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Full text of "I diarii di Marino Sanuto: (MCCCCXCVI-MDXXXIII) dall' autografo Marciano ital. cl. VII codd ..."

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■ Z3MIS 



e^I DIARn 
DI MARINO 

SANUTO at it ot 

VOLUME LIV 




VENEZIA ui DALLA 
STAMPERIA DI VISEN- 
TINI CAV. FEDERICO j» j» 
EDITORE Jt jH jn Jt n Jt jn 



DIARII 



DI 



MARINO SANUTO 



■ I " ji 



L'Edizione è fatta a cura di 



GUGLIELMO BERCHET — NICOLÒ BAROZZI 



MARCO ALLEGRI 



FRATELLI VISENTINI TIPOGRAFI EDITORI — VENEZIA 



S. A. R. CARLO ALESSANDRO 

GRANDUCA DI SASSONIA 

CHE 
AMA L'ITALIA E LA SUA STORIA 

QUESTO VOLUME 

CHE RICORDA I FASTI 

DELLA SUA ILLUSTRE GASA 

GLI EDITORI 

DEDICANO 



DIARn 



DI 



MARINO SANUTO 



»i 



TOMO LIV 



VENEZIA 

A SPESE DEGLI EDITORI 

MDCCCXCIX • 



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DIARII 



DI MARINO SANUTO 



TOMO LIV 



DIARH 



I OTTOBRE MDXXX. — XXX SETTEMBRE MDXXXI 



«.« 



1 Del mexe di oeitòrio ISSO, 

A d\ primo octubrio, sabado. Hessenrlo beri 
intradi li Cai di XL a la banca sier Domenego Minio 
di sier Francesco, sier Almorò Lombardo qu. sier 
Julio, sier Tbomà Moro qu. sier Antonio, et Cai 
dH Consolo di X sier Pandolfo Morexini, sier Lo- 
renzo Bragadin, stali altre Hate, et nuovo sier Ga- 
sparo Conlarini. Questa nftatina introe in Collegio 
sier Piero Landò, et sier Lunardo Emo, Savii del 
Conscio, et zè introe sier Alvise Gradenigo, et il 
quaKo, sier Polo Capello el cavalier procurator, è in 
villa a Noventa: Savio di terraferma introe sier 
Zuan Contarini da Santa Justina, et za era intrato 
sier Marco Antonio Corner qu. sier Polo : Savii ai 
Ordeni introe sier Domenego di Prioii qu. sier Ja- 
corno, sier Zuan Bragadin qii. sier Santo, sierliiro- 
n!mo Malipiero qu sier Andrea, sier Bernardo Ca- 
pello qu. sier Francesco el cavalier, et sier Piero 
Justinian qu. sier Alvise. 

Vene in Collegio V orator dil duca de Milan, et 
monstroe alcuni avisi di Roma et altrove. Il suma- 
rio, bavendoli, noterò qui avanti. Et disse come il 
suo signor duca partiva di Cremona immediate^ 
andarla a Ferrara, et poi a Loreto, poi veoeria in 
questa terra. 

Da Cremona, di sier Gabriel Venier ora- 
ior, di . . . Avisa il zonzer del signor duca 11, 
qual si partirla a di ... . per Po su burcbioni, 
veria a Ferara, et poi in questa terra. Et questo a 



soa richiesta et di sol, ebe lo diMonseia a fiur priou 
II viazo di Loreto. Scrive, veueaio di Pavi^, era 

stato a a hr eerte noae di dowiuQ Maxi* 

milian Stampa, suo intrji»icbo et primario, OMiPÌ4alo 
In la fia del conte Zuan Francesco di la Somaia« 
dove fu fato un bellisskiio baRcbetlo, et la matloa, 
al montar dil duca in burchio, una colalioa OOQ 30 
man di confecion etc. 

Di Augusta, di sier Nicolò Tiepolo el dQ* 
tor, orator, di 24. Come la dieta si feva, oiwo 
consulto per le cose lutheriane, era risiolta, et btoii 
intender da parte di la Cesarea Maestà ohe si rime* 
tev.1 a far una dieta questo aprii proximo, et in 
questo mezo non dovesseno far predicar a la Inthe* 
riana ma viver catolicamenle. Et per uno di quelli 
signori luterani li Tu risposto cbe a predicar Lo 
evanzelio di Dio non era mal, et loro li rìsposeoo, 
zoè li catolici, cbe 1* imperator loria le arme coatra 
di loro. Hor il duca di Saxonia la matjaa eoo 300 
cavalli armati era partido, e cussi altri luliveriani. 
Et altre particularità ut in litteris. 

In questa mattina in Collegio fo parhlo assai 
zerca la venula del duca de Milan in questa terrai 
qual saria, o secondo come scrive il Venier orator 
come ba ditto il suo orator. Le case é preparale 
in la procuratia de sier Andrea Lion, in quella sta 
domino Marco Grimani, et parte in la caxa di sier 
Marco da Molin. Voleno Tarli grande booor el darli 
Il bucintoro, zoè la Signoria col Serenissimo el il i* 
bucintoro lo aspeterà di là dil ponte di Rialto, et 
con li piati soa excellenlia, levato a San Cblroenlo, 



UDXXX, OlTODRE. 



8 



venirà fin a Rialto, dove si monlcr»^ in bucintoro, 
et sarà conHuIto fin a Sun Marco. Et voleno meler 
parte di farli le spexe o darli tanto al zorno ; ma 
nulla fu falò. 

Et nota. La galla bastarda, capilanio sier Vi- 
cenzo Juslinian, è zonta in flislria, chiamata da la 
Signoria per levar il dura, o de qui e conilurlo a 
Loreto, o di Loreto condurlo di qui. Eiiam è 
zonta la galla quinquercme, vien a disarmar. 

Gionse in questa malina, et con grandissima 
pioza e maltempo, uno orator dil re di Poiana, no- 
minato domino Lodovico Alyfio dotor, da Bari, qual 
é venuto con cavalli .... Va a Bari al governo, 
la qual (erra è di la rezina moier dil re di Poiana, 
iure haereditario, per esser slata fia del duca 
Zuan Galeazzo Sforza di Milan, di la qual ha in- 
trada ducati ... Et li fo mandalo zenlilomeni con- 
tra ; ma per il tempo solutn 5 vi fue, e lo con- 
duseno a San Zorzi mazor in la caxa di San Marco, 

dove li fo preparato et El qual ave 

gran fortuna, al venir, di vento et aqua. 

In questa matina in la Quarantia Criminal et 
Civil vechia, mò redula tutta a uno, consieri sier 
Àgustin da Mula di sora et ^ier Francesco Donado 
el cavalier da basso, però che sier Domenego Con- 
Carini è cazado e sier Jacomo Badoer amalato, fo 
dato principio a menar sier Andrea Loredan el 
sier Luca Loredan, slati rectori a Crema, el incarze- 

radi, Il quali erano amalali ; etiam si 

meneno altri ... di sol, retenuli ; et introduse il 
caso sier Marchiò Michiel V avogador, el si anderà 
seguendo fin saranno expediti. 

Il fermento va crescendo ; é a lire IO in zerca ; 
siche questo anno sarà grandissima carestia per non 
ne esser, e la saxon é stata pessima etiam di vin 
per la poca uva é stata; vai il caro lire . . , et ne 
son pochi, di legne, non si poi haver per danari. Dil 
resto quasi tutto carestia grandissima. Idio aiuti la 
povera zente. 

Ma una cosa è di grandissimo momento et non 
si fa provision, zoè che le balote vien compra per 
danari. Tutti il sa, el si vede manifesto, che chi non 
ha la banda di zenlilhomeni poveri, ai qual bisogna 
dar danari avanti (ratto et poi la paga poi rimasi, 
non si poi rimaner in olBcii da conio, el quesla 
Zonta é sta falò il dover, poi le pregierie è grandis- 
sime, senza rispetto, e davanti li censori, el nulla 
dicono. Dio aiula quesla povera republica, che non 
siegua il dilo antiquo: e Urbs venalis cito pe* 
ritura ». El chi ha il baio in man non se incura 
di far provision, maxime contra quelli danno da- 



nari e hanno honori per tal modo, che li poveri é 
excusati perchè la povertà non poi far altro. Dio 
condilor di I* universo provedi, aliter vedo seguir 
mal assai. 

Dapoi disnar fo Gran Conscio, el vene il Sere- 2 
nissimo el tre Procuratori, sier Hironimo Zen, 
sier Vicenzo Grimanì, el sier Anionio di Prioli. 

Fu posto, per li Cotisieri e Cai di XL, la parte, 
presa nel Conscio di Pregadi a di 39 dil passalo, di 
far per questo Conscio per i man di elelion uno 
castelan di Castel San Felixe di Verona con ducati 
30 al mese per spese, ut in parte. Fu presa. 

Fo fato elelion tutto per do man, ma non fo ba- 
lolade come dirò. 

Fo chiama il sciirtinio dentro per (uor quelli di 
Zonta del Con*^eio di X, li qual fo baloladi, et bra- 
sato poi le polize ; nò altri slete sopra il tribunal 
che li nodari del Conscio di X, el il canzelier gran- 
do le stridava. 

1335. Electi 15 di Zonta al Conscio di X. 

Sier Piero Trun fo Cao dil Conscio di X, qu. 

sier Alvise. 
t Sier Andrea Foscarini fo Consier, qu. sier 

Bernardo. 
Sier Polo Valaresso fo Cao dil Conscio di X, 

qu. sier Ferigo. 
Sier Antonio Sanu lo fo podestà a Brexa, qu. 

sier Lunardo. 
f Sier Polo Donado fo consier, qu. sier Piero. 
Sier Polo Valaresso fo podestà a Bergamo, qu. 

sier Gabriel. 
t Sier Hironimo da ca' da Pe.xaro fo capilanio 

zeneral di mar, qu. sier Benelo procu- 

rator. 
Sier Piero Badoer fo Cto dil Conscio di X, 

qu. sier Albertin dolor. 
Sier Michiel da Leze fo Cao dil Conscio di X, 

qu. sier Donado, qu. sier Luca procurator. 
Sier Andrea Vendramin fo Cao dil Conscio 

di X, qu sier Zacaria. 
f Sier Polo Nani fo Cao dil Conscio di X, qu. 

sier Jacomo. 
Sier Andrea Marzello fo al luogo di Procura- 
tor, qu. sier Antonio. 
Sier Marin da Molin fo Consier, qu. sier Ja- 
como. 
Sier Marco Zantani fo provedador al Sai, qu. 

sier Anionio. 



9 



lIDXXXi OTTOBRfi. 



10 



t Sier Hironimo Juslinian ppocuralop, fo Savio 

dil Conseio, qu. sier Antonio, 
f Sier Marin Corner fo Consier, qu. sier Polo. 
Sier Bernardo Soranzo fo Cao dil Conscio 
di X, qu. sier Beneto. 
t Sier Lunardo Emo el Savio dil Conscio, qu. 
sier Zuanc ci cavalier. 
Sier Piero Marzrlo fo censor, qu. sier Jacomo 

da San Toma. 
Sier Hironimo Zane fo capilanio a Verona, qu. 
Sier Bernardo, qu. sier Marco procuralor. 
Sier Zuan Alvise Duodo fo Cao dil Conscio 

di X, qu. sier Piero. 
Sier Valerio Valicr fo Cao dil Conscio di X, 
qu. sier Antonio, 
f Sier Marco Gabriel fo Consier, qu. sier Zacaria. 
Sier Marco Loredan fo Cao dil Conscio di X, 

qu. sier Domenego. 
Sier Gabriel Moro el cavalier, fo proveditor al 

Sai, qu. sier Antonio. 
Sier Bernardo Marzello fo Cao dil Conscio 

diX, qu. sier Andrea. 
Sier Andrea Donado fo Cao dil Conseio di X, 
qu. sier Antonio ci cavalier. 
t Sier Nicolò di Prioli fo Cao dil Conscio di X, 
qu. sier Domenego. 
2» t Sier Daniel Picnier fo Savio dil Conscio, qu. 
sier Coslantin. 
f Sier Alvise Gradenigo el Savio dil Conseio, 
qu. sier Domenego el cavalier. 
Sier Piero Boldù fo Avogador di Comun, qu. 
sier Lunardo. 
t Sier Hironimo Barbarigo fo Consier, qu. sier 

Andrea, qu. Serenissimo, 
f Sier Piero Landò fo capitanio zeneral di mar, 
qu. sier Zuanne. 
Sier Stefano Memmo è di Pregadi, qu. sier 
Zorzi. 
t Sier Luca Trun procurator, fo Savio dil Con- 
seio, qu. sier Antonio. 
t Sier Zuan Badocr dolor et cavalier, fo capita- 
nio a Verona, qu. sier Rcnier. 
non Sier Alvise Bon el goyernador di l' intradc, 
qu. sier Otavian. 

Et nota. Mo* un anno non fo vardù debitori, ma 
questo anno si ; la causa dirò poi. Et per esser l'ora 
tarda le voxe andavano zoso. Fu posto parte, sicome 
fu messo mo' un anno per II Consicri et Cai di XL, 
che queste voxe doman poi disnar siano balotutc 
ut in parte. Fu presa. Ave : 



J di 2, domenega. Vene in Collegio sier Zuan 
Francesco Correr, venuto proveditor di Salò e ca- 
pilanio di la riviera di bre.xana, vestito damaschin 
negro, in loco del qual andoe sier Zuan Francesco 
Sagredo ; et referile di quele cose. 

Se inlese esser lettere di sier Zuan Antonio 
Venier et sier Zuan Pixani procurator, vanno 
oratori in Franga, date a Pedimonti appres- 
so Zfimharì, a dì 24 del passado. Come esso 
Pisani era alquanto indisposto di le sue gote; si 
preparava una leticha per andar al suo viazo. 

Dapoi disnar fo Gran Conseio, el non vene il 
Serenissimo, e fo a posta eie. 

Fu leto, per Hironimo Angustino nodaro di Avo- 
gadori, una condanason, fata in Quaranlia Criminal 
a di 28 del passado per il piedar di sier Andrea 
Mozenigo el dolor el sier Mafio Lion avogadori di 
Comun, contra il nobel homo sier Domenego Bar- 
barigo dì sier Alvise, per insulti fall contra Zorzi • 

di feride e parole, el il zuoba santo a 

caxa di Lucia a San Lio andoe el la ferite su la le- 
sta dicendoli par«)le inzuriose el vergognose, però 
il ditto sier Domenego compia uno anno in la pre- 
son di r Armamento, né possi esser cavado se non 
per 30 balote di XL Criminali, poi sia conSnà per 
anni tre a Cherso el Ossero, hessendo ubiigalo a 
presentarsi do volte a la setimana a quel rector e, 
rompendo il bando e sia preso, stagi uno anno in 
la preson Forte, poi torni hi bando qual alhora co- 
menzi, et hoc totiens quotiens. El quello lo pren- 
derà babbi lire 500 di soi danari s' il ne sarà, si 
non di danari di la Signoria nostra, el non ensa di 
preson se prima non pagi miedegi ci medesine a la 
ferida, come sarà iustilicà per li Avogadori di Co- 
mun. 

Nota. Il dillo era oficial al Canevo. 

Vene a Conseio tre Procuratori di Citra, sier 
Hironimo Zen, sier Vicenzo Grimani et sier Anto- 
nio di Prioli, el qual sier Antonio ha fallo grandis- 
sima procura per romanir hozi, el li vene fata per 
uno mezo, ci tene, di non far provar sier Luca Trun 
dicendo V è debitor ; e tamen beri sera a bore 24 
fo prova di la Zonta dil Conseio di X e rimase. 

Fo fato eletion tutto per do man, et balolà etiam 3 
le voxe di beri. 

1383. Procuratori di la chiexia di San Marco. 

+ Sier Lorenzo Loredan fo dil Serenissimo. 

Sier Alvixe Pasqualigo, qu. sier Filippo, 
t Sier Jacomo Soranzo qu. sier Francesco. 



il 



iO^tXX, QlTOBfiE. 



19 



Sier Vetor Grimani, qu. sier HiroDimo io dil 

Serenissimo. 
Sier Zuan da Leze di sier Micbiel. 
t Sier Luoardo Mocenigo fo dil Serenissiaio. 
non Sier Francesco di Prioii, qu. sier Zuan Fran- 
cesco. 
noQ Sier Andrea Lion, qu. sier Alvise, 
non Sier Aolooio Capelo, qu. sier Balista. 
IKM) Sier Zuan Pixaoi, qu. sier Alvise proouralor. 

procuratori de Citra. 

Sier Lorenzo JusUnian, qu. sier Antonio. 
f Sier Vioenzo Grimani, di sier Francesco. 

Sier Gasparo da Molin, di sier Tbonià. 
f Sier Antonio di Prioli qu. sier Marco. 
Sier Andrea Gussoni qu. sier Nicolò. 
Sier Hironimo Zen, qu. sier Simon, 
t Sier Andrea Justinian, qu. sier Onfré. 
Sier Fraacesco Mocenigo, qu. sier Piero. 
AOiì Sier Luca Trun, qu. sier Autonio. 
noa Sier Marco da Molio, qu. sier Alvise procu- 

ralor. 
nati Sier Auloaio Mocenigo, di sier Alvise el ca- 
valier. 

Procuratori ài Ultra. 

t Sier Polo Capello e! cavalier, qu. sier Vetor. 
t Sier Dottenego Trivixan el cavalier, qu. sier 
Zararia. 
Sier Ploro Marzello qu. sier Alvise, 
f Sier MiroDimo iustinian, qu. sier Antonio. 
Sier Lorenzo Pasqualigo, qu. sier Filippo, 
non Sier Carlo Morexini, qu. sier Balista. 

Nota. Questo non provar di Procuratori de- 
bitori, et maxime di sier Luca Trun rbe beri é 
provò, dete molto cbe dir al Conscio, et li Cai 
di X volevano si provasse tulli ; ma li Consieri 
terminò, utento una parie vuol cbe chi é debitori 
di ta Signoria, a Gran Conseio non si prAiovi, e 
questo fato a requisition di sier Antonio di Prioli 
mò r inlrasse, non vokeno provarli, Itcet mò un 
anno non (o vardà debitori eie. 
3^ Fo cava Cao di XL di sora, in luogo di sier 
Almorò Lombardo, intra da matina Auditor Vecbio, 
sier Gabriel Valaresso qu. sier Francesco, stato 
altre 'fiate, el qual inlroe la matina seguente. 

Non voglio restar di scrivere cosa notanda. 
Hozi rimase Exlraordioario sier Bartolomeo Moro^ 



fo camerlengo di Comun, qu. sier Francesco, et 
r altro beri, di la Zoota, sier Zuan Emo, fo podestà 
a Verona, qu. sier Zorzt procurator. Tulli do, es- 
sendo io io Pregadi, fu condani per furanti, el 
stridavase la prima domenega di quaresima ; fono 
Molti. L' Emo rimase per piegerìe e dar danari, 
el bozi il Moro rimase per povertà, sicbè faza 
ben, faza mal, in cao di cinque anni semo egual. 

A dì 3, la matina. Non fo lettera alcuna da 
conto. 

Introe Cao di XL di sora sier Gabriel Vala- 
resso in loco di sier Aln)orò Lombardo intrò Au- 
ditor Vecbio. 

Vene Torator di Fiorenza, dicendo haver auto 
licentia di soi Signori di repatrìar, et cbe veria 
un'altra fiata et saria sempre servitor di questo 
Stado. Dimandò, alcuni zoveni fiorentini venuti a 
babitar in questa tWra, per esser io dubito, pò- 
lesseno portar arme. Il Serenissimo li disse, biso- 
gnava li Cai di X metesse la parie nel Conseio di 
X, et russi dillo oraitor andò a li Capi « ricbie- 
derla 

Vene V orator di Franza per saper di novo, 
né disse cosa di conto. 

Da poi disnar, fo Conseio di X semplice, e 
comitn là il Collegio et la Zonta ; fo prima, iusta 
il solito leto el suo capHolar, fato cassier per me- 
xi . . . . sier Piindolfo Morexini, sora l' artellarie 
sier Don)pnpgo Capello qu sier Carlo, som U Zeca 
sier Nicolò Venier, qual si dice voi far tornar il 
ducato e monede al suo iuslo predo, perocbè el 
venelian vai lire 7 soldi 15, ongaro l»re 7 soldi 4, 
il Mocenigo soldi 54, il Marcello soldi 11 Quel 
sarà noterò poi. Item, fati dorevedadori de le casse, 
sier Andrea Trivixan el cavalier et sier Gasparo 
Conlarini, che nulla faranno, per, non esser apli 
niun di loro a veder conti né libri. 

Item, con il Collegio fu parla zerca la cosa di 
beri, di non provar sier Luca Trun procurator, 
el volenno li Cai di X laiar quella elelion, alenlo 
la parie dice da esser li Procuratori balolà come 
si feva nel Conseio di X in Gran Conseio, el alen- 
lo non si vardava debitori, ex cansequenti non 
si doveva varJar a Gran Conseio, ma bisognava 
cazar li 6 Consieri, e però del passado nulla fu 
fatto. 

Fu adunca po.slo, per li Cai di X, cbe de eoe- 

tero nel far di la Zouta del Conseio di X, né di 

Procuratori, non si vardi debitori. Et questa ave 

18, cbe fo tulle le ballote. 

•2/em, messcoo di far do provedilori sopra le 



13 



MDXXX, OTTOBRE. 



14 



biare, con ]a Zonta, da esser balotadi lutti queiii 
intra nel Conscio di X, excepio li cazadi per bia- 
ve ; et li Consieri meseno non siano balolà quelli 
del Collegio. Questa ave 10, et di Cai ... • il 
resto, e fu preso. 

Et chiamala la Zonta dentro, fono elecli sier 
Andrea Zustignan procurator et sier Marco Minio 
fo savio del Conscio, il qual fo alias proveditor 
sora le biave, el qual venne a tante a tante con 
sier Piero Landò e sier Hironimo da chà da Pe*> 
xaro savii dei Conscio e, rebaloladi, rimase el Minio. 

Io questo zoroo, poi disnar, in Quaranlia Cri- 
minal, fu assolto del bando sier Zuan Batista da 
Molin qu. sier Marco, per baver aprescnlà uno aa- 
sassin, qual é fuzido di le preson di Este. 

^ Da Boma, atti a? de setembrio 1530, al 

signor duca di Manioa. 

Li spagnoli che s* erano amutinati solo Arezo 
ritomorono per opera del illustrissimo signor don 
Ferando Gonzaga alla obedientia debita senza far 
altro disordine ; et cosi, secondo che si avisa di là, 
si é preso tal verso alli casi loro che più non é 
per seguir alcuno inconveniente, e che aspette- 
ranno li pagamenti soi integri fin che ci sia el 
modo di satisfar, corendoli però anche fralanlo 
la paga alla rata del tempo che staranno. 

Cosi lanzchenecbi hanno dato principio verso 
il paese loro. 

Jn^sfseripia. Non si é verificato tììe lanzche- 
necbi, che sono collo illustrìssimo signor don Fé* 
rando solo Arezo, habbino dato principio ancbor 
a levarsi, come per questa mia scrìveva a vostra 
excellentia ; beo si intende die tuttavia si pagano, 
el potria esser che fra dui di si divideranno da li 
spagnoli. Altro non e* é da beri da significar ad 
quella, se non che hoei sono venute lettere d*Ale- 
magna, dalla corte cesarea, di 16, la contioenlia' 
delle quali per ancor non ho potuto intender al- 
tramente ; se oi sarà cosa di momento ne darò 
per il prìnio spaeo aviso a vostra signorìa illu- 
strissima. 

Dal signor Ferando di Gongaga, date a Ponte 
Boria^ a 28 septembrio 1530. 

Post data etc. 

Havendo già scrìtto questo, li todescU mi aono 
venuti a parlar^ zioé li loro capitani, et ditoni 



che le gente hozi si sono amotinate per esser gift 
passali più di sei di la paga loro. Non ho saputo 
che rìsponderli altro, se non che expeto danari 
da Napoli et che penso non potranno mancar cbe 
non siano qui presto. Hannomi ricerco cbe do* 
mane voglia andar a parlarìi, né io so che dirli, 
per non haver lettere dd cardinale. Temo che non 
faciano qualche disordine. Ho voluto avisar a vostra 
excellentia aziò la sappi che, se disordine succe- 
derà, sarà per causa di quelli di Napoli, aziò ne- 
possa far testimonio a Sua Maesti, accadendo. 

A dì 4, fo San Francesco. La mattina, fo 5*) 
lettere di sier Gabriel Venier orator apresso 
il duca di Miìan, di ... . Come il duca par- 
tiva per Manioa per Po, dove starla do zomi, poi 
Ferrara, demum andarla a Loreto, el poi in que* 
sta terra. 

Fo aldito per la Signorìa la cosa di Gradeni* 
go con i Trìvixani, per V abalia di San Ziprian di 
Muran, per il redur in pristinum. Et parlò per 
li Trivixani domino Francesco da Brenzon dolor, 
veronese, avocato, et un' altre audientia parlerà 
per li Gradenigi domino Francesco Fileto dolor, 
el H risponderà per li Trìvixani domino Alvixe 
da Noal dolor. 

Da poi disnar, il Serenissimo aodoe con li 
piati el il Collegio al pardon di colpa e di pena 
a San Francesco di la Vigna. 

Di Oorfù, ^fo lettere, di 13 dil passato. 
Come hessendo le galle di Barulo et Alessandria 
n, qual zonseno a di .... dil ditto, el sier Piero 
da Canal capitanio di le galle di Barulo, pexorando 
dil mal prese a Puola, rimase in terra, undé per 
H Consek) di Xil elexeno vicecapHanio sier Fraa* 
Cesco Zen qu. sier Vicenzo, era patron di una ga* 
Ila di Alexandria, che non si dovei fiir tal eletion, 
tuor di una muda e meler in l' altra. Et cbe sier 
Hironimo Justinian qu. sier Beneto, va consolo 
in Alexandria, etiam hii era restato a Gorfù ama* 
lato, el le galle ..... 

A di 5, h malina. Per la nave di sier Polo 
Nani qu. sier iacomo, vien da Gonstaiilioopoii, 
tonta in Hislrìa, et si ave lettere da Modcn^ di 
sier Piero Zm e sier Toma Moeenigo^ stati 
oratori al Signor taroo^ eorireno di 32 seleoi^ 
brio, ooiM a di 5 dM ditto mexe paKirouo con 
le do galle di Conslanlinopoli, et a ^ S scrisseoe 
per via di terra copioso, àvisano il suo navegafi 

(i; Li «sarta 4^ è UMMa. 



15 



MDXXX, OTTOBRE. 



16 



et come sora .... trovoroDO do fusle lurchesche 
di mal arar. 
5* Noto. In le lettere di sìer Hironimo Contarini 
qu. sier Ànzolo soracomilo, particular, et non in 
quelle di la Signoria, é uno aviso, come le galie 
intrate in porto erano sta retenute da quelli di 
Modon, dicendo esser intrate in porto senza li- 
eenlia. Unde haveano scritto al sanzacbo di la 
Horea, era do zornate de li, per baver licentia, 
et r bariano subilo et si leveriano. La peste era 
su la galla soracomito sier Marcbiò Trivixan, su 
la qual era sier Piero Zen etc. Et sier Domenego 
Contarini, suo barba, fo in Collegio et monslroe 
la ditta lettera. 

È da saper. Sier Piero Zen sopraditto rimase 
dil Conseio di X, ma non potrà inlrar per la leze, 
et domenica si farà in loco suo. 

Vene in Collegio V orator de 1* imperador per 
cose particular non da conto. 

Vene V orator del duca di Urbin capitanio ze- 
neral nostro per danari per pagar le zente. 

Noto. 11 Tormento eresse ; è zonto a lire 10 
soldi 10, e la farina in fontego lire .... 

Da poi disnar, fo Collegio di Savi, per con- 
sultar in materia di danari, perocbé bisogna que- 
sto novembrio dar ducati 50 milia a 1* insperador 
et 20 milia per resto di doni di Tormenti, et non 
é un soldo. 

Fu compilo le noze in chà Pixani, di la fia del 
reverendissimo cardinal Pixani, naturai, in sier To- 
ma Mocenigo qu. sier Alvise qu. sier Toma, con 
dota ducali 10 milia, et a suo fradello beneficii 
per ducali 600 de intrada a V anno. U qual car- 
dinal ò in questa terra, sta in casa da cbà Tri- 
vixan a la Zuecha, et non fu visto a le noze, ma 
domenega fa una brava festa in cbà Pixani. 

Noto. Morite il vescovo Prioli di Vegia, et li 
reverendissimi cardinali Grimani et Corner, per 
vigor di le soe expetative, tolseno in loro dito ve- 
scoado, qual vai ducati 600, e il papa V ba con- 
firmato. Uno bavera il possesso con la mila, et 
r altro la mila de 1* intrada ; ma bisogna darlo 
per il Conseio di Pregadi. 

In questo zorno, alento la parte leta in Gran 
Conseio, sier Juslinian Juslinian qu. sier Lorenzo 
che andava in babito secular, et bavea benefici per 
ducati 400 et li godeva, bozi levò 1* babito di fe- 
rier di Rbodi, sicbé non é pid in libro nobiliumt 
et fece pasto a li soi parenti. 

A di 6^ fo San Magno. Non senta li oflBci, 
f\ le bolege erano aperte ; mai alento una parte 



presa in Pregadi, fo manda a far comandamento 
lutti serasse le bolege. Qual fo primo vescovo di 
Veniexia et fece edificar 7 cbiesie ; il suo corpo 
è a San Jeremia. Hor la malina e tutto el zorao 
piovete, adeo V orator di Poiana dovea venir a la 
Signoria, el mandalo li zentilbomeui a levarlo, re- 
messe andar da malina per il cattivissimo tempo 
cbe era. 

Vene in Collegio sier Marco Antonio Contarini 
qu. sier Carlo, sialo luogotenente in la Patria di 
Friul per danari, vestito di veludo cre.mexin, acom- 
pagnato da sier Andrea Juslinian procurator, sier 
Vicenzo Grimani procurator e altri parenti, ia 
loco dil qual andoe sier Alvise Barbaro, el refe- 
rile di le cose di la Patria, laudalo de more dal 
Serenissimo. 

Fo leto le opinion de trovar danari, et per 5 
esser sier Lunardo Emo savio del Conseio in se- 
Umana, propose tuor uno imprestedo di ducati 
100 milia da le terre di terra ferma; altri Savi 
veleno questo, ma etiam meter una lansa. El sa 
questo é varie opinion. 

Vene sier Alvise Soranzo qu. sier Vetor, ze- 
nero di sier Polo Capello el cavalier, el qual éa 
la villa, et monslroe una lettera li scrive dito sier 
Polo, cbe el debbi refudar savio del Conseio aleuto 
la sua età, et non si polria exercilar per il gma- 
dissimo dolor di scbena V ha» 

Da poi disnar, fo Pregadi. 

Et nota. È ussidi di quelli balotavano Tanoo 
passalo numero 3^, el uno morto ; é inlradi nuo- 
vi numero 13. Et si reduseno solum 3 Consieri, 
sier Marco Dandolo dolor e cavalier, sier Zuan 
Francesco Morexini el sier Agustin da Mula, et 
poi mandono per sier Marin Zorzi el dolor. Hor 
si reduseno in tutto zerca 120, e fo leto le te- 
iere. 

Di Corfù, del reeitnento, di 13. Avisa la 
eletion del vicecapitanio di le galle di Baruto sier 
* Francesco Zen patron di una galla di Alexandriai 
et fato nel Conseio zeneral di tulli i nobili, erano 
da numero 43, et sier Piero da Canal, capitanio 
di ditte galie, volse si melesse una parte, che nel 
ritorno esso capitanio, bcssendo varilo, potesse 
montar su le galie per capitanio ; et posta non fu 
presa. Scriveno come il di sequente si doveaoa 
levar. 

Di sier Zuan Antonio da chà Taiapiera 
capitanio di la barza^ date in Porto Palaeo^ 
a dì 24 settembrio. Conie era 11» et a di 18 
scrisse di la fortuna habula, e si rupe 1* arbore 



17 



MDXXX, OTTOBRE. 



18 



et ne ha compra uno per ducali i20, et conzarà 
e navcgarà eie. Le qual lettere, di la fortuna, non 
é zonte ancora. 

Di Franga, di sier Sebasfian Juslinian el 
cavalier oraior, date in Ambosa^ a dì 17, 
Scrive, il re va a la tjaza, non dà audienlia, et cussi 
la madre a li soi solamente, siche nulla si poi ne- 
gotiar. Et la raina si alende a polirse per piacer 
al re ; si dice On do mexi sarà incoronata. Scrive, 
è zonto quel zentilhomo fo in questa terra con la 
nova di la liberation di Coli, el qual si lauda, ma 
le feste fo fallo, hanno inleso, fo per una com- 
pagnia e non per alegreza del re, benché la Si- 
gnoria fé* indusiar a farle aziò paresse fusse per 
questo. Et havendo esso oralor scusa il duca di 
Milan di non haver mandato soi oratori per Ih 
inopia, li hanno dillo è sta per non havtr prima 
hauto licentia da V imperador di mandarli, con al* 

tre parole, 
e» Dil cardinal Corner fo leto una lettera^ 
data a l' abaha di Carara inpadoana^ a dì 

Come el va a Roma ti, lieet sia povero 

cardinal, tamen dove si troverà sarà sempre desi- 
deroso di aiutar la sua patria, et prega, acbadendo 
alcuna cosa, li sia comandato, che lo larà volenlieri. 
Et di la cosa del magnifico missier Lunardo Emo, 
zonto a Roma (M ogni bon uffitio, Et si racomau* 
da mollo. 

Fo leto alcuni avisi dati per T oralor de Milan, 
la copia saranno qui avanti. Et poi leto le lettere, 
hessendo H tempo cativo, lo liceotiato il Pregadi 
seazu far altro. 

A dì 7. Pur piovete la malina assai. 

Vene in Collegio V urutor dil re di Poiana do- 
mino Lotlovico Àlyfio dolor da Bari, acompagnato 
da sofum 6 zentilbomeni in scarlalo, sier Marco 
Antonio Venier el dolor, sier Gasparo Bembo el 
dolor et 4 altri, et con una bella (ameia. 11 qual 
apresenlò do lettere, una dei re di '20 avoslo, l'al- 
tra di la raina; la prima era di credenza, la secon- 
da pregava la Signoria che, mandando il prefuto 
Dontio al governo di Bari, in quello questo Slado li 
potesse zovar, lo zovasae, offerendosi etc. Poi disse 
di la bona amicitia dil suo serenissimo re con que- 
sto Slado. Ei come erano venuti 4 oratori dei re 
Ferandin di Boemia et 4 del re Zuane, vayvoda di 
Hongaria) in una città chiamala . . . . , dove il suo 
serenissimo re ha via mandalo 8 oratori, 4 ecclesia- 
stici et 4 laici, per veder di pacifìcarli insieme, et 
haveano libertà di levar le arme ; ma crede che 
pulla sarà^ zoè per 40 zorni^ et questo, perché il re 

/ Dfarff di M. 6ai«uto — 7\m, IIY. 



Zuane ha solum cavalli 4000 turchi, li qual li paga 
ogni ^i9 zorni, et 2000 fanti, e il re Ferandin ha 
cavalli .... et 6000 fanti, li quali é inlrali in POn- 
garia el fanno danno assai. Disse come nel suo ve- 
nir era passalo per Vienna, dove ha visto grandis- 
simi incendi et crudeltà fatte per li turchi, siche è 
gran comiseration a veder quel paese. Poi disse 
che1 suo re et rayna lo mandava al governo di la 
sua terra di Bari, et # 

Vene l' orator di Mantoa, per causa del Po ha 
rotto et fallo grandissimo danno in montoana, el 



In questa malina fo menati» per il capilanio di 
Cai, do frati di San Zorzi Mazor, overo di Corizuola, 
in camera, et questo per deliberation dil Collegio, 
del Conscio di X, atenlo che uno frale, é in presoq, 
di San Zorzi ha aousado a uno Andrea dal Coriivo, 
fo scrivan a le Cazude, é in preson, die li frati han* 
no rnssà certe parole di uno inslrumento zerca la 
causa si tralava et occultudi altri etc. Il qua! Ao* 
drea dele una suplicalion a li Cai di X, volendo 
certa gralia, et manifestò il tutlo. Li Cai di X di 
ordine di la Signoria con il Collegio introno in la 
materia per far el processo, el il Collegio depulato 
questo mexe, ordinario, fo, sier Marco Dandolo do* 7 
tor el cavalier consier, sier Gasparo Conlarim cao 
di X, sier Nicolò Venier Inquisitor, sier Andrea Mo- 
zenigo el dolor avogador, I quali redulti per avanti 
in camera comenzono a e.xaminar, ei hozi, relemiti 
questi do frati, li comenzono a examinar. 

Et cussi hozi fu ordini Conscio di X con h 
Zonta di Collegio per questa materia di frati, et 
nulla fu Irovato. Fu assolto do frati, ei preso lezef 
il processo in Pregadi. 15, I, 0. 

liem^ licenliala la Zonla, expediieno do preso* 
nieri, chala&ti in 1* Arsenal, condanati a star in pre^ 
xon etc. 

A dì 8, la malina. To lettere da Soma, del 
Surian orator nostro, di 2, Scrive colloqui hauti 
col papa che atende a trovar danari per pagar li 
spagnoli sono ad Arezo, el par l' imperador li voi 
lenir in Italia, siche si vede disperato, dicendo : le 
cose lulherane va a mal, voleno 8 capitoli. Tien, 
r imperador si partirà per Fiandra. Ha inteso el 
partir del duca di Saxonia e la diela rimessa a 
questo aprii che vicn. Poi disse, il re di Ffjnza voi 
far novità in Italin ; manda il duca di Albania qui, 
ma va prima a Ferrara a confortar quel duca df- 
cendo non si dubiti. Poi disse: < La Signoria non fii 





19 



ICDXXX, OTTOBRE. 



20 



con mi quello la die ; non dà li possessi ; non scrive 
nuove di lurclii ; é venule di qui le feste (ale a Con- 
stantinopoli et da la Signoria non ho visto niente, 
uè che *1 Turco vuol le specie vengiuo tulle a Con- 
stantinopoli >. 

Di Chiojga, fo lettere, di sier Andrea da 
Mula podestà, di heri. Scrive, et niauda lettere 
liaute di Ferrara, di 7, di V oralor Venier è apresso 
il duca de Milan. 
7* Di Ferrara, dil ditto sier Gabriel Venier 
oratcr, di 7. Come havendo il signor duca de Mi- 
lano mutalo pensier de andar a Loreto, cussi couse- 
ialo dal duca di Ferrara, però vien di longo in questa 
terra, et ha mandato le cavalcature per terra a Pa- 
doa. Da matina si partirà per Chioza ; ha 100 zen- 
tilomeni con lui. Scrive haver visitato el duca de 
Ferrara, e colloqui auli insieme; é servitor de 
questo Slado, el voi venir, quando li par, a star a 
Venetia. Visitò madama Reniera, la qual dice che 
anche lei voleva venir a veder Veniexia. 

Vene in Collegio T oralor dil duca de Milan, 
per jl qual fo mandalo, dicendoli quanto havemo di 
la venuta del suo Signor in quesla terra, el che è 
sia gran mutalion quesla, el si prepararia meglio si 
potesse, non lo aspellando. 

Vene V oralor de Mantoa con avisi auti, el si- 
gnor duca de Milan non è slato li a Mantoa, ma 
andato a Ferrara. C parlò zerca le rolc di Po. 

Da poi disnhr, (o Pregadi, et lete queste lettere 
scritte di sopra, et una da Corfò, di sier Riro- 
nimo da Canal vice proveditor di i* armada. 
Scrive come va con le galle di viazi ad acompa- 
gnarle, el si parte da Corrù eie. 

Di Ferrara, di sier Gabriel Venier orator 
apresso el duca de Milan vene lettere più ve- 
chic, di 4. Dil zonzer dil signor duca li ; el il duca 
di Ferrara li venne contra fino a la riva con li fioli 
e altri zentilhomeni, et lo honorò assai; alozato in 
Castel novo, dove li è sta preparalo alcuni camerini 
benissimo ad ordine, et li fa le spcxe a tulli. Voi 
andar a Ravenna, e de li a Loreto, poi verrà in que- 
sta terra. Scrive colloqui auti col duca de Milan, 
che li ha ditto haver avisi di Franza che il re al 
suo orator andato li, la prima cossa, li fé lezer il 
leslamenlo di suo fratello Maximiliano, come las- 
seva il stato de Milan a Sua Maestà, dicendo, questi 
non é boni signali eie, ut in litteris. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, Savi del 
Conscio e Terra ferma, una parte di honorar la 
venula dil duca de Milan de qui. La copia sarà 
Willa qui uvanli* 



Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, sier Dome- 
nego Trivixan el cavalier procurator, sier Piero 
Landò, savi del Conscio, sier Marco .\ntonio Corner 
qu. sier Polo, sier Jacomo Dolfin, savi a Terra fer- 
ma, che sier Juslinian Conlarini, executor sopra lo 
imprestedo di Gran Conscio, possi venir in questo 
Conscio, non melando ballota, fin San MichicI prò- 
ximo. Ave : 141, 43, 3. 

Fu posto, per li dilli, e di più sier Zuan Con- 
larini savio a Terra ferma, alento fusse preso a di 
5 marzo 15-28, et ralificadu a di ullimo marzo pas- 
salo, che li XX el XV Savi sopra la reformation di 
la terra, che si ben si mutasse questo Conscio, rioia- 
nessero a tansar et continuar ne T officio, pertanto 
sia preso, che tre, sier Jacomo Bragadin, di XX, 
sier Filippo da Molin el sier Domenego da Mosto, 
di XV, possano venir in questo Conscio fiu San Mi- 
chiel, non melando ballota. Ave: 139, 51, 4. 

Fu posto, per li dilli: Fu del 151^ a di 15 aprii 
preso, che li pedoti vechi fosseno posti a la guarda 
di castelli di Lio e a la Cesia, el ateolo sia morto 
Hironimo Conlarini el Domenego Madona, erano 
guardiani a dilli castelli, el per li patroni a TArse- 
nal sia stali deli Andrea da Modon el Sebasliao da 
Muia, conlra la forma di la leze, pertanto siano cas- 
si el ditti patroni fazi nova eletion del numero de 
pedoll a li dilli castelli, ut in parte, Ss^à 179, 

15, 12. 

Fu poslo, per li Savi che sier Vicenzo 

Juslinian capitanio di le bastarde, venuto in Histria 
per condur el duca de Milan, expedito che Y babbi 
questa occasion, debbi venir a disarmar ; e cussi 
sier Hironimo Conlarini qu. sier Anzolo e sier Mar- 
chiò Trivixan, vieneno con li oratori da Constanti- 
nopoli ; et ancora sier Antonio Barbarigo vengi, 
come fu preso ; e sia mandato in Histria ducati 4000 
da esser dati ducati 1000 per galla de sovenzion, 
ut in parte. Ave : 192, 4, 0. 

Fu poslo, per li Consieri, Cai di XL et Savi, do- 
vendo, partir de qui per andar a la sua capitaniaria 
dil lago de Garda sier Sebastian Pasqualigo, per- 
tanto li sia dato, come fu dà al suo processor, per 
spexe di do mexi ducali 60 de danari di le presente 
occorentie, e per do servitori, mena con lui, a ducati 
2 al mese, ducati 4 ; in tutto ducati 64. Fu presa. 
Ave: 192,7, 1. 

Die 8 octóbris 1530. In Bogatis. 

Ber Dominicus Trivisano eques procu- 
ratore 



8 



91 



UDltXt OTTOBRC 



23 



Ser Àloysius Qradenico^ 
Ser Petrus Lando^ 
Ser Leonardus Emns, 
Sapientes Consilii. 

Ser Marcus Antonius Cornario, 
Ser Petrus Mauroceno, 
Ser Johannes Contareno^ 
Ser Jacobus Delphino, 
Sapientes Terrae firmae. 

In cadauti (cmpo, apresso (ulte le nalion, è sia et 
é manireslo quanto devono esser apreeialo studi di 
le bone lettore, eum le qual cadauna bona arte se 
acquista, la zovéntù se inslituisse a boni costumi, 
et cussi li homeni se fanno utili ad la adminislralion 
de Stadi. Il che deve esser a precipua cura di queli 
a la prudentia di qual é commesso il gjverno, dan> 
do modo che de simil studii ci maestri di quelli ne 
sia copia. Et conzosiaché, de le arte liberal, quelle 
sopratutle devono esser zercade che sono più utile 
et maior comodo al viver humano, come son quelle 
che se chiamano le methamatice, di le qual non ve- 
dendosi Trullo alcuno perché in tal necessaria arie 
non si leze, si deve convenientemente dar modo 
che sia publiee leto in dilla arte. Però 

L* anderè parte, che quelli prelendeno leger 
pubìice in questa città nostra ne le arte melhama* 
lice, se debbano dar in nota ne la Canzelaria nostra 
in termene de zorni 8 proximi, li qual passadi, sia- 
no balotadi in questo Conseio quelli si haveranno 
fallo scriver, et quello sarò cleclo sia et si intendi 
esser condulto et debba lozer ut supra dille arte 
melhamatice con sudario di ducali 100 a V anno dei 
danari de la Signoria nostra. 



t De parte 
De non 
Non sincere 



164 
8 
Die dicto. 



Sapientes Consilii^ excepto sier Hironi- 

mo de chà de Pexaro, 
Sapientes Terrae firmae, àbsentesier Hi- 

ronimo Grimani. 

Havendo compito il tempo suo quelli che ha- 
veano il cargo de la provision et recuperation del 
danaro, e per il bisogno del Slato nostro firma- 
mente é necessario far da novo eleclione, però 



L'anderì parie che depraesenti^ per scurlioio 
di questo Conseio, elozer si debba uno onorevole 
gentilhomo nostro in proveditor sopra i danari et 
cassier dil Collegio nostro, et possa esser elecli de 
ogni loco et offilio, etiam di offilio con pena, ex* 
eepti però quelli del Collegio nostro, quale habbia il 
carico di proveder, trovar et recuperar danari, cosi 
da debitori come per altra via, et si in questa città 
come ne le terre nostre di fora, et ogni altra epe- 
ratione et provisione in simile materia, con tutte lo 
auclorilà che per li ordeni et ioze nostre sono sta* 
tulle et deliberate, atendendo a la cassa del Colle- 
gio nostro, sziò sia provislo a tutti quelli bisogni. 
Possa et debba venir nel Collegio nostro et in que* 
sto Conseio, se *l non sera di quello, non mettaDdo 
ballota, et metter quelle parie li parerà ad propo- 
sito el necessario per la provision et recuperation del 8* 
denaro. Debba esser in ditto officio per fino a San 
Michiel proximo, non possendo refudar sotto pena 
de ducali 500 d' oro, da esserli lolla per il Avoga- 
dori de Comun e por cadauno del Collegio nostro 
senza altro Conscio, et tulle le altre pene statuite 
contra li refudanti. 

t De parte 145 
De non 4 

Non sincere 1 

Die 8 octohris 1530. In Rogatis. 9 

Consiìiarii, 

Capita de Quadraginta, 

Sapientes Consilii, absente ser Hironi- 

mo de chà de Pexaro, 
Sapientes Terrae firmae, absente ser Hi- 

ronimo Grimani. 

Hessendo per venie fra pochi giorni in questa 
città nostra lo illustrissimo signor duca de Milano 
cum grande comitiva come, per leltere di Porator 
nostro apresso quello, siamo advisati, è conveniente 
et si devo, intercedendone cum sua excellentia quel- 
la benivolentia che intercede, et per honor del Sta- 
lo nostro, quella ricever cum ogni segno di hono- 
rificentia el del affetto di V animo nostro verso di 
lei. Però 

L' anderà parte che, al venir suo, il Serenissimo 
Principe el Signoria nostra, honoralamente acom- 
pagnala, cum il bucintoro debbano andar ad incon- 
trarla fino a San Clemente cum cinque parasclielmi, 
per il preparar de li quali et melerli ad ordine sia^ 



98 



MDXU, OTTOBRS. 



u 



HO dui! ducali 10 per uno, premelendo inanli fino 
a Malamocco li piali eum genlilbomeni nostri, et 
etiam una parte di gcniilhomeni fino a Tiiioza a 
levarlo de 11, dando ordine a quel reetor di aio- 
giarlo et farli le spese con la compagnia sua fino 
che 1 alari li. Et gionlo in questa città se li babbia 
ad mandarli robbe per V amoiilar di ducali 150 al 
giorno, fino ebe *l starà in questa città, el per el 
eootinuar poi ad farli le spexe si babbia ad spender 
da ducati 150 fino ^00 in quelle cose et in quel 
nodo che parerà al Collegio nostro. Et inoltra si 
babbia ad far a Padoa le spese a le cavalcature sue 
et a quelli che scranno al guberno di quelle; et me- 
deximamente in tutte le ciltà del Stato nostro, ne le 
qual capiterà in questo viaggio il prefato illustris- 
simo signor duca, li sia fatto le spese cum tutta la 
compagnia et cavalcature sue. Et acciò che non sia 
mancalo da quanto si ordinerà in bonorar el sopra- 
dillo illustrissimo signor duca« sia preso die quelli, 
a chi fóri ordinato che vadano centra sua excel- 
lentia a Chioza come a Malamocho et dove acaderà, 
se da ciò mancheranno, incorino ciascuno in pena 
di ducati 10, da esser di quelli fatti debitori a pa- 
lazo, et non possano esser depennti se non satisfe- 
ranno integramente li ditti ducati 10, quali siano 
applicati a 1* hospedal nostro di la Pietà, el di più 
siano publicati nel nostro primo Mazor Conscio aziò 
che sia nota a ciascuno la loro inobedicntia. 

t De parte 267 
De non 56 

Non sincere 5 

Die dieta. 

Ser Dominicus Trivisano, 
Ser Aloysius Oradettieo, 
Ser Petrus Landns, 
Sapientes Consitii. 

Ser Marcus Antonius Cornelio, 
Ser Petrus Mauroceno, 
Ser Jacobus Delphino, 
Sapientes Terrae fìrmae. 

G)n venendosi fin pochi zorni esborsar una gros- 
sa somma di danari a la Cesarea Maestà et serenis- 
simo re Ferdinando, in execution di la capilulation 
Dosira, et Ibr molte altre necessarie spexe, sicome 



alla sapientia di questo Conscio è ben nolo, il che 
é per ceder a beneficio non solum di questa città 
ma de tutte le altre cita, lochi et subdiU nostri, 
perché, da poi salisfato quello che la Signorìa no- 
stra e obligata, si deve sperar, anzi tener fermo, 
mediante la clementia del Signor Dio nostro, ca- 
dauno potrà viver in quiete el traoquililà godendo 9* 
la pace. El però, dovendo a qneàlo comune bisogno 
cadaun sentir la parte sua per uno tanto beneficio 
universal, principiando da nui medesimi per dar 
bon exemplo a li altri, 

L* anderà parte, che a lutti li soliti pagar laxe 
sia posta una tansa persa, el queli la pageranno per 
lutto di 95 del mese presente baver debbano IO 
per 100 di don, et la presente laxa, non obslante 
parte alcuna in contrario, la qualpro hae vice tati' 
tum debbi esser soppesa, sia pagala da cadauno per 
quello che sono sta laxatì ne la ultima taxalione, 
eum questa però condilione, che quelli, li quali 
ne la taxa si ha ad far insta la deliberation di que- 
sto Omseto saranno lansati manco di quello era la 
prima sua taxa, debbano esser refiilti di quel che 
haveranno pappato di più ne la prìma angaria sarà 
posta, et quelli che saranno laxali più di quel era 
la prima sua laxa debbano refar quel più io termi- 
ne di zorni 15 da poi che sarà publii-ala la laxalion 
da esser falla, sich*? sia servata equahtà vers© ca- 
dauno. Li danari veramente che si trazeranno di la 
sopradita taxa siano posti in una cassa separala ne 
V officio nostro di Camerlenghi di Comun, di quali 
In alcuna parte di essi non possano esser spesi sal- 
vo per parlicular et expressa deliberatiou di questo 
Conscio, sotto pena di furanti. 

Praeterea sia, per autorità di questo Cooaeks 
dimanda uno subsidio di ducali tOO milia a tutte le 
città et tutti altrì lochi nostri da terra ferma, qual 
tabbi ad esser pagati, si da exempti come da non 
esempli, excepluati però li ecclesiaslici, et reliqua 
ut in parte ad litteram ser Lunardi Emo sa- 
pientig Consiìii- 



De parte 
De non 
Non sincere 



53.-73 
13.— 
7.— 9 



Ser Johannes Contareno, 
Sapiens Terrae firmae. 

Vultpartem suprascriptam Sapientum Con- 
silii et Terrae fìrmae excfpto che, dove voleno 
la taxa persa, se dica che *l sia posta una taxa al 



85 



MOXU, OTTOB.iB 



28 



Monte de subsidio, et reliqua ut in parte supra- 
$eripta. 

Do parte 43 

10 Ser Leonardus Emo, 

Sapiens Consilii. 

È benissimo nolo a questo Conseio la grandis- 
sima somma de danari si ba convenuto exbursar 
ne la conclusion de la pace nostra e( da poi, a bene- 
ficio universa! non soìum de questa cillù ma in 
general de tutte le città et subdili nostri, la qual 
exbursation è sti fatta senza alcuna graveza de diti 
subditi nostri per il desiderio che ha habuto la Si- 
gnoria nostra de la indennità loro. Hora veramente 
ehe è necessario ritrovar una grossa summa di da- 
nari per satisfar a molte importantissime spexe, oc- 
coreno al Stalo nostro, sioome per sua prudentia 
cadauQ di questo Conseio ben intende, é cosa con- 
veniente che li prefati sudili nostri senlino la parte 
sua per poter, satisfazendo la Signoria nostra quello 
che la é obligata, cadauno goder di ditta pace no- 
stra in quiete et tranquilità. 

L' anderà parte che, per autorità di questo Con- 
seio, sia dimanda uno subsidio di ducati 100 milia 
a tulle le città et tutti altri lochi nostri da terra 
Termi, qua! babbi ad esser pagato si da esempli 
come da non exempti, exceptuando però li ecclesia- 
stici, quali per li beni ecclesiastici si intendino im- 
muni da tale conlribulion. La qual summa di dana- 
ri sia et debba esser scossa cum tutti quelli modi, 
forme, di vision et ordine che è sta observà ne l'ul- 
timo subsidio di altri ducati 100 milia dimandatoli 
per parte presa in questo Conseio a dì 5 marzo 
1599. Dechiarando che da questa conlribution siano 
et se intendano in cadauna cita et loco nostro esclu- 
si et immuni quelli che viveno solamente di opera 
rural et exereitio manual, et se oltra di questo ha- 
vesserò beni, per quelli debano contribuir, sicome 
fu etiam observà ne V altro ultimo subsidio sopra- 
dillo. Dechiarando etiam che quelli del Polesine di 
Ruigo, Lendenara et Abatia, cadauna di le ditte 
comunità debba pagar per la carata soa. Quelli ve- 
ramente de dille città et lochi, che pagcranno la sua 
lìmilation et portìon per tutto di 35 del niese pre- 
sente, baver debbano 10 per 100 di don, essendo 
obligati li rectori nostri, soito la pena contenuta ne 
la parie dei furanli, muixiar «li zornu in zorno quelo 
scoderanno del presente subsidio de qui a 1* ollicio 
nostro dei Camerlenghi di Comun, da esser posli i 



danari in una cassa separala, i quali, né alcuna parte 
di essi, non possano esser spexi, salvo per delibera- 
tion di quf'Sio Con.seio, sotto la medesima pena dei 
furanti al Cimerlengo di Comun nostro, sarà a la 
cassa, et al fidelissimo nostro Zuan Alvise Bonrizo 
di privatiou di V officio suo ; fna siano servali inlali 
per far di essi quanto parerà a questo Conseio. 

De parte 103.— f 128. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savi, do* 
vendosi partir di qui l' orator di la excelsa republi- 
cn fiorentina por repalrlar, aziò vadi ben satisfallo, 
li sia fato un presente di ducati 302 a lire 6 soldi 4 
per ducalo, et al secretarlo suo ducati 35. Fu pre< 
sa. 96 di no. 

Fu posto, per li Savi, che havendo richiesto 
1* orator cesareo che aleuto la capilulation fatta iu 
questa paxe sia fato un capitolo, e h*é*l capitolo alias 
fato in Vormalia, che di le diferentie di confini di 
Friul con V arziduca si elezi uno iudice per parte e 
il terzo poi, havendo nominati tre, lo duca di Man- 
toa, r orator del papa e apresso la cesarea Maestà 
et il vescovo di Augusta, et havendo esso arciiidu- 
ca electo uno, et la Signoria nostra domino Malbeo 
Avogaro dolor et cavalier cit^idin di Brexa, che per 
il Serenissimo li sia dito che per terzo volemo lo 
reverendo episcopo di Chicli, qua! è napolitano e 
subdilo di la Cesarea M.iestà, ut in parte. Fu pre- 
sa. Ave : .... di no. Et fo comanda grandissima 
credenza non si dichi nulla se prima in Collegio 
non se dica a V orator cesareo. 

Fu posto, per li Savi del Conseio, excelto sier 
Lunardo Emo, et Savi di Terra ferma, richieder uno 
impresiedo di ducati 100 milia a le terre nostre di 
terra ferma, ut in parte^ et che etiam sia posta 
una tansa in questa terra, ut in parte. 

Et sier Lunardo Emo savio dii Conseio voi la 
parte di la tansa di terra ferma et non quella di 
questa terra. 

Primo parloe sier Domencgo Trivixan el cava- 
lier procuralor, savio del Conseio, per la parte di 
Savi, et ben ; et non è di dar angaria a la terra 
ferma si non si demo anche a nui. 

El li rispose ditto sier Lunardo Emo qual fé 
un gran rengon. Da poi sier Zuan Contarioi savio a 
Terraferma n)esse voler la parte con questo, la tan- 
sa di questa terra fusse al Monte dei sussidio, sico- 
me la copia sarà qui avanti. Andò le parte : 7 non 

(1) U earU 10* è biinca 



11") 



27 



HDXXI, OTTOBRE 



S8 



sincere, 3 di no, i%d\ sier Zuan Contarini, e que- 
sta andò zoso, et di Savi 53, di sicr Lunardo Emo 
103. Iterum balolale : 9 non sincere, 73 di Savi!, 
126 di l' Emo ; et questa fu presa. 

Fu posto, per i Savi del Conseio e Terra fer- 
ma, una parte, di (ar in questa terra una lettura in 
methamatica, et tutti quelli si voranno far scriver 
in Canzelaria, si dagi in nota fra termine di 8 zorni, 
da esser balotadi in questo Conseio, con salario du- 
cali 100 a Panno ut in parte. Ave: J64, 24, 8. 
La copia di la parte sarà scritta qui avanti. 

Et nota. Questa parte é sta posta per far un 
sier Zuan Batista Memo qu. sicr Francesco, fo pro- 
veditor sora i oflSci, qual é valentissimo melha- 
matico. 

Fu posto, per li dilli ; Fu deliberà per questo 
Conseio, ché^la Camera di Vicenza mandasse ogni 
mese ducali 100 por la fabric^a di Corfù, la qual re- 
sta a dar Qn bora ducali 1500, per tanto sia preso, 
che la dilla Camera continua de mese in mese a 
mandar li dili ducati 100, e dil passado ducali 50 
di più al mese, tto che mandino ducati 150 fin a in- 
tegra satisfazion di ducali 1500, sodo pena a li ree- 
tori ut in parte^ né possino al suo ritorno esser 
!!• provadi in alcun loco, imo esser posli debitori a 
palazo di ducali 500, né Daniel di Vido li possi de- 
penar se prima non paleranno o porterà uno bole- 
tin che nel suo tempo barano mandalo li diti ducali 
150 al mese. Ave: 187, 13, 4. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savii, 
atento le ledere di sier Priamo da Leze capilanio di 
Padoa, Hi 29 del passato, che alcuni lochi rocusano 
alla conlribulion per il reparar di le inondation et 
rote di V Alice per esser immuni et exempli, per- 
tanto sia preso et serilto al predilo capilanio che 
debbi aslrenzer tulli por questa volta per la recu- 
peralion di le rotte el inondalion, si exempli come 
non exempli, ut in parte. Item, p«?r le spexe, dito 
capilanio debbi luor di ogni danari di la Signoria 
nostra secondo altre fiale é sta fallo. Ave: 183, 
10, 6. 

Fu posto, per li Savi, di elezer uno provedilor 
el cassier di Collegio, per scurlinio, de praesenti in 
questo Conseio con grande aulorilà, ut in parte; 
et stii fin San Michiel proximo. El la parte sarà 
posta qui avanti. Ave: 145, 4, 1. El fu poi lollo il 
scurlinio con boletini. 



Electo Provedador et Cassier di Collegio con 
pena, iusta la parte presa. 

Sier Antonio da chà da Pexaro é di 

Pregadi, qu. sicr Alvixe . . . 77.124 
t Sier Piero .Mocenigo fo provedilor 
sora le Camere, di sier Lunardo 
procuralor, qu. Serenissimo . . 127. 73 

Sier Vicenzo Michiel fo govemador 
di r intrade, qu. sier Nicolò do- 
lor cavalier procuralor . . . 74.129 

Sicr Francesco Soranzo fo savio a 
Terra ferma, di sier Jacomo pro- 
curalor. 121. 80 

Sier Marco Foscari fo ambassador al 

Summo pontiOce,qu.sierZuane. 100.100 

Sier Lunardo Zanlani fo a la Came- 
ra d' impreslidi, qu. sier Anto- 
nio 78.123 

non Sier Francesco Conlarini fo savio a 
Terraferma, qu. sier Zacaria el 
cavalier, per esser in contuma- 
tia di questo oSilio. 

Da poi Conseio, restò Conseio di X simplice, et 
prrseno dar la piaza per far soler! alla compagnia 
di Reali che voleno far certa festa per il duca di 
Milan. Item, darli libertà di far una comedia ho- 
nesla, dove e quando voranno. 

Nolo. Heri fo mandato uno a Lnzareto, morto 
in calle di le Rasse, presa la peste per via di Civi- 
dal di Belun, el mandali quelli di casa a Lazarelo, 
siche si fa ogni provision eie. liem^ veneudo do 
nave con lane di Saloniclii, dove é il morbo, fu ter- 
mina, per li Provedilori sopra la Sanila, quelle non 
lassar intrar, ma mandarle a star a Poveia el li 
scargnr le lane eie. ; et mandalo in Ilistria Marco 
di Todaro capilanio di le barche dil Conseio di X, 
con licentia di Cai <]i X, a questo effeclo a far le na- 
ve predille non vengano di longo. 

Da Boma, aìli 2 de ociobre 1530, al signor j2 

duca di Manica. 

Non si ha ancor nuova de la parlila delti lanz- 
chenech che sono sodo Arezo, seben per quel che 
aparlicn a Nostro Signor sono stali integramente 
salisfadì delli avanzi loro, perchè dicono dover lo- 
char altri dinari per conto de Timperalor. Sua 
Santità non sa che se ne dire altro, se non che 



29 



IfDXXI, OTTOBRE 



30 



aspetta d* intender che siano fevali, et che pari- 
mente li spugnoli si inviino verso il Regno 

Della corte cesarea ci sono lettere di 15 del 
passato che significano, lì lutberani starcene nella 
perlinalia loro più che mai, et che non ci é ordine 
di farli declinare da 8 articuli de la maior impor- 
tanlia che siano. Del concilio non si parla in queste 
lettere, ma ben si comprende per li avisi passati 
che sarà forza a consentirli. Vero é che, «prima che 
si habbi a darli principio, il tenipo polria andar ol- 
irà un pezo, hessendovi molte conditioni da adem- 
pire le qual portaranno via mesi et forse anni. 

La elelione del re de Romani in la persona del 
serenìssimo re de Hongaria si ha per risoluta, et é 
cosa che a qualche uno porge maraviglia, aleuto il 
post porre che fa Timperator de figliolo al fratello, 
ma altri dicono che, per la qualità delle occurenlie 
de tempi presenti, Sua Maestà non può fare altra- 
mente. Pur sia come si voglia, pare che tal effetto 
si habbia a atribuire a virtù et laude di quella, che 
procuri questa dignità et grado in esso suo fratello. 

Monsignor reverendissimo dì Agramonle dice 
di volere partire per Pranza fra dui giorni, havendo 
havulo aviso dal re Christianissimo che sua signoria 
vada a piacer suo. Il duca di Albania parti di là per 
Roma alli 14 del passalo ; cosi non può passar mol- 
lo che sua signoria non sia qui. La regina si era re- 
sentita alquanto indisposta et havea havulo un poco 
di febre, pur poi era stata meglio, et si é chiarito 
che la non è gravida. Il re dovea venir a Paris, in- 
tendendosi che la peste fa danno in molle terre di 
la Pranza. 

Da Boma, di 3 ditto. 

Nel concistorio che si è fatto hoggi, tra le altre 
cose che si haveano a tratare, era la expeditione de 
r arzivescovato di Bari in persona di monsignor re- 
verendissimo Grimaldi, havendoglilo resignato Tar- 
civescovo di Bari con alcune c9nditioni di pensione 
et altri parliti secondo che tra lor signorie sono 
restati d' acordo. 

De lo illustrissimo signor don Perando altro non 
e* é, et li todeschi vanno differendo il partir suo di 
là per causa che per le mie di beri significai a vo- 
stra illustrissima signoria. 

Post scripta. Nostro Signor sta in opinione di 
andare a spasso fuor di Roma qualche giorni, et se- 
rk facile che domani Sua Santità di transferissa fino 



n la Magnana con animo di agiongere poi a Hostia. 
Il stare suo fuori sarà per 8 o 10 d). 

In Utteris oratoris Venerii, 9 octobris 1530, 13') 

hore 15. 

Casa del illustrissimo signor duca di Milan. 

Lo illustrissimo et excellentissimo signor duca, 

Lo illustre signor Zuan Paolo Sforza, 

Il signor Bosio Sforza, 

Il conte Alexandro Sforza, 

Il conte Maximilian Stampa, 

Monsignor Zuan Moron episcopo di Modena, 

Monsignorin Stampa, 

Missier Paulo Semenza, 

Missier Scipion di Vechii medico, 

Missier Piero Antonio da la Mana medico, 

Missier Angelo Candiano medico, 

Missier Zuan Angelo Rizo segretario, 

Missier Amico Tegio secretario, 

Missier Hironimo Rozon canzellier, 

Missier Jacomo Alfier canzellier, 

Mis.sier Hironimo Marmon, 

Mihsier Jacomo Maria Stampa sescalcho, 

Missier Antonio Maria Paludo maistro di siala, 

Il capitanio Masino, 

Il capitanio missier Otavian ticinese, 

Missier prè Hironimo capellan, 

Missier prè Simon capellan. 

Il prè Hostino capellan, 

Missier Carlo da la Telia, 

Il cavallerolo da Rezo, 

Missier Ortensio di Manfredi, 

Missier Camillo dal Castellazzo, 

Missier Zuan Batista da Carcano, 

Missier Francesco Sufficiente, 

Missier Dionisio da Brivio, 

Missier Hironimo Rizo, 

Missier Francesco Crivello, 

Missier Polidoro da Castello, 

Missier Lodovico Carpano, 

Missier Saxo Boysio, 

Missier Piero Martir manfuan, 

Missier Francesco Bernardin Stampa, 

Missier Piero da Vicenza, 

Missier Allobello vardarobba. 

Il marchese Pallavicino, 

Missier Hironimo Semenzai 

(i) U carta ir è UuMi/ 



31 



MDXXX, OTTOBRE. 



82 



W 



Missier Aloysio Mariano, 
Missier Julio Bulicella, 
Missìer B;iplisla Visconle, 
Missier Baipassar Puslerla, 
Il conte Francesco Borromeo, 
Missier Gualtero Bexegapé, 
Missier Bernardo Vecchio, 
Missier Hercule manluan, 
Il caTalier da Rezo, 
Missier Chrisloforo Àppian, 
Missier Antonio da Castello, 
Missier Stefano Vitallino, 
Il signor Sforzin Sforza, 
Il conte Pedrigo dal Persico, 
Missier Baldo, 
Missier Urbano, 
Musici numero 5, 
Pifari numero 5, 

Et altri officiali di ditta casa che sono aUri 70 in 
circa. 

Signori ambassaiori. 

Il reverendo episcopo Verulano nontio pontificio, 
Il magnifico orator regio, 

Il magnifico missier Andrea Ciossa orator di Mon- 
ferato. 

Signori Corkoani. 

Il cavalier da Pusterla, 
Il conte Francesco Somaglia, 
Il signor Gaspar dal Mayno, 
Il conte Zuan Fermo Triultio, 
Il signor Alexandro da Gonzaga, 
Il signor Hirunimo BottOi 
Il signor Guido da Gonzaga, 
Missier Paulo da Lonà, 
Missier Francesco SfunJrato, 
Missier Lodovico Vislarino, 
Missier Piero Francesco Buticellai 
Missier Metello Vislariu, 
Missier Lodovico Toso, 
Missier Antonio Mantello, 
Missier Georgio Magiolin, 
Missier Benedetto falerno, 
Missier Ferante Galera, 
Missier Mario Arigon, 
Missier Piero Paulo Lnindrian, 
Missier Baldasara Lmdrian, 
Mi5sier Jo. Jacomo Varosmo, 



I 



Missier Scinto Bercio, 
Missier M.iximian Busset», 
Monsignor di San Sevino, 
Missier Piero Francesco Trecce, 
Missier Zuan Borgo, 
Missier Francesco Casale. 

Guardia da cavallo. 

Il capitanio Baplista, 
Il capitanio Rosino, 
Il canzelier, 
Doi trombetti, 
Arzieri numero 60. 

Guarda da piedi di alabardieri. 

Capi numero 4, 
Alabardieri numero 50. 

Guardia de archibueieri. 

Il capitanio Ferante, 

Il sarzenle, 

Arehibusierì numero 105. 

I qual tutti, si gentilhomeni come altri, eum li 
sui servitori et famegli, pono ascender al numero 
de bocche 800 in zerca, et pono haver cavalli, (ulti 
in somma, fino al numero de 600. 

A dì 9, domenpga. Fo lettere di Augusta^ li 
dil Tiepolo orator, jpiti vechie di le altre, di 26 
dil passato. Scrive le eose lutherane, come dirò 
di sollo, el non fo lei te. 

Vene in Collegio il legnato dil papa el parlò zer- 
ea dar li possessi. El Serenissimo li disse, lutti li 
signori dil mondo da li soi vescoadi, da niun io 
fuora ; el papa doveva vardar questo, e altre pa- 
role Poi fo manda li altri fuora che non entra nel 
Conseio di X, et sleteno alquanto a parlar insieme. 

Vene V oralor dil duca de Milan, qual voi an- 
dar a Chii)za contra il suo Signor. 

Vene V oratur di Fiorenza e tolse licentia, di- 
cendo, sempre, dove el sarà, sarà bon servitor di 
questo Stado. Si voi partir quest'altra setiniana, 
ma per honorar questo Stado vera con il Serenis- 
simo contra il duca de Milan, poi sarà in libertà, el 
rìngratiò dil presente preso di darli. Il Serenissimo 
li rispose verba prò verbia etc. Noto. SUva in cbè 
Trivixan a San Basso, pagava di fido ducali • . , , 



33 



MDXXX, OTTOBRE. 



3i 



a V anno ; nome donoino Barlbolameo GualteroUì 
dolor, homo vero da ben e dodo. 

Vene Poralor di Timperador, al qual per il 
Serenissimo li fo dito con il Senato esser sia deli- 
berato che di quelli tre ludici proposti non ne par 
di tuor alcun per terzo, ma ben senio contenti luor 
uno subdito di la Cesarea Maestiì, napolitano, eh* è 
il r^^verendo episcopo di Chicli, sta di qui, del qua! 
è da tilarsi. Esso oralor disse, scriveria et aspelaria 
la risposta. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio. Vene il Sere- 
nissimo vestito di scarlatto per la morte di siòr 
Zuan Foscari qu. sier Aguslin, fo Gol di uuo suo 
zerman cuxin. 

Fo al Serenissimo dato sacramento, per li Cai 
di X, di observar la sua promission ; poi, leto il 
capitolar di Gran Conscio, tutti iurono sul messal, 
cussi come andavano a capello. 

Fu leto un altra volta la parte presa in questo 
Conscio dil 1498 a di 20 deceinbrio, zerca quelli 
vien a Conscio et hanno benetìcii ecclesiastici. 

Fu fato uno dil Conscio di X in luogo di sier 
Piero Zen, non è venuto a tempo ; et questo per le 
leze che voi il Constalo di X, di ordeuari non possa 
vacar si non tre zorna, et hessendo intradi tre mer- 
cori, hor in chcba alcuni Consieri non voleva far in 
suo loco, perché di zorno in zorno si aspetta che *i 
zonza. Vien oralor dal Signor turco et vicebaylo. 
Tamen il Serenissimo volse si facesse ; et cussi fo 
fatto, et Dio volse che suo zenero, sier Alvise Con- 
tarini di Crosechieri, andò m eletion e lo tolse un 
altra volta, et rimase di 400 balote di homeni tito- 
ladi, come apar nel Conscio. Fu fato, prima, castelan 
a San Felixe di Verona con li 30 ducati al mexe 
sier Luca Na valer fo Cao di XL, qu. sier Bernardo. 
Et proveditor sora la Sanità niun passoe; fu tolto 
sier Antonio Barbaro, fo podestà a Brexa per dana- 
ri, qu. sier Francesco. 

Da Chioaa, fo lettere di sier Andrea da 
Mula podestà^ di hogi. Come li zentiihomeni zoo- 
seno, et il signor duca a bore 17 é zonto a Loredo, 
et vien de longo la sera a Chioza, dove ha prepara- 
lo per alozarlo etc, el par sii con 60 burchi e la 
ganzara. 

Fo, per el Serenissimo con la Signoria» fato 
scriver a Chioza lo intertegni per doman de 11. 
Il* Fo chiama 35 zentiihomeni ad andar marti con- 
tra a Malamocho, li qual é qui sotto scritti et etiam 
li 28 fo mandati a Chioza, li qual sou questi segnali 
con linea. 

/ J>iarU di II. BiHwTO. - Jtaf- LIT* 



A Chioza. 



non Sier Francesco Morexini el dolor, 

— Sier Gasparo Bembo el dolor, 

non Sier Andrea Diedo, qu. sier Antonio, 

— Sier Antonio Donado, qu. sier Bortolo, 

— Sier Ferigo Valaresso, di sier Polo, 

— Sier Anzolo Corer, qu. sier Zuanne, 

— Sier Zuan Francesco Corer, di sier Jacomo, 

— Sier Nicolò Vcnier, qu. sier Antonio, 

non Sier Zuan Francesco Bragadin, di sier Piero, 
per corolto. 

