ale un nemico, 
^ eoa 



DI CES ARE niP A. ijr 

eóvnagattaapiedi da vnapartCjcdai^i'a.tiavnc.'.ne laatto di còbuiicitv 
Il contrafta è vna forza di contrari;, de" quali vno cerca premiere ai- 
J'altro, e però fi dipinge armato, & prefto a difeiidcriì,6c offendere il ne- 
mico. 

Il colorroffo ci dimoftra l'alterezza dell'animo, 6c il dominio delle pai* 
/ioni , che ftanno in moto , & muo uono il fang-uc. 

Si fa in mezzo d'vn cane > & d Vna gatta , perche da difiimili, e contri" 
ne nature prende eftb i'onginc . 

Contrago. 

C^ louancttojchc fotto all'armatura habbia vna veflc ói color rolTo, 
J nella delira mano tenga vn pugnale ignudo con fiero fguardo , con 
vn'altro pugnale nella finiura , tirando la mano in dietro , in atto di vo- 
ler ferire . 

C 1^ T B^I T 1 T^E. 

DONNA d'afpento gratiofo , & bello , ftia in piedi co'l pugno della 
mano dri ita lèrrato in atto di percuoterfi il petto nudo, dalia fini- 
ftra banda, co'l braccio finiftroftefo alquanto in giù, & la mano aperta, 
gl'occhi pieni di lacrime , riuolii vcrlbil Cielo , con fembiante mefto , 6c 
dolente. 

Laconrritionc,è il dolore grandifsimo, che havn peccatore d'haucr 
cffefo la diurna Maef à;ondefopra di ciò l'auttore de i fegucnti verlì 

di^C. 

roL e? ddor, che da rndicc amara (lo (^he ben fei tu d'ogni gioir più cara . 
7^t*jci, e de ' falli all'ho r^c'hai inaggio r de Séb ri afp ra alt rui^pu rmeco è tuo foggio Y 
T/;/ gioui ali almaythe conforto ha filo SuauC) e per te fuor d'abiffo ofcuro («» 
Quanto Joierfiye lag rimar impara . Erto camin poggiando al del ritorno >. 

^Doglia felice^ auuenturofa^ e rara.y Cosi dopp calle fpinofo y e duro 

Che oon opprimi il cuor: ma l'al'2^i al volo "Prato fi fior gè di bei fiorì adorno » 
*ì<lel tuo dolce languir io mi confalo Che rende fianco pie lieto, eftcuro . 

Etil Petrarca nel Sonetto Sé. doue dice. 
V vs piangendo i miei pafiati tempi . 
Contritione, 

DOnna bella in piedi, con capelli fparli', veftita di bianco, con il petto 
icoperto, moftrando di percuoterlo con il pugno dritto , 5c con Ja 
fìniftra mano fi fpogli della fua veftej la quale farà bracciata , &c. di co- 
lore berrettino, in attodiuoto> & fupplicheuole, calchi coni piedi vna 
mafchera. 

Dipingefi la contritione di faccia bella, per dimoff rare, che il cuoro 
contrito , & h umiliato non è fprezzato da Dio , anzi è mezano a placarlo 
nell'ira , come dice Dauid nel Salmo L. & è quefta vna difpofi tione con- 
traria al peccato , ouero , come difinifcono i Thcologi , vn dolore prefo 
de proprij peccati, con inten tione di confeffarli,& di foddisfare : il nome 
ifteflb non fignifica altro, come dice San Tommafo nell'additione ikiJa 
terza parte della fua fomma al pruno articolo : che -v-na confrattionc , & 

fini- 



f4i ICONOLOGIA 

fniinuzzamcnto d'ogni prcC€nlionc,chccipotcll"c dare la fupcibia , pcf 
qualche bciiein noiconoiciLiCO . 

Lamalchcralottoai piedi, fignificaildifprcgiodeJlccofc mondane , 
le quali Iorio beni apparenti lolo,chc ili iiiigano, ingannano, e riurdano 
la vera cognitione in noi ftciii . 

Sta m arto di IpogJiarri de veftimcnti tracciati , perche^ la contritio- 

neviuf aiie dcila penitenza, pcriiiCzzo della quale ci ipoglianio de ve- 

ilimentidell'hiiomo vecchio, nLedeiidoci di Chriftoiftcflo,& della Tua 

grd:ia,cheidoina,6v^;usicLra i anima noftra daognicattiuo incontro. 

C J^T I 2(^ E 'X^Z ^. 

DONNA d'età virile, che ftanuo in piedi Ha vcftita d'habito fem- 
plicc, come ancor cinta da vnazona, ò cintola, terra con l'vna del- 
le mani con òciià gracia un candido armellino . 

Continenza , è un'alietio deil cinin o > che lì muoue con la ragione , a 
contraflarc eoa il ienfo, \ fuperarei'iippetitode i difetti corporei, & per 
ciò lì dipinge in piedi, & d'età uirile, coinè quella più perfetta dell'altre 
ctudi , operandoli con li giuditio , coHie anco con le fo.ze al contrago di 
ogni incontro , che Te gli rapprelenta . 

L'habito fempiice, &lazonafigni!ìcano il riftringimento de gM sfre- 
nati appetiti . 

l\ candido armeJlino dimoftra clTere il ucro fimbolo ^^Wi. continenza, 
pccioche non lòlo mangia una Lolta il giorno, muanco per non iiiìbrar- 
tarlì , più torto confented'eii'erprefo da i cacciacori , li quali per pigliare 
quelloanimaletto, gli circondano la Tua tana con il fango. 

C 7{_T^ I 7^E 7^Z ^ tJM I L 1 T ^ n^E 

(ome JH rcpirejtntata nella Tompafi^neraU del Duca di Tarma 

KAleffundro Farnefe > in T^ma . 

DONNA con una celata in capo ,& con la de'lra mano tiene una 
ip^kdaconlapuntaiiig ùnei fodero ,& libraccio lìnirtroftefo,coil 
la mano aperta 5 wcltandopcròia palma di efi'a mano in fu . 

fOTsiriTO. 

GIOVANE ridente , & bello di prima lanugine , rtando dritto in 
piedi . con una uagaghir'anda di fiori in capo, nella dertra mano 
Liu faccr.aaccela>& nella finirtra con un'arta,&iàra ucrtito idi uerde, 
cv :.i 1.1 dipmle Filolìrato . 

£c:ì fa^cioi.ar.cpcrcircrc tale età più ded;ta alle ferte,& a'folazzi» 
chei'altre non fono. 

IcoHi.'iti lì rÌMinoa iìnedi communeallegrezza tm gl'amici, però fi di- 
pinge bello, 6f ridente con una ghirlanda di fiori, che inolìra relaliation 
d animo in delicature, per cagione diconucriare,&4>_accrCicereramici- 
t;C>cnc fuolc il conuuogencrare. 

i^i iucc acccia lì dipingeua d.i gl'antichi in manod'Himieneo Dio del- 
le nozze, perche tiene granimi, & gì ingegni ll.egliati &: aUcgri il conui- 
r.) , ^ ci readc Ipiccdidi , & inagnaiumi m fapcrc egualmente fare , 6i ri- 

ccueic 



DI CESARE RIPJ. i-f5 

ccucrccongramicioiHaj di gratitudiue . 

(;o F^D q L I 0. 

HV O M O mello , malinconiolò, & tutto rabbuffato , con ambe lo 
mani s'apre il petto, e fi mira il cuore, circoadato da diuerii i'erpéti. 

iiarà ueflitodi berretcìno uicmoalnero, U decto uefliinento laràftrac- 
ciaco, foioperdimofttarc il dhpicgiodi ie itelioy&chequando unoè in-* 
trauagli dcli'anuno > non può attendere aìla coltura del corpo, & il color 
negro fignilicaruiama rouina, & le tenebre della morte, alla filale con- 
ducono 1 rammarichi > 6i i cordogli . 

Il petto aperto, & li cuore dal! e i'erpe cinto, dinotino i faftidij,&i tra 
uagh mondani, che Iciupre mordendo il cuore, infondano innoiftelfi 
ucicuo di rabbia , & di rancore . « 

CO R^R^E T T I O X.^' 

DONNA à'tii matura > che nella mano deftra tenga un lituo co» 
un falcetto di fcritture,& lalìniftra in atto di ammonire. 
Qaipcrlacorrec.ione mtciidiamo l'atto del drizzare la torta attiene 
huniana,& che fi dilunga dalla uir. della ragione . li che deue farfi da per 
fone , che habbino autrorità , Ói dominio iopra coloro , che dcuono cirer 
corretti, & però il faco'l )«tuo in mano iiiato,fegnodi fignoria preflb gli 
Jintichi Re Lxnm , '^: iiuperaton R jmani . 

ilfarcettodiicnci.urw' lignjtìca le c]ucre!e,quafl materia di corrcttionc. 
r ly^-p O H F M ^ J^O. 

OC C O R. R E N DO ipeile volte di rapprcientare in atto sii le fcc* 
ne il corjx. h umano , e 1 anima, ciafcuno da le , habbiamo formate 
le prefenti figure dell'una, e deJl'aJ ra, come fi potrà uedere al luo luogo, 
maèdauuernreprima,c;ieperiicoi*po humano noi non intendiamo il 
corpo realmente ieparato dall anima, pcrciòche così W defcriuerebbc un 
cadauero, ma i\ bene il corpo airanima collegato , che ambe due fanno il 
compofitodcirhuomot jtto,che per certa fignific:;tionepoetica5& aftrat 
tionc mentale fi preiupponghinojcome fé ciaicuna di quelle parti ftefle 
per fc fola ; lo rappreienteremo dunque huomo coronato di fiori liguftri » 
ueftito pompo iàmea te, terrà in mano una lanterna dx tela , di quella , che 
inalza, & abbafla, fenza lume con quefio motto; A LVMINE VITA. 

Si corona di liguftn,pereflerda grauifsimihuominiafiìmigliatala ui* 
u deii'huomo , n ipctto alla fragilità , &f caducità di quefio noflro corpo 
alii fiori ,de' quali non fo>che altra cofa fia più fugace, onde ii Saimiila 
cantò nel Salmo I02. 

Ti^iordatp.s efi , quoninm puluisfitmus : homafìcnt fomum , diss eius tamquam 
fios agrifie ef^onbit . Ft nel Sai mo 89. 

tJHanèfìait berba tranfeatyjmnè flanaty ^ tranfeat ; ycfpere decidati ini»^ 
ret , c^ arefcAt , 

Et fimilmeme il paticntrfsimo Job . 

i^afiflos egreditur , & conteritur . 

^ uefiunento delitiofo , dimoftra quello , che èproprio del corpo , cioè 

lamar 



t44- ICONOLOGIA 

l'amare, & abbracciarci piaceri, (Vdelcttationi fcnfuali^ficomc per lo 
con era rioabborri re li difagi,afpfe«zc,& le molcftie. 

La lanterna , nella gMilà > che dicemmo, dimoftra , che il corpo non ha 
operationi fenza l'anima, iì come la lanterna fcnza il lume non fa l'ofliti» 
fuo , come il motto molto bene dichiara . 

CO !{, tiE T T l ^i^Em 










^1 fi 



rrf ■■ '•■i^rM, «fetali V=- I . <^>T>T7~ii^/'i'^'->^^ ^ 

m ip^nlp-z?^ "ì^^ìp»sz^:ì^ ^^^i^ 



DONNA vccchia,grinzi > che fedendo nella finiftra mano tenga 
vna ferula, o vero vno ftaflilc, 6: nell'altra con la penna emendi vna 
fcrittura> aggiungendo, & togliendo vane parole. 

Si dipinge vecchia,&: grinza, perche, come è effetto di prudenza la cor 
rcttione in chi la fa , cosi è cagione di rammarico m q uello, che da occa- 
iìone di farla, perche non fuole molto piacere altrui fen tir corregge re,& 
emendare l'opere lue : & perche lacorrettiones'eiTercita nel mancamen- 
to, che facciaaio nella via o dcU'atcìoni , o delle contemplationi . 

Si dipinge c-on. lo llaitile>6icuii ia penna, che corregge le fcritturej 

pruine- 



£)/ CESARE RIPJ. i^j^ 

woutàtndo iVna co'l difpiaccre del corpo alla conuerfatione pohuu> 
lUltra con \i termini di cognitionc alia beatitudine Filofofica . 

CO B^li^y T T E LL U 7^ E' GIP" VI CI, 

DÒNNA, che ftia a federe per trauerfo in Tribunale > con vn me» 
morule, & rna catena d'oro nella mano dritta , con vna volpe a pi« 
ài , & farà veftita di verde . 

Dipingefi a federe m Tribunale nella guifa , che dicemmo , perche U 
corruttela cade m.coloro,chc fententiano in giuditio,effendo eifa vno 
ftorcimcnto della volontà del giudice a giudicare ingi usamente per for- 
aade' doni. : H'O l- 

II memoriale in mano , &f"la collana fono indicio> che ò con parole,^ 
fon danari lagiuftitiail corrompe, 

' La volpe per lo più fi pone per l'aftutia , 6^ perciò è conueni'Cnrc a qim 
fto vitio , eflbndo che s'ellercita con aflutia, per impadronirfi de denari, 
& delle volontà degli altri huomini. . 

Veftefl di verde per li fondamenti della fperanza , che ftanno ncirau€« 
fC,come detto habbiamo di fopra. » i 

CO'KTE, -^ 

DONNA giouinc , con bella acconciatura dì tcfta>. ve/lita di vcrdc^ 
& di cangiante , con ambe le mani, s'alzi li ieuibo della vefte dinan 
ei , in modo che Icuopra le ginocchia, portando nella vefte alzata molte 
ghirlàde di vane forti di fiori, &: con vnudi dette mani terrà anco de gli 
ami legati in filo dì Icta verde, haueri à piedi unu ftatuetta- di Mercurio, ^ 
alla quale ò'appoggiera alquanto, àrdali altra banda un paro di ceppi di 
oro, o ucro i ferri, che (ì iògliono mettere ad ambi li piedi, & che ui fieno ; 
con efiì le caccne parimente d'oro: larà la terra, oue fi pofa fafibfa , ina ; 
{paria di molti fiori > che dalla ueUe le cadano ; ne piedi hauerì le fcarpc ,; 
^i piombo . 
La corte è una unione di huoraini ài qualità alla feruitù di perlbna le», 

fnalata., & principale,, &(^ fé bencio d'eèapoiIòparJare con qualche fon 
amento, per lo temp.o,che vi ho confum?4o dal principio della mia fa»-; 
ciuUezza fino a qucfl'hofa-) nondimeno racconterò ibio l'^acomio d'ai- 
I cuni , che dicono>la pQrte eiler gran maefira del^ vi^er^'h umano, foficgnq 
' della politezza, fcala dell'eioquenzaj teatro d^gl'honori, icala delle gran \ 
dcz2e,& campo aperto delle conuerfationi ,&deli!li'micitie: che impara 
inj ì d'obcdirc , & di comandare , d'efler libero , & feruoj^ di parlare,& di ta* 
IMI I cere , ài iecondar le voghe altrui , di dilsimuiar le proprie , d'occultar gli 
-| odi),che.non nuocano,d'4iconJere j'irc, chcjion c)ffcndono,che mfegn^ 
jco. I cfler grauc^, & affabile ,. liberale , & parco , isucro^, Se faceto , dclicato,6£^ 
)ca ;paticn:e,che ognicofafa,&i;_ ognicofa^nteiide dc'ìccr<:a dc-Pnncipi, 
:fe,5 'delie forze de Regni, de'prouuedimcncidclla .Citta, deli'eJcctìonrde par, 
■ titi, della conferuatione delle fortune, & per dirla in vna parola Ibla^jdj 
i ?""^J.^, ^9^"^ P^" honoratc, & dQgntz m tutta la fabbrica dei mondo, nel 
;tii,t S^uaie fi fonda, & afienna ogni noitro opfvtre, à: niicndcre . 

iNi Perj ' 



i^s iconologìa 

Però fi dipinge con varie foradighiriuDde ncJIa vefle alzata, le quali 
(ìgnificanoqueft' odorifere qualit»! ,ciiecfla [xirconrcc, icbenc veramen- 
te moke volte a molti |con mtereflc delle proprie facohi , 6^ cuafi con 
certo pencolo dcll'honorej per lo roiÌ3etto continouo della perdita della 
gi-atia > 5Cw ^^^ tempo pa/Tato , il che fi moOra nelle ginocchia igniide> iSc^ 
vicine a moftrarele vergogne, & ne' ceppi, che io raffrenano, <& limpc- 
difcono, oiKÌe l'Alciati nelle iuecmbleme così dice . 
Fatu palaiinos (jnos educai aula dientesy Dicitur auratis neBert compedibus . 

1 fiori fpar/ì per terra in luogo fìerile , & fa/lòlo , moftrano l'apparenza 
nobile del cortigiano, la quale è più artifitiola per compiacere il luo Si^ ( 
gnore, che naturale per appagare fc medefimo. 

L'acconciatura della tefta mae (Ire uol mente fatta,è fegno di dclicatura> ■ 
& dimoftratione d'alti , & nobili pcnficn . 

La vefte di cangiante, mollrache tale è la corte, dando, e togliendo 
a fuo piacere m poco tempo la bcneuolenza de' Principi, e con ella gl'ho* 
iìori,efacultà% 

Ticn con vna mano gl'hami legati co filo ài color verde, per dimoftra- 
re, che la corte prende gl'h uomini con la l'peranza , com'hanio il peicc . 

Le fcarpe di piombo moftrano , che nel feruigio fi dee eHèrgraue, e no 
facilmentemuouerfìai venti delle parole, o vero delle vnioni altrui, per 
cócepirne odio, rdcgno,rancore,& inuidia,con appetito d'altra perfona. 

5egli poneapprciTo la ftacua di Mercu*-io, la quale dagl'antichi fu pò- 1 
<Ja per l'eloquenza, che fi vede e/Ter perpetua compagna rfei cortigiano. ' 

E fiata da molte perfonc in diuerfi modi dipinta, fecondo la varietà 

della Fortuna , che da lei riconofcono ; fra gl'altri il Sig. Cefare Caporale 

Perugino, huomo di bellifsimo ingcgno,di lettere, & di valore la dipin- 

fc , come fi può vedere nei fcgucnti luoi terfi , che cosi dice . 

la Co rte fi dipinge ma matrona Seco il tempo perduto alberga , eflan':^^ 

Con vifo afciuttOy e chioma profumata. Che yede incanutir hpromiffionc 

Dura di fchtena^ e molle di perfona , Di fargli vn di del ben fé gli n'auan^ 

la qualfe*» vÀ d'vn drappo verde ornata Toì nel rouefiio y'é l'adulatione « 

"Benché à trauerfo àguifa d'Hercol tiene Chefacol "pento de It sberrettate . 

Vnagran pelle d'afìno ammarttata , Cl'arabitiofi gonfiar > come rn pallone» 

le pendon poi dal collo afpre Cirene Fi fon anco le mufe affaticate , 

^er poca dapocaggine fatale > TerfoUeuar la mifera , e mendica 

Chefciorfe le potrebbe > e vfcir di pene . Virtute opprejfa da lapouertate . 

Ha di fpecchi , efcopette ma reale Ma figittano al vento ognifaticha , 

Co rona ; tienfedeìido fu la paglia Ch'ha fu*l co rpo una macina da guatOp 

Vn pie in bordelley e l'altro 4 lofpcdate . E Fortuna ad ogn'bor troppo nimica . 

SoHitn con la man dejì ra ma medaglu Tienpoi nell'alt ra man l'hara'indo ratoy 

OuefcultandmeT^élaJperani^ay Con efcapretiofa cruda y e cotta , 

Cbefajicntar la mifera canngtia » Che per lo pia diuenta pan muffato. 

Ne lafcierò di fcriuerc il Soncrto del Sig. Marc'Antonio Cataldi,ii 

cjualc dice a qucH'iftciTo propoli to » 



1 



DI CESARE RITA: '0/t7, 

yj^yario fiaio,yna yolubil forte y 

Fn guadagno dubbio fo , yn danno aperto , 

Vn Iterar non ficuro > v» penar certo > 

Vn con ìa yita amminifirar la morte . 
Fna frigion di fenft > yn laccio forte ^ 

Vn vender libertade > i pre:^o incerto^ 

Vn affettar mercè contraria al merto 

E quefioycbe il yil yolgo appella Corte» 
Qhìhì han gl'adulatori albergo fido 

Tenebre il be»*oprarylajraude lume 

Sede ^arnhition^Cinuidia nido* 
Vordire infidie > ilfarfi idolo ^ e nume 

Vn huom mortai , tejfer di fede infido i 

jtpparqui gloria : ahifecolo <* ahi coflumc f 
C F^T E S I oi . 

DONNA vcflita d'orojcqronata aguifa di ReginajC che fpargé col* 
Line,danari, & gioie . 
'l \ La CortelJa è vutù,chc ferra fp^flb gl'occhi ne demeriti altrui,per no» 
i 1 ferrarli paflb alla propria benignai. 
j.| CREPVSCVLO DELLA MATTINA. 

FANCIVLLO nudo> di carnagione bruna5ch'habbia l'ali a gli ho-~ 
meri del medeiìmo celore,ftando in atto dj volare in alto, hauerà in 
5 \ cima del capo vna grande,& rilucente ftella5&chc con la fini/ira mano 
,j i tcnghi vn'vrnariuoltaali'ingiù verfandocon cflaminutifsime gocciole 
|j. ! d'4cqua5& con Ja deOra vna facella ac;cefa , riuòlta da la parte di dietro, e 
j, ' per l'aria viia rondinella . 

Crepufculo ( per quello che referifce il Boccaccio nel primo libro del- 
la Geneologia de gli Dei ) viene detto da c|«pero, che fìgniflca dubbio, 
' I conciofia che pare li d ubiti > fc quello fpatio di tempo fia da concedere al- 
^ i la notte paflacajO al giorno venente,eirendo ne li confini tra rvno,& l'al- 
■ . tro.Onde per tal cagione dipingeremo il crepufculo di color bruno . 

Fanciullo alato lo rapprefentiaffio , come parte del tempo,e per %ni< 
„ fìcàreh velocità di quefto interuallochepreftopaflà . .:n^r— —„-:;:-■ ' 
Iluolarcaìrinsìi d uno fi ni, e he il crepufculo della mattinàValzafpin^ 
to dall'alba che appare in Oriente.' - — -*.«.-,.- .^ . .. 

La grande > & rilucente (Iella, che ha fopra il capo., fi chiama Lucifer, 
ciocapportatorc della luce , & per effa gli Egitti;., ( come riferifce Pierio 
^^ : ValenanoneUibro 46.de fuoi leroglificijfignificauano il crepufculo del-^ 
la ma tina,& il Petrarca nel trionfo della Fama , uolendomoflrare , ch^ 
cucflaftclJaapparc nel tempodclcrepufculocofi dice. 
' Qlifll infitl giorvo l'amorofa fiella Suol venire dV ri ente innanzi al Sole, . '. 
Lo ipargcre con ìVrna le nunutifsimc gocciole d'acqua , dimoerà , che 
; Bel tempo d'Eflate cade ia ruggiada,e: l'iaucrno peni gieio la brma,on- 
' 'del AiioiiO lopv^ di ciò coi! d.hc . 
. , • N 2 'B^naje 



4* 



.'^'RCONdLOGTJ 



1{mafe adietro il Udo , e la mejlhina. Fin che i^Jiurora la gelata brina 
Olimpia che dormÌAfènT^M diflarfi Dalle dorate ruòte iti terra Jparft 

E Giulio Camillo in vn-fuD Sonetto . 

^igiadofe dohe'^e in matutini Bor tra ^Nfcuri, e lucidi coti fini 

felfjìi humoryche i hofchi irnargentate Della notte , cr del di , (<rc. 
La facellaardenLeriUoltanellaguira,chcdiccmmo,nedimoftra>ch€ 

il crepufc ulo delia mattina è mcfiaggiero del "giorno . >^ 




la rondinella Tuoi cominciare a cantare auanti giorno nel crcpufcuk^ 
«omc dimofìra Dante nel cap.25. del Paradifo, coli dicendo . 

j^Whora > che comincia i triHi lai . 

La'RQndincUafrepòO alla mattina. Forfè à memoria de fuoìtrìfii ^uai^ 

£t Anacreonte Poeta GfÈco,in quel fuo liricoycoli diflc m fua fentenza. 

iyifd Hirundimm . 
j^ihus lo^uax^qmÌHifnaxfu Tibi , cjuod ille Tereus 
Te pleilam hirundo pcsnis i Fuijfe fc rinr olim i 

rtrum 



B7 CESJKE RIPA; 



^^f. 



P^trum ne v/j yolucres J^^m tu quid ante Iment» 

^las tibt recidami tJlfeas ìirepeas ad aurei 

Intamfecemuelinguanu^ JLfomni^s beatis 

t^ibi rapìs hatbyllHnu. Ilchc fu imiuto dal Sig. Filippo Aiben» Isk qoolì 
Il ruoiquadernali. 

Venhc- io pianga al tuo pianto J>a U delcf:^ mic^ 

S^ndiìidU'. impo rtuna inanTj al die Th pi^r cantando mi richiami al piante. 

Aqucfli li confanno quegli altri verli, di JNattaPinano>citauda Sene? 
•a ne i'EpiiloIa ni. 

Incipit ardcntes Thcebus producere flammas 
Spargere fed rubicunda dies^iam trìjìis hirundo^ 
fL^rgutis yeditnra cìbos immittere nidis y 
Incipit y c^ tnoUipanitos ore mniifìrat . 

C^ EPVSCVLO DELLA SERA. 




A N C I V L L O ancoi^cgli,ep.arimcntc alato, &: di carniigionc bru* 
flà, darà infitto di volare airiDgiìì veriolCccidente, iii'capohauw» 



'ISO ICONOLOGIA 

r 1 viia grandc,& rilucente rtclia , con la dertr<4 mano cem vna Frezza tru 
attedi lanciarla, & li veda pci- l'aria , che nhabbia gettate dell altrc,5^ 
checulchino airingiù ,& con la iìaiflra mano tenghi fvna nottola coru 
J'aJi aperte . j 

11 uolare all'ingiù verfo l'Occidente , dimoftra per tale effetto eficre il j 
•repufculo della Icra . J 

La ideila che ha in cima del capo fi chiama Helpero, la quale apparifcc 
«ci tramontar del Sole > apprelTo gli Egittij , come dice Pieno Valeriano 
nel luogo citato di fopra, iìgnificauail crepufculo della fera. 

Le frezze nella guiia,che dicemmo, fignificano i vapori della terra tiri' 
ti in alto dalla potenza del Sole, ilquale allontanandofi da noi , e non ha* 
uendo detti vapori,chi li foftenghi,yengono a cadcre,& per eflerc hurao-' 
ri grofsi, nuocono più ,o meno , fecondo il tempo , e-> luoghi humidi,pit(; 
freddi,o piii caldi,più alti,'o più bafsi . [ 

Tiene la Nottola con l'ali aperte, come animale proprio , & fi vede V(v5 
lare in quello tempo . 

C R A P V L A. 

DO N^N A gf afla,brutta hell'afpetto, & mal veftita, cofì tutto lo fto- 
maco ignudo,haueri il capo fafciato fino a gl'occhi, nelle mani ter-: 
cà vna teftadi Leone , che ftia con la bocca aperta > & per terra ui faranno; 
de gIVccclli morti,& de' pafticci , o fimili cofe . 

Si fa donna brutta>perchc la Crapula non lafcia molto ahare rhuoraf 
f[a' pcnficri fcminili, & dall'opere di cucina. 

Si ucftc poueramcntc> per mofirare, che lì crapuloni , b per lo più fonc i 
liuomini lpre2zatoridcHapolitezza,cfolo attendono ad ingraflare,& et» j 
f>irc il vcntrc,o perche fono poucri di virtù,& non fi Itendono con il pcor 
<ier loro fuor di qucfti confini . 

Lo ftomaco fcoperto moftra che la crapula ha bifogno di buona com-j 
plcfsione, per fmaltirc la varietà de' cibi , & però fi fa con la tefta fafciataj 
doue i fumi afcendono, 5c^ Foffcndono . La graflezza è eftctto prodotto 
dalla crapula , che non lafcia pcnfarc a cofe failidiofc , che fanno la faccia 
jnacilente^. 

La tcfia del Leone è antico fimbolo della crapula , perche qucfto ani* 
male s'empie tanto fouerchio, che fàcilmente poi fopporta per due , o tif 
giorni il digiuno,& per indigeftionc il fiato continuamente li pute,comif 
dice Picrio Valeriano al fuo luogo . 

Gl'vccelli morti,2e i pafticci,fi pongono» comecofc; intorno alle quali 
•*efercita la crapula . i 

CrapuléLj . i , 

DOnna mal vcfiita,c dì color uerde, farà grafJà > di carnagione rofTa, I ; 
appoggieràconlaman deftrafopra vno feudo, dentro delquale vi > 
farà dipinta vna uuola apparecchiata con diuerfe viuande con vn motte ' 
nella touaglia,€he diczif^erafelicitas. l'altra mano la terri fopra vn porco 
L^ Crapula è vn'cffetto di gola^ coafific nella quaiità,c quantità de* ci 

b;#c 



t>l CESARE RIPA. mfm 

Bi y e fuolc communcmente regnare in pcrfonc ignoranti > 6&di groifa p^ 
<fa>chc non fanno pcnfar cofc,chc non tocchino il fcnfo . 

Vcftcll la crapula di verde , pcrcioclic del continuo ha fpcranxa di mu- 
Cr vari; ctbi>& palTar di tempo in tempo con allegrezza . 

Lo feudo nel fopradetto modo è per dimoftrarc il fine di quci> che attea 
dono alla crapula» cioè iX gufto y ù quale credono , che porti feco la izìi- 
cita di quefto mondo, come voleua Epicuro. 

Il porco da mola fcrittori è pofto per la crapula, pcrcìoche ad altro no« 
tttendech'a mangiare > e mentre dimorale Iporcitie nel fango non alzala 
teflai ne mai il volge indietro^ ma del continuo feguita auanti ]^tt trouac 
migliox riho* 

CRVDELTA. 

DONNA 4i color roflb nelvifo,enel ve/limcnto,di fpauentofa guai 
datura, in cima del capo habfaia vn rofìgniuoJo , e con ambi le mani 
affoghi vn fanciullo nelle fafcc , perche grandifs. effetto di crudeltà è l'oe- 
ciderc, chi non nuoce altrui; ma è innocente in ogni minima forte di delil 
to , però fi dicc;,chc Li crudeltl è infatiabil appetito di male nel punir gl'in- 
iioccnn,rapiri benid'altri,offendere,enon difendere ibuoni,e la giuftltia. 
Il vefì iniento rollb dimoftra, che i fuoi pcnfieri fono tutti fanguigni. 
Per Io loiignuolo fi viene accennando la fauola di Progne, e di f iioms» 
Ila, vero indicio di crudeltà , onde dilfel'Alciatò . 
Ecquid Colchipudet , yel te Trogne improba ì mortem» 
Cura yoiucrisfroprif frolìs amore fubit, 

CruddtA» 

DOnna ridente veftìta di ferruggine , con vn groffo diamante in mtTo 
al petto, che flia ridendo in piedi , con le mani appoggiatea i fianchi 
< miri vn'incendio di cafc,e'occifion di fanciulli rinuolti neJ proprio sàguc* 
La crudeltà è viia durezza d'animo,che fa gioire delle calamita de gl'al- 
! tri, & però le fi fa il diamante , che è pietra durifsima , e per la fua durezza 
è molto celebrata da Poeti in propofitodella crudelti delle donne. 

L-incendio , e Toccifionc rimirante col vifballegro, fono i maggior fc-' 

gni di crudeltà , di qual fi uoglia altro , & pur di quella forte d^huomini ha 

yoluto poter gloriarfi il mondo a' tempi paflati nella perfona di più di uà 

f!Nerone,& di molti Herodi^ accioche non fia forte alcuna di fceleragginc, 

i che non fi conferma perpetua memorianellccofepubliehe,che Xon i'hi^ 

fioric fabbricate per efempio depoftèri. 

C V P I D I T A. 

DONNA ignuda , c'habbia bendati gl'occhi con l'ali alle fysììc. 
La cupidità è vn'appctito fbor della debita mifura , ch'inCtgnti la 
ragione, però gl'occhi bendati fono fegno , che non fi fcrue dtì lume dello 
jlntelletto. Lucretio lib. 4. de natura rerum . 

"ì^am faciunt homines fìertdmque cupidine ceci, 
F^ ty-ihuunt eajqtta nonfunt tibi commoda vere. 
L'ali mofirano velocita , con le quali cfia fegue , ciò che fotto fpetìc M 



/j-a ICONOL OGI A 

buono f & di piaceuolc Je /ì rapprciciua . 

Si fa Ignuda perche con gniiidirsima' facilità fcuopre l'cffer fuo» 
C V^ R 1 O S 1 T A. 

DONNA con i'eflmientorolio,& azu'rro, iòpr*!! quale vi ITano fpa^ 
fé inok'oiecchie , & rane, hauera i capelli daiu, con le mani alte, col 
capo che fporga in fuora , & tara aiata. 

La curiofita è defiderio sfrenato di coloro, che cercano faperc più di 
quello, chedeuono. 

Gl'orecchi nioftrano, che il curiofo ha folo dwiìdcrio d intendere , & di 
faperecofe riferite da altri. ES. Bernardo de grudib. l'uperb. volendo di- 
mortrare vn Monaco curiolo, lo defcnue con cjuefìi fegm cosi dicendo.5/ 
yideris Monacu cnagarijcaput ere^lmuyaures portare f (pe ps,(uriofiim cognofcas* 
Le rane,per haucr gi'occ'ii groilì> ibn'indicio di Curiali tà>e per :al figui 
ficatolònprefe da gi'anticiii>pcrciochegi'Egi£ij, quando voleuano {igni- 
ficare vn'huomo curiofo rappreientauano vna rana, e Pieno Valeriano 
dice, che g/occhi di rana,Jegati in peiie di ce/uo iniìen»e con carne di r'jti- 
gHUolo, fanno i'huomo deiìo,&. lucgliato , dal che nafce i'eiier curioio; 

Ticn alte le mani , con la te !>a infuora, perche A curiof fempre ^a defìo 
& uiuace perrapere,(S^ incendere da tutte ic bande lenouita . Il che di- 
moftrano ancora l'ali , & i capdii dr.iti, che fono i penlìeri viravi , oc i co* 
loridel veftiinento lignificano dciidenodifai^ere . 

G V^ i> 1 O D i A. 

DONNA armata , che nella delira mano tenga vna fpad.. ignud-i , & 
a canto haura Vii drai^o. 
Perla buona cuftcdiaduecoic rieceirarulsiuie fi ricercano, vna e il prc-^ 
«edere i j;encoli,e lo Itardeftc, ci'ieiion i=eiighiiioairinjprouiio,j'a.ti\. eia 
polenta di rellfterealle forze citeriori, quaudi» per .a vicinanza ncn fi può 
cui con.'ìglu^e co'diicorfì sfuggire,- pero n dipinge leu.plu. cu-ciue coidii 
go, con.c beiiC dimoftra l'Ale iati nelle Jue £ii.b*ei.-.i dicendo . 
Ve ra h^^c effigu x imu-.-ptu ejì Talladis eirs Hhu dutayfu tifc os JJc r^que tempia e oHtf 
J^U draco qui dominai conHititantepedcs- Innuptcrs opus eji i ura ajjeritarc puclUt 
tur dìuacomcs hoc animai cp.flodia rerum TeruigiL loé^ueos -pnàiqi.e tendU i^mor* 
£t con l'armature , che difendano, e danno ardire ne* vicini pciiColi. 
DAPPOCAGGINE. 

DONNA con capelli fparfì, vefìita di berrettino , che tiri più al bian* 
co , che ai nero, la qual uefle farà (tracciata, ftia a ledere con >e ina- 
ni lòpra le ginocchia , col capo baffo, & a canto li fia vn* pecora . 

Dipingeil la dappocaggine con capelli Ijparfi ,fC/iiiO(ìj"a.c ia tarditi» 
« pigri tia nell'operare , cne è difetto cagionato da elia mtdefiu a_, , elfen- 
do I'huomo dappoco, lento , e pigro uciic lue attioni , e però con.e incc- 
io a tutti gli elercitii d'induftria,(la con le mani pofacc fopra alle ginocchia 
. La vciie rotta ci rapprcfcnta la poucrtà , &c_ il diiàgioioprauencniel 
«cloro,ehc per dappocaggine non C\ fanno gouernarc . 

$uili a^ federe coi capo chino ^pci che I'huomo dappoco non ardifce ài 

aizààt 






\ 



DI CESARE RIPA. <5> 

^zare la teflaupaiagoue de gl'altri huoniini^e dicammrnarcpcrlaviiidife 
laiode, la i^uiiiecoiiiillenciloperatione delie cole difficili. 

La recorajè ii.clio ii(.ìi&^i lc la pigliare^ arato in alcuno auucnimcttrf 
lo. Ferodi Le Dante iieiluo Inferno. 

Huomini fiate j e non pecore mattCy 

DERISIONE. 

DONNA con la lingua fuori della bocca , ueftita di pelle d'iftrkti* 
con bruCC:a,& piedi Ignudi, col dito indice dciiaDiano dcfirafteio, 
te.icado nella lìniltra vn ììVuzzq di penne di pauonc, appoggiando la de£« 
tamano ibpra vu 'alino, ilquale ftara co'i capo alto iw atto di Igrignare^ 
liioitrar.doi denti. 

Derilioncjiccondo S. Tómafo in 2.2.qixft 75. è quando rhuomo prende 
infcherzo il male ,& il difetto altrui , per proprio diletto lodisfacendolì^ 

che ildciinqueiite ne lenta vergogna. 

11 cauar la lingua fuori della bocca Cpcrche è atto deformc>raccndofi al- 
la prcfen/a d'alcuno e Icgncóche le i.e tiene poco conto, imperò la natu^ 
ralinlegiia a fare a' fanciulli in quefto propolìto . 

La pei le d Uhue > clic è Ipinoia , moilra che fcnz'armc il deriforc e co- 
n.e i'lllr!ce,.lquaìepuiigcclnglis'auuicina, fi>c_ perche il principale j en- 
fiero del dcriiorc , e nocure l'iivipcrfetticni altrui ; però fi lara co'i dito nel 
liiC'dr- decio. 

Le penne del pauonc ^ dipingono , pcrnicmoria della fupcrbiadi c^uc* 
0(:.uìin.i.it.,C' e «fiii.a fra Lucugi'«itri le ireiobciiilìmo, f eicherioneal- 
cunoiv.lic wdu de li ùii co fi Uii^t altrui , che quelli flci»i non riconoica loa* 
to.T d„ II- li.c Ic.iiiìo. 

L'Alino nCi mode detto fu adoperato da gl'antichi in queflopropoiiMJI 
COfi.cnefj ceiliIiionlan^.rt li Fieno Vaieriano,& altri. 

JDESiDEk 10 VERSO IDDIO. 

C"^IOVANE1TO veflito di rollo, 6: giallo,! quali colori Ugniftr 
J cano deiìdcno.Sw i .ilaio, per fignihcare ìa prcficzza con cui l'anh- 
ino inreruoruto iubitan.cntc voiaapenficricc.cfìi>dal jettogl'efca vn* 
£> ii2ma,pcrcheèG(.cila fiamiiia, che ChriftoN.S. venne a portar in terra» 
ierra la nniflia mano ai petto, & il braccio dertro dif}cfo,il vilbriuol»- 
toal C.cioj&haueràa canto vnceruo, che bcua l'acqua d'vn rufcciio, fa- 
condo il detto di Dauid nel Salmo 4 1 . doue afiomigliò il dcfìdcrio dciiV 
Duiia fua vcrib Iddio , al dcwderio , che ha vn ccruo a£etato d'auuicmaiJ 
a qualche limpida fontana . 

La fìmftraiTiano al j:ctto,6cil braccio deftro diftefo, & il vifo ri uolt# 
al Cieloè per d]mofirarc,chc deuono i'operc,grccchijilcuorc>&:o£CÌco» 
ia eflere mnoi riuohc verfo Iddio. 

DESIDERIO. 

DONNA ignuda, che habbia ad armacollo rnrelodi rari) colobi 
larà alataj&chc mandi fuora dal cuore vna fiamma ardente, 
il dcfideao è Vfl'iiitciiiò uokfc d'^uxu coM^chc^'iUiicii^tto pcrbuf 

^Jioé 



/rf tCONOLOGIA 

ca li rappfcfcnti > & però tale opcratione ha aflai dell'imperfetto , e alTsrt- 
tcllctto della materia prima s'ailòmiglia, laqualc dice Anftotiicdclìdcra- 
rclaformanelraodojchclafeminadefideiail mafchio , &f con ragione* 
eifendo l'appetito di cofe future, & che non fi poflcggono, pcròil dciidc- 
rio lòtto forma'di donna fi rapprefenta . 

Si può anco dire,chc il defidcrio è moto fpiritale d'anirao> che non pò- 
fa mai,fin che la-cofa a che lo muoue la inelinatione, vicn conleguita , (V 
«gita fcmprc intorno le cofe > che mancano , fic« co'lpofieflb dì quello. 
fcAinguc. 



^ 




II velo di varij colori flgnifìca, che l'oggetto del deflderioèil bcnc_>» 
«come fi trouanodiucffe forte di bcni>co!i Ibno di uerfe forte di]defideri;* 
L*ali notano la fua vclocitàchc .11 vn fubito viene, e fpariicc _ 

La fiamma ci dimofira ildefdcao circrcvn fuoco del'cuore,^' dcllsL* I 
wcace,chcquafi a maceria fecca s'appiglia , lofio che gli fi prcfcuiu e % 
c4ichabbia apparenza di bene* 



DI CESARE RIPA. ^SS 

D 1 V O T I O -N E. 

DONNA inginocchione con gl'occhi nuoiti al Cielo , 5: che con la 
delira mano tenghi vn Jumc %icceiò . 
Diuoiioncè vn particolaracto della volontà, che rende rhuomo pron- 
to a dar/ì tutto a JiaraiHmaau di l.Jit.,conafFetti,&:^operc, che però ricn 
ben mollrato coi lumc , e con le ginocchia in terr^ , 6l con gl'ocelli riuol* 
ti al Cielo. 

D I A L E T I C A. 

DONNA giouanc, ciic porti vn'elnio in capo con due penne, iVii» 
bianca A i altra nera,& per cimiero vna Luna, & con vn flocco nel* 
la man dritta,che d'ambedue Jc parti punga, & tagli, pigliando/i con la«. 
mano in mezzo fra r7na,& l'altra punta*, terra la finiftra mano ferrata ^ fa- 
cendo vn pugno di el1a,ftando in piedi con prontezza, & ardire. 

L'Elmo iigmlìca vigor d'intelletto aguale nella Dialeticaparticolais 
jnente li richiede . 

Le due penne moftranOjche cafi il vero, come il falfocon probabili ra*> 
gioni quella facoltà difende , e l'vno, e l'altro iàcilmentcfolleua,come ft 
cilmente il vcrito folieua le pcnne;& le ragioni,eftctti d'intelletto gagliaf 
do, fono come le penne mantenute fu la durezza de l'elmo, che li moflra- 
no dritte, e beile egualmente ncll'occafione. La Luna che porta per cimit 
ro iìgniiìcail mede imo , pere*oche ( come rifenfce Pieno Valerianonel 
Iib.44. di i..:.; Icio^jinc .) Clitomaco iimigliaua la Dialettica alla Luna> 
perla vai /era delle formt:, che piglia. 

ihi cdeiìmoci.moilrj-lo flocco da due punteria finiftra maiio nella gu: 
fa che dicemmo dimoftra ehe quando Zenone voleua moftrare la Dialeti- 
tica , fu folito dipingere la mano con le dita riftrette ntì pugno , uolcndc^ 
per q ue/lo moftrare 1 ftretti luoghi,& la breuità de gli argomenti , da q uà- 
Ji eilac retta. DIGNITÀ. 

DONNA bcn*ornata,ma c'habbia vn grandifsimo faflb fojpralc fpai- 
le, ilqual faiìb fia ornato di molli fregi d'oro,e di gemmerftiacon la 
tefta,e le fpalle alquanto curuate.Dal che fi comprende chiaro qucllo,Ghc 
molto più chiaro vede chi lo proua ,che gl'honori nò fono altro che pefì, 
e carichi,e però fi prende molte volte quella parola carichi in lingua no- 
lira in cambio d'honori , & è felice colui che fa portarli fcaza guallarfi ìa 
Schiena, & firacaflarfi l'oflà , 

DILIGENZA. 

DONNA ueflita di roflb, che nella max)o deflra tcnghi uno Ipcronc, 
& nella fìniflra un'horologio . 
Diligenza è un defiderio efficace di far qualche cofa per ucdern* il fine. 
L'horologio, & lo fpronc moftrano i due effetti della diligenea,l'uiidc' 
iguahè il tempo auanzato, l'altro è lo flimolo, dal quale uengono incitati 
gl'altri ^ fare il mcdefimo , & perche il tempo e quello , che mifura la diJj 
genza, & lo fperone quello ch« la fa iiafccrc> fi dipinge detta figura coa. 
ifluciteduegofc. 

Dì 



Èf^ 



tCONOLOGIA 

DIGNITÀ. 




«^ 



:ì 



DISCORDIA. 

DONNA in forma di furia liifcmaie, ucliuu di varij colori, farà Ica- 
pigliata, li capelli faranno di più colon , & vi faranno raelcolati dì 
molti ferpi^hauera .cinta laYronte^^'alcunc bende infanguinate, ntlJad©» 
ft«"a mano terra vn fucile d'accendere il fuoco, & vna pietra focaia,& neU 
1 1 Hnirtra vn fafcio di fcntturcfopra le quali vi fiano Icrltte citationi >cfa* 
lujpi, p4"oc UIC, & cole tali. 

Difcordia è vn moCv>alrcraciuodeiranimo,&de* fcnfi, chenafcedail» 
Vane opcrationi d^ gl'k uomini, & gl'induce aninìicicia:lc caufe ffno am* 
b:tioac,rctcd'hauerc,difliinilitudinedi nature, (lati, profeilìoni,compleft 
l5oni, 5c nationi . I varij colon della uefte fonoi uari; pareri degli huo- 
illini, da' quali nafce la difcordia , & come non fi trouano due pcrlonc del 
,inedc fimo parere in tutte le colè, coli ne anche è luogo tanto folitario> 
a-icorche da pochiijima gente habitaco, che in eLò ivùh ù laici ucderc la-» 
iiu£oid.a , però dilìj^io aicuoi Fiiofoii , ch'ella era vn principio di tutte li 

cofe 



DI CESA RE RIPA. 131 

eofe natumli, chiara cola è, che fc fra gl'hucmirii folTé vn'intiera concor- 
dia, e he gì'cicmeiiti fcguilTcro lì medelimo tenore , che faremmo pnui ci t 
c]uanto lia di buono,e di belio li mondo,e ia natura . Ma quella diicordia, 
che tendealladidruttione, e 'non alla conferuatione d^i ben publico, iì 
dee riputar cofa molto aboauncuole . Però li dipingono Je ierpi a qLicfU 
fìgura,percioche ion 1 cattiui pen fienai quali partoriti dalla difcòrdia, iòn 
fempre cintile circondati dallamortedegrhuommi)e dalla diflrution^ 
delle famiglie,per via di rangue,c di ferite, & per quella medclima ragit>-» 
negli fi bendala fronte, però Virgilio dilTe. 
^nnodaye'§tririge alla diftordia pai^a II crin vipereo fanguinofa benda . 

Et TAnofto del fucile^pari-ando della dilcordia . 
Dilli che tefcayeHfuciljliO prenda , E ne! campo de' fJ^ori il fnoc^ accenda^ 
e quel che legue : : Diceli ancorché la Dilcordia è vn fuoco, che arde ogni 
buon'vfo,perche come fregandoli infiemeil fucile,& la pietra>fànno fuo- 
coycoficontraftandogi'animi pertinaci , accendono l'ira. 

Le Icritture nel modo ,che dicemmo, lignificano gli animi difcordi di 
coloro, che litigano > che bene fpelìb per tale etfetto coiifumano la roba* 
& la vita . 

Difcordia . 

DOnna vcfTita,comc di fopra,con capelli di uarii colori>con la mano de 
ftra tenga vn mantice , oc con la finiftra vna facella acceia. 
La varietà de' colon lignifica la diucrfita de gl'animi , come s'è detta» 
però rArioflolcriirc . 

Jjt conobbe al refi ir dicolor cento I crin hauea qual d' orOfC qual d'argento f 
Fatto a lijis ineguali , e infinite j E neriy e bigi hauer pareano lite (colti 

Chor la copranoyhsrnoych'ipafìi^e'l vétOy ^Itri in treci ia, altri in nafiro era. rat- 
teggiero aprendo^ch^e ranofdrttfàtey ^J^tolti die [palle , alcuni al petto fciolti. 

11 iiknticcjche tiene, con il vafo di fuoco, mofìrano, ch'ella deriua dal 
foffio delle male lingue, 6c dall'ira fomentatane' petti iumani. 

^1 ^ Difcordia, 

Qnna con il capo aitale labbra liuide, fmortc, gli occhi biechi , gua- 
'iìi,& pieni di .lagrime,Ie mani in attodimuouerledicontinouocca 
Irncoltello cacciato nel petto, con le gambe, e piedi fottili,& inHoltSL.» 
in foltifsimanebbiijche a guifa di rete la circondi ,0;^ cofi la dipin^ 
A.rilìide. . : : 

* " ' Difcordia, 

I (eme é'defcrittada Tetronio i^rbitro Satìrico con li feguentirerfi, 

IT^remuere tuba , acfciffo difcordia crine 
Extulit ad fuperosflygium caput yhuius more 
[oncretus fanguis , contufaqy ^'^»«^»^)?«^^«^_^^,^-;; , 
Stahant irati fcabra rubigine dentes " .--—«-. 

Tabo lingua fluensyobfej] a draconìbus ara 

•^tque intertoto Uceratam pepiere vrsìemy '^9^^ \ 

SanguimamtremuiaqiMtiebiitlafnpadedextra,''^^^^'»^^'^'' -^^ - 

BISPE- 



/j^S ICONOLOGIA 

DISPERATIONE. 

DONNA vcftitadi berrettino, che tiri al bianco, nella fini/ìra ma» 
no tenga vn ramo di ciprclìo,con vn pugnale dentro del petto, 
oucro vn coltello , ftari in atto quafi di cadere , & in terra vi farà vn com* 
palfo rotto. 

li color berrcttinofignifìca difpcratione. 

Jlramo del ciprcfìo ne dimofira,che si come il detto albero tagliato 
tìon riforge, oda virgulti , co/i i'huomo datofi in preda alla diiperatione, 
cftinguein fé ogni fcmedi virtù,& di operationi degne, &illu5ri. 

Il CompaHo rotto, ilqualeèper terra, moftra la ragione del difperato 
cfTcre venuta m.eno,nchauerpiùrvfo retto, & giufto, <S: perciò il rappre- 
senta col coltello nel petto . 

DISPEGIO DEL MONDO. 




HVOMO d'eti virile, armato, con vn ramo di palma nella flniftra 
mano, & n^lU deftra con vn'afla, tenendoli capohuoJto verfo ii 

Cicla 



\iA 



DI CESARE RITA %s^ 

Cieb dirà coronato d'aiioro, e calchi co i piedi vna corona d'oro coxl* 

viiScetro. 

lì diipregio del mondo altro non è , che haucr a noia , & ftimar uile Jc 
ricchezze, & gli honori di quella Ulta mortaJe>perconi'cguirJi beni della 
Ulta cterna.Ilche j] moftra nello Scetro , & nella Corona calpeftata. 

Ticn la te/la volta uerfo il Ciclo , perche tal diipregio nalcc dapcnficri 
e filinoli lìintijC dirizzati in Dio folo. 

Si dipinge armato 5 perche non s'arriua a tanta pcrfettionc fenza ìtl^ 
guerra , che ra con la ragione il fenfo aiutato dalle potenze infernalijC da 
gl'h uomini fccleriiti lor ininillri , de' quali al fine rcllando vittoriolò me- 
ritamente lì corona d'alloro, hauendo lafciato addietro di gran lunga co- 
loro,che pcruie torte s'afi'rettanoa peruenireallafelicità,fallamente cre- 
detido^che ella ila polla in, vna breue> e vana rapprefentatione di cofe pia- 
ce uoli a guftì loro , onde Ti^pofloio ben difle . I^n coronabitur mfi ^ui le* 
gittime e rtaue rit . 

DISPEGIO DELLA VIRTV. 

HVO MO vellitodicolordiuerderame, nella finiilra manoticn*vn 
ardiolo>e con la delira li fa carezze>a canto vifarà un porco>iIquale 
jcalpelli role5& tiori . 

Il color del veflimento Cgnifica malignità deliamente, laqual'è radice 
del diipregio della virtù, & di amare il vitio , il che chiaro lidimo/lra per 
Jc carezze, che fli all'ai diolo, ilquale è vccello colmo d'inganno , & d'in fi- 
niti vitij>come \\z fa tcllimonio J'Alciato ne l'emblemi^da noi fpcHb cita- 
toperla diagcnza deirAutore,& per refquiiltezza delle colè a no/lro 
propo/ìto . Fu vianza prefioagrEgittii, quando voleuanorapprcfen tare 
vn malcoftumato dipingere vnporco,che calpeflafTe lerofe»Al che ii con 
formala Sacra Scnttura in molti luoghi, ponendo le rofe,& altri odori 
perla fincerità della vita,& de' coflumi. Però laSpofanella Cantica di- 
ceua5cherodoredelSpofo,cioèdell*^liuomo uirtuofo,che viue feconda 
Dio, era limile all'odarc d'vn campo pieno di fiori . 

DISEGNO. 

SI potrà dipingere il Difegno ('per eifer padre della Scultura, Pittura^ 
& Architettura J con tre tefte vguali , e fìmil i , Òi che con le mani ten- 
ghidiuerfiiftromenti conueneuoJi alle fopradette arti, & perche que* 
Ita pittura per fé fiefla è chiara, mi pare iòpra di ella non farci altra di- 
chiarationc. 

DIVINITÀ, 
"p^ONNA ueflita di bianco > con vna fiamma di fuoco in cima il ca- 
-*-^ pò, & con ambi le mani tenga due globi azurri,& da ciafcui^o cica 
una fiamma,o uero,chc fopra il capo habbia unafiamma,che fidiuidu la 
tre fiamme vguuli . 

La candidezza del ucflimento moflra la purità dcll'elTcnza, che è rei- 
le tre pedone diurne, oggetto della fcienza de' facri Teologi, & n.oilr.ittii 
ti^l^ tre fiamme vguall,per dinotare l'vgualità delle tre pcrlonc , o in vna 

i'.uu.iiia 



i<fo 



•tVONO LOGIA 



fe.iiaaia partitain tre, per fignificarc anco l'vniti della natura con la di- 
il ; Il Clone delle pcrfone . 

Il color bianco è proprio della diuinitàjpcrchcfifa fenzacompofitioa 
di colori,comc nelle cofe diurne non ui è compofitione di forte alcuna . 

Però Chrifto N.S.nel monte Tabor trasfigurandofi apparuc col vefti- 
to come di neuc . 

I due globi di figura sferica, moftranorctcrnità, che alla diuinitàè 
infcparabile , 6i fi occupala mano dritta, & la manca con efle, perche-^ 
l'huomo ancoi-a , per lV)pere meritorie fatte tali per i menti di Chrifloi 
partecipa deireterniticelefìe. 

DIVINITÀ. 




• EtqLcflobafìihauerde^to.ialcianCQ luogo di p^ù lungo diicorio alÌ9 
pe.-ione pili dotte. 

^ DIVIN ATIONE SECONDQ I GENTILI. 
^^^^^«^»'V. con vn iitup ìj) *u-ì.ìo> l'iruuicntoprupno degl'auguri, le if 
^•^ vcd.aiinoibpraaUx tcila -/ar*/ vccei^i^ & vna /tciia. 

Coii 



DI CESARE RIPA. 



l'6 f 



Cofiladipinfe Gio.Battifia Giraldi, perche Cicerone fa rncnnonedi 
due maniere didiuinatione, vna delia natura, l'altra dell'arte . Al.'apn- 
uà ap;: ariengono i rogni>«.\; la commotione delia mente, il che /ìgnl^ica- 
lioi vanj vcceili d'iniornoalia tcfla;alia'tra fi riferilconorintei-prctatio 
.'ni de grOracoli>degrauguri;dc' iblgori,dellc ftelle,dell'interiori degi'a 
''riiiiiau,& de prodigi), le qualifoie accennano ia ftelJa>& il Jituo.La Diui 
jiU,tione lù attribuitaad Apolli ncperche il òoleillLftragli Ipiriti > & li fa 
"^tti a preuedere ìecofe future con Ja contempJationedeglìncorruttibili, 
(COi.-e ftiuiorno i gentili, però noi ChrifUam cidouemo con ogni diligen- 
za guardare da quelle fuperftitioni . 

DOLORE 




O V O M O m^zzp ignudo con le m,ani,& piedi incatenati,5<: circ.oij- 
J. -L dato da vn lerptri(&, che' fieramente gli mordali lato iiianco , lari 
in V -na molto lualinconoib . 



i62 ICONOLOGIA 

I e u.aiìij'S: i piedi incateiiaci,(òno Ì'intel]etto,con cui fi caminajdifcor 
K ciò i'o^'CiC,cne danno cìiècto^e dircoriojtk vengono Jegati dall'acerbi- 
i.i dt. doiorc,non fi potendo le non difiicilmence actcndere alle lolite opc 

jilcr}cnte,che cinge la perfona in molte maniere, fignifica prdiìna- 
rien.cnie Tempre male, \- limale, cheècagionedidifiruttione,c princi- 
più di doJore nelle colejche hanno l'eflere. -, .!..;^j; jJn: 

IScileTacre lettere fi prende ancora alcune volteilferpenteperlo dia- 
uojo infernale con l'autorità di S. Girolamo, e di S. Cipriano , liquali , di- 
chiarando quelle parole del Paternofierl/Z'e?<i;^pjrt»?^o.dicono,che elio e 
i\ mr.ggior nofiro male , come cagione di tutte i'imperfettioni deli'huo- 
iiiO intcriore, & efleriore. 

Dolore di Zeuji. 

HVOMO mefto,pa!lido,ue/lito di nero, con vn torchio fpentoin ma 
no, che ancora renda vn poco di fumo ; gl'inditi) del dolore , fono 
ueceflariamente alcuni, fegni, che fi fcoprano neila fi-onte, come invna 
piazza dell'anima, doue elfo, come dille vn poeta, difcuopre tutte \<i^ 
Uìt meicantie,& lono le crefpe, le lagrime, la mefiitia , la pallidezza , ^ 
altre fimihcofe, che per tale effetto fi faranno nella faccia della prelen- 
te figura . 

l\ vefiimento nero fu fcmprefegno di meftitia,& di dolore, come quel 
lojchefi-miglia le tenebre, che fono priuatione della Iuce,cirendo elfa 
principio,& cagione della nofira allegrezza,come diflc Tobia cieco, rac- 
contando le fue difgratie al figliuolo. 

II torchio fpcnto,mQftra,che ranima(fecondo alcuni iìlofofijnon è al« 
troche fucco,&ne continui dolori,&fafìidij,ò s'ammorza, ò non da tan 
to lume,chepofla di(cernerel'vtile,& il bene neirattioni,e chel'hLomo 
addolorato è fimile ad vn torchio ammorzato difrefco,ilquaJenonhà 
iìairim^,ma folo tanto caldo, che bafia a dar il fumo che puote,feruendofi 
della vita l'addolorato, per nodrire il dolore illefib,& s'attribuifcerin- 
uentione di quella figura a Zeufi antichifsimo dipintore . 

DOTTRINA. 

De NN A vefìita d*oro,che nella finiftra mano tega vna fiaramaarden 
te alquanto ba(fa> si che vn fanciulloignudo accenda vna candela, 
e detta donna mofiri al flmciullo vna ftrada dritta in mezzo d'vna grande 
ofcufiti. 11 vefiimcnio d'oro fen^bra la punta della dottrina, in cui fi 
cerca la nuda verità, mofirandofi infieme il prezzo fuo . 

:La fiamma nella mano,alquanto bafia,onde vn fanciullo n'accenda vna 
cande.'ajè il lume del fapere,communicato all'intelletto più debole,e men 
capace,lnLoko ancora nelle cofe fenfibili,& materiali^&accomGdandofi 
alla bkiiczza, mofiraai fanciullo la buona Vi^ della venia.» wniouendolo 



DI CESARE RIVA. jó^ 

d'ai precipitio dell'errore , che (la Eeile tenebre ofcure della coninu ne.^ 
ignoranza del vulgo, fralaqualeè lo! beato colui, che tanto può ucdc.e, 
Cile balhpernon inciampare caminando. Et rngioneuoimenceia Do tri- 
na ii aliòmiglia alla tiainiTia,perche inlegna la ilrada airanima,la viuiiìca, 
' &(^ non perde la fualuce,in accendere altro fuoco. 



I 







Dottrina, 

DOnna d'età matura,vcftitadipagonazzo,chefta a federe col: brace "a 
, aper teicoiiie voleiJe abbracciare altrui, con la delira mano le/ru v a > 
rcetrojiiicima del quale vi fìa vn Sole, hauerà in grembo vn libro aperta, 
^ a ueda dal Cielo fereno cadere gran quantità di rugiada . 
■: /L'età maturamofira,che non fenzà molto temptis'apprendjno le do> 
trine . "■ • •■ ''- -- 

11 color pagonazzo fi gniiica graulta , che è ornamento della Dot- 
tfuia. ' ' • •"■- ■-" ■ 



O 



Il li 



D.O 



7#4 ICONOLOGIJ 

il Aoio aperto, 6i le bracciu aperse pariiiiCiKc dcnocana eir^rc la dottrif. 
ha JiocraiiisLiiKi da le lidia. 

Lo Icctro con il Sole è inditio del dominio , che ha 'a dottrina fopra M 
ho;roi'i della nocce delTignoraiìza. 

il cadere dai Cielo, gran ^.juuatiu di rugiada, nota fecondo l'autorità 
de gì'EgitiÌ5Come racconta (Jro Apoiline, la d jctnna, percLe, cDiììc elTa" 
1 .ccncnlce le pianregiQuani ,6<:le veccnie indura, così la doccnna gl'in- 
gegni piegheuoli ,con il proprio conieniò àiwcelaibe di ielìcLa /ói altri 
ignoranti di natura iaibia in diiparte* 

D V B E I O. 

GIOVANETTO fenza barba, in mezzo alle tenebre vefiito dican- 
giante,in vnamano tciiga vn baitui.c,neH altra vnalanierna jcflia 
coi pie iìniftro in fuora^peflcgiio di cainirunare . 

Dubbio è vn'anibig Ulta dej l'ani nio intorno al raperC;i& per confegueii 
2a ancora del corpo intorno wili'op'crare^ \ 

Si dipinge giouane,percherjiuomo in queii'e:à>per'non efibr babitua 
to ancora bene nella pura,e feinplice verità, ogni cola facilmeiiieriuoca 
in dubbio, & facilmente da fede egualmente a diucriè cofe i 
Per lo baftone,e la lanterna n notano l'eipenenza > 6i la ragione, conio 
aluto delle quali due cofe il dubbio facilmente, o cammina, ofi ferma. 

Le tenebre fono i campi di difcorfi iiumani , ond'egli;, che non fa fìare 
in otio, Tempre con nuoui luodi cammina, e però fi dipinge col pie fini- 
ftro in fuora 

buhblo. 

HVomoche tenga vn lupo per rorecchie,pcrciochég'*antichi haue- 
uano inprouerbiodire,di teneri! iupoperiurecclue, quando non 
fiipeuano come ^\ rifoluere in qualche cola dubbrofa, co.ne iì legge in per 
iona di Demifone nel ^.atto della Coinedia di Terencio,detta l^'ormione^ 
e la ragione è tanto chiara, che non ha bilògno d altro comùientvj* 

Dubbio, 

HVomo ignudo , tutto pénfofo, incontratofì in ducj o vero tre ftradc» 
moftri elferconfuio, pcrnonfaperriioiuerequaldi dette vie deb- 
ba pigi larc.Et quello è dubbio con fperanzadi bene, coine l'altro con lU 
more di cattiuo fuccelfo,& fi fa ignudo , per eiicre irrcloluto . 

DANNÒ. 

H' V O M O brutto, ilfùo ueftimento farà del colore della ruggine^ 
che tenghiconlemani delirfopi,o Sorzi, che dir vogliamo, che 
iìeao vifibiliperquanto fi afpetta alla grandezza loro, per terra uifla.vnr* 1 
ocham atto di pafcere,& che dal Cielo piouagran quantità di grandine .] 
la quale fracafsi , (k fminuzzi vna verdeggiante , & fecondifsima vite , & ' 
delle Ipighe del grano che fieno in va bei campo a canto, a detta 'figura. 

Si 



DI CBSJRS RIP^. 1^5-* 

Si ueflèdel color della ruggine per cflere còdnouamcnte dannolàjcoinc 
habbiamo detto in alm luoghi. Tiene i Topi, come diccmraa per di- 
KiOilrare che tali animali lìciiò il veragicrogìilico del danno , & delia,* 
re ulna, & trouafi apprello Cieci'one(come refcrilce Picrio Vaieriano iib. 
trediceiìmo ) che i Sorxi giorno > e notte femprc r€>dano,& talmente im- ' 
brattano iecofeda loro fofe^chciión fcruoRo più a colà alcuna, gli li 
dipinge acanto l'ocha efl'endodcitoanimaledannofifsimo, imperò cho 
in qualunque luogo fpargcilùoicfcrcmentijfuolc abbruciare ognico- 
ia,ne cola alcuaa più nuoce alii prati»oalii reminati>che quando in quel* 
li vanno l'oche a pafcere , anzi più che fc il lor flcrco iarà liquefatto con 
la falamoia , & poi /ì Tpargerà fopra gl'hcrbaggi , tutti fi guafteranno , & 
fi corromperanno . Il cadèix dal ciclo gran copia di grandiné,è tanto ma* 
tìifefto, il nocumento che lì riccuedaqucllasincl grano, come nel vinOf/ 
& altri frutti che ben Io sa quanto ila grande il danno ehi loproua,, & iaì'' 
particuhreiapoucrti. . • on j.,, . • ;> 

s>^Tjo^o rR%g g^sELLtyf rei sJG.^iovjié^TQ ,. 

Zitrattin9 (alìellinu 




o 



VN 



t66 I^.C'ON%) LsCy.QJAr^, 

VK Paftore giouane , robuAocome fi dipingc;^ercoJe > con mufccH 
Il ; & nerbi eminenti , lari mcoxonato di quercia j nella man de/tr»^^ 
hauera vna tanag]ia,o forbice da Jan.aujalo,aJ piede deflro vnapecora,d3», 
man iimftra terra fpigkc di grano^raim d'oJa3io,^,e painpanid vua,che pea. 
«iinojiara ftracciaco , e ical2o,con braccia,<5d gimbei?,ud'e, &puin.eperii-i, 
r.oaJJiipi«ntadclpiedeparim<;nte,murc4iloiCr& nerbute. li Datio fii< 
in EFittoprimieramerite linpp/lpda^dpilre; primo Re degli Egitti; lov 
pia terrea! , a guiia di taglione con tiijiuoper; quanto iì raccoglie da He ro- 
do co lib-2. Nel primo lib. degli Auerrarij ài ^Iiirnebo cap. 5. habbiamojjj 
che anche li Romani riicoiicroDatio,& decima de frumenti dei campi.» 
Caligv^la po.i^^u.inaétore de dati; lòrdidi uiaudAi:iy& nuom : impofe gabelt 
le-fopraq^ii voglia <:oia da mangiaj^cc;ieiìporcai/a}in Roina; Dalie Ji-. 
fi,^&^',uditij vpleaa. ia qparantCiWiaparce; Da fac(;hini J'oaaua parte-». 
cfgl gugflagno,, ci?ie/ac?iiano, ogni giqrnfi, cofì anco clLlle Meretrici la pa^ 
gad'vna uo ta, di che Suetonio iic la vita di detto Imperatore cap.40. ^ 
^ na da hg u fare: roteilo , perche, la renda td dei datio dà gran polfo al" 
Pfnicipe, 6:^aLe Coinmunita.,onde Ivlarca Tultio Pro Pompeo di tì*e. 
f" tci :gaiia.nemos ejfe l\eip.Scmper duximus ..Si eipriuiC maggiormente que- 
lla robuftezza conlacafronadei rouerc,poicl.c l'canioiogia della robu- 
tìczzaiì derma dalla voce latina /(()i'«/",chcfignifica ia Rouere,e Quercia, 
comcarboredunrsimo, gagliardo5fòrte,e durabile, cònuienfi di più tal 
corona al Datiojcome che iìa corona. Cii»c« ,cofì chiamata da Aulo Ge- 
lio,che dar il folcna a chi làluato haueffe qualche Cittadino, eflendo cne 
l'effetto del Datio è di conferuare>e mantenere tutti li Cittadini , Ck lì co- 
ccia Quercia era confecratà a Gioue, perche nella fua tutcJa tennero i 
Gentili lu fiero le Città>cofi,d'cuafidareai Datio, comequcilo che accrc» 
ice forza alliPrmcipi in tutela de quali ftannoie Città. 

Latar,ag'ia.j[la.toùrlalanàa le pecore allude a quello che difle Tibe- 
rio Impej^core,cheneÌ prtlicipio del luo'lff peno difliniulò i'ambitiònc, 
éc rauar.l^a,nclla quakivtnoftròpi^i eiTeretotilmente fommerfo^ uolen- 
do cgU c^unquc d-ar bu^no iìggio di sé", mpcfc a certi ^relidciitirche lo 
perfuadeuan^i ad imponere nuoui aggraui allcprouiucie . BoniTafloris- 
t Te tond^rcpcHs ; non deglubercy Cioè che il buon Paiipre deue tofar 
Je| pecore, ma non Icorticark: ilche fi confa col detto' d'Alcamcne-» 
iigiiuolo di Tclecro, ilqualc dimandato, m che modo vii* potcilècon- 
(eruare b<;n<eil* Regno, rirpofc>fe: non ^ara tròppo' conto del^guada^n cu. 
Apofien;n:aLa'i9nicodi PI utatico, ^nell'altra mano ^li fi mettonole Ipi- 
^he di granojraali d'oliue, epampani cTuua > perche lopsa qudti tre-frutd 
delia terrs, di^rjino,farinajoiio^& vino , s'inipongonG^iiicipaia|.eme le 
gabelle. ' ' ' ^; f liit"'^ \ 

Xelfaltra mano gli fi mettono Te ipighe di granO)raTiii tf oliue, & pam- 
pini d'vua, perche iòpra quelli trefrutti. delia te via , di grano,fa_^uia,oriOy 
& vino s'impongono principalmente Ìegabelle;,j3rmGipttlmciue ?!iC(>> ei- 
ft.idd'ceiio-chcioptàuiol;euitj;e-coiedauo iiìnponèi ;^^ 



DI CESjÌRÉ RI?'^. '»«r 

fertueche Aureliano Imperatore con ftitui ìa gabella dei vet«>,delìapi^ 
ta,dd Jino,& della ftoppa ,lapcino anco per relaciorie<!cl Boterò , che il 
^ile della China calla Fanno cento ottantamila Iciidi per dati» ^dei faJiu 
•«ìalla Città di Cantone , & cento a-lti'i iiu la icudi per la dcciuia del nlb da 
vna te r radei là mede fi ma Ci tt<t, '^' , y • 

Lebfaccia,cgambc'nrudé,epUlite,poi'chéc'*uef!e membra fono in mnh 
delle mani,& de' piedij-inniftredelleoperationi,&: andamenti hum^ifli». 
4:eliecucrici dellrnoflri penfieri, fignificanojcheil d.iti# deuecffercirn- 
poflodal Principecon animo lincerò, e puro agretto dà:\ biio^ao , ci'J_*. 
il tempo> & roccafioiiearreca,conandamento,e dxibgno icbjet^o, eie^ifi 
^digiouarcnótantoasèquantoal pubblico,&: aili popoli luoi, & iioa per 
«ieraauaiitia,i& penliero di proprio intercfle: nedeuono cQiaporc*re, 
che gii fuoi vffitiah uadino inuciitando, .:ome volgarméte li dice nuoui 
.arcigv>goli,&: angherie di gabelle foprs. cofe vili, Ibzze , & poco honcite, 
come fece Veipefiano Imperatorie, iiqualeau do del danaio impolci-r 
gabelle per fino all'orina , di che liè iii nprelò da Tito l^uo primo geni .'3 
£gliuolo, 6?^ ancorché il pcidre gli rifpondeilè, che li danar ntco^ 
<4i cotai datto noii-» pu^z. uano d'orina, ncm reftapero chei'»niinc>'fuo 
non rendelTc -catti uo od^ redi uilta j&i_ ford.dezza contraria all'aninivi 
d'vn Principe, che deuc -eiìere generofo, e Magnanimo : Ma rinter^lie 
racciecò,&gli fecculciredi niente ii riccrdi chcgli diede Apolionicfia 
Aiellandna per reggere bene i Inipe: io , tra quali eii che noii iftiinaflìi le 
ricchezze de tnbVci raccolti dalli lolpiri del popiilo , fi coipe Fiiofti-alto 
Jafiiò icritto nei y. iib. Cap. i^ . ^irumemmfordidumq; fut-undum efi aurhni 
quodex lai,rimis oritur . Onde fu parimente biafimato DomitiaCno Imjie'' 
ratore, fecondo genito di detto Vefpafiano,che impoie tributo infoppor- 
it;abiie a* Giudei,con ordine che chi dtflìmulaua di non eflcre|jiudeopei: 
inoripagare li tributo fuireaftretto a moli rare le fecfete,e vergognóls_j 
parti per chianrfi s'erano circoncifi)0 nò,tributo, & ordine indegno /re- 
ferito da Suetonio in Domitiano al cap. 12. Interfuijfe me adolofcentult^m 
meminijcum aTrocuratoreyfrequentifsimoei; conjìlioinfpicereturnonaze^^rit^ fé 
Ticx an cinumfedius effet . Sopra di ciie Icherza Marciale contra Ghreflo 
nel 7. libro. 

'Séd quiZ de folymis veìiit peru]ìh - ' 

*Damnatam modomentulam trihutìs . 
lì qual tributo quanj^o lia. m^r.teyole di bialìmo , e. vergogna chni'3- 
1meatcrrcoÀiprend"é,pdi.cheogni,^£l;m^^^ ad 'arÌitH(>dei f mcVra- 

tore'^fìfcalc totetra efifére eccuifitb/^ incòl]>a'tb'di4e^a'gmdaicp^-ér 
agretto a n/offrafe#'.^epUti'ó,l5'uandó leriz^ répliea tìóri haueife ùck 
luto pagare il datfb'; eyiròM^H'altro canto lèdati tìtefnè-ilYuoiùcceflórè 
Nerua Cocchio Imperato re, ^he leuòsi uituperolotribiitò, perilcn€-'''& 
feattutaad'honorrùo,perdec-.^tòffe}- Senato Rom¥novna'medagi 
geilto,Gon li fuo rftractr^e Ttom'éàdaH'ti ca#-i t>^ & ^l^'l-alcre f er riUeicib i'a^- 
feorc della palaia in jnezzo a quclte due Intere S.C. & d'«^iHÌrK:o4-ni*> 
^^ O 4 fifa 



T^8 ICONOLOGIA 

FiCr.ij if^/«><f/«w«i4y«^/4?4, Circadellcqualicaiunnic>accufe)& ingiu/1'i 
dati; leuati)& vietati da Nerualmperacore ; leggafi Dione nella fua vita, 
ad cicmpio diquetio ottimo Imperatore, deuono li Principi i'grauarei 
popoii d'ogni indebita. impofìtione,noache aggrauadicottnuoue>6^ 
aipre gabelle* 

^ B E B I T O. 




GIOVANE penfofo ,.&ineffo, «Thabito /Iracciata, portcrila Bersi 
retta verde iivtefìay in ambiduili piedi /& nel collo va legame di i 
fcr: o in forma d Vn cerchio rotondo groflb , terri vn paniere ia bocca > & 
in mano/ vna fruna^dbe incima ddle corde habibi^ palle xli piombo > 5(^ 
vna lepre alli piedu 

Quefta figura parte è rapreftntata da cofc nattirilt,partc dacolTumi p« 
fenii,& parte da varie pene antiche^ & i^nofiiimc^coftic^ualiiiipuaiu»^ 
«oidebicoà. 



D I CESA RE RI P- A. xg9 

« Si dipinge giouiine ^perche li gioLani per lo più fano trarcurati,& auii 
*Ìanno uiao;c alJà roba , Òileiiiun6cpejifolò,eme(lo>certocoJuìèche 
* ha da pagare 1 debiti. '. 

E ftràcciaco, perche fprecato che ha la fua roba, non trouando più cre- 
dito, va conie vn pèzzente^Porta la berretta verde in terta per Jo coflumt, 
"che svia h oggidì in molti pae fi, ne quaJi a perpetua infaniiai dcbitojci> 
che non hanapil Ai'f.dodi liberarfi dal debito, Ibnforzati a portarla,^ 
;però diCe ì d'vn faHito , il tale è ridotto al verde . 

Si rappreienta incatenato per li piedi,3c per il collo, perche anticamen- 
te erano cofiaflrc:ti da le leggi Romane, le ciii parole Tono <^ueflenfénté 
da AuloGeiliolib.2 cap.pr. 

' JfSris iOfifefsì j r:bi^sq; iure iudicatis triginta dies iuJìifHnto ^Tofi deinde ntanus 
mie^h efloyin iusduc itc-,ni iudicatumfaatyaut qui pfeudo eo iniufe , 'rim dìcit, fe- 
ruta diicitOyVintittt^ y\mtmfHo , aùtcffmfedibus quindetiv^ fiondo ^ne minor ^yM^fi 
yolet maiore vincito ^ SiyvUt fuo iriutto,T{i^Ho viuit , quieum vinSum habebit 
libram-favr-f^n diefdatnt^Si'Volétpluridafo'.- ■' " " - • .^ 

C Le lono d auuertireper la Boilra iigura quelle parole , FimìtOy autnert 
moyaat compedibtis , Cioè legali il debitore con il neruo, o con li ceppi ; dir- 
cadi che è da iapere che cóli iìa Neruo, cofi dichiarato da Fefto . 
if^^ruum appellamus etiamferreum vinculum^quo pedes y. yel etiam ceruices impe* 
dmntur. 

Cioè chiamai anco neruo vn legame di ferro , col quale ff tengono» 
impediti li piedi,ài anco il collo, livjuai neruo di l'erro lecondo il tefto fo- 
pracitàto)non poicuaeiiere minore dtquindici libbre,matì bene maggia 
re perii debitori, i quali anco tal uaJtafi puniuario capitaimente,OLeEo ii 
Bendeuono fuordi TraftcuerccomediCe nel medefiiiio luogo Aulo Gel- 
ilo . Tertvjs autetn nundinli capite pcenas dabant , aut T ranflybenm pereg re Te— 
ntim ihant. Et fé li creditori eiano più, ad arbitrio loro ù tagliaua a pez- 
zi il debitore . 'ìslair' fi pluresforejit quibus reus ejfet iudicatus yftcarefi yeUent 
arque partivi corpus addiÉii [ibi hominis permiferunt irerbflipfa legir hac Jitntm, 
Tcrtijs nundinìs partes Jecanto, ftphs minujtie feiuerunt fn^ fraude eHo. 

Il che però elfendo troppo atrocità , & inh urbanità', non flefìeguì m-ai 
fimil pena , anzi dice l'ifteflo Gelilo antic o autore , che non ha mai ne ler- 
to, ne V di codiale uno debitore chefìa fiato diuiiò in più parti ,'TrDÙafi 
bene in Tito Liuio Deci^deprima lib.pr. che li debitori fi dauanoin lerur» 
tic a li creditori, & che erano da loro legati, & flagellati, fi come fi ieggc 
ài Lucio Papirio,ehe venne legato Publio giouanett9,e lo fruflio eilendo- 
gli debitore, noa ha-uendo egli voluto compiacere a gìi apeti.j^ijilleciti 
di Papir.o, per quanto narra li Tciiore . L.Tapìrius inquit Tublium adok^ 
fcetìtem ininncitlis- tenui fé ,.plagisq;y eJr conìumeliJjs afeùffe dicitur , qued fiu- 
frum pati noiuiffety cum TnhUvt eidem ^ff'et dehitor * ta niedenma pw:a affer- 
ma Dionifio Alicamafico lib. 6. & aggmgnc di più che non folo i debito- 
ri,m3 ancoi loro figliuoli fi dauano in icruitio a li creditori, & ciò s'è detto 
j^i ftudio de curiofi terra : in bocca vn panici c> ^na tciba, Tn cantftrcy* 

= 1 ■ ccito 



>7o ICONOLOGIA 

tréfto , che dir vogliamo, perche trouafi ne h Geniali d'AIc(Tandfó lib. ffl 
cap. ro. cheapprcfTo li Boetij ne' confini de Ja Grecia, non vi eralaraag- 
^iorinfamia di quella del debitorejcke era sforzato federein piazza ,ftc^ 
in prcfcnza de la plebe pigliare in mano la frufta con le palLc dì piombo^ 
perche li debitori in Roma furono battuti con palle "di pìonibo fi^ al terti- 
pò di Coftantino, ilquale come pio., & Chrifliano Imperatore fti il primo 
«he liberò i debitori da coli empia pcna>co{à annotata dal Cardinal Barò- 
nionel volume de gli Annali,neiranno del Signore ^^. ciap.i4. PonefiaC 
piedi il lepre per timidità , fi come il lepre pauenta d'ogni ftrepito, e tcnio 
d'efler giunto da cani cofi il debitore ha paura del fracalfo de le caationì, 
£ntimatioHÌ^&mandate,& ogni giorno teme d'e&rcprcfo da birri, &pc-» 
tò,*'èpratico,a guifa di lepre fi mette in fuga . 

f>£COB^ D£L S, giOr^'>Qll Z^:^Bc^TJ2U C^STMUmt» 




: dì 



G 



> ! (ii'> 



louane di bello 3,& honefto afpetto, porti adoflbvn^.pene di Leo 
uenellapalruu delia kian dritta lenga vn quadrato, nei cui mezzo 

ii4 



DI CESJRERJPJ. t)(i, 

fia piantata la iìgura del Mercurio, di man finiftm tenga vnramo,d'Aaia 
ranto volgarmente detto lior di velluto con quefìo motto iBtorno , Sl^ 
^tLORET DECORO DEC VS. del medeiìmo fi potriaanco in- 
coronare , & fregiare l'habito > che iara vn iaio lungo fino al ginocctiio^' 
aeJ piede dritto tenga vn coturno, nei iìniftro vn loeco . 
. ÌE giouane belli» perche il decoro , e ornamento de la vita humana > ^^ 
honeiio, perche il decoro fla fempre vnito con l'honcrto' rimpercioché 
il decoro fi come dottamente diicorre Marco T&llio nei primo de gli o^ 
itijgeaeralmen'ie li piglia per quello jchc m ogni honefia eonfifte r&T 
€ di dua tòrti , perciie a ^ueito decoro generico ve n è Ibggetto vn'aitro, 
che appartiene a ciafcuna partv dei'honeltà . 11 primo cosi difinir fi fuo*'-* 
]e_. 11 Decorò, e cjuello, che è. e onu eniente a recccllenza delj'huomqV 
jji qnello y che lanatura iua da gh altri animali differilce ;. L'altra partev 
elìcè loggetta al genere > coli la difinifcono. li Decoro è quello, il qua-' 
te è cofi conueniènte alla natura , che in eiTo apparilca la moderazione, é 
temperanza, con vna certa maniera nobile, ciuile, e libera. Si chQ iì: 
decòro dittulàinente il dilata in ogni cofa , che appartiene a Thoneflo gc- 
ceralmente , & particolarmente , in ogni forte di virtù i impercioche , ^ 
come la bellezza del corpo con proportionata compofitione de membri-^ 
allctta, & muoue ^h occhi,& pérquefto fiefio diletta, perche fra fé tutte 
Je parti con vna certa grazia conuengono , j& corrifpondono, cpfi ilde-' 
coro , che ne la vita riluce muoue i*Upprobatione d'i cóloro'co qUàti fi vi-^ 
; uè con ordine , coftanza , '& modcrationé d*ògni detto , & iatto ; dal che" 
£ raccoglie , che il decoro fi ò'flerua nel parlare, & operare honeH.vmcn- 
te,&confiderare Cloche fi conuenga feguire, 5^ sfuggire, feguenfi ler 
colegiufi€>& honefte, come buone,& conuementi, sfijggonfi le ingia- 
ile ,& disnonefie^.come cattiue, 5<_ inconuenieritì > contrarie ai d§^' 
còro , & a l'honeilo , il quai naice , da vna di quefie parti i O d'ai riiguar- 
doj& diligente oheruamza del vero,o dal mantenere la eonueriatioa* 
h umana , & il commertio dando il liio à ciafc uno , fecondo la data fcdei 
fie le cole contranc >o daJa grandezza , & fortezza d^inimo eccelfo, & 
iriuittò in ogni caia , che fi ia > & fi dice con ordine , & modo , nei q uale 
Vi è la inodelha 5 la ceiiìperanza , & ogni mitigatione di pertufbatiòne di 
ani mo,ndÌe quali cofc fi coia tiene il decorojla cuiforza e,chenon fi pols]^' 
Separare dairhòiieilc), perche quello, che è cònucnienté è honeftò , &(;^ 
gjielk),chc è koriièftò è conueniènte. Onde Marco Tulliadifle . Hoc io^* 
fo continetur id qnóà: dici latim Decomhi fotejl jx^r^c'è énim ( to*fre^Qn ) dict^ 
tur) hvius yisefi-vt ab Ijonefix^mH qutat [eparavi ; 7ium-^/j[.'f6d detet hònefiunr 
tji'>& qiiod honefiume^ì decst . Pi ila baifo foggi ungél ' EtiuHaómnia. dtcò^ 
ìrafunt iniufiu cohtrayvt turpafic indecora ► Smidis efl ratiò'Jortitudimf r (fuo^ 
enim yiriliter arumoq; magno fit , fd iignum viro^^ decàrum^idefur .-^fuod ecm 
traidrtt^.rpe ,fic indecorum . Per dunoflrare quefta grandezza, fortezi:a, 
èc eccella v:rtù d'animo , che li decoro richiede , i'habbiàiiio figurato cOj» 
)k pciie dileone adodb» attefo che gli ìntichi prelero la ^elle di leone per 

1 " .... feilikiofo- 



kl: 



tix ÌCONOLOGI À 

fimboio del valore de la virtù , òl forcczza d'animo , la quale affegnar fo* ' 
Icano a quelli, che haucliero olieruato il debito decoro , & Il foiiero ino 
Ératigenerofi) forti) & magnaaiUU , perciocché tutto quello che ii fa vi- 
filmcnte, & con animo grande, queiio pare degno d'iiiiomo che ofi'eruì 
il dccoru , per il contrario priuo di decoro è colui che viuc cftcminacaii.c 
te , fcnzacoflanza^ & grandezza d'amino . Bucco teniito da Orfeo per 
Èmbolo del diuijJointeiietLo,in Arillo^ne porta addoifo la peiicdcl leo 
«cHcrcolciI più Virile ,& virtuolo de gii Argonauticij vi iemprc iu* 
lioko nella pelle dei leone , A^ce primo Capitano di Greci dopo Achille, 
|>r€ie ancii'cgli pcrfuo decoro la pelle del icone ,óf dicono , che in quella' 
parte ch'era coperto di detta pelle j non poteua ellcr fienco> dout era ico-' 
pcrro poteua clier ferito > ai che li può dare queftobeiiirsimo fignihcato, 
iene i'ii uokao in q uelie ataoiii nelle quali li porta con decoro,nó può cileir 
tijtco da punture di biafìmo,& ignoininia,mane le attiom nelle quali len^ 
za decoro 11 porta, patifce punture di biaiìniO, <Si ignoiiiinia , che per linci 
al cuore gli penetrano , come ad Aiace^il quale fin che fi portò virilmenc* 
con decoro > ne le l'uc iinprele , non venne mai a lantire biaùno alcuno » 
ma a riportar lode. grande; biarmograndifsimopoigli fu dato, quando 
buttò giù la pelle del leone , cioè la forte2;Za de i'auiaio dandoii \n p^eda 
alla dilperatiòneienza decoro . Oltre di ciò habbiamo muoito il decorof 
ncllapciie di leone , perche fi come quello animale inquanto al' còr^o èr 
a più bea coHipoflo, &c^ perfetto de gli altri, co/ì ia quantoà l'animò,' 
non ci è chi oflcrui.piu li decorò di lui , perche è liberale , magnani .no jf 
amator di Vittoria, 'raanfucto,giulio, Se, amante di quelli con quali eòa 
ucria > fi come dice Ariftorele iie la liìugnomica cap S. & liCi iù). p. càp. 
4^de gl'animali diccyche no <^ fofpcttofo,ma piaceuole, felfeuoJe,'5^ amò 
reuple coii Uioi compagni, & famigJiah. Non s'i- dira riiai con i'htiomó lei 
nònèoftefo, eragi(>JÌcuoxeneIpiinire, fc piglia vno che gli habbia dittò i 
òoiajeggiera , non \o lacera jCpn rvhghic , loicoiTa folaniente , 6,rcoiìip! 
gli ha meflò paura lo la/fa'anaarc:'jVla cere ili bene punire grauementcì' 
c"hi lo ha percoilò ,^ ferito con dardi, o fpiedi . Da Eliano per au cónti 
di Eudomo fi comprende, che gli diipiaceno gli oltraggi^Ó^ pariniCntc 
fi punilce; poiché narra Eliano, che furono da vno alienati infiemc vn 
Leone , vn'Or la , &vn Cane , i quali villero lungo tempo fenza alcun co- 
ltra fio domeflicaiiiei? té: Ma l'orla vh giorno adiratafi lacero il canei iriéb i 
ne veduta ring:urià !iuta a là compagnia , non potè patire fimile' òitragi 
gio>onde eg/i fece impetocontra l'orla , la lacerò , & come giuTlo PvC Ì 
Oiorr» la punì - Plinio riferirce , che eahimale graco , & n cord e u ole de* 
benefici) , che è clemente , à {'>erdona à chi gli il huiiuiia , moftra i'cmprc 
nobiltà ,ct^eiicròfita d'animo , & fé mai è coftrctto da moltitudine d^ 
cani,& cacciatori a cedere, non ii mette fubito auantigli occhi loro inftl 
g'i, parendoli drrimettercidi repu tadorne, come cola fuord"tJgnidecorc 
i.nconuenieatcad vn gcnei-olò H è par luo, ma in bel modo a p»iiiu,a palli, 
fi ricira, &:di quaiidoin quando pei* raanucnciC il decoro lìedc m ii.eizc 

dei , 



DI CES ARE RIF^. i7j 

dei campo s'ariii.i,coau"0 40i.'o, p^iuo irradi i"prcz^;;irii iin tantvi^ciic cr * 
uuijdo «quìichc iijacciiia non veduto óà ihuiio coa veloce luga s'alcond. t 
6i s'iiiibolbauiJe vokej coiiiediicrecos'occuicanoa peichcteaia, ina per 
iioanieLvCre thnoi-e, e tciroic ad aicn,&in iouiiiia oiieruaii decoro da 
Principe, 6i Rè m ogni parte ,• Eci^ùclio lìa dc^co circa lì decoro deJrope- 
rare;veiighiaiiiohoraai decoro del parlare. 

lì quadrare col legno di Mercuno tìgiiitìca la graniti , ftabilicà , t^ co- 
, ftanza del parla, e Go.i/oriiie ai decoro^òi per tal coiito Mercurio tu da Gre 
I GÌ cognominato Fetragonos^ cioè quadracp lodo , {labile , prudente > per- 
I che non fi deuc efl ere imprudeace, vano , e iiiuiabile , nel parlare fuor de 
. termini dei decoro , ne lì deuccon leggierezza correre a mordere , e biall- 
mare coi parlare le penbne j &dirprezzar6 ciò c!ie eiiì fentono ellèndo co 
f ^à da arrogante) oc d.Ubluto ma lì deue portare vna certa riuerenza a cialcu 
j BOjCome n'camnonitce M. Tullio parland.j del decoro circa la moderatio- 
(j j Bede'fviCti,'& detti;; ^dìjdhendu ejt i;c,itur qMi&dam r^iierrentiaaduerfus homines^^ 
.j i ^ optimi c'ihipì; v(:Uq:ior:un. > j^^im na^ligerc^ quid de fé quifq'jfeniiat non folurri 
\ arrogantis cjip:d ctiam om:iin'j dijfoluti . Dimodoché deueii elTere confide- 
[j I rato nel ragionare pcirlaiid.^ h.^noraramente d'altri: perche chi parla bene, 
|ji & honoracanicnte d'altri è fcgno, che è perlbxia benigna, &honorata,chi 
parla male è iegno> che e perioaa caitiua, maligna , iuuidiofa , & poco ho- 
j[iorata,qua]cèappreuo HomeroTherilte di lingua fcrpentina, volubile^ 
&projjtaiJchiuCchiararepeirnnanie.itc> & dir u.aì del ino Rè> per il con- 
trario Viifle, e taciturno, & penlblb prima che parli , nel parlar poi t qua* 
d rato eloquente , e prudciue, conofcendoegli , comelàggioj & accòrto, 
che per oiièruar 11 decoro d'. 11 iiuomolauio, la lingua non deue efiere piìi 
veloce delia men.e, douendolì penfare molto bene, come lì h..bbiaarar- 
jgionaic . Linguam praire animo non pcrmittendam, Diu'e Chilone Lucede- 
inonicfe, & n^Oitoben peniareci \ deue pére ti 'il parlare è mditio deìlani- 
imo diciaicuno. i'^rondo, rome parla con decoro, & però da Greci fu chià 
inato il parla e \yt^oc x^^ourtf^ Homims charp6ier . Merco de l'h uomo^cO 
HiC riferiice Pieuu v .te -nOiie .e varielettioai lib. 9. Gap. 6. pei'che fi co- 
me le beftie lì conolcono dal merco di qual raz2a ilanò) cofi leperfone dal 
) jparlare li Gonofcono di qual natura, &condiaone iìano . Epitétto fìlofo* 
J ìfo morale, come Greco dilTe neirEnchindio * Tr<£fige ubi certum modumy 
^ (hara^eror, quem obfemesy tumfolus tecum-^ tum alijs conuerfans , operam d4 
^^^' ne in colloquia plei eia. defcendas jedy/ìquidetn fieri potefiy orationemtranfeir ad ali" 
' ^uid decorumypn minns,filentii-m age -. Cioè formati vn certo modo ò cha rat- 
iere da ofler jarJo teco fteilb priuata mente , & in paléfe conuedando con- 
ili altri,proccura di non incorrere,!!! dilcorfi pIebei,maperquanto fi puA 
cranferiici il parlare in qualche cofach'habbia del decoro , altrimenti fli 
Diùtoilo cheto. Olieruerafil dunqueil decoro nel parlare col ragiona-' 
-e diicretarnente d'altri, col non vituperare alcuno, ma più tollo lo- 
:! are , & col non taflare l'opere altrui mairimamente in cole , che non fono 
i ella fua profeiììone . Auefo che molti fanno de grvniuerlali ; ^- in eia- 

• "fcuna 

Il ■ ■ -v 



\i > 



174 ICONOLOGIA 

fcuna cofa vogliono intcrponere il giuditio loro, i quali poi nel parlare fi 
dàiinoaconjiLe.-c p':r igaoranti eoa poco lor decoro, come il Principe 
Aiegdbizo , c'no. volic tailare alcune figa ;e in cala di Zcuxide , & diicorre- 
recon gli icolari iuoi , dell'arce del dipingere , a cui Zeuxide diiiequeft 
gioaani meatre taccui ti aminirauano come Principe ornato di porpora 
Jiora fi ridono di te, che vuoi ragionare d'vna profeiTione,cae non lai 
dipm oileruerafll principalmente il decòro nel parlare le dando bando 
parole brutte , 6c dishonefle , fi ragionerà di cole honefle , & honorate , ) 
che fi cóuicne mafiimamenìea'giouani di bello alpctcojperche alla belle 
za loro del corpo deue corrilpondere la bellezza dell'animo, che Ci man 
feda da vn parlare dicofe honeAe. Vedendo Diogene filofofovngiou* 
ne bello,ciie parUua lenza decoro,difiegli nò ti vergogni tu di cauar da vr 
bella guaina d'auoriojvn coltello dipiòbo? pigliando la guaina d'auork 
per la bellezza del corpo,& il coltello di pióbo,per lo parlare di cofa bri 
ta,vile,& infima,come il piombo tra metalli, veggafi Laertio nella vi taf 
Diogene, oue dice. Videns decorum adolefcentem iudecorè loquentem > non e 
befcis alt ex eburnea vagina plumbciim editcens gUdlum ^ L'Amaranto , eh e i 
Ja finiftra mano porta, è tìoreched'ogai tempo iiorifce, & mantiene il Ui 
decoro della bellezza , con quedo ìGtzziin Telìàglia incoronauano il 1 • 
polcro d'Achille vnicolordecoro, perdimoftrare^ che fi comequel fio: 
mai perifce > così la iua fama farla per femore durare, H come dice Ant • 
nio Thilefio , nel fuo trattato delle corone . Tbe'fdi ^chillis fui monumt ■ 
tum ^marantho coronahant > yt ojìend^rent'éjurmadmodum jìos lllc nunquam in • 
rityfw eius fama perpetuo daraturam. E de Lto Amaranto perche mai m'jr- *. 
Tee, & le ne i tempi afpri del turbolento jnuernoaiquanto viene manca - 
do> rinfreicato con l'acqua baldanzolb torna nel primiero fiato , & vig( 3 
tanto, che di lui le ne può far corona, ancor d'inuerno, fi come dice Pino 
lib. IO. cap. 8- CÒSI l'h uomo fé dagliafpri, e turbuienii cafi di quello inu- 
bil Mondo offcfo viene a mancar d'animo , ri nfreicato fi. con i acqua c.'I 
d^ecoro , cioè riducendofi ne la mente quello j che ft conuiene farein itó;; (i^^^^ 
accidenti rilòrge nel fiorito fiato d'animo di prima, &c fi corone di <- 
de , & eli honori ne torbidi tempia fé ilefib , nxediante lì decoro ,perc a 
incoronato, & ricamato d'Amaranto, &r tiene il motto intórno alfieri | 
che dice. Sic Floretl) ECOB^O DECVS Cioèche l'honore perildec 
iiorifce d'ogni teinpo,come TAmaranto: perciiel'hnomo fi rende fcc 
mediante il decoro,& fi mantiene condeceritemente in ogni tempo: « 
vi uc con decoro ne i tempi buoni, & felici, non fiinfuperbifce,.tielià'i* 
ui> & infelici non {\ perde vilmente d'animo , Diim fecunda fortuna anif 
[nperbire ttoli, aduerfa perUrepente noli frangi Difie Ckobolo Filofofo,n: i" 
tre la profpera fortuna ti fauorifce non ti volere infupcrbire, facendo -i- 
cafiblapcruerfa fortuna , non ti volere sbigottire, e rompere,: mìiciò ^n 
può volere chi figouerna fcnza decoro, che h l'huomo i:orce,& magn'i- 
mo: come Scipione Africano, il quale n.ai s'inluperbì ancorché viete o- 
fo per la profperica delia fortuna, ne per i'auerlà Ji perde d'animo ,i e 



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1 



DI CESARE RIPA, 775 

larauigliafcquedo honeilOi S^ generalo Capitan Romano, non tanto 

er Jo ualor Tuo , quanto peni decoro de buoni, &f honefli cofluini uiene 

1 quel dialogo di Luciano, da Minosgiuflo giudice giudicato degno dii 

. recedere ad Aleirandro il Magno , & ad Annibale Cartaginefe Capitani 

olto altieri, iuperbi, iracondi, inconllanti,. & poco honellijfenza decoro 

animo ueramente forte 5 & magnanimo. Et queiloè quello, che uolfe 

ferire M. Tullio nel primo de gli offiti; ► Cmnino fort'u animus-, e^ magnus 

abus rebus maxime cernituryquarum vna in rerum externarum defpicientiapO" 

. ur cum perfuafìmi fit nihil hominem nifi ^quod Honejium decorumq; fìt yaut ad 

-4 rari y 'Xut optare i aut expe^ere. oportercy nulUque nequehomini neque per tur- 

• itioni animi > nec fortuna fuccumbere . dal cheli raccoglie , che uno , chp fia 
Imamente h uomo non appetifce fé non l'honefìo con forme al decoro, & 

• ' j r tal conto, come di grande , & forte animo non ccdealeperturbationi 
■' < a li colpi di fortuna: Onde più akbalTo volendo. TuUioragionare del de 
' e ro, eflbrtaj.che nelle cofe profpere, & ne gli auuenimenti , che fuccedo- 

I fecódo il noilro uolere grandemente li fugga la fuperbia, e l'arroganza 
■; i: percioche il portarh unmoderatamente ne le cofe auuerfe, & ne le fauo 
I? noli , è fegnadiieggiei'ezzaxdalaquareè lontano il decoro perche ildc- 
'^ tC ;^o contiene ui fé unahoneflà, temperanza, modeftia, & ogni modera* 
0' ti ne di perturbarione d*^animo imoderatione dico perche l'huomo il può 
^! 'f< za biaiino perturbare , ma moderatamente, che fé bene la mente lua_rf 
K -u ne alle uoite in parte commoilà da qualche moto,& perturbatane d'a- 
'■■ n 10 > non per quello perde il decoro, con ueniente ad huomofauio. Sa- 
'■■ pus non omninoperturbationihus^ vacat yVerumperturbaturmodice fecondo 
t -w4 ifl. in Laert . Anzi è cofa propria da huomo il dolerli, & rallegrar/ì , il 
; n* 1 dolerlTj 6c non rallegrarli e cofa da uno ftipito , ò falTo . 7^n dolercj^ 
■:■ Jì 'tis ejì 3 nonhominis,. difle S. Ago/lino lib. 4. Cap. 9. de Ciuitate Dei,& 
ti pi lio leconda nel lib. g . deirEpiftole ferine a Paterno addolorato della_<» 
ì m te de fuoi figliuoli >oue non tiene perh uomini grandi, & fauij quelli, 
!^ cb li reputano d'effer fauij , 6^ grandi col nputare fimili cai! un leggier 
e da Qo, anzi non li reputa huomini così dicendo. Qui an magni fapientesq^ 
% fin nefciojhomines non fiintyhominis efi enim affici dolore ^fentireyve fi fiere tamen 
1 . ^ ^atiaadmittereynonfolatijs nonegere . E dunque cofa dahuomo,dar luo 
.: gc 1 dolore, & all'allegrezza , ne ci fia contraria la durezza di Socrate, 
:::.ch maimoflrò fegno ditnllezza, & d'allegrezza, ne la feueritàd'Anaf- 
-: faf ra, & d'Ariftoflene,che mai riiero,perche quefti eccederono il termi» 
. ne ildouere, tanto meri tabiafìmo chi niente liduole ò rallegra > quan- 
to iello,che troppo,ogni eftremo è vitiofo come il continuo rifo di De- 
• me rito,&il continuo pianto di Heraclito,iI decoro ci mette perla via di 
. me 20, (S^ ci moftra quello che comporta il douere,rhoneflo,& il conue- 
me te: conuenienteèche nelle cofe publiche, & priuate de parenti ,pa- 
tre i, 6c^ amici prendiamo allegrezza, ò triftezza, piacere ,ò difpiacc- 
re) :ondo 11 cali, che alla giornata occorrono, & che ne facciamo dimo- 
ila onc eileriorc di congratulatione , o condoglienza : ma come detto 



\Ji 



ICONOLOGIA 



habbiamoncli nodn Lhctti,6c moii d'aiini;o ,dobbismoraI]egrarcicon 
Ix moderata Honefta ,òicofiucnienza de! decoro, in tal mi.nieraJa uirtti 
dell aiUiiio, li \cdc:i leinpre iioraa d'ugni tcniyocoi-r.e i'Ariiaranto. 

iiabòm^iio d iicurlo circa li decoro dell'operare, & dei parlare, refta,chc 
tracciamo anco dei apparo circa i uiidare, caininar,&: comparir fuora tra Je \ 
gciiti,che perciò alia gamba dcf-ha.» habbiauio dato il graue coturno, 
Òraiiu liaiìlraiilc.nplicc Aucco,ie bcneHercole lì ride inAriltofane di 
B-*-cho che poituLuia mazza , &:iu pei^e del Leone, con li coturni alle,* 
g.imbc, come coleiproportiunate, e.lieiido la pelle del Leone Ipoglia di 
j erioiia rbricnputandu il coturno, molle- ,& delicata ^crfona^pero dille 
gixHci'Qoic, che ha da fare il coturno con la mazza. ^ - 

sèdnon potcns fitm,arcere nfum '■ 

yìdcns peliem Lconìs in croceo fofit:;m, 
Ql'tì mms ì quid coturni.s , Cr i loMaconuenlunt ? 