— Sier Anzolo Michiel, qu. sier Nicolò dolor, 

— Sier Polo Donado, di sier Velor, 

— Sier Filippo di Garzoni, di sier Francesco, 

— Sier Julio Contarini, qu. sier Zorzi el cavalier, 

— Sier Vicenzo Dicdo, di sier Alvixe, 

*- Sier Andrea Barbarigo, qu. sier Gregorio, 
Sier Bernardo Cnpello, qu. sier Lorenzo, 

— Sier Andrea Contarini, qu. sier Theodosio, 

— Sier Almorò Morexini, qu. sier Antonio, 
Sier Antonio Alberto, qu. sier Jacomo, 

— Sier Jacomo Barbo, qu. sier Faustin, 

— Sier Hironimo Bernardo, di sier Nicolò, 

— Sier Domencgo Trivixan, qu. sier Stefano, 

— Sier Alvise di Prioli, qu. sier Marco, 

— Sier Daniel Venier, qu. sier Agustin, 

— Sier Daniel Dolfin, qu. sier Zuanne, 

— Sier Andrea Grimani, di sier Francesco, 

— Sier Sebastian Capello, qu. sier Alvise, 
non Sier Hironimo da Leze, t|u. sier Francesco. 

A Malamocco. 

Sier Sebaslian Contarini el cavalier, 

Sier Lorenzo di Prioli el cavalier, 

Sier Juslinian Contarini, qu. sier Zorzi el ca« 

valier, 
Sier Sebaslian di Prioli, qu. sier Domenego, 
Sier Vicenzo Zanlani, qu. sier Zuanne, 
Sier Alvise Bon, qu. sier Hironimo, 
Sier Alvise Gradenigo, qu. sier Andrea, 
Sier Justo Guoro, qu. sier Pandolpbo, 
Sier Marco Antonio Barbarigo, qu. sier Gre* 

gonio, 
Sior Jacomo Antonio Orio, qu. sier Zuanne, 
Sier Zuan Maria Malipiero, qu. sier Piero, 
Sier Andrea Bolani, qu. sier Alvise, 
Sier Trifon Gradenigo, qu. sier Li )nell0| 
Sier Marco da chà da Pexaro, qu. sief Caroxoi 

3 



ss 



IffDXXX, 01T0BRB. 



36 



Sier Nicolò da Mosto, qu. sier Francesco, 
Sier Ilironimo da eba da Pexaro, qu. sier Ni- 
colò, 
Sier Malie Dandolo, di sier Marco dolor ca- 

vaiier, 
Sier Zuan Emo, di sier Lunardo, 
Sier Sebaslian Falier, qu. sier Thomà, 
Sier Andrea Valier, qu. sier Zorzi, 
non Sier Hironimo Erizo, qu. sier Zuanne, 
Sier Antonio Michiel, qu. sier Piero, 
Sier Vicenzo Morexini, qu. sier Zuanne, 
Sier Zuan Tiepolo, qu. sier Hironimo, 
Sier Jacomo Duodo, di sier Zuan Alvise, 
Sier Tomaso Conlarini, qu. sier Alvise. 

Nolo. Heri acadete uno stranio caso in Rialto, 
che uno Ooi de maislro Quinto de i' Abacho apieoe 

in uno magazen uno puto de anni a uno 

travo, ita che 1 morite, el lui scampò via. 

Item^ in questa sera, a bore 3 in 4, fo il terra- 
moto sensibile, che io el senti. Durò poco; ma non 
rè danno alcuno, el tuttavia pioveva pianamente. 

Noto. Olirà li 21 soprascritti zenlilbomeni or- 
denali andar a Chioza, in loco dil Bragadin, si excu- 
soe per la morte de sier Zuan Foscari suo zermau, 
fo mandato sier Bernardo Zigogna qu. sier Marco. 
15 A dì 10, La mattina e tutto il zorno fo gr^n- 
dissima pioza et calivu tempo, siche le acque farà 
danno assai a le biave. Li fermenti eresse ; é a lire 
11 il slaro. 

Da Chioza, fo Utlere dil podestà et sier 
Gabriel Vfnier oraior, di heri sera, hors .... 
di note. Come il signor duca venendo a Cliioza, 
esso podestà sier Andrea da Mulla con li zenlilbo- 
meni, venuti conlra soa exccllcntia, con le barche 
piccole li andono centra, et scontralo de là di Chio- 
za smoiìtorono in la soa ganzara, dove sier Gasparo 
Bembo el doler li fece una bella oralione Ialina, el 
soa excellenlia ringraliò molto dicendo .... Et 
poi yeoeno di ienge a Cbioza, el smonloe ad bore 
. . . . , alezato in palazo. £1 manda la lista di le 
persone Y ba con lui ; seno in lutto numero «... 



Veneno in Cellegio molti de compagni Reali et 
reebieseno la sala del Gran Conscio per far un fé- 
stin al signur duca el una comodia ; etiam voleano 
far un banchetto. Il Serenissimo con il Collegio dis- 
se erano conlenli darli la sala, ma non voleva si 
facesse bancbeilo alcun, come mai é sta fatto. Et 
cussi se principiò a oonzarla di razi per far la festa, 
({w\ li feri a di 18| mirti ; ma primis a di 17, si ' 



farà col bucintoro per Canal grande ao fieslin ei 
uno beilo navale, sive neulhomacbia, el la sera ve- 
leno farli un banchetto. 

Noto. Volendo la Signoria invidar li oraiorì per 
andar centra il duca di Milan, quel de V impera- 
dor, quel di Franza et quel dil re d'Ingallem 
mandono a dir heri al Serenissime cbe verìano, ma 
non voleano andar di sotte el duca de Mibio. il die 
fu termina non Invidarli, ni etiam il legalo. Item 
fu termina, per Collegio, levar la cariega dil bucin- 
toro et metter uno raxo cremexin, come se fa quan- 
do vien cardinali, aziò il duca sia equal eoo il no- 
stro Principe. 

Da poi disnar, licet fusse grandissioia pioza, fo 
Conscio di X con Zonta dil O^llegie, el oemaudà 
la Zonta, la qual non intrò ; ei a bere 24 fo licea- 
lìata e el Conscio restò fin bore 3 de noie passade. 
Prima messeno poter far restituir le arme saranno 
tolte a quelli del duca de Milan e de li sui. 

Item, ordinato a li capitani stagino ad ordine 
con li sei compagni ; toy le arme a tulli, excepto 
a quelli del ditto duca. Item, mandate a dir a 10 
di piti poveri zenlilbomeni, solili andar da Signori a 
domandar elemosina, che sotto pena dil Conseio 
di X non vadino eie. 

Item, preseno una gralia a une, chiamalo . . . , 
qual voi cavar oro di sello terra dande il tene a 
la Signorìa, che lo possa far, videlicet da certi 
termeni in qua, videlicet . . . . , con questo, sia 
d' acordo con li patroni di lochi dove caveranno. 

Ifem, con il Collegio fono sopra le cose dil pa* 
Irìarcha, qual ha obtenule dai papa uno brieve di 
esser sera li piovani, e poterli scomunicar, et senza 
appellation, con altre clausule, per voler far quello 
ei voi sopra il clero. E fo prima deputadi sier Agu« 
stin da Mulla consier e sier Gaspare Cenlartui cao 
di X, vedesseno di adalar questa cosa con esso pa« 
Irìarcha ; et falosi dar il brìeve, li Cai di X nulla 
polene far. Uor fo gran disputatien ; a la fin preso iS* 
scrìver una lettera a Roma a V oralor nostre parli 
al papa, rechìedendo la revecation dil dillo brie- 
ve eie. 

A dì 11. La ma lina fo ben tempo. El fo lettere 
dil podestà di Chiosa, come il signor duca mon- 
tava in barca a bore 16, et verìa in questa terra. 

Vene in Collegio T oralor dii prctalo ducii 
vien da Chioza, el disse questo medemo. 

Da Corfà, fo lettere di 22. El per la venula 
di sier Nicolò Badeer, vien provediter e oastellan 
di Cerigo, qual parte da Corfù, porta nova le galle 
di Barute et Alexandria partirono de li a di 16 se- 



87 



itDtxtf orroiuL 



M 



tembrio eon le gjtlie, in compagnia, sòlit. liem, di 
la morie II a Corfd di sier Hironimo Justinian qu. 
sier Beneto, andava consolo in Alexandria, sier 
Hironimo Mnrzello qu. sier Marco Antonio qu. sier 
Fantin, sier Marin di Prìoli qu. sier Domenego, 
erano nobili di le galle grosse ; et sier Piero da 
Canal, capilanio di le galle di Barulo, li a Corfii slava 
meglio. 

liem, eri vene a disarmar sier Antonio Barba- 
rigo qu sier Gabriel, stato soracomito, el se intese 
es!;er rotto uno arsii sora Boca di Cataro, el qual 
veniva 



Da Corfk, fo lettere del rezimenio di ... . 
Avi^ava a di 20 esser morto li il sopraditto sier Hi- 
ronimo Justinian. 

Dapoi disnar, zorno deputato a venir in questa 
terra lo illustrissimo signor duca Francesco Sforza 
di Milan, et preparato li eitK]ue panischelmi, molto 
piccoli, hanno haulo ducali IO per uno, che si so- 
leva <lar ducati 5, e tamen non é sta belli, el Se- 
renissimo vestito iV oro, con manto di raso creme- 
xin et il bavaro, barela di raso cremexin, montò in 
bucintoro senza alcun oralor, e levata la sedia 
sento sul raso cremexin. Erano questi procura- 
tori, sier Domenego Trivixan el cavalier, sier Al- 
vise Pasqualigo, sier Lorenzo PasquaJigo, sier Hiro- 
nimo Zen, sier An<lrea Lion, sier Marco da Molin, 
sier Francesco di Prioli, sier Antonio di Prioli, el 
sier Vicenzo Grimani, el sier Zuan da Leze. Solum 
sier Marco Dandolo dolor el cavalier, consier, havia 
bechelo d*oro, et altri patricii in assi bon numero, 
poche veste di seda, el niuua d*oro li cavalieri. £1 
andono a San Chimento ad aspettar ditto duca in- 
sieme con uno orator di Franza apresso soa excel- 

lentia nominato el sier Gabriel Venier 

orator noslro, el uno suo fratello chiamato sier 
Zuan Paulo Sforza, vestilo lui e lutti di negro da 
corolto per la morte del duca Maximiliano suo fra- 
tello, in Franza, magior. Et sier Andrea da Mula po- 
destà di Chioza vene con barche di Chioza fino a 
San Spirito dove erano da 25 zenlilhomeni. El 
smontato, per sier Lorenzo di Prioli el cavalier fu 
fato le parole, poi, remonlali in le barche, veneno a 
San Chimenlo. Il Serenissimo, lo aspeclava in chie* 
xia, li vene contra. El duca si cavò la barella, el no- 
slro doxe eiiam, ma per leze non si poi cavar si 
non a re over cardinali o Eleclori de imperio; ta- 
men mai più e venuto duca de Milan in questa terra. 
Hor, fato le debile acoglientie, insieme montono in 
bucintoro. El qual duca catpina mal el et 



r orafor suo existente qui 11 andava dagando man 
peraiularìo. Poi soa excellenlia era suo fratello, 
et prima 1* orator di Franza ; eravi etiam V oralor 
dil duca di Ferrara che li andò contra, et insieme 
inlrò in bucintoro poi quelli altri signori el zenli* 
Ihomeni a paro con li senatori, tutti vestili di nogru. 
Hor veneno a smontar a le colonne, dove fato il 
ponlil passono per mezo; la piaza di San Marco era 
meza piena di zenle, el con fatica si poteva audar. 
El qual duca va sopra una muleta che era beo I) 
in piaza, ma per hozi volse andar a piedi. El uno 
non praetermiitam di scriver che domino Andrea 16 
di Franceschi era vestilo di veludo cremexin, e li 
altri secrelarii di Collegio, zoé quelli dil Conscio 
di X, in scartato el altri. Fo condulo in Procurali^ 
in la caxa dove sta il patriarca di Aquileia domino 
Marco Grimani, qual fu benissimo preparala eoo 
lapezarie bellissime eie, e su li balconi lapedi 
grandi caiarihi finissimi, el postovi, di tela, su la fa- 
zada do arme sforzesche con la Grimana di soUo. 
È sii etiam preparada la caxa di sier Andrea Uoq 
procuralor benissimo in ordine per lui medemo, 
qual poro sempre sta dil suo cussi ben ad ordkie, 
per altre caxe fo preparato per li zentilhoni^ni, 
etiam in tulle le hostarie. Hor il Serenissinu) lo 
acompagnoe fino di suso, el sialo un poco tolse !!• 
cenila. El duca venne a compagoarlo (ino a la porta 
di la sala, et mandò suo fratello et alcuni zenlilbo* 
meni a compagnar il Serenissimo a palazo. Era 
bore 24 et altro non fu. Ditto duca questa sera ti 
fo fatto la cena. Et ha eoo si da persone OMmero ^, 
Doman si riposerà, et l* altro vegniri a la Signoria. 

Questo duca é di età di anni , mollo meuieo* 

RICO, et mal poi aiutarse di le mao, et camina mal. 
Non voglio restar di scrìver una cosa seguila, 
che hozi sier Francesco Foscari qu. sier Nicolò, per 
le nozze di sier Nicolò suo fiol mandato in la fia 
di sfer Hironimo Zane, fece un bellissimo pasto 
da persone zerca 300: eravi 50 donne, molli 
vechti senatori, tra li qual tre procuratori, sier 
Jacomo Soranzo, sier Carlo Morexini, sier Antonio 
Mozenigo. Per tulle ie cantere et portego le lavola 
preparate, el si ballò insta il solilo. Ma accidit 
che la festa si convene disfar per la nuova venula 
che sier Lunardo Foscan suo fratello, qua! stava 
insieme con lui, hessendo andato a veder Lom- 
bardia con sier Antonio Capello procuralor e al- 
cuni altri, si amalo a Cremona, el quasi varilo 
volse montar in uno burchielo el venir in questa 
terra, ti ^oprazonse il «ataro, et in burelùela mor 
ri le, et il corpo hozi zonse in questa ;lerra et 



89 



MDXXX, OrrOBiìE 



40 



mandalo in lo cassa a San Pantalon ; siche suo fra- 
tello era raorlo e in casa sua si feva fesla. Ancora 
é da saper che, il zorno si dovea far il parentado, a 
chà Zane morite una sorella dil padre di la noviza, 
moier di sier Antonio Dandolo, siche non si potè 
far parentado, et mo* é seguito quesl*altra morte : 
tutte cose di mal augurio. Siche cooipilo de disnar 
tutti se partirono. 

Noto. Vene in questa terra familiarmente, in 
la sua burchiella, el signor Alfouxo duca di Ferra- 
ra, et alozoe in la sua caxa V ha a fìtto a Muran, fo 
de sier Agustin Venier, qual tolse per anni ... a 
raxon di ducati 80 a V anno. 

É da saper. Questo duca de Milan ha condulto 
con sì alcune ganzare fate far a posta, in le qual ha 
ogni comodità, et su quelle bandiere negre con le 
arme, e questo per la morte del fratello, le qual con 
li altri burchioni steteno a San Marco a la pescaria. 

Questo duca, hossendo luni a Chioza, arrivato 
la domenica da sera, dove al smontar erano *23 zen- 
tilhomeiii mandali di qui, licet molli fono chiamali, 
et sier Gasparo Bembo el dotor fece la oratione 
latina mollo degna, esso duca disse havea inteso 
tutto, ma non sapeva risponder lathie per non 
esser sua profesìone, ma che diceva conoscer il 
16^ sfadoda questa illustrissima Signoria, di la qual 
era perpetuo servilor, promettendo in ogni occasion 
meter il stado e la vita a beneficio di quella. Hor 
poi andato in palazo ad alozar con sier Andrea da 
Mulla podestà, la mal ina andò con barca a messa a 
la Hadona, overo per dir meglio da poi disnar, et 
volse donar i scudi a li bnrcaruoli del podestà il 
vogoe insieme con esso podestà, el qual podestà non 
volse li desse, e lui gè li butò per forza in barca, 
siche é molto liberal. La sera fu li in palazo in la 
sala recita una comedia per alcuni chiozoli, ai qual 
esso duca donne ducati 10, overo scudi .... 

Et é da saper. Ha con lui hurchii 30, tutti ad 
ordine, tra i qual di vino, farine, polami, for- 
mazi etc, et in uno fa la cusina con ogni comoJilà : 
ha do ganzare, dove soa excellenliu sta tanto como- 
damente quanto fusse in caxa. 

A dì 12, la malina. Vene sier Gabriel Venier, 
era orator col prcfalo duca, dal Serenissimo, el or- 
dinato sempre li fazi compagnia, et vadi con lui a 
Padoa et altrove, Qn sier Marchiò Micliiel, eleclo in 
suo loco, expeilissa la causa che*l mena di Luredani 
stati a Crema in le do Quarantie, et tuttavia parla, 
el hozi ha parlato, compito, contra sier Andrea Lo- 
redan in zorni . . , et doman la sua corte, poi dirà 
contra sier Luca Loredan. 



Vene in Collegio Y orator dil duca de MilaD di« 
cendo, soa excellentia si racomaudava, et cbel sa- 
ria venuto a far riverentia in Collegio questa ma* 
tina, ma non havendo voluto el vegni si presto la 
Signoria, che*l veria da matina. Poi disse che beri 
sera fo tanta moltituiline di persone li che non si 
poteva cazarli, dicendo, il signor duca desidera star 
in quiete. Unde fo ordinato a li capitani del Con- 
scio di X non lassi andar più alcun. 

Et fo ordinato chiamar 40 zentilbon^eni tutti di 
Pregadi, tra li qual sier Marco Antonio Venier el 
dolor et sier Sebastian Foscarini el dolor, per con- 
durlo da matina in Collegio. 

Di Augusta, di sier Nicolò Tiepclo el dotor, 
orator y di 30 setembrio, fo lettere. Muoda in 
scrittura la proposta e per posta, di successi dil 
disolver di la dieta, el quello disseno li lutherani, 
et prega sia tenuto secreta. Scrive che'l re Feran- 
din li ha dito, dolendosi, che è sta relenule le pol- 
vere, aule per via di Mantoa, in camino che veni- 
vano a Trenlo, licet la Signoria li havesse dà il 
transito, el queslo non è cosa da amici, et bisogna 
la Signoria casligi quello ha fatto questo, el li re- 
plicò do volte; le qual parole disse al suo secretano 
perche lui si resentiva alquanto. 

Da Roma alìi 6 octubrio 1530, al signor 17 

duca di Mantoa. 



I Nostro Signor usci non beri l'altro di Roma, 
come per le mìe di 3 scrissi a vostra excellentia 
che faria, et andò alla Magliana dove Sua Santità 
slete quel giorno. Heri poi se transferi a Hostia et, 
secondo che la disse al partir suo de qui, seria di 
ritorno venere o sabato proximo; pur si crede che 
ella, già che se ritrova fuori, starà qualche giorno di 
più, bench(* il tempo li serva molto male. 

Monsignor revendissimo di Agramonte ha dif- 
ferito la partila sua per Franza ancor qualche gior- 
no, dicendo haver havuto novanienle un'altro spazo 
Hi Franza che necessita sua signoria soprasedere 
alquanto ; pur la pensa partire questa sctimana per 

ogni modo. 

Il re Christianissimo slava per andar a Bles, et 
sebene era ditto che Sua Maestà volea transferirse 
a Parisi, come per altre mie scrissi a vostra excel- 
lentia, nondimeno il cardinale aflerma che per 
adesso la non li andarà allramonte, ma aspeltarà 
forsi fin passato il verno. La regina era rivalsa et 
stava bene, et non é gravida altrimente; madama la 
regenle ancor lei sì ritrovava in bon esser della 



41 



MDXXX, OTTOBRI. 



43 



sua gotta; et tutti doveano andai* a Bles, et 11 aten- 
dere a far bona ciera et darsi piacere et bon tenipo. 
Qui resta per il re, fln che si facia altra provisione 
de anfìbassatore, il conte Pelro Francesco da Pon* 
Irenfìoli. 

Dal illustrissimo signor don Ferando non si ha 
altro se non che si aspettano dinari da Napoli per 
dare alli lodeschi, el già erano in pronipto 30 niilia 
«cudi, et si atend(>a a proveJer al resto fin alla 
summa delli 50 milia. 

Il Muf^eltola hoggi deve esser qui in Roma et, 
quando si differisca il ritorno di Nostro Signore, an- 
derà a Hoslia a dar conto delle sue negocialione in 
Firenze. Qui è anchfi il signor Fabricio Maramaldo 
per saldar la posta delli suoi avanzi, quali, secondo 
intendo, ascendeno a 40 milia scudi. 

Posiscripia. Olirà li dui cardinali che ho dello 
a vostra excellentia esser andati con Nostro Si>;nore 
a Hoslia, e' è anche amlalo monsignor reveremiis- 
Simo di Cesis, penso per expedir qualche nt^golio di 
signatura, se ne occorrerà a far in questo tempo che 
Sua Santità starà fuori. 

18') Sumario di una lettera data data in Porto 
Paìago a dì 19 setemhno 1530, scritta per 
Vetor Sappa, soramasser di la barjsa, a 
sier Piero da cha' Taiapiera qu. sier Ber- 
nardin. 

Dapoi parlili da Ruota navegassemo zerca zorni 
5, el voltizasscmo una note el uno zorno con siro- 
cho a tal che, per esser mar el vento grandissimo, 
fo forzo venir qui, dove al presente ancora semo, a 
la Meleda, dove fu forzo asorzer in 55 passa d*aqua. 
Et li stessemo zorni 5 con fortuna de siroco. El la 
note de santa Croxe zerca a bore 2 di nulle si levò 
il più terribile vento, che mai fo veduto lantu rabia, 
el el dir el far fo luto uno a un tempo che la Udve 
s' è ingalonà. El sentendo tanta furia di vento el 
veder andar la nave a la banda, io hebbi un poco 
di paura. Cerio io vedeva alcuni grechi balersi le 
mano al petto, et alcuni altri tremar, lo li cridava 
et li feva bono animo, el mi alegrava a veder il da- 
rissimo el valoroso capitano per coverta far quello 
che chi non lo vedesse non lo crederia. LMngalunar 
di la nave, el el sion qual hebbe tanta forza che 
ruppe el bompresso el la cividera, T albero del 
Irinchello spezzato, la cheba in aqua, la civi\iera in 
pezi, pareva certo 100 diavoli che l'acesseno ru- 

(1) U carta 17* è bunca. 



more. El a un tempo anco, per pid male, la mezana 
se aperse el fo una gran fatica a serarla. Poi lì ma- 
rinari cominciorno a veder santi el sanie 3opra li. 
arbori et cheba el sartie: io mai ne pulì veder nes^ 
suno; vero eh* el capitano et el capelan ci nochiero 
tulli li vedevano, io non pulì veder niente. El poi 
cessalo il vento io andai a lui d* arboro, et vidi «una 
luce, et qui alzando li ochi in cheba vidi una luce, 
el da devozion, non guardando a pioza, mi cavai la 
barefa el adorava dilla luce credendo fosse qualche 
santo, et chiamai missier Carlo Zane che vedesse la 
luce che era in chebba. El cussi stando senza ba- 
rella, vene uno, el disse che dita luce era un feral, 
et cu^si io mi chiariti de tal mia idolatria, el romasi 
senza veder santi né sante. Havemo compralo uno 
alboro per el trinchelo per ducati 80 veiìiliani, che 
non vai più di 40. Questi ragusei sono aseni el ba- 
sta. Del trinchelo restalo s* azonzeranno insieme el 
faranno un bompresso, el se spazeremo spero per 
sabato a la più longa, el andaremo a bon viazo che 
Dio per sua bontà ne*l possi dar. 

Dapoi disnar, fo Conscio di X con Zonta, et jgn 
piovete On sera grandemente, mal a proposilo a la 
semenason manca a far, etiam per quelli hanno 
seminalo. 

Fu preso dar 4 poslprandii, olirà li 6, a le do 
Quaranlie per expedir il caso di Loredani. Item 
altre parte non da conto. 

Dapoi, lic^ntià la Zonta, restò il Conscio con il 
Collegio, et fono sopra la expedilion di oratori di 
Verona domino Julio da la Torre dolor, Zuan Ba- 
tista di Caliari et Olivier di Cavalli, qua'i si hanno 
dole.*^to, contra i soi privilegii vien commesso cause 
a li I ectori, che si dia expedir per la consolaria, et 
maxime il caso di uno Marco di Megii eia, rechie- 
dendo sia observà li soi privilegii in aquisitione 
urbis etc. Hor fo gran dispulalion el nulla fo con- 
cluso. 

Da Costantinopoli, fo lettere di oratori 
Zen et Moeenigo, di 2 setembrio. Come parti- 
vano, el il presente lassato al baylo, el fato inten- 
der al magnifico Imbraim bassa esser ad ogni suo 
comando, il qual fé' dir, zonlo fusse lo ulincorno, si 
loria tutto insieme. 

Di sier Francesco Bernardo baylo, di 9 se- 
tembrio. Come el Signor con il magnifico Imbraim 
è funra su la Natòlia, el che si dice chel vera per 
tutto setembrio Item, che domino 

(1) U carta 18* è bianca. 



lì 



mnXXi OTTOBRI. 



4i 



Alvise Gridi doveva paHirse per anJar in posta al 
suo re di Hon^aria, ma é restato per la egritudine 
'dil zenerosier Vicenz'o Zigogna, qual ancora non è 
varilo e sta meglio. Scrive che le 20 galle butale in 
aqua non si armava, ma l>eiì ha inteso da domino 
Alvise Oritli che a tempo nuovo voleoo armar 100 
galle et far grosso esercito per terra. 

In questo tomo, poi disnar, el signor duca de 
Milan montalo in barca con li soi andoe a visitar il 
reverendissimo cardinal Grimani, è in questa terra, 
in caxa soa a Santa Maria Formoxa, et poi andoe 
a la Zueca in chà Trivixan a visitar il reverendis- 
simo cardinal Pixani, lutti do cardinali venetiani. 

A di 13, moha, Flessendo fallo bon tempo, el 
ordinalo li zenfilhomeni luti! di Pregadi venisseno 
a San Marco per condur lo illustrissimo signor 
duca de Milan alla Sìgitoria, et fo comanda zerca 
40, ma non veneno soìum 27, la nome scriverà 
qui avanti, il Colleg o, vestito di scartalo, et il Sere- 
nissimo, di veludo cremexin, poi terza fo mandati 
a levarlo, cupi sier Sebastian Poscarini el dolor et 
sier Marco Antonio Venier el dolor sialo or^tor a 
' soa exceilenlia. Et cussi soa signoria, vestilo al so- 
lito di negro con la bareta di veludo negra in lesta 
Stretta, poi un* altra pur di veludo di sopra, vene 
per terra con do rhe lo aiutava a caminar. Era con 
soa excellentia, apresi^o, domino Marco Grimani pa- 
triarca di Aquileiii, poi M vescovo di Lodi di etxa 
Sforzesca, qual sta a Muran, lo episcopo di Modena 

{Morow) et domino {Zuan) 

Grimani vescovo di Zeneda, poi suo fratello naturai 
il signor Zuan Paulo Sforza. Ohi questi erano sier 
Andrea Lion procurator el sier Marco da Molin 
procurator, poi li altri senatori con signori el zen* 
lithomeni di sora di toro, ma tutti vestiti di negro 
per il corolto dil fratello dil duca signor Maximi- 
ìiano, duca vero di Milan et maior di questo, che 
19* morse in Pranza senza però heriedi, et»;. Hor il Se- 
renissimo con il Collegio li vene contra (Ino al palo 
di la scala di piera, et li falle le debite aeoglienlie, 
andono insieme di sopra ; al qual il Serenissinoo li 
corispose con cavarsi la bareta di testa. 

Nota. Quando fo a San Chimento il duca, apro- 
pinqtiato al Serenissimo, li feze reverentia, basan- 
dosi, dicendo : < Eco il vostro servo ». Il Serenis- 
simo li disse: e Anzi, nostro carissimo fradello >. 
Hor intralo in Collegio et sentalo apresso il Sere- 
nissimo, però che la cariega fo levala et messo raxo 
cremexin su do cussini, et sentati li altri et la sala 
piena, il duca comenzò a parlar dicendo che. . . 



Et poi si levo et II Sereni<fSÌmo lo aoompagnò 
fino al prefalto palio di la scala di piera, el li tolse 
licenlia. Hor andato a caxa in la procuralia del Gri- 
mani, partiti il patriarca el il fradello episeopo, esso 
duca volse locar la man a tutti el ringraliarii di la 
fatica. 

Dapoi disnnr, fo ordinalo Pregadi, ma eri fu 
posto ordine dar audienlia a lo illustrissimo signor 
duca i\\ Perrara, eh' é a Muran, dove si redurà il 
Collegio, poi si anderà in Pregadi. 

El cussi a vespero soa exceilenlia vene in tra- 
merà del Serenissimo in palazo di T audienlia, dove 
si reduse il Collegio, et . . • 



X 



Questi hozi acrmpnffnono el signor duca de 20 
Milan in Collegio, tutti che balata in Pre- 
gadi. 

Sier Sebaslian Poscarini dolor. 

Sier Marco Antonio Venier dolor. 

Sier Prancesco da Leze, qu. sier Alvise» 

Sier Antonio Sanudo, qu. sier Lunardo. 

Sier Hironimo Qnerini, qu. sier Piero. 

Sier Piero Brapradin, qu. sier Andrea. 

Sier Alvise Vitnri, qu. sier Borlolomio. 

Sier Nieolò Mozenigo, qu. sier Prancesco. 

Sier Vetor Minolo, qu. sier Jacomo. 

Sier Daniel Trivixan, qu. sier Nicolò procurator. 

Sier Bernardo Moro, qii. sier Lunardo. 

S'er Zuan Znstìgnan, qti. sier Zwstignan. 

Sier insto Conlarini, qu.sier Lorenzo, vituarie 

Sier Marco Zanlani, qu. sier Antonio. 

Sier Perigo Vendramin, qu. sier Lunardo. 

Sier Antonio Poscarini, qu. fkv Nicolò. 

Sier Antonio da chà da Pexaro, qu. sier Alvise. 

Sier Batista Miani, qu. sier Jacomo. 

Sier Prancesco Venier, qu. sier Zuane. 

Sier Marco Antonio Sanudo, qu. sier Beneto. 

Sier Jacomo Pixani, qu. sier Domenego cavalier. 

Sier Michiel Capello, qu. sier Jacomo. 

Sier Marco Antonio Grimani, di sier Francesco. 

Sier Nicolò Gussoni, qu. sier Nicolò. 

Sier Sebaslian Malipiero, qu. sier Troylo. 

Sier Sanlo Trun, qu. sier Francesco. 

Pravi etiam, in veludo cremexin, sier Gubriel 
Venier orator apresso soa exceilenlia, el qual pre- 
cedeva, li altri era drio li do doclori. 

Nola, che se ha compralo eri robe per il viver 
di soa exceilenlia; per le Raion Vediie, per ducali 



i5 



UDXXX, OTTOBBI. 



46 



20^ 



300, unde il scalclìo zenerai dil ducila fé* intender, 
dandoli scudi 100 a lui, fornirà dil tulio et non 
aria la fatica. E cussi il Collegio fono conlentissimi 
else li darà. El qual si ha fatto intender voler star 
qualche zorno in questa città, et passa queste feste 
mandara via bona parte di soi, et resterà solum 
con persone . . , et ha tanta brigata cretiendo an- 
dar a Loreto; poiché 1 non va, non li bisogna tanta 
conopagnia. 

In questo Pregndi fo leljlo le lettere di Coostan- 
linopoll et di Augusta. 

Di Fiorenza, di sier Carlo Capello orator^ 
di 6, Come hanno electi in loco di X di la guerra, 
Vili li la pratica et baylia, i quali però sono di la 
faclione dil papa. El come si atende a scuoder da- 
nari per pagar li spagnoli, sono ad Arezzo ; in la 
terra è il conte Lodovico di LoJron con lOOv lan* 
zineeh. Scrive è partita di Fiorenzu la duchessa ueza 
del papa, et andata verso Koina, et che Tha com- 
pagnata fuori di Roma uno mio el Musetola noutio 
del papa, la qual e slata On hora in questa terra in 
uno mon.isterio. Scrive, Fiorentini hanno dato 38 
niilia ducali per pagar le zenle, le qual tuttavia si 
va p:ìg)in lo Scrive, aspetta la sua licentia per poier 
venir a repatriar. Questi sono li Vili electi, sono : 
domino Bartolomeo Valori comii^sariodel papa, do- 
mino Ioan Corsi confalonier di iustitia, domino Luise 
di la StufTa cavalier, domino Francesco Vizarduii 
dolor, Ruberto Azioli, Palla Ruzelai, Francesco 
Vittori, et Corso (ki le Colombe per V arte niinore. 

De Ingalterra, di sier Lodovico ialier^ di 
17 setembno. Come il re ha fatto gran parole con 
il vescovo di Baiona, orator del re Cbristiauissimo, 
dicendo voler li danari dia haver dal re, che sum^ 
mano un milion et mezo d* oro. Item li ha richie- 
sto che*l re mandi il duca di Oriieus li in Augiia da 
Soa Maestà a star, perché si farà le noze in soa Ijola; 
Dia esso orator scrive, questa uoq é la causa, ma è 
per lenirlo per obstaso Gn l' babbi dal re li soi 
danari. 

Di Cypro^ per una nave venula, si bave boxi 
lettere di sier Francesco Bragadin luogote* 
nenie et Consieri, di 17 avosto. Scriveuc la 
morte di sier Sebaslian Zigogna, era caslelan de li 
per danari, e I* haver posto in loco sud uno di loro 
Consieri. Item, esser morto in Famagosta sier An- 
zolo Justinian, capitanio di Cypro pur per danari, el 
in loco é posto sier Francesco Corner qu. sier Al- 
vise . . . Scriveno haver ricevuto lettere di la Si- 
gnoria nostra con ii Conscio di X el Zoola, zerca 
for proclamar tulli possano Irazer le so biave con- 



ducendole in questa terra , havendo il terzo di 
tratta, el eussi exequiranno. Né scriveoo esserne 
formanti assai, né altro. 

Fu posto, per i Savii del Conseio el Terra ferma, 
tuor ducati 5000 di primi danari si scoderà dil 
subsidio posto alla terra ferma, per far le spe.\e 
achade per la venuta di questo illusi rissimo signor 
duca de Mìlan, sicome parerà al Collegio, Fu presa. 
Ave: 159,31,5. 

Fu posto per tutto il Collegio, \\xoreUam dueali 
^0 milia di ditti danari, quali siano obligali a for- 
menti, né in altro spendersi possi sotto pena di fu- 
ranti, ti/ f'n par ^e, viVJe/ic^f^, come parerà al Colle- 
gio, overo in doni o mandar a comprar formenti. 
Fu presa. Ave: 163, 17, 2. 

Di SiUnico fo tettare di pre' Zorgi 

(laidich). Scrive a la Signoria come suo fradello . . 
. . . (voyvodà) del paese di Charzego era andato 
contra oratori di Pimperador e di re Ferando che 
vanno al Signor turco, quali erano con 60 cavalli, 
et li hanno donato do poli d* oro, et li acompagna 
fino in Verbosa. Si dice, vanno per dimandar al 
Turco la restitution del reame di Hongaria, et tulli 
li par'amenli fatti et ogni cossa li sera avisato, et avi- 
sera eie. Scrive poi, di beneflei li dete la Signorìa 
non hfl hauto niente, el si dilata su questa materia. 

Dfil sanzacho di fo leto una let- 
tera scritta al doxe^ dil qual voi esser so menor 
fiol. Et avisa come la paxe é fata fra polizani el 
quelli soi subditi, per mezenità di missier Zuan Ba- 
lista Donado di missier Veltor zentilhomo grandOi 
el come voi esser fiol, volendo cussi il doxe. Il qual 
si ha maridato in una sorella del Signor, et vuol 
andar a Costantinopoli a tuorla. Però prega il dos^ 
li mandi . . . cavezi di panni, brochadello, seda et 
altro ut in poliza, aziò possi andar bonoratamenle, 
el manderà uno homo per questo a tuorli, il che 
facendo se li farà cosa gratissima. 



Die 13 octobris 1530. In JRogatis. 

Consiliarii, 

Capita de Quadraginta. 
Sapientes Consili i^ 
Sapientes Terrae firtnae* 

Havendo la compagnia di Reali summo deside^ 
rio, non men per 1* bonor suo particular che per il 
pubblico, de honorar cum tulli quelli modi che li à 
possibili la persona del illustrissimo duca de Milan 
et comitiva sua, per il che gii rnoWi gioroi hanno 



SI 



^^ HDXXX, ottobri; 

dato principio in preparar le eosse rhe li sono ne- 
cessarie, e per (al eOetlo non havendo sparagnato 
a danari, de li quali fin' hora ne hanno speso una 
grossa sumtiia, è cosa couvcniente et degna de la 
gradluiline ci muniflcenlia di questo Stalo coa<liu- 
var in p:irle essa compagnia di Keali, come in sìmcl 
casi, quando si é coiivcnulo Ut feste publice in pa- 
lazo per honorar alcun degno persoiiazo, la Signo- 
ria nostra é consueta far, il che ridonda etiam 
ad honor del Slato nostro. Perù l'anJerì parte clic, 
per autorìtì di questo Cuoseio, siano dati in duuo 
ad essa compagnia di Reali, de li danari di le pre- 
sente occorejilie, ducali 500 da lire 6 soldi 4 per 
ducalo, nziò che possino meglio supplir et satisfar 
ai prenominato desiderio suo. 

Et simiìiter sia pn-so de acom<<dar essa com- 
pignia ilei bucintoro nostro per una giornata, ne la 
qual voglioi:u quello operar. 

De parte 164 
De non 36 

Non sincere 3 



Sumario Ai lettere di sìer Gregorio Pieamano 
prowdifor di Cividal di Friut, di 11 di 
setembrio. 



Sono hogtii passali di qua alcuni boliemi, ven- 
gono di Bolieniia, dimostrano esser persone di- 
screte, dicono anelar a l{'>ma. Dicono die'l signor 
viyvoda é incliniito mollo anzi desidera la pace 
con la MaesU di Cesare et re Ferdinando, et che li 
oratori di lor tre, insieme con quel d^l re di Poiana, 
erano adunali a tale eOello in Podislavia, cita nubile 
verso Boemia, et era fama publica si dovea con- 
cludere l'ulliina domenica dì agosto. Il medesmio 
dicono alcuni altri soldati sp:ignoli, vengono da 
Possonia, et di più che esso signor vayvoda el 
signor re incominciavano a ridursi in pochi soldati. 

33') Qui sotto hanno notate lotte le gente el cavalli 
che flji questa Iiora sono giunti in questa terra, el 
li forieri dicono doverne giongcr de li altri. 

Li sottoscritti habiamo fatto con ogni diligentia 
veder per li nostri deputali, siche tulle le infrascritte 
gente si atrovano in esser de qui. 



I El prima la stalla de l' eicelleolù 

del duca ne sono .... cavalli oumeroTO 

Ilftn muli » 46 

El signor Zuan Paulo Sforzi suo 

fralelln eavalli • 30 

El si;;hor ambasciator del papa , 

El signor ambasciator de Uuiiferi 

El signor Zuan Angelo Ftitio se- 
cretano 

Et scalcho general del signor duca 

Misiier Scipion medico 

El signor Boso Sforza . . 

El capitanin Masin . . . 

El signor Renalo Triullio . 

El .-onle Francesco Borromeo 

El cavalier Pusterla . . 

Et conte Alexandro Sforza 

Missicr Vincenzo Bolognese . . > > 3 

El Kipìlanio degli ahibarlieri . . > > 3 

£1 signor Ludovico Vistano 

El Majienin » » 3 

Missier.Camilio Caslellazo . . . » > 3 



Summa cai 



Missinr Biiplista del Ctiarchano 

Missirr Pii'tro Vincenzo . 

Missier Gioan dal Mantello 

Missier Beneto Salerno 

Missier Ilironimo Semenza 

Et capilanio Crivello . . 

El conte Zuan Fermo Triullio 

El signor Gasparo dal Mayno 

E) reverendo episcopo di MO' 
dena 

Gli forieri 

Missier Ilironimo Rozon 

Missier Jaromo Allier . 

Missier Mario Rigon 

El conte da Persego . 

El marchese Pallavesin 

E! signor Visconte . . 

El becharo .... 

El setlaro 

El cavalierott) 

Gli alabardieri 

El signor Baso Sforzo per esser 
gionlo bora hora scrivendo 

questa 

El menescalro gionlo hora ut sa- 
prà 



Ili Duiiiero 3U6 

allÌDumero 3 f^ 

> 1 

> 3 

> 3 

> 3 



3 
3 

2 . 
15 

a 
1 

5 



49 



IfDXXX, OTTOBRB. 



50 



Ikm, cavalli legieri 'della g^iar- 
dia (Iella persona de P excel- 
lentia del duca cavalli numero 120 

El capKanio Ferrante capitaniodi 

arcbibusieri > > 7 

Afferma il forier che dimane ne die gionger 
alla summa de cavulli 500. 
23 Boche le quale si alrovano esser a spexe nostre, 
a soldi l'2 il pasto per cadauno, le quale sono 
gionle fin bore '24, affirmando il Torier, dimane ci 
de giorno in giorno ne giongera de li altri. 



Primo el capilanio Ferrante ca 
pitanio "della guardia del si 
gnor duca con arcbibu 

sieri 

Alabardieri della guardia . 
Arcieri a cavallo della guardia 
El mastro de stalla de V excel 

lentia del duca . . . 
El mastro dei mulalieri 
El resto della Tameglia de si 
gnori ambasciatori, signori 
el gentilhomeni, che se re 
Irovano de qui con le cavai 
calure alla summa de . 



Boche numero 125 

60 
1-20 



> 
> 

> 
> 



> 
> 

> 
> 



43 

28 



103 



23« 



AI magnifl.o Missier Pietro Malipiero fu 
del clarissimo missier Jacomo — a 
dì 15 olubrio 1530 — a San Lucha, 
in chale di Faveri, a la sua bottega 
da feri, lien San Zorzi per insegna. 

Venelia 



Città. 



24 



Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, Savi! dil 
Conseio e Terra ferma, dar ducati 500 in dono a li 
compagni Reali per far feste per honorar il 8Ìg()or 
duca de Milan, ut in parte. La copia sarà scritta 
qui avanti. Etiam darli il bucintoro per uno zorno, 
ut in parte. Ave : 164, 36, 3. 

Di Augusta^ venne lettere di sier Nicolò 
Tifalo el dolor, di 6 di questo. Come era ve- 
nuto nova che turchi 40 milia haveano passa il 
Danubio, el fallo gran danni su le lerre de lode- 
sebi, el preso uno castello chiamalo Tuna, lige 14 
luntan di Viena, el quello poi abandonato. Per il 
che r imperalor lì ha dispiacesto assai, el cussi re 
Ferandin. El havendo dmiandato aiuto conlra il 
Turco el altri a le Terre Franche, quelle li hanno 
risposlo non voler guerra conlra Cbrisliani, 2*^^^ 

/ Piatii a U. Sahuto. ^ Tm. 117. 



dieat lulherani, ma ben conlra il Turco li daranno 
8000 cavalli el 40 mile fanti; tamen la verità ha 
inteso, saranno 4000 cavalli el 20 mile fanti. Scrive, 
il marchese di Brandiburgo é partido senza licenlia, 
ma ben ha lassato qui uno suo commesso, e fallo 
dir alla Cesarea Maestà che 1* é sempre per obedir 
ogni voler di quella eie. Li qual signori lutherani é 
reduti a Norimberga el li fanno una dieta, ma la 
ronclusion è che voleno il Concilio. Et par, il re 
Christianissimo e la raina sorella di Cesare, come 
scrisse per le altre, hanno scritto a l'imperador lau- 
dando far il Concilio. Item scrive, i' imperador é 
per partirse di Augusta per tutto octubrio el andar 
in Fiandra, dove starà per tutto Nadal prossimo. 



Electi do Provedadori a V Arsenale con pena. 

Sier Hironimo Loredan fo capilanio 

a Padoa,' fo del Serenissimo . • 123. 83 

Sier Antonio di Prioli el procuralor 94.104 
f Sier Hironimo Querini fo provedi- 

lor sora V Armar, qu. sier Piero 134. 77 

Sier Marco Foscari fo ambassador ai 

Summo pontiGce, qu. sier Zuane 106.106 

Sier Lorenzo Loredan procuralor, fo 
Savio del Conseio, qu. Serenis- 
simo 67.159 

Sier Vicenzo Capello fo Consier, qu. 

sieriNicolò 111. 99 

t Sier Michiel Morexini fo provedilor 

sora r Armar, qu. sier Piero . 124. 74 

Sier Polo Valaresso fo podestà a 

Bergamo, qu. sier Gabriel . • 88.123 

Do Provedadori sora l' Armar. 

Sier Zuan Balista Falier fo di Pre- 

gadi, qu. sier Thomà . . . . 84.119 

Sier Hironimo da chà da Pexaro fo 
Savio a Terra ferma, qu. sier Ni • 
colò 104. 99 

Sier Piero Loredan fo consolo in Ale- 
xandria, qu. sier Marco, qu. sier 
Alvise procuralor 131. 75 

Sier Antonio Donado 6 di Pregadi, 
qu. sier Barlolomio, qu. sier An- 
tonio el cavalier 88.120 

Sier Alvise Bembo fo di Pregadi, 

qu. sier Lorenzo . » . . . 82.123 



SI 



ìtffXXti OrfOBlIK. 



59 



iV 



Betor Loredan fo a la ehamora. 
d* hnpreslkii, qu. sier Nicolò, qu. 
«er Alvise procurator . . . 132. 74 

Sier Francesco Soranzo fo Savio a 
Terra ferma, di sier Jaeoroo prò* 

earalor 118. 91 

f Sier Harin Contarini è al X Savii, 

qa. sier Borlholamio . . . . 134. 66 

Sier Alezandro ConCarlDi fo prove- 
ditorsora t Conti, qu. sier Impe- 
riai 122. 78 

Sier Vicenzo Michiel h gorernador 
di rintrade, qu. sier Nicolò dolor 
earalier procurator .... 103.104 
t Sier Andrea da Molin fo Cao del 

Q)Qseio di X, qu. sier Marin . .133. 72 

Tre Provedadori Bora i Banchi. 



Sier Zuan BalisU V-Met fo di Pre- 
gadì, qu. sier Thoma .... 
f Sier HiroDimo da chi da Pexaro fo 
Savio a Terra ferma, qa. sier Ni- 
colò 

f Sier Lunardo Veoier fo di Prqpidii 

qa.sierfiloixé 

Sier Antonio Venier fo proveditor 

a le Biave, qu. sier Zuane . . 

Sier Alvise Bembo fo di Pregadi, qu. 

sier Lorenzo 

Sier Mario Uorexini lo avogador di 
Q>roaD, qu. sier Polo .... 
Sier Vioemo Uicbiel fo governador 
di ^inlrad^ qu. sier Nicolò dolor 
cavalier procurator .... 
Sier Marco Antonio Foscarini fo pro- 
veditor a le Biave, di sier Andrea 
Sier Piero Duodo fo di Pregadi, qu. 

sier Francesco 

f Sier Zuan Moro fo di la Zonta, qu. 

sierLonardo 

non Sier Alvise Sagredo lo patron a 

r Arsenale qu. sier Piero, 
non Sier Sebastian Cootarioi et cavalier 
fo podestà a Vicenza, qu« sier 
Sebastian. 
non Sier Zuan Batista Donado (b consier 

in Qrpro, di sier Andrea, 
noi fler Alezandro Conlarìoi fo prò- 
veditor «ora i Conti, qo. sier Im- 
periai. 



110. 94 



143. 61 



151. 57 



78.126 



101.104 



111. 90 



99.112 



117. 89 



90.120 



131. 73 



In queslo zomo lo 'illiistrissimo signor duca de 
Milan, dapoì disnar, andò in barca con li soi et sier 
Gabriel Venier orator nostro, qual sempre li fa 
compagnia, a veder la Zuecba, ^t il sito di la terra 
fondala in quesle acque marìtiroe. 

A dì 14, la roatina. Non fo lettera alcuna. 
Vene V orator del duca di Ferrara per dinaandar 
quello era di novo |)er le lettere aute eri di Ale- 
magna, et li fo ditto. 

jRem, fono in materia di le biave con li Cai 
di X, perochél duca di Urbin caprtanio xeneral no- 
stro ne di tratta a Sinigaia di sten 600O formeoli, 

et vai de li lire il staro, però voleno mandar 

danari tolti di la Zccha ad imprestedo, et eomprar 
formenti, condurti qui, venderli, et restituirli li da- 
nari a la Zecha. 

In questa matina il signor duca de Hikn fo, con 
Il soi e il Venier oralor, in*chrefla di San Marco. 
Vete prima la capella dove é P ardir dil canHoai 
Zen, poi a r aliar grando, et era aperta la pala, 
udite messa piccola, et poi andò per terra per mar- 
zana a Rialto con la mulleta drio, ma aodd a piedi, 
ancora che la marzarìa non fosse coozada; et and4 
a la iozeta a montar in le barche, et poi andò a 
disnar. 

Dapoi disnar, fo Conscio di X con la ZooCa et 
expediteno la commission di Zuan DolSu risona, 
qual si manda a Sinigaia, dove é aboudantia di for- 

mento, vai lire il slaro, et se iFdk ducati fiUW 

venitiani per comprar formenti, lutto a conto di la 
Signoria, perochél duca di Urbrn caprtanio zeoeral 
nostro ne Ak la tratta, e al Guasto é asse formenti, 
con questo, lutto compri per la Signor» sotto gran 
pene : e li danari si tuo da la Zeca in presiedo, con 
queslo, il danno sia di la Signoria et Y utile di la 
Zecha. 

Item, feno 3 sopra le monege, In eteeutkNi di 35 

(a parte presa a di ... di , soé biMtti 

tutti entrino nel Conscio di X. Et cussi rknaseno 
questi : sier Jacomo Soranzo proeorator, sier Agu- 
slin da Mula el Cousrer, sier Polo Nani fo Cao dì X, 
qu. sier Jacomo. Sotto sier Hfronimo Birbarigo fo 
Consier, che non volea esser. 

Et prima nel Conscio simplice, con if Gollegfo, 
expediteno li oratòri di Verona, viàeUeH che io i 
casi atroci la Signoria possi cometter a ttijeteri cfe^i 
el che zerca quefN di dadi sia commessa alla Con- 
solaria. 

Item, con la Zonta deteno Ircentia a sier fflcolA 
Trivixan et sier Zacaria Barbaro, alatf prDVcxtNori 
^ra le biave per far la derarillon, cbe dotrmco» 



53 



icoxxi, orroiis. 



51 



95^ 



repflirìar. El qual sier Nicolo Trevixan Tenne a di 
90, et f eteri in Collegio quello ha fatto. 

Fo invMall tuffi a compngnar da matina il Se- 
renissimo a visitation dil duca de Milan; etiam 
mandato a dir ad alcuni di Pregadi zovaoì vengano 
con la Signoria. 

In questo zorno el signor duca de Milan stete in 
caxa. Vene a sua visitation prima V orator cesareo, 
eontra il qual in piaza mandò domino Benedeto da 
Corte suo orator qui, poi a la porta da basso suo 
firatello signor Zuan Paulo Sforza, et al palo di la 
scala venne esso duca, et ne V ìntrar in camera el 
duca volse precedesse esso orator, qual monslrò 
far resistenlia, pur iotrò primo. Poi vene l' orator 
di Pranzo, li mandò eontra fin a la porla e lui 
r aspetò a la porta di la camera, et cussi fece a 
r orator anglico. Vene etiam 1* orator Legato dil 
papa, et l' orator dil duca di Manloa. 

A dì 15. La matina piovete assai. Soc non 
ohsianié il Serenissimo, vestito damasctiin creme* 
xin, con (ulto il Collegio, In scarlato, et altri di Pre- 
gadi an tono per chiesia via a visitar il duca. A Pan- 
dar non piovea. Esso duca li vene eontra fin io 
piaza, et andati di suso steleno alquanto usando 
hinc inde le cerimonie debite, dicendo, poi doman 
sua exeellentia veria in Collegio a V audientia se- 
creta. Et stato alquanto, il Serenissimo parti. U 
duca lo compagno al pato di la scala, et con gran 
ploca si ritornò a palazo, pur per la via di chiesia, 
tutti bagnati per la gran pioza era. 

Di Verona, fo lettere di sier Alvise Foscari 
podestà et sier Marco Barbarigo capitanio, 
di 13, Come in quel zorno era zonlo li il reveren- 
dissimo cardinal Salviati, nepote del papa, vien da..., 
alozato In vescoado dal reverendissimo episcopo di 
quella cittì olim datario. É con soa signoria il re- 
verendo episcopo di Bergamo, Lippomano. El qual 
cardinal voi venir in questa città a veder le feste, et 
ver* Incognito. 

Item^ scriveno come, chiamato il Conscio quella 
Comunità et leto la lettera ducal zerca il subsidio, 
di 80 erano in Conseio, tutti fu di pagarlo alacre- 
mente, ave solum 7 di no; et cussi si metterà in 
exeeutione. 

Dapoi disnar, fo Collegio di Savii. Et fo gran- 
dissima pioza tutto el di, siche é una cosa molto 
grande tante pioze quante vien, e li fiumi ha rotto 
per tutto. 

In questa matina parti de qui domino Bartolo- 
meo Gualteroti dotor, orator fiorentino, con pioza ; 
va a Chiosa et poi verso Fiorenza, il qual si parte 



ben satisfatto : le sue robe é restate di qui, e al- 
cuni di la sua fameglia et il suo secretano. 

Di Cividal di Friul, di sier Oregorio Pi* 
ramano proveditor, di 10, vidi lettere. Come 
beri sera ave da persona /Uè drgna, partita di 
Vienna alti 9 di 1* instante, riporta come de li ei 
stava in molto sospetto di le cose turcbesche, es« 
sendo a la fin di avosto arrivati in Buda IO in 19 
mite cavalli de turchi con alcuni pesi de artigliarla, 
et nel passato mese di septembrio haveano iu di- 
verse fiate corso nelli territorii di V Austria et (atto 
gran danno. Et dice che le gente che erano con do- 
mino Nicolò dalla Torre io numero 7 in 8000 per- 
sone, non potendo più ussire alla campagna, erano 
quasi tutte sbandale, et la sua persona veniva alla 
guarda di Gradiseha. Et par che sua moglier, eba 
questi nmnì era aviata assai pomposa per andar a 
ritrovar il marito, in camino bavea havuta nova et 
ordine da ditto suo marito di ritornar a caxa. £i 
che si ludica al fermo a tempo nuovo, se non avanti, 
in quplle parti haver molta guerra, che la pace, che 
si sperava dovesse seguire tra il re Ferdinando et 
il signor vayvoda re di Hongaria, non seguiria, 
quantunque il re di Poiana per questo si faticasi 
molto. Et questo si tiene per certo, et nei giorno di 
San Michiel si dovea in tulio dar fine a questa pra- 
tica. Item scrive, beri sera, ad bore 3 apouto, qui fu 
terramoto assai grande, cose tutte prodigiose pid 
che naturale. 

A dì 16, domenega. La notte et la matina pio- 
vele molto el fo assà fredo. Et per una nave di 
Corner!, vien di cargadorì, parti a di 38 setembrio, 
su la qual è venuto sier Marco Antonio di Prioli qu. 
sier Andrea, vien da Costantinopoli, qual parti a 
di . . . del mexe, porta nova, sier Vincenzo Zigo- 
gna qu. sier Marco, zenero del reverendo domino 
Alvise Grilli fiol naturai del Serenissimo, era morto 
da duxo. Sopra la qual nave é 90 colli di sede, di 
qual 55 é ricomandadi et a ordine del prefato sier 
Vicenzo Zigogna, 96 di li Corneri, il resto di altri. 

Vene In Collegio 1* orator de V imperador, di- 
cendo che li lanzinech, stati sotto Fiorenza, dieno 
passar per el veronese per tornar a caxa, et prega 
sia provisto de vicluarie. El Serenissimo li disse li 
facesse passar a parte a parte. El scritto a Verona 
lettere de questo. 

Vene T orator de Manloa per queste instesse 
vicluarie, che, passando per mantoana li lanzinech, 
dovendo passar in veronese, habbino vituarie eie 

In questa matina, in chiesia de San Salvador, 
dove fu preparata de tapezarie, bandiere etc, et 



ss 



nDXxx, orroBRi 



56 



fato una seraia in chmh, dove Hovea star el signor 
duca de Hilan a la messa, et etiam ve saria el liu- 
ca de Ferrara, e cantar una messa solenne con tuti 
li virtuosi de questa terra, el el signor de la com- 
pagnia de Reali sier Zacaria Gabriel de sier Marco, 
vestito de restagno d' oro, di varo, e uno manto de 
36 veludo allo e basso sopra, con cadena d'oro grossa 
al collo et la barella de veludo cremesin, et li sol 
consieri sier Francesco Justinian qu. sier Antonio 
dolor sier Lunardo da Pexaro di sier Antonio dal 
Caro e tutti li altri in veludo cremexin a comedo, 
et molti in alto e basso e becbeto de veludo ne- 
gro, le calze recamade, con uno brieve solo sopra 
la sua divisa, adornalo de perle, el questo brieve 
con lettere : < Cussi schieto al ciel sorga el suo no- 
me >, item ziponi de reslagno d' oro, con trombe 
e pifari, vene a una messa, come ho dillo, solen- 
nissima a San Salvador. Non potè venir el duca de 
Milan per la pioza, perchè pioveva grandemente : 
el duca de Ferrara vi fu di sora, dai frali, incognito, 
con sier Calarin Zen di sier Piero suo amicissimo. 
Hor la messa compile tardi, et li compagni doveano 
disnar a casa del Signor, et andono, et in piedi 
manzono do bochoni per andar a Conscio, come 
andono tulli, et sentono un drio 1* altro sul banco 
di sora di là verso broio. La nome di qual compa- 
gni, a eterna memoria, sono questi, numero 33 : 

Sier Zacaria Gabriel, di sier Marco, signor, 
Sier Francesco Zustignan, qu. sier Antonio do- 
lor, consìer, 
Sier Lunardo da chà da Pexaro, qu. sier An- 

toniO; consier, 
Sier Zuan Donado, di sier Bernardo, 
Sier Bernardin Viluri, di sier Malhio, 
Sier Aguslin Morexini, di sier Zuan Francesco, 
Sier Piero Morexini, di sier Zuan Francesco, 
Sier Alvise Malipiero, di sier Zuanne, 
Sier Zuan Alvise Badoer, di sier Piero, 
Sier Alexandro Grilli, qu sier Alexandro, 
Sier Lorenzo Loredan, di sier Hironimo, 
Sier Piero Loredan, qu. sier Lorenzo, 
Sier Helor Contarini, qu. sier Andrea, 
Sier Marco Antonio Ruzini, qu. sier Dome- 
nego, 
Sier Piero Capello, di sier Filippo, di sier Po- 
lo procuralor, i.* 
Sier Toma Mozeiiigo, qu. sier Alvise, 
Sier Polo Trun, di sier Santo, 
Sier Michiel Malipiero, di sier Gasparo, 
Sier Nicolò Venier, qu. sier Aguslin, 



Sier Beneto Zulian, qu. sier Hironimo, 
Sier Zuiin Francesco St)ranzo, qu. sier Alvise, 
Sier Zuan Francesco di Prioli, di sier Beneto, 
Sier Mii'biel Sulamon, qu. sier Nicolò, 

non Sier Hironimo 0)ntarini, di sier Nadalin, in 
villa, 

non Sier Andrea Vendramin, qu. sier Luca. 

Questi compagni Reali hanno terminato, marti 
a di 18, eh' è San Luca, far una festa nel bucintoro 
e andar per Canal grando, con il duca de Mdan e 
li soi, in bucintoro, e le donne, e li andar baiando, 
et hozi far far più regale, sicome dirò, poi la sera 
far un banchetto con le donne e soi mariti e ti 
signori e zenlilhomeni del duca, e non il duca, cbè 
li signori non manzano fuora per la credenza eie. 

A dì 19. Poi disnar, le donne sul soler fato in 
piazo da la banda del Canal grando, di sotlo di Si- 
gnori di notte, e il Serenissimo con il duca el la 
Signoria staranno in palazo a veder, el qui si com- 
baterJ uno camello di legno fallo in V Arsenal da 
poi fatto un belimi navale, qual poi combaterano jg^ 
Il in aqua el castello pósto su do piale, qual baveri 
una bandiera suso, e chi quella torà bavera 100 
ducali per predo. Da poi compilo, che sarà bel 
veder, le donne tutte anderanno in palazo a la festa, 
e cussi el Serenissimo con il duca. Ma prima da 
basso si fari una colation, qual anderà per piaza ; 
et poi in sala, baiato, si dari una altra colation, et 



Da poi disnar, hozi, licei piovesse assai, se re- 
dusesemo a Conscio zerca 1400, e conzi il tribu- 
nal grando, levi la chariega e posto uno raso cre- 
mexin con do cussini, il Serenissimo vestilo de 
damaschin cremexin, licei sia morto sier Viceuzo 
Zigogna a Coslanlinopoli, ha la Ba de domino Alvise 
suo fiol, licei sia naturai, el poi fo mandali alcuni 
zenlilhomeni, quali noterò quisollo, a levar il duca 
de Milan, el soa excellenlia vene, per la pioza, per 
la scala coperta. I! Serenissimo li andò contra con 
la Signoria, vestila tulli di scartalo, fino a la porla 
el, inlralo, andono a senlar. Sento eliam sul tribu- 
nal quesli : il reverendo episcopo di Lodi barba del 

duca, domino Stampa dolor, qual sarà 

oralor in questa terra el ha IdHo la caxa da chi 
Corner, dove slava la rezina, a S. Cassan ad affitto, 
et è parente del duca, et domino .... {Zuan) 
Moron fo fiol del signor Hironimo. Poi li altri si- 
gnori, videlicei tre , erano asenlali sul 

banco di sora, apresso li Cai dì X, con sier Gabriel 



57 



HDXXXi 01T0BR8. 



58 



Ventar oralor «presso soa excellentia, e seguiva poi 
li altri zeiililbomeni al numero di . . . .Fu fato so- 
lum 7 voxe. CI chiamato li banchi al banco di sura, 
fo porta e! &ip<'llo coperto a sua excellenlia, per la 
parte presa 1489 a di ... . nel Conseio di X, che 
non vuol sia aperto capelli ad alcun Signor vengi a 
Conseio, ma Thzì come li altri zonlilhomeni. Hor tolse 
balola bianca. Il che fatto, sopravene misteriose ci 
signor Zuan Paulo Sforza, suo fratello naturai, in- 
sieme con il signor . . . , e tutti doi sentono sul 
tribunal in mezo de Consieri, e steteno a veder 
andar a capello e el rèsto del Conseio, nel qual el 
duca balolava, ma non el fratello per non esser 
legittimo. 

Fu fato eletion de Podestà el capitanio a Ruigo. 
Tolti tutti i con titolo di Pregadi, et uno de loro, 
che fg sier Chrislofal da Canal, con titolo de capita- 
nio a Padoa, et non passò alcun. Fatto Proveditor 
a le Biave, etiam lutti 4 con titolo de Pregadi, e 
niun passoe ; mn ben pas<«ò Proveditor sora la Sa- 
nità et 4 del Conscio di XXX. Il duca sempre raso- 
noè col Serenissimo .... Et compito, si levono, 
et insieme il Serenissimo e il duca andono zoso, 
et per intrar in palazo il duca tolse licentia. Fo 
acompagnato con le trombe e pifiarl avanti, et da 
li zentilhomeni deputadi, fino a la sua habitation, né 
per hozi seguite altro. 

37 Questi aentilhomeni acompagnono hozi il si- 
gnor ducha de Milan a venir a Gran 
Conseio, 

Sier Sebastian Contarini el cavalier, 

Sler Lorenzo di Prioli el cavalier, 

Sier Francesco Morexini el dotor, 

Sier Gasparo Bembo el dotor, 

Sier Zuan Maria Malipiero, qu. sier Piero, 

Sier Lunardo Venier, qu. sier Moisè, 

Sier Hìronimo Contarini, qu. sier Tadio, 

Sier Nicolò Bragadin, qu. sier Domenego, 

Sier Alvise Gradenigo, qu. sier Andrea, 

Sier Zuan Moro, qu. sier Lunardo, 

Sier Sebastian Falier, qu. sier Thumà, 

Sier Aguslin Moro, qu. sier Mario, 

Sier Marco Antonio da Leze, qu. sier Francesco, 

Sier Marchiò Michiel, va oralor a Milan, 

Sier Zusto Guoro, qu. sier Pandolfo. 

Sier 

Sier 



A dì 17^ la malina. Vene in Collegio sier Al- 
vise Beneto, stato capitanio in Candia per danari, 
vestito di veluto violetto, in loco dil qual andoe 
sier Alexandro Contarini etiam per danari, et non 
fu tempo che*l referissa. Rimesso a uno altro 
zorno. 

Vene Y orator di Y imperator per cose parti- 
cular et per li lanzinech dia passar per il veronese. 

Vene V orator dil duca di Milan, dicendo, il suo 
Signor veri da matina a 1* audienlia secreta, cussi 
come el disse di venir questa malina, et comunico^ 
alcuni avisi mandati al suo Signor dal Gilin suo 
orator in Augusta, di . . . . , et avisi di Roma el 
di Franza. 

El ditto signor duca, in questa matina, fo a San 
Rocho et vete il corpo di San Rocho. Volse intrar 
in la scuola et donoe scudi *25; etiam alcuni altri 
signori introe; chi donò 10 scudi, chi manco. Siche 
la scuola ave per la zornata de hozi ducati .... 
Dapoi andoe in chiexia di frati menori, et vete quella 
chiesia, et da poi disnar fo a Muran. Non andò al* 
tri zentilhomeni con sua excellentia si non sier Ga* 
briel Venier nostro orator, et 



In questa matina, di ordine di Cai di X, a re- 
quisilion dil duca de Hilan, fu pubìice proclama 
che alcun, e sia chi esser si voia, fino a di 15 ho- 
vembrio non se possi slravestir sotto grandissime 
pene. La causii e stata perchè venne 4 mascare in la 
soa camera che non si poteva mandarle via etc. 

Vene in Collegio T orator dil duca di Urbin, 
per danari; dia haver 13 milia ducati. 

Fo dito una nova, qual é in fonlego di todeschi 
per uno venuto, come le zente di re Ferandino 
erano sta rotte da le zente dil duca di Saxonia el 
altri lutherani ; tamen non e' è lettere. 

Di Padoi. , fo Uttere di sier Zuan Vituri 27< 
podestà e sier Priamo da Lese capitanio. Co- 
me haveano proposto nel Conseio de pagar il sub- 
sidio et sono sta contenti di pagarlo, ma per esser 
il lermene brieve voriano fusse perlongato, et ha- 
veano electi do oratori per questo a la Signoria no- 
stra, domino Antonio Cao di Vacha el cavalier el 
domino Antonio Tolentin. 

Di Treviso, di sier Toma Michiel podestà 
e capitanio. Zerca questa materia dil subsidio» 
come lo pigeranno, ma voriano tempo. Item, di 
Brcxa, lo pageraniìo etc. 

Di Udene, Belun et lettre. In consonanza, 
pageranno. Et da JJdene, di sier Alvise Barbaro 
luogotenente. Come quelli li hanno risposto non 



UDixXf ertomi» 



90 



poter fip aieuna risposti 96 prima non chiamano 
et ioo Conieio, qua! non poi emer avanti zornj 10. 

Di Vie^fura, di sier Nieclò Danado podestà 
e iier Andrea Orimani capitanio. Gmie cbia* 
malo il Gonseio ei propoato il sussidio, riapo^no 
esser mollo agravali, pur lo pageriaiio eie. ; ma han* 
DO hUo oratori per mandarli alla Signoria nostra. 

Da poi disnar, fo Pregadl, et leio le soprascrile 
lettere zerca il gubsidio, et li avisi auti per via dil 
duea de Milan, et una lettera di sier Gregorio Pi- 
zamano proveditor a Cividal. 

7)j sier Zuan Antonio da chà Taiapiera^ 
tapiianio di la barsa, date a dì 4 di Vinstante 

in Boeha di Cataro. Come la barza é 

di velie. 

Po balloti lelor in la letion de melhamalica solo 
sier Zuan Batista Memo qu. sier Francesco, e ro- 
mase. 

Fu posto, per It Savi del Conscio e Terra fer- 
ma, di perlongar il pagar dil subsidio a le terre 

« 

tutte di terra ferma, p(*r darli più comodità, et con 
il don Ano a di 11 novembrio proximo cb*é il zor- 
DO di San Martin, e cussi sia dato hviso a li ree- 
tori. 193,9,1. 

Fu posto, per i Savi ai Ordeni, a tento la egri- 
tudine di sier Piero da Canal capitanio di le galle 
di Baruto, rimasto a Corfd, in loco dil qual fo eleto 
a Corfd per il Conseio di XII sier Francesco Zen 
qu. sier Vicenzo vicecapitanio, pertanto sia conces- 
so al prefalo sier Piero da Canal al suo ritorno di 
le galle predite possi montar come capitanio. Il sa- 
lario e utilità vadi a conto He sier Francesco Zen 
perei tempo el stari viceeapitanio. Ave: 157, 36, 
5. Fu presa. 

Fu posto, per tutto e! Collegio, che a una sup* 
plication di Vetor di Venetia, Francesco Lionziui, 
Sebnslian Paseto et Gasparo Bivilaqua, debitori a 
le Raxon nuove, li offici possi risponder in farli 
grafia Voi li 4 quarti {8Ì€);ìsì penle. 90, 28, 11 —* 
199, 41, li. 

Fu posto, per i Savi ut supra, che essendo 
credtfor di la Signoria nostra di do lettere di cara» 
bio da Constantinopoli sier Ferigo Morf xini qu. sier 
Ziprian di ducati 370, il qual si ha offerto acomo- 
dar di altri dututi luOO al presente, con questo di 
tutti sia pagato di «lanari dil subsidio di terra fer- 
ma da poi li 95 mite za presi di tuor, ut inparté^ 
li qual durati 1000 siano dati a li Pruvcdituri sora 
l'Armar per saldar galle. 195, 56, 6. Fu presa. 

Fu posto, p<>r li Consieri, Cai ili XL et Savi, 
una parte, la copia sarà qui avanti, che per questa 



volta li compagni Reali el doooe posiioo portar • 
queste feste le cose za fatte, non obataoie parie iu 
contrario. La qual parte dice cussi : 

Die 17 oetobris 1530. In Bogatis. 98 



Consiliarii, 

Capita de Quadraginta^ 
Bapientes Consilii^ 
Sapientes Tsrrae firmas, 

Havcndo con ogoi officatia et bumaoiti expo* 
sto alla Signorìa li nobeli di la compagnia di 
Reali desiderio suo esser tale di honorar eoo lesle 
sniemnissime lo illustrissimo signor duca de Milao, 
tff primis per honor et dignità di questo Stado, 
che ultra lo apparato et spexa a ilitto eOeio eoo- 
veniente se sono siiam vestiti de booorevoi ve- 
stimenti de zupponi et calze ad una livrea fate et 
ornale di maniera che, senza liceotia de questo 
Cònscio per le parte sopra zio disponente^ ooo 
possono portar, supplicando però si vtigli, per bo« 
uorar uno tanto principe, per le feste aoUmeote 
che li hanno ad far, .permetter el concfoderli li* 
cenila de portarle ; la qual richiesta intesa, babuta 
veridica fede, ditti vestimenti, calze el zuppooi es« 
ser ^ià del tutto compiti, et fatta dil tutto la spexa 
per riaschadun de loro, la qual più non se poi spa* 
ragnar; considerato che, quanto per ogni via et 
mezo si fa demostration de amor et beoivoleotia 
verso la persona de ditto illustrissimo Signor, tanto 
maiormentc li satisfa al desiderio et voler pubboo, 
che quanto pili quelli, interveneranno a ditte feste, 
scranno honoratamente vestiti, sarà maior honor 
et dignità d( I Stalo nostro in uno cosi soleois* 
Simo effetto; 

L* anderà parte, die sia concessa licenlia a pre- 
fitti nobeli compagni Reali de portar, li zumi so- 
lamento che le feste faranno a dillo illuslrissiiuo 
Signor, quelli vestimenti, zupponi et calze cbe hanno 
già fatti, senza pena alcuna; ben decfaiarando che 
compite le feste preditte più non le possine por- 
tar a modo alcuno, sotto le pene statuite da ie 
\eze sopra ciò disponente. 



De parte 



85 



Serenissimus Prineeps. 

VuJt che le parte disponente in materia di 
vestimenti siano dil tutto observale. 



61 



liom, OTTOBRE 



t De partd 130 
De noD 5 

Non sincere 3 

29') Et il Serenissimo se levò el conlradixe, di- 
cendo: e Non é più obedientia in questa terra. Que^ 
sti compagni voi venir con zipoui d* ore el zuiei 
cosa mai più ratla, i qual è sta in Collegio a di- 
mandar licentia di portarle per questa volta. Al- 
cuni di Collegio li favoriva, et nui li dicessemo 
elle per niente non volevemo dargela, et che semo 
quarto avogador. Hoc non obstante sono venuti 
a Conscio^ el Signor in vesta d'oro, e loro con 
ziponi d' oro e calze recamade con perle etc. ; 
cosa che non é da soportar. Poi le donne si prepara 
venir con veslure d' oro, perle grosse, zoie de gran 
precio etc, e chi non ha il modo vorà far il simile 
con danno di mariti eie. >. Persuadendo il Conseio 
a non voler prender la parte, e che drio de questa 
metteranno l' altra parte di dar licentia a le donne 
etc. Et mandata la parie, volendo sier Zuan Conla- 
rini savio a Terra ferma andar in renga et parlar su 
la parte, za il Serenissinio bavla ballotado et molti 
altri, sicché non fu lassato parlar* Andò la parte : 
3 non sincere, 5 di fiOf 85 di si et 120 di oo« 
E fo preso di no. 

Fu fatto i di XX Savi a tansar, in loco de ti 
infrascritti che mancano, sier Beueto Valier andi 
conte a Cataro, sier Marco Gat>nel e di la Zonta 
dil Couseio di X, sier Domenego Capello intra del 
Gooseio di X, et sier Micbiel Morexiui intra pro- 
veditor sora i* Arsenale et 5 di rispetto. Il scurtinio 
sari qui sotto scritto, zoé da questo altro ladi. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savi, 
atento le deposition di sier Alvise Foscari, sier 
Alvise Barbaro et sier £)omenego da Mosto, stati 
proveditorì a Ravenna, di boni portamenti verso 
il Stado nostro di domino Uironiiiu) Ruziui dolor, 
da Ravenni, citadio, pertanto U sia dato provision 
de ducali ìH corcoii per paga a la Cameradi Vicenza, 
a page 8 » T anno. Ave : IbOf 'i'i, iU. Fu presa. 