Ma molto Dcne a Bacco lì conuicne il coturno, che da molle >&de]M 
cato reputar non \i dc;ue , perche li coturni erano portati da Heroi , come 
afieriiceliìdoro la cui autorità più a balio difenderemo, quindi è che nel* 
li tr.'gici fpcciacoli s'adoperauano,attefbche nelle tragedie v'mterLengo- 
no perlonaggi grandi, Heroi', & trincipi , per tal cagione da Poeti viene- 
/timaio dcgiJod'Heroijò^Plutarcho nelòlmpofiò^. q. 5. riferircevche 
era pr rrato dalli Pcn telici Ebrei . 'Friwim en:n. ar^rii hoc Vont.jcx Max. qui 
fejiis dukp^sraltratus ingreditur ìmnuli pellcm auro C0fit:5i,vn indutus^ tunicamf; 
Ad tcilos fr } tlnehter.ì gcjlans , c^" cothurnos , niulta aut^m tiyitmciitda dcferdefit cft 
-pejie^qm piter fLmlubndim fiìeyaum edunt, rt (jr ^fud ncs . ; Per iiu;il : tLdii;'< 
di e uello habito gabbando-i Piutarcho iì come anco Taci ro rcioccamcnu 
.irgur.ce che fullc face ! dote di Bacco j^ortaro daPicioi j/J<_ Pontefici ni ' 
ijuel iciijpo con molto Ibo decoro , Bacco tenuto _da Poeti i.mboJo di ipi- ^^ 
rito d.uino ,Pielìdentc ancor eflbdellcMufej &pnmrllcrce, eh habbiii 
trionfato | onar potcLa inlìcme con la Mazza , & felle di Lcr ne l'Heroi-l 
cocothurnojd: pe.ò in poenejelcoltuie antiche vicriecol coihLrno iigu-] 
i-ato. Virgilio nel fecondo della Gcorgica, inulta Bacco alle vendemiaici 
iJ.cendc gli, die tinga lizco le grmbe nude nel mollo, leuuti'fì li coturni- :, 
Jlrc pater Icìi^c rcnfy yudataq; mi.fio ' 'I , 

7 ìrige mio mccnm , due', tiscrura i òthnrnis . f " 

Kelqual palio Pnbo diccche li coturni foni^certa forte di calzarrentiat 
"tialcàt^cK.torCjpeich^ con cfliancole g^mbe circondano, & fortificaiK 
la forma de OLiaiiii ve :Ìe nelle ftutue di Bacco,& di Diana,taie autori tàd 
Vii-gilioA di [""robo Ilio antichilsimoelpofltore, ari eccano non tanto pc 
iiioftrar cheli coturno da Poeti fi d..ua a Bacco Iblito a portarli li come; 
baffo più a lungo iraLtcremo, quanto per notitia^che il coturno era fot 
lp>comx: vno itujàiecco ,& bcjrzachino, che cingeua-^ intorno la gain i 
b^ , per iìijo la polpa ,]i corife nclf Ègloga fcttin.aatrerma V*i-giJionei ; 
]d quale proinetCeu Di^na.Cacciàtricc vna Statura di pulito marmio colcc 
tuVnp rollo. ■ ■'•" * ■"" "^ ....... ^. .-..•,;....-. 

lenì 



DI CEfJRE RIP^. ty>, 

Lemdemarmoretota 
Tuniceo flabis fu ras euin6ia cothu rno, 
EtqucftQdico perche molti Autori di pezza, tengono che il coturno 
iblito porrarfì da Heroi , Principi > oc pcrlònaggi grandi ne le Tragedie 
fuflc alto come hoggidi le pianelle di legno da donna allVfanza Roma- 
Iia,Spagnuola, Venetiana, Napoli tana, o d'altra natione , marsimamente 
d'ItaIia,come tiene Garloftefano fopra Baiiìo,de ic vefliari^ ilq^uaJc att 
quelli verfi di Virgilio nel primo dell'Eneide . 

yirginibus Tyrijsmos efi gefiare pharetram * 
^Parpureoq; alte furas vincire cothurno. 
Ouc legger vorrebbe Turpureasq; Epiteto che norji /I<ronuicnc alla ro» 
ce furas,poJpe di gamba roire,per bcììty percioche in quefto luogo non ii 
può pigliare in quel fentimentOjche piglia Horatio nel lib.4. Ode prima 
Turpureis ales olorihus : Et il Poetadell'Elegia in morte di Mecenate. 

, *Bracchia purpurea candidiora nme , Perche Tintentionc di Virgilio è ài da« 

, re l'epitteto purpureo al coturnojenóalla polpa della gamba, e che fila i|^ 
vero nell'Egloga iettima dic€, Puniceo coturno « Color grato a Diana» 
sì cornea tutte, le donne,dice il Turnebo lib. 28. cap. 16. dei fuogiornak: 
vorcbbe poi Carlofiefano leggere ^Ito, in vece di w^/re,immaginandoiij> 
che il coturno fuile alto di terra ,fotto il piede, ma il coturno è alto dal 
piede per fine alia polpa della gamba , però dice Virgilio ^hé furas -vinci 

, re coturno ì sì conferma da Turnebo nel luogo fopra citato, confidenn» 
do, che Diana cflendocacciatrice andana fuccinta con la vefta alzata fo- 
pra il ginocchio, per io che hauendo detto Virgilio, che Venere haucua 
raccoltala veHa fopra li ginocchio, pensò Enea chefuffe Diana caccia-* 
tnce, però le addimando fc era forelia di Febo . e^« 7^ b osi i far or . E per- 
che la verta era alzata fopra leginocchiaportaua gli alti coturni ; acciò 
non fi vedefiTero k gambe nude . Cum autem fapr-agenua ejfet fublata vt-Jils^ 
ideo altos gerebat cothurnos , ne cruribus nudis cerneretur : Ecco dunq uè , che 
li coturno era come vno fliualctto, che copriuala gamba, non altrimenti 

,alto, &grofix)jComc tiene lo Scaligero nella poetica hbro primo cap.i^* 

! dicendo che il coturno era grolfodi tal maniera, che con la luaaccefiio-j 

ne d'altezza , s'vguagliaua la grandezza de gli Eroi , & foggiunge fé tale 

lèiUto il coturno, m che modo Virgilio di quello calza la cacciatrice» 

[laquale deue efière Ipedrdfsima , Si talls fusvit cothmnus , quomodo yen ttri- 

ron^eo calceat P'irgiliiLSy quanidecet efje e.xftditifsimami Quafì che Virgilio 

non iapeiTe di qual fatta fuficro li coturni , che a fuo tempo fi viàuano, &• 

nelii Teatri,& Cerci, fpefio (ì adopera ;«:ano in lapprcfentando gli atei pu 

iblicidi efquifite Tragedie, & pure Virgilio non (òiamente noiiiinailco- 

•turno, malodcfcriue nelli fudecti tre luoghi, & chiar.:mciitelod.iaIic 

cacciatrici, di modo che non potcua efi^e^e alto come le pianelle di le^nj 

lì donna, ma con"; e egli diceveft!ua,& cingeua la gamba per fino aha 

.x>lpa .• che iitirufie il coturno in forma di iiiualetco pigliafcue ind.cio 

t nci^ 



t^t ICONOLOGIA 

rcli'Elcgia fuddctta/m mercedi Mecenate attribuita da alcuni à Caio Pc 
done, neiiaaualc il coturno di Bacco è chiamato iiandalio fatto ancor ei- 
IbaguiladiDorzaciiino. 

•argentata tuos etiam fandalia talos 

yinxerunt certe : necputo , "Bacche negas . 
EtFilortratone l'imagine 9. de gl'Amori daaCupidoilSandaJioind* 
rato in vece di coturno . L Autore degli Adagi; in quel prouerbio. (/)' 
turno verfatilior . Diaiofira che fufle alto da donna , & per pofaruifi bene 
fufle di quattro angolijina non so che maeftro di pianelle gle Thabbia det 
to , non adducendo niuno autore antico per teftimonio non è da predar- 
gli credenza , tanto p:ù che el'plica quel prouerbio con friuola ragiono» 
che il coturno fiaveriatiie per dir coli ageuoie a uoltarii,*r,riuoltar- 
a i perche fi accommoda ad ogni piede finiliro, & deflro , tanto di don- 
na coiue d huomo . E uero che il coturno è atto ad ogni piede , comt di- 
ce Seruio nel pr.dell'Encide,fi accomoda al piede, vll'huomo , & del- 
ia donna> come nferiibe Suida,ma none vero che per quella cagione 
d.cafi Qthurno verfatilior , che fé quello fulle tanto fi potrebbe dire Socco 
rerfatilior y perche anco il zoccolo s'accommoda ad ogni piede dritto, e 
fìnijflro , & lo poflano portare huomini, & donne . Che fufii da donna li 
ibcco ) è notilsimo poiché da gh Autori fc gli da epiteto muliebro . 
Apuleio dice d' vno che per parere donna portaua vna velie di feta , i ca- 
pelli lunghi,e'l foccolo mdorato . Vitellio Imperatore fcalzò MefTalina 
togliendoli vn zoccholo , che feco lo portaua , & fpeflb baciaua . Plinio 
talia il luflb delie femmme nel Jib.p. cap. 3 5 . che portalTero le gioie nelle 
pianelle, &nellilòccoli,& nel lib.57.cap.i. Super ommamuliebria focculot 
irdiicbat è margaritis . Che lo portaflero anco gli huomini , raccogliefi da 
Sei.eca narrando di Ceiare,che porge il piede finiftro a Pompco,Perfo 
acciò lo bacialTe per moftrare il zoccolo doro che porta uà ornato di 
gemme; EcSuetonionei cap.5i.riferifcediCaligola,che portaua hor il 
coturno,horail zoccoiojl'iftell'o Autore nella vita di Claudio cap. 8. oue 
racconta de gli linacchi Fatti a quello Imperatore per ifcherzo da conui- 
tati giouani impudichi > fecondo il Sabellico > dice, che mentre dormiua 
il giorno foJeuano mectcrgii nelle mani li zoccoli , accioche in vn fubito 
ftegliato fi firogoJafie la faccia con quelli : sì che portandolo huomini, C 
donne tanto dir \\ poma , Socco verjatil/or , ma dicefi Coturno yerfatilior^ 
cioè ageuoie più che vn coturno, s'accommoda per ogni verfo piùchc» 
vno ftiualetto, perche i\ coturno come ftiualetto fi calza in ogni gam- 
ba, fi volta, & C\ riuolta,& fi riuerfa ageuolmente^come pianella da don- 
ra non fi potria riuerfarc ne accommodare al piede dellhuomo , ma folo 
à cjLello.della donna, perche veggiamoche gli huomini non fanno cam- 
ni rare con le panelle alce da donna, alle quali pianelle H come non fc le 
può applicare quella voce . Verfatiiior . Ancorché saccommodiad ogni 
p r^e firjifiro5& deflrojche ciò lana parlare improprio, & communc* 
iid cgni pianella^ ancorché balìa , perche quelle ancora s'uccommodi 

no 



i 



DI CESARE RIPJ. />(> 

Bo ad Ogni piede, meglio che le altc,& più ageuolmentcrcnza pencolo 
di cadere: co fi meno fi potrebbe quella voce verfatilior applicare al co- 
turno Te fuile altOj& groflb, come la pianella da Donna > è vero che vaa 
volu Giuuenale nella Satira fefladicc. 
Brcuiorq; yidetur 

yirgineTygmeanullis adiutacothuYTiis , 
Ma non per quefto ne feguccheil coturno tragico fuflc flato alto, 
comevna pianella da donna , perche li poeti erano tanto auezzi à pi- 
gliar mimicamente, con^ parlar figurato il coturno portato da perlò^^ 
naggi grandi, & fupremi, per l'ai te22a& grandezza, che Giuuenale la 
quello luogo l'ha prelb per l'altezza materiale , intendendo che la^ 
Donna pare più piccola d'vna pigmea , fenza aiuto di qualche altez* 
«a_>. Per prouare che non fuile materialmente il coturno alto , co- 
me la pianella da donna douriano baftare , Vi tre luoghi di Virgilio, 
aggiunta l'autorità di «Probo , che nel fecondo della Gcorgica dic^ 
(otburni funt calciamentorum genera Fenatori afta , qmbus crura etiam^ 
muniuntttr y cuius cale lamenti effigies efl infimulacris Liberi > c^* Intana, 
Et Seruio , che nel primo dell'Eneide afferma, che fono iliuaJctti di 
caccia-, . [othurni funt calciamenta venaiori/t^ . Ilche dichiara , ch^ 
non fuflero alti come le pianelle da donna, perche con fimile altéz- 
za non lì può correre fopra colline , luoghi làfìòiì, 6<^ fpmofì, Coa- 
tuccQciò voglio che lo prouiamo con altre autorità. Da Plinio libro 
feccmio Cap. 20. /i comprende pure che non fuflero alti come le pia- 
nelle da donna, oue egli racconta d'hauer veduto, Athanato Hiilrio' 
ne huomodi cinquanta anni comparire in Scena per fare oftentatio- 
ne delia lua gagliardia,con vn corfaletto di piombo, & con li coturni 
di cinquccen co libre, brutta viUahaueriàno fatto li coturni di cofi gran 
pefo fé fuflero flati grofsi, &f alti ,come le pianelle da donna Icon- 
ciamente aflettati , ma perche^ doueuano efl^ere a guila di ftiualetto» 
\ aperto, chefl cinge lino alla polpa della gamba, doteuano cflere aflet- 
' tati, & più ageuoli aliagamba,6i doueuano comparire ccn proportio- 
' re ,maflimamentecolcorfaletto,col quale molto bene veggiamo nel- 
, le llatuc antiche d'Eroi, &c^ Principi h coturni à foggia di fliualetto, 
' a foggia di pianella alto, CS:^ quadrato in angoli, come dice Aleflandro, 
ab Alexandro,non le n'è mai veduto niuno , nell'altra lòrte-» veggo.i/i 
! tuttauia mfimte fcoJture d Imperadori , di Mule, di Diana , & di ii.tc- 
' co, del quale coturno di Bacco, oltre gii Autori citati ne fa mentioni^ 
_Veìleio Patercolo nell'vltimo libro, ouenarradi M. Antonio, che vo- 
leua eflere tenuto vn'altro Bacco , & perciò portaua tra le altre cofc 
attinenti a Bacco, li coturni. Cumautan nouurn c(fe Iberumfatrem ap^ 
fellari ii^f/ijet y cum redimitus hedera , coronaq; veLtP.s aurea y<^ Thyrfuf?t^ 
tenensyCOthuYtùsq; fi'ccintus jcuyru velia Iter futer vcdus tjt ^Jexanirt^, 
£t Cornelio Tacito neli'vndccimo de gli Annali , dice di MeiiaLna-^ 
^'- t 2 mo- 



0» t 






f«o ICONOLOGIA 

«loglic dì Claudio Imperatore , che celebraua in caia la fcfta dclJa vcn- 
dcnimia>& chea guilà di Baccante, col cnnelparlb^ Icollando il tirib 
apprelio Silio incoronato d'edera , portauai coturni, & aggiraua lutc- 
fla facendogli flrepico intorno vn coro di Baccanti. Ipfa crine fluxo^ 
Thyrfum quatiensy iuxtaq; SyliusHedcra yin6Ìus jgerere cothurnos , iacerc^ 
taput ferpente circuin y procaci ,choro . Simili Baccanti con_, coturni, 
Tcggonfì nelli marmi antichi di Ro-ma , quali non hauenano potu- 
to laltare , & correre funolamente negli giuochi baccanali , Ib il co-" 
turno fullb flato alto come le pianelle da Donna , rileuato aliai , co- 
me dicono alcuni col luuero , e con altra materia di legno. Dican- 
mi vn poco quelli tali,lalIhndo da parte le Cacciatricì , & le Baccanti; 
jfc il coturno folle Itato alto, & folleuato alFai , come hauenano potu- 
to combattCìe per monti, campagne, o forertc , le Amazoni, lequa* 
liportanano in guerra gli feudi, come me^ze Lune,& li coturni, co- 
me racconta Plutarco nella vita di Pompeo. In hac fnzna ^mar^oncs à 
%S^€ontihus Thermodonti fluuio acci'.b.mtibtis profcCi^ auxilio yenijfe perhi^ 
bcntitr 'Barharis , qi'ippe à pralio , dpm^ fpoLi:i Barbaronim legunt I{o'mmi 
*Peltns <t^maxonicas's cotburnosq; repericre . Certo e he con le ftampellc 
fotte li piedi non_, poiTono andare a_ combattere , ne hiionini , nt-r 
donne, lequali ne i loro giuochi della cieca, nei palsi alquanto dit« J 
iìcili>c-» nel voler elle camminare in fletta, noii^ che correre, fi he- 
nano le pianelle , ancorché balle di fuuero : Onde apparifce che il 
coturno bifogna che foUc fatto a_» guifa di lliuaietto, 6^ borzacchi- 
Tio fenza alcuno folleuamento fotco la pianta , nzì piede , &c^ fé Ifi- 
doro nel i^. libro' Capitolo ^4. dice che erano fatti a guiia di pianel- 
le , ha torto in quello, hi ben nel rello ragione, che ivlàiferoi Tra- 
gici nelli Teatri , 6cf gli Heroi , come elio afferma»». Cothurni funi 
tjuibi^s cdciabantur Tragadiyqui in Tbeatro difiuri erantyct alta intonantifj'f voce ' 
tantaturi y eflenim calciamentum inmodum crepìdamm) quo Heroes vtebantHr. \ 
Nel qual teflo parla in tempo ^2iX^io ,Calciabantur y vtebantur . Come^ j 
chea fuo tempo non li hauelle veduti inTheatri . Vfati dunque da Tra- ! 
gici fotto pedbnaggi d'Erroi, ne' Theatri , è da credere che Virgilio 
piìi uolteli vcdclfe, &fapeire molto meglio de gli Autori più moderni, 
con.e fu/fero fatti , <5,f che non fu lì ero in altra foggia che mqueikJ 
daluidcfcritta,a guifa di lliualetto , S,^ borzachino, onde commune^' 
mente apprellò gli Autori vulgari , palfa lo lliualerto lotto nome di'. , 
coturno, delia CUI forma habbiamonoi fatto difiegnarc la nodra tigu- J jl 
ra del decoro, contentandoci, quandoci fiano altri di contrario parere; 
d'errare con Probo, Seruio,&c^ con Virgilio iHellc) ,chc fopra iaperoi 
con Autori modci-ni, che non hanno veduto li coturni ne tempi che fi' 
vfauano, conle vidderoSeruio, Probo, & Virgilio, ilquale dice che li co- 
turni di Diana , erano di roub colore . e tal coioreanco è molto prooor- 
tibr.a£o a Trirgici rappref cntamcati , sì perche ui eiìì vengono eipofti 

faa- 



i 



DI CESARE RIPA, ^ »0/r 

{àxiguinofi cafì ,sì perche vi s'introducono Imperatori, Re, Principi , o 
pedone fublimi a'quaii conuienc la porpora, 6^ però il coturno e ibcu ai'- 
legnato da Poeti > a penonaggi grandi , si come il focco aperroac poii a- 
ue,ciuili, & di minor quali ti . 

La onde per venir ai lìgnifieato de la noilra figura ;-porcaiid9 il deco- -, 
ro ne la gamba dritta,il grauc coturno , denota ciie i'iiuomo più p^tcarc,, 
Bobile,& ricco per Tuo decoro deuc andarecon habito nobile , conuciiC" 
uolead vn par Tuo, portando n» la iSniftra ù femplice Tocco, denota clic^ 
rhuomodiminorforza>&di bafla condì tione deue andare pofitiuamcn-' 
tc,^non fpacciare del nobile,-6c del Principe >& ciafcuno circa l'iiabi- 
to deuehauerriiguardo per olTeruanza del decoro, à l'età, &:" al g.ado»- 
che uene,fuggeiido Tempre reftremo tanto di quelli che fprezzauo il cui 
to de la lor perfona , i quali non fi curano d'efièr rcduti con habiti vili> 
lQrdi,mal Jegati,quantodi quclli,chefc l'allacciano troppo, adoperando 
particolare ftudio in pulirli , & farli vedere ogni di con habiti nuo jì , &: 
attillati . Catone vticenfe diede nei primo eftrenio,chc non ofleruò puii 
to li decoro da Senator Romano; poiché fé n'andaua troppo a la carlona, 
camminando con gli amici in pubiico fcalzato con vnaiòlavclle,difo-. 
pramalcintacon vna cordella, si come dice M. Antonio Sabellica^libv- 
fecondo , & Afconio Pediano,& Plutarco riferilce,chc andaua per STforo 
cinto in vna toga da campagna,&: in tal guifafenz'altravefta fotto, tene- 
ra ragione in tribunale ; Siila è anco nprefo 5 che eflendo Imperatonsj^ 
d'eflerciticon poco decoro del luo grado fpall'cggiaua per Napoli con** 
vnmantello,e in pianelle. Ne l'altro eftremo diedero Caligola Nerone, 
&Heliogabalo Imperatori > liquali compariuano con habiti figurati di 
varii colori conueneuoli più ad vna lafciua doHna ,che ad'vn maclieuo- 
Ic Imperatore; ne mai gli due vltimi portarono vn vefiimento più dVaa- 
volta , & Pompeo Magno ancor cflb viene da M. Tullio ad Attico lib.^ 
' Epifj. notato pervano,&lafciuodalecalzette,dallefafciebianche,& da 
la veilicciola dipinta, che con poco decoro d'vn fupremo capitano par 
fuo portar folca , de lacui verta, fé ne burla ne la 16. Epiftola . Tompeiuj^ 
togulàm illam pi6iatnfilentio tuetur fr.am-, . Publio Clodio parimente da Ci-- 
cerone vien biafiraato, perche- portaua le calzette roife ch'i lui non li 
conueniuanG>come Senato re, elfendo quello colo re da giouaai ,a'quali 
perche fono in età più frefca,fenz'alcun gradone lecito portare veflimea- 
ti belli , & colori allegri , & vaghf , ma però anch'efsi non deueno trapaf- 
fare i termini della modefiia, in pulirfi ,afiìmigliandofi,con ricci,& ciuf-* 
fi,5c habiti troppo lafciui a fcmine,douendofi ricordare, che fono di n.v 
turapiù nobile. Diogene vedendo vn giouane dedito a fimile vaniti 
d'habiti delicati ,& abbellimenti feminili,gli dilfe . "ìslon puda decermi, 
luam naturar» ipfam , de te ipjo fiatuere ì Se quella vanità d'habiti , vicn n- 
:ìrefaingiouani,inCapitani,& Principi,tanto più anco faranno ripre'ì i 
t^ilofoii^6tX)QUpri,.ciiecoiihabUQ conforme, al decoro de Ufapicn^a. 

P ^/ lua 



i«* ICONOLOGIA 

lionanderanQ«,aftencndc)!ì però da ]a Ibrdidezza di Diogene Cinic»j 
oc d'Eyaminonda lordi Filolòii, che rciii};.rejX)rtauanoviia mcdeiìmà 
vefla, de quali non fu piìi pulito Socrate, clie icalzoie n'andaua muoko 
in vna vefÌaditela,opiù :oflolacco_,dena\^del quale tal volta dormi uà 
Ja notte ne le ftrade per li banchi^ o lopi'a qualche poggiuolo co poco de- 
coro . Ke folamente deuefi oh'erua.-e il decoro^nc l'andare fuorajcirca l'ha 
b-Lon^a anco circa il moto, Icruendofi con bel modo del coturno, cioè 
de la grauità, abhorrcndo rcftrema granita di coloro , che portano la vita 
loro alta, tclà^tirata, tutta d'vn pezzo, che a pena fi muouono, & paiono, 
a punto ch'haboino la telìaconliccata in vn palo, tanto che fenza decoro 
muouono a nlb chi li vede, ne meno prender fi detiein tutto il Tocco, 
cicè il paflò di perfone balievilijda Jachè,6L"ftafiere,ma (ì deueportar 
vgua!n.ente il ibcco, &(^ il coturno, cioè temperare la granita col palio 
ordinano di pcrlbnc pou tiue . Horatio ne la Satira 5 . del primo hbrojcon 
dente latirico,morde Tigellio Sardo , che non haueua modo nel cammi". 
narcj horacamminauapian piano, che pareuafullevn Sacerdote di Giu- 
none, &f horacamminaua tanto veloce, che parca fuggilTc dalinimici» 

"hlil (qiaU homini fuit illi^fxpe velia qui 

fumbat j fugiens hoflem cperficpe yelut qui 

lunonis facra ferrc, 
'A le donne s i , che fi conuiene la grauità ne l'andar e,e'l pafTo tardo pe^ 
maggior lor decoro , & per quello molta ragione hano a portare le pianel 
leaite,che ritardano il pafTo, ne lall'ano caminare m fretta ,mai'huomo 
deue Geminare virilincnte col paflò maggiore de le donne : M. Tullio ( sì 
come nferifce il Petrarca,ne le opere latine Iib.2. trattato ^.cap,^ .^vederi 
do che 1 Lilia Tua figliuola camminaua vn poco più forte che non (ì con- 
weniua al decoro d'vna donna, & per lo contrario Fifone luo manto pili 
Jentauient-c che non fi conueniua adVn huomo,tafsòambedùi con-j. 
vn medelìmo motto, dicendo in prefenza di Fifone fuo gcneroà la fi- 
gliuola, ò coli cammina <i,x homo, d^mbulart yir , Volendo inferire 
che cifa doucua caniinar piano dafemina , 6(^ Pilone più pielio da^ 
il uomo . 

Ckre di ciò il coturno, & il foccd molto bene(ì conuiene allafìgrra 
del decoro, come fimbolodel decoro poetico, poi che li poeti non han- 
no con altri flromcnti fatta diffintione da vna ibrtedipoelia ali'aicra,chc j 
col coturno, 3i col locco, da vnagrauead'vna men grane attionerperchc j 
il coturno fi come habbiamo detto crada Tragici poemi , ne quali v'm-- 
tcruengono per fondamento principale,Principi,e pcribnaggifupremi, 
dico principale, perche v*interuengonoancofcrui,lchiaui,baiie>& Peda- 
gogia : £t il foccocia de comici poemi, ne quali v'interuengonoper-ì 
Iòne p.iuatCi& infime, & j^rcheinqueftì iì tratta dicole balie, dome-I 
/l;ch!.',6 n.iTiilian con flile parimenti balio, pigliafi il focco per figai'»,' 
iicatod \n parlane balio; Et in quelli perche fi trdtwdauucnimciiit oc-J 

ccrii 1 






hi. 



DI CES ^ RE RIT^: iSs 

tord tri Heroi, &(_ Principi con ftiJe più graue, pigliafi il coturno per 

ÌQ parlare lònoro, perfetto, 6^ fubJimc,Qnde chiamali da Poeti grande 

&aito. 

Ouidio . ^Ita meofcepno decorata alto^ycothurno . 

Horatio nella Poetica . Uunc foca coefere -pedemigrandesq; cothurni. 

Intendendo de Ce mici, & Trag)ci> & iJ Petrarca nel medefimo figni 
ficaio Ji piglia per bafli, & lublimnngegni, inquei verfo. 
tJ^ateria da coturni , e non da [occhi . 

Di modo che \i coturni,& \i locchi applicando^; non tanto a Thabi- 
to^quantoa la figura del parlare, vengono ad effere doppiamente limbo 
]o del decoro poetico,& vn compendio d'ogni decoro, perche li Poe- 
ti eccellenti ofleruauo il decoro, ne le poefie loro, in qual fi voglia cofa» 
nel coftume de le opere,deI parlare, & de l'habit o,& procurano di mai 
partire dal decoro debito a ciafcuna perfona,che fé per errore dal debito 
decoro pariono,fono notatii loropcrfonaggi di imptrfettione,fi come 
nota Arifiotile ne la fiia Poetica, il pianto , 3^ i lamento d'V^hrfe nella 
Sciila,perchead'Vlifl^e,comeprudenic,e faggio nonconueniua piange 
re,6i lamentarli vilmente: E però dice Arifiotile. Indecoriatque inconue" 
mentis moris f^ly/sis-emlatioin cylla. Viett notato parimente Homero da 
M. Tullio,pcrcheattribuircaa'Deiattioni,che macchiarebbero anco 
gli huomini,come-rifl"e,ire,di(renfioni,im>idie,& difonefti affettijdiche 
ne vien anco biafimato da Empedocle,^ da Senofane, ne è marauiglia , 
che Eraclito Filofofo giudicale Homero degno d'ellere fcacciatoda* 
Teatri,& meriteuole,chegli fufiTero dati de'pugni , & fchiaffi,come ri 
ferifce Lzcrtio. Homerumq; dicebat dignum qui ex certaìninihus etfceretur,co 
laphisq; cederetur. Non peraltrojche per lo mancaniétodel decoro,che 
nel reftoè mirabile più d'ogn'altro d'intelletto, &: d'eloquenza /Manca 
/ìmilmenteneldecoroa mio parere Sofocle m Aiace, oue introduce 
ITeucrofigliod'vnalchiaua fratello naturale d'Aiace a contendere con 
Menelao Re fratello germano d'Agamennone Imperatore fenza rifpet 
to e timore,rifpódendogli,come fi dice>atupertu,e febenfacheMenc 
lao partendo al fine dica,che è brutta cbfa à dirli^contendere-con vno di 
parole>che Ci pofia domar per forza, 
* ^beo,nam turpe auditu fue rit 

Verbis cum eo'rixariyquem yi coereeve pojfis . 

Non perquefto fi sgrauadital bruttezza perle molte ingiurie rice- 
uute già dal ludctto TeucrOjmafs'.mamente che gli rilpofe co maggior 
arroganza dicédo,& a me ècofabruttiiiimaad vdire vn^huGmoftofido 
^pagete-^nafìì e>^ mìhittirpifsimum efi aiidlre 
tìomimmfloiidum inania vcrba cffutientem . 

Nelle quaH parole-non vie decoro, nedal canto di Menelao Rea 
contendere aJungacoaTcecH) IbWato ptiuatofenzagrado alcuno;nc 
dal canto di Teucro é verifimile, ch'egli d'ordine infimo nella greca mi 
litia^ leniplice fagittàrio (cooìcfi racc.oghe da Homero, & dal medcmo • 
L P ^- Sofocle- 



iS4 ICONOLOGIA 

Sofoclc^priuo di for2c,&di icguito haueflc ardire di contraftarc con vn 
Re fratello dcirimperadore,e fulTc tato sfacciato che gli dicclTe fenza 
nTpetto mille ingiurie>e tanto più manca Sofocle nel decoro quàto che 
poco dopo replica Teucro orgogliofamentc all'i fteflblrapcradore uan- 
tando/ìd'eflernatonobile,rinfacciaad Agamennone che fia nato diPa 
dre empio , & di madre aduJtera,& di più gii minaccia fenza conuene- 
uolecoftumedi rifpcttofo vaflallo,có poco decoro derimperatore,ckc 
con la fua imperiale autorità giuftaméte per l'ingiurie & minaccie lo pò 
teua far prendere,e gafti^arc,lè ben Teucro fuffc flato fupremo,e titola 
tononchepriuatoluddito,comeera. Hora ficomeil giuditiofo Poeta 
cerca dare a li perfonaggi de'fuoi poemi il coftume conueniente,con ha 
uercuradinou attribuire aquelli cofafuor deldccorojcofinoicon giù 
ditio doueniD guardar bene a quanto ci fi conuiene fare , acciò non re- 
itiamo bla fi mati nelle noftre attioni,come quelli Poeti)Chc volendo in- 
trodurre perfonaggi ad eflempio delle attioni humanc, li rapprcfenta» 
no iCiiZa il debito coftume con poco decoro. 

DOMINIO DI SE STESSO. 




■«^i^P* 



DI CESARE RIPA. i/j- 

HV O M O i federe fopra vn leone,che habbia il freno in bocca, & 
regga con vna mano detto freno,& con l'altra punga cflb Leone 
con vnoftimolo. 

Il Leone prcffo gl'antichi Egf tti j,f u figurato per ranimo,c per le fua for 
a:e,pcrò il PierioValerianodice veder/i in alcuni luoghi antichi vn huo 
mo figurato nel modo detto,per moflrare,che Ja ragione deue tenere il 
freno ali'animo,oue troppoardilca, e pungerlo oue fi inoftri tardo , e 
Sonnolento. 
DIFESA CONTRA NUMICI, MALEFICI, ET VENEFICI* 




DONNA che porti in tefta vn'ornamcntocontefto di queflc pie 
tr€pretiofe,d'Amatide,di Gagate,d'Agata,& Diamante, porti al 
collo li coralli, in mano vna pianta> che habbia la cipolla bianca , detta 
Scilla,o vero Squilla,a piede vi fia vna Donnola, che tenga in bocca vn 
ramodiruta. Dcl'Amatidepietrafimiital'alume ScifiJlo,dice Ifidoro 
lib. 1 5. Gap. lo.ehcè buono,& refifte cótro ogni malia di maghi, del Ga 
gate dice Bartolomeo Anglico lib. j6. cap.4p.che vaie cótra le fàntafmc 
éc iontr^ T^Hrias Demonumvexadones: Ut n^ì lib.ia.cap. pr. dice che 

l'Aquila 



iStf 



ICONOLOGIA 



l'Aquila oltre la pietra Etite ) pone anco nel fuo nido l'Agata per c'o^ 
ftodirlo dal v^nenofo morfo deT;;rpenti. Ma io ho oppenione, che equi 
uochi, ponendo il nome d'Acathe in Juogo di Gagate, impercioche Ja 
pietra Etite Aquilina è anco da PJinio chiaiBara Gagate neldecimo Jib. 
cap.^ . Lapis <t^±tite qnem aliqui dixen Cjagat e w.'N òdi mtno V habbiamo pò 
fta,pcrchel'Achate,o Agatha,chedirvogliaroo,vale centra il veleno aa 
cor eira..& contra il morlodeJi icorpioni,come dice Plinio Jib.j 7. cap. 
decimo. Del diamante,iliudcttolfidorolib.i6.nel cap. oue tratta de'cri 
iìalli>dice, che Icaccia variepaure,&refiftea l'atti m^kàchc, Mctus-va- 
rios expellit,& maltficis artdus ohuiat. Del corallo Bartolomeo Anglica 
llb. 1o.cap.5_J dice Contra diaboHca,& varia monjira T<?/e?,yale contra va* 
rij & diabolici moftrijdeirherba Scilla Plinio Jib.20. cap. 9. Tythagorat 
Scillam in limine quoque ianux fufpcnfam malorum mcdicamentorum introitum 
fellcre tradityDictchc Pitagora riferifce, chela Scilla attaccata fopralc 
porte non lallaentiare alcuna malia. De la Donnola, che porta la ruta 
in bocca l'criuono tutti li naturali, cheleneprouedeperluadiffdacoiii 
,tro il balaiiico, &c. ogni velenofo ferpcnte- 

DIFESA GONTKA PERICOLI- 




DONNA 



DI CESARE RIPA. 



f// 



DONNA giouancjanuata, tenga con ia deflra ninno vna fpada ign« 
da,\ col braccio fini (Irò vna roteila in mezzo delia quale vi /ìa di- 
pìnto vn riccio rpinofo . Giouane fi dipinge per cilcic 'u\ gioucntù per la 
ifigore atta a difender/ì ad ogni incórro, l'armaturajC la Tpada^dimortrano 
jattioninon roiodifenfiue,njaanco d'offendere altrui bifognan«io. Gli 
fi da la roteila per fegno didifera,come narra Pieno ValerìanoJib.quaran 
tunefìmo , &c^ il riccio , gli Egiti; 1l> metteuono pergierogliiìco della_» 
difefaj&dimoftrauanoper elio vn'huomoche fiaiìcuro dall'infidi e, Ó^ 
pericoli , & da tutti j caiì di fortuna , imperòche q ueAo animale torto cht 
iènee l'odore delle lìcre che lo cercone, o il latrar de cani fi raccoglie tut- 
to m vn gruppo tondOj,e ritiratofi i\ mufo,& li piedi da la parte di dentro 
a guifa, clie fanno le tefludine , & tutta la fua fchiena a modo d'vna palk 
ridotta in vn globo ràtondo, & perfua difefa,& laiuezza hauendo drizza 
te le fpine delle quali egli è da ogni parte ripieno, £ fé ne /la iìcurg rea- 
dendoil formidabile a qualunque tosTcar lo volefsi • 

DIGESTIONE. 















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DONNA 



i«8 ICONOLOGIA 

DO N N A di robuila complcfsionc , tenga la mano dritta fopra vn6 
Struz2o,ria incoronata di pulcggio,6i porti ne la manp fìnillra vna 
pianta di Condrillo . Senza dubbio le coinplefsioni robufte fono più fa- 
cili a digcrirc,che le delicate, onde io Struzzo per lafua robuftezza, &(^ 
eJflidita digerifcc anco il ferro, il puleggio dice Santo Ilìdorocheda gli 
Indiani è più (limato del pepe , attefo che rifcalda, purga , & fa digerire. 
11 Condrillo è vna pianta che ha il furto minore d' vn piede > &C le foglie 
che paiono dentro rofigate intorno,& hi la radice iìmik a la faua) quella 
vale a la digcftione , fecondo riferifce Plinio, per autorità di Dfroteo 
Poeta nel lib. 2X. cap. zz. ouedice . Doritbtus Sthomaco,^ cma^imibus. 
y!tflffm,carminìhusjkts protmrHiauit . 

'Z DILIGENZA. 




DO N N A di viuace afpettOjtenga nella mano deOra vn ramo di Tht- 
mo , fopra ilquale voli ra'ape,.ne la maalìniilra tenga vn- tronco di 

Aman* 



. 



DI CESARE KI?A. 

Amandola vnito con vn di jMoro celio, alli piedi ft:a vn gallo che rufpij: 
La diligenza è detta fecondo alcuni, a Diligendo yz\\Q lignifica amarcy 
perche le cole , che amiamo ci fono dilette , che però poniamo ogni dili- 
genza in confcguirle > proportionaca etimologia , ma non germana, poi- 
che la diligenza è deriuaca da la voce Lego -yO vero Z)f/e^0,inquel [quìo 
che fignihca iccgliere. Marco Varrone nel quinto de la lingua latini_r 
e^b legendo tegiOii:^ dilige-ns-i & dele£ius y II medesimo afìerma Marco Tul- 
lio nei fecondo ^De natura Deorum ^ delegendo diligentes-,p^iLchch diligenti 
fcegliono pCi loro il meglio,sì che* la diligenza è rinduflrja5che poniamo 
in eleggere, efciegJiere quello checi èpm efpedientene le no/lreattioni,- 
la quale d.ligentc indultria leggci'ì apprelìo Stobeoche èpiù vtile che-i 
vn buono ingegno. Diltgens ind.',Jiria vtilior quarn honuìn ingcnnium . £ anco 
più commendabile , quello che n acquifta con indulìria , e diligenza , che 
per fortuna > 6^ a calo, fcnza Audio, induftria,&, diligenza >laquale va- 
le molto mogni cola, e nulla ci è che per lei non li confeguifca,attelb 
cheda lei loia tutte le altre virtù (ì con tengono j come nel fecondo de_j 
l'Oratore aiferifce Cicerone. Diligentia in omnibus rebus plurimum yalety 
b£c pracipuc colenda ejì nobis ; hacfsmper adhibenda, h£c nihil eJì,<juodnon afie- 
quatur : quiavnarirtute reUq;'.£ omnes virtutcs continentur .hz diligente in-' 
dartria,o vero finduilrioia diligenza, in eleggere, fciegliere,e capparc 
il migliore vien figurata da l'Ape che vola lòpra il Timo, ilqualec di 
due forte, fecondo fautoriti di Plinio, vno che nafce ne i colli bianco 
di radice legnolà, l'altro è poco più negretto di fior nero : Plutarco nel, 
trattato della tranquillità dell'animo rifcnfce che èherba Lvrufchifsima 
&aridii'sima,& nondimeno da quella prendono l'Api il mele, l'applica 
egli à gliiiuojiiinjgencrofi dicuoreched i rauuerfita necauano vti!e . 
Hsmiiics cordati y f.cut z^pibus melprebet thymHs,ace)rimay c^ arìdifìima ber* 
basita e rebus aduerfifìim's f£pe fiumero con:, enicns aliquidy ^ commodirm dccer- 
funt. Ma noi lapplichiamo a gl'huomini diligenti, che con diligenza, 
& induftria nei loro negouj traggono da cole aride, e diflic ulto le quello 
chec più vtiie, & meglio per loro, come l'ape induftriolà, &diligente, 
che dai Thimo brufco , & arido raccoglie dolce liquore : del Thimo a 
le Api grato, veggalì in più luoghi Plinio, e Theofraflo. La diligenza 
pigliai] anca per i'aiiid Ulta, 'S: folecitudinG) come da S.Tommaiòm i. 2.^ 
queilione 54.art.primo . Efl autem diligentia idem quod fgUcitudo-y ideo requi- 
ritur in omni yirtuteyficut ctiam folicitudo . Et perche alcuni per voler cC- 
fere diligenti, & Ìbleciti,fono troppo all!dui,& frcttololì vogliamo auucr 
tireche la diligenza iouerchia è vitiolà, perche a gli huominiènecef- 
fanoilripofo, & la refolutibne d'animo, laquale rinforzale forze, &ri- 
auoua la ftanca memoria. Ouidio nella quarta Epifiola. 

Haìc reparatviresyfejjaqj membra leuat 

<i^rcus , cp" arma tu t ibi funi imitaìida Diaria y 

Sinunquam cejjes tendere, niollis erit. 
Ilqual ripofo negli ftudij , mafsimamente è necellario , poiché k Piinca 

jT.cias* 



tfo ICONOLOGIA 

«ente nonpuò'difcernerc il meglio per eflere confura,c perturbata. 
Protogene pittore famofodi Rodijfe non fufle ftato tanto alilduo,& trop 
jjo diligente nello ftudio del dipingere , farebbe flato in ogni parte più 
eccellente, & vgualcad Apclle,ilqiialeriprendeua detto Protogene che 
non iapeua leuar la mano di tauola del dipingere , onde la troppa diligen- 
za è nociua,coine dice Plinio I1b.j5.cap. io. ragionando d'Apelle. 
Dixit enim omnia fibi cum ilio paria ejic > aut illi meliora , fed vno fé prd^fiarc^, 
^jnod manum ille de tabula ncfciret collere > memorabili proicepto ynecere fa:pe 
nimiam diligentiam . Et però non li deue eiferc frettololo nelli luoi negoti; 
& ftudij , ne fi deue niuno laflar tralportardal defiderio di vedere la fine 
della intentione Tua, ma deue eiìere conilderato, cauto, & foUecito m* 
iieme,sìche la diligenza deue eflere con maturità mifta,t-» porta tra la 
tardanza, & la preftezza,da le quali fi forma vna lodata, & matura dili- 
genza . Onde benifsimo dice Aulo Gelilo lib. i o. cap. 1 1 . ,Ad rem agen* 
4lamfimuladhibeaturyCjrindi:Jìrieceleritasy<&-diligentiatarditas . Quella sì 
fatta diligenza la figurò Augufto col granchio, & la farfalla , hauend^ 
fempre in bocca quel decto vulgato, Frjlim lente . Tito Vefpafiano la fi- 
gurò col del fino auuolto intorno a l'ancora, Paolo Terzo , con vn tardo 
camaleonte annell'o col veloce Delfino, il Gran Duca Cofimo con. vna 
Telludine , o Tartaruca che dir vogliam;), con vna vela lopra : & noi col 
tronco d'Amandola vnito con vno di Moro celfjrperche l'Amandolo è il 
primo a fiorire Plinio Floret prima omnium amigdala menfe lanuavio > Sì che 
cpiìifollecitodegliaItri,&coine fre toloih, & flolto manda fuorai fiori 
nell'inuernojonde torto pnuo ne rimane daii'afperitadeJ tempo, Oppe- 
rò bifognavmre la ibllecica diligenza conia tarcianza,delaqualen'è firn- 
bolo U Moro, perche più cardi degl'altri tìorifce,eper querto è riputato 
il Moro più fauio degl'altri arbori . Plinio Iib. 16. cap. 7.<^ . tj^torus noiufìi'^ 
me vrhanarum gcrminat , nec n^fi cxa&o /rigore, ab id diUa fapientijsima arbo' 
rum: Cofi iapientiirimo làra riputato colui che vnira la piefiezza con la 
tardanza tra le quali confilìe la diligenza. 11 gallo è animale follccito,& 
diligente, per le rtellò,in atcopoi di rufpare dimoerà l'attionede ladil.• 
llgenza,p^rchellGilio tanto rutpa per terra, fin che truouaqucl cheu 
defidera , 6c difcerne da gì uutili grani de la poluere gli vtili grani del 
lùocibo. Aufonio Poeta 'icriucndoaSimraacho lòprail ternano nume- 
ro, diffe come per prouerbio il Gallo d'Euchione, volendo fignitìcare 
yn'cfatta diligciiza, ilqual prouerbio leggefi ne gli Adagi; Cjalinaceunu 
Euchionis prouerbio dixit^qm folct omni.i ddigentijftme perquircre yft inuejligarep 
ne puluifculo qtiidem rcli^oydonec id inuenerityqmd exquifita curaconquifierat, 

D E L I T 1 O S O. 

VOLENDO dipingere vn'huomo delitiolb , Io raprcrentcrcmo, 
co ..enarra Pieno Valeriano nel lib. 56. porto con grandifsimacom- 
Diodit.i a lèdere, 5»r co'i cubito i\ appoggia ud'vn cufcino. Aduinantio 
diiie che era legno di voluttà, & di laiciuiùjhauere il culcino lòtto licu- 
b-cjdci a ui.invj,6^^ueltoèpreiQ da Ezechiele , che dilicguaiaa l\uqì\\ 

che 



DI CESARE RIPA. t^t 

gJic accf)ncieranno il guanciale forco il cubito della mano, intcndend» 
per quefto q uelli che slontanati da viia vini forLe2za,per le moiliuc dol- 
ranimo, & dei corpo bruitamente s'cfteminano . 

D E T R A T r I O N E . 

DONNA di bruttiflìmo afpetco , che ftia a federe, & che tcnghi la 
bocca aperca,in capo vn panno nero in modo tale,che gli cuopri,& 
faccia ombra a parte dei vifo, il veftimento farà rotto in più luoghi , & 
del coloi-e della ruggine tutto conteftodi lingua fimile a quelle del fer- 
pe , al collo terrà vna corda in cambio di collana , & per pendente vna 
ftrcgl la, eoa la delira mano tenghi vn coltello in atto di ferire ,& con-, 
lafìniftra vn topo, o forze che dir voghamo^ ma che ila grande ,&r 
▼ifìbilo. 

Brutta fi dipinge percioche non folo è brutto il pefllmo vitio della de- 
trattione perelfer egli fempre pronto a i danni,& alla rouina del profll- 
mo , ma molto più bruttiflìma cofa è di quelli i quali fi fanno famigliari, 
& porgono orecchie , & danno credenza aUiniqua,& peruerfa natura de 
i detrattori , i quali portano il dianolo nella lingua come dice S. Bernar» 
do ne' fua fermoni . Detra&or dubolum portar in lingua . 

Si rapprefenta che rtiaa federe percioche Totio è potentifsimacaufii 
della detrattione,& fi fuol dire, che chi ben fiede mal penfa , la bocca 
aperta, & le lingue limili a quelle del ferpe fopra il veftimentodimoftra- 
no la prontezza del mal dicente indir mal di ciafcuno, alludendo al 
detto del profeta,nel Salmo ijp. che dice ^cnerunt Imguam ftcut ferpentes 
Venenum afpidumfuh labpjs corum f Et S. Bernardo ne i fuoi Sermoni narra 
che la lingua del detrattore è vna vipera , che facilmente infetta con viL» 
iblfiato,&: vna lancia accutifsima che penetr con vn fol colpo. 
T^w quid non vipera eji lingua detra^ioris 
Feroci/sima ? piane nimirum > cjUi£ tam letbaliter 
Inficiai flatu vnOfUunquid non lancea 
£ lingua ijìj profezia acutifsimay quxtres 
'Penetrat i6ÌQ rno. 
Et a quello propofito benifsimo efplica'queilo concetto il Sig. GiiJikOil 
à ^o Saati con i feguenti Sonetti cofi dicendo. 
^^'\ ! 'BOCC^ crudely che mentre intenta [nodi 

^^, I Tua lingua a danni altrui , [cocchi jaettA 

■>"* I 2{/ petti de mortai ditofco infetta 

J"^ [ Chi mai fihiuar poteo lempie tue frodi » 

i^'\ Serpente rio^ che ftbillando rodi 

eli humani coY^trifauce can che* n* fretta 
Cittì I Latrando , ogn alma ^ ancor che al del eretta 

COI* ? ^J^ordi , efol di ferir ti pafci , e godi . 

iiDtt ì i^cn Mofiro là v'el T^/o il corfo ftende 

^' ■ 2\^ belua mai su monti afpri B^ei 

Teco di par à l'altrui m^rte intende i 



«pz ICONOLOGIA 

^nx} è d' duerno [ancor più cruda feiy 
Chegtempij fol j fola i frefenti offende » 
Tu i vicini 5 e lontani j e giujliy e rei. 
f F^Elsl^^y deh frena homai lingua feruerpt 
T uà imgna nel ferir cotanto audace 
Ch'ogn'vn che t'ode > e perfida, e mendace 
Tcjìima 5 e di mortai veleno afperja, 
^n7^ non t'arrefiar ; ma cruda verfa 
Il rio liqiwr t che prima te disface i 
Che n peixa del fallir tua propria pace 

{Folle) conturbi a danni tuoi conuerfa^ ' 

Cofi grauida ilfen l'immobil terra 
Di focofi vapor , da loro opprejfa 
Si fciiote y e pri?na à fé muou'afpra guerrdl 
Tal ne l'fgeo cruccio fa l'onda , efpcffa 
Qual'hor l'vfcita a' ventiEoldifferra 
(jli fcogli in affrontar y rompe fé ^effa . 
" W panno nero fopra il capo , che fa ombra a parte dclJa faccia, fignifica 
la proprietà del detrat.ore , che è dir male occultamente, & 'però beru 
dure S.Tommafo z.2.quef.7j.art.4.Altrononèladetrattioneche vnaoc 
eulta maledicenza contro la fama,& reputationc altrui, coin'anco l'effet- 
to di efla è d'offufcare", opprimere, & occultare Thonorate attionialtruij 
,o col dir male > o col tacere l'opere buone . Terentio nel Phormione At- 
to^^.Scena 4 rN^hil eli ^ntipho. 

QuimrÀe narrando pofìlt deprauari at 
Tv.id quod boni cjì cxcerpisy dicis qi-od malieSh 
II Teilimento rotto in pm luoghi, & del colore della ruggine ne di- 
moerà che la derrattione regna in huomini baffi, &: vili, traquali vi fo- 
no di quegli che il più delle uolte più tofto dalla gentilezza .òicorte/ìa, 
^1 qualcjic Signore,- che dalla buona fortuna, o altri mezzi virtuofi, 
afcendono a qualche grado, del che iniuperbjti, pernon degenerar pun- 
toda la loro mala ci^anza , &: federati coHumi fono fimili alla ruggine, 
laquale fi come ella rode)& confuma il ferro,o altri meìaJli.cofì la furfaa- 
tcfca natura di quefli taliconladetrattioneconfumano h buon a efli ca- 
tione, 6<: fama altrui . La collana di corda con il pendente della ftreglia 
che tiene al collopotiamo dire, che fi come gli antichi faccuonodiltin* 
tioneda perfona, apeiibna (come narra Plerio Valeriano lib. trcnti- 
ijuatrefimo, & quarantunciìmo) in portar collane d'oro, & d'argento, 
chi per pendente la bolla , & chi vn cuoi-e , vna per fogno di nobiiti > & 
l'altro per yn'h uomo vendico , e chenóTapeflemcntirCjO ingannare^maj 
<]U€lloche teneua nel cuore, quel medefimo haueffe nella lingua lonta' 
no daognifìnt]one,& d'ogni bugia: Cofi noi per lignificare quanto fie- 
no abbiette,^: vili le qualità del detrattore, lo raprclcntiarao con la cor 
dij^òi con ia ftrcgiia al collo,come dimoftratione diperfoAa baira,iafansc, 

male- ' 



I 



DT CESARE RIPA. zn 

Iflalcdica ,& vituperala . Tiene con la deftra mano il coltello in atto di 

i ferire, perciochc il detrattore è homicidiaIe>& per quanto s'afpcttaal- 

\ laperuerfità fua fpoglia l'anima di quella virtù della quale ella viue, ondo 

il Profeta nel Salmo 5 ó.fopra di ciò dice . Fìlijhominum dentes eorum arma^ 

\ ^fagittàij lingua eorum gladius acutus . 

Il Topo,o Sorze che dir vogliamo,chc tiene con Ja finiftra mano, PIau, 
tncap.Atto pr.Scena prima alTomiglia i detrattori a' detto animale, per- 
Cloche fi come egli cerca ferapre di rodere l'altrui cibo,& altre cofc , cofi 
il detrattore rode,diflrugge,&: confuma l'honorc > & quanto di buono,^ 
di bello nell'humano genere fé ri truoua. 

Qj^.aft mures femper edimtis alienum cihunu 
ybi res prolat^ Junt efuum ms homines cunt 
Simul prolata funt noftrii dentibus . 

DISPREZZO, ET DISTR VZ ZI ONE 

De i Tiaceri , & cattim affetti . 




?'i . fev<^^*?à^ I r'T >#■ Lu^ /^èj>^ 



••*«•■•■"* 



Q_ KVo.ViO 



r<>4 tCONOLOCIJ 

HV O M O armato , & coronato d Vna ghirlanda di lauro , che ftiai 
in atto di combattei e con vn rerpcntc>& acanto vi iìa vna Cico- 
gna) ai piedi deiJa quale TI fieno diLcrfcicrpc che rtijijo in atto di com- 
battere con detta Cicogna,machc ii vedadueiia reftinooflfefe comi bcc* 
co, Oc con Ji piedi. '^ > 

Sì dipinge annato,& con il ferpcnte, |-crcicche chi è difprezzatorc, & 
di^rurtOicdcipiace.i/S^cacnui anetti,conuicne ciie riad'annnofortc>& 
virtiiofo . Gli lì dipinge la Cicogna, con.c diccranjOj elkndo ch'ella^; 
continuamente fa guerra coni ierpiji quali animali fono talmente terre-* 
m jchefcmpre varno colco.pofcr re, ra>&lcnipi-efl6nno a quella con- 
giunti, o vero lìafcondono nelle più iVcreieipelorichedi quella ^ ondo 
peri imQiagine di quefìo vccti o chediuori i ierpi ,ri mcflra 1 animo il« 
^ualcdilprczza ledelicie dei mondo, 6: chedaferimuoue ,&a fat:oto« 
glie via idcfìdcnj sfrenati, 6(^ gli aCcui tcireni figni£catij:crlivccOi 
coli fé -pi. 

DI^TINTIONE DEL BENE, ET DEL MALE. 




DI CESJRE RITA. "i^r 

DONNA d età Tinlc , veftiu eoa habico gr^uc , con la de -Ira mano 
ceri4 vn criueiio, 6^ coii U iìmiUi vn raftrcila da villa » 
iii'apprclencad'ecà vinle,6£ veihtacon kabuo graue, perciochè detta 
età è più capace» eretta da ia ragione a distinguere il bene datiiialeiciie 
4a giouentà> oc, la veccinezz;i , per eifcrc neli'vna gli eccelsi de le fer- 
iicai:i coricupiicenze, & pàilìo«H,& iieli'akra le deliracionedcii'iniellcc- 
to. AcLO ftroaièdcoe iicrIiiel]o,perdiaio!lfufc Jadiihncionedei òeae, 
& dei laaie , à^i cjuale le ae ieruc per «.al liiubo-o Cuadio Parodino coii_« 
Trt iiiOtto ; Ecquis difctrritt vtrumq; ì Ciii è <jueli j Cile diftingue , diuid ', 
o relega i'vao,& l'altro ( Cioe iJ \:>^ì\q, d^l a^le ^ eonie il criucllo , cne di* 
uuicii buon gra.io dal catCiUcj logliOjeJai'valeucccia, il-heiìoiaiinola 
inique pcriòae, che ica^u udo/crvire ilcnuellodc la ragione ogni coi* 
infieaie radunano, jSc per .>?iei*io pre/e uCriuelJo perG.ert»giilico d-ij 
1 ùu JuiO di per.ec;a lap.eazu , perche va lloJto non è attoa lapcre difcer- 
iiwrcil beaedal aiule,ae iaiuueftigarelilecreìi della natura, cndc; era 
quello prouerjio appreilo Galeno Siulti aderibuat , Li rucerdoti £giti| 
perappienderc con Tagace coniettura il vaticmii , fqleuon.:» pigliare Viij 
cnuciloin maao^ iopra che vcggial] gli adagij in que- detto prdo da Gre* 
Ci xo(rx_fy<^<xy9t/* Cribra diutnare , li raftrelio che tiene da l'altra mano, 
hi la aijSC^.^^ proprietà , perche di tal firouicnto feruei] l'agricoltore 
p:r purgarci canapi da i'tierbe aociue,& radere via le felìuchejik ftoppic 
riaprati, imperciociieil raftjo, &raltrello hd^aK) a radeado^comed.GS 
Varrone iit). 4. Da LiiguaUtirtayeofeSiUcHs homo abraditi quo abrafu rajì sili 
dì^li' B^.Jiriffuibus dental-buspenitus eradmt terram , a quo & rutabridì&i, 
Ec nel p/.'ino iib.d-ere ratìiCÀyCÀp.^^, d.ce Ticu defnitlsjìify.larn rafidlì ent 
diyitquc Oddere fceti/h i-x cumttlì4m . Hora C\ coiac /agricoltore con il ra 'tel- 
ìo ièpara dai campo i'iierbuccie cuttiuc: , 5c raduwa con l'iiìeiib il fieno 
buoaouliaucciiiOj&aitre vtiii racc©itc,coiirhuoniodeuediilinguerq 
Cvolriilellode l\netiiettoilbeaedaiaiàie,6ccoa l'iueffo radunare a iL» 
il beac, altraaiCi"! te fc in ciò iara pigro , 6c incauto ic ne dolerà , però tea-* 
ghi a men:e il ricordo di V^irgiiio nei prirìio della Georgica. 

Qupi nip, )&> ciì'idms herbam infici ^ber^ ìasiris 

Etfonìcti trrvhts a-'ies : (y^ ncrls oppici , 

Falrf premes vnibras ; v-)::ui; roca.fcris imhyem : 

Beti m,.tgnt4m alte rius jr. jì ra [pcB^bis acz ruum , 

())iKHfJlicj-,f2nii.:m ra fyiuisjo:as>:r£ qi-.^riti. ■ 

Se di coaaaouo co Ji raitcìii no i.-)arb;rai,c icparerai l'herba cattiua dei 

e^uaco , fc non mettei-ai terr jre a gh'au^^^iJi , ie non lederai l'oaibra , 'i{^ 

xijapre^iier>.iDio perU pioggia, eoa tuo dolore, vcd/ai il mucchio de 

.oai raccolta di qaeii'altro,ch" è flaco diligente, &giL>d.tioio in ar- 



l 



il,, oc aiitii^hcnii la fjinecon le g:i;aadc: , ilciC woi pot eaioapphcar 
mo uhncntearhuoiTio^ii^Liaie i'euo 1 1 a 'i:he.\tda U ìc maic piante as 
c:^ajui;3ftct£:j, -S: dcdd^aj j& col r«Hreii>) de] f^iudit.o hom l- r' rad a';cr- 
^crei] ^Ciied,ìu*u.c>(Sc leiioniCaccieJ daiecoabrauatc g/vccell;^: ^ 

QL» de 



r>^ ICÓNOLOGI A 

de buffoni, pafafiltr, adulatori ,& altri cattiui huomini,&: <!onla falce 
de l'operationi non opprimerà l'ombra dei'otio,&fe non riccorerà a_» 
Dioconleorationi, con dolor fuo vedrà il buon profitto d'altri, 6r fi 
|)afccrà di ghiande cibo di porci , cioè reflcrà fozzo^ftomacheuokj ignc^ 
unte,vilc,6c ab̀tto,come vn porco. 

DISEGNO. 










VN Giouaned'afpettojiobilifsimOjVeftitodVnvago, 5: ricco drap- 
po , che con la dertra mano tenghi vn compaflb, 6,f con la lìniflra 
Yno fpecchio . 

Dilegnofìpuòdirc cheeflbfìavna notitia proportionalc di tutte ìu 
cofeviribili,& termmate in grandezza con la potenza di pori? invio. 
Si fàgiouaned'afpetto nobile > perche è ilneruo di tutte le cofe fattibili» 
& piaceuoli per via di bellezza ,percioche tutte lecrfe fatte dall'arte fi 
dicono più , & meno bei)e>recondochc hanno più, & menodifegno,^^, 
Ja bellezza della forma humana nella gioucntu fiorifcc principalmente' 

iii 



I 



BICESAKEKIVA. f^7 

Si può ancora fare d'età virile , come età perfetta , quanto al dircorfo^chc 
non precipita Je cofe,come lagiouentù,& non Jc tiene come la vecchiez* 
zainrcfolute . Potrebbe/i anco far vecchio , &canuto come padre della 
Pittura,Scoltura,& Architettura, com'anco perche non fi acquifla giam- 
mai il difegno perfettamente fino airvJtimo dell'età, & perche è l'hono- 
re di tutti gli artifici manuali , e i'honore alla uecchiezza più che all'al- 
tre età di ragione pare che conuenga: Si fa il difegno vefiito, perche po^ 
chi fono che lo vedano ignudo, cioè che fappiano intieramenLe le fue ra- 
gioni, fé non quanto liiifegna refpcricnza,laqualeè come vn drappo 
ventilato da i venti , perche fecondo diuerfe opcrationi , &. diucrfi coltu- 
j»i di tempi,e luochi H muoue . 11 compafib dimollra che il difegno con* 
lìfte nelle inifure,le quali fono affiora lodeuoli, quando fra loro fono prò 
porti onali fecondo le ragioni del doppio , metà , terzo , e quarto , che fo» 
no cómenfurabilid'v^nojdue, tre, -S: quattro,nel quale numero fi riftrin- 
gono tutte le proportioni,come fi dimoftra nell'Aritmetica, &nclla_* 
Mufica,& per con feguenza tutto il difegno, onde confifte necelfaria- 
mente indiuerfj linee didiuerfa grandezza , o lontananza . Lo fpecchio 
fignifica come il difegno appartiene a quell'organo in tenore dell'anima, 
quale fan cafia fi dice,quafiluocodeirimmagini,perciocheneirimmagina 
;tiuafi ferfaono tutte le forme delle cofc,& fecondo la fua apprenfionc li 
dicono belie,& non belle come hi dimofiratoil Sig.Fuluio Mariotelli 
in alcuni fuoi difcorfi , onde quello che vuole perfettamente poiCcderc 
il difegno,è neccflario ch'habbia Timmaginatiua perfetta, non maculata, 
non dipinta , non ofcurata , ma netta, chiara,& capace rettamente di tut- 
te kcofè fecondo la fua natura, onde perchcfignificahuomobene orga- 
nizzato in^juella parte, dalla quale pende ancora l'opera dell'intelletto, 
però ragioneuolmente a gii huomini che pofsiedonoii difegno fi fuol e 
dar molta lode, & riiklla lode conueneuolinence fi cerca per queila_* 
via, come ancora perche la natura ha poche coie perfette , pochi fo- 
no quelli che arriuano a toccarejil fcgnom quella ainplifsima profei^ 
fìone , che p^rò forfi nella noflra lingua vizn efprefià con quella vo- 
ce Difegno . Molte più cofe H porrebbono dire, ma per tenerla folita bre- 
uità queflo balli, & chi vorrà vederne più , potrà leggere il libro intito- 
lato l'Eilafi del Sig. Fuluio Mariotelli , che iàrà di giorno in giorno alle 
ftampe,opei'a veramente di grandilsima conlìderatione . 

DO M I N I O, 

HVOMO connobiJe,& riccovefiiniento,haL]erà cintoli capo da 
vn fcrpe,òc_ con lafiniflramano tenghi vno Scetro, in cima del 
quale vi fia vn'occhio, & U braccio, òT il duo indice della defira mano 
difiefo,come fogliono far<|uelli che hanno dominio, & comandano. 

Gli fi cinipe il capoaguiladi corona con il ferpe, percioche (conie nar- 

jra Pieno Valeruno nel lib. 15. Jèfegnojiotabjie di donumo, dicendo 

con vna (ìiniic dimoft^atione lu piedcctoi linpeno a ic^cro , ix coiiicaf- 

, ferma ^pariu^o^a cui eiJbndo cfe^ii ka va. aibe^-^o, clinic- ii capo vn icrpe, 

' 0^3 ^ 



irjt 



ICÒNÓ L GCIJ 



fic^ cflèndo fucgliati , & gridando tutti i fuoi fàmili3ri , & amici chcft» 
co erano, egli lenza hauergli fatta offefa alcuna lene partì .'anzi pihi 
che dormendo Maflìmino iJ giouane, ilqual fu dal padre dichiarato in- 
ikaic fceo Imperatore , va ferpc gli fi nuoJfe intorno al capo , dando k^ 




fino della Aia futura dignità . Laffcrcmo qui di riportare gl'altri aacicfit 
«flcmpij , che neli'iftelTo luogo Pierió racconta ,& in vece di quelli) ni 
produrremo vno di piùfrefca hiOoria efpofìo dal Petrarca nelcopcre, 
Jationedellib.4,trattatorf.de Portenti cap.i^.ouc narra choAzoncVi 
fconte giouane vittoriofo, per comaiidamento del padre pafsàiJCO'i ^'cf 
fercitol'Apennino, & hauendo ottenuta vna vittoria preflo .^topafcio 
con vguale ardire, &fortuna,fì riuoltò centra iCoIogne/ìn;In tal fpcdi 
tionc, cfleniJo fcefo da cauallò per ripofarfi , Icuatoft la cclara che vici» 
fcia pofe idi tcrrs; vi eauò vaa yipca fcoza che niuno k a'uccorgeni^l 

- quale 



DI CEfJRE RIP^. :f/> 

ìpìtle, mettendo^ Azonc di nuouo in tefta la celata, con hombilc, & fu- 
moia /Crepito fc ne caio giù per Jc guancic de l'intrepido , & valorofo» 
Capiiano,rcn2aa]cunafualefìone:ne voife però che fufl'e daniunofcr 
«Ulta: mainducendo ciò a buono augurio vsò per Aia imprcfa miliure 
la vipera: Augurio non tanto per Je due vittorie che ali'hor riportò,quan'. 
to per lo Dominio che dipoi ottenne dtì Ducato di Milano , 6^ tuttd 
ciò afferma il Petrarca d'hauere vdito dire in Bologna mentre viftauaa 

10 ftudio:quefto foggi ungo perche altri autori vanno con finte chime- 
re arrecando vana cagione, per iaqualei Vifconti portino per imprcfi-» 
la bilcia ; Che a niuno più creder fi deucche al Petrarca, che per rclatio- 
ne pochi anni dopo il calo feg uito nei'iftcuo luogo ouc icguì lo feppc, 
Qupdcum Bononùeadolefcens in fiudifs yerfarem audieham ^ dice il Petrarca^ 
oc più ìhniìOyHinc precipue y quod fpfe prò ftgM bellico vipera vtcretur* 

11 giouanetto polene elee di bocca del lerpc, non è altro che figura 
d^ì giouinctto Azonc , che fcumpò da la bocca de la Vipera , che non Jo 
morde i ma torniamo alia noAra tìgura» Lo Scetro con l'occhio in cima 
di eflb , che tiene con U Hnirtra , ST lì gcfto del braccio , & delira mano» 
e fcnz'altra dichiara tione legno di Dominio,come d vede per molli Aut- 
tori,&inparticulare Pitagora che lotto midiche figure raprefenta la-# 
fua fiiolbha , eiprcH'e Ofìri Rè, & Signore con vn'occhio,5: vno Scetro, 
chiamato da alcuni mo]t'occhio>come narra Plutarco de Ilide,& Oiiridc 
I{t^cm emm > c^ Dominum Ofirin oculo , &fc£ptro pi6iis exprtmunty ^ nomCfL» 
q.ùdciìuiatfirpretantur Muitioctdum ,ìà<:\udA figura noi potiamo applicare al 
Dominio , perche vn Signore per reggere bene io Sceiro del luo Dooù-^ 
iiio,deuc<licrì'4gilante,& aprire bene l'occhio. 

E C O /^^O M I ^. 

VN A matrona d*afpetto venerando , coronata d'oliuo > che tcnghi 
con la fifiiftra mano vn compafib, 6i con la deftra vna bacchetta, 6c 
à canto vi ila vn Liinonc . 

PerchealJa feiicita del coraunviucrc politico ii richiede IVaionc di 
molte famiglie^che lotto le medefimc leggi viuino,& per quelle fi gouef 
nino, & per mantenerli eia le una famiglia con ordine conuenìente, hi bi 
fogno di leggi particoian, & più riftrctte dcirvniuerfali, però queft(j 
^ruiatoorduie di goucrnarc iafamiglia fi dimandada* nofiri con paro- 
a vcnutada i Greci Economia, & haucndo ogni cafa, ò famiglia commu 
, fien.ccc in le ere nfpetri per efiere ella pertinéte alla "vita, come fuo mem^ 
bro,rii p.u1 icMic, 6i di lerui,di padre,& di f gliuoli,di maruo,& di mop-hc, 
pcrcrà qu'^i.l-a figura fi dipingerà con la bacchetriyche fignifica l'iinp?riQ 
; che Là li padrone fopra i iboi iei*ui, & li UKionc diinoilra la cura, & il reo- 
: gimenro, chedeiie tenere il padre dei figliuoli, perche nei niure d^ììtdl 

■ riCiegiDuenili c^i*.ij no^i torcano ilcorlo delie virtù , nelle quali fi dcuo 
' no aLeijare con ^^m vigilanza , e ftadio . 

■ L;ig^. iand^deii'oiiuo diiii.>/irà, che il buono Economo deuc ^ecef- 
("ariiiiiiCuvC iiitiuteiiCic lu pace .n caia iua , 



f. 



y<5» ICONOLOGIA 

II compafTo infegna quanto ciafcuno debba mifurarc le fue forzc,^ f^ 
tondo quelle gouernaré tanto nello Ipcndere 5 come nell'altir cofe,pcr 
.tnantenimcnto della fua famiglia , & perpetuità di quella, per mczodcl-» 




\ 



'■HUgj^W 



la mifurajchc perciò fi dipinge matrona , quafi che a quella età conuen-l i 

fa il gouerno della cala, per i'elferien2a,che ha delle cofe del mondo.' 

ciò ^ può ' edere nel fcgucte Epigramma fatto da vn bellifsimo ingegno» \ 

' JlU domusfdix ) ceri s quam frenai habenis 

. 'Prod:^a non aris mater > c^ ipfa vìgil 

Qi^c cai'cct nati fcopidis ne forte iuuentus 

t^lidat fa.i!Ìs , nec f/perctur aquis , 
Vtbene toncordes y lUi cti fua ÌKJ]'a capcffunt 

Fnaq; fit varia gente cca&a domus 
Si capi:t aucUas migrauit torpore vita , 
Sic fine matre proba t^uanta rniìia domus» 



\ri 



DI CESARE RITA. t&i 

ELEMOSINA. 

DONNA di bello alpetto, con habito lungo, & graue , con la fac- 
cia coperta d'vn velo, perche quello che fa e]emorina,deiie ve- 
der i chi la fa,e quello che la nceue non deue ipiar da chi vengalo doiuie, 

Habbia ambe le mani nalcoile lòtto alJe velie, porge» do cosi danari vi 
due fanciulli, che llianoafpcttando dalle bande, liaucra incapo vna^ 
lucerna accela circondata da vna ghirlanda di oliua, con le fue foglio , 
& flutti . 

Elcmofìna è opera caritstiua, con la quale l'huomo foccorreal pouero 
in alloggiarlo, cibarlo, veftirio, vifitarlo, redimerlo, & feppellirlo . 

Le mani fra i panni nafcofc lignificano quel che dice S. Alatteo eap. 6. 
'hlefciat finiflra tua ejràd pcìat dcxtcrayài quell'altro precetto, che dice t yt Ut 
Lle?nofina tua in ah' candito, qj;- pater tuus, qui yidet in abfcondite reddattibi . 

La lucerna accefadinioli l'acche come da' vn lume s'accede l'altro, izw- 
za diminutione di luce>cosi nell'efercitio dell'eleinofìna Iddio non paté, 
che alcuno rerti con le lue facoltà diminuite, anzi chegli promette , e do 
na realmente centuplicato guadagno . 

Oliuapercorona del capo, diinollraquella mifericordia, che ir.uoue 
l'huomo a farcJemofina , quando vede, che un pouero n'habbia hi fogno, 
però diffe Dauid nel Salmo 5 i . Oliua frugifera. eil in domo Uomini . Et ridi 
chio Gierofolimitanojinterprctandonel Leuitico ; Superfufum oleumy dice 
lignificare Elemofina_j . 

ELEMENTI. EVOCO. 

DONNA che con ambe le mani tenga vn bel vafo pieno di focc,da 
vna parte vi làrà vna falamandrain inezo d'vn fucco,e dall'altra vna 
fenice parimente in vna fiamma, fopra la quale fia vn nlpJendente Soie , 
©nero m cambio della fenice il pirale, che è animale con le penne,i 1 quale 
(come ferme Plinio,6: riferifceii Thomai nella fua idea del Giardino dei 
mondoalcap.5i.)viue tanto, quanto fia nei fuocoj&fpengendofi quello, 
vola poco lontano , & fubitofi muore . 

Della filamandra Plinio nel lib. io. cap. 67. dice, che èanimale fimilc 
analucertola,pieno di (ìtlÌQ, il quale non vien mai,fe non à tempo di Iub. 
ghe pioggie , & perfereno manca . 

Quelto animale è tanto freddo, che fpegne il fuoco tocco non altri- 
menti, che farebbe il ghiaccio, &dicefi anco, che quefi animale fia, & 
viuenelfueco, &più tofiol'efiinguc, che da quello riceua nocumento 
alcuno ,.come dicono Arifiotile, <& altri fcrittori dtìÌQ cofe naturali . 

ARIA. 

DO N N A con i capelli folleuati,& fparfì al vento , che fedendo fo' 
pra le nuuole, tenga in mano vn bclpauone, come[an male confe- 
crato a Giunone Dea deli rtria,& fi vedranno volare per l'aria vani vccel- 
li,& a ipiedi di detta figura vi farà vn camaleonte, come animale, che 
non mangia cofa alcuna, ne beue : ma Ibio d'aria fi pafc e, & viue. Oò 
riferice Plinio nei lib. g. cap. ?_?. 

ACQVA 



Z02 ICONOLOGIA 

A C CLV A. 

DONNA nuda, ma che ]e para vergognofc fieno coperte con belle 
gracia da vn panno ceruleo, 6i che ledendo a pie di vno fcogh» cir* 
cjoiidaco dai mare, la mezo del quale lìano vno,ò due moftri marini , tea 
j^hi con la delira mano vno icetcro ,& appoggiandofi con il gomito (ini- 
ilroroprjd'vn'vrna,(S:che da detta vrna elea copia d acqua, & vari/ pe- 
lei, in eapo hauera vna gh Irlanda di canne paiultre , ma meglio (ara , che 
porti vna bella corona d oro . 

A quell'elemento dell'acqua Ci da lo fcettro,& la corona, perche non fi 
troua demento alla vita huniana,eal compimento del mondo piò ncccl]^ 
Uno dciracqua,della quale IcrmendoHeiiodo Poeta, &Talete Milefio, 
diilerojche ella non folamentc era principio di tutte le cole , ma Signor* 
di tutti gli Elementi, percioche quella conluma la terra, Ipcgne il ruoco, 
jàgl iclopra l'aria, & cadendo dal Cielo quigiùè cagione,clietiittcic-^ 
cofe neccliàrieairhuomonafcano m terra. Oude fu anticamente appref- 
jo i Gentili in tanta ftima,& vcncratione,che t-^meuano giurare per quel* 
Ja, & quandogiurauano, era fegno( come dice Virgilio nel ó.lib.dcii'E- 
ncidej d'infallibile giuramento» come anco nierirce,& approua Tomma* 
lo lo^iai nell'idea dei Giardino dei mondo, al cap 44. 

TERRA. 
"^ TN A Matrona a federe , veflita d liabito pieno di varie herbe , e fio- 
V II > con la deftra mano tcnghi vn globo , in capo vna ghirlanda di 
f ondejliori, e frutti , &de 1 medeiimi ne lara pieno vn corno di douitia, 
il-] uaie tiene con la dcitra mano , & a canto vi l'ara vn Leone , & altri ani* 
liiuii tcrreiiri . 

Si fa matrona > per clTerc ella da i Poeti chiamata gran Madre di tutti 
granimali ,come bene tra gl'altri dnkOuidionei i. della Mctauiorfoii 
crii . Oficiq; poji terghm mugn^ kéfata^areritis . Et in altro luogo dd mo^ 
tìefimoi .hb.difleanco. 

<J^Cug)ia piirctjs terra rjl , lapidei^; in corpore Terra > 
OjJ'.z reor dicijiaierc hos pajì tcr^A iubemur^ , 
Et riftelìo anco replicò nel 2. iib. de f adi ,come anco meglio Io dice 
Lucretioìib.2. denatura rerum. 

Si dipinge con il globo,&:chcfliaa fcf!ere,percfi*erla terra sferica, & 
immobile,comedimoftra Manilio nel i.iib.Allronom. doue dice. 

Vltima fubfedit glomerato pondcre tclius . Et poco dipoi, ffi igitur tellus 
lìtediam fonila cauerrumaeris. Et conquclloche legue apprellb. 

Si ucftc con habito pieno di vani fiori, 6: herbe, éi con il cornucopia 
pieno di più forte di frutti, & con la ghirlanda fopradettam capo, per-- 
eioche la terra rende ogni lòrtedi frutti , come bea dimodra Ouidio nel 
Jib. I . de arte amandi oue dice. 

Uoìc tellus eadé pam omnia ritibus ilta Conuenityhac alcisyhic hcnefarrx virenti 
EtStationciiuI'liebaide, conic riferilcc il iJoccJCCionelJib. i.deila^ 
j^cntoJogia dc^h jJei, con dicc daU »crù. 

eterna. 



D I CE SA RE RIP J. zo 3 



0itef7f4 madre d'htiornhii , e di *Dei 
€èìe ^Htri le frlue^i fiumi, e tutti , 
*Pel mondo ifemi -^gl'itnim'^li^e fiere 
t>i 'Prometeo le maniy < infìcrne ifajjì 
t>i tH^MieiftielU fofìi , liqi^d diede 
^rimd d'ogn' altra gì' elementi f rimi, 
£ gthuomini cangi^ifliy & che camini 
^l nureguidiyonde a te intorno fìide 
L* eiuitta gente de gl'.innentiy e l'ira 



Stahdeye fcrma-ye del CieirOccìdt'jfVy 
La macchina yeloce,e l'vno, e l altro 
Carro circonda te, che in aerev6to 
Tendente fiat . Ode le co fé mer^B 
t.t inditfifa a i grandi tuoi fratelli j 
^dunqne infiemefola a tante genti > 
Et vna balli a tante alte Cittàdiy 
F.t popoli di fopra , anco difetto , 
Che fen-^a fopportar fatica alcuna 



Pelle fere^ c'I ripofo de gi'vccelli , | ^ithmte guidi , ila ualpu r affatica 

Mt afprcffQ del mondo, \a fortei;^. \ Il CieUfofiener k ìlelUy e i Dei. 

E L E M E N T L 

I Quattro Elementi,pcr compofitione dei quali fi fanno legéneiationi 
naturali,participano in fomnio grado delie quattro prime qualità , & 
«on tal rifpetto il trouano ncli'huomo quattro complcfsioni, quattro vir 
tùjquatcrolcicnze pnncipali^quattroani le più nobili nel mondo, quat» 
tro tempi dell'anno, quattro fui, quattro venti, quattro differenze locali, 
(k quattro caufco cagioni delle humane icicnzc. Et verranno qucfìi 
quattro Elementi bene, & piaceuolmcntc rapprcfentati co i loro vifibili 
effetti, fcnza hieroglifico metaforico , hauendo fatto coli per rappfcfen» 
tare alla viftariftefrecofevilìbiii, molte volte ancora gli antichi, & perù 
conl'aiutofolo della definitione materiale fi farà prima la terra. 

T E 11 Pv A . 

DONNA vecchia > vcHita di manto lungo, & folcO) fi foftcnti i/L» 
aria fopra vn baftoncjilquale pendendo egualmente alia figm^ 
dallVna , & dall'altra parte , habbia ncirvna,&?^ nei l'altra fommiti vna^ 
ftclla, attrauer/ì detto bafione la figura fin doue pollano a rriuar le brac- 
cia ftefeall'ingiù,fiando lafigufadricta,e poiandofi con le mani in det- 
to bafione, la tefta alzata in alto, & a foggia di treccie, hawerà vna fclua 
d'arbori, & nelle fpàlJe fi vedranno come monili ducpiramidi, che rar- 
prefentmo Citta,& tenendo le mammelle fuori del petto , getti fuoni ac- 
qua) che Ci raccogJia fopra il lembo della vefic,&: fopra al detto bafloiiC 
fi vedano pendere grappi d'vue , & fpighedi grano, & tenga detta figura 
ài collo vn monile di fogiie d'oliue . 

Cofi fi rapprefentano 1 tre frutti pnncipali della terra , il derivar che 
ia il mare da i fonti , la fiahilità della terra librata dal picprio pefo , & lò- 
ftenuta , pcc dircofi, dalle lationi celefii, mofirate nelle due fielle 3 cho 
fignificano anco i due Poh , il baflone mortra Tafiedel Cielo, i luoghi 
ijabitati,6i fiiuefiri fono cfprefiì nella fclua , &^ nelle pii-amidi. 

Jlcolordella vefieècoior delia terra, 6c la fàccia di vecchia è, p€rcho 
di lei fi dice a gl'h uomini tu tti:Tornate alla gran madre aRtica. 

Rhca, o vero Cibale ancora era già rapprefentata per la terra j come fi 
vede appreso gli fcrittori àQÌl^ Deio . 

ACCULA 



%o4 ICONOLOGIA 

A C CLV A. 

DONNA giouancyeftitadi ue(lefottili,&cclico^o^cc'*"'c<^>^" ^^ 
do che ne crafpanlcano Je carne ignude, con Jc pieghe, Ja vede per 
tutto imiti Tonda dei mare > moflri detta tìgura di iMener con fatica vnJi 
jiaue ibpra la tefta,ftia con i piedi ibpra vn'ancora in forma di camminare 
.-iiringiù, habbia pendente di coralh,&r d'altre cofe manne , al petto fi 
Ledano due conchiglie grandi, che raflembrino la forma delle mammel- 
le , s'appoggi ad vna canna , o remo , o fcoglio con diuerfe forte di pcfci 
d'intorno, difpoftì ai giuditio dzì difcreto pittore. 

Gli antichi per l'acqua faceuano Nettuno vecchio, tirato per l'onde 
d;i due cauaili,con tridente in mano, di che fono icritte l'interpretauoni 
dagl'altri. 

Per liftcfro pigliauano ancora Dori,Galatea,Naiadi,&^ altri nomi, fe- 
condo che voleuano fignificare , o fiume , o mare , &r" quefto , o c'hauelìe 
caIina,o fortuna . 

ARIA. 
"■^ O N N A giouanctta , & d i vago afpetto, fia ueftita di color bianco, 
JLJ^ e trafparentc più dell'altro dell'acqua, con ambe le mani moftri di 
fomentare vn cerchio di nuuole, che la circondi d'intorno alla veft e, 6(^ 
fopra dette nuuole fi ueda la forma dell'arco celelk . 

Tenga fopra la tefta il Sole , quale Ci moli ri , che fi ferua per raggi fuoi 
delle chiome di lei,tenga l'ali alle fpalle, e fotto a i piedi ignudx vna uela, 
fi potrà dipingere ancorali Camaleonte animale, che H nudnfce d'aria, 
fecondo fi fcriue,e C\ credei . 

E di facile diehiaratione, il Sole mofira quell'elemento efierdiafanedi* 
fua natura,e fentir piìi de gl'altri, e commnnicare aaco i benefitij del Sole. 
La vela dimofira il naturai /ito lUo eflere Ibpra l'acque . 
Fi nicro gl'antichi per aria Giouc, oc Giunone ,Gioue per la parte più 
puiMiGiunone perla parte più mifia,econ tutte le fauolea loro fpettanti, 
. ciiclbnoqualì iahnice,n iiiiiboleggia fopra la natura dcUaria, 6^ delie ua- 
rie traimutationi permczofuo. 

F V O C O. 

C"^ lOVA NETTO nudo di color uiuace; con un uelo rofib a tra- 
J Lcrfo, li qi;al uelo lì piCf;,hi diuerl^.mcntc in forma di fiamma. Pór- 
tri.itertacalua,^con un Ibi fiocco di cape iii ailinsu , (i uedalbpra la te- 
fhi un cerchio co l'immagine della Luna^pcr moilrare che quello frd.g\i 
ciemcnti ha luogo lupen!)re , tenga un piede iof|:elb m aria, per mo- 
tiiarcla fuaicggierezza, & Ibttoalle piante dei piedi fi mofirino i utn- 
ti , che foftiano ; lotto alla regione del fuoco . 

Vulcano,&la Dea Verta furono da gli antichi creduti Dei dei fuoco, 
&: da 1 lapienti conolciuti , che l'uno ci fignificafie i carboni , e laltra lti> 
fiamme; ma in quello io noaiiufiendo, per eiferui-aim, che ne parlano 
luiìgamenìc . 

E LE- 



DI CESARE RIFA. ^o^ 

E L E M E N T I F V^ O e O. 

DONNA con Ja Fenice incapo, che s'abbruci, <Si nella man delra 
tenga li fuiiiane di Gioue, eoa le icintille tutte sfauillaiui, & iìa^ 
ueftita di rollo, 

AERE. 

DONNA che con ambe le mani tenga l'iridc^ouero arco cdtfit , & 
habbia incapo una calandra con l'ali dirtefe,(& col becco aperto^t 
{là ueftita detta tìgura di turchino aliai illuminato . 

A C C^V A. 

DO N N A che habbia un pelce in capo affai grande, nelle mani ten- 
ga una naue lenza uela : ma con l'albero, antenna> e larte,e liano nel 
ueftimento fcolpite l'onde dei mare • 

TERRA. 

DONNA con un Cafteilo in capo, & con una torrc,ncIle mani tea 
ga diuerfe piante , il uelhmento iara di tanè , con una loprauedo 
di color uerdo. 

T E R R A. ^ 

LA Tcrraèun'elementoilpiùinitmo, il più graue,& minimodi tut 
ti,fìtuatoinme2odelmondotrai'uno,e l'altro Polo, per natura.^ 
graue. & immobile foftenuta della propria grauezza. reftringendod uei*- 
lo il centrojil quale Ha m mezo d'ella, perche tutte le cofe graui uanno al 
centro,&: pereiò elFendo graue, hauendo il centro in fé, fta per fé ftelfa in 
torno al fuo centro. 

Hauendoil a far figuta,che ne rapprefenti la terra, farà imponìbile dal*- 
li tutte le fue qualità, perche fono infinite: fé ne piglicrà dunque dells^ 
più proprie, &: più a ptopofito noflro con farla . 

Doma d'età matura , non molto grande , con vna velie berrettina del 
color della terra, nellaquale vi faranno alcuni rofpi,&fopra la detta v?- 
, fte hauera vn manto verde con diuerfe herbette,fiori, & fpighc di grano. 
& vue bianche,e negre,con vna mano terra vn fanciullo che poppa,e eoa 
l'altra abbracciato vn'huomo morto,d ai l'altra poppa ne fcaturiri vn Ibn- 
te,qualeanderà fottoli piedi, nelquale vi faranno diuerfi fcrpcnti , foprft 
la teda terra vna città^ hauerà al collo dell'oro , Òi delle gioie,allc mam^ 
& alli piedi ancora. 

Si farà donna attempata, per elfer come madre di tutta la gcneratione, 
d'età matura,per elfer creata dal principiodcl mondo,e da durare fi ii'al H 
ne,nò molto grande,per elleril minimotra gl'altri elementi, la veOc ber- 
rettina lignifica l'illelfa terrajcó i rofpi fopra,perchc il rofpo viuc di tcrra^ 

li manto ucrde con herbe,fìori, fpighe di grano, & vue bianche, e ne^ 
gre,èil proprio ucllimento della terra, percioche, fecondo le flagiomcll* 
fi uefte , eoa dare abbondantemente tutti quei beni, che fono nccellarij a 
tyttili uiuenti. 

11 fanci uilo che tiene nella delira poppando, ci moflra 9 cerne lei è no» 
ftra nutricc,lbmiiiia:fliandoci il uitto. 

iL'huo-- 



zoS ICONOLOGIA 

L'auomo morto,chc tiene abbracciato dall'altro l*to , n<! fignifiea, e* 
me I liiui ioikiiU , 6C i liioru abbraccia , tenendoci in dc^ofuo lina aLH 
lldurfccQone. 

Li poppa che fcaturifccacgua, nerapprefentai fonti, &c^i fiumi, chi 
c^'lalcaturifcc'. 

L'acqua che ella tiene fotto i piedi e on i ferpcnti , fono l'acque fotter* 
ranee nclli meati della terra conilcrpenti^cheiinncniudono nelle ca^ 
ucrne d'efla. 

La citta che tiene in tc(ìa,ne dinota come la terra è foftentanient^ no 
ù.iOy^ di tutte le noftrc habitacioni. 

Le gioie , che ftanno al colio , a le mani , & a i piedi > fono la varietà da 
l'orojargcnto, & altri metalli , & delie gioie , che ftanno dcn tro ie v lice- 
re della terra,apportaadolea noi, per noUro vaie, (SìT" diletta aoiu^òc co- 
me racconta Plinio nel primo libro e benigna madre j & Ibiupre giO'aa,ic 
mai nuoce . 

Terra^ come dipinta nella medaglia di Commodo . 

DOnnaa giacere in cerra,mc^a nudd, come colà llabiie, con vnbrac* 
ciò appoggiato lopra d'vn vaiò,dal quale ei.,e vna vice , &coa /al- 
tra ri pò la Ibpra vn globo, incorno alquaie fono quattro picciole hgurc> 
che le prefciitano vnadeii'vuCi'altra de.iei'pigiie di gran :);coii vaa coi*o 
Badihorijia terza vn vafo pieno di liquore, e la quarta è la Vi toru con^ 
vn ramo di paiina con lettere. 1 liLLV'S SlAiilLI^. 

ELEVI ENTI SECONDO tìi\lP£ DOC LE. 

1;^ Mpedocle Filolòfo dilfc eiTcrei principi; i quattro Hieùienti,cioèìl 
^ Fuoco, l'Aere, l'Acqua ,& la lerra,.ma con due pnncipa'i p^/tcnze, 
ainicuia,& diicordia, l'vna delie quali vnircc,l*akraiepara,daaiLri dette 
coùibL-iacioni po'ribili,& iinpo Jìb.ii , ie lue parole grecije tradotte poi ii| 
jacino ibn quelle in Oiocretie Laertio. 

Zsuc à^yptif !!}:irs qe^^'r.fi'oi^^ tiì cu Ìm&i'P 

Jfippiter aibas, o" ('Imajoror i..uù) ^i.i:qi.:e potens Dii, 
1 1 l>{e}t\% , i.icrl.rÀs ho'/nimt n <[ua lutnirui compiei . 
r!he fjr )no voigan.-^ati da Sehiag.^iD , Accade. uico Occulto in c^tal 
Euiia,iC jc.ic nel icco.ido,»^-^ vÌLuno ve;i ) cu'quuiiio lontano dai tcllo 
Greco Sd Latino. Odi jaittrc yad:ci dj.le cole. 

Cji^.'.e i-toyilfn : Gi/fionCye Vinto ricco , E \ift:yhe di pianto n'empie if.umi, 

O.id'egli Gì 'UC par.iiieiicc iiuende per lo fuO'-o,chcè lop;a l'acro» 
&:^ chiaiiialo ri/icam nte Gioi.e » pcrcioche niuno mar:giore g'oua- 
niento alt \m'h à rice .e, che dal fuoco. Luigia ( Giunone intcìKk pi;r lo 
sere, X^mqueflo .aoicacvìncfi-) lui il concoidi. io i Paeti,! quali ha - - 
xjo' Giunone aioghe, X^ jbrcl ludi cfibOiouej a.. celo quai l'iitellaqu-Ui- 
t- opaciiisima dirtizczn. .a deirvno,& dell'ai. ra , onde Hoiiicro nei fuo 
>j{iU.:ggioduìe. 

lunG-^Liti ca?iQ a^. Ithronam} q^utriifeperlt Fjjen, ■ 



DI CESARE RIPA. xog 

Immonalem regmamycxcclfamformamhahaittt»* 
Jouis valdifom fororem j vxoremque > 
Inclytanttqiiamomnes beati ^er longum Olympum 
JUii honorant fimulcum lou€ olle 5i unte fulminibus . 
Pigliafipoiil padre Dkc per la terra, & è chiamato Plutone, cioè Rc> 
& Signore ricco cfeiia tcrra,perciochein€flarono ripoiliipmpretiofi te- 
fori,& da lei fi caiia on>,argento, & ogn'aitro metallo . 

iNclli vltiinanientc fi luecte per li fiumi , cioè per lo generare dcll'ac^ 
que. Ne voglio ni qbcfto luogo iralalcure vii'cpigrammadi Gio. Zar^> 
tliioCufteliiiibalcra volta iiominato,nelqu3le con lenii mulic ,di Eu;pe- 
docJe^in for.na d. cnigaiuelpone,cOine alia morte d'vn rofignuolo inccr- 
U:nriCr() tL,£agrejeii.cnti, liientreegh fìaua cantando in Cima4' va '-lUft- 
ro,apièdci qua^e Iconeua va riuo d'acqua. 

Dhtn frifcum tenera:, Thilomela in vertice Daphnes . 

Thraret qup-ulo gutture mxjìa dolum . 
Ttrciditimaitum crudeli vulnereTluto^ 
Quaìn luno band potuit fi-JìinmJJe din . 
In lue nmas 3(j // is cecidit m » yibu nda p ropinqui j 

''JSliJìis , vjr in Ucrìmis funditus interijt , 
Extin^ im lento rombufìit luppiter ajìi4. 
In vino tumulo fic tumulata juit . 

E L O Q_V ENZA. 

GIOVANE bella,col petto armato, & con le braccia ignude,in ca- 
po hauerà vn'Elmo circondato di corona d'oro , al fianco hauei à lo 
flocco,nella raanodeflra una uerga, nella finiftra un. fulmine, & Tara uc* 
ftita di porpora. 

Giouaiie,bella, &: armata fi dipinge , percioche l'eloquenza non ha al- 
tro iìiicnc altro intento, che pcrfuadere, & non polendo far ciò fenz'al- 
let are,& muouere,peròfidecrapprefentare uaghifbimad'afp tto, e/Ten» 
do l'ornamento, & la uaghezza delle parole , dellequali dcue clìcr fecon- 
do cài vuole periuadere altrui , però ancora gl'antichi dipjnfero Mercu- 
rio giouane, piaceuole , & fenza barba , i coftumi della quale età fono an- 
cora conformi allo fiile deli'eloqncnza, che è piaceuole , audace, akeia^ 
larciua,& confidente. 

La delicatura delle parole s'infcgna ancora nelle braccia ignudc, It^ 
«juali efeono fuora dal buffo armato, perche fenza i fondamenti di ù\d^ 
d. ttrina, & di ragione eflicace,i'eloquenza farebbe incrme,& impotente 
aconfeguireilfuo fine. Però C\ dice,che ladottrinacmadrcdell'eloqucn- 
23,^ delhi perfuafione ; ma perche le ragioni della dottrina fono per Ja^ 
diffìcuìtà mal uolentieri udite,& poco intefe, però adornandoficonpa*- 
roIe,fi laiciano intendere, & partonfcano fpelfe uolte eSetti di perruafia- 
ni , & cofi li iòuuiene alla capaciti, & a gl'effetti dell'animo mal compo^- 
fto,però Ci uedc,che,o per dichiarare le ragioni diiilciii, &f dubbic,o per 
ipronar i'aniiiio al moto delle pafliani,o per r;iiii^n:irlo, lononeceiiari) i 

yaxKJ 



ìoS ICONOLOGIA 

vj.-i; ,& artifitiofi gin di parole dell'oratore, fra' quali cglifappia cclafò 
li luo artifìtio,& coli potrà muouere,& incitare raltieroio uero fucglian- 
do l'animo addormentato dell'huomo baflò , &c_ pigro» con la uerga del- 
j'apiìibaflaj &ccmmune tramerà di parlare, o con la Ijpada della mezza* 
uà, &: più capace d'ornamenti, o finalmente col folgore della fublimo^ 
che ha forza d'atterrire, & di fpauentare ciafeuno . 

La ucfte di porpora con la corona d'oro in capo,da chiaro fegno , come 

ella rifplende nelle menti di chi l'afcolta , & tiene il dominio de gl'animi 

bumani,efrendo che,come dice Plat. in Poi. Oratoria dignitas cum regia di^ 

gnitate coniun6la efiydu quod iufium ejlypcrfuadet^et cu ilU B^fmhlicas gubernat, 

£ L O Q_V ENZA. 

DOnna veftita di uarij colon, con ghirlanda in capo d'herba chiama- 
ta Il i-k> nella manodeftra uenevn folgore, &f nella finiftra urL. 
libro aperto, il uellimento fopradettodimoltra che iì come Ibnouani i 
eolon , cofl l'Oratione deue eflere ueftita , & di più concetti ornata. 

La ghirlanda della Ibpradet ta herba lignifica ( come narra Pierio Vale- 
fianonel lib.6o.)eirere rimbolodellaeloquenza,percioche narra Home* 
ro che gì Oraton de Troiani,come quelli ch« erano eloquentifìimi , ha- i 
uciìero mangiato l'Inde fiorita, & quello vuol darci ad'in tendere il poet- ' 
ainquefto iuo modo di dire, cioè che eglino haueuano con ogni diligen • 
k\\ , & Audio imparato i precetti dell'oriiato parlaic , 6i di ciò quefta e la j 
cagione che il fiore di quefta herba per la fua uanetà,& ornamento de co ; 
Jori , habbia con l'Inde celefle fimilitudine grandilfima, che pure era an-* 
cor lei tenuta per Dea dell'eloquenza , 

Perlolibrofimoftra,che cola fia eloquenza, che è l'effetto di moltc^ 
paiole acconcie infieme con artc,&: è in gran parte Icruta, perche fi con* 
lCi"ui a' poderi , ój per lo fulmine fi moftia,come narra Pieno Valer, nel f 
lib. 4^, chenoncon minore forza l'eloquenza d'vn h uomo facondo, 6c | 
tapientc, batte a terra la pertinacia fabbricata, &: fondata dall'ignoranza I 
nelle menti de gli fiolidi profuntuofi,che il fulmine percuote , & abbatta j 
le torri , che s'inalzano fopra gl'alti edifitij . • 

E L 6 Q^V ENZA. ; 

DOnnavcftitadirofTojnellamandefiraticn vnlibro, conia Cnìftfa ' 
mano alzata >& con l'indie e, e he è il fecondo dito dell'iAeffamano 
Cero,& preflb à (noi piedi vi ùvi vn hbro,& fopra efib vi/orologio da poi I 
uere, vi farà ancora vnagnbbia.^pvrca con vn pappagallo fopra. \ 

11 libro,& l'oroIogJOjCcme fi èdctfo è ;nd!cio,che le parole fonorirtru i 
amento dell'eloquente: le c]uah però dcuonoeikrcadopratc in ordine, & ; 
mifura del tempo, efi"cndo dai ten pò ib!oiiiifur.itai'orationej &da elio i 
riceucndoinumeri,lo (lik','a^^ratia,&p.:rt.'deìi'attitudinca pcrfuadere. ; 
il pappagallo, e firaboJodcl/cioqucnte, perche fi rei.dc marauighofo ; 
con la lingua, 6: con ic parole, iiiiitaruio riiuomOjntf'a cui lingua fola- ! 
piente confi fte i'cliercitiQdci/JvJ^u.-f-.^'a . | 

■kt u d pirite li pippagailo fucia dvl;^ ^cbbia.ycrche i'c.'oquer za F.cn è ; 

i-iilivua j. 



DI CESARE RIPA iQf 

Jlftrcttt à termine alcuno , cirendii i'ofiizio Tu > di ùp^r dire probabile 
mente di qnallìuoglu maceria propoihjco.n^ dice Cicerone nella Recto* 
fica, e gl'aitn, che hanno icruto prima, 6i dipoi . 

li ve/timenco roilbdiaioflra, ctie i'orazioiud.'ue crTere concitata, & 
afiettuofain modo , ciie ne rifu Iti rolf^re ael vir:> , acciochc iia eiu^uea* 
tKi, (Scatta alla pcrluafionc, conforme ai d»tto d'/lo: kio . 
Si vis me Fiere, dokndum ehprimhm ip/i tibi. 

Etqueftaaflertione concitata (1 diaioOra ancoutlia aiano, & nel d'iti 
alto:pcrche vna buona parte deìiM jquèza cóiìfte nel gefto dcli'orutioac. 
E L O CXy E N ZA. 

MAtronaveftitad'.ubicohonc(h> ,mc4p)hiu:ra vn pjpnigillo, & 
la mar.odcftra aperta in luoraj & i'aara li:rraia aioftri ci 'Ailuuder- 
laibttole vefti- 

Que/ìa figura è conferme ail*opir.io :e di Zenone Stoico,iI qualcdice» 
uà, che la Uiaktica era foaiigiiaare a v;ia Cìxwx'J chiuia, pei'cfie procedi 
aftutatnentc,&l\:loqaer.23. li migliantca vna mano aperta ,chc £ allar- 
ga , & ditionde alfa: più - Perdichiaratioue del Pappagallo feruira quaa» 
to à € detto di lopra . 

Eloquenza n'Ha Medaglia di Marc 'Antonio, 

ERa da gli antichi Orf^orappreientnco per l'eloquenza, & lo dipinfe» 
IO in habito fiioforico, omato dilla tiara Per/ìana, fonando ialira^ 
&auan:i d'elfo vi ei-aijoLupi5Lconi,Oriì,Serpcnti,& diuerlì altri anima- 
Ji,chcgli kccauaao i piedi, ':k non f»lo v'erano anco diuerfi vccelli,clj« 
Tolauan»,ma incora moati,& alberi, chefegliiaehinauano, &parimca 
tei^ilsi dalla mugica coaHnoisi,& tirati. 

Per dichiarationedique*ta bellaiigura ci feruiremodi quello, che ht 
interpretato l'Anguillaia a queiì:o,propofito nelle iMetamorfofid'Ouidio 
al lib. IO. dicendo , che Orfeo ci moftra quanta for2a , 6l vigore habbia 
i'doquenza , come quella, che e figliuola d'Apollo , che non é altro , che 
hiapicnza. 

La lira e l'arte del fauci laref propriamente la quale ha fomiglianza del- 
la lira, che va mouendo gl'affetti coi iuonohor acuto , hor graue della 
voce, & della pronuiitir;. 

. Le fclue, & \ mcnti,che H iTiuouono,altro non fono, chcquegl'huouf 

jiiiirsij&oflinati nciicloroopiniOii!,& chccongrandiisima difficuiw li 

laiiano vincere dalia fu auità dorile voci , & dalla forza del parlare , percha 

« gi'aibcri, che haniìo le loro radici fcr(riC,6: piofoadc notano gi'huoaani^ 

:\ Chcfiilaao nel ceri ero dclroiìinatioaeie loro opinioni. 

iii j ^ Ferma ancora Oriv:o i fiumi, che alerò non foao,che i difone/li,& lafci* 

r;- uiiiuoniinijc'ie quando non iono ritenuti dalia forza della lingua dalU 

loro infame vita, icorrono lenza rircg no alcuno na'al mare, co'èiì penti- 

, memo, 6: i'a'mirczzajchefiiole venire lubico dietro al piaceri carnali. 

Iliade i^i^niuete* e bvnigac k iisic , p-jr ie quUi ^'lateudono gi'auomir 



M' 



sto I e N L OC 1 A 

tìi crudcli,& ingordi del Tangacaltrmi, eflerc ridotti dil giuditiofo h\x^ 
latore a più huinana,& lodcnole vita. 

E L O CLV ENZA. 

PER lafigura dell'Eloquenza dipingcrcaio Anfionc, ilqualcconil 
Tuono della Citara,& con il canto,{ì ueda,chc tiri afcmolti ralìl,che 
faranno Tparfi in dmcrfi luoghi , 

Ciò fignifica 5 chela dolce armoniadel parlare dell'Eloquenza pcrfua» 
de,& tira a fé gl'igHOrantijrozzi, & duri huomini , che qua , & la Iparfi di» \ 
morano,& inlìeme conuenghino , & ciuilmente viuino. 
EMV^LATIONE. 

DONNA giouane,bella con braccia ignude,& capelli biondijeri» 
ciuti,cheriuolti in gratiofi giri, facciano vnauaga acconciatura ai 
capo, l'habito farà fuccintO}& di colore uerde.Stard in atto di correre,ha- 
ìjendo i piedi alati, & conladcftramanotenghi con bella gratiavnofpro 
jie,o ucro vn mazzo di fpine^ 

L'EmulatÌGne,fecondo Ariftotile nel x. lib. della Rettorica è vn dolo- 
re, ilquale fa che ci paia uedere ne i fìmili a noi di natura alcun bene hono^ 
rato,& ancora poffi bile da confeguirfì,& queflo dolore non nafce perche 
colui non habbia quel bene, ma perche noi ancora vorrcisimohauerlo , & 
jionThabbiarao. 

Giouane {\ dipinge,percioche l'Emulatione regna in età gioueniIe,eC- 
fendo in quella l'animo più ardito,e generoib. 

1 capelli biondi, & ricciuti, fono i'penfieri, che incitano gl'emuli alla 
gloria. 

L'habito fuccinto,& 6i\ color oerde, lignifica la Iperanzadiconfeguir» 
«[uellochefidefidera. 

Le braccia, & i piedi ignudi alati , e la dimoflratione del correre dinota* 
no la pronte2zaj&: la uelocitad'appareggiare almeno, fé non trapaffart 
Je pcrfcne,chc lono adornate di uirtuole, & lodeuoli conditioni , 

Glifi da lo fprone, come racconta il Caualcante nella fuaRcttorica_,> 
nel lib. 4 dicendo che TEmulationeè vnofperone,chc fortemente punge 
& incita non già i maluaggi a defiderare, & operare contra il bened'altrut 
comeinuidioiì , mai buoni, e genero fi a procacciare a loro fteffi quello^ 
che in altrui veggendo,conolcono a loro flefsi mancare, & a quefto prò» 
pofico fi dice : Stimidos dcdit umida virtù s.. ' 

E Qjy ITA 
T^IU medaglia di Cordiamo 

DONNA ueflua di b'anco,che nella dcflra tiene le bilancicf,& ncllf 
finiffra vn Cornucopia. 
Si dipinge ue/lita di bjaiico, perche con candidezza d'aHÌmo fenza la»' 
fciarfi corrompere da gi'iiuercsfi , qu;fta giudica i meriti, & dementi al* 
trui,e li premia, 6: condanna, ma con pi;'.ccuolczza,6c" rcmilsioncngnifi*' 
condoli Ciò perle bilancia, (ìk'" per il conmcc pia. 

Equità 



X>I ^EIJRE ÌLÌfA XIV t| 

JEquità in molte medaglie . '■ 

VNA donzella difcinta,che ftandoin piedi , tenga con rna mano yì| 
paro di biiancic pan, & con Taltra vn braccioiarc . 
Equità, del l^euerendiji. Tadre Fr. Ignatio. 

DOnna con vn regolo Lcsbiodi piombo in mano, perche iLesbij fa^ 
bricauano dipietreabugnc^^lefpianauanofolo difopra,&difot* 
to,& per elTere quefto regolo di piombo,!! piega fecondo la baUezza del- 
le pietrc,ma però non elee mai del dritto: co/ì l'Equità fi piega , & inchi'. 
na all'imperfettione liumana, ma però noncfcemai del dritto della giu- 
(litia . Quella figura fu fatta dal Reuerendifs. Padre Ignatio Vcfcouo di 
Alatri,& Matematico già di Gregorio JCIIL eHèndoficofintrouata tra le 
iucfcritture. 

E Oy ALITA. 
Cerne dipinta nella Libraria Vaticana. 

DONNA , che tiene in elafe una mano vna torcia , accendendo IViia 
con l'altra. 

EQVINOTIO DELLA PRIMAVERA. 

GIOVANE di giufia natura, ueftito dalla parte delira daaIto,&j| 
baffo di color bianco,& dall'altro lato di color n€gro,cinto in mcz- 
S.O con vna cintura alquanto larga,di color turchino, feguita fenza nodi 
con alcune flelle , a vfo di circolo , terrà fotto il braccio deliro con bella 
gratia vn'ArietCj6<: con la finiflra mano vn mazzo di varii fiori>&alli pio 
di hauerà due alette del coler del vellimento , cioè dal lato bianco bian* 
che,& dallato negro nere. 

Equinotio è quel tempo,nel quale il giorno è eguale con la notte , ScJ 
«fueiìo auuicne due uolte l'anno, vna ài Marzo alli 21. entrandoli Sole^ 
nel legno dell'Ariete , portando a noi la Primauera , & di Settembre alll 
jj. portando l'Autunno con la maturità de' frutti. 

Si dice Equinotiojcioè egualej&equinottÌ3le> cioèe.quidiale,& anco 
equatorejcioè cguagliatsre^del giorno con la notte,5i: per quello, che ne 
wioftra il Sacrobofco nella lua sfera : equinotiale è vn circolo,che diuidc 
la sfera per mezzojcingendo il pruno mobile > lo diuide in due parti > S^T 
fimilmente 1 poli del mondo. 

Si dipinge giouane, perche venendo Tequinotio nel principio della 
Primauerajnel mele di Marzo^gli antichi faceuano,che in detto mefe fof 
fé prihcipio dell'anno . Dicefi anco che fofi'e la creatione del mondo,& 
anco l'anno della Redentione , e della Pafiione di N. S. &anco da quello 
nel primo grado dell'Ariete eficre (lato creatoli Sole,auttore del detto 
Equinotio; onde non fuordipropofito gl'antichi fecero, che in queflo 
mefe fofi'e principio dell'anno, eifendo che egli fia priuilegiato più de 
gl'altri, non folo per le ragioni dette di fopra , ma perche da queflo li pi- 
gliano rEpatte,le lettere Doininicali^& altri copuli celefli. Si rapprefen* 
ta di £Ìuftaflatura,perefi"cre eguagliatore, che uuol dire egualccioè pari, 

lì color bianco fignifica il giorno^ lì negro la notte,la metà per egua 

R. 2 glianza 



tiM tCONOLOGt'^ 

fiQVlNOTTIO DELLA PRIMAVERA; 










_glian7arrn (^c'riItro,iJ bianco dulia dcf!ra,j:erchcil giomoprcccdcaJit 
ì. nnrre pcelìcrpiù ivhilc. 

Li cintura d. e )!(>• c.leftc,riClla quale fono alcune (Ielle, ne rapprcfcé 
la !! circolo , che ù '-ietìo Equinocio, che cinge il primo rarbjjc . 

Si cin^'^c are ) il cfcjto ce/chio,per efier egli fenza nodo, & ^ crche licif 
coli non hanno principicene fine, ma Inno eguali . 

L*Ari te,c' eticne l'ateo i] braccio dertro,nedimoftra,chc entrando ili 
Sole ne detto Ter no, lì fal'EqLuiotio di Pri inaLera,che per tale dijDoftni 
tior.c ae:;c con Jafiniflra meno il ii;az2odeivarij fiorijcomeancodimo'j 
/^ra,che l'Ariete rinicrno giace nel lato./Tnifìro, & laPrunaucrane] de*] 
f-rojco'ìil Soie neii'Inuerno f>adai lato finillro del fiiaiaiT.ento,& nel* 
]>q'ji':('t'o To.nincia a .«giacere nel dcflro . 

L u.. J L-.c. -i ile d,i;j:^ilrdiìo la velocità del 6.cmpo^&. corfo de i detti 

gni. 



|tì,nbiaBcodaljMcdcriro,pcrl4TclociiàdcJ^iornQ,&ilflcgmd4Ìl*^ 



JSQj/iNOTIO DELL'AVIV^KO. 




I 



HVO M O ^cta virile ircftitoncllaguifa^cIl'altro,«cintoparimc» 
r A f^T^T^'"'- ^?" ^' ^'^' ^ turchino, terrà con Ja dcft«^ano ' 
fcgno dcllaLibra, cioc vn paio di bilancic egualmente pcndcnii,t:on due 
globi.vnopcrJato m dette bilance, la metà di riafcunéiobo fari bianco, 
^1 altra meta negro,voltando JVno al rouerfcio del raltro,5i con la /Ini. 
ftramanoalcunirami dipm fruttiA^ue,&alli piedi l'ali, come diccm, 
jnoaJlEquinotiodifopra. *. ' 

' Per baucr noi dcttojchccofa fia Equinotìo,& dichiaratoli color del vo 
«imcnto,coajc anco quello,chc denota i\ cerchio, & l'ali alli picdi/opm 
-di CIO n^ parche baftì anco per dichiaratJoneaquefl'altra%ura,eflendo 
cncm efla lignifica ilmcdefimo di quclladi fopra;rolo dirò quello, elio 
^^nifica l'ciiere d: cttviriMico dunque, che con cifa/ì diiLOflra U per. 
Ifettioac au]ue:ro ccmpo,percioche in elfo molti dicono, cheii noiiro Si» 

il 3 gnoi« 



*Tjf f CONO LOG lyt •*' 

•gnore creaffe il mondo a noi bufta lapere, che nel. mcie ài Settembre al^ 
2^. fa l'-Equinotio', & ne porta l'Autunno con la maturità , e perfectione^ 
de 1 frutti , ch'e péótal iignificàCQ Ifj iiioto, che- con l;i iìaiftia mano n« 
tcnghid;piìjlorte. 

La libra, o Vero-bilancia è vno de i dodici fegni del ZodiacT5r,itetiqtia- 
lecntraj] ioleil mele di Settembre, Ck^ faflì in queflo tempo lEquin'o- 
rio, cioè s'vgur.glia il gionìo con la notte>dimoftrandon con li due globi, 
meta bianchi per il giorno, (V metanegri perla notte, volti per vncon- 
tranoairaltro vgualmente pendenti per l'vg uauti dell' vfo del giorna 
con la notte. 

ERRORE. 

HVOMO quafìin habitodi viandante, c'habbia bendato gl'occhi^ 
& uada con vnbaflone tcntonc,in atto di cercare il viaggio, per an 
dare a licurando/ì , & quefto va quali Tempre con l'ignoranza. 

L'Errore( lecondogli Stoici}è vn'vfciredi ftrada,& deuiarc dalla linea 
come il non errare è vn camminare perla via di' tta lenza inciampare dal- 
l'vna,o dall'altra banda,tal che tutte lopec-e^ o dd corpo,o dell'in tclletto 
noftro fi potrà dire , che llano in viaggio , o pellegrinaggio, doo) ilqualc 
non ftorcendo/periamoarriuare alia feliciti. . ^- i 

QueflocimoftraChriftono(lioSignore,l'attionideIqu>* ^p tut* 

te perinflruttionenoftra, quando appari aTuoi difccpoi'. < Sdipcl 
lcgrino,& Iddio nel Leuitico commandando al popol cj^racl, c\^ non-» 
Yoleffe, camminando torcere da vna banda, odall'al-^^* -Pcrqifcdaca* 
gione l'errore fi doucra fare in habito di pellegrino, juero di uiar^Ian re, 
non potendo efl'ere l'errore fenza il palio delie nofl-cattionijopc.^ficfi, 
con.cfiè detto . ^ 

Gl'occhi bcndatifigniiic3no,che quandoè^^curato'il lum*c dell'in- 
tcllctto con il uelo de gl'intereflì mondani, facilmente s'incrrre ac gli 
errori . 

l\ bafìone,con ilqualc uà cercandola flrada, fi pone pcril-fenfo^co» 
me l'occhio per l'intelletto , perche come quello è più corporco,co£t l'ai- 
to di querto è meno fenfibile,e più Ij3i rituale, e lì notamlòmma, chechi 
procede pervia d<:\ Il-nlò, faciliuentepuòad ogni paffo errare, fenzx-» 
1.' dilcorlò dcH'intelletto , Ó<f fen7a la uera ragione di qual il voglia co- 
fa, queftomedefimo,& più chiaramente dimoflriirignoranza, cheap* 
preHò lì dipinge. 

ESILIO. 
Come dipinto dal \R^F. Ignatio 'Pertugino Vefcoat» d*s^latri , 

HVOMO in habitodi Pellegrino, che con ladeftra mano tiene vflu ? 
b(^rdonc,&: con la finiftra vn falcone in pugno. tìÉ 

Die Ei'iiij fonojVn publico,e l'altro pnuato,il publico è quando l'hua || 
o,c per coIpa,o rer lòfnetto è bandito dal Prenci oc »o dalla Rcpublica,, "f 



EQo,cper coIpa,o per lòfpetto è bandito dal Picncipe,o dalla Rcpublica,, 
oc condannato a uiuere fuor di patria perpetuo,o a tempo . 
il jt-nuato è quui^do l'huonio voiontanaiiieuce, of^eir qualche accidcn- 






"DI CESARE RITA. hrf 

ite l'elegge di viucre, e morire fuordi patria, lenza cfTernc cacciato , ck^ 
^iò iìgnilca i'habito del pellegrino, & t! bordone . 

EtpcnlpublicoJodiXiotail falcori e coni getti alJi piedi. 

ETICA. 




D' "ÓNN A di a/i'crto^raiie, terrà con Ja /Iniftra mann l'ift omento 
detto archiyendoi05& dal lato deftro h;;Uera vn Icore nubi i^l at>. 
L'etica fìgnifica: dotiriiia ài cofi umi, •: un te v nd li con dia il cor.CLf - 
fceaole, & irafcei^oleappento nella nìed:ocùt3,c lu t j di r]iCzo,rL:ec(?n- 
'Cfìe la virtù ,per ccnfinere ne gl'eflremiiivicio, al quale deitu appetito 
s^iccoila, tutta volta; che dalì'vna,òd.aii«Jtra}.arvC declina . 

Tiene appicco di it il leene; nobile^ feroce aiiiiiclc, iaibrig'iut^,|-er 
fìgnifìca.e, ch'ella rufirena qucfta parte aniiiialedcll huoii.o gì.. deità . . 
-• L'archi,]." e iiG ole ne da per ;; uJ!;tudinc ad miciid^ re, che li coilc a ii;ì-a 
viìù eoia eiìbe btiiS «« piiiao li àiiu<jiìa, qi<ai.do li Lay \ Ciidcuie ; ra le-j 

il 4 d^G 



« tCOMOLOGIA 

tucgtmbc Sì detto iftrurucnto nò t'ranfgrcdirccverfo rcfunotdc gl'éftrt 
miinusaggiufta con la linea legnata nella parte fuperiorc y ond'cgli d,c- 
fccnde i cali quella dottrina dell'Etica inlcgna rhuomo , che alla rcttittt 
dine, U vguaglianza della ragione il lenluale appetito iì conforma^quan 
tJo non pciide à ^redremi» nu nel mezo il ritiene .. 

ETÀ D E L L' O R O^ ,-. 

VNT A bella giouanetu all'ombra dVnfaggio,oucr d*òIiuo,in mezzf 
del quale lìa.va Iciamo d'api , che habhiana fatto la fabbrica, dell» 

^uaJefi uedaftillarc copia di mele. Haueri li capelli biondi dom 'oro, d^ 

\\ arilgiuper le TpaUc reaz'arutìcio-alcunojma. naturalmente fi; veda 1» 

ijaghezza loro^ 
Sa i ueftita d'oro fcnz'altra ornamento \, con la deffra mano terrà rn-r 

Corn ucopia pieno di uari; fiori ,pCor^9ole ^Fragole > Caftagnc > More, & 

Ghiande. 

) Giouanetta > & Teflita. d'oro fi rapprefcnta: per moflrare U purità di 

^uci tempii 

Il femplicc uelìimentd'Jd'òro , 3^ i capelli fcnz'artificro fignificano^. 

che nell'età d'oro la ueriti fu apertale maniferta a tutti , & a quefta pro^ 

pofìto Ouidionellibro primo delJeMetanK)rfofl tràdottojdairAnguilift- 

faco/idicCo. \ ^ 

i^.efio yn fecola fu furgate,e nett» Tlon if'^era chi temeffe il fiero afpettm 

ì>^ognimaluaggio y e perfido fenfierw Del giudice imflacabdeye feuero 
yn proceder real,liberoyefchietto àdagiuHi e[fend(faU*horfemflici^fHri' 

Seruandoogn'yn la fé dicendo il vero Kiuean fetn^ altrcr giudice ficuri ,> 
Mortra io flar'ali'ombra del faggio, che in quei tempi felici d'altra-r 

iabitationc non fi curauano , ma folo di ilar lotto gl'arbori lì con* 

fentauano. 

Il Cornucopia pieno delle fopradette cofc, &il fauo di mclc> perdf* 

chiara tione d'elfe cofc , ne feruircmo dell'autorità del nominato auttor# 

jiel Ibpnidetto libro che cofì diccr 

ien'z^effer rottoy e ìace rato tutto Febo fempre più lieto ilfuo uiaggpt 

Dal yomeroy d^^l rafìroy e dal bidente Waced girando Icrfuprema. sfera , 
Cgnifoaucy e delicate frutto £ con fecondo, e temperato raggia 

Dalia ilg rato nrren liberatnentey T^caua al mondo eterna primauera^ 

t: quale egli yenia daluiprodutf Zefiro ifiord'^priley efiordildaggim 

Talfel godea la fortunata gente T^utria ccnaura tepida, e leggiera 

'Chefy rtggiàdo condirle lor yiuade (de StiUauaitmiel' da gl'elei yc dagVoliul 
ìdagiaua corgneye more,e fragkeyc ^hia Covrean nettare, e latte i finmi,e i riuL 
ETÀ DELL'ARGENTO. 

VNA giouanc,manon tantobclla,comequdla di fopra , flandai 
appieilb d'vna capanna, fari veflitad'argcnto,il quale vcflimcnto ij 
(ara adorno con qualche bel ricamo . & anco arnficiofiri.cntc acconcia»" 
la ccfia co.n beili gin di perle ^ eoa U delira mano i^appcggìe/à fopra d'vi ' 

~ aratro 



DI CESARE RlPJt. ■ €tr 

ifatr<5j'6t con ]a finiftra manotcnghi vn aiazzò di fpighc iì ^ftno,&i j»al 
ii piedi porceràfti^aletti d'argento. ..;-'^Ì^-' - 

L'elìer queftagiouane men bclJadtquclJadell'cti deirbfb , &? tefti»' 
ficUa guila che dicemmo ; & con la conciatura del capo , moftra la vanc« 
tà di quefta alla prima età dell'oro, onde fopra di ciò per dichiaratione 
ieguitcrcmo quanto dice il fopradctto Aiiguillarà nel libro citato . 
poiché al pii recchio Dioymiofa, e lenl$ Egti^ueldoice tempo, ch'ere eterna 
^ ^alfu9 maggior figliuol fu toh' il regtt<y Fece parte deWannomok(f brettcp 
fegui il fecondo fecol del Inargento ^ggmgendaui efìate, autunno je yern»^ 

Mébuù del primoy e del terapia degno Foco épiOf-actftf morbide fredde neue («*» 
€hefu quel viuer lieto in parte ^enta S'hebbergthemini aìlhor qualche gouer 
€he aThuom couenne vfar larteye finge 7>{el magiarynel vefiir,ho rgraue,ho r le 
Seruar modtjcoftumije legge noue (gno, S'acccmodarén al uariar del giorno (uè 
Sitome piacque al fuo tiranno (jioue , Secondo ch'era in C acromo in Capricor?iQ, 
L';iratro> le fpighe del gran0> comeanco la capanna, moftrano la coi- 
tiuationc y che comincio nell'età dell'argento , & rhabitatione , che in-, 
quei tempi cominciorhoà vfarc » come appare nella fopra detta autori t» 
^fiel libro primo, doue dice. 

i^ia Tirfije Mopfa ilfiergiouenco atterra J^lte grotte al coperto ogn'vn si ferra. 

Ter porlo al giogOyOnd*eiyi muggeye gè Ouero arboriye frafche intere infierncy 

Cià il roT^agricoltorferela terra (me E que^iyC quel fi fa capanna y o loggia 

l Xél crudo aratro f e poi ui fpargeilfemcy Ter fuggir Sokye neue yC uéti^e pioggia 

ETÀ DEL RAM E. 

DONNA d'alpettoiìcro,arniata,econla veflefuccinta tutta rica-- 
mata in vari; modi> in capo porterà vn'elmo, che per cimiero yi Zìa 
vna tef!a di leone> & in mano terrà vn'afla,{lando in atto di fierezza, cosi 
la dipinge Ouidio nel libro primo della Metamorfofi, doue dice . 
^al metallo y che f ufo in uarie forme \A. Vhuom che già uiuea del fuofudo re 
W^nde ado rno il Ta rpeio y e'I Faticano S*agguinfe noia, incommodti, & affanm 
Sorti la terTa età, carne conforme Tericol nella uitOye nell'honore^ 

nt^ quel che twuòpoi ^ingegno hufnana Efpeffo in ambedue uergognay ediinn» 
- Cbenacq; al'huom sì uarioye sf diformcy t^ltafe ben u*era riffa^odio^e rancore 
: Che li fece uenir con l'arme in man& J^n u'erafaljìtà y non n'era inganno 
Vyn contra l'altro impetuofiye fieri (emefur nella quarta età più dura y 
i lor difcordiye ofiinati pareri. Che dal ferro pigliò uome^e natura^ , 

E T A D E L F E R R O, 

DONNA d^afpctto terribikjarmata, & il veffimento farà del color 
del ferro, h uerà in capo vn'elmo con vna tefta di lupo , con la de- 
ffra mano terrà vna fpada nuda in atto di combattere, econlafiniflra rnò 
icudo,inmc20'del quale villa dipintaJafraude, cioèconla faccia d'hucv- 
niogiuftoA' il redodel corpo di ferpentc^con dmcrfc iTiacchie,^: ce iori,. 
oaero inlucco di quefro moftro ui {i potrà dipingere una iìren2,L\ i cau- 
to della fopradetta figuri lu %i^amio dmerfe ^rmi , <Sc iiilc^ac , traabun,. 
ucmbe> ^ limiU . 



2,9 ICO NO LOG IJ 1 

Jimoftrojovcfo la (irena J'vnoje raltrofoniìrobolo, della fraude, co* 
M€ lì può vcdere,doue in altri luoghi io ho parlato d eila,c per gj'effetn,c 
patura della ibpradetta eca lèguiremo per dichiaraaoneil.piu delle volte 
nominato Ouidio,che di ciò coli parla . 

.{U:cryla fedcyOgni bontà del mondo Fn ciecoyc uano amor d'honorìye yegnt 
h uggirò jc uc rsil del ^ legar on l'ali Cl'hmvilai ind. jie a diuentar tiranni f. 
E,ì terra yfiiron dal tartareo fondo \ feì ie nchev^j^ t j^Ujhegliati ingegni^: 
La rncHT^ogna, lafraudey e tutti i mali, Dar fi ayfurtiyaiiefQtxeì & agimgennlt 
Ogn infame penfier 5 ogn'atto immondo t^ gtbomicidi/ji^am iUattiindegm 
JLntrò ne' crudi fotti de mortali It a tante dell' huontruiney e danni, 

£ le pure yirtà candide i e belle Cheperoflar in parte a tanti mdi 

(jir9 afplender nel del fra l'altre ftelle, it'iurgdufftr le leggile i tribunali, 

E T ^ D F L V E^O y ^ B^C E X.T ^* ^ 'l^ ^ K.'^ ^ 
C^ Ferro y come rapprefentate in Tarigi in vna Cemnudìa > manti ■ 
Fnrico IL Ej diFranci^^ . 
ET A D E L L' O R O. 

VN A bcllifsima giouanctta,vcftita d'oro, e con ftiuali dd nicdermo, 
in vna mano porca vn fauo di mele , &;coa l'ai ira .vii-rumo di e uerca 
con ghiande. 

ET AD E L V A R GÈ N T O. • 

DONNA ucftita d'argenio con bellifiimi adornanj^entidi pcrlc,&c^ 
veli d'aigentO;Come anco con gran vaghezJza adorno il capo, ncili 
piedi porta fliualetti d'argento, e con vna delle mani vna coppia di pane. 
ETÀ DEL BRONZO. 

DONNA annata,& con vii'elmo in capo,che per cimiero porta vn» i 
tclU di Leoneja vcfte è iuccinta, ^iì i'uriiiature , come anco la ve- ; 
ile > fono del color del bron^o^in vna niaiio :* enc vn af:a,& (la in atto i'u- j 
.pcrbo,& aluero. 

E T A D E L F £ R R O. 

DONNA arnuUa,iS:ve(liui del color dei terrò, incapo ha vna ce- 1 
lata con vna tclla d» lupo, c»mì la bocca aperta ,&con la Uian delira 1 
t;cnc vn^cida con vna iakc in curii d e^i.i, & con l'altra vn raileJio, S,' ha i 
piedi d'auoltoio. 

ETERNITÀ. 

DONNA con tre tede, che tci.g.: nciùi liniRra mano vn cerchiox & | 
la d(.(lral;a coi dicoiia(<!vCalco . t ! 

L'eternità pernonciiCiCoia lènfib:ie, non può conofcerii d^ìll'intcUcti 
tohLmano,ched4xrndjd./il'n!ì, ienonpcr i;cgatione,dicendoJì,cheè' 
Juoco lenza varicca,ii;olo lenza iiiOlo , hìuIu rione, e tempo knza prima' 
ò poi , tu,ò lara hnc,ò principio, però dilie il Petrarca dcicriuendoiecif 
ccdanze dell'eternità, neirvitiniOdc'i rionf^ . 

I^}-! baui ti luogo-, fu yfard, ne era Ile ì fjio in •^■■'cfcntCy '^'kórdy & boggi 
Fi fola eternità rdccoU.i-i e y',iu. 

Te- 



I 



DI CESARE RIVA. nKf 

•; ì>ci'ò le^tcrte folio le tre parci del tempo, cioè,prefente, paffuto, e eia \ s- 
fiifc, le quali fono riflrerte in vnu loia neireceniità . 
» il ditomdice akaco,è periegnodi ftabile fermezza, cheè neiretenv.- 
tó, lontana da ogni fortedi mutatione^clfendo fimile ateo folito a tarli da 
•olorojche vog i io no dar feg no d'animo collante, e dal gu fatto proporli- 
mento non fi mutano. • • 

11 cerchiò è fimbolo dell'eternità, pernon haucrc principio ne fine, 6i 
per eùere peifettiliima fra tutte l'altre . 

ETERNITÀ. 
. tìii i 'a. i - 7s[tf//4 medaglia di Fauflina, 

DONNA in piedi, &:in habito di matrona, tiene nella mano dcfìra 
il mondo, & incapo vn. velo chele cuopra le Ipallc»' 
Lo ftar in piedi fenzaklcuiia dimoftrationedi mouimento, ci fa com- 

f)ì-endere,che nell'eternità non ui è moto,ne mutatione del tempo, o del 
e cofe naturali,o deli'intelJigibili . Però ben dilfe il Petrarca del tempo 
dell'eternità. i, i 

Qual marauiglia hehb' ioyqnando recare Vidi in yn pie coluiyche mai nonjìettey 
iJHa dijiorrendo fuol tutto cangiarci. 

La ragionc,perche quefta figura non Ci faccia a federejcflendo il federe 
ìnditio di maggior ftabilita,e che il federe fi fuol notare quafifempro 
nella quiete , che è cofielatiua del moto , & fenza ilquale non iì può efio 
intendere, & non ellendocomprefa lotto quefto genere la quiete deli'e- 
«tcrnita, neanche fi deueefprimere in quefta maniera, ancorché da tutti 
quefto non fia oiTeruato, con. e fi airi qui di fotto . 

Si fa donna per la conformità dei nome> Matrona per l'etd /labile . 
Tiene il mondo in mano,perchcil mondo produce il tempo,conla Tua 
jnobilità, &figniiìca,ciiere{:ernitàè fuoradel mondo. 
i Ilvelo,cheambiduegrhoinerile cuoprejinoftrachcqueltcmpo,ch£ 
»onc prcfente neire:ernita,s'occulta,eilendoui eminentemente . 
Eternità nella iJ^edaglia di Tito. 

DOnna armata,chc nella defira mano tiene vn*afta , & nella fini/lra_. 
vnCornncopia, cfotcoa i piedi vn globo. Per la detta figura eoa 
parola eternità, aon fi deue in tendere dell'eternità di fopra reale : ma dì 
vna cena durationc ciuile lùghifsim:i,che naice dal buon gouerno> liq ua- 
leconfi'lc principalmente in proucder le cole alla vita neceflarie , pCiche 
ficonofcen:Ioi Cittadini i abbondanza dal hi beneficenza del Prencipo, 
hanno con :inouamcn te l'animo volto à ricompeniar l'obbligo con la con 
cofdia,&:€on la fcdeLa^e per j g.'ancichi dipinièro quefia durationC;,e per 
pctui i coi cornucopia pieno di frutti, nafce parimente la lunga duracio- 
Bc de gli fiati'^, dal mantenere la guerra in piedi contro le nationi barbare 
e nemiche,& per due cagionij'vna èche Ci mantengono i popoli belJicol^ 
& cfperti, per refifiere all'audacia, & all'impeto daliri popoli ftranicn,; 
che voleflèro offendere ; l'altra è, che fi afiieura la pace, & la concordia^ 
fra i Cittadini, perche tanto maggioriiiCwie il tutto fi vnifcc con ie par" 



,w« ttONOlOGìJf 

-Ut quanto ( pH tombìitutojdiì Tuo contrario > & qucfto ù è temuto , 1% 
▼cdc ruttauia in molte Citta, & Rcgni,clic fra Joio tanto più^fono difuni 
« i cittadini t quanto meno fono da gl'inimici trauagliatijxSc il moUipli^ 
«anolcdiflentioni ciuiH) con quiete, ócrifodcll'inuaicOf però il dipingi 
feurjuucoa ì'h2Ù2, oc con l'armatura^ • -n 

ETERNITÀ. .< 

DcfcritU da Trance fco 'Barberini Fiorentine nelfi49 trattai» (Tamere • 

FRANCESCO Barberini Fiorentino nel fuo trattato,c*ha fatto 41 
tmoie , quale fi troua fcritto a pcnnain mano di Monfig.MaiFcoBar^ 
oberimi Cardinal ài S. Chiefa, 6c dell'iftelfa famiglia» ha defcrittorc«r* 
cita con inuentione molto bella: &hauendolaioconparticolargufto ve* 
4uta>li6 penato di rapprefcnurla qui, fecondo la copia, chcdaii*originai| 
ie detto Monfignore fi è compiaciuto lafciarmi cftrarxc . 

Eglilaiigura, donna di forma venerabile, con capelli d'oro àlquantq 
lunghi > & ricadenti ibpra alJe f^alle >acuidalilni{lro, e deliro iato, dov 
tie ifdouerebbero fendere le coibie , in cambio di cflc fi vanno prolun» 
jgandodue mezi. circoli^ chepiegando quello alla delira , e quello alla^ 
finiilra parte , vanno circondando detta donna iìno fopra alla iella , do- 
•e fi vnifcono ìnficmc, ha due palle d'oro vnaper mano.alzatc in su,& è 
fedita tutta di azurro cele/le (Iellato , ciafcuna dcUt qualixrofe è molto i 
propofito con.uenicnte per denotare rEtcrnità,poi che la forma circolari 
jBon haprincipio,ne fine. 

L*oro è incorruttibile , e fra tutti li mttalli il più perfetto , e l'aiurro 
Hellato ci rapprefenta il Cielo,del quale cofa non appare più lontana dal* 
kcorruttione. 

ETERNITÀ. 

DONNA in habito di matrona , che nella defirt mano hancrà riLm 
ferpc in giro, che fi tenga la coda in bocca, e terrà detta immagini 
^n velo in icfia)che le ric.uopra ambed uè le fpaJle . 

Si cuoprc le fpalle,pcrche i\ jcejnpo pallaio neireterniti non fi vede. 
11 ferpe in giro dimofira, che l'eternità fi pafce di le ftefia,ne fi fomenti 
di cofa alcuna cfteriore,5c>appreflbagli antichi fignificaua il mondo» 
6l l'Anno, che il girano perpetuamente (fecondo alcuni Filofofi^ infc 
piedcfimi,però fé n'crinouata pochi anni fono la memoria,& l'occafion* 
dcU'infcgna di Papa Gregorio XIII. ^ dell'Anno ritornato al fuo fedo 
per opera di lui , & £iò farà ce [limonio degno deirctcrnità della fama di 
fi gran Prencipc. . I 

ETERNITÀ. t 

DONNA g,iouanc,veftitadi uerde,perdimoftrarc, ch'ella non è fot 
topoftaal icmpo,nc confumata dalle fue forze , ftarà a federe foprt 
ynafcdujcon vn'afia,nclla mano hnifira pofata in terra, e con la delira 
{■porga vngcnio^cofi fi ucde fcolpita in vna medaglia antica, con lettere, 
CJ^cdicono; CLOU SEPi\ ALB. AVG. 

iiawera ancora in capo vn bafalifco d'oro : quell'animale era apprsfSi^ 

agi'£- 



DI CESARE RIPj4. ì» 

à grEgitlj indiCio deircterniC4>perchc non può cfTerc ammazzato da aii^ 
maie alcuno,{ì comedice Oro Eguiu),ne' tuoi Icroglifici, anzi facilmett* 
te col fiato (bio ammazza Jc iieie,e gi'n uomini, 6i lecca rherbc,& le piani 
te. Fingeiìdi oro,perche /oro è nicno loggctto alla corruttìoac de gii 
tltn mculli. 

eternità nella medaglia d'Adriano. 

DOnna,chc fo (tiene due tede coronate, vna per mano con queftc Icttt 
rw/ai ERiNil AS AVGVSTI,^ S. C. vedi ^ebaitiano Enzzcu 
Eternità )0 Terfetuitd. 

DOnna, che ficde fopra vna sfera celcfte, con la deftra porga rn Sol^' 
coni fuoi raggi, & con la iiniftra lòftenga vna Luna, per moftrart-Af 
come ancora nota Pieno Vaieriano ne' luoi leroglilìci,cheii Solc,cla Li* 
fia Tono perpetui genitori deile core,^^ per propria virtù gencrano>« 
COiil'enjano, &. danno il nutrimento a tattili corpi inferiori , ilchc fu 
moito benecoiilìderato da gli antichi Egiti;, per rapprefentare l'etcr-» 
liità , credendo fermamente, che queftì due lumi dd mondo fuflcro 
per durare infiniti fecoli,& che full'ero conferuatori , & anco nutrì* 
toridi tutte le cofe create fotto di loro.Siede lotto la sfera celefle , com* 
cofa, che fiadurabile,&perpctua ; nelle medaglie di Domitiano, & di 
Traiano fi uedc l'eterni ti,chc con la deftra mano tiene vn Sole, &)cóa 1% 
Iiniftra vna Luna,col veflimento fcinto, e largo. 

EVENTO BVONO. 
I O V A N E lieto,& uefiito riccanaente , nella mano delha haueft 
vna tazza, nella fini fira vnpapauero,& vna fpica di grano, quefto 
buono eucnto teneuano coli fcolpito anticamente i Komani in Campido 
gIio,infieme con quello della buona fortuna,& è come vna forama felici» 
u di buon fuccefib in tuttele cofe, però lo fingeuano in quella aianieia^ 
«olendo intendere per Ja tazra, & perla fpica la lautezza dcììt viuandc^ 
& del bcre,perlagiouentì| i beni dell'animo ; per l'alpetto lieto i piaceri, 
che dilettano,& rallegrano il corpo;per lo ueftimento nobile i bcnideiU 
fortuna, fenza i quali rimanendo ignudo il buono eucnto facilmente vi* 
«a nome, e natura. 

11 papauero fi prende per Io Tonno > & per Ja quietc,iicl che ancora £ 
lcuopre,& accrefce il buono cuen to . 

EMVLATIONE, CONTESA, E STIMOLO DI GLORIA. 

DONNA, che tenga vna tromba nella defira mano , nella finiOra rrm 
corona di quercia con vna palma ornata di fiocchi , & d ui galli alii 
piedi, che fi azzuffino . 

Hefiodo poeta Greco nel principio della fua pocila intitolata le opere 
<c li giorni con più fimilicudmc mofira che lacontcfadigloriofa fiima e 
molto laudabile,& conueneuole,attefoche per tal conicik ii virtuofi fan- 
no a gara a chi può più auanzarei concorrenti loro, il fentimento «lèi 
Vcrfi di H-;ì )da è quefio preio dal Grecoa paroJaper parola» 
tiy£mulatur ipicinitm , yiciiuis 



G 



Ui ICONOLOGIA 

^ \4ddmtiasfe]imantemyhonaycrohacc9ntentiQhmmhHfi 
£t figulns figulo fuccenfet > & fai rofabe r , 
-^tf mendicus mendico inuidetycantorq; ^cantori . 
I quali uerfi per maggior chiarezza noitradurrcMOj^tcncndocipJUÌ- 
Bicatcaltefto Greco. 

Il vicino al yicin emulfl mojìra 
Che con ^ ran fretta le rìccheT^e acquila 
. •J^abuonaè tdcontcfaaìlimortalii 
llyafaio s'adira col yafaioy 
il canto r al canto r, il fab ro alfab ro » 
EH mendico al mendico inuidiaporta. 
Onde n*è deriuato quel trito prouerbio Figulus figulum edit , II vafaio 
édia il vafaio,quando (i jfuol dire,clie vno artefice, o uirtuofo odia l'altro 
della mcdefima profefìione : però uediamo ogni giorno ftudiofi, che bia- 
fimano, & auilifcono le opere d'altri,perche odiano la fama delli uirtuo- 
a coetanei fuoi , non fenza inuidia ; fé bene fpeflb occorre che quelIo,chc 
iiiuidiamo viuo^morto poi lodiamo, come dilTeMimnerraio. 
Infigni cuipiayf'^yiro proni fumus omnes 
■'..■. Jnuidereyiuo^mortuum autem laudare , "; . •, . • 

.Moflblo fludiofo da vna certa ambitiofa inuidia d*honòrc,inci tato dal 
ftimolo della gloriola fama , defiderofo d'eflcrcglifolo per eccellenza^ 
nominato , e tenuto il primo , G: fuperiore a gli altri , s'affatica , s'indu- 
ftria , &.s'ingegna di arri uare, anzi trapalare i fegni della perfettionc, 

leroglifico della gloriofa fama n'è la tromba Signifìcat tuhafamam, & ce- 
' khritatem. Tìicc Pieno , la Tromba eccita gli animi de Soldati, & gli fuc» 
glia dal fonno > Claudiano^ Excitet incesìos turmdi bucina femnos . 

La tromba parimente della fama cfci tagli ani mi de virtuofi^ & li defìa 

dal fonno della prigritia,& fa che filano in continue uigilie, alle qualcfsi 

volentieri fi danno folo per far progrclib ne gh eflercitij loro a perpetua 

failia, 6i gloria . Similmente la Tromba incita gli animi de Soldati , & 

ch'infiamma alla militia > Virgilio nel Sclìa 

«yEre cicrc yiyGS)Martc?nq; accendere cantu. 

il .CofLJa tromba delia fiima,&: della gloria , infiamma gli animi all'emù-* 

latione della virtù, quindi è che Plutarco trattando della virtii moraJfli 

dille , Legìifìì tonditéres in cìuitate ambitionem /xmidationemq; excitant-y aduer- 

ififtts hofies autera tubis etiamyac tihi^s inHigarJtaugcìitq; irarum ardores, &pH ' 

rndndi' ciipiditatc?n . Et certo che niuna cola infiamma più gli animi allaj 

virtù che la tromba della lode,mafiimamcnte i giouani, perciò fcguita dij 

i dir FìlitzvcOyLai:dando adolefcentes excitet^ atqiie propellat. 

-'■ Lacorona,& la palma ornata di fiocchi è fimbolo del premio della ui, 

'tu peni quale i ujrtuofi lìanno in continua emulatione,&contcfa . 

■ -JLa cojrona di quercia fu nel teatro di Roma» premio d'ogni cmulationo 

6: n'erano incoronafi Qratoi;i di profa greca ,&: latina , Mufici, 6c Poetij 

ds. Poeti Marnale , O cui tàrpcias licuit coìttingere quercus . 

Coa*« 



DI CESARE K1'?A; "^ x^i 

Confcrmtr fi pu6 con i'inicrittione di Lucio Valerio, che di tredici art 
ci tra poeti iitini fu in Roma incoronato nel certame di Giouc Capitoli- 
nojinftituito da Domitiano,eomeriferifcc Suttomo. InJìituU^&ifuinqHcn 
tsale certamen Capitolino Ioni triplexymufìcum.equejireigymniiumy & aliquanto 
fluriuntyquam nunc ejl coronatorum ; Nella infcrittione , ancorché non fi 
Ipecifichi la corona di quercia , nondimeno d'altra non fi deue intendere, 
perche nelle contefc di Giouc Capitolino di quercia s'iacorouawjao* 
riacitori . 

L, VALERIO. L. F. 
-^- PVDENTI 

HIC. C VM. ESSET. ANNORVM 
Xin. ROxMiE. CERTAMINE 
lOVlS. CAPITOLINL LVSTRO 
SEXTO. CLARITATE. INGENII 
CORONATVS. EST. INTER 
POETAS, LATINOS OMNIBVS 
SENTENTIIS, IVDICVM . 
HVIC. PLEBS. VNTVERSA 
HISCONIENSIVM, STATFAM. 
AERE. COLLATO, DECREVIT, 
Di Sonatori di Citara Giuiienale . ^^h Capitolinam fperaretVollio qucv^ 
€um , Etgli Hiftrioni ancorajfi come appanlce in quella infcrittione fiam 
pata dal Panuino,da AldoManutio,dalloSraetio, & daGiofeffoScalige-' 
Ko fopra A u fon io. 

' L. SVRREDI. L. F. CLY 
•> FELICIS 

PROCVRATORL AB 
SCAENA. THEAT. IMP. 
CAES. DOMTIAN 

PRINCIPI 
CORONATO. CONTRA 
OAINES. SCAENICOS 
' La palma, 5r la corona ornata di fiocchi come habbiamo detto, era prt 
l'ini© ancora che {\ daua alli primi vincitori , perche i fecondi non riporta 
' «ano lecoiOnCj& le palme con li fiocchi,fi comeauucrufceiUudettofca 
I ligeroin AufonioPoeta. 

I Et qu^ iam dudum t ibi palma poetica poli et 

■}( I Lemnifco ornuta estj quo rnea pdma caret . 

^ Se bene propriamente i lemnifci erano falcie picciok di lana non colo 
! rita,come dice fc/lo,m.a trouafi anco che i lemniici da moki piglianfi per 
fiocchi d'oro, & di ieta, fecondo ^li a5PÌunti , onde le^aiamo in Aleliun- 
ne I aro d A\ciid.ridro Hetrufcis ccrollis Icmnifci tantum aurei daretitur^E tin Srido 
ofl inio Poeta Vdn^is [erica yCioh. Palma ornata di fafcie,o fiocchi di lcta:vcg- 
gafilo Sca-igeroin detto luogo, & giornale dei Turuebo lib- ig.cap. j. 

daa- 



fli4 ICONOLOGIA 

bindoli quelle Pkimc , & corone ornate di fiocchi alli primi vincitori , tt 
gabbiamo porte per legno , che remuiitioneci flimola alla l'uprcma glo- 
fia,&ai deiideriodelii pruni premi;. 

I GaWì che lì az^ufikno feruono pcr[fimbolo dell'emù lationc , & della 
oontelk di gloria . Certant inter fé galli ftudio gloria , Dice il Tcltore: 
Cnrilìppo con i'emuiatione dei galli ci aggiunge ftimolo alla forte^za^ 
Thcmiltocle animò 1 foldati contra barbari, con mortrar lorodui Galli 
che coinbatteuano> non per altroché per la vittoria : onde gli Atheniefi 
mecteuano ogn'anno dui galli a contendere in publico Ipectacolo , ad cf- 
fempiodcll'Emulatione, come leggefi in Celio Rodigino lib.p.cap. ^6. 
Vfauano anco quello in Pcrgamo.li'liniolìb.io.cap. 21. Tergami omnibtu 
annis fpcHaculum gallorunt puùlice editur ceu gUdiatorum > Et Polluce li b.p. 
cap.^. rifcrirce, cne i Barbari Icolpirno d ui galli combattenti nelle meda"» 
glic,(ìmbok dell emulatione,^onteia,e ftimolo di gloria. 

EDIFITIO, O VERO V.N SITO. 

GL I antichi per vn fafl'o attaccato a vn filo denotauano l'edifìtio , o 
ucro il fito,& l'opera fatta, conciofiacofa che in niiTun modo fi può 
drizzare gh edifitij fé non fiterca con diligenza la drictura de 1 canti, per 
mezzo de gli archipendoli: onde nel fabbricare fi dcue pri...a ofieruarc 
tguerto> che tutti ghedifitijconfpondano aU'archipeiidolOj&chenon^ 
liabbino in fé (per viare il uocabolo di Vetruuio) parte alcuna d inchina- 
tionc all'ingiù . Però il potrà rapprelèntare quella figura per vn huomo 
chetenghiinunamano TArchipeadoio in ateo di adoprarlo con arte, & 
con giuditio . 

FALSITÀ D'AiMORE, O VERO INGANNO. 

DONNA iuperbmnciue ucllua , terrà con le maiu vna icrena , cht 
guardi in vn ipccchio. 

II fallo amante lotto la dclicatura d'vna leggiadra apparenza, & fotto 
la do.'cczzudeilc finte parole, t:enepcr ingannare alcole lepartifiù de» 
formi de iuoi pcniìcri ma]ua?g!,chcpcr 1 piedi , & per rertreii;ità,coiiiC 
haòbiamo detto altre voke, li prendono, & però gl'antichi dipingeuano 
Jaierena m qucfioproponto. 

Lo rpccchio è ucro /imbolo di falfità , pcrclie fé bene pare , che in elfo 
Specchio iìano tutte qi.QÌlc cofc,che Ji fono polle innanzi , e pero vna ioli 
fimiiitudinc,che noii ha rcu]itj,6: quello, che gli lì apprcicnta alia lini- 
iìra, uicncal!adcfl:-aiKano,<S: n^cdcrimiìmcritc quello, che è dal la deliri 
vieueaJla iinifha,il che ctutLoquelio,che impoita quello nome di falfica, 
come benillimo raccoa:^ il PiCno nei iib.42. 

F AMA. 

DONNA vcfli'ca d vn uelo lòuilc fuccinto a traucrf'3,racco]toa mc« 1 
za gamba, che 11. (Jtn corrcie .cg^^iermentchaueiM duegrand'aiiji 
iaratutuipennauySr percitcìovi ur.:nno lant'ccchijqiiiiritc pc!iiiC;& era 
TjLC'li u] lavando )i;;,-jc;: boc;: liCj^k orccch.Cjncii^diiar.* mano ìcra unaj 

croaiba 



DJ CESARE RITA ms 

itfomCMiCi^ la dcfcriuc Virgilio , & per più chiarezza (criuercmo le Tue 
parole medefime,ttadotte lii lingua nolìra cofì . 

La rama e yn malydi cui non pia veloce TiccoU al tim9r primo j^ pòi s'inai:^ 
E ruJfuH altrove di volubilc^j^ Fino alle fiellcy & entra ..ellaterraf 

Sol yincy& camminaTido acquifla forzSy ^ ^^^ * ntcaoli anctratSìendc il capa. 

Et poco poi loggiuiigc, 
E veloce dipiediyelèggier d'ale Sono nel ccrpof^mme, Jon tant'occbip 

Vh mojiro ho rrédoyt g ràde,al(juale quale Di [otto vigiUntìy(:p- tante lingue 
(Marauiglia da dire ) c^ tante bocche ^Allagnardia del colmo, d'alcun tettOf 
Suonan in leif ^ tanfo recchte inalba , Ofop ra d'alte, .(^ eminenti. torri, 
Tela di notte in mcT^o il del fi ridendo Le gran città fmarrendo^et fi ielfalfi 
Et per l'ombra terrcna^ne mai china Ccmedeluero.èmeJ'aggUr tenace • 
Gnocchi per dolce fonno,& fiede il giom» 

FAMABVONÀ. 

DONNA con rna tromba nella mano dritta, & nella iìniftncoMu 
vn ramo d'oliua , haueri al collo vna collana d'oro ,allaqualc Zìa 
per pendente vn cuore, d: hauerà l'ali bianche a gl'homeri. 

La tromba fignilica il grido vjiiuerfale iparfo per gl'orecchi de gl'liuo 
mini. 

Il ramo d'oliua moftra la bontà della fama, e la fincerit4 dell'hoorao 
famolb per opere illuflrijpigJiando/ì reniprc,& rolLuo,& il frutto fuo in 
buona parte ^ però nella Sacra Scrittura lì dice dell'olio , parlandofl éi 
Chnfto N.Signore in figura, Oleum (fj)^fum nomen tuMUy Et dell'Oliua di- 
ce il SalnìO, Oliua fru&ifera in domo Domini . Et per quella cagione fole- 
uano gl'antichi coronar Gioue d'01iua> fìngendolo ibmmamentcbuo* 
no, & lòmmamente perfetto- 

Il cuOi-c pendente al collo, lignifica , come narra Oro Apollinc ne 
Tuoi Ieroglifici,la fama d'vn'h uomo da bene- 

L'ali di color bianco,notano Ja candidezza , & Jt velociti della fama 
buona. 

Fama cattiua di Cìaudìano* 

DOnna con vn ucftito dipintod'alcunc immaginettc ncre,comc puf 
tini con l'ali nere , & con vna aomba in man«, conforme al detto 
di Claudianonel lib. della guerra Get!ca,conrrOx\larico. 
Tùmaq; nigrantes fuccin^ipauonibus ahi . 
Sono Timmaginette notate per qL-Hri timori , che fiaccrcfcono nei ere 
fcere la catt'ua fama. 
L'ali neixmoftranol'ofcurita dcH'atrionij&hfordidezza. 
Fama chiara uelli medaglia di n^ntonìno^ 

VNA beliiffima figura nudad'vn Mercurio con i talari a' piedi, & 
al capo,fopra il braccio fi^^ftro tcnghi con bella gratfa vn panno,& 
in mano il caducco,& nella delira per io freno vncauallo Fegaf€o,chc 
s'erga con i piedi m aito per volare. 
La figura di Mercurio eoa; i^Uì:ìj^ cuducco^figniiìcala chiara fama 

i» per- 



%T.e ICONOLOGIA ' 

perciochc gli antichi Io fìnfcro nuntio di Giouc,'e per lui s'intende il 
parlare , cioè l'efficacia delia voce j & del grido > che per tutto il ipandc 
«r fi diffonde. 
, 1 taJari,&: l'ale che tiene in capo fìgnificano le parole veloci . 

Il cauallo Pegaieo s'intende per la chiara fama di Antinoo velocemen 
te portat3,& fnarla per l'vniuerlb . 

11 freno d'elTo cauallo gouernato da Mercurio, ci dinota , che la fama 
è portata dalle parole, & dalla voce, che fuona dalle virtù degl'iUurtri 
fatti de gi'huomini,& che tanto piìj,o menocotsl fama peruiene al mou 
FAMA CHIARA. 



1 




do,quant© quella dalle lingue , & dal parlare de gl'hucmini è accrefciu- 
ta,& (parfa . 

Et il popolo Romano per honorare Domitiano fece battere in vna me 
djgJiaii Cauallo Pcgail.) iìgn'ficantcia fama, che perii mondo di lui 
s'era fparfa; vedi Seballiano Enzzo . 

^ FAME 



*M 



I 



DI CESARE RITA. à^f 

FAME. 

LA Fame vicn dcferitca da Ouidio nelle Metamorfofl al lib. 5. che iti 
no ftra lingua cofi dice . 
Ogn' occhio infermo fuo fi flàfepoltOy De le ginocchia il nodo infiwrfiflende 
Jn yn'occultayi^ cauernofa fojfa E per lefecche coffie par gonfiato. 

I{aro ha l'incidto crin ruuido^cfciolto La poppa chea la coPra appefa pende 
Edifwgue ogni vena ignuda y è fcojfa Sembraynapalla a uento fcn'7;^.tfiat9 
^allidoyc crefpOyrnagroye ofcuro ha il yol yentreneluétrefiio non fi comprende 
E della pelle Jbl vestite L'offa (to Ma il loco par che fra già neutre Hat9 

E dcli'cfia congiunte in varij nodi I{affevibra in fort.ma l'affamata rabbia 

Trajjfaion varie forme, e varij modi. D'offa vn'anotomia,che l'anima habbia 

FATICA. 

DOnna giouanc mal vcrtita, di color verde, in mano terrà vn libro 
aperto , flaiìdo in atto di leggerlo , 6^ a canto vi làra vn uitcIlo,o 
giouenco . 

La fatica/econdo il detto di Cicerone nel 2. ddleTufcuhncjC vnuccr 
ta operationedi grand attiene d'animo » o di corpo, & Ci rapprclenta ve* 
fiita di vcrde,perehe Ja iperanza la ricuopre,& la mantiene . 

Si dipinge giouane,perciochc]agiouentù e atra alla fatica più d*ogn'al 
tractadeli'liuomo.EtOuidjo nel Jib. 2. de arte Amandi volendo dano- 
ftrare,che nella gioucntù fi deue durar fatica, co/ì dice 
*Du viresyVìimiq.fnunt toUrate labores lam veniet tacito curuafeneEiapede, 
Col libro fi dimoftra la fatica della mente, che s'apprende principal- 
mente per mezzo de gl'occhi , come ftrsdapiù faciledi cognitionc in o- 
gni propofito all'intelletto. Quella del corpo fi rapprefenta per lo fig ni* 
ficato del giouenco conferme al detto d'Ouidioneilife. ij. delle Msu- 
mof fofi doue dice 

C&de laboriferi addimi gauiere inuenci. 
FATICA. 

D'Onna robufìa,&veftita di pelle d'afino , in maniera che la tcf!a del* 
i'afiiio faecia l'acconciatura delli capelli,eirendo quell'animale nato 
alla fatica, & a portare pe/ì : s'aggiungeranno ancora alla detta acconcia- 
tura due ali di Grue,& in mano terrà i piedi del medefimo vcceIlo,ilqua- 
le Tenie per memoria della fatica , perche è antica opinione, che inerui 
dell'ali,& de i piedi di Grue portati adofTojfaccino lòpporcare ogni fati- 
ca ageuolmentej& fenza alcun diipiacere,come£uertilce Fierio Valeria- 
.ao al libro 17. 

FATICA ESTIVA. 

VN A giouane rcbufla , vefìita d'habito fuccinto , e leggiero eoa le 
braccia nude,che con la deftra mano tenghi vna falce da mietere i\ 

grano,& con la finilìra vno fcorreggiato frumento da batter il frumen- 
to,& apprelfovi fia vn bue. 

Giouane, & robufta fi dipinge, per cfler in quefia età le forze dt\ cor, 
pò più che in altra vigorole,<i^ anco più atte alle fatiche, come bene lo 
cnmoltraOuidiolib. 15. Meiamorfoa. 

S 2 Fitq-^ 



»i$ JCOT^OlOGIA 

Titqr.€ yakns iuucnis^neqtie entm r^bufìior £tas 
yila-iTiec ybcrioryficc qtid magiiardeat rlla, 
L*habito luccinto, 6^^ leggiero ^ e le braccia nude dimoftrano ladU 
fpofi tionc,&prante22a,che il richiede aJi'cperatioa.c>riinoucDdori tutti 
gl'imptdunemi, come lòii© i ve ft unenti grauia.qucUichcin tempo di 
gran caJdo dcunso eièrcilarfi alJa fatica . 

La falccj& il leorreggiato Tono inllrumcnti di opere di molta fatica». 
maifime che ii fanno nei la ftagionc ardentilsuna deli'Eftate , nella quale: 
ogni minima fatica è grauii'sima,.& fopra di ciò ne luuirtmo del deico> 
éì V^irgilio D' ! 4 delb Gcorgica,oue dice- 
*y£li(ite l^horem experiuntur ... 
Il bue,eflcndop»ftoda molti per fimboJo della fatica, farà maggior- 
ncnt:: ne ta la noflra figura . 

FATO. 

HVon o vcffitOjCCi) £mplilsimo Ycftimpnr© di panno di Iinojfìarà ri- 
guardando nei cielo vna Oeila > che rifplcnda in mezzo a molta lH' 
ce , laqua'e Ha tcrmmata da alcune nuuoic da tutte le bande , dalle qua- 
li cada in giro fjQoa lena vna catcra d*oro, cofi e deferite© neli'bttauo 
Jibro deli'lJ.ade, & fignifica, fecondo cherifcrifconoMacrcbio, & Lu- 
ci-' ro, la congiunticne , & ligamcnto delie cole humane con lediuine^y 
& vn v.iacolti deli'humanagenerationc coi fommo fattore fuo ^liquale, 
quandf>)i piace tira a fe> fic. fainaJrarr k nofirc menti al< più alto cielo, 
Gue mai-ai crimcnte no potremo arrivare coi noUro sforzo terreno; perC» 
il din in Platone volle, che qucfta catena futfc la forza dello fjrinto diui 
iio,& del liioardorc c?le(te,dal quale fono bene fpefl'o rapiti gl'animi di 
gran valore a (!*gnaldtcimpreic .. 

Sì ueftedi lino, pcrchje,come racconta il Picrio Valeriano nel lib.4^. 
gl'a.icichi Sacerderi Egitti poneuano il lino per io fato , rendendone ra* 
gione,cii^ come il Imo è fiutto,e partodclia Liina>co£ ancafono Uiàior 
tali fog^gcitiallcmuiationi del Ciclo. ELqucftacomeancolà Icgi'cntc 
immagine, habbianw dcicritta confwnne alla fuperfimone de gcniil}>tr'^ 
feudo cofa illecita a noi Chri'iiani credere il fato, come ditìfulamentc io- 
U gna S.Xommalò eoiittag(.nti'es iib.s-cap.^j. 

F A T O. 

rT '"'onzo vcHito t^i panno «i lino, per la ragione fopradettajhaucrii»- 
1 capo vnafteiU,r.cli?. man deftra il Caduceo di Mcicurio,neliaiini' 
iìia vr^Ccncccliscei fu;r>nia ciicil filo fia tronco nei mezzo.. 

L- rgi(M,cl:tri r/ìcgi ano KÌle dette crfc/oncqucfic pi iniicraratn 
te, yzickk li fato n litrne per diuclgata opinione de isuii della gentiiirà, 
ihocejifir:anci'wdiip( laioncdelJefi Jle,& ci:c tulli li ncOrihumaniar 
jarijéi JU.rort.ru ncgcuit»*ap2irriO,lccondando il moto d'cliw,pcrò fo- 
pra i! cap^sfe- mctl' mir;atriccii uij-.iiigc la.ft'dla detta .. 

il Cadiselo denota I2 pttt/iàcltifatr,C}Ucro vnceri©diuinofpirito,o^ 
r/ioicypi r lo c] utile non Iciamcnte Ig uicntc Jioflra, ma tu tre Iccolc crea- 
te ari* 



i 



pi CESARE KIPAl %t9 

te ancora diceuano tifer rao^C) &goucrnace, 3: credeuano ài più 1 gca« 
tilijchc fuflc vn certo vincoIo,co'l quale noi vcniillmo obbiigati,c riftrct- 
ti con l'iftcflb Dio,6£che con noi la ncccffità di qucfto medc^inoadunaf» 
ic tutte Iccofc- 

Lodipingcuanocon la conocchia, fl^ con il furo,pefchccofi fi moilr» 
il dcboiifsimo filo de noflri giorni, attaccato alle potenze del Cielo, 

FAVORE. 

GLI antichi fingeuano vn giouane ignudo,allegro,con l'ali alle fpa!* 
le,con vna benda a gl'occhi,c co'piedi tremanti,l}aua fopra vna ru© 
ta.ionon so uedere,per qual altro fine coli lo dipingclTero, fé non per di* 
moftrare i tre fon.ti,onde Icaturifcono, ^ deriuono tutti i fauori . Il pri- 
mo èia yirtìi,figmficata per l'ali da gl'antichi Tpc/Te uolte, pcrman tenere 
la metafora del uolo dell'ingegno. Il fecondo è la fortuna , dalla quale 
diceuano hauer le ricchezze , Sc per quelle la nobiltà , le quali due cofc 
principalmente danno,5d mantengono i\ fauore viuo, & gagliardo, & \% 
fortuna è dimoftra ta con la ruota, per la ragione da dirfi a fuo luogo, VzU 
tra cagione del fauore è il capriccio, 6^ mciinatione di chi fàuorilco^ 
fenza alcun fine ftabile,ofcnzafprone d'alcuna cofaragioncuolc, & quc* 
fto uien lignificato per la cecità de grocchicorporali,da quali s*impara ci^ 
ici corto iJ conofcimento dell'intelletto, & quelle fono tre cagioni. 

Si polTono ancora con queftc medefitiie cofe fignificarc tre ciFctti d'cC» 
fo^cioè l'ali l'ardire, che fi ha dal fauore per impiegare agrand'imprcic» 
la fuperbla,che toglie la uirtù , & la conolcenza delle perfonc men gran» 
di,il che C\ nota nella cecità,& il dominio della fortuna, che per JopiM 
confcguifce per mezzo dc'fauori,& ciò perla ruota fi manifefta. Però quo 
fto fi dice fecondo il vulgo, non douendo noiattribuire dominio alcuna 

Illa fortuna,dipcndcndo tutto dalla diuina prouidcnza. Et in queflo s'hé 
da fcguitare la ueriiii,infegnataci da S.Tammaio contragentiles. ? e oi 

FAVORE. ^* '^ * 

VN Giouane armato, con uno feudo grande polito in terra , Ouc ùlt^ 
dipinto il mare con vn delfino, che porti fopra ì\ dorfo vn gioui- 
ne, che luoni la lira ,& con la raano^ritta terrà vno fcctro abba/Tato uer« 
fo la terra. ,, 

Si dipinge il fauore armato per l'audacia di fcoprirfi vigorofo nello" 
-tmprcfe di molta difficukà , aik quali fpcfiTo s'arrilchia , &f ne cfcc facil* 
mente con honore. 

Lo feudo è fegno,chc i fauori fono difefa della fama, & della roba,co* 
-me elfo è fatto per difefa della vita corporale'. 

Il Delfino nel modo detto , accenna ia fauola d'Arionc nobile fonato» 
,re,ilqua]eperinuidia d'alcuni marinari, cfi'endo gettato dalla barca nel* 
l'acque fudaqucftopcfceamorcuolmence portato alla riua,ilquul'offitio 
fi può prendere in quello propofito, perche A fauore dcuc eficr fcnza obli 
gc,& fenza danno di chi lo fa, ma con utilc,& honore di chi loriceuc, le- 
quali qualità fi uedono efprcllc neli'ataoai dei Delhno,che fcnza fuo 

S ^ fco- 



»5o ICONOLOGICI^ 

Icomodopoitaillbnatorc perJ'acque,òc^gli f^iiualavita. 

Si dice ancora eller portato vno che è ioileuaco da fauore, & permez» 
20 d'edi facilmente mene a termmedc Tuoi deiidenj In cambio dei del- 
iÌ!\o fi potrebbe ancora fare vna iSiaue in alto niare, con vn vento, che le 
àpin in poppa,perdimoftrarc,chcillauoreèraiuto,cheshi ^erio com- 
pimento de deiìderij. 

Lo icetro piegato ucrfo la terra è il fegno , che dauano i Rè di Perfìa, 
per Iduorire 1 uaiialli , toccandogli la teda j perciò lì legge licJriflor.c Sa-? 
cre,che Alluero, Ariaferle detto dagli lcriitoriprofani,perfauorire ìiiiief 
iua moglie, le toccò con lo Icetro la tefla. ( ìiìv:^.'\.ri 

Gi'aij tichi ancora, dipingeuono il fauore col dito più grofib della ma» 
no piegato, di cheli può uedere la ragioiie apprclio lii^ieno? 6^ altri 
Scrii tori» 

Fecondità nella Medaglia di ^fnmea, \ 

DOnna,checon lalìiiiftra Lengu vuConiucopia,& con la delira meni 
per mano vn fanciullo . • 

. Si fu il Corai^copia,per udoprard arcora_quef^a parola di fecondità me 
taforicainente neiia lerra, neg.'Aiberi, ne g:'iwgegni , CiC_ ^^^ ogaiaitia 
cuia buona» 

Fcronditd nella Medaglia di Fan/lina- ^ 

DOnna fopra vn letto gemale , & intorno Je licherzino due fi^nciulli. 
Fide nella Medaglia diVLiUtiiU. 
T/ iNi'huomocon vna donna, che li dam^o k fede A^nngendofi la de* 
1 V lira mano , 3D rX 

FEDECHJRISTIANA. 

DONNA in piedi fopra vna bafc^uellita di bianco,neJa finiftra hauc*- 
ra ViiaCroce,& nella delira vn calice . 

La Fede è vna ferma crcd€nza,perraucoriiidi Dio, dicofe che per ai*- 
gomento lion «ppanicono, uqìW .]uali è fondata la fperanza Chrifiiana. 

Si rapprcfentaiopra vnabarejperdanoftrare,cheella5Coine diceS.Am, 
brogioliD.i.dePacri j Abr.cap.r. toni. 4. ciabafe Regina di tui. e l'altre-* 
iiiriu, poiché lenza di ella è impoliibue piacere a Dio , come dice S. Paolo= 
fldHebr.cap.il. 

Et fi fa m }'.edi,enona federe, con vn calice nella dellra,perfìgni£ca- 
re leoperationi corrifpondenti ad eija,eirendoche, comeattefta S, Ago^- 
llinolib.de hd,6c.oper.cap.i^ tom.4.& S.lacomoal cap.i. Ter fi dem, firn- 
^peribus nemo potcjijalkar'ynec ujiifiiany namfides ftne openbus mortua cfl , c^ 
*A openbus confuniatur . Si che con l'opere douemo leguitarc la fede no- 
ftra, poiché quello ueraiiienie crede , ilquale efercita con l'opere ciò che 
crede.-diceS.Agolln.o Ibpra S. Matteo ai zà^.ii.ls{pneuimfaTistft credere, 
fed yidendum efi, vr creda tur. 

Et perche due principali capi d'elTaFedejCorr.c diceS. Paoìo^fonocre- 
■derein ChiiAo Croc;iiiio,6«: nei Saciamento dcii' Altare :peiò fi dipinge j 
■con U Croce, e col Caiite. 

FEDE 



DJ CES ARE RITA. %it 

FEDE CHRISTIAN A. 

VNA vergine con habito bianchifsimo fopra una pietra quadrata»., 
con la delira terrà eleuata vna Croce , & con eiia vn libro aperto, 
^^guardan^lolo fif]aiTicnte,& coJ dito indice deJIa finiOra, additerà toccari- 
doqiiafi l'crecchio fto; Jaiciando da parte J elpJicatione dell'altre core 
'già dette di fopra. •.",:!'.': 

Sì rappreièntaco] dito a]roreccIiio,&: col libro aperto, percioche due 
- fono 1 mezi ^^rapprendere la Fede iantajvncè Tvoico, 6: cjuefto è il prin 
cipale,dicendo S.Paoio ad Kcm. cap. io. Fides ex ahdittiy aud^tusautem per 
rei bi'.nì eh; ifti;L'aìtro è lì ìcggcicihbn Canonici)^' quefìoènien poten- 
te .-t/V/r/fj e i?.w./frwo l>ef,c^ efficax-^^ fenet > abilior omni gladio ancipiti-yfertin-^ 
gens yfque ad diiùftonem ar,Ì7);£,ar fpiritt'.sycomfagum quoque^ac medutlarum-i^ 
difcretor cegniti<}nnm,<<r intentionum cordis . I3icc il medefimo Apertolo ad 
Hii^br.cap 4.oltie che ne fignifìcajchealla Fede la pietra , come a fonda- 
n:ento s'appoggiano tutk Taltre uirtu,ne può anche dimollrare, cheque 
fta pietra foiidamen tale fia Chnfto,7^c^w auttm eratChriftusj ilqualedouc 
mo credere(^come neramente eglièj vero Dio^ ài. Jicro liuomo, Redeu-- 
tore del mondo, e principio d'ogni bene noftro . 

FEDECATTOLICA. 

DONNA veftita di bianco, che fi tenga la delira mano fopra 11 petto," 
& con la finiftra terrà un Calice, & attentamente lo guardi. 

Sono tre le uirtùinfegnateci nella noua,&vltima Itggo. data per boc^» 
cadiChrifto N. S. coire ti^ snella collegate vn dentro all'altrormala.^ 
Fede è prima alle altre d Le, non potendo alcuno hauere , ne Speranza, 
ne Carità lenza cflà, dalla quale quelle dependono in quella uitaneceffa^ 
riamente . Quella dunque fi fi uellitadi bianco , &: bella di faccia,per- 
che come il color bianco ci mollrala fimilitudine della luce, quale èco- 
fa efìftente, & perfetta di fua natura , (V il color negro ci moftra le tene- 
bre,che fonofolo priuationc d'ell'a-eofi dobbiamo noi credei"e,chechi hi 
fede perfetta^&c. fermata con la carità , habbia IciTere, & viua,6.:chi di 
quella ila priuo,s'auuicini,o ha m tutto prolTimo alla priuatione,& alla 
morte eterna; IVno ci di/Te Chrillo N. S. in quelle parole . jQ/// credit m 
me etiam fi mortuus fuerit riva ; L'altro s'hà del iacro llmbolo di Santa 
Athan:i[ìo . H^c eftfides O'.thoUca , quarn nifi qi-jfque fidtliicr-ifirmiterqLe i:re'' 
diderit jdi'.us effe no'n fotcrit . 

Moftra ancora la bianchezza aiti ucfimcnto, che queftauirtu,non s'ac 
quiitacon l'in tre durre le Icicnzc nellanimajccmeil color biaKcoa'pan- 
ni non {"i da concolori materiali > ma folo s'acquilta purificandoli panno 
da graltri colorijcoi"; la fedequando è nctta,Sranima con lagratia,& cari- 
tà in modo che non penda troppo all'i nel inaticni, che danno diletto, ne 
alle fcienze, che fanno fuperbo^pm efficaceiLcnte opera , & ha la fua per- 
fettione-Nota ancora quefto colore, che facil cofa è deriar da qucf a fan- 
ta virtùjcc --e è faciie macchiare vn caudidilslmo ucicin.ento , pero diiìa 
l'Anefcoa L^v. . 'propollto. 

S 4 j^n 



• j* ICONOLOGIA 

fi^n par che dagtantichijì dipinga Che d'vn irei bianco^ che U c^pra tutta 
La [anta Fé vejiita in altro modo Che ynfol put9,rn fot neo la può far brutta 
E per qucfta cagione molti incorrendo, in vn iolo errore, con perlina* 

€Ìa,fono a ragione ributtati dalia Santa CAicfa, Iapendofì,chc . Qtdinyn^ 

delinquitfaCius eH omnium reus , 

La mano/:he tiene fopra il petto , moftra che dentro nel cuore fi ripo* 

fa la ueia,5^ ui uà fede , & di quella faremo premiati , della quale dice S. 

Giouanni ncU'Apocalifli al tz^.i.Ejlofidelis vfj^ admortem^x^ dabo ttbiy di* 

€it 'DominuSfCoronam yita , Non dclkfinta, che molte uolte li moftranel» 

2a mortificau apparenza de' corpi . 
Ncli'aJ tra mano tiene il calice > fimbolo della Fcdc,douefifbftcnuno 

tutte le noftre fperanze,&f il fincdc'noftri defiderij* eifendo la Fede vna 

ferma credenza,fuori d'ogni dubbio confidatane! certo c^crc di DiO) & 

yrouidcii2a^& potenza di q uello. 

FEDE CATTOLICA. 




DI CES/fRE RIPA. %fs 

DONNA ucftiu di bianco>con l'elmo m capo^oclh mano defira t«r 
rà rna candela accefa , &(^ un cuore, & nella fìniitra la tauola deìì^ 
legge uecchia inlìeme con un libro aperto . 

La Fede come una delle uirtìi l'eoiogiche tiene in capo l'Elmo per di-- 
moftrarc, che per hauerc la aera Fede li deue mantenere l'ingegno ficu- 
ro da' colpi dell'armi nemichcjche lono le ragioni naturali de' Filofofi,& 
Icloiìfuchc ragioni de gl'Heretici , & mali Chrifìiani,ccnendo ferma la 
Diente alla dottrina Euangeiica, dea' diami comandamenti, dicendo San 
Gregorio nell'Homiiia 26. che: Fides non babef meritumyrbi bum<ma ratio 
frabct experimcnCiim. 

11 libro con le tanolcdi Moifc, fono il teftamcnto riuouo, 5\_ vecchio 
Ìnficmc,come pnncipal fomma ui»ciò,chc fi deuc credere , che fono li 
commandamenti di Chrillo S.N. inficme con quelli della vecchia legge>. 
per conformità del detto fuo, che dice: Non fono venuto a dillruggerr 
ja legge ma adempirla. 

Il cuore in mano con la candela accefa moflra rilluminationc dzìl^ 
mente nata per la Fede , che difcaccia le tenebre dell'infìdeltà , & dell'i»' 
gnoran2a,diccndo S. Agoftino fòpra S.Giouanni al capitolo nono: Cecitas- 
efi infidelitas r ^ illuminatio fides , Però per antica eeremoma nel facrificio 
della Mefla)&: in altri atti Ecclefiaftici , fi vede l'vfode' lumi,& delle tor- 
cicaccefc, delchedifFufamcnte tratu Stefano Durante, de ritib. Eccl» 
lib.i.cap.10. 

F E D E N E L L' A M I C I T I A. 

DO N N] A vecchia,& can uta coperta di velo bianco, col braccio de- 
ftrodiftefo,& d'vn'àltro velo fari coperta lade/ìi-a mano. 

Tiene coperta la mano deftra,fccondo l'ordine di Numa Pompilio Rè 
de'Romani nel facrificio da farfi alla Fede)per dare ad intcndere,che fi h* 
daferuarelaFedeconognifincerità all'amico, poiché :F/(fe/( come dice 
Pitagora ) £f? atnorisfuìidamentum ^ qua ftihlata, tota amicitU lex , ius , vis, af 
tatto peribit . 

Rapprcfentafi canuta, e uecchia, perche cofi la chiamò Virgilio, Vlchr 
dichiara vn'interprcte, dicendo, che fi troua più fede ne gl'h uomini , che' 
lianno per molti anni maggiore efperienzai Raggiunge per moftrarc^-,, 
che non bafta conferuarc la fede per alcun tempo : ma bifogna che fia^. 
perpetua . 

Racconta di più Acrone, che facrificando alla Fede iJ Sacerdote, fi co- 
priua non foloU delira mano con bianco uelo, ma il capo ancora, e qua- 
fi tutto il corpo, per «limoflrarc la candidezza dell'animo, che deucciicr 
compagna della Fede ndl'amicitia. 

FEDE MARITALE. 

DONNA ueftita di bianco, con le prime due diU della defira ma«o> 
tiene vn'ancllo» cioè vaafcdcd'oj;©. 



1 Y 



x?^ ICONOLOGIA 

I' O R T V N A . 
jONNAcon gl'occhi bendati,lbpra vii 'aJbero, con vn'aflaalTailun^a 
percuota 1 rami d'elio, e ne cadano vani iftroa:enti appartenenti a 
vane profeliionijcome Icetnj-iibri, corone, gioie, armi, ^cEtcofi j'adi- 
])ingeil Doni .Alcuni dimandano Fortuna quella viriù operatrice dcJiej 
lìcJie,lequali uariamente dilpor.gono le nature de gl'hucruini , mouendo 
l'appetito lenfitiuo, e permczo di quello inchinando anco in certo modo 
ienza sforzarlo rappeciro lagioncuoìe, in modo che non ne lenta uiolen- 
za neli'operare: iiia in queital'.gura lì pigli Iblo per quel luccefio cafuale, 
che può clicre nelle coie,che lenza intcntlone dell'agente rarifiin.e volte 
ii.ol auuenire,ilqualc per apportare ipcfie uolte , o gran bene , o gran ma»- 
]c,gli huominiche non fanno comprendere, che cola alcuna fi pofl'a fa- 
re lenza l'intentione di qualche agente, hannoconrimaginatione fabri- 
catacome /ignora di quefl'opre quella che dimandano Fortuna, & è per 
]e bocche degl'ignoranti continuamente. Si dipingecieca communcmen 
teda turti gl'autori gentili,per moflrarechenon fauoriice più un'huomo 
che un'altro5ma tutti indifferentemente ama, &odia, moi'trandone qut* 
legni che'l calo le apprei't;nta,quindi'è ch'elìaltabenefpcifoa' primi hono 
ri vnicelcrato,chelarcbbe degno di iupplicio,& un'altro menteuole la- 
Icia cadere in mifcria,e calniiiita. Peròcjuelio dico Iccondo l'opinione de' 
^gcntili,echefuolereguiril volgo ignoiantejche non fa più oltre;ma lave 
ritàèjcheil tuttodiipone la dminaprouidenza,comcinfegnaS. loma- 
fo lib.j.contm gentescap. 92. citato di l'opra. Gli huomini che flanno lO' 
torno all'albero danno tedimonio di quel detto antico che dice : Fortuna 
fu£ quifqne faher-i^tLchc fé bene alcuno potefle cllèr(cóme fi dicc)ben for- 
tunato, nondimeno ^'egli non è giuditioiò in di'izzare il camino della_» 
vita fuapcrl:)coconucnientc,nonèpoiribiIe, che uengaaquel fine, che 
deùderaua nelle fue operationi. 

FEDELTÀ. 

DONNA ueflitadi bi<inco,con due dita della deftra mano,tenga^ 
vn'aneliO) ouer figlilo, & a canto ui fia vn cane bianco. 

Sì fall i'.gìWo in mano,per legno di ledei tà,perche con elio fi ferrano, e 
Tiafcondonoli fccreti. ^ 

ilcftue perche è fidclifsimohaucrà luogo appreffo quella imsginepcr 
l'autorità di Plinio nel lib.S- delThifiona naturale, dciie racconta in par- 
ticolare òq\ cinedi Tito Labicno uedutoin Eomancl ccnfolatod Appio 
i ijnio,& Publio Siliojilqualc efiendo il fopredctto Tuo in prigione non fi 
parti mai da giacere per quanto poceua vicino a lui ,&: cllendo egli final- 
mente come reo gettato dalle leale gcmonie rupplicio che fi ulauamRo 
n"ia2qucllj,che erano ccndannati dalla giù (luia, fiauailcaneirtomoal 
corpo dei già mono padrone, mofirando moltifsimi efieiti di doJore|,& 
portando tutto ii cibo,cheg]i i\ (iau:i,a]lu bocca d'elio, ef.cndo alla fine il 



DI CE SA RE RI? ^, V t/jr 

cailauero gettato nel Teucre, il cane ancora di propria uoglia ui fi geu^ 
reggendo iopra l'acque per buono Ipatio quel corpo con infinita nie.a • 

Uiglia de' ngaardanci . 

Si legge anco in Erallod'vnCaualierRomano,che haucua un fgliuo* 
lo vaico neile falce, apprelTo alqualedi continuo flaua vn cane dome- 
Oicodi caia, OC a"uenne,chetiiccndorivngiofiiO nella Città alcuni gio- 
chi militari , oue il Cauaiiere doueua inieruenire , volle la cunola_, 
lua moglie interucnire alla fola, & hauendo ferratoli fanciullo col cane* 
in vna mededma ftan2a,conduccndo kco tutte le lue ierue, le ne andò io 
pra vn palco deììaeaCa, donde lì poteua hauer della fefratrat:eniniento;. 
vici in quel tempo pe: vna feif'ura della muraglia vn'horribil lerpentc , 6i 
andacoienealla culla per ucciderli bambino, iù dal caneafiàHLo,& ucci- 
fojreftando elio folo inlanguinaco per alcuni moriì:del lerpe , acafoin^ 
quei cooibattimeiito del cane , & del lèrpeia culla fi uoitò iòttofopra ; la 
Balia alio Ipettacolo dei iangue , & della culla riuerfata , ritornata che fa 
conietturando la mone del fanciullo, portò con lagrime al padìe la flilfa^ 
n liouarcgli infunato per tali parole coric alla ftanza,e con vn- colpo di fpa 
d^ ]'inn:)cente cane per incritodi fedekidiuife in^ due parti, poi pian- 
ge ido and ) uerio la culla , & credendo vedere le tenere membra sbrana- 
te irouò li funciuiio viuo,e lano con ilia grandtfsima allegre/ii^a , &: mera- 
L'iglia,poi aecorgendofi del lerpe morto , uennein cognitionc della ueri- 
tJ.3o:endoil intìmtainented'hauerdato all'innocente animale la mone, 
in ricompenfa della ranisima fedelLÌ . Molt'altri elTempi , raccontano di- 
ueriì altri auttori in quello propotìto,a noi badano quelli . 

FEDELTÀ. 

DONNA veflita di bianeo,con la de>lra mano tiene vnachiaue,& alli 
piedi vncane. 
La chiaueè indi tio d\ fecretezza, che fi deue tenere delle cofe apparte- 
nenti alla fedeltà dell'amicitia, ilche ancora per iìngolare inflintodi na-- 
tura la fedeltà fi ligniiìca per il cane,come fi è detto m altre occafioni. 
F clic uà nella met^ci^lia di C^iulia fj^ammea con quejìe lettere . 
FOELÌCfTAS PTBLICA. 

DONNA ghirlandata di iìori,chc fìede in vn bel fecrgio regale , nella 
delira mano tiene il Caduceo > & nella finiflrail Cornucopia pieno 
<li frutti, e fiori. 

. La felicita è vn ripofo dell'animo in vn bene fommamente ccnòfciurp, 
& deìderato, & defiderabile > però fi dipinge a federe, coi Caduceo m le- 
gno di pace,& dnapenza. 

li Cornucopia accennai! frutto confeguito delle fatiche, fenzalaqua- 
Je è impoffibiie arriuare alia felicità , che per mezzo d efie fi ccnofcc , c4^, 
d-'ìder'a . 

1 fiori iono inditio d'allegrezza , dalla q-uale il felice flato non fi ('M;ide 
giamai; lignifica ancora'il Caduceo ia virtù ,&ii Cornueopiala rxchcz- 
2;a,però felici ibno tra di noi coloro^che hanno tanti beni temperali, die 

ì-^of- 



»j/ ICONOLOGIA 

foflbno prouucdcrc alle neccffità dd corpo,& unto virtuofI,chc polTon» 
-ailcj^gcrLT quelle dcli'aaima. 




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FELICITA ETERNA. 

GIOVAN E ignuda,con le treccie d'oro I coronata di lauro, fiabcU 
la,& rii'rlcndcntc, lederà iòpra il cielo ftellato, tenendo vna palma 
nella finifl: a n.ancJ, & nella delira vna fianìma di fuoco , alzando gi'occJii 
in alto, con legni d'allegrezza . 

Giouanc fi dipinge, pcrcioche la felicità eterna non ha fcco,ic non al- 
legrezza perpetua , lanita uera , bene incorrotto , ^^ tutte le gratic parti- 
colari, che ieguono la gtoucntù, àC delle quali l'altre aa fono molt« 

difetto le. 

Si t'Ì!gnuda,pcrciicnon hàbifognodi veJarH delle cofe caduche della 
^;/.i,o ].cr icuiucnirc alia vita,o perornar.':, ;iia tuLLO ri ben lloj 6l l'altrui 
/vuìkL u> i:;c.-d^ii.an.ciiLcdi i£ijLi.cur..ina. 



DI CESARE RIPA. tfr 

I ccpclii d'ji» ToBOi peiilicn Ibaui di fempitcrni pace» & ficuracon- 
4Dit!ia . in rjueftofigniiìcato è pigliato l'oro ancora da Poeti , che e ia-^ 
prima età iucoirotta da gl'h uomini «quacdo fi viucua lenza contaain^ 
re Jc leggi . 

Poada federe fopra il Ciclo fteJ]ato,per dimof!rare,che la vera fclici- 
ti,che lòlo in Cielo]lgodc,nouc lbggcttaalrapidQCorfodc)leflci]c,&r 
alio ic^riibieiiole inouinìento de teiiipi - 

L?. coion.idei hiuio eoa lapaln;» niofìrarcKc non fi può andare alu 
felicità dal Cielojlc nonperiiiOlLctribulaiioni, cflendo vero il dccto di 
S.PAOi'ojchediCC. 7{j» roron^rhitui'nirh^Ht h^itìmè certaucrit. 

Iji lìaiiHii.iariicnLcd!niofka l'amor di Dio,&!: li miraralto la contem- 
pla ti )nc d'i lui , pciclic iii auìbcduc tjuciie parti. coiiiìftcia bcati'tudii*C' 
& la compita felici li - 

FELICITA breve: 

DO N N A.Lcriita di bianco> & giallo, che tenga in capo rna corona^ 
d'oro,?'» cinta di vanegerniiìc,neiia niaiio deJtrahaueri vn Iccirur 
tenendoli braccioako,alquaJcs'auuitichi con le lue frondi vna zuccha, 
ciiC lorgadal terreno vicino a'^^picdid'clla,con la lìniftra tenga vn baci- 
le peno di monete, & di gemme ,- 

il veflimcnto bianco>e giallo è indìtìo di contentc22a,là corona,& Io 
fcetro diiìgnoria,&il bacile di gran ricchezze >:nelle quali cefciabre- 
lie,& vana felicita confifle aflimigliandofi alla zucca, laqualc in brcuiA 
£mofpatiodi tcmpoaltillìmadiuentata,inpochifsimo tempo poi perde 
©gni ibo vigore, & cade atcrra^ il che èconformc a quclthcdificrAK 
«iato tradotto in noftra Jingua- 

Crebbe la ^i'cca a tanta clteis^'^y ch'elle 
^ vnaltiJJiìno Tinfcfìè la cìnta y 
JC mentre abbraccia in qutfta farle ,eÌM putite 
/ rami futi fupeìba oltre cgm Hima 
£l Tin feti rije yca lei co/i fauella- 
'Breuc è la gloria tua yfen he ncn prime 
Verrà il verno dineue^ ^giaccio cintt. 
Che jia ogni tuo rigor del tutto tfimto, 
F E R M E Z Z A. 

DONNA, con le membra groile,d ai petto rob«ftc,iicf!ita é'tzznf^ 
«5> 6^ ricamato d'argento,come di^flrlic,&con ambe le nani ter 
■a vn a torre- 

Que»a figura è formata in manicra,ch e facilmente fenwmoltidichia 
rationefipuo intendcrc,peròpernonci trattcriCiC^OLCFiOn bifegna ,di» 
co folojchril color delb verte con le ftcik fi ile ;coipiteui lbpra;,Hi0lira- 
no fermezzajper iìmihtudine della felmcz^a dei eiclo^iiquaie per Ja fu* 
perfettione,fecondo il tutto, non e foggetto a muta tiene locaic , ne cor» 
letiiua , & non può in niodo alcuno vacillare m alcuna parte ^ 

TKKr 



ita 



»58 ICONOLOGIA 

FERMEZZA , ET GRAVITA DELL'ORATIONR 

SCB iVE il Pieno nel primo libro de Tuoi HicrogJifici > che qusndo i 
Sacerdoti Egittiivolcuano dinioftrarc in pittura la fcrn:c22a,&Ja 
gi-auità dell'orationc, faceuàno Mercurio Ibpra vna baie quadrata lenza 
piedijilchedimoftraua la fermezza, & forza delle parole cfiegu ite, le_i 
quali fenza l'aiuto delle mani , o piedi poiTono per ie ftell'c fare i'oflitio, 
che da loro s'afpetta. 

Fortex^ d'animo ) ^ ài co rpo . 

DOnna armata di cora2za,elmo,fpada,e lai-]cia,ncl braccio fìniftro,tc 
nendo vno feudo con vna tefìa di leone dipintaui,lòpra allaqual flà 
ma ma2za,perquefto s'intende la fortezzadel corpo,e per il capo di leo 
lic,lagenerofiti deiranimo,e il vede coli in vna iried..giia molto antica. 
Forte:(7^) ^ yalore del corpo congiunto con la priidcnT;^^ 
C^ virtù dell'animo . 

DOnna armata di corazza, elmo, & fciido,& nella deftra manohab- 
bia vna fpada ignuda, intorno alla quale vi fìa con bei gin auuol- 
to vn ferpc,efopra l'elmo habbia vna corona di lauro co oro intrecciata, 
con vn motto per cimiero,che dica : HIS FR VGIBVS. La fpada lignifi- 
ca la forte2za,&: valor del corpo,e la ùr^^-t la prudenza, & virtù dell'ani 
mo,con le quali due virtù fpefle volte fi vedono falirc gl'n uomini di vile 
conditionealla tnonfdl corona dalloro,cioè ad alti honoh della militia, 
Forte-:^ del corpo congiunta con la gener»fità dell'animo, 

DOnna arniata,come s'è decto,nelladeftra tenga la Clauad Hercolc, 
incapo per elmo vna tcfta di leone, lì come fi vede nelle ila tue-» 
antiche. 

fortuna, 

DOnna co'l globo cclcfte in capo, & in mano ì\ cornucopia. II globo 
celcfle dimoftra , fi come egli è m continuo moto , coli la fortuna 
fcmpre fi miiouc/j muta faccia a ciafcuno hor'innalzàdo, e hor'abbaflàn 
do,e perchcparccheelJa fia ladilbenfatncedelle ricchezze, ideili bc* 
ni di quello niondo;pcrò fé le fa anco il cornucopia,perdimofirare, che 
non altrimenti quelli girano di mano in mano, che faccia il globo cele- 
fte,ondc dific Aufonio Gallo . Fortuna nknquum fiflit in eodtmjiatUyfemper 
tnoifetHryyariaty(^ mutat yiceS) ^ fumma in imum yertityac verja cngit . Può 
anco fignificare il globo,che la fortuna vien vinta,e luperaca dalla difpo 
iitione celefie,laq ualc e cagionata, & retta dal Signore della Fortuna,^ 
della naturajlècondo quello ch'egh ha ordinato ab eterno. 
FERMEZZA B' A MORE. 

DONNA d'ornatifsimo liabito vefiita, per ncconciarura del capò 
hauerà due ancore, die in mezzo con beila ligatur.uengonovn_. 
cuore humano,con vn motto che io circondiA' d;ca Mtr.s efi firmfjjfwta. 
F 1 V M I , E P R I M A TEVERE. 

SI vede il Teucre rapprcientato in mohi luoghi in Roma, 6c partico- 
larmente nel Vaticano ili vna bcliiiiiima iiatua^diuùiim.oxhcita già 

ccndu 



DI CESARE RIPA. ^js» 

ccndo,& fottoii braccio defiro tiene viu lupa,{btco la quale fi veggio- 
DO due piccioli fanciuiiini , che con la bocca prendono il latte da t^^ 
Sotto li mede/ìiiio braccio tiene vn'Vrna dalla quale efce acqua in graii- 
difsima copia, ha nella lìniftra mano vn cornucopia pieno di variifrut- 
ti,e con la dtdrJi mano tien' vn remo,hà la barba , & i capelli lunghi,5c^ 
è coronato da vna bella ghirlanda di uarij frutti, e fiori. 

Il Teucre è fiume d'Italia, ilqualeefce dal defiro lato dell'Apcnnino, 
& diuide la Toicana dall' Vmbria, e Campagna > come anco la città ^ 
Roma_> . 

Si dipingono i fiumi giaccndo,perdimoflrare,che la loro proprietà è 
l'andare per tena. 

I due piccioli fanciulli,chc prédono il latte dalla Iupa,fl fanno per me» 
moria di Romolo,e Remo fratelli, fondatori di Roma,i quali furono tro 
uatiallariua del Teucre efpofli,chcpigIiauanoil latte da vna lupa* 

Si corona detta figura in memoria dzììt vittorie de' Romani, che pejf 
ciò fi uede il ritratto in alcuni luoghi,chc detta figura fia coronata liouj 
iòlo de' fiorijC frutti, ma di lauro. 

11 cornucopia con la diuerfiti de' frutti, fàgnifica la fertilità del pacrc> 
■ doue pafifa . 

IlremodimoOra effer fiume nauigabile,& commodo alle mercanti»» 
Tenere come dipint» da Virgilio nel [ettimo dell Eneide . 
QMando in ripa del fiume il Tadre Snea Da groppi folti tra le fpejje fronde 
Sotto l'aperto del poH^à giacere Taru.e ch'vfci^e dal tranquillo fi urncy 
Diede alle membra al fin breue ripofo, Feflito d'vn fottìi ceruleo yeU 
It ecco il Dio del luog Oyil Teb ro fieffo E di frendofa canna cinto il crine. 
il ueflimento At\ colore ceruleo fi fa per dimoflrare la chiarezza del- 
l'acque, effendo ali'hora più chiara, quando meglio riceue il colore del 
cielo,& però fu dimandato il Teucre Albula da principio,che poi da Ti-* 
bcrino Re de gl'Albani nel Teucre fommerfo , fu chiamato 1 iberi , &C^ 
hoggi Teucre. 

Potraflì aiico far il velo di color flauo , perche cofi lo dipinge rirgili* 
nel y.deil'Eneide. 
it multa jlauus arena Tyheris . ^t Horatio. Vìdimus flciHuni Tyherim . 

La ghirlanda di canna che gli da Virgilio conuiene à tutti i fiumi^pei- 
che facilmente nafcono in luoghi acquofi» 

ARNO. 

VN vecchio con barba , e con capelli lunghi , che giacendo /la pofar- 
to convngomito fopra vn'Vrna,da!Ìa quale elea acqua, hauerà 
que la figura cinto il capo da vna ghirlanda di faggio,& a canto vi farà à 
giacere vn Leone, ilquale tenghi con le zampe vn giglio roflb^chel'vno 
e l'altro dinotano l'antica arme di Fiorenza, pnncipal Città di Tofcana, 
per mezo della quale paffa l'Arno . 

L)icefi che altre uolre i Fiorentini fi eleffero per loro infegna fra tutti 
1 fiori ilg.'glio bianco in campo rolìb : ma poi per ale une diieordie naie 



i^0 ICONOLOGIA 

ri*a di lorojcomc racconta Cnftoforo Landini , clclicro il Giglio roSb ta 
<.;impo bianco . 

Elcficro parimente fra gl'animali il Leone, fi come Rèdi tutti gl'ani* 
?ji*li,e fra gi'huoinJiiicccciJ enti per il lor maggior figlilo Hercoic. 

Gli fi da la ghirlanda dei faggio }^er dinourc,che rArnojfecondo cht 
racconta Sti:abone,cfce dai iato deliro del monte Apennino da vn Ilo- 
go.chiamato.Falteroiia, oue è gran copia di fuggi . 

Scende qucfto nuiucdal/opradctio luogo, da principio , come vn ru* 
fceilod'acqua fraftrani balzi)eftrabocchcuoliluoghi,& raili vcnò i'Oc 
cidenvc^cpoientrandom wiolte forgiued'acqua, torrenti,^ fiumi Ci ia" 
grolfa,& lafl'ando alla finiftra Arczzo^entra nel Fiorentino,&: paflci d ri- 
fcn2e,& la partifcc in due parti , &<]uindi fccndendo a Fiii pariaiciuo 
<5uciia diuide,c poi corre alla marina, oue iinifcc il fuo corfo . 

Si può anco dipingere detta %ura con il cornucopia,atteIb,clie douc 
agli pafla fono J uogbi fcrcUi di Toica na. 

DA diucr/i,& in particolare da Probo è ftato dipinto il Pò,non folo 
che fi appopgijcome gl'altri fiumi alJ'vrna,c che habbja cinto il ca- 
j^o di ghirlanda di canne,mac'habbia ia faccia di toro con le corna. 

Dipingcfi in quenaguiia,percioche Ccomc racconta Scruio,c Probo) 
il fuonocKe fa iì cqrfo di qucfio fiume è firailc al rugitodcj bue,comc an 
co le fuc ripcfuno incuruiitc à guiiadi coma^ 

Perla dichiaratione delia ghirlanda di canna.ciferuircmodcil'autto ; 
jrità de gl'antichi , pcrciochc loro coronauano li fiumi di canne , perche, i 
come habbiamo detto nella pittura del Teuere^ la canna nalcc , e crefce i; 
jac^lione i luoghi acquofi, che negl'aridi . 

Si potrà anco .dipingere qucfto fiume vecchio con capcJii, e barba Jua 

^ canuta,& come Jiabbiamo detto, che s'appoggi all' Vrxia, dalla quale 

icfchi copia d*acqua,c faccia fette rami,& in eifa lia vn cigno , terrà coji-« 

ma delie mani il corno di douitia,e con l'altra vn ramo d'arbore^dal qut 

le fi veda lagrimarehumor giallo. 

Hauera incapo vna: ghirlanda di pioppo, per moftrarc non fo!o che jl 
cjucfto^ume e circondato daqucfti arbori ^ ma per memoria di quello' ^ 
che fi racconta fauolofam.entc delle forelle di Fe:onte,ilquale fii fulmi* 
naco.da Gioue>& fommerfo nel Pò,& efic trasformate in pioppc alla ri«« 
na di qucfto fiume , come anco Cigno Redi Liguria inCigno, ciie per- 
ciò vi fi dipinge,ancoil detto vcceliovedendolenc di cfiì in detto fi urne 
gran quantità. 

E qucfto fiume notifsimo in Lorabardia,i!qualc nafce nel grembo del ! 
3'altifiìmo monte Velalo dalli confini di Liguri Gabienicon chianfiìmo; 
Si breuifsimo principio per l'Alpi fccnde , éc poi calando fotto terra_,| 
nforgej^C entra con fette bocche ncll'liadnaticomarc^ onde fi dice 
far fette mari. 

PcriJ cornucopia raccon-ta Plinio nei ter^o lib-chcil Pò ingroffa nel ; 

naci- 



DI CESARE RIFA ' 2^\t 

nafcimento della canicula, quàdo ii ftruggono le neui, & è piò rapido per 
li<:ampi,chcperli nauilii ,ma non però ii appropria nulla di quello che 
t Qglie,& douc pafla, quiui rimane più grailb j tV diuitioiò. 

Per dichiaracionc del ramO;, che filila l'humor lòprrtdcttOjil Boccaccio 
nely. lib. della Geneologia deili Dei dice, che d'intorno al Pònaicono 
-diucrfc fpeciedi arbori per forza del Sole, lenza eflbr piantati , onde cir- 
ca il fine deirEftatc,m2ntrc che il Sole comincia à declinare , ludanovn 
certo humore giallo m modo di lagrirac,ilqualc fi raccoglie con artificio, 
& fi compone in ambra. 

ADIGE. 

VN vecchio , come gli altri a giacere , appoggiato ad vn^Vrna , dalla 
quale eichi copia d'acqua , farà coronato di vna ghirlanda di dmcr- 
fi fìorij'Si frutti,&:con la delira mano tanghi vn remo. 
I-'x'ldige ha la fua fontana, dalla quale efce nell'Alpi di Trento ( fccon* 
do Plinio ) & mette il capo nel Mare Adriatico alli Folfonijouc è zSaX 
bel porto. - ^ì^^^ìv^^ 
I CU fi dà la'bcria gliirlandadc varii fiori, & frutti , per dimoflrace, che 
•; I jicrdouc egli pafih è arreno-, & fruttifero, come benedimoflra Virgilio 

I ; nella BucxoJ'ca, & nel nono lib. dclf Eneide quando dice. 

II SmeTadiripisy.AtberifnfeufropteramanHm, 

l'i* II remo, che tiene con la deflra mano, dinota efferqucilonoKil fiume 
iiauigabiIe,perciochc per cifo fi cond ucono^ varie cole ;ptcrrviò<Jc gii 
) huomini. 

NILO. 
li . 1{app refentato in vna Slatua di marmo pofta nel Vaticano di 1{oma, 

ST A à giacere con chiome, e barba lunga, ha il capo inghirlandato dì 
fiori , frondi , e frutti, giace con il braccio finiflro appoggiato fopra^ 

vna Sfinge, quale ha la faccia fin'alle marni ile di giouanetta, & il redo 
, del corpo di Icone, fra la Siing^ , & il corpo del Nilo fi vede vfcire gratin 
I i quantità d'acqua, tiene con la finiiira mano vn corno di douitia pieno di 

frondi, nori,c frutti, flan no fopra la perfona di detto fiume, com'ancofo* 
i;i ;pra d'vnTCoccodrillo poflo a cantoad tKo fedici piccioli fanciuilini, i qua 
i]iikcon allegrezza mofìrano di fcherzare . 