Fu posto, per tutto il Collegio: Ha servito la 
Sigiiorie oosira Hironimo Bagna da Zara eoo fra- 
delti 4 in questa guerra et in Dalmatia el, bes- 
sendo in campo, per sier Toma Moro proveditor 
zenertl li fo cressuto ducati uno provisiou per 
paga^ siche havia ducati. 8| pertanto sia preso, 
r babbi ducati 5 a la Camera di Zara a page 8 
a Tanno. Vi9, I3t 16« Fu presa« 

(i) Uotftol8**Miaai« 



Di sier Zuan Diiio proveditor general in 
Dalmatia^ date a . . . . Come quelli p>ilizani 
con le sue barche fanno assà danni a quelle rive 
di turchi, et é capitanio uno, chiamalo Versaicho, 
dalmatin etc; E in consonantia scrive sier Marco 
Manolesso, conte et proveditor a Liesna, di danni 
el fa a nostri et subditi dil Turco. 

Di sier Vicenza Salamon proveditor sora 
ìe ìegne, mandato per il Conseio di 2, date 
a Cherso. Scrive i^rovision fattei e come ha tro- 
vi uno bosco, volze 4 mia, dil qual si bavera 70 
milifl passa di legno. 

Di sier Piero Orio patron a V Arsenale 
date in Albona. Scrive di legnami trovadi per 
r Arsenal et operation eoe fatte iu Histriai ut in 
ìitteris. 

Fu posto, per tutta il CoUegiOi non era Savi 
ai Ordini, atento la suplicazloo di Federico Berto* 
lazi, condotor de V incanto dei scoio di Luiboi e 
de Ir herledi del qu. Antonio suo fndello, p^ il 
scoio di Solvo, t qual per li morbo stato a lara 
é minati, pertanto sia preso pagi fra teroiiue de 
meli. 6, u* in parte. 17», 4, 8. 

Scurtinio di à ordenarii sora le tanse^ et 5 ^g* 
dì rispetto^ dil numero di XXé 

Sier Nicolò flatamon #1 proveditor al 

Sai, qu. sier Tomi • 93-90 

^ Sier Lorenzo Palier fo al luogo di Pro- 
curatore qu# sier Tomi .... 137.67 

^ Sier Nippo Capello fo cousier, qu. sief 

Lorenzo .«%.<«.«• 135.69 

— Sier Alvise Loredan fo provedilof i 

le Biave, qo. sier Antonio . . • 139.60 
t Sier Alvise Minio fo podesli e capita* 
nio io Cao d' Istria, qii# sier Borlo^ 
tornio 1S6.S7 

— Sier Santo Trun e di la Zonta, qu. sier 

Francesco «..«««.. 127.66 
Star Simon Liod é di Pr^gadii qu. sier 

Tomi 119. 74 

^^ Sier Andrea Marzeilo fo bailo e capi- 
tanio a Corfiì, qu. sier Jacomo « « 133.67 
t Sier Marco Zanlani fo proveditor al 

Sei, qo. aier Antonio # . . « • 141.50 
akr Stefano Meno é di Pregadi, qa. 

sierZorzL ...««... 101.93 
Sier Zuaa Moro fo prof editor la ar« 
ttiada^ 91. aier Aoloiiifr 4 # • ^ S0849 



63 



ICDXXX, OTTOBRE. 



64 



80 



t Sier Pirro Volier è di Pregadi, qu. sier 

Antonio 140.54 

t Sier Bertuzi Zivran fo provedilor a le 

Biave, qu. sier Piero 134.64 

Sier Daniel Moro fo consier, qu. sier 

Marin 121.68 

A di 18, fo San Luca, la roalina. Vene in 
Collegio Tonilor di Pranza per sa[}er di novo. 

Vene l'orulor dil duca di Ferrara per cose 
parlirular. 

Vencno li compagni Reali con el suo signor, 
tuUi, un driedo V altro, et parlò sier Francesco 
Justinian qu. sier Antonio el dolor, uno di com- 
pagni, come, havendo inleso che eri in Pregadi 
non fu preso la parie di darli licenlia die per 
questa volta portasseno quello volevano per hono- 
rar la lerra alle Teste faranno, el pertanto non 
havendo altri zuponi cha quelli d' oro falli, supli- 
cavano di gralia li fusso concesso poler portar 
quello volesseno, come altre .fiale é sta fullo nel 
far feste publice. A questo il Serenissimo li rispose 
che non voleva romper la parie. E ludo il Col- 
legio si levò suso parlando per loro. Uor il dose 
disse : « Si fare, chiameremo Pregadi el vi conda- 
neremo >. E il Collegio disse : e Porle quel volé >. 
Et al partir, sier Lunardo Emo, savio del Conscio, 
disse : e Fé pur la festa el honoreve, che non sarà 
altro, e si saré condanadi pagerò per vui >. E cussi 
porteranno quel vorano. 

Vene il signor duca dì Milan per barca, el 
qual questa notte ha dormilo a casa del suo ora- 
tor domino Benedelo da Corte in chà Pasqualigo 
a Santa Justina, dove eri sera cenoe li con al- 
cuni sol intrinsechi. Et era con soa e.\celleutia 80- 
lum questi ; .... Et il Serenissimo con li Con- 
sieri e Savi e Cai di X si reduseno in V audien- 
tia h) palazo dil Serenìssimo» et lì li deteno l' au- 
dientia secreta. 

Di Cividal di FriuJ, di sier Oregorio 
Piegamano proveditor, di 10 ociubrio 1530. 

Hieri sera al tardo arivò in questa terra do- 
mino Raymondo Rbodymberg, consier in Vienna 
del signor re, va a Goricia. Referisse esser partito 
da Vienna alti 2 di questo, ove stavasi non senza 
molto sos(>ello di le cose turchesche, rispetto che 
a la fine di avoslo venero in Bona da 10 in 12 
mìlia cavalli de turchi et condussero alcuni pezi dì 
irtollaria eoo (anoa che ^opraveuirebbe etiam al* 



tra gente, et nel mese passalo hanno in diverse 
fiate corso nelli leritorì di l'Austria et fattovi 
grandissimi danni. Che le gente che erano, con 
domino Nicolò da la Torre capitanio, io Possonia, 
loco da lodeschi chiamato Prespurch el mollo da 
loro stimato, potevano esser 7 in BOOO persone, 
non polendo più ussire alla campagna, d'erano 
quasi in lutto sbandate, et la persona di esso do- 
mino Nicolò ritornava h\ governo di Goricia. Èl 
che si iudica, a tempo nuovo, se non avanti, haver 
in quelle parte molta guerra, che la pace si tra- 
lava tra II re suo et signor vayvoda non é per 
seguir, quantunque il serenissimo re di Poiana 
per ciò molto se affaticasse, et il giorno dì S. Mi- 
t'hiel doveasi metter in (ulto fine a questa pra- 
tica. 

Dil ditto, di 16 ditto. 

Heri sera gionse la moier dì domino Nicolò 
da la Torre cum due carette et cavalli 20, el al- 
logiò in questa terra in caxa di alcuni sol parenti, 
la qual ne li zorni passali con essa compagnia si 
era parlila da Gradisca per andar in Posonia a 
ritrovar el marito, et narra che in camim», bes- 
sendo arivata a V abalia di Vedrin, luoco distante 
da Vilacho per una giornata, ebbe una sUfetta 
con lettere dil marito et ordine che dovesse ri- 
tornar a caxa. Che erano di nuovo venute in Hon- 
garia gente turchesche assai, dil numero dicevasi 
diversamente, et una gran banda di ior cavalli 
era corsi apresso Vienna 4 miglia lodeschi el femo 
grandissima preda di persone et animali et, per 
avisi haveano, erano per venir né I* Austria, el 
slavasi perciò in quelle parte in gran sospilione. 
Clie in Viena erano, come si dicea, 2000 fanti spa- 
gnoli et napolitani, assai malcontenti. Che il capi- 
tanio Fransperger dovea venir al governo di Fos* 
Sonia, come era fama, con 3000 fanti, et altri 3UU0 
si mandava in Vienna, et domino Nicolò da la 
Torre andarebbe alla corte. Il medesimo, del ve- 
nir di nuovo turchi in Ungaria, si intende per 
via di Sagabria et di quelli altri luocbi a questi 
confini. 

Noto. Eri gionse in questa terra il reveren- Si* 
dissimo cardinal Salviali parente dil papa, fo fiol 
di una sorella di papa Leon, venuto incognito con 
14 persone, et il reverendo episcopo di Bergamo 

(i) u cArtt ao' * uuMi. 



65 



lOOXXX, OTTODRS. 



66 



Lipomano, alozalo a la Trinilae dal priorLippo- 
maiìo. 

Da poi disnar, fo Collegio di Savi ad consu- 
lendum. CI lo illustrissimo signor duca non si 
parlile di caxa per esser grin venlo et fredo. È 
da saper. Doman da sera si dovea far la zena 
in chà di sie'r Daniel Zuslignan, ma per esserli 
morto hozi sier Lorenzo suo (radello, fo ordinato 
farla in cha dove stanno li Coli fo di sier Lorenzo 
Pisani dal Baneho, in cbà Loredan a San Polo 
sul Canal giando. 

Nolo. Se inlese per uno, vien di Roma, et 
questa nova si ha per via di Fiorenzii, come, per 
queste aque, in Roma V Arno (sic) cressete tanto 
e brazza 3 più che mai babbi cressuto quesla volta 
è slato, e fatto grandissimi danni. 

A dì 19, la ma lina. Fo lettere da Lion, di 
sier Zuan Antonio Venier e sier Zuan Pi- 
sani procuratore oratori^ di 2 dil presente. 
Come erano zonli lì, prima a di ^d dil passato 
il Venier, poi il Pisani, qual é pur indisposto per 
le gote. Item, come la corle dei re era in Ani- 
bosa. Et hanno inteso, sier Sebastian Juslinian el 
cavalier oralor nostro era indisposto di febre. 

Vene T oralor dil duca di Urbin, pur in ma- 
teria di danari dia aver il suo Signor. 

Vene V oralor dil duca di Ferrara per saper 
di novo eie. 

In quesla malina, hessendo morto sier Lorenzo 
Juslinian qu. sier Francesco da lechà nuove, barba 
di sier Francesco Juslinian coinpagno di la festa, 
In caxa dil qual, dove. è il morlo, si dovea hozi 
far la cena ci festa, per il che fo mutato l'ordine 
et terminalo farla in chà Pixani come ho scrillo 
di sopra. 

In questa mtaìm, il signor duca de Milan an- 
dò per barcha a Santa Lucia a veder il corpo, el 
volse andar vedando fino in gello, dove sta li 

Lebrer. 

Da poi drsnar, zorno deputalo a Éar la festa di 
compagni Reali nel bucintoro per Canal grando, 
prima le done montano a San Marco in bucintoro, 
e poi il sij{nor duca de Milan con li soi el Tori- 
lor sier Domenego (Gabriel) Venier, el cussi in 
bucintoro, baiando, veneno Dna a chà Foscari a 
voltar dil canal, dove era in chà Foscari el signor 
dùca di Ferrara con sier Calarin Zen di sier Piero 
suo amicissimo, in chà Lipomano il cardinal Salviali 
fiorentino, iti la caxa di sier Vicenzo Grimani el 
procurator, fu dil duca di Milan, e per lui fubri- 
cala a la rabesca, il cardinal Orimanit et in barca 

/ Diarii a M. Samvto, - Tom. UT. 



il cardinal Pixani. Hor era conzà le case con la- 
pedi, tra le qual, benissimo, quella di sier Jacomo 
Corner fo di sier Zorzi procuralor e di sier Ni- 
colò Venier con bellissimi tapedi. Et questo non 
lucerò : quella di sier Francesco Conlarini qu. sier 
Zacaria el cavalier e fratelli era etiam conzà, le 
colonne di lo balconadc di sotto e di sora di la- 
pedi, ma li veri tulli del soler di sora eran rotti, 
et hanno tanta richezza I eie. In questo mezo che'l 
bucintoro andava per Canal si comenzò le ragale. 
Prima di femene di Chioza e contrade, zoé Ma- 
lamocho, et erano cinque barche a qualro per bar- 31^ 
ca, che fo bel veder. La prima vogava alcune zo- 
rene tanto gaiardamenle che era un piacer> se 
intrigò col bucintoro, pur andò di longo a Santa 
Croce el vadagnò il primo predo, ch'é ducali 10, 
la seconda 6, la terza 4. Poi ragalò fisolere, bar- 
che numero .... a qualro per b:)rca. Li preci 
fono ducali '20^ 10 el 5. Poi peoline, barche nu- 
mero 10 da Vico, li preci 25, 15, 8. Da poi pas- 
sale quesle ragale il bucintoro tornò a San Marco 
al ponlil, et lì, con torze e trombe squarzade, 
smontò la excellenlia dil duca, et volendo li com- 
pagni acompagnarlo a la soa habilalione, soa si« 
gnoria, per non andar di notte per piaza e non di- 
morar più il bucintoro a tornar indriedo dove i 
dieno far la festa, montò in una barcha, et si fé 
butar a la sua caxa in rio di Procuratori. Era bore 
una di notte. El bucinloro poi con le done e torzi 
assai suso tornò per Canal grando ; ma prima il 
duca si partisse di bucintoro fo dà la colazion suso 
di fongi, calisoni, pignochade, confeli el altro, et 
in quanlilà, la qual era preparada in uno burchielo 
apresso il bucintoro. Era in bucinloro done nu- 
mero . . . . el cussi li milanesi dil duca et zen- 
tilhomeni sol reslono in bucinloro e andono a 
Veder la festa in cbà Pixani a San Polo, dove cenò 
a taola done nun^ero . . . . , el zentilhomeni . . 
. . . , el forestieri numero .... E fo un son- 
tuoso bancheto : fasani, pernise, caponi, paoni, et 
lutto quello si poi dar, pastelli eie. Fo ballato, et 
si siete a compir fino bore 6 di note. 

È da saper. Hozi seguile che do di questi com* 
pagni Reali, vedendo non poter porlar oro per le 
parole li dis^e il Serenissimo in Collegio di volerli 
condanar, i qual fono sier Lunardo da chi da Pe- 
xaro qu. sier Antonio, richo, dal Caro et sier Zuan 
Donado di sier Bernardo, andono dal patriarca di 
Aquileia domino Marco Grimani, in chà del qual 
sia il duca di Milan, et pregò soa signoria li faces- 
seno far cavalieri al duca. Il qua! andò a richieder 



è1 



IfDXXX, OTTOBDB. 



68 



queslo. Il duca disse luUi li signori zenlilhomeni 
veneliani è sol palroni e signori, el non li pareva ; 
pur, inleso la causa perché, fu conlenlissinio, vene 
in sala, el sentalo su una cariega luUi doi li feno 
cavalieri, siche porleranno oro senza pena alcuna. 

Da Fiorenza, di sier Carlo Capello ora- 
ior, fo lettere, di 17. Come havea ricevulo la li- 
cenlia di repalriar, el Ionia licenlia per venir via. 
Scrive, li spagnoli el lanzinech haveano sachizalo 
uno castello apresso Arezo chiamalo .... Scrive come 
é siali relenuli 7, di ordine dil papa, di primari di 
Fiorenza, erano contrari a le Palle, li qual sono 
Rafael Ilironimi fo confalonier, uno di 1-2 reforma- 
dori, Bernardo da Casliglione, Francesco Carduzi 
fo etiam confalonier, Zuan Baplisla Gei el Jacomo 
Girardi, Loyse Sederini el Nicolò Guizardiui el Do- 
nalo Zanoli, canzelier di X, i quali è sia dati in man 
dil barisello. Etiam haveano Irato da frali 100 di 
l'ordine di predicatori et mandali jn diversi lochi 
in exilio. El come le zenle si disolveano. Arezo era 
venuto alla devulion del papa el caxa di Medici. Li 
spagnoli vanno in Reame, el li lanzinech tornano a 
caxa, e faranno la volla de ... . Scrive, Rafael 
Hironimi el Donato Zanoli e sia dà in man del ba- 
risello per darli la corda. 

32 Copia di una lettera di missier Sigimondo 
Fantino, da Augusta, de li 5 de octubrio 
1530, al signor duca di Mantoa, 

Illustrissimo eie. 

Ancora che le cose de questi lutherani non hab- 
biano preso altra risolutione di quella che per le 
precedente mie scrivo a vostra excellenlia, nondi- 
meno da dui di in qui si parla molto di la parlila dil- 
la corte per andar in Fiandra, el si dice che sarà 
fra 15 20 zorni. El tanto più si crede che V habia 
ad esser cosi, quanto che, olirà a 600 milia ducati 
che darà quel paese a Sua Maestà per il servilio di 
la corte, che così chiamano tal pagamento, che è 
come in Spagna quando Sua Maestà va per le pro- 
vinlie di quel regno in far le Corte, si sono ofl'erti 
flamengi, andando li, de pagarli tutti li avanzi della 
casa, che si tiene importare presso a 300 mile altri 
ducati. Siche, per levarsi de qui dove si spende il 
fiato el ove di raro si vede il soie, et ove già inco- 
mincia a far un bestialissimo fredo, tra che si parla 
di haver danari, tutta la corte ne iubila. 

L' allro beri venne nova certa che da circa iO 
milia turchi sono passali in Hongaria, el ultra che 
babbino fatto assai danno da quela banda con diso* 



lutionc di alcune terre vicine a Prespurcb, loco de 
importanlia che si tiene per la Maestà dil re Fer- 
dinando, si sono poi voltati alla via di Moravia che 
e mento benissimo dil regno di Bohemia, el hanno 
preso una terra che si chiama in Ior lingua Ter- 
nacht, ma questi italiani gli dicono Ternavia, et la 
hanno sachegiata el brusata ; ma la forleza, qual 
dicono esser bonissima, V hanno tenuta per furaila. 
De questo loco pono facilmente corer sino sotto a 
Vienna, per non essergli lontano più de 14 leghe, et 
é situato in parte che, senza venire a Vienna, si può 
dar molto danno a Linz, per essergli vicino. Onde, 
per queslo, et per esser la chiave de Moravia, si ha 
per nova de qualche importanza. 

Lo ambassator di Polonia sia molto mal con- 
tento di questa nova, et si e dolso meco che non vi 
si fazino quelle provisioni che sariano necessarie, 
anzi che la cosa non pare essere reputata di quelk 
importanlia che esso, come informato di le cose di 
là, sa che la imporla. El dice che '1 saria forse stato 
meglio, che quando già doi mesi il vayvoda scrisse 
alla Cesarea Maestà, che tanto che vi era qualche 
rimedio di sollevare la chrislianità del pericolo iu 
che la si poteva vedere che si pigliasse partito di 
provederc che la non fusse depressa, che quanto per 
lui che si conlentaria di quello che al presente le- 
nea purché fusse sicuro del travaglio che li dava il 
re suo fratello, haverli dato oreehie el non restar 
di risponderli con dir che li é prophanalione a 
scrìvere alli nemici di la fede di Christo, perché du- 
bita di molto pegio. 

Questi di Augusta dicono voler essere boni, et 
avanti beri cominciorno ad aprìre alcune chiese che 
sono state molto tempo serate, fra le quale quella di 
San Francesco é lìi principale, benché per ancora 
non ci siano più di doi o tre fraticelli assai male in 
arnese. 

A dì 20, Zuóba, zorno deputato a far le feste 331) 
per li compagni Reali, prima il bellum navate e 
la colatìon per piaza, poi in sala di Gran Conseio la 
festa, ma sopravene la notte, e cussi tutto el zoroo, 
un calivissimo tempo di fortuna et mar de ... . 
che ruinò li panni era coperto il soler dj piaza; il 
mar in fortuna, vento grandissimo, adeo non si 
poteva far nulla. Il Serenissimo volse al tutto si fa- 
cesse hozi la festa almen in palazo, et mandò io 
Collegio per li compagni, li quali volevano farle 
tutte do domenica ; ma il Serenissimo disse, al lutto 

(1) Li carta 8S* é biaoca 



69 



IlDtXS, 0TT0BH2 



70 



voler la granda in palazo si fazi liozi. Et cussi se 
fari. Questo ha fallo per non iiUrigar Gran Conseio. 
Le Quaranlie Criminal e Zivil vechia sentono bozi 
in sala cl*oro, dove si fa il Pregadi, et havendo com- 
pilo beri di parlar sier Marebiò Micbiel, fo a voga - 
dor, in causa di Lorc Inni siali a Crema, li qual tulli 
do vieneno, et ba parlato .... matine, bozi co- 
menzò a risponder, per sier Andrea Loredan, do- 
mino Francesco Fedel dolor, avocalo, e andarà se- 
quendo. La Quarantia novissima sento in cbiesiola 
di San Nicolò, et li XXX Savi in 

Fo dillo una nova, esser avisi di Augusta per 
via dil duca de Milan, come di calbolici è venuti in 
desension insieme el slati a le man, et una parte si 
ba aderido a la opinion lulberiana, per il cbe V im- 
peralo!* ba mandalo uno oralor a slafela al papa a 
dir, al tutto bisogna cbiamar Concilio; (amen non 
ze lettere dil nostro oralor di questo. 

Vene uno Gorentin, parte di Roma ézorni 15, a 
parlar al reverendissimo Salviati. Dice come sabado 
sarà 22 zorni cbe il Tevere cressete li a Koma . . . 
braza più cbe mai cresesse, fatto danno di ducati 
400 niilia, et morto uno scritor apostolico stava in 
Bancbi, zoè anegato, con più di 30 persone bavia 
in caxa, et altre assà ca.xe minate et anegalo bomini 
assai. La verità di questo si bavera dal nostro ora- 
tor Suria n. 

In questa matina, el signor duca di Milan andò 
per marzaria a messa a San Salvador, dove la cbie- 
sia era benissimo conzada, et poi tornò per terra a 
disnar. 

Da poi disnar fo grandissimo vento et fredo. 
Et in sala di Gran Conseio preparata a far la festa, 
et uno loco deputato dove starà il signor duca di 
Ferrara, el il Serenissimo con il duca de Milan e la 
Signoria da una banda, da T altra sier Zacaria Ga- 
briel di sier Marco signor di la festa. El futo uno 
soler in mezo la sala, dove ballerà le done con li 
compagni, e si farà do mumarie, la buflfona e Tal- 
tra. El posto raso cremexin dove senlerà il Sere- 
nissimo con il duca. Et fo mandato a invitar \ì Pro- 
curatori e lutti li primari senatori cbe venisseno 
vestiti di seda e non alcun di zovcni di Pregadi. 
El cussi redute le donne sul soler, qual fono nume- 
ro ...., el in questo numero non fo alcuna neza 
33* dil Sei'enissimo per il corolto, et li compagni sle- 
vano a le porle ne voleano alcun intrasse, solum 
zentilbomeni, e cbi li parevano forestieri erano 
repudiali. Hor, come li parse, il signor di la festa 
si levò con alcuni compagni e andouo a levar il 



signor duca con le (rombe squarzade avanti. Qual 
venulo con li soi tutti e l' oralor Venier, cbe sem- 
pre li fa compagnia, in palazo dil Serenissimo, in- 
sieme introno per la sala di la libraria in sala del 
Gran Conseio dove si fa la fest^, el fo principialo a 
baiar. Era il Serenissimo vestito di restagno d'oro 
el la barella, li Consieri el Procuratori, Avogadori, 
Cai di X di seda, e molli senatori di seda. Erano 
con la Signoria da zerca zentilbomeni numero .... 
el done sul soler, le qu:d volseno ubedir la parte, 
numero 120; ma mal in ordine di compagni. Il 
signor di la festa vestilo di uno robon di raso ne- 
gro fodrà . . . . d' oro, e poi uno robon di veludo 
negro fodrà di lama d' oro ; li do fati cavalieri sier 
Lunardo da Pexaro, sier Zuan Donado, ziponi d'oro ; 
di allri zerca 6 con ziponi d'oro, e di sora raso 
slratagiado, cbe si vedea l'oro non obstanle la parte 
presa in conlrario et in faciem Principia. Et a 
la porta slevano compagni, ne voleano intrasse se 
non zentilbomeni, cosa molto biasemala da lutti. 
Ni eiinm inlrava forestieri, cbe dete molto mor- 
morar, cbe in simil feste publice si suol lenir le 
porte aperte. Sicbè si poteva slar largo in sala. El 
duca di Ferrara era da parte su certo solarelo con 

li soi. Fu ballato su quel soler zerca balli 

Poi vene la colation di pìgnocbà, calisoni, fongi, 
pistacbee, marzapani, confeti, storti, vin eie. Non 
fu alcuna spongà, la qual sì riserva a far quando se 
farà il bellum navale. Poi vene V araldo di la mu- 
raria bufona et la bullona, cbe fu bel veder. El sul 
soler davanti il Serenissimo si ballava percbè il 
duca vedesse meglio ; ma di milanesi, è con il duca, 
niun baloe. Da poi baialo un baio vene la muraria 
bufona el fo gran piacer. Vene V araldo el muraria 
princIpal, la qual fu bella, con molti soleri. 

E nota. In sala era largo, si potè* caminar ; el 
questo percbè le porte erano serale. Il reverendis- 
simo Salviati et reverendissimo Pisani erano, etiam 
loro, incogniti a la festa. Et fo compita la festa a 
bore 2 e meza el tulli andorono con gran vento 

a caxa. 

Adì 21. La note, la matina f> grandissimo 
vento di buora el mar di fuora, adeo di do nave 
con salumi erano su! porlo una si salvò in porto di 
Malamocho, e V altra si ticn sia rolla ; ma non si 
poi saper la verità percbè per il gran mar non poi 
andar barca fuora di do castelli, come disse l'ar- 

miraio. 

Fo in Collegio solum do Consieri, sier Marco 

Dandolo dolor el cavalier, et sier Zuan Francesco 

Morcxinì ; pocbi Savi. Non fo alcuna lettera. 



71 



IIOXU, OTTOBRE. 



72 



Da poi distiar, fo Conscio di X cou la Zoula. 
Prima nel Conseio semplice fu preso una parie, ari* 
cordata per Marco Antonio Pasclo guardian di la 
Scuola di lo Misericordia, che de coeiero li ducati 
.... se dia dispensar a poveri, di! legato che lassò 
a la Camera d* imprestili domino Bernabò .... 
dil 



34 Fu preso, che li garbeladori di la slaiera possano 
portar adosso il suo cortello con il qual taia i sachi 
6 fa il suo exercizio a le specie rbe garbelano. 

liem, fo balotà uno di secretari andar a stu- 
diar a Padoa in leze, iusta il solito, con ducati 50 
a r anno, e solo uno fo balotà, che fu ... . 



Da poi, con la Zon* j fu posto una gralia di 
sier Nicolò Magno qu. sier Mathio, stalo al Formento, 

. . . . el è debitor, di 30 et 40 per 100, ducati 

et é crcditor al dito officio di ducali , voi 

scontar un con T altro e saldar le partide, qual é 

anni è debilor a palazo. Ave : 19, i). Voi li 3 

quarti. 

Fu poi posto, per 1 Cai di X, taiar una lettera 
del Collegio, fata a requisition di provòditori sora 
r Arsenal, che i Pompei ai qual fo dà persoi meriti 
Ilaxi in veronese col vicli&rià, il vicario debbi pagar 
a la Camera di Verona, che vien a TArsenal, 30 per 
100 non obstanle il suo privilegio. Hor fu posto di 
taiar ditta lettera. Sier Lunardo Emo savio dil Con- 
seio fo molto conlrario, siche fo gran dispulalion ; 
a la fln fu preso di taiar ditta lettera. 

A dì 22, Il tempo bonazò Se inlese, la nave, si 
rupe eri sora porto in spiaz.), era una nave di 
botte .... di Vizenzo da la Man, stata in Magra- 
sia in Mar Mazor a tuor bossi, e di questi legni era 
carga, tutto di sue raxon, né era assicurato di nula, 
danno ducati 5000. L* altra nave si salvò. CI uno 
navilio, che veniva dal Zante con sali, si rupe verso 
Malamocho, ma li falconi era suxo, di raxon de sier 
Troian Bon proveditor al Zante, numero .... 
scapolò, et par sinno a Malamocho. 

Da Lion, di sier Zuan Antonio Venìer ora- 
far, va al re Christianissimo- Come sier Zuan 
Pixani procurator, suo colega, havia dil mal assai ; 
oltra le gotte, fehre, et dubito questo im[)ediri il 
suo andar. Havia auto lettere del Juslinian oralor, 
di Ambosa, di 23 dil passato, come havia auto 
fluxo, e stava bene. 

Di sier Zuan Pixani procurator, orator, di 
6 et 7. Come stava meglio, et fin.do zorni levaria 
di Iflto. Porsi sarà scritto per altri che la sua egri- | 



tudine saria longa, iamm non è la vcritl, e tal 
parole 



Po dito per la terra una nova qual fo busa ; 
clie'l papa era amaialo gravemente, et era sia atos- 
sicato; tamen nulla era, e la terra fo piena. 

Di Roma, dil Surian orator, di 12 et 15, 
qual il corier e slato do zorni a passar i porli 
di Po che non ha potuto passar. Scrive come a 
di 7, a bore . . , . comenzò una grandissima ioon- 
dalion del Tevere, adeo andò crescendo fino a di 9 
bore IO, siche durò bore . . . , sempre cresceva, 
et andò per Roma l>raza do più sia mai stalo, che 
fo u'ìo signal che inondò grandemenle dil 1422 in 
lempo di papa Martin quinto, come si vede. Ila rui:ià ^^ 
una exlremilà di caxe, fatto danno grandissimo et 
menato via un bellissimo palazo di uno scritor apo- 
stolico, nominato . . . , e lui con 16 di sci anegali» 
qual havia offici per ducati 3000 de intrada el si 
tien havesse assà danari contadi ; ma il papa iia 
mandato a ve ler di haverli et nulla ha trova pereliè 
la roba tutta é sotto aqua, et meni via ... • 



Di Augusta, di sier Nicolò Tiepóto el do- 
ior orator, di 15, Come si ha nova, turchi 40 mila 
hav»T corso apresso Vienna et menii via anime 40 
milia, et fato gran danni ; ma ha inleso son cerio 
20 mite anime. Scrive la dieta è risolla. Luterani 
non voleno far nulla, tutti sono partidi, el Y impe- 
rator ha scritto al papa non poter, solo, con le armi 
bater questi lutheriani, et voria li principi cbristiani 
li aiutasseno Item scrive, dil sussidio li dovea dar 
le Terre Franche, par non sia nulla. Item^ scrive 
longamente sopra li danari el dia aver di le sue spe* 
xe eie. 

Vene V oralor dil duca de Milan in Collegio di* 
cendo, il suo Signor voleva hozi andar a veder TAr» 
senal, ma ha tolto un poco di cassia el stari in 
quiete. 

Veneno li compagni Reali a invidar per doman 
il Serenissimo con il Collegio a veder la festa dii 
hettum navale ; siche doman poi disoar si fari la 
dilla festa. 

In questa malina, sier Andrea Diedo qu. sier 
Antonio, qual ha gran fantasia di dar una sua fiola 
bellissima per moglie al duca (ti Milan, el ne ha 
qualche pratica, pregando che si vedi di aiutarlo ecc. 
il che saria benefìcio gran^lissimo di questo Stado, 
Et li Cai (ti X li promisse Iratar in Conseio di X Ul 
cossa, e andono in Collegio el fo ordini Pregadi 
et poi Conseio di X con la Zonta. 



73 



IfDXXf, OTTOBfie. 



n 



Di Uoma vane poi nona uno altro corier 
con ledere di V orator nostro, di 18. Scrive 
colloqui auli col pnpa e di quella iitondalion ilei 
Tevere. Fallo danno grandissimo, mina più di 
100 case, le biave mcnik via et li vini novi, adeo 
è cressuto la biava di cavallo la mità più, che va- 
leva ducali 3 il rugio, vai ducati 5 che vien du* 
cali 2 il slaro di noslri. Scrive, il papa haverli 
dillo, di lulherafli, bisogna li principi chrisliani li 
dagi aiulo con le arme a Ciizarli: V imperador per 
si solo non pu >! eie, per il che manda .... a la 
Signoria noslra per aver conseio el aiulo. Scrive, 
esso oralor averli dimandalo Iralla di biava di 
Romagna stara 10 milia; si scusa non poler, si per 
Roma come per Fiorenza. Scrivo esser zonlo 11 
el Miiselola sialo a Fiorenza Ilem, il papa aspetta 
risposta da la Signoria nostra ole. 

35 Copia di hff ere di 8ier Antonio Surian, dotor 
et cavalier, orator a Roma, date a dì 15 
otiuhrio 15R0, scritte a sier Agustin Su- 
rian suo fratello. 

A li 7 del presente, per le excesive el conlitìue 
pioggie, hessendo sopragìonlo lo ecclipse de la luna, 
comenzò a crescer il Thevere per più di bore 40; 
la exondantia del qual fu in tanta vehemenlia et 
abondanlia che ha superalo quasi braza 3 a tutta la 
antiqua exon lanlia, et praesertim quella che fu al 
tempo de la felize reeordalion de Alexandre VI. Il 
che ha poslo in mina tutta questa misera città, ch*è 
una compassion grande a veder le persone che 
come attoniti vanno per le strade. Ha rollo il grosso 
parapetto dei ponte di Castel Santo Angelo; fìno le 
strade salezale dirupale, el un niondo di caxe rui- 
naie, un numero di persone afogale, tulli li molmi 
rolli el asportali, tulle le biave, che si soleiio de qui 
conservar In fosse sul>teranee, deslrutte, li vini, che 
erano slS posti di novo in le cantine, dissipati, un 
mondo di cavalli et animali anegsdl. Ne la caxa del 
reverendissimo Grimani, dove io prima stantiava, 
r acqua é zonta al primo solaro, chel signor Dio 
mi aiutò a conseiarmi di partirmi de li, ancorché 
dove al presente io slò, eh' è luoco allo, non son 
ilo digiuno ne la robba, havendomi le acque lol* ' 
tomi 1"2 botte di vini novi, che io havea fallo poner 
in la mia cantina, bagnalo et consumato ludo il for- 
mento che non vai più niente, cussi etiam V orzo, 
la spella, la paia e il feno, et breviter spogliatomi 
di tutta la provision che mi havea fallo per il fu- 
turo anno, che mi darà danno di ducali 500 ; ma 



sia ringratialo Dio dil lutto! Si pur la Ci>ssa fosse 
terminata, si poria scorrer; ma de di in di si sen* 
teno cascar caxe con amazar di h^ibitanti» e cadeno 
cussi quelle che hanno avuto Tacqua come quelle 
che noni* hanno aaJa^ Però se io voio andar bora 
a palazo, e cttssi li cardinali, convengo aodiir di 
fuora la terra, e far il camiu longo de mia 3 grossi 
per non andar per la terra in tanti perieoli di cascar 
caxe. Et pur questa matina, io vulsi ritornar dentro 
via per rispetto di le pioggie, non molto avanii di 351 
me ne cascò una con la morte di cinque persone 
erano dentro, che fo una compassion grandissima. 
In conclusion si lieo il danno é slato grandif^simo 
di questa sfortunata città, ei non menor di quello 
che fu il sacho. 

Copia di lettere di domino Aìviee Lippomano^ 
da Roma, di 14 octubrio^ a sier Thomà 
suo fratello. 

Dorerete ìnver inteso la grande aqua ch'é 
stala qui alli 8 del mexe, la qual ha minata iuilia 
questa terra, é andata per Banchi alla una pjcba, e 
non si ritrovava ni pane ni altro. Mai non fu ye* 
du*a cosa più horribile: infinite caxe ruinano, per 
le cantine che sono ripiene di aqua, el tra le allre 
tre palazzi alla via Julia sono cascati, e general* 
mente tutte le caxe mostrano rolura e si ponto- 
lano, e tutti fugono alli monti et sono in grandis- 
simo spavento. L* acqua ha rotto le sponde dil 
ponte Santo Angelo, smatonate le strade, et morto 
infinite persone, cavalli et somari senza nuoaero, 
rolli li molini, e breviter ogni cosa sotto sopra, 
adeo che concludeno ch*é stato un altro sacho» 
Tulli li grani el vini sono persi et e una carestia 
gratide di ogni cosa, et per cinque giorni V bab^ 
biamo fallo con pane di semoleli. Mai vedesti la 
più horenda cosa : Agone, la Rolunda e Campo 
Fiore parevano il mare Hadriano, e V acqua é ita 
generalmente per tutta Roma sino alle scaie di Ca- 
pìtolio, cosa che mai non fu sentita. 

Da Boma, alli 10 de octcbrio 1530, al signor 3g 

duca di Mantoa, 

Dapoi che scrissi le altre mie a vostra excellen* 
tia, di 7 dil presente, si é slato iu grandissimo fa* 
slidio et travaglio et confusione qui in Roma per la 
excessiva inundalione del Tevere, il quale ha sparso 
per tutta la citlà di maniera che ha passalo Tultezza 
più de due braza il segno, tal che fu mai a memo- 



75 



HDXXX, OTTOBRC 



76 



ria precessa di molli et molti anni, cosa che qu»si 
se non per miracolo si seria indicata impossibile 
quando non si havesse vista. Sabato matina, che fu 
non beri r altro di 7, nel far di! giorno T acqua 
principiò a venire nella strada del Popolo, et con 
tanta furia continuò che, prima che fusse sera, hebbe 
inundata tutta Roma, perseverando in crescere fin 
apresso a 8 bore di notte di modo che, sei tempo 
non era buono di sopra, che di tanti giorni prin)a 
che era continuamente piovuto quel di solo per 
ventura restò di piovere, ognuno haria pensato 
et tenuto per fermo che per iudicio de Dio que- 
sta cittì liavesse a doversi abissiire et profun- 
dare, vedendo venire tanto diluvio, et venire c«»n 
cosi grande impeto che non e* è stata casa ni el ha- 
bitato che alla menore non habbia havuto 4 et 5 
braza de aqua sopra le mure da terra, cosa hor- 
renda el inextimabile terrore a vedere. Pur, Dio 
gratia, alle 9 bore l'aipia dele al calare, et fra beri 
et questa notte s* è abassata tanto, che la mag$i;ior 
parte delle strade sono scoperte ; ma é una com- 
passione a vedere come stiano le case el le vie, 
piene di fango et de simile spurcitia che ha consu- 
malo ogni cosa. Vostra excellentia ha da sapere 
chel danno et mina che segue per questo caso é 
tale el tanta, che si repula poco minore di quello 
che fu al tempo del sacho, peroché li grani el biade 
' de cavalli, che si trovavano in le case abasso, che 
erano molti, sono dispersi, li vini quasi tutti ili 
fuori dille botte, tnax'me li romaneschi che per il 
boglere non si hanno potuto tener serrati, tulli li 
strami dissipati, infinite altre robhe ile dì mtìle el 
perso, non vi bes^^en lo stato tempo né modo di 
salvarle, assai case ruinate. el m )lte persone morte 
che non si hanno polulo aitare, che ritrovandosi li 
povereli di fuori a* sue caselle, che sono spesse qui 
36* vicine a Roma, sopragionse Taqua tanto aPimpro- 
viso, el cussi furiosamente che non hebbero spalio 
di far altro che ridursi sopra li letti dove cridavano 
misericordia el aiuto; ma invano, perché non e* era 
mezo da soccorrerli, che solo due barchette in que- 
sto naufragio sono comparse, una in Roma el Tal- 
Ira di fuori, le quali si pò pensare che opera bab- 
bino potuto fare a un tanto gran bisogno. Questa 
cosa, oltra il danno incre libile che porta alla uni- 
versale di Roma, causa anche grandissimo spavento 
nelli animi di ciascuno, perché si ha per prodigiosa 
et significativa di pessimi efTetti, et alla minore si 
expella una gran peste, hessendosi osservato da 
questi romani più vecchi che mai non e uscito il 
Tevere che non gli sia seguito dietro il morbo, il 



che, quando habbia da esaere, che Dio noi voglia, 
sarà la total disolalione di questa povera citUi. No* 
stro Signore si parte da Hostia questa matina me- 
desima per ritornar qui, caziato si pò dire dalla 
pioggia, dalla inondalione de le aqoe et da la fame, 
che là non v* era pid che mangiare; ma gionla Sua 
Santità apresso Roma, el inlesa questa nuova, si af- 
firmò a Santa Agaiha, eh* é luoco vicino al monte 
Cavallo, el li é stala beri el hoggi fina a le 21 bore. 
Dapoi Sua Beatitudine é andata a palazo non troppo 
consolala, vedendo cosi miserabile spettacolo di 
case el botege ruinnle, et le spalle di tutti li ponti 
che sono sopra il (lume. Appresso a li altri inco* 
modi e danni si prepara una grsmdissima cliarestia 
de ogni cosa per il vivere. Prima che succedesse 
questo caso tulle le robbe erano al gran prezzo ; 
bora le multiplichermno mollo più, maxime il pane, 
vino el vivere per li cavalli, el già per Roma si pa- 
tisse grandemente di pane, peri*hé farine non si 
sono né modo si ha da macinare, per esser rotti el 
affondali li molini, talmente che si vede un gran 
disorline el confusione, né so come cosi presto se 
li potrà dar remedio. 

Inlenlesi che in Firenze T Arno ha fatto mede- 
simamente irruplione in la terra, che e stato causa 
di molto danno. Per simili eflelli si può discorera 
come si debba star anche a casa nostra, olirà quello 
che se inlese a questi di, per le rotte del Po, al die 
pensando io son sforzato sentir grandissima mole- 
stia et star con molta suspensione di animo. Pur 
piacerà al nostro Signor Dio che1 male non sia 
lauto come é la imaginalioo mia. 

Dapoi disnar, fo Pregadi el ordina Conscio di X 37 
con la Zonta, el poi lelo le lettere soprascritte, et 
una di sier Gregorio Pizamano provedUor a 
Cividal di Friul, di 16, per la qual siTìve come 
era zonta de li la moier di* domino Nicolò da la 
Torre, qnal voleva andar a trovar suo marito, ma 
andata di là di Vilacho trovò messo dil dillo suo 
marito che li avisava tornasse indrielo perché tur- 
chi erano corsi apresso Vienna ci fatto grandissimo 
danno, el menalo via nssà anime; et che lui vena 
a Gorizia, e il Fransperg slaria da la Imoda dove 
lui si alrova al presente. 

Da Bassan, di sier Zuan Alvise Grimani 
{Sz\nrr\on) podestà et capi tanio. Manda ducati 460 
d* oro, che fu Tamontar dil subsidio loclia a quel 
luogo, li qual ha us:)lo diligentia siche tutti è sia scos- 
so, el bassanesi T hanno pagalo molto volentieri. 

Fu posto, per li Consieri, aleuto il nobel bomo 



77 



liCDXXX, OTTOBRE. 



78 



87^ 



sier Polo Oipello el cavaliep ppocuralop, rimasto 
Savio dil Conscio, liabbi fallo inleiider alla Signo- 
ria noslra esser indisposlo e non si poter exercilar 
sicome rha fallo sempre che Tba pusulo, pertanto 
sia acelà la sua cxcusalion, in la qual parte intrò li 
Gli di XL el li Avogadori di Comun. Fu presa. 
Ave : 1 60, 25, 2. 

Fu posto, per li Consieri, una gratia a 

di poter far stampar 



Fu posto, por li Savii, una lettera a li rectori di 
Vicenza, che, havendo inteso quella Comunità voler 
mandar oratori a la Signoria nostra per metter 
tempo a pagar il subsidio imposto, pertanto se li 
scrive con il Senato che nostra intention é al tutto 
che al tempo di 11 novcmbrio habbino satisfatto 
quanto é la sua limitation, pertanto debbano solici- 
lar la exalion eie. Ave : 171, 12, 7. 

Fu posto, per li Consieri el Cai di XL, poi telo 
una lettera di sier Alvise Foscari podestà di Verona 
che lauda una parte presa nel Conscio di quella 
Comunità, la qual e in substanlia : 

A di 4 oclubrio in (Consilio di XII et XL dil 
Comun di Verona. Mele Marco Antonio di Pas- 
sioni, uno di XII, che*l zudexe del maleficio al suo 
compir fazi do polize di homicidii e deliti seguili in 
suo tempo; una dagi al podestà, Tallra al succes- 
sor zudexe, solo pena di ducati 100 e priva di 
cadaun zudegà. 38, 7, — 

A dì 13 septembrio. Fo preso ^pazar li pro- 
cessi al banco per mero homicidio, e sia deputa 6 
viatori con salario lire 500 a V anno da la camera 

di denari di le condanason, e legni uno 

Ave : 37, 9, — . 

A di 5 ditto. Che, quando sì eleze per il so 
Conscio orator a la illustrissima Signoria, niun di 
electi si possi far canzelar né reludur nisi con le- 
gilima causa, da esser conosuL) per il Conscio con 
li do terzi di le balote. Ave : 38, 7. 

Hor fo preso di confìrmar dite tre parte. Ave : 
172, 5. Fu preso. 

Fu posto, per li Savii ai Ordeni, che sier Alexan- 
dro Bondimicr, capilanio di le fuste, debbi metter 
bancho fra termine di zorni 8 in pena di ducati 200 
da besserli tolti per cadaun dil Collegio, et li pa- 
troni a r Arsenal'fra termine di zorni 10 li babbi 
dà la fusta, et parti dito capitanio in pena di du- 
cati ^00, qual sia dì V Arsenal. 

Item, sia armalo bregantini o legni picoli, per 
poter socorrer quelli canali et valle, i qual siano bre- 
gantini 3 over 4 barche armale, ci per il Collegio 



siano fati li capi con il salario solito. Et questo si 
fa per lettere di sier Zuan Diedo proveditor ze- 
neral di Dalrnalia e sier Marco Manolesso conte 
di Liesna, di manchamenti fa un Versaicho, con 
adunation di polizani et barche 20 armate a danno 
di subdili nostri et dil Signor lurcho, andando 
scorendo per porli el reduli nostri eie. Ave : 
179, 13, 6. 

Scurtinio di Savio dil Conscio in luogo de 
sier Polo Capello el cavai ier procuratore si 
ha excusado. 



Sier Ilironimo Justinian procurator 
fo Savio del Conscio, qu. sier 

Antonio 

+ Sier Gasparo Malipiero fo Savio del 
Conscio, qu. sier Michiel . . 

Sier Piero Bragadin fo Consier, qu. 
sier Andrea 

Sier Lorenzo Bragadin fo Consier, 
qu. sier Francesco .... 

Sier Sebaslian Justinian el cavalier 
è ambassador al Christianissimo 
re di Franza 

Sier Nicolò Venier, qu. sier Biro- 
nimo 

Sier Piero Zen fo ambassador al Si- 
gnor turco, qu. sier Catarin ca- 
valier . . . . , 



80.119 

113. 85 

57.133 

87.113 



112. 88 



95. 98 



... 



. 90.112 
Sier Marco Foscari fo ambassador al 

Summo pontifica, qu. sierZtianne 93.107 
Sier Thomà Mozenigo fo Cao dil 
Conscio, di sier Lunardo procu- 
rator, qu. Serenissimo ... 61.139 
Sier Piero Trun fo Cao dil Conscio 
di X, qu. sier Catarin el cavalier 

(Alvise) 80.122 

non Sier Pandolfo Morexini fo podestà a 
Padoa, qu. sier Hironimo, per la 
caxada. 

El qual sier Gasparo, chiamato a la Signoria, 
introe subilo. 

El nota : sier Nicolò Venier non ave il so ti- 
tolo di capitanio a Padoa per farli dano. 

Et licentiato Pregadi a liore 24 restò Conscio 
di X con la Zonta, et scrisseno una lettera in Cypro 
che, di ducali ^000 dieno mandar per il tributo al 
Signor turco, debbino comprar tanti formenti over 
orzi, et mandarli in questa terra. 

lle^n, preseuo far uno presente al sanzachg 



79 UDIXX, 

de , qual ha tolto una sorella del Signor 

per moier, di panni d'oro e di seda per T adon- 
tar ducali 700. 

liem, di le noze, intervenendo la fia di sier 
Andrea Diedo voria darla al signor duca de Miian, 
nulla fo parlalo. 

lUntf fono so;>ra alcune cose di Vicenza d 
non fu tempo, et fo rimessa. 
38 A dì 23, domenega, la matina. Veneno in 
Collegio li oratori di la comunità di Vicenza, do- 
mino Lunardo da Porto dolor et domino .... 
di Valmaran dolor, (*t voleano se isarsi dicendo 
haver sapulo la deliberalion falla eri in Senato 
che i pagano, ma voleano che etiam fusse com- 
presi a pagar quelli di eslimo soldi 5, al che il Se- 
renissimo e tulio il Collegio disseno non voler, et 
sia exe(]ui(a la parte. 

Dapoi dis.'iar, zorno deputalo a far la festa et 
beJlum navale. Prima, conzalo il soler benissimo 
avanti la fazà del palazo var«la verso Sun Zorzi 
mazor, et di sora a le colonelle fato una sera.a per 
il Serenissimo et il duca, e posto il raso cremexin 
a lutti do. Fato condor il Ciistello di legno bt'lhs- 
Simo su zatre a mezo canal, el ancora si che'l slava 
fermo. Per tempo le don .' si reduse..o sul soler da 
zerca numero 100, non però vestite che passasseno 
la parte. Poi il Serenissimo, benissimo acompiignulo 
da tutti li procuratori zoveni, el allri senatori di 
Pregadi et fuora di Pregadi, tamen io Mann Sa- 
nudo non volsi andar, ma erano grandissimo nu- 
mero perché chi voi va ; il Serenissimo vestilo di 
reslagno d' oro, et cussi la barella. Poi li compa- 
gni andono per il signor duca de Milan, qual vene 
COI) li soi, el come fu sopra la scaia, il Serenissimo 
era li, et insieme andorono al loco deputato. Et per 
non pretermetter questo di scriver, tutta la piazza 
era carga di zenle (ino in Terra nuova, e tulla la 
riva di San Zacaria. liem, do nave fo con.lulte in 
canal, ur.a di sier Mallo Bernardo dal JBancho, va 

in , et r allra di bolc 400 di sier Marco 

Bragadin et sier Nicolo Mlchiel, va in Barbaria, so- 
pra la qual con ditto sier Marco Bragadin andai a 
veder, le qual nave e allri navilii assali erano pieni 
di donne et hoftrini, et cussi altro barche grosse, 
siche verso San Zorzi mazor ivareva una armada ; 
poi era grandissima zenle, sietié tra qui e a San 
Mareo e li atorno fo slimalo 100 milia persone, 
oltra infinito numero di barche piccole piene di 
persone. El duca di Ferrara stele di sora con li soi, 
incognito, al pozuol di Gran Conscio, fior retiuli 
(ulti, do compagni haveano cargo di questo iellum 



OTTOBRE 



80 



navatfi, sier Btor Contarini qu. sier Andrea et sier 
Mii'hiel Salamon qu. sier Nicolò, quali in zipoD 
erano su peoline, et andava ordiiurnlo la festa. 
Erano 1*2 bregantini, overo barche loiige, per bauda, 
armate, che sono numero 34, el con artellarie e 
scale <la montar sul castello, et catlauiui armata 
haveano un capilanio, i qual fono, di una, Zaao 
Papa, di r olirà, Francesco da Pozo, bomini mari- 
timi. Et cussi nel castello era un capilanio di bo- 
larie chia nalo Galin da Bologna, con . . . fanti ar- 
mali con spade di legno et artellariei el polvere 
assai, e( assà numero di pigliale di lerra da Inr 
fuora. Hor, zonte le armate tulle do, e loruiato il 
easlello, e quelli denlro salutandoli con irar schiop- 
pi e allro, fo mandato do bregantini a richieder il 
easlello, e loro li rispondevano, zoé moslrandoa 
con le arme, fior poi V amata si aproziniò da uoa 
banda, el P allra da T allra, econicnzono a dar ba- 
iala z Mieral al castello, e loro dentro si difeodeano 
con trar pigliale, e toro con le Si-ale voleinlo mon- 
tar suso, presi do, fono apicali; dapoi ruiiia le di- 
ffuse, el (}Uc;lli denlro li pensevaiio zoso e cadevano 
in aqua. A la fin alcuni valenti monlouo suso, e 
con le bandiere quelli dentro si redusseno ne li 
r<>cha, la qual etiam fo combaluta vi presa. El 
questo non durò mollo, che almen doveaoo teiùrn 
a una allra bataia. fior il castello preso, fo mal 
condilionato. Compito queslo, qual per mia opiuioo 
non fo cosa bella, si chiama in greco neumaehimf 
ma più non è sta falla, dapoi si principiò a portar 
la colalion, la qual veniva fuora di la porla grande 
del palazo, et ca.laun compagno havea .... pre- 
senti per uno, una infinita di sponga«te. Il primo h 
sier Leonardo da chà da Pesaro, et era la spoogi 
per il duca con san Marco grando e il bissun col 
gelpho in boca. Poi quel del Serenissimo, uo Sio 
Marco grando con Tarma Grila el barata. Pm 

erano 7 San Marchi con Dapoi s^ 

giiiva li allri compagni con varie sorte di spoogide 
di zucaro, e certe ninfe con le arine dì lutti i com- 
pagni, el allri animali di zucaro, poi confetioo n- 
rie, lerzie, pignocae, calisoni, pistachee, confetti, bo- 
zollili, storti, fugazine eie; siche numero 33 com- 
p:igni et con servilori con varie livree el masimi 
di barde, tra li qual fo una compagnia di todeidii 
forneri, ben vestidi, e tulio in anoulo, cope, bi- 
zili, confetiere, t.izont, bocoli, rammi, nei et alfra^ 
in lullo fo numerato quelli porlono la colatimi 
numero *250, che focosa molto mngnifica elsoQ- 
luosa, la qual con gran fatica li era fallo largo, ma 
li compagni menavano gran bostooalei el De la 



/ 



81 



MDXXX, OTTOBRE. 



6à 



morii (io da la pressa; tamen (ulta la colalion 
andò sul soler, e dil soler per una scala, levalo 
via le colonelle, andorono di sopra a la Signoria e 
a luUi (o apresentato, si senatori come done. 

E nota : Niun di oratori non fono a questa 
festa; se non quel di Milan : la causa ho scrita di 
sopra, per non voler li reali andar di sotto dil 
duca; ni etiam il Legato vi volse venir. Ferara 
non vene : Mantoa et Urbin non si ciedeno. Hor 
compilo la colatimi, et fato alcuni balli prima et 
dapoi sul soler le donne conti compagni, dapoi, 
hessendo venuto diffiTentìa fra li do capiiani di le 
armate di chi dia esser il castello, fu termina che 
tra loro combatesseno. Et cussi una armata con 
r altra combaterono con spade di legno che fu per 
un poco bel veder. Et bore 24 il Serenissimo col 
duca partirono, il qual duca fu da alcuni compagni, 
con le trombe soe ci pifari avanti, acompagnato 
fino a lo alozamento, il qual andava salutando tutti. 
Era etiam con la Signoria lo episcopo di BaOb Pe- 
saro El le donne ancora, con più di 100 

torzi portati sul soler, chi balornoet chi comenzono 
a partirse, siche a bore 2 di notte tutti andorono a 
eaxa loro. Seguite certe parole, hessendo susoleri, 
tra Lorenzo Griti naturai del Serenissimo, et sier 
Damian Moro qu. sier Sebastian, et poi con sier 
2kian Moro va capitanio a Padoa, e menar de 
pugne, dicendo : gasmullo el altre parole. Hor que- 
sta notte il duca di Ferrara montò in la sua barca, 
el ritornoe per Po a Ferrara. 

Noto. Li compagni erano vestiti parte con zu- 
poni d* oro, el ei signor, sier Zacaria Gabriel, con 
uno zobon di tabi d* oro fodrà veludo verde et 
bareta di veludo negro in testa con una zoia suso, 
el al tempo di la festa di palazo la perla li cazele ; 
fo trova da uno .... pifaro el data a lui. 

liem^ non voglio restar di scriver come fo una 
bellissima colalion, ma mal partita, peroché li zen- 
tllbomeni milanesi che erano sul soler di le donne 
Doo bave niente, ma molli senatori se impinò le 
manache di confezion con vergogna grande de chi 
li vedeva, et tra li altri sier Velor Morexiui da San 
Polo che si impile di assà confetion. 

Il combater di brigantini fo bellissimo veder, 
el parse una battaglia mari lima, più non fatta in 
questi lagumi. 

A dì 24, la malina. Non fu lettera alcuna da 
conto né cosa di far nota. Il duca si partirà zuoba 
a di 27. Hozi va, poi disnar, a veder l'Àrsenal. 

Vene in Collegio V oralor dil duca de Milan di- 
eendo, il suo Signor voi venir da malina in Collegioi 
/ Diarii di M. Sakuto. — Tom- IIV. 



et disse di partir zuoba a di . . ; tamen si sente 
tanto ben che*l voria la Signoria non li desse pili 
danari da farsi le spese, el restar ancora per qual- 
che zorno in questa terra. Ilor fo con li Cai di X 
in materia voria far un mercado de sali eie. 

Dapoi disnar, fo Collegio di Savii ad consulen^ 
dum. 

El duca, con sier Gabriel Venier oralor nostro 
che mai Tabandona, el zerca 12 zenlilhomeni zo- 
veni, tra li qual fue questi noterò qui sotto, andoe 
a veder r Arsenal, ellida sier Hironimo Querini 
e sier Michiel Morexini proveditori sora 1* Arsenal, 
el sier Almorò DoIGn patron, per esser li altri 
fuora, fo honorifice recevulo, mostratoli lutto. El 
qual volse andar a pe* a veder, era la mullela soa 
li, ma non volse mai montar suso per causa di zen- 
lilhomeni nostri, et li soi disse : e Non vi faligé, mai 
soa excetlentia montana, caminando vui a piedi >. 
El qual non voleva alcun zentilhomo fusse; i qual 
zenlilhomeni erano in scartato a V Arsenal che lo 
aspelavano. Hor andò a torno un poco, poi montò 
in barca con V oralor Venier, qual li senta apresso, 
e li do provedilori a V Arsenal, e andò vedando 
r Arsenal nuovo, e dove si fa la barza eie. Volse 
veder bular ballote di ferro, vele le arlillarie. Et 
in una sala di le monition prepara una longa tavola 
con confezion varie suso, e in quantità, et de boni 
vini et malvasie, il duca, exortalo, sento e li soi, ma 
nulla soa excetlentia locò, el manco li soi. Ave gran 
apiacer dicendo a li Proveditori: < volo venir solo >. 
El ben satisfalo si parti. Il qual Arsenal era sta 
messo di horoini ben in ordine. 

Questi zenlilhomeni erano li, sier Zuan Con- 
tarini lo provedilor in armada, sier Justo Guoro fo 
capitanio a Bergamo, sier Polo Juslinian fo prove- 
dilor a Bergamo, sier Simon Lion é di Pregadi, 
sier Francesco Dandolo fo capitanio a Baruto, sier 
Berluzi Conlarini fo capitanio in Alexandria, sier 
Ale.xandro Bondimier fo soracomilo. 

A dì 25^ marti, la matina. In Collegio non 3g< 
fo lelo lelara alcuna. 

Vene V orator di 1* imperador per cose parti- 
cular, iusta il suo solilo. 

Vene poi la excellentia del duca de Milan con 
li soi solamente et sier Gabriel Venier orator, in 
scartato, né volse alcun zentilhomo lo acompagnas- 
se. Et montato la scala il Serenissimo li vene con- 
tra fin fuora di V audientia, et hinc inde si ca- 
vono le barele, poi intrati in Collegio fo mandati 
lutti fuora chi non intrava nel Conscio di X. 
Erano li capi, mancava sier Paodolfo Morexini qual 



83 



IfDXXX, OTTOBRE. 



84 



é indisposto. Restò dentro il Venier oralor et do- 
mino Beneto da Corte suo orator in questa ìerra 

et Et qui soa excellenlia con[)enzò a 

parlar 



Da poi disnar, fo Collegio per consultar di scri- 
ver a Roma et edam quanto ha ditto questa mat- 
tina in Collegio il duca de Milan. 

Fo eri et hozi pustprandii per il caso di Lore- 
dani con le do Quarantic, et continua il parlar do- 
mino Fran'^.esco Filetto dotor, avocalo di sier An- 
drea Loredan. 

Di Udene, di sier Alvise Barbaro luogo- 
tenente 



Da Oividal di Friul, dil Pieamano prò- 
veditor, di 23 {\). Come li comissarii di re Ferdi- 
nando comissorno la dieta in Gorilla, ove sono 
intervenuti tulli li subdili, si clerici come laici, di 
quel contato, et Terno legere lettere di la Maestà di 
Cesare ne le qual narava che, per meter One a le 
difflcullà lutherane, erano sta elecli U Savii, zoé 7 
per la parte del pontelice et Chiesa romana, et 7 
per lutherani, qual dimandano la parte de li evan- 
gelisti, et serano decisori di 9 conclusione di Mar- 
tin Luther. Et furono lede esse et li nomi de li 
electi, et comandava che dovesseno legere loro dui^ 
nuntii et mandarli in Augusta, sicome faceano tutte 
le altre provintie subicle a Sua Maestà Cesarea, 
aziA siano presenli alla decisione preditta, eiiam a 
la provisione si hanno a fare contra la guerra con- 
fra turchi, aziò possino provedere a la portione li 
sarà data. Et manda la copia di le conclusion. 
40 ^ di 26y la roatina. Vene in Collegio T orator 
di i' imperador per cose particular. Vene l* orator 
del duca di Urbin solicitaodo li sia dà denari per il 
suo Signor. ^ 

In questa malina el signor duca de Milan andò 
per terra con li soi, per marzaria, et sier Gabriel 
Venier oralor nostro, a messa. Prima in caia, poi a 
casa di Marco Antonio di Molli, sta a la Madona di 
la Fava, gran mercadante, a veder panni d*oro 
bellissimi, panni de seda velutadi, et zoie etc, 
dove li fo preparato una bella colalioii. Dapoi di- 
snar non ussi di casa. Il tempo é molto fredo, 
optimo a compir le semenason si fa in terraferma. 

Dapoi disnar, fo Conscio di X con la Zonta, el 
preseno una gralia del cardinal Gnniani, qual e cro- 



ci) HipetUiooe del!t letUrt in data itMU rìportttt t oarta 
Hi del v»laiiM un. 



dilor di la Signoria, per subsidii prestadi, ducati 
1500, et voi andar a Roma, non hall modo; voi 
a questo conto ducati 100 al mexe a la camera di 
Udcne. Et fu preso concederli quanto el dimanda. 

Fu posto far uno lotto, per il Collegio, di la caxa 
di Sin Marco, di San Zorzi Mazor, di la vai .... , 
e altre cose, per ducali .... Et disputato, doq 
fu preso. 

Fu preso dar libertà di tralar un mercado' di 
sali col duca de Milan. 

Item, liccnlià la Zonta fono sopra certi pro- 
cessi (le anlivarani, et comenzadi a lezer fo rimesso 
a un' altro Conscio. Veneno zoso bore 3 Vt- 

Di Cividal di Friuì, vidi lettere di sier 
Gregorio Piaamano proveditor, di 21. Come è 
nova che a Clamfurlh si feva cernide per mandarle 
in Vienna, perochè il turco ha fatto danno 11 apres- 
so. Item, come era passa di fuora via domino Ni- 
colò da la Torre, qual vien a star a Gorilla, dove si 
trova sua moier. 

A dì 27^ la malina. Non fo lettera da conto. Fo 
leto alcune parte da meter hozi in Pregadi, qual, 
messe, le noterò al loco suo. 

In questa mattina il duca de Milan andò io 
barca ccm pochi di soi a .... a visitar el parlar 
con una saniissima dona, la qual li ha mandalo a 
dir in questi tempi passati molte verità, el come 
r haveria il suo Slado. E dapoi disnar andò a Muran. 

Dapoi disnar, fo Pregadi, et leto le lelere di 
Udene e Cividal di Friul, et una 

Di Candia, di sier Nicolò Nani duca e 
sier Alexandro Contarini capitanio^ di 12 
septembrio. Come a Gerapetra su quella ixola era 
capita una fusta di mal affar, de maltesi, el quel 
governador de li li ha dato recapito contra la sua 
comission, per il che formano processo, el lo vuleuo 
condanar etc. 

Di Verona, di sier Alvise Foseari podestà 

e sier Marco Barbar igo, di Come ha- 

veano fato far il ponte su PAdexe, per passar li 
lanzinech che tornano in Alemagna, dove fu fatto 
r altro quando la Cesarea Maestà pas^e, eh' é a 
Dolzè. Et manda lellere dil duca di Manloa, li 
scrive che ditti lanzinech sono in tutto, con le fe- 
mene, numero 5000, el sono zooti a la Sechia, et 
non sa si fanno danno; ma, zonti i saranno sul 
suo, aviserà come i se portano. Et scrive essi rectori 
haver fallo provision per il viver loro nel passar 
dil veronese. 

Da Udene, di sier Alvise Barbaro luogo- 40* 
tenente. Scrive come quelli di la Patria veleno 



85 



MDixXi orroBRe. 



80 



mondar oratori alla Signoria nostra, per causa di 
la partition dil subsidio, per Zividal di Priul eie, 
nt in Utteris. liem, manda alcuni avlsi bauli di 
le cose di Alennagna, de lurchi corsi apresso Vien- 
na, ut in eis. 

Di Lion, di sier Zuan Antonio Venier e 
sier Zuan Pixani procuratoti oratori nostri 
tanno al re Christianissimo, di 12 di V in- 
stante. Come lui sier Zuan Pixani é varilo, e fin 
8 zomi monterà a cavallo por andar a la corte. 
Hanno haulo lettere dil Justinian orator nostro da 
la corte di Àmbosa, come l' é varilo et aspeclava 
la sua venula con grande desiderio. 

Fu posto, per li Sa vii dil Conscio e Terra 
ferma, una leltera al Surian orator nostro al papa, 
eome, havendo ricevute le sue prime zerca mandar 
a exortar Cesare a far con le arme conlra lulhe- 
rtanr, poi le sue di 15, per il qual il ponlifice vo- 
leva mandar uno suo de qui pT baver consulto 
quello si babbi a tar et aiuto, et cussi da li altri 
principi cbrisliani, al che li dicemo col Senato cbe 
non ne par se mesedi questa cosa con le arme, per- 
ché saria un concitarli a chiamar in suo favor quelli 
saria mal per la christianilà; ma con quiete placarli 
et far un concilio; con altre parole di questa sub- 
gtantia, replicando pur il far il concilio saria oplimo 
remedio a sedar questa seda eie. Ave tutto il Con- 
seio. 

Fu posto, per li ditti, una leltera a sier Alvise 
Barbaro luogotenente di la Patria di Friul in rispo- 
sta di soe, che non acbade che quelli di la Patria 
mandino oratori di qui, ma alendi alla exalion ; li 
qual oratori electi nel suo parlamento; i quali vo- 
leano dar ducati 4000 dicendo questa porlion loca 
a loro; pertanto debbi solicitar la exalion del da- 
naro etc. Ave : 1 68, % 4. 

Fa posto, per li Consieri, Cai di XL e Savii, hes- 
sendo il loco di Cividal di Friul a li conQni dil 
Slato nostro, pertanto sia eleclo per scurtinio in 
questo Conseio uno provedilor a Cividal di Frinì 
con ducati 30 al mexe per spexe, sicome ha sier 
Gregorio Pizamano è provedilor li al presente. Fu 
presa. Ave: 151, 15, 4. 

Fu posto, per li Savii dilli, una parte zerca al- 
cuni hanno danari pertinenti alla Signoria in le 
man per conto dil sussidio et altro, però li dagino 
fuora fra termine di zomi 8, ut in parte, sodo la 
pena di furanti. Et questa parte se debbi publicar 
doman a Gran Conseio. Fu presa. La copia sarà qui 

avanti. 

* 

Et nota, è sta parte di mala stampa perchè bi- 



sognava che il Serenissimo facesse questi tali che li 
Avogadori di Comun facesse contra di loro il suo 
oflBcio come di furanti. 

Fu poslo, per tulli li Savii di Collegio, luor du- 41 
cali 6000 di danari per conto dil sussidio posto 
ultimo a terraferma, de li qual 1500 veniliani siano 
mandali per biscoli per Tamada et 4500 siano 
dati a TArmamento per pagar galioli, ut in parte. 
Fu presa. Ave: 168, 8, 4. 

Fu posto, per li Savii e sier Pier Mocenlgo 
oassìer di Colegio, una parte choM sia mandalo uno 
provedilor sora le Camere fuora in padoana a veder 
li aquisli di quelli comprarono dil 1476 li seragii 
de Arim, et trovando habbino de più metlino in la 
Signoria, el habbino do per 100 di quello vende- 
ranno, et habbino per spese ducati 100 al mese; 
le qual vendede siano aprobade con li do terzi di 
e ballotte. E sia publicà a Padoa a Miran et al 
ditto loco deSeraio 158, 11, 13. 

Et nota. Questa parte non si poteva meler 
stante la parte dil Conseio di X dil 1496, che non 
vuol che alcun che possieda da anni 30 in là si 
possi atdir alcuna denunlia per li officii né confi- 
scar senza expressa licentia dil Conseio di X ; e 
per un'altra parte fu preso che le cose dil Ducalo 
non havesse prescrilion, et questo fo per causa di 
frati di Corizuola. 

Fu posto, per li Savii ai Ordeni sier Hironlmo 
Malipiero, sier Zuan 6ra|];adin, sier Bernardo Ca- 
pello, sier . . . {Thmpnego de Prioli) el sier Piero 
Justinian, 3 galle al vinzo di Bnrbaria; habbino don 
durati 5000 per una, videìicet 3000 dì Governadori 
di Tinlrade, et 5000 di Cazude, provedilori sora i 
Oficii, provedilori sora i Conli, et sora i OfQcii. Mei- 
lino bancho el fazino prima il deposito per tutto de- 
cembrio, pena ducali 500. Metti banco a di 2 fevrer. 
Il capilanio confina in galla a di 20 marzo. Item, 
posto il capitolo di la bataialion del re di Tunis 
per il fio! di sier Toma Tiepolo qu. sier Francesco, 
é schiavo de li, voi dar il costo e non lo voi dar. 
Et lochino le scale solite. 

Et sier Bernardo Capello, savio ai Ordeni voi 
che ditte galle lochino etiam Lisbona. 

Et parlò prima sier Piero Justinian contra que- 
sta opinion, dicendo, per le cosse del Turcho, non é 
da far questa movesta adesso, con altre raxon. In 
la qual opinion iniroe li Savii del Conseio e Terra- 
ferma tulli. 

El sier Bernardo Capello rispose per la sua opi- 
nion. Andò le parte : 9 non sincere, 4 di no, 29 
dil Capello, 133 dil resto di Collegio, e fu presa. 



87 



ICDXXX, OTTOSRE. 



41 



Fu posto, per sier Lunardo Emo savio del Con* 
seiOy una parte che la causa di frali di Corizuola 
sia Iratalti in questo Conscio da poi expeditala 
causa di Loredani, dove debbi venir tulli cbi mette 
ballotta, in pena ut inparte^ etiam li XL La copia 
sari posta qui avanti. 

Et sier Domcnego Minio cao di XL andò in 
renga, dicendo, mai li XL fo sforzadi a venir a lai 
Conseglii, et però non se dia voler farli venir per 
forza ecc. 

Et sier Lunardo Emo savio del Conscio andò 
a difender la sua opinion, dicendo, é materia che 
importa a benefizio di la Signoria ; si tratta a re- 
cuperar un paese: dicendo, il Collegio si fuliga a 
trovar danari senza metcr angnrie, maximelw^ et 
che la parte pressi di seragii de Arin è sia invenlion 
di missier Piero Mozenigo, di qual si troverà assa 
campi che si potrà ven ler. Et fo* lezer una parie 
presa dìl che vuol li XL 



Et ilerum tornò in renga sier Domenego Mi- 
nio sopraditto, respondondo a quanto havia dillo 
sier Luuardo Emo ; tamen nulla messe. Andò la 
parte : 60 di no, e fu presa. 

Fo poi ballota lutti li Procuratori per elezcr li 
3 iusta la parie presi in Gran Conscio a di ... . 
sclembrio, et rimasi^no sier Jacorno Sorarizo, sier 
l^ca Trun et sier llironìmo Justinian. Le ballote 
de tutji sono qui sotto. 

Eletti 3 Procuratori, uno per Procuratia, so- 
pra la revision et dispensai ion di le caxe 
di la Pi'ocuratia, iusla la parte presa in 
Gran Conseio. 

Di la Procura tia di supra. 

Sier Lunario Mocenigo 71. 68 

Sier Lorenzo L'>r'*dan 94. 37 

Sier Alvise Pasqualigo 44. 1)9 

f Sier Jacomo Soranzo 112. 42 

Sier Andrea Li -FU !27.110 

Sier Zuan Pixani 25.120 

Sier Franc^^o di Prioli 66. «1 

Sier Antonio Cifiello 47.103 

Sier Zuan da U-ze 34.112 

Sier Vetor Crimani 34.112 



Procuratia de citra. 



Si':r Antonio Moceru^o 
Sier Lorenzo J Jstinìin 



26.120 
DO.llO I 



Sier 
Sier 
Sier 
Sier 
Sier 
t Sier 
Sier 
Sier 
Sier 



Gasparo da Molin 
Antonio di Prioli < 
Vicenzo Grimani 
Francesco Mocenigo 
Andrea Justinian 
Luca Trun . . . 
Hironimo Zen . . 
Andrea Gusoni . . 
Marco Da Molin 



88 

17.140 

64. 81 
61. 92 
34.114 

65. 79 
80. 74 
34.118 
68. 88 
27.123 



Procuratia de ultra. 



Sier Polo Capello el cavtlier . • 
Sier Domenego Trivixan el cavalier 
f Sier Ilironiino Justinian • • . • 
Sier Lorenzo Pasqualigo .... 

Sier Piero Marzello 

Sier Carlo Morexini 



88.100 
6& 86 
92. 63 
69. 88 
43.109 
57. 83 



Die 27 octobris 1530. In Bogatis. « 

Ber Leonardus Hemo^ 
Sapiens Consilia 



Dv)venJose dar expedilion alla eausa del roo- 
naslerio di Santa Juslina di Padoa si che più h 
non vada in longo, aziò sia fatto il iuJilio che si 
richiede per debito de justilia, 

L* anderà piirte che, dapoi sari fornita la causi 
di Loredani, fino a'Ia expedilion di la ditta di Santa 
Juslina si debba chiamar questo Conseio (»goi zoroo 
che non aocaderà esso redursi per cose publice o 
farse Conseio di X; e lutti che meiteoo ballota 
in questo Conseio, nemine excepto^ siano tenuti 
redursi sotto petia di ducati 10 per uno per ogni 
volta che non veniranno et legerasi il Conseio, do* 
vendo Daniel Vido ogni zorno venir el notar 
quelli che non veniranno, ponendoli debitori sopra 
i libri di palazo : li quali non li possa depeoar si 
cum efletto non haraimo pagato a PArsenal nostro, 
ezc^pto quelli che fusseno absenti o ainalali, il che 
se babbi a cognoscer per li tre quarti di le ballotte 
dil Collegio nostro. 

De parte 110 
De non 60 

Non sincere 6 



89 



MDSXXf OTTOBHE. 



90 



42^ 



43 



Die dieta. 



Sapientes Consili i. 
Ser Dominieus Trivisano, procuraior, 
8er Petrus Lando^ absentibus, 

Sapientes Terrae firmae. 