:^\ IlNiio,cnmediceil Boccaccio, nel 7.1ib.delia Geneologia delJi Dei, è 
j, ,iiumc mcridionalcche òluìdo. l'Egitto d:i'r£tiopia,e fecondo la comma 
,j, , ne opinione nafcc nei monti di Maun.aniapreffo all'Oceano . 
, j . Quefio fiume fi pofa fopra alla Sfinge , come moflro famofo dell'Egit» 

to,oue pafla quello fiume . 
j] Metteuifi anco il CoccodrillojpcreiTer'ancor'efiib animale dell'Egitto, e 
,.j ipcr il più folito fìare alla riua del Nilo. 

^^ La gran quantità d'acqnajch'efcc nel detto modo,monra l'innondatioa 
.jjdcl Nilo aella regine d'£gi£to,e ne graltri paelì , oue egli pafia. 
' \ Li fedici. fanciulli figniiìcanc ledici cubiti di altezza dcli'innondatione 
^^jdcliSlilojchcù fiata la maggiore che lìabbia fatto, e ra].eg.cz?adeiput* 

T tini 



M4ri ICONOLOGl A 

lini molìra l'rtile ,che di taie nionddtioiic cauano ic perlbnediquei iiio*« 
ghi che fono aridi, e fecchi, per cfFcr lòttopoRi aJia gran forza: dei Solc^,; 
oiidc per tale inondacione il fanno Ji terreni fi;rtiJi,& i pacii abboadami,.- j 
che CIÒ figniiica il cornucopia y-3<: Ja ghirlanda. 

TIGRE. 
T^lla Medaglia di Traiano. . 

HVOiMO vecchio , cJie come gi'aJtri fta giacendo eoa l'vrna daviL*. ; 
lato, 5^ dall'altra vna Tigre.. m , m ., , 

Nafccqueflo fiume nella maggioreArmeniajnel piano di vn.Juoco;de|'> 
IO Elongorme>& girando in diuerll luoghi con dieci bocche, entra nel 
mare Perfìco.. 

Dicefi, c'hebbequefto nome di Tigre per la velocità , come anco pcf" 
«he nel luogo,ouc paira,(ì dice eflerui quantità di queflc fiere, 

D A N V B I O. 
T^j^lla iJ^fed'aglia di Traiano. 

VJN vecchio, che fi appoggi>,come gl'altri ali* Vrna,Ia quale yerfi ac-^ 
qua ,& che tenghi coperta la tefta con vélo ,. 
Coprefiilcapo con velo , perciòche non fi fapeua di certo ròrigine del : 
fuonafcimenio^onde Aufonio. . . . .così dice: Ì ' 

Danubius perii, caput occultatusinore .. 
A C H E O L O. 

DA Ouidio nel lib. p. delle Metamorfofiviendefcritto con barba, e 
capegli lunghi, ha da vna banda delia fronte vn corno, .&dalJ'al- 
tra banda non vi eilendo l'altro , fi^veda.la rottura di efi!b, èghirlanda- 
to di falce , & di canne ;, Et Ouidio nel luogo detto di fopra così fa men- 
tione , quando eflb fiume di le ftefiTo dicedoppòl'eficr Aato.abbattutodi 
Hercolo .. • 

lo mi trouai fcorriatOjC Jen7a moglie *Ben c^hoggicon coroncye canncy e foglie 
Con doppio dishonor,con doppio af^'cnno 'Di falce afcondo à la rnia fronte il danno,, 

Tiene fottoall'vn de bracci due vrne, da vnì delie quali efceacqua, & 
dall'altra nò. ^ 

Acheoio è fiume famofifiìmo delia Grecia, e nafce nel monte Pindoj& 
diuidendo Ja Etolia dall'Arcadia, finalmente, defcende con ilmarcin^.ji 
Ma]ia_.. . ... . . . ^ 

Secondo che fauolofamente elicono i Poeti : Oneo promife Deianira-» ■ 
fua figliuola jbellulipi.UiOicuane, per móglie ad Hercoieccn queÒa con- 
diwcjrie, che riduceflc le acque dei fiume Acheoio in vn folletto, .perche; 
fcorrendo con due allai.;.!ua tutti Vi frutti, & le biade di quei paefij&fa-j 
ceua grandilsi.ni danni ; però diccfi^,ehe Hercoic dopo molte faiiche,»» 
combattendo con Acheoio cangiato in toro, lo vinfe con rompergli , 6Li 
torgii vn coi-no da) cupo > che fu quando raccoife l'acque in vn foi iùcgo, 
& 1" : eie ferriicj e. r.bfcoi2dantc,<lk perciò ii rapprefenta con vn'vrna,.che-i ì\ 
gctriacqiKt , d'altra nò*. 

A C I. 



DI CESARE RIPA. J43 

AGI. 

E Deferì tto da OuidioncI trige/ìmo libro delle Mctarmorfofij&Ga- 
Iacea di iui innamorata cosi dice ; 
yn bdgwuane in tanto in meiio al fonte Io riconobbi a'ic fatc^xs conte 
Io veggio in/ino al petto apparir f/io fé <i^ci ^ Jè non che molto era maggiore 
Che ornata di due corna haueata fronte Lncidehauea le carni} ecri§ia lime, 
Di maeHà ripiena-, e dijplendore ■ E di coronar, e cc^nnc^ornato il e line j 

Aci è fiume della Sicilia procedente dal monte Etna . 
rA G H E K O N T E, Fiume infernale. 

QV E S TO fiume farà di color tanè flirtto > che getta per l'vrna ac- 
qua , e rena,percicche Vu-gillo nel lib. lo.dell'iiiieide così dice ; 
Rine via Tartaei , qi<ffert ^Acherqntis adyndas 
Tiirbidus hic mno , yafiaque voragine gurges , 
'^'^^Ciefluat , atqne omneiìyCocytieru6iat arenam . 

Q OC. 1 T O Fitme infernale, 

SARA quefto fiume di color tutto nero, & che per l'vrna getti acqut 
. delmedefimo colore,perche V-irgi lio nei fedo libro nell'Enei dcjcojl 
dice_^ : CocytufPi/ie.fnii labens circumfluit atro . 

ST'IGH. palude Infernale, 

VN A Ninfa di coVf tanè pfcuro, & che verfi coni' Vrna 'acquarci 
medefìnio colore . i , 

{ ftM"5i»;?ii;iijr . -F4ume Infernale. 

JP\ I color tu^to rofib , con rVrna in /palla del mcdciìmo colore ,'dalla^ 
4u/ quale verfi apqua , & rofl*a, & bollente,per Seguitare la fentenzadi 
jpantc al i4.canto dcirinferno, quando dice. 

in tutte tue quiftion certo mi piaci ^pofe-, ma il bollar de l'acqua roffa 

,■ Doueabenfóluerlvììachetufaci, 
li INDO. 

X\ I afpetto grane, &_ gioucniJc, con vna corona di fiori , & frutti ia 
JL/ capo,appoggiato da vna vnà parte all' Vrna, & dall'altra ut fari v/i^ 
4animelÌo. ; 

^' indo è^umc grandiffiiTio,ilquaIeric«uc fcflànta fiumi ,&c«piii diccn- 
«Cotorrenti. .-■.n':' :"v., • ^.i cnh' -T 

«.Si corona di fiori,&di frutti, in fcgnoc he il paefe rigato da lui è fertile 
t)ltre modo, &i i-uoih*bi tanti vi uono politicamente. 

Gli fi mette a canto il CameIIo,Gomc animale molto proprio del paefc^ 
-oucèquefio fiume. G A N G E, 

DI afpctto rigido,cQncoronadi palma in telìa.s'appoggiada vna parte 
come gl'altri fiumi all'yrna,e dall'ai tra parie vi farà vn Rinocerótc 
Gange gran fiume de gVlnài nafce dal foqtc del Paradifo.'. 
SiVapprefenu d'afpetto rigida efiendoi fuo^habitanti poco dediti al- 
la cuUura,e per conlèquenzapoco cruili. 
Gii fipoae a<;anto i'aiimaic ibpi:a<3cuo, come animale del paefe,ou€ 

X i paiia 



«4^ ICONOLOGIA 

palla quclìoi^uire. 

GANGE. 
Fiume come dipinto neWefcquie di M:chet<i^ng€lo Buonarruoti in FirenT^e . 

VN vecchio inghirlandato di gemme, come gl'altri fiumi, con i'Vr- 
iia,& a canto l'vcccl Grifone. 

N I G E R. 

HVOMO moro,con corona di raggi intorno alla tcfta, s'appoggi al- 
l' 7rna,& da vna parte vi è vn Leone . 
A v][uefta fiume per ciler fotto la zona torrida ^li Ci fanno i raggi in ca* 
po,di carnagione mora^come fi uedegl'habitantidouce^li pafla, che fò«~ 
iiomori,equafial>bruciati dal Sole. ' , 

Gli (ì mcctc a canto il Leone > come animale principalifsimo del pacfe 
ouc riga queAo fiume^ 

Fiumi defc ritti da Fliano. 

EL I A N O hif!orico lib.a.cap.j^ . De imaginihusflHuiorrum . Dice che 
la natura, &ralueo dei fiumi ci fi rapprefcnta auanti gl'occhi, non* 
dimeno alcuni hauendoli in ueneratione formorno le loro immagmi,par 
te con figura humana,e pai-te bouina/ Simileaibuoi gliStinfahinel 
l'Arcadia faceuono il fiume Erafino , &ri Metopa ;i Lacedemoniefi ì'Eu* 
rota,i Sicioni popoli nel Peloponefib non lungi da Corintho-, & i Filiaiì; 
loro vicini l'Élopo, gli Argiuiil Cefiflbiln figura humana faccuanoi 
Pfofilij popoli nell'Arcadia fErimantho,che fceondoPlinio lib. 4. cap.^. 
icorrc neli'Alfeo; fiume , ilquale dagli Hereenfi Arcadi medefimamentc 
fu rapprclentato in forma humana , i Cherronefi che fono da la parte di 
Gnido fimiJmcnte loro ancora l'iftefTo* fiume . Gli Atheniell poi riucri- 
liano il CefiiIb,comc huomocomuto Jn Sicilia i Siracufani afsimigliaua- 
nol'Anopo adVn huomo, ma honorauano la fonte Ciana come ^mini. 
Gli Egifiei, onero Egefiani in Sicilia non lungi dal promontorio Lilibco 
riueriuano in forma humana quefìi tre fiumi il Propace', il Crimifib , & il 
Tcimifto.Gli Agrigentini al fiume cognominato da la lorcittà gli facri" 
f cauana fingendolo in forma di putto gratÌGfo,i quali anco in Delfo có/i 
cromo vnafiatua d'auorio le riucndoglifopra il nome del fiume, & fece- 
ro detta] ftatua fimile ad'vn fanciullo, & per maggior vaghezza di quello 
iioftro ragionamento non uoglio mancare di mettere in con fiderà tionc 
il bello enigma del S.Giouanni Zaratino Caftcllini > nel quale fotto €oa<» 
tiaue allegorie fi defcriuono diuerfi effetti, & qualità del fiumc^ 

Terpetuo claufum tenuìt me tnater in alno, 
Et nunquam peperit ; fum tamen ipfefenex • 

m/ifsictue iacee > at^e omni tempore curro^y 
Et patte is^h&rirntiltiamilte yager 

Sum penitusmoUis yprindrtra ^ pondera gejÌ9- ^ 
Òl'.^ «ff ^tias^pojfet tdlere ytraque manti» 

Cs ego no>; kahco, clamoq;^clingtiis ffd aurasf 
7^n nkUis yitf^m ; mottem alijs ttibuQ » 



i 



DI CESARE RIPA. z^j- 

FILOSOFIA. 
X^ ONNA giouanc,e bella in atto d'ha uer gran pcnfieri,ricoperta 
Jl^ con vn veftimento {tracciato in di uer( e parti, talché n'appariica U 
carne ignuda in molti luoghi, conforme al vedo dei Petrarca vlurpato 
dalla plebe , che dice. 

Tonerà , e.nuda vai Filofofia , 
Moflri falire vna montagna molto malagcuolc,c faflbra,tencndo vn li 
bro ferrato fotto il braccio . 

Filofofia fecondo Platone è vna hotitia di tutte le cofe diuinc,natura» 
Ji,&humanc. 

E la Filofofia dctt*madrc,& figliuola della virtù, madre perche dalla 
cognitione del bene nafce l'amore d'eflb,&il defìderio d'operare in foia 
ma perfettione cofe lodcuoli,& uirtuofc, figlia,perche fé no è vn'animo 
ben compoftocon molte attioni Iodeuoli,fondato nella virtù, non fuolc 
(limare la Filofofia, ne tenere in conto alcuno i £uoi feguaci ; ma perche 
pare molto ordinario,c naturale,che la virtù,h3bito della volontà gene-» 
ri la fetenza, che è habito dell'Intel letto(pefv^ eflendo mafilmc da Cicc- 
rone,& da Alacrobio dipinta la virtù d'età fenile, che caminando per uia 
fafìofa fpera alla fine ritrouarfì in luogo di ripofo J fi dourà fare la Filofo- 
fiagiouanc,comc figlia , fuor di ftrada, & per luogo difabitato , per mo- 
ftrare participatipne del genio, & dell'inclinatione materna. 

Si da poi adiiicendere per lagiouentù , la curiofitd'de' fuoi queliti > e 
che è non men grata à gl'intelletti de' vjrtuofi,che ila a gl'occhi degl'ef- 
feminati vna faccia molle,e lafciua, moftra ancora ,che fé bene alletta— 
molti l'eti bella, e frefca, h fa nondimeno tirare indietro Ja difficulti 
della via, d'vf la poucrtà mendica de' ueftimenti . 

J^tàpenfof^ perche è folitaria, folitaria per cercare fé fteffa nella quie- 
te fuggendo i trauagli^che trouaua nelle conuerfationi mondane. 

■E mal uenita,perche vn'huomo,che fuor de'luoghi habitati attende it 
fé fìcffo, poca cura tiene de gl'adornamenti óeì corpo . 

E anche mal ueftita , forfè perche non ^uanza tanto a' buffoni nelle 

j córti de' Principi,chc ii ne poflano ve/lirei Filof ^fi>&(_ virtuofi,tal che 

fi può credere j che da quel tempo in qua , che il Petrarca l'vdì chiamare 

. pouera , e nuda > ancora non habbia cangiato condì tione, o rifarcite le 

ucflimcnta. ' - , 

li libro ferrato^chc tiene fotto il braccio<:imo/lra i fecreti della natu 

ra,che difficilmente fi fannojC le loro ca/^ioni, che difficilmente fi pofla- 

*'']fìq caprrejfecol penfiero non fi fiàconfiderando, e contemplando mini* 

' tamente. la natnra de'corpi fòdi,e liquidi, femplici, &:^ compo(ìi,ofcuri, 

' '■&bpachi,rari,& fpeflì,le qualità e'irentiali,& accidentali di tutte lecofe, 

delle piante, delle pietre, deirherbe,'de* fi umi^ delle minere,de gl'effetti 

ineteorologicfjdelladìfpofitione de'Cieliidella forma del moto,deirop* 

■'pdi1tionì;&infiué2e.deil'aniiiiahumana,eluo=p:incipio,dcl]a fuaeficn- 

"; .gaie delie iheparu,della fua nobiltà^e feiieità>dclie fue operati oni^e {cn^ 

''■ ■ , ' '^ - 1- . ^ ' T j timend. 



%4^ ICONOLOGIA -a 

(imcntijcon altre molti fsime corcnondiilìiiilida que/lc mcdcfinTfe. 

In diucrfc altre maniere fi poirebbe rapprefcit^-re la Ti]'oro£à,àn;óli 
badi^hauerJa fatta cofTpcr ìa 1-acilitadi chi Je/^gc> &e per noa hr.uerea-» 
coafoaderci con gJi enigmi fiìon della chiarezza di quelle ccfe,]equali 
porcr.no confusione ancora a gli fcritti de inig.'iori Au tori:, ÙC però moi- 
te eoa facilita fé ne pofùno,& fabncare^òv, dichiarare , comprendendoli 




da qucfta fola > che la Filofofia è fcicnzs nobilifsima , che con l'intcllctt» 
tuttauiafi pcrfettionanell'huomo,chc è poco ftimata dal volgo, &fprci» 
2sta da flgnori ignoranti , s'efercita in cofe difjdcili godendo al fine craa* 
quilità di mente, & quiete deirintelletto. 

FLAGELLO DI DIO. 

HVO M O vcftitodi color roffo, nella mano deftra tenga vna sfef" 
za,Sc„ nella fìniftra vn fulmine , elTendo l'aria torbida, &il terreno 
doue ita pieno di locufteifi prende il icflbpcr lo vigore^ & per la pofianza 
lòpra i colpe uoli>\' fcellerati . U . 



DI CESARE RITA •^r 

Il color foflbjfignifica ira.,& vendetta, la sferza èia pena à gli huomim 
fì\i degni dipcrdonojper.corregcrli, & liménarli nella buona via, fecon- 
do il detto. ^osamojarguoyC^cafiige. 

Il fulmine è fcgno del gafligo di coJoro,che oftinatamcnteperfeuerano 
Ael peccato, credendcfì alla fine della vita ageuolmentc impetrare d<L« 
Dio perdono. 




Sigfiif5r5Ctiandio il fulmine la caduta d'alcuni,chc perule tortc,5; in'- 
^gìufte fona ad alcKsimi gradi della gloria peruenuti>oue quando più fu» . 
perbamcnte (ledono nonaltrimcntc,^chc folgore prccipitofi,cafcanóncI-| 
■ le miferie,Ji calamità. ^ , " '.' '" 

Per le locufte,che riempiono l'aere, 6c la terra s'intende IVniucr'fctga- 
gigo , che Iddio manda alle uoltc fopra ipopoli, accennandofi l'iii/lona 



«c^ 



K 



■de tìagclli d Egitto » mandaci per cagione delia pertinacia > ^ Oiliaata 7o« 
ifflia di Faraone. 

T 4 FOR. 



H^ ICONOLOGIA 

FORTEZZA. 

DONNA armata, & ucftiiadi color lionato, il qual color fignifics 
fortezza, per eflcr fomigliantc à quello del Leone , s'appoggia que* 
/la donna ad una colonna, perche delle partidell'edilìtio,queftacla pju 
fortc,che l'altre foftiene , a i piedi di ella ligura vi giacerà vn Leone > ani- 
male da gli Egitti; adoperato in [queflo propoiito , come fi legge in mol- 
ti Icfitti . 

FORTEZZA. 




1 



DONNA armata,& vcflita di Iionato,& fc fi dcuc oflcruarc la^fifono^ 
mia,haucràil corpo largo,Iaftaturadriiu,roflagrandi,il petto car- 
rofo, il color della faccia fofca , i capelli ricci , &C^ duri > l'occhio lucido^ 
r.on molto apcrto>nclla dcftra mano terrà vn'alla , con vn ramo di rouerc, 
& nel braccio fìniflro vno feudo, in mczo dclqualc vi Zìa dipinto vn Icone 
eh e s'azzuffi con vn cignale. 
L'eiìCiXicarfi intorno alle cofc difjficìlii conuicnc à ^tuttc le virtb parti«^ 



DI CESARE RITJ. i^ji 

colari > nondimeno ]a Fortezza priiicipaJ mente haqueiìa riguard o,c tut 
toii iuomfentoèdi fopportar ogni auuenimcnto con animo in uitto> per 
iimordeJla virtù.Si fa donna, non per dichiarare, che acoftumi ferainili 
debba auuicinarfi Ihuomo forte •• ma per accommodare la figurasi modo 
di parlare,ouero perche efiendo ogni virtìi fpccie del vero, bello, & appc- 
tibilcjilquale (ì gode con rintelletLO,(& attribuendoli uolgarmcnte il bel- 
lo alle clónne)fi potrà quello con quefteconucnientemente rapprefentarc; 
o più toflcjperchc come le donne (priuandofì di quei piaceri, a' quali le ha 
fatte picgheuoli la natura) s'acquiÀano, e conferuano la fama di un'honor 
fingo la re, co fi i'huomo forte, co' rifchi del proprio corpo,in pericoli della 
iftcfla uita,con animo accefo di virtù,fa di scnafcere opinione , e fama di 
grande ftima;non deue però ad ogni pericolo della mia elporfi, perche co 
intcntione di fortezza, lì può facilmente incorrere nel vitiodi temerario, 
<i'arrogante,di mentecatto,^ d'inimico di natura, andando à pericolo di 
ftrugger fé (lcflb,nGbil fattura della mano di Dio, percofa nonequiualétc 
alla uita donatagli da lui. Però fi dice , che la fortezza è mediocrità detcr- 
minata , con uera ragione . Ci rea la temenza > & confidenza di cofe gra- 
iii,& terribili in foftencrle, come, 6i quando conuiene)a fine di non faro 
cofa brutta,& per far cofa bellifsima,per amordeli'honcfto,fono i fuoi ce- 
ccfsi quclli,che la fan troppo audace,come la diceuamo pur hora,ó^ la ti- 
midità Ja quale,per mancamento di uere ragioni, non fi cura del male im- 
minentc,per sfuggire quellojche falfamente crede,chcle ftiafopra;& co- 
me non fi può dir forte, chi ad ogni pericolo indifferentemente hadcfidc 
rio,& uolonià d'applicarfi, con pencolo , cofi ne anco quefto , che tutti li 
fugge per timore della vita corporale; per mcftrare che Thuomo forte, ià 
dominare alle pafsioni dell'animo,come anco vincere , & fupcrarc g\i op- 
preflbri dt\ corpo, quando n'habbiagiufta cagione, & cflcndo ambi fpct- 
tanti alla felicità della vita politica . Si fa donna armata col ramo di rouc-- 
re in mano,pcrche l'armatura mofirala forte2za del corpo, ^C^a rouerc 
«uella deiranimo,per refi (Icr quella alle fpade , & altre armi materiali , & 
iode;qucfta al foffiar de* venti aerei, & ipirituaii, che fono i uitii,& difetti 
che ci ftimolano a declinar dalla uirtii , e fé ben molti altri alberi potrcb- 
bono fignificarc quefto medefimojfacendo ancor'cffi rcfiftenza grandifii- 
ma alla forza de' tcmporali,nondimeno fi pone quefto , come più noto,& 
adoperato da Poeti in tal propofito, forfè anche per cflcr lcgno,che refific 
grandemente alla forza dell'acqua, ferue peredifitijj, & refillea' pcfìgraui 
per lungo tempo,& maggiormente perche da quefto albero,da'Latinidctr 
to robur.chiamiamo gl'huomini forti,e robufti , 

Il color della vefte fimile alla pelle At\ Leone,moftra, che deue portarft 
nell'imprefe l'huomoCche da quefta virtù vuol che l'honorfuo deriui^co- 
me il leone,ilquale fi manifcfta nell'apparenza di coIorlionato,& è anima 
le che da fé ftcfib à cofe gradi s'efponc, e le vili con animo fdegnofo abbof 
rifcc,anzi Ci fdegneria porfi ad efercitarie fuc forze con chi fia apparente- 
©ente inferiore, e cofi può andare a pericolo di perder li nome di forte 

i'huomo 



»5o ICONOLOGIA 

rhujaiochcconftratiididonnc,difanciulli,cl*auomini infermi)© cffcmi 
nati vuol moftrarfipoderofodclcorpojncranimoèlodcuole, ilqualcaco 
fi uilipcnficri s'impiega) onde vicn damoJtiriprcib Virgilio, che faccfl* • 
a £nca,fintopcr huomo force, venir pcnfìero d'amazzarHclt^iiddonna-^;; 
iaibelle,a cui la fpcranza del viuerc venia nodnta dalle lagnine, che n'ha- . 
uca in abondanza,ói non dalla fpada che forie non hauca.mai tocca. For«» 
ti fi dicono Sanfone , e Dauid Rè nelle facre lettere . Forte {i dice Hcr» ; 
cole nelle fauole de' Ì?octij& molt^alm in diucrfi luoghi, c'han combatcu- j 
toj &^ vinti i leoni. 

L'afta fignij5ca,che non folo fi de uè oprar forza in ribattere i danni,chc 
poifojio venire da al tri,come fi moftra co l'armatura di dofib , e col feudo. 
Ria anco reprimendo la fupcrbia,& arroganza altrui cori ie proprie forze. 
L'afta nota maggioranza , e fignoria, la quale ,vicn facilmente ac^uiftata ^ 
per mczo della fortezza. Ifegnidj Fifonomia fon tratti da Ariftotile per . 
non mancar di diligenza in quel che fi può fare a propoli LO. : r} 

IlLeonc azzuffato con il cigniale,dicc Pierio Valeriane lib.3.che fighi- 
fica la fortezza dell'animo,e «quella dèi corpo accompagnate, percioche il. 
Icone uaconmodo^e con miiura nelle attioni,& il cignak lenza altrimea , 
ti penfare fi £i innanzi precipitofamente ad ogni i mpreia. 

JF O R T E Z Z A. 

DOnnachccon vna mazza fimile a quella d'HercoIcfuffoghivn gran.; 
lcone,& a' piedi vi fiala faretra con le faette,&arcOj. quella figurale , 
oauatada vna bellifsima medaglia, vedi Pierio nei lib.f . r,- 

Fortuna buona, l^lla medaglia di 9^nto7imoGeta. 

DOnna a federe ,'che fi appoggia con il braccio deftro fopra vna ruota» 
in cambio del globo celefte>5c^ conlafiniftra mano tiene vn cor- 
nucopia . 

Fortuna inf dice* 

DOnna fc^pra vna naucfenza timone, &i.con raJbcro,&c^ lauda rota 
daluento. ' , . ' 

La naue è la uira noftra mortale, laqualc ogn'huomo cerca di condur- •• 
rea qualche porto tranquiilodi ripolo ; la vela, e l'albero Ipcziiaco , Ói^ ., 
gl'altri arnefi rotti , moììiuno la priuationc della quiete , efldidola ma- ■ 
Ufortuna vn l'ucceliò infehcc, fuor dell'intendimento di colui chcopc- 
raperelettionc. ■; 

Fortuna gioi^euols ad timore. r 

DOnna laqualc con la mano dcfira tiene il cornucopia ,& lafiniftraie 
farà poiàta fopra al capo di vn Cupido, che le ichcrzi d'mtorno ., 
tllarcftc. 

Fortuna pitctfica,6uei^ clemente, J\eiU Medaglia di t^ntonino Tio. > 

VN A bella donna in piedi , che con la delira mano iì appoggi fopra 
vn timone , & con la fi ni (Ira tiene vn cornucopia con lettere. COS. 
mi. & altre FORTVNA OBSEQVEN. EX S. C fu rapprefrnta- 
lacucfta Fortuna inRoma nel Confoiatoquartodi Antonino Pio, non-# 
»d al{r« fiacche a gloria,& honor fuQ , dimofitandofi per quciìa ^urì.* 

U 



DI CES ARE RIPA '.^ssi 

ìa fila profpcra , é. benigna.Forcuna, iiche Je lettere intorno;id cH'a l'eipri- 
uiono> hgriificandofi per quelle ciiere a quefto Prcncipe Jà Fortuna obc- 
dicnte,& compiac^uolcj & quantunque uarii (ìano nel mondo gli moui* 
Fiicnti di (iueJh,eficrjdo la Fortuna, lecondo i Gentili , vna Dea mutatri- 
ce de'Rcc ni,& fubitavolritrice delie ccHrmondane, nondimeno pcrdi- 
Rio'l IV; re'iatclic. ci dell'Irni-Ci io di qiicflo Principe gli fegnorno nel riuer 
fo delia ibprridctta n^edagh:;, vna buona, & lei-ena Fortuna 'fì^cilica. 

La Dea Fortunaoltreraoki altrixognomi , fu anco da i Roman: chia- 
mata Obrcqijens,cio'jindulj^ente,ouero clemente, fi come nelle antiche 
inlcrictioiìi fTlf ggc, ^ pàruè'iilarmcntc a Coflió fi trijua'vn fòflb , ì& cui 
queflc lettere <; Veggono fcrittc. Torturi^, ohfequentiord.^ \" 

Comens voto prò fM:c Ciuium fufcepto. Vedi Sabai^iano Erizzo^ 

Fortuna . 

DOnna clic con la deflra mano tiene vn cornucopia , <5i vn ramo d'al<» 
loi'o,cnn la finirira mano s'appoggia ad vn timone , fignificando> 
ch'ella fa trionfare cliiunque vuole >& la dimoflrationc diciò fi rappr»» 
fenca con il ramo dell'alloro . 

Fortuna ^nrea. 7{dl.ì medaglia d* Adrian», 

VN A bellifsima donna , che giace in letto Aernio coiivn draoac al- 
li piedi. *t ; . > '-^ 

- Qucfta è quella Fortuna aurea , che in esmera de grimperadòri :fe 4>lC' 
aaponere mentre viueuano,6<f che reggeuano l'Imperio, canjc^r It 
loro Fortuna. , F O R Z a;. ;L^^ 

tt^ ONNA robufta , con le corna di toro in tefla , a canto terrJtrii'cIc» 
^ fantcjcon la probofside dritta'; perche vòlendogl'Egittii fignificar» 
▼n'huomo forte io dimollrano con queft'animalcjCcmefileegeinOr* 
Egitdo nel lib.fecondo de' fuoi Icroglifìci ,• le corna ancora,c Ipctialmétc 
di tcro , moftrano quefto medefimo;onde Catone prèfTo a Cicerone nel ìi 
bro della vccchie22a dice che quando egli era giouanc non''^efidcraualc 
forze ne df'vn toro,nc dVn'Elcfante,prendendo quefli due animali còme 
più forti, & gagliardi de gl'altri. ..\ 

Foy^Ai^mort , * j ^ 

CVpido con Tali alle fpallc , con l'arco , &riciacttc in mano , Srèon la 
faretra al fìanco,la mano finiftra alzata uerfo il Cielo, donde fccndo 
no alcune fiamme di fuoco ,infieme con molte faettc fpèzzatc 5 che gli 
piouauo intorno da tutte le bande,moftrandofi cofi,che Amore può tan- 
to che rompe la forza di Gioue, & incende tutto il mondo, cofi è dipinto 
dali'Alciato in vno Emblema, cofi dicendo . 

^y^ìgerumfulmcnfregitjDeus^^igeryìgne 
DumdemonJìrafvtieJììforticrigTiist^mcr* ' 

Per fignificarc qucAo medefimo,rifte(ro auttore defcriuc Amore ifl>a 
carro tirato da Leoni,come f: vede neiriileflb luogo. 

Forxa d'amore iineiracquaicome in terra. 

FAnciulIo ignudo, con l'ali a gl'omeri , con h ds^ftra mano tiene vn pe« 
fcc>e co la finiilra va ma^zo Si fiori^cofi i'Alciato dal greco io tradulft 

, T^dis 



»5* ICONOLOGIA 

y^Hius^Amor vidert, vt ridet pUcidumq', tuiturf 

T^cfaculaSfnec qux co rnmi fieóiat babet , 
%^lteraifcd manuum flores geyit,alcera pifcem% 

SciUcetvt terra uirny dety atque mari 
f^udus u4morhlttndÌ5 iccirco arridet ocellis ^ 

Jipnarcusy aut nunc ignea telagerit . 
^^ec temere manibus Floremy delphinaq;tra^a£ 

lUo etsnim tetris > hoc valet ipfe mari . 




e:i 



FoìrxdmlnoYe'^dama^g'orfor:^fuper:ita, ' 

PER crpnmcre gl'antichi quefto conc€tto,iIquale èpiìiconucniente 
all'cmblcma,chc a quello che C\ appartiene a noi di tratcare,dipingc- 
liano vnapclh d'Hiena , con un'altra di Pantera appreflb , per refpericn- 
« che fi vede nella contrarietà di qucfli due animali, 6^. P^^* IVfifetto del^' 
le loro pel li, perche iiando vicine quelle della Kiena guada >& corrom' 
pc quella della Panterajilchcauuicne ancora nelle penne dell'aquila, le 
quali auuicinate al le penne de gl'altri vccelli, fanno che il tarmano,& van 
fio in pezzi . 11 tutto racconta difTufamente Picrio V^alenano . Però vo- 
lendo/i 



DI CESARE RITA. 255 

kncTofì rapprefcntarc vna forza dall'altra fuperata, fi potrà fare, coii-- 
pone dinanzi i gl'occhi la memoria diqueftieffetti,inqucl miglior mo- 
do , che al pittore parerà , chepofTa dilettare . e ftar bene . 

Forgia. 

DOnna armata di corazza , &f cimo in capo > con la de/Ira mano tcn- 
ghi vna ipada ignuda , & con la iì ni lira vna face! la accefa , & acan- 
to Vi iia vn leone che Itia in atto fiero , & che vccida vn'agnello» 
FRAGILITÀ. 

DONNA che in ciafcuna mano tenga delia cicuta, la quale èdaVir*. 
gilio nella Buccolica dimandata fragile dicendo » 
Hae te nos fragili donahivius- ante cicuta . Alla q uale poi fi aflbmigliano 
tutte lecofechemcno hannanome di fragilità > 

Fragilità . 

DOnna ve flitadVn fottiliflìmo velo>nelIa dcrtra mano tiene vn ramo 
di tiglio , & con la fimftra vn gran vafo di vetro fofpefo ad vn filo.Il 
velo le conuicne perche ageuolmente fi fquarcia . lì tiglio da Virgilio nei 
libro fecondo della Georgica è detto fragile, &i il vafo di vetro fofpefo dal 
filo non ha bifogno d'altra dichiaratione, per eflcre il vetro ageuolmente 
bello, & facile à Ipezzarfi V fragile medefimamente t il feflb feminile, & fi 
dcue dare ancora la corriipondenza di quefto » 

Fragilità Euraarut , 

DOnna con faccia macilente , &(_ afflitta, nefiita poucramcnte,tcngft 
con ambe le mani molti dì quei bamboli d'acqua agghiacciata^chc 
pendono il verno da' tetti delle cafc , li quali bamboli dice il Picrio Valc- 
riano, che erano da gl'antichi Egitti; polli per la fragilità dcirhumana vi- 
ta: non farebbe anco difconucniente farcjche quella figura moftraiTc, per 
Jagrauez2a de gl'anni d'andare raoltochina appoggiàdofiad vnafieuolc 
tmna,per eflcieanch'eiTa vero fimbolo della fjragjliàjComc la Tecchiczza, 
alfa quale quando vn hùomoarnuafacilmétc lente ogni minima lefioncp 
& focilmentene rimane opprefib . Notarono alcuni ancora la fragilità 
humana,conquellebolle che fa l'acqua, che paiono in yn fubito qualche 
cofa . ma tofio iparifcono , & non fcnza ragione . 

F R A V D E. 

DANTE dipinge nel fuo inferno la fraudecon la faccia di huomo 
giufto, & con tutto il refto del corpo di ferpente, diftinto con diuer» 
Te macchie,e colori,e la fua coda ritirata in pianta di fcorpione, ricoperta 
nell'onde di Cocito> ouero in acqua torbidajC ncra^osì dipinta la diman- 
da Gerione,e per la faccia d'huomo giufto fi comprende rcftrinfcco degli 
huomini fraudoléti,efl'cndo di voho,& di parole bcmgnc,iieirhabito mo* 
delli, nel paffb graui,ne'cofiumi,&in ogn'altra cofa piaceuoli; nell'opere 
poi nafcoftc fotto il finto zelo di religione,& di ehariti , fono armati d'a- 
'ilutia,& tinti di macchie di fccllcraggine,talmcntc, che ogni loroopera- 
tione alla fine Ci fcuopre piena di mortifero ve]cno,& fi dice eifcr Gerione, 
perche regnando coltui prcllb à ^.l'Ifolc Baleari,con benigno volto,có pa- 



1T4 ICONOLOGIA 

ole carczzcuoll, e con ogni fani ili anta, era vfo à nceucrc i viandanti, e H 
amici,poi fotto color di quella cortcfia, quàdo dormi u^no glVccideua,co 
mz raccontano molti fcrittori antichi , e fra'modcrni li Boccaccio nelli*j 
scneologia de gli Dei. 

. F R A V D E. 




Ti Mpy# 



DOnna co due faccie vna di giouane bella l'altra di vecchia brutta, fit- 
ri nuda fino alle màmelle, larà vefhtadigiallohnofin'j aiezagàba. 
hauerài piedi fimili all'aqiìila,c ia coda di Icorpioncjuedèdori ai par delie 
gambe )nclladeftra mano terrà duecuon,& una mafchcracon lafinirtra. 
Fraudo èvitioche vuole inferire mancamètu del debito cffirio del be- 
fie,6i abbódanza d'i nuentioni nel male, fingexido Tempre il bene,& s'eiìe- 
guifce col penfiero , con Je parole , & con l'opre rotto diuerfi inganneuoli 
colori di bontà, & ciò fi dimofira con le due faccie . 

Il gialloimo iìgmfica tradimento^ inganno^ mutauoncfraudoknte. 

- Iduc 



DI CESARE RIFA. sj-f 

1 ifuc cuori fignificano le due apparenze, del rolere, &non volere vn* 
cola mcdefima . 

La mafciicra dinota, chela Fraudc fa apparire Iccofe altrimenti da^ 
quel che fono per compire i fuoi defiderij . 

La coda di Tcorpionc, &C i piedi dell'Aquila, fignifìcano il veleno a(^ 
€oro,che fomenta contmouamente, come Yccello dipreda>pcr rapire al» 
trui , ò la roba ,ò l'honore . Fraude . 

DOnna che tenga m mano vna canna con l*amo>col quale habbia-. 
prefovnperce,& altri pcfci fi vedano in vn vafo già morti , perciò- 
che Frauae, ò mganno altro non è , che fingere difare vna cofa buona_., 
& fuori dell'opinione altrui farne vna cattiua, come fiilpefcatore> che 
porgendo mangiare a' pefci , gli prende > & aramazza ► 

F rande y de l' ^riofto ,. 

Mauea yn piaceuol vifo habito honcHo Era hruttdyC deforme in tutto il reHòt 

Vn burnii volger d' occbi,vn'adar graucy Manafcodea qHffiefatteT^':!^ fraue 

Vn parlar si benigno , e si wodcjio Con lungo habitoyc largp,eJotto quelle 

Cbe parca Cabrieljche dicejfe sAue ^yfttofficato bauen [empre il coltelld, 

-F V G A . 

DOnna con habito fpedito, fcapigliata, con Tali alle IpalJe, 6(^ con va 
fanciullo in braccio, & che fliain atto di fuggire. 

F V G A. 

DOana vefiita leggiermente, alata, in atto di fuggircj con le treccio 
fparfe,óc che volti la fchicna .. 
Dipingefi alata, perche la Fuga non è Fuga fé non con prontezza. 
Li capelli fpariì dinotano la pocacura,che fi tiene diiefielTo in cafo di 
fubitaFuga. '. ' 

Si vefte dliabito leggiero,perche non deue hauere cofa alcuna, eh e gli 
dia impedimento . 

Si fa con la fchiena ri uolta, perche in latina Iocutionc,yoltarfchiena 
non vuol dir altro che fuggire . 

- FVGA POPOLARE. 

DOnna che fimilmentc fugga, ma tenga con ambe le mani vnofcia* 
nlo d'api , fotte il quale vi fia vn grandifiìmo fumo . 
Qu_e(lo l.habbiamo per tal fignificato dagl'Egitti], 6l Ci vede per elpe- 
rienza , che l'api da nell un'altra cofa , più chedal fumo s'allontanano, & 
confufimcnte fi mattono in fuga, comealle volte fi vede vn popolo fojje- 
uarfi per leggieriilima , & picciolifiìma cagiono.^ 

FVRIE. 
TX ANTE nell'Inferno dipinge le Furie , donne di bruttifilmo afpet» 
J-^ to > con verti di color negro, macchiate di fangue, cinteconfer- 
pi, con capelli ferpentini , con vn ramo di ciprèffo in vna mano , nell'ai* 
tra con vna tromba5da]]a quale efcc fiamma,& fumo nero ,& fon^nte-»^ 
da gli antichi Poeti, donne defimatei tormentare nell'inferno l'anime-»' 
dt 'malfattori .. 

FV- 



ijd ICONOLOGIA 

F V R I E- 

fadend9 giù fan omhrn mW empio yijk 
J minor Jerpi del vipereo crine 
E ginocchi f§n fitto la trift a fronte 
Cacciati in due gran caue , onde vna luet 
SpaMenteHolevien,fimileà quella 
che tal' ho r vinta da cantati ver/i ^ 

Quaft piena difdegnoy e di vergogne 
^jifohra la vaga Luna , di veleno 
la pelle éfparfa,^ vn color di foce 
Tinge lafcura faccia > dalla quale 
l'arida fete ylavo race ferite , 

Statiocofi Jc dipinge. 
1 tritìi mali,e lafpietata morte 
Sopra i mortali cade, e dalle fpalle 
Scende vnhorrido panno , che nelpett» 
Si fi ringCy alla e rudel fu ria rinoua 
Speffo la terxa delle treforelle > 
Chela vita mortai con cui lifiami 
' %yì€lfurano^è'Proferpinaconlei, • 

Et ella, ambe le manfcotendo in quejìa 

Laface porta con funeree fiamme , 

In quella ha vn fiero ferpe,onde percote 

L'aria^attriftàdo ou;^nque velge il piede, 

P V R O R E. 

HVO M O che modri rabbia nel \i(oi'tx^ agli occhi tenga legata 
vnafafcia , ftia in gagliardo mouimcnto,^in atto di volere^ 
cittarc di lontano vn gran fafciodi vane forte di armi inhafta, le quali 
habbia fra le braccia rillrettc,& jìa ueftì to d'habito corto . 

La fafcia legata a gl'occhi moflra, che priuo rcfta l'intelletto quan<io il 
furore prende ildominio nell'anima, non emendo altro il furore, che ce- 
cità di mente del tutto priuadel lume inteilectuale, che porta i'huomo à 
fare ogni cofa fuor di ragione . 

L'armi che ticn fra le braccia fon inditiojche'l Furore da fé fteflo porta 
inftrumenti dà vendicarli, & dd. fomentar fé medeflmo . 

E ucftitodicorto,perchc non guarda ne decenza, ne decoro. 

Furore. 

HVomod'afpetto horribile, ilquale fedendo fopra varii arne/ì di guer- 
ra, moflri di fremere, hauendo le mam legate dietro alle Ipallecon 

molte 



r»/ CESARE RlPyf. is9 

moire catene, ^ iàccia forza di rompcric'con 1 impeto della fuga . 

il Furore è nuniftro della gtierra,coii5e accenna Virgilio in quel vcrfb, 
itmt^lifaces, Crfuxa -polcint furor arma mrnijìrnt. 

Et perciò il mcicfìinoaltrouc io dipinfc ledcatciopra rn monte d'ar- 
mi di pia force, quafl Cile in tempo di gaerra Jaibmrainiftn a coloro, che 
^anno rAnimo acrefo alla vcii.letta . 

Si lega pcrduiiOilrare,che li Furox-c è vna fpecie dì pazzia, laquale de* 
lic cirerjctìjaca,e Vinta dcilU ragiojie. 

Ehornbilcneli'afpei:io,;xrCiie Vii'huomovfcito di fc ^efTo, pcrfubito 
Impeto dell'ira^ piglia natura , e Iciiitx^nx;! di iicra , o d'altra cola p.ù fp4« 
^. Aiuole* 

furore* 



II 



Vomo lìorrfbile , c>!>n capelli rabbuffar!, port? nella mandc/ìrauat 
^ran toxce acccia, iSduciia nmiìraia tc:la ài Mcdufa. 



^ rr ^cjf^o armato , con uif!a fpai/cnte'iole» & fiera, hnucri il colore de! 
• \ uiio rollo jcon k Icada ignuda nella dcftra mano ,ila-ndo in atto ini» 
::cuc]e,nci braccio Anidro haueraunoicudj,iuiiiC2odel<jnalcuiiìt 
Lu icone , cosi m dricrmc i*Alciato^ 

Furore fuperho i & indomito-^ 

Hv^omo armato di cora2za,e e'mo, con unito fiero, e fanguìndfo, eoa 
la fpada nella de /Ira mano ,« nella finiftra urto feudo , nei qua! ui ila 
dipinto, ofcolpitonn lcon«, che per ira, & rabbia, uccida, (quarciando 1Ì 
propri) fig'liuoi.:,c per ciniicro dell'elrno uiiìa tjiiierpentc uiuace,&auol 
toinuioiiigi.'!. 

Il icone nfJ rar^ofopradcrto fecondo gl'Egitti;, è il ucro , & il propri© 
Hieroglrnco del Furore indomito,il ierpcnt^-che Ljbra le tre lingue dalle 
facre lettere è tenuto per implacabile y z\ furore,ìa ragione è che il ferpen- 
te fubito che fi icnte in q-LaicJ.eiiK docifefo (àie in tanta rabbia, & furo- 
re, che non refta maiiin tanto , che non habbia ucmitato tutto'l neleno m 
pregi uditio di quello, che rhaoftefo,cniolie unite nferiìconoeficrfiucdtt 
to morire di rabbia lolo ^/cr non poter uand icarii ne) fuo furore . 

FVROR POETICO 

Glouant uiuact, ^ rubicondo con l'ali alla tefta , coronato ò\ lauro,' 
& cinto d'edera, ftaado ir 4x10 di fcauexe : ma ccn la faccia riuoU 
ta uerfo il Cielo . 

V Lali 



tji 



ICONOLOGIA 



L'aJi/Tgniiìcana, la prcftezza , &: la velocità dcirintellctta Poetico». 
chenoa s'immerge : ma fi lublima, portando feco nobilmente la fama.* 




TK^HP^ 



rfefj'h-'jominì, che poi /Imnntiene ncrde, e bella permeiti fecoli^còme 
Ja rionde ilei Janio , 6.:deK'cdc:a w mantengono. 

Si fa uiuarcytv' ru '-. co r:do, perche è jI furor poetico una fbprabbondàza 
di uiuucita di ipi Ìli , c^e arricchifce l'anima de nuiiiCri, 5;^ de' concetti 
TL'.cr2Lii\ù<mt iqu;:!- '^.^ renda l'ìipo^fibilc che fi pofiTno ha.iierc foio per 
r?...r]0'.{Cil? i.utura, foiio fn:: .iti dm» •"Tiicola.i , (Se'' iingolar grafia del 
Cie.'. ' , & pJator.e diflc > che fi niuouc la menie de'Pced per dmin furore , 
o>'.'V;iia.,'. iorman'- n.oltc ':oJie ncii'idc;- ,n-r.cini dicv^icforranaturali , Icj 
!'■•'''-' ,,,.,iv:tcù;iùro Ì3.ciirte,& ri.ccvcdiporàpena fonGintcie, e cono- 

iciuie » 



DI CESARE RIPA. aj-f . 

fcfutc; però /i dimandano i Poeti preliba' Gentili, per antico cofìumo» 
Santi, gcncrationc dei CicJo, figJiuoii di Giouc , intcì preci dcJJe Mufe^ » 
& (acerdoti d'Apollo . Per Jo fcnuerc fi modra ancora che qucHo furore 
fi genera col molto tiferei tio, & che Ja natura non balta le non viene dal- 
J'arieaiutata j però-diHe Horatio : 

(ut e^ojf ncqueo , igmroque poeta falutor . 
Accennando Topcra dell'arte col non potere, 6: quella dell'ingegno co* 
l'ignoranza. 

P V R T,-p. 

GtG VA N E vcrtito d'habito fpedito, con Vn cappuccio in tcfla, & 
con le fcarpe di feltro, ouero di pelle, in vna mano tenendo vr.a lan- 
terna ferrata, & nell'altra vn grimaldello, & vna fcala di corda, l'habito 
farà.^enp di pecchie : così fi vededipinto in molli luoghi. 

Lé^cchie fopra il vellimento fi fanno > for le , perche effe vanno rub- 
fcandoa'fiorida tuncle bande il dolce, per congregario poi tutto inficmc 
nella propria cafà, ouero per accennare vna falla lorte d'api, dimandati^ 
Fuco daXatini,che non ta fcnon mangiar il mele fatto con la fatica del- 
l'altre, come i ladri , che confumano la robba acquiftata confudore,&c^ 
«on Jc miferie altrui;ne fa mcntione Virg.ncl primo deli'Eneide,dicédo; 
,^ tyfut onera, accipiunt venientium, aut agminefaQo 
Jgnauumfucos pecus d pr^ftpihus arcent. 
Furto, 

Glouanc pallido, veftito di pelle di lupo, con le braccia,& gambe nu- 
de , & con piedi alati , in mczo d'vna notte , nella man finiftra tenga 
Yna borfa , & nella deftra vn coltello, con vn grimaldello, l'orecchie la- 
fanno fimili à quelle del lepre, & l'apparenza molto attonita . 

Giouanc fi dipinge il Furto , per notare l'imprudenza , &r* Ja tcmerftl , 
che è propria de' giouani , &c^ proprii/fima de'ladri , i quali vedendo ogni 
giorno infiniti fpettacoli di fucceflì infelici di chi toglie con mfidic aitrui 
Urpbba, non però s'cmcnc^ano, pei: dare alla fine nelle reti , ò più tofto no 
» lacci, . *;^i -^ • '-' > • - - ■"■-'■ 

' La pallidezza del volto, & Toreccliie del lepre, (ìgnificano,iI continu» 
fofpctto, ói la perpetua paura, con la quale viueil ladro, temendo fempre 
di non eflcr fcopcrto, e però fugge, & odiala luce, amico delia notte, fa- 
«oreuolc compagna delie fuedishonorateattioni , 

Ji veftito di pelle di lupo, perche il lupo viue folo dell'altrui robba, Se, 
di rapine, come il ladro, che per leggerezza di cerueJlo crede con cue/h» 
i «edefimopenficrodiibaucnireaTuoibifogni, 

llgrimaldello, & il coltello lion hanno bifognb Ai molta erplicationc 

Le braccia,'& gambe ignudc/dimòftrano ladeftrezza, & l'ali a'picdi la 
▼ciocità,cliecon grande indugia fi procura dal ladro, per timore de'me- 
ouafupplicy. 



èf9 ICONOLOGIA O 

FORZA ALLA GIVSTITIA SOTTOPOSTA; 




RACCONTA Picrio Valcriapo nel primo libro>haucr veduto vnt 
Medaglia antica al fuo tempo r «rouara, nella quale v'era imprefla v- ^ 
n^ donna veftita rcgalment?,con vna corona in capo,à federe fopra'I don. ' 
io d'vn Leone, & che iìaqa in atro di nietter mano ad vnt fpada;.la <juat« . 
dal det.o Picrio fu perla Giuffitia interpretata, & il Leone per la Fore^,"' 
fi come chiaramente d vede elfcrc il fuo vero Giero^lifico^ 

F E C O N D-I T A.., . .; ': 

DONNA i acoro nau di Sennpa > tenga cpn le mani verfo iITcn* » 
r Acaniho, da alcuni riputato il Cafdello.^on li figliuolini dentro it 
fiido>alli piedi da vn capto vna Galttna con ifuoi pulcini appena nau due 

£cr vuoua,da l'altro c^^ vna lepre co i fpoi parti màdati fuoradi frefco"^. j 
a fecondità è la maggior felicità , eh?! poflà hauere vna donna maritata': }• 
poiché per mezo di quella produce! frutti > da lei nel Matrimonio con.* 
^c^dcnoaCpetuiiuttefoche per antico inflmto di natura caeceifarià^ 



DI CESARE RIPA. 



€Sì 



« gVhuomini la procrtddoncdc i figliuoli» il che anco è co(a maaifeft» 
tic li bruti.TuttigU allibali nacurahucatc ccrcono di actiuiftariì prole, 
«e fucccfsioac, ancorché non ncJìrcn.iovti iu alcuna ;ia*6ac maggior» 
wukUichc miglior ricchcz ta che li figliuoli ? 

H<ec c^t è fJMattr poffefsÌ9 puliherrimé 

tf^tm iimtiis ^fi cui ftnt Uberi bini . ' 




' Diflc Euripide in Mcleagro>fclicì fono riputati quelli padri ,& quelle 
3Hadri,chc iaanno copia di molti buoni figliuoli, omafchi,o femmine-.» 
<che f»ei3o,«ome mantiene Anftotilc nel primo della Rettgrica « Si come 
^n'hjionio che poflìcdc moliitudinediamici>hapiùpotefta di qucl^o,chc 
iioaha niunoamicojcofi molto pii può Tn Cittadino, che habbianumc- 
jofa prole,chc quello, che non ha munajouero poca ; Tra Ji rari ellempi; 
vdi felicita hurnana , racconta PIiìììo lib.y. cap, 44. di Cecili© Metello Ma* 
<eJoiiicc.,cj.ehcDbc quattro lìghiicli, vììo jPn.tore,5^trcppn(4ili3dui 

ti'iOnraii> oc Vi^o Lcu*oiC,c nciAiiedeiiii»ojiI>.ca]Mj-»*^^"*i'-^'^ «^ '" i*-^'- 



itfi ICONOIOGI 4 

te iua Jrtfció rci.figlmolijFndici nipoti , ò(^ che tra GencrijC Nuore;, 'tut ti 
<]uclIiche4oIa]utaijanoinoinedi padre an'iuauano xij. Mecceanco d'h^ 
uer trouato negli atti de' tempi d'Auguflo nel fuo duodecipio confo k- 
to,ciie Caio CrilpinoHilare dah"ieiblC) con lette figliuoli mafchi^ ed ue^ 
femmine,con ^y-Nipoti maichi, nouefienimine> & 2p.pronepoti>con or- 
dinata pompa lacrificòin Campidoglio. Per ultima felici ti >&c_ maggior ' 
gloria uien chiamata Anicia Faltonia, Madre di Confoli in quella in» 
Icrittione ftampat.t malamente daìo Smetio^ con duedillichi dipiù,li 
quali fono fopra vn'altra infcrittione pur di Anicia.Faltpiiia Proba^ che li 
uede rRil Palazzo del Cardinale CeOs. **ifl'rr 1 

^nitiiijFiìttofilafTrob^j ^4mnios T'indasyVfnfcios^; devorantì , 
(^onfi/Tts yxorl^Confidis filii£,Canfulum Matri. ^nicius Trobinus. 
V.C. Confai ordinariiu^Q^' s^nicim TProbus y.C^O^^aJior CandidatHS* 
FiltjjdeimìóH maternis mcritis jdedicamnt^ 
Valerio Masfimo nel lib. 4. cap. 4. fententiofamente c^cc , chegrandisfl* 
mo ornamento fono a le Matrone i figliuoli; d^ narra di Cornelia Madre 
deGracchijche 1 2. figli fece fecódo Plinio,appreiro la quale eflendo alloga 
giata vna Matrona di Capagna,che le fece pópofa moftra de'fuoi bellisfimi 
ornamentijche portaua,ella in ragionando la trattenne tanto chc.tOfrnaflc 
IO dafquola i figliuoli, quali ueduti difle,& quelli fono h miei ornamenti; 
Feconda fi puòBire anco quell'altri Cornelia de la gente de Scipioni > che 
di62-anni partorì VolufioSaturnino,che fu Confule con Domitiano Im- 
peratore deirOttant*otto,& del nouantatre. Quella felicità none tanto 
priua:a,quanto pubblica,eflendo felicità d'vna Patria,abbondare di molte 
buone, virtuofe,& ualorofeproliiperòfecefi vn decretoin quella Città 
di Roma, chea quello fulTe dato il primo luogo, &c^ maggior honoran- 
zcjche hauelTe nonpiù anni , ma più figliuoli , & fuflè preterito in piglia- 
re i fafci Confularl al Confu]e,che haueua minor numero di figliuoli, an- 
corché fufie flato più vecchio : & ciò conila ne la legge Giulia, citata da 
Aulo Gelliolib.2.cap.j5:.Si%<;oronata di Senape, perche il minutifsimo 
fcme di quella herba,kn2amolta induflria,o diligenza del coltiuatore, 
fra tutte l'hcrbediuiene tale, oidi tanta grandezza, che è atta a foUenerc 
gli augelli ,che ui fi pofanoTopra. De Ja fecondità de l'Acantene ragion 
na Plinio iib.io.cap 6^ .oue dice,che ognianimaie, quanto più è grandej 
di corpo, tanto me.io è fecondo ,.vn figlio alla volta partorì (cono gli Ele- 
ÀiitJ,li ChnimenjjA^Te Caiia7ie,rAchante minimo A ugelétto ne^arto- 
■ Ilice dodi CI. la f^nllina poflaalli piedlda vn canto co rvuoua,che nàicrono 
duepulcinipcr^uouodimcUra la fecondità di quello domellicovccello, 
■' tal: racconta Pieno hr.uerne uéduri inPcidoua,& fi legge ne gli fcntti 
'" d'Alberto,chein vn certo luogc della Macedonia couàdovni gallina -a 2 
viit)ua,ncl nafcere fumo t>'ouat?"44.pulcini.xAdoperauan ancora gl'àtichi 
in cue'lo pro;-o;:co Ia-pec'irac( n dui agnelli infieme legati , perche le an 
tic.'U Matrcrtequciido^hatenono panunto due figliuoli adVn rarto,lb 
■ leuanofuCJfificiife vna pecora con due agnelli- a Giunone prelid cu te del 



DI CES ARE RIP A ^65 

l'epuienza, 6^ de regni , 6<r aiutacnce delie donne ne' parti , le quali 
non iolò due alla uonalpeliO partonicono Jii piìi luoghi, coniein Egitto; 
ma per quanto nar.uArir.hb.7.cap 4.degruniui.Ji in aicuni luoghi ^j.Òr 4. 
a la uc)lta,6i più e piìmoke cinque j Vua donna paiìicuu;rn:cnten(; par- 
torì 20. m quattro parcijCinqiiea Jayolta)& la maggior parte di quelli po- 
tè nucnrc5o:alleuare. Aulo Celilo iib. io. caj .i.narra,chcal Lenif'od'Au- 
gufto Imperatore vna Icrua di deao Aug.iiìo nei campo Laureare parto- 
rì cinque putti , che pocai giorni ca.uipt>!rno,'!5: ia aiadreanconon molto 
dopo mori, a la quale per ordme d'Auguftò, fu ratto ne la via Laurentia 
vn fepolcio, nel qLUiC lu ieri co u .arto di detta donna. Giuho Capi- 
tolino anco rifenlce , che nell'imperio d'Antonino Pio, cinque putti in 
vn parto nacquero , & it bene Aratoule tiene clie quello nun:iero Ila fine 
deliamoltitudine in vn parto, & che non lì truoui ederlene infieme par- 
tonti più ; nondimeno nuubuin'iO i\Q.Ì\t relationi <^t\ Bocero, chela Con- 
tcJh MargiiariìarAnno i2 7.5.parLori 564. creature, che fumo battezzate 
tutteibttoinomidiGiouanni,6idiEliiabetta, come appare daU'cpicaf- 
fio intagliato nella iepoltura in va inonafleno di Monache di San Ber- 
nardo pretlo Lhaia,in li blanda: ciò auuenne, perche elìèndo capitata»» 
innanzi alla Cóceaavuapouera donna con duefigh.uoli nàti ad vn parto, 
a domandare lalimoiìna,eiiain luogo di aiutarla, l'incarico, dicendo, 
che non fi poteuanofardue figli ad vn tratto , fé non haueifero parimen- 
te due pad ri , di cherifentendofi fiarte quella pouere.ta,pregò Iddio, che 
per manitefiar la fua pudicitia , permettene che la Contefla gii grauida, 
partorire tanti figlmoli , quanti giorni ha l'anno . Martino Cromerò ve- 
ndico autore nella fija Cronicafcnue , come l'anno ii.6g. vn'altra Mar- 
gherita, moglie del Conte Virboslao partorì j6. tìgnuoliin Cracouia. 
De la lepre fi \f^gg'^ che è tanto feconda,che mentre da il Uttz partorifcc, 
^ pone ira l'vno, e l'altro parto pochil^imo interuallo , & racconta Vale- 
xio Mifsimo d'vn" Ifola, doue furono forzati a partirfi gli habitatori , per 
ja gran copia , che vi era multiplicata di quefti animali . Però non fono 
mancati alcuni, che hanno detto , che 1 marchi concepifcono , partorifco* 
iio,& nutrifcono 1 parti propri! , come fanno lefenmune ilelìe . 

FEROCITÀ. 

DONNA giouanc arinataycon fembiante aliterò", « che fpira ira , ti 
minacele, tenghi la ifìmftra mano Ibpra il capo dVna ferocifsima 
Tigre, quafi che l>ia in atto perauuentar.fi altrui, e con ladeftra vnbafio^ 
•ne diquercia;,ilqualepereifer conoiciutohabbia de le foglie,ede le ghia- 
nde ;ipa che loteaghi m atto minaccieuole, &:acceiini per colpire. 

Si dipinge giouane , percioche ne la maggior parte de 1 gioaani regna 
la caldezza del langue.' la quale genera in loro i'ardire,la prontezza, la 
brama d'auuanta^giare tutti: oiide lenza timore alcuno intraprendono 
guai a uoglia coia,quantunque ardua, e difficile fia: e per metterla in ei- 
fecucione impiegano ogni iua forza Uiua, e ipiriLOlanAcnte , la quale pro- 

V 4 pric.à ■ 



%64' 



ICONOLOGIJ 




J 



fritti c!Icdcf Ji Tullio itu Catonf maggiore quando dillo . Infirmi^ 
tas fxercrurnyferoeiusiuuenimiyet grauitas confi anus animi. Ne la tacque Vir- 
jiJio acigiouanc Turxio,introduccjìclo il Re Latino, che cofi gli p ailo, 

Qprdfians animi tuaenij , qmvtum ipfeft foci 
?r -, Virffite exHftras , tantum me impenfius fquum e^ 

L'arme poi, perche' Qc'foldati regna principalmente Ja ferocità ; Onde 
il ftrcncire de Poeii Ho.wro , Élui mi molitur inepte . Per lodarlo con le 
parolediJ-loationonconJaitodifircUruo Achille tale, quale s'accear 

in cuci vera. . y 

Honoratum fi forte refms t>fchtllem f 

Jm^ger, iracuniysy inex oraiilisyacery 

hirancrctphin.ta^nihnnonar^ógetarr'it. 
Lo receda fàiiesulìoalleuareda Chirone Cencauvo , ne monti di 1 cita* 
glia , che combattcua ogni giorxìQ con 'Jra,LcoiU> 0^nia.i , an.;iia . i .e* 



DI CESARE RITA zóf 

ri , e feroci ; non per altro > fc non per farci credibile, chcriguardmdoal 
maeftro, & Aio Tuo, al luogo, doue fuallcuato, agrcirercitji,a'quali 
attefe , non poteua non eflere dotato di gran ferocità militare . Le cui pc- 
datCjfeguendo Virgilio, fa allattai'c,c nutrire la fua guerriera di latte di ca 
ualla indomita , la fua Clonnda il Ta/lb da vna Tigre. L'Ario fto il fuo 
Ruggieri di midolle d'or/ì ;, e di Leoni , ne quali tutti animali appare , e-# 
fpicca la ferocità. Conuiene ancora dargli l'arme, perche non fola- 
mente e proprio del feroce l'offendere, ma pur fi moftra al pari quefta paf- 
fione la difender/ì,efitn<io la ferocità il fouerchio de l'audacia, che l'vnos 
e l'altro abbraccia. 

Tiene lade:]ramanofopravnaferocifsimaTigrc>pcrcioche molti Poeti 
per la natura, e ferocità di iquefto animale , hanno prcfo occailone di mo- 
ftrare gli animi di quclli,che fono crudeli,c feroci, e perche non fi piega- 
no per preghi, ocompafsionc', gli dicono, che daleTigreHircanehab- 
bino hauto il latte . Mi conrento dtì te/lodi Virgilio nel 4. dell'Eneide. 

7v(ft tibi diua Tarens , generis nee Dardanus autor 

"Perfide . [ed duris genuit te cautibus horrens 

Caucafus , hyrcaneq; admorunt vbera Tygres* 
Ilqual luogo con felicita traportando nel fuo poema il TaiTo , in luo^^ 
di Didone introduce Armida, che a Rinaldo dice. 16. Canto. 
3^ te Sofia p rodujfe : ne fei n::to Del marprodujjej o'I Caucafo gelato, 

*Pe i'i^ttiofiin^ue tu . te l'onda ìnfana, Eie mamme allattar di Tigre HircanM, 
Il tenere con la iìniftra mano libartene, in atto minacieuole,èperfi- 
gniticarc la fierezza de l'animordicendo Pie. Val. nel lib.5 i.che non man- 
cano Poeti di chiara fama, che dicano, che gl'h uomini feluaggi>feroci,c 
crudeli, priui d'ogni coHume, e gentilezza hum&na,fìeno nati di4ur% 
quercia. AHudendoaTotcauodi Vergilio. 

Ctnsq; virum truncis , ^ duro robore nétta. 

FEDE CHRISTIANA CATTOLICA: 
Secónda Fulgentio , <<r altri autori . 

DIPINGEVANO li antichi Chriftiani la Fede Chriftiana Cat^ 
tolica,vna Giouanc éi uolto ofcuro> 5;^ quafi coperto d' va uc- 
lo intorno al petto, & le fpalle nude, con vna corona in tefta di alloro, 
di più fàceuanoche hauelTe in mano uno fcctro> & fottoa li piedi due^ 
iiolpette,e che moftralfe nell*attione , & nel gefto vna gran coftanza, 
& generofità . L'interpretationc di qucfta figura è data da vn certo Dot- 
tore Parificnfe «hiamato per nome Holcot, Allegato da Frate Arcangelo 
da Vercelli Seìimcnum Quadrtigefimalium Sermone 2 5 . 

Si dipinge con faccia ofcura , perche de gl'articoli della Fede , che noi 
crediamo, non habbiamo qui euidcnza alcuna, perche come diceSan^ 
Paolo yidemushic ferfpeculumy ^ in anigmate > La orde dife Chri fio a Saia 
Tommafo in S.Giouanni al cap.io. ^Beatiqui notividerunty ^ crediderunt. 
Si può anco dire, che vadi velata , & coperta , perche l'habito de la Fede_^ 
couie dicono i Teologi, procede femplicemen te da vao oggetto ofc uro. e 

uclato 



i(5<f- ICONOLOGIJ 

u'cl"t();,c''oè da vhoobiectoinuinbile, Siinlenfìbile. 
E Inveii incornoiiiie IjpaiJeyc'l petto, perche la picdirr.t'onè Euafìgeìica 
non dtiic eiici-e palliata con parole , 6c eaigaii , p cori pai OiCiolcurc >' J^ 
d'ipp.e, come fanno gli Eretici , ma lì deae i'Eaangelio eipìicirtl puf*a,é* 
chiaramente. ; -^ ■"' ; ^'^' ' •' '■•» ^ 

Pvjrca ia corona d'alloro, in fegno de la vittoria ch'clJa riporta cdtfttra ] 
gruuueriarij de la Fede Chiilhana, 6?^ nemici noUri j cioè iÌ-Détiibnio," . 
il Móndo, & la Carne, per queftogh Impera:cri\ìiicichi mohlanti coi*' . 
iiiiiilaaano andare coronati di laurj^edcjMirc.ri cat>t.TFd'Ci:LSia-S.:n'Ca. 
lauH^S ditantur lene fi^.l già is. / 

Lo fceVro cheeiia porta ne la mano, non dinota àltn, j'..- uon h.-gran' ^ 
dezza,ela maeftade la nO{lraFéde,coaieregina;,& li\iperatncé,aiÌ2Ì fi- . 
gliuoladel Rè eterno iddio, ilqua le ella ha per orsétto j&aU.ù^rc co- 
me a fcetro Ci appoggia, per dimbftrare la fermezza , e ia nlòlutioì ce hej ■. 
debbiamo hauere ne le colè > che la fede ci propone di et ederc,:ac|ual fc- 
dc,comediceS. GiacomGÀpoflolonela fua EpiriolaCaaoaiCiiiticap. i. 
^jìlhicfitat. 

JLe volpctte che tiene' fottoi piedi fono gli Heretici,quà]i"eilaconiìin- 
ce , è prende , ma le vogliano reliàre ne la loro perfidia , calpefta,e depri- 
me . òono chiamate volpe£te,per la loro malitia j perche cercano fcmprc ' 
con inganni, &aftatie di pigliare4'anime de fedeli, e fé ne uanno fem- 
pre prouifli d'argomenti lottili , foii/lici y & fallaci . *. )nde molto a pro- 
pofito S.Bernardo nel Sermone fcflagelimo quarto, fopra làXZ:iantica efpo 
'ne quelle parole del cap. i, de La Cantica'.' Capite nobis vtdpes paruuks qua 
■dcmoliimtur vineas , dice Capìie /perche gli -H'ef ètici nori'^ deuòno co'lì fù- 
bitó ammaf:2ai"e , mi conuincct li con gli a'^gomcfiti ji&'cdn la uèrita , & 
far chiari , & palefi al inondii i loro inganni ; coni^ dice S. Paolo nelli 
pr.inade Corinti, al cd^:^\Dthcnt compH'hendiinaPutiafua/ÌJà onde que- 
lla figura litiene fotto'ii pied.,perchela noflra "fede al fine li sbatte , con-* 
limcc,ò^ conculca. 

Mo Ira fodczzanella maniera, e nell'andare, attefeche !a Fede CaN 

tolica Romanadurcra mentre durerà il mondo j & non mancherà mai in 

iìnoaì lin de iccoli,fecondorOrationeche fece Chrirtoauantila fuapà^ 

fione', quando dilfe a S. Fietro,in San l'-uca a I cap. 2 x.' 'Simon ego rogaui pr§ 

l'teiVthoH dtficiàtfides tua . 'Et però moltra Coftanza , e gagliardia / perche 

•iderilce,6: ha ia mira ad'vnó obiettò^ & ad Vna uericà increata. 



FILOSOFIA S E C O N D O B O E T I O. 

Con L'efpofitione di Gio. Zarattino Caftellinit 



D 



ESGRIVE Boetioconuaga,edotta in uentione poetica la Filo- 
ibiÌ3jntàJguifa;Finge,chegii appanfse vna Donna di venerando 

aù:etto' 



DI CESARE S^I^^A. 



i^7 












afpctto. con gli occhi fcintillanti,& oltre la commune potenza de gli 
hupmiiu acuti , & perfpicaci , di color viuace, & di ineflauito vigore^^n- 
corche fuife tanto attempata, che in modo ueruno fi farebbe creduta de 
l'età lìoftra . Era di ftatLra ambigua, impercioche bora ne Ja cGinmua^L,» 
niiiura'de gU liuoitìini iì conteneua , taliiora poi parea toccaceli Gieio 
con la loaimica delcapò,che te più alto lo hauellc alzato nell'ifteiro cic- 
lo ancoia penetraua, ^ ftancaua la vifta de gl'huominr , che ^a niguar- 
daua.io . H.iueale ueftedilbttiijfsimo filo iauo-atc con raroa tincio,di 
materia indi/ìolubile,tcflute( per quanto ella dille) di Tua mano, leq-u&li 
pareuano,come leiinmagiin afTiìmicate, ntF:.fcatedVna cena caligiriedi 
fpi-ezzutaànLichità , Ne l'cf!rcinità deila. uefla ui fi leggera vn Fi , Gre- 
co, ne la fomuiita vn Thita^trai'vxia,& l'altra lettera aguira;di Icala ui 



i68 ICONOLOGIA 

ii Icorgcuano fcolpi ti alcuni gadùi , per quali di iVitima lettera fl afcea* 
dcua a la prima» la mcdcfiniauefta certi h uomini uiolenti ftracciarono, 
€ toireto ma Jc particelle che ciafcuno potè. Coalamau deftra tcncut 
alcuni libri , con la lìniftra loiTccttia 

E di venerando uolto i meritamente , perche la Filofofia è dègnad'ho- 
norc, & riucrenza grande, per cflcr ella Madre di tutte le arte liberali, 
Macftrade'coftumi , tt^ d'ogni diiciplma , legge de. la uita , & difpenfa- 
trice dclar-fanqmlhtàjDono particiiiar di Dio. ThiUfophU honaruM^ 
artium nihil eH éiUud nifi ( vt Tlato ait ) ionum » & inuentum 'Dcemm. Dice 
Marco Tullio nel primo de la fua Filofofia,dctco riportato da Santo Ago 
fimo de Ciuitate Dei lib. 21. cap. 22. cofi conci ulòragionandouifi de la 
Filofofia . Sic ut autcm hsc > ytfatentury nuìlum diuimm matus efi donum > ftc 4 
nullo Dea dari credendum eft, ni/tabillo y^uo , c^ ipfi qui multos Deos colunt, 
nullum dkunt efie maiorem ; Volendo inferire, che ia Filorofia fia dono del 
ijero,& yno Dio , per tan te ^ccel lenii X'ue conditioni, Viene ad eflcre uc 
fierabile , Superò Scae^raiporal pijpfofoijccl'Epiftola i^.diiìe,ì\iu7fquam 
in tantum conualefcet nefHÌtici^nunqHiim ftc contri virtutes coniurabitur > yt non 
Tbilefophif nomen yenemhiUy^facrpjn maneat . Mai la federa tczza,e'i vi- 
tiopigljseri tanto vigore, ni*i fi iCongi ungerà in tal uiodo contro le vir- 
tù , che li nomtè de ia Filofotia non rimanga là<:ra,c ueaej-abile . 
Ha gli occhi Icintiilan ti, & la virtù uifìua più acuta de la potenza degli , 
huomimyperche mediante la cognitionedi lei con l'occhiode lintellet- 
togliJà«oaiiiaiiiedono,&: conoicono molte cofe occulte de la .^natura, 
tanto della terra^cjuanto del Ciclo j ficoiiìc ciprime Tullio nei fudett^ 
luogo , dicendo,che ia Filofofia primieramente > c'inftruifce nel culto di 
Dio ,€ poi ne la nKxki^ia ,<&: grandezza de l'animo, & la niedcfima cixli- 
Tcaccia da l'animo , come da grocchi la caligine , acciò potiamo uederc^ 
tutte le cofe fuperiori,inf€rioj*i,pricne,ijltime,& mezzane. 

Edi color iJiuace,ancorchc attempata fia,(S<f fuperi l'età noftra, si pcf' 
che la lapienza fu dalafomma, 6: Eterna Sapienza di Dio conceduta a 
l'huomo lubitocreato^cioc al primo nolìro Padrc,-&: ellada primi fecoli è 
ftaD limpre maeilra di: tutte le creature : & è fempre yjuace,6i vigorofa,- 
éi ila di continuo la piedi fcacciando co'l fuo fpkndore le tenebre de li* 
gnoranzada la mente demortaJi : si perche la fapienzaèftabik,& inoor* 
iu.ttibile,Uaiialc ad ogni .pcrlòna, ancorché colma d'anni dona uigore, 
■fiC^fortezza.contrac.gmauuerfo^c torbolcntccalò,&vguahta di niente.! 
ad ogni moxQ*6t' pcr^uibarionc d'animo .si comune diicorrcSantoj^go- | 
{\nìo D^ Ciuk. luLÌjh.(^.iaf\^ .CiT 4- Non ùiciiio in quedo luogo diifercnza, 1 
odrftiiiliojitC'djla lapienzaa la Filcfofia polii d.i Scacca Epill.59. cho 1 
Jaiàpienzaijavn ^perfetto bene di- h i-ncntó; hiimanà :mal:i Filolòfiafia 1 
amore, djLfid,crio^ 6^ fludio iicouleguirc qucik iàpienza: civ^c ucrpia.» 
guanto a Ja fignijic^ixionc del nome , perche ii' Filoiotìa ait-o non fignifi- : 
ca f lììc .iiii.ordi Upicnza^e di virtù, 6:1 uoioiu vuoi da^ Àiiiico,Amatt j 






©7 CESJRE RIPA. »^f 

^, & ftt Jiofo di Tirtù> & fapienza , ma fc lì confiderà tutte il corpo de 1a 
Filo/ofia fccoado i'intentione di fioetio,dircmojchefia iJ medefimojcfic 
TiOcfla vircù^ & fapienza , & però egli la chiama nella profa ittz^ del pri> 
aio libro ,OtnHium magiara yirttttum . Nel fecondo pro/a 4. yirtutum emuli 
uutrix. Nel (]uarco profa primai ^tripr^uU luminit . Mae/Ira , 6i nutrico 
d'ogni virtù > apporcauice del vero lume : epithcn > ckt fi conueagono a 
la fapicn za, fi come e veramente tutto i\ corpo de la Filolbfia>cÀe contic* 
ne in fé tre parti; l'atti ua,clie compone l'animo oe'buoni coAomi» la cOA* 
tempia tiua,che inueftigai fecreti de la naturarla ratio»ale>in cui confifte 
la ragione)Con la quale difputandofi difcerne il vero da) f^fo^fic qnefla 
ricerca la Aruttura,& propricti de le parole,& de gli argBmeati>parti tua* 
le uè di perfctn fapieaza , che fi confanno con i' alua dcfiniiione de ItL^ 
ftpienza, che adduce nel medefimo luogo Seneca a differenia della filo- 
ibfia . Sapicntia efl nofSe dmn4 9 tir bumana, fjr horum cnufus . la quale definii 
tione a mio parere contiene le xtt parti della Filofofia . la fapitza è con*- 
fcert k coic divine . Ecco la contcplatiua > la quale non folo per fifìca in* 
■eRiga le cofe naturali, dette dal Pererio nel x. della Fifica cap. x x. efietà 
4elta Diulna mente : ma anco per Mecafifìca riputata da Ariiiotiie diui* 
fti(fiaaa> contempla le intelligenze fofìanze aflrattcì & la natura fìeifa Id< 
^o . Conofce le humane . £cco la morale actma . Conofce le caufe d'am- 
bedue . Ecco la rationale , mediante la quale fi viene in cognitioae de !• 
«agioni de le cofe diuine>& humane. La Filofofia dunque contenendo 
in fff la definitionede la fapienza > viene ad efiere vna iileffa cofa » che la^ 
iàpienza, mafììmamence in vigore della Metafifica da ìtì contenuta, la^ 
quale per autorità d'Ariflotele merita ì\ proprio nome di fapienza. la on* 
oe Marco Tullio nel quinto deleTufculancragioaando de l'antichiti de 
la Filofofia,dice ch'ella è antichifnma»macheil nome è frcCco^Mi^aiffl* 
mam cum ridevnuj,H$tHen tamen effe confitemur recati. Et la repu!^a riÙeiiaf 
che la Capienza. Imperaochcidicc egli,chi può ncgarc>ehc la fapienza né 
fta antica di fatti, & di nome ? Cioè la Filofofia, la quale per la cognitio^ 
«ìsde le diuine, & humane cofe,.de li principiijÀ. de le caufe> appresogli 
«Qtickrotteneua quello belliffimo nome di fapienza, &c^ li fetce ikui) de 
la Grecia furono chiamati Filofofì > cioè iàpieati -, ò^ molti fecoli auantt 
Xtcurgo, Homero,Vlifie>&Neftorreiurono tenuti per fapienti. Simil- 
nente Atlante, Prometheo,Ccfeo, per la cognitione che haucnanodcN 
lecofccelediffuronochiamati fapiend^ Etutti quelli che poneuano ilio* 
to ftudio nella contemplatione de lecofc; furono/cmpre chiamati fapié- 
ti>per fino al tempo di Pithagora>al quale parendo titolo troppo fupc. bo, 
d'eflcr chiamato fapicntc,ri fece chiamarFilofofo,cioè amico de )a f:}pié- 
£a; & la fapienza fii chiamata Filofofia, cioc Amor di fapienza > tal che la 
Filofofia è quella iftefla,che più anticamente chiamauaft fapienza. Onde 
è^chc in Diogene Lacrua nella vita di Platoac ìcgf^id^Vrc^rii i^mfafien^ 



J7* ICONOLOGIA 1 

tiam, ^Thilofophiam vocat appetitioné quandam, ac itfiderÌMnìiÌMÌnàft^ientÌ4t, 
'■ La ftatura ambigua horpiccoJa, hor grande: lignifica, ch'ella hor s'oc- 
cupa nclacogmtioncdelccore inferiori d^ la terra, &c_ hoiancJciupc- 
rìori del Ciclo, fiTàilc voice lòrmon ta tant'alto ad inueftigarc le matcrit 
iubliini,cli*c l'inteihgenza humana noa le può capire ; & però dice Boe» 
tiOjchclaFiloibfia'ilcvoitcaizaua tanto alto li capo, che penetrando 
nel Cielo>h vifta Ifé' rirguardanti non erahabik y& fufficicnte arifguar- 
darla > S^lcorgcrla j atceio che Ji mifterij Diuini lo no occulti, & l'cifcn- 
za diuinaifi^ila, cJwr nel Cielo rificdè> non può eflèré da l'humanodifcor- 
fo comprala. Deus humanj ratione comprehendi non pote^j diffe San Gre-? 
gorio Nazianzenone l'orttionedcl Tanto Battefimo . Che merauiglu ? 
Se a Simonide Gentile Poeta Greco , addimandato da Gierone TirannOf 
che cofa fufl'c Iddio, dopo hauer prefo vn giorno, & due di tcmpoa pcn- 
farci, & nchiedendodipiù doppio termine, nlpofc aii'trltimo ? Quanto 
più confiderò reffenz'a di Die , tanto più mi pare ofcura cofa; Quanta diu^ 
tius confiderò Deum , tanto mihi res videtur obfcurior . Riferifcc GKciSoa^nci 
primo de natura 'Deorum, ? jì^* r 

La velia di fottiliffimo filo, fignifica la fottigliezza de gli argomenti 
nel difputare la materia indilToIubile, per le maceri e filofofiche, che Ibno 
per fé (teflc leali , &c_falde, maflìme ne l'atciua» circa li buoni coHumi. 
TciTutcdifuamanoi perche l'habito dcla fapienza e indiffol ubile /im- 
xnucabile , 6l faldo di fua eflenza, & propria qualità, non per arbécio hu- 
mano : £ ofcuro in quanto a l' iaueiligatione de le cofe occulte de la na- 
tura, & ciò pare comprefo da Tu Ilio nel primo de Oratore . T^bilofophk /» ' 
tres partes e fi di^ributay in natura objcuritateniy in dijferendt fuhtilitatemf ite >*• 
tantyatque morts . £t fé g4iardiamo al collume Filofofico>diremo>che l'ha- 
bito fia offufcato da vna caligine di negletca antichicà,perche li filofofi fé 
ne vanno per l'ordinario negletti, & difprczzati, a la filofofica, con pan- 
ni antichi, vili,& imbrattati. Pouera)& nuda vaiFilofofia. nontantopct^; j 
neceflìii.quanto per volontà, come Socratr,«V Apollonio, che andauanflF* 
Tettiti di facco brutto,fcalzi,& col capo fcopcrtOj & Diogene inugltoiar^, 
▼nafofca fchiauina,lordo,& fozzo,tiétro vna bottermaciò fé ben e vcrp^a 
Cadetto più tofto perifcherzoidiciamo vna più vera ragione. Sono lc.vf«?[ 
(le de la Filofofia coperte da vna antica caligine , perche li Filofofi fiada*J 
tempi antichi hanno hauuto coftume di adóbrarla con rofiUicheric ofcurv 
re. Gli Egitti; occultarono la Fiiofofia ibtto ofcuri velimidifauole>de ti 
Gieroglifici fecreti . Pithagora la veili con vn drappello d'ofcuri fìmboU^I 
Pithagorici . Empedocle con cnigmi.Protagora con intricati commenti.^ 
Platone con fenfi mimici . Gorgia con bizzarri, fallaci, 6c contrari; argo4^ 
aienti,che tutte le cofe fono,6e non fono. Ztnone Tiilefifo cópoffibiliije^i 
impoITìbili efperienae. Arilìotile oon termini ofcuri,& difficile teAura<|iH 
parole : oadc e^U ilc^o chianaua Acroaaatica la vdieoia ckc l'afcoltaun'f 



DI CESARE RITA t/r 

la mattina,nc la quale trattaua de la più rcmota,J& fottìi filofofia attinente 
a Jacontemplationedele coft naturali,&diipute dialettiche: & mandò in 
Juce alcuni libri detti da lui Acroamatici/che contengono la recondita di» 
fciplina de la Tua fetta Peripatetica, li quali hauendo veduti Aleffandro Ma- 
gno fuo Scolare mentre era ne l'AfiacontraDario/i lamentò fcco per iet- 
tereche hauelTediuolgati cefi belli fecreti di natura, a cui Ariftotile con- 
fiderado rofcurczzajne la quale li haueua inuoIti,& dati fuora nfpole. li ho 
dati in luce tanto, quanto non li haueifi dati . il tenore di dette lettere , re* 
giftrate da Aulo Gelilo nel vigefimo libro aJ capitolo quarto , non voglio 

mancare di repeterlo in quefto luogo per maggior certezza a gufto de 
Iifludio/l. 

Alexander ^rifloteli faltitem, 
tìaud reBefeciUi quod aufcultatorios lihros edideris . in quaenìmreaceteris 
nos item pnjiabimus , fi difciplin£ in quibus eruditi fumus omnium omninofint 
tommunes ? Equidem malim in rerum vfu optimarum quam in facultatibus dìf 
tetre • Fale * 

e^rijloteles %egi Alexandre Salutem. 
Scripfijliadme de libris aufcultdtorijs inter arcana illos condì putans oportere, 
fed tu eos & effe editos > & minime editos fcito\, cognobiles enim ijs tantum erunt p 
qui nos audierint , Vale, 

Quelli libri detti Aufcultatori; , ne quali per quanto riferifce Aulo Gel 

lio fi conccneuano fottili , 6(^ ardue fpeculationi ài natura fono gli otto 

ofcuri libri de la tìfica intitolati da Arifiotile De phifico auditu, cioè de IV- 

dircjoafcoltarecofefifj che di natura occulte non peraltro f« non perche 

tiene AriftotiIe,per la loro ofcurità che non fi pofiinojintendere , &:capi* 

re fé non Ci odino efplicarc da la bocca del Maefiro . Apparifce di qui che a 

bella pofia li Filofofi Antichi palliauano la filofofica difciplina con ofcuri 

termini, volendo moftrarea legentich'efllintendeuano,manon voleuano^ 

fufi'e intefo da altri tutto quello che publicauano , &r ne la [mente loro te* 

neuano : & alle volte diceuano colcofcure e firauaganti per ciTer tenuti in 

maggior credito,6^ con[ìderatione,come accenna Luciano nel Dialogo ài 

Micillo in dilprezzo di Pithagora : quafi che non baflalTe, che la filofofi» 

ne le cofe occulte di natura fu (Te per le ftefla ofcura, fé anco non le aggiun 

'' geuano maggior ofcurità con difficile teftura di parole , ediuerfità di fan*» 

"■ tattiche opinioni. Si che Boetio figura laFilofofia con <reile fofca perla 

'• propria difficulti de le fué materie , & per i'ofcuricà de termini ne la quale 

^ l'hanno inuolta gli antichi Filofofi. 

JJ Kc l'eOremità de la veftd leggcuafi inieiTuto vn Pi 5 greco, dal quale pe0 
J certi grajii fcqlpiti a guifa difcala iì faiiua à la fosimita , ne la quale era va 
,/Thita, & non vn,T, coine hanno tradotto tutti gli efpofitori vo^gar^ 



\\h 







U 



»r* ICONOLOGIA 

la'vita,a la morte, perche il 1 hita,apprtffoJi Greci, come il C,appre/fol 
Ixjtinidàdofì 1 votijoidorti ne li giudici; cranoCad4códaiiuriynC)& ilT, 
*nco ippreffo i Latini nota d'alfoJutKnie, iJ Dciw, poi era n^^tu di dilatio- 
uè di tépo,pcr veder b^nclacaula ;come appreflb i Latini N.LT^on liqueYt 
cioècficnonfui'ciec.to pcrali'h<>ra giud care . OnPcS.GnoIamoin Saa 
Marco chiama \\T. ii.gno de la (ù1uce,& dt la Croce , perche in quella peii* 
cJc 1*1 AclTa vita Cf irto iN. Signore per dar ialutc, & v.ta al genere fumano, ' 
&cft*torcmpreprci'op-rliinboìodela vita, per fide da gli E»ic;)\ilchc Tu ' 
da molti giud catoal tempo di Tcodofioliijperatorc. quando per ordine ; 
iao furono in ^JclTand.ia buttiti a terra tutti li icmpij de gl'Idv>li, tra gli - 
aitn quello di Scrapidc , ne J.* cui pietre ,& hiW irouaronu li.olpiti parcc» 
chi fimili Caratteri .T. iicoaieaoco hoggidi iì vcdcn? la guglia dtl Po- 
polo piena di Gie.oclifici,mafiìmamenteiieJa faccia verfo' ccident''.,nel 
laqualefi vede vna croce foi mata, più maggiore anco m quella cli.S. Gi<>*' 
«anni Laterano verio la -Scala dama d~ Itcu? Gicrogliiici Torquato TaiiO 
comiijciò ad ordire ià iuo graue DiJogo de i'uiprci.,.ippanfce anco in vna* 
ftatua Egittiaca di Scrapidc Ciriopo,ctiC ne la man diKta tiene il 1 au, ;iqua 
le fi vede qui inKi mancJ]uò>iLdiodelSigH. Antonio Bo^o : i<*bcne£u 
ciano nel trattato del giuditio dv: le vocali lo reputa nocads H(kr\^ pcrche-t 
erano porti in croc;>l« qua): è fìmu''.: a la lettera F. ma come hab-iaoiodcC" 
to cflendoci m quella flato p»9Ìio Crifto vera vita, & hauendo noi riceuuto 
da quella l'Eterna vita,è itata riputata la lettera .T. fìraile a lacrocc,Gie- 
rogiificodelivita : (ì come atte itano Rufino , Suida, & Niceforopiùco- 
piolamente di tutti lib. 12. cap. x6. narrando la àiìuuzzwnt dtl detto tcm» 
pio à.i S: rapide. Ometiam HierffglyphUarum literfiruni interpretandamm ^e* 
tit!) c baraci eremfab crucis formai ^it^m fMiurani fignificare dixerptit . 

Fu anco figurai! .T. d« la futura vita apprefio il Popolo d'ilrael quando 
]Mosé fare aJUare nel dtpoiìto quel nmolacio traile al Iau,c<)l ùrgente di 
Bionzo iòpra^ilqualc rilguardacoda quelli ch'erano puntida vcnenofi ler- 
pencidaua i«.ro la vita. &t Mese iiìeffo fin canto che oraua a Dioricl Mon 
te proitrato co k^ braccia aperte m croce il Popolo d'IlracJ vitroriolo rima- 
ficua in Vita. (1 Thita poi e Oato fìnibolo de la morte perche e ia prima 1 tee- 
ra de la parola greca 1 iianatos,chefign!fica morte, & però gli antithico* 
jneriferifcc ilidoro per notare ne rfifemcfide loro 1 morti , li i gnauano 
con tal carattere Thita. quali trafifìòda vn dardo: iJcbr vtdci' in vna Ba- 
fc di marmo dedicala a la Pace cten^dcl.tcaradiVefpanano Iraprr.nelPa 
lazzo de 'illultfUsiino Cardinal han.cfe, ne iaqciale vi Tono otto centurie 
col nome loro,& de li Centurioni, il terze/ de e i.ali chianatoGneo Pom- 
peo Pelale ha il Th^ta, ^ il limile circa dcdici in di i cric centurie rnorti.* 
per tal cagione Marnale d.i a qucfl-o chataiterc cpuheto òi mo' ti^^ero . 
Pcrfio ne la Satira quarta, lochiamo ne^io fcrloicuiua delamorte, 
Et potis es nig rum Vftio prafi^^^ n Thetx, . 

Tutto Ciò iÌ2 detto per paic^ait , i auueruie Terrore delli tefj volgarìi 

non 



i 



DI CESARE 'KIT J. 273 

ronchchabbia talfignificato nella Filofofia di Boetio , attefo cKe in qiicPa_. 
figura ii . fn. greco fignifica Prattica , òC il .^ . Thcorica , nclleqiiali due par- 
ti confifte la f ilofofìa , come fi raccoglie da Sani' Agoftiro , De Ciuit. libr. 8. 
capir, 4. Studium fapientia in aSìionCì & cotiunflatione rerfatur ,ì>nde pars 
eius aàiua , altera contemplatìua dici fctefl , ccnten.platiua autem ad con^ 
fpìciendas natura caufas , & finctrijjìmam ueritaUm . Ne a que{>« due par- 
ti è diuerfa la tripartita diftintionc j^hedi /opra fatta habbiamo, non tara- 
to perche la terrea detta ratiorale , che inuePfga le cagioni , aggiuntij \ 
per quanto dice Sant*Agoftino , da Platone ,' fia fuperfiua y come vuole-. 
Seneca cpifto). 28. in quella definitionc della fapier:^a , che allega.- fecon- 
do alcuni ., Quidam ita finierunt , fapientia e fi nojjfdiuina , ■& humanAf& 
horum caufas , Elfendo la rationale circa le cagioni parte j deilc co(t diuine , 8c 
humane; quanto perche S. Agoftino nel luogo citato affèima-che non è contra- 
ria. Ideo hcc tripartitioTion e^ contraria illi diflin6}ionjsqua ivtelligitm omneSìnt- 
iium fapientia in aflione, ^ (ontemplatione ccìifiHen. In ionìma la Filofofia-* 
confifte nella Prattica jenellaTheorica, la prattica^l'attma morale ; laTheori- 
ca è la contemplatiua , che è fublime, e tiene i'.primo grado in dignità , vltimo 
per la Tua difficultà in confeguirla ; 8c però da Boetio è pofta fbpra la fcala, & a* 
pie della fcala la prattica,comc più facilmente , cominciandofi prima a mettere 
il piede in quella come più balfa per falire di grado in grado più ad alto : atteso- 
ché il principato del Filofofaie, come dice Ariftotcle nel primo della Metafifica 
cap. 2. hebbe origine dal marauigliarfi delle cofè minori , che arrccauano dub- 
bio, e dipoi paflando più oltre cominciò a dubbitarfi delle cofe maggiori: & per 
ia cognitione,che s'acquiftaua delle cofe minori , dalla prattica loro s'aprì Tin- 
tellettOjsd afcendere a poco, a poco alla cognitione delie maggiori attinenti al- 
la fpeculatiua j più difficile, perche non apparifce a niun /ènio corporeo, come 
rattiua,ch'opera attualmente, e vifibilmentejma la fpecolatiua fi palefa al fenfb 
intellctuale, contemplando, 6^ meditando con l'inteHetto la cagione,& la ve- 
rità delle cofe naturali , ne'quali confifte la Theorica , cioè fpeculatiua , vocc^ 
deriuata a Theoreo vcibo greco,che lìgnifica,infpicio,rigfuardare, onde,Thea- 
trum,luogo fatto per vedere, & riguardare, & quel che vede,& rifguarda ogni 
cofa,Dio, dicefi da Greci Theos . ElTendo il , f ' • , prima lettera di quefta voce, 
Theos, cioè Dio, potremo anco dirc,che è pofto a capo della fcala, come fcopo, 
termine, & fine d'afcenderc,& arriuarc a lui,& fé guardiamo bene la figura sfe- 
rica di detta lettera fi ci rapprefenta apunto vn verfaglio con qqella linea in.* 
mezzo per trauerfo , come fre:^za fifta nel verfaglio, volendo infcrire,che deue- 
mo indri:(;^are la mente noftra verfo Iddio, e tenerla Tempre fiila in lui, ccme_> 
lommo bene, fcopo, ScT fine della fapienc^a ; perche il fine della fapien!^a , à^ 
della Filofofia,c il fommo bene, che è Iddio Philofophia docet hominem cono- 
fcere cteatorem fuum,dice ^riftctele de Moribus. Et Santo Agoftino de Ciuit. 
lib. S.cap.p. dice,che il Filofofare è amare Dio, & che Platone tiene che il vero, 
fl^ fommo bene fia Iddio, ^ vuole,che il Filolofo fia amatore , & imitatore di 
Dio , & più fopra nel cap. 8. dice, che nella Filcrfofia morale fi tratta del fuprc- 

X mo 



274- ICONO LO C ItiA 

ino bcne,fcn:^a ilqualc non fi può clTere beato:la detta Filofofia morale è l'attiua 
cioè prattica la cui prima lettera è il .p| . ficomc habbiamo detto, ftando nella 
parte eftrema della fcalafìgnifica, che per li gradi delle Virtù morali di Giufti- 
tia, Force:^:^a, Pruden:^a, Temperan:^a, Magnanimiii, Magnificcn:^a, Libera- 
lità, Benigniti, Clemen^a,& altre, s'arriua alla fommità della fcala, cioè allVl- 
timo fine, al fommo bene, che è Dio noftro Creatore , capo di tutte le virtù , & 
nel lib. iS^cap, j^. alTcrifcc ^\ Agoftino, che la Filofofia (peculatiua vai più pet 
edercitare gl'ingcgniiche ad illuminare la mente di vera Ck^icw^ , come cht-. 
l'attiua fia quella,laquale per me:^^3 delli buoni coftumi ci faccia confcguire la 
vera fapien:^a, & con ragior.e, perche la Theorica,che è la contemplatiua , òC* 
Ipeculatiua clfamina la verità dcile cofc : ma la prattfca y attiua , morale mette 
in opera la verità, li buoni coftumi, & tutte le virtù , che ci feruono per fcala d» 
(àlire a Dio vltimo ripofo'» fine, e termine della beata vita , come benilUmo tC* 
pone £ oetio nel metro nono libro ter:^o parlando a Dio • 

Turequtes tranquilla pijs , te cernere firn st 
Trmipium , ^^6Ìor , Dux» femita , terminus idem» 

E nella profà Acuente • 

Terfe&um honum Veram effe heatitud'mem conjìitumus ] 

%4tqui, & Beatitudinem, & Deum,fummumbonum effe coUegirHUs # 

Hora fi come Dio e principio, guida , termine , 8^ fine d*ogni noftro bene ^ 
cofi noi dobbiamo in quefta vita,mcttere il piede nella fcala ds' ouoni coftumi. 
Se virtù dal principio,che cominciamo a carainare per fine all'vltimo palio del- 
la vita noftra , 6^ non celiar mai di falire , finche s'arriui al fommo bene • 
Semper afjìduus eHo y & quemadmodum qui fcalas confcendere coepemnt no» 
frius defijluntah afcenfu 3 quamfupremum attingerintgradumific & tu in bonìs 
femper altius [candendo affe&iimfis . DilTe Agapeto Greco a Giuftino , Ma cer- 
to, che dalla pratcica delle virtù morali , 6d^ cole inferiori fi può paftare , fi^ 
afcendcre alla cognitione delle cole fuperiori, fi^ diuine, per fimilitudine, <3c 
conformità delle cofe, C\ come leggiadramente elprime il Petrarca dicendo. 

^ncor ( & quefìo è quel , che tutto auam^a ) 

Da volar fopral del glihauea date ali 

Ter le cofe mortali , 

Che fon fcala al [attor , chìbenVefìima ; 

Che mirando ei ben[fOy quante, e quali 

tran rirtuti in quella fuafperanT^a , 

D'yna in altra fembianT^a 

Totea lenarfi all' alta cagion priwu • 

£ degno 



'Diens^iiB%ìT:i'. ars 

1 degno il Gcfualdo d'elTere in qucfto luogo vec^uto : ma boi tralaflàndo ciò 
ch'egli dottamente dice,e quel,che replica il Cardinale Egidio nelle fue ftan^J* 
«d imitatione del Petrarca; con maggiore autorità confermaremo le cofe ho^ 
ftefte^S^ belle, che quaggiù prattichiamoeffèrcifcala a Pio, fé ben fi confide^ 
cano,rolleuando l'intelletto alla contcmplatione di lui ,come Autore d'ogni 
bene : perche ogni cofa creata inxjueftoMondo per minima , che fia manifefta 
la Maeftà, la Prouiden:^a ,e lafommabontà di Dio : Sicome Mercurio Trime- 
gifto in Pimandro c*p. v. Dtus lane totius expers imidì£ ferftngulas Mundi 
fartìculas "Ptìqìfplendet : Se per concluder ciò com pitamente cauiamo fuora-. 
quella gemma , che fi confèru* nel vafo di elettione capit. primo a' Romani % 
cue non fono fcufati quelli ingiufti Gentili, iquali conofcendo folo fimuUcri di 
legno, di faflo, Augelli,animali infiniti per loro Dei, non hanno 'Voluto hauere 
cotitia del '\ero Iddio : imperciocheEgli fi è manifefl:ato , & lecofe inuifibili 
fue dalla creatura del Mondo, per le coS fatte fi fcorgono , ^ la fua fempiter- 
ca'>rirtù,& Diuinit<j. ^ia quod notumeH Dei^manifejìtmijffiìn illis : Decus 
enim illis manìfejìa uìt , huìfibilìa enim ìpfmsa creatura Mundi , per ea quafa^a 
funt ìììtelleda confpìcìuntur ifempitema quoqjmsyìrtus , & Diuinitas , ita "pi 
(int ìnexcufabìUs , 

Ha la 'vcfta ftracciata perniano di certi h uomini violenti , eh* fé ne portor- 
co 'Via le particelle, che poterono . Quefti,fi come Boetio efplica nella profa 3. 
del primo lib. fono le varie fette dc'Filofofi , che per la varietà delle peruerfe^ 
opinioni, checiafiiuno tiene, viene la Filofòfia ad cfTerc fi:rappata,e ftracciata in 
varie parti, eflèndoperfè ftelTa vnica, Ceretta , Pithagora hebbe la fua partt-» 
nella fpeculatìua, Socrate ncllattiua^che fu il primo, che introducefie la mora- 
lità nelle Città, comedice Tullio de Oratore,&: nel ^. delle Tufculane , il che-» 
conferma S.Agoftino de Ciuit. lib. S.cap. j-fèbenTiftefibS. Agoftinolib. i8, 
cap, 55?. dice, -che la Filofòfia morale rifplendcua viuente Mercurio Trimegi» 
ftoyche fieri molto tempo auanti di tutti i Saul] della Grecia , "blam quod atti' 
net ad Thìlofophìam, qù^fe decere atiquìd profìtctur vnde 'fi ani homiyies beati ^ 
circa tempora Mercurij , quem Trimégifìum focauerunt , in illìs terrìs huìujmodi 
Sìudia claruerunt, longè quidem anteJapient^s,qHos Vhilofophos habuit Grecia . 
Platone poi fcolare di Socrate hebbe rattiua,e la contemplatiua infieme aggion 
gendo la rationale di più , 6^ da quefto nacquero molti capi di fette contrarie 
ciafcuno per moftrare d*efi«re d'ingegno più fpeculatiuo diffcriua dall'altro , e 
bene fpeffò dal propio Maeftro inuentando nuoue opinioni, 6C ragioni, come 
Ariftotilc Peripatetico , a cui fu contrario Senocrate Academico , ambedue di- 
fccpoli di Platone , & di Senocrate fii fcolare Zenone Prencipe della Setta ftoi- 
ca , della Epicurea, fu Epicuro , che di diciotto anni capitò in Athene , mentre 
leggeuano Ariftotele in Calcide , fl^ Senocrate nell'Accademia , fi^ molte 
altre infinite fette , che ftracciarono la Filofòfia -violentemente* • 



X i li 



27<f . 



ICONOLOCltA 



■,fO '■ìf 



Flcgmatico per TAcqua , deuc andare io 
quello à Car. 1 1 8. 




DI CESARE RIPA. ' 277 

La tracciò Pithagoracon i'opinioncchc haueua della tnfmfgrazione àz 
J'anima , ch'egli fuile (iato Ethalide , Euforbo , Hermotimo , Pirro pel- 
catorcpnmachePi£hagora,&chevna volta dopo la £ia morte iarcbh,! 
palfato in vn gallo , che egli lo prere per /imbolo de l'anima , 6^ però 
la Ulta prohibi » che il gallo non fi deuclTc vccidere, onde Luciano filol'o 
fo nel Dialogo ài Mietilo introduceiido Pithagora in forma di gallo a 
parlar leco ù che Pithagora dica d'eilcr flato Alpafìa Meretrice , Cracc Ci 
nilco. Re ,poucr'huomo, Satrape>Caualio,Cornachia,Rana,& alcrÌL 
animali infiniti prima che gallo , Nell'iftelfa guifa la flracciò Empedocle 
imitatore di Pithagora , fi come apparifce in ^uel fuo verfopofto da Filo- 
(Irato > nel primo libro . 

Et puer ipfefui , nec non quandoquc T^ nella , 

Socrate in vn colpo fquarciò la metà delia verta, poiché le tolfe la con 
tcmplatiua de le cole naturali del Mondo, reputando ilei vO, chi ci atten- 
d \xà^1mo "pero illos qui in huiufcemodt contcmplandis vcicant Hi)lidos e{f^monJlra 
bat , dice il Ho diletto Senofonte nel primo lib;odegliattidiSocrate,dal 
^uale hebbeoriginequelmottopoiìo negli Adagìi» ^£ fupra ms nihil act 
tios . Non fiaro a cercare s'egli ftrappafie la filologa ne la morale iflcfia> 
s'era dirprczxaiort deia Religione, 6;^ leggid'Athene, & corfattoxe da 
lagiouentù; so bene ch'cgluùcuriulodi riiguardare^&i^ amare il ballai 
vn poc ) troppo iicentiori.n^iit'; tu >rd;:if.'uero,&gaueconume filofofir 
co j ne l'Amor ciViicibi.de, d. ce Athentolib. i_j.che Socrate fcappò dzì 
manico . Socrates ^hilofophuscum omniadefpicaretur yt^lcibiadis pi^lchritu- 
tlinisfuit in>par , id t Si cb ca upti.s j ^ de [olita magnitudine > canjlantiaq', ani- 
mideieitus .• Daua ben configlio ad altri , che fi a/ìcnelleroda Je couuer- 
fa tioni belle . ^dmoncòat à pulchrts aljìinere vehcmentet , tim cntm efie farUc 
4ii€batjcum tales bomotangat modcflu. effe; Dice il fuo Icolare SenofQnte,m :;d t 
l'altro canto nel 5. libio,eilendoglipropoftoda vn Socratico d'andar:^, 
a vili tare Theodata belùifima cortigiana , vi andò più che volentieri , & i] 
trattenne feco a motteggiare, &iniegnarle modo da ritenere ce la rete 
gli amanti. 

Piatone la ftrappò ben bene in molte cofe, tenne anch'egli la trafm;- 
grationederanimectiamdio nelebtftie)mail fuo Porfirio Platonico, ten 
ne_^,che ii rinouaflcro folamente ne glihuomini,dichen'ètcfthnonio 
Sint'Agoftino,de Ciuit. lib. x. cap. xxx, laftrappò di più tenendo ,cÌ3e 
l'anima fufl'e coeterna con Dio . Sentenza reprobata da Sant'Agoftin') de 
Ciuu. hb. X. cap. xxxj- la ftrappò nell'attiua , con il fuo illecito amor Pla- 
tonico fehernito , & deteftato da Dicearcho fiiofofo, <S<f da Cicerone 
ancorché platonico nel 4. de le Tufculane . Ariaotele Iquarciò la ucfca a 
la filolofia , ioftentando che il Mondo full'eab Eterno, che Iddio non l'ab 
bla fatto , &c^ non habbia cura ddk cofe del Mondo , & che non conofc i 
le non fé ftello : ehe non penfa adaltro,che a le medesimo, & che il beat- ci 
nafced'alwfoue, fi come icioccamente mantiene nei iz.de la metaliil-i : 

X ? E: 



2 5 i 7 e O N OLOG tA .: .:.. 

LtRcJiMl/ì-alidegli Éudeniij Jib.'y.cap. i5.oue iìraccra'JaFilofona wi 
niaJa maniera . Dci^sprofua excellemia, nihd pf\iter fé ipfi-m togitat : noiis 
i:utfiii bonam aliande cnenlt . Gli rtoici parimente iaccrorono la ve ita fi ioio 
iica in più b.inde,dicédochc il Mondo riaanimato,rationa;lc,& inteJ'igibi: 
le, che Je dilapline liberali fi.no inutili jche gU errori, e. peccati fiano: 
vguali, che le mogli deueno cflere comunìcHendone di ciò Autori, Dio 
gene Cinico, & Piatone, comeriferilccLaertione la vita di Zenone ca-t; 
podeJa Setta floica, ii quale inucro firacciò Ja veft* affatto ne Ja Fiipio 
liaattiua con la mala, pratica de cofiunii, concedendola liberta del parla- 
le chiamando cutt. Je cole ancorché dishoncfle con 1 loro proprij nomi> 
mandando ancó fuora la ventofltà per ogni parte lenza rifguaidoalcai.o^ 
come icriue i uìiioa Và]pn-\o yTctotcRis vtrbis eaad tefcrip/ì, ejKaapert jfi- 
mus Agimt ftoici ,fcd UH eiiam crtpitus ciunt £qu€ liberos ac nUtis effe oporter e. 
Moda da tale dishone/la non è marauig li a , che Ja Filo f ^tìa iì lamenti eoa 
Boctio ne la prola terza degli Stoici, & Epicurei mlpetié, il capa de qua 
'jifracalsòla vertaa la FiloiOiìa ponendo il /ine del iomo bene nel piacere 
& riporo,coaie ArilUppo ancorché fcoJare di Socrate, pò le il l^mmobe 
ne nel piacere delcorpo,AnthiflenefuocóJiibepoIonel*animoiMa Epicu 
ro lo polc nel piacere del corpo , 6i^ deli animo , come dice Seneca . Se 
bine Epicuro li lamentò , ch'era malamente intclo dagl'ignoranti , dichia 
randoli che non Inteadeuà del piacere dishoneilo,larciuo,& luliuriofo, 
'ma la quiete del corpo, & de l'animo libero d'ogni perturbazione, dota- 
to dVna fobria ragione, lì comeatierma Lacrtio ne lai uà vita, ma non per 
quello rappezzò la veda, attefo che il fine Tuo è cattiuo non eflendopoi:© 
ne lavirtù,&bontàde l'animo per arriuare aliommob'^ne Iddio vltimo 
noftro fine , ma pole il fine in bene caduco , e tranlitorio, negando l'im- 
mortalità dell'anima, confermando anch'cgli, che Iddio non tiene cura 
de le cui'e fiumane jlquarci brutti, & deformi. Stracciorono di più gli 
£picurtilaFiloiofia togliendole la rationale. I Cirenaici doppiamente 
tugliendole la naturale , & rationale, ritenendofi la morale come Socra- 
te. Ariftochio non tanto le ftrappò la rationale, Ó^f" naturale, m.i llrac- 
ciò anco la morale , che lòla,hauea la/fata , leuandogli la parte de la corret 
tione, riputandola parte da'Pedantc,&i.on da Filofofoicome nfsrifce 
Seneca Epift. 8p. Mora'.em quoque , quam folam reliquerat àrcumcidit , nam 
€um locum , qui monitiones continet ^fujìulit , &- patdagogi effe dixit , non 'Thilo- 
f'phi ■ytanquam quicquam aliud fu fapiens ,quam /mmani generis fndagogus. 
Alaqueftì ritagli , & fquarci fono aitai iiiinori de le peruerfe Opinioni cir- 
ca li Mondo , ìì Cielo , l'anima , & Iddio no/iro Eterno bene : Apprcflo il 
quale 1 Sauij di quefto Mondo lono ftolti . Sapientes huius Mundi funt apud 
BeimHulti. Mcrcca leiciocche,.& perfide loro opinioni con le quali 
hinno lacerata la veflaalaiàpienzaj peni che meritano nome non di Sa- 
pienti, madiflolti, coli chiamati da San Paolo nel primo cap. a Romani. 
iuanuerunt in cogitationibas fuis , e^ obfcuratum efi infiptiens cor eori.m ; dicentes 
€Himfe effe fapientcs yfiuUi faUi funt» Et mutauerura ^hriam morruptibtliS 



DI CESARE RIPA. s6i 

peìy in ftmilitudinem imaginis corruptibdis hommis) & yoUcrum (jr quadrHp:- 
!Ìum 5 &ferpentMm . 

Tiene con la iiidn deflra alcuni libri . Con la fuidta. Io scctra . I libri 
/igniticano lo ftLidio,che tardeuc quello, che vupJe acquifere Ja fjpien- 
gi, pccupand ',/ì in voJgcre i libri profitteuoiial'o acquuto di eila, djftia 
^oii dal Tonno della pÌgritia,&d>:ro,tio,chcluglijno indurreJdlciui amo 
rijinuidic, & cùttm; dtt';;tt! , clic chiudono Ja via per arriujre alia ùpien^a, 
.&qucfto è quello , che vuole inferire Horatio udia, iecoadi EpùloU del 
pruno libro. ftni 

7ofces ante diemlibrum cum lumine: 

Si non intende s cnimumjiudijs , e^ rebus honejìis : 

Inuidiavel amore vigili torquebf re . 
Il medsiiìmo Poeta nclia poetica fua^pcr apprendere benc'la fapIcnZi ci 
cforcaa rimeiticare le carte ibcratiche piene di Filolòfia morale. 

Scribendi recie falere eft > & Trincipium c^f^ns : 

B^em tibi [oc ratiere potf rum oflende re e ha r ta . 
Perlio Poeta latirico nella Satira 3. tutto idegnato prorompe contr® i 
fonacchioiì , & li iueglid<& incita ailo Ttudio della fUoibfia. 

J^mpe hocaJ]idue,yiamclarummanefeneJìras 

lai rat y & anguftas extendit lumine rimas 

StretimMs i^c. piìiabalTo 

Stretis adhiic laxurnej'y caput compage fallita 

Oftitat htfternum ydiffatis vndiq; malis : 

£jl aliqmd quo tendis , & in quod dirigis arcum ? 
Fin qui efclama contro 1 pigri , e negligenti nel procurare di fap'irc , poco 
dopo li eflbrtaallàcognitioae delle cagioni delle col,i,cioc ^Iji jf ilofo^ 
fia naturale . '......,, - ,, . n^. l^r f 

Difciteqyòmiferi j<;<!rcaufas cognofcite rerum , 
Ideili leguenti poi li eibr.ta alla Filofoiìa morale . 

Quid fumus yaut quid mmvi6iurigignimur^ orda ,.. , , 

Qidsdatus ,aut metaquammollisflexus y c^ vnde; 

QmJs modus argento y quid fas optare , quid afper 

fatile nummus habetyVatritecharisque propinquis 

Quantum elargirideceat : Quem te Bcus (jfe , 
x, >iuJJit,^hHmana qua parte locatuses in ^e], 

' 'mei,. jU: *^ '..òii.ii^iPc'^"- ''':i~u.^;/ .^ 

Fneceriario dunque fcacciarc il roano , &l'otiò,riem|ci .<felle diTcìpHa^, 

, ^ nocini all'acquato della iapienza , che col volgere i libri lì conljguifce* 

elìendo /vfo de' libri iftrumento della dottrina . Jnflrumentum do£irin£ efi 

yftis librorum y DilTePlutarcho nella educatione de' figliuoli, & Ilìdqro 

•liei libro terzo del iommo bene afferma, che ogni prolieto procede dal kg 

gerì J libri 6c dal meditare ciò che fi legge. Oìnnis profeti us exitiìione ,& 

, Picd natio w procedìt , qu^ cnim nefcimus , lei^horie djjcimus > qu^e. didicimusyrne^ 

,.Àitat4onc conjeyiiaì/tfiì-i- pOiiti'è'che i libri cliiainanli muti maeftri .' 

■■ "■ ■ " ' ' ' ■" X''4 ^- Lo. 

/ 



2io icor^ó'ùoGij •■ 

Lokcn'olTgiìi/jciijciielaljpicn^i, laqualeinquelta opera di Boctiò' 
fci /a t- iloib fiali piglia 5 è Regina di cucce le diùipiine, & arti liberali, & 
che eia eija vengono ordinate ; mipercioche hauendo la lapienza>& hlolu- 
t\à nocmn_ ^à\z cofc diurne 7^ humancjr&couccntndofi ella nella coit 
tcHiplaciua, & ncli'attuia, vctTgonodaki-ardinate tutte le dilcipline, 3c 
artij le quali , o lonacojitenTplatiue, o attiue; & comca-tiiuas-'ordina da 
Jcri anco ìd legge ciu ile, la -i^u^ìc. cade ibcco i'Ec'iicaiiJ jfòfia morale; come 
^ lithica in genereciica 1 colcumi imparharhoadarieg^ea noi Icelfi , in l'pe- 
Ile con l'Econoinica alla famiglia, 6C allacafi ; con la Politica a 1 Popoli. 
£c le la legge Ssidiuini, & humaniiiiris fcientia ;■ L^xizpicnzà parimente cji 
di/iinorumy 6" bifmanorumfcicnthiy coir,e dfce Seneca epUc. 8'p. & M.Ta Ilio, 
^ PiatonejiL* luoghi lopra citati : ire.nverauiglia cch^ liineddìmóTullio 
dica-iHa Filolbfìa;: Tu imararix legvtniyTH mdgi^ra morum ^ & difcìplime. 
jiiijìi ; & Seneca nella epirc.5;5r. che cola è altro la Filolbiìa, che legge de 
Ja vira ì Che lia Kcgina deiiediicipiine, & arci rtberali nt^n è dubbi) poi- 
che da lei Ibn J prodocce . £jì lap.datarum artium omnium p-ocreatnx qMxdairiy 
Xj- qii'afi- pareri s ca , quam Thihfophiam Grjeci vocant . Dille Cicerone nel- pri- 
mo dell'Oratore, & nelle Tuiculanela chiama; v;t£ Tpbtlofophia dux y 
e virtutis indagatrix , expultrixq; vitiorum ^ quid non modonosyfed omr.ino vi* 
ta hominum fine t>c effe potuifìet ì Tu vrbes peperijii :tit dijjipatos'homines in fo^ 
ciitatem vit£conuocafli: Nelle quali parole fi atcnbuìlcono alla Filolofia , 
atlioni Regie , e titoli da Regina ^ Ariftippo volendo inferire ^che le di- 
fciplineliberali vanno dietro alla Fi oibiìa morale, per la quale cucce Je 
altre cofe s'imparano , &che ella è Regina di cucce, dilfe che quelli che 
fono ornau di liberali difciplinej e dilprezzano la Filofofìa, fono come \i 
precidi Penelopi, i quali faceuano conco di Melanchon^, & Polidora da- 
migel'e > e non fi curauano delie nozze di Pencl' »pc , ch'era Signora , &(^ 
Pacrona; fi nule cofa diife Arilto d'Vìi(?"c,che quando andò all'Inferno 
parlò a tutte l'ombre infernali fuor chea Proferpma Regina :.il primiero 
tìcttod'AnfJtippo vjcn riputato da Plutarcho ne l'educatione di Bione, 
©uè chiama la Filofjfia i.)mma , & capo di tutti gli altri ftudij . Frlanutn 
tji eiiam Bionis Thilofophidi6ium , efui aiebat yficut Tendopes Troci cum n on pof- 
ftnt cum Tenetopa concumbere , rem cum eius ancillis habuiffentrita qui Thilofo" 
fhiam nequeunt iZppreheHdercyCOS in alpfs nuUiuf precij difcipUnis fefe conterere ». 
Jtaquereliqnorumfiudisrumquafi caput y ^fummay conflituenda e fi Thilofophia» 
Se e degrada e flerconftituita fomma, & capo dfe gli altri ftudij ,ficura» 
mente^di tutti lorochiamar fi" può Regina: linquanto che la FiloibJia tea 
g>:^dà vna mano i libri , e dall'altra lo fcetro>spotemo anco dare quefto fi- 
gnificato; chcad vn Rechcticnclo fccttro<fcPbpoU,,è nccefTario anco 
tenere libri d'Ethica iìlofofia , (S^ di Politica attinenti ali coftumc,&aÌ 
jnod'o di ben regnare e trattare il militare imperio , & quelli fpelfo riual» 
jerejacciochevegghinofcritto ne' libri quello che gli amici >& inferiori 
lorodeuoti ; non hanno ardire di auuifarli ,& ammonirli , & però Deme 
trio Faicieoe/Tbriaua Tolomeo Re a ceoere per le mani non arcalo Icet^ 

\ 



DI CESAR.E RITA. zS'i 

tro, che libri vciii,6: idonei alla buoiKiaaiininiitratione del Regno. 

Coiifidcrando , che la Fiioloiìa tiene i libri da la defira > & Jo icetro da 
Ja iìniilra , dh erno che la iapieniia deuc ciiere preferita al dominio , &C^ al 
Regno, pcrcue lenza ia iapicn^a , e Gonlìglio de' lauij non fi può ben reg- 
gere i-Òi- gpuerna re : oftdc nel l'ccol dora regna uà no lòJamente lapicnti 
Fi io Ib-lì ,,& quelli furono Fnntipi,& icgislaion , come dice Pofìidonio 
in Sen<;GA epilt. 90. Solone iù Principe, & legislatore de gli Acheniefi, 
Licurgo de* Laced^r.noni Zcleucodc'Locrcfì i Scriue Pluiarchoin Ifide, 
& Ofindey.che^^li Hgitij icicghcuanoi Re , ò da SuceidotiyO da Guerrie- 
ri perchequelh lono tenuti in conto per il lor valore, (5^ quelli per la la- 
pienza . Ma quel guerriere , che lì creai a Re li daua alladilciplina de' Sa 
cerdoti , acciò iì fotelìe partecipe cteiL tilolofia , à^ fapienza > & diuen- 
tali'c atto al gouerno , &C. al Regno ronde Ariftotcle dilie nel primo della 
Retcorica , che il lapeie è non so che cofìi atta ad imperare ; Sapere (fi quii 
dam aftum ad impenvÀum : h Italo Maefi 10 di Seneca aflermaua ,.ehe egli 
eiuRe; maaSenecapareua,chefuiiepiù che Re, perche poteua dar nor 
ina ai Re per ben regnare, agl'era lecito far ceniura di quelli, che re- 
gnùuano . Ipfe 1\t'gctrt cjje dncbar.-jed plusquam ninnare n.ihi yidehatur culli* 
teretcenji.'.ram agere ]\egnamii:m.DìCQ. Seneca epift. loS- diremo di più,chc 
li Reco^i/ìghandoll con pa-ionelauie vengono a fare ciò che vien detti- 
todal bu Oli conjgii ) loro,& per,) Vefpalìano Imper-tore ftandovna vol- 
ta tra Filofofipieao di giubilo , &. nierauigliae/cJamò dicendo. O Dio 
bu^MPo ch'io comandi a' iapienti,o^ 1 fapienti a me . luppìter incjv.ityvt ego 
fdpicntìbus imperem y(?^ mihijapicntcs : Et per il buon- profitto) che dalla 
conuerfatione loro ne cauaua, nò voleuache fi ttnclie portiera a'fapieati^ 
Tunc ]\exinqa!t fapicntibus r iris fora patere femperroln : Narra FiioftratO' 
lib.f. cap. 10. &v^u. £tnonèdubbio,che licon-figh de* laui/ijilfilofo- 
fare, & la filoiofiaèdigioLanjentograndeaJ Pancipcpcrben gouernare^ 
ficome ditìfuiainentediiiìoflira PJuurcho nei trattato, ch<? fa al Principe 
ignorante , ^ ire quell'ai tro doue mantiene , che fi debba filofofare con 
Principi , fede ne faccia il buono & h.dato imperio di M. Antonio Impe- 
ratore , ilq uale hebbe pien di fìiofofia la lingua e*l petto , e fpellò in bocc^ 
Jiauer iblea quella pretiofa voce d'i Platone, le Città fiorirebbero fe li Filo 
fc)fi imperallero,o vero iè gl'Imperatori filofofafiero . Florerent Ciuitatesyfi 
aut Thilofophi imperar ent y-aut Imperato fes philofopharentur : Riferifce Giulio 
Capitolino n-lla fuavii.a.11 che auuertendoTheodofio Imperatore diede 
Honorio,^'' Arcadiofuoi figliuoli alla difciplina d'Arfemo huomo fapiei» 
tiflimo y il quale eflendo (lato veduto dall'Imperatore ftarc in p'cdi auanti 
li figli , mentre quegh ammacftraua , &f cfll fuperbamentc federe , fi adi- 
rò con effoloro , & ii fece ipogliare degli adornamenti regali ammonen- 
doli, ch'era meglio per loroviuere priuati,che imperare con pericolo' 
lenza dottrina 6^ fapienza , voce affai commendata da Niceforo lib.ia- 
cap.*^. Congiuft» ragione dunquefi dà lo fcettro alla Filofofia moln» 
coaiiciieugic aiU iapieji;sa, la ^uale u che li Prkcipi lenza, pencolo fic» 
^" ' " ramcfltr 



2KÓ ICONOLOGIA 

ramente regnino , tertimonio ne fia l'illeilà fapienza, che ncll'ottauo pro- 
liCibiudi ic UiCdelinia dice ; Te) nu%e^es reznant .ó- legum frodiions iufta 
difcermnt. Per n.ezzo miu regnano li Re, 6<f'i legis/aton dilcernano il 
giufloi&Hugone dilJe , che la Fi-olbiìaiiiregna giuda, & rettamente re; 
cnarejconolcendo ciò Filippo Redi Macedonia eliorcaua Alellandroil 
Magno lue fìghuolo ad apprendere la Filoiotìa^ l'otto la diicipJina del 
Filoiofy, dicendogli accioche tu noii_, commetti iiiolti errori nel re-- 
gnare,de' quali mi pento hor io d'hauer-commellò. Ripoitaao gloriof 
la filmai Re medianto la Filolbiia, non tanto per goueruare i Popoli 
con lapienza, quanto per ikper reggere fé ftelfi y dato che vn Re regga be- 
ne le Hello , regge anco bene i Popoli con rodistattione>&: applauioconi 
niune : ma fi come è diflìcile ad vn nobile > 6«: gagliardo deftrierc rafrena- 
re il corlb le non ha , chi gli loprallia , & chi lo freni , coli difficil cofa è ad 
Vn Principe alibi uto, che ninno fuperlore conofce faper e regolare fé Qef- 
fo,& raffrenare l'impetuofocorfo degli affètti fuoi > la Filoiofia nondime- 
no ,& fapienza facilita tutto CIÒ , perche la Filofofia fecondo Anflippo, 
& altri Fi lofofì doma gli affetti delranimo. E difficile ad vn Principe gio 
uanc efiere continente , nondimeno Al.elfandro Magno mediante la Filo- 
fofiade'buonicoAumi fùgiouaneconLinCiitii'simo, poiché portò rifpetto 
alla moglie,&alle iìglic di Dano,chc di rara bciiezza erano dotatejòc' non 
le tenne da fchiaue, ma Jehonorò da Madre, & Sorelle, 6(^ portò anco 
rifpetto a Rollana fua bellilsima fchiaua, ciie fé la fposò per non fargli 
torto,& violenza : conlufione diquelli Signori) che non lat3ano intatte 
non dirò fchiaue,oferue, ma non la perdonano a va ifàlie nobili, <S<f ho- 
norate . E difficile ad ogn'u no il perdonare, a'nemici marsimamentc a' 
Principi, nondimeno Celare Dittatore inlìgnoriioii della Rep. 6<:deiliin 
perio mediante la fua fapienza , re ii'e gl'i ir peti dell'ira, & perdonò a tutti. 
Offendono gli animile maldicenze tanto ,chcficommuouono ad odio 
mortale contro i detrattori , S^ calunniatori , nondimeno Augufto , Ve- 
padano, & altri ottimi Imperatori non vollero fare rifentimento contro 
loro, ne incrudelirli per parole, ò libellicontrogli Autori, & con pruden 
za , perche le voci del Popolo maldicente nondan forza di detrahcrelafa 
ma ad vn gran Principesche con prudenza , fapienza, &^giufiitia goucr 
ni , elfendoche le buone attioni loro fanno per fé llefle n.étire i maleuoli; 
&peròPio Secondo Pontefice confìantemente perdonò a chi rhaueflcj 
prouocatocon ingiurie, e detti mordaci, de' quali non ne fece conto, S( 
voleuachein vnaCittà libera come Roma liberamente fi parlalfe", con? 
me di lui diCe il Platina ; Male de [e opinames vel loquentes cohercutt nunquài 
' libere enim ìnlibera Quitatt locjuiomne ipolebat : 11 qualdetto fu di Tiberio Im 
pcratorc,&moflroancodinon iftimare lepelsimevocidel volgo, quan 
co dilfe ad vno , che fi lamentaua , che alcuni di lui diceuano male ; rifpo 
fé fé in Campo di Fiore anderai , vedrai molliche di me fleffo ancora di^ 
ranno male . Anzi dalle maldicenze Antonino Filofoio Imperatore, mer 
cèJaFilolòiia,,ciiecosi gii .detta uà j^rulittojpijcndcua: poiclvQ.fpello 4i- 

man- 

j 
\ - '. 

\ - i 



mSnduua , une coili (i dicelle diluì, icntcnd:-;3 iiiciic > le dentro di Te co-io-; 
Iceua c/Icr vero , le n'emendaii/i j J: /-.tt cnìrrifanux. fniC aa t'jfijiirnus recjiuì em 
ad verum -, quid qutsqi'c de fé diceret , ahcndansy qux bene reprchcnfi videren-r 
tur . Marra Giulio CapicoUnC).. lutti quelh iono frutti delia Filolbiìa, 
the regge gli animi , 6C moderagli alietti^on lofcettro della iàpienz.a, 
coi qua^e {\ reggono gh huomini prudenti 4n ogniauuenimcnto loro, & 
fìgnoreggiano imoti dell'animo , tanto nell'auuerfita, quanto nella prof- 
perita, éc Ibpraftanno adorni colpo di fortuna . Ompia cjuxcaderein ho-. 
niincin pojfunty jì-.bter fc babet jca.-jue dcfyic'ere caftis contemnit loumanos. , . 
Dille foratore : Cs^ t^iogeneFilolbfo eiiendogliaddimandato, checofa 
guadagnato hauelk dalla Filof(;da :.fc non,akfQ nli)0.fQ,, ho guadagnato 
quefro, che ro lonoapparccc'iiatoad (;gni fortuna :& Dionillo 1 iranno 
Icacciato dal R cgno ad vno , che gli dille , che cofa ti ha giouato Platone, 
& la Filologa , rifpofe , ch'io polii quefia graue mtitation^ di fortuna coin 
portare: percioche non svccne come hanno fatto altri, ma flette laido > 
relfe le flelìb, & imperò alle paliìoni dell animo . Porta dunque lo fcettro 
per più cagioni, perche la Filofofìaè Regina di tutteledifcipiine, & ar- 
ti liberali, perche è necelìària a' Principi per ben regnare, & perche la el^ 
fere quelli chela polìeggono Re, elìendo che con fìiofofìca libertà danno 
conligIio,6(r comandano ad altri che faccino, o non faccino vna cola: 
& perche mediante la Filolbfia , & fapienza viuiamo nel pacifico Regno 
della tranquilluà , poiché potiamo in ogni tempo , luogo , & muutione 
di fortuna imperare a gli appetiti , affetti, «S: perturbationi dell'animo, & 
noi m^'defimi reggere, &gouernare con prudenza,^ fùpicnza : onde Ze- 
none alìerì , che li làpienti Filolofi , non lòlo erano liberi , ma Re . 

FVRORE IMPLACABILE. 

HV O M O armato di più forte d'arme , &: ferito in molte parti della 
perfona , moliri nel fembiante furore , & rabbia , fari cinto con rot 
te catene , che dalle braccia , S^ dalle gambe gli pendino , terrà con la»* 
deftramano vnferpe detto A Ipido, piegato in molti gin, con la bocca 
ape:tach'abb/a la lingua fuori tripartita, & vedendoil per] la perfona infi- 
nito veleno, moftri , & ftia in atto d'offendere altrui , & alli piedi di detta 
figura VI farà vn Cocodrillo,che moflri di percuotere fé flelTo. 

iJi dipinge armato , &c ferito in molte parti della perfona , con la dimo 
fl razione del furore , & rabbia , elfendo che il furore è propria alteratione 
dell'animo irato , che conduce fh uomo all'operare contro fé fleÌfo> Dio, 
Natura ,h uomini , 6?^ cofc, & luoghi . 

Le rotte catene che dalle braccia,& da Je gambe gli pcndono,dinotano 
che li furore è indomito , 6^ poche lono quelle cofcche a lui faccmo 
refiflenza. 

Tiene con la delira mano il ferp^ nella guifi,chc habbiamo detto, pcf 
cio-c^c le *4crc lei. ere hanno efpre/Io il furore implacabile , per vn ferpc 

piegato 



a84 1 CON O L OGiZi 

piegato in molti gin, & che ha ia lingua fuora ai vedere tripartita, 5^ 
diceli , che ni:ilun furare lì può comparare a quello deJrafpido, il quale 
iubito che fi lente tocco , coli beftialmente s'infuna, che non fi fatia fin 
che non habbia auuelenato col morib , chi l'ha oifefo , o vero di rabbia nò 
li muoia com2 dice Euthimio - 

li Coccodnlioin anodi percuotere fé fteflb,voIcuano gli Egitij contt 
le animale nella guifache s'è detto , fìgnificarc il furore , perciò che quc- 
fto animale quando è riraaftogabbatodcila preda, contra fc Aeflb s'acccn 
de di furore , & fd egno . 

FORZA SOTTOPOSTA ALL'ELOQVENZA; 




D 



Q NN A vecchia, veftitaeraucmcnte,checonladeftramano tcft 

ghi il caduceo di Mercurio , & fottoli piedi vn leone . 
Ilo flimo^rache U for^accdcnU'eioqucnza de' Sauij . 

G A- ' 



DI CESALE %IPA: zjj, 

GAGLIARDEZZA. 

DONNA di maturo afpetto > ma vago > di vifta proportionata , e Tuelti» 
farà di leggiadro habito veftita, coronata dì amaranto , d<^^ tenga con 
•mbc le mani vn ramo dì oliuo con li Tuoi frutti, ^ fopra a detto ramo vi fari 
'Nn fauo di mele con alcune api . 

L'amaranto è vna fpica perpetua ,1aqualc fuor dellVIb degl'altri fiori, fìgni- 
fica (labilità, gagliarde:^:^a, e conferuatione , per la particolare qualità fua di 
non immarcirc giamai, & di ftar fcm prc bella, & di "verno quando fono man- 
cati gl'altri fiori, folo tenuta nell'acqua fi rinuerdifcc, però li popoli di Teiraglia 
affretti dall'oracolo Dodoneo a far ogni anno refpiationi al fepolcrodi »^chil» 
le , come fi fcriuc, porcauano dell'aaiaranto , accioche mancando gl'altri fiori 
qucfto , che predo fi rinuerdifcc,fu(lè in difefa della loro diligen^i^a , coronan- 
doli con elfo la tefta nel fare l'oblationi . Per qucflo è il detto fiore immortale , 
& fi dedica alla immortalit^ì col ramo d oliuo , & il fauo di mele allude a quel- 
la rifpofta, che fece Diogene Cinico ad alcuni, che gli dimandarono in che mo- 
do {\ potefiè allungare il filo delia 'Vita humana . Dicendo,che le parti interio- 
ri fi doueuano irrigar di mele , & reftcriori vngerle con l'olio , & voleua inten- 
dere cof^ui fotto ofcurit<ì , come era il folito fuo , che per viuerc fano, 6^ ga- 
gliardo bifogna flare con il core allegro , & pieno di dolci , ò^ fuaui penfieri 
continuamente , & per lo corpo hauer la commodiià neceilaria tenendolo in_» 
eircrcitio, accioche non fia confumato , e guafta<o dall'otio : ma aiutato, <& 
conlolidato . Dice oltre a ciò Atheneo , che chi v^i, lì cibi conditi con il mele , 
viuc molto più di quelli , che vfano li cibi compofli di cofè forti . Et in qucfto 
propolìco adduce rcllcmpio di alcuni popoli detti Cirnei , nell'Ifola di Corfi- 
ca , li quaii 'viueuano lunghiflìmo tempo , perche fi pafceuano di cibi dolci , 
e comporti di mele. EtDiaphc, il quale icrilfe dell' Agricoltura , afferma-, 
che il cibo di mele "vfato di continuo , non folo fa giouamento grandifììmo al- 
la viuacità dcirmtellcito ; ma confcrua ancora li fenfi lani , & interi . 
GELOSIA. 

DONNA con vna verte di turchino a onde, dipinta tutta d'occhi) e d'o- 
recchie, con Tali alle fpallejCon vn gallo nel braccio finiftio, & nella dc- 
ftra mano con vn ma^^i^o di fpine, 

Gciofia è "Vna paffione , & vn timore , che fa che il valore della virtù , o de* 
meriti d'altrui/uperando le qualità 'Virtuofc di chi ama, non le tolga la polfef- 
(ione della cofa amata . 

Dipingefi la Gelofia col gallo in braccio, perche qucft'animale è gelofiflimo , 
tigilante.defto, & accorto . 

L'ali fignificano la prertc:^:^a , & velocità de* fuoi variati penfieri . 

^ Gh occbij, & orecchi) dipinte nella verte fignificano ralTidua cura del gclofo 

di 'Vedere, & intendere fertilmente ogni minimo atto , & cenno della peri'ona 

amata da lui, però dille il Tarto nuouo lume dell'età noftra in vn fonetto. 

Ce/o/b amante^ apro miWocchi.e miro, E mìWorecchì, ad ognifuono intento, 

li ma^:^o delle fpine, dimoftrai faftidij pungentiflìmi del gelofo , che di 

con- 



àn 



ICONOLOGÌA 
<: £ L o s I a; 




contìnuo lo pungono rnon altrimenti jche fc fofTero /pincacuti/Iìme/lc quali 
per tal cagione gli fi dipingono in mano . 

Celofta . 

DOnna^veftita nel modo fopcadctto , nelU deftra mano terrà vna|)Iantt 
di helitropio. 
il color del -ycrtimcnto è propio fignificato di Gclofia, per haucr il color del 
marcjÀlquale mai non fi moftra così tranquillo, che non ne forga fofpetto , cosi 
«ra li fccgli di Gclofia per certo, che l'huomo fia dell* altrui fede non palFa mai 
fcn:(^2 timore, 6^ faftidio . 

Si fa ancora queft' immagine', che in 'Vna mano tiene il fiore helitropio > il-* 
quale fi gira fempre intorno , e incontro al Sole , fcguitando il fuo moto , co* 
nDcgclofojOo'paflì , con le parole, 6^ col penfiero, fempre fta "Voi lo alla.» 
contemplatione delle belle:^:^e da lui per fouerchio amore ilimate rare , Se vni* 
eàea! mondo. 

G& 



DICESA%E "KIT A. aSr 

GENIO BVONO; 

Secondo t Gentili, 

VN fanciulla con belliffimi capelli , farà coronato di Platano i, 5;^ in 
mano tiene 'yn fcrpcntc- . Cofi fi 'Vede fcolpito in alcune Meda- 
glie antiche^ « 

GENIOCATTIVO; 
Secondo i Gentili» 

HVomo grande,nero, di 'volto fpaucnteuolc, con barSa, e capelli lunghi, 
e neri , in mano tien vngufo. Scriuc 'Plutarco, ch*apparuc a Marc* 
Bruto occifor di Cefare il genio cattiuo inf qnefta forma ,'e il gufo come ftiaaa- 
Oano grantichi e vccello di trift'augurio .'però Vcrgìlio nel 4. dell'Eneide • 
Solaque culmntbus ferali Carmine huho 
S Ape querty&longaiinfletum ducere voce f» 
Molti /òno ( fi racconta ) i Genij , fecondo rapplicationi dell* ingegni , de 
quali fi prendono , ma a noi farebbe diligenza fbuerchia dipingere alcmo ol- 
tre a queftijche fono g'i vniuerfàli per acconciar tutto il refto, che fé ne potreb- 
be dire a i luoghi conucnienti , fecondo l'ordine ^ che habbiamo prefo « 

C É N f O, 

Come figurato da, gli antichi. 

Molte immagini antiche del Genio rapprcfcnta VincentioCarrari;préfiBL. 
da Lilio Gir \ldi Syntagmate 1 5. Faremo noi parte d'^vna figura fcol- 
pita in marmo di baffo rilicuo, irouata già in Roftia^nella quale era vn Fanciul- 
lo di -volco allegro , èC" ridente , incoronato di papaueri , nella man deftra te- 
neua ^ighe di grano , nella finiftra pampani d'vua Con quefto epigramma aT 
piedi, il quah fu -^erfò Pr^ti in •vna vigna nel tempo di Pio IV^ diligentemen- 
te raccolto da Antonio Caftellini perdona non tanto nella fcien:^a delle leg- 
gi Iltterata , quanto in varie difciplinc erudita , commendato da Girolamo Ca- 
tena ne gli fuoi monumenti latini : lo ponemo per coià fingolare, non effendoiì 
mai Rampato in niun libro d mfi:ri]:C!oni antiche « 

QyiS TV LAETE PVER ? GENIVS. CVR DEXTERA ARISTAM 
LAEVA VVAS. VERTEX QVIDVE PAPAVER HABET? 

HAEC TRiA DOMA DEVM CERERIS BACCHI àTQVE SOPORIS 
NAMQVE HIS MORTALES VIVITIS, EF GENIO. 

Con la fpiga , & col papaUero nella man (iniftra , B>C tor\ la patera nella deflra^ 
fu anco crpreflb il Bono euento in 'vna medaglia di Traiano , come rifetifct-» 
Occone , il quale defcriue il Genio pur con le fpighc in altre medaglie, che pili 
«baffo fpecificaremo , Pigliauafi apprcflo gli antichi Gentili psr la tutela, àC 
confcruationc delle cofe, però J'affcgnauano alle Città, a i 'uO; ai,aile p!»nte.& 
ad ogni cofa, infine a i libri,che da gli Autori loro li defiderano fiano tenuti ptf 
ogni tempo accetti; con applaufo commune, perciò Marciale, dille . 



2SS 



IC NO LO CIA 



GENIO 




y'iBuYUs Genìum debet habereliber . 
Nelle infcrittioni antiche più voice (ì troua Genio Colonia: , Centuria? , De- 
cuti«^, Fontis, Lcci> e dellWlcimo n'era figura la ferpc , nello Smetio a catte 28 
num.4. Uggefi Genio Horreorum Senaiorum per la conferuatione del Grana- 
rodi Sciano, cofi anco Genio Conferuatori Horreorum Gaianorum , Genio 
Thcfaurorum j-vedefi in queft alerà infcrittione non più ftampata , che al pre- 
fente (là in vn'orticello dietro il Monafterio di Santa Sufanna nel colle quirina- 
le 4 E' vna bafe, che dal canto deftro ha il vafo detto Vrceo , 6^ dal finiftro la 
patera, fotto la quale è pofto il Confolato di Marco Ciuica Barbaro,& non Bar- 
bato, come fcorretta mente ftampafiin tutti iPaftifcn^^a prenome >& nome di 
tal Confolato, che fu del 1 5 8. 

lOVI CVSTODI, ET GENIO THESAVRORVM C. IVI. AVG. 

LI3. SATYRVS D. D. DEDIC. XIIT. K. FEBR. M. CIVICA. 

BARBARO. M. METILIO REGVLO COS. 

il Geni© 



ntCESA'KE %1VA. 2^9 

f 1 Gcnitjjche noi volgarmente dicemo per rhumore,e per il guflo,è naturala 
inclinatione , che ha vno ad "vna cofa , ed elfercitio : fi pub figurare Fanciullo 
tlato, fimbolo del pcnfiero, che fèmpre nella men te vola di ciò,che fi ha gufto, 
efantafia rcengainmanoftromcnti atti a dichiarare quello,di che fi diletta ; 
fé vno ha Genio alle lettere,gli fi ponga in mano libri ; fé a Tuoni, e canti , inta- 
uolature di mufica, lire,lcuti, ed altri ftromenti ; fé ad armi, armi; e cofi di ma- 
no in mano d'altre cofe, in fimili occafioni fi potr^ incoronare di Platano tenu- 
to dagli antichi Arbore geniale, perche è grato, e gufta a tutti quelli, che lo 
mirano per la fua bclle:^^a, e^rande ampic:^:^a, difende TEftate con la fua om- 
bra dall'ardor del Sole , ed il Verno riceue il Sole , pero I* Academia d'Athent^ 
intorno alla loggia fi compiacque tenere moki Platani, che fiorirono,e crebbe- 
ro airaltc:(^^a di ^ 6. braccia,come fcriue Plinio lib 12. cap, primo . E Serfe Re 
s'inuaghì di quefta pianta genero/a > alli cui rami fece attaccare collane , ed ar- 
mille d'oro , nella guifa , che racconta Eliano lib. 2. cap. 13.fi può anco inco- 
ronare di fiori , come l'incorona Tibullo lib. 2. elcg. 2. li Genio del Popolo 
Romano I come quello,ch'erafempre di guerreggiare, e trionfare , m'Vna.» 
medaglia di Antonino Pio è figurato con vn ramo d'alloro , o d'oliua nella de- 
ftra , e nella finiftra '^n* afta , in vn'altra il cornocopia , per la foprabbondante 
ricchc:;^:^a del Mondo, che polledeua , al cui acquifto era intento , ouero per lo 
^ufto dcll'abbondan^^a, che ha communemente ogni popolo . In altre duc-* 
medaglie di Traiano, e di M. Aurelio Antonino Filofofo , nella deftra tiene vna 
patera, nella finiftra le fpighe , per denotare, che quelli Imperadori premeuano 
neirabbondan:^a, e nella loro religione,di cui n'è fimbolo la patera : in vna me- 
daglia di Nerone la patera nella deftra, nella finiftra il cornucopia, auanti Tara, 
laquale fen:(a dubbio fiì battuta per adulatione, poiché il Genio di Nerone,cioc 
l'humor fuo era inclinato al male , e non al bene ; alla impicca , non alla reli- 
gione ; alla deftru:^-^ione, non all'abbondani^a : molti fimili , ma fen:;^'ara veg- 
gonfi nelle medaglie di Mailìmino , tra quali vi è imprcfib il Genio , che nella 
deftra tiene vna patera con vna ftella fbpra, nella finiftra il cornucopia . In più 
modi anco appreflb il fudetto Occone fi figura in altre medaglie d'Imperado- 
ri , fecondo gli affetti , e volontà loro : li quali affetti , e perturbationi d'animo 

{)affauano fotto nome di Genio I comeapparifcein Plutarchonel trattato del- 
a tranquillità non lunghi dal fine in quclH verfi, ne' quali fono infetti dieci no- 
mi inucntatì da Empedocle, per efprìmere gli affetti , ed inclinationi d'animo • 
Hic ìnerant Chthoniaj & cerpcns procul Heliopea , 
Et vario Harmonie vultu , Dtrìl'q; cruenta , 
tAefchre , Calli^ocjNe > Thoofaque , Dynaeque 
T^mertes , & amoena , nìgro (ru6luque Ufapheia . 
Quorum Geniorum nominibus varia animi perturbationes exprìmmtur , dice 
Plutarco, oue chiama nomi di Geni) le perturbationi iftelfe , àT gh affètti del- 
l'animo tra loro contrarij , nominati in detti verfi, che fono terreftre , & folate 
per la vilt<i, & fublimità dell'animo , ouero per rignorai!:;^a , ed intelligen-^a . 
Concordia, e contefa per la difturbatione , e quiete d'animo . brutta , e bella- , 
per la bruttc^:^a , e belie^:^a d'animo . Veloce , e graue per la leggierc^^^a , ^ 

Y grauiti 



apt} ICONOLOGÌA 

graulcàdeiranlmo. Netncrtes per l'amabile, ed am€na verità . Afaphciaper 
rofcuritàdciranimo, che produce frutti negri di tcnrbrofe operationi , con- 
trarie alla chiare^:^a della verità , Sopra che non accade ftcndctfi più oltre, po- 
tcndofì vedere «ìJo Plutarcho in diuerlì trattati delji Tuoi morali , il detto Car- 
tari , e Lilio Girai Ji , la Mithologiadi Natal de*Conti,ilTiraque;]o fopra i Ge- 
niali d'AlefTandrolib. 5. cap. 4 E Adrian Turncbo ne gli fuoi ^uuerfarij in 
pi-^ laoi^hi, fpetial nente lib xiii. cap. xii. iafso infiniti marmi, ne* quali fono 
fcolpici Geni) alati , nudi , che tendono au^elletti , fette , ceftarelli di fiori , e di 
frutta, alcuni anco.che dormono, altri veititi con vede fuccinta fimilmcnte ala- 
tij con palme, trofei, corone, faccllc, ed altre varie coiè in mano . 

GEOMETRIA. 

DO N M A, che tenga in vna mano vn perpendicolo,c con Taltra vn com- 
patlb ; nel perpendicolo fi rapprefenta il moto , 11 tempo , e la grauez:^a 
de* corpi : nel compafTo la linea, la Tuperfìcie , & la profondità , nelle quali con- 
(ìftc il general fuggctto della Geometria . 

Geometria, 

DOnna , che corsia delira mano tiene vn coirpafTo > & con fa finidra 'Vn 
triangolo. 

GlOaMONATVRALE. 

SI dipinge giouane alato , per la ragione detta nella figura dell'anno » cctu 
vn cerchio in manofopra vn carro, fopra le nauo'econ vn torchio accelb 
in mano, edendo tirato il detto carro da quattro cauaiii, vno di color bunco-Tal 
tro nero fcuro, gl'altri due di color baio >à lignificano le quattro lue patti, cioè 
fi nafcere, e'I tramontare del Sole y il mezzo giorno dCT la mezza notte , li quali 
tutte quattro giunti infierne fanno il giorno naturale , che è tutto quel tempo, 
che confuma il Sole in girare "vna volta lòia tutto*] cielo , il che lì nota col cir- 
colo , che la detta figura tiene in mano . 

Giorno artifì fiate . 

Giouane di bello afpctto alato, per ellèr parte del tempo , tirato da due ca- 
ualli rolli, e guidato dall'Aurora, nel retto è come quello di fopra . 
1 due caualli ralli lono i due crepufcoli, che fanno il giorno artificiale, che è 
tutto quel tempo, che l\ vede lume (òpra la terra , & li dice l'Aurora guidare il 
giorno, perche iempre prcuiene al fuo apparire . 

Giorno artifitiale, 

Glouinp veflito di bianco, <^ rifplendente, alato, & coronato di Ornitho- 
galo tiote bianco, che comincia ad aprirfi quando il Sole lì fcuopre, & fi 
chiude quand j cilo fi naiconde, fi come il giorno fi dice da' l-'oeti aprirfi ancor 
elio al leuar del Sole ,e chiuderfi al tramontare . 

Terrà in mano '\n pauone con la coda balla , & chiufadi maniera, che cuo- 
pragli occhi) delle penne, percioche di giorno fi nafcondono tutte le delle ,lt-» 
quali vengono fignihcatensgli occhia della coda del pauone, per efempiodegli 
»/f ntichi,nquali finlero Giunone, fignific^ndo, Tiria più pura,&; piùpeifetta> 
eiièrcnel fuo Carro ti rau dalli pauoni medclimanicnic . 

C/or- 



m CES J'KE /RITA. s^t 

Giorno arti fcìaìf. 

GTcuane alato > che nella dc(tra mano tenga vn tna:;^5;p di fiori , Si nella fi-^ 
niftra mano vna torcia accefa . 

G I O V E N T V. 

FA NC I V L L A coronata di corona d'oro, & veftita riccamente, l!econdo 
il detto d'Hcfiodo nella Teogonia , & con vn ramo di mandorlo fiorito in 
mano, per moftrare, come narra Picrio Vaieriano nel libro 5 1. dt'fuoi Gido- 
glifici , che come il mandorlo è il primo albero , che con fiori dia Speranza deU 
l'abbondanza de gl'altri frutti ; così i giouani danno Taggio di che pertcttionc^ 
debba edere la -vita loro ne gl'anni maturi . 

La corona dell'oro, moftra, che i gradi dell'età deirhiiomo,auello della gio* 
uentùè il più elcgibile ,&:più perfetto in fcrtcflo. 

Il vcftimento ricco , dimoftra , che l'ollentationedc* beni e propia di c]iicfta 
eri , & gli ant'chi figurauano la giouentù con l'imagine di Bacco , & d'apollo» 
che 1j prendeuano per la mano j auuertendo, che l'huomo in giouentù , SC^ pCK 
vigor di corpo , &: per forza d'ingegno è potente, & lodeuolc* 

Ciouentit . 

DOnna di bella età inghirlandata di fiori , 8c nella deftra mano tenga vna-» 
coppa d oro, perche da' Poeti e detta fior degl'annijóc cpreciofa, come 
la coppa dell'oro 9 & cofi fu dipinta Hebc Dea della giouentù . 

CiotientH . 

VN gìouanc altiero , veftito di vari] colori , con ghirlanda di /empiici fio^ 
ri, da vna parte 'vi Cnvà vn cane da caccia , & dall'altra vn cauallo bejw 
guarnito, e con la deftra ftia in atto di fparger denari . 

Giouentù , e quella eri , che tien da vent'anni fin'i trentacinque , fecondo 
Ariflottle, nellaquale l'huomo intende, e può operarejftcondo la virtù : ma per 
la nou'ri, & caldezza del fanguc è tutto intento all'attieni fcnfibili , ne opera U 
ragione nel gìouanc fenza gran contrafto,o della concupifcenza,o del defio dcl- 
rhonore, & quefto ancora fi chiama augumento, altri dicono ftato . 

Si dipi.'^e a!tierc,e che gli fi no a lato i fopradetti animali con la dimoftra tìo 
ne del Ipargere denari, per denotare la particolare inclinatione del giouane,che 
«d'ellereaiterio, amatore della caccia, (Se prodigo del denaro, cerne dimoilra 
Horatio nella Poetica . 

Caudet equis, canìhufq; & aprici gr amine e arn fi 
Cereus in vitiumfledt , monitoribus a/per , 
ytilium tardus prouijory prodìgus aris 
^ Sublirnis cupidufq; tT amata relinqucre pernix, 
^ l.a -varietà de colori fignifica la frequente mutatione de i penficri, & propo* 
pimenti gjcuenili , & fi corona di fiori fenza frutti , per din.ofuiire , che li gio- 
oani fono più -vaghi del bello, & apparente , che dello -vtile , e reale . 

Gioia d;a more. 

Vedi Contento ^morofo, 

Y i Gì 7. 



?9^ 



ICONO LOG I<^ 

G I V B r L o. 



G I V D I T I O. 




HV O M O ignudo , attempato a federe fopra T Iride , oucro arco cele- 
fte, tenendo in mano la (quadra, il regolo, ilcompaflò,6<;^J archi- 
pendolo. 

Non cdcndo altro il Giuditio, che "Nnacognitione fatta per difcorfo dellaj 
debita mifura,sì noli attieni, come in qualunque altra opera,chc nafce deirin- 
tellctto , & eficndofì tali iftromenti ritrouati da gli Artefici , perhauerefi- 
fnii notitia nell'opere di Geometria, meritamente adunque per quelli fi dimo- 
ftra il difcorfo,& ancora Telettione , che deucfarc lo ingegno deirhuomo, 
per conofcere, & giudicare ogni forte di cofe, perciòche non dirittamente giu- 
dica colui, che oel medcfimo modo "^uol mifurarc tutte l'attioni . 

Pct 



DJ €ES<iAIiE 'KIPJ: UPS 

Per dichiaratlonedcjrirlde , diremo , die cìafcuno, chcfalc agradidejrac* 
tìoni humanc , fìano di qual forte fi 'Vogliano,blfogna , che da molte cfpericn- 
7^ apprenda il giudltio , il quale quindi rifulti , come l'iride rifulta dell' appa» 
ren:^a di molti diucrfi colori auuicinati inficme in virtù de' raggi Solari . 
eìudìtiOì cuero ìnditio d' ^more , 

HV O M O nobilmente '^eftito , con il c3po pieno di papauerì 3 che fi- 
gnificano indlcio d'»/f more preflb a quelli antichi , i quali con il gettar 
delle forti prediceuano le co/e d'auuenire , perche volendo far'cfpericrc^a > fc-» 
l'amante fofle riamato plgliauano le foglie del papauero fiorito j & fé le pone^ 
uano fui pugno , poi con la palma della dcftra mano percotendo con ogni for-» 
:^a le dette foglie , dallo Crepito , che cllefaceuano fotto la percoifajgiudicau*^ 
no l'amore da e(Ii dcfiderato , 

Quefto racconta il Picrio Valerlano col teftimonio di Taurifio nel lib.5 S.deJ 
fuoi Gieroglifici, fé bene è cofa fuperftitiofa, & ridicola . 

Cìudìtìo gìujto . 

HVomo veftito d'habito longo , ^5^ graue ," habbia in guifii di mcnlJc-^ ,' 
_ ^ che gli penda dal collo 'Vn cuore humano , nelquale fìa /colpita *% na.» 
immaginetta,cherapprefenti la Verità , egli ftia con il capo chino, 6^ coiu 
gli occhi bafli a contemplare fidamente 'A detto moniIe,tenga a'picdi alcuni li- 
bri di Legge aperti ; il che denota, che il '\ero, 6C perfetto giudice deue «flcr 
integro, & non deue mai per qualfiuoglia accidente rimuouere gli occhi] dal 
^iufto delle San te Leggi , & dalla contemplatione della pura , & intera verit<ì : 
vedi Picrio Valeriano nel lib. 51. 

G I V D I C E. 

HVOMO 'vecchio , fedente , 6^ veftito d'habito graue , terrà con Ma 
dcftra mano ^na bacchetta 5 intorno alla quale fa auuolta 'Nna ferpe, 
da -^n lato faranno alcuni libri di Legge aperti , À^^ 'Vn'aquila , & dall'altra 
parte "vn'horclo^io , 6^ vna pietra di paragone , cflTendcui fopra d'efla 'vna 
moneta d'oro, ^H^ vna di rame , (Se dell'vna come dell'altra apparifca il fc* 
gno del lor tocco. 

Giudice è detto da giudicare , reggere , & elTcguire la Giuftitia , & ènomt-i 
attribuito ad huomini periti di elfa Giuftitia , oc delle leggi poftc da Prencipi , 
o Republiche alla miniftratione di quelle . 

Si dipinge vecchio , fedente , & veftito grauemente , dicendo Atiftotele nel 
ter!:^o della Topica, che non fi debba eleggere Giudici giot!ani,non eflendo nel- 
l'età gioucnile efperienii^a , ne modcrationi d'affètti . 

La bacchetta, che tiene nella man deftra , ne fignifica il dominio , ch*ha il 
Giudice fopra i rei . 

La ferpe , che intorno ad efla fi rfuolge , denota la Prudenc^a , che fi richie- 
de negli huo mini porti al gouerno . Dicendo la sacra Scrittura : Eftotc pru- 
4entcs ficut fcrpentes . 

I libri aperti dimoftrano,cheil vero, & perfetto Giudice deue elTere molto 
ben pento , circofpetto , integro , e vigilante , che perciò gli fi dipinge a canto 
rWol»gio , tcci^hcnon mai per qualfiuoglia accidente non rimuouagli oc- 

Y 5 chi ' 



i94- ICONOLOGIA 

chi dall'cquitJjC dal giufto,e come l'aquila pofta da gl'ancichi per vccello di acu 
tilllma villa , deue il giudice vedere, & penetrar fino alla nafcofta , & occulca 
veritii rapprefentata per la pietra del paragone , nella gaifa , che fi è detto , la-- 
quale ne fignifica la cognitione d«l vero , & del falfb . 

GIVOCO D/VLL* ANTICO. 

VN fanciullo nudo alato ,con ambedue le mani diftefe in alto , prenden- 
do vna di due treccie , che pendono da vna tefta di donna , che fia po« 
fta in qualche modo alta , che il fanciullo non vi fi poflTa artiuar a fatto . Sia-, 
quefta tefta ornata dVn panno , che difccnda infino al mezzo di dette treccie , 
«^ vi farà fcritto . IO CVS. 

Si fa alato,perche il giuoco confiftc nella "Nclocità nel moto con fcheri^o . 
GIVRISDITIONE. 

H7 O M O vcftito di porpora , nella deftra mano tenga vno fcettro , qua- 
l'è -vero inditio di naturai giurirdittione,& nell'altra i fafci confolari, 
che fi portauano per fegno di quello medefimo * 

GIVSTITIA 
Secondo che rìferìfcc k/ÌhIìo Gellìo , 

DONNA in forma di bella vergine , coronata , & vellica d'oro , che con 
honefta fcuerit^ , fi moflri degna di riueren^^a congrocchij di acucilTi- 
rna vifta, con vn monile al collo , nelquale fia vn'occhio fcolpito . 

Dice Platone , che la Giufticia vede il tutto i & che da gl'antichi facerdoti fu 
chiamata veditricc di tutte le cofe . Onde Apuleio giura per l'occhio del Sole, 
& della Giuftitia infieme , quafi che non vegga qucfto mcn di quello , le quali 
cofe habbiamo noi ad intendere ^ che deuono edere ne miniftri della Giudi tia, 
perche bifogna , che quefti con acutillimo vedere penetrino fino alla nafcofta » 
& occulta "ferità , & fieno come le cafte ver^i ni puri d'ogni pallìone, fiche né 
pretiofi doni, né false lufinghe, wè altra cofà li po(Ta corrompere ; ma fi^no fai. 
di , maturi , graui, e puri, come l'oro , che auan;^i gl'altri metalli in doppio pc- 
fo , & valore , 

E perciò potiamo dire, chelaGiuiVitiafiaqueU'habito , fecondo il quale-, 
rhuomo giufto per propia elettione , è opetatorc, e dilpenlacore , così del be- 
ne, come del male fra fe,& altri, o fra altri,& altri fecondo le qualità, o di pro- 
portione Geometrica, ouero w^ritmetica, per fin del bello , e dcll'vtile accomor 
dato alla felicità publica . 

Per moftrate la Giuftitia,&: l'integrità della mente gli antichi foleuano rap- 
prefentare ancora vn boccale, vn bacile, 8^ vna colonna , come fé ne vede ef- 
prella te(limonian:^A in moke fepokure di marmo , & altre antichità , che fi^ 
trcuano tutta via, però dille l'Alciato . 

lus hxc forma monti dì6lumfine fordìhus effe 
Jjefmóium ,puras atq; habuiffemanus . 



D 



GìuHìtìa dì T anfani a negli Eliasit 
Onna di bella faccia, &molt*adorna, la quale con la manofiniftrafuf-» 
foghi vna vecchia brutta,percotendola con vn baftone . 

Et 



DI CES<iARE 'KJFJ: 29J 

Et qucfta vecchia dice Pau:aniaeller l'ingiuria, 1* quale da giufii giudici, 
dcuc fcmpre tcncrfi opprefla , acciochenon s'occulti la'V^cjcà , ik dcuono af- 
colcar paticntemente quel ,chc ciafcuno dice per difcfa . 

Gin siiti a Diuina. 

DOnna di (ingoiar beìlec^^a , vcftita d'oro con vra'ccrcna d*oro ir tefla- » 
fopra allaqual vi fia vna colomba circondata di rpltrdorc , haue» Ài ca- 
pelli fparfì /òpra le fpallc, che con ^li occhi] miri, come co/s balla il mondo, te- 
nendo nella deftra la fpada nuda, & nella finiftra le bilancie . 

Quefta figura ragicneuolmentefi dourebbe figurare bclliffìma, perche quel- 
lo , che è in Dio , e la medcfima e Aererà con eflo ( cerne fan beniflmo i facri 
Theologi ) il quale è tutto perfettione, ik vnii^ di bellc^^za . 

Si vefte d'oro, per mcftrarc con la nobiltà del fuo metallo,? con il Tuo Splen- 
dore Teccellen^^a , & fublimità della detta giuftitia . 

La corona d'oro è per moftrarc , eh' eli' ha poteiic^ji fbpra tutte le potente-, 
del mondo . 

Le bilancie fignificano, che la giuftitia diuina da regola a tutte le attieni, e 
la fpada le pene de' delinquenti . 

La colomba moftra io Spirito Tanto ter^aperfona della fantiffìma Trinità, 
& vincolo d'amore trai! Padre , & il Figliuolo , per lo quale fpir ito la Diuina 
giuftitia fi communica a tutti i Prencipi del mondo . 

Si fa la detta colomba bianca, e rifplendente, perche fono qucfte fra le quali- 
tà vifibili , e nobiliffime . 

Le treccie fparfemoftrano le gratie ,che fcendono dalla bontà del cielo fèn- 
ica oftenfione della Diuina giuftitia , an:^i fono propij effetti di ella . 

Rif^uarda come cofa balla il mondo , come foggetto a lei , non clTendo niu- 
na cofa a lei /uperiote . 

Si comprende anco per la fpada,e per le bilancie ( toccando l'uno inftromen 
tc,'a vitajcX l'altro la robba de gli huomini) con le quali due cofe l'honote mon 
dano fi folleua , & s'abballa bene /pedo, che fono dati,e tolti, & quefta, e quel- 
la per giuftitia diuina, fecondo i meriti de gli huomini, & conforme a* fcuerif- 
fimigiudicij di Dio. 

GìuHìtìa . 
Onna veftita di bianco,habbia gli occhi) bendati ; nella deftra mano ten- 
ga vn fafcio di verghe , con vna fcure legata infiemc con efle , nella fi- 
niitra vna fiamma di fuoco , & a canto hauerà vno ftru:^:^o , cuero tenga la fpa- 
da , & le bilancie . 

Quefta è quella forte di giuftitia, che efercitano ne* Tribunali i Giudici , Se 
gli ellecutori fecolari . 

Si vefte di bianco , perche il giudice deuclTerefen^a macchia di propioin- 
terelle , o d altra paOìone , che poft'a deformar la Giuftitia , il che vien fatto te- 
ncndofi gh occhi) bendati , cioè non guardando cofa alcuna della quale s'ado- 
pri per giudice il /enfo nemico della ragione . 

Il falcio di verghe con la fcure , era portato anticamente in Roma da littori 

Y 4 innai]:^i 



D 



29^ ICONOLOGIA 

innanzi a* Conroli,& al Tribuno della Plebe, per moflrar,che non fi dcuc rima- 
nere di caftigarc ,oue richiede la Giuditia , ne fi dcue eller prccipitofb : ma dar 
tempo amatacareilgiadicionello fciorrc delle verghe. 

La fiamma molira, che la mente del giudice deuc elTer Tempre dri:^^ita ver- 
Ìq il Cielo , 

Per Io ftru^^o s'impara, che le cofc , che vengono in gluditio , per intricate , 
che fieno,non 'ì\ deue mancare di ftrigarlc , 6^^ ifiiodarle , fen:^! perdonare a-* 
fatica alcuna , con animo patiente , come lo ftru:^!^o digerifcc il ferro, ancorché 
£a durillìma materia , come raccontano molti fcrittori . 

Ciuflìtia retta , che non fi pieghi per amicitia, ne per odio. 

DOnnacon lafpada alta , coronata nel mezzo di corona rfgale , 6^ con 
la bilancia da^na banda le farà vn cane fignificatiuo dcll'amicitia,6^ 
dall'altra vna ferpe pofta per l'odio . 

La fpada alta nota , che la Giuftitia non fi deue piegare da alcuna banda , ne 
per amicitia, ne per odio di qualfiuoglia pccfoua, 6: ali'hora è lodcuole,& man- 
tenimento dell'imperio . 

Perlebilancie ne feruirà quanto per dichiaratione habbiamo detto nellai^ 
quarta Beatitudine. 

Gìujìitìa rigOYofa . 

VMo Sceletro , come quelli , che fi dipingono , per la morte in vn manto 
bianco, che la cuopra in modo, che il "vifo, le mani, 6^ i piedi fi veda- 
no con la fpada ignuda , & con le Wlancie al modo detto » E quella figura di- 
raoftra, che il giudice rigorcfo non perdona ad alcuno fotto qualfiuoglia prete- 
fto di fcufe,che pofiano alleggerir la pena,come la morte,che ne ad età,nc à fef- 
fo, ne a qualiti di perfone ha riguardo per dare efiecutione al debito fuo. 

La "viltà fpauenteuole di quella figura moftra, che /pauenteuole è ancora a* 
popoli quefta forte di Giuftitia , che non fa in qualche occafione interpretar*^ 
leggiermente la leg^e . 

Ciulìitia nelle Medaglie i'^ Iriano , d'intonino Tìo % 
& d\4lejfandro. 
Onna a federe con ^n bracciolare , e fcctiroinmano,conraltratienft:* 
'Vna patena . 
Siede fignificando la grauità conuenicnte a i faui j > 8;^ per quefto I Giudici 
hanno da lententiare fedendo . 

Lo fcettro fé le da per legno di comandare, &.'gouernare il mondo. 
Il bracciolare fi piglia per la mifara , &C la patena , per ellcr la giuftitia c«^ 
fa diuina.; . 

GLORIA DE* PRENCIPI. 
l<lelU Medaglia d'Adriano . 

DONNA belliiTìma, ciie habbia cinta la fronte d'^n cerchio d'oro con- 
certo di diuerfe gioie di grande (lima . I capelli faranno ricciuti,e bion- 
di , li j;nificando i magnanimi , e glorioll psn'ìeri , che occupano le menti àfì 
Prcncipi, nell'opere de* quali fommamcnte rifplenic la gloria loro . Terr<ì con 
b fìmftra siano vna pinmide^Uquale fignifica la chiaca^À alca glocia de' Pren- 

cipi> 



D 



GLORIA DE' PRENCIPI. 



àfit 




clpìjchc con ma^^nlfìcen:^a fanno fabbriche funtuo/è,c grandi,con lequali fi mo 
ftra cfla gloria , E Marciale, benché ad altro propofito parlando, dille. 
Barbara Tyramidum fikat miracula Memphis , 

"Et a fua imitatione il diuino Ariofto . 
Taccia qualunque le mirabil fette Meli del mondo in tanta [ama mette . 

Et fimilmente gli antichi mettcuano le piramidi per (imbolo della gloriaJ « 
che però s'al:^arono le grandi , & magnifiche piramidi dell'Egitto , delle quali 
fcriue Plinio nel lib. ^6. cap. i z. che per farne vna fola fletterò trecento reflaa*- 
ta mila perfone -vent'anni . Cofe veramente degne : ma di più ftima , A^ di 
maggior gloria fono quelle , che hanno riguardo all'honor di Dio, com'è il fii- 
bricar Tempi] , Aitati , Collegi) per inftruttione de' giouani, così nelle buone* 
arti , come nella Religione . Di che habbiamo manifefto cfempio nelle Fabri- 
che della buona memoria dellìllufliinìmoSig. Cardinal Saluiati , che h^ edifir 
caig in Roma il bcllijjimo Tempio di S. lacomo dcgl'uicurabilìA nel medef|r 



■2pS ICONOLOGIA 

mo luogo ampli 5 & nobilillimiedificij percommodo de gl'Infermi, e loro mi- 
rlftri , Ec per non enfere in Tua Signoria IllaftrilTima altro fine, che di fare ope- 
relodcuoli jCvirtuofc ,e(rendo lui Protctcore de gl'Orfani, ha di detti Orfani 
inftituico 'Vn nobil Collegio dal fuo nome detto Saluiato , Se con grandidìma 
liberalità dotatolo da potcrui mantenere molti giouini Orfani di bell'ingegno, 
che per pouertà non poteuano oprarlo , ouc s'inftruifcono da ottimi Precettori 
nell'humane lettere, Snella Religione. Ha fatto ancora vna magnifica Gap- i 

pella dedicata alla Beata Vergine nella Chiefa di S.Gregorio di Roma amplian- I 

do le fcale del Tempio , òC fattogli auanti vna fpatiofa pia:^7.a per commodità 1 
del Popolo, che a grandillimo numero vi concorre ne i giorni delie Stationi, & 
altri tempi in detta Chiefa , oltre altri cdifitij da Tua Signoria Lluftriffinia fatti 
per ornamento della Citt^t, òC habitatione della Tua famiglia , come il nuouo 
pala:^^o, che fi vede nella ^\z'7^^ dell'Arco di Camigliano,'3<: l'altro nel fuo Ca- 
ftello di Giuliano nel Latio , doue non meno appare la magnificcn:^-! di quefto 
Principe in haucr cinta quella Terra di muraglie, & refala ficura dall incurfioni 
di rei huomini . Onde bora da molte parti vi concorre gran gente ad habitare, 
tirata ancora dalla benignità , & dalla incorrotta giufl-itia , òC dalla (uà ^era 
pietà Chriftiana fempre riuolta al fouuenimento de' bifognofi . Ha non pure 
nel filo teftamentoordinato,che fuc propic facoltà non lolo fi faccia da' fondi- 
menti "vn'Hofpedale per le poucrc,e bi(ognofe donne in San Rocco , accioche 
lìano nelle loro infermiti gouernate di tutto quel, che faccia lor bifo^nonna ha 
ancora lafciato , che nel fuo Caftello di Giuliano fiano ogn'anno maritate alcu- 
ne pouere c^itelle , hauendo allegnato perciò tanti luoghi di monti non va- 
cabili . Haueua anco cominciato da' fondamenti con bellilllma architettura la 
Chiefa di S. Maria in Acquico, &rhaurebbe condotta a fine con quella pron- 
te:5;^^a,&?^clo, chefolcua l'opere dedicate al feruitio, e culto d'iddio : maquafi 
nel cominciare detto Edificio è (lato chiamato a miglior vitaja/ciando fuo He- 
rede rUlurtrilTimo Signor Loren:^o Saluiati , Signore non meno herede delle^ 
faculttì, che del pretiofo , e liberale animo di elfo Cardinale,che però con gran- 
dillìmaprontej^c^^a ha difpoftodi finire a fua fpcfa la detta Chicli, mofl:! andò la 
fua gratitudine verfo la memoria del dcfonto , & la fua Chriftiana pietà in non 
lafciare imperfetta fi fant'opera . Ma con quefta occafione non deuo tralafciare 
le lodi di tanto generofo Cardinale dette da più felici penne della mia, che fono 
le fottoicrittc^ . 

Tyramidem dextra tollens ad Jyderj palma 

Qux mulier fidgcns Ccfaris xre nìtet ? 
Gloria qn.-c B^ptm cointnendat nomina fama 

iluimoles cAfis ì)as Hatuere iugis. 
Et cjuid Saluiati potius nonfuHinet HU 

Gymnafia , hofpitìay mcenia, tempia , Cares ? 
HiitnanxTionhcc cijiiat vis pondera laudis, 

Diuina in Calo gloria fola manet 
Tyramidis Vhari£ moles operof^ VueU^ 
CtirffMi''ì3cm toUit ad afira manu f 

GlcYia 



DJCESA'KE %IPA, f9f^ 

Gloria fic pingì voluìt , qu^ vertice Ccelum 
Contingens magno parta labore venit . 

Quadrato latere , & tenuatam cuffide acuiti 

Vyramidemyirgofertgenerofamanu 
Sic fi C<£fareo ettari iufjit in (ere 

Gloria y qua P^gum nomina darà vigent 
j^mpe operum Atèrnamfamam monumenta merentur 

Qu^ decorant ripas vndìq\ TS^ile tuas > 
Jlla tamen Vharijs humanafuperbia fuaftt 

Solis & indigno fecit honore coli 
S^uanto ighur melius fulciret dextera vero 

QuASaluiate Deo tu monumenta Ice as ; 
Seu quas in Campo caflc dasVìrginis ^edes 

Seu qu(C Flaminia ^ant regione via 
Siue lares media furgentes Vrbefuperbos 

Sìue procul muris oppida cincia modìs 
t/idde etiam bofpitijs Sedes magna ^tria Fulgì , 

^dde & Tierio te6ìa dicata Choro . 
7{on tamen h.^c forfan maioriroboredigna 

Sufltnet imbelli gloria vana manu , 

Tone manu Tharìam geHas quam Gloriam molem 

Et lege Saliiiati quiclibet a6la Tatris, 
Siue placettélfafurgens tefìudineTdmplum 

Flamim£ cérnis quod regione P^ia , 
t/ìut iignc turbe laxas quas condidit ^edes 

^utgrata^oniote6ìa dicata eboro 
SiuevbiB^muleus fpeBauit Equiriafanguls 

Vìrginis ncthereanobilis ^ra placet 
Tonderibus nimiumft tantis dextra grauatur 

Forte geres patrios quos nouat ille lares 
Quid fi cin6ìa nouis dentur v etera oppida muris , 

l>lon indigna tuafint monumenta manu » 
QuicquìdSaluiati furnss i illuHrius iflo 

Jmpofuit faxo } quod tibi Cffar , crit . 

GLORIA. ; 

DONNA) con vna Corona d'oro in capo , 6;^ nella deftra mano con 
vna tromba. 
La Gloria, come dice Cicerone » è vna fama di molti , òC fcgnalati bcncfitij 
fatti a' Tuoi , a gli amici , alla Patria , & ad ogni forte di perfone . 

E fi dipinge con la tromba in mano , pecche con ella fi publicano a popoli i 
defidcrij de' Prcncipi , 

La 



gt» JC NO LOG lA 

La corona è inditio del premio , che merita ciafcun huomo famoro > & \xj 
(ìgnoria, che ha il benefattore fopra di coloro ,che hanno da lui riceuuti bcnc^ 
iitij, rimanendo cflì con obbligo di rendere in qualche modo il guiderdone , 

Gloria . 

DOnna -veflita d'oro , tut» rifplendente , nella finiftra con vn Cornucd» 
pia, & nella dedra con vna figurctta d'oro, che rapprcfenti la vcriti. 
Gloria i &Honore. 

DOnna riccamente veftita , che tenga molte corone d*oro > 6^ ghirlande 
in mano, come premio di molte attieni virtuofc . 

Gloria . 

DOnna , che con la deflra mano tiene vn' .^^ngioletto , 8^ fotte al pie da? 
ftro 'Vn cornucopia pieno di frondi, fiori, 6c frutti , 

Gloria , 

DOnna, che móflra le mammelle, 6q^ le braccia ignude,nella deflra maw 
no tiene vna figuretta fuccintamcnte veftita,laquale in 'Vna mano por- 
ta vna ghirlanda, 8c nell'altra vna palma , nella finiftra poi della gloria farà vna 
Sfera, co' fegni del Zodiaco. Ed in quefti quattro modi fi vede in molte mo- 
«Réte, & altre memorie de gli antichi . 

GOLA. 

DONNA veftita del color della ruggine , col collo lungo , come la gruei 
6^ il ventre afTai grande. 

La Gola, fecondo che narra S.Tommaffb 2. z.queftione 148. ^/^rtic. i.è 
vn difordinato appetito delle cofe, che al gufto s'appartengono, 6^ fi dipinge 
col collo così lungo, per la memoria di f iloftcnc Ericinio, tanto golofo,che de- 
iìderaua d'haucre il colio fimile alle gruc, per più lungamente godere del cibo, 
mentre fccndcua nel ventre . 

La grande:^:^a , 8^ groirc::^:^a del ventre fi rifcrifcc all'effetto d'tfla gola , & 
golofo fi dice chi ha pofto il fommo bene nel ventre , & lo vuota per empirlo , 
é< l'empie per votarlo col fine della giottornia , & del piacere del mangiare . 

L'habito del color fopradetto, all'ignobilità dell'animo vinto , ik loggioga- 
to da quefto brutto vitio, óc^_ fpogliato di virtù , & come la ruggine diuora il 
ferro,onde nafce, così il golofo diuora le fue fuftan^^e , de ricchezze, per me:^:^o 
delle quali fi era nutrito, &c allenato. 

Gola. 

DOnna à federe fopra vn Porco, perche i porci, come racconta il Pierio Va 
lerianolib. 9. de i fuoi Hicroglifìci, fono infinitamente golofi . 
Nella finiftra mano tiene vna Folica Vcccllo fimilmente gololo , e con la de- 
lira s'appoggia (opra d'vno Stru:^:^o , del quale cosi dice l'Aiciato . 
Lo StruT^ji^o fcmhra à (juei che mai non tace 
7{e con la gola in alcun tempo ha pace, 
GOVERNO DELLA KEPVBLICA. 

DONNA fimile ì Minerua]; nella deftra mano tiene rn ramo d'oIIuo,col 
braccio finiftro rno feudo , 5c iielU medefima mano^n dardo, (5c eoa 
V9 «trif ne in capo . 

i 



DI CES<iARE %IP J: 'sei 

Il portamento fimllc^ quello di Minerua ci dimoftra , che 1» fapient^a e il 
principio del buon reggimento • 

Il MorJone , che la Republica, deuc cflcre fortificata ,*Q^ Sicura dalla for^ft 
di fuora-i . 

L'oliuo, & il dardo fignificano , chela guerra , & la pacefono beni della Re-^ 
publica, T'vnajperche da efperien:^*, valore,(5<: ardire ; raltra,pcrche fommini- 
ftra Totio , per mezzo del quale acquiftiamo fcientia , & pruden:?^a nel gouer- 
nare , & fi dà l*oliuo nella mano deftra , perche la pace è più degna della guec» 
ra^come fijo fine , & è gran parte della publica felicità . 
GRAMMATICA. 

DONNA che nella deftra mano tiene vn breuc , fcritto in lettere latine, 
lequali dicono : roxlìtterata , & artkulata ; debito modo pronuncia- 
ta, & nella finiltravna sfera, & dalle mammelle verferi molto latte. 
Il breue fopradctto dichiara, & definifce TelTere della Grammatica. 
La sfer^^a climoftra,che come principio s'infcgna aTanciulli le più volte tdo* 
prandofi il caftigo, che li difpone , & li rende capaci di difcipHna . 

Il latte,che gl'efce dalle mammelle , fignifica , che la dolce:^^a della fcien ;J4 
efce dal petto, de dalle vifcere della grammatica . 

Grammatica . 

DOnna ,che nella deftra mano tiene vna rafpa di ferro^ 6^ con la finiftr» 
vn va(o, che fparge acqua fopra vna tenera pianta . 
Grammatica è prima tra le fétte arti liberali , & chiamafi regola, & ragione 
del parlare aperto ,& corretto . 

La rafpa dimoftra, che la grammatica defta , & aftbttiglia gl'intelletti, 
Edi! vafo dell'acqua è inditio , che con efta fi fanno crefcere le piante ancot 
tencrellc degl'ingegni nuoui al Mondo , perche diano a' fuoi tempi frutti di 
dottrina , & di faperejcome l'acqua fa crefcere le piante ftelle . 
G V A R D I A. 

DONNA armata , con "Vna grue per cimiero, nella mano deftra con li.» 
fpada, & nella fintftra con vna facella acceia, & con '\n paparo > ouera 
ocha, che le ftia appreflfo . 

La facella con la grue fignifica "vlgilan^^a, per le ragioni , che fi fono dette 
•Itroue in fimil propofito l'iftefib fignifica l'ocha , la quale dodici volte fi fue * 
glia in tutta la notte, dalche credono alcuni, che fi prcndelTe la mifura dell'ho«^ 
re , con le quali mifuriamo il tempo r nello fuegliarfi quefto animale fa molto 
ftrepito con la voce, fic^^. tale, che narra Tito Liuio, che i foldati Romani,dor- 
itiendo nella guardia di Campidoglio furono fuegliati per bene fitiofoIodWti 
papero, & così prohibirono a* Fran;^efi l'entratai Quefti due animali adunque 
dinotanojche la vigilan:?ja,e la fedeki fono necellarijllìmealla guardia,accom« 
pagnate con la forila da rcfiftere> il che fi moftra neU'armadura,e nella fpada. 



V 



GRANDEZZA, E ROBVSTEZZA D'ANIMO. 

N giouane ardito, che cenga la deftra mano fopra il capo d'vnferocif* 
fimo Leone, il quale ftia in at co fiero, e la finiftra mano al fianco . 

Jidi- 



fos TCO KO LOG IJ 

Si dipinge !n quefta guifà, petcioche gli Fgitdj haueuano chiaramente com» 
prefo, niuno altro animale di quattro piedi hauer maggior animo del Leon*: 
é;^perniuna propietà naturale è (limato il Leone più degno di marauiglia, 
che.per ìa grandezza dell* animo Tuo , nellaqualeegli è molto eccellente , efpo- 
rendofi ad imprefc magnanine,e gcnerofeje non per altra cagione dilìero mol- 
ti edere flato il Leone figurato nel Ciclo, fé non pcrcheil Soie quando palla pce 
quel fcgno , è più che mai gagliardo,e robuflo . 

G K A T I ^. 

GIOVA NETTA ridente, e bella di vaghillìmo habitovefrltajcorona- 
ta di diafpri, pietre pretibfe , e nelle mani tenga in atto di gittire piace» 
uolmcnte rofe di molti colori, fcn:^a fpine, hauetit al collo vn vezzo di perle. 

Il diafpro u pone per la gratia , conforme a quello , che li naturali dicono, 
cioè , che portandofi adolTo il diafpro fi acquifla la gratia degli huomini . 

Queflo medefìmo fìgn'fica la rofa icnza fpine , &: le perle, lequali rifplendo» 
no,& piacciono , per (ingoiare, ó^occulto dono della natUi a,come la gratia, 
che è neg'' huomini vna cerca venufta particolare, che muoue, e rapifce gl'ani- 
mi all'amore, & genera occultamente obbligo,e beneuolcnza, 
GRATIN D I V i N A. 

DONNA bella, 6^,^ ridente con la faccia riuolta "Verfo il Cielo,doue f?a 
lo Spiritofànto in forma di colomba, come ordinariamente fi dipinge. ^ 
Nella delira mano tenga vn r»mo d'ohuo con vn libro , fi<,^^<:on la iìnillta-» 
vna tazza . 

Guarda il Ciclo, perche la gratia non vien fé non da Dio , il-quale per manw 
feflationefj dice eller in Cielo, la qual gratia per confeguiredcniiamoconuer- 
lirci a lui , & dimandargli con tutto il cuore perdono delle «o(lT€graui colpe» 
però difle: Comieytimhtì ad m€i& ego cvntfertar ad vos . 

Si d'pingc lo Spiritofànto per attribuitfi meritamente da i Sacri Theologì tu 
lui Tinfiifione della diuina gratia ne* petti noflri , Oc pc-rò dicefi , che la gratia è 
vnben propiodiDio , che fi diffonde in tutte le creature per ptopi a liberalità 
di cflb Iddio , & fenza alcun mento di quelle . 

U ramo di Oliu ^ fij^n.fìca la pace,:he in virtù della Gratia il peccatore ricon- 
oonciliatofì con Iddio Tente nell'anima , 

La tazza ancora denota la gratia, fecondo il <ktto del Profeta . CaUxmeus 
inehrìans quàm pr^clarui eTl, 

Vi fi potranno fcriuere quelle parole. Bibite y &' inebriamtni . Perche chi è 
in gratia di Dio fempre fla chào delle dolcezze dclTan or fuo , perciòche que- 
fta imbriachezza è fi gagliarda, & potente,chefa fcordar la f eie delle cole inon» 
dÀiìCjdi fenza alcun diflurbo da perfetta, & compita fatiet<f • 

GRATIN DI DIO, 

VN A bellifllma, e gratiofa giouanetta, ignuda, con belliflìma,8^ ^aga«. 
acconciatuts di capo . Li capelli faianno biondi, ik ricciuti, oc faranno 
circrndar di vn grande fplendore,te licoi an.bc le mani vn corno di dcuitia, 
ohf gli cuoprira d'auanti, acciòchc non molti i le paru meno honcfte, e con dio 

ver- 



T 



DI CES<!ARE %IF a: s»S 

rerfer^ diuerfc cofe per l'vfo h umano sì Ecclcfiaftichc, come anco d'akra lortcj 
èc nel Ciclo fia vn raggio, il qual rifponda fino a terra . 

G R A T I £. 
R E fanciullettc coperte di fottilifTimo velo , fotto il quale apparifcan» 
_ i<'nude, così 1 e figurarono gli antichi Greci , perche le Gratic tanto lon» 
pili belle, & fi Itimano, quanto più fonofpoghate d'intcrefli, i quali fminuifco» 
ro in qran parte in e(Te la decenza,^ la purità ; Peróni' Antichi figurauano in 
«Ile l'amicitia vera , come fi vede al fiio luogo . Ed apprelìo Seneca de beneS- 
cijs lib. primo, cap. 5. vicn dichiarata la;detta figura delle tre Giatie.comc anco 
noi nella figura dcirAmicitia . 

Grafìe. 

ALfre, & varie figure delle G ratie fi recano da molti Autorijtna io non n«J 
dirò altro, hauendone trattato difFufamente il Giraldi Smtammate xiij. 
éc da lui Vinceremo Carfaro, dico bene, che Ce ne veggono anco fi:o!pite in mar=. 
nio in più luoghi di Roma le tre Gratic giousni, allegre, nude, &c abbracciate^ 
tra di loro , -vna ha la faccia volta in li da banda finiftra ; l'altre due dalla de- 
lira guardano verfo noi ; quelle due fignificano , che quel , che riceuc vna gf a- 
tia , o beneficio , deue procurare di rendere al Tuo benefattore duplicata gtatia $ 
ricordandofcne Tempre : Quella fo'a fignifica jche colui,chc la fa , deue fcor- 
darfcne fubbito, 5;^ non poner mente al beneficio facto: Onde TOiator Gre- 
co in Tuo Irnguaggicdifièf reirorstione, De Coronai Equidemcenjeo eumyquibtm 
nefic'mmaccefit i oportereomni tempore meminiffei eum autem ejui dedit con- 
tinuo ohliuifcr» ad imitatione del quale TOrator Latino anch'cgli dille. Me* 
mniffe debet isj in quem collatum e fi beneficìum , non eommemorare qui contuUt : 
pcichc 111 vero brutta cofa è rinfacciare il beneficio, dice lo ftcllo Cicerone. 
Odiofum hominum genus officia exprobantium . 

Sono Vergini, e nude , perche la grafia deue eficre fincera , fenica fraude , in- 
ganno, &rper9n:^a di rimuneratiene. Sono abbracciate ,Ó^ connclTc tra loro, 
perche vn beneficio partorifcc l'altro , & perche gli amici deuoiio continuare in 
farfi le gracie : ÒC perciò Crifippo allimigliaua quelli, che danno , & ticeuono 
il benefitio, a quelli , che giuocano alla palla , che fanno a gara > a chi le la può 
più volte mandare, & rimandare Tvno a l'altro . 

Sono giouani, perche non deue mai mancare k grati tudinc,re perire la me- 
moria della gratis , ma perpe tuamcnte fiorire , & viuere . Sono allegre , perche 
tali dobbiamo effere cofi nel dare,come nel riceuere il benefitio . Quindi è,ch« 
la prima chiamafi Ag'ia dall'allcgi e:^::^aj la feconda Thalia dalla -^iriditàila tef • 
:(a Eufrofina dalla dilettatione , 

GRATITVDINE* 

DONNA che in mano tenga -vna Cicogna , S^T" vn ramo di lupini , o 
di faoa , Oro Apolline dice, che quefto animale più d'o^n* altro riftoraj» 
iiuoi genitori in vecchie^^a, 8^ in quel luogo medefimo y oue daellièftato 
nutrito , apparecchia loro il nido, gli /poglia delle penne inut.li e àà loro man- 
giare fino, che fiano nate le buone , ÒC che da fé ftcfli pofiano trcuare il cibo , 
pciògli Egitti; ornauano gli fccttri con -quello animale , e lo tcn:aano in molta 

confi- 



S94. IC0N0L0€1J 

confidfrationt Tcriue Plinio nel llb. \ 8, al cap, 14. che come il lupino,* Tt Taù* 
ìngrafTano il campo,doue fono crcfciutCjCosì noi per debito di grati tudinc dob 
biamo Tempre duplicare la buona fortuna a quelli, che a noi la megliorano . 

Si potrà fare ancora a canto a qucfta figura 'vn* Elefante , il quale dal Pierio 
Valeriane nel 2. lib. vien porto per )a gratitudine, òC cortefia; Ed Eli ano fcri- 
ue dWn'Elefante , che hebbe animo d'entrare a combattere per vn Tuo Padro- 
ne , il quale elTcndo finalmente dalla for^a de gl'inimici fuperato, 5<^ morto, 
con la Tua proboscide lo pre/è , & lo portò alla Tua dalla , moftrandone grandif- 
(imo cordoglio, 6^ amaritudine. 

GRAVITA. 

DONNA 'veftita nobilmente di porpora , con 'vna fcrittura figillati al 
collo infmo al petto pendente , neli* acconciatura del capo farà vna Co- 
lonna con 'vna piccola ftatuetta fcpra : &C la '>eftc tutta afperfa d'occhij di 
pauone, con "Vna lucerna accefa fatta fecondo T'vfan^a de gli antichi nella-» 
deftra mano. 

La porpora è -yertimcnto communc a qucfta , òC all'honore , come a qua- 
lità regali, S^nobilifllme. 

11 brcue è autentico fegno di nobiltà, !a quale, e vera nudricc di granita d'ai- 
terc:^::^a, di gloria , & di faufto . 

La colonna s'acconcierà in capo per le mafcherate a piedi , o a cauallo ; ma 
per ftatua di fcoltura, ò pittura fi potrà fare acanto , ó^ che col bracci fi- 
niftro fi pofifopra d'ella per memoria delle gloriofc", attieni , che fomentano 
la grauità . 

Gli occhi di pauone iono per fegno, che la grauità fomminiftra pompa,e na- 
(ce con l'ambirionc . 

La lucerna dimoftra , che gli huomini grani fono la lucerna della plebe , 5^ 
^el Volgo . 

Granita dcUlmomo . 

DOnna in habito di Matrona , tenga con ambe le mani vn gran fafiTo lega- 
to, & fofpefo ad "Vna corda . 
L'habito di Matrona moftra , che allo ftato dell' età matura fi conuienepiù 
la grauità, che agli altri, perche più fi conofce in clToThonore, e con maggiore 
tnfietà fi procura con la grauità, e tcmperan^^a de* coftumi . 

Il falfo moftra, che la grauità ne' coftumi dcU'huomo fi dice fimilitudine del 
la grauità ne' corpi pcfanti, 6C e quel decoro ,che egli sa tenere nelle Tue at- 
tieni fen:^a piegare a lcgglcre:^^a,^anità, butfonarie , cofe fimili, lequali non 
fono atte a rimuouere la feucticà dalla fronte, ò dal cuore ; come alle cofe graui 
per alcuno accidente non fi può leuar quella natura aii'inclinatione , che le fa 
andare al luogo conueniente . 

Grauità dell' Oratione . 
Vedi a Fermc:^:^a, e grauità deli'Oratione . 

G V E R R A. 

DONNA armata di cora:^^a, elmo, & fpadajcon le chiome fparfc, 6q^^ 
infanguinate, come faranno ancora ambedue le mani, folto all'armatu- 
ra, ha* 



BtCESA'KE 'KITJ. !^> 

fti,'haaer<3 vna trauerfina roda, per rapprcfcntarc rira,& il furore, ftari la dct?a 
figura fbpra vn cauallo armato ; nella deftra mano tenendo vn' hafta in aito di 
lanciarla, & nella finiftra vna facella accefa , con vna Colonna appiciro . 
V Rapprefentafi quefta Donna col cauallo armato , fecondo l'antico coftumc^ 
Fgittio , & la più moderna autorità di Virgilio, che dice . 

Bello arntantur equi, beUum bxc armeni a minantur . 
cioè i caualli s'armano per la guerra, ÒC" minacciano guerra . 

Leggefi , che già innan:;^! al tempio di Bellona fu -^na certa Colonna nrn-i 
molto^randc , la quale i Romani chiamauano Colonna bellica , perche delibe- 
rato, che haueuano di fare alcuna guerra, a quella andaua IWno de' Confoli 
dappoi , che haueua aperto il Tempio di Giano , & quindi lanciaua 'vn' hafta, 
verfo la parte, oue era il Popolo nemico , & intendcuafi, che allora folle grida- 
ta , & publicata la guerra , 6: perciòqiiefta figura tiene nella deftra mano l'ha- 
fta in atto di lanciarla prcllb alla Colonna iòpradctta. Onde fopradiciò Oui- 
«lionciFaftidifte^ 

Trofpicit à tergo fimmtm breuìs area cìrcum 

EHvbinon parua parua columna not£ 
ìììncfokt bafta manu belli pr^nuntia mittì 
In R^gem , &gent. m , ciim placet arma capì. 
Tiene poi nella finiftra mano vna facella acce(a,fecondo il detto di Silio Italico. 
Scuote l' accefa face , ci biondo crine 

Sparfo di molto fangue , e va f correndo 
La gran Bellona per l'armate fquadre. 
SoTeuano ancora gli Antichi , prima che fuflero trouate le trombe , quando 
erano per fare battaglia,mandarc innan^J^i a gl'eirerciti alcuni con faci accefe in 
mano , le quali fi gittauano contro dali*'>na partc,& dall'altrajà cominciaua- 
»o dipoi ia battaglia col ferro . 

GRASSEZZA. 

DONNA corpu!enta,con la deftra mano tenga vn ramod'oIiuo,chc^ 
habbia folo i /rutti fenica fronde , nella finiftra tenga vn granchio mari- 
no , ilqualc è foggetto molto alla gra(re:^^a, quando la Luna creke,o per parti- 
colar difpofitione tirata dalle qualità della Luna , onero , perche quando elfa è 
piena, & luminofa , gh da ccmmodità di procacciarfi più facilmente il cibo . 

L'oliuo è il vero hieroglifico della gra(Ic:^:^a non folo tra'Pocti, & Hiftorici, 
ma anco nelle facre letteie, come in più luoghi fi può '\ederc, &i l'Epiteto pro- 
pio dcll'oliuo, è relfer graffo . 

G V E R R A. 

DONNA armata, che per cimiero porti vn Pico, nella mano deftra la-. 
fpadaignuda,& nella finiftra Io feudo , con vna tefta di lupo dipinta 
rei mezzo d'elfa . Guerra. 

DOnna fpauenteuole in "Vifta , & armata con vna face acce/à in mano in-, 
atto di camminare, hauerà apprelfo di fc molti vafi d'oro , e d'argento,e 
gemme gittate confufamente per terra , fra le quali fia vn' imagine di Piuto , 
Bi9 delie ncchc;^:^e tutta cotu , pec dimeftiare, che la guerra di&pa, ruina, 5: 

Z con • 



S4-'4- ICONOLOGIA 

coiifama tutte le ricche^^e non purc,doue ella fi ferma , ma doiic cammina > 
àC trafcortt^ . 

GVIDA SICVRA 
deverìhonori. 

DONNA, nel modo, che la virtù al fuo lu ogo habbiarao dcfcritta , con.» 
'vno feudo al braccio , nel quale (uno fcolpiti li due Tempi) di M. Mar- 
cello jlVno deli'Honore , 8^ l'altro della Virtù ; fieda detta Donna fotto vna-. 
quercia , con la dedra mano in alto leuata moftri alcune corone militari , con 
fcetcrl , infcgne [mpenali , Cappelli , Mitre, & altri ornamenti di dignità , che 
faranno pofli fopra i rami del detto albf ro, oue fia vn breue con il motto : Hìnc 
omnia , Se fopra il capo deh'imagine vi farà vn*altro motto, che dica. Afe Duce. 
Il tutto dim Oilierà , che da Gioue datore delle gratie , al quale è dedicato 
quell'albero, o per dir bene dall'iftelTò Dio fi potranno hauerc tutti gli hono- 
ri , &L le dignità mondane , con la fcorta , & guida delle virtù , ilche infcgnano 
i due Tempi) mimicamente da M. Marcello fabricati, perche l'vno dedicato al- 
l'Honorc non haueiia l'entrata, fc non per quello di cfTa Virtù . 



D 



HIPPOCRISIA. 

O N N A con faccia , Se mani leprofe j-veftita di pelle di pecora b'ancj, 
con "^na Canna verde in mano , la quale habbia le fue foglie , & pennac- 
chi) : I piedi medefimamente faranno Icprofi, & nudi,con vnlupo^Ghc cfca di 
fotto alla vede di e^Ta, 8c con vn Cigno vicino. 

QueIlo,che dille Chrifto Signor Noftroin S. Matteo al capit. 25. bafta per 
rintelligen^a di quefta imaginc , perche volendo improucrarc a gh Scribi, òC 
Faiifci la loro Hippocrifia, difle che erano fimili , a* /epolcri , che fono belli di 
fioii, & di dentro pieni di otla d'huomini morti , & di pu:^:^a; Adunque Hip- 
poctilla non fard altra, che vna fintione, di bontà, & fànt)t<ì in quelli, che foro 
maligni , & fcellerati ; però fi dipinge donna leprofit , veftita di habito bianco , 
perche il color della vefte fignifìca i'habito virtuofo,chc artifitiofamente ricuo- 
pre la lepre dal peccato, che ftà radicato nella carne, e nell'anima. 

La Canna verde ,è fimbolo( comediceHettorrePintoncl cap. 40. diEze- 
chiel'c Piophcta ) dell'Hippocrifia , perche nafccndo con abbondan:^a di foglie 
dritta , & bella , non fa poi frutto alcuno , (è non piuma , & dentro è vacua , & 
piena di vento . Dell'iftcllb ancora dice il medefimo Autore,dare inditio il Ci- 
gno, il quale ha le penne candide , & la carne nera . Il lupo,che fi moftra fotto 
alla vefte di pelle diuerfa dalla Tua , è tanto chiaro per le parole di Chrifto bcI- 
l 'Euangelio, che non ci bifogna dirne altro . 

Hippocrifia . 

DONNA magra , òC pallida , veftita d'habito di mez?,*A«na ,) di coloi 
benino, rotta in molti luoghi , con la tcfta china verfo la fp|J[la finiftra , 
haucrà in capo vn velo, che le cuopra quafi tuttala fronte ; terrà conia finiftra 
mano vna gcolfa, & lunga corona , & vn'ofHtiuolo, & con la dcftra mano, con 
il braccio (coperto porgere in atto publico vna moneta ad vn pouero> batteri le 
gambw*, !k li piedi fimiìe al lupo , 

Hip«: 



VI CESALE %ITA. 



hippocrisia; 



2^1 




Hippocrcfia apprcfl^? S. Thoma{ro fecunda fecundg, quefl ^ a'-t. 2. è vitfo,'clie 
induce l*hucmo di fimuliire, & fìrgetc quel, ch«°, non è in atti, parti ., S<. opcie 
eitericfi, con ambitionc vana di clkrc tenuto buono,rflcndr> triflo . 

Magra, e pallida fi dpingcperciò che come dice S. Ambrcfionel^. dcYiioi 
iDcraii ,gi*riippocriti non li curano di eftcnuare il ccrpn per edere tcrufi , &c 
ftimati buoni , Se S. Matteo al cnp 6 Ci'.m ìeiunatis no! ite fi eri fi e ut Hippocritie, 
tnfl€s;exterminant enim facies fi4as,vt vìdcantur ab hcminhus ieiuKantt s . 

Ji vcfti mento, come dicen^ ni' dìl-ndocompolto di iino,& di lanadimcftra 
( come dice il i^.pradetto S. Amb ogio, ne) cap. 8. de mera;? ) A;pcra dì colo- 
ro , i q'ja:i con parole , 6c attione d'h ppcciilìa cU' prono k Tutticil.'f :^:^a deila_» 
m^litia interna , 6<^ mofìrano d. fuori k rerrp: citi dth'iLnoce: .-^a j qutP.o Ci 
moRra per fignificato della laaa , & la malitia per il lino . 

^ La tefta china , e on il velo, cht e cur prt h fionte , la corona , Se Vcf^iìnolo ' 
dinocanojchel Hippocrito moflra d'elTetc lontano dalle cofe moiid.ine,er:uol- 

2 2 toalU 



Ì4-4- TCONOLOCIiA 

lo alla contemplationc deiropcre diuinc. 

Il porgere la moneta ad vn pouero, nella guifaiche fi è detto, dlmoflra Ta va- 
r'Jgloria de gli hippocriti , i quali per acquiftar fama , 6^ gloria del Mondo 
fanno elemoHna pub'icamente,comeneQfeueS. Matteo al 16. così dicendo. 
Cum ergofacìs elemoftnam noli tuba cauere ante tdficut Hypocritefaciunttinfy' 
nagogis , & in vicìs , rt honorificentur ab hominibuSi&c, 

Legambe,&i piedi fimili al lupo fignificano, come dice S.Matteo 7. che-» 
gl'Hippocriti nell'eftcriore fono agnelli, &r dentro lupi rapaci . 
H O M I C I D 1 O. 

HV O M O bruttiflTmo armato, col manto di color rofTci,per cimiero por- 
tare -vna tcfta di tigre , farà pallido , terr^ con la (ìniftra mano per i ca- 
pelli vna tefta humana tronca dal bufto, 6C^ con la deftra vna fpada ignuda in- 
fanguinata : Bruttiflìmo lì rapprefenta rhomicidio , pcrcioche non lolo è abo- 
rnincuofealle perfone ; ma quello , che molte più importa, al fcmmoDio,il- 
quale tra gli altri comandamenti, che ci ha dati, ci prohibifce Thomicidio, co- 
me cofa molto danno/a, & a lui tanto odiofa, che come fi vedeneh*£xodo 21, 
comanda che non fi lafci accodare al Tuo altare 1* homicida . 
Sì quìs perìnduHrìam occiàerit poxìmumfuum t&per infidìas , ah altari meo 
auelles eum , &€» 

Si dipinge armato , perche l'hornicid^o genera il perìcolo della vendetta, alla 
quale fi prouede con la cuftodia di fé ftcllo . 

La Tigre fignifica fierc^^^a , 5^^ crudeltà , le qnali danno incitamento , Se 
rpronand'homicida; la pali dt!^:^aè effetto dell'ira , che conduce all'homici- 
dio , 6^.^ del timore ,che chiama a peniten:<u ; Pero fi dice nel Genefi , chc-# 
Cairn haucndo 'vccifo il fratello , andò fuggendo , temendo il caftigo della^ 
giufi-itia di Dio. 

H O N E S T A. 

DONNA con gli occhi) bilFijVeftitanobilmentCjCon vn velóin tefta,che 
lecuopra gli occhi). 
La grauicà deli'habito, è inditio negli huomini d'animo honefto , &.' pero C\ 
honorano , 6C^ fi tengono in conto alcuni , che non fi conofcono per lo modo 
del veflire, elT<:ndo le cofe elìeriori dell'hucmo tutte iuditio delle interiori, che 
riguardano il compimento dell'anima . 

Gli occhi) balTi !cno inditio di honeftà , perche ne gli occhi fpirando la la- 
fciuiajCome fi dice, -Se andando l amore per gli occhi) al cuore, fecondo il det- 
tode Poeti; Al ballati verfo terra danno /egno, che ne fpirtidi lafciuia ,nc-» 
for:^a d'amore pofla penetrare nel petto . 

11 velo in telia è inditio d'honeflà , per antico, e moderno coftumejper eflfcr 
'Volontario impedimento al girar lalciuo de gli occhi) , 
H O N O R E. 

GIOVANE bello, veflito di Porpora , & coronato d* piloro , con ^n* 
hafta nella mino delira, ^Sc nella finiftra con vn Cornucopia , pieno di 
frutti ,fiori,cfrond5;Honorc è nome di polfcllìonc libera,c volontaria degl'ani- 
mi virtù :)fi, attribuita ali'huomo per premio d'ella viuù> e cenata coi fine del- 
l'ho- " 



T^tCESA'KE 'KITA. ut 

fhonefto ,♦ & S. Tommafo 2.2.q. 1 2^. ar. 4. dice, che, honor (fi cuìusUbtt fir- 
tutis premium. 