É venuto a nolilia di la Signoria nostra che al- 
cuni venuti delli rezinf)enli nostri, alrovandosi da- 
nari scossi per conto di subsidii, clero et altri conti, 
quelli tengono et non danno a li oflfioii nostri ove 
dieno consignarli, come doveriano, immediate, che 
é cosa mollo mal falla et da non essere per alcun 
modo suportata. Però Tanderà pnrte che tutti quelli 
che sono venuti di alcun rogimento et si atrovano 
baver scosso danari di la Signoria nostra per qua- 
lunque conto si voglia, si di suhsidio et clero come 
di altro, siano tenuti et debbano in termine di 
giorni otto immediate sequenti al presente giorno 
exbursar a li ditti ofBcii nostri tutti li danari che 
hanno di ragione di la Signoria nostra in contadi 
et senza sconto alcuno. Et quelli de ditti oflicii siano 
tenuti immediate mandarli cosi in contadi a li 
Camerlenghi nostri di Comun, da esser posti li de- 
putati a l'Armar immediate ne la cassa di esso 
Armar cum le 10 per 100 a TArsenal iusla la 
forma di la parie, et conze le parlide come se deve. 
Et passato ditto termine, non havendo Hitto quanto 
é sopra ditto, cnzino a pena dei furanti et de du- 
cati 500, et siano comme-^si alli Avogadori dì Co- 
mun, qual cum ogni diligenlia et immediate de- 
bbano astringer li inobedienti alla Siìtisfatione et 
pene preditte senza altro Conscio. Et alh» niedesime 
pene cazano etiam quelli che de coetero ut supra 
contraveniranno alla presente deliberatione. Et la 
presente parte se babia ad pubblicar dimane nel 
nostro Mazor Conscio. 

t De parte * 147 
De non 10 

Non sincere 1 

A dì 28. Fo San Simion et Juda. Non fo 
leto alcuna lettera in Collegio. 

Vene in Collegio sier Viccnzo Justinian, slaljo 
capitanio di le galle bastarde per danari, vestito di 
veludo negro, qual vene a disarmar V altro zorno, 
et rererite, et si scusò di la desobedienlia che lo To 
imposta baver fata al clarissimo zeneral Pexaro, di- 



cendo, mai si troverà haver disobedito eie, e voi 
star a ogni cimento; et li soracomiti é sta assolti 
per Quarantia, cussi spera sarà taià la sentenlia fata 
contra de lui; et si iusliHcd longamente. Et sier Hi* 
ronimo da Pexaro preifitlo, Savio dil Conscio, era II 
in Collegio. Disse poi di le galle et di 1* armada. Il 
Serenissimo disse 



Vene V orator di Mantoa, et monstroe alcuni' 
avisi di Augusta di . . , et come le Terre Franche é 
risolte aiutar Cesare, contra turchi, di fanti 40 milia 
et 8000 cavalli. Et altre particularità. La copia sa* 
rano qui avanti. 

In questa mulina el duca de Milan andò a messa 
familiarmente a San Zacaria con li soi e V orator 
Venier che mai T abandona. Dia venir in Collegio 
a tuor licentia et partirà Inni a di ultimo per . • • 
Et dapoi disiiar fo a visitar domino Beneto da 
Corte suo orator, el qual si havia resenlido ; il qual 
sta a Santa Juslina in chà Pasqualigo. 

Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Non fu il Sqre* 
nissimo; vicedoxe sier Andrea Mudazo. Fo leto la 
parte, presa eri, zerca quelli hanno danari di la Si- 
gnoria ne le mano. 

liem, posto por li Consieri e Cai di XL una 
parte che, hessendo morto sier Hironimo Justinian, 
andava consolo in Alexandria, a Corfù, el fo risaìvà 
andar da poi de lui sier Zuan Morexini eleto con- 
solo, pertanto sia preso che per scurtinio el 4 man 
di eletinn sia fato consolo in Alexandria con li 
modi fo electo il dito sier Hironimo Justinian, et, da 
poi compido, ditto sier Zuan Morexini possi poi an- 
dar al suo consolazo. Ave : 

Fu posto, per li Consieri, dar licenlia a sier Ale- 
xandro Querini podestà di Sera va le per zumi 15, 
lassando in loco suo sier Francesco Boldù, ut in 
parte. Ave: 8G8, 210, 8. 

Fu fatto censor sier Jacomo Bragadin, fo al 
luogo di Procurator, qu. sier Daniel, qual ha pro- 
curato assai. Come castigerulo i altri? Erimaso, fo 
chiama a zurar e senloe. 

Fu fato podestà et capitano a Ruigo sier Anto- 
nio Foscarini é di Pregadi, qu. sier Nicolò, da sier 
Francesco da Mula é di Pregadi, sier Alvise Braga- 
din fo a Trevixo, et sier Antonio Bembo fo Cao di 
X. Item^ a le Biave, el altri ofliciì, el 4 del Conseio 
di XXX, e tulli passoe. 

Fo strida far, domenega proxima, podestà a Ve- 
rona in luogo di sier Alvise Foscari, et podestà el 
capitanio a Treviso in luogo di sier Thomà Michiel ; 
i quali ambcdoi hanno mandalo a refudar. 



91 



MDXzx, orroam. 



99 



!fo(a. Hni non si ha Aido del Conseio dt X in 
l'VJf^ di «>r Piero Zen, non é Tenuto t tempo, che 
si iorw tir, el questo per le pratiche fatte con li 
Gx»m rhe non fazino, aspettandolo di zorno in 
r«ffr^ ebe1 re^mi di la sua ambasaria et l)aylazo, 
sSi('> a Costantinopoli, dil quRl nulla se inten<te. 
i3« EX li Sa\ii fono con il Serenissimo in la sua ca* 
r>?ra. i qrial veneno zo^ di Coniteìo, et cussi sier 
XWA Venier, è del Cmiseio di X, soiii la Zecha, al 
<rn* per ri C^nseio di X con la Zonta fo romesso il 
fntamento dil m'erriti dil sai voi far il duca de 
IHan con questo Slado ; ma rol ducati 50 milia 
r-^faif. et voi moza 3000 di sali a Tanno per 
a29! 9. a pagarli soMi 40 il staro, che start • . . é 

X 4a. In Zecha al presente si dice esser più di 
d3?sfi 100 milia, da esser fatti venitiani, di merca* 
danti e altri; e il ducato venitian di Zecha core 
Ire 7 soMi 19. 

A dì 29, la matina. Non fo lettera alcuna leta 
In Collepo. El vene in Collegio il Legato del Papa 
pre^ndo li Simona volesse dar il possesso di ve- 
f^^ii et altre ahatie. Et il Serenissimo li rispose 
che si meraveiavemo che lutti li Signori dà li soi 
vescoadi et il papa non voi nui. 

Se inlese come sìer Piero Zen, vien orator el 
havlo da Coslanlinopoli, era zonto a li Do castelli, 
venuto con una barca di peota, el le gilie è restarle 

in F^stria a E poco dapoi zonse in una 

ahra barra srer Toma Mocenign, stilo eiìam w*ator 
a! S-g^T turco. Et per esser le galle sospette, an- 
cori che havesseno fe-le di haver comerchià in 
l*m a CTrfù et a Lie^i. pur li Proveditori sopra 
lì flUn-li non volano che vei)i>seno, ma il Zen 
a*>1a^s? a Muran in chi Corner, el il Mnzenigo alla J 
Zjectia in rhi . . . {3hre^fio\ et poi si examinaria 
;>'r veier il tempo eie. Timen il Zen arido a caia 
«11. H stava su la porta, el assà zenlilhomeni andò 
a ^Vitarfo. 

In q-iesta matina li Consieri andono in Rialto a 
ir.caitar lepHe d: Birbaria, el la prima ave sier 
. . . ^Imperiai) Bragadin {Confarim\ qu, sier 
BStrtrio) per durati 503, la seconda sier . . . 
\Rr>f9 I>:«rlo ì\ s:er Alvise f^er lucati 301 ; la terza 
r^ Ag^Jn (jonfiroi qu. sier Marco Antonio Ca- 
wiaJii per ducati orw. 

Ei Jaea de M \%'i q<je<ta mattina ao io a messa a 
Si^fa Leoa et si U" ^jitUt :l iisnar, el con pochi di 

m *sb4 P« «oiò sopra Li lo a veder San Ni- 

e:44, dove é il »ì;o corpo, et an Ur sopra la mari'ia. 

D»p>i dAar, h Qdkpo di Savi: et volevano 



far Conscio di X con Zonla, ma non si polé per 
non esser se non 3 Savii del Conscio ; manca vano li 
altri, sier Piero L4indo indisposto, sier Demento 
Trivixan uno brusco a la man, et sier Lunardo 
Emo é andato in trivixana el stara fuora per 15 
zomi, et é partito con lieentia abUla dai Conseio 
di X con la Zonta, per esser di la Zonta del ditto 
Conseio. 

In questo zorno, poi disnar, li XL Criminal et 
Civil vechli reduli per il caso di Loredani fo a 
Crema, compite di parlar domino Francesco Fi- 
leto dolor avochato, qual ha difeso sier Andrea Lo- 

re Jan e la sua corte in renge numero 

A di 30, domtnega^ la matina. Fo lettere di ' 
Anglia di sier Lodovico Falier orator, date a 
Londra adi primo oetubrio. Scrive come era sii 

ordinato uno periamento per di dove in- 

trerano tutti li eoelesiaslici dil regno, et etiam 
sari il caniinal Eboraccose, zecca le cose cbrulianc: 
IX Udene, di sier Alvise Barbaro ìuogote^ 
nenfe di la Patria, di . . . Manda alcuni aviti 
auti di le cose di Hongaria, et come turchi cbe 
hanno corso in Moravia hanno fatto preda di anima 
60 milia, et altre particulariti ut in litteris. La 
copia di le qual, potendole haver, ae farò nota qui 
avanti. 

Vene V orator di Timperador per haver Iettare 
di passo di uno subdito cesareo. 

Vene il secretano di 1* orator di Anglia, dolen- 
dosi che per il Conseio di X con la Zoota li fo dato 
il possesso di V abatia di Santa Trinili di Verona, 
ma par che noviter il prolonolario di Gambara, 
qual é goveruador a Bologna, babbi fato far al ve- 
scovo di Verona certo allo cuiitra de lui, per il che 
suplidia questo Stado li voi maoleoir quello li é 
sU dato. Il Serenissimo li risposei il primo Conscio 
di X si faria provision a questo. 

Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Non fu il Sere- 
nissimo. Fato podestà a Verona, siar Fcrigo Reuicr 
r avogndor di Comun, qual si tolse lui roedemo, 
el po;1esti el capitanio a Trefiso, sier Doaaenego 
da Mosto fo provedilor a Ravenna qu. sier NìcoIòl 
Item, a le Raxon vecchie fu tolto sier Zuao Fran- 
cesco Miani, con titolo fo provedilor sera i OflBcii, et 
lui medemo si tolse, el qual ti 20 anni fo in dillo 
officio, el qual passò; et fo ditto era rimaso, ma fo 
trova uno eror, dté in tulio il corpo i*bavia .... 
balole di più de li altri, le qual Iralle de s non 
vien a passar, et per le leze non fo strida rimasto. 
Questo fu fato come, pocho é, fu fato il simHe in 
sier Lorenzo da Mula di sier Aguslin consier, capi- 



93 



UBlXXf OTTOBRB. 



94 



tanio (li le ghlle di Item, altre voxe, luUe 

passoe da queste Raxon vechie in fuora. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, una 
gratia di sier Filippo Capello de sier Polo el cava- 
lier procurator, qual voria far do molini su la 
Brenta mia sie di là di Bassan, el lelo la^ rispobta 
a la gralia di sier Gabriel Barbo, fo podestà e ca- 
pitanio a Bassan, che dice haver bllo proclame et 
niun si duol. Hor la vuol li 5 sesti. Ave, la prinia 
volta, 80 non sincere, 323 di no, id6 di la parte 
over gratia, et la seconda volta, 60 non sincere, 
467 di no, 503 di si. NiMl c< ptum. 
4« É da saper : a di 28 di questo, se intese, sier 
Carlo Capello, vien orator di Fiorenza, esser tonto 
a Chioza, et per venir di terra infetaila di morbo li 
Provediiori sora la Sanità voleva el stesse a la 
Zucca per alcuni zorni. CI qual, inteso questo, disse 
voler star più presto li a Chioza che venir a star 
seqtiestrado in questa terra. 

El sier Thomà Hocenigo, Tallro oralor stato al 
Signor turco, zonse questa matina con barca di 
peota, vien di Histria, alozò in chà Marzello alla 
Zuecha. 

A dì 31. Po ìeitere di Augt48ta, di sier 
Marco Tiepolo el dolor, orator nostro, di 18 
de V instante, venute eri. Come Augusta, Alla, 
Norimberg el . . {Franehfort) non hanno voluto 
dar Item, come il mar- 
chese Zorzi di Brandihurg, qual é lulheran, ha- 
vendo con si uno floi fo del marchese Caximiero 
suo nepote, qual ha gran stato el seguito, il duca 
Zuanne suo fradello {nic) li disse che V imper^idor 
voleva ditto zovene in la sua corte, perché non 
stava ben con lui, hessendo lulheran. £1 qual li 
rispose eh* el non lo voleva dargelo e, si' I voleva, 
venisse a tuorlo con le arme. 

Veneno in Collegio sier Piero Zen et sier Tbo- 
mi Mocenigo, venuti oratori del Signor turco, ve- 
stiti damaschin cremexin de dossi, et domino Tho- 
darò Paleologo stato suo interpetre. Et referileiio 
poco; rimesso a referir il primo Pregadi. 

Vene in Collegio V orator di l' imperador, iusla 
il solito per cose particular. 

In questa matina el duca di Milan venne per 
terra a Rialto, et andò vedaodo, poi montò a la Iosa 
in barca et andò a la sua habilatione. 

Dapoi disnar, fo Gonseio di X con Zonta. È us« 
sido sier Nicolò di Prioli, per eazarsi eoo sier Piero 
Zen é intrado del Gonseio. El feno Cai per Novem- 
brio (et nota, ditto sier Piero Zea non volse es- 
ser per questo mese) sier ^Ivise Malipiero fo 



Consier, sier Marco Minio fo Savio dil Conscio, et 
sier Domenego Capello fo Cao di X qu. sier Carlo. 

Item^ fono sopra il merchado dil sai col duca 
de Milan, el fo gran disputalion. Contradise, tra li 
altri, longamente sier Luca Trun procurator. Hor fu 
posto, per li Consieri, remetter la matina al Pregadi, 
et fu presa. 

Item, fono poi col Conscio si m pi ice col Colle- 
gio in far certa lettera ai reclori di Verona zercha 

Item, col Conscio simplice preseno che sier 
Piero Sanudo qu. sier Zuati Balista, qual fo conGnà 
10 anni a Famagosta et non é andà al suo conOn 
et sta a Ravenna alle sue possessione et sier . . . 
{Francesco) Alberto qu. sier Marin, qu. sier Piero, 
fo conflnà 10 anni in Arbe et ha rollo il conOn, che 
li ditti fra certo termine si apresenti a le prexon, 
dove stagi do anni, poi vadino al bando, aliter 
siano banditi in perpetuo di terre e lochi, con taia 
lire 1500 per uno olirà Y altra. 

Fo leto la lettera del Signor turco, scrive al 45 
Doxe con grandissimi titoli in laude di , . . {sier 
Toma Moeenigo). 

Di JtranMa, di sier Sebastian Justinian el 
cavalier, orator, date in Ambosa, adì 6 oetu- 
brio. Scrive la sua egritudine aula di fluxo, ma 
grafia Dei è varilo. Et come i'orator del re d'in- 
galterra solicita il re a darti li danari dia haver Sua 
Maestà da questo re. 

Nota. Hozi comenzò il perdon di colpa e di 
pena, et dura per tutto doman, in la chiesia di 
Santa Lucia el nel hospedal de Incurabeli. 

Da Cividal di Friut, di sier Gregorio Pi- 
samano proveditor, di 23 octubrio 1530, Come 
uno de* nostri mercanti di qua, qual con soi trafegi 
é stato in Alemagna, e ritornalo beri sera, riporta 
che, ritrovandosi in questi giorni di la setimana 
passata a Clanfurth, loco distante da Vilacho per iO 
miglia, vide far la mostra dì molte ceriiede, et di* 
ceasi se ne fanno di le altre per queli territoni 
Qno al numero di 4000, per mandarle subilo in 
Vienna, perché de li fanti, che fumo mandali con 
un nuovo capitanio a Possonia con bon numero^ 
erano sta maltrattali da turchi. Che turchi havea* 
no preso due fortezze non molto distante da Poe* 
Sonia, di le qual non sa il nome, el in esse havea* 
no preso numero di 200 gentilhomeni, et grandis^ 
Simo numero di persone, animali eie. nel oootado, 
et fato molta crudeltà. A di 30 di questo, da senii 
passò per qua, fuora di la terra, domino Nicolò da 
la Torre con 8 cavalli, et se ne eodò a Gradisca! 



95 



IlDtXX, NOVEMBRE. 



96 



46') 



A Gorilia sì aspecta il Salamanchn, suo conte, el pare 
che la venuta di questi babbi posto in quelle gente 
a lor sugette una suspitione di non so cbe el di 
futura el presta guerra. 

Del mexe di novembrio 1530. 



A di primo. Fo il giorno de Ogni Santi. 
Il Serenissimo, vestito di raso cremexin, el cussi la 
barda, con il manto di veludo paouazo allo e 
basso, con la Signoria et tre Procuratori soli, sier 
Lorenzo Loredan, sier Jacomo Soranzo ci sier An- 
drea Justinian, et, oltra li Censori, solum ^J zenti- 
Ihomeni, il forzo zoveni, et venuto zoso di la scala, 
volendo il duca de Milan venir a la messa col Sere- 
nissimo, venne sotto il portogo, et si scontrono in- 
sieme e introno per la porta coperta perchè pio- 
veva alquanto. Era con soa excellentia Torator di 
Ferrara, ma li altri oratori non é venuti per non 
andar di sotto dil duca. Era lo episcopo di Lodi, 
il Horon episcopo di Modena, et monsignor Stampa: 
questi haveno luogo apresso i Consieri, el sier Ga- 
briel Venier oralor nostro di sora i Cavalieri. Hor 
in chiesa di San Marco fo ditto una solenne messa. 
Il tempo se aquietò. Et compita, veneno fuora per 
la porta granda. Il Serenissimo voleva, il duca an- 
dasse a caxa, et il duca volse acompagnarlo fin a 
la por'a dil palazo, el li lolseno liceotia con le ba- 
relle in mano. 

Et il Collegio si reduse con li Cai di X in ca- 
mera di Taudìentia in palazo dil Serenissimo, el 
credo parlasse zerca il merchà del sai si tratta. In- 
trono Capi di X, sier Alvise Malipiero, sier Marco 
Minio, et sier Domenrgo Capello qu. sier Carlo. 

Dapoi disnar, per esser la vezilia di morii, Col- 
legio non si redusse; poi non e solum tre Savii del | 
Conscio, per esser V Emo fuora di la terra ci do 
amallati. 

Di Boma^ di sier Antonio Surian dolor e 
eavalier, orator, fo lettere di 27 et J28, Come 
Taqua ha fatto grandissimo danno. El cbe le zente 
yspane é su quel di Siena e vanno facendo danni. 
Scrive haver, di 6 di Augusta, come li lutberaui 
non voleno aquiescere el voleno il concilio al lutto, 
e i* imperador è per partirse di Augusta. Item, 
come quelli retenuti a Fiorenza haveranno di la 
corda, per saper molle cose et chi é sta causa di 
Unta guerra ; siche, si tien, quelli sono inimici di 



la caxa de' Medici si partiranno voluntarie di Fio- 
renza, et Medici reslerano con li sol. 

A dì 2, Fo il jsorno di morti. Li oflìcii non 46« 
sentono, ma ben le Quarantie el XXX Savii. El sul 
lardi alcuni di Collegio si reduseno dal Serenissi- 
mo et, si fosse stati 4 Savii dil Conscio, si feva Pre- 
gadi per expedir il merci dil sai co! duca de Milan; 
ma solum fono 3, sier Piero Landò amalado, sier 
Lunardo Emo è fuora, sier Domenego Trivixau ca- 
valier procuralor, ancora sabato fusse nel Conseio 
di X, ozi non poteva ussir per certo brusco i* ha 
su la man. Siche dapoi disnar fo ordinato Collegio 
di Savii. 

Di Augusta, fo lettere di sier Nicolò Tie- 
polo el dolor, orator, di 20. Cocne 35 Terre 
Franche voleano far quel voi Cesare et viver calholi* 
chamente; ma 4 perniun modo non voleva, zoc 
Alsa, Augusta, Franchforl el • . {Norimberg). Et 
come r imperador voleva andar a Spyra per far una 
dieta con li Eleclori di V imperio per metter or- 
dine del tempo si doveranno redur a Franchforl 
a far la eletion di re di Romani, el voi far suo fra- 
tello re Ferandin. 

A dì 3, la matina. Vene in Collegio sier Gabriel 
Venier, orator apresso il signor duca de Milan, qual 
va vestilo di scartalo, el fo con li Cai di X in male- 
ria dil merchà dil sai, per esser lui niezan di farlo. 
Vene T oralor di T imperador el fo con li Cai 
di X zerca il merchà voi far la Signoria col duca de 
Milan, dicendo si debbi aver un poco di rispetto 
fin se babbi risposta da Cesare. Il Serenissimo li 
disse, r é vero, semo in pratica ; ma non faremo 
cosa senza il voler di Sua Maestà. 

Vene il Legato del papa, el fo etiam lui con li 
Cai di X, el parloe di questo marchado, dicendo, il 
papa vorà dar lui li saU di Ravenna. U Serenissimo 
disse, non è capitoli che non polemo vender il 
nostro sai a chi ne piace, con altre parole gaiar- 
de. Poi il legalo aprcscntò uno brieve, quasi dì cre- 
denza, il papa voi aiuto contra i lullierani, el una 
lettera li scrive el Sanga di questo. 

Dapoi disnar, fo Collegio di Savii el non si potè 
far Pregadi per la causa di eri eie. El duca de 
Milan mandò a dir al Serenissimo come al lutto 
parliria sabado da matina a di 5 per Padoa, et si 
facesse preparar 35 barche. El fo scrillo a Padoa 
provedesseno di cavalli per tirar ìò barche, el li 
preparasse la cena per sabado. 

In questo zorno, a San Zanepolo, in la cappella 
di San Nicolò, eomenzò a lezer in melhamatlca sier 
Zuao Balista Memo, conduto per Pregadi Dova*. 



97 



MDUX, NOVElIBnE. 



98 



mentealezer con salario ducali 100 a Tanno, et 
fece un principio, et cussi seguirà a lezer Euclide. 

Di' Augusta, fa lettere del nostro orator, di 
24. Di uno banchetto Tatto per re Peran tin al car- 
dinal Campezo Legalo, lo episcopo Vasinense et il 
duca Alexandro nipote del papa, e altre particu- 
larìli. 
47 A dì 4, la malina. Vene in Collegio Torator di 
Manica per cose parlieular. 

Vene V oralor di Pranza per far relassar certo, 
é sti retenulo. 

Vene Y orator del re di Poiana per certo con- 
trabando di zibelini, intervenendo un zudio. Li 
Arogadori voria fusse conlrabando eie. 

Vene il signor duca de Milan per tuor licentla, 
et il Collegio era vestito di scarlato ; era con dillo 
duca solum, de nostri, sier Gabriel Veuier orator, 
el il Serenissimo II vene conlra. Hor stato alquanto, 
usando parole humanissimc, comemorando la ubii- 
galion perpetua ba a questo exceilentissioio Stado, 
et che mai non farà cosa senza voler di questa Si- 
gnoria, el come partirà da matiua per Padoa, Vi- 
cenza, Verona, Brexa et Bergamo, poi 

El Serenissimo li usò verbapro verbis^ offerendoli 
questo Stado, dil qual poi esser certo per quello 
ha Tìsto rha £atto a beneficio suo eie. Poi si levò el 
lo acompagoò fino al patto di la scaia di piera, et 
fi ambedoi si cavooo la barella et si abrazouo, el 
li Savii a Terraferma lo acompagnoe Gno al suo alo- 
sunenio. 

Dapoi disoar, fo Pregadi, e( lelo la lettera dei 
Signor turco in laude di V orator Mocenigo, la co- 
pia sarà qui avanti, di Roma, di Pranza el di 
Augusta. 

JH Bergamùf di sier Marco Morexini el 
ék^OTy podestà, et sier Stefano Magno capita- 
nió. Come quelli, chiamato il suo Conseio, vedendo 
esser minali et non poter pagar il subsidio, hanno 
•ieeto, et mandano |)er suo orator alla Signoria 
nostra, donino liironimo di Passi dolor a dechia- 
rir la impotentia loro eie. £i cussi essi rectori acer- 
taoo questo esser io effetto, per baver putido per 
guerra, peste et carestia. 

Di Padoa, di sier Zuan Vituri podestà et 
sier Priamo da Lese capitanio. Come quelli de- 
puladi é venuto a dirli non poter satisfar la tansa 
a loro imposta, et veleno dar> fra termine di zorni 
5, ducali 70U0; del resto, ch^ é ^tri ducaU 7UU0, 
▼oriaoo termine 18 me» a pagar. 

Di Verona, di sier Alvise Foscari podestà 
et sier Marco Barbarigo capitanio. Come, per 

/ JDiaHi di M. Sanuto. — Tm* IIV. 






avanti havendo manda ducati 3000 di raxon di la 
tansa, bora ne mandano altri 3000, et atendeno a 
Tar la exation del resto. 

Di Udene, di sier Alvise Barbaro luogotC' 
nenie. Manda una lettera di Venzon, che li scrive 
quel capitanio, di gran danni fatti per turchi in Mo- 
ravia, et che V imperador, dapoi il perder di Pio- 
renza, ha perso quasi la reputazion in Alemagna eie. 

Dapoi letto le lettere il Serenissimo si levò et 
fece la relalione dil mcrchà dil sai si Irata col duca 
de Milan, qual fo comenzà a promuover per do- 
mino Beneto da Corte orator del duca, et come 
r era fatto con Ansualdo Grimaldo zenoese, qual li 
deva etiam ducati 50 milia et li sali di questa terra, 
overo non babbi potuto baver effetto over eh' el 
duca voj farlo con questa terra, el qual ba parla 
in Collegio dicendo largissimo parole di la servitù 
l'ha a questo Stado et non voi far cosa senza voler 
et saputa nostra. Di qual danari voi darli a l' impe* 
rator per baver il castello di Milan tanto più pre- 
sto. El qual mercado sta cussi: voi, per Q, anni» 
tuor a Tanno stara 150 milia a pagarlo il staro a 
soldi .... di la moneda imperiai, et voi la Si- 
gnoria metti uno a Milan a scuoder il danaro, et il 
darà una caxa. Voi ducati 50 milia contadi, et pa- 47* 
garli in mexi 16, zoè li primi danari si Irazerà dil 
sai, qual esso duca farà pagar a .... il staro, sia 
per il pagamento dil primo sai, et il soraboodante 
la Signorìa si pagi di danari presladi el, se questo 
non suplisse, ubiiga la intrada di la camera di Cre- 
mona, et altre clausule. Et come, hessendo sta fatti 
mediatori per il Conseio di X sier Nicolò Venier, ò 
sora la Zeca, et sier Gabriel Venier orator nostro, 
il duca ha ditto si metti questo, che*l merchà oou 
vaia s* il papa et V imperador non contenterà al 
ditto merchado. Item referi le parole ha ditto il 
duca in Collegio, item T orator de T imperador 
aercha questo merchi dil sai, et la risposta fattoli, 
mite alquanto ; ma al legalo li rispose altamente, 
come ho scritto di sopra. Poi disse che lui laudava 
hv il merchado perchè si avadagnava grandemente. 

Mancava di Savii dil Conseio sier Lunardo Emo, 
é fuor», et sier Domenego Trivixan, é indisposto per 
uno brusco. El Collegio sente il merchado, except^ 
sier Alvise Gradenigo savio dil Conseio. Et io ri- 
messo a parlar uno altro Pregadi su questa materia^ 

Pu posto, per , che in. questa sia- 

teria dil merchà dil sai, non obstaute parte in 
contrario, cadaun di Collegio, che poi metter parte 

(separati et uniti, possano venir con le sue opinion al 
Conseio, ut in parte. Ave ; 43 di no. Pu presa. 

7 



i 



99 



MDXXX, NOVElfBRfi. 



100 



Fu posfo, per sier Piero Mocenigo cassier di Col- 
legio et proveditor sora i Danari, una parte di tuor 
ducati 60C0 di danari di la tansa^ et meterli a le pre- 
sente ocorcDlie, atenlo il bisogno si ba del danaro, 
ut in parte Et a V incontro il Serenissimo, Con- 
sieri, Cai di XL e Savii messeno non tocar alcuna 
più summa di questi danari, ma tutti siano riser- 
vadi intacti per dar ducati 50 milia a la Cesarea 
Maestà, né siano lochi sotto la pena di furanti, zoè 
scudi 50 milia. 

Et sier Piero Mocenigo andò in rcnga, et parloe 
dicendo il bisogno è del danaro e di pagar galioti, 
e mandar ducati 2000 in Oistria per dar a le do 
galle Contarina et Trìvixana, state a Costantinopoli, 
le qual, stando, vuol di spexa ducati 200 al zorno, 
et che non sa dove trovar danari ; il Conscio non 
voi angarìe, ergo tolemo di questi. 

Et li rispose sier Zuan Contarini, savio a Terra- 
ferma, dicendo che questa tansa a la terraferma é 
sta messa per pagar la Cesarea Maestà, et za ne é 
sta toMi ducati 32 milia 370 et non si potrà haver 
50 milia, tolendo questi 6000 tanto manco si ba- 
vera. Et però é bon non li tuor, proveder per altra 
via etc. 

Et volendo il Mocenigo meter la parte, li Con- 
sieri, visto la soa creation, terminorono a bosoli et 
balote, 4 et 2, che non la podesse meter. Andò solo 
la parte del Serenissimo e li altri. Ave : 128, 63 
dfoo, 4 non sincere. 

Fo leto il brieve dil papa, scritto a la Signoria, 
implorando aiuto contra i lutberani, et si dagi fede 
a quello dirà il suo Legato. Item^ una lettera dil 
Sanga, che scrive al Legato voria la Signoria li desse 
aiuto di danari per 6 mexi, a ducati 10 milia al meze, 
per andar contra lutberani, et dar avanti tratto di 
tre mexate etc. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savii, 
tuor scudi 50 milia, 20 milia per biave comprar, 
6000 per lo armar, 5000 per spexe dil duca de 
Milan, ducati 1370 a sier Ferigo Morexini qu. sier 
Ziprian, e dil resto non si possi tocar, se prima non 
seranno posti insieme scudi 50 milia da dar a V im- 
perador, sotto pena di furanti. Et sier Piero Moze- 
nigo cassier messo a V incontro, ducati 6000 siano 
aplicali a la cassa di le presente occorrentie. Andò 
prima tra i Consieri s*il poi meter scontro o no. Fu 
preso di no : 4, 2. Andò la parte : 128, b3, 4. 



Copia di la lettera dil Signor turco scritta 48 
a la Signoria per il ritorno di ambasadori 
nostri, 1530. 

Laude a Dio 
expresso quale è iusto dominatore. 

Per lo adiuto di quella excelsa et polente Mae- 
stà et per la efiiratia de la sua parola et per gratia 
di molli miracoli di Mahamet mustaphà, che la be- 
nedition e salute de Dio sìa sopra de lui, qual é 
splendor solar de prophetia et segno stellare de 
gagliardia, duce di la schiera di propheti et guida 
de la squadra di santi, et por favor di soi qualro 
amici che sono Ahubechir, Homar, Hotmam et 
Fiali, che Idio sia de tutti loro contento et de le 
sante anime de tutti li beati de Dio. 

Suleyman Sach fioli de Sélym Sach 
Imperador sempre vittorioso. 

Io che son potente di potenti et miracolo Ira li 
homini et corona legittima di le Signorie che soq 
sopra la faza de la terra, ombra de Dio sopra le 
ditte terre ferme del mar Bianco et mar Negro, et 
de la Romania, et de la Natòlia, del Caraman, et de 
la Grecia, et del paese del Ducaldria, et de Diarbe- 
chir, et del paese di Curdi, et de Oedirbayzan, et 
de Gazerà, et de Damasco, et de Aleppo, dei Cayro, 
et de la Mecha, et de Medina, et de Hierusalem, et 
de tutto il paese di Arabi, et de Gemcn, et dil paese 
de li Tartari, eìetiam de molli altri paesi de li il- 
lustri et excelsi Signori mei maggiori hanno cum 
le loro violente forze subiugato, et etiam de molti 
altri paesi de la presentia de la excellentia Mia 
Maestà ho cum la ignea et vitoriosa mia spada su- 
biugato, dominador et imperador sultau Suleyman 
Sach imperator. Gol de Selim Sach imperador, che 
fu fiol de sultan Baiasith Sach imperator. Tu An- 
drea Grilli che sei honoratissimo tra li signori de 
li christiani et excellenlissimo tra li potenti sopra li 
seguazi de Jesu, te sia nolo come 



In questo zorno fu nova per la nave, vien di 4gn 
Seria, patron sier Pandolfo Contarini, carga di ce- 
nere e altro, parte a di 22 septembrio di V ìsola 
Cipri et a di 6 di Seria, riporta la morte di sier 



(1) U otrta 48" è MfM», 



101 



MDXXX, NOVEUBRE. 



103 



Francesco M ichiel qu. sier Hironimo qu. sier Anzolo 
dotor, a Baruto, era merchadaiile. El come era 
poche specie el poche sede, et che in Cipro erano 
nave noslre nunicro 5 qual cargavano biave. 

Noto. Li formenti è smachadi alquanti, caladi a 
lire 10 il staro; ma il vin carissimo, il teran lire 5 
la quarta, quel di marcha lire 7. 

^ di 5, la matina. Parti il signor duca de Mi- 
lan per Padoa, e andò in barca con barche nu- 
mero 

Vene in Collegio V orator Cesareo dicendo ha- 
ver baulo il mandato di la Cesarea Maeslù di scuo- 
der et quietar di ducali 50 mìlia, ch*é za venuto il 
tempo. Il Serenissimo disse si andava preparandoli, 
et se li darla molto volentiera, né si mancherà di la 
ubiigalion. 

Da Lian, di sier Zuan Antonio Venier et 
sier Zuan Pixani procurafor, oratori, vanno 
in tranaa, di 22 octubrio. Come esso Pixani 
spera a la fin del mexe potersi levar et seguir la 
sua legation. Avisano, el duca di Savoia, hessendo 
andato con zente per tuor Zenevfe che si fece 
Ganton di Sguizari, el inleso questo li Cantoni si 
messeno incontra, et 4 lege apresso 2^mbari lo 
messeno in loco che non poteva fuzer di esser preso 
da loro, et veneno a questo accordo, di cieder a 
essi Cantoni le raxon havea in la citlà di Zenevre, 
riservandosi il domìnio dil lerrilorio a lui, e darli 
contadi a essi Sgin'zari ducati 50 milìa per la spexa 
fata. El cussi è aquietate quelle cose. 

Di sier Sébastian Justinian el cavai ier . 
orator nostro, di 13 octubrio, di Ambosa. Come 
bavia inteso, li oratori nostri esser zonli a Lion el il 
Pixani amalato, de che si duol non polrano venir 
si presto, ni lui potrà repalriar se non nel cuor di 
r inverno. Scrive, de li nulla si negolia, il re a la 
eaza et madama non da audienlia. 

Di sier Gabriel Venier orator apresso il 
duca de Milan, date in questa terra eri sera. 
Come bavia parlato col duca zercha il merchado, 
qual é conlentissimo farlo ratificar al papa et a 1* im- 
pendor, e, noi Tacendo, non sia fallo nulla. 

Dapoi fu posto, per sier Gasparo Malipiero, sier 
Piero Landò et sier Fliponimo da chà da Pexaro, 
savi! del Conscio, et li Savii di Terraferma, di con- 
doder il merchado dil sai col signor duca de .Milan 
iusta la scrittura leda, con darli 50 milia ducali de 
contadi etc. 

Et andò in renga sier Alvise Gradenigo savio 
dil Conscio et contradise, dicendo non fa per que- 
sto StadOy maxime dandoli contadi ducati 50 milia 



senza cauzion. Poi vuol che a nostre spexe li sali 
si mandi di 3 moxi in 3 mexi a Pavia eie. Naro li 
50 milia ha richiesti in Collegio V orator di V impe* 
rador, et bisogna pagarlo. 

Et li rispose sier Gasparo Malipiero savio dil 
Conscio, dicendo el fa per nu a farlo ; per haver il 
castello di Milan havemo spexo per il duca de 
Milan .... miliona d' oro, et adesso varderemo 
a ducati 50 milia a far tanto ben et guadagnando 
tanto. Con altre parole, respondendo a quello havia 
ditto el Gradenigo. 

Dapoi parlò sier Piero Mocenigo cassier di CoN 49* 
legio, qual non voi il merchado ; et, volendo dir il 
bisogno dil denaro, li fo manda a dire per il Serenis- 
simo parlasse su la parte. Pur parloe che'l Conscio 
inteso il gran bisogno si ha di danari per disarmar 

et armar a tempo nuovo, et Poi non 

é il modo di trovar il danaro si non con danno 
grando; biasemando il merchà. 

Dapoi sier Nicolò Venier, è sora la Zeca, andò 
in renga, e mostrò che, dando di la Zeca li ducali 
50 milia con aver ubiigalion, per poter pagar li 
mercanti di soi ori, dil sai di Brexa, Crema e 
Bergamo, zoé li deposili li qual e deputa a li Monti, 
sarà puoco danno, et facendo il merchà si avada* 
gnerà. 

Dapoi sier Piero Morexini, savio a Terraferma, 
andò in renga et rispose a quanto havia dillo con* 
tra il merchado sier Piero Mocenigo; et venuto zoso, 
sier Luca Trun procuralor andò in renga per par- 
lar. L'ora era tarda; fo rimessa a luni. 

Adì 6, domenega. Fo San Lunardo. Non 
fo lettera alcuna. Vene in Collegio Torator di Ber- 
gamo, domino Hironimo di Pàssi dolor, in scusa- 
lion di la impotentia di quella comunità el populo 
bergomensc in pagar la tansa imposta, narando la 
guerra aula, la peste el fame, con altre parole. Il 
Sesenissimo li rispose che bisognava i pagasseno 
questi danari, i quali é a tanto beneficio di loro. 

Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Vene il Serenis- 
simo. Fato capilanio di le galit di Barbarla sier 
Francesco Dandolo, fo capilanio di le galle di Ale- 
xandria, qu. sier Zuane. Et reduto il scurtinio per 
far Consolo in Alexandria, fo tolti 4; ussite sier 
Nicolò Brngadin, fo consolo in Alexandria, qu. sier 
Andrea ; et fo tolto sier Nadalin Coularini, fo di 
Pregadi, qu. sier Lorenzo, e non fo provado con 
dir era il so nome debilor. fior, ussito il scurtinio, 
dillo sier Nadalin andò alla Signoria a dolersi del 
torlo faloli, et la Signoria non volse (ar nulla ; andò 
a li Avogadori, i qual si levono et non volseno fosse 



<03 



MDXXX, NOVEMBRE. 



104 



ballolà il Consolo di Alexandria, el che la Signoria 
havia mal termenalo che1 Contarini non si provasse, 
alento non è poslo su libri a la sua letlera debilor, 
ma in lettera N. Hor sier Andrea Mocenigo dolor 
et sier Mafio Lion, avogadori, erano cazadi per li 
Consieri, et andono a sentar; restò solo sier Ferigo 
Renier, qual inlromesse la termenalion di la Signo- 
ria di non haver lassi balotar sier Nadalin Conta- 
rini in scurtinio consolo in Alexandria, et per con- 
sequenle volsa non fosse balotato sier Nicolò Bra- 
gadin, ussiva per scurtinio, et li 4 scontri. Et li 
Consieri si tolsono zoso. Non fo balolà el andò zò 
la voxe, el farasi il primo Conscio. Fo fatto altre 
7 voxe e lutle passono. 

Fo in questo Conscio, prima si andasse a ca- 
pello, chiami li Censori dal Serenissimo, dicendoli 
le gran procure si feva. Ilor fo fato lezer per Zuan 
Bapista Ramusio secretario, fa V oficio di canzellier 
grando, certi ordeni dil Gran Conscio che deveda 
le pregierie eie. 
50 Noto come in questa nolle morite in questa 
terra a San Cassan, in la caxa da chi Corner chia- 
mata de la Rezina, uno zovene, parente del duca de 
Milan, chiamalo il conte Zorzi Stampa, di eli anni 
31, fratello di monsignor Slampa che resta orator 

del duca in questa terra, el dil conte 

Maximilian Stampa, qua! era maridato questo aimo 

in la fia con dota ducali 5000. Hor 

é morto senza mal, in hore . . . , da meninconia 
per aver perso assi denari, poi per aver usato 
molto il coyto con una garzona. Hor fo scrillo, per 
li soi, di questo a Padoa al duca, qual ordenò fusse 
in una cassa posto el mandalo per terra a sepelir 
a E cussi fo fato. 

DI Padoa, vidi lettere di sier Priamo da 
Lese eapitanio, di 5, scritta a sier Rironimo 
Malipiero qu, sier Jacomo. Hozi a hore 34 pas- 
sale zonse de qui la excellentia dil duca, el smon- 
tato al Portello nui con molti ciladini el luminaria 
di lorze el trar di artellarìe lo honorassemo. Et 
montati a cavallo, volse al tutto che noi reclori lì 
precedessemo, et nui molto contrastassemo, il duca 
voltò la mulla dicendo che torneria in barcha, siche 
ne fu forzo niellar, per alquanti passi, il magnifico 
missier Zuan Vituri podestà in mezo, e io poi me 
tirai con il Venier orator nostro ìndriedo. El cami- 
nando, soa excellentia vele che io non era al loco 
mio, mi mandò a dir per uno staGero che io do- 
vesse cavalcar avanti. Li mandai a dir che pregava 
sua excellentia che mi lassasse un poco raxonar con 
il magniflco orator, che era pur assi tempo che non 



r havoa visto, adeo che sua excellentia cavalchò ni 
suo loco. Et era una bora et meza di nolle quando 
zonzessemo al vescoado, donde era aparechialo lo 
alozamenlo suo: el dismontati, al tulio non volse 
Pacompagnassamo a la camera ; pur, lanlo pregato, 
eonlentò, ma al tutto volse che li andassemo avanti. 
Non ne parse, et a la scala t )lessemo bona licenlia. 
Domane Tandaremo a compagnar El habbìamo 
inleso che vori far dir una messa a Sanlo Antonio. 
Luni, a di 7, vori ved»T la lerra, et marti, farà co- 
lalione, et anderà a Vicenza. Habbiamo spazato a 
Vicenza a quelli reclori, el avisarli il zonzer suo di 
qui, aziò li aparechia ancor loro per bonorar sua 
excellentia. 

Noto. Eri in Pregadi fu posto do parte, le qual 
non ho nolade al loco suo. La prima 

Fu posto, per li Consieri, che una possession la 
qual il prior di Thospedal di Santa Maria di la Mi- 
sericordia de Veniexia, zoé do cnxe poste in San 
Marzilian, àlias dele a livello a sier Alexandro Per- 
marin, poi a sier Toma Michiel qu. sier Piero, sia 
confirmi. 145,8,20. 

Fu posto, per li dilli, che a sier Alvixe Mali- 
piero qu. sier Fanlin, una possession dimandala el 
Musil apresso le mure di la terra di Coneian, la qual 
bave a livello sier Francesco Malipiero suo avo da 
la Signoria nostra, posta ne l'estimo di Treviso e 
tamm è exempto, che*l sia aldilo dal Collegio di 
XXX ut in parte. Ave : 150, 6, 5. 

A d\ 7, la malina. Vidi lettere di Padoa, di 50* 
sier Priamo da Lege capifanio, di 6, Questa 
malina siamo stati a levar la excellentia dil duca, el 
ha volesto andar a piedi fino al Santo, et cossi con 
tulli questi cavalieri el ciladini T habbiamo acom- 
pagnato. El al lutto ha volesto chel podestà gli pre- 
ceda, e non ha valso dimandarli de grafia sapendo 
che da li nostri Signori saremo biasemati, né ha 
valso le parole del nostro orator in tal materia, 
e al tutto voleva ritornar adrieto, siche il podestà 
convene precieder, el io driedo con il magnifico 
orator. El gionto alla chicsia del Santo, ivi era pre- 
parata una messa solenne in canto. Aldilà la messa, 
lo acompagnassemo a cavallo, e mai volse dfsmon- 
tassemo per acompagnarlo di suso, siche ne fu 
forzo far a suo modo. Questo signor usa gran bu- 
manitade. La morte del Slampa de li gli ha dato 
gran noglia, et disse che questo viazio li seria pur 
slato piacevole sei non havesse hauto questo di- 
spiacer. Et dapoi disnar mellessemo ordine de ca- 
valcar per veder la terra. El come ne parse l' hora 
maodassemo a veder, el ne fo risposo che'l iiou 



105 



MDXXX, MOVEMBRB. 



106 



voleva cavalcar. Et poi fo mandato a veder se sua 
excellentia voleva visitalione; ne mandò a dir cbe'l 
ne pregava lo vossamo lassar andar cossi familiar- 
mente cum alcuni soi cavalli. Et habbiamo inteso 
esser andato a Santa Justina. Li habbiamo mandalo 
Il 100 scadi ultra le spexe che facevamo per avanti, 
sicome ne cornette la illustrissima Signoria, li qual 
forno dati al suo maestro di caxa, li quali non li 
volse tuor senza licenlia del prefalo duca, e tornò 
direndo che sua excellenlia per niente non li vo- 
leva. Li fo risposto che non polevemo far di manco 
di non darli, perché co<l havevemo in comission da 
la illustrissima Signoria, et lì buttò il messo nostro 
sopra una tavola, dove era il ditto maestro di caxa 
con alcuni sui genlilhomeni, et ivi li lassò e se parli. 

Questo medemo aviso essi rectori scrisseno a 
la Signoria, et fo lette in Collegio. 

Vene in Collegio Torator di Pimperator dicendo 



Vene in Collegio iVwt^i' <'<^l ^"«a di Urbin 
eapitanio zeneral nostro, solicitando danari por pa- 
gar le zenle; et su questo ditto orator si afaticha. 

Dapoi disnar, fo Pregadi per expedir la materia 
dil marche dil sai si tratta. Et fo letto alcuni avisi di 
Augusta, di 26 octobrio, auti per via dil duca di 
Manina, et queste lettere solamente : 

Di Miìnn, del proihonotario CaraBoìo ora- 
tot t^sareo, di ... , Come havea auto lettere di 
la Cesarea Maestik zercha li scudi 50 milia dia haver 
da la Signoria nostra per la forma di capitoli que- 
sto mexe. Pertanto 

• •••••• 

51 Di Brexa, di sier Christofal Capello vice* 
podestà e sier Antonio Jusfinian eapitanio. 
Come mandano ducali 3000, scossi di rason dil .sus- 
sidio, e alcuni ori da meter in Zecba e redurli a 
scodi nostri. 

Di Udene, di sier Alvise Barbaro luogote- 
nente. Conie ha ricevuto le lettere nostre che quella 
Patria non niandi oratori di qui, ma si atenda a la 
exatiooe. Di che bisogna chiamar il pariamento, et 
li é Iratarà questa materia eie. 

Fu posto, per li Savii del Conscio nominati di 
sopra, exoepto sier Alvise Gradenigo, et i Savii di 
lerrafernia, il mercbù dil sai col duca di Milao sia 
concluso. 

Et andò in reng% sier Ijuca Trun procura lor. 
Conlradise dicendo volemo esser mercatianli ; tuorli 
li popoli solo el duca de Milan inimici con danno 
nostro etc. 



Et li rispose sier Piero Landò, savio del Con- 
scio dicendo é da furio ad ogni modo. Hor sier Al- 
vise Gradenigo messe indusiar. Andò le parie : 14 
non sincere, 20 di no, .... di sier Alvise Gra- 
denigo, ... di Savii. Iterum balolute : ... non 
sincere, 80 di Savii, 120 di indusiar. Et questa fu 
presa. 

Fu posto, per i Consieri, Cai di XL et Savii, dar 
a Luise Fradello, qual serve et ha servito per coadiu- 
var il scrivan di Camerlenghi di Comun nel far di 
conti, ducati 2 al me^e, et siali concesso di esser 
fante al ditto oRitio in loco qu. Zorzi di Polo poi 
anni 5, ut in parte. Ave : 155, 23, 4. 

Fu posto, per li dilli, dar a uno Thomaso da 
Venetia, fu sora le artellarie in campo, al qual per 
sier Polo Nani provedilor zenefal in campo li fu 
dato provision ducati 10 per paga a di primo luio 
15*29, pertanto sia confirmà la ditta provision a la 
Camera di Vicenza in tempo di paxe a page 8 a 
Tanno, in tempo di guerra a mexi correnti ; e sia 
soprastante di le artellarie in Verona. Ave.' 16i, 
U, 8. Fu presa. 

Fu posto, per li ditti e li Savii ai Ordeni, che a 
Michali Leo da Legena, qual è vechio, privo de uno 
ochio, li sia confirmà per altri 5 rezimenti la scri- 
vania del teritorlo di Retimo. 150, 9, 11. 

Et licentiato Pregadi a bore una di notte, restò 
Conscio di X con la Zonta, et preseno, aziò al 
compia questo mexe la causa di Loredani, dar a 
tutte do le Quarantie 8 post prandii^ et il resto 
balotar vacui, ut in parte. 

^ 51 S, la matina. Fo lettere da Constantino* ^1* 
poli, di sier Francesco Bernardo consolo (bailo), 
di 23 sefembrio. Come havea ricevuto le lettere del 

Senato zercha El Signor con il magnifico 

Imbraim sono fuora su la Natòlia apresso Bursa in 
uno loco ditto Janizari. 

Vene sier Lunardo Emo, savio del Conscio, stalo 
in villa, et diss'' come el sentiva il mercbado dil sai, 
et voi ritornar al Conscio el parlar, et spera ehe'i 
sarà preso, et voi hozi si consulta, et poi chiamar 
il Conscio. 

Di Padoa, di sier Priamo da Leze capita* 
nio, dì 7. Questa matina a bore 16 la excellentia 
dil duca montò a cavallo, et nui insieme, et iterum 
siamo ritornati al Santo perché beri aldite li la 
messa grande, li parse tardi et volse andar a di- 
snar, questa matina à voluto 11 aldir una messa 
piccola. Et dapoi andato atomo la chicsia et visto 
tutte quelle cosse che suno belle da veder, poi an- 
dassemo nella sagrestia e viste le reliquie ci ar« 



107 



IIDXXX, NOVEMBRE. 



108 



zenfi con la lesta di Santo Antonio, el ha fatto 
oferta de 25 scudi. Alden io la messa, gioiise 1* am- 
basciator di Pranza residente apresso de lui, par- 
tilo di Venetla questa notte. Monlassemo a cavallo. 
Sua excellentia volse che af tutto il podestà con lo 
ambasciator dicto precedesseno avanti de luì, et poi 
sua excellentia con il nostro ambasciator et io, sua 
excellentia in mezo. Cavalcassemo fino al vcscoado. 
Dapoj disnar andassemo' a sua visitalione el poi an- 
dassemo a cavallo atorno la terra el l'ha vista tutta, 
et disse che mai viste la più Torte ci bella. Et fatto 
colalione, ne ha ditto, da malina volersi partir per 
Vicenza. 

Dapoi disnar, fo Collegio di la Si;^noria per aldir 
la diferentia del priora di San L^zaro tra il pntriar- 
cha el li procuratori sier Zacarià Bembo qu. sier 
Daniel, sipr Alvise Viluri qu. sier Bortolo et sier 
Jacomo Pisani qu. sier Domenej?o el cavalier. Et 
parlò sier Sebastian Venier avocalo per li procura- 
tori di r hospital, el per il patriarca il vicario suo. 
Ifor la Signoria voleva lermenar che'l patriarca 
non havesse alcuna iuridition in far il prior del 
ditto hospedal, ma il Serenissimo intrigò, dicendo 
é iurisdition del Dogado, et voi far veder ben le 
scrilure. 

In questa malina, in le do Quarantie, in la causa 
di Loredanl, compile di parlar domino Alvise da 
Noal dolor, avocalo di sier Luca Loredan e di sof. 
El poi disnar redutte esse Quarantie comenzò a 
parlar e risponder a tulli do li avocati sier Zuan 
Dolfin fo avogador in questo caxo, el andare segui- 
tando il suo parlar. 
52 A dì 9. Fo San Thodaro. Non senta officii 
ni Quarantie : per la terra si lavora. 

jDi PadoGy vidi lettere di sier Priamo da 
Lese capitanio, di 8. Questa malina, da pò aldilà 
la letione di domino Franceschin da Corte doclor 
milanese, il duca venne a veder il palazo di la Ra- 
xon el molto li piaque. Monlassemo a cavallo el 
acompagnassemo sua excellentia a lo alogiamento, 
dove fece colationc; el la compagnia nostra con il 
magnifico podestà vene al mio palazzo, per esser 
pili vicino, dove ancor nui fessemo colalione. E 
inleso soa excellentia era per montar a cavallo, tulli 
insieme andassemo a corte, el qual montava a ca- 
vallo. E cus^ caminando, volse al lutto che*l po- 
destà li precedesse; sconlrassemo l'oralor del re di 
Pranza, el qual volse al tutto meterlo di sopra, 
siche slava in mezo del duca e dil podestà, el io 
drielo con V ambassalor nostro. El ussiti per la 
porla di la Savonarola che va a Vicenza, e lì fuora 



erano li soi lizieri, zerca da numero 100, con li elmi 
in testa e le lanze negre su la cossa, con le bandi- 
role tutte negre per il corolto. Soa excellentia era 
sopra una mula morella con coperta di panno ne- 
gro, el lui ludo vestilo di negro, molto ferial. Pas- 
sato il ponte dilla porla sua excellentia si voltò, e 
non volse per niente si andasse più avanti, el 
molto ne ringraliò di honor el compagnia li bab- 
biamo falla eie. Eri sera scrivessemo a li rectori 
de Vicenza. Beri fu San Prosdocimo protelor di 
questa città, e li frati di Santa Justina fanno festa el 
danno elemosine, e tanta è sta la furia el calca dì 
poveri che se n*é sofocale 7 Ira mascoli, femene el 

pulii. 

Vene in Collegio Torator di i'imperador et 
volse audienlia con li Cai di X, el qual apresentò 
una lettera di credenza di l'imperator, poi comenzò 
a parlar, dicendo molto saviamente come la Cesarea 
Maestà era christianissima, el 



Da Cividaì di triul^di sier Gregorio Pi- 
Sfamano provedifor, di 5 novembrio. Come li 
agenti dil re Ferdinando in Goricia imposeno an* 
garie a quelli di questa ierra, come scrisse, di 30 
per 100 che hanno beni etc. Bora, di nuovo, hanno 
fallo la execulione, et fallo pagar alla maggior 
parte, el voleno si pagi tutto il resto. Etiam che 
li con^rli di Tolmino pagino certa porlione per 
rasetar, come dicono questi consorti, per la strada 
di PIczo. Unde questa comunità manda uno altro 
orator a la Signoria nostra per nararli la impor- 
tantia di questa cosa. 

liem, scrisse a li Cai, questi di Gorilia, agenti 
ut supra, desegnano a far la strada di Plezo, qual 
bora si usa solo con cavalli, si possi etiam venir 
con cari, e dove per essa si vien a Cividal che si 
vadi per Canal di Ronzina con le mercanlie a Gori- 
lia, come altre fìate era opinion di I* imperador Ma- 
ximiliano, e perciò hanno imposta una angaria, il 
che à sapulo da persone degne di fede, il che se- 
quendo, saria gran danno a questa terra e a tutta 
la Patria. 

Di Roma, dil Surian orator, d» . . . Come 5 
era nova de li ch'el papa a Fiorenza havia fallo 
taiar la testa a tre di principali fìorenlini relenuli, 
videlicet Jacomo Girardi, Francesco Carduzi el 
Bernardo da Castiglione. 

Dapoi disnar, fo audienlia publica el li Savii si 
reduseno a consullar. 

Di Augusta, del Tiepolo orator, di 29, 
Come la Cesarea Maestà era per partirsi per Pian- 



m 



UDXXX, NO^fiMfiRfi. 



110 



dra, et si dice si abocberi col Chrislianissimo re. j 
Questi (li Augusta hanno risposto a Cesare che, con- 
tra turchi, é per niettcr la vita e le facultà loro, 
ma, quanto a la fede, che 



53 Di Augusta^ di 26 Octubrio 1530, al signor 

duca di Mantoa. 

Fra dui di si crede che don Pietro della Cueva 
partirà per Ronoa. La resolulione, che porlarà in là, 
con questa io non la. scio avis;ir a vostra excelleu- 
tia, perchè io non ho havuto alcuno tempo da poter 
procurar de intenderla ; ma per le prime V avisarò 
di quanto sera possibile saperne. Che hessendo in 
questo proposito, perché V altro giorno scrissi a vo- 
stra excellentia che Sua Maestà scrivea al .... di 
aspetare qui la risposta di la comissione del prefalo 
don Pietro, bora, come meglio informalo, V aviso 
che non dice d' aspettare qui in Augusta dieta ri- 
sposta, ma aspetarla in permania, non distinguendo 
altramente il loco. Certamente queste cose de lu- 
Iherani, per quanto si vede, non pij;liano quel bon 
verso che si sperava, pur per ancor non so dire a 
vostra excellentia che iudicio se ne facia ; ma que- 
sta matina ho inteso che li homini di questa città 
beri risolseno Sua Maestà che in tutte le cose con- 
cernente lo interesse di quella et della università 
Christiana, come seria dire contra il Turco, sono per 
far quanto Sua Maestà li comandarà, non respar- 
miando né sangue né roba per satisfarla ; ma che, 
zerca la opinione de la fede, non vogliono departirsi 
dalli precepti de Dio, li quali credeno che per il pas- 
sato non siano stati cosi ben intesi come al presente, 
né intendeno partirsi da questa credenza sin che non 
baoDo miglior interpreti, accennando al Concilio. Et, 
quando questa risposta sia vera, si pensa che sia 
slato universale concetto di tutte queste Terre, le 
quale risponderanno di una medesima maniera. 

Fra ire di monsignor di Prato, il quale vien di 
Pranza, sera qui, et é stato ordinato che per la per- 
sona sua gli siano date stanzie in palazo, perché 
durante V absentia di monsignor di Nansao gli ha 
da servire per zamberlano. Alcuni é qui in opinione 
che, andandosi in Fiandra, la Maestà Cesarea et la 
Cfaristianissima debbano convenire a parlamento in 
qualche loco comodo a V uno et 1* altro : forsi che 
alh venula dì monsignor di Prato se intenderà più 
di certo. 

Di verso Hongaria non se intende altro, salvo 
che il Turco faza grandissimi preparamenti. Questi 






di é sta preso qui in la corte del re uno che si chiama 53* 
il Sbardelalo, il quale negociava le cose de alcuni 
signori corvati : non si di^e il perchè; ma, per essere 
stato altre volte aUi servitii di Tarzivescovo de 
Strygonia, il quale è nemico di la Maestà del re Fer- 
dinando, si dubita di qualche suspitione per questa 
causa. 

Del medetno, alti 27 anteditto. 

Si è verificato che1 Christianissimo si ha fatto 
renunciar le ragion del marchesato di Saluzo a quel 
marchese che havea pregione, il che non piace 
molto etc. Il duca di SavoJH aspira al contato di Aste 
por (lanari. Pensasi che la elelion del re di Roma- 
ni si differirà, et questo perchè le cose di lulherani 
non pigliano troppo buon camino, et non vi si pò- 
Iria devenir senza una scoperta inimicitia, il che 
seria male a proposito per T impresa di Hongaria. 

A dì 10, la matina. Non fo cosa alcuna da con- 54 
to, da notar, in Collegio. 

Da poi disnar, (o Pregadi, per la materia del 
merchado di sali, et fo 3 opinion. La prima di sier 
Domenego Trivixan el cavalier procurator, sier Hi* 
ronìmo da chà da Pexaro, sier Lunardo Emo, savii 
del Conscio, sier Piero Morexini, sier Zuan Conta- 
rini, sier Jacomo Dolfin et sier Hironimo Grimani, 
savii a Terraferma, che si fazi el ditto mercado dil 
sai col duca de Milan. 

Et sier Gasparo Malipiero savio dil Conscio, voi 
si fazi 



Et sier Marco Antonio Corner qu. sier Polo, sa* 
vio a Terraferma, voi si fazi con darli a la mesura 
nostra li sali et li vengi a tuor li sali di qua. 

Et parlò primo sier Marco Antonio Corner. Li 
rispose sier Jacomo Dolfin. Poi parlò sier Gasparo 
Malipiero. Demum sier Thomà Mocenigo el qual 
non lauda il mercado dandoli danari, ma darli li 
sali come si fcva a li altri mercadi. E li rispose sier 
Lunardo Emo, laudando far il mercado. Li rispose 
sier Alvise Gradenigo. Et T bora era tarda, 4 bore, 
et fo dà certa scrittura per 1* oralor di Milan, et fo 
dito si vederla, et poi uno altro Conscio el si expe- 
dirà. 

Fo leto prima la lettera de V imperador, di cre^ 
denza, con grandissima credenza et sacramenta il 
Conscio, et poi leto una scritura ha dà in Collegio 
r orator Cesareo, dove é nota quanto à refendo 
da parte de V imperador, ut in ea. 

Di Verona^ di rectori. Come erano zooli 



ni 



MDXXIi NOVEMBRI. 



112 



1500 bnzinecb, che tornano a caxa, sul manloan; 
et quel goveriiador del duca di Hanloa, li pre|>ara 
alozamenlo, scrive come erano zonti sul manloan 
et alozavano a descrilion Tacendo danni, perlanlo Ih 
fazino preparar viluarie aziò sul veronese non Tazi- 
no mal. 

Di Vicenza, di sier Nicolò Donado podestà^ 
eisier Marco Antonio (Pieiro) Grimani capita- 
nio, di . , . , Del zonzer li quella sera lo illustrissimo 
signor duca de Milan. Li andono conlra con una 
bellissi I a compagnia di cittadini et cavalli et, come 
fono a la porta, '20 citadiui con colaine d'oro smon- 
tano da cavallo et volscno andarli avanti ; il qual 
duco non voleva, pur ave pacientia, ma per niente 
iton volse andar di sora di esso podestà. Uor alozoe 
5I« in la caxa di domino Marco da Tiene, dove era be- 
nissimo preparato, ci li altri soi in caxe di diversi 
cittadini, et tutti a spexe di quelli dove alozano. À 
di IO, ha ditto, volersi partir per Verona eie. 

Fu posto, |)or li Savi : Resta debitori, per conto 
di la duia di Padou, Sebaslian et Hironimo Pizaco< 
min, come f^xatori di Tanno lu*2() et ì'ò'll, lire 501 1 
di picoli, el avo gratiu del 15^28 de pagar in ter- 
meni, et non liavendo pagato, sia preso cbe li ditti 
debbano exborsar in termine de zorni 10 lire 15519, 
et quelli danari far portar a li Camerlengbi di Co- 
n)un per dar al capilanio zeneral nostro, altter sia- 
no astretti a pagar con pena IO per iOO in aver e 
in persona, e cussi li piezì, ut in parte. Ave : 

147,12,25. 

Fu posto, per sier Piero Mocenigo proveditor 
sora i Danari e cassier di Collegio: Atento dil 1508 
morisse uno Felise Poliza da Suzil, qual leniva uno 
feudo nobile e zentil, fo scrito per li Cai di X a 
sier Andrea L*oredan luogotenente in la Patria, 
aleuto domino Francesco Poliza el Hironimo, fra- 
delto del defunto, pretendea succeder nel dillo feu- 
do, aldisse et terminasse^ il qual terminò ditto feu- 
do fusse di la Signoria et fusse usufruttuario in vita 
dillo domino Francesco, la qual senteulia fu fata 
1506 a di 4 setembrio, et dil 1518 morite diclo 
domino Francesco, volendo li Provedilori sora le 
Canore exequir la senleuzai per sier Domenego 
Trtvixao el cavalier procurator, proveditor sora i 
Monti, fu ortttnus sospesa ; pertanto sia preso che 
lì Provedìtori sopra le Camere debbano veiuler il 
ditto feudo nobile et sentii al pubblico incanto, ri- 
tervamlo lì usifrutli al Ooaùnio nostro ut in parte^ 
el ditti Pro veditori liabbiuo 2 per 100, et b danari 
siano posti alle preseota ocooreutie. Fu presa. Ave: 
142, 17, 8&. 



Fu poi posto, per sier Mann Conlarini, sier An- 
drea da Molin, provedilori sora l'Armar, che, alento 
fusse preso il terzo di danari di le presente occor- 
renlie sia a l' Armar, sia deebiarito che *l terzo di 
questo feudo sia di V Armar. 177, 6, 1 1. 

A dì 11, fo San Martin. La matina veneno 
in Collegio sier Anz<ilo Gabriel, sier Alvise Badoer 
el sier Stefano Tiepolo, avogadori, stali in terra- 
ferma, che per la gratia haveno in Gran Conscio é 
venuti de qui, et sier Stefano Tiepolo, pili zovene, 
Inferite, el sier Anzolo Gabriel reìerirà in Pregadi. 
1 qual Avogadori erano vestiti, il Gabriel alto e 
basso paonazo, li altri do alto e basso cremexin. 
Disse esser slati fuora mexi 8, Padoa, Verona, Bre- 
xa, Crema el Bergamo, et per zornala si vederà le 

operalion loro, e haver niandato (li qui ducali 

Compilo, parlono in rechia al Serenissimo, volendo 
ia Quarantia Criminal solo per uno zorno, da ma- 
tina e poi disnar, per metter di relenir ; A cbe si 
convien dar col Conscio di X con la Zonta. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio. Non (u il Se- 
renissimo ; vicedoxe sier Andrea Mudazo. Fu fato 9 
voxe ; et Proveditor di Comun, Camerlengo di Co- 
mun el Raxon Vechie non passoe. lo fui in eletion 
in la seconda ; tolsi a le Haxoo Vechie sier Andrea 
Sanudo qu, sier Alvise mio nepole. 

Et nota. Non fo strida Avogador di Comun in 
luogo di sier Ferigo Renier, che acela podestà a Ve- 
rona, e r oGcio manca za 7 zorni e non poi vacar ; 
ma fo strida capilanio a Bergamo. 

Eri in Pregadi fu posto, per i Savi di Terrafer- 
ma, che a Gentil di Asola, qual ha servilo gran 
tempo per homo d' arme, el é vechio, li sia dà taxe 
4 al mese, di le taxe vechie del territorio di Esle, a 
lire 4 soldi 10 per cavalo. 125, 42, 14. Fu presa. 

A dì 12, la matina. Fo lettere di Augusta, 55 
del Tiepolo oratcr, di primo, in risposta di 
lettere di la Signoria, scritoli in diverse lualerie 
che occore. Et nulla dice del concilio. 

Di sier Zuan Diedo proveditor cenerai di 
Dalnuiiia, fo lettere date a ... .adì ... . 
Scrive come il sanzaco del Ducato feva zente. 

Da poi disnar, fo Conscio di X eoo la Zoota per 
causa di la venula di Avogadori fiscali overo extra- 
ordinari. El fu preso prima con la Zoota eerta parla 
di dar termine a le Camere di pagar quanto diano 
dar, dì la limilalion, in 3 anni. 

Item, fu posto ritornar certe uUlilà bavea li ca* 
pilani primi di V ixola di Corfù, et che le beveva 
Alexaudro di Gotti et poi la sua morte fo messe in 
la Signoria, et baveodo sier Franoeseo Boodimier 



Ii8 



UDXXXf MOVEIfBRg. 



lU 



qa. sier Bei^nardo aula pergralia per 10 rezìmeiili, 
le voria rehaver, utinparte, e posto di dargele. Non 
fu presa, imo manchò una ballota a prender dì no. 

Item^ poi con Zonta di Collegia fu preso che 
luni, a di 14, da matina et poi disnar siano date la 
Quarantia Criminal et Civil Vechia a li Àvogadori 
extraordinari. 

ItnUj fono per expedir certi processi et lettere 
di Antivari, et comenzi, et 1* bora larda, fo rimesso 
a un altro Conseio. 

A di IS, domene^a. Vene in Collegio sier Za- 
earia Barbaro qu. sier Daniel, stato proveditor su 
le biave in veronese, et si amalo. Hor varilo, refe- 
f ite le operation sue zerca le biave. 

Veneno li Ire Àvogadori extraordinari et ricbie- 
seno il Serenissimo con la Signoria et le do Qua- 
nnlie per da matina et da pò disnar, et cussi fo 
ordinalo^ 

Da poi disnar, fo Gran Conseio. Non fu il Sere- 
nissimo. Fato luogotenente in Cipri, sier Agustin da 
Mala el consler ; consolo in Alexandria, sier Nadalin 
Contarioi, qual vene per scurtinio; et altre voxe, ma 
Proveditor di Comun niun passoe. 

Nolo. A di 10 introno le do galie sotil slate a 
Constantinopoli, sier Marchiò Trlvixan el sier Hi 
ronioia Gontarini qu. sier Anzoio. Et bozi ussiteno 
di casa con licentia di Proveditori sora la Sanità. 
55« A dì 14y la matina. In Collegio, col Serenissi- 
mo, Consierì, non era sier Marco Dandolo dolor et 
cavalier, et Cai di XL, se reduseno li XL Criminal et 
Civil Vecbii, et fo cazado sier Hironimo Longo fo 
camerlengo a Verona qu. sier Zuane, é XL Criminali 
et .... Et reduti, sier Anzoio Gabriel andò in 
TengA^ et comenzò a far la naration et leto le seri- 
lore per Nicolò di Gabrieli suo secretano et noda- 
ro; et, perchè non compiteno, iterum da poi disnar 
si reduseno a lezer, et veneno zoso a bore 2 di note 
eoo grandissima eredénzaé Remesso a da matina. La 
terrs diee é per prender di retenir, e questo è 
cerfc^i sier Polo Nani fo proveditor zeneral in cam- 
po qu< sier Zorzi, il coiateral zeneral, Vieenzo Mon- 
tieoli vieecolaleral, et alcuni slati pagadori in cam- 
po. Si dice etiam sier Justo Guoro, fo capilanio a 
Bergaino. 

Et li Savii si reduseno da basso in eamera de 
r audienti) in palazo del Serenissimo, et si inlese 
per via di Y orator dil duca de Milan come il mer- 
elMdo dil sai era concluso con Ansualdo Grimaldo, 
et esser venuto lo assenso a questo di la Cesarea 
Maestà. Dil che esso orator si doleva non era sta 
i^nduso eon questo Slado. 

/ Di€Hi ii M. Sanuto, — Tom. UT. 



Noto. Eri fo, di Verona, lettere di V inlrar dil 
duca de Milan in quella città, honorato eie., a di 10 
a bore 18, alozato nel vescoado, et la matina a di 
1 1 partì per Mantoa. 

A di 15, la mattina. Fo lettere di Verona^ di 
sier Gabriel Venier orator nostrof Dil zonzer a 
di 1 1 11 il duca de Milan, molto honorato da li no- 
stri reclori, et alozato in vescoado a spexe di la 
Signoria nostra, el qual partirà poi per Mantoa. 
Scrive, zerca il merchà dil sai, come era venuto lo 
assenso di Cesare dì farlo con Ansualdo Grimaldo, 
et però 11 signor duca li ha ditto, volentieri l'haveria 
fatto con la Signoria nostra, ma adesso non poi faf 
altramente che col Grìmaldo. 

Item, tenuta fin 12^ Kore 12, Come in quella 
bora il signor duca si levava per Mantoa. 

In questa matina, iterum reduto le do Quanm- 
tie in Collegio col Serenìssimo et la Signoria, fo 
seguito a le/er le scritture fin nona, el mancava 7 
carte. Et da poi disnar, iterum reduli, compito di 
lezer, li Àvogadori extraordinari sopraditi messeno 
di relenir tutti cinque soUoscrilli. Et qui fo coalra- 
versia si doveano balotar la retention di tutti over 
a cadaun. El parlò sier Alvise Mocenigo el cavalier, 
consler, che messe fosse balolà a un a un. Et li ri« 
spose sier Anzoio Gabriel. Poi parlò sier Hironìblo 
di Prioli el XL Criminal qu. sier Jaèomo da ééHi 
lelixe. Li rispose sier Alvise Badoer. Andò la par- 
te : 58 del Mozenigo, 3 di no, 12 non sincere. 

Et poi messeno lì Àvogadori retenir sier Polo 
Nani qu. sier ZorzI, fo proveditor In campo, perea 
quae dieta et l^ta sunt. Ave : .... 10 di no, 
9 iion sincere. 

Item, retenir domino Zuan Andrea da4^ato et 
cavalier, coiateral zeneral. Ave : . . . . 

IteMf retenir sier Francesòo Grilli, fo provedi- 
tor in campo, di'sier Domenego. Ave : . . . . 

Item, relenir Vieenzo Monfìcoli ticècokleral a 
Bergamo, qual é qui. Ave : . . . . 

Ikm, retenir Zanin Barella • . ; , et uno co- 
gitor. 

Et veneno zoso a bore 3 di notte, et h sdrlltó 
le lettere a Breta per retenir il coiateral. 

Da Cividal di Friul, di sier Gregorio Fi* 56 
Sfamano provedador, di 12 novembrio. Ho pef 
relatione de dui mercadanti, parlino da ViehnK i II 
39 del passato, srcome el capitanìo Oescba, di natio- 
he ongaro et famoso ne la guerra, con grossa tamdit 
de lurchi et ungari et alcuni pezi de artelatia, ne! 
mese passalo era andato alla impresa de Tbyer- 
na, loco imporlante et distante da PMonia miglia 

6 



115 



UDXXX, MOVFJilBRE. 



116 



30, guardalo da 1000 fanti spagnoli, ci sopragionto 
da molta neve Tu sforzato levarsi. Che per Vienna 
erano passate *22 bandiere de fanti per andar a Pos- 
Sonia, ove erano anco 15 altre bandiere de fanti spa- 
gnoli et todeschi, quali erano malissimo contenti 
per li scarsissimi pagamenti, et erano tra loro in 
gran discordia havendo la nation todesca in gran- 
dissimo odio la yspana, il che li fa molte Gate venir 
alle arme. Che tutte le gente predille sono a obc- 
dientia del capitanio Guielmo Ferray, Riandato a 
Possonia novamente da Cesare, é di nation todesco, 
ma allevalo in Spagna. Che in Vienna erano a lor 
juditio 2000 fanti in zercha per quella guarda. Che 
turchi et ongari sono alogiati per V Hongaria et, 
come si affermava, erano persone da 60 milia. Era 
fama fra tulli, et si credea come per certo, che a 
tempo nuovo ritornarano a la ohsidione di Viena ; 
perhò stavasi con grandissima sospitione. Diccasi, il 
re Ferdinando esser a Linz et dover ritornar alla 
corte in Augusta. Alli 10 di questo é arivato in Go- 
ritia il Salamanca con cavalli 2G ; come scrissi, si 
aspettava. 

Del ditto, di 13 ditto. Come il capilanio di 
Tulmino é venuto in questa terra, come suol spesse 
fiate venir, e ha fatto intender a tutti li consorti, 
ore proprio, che, si per tutta la setimaua futura 
non pagaranno quanto gli é imposto, li torà tulle le 
intrate. Unde questa comunità é in travaglio. 
57i\ Di Augusta, di sier Nicolò Tiepolo el do- 
tor, orator, di 5, fo lettere. Nulla da conto. In 
risposta di alcune cose li fo scritto per Collegio ctc. 

A di 16, la malina. Le do Quaranlie ritornò 
per il caso di Loredani, et seguile il parlar de sier 
Zuan Dplfia fo avogador, e cussi andarà segui- 
tando. 

Vene sier Àgustin Nani di sier Polo^ con sol 
parenti, da li Avogadori exlraordinari di Terrafer- 
ma, i quali se reduseno dove era il Collegio di le 
biave, dicendo aver inteso esser sta preso di rete- 
nir suo padre, et.voriano saper perche ; il qual è 
al comando loro di presentarsi senza esser chia- 
mato. I quali gè risposeno che venlsseno da malina 
che li diriano la loro volunlà. 1 qual Avogadori an- 
dono in Terra nuova a veder li Cabioni per melici* 
quelli si prcsentcrano, il colateral et vicecolaterali 
el altri ; e fo parlato, non essendo altro loco in 
palazo, dar la Toresella ai Nani, qual non si poi dar 
senza licenlia dil Conscio di X. Sier Francesco 
Grittii si dice, non ha defension^ non si voi apre* 

(1) U carta 56* h blaooi^ 



senlar, voi absenlarsi e andar frale; è nel mona- 
stero di ... . 

Da poi disnar, fo Collegio di Savi per dar au- 
dientia. 

A dì 17^ la malina. Nulla fu da conto, et io mi 
amalai, perhò nulla scrivo. 

Da poi disnar, fo Prcgadi, per aldir la relation 
di sier Piero Zen stato oralor e vicebailo a Constan- 
tinopoli. Et da poi telo le lettere, dito sier Piero 
Zen andò in renga e comenzò a far la soa relation, 
narando il principio quando si parli de qui, e quelo 
fece in Dalmatia, el come fu manda per il Conscio 
di X a Constanlinopoli oralor e poi restò vicebailo. 
Naro le operation sue, iaclandosi molto, sicome per 
zornala scrisse eie. Et non compite, fu rimessa a 
compir un altro Cotiseio. 

Fu posto, per li Consieri, che li Avogadori di 
Terraferma quali havendo referido in Collegio do- 
ver far alcune provision per questo Conscio per 
benefìcio dil Stalo nostro, pertanto sia preso che, 
per il tempo i staranno qui, possino venir in questo 
Conscio non mettando ballota. Ave : 134, 27, 4. 

Fu posto, per li Savii dil Conscio e Terrafer- 
ma : hessendo sta falle molte vendede per T oticio 
di le Raxon Vechie de beni di la Signoria nostra, 
e li compradori restano a pagar e tamen go- 
deno le intrade, pertanto sia preso, che tutti que- 
sti tal debitori siano obligati fra termine di zortii 
3 haver salisfato quanto dieno dar, aliter siano 
astretti a pagar con pena di 10 per 100, et li 
beni siano reincanladi. La qual pena, la mila sia di 
r Arsenal e Y altra mila a T Armamento, e la exe- 
culion sia comessa al cassier dil Culicgio. Ave : 
170, 10, 6. 

Fu posto, per sier Andrea Trivixan el cava- 
lier e sier Francesco di Prioli procuralor, prove - 
ditori sora i Monti: atenlo, per la francation di 
Monti, a di 7 luio fu preso che tutti, in termine di 
tutto luio, dovesseno dar in nota il vero precio di 
Monte Novissimo e dil Subsidio che li ha costado» 
melandoli a 8 per 100, pertanto sia preso che 
ditto termine sia perlongato per tutto decembrio 
proximo, et vender a ducati GÌ e mezo, e queli 
comprarano non possi esser scossi Gn 72 e mezo 
ut in parte. La qual sia pubblica in Gran Con- 
scio. Ave; 165, 12, 7. 

A dì 18, la malina. L' oralor dil duca de Mi- ^y« 
lan mandò a mostrar in Collegio alcuni avisi auti 
di Augusta, del Gilin suo oralor, di .... di que- 
sto, i qual fo leti in Pregadi. 

Da poi disnar, fo Pregadi et leto questi avisi, 



117 



yOXXy, NOVEMBRE. 



118 



li qua! forsi sarano notali qui avanti. Scrive il 
partir di don Peiro da Cova, oralor cesareo, per 
Roma, per far il papa voglii assentir ai Concilio 
per non esser altro modo di aqiiielar luthcrani. 
Poi sler Piero Zen andò in renga, et seguitò 
la sua narration, dicen lo la potentia grande del 
Signor turco, qual à al presente 7 bilarbel el 78 
sanzachadi. Ha intrada 6 miliona d' oro et più, la 
spexa 4 miliona in zercha ; mette nel suo casnù 
ogni anno do miliona d* oro. Ha di la Soria et 
Egyplo, olirà la spexa, un milion et GOO milia du- 
cali a l' anno. Ha galle da 250 bastarde di armar, 
ci di exercito potrà metter fuora da persone . . . . 
Disse che la busmaia del Signor, zoo scarsella, li 
costa 600 milia ducali a V anno, eh' é ducali 2000 
al zorno, el la sera, quando el si dispoia, tulio quel 
resta in la busmaia è di bassi lo serve e spoia. 
Disse come il magniGco Imbraim bassa è l'anima 
del Signor, e quello fa è fallo, è di anni . . . , 
come é anche il Signor. Il qual Imbraim è iuslo 
el è amico di la Signoria nostra, et più volle ha 
ditto è nato nostro subiito da la Purga. Nulla 
disse di fioli dil Signor, e manco nominò domi- 
no Alvise Grilli, solum che Imbraim diceva non 
beveva muschatello da altri, si non quello di esso 
oralor e dil Grilli. Disse, il Signor havcr mandalo 
a luor le specie tutte di lo Egypto e sede e spe- 
cie di la Soria p:T farle venir a Conslanlinopoli, 
di la qual cosa Dio sa quel seguirà, e lui non sa 
far pronostico di quel sarà. Nulla disse di le cose 
di Hongaria, né dil danno ave il Signor quando 
r andò sotto Vienna. Disse esser sialo a Conslan- 
linopoli anni . . . . el mesi .... Laudò Jacomo 
di la Vedoa sialo suo secretano, e altre parlicu- 
larilà. Qual compito, il Serenissimo iusla il solilo 
li dele un gran lodo. 

El volendo sier Tliomà Mozenigo, altro oralor 
tornato da Costantinopoli, referissa, lui si scusò 
r bora esser tarda et riferiria un allro Conscio. 

Fu fato 5 Savi sora la Mercadantia, del corpo di 
quelli di Pregadi, con pena. 

5 Savi sora la Mercadantia, per tutto 

Setembrio. 

Sier Nicolò Gussoni, é di la Zonta, 

qu. sier Nicolò 82. 78 

t Sier Domenego Trivixan, fo avoga- 

dor, qu. sier Zacaria . . . . 12i. 43 

Sier Simon Lion, è di Prega li, qu. 

sier Tornado 120. 55 



t Sier Lunardo Justinian, fo governa* 
dor di Pinlrade, qu. sier Lo- 
renzo . . . , 123. 49 

t Sier Almorò di Prioli, fo al luogo di 
Procurator, qu. sier Bernardo, 
qu. sier Piero procurator. . . 139.29 
Sier Vicenzo di Prioli, è di Pregadi, 

qu. sier Lorenzo 122. 37 

t Sier Andrea Bragadin, fo al luogo di 
Procurator, qu. sier Alvise pro- 
curator 125. 41 

t Sier Marco Antonio Grimani, è di 

Pregadi, qu. sier Francesco. . . 127. 43 
non Sier Bertuzi Zivran, fo provedilor a 
le Biave, qu. sier Piero, per es- 
ser sora lo Tanse. 
non Sier Ferigo Morexini, è di Pregadi, 
qu. sier Ziprian, per esser sora 
le Tanse. 



Fu posto, per i Savii, certa provision a stratioti, 
el non ave il numero di le ballote, però non la noto. 

Fu posto, per sier Hironimo Querini e sier Mi- 58 
chiel Morexini provedadori sora l'Armar, certa parte 
di canevi, videlicet che li canevi sarano conduti in 
questa terra, da mar, di là dal Golfo, e da terra, di 
là dil stalo de Milan, zoé Piamonte, Savoia et allri 
lochi, possino liberamente venir senza pagar alcun 
datio, ma siano obligali a presentarsi a la Tana. Li 
altri canevi che venirano, da mar, di qua dal Golfo, 
e da terra, di qua dil slato de Milan, di tere aliene, 
siano obligali pagar i dacii et apresenlarsi a la Tana 
sotto pena di contrabando. Quelli canevi di le tere 
nostre etiam si apresentino a la Tana eie. Itetn^ 
alcun non possi comprar né incanevar canevi da 
Monfagnana, se prima I* Arsenal non sarà fornito. 
Item, non si possi Irar canevi di questa tera, per 
lochi nostri, senza bolela di 1* Arsenal et fede di 
rectori dove saranno condutti, ut in parte. 

Item, certo ordine zercha le gomene e sartie e 
menali fati fuora di la Tana, non possi esser di man- 
co peso di lire 50 el cavo, sotto pena di contra- 
bando. El li officiali babbi di V Arsenal lire 3 per 
100 chi li troveranno. Item, si saranno trovate su 
navilii forestieri, siano perse e siano messe io la mo- 
nilion di V Arsenal. Con altre clausule ut in parte. 
E sia publica su le scale. Ave : 82, 8, 18. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, Savii dil 
Conscio e Savii di Terraferma, di proveder a la fa- 
mcia del qu. Alcxio Bua, morto sotto Marignan 
hessendo homo d' arme dil conte Mercurio Bua, 



119 



UDXXX, NOVEUBR£« 



120 



Tuda Musaclii morto solo Garlengo, e Condo Servo 
moplo ne la obsidion di Monopoli : perhò sia preso 
che al fio! di! qu. Alexio Bua, qua! à anni 14, co- 
me averà 16, sia scrilo in una compagnia di slra- 
tioti, et questo per substentalion di do fradelli, ^ 
sorelle et la madre. 

Item, al fiol dì Musachi, qual a anni 10, come 
Tav^rà 16, scritto ut supra, per sustenlation di so 
fradello, sorella et madre. 

liem, Andrea Plosa fiol di! soppadilo qu. di Ale- 
XI, qual i anni 14, come T averà 16, scritto ut su-' 
pra, per sustenlation dil fradello et madre. 

Jfef», Dimitri Servo, qual à anni 15, come Ta- 
verà 16, sia scritto ut supra, per sustentation di 2 
-sorele et la madre, ut in parie. Ave: 94, 8, 17. 
Iterum : 1 1 1, 4, 8. Non ave il numero- Anderà un 
altro Consdo. 

58* C(^ia di una lettera particular, di Augusta, 

di 3 Octubrio 1530. 



VI aviso come questi nostri in questa dieta pa- 
gano mollo male. Queliti signori stanno molto male 
d' accordo, non vogliono lassare queste sue fantasie 
di queste cose lulherane. Lo imperalor si è molto 
disdegnado con alcuni signori e Terre Franche, li 
quali sono mollo ostinadì, et maxitne U duca di 
Saxonia, lanthgravio di Assia et il marchese di 
Brandiburg, li quali tutti tre sono parlidi di la dieta 
senza vokintade di V imperator. Nui havemo paura 
di grandissima guerra in questo nostro paese. Lo 
imperator à iurato, mai di non partirsi di questi 
passi per fin che queste cose non serano acordale ^ 
et à turalo di castigare tutti questi che sono luobe- 
dienli. Le cose di la Alemagna stanno mal mollo, e 
peggio che nui havenao grande paura di turchi. Si 
dice si fa grande forzo. Presto sera conclusion. 

59 Adì 19, la maUna. Fo letto le lettere di Bo- 
ma, dil Surian orator nostro, di 13 et 14, ve- 
nute eri sera nel levar dil Pregadi. Come il papa 
al tutto voi obslar non si fazi il Concilio, et voi 
coti le arme far guerra a lutherani. Et pratica 
noze di sua ncza nel duca di Oriiens, fiol secondo 
dil re Chrislianissimo, e darU aiulo a aver il stato 
de Milan al ditto duca, et far inlelligentia stretU con 
dillo re Chrislianissimo, per quanto ha inleso, et 
che il duca di Albania orator dil re Chrislianissimo, 
zonto II a Roma, par sia venuto per monstrar al 
papa te intrade di la duchesina sua neza esser sta 
beo governate et mooslrarìi U conti, et richiesto 



ditta duchesina per il duca di Oriiens, come bo 
scritto. Scrive, si dice il re Chrislianissimo si abo- 
cherà con Y imperatore. Scrive, il papa si ha do- 
lesto non esser stii di il possesso di Pabazia di Cao- 
distria a quel da Verzelli, che fo dil seerelario del 
Fregato qual morite, e cussi non si dà il possesso a 
niun. Et dice dillo oralor. Dio voia, per questi be- 
nedetli posessi non intervenga un zorno qualclie 
scandolo. Scrive esser zonto a Bologna don Piero 
da Cova orator Cesareo et, subito sari li a Roma, el 
papa desidera saper quello el riporta. E T impera- 
dor dia andar a Spira a far far il fralello re di Ro- 
mani, poi con la corte andar in Fiandra. 

Di Lion, di sier Zuan Antonio Venier et 
sier Zuan Pixani procurator, oratori, di 7. 
Come ancora il Pixani non é varilo ben di le galle, 

ma ha ceri! dolori ; pur spera fin 8 zoroi 

levarsi per la corle, qiial sarà a Bles. Et come a 
Paris si preparava gran«lissime feste per la iuirala 
et coronation di la raina, siche sperai» ritrovarsi a 

tempo. 

Et fo parialo in Collegio di far il Venier vadi di 
longo dal re, et il Pixani, varilo el sii, vadi a la so« 

legation. 

Vene Y oralor Cesareo solicilando li danari U 
Serenissimo li disse, tuttavia si preparavano el pre- 
sto se li daria. Poi richiese, insta il solilo, alcune 
cose particular. 

Dnpoi (lisnar, fo Conscio di X con la Zonla, el 
fu preso una gralia di sier Vctor Bragadin, to pode- 
stà a Muran, qu. sier Pelegrin, debitor di Governa- 
dori per conto dil dazio di la carne, qual a Muran 
fu levato. Fu preso andasse a conio di la SigiHwria. 

Fu preso, nel Conscio di X simplice, dar la To- 
res 'Ila alli avogadori di Terraferma, da meler chi K 
par di questi presi di relenir, videlicet sarà sier 

Polo Nani. 

Ifefn, fono con il Collegio Su li processi de An- 
tivari ; leti el non compidi. 

Di Augusta, dil Tiepolo orator, di 8. Come 59« 
era venuto nova a l' imperador che'l capitanio Ro- 
chandolf, di re.Ferandin, era inlralo in llungaria 
con le sue zenle, et preso Slrigonia el Vicigrado, 
dove sta la corona dil regno di Hongaria, el . . 



Di Cividal di ìriul, di sier Gregorio Piza- 
mano proveditor, di 15\\)- Come bassi da Vienna, 
de 29 dil passalo, sicome el capitanio Chosia con 

(1) QuasU letUra è qutsi U medesima dalla precedente dello 
ktasao GMgorio Piisamaoo, in data 13 N^Temlire, a carta 56. 



131 



MDXXXi NOVEMBRK 



m 



gnn binda de lurchi el ongari, con alcuni pczi di 
aiiellarifl, nel mese passalo era anelato a la impresa 
de Tyerna, loco importante et (listante da Posonia 
miglia 30, guardato da 1000 Tanti spagnoli, el so- 
pragìonlo da molla neve Tu sforzalo levarsi. Che 
a Vienna erano pasate ^'2 bandiere de fanti piT 
andar a Posonia, ove erano 15 altre bandiere de 
fanti spagnoli el todesebi, qual erano malissimo con- 
tenti per li scarsissimi pagamenti, el erano tra loro 
in gran discordia. Che in Vienna erano 2000 fanti 
in cireha per quella guarda. Che lurchi el ongari 
SODO allogiali sparsi in Olearia et, come si affer- 
mava, erano persone da 60 mile, et tiensi per certo 
che a tempo novo ritornarauo a la obsidione di 
Vieni, el però stavasi in quelle parte tutti in gran 
timore. 

IK 8ier Hir&nimo da Canal, vic^roveditor 
di r armada, fo lettere, date in galla apres^o 
il Zante. Come, per non aver biscoto, ha relè- 
nato uno navilio con formenli di larenlini, el cussi 
quanti ne troverà releniri, per non morir, con 
quelle galle V ha, di fame. 

A dì 20, domenega. Fo lettere di Franga, 
di sier Sebastian Jusiinian el cavalier ora- 
ior, date a Bles a dì 6 di qw^sfo. Come il re 
^ al continuo a la caza e con lui poco si poi nego- 
diP. Scrive, il re voi expedir li crediti de italiani, et 
ha dato 800 scudi il signor Todaro Trìulzi, e li 
resta aver scudi 40 milia, li ha fato certa asigna- 
lion ita che in do anni sarà sati^fato Voi etiam 
satisfar il signor Renzo eh* é li a la corte. El ha- 
Tendo il conte Guido Rangon mandato a dolersi al 
re li si i sminuito la pension eie, par che il re, ve- 
dendo ditto conte non volerlo servir a questo modo, 
H ha dito licenlia si conzi con chi li piace. Item, 
come Toralor dil duca di Milan, domino ZU'in Ste- 
fano Robbio, volendo esser introdulto dal re da 
r orator Cesareo come subdilo di V imperador, si 
eoniigliò con lui oralor di questo, el qual disse era 
mal fallo andasse come subdilo cesareo. El cussi 
tobe il suo conscio et andoe solo. Ex|)osc V iin ba- 
sala e fu beo visto dal re. Scrive come li oratori é 
ancora a Lion, el é mal, cheU non poi repalriar, el 
si provedi. 

Fo parlato in Collegio di meler parte che sicr 
Zoan Antonio Venier vadi a la corte solo. 
CO Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Vene il Serenis- 
simo. Foleto la parie, presa a di 17 di questo» di 
perlongar il tempo a quelli hanno comprato Monte 
novissimo et dil Subsidio a dar in nota il predo 
insto per tutto decembrio. Item, proclama che 



tutti qtielli hanno li Monti a ducati • . . . vadino a 
tuor li soi danari, perchè non li corera più il prò. 

Fo fato capitanio a Bergamo sier Simon Uon, é 
di Pregadi, qu. sier Tomi, di li balote da sier Carlo 
Capello, fo orator a la excelsa republica di Fiorenza» 
qu. sier Francesco el cavalier, qual si tolse lui mo- 
derno. Il qual sier Simon cazele podestà el capita* 
nio a Treviso el é rimasto qui a Bei^gamo. ifeat, 
fo fato avogador di comun sier Francesco Morexini, 
fo avogador di Comun do altre volle, qu. sier Ni- 
colò, et inlroe immediate. Item, ballota 3 altre 
voxe, el per l' ora tarda 4 dil Conscio di XXX 
andò zoso. 

Di Pranza, dil Justinian orator, di Am* 
bosa, di 21 octubrio. Scrive come era stalo a 
parlar a monsignor V armiraio zercba la recupera- 
tion di le merchadantie tolte da francesi di la lìave 
patron Hallo di Donado el altre. E sopra questa 
materia scrive difusamente, el lui parlò allameiUe 
che non é officio di bona amicitia con k Signoria 
esser depreda li soi subditi. Il qual armiraio disse: 
f Le robe è di forestieri, messo in nome di vostri, 
e si voi veder di iustitia eie. ». 

Dapoi Conscio il Serenissimo con li Coosieri si 
redusenoad aldir la diferentia di Tabalia di San 
Ziprian di Muran ira Gradenigi el Trivixani, el 
parlò per i Gradenigi domino Francesco Fileio do- 
lor, avocalo, rechiedendo sia fallo per la Signoria 
uno depositario di le Intrade, come era 1* abate 
Mocenigo. Rispose domino Alvise da Noal dolor 
avocato. SicbA parlono ad saturitaiem e la Si- 
gnoria si strense insieme; poi disseno, un'altra fiala 
dirano la sua opinion, e volseno aldir sier MaGo 
Lion avogador. 

A dì 21, la malina. Fo lete le lettere di Fra^iza 
in Collegio, et altro non fu da conio. Vene T orator 
Cesareo, per il qual la Signoria mandoe, per causa . 



Dapoi disnar, fo Collegio di la Signoria con li 
Savii per aMir li 4 oratori di la comunità di Padoa 
venuti por causa di la parte presa in Pregadi zerclut 
li seragii de Arim dove e possessiun de monasteri 

et altri I qual oratori sono domino Cao- 

dolista el cavalier, domino Paolo da Brozuol dolor, 

domino 

El parloe alegando la parte 

presa 1486 nel Conscio di X clic non si possi al- 
dir ni parlar conlra alcun posieila da anni 30 in 
suso se non con licentia dil Conscio di X, el que- 
sto fu vendudo dil 1476, ergo eie. À Tiucoulro 



i93 



UDXXX, NOVEMBRE. 



Ì34 



8ier Piero Mocenigo proveditor sora i Danari e 
cassier di Collegio aulor di la parte, che questo non 
é altro cha darli quanti hanno compri. 
60* A dì 22, la matina. Io non fui Tuor di caxa per 
la morte, eri bore 3, di mia cugnada fo moier 
di sier Alvise Sanudo mio fradelio, tamen intesi 
li Avogadori di Terraferma esser sta in Collegio et 
aver dimandi per do altri zorni le do Quarantie, 
voleno meter di retenir alcuni, et cussi si meterà 
la parte nel Conscio di X di dargele. 

Item, sier Polo Nani questa sera si apresenlò, 
posto in Toresella con guardiani, et sier Francesco 
Gritti di sier Domenego, mutato opinion, si apre- 
santo la matina sequente et fu posto in li Cabioni. 
Il colateral zeneral é zonto in questa terra et é nel 
monastero di San Zane Polo; voi far li soi consulti 
con li avochati et poi apresenlarsi. 

Dapoi disnar, fo Pregadi et leto le lettere sopra- 
scritte, et avisi di Augusta di ... , auli per via 
di Torator di Nfantoa, con alcuni avisi di tartari. La 
copia sarano qui avanti. 

Di Palermo^ di sier Pelegrin Venier con- 
solOf di 18 et 22 cctubrio. La copia sarà qui 
posta di soto. 

Di sier Zuan Diedo proveditor eefieral in 
Daìmatia, di ... . date a . . . . Come poli- 

zani vanno sotto Clissa et 

Item^ manda una lettera dil sanzacho di .... , 
scrive a la Signoria dolendosi, polizani nimici del 
Gran Signor vien in le nostre terre, e si fazi pro- 
vision, aliter scriverà al Gran Signor. Con altre 
parole. 

Di Mantoa^ di sier Gabriel Venier orator 
apresso il duca de Milan, de , , , Scrive il zon- 
zer li dil signor duca, et come il duca di Manloa 
li venne contra con bella comitiva per mia .... 

Alozato in a spese soe. Et come dovea 

menar soa excellentia a una caza a la Cavriana, ma 
per il tempo di pioza restono. Et che'l partiria a 
di . . . .per Canedo, poi Cremona, dove staria ; né 
per questa invernada vorà più veder Brexa et Ber- 
gamo, come disse voler far etc. 

Dapoi sier Toma Mocenigo, stato orator al Si- 
gnor turco, andò in renga, e fé' la sua relation 
molto laudala, e disse minutamente molte dosse. 

61 De Cracovia alti 12 di octóbre 1530. 

Mi ricordo haver promesso a vostra signoria il- 
lustrissima scriver quello succederà di Taponta- 
menlo, quale intendono fare questi signori ridotti ' 



in Posnania, per concordare li do! regi discordi ; 
ma, per esserse ancora circa ciò poco fatto et intra- 
vennti dopo quelle prime lettere alcuni notabeli 
eventi de guerra, non ho voluto omettere ch*io nou 
facesi3e vostra signoria illustrìssima consapevole, 
sicome qui di sotto intenderà. 

El Tartaro precopiense, per non stare ocioso, 
questa estate proxima passata, retrovandose confe- 
derato con lo serenissimo re di Polonia, edrizzò 
del mese di agosto el suo numeroso exercito con- 
tra moscoviti, li quali, presentendo questo impeto, 
congregarono el numero de circha 30 miarade ca- 
valli, al governo de quali vi era un profugo lithuano 
gran signore, chiamato duca Michele Glinezkiì, el 
quale già si volse far granduca de Lithuania quando 
el moderno re pigliò le ducale insegne, el bora el 
granduca de Moscovia bave una sorella soa per 
moglie. Essendo costui per supremo capitauio va- 
lente el animoso, deliberò fare la giornata contra 
tartari. Il quale, diviso lo exercito suo in due parte, 
et già essendo congressi, egli con la banda soa fece 
granitissima strage ne li nemici; ma T altra parte, 
vilissimamente d('portan losi, fece nel exercito tulle 
disordine che, cominciando a retirarsi, furono rolli 
et grandissima parte de loro morti et sumersi nel 
fiume Boristene, quali essi chiamano Nepto. El duca 
Michele é Siilvo; con gran dispiacere di tutto questo 
regno sedeci tra palatini et duchi sono morti ; de lo 
exercito, da 30 miara mancano. Li tartari, come é 
costume loro, fatta grandissima preda et bestiami se 
ne sono retornati ne la orda loro. 

Astan sultan, figlio del morto Cesare precopien- 
se, predecessore del moderno, el quale per repri- 
mere la superbia di questa casa é promesso stare 
ne li confiiìi del ducato de Chiovia et circassi do- 
minii pertinenti a Lituania, dal re nostro, cou mille 
pochi più cavalli, per non degenerare della con- 
sueta malitia de* Tartari, ha mandati oratori al re 
salutandolo patre et benefactore, promettendoli pò- 
nere el collo suo ovunque Sua Maestà comandasse. 
Et essendo in quelli tempi morto el capitanio gene- 
rale, el duca Constantino, del cui nome tutti questi 
confinanti ne tremavano, pensò de bavere comodi- 
tate di fare del male, el mandò seicento cinquanta 
cavalli, li quali sono homini tutti eletti el valorosi, el 
la magior parte soi parenti, per fare preda nel du- 
ellato de Chiovia. Li quali, hessendo già venuti, el ^\^ 

fatta la grandissima de homeni et armenti, 

come piacque a Dio, erano per honorare le exequic 
del duca congregato il capitanio de circassi el el figlio 
suo, quale conduccano el corpo in Cliiovìa, dove tutti 



135 



VDXXX, NOVEMBRE. 



130 



62 



li grandi ruteni se sepciiscono, et fu già questa città 
capo de (ulto questo paese, ci sentendo questa in- 
cursione mandarno al palatino de Chiovia che se 
congiongesscno insieme, li quali, cniti da 1500 ca- 
valli, insperatamente ritrovali li tartari li quuli se ne 
tornavano lieti con la preda, cominciamo a darli 
sdosso di modo che scriveno non esserne fugiti 
più de 30, el resto tutto preso ci morto. El capi- 
Uinio loro era ferito a morte, el li tagliaron la losLi, 
la quale sta da capo de una lanza in Chiovia. Sono 
morti, tra questi, '2S murze, et questo è il loro no- 
me, perché quello che noi qua chiamamo vayvoda o 
palatino essi chiamano murzu. Dui giorni dopo 
questo conflitto li oratori di Àstan sullan, ritornan- 
do per Chiovia, fumo retenuli, quali per conto del 
re devono esser menati in Cracovia. Soprascritto 
Astan é fuggito in Valachia non se fidando sture in 
uno suo castello chiamato OcciakfT. Et cosi pare 
cheM duca Conslantino, cosi morto, avanti la sepul- 
tura habbia voluto fare servicio al re suo; che Dio 
babbia l' anima di questo valente capitanio. Li ora- 
lori de li re sono convenuti in Posnania, exceto 
quelli del re Gioane quali hoggi doveano intrare ; 
ma alla data de questa non era ancora fatta cosa 
alcuna. Questo ben se é fatto, che li turchi, numero 
30 miara, hanno abrusciato tutte le caslelle del Tur- 
sene apresso Trenciano, patrimonio del re Gio. . . . , 
etdequelh lochi hanno abduti 40 milia anime senza 
li morti, el se ne sono ili. Ilora ci re Ferdinando 
con 14 miara de homeni va verso Buda. Queste 
sono le miserie de questi paesi, li quali ho voluto 
signiGcare a vostra excellenlia per non vi essere più 
lieto argumenlo. 

La intrada dil Signor turco: et prima 
di l' anno 1530. 

Da le saline, minere, el pa- 
scoli de animali de la Gre- 
cia, del qual ha il cargo 
Schander zelebi, si cava 
a r anno da ducali 800.000 

De li comerchii, casali, pò- 
ses<!Ìon di peschiere, pur 
di la Grecia, che ha il e r- 
go Mameli) zelebi, si cava 

a Tanno > 700.000 

! la Natòlia, de tutte le cose 
soprascritte, de le qual ne 
ha il cargo Achmalh ze- 
lebi, si cava a 1* anno . . > 750.000 



De li carazi de persone de- 
scritti in li libri . . .da ducati 330.000 

Dal Oiyro questo anno si ha 
tratto in contadi ducali 
eoo milia d'oro, restando 
de li in monete ducali 
300 milia, sono in tutto a 
Panno > 900.000 

Da Damasco si ha tratto in 
contadi ducati 80 milia tra 
sede, lavori de seda el 
p:ini, per ducati 150 milia, 
et, reslando in quel paese 
monededa ducali 150 mi- 
lia, summa in tutto . . » 380 000 

Da Aleppo in contadi ducati 
130 milia, in sede el altre 
sorte robe ducali 80 milia, 
e restado de li 1*20 milia, 
sono in tutto .... » 330.000 

Del paese di Diarhech, bat- 
tuto le spexe de soldati, 
si ha auto questo anno . » 80.000 



summa tultoducati 6.240.000 (5ic) 
La spesa ut infra. 

In janizari, che sono da 10 milia 
pagati a quartiron, monta a 
r anno da ducati 400.000 

In spachi, che sono zente a ca- 
vallo che stanno a la man 
destra del Signor, el schi- 
tarii che stanno a la man si- 
nistra, che ponno esser da 
2500 per banda, montano a 
l'anno > 500.000 

In olophngi, pur gente a cavallo, 
che sono da 3000, parte de 
li qual stanno a la banda de- 
stra et parte a la sinistra, el 
questi sono oprati, si in cam- 
po co(ne stando il Signor in 
la sedia, montano a Tanno . » 300.000 

In carapigielar, zoé porteri zo- 
veni, che sono da 2000, pur 
a cavallo, divixi ut supra, 
si spende , > 350.000 

In bombardieri el persone che 



147 

atendeno a le arme, che sono 

da 2000 da ducali 120.000 

In chiaus, che sono da 120, in 

capizi, che sono da 350, in 

solachi, al numero di 320, 

si spende in tutti loro . • > 60.000 
In mulafadachar, che sono lanze 

spezade, che pono esser da 

100 in 120, et zesnigeri, che 

sono credenzieri del Signor, 

al numero di 15, si spende . » 100.000 
62« La spexa fa il Signor si dentro 

per la sua persona et dispen* 

sala per sua mano ... » 700.000 
La cucina del Signor da la qual 

vien il manzar a la Porta et 

didentro > 160.000 

Il sarameni, zoè il fator di la 

cita, qual paga li janlceroti, 

le done dil Seragio, li gar- 
zoni dil Scragio, li pupili et 

fabriche, voi a V anno . . » 400.000 
Lo emin di le stalle dil Signor 

. voi a r anno > 300.000 

Lo emin di TArsenal voi a 

Tanno > 200.000 

La casa di le bombarde et il la- 
vorar de schiopi voleno a 

Tanno . > 150.000 

Le spexe si fanno per Rodi et 

altre insule montano a P ar- 
me > 120-000 

Belgrado et la Sirinia in Hoo- 

garia voi di spexa a Tanno . > 280.000 
Le spexe si fanno in le Eabriche 

de tutti li castelli dil paese, a 

Tanno » 300.000 

Li presenti che si donano del 

casnà in vestimenti etdanari, 

a T anno > 400.000 



ICDXXXi KOVBMiBe. 



128 



SQBima tutto ducati 4.740.000 

La Grecia ha homeni 40 milk a cavallo, i quali sono 
timarali, et, oltra questi, 80 milia acusii che sono 
venturieri a cavallo, et sono franchi de angaria. 

La Natalia ha homeni a cavalo, pur timaniti, al nu« 
mero de 30 milia. 

In el paexe de Diarbecb, ch*é la Zenia,sono da per« 
90oe 15 nilia a cavallo. 



Copia di do lettere di Palermo, di sier Pele- 6i 
grin Venier fo di sier Domenego, scritte al- 
la Signoria nostra, la pritna data a dì 
10 setembrio 1530. 

Serenissime Prineeps eie. 

Per una nave venuta di Sardegna in «orni sei 
se intende come Tarmada de missier Andrea Doria 
era ritornala a Geviza, el haver preso la panalicba 
de una caracha zenoesa, cargava de sai per Napoli, 
ta qual alla velia dete tal nova alla predilla et, si cosu 
da conto havesie' fatto in Barbaria, se diria. Quando 
el fu a Malicha, par, certi prima offesi da lui quando 
era capitano di Pranza el volse amazar, et tre de 
quelli fu apichali per la golia. Né hcbbe nisuno sub- 
sidio in ditta città. 

Da 24 fuste de Barbarosa et del Judeo era 
uscite et 4 di quelle in Armarla haveva incontralo. 
In canal de Piombin sette fuste ha preso una barza, 
venia de Ivarezo per questa città, de porta de salme 
1300 richa de ducati 12000, li homini fugili in 
terra : etiam preseno una barza francese diricba de 
zuchari, et do altri galloni con vituarie. LHcesI sono 
da 12 fuste divise, et in Calavria 4 fuste prexe do 
navllii cargi de form<izi, et queste de canal de 
Plomhin se stitna sia fuste de Tunis. Una giUa del- 
ta Religion, el mexc passato, se é perduta a Terra- 
nova per tempo et recuperò T artegliarie. El dieta 
Religion per tutto oclubrio sarà tutti redutti a 
Malta. De H tioricha son venute due banie io 5 
giorni : danno nova missier Andrea Doria esser a 
Barzelona, dove armava certe galle dove, ba iatlo 
quella città, et disarmava le fuste haveva, né niuno 
scrive habbi fatto niuna cosa da conio oltra questo 
prima significai a Vostra Sublimità, et doveva ri- 
tornar, li più scriveno, a Zenoa per haver vituarie. 

Formenti a tari 26 di fora contadi al pagar el 
consegnar, per novembrio fin iteoer a lari 28, a ele- 
lion del venditor in T uno di tre cargadori videli- 
cet Siarha, Zirzenta el la Lkhala. Et là oorie ba 
dato tratte per Maioricl» de salme 5000, et se 
extima ne darà mazor somma quantunque ne sia 
pochissimi al par de N anni passati, et Unto son 
mancate le aque per tutto il regno cbe non si poi 
masenar; cosa inaudita. 

In Sardegna se atrova el Judeo con galle 10 el 
fuste 12, et in canal de Prombin 12, 6 galiole el 6 
fuste, sono per far danni assai, né si vede ninno 
aparato per contrarli. Lo illustrissimo sigaor viceré 
per 14 dil corentei con le gatte dil Regno 4, dill^ 



139 



IfDXXX, NOVEHBRfi. 



130 



Religion i,el 2 dil signor da Monncho, dovea parlir 
da Mesina per questa cita, che Dio lo mandi con 
salute. 

Barbarossd etiam con 24 velie era ussito dil 
Zor per far danni verso Granata, regno di Valenza 
et Catalogna. Molti dubita non vegni a queste 
parte. 
63^ Missier Andrea Doria nel partirsi da Barzellona 
per Zenoa lassava le li galie del chrislianissimo re 
a Marsiglia, et é una lettera di Maioriclia afllrma ha- 
verle mandate, del qual luogo é venuto uno amba- 
sciatore a questo illustre signor viceré per baver 
tratta de formenti, et gran comission etiam son 
venute de Sibilia et Valenza. Le tratte sono serate ; 
quello succederà Vostra Sublimità bavera notitia, 
la qual suplico lo altissimo Idio exalti, in la cui 
gratia me ricomando. 

Lettera dil ditto, da Palermo, di 13 octubrio 

1530, 

Serenissime Princeps eie, 

A di 12 gionse in questa città lo illustrissimo 
signor viceré con d galie, 4 dil Kegno, 3 di la Re- 
ligion et 2 dil signor di Moiìacho, le qual partirà fin 
3 giorni tutte, e vanno a Saragoxa per condur el 
reverendissiimo Gran Maistro a Malta con tutto il 
resto di quelli de dieta religion che si troverà in 
dieta città. La sua nave grossa porta il tutto del 
suo mobele et residui de artigliane ; che Dio el 
roaDdi con bona ventura. Del castello de Tripoli 
mandano via fanti spagnoli, né voleno stia merchanti 
in ditto locho. 

El galion de Guielmo de Belhomo de porta de 
botte 1000 et più é presto a la velia; ha levato la 
bandiera di Santo Zuane, et benissimo a ordine, con 
li danari de la Religion, acompagncrà il |)renotni- 
Dato reverendissimo; poi, aHermano tutti, ande- 
rano in corso con I* altra nave in Levante a danni 
de inGdelli. 

In questo porlo se mette a ordine una nave de 
napolitani di botte iOOO el più per andar in Levante 
per cargar formenli, el m*é ditto pensa far de fa- 
cili danno a subditi di la Sublimità Vostra. Ho 
fallo intender a questo magnifico vice armiragio se 
facia dar pìezaria che*l non facia danni alli predilli. 
Promesse de farlo. Parlerò a questo illustre signor 
Ticeré| che mi persuado farà provision di sorte mu- 
lari proposito quando I* havesse habulo. Et el patron 
se chiama Jacomo Dorso ; ha un fradello per Tar- 
mada nostra ; ritornando di Sardegna fu preso una 1 

/ Diafii di M. Samuto - Tm. 117. 



nav£, et per tal causa pensa far qualche danno; che 
Dio guardi ognuno. Insuper do nave zenoese ben a 
ordene, sono a Solento, non possendo baver licen- 
tia (le poter cargar formenli qui, voi passar verso 
Ncgroponte et cargar formenli al tutto al meglio 
poirano, non guardando ninno. Ne ho dato per du- 
plicato aviso al magnifico provedilor nostro di Tar- 
nf)ada, et a li magnifici reclori a Corfù el al Zante, 
et cusi farò in Candia. 

El Judeo, per nave venute in 10 giorni da Maio- 
richa di biscaini, con 16 fuste era verso dieta ixola 
el 4 galiote. Barbarossa era andato a disarmar. Mis- 
sier Andrea Doria, cui dice era in Sardegna con 18 
giilìe, el con qualche suspctto de morbo sopra, et 
altri che*l lussava 15 galie a Palamos ci con 3 ga- 64 
lie ritornava a Zenoa, de vituarie pativano o non 
ben a ordine. 

Formenli a Termene tari 31, a Castellamar 
tari 27, Siacha 28 V2, et le tratte serate per tulle 
parte tanto de subditi de Sua Catholicha Maestà 
quanto de altri, e ducali 2 per salma el forsi ducati 
2 V2 bavera per salma questo illustrissimo signor 
viceré. Fina liora non son risoluti ancor per darne, 
el se slima ne darà, el con ducali 3 d*oro in oro se 
iudicha ne sia per trazer da salme 60 milia, però 
non ne darà tanta summa. Maioricha, Sibilia, Lisbo- 
na, Zenoa el Toschana fanno maxima dimanda, et 
de facili Irazerà con pagar tal summa, possendo 
baver licentia. Orzi lari 24. 

Son passalo da Napoli a Melazo fanti spagnoli 
2000, el sono pur di quelli fcno danno in Reame, et 
sono amorbadi. Serano divisi, e in Trapano, Sara- 
goxa, Termene e Melazo ; non hanno mai voluto 
andar a la Fagagnana. Per suspello dil Turcho se 
afferma esser sta mandali el se dubita non ne man- 
dino altralanli pur dil Reame, che mal volenliera 
questi regnicoli li vcgono, essendo in suspello di 
morbo. 

Per calivi fugili da Tunis referiscono arabi es- 
ser contra quello re molto potenti et in ordine, el 
qual era in campo, et se stimavano prenderla ac« 
cordo. 

Le galie de Fiandra Gn a di 10 non erano zonle 
a Mesina, qual sono da tulli molto desiderate, et 
ogni suo bisogno per viver et navigar sarà presto, 
Idio le mandi a salvamento. 



» 



131 



UùXXX^ NOVEIIBRC. 



m 



Carge di 3 nave venute de India a Lisbona 
a di 5 avosto 1530 et quello portono del 
Serenissimo re di Portogallo, 



Piper 

Zenzeri beledi . . . 

Garofoli 

Canela 

Mazis 

Noxe 

Sandali bianchi . . . 

Mira 

Iflrabolani di tulle sorle 
Spigo nardo . . . . 

Asa fetida 

Calamo aromaticho . . 

Tamarindi 

Cassia 

Zenzeri in conserva . . 



cantera 15438 
890 
713 
726 
93 
186 
31 
13 
12 
1 
2 
1 

14 

35 

9 



g5i\ Fu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savii 
tutti, atento la richiesta fatta per la soa relation di 
sier Toma Mozenìgo, slato orator al Signor turco, 
che a la chiesia di san Samuel, soa parochia, sia do- 
nata una di le casache d' oro datoli in dono dal Si- 
gnor turco per far uno pivial over paramento di 
aitar, pertanto la gè sia data, et il simel sia con- 
cesso a sier Piero Zen, stalo orator e baylo, che 
dagi una caxaca a li Crosechieri. 1 47, 29, 6. 

Fu posto poi, per il Serenìssimo e tutti ut su- 
pra^ essendo solito che le caxache, vien donate 
dal serenissimo Signor turco a li oratori et bayli 
nostri, siano date al suo ritorno a la chiesia del 
protetor nostro missier San Marco, per far di para- 
menti, piviali et altro, perhò sia preso che non si possi 
dar pili simel casache ad alcuno altro loco, salvo a 
la chiesia di S. Marco, si la parte non sarà posta per 
6 Consierì, 3 Cai di XL e tutti li Savii di una e 
r altra mano dil Collegio nostro, e presa per li 5 
sesti di questo Conseio congregato da 150 in suso. 
Ave: 125,53,4. 

Fu posto, per sier Gasparo Malipiero, sier Alvise 
Gradenigo, sier Lunardo Emo, Savii dil Conseio et 
Il Savii di Terraferma e Ordeni che tulli quelli poi 
meler parte, dil Collegio nostro, debbano venir con 
le sue opinion fra termine di zorni 8 a questo Con- 
seio zercha trovar danari per armar et disarmar, 
sotto pena di ducati 500 ut in parte. Fu presa. 

(1) Li earU M* I UaiM» 



Ave : 155, 9, 4. E la pena, la metà a I* Arsenal la 
melù a 1* Armar. 

Fu posto, per li Savii, una lettera a sier Zuan 
Antonio Venier, va nralor in Franza, et sier Zuan 
Pisani procurator, che, aleuto la egritudine di esso 
sier Zuane, veden«io lui sier Zuan Antonio che*l di- 
morar suo li a Lion é mal, pertanto volemo cbe*l 
vadi di longo a la corte, scusando il colega eh* é 
restato por la egriluiline. Qual zonto, sier Seba- 
stian Justinian toij licenlia et vengi a repalrtar. Et 
lui sier Zuan Pixani, varilo che*l sia, vadi a la sua 
legatìon, ut in litteris. Fu presa. 

Fu posto, per li Savii dil Conseio e Terraferma, 
excepti >ier Piero Morexini e sier Marco Antonio 
Corner qu. sier Polo, una lettera a sier Gabriel 
Venier, orator apresso il duca di Milan, in risposta 
di soe, di 12, di Verona, zercha il merchà dil sai, cbe 
debbi scusar col ducha non Thavemo fatto per . . 



Item^ sier Marco Antonio Corner voi un* altra 
lettera a suo modo, dolendosi dil duca più presto 

che scusandosi Et parlò primo il dito 

Corner. Li rispose sier Uironimo Grimanì savio a 
Terraferma. 

Dapoi parlò sier Piero Morexini, dicendo non 
voi scriver alcuna cosa perché havemo un mercado 
fatto col prefalo duca di sali ancora per 3 anni et, 
laudando questo V ha fato, e un romper il nostro ; 
con altre parole, et messe indusiar. Andò le parte : 
4 fodii Corner, 80 dil Morexini, 82 di Savii. Ite- 
rum balolada : 90 dil Morexini di V indusia, 82 di 
Savii. Et fo preso non scriver alcuna cosa. 

A di 23, la niatina. Fo ami di Mantoa, qual 
ha di Augusta di 11 et 13 di questo. In la 
prima, come era nova che le zente di re Ferandin 
erano inlrate in Buda, et poi, per quelle di 13, 
scrive che erano atomo il castello, nel qual era il 
ro Zuane vayvoda et domino Alvise Grilli, Gol na- 
turai del Serenissimo, et che haveano bombardalo 
e buia zoso certa parte, e doveva venir in aiuto 
loro 12 milia boemi et bon numero di todescbi. E 
si diceva, veniva in aiuto dil vayvoda 20 milia ca- 
valli di turchi alozati lì vicino, ut in litteris. La 
copia sarà qui avanti. 

Vene 1* orator Cesareo solicitando li danari, al 
qual fo dati adi .... di questo scudi 15 milia, et 
fin do zorni se li darà 10 milia, et si andare dagan- 
doli Da Treviso si ha haulo solum ducali 2000, di 
14 milia dieno mandar che li loca, et 7000 é debi- 
tori dì r altro imprestedo. 



133 



MDXXX, NOVEItBaE. 



184 



Dspoi disnar, Fo Conseio di X con Zonla di 
Collegio per expedir li antivarani, el fo compito di 
lezer il processo et pos(o, per i Consieri et sier 
Domenego Capello Cao di X, la expedilion Joro tutti 
a un ìniio, videlieet alcuni confinali a star 10 anni 
io questa terra, altri 6 anni, in tutto numero 1 1. Et 
sier Marco Minio Cao di X voleva Tusse colegiali 
eie. ; ave la so balota. 

A dì 24, la matina. In Collegio fo gran remor, 
come é sta questi zomi, per il lotho fa sier Andrea 
Diodo, dicendo chi bavera lotho non sarà mai pa- 
galo etc. 

Dapoi disnar, fo Collegio per expedir la materia 
di seragii de Àrim. El reduti, introno in la diferen- 
tia di sier Vetor Soranzo qn. sier Mafio, fo gover- 
nador a Trani, con il signor Camillo Orsini, era al 
governo di la Puia, intervenendo certi formenti 
tolti etc. Parloe el ditto Soranzo, et li rispose do- 
mino Alvise Discalzo dotor, avocato dil signor 
Camillo. 

In questa matina sier Zuan Dolfìn, fo avogador, 
in le do Quarantie, dapoi 18 rengo, compile di par- 
br. Et poi disnar parlò in soa risposta domino 
Francesco Fileto dolor, avocalo di sier Andrea Lo* 
redan, el andari seguendo il suo parlar. 

Item, eri matina in ditte Quarantio fo dà laia, 
per sier Mafio Lion avogador, a chi aeusava quello 
o qoelli asaltò sier Piero Capello, di sier Filippo, di 
sier Polo el cavalier procurator, a hore 3 di notte a 
San Morizio, venendo a caxn, habbi lire 1500, et se 
ano compagno acuserà li altri sia asollo, ut in 
parte. 

Fo butado il Collegio di sier Polo Nani e li al- 
tri : tocoe sier Jacomo Badoer, sier Francesco Do- 
nado el cavalier, Consieri da basso, sier Toma Moro 
Cao di XL, sier Stefano Tiepolo avogador di Terra- 
ferma, sier Zuan Ma'hio Bembo et sier Antonio Ba- 
rozl. Signori di Notte. 

Nolo. Vicenzo Montieoli vicecolateral, di nation 
veronese, qual era in quesla terra in la Trinila per 
esser amico di sier Zuan Lippomano fo pagador, el 
qual fo proclama a Brexa, si parli e non si voi a- 
presentar, ni etiam Cunstantin del Ducho, cogilor 
a la biinca, brexan. 

Di Canata, fo lettere di le galle di Alexan- 
dria, di 25 seiemhrio et di 2 octubrio, da Cao 
Salomon. Come haveano auto lettere di Torator 
Zen, da Constanlinopoli, con V aviso che 'I Signor 
turco mandava a tuur le specie tutte e farle con- 
dur a Constantinopoli. Item, hanno aviso che in 
Alexandria erano poche specie. Et scrive la morte 



di sier Bernardo Grimani, fo soracomilo di una 
galla é in Cipro, qu. sier Zacaria. 

A di 25. Fo Santa Catharina. La matina 66 
non fo lettera alcuna da conto. 

Dapoi disnar, fo Gran Conseio. Non fu il Sere- 
nissimo. Fato luogotenente in Cipro, in luogo di 
sier Aguslin da Mula non ha risposo in tempo, et 
rimase sier Marco Antonio Trivixan, fo al luogo di 
Procurator, di sier Domenego el cavalier procura- 

lor, vene triplo, ave: 113 di no, il qual 

é stato consier in Cipro; fo suo scontro sier Polo 

Valaresso, fo podestà a Bergamo. Ave : Et 

fo fato altre 8 voxe el tutte passoe. 

Dapoi Conseio si reduse la Signoria col Serenis- 
simo in Collegio ad aldir li oratori di Padoa con 
sier Piero Mozenigo cassier, per le cosse di seragii 
de Arim. 

Di Anversa, fo lettere in merchadanti^ di 9 
novembrio. Di una grandissima inondation di aqne 
stala a di 5, come apar in capitoli di più lettere, li 
qual sarano noladi qui avanti. 

Di Augusta, di sier Nicolò Tiepolo el do- 
ior, oraior, di li. Come le zénte di re Ferandin 
a di 1 1 inlroe in Buda, et il re Zuanne con domino 
Alvise Grilli sono in castello, et par sia venuto soc- 
corso di turchi 30 nasale, li qual, smontali e intrali 
in castello, hanno afondalo le naxale. 

In questo zorno, poi disnar, in chiesia di Frari 
menori iusta il solilo si lene conclusiou per uno 
frate maistro dil studio. Vi fu domino Sebastìan 
Foscarini dotor alla lelura di loycha et philosophia, 
tamm non leze, el etiam TEgnatìo non ieze el 
mancho Vetor Fausto in grecho, el il Memo in me- 
thamaticha Ieze vulgar. 

A di 29. Fo lettere di Roma, dil Surian 66* 
orator nostro, di 21. Dil zonzer li don Piero di 
Cova, oraior cesareo, qual era stato dal papa recbìe- 
dendo il concilio, promelendo al papa che ne la 
persona ni stalo suo li sarà fato alcun nocumento. 
Unde su questo eri fu fato congregation, el par il 
papa condecenda si fazi il concilio a Turin, a Milan 
Mantoa, terre de Imperio. Scrive come era slato 
dal papa a dimandarli di novo. Soa Santità disse : 
€ Non dico a chi non dic^: ho scrito a la Signoria 
mi conseglii zercha queste cose lulherane e lei non 
voi ». L* oraior scusò dicendo, rispose col Senato li 
pareva non far con le arme ma col concilio. El il 
pnpa disse: e L*è vero, che con le arme é mal far >. 
Poi li disse dil venir di don Piero da Cova eie, di- 
cendo : € Darò do capitoli a lulherani che forsi non 
voranno il concilio, corno feno boemi ». Scrive si 



135 



MDXXX, NOVEMBRE. 



136 



dice & porla 1* investitura dil re o duca di Toscana il 
duca Alexandre di Medici, e sia secreta, e in que- 
sto mezo sia al governo uno di tre o il Muselola o 
il signor Alberto da Carpi, el terzo non si dice, nia 
si tien sia il protonotario di Gambara ; tamen il 
cardinal di Medici non vorà soporlar questo e 
• Ira loro sarano in desensione. Scrive, il papa a- 
verli ditto, il re di Pranza aspira al ducato de 
Milan. Item, in Siena le cose é asetade : voleano 
una parte, il principe di Melfe intrasse, e V altra 
Zuan Lopes; tamen introe il Lopes a nome di Ce- 
sare. Hem, a Fiorenza hanno creati 150 a la balia. 
Scrive come il cardinal Farnese li parlò dicendo 
non si voria chiamar concilio, e che *l re di Franza 
havesse il stado de Milan, et par cbe'l cardinafi . . . 
francese parlasse a Torator cesareo di questo, qual 
li disse, per niun muodo V imperator voi romper li 
capitoli ha fato col duca de Milan, e lo voi mante- 
nir in Stado. 

Dapoi disnar, fo Conscio di X con la Zonta, et 
fu posto e preso che li Consieri da basso et li Cai 
di XL da basso Criminali, che sono al presente, 
stiano fin a la expedition di la causa di Loredani, 
ma ben si alcun Cao di XL che dia intrar di sora e 
sia tazado possi intrar ut in parte. 

Fu preso che*l Collegio habi libertà di uno bay- 
lazo in Cipro chiamato Lapido, qual fo apaltado per 
anni 15asier Hironimo Marzeloqu. sier Andrea, 
che al presente è consier in Cipro, per ducati 3350 
a r anno, ubiigadi a la Cassa del Conscio di X; hor 
fu preso che*l Collegio possi far d*esso quello li pa- 
rerà con il Conscio di Pregadi et li danari siano de- 
putadi 



Item, preseno che*l Collegio possi venir al Pre- 
gai! con le sue opinion di far un lotho per la sum- 
ma di ducati 30 milia, ut in parte, 

Item, feno un vicecao di X in certa materia, 
Ira sier Gasparo Malipiero e alcuni padoani, in lo- 
cho di sier Alvise Malipiero e cazado, sier Piero 
Zen, e questa é la prima volta sia sta Cao di X. 

Di Augusta, fo lettere dil Tiepolo orator 
nostro, di 17, Come era venuta nova che hessendo 
le zente dil re Ferandin iritrate furtivamente in 
Buda, qual era abondonata, el reduto il re in castello 
con il Griti etc, par che a dì 13 li desscno uno ar- 
salto, et quelli dentro si defescno virilmente con 
ocision di tre capitani tedeschi el alcuni altri, adeo 
che i se retraseno el voleno soccorso ; tamen^ è 
reduti in loco sicuro. Li é sta mandati li 3000 
lanzìoech che fono sotto Fiorenza, el manderano 



ancora altra zente, e voleno darli una altra balaia. 
Scrive come Pimperador partirla a di 21 per 
Cologna, dove si farà la dieta de li Electori per 
far il fratello re di Romani; non vanno a Spira, 
come disseno, per esservi il morbo. Scrive V aviso 
di la grande aqua stata in Fiandra, ut in ìitte- 
riSy adeo in Olanda à nega da 60 milia persone, 
morti molti et infiniti animali, e fato grandissimi 
danni. 

In questo zorno si apresentò il colateral zeneral 
e fu posto in li Cabioni con 2 servitori. 

De Augusta, di 17 novemhrio 1530, al signor 67 

duca di Manica. 



La Cesarea Maestà partirà Inni o marli senza 
fallo, non intervenendo altro, et quella, per il camino 
del ducato de Vertimberg, anderà a Spira ove se 
ha da far capo. Si pensa che vi starà tre o quattro 
giorni, et poi si andarà di longo alla volta di iìo- 
lonia. Sua Maestà non vole seco se non gli suoi in- 
timi della corte, per non ci essere molti né troppo 
sicuri allogiamenti per la peste. Il camino de qui a 
Spira è de sei giornale honesle per il viaggio ordi- 
nario, che é quello che facemo noi altri ; ma hanno 
diviso quello di Sua Maestà, chi dice in 8, chi dice 
in 9 giorni. Dimane parte lo ambassador di Franza, 
et quel di Savoia dice partirse medesimamente. Il 
reveren'lissimo Legalo et monsignor di Lcchie par- 
tono sabato, et in questa selimana, da quelli che 
hanno da andare con Sua Maestà in fuori, quasi 
lutto il resto si parte. Io ho pensato partirmi col 
secretano Valdese el cui regente, che sera un giorno 
dopo! lo imperatore, et andaremo di compagnia fino 
a Spira. 

In recompensa degli a visi eh' io ho hauti del di- 
luvio et mina di Roma voglio darne uno non mi- 
nore a vostra excellentia della summersione quasi 
di tutta la isola di Olanda, la quale deflendendosi 
da! mare con gli argcri, come proprio noi facemo 
dal Po, spesso suol patire perché alcuna volta si 
rompono, ma il danno et il pericolo non suole esser 
molto. Pur al presente, per nova venula questa ma- 
lina, se intende che*l mare ha rotto quelle sue di- 
fese con tanto impeto el é sì excessivamente 
sparto fuori, che non solo ha inondato grandissi- 
mamente tutta quella isola, ma ne ha summerso 
in lutto una parte con mortalità di più dì 60 milia 
anime; di case minate et bestiame afTogali non 
bisogna parlare. 



m 



MDXXX. MOVSlffilUL 



138 



*85 Capitolo di lettere di Anversa scritte per 
Daniel da Noritnberg a Martino da Cor- 
nosa mercante spagnola date a d\ 9 no- 
vembrio 1530. 

Qui bavemo non la gratia de Dio, ma ludo el 
fKiefce, Holanda, Zelanda, Fiandra el in parie Bar- 
bante, si ha auto aflilione el (ribulalione grandis- 
sime. A di 5 di queslo, per lanlo cresimenlo di 
aque, in quel zorno del 1478 el del U80 furon 
qui grandissime aque, ma adesso sono cresude un 
piede pili e pasalo le diche, e guastò diche, e 
rotte assai; la ruina é slata lauto grande che non 
si polria dire. Ànegale ville, anegale gran genie, 
bestiame senza numero. Tormenti e paese; el semi- 
nato guasto, sali periti in Zelanda, paesi anegali in 
Zelsinda, el é da dubitar che mai non se raquiste- 
rasse tali, non dico tutti, per la immensa spesa che 
andarebbe a far. Di caxi el nostro Signor consoli li 
aflitn. Dubilemo di grandissima penuria. 

Gàjt^itolo di lettere di Anversa, di 10 novem- 
^rio ISSO, scrito a domino Pandolfo Ci- 
starni tn Venetia. 

^on voglio primamente mancarvi dirvi della 
cnrlatione slata a li 5 el 6 dì queslo, quasi in tutto 
Ao paese e maximamenle in tutta Zelanda e 
i^Ccde Fiandra e Olanla, la qual ha dato lanlo 
^^«•«•ore a cadauno che homo credeva il deluvio di 
N'*^^ filose rilornalo, o che dovesse essere la fine 
^^^ mondo. Il mare crebbe lanlo oribilmenle ca- 
tc^da venti maislrali e ponenli che congionlosi 
le aque vive, quale ogni luna cresseno, che in- 
imenle coprile 1* isola de Zelanda e parte delli 
luochi di sopra nominali talmente che quasi 
^'^^t't-o lo paese ha patito miserabile e gravissimo 
^^*^ rio da doversene per sempre ricordare. Molle 
^e sono morie e molte caxe in diversi luochi 
lale, e in altra il paese è restato lalmente co- 
.0 di aqua da non potere mai piiì o in loogo 
pò haverlo. Considerate bora quanta miseria ne 
^^^'^^^rà revertire che, siando quello paese de Ze- 
la lanlo fertile e abondevole de più cose quanlo 
dovemo tulli patire noi altri qui. Se non fusse 
^^ to uno dicho verso la parte di Fiandra che si 
gjg» ^^l^pe qui apresso, per dove la rivera prese il corso 
^^>» eravamo in ogni modo per patire grandemente, 

(1) U carta fl7* è bianca. 



perchè già V aqua era venula lanlo grande che co- 
menzò a montare sulle slrade e coprire di molte 
c^ve e, havendo la marea a cresj?ere anco Ire bore, 
si giudicha, alla ruina che menava, che se tal rolura 
non seguiva si sarebbe alzala più di alle 4 in le 
caxe, e, siando qui tante aque quanlo polele pen- 
sare, polele ancora considerare il danno e ruina 
ne sarebbe potuto seguire. A Dio non he piaciuto 
segua lanlo danno, e posesi securamenle dire ne 
babbi volulo conservare più de li allri, di che ne 
sia sempre ringraliato. 

A di 7, domenega. Se inlese la nova, vene 69 
eri per lettere di Palermo in merchadanti, ma- 
xime in Pandolfo Cimimi, de 6 di questo, di nau- 
fragii seguili, el come la vezilia di San Symion 
comenzò la fortuna, adeo le galle nostre di Fiandra 
se smariteno una di Y altra ; una s' è reduta in 
Calhania, T altra ad TAgusta, la terza non si sa dove 
la sia. Item, esser rota una nave con vini, qual era 
di raxon di sier Zuan Batislf Grimani qu. sier Do- 
menego, patron di una galla di Fiandra, siche ba- 
vera danno ducali 6000: item, una nave con zu- 
chari, veniva in questa terra, di raxon di sier Mafio 
Bernardo dal Bancho: item. Ire nave ragusee 
cargavano formenti. Scrive esser stè dalo la Irata di 

salme a zenoesi, pisani, e maiorichini, con 

ducali uno di nova imposta, eh' é ducali 3 per 
salma. E come, cargando 40 milia salme, le nave si 
rompe e si perse il formenlo. El che una nave 
zenoese, di 6000 salme dovea porlar, non ha por- 
lato 1000 stara eie, ut in litteris. 

Fu falò in Collegio armiraio in Barbarla, Alvise 
da r Acqua, el comili ; il reslo si farà poi. 

Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Vicedoxe sier 
Marco Dandolo dolor et cavalier, secondo consier. 
Fato 9 voxe non da conio : podestà e capitanio a 
SaziI, la prima fu tolto sier Filippo Corer, fo pode- 
sta el capilanio a SaziI, di sier Jacomo, per danari ; 
tamen la Signoria terminò, iusla la leze, non si pro- 
vasse per esser In contumalia, el tamen T altro 
zorno provono sier Marin Juslinian, di sier Seba- 
stian ci cavalier, avogador di Comun, stalo avoga- 
dor per danari. Siche si fa a un modo el a Tallro. 

A dì 28, la malina. Il Serenissimo fo in la sua 
Camera con li Consieri el Cai di X solli, el eravi il 
vescovo di Chicle, qual fo eleto per la Signoria per 
terzo iudice in li confini con il re Feraudin, dicendo 



Item^ fono sopra fra* Galaleo qual é in presoo 



L 



139 



MDUX, MOVBMB&B 



140 



per esser lulheriaoo, el fato processo per lui centra 
di esso. 

Vene Toralor di 1* imperarjor, solicilando li 
danari dia baver Cesare eie. Li fo risposto, tuUa- 
via si fa proi'isione, e se ne daria parte. 

Dapoi disnar, fo Pregadi, el telo le lettere so- 
praserilte, et queste di più : 

Di Anglia, di $ier Lodovico Falier ora- 
tore date a Londra a dì 29 octobrio. Si scusa 
non baver scrito, perchè il re non ha voluto alcuna 
lettera passi il mar per certe diferenlie V ha con 
Pranza e con V orator era qui, ma è venuto uno 
altro qual à aquielà le cose, el questo re manda 

uno altro nrator in Pranza chiamato 

Scrive il cardinal Eboracense a convocato, con vo- 
ler dil re, quelli episcopi el prelati per far uno 

parlamento zercha Item, il re ha fato 

retenij^ tre vescovi, nominali in le lellere, con op- 
ponerli ha dato via beneficii contro li ordeni, e fa 
processo ; ma questi è siali di la fazion di la raina, 
perhò il re si voi vendicar di Ihoro, li quali sono 

il vescovo (df Bochester, di Baih e 

di ElyY 

Fu posto, per li Consieri, che a sier (sic) Andrea 
di Conti, canzelier grando di Cipri, sia concesso li- 
oentia di venir in questa cittì per uno anno, lasando 
in so loco persona idonea, e non li cora il salario, 
e, pasandn V anno non ritornando, si fazi in loco 
suo. 149, 17, 7. 

Pu posto, per i Consieri, dar a li frali Jesuali 
una galla sotil, di quello va alla maza, remanendo li 
feramenti a l'Arsenal. Ave: 154, 9, 7. 
69» Di siftr Gabriel Venier, orator apresso il 
duca de Milan, v^ne lettere di 21, da Fijsi- 
gaton. Come il sigrior duca andava a Lodi, poi a 
invernar a Vigevene. Scrìve aver il duca aviso dal 

Spiciano e come in Zenoa é qualche moto, 

et che . « . . . Spinola bavia posto fanli ne li ca- 
stelli e in lochi, e questo per la tyrania comenzava 
a far in quella terra domino Andrea Doria, sicome 
n duca manda la lettera al suo orator e la mon- 
strerà alla Signoria nostra. Scrive aver uno aviso 
dil Camarìan, di Pranza, che V orator Pisani era an- 
cora a Lion amalalo et 



Pu posto, per li Consierì e Cai di XL : Atento 
dil 1530, per i X Savii in Rialto, fo assolti di an- 
garie sier Marco Antonio Bernardo, qu. sier Anto- 
nio dolor e cavalier, e fradelli, di le pnsseSsion solo 
Camposampiero, Sandoj[)o et Magago {Massanza- 
go), poi io laià t li XX Savii» dimandano esser real- 



diti di novo da li XXX Savii, per tanto li sia con- 
cesso di poter esser realdili. Ave: 147, 38, 1& 
Fu presa. 

Pu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savii, 
una parte di acresser salario a domino pre* Zuan 
Batista Egnatio, leze in humanilà, qual ha ducali 150, 
li sia azoDlo altri 50 ducati si che V babbi 300 a 
r anno. El questo perché domino Antonio Thilesio 
conduto a lezer con 160, et lui voi baver più sa* 
lario. Ut in parte. Balotì do volte non fu presa. 
Ave: 134, 66, 3. Poi: 125, 81, 3. 

Fu posto, per sier Gasparo Malipiero, sier Lu- 
nardo Emo, Savii dil Conscio, oerla parte di me* 
naci di Santa Justina di Padoa, qual bavendo dife- 
renlia con il reverendo clero di Padoa zercha pagar 
la lansa imposta, quali voleano pagar per lo extimo 
vecbio lire 35 milia, et per il novo dieno pagar 68 
milia, bor a di 10 avosto dil 1539 fu falò a Padoa 
una sentenza in loro favor, che fosseno diffalcali du- 
cali 1716 grossi 18, pagati per loro, e il clero si 
appellò a li Auditori novi, pertanto sia preso che la 
dilla sententia sia laiada el anuladi, e li frati pa- 
gano Il diti danari, qualli siano obligati a lo Arauir. 
Ttem, si fazi lo exlimo zeneral a Padoa di tutto il 
clero, ut in parte. El niun la coutradise el noD 
fu presa. Ave : 59 non sincere, 58 di no, 61 di la 
parte. Iterum: 61 non sincere, 68 di no, 57 di 
la parte. Non fu presa. La pende. Anderi uno at« 
tro Conscio. 

Fu posto, per li (I), atenlo U bi- 
sogno si ha dil danaro, che'l sia venduto per du- 
cati 3000 de inlrada a T anno di le daie di terra* 
ferma, per li provedilori sopra le Camere, a raion 
di 7 per 100 ut in parte, termine perbò per anni 
30 solamente. 

Et sier Piero Morexini, savio a Terraferma, voi 
sia posta una lansa al monte del Subsidio, a pagar 
con don di 10 per 100. 

Et sier Piero Mocenigo, proveditor sora i Danari 
e cassier di Collegio, voi la parte di le daie con 
questo, siano a raxon di 6 per 100, e quelli é cre- 
ditori alli Camerienghi per formenti tolti, dando al- 
Iralanli danari, possi luor dille daie. 

Et parlò primo sier Piero Mocenigo per la sua 
opinion. El poi pariò sier Piero Morexini per U 
sua. Demum sier Lunardo Emo, savio dil Cooseio, 
per r opinion presa. Poi sier Andrea da Molin, 
provedador sora V Armar, voi sia dechiarido quanti 
danari sia di a PArmamento; e To conzo ducati 35 

(1) Vddtnai a carta 70 i proponflutt U parto. 



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MDXn, NOVEUfiRE. 



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nilia. Dapoi andò io renga sier Almorò DoIGn, pa- 
tron a r Àrsenal, voi etiam lui per la caxa, per 
comprar canevi ; al fo conzà, etiam a TAPsenal du- 
cali 3000. Il reslo siano di le presente occorentie. 
Andò le parte : non sincere ... di no . . . . dil 
Moieoigo ij dil Morexini 40, dil 



70 



Die 28 novmbris 1530. In Bogatis. 

SapienUs C&nsilii. 

Sapientes Terrae firmae. 
txeepto ser Petra Mauroceno, 
absente ser Jacoòo Deiphino, 



8apiefUe$ Ordinum. 

8ir Hironimus Quirino, provisor, 

Ser Ermolam Delphino^ patronus Arse- 

«ali», 

Ser Marinus Contareno^ 
Ser Andreas de Molino, 

Pravisores super Armamento. 

Senza ehe altramente si explicbi a questo Con- 
selo r urgentissimo bisogno nel qual se atrova la 
Sigooria nostra dil denaro, si poi ben quello repu- 
br grandissitno et degno di ogni possibile et con- 
ciente provisione. Perhò V anderà parte che, in 
termine de lorni 10 proximi venturi, per li prove- 
dilori nostri sopra le Camere, siano venduti a da- 
Biri eontadi ducati 2400 de intruda, a V anno, da 
l^'» 6 soldi 4 per ducalo, a raxon de 7 per 100, de 
'« daie over colte ehe sono pagate da li comuni et 
Cf^^lt alla Signoria nostra, et medesimamente di 
9^le ehe sono pagate da beneQcii et mouaslerii, 
**feJM»< de Padoa, Treviso, Vicenza, Verona et 
Brexa, quale siano obligati pagar a quelli che ba- 
^eran comprali, de tempo in tempo, le rate come 
^vano alb Signoria nostra, et non pagando alli 
^^itneoi consueti possi el comprador astreuzerli con 
^(U li modi et conditione cum le quale poteva essa 
^"gooria nostra. Cum questa dechiaralione che, se 
^Ue reformatioDe ehe se faranno de li extimi fu- 
^uri i^^ge in alcun modo sminuita la daia et colla 
PfefaU de ditti comuni, castelle, monaslerii, over 
^^^Oeficii, sopra li qual fusse sta comprato, ita che 
ottetti ehe baveran comprato non potesseno haver 
^ iolegra salisfalione dille 7 per 100, sia in li- 
Wlà de essi che baveran compralo, per compila 
Misfitiiione dille sue 7 pe? 100, luor per suo conio 



un altro comun, monastero aut benefllio, fino alla 
integra satisfazion sua : et versa vice crescendo la 
daia et coita che li dilli havesseno comprato, per la 
causa soprascrila, tal crescimento non sia suo ma 
de la Signoria nostra, siche non possino haver né 
pili né meno di 7 per 100 di quel che i baveran 
comprato over exborsato, havendo ditti compra* 
dori in ogni caso regresso per la sua satisfazione de 
le 7 per 100 non solum in particulari sopra li co- 
muni, castelle et monaslerii, dove comprerano aut 
depositerano, ma etiam alla prìncipal comunità al- 
la qual seran soltoposli li prefali loci, sicome ha al 
presente la Signoria nostra. 

Verum se dilli comuni, castelle, monaslerii et 
benjficii vorano depositar per francarsi loro pro- 
pri!, in termine però delti ditti zorni 10, debbano 
esser anteposti ciascun altro che volesse comprar 
et depositar sopra le daie over colte loro, sicome è 
ben conveniente, et cadauno, si nobile come citadin, 
di questa città, terre el loci nostri possi francarsi. 

Et da mo* sia dechiarito che tal comprede in 
alcun tempo non possino esser francale né per al- 
cuna via alterate a quelli havesseno comprato over 
depositato, et siano libere sue per anni 20, i qual 
passati la Signoria nostra possi recuperar, dandoli 
in contadi tutto quello che havcranno exborsato li 
ditti compradori, né possino esser Irati di possesso 
in alcun tempo, se non haveranno integramente 
quanto haveranno exborsaio in contadi 

El perchè allo imprestedo nostro de Gran Con- JQ* 
seio sono deputale de le daie, essendo conveniente 
che ditto imprestedo consequisca il suo, sia preso 
che io afillo del casal de Lapito de costerò sarà 
pagato di tempo in tempo nel officio de li executori 
nostri (le ditto imprestedo, principiando la paga die 
far a primo zener proximo, et sucessive di tempo 
in tempo fino sarà satisfata la obligalion ha sopra 
dille daie, dovendo esser disfalcada da cadauna di 
le Camere nostre quella porlion de danari pagano 
de le daie sopradille, che si venderanno, che bave- 
ran dieto imprestedo di lo affiitto dil ditto casal 
di Lapito, come é conveniente; et compita la obli- 
gallone de ditto imprestedo, debano dieti denari 
andar a quelle Camere, per rata, dove seran sta 
vendute le daie. 

Et in caso che la Signoria nostra alienasse lo 
amontar de dicti ducati 2400 de ditte daie a piti 
predo de 7 per 100, quelli ehe havesseno exbor* 
salo il suo danaro a 7 per 100 siano redulli a 
quella istessa utilità che fusse sta presa per essa' 
deliberatione. 



Ii3 



UDtXl, NOVBUBUB. 



m 



71 



Il (ulio veramente di bl vendeda ducali 35 
milia siano aplicali a lo armar, disarmar et per bi- 
sogno di i* armata, et ducati 3000 a V Àrseual, il 
restante sia speso in quel che per questo Senato 
sera delìbefalo, né altramente, sotto pena, al camer- 
lengo di Comun capsier et Alvise Bonvizo scrivan, 
de ducati 500 per cadauno. 

De parte 136 
De non 5 

Non sincere 5 



S^ Petrus MocenicuSy 
Capserius Colegii. 

Voi la parte bora lecta, excepto che ledaie pre- 
fate se habino a vender a 6 per 100, et che tulli 
quelli che hanno mandati balloladi et sono credi- 
tori alli camerlenghi di Comun de formenti, denari 
dadi et doni de rormenti, possino, dando altratanli 
danari in contadi in termine de 15 zorni proximi, 
haver fante di le prefate daie a 6 per 100. Il tratto 
veramente dei contadi, che sera la summa de 20 
milia ducati, 10 milia vadino a lo Armar, 5030 a 
TArsenal, et li altri 5000 alle presente occorentie. 

De parte. 14 

Ber Petrus Mauroeenus^ 
Sapiens Terrae firmae. 

Voi una tansa al monte dil Subsidio ; quelli la 
pageri la prima setimana di dezembrio babbi 10 
per 100 di don, et la seconda 5 per 100, con al- 
tre clausule ut in parte. 