Si fa giouanc , & bello, perche per Ce ftenTo jfen^a ragioni, b fillogifmi alJct* 
ta ciafcuno , 6;^ fi fa de(iderare . Si verte della Porpora , perche è ocnamcnro 
Regale, & inditio di honor fupremo , 

L*hafta> & il Cornucopia, 6C^ la Corona d'Alloro, fignificano le tre cagioni 
principali, onde gl'huomini foglionoeirere honoraci,cioc,la rcicn:^a,la ricchej^- 
ra, & Tarmi, 6c l'alloro lignifica la rcien;;^a , perche comequcfto albero ha le 
foglie perpetuamente verdi, ma amare al gufto, così la rcien:^a, fé bene fa im»? 
mortale la fama di chi la polfiede , nondimeno non fi acquila fèn^^a moka fa- 
tica, & fijdore . Però dilFc Efiodo , che le Mufc gli haueuano donato vno (cet- 
tro di lauto ,e{rendo egli in bada fortuna , per mezzo delle molte fatiche arci- 
uato alla fcien^^a delle cofe, & alla immottaUtà del Tuo nome, 

Honore, 

HVomo d afpetto venerando, de coronato di palma, con vn collar d'oro al 
co!lo,& manig ic medefimamente d*oro alle braccia, nella man deftra 
terr4 -vn'hafta , & nella finiitra vno feudo, nel quale fiano dipinti due Tempij 
col molto . Hic termìnus bcrct 9 alludendo a* Tempij di Marcello detti da noi 
poco innan:;?;i . 

Si corona di Pilma , perche queft'Albero, come ferine Aulo Gelilo nel ^.lib. 
delle Notti Atticheèfegnodi Vittoria, perche , fé fi pone fopra il filo legno 
qualche pefo anchor che graue, non fòlo non cede, ne fi piega, ma s'inalii^a , & 
eflendo Thonore , figliuolo della Vittoria , come fcriue il Boccaccio nel ^. della 
Geneologia dclli Dei, conuicn che fia ornato dall'indegne della Madre . 

L'hafta, 8c \v feudo fuiono indegna degli antichi Re, in luogo della Corona , 
come narra Pierio Valeriano nel lib 42. Però Virgilio nel 6» dcir£neidc, de- 
fcriuendo Enea Siluio Rè di Alba difle . 

Jll€( -pìdes ? ) pura ìmenis , qui nìtìtur haBa . 

E perche nel Tempio dell'Honorc non fi poteua entrare, fé non per Io Tem- 
pio della Virtù , s'impara , che quello folamcnte è 'Nero honore , il quale nafce 
dalla Virtù. 

Le maniglie alle braccia,& il collaro d*oro al collo, erano antichi fegni d'ho- 
nore , & dauanfi da Romani per premio , a chi s'era portato nelle guerre valo- 
Tamente, come fcriue Plinio nel 35. lib. dell'Hiftoria naturale . 
HonOYe nella Medaglia d'^ntcnino Tio . 

VN Giouane veftito di verte lunga , & leg^)era,con vna ghirlanda d'allo- 
ro in 'vna mano,& nell'altra con vn Cornucopia pieno di frondi, fiori , 
«;^ frutti, ^ ^ 

Honore nella Medaglia di ritellio . 

Giouane con •>rn'hafta nella deftra mano, col petto mezzo ignudo , & col 
Cornucopia nella finiftra ; al pie manco ha vn'Elmo,a^ il Tuo capo Cnià 
•rnato con bella acconciatnra de'fuoi capelli medcfimi . 

L'hafta,& le mammelle fcopcrte dimortrano, che con la for:^a fi deue difen- 
der* 1 honwe >& con la candide:^:^a confcruarc . 

Z 5 II Cor- 



34'f ICONOLOGIA 

Il Cornucopia, & TElmo, dimoftrano dae cofc , Icquali facilmente troaano 
credito daeflTere honorati;l''vnac la robba i l'altra relTcrcitio militare; quella 
genera l'honore con la benignità ,qucfl:a con l'altere:^:^a j quella con la pofli- 
bilità di far del bene ; quefta col pericolo del nocumento ; quella perche fa fpe- 
rare ;quefta perche fa temere: ma Tvna mena l'honore per mano piaceuol- 
mentej l'altra fé lo tira dietro per for:^a . 

HORE DELGIORNO. 

MOLTE -volte può venire occafìonc di dipinger rhore,& ancorch«J 
fé ne polTa pigliare il difcgno da quelli,chc da molti fono ftat« defcrit- 
tc, nondimeno ho uoluto ancor'io dipingerle differente da quelle , perche la^ 
varietà fuole dilettare alli ftudiofi . 

Dico dunque , che l'hore fono miniftrc del Sole diuife in 24. 6^ ciafcuna è 
guiJatrice del timone del carro folate , per ilfuofpatio>ondeOuidio nela» 
delle Metamorfofi, così dice . 

^ dextra Uuaq; dies > & menfls , & annus , 
Sxculaq; & pofitnifpatijs <&qudìbus horA 
Et il medefimo, più a balTo . 

lungere eqms Tkan velocinus imperai borii 

luffa De£ celeres peragunt , ignemq; vomentes 
^mbroftid fuccofatmos prxfepihus altis 

Q^adrupedes ducunt, adduntq\fonantiafr^na . 
Et il boccaccio nel libro quarto, della Geneologia delli Dei , dice che l'hore 
fono figliuole del Sole , & di Croni , &C quefto da i Greci vien detto il tempo, 
percioche per Io cammino del Sole con certo fpatio di tempo vengono a for- 
marfi , Scf" fucceflìuamente IWna doppo Taltra, fanno che la notte palla, & i( 
giorno giunge , nel quale il Sole entra dalla fuccellione di efle , ellendo^li dal- 
l'hore del giorno aperte le porte del Cielo, cioè il nafcimcnto della luce, del 
quale oftìtio dell'hore fa mentione Homero , & dice che fono fopraftanti alle 
porte del Cielo, & che ne hanno cura con quelli verfi . 

Sponte [ore s patuerunt coelìquasferuabant hors 
S^ibus cura efl magnum ccelum > & Olympus» 

Il qual luogo Homero imitando Ouidio , dice che Thorc hanno cura dellt^ 
porte del Cielo infieme con Giano . 

Tnefideo foribus cceli cum mìtibns horìs . 
Volendo noi dunque dar principio a quefta pittura, faremo che la prima-» 
hora iìa ncll'apparir del Sole . 

H O R A PRIMA. 

FANCIVLLA bella, ridente,con ciuffo di capelli biondi com'oro fparfi 
al vento dalla parte d'auanti, & quelli di dietro fiano ftcfì, & canuti , 
Sarà veftita d'habito fuccinto , & di color incarnato con l'ali agli homeri % 
ftando però in atto gratiofo , e bello di volare . 

Terrà con la deftra mano (oucro doue parerà all'accorto pittore , che fia il 

Tuo 



J 



Bf CES A%E 'RITA. 3^7 

fuo luogo propio ) il fegnodcl Solc> dritto, & «minente: ma che fìa grande, e 
vifibilc , & con la finiftra vn bel ina:^:^o di fiori, lolTi , ^;^ gialli in ftato di co- 
minciarfi ad aprire. 

Si dipinge giouane, bella, rìdente, & con fiori nella guifa che dicemmo,per- 
ciocche allo fpuntar de* chiari , & rifplcndenti raggi del Sole , la natura tutta (i 
rallegra , & gioifca , ridono i prati s'aprono i fioci , d<.^^ i vaghi augelli fopra i 
verdeggianti rami, con ii foauiflìnio canto fanno fefta , e tutti gl'altri animali 
moftrano piacere , òC allegre:^:^a , il che benillìmo defciiue Seneca nel prima 
choro, in Hercole furente con qucfti 'verfi v 

lAm camleis eue£ius equìs T^ndum rupta fronte ìumncui . 

Tìtan tfummum profpìcit eotarit Facux reparant vbera matres . 

JamCadmaìs inclytabaccis Err atcur fu leuis incerto 

^fperfa die, dumeta rubent Molli petuUnshadus in herba 

ThoshiquefHgìtYedituraforo^l Teudet fummo fìridula ramo 

taborexorìturdurusy&omnei Tinnafquenouotraderefoli 

agitai curas , aperitq, domos GeHit , quprulos internidos 

Taftor gelida cuna pruina Thracia pellex , turbaq; circunt 

Crege dìmìfo pabula carpii Confufafonat murmurc mixto 

Ludit parato liber aperto Teììata dìem • 

i capelli biondi fparfi al "Vento dalla parte dauanti > ^quelli dietro ftefi , 3f 
canuti, fignificano,che i'hore in breuc fpatio di tempo principiane^: finifcono 
ritornando però al (olito corfb . 

Il color incarnato del veftimento dinota il roffeggiare, che fanno li raggi del 
Sole in Oriente quando cominciano a fpuntare fopra il noftro emifpero , come 
dimoftra Virgilio nel fctcimo dell'Eneide . 
lamqi rubefcedatradijs mare^& <&there ab alto aurora in rofeisfulgebat lutea 

Et Ouidio nel 4. de'Fafti» (bigii 

'ì^ox ybi tranfierit coslumque rubefcere primo deperii 

Et nel 2. 
Ecce vigli nitido patefecìt ab ortu Turpureas aurora fores,et piena rofarU atria 

Et nel 6. delle Metham. 
P'tfolet aer purpureus fieriycum primum aurora mouetm. 

Boctiolib. 2.metr. 5. 
Cum polo Th^bus rofeis quadrigis lucemfpargere aeperit, 

L'ifteflb nel metro 8. 
Sluod Thoebus rofeum diem Curru prouehiti aureo . 

EtStatìo 2. Thcb. 
Et iam Mydonijs elata cubìlìbus alto B^rantes excuffa, comas multuqifequetìt 
Impulerat cclogelidas aurora tenebras Sole rubens .. 

Et Silio Italico lib. 12. 
^tq; vbi nox depulfa polo prìmaq; rubefcit Lampade 7{eptunus . 

L'habito fuccinto. Se l'ali a gl'homeri in atto di volare , fignificano la velo- 
cità dell hore , come nel luogo di fopra citato dice Ouidio 2. Mctamorf. 
lungere equos Titam yelocibus imperai horis lufìa D ex ceteres peragunt . 

Z 4 Lefi 



34-S ICONOLOGIA 

Le fi àà il fègno del Sole , perche foleuano gli antichi dare al giorno dodici 
horc, & dodici alla notte, lequali fi dicono planetali, fl^ fi chiamano così, per- 
che ciafcuna di efTe vien fignoregglata da vno de* fegni de* Pianeti, come fi ve- 
de in Gregorio Giraldo tom. i.hTj.deannis, &menfibus, con queftc parole : 
Traterea quoniamfmguU Vianet a ^ftngulis horis domìnari, & praeffe ab ^flrO' 
logìs dicmtur , & mortaliat rt aiunt , àifponere ; ideoplanetarum , hoc eji erran* 
tium HeUarum honeyqute ab tis planetaria vocantur,confiitutdifmt.Ouc a que- 
fto chi voleffe maggiore erplicatlonc legga Tolomeo, & Zeone>& da certi verfi 
d*Ouidio fi raccoglie il medefimo • 
l^on Vmus ajfulpt , non illa luppiter bora Lunaque &e. 

G ouanni del Sacrobofco incorno a qu (lo , così dice nel computo Ecclefia- 
ftico : l<lotandum etiatn quod dies]eptiman£ , fecundttm diuerfos , diuerfas ha» 
beat appelUtioues ; Thilofophi enìmgentìles quemlibet diem ftptimanA , ab iU» 
planeta.qiti domìnatur in prima bora illius dici denominant , dicunt enim piane' 
tasfuccejfiue domìnari per horas diei , 

Et le bene in ogni giorno della fettimana ciafchedua* hora h^ psrtrcolar fe- 
gno differente da quelli de gli altri giorni , tuttauia noi intendiamo alToluta* 
mente rapprefentare dodici hore del giorno , & altrettante della notte ren:^a> 
hauer riguardo a' particolari giorni , & a loro fiicceflìone, nel circolo della fet 
timana , fi che per dimoftratione , fi darà principio alla prima hora del giorn» 
con il 5"oIe , come quello , che diftingue Thore , & e miiura del tempo , e quc* 
fto bafter^ per dichiaraiione de i Tegni , fi per quefta prima hora > che habbia* 
irto defcricta, come anco per il reftante . 

HORA SECONDA. 

FANCIVLLA ancor*clla con l'ale aperte in atto di volare, hauerà I ca- 
pelli di forma, òC^ colore come la prima ; ma quelli dauanti non faranno 
tanto biondi, Thabito farà fiiccinto, di color d'oro, ma circondato d'alcuni pic- 
cioli niiuoletti, &c nebbia , eflcndo che in quell'hora il Sole , tira a fé i -vapori 
della terra, più, o meno, fecondo Thumidit^ì del tempo palTato, & a queft'hora 
volfe alludere Lucano nel 5 della guerra di Farfaglia . 
Sed noEle fugata Ufum nube diem iuhar extulit. Et Sii. Ttal. lib. 5. 

Donec flammifcrum tollentes cquore cmru Caligo in terras nitido refolutafereno 
Solis equi fparf ere diem iamq; orbe renato Mollis erat teUus rorata mane pt uìna 
Diluerat nehulas Titanfenfimque (luebat 
CUud. 2. derap.Prof. 

'ì<londum pura dìes tremulìs vìhratur in vndìt 
»Ardor , & errantes ludunt pei cxrula fiamma» 
Dt*m matutinis prxfudat folibus aer , 
Diim nouHS humeóìatflauentes lucifer agros 
opranti proue6ìus equo . 
EtStat.i.^chill. 
lam premit afìra dies humìlifque ex aquore Titan Sublatum curru pelagus cadit 
'Rorantes euoluìt equos , & athere magno . 

'icrtà con la dtiira mano il legno di Venere in bella attitudine > Se con la fi- 

lùflia 



DI CES'iARE %IPA^, 3^9 

liiftr» vn ma:(^o d'elitropio , oucro cicoria con i fiori , » quali per antica o(Ter« 
uan:^a, fi sa, & fi vede, che continuamente feguitano il giro, che fa il Sole, ÓQ^^ 
per hauer*io alla prima hora dichiarato , che fignificano i capelli , <&: l'ali mi pa- 
re fuperfluo fbpra di ciò dic'altro , an:^i la detta dichiaratione > feiuir^i anco allf 
altre horc , che ci recano a dipingere . 

HORA TERZA. 

FANCIVLLA anch'ella > con la forma de i capelli gii detti : ma quelli 
d*auanti faranno tra il biondo , e*l negro . 
Sari alata , & come l'altre in atto gratiofb di volare , con hablto fuccinC» -«e 
fpedito , di color cangiante , cioè due parti di bianco, & vna di roflb, percibcho 
quanto più il Sole s'inal:^a dall'Oriente, la luce vien maggiore , e di qued'hora 
intende Ouidio nel 6. delle Metam. quando dice : 

y tfolet aer Turpureus peri, cum primum aurora mouctur ; 

£t breue pofl tempm candefcere Solis ab ortu 

Terrà con la delira mano con bellillìmo gefto il fégno di Mercurio , e con la 
finiftra vn'horiolo folare, l'óbra del qual deue moftrar l'hora 3. Tinuentore per 
quanto narra Plinio nel libro fecondo,fu */f rtaximene Milefio difcepolo di Ta- 
Icte : di quello horologio riferifcc Gelilo , che tratta Plauto nella fauola detta-* 
Beotio : yt iUum D ij perdant,({uì prìmus horas reperii , quique adeo primus Sìa" 
tHit hicfolariumj qui mihi comrnìnuit mìfero articulaùm dicm . 
HORA Qjy A R T A.' 

FANCIVLLA come l'altre , con l'ale , & i capelli nella guifa , che hab^ 
biamo detto di (opra, l'habito fuccinto, & di color bianco , perciòche di'* 
ce il Boccaccio,nel libr. 4. della Geneologia delli Dei, eflèndofi gii fparfo il So- 
le , & haaendo cacciato i vapori > il giorno è più chiaro , dC^ Ouid. dice nel 4. 
delle Metham . cum puro nìtìdìffimus orbe 

Oppofttafpeculi referitur ìmagìne Vhaehus Et Sii. Ita), lib. 1 a. 

P^dditur ex tempio flagrantiOY ^therelampas 
Ut tremula infufo refplendent carula Thabo . 
Terrà con la deftra mano il legno della Luna, auuertendo il diligente Pitto- 
re rapprefentarlo in modo , che fi conofca il fcgno in prima vifta . 

Porgerà con !a firlftra mano, in atto gratiofo,e bello,vn Giacinto fiore ilquail 
le per quanto narri Ouid. nel lib. 1 o. fu '^n putto amato da ApoUme, fl^ ha- 
uendolo egli per difgratia "^ccifo, lo mutò in fiore . 

llchedimoftrajchela virtù del Sole la mattina va purgando neifcmplici 
la fouerchia humiditi della notte ; Onde per eflcrfi con queiV hora rifoluta , è 
propio fuo cogliere i femplici, efiendo, che non fono troppo morbidi per la fo- 
uerchia humidità, ne troppo afciutti per lo fouerchio ardore de' raggi del Sole, 
HORA q.V 1 N T A. 

FANCIVLLA alata in atto di volare, con i capelli nella guifa dell'altre, 
& con habito luccinto di color cangiante,in bianco , & ranciato ,eflendo 
che il Sole , quanto più s'auuicina al mezzo goiTjO,più rilplende . Terrà con.» 
vna delle mani i: fcgno di Saturno , Oc con l'ai tra i'Élitropio , del quale Plinio 
nei lib. 2. cap. così dice . 

MirttUT 



3J0 ICONOLOGIA 

MìretUY hoc qui non obferuet quotidiano experimento , herbam ynam qua re^ 
eaturEliotropium aheuntemfolem intueri femper omnibus horis cum ea rertivel 
nubilo obumbrante; Et Varrone . T^ec minus admirandum quod fit in fìoribut 
quosvocant Eliotropia , ab co quodfolis ortum manefpe£lant, & eius iter itajc' 
quuntUY ad occafum , vt ad eumfemperfpe&ent^ 

Et Ouidio nel quarto delle fiie Metam. dice di qucft'herba, che fiì vna Nin- 
fa chiamata Ciitia amata dal Sole , la quale per vna ingiuria riceuuta da quello 
ì\ ramaricò,ralmcnte,che fi voltò in queft'herba9le parole del Poeta fon quefte» 

^t Clytien quamuis amor excufare dolorem , 

Jndiciumq; dclcr poteratt non amplius au6ìor 

Lucis adit y yenerifq-y modum fibifecit in lUa 

Tabuit ex ilio dementer amoribus vfa 

'^ymphorum impatìens^ &fub loue no6le , dieque § 

Sedit humo nuda , nudis incompta tapillis 

Terque nouem luces expers vndaquettibiquet 

I{pre mero , l aerimi jque fui s ieiunìa pauit 

J^cfe mouit humOi tantumfpe6labat euntìs 

Ora Dei ,vultHfq;fuos , fle^ebat adilium. 

Membra feruKt haftfk folo ì partemq; colorì» 

Luridus cxangues paìlor conuertit in herbas 

Efì in parte ruhor viol acque fimiUimus ora 

flos tegìt , illafuum quamuis radice tenetur > 

yertitur ad folem , mutataq; feruat amorent* 
HORASESTA. 

FANCI VLL A; farà queft'hora di afpetto pi A fiero, e moftrerà le brac- 
cia, & gambe nude; haucndo però ne* piedi ftiualetti gratiofi,e belli il co- 
lor del 'vefti mento farà rolTo infiammatOjperche dice il Boccac. lib.4.della Ge- 
ncologia dcili Dei, ritrouandofi il Sole in mc:^:^o del Cielo, molto più rifplendc, 
oc rende maggior ardore, che perciò fi rapprefenta che moftri le bracciale gam- 
be nude , ilche fignifica anco Virgilio nel libro ottauo dell'Eneide , 
Sol medium Caliconfcenderat igneus orhem . 
EtMartialcnellib.5. 
lam prono vhactontefudat ^ethon Interiungìt equos meridiana, 

Exarfitque dies , & hcra fajfos . 
Et Lucano nel lib. i. 

^i£que dics Mediusflagrantìhus xHuathorìs . 
Terri con la deftra mano il fegno di Gioue,e con la finiftra vn mal^To d'hef- 
ba fiorita,chiamata da Greci, e La tini loto ; l'effetto della quale , fecondo cht-. 
narra Plinio nel lib. 13. al cap. 17.6: 18, &Theofrafto ; èmarauigliofo, percio- 
che ritrouandofj dett' hetba nel fondo del fiume Eufrate , la mattina allo fpun- 
tsr del Sole , anchor'ella comincia à fpuntar fuori dell'acque, & fecondo che il 
Soldi va inalbando, cosi faquelt'hcrba, in modo, che quando il Sole è arriua- 
to a mc^:(o il Cielo, ella è in piedi dritta , & ha predotto , & aperti i fuoi fiori 9 
&: fecondo poiché il Sole dall'altra parte del Cielo vcrfo i'occidcnte,va calanda, 

così 



DI CES<iARE %IP A. 3St 

così il lotOja imitationc dcll'horc va feguitando fino al tramontare del Sole,tn- 
trando nelle fue acque, &c fino alla mezza notte fi va profondando . La forma 
didett*herba,& fiori, fecondo che fciiue Plinio nciluogo citato difopracfi- 
mile alla faua , & è folta di gambe , & di foglie : ma più corte , & fottile , i fiori 
fono bianchi , & il frutto fomiglia al papauero . 

HORA SETTIMA. 

VESTITA di colore ranciato , il quale dimoftra ii principio della dccli- 
natione delKantecedcnte hora, terrà con vna delle mani il fcgno di Mar- 
tCi & con l'altra vn ramo di luperi, con li bacelli, attcfo che fi riuolgc al Solc,& 
ancorché nuuolo fia,dimoftra l'hore a i Contadini,di ciò fa fede Plinio nel libre 
1 8. al cap. 1 4. dicendo : 'ì^c vllius quaferuntur natura afienfu terne mirabi" 
lìor ejì : primum omnium cum Sole quotidie circumagitur horafque agrkolis nU' 
hilo demon^rat» 

HORAOTTAVA. 

FA N CI V L L A , fari veftita di cangiante bianco,& ranciato,terr4 il fc- 
gno del Sole , & vn horiolo Sole : ma con gefto differente dell'hora ter^a, 
non per fignificato : ma per rendere/vario il gefto, e bella pittura, & che l'om- 
bra di eflb moftri eftere quefta l'ottaua hora , cflisndo che anche la prima , ha il 
medefimo /cgno del Sole , denota anco detto horiolo la diftintione dell' hort-. 
del giorno da quelle della notte . 

Il color del veftimento, dimoft;ra,che quanto più crefcono Thorc tanto più il 
giorno -^a declinando, e va perdendo la luce. 

Et quefto baderà per dichiarationc de i colori de veftimenti , che mancano 
•irhore fcguenti « 

HORA NONA. 

FANCIVLLA alata , il colore propio del fuo veftimento farà giallo pa- 
gliato . 
Terrà con la deftra mano il Cegno di Venere, & con l'altra vn ramo ii vVmo, 
pcrcioche quefta pianta riuol^^e le fue foglie nel /blftitio > come fi è -vifto per 
i'oftcruatione da molti , di che ancora ne fa fede Plinio . 
HORA DECIMA. 

FANCIVLL A alata, 'veftita di color giallo; ma che tiri alquanto 
al negro 
Tfcrri con la deftra mano il /cgno di Mercurio, 8^ conia finiftravn ramo 
dipioppaperhauere anco quefta pianta il medefimo fignificato dell* '^liuo , 
laonde per quefta caufa il Pontano ne* fuoi 'vcrfi la chiama arbore del Solo s 
così dicendo . 

Thaetontias arhor . Tundit vare nouoy &c. Intendendo la pioppia. 
HOR^ VNDECIM^. 

F'ANCIVLLA alata , il fuo -veftimento farà cangiante di giallo, 8c ne- 
gro, auuertendo che tenga come habbiam detto con bella gratia il fegno 
della Luna , 8c vna Clepfidra horiolo d'acqua , del quale fa mention Cicerone 
nel 2.deNatur. Deor. ^id igitur i'inqnit , conuenit cum folarium , rei deferi- 
ftum,aut ex aqua contempkris , ÓT nel fine della iettimaTuiculana : Cras 

ergo ai 



;/j ICONOLOGIA 

ergo aà Clepfydratn ; perclòche con quefte clepfidrc, cioè orioli d'acqoa ff perffi 
niua anticamente il tempo a gli oratori,comc bene accenna Cicerone, nel j.de 
«rat. ^t htmc non declamator allquis ad cleffidram» latrare docuerat . 

£t Martialc nel lib. fcfto . 
Septem clefpfydras magna tìbi voce petenti ^rbiter inuitust Ciciliane dedit . 

Et ancorché quefto horioio non Ha folate, nondimeno Scipione Natica,l*an- 
no 5 95. delia cdificatione di Roma , con l'acqua diuife Thorc egualmente dei- 
la notte , e del giorno ,e(Iendo che moke volte l'horiolo folarcquando tra nu- 
uolo, non reruiua,comene fa teftimonian:^a Plinio Hb. 7. 

L'inuentore di queft'horiolo, come dice Vitruuio libr. p. de atchittetura fa 
Ctcfibio AleHandrino figliuolo d'vn barbiere . 

HORv/f DVODECIM^. 

FA N C I V L L A alata , -veftita fuccintamente , di color violato , e pati- 
mente con i capelli , come habbiamo detto deira.ltrc . 
Di queft'hora diflc Silio Italico lib. 2, 

lamque diern ad metas defejjìs Vhabus olyntp^ . 
Taulatìm infufa properantem ad Uttora currum . 
jmpellebat equis,fufcabat, & hefperus vmbra 
Et nel libro decimo fello . 
ebfcuro iam vefper olympo , Fundere xquam trepidati ceeperat^mhraml 

Terrà con la deftra mano il (cgno di Saturno , 3c con l'altra vn ramo di faN 
ce elTendo che la pioppa , Tvliuo , ÒC" il falce , riuolgono le foglie nel Solftitio > 
eomcfcriue Plinio^ 

HORE DELLA NOTTE. 

H O R A PRIMA, 

FANCIVLLA alata , 6^ parimente con capelli , come le altre hore del 
giorno, ma il colore di quelli dalla parte d'auanti farà negro . 
L'habito farà fuccinto , & di vari) colori , perciòche elTendo il Sole tramon- 
tato nell'Occidente tale fi dimoftra , per la ripercuflìone de i fuoi raggi molti 
colori, come dice Statio 2 . Achille, 

Fratigebat radios humìli iam pronus olympo . Tromittebat cquis, i 

Thtebusj & Oceani penetrabile litus anhelis 

Del vario colore fa teftimonian:^a Seneca in Agamennone così dicendo : 
Sufpeóìa varius Occidensfecitfreta . 
Terrà con la deftra mano il fcgno di Gioue , & con la finiftra "Vna nottola,oue- 
ro vefpertilione.così detto à vefpertino temporeycomc dice Beroaldo commen- 
tatore d'Apuleio, che è la fera quando quefti animali cominciano a comparire, 
come dottamente dcfcriue Ouidio 4. Metam. nella fauola dcU'ifteiro animale « 
così dicendo. 

lamque dies exaHus erst* tempufque jubìbat 
Quod tu y nec tenebras , nec pofìes dicere lucem » 
Sedcumluce tamen dubia confnia no£lis 
Te&a repenti quatì pinguefque ardere yidentttr 

lantpéi ' 



tampades , & rutilis coHucentìgnibus £des 
Falfacjue [(cuarum fimulacrum vlulare ferarum$ 
Tumida iamdudum letìtant per te6la forores 
Diuerfx^uc locis ignes ac lumina "pìtant 
Dumq; petunt tenebras paruos membrana per artt» 
* Torrigitur tetìuefque includunt brachici pennf 

T^lec qua perdiderìnt veterem ratione figuram 
Scire finunt tenebrai non illas piuma Uuauit 
Suflinuere tamen [e perlucentibus alis 
Conat£cjue loqui minimam prò corpore vocem 
I.mittunt : peraguntque leui Hridore quevelas 
Te6ìaquc non fyluas celebrant , lucemque perof^ 
7{p^e volani ,feroque trahunt a Fefpere nomen . 
HORa SECONDA. 

FA N C I V l. L A alata , & -veftita di color bcrtino , pcrcicche «^Hant© 
più il Sole s'allontaua dal noftro emifpero , e palTa per l'Occidente lan» 
lo pili per lafucceffioncdeirhorc l'aria fi ofcura,comc dice Virgilio ncUccond© 
deli* Eneide^ » 

fenìtur intere a calum , & ruit Oceano nox 
Inuoluens ymbra magna terramque polumqut 
E nel tcr:^o . 

Sol ruit ìnterea, & montes rmbrantur opaci» 
E qucfto bafter^ per i figmficati de i colori delli vcltimenti dell' bore , ch«^ 
hanno da fuccedere.. 

Terrà con la deftra mano ìITcgno dì \fartc, 8c con la finiftra vna ciuetta pei 
cfTer {ignora della notte , come dice Pierio Valeriano nel libro 20. 6^ piglia il 
nome da ella , cllcndo che il latino fi dichiara nodua , dalla notte , 

HORA TE R Z A. 

FA N C T V L L A alata , & vcftita dì bertino , più Tcuro deirantecedente » 
tcrr^ con la deftra mano il ffgno del Solc_ , ma però che tenga la mano 
balfa quanto più fi può, moftrandocon tal atto, che il Sole fia tramontato, & 
con la finiftra vn bubone, o barbagianni , vccello notturno , la fauola del quale 
racconta Ouidio nel lib.«> . delle Metam. l'argomento è quefto . Giouc hauen* 
do conceduto a Cerere, che nmena ife Profet pina lua figliuola dall'uiferno, con 
quefto patto, che ella non hauellc guftato cofa alcuna in queliuogo , fubbito 
Afcalafo difle , che gli haueua vifto mangiare delli granati , d^ impeci la fua-» 
tornata, la onde adirata Cerere lo trafmuiò in quefto animale, il quale luole 
arrecare fèmpre male nouelle . 

iepetet Troferpina Calum 

Lege tamen certa , ft nuUos contigit illìc 

Orbe cibos ; nam fic Varcarum fendere fra&um eH 

Dixerat , at Caeri certum e fi educere natam, 

T^on ita fata [inunt quoniam ieiunia Virgo y 



:'f<f ICONOLOGIA 

So!u(rat , e;* cuìtìs dum fiwpkx errat in hortis 
Tunìceum cutua decerpftrat arhore fomum 

Sumptaq!':e pallenti feptem de corticc grana 

TrejferaT ore fuo , folufque ex omnibus illud 

^fcala^ì •.'$ vidit- quem quondam dicitur Crphne 

Inttr ^uernales haud ignotìffìma T^y wpbas 

F-t Acheronte fiic furuis peperiffe fub antris. 

Fiditi & ìndicio reditum crudeli s ademit. 

Ingemuit Fuegina Èrebi , tefìemqite prcf.xnum 

Tecit auem ifparfumq; caput phlegetomide lymphx 

In roHrum , & piuma s , C2r grandia lumina vertit, 

I Ile Cibi ahlatus fuluis arrìicìtur in aìis, 

Inqite caput crefcit , longofque rft6litur vngues % 

Vixque mmet nata per incrina brachi a pennas 

Tcedaque fit vqlucrìs venturi nuncia lufìus 

Ignaftus Bube dirum mortalìbus omen. 
Di quello anirnilccosì dice Plinio, nel Ibro decimo al capir. 12. 
Bubofunebris , & maxime abcminans puliUcis prducipue aufpiLijs deferta in€&» 
Ut , nec tantum de folata fcd dura etiam^ & inacce fa , nc^is monjìrum neccant» 
aliquovocalì,ftdgemitu» ■ " 

H OR A Q_V A R T A. 

FA N C I V L L A alata In ^tto di 'volare , farà il Tuo veflimcnto di cojor 
lionato . 
Con la dellta mano terrà il l'agno di Venere >-5^ con lalìnitlra vn* horiuola 
dapolacre. 

H O R A Q_V I N T A. 

FA N C I V L L A alata, come i^'altie ; il color del vcftimcnto fàr^ dì liona- 
nato , eh- tiri al negro . 
Con l'vna delle mani terrà il fegno di Mercnrio , &: con l'altra 'Vn msc^^^o di 
pap::uero , elTendo che di quefta pianta fi coronala notte, come dice O nidi» 
ncllib.d. fsft.^. 

Intereaplacidam redimJta papauere frontem 
7^)X vcnìtt Ó" fecum [omnia nigra trabit . 
Ec ha propjetà di far dormire, ome optratione notturna, laonde Virgilio Io 
chiama loporif? ro nel 4: dcll'Ercide . 

Sp.^genshnmida niella , foporiferumque papaner 
Et Ouidio ancora nel 5, de Trifl. 

Quotque p.porifiYum grana papauer kahet, 
E Politiano pieno di fon no . 

Hic gratum cereri plo.umque foporc papauer . 
HORA SE^TA. 

FANCI VL LA al ra,evtftitadi color n^gro, come dice Ouid.^. farti. 
lam cùloì vr\us inejì rebus tenebri sque teguntur omnia . 
Con Ji (ìctik nuiio tcn^a il fegno della Liiua, ÒC con il braccio (inifìro vna 

'. gatta. 



DI CES<tARE %IP a: SS3 

gattai perciò che (igni fica la Luna , dicendo,che i Dei fuggend / idi Tifone, 

ìc ne andarono in Egitto, ne quiui fi teneuano (ìcuri, fé non p ■ / jano forma 

chi d'vno> chi d'vn'altro animal.r ; fra quali la Luna fi cangi' ' ,ca,con!^e di ^ 

ce Ouidioncl iib.5. delie Metamorfofi. 

Fele foror Thxbi, ninea Saturnia "pacca p'ifce T ^tulf , 

Perciochelagattaè molto varia, vede la notte, e la' /; i fuoi occhi] cre- 

fce , o diminuifce , fecondo che cala , o crefce il lume ( ,_(jna . 

Statio lib. 1 2.Thcb. di qucft'hora difTe . 

Modo nox magìs ipfa tacebat Cumgraue noBurna cdufubtexìtur rmhra . 

Solaque nigrantes laxahant aflra tenebras . Et nel libro fecondo . 

^H vbi prona dies longos fuper tXtquora fines 
Exigit, atqne ingens medio natatvmbra profundo , 
H O R A SETTIMA. 

FANCIVI LA alata , farà il fuo veftimento di color cangiante,ceruleo, 
& negro ^ Terrà con la dcftra mano il fegno di Saturno , e con il braccio 
fìniftro vn Tallo, per moftrare, ch'elTendo qucft'hora nel profondo della notte, 
ad altro non fi attenda, che a dormire, come fa qucft'animale;, il che dotta- 
mente dcfcriuono i poeti . Virg . 4. Eneid. 

T^x creiti & pxcidam carpehant fejsa joporera 
^equora cum medio volumtur Jydera lapfn 
Corpora , per terras fylu^que , er f^ua quterant 
Cum tacìt omnìsagery pecudes , pì5leque volucres. 
Sii. Ital.lib. 8. Tacito nox atra fopore 

Cun&aper & terras, & lati ^agna profmdi Condiderat, 
Quid. 5.f«ft. 

7{px vbi iam media e/i, fomnufquefikntia pn&bet . 
Et canis , & varix conticuiflps aues . 
Stat. i.Thcb. 

lamque per emeriti furgens confìnìa ThM 

Iam pecudes volucrcfque tacent , iam fomntif anaris 

Titanìs late mundo fubue&a filenti . 

Inferpit curisy pronufque per aera nutat 

I{grifera gelidum tenuauerat aera biga 

Grata laborata referens obliuia vit^ . 

H O R A OTTAVA. 

FA N C l V L L A alata ,' in atto di volare, il colore del veftlmcito fari ce- 
ruleo ofcuro . Lon 'Vna delle mani terrà il fegno di Gioue , & perche.* 
quefta è tra Thore del più profondo fonno , con Taltra mano gli fi f^rà tenere , 
wn bella gratia vn Ghiro, come animak fonnacchiofojdella aual cofa ne fa te- 
ttimonian:^a Martiale nel lib. 5 . così dicendo . 
Somnìculofos iìle porrigit glires , 
E nel lib. 13. parlando il ghiro . 

Tota mihi dormitur hiems , ^ pìnguior ///• 
Tempore fum quod me nil nifi fomnus alit. 

HO- 



sjf r e NO L oc lA 

HORANONA. 

FANCIVLLA 'veftita di pauona:^:?^^,& come l'altre fari alata , Se Hadl 
in atto di "volare . Terrà con vna mano il fcgno di Marte , & vn Gufo,, 
come 'vcccllo propio della notte . 

HORA DECIMA. 

FANCIVLLA alata, & il color del vcftimento far^ì alquanto pli) 
chiaro di quello dcll'hora fopradecta . 
Terrà il fcgno del Sole, nella guifa che habbiamo detto della prima bora-» 
della notte, per la medefima ragione , & con l'altra mano 'Vn'lioriolo in forma 
di vn bel tempietto , con la sfera,che moftri l'hora decima , & fopra la campa- 
na da fonare l'horc, circndo, che il Tuono difpone, e chiama ognuno al fuo efer- 
citio , come dice Beroaldo Commentatore d'Apuleio, lib.5.(5c mairimc all'ho- 
ra decima » cllcndo già palTato il tempo di dormire . 

H O R ^ V N D E C I M ^. 

FANCIVLLA alata , farà vcftita di turchino. Terrà con la deftra ma- 
no il fegno di Venere ,c con l'aitra mano 'Vn'horiolo da polucrc,nel qua-* 
le fi veda la diuifione dell'hora , con il fcgno, & moflri, che la poluere fu giun- 
ta alì'hora 'vndecima . 

H O R A D V O D E C I M A. 

FANCIVLLA alata, & come l'altre in atto di volare , il color del vefti- 
mento farà ceruleo, & bianco, percioche auuicinandofì ilgiornojl'ofcuri- 
tà della notte è in declinationc, come dice Virg.8. Eneide . 
Vbì Oceani perfufus lucifer vnda .ExtuUt os factum cceloytenebrafqi refoluit, 
iluem Fems ante alìos aHrorum dilìgit ignes, Sil.lib, j. 

Et lam curriculo nigram nox rofcìda metam 
Trotulerat , (ìabatque nitens in limine prima 
Stringebat nec fé thalawis Tithonia coniux 
Cum minus annuerit no^em defijfe viator, 
Quam ccepijfe ditm . 
Sttt. 1 . Thcb. 
'^refcentibus lambris Longa repercuffo nituere crepufcula Thicho l 

Terrà con la delira mano il fegno di Mercurio , e fotto il braccio finiftro cofi 
bella gratia vn Cigno,per moftrare i primi albori della mattina , auanti che ar- 
dui il Sole , il quale fa il dì fimile alla bianche:^:^a del Cigno , quando viene a^ 
aoi, e partendofi,fa parimente la notte negra, come è il Coruo . 

H V M I L T A. 

DONNA con veftimento bianco, con gli occhi] baffi, & in braccio tiene 
vno Agnello. pKL. 

LaHumiltàc quella 'virtù dell'animo ,cndegli huoirinìfiftimanoin«ìr>o«^ 
ri a gli altri, con pronta, 8^ di/porta volontà di vbbidire altrui , con intentio» 
ne di nafcondere i doni di Dio , chepoflicdono , per non haucr cagione d'in* 
foperbire^ . 

Si dipinge donna veftlta di bianco , perche fi conofca, che la candidc:(:^a,e la 
ìljuitì della mente pactorifce ncli'huomo ben diipodo , & ordinato alia ragio* 

fte^^veiU 



jyi CESALE %!TA. 



3S7- 




ne, quella hnmiltiljciie e b.fteuolc a rendere l*atdoni ruepiaccuollaDio, che 
da la gratla Tua a ^rnumili , & fi ierin:cn:?^a alla volontà de' fuperbi . 

L'agnello è il vero licratto delTliuomo manfucto, d<^ humile : pcrqucfta-i 
cagione Chrido Signor noftro è detto agnello in molti luoghi , e dello Euan- 
gelio, & de* Profeti. 

H umiltà . 

DOnna, che nella fpalla deHrra porti -vn Tacchetto pieno, &conIafiniftfa 
mano vna fpotca di pane, farà vedila di lacco , oc caipcfter^ diuerfi ve-* 
ftimenti di valore. 



«mor 



L'humiltàdrueeflTerc vna Volontaria bafrc:^:^a di penfieri di Ce ftelTo per 
»or di Dio, difprcgiando gi'vtiii, e gl'honorì. Ciò (ì moftra con Ja prefentt-» 
figura, che potendofi -weftircriccamcQtejS'dcggci! Tacco: il pane è inditio,chc 
fi procura miTeramente il vitto Ten^a eTquifite^^a di molte dellcature per ri- 
putarli indegiu dei commodi di quefta'vita. lì Tacchetto, che aggraua , èia 

Aa 



memo« 



3SS I CON LOG I<>A 

memoria de' peccaci, jch'abbadi -lo fplr Ito de gl'humili , 

Humìltà . 

DOnnaconlafiniftramanoal pccto, ccon la deftradiftefa, & aperta /farà' 
con la faccia volta verfo il Cielo, e con vn piede calchi vna vipera mezza 
morta, aiiaiticchiata intorno a vno fpccchio tutto rotco,c rpe:^^ico,(3c con vna 
tcfta di leone ferito pur fotte a' piedi . 

La mano ai petto, moftra,che'l core e larverà ftanc^a dcll'humiltà. 
La deftra aperta è Cegno, che l'humiltà deue eflerc reale, Se patiente , e non 
fimile a quella del lupo -vertito di pelle pecorina, per diuorare gli agnelli . 

Per la vipera s'interpreta rodio,e l'inuidia, per lo fpecchio l'amor di fé ftelTo, 
e pel leone la fupci bia ; l'amor di fé fteflo fa poco pregiar l'humiltà ; l'odio , e 
l'ira fon'effetti , che tolgon le for:^e, e lafuperbia l'eftingue ; però fi deuon que- ■ 
fte cofe tener/otto i piedi con falda, efanta-rifolutionc . - 

Humìltà o 

DOnna vefHta di colore bertìao a con le braccia in croce al petto , tenendo ■ 
con l'vna delle mani vna palla,&^na cinta al collo, la tella china , 6;^^ 
iotto il pie deliro h^ue à vna corona d'oro . 

Tutti fegnidcir interior cognizione della ba(Ie:^:^a de ipropij meriti, nel 
che confifte principalmente quefta -^irtiì, dcllaquale trattando Sant* Agoftino 
così dilVe. Humilitasesìexintuìtuproprìi&cognitioniSì & fn£ coniitìoms vo- 
luntarìa mentis inclinatio , fuo imo ordinabili adfuum conditorem , 

La palla fi può dire , che fia (imbolo dell' humilca , perciò cherquanto più e 
pcrcolTa in terra,tanto pili s*inal:^a,c però S. Luca nel 14^^ ctiam i S.dille così; . 
^ife humiliat exaltabitur » 

11 tener la corona d'oro fotto il piede dimoerà, che l'humiltà non pregiale 
grandc:^:^e , e ricche:^:^e, an:^i è dilpregio d'clfe , come S Bernardo dice quan- 
do tratta delli gradi deirhumikà, & pcr.dimoftracione di querta rara virtù Bal- 
douino primo Kè di Hierufalem lì refe humile , dicendo nel rifiutare la corona 
d'oro ; tolga Iddio da me , che io porti corona d'oro 1^ , doue il mio Redentore 
la portò di fpine. E Dante nel fcctimodel Paradifocosì dille. 
£ tutti gC altri modi erano fcarfi 7^n fojje humiltato ai incarnar ft . . 

v/f la giu^itia,fe l figliuol di Dio . 

H V M A N I T A. 

VN A bella donna , che porti in feno vari) fiori , ÒC con la finiftra mano 
tenga vna catena d'oro . 
Humanit^, che dimandiamo volgarmente cortcfia , è 'Vna certa inclinatio- 
ne d'animo, che fi moftra per compiacere altrui . 

Però fi dipinge con i fiori, che fono lempre di villa piaceuole , & con la cate- 
na d'oro allaccia nobilmente gli animi delle perfone , che in fé lidie fentono 
l'altrui amichcuolc corteiìa . 

HHmanìtà . 

DOnna con habito di Ninfa , 8^ vilo ridente , tiene vn ca^^nolino in brac- 
cio, il quale con molti vc:^:^! le va lambendo la faccia con la lingua , &C, 
vicino vi farà l'Elefants . 

L'hu- 



t)tCESA%E "KIPA. 



3S9 



H E R E S I A. 




L'humanit^ coniìi^e in dillìmular le grandc:^^e , iSc i gradi per compiacen- 
:?^a>6<: fodisfattione delle perfone pili bslfe . 

Si fa in hah'co di Ninfa per !a piaceuole:^:^a ridente, per applaufo di gentil;:^- 
c^a, ilche ancora dimoftra il cagnolino, al quale ella fa circ:^;^c , per aggradire^ 
Tope e conforme al dcfiderio dell'autor loro . 

L'elefante fi (corda della Tua grande:^:^a,per fare fèruìtio ali'huonio,daIqua- 
le defidera cfTer tenuto in conto, ò(r però da gl'antichi fu per inditio d'huma- 
nità dimoftrato. 

H E R E S I A, 

VN A vecchia eftenuata di fpauenteuole afpcttOjgetteri per la bocca fìam 
ma affum cata, haucrà i crini difordinatamente !pai fi ,' & irti , il petto 
fcopertojcomequafi tutto il reflo del corpo, le mammelle sfciutte, e alTài pen- 
denti, terrà con la finiftra mano vn Lbro (ucchiufo , donde 3pparilcGno vfcirc^ 
fuorafcrpcnti, &conU dcftramanomofttidi (pargerne varie fot ti. 

Aa 2 L'Hcrcfia 



3^0 ICONO LOG l<tA 

L'Herelja,/ècondo San Tommado fopra il libro quarto delle fentert^c , 
altri Dottori , è errore dell'I ntellctto , al quale la -volontà oftinatamente adhe- 
rifcc intorno a quello, che /ì deuc credere , fecondo I* Santa Chiela Cattoli- 
ca Romana-/. 

Si fa -vecchia ,pcr denotare IWItimo grado di pcrucrfittf inucterata deU 
rrierecico. 

E di fpaucnteuoic afpctto, per elTcrc priua della belle^^a , & della lucechia- 
rilllma dèlia Fede , & della verit^ì Chriftiana , per lo cui mancamentoi'huomo 
è più brutto dell' iftcllo Demonio. 

■Spira per la bocca fiamma affumicata , per fignìficare l'empie perfuafioni,& 
rametto prauo di conlumare ogni cofa, che a lei e contraria . 

I crini Iparfi ,<S^irti, fofto i-r«i penficri , i quali fono fcmpre pronti in 
fila difefa.- . 

II corpo quafi nudo , come dicemmo , ne dirfioftra , che ella e nuda di 
ogni 'Virtù . 

Le mammelle afcìutte, & affa» pendenti dimoflrano aridità di vigore-* ». 
fen^ailqualc non fi podono nutrire opere, che fiai;o degne di vita eterna. 

Il libro /uccniufo con le (erpi fignlfica la falfa dottcinii, & le fcutcn:^c più no» 
cliie, A^abominetìoli,chc i pia "vtlenofi ferpcnti . 

illpargeie le ferpi denota Ì*rfFctto di feminate falfc opinionr» 
H I S T O R l A.. 

DO M N A alata , & vc.'liti di Iiwanco , che guardi indietro , tenga con \s^ 
fioillra mano vn'ouato, odcro vn libro, fopia del quale moftri di fcriuc- 
re , pofandofi col pie finiftro fopra d'vn fafio quadrato, ó^ a canto vi fìa^nra 
Saturno , fopiale fpallc del quale pofi IVuaro ,oufioil libro, oue ella fc-tiue. 

Hiltoriaè arte, con la quale rcriuendcs'efprimono i'attioni notabili degli 
huomini , diuifion de* tempi, ruture, e accidcuti preteriti , e prefcnti delle per- 
fone,edellecore, la qual richiede tre co/e, verità, ordine, et conrcnan:^a. 

Si fa alata, edendo ella vna memoria di co/e /eguite, degne di fapcrli,laqua- 
le fi dirtonde per le parti del mondo , t^c /corre di tempo in tempo sili poderi . 

Il volgere io Iguirdo indietro moltra , che i'Hiltoria è memoria delle co-'c-i 
pafiate nata per la poRerità . 

Si rapprelenta , che (criua nella guifa « che fi e detto jpcrciocVel'Hirtoric-* 
fcritteiono memorie de gli animi , ÒC^ le Itatue del corpo, onds il Peir-rca-» 
nel òonetto 84. 

Tandolfo imo quefV opere fon frali Che fa per fuma gVhuomìnì immcrtalu 

,A lungo andar: ma il twjlrojìudio è quello 

Tiene pofàto il piede lopia il quadrato , perche TI lifloria d^sue (l:ar femprc-» 
falda, ne lallath corfon!pefe,o Soggiogare da alcuna bsìida con la bugia per in* 
lerellè, che perciò fi vette di bianco . 

Se le mette a canto Saturno , perche rHìfloria e detta da Marco TuIl'O , te- 
ftimonia de i tempi , macftra delia nrita , luce deìk messoria , òC ipinco dcl- 
Tattioiii . 

HlSTO. 



Bl'CESJ^E %1?A. sii} 

H I S T O R I A. 

SI potrà dipingere vna donna.chc uolgendo il capo,^ guardi dietro t!;c {^ 
le, (5c che per terra, doue ella guardi», vi fiano alcuni tafci di Icriuurff mcx- 
«eauuoltatc. Unga vna penna in mano, ^ iixì vcftita di verde, tflicndc cfl© 
•vellimcnco conteda tutto di quei fiori, liquali fi chiamano feinptcuiui A dal- 
l'altra parte vi fi dipingerà vn Fiume torto , fi come era quello chi.ìmato Me- 
andro nclk Fhtigia, ilqualc fi riggiraua in (e itcìfo , 

IATTANZA. 

DONNA di fuperba appiren:^a, veftita di penne di pauonc, nella finiftra 
mano tenga vna tromba, e^c la dedra farà al'^ita in aria . 
i^-i lattan:^!, fecondo S, Tomado , e vitio di coloro , che troppo più di quel , 
che fono ina!:^indofi, ouero che gl'huomini ftelTi credono, con le parok fi glo* 
riano, & però fi finge dont a con fe pent.e di pauone,pcrche la lattau^^a è com- 
pagna, o come dicono alcuni Teologi, figliuola della Superbia,Uqualc ì\ dimo- 
ftra per lo pauone, perche , come elio fi icputa aliai , per k bella varietà dclt-. 
penne, chclo ricuoprono fcn^a'vtilejCosì ifupcibi f( mentano TArr-^bitionc-» 
con le gratic particolari di Dio, chepolTiedonofirn^a merco propio, & come 
il paujoncrpiegalafua fuperbia con le lodi altrui , che gli danno incitamento, 
così la lattaL^a con le lodi pi<}pic,le quali fono fignificate nella tromba,che ap. 
prende fiao, & Tuono dalla bocca. medcfima . La mano al|(ata ancora dimo « 
itr^ allèitiiia tcdimonian^a . 

idololatria; 

DONNA cicca, con le ginocchia in terra, e dia incenfò con un turribol© 
alla ftatua di vn toro di bronzo . 

Idololatria, fecondo San TommafTo 2, 2. qu^d.p^. art. £f? fultus Dee dt» 
hitHs creatura exhibìtus . 

I e ginocchia in terra fonovnVffetto ,-& fegno di religione , col quale fi con- 
feda fomm linone, & hamiltà , in rifpetto alla grande:(i(^a di Dio ,il quale folo 
e potentiilìmo in fé ftefifo. Se folo a lui conuiene propiamente l'adoratione, per 
ia ragione, che ne daremo fcriuendo al fuo luogo dell'oratione, fc bene vi è an- 
co la ^eneratione de* Santijne pur querta bafta,feni^a la retta intentione di dar 
grhonori conuenientemcnte, &: quefta intentione fi dichiara col Turibolo,che 
xranda fumi odoriferi, li quali fignificano, che la buona intentione drittamen- 
te piegata, manda odore di orationi feruenti , & accette . Però ancora i noftri 
Sacerdoti per fanta inftitutione , danno l*incenfo nel Santiffimo Sacrifitio del- 
ia Meda, pregando Dio, che come il fumo, & l*odoredeirincenfos'inal;^a;cosi 
•*ii al^i lorationi loro ^«rfo di lui . £ il toro di metallo , fi prende per le coio 
crcate,& fatte o dalla Naiura,o dall'Ai te, alle quali la cecità de i popcli ha dato 
molte volte do tam.ente quell'honore,che a Dio folo era obligata di conleruarc, 
«laiche e nato il nome d'iiiolcktiia , che vu^ì dire adoratione di falla Deità . 

Aa } IN- 



S<f2 ICONO LOG I^ 

INDVLGENTIA. 

T^lla Medaglia i* intonino Th, 

VN A donna a federe , con vn baftonc nella (ìniftra mano , il quale tiene 
lontano "Vn poco da fé , & nella deftra mano vna patera, ouero patenai 
che dir 'Vogliamo diftefà per porgere con cfla qualche cofa . 

Tiene il baftone lontano , perche l'indulgentia allontana il rigore della Giù» 
ftitia , e porgejauanti la patena , per la liberalità , che fa con polfan^ quafi 
Diuina^ . 

INDVLGENTIA. 
T^Ua Medaglia di Seuero . 

SI dipinge Cibele torrita ftando fopra d*'vn Ieone,con la finiftra mano tie2 
ne vii'hafta, & con la deftra vn folgore , il quale moftri di non lanciarlo ;. 
ma di gicraclo via con lettere, che dicono . Indutgentìa^iigujiomm». 
INDVLGENTIA. 
Isella Medaglia di Gordiano ». 

VN A donna in mezzo di vn leone , & dVn toro , perche rindulgentitj 
addomeftica granimali y&c gl'animi ferociyOuero>perche nndulgenùa 
addolcilfe il rigore . 

I N E A M I ^. 

DONNA brutta , e mal 'veftita : tenga le mani l'vna contro Taltra, con 
il dito di mezzo d'ambe diie le mani diftefo , & con gl'altri tutti ftrettij 
*^ raccolti . 

Brutta , e mal 'Veftira fi dipinge , per cloche bruttifllma è -veramente l'I n« 
tamia , & accoftandofi ella alla pouertà la rende brutta , & mendica , come di- 
ce Plauto in Perfa con i fcguenti verfì . 

Quamquam res^ nojlnefunt pater paupercuU 
Modìc£ , & modeJi<£ , melius eB tamen ita viusrt 
T^m vbi ad paupertatem acctfjit infamia 
Crauior paupertas fit fìdes fublefìior „ 

INFELICITÀ. 

DO N N ^ pallida , & macilente, con il petto nudo, e le mammelle lun- 
ghe, & afciutte, tenga in braccio vn fanciullo magro, moftr.mdo dolore 
di non poterlo alimentare , per il mancamento di latte, & ellendo fen^^a la ma- 
no del braccio finifl:ro,lo ftenda in atto di pietofa compalfionc, haucndo il ve- 
ftimenco diacciato in molti luoghi , 

Con quanto fi e detto , fi dimoltra il mancamento de i beni della Natura> & 
della Fortuna , da i quali la quiete , & la tranquilliti noilra dipende • 
INGEGNO. 

VN giouaned'afpetto feroce, bardito, farà nudo, hauerà in capo vn el- 
mo, «S<: per cimerò vn*Aquila, a gl'homeri Tali di d'uerfi colori. 
Terrà con la finiftra mano vn*arco, & con la deftra vna fre:^c^a , ftando con-» 
tttentione in atto di tirare . 

Ingegno è quella poten:^a di fpirito , che per natura rende rhuomo pronto > 
capace di tutte quelle fcieij:^e , ou'egli applica il volere , e l'opera , 

Gio- 



DICESA%E %ITA. 



3^5 



INGEGNO. 




Giouane fi dipìnge , per dimoflrare, che la poterla intelletciua non Inucc* 
chia mai. 

Si rapprefenta con la teda armata , & in '>ifta fiero, 6c ardito per dimoflra* 
re il vigore » e la forc^^a . 

L Aquila per cimiero denota la generofità , e fubjira'td fua ; perciòche Pin- 
daro paragona gli huomini di alto ingegno a quefto 'Vccello , hauendo egli la 
irifta acuti(nma,& il volo di gran lunga fuperiore a gli altri an mah volatili. 

Si dipìnge nudo ,econ l*ali didiueifi colori ,pcr lignificare la/^ua velocità» 
la pronte^c^a nel Tuo difcorfo , e la 'varietà deirinuentioni . 

1 arco, e la fre^c^a in atto di tirare, moftra l'inuertigatione, e Tacutei^^i^a . 

Egli Egitti j,& Greci, per Hieroglifico dell'Ingegno , e della for:^a dell'intel- 
ligen:^a dipingeuanoHfrcolecon Tarcoin "Vna mano, & nell'altra vna (xf:^ 
con ire punte, per dimoftrare,che l'huomo con la foi :^a,& acute^^a dell'inge- 
gno va inueftigando le cofe celefti , terrene , Oc inferne,oucro, le naturali,diul- 
tie>c maumacichc, come rifcrifce Pietio VaJeriano nell'aggiunta de' gierolifici. 

Aa 4 IGNQ. 



i^^ IC UNO LO G 1^ 

IGNORANZA. 

DONNA con faccia carnofa, dit^ormc , òC" cieca > In capo hauerà 'Vn«« 
ghirlanda di Papaucro, caminando fcal^a, in vn campo pieno di Pruni». 
& triboli, fuori di ftrada , veftita fontuoramente d*oro,.& di gcmme,& 3 canta 
vi farà per l'aria vn Pipiflrello oucro Nottola . 



fuor di via, & tra le fpinc ; fi fa rcn:^a occhi), pcrGhcTignoran^^a è vno ftupore, 
&C vna ecciti di mente , nella quale rhuomo fonda vn'opinione di £t ftello , Se 
crede edere lucilo , che non è, in ogni cofa , oucro per le molte difficultà , che 
l'ignorante ,'trauiando dal dritto (cntiero della 'virtiì per le male apprenfioni 
dell'intelletto, ttuoua ncl-viuere». 

Si dipinge p elfo a lei il Pipi/trello , onero Nottola , perche , come diccPic- 
rio Valeriano lib. 25. alla luce fimiglia la fapien:^a, &allc tenebre , dallrquali 
non cfce mai la Nottola , l'ignoran^^a . 

L'ignoranza ^\ fa poi brutta di faccia , perche, quanto nella natura human». 
il hello della (apien:^a riluce,, tanto il brutto dcli*ignoran:^a appare fo:^?5;p > 6^,^_^ 
difpiaceuole^ , 

Il pompofo veftlto è trofeo dcingnorani(a , StT molti i*;ndufl:riano nei bel: 
veftire, for/c perche fòtto i belli habiti del corpo fi tenga Icpolto al megHo ,ch» 
fi può, il cattiuo odore dell'ignoranza dcli'ynima. 

La ghirlanda di papauero fignifica il miferibile fimno della mrnte ignorate.. 
IGNORANZA 
in vtt ricco fenTji lettere . 
V O M O a caiìallo fopra vn Montone di colorerf'oro, in mezzo all'ac-^ 
que, e concetto, che i* w<flciaco hebbe da gr.^ncichi,(S: in lingua no* 
ftradicecosh 

Sopra al ricco Monton y arcando il Mare Ct^Wigno/An:^ fuafifa portai 9 • 
fiifo ci mojìra ynbuom, che daljuoft nfo 

: Ignoranl^a, 

Onnt , come di fopra fi è detto, alla quale fi potrà aggiungere, che la vei 
fte fa contefta di fcaglie di pclcc,le quali fono il vero fimbolo dell'igno- 
rai 'i^a, come fi vedrin Pierio Valeriane lib 5 i. 

La ragione è , perche i! pefce è di /uà natura ftolldo , & lontano da ogni ca- 
pacita, eccetto il Delfino, Se alcuni altri, che raccontano per marauigiia, & co- 
- nic le fcaglie con facilita fi leuano dal corpo de pefci , così con gli (ludi) dello 
lettere fi pub leuate all'hiiomo il velo dell'ignoranq^a. 

Ignoram^a di tutte le cofe . 

G L'Antichi Egittijjper dimoftrare -vn'ignorante di tutte le cofe,faceuan» 
vnt imagine col capo dell'afino, che guardalle la terra , perche al fole.* 
della virtù non s'alza mai l'occhio de gli ignoranti , i quali fono nell'amor di 
fefleili , 6<^ delle cofe propie molto p i5 icenti fi dcgi'iltri, comcquerfa 
animale più tenerimtnte de gli tliri ima » fuoi patti , coijìc dice Plinio nel IHk 



H 



D 



o 



DI CESaARE %l P A^ iO 

Ignorai!':^, 

IGnorar!^a dipìnta da' Greci, come dice TomarTo Garzoni . 
Vn fanciullo nudo acauallo fopra dWn*afino , ha bendato gli occl.ij , \ 
tiene con "Nna mano vna canna . 

Fanciullo, & nudo lì dipinge, per dimoftrarc, che l'ignorante è fèmp'icf.'^c 
di puerile indegno, & nudo d'ogni bene. 

Si mette a cauallo fopra deii'afino , per elfer efTo animale prino di ragione^ , 
^C^ indocile * &: molto fimile a lui , come piace a Pierio Valeriano nel lib. fa. 
delle Hieroglifice. 

La benda, che li cuopre gli occhlj, denota^ che e cicco affatto dcirintellet*'©, 
^tC non sa, che fi fare,& pcrh difTe Ifiodoro Soliloquiorum lib.i. cap. 1 7. 
Summa mijeria efl nefcire quo tendas . 
Le fi da la Canna in mino per eflcre cofa fragile , & vana. Se molto degna \S 
lui, fi come dice Pierio ValJib. 57. delle Hieroglifiche. 

IgnoranT^a come dipinta dall' fidati , nelle f uè Emblemi . 
Che moflro è quejlo^ Sfinge-perche jerba da vagheT^T^^a de' piacer mondani 
Faccia di donna; è le (uè membra vefie dafuperbia, che virtù corrompe 
Tiuma à*^ ugello y è di (ione ha i piedi f* Ma l'buo,che sa per ch'egli è naìo a(^''ei- 
Dinota l'ignora n'Inai che procede , S'oppone, e vincìtor felice yiuf, (fi a 

Da trecagionii oda intelletto lieue. 

F M l T A T T O N E. 

DO KM A , che nella mano dcftca, tiene vn mazzo di pennelli, nclk finU 
f^ra vn:' maschera, & a' piedi vna fcimia . 
l'irait-iricnc fi vede in qualfiuogIiaattione,ouero opera fatta ad alcun al- 
tra fom "gl'ante, (5^,^ pero fi d'pingecon vn mazzo di pennelli in mano, come 
ifttomeiKi deli'arte, imitatrice de' colon. Se delle figure dalla natura prodotte, 
'C da L'art. :f>efft. 

La mifchera, Aria fcimia ci dìmoftranol'imitationedeirattionl humane; 
Cu«fta per.eflcre animale atto per imitare Thuomo co' Tuoi gefti ; e quella p.T 
imitar nelle Commedie , & fuori, l'apparenc^a , & il portamento di diucrfi per- 
sonaggi» 

rMMORTALrXA. 

DO N M A con Tali alle fpalle, òC nella man deftra -vn cerchio d'oro l 
L'ali fignificano la folleuatione da terra , la quale non fodicne fé ncru 
cofe mortali. 

Il cerchio dell'oro rapprefenta l'immortaliti , per elTere tra tutti 1 metalli il 
mencorrottibile, 8^ per hauer la forma circolare , laqualc non ha termine., 
doue finifca.» . 

Immortalità. 

DOnna, veftita d'oro,1a quale tetri con la deftra mano vna pianta d'Ama- 
ranto fiorita,e nella finiftra vna Fenice . 
Già fi è data la ragione dell'alloro, la pianta dell'Amaranto fignifica immor- 
talitrfjpcfcioche ella non muta mai il colore,ne fi corrompe,ne fi marcifce miì. 
La Fenice 3* per ritrouarfi dalle Tue propie cenncri abbruciate perpetuamen- 
te, ce me 



s6(f ICONOLOGIA 

te, come e communc oppiniont, è inditio dell'im morta liU medefimajlaj<juale 
■è vna eternici col rifpetto fole del tempo da venire . 

IMMVTATIONE. 

DONNA armata ,vcflita di cangiante, al fianco finlftro porta vna fpa- 
da.& con ambedue le mani fquarcia -vn panno di lino . 

L'intelligen!:^a di quella figura ha bifogno di lungo difcorfo, ilquale lafcian- 
<lb in gran parte alla fotil^ ie:^<a de' belli ingegni, dirò folo, che fi dipinge don 
na armata, per dimoftrare , che la mutatione , alla quale fono foggette tutte le 
cofe create, per fé fteira è forte , àC fi conferua fotto all'armatute, cioè (òtto al 
mouimento de' Cieli , che ellendo di diuerfa, ik più falda materia di ella., fono 
cagione del fuo moto, poi del calore, poi della gcneratione,& corruttione,ch« 
a "Vicenda procedono j fecondo la dottrina d'Atiftotile , 6^ la conferuano in 
quello modo. 

Il lino è pollo da Poeti per lo Fato.dandofi alle Parche, e gl'interpreti di Teo 
crito , rendendone la ragione , dicono, che come il lino nafce nella Terra , 6;,^^ 
quindi a poco tempo vi fi corrompe , così l'huomo della terra medefimamcn» 
te nato in eflà per necellìtà di natura fi ri lolue . 

Le mani, che, tirando in contrario luogo , fquarciano il panno, fono le con- 
trarie qualità > che in 'vigore del moto de' Cieli diftruggono , & moltiplicano 
le colè terrene : ik fi nota la moltiplicatione nelle due parti del panno. 
IMPASSIBILITÀ. 

QV E S T A e vna delle principali doti del corpo glorificato , come fcriuo» 
no j facri Theologi , Però fi dipinge i^nuda,8^ bela , che ftia co* piedi 
•leuati fopra i quattro Elementi fuori delle cofe corcottibili • 
IMPERFETTIONE. 

DONNA 'Veftita di color giallolino ; in ambedue le mani tenga dellt* 
^ ^ Rane, con vn'Orfa a canto , laqualecon la lingua dia perfcttione al 
filo parto . 

Il color del giallolino fi fcuopre in molte cofe imperfette, al tempo, che s'in- 
cominciano a corrompere . Però fi prende in quello fignficato. 

Le Rane parimente , come animali, che fi generano di putredine , fono d^^ 
Oro Apolline per Timpcrfettione alfcgnate . imperfetto è ancora il parto deU 
rOrfa , per ellere Iblo vn pe:^:^o di carne fen:^a forma d'animale , ma con la-i 
lingua , per continua diligen:^a prence poi la fua forma ,con ogni noftra attio- 
ne nel principio imperfetta » it non manca la diligenza, in vitcù del buon pria* 
cipio fi compie^ • 

I M P 1 E T A. 

DONNA -veftita del colore del verderame , fari in villa crudele, ferri 
nel braccio finiftro l'Hippopoiamo , àC con la delira mano vna facelU 
•cccfa riuolta in giù , con la quale abbrucia "vn Pellicano co* iuoi figli : che fa* 
tanno in terra- . 

L'impieti è vitio contrarlo alla pieti, non pure alla giuftitia, & fi efercita in 
danno di fc flcllò, della Patria,di Padre, & di Madre , e fi rapprefenta veftita di 
4:olotc éì vcidcf amc ^ che e indicio di natura mal i^na ^ & nociua , la quale fi ri. 

auouA 



DI CESSARE 'RFPJ: 3^7 

truoua'ìn coloro, che dri^!^ano le proplc operationi a danno de* benefattori . 

Nel finiftro braccio tiene l'Hippopotamo , perche come eflb > quando è ere* 
fciuto in età per defiderio di congiungerfi con la madre , vccìde il propio geni- 
tore, che gli fa rcfiften:^ , così l'empio per fecondare i Tuoi sfrenati appetiti » 
condefcente (celleratamenae alia ruìna de' Tuoi maggiori , e benefattori • 

Tiene nella deftra mano vna facella accefa $ abbruciando il Pellicano , per- 
che Toperationi dell'empio non fono volte altrouc, che al diftruggimento del- 
della Carità > & Pieri , la quale alfai bene per lo fìgnifìcato del Pellicano , fì di<; 
chiara, come racconta il Rufcello nel fecondo libro delle fue imprefc, 8^ noi 
diremo più diEFufamente in altra occafione . 

Jmpietà . 

DOnnabrutta,con gli occhi) bendatile con le orecchie d'afino» tenga con 
il braccio deftro vn Gallo yòC^ con la fìniftra mano vn ramo di pungen» 
tidìmo rouo. 

Impietà è affetto humanc, & beftialc dell'animo fuperbo contra la propietà 
de i buoni, 3c della virtù : la qualità fua è di mancare de i debiti vfHci j alle cole 
fsLCtc , a parenti, a' profEmi^alle leggi, 8c alla pania . 

Le fi bendano gli occhi) , e le fi danno Tcrecchic dell'afìncperche come nar- 
ra Horatio Rinaldi nel lib. delle fcien!(e, QC^ compendio delle cofè, dice, cht-# 
J*impictà nafce talhora da ignoranii^a non foccorfà , 3i foUcuati dalla gratia di 
Dio , perche molti non illuminati non poflono per le tenebre mondane icorge- 
te il vero bene del Cielo, amarlo, e honorarlo . 

H Gallo,che tiene nel braccio deftro, vien poflo da gli Egitti) per fegno d*im» 
pietà ,come teftifica Pietio Valeriano lib.24, cfl*"^<^ ^^^ queflo animale mon- 
ta la propia madre, de taluolta fi moflra fiero, & crudele vcrfo il Padre ; Si che 
doue regna l'impfetà, conuiene anco,che vi fia la ciudchà,ch< per tal fìgnifìca- 
to qucfta.fìgura tiene in roano il pungcntiflìmo rouo^, il quale fu pofto dagli 
Egitti) per dimoftrarecon cflb vn huomo empio, peruetfo , & fuor del fuo mo- 
do di viucre grandemente hsuere infaftidito i coftumi di tutti gl'altri , perche 
qiieilo così fecco , p:iì prefto fi fpc:^:^», che punto piegarlo , 
Impietàye violenta foggetta alla CiufliPìa , 

VN O Hippopotamo cauajlo del fiume Niloproflratoin terra > fottopofto 
ad vno fccttro fopra il quale fìa vna Cicogna , 
L'Hippopotamo è vno animale , che viuc nel fiume Nilo , come dice Plinio 
Ib. 8. cap. 2 5.halalchiena, li crini , e*l nitrito, come il cauallo, ma ha l'vn- 
ghic fclTe in due parti, come il bouc , e1 mufo eleuato ; & ha la coda , e li denti 
ritorti come il Cinghiale , è di natura impio> poiché per violare la madre , am- 
mac^^a il padrc^ , 

La Cicogna per il contrario e di giufta mente , perche ha pietà verfò i fiioi 
genitori, folleuandoli nella vecchiezza ,come riferifce San Bafilio, Se Plinio lib, 
x.(Sc 2j.conqueftc iftefle parole , GenìtritHm f(ne£ìaminukevn educant . La 
natura diuerfa di quefti due animali a queftonoftropropofito molto bene ef- 
prime Plutarco nel commentario , che faj^e gli animali terreftri , o gU aquatili 
funopiù callidi, dice e^li ; Si cum Ciconìjs compar^sflmiales equos»iUa patres 

fuos 



sa ICO NOLO CI u4 

Jlws àUtitt hi Tfttkin matribus coiti poflint » tos ntcant . Dalche Suida roìenè) 
r<'oAi-ai« l'iffipie««l » e violenza e(Ier ioggetta alla Giul\icia , dice , che (o'euano 
t.i'.u^rc fopia vpo .Ritiro la Cicogna, oc da ballo l'Hippopocamo : CSc per fodis- 
i, iiiont dw iludiofi addurrò il tefto iftcflo di Suida nella pjrola greca ^ntipe- 
li.; gei n . ^riUoteles ea qus. de Cicotiijsferantury rera effe af(ìrmat,idemcj;face-^ 
re etiani veropadcii , itaq; in fceptrisfuperne Ciconiam e\fingunty inferne Hippo- 
f.:ji,ut/tum : iftftgnifìcerunt , impietatem , & violentìam\\ihk6iam t/fe iuflitìie . 
Ti^m Ciconix quidem iuiìc agunt, & parentes fenio confc6ìos m alisgesìant. Hijf 
fjpotumus autem animai ejì miuHifsimum . 

INCOSTANZA. 

DONNA, die p jH con un piede fopra vn Granchio grande/atto come 
quello , chea dipinge nel Z:,o4iaco,,' (ìa ■settica di coior torchino, & iru 
li ano t«iiga la luna^ . 

Il Gi^iiichio è animale , che ca:"DÌna innan:^i , & in dietro, con eguale difpo- 
tlone, come fanno cfuclli, che elUndo irrcfoiuti, hor lodano la contemplationc, 
hora l'arcione, hora h guerra, hora la pace, hor la rcien:?^a, hor l'ignoranza, hot" 
L conucrfaiionc, & hora b fohtudinc, aceiochc non refti cofa alcuna intentata 
ai biafimo nato , &nudrito nelle loro lingue, & all'incoftarc^adifleminataia 
lutto quello,che fanno: Quefta forte dihuomini è molto dannata daGiouanni 
Schoiaftico, anzi da Chrifto Noftro òignote ; con l*cllcmpio di quel , che pone 
le mani airarato ,& Ci pente , 

Il veftimento torchino , è podo per la fimilitudine dell'onde marine, lequalì 
fonoinconftant fIlTie,<?c di tempo in tempo p^tono altcratione,come fi vede. 
La Luna medefimamente è mutsbiiidìma , per quanto ne giudicano gl'oc» 
thij noftri} però fi dice, che lo ftolto fi cangia ,come la Luna , che non Oaraai 
vn hora nel meùefimo modo ; Vrfi può ancoia dipingeievna Nottola, laqua- 
le ^ola irrefoluciLiìmaj borda 'Nna b»nda, hot dali*«Kra,.cc^mc dice I*afiiio 
dit i6nfì,monafl , 

1 N COSTANZA. * ->-^. 

V<dilnftabilit4. " ' V 

l N D I T IO D'A MORE. ^*% 

Vedi a giuditio d'Amore . 

INDOCILITA. 

DONNA di afpetto rozzo , che Aia a giacere in terra , ÌC con la finiftraui 
mano tenga perla briglia vn'afino, che habbia'^n freno in bocca, fiap- 
joggiertf con il gomito del braccio deftro lopra d'vn porco anch'egli profttato 
li* irrra , hauerà in capo vn velo di color nero. 

S«dipinii« in tetra , per che l'indocilità non catta a caminarcper la via del- 
ta "vinij, ma a ftar Tempre vilmente con l'ignoranza moftrata per Tafìno, come 
fcuconer farmentione ,oltieaciò,chegli Egitti) metieuano l'afino con il fie- 
no in bocca per l'indocilita, come animale intutto di iadatto all'imparare ,r per 
«lueOa cagione i Matematici dicono, che quando alcuno nafcefotto al 1 5. gra- 
do del Leone,come prefaghi delliConuMnattiiuduieaii*in)pajai«»6ngonc.,the 



DI CESaARE %I P A\ 

indocilita: 



/// 




Sì appogs;raal porco , percioche,cofne narra Pìerio Valeriane li b. p. queflo 
•nlmale è più d'ogni altro infenfato, & indocile, & non come l'altre bcftie, che 
mentre viuono, hanno qualche particolare induftì la . 

Il velo nero, che le cuópre la icfta , dimoftra,che fi come quefco colore noiw 
prende mai altro colore, cosi chi è indocile , non è atto, nec^aceariceuerc-. 
di<cip'ina, & dottrina alcuna,nc quallìuoglia ammacrtramento ,chc lo potreb» 
be fòUeuare iallc cofe vili, ik balle . 

I N D V S T R r A. 

DONNA giòuarie , 5c^ ignuda con l'elmo in capo, & hauctido Intorno 
al braccio finiftro riuolto vn manto bianco,dipinto di verdi ftondi,vi fia 
fctitto per motto nel lembo : Proprio Marte j nella mano delira terrà vna Tpa- 
da ignuda, dime llrandcfi ardita , cS: pronta a combattere . 

L'induftria è patte del valore i6<^ però i'imagine Tua alia imsginc di elfo 
£ «ilo miglia. • 

I ^ Si di* 

\ 



§79 fCO NO LOG IJ 

Sì dipinge ignuda, per dimoftrarc, che ella per lo più nalce da* bifogni >'5C^ 
dalle fcommoditi. 

Tien l'elmo in capo, percibche la principal parte Tua èringegno, 8^ la pru- 
den^j^a , che la tiene fortificata j ftà con la /pada ignuda prontamente per com- 
battere ; perche induftria è ftar dcfto>faperfi difendere con auantaggio ne* duci 
li della Fortuna. 

Il manto bianco dipinto a verdi frondi è la fperani^a fondata nella candide:^- 
7^2 de' coftumi, & della dritta intcntione, non potendo effeie induftria lodeuo- 
le, fc non doue il fine dcireffìcacia,& della fagacità humana (ìa reale, honefto , 
& vlrtuofo .' fi conosce ancora per quella figura , che l'indaftria confifle in pro- 
ucderfi del bene co' commodi ;& in liberarfi dal male co' pericoli ; pero gran 
'Vantaggio nella vita politica fi (limano hauerccoloro,che perpropia virtO,con 
la cappa, e con la fpada fi fono acquiflati lafama*%niucrfale degli hucmini, & 
qualche commodità da mantenerfenc inpace . 

■ Jnduflr/a, 

DOnna con "veflimcnto trapumo , & ricimato con molto artìfitio j nella.» 
delira tenga "^nfciame d'Api , l'altra mano fia pcfata (opra vn argano, 
di quellijche s'adoperano per muouerc i ptfi ; fia fca!:;^a , haucndo in capo vna 
ilatuettadi Pluco. 

Il'Veftimento, lofciamc,& l'argano danno facilmente cognitione di quella 
figura,'&la ftatuadi Pluto , tenuto da' Gentili Dio delle ricche:^5^c,dimoftra. , 
che quelle fono principale oggetto deirinduftriadcli'hucrro : 1 piedi nudi fo- 
no fegnojche l'induftria non difcerne,fc non quanto abbraccia l'vtilej né fi ali^a 
a fine di cofa più nobile, e però così it^nudo fi pcfa il piede fopta la Terra . 

Indufiria , 

DOnna , che nella delira mano tiene '%no fcettro , in cima del quale è vna 
mano-aperta, & in mezzo di elTa -^n occhioj al fine della mano, & dello 
fcettro vi fonoduc alette , fimili a quelle del Caduceo . 

Lo fcettro è fegno di grande:^:^a , & di pronte^:^j ; la mano d'induflrìa, 5<^^ 
d'artificio , peto quella loitcntandofi fopra di quello , dà inditio , che i Princi- 
pi, Oc quei, che dominano a gli altri , alenano da terra l'induftria humana,quan- 
do piace loro . 

E oppinione di Artemidoro , che le mani fignifichino artificio, conforme al- 
T'Vlo de gli Egittij , perche quafi tutte l'arci con l'aiuto oelle mini fi mettono 
in opera-. Onde Ariftotile chiamò la mano flrumento degli ftrumenti . 

L'occhio dimoftra, la Prudenza, per laqualc l'induftria fi dcue reggere ; 6^ 
l'ali, che fignificano velocità , accrefcono in parte i meriti dcli'inclultria . 

Jndu/ìrìa . 

NEH' imagine di Mercurio, che nella deftra tiene il Caduceo, & con la fini- 
ftra vn Flauto; gli Antichi figurarono le due cagioni , che generano l'in- 
duftria , cioè l'vtile per fc , &: il diletto per altrui,quello fi moftr.a nel Caduceo , 
colquale fingono i Poeti, che Mercurio fulcitalTc gli huomini i;\à morti, quello 
cel Flauto ifttumento atto per addolcire gli animi, &: fminuitc le i»olcltic . 

IN 



B 



T>1 CESayìRE %I P Al s^i 

INFAMIA. 

Dì .0 N N A brutta con Tali negri alle fpallc, & ricoperta di piume di vccel-' 
^ lo Ardiolo infino alla cintola , & dalla cintola in giù fari -veftica d* -yna-. 
tr^aerirna di giallolino fregiata del colore del verderame, ma (tracciata , OC in 
braccio terrà l'ibis vccclloo 

L'infamia è il concetto cattiuo , che fi ha delle pcrfòne di mala vita ;perb 
fi dipi ngc con Pali nere i notandofi , che il fuo è volo di fama, ma infelice , 6;^^ 
cattiuo. 

Le pìuTie dell* vccello fudetto moftrano , che rinfamla nafce in gran parceJ 
dall'incoftan^^a ,- perche quefla è inditio di pa:(^ia, 6c fi vede in quello vccello, 
che è incoftantiÒlmo, Però Martialc dimandò Ardiolo vnoj che andaua da vna 
all'altra arcione fen^^a far cofa buona » 

li color giallo, 8c il verderame C\ adoperano per l'inganno, d^ per l'infamia 
vniuerfalmente , & ancora Tvccello Ibis , il quale è fordidillìmo , come Icriuo- 
no alcuni, & fi adopera in fimil propofito ; e come la vede ftracciata infama gli 
huomini apprelTo il ^olgo ; così i viti) dell'anima tolgono il credito apprelfo à 
fapienti , 6^' rendono l'huomo difpiaceuole a Dio , douc principalmente fi fo- 
menta la noUra buona fama^ o <> 

Infamia ó • 
Onna ignuda, & Icprofa per tutta la vita 9 con l'ali nere, con capelli fparfi, 
m atto di fonare vn corno , habbia fcritto nella fronte la parola T VRPE » 
ò^,^ fi fcuopra "vn fianco con vna mano . 

La lepra nell'antico teftamcnto era figura del peccato , il quale genera prin- 
cipalmente l'infamia « 

Il cornojche fuona , moftra, che la fua è notitia infelice prelTo a gli huomini, 
come quefto è fuono rozzo, & ignobile o 

Il motto fcritto in fronte ci dichiara , che l*infamia da tutti è meglio veda- 
ta,che da quelli, che la portano addofib,però volontariamente fi fcuopre il fian- 
co, fcioglien do il freno a' viti] fen za vedere, o penfarc il dannofo Tuccciro della 
f ropia riputadoue^ <> ■- 

IN FÉ R M I T A. 

DO N N A pallida , & magra con vn lamo d'Anemone In mano, 8^ vn* 
ghirlanda della medefima hcrba;perchc ferine Oro Egittio ne* fuoi Hie- 
roglifici, che gì' Antichi per queft'herba fignificauano la malattia , 6c è quella , 
nella quale fingono i Poeti eflerfi tramutato Adone , drudo di Venere , elfendo 
dal Cignale amma:^::^ato, come racconta Teocrito, fa il fior purpureo , & bello* 
ma poco dura il fiore. Se l'herba, & forfè per quefto fignifica l'infcrmit^x . 

I N F O R T V N I O. 

HV O M O con vna veftc di Tanè fcuro , 5C dipinta di rouinc di cafc ,le 
giunga fino al ginocchio, con le braccia, le gambe, de i piedi nudi, fent^a 
cola alcuna in capo, nella dcftra tenga vn Cornucopia riuolco vcifo la terra.» , 
che Ila voto, ÒC nella fmiftra vn Cocuo , 

L'In- 



■f7i ' IC NOLOC.IJ 

L'InfortuniojCome fi raccoglie d'Ariftotcle, è vneucnto contrario il bene J 
&' d'ogni contento : & il Coruo non per cflèr 'vccello di male augurio , ma per 
ellere celebrato per tale da* Poeti , ci può feruire per fegno dell'infortunio : (ì 
come fpedc volte , vn trillo auuenimcnto è prefagio di qualche maggior male 
fopraftante , & fi deue credere , che vengano gì* infelici iucceflì, & le ruine per 
Diuina permiflìone, come gli Auguri antichi credeuano,cheiloro augurjjfuf- 
CèroinditiodelIa'Volontàdi Gioue . Quindi fiamo ammoniti a riuolgerci dal 
dal torto fentiero dell'attioni cattiuc , al ficuro della -viriù, conia gualcii pla- 
ca l'ira di Dio , 3^ cedano griofortunij « 

I N G A N N O. 

HV O M O vedito d'oro > fl^ dal mezzo in giù finiranno le Tue gamfeeJ 
in due code di ferpente : a canto hauerà vna Pantera ,con la teftafrale 
gambe . Ingannare éfar cola fpiaceuole ad alcuno , (otto contraria apparen:^a; 
però haimagincdi fembiantchurmino,' & vedito d'oro, ma finifceincodadi 
ferpente, moftrando in prima faccia Tin^annatore bontà , &: ccrtefia, pecaUct- 
tarci femplicìj&inuilupparli nell'orditura delle propieinfidic, come la Pan-» 
Cera, che occultando il capo, de moftrando il doiib, allctta con la beile:^:^a della 
pelle varie fiere, lequali poi con fubbito empito. prende, & diuora. 

.Inganno . 

DOnna, con vna mafchera di bclliflìma gicuane, & riccamente ornatas'& 
fotto fi fcuopra partedel vifo di vecchia molto difforme, 8^ canuta. 
In vna mano tiene vn vafo, che mcfce dell'acqua, & con l'altra in quel cam- 
bio fporge vn vafb di fuoco . La Tua verte farà dipinta a mafchere di più forti , 
perche in o^ni occafioncl'huomo , che per habito , o per natura procede dop- 
piamentCjla £ua fraude, 6^.^ l'inganno apparecchia^ 

Inganno, 

HVoinocopertoda vna -pelle di capra, in modo» chea-pena gli fi veda ilvi« 
fo . In mano tenga vna rete con alcuni Targhi pcfci , in forma fimili al* 
l'orata dentro di eflà . 

Così fcriue l'^lciato , figlie da ragione con 'Vctfi latini . 11 concetto 
dice così . 
^ma il [argo la c-apra; et Vefcatore» Conuìen che prefo alle fue ìnfidie reSìs: 

che ciò- comprende, lafua pelle vesìe; Così la meretrice con inganni 
9nde ingannato il mifero amatore Trcnde l'amante cieco à propij danni* 

Inganno, 

HVomo redito di giallo , nella mano dedra tenga molti hami , fi^s^ nella 
finidra vn ma^^c^o difiori,dal quale c(ca vnalerpe, 
ili dipinge con gli hami in mano, come quelli , che coperti dall*efca pun- 
gono , òc.^ tirano pungendo la preda , come l'ingannatore , tirane*© gì* animi 
icmplicidoueeidcfidcra , li ià incautamente precipitate : Onde Horatio de 
Cenipcta così dice, 

Qciultttm 



Occultum y'ifH'S decunnepifcisad hamum . 
\\ rriQ.'Z^o di fiori con la fèrpe in mezzo , fignifìca l' odor finto della bonti p 
tìondc cfce il veleno veio de gli effetti nociui . 

I N G I V R I A. 

DONNA gloujnejd'afpctto terribile ,ccn gli occhij infiammati|Vertiu 
di rolfo, con la lingua fuori della bocca, la cuale far^ifmilc a quella deli»? 
la ferpe, & dalP'vna , & dall' altra parte haticrà molta faliua . In mano tenga-, 
vn ma:^^odi fpine, & fotto i piedi vna bilancia, Arifìotile nellafuaRcttcrica 
dice, che è propiode*giouani , per l'abbordai ;^a del ranguei& per lo calor na- 
turale elTcr arditi, e confidenti neli'ingiuriare alliui, come anco, pcichc aman- 
do ig'ouani l'eccellen^^a , vogliono fopraflarc a gli altri , nel modo, che pcllo- 
no, & però giouane l'Ingiuria fi rapprefenta , col bruito afpetto , &gliocchij 
infiammati moftrano, che l'ingiuria nafce da perturbatione d'animo y la quale 
perturbatione fi mofira particclarmentc nel 'Nife; la lingua fimile a quella del- 
la ferpe , è fcgno , che l'ingiuria confitte in gran parte nelle parole, lequali 
pungono , non altrimenti , che fé fofliero fpine ; fono fegno ancora le bilancici 
fotto a i piedi, che l'ingiuria è atto d'ingiufticia,dandofi altrui quei biafimij che 
ò non fi meritano,ò non fi fanno . 

I M G I V S T I T I A, 

DONNA veftita di bianco rutta macchiata , terjcndo nella deftra mano 
vna fpada, & vn rofpo nella finillra ; per terra vi faranno le tauole della^ 
legge rotte in pc:^^^i, & vn libro, far^ cieca dall'occhio dcftto, & /otto alli piedi 
terrà lebilancie. 

Il veftimento bianco macchiato dlmoflra non efiere altro l'ingiuflitia, che-» 
corrottionc , & macchia dell'anima , per la inoficruanii^a della legge , la quale.^ 
"^iene (prec<^:^ata, & fpe:^::^ata dalli malfattori , & però fi dipinge con le tauole 
della legge, oc con le bilancie al modo detto . 

Vede l'ingiulìitia folo con l'occhio finiftro > perche non fi=fonda fé non nelle 
■utilità del corpo , lalciando da banda quelle, che fono più reali , ex' perfette, ik. 
che fi eftende a' beni dell'anima, la quale è veramente i occhio drittQ,& la ;ucc 
mcgliore di lutto l'huomo . 

Il roipo ,il quale è fegno d'auaritia , per la ragione detta altroue , c'infegna , 
che l'ingiuftitia ha l'origine fua fondata ne gl'intereffise nel defiderio delle com 
modica terrene, 6^ però non è vn vitiofolo , Se particolare nella parte del 'vi- 
tio , ma vna maluagitiì , nella quale tutte le fccllcrsggini fi contengono , 6^ 
tutti i "vitij fi raccolgono . 

Ingiufiitia t 

DOnna diftortrie, veftlta di bianco, fparfa di fanguCjCon vn turbante in ca« 
poall'yfodc' Barbari ; nella mano finiftra tiene vna gran t2:(:^ad'oro,al- 
la qu-le terrai gli occhi) tiuolti , nella delira haucrà vna fcimitarra , 6c per tec- 
t*leb;lancierotte_ . 

Dirtormc li dipinge, perche l'ingiuftitia , onde il male vniuerfale de' PopoK, 
Se le guerre ciuili foucnte dcriuano, biuttillìma fi dcuc ftimare . 

Bb La 



'374- 



ICONO L O C laA 

I N G I V S T I T I A.. 




Lafcimitarrafignifìcailgiudìtiotorto ,• & il veftimcnto Barbaro la crndel- 
tà,la 'vcftc bianca macchiata di fanguc fìgnifica la purità corrotta della giufti- 
tia,alla quale corruttela appartiene pure la ta;^5[a d'acro, haucndo grocchij,cioè 
la volontà ,& il penfiero Tingi urto Giudice per Tauaritia riuolti allavaghe:^:^» 
dell'oro folamcntejperche non potendo inficine foftencrclebilancie, e la ra- 
gione,cadono, onde vengono caIpeftrate,come fé cofa fodero di minor prc:^!^o, 

'ingordigia. 

DONNA vcftita del color della ruggine > nella Iiniftra mano tenga "Vn 
Folpo , & a canto vi far<J vno ftru:^:^o . 
L'Ingordigia propiamente detta è vn difordinato appetito delle cofe,cht^ 
al nutrimento fi appartengono più vitiofo di quello , che dimandiamo Gola , h 
Crapula, fl^^ fi dipinge veftita del color della ruggine, perche diuora qucfta il 
ferro fen:^a fuo vtile, come l'ingordo ogni cofa trangugia fen:^a gufto > al che-» . 
appartiene ancora lo (liu:^:^o , che il ferro diuora} & djgciifce • 



t) 



D 



DI CESJi'%B *R1TA. 37 y 

il Polpo in Or o ApoUinc fignifìca il.in«défimo i perche mancandogli i cibifi 
tiudcifce della carne fila medefìma. 

ingordigia. 
Onna di brutto afpettOjveftita del color della ruggine, cFie vomiti il patto 
per la bocca ; tenganella deftra mano il pefce detto rcaro,& nella finiftr» 
mano vna lampreda, da Latini-detta Muftela marina , ouero Hebrias . 

Il pefce Scaro a noi è incognito; p ercbc dicono, che non fi troua fé non nel 
mareCarpafeo ,& nonefce quafì mai dal promontorio di Troade; dalli Scrit- 
tori , è tenuto pefce ingordifsimo , perche folo (fecondo che riferifcew^riftoti» 
le ) tra* pe(ci oflerua l'vfo di caminare,ccme gli animali-quadrupedi, & fi pafce 
dell'herbc , & ancora perche con molta auidità diuora tutti i pefci piccoli « che 
fé gli fanno incontro per ingordigia^ Se poi li vomita perla fatietà, & fomigli» 
il fao corpo in gran parte a quello dell'Orata . 

La Lampreda , come dice Oro Egittio, partorì fce per bocca, & fubbito par^ 
lorito, diuora queirifteilì fuoi figliuoli, fé non fono prefli a ifuggire : 

Ingordigia, 
Onna col ventre groffo , il che fignifica ingordigia parafìtica , & tenga in 
mano vn vafo di trafparente vetro , dentro al quale fiano molte fangui- 
lughe, ouero fanguattoie, perche come la fanguifugha , porta a forbire ilfan- 
guc altrui non fi (tacca mai per fua natura ,finche non crepajcosì gl'ingordi non 
cedano mai>finche ('ingordigia iflelTa non gli affoga . 
Ingordigia > ouero ^uidità . 

VNa donna, che habbia nella mano vn ramo di quercia pieno di gh'ande; 
con la deftra moftri d'hauerne buttata vna ad vn porco , il quale la ten- 
ga in bocca in modo , che fi vegga , e flia con la tefta alta , e con gli occhi) fiflì 
'Vcrfo la figura-- . 

Habbiamo figurata l'Ingordigia con tale animale, che mangi vna ghìanda,e 
guardi all'altre, perche è tanto ingordo, che mentre ne tiene vna in bocca , de- 
fiderà di pigliare l'altra,ingordo coftumc fcoperto da Alceo Poeta Greco quan- 
do diffe . Sus tan balanon tan mio echi tan d'echtan labin. 

Susglandem aliam quìdem habet, alìam autem optat accipere. 
Pigliafi il porco per l'ingordigia, come animale, ilquale ingordamente diuo- 
ra tutto il giorno, e mangia d'ogni cofa, e per tal conto molto s'ingrafiàjondt-» 
'Volgarmente fi fuol dire d'vno,che fia di buona boccatura ; diluuia, come 'vn 
porco . Horatio Poeta volendo dare auuifo ad Albio TibulIo,ch'egli attendcua 
a far buona vita, ed ìngralfarfi, conchiudc l'Epiftola con qucfti verfi , 
Me pinguem , & nitidum bene curata cutevifes : 
Cumviderevoles Epicuri de grege porcum , 
Doue fi^chiama porco della greggia d'Epicuro : E porci furono chiamati i 
Boeiij nell'Arcadia , perche erano molto dediti alla ingordigia : Leggefi ne gli 
Adagi) , Vita fuilla , per vna vita ingorda da porco, e quelli,che menano fi brut 
ta, e fo^2^a vita, fono poi tenuti ftolidi, groflì, e indocili fimili a gl'ingordi por- 
ci . Ma ancorché in quefla fi rapprcfcnti fpetialmcnte l'ingordigia della Cra- 
pula, n©ndimeno fi può applicare all'ingordigia di qualfiuoglia acquifto,e gua- 

Bb 2 dagno 






ICONOLOGIA 

INGORDIGIA. 




tia^no di roboa, Impercioche,fi come il porco fpento daII*ìngordl.^ia,vJ fempre 
fcaiundo la terra co! grugno , e con le :^ampc per ingrairarfi ; cofi gli l.uomini 
ingordi delle cofe terrene,ccrcano di fcauare i denari di /otterrà; cacciano il cr- 
po etiandio in luoghi, che a loro non appartengono , per impadronirfi di quel- 
lc,ii rimefcolano di qua, e di là sracciacamentc, e fanno tanto di mano,e di pie- 
di, che ottengono cofe indebite per fatiate la loro ingorda voglia. Appena ha- 
ucranno tirati li frutti maturi dVna 'vfura,che defiderano gli altri non maturi, 
tanto fono intenti all'ingordigia, Alceo fuddetto l'applico all' ingorda auiditi , 
che haueua delle donnc,come ghiotto di quelle , 

Susglandem aliam quìdem habet , alìam autem optat accipere j Ego qtwqui 
puellampulcram alìam quidem haheo , alìam autem cupio accipere , 
INGRATITVDINE. 

DONNA veft'ta del color della ruggine, tenga in fcno -vna ferpe, in mo'' 
do di accare:^5^atla;in capo haucr^ la tcfta d'vn'Hippopotamoj& il reftan- 
u della pelle de! detto animale gli feruirà per manto . Vedi in Oro Apollinc . 

Ingra- 



il 



DJ CESALE %1VA: B?? 

Ingratitudine . 

DOnfta 'vecchia, che nella man deftra tiene due 'unghie d*Hjppopota- 
itio , altrimcnte cauallo del Nilo, per moftrare quanto fia cofa abomi- 
lieuolc l'ingratitudine ; In Oro Apolline fi legge, che gli Antichi adoperauano 
ancora l'vnghie dell'Hippopotamo , 8^:già la ragione fi è detta neirimaginc^ 
dell*impictà : figurarono ancora gli Antichi l'ingratitudine in Atheone di- 
uorato dalli propij cani , onde nacque il prouerbio in Teocrito j T^tri canes , 
yt te sdant j 

Ingratitudine, 

DOnna veftita di edera, tenendo in vna mano due vipere, IVnomafchio, 
e l'altra femina, & il mafchio tenga la teda in bocca della femina , 

Ingratitudine è propia maligniti ncH'animo rezzo, & vile, che rende I huo- 
mo fconofcente de'bcncfitij verfoDioje'i prolIìmo,ficheÌcordandoÌlbenpre- 
fente, brama Tempre il futuro con appetito difordinato . 

L*edcra porta il fignificato dell'ingratitudine , perche quel medefimo albe^ 
ro ,o muro che gli è ftatoToftcgnonell'andar inaltoj&acrefcercjellaaìlafinc 
in remuneratione di gratitudine ,Ìo fa feccare, & cadere a terra , 

Significa queftomcdefimo la vipera , la quale per merito della dolcei;^!^a,che 
rlceue ne' piaceri di Venere col compagno , bene Tpclfo tenendo il filo capo in 
bocca, lo fchiaccia, & elio ne rimane morto ; E poi che mi fouuiene vn fonet' 
to a quefto propofito di M. Marco Antonio Gataldi , non m'increfce fcriucrlo, 
per fodisfattionc de' Lettori- 

O ài coIpCi e d'errori albergo , efede. Che non curi amiftàìneferuifedei 
I{ubel!a a!gÌHfìo,a la l^tura,à Dio, Tu lupot^rpiay Crifon d'oprey e d*afpett0 
Tefle infernale morbo perueifo,e rio» Tu dì virtù j tu d^ animò honorato 
D'^letto,e di Satanfigliai& herede. Feccia,fchiuma fetorimacchiay e difetto, 

O dì Vieta nemicOi e dì mercede , Tufei con V^uarìtìa a "pn parto nato » 

Mo^ro a riceuer pronto, a dar rejlio, Fuggi dalpenfier mio , non che dal pettOy 
V di promeffe, e beneficij oblio , Ch'è de vitij il peggior l'ejjere ingrato , 

l N I M T C I T I A. 

DONNA veftita di nero, piena di fiamme di fuoco, conia deftra mano 
in atto di minacciare, con la finiftra tiene '\na anguilla,& in terra fiana 
vn cane, & "Vna gatta^che fi a!:^:^uffino infieme . 

Il 'veftimento nero con le fiamme fignifica Tira mcfcolata con la malinco* 
nia, che infieme fanno l'inimicitia durabile , la quale non è folo quell'ira , chc^ 
ha nel profondo del cuore , fatte le radice con appetito di vendetta , in pregiu- 
ditio del proflimo, & che ciò fi moftri per lo fuoco, & lo manifefta la dcfinitio- 
ne, oue fi dice, l'ira eficre vn feruor del fangue intorno al cuore, per appetito di 
vendetta , SC la malinconia è addimandata da medici ^trabilis , però fi può 
lignificare nel color nero , & fa gli haomini ricordeuoli dell'ingiurie. 

L'anguilla, il cane, & la gatta dimoftrano il mcdefimo effetto, elTendo quel- 
la folita d'andar lontana da gli altri pefci, per inimicitia , come dice Oro Apol- 
line» & qucfti infieme efiendo in continuo contrafto naturalmente . 

Bb 5 INI- 



37S IC ONO L O C I<l4 

INIMICITIA MORTALE. 




DONNA armata, farà di afpctto fiero, & tremendo^ vcftita di color ro(V 
fo, che con ladcftramano tenga due faettcvgualmcnte dittanti , & che 
la punti dellWna tocchi fcambiedolmcnte le penne dell'altra, 6^ con la finU 
ftra -vna canna con le foglie, e delle felci , 

Si dipinge armata, & di afpetto fiero , & tremendo , percloche rinimicitlaJ 
ftà preparata Tempre con l'arme , & con la pronte:^:^a deli* animo per offende- 
re, 6^ abbattere l'inimico. 

Il color rollo del 'vcftimento ne fignifica TefFetto propio deirinimicitìa ,la-» 
quale genera nell'huomo fdegno, collera, & vendetta . 

Tiene con la delira mano le faettc nella guìfajch'habbiamo detto, percloche 
gli Egitti) volcuano, che per elTe folle il vero (imbolo della contrarietà, elTendo 
che ne i contrari) non può edere vnione,ma continuamente inimicitia mortale. 

La canna , e la felci , ne denota la peruerfa, & iniqua natura di coloro, i qua • 
li allontanaci dai comandamenti del Sign. Dio ( cuca il i.mstcerc l'ingiurie) 

uafgcc* 



DI eÉSA%È *RIPJ:, 379 

■frafgredifcono a sì alto precetto, dicendo in S. Matteo, tgoautewdìco'pobisi 
éiligiteìmmico,yeflros;benefacite ijs,quioderunt rcs, & orate prò prefecjuenti- 
hus , & calumnìantihus yos . In oltre il medefìmo Euangelifta a 1 8. dice , Se 
perdonaremoai nolhi inimici,ch'egli perdonare a noi le noftre colpe. Sic pa- 
ter tneus cdeSìisfacìet vohis^fi non remiferitis vnufquijque f^tri fuo de coràihus 
"pefìris , qucftc lono parole dei Signore Dio , del quale chi vuole cllcre an))ca 
bifogna far quello, che «gli dice ^Vcs amici mei eftisyfifeceritis qu^e pr£cipio vo» 
bis. Ioan. 1 5 • Però conuienc per falute dell'anima noltra non elitre intenti alla 
vendetta, & efferc oftinati, & inimici fimile alla canna,& la felce.che fono tan- 
to fra di Joro contrari j, che vnaamma:^:^a l'altra, ilche dice Diofccride libi. 4. 
cap, 85. T€ribitfilix,quam per ambitum copìofiorharundo coronet , & contri 
tuanejcet harundoy quam ohfepiens multa filix in orbem cinxerit . Er Pieno Va- 
Jeiiano hb. cinquantaottefimo dice, che lono tanto inimici, che le felci tagliate 
con laxannajoucro Ce arandoli fi mette la detta canna fopra del vomere,non ri* 
rafcono piùjC parimétc a voler tor uia le canne mctterui le felci, fa il medcfimo 
effetto, che fa Ja canna, tanto fono per natura mortalmente nemici : Onde fo- 
pra di ciò Aleflandto Magno (ancor che gentile ) diede efempio , che (ì deua-. 
perdonare ,& non perfeguitare il Tuo inirnico fino alla morte , perche hauendo 
^ellò pcifccto di Battiia , doppo hauer tre volte rotto Dario , com'anco fattolo 
prigione , così kgzto IVccifc , & per dimoftrare Alcflandro quanto errore ha- 
ve^'e commclTo il detto Bcllbjddottolo in Tua poteftà lo caftigò della fua oftina- 
ta pcrfecutlone, 6^ inimicitia , che legati , & raggiunti per for:;^a infieme due 
rami d'arbore, & a ciafcun legata vna gamba Beffo, fece fciorli d'infieme,e prc- 
cipitofamente aprendofi lo sbranò per mezzo per memoria ,& efempio del fu® 
inimicheuolc, &: peflìmo coftume . 