De parte 42 

Adì 29 novembrio^ la matina. Non fo alcuna 
lettera da conto in Collegio. 

Dapoi disnar, fo Conseìo di X con la Zonta. 
Prima nel simplice feno Cai per il mese di decem- 
brio sler Piero Zen, non più stato, sier Lorenzo 
Bragadin et sier Gasparo Contarini stali Cai il mexe , 
di octubrio. 

Item, preseno retenir do di San Nicolò, per 
alcune parole usate contra il Serenissimo, interve- 
nendo il far di uno prc* Balbi piovan di 

quella chiexia, il qual é persona indiota, e il pa- 
triarca non voi cbe*l sia e alcuni parochiani el voi. 

Item^ preseno che de eoetero tutte le feste li 



I 



Consieri, Avogadori et Cai di X, et fo azonlo etiam 
li Censori, debbano vestirsi di scartato sotto pena 
de ducati IO per volta, da esserli lolla per li Avo- 
gadori e li Cai di questo Conseìo. Ave : 2 di no. 
La qual parte messe li Cai sier Alvise Malipiero, sier 
Marco Minio, sier Domenego Capello qu. sier Carlo, 
et fo perché domenega tulli li soprascritti erano 
vestiti di paonazo, fin el vicedoxe. 

Item^ con la Zonta preseno, tulli quelli porte- 
ranno ori el arzenti in Zecha, iusla le altre parle^ ter- 
mine 8 decembrio, babbi ducati 4 per 100, e li da- 
nari li siano restituiti questo aprii proximo. Et fo 
ubiigà a la Zecha per la ditta reslitution per ducati 
15 milia li danari di la tansa ultima posta in terra- 
ferma. 

Item, fono sopra scriver una lettera a Roma 
in risposta di quanto ha dillo il papa al nostro 
orator, el alcuni voleva si scrivesse per Pr^di, 
altri per questo Conscio, et fo dispulation, et di 
una balota persa di venir al Pregadi, siche steteoo 
fino bore 5 di notte el più. E fo di questo comandi 
gran credenza. 

Noto. Per Collegio l'altro zorno fo scritto a 
Costantinopoli al baylo nostro, con li avisi havemo 
di Buda et altre cose da esser comunichale al ma- 
gnifico Imbraim bassa eie. 

Hessen lo venuto in questi zorni in questa terra 
uno Davit hebreo, dice é fradelo dil re Joseph di 9 
Iribi e mezo, al qual fo mandato Zuan Batista Ra* 
musio a parlarli in caxa dil conte Guido Rangoo a 
San Patrinian in chà Contarini. El qual Ramusio 
messe in scrilura, et sari scrila qui avanti. Hor lui 
vol(*va poter tuor una caxa fuora di Gelo per ba- 
bitar questa invernata, perché poi dice voi andar a 
trovar V imperador Hor parse al Collegio mandar 
iterum ditto Ramusio a dirli se partisse di questa 
terra et andasse fuora di le terre di la Signoria oc* 
stra mediate. Si dice e una iotonia e non é vero 
quello el dice. 

A dì 30. Fo Santo Andrea. La malìna fo 
pioza e cussi tutto il zorno, qual fé' gran fango. 
Fo in Collegio compito di far li oficiali di le galle di 
Barbaria. 

Di Fransa, di sier Sebastian Justinian el 
cavaliere orator^ da Bles^ a dì 10 di questo . 



Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Non fu il Se* 7] 
renissimo. Tulli li Consieri, Avogadori, Cai di X et 
Censori in scarlato, in execulion di la parte. Fu faio 
far, per li Censori sier Francesco Arìmoddo e sier 
Jaeomo Bragadin, certi aerar di banchi per meso la 



147 



ìfDXXX, NOVElfBRE. 



itó 



Monslra di esiscr richo ; é vestilo de seda, et ha 
zoglie, alcune in dedo. Ila cinque servitori ben in 
ordine, di quali n*è un porlogallese persona accor- 
tissima et astuta, li altri polriano esser de altri lochi 
et paesi, nna non sono arabi alla vista. Ha anni da 
zerca 40. Fa profession de due cose : la prima, di 
esser valente nelle arme, et saper cavalcar et 
strenzer un cavallo et combater quando el bisogna, 
et dice haver habuto sopra la sua persona più di 
cento ferite; penso io che*l voglia dir ferite di 
quelle ponte de canne che portano per lanze li 
arabi sui vicini et loro propri! zudei. 

La seconda sua profession é in lettere di la 
Sacra Scrittura et del Testamento vecchio, et in- 
tenderlo benissimo. Et mi disse beri a certo prò* 
posito che'l Nilo e il fiume Fhison, nominato nel 
principio della Bibia, uno delli quatro fiumi che 
vengono del Paradiso terrestre. El io li dimandai, 
se il Nilo era un de essi, ove correvano li altri tre, 
dovendo tutti venir dal dillo loco. Non mi seppe 
risponder altro, ma disse che V era una certa dif- 
ficolti, el che un* altra volta me lo diria. Con questa 
Scrittura Sacra costui ha mescolalo questa sua Ca- 
balla, nella qual é tanto fixo come sono li archimisti 
nella archimia, che, per voler esser a parlamento 
con alcun delli angeli over inlelligenlie divine, 
spesso el sta 6 di eh* el non manza cosa alcuna, el 
fa certe sue lavande nel far della aurora, le qual 
fatte, va con la mente in abstratto el dice alhora co- 
pularsi et congiungersi con le ditte inlelligenlie el 
veder le cose future. Et ha havulo tanta forza que- 
sta sua fixation de cervello, che li ha bastato Tani- 
roo, essendo in Portogallo, de mandar quel suo 
servitor portogese, dottissimo nella Caballa, con let- 
tere credenlial al Signor turco el Imbraim bassa el 
dirli cose grande, come loro dicono, el tal che*l 
bassi, dapoi alcune audientie scerete, li fece bona 
73 etera et lo acarezò molto, el é tornato qui et é con 
il ditto judeo. Dice de voler venir a parlar alla 
Sereniti Vostra et dirli cose che dieno venir, che li 
saranno gratissime ad intender. Il prefalo non si 
parte di casa mai, ma li concorre assai iudei, dove 
li fa prediche grande de questa liberation del po- 
pulo de Israel, che Dio ha determinato che presto 
debba esser, et che lui spera di esser a questo con- 
dur ditto populo nella terra di promission. Et di- 
cendoli io : < Come volete far che non havete altre 
arme che lanze de canne, et cento archibusieri ve 
fariano fugger se fosti 100 mile ? > mi rispose haver 
per revelatioD che li archibusi a quel tempo non 
tfaranno et non si adopererano, essendo cosi el 



voler de Dio. Siche concludo alla Sereniti Vostra 
che costui é tanto fixo in questa cosa, de reJur 
questo populo hebreo alla terra de promissioD, et 
con queste sue revelation de Caballa, che non si po- 
tria dir più, et dubito che*! vadi fora del sentiero. 
Li iudei veramente lo adorano come aa messia. 
Altro non li so dir. Gratie eie. 

Questa deposition fece Zuan Batista Ramusio 
secretarlo, stato di ordine dil Serenissimo a parlarli 
in caxa dil conte Guido Rangon, sta a San Patri- 
nian in cha* Conlarini. Itetn, dice come de ii é 9 
tribù e mezo, et do tribi e mezzo é questi tutti 
di qua. 

Copia di uno breve fatto per il papa ai ditto 

rabi judeo. 

Clehens Papa VIL 

Rabi Salamoni hebreo portugalensis (ne) viam 
veritatis agnoscere et libi proderit ad salutem. Cum, 
sicttt nobis nuper exponi fecisti, licet ta in puerili 
etate constitutus invitus sacrum baptisma susee- 
peris, nunquam lamen fidem catbolicam credideris 
nec unquam in alia lege quam hebrea vixeris ncque 
vivere intendas, nos, attendentes Sedi Apostolicae . 
'convenire hebreus eo libenlius benignitatis suae 
gremium patefacere post quo spedalius sinl in te« 
stimonium orthodoxae fidei, reservati petitiooibus 
tuis quantum nobis licet favorabiliter annuere, vo- 
lentes huiusmodi suplicatronibus inclinarì, quod 
proplerea a quoqunque qua vis auctoritate absque 
speciali mandato nostro molestar! minime possis 
auctoritati apostolica tenore praesenlium iodulge- 
mus. Et nuper cum sicut accepimus tu ooonullos 
libellos circa res Sacrarum Scripturarum babeas 
imprimendos, nos, prò comuni fidelium utilitate 
cuicumque librorum impressori et artem librorum 
exercenti libros ipsos imprimendi plenam et libe- 
ram facultatem concedimus. Et ne vel verbom 
aliquod in ipsis libris inseratur quod centra ca- 
Iholicam verìlalem sonet, eidem impressori libros ^34 
ipsos impressuro sub excomunicalionis lalae sen- 
tentiae ac confiscatione librorum impressoris poenis 
distrìctius inhibemus ne libellos huiusmodi| Disi 
illius prius diligenler examinare per dilectum filìuoi 
modernum et prò tempore existentem magislrum 
sacri palati! in alma Urbe fecerit, imprimere aut im- 
primi facere quoquomodo presumat districtius ooq 
obstantibus praemissis ac constitutionibus et ordi- 



149 



AIDXXX, D1C£UDRE. 



150 



nalìonibus apostolicis ceterisque coutrariis qnibus- 
cumque. 

Datum Romae apud Sanctum Pelrum sub an- 
Dulo piscaloris, die 20 Maij 1530, poDliiicalus noslri 
anno seplimo. 

74 Dil mexe di de$emhrio 1530, 

A df) primo desfembrio. Introno do Consieri 
a la banca di sopra, sier Jacomo Badoer el sier Do- 
menego Conlarini; il lerzo, ch'è sier Francesco Do- 
nado el cavalier, non poi inlrar, per alender da 
basso In Quar;«ntia per il caso di Loredani, et cussi 
restò sier Andrea Mudazo, qual dovea ussir, per la 
parte presa nel Conscio di X. Inlroe etiam un solo 
Cao di XL, sier Borlolonnio Venier di sier Lunardo, 
era t*azado; li altri do, che sono sier Vicenzo Bar- 
barlgo qu. sier Nicolò e sier Carlo Bembo qu. sier 
Zuanne, restano in Quarantia a expedir ditta causa, 
poi inlreranno. El li Cai di XL erano, questi do mc- 
xi passati, sier Gabriel Valaresso, sier Donfienego 
Uinlo el sier Thomà Moro : il Valaresso ussite el 
ìiìXtb in Quarantia, el il Minio el Moro restono de 

sora. 

Ifew, introno Cai di X sier Piero Zen, nuovo, 

ser Lorenzo Bragadin e sier Gasparo Contarini. 

Veneno in Collegio sier Filippo Marzello di sier 
Hironimo et sier Urban Bolani qu. sier Alexandro, 
dicendo esser rimasti dil Conscio di XXX e aver 
refadado, el fu eleclo sier Marco Marzello suo fra- 
delio, tamen eri parse a li Cousieri far publichar, 
questi do non aver polulo refudar el esser a la 
eofidilion di XL che non ponno refudar senza pa- 
gar pena, et ex consequenti che sier Marco Mar- 
celo non sia rimasto. Unde li Consieri lermiiiorono 
che li do sopradilli havesseno ben refudato el pa- 
gasse la pena eh' é lire el che sier Marco 

Marzelo dovesse intrar di XXX. El cussi inlroe. 

Di sier Hironimo da Canal vice proveda- 
dar di V armada, fo lettere, date in galla, a 
dì ... . Scrive, nel ritorno di acompagnar le ga- 
lle di Alexandria, sora ... , Irovono do fuste de 
turchi di mal afar, el lui ne prese una, e amazò li 
bomini e brasò la fusla ; l' altra 



Noto. Sier Jacomo Badoer consier sopradillo 
andò a senlar a la bancha, ma visto la parte presa 
nel Conseio di X non poi intrar peit non esser ca- 
zado, perhò ussite, e sier Alvise Mocenigo ci cava- 
lier, consier di quel sestier, tornò a senlar fin se 
spazi il caso di Loredani. 



Da poi disnar, fo Pregadi, per far referir sier 
Carlo Capello, venuto za più di oralor di Fiorenza, 
el far provedador a Cividal di Friul, iusta la parte 
presa. 

Fo leto questa lettera dil Canal viceprovedador 
dì r armada, notada di sopra, el 



Di Franga, di sier Sebastian Justinian el 
cavalier, orator, da Bles, a d\ 11 novembrio. 
Scrive come il nonlio dil papa, domino . . . , era 
slato dal re a cxortar Soa Maestà voi scriver a Tim- 
perador lievi le sue zente de Italia, qual fanno 
danni assai, el con 50 milia ducali le leverano. Il 
re li disse non voler per niente perché fina mo' che'l 
.papa ha fatto quello à voluto e tirenizà Fiorenza, 
non si ha doleslo, imo voi scriver ne mandi di le 
altre e alozi sul stado di la Chiexia e de venitiani, 
con altre parole ut in Utteris. Poi dillo nonlio lo 
persuase da parte dil p:ipa a mandar zente in Ale- 
magna contra il Turco. Il re disse non voler far 
alcuna cosa perchè V è in paxe per la gralia de Dio, 
e non voi guerra eie. Scrive, li in corte si dice, 
quel re non esser amico di la Signoria nostra, imo 
si straparla, el ha inteso che, hessendo il re a tavola, 
fo parlato che la Signoria non ha voluto mandar li 74« 
falconi tanto richiesti, e questo è sta per do cause, 
r una perchè pareva la Signoria fosse tributaria di 
falconi a Soa Maestà, V altra per causa de V impe- 
rador, aziò non credesse si havesse a parie intelli- 
gentia, e il re disse : < Per mia fé, la Signoria me li 
dovea mandar, si ben havesse costà assà Y uno >. 
Scrive, lui oralor non negocia alcuna cosa ; il re va 
a caza el madama non da audientia, e lien non sia 
tanto la caza, quanto che tramano qualche cosa co- 
me fo mo' un anno a la paxe concluse con Cesare. 
El ha inteso si trala matrimonio di dar madama 
Madalena, fia di questo re, nel fiol di Cesare, et la 
fiola de Cosare in el Dolfin ; el questo per inlrinsi- 
charsi ben Tun con T altro, el etiam per non 
dar quello à promesso di dar a Cesare in Borgo- 
gna. Scrive si dice de 11, il Chrislianissimo re dia 
esser a parlamento in una terra vicina a la Fiandra 
di brieve con Y imperador. 

Fono leti 25, tra Pregadi et Zonla, deputadi 
iusta la parte ad aldir la diferenlia di le aque tra 



Fu posto, per li Consieri, Cai di XL el Savii, una 
gralia a sier Lorenzo da Mulin qu. sier Bernardo, 
il qual ha credilo di ducali 300 a Y oficio di le Ca- 
l zude per soa utilità di exalor al dillo officio e di- 



151 



HDXXXj DICEII0RB. 



75 



nuoda sia riporta II dito credilo a 1* oflcio de le 
Raxon nuove et poslo i conio del debito suo di 
ducali 600 |)er conto di la perdila del dazio di le 
Ire per 100 de li anni 151*2 et 1514, et siano conze 
le seriture. Ave : 18^, 15, 4. Fu presa. 

Fu posto, per li Savii dil Conseio e Terrafer- 
ma, alento Tusse preso dil 1519 a dì 2G fevrer in 
questo Conseio, a requisition di Toralor di la comu- 
nità di Bergamo, che fosseno extrati 15 nobeli de 
Pregadi et 15 di la Zonta, quali dovesseno iudicar 
una sententia fatta per ilcapitanio di Bergamo con- 
tra li debitori di la comunità per la mala adminislra- 
tion fatta di beni di quella comunilà, et al presente 
havendo richiesto ditti oratori di Bergamo che, per 
meter fin, la detta sententia sia introdulla a la Qua- 
ranlia nuova, perhò li sia deputa la ditlu Quarantia 
ut in parte. Ave : 200, 0, 3. 

Fu poslo, per li Consieri, Cai di XL et Savii, 
ehe a Cristoforo de Lurano et Alvixe di Croli, da- 
ziari di la mercadantia di Brexa di l' anno 1539, 
atento li danni per le zente aleinane patidì, che li 
ditti habbino exborsà fra zorni 15 lire 2'276, dil 
resto, ch*é lire 6597, li sia fato restauro di lire 3000, 
et il resto pagi fra zorni 15, et non pagando non li 
vagli! el dillo restauro. Ave: 173, 13, 17. Fu presa. 

Da poi sier Carlo Capello, vene orator di Fio* 
renza, inlrò dentro et andò in tenga, el fece la sua 
relalione di le cose di Fiorenza, uarando minuta*» 
mente il tulio. Et concluse, il Iradimenlo di Maiale- 
sta Baion à fatto perder quella città, et che fioren- 
tini non sono homini di governo, con altre parole. 
Laudò Vicenzo Fedel, stalo suo secretarlo. Exortò 
tatti a ben viver, et 



Da poi fu fato scurtinio di un Proveda !or a Ci- 
vidal di Friul con ducati 30 al mexe per spoxe, 
iusta la parie. Il qual è questo : 

r 

Provedador a Cividal di Friul. 

Sier Agustin da Canal, fo podestà e 

provedador a Roman, qu. sier Polo 1 iC. 94 
Sier Jacomo Malipiero, fo provedador 

ad Axola, qu. sier Polo . . . .147. 63 
Sier Filippo Barbaro, el XL Criminal, 

qu. sier Zacaria 139,87 

Sier Zuan Alvise Salamon, fo podestà e 

capitano a Bassan, di sier Filippo . 103.113 
Sier Andrea Trun, el XL Criminal, di 

sier Daniel 90.133 



Sier Toma Gradeoigo, èl XL Crimiotal, 
qu. sier Anzolo • 

Sier Vetor Bragadin, d XL Crìmioal, 
qu. sier Pelegrin 

Sier Borlholamio Venier, el Cao di XL, 
di sierLunardo 

Sier Zuan Fronceseo da Canal, fo pode- 
stà e capitanio a Mestre, qu. sier 
Piero 

Sier GabHel Valaresso, fo Cao di XL, 
qu. sier Francesco 

Sier Lunnrdo Loredan, el XL Criminal, 
qu. sier Berli . . . . . • • 

Sier Piero Marzello, fo di sier Zuanne, 
da san Gregorio ...... 

Sier Zacaria Bembo, fo provedador a 
Bassan, qu. sier Zuanne .... 

Sier Domenego Minio, el Cao di XL, 

qu. sier Francesco • 

t Sier Marco Grimani, el XL Criminal, 
qu. sier Nicolò 

Sier Piero Querini, fo Oto di Xt, qo« 
sier Biaxio « • 



153 

133. 83 

53.159 

131. 93 



Ut. 75 

108.107 

135. 79 

61.149 

67.143 

75.138 

150. 64 

71-143 



Et licentialo Pregadi a bore 4 di nofe« fo chia- 
ma il Conseio di X con la Zonta, et aleteno 6q 
bore 5 et meza in materia importante 9t ooo gran 
credenza. 

AdiS.h matina. Fo lettere da Lodi di sier 75» 
Gabriel Venier oraior, qual fo lete con II Capi 
dil Conseio di X. Nescio quid. E li Capi siete 
assi in Collegio. 

Morite questa matina sier Alviie Pasqualigo 
procuralor qu. sier Filippo. Non ba floK, ne mai se 
roaridoe. Era gran richo. Lassò faculti per ducati 
.... milia. Lassò molti legati : a suo fradelo sier 
Lorenzo, etiam procuralor, ducali 6000 dil aio im- 
presiedo di farsi procuralor cbe fin do anni li ave- 
ri ; a suo nepote, fiol fo di sier Francesco, le case de 
San Stefano e le possession ; a uno fiol di sier An- 
drea fo di sier Piero dolor et cavalier, fo so fradelo, 
ducati 3000 quando V a vera 18 anni ; a la scuola 
di Sun Zuanne ducati 300 de intrada a V anno eie. 
Questo fece far una archa in chiesia di Frari menori 
per pompa, ma voi esser sepulto ai Anzoli de Mu- 
ran, dove e suo padre e li soi. E cussi il zorno se- 
quente fu sepulto. 

Vene il Legato dil papa in Collegio, solicitando 
li posessi di vescoadi et altri benefici, perchè il 
papa li scrive imponendoli caldamente ne parli et 
importuni di questo. AI qual il Serenissimo li disse, 



15S 



MDXIX» DIGEUBBB. 



16i 



il pdpa esser pur di voler che questo Stado sia a 
peior termine de tutti li altri Signori di! oiotido, i 
quali daaiio li sci vcscoadì a chi li pare, a questa 
Signoria il p.ipa non voi mai si possi nomiuar alcu- 
no, con altre parole» dandoli la negativa. 

Da poi disnar^ fo Collegio di Savii, ad consu- 

lendum. 

Aii3,U matina. Non To alcuna lettera. Si sta 
io aspetation di haver lettere di Alemagua, per in- 
tender il successo dil castello di Buda. 

Vene l' oralor dil duca de Milati, domino Bene 
to da Corte, qual fb longamente con li Cai di X iu 

Collegio. 

Da poi disoar, fo Conseio di X con la Zotita, la 
quttl vene toso a bore una et restò simplice. 

Io questo zomo, poi disnar, fu Tato le exequie 
di flier Alvise Pasqualigo procurator, qual fu bellis- 
simo. Prima il corpo, vestido di batuiodi la scuola 
di San Zuanne et una vesta di veludo cremexin de 
som, fo porta in chiesia di San Zuminian solo un 
baldachino con 4 torzi grandi che arJeva. Poi ozi 
fo el capitolo di la contri. Primo tutte 9 le congre- 
gation, il capitolo di Castello e di San Marco ; poi 
200 tra zagi et preti, per mi numerali, con le cote 
indoSBO e uno dopier di lire 3 per uno in man, 
qoal é suo; poi 30 ie0uati con torse di lire 8 per 
uno et 86 marinari con torzi di libre 8 ; la scuola 
havia 100 torzi dil morto el 100 di la scuoia. 11 
eadeleto portò da 6 marinari Era gran numero de 
batudl, il guardian graodo e vicario e damatin, ai 
qual fo dato un maraelo d'arsenlo per uno per ele- 
mostoa. Po porta per terra per Marzaria Qno a Rial- 
to, et a la loza tutti moulorono in le piate, el fo 
portato a sepelir a Santa Maria di Anzoli in l' archa 
di mio padre et fradelli ; (amen ha fallo una archa 
io chieaia de Frali minori per memoria ma non per 
aepoUura, ai qua! frali dete ducali "100 di Monte 
DOViSBlmo. Siche questo è sia un bellissimo exequie 
e più non visto laute luminarie ad alcuno ni 200 
proli et lagi eoo torze in mano. El qual corpo ri- 
mase in lecho io la piata Go bore .... di nole^ 
e da lutti fo abandonaio quasi. 

In questo Conscio di X con la Zonta, loto una 
lettera dil Vmier, orator a Milano, da Lodi. 
Di coloqoi auli col duca zercba il re di Pranza che 
pr voi venir a tuorli il stado, et fu preso di aprir 
questa materia al Pregadi et quanto ha dillo hozi in 
Collegio l' oralor dil duca. 

liem, licentià la Zonta, restò il Collegio, e fono 
aopra una gratia richiede quelli 10 anlivarani con* 
danali a star iù questa terra chi 10 el ehi 6 anni 



posendo nivegar aopra galle et nave, con questo 
non se aproximi a mia 50 ad Aulivari, el bora ri» 
chiedcno poter navigar na villi pizoli et andar almeo 
fin a Seutari a mcrciiadanlar. El ave : IO di si, 4 di 
no, et non fu presa. 

Noto. Ilozì, da poi disnar, compite di parlar il '^ 
Filelo, falò renge . . . , per sier Andrea Loredan. 

A di 4, Domenfga. Se intese esser sora porlo 
24 barche con formenti, vien dil Vasto, comprali 
per Zuan Dolfin rasonato per conio di la Signoria 
nosira, con le spexe, lire 10 il slaro, /fem, altri 
barchosi con formenti, navilii de zebibi, nave di zu- 
cari et di altro. El zonse sier Nicolò Magno, slato 
per danari governalor a la Zefalonia, riporta nova, 
le galle tutte (re di Fiandra esser salve insieme in 
Sicilia, ma la nave patron Francesco di Veniexia, eoo 
vini di razon^di sier Zuan Balista Grimanì |)etron 
In Fiandra, esser rotta, di la qual solum 6 horacoi 
è scapolati ; danno al Grimani ducati 5000. 

Di Angusta, fo hiUre di sier Nicoid Tito- 
lo rf dotor, orahr, di 19 et 31. Come la Cesarea 
MaesU bavia fatto certo otto de recestu di la dieta, 
ut in litieris, et parlirìa Qn do zomi per Cotogna. 
Scrive esser stato dal reverendissimo Legalo» et co- 
loquiì auli insieme, vi in litterie, el qual rico- 
manda molto alla Signoria uno suo fio! ehe Uen in 
studio a Padoa e saria a proposilo mollo. Scrive, 
di Buda non ze altro, eh' è segnai quella impresa 
dil castello non é cussi facile come dicono questi. 

Vene l' oMlor dil duca di Manina, el porlo lei* 
tere con avisi di Augusta, de "ii, zoè di la grande 
inondalion stala in Zilanda, qual è tutta sumersa, 
Olanda meza, Anversa auto grandissimo danno, e 
donde la marea suol cresser solum 6 bore era 
cresuta 4->, con allri avisi ut in litteris. La copia 
sarè qui avanti. 

Di Cividal di Frinì, di sier Gregorio Pi- 

Bnmano provedador, de Con uvlsi, auli 

per via di Gradisca, come erano venuti 40 milia 
cavalli di turchi in soccorso dil Castel di Buda, et 
haveano messo iu mczo 1* esereilo di re Ferandin, 
ut in liitsris. 

Da poi leto le lettere, fo cava 30 nobeli alla ba- 
Iota d* oro per venir a Conseio, Ira li qual rima- 
seno tre caxade forestiere, sier Julio Suvergnau qu. 
sier Hironimo, sier Hironimo Maialesla io di sier 
Cario, sier Ruberto Maialesla fo di sier Cario, e 
tutti tre ozi veneno a Gran Conscio. 

Da poi disnar, aduncba, fu Gran Conseio. Vene 
il Serenissimo vestilo de vrludo cremexin. Fu fato 
CoDsler de San Polo, sier Domenego Capello fo Cao 



155 



UDIXI, DICEMBRE. 



IM 



di X qu. sier Nicolò, da sier Hironimo Barbarigo e 
sier Marco Minio stati Consicri. liem^ di Santa Cro- 
xe, siep Nicolò Trevixan fo consiep, da sier Piero 
Landò (o capitanio zeneral da mar et sier Polo Tri- 
vixan (o consier. Et altre 7 voxe. Et io faliti in la 
terza a danno di qualche uno al qual io li son ubii- 
gi di voxe. 

Fo publici, tutti quelli hanno Monte novissimo 
e dil Subsidio a ducati 46 el 100 et da li in zoso 
vadino ai Provedadori sora i Monti a luor li soi da* 
nari perché non li corerà più el prò. 
76* Fu posto, per li Consicri e Cai di XL, atenlo 
russe sta di licenlia per uno mexealli Àvogadori di 
Terraferma di poter venir in questa terra per al- 
cune cose a bencHcio di la Signoria nostra, et ba- 
vendo zi dato principio, por tanto sia preso che li 
diti Avogadori possino slar in qucjta terra per 
tutto il mexe de Fevrer proximo, ut in parte. Fu 
presa. Ave : . . . . 

El nota. Li dilli Avogadori, sier Anzolo Gabriel, 
sier Alvise Badoer et sier Stefano Tiepolo, fono que- 
sta matina in Collegio a rechieder questo, i qual, 
expedito la causa di Loredani, voleno le Quaranlie 
per meter di retenir alcuni altri, tra li qual sier 
Zusto Guoro fo capitanio a Bergamo. 

Da Canstantinopoli, di sier Francesco Ber- 
nardo haylo, vene lettere di li Octuhrio^ venu- 
te per via di Ragusi. Scrive esser zonlo li il Signor 
con il magnìOco Imbraim a di 6 di Oclubrio, 
tornato di la caza fata et soi piaceri. Fo a visitation 
di Imbraim e li comunicoe quanto havia di la Signo- 
ria di nove, et di liocorno se li mandarà etc. Scrive 
colo(|uii hinc inde dicti. Et havendossi esso baylo 
doluto che le noslre galle erano andate a Baruto et 
in Alexandria per aver specie e che, stante il 
comandamento dil Signor che le fosseno mandate 
in Constantinopoli, dubitava le non potria cargar, 
unde Imbraim ordinò comandamenti in la Soria 
et in Alexandria che nostri, merchadanti potesseno 
conlratar per questa volta, ut in ìitteris. I qual 
olachi si partirono a di 14, eh' è quel zorno. Item 
scrive come havendo ditto al magnifico Imbraim 
che r imperador, non potendo adatar le cose luthc- 
riane, voi si fazi Concilio, e Imbraim disse» il papa 
moslreri di volerlo, ma non lo vorà, con altre pa- 
role, ut in litieris. 

Di Boma, vene t »rdi lettere del Surian ora- 
tor, di 29 et 30. In conclusion, come in concistorio 
il papa havea promesso di acetar de far il Concilio, 
insta quello li ha manda a dir Cesare per don Piero 
di Cova, el voleva mandar a 1* iroperalor per uno 



suo nontio, et sieva in pratica uno di Ire, o V àr« 
zìepiscopo di Capua, o Tarziepiscopo di Brandizo 
cir é persona dotta, o il vescovo de Chicli eh* è qui 
a Venetia, et par sia risolto in mandar T arcivesco- 
vo di Brandizo domino Hironimo Aleardo. Scrive, 
di Fiorenza esser avisi come li X haveano fatto faiar 
la testa a do altri di 6 retenuti, olirà li tre che a 
r ultimo de octubrio avanti zorno forno dicapitati, 
zoc Alvise Soderini et Zuan Balista Cei, i quali 
sono slati di X, el Rafael Ilironimi fo corifalonier 
r hanno confinato per 3 anni in la rocha de Vol- 
terra. Item, hanno messi al confin alcuni, come par 
in polize scritte in le lettere, le qual saranno qui 
avanti, con darli termine a partirse el tanti zorni 
andar et mandar la fede del confin etc Ila confinato 
uffo . . . (Nicolò) Carduzi in questa terra et uno 
altro a Verona, et questo per 3 anni et, compiti, non 
se possino partir senza 8 balote di 10. 

Exemplum 
brevis Papié ad Ducem Venetiarum. 

Clemens Papa VII 

Dilecte fili salutem el apostolìcam beoedlctio* 
nem. Expeetavimus haclenus summa cum noimi 
nostri sollicitudine et pio desiderio ut presenlia et 
anctorilas charissimi in Christo filii nostri Caroli 
romanorum impcratoris semper augusti, Duper io 
convenlu generali totius Germaniae per eum Au* 
gustae celebrato heresiam lutheranam tam late ser- 
penlem et perniliosam extinguere aul sedare ali« 
qua ratione posset. Sic enim nobis iam inde io 
adrentu ipsius Caesaris in Ilaliam spes factt Tue- 
rat eius presenlia in Germania facile buie malo 
occursuram. Ob eamque praecipue causam dos 
lune Bononiam ad ipsum Caesarem in id cohor- 
tandum et urgendum quamquam per se animatum 
nos contulimus, cuius spei nostrae effeclum si a Do- 
mino consequi meruissemus non solum tot milia 
animarum quol in illa heresi periclitantur Deo lucri 
fieri el sancta nostra religio ab illa tabe ounc 
et in poslerum emundari, sed etiam facile reme- 
dia necessaria adversus lurcarum incursus et roi- 
nus in dies invaleseentes expedirì potuissenL Sed 
cum et ex dicti Caroli imperatorìs et ex Legati 
etiam illic nostri, quem de dita opera ìlluc misiaius 
ìitteris, id quod tuae Nobilitati etiam notum ere- 
dimus, ìntellexerimus nihii per ipsum Caesarem 
potuisse in ea re confici omnesque spes illorum 
ad sanitalem reducendorum ab co fuisse obiectas 



157 



IfDXXX, DICEUBRE. 



158 



cum in sua perlinacia et errore quolidie mngis 
obstinati perdurent. Nos qui hoc lain procelloso 
tempore regendum Pelri navicularn a Dco sumus 
praeposili, primasque parles huìus cura et sollici- 
tudinis gerimus, habita super hoc cum venerabili- 
bus- fralribus noslris Sanclae Romanae £cc!esiae 
cardinalibus matura delibcratione, nullum aliud aul 
tuliua aul preseiUius remedium hic fore existima- 
vimus quam quod in casu simili nostri predeces- 
sores et tot sacrosanctae synodi nos doeuerunl 
universale Concilium, quod \\ìs\ eliam lutherani pò- 
stulant convocandi, in quo et huic heresi in per- 
petuum mederi et simul turcarum motibus nunc 
ingruentibus provideri possil. Itaque haec tibi, fili 
dilecte, sicut Caesari et princìpibus coeteris signi- 
ficanda comunicandaqife duximus, te paterno af- 
fectu et charilate hortantes, ut tam sancto et ne- 
cessario operi prò tua pielate proque maiorum 
taorum perpetua consuetudine favere causamque 
sanctae fldei cum oratoribus tuis isliusque Dominii 
praelatis iuvare et tueri et in hoc eos interim pre* 
^« parare prò comuni officio velis. Nos eoim quanto 
eilios ad indictionem ipsius Concilii in Italia et loco 
ad hoc commodiore celebranJi adiuluro Domino 
devenire intendimus, sicut etiam oralor apud nos 
tuus ad te plenius scribet et vencrabllis frater 
Altobellus episcopus Polensis nuntius apud te co- 
raro plenius explicabit. 

Datum Bomae, apud Sanctum Petrum^ 
in die prima Decembris 1530^ ponti fieatus no- 
stri anno octavo. 

A tergo : Nobili Viro Andreae Oriti duci Ve- 
betiarum, Olio dilecto. 

78 Nota di confinati; et prima 

¥ 

Giovao Baptista di Francesco de Nobili, da le 4 a 

20 miglia, 
Girolamo et Guglielmo d' Andrea Cabini, da le 6 a 

30 miglia, 
Cherubin di Tomaso Fortini, Tuor d' uno fino a 30 

miglia, 
Simeone di Giovao Baptista Gondi, da le 5 a le 30 

miglia, 
Pomenieo Simoni, da le 6 a 30 miglia, 
Girolamo di Francesco Bertini, da le 3 a le G miglia, 
Alezaodro Balducci, da le 5 a 30 miglia, * 
Pagolo Amideì, da le 5 a 30 miglia, 
Filippo di Baptista Pandolphini, da le 5 a 30 miglia, 
Neri di Tomaso del Bene, da le 8 a 30 miglia, 



Lionardo suo Tratello, da le 3 a 30 miglia, 

Sincte Anibruogi, da le 4 a 17 miglia, 

Rufaello di Giovan Baptista di Nobili, da le 4 a 15 

miglia, 
Agnolo di Ghezzo de la Casa, da le 3 a 15 miglia, 
Antonio di Migliore Guidotti, da le 3 a 15 miglia, 
Andrea Marsuppini, da le 3 a 15 miglia, 
Francesco di Tomaxo Tosinghi, da le 10 a 30 mi- 
glia, 
Martino di Francesco Scarsi, da le 10 a 30 miglia, 

Piero D'Averano Pelrini, da le 5 a 30 miglia, 
Alexandro d'Antonio Scarlatini, da le 5 a 30 miglia, 
Andreuolo di M. Oclo Nicbolinì con tuttr i figliuoli, 

da le 6 a 30 miglia, 
Jacopo Nardi, da le. 5 in là, 
Piero di Bartolomeo Popoleschi, da le 3 a 30 miglia, 
Agnolo di Pierozzo del Kosso al Ponte a Sieve. 

Tutti i sopradetti son confinati per 3 anni, né 
possono tornare di poi, se non per le 8 fave nere. 

• 

Lorenzo di Nicolò Martelli nel vicariato di Mugello, 

Carlo di Giovanni Strozzi nel vicariato di San Gio- 
vanni, 

Nicolò di Braccio Guicciardini nel vicariato di Cer- 
taldo, 

Filippo d* Antonio di Migliore nel vicariato dì Fi- 
renzuola. 

Et tutti per 3 anni, et tornar per le 8 fave, come 
di sopra. 

Alfonso di Filippo Strozzi^ 
Tomaso di Pagolo Antonio Soderiin', 
Thomaso di m. Gioan Victorio Soderini. 

Tutti da le 3 a le 30 miglia, et deono dare si- 
curtà, di non partire, di ducati 5000. 

Federigo di Giuliano Gondi, da le 10 a le 30 miglia, 
Viceutio di Piero Taddei, da le 10 a le 30 miglia. 

Et questi dua deono dare sicurtà di ducati 300 
per uno di non partire, et tutti e 5 per anni 3, et a 
tornare come di sopra. 

Seguono i confinati in vari luoghi. 78« 

Giovanni Redditi a Fuligno, 

Giovan Baptista di Piero Corsini a Y Aquiiai 

Migliore di Antonio Guidocti a V Aquila, 



Ì59 



UOXXX, MCElffiiaC. 



i& 



Antonio di Gìoi-an Francesco Peruzzi a Ravenna, 

Piigolo Antonio di Tomaso Sotleriui a Verona, 

PranccscQ di GioTan Baptista di Diacelo a Pavia, 

Ploro Galilei a Fano, 

Laiovieo di Giovanni de^ Libri a Piombino, 

Antonio di ilexandro Scarladiui a Piombino, 

Sandro Monaldi a Piombino^ 

Giovan Balista di Bernardo Busini i Beneveulo, 

Bernardo di Giovanni Strozzi a Rinnini, 

Jacopo Briinecti a Bimioi, 

Francesco di Bernardo da Gasliglione a Bariella, 

Nicotà di Francesco Cardueci a Venetia, 

Lorenzo di Zanobi Cv nesechi a Sinigaglia, 

Ghczzo d* Agnolo della Casa a Modena, 

Silvestro d' Adobrandino Aidobraodioi io Ascoli, 

Anionio Francesco di Luca degli Albizi in Ascoli, 

Jacopa di Jacopo del Giocondo a Manfredonia, 

Giovan Francesco Davanzali In Sicilia, 

Tutti i figìmìi di Piero Adouardo Giacbinecl^ in 



Antonio di Giovanni Berardi in Ancona, 

Berlo di Nfatlieo Carnesechi a Troia, 

Giovaa Baplisla Buoi a Goroelo, 

Francesco di missicr Luca Corsini nel regnn di Na- 

poB, 
Bernardo di Verrazzano in Sicilia, 

Simone é, Ruberto Zati a Cesena, 

Barllìolomeo Berlinghieri a Norcia, 

Carlo Federighi a Leccio, 

NìcIk>I<^ di Piero Andrea da Verazzano a Terradoa, 

Giovanni di Simone Rinuccini a Fermo. 

El lutti per 3 anni, et a, tocaaro cMie di $apr9^ 

Bartolomeo éà Rosacv 
Cirio di RaOaello Pieri, 
HkiAit di GicM-aoni ttidolphi. 
Orlando di Domenico Dei, 
Francesco di Tomaso del Bene, 
Carlo Carducci, 

Pier» di Giavan BiplisU de Mobil, 
Lorenzo Aldobrandini, 
Gìoctti Fffancesco d* Ugho della Sli^ba, 
Giovai Baplìala sua ihidello, 
Baplisla di Francesco Nelli, 
Rinaldo di Fili|>po Corsini, 
M Alexandre da Diaccio^ 

Giovanni di Francesco Girolami, 

Jacopo Corsini, 

Aclilio d* Cberlo di KobiK. 



Tutti li sopraseritli son confinali per tre ann 
Tuora del dominio 30 miglia, el a tornare ooine d 
sopra. 

Piero di Groranni Ambruogi^ 
Gino di Girolamo di Gino. 



Nelle Slincbe per eìnqve anni, el a iiseime 
dì so|ira, per oclo fave nere. 

FMippo di Nero del Nero, 
Antonio di Mariolli Segni, 
Gi^lielmo Serristorì, 
Giovanni Baroncelli^ 
Baplisla di Pandolfo Paiidolftni, 
Pietro di RaMIo Bnceliai, 
Averardo di Piero di NohilL 



Tcrlti fifor del dominio 38 sigia per tre aon^ 
et tornare eome di sopnk 

L»iyrt)erto Canrbi faora de h porte m» miglia il 
non più di quattroi 

Dante et LoreiBo di Guida dai GaaligKoBer 

Baplisla del Bene, 
Cardinale RueeHai, 
Giovanni Adimari, 
Giovanni Ringliadori, 
Nicholò Machiavelli. 

Mancano alcuni altri, quali ^aw pid di 30^ che 
lutto di si expecla il certo. 

• Decapitati. 

Bernardo da Castiglione d' anci 75, 

Phmeeson Carducci^ yi goofaloiiiar^ir aoùfiBv 

Jacopo Gherardi d' anni 64, 

Luigi So.lerinld'aMi 61, 

Giovan Baplisla Cei d* anni 64, 

Pier» Adoiarto Giackiiedi d* an» Vk. 

Itesta in catemfer digmmlisiéUbUtLiaìmmà 

ìiii 

m 

Lionardo SachecU, 

Benedetta Paresti^ 

I Nicolò di Piero Giosia 



1 



16$ 



VDXXX, DlCQIBRfi. 



164 



bilissima, in Anversa medesima, lontana dal mar 35 
30 miglia, se sono trovali anegate 1800 persone, 
tanto se sono gonfiate le aque in su ; et tutte le 
mercantie che erano ne li Tontichi bassi, come sono 
speciarie, zuchari, vini et altre simel cose, se sono 
perse et guaste, talché el danno patito in quella citi 
sola se ludica esser de un milion e( mezo d' oro. 
Hor pensi vostra excellenlia se questo é stalo iudi- 
cio de Dio, che, hessendo l' ordinario che el flusso 
et reflusso del mare sia de sie in sie hore, come sa 
vostra excellentia, egli é cressuto sette flussi uno 
sopra r altro, senza mal refluere, che sono 4*2 hore 
de crescenlia. Tutto quel povero paese se mette or- 
mai per inabitabile, si per la perdita de tulli li beni 
el quasi tutte le persone, come perchè non se sera 
più alcuno che, per ardito che sia, se confidi de ha- 
bitarvi, cosa veramente che Ta star ognuno attonito 
et de pessima voglia, che una parte popuiata tanto, 
et cosi bella el florida, in sì piccol tempo sia consu- 
mata et deserta. 

82 J^ Cividal de FritU, del Pieamano, di 30 
Novembrio, vidi la lettera la qual dice cussi : In 
questa matina ho nova da Gradisca esser venuto 
nove li a quel capitanio domino Nicolò da la Torre, 
sicome el capitanio Gulielmo Rotinoluch con le zen- 
te del re Ferdinando, che ponno esser da 8000 
persone, era Intrato in Buda el non ebbe alcun 
contrasto. Et hessendo ne la terra per expugnar el 
castello, sopravenero li turchi, come dicono,' 40 mila, 
et haveano circondato la terra che non poteva en- 
trar né ussire alcuno. El il re Zuanne era in dillo 
castello. Scrive, io spero se questo tempo de pioza 
non me Impedisse, chò ha fallo crescer le aque che 
non se poi andar in ilcun loco, haver presto uovele 
et aviserò. 

In questo zorno, a Gran Conscio, seguile una 
cosa notanda, che andò in la terza elelion, in la qual 
io fallii, sier Piero Bolani qu. sier Sebaslian da Pio- 
ve di Sacco, qual é un poco men di senno, et ne 
r andar a sentar su la banca fé alcuni inchini che 
tatto el Conseio se la rise, hor li toccò Signor de 
note di Ossoduro, et se voleva tuor lui medemo, 
et balotato, ave la prima 4 ballote, la segonda 2, 
adeo, non potendo ussir, tolse sier Francesco Zane 
fo baylo et capitanio a Durazo, et cazete, siche é 
molti anni non é pili seguilo tal cosa. Un*altra volta 
fu ch^se feva capitanio zencral, et colui lochò la 
voxe, non potendo ussir quello toleva, convene tuor 
sier Alvise Querini lo avogador qu. sier Marco ; et 
fo del' anno . . # . 



In questa sera se apresentò Zanin Borella ber- 
gamasco, preso de relenir per le Quarantie, per li 
Avogadori extraordinari, el fu posto in li Cabioni. 

Formenll valeno lira 1 1 el staro, vin lire 4 sol- 
di 16 la quarta gropello. 

A dì 5, la malina. Zonse uno messo di domino 
Alvise Gritli fiol naturai del Serenissimo, con let- 
tere date a Buda, a di Novembrio, el fo, 

avanti I* entrasse in castello; le qual lettere el Sere- 
nissimo iexé in la sua camera. 

Vene in Collegio V orator del duca de Urbin 
per cose particuiar et per danari, volendo el suo 
Signor, capitanio zeneral nostro, venir a slautiar nel 
nostro Stado a tender a la forlification de Vic*enza 
et altre cose, acade. Item, rechiese uno perosin, ha 
fato certi inconvenienti nel slato del suo Signor; voi 
patente sia retenulo dove se trova. 

Vene l'oralor del duca de Milan etiam per cose 
particuiar. 

Vene Torator de Timperator, pur per cose par- 
ticuiar, come avocalo, iusla el solilo. 

Vene V orator de Mantoa, per certa Iella li fo 
tolta, la qual fu fata render eie. 

El hozi sier Alvise Mozenigo el cavalier, consier, 
voleva Pregadi. Il Serenissimo lo persuase a ipdu- 
siar a diman ; el però da poi disnar fo Collegio de 
Savi. 

A dì 6, fo San Nicolò. Il Serenissimo iusla el 
solilo fo a messa con il Collegio, dilla in canto in 
la capella nuova de San Nicolò, et poi se redasse 
in Collegio. 

Da poi disnar, fo Pregadi, el letto le lettere so- 
prascritte, et una di Lodi, di sier Gabriel Ve' 
nier orator. Come havendo el duca fato farai papa, 
con voler de I* imperalor, Vegevene città, et facto 
episcopo nuovo domino . . . . , il qual el zorno de 
Santo Ambrosio dirà la sua messa in pontificai li a 
Vegevene, 

Di Franga, vene lettere di sier Sdnistian g^^ 
Justinian el cavalier, orator nostro, di 21 et 
22, da Bles. Comeel re se partiva per venir verso 
Paris, el ha ordinata far una zoslra questo Fevrer, a 
la qual zostrerano alcuni signori, tra li qual .... 
el qual ha hauto el cargo de far preparar. El si farà 
la incoronalion de la rezina, a la qual Soa Maestà 
ha apresentalo molte zoie et molti arzenti. Scrive, 
certo se parla de lo abochamento se ha a far de 
questa Maestà con Cesare. Itetn scrive, el papa ha- 
ver scritto de li, come li ha dillo el reverendissimo 

cardinal francese legalo, che erano venuti a 

Venetia el duca de Milan et duca de Ferrara, et cbe 



165 



IfDXXX, DICEUDRS. 



166 



é da dubitar non habbino fallo qualche inlelligcnlia 
secreta conlra Soa Maeslà et in suo preiu-licio. CI 
dice, il re haver dillo non lo creder, perché el duca 
de Ferrara suo cognato li haveria dato nolilia. 

Da Udene, fo lettere di sier Alvise Barba- 
ro luogotenente^ di 3. Come ha nova, per via de 
Gorizia, per uno venuto da Lubiana, parli a di "28, 
nel qual loco venne aviso a quel capclanio, le zcnle 
del re Ferandino haver preso ci castello de Buda, 
et morti tutti, et fatto presoni el re Zuanc vayvoda 
el domino Alvise Grilli, ut in litteris. 

Fo leto una dcposilion de uno Domcnrgo Fila- 
canevo vien da Bu la, mandato da domino xMvise 
Grilli, parti a di 17 Novembrio. Scrive del zonzer 
del dillo Grilli li con mandati del Signor turco de 
vituarìe et altro, et far preparalion per la sua ve- 
nuta li questo altro aiino. £1 come el re Zuane ha- 
via con lui 1000 cavalli in ordine, et che venendo 
per el Serim ha visto zente turchesca si moicano su 
le arme per dar aiuto conlra il re Ferandin. 

Da poi sacramenta el Conscio el comanda gran- 
dissima credenza, il Serenissimo se levò ci (è la 
relatione de quanto bavia ditto 1* orator del duca 
de Milan in Collegio con li Cai et etiam un* altra 
▼olla, etiam con li Cai, 1* orator de V imperador, 
ebe se divulgava per questa terra che 1 papa feva 
intelligentia con el re de Franza per venir a luor el 
stado de Milan a questo duca, con altre parole, di- 
cendo quello farla questa Signoria ? 

Da poi fo letto una lettera di sier Gabriel 
Venier orator, da Lodi, di ... . Scrive colloqui 
hauti con il duca de Milan. 
83 Fu posto, per li Savi dil Conscio et Terraferma, 
una lettera a sier Gabriel Venier, orator apresso el 
duca de Milan, in risposta di soe, che, venendo ci 
re de Franza per tuorli el Slado, nui volemo esser 
a la defension insieme con la Cesarea Maesli et ob- 
servar la capilulalion fata, el che se V orator del 
prefalo duca dirà più alcuna cosa, li sia per el Se- 
renissimo risposto in conformila. 

Et sier Alvise Mocenigo el cavalier, consicr, voi 



Et primo parloe ditto sier Alvise Mocenigo. L 
rispose sier Domenego Trivixan el cavalier, procu 
raior, era in selimana. Poi parlò sier Andrea Moze 
nigo el dolor, V Avogador de Comun, el qual noi 
vuol né una né l' altra di queste lellere, ma . . . 
El li rispose sier Alvise Gradenigo savio dil Con 
scio. Iterum parlò sier Alvise Muzenigo per la sua 
opioioD. Li rispose sier Lunardo Emo savio dil Con- 



scio. Andò le lettere 34 del Mozenigo, ci 

resto di Savi, el questa fu presa. 

Fu posto, per li Savi tulli, che '1 primo de Ze- 
ner sier Francesco Pasqualigo, provedador de V ar- 
mada elcclo, col nome del Spirilo Santo nnetli ban- 
co insieme con 4 altre galle a chi loca li soracomili. 
Item, sia preso che in Candia armar se debbi 4 
galle. Ifetn, che sier Bernardo Marzello soracomilo, 
stalo assà fuora, vengi a disarmar. Ave lutto el 
Conscio. El Pre^adi venne zoso a bore 4 de notle. 
Zoe, Candia 9, Retimo I, Omia 1. Ave : 193, 10, 4. 

A dì 7, fo Santo Ambroxio. Li Offici ne le 
Quaranlie non sentano, ma per la terra si lavora ; 
et ai Frali menori, dove é T aitar et la scuola de mi- 
lanosi, fo dillo una solenne messa el vi fu V orator 
del duca de Milan, che è alcuni anni non é stalo, 
perché non se sapeva de chi fosse Milan; bora eh* è 
del duca V orator vi è sialo a la procession. 

Vene in Collegio el reverendo domino Marco 
Grìmani patriarca de Aquileja, con sier Marco da 
Molin procurator el alcuni soi parenti, et fo in con- 
tradilorio con sier Lunardo Mozenigo, sier Lo- 
renzo Loredan procurator et alcuni procuratori zo- 
veni de la chiesia, et questo per la procuratia dove 
r habila, in la qual ha speso del suo ducati 800 in 
fabricaria, et li procuratori voi V ensa de casa el 
lui voi i sol danari. 

Da poi disnar, fu Gran Conscio. Vlcedoxe sier 
Domenego Conlarini. Fo fato lezer, per li Cai di X, 
una parte, presa nel Conscio di X del ... , zerca 
quelli fanno voltar li bosoli eie. ut in ea, la qual 
se dia lezer ogni anno da poi Santa Barbara. El la 
lexe Nicolò Saj^udino secretarlo del Collegio, é intra 
nel Conscio di X. 

Fu comenzà a far li XL Zivil ordenari et altre 
9 voxe. Et acadete, sier Andrea Girardo qu. sier 
Zuan Malhio tolse suo cuxin podestà et capitanio a 
SaziI, sier Candian Bolani, credendo cazer, et to- 
men fu tolto in la quarta el fo sotto, siche se '1 se 
loleva saria rimaso perché andò melo de V altro. 

Da Cividal de Friul, de sier Gregorio Pi- 83' 
eamano proveditor, di 3. Manda una lettera aula 
da uno suo amico, la qual dice cussi : 

Magnifico signor. 
Da nuovo é che'l capitanio de Gorizia bave mer- 
core da una lettera da Lubiana, che haveano per 
certo per lellere de Hongaria, che '1 capitanio mon- 
signor Guiclmo ha haula per forza Buda con la for* 
leza, onde che sono morti homeni assai, quasi tulli 
li spagnoli che vi erano in campo, non si aslringen- 



J67 



ItDXUi DICEyBRE. 



do a numero nfcuno. Le genie che erano tì in la 
forteza de Buda come in dill* terra sono sta mal- 
i^efiBte. MartPlosi, come se trovava, hanno per pre- 
((fonì et i-ayvoda et il fiolo del serenissimo Oritti. 
De li turchi, che se diceva erano sopragionli, non 
hanno altro, ut dicono non esser vero che turchi 
vi aianji in campagna. He affirma uti mio cittadino, 
che vien di un loco chiamato Prem posto in la Piu- 
cha, tìtìc passando de II un corier lì disse per certo 
che erano ditto numero de turchi iO milia a la im- 
presa de Buda, Et che '1 eapilanio de Prem poneva 
edilll per (utio che la Sua gente se adunasae per 
eleger 200 cavalli. Quello voglia far non si ha, dico 
che questo ho per boca de vilan, fu preso a li tre 
Decembrio. . 

Bel ditto, A 4. Bassi da Vilaclio, di 9, sicome 
se intendeva da mercadanll venuti da Polavia.che 
certo d re Zuanne et venerando Gritli insieme con 
uno altro gran barone sono nel castello de BuJa, 
et todescht heblKno Buda et stanno dentro. Che 
turchi erano gionti in assai bon numero et talmente 
che il capitanio Guielmo ha dimandato a la Cesarea 
Haèslì et al re Ferdinando aiuto, et che sia presto 
et buono, altramente se 'I signor Dio tion lo adiuto 
ha de capitar male con tutte le gente sue ; et che 
percrA in Viena et luochi circumvicini se faceva 
apparato de soccorso. Et sìegue qui che todeschi 
bamio dato Ire bataleal castello, ma sempre sono 
stati rebatuti con lor gran danno. Che non li pò 
Docere al castello se non per una vìa, et che a quela 
parte é posta tanta artellaria de qualunque sorte 
che saria quasi impossibile poterli nocer. Che se 
dicea che lo esercito de todeschi era dì persone 35 
mìlÌB, et haveano tPate le artcHarie che erano in Po- 
30Dia et ViemiB et condute a lo exercito. 

AH8,fi>Ia Concepfion de la Mado»a. Lì 
Offici non senta, né per la terra se lavora, imo a la 
Misericordia Tu fatto una solenne festa et bellissimo 
aparalo de lapezarie et scomessi di tela et altre 
cose. El vidi do rateti d' oro de grandissimo precio 
et uno con l' arca di No^. Era gaardian .... Pi- 
selo, vestito damascbin cremesin, cosa losolìla a 
vestir di soda. 

Vene in Collegio l'orator dei duci de Milan. 

Io questa matina, a San Lio, in la scuola di mai- 
stro SleTano Plazìno, leze In humanità, fu tatto una 
beBa orat'on per sier Beneto Trevixan di sier 
Zicaria, di elfi anni . . . , con grande audacia, et 
peri Ieri DM oratlon de Oceron jpro . . . . et per 
alcuM Bof condlseipuli fo arguido et lui rispose; be- 



nissimo arguite, tra li altri, sier Agustin Barbarigo 
di sier Lofenio. VI fi molti Benatori de prinnari, el 
proeuralor sier Francesco di Prioli, eiiam io Ma- 
rin .Sanudo vi fui. 

Da poi dlsnar, poi vesporo, li Savi K riduseno 
tusla el solito. 

Noto, n di de San Nicolò, beri el boli, la matina, 
se rpduseno el Collegio del N^mi et altri, et lexeno 
le scriture : et manca 40 earte a compir. 

Do Civiéal de Friut, di aitìr Gnyorio Pi- 84 
eamano promdifor, di ultimo Novembrio. Ho 
quesla matina da Gradischa che erano venute let- 
tere de Alemagna a quel capitanio domino Nicdd 
da la Torre, che riportano sicome d eapilanio Gq- 
lielmoRolindutfcon le gente del Signor re Ferdi- 
nando, che ponno esser come dicono da 8000 per- 
sone, era entrato in Buda senza alcun contrasto, et 
i-he '1 re Zuanne era ridulto nel castello. El bessen- 
do esso capitanio ron le gente predille ne la lem 
per espugnar el castello, erano sopraveJiuti da Bel- 
grado ben 40 mitia turchi, come dicono, el hi*eano 
circondalo la terra de sorte che nOn poteva entrar 
nS ussìr alcuno. Il medesimo se intende etiam da 
persone vengono dal Charso. Io ho mandato M di- 
versi luochi a questi conBni per intender la veriti, 
e! avisr-ri. Il tempo è mollo a la piogii gt& «Icuoi 
giorni et Impedisse lo andar per el cresser de le 
gque che per ciò sono grandissime. 

lettera del ditto, di 3 DueernMo. A hor», 
che sono 22, ho haute le incluse da un gentiltiomo 
de questa terra, persona fedele, qual io mindsi In 
questi giorni a questi confini per inteod» da novo. 

Magnifico signor. (1) 
Da nuovo è, che '1 capitanio de Goritia bave 
mercore da una lettera di Lubiana, che baveaso 
per certo, per lettere de Hongaria, cbe'l capitahio 
Guhelmo ha haula per forza Buda con la fortezza, 
onde che sono morii homeni assai, quasi lutti li 
spagnoli che vi erano in campo, non se astringendo 
a numero alcuno. Le zente che erano si in la torleza 
de Buda come in la terra, tutti sono sii malmenali. 
Udrlelosi hanno per pregione el vayvoda et il fi- 
gliolo dei serenissimo Grilli. De li turdii, che se 
dicevano erano sopragionli, non hanno altro, el 
dicono non esser vero che turchi sieno in campa- 
gna. Me afGrraa un mio conladino, che Vien da un 
locho chiamato Prem posto in la Piucba, cfae pas- 
sando de li un corier li disse per certo ohe erano 



169 



MDXXl. DICEIIBBB. 



170 



84' 



ditto nomerò de turchi IO milia a la impresa de 
Buda, et che et capilanio di Prem poneva editti per 
lutto che la sua gente se adunasse per eleger '200 
cmlK. Quello voglia fir non si à. Dico che questo 
ho per boca de villano. 

De ViUaeo, a li 3 de Deaembrio ISSO in 
pressa. 

Jo: MAOAUJtius 
doctor. 

^ tergo : Al magnifico signor el signor 
Gregorio Pizamano provisore bene- 
merito in Cividal de Priul. 

Zetism del dittò pravedad&r de Cividal, de 4 

ditto, a hore 13, 

Questi notte ho haulo queste altre da un altro 
che io spaiai i Vilacho, persona molto accorta et 
ixm strvitor, et manda le proprie lettere. 

Clarissimo signor. 
Svbilo gionto feci quella diligenlia che possibel 
fe, bene che arivassemo alquanto tardi perclié co- 
minciavi bora mei quasi noete. Breviter hoci è 
stalo de qui alcuni meltanti venuti da Pelovia et 
ho parlato con uno H qual ha parlato con essi, qunl 
d mio amicissimo. Hanno dito che cf^rto el vayvoda 
con el figiiuob del Serenissimo nostro, insieme con 
uno alito gran barone et maestro, sono dentro del 
CiStd di Buda et T hanno habula. Turchi son gion- 
ti inai boD numero et talmente che 1 capitanio 
Guielmo ha mandato a la Cesarea Maestà a diman- 
dar iiOlO) che sia et presto et buono, aliter che sei 
signor Iddio non lo aiuta ha da capitar male con 
fotte le gente sue. Et referivano ditti, che in Vieiia 
d hiochi drcumvicini si feva apparato de soccorso. 
Ho dinindato se Coscha capitanio del vayvods é 
dentro del castel de Buda. Me rispose che ditti 
meroidanti non T hanno nominalo, ma hanno ditto 
che todeschi hanno dato tre bataglie al castello, ma 
sempre sono stati rebatuti con gran ior danno. Mi 
hi dftto praekrea quel mio amicissimo, qual è co- 
noscentteirao de Buda el tutta THongaria, che quei 
che MQD in la terra non ponno nocere al castello 
di Buda se non per una via, et che a quella volta é 
pianlita tanta artellarìa di qualunque sorte, che sa- 
ria quasi impossibele poterli nocere* Reputo che le 
bitiglie date siano state avanti lo advento de tur- 
dtìu Se dice, lo exercito de todeschi esser più de 35 
fluii ; MB 81 specifici ei nome de torchi el hoogari. 



Ho dimandato se fuori de Vienna é^ sta menate ar« 
telarle a Buda. Par non habbia inteso che siano sii 
altre che quelle che erano in Possonia et Tyema, 
né che siano slate condote in Neustoth. Ho diman- 
dato se sapesse che cosa significa nasse. Non me lo 
sapulo dire, benché sìa in lengua hongara expertia- 
Simo, ma deve esser nome torehesco. Son certo 
che dimane el V altro se intenderà el successo de 
lai impresa, né sarò pegro usar quella diligcnlii 
che conosco vostra magnificentia desiderar. Utte- 
rius ho dimandalo quel mio amicissimo se volesse 
pigliar la impresa de la qual vostra signoria meco 
comunicò. Ha tolto termine per tutto dimane, sicbè 
per la presente non posso altro scrivere sopra ciò. 
Luni proximo, piacendo a Dio, havcreli altre mie 
lettere, ne le qual scriverò più a pieno, perchè al 
presente non ho haulo tempo per Spaciar che fosse 
dimane el nontio a Cividale da vostra magnificeùlia^ 
perchè conosco che quella saria stata alquanto so- 
spesa se più lo havessi relenuto. 

Da nilaco, a li 2 de Deeefnbrio 1530. 

Jacomo Antonio Marcbssotto. 

il (R 9, la malina. Vene in Collegio sier Toma 85 
Michiel qu. sier Zuan Malhio, Stalo podeslà et capi- 
tanio a Treviso, vestito de veluto negro, el roferite. 
Laudalo de more dui Serenissimo. 

Vene T oralor del re di Pranza. 

Nolo. Heri intesi, per via di Pont^, da missier 
Zorìi .... mercadante lodesco, sta a San Cassian, 
come ha hauto lettere da Sboz, di 25 Novembrio, 
per le qual significa haver di prescidenti de Yspruc 
che li svisa la vitoria biuta per le «ente del re Fe- 
randin, haver preso el Castel de Buda et preso «1 
re Zuanne vaivoda et, se dìcea etiam, el fiol ba- 
stardo del Doxe nostro. 

Da poi disnar, fo audientia de la Signoria et 
Collegio di Savi. 

A dì 10, la mattina. Po lettere di Roma, dd 
Surian orator, di 5, et do di 6 de l' instante. 
Scrive come é statò dal papa, colloqui hauti insie- 
me, qual vuol omnino accelar el Concilio, el a que- 
sta quadragesima andar a Bologna. Et ha lettere di 
Pranza, di 2^, il re Christianissimo conforta se 
fazi el Concilio, ma voria si facesse a Turino. Scrive, 
fin do zorni se dari danari a spagnoli, et li faniouo 
andar ad alozar su quel de la Chiesia vicino al stato 
del duca de Urbio, et poi anderano alozar la metà 
su quel de Parma et Piasenza el la mila su quel di 
Aste. Scrive, il papa, di tre che disse voler oaaa iar 



171 



IfDXXX, DICEUBBE. 



472 



85' 



da I* imperador, Capua non poi, ha gote, Brandizo 
é amalato, Chieti non voi per csscr inimico de car- 
dinali, ma se tien manderà e! protonotario de Gam- 
bara, é governador a Bologna. Scrive, il papa li ha 
ditto, el re de Pranza vuol venir a tuor el Slado 
de Milan et che madama sua madre lo conscia di- 
cendo ha assà Goli, bisogna aquislarli Slado. Et che 
lui papa ha fatto dir al duca de Milan se maridi pre- 
sto sei dovesse tuor una vilana, perchè havendo 
Soli torà di pensier a molti di haver il suo Stalo. 
/fem, é nova de Ingalterra, il re ha fallo metter 
in fondi di torre el cardinal Eboracense, chi dice 
per haver Irovà certe lellere che 1 scriveva al 
papa per rehaver la legalion di Ànglia, chi per 
favorir ancora il divorilo di la raina. 

Vene in Collegio sier Nicolò Magno, stato go- 
vernator a la Zefalonia per danari, in loco del 
qual andoe sier Sebastian Conlarini, et referite; 
iusla il solito laudato dal Serenissimo. 

Da poi disnar, fo Conscio di X, con la Zouta, 
et steteno fin bore 5 di note. 

Fu preso certa parte di Cipro, di quel Polda- 
cataro, che*l dagi ducati 5000 per certo casal, 
con condilion ut in parte. 

Item^ fono sopra le cose di Anglia di conse- 
gii hauti el suo oralor, el è andato in Ingaltera. 

Item^ fono in gran dispulalion in materia di 
Roma, secrelìssima, nescio quid. 

In le do Quarantie, per i Loredani, fo compilo 
hozi poi disnar di parlar domino Alvise da Noal 
dolor, avocato di sier Luca Loredan, et vene sier 
Jacomo Badoer consier da basso, perché la leze 
vuol sia tre Consieri, el qual mai é slato al caso. 
Et cussi a bore una di notte, fu messo prima per 
sier Marchiò Michiel et sier Zuan DoIGn, olim avo- 
gadori di Comun, di procieder contra sier Andrea 
Loredan fo podestà et eapitanio di Crema qu. sior 
Bernardin, et ave : di la parte 37, di no 18, non 
sincere 8, che summano 63. Poi fu poste 3 parte. 
La prima, per sier Jacomo Badoer, sier Aguslin da 
Mula, consieri, sier Beneto da Mosto cao di XL, 
che M ditto sia privo di la podestaria de Brexa, 
dove é sta eleeto, priva di tutti ofici et regimenli 
da terra et da mar per anni 5, el stagi in pre- 
son serado fin el pagerà tutto quello sarà iustificà 
per li Avogadorl sopraditli haver per tal modo 
tolto a Crema, et sia pubjicata el primo Gran 
Conscio, su le scale di Rialto et di San Marco et 
in la città di Crema, //em, sier Francesco Donado 
el consier, sier Nicolò Boudimier, sier Nicolò Sa- ! 
lamoD, vicecal, roesseno voler la sopradila parie, \ 



ma sia per anni 10, eum le altre clausule ut in 
ea. Itém, li do Avoga lori di Comun messeno fus- 
seno banditi in perpetuo, ut supra. Andò le parte: 
la prima volta, fo 9 di Avogadori, 22 dei Donado, 
25 del Badoer ... ; tterum ballota le do: 37 
del Badoer, 22 del Donado. El fu presa quella di 
anni 5. 

Poi fu posto procieder contra sier Luca Lore- 
dan, fo podestà et capilanio a Crema el era al 

presente, el preso di largo, ave : Fu 

posto 



A dì 11, domenega. La note fo gran pioza ; 
la matina, et quasi tulio el zorno el la sera gran 
vento. In Collegio si attese a dar audienlia. Non 
fo alcuna cosa di novo. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio. Vene il Se- 
renissimo el 4 Consieri, mancò sier Andrea Mu- 
dazo et sier Alvise Mocenigo el cavalier, el Minio 
el Moro reslò pur a la banca. Fu fatto 9 voxe per 
do man. 

Fo publicà, per Alvise Balbi nodaro a V Avo- 
garia, le do condanason fatte beri in le do Qua- 
rantie contra sier Andrea Loredan el sier Luca 
Loredan, fono podestà et capilanio di Crema, per 
il piedar di sier Marchiò Michiel el sier Zuao Dol- 
fin, olim avogador di Comun in questo caso. La 
copia sarà qn) avanti scritta. 

Fo pubblica, tutti quelli hanno Monte novissi- 
mo et Monte di Subsidio a ducali 47 et ducali 48 
il cento, vadino ai Provveditori sora i Monti a 
tuor li soi danari, perché non li corerii pid il prò. 

Die decimo decmbrio 1530, in QuaranKarum I 

duorum Consilio. 

Quod iste vir nobilis ser Andreas Lauredanus 
sii privalus per annos quinque de omnibus ofidis 
el regiminibus de extra, lam a parie teme quam 
maris, el etiam ex regimine Brixiae, ad quod elec- 
tus fueral. Et ulterius ponatur iti uno carcerem, 
in quo stare debeat clausus, el ex ilio non exeal 
nisi cum integritate exbursaveril in officio Advo- 
gariae omne el lotium id quod iustificalum fueril 
per Advocalores praesenlis causae prò conlentis 
adhuc in processu ipsum indebile accepisse exeun- 
tem in regimine Cremae lam prò condemnationibus 
quam aliter, et pecuniae quas exbursabil in officio 
praedicto transmittanlur ad potestatem et capita- 
neum Cremae, distribuendas illis a quibus indebile 
aoceptae fuerunt, teneantur que pari modo resti- 



178 



mxit, DICEIIBRS. 



m 



tuere etiam illi qui participassent quoque modo 
de condemnalionibus ipsis. Et pubblicelurin primo 
Maiori Consilio et supra scalis Rivoalli et in ca- 
stro Cremae cum expressione culpae. 

Quod iste vir nobilis ser Luchas Lauredanus 
sii privatus regimine Cremae et sit condemnatus 
in omnibus ut supra- condemnatus exislit vir no- 
bilis ser Andreas Lauredanus. 

Aloisius Balbi 
notarius Advocariae 

87') Da Lion, fo lettere di sier Zuan Antonio 
Venier et sier Zuan Pixani procurator, van- 
no oratori in Fransa, di 20 Novembrio. Co- 
me esso sier Zuan Pixani era varito, et stalo a 
messa, et spiera fin do zorni potersi levar per 
andar a la Corte. 

A dì 12, la matina. In le do Quarantie Cri- 
minal et Civil vechia fo expediti il resto, et po- 
sto il procieder contra fo canzelier di 

sier Luca Loredan podestà et capitanio di Crema, 
senza altro parlar fu assolto. Ave : . . . . Item, 
post) el procieder contro ... era contestabile 
del ditto, fu preso. Ave: .... et Tu condanato 
bandito in perpetuo di tutte cavalarie et contesla- 
belarie etc, et sii confina per anni 5 a Cherso et 
Ossero, con altre clausule, come dirò di sotto. Si- 
che tutti mo* è sta expediti. 

Vene in Collegio l' oralor de l' imperador so- 
liciiando li danari dia ha ver Cesare per la pace. 

Di Cividal de Friul, del Pimmano prò- 
pedador, di 7. Come mandò uno fidatissimo a 
Villaco, dove é stato alquimti giorni, e ritornato 
a Venzon, et lo tengo a questo effetto, hammi 
scritto tre man di lettere, le qual le manda in- 
eluse. Et manderà uno fedcl in Possonia et nello 
esercito a Buda. Sono venuti bora alcuni di que- 
sta terra, fumo nel Cagno, dicono haver udito tirar 
artellarie a Lubiana, diceasi per la alegreza de la 
eaptura di Buda. 

Del ditto, di 8. Manda una lettera hauta da uno 
sao da Villaco; etiam di 6 scrisse, ma non Tba haute. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et letto solum tre 
lettere di Roma el due di Cividal di Friul. 

Fu fatto sentar hozi a la banca sier Jacomo 
Badoer et sier Francesco Donado el cavalier, con- 
sieri, stati fin bora da basso, et sier Carlo Bembo 
et sier Vicenzo Barbarigo qu. sier Nicolò cai di XL. 

(i) U ouU $f * è bUaoa 



Fu posto, per li Consieri, una adition a una 
taia fo dato a Brexa a di 26 Avosto pussado, la 
qual mancava per eror del secretano, die le taie, 
non hessendo danari de delinquenti, fosseno pa- 
gati di danari di la Signoria nostra ; e li fo azonto 
questo. Fu presa. Ave: .... 

Fu posto, per li ditti, una taia a Udene, de 
certo homiciilio seguido in la persona quondam 
Julio di Freschi, et ferido uno altro era con lui, 
come apar per lettere del locotenente di la Pa- 
tria, di 3 de r instante, chi accuserà habi lire 600, 
et inteso la verità possi meterli in bando di terre 
et lochi eie, con taia lire 600. 156, 0, 3. 

Fu posto, por li Savii, che il resto di danari 87* 
si ha hauto di le daje vendute, che è zerca 7000 
ducati, et quelli danari si ha a scuoder del bailazo 
di Lapido et di questo aimo, che saranno zerca 
ducati . . . , tutti siano ubiigadi per li danari se 
dia dar a l' imperador. Fu presa. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL el tutti 
i Savii di Collegio, dar una galla sottil vechia a 
la comunità di Muran, per compir di cavar el rio 
maistro, exccto il mascolo el le cadene, la qual 
fcramenta sia di V Arsenal. Ave : 167, 6, 5. Fu 
presa. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL et Savi, 
la parte di quelli stratioti morti a nostri servici, 
a li fioli di 4 di loro, come fu posta a d) 18 No- 
vemhrio et non presa, a la qual mi riporto. Bora 
mo' fu presa. Ave: 145, 4, 5. 

Fu posto, per li ditti, che a Lodovico di To- 
rnasi, qual tolse li daci del Polesine per nome di 
Zuan Filippo di Davit, di l'anno 15*28, et il debito 
é lire 12483.19.9, però siali fatto restoro, el re- 
duto in lire 6674 soldi 11, lì qual li babbi a pa- 
gar in anni 4, ogni anno la rata, el li debitori 
romagni per suo conto, ut in parte. Fu presa : 
146, 16, 10. 

Fu posto, per li diti, che a li Coli del qu. Chri- 
stoforo di Gozi, olim daziario del viu a Bergamo di 
Tanno 1529, qual per la peste et guerra ha perso 
lire 2799 soidi 10, pertanto li sia fatto restoro di 
lire 1300 di pizoli, et il resto debano pagar in ter- 
mine ogni 6 mexi la rata, ut in parte, 

135, 11, 6. 

Fu posto, per li diti, atento la supplication bora 
letta, et le lettere di rectori di Bergamo di 3 Marzo, 
sia fatto gratia a Gabriel Zonca, daziario di la beca- 
ria et grassa di Bergamo del 15*29, per li danni pa- 
lidi per la peste et incursion resta debitor lire 7000^ 
li sia fatto restoro di lire 3000, il resto pagar debbi 



171 



MDXXj, DicnmftB. 



176 



fra termine di aoiio uno, ogni 6 meii la miti. Ave: 
164, 10, 10. 