1 N I Q V I T A. 

DONNA veftita di fiamme di fuoco,6^ f'Jgga velocemente . 
Si uipinge in fug2,perche non è ficura in luogo alcuno y ogni cofa le fìij 
ombra,& ogni minimo auuenimento la fpaucnta, generando il timore, ilquale 
con la fuga fi configlia , & fi tifolue perpetuamente . E veftita di fuoccperche 
l'iniquità abbrucia l'anime peruerfe , come il fuoco abbrucia i legni più lecchi , 
I N Q^V I E T V D I N E. 

DONNA giouane veftita di cangiante, che tenga vna girella di carta,co- 
me quella,che/ogliono renerei fanciulli , che girano al 'vento, perche- 
liii fono gl'huomini inquieti , che non fi fermano mai in vn propofito con fta- 
bilit<ì, che perciò fi verte anco di color cangiante . 

Inquietudine d'animo . 

DOnna mefta, & in piedi, che nel a deftra mano tenga vn cuore, fopra del 
quale vi fia vn tempo d'horologio , & con la finifira vna banderuola di 
cjuelle, che moftrano i venti . 

Si rapprelenta con l'horologio fopra il cuore , & con la banderuola,come di- 
cemmo, per dunolkare, che fi come l'horologio , & la banderuola di continuo 
fono in moto, così chi è inquieto dell'animo, mai non ha ripolo, & gli conuic- 
ne clporfi a tutti i contrarij, che lo moieftano . 

Bb 4 IRRE- 



jSe 



ICONO LOG I^ 

IRRESOLVTIONE. 




D 



O N N A vecchia a federe, veftlta di cangiante,con vn panno nero anuol- 
toalla teda A con ciafcuna delle mani tenga vn conio in atto di cantare, 

Irrefoluti fi dicono gii iiuomini, che conofcendola diucrfità, & adifHcultà 
delle cofe, non fi rifoluono a deliberare quelIo,chc più conuenga,& però lì rap- 
prefcnta, che ftia a federe . 

Vcfteft di cangiante, che moflri diuerli colori ,comc diucrfè apparen:^e del- 
le cofe, che fanno gli huomini irrefoluti . 

Si dipinge vecchia , perche la stcchìf^^j^ per le molte e/perien:<^e fa gli huo^ 
mini irrefoluti nell'attioni . Onde conofcendofi molto più in quefta età , cht-» 
nell'altre, ragioncuolmente fi dubbiti d'ogni cofa, & però non i\ va nell'attioni 
rifoluramente come in giouentù . 

Se le àà i Corui per ciafcuna mano in atto di cantare ^ il qual canto è fcmprc 
CrasjCras, così gli huomini irrefoluti ditìferilcono di giorno in giorno , quanto 
debbono con ogni diliger:^* operare, come diceMaiifalc. 



DI CES<iARE %rPA: jif 

Cras te vi&urumj cras dìcìs VoHhttme fempef 
Die mihi cras ìHui Vojììmme quando venite 
Quàm longè cras ìflud,vb} efl,aut "Ptide petendum ì 

T^uncjuid apud Varthosy ^rmeniosq, Utet ? 
Jam cras iflud habet Triami,vel T^fìoris anno» 

Cras ifliid quanti die , mihipoffet emi» 
Cras viuesy hodie iam viuere ToHhumeferum efi 
lUefapitquisquis VoHhume vìxit beri. 
II panno nero auuoìco alia tcfta , moftra rdcurit J, e la confiifìone dellMnuU 
lecco, per la "^ariet^ de* penfieri , i quali lo rendono itrefoiuco . 
INNOCENZA. 

VERGINELLA, vcftita di bianco , in capo tiene ^na ghirlanda di 
fiors con vn'Agnello in braccio o' 
Con vna ghirlanda, & habico di Vergine fi dipinge , per tffère la mente deU 
rinnoccnceintatta, (5<: immaculata : Però dicéfi, che l'Innocen^^a è vnalibera,e 
pura mcnrcdeli'huomo, che fcn^i^a ignoran:^* penfi,& operi in tutte le cofe con 
candide:^:^^ dì rpirito,& fenica puntura di coicien:^a . 

L'Agnello fignifica l'innocen^^a , perche non ha ne for^^a , ne intentionc dì 
nuocere ad alcuno, &: cffcfb non s'adira , ne s'accende a dcfiderio di vendetcai 
ma tollera pitienccmente fen^^a repugninc^a, chegli (1 tolga,e la lana,cla vita y 
douendo così fare chi defidcra d'aliìmigliarfi a Chrifto . ' 

Qui cor am tondentefe obmutuit . come li dice nelle facre lettere per eflferc nobi* 
liliìmo lui Tivlca deli' innocen:^a . 

Jmocen':(ayòTutità^ 

Glouanetta coronata di Palma, 6C ftar<x in atto di lauarfi ambe le mani in 
'vn bacile pofato fopra vn piedeftallo , vicino al quale fia vn* Agnello ^ 
onero vna pecora j 

L'innocen:^a, ouero Purità nelFanima humana, ècomelalimpìde^^anel-^ 
l'acqua corrente d'vn viuo fiume . E con la confiderationc di quefto rilpetto , 
molto le conuiene il nome di Furiti . Però gli Antichi , quando voleuano giù* 
rare d'elTere innocenti di qualche fccleratc^^^a , dalla quale fi fentiuano incol- 
pati, ouero voleuano dimoftrare, che non erano macchiati di alcuna bruttura * 
foleuanonel cofpetto del popolo lauarfi le mani, manifcftando con la monde:^- 
^a di elTe , Se con la. jpmìtà dell'acqua la monde^^^a , e la purità delia mente. 

Dì qui nacque, che poi ne' Gieroglifici furono qucfte due mani , che Ci laua- 
uano infieme,vratc da gli Antichi, come racconta Pierio Valcriano nel lib.tren 
tacinquefimo, & S.Cipriano nel hbro de Liuorc,ci eforta a ricordatfi icmprc_,, 
perche chiami Chrifto la fua Plebe, 3c nomini il Tuo Popolo, adoperando il no- 
me di pecore , 'volendo così auuertire ,che rinnocen:<;a , 6c la purità Chriftia?» 
ra, fi dcue mantenere intatta, QC inuiolabile . 

La Corona di palma da S. Ambrogio in quel luogo , Statura tuafimilisfk^s 
efi palrrne , è interpretata per l'in noce ni^a, e puricà, che ci è doiiata da Dio Tub- 
bito , che fiamo rigenerati pel fantillìroo battcumo . j^ 

INV- 



D 



JCONOLOGlui 

INVBIDIENZA. 
O N N A. vcftita di rc0c,con vn freno fotte -i* piedi, òC in «pò con oc* 

ccnciarura di penne di Paucne, tenga la deftra mano a!:^ata permoftra- 
ic iHbiJita di prrpofto : in terra vi Ila vii'A^pidc jilquale con vn' orecchio pre- 
ma la terra, & l'altro lo ferri con la coda . 

L'lnubidien:^anon è altro , che vna tra/greilìone volontaria dc'precetii di- 
vini ,o dcgl'humani . 

il '^'eftito rollo , e la mano alta conuengcno alla pertinacia,la qusle è cagio- 
ne d'inubidien;;^a.; il fieno dimcftrs,che l'amore delle prop;epa(rioni conduce-, 
altrui a volontario difpregio delle leggi , & de' cc-majjdamenti , a* eguali fjanio 
tenuti obbedire per giuftitia, 6^ che pere fi dimandano metaforicamente,frc» 
no de* Popoli^ 

Ha il capo adorno di penne di pauone,p€rcherinubidicn:^anafce dalla trop 
pa prefontione, èC fuperbia- 

L'Afpide fi pone per l'inubidieni^a , perche fi altura gli orecchi per non fen- 
tìrc, & vbbidire rincantatore^chcper foi^adc'fuci incanti lo chiama, comc^ 
teftifica Dauid nel Salmo 57. à'\ctr\òoyfUYOY illisftcìéndttw fimilituàmrn ferptn 
tis , fìcut ^fpìiis furd£,& obturmùs amesjuaSfi^uA non €^audit rocem incan» 
tantium , & venefìci mantantisfafienter, 

INSIDIA. 
O N N A armata^ con vna volpe per cimiero , cinta intorno di folta neb» 
bia, terrà vn pugnai nudo nella deftra, e nella finiftra ne dardi, farà '\na 
fcrpe in terrà fra Therbc verde , che porga infuori alquanto la tefta . 

L Infidia è vn'attione occulta fatta per offender il proffìmo , e però s'arma » 
■loftrando l'animo apparecchiato a nuocer col pugnale,e co' dardi, cioè lonta- 
no , e 'vicino > ha per cimiero vna "^olpc , perche Taftutic fono i fuoi principali 
penfieri , la nebbia è la fccrctc:^c^a , dC' gli ociculci andamenti , eh' aflicurano il 
paflb all'Infidia . 

La ferpe fomiglia l'infidiofo , fecondo quel commun detto : Latct anguis in 
herba j interpretato da tutti gli crpofitori. in tal piopofito . 

Infidia , 

DOnna armata , nel finiftro braccio tenga vno feudo , & con la deftra vna 
rete, la quale da gl'antichi fu tenuta per fìgnificato dell'infidia . 
E Pittacovno de' fette lauij della Grecia , doucndo venir a battaglia coiu 
arinone huomo di gran for^a, 6: Capitano de gli .^theniefi, portò vna rete (ot- 
to vno feudo , la qualc,quando gli parue hora opportuna , gittò adoflo al detto 
frinonc&lovinv. 

iNSTABiLITA, OVERO INCOSTANZA D'AMORE, 
Ch'hoT s* attacca , horfi Hacca» 
O N N A , che tenga nella mano deftra vn ramo d'oliuo , Se nella finiftra 
vna pianta d'origano, alli pif di vn pefce Polipo . 
Il Polipo e f.efcc falacc, che incita a cole Veneree, come dice ^iheneo lib. 8, 
&c 7. ad Venerero confcrunt piaccipuePolypodes , per qutfìo foifepcneuafi al 
iiiticlacfo di Venere , come anco per Gieroglifìco di fcin-f^za ,& ccftai !^a-# 

d'AoiOic 



D 



D 



DI CES<ìARE %IP A) }ff 

d'Amore , fecondo Plerio , perche quefto pefce s'attacca tanto tenacemente a* 
fafll , o fcogli , che più tofto fi ladà leuare a pe5^:(^ì, che ftaccarii . L*ifte(lo pefc« 
con figura però dcll'oliuo , & dell'origano lo ponemo per inftabiliti d'Amore % 
poiché fi (ente rùdere dell'origano, per quanto rifcrifcePierio lib. 27. 8^ 57» 
i'abborrifce tanto,che fi ftacca , per lo contrario l'odor dell'oliuo glie tanto gra* 
to, che l'abbraccia .-tal natura dice Atheneolibr. 7. fi Icorge quando metten* 
doh "vn ramo d'oliuo nel mare in quella parte,doue ftanno i Polipi , in breut^ 
fcn!?^a ninna fatica fé ne tirano fuora attaccati al ramo, quanti Tene vuole-.. 
oleum illos appeterehoc etìam documento efi yquod eius ramumft quis in mare 
dimittat vbì polypì habitant , ac parum iìlic contineat , quotquot volet nullo la • 
bore ramo ìmpa6los extrabct . Ciò auuienc, perche fono d'odorato leggiero.^ 
amano odore loaue, come quello dell'olino , & odiano l'origano di acuto odo- 
re ; però il ramo di queflo sfuggono , òC a quellofi attaccano . Così fanno gli 
amanti inftabili, fc la co(à amata porgeloro l'acuto origano della gelofia , <k,^ 
fé molli da qualche rifpctto moftra iciegno,^: afprc^^i^ijnon potendo efiì com- 
portare così fatto rigore fubbito fi (laccano dall'amore ,& giurano di non tor- 
narui più : ma fé poi l'amata riuolga vcrfo loro ciglio fcreno , e moftri grata pia* 
ceuolf!:^:^! fubbico ritornano , & di nuouo s'attaccano al ramo dcll'oliuo firn» 
bolo delii foaue pace. Maggiormente fi dimoftra quefta inftabiliti con la figa- 
ra del Polipo , ilquale è pefce mutabile , perche varie forti di colori piglia > cosi 
gli amanti (\ mutano di colore, hor s'impallidifconoj hor s'arrodìfcono , varia* 
tao propofi to, &<. pigliano diucrfi atictiti , & pacioni , per il che l'animo loro fti 
(emprc inftabilc- . 

Infìahilìtà, 

DOnna veftita di moiri colori , con la man delira s'appoggi a 'Vna cann» 
con le foglie, e fotto i piedi tenga vna palla . 
Vcftcfi di vari) coiori l'inftabilità y per la frequente mutation di penficri del» 
Th uomo in (labile. 

Si appoggia ad vna fragil canna, fopra' alla palla , percibchc non è rlatodi 
condicione alcuna , doue la volubil mente fermandofi li alficuri , e douc nOQ fi 
appigli conforme allccofe più mobili, e meno certe . 

JnJìabìlitàiOtisro IncoJlan'S^a, 

T^ Onna 'vedita di vari j colori, per la ragione già detta , (Ila a cauallo (bpraJ 
•*~^ l'Hiena ferpente, onero tenga il detto animale m quel miglior modo , che 
parri a chi lo vuole rapprefencarc . 

Inftabili fi dimandano quei,ch'in poco tempo fi cangiano d'opinione fenc^^t 
cagione, e fen^^ fondamcnco,5^ però fi dipinge con l'Hiena appreiro.animile, 
che non mai (la fcimo,e (labile nel medcfimo edere: ma hora è forte, hora è dc- 
bo!e,hor audace, 6c hor timido , moke ^olte fi manifclla per mafchio, e talho- 
ra per femmina, talché fi pu j ragioticuolmcnte dire , che in c:To fi truoui la ve- 
ra lallabiliti, come dice Uro Àpjiiine , 



J?# 



JCONOLOCi:^ 



INTELLETTO. 




HV O'M O Armato di co':a:^:^a, e vcftito d'oro j in C2po tiene vn*eImo do- 
rato, e nella dcftravn'afta. 

Queft'huomo di qucftarruniera dcfcritto dimodra la pcrfettlone dell'intel- 
letto, il quale armato di faggi configli facilmente fi difende da ciò che fia per 
fargli mile,e così rifplcnde in tutte le belle, e lodeuoli opere, che egli fa , ouero 
perche in guerra , come in pace e necelTarijdìmo . 

Ha Telmo dorato in te(ta , per moftrare , che rintclletto rende l'huomo ftv 
do, e fauio, e lo fa lodcuole, epiaceuoleaglialtri, che loconofconodi pre^^^o, 
come è di pre:^^o Toro , e faldo, com'è faldo racciaio; l'afta fi pone,perche dal- 
l'Intellctto nafce tutta la 'virtù , che può 'venir in difefa dell* huomo , il quafe 
come Re fiede nella più nobil parte , fic^^ ha carico di comandare , Se dì dar 
legge ad "vn popolo di paflìoni , che in noi fcr:^a elio farebbe tumulto , e con- 
Oi»oui folleuamenCÌ« 



IN. 



DI CESSARE %IP A. sSj 

Intelletto . 

GTouanetto ardito, veftltó d*oro, in capo terrà vna corona mcdcfimamcn- 
te di oro, ouero vna ghirlanda di fenapci Tuoi capelli faran biondi,e ac- 
conci con beli' anellatare , dalla cima del capo gl^fcirà "vna fiamma di fuoco , 
«ella dcttra mano terrà -^no fcectrce con la fmiftra moftreri vn 'aquila, che gli 
fìa vicina . L'Intelletto è per natura incorruttibile, & non inuecchia giamai ,(Si 
però fi dipinge gioaane . 

Il veftimento d'oro fignlfica la pttrità , òC fempliclt^ dell' clTer fuo , elTendd 
l'oro purillì mo fra gli altri metalli, come s'è detto . 

I capelli fon conforme alla vaghe:^:^a delle fuc operatlonl , 

La corona, e lo fcettro fono fe^gni del dominio , eh* erto ha /opra tutte le paf^ 
Coni dell'anima noftra , & (opra l'iftelfa 'volontà , la quale non appetifcc cofa , 
che prima da ellb non venga propofta . 

La fiamma è il naturai defiderio di fapere , nato dalla capacità deila virtù in- 
tellettiua , la quale fempre àfpira alle cole altc,c diuine , fc daTenfi, che volen- 
tieri robedilcono,alla confideratione di cofe terrene, e balTe non fi lafcia fiiiarc. 

li moflrar l'aquila col dito, fignifica l'atto dell'intendere, elfcndo propio del- 
Tintclietto il ripiegar l'operatione in ic flielfo, vincendo l'aquila nel volojlaquale 
fupera tutti gli altri vedili, dC animali in quefto, come anco nel "vedere. 

La fenape infiamma la bocca , e fcarica la tefta , & per qucfto fignifica l'ope- 
ratione grande d'vn intelletto purificato nel tempo , che non l'offufcan le neb- 
bie delle pallioni, ole tenebre dcU'ignoran^^a. VcdiPicr.lib.57. 



D 



INTELLIGENZA. 

O N N A vedita d'oro, che nella deftr a mano ten^i vna sfera » e con \*a 
finiftra vna rerpe,far<ì inghirlandata di fiori . 

Jntelli^en:?^a dimandiamo noi quella vnione , che fa la mente ncftra con la^ 
cofa intefa da lei j & fi verte d'oro, perche vuoPeirere lucida,chiara, àC rifplen- 
dente,non triuiale, ma nobile , & lontana dal fapere dal vol^o, e delle perfont-» 
plebee, che tutto dirtin^ue nelle qualità fin^olari deiroro. 

Si potrebbe poco diuei famentc ancora mcftrare la figura di quel/a intelli^en- 
:^a, che muoue le sfere celcrti, fecondo iFilofofi: ma perche principal intento 
rortro è di quelle cofe,che dipendono dall'opere,e dal fapere humano,parliamo 
di quefta fola, la qual con la sfera, e con la ferpe , moftia che per intendere It-. 
cole alte , e lublimi , bifc^na prima andar per terra come fa la ferpe , e ncll' in- 
tender noftro andare con prmcipij delle cofe terrene , che fono meno perfet- 
te delle celcfti , però fi fa nella mano finiftra la ferpe , 6^ nella dcftra , ch*è 
più nobile, la sfera. 

La ghirlanda di fiori in capo , moftra in che parte del corpo fia collocata quel 
la potenza, con la quale noi inondiamo , & i fiori moftrano , che di fua natura 
l'intendere è pcrfctiione dell'animose dà buon odore, per^encrar buona fama, 
e buon concetto di fé Hello nella mente de^li altri . 

IN- 



sia 



ICONOLOGIA 



intelligenza: 




IntelltgenT^a . 

DOnna, che nella deflra tiene vn liuto , e nella finiftra vna tauola fcritta l 
Moftra che Tlntelligen^^a nafce per lo piiì , o dairefperienii^a, o dallo ftu* 
dio de* libri} come facilmente fi comprende per le cofc già dette . 
INTREPIDITA, E COSTANZA. 

GIOVANE vìgorofo, vcftito di bianco , crolfo ,che moftri le braccia-» 
ignude, e ftarà in atto d'attendere, e /bftenere l'impeto d'vn toro . 
Intrepidità è l'eccedo della FoncT^it oppofto alla viltà, e codardia,& allho- 
fafi dice'vn'huomointrepldo^quando per fine conforme alla dritta ragione-, 
non teme quello, che da animi ancor ficuri fi fuol temere . 

Sono le braccia ignude,pcr moftrare confiden^^a del propio 'Valore ; e com- 
batte col toro, il quale eflendo molefliato diuicne ferociflimo,& ha bifogno per 
refiftcrc ,fulo delle prouc d'-vna di/pcrata foite:^:^a, 

IH- 



DI CES<^RE %IP A\ ìif, 

I N V E N T I O N E, 

Come rapprefentatn in FirenT^ dal Gran Due a Ferdinando . 

VN A bella donna, che tiene in capo vn par d'ale, come quelle di McrcU- 
rio,& vn'orfa a* piedi, e lecca vn'orfacchino, che moftra,che di poco fia 
flato da la dett'orfa partorito > òC leccando moftra ridurlo a perfcttionc delia 
Tua formai . 

I N V E S T I G A T I O N E. 

DONNA con l'ali alla tefta , e il cui veftimento ila tutto fparfo di formi* 
che, ten^a il braccio deftro>e il dito indice della medefima mano alto » 
moftrando con elTo -^na Gruc, chr voli per aria , e col dito indice della finiftra» ■ 
vn Cane, ilquale ftia con la tefta balfa per terra in atto di cercare la fiera . 

L'ale,che porta in capo,fignificano l'elenatione deUìntelletto,perche alian- 
doli e^H per Tacquifto dcllaCIoria > deirHonore ,c delL'lmmortalit^i , vicnein 
cognitione delle cofe alte , e celefti o- 

Diamo a quefta figura il veltimento pieno di formiche, perche gli Egitti) per 
elTe fi^nificauano Tinacfligatione , efifendoquefti animali diligentiflimi inuf 
ftigatori di quanto fa bifbgno al viuer loro »- 

Moftra la Grue, che vola , perche gli Egitti] ( come dice Pierio nel lib. dicef- 
fettefimo ) voleuano, che ciò folle dimoftrationc d'huomo curio(b,c inuefti^a- 
toredelle cofeaite, e rublimi,e di quelle,che fono remote della terra, percioche 
quefto vccllo vola molto in alto con velociti , e fcorge molto da lontano. 

Del fignificato del Cane , Serto Pirhonefe Filofofo nel primo lib. cap. 14. di- 
ce,che il cane nella guifajche dicemmo,dénota inueftig;itione, percioche quan- 
do feguita/vna fiera» ed arriuato ad '^n luogo, doue fono tre ftrade , cnon ha- 
uendò veduto per qua! via fia andata; elio odorata , ch*habbìa là prima ftrada s. 
odora la feconda ,c le in ncfluna di elle lènte , che lìa andata , non odora la ter- 
:^a>.ma rifoluto corre argomentando, che necelTariamente lìa andata per clTa* 
r N^ V E R^ N OV 

SI dipingere per rihuerno »//donc bellilTimo giouanc , in habito di caccia* 
tore, la ftatua del quale, gii era nel monte Libano col capo coperto , coru 
apparen:(à mefta , tenendo la finiftra mano alla faccia, e con la delira foftenen* 
do il veftimento, parcua,che in eflocadclferole lagrime, le quali cofc tutte de- 
fcriuono la figura del Verno, che cosi racconta Pierio Valcriano lib. Nono»- 
1 N V 1 D r A. 

DONNA veccHiajmagrajbruttaJi color Iiuidò,hauerà là mammella fi- 
niftra nuda,e morficata da vna ferpc,laqual lìa rauuolta in molti giri fo» 
pra della detta mammella , Se a cantavi lari vn Hidra , fopra della quale terrà 
appoggiata la mano , 

Inuidia non è altro , che allegrarli del male altrui , & attriftarli del bene con 
vn tormento, che ftr uggc,e dluora Thuomo in fé fteftb, 

L'ellcr magra, e di color liuido,dimoftra, che il liuore nafce communemen- 
le da freddo, e l'Inuidia è ftecida,ó(r ha fpento in fé ogni fuoco, ó;^ ardore di 
chariti . 
La ferpe, che motfica la finiftra mammella, nota il ramarico ch'ha fempre al 

cuore 



ICONOLOGIA 

INVESTIGATI ONE. 




•uore riiruldlofo del bene altrui, come di(Tc Horatìo ntl/EpiftoJe. 
Inuidus alter'ms maoYtfàtrehtts opimis. 
Le fi dipinge apprcUuTHidrarpciciochc il luopui^^jolente fiato, & il veleno 
infetta, & vccidc più d'ogni aItirov<ilctioro animale; così i'inuidia altro non pro- 
caccia fé non la rouina dc^ii altrui bèni, sì. de 'animajcomedc! corpo> & ellcn- 
<io (come dicono! Poeti) mo:^^o vn capo a l'Midra più nerina'cono,cosli'ln- 
uidia quanto più l'iiuomo con la forerà della virtù cerca di eftin^ucrla,tanto più 
crefce contro di ella virtù . Però ben dille il Petrarca in vn (onecto . 
inuidia nemica di virtute Ch'à bei principij volentier contrari . 

Et Ouidio nel lib.2.delle Metamorfoli • 
J£ tutto f eie amaro il corCy e'I.petto , ^Uhorft fìrtd^getfi confuma, e pena 

La lingua è infufa d'vn venettiCÌ/vccide Chef lice qnat ch'vnviucf comprende 
Ciòcche gli efce di bocca,è tutto infette, E queHo è ilfuofupplicio,e lafua pena 
i^uenena col fiatone mai non ride Qhefe non nuoce a luiffs sìefjo offende; 



DICESA%E 'RIPA. 2S9 

Se non taVhor, che prsnde in gran diletto Sempre cerca por maljempre auenen€ 
S'vn per troppo dolor languifce,eflride, Quakh'emulfuo^fin cV infelice il rende 
L'occhio non dorme mai: mafempregeme Tiene per non veder la fronte baffd 
Tanto il gioir altrui V affligge, e preme . Minerua, e toHo la rifolue,e iajfa . 

1 nitidi a . 

DOnna -vecchia, brutta, e pallida, il corpo fia afciattp , con gli occhlj bie- 
chi, -vcftirà del colore della ruggine,rariì fcapigliata,*^ fra i capelli -^ì 
daranno mefcolati con alcune fcrpi , (lia mangiando il propio cuore , il cjualc- 
terrà in mano. 

Si dipinge vecchia, pcrche,pcr dir poco, ha hauuta lunga, &C^ antica inimi- 
citiaconla'virtù . 

Ha pieno il capo di ferpi , in vece di capelli , per fignificatione de* mali pen- 
(ieri, etiendo ella fempre in continua riuolutione de' danni altrui, óC^ apparec- 
chiata Tempre a fpatgerc il veleno ne gli animi di coloro , con i quali fèn:^a mai 
quietare fi ripofajdiuorandofi il cuore da fé medcfimajil che è propia pena del- 
i Hnuidia. EperòdilTe bcomo Sannazzaro. 

i V inlidi a figlimi mioje flcfìa macera Che non gli vale ombra di c€rr$}ò à* acera» 
E fi dilegua come agnel perfafcino 

Inuìdìa • 

Pallido hai voltOiil corpo magro^e afciut Tìacer alcun ;fe no daW altrui lutto 
Gl'occhi so biechiiC ruginofo,e'l dete (to, ^Uor ride C inuidiaiCh' altrimente 
jl petto arde d'amarofele, e brutto Si moHra ognhor adoloratase meda, 

yenen colma la lingua, né mai /ente E fempre all' altrui mal vigila, e dijìa, 

Jnuidia . 

DOnna vecchia, mal veftita, del color di ruggine ; fi tenga vna mano alla^ 
bocca, nel modo , che fogliono le donne sfaccendate in balla fortuna-» > 
guardi con occhio torto in difpartc , haucrà apprelFo ^n cane magro, il quale-, 
j "come da molti effetti fi 'vede è animale inuidiofilllmo, e rutti gli beni de gl'al- 
tri vorrebbe in fcIolo,anq[i racconta Plinio nel lib. 25. cap. 8. che fentendofiil 
: cane morfb da qualche ferpc , per non rcftar offefo mangia vna certa hcrba in* 
regnatagli dalla natura , & per inuidia nel prenderla guarda di non eilerc ore- 
liuto da gli huomini . 

E mal veftita , perche qucfto vitio ha luogo particolarmente fra gli huomi- 
lìi badi , e con la plebe . 

La mano alla bocca e per fegno, ch'ella non nuoce ad alttui:ma a fc ftcffa,^ 
che nafce in gran par ce dall'otio . 

Inuidia, 

V7{yeleno, è l'inuìdia^che diuora Vn pallido color tinge la faccia , 
Le midolle,& ilfangue tutto fugge , ^al da del duol interno certo fegno. 
Onde rinuido nhà debita pena Et il mi fero corpa diuien tale 

Terche mentre l'altrui forte l'accora Cfce par che fi diHruggayefi disfaccia; 
Sofpira.freme, t come leon rugge Ciò che vede gli porge odio, e difdegno 

M oprando ch'ha la mfera alma piena Terò fugge la luce, e tutto a male 
D ' odio cruUl che l me.a q.ì torna, e con eguale 

Ce ,.4 veder 



5p'> ICONOLOGIA 

kA veder raltrui ben con occhio torto D 'Jpiaccrjchiua II cibo , annoia ìlùtré 
1 ero óintrcfifa ghiacciotC furore yuqua non dorme: mai non ha rip.ofos 

Bagna/i difudoìe y Efemere il cor gli èrofo, 

che altri! p-iffar delfuo dolor accorto , Da qucll'inuida rabbia , qual hauere 
E con la lingua di veleno armata ^o» può maifìnct &al cuigraue male 

Ai ordCiC bìajimafempre cìòtche guata, Rimedio alcun di Meda -j ncnuak . 

1 nmdia, deU\^ le ia to . 

DOmafquaUida^ e brutta , E douunque ella uà, prefìoy o lontano 

Che di carne di uipera fi pajce-j Torta dardi fpinoft nelle mano; 
£ mangia il prcpio cuore Che nelfuofan'^ue tinge , 

Cui dolgongV occhi liuidi a tuti'hore In queftn hahitojtrano , 
ed agra, pallida, tajciutta , E in tal forma Vlnuidiaft dipìnge. 

INVOCATIONE. 

DONNA veftita di rodb^ in capo hi vna fiamma di fuoco , & vn*ahraj 
Hmile le n'efcc di bocca .» 
L*fnuocatione fi fa chiamando > 5;.^ aipettando con gran defiderio il diun 
no aluto . 

Però ù. dipinge conueneuolmcnte con due fiamme , che gli efcono vna del- 
la bocca , e l'akca dalla cima del capo , che dimoftrano la -vera , e profittcuole 
inuocatione confi fiere non lolo nella '^roce, ma anco neirintentionc della^ 
mente , con che chiedendofixofa giufta ., & impediente dalla diuina benignità 
facilmente s*impetra , 

I M P E T O. 

VN giouane HI afiyJtto feroce , & ard-to, che fia quafi nudo>e che ftia iru 
atto di affrontare jmpetuofamente rinimico,e con la fpada nuda moltri 
di tirare vna (toccata ; haueri bendati gli occhi j, e con Tali a gli homeri,a can- 
to vi lata vn Citnalc, che ftia parimente rabbuffato , con la bauu alla bocca, ed 
in atto di operaruvnitamcnte con la figura a chiunque gli fi metta auanti per 
offenderlo . 

Giouane , e quafi nudo, di afpetto feroce, e ardito fi dipinge, pcrnonefiere 
nella gioucntiì alcun timore,ma pronte:^:^a,e audacia ad cfpotfi coii impeto ad 
ogni incontrojche perciò ftà nell'atto fopradetto,e con la ipadajcomc diccmo. ; 

Gli fi bendano gli occhi). perche chi mette in e/ecutione Topere lue con im- 
peto , e fiirorr, dimoftra d'elfcre priuo del lume deirintclletto» che è regola, o 
milura delle opcrationi humane . 

L'ale denotano la 'Veloci; i^ e la preflc<[^:^i, della qu.de fi feruc con poco glu« 
ditioì'n-nperMofo giouane, e dall' mipeto U lilla tralportare. 

Se li mette a canto rimpctuofo Cignale, nella guifa, che fi è detto, percioche 
pf r com.im confenfo di tutti i poeti il pof co Saluatico è porto ptr l'impeto , co- 
n)efi j^uò'Vedercin Picrio V;(lerianolib. j?. ed in Arifiofane nella commedia 
detta Lilìftratc , il coro delle donne dice per le Dee ,{c tu hcggi mi fti.!^!^ichi, 
fciogliciòio ilmioporco , e rclla iftella commedia il coro delle donne Lacc- 
dcmonie minaccia Leonida di andari;li adollo , C' me Cignale, percioche 1 in- 
cuiincione , ed amor del combaticie e cofi naca raic ai Cignale > che prcuocato . 



DI CESALE 'RIFA. 391 

rfaf cacciatore, non fi fu^g* j ma rpontaneamcntc pti^ndc la pugna ; e di niente 
duMtando , corre con impeto ("opragli fpicdi, e altre acmi m 'ilratcgli , onde fs 
n'è fitto prouerbio, qvìando palliamo, che gli audaci , o troppo pronti > cht-# 
•Ncngono alla volta noftra contta l'alia, come porco f,iluacico . 

IRA. 

DONNA ginuane, di carnagione rolla , ofcura , &c perche appartiene a 
l'iiabitLidine del corpo de gl'iracondi, come dice Ariftotilc nel icfto,e no- 
lio Capitolo della Fifonomia, hancr le fpalle grandi , la faccia gonha , i^ii occhi) 
rodi , lafronte rotonda , il nafo acuta, 6i le narici apectc,ri potrà ollcruare an- 
cora quello -, far^ì armata , e per cimiero portarà^na teda d'orfo , dalia quilc-* 
n'^ifca fiamma , e fumo ; tccri nella deftra mano vna fpada ignuda , di nella lì- 
niUra h^ucri vnafacellaaccefa, & farà vcllitadi rolTo. 

Giouane fi dipinge l'Ira, percioche ( come narra Ariftotlle nel fecondo libro 
delia Retthoiica) • giouani fono iracondi, 6^ pronti adadiiatfi, & atti ad efe- 
guire l'impero dell'iracondia ,&" da clfa fono vinti il più delle volte , & quello 
intcrulenc, pecche cllendo ambitiofi,ei1i non poliono patire di clfer difprcgia- 
ti > an:^i fi dolgono acerbamente quando par loro di clfere ingiuriati . 

La teda dcll'orfo fi fa , perche quello animale è all'Ira inclinatiflìmo , e pero 
nacque il Prouerbio: Fumantem viri nafum netetigcris , quafi cheiì fumo, 
e'I fuocojche fi dipinge apprcITo, fignifichino Ira , e contuibationc dell' animo . 
Vedi Pierio nel lib. il. 

La fpada ic^nuda fignifica , che Tira fubbito porge la mano al ferro , ^ fi fa 
fìrada alia "vendetta « 

La faceila acecfà è il cuore dtirhucmo irato « che di continuo s*accendc , e 
confuma./ < 

flà la ucÓA gonfia , perche Tira fpelfo Cx muta , 8c cambia il corpo per lo ri- 
bollimento del fangue, che rende ancora gli occhi] infiammati* 

Jra* 

DOnna 'Veftita di rolfo ricamato di nero", farà cieca , con la fchiuma alla^ 
bocca, haurà in capo per acconciatura vna tella di Rinoceronte, e appref 
io vi fari -yn cinoccphalo. Stat.7.Theb. defcriuendo la cafa di Marce nei pacfe 
de* Traci dice,che v'era fra moki l'Ira, & la chiama rolla dicendo. 
tfoYÌbus cecumque nefas ir£que rubentes , 
Perche nalce dal moto del fangue , e procura femprc la vendetta col danno 
e con la ftiorte alti ui , però va ricamato il -vcllimento di nero . 

H Rinoceronte è animile, che tardi s'adira > e bif:gna irritarlo innan^*. gran 
pe^^o : ma quando è adirato diuiene fcrocifllmo ,• però Martialc nel i . lib, de 
furi Epigrammi dille . 
SoUicitant pauìdi rmcerota magiHrt Seque din magna colligh ha fer£ . 

Gli Eeùti) Jukndo -volf nano rapprcfentar l'ira d;pingcuano vn cinocefalo 
per eller più d'ogn'altro aninji'c iracondo . Vedi Pierio Valer l'ò.ó. 

Cieca con la fchium i alla bocca fi rapprcfcnta , percioche «ilcndo l'huomo 
vmto dall'ira p?rde il lume delia ragione ,"c cttca con fatti , è con pau4t clien- 
dccc altrui, e p.^rò dictfi . 



39^ 



ICONOLOGliA 



ISTITVTIONE. 




Vn crude! moto "ptolentc t l'Ira Chcfpìnge Ihuomo a furo? en?piot e pre^0 

ch'in fcfca rubi il trisìo animo vela Che l intelletto infoile ardir accieca , 
h alamaro bollore il cor circonda E o^ni diuina infpiration rimoue 

Coprendo i labri d' arrabbiata fpumay Dall'alma t>ile,e la conduce a morte 
hfccofo de fio nel petto accende Trina di grafia e di fallite eterna . 

Virouina dan'ioja, e di vendetta. 

Et jl Petrarca nel Sonetto 197. Efurorlongo ;cKìl(uo pofseffore 

Ira è hreut furor , e chi no l frena Spcffo a vergognai e a morte tJhor mena» 
ISTITVTIONE. v_ 

DONNA, che con Ja dclka mano ter^a vn panercttp, o ccftello, che dir 
vogliamojclie dentro vi fi vedano delle rondini. Sono alcuni, iquali ha- 
uendo in alcune antira^^'ie c'Teruato '>'n cancdrfllo con delle rondini dentro, 
'Vogliono, chec]ue(lo fia il gieroglifico dciriftitutionc , ó^ prendono di 
«ucflorargumento da' benefit) j di Orifide , Óc.^ di Cerere dati a* mortali j 

pero 



H 



DI CES<iARE %IP A". spj 

pcrb che da quefti habbiamo ticcuutì , e le leggi dei ben 'viuere , ed i precccci 
di ben lauorarei campi ; imperòchci Poeti chiamano Cerere leggifera , ed 
apprelfo Diodoro nelle lettere de gli Egittiani Ofiri è detto , e tenuto Gioue 
giuftoPadre,Duce, eConfultoredi tuttojlequali cofc, o "vogliate accomo- 
darle alla Iftitutionc , o alla agguaglian:^a, tutte quadraranno bcnillkno , 6;^^ 
faranno al propofito . 

INTERESSE PROPIO. 
VO MO vcccÌjìo ,vcrtitodi nero, che tenga con vna manovnaxranna 
con rhamo da pe/carc ,« con l'altra "^n raftello,dairvn canto vi (ia /vn 
gallo)& dall'altro vn lupo ^ 

Intereirc è "un'appetito difordinato del propio commodo, e fi ftende a mol- 
ti, e diuetfi obietti lecondogli appetiti de gli huomini : ma 'Volgarmente al- 
Tacquifto , &c conreruatione della robba , che però fi dipinge vecchio ( com \_4 
dice Ariftotile nella Poetica ) elfcndoqucft' età naturalmente rrolto inclinata 
airAuaritia capo particolare dell'intcreflè . La canna con l'hamo moftra , ch« 
TinterelTe sloiq^a fpclTe volte a fai beneficio altrui : ma con intention di gioua- 
mcnto propio , e non per la (ola '^irtù , che non può fiauer fine meno nobile di 
fé (Iella, perche con la canna i pe(catori porgono il cibo al pcfce , con ìntcntio- 
ne di preriderlo,e tirarlo fuori dell'acqua . 

Que(to medcfimo affetto di propia atfettione fi dimoftra nel raftcllo inftru- 
mento di Villa, il quale non ferue per altro, che per tirare "verro colui, che 
lo maneggia. 

Si ve(tc di negro per moftrare , che fi come e(ro colore non C\ può tramuta- 
re in altri colon, COSI l'interellàtofta Tempre fermo ne' fiioi "vtilije commodì, 
oltreché rinlerclle propio è macchia , chetfa ciafcuna parte ofcuia il bianco 
della virtù , e perche rintercllc tiene altrui in gelofia del propio commodo , Se 
in continua vigilanc?[a , così d'animo, come de* fenfi ; fé gli accompagna fece il 
gallo porto nel modo, che di fopra fi è detto . 

Se li mette a canto ìì lupo, perciochc l'mterelTe ha la medefima natura, 3^ 
prcpiec<ì di qucfto animale ,elÌcndo che del continuo è auido ,& ingordo. 

Inter effe. 

HVomobiUtto, magro, nudo , ma che habbia a trauerfo'Vna pelle di lu- 
po , &i del medcfimo animale habbia l'orecchie , & che abbracci , 6c 
itiinga con auidit^' con ambe le mani vn globo , che rapprefenti il mondo, così 
vien dipinto da Gieronimo Maflei Lucchefe pittore , huomo di bello ingegno» 
& di bonifTimo giuditio . 

ITALIA CON LE SVE PROVINCIE, 

E PARTE DEL L' ISOLE. 
Come rapprefentata nelle Medaglie di Commodo.TitOy & intonino. 

VNA belhis. donna veltita d'habito fontuoToiC ricco con vn manto fopra, 
ficda Top a vn globo,ha coronata la teda di torri,e di muraglie,có h delira 
mano tiene vn i.ettro, oucro vn'aiU,t he con l'vno,e con l'altra vien dimoftra- 
ta nelle lopr^dette Medaglie,e con la finiftra mano vn cornucopia pieno di dì- 
■€tii fj:utti,c oltre ciò faremo anco,chc habbia fopra la terta vna bclliifima ftclla. 

Ce 2 Italia 



i94^ 



ICONO LOG I<tA 



ITALIA CON LE SVE PROVINCIP; 
E PARTE DELL* ISOLE, 




Italia è vna p^rcc dell'Europa , ÒC fa chiamata prima Hefperìa di Ue(ptx^ 
fratello d'^danre, il quale cacciato dal fratello, die il nome, & alla Spagna , & 
all'Italia :ouerofj detta Hc/peria f fecondo Macrobio lib. i. cap. 2. ) dalla ftella 
di Venere, che la (èra è chiamata HefperOjpcrclTcr l'Italia fottopolla all' occafo 
di qucfta ftella . S\ chiamò etiandio OenotrÌ3,o dalla bontà del vino,che vi ha- 
<ce, perche Aìn^n, chi.- mano li Greci il vino, o da Oenotriosche fu Rè de' Sabi- 
ni . Vitimamente ?\i detta Italia da Italo Rè di Sicilia , il quale infegnò a gl'Ita- 
liani ilmodo dicoltiuarcla terra, & 'vi diede anco le leggi, petcioche egli ven- 
ne a quella parte, doae poi regnò Turno, di la ch.araò così dal Tuo nome,corat 
«tferma Vergiho nel lib.i. dell'Eneide . 



EHtocus ttìefperhm Graij cogmmÌneÌìctmt 



Òettotr^ 



DI CES<iARE 'KIP A\ 3j>j 

t)emtYÌj coluere viri, nuncfama, minores 
Italiani dixere, Ducìs de nomine gcntem. 
Horanoi la chiamiamo Italia dal norr.e di co'ui, chcvi regnb;maTimco,d 
Varrone vogliono, che fia detta così da i buoi, che in lingua greca anticamente 
fi chiamauano Itali, per elTerucn^ quanti t^,c belli . 

E per non elTer^ io tediofo fopra i nomi, che habbia hauutoqueffta nobiliflì- 
ira parte di tutto il mondojfopra di ciò non dirò altro ; ma fòlo con breuità at- 
tenderò alla dichiaratione di quello, che appartiene all'habito , e all' altic cofc^ 
che fono nell'imagine fopradetta . Dico dunque, che bella fi dipinge pei la di- 
gnità , & grande eccellen:^a delle cofe , le quali in efià per addietro continua- 
mente ritrouate fi fono , & alli tempi noftri ancora fi truouanojondc il Petrarca 
ritornando di Prancia j 6;,^ auuicinatofi airitalia^ & vedendola, con grandiifi- 
ma allegrc^^^a diffc^ 

Salite tara Deo tellus fan&ijjimai fahe 
T^llus tuta bonìs , tellus metuendafuperbìs 
Tellus nohìlihus multum generofior oris , 
E A^ergilio nella 2. delle Georgiche , anch'egli marauigliato della fua granJ 
belle!:(:^a dicc_ . 
Salite Magna Varensfrugum Saturnia tellus Magna virum^ 

E Strabonc nel fijlto libro della fi.ia Geografia , òC Dionifio AlicarnalTèo nel 
principio delThifloria di Roma , ragionando d'Italia jmoftrano, quanto fia de- 
gna di lode, percioche in quella fclicilìlma Prouincia fi ritruoua per la maggior 
parte l'aria molto temperata, onde ne feguita elferui adagiato viuere,e con allìa 
differentie di animali, di augelli sì domcftici, come anco feluaggi per vfo de gK 
h uomini, non tanto per la lornecciììtà, quante anco pei ipiaceri,etrafl:ulliloro. 
Se le mette la bella fteila fcpra il capo per la ragione detta di fopra . 
Si vcfte d'habito ricco , 8^ rontuofojcirendo che in quella nobili/lima Pro- 
uincia fi 'Neggono molti fiumi ,cupì, e Iaghi,diletteuoli fontane ,' vene di falu- 
beirime acque tanto calde , quanto frercbc , piene di diuerfe 'virtù talmente-, 
prodotte dalla Natura, così per il riftoro ,e conferuatione della fanita dell'huo- 
mo,come anche per i piaceri di elio . Il medefimo Virgilio nella 2. della Geoi-» 
gica così dice_ . 

uin mare, quod fupra,rnernorem, quodq; àlhtit infra 
^n nelacus tantos^ te Lari maxime^ neque 
Flu5ìibus, & fremitu ajfmgens Eenace marino f 
xAn memortni portusjLucrinoque addita clauHra 
*Atqueìndignatumr/;agnis^ridorihus 4cuor 
Julia qua Vanto longtjonat vnda re/ufo, 
7yrrhenufq;fretisir}mdttiture(ìusauernisì 
Vi fono ancora non /olo per msgjjior ricche^^^a, Ó<;^ fontuofità diuerfe mi* 
nere d» r^etaHi^: ma ctiandio varij , & diuerfi marmi, & altre pietre fine , onde 
li detto Vergilio a! luogo nominato n2rr3,così feguendo ^ 
Hce e eadem argen ti riuos, ierifq; me falla 
Olìendit renis, atque auro plurima fluxit . 

Ce 4 La 



fff re ONO LO e I<iA 

La corona di torri, & di muraglie dimoftrarornimcnto, e la nobiltà delle 
Città, Terre, Cartella, & Ville , chefonoinqueftarifplendente, oc fingolac 
Pfouincia , onde il Poeta nel 2. delia Georgica hebbe a dire . 
^die tot egregias Frbes , operumque laborem 
Tot congeda manu prxruptis oppidafaxis : 
Fluminaque antiquos fubter labentia muros. 
Lofceitro, oueroi'halta , clic tiene con la delira mano, Tvno,^ l'alerà (i- 
fiificano l'imperio , & il dominio, che ha (opia tutte l%Itrc nati :.,i,i , per l'ec- 
cellen:^a delle fue rare virtù non folo dell' armi : ma ancora delie lettere . La- 
fciacò m"»k'altre co/e dignillìmedi tal lode per non ellcr lungo : ma. lolo met- 
terò in conGderatione quello,cheteftificalopradi ciò ilnollro più volte allega» 
IX> Poeta nel 2, della fuaGeore. 

tlxc ^enn; acre virum Marfos^, pubemq; Sabeìlam 
^(ìnetumq; malo Ligurcm yoljcofq; verutos 
Extulit: h£C Decios , Marios , magnofq; CamiUos 
Scipiaias dar os bello, & te maxi -ne Cxfar, 
S^i nunc externis ^fix iam vitior in ons 
Jmbeliem auertis l{pmanis arcibus Indurne 
ti CornHi-opia piedo d vanj frutti fignihca ia fertiliCì maggiorrdi tuttt^ 
1 altre l'rouincie del mondo . ntrouiiidoti in cllatutic ic ouonc qualità clleiidcy 
che hai Tuoi terreni atti a produrre tutte ie cofe, h^ -^n ncccllatic aii ha;nan» 
yloj come ben (\ veiet>er Viigiiro nel mcu'cfimo libro,' 
Std ncque MedommfylutS , dhifjìrna terra , 
T^et puUInr Ganges^acq, auro tur Ijid'ts Hermus 
Laudibus Italia certent: non BaSirat ncque Indi. 
Totaq; tunfcris Pancbaìapin^uis areiìif. 
E poco dipoi, 

Scd pauidafruges , & Bacchi majjlcus humor 
Impkuere: teneniole£q;armentaq; Uta 
Urne bellatOY equus campo fé fé arduus ìnfert : 
liinc albi clitumnegreges ; & maxima tamus 
yióìima jfxpe tuoprofufifliiminefacro 
T^manos ad tempia Deum duxere triumphos , 
Hic ver afjiduiim , atq; alienis menfWus ^jìas t 
Bisgraiiidx pecudes , hispomìs vtilis arbos » 
^icde fopra H ulobo (come diceinmoj per dimoltrare,comcl Italia è Slgno^ 
rr, & Re^Mna di tutto il iVlondo,come hanno dimoltiato chiaro gli antichi Ro- 
mani, oc hora più che mai il Sommo Pontehcc maggiore >& lupeciotc a qual- 
fiuoglia Petlonaggio , 

Italia , 

NEI ter:^o confolato di Adriano fu in vna Medaglia d'argento efprefTa tru 
piedi, con vn'hafta nella deltta, ik con il cornucopia nella (ìniitra, lì co- 
me tifeiilce Adolfo Occone ab Vtbe condita 87Ó. Se bene il ter:^o conlolato 
di Adriano, Iccondo il conto del Paumno iù acil' b 7 2. dalla cdificatione di Ro- 
ma. 




T)ICBSA%E 'KJPJ: 397 

bel 

cjuì la hgura di K.orna»come capo 
a federe ("opra fp iglic, trofei,e arme di ncmici.dallVna mano vn ballonc,oucto 
haaa,dall'akra vna llaci)>cca della vittoria alata, che tiene vna corona di lauro : 
Roma felice in viia mc(UJglia di Adiiano . n T' 

Donna a federe nella ^^-(ha tiene vn ramo d'alloro, come vlttorlofa, nella iU 
niftra vii'ha(h,c. m bfll.cofa : VnMtra pur d'Adriano. Donna a federe col 
murlone, nella dritta vn firmine, nella finiftra vn baftone, per fegno del domi- 
nio d catto i( mondo, con le parole ROMA FELIX. Fùancorapprefen- 
tataKoma ecerna nella medaglia di Marco Giulio Filippo Imperadore, lopra-. 
vno feudo, nella delira la folita ftatuetta della -vittoria, nella finiftia il battone: 
Lo feudo cileni ì rorondo, e sferico, pigliafj per (imbolo della Etemitrt : Nella 
nitU.igliad' Muno Cordo ftampata da FuluioOrfini , vedefi in vnmedelimo 
riuerfo lt^lia,& Koma inficmc, Italia dal canto deliro col Caduceo dcftro,«^ 
Col cornucopia nel firiittro braccio^ 

R om^ conicata in habito fuccinto , tiene fotto il pie deftro vn globo , nclla-i 
4ian finiftia v./hifta , & prrgc la man delira alla deftra d* /calia ; Hoggidì m 
cima della Torre d. Campidoglio vi è polla in piedi la ftatua di R.onna armata , 
con la Croce in mano, Trofeo; fcettro,arme,&: infegna pai nobile & mifteno- 
fa di tutti gli altri, per la qual* ella è bafcifondamcntoA capo della Santa Ma- 
die Chicf^, che Romana s'appella ^ 

L I G V R t A . 

DONNA magra, dì afpetto virile, &c feroce fopra di vno rcoglio,o falTò» 
haueri vna vette fuccinta con ricamo d'oro in dolfo, vn corfaletto, A;^^ 
in capo vn'cimo . Terri la deftra mano alta, & aperta, in mezzo della quale vi 
farà d pinto vn'occhio, 5^con la finiftra mano porgeri con bella gr.*tia vn ra- 
mo di palma, <5^ appretto al fato deftro vi farà vn timone, e dal linittrornofcu^ 
do con due , ouero con tre dardi . 

Li^tiria, fecondo il Biondo, è prima Regione dell'I caiiadall* A pennino fino 
al mar Tofco,& Catone, Sempronio,& Berofo , dicono, chela Liguria pigliaf- 
fe tal nome da l.igufto figiuoio di Fetonte Egittio , che venne in quello luogo 
ad habicate infieme con Tuo padre ,auunti che venittèroi Greci d'Attica , 6^ 
Enotria d'Arcadia . 

Fiì pv,i quetto luogo chiamato Gcnouclato daGcnouaCittàprincipalc , 8^^ 
nobililiim > di quclh Prouincia . 

Magra, & fopra vn fallo fi dipinge, per ctterc la maggior parte di quefta Pro- 
uincia tlcrile ,( lecondo che fcriue il Biondo) dicendo,, he li Romani erano fo- 
liti di mandate pellò Colonie in tante parti d'Italia , & non mandarono purt> 
vna a Gcnoiia, ne in altro luogo di ctta Prouincia, temendo, che i foldati pct 
detta catiTone non vi pordlero habitare. Onde Strabone nel lib oquinto,fcri- 
iie il Genouefatocllcr pollo fra i monti Apcnnini , 6^ checonuicnca'paelani, 
per raccorie qualche cola da vmeie,;^appare i loro fafibfi , & alpn iuoghi , an^i 
^f «^^*rc ii idlii pct acctc.ccic la coltmationc , il mcdclimo accenna Cicerone 

in 



h^ 



ÌCO KOLOG lji 



L I G V R 1 A. 




in 'Nn'orationc concia Rullo, dicendo. 

LìgUYCs montani ,Jurì, & agreUes. 

La "Vcflc col ricamo doro d' nota la copia grande de* danari, oro, argento^ 
€ alrrcricchc:5^:^c infiriite,di che abbondano-queftì Popoli, ii quali con induftria, 
e Vilore hanno in diueilì temp acqaillacc, e tutta via l'augumejitano in iiihni- 
Cq^comcGiGnan Mai ia Catanco nella fui^Genouaanjpi niente ne Iciiue. 

Tiene con la linillra mano il ramo della palma,per dimcltrarejchc non poco 
honoie riccucogn'anno da qucfti l'ianta quella Prouincia , poiché de i fuoi 
candidi rami il Sommo Pontefice nella Quadra^cfinubenedifce , &c diflribui- 
Ice con molta 'veneratione a tutti grUluftiiflìrai Signoii Cardinali,a Pic!ati,& 
ad altri principali . 

La delira ruano aperta con l'occhio in mezzo di cfTa fi^nifica i'induftria di 

quciti 



DICESA'RE'KIPA. sjf 

flueftl popoli, con la quale fappllfcono al mancamcnco naturale del paeic in*, 
procacciarfi con varie arci tutce le cofe » che fanno al ben viucrc , ci^mc ii decce 
Caunco denota conlifeguenti veifi. 

Jngenhhos fublimihom'mes, anìmofatf; corde 
Viribusinui^is peperit durofque Ucertos . 

ti dipinge la detta figura d'a'pctto ferocf «armata di corfalettOjd'elmo con !• 
feudo , dardi , 3c con Thabico fuccinto , perciochc narra Strabone nel quarto U* 
bro,& il Biondo, che i Liguri fono flati fcmpi e ott mi, <&: valorofi Soldati, 6c,^ 
che (oleuano adoperare gli feudi > & frano buoni lanciatori , &: Giordano mo- 
naco Scrittore delle cofe Romane , dice , che qucfti popoli ricufarono molto dì 
'Venire fotto il giogo de' Romani , &cheanimofaraente ,& oftinatamentc fe- 
cero lor gran reriltcn:^a,e LI uio ancora rag'onando della loro ferocità, dice,chc 
parcua che folfero a punto nati qucfti huomini,per trattenere li Romani nella-* 
militia, che Tpeiio con ingegno bifognaua eilere con loro alle mani, & che non 
era Prouincia pi'i atta a fare, che i Soldati Romani diueniiTcro forti , & animofi 
di quefta, per le d.tiìco.tà de* luoghi fra quelle alpie montagne, doue era necef- 
fario allil rgli , come anco per la deftre^i^a , & coraggio de i detti , che non da- 
uanotempoa i Romani diripofarc,»! qual valore fé ben e in qurl tempi moftra- 
rono , fecondo Liuio, 6^ altri grauilTìmi auttori , nondimeno ogni giorno a^ 
maggiori imprese fi fono efpofti, da' quali han i iportata gloria, 6^ honore ;fr» 
quali imprele non tacerò quella "vittoria , che Biagio Afareco hcbbe contro Al- 
foufo Re di dragona , il quale fi refe prigione In mano di lacomo Giuftinian© 
delli Signori dell'lfola di Scio > "Vno delti capi dell'Armata, elTicndo chiariflìma 
la fama del fuo gran ie valore . Similmente in qucfta gloriola Vittoria fa prefo 
Giouanni Rè di Nauarra, & l'Infante Hcnrico Tuo fratello , come per l'Hiftoric- 
di Napoli fi vcde,e nel Compendio di c(^c del Collenuccio nel Ìib.6.fog. I 2 8r 

Tralafcierò di dire molt' altre maraulgliofeimprefe,con l'interuencodi tanti 
Caualieri, ìk Capitani famofi,chc in diuerfi tempi ibno flati , ó^ hanno fatti 
^loriofi acquilti per 1 lor Signori . 

lltimone,chefe le dipinge a canto così ne fignificarottlmogouerno del- 
la nobili (lima Republica di quefta Prouincia , come anco il maneggo della na« 
w.gktioncyche per ellcr qucfto paefe marittimo con fingclar macltria fi efercita 
4 diuerfi vfi, cosi di pacf , come di guerra, per hauer hauuti, & hauendo ancora 
hoggi huomini famofiflimi , li quali han comandato in mare, & comandano 
tuttauia , Gi^ fu Chriftoforo Colombo, la chiara fama del quale perpetuamene 
mente viuerà, hauendo egli pervia dcla nauigationc , con ftupordcila Natura 
con animo inuitto, e fingclar piuden:^a penetrato a luoghi inacciribili,e troua* 
li nuoui mondi, ignoti a tanti lecoli palLti . Francefco Maria Duca d'Vrbino, 
huomo di fingolate -virtù, &: pruden:^a, il quale rcfie elcrcici Papali, e^ Veneti, 
Nicolò Spinola Generale deil' Armata di Federigo 1 l. Impcradorc . ^nfaldo ai 
Mare Generale drli'iltelTò . Princifuale Fiefco Generale VicatÌQ dcll'lnipcrador» 
Greco, che hcbbc in do .0 l'IfoU di Mitilcno . 

Chf 



■jl.00 ICONOLOGIA 

Che dirò dì Glouan Giuftmiano delll Signori dell'ifoia di Scio, che per la ra^ 
ra •virtù , 6c^ eccellente valor fuc fu General di Marc , e di Terra di Coftanti- 
ro Imperadorc di Coftantinopoli . Andrea Doria General di mare per il Papa » 
per il Rè di trancia , per Carlo V. Imperadorc , & per Filippo Rè di Spagna , & 
^Icimamcnie Giouan' Andrea Doria per il detto Rè di Spagna . Ma douc ho 
lalciato Elio Pertinace , ilqnalc ( mercè delle virtù, & delle ottime qualità fuc) 
afcefc all'Imperio Romano ? Ma qu«llo,che maggior gloria porta a quefta pro- 
uincia,c rhauere hauuti anco quanto al grado Ecclefiaftico infinito numero di 
Prelati di S. Chiefa, Vefcoui, Cardinali , 6^ Papi , come fono Innocentio IV. 
Adriano V. Nicolò V. Siilo I V. Innocentio IX. & Giulio 1 1. 

Molto più fi potrebbe dire , che per non tilèrc troppo prohflo tralafcicefiTen^ 
do quella fingolarifiima puo.uincia degna di molto maggior lode della mia,. 

TOSCANA. 

^7 ^A belliffìma donna di ricchi panni veftita,ropra de* quali hauerà H 
V manto del Gran Ducato di velluto rodò federato di armelllni , in capo 
hauerà U corona del Gran Duca, l'habito di fotto al m- nto far^ finiile ad vn ca- 
miclo bianco di lino fottiiiiTimo , dalla parte finillra vi farinnodiuerfe armi, e 
l'Arnofiumcjcioèvn vecchio con barba, e capell» lunghi , & che giacendo Ha, 
pofato con vn gomito fopra vn'vrna, delU: quale cfca acqua,hauer^ il detto fiu- 
me cinto il capo di -^na ghirlanda di friggio , 8^ a canto vi farà a giacer vn ìeo- 
ne,& dalla delira vi farà ra'ara all'antica , fopra la quale vi far^ il fuoco, <^ in- 
torno a detta ara vi faranno fcolpiti rVrceo,la Patera, & il Lituo verga augura- 
le, in mezzo fiano vari) , cdiuerlì in ftromentifacerdotali, fecondo il fallo, 8^^^ 
antico vfo de'Gentili,econlafiniftramano.tcnga ,con bella gratia '\n giglio 
lo(lò,&vn libro. 

Molti nomi ha hauuti quefta ProuIncÌ3.,vno de'quali fu Tircnnia, comenar- 
ra Berofo Caldeo nel libro i . dell' antichità , & Trogo nel 2. dicendo ellcr flato 
nominato così quefto paefe da Tirreno figliuolo di Atio , il quale per quanto 
narra Sttabone lib.5. dice.chc dell'Idia mandò quiui habitaLoii,pcrcioche Atio 
vno difccndente di Heicole , & di Omfale, ellendo dalla fame, & careftia sfor- 
:^ato mandar fuori parte del fuo Popolo , tratte le forti, 6<^^ dando a Tiireno la. 
maggior parte delle genti il madò fuori, ond'cgii venuto in <^ucfto pacle lo chix 
mòTirrenia. Fu poi da* Romani , fecondo Dionifio Alicainalleo , chiamata-» 
Etcuria diirintclligen:^2,& efperienc^a de! minillrarc il culto diuino, nelqualt-» 
yinccuano tutte l'altre nationi; onde quelli popoli ciano perciò in tanta ftima 
appreflb li Romani, che (come dice Dionifio inficme con Liuio ) msndauanoi 
joro figliuoli in quella prouincia ad imparare non folo Ictteie: ma anco li collu- 
mi , & la Religione. Al fine pigliò il nome di 1 u(cii, odiTorcana,( fecondo 
Fello Pompeo ) d?. Tofcolor prin^o Rè, figliuolo d'Ht-rcole ,òc d'Aralla, che..* 
venne quiui dalle parte del Tanai , e fu creato Cofito dalli Gianigeni,& poi Rè, 
fu pofcia confirmato quello nome per l'eccellen:^a del modo di facrificarc , che 
vfuiano quelli popoli , come habbiamo detto , & di ciò fa mentionc Plinio nel 
libro 3. cap. 5. 

Bella 



DI CESSARE %ÌTA: 'fol. 

Bella fi dipinge, percioche queftanobiliflìma Prouincla,gloia d'Italia-, è luci- 
AfTIma , & vaghiffima per hauer quella tutte le doti di natura , OC arte, che fi 
può dcfìdcrare, come di Cielo bcnigniflìmo,di falubrità d'aere,di fcrtilit<ì di tee 
le per efTer abbondante di Mari, Porti,Fiumi,Fonti,Giardini, ben piena di Cit- 
tà ce!cbri,& grandi, àC di fontuoridìmi edifitij, così publici, come priuati,e di 
innumerabili ricche!^:?^r, 8^ per elFer feconda di pellegrini ingegni in ogni ar- 
te, in ogni ftudio, e rcicn:^a, così di guerra,come di pace famofi . 

L'habito , e corona del Gran Ducato , è per denotare quefta celebre Prouin- 
cìa con quella prerogatiua , che più Tadorna , hauendo la SercnifiTima Caia de* 
Medici non meno con opere gloriofe, che con famofi titoli , «Scinncme oltic-» 
modo illuftrata la Tofcana , percioche a chi non fono noti li norrii , &C^ attiont 
egregie^ &: heroichc de i Loren:^i, de i Colmi , e de* loro dignifi.mi Succeflcri , 
per lo valore, e grandci^c^ajdc* quali le più illuftri,e Regali cafe del monoo han- 
no voluto hauer con elli confanguinità, & affinità- 

Il gighe rolloife gli fa tenete in mano per meglio denotare qoefta Prouincia, 
con Tinlègna della più principal Città, che è Metropoli , e gouernacrice quafidi 
turtala Tofcana. 

Il libro ne denota, chequcfta nobiìi/Uma Prouincia è molto feconda d'huo- 
mini laterali,^ in tutte lelcien:^e , tenendo ella fola aperti ere celebri Scudi] > 
cioè di Perugia, di Sicn;5, e Pifa. 

L'habito bianco, che detta figura tiene /òtto , iignifica la lealt<z de*coftu- 
mi, putiti di mente , ficde (incera conforme a quanto d*abaflò fi dir <i della^ 
Religione. 

Gli fi mette a carato l'Amo, come fiume principale, che pafia per mezzo To- 
fcana , e da efiTo ne riceue moki commodi, & vtili , come fi potrà vedete nella.» 
defcrittione a/ Tuo luogo di detto fiume . 

Le armi , che gli fono a lato, dimoftrano , che nella Tofcana vi fono, &: fono 
ftati (empre huomini nella profciTione dell'armi illuftri, e famofi, tra' quali non 
lafciatò di dire in particolare de i Luccefi , come huomini valorofilTimi , & in - 
inuitti in tal profeflione . Onde in particolare , & in vniuerlalc in tutta la Pro» 
uincia di maggior lode fon degni, che della mia . 

L'ara a l'antica con il fuoco , & gli fcpradetti infirirmenti è fcgno di quella^ 
falfa Religione verfo gli antichi De , tanto ccicbri nelja Tofcana, the (bla ne te- 
neua cathedra, ^ feda, oue i Romani con tutto il Latio Vf niuano ad impara- 
re le cerimonie , & i liti, (Se i dottori di tifa erano in tanto creaito , &:'" venera- 
tione, che il Senato, e Popolo Romano re Ile gtaui diHcultà dt* pubiici «raneg- 
g» ,neireuenti,dr accidenti delle cofe richiedeua il lor configlio,6^ inurpre- 
tatione circa la legge de loro profani Dei j onde fi fa chiaro , che a tutti i tempi 
e Oara grande la piet a , & Religione di quefto popolo .'^ 

Veggiafi anco nel tempo del -vero culto di Chrifto Noftro Signore , che è 
fttta quefta Piouincia famofa , 3<^ celebre per molti Santi , che vi fono flati 
trentalci corpi de' cuali nella famofa , «<^ antica Città di Lucca '^ifibilmen- 
te hoggi fi 'Vedono fen:(^a gli altri,che Vi altre Città di detta Prouincia fi potreb 
bono raccontare , è fimjlmcnte famofa per molti gran Prelati di Santa Chiefa , 

liquaii 



':foì ICONOLOGIA 

li quali non la /alfa: ma la vera Religione fegucn Jo fono ftati (pecchlo,(!!c c'erti* 
pio di carici , bont J, <5<: di luctc i'alcre 'virtù morali, e Chcilliane ; & pure hog- 
gi ve ne fono tali , che di molto maggior lode fon degni , che non può dar loro 
la mia lingua, percioch»; chi poL.i mii dire a baftan:^a le iodi , iSc heroiche vir- 
tù deirilluitri/lìmo Ftanccfco Maria Cardinal del Monte , non meno da tutti 
ammirato , e riucrito per la mxzlà del Cardinalato , ciie per le qualità Regie 
del!.ifuaperrona ,chebenlodl.Tio?lrAno difcelo jcomeegli ^5 da vna dellt-» 
più nobili (lirpi del mondo. A^a non (olo quefta nobil Provincia ha in S. Chie- 
fa hauuti membri principali, ma vi fon ftati i capi ftciTi di valore , & bontà in- 
comparabile, come fu Lino> che meritò di fjccedere immediatamente al Prin- 
cipe delli Apertoli nel gou<rrno di S. Chicfa , il quale fu huomo Tolcano , e di 
ianra vie:, che diede grandiifimo nome a quefta Regione .• 

Sono più , tC'wOndo i feguenti t^ mpi ftati altri , Si per Tantltà, e dottrina, ^ 
eccellenti artioni molto fegnalatijiqaali per breuità fi tràlafc-ano ; ma non (1 
può già pretermettere ilgran Leone Piimo , percìoche chi di quelo nomr non 
ammirerà la fantìtii,& la proPinda dottrina , pare ne gli ferirti Tuoi lafciaticii 
&l come al norric , il coraggio, &: autoriii in lui molro ben coriirpou*; percioche 
con la prefèn:(^a,&'femplicc parola Ipauentò , dk;^ raffrenò la rabbia di quel 
Arila guaftatore d'Italia , detto à fna confullonc flagello ai Dio^ 

Del prcfente Pontefice CLEMENTE Vi i L ognun vede chiaro la mi- 
rabil pietà, Sz Totamo, e giufto goacrno, & ognun rtima , che per la fanti llìmi 
niente di Su* Beatitudine , òC per f oracioni ipar(è di lagtime , che molto fre- 
quentemente fi, & per quelle, che di continuo fa fare al faatiliimo Sacramen- 
to dal fuo popolo, oltre intìnite altre stctioni di fmgolar C^uità , e di raro cftem- 
pio della Santità fua,ogni imprefa gli fia Ibcco il (uo feliciiiìmo Poatincatc fac- 
celfa profperamente, & fauorito di Dio a tranquillità, Sc,^ pace vniuerfale del 
popolo Chtiftiano,ad iugumento dei culto diuino , & dello ftato P-cclefiaftico j 
onde rimarranno di tanto Pontefice (che piaccia al Signore Dio di coafetuaiio 
lunghiliimo tempo ) memorie glorio! ilfime ^ 

V M B R I A. 

\7 N A 'Vecchia veftiii all'antica, con elmo in ccfta,ftarà in mezzo alle ra- 
' dici di più monti aliiflìmi , che adombrino parte del /uo corpo , con la^ 
<!cftra mano cleu^ca loftcrià *vn tempio fuor dell'ombra , con alquanti raggi » 
quello riguardando, & con la Hniftra ftar^ì appoggiata ad vna rupe , dalia quale 
precipitofamente cada gran copia d'acque ; àC lopra di eifa rupe farà vn'arco 
cel;ftc,davna b^ndapoi faranno iG.-mini , che tengano vn coinucopia pieno 
di fiori , & frutti, e dall'altra vn grande, &c bianco toro , con vaiij colU , & fpa- 
liofe pianure intorno . 

Quella Prouincia fu chiamata Vmbrla ( fecondo alcuni ) ab Imbre, cioè dal- 
la pioggia , pncioche hanno creduto i Greci , che gli habitatori d'eifa rimanel- 
fero falui dalle pioggie del diluuiovniucrfalc , il che è mcrafauola, percicche 
la Sacra Gcnefi è in contrario . Onde mcgi o dicono coloro , che Vn.bria folfe 
detta dall'ombra, òC che quella Regione fia ombrola, per i*altc:;^:^a, ÒC 'vici- 
iui*74 dciii monti Apcnnini . 

Viti. 



DI CESi^RE %IF a: 403 



V M B R I A. 




Vlt'mamcnte parte di cflTa è ftaca chiamata Ducato di Spoleto , il qual nome 
liebbe ( fecondo che narra il Biondo ) da Longino primo Efarco di Juh'a . Ho 
detto, parte , perche intendo i! defcriuerei'Vmbria , fecondo 'a dcfcrittione de 
gli autori antichi , nella quale fono comprefi anco^li Vmbri Sabini. 

Vecchia, & vcftita all'antica (] d pinge, pcrcioche gli Vmbrj fono popoli an- 
tichiflìmì d'Italia, come attefta Plinio lib 3. cap. [4. intanto, che per n.oftrare 
Tantichità grande di elfi alcuni hanno dtrto de gli Vmbii quello, che cicdeu- 
no i Greci fiuolofamente, come fi è detto di fopra . Bene è vero , che l' Vmbria 
è antichiflima , com- dice Plinio nel luogo di l'oprat tato , òC' altri autori . E 
Tropcrtio fuo alunno nf Ila prima elepa nt! quatto libro. 

fimbria te notis ant'uiua penatibus edii , 
Fd il Mantuano Poeta fhnilmente . 
memorande fenex , quo fé vetus ombria tantum U^at , 



,f.o4. ICONOLOGIA 

Si fa con Telmo in ceda, perclochegli Vmbri furono molti potenti, & formi* 
dibili nell'armi fintanto che, come dice Tito Liuionel libr. 9. minacciauano 
Roma,ancorchc trionfantCjdifpofti di volerli prendere, il che viene anco aftcr- 
maco da Giouanni Boterò nel primo libro delle Tue Relationi Vniaerfali, dicer>- 
d-», che gli Vmbri fono popoli de* più .guerrieri d'ftalia, di ciò fa fede anco Vir- 
gilio nel 7. 6;^ Silio Italico nel 4. òC 8. libro de belloPunico » & il ^Manto. 
uano,mpntre dicr . 
Trìfcis oriundrts ab lambris Fortls equus. 

Dì vquefta Proumca ià Q^ Sertorio , non men dotto , che brauo, 8^ efpcrto 
Du.-cnelT arte militare, comcatteftaSuida , lafciando da banda infiniti altri 
guerrieri , Se "valorofi Capitani de' tempi noftri , de* quali fono piene i'Iftoric , 
come fa chi fi diletta di leggerle . 

Si rapprefenta in mezzo a le radici di più monti per due ragioni , Vvnz è per 
dimoftrare, che è naturai de' monti render ombrofe quelle parti , alle quali fe- 
praftanno, che perciò anche parte del corpo le fi fi adombrato, onde poi e ftata 
chiamata Vmbria , come fi è detto di fopra . L'altra ragione e per fignificare » 
che quefta Prouincia è nel mezzo d'Italia , la quale efiendo tramezzata tutta^ 
da' monti Apcnnini, fta in mezzo a tali monti i pcrcioche T Vmbria fi chiama^ 
rvmbilico d'Italia , come dicono M, Varronc , Plinio , 8^ altri . Il che anco 
chiaro dimoftra Francefco Mauro da Spello nel primo libro della fua opera in- 
titolata Francifciadosjoue defcriue la vita del Serafico S. Francefco mensre dice» 

T^nne idem ItatiiC monjìrabasfapius oram 

Jn medio gleb£ l^tam vbere Tybris am^no 

^mnefecat qua pingue folum , lenijquefub ^fì, 

jQua luterà excelfi leuofacit ardua cornu ? 

Hinc Èrebi excidio regnis narrare foUbxs 

VenturumHcroem» 
Softicne con la dcflra mano vn tempio rifplendcnte , perclochc nell* Vmbria 
fon due gran capi di Religroni delle maggiori, che fian'al mondoyl'vno de'quali 
fu il gran Padre S. Benedetto da Norcia , lotto il quale militano ^o. altre Reli- 
gioni , 6^ fono ftati di quell'ordine monadico da 60. Papi , molti Impcradori 
d'Oriente, & d'Occidcnte,Rè, Duchi, Principi, Conti, Imperatrici,Reine,Du- 
chefTej&altte donne, pcrncbilrà , doìtrina , e Tanta vita illuftri . L'altro capo 
è il Serafico padre S. Francefco d'Àflifi fondatore della Religion de'Frati mino- 
ri, cioè de' Capuccini, degli OlTcruinti, dt'Conucntuali , del ter:^o ordine de* 
Riformati, de' Cordigeri, e mok'altti, che viuono,eviueranno Tortola regola, e 
protcttione di S. FranccTco,i quali il Signore Dio,pe* meriti di quefto gran San- 
to a Tua imitatione fa Tempre nuouamente forgere per tutta la Chriftianità con 
forme all'oratione , che di lui canta la Santa Chiefa dicendo : Deus t qui EccU' 
fiam tuam Beati Francijcimeritisfetu noux prolis amplificasy&c. LaTcio da par- 
te S. Chiara capo d'infinite Vergini. che nelli clauftri ièruono aH'altiflTimo Dio , 
& molti altri Santi, & Sante,de' quali n'è pieno il Catalogo. E che anticamen- 
te r Vmbria fia ftara piena di Religione, lo accennò Propertio nei iib, ^, 

ymbria te notit, mtiqua pemdbus edit , 

Lefi 



DI CES(^RE %ÌT a: 4'J 



TOSCANA 




Le fi dipinge apprefìroThorribilcaicatadellago Velino , hora detto Pie di 
luco , come cofa , non folo in quefta prouincia notabile : ma anco in tutta Ita- 
lia, perche è tale la quantità dell'acqua, & il prccipitio,nel qual impetuo/àmen- 
te cafca, che lo ftrepico , òC^ percolTa d'elTa fi fènte rimbombando per (patio di 
IO. miglia, dando a* riguardanti marauiglia, e fpaucnto, & per la continua ele- 
uationc dcWapori cagionati dalla gran concuflion dell'acqua reflettendofi i 
laggi del Sole, vien a formarfi 'Vn'Arco cclcftc da' Latini chiamato Iris* Onde 
Plinio nel llb 2.cap.(52. così dice . 

Iniacu Felino nullo non die app avere arcus . 

Come hoggi anco fi vede; e fé bene l'arco celefte alle volte figniEca pioggi* 
nondimeno qucfto, del qual fi parla , non può cfFerprefo in tal Snfo , perche^ 
qucfto è particolare , e non fi fa fc non di giorno , quando il Cielo è più fcreno ,* 
onde podi il sole co' fiioi raggi -Nerberar quella parte, ou'è maggiore eleuatio- 
nc de' paperi per la concuiUon dell'acque , e non per tanto e notabile quello 

Dd per 



'4^^ ICONOLOGl<iA 

pei !a ca^'v^ne detta di fopra , quanto percfse è in mezzo dell* Italia » come an« 
cou Io defcriue Vergilio nel 7. dcirEncide . 

EU loeus ttal'u in mediofiib montthus attìs, 

7<(ohilis , &fama multìsmemoYattis in orts 

^mfanéii valles tdenfishuncfrondibus antrum' 

Viget virirnqui latus nemorìs , medioq; fragofoi 

Dai fonìtumfaxì^t & torto vertice torrens #■ 

Hìcfpèats horrendttm » &f£iti[piracii[a Dìtis 

MonHrantury YHptoqì ingens Acheronte vorago l 

TeHiferas aperitfauces, queis condita Erinnys ,- 

Inuifum numen terras coelttmq; leuahat . 
Non fen^^ ragione fc le conuicnc il cornucopia , perche , come dice 5traboJ 
ne nel 7. lib, delU Tua geografia , f^niuerfa regio fertilifsimA efì, delia quale anca 
Propcrtio nell'Epigramma ad Tullum de patria Tua dice, 

"Proicima fuppoftto contingens ombria campo 

MegenAtterrisftrtilisvbenhuso 
Ed e di maniera fertile qyefta prouincia ^ che vi fono alcuni luoghi , corno 
quelli campi chiamati Rofea Reatina, che da Cefare Vopifco , & da M. Varro- 
ne /bno chiamati il graflo d'Italia o 

Il medcffmo conferma anco il Boterò » 6^ gli altri fcrictorl fi antichi, come" 
moderai, <S«: perche tcfaio d: Vrbibus dice , che Vmbria gli animali due volte 
l'anno partorifcono, & bene fpefib gemelli, come anco le donne, 8^ gli arbori 
duplicatamente producono & fiori , 6^ frutti , come (1 ^ede anco ne* rempi 
noftri , Però mi pare , che le conuengà , che il cornocopia (la (bftenuto da* Ce* 
mini, e che di lei meritamente fi poffa dire quel verfo di Vergilio dell'Italia • 

Bìsgraiiida pecudeiy bis pomis vtilis arbos . 
Si pone 'vltimamente il Toro bianco a lato alla detta figura /perche in que- 
fta prouincia nifconobcllifllmitori, Se per lo più grandi, & bianchi, i quali ap- 
prelfo de' Romani erano in grande (lima, percioche di quelli fi feruiuano ì 
trionfanti nclli trionfi, Scfacrificij , lauandcli prima nell'acqua nel fiume Gli» 
Wnno. Onde Vergilio nella feconda gcorgica dice . 

Hinc albi Clitumne gregei , & ma xima Tamus ~" . 

Vi^im a , fjòpè tuo perfufi fluminejacro 

I{pmanos ad tempia Deum duxere triumphos . 
£ 5*1110 Italico ancora nel lib. de bello Punico di quello parlando^ dice* 

Meuanus l^arrenns erat cui diuitis vber 

Campis Fulginea , & patulis CUtumnus in aruls 

Candente s gelido perfundit fluminc Tauros . 
E nel llb. 8. Et lauat ingentem perfundens fumine facro» 

Clitumnus Taurum . 
E Franccfco Miuro nel 5 . lib. Franci'ciados . 

Et latos vicina tuos Mctiama campos 

TrofpeBu petit admirans , quos litoyefacro 

Clitumnìpafcis candenti corpore Tauros . 

E deue 



D/ CPS^RJE %IT A"i 407 



L A T I ' O. 




E dcue hauer intorno colli , «C^ pianure , per dimcftrarc la Natura del luo- 
go, «(Tendo dotata TVmbria di 'valli, colli , e piani bclliOìmi . Onde ^ilio Ita- 
lico ncliib, 6. de bel. pun. dille . 

Colles vmbros, atq\ arua petebat 
^nnihal excelfofummum qua rertke montls 
Deuexum lateri pendei Tudert atq;vbilatis 
Torre&a in catnpis nebulas exalat intrtes , 
Etjedet ìngentem pafceus Meuania Tamum • Vena lem. 

L A T I O. 

VE D R A S S 1 per il Latio l'antico Saturno , cioè vn* huomo con barba 
longa, foIta,e canuta, fedendo in vna grotta , tenendo in mano la Jfalcc, 
e fopra la detta grotta f: rapprefenta vna donna ^ (edere fopra dNn mucchio di 
diuerfcarmì. 6<^ armadure. Terrà in capo vn celatone guarnito in cima di 
belle penne , 5c nella finiftra mano vna corona , oucro 'vn ramo di lauro , «* 

- D'i a nella 



4of TC ONO LOCI <^ 

nella dellia i' parac^oniojilqualc è fpadacortajlarga, efpuntata . 

Il Latio per la (cdc, che tiene il Romano Imperio . non folo è la più r^mofa-» 
parte dell'Italia : ma di tutto il mondo , 

Per lo i'aturno nella grotta fi difegna quefta prouincìa , hauendo acquiltato 
il nome di Latio dall'cireruifi Saturno nafcofto , mentre fuggiua dal figliuolo 
Gioae ,chc l'haucua priuato del Tuo Reame,come racconta Vergilio ncli'otu» 
uoiibr. dell'Eneide, ouedicc^ . 

Trimus ab d:thereo venir SaturnusOlympa 
^rma lovisfugiens , & regnis exul ademptis . 
Js genti s indocile , ac dijperjhm montibus altis 
Compofuit ; legefque dedit , Latiumqj vocari 
Maliiit : bis quoniam latuiffet tutusin oris • 
Ed Ouidio nel primo de' Falli . 

Cauja ratisfupere^ ; Tufami rate venìl in amnem 

^ntepererratofalcifer orbe Deus, 
Jìac ego Satmnum memini tellure receptum J 

Coelitibus regnis a Ione pulfus erat . 
Jnde din genti manfit Saturnia nome» : 

Di&a quoque efì Latium terra latente De9 
t/it bona pofìeritas puppimformamt in <£re 

Hofpitis aduentum tefìifìcata Dei 
Ipfefolum coluit , cuius placidifsima Uuum 
J{adit arenofi Tybridis vnda latus » 
Tl«rtC! la falce , come propio inftrumento , oaero infegna'» con cfie da Poeti 
'VÌÉn defcitto, da ella denominatOjfe gli attribuilce la detta falce, perche dico- 
ro alcuni , che egli fu l'inuentorc , che la trouò mentre infegnò a gli habitanrì 
d'Italia, e'I coltiuarede*campi,e di fare il raccolto del grano, e di tutte ie biade. 
^Itri dicano , che queft'arme li fiì data dalla madre , quando fu contro del pa- 
dre, & fi molle a liberare i fratelli di prigionia, & che con eifa caliti Cielo, co- 
me racconta Apollonio nel quarto lib. dclli Aigonauti. 

Per la donna fedente (opra della grotta fi moftra Romajiaqualeeirendo pò* 
fta fui Latio , non (olo come cofa famofilTima fingularmcnte dichiara qucfto 
paefe, ma li fa commune tuttoil iuo fplendore , & la fua gloria , oltre che per 
altro vi [\à bene la detta figura. percioche Rom.. anticaméte hcbbc nome Satur 
liia,iichc dim ^rtra Quid. nel 5.lib.dc'Fafti intrcducéJo Giunone,chc di fc parla. 
Sigeniis afpicitnr , Satunvim prima parente?» 

Feci , Saturni fors ego prima fui, 
%4 patYC dì6la meo quondam Saturnia I\pma e(i 

H^c i'di à calo proxirna terra fuit . 
Si torui in prttio eHydicor Matrona Tonantis 
Itm&aque Tarpeiofunt uiea Tempia loui . 
Nella euifa , che h è detto i\ rap^^rcfcnta Roma , come hogji di \c\ fi -^ed* 
»vna nobiliiTima (tatua di marmo antica negl' horti dc^li U^uaiiflimi pignori 

Celi nei Vaticano « 

Il ramo 




DI CESARE 'KÌFJ: '4<>9 

11 ramo del lauro, nuero la corona del mcdcfimo, oltre il Tuo fignifìcato, che 
I vittoriofa , & trionfi , che per fcgno di cic^ fi rap,.»rcrcnta fopra l'armi già det- 
te ,denota anco la copia di lauri , di che abbonda qucfta Piouincia , & quello , 
che Plinio narra nel lib. 2 5. al cap. 50. cioè, che fu vn' Aquila, la quale hauendo 

rat 
bacch< 

di--„ ... ^ . . , 

fcruar la gallina, (Sj i polli, che di lei nafcellcto . Che il r^imo fi piantalle , il che 

«flcn do fatto nella villa di Cefare prcllb il Teuerc , ne crebbe di que(ia forte di 
alberi vnagran (elua , della quale trionfando poi gl'lrrperadori portananc^^n 
ramo in mano, «Si vna corona in tefta . 

Ne fu folamcnie la detta fclua, che in altri luoghi fé ne fecero m.olt'altre, che 
fono durate molto tempo, & fi n'hora frvcde , che in quefta regione vi è mag- 
gior copia di lauri , che in qualfiuoglia altra Prouinciad'italia, 

CAMPAGNA FELICE, 
outro Terra dì lauoro» 

DIPINGESI quefta felice Prouincia in vn florido campo con la figura 
di Bacco, & di Cerere, li quali ftiano in at to fiero di fare alla lotta , 6^ 
che non fi di/cerna auantaggio di for^^a più in vno , che nell'altra . 

Haucrà Bacco in capo vna ghirlanda di 'vite, con pampani,& vuei& Cerere 
parimente haueri vna ghirlanda di fpighe di grano . 

Dalla parte di Bacco faranno olmi grandiffimi con verdeggianti viti, che /à- 
lifcano fino alla cima di eilì arbori cariche di 'vue , & per più 'Vaghc::^!:5^a '^^i Ci 
potrà anco mettere a canto vna tigre, come ani male dedicato a Bacco, &C^ dal- 
l'altro lato di Cerere vna campagna di alti , & fpigati grani , & vna gran ferpe, 
dedicato animale Cerere. 

Felice veramente fi può chiamare qucfta Prouincia , poiché ella abbonda di 
molti beni, 8^ fpecialmente di quelli, che fono alla natura humana neceffarij, 
come il pane, & il vino. E venendo in cognitione i Greci antichi della felicità 
di qucfta fertilillima Prouincia con appropiaca, 6^ gioconda fauola fin/cro,co- 
me racconta Plinio nel lib.^.che quefta campagna folfe lo ftcccato doue di con- 
tinuo combattano CererejC Bacco alla letta, per dimoftrare , che Cerere in pro- 
dur grani non ceda alla feconditi di Bacco in produr "vini, &c alcrefi Bacco , an- 
ch'cgli non ceda airabbondan:^a di Cerere, in produr grani } doue che per quc- 
fta riffa è tanta la fcrtiht^ì delt'vna , e dell' altro , che dal tempo de' Greci infino 
hora ftanno combattendo , non clTcndo ancora nellun di e(h ftracchi , ne chc^ 
voglia cedere per honor del lor frucro per vtilitiZ del genere humano,ne iafciano 
campo di poter dare giuditio qual di cifa fia più forte , & valorofa . 
Campi-^gna Felice , onero Terra di Lauoro . 

PEr far diuerfa pittura di qucfta Prouincia, rappicfentaremo vna bella , 8^ 
gratiola giouane in luogo ameno, con ghirlanda in capo tcfluta di 'Nari) 
fiori, ik con veftc di color vcide, parimente dipinta a fieri di diuerfi colori. 

Dd 3 Sotto 



^10 ICONOLOGIA 

CAMPAGNA FELICE , OVERO tERRA DI LAVORO 4 




Sotto il braccio dfftro tenga vnfafclo di fpighe di grano , &con lafiniftra-» 
mano con bella gratia vna -verdeggiante vite,la qual moftri di eiTerc fecondilli- 
ma del Tuo fructo,& a canto vi fia vna fpelonca , dalla quale cfcajfumoje acqua. 

Fu da Plinio nel 5. hbr. nominata quefta Prouincia, Campagna felice, dalla 
felice produttlone de' frutti , i quali d'eda abbondeuolmentc lì cauano . 

Al fine ftì detta terra di lauoro dall' ageuole:?;^^a di lauorare quefto paefe , per 
la qual coltura > & lauorare facilmente s'apparecchia a riceuerc la femcnta>& 
pero anco fiì chiamata campi laborini . 

Altri dicono ,che pigliaire nome di terra di lauoro per efler molto fruttifera , 
fi come diceffero ella è buona quefta terra da lauorare , perche non fi perdo 
l'opera , ne la fatica . 

Fu anco nominata cosi quefta Prouincia dalla fatica, ìaquale hebbero gli an- 
tichi a conquiftarla , 8^ poi a ritenerla foggetta, come narra Liuio. 

Bella, gratiofa, veftita nella guifa, che dicemmoi e con la ghirlanda di fiori 11 

di- 



DI CESaAKE %l P Al 411 

dipinge accìòchc fi conofca , come la Natura ha uojuto moftrarc quanto quefta 
Prouincia fia amena, & fruttifera , & data occafionc agli antichi ( come tiferi- 
fce Plinio nel libro ter:(0 ) di chiamare quefta Regione Campagna felice , poi- 
che quiui è aria temperata con tanta AoXcjfX^t che molti Imperadori , & Sena- 
tori Romani infaftiditi del mondo "Vi fi fono ritirati à più tranquilla vita, ÓC,^ 
maflime a Po^:^oli , & a Baia ^òC fimilmcnte fecero altri grandi hupmini pec 
occuparfi nclli ftudi j delle lettere,tra'quali fi) Virgilio eccellente Poeta,Tito Li- 
uio, Orano , Claudiano , & Francefco Petrarca molto amico di Roberto Rè di 
Napoli , onde fopra di cih così dice Silio Italico . 

'ì^unc mollesivbi rìtui,4tq;ho/pita Mufis Otiaj& exemftu curis gramoribus ^uu, 
E non folo quiui è , come habbiamo detto, aria così perfetta : ma ^vi fi truo- 
uano tutte le delitie per li piaceri , Se 'Vtili de gli huomini , eflendo che da ogni 
Iato fi -^rede la diuerfità de i frutti , e quello, che maggiormente importa, copia 
grandi.lìma di grani , e vini, e che per tal fignificato fi rapprefenta con il falcio 
delle fpighe di grano, & con la ■verdeggiante, e feconda vite carica di 'Vuc; on- 
de Martiale nel primo libro de* fuoi epigrammi /pecialmente parlando del mon 
te Vcfuuio luogo compreio in quefta parte, così dice . 

Hic efìpamfineisi rirìdis modo Vefuìus vmbris» 

Trejferathic madidos nobilis rua laciis . 
Jì'£c ìuga quàm T^fiC coUes,plm Baccm amauit 

Hoc nuper Satyri monte dedere choros ; 
ìì£c Feneris fedesjLaceditmone gratior iUi 
Hic locus Herculeo nomine clarus erat : 
Cunfia iacent flammis : & tritìi merfa fauiUa{ 
T^ecfuperi vellent hoc licuijfefibi . 
La cauerna,del!a quale efcc, e fumo,<&: acqua, dimoftra i /aluberrimi bagni 
tanto nominati di quefta Prouincia,i quali fono molti,fe bene vn folo fi rappre- 
fenta, & per la parte fi deue intender il tutto . 

CALABRIA. 

DONNA di carnag ione fofca 'veftita di color rodo , in capo haueri vna 
bella ghirlanda di fronde d'ornello fparfe di manna , con la deftra mano 
terrà vn cornucopia pieno dWue di diucrfe fpctie binnche , e nere , con la fini- 
ftra mano tenga vn ramo di gincftra carico di boccluoli di (età , & ^n ramo di 
bambagie con !e foglie,e frutto, e per terra vi fia anco vn falcio di canne mele . 

Il nome di Calabria , psre che fia voce Greca ,il quale habbia riceuuto quefto 
paele da Greci , che Thanr^o hab tato , perciochecllendo nome con^poftoda-. 
Calos,&Bnjo (delle quali voci i'vna fignifica buono, &C l'altra (caturirc) fi 
viene a lodare con tal nome quefta Prouincia , elFendo che in ella fi troua il fon- 
te di tutti i beni , il che conferma Pietro Razzano, òC francefco Berlinghieri 
nella Tua Geografia, nelli fuoi verfi,che cofi dicono . 

Calabria è detta nel prefente giorno , 
*- - -E fignifica il nome, che produce 

Le cofe buone , e con copio/o corno . 

Dd 4 Etili 



Jf-I2 



ICONO L OC I<iA 




Et iti vero qaeflo pacfe è molto fruttifero> pieno di opportuni monti , d'apri- 
cVii collij & di amenidìme valli : ma quel , che più irnporta,vi è aria perfcttifli^ 
ma, che rende gratirfimì quei bpni,chcla N4tura produce , 

li C')!or fc/co dell carnagione > àC^ l'hab to rollo dinotano l'operationi del 
color dei Sole, eh 2 le è molco amico, il che lignifica Outio ncll* Ode 51. del 
I. libro dandog"ir<rniteto di cdaof^i. 

La ghirlanda di ornello carico di manna , che tiene in capo, è per dinotare , 
che il Cielo in quefto (l'.ogo è bcnignifTimo , & vi pioue largamente gioconda s 
& falutifera rugiada della manna , & perche quella , che fi ricoglie fopra l'orno 
è la migliore , & la piti perfetta, perciò di qutfto a bcro le facciamo la ghirlan- 
da j & non di altra niinta . 

Con le diuerfc ^ue fi dimoftra la copia de i gene: ofi -vini , che fi fanno ioj 
quefta Pccuincia , li qu^li portandofi in diuctfc parti d'itaha fanno memorabi- 
le il pacfc , a^ il fuo nome . 



DI CESA%E %IPA: 4T3 

Il ramo cfi gìneflra co* boccioli di feta , la bimbace , & le canne mele Iorio 
gli altri frutti più fpcciali , per li quali fi rapprefeata maggiormente la Prouin- 
cia/accndouifi , come ogni vn sa , grandiiiìma quantici di feta , di bambagia > 
àC di i^uccaro . 

P V G L I A. 

DO NM A dicarnìigione adufta, cJh* elTendo veftìta dVn fottìi veio , hab^^ 
bia fopra d'elfo alcune tarantole, fimilì a' ragni groffi rigati di dìucrfi co-* 
forijftarila detta figura in atto di ballare, haucrà in capo vna bella ghirlanda di 
vliuo con il fuo fiutto, & con la delira mano terrà con bella grada vn ma^:^o di 
foighedigrano, e vnramodi mandolo con foglie, e frutti, hauerà da vna par*- 
te vna Cicogna, che habbia vna ferpe in bocca , &i da l'altra diuerfi inftromcn- 
ti da fonare, & in particolare vn tamburino, & "vn pifFaro. 

Fu da gli antichi chiamata quella Pfouincia Apulia da Apulo» antichi iTìmo^ 
Rè di quefto luogo , che quiui venne ad habitare molto cempo auanti la guer- 
re di Troiai . 

Dipingefi di carnagione adufta, e veftita di fotdl Velo, per dimoHirarc i! gran 
calore , òC ficciti, che nella Puglia per lo più fi truoua , per la qual cola fu.co- 
ftretto Oratioa dire nell'Ode 5, cpodon: Siticulofe Apuli:?, nominandola così 
piena di fece, &: parimente Perho nella r. Satira . 

I^c lingua quiintum fnìat eanìs, ^ppul a tantum: 

Le tarantole fopra il '\ertimento, e macchiate di diuerfi colóri il rappreftn-^ 
tano, come animali notifiimi,e vnichi a qucftaProuincia, come xnco per di- 
moftrare ( fecondo che nferifce il Mattiolo fopra Diofcoride nel libr. 2. ) la di^ 
ucifità del lorveneno ; pcrcJoche mordendo elle alcuno ne fucccdono diucrii, 
& ftrani accidenti ; alcuni cantano, alcuni ridono, alcuni piangono , chi grida , 
chi dorm^e, chi veglia^ chi falta, chi ttema , chi fuda , & chi patifcc altri diuerfi 
accidenti , Se fanno pa^:^ic, come fé follerò fpiritati, & ciò da altro non proce- 
de, fc non dille diuerfc nature sì di quefti animali, come ancora di quelli, che 
fono da effi morncati , S: anco fecondo i giorni, e l'hore , 

La diuerfità degli inilcomenti da fonare, dimoftra ,che il veleno di qucfli 
animali (_ come narra ii Mattiolo nel luogo fopradetto) vniuerfalmente fi miti- 
ga , & fi vince con la mufica de' ftìoni , & però fi coftuma di far fcmprc fonare, 
di, 5«:nottey finche l'GfFefo fiafanatOyimpcroche il lungo it)ono,&il lungo bai^- 
lare ( che perciò fi rapprcfenta qaefta figura, llia in atto di.ballarc ) prouocando 
il fudore gagliardamente vince alfine la malignità^ del veleno,<S.: ancorché li det- 
ti mftrumcnti per ogni parte fi coftumino 'volontariamente per gulto, ^T^di- 
lettatione, nondimeno in quefta Prouincia fi adoprano, non folo a qucflofin*, 
maper necenìtà,comefi èdetto. 

Le fi dipinge a canto la Cicogna con la ferpc in bocca, perche quefto anima- 
. la in niun*a!tra patte dell'ItaHa fa il nido, che in quefta , onde fi dice eflerui pe- 
na della vita a chi amma:^^a le Cicogne ypcr il beneficio , che elle apportano 
con il cenere netto il pasic ciaiic irr'r , 

Le 



^/^ 



ICONO LO G I<iA 



P V G L I A. 




Lcfpighe delirano , la ghirlanda dell' 'vliuo,&: 11 ramo de! mandorlo ne di- 
moftrano, come in qucfta Prouincia vi è tanta abbondanc^a di grano,or:^o,olio f 
mandorle , che facendo paragone di eiraproii nciaalrefto d'Italia, fi può dire, 
che efTa ne proucda più d ogn'altra , doue, che non folamcnte quefta regione^ 
ne ha quantità per fé, ma ne abbonda per nrolti altri luoghi ancora , 

A B R V Z Z O. 

DONNA di afpctto virile, &robuftoveftita di color verde, che ftando 
in luogo erto, & montuofo con la delira mano tenga vn'afta,& con la 
finiftra porga con bella gratia vna ceftella piena di :^affaiano, & appredò lei da 
vn de i lati fia 'vn beilidimo cauallo. 

I Popoli di quefta Prouincia anticamente fi chiamarono Sanniti , CaraccnI , 
Peligni, Marucini > Precutini, Vcftini, Irpini, &: altri nomi, fecondo i luoghi,& 
le Città di ella Regione : ma in generale traile il nome de' Sanniti dalla Citi^ di 
Sannio, dalla (^uale anticamente ha riportato il nome tutta qucfta Prouincia, 

come 



DI CESA%E 'KIPA: 41 f 

come quella, che di tutti quelli popoli fu capo, come narra Strabene lib. 5. 

Fu pofcia chiamata Aprutio,in vece di Precutìo,cioè da quella parte de' Pre- 
cutini,e bora haacquiftatoil nome di Abrutioin vece di PrccutiOjeflfendo cor- 
rotto il vocabulo di manicra,chc qucfta denominationc fcambicuolmente è (la- 
ta ruccclTa a quella de* Sanniti , e fatta vniuerfalc , come ella a tutto il paefe . 

Si dipinge donna in luogo erto t àC montuofo , per eflere quefta Prouincia 
così fatta^ é 

Si fi 'veftita di color verde , !k. di afpetto virile, Se robufto, perciochc , come 
dice Plinio nel libro terzo , che gli huomini habicanti ne* monti fono vigorofi , 
robufti, & più forti di quegli, che habitano luoghi piani jcfercitando più quelli 
il corpo, che non fanno quefti < 

E perche produce qucfta Regione, grandifllma quantità di c^afferano , del 
quale non foto ne participa tutta l'Italia , ma molti altri paelì ancora > fi rappre- 
(cnta, che porga la bella ccfta4)iena di quefti frutti . 

Il belliflimo cauallo , che le fta apprcflo , denota J generofi , e molto nomi-' 
nati caualli di Regno , de' quali de' più forti fono in quefto pacfcjper la già det- 
ta cagione del fito , Te bene per )a bclle:^:^a , òC^ grandc:^:^a di corpo ve ne fono 
in Caiabria.e in Puglia di molta ftima, malTimc quelli della ra3^:^a del Re, del 
Prencipc di Bifignano , d<^_^ altri , 

Sca anche bene il cauallo a qucfta Prouincìa , percioche clTendo animale di 
fua natura gcnecofo , 6<r^ feruendo al fatto della guerra , C\ attribuifce a* San- 
niti huomini bcllicofi , che ( come appreflo fi dirà ) ftettero à fronte più voltt^ 
con l'eicccitio de' Romani . 

L'hafta,chc tien con la dcftrà mano,è per fignlficato del lor propio nome, fi- 
gnificando ( come dice Fefto ) la voce Greca Sannia hafta . 

Oltre di ciò l'hafta le fi conuicne in legno della virtù , Si del grande valore. 
Perciochc i Sanniti cominciando a fare conto della virtù , Se fra di loro dellt-» 
perfone virtuose t in tutti gli atti ciuili , come di pace , così di guerra honora- 
uano quelli , & diucnnero tanto coraggiofi , che ardirono di farfi fo^getti tutti 
gli conuicini Popoli , fcorrendo gran paefi, Se di farfi inimici i Romani, a* quali 
( come dice Strabene nel luogo citato ) fecero più volte veder la proua del loro 
valore . La prima volta fu quando molFero la guerra . La feconda quando fu • 
rono in lega con eftb loro. La ter:^a quando cercarono d'clFere liberi , & Citta- 
dini Romani , e non Io potendo ottenere mancarono dell'ara icitia de* Romani, 
6;^ fé ne accefe la^ucrra chiamata Marfica , la quale durò due anni > Se final- 
mente ottennero d'eftèr fatti partecipi di quello, che dcfidcrauano » 

MARCA. 

SI dipinge in forma di vna donna bella, òC di virile afpetto , che con la de- 
ftra mano fi appoggi ad vna targa attraucrfata d'arme d'hafta,con l'elmo in 
capo. Se per cimiero vn pico , Se con la finiftra mano ten^a vn ma;?^:(o di fpi^he 
di grano, in atto di porgerle , Se apprelFo a lei vi far^ì vn cane. 

Si rapprefenta beila per la vaghe^^^^a della Prouincia molto bene diftinta dal- 
la natura in valli, colli, piani, riui , òe fiumi, che per tutto l'irridano, Se la ren- 
dono oltre modo vaga, & beila. 

Si 



^r^ 



ICONOLOGIA 



A B R V Z Z O. 




"SI diplnf^ di virile afpetto con vna mano appoggiata alla targa , & altre ar- 
mi, per moftrare li buoni foldati,chc d'ella Proiiincia efcono. 

Le fi li mette per cimiero il pico arme di qucfta regione , elTendo che il pìco 
vcello di Marte fulTe guidato. 6C andafli ananti le legioni de' Sabini, e quelle^ 
nella Maica conducelTe ad eilere colonia di quella Prouincia , ik per quefto fil 
detto a tempo de' Romani la N'arca j AgcrPicenus, come aliai ben defcriue 
in vn breue elogio il Signor Kìdoro Ruberti nella bcllifTima , & marauigliofa-» 
Ca"ilciia di Pala!:5^:^o nel Vaticano fatta ù r da Papa Gregorio XIII. di fclicilTÌ- 
riTa memoria , nella qual fu di molto aiuto il Rcuerendiflìmo Padre Ignatio 
Danti Perugino, & Vefcouo d'^/f latri , che n'hcbbe fuprema cura da Tua Bca- 
trdinc , òC l'clc^^io fiì qìjcfto 

^-^er Vicenu: , ager difìus e/ì propter fcrtìlitatem , Vkenus a Tico Martis t 
yt Str aboni placet > nam annona i& milìtibus ab'Andpt,quibusf.(pè B^mam , f <«- 
UrapiHt Italix^ Europ^que parte s iuuit , 

Et cer- 



BI CBSA%E %1?A: 



MARCA. 



4-rf 




Et certamente gli huomlni di quefta proitincia non (òlo hanno /buuenuta 
continuamente di grano Roma,e l*alrre prouincie : ma ancora hanno dato aiu- 
to di fortiilìmi fbldati, & infi^me Tegni di notabii fedeltà , ne i maggior bifogni 
loro, & della Chriftianici, contro i Turchi,e gli Eretici;& a tempo de* Romani 
antichi fpctialmente fecero,qn2ndo congiurando contro di efii gran parte del- 
le Colonie d'Italia gli molTero guerra folo li Marcheglani , de' quali i Permani 
rcftorno in fede , & combatterono in lor ieruigio ; onde quegli prouincia , 6^ 
quella Città ne acqui ftò lode di fedele , & per loro gloria ne i luoghi public! il 
'vede fcritto . Firmum firma fìdes Romanorum Coloiria , Onde ra^ioneuol- 
mentefelicmeflToacantoilcane ,perdimoftrare la fide tà loro ; Oltre di cib 
per dimoftrare, che in quefla prouincia vi fono cani di gran ftimajC bontà,cdt 
clTi ne vanno per tutta Tltalia, e ritornindo al valore,e fcdeit ^ di qucfti foldati, 
fi dimoftra da VeHeioPatcrculo quando d'cr, che Pompeo armò per la Repu- 
blica numero gtaàiffimo digeiuc':ma Lhsjn Cohorte Tìccna^lmimucojìdthat, 

A tempi 



A* tempi più moderni , quando P;ipa Clemente V 1 1. fi irouiua affecìiatoìn 
Cartello S. Angelo<Ial!iSpa^nuol;,&; daiTcdcrchi,i Marchegiaiji qusfi popu- 
larmcntcs'inuiorono alla volta di Roma, de i quaiifpinj^endofifluantl il Con- 
te Nicolò Mauritioda Tolentino con alquanti cìuìJ1ì,-c con cffo Tullio Rubcr- 
ti, fi rilcouarono a cauarlo di Cartello, quando fi andò a fàluare adOruieto. 

ROMAGNA. 

DONNA con bella ghirlanda in capo di lino con le Tue fogl'c., e fiorì , & 
di rabbia: con la deftra manoterri vn ramo di pino. con il frutto,^ eoa 
la fmiftra panocchic di miglio, dì panico, di bacellj^di faue ,c di fagiuo'i . 

Hcbbc quefta Prouincia diucrfi nomi , vno de' quali fu Flamminia, & dicef!, 
che habbia ottenuto quefto nome dalla via Salicata , & raflettata da C Flami- 
nio Confolc Romano, come narra Strabene nel hbr. 5. & P. Liuio nel.p. dcllt-» 
guerre de* Macedoni , dicendo, che Flaminio haucndofo^gìcgAtii Liguri, 6^ 
latta pace co' vicini populi , non potendo patire, che i vittoriofi loldati follerò 
otiofi, vi fece filicare , e raflettare la via da Roma pec Tofcana , & perTVmbria 
fino a Rimino. Fu poi detta Emiliana M. Lepido I:milio,ilqual fece vna ftrada, 
che veniua da Piacenza a congiungerfi con la Flaminia » Fu pofcia chiamata-» 
Gallia Cilalpinatper altere ftaca hibitatalungotempo daGalliBoij , Infubri, 
Ccnomani,&: da altre fimili generationi (come dimortra Poljbio nel quarto li- 
bto)diccndo,chehaucndoi detti GallrtrapartateT^'pi,^ fcsndendoin quefto 
paei<L>- , fcacciati i Tofcani , che quiui haucuano edificate dodici Citt4, quiui fi 
fermarono ,&:dae(fij^alli fu poi nominato tutto quefto paefe Gallia Cifalpi- 
na. Fu pofcia detta Gallia Cispadana , & Trafpadana 5 per elTcre da gli antichi 
partita la Cifalplna in due parti rcioCf di qua , Àrdi là dal Pò Fiume. Fu pofcia 
nominata Cillia Togata 1 cerne fi raccoglie anco da Martiale nel cer^o libro ^ 
che Jui lo compofc^, . 

Hoc tibi , quicquìd ìdefì , longinqiùs mìttìt ab oris . 

Gaia a , l\pmana nomine dìBa tog£ . 
E più a baffo dice rpecificamcnte,chcera nel foro Cornelio, cioc Imola, 

[{pmam vade liber : fi veneris vnde , requiret : 

^emilix , dices , de regione yi£ , 

Sì qu'ìlus in Tetris , quafimus in yrbe , rogahit » 

Cornelif rcfera^St me licet (Jfeforo . 
Tu detta Calila , dlendoui i Galli Senoni ^ & parimente i BoljpartatI neir/ta* 
lia, &c quiui hauendonc fcacciati i Tofcani ( come habbiamo dcito) & habitan- 
douijccminciarono a poco,a poco a pigliare i ciuiii coftumi de Romani non fo« 
lamcnte del modo del viucie,ma altrefi del conuerfarc , Se --yertire > pcrcioche 
vedendo quelli cllèr togati ,anch'eglino pigliarono le toghe, che erano '^erti- 
menti de' Romani. 

Ykimiamente fu ("come narra il Biondo ) chiamata Romagna da Carlo Ma* 
gno, d< di. Papa ^/driano prim.a doppola rouina de' Longobardi, per ellèr fia- 
ta Raucnnacon a'quante altre Città ,&: Terre vicine fempre per tutto il tempo 
de' Longobardi fedelilfimi al popolo Romano . 

Si fa a querta prcuincia la ghirlanda di lino «hauendoPiinio in molta ftìmi 

il lino 



D/ CESA%E 'RIFA 



^rp, 



ROMAGNA. 




lì lino di Faenza nel 'iK. i g, ponendolo nel ter^^b grado di fottiglic^'S^a > & dén^- 
fit<ì,&: nel fccondbgrado di biirchc^!5ja , 

Larubbii -vicn mclto lodata q?jftlla di Rauinna da Ùiofcòride , ctìrtie co^ 
notabile . Le pannocchie di n^it'lic» , &r dì panico denotano la fertilità del paerf 
fé , quanto a tutte lé fotti di biade ) de legumi, 6C fpecialmentc migli, panichi,' 
faue « Se fagiùoH ,- 

11 ramo di pino con il frutto 9 che tiene con la deftra mano , è per dìmoftrartf 
lanobiliflirrafcluadipini intorno a RàUcnnaj&Cefuia, che ècofa tanto pro- 
pia di qucftaprouincia in ItilJa, che ninna cola la fa tanto differente dall' altre, 
quanto ella . Onde Sifto V. di felice mco^oria in vha fua Bolla circa la confer- 
uatione di quelle pinete , la chiama decoro d'Italia . 

Ma per non laflat di dire cofajthe ftotabìl lìa ? 6<:^ per dar occafione ad altri 
porgendo loro materia di variate à modo lóro ■■ foima di qucfta fi,:ura. Io tro- 
uo apprello Plinio lodali i Rombi,cgli ^(pu^aj^i di Raucnna, onde Martiale di 
«ffi così dice nel ijjlib. 

liollis 



'420 ICONOLOGIA 

Moìììs in equorea qt4£ creuitfpina ^auenna 
*]>{on erìt inculti sgrat'ior ^fparagis. 

Racconta anco l'abbondanza delle rane , che fi trouano qului » 6^ di brcì 
così fauella^ . 

Cum comparata rìBihus tuìs ora . 
I^lìacm habeat crocodilus angufìè 
l^diufqn€ P^nx garrììtnt J\amrìiiates , 

Vi fono ancaia le vici fertili di Faen:(a,dellc quali ne fa mcntione Marco Var3 
ronc lib. I . cap. 2. de re ruftica . 

Et gli ottimi, e generofì vini di Ccfcna, fé bene poflTono edere fuperati in al- 
tri luoghi prodotti , ina gii antichi gli ripofero tra 'vini generofi , come fi legg€ 
«pprelTù Plinio nel lib. ^. al cap, 6 6: Mecenate ne faceua gran ftima> e però fu- 
rono chiamati Mccenatini. Onde non terrei per errore far nella ghirlanda-» 
comparire alcune foglie di ^-ite. 

Potrailì anco dipingere il Sale , che da Platone nel Timeo fu detto caro > &C* 
amico a Dio , & nel p, della iliade fu da Hcmero chiamato diuino, 6^ di cui 
Plinio fcrillc quell'antico prouerbio. Sale nihìlvtilius , il qual-e fi fa a Ceruia in 
tanta copia , chefi partecipa ad altre ptouincie , & mi parrebbe non difdiceuo- 
le, chciic tenciTc in mano, o in altro luogo in vn vafb 9 che rapprefentalle la^ 
maidica j.chc fi fa in firgoiarlodeinFaen^^a. 

E finalmtnie, oltre le ^pradctte cofè, potrebbefi anco fare armata per attry 
buirle virtù militare ^^^ndo prodotto per lo tempo pallato s & al prefent(L-» 
brauiflìmi huomini, & famolì Capitani) , come Alberico Barbiano reftitutore 
dell'antica diiciplina militare in I talia , lo S^oiT^ da Cotignola, tanti Malatefti 
daCefcna, e Rimino,! Pcl£ntani,i Lunardi,& Kafponi da Rauenna; i Ciluoli, 
Ordclaffi ,gli Afti , de' quali il Captan Cofmo Luogotenente Generale nella-» 
Imprefa di Famagofta ; oue per la Santa Fede fìj dal Turco decapitato , infieme 
con Aftor Baglionc fuo Generale . 

Ed i Brandolir i da Forlì,' Manfredi^ & Martino da Faenza , Vincentio , 5^ 
Dionifio Naldi da Brefvchclla Generale della Inuittiflima Rep. di Venetiaam- 
bedui Guerrieri f?.mofi nominati dal Giauio, & dal Bembo de Re Veneta : 6^ 
molti generofi Capitani di quella bellicofa Famiglia , dalla quale anco lono di- 
fcefi i Signori della Bordigiera,gli Alidofii da Imola,iContiguidi hora Marched 
di Bagno, dicefi da Guido Nipote d'Oihone Magno, primo Imperadore in Ger- 
cnaniathuomini di grande (limale valoce,& aUri>che lafib per non efler tcdiofò, 

LOMBARDIA. 

VN A donna bella, grafia, & allegra , il fuo "^efiimento fia di color verde 
tutto fregiato d'oro , & argento, con ricami , & altri ricchiflìmi , e va- 
ghi adornamenti ; nella deftra mano tenga con bella gratia l'Imperiai Corona 
d'argento , S^conlafiniftra vn bacile, oue fiano molte corone d'oro Ducali 
appoggiato al fianco,* apprcfib i piedi dal deftro lato fia il Pò fiume,cioè vn'huo 
mo ignudo , '^'Ccchio , con barba lunga . & longhi , e ftefi capelli , coronato di 
Yfia ccicT.a d'oro . Oufro pec vsiriar queda figura fìa la ulta di egro con 'vna 

ghir- 



DI CESaARE "KÌP J". ^ir 

quale efca copia d'acqua , &: che fi diuida in fette rami , &. con la finlftt^ nia..a 
tenga con bella attitudine 'vn cornucopia , 

Ha hauuto quefta nobile , & bcllifi.ma prouincia diuerfi remi fecordo la di- 
IKrfir<i de' tempi, 5,: il primofiìBianora GalliaCiralpln:^,^ arco efìa per vnt 
parte Gallia Togata, belfina , Aurelia, & Emilia , come tifetiue Catone in libro 
Originum , pofcia fu detta Longcbardia, & bota Lombardia . 

Io non mi eftendcrò a dichiarare pei qual cagione habbia hitiuto li fopri- 
detti nomi per non effcr tediofo , ma ioio dirò , perche fi chismallc Bianora-. ^ 
che fu il primo nome, che ella hauelfe , come anco , perche fia ftata nominata-r 
Lombardia, che'c ftato IWltimo nome . 




pael 

CaUia Cifpadana , oUm Bianora à vigore Ocno . 

Fu finalmente dettaLongobardìa da i Longobardi , che longo tempo t«i» 
nero la Signoria di ella Regione , hora dicefi Lombardia , per m^iggior dolce:^- 
^a de'la pronuntia« 

Bella, graffa , allegra, B^ ^eftita di color verde fi rapprefenta , per «flètè gli 
huomini di quefla prouincia amoreuoli , conuerfeuoli , ic molto dediti alli Co* 
la:^:^i de Ila *> ita, godendo "^n paefe quarto poflaclTere ameno, fertil<>abbon« 
dante di 'viuere, di deliiie,& di tutte le co/ir, che fi richiedono al felice viuert-p 
de gli habitatori , oue ione molte Città grandi, famofe Terre , infiniti Villaggi, 
& foniuofi Cartelli , magni<ìcent:fl;mi tdifiiij pub!ici,& ptiuati, dentio,& fuo- 
ri della Città, fiumi celebri, fonti, & laghi di grandilT-ma confideratione, valli, 
piani, & monti ricchi di tutte le gratie della natura, & dell'artjL^ . 

iJauori doro, &' argento, ricami, & altri vaghi ornamenti fignificano It 
niagn'ficen:^a, lo fplendore, & la pompa de popoli di quefta prouincia , liqua- 
li abbondano di ricche;5;;^e, & artifitij, di nobili lauoii confoijne al merito della 
la lor molta gran nobiltà, gran 'Nirtù, 6c valore, 

L'Imperiai corona d'argento dimortraTilludrc dignità , S^ honoran:^a di 
ejuefta prouincia, riceuendo il Rè de' Romani in eflà la detta corona di argenta 
quando viene in Italia per incoronarfi , percioche,come riferiscono i dottori nel 
e. 'Venerab. de eledb.& la glofà,nellaClementina,prima/uper verbo veftigijs de 
ìurando ; di tre diuer/e corone la Macftà dell'Imperatore fi corona , 

Primieramente quella di ferro riccue dall' Arciuefcouo di Colonia in Aqulf^ 
grana .poi quefta d'argento gli -vien data dall'Arciuefcouodi Milano , dC la-» 
ler^a d'oro gli vien data dal 5ommo Pontefice nella Chi«fa di S, Pietro di Ro- 
ma , delle quali quella di ferro fignifica la fort«:^:;^a con la quale deue foggioga- 
rei ribelli; l'altra d'argento dinota la purità de' coftumi ,& le chiare attioni, 
che deuono eflere in lutti i Principi -l'-Nltima d'oro fignifica la fua premincnc^a 
in giuftitja,& potent^a fopra lutti gli altri Rc,& Principi temporali del mondo , 
M come l'oro di molto auanc^^a tutti gli altri metalli , 

Le corone d'oro Ducali nobilitano anco , Se inalbano quefta fopra tutte l'al- 

Ec tre 



422 



IC ONO LOG I^A 

LOMBARDIA. 




tre prouincie d*It Jla, dimoftrando, ch'ella abbraccia , & in Te contiene più h^ 
mofi Ducati, come "di Milano. 

Vi è anco l'antico , &C nobile Ducato di Turino , doue haueuano il Tuo feg- 
gio i Duchi de' Longobarbi ( fecondo Paolo Diacono, Biondo , & Sabellico } & 
hoggi è p-ilfedato con ottimo , &giufti(Iimogouerno dall' Alte!^:^a vSercniflì- 
ma di Carlo Emanuele Duca di Sauoia,veram€ntc Prencipe meriteuole di mag 
giore,&qualfiuog!iaftato, per ellèr egli di (ingoiar valore, &rirplendente di 
lutee le virtù, come anco celebre di gloriola fama, per la grande:^':?;^» , òC anti- 
chiflìma nobiltà dcirorigin fua . 

Vi è anco di Mantoua^di Parma,di Piacen::(a,di Ferrara>5<: hcggi ha quello di 
Reg{»io, f)C Modena i de' qiuli quinto (ìa la ma(^nificcr:^a , la grandr^^^a,^ 
lorplcndorcnonfolodi^ucftaprouincia; roadi tutcariuiia è molo a tutto il 

mondo* 

Le 



D7 CESARE %ÌP a: 423 

te fi dipinge a canto il Pò , come cofa* notabile di efla prouincia i il qiui paf- 
fiindo per mezzo di eflTajgli apporta infiniti commodi, e piaceri, & è celebre per 
lo fulminato Fetonte, che in elfo cadde, & fi fommerfc, come diuinamente la- 
ido ictiltoOuidio ne! fecondo libro delle fue Metsmoifoiìjn quefti vecfi% 

^t TbaetOH YNtUosflarr.n.-a petulante capilios $ 

VoluìtttY in prxceps lovgocjue per aera tradii 

fertur iVtint erdum de Caloftella fereno 
' S^xft non cecidit , potuit cecidijjevideri» 

! ^em procul à Tatria dhftrjo maxìmus Orbe» 

Excipìt Eridanus fumantìaqtie ahlitìt ora . 
SI fa anche coronato il detto fiume -, per ellerc il maggiore d'Italia^ , racco* 
gliendo nel fuo grembo le ricchc;^:?;e di molti altri fiumi^ perche il Petrarca nel 
^^onetro 1 45. così lo chiama . 

¥^ de gli altri fuperho -; altero fumé, 
w//n^i per edere non iblo il maggiore d'icaiia^ come {\ e detto , ma per nooi 
cedere punto alla grande:^:^i de' più famoll del mondo , cioè dei Nilo , e. dei* 
nilto» Lucano nel lib 2. cosi dice • 

QHoque magrs nulliim teUmfefoluit in amnem, 

E"^'danus ifraTtafque euoluitin squerefyluas, 

Hefperiamqueexhaurit aqui's» Hurc fabula primum 

Topuleafuuium ripas vmhraffe corona : 

Cumque diem pronurn tranfucrfo limite ducens » 

Succendit Thaetonflagrantibus ^etheraloris > ^ 

Curgitibus raptis penitus tellure perufìa , 

Uunc habuì(]e pares Thfbeisignibus vnda • 

Tion minor hlc T^lo,ft non per plana iacentìs 

t^egyptì lylicas i{jlusjiagnaret arenas . 

^Ott mirar hic iHro, nifi quod dum permeai orbeni 
ìfler , cafuros in qu^libet aquorafontes 

^ccipit , & Schyt cas exit non folus in vndas &c. 
E come fi è detto, fi potrà dipingere quefto fiume con la tefta di toro con Ic^ 
corna,percioche (come narra Seruio,& Proba ) il fuon ,chefd il corlb di que- 
fto fiume , è fimììe al muggito de' buoi , come anco perche le fue ripe fono in- 
curnate a guìfa di corna . 

Il cornucopia nella guifajche dicemmo , fignifica rabbondan:^a grande cau- 
fata da quefto celebre fiume, clfendo che nel tempo delia Car.icola , come nar- 
ra Plinio nel lib. 5. cap. i <5.quando fn l'Alpi fi ftruggcno le neui/ingrolFandofi , 
oc ipargendofi da torno, lafcia poi quei luoghi tocchi da lui fei tiliflimi, & diui- 
dendo la prou ncii in due parti,con fecce bocche entra nel mare Adriatico con 
tanta copia d'acqua, che ( come dice Plinio nel luogo citato) fa fette mari . 

VM A R C A T R [ \ 1 S A N A. 
N A donna Icggisdra , & bella , che hai: bia tre ficcif , hauer<J il capo or- 
nato a guifa di Bf rrcintia rmadic de i^li Dei antichi , di corona turrita-* 
con otto torri d mtorno, ik ncj mezzo -vna più ernia, ntc dcli'altte , far^ veftita 

£e 2 fotco 



^7/ IC ONO LOG 1<U 

MARCA TRIVIGIANA. 




fotto di color azzurro , hauerì 'Vna fopraucfte,b manto di oro ricamato di Spi- 
ghe j& fregiato di verdeggianti ,& fruttifere "^iti . 

5tarà a federe fopra il dorfo di vn*alato leone, tcrr4 la deflra manoappóg» 
giara ad 'vna quercia , dalla c]ua'e penda vn roftro di naue , ò di galea , %i con 
la finiftra mano lenqa con bella gratia vn libro , & anco vn ramo d'oliuo , 

La prouincia di Vehctia , che da Longobardi Marca TriuiTana fu detta , per 
hauer eglino porto il fcggio del Marchefato nella Città di Treuigi j è prouin- 
cia nobiliUìma al pari d ogni altra ,chelìaneiritalia>habitatagiidagli Euga» 
gei, pòfcia da gli Eneti , & da Troiani , che doppo la rouina di Troia con Ante- 
nore in Italia padarono * 

Ella al prefente contiene in fc noue CittrJ principali > le quali tutte hanno 
il loro Velcouado , oltre le molte Terre murate, ÓC^Caftclla, che 'vi fono, 
6C^ oltre il gran numero di -viilagoi , nonlolamente per la gralTe^za del 
terreno , il quale e fcitddlirao : ma in gran parte per lo ftto ameni (fimo , ti che 

(ì può 



D7 CESARE %ÌT J: 42f 

fi pub ragioncuolmentc dire, che quella bellc:^^a , che ncU'altre Regioni d'Ita- 
lia fi -vede per la dclitiofa coltura de gU habitatori , in quefta folamentc fi veg- 
ga per Topera della gran macftra Natura, che così l'ha voluta fabr icare . 

Le Città fono Vinegia , la quale è capo, & Signora della Prouincia , Vero- 
na, Vicen:^a , Padoua, Treuigi, Cencda, Belluno , Feltro, & Trento, che e porto 
alli confini di Germania neil'Alpijdelle quali Città in ogni tempo,& in ogni età 
riu/citi fono molti huominiilluftri in lettere, & in arme, che longo farebbe il 
farne qui mentione , pofcia che nelle Hiftorie,che ^ì veggono in luce delle cofc 
(cguite in Italia così ne gli Antichi , come anco ne i moderni tempi, ritrouanfi 
in più luoghi deferirti i loro fatti illuftri , Oc copiofàmentc raccontati, tra* quali 
li può -valorofo nominare E^^^elino da Romano , il quale fé ben fu tiranno , fiì 
però huomo "Valorolo nell'armi, e gran Capitano . 

5ì potrebbero anco annouerare gli i'caligeri, che gi<r per i tempi pafìTati fu- 
rono ^Pignori di Verona , di Vicenc^a , àC di molte altre Città fuori di quefta-» 
Prouincia, i Carrarefi 5"ignori di Padoua , i Caninefi i'ignori di Treuifo, di Ce- 
neda, di Feltro,di Belluno , & tanti altri -^alorofi Capitani di militia , 'Nfciti di 
quefte Città : ma per non parere , che fi faccia emulaiione con l'altre prouin- 
cic , qui gli tralafcierò , fi come anco i più moderni , che nelle guerre fattc^ « 
^Q^ fòftenutedalla5ignoriade' Venetianiin querta • ó^ in altre prouincic-» 
hanno dato manifefti fegni del lor nralore , 3^ del loro nome hanno lafciato 
immortai memoria. 

Quanto al fito , pofcia che ella è rinchiufa tra la Lombardia , la Romagna-» » 
il mare Adriatico , il Ducato del Friuli , òC l'alpi Treuifàne , che dalla Germa- 
nia la feparano, effa è dalle parti del Settentrione montuofa : ma nel rimanente 
piana , fé bene ripiena di vaghi , & ben coki colli, da quali fi cauano delicatidl- 
mi 'Vini , & faporitiflimi frutti , Dal piano poi , che ampliilimo fi fcuoprencl 
Padouano, nel Treuifauo, 6: nel Cenodefe afiai più , che nel Veronefe , é>C nel 
Vicentino, che per la maggior parte fono territori) montuofi,& nel Belluncfè, 
Feltrino, 3^ Tridentino, che fono pofti tra monti afiai annulli, & riflretti,6^ 
però fono più feraci di vino, che di grano . 

S\ rapprefcnra bella , &5^ leggiadra con tre faccic , percioche "Veramente e 
belliffima quefta prouincia , come anco per alludere al nome di Treuifi, ò Tre- 
uigiana Marcx^ . 

S\ può ancora dire , che per tale fimilitudine fia fomigliante all'imaginc del- 
la Dea Prudenza ,che così da gli c/f ntichi era figurata , la cui "Virtùnel i'cnato 
Venctiano particolarmente riluce. 

La Corona Turrita nel modo, che dicemmo , dimoftra per le otto torri It* 
otto Citt<ì foggette , ar" la Torre nel mezzo più eminente dell'altre rapprefcn- 
ta la Città dominante , 

Il colore azzurro del -veftimento , denota l'intimo Golfo deirAdriatico ma- 
r« ,che la ba^na, & che da i medefimi Pignori è dominato . 

La fopraucfte, ò manto d'oro ricamato di fpighc , & fregiato dì verdeggian- 
ti, & fruttifere -viti dimoftra, che nel grano, & nel vino, che effa produce,ci fo- 
no accumulate gran ricche:^^e . 

£e 3 5iedc 



4.2S IC ONO LOG I<!A 

S\tàt fopra il dorfo dell'alato leone per alludere ali* infcgna della Republica 
di Vcneg"a_» . 

Il tener la delira mano appoggiata alla quercia , dalla quale penda il roftro 
di naue, ouero di galea dimoftca , che queda prouincia è forte , éc potenti llima 
in Italia, & per terra, & per mare mantiene in Te quella grandc:^5^a, che da tut- 
ti i Prencipi del Chriniancfmo vicn molto ftimsta, & infieme temuta , 8^ ilf- 
pettata per il dominio, che ella ha di quella prouincia, percioche nell'armatt-. 
di mare, con le quali efla ha ottenuto vittorie fegnalatiirime in ogni tempo per 
ilnumerograndcde'nauilij,&gaIcc, che può fare; & (i è Tempre leruita di 
prouincia così d'huomini di battaglia per armarle , traendone Tempre di elFa-i 
quanti gli fono ftati a baftan:^a per ogni grand' armata ; come anco per ogni 
forte di materia neceffaria per il fabricare, & armeggiare i legni, eflcndo in elFa 
prouincia molti bofchi d'arbori a cotal fabrica bene appropiati, ik. fpccialmente 
nel Treuifano, doue fi vede a gran commodo delia Republica il celebre , & fa- 
mof(3 bolco, dalla natura prodotto,nc' colli del Montello tutto di altillime,grof 
fé. Sa dure querele, lungo dieci m'^lia,& Tei largo, daTrcuifi lontano dieci mi- 
glia, & dalle lacune di Vinegia venti , fi come nel Belluncre altri boTchi di altiCi 
fimi abeti, larici , & faggi per fabbricare antenne , arbori , e remi ; èc nel Vero- 
nefe, Vicentino, & nel Padouano grandilFima copia di canapi per far le 'Vele, 
le gomonCj^^ ogni altro necelfario arm'gio . 

Oltre che in quefta iftefia regione ne i monti di fopra , che fonone! Vero- 
ncfe, nel Trentino , Se nei Bellunelc , fé ne caua il ferro in tanta quantità, quan- 
to pub badare per rendere perfetta tutta la fabbrica dello aimamenio marina- 
reccio , ilquale nell'^rfenale di Vinegia con grandillìma copia di ecceiicntilli- 
mi Macftri del continuo fi tratta . 

Il libro, che tiene nella finiftra mino, fignlfica non folo gli huomini cele- 
bri nelle lettere : ma ancora il nobiliflimo ftudio di Padoua , fecondillìmo S"e* 
rninario di ogni virtù , che quiui fiorifce , dal quale fono in ogni tempo riufciti 
fapientilfimi Theologi , Philofophi , Medici, lurifconfulti , Oratori, àC infini- 
ti profelfori delle ^iti Liberali , che hanno apportato feraprc fplendorc non.» 
pure alla prouincia ,ma a tutta l'Italia infieme. 

Il ramo dell' olino , che tiene infiemc con il libro , fignifica la pace , che le 
conferua il fuo Prencipe , ik Signore . 

P R I V L I. 

DONNA veftita d'habito fontuofò , & vario , con "Vn caflello turrito in 
tefta,fi come fi figura Berecintia,haucr<i il braccio deliro armato con vna 
lancia in mano, & che iufieme tenga alcuni priuile^i j co*figilli pendenti . 

i'tari appoggiata ad vna grande , & feconda vite , & a feder fopra due corni 
di douitla incrocic hiati, l'vno da -vna banda pieno di ogni forte di fpighc^- , 
grani, tifi , migli , òC fimili j l'altro dall' altra parte pieno di ogni lotte di frut- 
ti di arbori. 

Terrà nella finillra mano vn libro , 6^ ne* piedi i coturni fimili a quelli di 

Diana, 



DI CESARE %1Pjì: 427 

Diana) 5<r appreflb d'eflì vi faranno cannuccic, & giunchi . 

5ono tante, & sì diucrfc le qualità, & conditioni ,che fi fcorgono nel Friuli, 
che fi potrebbono con lon^o diicorfb dire:ma con 'Vna piccola figura in disegno 
non mai bafteuoimcnte elplicarc ,percioche nel circuito di dugcnto , òC cin- 
quanta miglia, che lo comprende, fi £rouanoprimaaltifllmebal:^e ^6^ diru- 
pate ; poi monti men'afpri , & più vtili per gran copia di legni , & per paftura-» 
d'animali; indi fertili, & ameni colli, & finalmente grandiflìma, &: ftmpijllima 
pianura, che fi ftende fin'al mar Adtiatico . In quefto /patio ionojd^ torrenti, 
& fiumi, & laghi, «Se paludi, & porti di mare , & di fiumi , altri fono rapidi , t-» 
veloci, come il Tagliamento, il Turro, e*l Naticene, altri quieti , & nauigabili , 
come il Timauo, la Narrila, il Lifbn:^o,& altri: ne* fiumi ,& ne' laghi, Maitre 
acque fi pcfcano varie fpetie di pcfci, de' quali vene ha molti, &bonifIìmi, co- 
me lamprede, marfioni, temoli, <J^ anco trute, & di queftc pur'ancho più d vna 
forte, poiché di bianche, trofie fé ne trouanoaflai, pcrlafciarci gamberi, che 
in gran quantit<ì tutto l'anno fi prendono ,& oltre il pefce marittimo, che da-» 
Marano , & da Monfalcone luoghi del paefe fi conducono a Vdine, & altrout* 
per l'vfo dcgiihabitatori ; ne minor diuerfità fi troua anco nella terra iftefla» 
eirendoLicne di leggiera, di graue, di mezzana di più, e di meno fecondità • 

L'habuofontuofo, avario denota la diuctfità delle qualità de Signori» di 
che qut (ìa prouincia è habitata, come fi à.\à . 

Sfr\t mette la corona di torri in capo,pcrche in quella prouincia vi fono moI« 
ti cartelli, 8^ alcune torri fituate d'ogn'intorno fopra i monti , e' colli del pac- 
fe^comf ne fa fede Virg. nel 5. della Georg, dicendo, 
Caflellain tumulisy& lapidis arua Tìmauì, 

Le quali polleggono giuri/ditti )iii fepp. rate con nobili/lìmi priuilegij, fl^di 
Imperatori antichi ,6^ di pariiarchi d'Aquileia, ch*vn tempo ne furono pa- 
droni, 8^ finalmente anco del dominio Veneto, ch'hora po(Iiede quafi tutta 
la prouincia , e certo qucfta qualit<i è molto fingolar in lei , poiché fi numera- 
no fin'^ìièttantaduegiurifdttioni , le quali han'\oce in parlamento, che cvn 
configlio 'Vniuerfalc , il quale fi fa ogn'anno, vna , e più volte alla prefcn:^a del 
Luogotenente generale refidente in Vdine , oltre a molt'altrc , che non v'inter- 
ucngono , oue per tal'efìetto fi vede chiaro, che le fi conuiene la detta corona-* 
di torri in capo, come anco ben il dimoftra Virgilio nel 6, dell'Eneide, volendo 
fomigliare quefta prouincia a Roma, & non per altro ciò fece, fc non per i lette 
colli, che in efia Città fi rinchiudono, onde dille. 
Q^alìs Berecynthìa mattr 



Inuehìtur cunu Tbrygias turrita per Frhes l 
Il che tanto più conuienfi , perche cqs) fi viene leggi 



. ^ , ggiadramente ad efprimc* 

re anco la Città d' Vdine, ch'hora è la Metropoli, 8c il capo del Friuii,contenen- 
do in mezzo di fé vn erto colle,& fopra d'elio vn grande,& molto riguardeuole 
cartello, onde fi fcuopre tutto il paelè per fino alla marina . 

^ Il braccio armato con la lancia , e' priuilegij dimortrano , che le fopradette-. 
giunfdittioni fono in obbligo a tempi di guerra di contribuire alcuni caualli 
cofi iiuomini armati per fer uigio dei Principe, che perciò han priuilegij,comc^ 

£e 4 haa 



428 



ICONO LO G I<iA 



F R I V L i; 




han fauuto anticamente ( come s*è detto) da Imperidorl,& altri . 

^ta appoggiata alla verdeggiante, e feconda vite , perche la qualità de* 'vira 
è tanto 'bbon dante inquefta prouincia, ch'in efll con fìftc il maggior neruodel 
le Tue ricche^^e , petciochf oltre U quantità fufnciente non folo per i Tuoi po- 
poli : ma per gran parte ancora dcll'Alcmagna , & di Vehetia , fono talmente 
nominati, & pretiolì , che Plinio nel Tb. decimo quarto al capitolo fefto dilVc^ : 
^uguHa Ixxxiì. anwoT vìt£ Lucilio r. tulit acceptos non alio vfu gignitm in finn 
adriatici maris non procul à Timauo fonte faxeo colle maritimo àflatu paucas 
toquente amphoras,nec aliud aptius medicamentis indicatur. Hoc effecndidtrim 
quod Gr^cicelebrantes miris laudibus Vi&ano appellmerunt ex , Adriatico finn. 
Nonmieftenderòafar mentionede'Iuoghi in particolare : ma folo dirò, 
"^he il vino de) Vipaco non .'ontano da Gloritia hi virtù di ; endere le donne atte 
alla gencradonc % onde nella >icina Germania , che cu(Co qu^Ii ve i'aiiorbe , è 

nato 



DI CESALE %IPA: 42f 

nato il prouerbio . Vipocher chcnder mocher . 

' Siede in mezzo a* due corriucoplj, come dicemmo, percìoche è communc-# 
conditìonc di produrre tutte le forti di biade, legumi , e per fino a' tifi , che ft^ 
bene non rende qucfta terra tanti per 'vno , quanto le fertiliOIme , tutta 'volta 
in alcuna parte di lei non cede a molt'altre ; ma quefto è marauigliolo ih ella » 
e fé le può afcriucre a (ingoiar fertilità, poiché in quei mcdefimi campi» oue It^ 
vigne porgono le loro vuc , fi femina il fotmcnto> e doppo quello il miglio,ouc- 
ro formentone , doue tutte tre quelle raccolte fi fanno in vn* anno medefimo ; 
di maniera che, fé in altre regioni la terra produce più grano, ha bifogno poi di 
ripofarfi , ne fuole in qucll* anno iftcflb d'altre biade caricar i granai del padro- 
ne ; ma quefta con tutto che rade volte le (ì dia tregua , non fuole ( eflTendo de- 
bitamente lauorata ) defraudare la fpcran:^a dell'agricoltore , 

Genera parimente tutte le forte de* frutti d'alberi , & fi ad ogni artlfi tio , che 
in quefto genere vfar fi può , (\ ancora alle piante peregrine fi proua elTere moU 
. coarrendeuole , intanto che e per copia, & per bontà fi può agguagliare a qua* 
lunque altra , X^ pur di fopra a molt'altre ancora, come ne rende teftimonio 
Atheneo nel lib. j.chc parlando de' pomi, così dice . Ego vero yviri amici, ma'- 
Xime omnium ea mala. quA F^mf venduntHr, Mutiana di6Ìa,fum admiratus, qu^ 
ex pago quodam in Mpibus sAquìleìéi conHituto asportavi dicuntm . 

Il libio, che tiene con la deftra mano , ne dimoftra , che qucfta prouincia è 
feconda di belli ingegni , li quali , & in profii , & in vcrfo , 8c in tutte le facolti 
fono Itati celebri , &c ne gli ferirti loro hanno lafciato nobihllìma teftimonian- 
t^a della loro dottrina, come furono i Paoli Veneti , i Diaconi , gii Alberti ,i 
Moronijgli Amafei,i Robertdli ,i Decianì, i G.atiani , i Cortoni , i Cindidi ,i 
Sufani, i Luifini , gii Aregoni , i Rorai , gli Aftcmij , i Partheni j > i Vaiuafoni , i 
frangipani , & altri infiniti, per lafciar da parte quelli, che fono in vita . 

Et per elfere opportuna alle cacciagioni, le fi mettono per fue dimoftratìonì 
i coturni , come quelli di Diana, e finalmente., perche nella parte fua Auftralc^ 
termina in acque,e paludi, fé le fingono a' piedi le cannuccic, & i giunchi , 

CORSICA, 

DONNA di afpetto rozzo fopra di eminente fafib circondato d*acqua » 
in capo hauerà vna ghirlanda di foglie di vite , farà armata , 6^ con la-, 
dcftra mano terrà •na corfcfca. dalla parte dcftra vi farà "vn cane corfo:machc 
fia grande, & in vifta feroce, fecondo che narra Plinio lib.3. capitolo quinto. 

LaCorfica è Ifola nel mar Liguftico , *;^ fu primieramente nominata da 
Greci Cyrnus, come dimoftra .Strabonc libiO quinto , ik Virgilio nell'egloga 9, 
quando dicc^ : 

Sic tua Cymcasfugìant examina taxos . 
E vogliono alcuni, cke acquiftafic qucfto nome da Cimo figliuolo d'Herco-i 
le, e fi:atello di 5ardo , il quale paflàndo dalla Libia a qucfto luogo , e quini fer- 
matofi volfe , che da lui folle con qucfto nome addimandato , ellèndo che pri- 
ma era detta Tetafii«, come narra Nicolò Perotto . 

Pofcia 



43^ 



ICONOLOGIA 

CORSICA. 




Pofcla fu d'mandara Corfic? da vru donna così chiamata , la quale era paf^ 
fata in quelVlfola r cercare vn Tuo vitello perduto, & ritrouatolo quiul, ó^ ag- 
gradendole il luo(jo, vi fi fermò, e tanto piacquero gli Tuoi coftumi alii rozzi ha 
bitatori, che nominarono rifola dal Tuo nome , Altri dicono, che ella fulTe così 
nominata da Cot fo , quiui fatto da Golfo valentidimo huomo , il quale lungo 
tempo tenne la fignoria di quel paf fé , <Sc fra molti, che fcriuono di queft'ifola, 
Dionifio dice , che ella acquiftalle il nome di Corllca da'la gran moltitudine-» 
delle cime de' monti; p<rciochequeftonomeCorfo in Greco ,& in Latino de^ 
notale tempie de* capi, come le dicelle l'Iiola delle tempie de' monti. 

Dipingcfifopra l'eminente fallo , perche quefta Ifolac moltomal difpofta a 
coltiuarc, fi per i faQi,cornc anco per elFerui altiffimi luoghi , come dice Rutilia 
nel i.lib. del Tuo Itinerario così, 

Incipit obfcuros ofìendere Cor fi e a monte s 
7\iibifernmqu€ caput concolor vmbra Uuat . 

5'irap- 



DI CESALE %IPA. 



43^ 



SARDEGNA. 




Si rapprefènta di afpetto rozzo , perciochc gli habìtatorì di quefta Ifola pec 
lo più fono d4 coftumi poco ciuiii, che così dice Strabene nel lib. 5. 

La ghirlanda di vite dimoftra, che quefta Itola produce delicati vini > i quali 
jn'Roma,6^ in molti altri luoghi d'Italia fono di molta /lima , 

Si dipinge, he fia armata,e che' con la deftra mano tenga vna corfefcajper ef- 
fer tali armi molto vfate dalli Corfi,liquali fono ftim.iti buoni,e valorofi foldati. 

Le fi dipinge a canto il cane nella forma,che dlcemmcpcrciochedciriralia, 
quiul fono li maggiori , 6c^^ più feroci contra gli animali , li quali ne vanno in 
molti luoghi {limati affai per la bontà, 6^ ferocità, e bcllc:<;:^a loro. 

SARDEGNA. 

DONNA di corpo robufto , & di color gialliccio fbpra dWn falFo in for- 
ma della pianta dWn piede humano circondato dall'acqua. Hauerà in 
capo "Vna ghirlandi d'o'iuo . Sir^ vellita di color verde . Hauerà a canto vn' 
animale chiamato MufaIo,il quale, come dice Fra Leandro Alberti nella defcrit- 

tione. 



^32 ICONOLOGÌA 

tioncjchc fa di qiicft'I loia ha la pelle , & i piedi come i cerai, 8^ le corti* rmili 
a quelle del montone, ma riuohe a dietro circonflcllè, e di grande^^^^a d'vn me- 
diocre ceruo, tcrr^ con la deftra mano vn mi:^:^o di Tpighe df grano , &: con la^ 
finiftra dell'herba chiamata dal Mattiolo, Sardonia, o Ranuncolo , che è fimile 
all'Appio faiuatico . Plinio nel 3. lib. cap. 7. dimoftra con Tautorit^ì (h Timec, 
che fuffc chiamata la Sardicgna Sandalioton dalla figura , & fomiglian^^^a, chc^ 
tiene delia fcarpajla quale da* Greci e detta 5'andialonen,c da Marfilio lehnufàj 
pex eder ella fatta a fcmiglian^^a del veftlgio del piede humano , che per tal di- 
ftratione dipinghiamo la fudetta imagine fopra il falfo , nella forma del piede, 
che dicemmo, & per denotare, che quefto luogo fia Ifola, la circondiamo eoa.» 
l'acqua, come hauemo dimoftrato di fopra . 

Sardegna . 

Dlcefì anco , che ella acquiftallc nome di i'ardegna, da i'ardo , figliuolo di 
Hercole,6^ di Thefpia,che quiui pafsò dalia Libia,con molli ce mpa- 
gni,fi dipinge di corpo robufl:o,& fopra iUaflb, perche i Sardi fono huomini di 
corpo robufto,& di coftumi duri,& rufticij& alle fatiche molto difpofti. 

Di color gialliccio fi dipinge , per cagione non fole delTardor del i'ole , ma % 
comcdice5"trabonenellib. 5.inqueft*lfolafempre'vl fa cattiua aria ,e maffi- 
me ne! tempo dell'Eftate, nel quale fi vede fempre roffa, & gro{Ià,ma più dout 
Ci caua il grano, & altri frutii,che fono luoghi più baffi . 

Se le da la ghirlanda di oliuo , percioche viuono tra loro molto pacificamen- 
te . Non vfano armi, perciorhe fra di loro non fanno guerra, ne anco niuno ar- 
tefice è ncirifola, che faccia fpade, pugnali , o altre armi > ma fé ne nrogliono » 
ne pigliano nella 5"pa^na, o in ItaHa , 

11 color 'verde dei ■-veftito, denota ( cerne moftra Strabone lib.5. ) e(Ter quC"» 
ùo luogo fertile di tutte le cofe , 

Tien con la dcftra mano le fpighe del grano,perch€ quluI ne abonda in quan 
tit^ , & fé i Sardi attendeflèro meglio, che non fanno a coltiuar la terra f racco- 
glierebbero tanto granojchefupcrarebbequefl'irola la Sicilia. 

Se le da l'hcrba i^ardonia , o Kanuncolo , che dir •vogliamo , come cofà Ce» 
gnalata , la quale (come racconta il Mattiolo ) chi la mangia more , come ito 
attedi ridere per caufadelli ncrui , che gli ritirano , 6^ da tale effetto e tratto 
ilprouerbiodd rifo Sardonio. 

Le fi met^e a canto il fbpradetto animale , perche ( come racconta il fopra- 
detto F, Leandro ) in niun'altro luogo di Europa fi troua eccetto , che In Cor- 
fica, -Sì;;^^ in qucd' Ifola- , E anticamente li Sardi vfauano le pelli di tale ani- 
male per loro atmadura, &: diefTì ven'cin tanta copia, cheglilfolanilVccido- 
no per trarne le pelli,Ac^ acconcie che l'hanno, Se fattone cordouani, ne fanno 
Birrcantia in qua; ik in la per tutta l'Italia con gran guadagno^ oltre l'utile, che 
fi« cauano per l'vfo ior del viuere,cIIéndo efiì animali bonidimi a mangiare • 



V 



SICILIA. 

N A beiliffìma donna vef^ita d'habito fontuofo,^: ricco, che fieda fopra 
d'vn luogo in foima triangolare, circondato dall'acqua, haucri adorna* 

to 



DI CESA'KE %IPAi 



SICILIA. 



4-33 




to il capo ài vnabclliflima acconciatura di -varie j & ricche gemme , tetri con 
la dcftra mano vn caduceo > con la finiftra 'vn raa^:^o di vari j fiori , & fra cfli vi 
faranno mefcolati alcuni papaueri . 

Le fiano a canto due gran fafci di grano I St'^no della mirabil canna Endo- 
fia hoggi detta canna mele , di cui fi fa il :^uccaro , »3c da vn lato vi fia il monte 
Etna, dal quale efca fumo, -Sc,^ fiamme di fuoco . 

La Sicilia ( come fcriue Strabone nel libro fcfto ) fu chiamata Trinacria , 9C* 
il medefimo afferma Trogo da' tre promontorij,che mirano a tre parti del mon 
do, che fono il Peloro, il Pachino* e'I Lilibeo» Ónde fopra di ciò Ouidio nel i J. 
Kb. delle fue Metamorfofi cofi dice. 

Sìcanìam trihus hxc excurrìt in ^quora lìngnìs > 

£ quìbus imbrifcros uerfa ejt Vachynos ad auftros 

MolUbus expofttum Zephyris lilyb.aon ai ar6ìoi 

^€quoris(xp€rtes,fpeÌìatBoreatnqt4eTdonis, 

Fu 



'^3^^^ ICONOLOGIA^ 

Fiì anco per maggior confonan::^! chiamara f rinacris, di cui dict Ouìdio nel 
4. de' Fafti • 

Ttna trìbus/copulis va Hum procurrit in £quor 
Trinacris à pofitu nomen adepta loci . 
Poi traHe il nome di Triquccra , che ciò rifcrifcc Plinio nel 5. lìhr, della fori 
»a triangolare « che perciò rappccféntiamo la pitcuradiqueftaimagincropra 
il luogo criangol are- ,J._,-,. 

Pigliò anco il nome di Sicania, come narra Dìodoro con Tautorità di Timeo, 
dicendo, che fuirc così dimandata dalli Sicani antichifllmi habitatoti di ella j li 
quali dall'] fola fi partirono per le continue rulne, che faceuano i fuochi , 

alfine fu detta Sicilia , come moftra Polibio , 6^ Dionifio dalli Siculi anti- 
cki{Iìmi,& molto potenti popoli d'Italia, 

Bella fi dipinge con habito fontuofo, & ricco, per moftrare lanobiltà , e bel- 
le:^:^a di tutta l'ifola , nella quale vi fono ricche , Si nobili Città, Terre 1 Villt-« 
Cailella, & altri luoghi di marauiglia , che ciò così dice Ouidio. 
Grata domus Cereri iWultas ea poffìdet Frbes . 
La bella acconciatura di capocon varie, àc ricche gemme fignificano, come 
li Siciliani fiano <i*acu.o ingegno, e nobile meli* inucntioni . 

Tiene con la deftra manoilcaduceoiper moftrare la facond''a,chc hanno nel 
parlare,^: che con la for^a del loro ingegno falferoinueiìtori dell'arte oratoria, 
de* verfi buccolici,paftorali, & di moUeAltrc cole degne di memoria j& Silìo 
Italico nel 1 4. lib. lopta di ciò così dice, 

Hìc Th^bo dìgnum , & Mufisveter abile Vatum 
Ora excelientumfacrits qui Carmine jyluas , 
S^uique Syracufana refon.-.nt Uditori i Camana 
TrompTxgens linguai aH tadem cunt bella cieret 
Tortus , cifuoreisfueta infigniì t tropheis . 
Ilfafclodclle canncmeL-jche le iono a Uto, 8c i papaueri co* vari) fior* i 
che tiene con .'a finiftramano, dimofìralagrandidìma fertilità, che è in qu^ia 
felici ffìma Ifo.a, ilche afferma Sciabone nel fefto libro, dicendo,che non e pun- 
to inferiore a qualfiuoglia altra Ifula , & prouiiicia d'Italia , producendo copio- 
Cflìmamente tucto quello , che fi tonuiene al viuere humano , Ed Homero 
dille , che ogni cofa 'vi nafceua da fc della , 6^ Claudiano l'afferma a qucft» 
propofito cosi dicendo . 

faine gratiffìma Tellus 
Q^uam nos prxtulimus Cxlo ubi gaudìa noHri 
Sangumis , & caros fieri cerìwiendo labores 
TmmiadignamanentinullospatiereligOHes 
Et nullo rigidi verfabere vomfris iiitt , 
■^ Sponte tUH'sficrcbii agert cejjanteiuuenco ; 

Dìtior oblatas mirabitur incola meffes . 
Le fi mettono li due gran fafci di grano a cantccomc dicemmo,percioche \a 
qweft'Ifolaren'èin tanta copia, che in moki luoghi moltiplica con vfuragran- 
diilima; onde Cicerone a quclìo fine chiamò qucH'llola, granato de' Romani. 

Le 



Df CBS^AICE "RIPA: 'jf.3S 

• Le fi mette a c»nto il monte £tna « come cofa notabile di qaeft* Ffola , e de. 
i^na di fatne mcntione, poiché molti illuftri poeti ne parlano % tra' quali Ouidi» 
nel 4. de' Fafti così dice . 

^ItaìacetvaHItfuperoraTypheos^etna, 

Cuiìis anhelatis ìgnihm arict humiis 

jUic accenditz^mmas prò lampade pintis 9 /'''■^ 

Uìnc Cererisfacris nunc quoque thicda datur . «èj^' 

EHfpecus ex ufi fìm^ura pumicis ajper 

llon hQmini faci ti s i non adeunda fera , 
È Lucano nel 2. 

Oraferox Sìcula lavaujt Mulciber ^etna 
Esilio nel 14. - kfac - ^ ^ ^ 

^t non xquus am it Trindcria Mulcìher antra 

7{am Liparevafìisfubterdepa^acaminis 

Sulphmeum romit exafo de -pei lice fumum 

^ji ^ttna eru6ìat tremefadis cautihus ignea 

Incluligemìtus ipelagtque imitata furorem 

M-^rmure per atcos tonai irrequieta fragores 

7^'^e dicqf4efimu[ fonte è Tlìle^etontisvt atro ,' 

TlammarumeXundattorrtns pièemque procella 

Sew,ican.buflarotatllqnefa6ìisfaxaCauernii ' ' 

Turbine, & afsìduofubnafcemprof.mtlgnis , 

Summo Cana Ingo cohibet (mirabile di&i))' ' ,■ 

V'CÌnamfamnfisglacièm,aternoqi rigore 

*Ardentes borrenti fopu'i > Hat ytrticecclfi 

Collis hiems Colidane niuem tegit atrafauilla. 

L E G G E. 

MATROM A attempata di 'venerando ? /petto , i^cggain tribunaleJ 
con mae'U, habbia hi teda vna Diadema> tenga nella dcftra mano vno 
fccttro, intorno a! quale (A vna cartella col motto. Jubet, & Vrobibet . So- 
pra il ginocchio (ìrtiilrp pnrjgiHì Vn Mbro dritto» ed aperto, nel quale ila (critto. 
3n legib^s Salus . Sopra iliibro appoggi la manfiniftra> con la qualocnga il 
Regno papale, eia corona In-perialc» :i^ 

Qucfta figura è fondata 'pTìnc'palmente fopra quella definìtionc prefa dal 
Greco . Lex ef2 lancio fancìa iubens honeHa , prohibens contraria . 

l a ^cggc fi aQìmiglia ad vna Matrona venerabile : ficorae la Matrona gouer- 
na, e conferua la famiglia , così la legge gouerna, e conferaa la Rcpublica . 
E Matrona attempata per eilcr la legge antichiflima fatta nel bei principio del 
Mondo alli primi noftri parenti , a' quali fubbi to creati , Iddio -vietò , che non 
mangis.lTero il pomo ; Seguitò poi la legge Molaica d«ta pur da Dio , e l'Euan- 
gclica dettata dal Tuo diletlo figliuolo vero Dio, e vero Huomo . Trai; irolaa- 
lichità della legge impo/la dà Minoea* Cretefi ,da Dragone , e da Solone a gli 
Athcnicfi, da Ligurgo a* Laccdemoniefi, da Nuraa Pompilio a' Romani,e dAU 

Repu- 



'4-3<f tCONOLOCrj - 

i<<publlcaRomana ne llr Tue xlj.Tsuclc picfe dalla tegalata RfpuK^tlienìerc. 
1 Siede jn Tribunale, perche nelli Tiil: unali l«dcnclo,recondo le leggi da* dotti 
legifti giudicar fi dr uè. 

Ha la diadema in teda • per effer ella Tanta determinatione ; e con ragione-» 
Tanta dir (ì pub la legge , perche t cagione , che fi eflerciti il bene ,& fi fugga il 
male j laonde tiene Demoftene , che la le^gc fia vn ritrouato , e dono di Dio, 
alla quale conuiene , thp tutti gli hucmini obbedifcano , Lex eft^ui omnes ho- 
mines obtemperare conuenìt , cum ob alta multa , tum uel eo maxme , quod kx 
omnis inuentum quidem , ac Deìmunus eji . Però i'Orator Romano chiamò le 
leggi . S an elione sjacrat^ , &facraU leges ; Le q uali leggi , come fantp , 9C^^ 
/acre non fi pollono "Violare Teni^^a condegna pena , 

Tiene lo Icettro nella deftra, perche comanda cofe giuftc, ed hancfte,cprD« 
hibi/ce le contrarie, come Regina di tutte le genti,riuerita fin dalli Rè, che lotto 
Io fcettro del deminio loro la fanno riuerire, ed ofleruare da tutti li f uoi popoli. 

Il libro denota la legge /fritta, laquale trai^redlrc non fi deue, cflendo in efià 
pofta la falutc delie Città . Inhgibus pofita\eJt Ciuitatis Jalus , diflc il Prin* 
tipe de' Filofcfi nel primo libro della Rcttoricacap. 14. fenonfijflela legge-, 
che lega la 5fi:enata licenza > il mondo farebbe totalmente difloluto , e ripieno 
d* incanni , d'ir^iurie, di torti, d oltrs^^i , e di rnille jtìisfaiti , per li quali fi tur- 
barebbe r'Nniuerfal quiete, e perirebbe la falute dV^ni Citr^ìjperb il medefimo 
f jlofofonel tet^o della Republicadice , Legempiteffe Ciuitati e fi optabile , 

Il Regno Papale, e la Corona Imperiale tenuti dalla man finiftra ìòpra il li- 
fcro fono fimbolo deirvna, e dell'altra le^^e, Canonica, e Ciuile, Pontificia , c# 
C<iar«a , nelle quali fi comprende ia fcitni^a della Ic^e diuina >ed humana » 



Fwe della prima ^artc . 





DELL ICONOLOGIA 

DEL CAtALIER 

CESAKE RIPA- 

PARTE SECONDA. 

Wr LASCIVIA. 

i «T^xfJ'^i^^^^^ giouane riccamente veftita , terriì vn fpecchio con !a 

' • -«J^* -L* è^ finiftra mano, nel quale con attencione fi fpecchij , con la de- 

**^ I J .^^C» ftia ftia in atto di Farfi bello iivifb > acanto vi faranno alcu- 

c^%'inan-^^ nipalì«ri-vceUila(ciui>clulTmiofi,6^vnarmelIino,dclqua-- 

^ f ¥ ¥ w ■ ledicerAiciato.- 

Dinota Tarmcllin candido t e netto 
yn huom , che per parer bello , e lafciuo 
Si coltiua la chioma , el vifo , e'I petto. 
Lafcima, 

DOnna con ornamento barbarojC che mortri con -^n dito di fregarfi leg- 
giermente la tefta . 
i Così k dipingeuano gl'antichi, come fi ^ede apprelfo i! Pierio . 

I L A & S I T V D i N E. 

"^ ò languide':^ efliua. 

DONNA magra, farà d'habito fottile aliai leggiermente veftita,mofl:ran 
do il petto difcoperto ; conladniftramanos'apoggier^ad vnbaftone , 
e con la delira terrà vn ventaglio, moftrando di farli vento . 

Per la languidezza, o laflitudine ( come habbiamo detto ) intendiamo quel 
la debolezza, che elleriormentc accade al corpo,e che l'annoia . 
,, 5i dice eftiua, per dimoftrare non la languidezza , o lallitudine cagionata.» 

' da malattiavo d'altra cola : ma quella caufata da ftagione naturalmente calda, 
ch'èTErtate. 

Si dipinge magra , perche efalando la foftanza del corpo per mezzo del ca- 
lore, che la dillolue, viene necelTariamentea dimagrarli . 

L'habito,& il petto nudo fono fegni cofi della ftagione, vfando gl'huomini 
in quella veftimenti aliai leggieri per fcntite men caÌdo,che fia poflibil», come 
anco fon fegni del calore, che attualmente li troua in detta languidezza . 

Con l'appoggiai fr,moftriamo hauer bilogno di loftentamentOjC chi ha blfo 
gno di (oftentamento,non ha forze fufficienti per fé ftelfo, il che è propijflTimo 
della noftra figura,che li è detto eil'ec debolezza di forze del corpo humano . 

A 11 ven- 



i ICONOLOGIA 

\\ 'ventaglio moftra , che mouendo Tana ptoflìma già rifcaldata fa luogo 
all'altra più frefcha, il che è di molto refr gerì o al corpo , di maniera, che-, 
rvfo del ventaglio eflendo per la noia,<Sc aftanno del caldo, dimoftra fufficien- 
tcmente , quello che propiamente fi troua nella languidezza , che è la detta-» 

moledia del caloic^ . 

LEALTÀ. 

DONNA 'veftita di bianco , tiene la mano deftrà al petto, 3(s_ vn ca- . 
gnolìnoappreflb. 
La man deftra fopra il pettoj fignlfica integrità dell'animo, & il cagnolino 
per la pcopia indinatione parimente fideltà, e lealtà « 

Ledtcu 

DOnna 'Veftita di fottilifHma vede; in 'Vna mano tenga vna lanterna àc- 
cefa nellaquale ammiri attentamente, & neiraltra vna mafchera ipez- 
zata in più luoghi,& fia in atto di sbatterla in qualche muro , h fallo . 

La velie fottile moftra , che nelle paiole dell' huomo reale li deue fcoprirt.* 
l'animo fincero, òC fcnza impedimento ellcndo le parole à concetti dell' ani- 
mo noftro, come la vefte ad vn corpo ignudo . 

La lanterna medefimamente fi pone per l'anima, & per lo cor noftro , 6c^' 
lo fplendore ,che penetra di luori col 'vetro , fono le parole, òC l'attioni efte- 
riori , 8^ come la lanterna manda fuori quel mcdefimo lume , che nafce den« 
tro d: lei , cofi l'huomo leale deue eller dentro , e fuori della medefima quali- 
tà . A quefto propofito difte Chrifto Noftro Signore , fia tale la "Voftra luce.-, 
preftb à gli huomini che eflì ne tendano gloria à Dio , che alla fama de meriti 
▼oftri corri fpondano l'opre . 

La mafchera che getta per terra , e {pezza , moftra med^fìmamente il di- 
spregio della fincione y e della doppiezza dell'animo, come h è moftrato in al- 
tri propofiti . Lealtà . 

DOnna veftita di bianco , che apiendofi il petto , moftri il propio core per 
elVer 'el la 'vna corri fpor denza dell'animo , con k parole ò con l'attioni, 
acciò le fia intieramente preftata fede . 

iw LEGGE CANONICA, 

come dipìnta nella libreria Vaticana, 

DONNA, che ftà a federe , con la deftra mano tiene vna bilancia , nella 
quale fon pofte da vna parte corone d'oro circondate di fplendore, & da 
l'altra parte vn calice lu'nilmenteCTCond.ito di fplendore , dentro al quale (i 
vcdcynalcope, e nella finiftra tiene vn libro aperto ,fc'pra il quale èpofta vna 
mitra da Vc.couo , ed ha dalia banda deftra del capo la Colomba dello Spi» 
ricofanto . 

Legge della Cratìa, nel fcpradetto luogo . 

DOnna a federe , che con la mano deftra dà la benedittionc ; fopra la me- 
defima mano vi è la colomba dello .Sp'ritoianto,la detta dorrà (eàe fo- 
p' « "vn gran va(o , dal quale eCce gran quantità d'acqua , e iopra il va(o fono 
più Cornucopie, nella fomrriti dellcquali fono figurati gli animali de' quattro 

Euaii- 



D I CE S A%E %l? ^. s , 

Euangloliftijolcracciò neila man finiftra tiene vn libro aperto fctittouì dcntrot 
In priiiC pio erac verbum &c. 

Legge del Timore, neifopradetto luogo . 

DOnnacolvifoeleaato , e tiene con la man delttale tauole dell'antica 
legge, e con la finiflia la fpada verfatile . 

Legge Ciuiley neifopradetto luogo , 

VNa donna , che lìede , e tiene con la deftra mano vna bilancia , ed vno.* 
ipada , e fopra vna parte di ella bilancia è porto "^m de fafci de' littori 
vfati da gli antichi ; e fopra l'altra parte vna corona regale , e con la finiftraj 
mano tiene '>rn libro aperto , fopra il quale è porta vna corona Imperiale, ed 
in elfo è icritto Imperatoriam maiertatem non foJum armis decoratam , fcd 
eiiam iegibus armatanv^eile oportcc . 

LEGA. 




DV E donne abbrticciate infieme armate d'elmo , e coifalet^'o» con vn*ha- 
rta ^-cr vna in n.ano , lopra delle cuali fia viaG .'.. icr; Cs e iopra l*a tra vna 

A 2 cor- 



jf. ICONOLOGIA 

6ornacchia , fotto li piedi di dette donne vna volpe diftela. 

Thefeo , per quanto rifcrifce Plinio , fu ijiuentore della Lega detta da' La^ 
tini, focdus, che più anticamente per autorità d'Ennio fi diceua , hdus, e quel- 
li, elicne haueuano cura , erano chiamati fctiales , perche alla fede public» 
tra' popoli erano propufti , come piace a Varrone, td e(Iì haueuano cura, che 
j»iufta guerra fi pi^liallè , e quella ceflàta , con la Lega ^ e confcderanza fi con- 
hituifce la fede della pace , di che pienamente tratta il Panuinio ; Pe Ciui- 
tate Romana. 

Menalippo legato del Re Antioche aflegna tre fòrti di lega in Tito Liuio , 
Vna quando fi fa pace co' nemici 'vinti , imponendofi loro legge ed aggrauij 
ad arbitrio de' vencitori ; l'altra , quando i nemici reftando in guerra del pari 
con patti eguali di rendere cofe tolte , e mal polledutc , fanno pace; terzo, 
quandofifaamicitiaed amirta con natioiii , che non nano fiate mai nemi- 
chc_> . Ma la pili antica confcderanza nominata da Liuio nel primo libro fat- 
ta tra Albani > e Romani non cade fotto niuna delle tre fudette forti , poiché 
fi ftabilì la lega con patto , che fi combattelle prima tra li tre Horatij, e Cuira- 
tij , e che quella patria con bona pace fignoreggiafl'e l'altra , i cui Cittadini ri- 
fnanclTero vincitori : e pur quello accordo chiamafi da Liuio Foedus , dicendo 
egli . Triufq\ dimìcarent , foedm Ì6lum Inter F^cwanos , & ^Ihanos e fi bis le- 
gibusy "pt cuius populi ciues eo ctrtaminc vicijfent , is alteri populocumbova 
pace imperìtaret . 

Lafoima vfàta da* Romani di giurare TopraTofferuanza di tali patti d'ami- 
fta, e confederanza vedefi in Titoliuio nella medefima lega tra gli Albanie' 
Romani , ed è riportata dal Biondo lib. 4. de Roma trionfante , dal SigoniO 
lib. primo cap. primo de antiquo iure Itali? , e dal Brillcnio nelle formolo . 
Vno del collegio de' Sacerdoti fetiali , che vinti erano , dopo molte cerimo- 
nie diceua . Se il popolo Romano per publico configlio far^ il primo a man- 
care da quefti patti , e leggi . TuGioue cofi qucfto Popolo, come io ferifco 
hoggi quefto Porco , e tan to più ferifcilo, quanto più puoi , detto quello , per- 
coteua vn Porco con vn felce ; la qual forma è da Claudio Paradino riftretta-» 
in qucfto difticho . 

Vtfcrofx, vobis prxfentihus accidit ìHì , 
Sic mihicontingat , faìkre fi hic cupiam . 
Leggefi altra forma vfata da Greci , apprdlo Homero nella Terza Iliade^ » 
oue fi pattuifce i ed ami^itia rim.ettendo piima la lomma della guerra nel fin- 
gular duello tra Alcfianùro , e Menelao per amor d'HeIcna in quefta manie- 
ra , e conditionc ; che il Vincitore ottenga le ricf hezze , e le bellezze d 'Hc- 
Icna , e gli altri reftino i n ferma confederata pace . 

t/ilexander , & bcllicofus Menelaus, 
Longis hajìis pugnabunt prò rrmlìere ; 
ViBorem autem mitlier , & opesfequentur t 
Cdèteri veroamicitiam , & federa firma ferientes , 

Tutto 



DI CESARE ■IKXrayl. j 

Tutto ciò fi (labililca in cotal guiià^ pigliaiia l'Imperatore lauandofi primis 
le mani con l'acqua vn coltello , e iradicaua dal capo d'alcuni Agnelli i peli , i 
cjuali fi diftribuiiiano a' Principi dcirvna, e l'altra parte, efponendo poi i patti 
dello accordo, fcannaua gli Agnelli porti in terra,,e vi fpargeua fopra dei -vino, 
dicendo. O Gioue,a quelli, che prima rompecarmo i patciacofi fcorra per tccc» 
il lor cerucllo, come quello vino . 

iHpiter aHgufli(Jimè,maximè & immortale^ Dij canteri 
Vtri priores fadera -pjolatierìnti. 
Sic ipforum cerebrum hmnifiuat velutìhoc y'mutn . 

Ma noi nella prcfentc figura , non intenderne rapprefentare niuna delle fu- 
dcttc forti di Lega , perche cadono fotto la figura della pace ed amicitia : poi* 
che non fignifica altro priì propiamente la voce latina , Fccdus, che la pace, c^ 
i'amicitia, la quale (labilità , fi formauacon qucfto principio di parole AMI- 
CITIA ESTO. di che n*è particolare Olleruatore il Biillbnio nel lib.4. del- 
le fue fiamole , dicendo . Liuiiis lib. 3 S. c-omprobat Fadus cum ^Antìocho in hxc 
yerbaconfcriptufnfuìfic. amicitia ^gi ^ntiocho cumT.I{ hislegibus , & 
conditionibm efìo . Si che noi clprimereroo vn'alcra forte di Lega , ed è quella, 
quando due, o più parti fanno Lega ,ed accorda di vnirli contro vn loro com- 
mune nemico ; tale fu la Lega di Pio Quinto col Re Cattolico , e con la Repu- 
blica Vcnetiana contro il Turco , la quale fu detta Sacrum foedus , ed il monte 
eretto in fuflldio per tale imprefa chiamafi luttauia Mons facri fcederis , e vc« 
defi la detta Lega dipinta nella fala Regia in figura di tre donne abbracciate , 
•^rna dalle quali rapprefcnta I4 Santa Chicfa , la feconda Spagna > la terza Vc- 
netia, diftinte con le loro folite imprefe, ed armi , 

Noi habbiamo figurate due donne armate,ed abbracciate j per denotare Tv* 
nione ed accordo di aiutarfi con Tarmi contro il nemico » 

L'Arione,e la Cornacchia fono fimbolo della Lega contro vno commune ne 
mìco, perche quefti due augelli fono nemici alla Volpe, la quale è ad'ambedue 
auuerlaria,onde cffi accordanfi d'afcoltare vnitamente infieme la Volpe, e di U 
ccrarlajC fpelarla col becco piu,che po(Iono,però habbiamo pofta la Volpe ftefii 
fotto li piedi della Lega fimbolo in qucfto luogo del commune nemico,che da* 
collegati atterrar fi cerca mediante la guerra 3 della quale è gieroglifico l'hafta, 
che ciafcuna delle due donne tiene in mano . Che l'Arione, e la Cornacchia-» 
pofti fopra l'afte fieno amici , il dice Arifto» lib. p , cap» primo de gli animaU ; 
»Amici cornix , & u^rdeola ; che facciano lega contro la Volpe fi raccoglie dt* 
Plinio lib. X. cap. 74. Cernix % & ^rieoUcontravulpiumgems communibm 
ìnimicitijSi&c. 

LEGGIEREZZA. 



DONNA, chehabbìa Tali alle mani, a* piedi agli homcr!,& alla teftij 
far4 veftica di piuma finilTima . 

Vedi Allegrezza ; 



piuma : 

L E T I T I a; 

A ? TìtT. 



• tCO KTO L O G I A 

LETTERE. 
CO'iìit rapprefentat€ in Tiren^e) in vn hdlijjimo apparato. 

DONNA velticad'l.ortftojegeiitirhabito, checon I.1 <ielì:ra mano tie- 
ne vn libro, e con la fniftra due Hauti , per fignificare concetti, e parole, 
cjucfte come diicttcuoli,qucllc come honorabili , 

LIBERALITÀ, 




DONNA con!occhij vn pococoncaul , con la fronte quadrata^ e col n*- 
fo aquilino, (-rà veftita di bianco con vn'Aqaila in capo ■$ e nelli dcftra 
mano tenga vn compado, ed vn cornucopia alquanto pcndentc,col quale vcrfì 
gioie,danari>collane,&: altre colè di prezzo, e nella finidra hauerà vn'altuo cor- 
nucopia pieno di frutti, e fiori . 

La Liberalità e 'vna mediocrità nello /pendere per habito 'virtuofo , 6^,^ 
moderato. 

Si dipinge con occhi) concau-, e fronte quadra , per fmilitudlne del leont> 
liberali iiimo fra gl'animali irragioneuoli , e colnaroacijiliuoperlafimilitu- 

diiic 



DI CESALE %lP<iA. r 

dine dell'Aquila libeialillìma tra tutciglVceili, laqaal fifaM fopralateftacìì 
detta figura, per moltrare , che ella liberalità non confifleneir atto cafaalt-. 
di, donare altrui le cofc propie: ma nell'habitOjC nell'intcnt Jone della mence^, 
come ancora tutte l'altre virtù. Scriuc Ph"nio,che l'aquila, fé fa preda di quaU 
che animale per propia induftria > non attende tato a fàtiare l'appetito fuojciie 
non lì ricordi (èmpre di lafciarne parte a gl'altri eccelli , godendo , e riputaii- 
dofi d'aliai, per veder, che l'opera Tua fola ila baftante a mantenerne la vita di 
molti animali . 

I due corni nel modo detto , dinotano , che l'abbondanza delle rìccherrc* 
èconuencuol mezzo di far 'Venir a luce la LiberaHtà , quando è accompagna- 
to con la Nobiltà deiranimogeneroio > fecondo il potere^, 6;,^ la forza di 
chi dona-.. 

Veltefi di bianco la 1 iberalit<ì , perche , come quelto colore è /èmplice , e-» 
netto , lenza alcuno artifitio > così la Liberalità è fenza fpcranza di 'Vile in- 
terellc-. . 

II compalFo ci dimoerà la liberalità douerlT mifurare con le ricchezze , che 
iì poflìedono, e col merito della periona, con la qua! s'efèrcita quella virtù, ne! 
che ( fé è lecito à fcruitore entrar nelle lodi delluo Signore) merita partico- 
larifllma memoria rUlaftiilIìmo Signor Cardinale Saluiati , patrone mio, il 
c}ual conforme al bifogno , & al mèrito di ciafcuno compirtele propie facol- 
tà con sì giufl-a mifura, & con animo sì benigno , che facilita in vn'ifteilo tem- 
po per fé la flrada del Cielo , e della gloria , e per gli altri quella della vita pre* 
iinte, e della virtù , con applaufo vniuerfale di faina ilncera . 

Liher alita., 

DOnna veftita di bianco , nella delira tiene vn dado,e con la finiftra ipaf » 
gc gioie , e danari . 
Il dado infegna^che egualmente è liberale chi dona poco , hauendo poco i 
ik^ chi dona ailài hauendo molto , purché fi rcfti in piedi da tutte le bandt=» 
con la facultà principale . 

Liberalità . 

Glouanetta di faccia allegra , ò^ riccamente 'Vcllita, con la finiftra ma« 
no tenga appoggiato al fmiflro fianco vn bacile pieno di gemme, e di 
«nonete d'oro , delle quali con l'altra aaano habbia prefo vn gran pugno, 6^^^ 
le fparga ad alcuni puttini ridenti, fi<,^ allegri, che da Ce flefli fé ne adornano s 
&r le portano in moftra per la gratitudine , 6^ per l'obbligo , che fi deut-f 
alla liberalità del benefattore , ouero per moflrare , che ancora il riceuere fa- 
iiori, d<^^ ricchezze con debito modo è parte di liberalità , fecondo Topi- 
mone de' Morali j (e bene è puì nobile attione, e più beata , il donar altrui It 
cofe fu e , 

Il Pierio Valerlano alfegna per antico leroglifico di liberalità , il bacile folo^ 
il quale noi accompagniamo con l'altre cofe per compimento delia figura , & 
per dichiaratione della liberalità figurata . 



A 4 Lt; 



IC NO L C I^ 



LIBERTA. 




DONN A vcftita di bianco, nella dcrt:ra mano tiene •^nofccttrc, nella 
finiftra-vn cappello, di in terra ri fi vede vn gatto. 

Lo fcettro fi«nifica rautoriti della Liberti , 6^ rimperio,che tiene di fc-# 
medefimi, elTcndo la Libertà 'ynapoflèOìoneairoluta d'animo, & di corpo , 
& robba , che per diuerfi mezzi fi muotiono al bene ; l'animo con la gratia di 
Dio 5 il corpo con la virtù ; la robba con la prudenza . 

Se ledali cappello come dicemmo , perciochc quando voleuano i Romani 
dare libertà ad vn feruo dopo d'haucrgli rafo i capelli gli faceuano portare il 
capello , & fi faceua quefta cerimonia nel tempio di 'vna D a creduta protet- 
trice di quellijch'acquiftauano la libertà, 6^ la dimandauano Feronia pere Ci 
dipinge ragloneuolmcnte col cappello . 

Il gatto ama molto la Libertà, de perciò gl'antichi Alan', i Borgognoni , ic 
i Sueuijfecondo che fcriue Metodico io portauono nelle loro infegne dimo 
ftrando,che come il detto animale non può comportare di circrc riferrtco nel» 
Talcrui forza , così eilì erano impaticntiiCmi di feruitiì . 

Li- 



DI CESARE %IFA: 9 

-- Libertà. 

DOnna,che nella finiftra mano tiene vna mazza* corti* quella d'Hercole 
3c nella delira mano tiene vn cappello con lettere, 

LIBERTAS AVGVSTI ex S. C. 
Il che lignifica iibertadeacquiftata per propio valore , 6^ Virtii confotr- 
ine àquellojchefièdettodiropra , ficT fi vede così fcolpita nella medaglia di 
Antonino Eliogabalo. 

liberta» 

DOnnajchc nella mano deftra tenga vn cappello , àT per terra YÌ fàià Ttt 
giogo roteo , 

LIBIDINE. 

DONNA bella, 8^ di bianca faccia , con i capelli groflì , 6^ neri , ri- 
buifati all'insti, 8^ folti nelle tempie, con occhi gra/Ti , lucenti , 6^ 
lafciui ; moftrano quefti fcgni abbondanza di fangue , il quale in buana tem- 
peratura è cagione di Libidine , 6c il naforiuoltoinsù,c fegnodi quefto 

ifteifo pcrfcgno del becco animale molto libidinofb , come dille AtiiVote- 
le de fCi ^nomia al capitolo fcIIàntanoue,hauerà in capo 'Vna ghirlanda di ede- 
ra , GixÀ lafciuamente ornata , porterà a trauerfo vnapelledi pardo,eper 
terra à canto vi fari -vna pantera tenendole detta figura la fmilha mano for 
pia il capo. 

L'hedcra da* Greci è chiamato ciflTo , 8^ ciliare ( tirando le loro parolitj 
al noftropropofjto) lignifica edere dato alia Libidine; però Euftathio dict-» 
che fiì data l'hedcra à Bacco per fcgno di Libidine, cagionata dal vino. 

La pelle del pardo , che porta a trauerfo a guila di banda , come dice an- 
cora Chriftoforo Landino , parimente lignifica Libidine,eIIèndo a ciò il detto 
animale molto inclinato , mefcolandofi rion iolamcnte con gli animali del- 
la Tua /pecie : ma ancora ( come riferisce Plinio ) col leone. , e come la pel- 
le del pardo è macchiata , così iimilmcntc è macchiata la mente deirhuom» 
libidinolb di penfìeri cattiui , & di voglie, lequali tutte fono illecite , 

E ancora propio di qucfto animale sfuggire quanto può di ellere veduto 
quando il pafce , 6^ pafcendo di fuggerfi il propio fangue , il che è propijf» 
fimo della libidine , perche più d*ogni altra cola le fue 'toglie procura di pa- 
fcerc nafcoftamentc , e che ninno il veda , dC" di fatiariì cuacuando il propio 
fangue, & togliendofi le forze. 

Per dichiaratione della pantera il medefi.mo Landino dice, che molti la fan^ 
no diff.fcnte dal pardo folamente nel colore , percioche qucfto ha più bianco » 
& vogliono anco che fia la femina del pardo , de fc crediamo efler vera queft» 
cofa , potemo comprendere, chela libidine principalmente, cconmaggioc 
violentia domina nelle fcmine , che ne* mafchij , ( come fi crede communc» 
mente ) in ciafcuna fpeiie d'animali. 

Afferma Plinio eflèr la pantera tanto bella, che tutte le fiere la defiderano : 
ma temono della fierezza che dimoftra nella teda , onde eflà occultando il 
capo , e moftrando il dotfo rallettaae dipoi cgn fubito empito le prende , e 
*iiuora-». 

li che 



ro ICONOLOCI<iA 

Il che è molto fimile alla libidine , la quale con la bellezza , e lufìngha ci 
tira ,epoi ci diuora, perche ci confumail tempo ,il denaro, la fama , il cor- 
po , óc;^ l'anima iftelta ci macchia , e ci auuilirce^acendola ferua del pecca- 
to, e del demonio. 

Libidine . 

DOnna lafcluamente ornata,fcdendo appoggiata fopra il gomito fmidro, 
nella man deiha terrà vno fcorpione,a.canto vi farà vn becco acceib al- 
la libidine, & vna vite con alcuni grappi dVue . 

Racconta il Pierio Valeriano nel libro decimofefto ,che lo fcorplone figni- 
fica Libidine , ciò può edèr , perche le pudende parti del corpo humano fono 
dedicate da gl'aftrologl allo fcorpione . 

Medefimamente s'intende il becco per la libidine,e(rendo ne gli atti di Ve- 
nere molto potente , & dedito a tale inclinaiione foiierchiamentc,corac fi ve- 
de nel luogo citato nell'altra figuro a quello proposto. 
Sta a federe, & appoggiata Tu 1 braccio per moftrar i'otio j del quale fi fomen- 
ta in gran parte la libidine , fecondo il detto . 

Otta fi tolUs periere cupidines arctts. 
La vite è chiaro inditio di libidme, fecondo il detto di Tcrentio . 

Sinc Cerere, & Bauhofrìget Vcnm . 
Et ancora perche fi dicono lutluriare le viti,chc crefcono gagliardamente t 
come gli huomini accecati dalla Libidine , che non quietano rxui . 

Libidine , ò Lnjòuria . 

D^pingeuano per la lulTuria anchora gli antichi vn Fauno con vna corona 
d'eruca , &c vn grappo d'vùa in mano per fingerfi il Fauno libidinofo , e 
l'eruca per inuitare , 3c fpronare adai gl'atti di Venere . 

Et propiamente fono luifuriofi quelli , li quali fono (buerchi ne i vez- 
2Ì di amore cagionato daWino, che rifcalda, 6^ da molte altre lafciuc coru' 
tnodità . 

^ Lujfuria, 

GL I antichi vfauano dipingere V^cnere fopra vn montone , per la lufTu- 
ria ) moftrando la fogget tiene della ragione al ienfo , & alle concapi- 
fcenze illecite^ . 

L 1 B E B^O ^ I{B I T F, I 0. 

HVOMO d'etrtgiouenilc con habito Regio di diuerlì colori, in capo 
habbia vna corona d'oro,con la deftra mano tenga vno fccttro 9 in ci- 
■la del quale fìa la lettera Greca Y . 

li Libero Arbitrio , fecondo San Thomaflò , € libera potcflà attribuita al- 
la natura intelligente per maggior gloria di Dia di eleggere tra più cofe ,le^ 
quali conferilcono al nue noftro vna più tofto,che vn* altra , oucro data vna-» 
(ola cofa di accettarla , ò di rifiutarla come più piace . Et w/f riftotele nel terzo 
dcU'Ethica non e da tale definitione difcordante, dicendo cflcre vna facultà 
di poterfi eleggere diuerfc cofe per arriuare al fine, perciochc non ha dubbio 
alcuno ; che da ciafcuno lia voluto , e deli derato il fommo bene , cioè , la fe- 
licità eterna, h t]ualc è i'^Uimo fine «li tutte i'attioni humane : ma fono gli 



DI CESARE RIPA. 

L IBERO ARBITRIO. 



// 




hiiomìnì molto perfetti , 6<^vari), e diuerfi tradi lorocircarelettionedc-* 
modi,e vie d'arriuare a quella mera. 

Si dipinge giouancrichiedendofi al libero arbitrio IWfo della difcretlo- 
ne , la quale torto che è 'venuta nell'huomo , fa ch'egli fi difponga a confè- 

guire il fuo fine co' mezzi , li quali fi conuengono allo ftato , 6; alla condì- 

tiene fua_. 

L'habito Regio, lo fcettro , ^ la corona fono per fignificare la fuapoteftà 
di voler a(Iblutamentequellp,che più alfolutamente gli piace. 

Li diueifi colori nclPhabito fono per dimoftrarc rindcteiminatione rua,po* 
tendo come s*è dettOjper diuerfi mezzi operare . 

La lettera Creca Y fi aggiunge allo icettro,per dinotare quella fenrentia di 
Pitagora Filofofo famofo, che co effa dichiarò,che la vita humana haueua due 
'Vie , come la (bpradetta lettera è diuifa in due rami , del quale il deftro è co* 
me la via della virtù , che da principio è angurta , àC erta : ma nella fom mi- 
ta è ipatio/i > &i agiata , ^ il ramo fmiftro è come la ftrada dd vitio, la qu*. 

Ice 



12 ICONOLOGIA 

le è larga, & commoda: mafinifcc in angaftia, &: precipiti) , fi cone molto 

bene fpicgano i verfi, i quali fi attribuiicono a Virgilio . 

Per h qiial cofà attribuendo noi al Libero Arbitrio quefta letter-, ragionf* 

uolmentefignificanoefferein mano (uà eleggere la buona,larea,laficaca, ò 

aaen ficura. via da potere periienire alla telicirà propoftaci . 
Littera Tythagor^ dì [crimine fé Ba bicorni, 
Human£ vìtas. fpeciem preferrevidetur, 
7{am via virtutis dextrum petit ardua callem 
Difficilemq; aditumprimumfpeSìantihus ojfert, 
Sed requiem pr^hetfejjìs in vertice fummo 
Male oUentatitev via lata yfed ultima metn 
Tracipiat captosyoluitque per érduafaxa ''^ 
Quisquìs enim duros calles uirtutis amore 
Vicerity illefihi iaudemqucdecufquepayahtt 
^t qui defidiam luxumquefequetur inertem 
Dumfugit oppofitos incauta mente labores 
Turpis,inopfquefimul mirabile tranfigit Auum., 
LICENZA. 

DO*N N A ignu Ja , òC fcapigliata, con la bocca aperta» e con f ni gHir» 
landa di vite in capo. 
Licentiofi fi dimandano gli huomini>che fanno più di quello, che conuie- 
re al grado loro , riputando in fc ftcfli lode , far q'ielie attioni , che ne graltri 
fon biafimcuoli in egual fortuna , e perche può eller queftaliccnj:* nel par- 
lare , pero fi fa con labocca aperta , 6^ perche può eifere anco nella libertà 
di far palcfe le parti , che per iftinto naturale dobbiamo ricoprire, la qual co- 
fa fi moftra nella nudità i nel refto dell' altre opere pigliandofi libertà di far 
molte cofe , che non e' appartengono, e quello fi dinota con la 'vite , la quale 
inchinando con il frutto mo molte volte fa fare mol te co(c inconuenienti , c^ 
difdiceuoli; 6<^^ come li capelli, che non fono legati infieme fcorrono libera- 
mente, oue il vento gli trafpoita, così fcorrono i penfieri, e l'attioni d'vn huo- 
mo licentiofo da fé meiefimi ♦ 

LITE. 

DONNA vcflita di vari) colori , nella delira mano tiene vn vafo di ae- 
qua , il quale verfa fopra vn gran fuoco , che a- de in terra *, il che è per 
ftgno del contrario.al quale 1 altro contrario naturalmente opponendofi, e cef 
cando impadronirfi della materia , e foftanza dell' altro, dà con ftrepito fegno 
dilitc, ed'ii)imicitij,il qual effetto imitano gl'animi difcotdl,(Sclitigofi, che 
non quietano per fé ftelli, ne danno ripofo a gl'altri . 

LOGICA. 

DONNA giouane viuace,& pronta, vcflita di bianco , tiene vno flocco 
nella dedra mano, e^nella finiflra quattro chiaui con Elmo in capo» & 
per cimiero vn falcone pellegrino . 

La logica e vna fcieniìa , che confiderà la natura , e proprietà dell'operalio* 
si dell'intelletto, onde fi viene ad acquiftare la facilità di leparare il 'vero dal 

fnlfo 



DJ CESARE RITA. ij 

falfo: Adunque come quella che-confiderarottiliOimij&^arij modi d'inten- 
dere, fi dipinge così lo itocco,ilquale è legno .d'acutezza d'ingegno, & l'elmo 
in capo molha ftabilità, e verità di fcicnza ,.& come il falcone s'inalza à 'volo 
a fin di preda, così il logico difputa altamente per far preda del difcorfo altrui, 
che volentieri alle fue ragioni fi iottomette . 

Le quattro chiaui fignificanoi quattro modi d'aprire la verità in cìafcuna 
figura fillogi(tica,in(cgnate con molta diligenza da profcflori di queft'arte . 

Veftefi di bianco per la fimilitudine , che ha la bianchezza con la 'verità , 
perche , come quello fra i colori è il più perfetto .^ cofi quella fra le perfctcioni 
dell'anima è la migliore, e più nobile , e deue elfef'il fin d'ogniuno , che voglia 
cllcr vero logico, oc non fofiita , oucro gabbatore . 

'Logica , 
YX Onna con la faccia velata, veltita di bianco , con vna foprauefte di 'varij 
U colori, moftri con gran forza delle mani di ftringere vn nodo in 'vna-. 
CUI da alfa' ben grofla, 5<^ ruuida , viiìa per terra della canape , ouero altra- 
materia da far corde_^ . 

La faccia velata di quella figura moftra la difficoIt^,6^ che è impedìbile-, 
à conofcerfi al primo afpetto , come penfano alcuni , che per far profìtto in ef- 
fa , credono elfer fouctchi al loro ingegno fei mefi foli , e poi in lei anni ancor 
non fanno la dcfinitione d'cflà . Per notar'il primo afpetto fi dimoft ra il vifo , 
perche il vifo è la prima cofa.che fi guardi nell'huomo. 

Il color bianco nel veftimentofi pone per la fimiglianza della 'verità, come 
s*è detto, laquale è ricoperta da molte cofe verifimili , oue inolti fetmando la 
villa , fi Icordano d'ella, che fiotto colori di elle (là ricoperta , perche delle cofe 
verifimili tirare con debito modo , di grado in grado , ne nafce poi finalmente 
la dimoftratìone, laquale è come'vna calla, oue fia ripofta la'vciita,^' fi apre 
per mezzo delle chiaue gi^ dette de' fillogilmi probabili , liquali fi notano con 
'varij colori , che fehene hanno qualche conformità con la luce, non n'hanno 
pero tanta quanto il bianco jcheèl'efletto più purod'elfa. 

La corda doue fi llringe il nodo , moftra che la conclufione certa, è quella , 
che Ha principalmente nell'intentione del logico , de dalla fimilitudine della-* 
corda,fidice il logico legare vn'huomo, che non fappia ,che sì dire in contra- 
rio alla verità moftratada lui , & le faeproue fondate con la iua arte fono no- 
di indiUblubili b per forza, b per ingegno di qual fi voglia altra profeilìone , la 
ruuidczza della corda , moftra la difhcultà della materia . 

La canape per terra moftra , chenonloloè offitio della logica fare il nodo 
delle corde fatte , ma quelle medefime corde ancora prouedere con l'arte fua 
propia leruendofi d'alcuni principi) della natura , & infegnando di conofccre i 
nomijlc propofitioni, & ogni altra parte,ouero iftromcnto deila diicolliatione 
il fuo vero,ò: reale iftromento. 

Logica . 

Gì 5uane pallida con capelli intricati ,'e fparfi di conucneuole longhezza ; 
nella mano dcftra tiene vn niazzo di fiori, con vn motto iòpra , che di- 
chi 



>^ IC NO L O CI <tA 

chi ycrum y&falfum, & nella finiilra vn ferpente. 

Quella donna e pallida perche il molto vegliare, &: il grande fludio, che in- 
torno ad elTa è necelIàrio,e ordinariamente cagione di pallidezza, & indifpofi- 
tione della vita. 

I.capelli intricati, & fparfi dimoflrano che Thucmo il quale attende alla /pe 
culatione delle cofe intelligibili, fuole ogni altra cofa lafciar da parte, e dimen- 
ticarfi della cuftodia del corpo . 

I fiori fon fegno , che per indurrla di quefta profefsion* fi vede il ver6 ap- 
parire ,& il fallo rimanere opprelVo, come per opra della natura ,dairheiba 
nafcono i fiori, che poi la ricoprono . 

II ferpente c'infegna la prudentia necedàrijdìma a profefIìonc:>'CGme a tut- 
te l'altre non s'affaticando in altro, l'humanaindurtria , che indiftinguereil 
'Vero dal falfo , &c fecondo quella diftintione faper poi operare con propottio- 
nata conformità al vero conofciuto , & amato . Scuopre ancora il ferpente^ , 
che la logica è ftimata velenofa materia , & inaceilibìle a chi non ha grande* 
ingegno , & è amara a chi la gufta ^ & morde, & vccide quelli , che con teme- 
rità le fi oppongono . 

longanimità; 

VN A matrona affai attempata , a federe fopra dVn faffo , con grocc^i) 
verfo il cielo, con le braccia aperte,& mani alzate , 

La longanimità , è annouerata dall'Appoftolo al cap. 4. de' Calati tra li do- 
dici frutti dello Spiritofanto, S. Tomafo nella 2.2.q. 136. art. 5. è 'vna virtù, 
mediante , laquale la perfona ha in animo d'arriuare a qualche cofa aflai ben-» 
difcofla, ancorché ci andalfe ogni longo tempo . Et S, Anfelmo fopra il detto 
C.5. a Calati , dice la longanimiti clfere vna longhezza d'animo , che tollera-* 
patientcìnente le cofe contrarie , &;^^ che fta longo tempo afpettando li pre- 
mi) eterni, &c le ben pare ^ che fia l'iftclfa virtù , che la patientia , tuttauia lono 
diiferenti tra loro, perche co ne dicono li fudecti Autori, 6^ Dionifio Certo- 
fino fopra l'ideilo cap. 5. a Calaci la longanimità , è accompagnata dalla fpe- 
ranza, che fa che diamo afpettando fino alla fine li beni promeUici da Dio No 
ftro Signore, & però quefta virtù pare che guardi più la fpcra'iza, e'I bene , che 
la paura , o i'auclACÌa,o la malinconia , ma la patienza fopporta li mali, l'ingiu- 
rie , & Tanuerfità prefènci a fine d'hauer poi bene : ma perche non bafta foffri- 
re al prefente lolamente fi; ha da loppoctare per qualfiuogiirt longhezza di tem 
pò , àC per quanto piacerà ai Sig. Iddio , che però fi dipinge matrona attem- 
pata, ^ a federe fopra d'vn falfo . 

Si dipinge con gl'occhi) ver'ò il Cielo que'ìa "virtù , acquale s'appropia_j , 
come colla nel Salmo : Deus lonjanimis , & mdtum mifericors , per il fine che 
fono li beni eferni promi.ficLd i Oli . 

Si rapprefenca con le mmi alzite per la Speranza che accompagna , e fa pa- 
rer breueralpeccarei^^ueilD mondo, 

LVS- ; 



DI CESARE RIPJ. 



ij 



L V s s V R I a; 




\^ N A gionane, che habbla i capelli ricciuti , ed attifitiofamente accon- 
ci> fata quafi Ignuda, ma che il drappo ,che coprire le parti , fia di più 
colori, e renda vaghezza all'occhio . àCT che ledendo lopra vn cocodrillo,fac* 
eia carezze ad vna pernice, che tiene con vna mano . 

Lulliiria è vn ardente, e sfrenato appetito nella concupifccnza carnale /en- 
za ofletuanza di legge, di natura, ne rifpctto d'ordine, o di fello . 

Si dipinge con li capegli ricciuti , ed artifitiofamente acconci , e col drappo 
fudctto, perche la lulfuria incita, ed è uia deirinfernojc fcuola di Iceleratezze. 

Si rapprefentaquafi ignuda, perche è propio della lufiuria il d.lTìpare ,edi- 
ftniggere non folo i beni dell'animo , che fono viitiì , buona fama , Ittitia , li- 
bertà, e Ja gratia del corpo, che fono bellezza, fortezza, deftì e zza, e lanità,m» 
anco i beni di fortuna che-fono danari, gioie, ponefljori, e giumtntj . 

Siede (opra il cocodrillo, perciochegli Egitij diceuaro, che il coi odi ilio era 
fegno delia lulluria,pcrche egli è fecondiflimo, e genera molti figUuoli,e come 

narri 



i<f ICO NO L O Gì 9A 

narra Pierio Valeriano nel libro 29. è di così conc.jgio(a libidine , che fi crede » 
che della Tua dricta mafcelJa i denti legaci al biaccio dricco concitino , e com- 
miiouano la lalfaria . 

Leggefi ancora negli fcrittori di Magia , ed ancora appreffo Diofcoride, e 
Plinio,che (e il roftro del cocodrillo cerreftrcjil quale animale è da alcuni detto 
Scinco, ed i piedi fono podi nel via bianco, e coli beuuti infiammano grande- 
mente alla lafciaia. 

Tiene , e fa carer ^ alla pernice , perciochc niuna co(à è più conueniente, e 
pili commoda per dimoftrare vna intcmperatiflima libidine, ed vna sfrenatif- 
(ìma lulfuria, che la pernice , laquale ben-e fpeilb è da tanta rabbia agitata , pel 
coito , ed è acccfa da canta intemperan:^a di libidine, che alle volte il mafchio 
rompe rvoua,che la feminacoua, eirendo ella nel couare ritenuta, ed impedi- 
ta dal congiungerfi fcco » 

MACHINA DEL MONDO, 

DONNA ch^habbia intorno al capo i giri de* fette pianeti, &;,^ in luo-- 
go di capelli faranno fiamme di fuoco', il fuo 'vellimento farà compar- 
tito in tre parti , & di tre colori . 

II primo che cuopre il petto, ^k,^^ parte del corpo farà a'.^urro con nuuoli .• 

11 fecondo ceruleo con onde d'acqua . 

Il terc^o fin'a piedi farà ■^erde con monti, città, ScT^ cartella , terrà in 'Vna-. 
mano la ierpe riuolta in circolo che fi tenga la coda in bocca , il clie fignifica ,.. 
che il mondo da (e (lellb,5^ per fé ftello fi nutrifce,6<,^ in le medefimo^ ^ 
per fé medefimo fi riuolge fempre con temperato, 6<,^ ordinato moto , &il 
principio corre dietro al fine, 6C il fine citorna al fuo ftellb principio, per que- 
fto ancora vi (\ dipingono i fette pianeti « 

Il fuoco che ha in cima del capo , 6^ ilcolor del vefìrimento , fignifìca li 
quattro Elementi,che fono le parti minori della grandiiTima machina vniuer- 
fale. M a'g N A N I M I T /\o 

DONNA bella,con fronte quadrata, Se nafb rotondo , veftita di oro con 
la corona imperiale in capo, ledendo (opra vn leone , nella man dertr;Lj 
tcri^ "vno (cectro , (S<^^ nella finiftra vn cornucopia , dal quale verfi monete^ 
d'oro . La Magnanimità è quella virtù, che confifte in vna nobile moderatio- 
ne d'atfertl , 6^ ù. troua foto in quelli che conofcendofi degni d'eller honora- 
ti dagl'huomini giudiciofi,e ftimando i giudici) del volgo contrari) alla verità 
fpelle volte, ne per prospera troppo fortuna s'mal:^a, ne per contraria fi lafcia- 
no foccomeccere in alcuna parce , ma ogni loro mucacione con egual' animo 
foftengono,&: aborcifcono far cola brutta per non violar la legge deH'honeftà. 

Si rapprelenta que'ta donna bella , con fronte q jadrata , e n^ifo rotondo à 
fomiglian^a del leone, fecondo il detto J'Ariftoceie de hlbn.al cap.9. 

Veftefi d'oro, perche qucfta e la materia atta per mandar à effetto molti no 
bili penheri dVn animo hbersle, &c magnanimo . 

Pc^Ka in capo la corona, &;^_^ in mano lo !cectro, perche Tvno dimoftra no- 
biltà di pen fieri, l'altro poten:^. d.Vlleguiili,per notar che fcn:^a quefte due co- 
fe è impoilibile ellercitace magna unnica , clìendo ogni habito elìetto di molte 

atcìoni 



T)I CESJKE RIFJ. ty 

tttìoni particolari : fi dimoftra la magnanimità efTer vera dominatrice d«IIc-/ 
padioni vili, e larga di^entàtrice della facoltà per altrui benefitfo,e non per ra 
nità,& popolare applaiito. Al l«one da'Pocti fonoalTomigliati limagnanimi* 
perche non teme di quell'animale le forze de gl'animali grandi , noji degna-» 
eflò i pIccioli,i&irapaticnte,de'benefitij altrui largo rimuneratore,^ non mai 
fi nafconde da' cacciatori, fé egli s'auuede d'cHer fcoperto, ch'altrimenti fi ri- 
tira , qaafi non volendo coirrer pericolo fenza nccefliti. Quella figura vcrfa le 
monete iènza guardarle, perche la Magnanimità nel dare altiui fi deueoller- 
uare fenza penfire ad alcuna forte di rimuneratione, e di qui nacque quel det 
to. Da le cofe tue con occhi) ferrati,c con occhi) aperti riceui l'altrui. Il Doni 
dàpinge queda virtù poco diuerfamentc , dicendo douerfi fare donna bella ,e 
cotonata all'Imperiale , riccamente veftita con lo fcettro in mano , d'intorno 
con palazzi nobili , & loggie di bella proipettisa , fedendo fbpra vn leone con 
doi fanciulli a piedi abbracciati in fieme, vno di quelle fparge molte medaglie 
di oro, e di argento , Paltro tiene le giufte bilancie , e la dritta fpada della giu- 
11 ti 1 in mano . Le loggie , e le fabi iclic di^rande fpefe molto più conuengo- 
Bo alla magnificenza ch'altra virtù àeroica ^laquale s^efercita in Ipefe grandi» 
&:opiedi molto danaro^chc alla Magnanimità modera; rice degliaftetti,6<^^ 
in quello non (o (e per auuentura habbia errato il Doni,le non fi dice,che lèn- 
za la magnanimità la Magnificenza non nafcer-ebbc. 

Il kone,oltre quello ch'habbiamo detto , fi Icriue , che combattendo nonu 
guarda il nimico per non lo fpaLientar«,&.accic)che più animofo venga all'af- 
fronto nel fcontrarfi poi con lento paflò,ò con falto allegro fi rinlelua,con fer- 
mo oiopofito di non far co/a indecente allaTua nobiltà. 

I Jue fanciulli moftrano che con giuila mifura fi deuon abbracciar tutte le 
d.ifiicoltà per amor dell'honeflojper Japatria,per l'honore, per li parenti,e per 
gf amici magnanimamente /pendendo il denaro in tutte l'impreie iionorate. 

Magnanimità. 
Onna,che per elmo portarà vna cella di leotve, ^pra alla qual fi vi fieno 
doi piccoli corni di douitia, con veli,<S(: adornamenti d'oro,farà veftita 
in habito di guerriera,^ la vefte laià di color £orcliino,&: ne' piedi hauerà IH- 
ualetti d'oro . 

MAGNIFICENZA. 
ONN A veftita,& coronata d'oro , hauerà lafi/onomiafimileanaMa- 
gnanimiti,terrà la finiftra mano fopra di vn'ouato, in mezo al quale vi 
farà dipinto vna pianta di fbntuofa fabrica . 

La Magnificenza è vna virtù, laqusle confifte intorno all'operar cofe gran- 
di, e d'importanza, come habbiamo detro,e però lar^ì veftita d'oro. 

L'ouato, (òpra il qual pofa la finiftra mano, ci da d'intendere , che l'effetto 
della Magnificé