Fu postOi per li diti, atento il debito di Zuao 
Jaeomo Pegoloto, qual havea diversi daci io Tre- 
viso et è debitor ducati 250, che li ditti danari pa- 
gar debbi in anni 5, ogni aeno la rata ut in parte. 
Ave : 170, 10, U. 

Fu posto, per li diti, ateoto la supplieatioo lecta 
di Zuan Piero di Brocbi, daziario di V anno passato 
del dazio di le biave de Bergamo, chiamato Piza* 
mantello, qual é resta debitor lire 7443 per resto 
de li 7 naexi primi, pertanto atento li danni hauti, 
li sia Tatto restoro di la mila, et del resto debbi pa- 
gar io termine di uno anno ogni 6 mesi la mità. 
Fo baloli do volte, et fu poi presa. Ave : lìì^ 18, 
10. Jfertim; 159,9,7. 

Fu pf«(o, per li ditti, che a Marco Antonio Ste- 
ehin da Bassan, olim daliario de la muda de Bas- 
san, qual per le guerre ba patido el dazio et é debi- 
tor de ducati 300 in zerca, pertanto li sia fatto 
termine a pagar in anni 4 comenzando Tanno ven- 
turo, et li piezi resti, et quelli non volendo, dagi 
altri da esser baltotadi nel Collegio nostro. Ave: 
171, 8, 6. 

Fu posto, per tutti di Collegio, che atento la 
suplication de Zorzi Bernovich, eondutor del dazio 
de la beccaria de la città de Zara del 1529, debbi 
sto Fevrer pagar ducati 150, et de ducati 400 dia 
dar il ZugQo, pagi ducati 100 quel mexe, il resto 
ogni anno ducali 100. Fu presa. Ave : 165, 4, 16. 
83 Fu posto, per li Savi del Conseio et Terra fer- 
ma, ehc la diferentia di zerti formenti tra sier Ve- 
tor Soranzo, olim govemador nostro a Traoi, el il 
signor CaiBìllo Orsini, sia deputalo a li Savi sora 
la Mercadantiii, li qual, aldite le parte, debano ter- 
menar quanto h parerà, et le loro apelation vadino 
poi a la Quarantia, ut inpartCf et si debbano re- 
dur ogni zorno, in pena de duciti dieci 144, 8» 5. 

Fu tatto eledioo di do Savi ai Ordeoi per tutto 
Marzo» in luogo di sier Piero Zustignao, é intra del 
Conaeio di XXX, et sier Doeoeoego di Prioii, intra V 
de la Paxe ; et fo tolti solum 8, siche un Cao di LX 
non ave chi tuor,et tulli veneno tripli, perche fo fatti 
per do maa de eietion. Il scurliuio sarà qui avanti. 

Sleeti do Savi ai Ordeni. 

f Sier tiinardo Mario, fo savio ai Orde- 
oi, qu. sier Toma 149. 67 

Sier Meolò Oonado di sier Tomi, fo ca- 

PMrieogo et cutelaa io Antivari. . 115. 97 



t Sier Hathio Trivixan, fo podestà a b 

Mota, di sier Michiel 147.63 

Sier Zuan Morexini dì sier Francesco 

Tavogador 144. 65 

Sier Lorenzo Baffo, fo vicesoraeomilo, 

di sier Zuan Jaeomo 137. 98 

Sier Zuan Alvise Michiel, ^i sier Do- 

menego 111.105 

Sier Priamo Tran, fo a la Taola de , 

qu. sier Vizenzo 101.113 

Sier Lodovieo Foscarini, di sier Mi- 
chiel . 143. 70 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL et Sari, die 
a Dionisio Mazalorsa da Monopoli, qual é disfate 
per la Signoria nostra, li sia dato taxe di cavalli 10 
al mese in li territori nostri a lire 4 soldi 10 per 
cavallo, ut in parte. Ave: 163, 11, 10. 

A dì 13, fo Santa Lucia. Introt sarto ai Or- 88' 
deoi sier Lunardo Mario, et sier Mathio Trivixao 
etiam introe Et non fo lettera alcuna. 

Da poi disiMir, fo Collegio di la Signoria et Savi 
et Gai di X ... • sopra le cose di la Piave, inter- 
venendo sier Marco Tiepolo qu. sier Doauado, fo 
podestà a Torsello, el qual fo manda per il Collegio 
con Daniel di Lodovici secretarlo et con boni iuze^ 
gneri et experti vecbi di Muran, Torzello et Ma- 
sorbo, per causa la Piave rompe entro il Sii, el 
vien a terar su quel di Torsello. Et aldito prima 
uno frate di fra menori perosin, fa prolession de 
inzegner, el altri, erano etiam li Savi sora le Aquef 
fo termina aprir in do loogi aziò l'aqua di la Piave 
vadi per quella via io mar, zoé Portelaso, Portaaioi 
et Livenzuoia. 

A di 14, la matina. Non fo alcuna letlem da 
conto, né cosa notanda. 

Vene in Collegio V orator de Pranza, per coae 
particular, non da contq. 

Da poi disnar, fo Conseio di X eoa la Zoota, et 
prima semplice, asolseoo quelli do de San Nicolò^ 
fu preso retenir per haver ditto alcuoe parole^ in- 
tervenendo il far del suo piovan. 

//mi, con la Zonta fono su la parte di aeragi 
di Arin, et li Cai di X voleano, a requisitioe di ora- 
tori di Padoa et altri hanno da far 11, et staoLa la 
parte del 1496, taiar dilla parte, aleeto non ai po- 
teva metter senza liceotia del Conseio di X« el die 
li Proveditori sopra le Camere tacesse il processo, 
poi si terminasse nel dito Conscio di X eoo la Zoa- 
ta quello si havesse a far. Fo gran disputation, sier 
Gasparo Malipiero et sier Lunardo EmO| mtì del 



177 



Hdxxx, dicembre. 



i7à 



Conscio la impugnò granflemcnle, si .he non fo 
ninn là la porte. 

Item, voleano mcler una parie che più non si 
potesse vender nlcinia cosa (kl pubblico, se non 
con lieenlia di questo Conscio, et fo rimessa ad 
consultarla a li Savi. 

A dì lo, la mattina. Fo hHere di Trama, di 
sier SvbasUan Jmtlnian d cavaìier, oraior, 
date a Ble$,a dì 18 Ncvembrio. Cotne ora stalo 
col re Chrislianissimo ci colloqui auli insienìe. Et 
come era zonlo V abate di Farla li, el qual voi t!a- 
nari dal re. Et che il re simula, di falconi. El come 
si venivano apropiiiquando verso Paris. Scrive il 
re averli dillo aver avisi de Alcmagna, che voi 
rimperator far il Concilio, unde esso re Chrislia- 
nissimo ha s-ritlo al papa exoilandolo a farlo. 
liem, come è nova di Anglia che 1 re ha fallo me- 
lorel cardinal Eboracense in una torre, el ijucslo 
per alcune lellere trovale che 'I par il re Chrislia- 
nissimo li deva pensione, el di questo li oratori 
francesi, è in Anglia, ha juslificalo la cosa ; T altra 
perchè, voien lo il re anglico far certo parlilo di 
prelati per il divorlio, dillo cardinal ha impedito 
noD si fazi : unde se lien che M re lo farà morir. 
gg ito Udene, di sier Alvise Barbaro luogote- 
nente di la Patria, di 12. Come, per alcuni ve- 
nuti da Posonia, se ha che 'I castello de Buda se 
nianlien, el esservi dentro p.rsone .... milia, 
et che li cesarei erano relMli ; tamen le strade è 
rote, el mal si poi intender la verità. 

Da Vegevene, di sier Gabriel Venier ora- 
icr, di 4. CoHoqui auli col duca. Come del mercà 
del sai fatto con quel Ansualdo GrimaMo, che el 
spera cheM seguirà, et bavera li 50 milia ilucati. Il 
qual duca venendo di Pavia a Vegevane si scontrò 
in Caslelazo, che è uno suo veniva di Zenoa, el 
partono insieme in secreto sopra questa materia. 
L'è ben vero chel par dillo AnsuaMo babbi dif- 
ficultà aver li sali. Scrive come è zonto a Milan 
uno nontio de V imperador, qual dimanda al duca 
ni tulio 16 milia ducati. Scrive esser venuto il Ile- 
zio, secretarlo del duca, da esso orator a dirli che'l 
duca dimanda di gralia che la Signoria voi servirla 
di ducati 30 milia, dando Ddeiussion, aziò possi 
aver il caslelio presto di man de cesarei. 

Da poi disnar, fo Pregadi, per aldir la relation 
di Avogadori slati eri in terraferma. 

Fo letto il brieve del papa di ... , portalo in 
Collegio per il legalo, zerca il far del Concilio. 

Fu posto, per li Savi dil Conscio e Terraferma, 
alenlo fusse conduto per inzegner/dcl 15^iG di No- 
D4urii di II. Bamuto. - Tom, IIY 



vembrio, Sigismondo de Fantis, con provision de 
(luc:iti IO al mese, et per lettere di reclori di Pa- 
dna et idlri si ha ditto esser senza scicntia o peritia 
alcuna, pertanto sia proso che *1 prefato Sigismon- 
do sia casso. Ave : If-O \% 9.- 

Fu fallo scurtinio di do Reformalorì dil Studio 
di Piuloa, in luo.^o ili sier Sebaslian Foscarini el 
dottor et sier Lorenzo Bragalin, hanno compido li 
soi anni, el si fa con pena. 

Due itf'forwalori dil Sftidio di Padoa. 

Sier Marco Antonio Venier el di»lor, 
fo avopador di Comun, qu. sier 

Ch:islof()lo 110. 70 

Sier Marco Dandolo dottor et cava- 

lier, el consicr, qu. sier Amlrea . 140. 50 
t Sier Gasparo Contarini, fo savio dil 

Conscio, qu. sier Alvise . . . Ii5. 3(3 
t Sier Marin Zorzi el dottor, fo savio 

dil Conscio, qu. sier Bernardo . 148. "41 
Sier HironiuìO Polani el dolor, è pro- 
vcdador a le Biave, qu. sier Ja- 

como 70.120 

non Sier Sebaslian Foscarini el dolor, ò 

reformailor dil Stùdio, qu. sier 

• Piero, per contumatia. 

non Sier Girlo Oipelo, fo ambassador a 

Fiorenza, qu. sier Francesco el 

cavalier, per non esser del corpo. 

Et nota. Il terzo di questi Reformadori é sier 
Marco Minio, qual non compie ancora. 

Fu posto, per i Consieri, Cai di XL et Savi, che 
a Jacomo qu. Sta Pase, condutor dil dazio di le 
boleto di Verona, che resta a dar ducati 2ó0, possi 
pagar in anni 5 a ducati 50 a V anno. 151, 8, 12. 

Fu posto, per li Savi dil Conscio el Terraferma, 
che atento li piezi del dazio del canevo, si provava 
per li Provedadori el Patroni a TArsenal et officiali 
al Canevo, cussi de coeicro siano baìiotadi nel Col- 
legio nostro, come si fa li altri daci. Ave : 115, 4, 5. 

Da poi, sier Anzolo Gabriel, più vechio di Avo- gg« 
gadori extraordinari stali in terraferma, andò in 
renga el lece la relation di terra in lerra dove sono 
slati, et come hanno recuperato ducali 16 milia, 
scansa spose superflue per ducali 1400 a Tanno. 
Disse che brexani in questa guerra haveano auto 
di spesa ducali IJOOO al zorno, el che sier Polo Nani, 
essendo prò veci ilor zeneral, in zorni 20 da Salo 
ave lui ducali 2500. Laudò sier Zuan Dolfln, slato 

12 



179 



iCDm, piciUBus. 



^80 



provedilor zcnera), mollo, el di la sua nelezza. Dis- 
se di capitani di fantarie et zente d* arme. Laudò 
Guido et Babon di N^ldo, JacomeKo da Novello, 
Pau|o da Castello et Anteo da Faenza. Biasemò 
mollo Batislin da Rimano, qual fo in preson, assolto 
et resti casso. Laudò sier Lunardo Emo, qual ha 
bona fama, maxime quando fo podestà a Verona, 
sier Marco Barbarigo é al presente capilanio a Ve- 
rona, et sier Polo Justinian fo viccpodestà el pro- 
veditor a Bergamo, né de altri nulla disse. Da poi 
intrò su le forliflcation di Verona, Brexa,- Crema et 
Bergamo, et che saria bon butar zoso il muro de 
la cittadela di Verona et far tutta terra. Disse, chi 
potesse comprar, dal duca de Milan, Sonjin, saria 
molto a proposito a serar el Stado nostro. Disse 
come erano $tati mexi .... fuora, et li mancava 

, andava in trivixana, a Feltre, Cividal el 

Friu! . y . , . e\ questa quadragesima rilorneriano. 

El cpmpilo, il Serenissimo disse non li voleva 
laudar al presenta, dovendo tornar fuora, ma so- 
l\im questo diria, chp a loro sta al presente aqui- 
slarsi laude overo non. 

Fu posto, ppr sier Zuan Conlafiqi savio a Terra - 
fiprrpa, che li Àvo^adori di Comun non possi man- 
dar de coeter4> a tuor li processi avanti expedi|i, 
ma le copie, né ^uspender p^r più de !20 zorni, con 
altre clausule, ut in parte^ la qual se dia noetter a 
Gran Conscio essendo presa in questo. 

El sier MaGo Lion avogador di Comun andò in 
renga, dicendo: « Questa parte mi par di quelle de 
missier Bernardin Justinian ».Danandola molto, car- 
gando chi la meteva, et era tuor Taiilorità a li Avo- 
gador! di Comun, con altre pi^role. 

Elli rispose ditto sier ?uan Conlarini molto 
bravamente, laudando la parte, alleganc|o il caso di 
un Losco da Viqenza, et dando bote al Lion etc, 
ut i^ verbi^ ; et venuto zoso voleva mandar la 
par|e. \à Avogadori andono a la Signoria, dicendo 
era 4a conseiar, el il Serenissimo pregò il Conlarini 
ipd|u^ja^e al primo Pregadi, et cussi fo liceutià el 
Consejo ; era bore 4 di nocte. 

Eu pqslo, per sier Piero Mozenigq cassier di 
Collcìgio, vender la cijlac^ella di Verona, el sì^ roto 
il moro, ver$o ìt\ tprfa sopra la dirada di S. Antonio, 
el l^ piere operade ip la fortiGcalion di la terra, ut 
in |)^rfe, elli danari si Irazerà siano obligali ut 
ii^fflrte. ^( andò la parte : 99 ave di la parte, 4G 
di 00» 26 Dpn sincere. Et era difTereolia si la era 
presili^ ftl fq ^rova una parte che non si poi meter 
dì a^fUfjr il piib|ico. se non per ludo il CollegiOi 
liphé f9 (|}ap(là ^ montar. 



A dì 16, la mattina. Non fo alcuna lettera. Il 90 
Collegio di sier Polo Nani reduto, compileno di le- 
zer le sprilture, el quesl* altra settimana lori il so 
costituto. 

Vene in Collegio V ora(or del duca de Milap. 

Da poi disnar, fo ordina Collegio di la Signorìa 
et $avi, per far uno vicecolaleral a Verona io loco 
del Monticolo é absentado, ma non fo se non tre 
Savi dil Conscio, el però il Collegio non fu ia or- 
dine el li consieri se parlino. 

A dì 17, la malina. Fo lettere di SHinica» 4i 
sier Bernardo Balbi Qonte ^t capitatiio, di 8 
di questo. Avisa 



Di Cividal di Frit^, di sier Qregario JfH- 
eamano proveditor, di 13. Com^ ba, qMeUi de 
Gorizia el Gradisca baveano ordinato di f^r feste 
per la vittoria di aver auto il casle|an di Pnda, et 
poi fono soprastati di farla. El le zeule, dovesino an- 
dar verso Vienna, par etiam siano fate 9opf9Star 
non vadino più avanti per adesao. 

Da Vdene, di sier Alvise Barbc^rQ luogoite' 
nente^ di ... . Avisa in copsonaolia che . . . 



Po letto la deposilioQ di uqo, se parti 9 (U 3 di 
questo da . . . . , et referissp, comp, avepdQ le 
zente del re di Boemia auto Peste, jnlroe in ^uda, 
et che il r.e Zuane vaivoda con mìt^er Alvise Qritli 
et uno altro baron hongaro erano in casello, el 
qual il re Forando, quando 1* ave, Iq f^e lortjficar, 
et par siano 5000 cum baienti deqlrp, e^ . . • . 



Introno li Cui di X in Collegio, iusta il solito. Et 991 
foDO sopra una part^, yoleno meter hozi in Concio 
di X, zcrca far Ire Savi sora le aque, di primi cU la 
lem, el ad te di r.ollcgio sora le aque, come er^ 
una volta, et non far piOi li Savi sora le aqiii^e per 
Pregadi, come si fa. ^tì^idovea far, il primo Pre^j^^di, 
do in luogo di sier Galeazo. Semitecolo e^ sie^ Ve- 
tor Barbarigo che cpmpiepo^ et molli prpcuravsfnp 
cotn assidue pregierie, che era vergogaa che of^cip. 
de tanta imporlantia si facesse con progierie. 

Da poi disnar, adunca, fo Cpnseio di X ^p la 
Zouts), el vene lettere di Alemagqt). 

Di sier Nicolò Tiepoh el dottor, orator ffkOr 
stro, da Spira, di 5 et 6. Scrive l'.eatrar io qp^la 
terra (?) insieme con il re suo fradeUo. ei (p p^pUq ho- 
noralo, el $i partirà immediate per Cplogna, dove 
saranno li Electori deli* imperio. Scrive ^ssfit nova 
che il castello di Buda si manliep vigorosamfpte, 
immo quelli deolfo escono el sempre daqpp qM^I- 



iSi 



HDMX, DICEUBWL 



m 



in 



91 



che speluzaU a li inimici. Scrive come é pratica de 

/^f» t vHéta per uno anno Ira il rè Zuane et esio rè 

F^r^i ^^ndo. Scrive, a Colbgria se Para re de Romani 

li f-i^ Ferdinando, poi si onderà dd Aquisgrana a 

in^^o^^^^^^y ^^ P^^ '* ifnperador anderà in Fiandra 

et i I 1^ loi*nerS indrio. Et come è! re de Polada, se 

iff^^. Ha ialto riozè di uno suo fiol in la Ga de ditto 

ordinando. 

il poM6, per li Cai di X, di elezei*, per qiiesto 
\6 con la Zonta, uno Collegio ^ra le acqilé 
€§0 arinl, et possino esser elecli 'soìum quelli 
I intradi nel Conscio di X, et siano prima! ba- 
c3 ì tiittì chi é al predente in questo Conscio cbè 
lijbbi dal far in padoana da .... in qua, né 
t r\vmr\i da .... In <}«*, et sieno elècti con 
; et Sliiho clécli tre Savi sora le atjue. Item; 
t^ròvà per scurlinlo ut $upra, imo electi 7 
d^l CZollégib di le aqdè in do scurtinii, in el primd 
4^ in el tecorido i, pur con pena, i qual tulli dieci, 
a<sat1«hdo far alcuna pròvision sophi aque, vadiho ìtì 
C<>TI^Jnodel Serenìssimo, Consierì et Cai di X, et 
f>v-<ctfxihartò le mslteriej et quello delibereranno sia 
fe«H*iò et riVìilò, Intervenendo per concilo li Savi 
di una man et di 1* altra el Vicenzo Sabadin secre- 
Istrici deptridtò a le acque, con altre clausole. La 
t€3fii^ sarà scritta qui avanti. Et poi Totio balotddi 
fierochè aìcufil non si provò per aver pos^es- 
ut suprà, M (i qdal sier LunarJo Ento. Et 
rÌ¥T¥SÌseno iìér Andfesl Trivixan el cavalier, Ui savio 
dfft CoriiWof, qii. sièr Toma proourator, sier Frdri- 
?o bonstdo èl cavalier, consier, et sier Aguslln 
Bffala el consfèr, qn. sier Polo, né li altri fo falli 
!• hort larda. 

F^o posto", per li dilli, el preso, che de coderò 

afcun de CoHej^io clie poi metter parte se possi 

po*ne^ parte in Prrgadi di vender beni di la Signo- 

^^ nostra, di che sorte et condilion si voglia, se 

prf nna non bavera tolto licenlia da questo Couseio 

^^n la Zonta con le tre quarte di le balote, ut in 

L Fu presa. 

di 18 Decembrio, la malina. Fo lettere de 

^c», del SUriàn, di 13 et 14. Scrive, il papa 

^^t fai» il Concilio o a Hahtoa o a MiFan o Vegcveòe 

'■*o a Rohia. 

^éhè s?er Alvise Mudazo, stato rector et prove- 

à Cataro per danari, in loco del qual andoe 

mèlo Valier, et referite di quelle cose de li. 

Vferie r orator del duca de Milan, el qual duca 

aver inteso come era morta madama Mar- 

^^Ua, fa floia de V imperador Maximiliano et ame- 

^ ^e questo imperator, laf qual fo rnoier, ma re- 




*5iOl* 



pudiada, del re Carlo di Phnza, pòi dèi t)rihcip6 
don .... di Spagna, i]ual mòrilè, càté da cavallo^ 
et non ave floli, ina poi fo mandata nel duca .... 
di Savoia, còl qual etiam Dòn ave floli. Era di età 

di anni Fo quella fece la prima liga di 

Chambrai a danni nostri, poi Questa paxe pbr in 
Chambrài tra V imperador prèsetite, el ft ChHstia- 
nissimo. Era governatrice di ih Fiandra ; tlabitavfl 



El el dito orator paride Éèrca 



Vene V oralòr de V impèradoi' pur sdiicilandò 

li dahari resta aver ducati .... IMn, 

per alcune cose parllcutar. 

Vene V orator del re di t'ranM per il marxard 
francese, lièn bottega al ponte di Bèrèleri, el qual 



Dapoi disndr, fo G^an Coiiseio; non fu il Sere- 
nissimo, viòedoxe sier Jatòbo Badoer. F6 fatto po- 
destà a Bre.xa, in locò di sier Andrea Lo^edan, sier 
Francesco Venier, é al luogo di P^octfralor, qtt. 
sfer iuane. di Pregadi, et XL nuovi, rimase Ser 
Gregorio Pìznmano, qual è Pròveditor a Ci^idal di 
f'riul ancora, ma per aver ducati 30 ài mexc pht 
Spexe fo balo15, è ^tato altre fiale. Et fatto un XL 
iivil vechìo et lin XL Criminal. 

Fo pubblica, tulli chi hanno cavedali di Monte 
novissimo et Monte di Subsidio a ducati 49 il cen- 
to vadino a tuor li soi danari, perchè cton li corerà 

più il prò. 

Da Cividal di Friùl, di sier Gregorio Pi- qi 
mmtnoprovedador, di 13. Bassi da Villaco, che 
la forleza di Buda al fermò si leniva, el questo da 
persone vengano da Vèdrin et da Sboz loco vicino 
a Vienna, et che venivano lurchi ih gran numero 
in soccorso del re Zuanne, et perziò erano coman- 
dati tulli li homeni di la Bossina che potevano 
portar arme, si a piedi come a cai^allo, come era 
pubblica fama. liem, che todeschr haVevano date 
tre batlaic al castello di Buda, et furono sempre 
reballuti, el erano morti olirà 150CI fanti, doi ca- 
pitani lodcschi et uno borgognone. Item, che a 
Morpurch a li 26 dil passalo si fece Una dielar per 
far provisione di genie, et si haveva dato modo dr 
mandar le cernide che a ogniuno spedava per la 
sua obligalione. Item, come era passalo da Vil- 
laco r abate di Vedri bergamasco, vien in Italia 
per andar a Bergamo. 

A dì 19. La maliha fo plora, né cosa di novo 



1 



IbS 



UDXXX, DICaiBRE. 



18i 



fo, solum fo dillo esser lellere in sier Mafio 

Bernardo dal Banco, di Alexandria de 

selenibrio. Come de II erano sia relenule lulle le 
nave per cargarle de formcnli et fave per Ale- 
xandria. 

Dapoi disnar, fu aulienlia publica. 

A dì 20. La noie et la mulina |)iovelc assai, 
pur Collegio si redusse. 

Noto. Se intese per navili vernili, overo nave, 
in Istria, le galle di Baruto a di 8 di questo zonse al 
Zanle, et é lettere di mercadanli, ma non si sa il 
cargo. Jfem, che sora Scarpanto si è rollo la nave 
di sier Marco Malipicro, qu. sier Perazo, di Iwtle 
700, veniva di Cipro, palron Lorenzo Corso, carga 
per mila con sier Hironimo Marzello è consier in 
Cipro, su la qual era formenti, goloni et altro ; et 
par sia scapolado il patron con 13 liomeni. 

Da(>oi disnar, fo Conseio di X con la Zonla, et 
reduto, vene a la porla Toralor delP imperator, 
volendo al tutto parlar al Serenissimo per cosa che 
importa. Li fo manduto a dir che non si poteva 
mover la Signoria, essendo redul<» il Conseio di 
X con la Zonla, et li fo mandalo sier Gasparo Con- 
larini Cao di X, aziò che'l dicesse quanlo li aca- 
deva. El qual disse, dolendosi molto che uno . . . 
(Francesco) Corboli Gorentino mercadanle, habila 
in questa terra, havia messo scomessa che di qua 
un anno la Cesarea Maeslii al tulio moriria, che è 
cosa da non suporlar per cosa del mondo. Il qual 
sier Gasparo disse che*l riferiria il (ulto al Serenis- 
simo et illustrissima Signoria, et potria poi doman . 



Fu in questo Conscio di X leto lellere di Cipro 

zerca il cargar nave di formenti el orzi, 

et scriveno il numero. Le qual nave, una è rota, 
r altra andò a la Cania pur rota, et li vendè il for- 
mento, etiam la terza si lien sia smarila over rota. 
92 Fu poslo et preso che ludi quelli vorano mei- 
ler ori et arzenti in Zeca, termine a di . . . zener. 
habino 5 per 100, la restilntion queslo oclubrio 
proximo, el questo per ducali 15. in 16milia, et 
siano li danari ubiigati per dar il rcslo dia haver 
r imperador, el se ubiiga a la Zeca allratanti di 
danari del sussidio di terraferma. 

Fu ballota in do scurlinii li selle dil Coll^^gio di 
h acque. Rimase nel primo sier Hironimo da chà 
da Poxaro, savio dil Conscio, qu. sier Beneto pro- 
curalor, sier Marco Dandolo dottor el cavalicr, 
consier, sier Marco Minio, fo savio dil Conscio, el 
sier Jacomo Soranzo procurator ; nel secondo, sier 
Alvise Oradcnigo, savio dil Conscio, qu. sier Do- 



menego cavalier, sier Polo Nani, fo cao di X, qu. 
sier Jacomo, sier Marco Gabriel, fo consier, qu. sier 
Zaccaria; el fo tolto in Tun el T altro scurlinio 
sier Gasparo Malipiero, savio dil Conscio, qu. sier 
Michiel. 

A dì 21, fo San Tornado, et il perdon di 
colpa et di pena in la sua centra, per far V organo, 
obtenuto da papa Clemente. 

Veneno li procuratori di la chiesia di San 
Marco, sier Lunanlo Mocenigo el altri, non lutti 
però, ai qual il Serenissimo fé lezer la parie presa 
in Gran Conscio, che se dia far etiam di le altre 
do Procuratìe quello è sta fatto di quelle di Citra, 
ma prima al lirli, però disse che dovcssano dir 
quanlo li pareva aricordar. Vnde il prefato sier 
Lunario Mocenijjo disse che la Procuralia non era 
quella di la Chiosia come quella di Citra, et tulio era 
benissimo governado. Et poi parlò sier Vellor (Jri- 
mani procurator, cargando molto la parte fo ni<fssa 
ha ri(»ordà per chi era sia ricorda el a che effetto, 
come si sa, et si d'>vea prima aldir il clarissimo 
missior Lunardo Mozenigo, missier Domenego Tri- 
vixan, i qual etiam parlerano un'altra volta sopra 

di questo. 

Vene V oralor dell' imperalor con gran colora, 
dolendosi di quello disse eri a sier Gasparo Cen- 
tanni, et disse si facesse provision, aìiter scrivaria 
a la Macslii Cesirea, con altre parole. Il Serenis- 
simo li disse, qupsla non esser nostra inlenllon, et 
si hnvoa man iato por Francesco Corboli, el qual, 
venulo in Collegio, disse come slava la cosa, che 
r havea dato un diamante de valula di ducati 58 
a uno allro Gorenlino, dicendo l' imperalor mori- 
ria fra termine di un anno, el morando li dagi du- 
cati 200, cosa che tulio il zorno si usa metter 
scomesse tale in zorchi di mercadanli. Hor per de- 
liberalion di la Signoria con il Collegio fo termi- 
nalo, per far cosa grata all'imperador, farlo retenir, 

et cussi fo mandalo ; nia non sarà 

allro. El con queslo mitigò Tira del prefalo orator 
cesareo. 

Di Alexandria, fo lettere di sier Poh 
Bembo consolo^ di 4 novemhrio. Come a di 6 
oclubrio zonze le galee de lì, capilanio sier Zuan 
Alvise Bembo suo fradello, el non hanno conlralà 
cosa alcuna, perchè mori volevano assà di le specie, 
siche la muda s[)irò, unde per il Conscio di XII fo 
ek'to sier Daniel Bragadin di sier Andrea qu. sier 
Alvise procuralor, che andasse al Cayro a veder 
di havcr licentia del bassa e di poter cargar li 
colli fatti el parlirsc, con libertà donar ducali 300. 



187 



UDXXX, DICEMBRE. 



18! 



Letteta del ditto, di , . , , decembrio, 

Hogì è venulo un servìlor di casa di domino 
Rainf)ondo Rhodinìberj? consier in Vienna (et que- 
sto norfìè si tazia per conveniendssirni respetli), 
mandalo con sue lettere a la moier a Gorilia, qual 
referi^ esser parlilo da Vienna a li l'2 de V in- 
stante, et che lo exercito alemano avea auto Pest^ 
(erra sull'altra riva del Danubio a lo incontro di 
Badai Che V armata lurchesca, veniva per il Da- 
nubio POH gente per soecorer il re Zuane^ fu a le 
mano con quella del re Ferdinando, et sarebbcno 
stati turchi vincitori, quando non fusse stata l'ar- 
tellarla di lo exercito alemano che se gli oppose et 
sfondrò da 40 di quelle barche^ di sorte che con- 
vefierd ritornarsi le altre; et che havea anche pa- 
lilo non puoco Tarmata alemana, et perciò fu 
mandalo a Vienna a dimandar pegola, sloppe etc. 
pet raeonciar molte di quelle barche che erano mal 
eonditionale. Che erano sta presi in diverse Gale 5 
none! lurchesnhi, qual con lettere andavano al re 
Zuanne el che li promeleano dovesse manienirsi, 
che al ferrfto harebbe gagliardo soccorso, unde li 
fftpilanef topeschi haveano fento ledere di esso si- 
gnrtr re Zuanne, el risposeno che non avea per 
itllora bisogno di trltro soccorso, che baslava lui 
per defendersi el blsngnandali avvisarebbe etc. Et 
f^ceirio ogni posstbii diligentia che non potesse a- 
ver novetla rfl questo soccorso, perchè speravano 
h vittoria intendendo, come è la fama, mancarli la 
vituarfa. Che luttavia da ogni canto de Alemagna 
ahdavaWo gente a lo exercito, et perciò era fama 
che fino allora vi fussero da 50 mila persone de 
ogni condrllofne. El che in alcuni assiilli dali in di- 
verse flalè ne èrano morti molti. Che esso esercito 
prrliva molto per le neve che erano sopragionle 
i?l grandissinto fredo. Che dicevasi che erano com- 
piersi ben 10 milia cavalli turchi, el, essendosi op- 
posto lo exercHo lodesco, si erano retirati. Et che 
mollo si sospettata di soccorso de turchi valido et 
numeróso, pefché intendevano che per ciò in ogni 
canto per turchi si faceva ogni provisione. 

94*) A dì 22, la matina. Vene in Collegio sier An- 
drea da Mula venuto podeslù di Chioza, veslUo di 

velulo , in loco del qual luni a di 11^ andò 

con gran pioza sier Hironimo d*Avanzago, el riferite 
di quelle occorenlie di Chioza, justa il solito. 

(1) U oarU 93* è bUnau 



Vene V oralor del duca de Mllan, el moslroe un 
disegno di forlificallòh, voi far il duca, di la città el 
eastello di Alexandria di la Paia. 

Fo alditi quelli eleli pei* il Conscio di X sora la 
mariegole , vidélieet sier Jacomo da Canal, sier 
Marco Antonio Venief dolor^ sier Marco Antonio 
Corner, sier Mariti Jùstiniab, el sier 



Ddpoi disnàr, fo Conscio di X simpliòe, el fono 
sopra do monetari, li cju^l fo expédili, uno bandito 
i\ confin de monetari, Y altrcr che domad poi nona 
in mé^d le do cotone li sia tali la man destra, et 



Da ConstaMiriopoli, di sier Francesco Ber- 
nardo bailo, di 8 novembrio, venute per via di 
Ragusi, Scrive come d di . . . . ofòtubtìo sonseno 
If do oratori drt ^e Ferando df BoèmU con 98 ea- 
valfi, et Introno vestiti d'oro coft gran fiompa. Fono 
mes^i fri una caxa jusla il solito con guardie, et Sfe- 
(èno 8 zorni avarili andasseno da) magnìfico Im- 
hrrffm, al qual apreseniò 4 coipe d' arzehio doraci^', 
el 10 alte un brazo, porla al Sijshor, et rechie* 
serto che il Signor II facesse djfr il regno di Hon* 
gnria a' Idi al qua! perveniva^ offerendoli dar ogni 
anm^ de trihnto quello K deva il vaivòdi. Ai tfosA 
i^brain rispose bisòjitnava parlai prrirAfa al Sr^nor^ 
prtf II rWponderia, el che il Signor non * maneado^ 
di fede come il suo re, con alt^ paffole, ut in Ut- 
ffris. Et che Timperador doverla iotn^t in Sfiìgna 
nel suo regnfo, et non esser venuto, còme Plia fallo, 
in Italia por luor danari da questo Signor et da 
quello, etc. Scrive esser amalato In letto, idmen 
vedere saper la risposta li sari data. Et come erano 

zonfe 11 95 galle , fatte in mar MaiSor, ìp 

qoal le voleano armar, el nave ermo preparsrte 
ca^ge di legnami el altro per mandarle in Alexan- 
dria. Scrive la morie, de li a ConstanltnopoK^ de 
Curlogoli, nomrnalisstmo capilanio di mar. 

In qtiesta matina fo prinfcipiato a cotegiar li rei 
relenali, el se reduse in Collegio sier Francesco 
Dona«lo el cavalier, cjnsier, sier Toma Moro oìini 
Cao di XL el sier Stefano Tiepolo avogador, sier 
Zuan Matio Bembo signor di Nolte, el esamiiiono 
prima il Colateral zeneral domfno Zuan' Andrea da 
Prato el cavalier, et cussi etiam dapoi disnar si re- 
dnsono ei eompiteno di luor ii suo conslitulo de 
plano. 

A di 23, la malina. Vene in Collegio sìe^ Zuan i 
Alvise Venier qu. sier Piero, stato per danari capi- 
tanio a Zara, vestito di ; in loco del ^Aal 



189 



IIDXXX, DICBII6RB. 



m 



andoe sier Viitenzo Zantani, el rpferile di quelle 
cose di la (erra el terrilorio per esser pratico el 
aver possession de li. 

Dapoi disnar, fo Conseio dì X semplice. Fu po- 
sto una gralia di sier Nicolò Magno qu. sier Malio, 
debilor di la Signoria nostra di 30 el 40 per cento 
por Poficiodel Formenlo, percento del suo salario, 
qua! non ha auto, et voi metter dadi et recevudi. 
Fu preso, li Guvernadori de le inlrade rispondi a la 
gralia, et questo fu fatto con la Zonla. 

Item, Fu preso, che sier Francesco Donado el 
cavalier, consier, el è rimasto sora le acque, sia as- 
solto dil Collegio di sier Polo Nani et altri. 

Ilem, fu preso chea Maximo Leopardi, é secre- 
tarlo a Gonstantinopoli, li sia dà expetativa di uno 
officio primo vacante per ducati 80 a V anno. 

Item, asolseno uno bombaser relenuto per so- 
domitio ; ha auto 7 scassi di corda, e sia saldo. 

Jfem, preseno, che il caso di Malaspina di Ve- 
rona, quali amazono quel Visentin da Poiana, loco- 
tenente del signor Cesare Fpegoso, sia comcsso a 
questo Conseio. El letto il processo, fo scritto siano 
a Verona retenuti et, non li potendo aver, procla- 
marli. CI in questo fo gran contrasto, a h fin fu 
preso. 

Item, con h Zonta preseno di ven ler, per il 
cassier del Conseio di X, al publico incanto centi 
zambeloli di la Signoria nostra a ducati tre in suso 
la peza, et li danari sia per pagar lettere di cambio. 
A dì ié, la matioa.* Fo grandissimo fredo,, et 
non fo cosa alcuna da notar, solumc\ìQ in cbiesipl^i, 
andando il Serenissimo a messa, il sup capelanp levò 
V ostia et lassò di levao il calexe, con mormuratioa 
di Sua Serenità el di altri, et cussi comipile la 
messa. 

Vene in Collegio sier Nicolò Uarzelio qu. sier 
Zuane, stato per*danari conte et capitqnio a Sibiui- 
00, in loco del qual andoe sier Bernardo Balbi, e^ 
referile di quelle cose de li. 

Dapoi disnar, fo preparata la chiexia di San 
Marco benissimo al coro, el più dil solito con gran 
luminarie et candeloli grossi el dopieri as9ai, e( 
atomo a la chiexia cesendeli, et sopra la posta una 
cossa di cesendeli in soler! che fova una croxe, bel- 
lissimo a veder, siche fu una grandissima luminaria. 
l\ Serenissimo vene a V officio el messa, vestilo di 
vekido cremcxin el uno manto di sora raso cre- 
mexin foJrà di varo con le mancge fuora. Erano 
oratori, V imper^dor, Franza, Milan el Ferrara, il 
(urirnaci^rio Parbarigo, el doniino Petro B^i^bp, el, 
olirà li deputati, quelli è invidati al pasto. EraYl 



eiiam il cavalier di la Volpe. Il Legato é amalato 
di gote, et P oralor anglico parti et andò in Anglia 
insaluiaio hospite a portargli certi consegii ; ta- 
men si dice non é vero et si aspetta queste feste in 
questa terra. 

Di Franca, fo lettere diì Ju^tinian orator, 
di 2, di Orliens. Come avea lettere di 23 di 
Lion che a ai 2IS li oratori doveano partir, iamen 
poi ha che era sopraz nte le gote a V oralor Pixanl. 
Che il re andava a Fontanableu, dove é pochissimo 
alozamento. 

A dì 25, fo il eorno di Nadal, La matina, 95 
il Serenissimo, vestito di veludo paonazo, con li ora- 
tori sopraditti, el non era il primocerio, ma uno 

episcopo francese parente di V oralor e 

qui di Franza, et uno capilanio di sguizari venuto 
qui, qual e sialo a soldo dil re di Franza, el voi 
saper la condition et aver una fede di sier Andrea 
d' Armer fo proveditor a Peschiera apicato per 
francesi quando fu presa Peschiera, perché il voi 
far pagar dal re lo equivalente. Era etiam domino 
Peiro Bembo, et non era il cavalier di la Volpe. £( 
fo ditto la messa justa il solito. 

Dapoi disnar, tutti li sopraditti fo a la predica in 
chiesia di San Marco. Predicoe fra Rabel di liberti 
venetian, di P ordine di San Francesco obsepvan|e, 
et poi fono a vesporo a San Zorzi Mazor. Vestila il 
Serenissimo di restagno d*oro. PoKò la spada siep 
Zuan Moro, va capilanio a Padoa, vestilo di veìnia 
'^rcmexin aito el basso ; fo suo compagno sief f olo 
Morexini qu. sier Alban, vestito d> veludo paonazo ; 
solum do Procuratori, sier Lorenzo Loredau et 
sier Jacomo Soranzo ; et sier Andrea Lioik 

A dì 26. Il Serenissimo, vestito d* oro di solo, 
manto di raso creniexin el il bavaro de armelini, 
con li oratori soprascritti, quel capilanio sguizaro et 
domino Petro Bembo et altri invidati al pranzo, an- 
dono a messa a San Zorzi Mazor, justa il solito^ el 
poi tornò al pranzo, qual fu bellissimo el di assà vi- 
vande, un faxan et uua pornise per uno, el si siete 
a taola fin bore 2*2, poi balli, soni eie. 

Dapoi disnar, niun si reduse. Et io liii ad un 
banchelo fece sier Marco Antonio Venier, signor di 
Sanguanè, a soi cugnadi et cugnade ci aHri, e| 
si siete su balli fin bore 8 di notte. 

A dì 27, la matina. Redolo il Collegio, fo UU 
fere di Roma dil Surian orator, di 17^ 19 et 
22. Scrive prima, zerca II Concilio, il papa IMia per* 
longato di primo septembrio fin primo novembrio, 
el farlo in Italia dove fu ditto, el manda a la Cesa* 
rea Maestà il protonotario diGambara. Sorive coma 



191 



IfDXXX* DlCElfBRX. 



192 



r 



il papa lia lellere di Spira, di 7, di la morte in 
Fiandra di madama Margarita, et come il papa ha 
lett<*re di Bologna del cavulier Caxalio, avisa la 
morte del cardinal Eboracense in Ingallerra. Scrive 
come la cosa del divorlio va drio, et si tien venirà 
la senlentia in favor di Id rezina : et avendo quel re 
persuaso il papa a far c^irdinal 1* auditor di camera 
a soa requisition, chiamato .... {Ghinucco), il 
qual è sta favorevole a questo divortio, unde pro- 
posto li cardinali cc&irei li é stati contrari, siche 
nulla è sia falto. Scrive, il reverendo domino Fran- 
cesco da chà da Pexaro, arziepiscopo di Zara, ha 
concambiato il suo arzivescovado con il cardinal 
Egidio, che li dà il patriarca di Constantinopoli, et è 
pasà per concistorio. Scrive, e zonti li a Roma da 
Napoli li danari per dar a le zente ispa ie ci man- 
darle ad alozar sul piasentin per contraoponersi a 
francesi. Scrive colloqui auli col papa, venendo 
francesi in Italia a tuor il Stado de Milan se la Si- 
gnoria nostra vorà aiutar il duca ; V oralor rispose 
che la Signoria vorà mantenir li capitoli, il che pia- 
que al papa; con altre parole, ut in litteris, Item^ 
come il papa ha concesso ius praesentandi^ a l'ira- 
perator presente, eo vivente^ nel regno di Spagna, 
di benefici ecclesiastici. Item, come V ha scritto il 
papa al re d* Ingalterra fazi nomination di uno altro 
anglico per il cardinal che sarà falto, et che la raina 
vien chiamata ora maistresa Catarina. Scrive, il 
cardinal Corner, il cardinal Salviati et lui oralor fo 
dal papa per far lor il possesso di le possession di 
Ravena ai Zorzi; il papa disse, la causa fo comessa 
al Vizardini, qual è andà a Fiorenza. 

Noto. Per via di V oralor del duca di Ferrara si 
ave come essendo compilo li 6 mexi di le terre 
Modena, Rezo el Rubiera che fo messe in deposito, 
bora ha mandalo a tuor il possesso di le terre, et 
r imperator è ubiigato rendergele. 
QKt JDi Londra^ di sier Ludovico Falier orator^ 
di 15 novembrio. Scrive la relention del cardinal 
Eboracense et Àuguslini, venetian, suo 

medico. 

Di Vrgevene, di sier Gabriel Venier orator, 
di ... . Come il du&i prega la Signoria li mandi 
quel Michiel .... inzegner é a Verona, voi andar 
in Alexandria di la Paia a veder di fortificarla. El 
cussi fo scritto a Verona el vadi, et poi torni in 
questa terra. Item, esso oralor solicila sia mandato 
il successor acciò possi venir a repatriar. 

Fo mandalo per sier Marchiò Michiel electo 
oralor al duca de Milan, el comessoli si metta ad or- 
dine che poi Je feste debbi andar a la sua legalioD. 



I Vene quel capitanio sguizaro chiamato 

et parlò in piedi dicendo si ©ferisse venir a nostri 
stipendi et sempre dar 10 milia sguizari a un biso- 
gno, liem voi insegnar a cavar una artellaria, fosse 
cazu la in un fosso. Ifem disse, in questa terra è 
da far assà salnitri et nui andemo zercando di a- 
verne altrove. Il Serenissimo li usoe bune parole, 
dicendo parlasse con sier Domen go Gipello, è sora 
le artellarie. 

Da Brexa vidi lettere di 25, Come in quel 
zorno il conte Hironimo Martinengo, fo Gol dil 
conte .\ntonio, havia menato via la moier di uno 
brcxan di caxa soa, unde sier Antonio Justinian ca- 
pitanio, inteso dal marito proprio tal lamenti, mandò 
a retenirlo subito, et scrisse di tal caso a li Gii dil 
Conscio di X. 

Dapoi disnar, fo Gran Conscio ; falto 9 voxe el 
tutte passoe. 

Da Cividal di Friul, di sier Gregorio Pi- 
samano provedador^ di 19. Manda questo aviso : 
Hassi da Lubiana, ale (1). 

Dal ditto di 22. Da Vienna di 12 dicem- 
bre, eie. (•2). 

A dì 28, la matina. Fo lettere di sier Zuan 
Vitturi podestà et sier Priamo da Leze ca- 
pitanio. Scriveno come, dovendo far V inlrada de 
li el reverendissimo cardinal Pisani il primo di di 
zenaro neksuo vescoado, dove saranno li oratori del 
serenissimo re Anglico et illustrissimo duca di Mi- 
lano, pertanto desiderano li sia comesso se dilli 
oratori li debbano precieder o non. 

Praeterea, essendo solito dar il cavallo del 
vescovo a la più antica fameia di Padoa, et li Papa- 
fava dicono esser loro, el lo voi, el a V iutrada del 
reverendissimo cardinal Cornelio in questa maleria 
par fusse ordinato dillo cavallo fussc dato ai Monte 
di la Pietà, pertanto suplicano siano adverliU di 
quanto habhino a far. 

D.ipoi disnar, fo Pregadi per far li Savii di Col- 
legio, atento molli di Pregadi vanno col cardinal 
Pisani a Padoa, et si voriano trovar a la balolalion 
per le grandissime pratiche è sta falle, maxime di 
Savi a Terraferma, che è una vergogna. 11 consueto 
é farli il zorno di San Silvestro, tamen bozi i fo 

falli. 

Di sier Zuan Antonio da chà Taiapiera 
capitanio di la baraa, date a dì ... . Come 

(1) Qui è ripetuta la lettera ohe è nallt preoedante oarU 03 
del testo. 

(t) Qai pare è ripetuta U lettera die fa seguito a etrta 03 
del tetto. 



195 



IIDXXX, DICEIIBRE. 



196 ^ 



siri circa li casi da non poter esser suspesi o* in- 
tromessi disponenli, de coetero li Avogadori nostri 
non debano né possino per alcun modo et via, 
né sotto alcun color, impedirse in voler veder, né 
altramente alterar, over suspender la formazion de 
alcun processo» cosi dentro come de fuori, che 
per li reltori o iusdicenli nostri vengono formati, 
fino che non saranno chiamali li rei a difesa ; ma, 
proclamati che sarano essi rei, possino li Avogadori, 
quando sarano ricercati per iustitia, mandar a tuor 
dilli processi per veder se in quelli sarano sia os- 
servate le leze et statuti sopra ciò disponenti. Et si 
li rei sarano carcerati, possino essi Avogadori man- 
dar a tuor essi processi, se ben non sarano foraili, 
se li parerà, per veder quelli, né essi retlori o ius- 
dicenli debino o siano tenuti conlra li ordeni pre- 
ditti obedir a dilli Avogadori. Et per evitar ogni in- 
conveniente, li rettori et iusdicenli nostri, che sa- 
ranno ricercati mandar essi processi modo ut su- 
pra^ non debbino mandar li autentici, ma solamente 
lo exemplo de quelli, solloscritti di mano loro pro- 
pria et sigillati. Et li Avogadori, che haverano di- 
mandato la copia di essi processi, siano tenuti in 
termine di un mese dapoi presentata essa copia di 
essi processi all' officio suo revederli, et se li pa- 
rerà intrometterli, darne avviso ad essi rettori o 
iusdicenli nostri. Et quando fra ditto termine ditti 
Avogadori non haverano avvisalo essi retlori et 
iusdicenli, possino el debbino essi rettori et iusdi- 
cenli, senza aspettar altro novo ordine, proceder 
conlra li rei a suo beneplacito. Et se TAvogador 
fra ditto termine di un mese darà aviso alti reltori 
iusdicenli de la intromission de li processi, citan- 
dolo al Conseglio, allora essi reltori o iusdicenli 
suspender debbino il suo procieder per uno mese 
proximo tantum dapoi V bavera nolilia de la in- 
Iromission el cilatipne, et li Gonseglieri sotto de- 
bito de sacramento siano tenuti, postposta ogni al- 
tra causa non principiata, dar il conseglio alti Avo- 
gadori per expedir tal inlromission. El quul ter- 
mine passato, non bavendo aviso essi retlori o 
iusdicenli del taglio di esso processo, possino et 
debioo immediate procieder come li parerà per 
iustitia, né possino li Avogadori prorogar ditti ter- 
mini, né altramente suspender né impedir il pro- 
ceder de ditti rettori ci iusdicenli, se non cum 
V aatorità del Conseglio de XL Criminal. Né con- 
lra r ordine preditto li retlori o iusdicenli siano 
07« obliglU dechiarir nella scrittura de lai prorogation 
spspeniioQ al Conseguo se sarà sta falla altra 
prorogiUoD o suspension» sotto pena di perder 



r officio suo. El allo instesso ordine se intendino 
etiam sottoposti tulli li processi che saranno di- 
mandali a ditti reltori per la Signoria Nostra, non 
derogando perhò per questo ordine a rauctortlà di 
la Signoria nostra <li poter delegar alla Avogaria de 
Comun, altrove, tutti quelli casi che li parerà 
necessari. Né possino li scrivani, nodari o coadiu- 
tori dell* officio deir Avogaria far lettera alcuna 
contro l'ordine sopraditlo, sotto pena de ducati 100 
et de privalion de P officio suo, né se possi expedir 
lettera alcuna in materia alcuna fuori dell'officio 
dell* Avogaria, se prima ditte lettere almeno nel 
registro non saranno sottoscritte per li Avogadori 
de mano propria che 1* haverano ordinate, sotto 
tutte quelle pene superius dechiarite. 

Sia insuper preso el decbiarito erbe tolte ditte 
copie delti processi, che saranno mandali alli Avo- 
gadori de tempo in tempo, siano el. debano esser 
conslgnali in ditto officio dell* Avogaria ad uno del- 
ti due nodari principali de ditto officio, che sono li 
fedelissimi nostri Phillipo Zamberti el Alvise Balbi 
et sui successori, li quali siano oliligati far de ricever 
a chi li appresenterà, et habino etiam cargo de teoir 
un libro a questo deputato, nel qual se babbi a far 
nota de tempo in tempo de cadauna copta de pro- 
cesso che li sarà presentata, cum aricordar due 
volte per settimana la expedilion a quelli Avoga- 
dori che r bavera mandala a tuor, notando pari- 
mente sopra il dillo libro la expedilion over i esti- 
tution sotto pena di immediata privalion deiroffi- 
ciò suo. Né possino li scrivani over coadiulori et 
altri del ditto officio accettar né esser al goveroo 
de dille copie de processi, sotto pena a quelli che 
accettassero over se impedissero in ditte copie de 
perder r officio suo et de ducali 100 per cadauna 
volta, la mila de li qual sia de chi farà la exeoulioo, 
e Patirà mila de TArsenal nostro. Et laexecution 
de tutta la presente parte sia commessa a ciascadun 
de li Conseieri el Capi de XL, si de sopra come 
da basso, et a cadaun delti Avogadori el de quelli 
del Collegio nostro senza altro Conscio. Et la pre- n 
sente parte non se inteiKli presa, se prima la non 
sarà posta el presa nel nostro Mazor Cooseio. El 
del presente ordine nostro sia data nolilia a tulli 
li reltori nostri di terraferma, el posto de eoeiero 
in tutte le loro comission, et registrala nel capilu- 
lar de Y Avogaria del Comun et oelli offici delli 
Signori di Notte et V della Pace et altri offici dove 
parerà necessario, aziò che dati presentì Avoga* 
dori et sui successori la sii de tempo in tempo in- 
violabilmente observala. Et la soprascritta parte se 



i97 



ITDXXI, DICEMBRE. 



198 



Aebbì observar nelli processi che si formeranno per 
Vi reUori dell! lochi noslri da mar, ha vendo ter- 
iiiìae, da Corfiì in qua» mesi qualro, et da Corfù in 
U, mesi odo — f de parie 195, 11, 6. 

Die dieta, in Maiori Consilio. 
De parte 1395, 47, 1. 

Essendo accresciute et in dies augumcnlando 
le insolentie, homicidii et altri insulti, si in questa 
eilti nostra come nelle terre et territori noslri, il 
che co^rnoscendosi principalmente provenir per la 
impuniti dell! delinquenti, quali cum diversi sub- 
terfuRi evadono le condegne pene et la iustitia non 
pud haver quel debito fine che si ricerca al desi- 
derio de quelli ben viveno, et però essendo ne- 
cessario di proveder de nove regulalione alii in(i- 
nìli disordini che seguono nelle cose criminal per 
favor della iustitia et per sublevatione et suslcn- 
latione de tutti li subditi nostri ; 



A dì 29, la malina. Vene in Collegio Toralor 
cesareo per cose particular. CI qual avanti le fe- 
ste ave il resto di 50 milia ducali si dovea dar a la 
Cesarea Ifaesti. 

Io questa matina, sier Anzolo Gabriel, sier Al- 
vise Badoer, sier Stefano Tiepolo, avogadori extra- 
ordinari di Terraferma, volseno la Quaruntìa Crimi- 
nal, et pariò il Tiepolo, dicendo li é sia fallo inten- 
der da alcuni che, havendo salvoconduto, diriano 
mojte cose a beneficio di la Signoria nostra, il 
che fatto, si potrìa poi far ctc, pertanto messeno 
che il Conscio li desse autorità poter far salvicon- 
duti etc., et, con quello haverano, venir a questo 
Conscio. Contradise sier Alvise Mozenigo el cava- 
lier consier, dicendo si voria saper chi. Li rispose 
il Badoer. Poi parlò sier Domenego Minio el XL. 
Andò la parte et fu presa di largo. 

E nota. Si dice, et intisi, questui esser Lodo- 
vico llonticolo vicecolateral, absentado, qual voi 
asolversi con questo. 

EX nota. Per avanti, in loco di sier Francesco 
Donado el cavalicr, consier, che fu assolto dil Col- 
lido di sier Polo Nani e li altri, fo buia sier An- 
drea Hudazo consier da basso, al qual e sta co- 
menzà a lezer il processo di 120 c^rlc. 

Dapoi disnar, fo Conseio di X con la Zonta, et 

(i) U ouU OS* è kUnoft. 



fono sopra trovar danari per PoQcio di le Acque ; 
voleno metter 4 per 100 di tulli danari di la Si- 
gnoria. Hor fo dispulation et nulla fu fatto. 

Ifem, feno (re di Zonta che mancava, in pid 
scurtinii, videlicet in luogo di sier Nicolò di Prioli 
si caza con sier Piero Zen e intra dil Conseio di X, 
di sier Zuan Badoer dottor cavalier si caza con 
sier Jacomo Badoer à intrii consier, et di sier 
Polo Donado si caza con sier Francesco Donado 
el cavalier è intra consier. Rimaseno sier Lunardo 
Mozenigo procurator, sier Mario Zorzi el dottor, et 
sier Marco Loredan fo cao di X, non più slato di 

Zonta. 

Da Lion, di sier Ztian Antonio Venier et 
sier Zuan Pixani procurator, vanno oratori 
in Franga, di 13. Come a di 6 riceveteno le 
lettere dil Senato di andar di longo esso Venier, 
non polendo andar esso Pixani, al qual li é so- 
prazonlo le gote, fanwn sperano a di 17partirse 
insieme et, non potendo venir esso Pixani, omnino 
lui Venier si partirà per la Corte. 

A dì 30, la malina. Non fo alcuna lettera da 
conto, et li Cai di X mandono per sier Jacomo 
Bragadin censor, per esser amaialo sier Francesco 
Arimondo suo colega, et li fé lezer la parte presa 
a di . . , zerca le betole, nel Conscio di X, la qual 
execulion è comessa a loro Censori, oomelendoli la 
facesseno publicar et observar, per aver gran re- 
chiami di queste tal bellole. 

IterHy sier Domenego Mocenigo qu. sier Fran- 
cesco, il zorno di San Stefano, fé un disnar a 27 
zcnlilhomeni vanno a zugar da lui, tra li qual sier 
Andrea Lion procurator et compagni, il qual pranso 
fo cxcellenlissimo el molto sontuoso di assà man di 
bandisco, tulle le salvadicine si poi trovar e ima- 
ginar, roste e lesse, lorie in copia e di gran precio, 
marzapan con figadeli in loco di pan, confetion di 
ogni sorta, vini -excellentissimif et fino Ypocras. Si 
dice ha speso ducali 270 computa lezere. TJnde, 
abula querela di questo, sier Vincenzo Morexini 
da San Polo, è sona le pompe, andò in Collegio 
dicendo al Serenissimo questo, il qual li comisse 
dovesse casligario justa le leze. El qual sier Vin- 99* 
cenzo è solo a V officio; li soi collega sono amalati, 
sier Jacomo Marzello fo di sier Antonio, et sier 
Andrea Venier fo di sier Zuanne. Quel seguirà scri- 
verò piò avanti. 

Non voglio restar di scriver die in questa terra 
al presente è assà beloU', dove si reducono gran 
numero di zcnlilhomeni, che si |)ol dir secle, che 
li nostri vechi hariano fatto gran provision. Poi la 



199 



MDKXX, DICEIIBRE. 



200 



terra é su gran spexa di roanzar ; é tutto caroi ta- 
men si spende as^av. 

Dapoi disnar, fo Conseio di X con la Zonta. Et 
reno prima li Cai di X di zener, sier Alvise Mali- 
piero, sier Domenego Capello qu. sier Carlo, e 
sier Pandolfo Morexini, slati altre fiate. 

Item^ fono sopra trovar danari per le aque: 
fu messo (uor tre per cento di lutti i danari di la 
Signoria; item, .... per cenlo di la Camera 
d* imprestidi. Fo gran dispulation et balotà più 
volte non fu presa. Ave l^et 13: pende. Et sle« 
teno fin bore quasi 5 di note. 

Da Zara, di sier Vicmeo Zanfani capi- 
ianio, di 10 di questo, fo lettere, la copia sarà 
qui avanti scrita. 

A d\ 31. Fo San Silvestro, sì varda per la terra. 
Se intese la nave di sier Pandolfo e Ferigo More* 
xini qu. sier.Hironimo, di bole 300, di viazi 5, ve- 
niva di Cipro con formenli stara 4000 et orzi et 
cuni gofoni, la vezilia di Nadal, venuta prima sora 
Chioza, non potè aferar. et con la luna tolta la v)lta 
di la Marca sora la Catholicha di note dete in terra 
poco lontan di terra. Li homeni tutti si salvono in 
la barcha, et fo recupera alcuni sachi di goton, et li 
homeni abiriti si apriva per mezo li s'achi e inlra- 
vano dentro per scaldarsi. Si dice Tarlellarie e 
robe di coperta si recupera. Questa nova portò il 
penese di la nave et sier Ferigo sopradilto andò in 
Collegio rechiedendo lettere al duca di Urbin, de 
chi è la Catholica, et al governador di Rimano in re- 
comandation a dar favor a recuperar quel si poi. E 
la sera fo spazado. 

Fo in Collegio grandissimo contrasto tra li Con- 
sieri et sier Hironimo da chà da Pesaro savio dil 
Conseio, sier Piero Morexini, sier Jacomo Dolfin, 
sier Hironimo Grimani savii a Terraferma, i qual 
compieno, però che li Consieri voleano far hozi 
Gran Conseio, et questi Savii voleano Pregadi. Et 
su questo fu gran parole ; et visto le leze, fu ter- 
mina far Conseio e vose per do man di eletion, e, 
poi Conseio, Pregadi, tamen il resto di Savii non 
voleano Pregadi. 
100 Dapoi disnar fo Gran Conseio, et fatto tutte le 
voxe per do mah di eletion. Vene il Serenissimo 
et 4 Consieri. Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, 
la parte presa in Pregadi a di ^8 di questo zercha 
la reformation di Pofficio di Avogadori di Comun. 
Ave .... de si, 47 di no, una non sincera. Et fu 
presa. 

Noto. Fu tolto podestà a Loredo sier Polo Dol- 
fin, fo Cao di Seslier, qu. sier Marco, et sier Dome- 



nego Minio, fo Cao di XL, qu. sier Francesco, et ri* 
mase il Doifln di 16 balote. 

Dapoi Conseio restò Pregadi, et Ietto le lettere 
di Lion, di oratori vanno in Franza, et 

Di Zara, di sier Marco Antonio Contarini 
conte, et sier Vincenzo Zantani capitanio, di 
10 deeenibrio. Come hessendo zonto de li uno, 
parli questa malina da Fiume, avisa de li esser sta. 
fatto feste con trar artellarie, e si dicea per esser 
sta preso il castello di Buda. 

Fu posto, per li Consieri, una lettera a sier Al- 
vise Foscari, podestà di Verona, in risposta di soe, 
laudando il suo aricordo, che Zuan Poeta ditto Poe* 
tin et il conte Juliano, retenuli perf)etratori de di- 
versi exccssi, li possi religar in quelli lochi dove a 
lui parerà et per quel tempo che li parerà. Ave : 
113, 14, 4. 

Fu posto, per i Savii dil Conseio, Terraferma et 1( 
Ordeni, una lettera a s'er Jacomo Simitecolo synico 
I in Levante, che nel suo ritorno di Cypro, zonto el 
sarà a Corphù, debbi veder le raxon di Camera di 
sali, qual comenzò a veder sier Hironimo da cbà 
da Pexaro capilanio zen(*ral da mar et non potè 
compir di veder quelle raxon ; et atento a di t6 fe-j 
braro 1539 nel Conseio di X con la Zonta li (u 
comesso nel ritorno dovesse andar a Corphù, per- 
tanto li aricordemo debbi con diligenlia veder li 
conti di quella Camera et tutte concessioo di. far 

sali eie. 129, 7, 1. 

Fu posto, per li Savii dil Conseio, exceto «er 
Gasparo Mallpìero, et li Savi! di Terraferma, che 
atenlo fusse preso in questo Conseio elezer XXV 
Savii, i quali debbano aldir le diferentie di le ac^ue 
tra veronesi, padoani el vicentini, et' temienar 
quello li parerano, e atento, visto tutto il Pregadi 
el Zontu, non si trova altri che non habbino a 
far in ditti territorii se non questi XV notadi qui 
solto, pertanto, havendo domino Olivier di Cavalli 
orator di la comunità di Verona che siano expediti 
sollicitato el elecli li indici, che non habbino poses- 
Sion, molini o altra cosa in ditti territorii, per iudicar 
la diferenlia di le acque dil Chìampo, iusla la parte 
presa a di 21 luio pasato, perhò sia preso che li 
diti XV siano indici el expedissa la causa con li do 
terzi di le ballote, ut in parte. 

Et sier Gasparo Malipiero savio dil Conseio, 
voi che questa diferenlia sia deputada alla Quaraii- 
tia Civil nuova, el in locho de cazadi se toii di XL 
Zivil vechi. Et andò le parte : 2 non sincere, uDa 
di no, 01 dil Malipiero, 75 di Savii, et quella Tu 
presa. 



SOi 



MOXUi GENNAIO. 



202 



lOi 



Questi sono li XVeìecti. 

Sier Zunn Antonio Dandolo, qu. sier Francesco, 

Sier Piero Braj^arlin, qu. sier Andrea, 

Sier Marco Anionio Sanudo, qu. sier Beneto, 

Sier Bernardo Moro, qu. sier Lunardo, 

Sfer Andrea Valier, qu. sier Antonio, 

Sier Jacomo Pixani, qu. sier Domenej;o el cavalier, 

Sier Marco Antonio Grinoani, di sier Francesco, 

Sier Marco Anionio Corner, qu. sier Zuanne, 

Sier Pangrati Justinian, qu. sier Bernardo, 

Sier Balista Miani, qu. sier Jacomo, 

Sier Andrea Vendramin, qu. sier Zacaria, 

Sier Santo Confarini, qu. sier Stophano, 

Sier Sebastian Trun, qu. sier Andrea, é a le Ra- 

xon veccfiie, 
Sier Marco Malipiero, qu. sier Marin, 
Sier Marin Morexini, qu. sier Piero. 

Fu posto, per li Sa vii ai Ordeni, che essendo 
seguido il naiifra^rio di la nave di sier Pundolfo e Fc- 
rif^o Morexini, ear^a di formenfi, sora la Galholicha, 
qua! veniva di Cypri, per fortuna, e si dice è inga- 
lonsda, pertanto sia preso che di la caxa di V Arse- 
nnl li ditti siano acomodadi di qu^'llo li bisognerà 
per recuperation di la nave, lassando in contadi a 
r Arsenal P amontar di quello torano. 113, 3, 1. 

Fo letto una lettera de sier Sphasiian Barbo 
prof^dador sora le aqu^ di padoana, data in 
CasteìbaldOj qual scrivo le rostre ù fato aprir 
aziò le aque corri etc. 

Et volendo li Savii metter su questa materia una 
par'e, li qual non sono d' accordo, et visto il Sere- 
nissimo era contrasto, non volse se inlrasse su la 
materia. 

Fu posto, per li Savii ai Ordeni, elezer per scur- 
tinio in questo Conscio di Pregadi uno nobile no- 
stro patron dìl galion, qual babbi titolo di governa- 
ilor, con ducati 25 al mexe, come ha il capilanio di 
la barza, il qual debbi atcnder in questo mezo e 
solicilar a far compir ditto galion. CI sia comesso a 
li provedadori et patroni a V Arsenal usi diligentia. 
El qual governador stagi a obedienlia del &ipilanio 
di la barza ; el qual capitanio venendo a disarmar 
o per allro, dillo governator resti con titolo di cu- | 
pilanio dil galion e di altri navilii di chebba armali 
per la Signoria nostra, ut in parte. La qual messe 
sier Hironimo Malipiero, sier Lunardo Marin el 
sier Bernardo Capello, savii ai Ordeni. 

Et sier Malbio Trivixan savio ai Ordeni, messe 



a r incontro, aleuto la qualità dil navllio e la re- 
pulation dil Stato, dovendo ditto gahon acompa- 
gnar le galle di Barbaria e di Fiandra, perbò il ditto 
da esser eletto babbi titolo di capitanio. Et parloe 
per la sua oppinion, ringratiando el Conscio di a- 
verlo eleclo. Et li rispose sier Bernardo Capello. 
Andò la parie : 0,9 non sincere, 20 dil Trovixan, 87 
di Savii ai Ordeni, et quella fu presa. 

un mexe di Zener 1530 (2). 

A dì primo Zener, domenrga, la malina. El 
Serenissimo insta el solilo vene a la messa in cbie- 
xia di San Marco, vestilo di veludo cremexin, con 
li oratori : papa, imporador. Pranza el Ferrara, pe- 
rorile Anglia et Milan sono a Padoa a V iulrada dil 
reverendissimo cardinal Pixani in quel vescoado. 
Erano do soli procuratori, sier Lorenzo Lorediin et 
sier Jacomo Soraiizo. E fo fallo gran luminarie a 
l'aliar grande, restate di la notte di Nadal. El olirà 
il censor erano zercha 30 senalori. El compila, Col- 
legio non si reduse. Introno in Collegio sier Andrea 
Trivixan el cavalier, sier Nicolò Bernardo, savii dil 
Conseio, sior Carlo Cappello, sier Francesco Sorau- 
zo, savii a Terraferma, Cai di X s er Alvise Malipiero, 
sier Domenego Capello, il terzo, che é sier Pandolfo 
Morexini, è indisposto. 

El nel dir di la messa, sier Fi'ancesco Pasqua- 
ligo, va provedador di Parmada, vestito 'de veludo 
cremexin, andò iusla la parie a metter bancho, et 
tre sopracomili, sier Piero Capello qu; sier France- 
sco el cavalier, sier Lorenzo da Mula di sier Agu- 
stin, el sier Domenego Bembo qu. sier Hironimo, 
tulli tre stati altre fiate. 

Di Magama, fo lettere di sier Nicolò He- 
polo el dotor, orator nostro, di 13 dezembrio. 
Scrive il zonzer lì, el etiam la Maestà Cesarea el 
serenissimo re Ferdinando, el vanno di longo a 
Cotogna, dove faranno el dillo re re di Romani. Scri- 
ve, di le cose di Buda, se intende Turchi vicn in 
socorso dil re Zuanne, ma dubita i saruno lardi, 
el va assà zenle alemana per agumenlar lo exercilo. 
Scrive la morte di madama Margarita a .... , 
ameda de Timperalor, la quul à insliluilo suo 
herede essa Maestà, la qual bavera per questa morte 
intrala di più ducati (iO milia, el tra contadi, ar- 
zenti, zoie el altre robe per ducati 300 milia. Scrive, 
la Corte ha leva corolto Scrive di le Irieve si Iratava 



(i) U oarti 101* * bltnoa. 

(8) More veneto, e quindi i53i. 



102') 



903 



MBXXX, OBMKAKK 



3èi 



con il re Ztiftme vay voda, con questo, chi ha, sì 
tegna. 

Da poi disnar, Collegio non si reduse» siche 
non Fo cosa alcuna da notar. 
102* Adì3,h matlna. Inlrò savio dii Conseio sier 
Luca Tlrun procuralor, savio a Terraferma sier 
Nfathio Dandolo, cao di X sier Pandolfo Morexiniv 
et non fo leltera alcttua. 

Veneno merchadanli di le galle di Barulo in ter- 
ra, le qual figlie dieno esser io Bistria, perchè le lassò 
a Liesna il cargo se intese per avanli, et vene etiam 
sier Francesco Contarini di sier Ferigo patron di 
una galta, eì qual a) Zante ferite ne la schena sier 
Zuan di PrioH qu. sier Michiel, zovene di anni 20» 
e\ qua? è rimasto a) Zanie, e aleoni dice é morta» 
(amen, per lettere di sier Troian Bon proveditof 
di? Zante, di 13, si lieo che *l varirà. 

Da por disnar, fo Collegio dì la Signoria, et con 
?! Cai di X. Et par sia venuto in questa terra una 
per nome di missier Ansualdo Griinaldo zenoese». 
qua? ha fallo il merchado cot duca do Milan di salii» 
e datoh li 8000 scudi a conto di 50 milia, sicomo 
scrisse per lettere di 22 dewmbrio sier Gabriel 
Venìer orator nostro apresso il prefato duca. Hor 
è venuto qui per far comprada di sali con la Si- 
gnorìa nostra. Que? seguiri scriverò. 

A di 5, la malina. 4 Consieri andooo a Rialto 
a incantar tutte tre le galle di Barbarla a danno di 
patroni, per non haver fatto it deposito. Et incan- 
tade, niun messe suso, siche fi Consieri si levooo. 

Fo publicà in Riatto la parte presa nel Conseio» 
di X a dì 30 Marzo 1530, zerclia le belole, et co- 
messa la execulion per li Cai ai Censori. E nota. 
Sono gran betole in questa terra, una io Canareio 
et una in Caslelforte, dove vanno numero gran- 
dissimo. 

Di Gividat di Fhul, di sier Gregorio Pi- 
eamano provedador, di Ji9, fo lettere con avisi di 
le cose di Buda, videlicei, come beri sera hebbi da 
Villacho, di 26, che per relationedi merchadanli par- 
titi da Viena alK U se intendea che a li 13 in Pos- 
Sonia et Tyema si havea udito un loogo et grandis- 
simo tirar de artellarie a Buda, et che si exlimava 
che combattessero, over che lo esercito alemaoo si 
levasse da quella obsi<iione» perchè il più di le Gate 
todeschi fanno eoa nel levar de gli exercili. Aspetto 
questa sera un mio messo, qual spero mi riporterà 
alcuna altra C06a ; se non, spazarò questo aviso, etc. 

Item, dil ditto, di 29. Bassi per relatione di 
tre fanti spagnuoli, partiti dallo exercito alamano 
ch*é a la ossedion di Buda a II 11 di decQubre, che 



era fama publica che al fermo turchi erano in ca- 
mino con gran preparatione, et venivano a socorer 
Buda, et però nella Alemagna tutta si faceva gran 
diligenza in mandar zenle in soccorso allo exerctta» 
qual perseverava nella ossidione. Et che il re Zuanne» 
quantunque fosse in Buda, era fatto capitanio dello 
exercito turchesco. Bassi da «a mercadante-» parlilo 
da Viena alli 14 ditto, che, per una sfefetia vemita 
alfa regina de Ongaria che si ritrovavi in Vienc^ 
se intese che turchi molli grossi erano gieoti^ alla 
campagna con munilione assai per soecorer Buda» 
et che lo exercito allemano si preparava per otiviar, 
et diceano non li temeanow 

Bit di4to, di 30. Son avisato da Goriiia che 
intendevano da Viena, di t5 di IMnstante, chete 
exercito turchesro che viene in soeorso al re Zuanne 
era gionto 5 miglia lontano da Buda, et io exercito 
todesco insino alhora diceasi esser di 35 milià p^r- 
sone e si preparava per combatter. Il medesmo 
bassi pur da un altro di Goritia, partito alii 17 dil 
presente da Viena, et di poi che le armate nel 
Danubio haveano eombatutto insieme, et erra rolla 

la turche. 

Ih Civìdaì di Friul di sier Gregorio JK- 103 
Marnano provedeidor, di SO dicembrio. Son avi- 
sato da Vilhaco siccome erano passati per là alcuoi 
hrM spagnoli» partiti a li 1 1 di 1* instania da lo 
exercito alemano existenle alla obsidiooe de Buda, 
et referivano ivi esser fama pubblica et acerlavasi» 
turchi mollo grossi esser in camino con gran iwre- 
paratione et venir a socorer Buda, et peniò nel- 
la Alemagna si facea ogni possibel diligentia de 
mandar gente allo exercito, qual perseverava la 
obsidione. Et che il re Zuanne, quantunque (fisse in 
Buda, era fato capitanio dello exercito turchesco. 
Apresso, per relatione di un mercadanle, parlito^al- 
li 14 de r instante da Viena, si inlendea eh* el 
giorno avanti il suo partire gionse una stafeUa alk 
regina di Bongaria, qual età in Viena, et era su- 
bito per partirsi per andar ad una terra ivi vicina 
dimandata Crems, che li portò sicome turchi io gran 
numero erano arivati alla campagna con assai mu- 
nilione per soecorer Buda, et che lo exercito ale- 
mano si preparava per obviarii, el parca che di 
ciò non temessero. Che il giorno di Santa Lucia» 
che fu alli 13, in Possonia el Tbyerui si udì un loo- 
go et grandissimo tirar dearlellaria a Buda» el. 
iudicavasi che overo combattessero o che lo exer- 
cito si levasse dalla impresa, perché nel levar di 
quel exercito dice todeschi far cosi il più dille 
fiate. 



. A 



907 IIDXXX, 

officio. Et cussi li Po concessa, videlieet fanle a li 
Governadori, Sai, Cimerlengi di Gomun eie. 

Fu preso una grada a quelli di Cividal di 
Friul, è debitori in Camera di Treviso per conto 
di colle, videlieet darli cerio lermine. 

Fu parlalo zerchn il lolbo di sier Andrea Diedo, 
aziò el sia serato el falò, sua madre à promesso 
di la sua dola pagar lutti li beneGciadi etc. 
105* A dì 5, la mattina. Fo lettere di Pranza, di 
sier Sebastian Justinian el cavalier^ or a ter, 
di 14, da Melun. Come é li con la corte il 
re, con il qual é slato, el li ha fatto bona ciera. 
Scrive la morie di madama Margarita a . . . . , a 
di ... . dezembrio,.in bore 24, la qual liavea una 
lova io una gamba, si volse far dar il fuogo, li 
vene il spasmo el morite. Lassò berede V impera- . 
dor, qual bavera tra arzenti et zoie per ducali .... 
milia et inlrada 60 milia a T anno, videlieet 30 
milia di beni soi paterni el 30 milia li deva a gal- 
der Cesare per il governo di la Fiandra. La qual 
morie questi de qui si ha dolesto assai, percbé li 
pareva bon mezo in riconzar li capitoli di Cambrai, 
zercha le cose di Borgogna. £1 T imperalor à strilo 
voler al tutto siano adimpiti. Item, si Irata le uoze 
di la principessa di Anglia nel Doltin, e la fia di 
la raina moglie del re, nata dil re di Portogallo, nel 
duca di Orliens. Scrive, per questa morte si tieu li 
re non si abocberauo. Avisa la morte dil cardmal 
Eboracense, come li ha ditto T oralor anglico, qual 
cardinal volea fuzer in Scozia, il re lo seppe, sci is- 
se al zamberlan suo dovesse releuirlo. £1 qual andò 
con 1500 cavalli, el il cardinal eia con 300; bor, 
scontralo, li disse licenliase la fameia, perchè l' era 
preson dil re, e dovea meterlo in el castel de ... . 
Lui lo pregò slesse do zorni a meterlo, e si cavò 
di tascha uno bosolelo, tolse certo eletuario di ve- 
len et morite. 

Vene in Collegio et introe V oralor di 1* impe- 
rador, per ducati 2500 ditno aver li foraussili 
padoani. Item, per certe diferenlie di contini in la 
Patria con quelli di Tulmin eie. 

Vene V oralor dil duca de Milan, per il merchi 
dil sai si tratta far con il Golo di Ansualdo Gri- 
maldo è venuto in questa terra, et fo parlato assai 
dil modo dil merchado. 

Vene i* oralor dil duca di Mantoa, et portoe 
alcuni avisi auli di Alemagna di le cose di Cesare, 
qual era zonto a Cologna et si partirla per Fiandra. 

Da poi dìsnar, fo Pregadi, et letto poche letere 
et questo aviso di Mantoa. 

Fu posto, per li Savi! ai Ordeni : Non bavendo 



OfiNNÀIO. 308 

prova li patroni di le galle di Barbaria^ el fato il 
deposilo come doveano, bessendo andà la Signoria 
per incantar le galle a Rialto et non baveodo trova 
chi le vola, V aoderà parte, cbe a danno di patroni 
li sia azonto di don ducali .... per galla, vide- 
lieet 

Fu posto, per li Savii, la parte di far 3 Àvoga- 
dori extraordinarii per scurlioio nel Mazor Cooseio, 
la qual parte si ha a metter a Gran Conscio. Ave : 

Fu posto, per li ditti : Atenlo restano debitori da 
terraferma, per conto di imprestidi preterili, ducati 
'i4 et, per V ultimo, ducali 36 milia, pertanto sia 
scritto a li rectori, fazino proclamar che tulli quelli 
pigeranno per tulio il presente roexe, babbino il 
don di 10 per 100 e pagino senza pena, poi Tal- 
Irò mexe scuodi senza il don e senza pena, qual 
pasadi dilli do mexi scuoder si debbi con pena di 
IO per 100, la mila di la qual sia di reclori e Tai- 
tra mila di chi farà la cxecution, e li danari, si 
trazerà, siano mandati alli Camerlengi di Comun, 
di la qual la parte ubiigà alla Zecha sia mandata. Ave 
170, 11,3. 

Die 5 Januarii 1530. In Rogatis. jog 

Sapientes Consilii, 
Sapientes Terraefirmae. 

Dovendosi cum ogni studio invigilar alla revi- 
sione dell! conti di la Signoria nostra per ritrovar 
se in quelli vi siano errori et operar che quella non 
sia defraudata, et essendo nel tempo delia guerra 
prossimamente passata seguito grande manizo de 
mandali ballotali, lettere di cambio, biave, sali el 
altro, é conveniente sopra ciò baver bona conside- 
ratione et opportunemente proveder. Perhò 

L' aiiderà parte, che nel nostro primo llaggor 
Conseglio, per scurtinio di Pregadl et quatro man 
di eletion, sia fatta electione di tre Avogadori nostri 
extraordinarii, ai quali sia comesso particularmen- 
te che debbano reveder tutti li conti di mandali 
ballotali el lettere di cambio di provedadori gene- 
rali et altri representanti noslri, etiam fate in que- 
sta città, biave et sali tolti da mar et da terra el 
biave mandate in diversi lochi, crediti dati a molti 
et pagamenti fatti per tal crediti, si a provedadori 
come a sopracomiti, capitane! et altri ; zioè se sono 
satisfatti, over si é sta exhursalo di più et tolto de- 
bitori per maggior suinma, et etiam di doni di 



509 



UÙXXX, GENNAIO. 



SIO 



06' 



galle cum danno della Signoria nostra ; praeterea 
di creditori di doni di frumenti, zioè se queli sono 
sta condutti in questa cita over altrove, et se da 
poi con lotti qui sono sta tratti et non posti nelli 
fonleghi, over altramente mancato o conlravenuto 
a quanto erano tenuti, et reveder etiam li conti de 
li Provedadori nostri che sono stati sopra le acque. 
Insup^j perché sono molli che hanno havuto 
dalli della Signoria noslra, et havendo quelli per 
alcuna causa renonciato et havuto restoro, havendo 
perhò continualo in essi dati! et quelli ministralo, 
ditti Avogadori debbano far diligente inquisitione 
della administralione prefata, se hanno reso bon 
conto over defraudato la Signoria nostra, et, tro- 
vando error o mancamento alcuno, faciano che la Si- 
gnoria nostra sia redintegrata, scodendo da ciascuno 
debitor eum dodese per cento più per pena, la qual 
m incorporata eum il cavedal et scossa insieme 
eoD quello. Et essi Avogadori habbiano otto per 
cento di quanto recupererano, si del cavedal co- 
me de ditta pena, et quattro per cento siano de li 
scrivani et rasonati sui, aziò che habbiano causa de 
attènder eon tanta magior diligentia et solicitu- 
dine a recuperar i beni della Signoria nostra, 
possendo eiiam far sententie contra quelli che per 
mal modo havesseno ut supra et tenesseno li da- 
nari di la Signoria nostra, over fusseuo renitenti al- 
la satisfatione, eum venticinque per cento per pena, 
la qual sia tutta di essi Avogadori, over andar a 
placitar allr Consegli, come meglio li parerà, et eum 
tulle altre auclorità et facuUà che hanno li Avoga- 
dori extraordinarii nelle sopradilte cose. E perché 
deiranno 15*28, a di 36 di mazo, fu deliberato per 
questo Conseglio che li libri delli rasonati nostri 
fusseno mandati alti Avogadori extraordinarii da 
esser revisti, facendosi uno rasonato et altre parli- 
eolarili in quella deliberation dechiarile^ la qual 
noo ha havuto la execution sua,' sia preso che tal 
exeealione sia comessa alli sopradelti Avogadori da 
esser electi, dovendosi far la election del rasonato 
come in quella é dechiarito, excette però le 10 per 
cento che per quella deliberation si davano al ra- 
sonato, quale vadano iuxta la disposinone di la pre- 
sente parte. Et si habbino a redur al loco de li raso- 
nati nostri ogni giorno et quelli et altri che a loro 
pareri operar al loro servitio per le sopradite cau- 
se, possendo eiiam scriver lettere per haver in- 
slruclione et pigliar eiiam in questa città infonna- 
lione da chi* li parerà. Né si possa du mo' adriedo 
ballotar mandalo alcuno, nel qual intervengino 
denari, robbe et crediti Uno a questo giorno occorsi 
/ Piani di M. Savuto. - Tom. LIV. 



per causa di le guerre passate, se non seranno revi- 
sti et sottoscritti di man propria per tutti tre li 
Avogadori prefati. Debbano atender a quanto è 
sopra ditto solamente, et non impedirsi in altro (ino 
alla expeditione de le sopradilte, et compilo che 
haverano di expedir quelle, nel che habiauo a star 
anni doi solamente. Et compiti ditti doi anni, iutrar 
debbano Avogadori ordinari! nei primi lochi che 
vacherano, non preiudicando perhò né derogando 
in alcuna cosa si alli tre Avogadori che sono al 
presente extraordinarii iuxta la forma de la loro 
electione, la qual li sia in tutto et per lutto observata 
et in alcuna cosa non diminuta per la presente deli- 
beration, come alla auctorità delli Avogadori nostri 
ordenarii. Et la presente parte non se intenda presa, 
se la non sera posta et presa nel nostro Magior - 
Conscio. 

De parte 166 
De non 17 

Non sincere 5 

Die 8 Januarii. In Maiori Consilio. 

Posiia fuit suprascripia pars per dominos 
Consiliarios et Capita^ ei fueruni : 

De parte 1313 
De non 201 

Non sincere 13 

Da Cologna di terra tedesea^ a li 17 de- io7 
eembre 1530, scrito al signor duca di Man* 
ioa. Lo imperatore é gionto questa sera alle 23 
bore passate in questa cita. Se crede che per la 
morte de madama Margarita la Maestà Cesarea, ol- 
tre lo esser successa in cento miglia scuti et pid de 
intrala^ dever ritrovar, tra danari, gioie et altro ri- 
chissimo mobile, una summa de grandissimo valore. 
Qui si attenderà mo* alla expeditione della eletione 
del re de Romani, et poi si fornirà il viaggio di 
Fiandra, et forsi più presto che non si credea, 
tanto più che già é posto in disputatione che non 
solo non sia necessario, ma non forse conveniente, 
che Sua Cesarea Maestà se trovi in Aquisgrana alla 
coronatìone dil re. Anchora non é risolto in voce, 
ma io son quasi accertato che Sua Maestà non vi 
anderà. Ci sono lettere di Hungaria di qualche su- 
spillone di soccorso alli obsessi in Buda, perché se 
intende essersi imbarchalo nel Danubio uno bassa 
et venir con gente, et anche per terra venir altre 

14 



911 



mxn^ OENMAia 



(19 



genie. Nondimeno, perché gii si era trallalo una 
tregua agli U dil presente, la Maestà dil re si de- 
veva risolvere, et per quello che io inlesi, in ralliG- 
caria; ma per 1* impedimento dil viaggio non ho 
potuto saper più olire se non che la reusirà et 
che la tenga rt ha da durare per uno anno integro 
da) giorno della conclusione. Questa è quella prali- 
cha, de che io lochai a vostra excellenlia, che mi ha- 
veva aceenato monaignor reverendissimo di Tren- 
to et dapoi l' ambassalore di Polonia, dil che son 
certo aver ragionato con quella apieno il signor 
conte Nicola. Il cardinal Eboracense et un suo me- 
dico, chiamato messer Agostino degli Agostini ve- 
neliaao, sono stati destenuti in Ingiiterra, et si du- 
bita che non ne habbino a far troppo bene. 
108*) ^ P^' '^^^ ^"^ deposition di sier Francesco 
Foscari e sier Hironimo Zane, olim reclori di Ve- 
rona, qualli laudano il ruinar il muro di la citadela 
di Verona verso la terra, et spianar, et vender li 
tereni di la dilla citadella, et sia tulio T alerà eie, 
ut in ea. 

Et fu posto, per li Savii dil Conseio e Terraferma, 
cussi come le spiana di le terre é sia fate, cussi é 
ben far dentro le terre, el, alenlo la deposition leta 
di Avogadori extraordinari el di reclori do sopra- 
diti slati a Verona, sia preso che la murala che va 
da la porta dì Labra alle mure, la qual divide la 
citadela di Verona dal Borgo di Santo Antonio, sia 
minata, con alcune clausole ut in parte. La qual é 
comessa alli reclori e provedadori sora le fabriche. 
Ave 150, 25, 13. Fu presa. 

Fq posto, per li ditti, alenlo fosse deputa le daie 
di le laoze di Verona per ducali 6000 a Tanuo a la 
forlification di quella cilà, pertanto sia electo per 
scuritilo io questo Conseio uno Provedador sopra le 
fabriche di Verona, con ducali 20 al mexe, lì qual 
si pagi di danari di le (abriche predille, el qual io - 
Siene com li reclori babbi libertà dì cascar sopra- 
stantì ìDutelli et altre spexe superilue, ut in parte. 
Ave: 159, 22, 4. 

Fu posto, per lì Savii, aleuto lelo una scrilura 
data per uno nunlio dil marchese di Mus, venuto 
in questa terra rechiedendo 



Et fu posto, per li Savii dil Conseio, excello sier 
Alvise Gradenigo, e Savii di Terraferma, che al dillo 
nunUo li sia risposto, per il Serenissimo, come scri- 
veremo a Miian, persuadendo il ducba a dover pren- 
der acordo col suo Signor et vegnir in bona ami- 

(1) U carU 107* è bUoct* 



cttia, et cussi scriverema a I* orator nostro «presso 
esso signor ducha fazi ogni boa officio. 

Et sier Alvise Gradenigo, savio dil Conseio, voi 
si scrivi a 1* orator nostro in corte zereba questa nia- 
teria, et che di le cosa fate io la guerrs^ ^ quelli 
tempi non achade parlar, per 



Et parlò il Gradenigo. Li rispose sier Luoardo 
Emo. Iterum parlò il Gradenigo. Andò 1^ parte : 
34 dil Gradenigo, 134 di Savii, ^ qMCSta fu presa, 
et fo comanda credenza. 

Fu posto, per li Savii ditti, una lettera a sier Se- 
bastian Barbo provedador sora le acque di padoaoa, 
come bavemo inteso ha fato levar le rostre oe la 
bocba di la Malovra, conira la parte dil Seualo dil 
1528 a di 30 zeoer che voi siano conservate per 
manlenir il livello di le acque, però fasi tutto tor- 
nar io presiedo. Item, le rote {ale pt^r Buùtslro 
Alexio oe la bocha di Castigoaro et il parador ba 
bisog4io di reparation, pertaula le debtH furtifioir. 
Item, intendemo hq fato levar le rostre oe la 
bocha di Castignaro, qual dieno slar, e le tua tor- 
nar ; ma, haveodo in contrario, reaerifa. Avfi l^^Si, 
6, 6. 

Fu posto, per el dillo, kessendo U ditto sjer S^ 
baslian Barbo per compir li tre mcxi, perbò m per- 
longato ancora per tutto fevrer proximo il suo alar. 
Ave: 144, 31, 6. 

Da Cividdl di JMuì vene Iettate ii sier |08< 
Gregorio Pieamano pronedodoff ii 3. Maada 
questo riporto, qual lelo, fo eomandi gnigd^aaima 
credenza ; el qual dice cussi, come difò qui avanti ; 
in conclusion, eh* el campo dil re FecaiyliQ era te- 
vaio di Buda. * 

Fu posto, per H Consieri, Cai di XI4 e Savii: 
Alento ne la creatìoa di XL Zivil ouoyi e dU Coq- 
seio di XXX fo per parte presa ia qt^tg e ine) 
Mazor Conseio termina che il salario havesat^QQ U 
mila in contadi e raltra miti poleseecio seoMar Ì9 
le angarie, et hessendo cessa le angarie i da pro- 
veder siano pagati, perhò sia preso che la mità siano 
salisfali in contadi, principiando, il mese di aener 
proximo, et V altr^ mità di danari, come se dirà di 
sotto, perhò a li Camerlengi di Comun. Et perché U 
XL Zivil nuovi d creditori di mesi 7, et li XXX dì 
parte li pasadi et li presenti, pertanto siano seti- 
sfitti dal territorio Visentin dal tempo oonipile sier 
Marca Antonio Barbarigo io qua, et il resto dei 
subsidio dieno dar quelli di Treviso. Ia qual perte 
non se intendi presa si la, non sairà posta in el Ma- 
zor Conseio. Chiesti é dove si averà li danari • 



SIS 



IIDXXX, GENNAIO. 



SU 



La Ornerà di Bergamo, di la scansation fata 
perii Avojtadori, a l'anno ducali 881, grossi 3, 
TJen al mexe ducali 31, grossi 18, pizoli 8. 

La Camera di Crema, a V anno ducali 91, grossi 
6, al mexe ducali 7 grossi U, pizoli 16. 

La Cartiera di Brexa, a Tanno ducali 398, grossi 
18, al mete ducali S4, grossi 21, pizoli 16. 

Salò, airahno ducali 40, al mexe ducali 84 

grossi 8. 

La Camera di Verona, à 1* anno ducali 656, al 
mexe ducali 54, grossi 16. 

La Camera di Padoa, a Tanno ducati 120, al 
mexe ducali 10. 

/lem, da Udene debbi mandar ogui mexe du- 
cali 40. 

Da Verona, ollfa li soprascritti, dùcali 30 al 

mexe. 

Da Aulgo altra li deputati, ducati 30 di mexe. 

Li qual danari lutti vien al mese ducali -23*2, 
gHxssH 6, t>izoli 8, a Tanno ducali 3787, grossi 3, 
solfò pena a li nitori non li manderaoo, ut in 
parte. Ave I6t, S6, 5. 
109 ^ P^^f P^i* " ^^" *' Ordeni : Atenlo cbe a di 
S7 oetubHo pasddo fusse sopra T incanto dclivrà 
le galle di Barbaria a sier Imperiai Contarini, sier 
ÀgiisUn Contarini, et sier Piero Diedo di sier Ai- 
fise, i (finii dovèano meler bandìo per lutto il mexe 
di dexembrio pvsalo, pertanto sia preso cbe di don 
li sia nonio ducati SOOO per galla, videlicei du- 
cati fOOO di le due et tre per cento, et ducati 1000 
di le Cazude, X Offici, sopra le Camere et prov- 
Tedilori sora i Offici, et sia a danno di ditti patroni. 
Debbano far li deposili zomi 15 da poi provadi, in 
teUquis aia a Tincanto ut supra. Ave 154, 16, 7. 

Fa postò, per li Sàvi tutti : Havendo con gran- 
dissimi hisCantia ricliiesto sier Lodovico Falier, ora- 
ter nostro in Ingallerrar, si elezi il successor, et el 
fazi per la Signoria Nostra per le occorenlie pre- 
sente aver orator apresso quella Maestà, T auderà 
parte che"! sia electo uno orator in Anglia, in loco 
di ditto sier Lodovico Fulier con ducali . . . d*oro 
in ora al mexe per spexe, meni con si cavali . . . , 
eomputi il segretario et il suo fameio, el vadi con 
quella commission li sarà data per questo Conscio. 
Ave: 

In questo zorno, la matina el poi disnar, kes- 
sendo sii compilo di examiriar per il Collegio de- 
puiado de plano sier Francesco Grilli, fo pagador 
in campo, fo cava dil Collegio di le biave dove Tera 
et posto dóve si redaseva la Quarantia Criminal di 
sort li XaX Saviii et il Colateral zeneral di sora I 



T Avogaria di Comun, et ni Collegio di le Biave si 
redurano come prima li Avogadori cxtraordinarii di 
Terraferma. Et cussi sier Jacomo Badoer sier An- 
drea Muduzo, consieri, sier Thomà Moro oìim cao 
di XL, sier Slephano Tiepolo avogador exlraordi- 
nnrio, el sier Zuan Mathio Bembo signor di Nott>, 
comenzono a esaminar sier Polo Nani, fo provedador 
zeneral, in camera dil tormento, de planó^ etiam 
da poi disnar fino Ire bore di notte, et fé* 35 carte 
di processo, el non compite. El qual abbonda assi 
in parole el milantar le oporalion sue. 

A dì 6, la matina. Fo la Epifania. Jiista il 109* 
solito il Serenissimo, vestito di restagno d* oro et 
cossi la barda, con li oratori, papa, imperador, 
Franza, Milan el Ferrara, et il Pexaro episcopo di 
Baffo, et assà zenlilhomeni vestiti di seda, procura- 
tori sier Lorenzo Loredan et sier Lorenzo JuSli- 
nian, poi vene sier Domenego Trivixan il cavalier, 
et era il cavalier di la Volpe, qual sta in ([uesla 
terra, di sora li cavalieri, el 31 olirsi il censor, vene a 
la messia in cbiexia, et compita si redu^eoo a lezér 
le letlere di Alexandria, venule questa matina. 

Di Alexandria, di sier Polo Bembo ton- 
solo, di 14 novembrio, venule per una nave di 
Candia, venuta in zorhi . . . . , la qiial à porla 
assi falconi da Cerigo per conto di Venieri. Hor 
ditto consolo scrive esser tornato a di .... sier 
Daniel Bragadin stklo al Cayro per aver la licenlia 
dil partir di le galle, el qual nulla ha potuto ot)(e- 
nir, solum che si perlongi la muda per zomi 15, 
overo si aspetti la risposta di la Porta, perchè il Si- 
gnor turcho non voi perder i soi diritti. Et ba por- 
lato lettere di questo dil bassi dal Caiaro, unde, 
vedendo li mercadanti le specie carissime, non li ha 
parso per il conscio di XII di romper muda, ma 
ben remandar al Cayro. 

Dapoi disnar, li Savii si reduseno, et vene lettere 
di Frama di sier Sebastian Justinian el ca- 
valier, orator, da Paris, di 22, Scrive il suo 
2onzer I), et eiiam la Maestà dil re é la Corte, et 

come era zonto monsignor de stalo 

orator In Corte, qual porla una scrillura, eh' è tcr- 
minalìon dil papa cbe revoca il breve fo concesso 
al re anglico di tuor la cugnada per moglie, et per 
consequens le noze non poi aver eiTecto, tmde il re 
lo manda in Anglia per monsignor di Langes. Scri- 
ve, di lo abochamenlo di Cesare con il Serenissimo 
re si parla variamente, chi dice che'l sarà, chi non. 
Scrive aver lettera da Lion, di 12, li oratori Mo- 
stri ancora erano I) a Lion. 

Da GividaldilViul.disier Gregorio Pi- 110 



315 



AIDXXXj GENNAIO. 



316 



Marnano proveditor, di 2 et 3 $ener. Come li 
commi<»arii dì Goritia haveano mandalo uno man- 
dato a questi citadini, hanno beni a Tulmino et al- 
trove, palliassero eie. Eiiam uno altro mandato a 
questo reverendo Capitolo, et rechiedeno che laici 
et questi canonìòi vadino a la dieta, hanno a far il 
giorno di la Epifania in Gorieia, cosa inusitata, et 
fanno per voler tratar di mutar la strada, come 

scrisse. 

Bil dito^ dtìBate a li Cai di X, di tre 
diito^ Kore 6. Questa sera è ritornato il messo 
mio che mandai verso TOngaria, qual non ha pas- 
sato Viena, perché ritrovò ivi, come dice, con cer- 
teza lo exercito alemano esser levato di la obsidio- 
ne di Buda. Alti 3 di $i:enaro referisse che arrivò a 
Viena alli 33 dil passato, ove si affirmava il levar 
di lo exercito alemano dalla impresa di Buila, et 
deliberò aspetar tanto che intendesse alcuna altra 
verità et con maggior fondamento. Che il giorno 
subsequente a di 34 arivò a Viena il presidente 
di quella cita, che ha il governo di tutta V Austria, 
partilo dal campo alemano, et vene con 10 carette, 
qual chiamano cochii, per venir presto, con molte 
persone seco in essi, et le cavalcature doveano ve- 
nir poi drieto, dal qual se intese la certeza di tutto 
il successo di Buda. Che quella cita non é mai per- 
duta, come si havea ditto, anzi é stata valorosa- 
mente diflTesa dal re Zuanne et sue gente. Che alli 
16 dil passalo todesehi gli derno k asperrime bat- 
taglie, nelle qual ne morirno altri 3000, et molti 
homeni di conto, tra quali domino Bulchon Flani- 
ser, qual é stato capitanio dal principio sino alhora 
nele guerre di Ungaria. Che era ferito il capitanio 
lor generale domino Gulielmo Rhotimdulpher, ma 
non di cosa importante. Che alli 31 di decembre lo 
exercito alemano si levò da la obsidione con 1* ar- 
mata che havea nel Danubio, et retirosi in Strìgo- 
nia, citi lontana da Buda miglia 35, et era restato 
con zercha 16 milia persone, come era fama, et ha- 
vea abrusiata Pesi, terra oltra il Danubio a rin- 
contro di Buda. Che il capitanio lurcho, qual sta al- 
la guarda de Sich, terra in Ongaria novamente for- 
tificala per turchi, et lontano da Buda miglia 150 
in circha, vene in sino a principio dila obsidione 
con 7000 persone per soccorrer Buda, ma fu im- 
pedito per todesehi, ne potè far lo effetto, et nova- 
inente si era congionlo con un altro capetanio, che 
ere eoo persone 10 milia, et insieme venero lontani 
da Buda miglia 16. Le cause del levar di e&ù exer- 
citi sì ìudich-ì fussero molte : primo, per la paura de 
limbi «ntediUi, die gli erano cosi vicini ; poi, gli 



nrMinchavano in tuttq li danari ; apresso, die le gente 
di Buda che ussirono di la cita di notte li baveano 
levale tutte le polvere che haveano per le mine, el 
per li fredi extremi ; et tandem, per le gente che 
morirno nelle bataglie sopraditte che fu il Ber di 
lo exercito. Et che per questa nova tutta Viena 
stava di mala voglia, dubitando de sinistri successi. 
Che se i jdica che esso exercito saria levato più pre- 
sto, quando non fussero slati li ungari foraussili ne- 
mici al re Zuanne, capi di quali é Paalo Bocbiza 
capitanio de cavalli leggieri, Bathnr Andreas fratello 
dil quondam conte palatino, Gnali Firenz, Bo<rchiani 
Firenz, Mori Lascho, le gente di Alexio Tursoma non 
la sua persona, et Turco Valente che fu castellano 
in Belgrarlo et lo rese al Signor lurcho, quali fa- 
ceano ogni prova de inteKenirlo. Che in Buda è il 
signor Zuanne, il reverendo domino Alvise Grilli, 
qual par che todesehi non ha vesseno minor desiderio 
di haver nelle mano cha esso signor re proprio. 
Come ha sentito dir in ogni canto, vi é etiam un 110< 
Signor di Moravia, chiamato el .Sterìmbergher gran- 
dissimo capitanio nella guerra, il conte Piero Herdu, 
qual fu fratello del qu. cardinal Strigonia, Nadis 
Thomas capitanio del castello di Buda, et é quello 
che diede nelle mano esso castello al Signor lorcho, 
el capitanio Cibach Himhry, il capitanio Homonai 
Janus parente del signor re, HannibaI Carlh^gene 
qual si fa parente del qu. re di Cypro, el molti altri 
homeni da e pò, et turchi, boemi et lodescbi, a piedi 
et a cavallo, 4 in 5 milia persone. Che il capiUnio 
Coscha, nepote dil signor re, qual era a la campagna 
con una banda di gente, havea tolto a todesehi una 
vterra dimandata in lingua ongara Heperiest, in lode- 
scha Layz. Che Alba Regal, qual era sii dillo esser 
in mano di todesehi, è dil re Zuanne, el guardala a 
nome suo il capitanio Lengen Ladislao. Che era 
venula nuova a Viena chel Signor di Moldavia 
havea presa una terra del re di Poiana, dimandata 
Colonia, ne li confini di Russia, et baver 30 milia 
persone de tartari, turchi et valacbi, el bebbela per 
tradimento de terrazani. Et questo e quanto si bavea 
insino alli 37 dì decembrio, nel qual giorno esso 
relalor parti da Viena. 

^ di 7, la matina. ^oUtteredi Bama. dil 111 
Surian orator, di 2. Scrive come Timperador 
i scritto che al tutto bisogna far il coodiio, ma 
il papa i mandato il prothonoUirio di Gambara per 
disturbarlo. El qual imperador, electo re di Romani 
suo fradello, sarà incorona in Àquisgrana, el poi 
r andari in Fiandra, el il re di Hongaria vegnirà iu 
Alemagna. Scrive, come io li mari de li é a$sà cor- 



217 



UDZXZ, GENNAIO. 



318 



11< 



sari, adéo non si poi andar né condur viluarie per 
mar, adeo Roma patisse. 

liem, manda una lederà molto longa di 4 sfogli 
di caria, che il papa gè Ti data, eh* el re dMngal- 
fera li scrive zercha il divorilo, dolendosi di certo 
allo h fato in favor di la rezlna, et con gran colora 
il scrive utinea. Scrive colloquii auli esso ora- 
lor nostro con monsì^rnor di Alhania, orator dil re 
Christianissimo, qiial à scusi il re di 1* accordo fé 
con Cf^re senza la Signoria, et disse la causa, ta- 
men che I' & oplimo animo verso la Repubblica 
nostra. Scrìve, le noze dil duca dì Manloa in la se- 
coDfla ^nila di la marchesana di Monferà va drio, 
et si4ien seguirà. Ma la ditta marchesana, dovendo 
far le noze, voi che la Boscheta, favorita di dillo 
duca, vadi a star II inUonferi. 

Nolo. Eri gionseoo in questa terra 4 oratori di 
la comunili di Padoa domino Zuan Zaharella el ca- 
valter, domino Lorenzo Zacho el cavalier, domino 
Vicenzo Roso dottor, el domino Francesco Cao* 
delista dolor, venuti per cerio caso seguilo de I), 
chel zorno fé V inlrada il cardinal Pixani come epi- 
scopo, volendo li canonici aver il suo locho et li 
depaladi di la città li volleva precieder, un^e davanti 
li rectori Tarzlprele di Padoa domino Anzolo Lipo- 
mano, recbìedendo il loco suo come é lermiìii nel 
ponliBchal, disse verso questi depuladi : « s' il cardi- 
nal non fusse venilian andesse avanti e da drio >. El 
uno missier Francesco Caodelista el cavalier, uno di 
depaladi, si alterò con lui di parole dicendo el parla- 
va mal et era bastardo, con allre iniuriose parole,, et 
li dele di uno pugno in la spula. El li rectori si levono 
aliò non si abondasse in parole, et seguile i* andar 
di canonici apresso il vescovo come era il dover. E 
questo fo a di 2 la matina. Per il che la terra si 
manda a scusar a la Signoria, el e venuto anche in 
questa terra dillo arziprete, ma perché la Signoria 
dovea andar a Rialto a incantar le galle di Barbarìa, 
fo rimesso aMirli doman da matina. 

Aduncba li Consieri andono a Rialto per incantar 
ditte galle, et licei che. li fusse di ducali 6000 di 
doo per galla, tamen non trovono patron. 

Vene in Collegio il nontio dil marchese di Mus, 
et per il Serenissimo ii fo fatto la risposta iusla la 

deliberation dil Senato, el qual 

Morite questa note sier Francesco Arimondo 
ceosor ; Iddio li babbi donato requie. 

Le galle di Barulo, vicecapitaoio sier Francesco 
Zen, introe a bore 18, ben carge. 

Dapoi disnar, fo Pregadi, el letto soìum queste 
lettere di Pranza et di Roma. 



Andò in renga sier Marchiò Michiel, eleclo za 
assi orator a Milan, qual i refudado poi acelado, 
dicendo la causa di la sua refudason, perché li pro- 
curatori de ultra, come commessarìi di sier Nicolò 
Valier. li ha mosso certa lite di aque che conflna 
con lui, che, si questo non fusse, andarla di gralia 
non obstanle il padre e vechio et i 8 floli ; pre- 
gando il Conscio volesse aceplar li soa scnsa. 

Fu poi posto, per li Consìeri, Cai e Savii, di a- 
celar la soa scusa. El fu presa : Ave : 190, 19, 3. 
Fu posto, per li Savii, una parte, che ducati 5 in 
6 milia, restano per conto de l'imprestedo di terra- 
ferma ultimo, siano portati alii Camerlengi di Co* 
mun, da esser dispensadi per le occorentie, inlen> 
dendo prima sia satisfala la Zccha, ut in parte, 
143, 38, 13. 

Di sier Hironimo. Arimondo provedador 
8ora le ìfgne, fo ìeto una lettera, data in 
Capunldo gora Mestre. Come é andato II iusla li 
mandali di la Signoria nostra, dove à trovado nu- 
mero grandissimo de fassine ìncaparade da facchini, 
le qual le fari venir in questa terra, el havesse tanti 
burchii, quanti II farla cargar di ditte fassine, eie. 
Fu posto, per li Savi far uno lotho di ducali . . • 
milìa, videlicet la caxa di San Zorzi Mazor, eh* é 
di la Signoria nostra, messa per ducali 4000, l'ixola 
di Conii verso Vela, 7 tavole di zambelolo é a PAr- 
senal, una vale eie ut in parfs, videlicet il Col- 
legio babbi liberii di far dillo lotho. Et andò la 
parte: 134 de si, 6*2 di no, 3 non sincere. Et ii Cai 
di X andono alla Signoria dicendo non si poi me- 
ter, vender beni di la Signoria ni alienar, se prima 
non si tuo licenlia dal Conscio di X con la Zonla 
justa la parie; e fo tela la parte Hor non fo publici 
presa, ma nel Conscio primo di X con la Zunta si 
lermineri se la dia esser presa overo non. 

Fu posto, per li Savii dil Conscio e Terraferma, 
elezer de praesenti uno orator a lo illustrissimo 
signor duca de Milan, in luogo di sier Marchiò 
Michiel, é sii aceli la soa scusa, el qual babbi per 
spe.xe ducati 130 al mexe d* oro io oro, meni con si 
cavalli IO el 10 servitori, computi il secretario con il 
suo fameio, et parli quando pareri a queslo Conse* 
io, con la commissione li sari data. Ave : 303, 4, 1. 
Fu posto, per li Savii dil Conscio e Terraferma, 
che a quelli è creditori di doni di formenU conduli 
in questa citti, iusta la parte presa 1538 nel Con- 
scio di X et Zonla, quali! sono per V amonlar di 
39 in 30 milia ducati, siano pagali in questa 
forma : uno terzo, di quello restano dar le comu- 
niti di primi subsidii, videlieet Padoa ducali 4 mi- 



919 



MDXXX, OBNNAIO. 



990 



Ila in fercbft, Vicenza 3700, Treviso 2500, i qual 
possano mandar Ihoro nontii a scuoderli, e li rectori 
li dagino ogni favor a recuperarli, e di quello roau- 
chasse si suplissa col restante dil sussidio di Ber- 
gamo di primi ; item uno terzo, tanti boletini nel 
lotho 6i fari, siche del 1531 siano pagali, e, non 
facendo, li sia ubiigi II danari di le oecorenlie 
presente ; per il terzo, li siano dati tanti contadi 
dil trdto di quello per le Raxon vecliìe si ven- 
deri di beni non ubiigati a li Monti, e di quei 
restasse possino scontar in le pritne do angarie si 
meteri. Ave 185, 41, 10. E verli differeutia si k 
è presa o non, e balolà fra cinque Consieri, la 
prima volta fo 2 et 3, la seconiia 4 et 1, et fu preso 
la fusse ben presa. 

Fu posto, per li Savi ai Ordeni, che per varar 
una nave di Thomi Duodo, li sia presta di V Arse- 
nal, Issando V amonlar, pezi 6 vasi, 80 palanclie, 4 
temali fnrnidi, -24 scalini et 30 legni da fii. Ave : 
194, 13, 4. 

113 Die 7 Jatmarii 1530 In Bogatis. 

Cónsniarii, 

Capita de Quadraginta, 
BapimUs ConsiUi, abaenie aer Jloyaio 
Grad^nieo, 

Bapient(fa Terrae firmae. 

Fa li saperior mesi fatta eletion del nobil no- 
stro Marchiò Micliiel orator a lo illustrissimo signor 
(luca de Milano per succicder a Sier Gabriel Venier 
che si trova in quella lepitione, il quale, desideran<lo 
di operarsi in servilìo di h Signoria nostra, pronta- 
mente acetlò il carico, et fece la spesa di metersi 
ad ordine di le cose neccessarie, essendo in procinto 
di partir ad ogni mandato nostro; nìa ptT la ezpe- 
driione di la causa de Crema convene, per ordine 
del Conscio nostro di X, differir. Dapoi essendoli 
occorsa ana lite con i Procuratori nostri de ultra 
di grandissima imporlantia, ne la qual si tratta di 
forsi hi milk di la faculli sua, importandoli summa- 
mente de atrovarsi presente, non haveodo person» 
a tante interesse suo, per esser il padre suo hormai 
ingravessente, a chi el possa seeurameole lassar tal 
caricho, ha suplicato la Signoria nostra che sia con- 
tenta levarli quello de la legatione. Per il che, conve- 
nendosi a r instituto nostro a la presteza di servir 
corisponder con queihi benignità che si conviene, 
l'anderi parte, che sb acetatta tale excusalione dil 
prsfalo iioMe wMto sier Marchiò Hichiet. 



De parte 190 
De non 19 

Non sincere 3 

A dì 7 ditto. 

Questo é il sumariò di la parte postai di far il 
lotho, per li Savii, di ducali 30 milia, videlieet di le 
infrascritte cose, da étóer dato a ohi pareri al Col- 
legio : 



La caxa contigua a San Zorzi Maidr 
posta per . i 

1/ ixola di Gonidi apfpsso Veia per . 

Cinque nctavi di la valle di la Chièpa<» 
ra nel territorio di Are, (Ulta si af- 
Rttava ducati 380 a P anno, et la 
Signoria ha per li cinque oetatì 
ducati 75, posta per .... 

Una pi^session in la villa dil Resollo, 
territorio vicentino, di campi 40^ 
con una caxa di rifìuroi la qual d 
di la Signoria nostra, posta per « 

Tavole 7 di zambelotto, di TArsenal, a 
du(^ti 100 per tavola péf « . • 

Danari contadi ducali 9800, vii . . 



ducati 4000 
a 1500 



3000 



y 
% 



1000 

700 

9800 



somma ducati 3UO0O 
Ave la parte 184 di Si, 63 di no, 4 dod aiocere. 

Scurtinio di orator a Milan, eon ducati VÌO \\y^\ 
al mexe rf oro in oro, in loeko di sier Mar- 
chiò Miehi^h à rfifudado, et è età per 
questo Gonaeio aeeptà la aua àcusa. 

Srer Marco Antonio Contarmi, fo Iqo- 
gotetìcnie in la Patria di Priul, qu. 
sier Carlo 116. 96 

Sier Marin Justinian, fo savio a Terra- 
ferma, di sier Sebaslian el cava- 
lier 131. 90 

Sier Carlo Capello, fo ambassador a Fio- 
renza, qa. sier Francesco el cavaliar 116. 89 

Sier Gasparo Bembo el dottori di sier 

Alvixe 9&116 

t Sier Zuan Basadona el dottor, fo Ina- 
gotenente in la Patria, qo. sier 
Andrea 141. 76 

(1) U oaiU Ur k liUno» 



ni 



UDUtt OBMVMOa 



117 



OrniùT in Ifigalterra, con ducati HO al mexe 
d' oro in oro, insta la parte presa. 

Sìer Gasparo Bembo ei dottor, di sier . 
Alvise 92.122 

Sier Mario Juslinian, fo savio a Terra- 
ferma, (li sier Sebastian el cavalier 132. 79 
-f Sier Carlo Capello» fo ambassador a 
Fiorenza, qu. sier Francesco el ca- 
valier 147. 58 

Sier Jacomo da Canal, (o savio a Terra- 
ferma, qu. sier Bernardo . . . 107.107 

Sier Marco Aniooio Coutarini, fo luo- 
goleoeule ìq la Patria di Friul, qu. 
sier Carlo 128. 8? 

Oovermdor dil gckUon, iusta la parte. 

Sier Viceo^o Justinian, fo capilanio di 

le galle bastarde, qu. sier Nicolò . $0.133 
t Sier Bef tuip ConUnoif f^ capilaaio di 

le galle di Alexandria, qu. sier 

Ao^lr^a . , 162. 49 

^f Smuq Qoatarinif fo pjrovedador io 

armada, qu. sier Marco Antonio . 91.12.Q 
S^ Pgilo Jusliuian fo podestà e pro- 

vedador a Bergamoi qu. sier Piero 129. 82 
SÌM* Micbiel Salaflaoi^ fo sopracomilo, 

qi|. fier Nicolò . 71. Ul 

Sier Piero Pisani, fo soracomito, di sier 

Yeloir 7aU3 

Sieff Andrea Coptarioii fp soracooùlo, 

^ sier Tbeodosio • . . . . 121. 99 
Sier BailìMi %>nsi, fo sòracomMo^ di 

lier NieoV^, «ti. sier Antonio el oa- 

nlÙBf 50.166 

Fa $tr¥}& far dpoaao! in Gran Conscio^ in luogo 
di lier Francesco AriqQOBdo, a cbi Dio perdoui ; tu- 

mfin ioo f^ fdo. 

Ii% questa maUtina il Collegio depulado a sier 
Polo Nani el li altri si reduseqo, el andooaseguen- 
dp luor i consliUito del ditto, de filano, e poi 
disnar non si reduseno per andar iu Pregadi. 

Fii p^isU) 09i in Pregadi, per li Cunsieri, una 
laìi t Sitoico, per saper li complici de Iviza ZoUcb 
dil OMO» Q|U> conlra Tbomaso Miganovich morlaco | 
e^foi^wgpi, ooa afidarli, poi farli captivi, apar per 
lettela dil conte, di 8 di questo, perbò cbi acuserà 
li complici babbi lire 600, e se uno compagno a- 



cuserìi l'altro sia asolto. Item^ il conte babbi li- 
bertà di bandir lui e complici di terre e locbi e di 
Venezia, con laia, vivi, lire 800, morti, 600, e con- 
fiscar li soi beni. Ave 173, 4, 7. 

A dì S, domenega. Fo il bià Lorenzo Justinian 113' 
primo patriarcba di Veniexia ; si fa la festa a Santa 
Maria di TOrto et a Castello, dove iace il suo corpo. 
El fo pioza quasi lutto il zorno. 

Vcneno in Collegio tre per referir ; sier Fran- 
cesco Zen qu. sier Vicenzo, stato vieecapilanio di le 
galle di Buruto, vestito di veludo cremexin aito e 
basso; sier Jacomo Boldù, slato provedador in lago 
di Garda, vestito in scartalo dogai ; et sier Hironimo 
Ziine qu. sier Bernardo, sialo consolo a Damasco, in 
veludo cremexin, in lorho dil qual é andato sier Hi- 
ronimo Bernardo di sier Francesco, per danari. 

Et primo referite il Zen di le Ire cosse, reme- 
tcndosi a dir il resto in Pregadi. LI il BoldA voleva 
esser longo per dir le cosse dil Lago ; il Serenissi- 
mo ahreviò dicendo cbe venisse un'altra volta, 
over fusse con li Savii. Et al Zane disse venisse da 
matina, perchè Toratof de Mibn voleva audientia. 

Vene 1* orator de Milan in materia dil mercbà 
di sali et altre cose ebe occorre. 

Dapoi disnar, fo Gran Gonseio, vene il Serenis- 
simo, et fo ben redulo da iMiniera 1500 in suso. 

Fu letto, per Zuan Battista Ramusio la parte di 
far li tre Avogadori exlraordin&rii, presa in Pregadi, 
el posta per li Consieri et Cai di XU Fu presa. 
Aveia.,(Ì5Ì5K20l, la 

Fu public», tutti quelli hanno cavedali di Monte 
di Subsidio et Novissimo, a precio di ài el 52 il 
cento» vadino a luor li suoi danari, li sarìi dati, el, 
non venendo, non li cererà più il prò. 

Seurtinio di tre Avogadori extraordinarii^ 
iusta la parte obì presa. 

Sier Marco Antonio Corner, savio a Ter- 
ra ferma, qu. sier Polo .... 77.106 

Sier Piero Mocenigo, di sier Luoardo 
' procuralor, fo del Serenissioio . . 98. 85 

Sier Jacomo Boldd, fo ai X Savi, qu. 

sier Hironimo . ii.i43 

Sier Vicenzo Morexini» el provedador 

sona le pompe, qu. sier Zuanne ^ . 60.1 17 

Sier Piero Boldiì, fo avogadov di Co- 

mun, qu. sier Lunardo .... 86.104 

Sier Andrea da Molin, fo savioaTerca- 

ferma, qu. sier Piero 70.116 

Sier Nicolò Justinian» fo bailo e capito- 



nioa Napoli di. Romania, qu. sier 
Bernardo , . 73.105 

Sier Marin Justinian, Fo avogador di 

Comun, di sier Sebastian el cavalier 99. 84 

Sier Mafio Michiel, fo podestà a Padoa, 
qu. sier Nicolò dollor cavalier pro- 
cunilor 62.120 

Sier Piero Morexini, fo savio di Terra- 
ferma, qu sier Lorenzo . . • . 109. 72 

Sier Jaconjo Antonio Orio, fo savio di 

Terraferma, qu. sier Zuanne. . . 95. 91 
t Sier Sanlo Moro el dollor, fo podestà 

a Chioza, qu. sier Marin . . . . 115. 65 

Sier Francesco Sanudo, fo governador 

di r Inlrade, qu. sier Anzolo . . 69.1 U 

Sier Hironimo da chà Taiapiera el dol- 
. tor, fo a la Camera d'imprestidi . 61,125 

Sier Jacomo da Canal fo savio a Terra- 
ferma, qu. sier Bernardo . . . 103. 82 

Sier Francesco Morexini el dottor, qu. 

sier Gabriel 59.117 

Sier Lunardo Venier, fo di Pregadl, qu. 

sierMoìsè 106.76 

Sier Tbomà D'>nado, el proveditor sora 

le Viluarie, qu. sier Nicolò . . . 98. 82 

Sier Lorenzo Salamon, fo di la Zonta, 

qu. sier Piero 102. 92 

114 t Si®'' Zuan Conlarini, el savio a Terra- 
ferma, qu. sier Alvise, qu. sier 

Bertuzi procuralor 110. 69 

f Sier Gabriel Venier, é ambassador a lo 
illustrissimo signor duca de Milan, 
qu. sier Domenego 1 16. 60 



In Gran Canseio. 

Tre Avogadori extraardinafl 

f Sier Santo Moro el dolor, fo podesti 

a Chioza, qu. sier Mario, dopio . • 

f Sier Zuan Conlarini, el savio di Terra 

ferma, qu. sier Alvise, triplo . . 

t Sjer Gabriel Venier, e ambassador a 

lo illustrissimo signor duca de Hi- 

lan, qu. sier Domenego .... 

Sier Lunardo Venier, fo di Pregadi, qu. 

sier Moixé, dopio 

Sier Piero Morexini, fo savio a Tèrra- 
ferma, qu. sier Lorenzo . . . • 
Si^ Piero Mooeaigo, fo prò vedador sora 



888.347 



748.492 



802.433 
705.535 
596.635 



le Camere, di sier Lunardo procu- 
ralor, fo dil Serenissimo .... 

Sier Francesco Sanudo, fo governador 
di r Inlrade, qu. sier Anzolo . . 

Sier Jacobo Boldù, fo ai X Savii, qu. 
sier Andrea 

Sier Marin Morexini, fo avogador di 
Comun, qu. sier Polo 

Sier Marin Justinian, fo avogador di Co- 
mun, di sier Sebastian el cavalier . 

Sier Jacomo Anionio Orio, fo savio a 
Terra ferma, qu. sier Zuanne . . 






e 
i 









lU^, fu fatto dil Conscio di X, in li 
sier Nicolò Bernardo è intra savio dil Cons 
Jacomo Corner, fo Cao di X, qu. sier Zorzi 
procuralor, di ballote 80 da sier Marin da h. 
consier, qu. sier Jacomo, vechio di anni 80. 

Item, fu fallo al luogo di Procuralor, s 
niel Moro, fo consier, qu. sier Marin ; el 
andò zoso per esser V bora tarda. 

A dì 9, la matina. Fo lettere di Boi 
dil Surian orator, di 5. Scrive come 
Pranza ha scritto a cardinali, zercha il Coi 
bon periongario, aziò che prima Soa Beatiti 
Cesarea Maestà el lui Chrislianissimo re se 
abochar insieme et trattar quello si babbi 
dillo Concilio. Scrive etiam persuadino 
aziò fazi il divorlio dil re Anglico. Item, h 
come il papa h fallo uno brieve, che li e 
ai qual la Signoria nostra non ha voluto d« 
sessi, possino scuoder le inlrade de nostri si 
Ravena el Zervia e altri lochi di la Roma] 
lo equivalenle di la inlpada de li beneflcii o^ 
scoadi che non ponno haver il posesso. 
papa dicendo questo. Soa Sanlilà disse, 1* 
non poi far co manco, ma altro é far briev 
far la execulion. El Torator li disse: < Pater 
queslo saria principio di disturbo ; il cardi 
dolfi à il vescoà di Vicenza, la Signoria li 
inlrade, e darà a li dannizadi, e de altri pr 
reslieri sul dominio per gran quantità ». 
parole Wn<? inde dictae. 

Dapoi disnar, fo Collegio di la Signorìa 
sopra molle cose. 

A dì lOy la matina. Non fo alcuna le 
conto. Eri el o2i il Collegio di sier Polo 
reduse, el fo examinalo de plano, el non < 

De Ingal terra, di sier Lodovico Fai 
tor, date a Londra, a dì ... . dezen 
sumario di le qual noterò qui avanti. 



525 



MDXXl, GENNAIO. 



236 



[• V^neno li i oratori padoani scritti di sopra, et 
parlo^ domino dicendo 



dil 
pari 



ine I* orator dil ducha de Milan in materia 
>rchado dil sai con il Grimaldo, zenoese, et fo 
Co assai di questa materia. 

r orator de V imperador. 
poi disnar fo Collegio di la Signoria ci Savii, 
4im con li Cai di X, et steteno Gn bore 4 di 
9 e fono sopra il merclià dil sai si tratta col 
leoo^^, eie. 



eie 
noti 



Canstantinopoìi, fo lettere disier Fran- 
tt$C€> Bernardo baylo^ di 18 rovembrio. Come 
li ora lori di re Ferando Tonno vestili d* oro et do- 
mloli 40 milia aspri, i qualii portoe una lettera al 
maf^niGco Imbrain, scritta di man di esso re Fé- 
niKlin, per la qual scrivea si voleva remeter in lui 
di le cose di Hongaria, pur che li restasse Buda, 
come terra capo dil regno. Poi gionse lettere da 
Buda, di 13 novembrio, per le qual avisava, le zente 
diditto re, fanti Immilla, in qual numero cavalli 
lOOO, erano inlrali in Strigonia, et ha ve va rimesso 
il vescovo primo dentro, el come volevano venir 
I tuor Buda e il re Zuanne scriveva non dubita- 
vi eie. Unde el Signor havia scritto li mandasse 
soccorso, et il Signor havia scritto a uno bassa 11 
vicino li desse ogni aiuto. Item, come li ordiori 
dtt ditto re Ferandin, quali erano za quasi liceuliuti, 
è sia suspeso la soa licentia et fatti restar con 
guardia. Scrive, per questo anno che vien non si 
fori ni armada, ni exercito. 

I f 5 ^<^ ^^ ^*^ lettera scritta alla Signoria no- 
stra, di Palermo, per sier Pelegrin Venier 
qu. sier Dotnenego, data a dì 18 novembrio 
1530, 

Serenissime Princeps etc. 
In Catania a di 38 dil passato ionse, per fortuna, 
la galla Badoera di Fiandra, el per quanto ha ditto 
do pasazieri venuti con quella, si sparlirno dalle 
conserve volendo intrar in Farro di Mesiua. La ga- 
lla capitania, di 5 oretenus, un homo dà nova 
baverla veduta in porto de Saragoxa, el che T altra 
era ad Agosla, vedeva intrò in dito porlo, che per 
Dio fu data mala nova prima ; laudetur Deus sono 
a salvamento in bon porto ormai tutte tre ionie 
con penuria di pan, che per la Dio gratia troverano 
a fornirsi, el di ogni suo oportuno presidio qui son 
za proveduto. Li tempi sono sta crudelissimi e de 
qui in porlo un^ nave misenisa di porta di salme 

Diarii di II. Sàmuto. - Tom. LIV. 



3000 s*é perduta, et 8 allre di salme 4000, zenoexe 
e de primo viazo, et da salme 3000 son perse, le- 
vandosi dal cargador di Termene el ben a ordine, 
el sono quelle volevano andar in Levante a far 
danari quando non havesse trovalo nolizato. A lo 
illustre signor Viceré feci intender comandase de- 
sino piezaria de non damnificar la nation nostra, el 
cusl fece, che già erano nolizate per Viarezo el 
Zenoa. In Catania son perdute 3 nave, 1* una con 
malvasie dovea levar le galle, et do altre con zuchari 
el altre robe cargade qui, el de Mederà ; venivano 
de lì: morti 9 homeni, recuperato da 100 bole, il 
resto perso. Iddio a morti doni vita eterna et a per- 
duti ristoro; di zucari se ne recuperava bona parte. 

Il reverendissimo Gran Maistro a di 24 del pre- 
terito partì da Saragosa per Malta cum 3 galle, 2 
galioni et la sua barza grossa, et levò tutta la sua 
mililia, il galion di Guielmo di Belhomo fra quali si 
parti, di porta di botte 1000 el più con 400 homeni 
benissimo fornito di artegliarie di metallo et di fero 
di la Religion, con danari di la qual si e expedito 
el ha levato la bandiera de ditta Religion, come per 
altre mie significai a vostra sublimità, el subito 
parti per Barbaria con una fusta el uno bregantino, 
aspetando una nave veniva di Alexandria per Zer- 
bi el Tunis molto richa, havea nove dil suo partir. 
Uno altro galion di uno gentilhomo di Saragosa, di 
Monlalto, ellui supra, di porta di salme 1500, con 
homeni 200 supra, ben a ordine, prima parti per 
andar in corso in Levante, el cussi da fama vo- 
lerà far Tanleditto. É da proveder, Serenissimo 
Principe, che non fazino a loro modo. 

Barbarosa ha disarmadoal Zer, et scoperse un tra- 
tado havea fatto 34 christiani captivi di rimasi di Far- 
mada di missier Andrea Doria, lutti de rescatto, che 1 15< 
voleano tuoHi il castello di le mano ; e li veniva fatto ; 
ma un renegato scoperse il Iratado, et a tulli li fece 
tagliar la testa. Il Judeo era fuora con velie 40 in 
do partite, fra le qual 8 galle. À perduto un ochio 
quando combalete le do nave per avanti preseno, el 
era verso li mari di Maiorica e Jeviza, et con le parte, 
a li tempi à usato et che si anno, si judica anderà a di- 
sarmar.Di la armada de missier Andrea Dorià obmel* 
terò de dir altro alla Sublimità Vostra, perché dil 
tutto prima é avixala. A Marseia,per una caravella de 
Niza, dize havea 2 1 galla a ordine, che non credo ; ben 
le anno in porto. Et una barza francese, veniva di 
Alexandria, carga di specie, questi giorni proximi 
locò a Malta, et paso in ditta città di Marseia. 

Questo illustre Viceré à principialo a dar li- 
centia di formenti, salme 35 milia, con tari 33 per 

15 



m 



MOVOf OS3^H4ia* 



239 



saltp;^ 41 nova irnppgta et ordipprio, per Haiorica 
salme 6000, Valenza 4000, per Viarezo et a Lìgor- 
no salfDQ 1(2 milìa, il tesiq per Zenoa, el prò nunc 
non vuol dar pìd le (rate pagate ayanlì trailo di 
bona partjt^ in Napoli, e Teffeclo dil nescallo di la 
cilt^ dt^ Mfizara, la qupl don Rimondo bavea com* 
prato d^l.Calbolico re per ducali. 50 miiifi, Qb*é de 
qQn(adi diK-ali 35 milia Mfinda la corte con le pre- 
sente gajie dj Mpnacbp et. 4 dpi Regno. Blin Porlor 
gal, io Sibilia et And^lucia, a Malica el regiio dp 
Gnin^t^i a Qran é li fprnoenli in precii allissimi, 
ni di qua fip bora bQn^o ba possuto baver licenlia 
seqi^aja sopradiUa in^preciqn, et.menoa Malta; per 
esser, djvjeou^ spilo ^ Religion, inlendesi non ne 
voler df^rsen^. nova in^posla, el pensavano man- 
dar 1^ ban^^ sua grossa, et V altro galioo a cargar, 
in Lc^vaqte et fyt ogni Torzo di baver formenli in 
q)if|S^.ixx^la. Soqi Qn qp^tp zornp, pa3sato,dil Rea- 
me, df^raoli.^OO^ el vprso Mesiua, Samgpsa, 0^19- 
nia et coo.lfitprre divisi, da l^OOsi.aspetano die 
an^a(?ipo in Trapanp et Cefalù, et sono pagali de 
mezc^in rpexe, et nia^r SMmmadi R/ean^e a$petapo, 
et questi regpipoli, cbenpqsono uxi a ved^rsol- 
dati,H R^r sjlrsu^io. Perbù non Ti^nno deli disordini fl- 
nbora,récenp,,in I^^roe, etiSoqo.vpnuU tulli con da- 
nari, et stapQ.quie^, cl^e li bapuQ lalp dipooer le 
nrpì^praeseriirnM areliibusi,^per levar. ogni scan- 
dalo, W^/m^ npù li r^iri^dQ j>ro .ntitH; bisogno. 

SflPn qpf^^ 8^1^ (1^1 regpo sp^p 6 bom^ npr 
s.tri, li tengano peir, forzs^ l^ bp diqnaq^iilì ad sup 
i||q$^ sigqor li y^ijifisse meter^ in libertà ;,nii r^ 
messe a lo avocato fiscb^, i),q)ial, veduto. li capitpli 
di la i^f^ dis$e qoQ.erp capUpli parlasse, salvo de 
f^f^rfi.ìioù n\ì VBÌ^ replicar. Ritorq^i a su9 sigpo-. 
ria.replf^dp in bona/orni^^, mi disse, vederla di 
f«f .siano. libejrati^ Più volle li ho re|^calp;,sem|]|rie; 
mi difUB.'cM'arfecprdfiriù >• Non mandria de teqir.soa. 
116 sigqpf i^(Splicit^ t4(/r/a jch9 hp.datftupasup.licalion, 
et, .q(iapdq ns^fififi, |y)ssi far, allfa,^ Vostra Su))li«)i,li. 
proy€;(|eri cpq^e U piajrerà, fià eipedientei et, far 
r ocatofi é in, corte» ohitenesse una Jellera da la.Cei- 
sar^ M??stà,.sarja al . jy^ppo^Up. . in porlp di.Sa^^- 
gpsaj5i soq, pprjiuli 5.. nayili^, fra i quali- una navia 
4itpottii.di salmp/SOQQ^ li aJitrj.eraQo picoli, à\h, 
cit^ propria^ et upp de questi, oretenu9 è sta. dito, 
era di,sut>.dit| di jaSut>Ijp;)il^, Vostra, preso per una 
{[aliott^^.d^ Hesiq?» che Ip reverendissimo Qran Mai- 
strp npq volse fusse mosso niente, et in relenir s* a 
perduto. Noa b^veqdp ailra parlicularilà non posso 
dar compito ayiso a quella. A Cavo Passera s* é 
perduto una barza bi^cbaina, andava a cargar for« 



menti per Mesina» et cussi un altro, galloa de por- 
lada di salme 800. In porlo de Melazo il. galioo dil 
castelan di quel castello, dando carena, s* é perduto, 
Idio rìslnri li pendenti I#e galle di Piandna a di 13, 
insieme tutte tre a Mesina a bon salvamento, car- 
gavaiìo li vini, et con il primo bon tempo saraoo 
de qui Che Mdio le facia salve, conservi ei prò* 
speri Vostra Sublimità ad. vota, etc. 

Copia di una htfpra diì viacanailin' di ìa 
Reìigion di San Zuanne, da Unita, dii 2s 
navf^ aui^ con ìaharga de turchi^ la qual 
andò a trawrao in questa ixdo^ di Malta 
a dì ultimo Octubrio 1530, 

E prima, che ditta, barza de turchi erm:piirlj4ll 
dal Zer, facea *2I, el che 10 giorni avanti era par- 
tita. una galla per Con^Ianlinopoli, la qual maodavi^ 
Barbarosacon 40 garzoni et 3;liooi el, dpìi liam>' 
pardi, per far uno presente aliGraq tunebo^.Gl die 
dillo Barbarosa con il Judep iq con>pagpia.eana in 
AJaen, facendo guera per terra coq oerli loip. wcmiir 
qual vogliono subiugar Et che i^aveanp iO;U;i<t 
conflilo peii»o circha :200 turchi. Elich'elJudeQ^ti^^ 
sua. galla etifuste 7, eb che Barbarosa, qpn Ip 4 la? 
sala salir dal Ger. gì cbeB«rbarosa.liQne 9'ga)ia.e( 
al più 25 tra fu^le et galiote con loro ^ufioa. et 
monilione^l vjluaria. El che zerhcar^QgiQrnJia^vaQU 
el partir de ditta barza, stando ara^egjai^.dilejplie 
e fuste nel. porto, sopravene- una fprlmia cM uo 
fracassò una gran parte, cpn.roR>pier pqSjU^^/Qie.pHQa 
e altre cose, talmente infra 4 mcxi non le po- 
Irano adoperar,. €( che ancpra, non. bavea posto o^a^ 
^ che ditto Bar.baro$a,aveaqo proposto a^ marzo prò- 
xjroo mandar fupra lOvO 15. fuste^.e lui sopra^der 
per magio, ionio e luio, slando a veder sa chri- 
st'ani farano armata, di la qual mollo si dubita. 
E che dillo Barbarosa faeieano aq^axar nvolkn igno- i 
muvio$aq>enle 25 geulilhpmeqi cbrisliani»quaji .tenia 
captivi, causaqslo che i lo voleat tradir,, fx>^, piti 
presto Onta che vera.. E;, che diltp.QarbaroiSiiUenf, 
iq.Argier.fra. lurcW ecbriiliaqi rpnegà,.da,2JK)0» 
Bt'cMe li.homeiù.dil paese gpneralmeote tutti stano^ 
mai con lui,. per esser molto tyrannoe coWrÌQOU È: 
le^ppiriidillecoseper relation de cbrisUani eativi, 
quali eraap sopra la dilla barza, et U, turchi diapprr 
daqo inique^lPi et conferfiMjQO che diltp . Ba r jw ff pga. 
tiene ipGpo 60 tra galle e foste, e che tiene io, Af: 
g^ più di 7000 lurcbi, E che vol£i^O:il;Qraq. 
turcho far armada. a nìaodato a chiamar e| Judeo^ 
per esser bon pedoto di questi mari, il qualjindair&, 



m 



IlDIIXf GENNAIO. 



S83 



poste ne li giorni passati, che sono molte, me- 
terne un*altra, a tulli quelli (eritorii soi, di 25 per 
100 di tutte le intrale, et si pagasse bom. Sopra 
ciò vi fu grandissime dificultà et molte parole et 
lamenti de li intervenienti, dicendo li levarebbe il 
viver, tamen conclusero die si pagi 10 per 100, 
la miti a San Michiel proximo, il resto poi a Na- 
tal, et hanno modo di haver sopra questo bona 
summa di danari. Et hanno prolongalo il termine, 
et datoli perentorio, a questa terra et clero di pa- 
gar r ultima imposilione ancor per giorni 10, e 
non pagando minaziano farli vender le possessione. 
E P instrumento di questo é uno Uironimo de 
Àlimis subdito nostro, bora habbita di là, et é uno 
de li comessarii, qual con grandissima protervia 
U!^ modi et parole bestiale. Ho, questa malina, da 
Vlllaco, che per relatione di merchadanti de bona 
conditione, partite da Salzpurch alli 3, se intendea, 
lo exercito alemano, levato di la obsidione di Buda 
et rilralo in Strigonia, era spinto in parte con una 
banda de artellaria in Vienna, et turchi erano 
molto grossi alla campagna, per il che TÀustria tutta 
era In extremo spavento : il medesimo ho da Go- 
ritia, et cosi risona di ogni canto a questi conGni. 

Item, di 9, scrive a li Cai, haver ricevuto di 
3 soe lettere, in execution di le qual ha fatto 
comandamento al clero et ai layci, ninno vadi alla 
dieta a Goritia, e tutti saranno obedientissimi. 
Jfew, chel mandi uno in Hongaria, et cussi el 
manderà. Poi di 11 scrive, aver expedilo uno. 
118 In questa matina. Collegio slete molto tardi 
con li Cai di X et Collegio dil Sai con li prove- 
dadorl, et fu preso far uno merchado di sali per 
9 anni, moza 15 milia, a darli a ducati 9 el sai 
grosso et 3 il menudo, el darli moza 1500 a 
r anno, li qual li leverà, dando segurtà di pagarli 
al tempo, ut in merchado, el si fa dillo merchado 
con .... Li qual salii dispenserassi sul slado dil 
duca de Hilan. 

A dì 12, la malina. Fo Uitere di sier Ga- 
briel Venier orator, date a Vegevene, a dì .... 
Scrive alcuni avisi, il duca i auto di Pranza, 
come il re alende aver quella ducea con far no- 
ze eie Itentj di Roma, ut in eis. 

In questa mallina tandem, nel Collegio depu- 
tato, sier Polo Nani compile il suo costituto de 
plano, qua! é di carte numero .... 

Et noia. Zonse a di .... in questa terra Vi- 
cenzo Monlicolo vicecolateral, qual ave salvocon- 
duto, vene in questa terra, et ha parlato alli Avo- 
gadori, qual voi dir gran cose. 



Vene 1* orator dil ducha de Milan, et ringratiò 
la Signoria di haver concluso il mercado. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zoola. 
Prima nel Conscio simplice fu preso una regoh- 
lion di le voxe si à a far a Gran Conseio, vide^ 
licei che di marzo 6n selembrio sia nolado 16 
voxe, e stagi a li Consieri depenarne 4, et da se- 
lembrio a Marzo sia notado 13 et depename 3^ con 
allre clausule. 

Fu poi, con la Zonla, preso una gratia di sier 
Zuan Conlarini qu. sier Alvise, rimasto avogador 
extraordinario, qual veniva in Pregadi perdaoari, et 
voi meter in suo loco sier Francesco Contarini suo 
fradeilo, stato altre volte per danari. Et tu presa. 

Fu preso una gratia di sier Nicolò Magoo 
qu. sier Mallo, debitor di lanse za 10 anni per 
r officio dil Formento e creditor dil suo salario, 
che si sconti debito con credito. 

Fu preso di mandar uno proveJador sora le 
Camere a Treviso, a scuoder quanto dieno dar, eoo 
ducali 1 e mezo al zorno per spexe, ut in parte. 

Fo scritto a P orator nostro in Corte zercha il HI 
brieve voi far il papa etc, ut in liiteris. 

A dì 13, la matina. Non fo alcuna lettera da 
conto. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et letto assà lette- 
re, Ira le qual da Corfi^, di sier Zuan Alvise 
SoranMO, haylo et eapitanio, et Consieri, di...... 

Manda uno aviso 

• . • . . . 

Fu posto, per li Consieri, che sier Zuan Ba- 
sadonna el dolor, electo orator a lo illustrissimo 
ducha de Milan, aziò sia inslrulto di le materie, 
possi venir in questo Conscio fino el vadi alla soa 
legation, senza meter balola. Ave: 135, 25, 9. 

Fu posto, per li Savii lutti, absenle sier Alvise 
Gradenigo savio dil Conscio et sier Bernardo Ca- 
pello savio ai Ordeni: Aleuto che per li agenti dil 
Signor turco in Alexandria sia sta diveda il car- 
gar di le galle in tempo di muda, et perché po- 
Iria esser fusse sta cargà specie e altro da poi 
muda, pertanto sia scritto al eapitanio di dille ga- 
lle clic tutte mercadantie cargale poi muda le con- 
duchino in questa terra, etiam lieve quelle cargi 
su le nave, le qual siano poste in li magazeni, 
come altre fiade è sta fato, né de li se trazi senza ' 
ordine di questo Conscio. Ave: 136, 8, 6. 

Fu posto, per li diti, una lettera a sier Frao 
Cesco Bernardo baylo a Constantinopoli, cum sii 
che in Alexandria sia sta a sier Lodovico Erizo, 
qu. sier Francesco 



933 



IIDXXX, OBNMAIO. 



384 



Fu posto, per li Savi : Hessendo antiquissima 
observanlia et consuetudine che li navilii de li re- 
gni di Napoli, Sicilia et Aragona in questa citi siano 
tralali come veniliani, et bavendo instalo Torator 
cesareo che etiam li altri navilii de li sol regni siano 
cussi Iraladi, perhò sii preso che lutti li navilii de li 
regni di la Cesarea Maestà de eoetero siano tratatì 
in questa citi sicome le nave venetiane, essendo le 
galle e nave nostre cussi trati ne li sol regni, sicome 
ditto orator ha promessosi farà. Ave: 110, 24, 10. 

Fu posto, per tutlo el Collegio: Dil 1531 fu con- 
cesso per il proveditor dil Zanle a papa Jani, fiol 
di papa Theodoro, che sucedesse, poi il padre, in la 
chiesia greca di Santa Maria Philotisa, pertanto sia 
confinmafa, ut in parie. Ave : 199, 6, 8. 
119 Fu posto, per li Savi ai Or leni : Non havendo 
trovi patroni le galle di Barbarla la seconda volta 
stati suir incanto, Panderi parte, che li patroni 
che le forano possino, de li ducati 7000 di don per 
galla, aver ducati 4000 di debitori creati et sì cree- 
rano di Avogadori extraordinari in questa cilti e 
di r altra man di Avogadori extraordinari; Item, 
ducati 3000 di debitoH di Governadori, Cazude, 
X ofBcl, provedadori sora i Offici el provedadori 
sora la Revision di conti, li quali fra termene de 
uno anno li habbino tolti, el di quelli si possi ser- 
vir, avanti il provar, di ducali 3000, dando li piezi, 
et dil resto, poi provati. Debbano aver fato il depc»- 
silo a di IO Febraro proximo, el provi zorni 30 
da poi. 7/^m, sia revochi tre scale dil suo incanto a 
Cipo Maserata fino a Lesera et da Saragosa vadi a 
Zerbi, in reliqws a V incanto. Ave : 119, 16, 8. 

Fu posto, per li Savii dil Conscio e Teraferma, 
che al Provedalor sora le fabrlche di Verona, qual 
dovea aver ducati 90 al mexe, li sia azonto altri 
ducati 5 si che babbi ducati 95 al mexe, ut in par- 
te. Ave : 1 37, 35, 4. 

Fu fatto scurtinio di do di XV Savii sopra le 
(anse, in luogo di sier Domenego da Moslo, é andà 
podestà e capilanio a Treviso, el di sier Antonio 
Foscarini, é andi podestà et capilanio a Ruigo, el 3 
di rispetto, el qual é questo : 

Eìeeti cinque di XV Savi a tansar^ do 
ordinarii et tre di rispetto. 
172. 

ordenario f Sier Marco Antonio Sanudo, 

fo al luogo di Procura- 
tor, qu. sier Bei telo . . 140.45 
Sier Andrea Valier, è di Pre- 

gadi,qu. sier Antonio. . 97.88 



I 



Sier Alvise Dolfin, é di Pre- 

gadi, qu sier Hironimo . 119. 75 
f Sier Marco Antonio Corner, é 

di Pregadi,qu. sier Zuanne 196. 57 
f Sier Piero Bragadin, fo con- . 

sier, qu. sier Andrea . . 135.59 

Sier Hironimo Marzello, é di 

Pregadi,qu. sier Antonio. 118. 57 
ordenario f Sier Sebastian Malipiero, fo 

provedador al Sai, qu. sier 
Troylo 136. 41 

Sier Alvise Vitluri fo prove- 
dador a le Biave, qu. sier 
Bortolomio, qu. sier Ma- 
Ihio procurator. . . .118.65 

Sier Antonio da chi da Pe- 
xaro, è di Pregadi, qu. sier 

Alvise 120. 63 

fSier Nicolò Pasqualigo, è di 

Pregadi, qu. sier Vetor . 131. 49 

Proveditor sopra le fahriche di Verona, 
iusta la parie. 

Sier Zuan Agustin Pizamano, fo cao di 

XL, qu. sier Fanlin 109. 77 

Sier Filippo Barbaro, el XL Criminal, 

qu. sier Zaccaria 127. 56 

Sier Vicenzo Zen, qu. sier Thomi el 

cavalier 39.151 

Sier Jacomo Marzello, el XL Criminal, 

qu. sier Marin 131. 51 

Sier Andrea Bragadin, el XL Zivil, di 

sier Alvise 59.139 

Sier Marco Coniarmi, el XL Criminal, 

qu. sier Thadio 130.51 

Sier Hironimo Pixani, fo podestà a Esle, 

qu. sier Francesco dal Banco . . 79.1 13 
Sier Francesco Nani, el XL Criminal, di 

sier Alvise 76.109 

Sier Andrea Trun,el XL Criminal, di 119^ 

sier Daniel 87. 95 

Sier Alvixe Trivixan, el XL Criminal, 

qu. sier Piero 98. 88 

Sier Alvise Ferro, el XL Criminal, qu. 

sier Nicolò 87. 96 

. Sier Nicolò Zorzi 84.119 

Sier Carlo Bembo, el Cao di XL, qu. 

sier Zuanne 64.190 

f Sier Jacomo Malipiero, fo provedador 

ad Axola, qu. sier Polo, è (XL) Cri- 
minal 138.44 



mxxx, lOXNìiiio. 



SM 



120 



Siep Nieeflò Bondimle^ feiudeie di 

IVoprio, Ufi. sier Xanol» , . . 
Sier FrenoMoo X>rner, fo poAeali da 

*nlJv«ri, flo. ti«r J&ira 

Sier Z4caphi Zunliioi, f« XL Zhìl, ipi. 

«ler ZuaiHie. , 

Sier Zuan Simon Sonzi, ed XL CkrimiBal, 

fpj. sier Piero . ^ ^ . . . . 



67.118 



111. 73 



91. 91 



Fu posto, per fuUo il Collegio, che DOn ha vendo 
potuto aver licentia le galle di Alexandria, dal bassa 
dil Signor turco, de.parlirse de Ji, sia scrito al capKa- 
nio di dille galle che, autoJa licentia, veugi di longo 
a dretura iaKfuesta terra, ut in parte. Ave : 136, 
8,6. 

Fu posto, per K <]onsieK, Cai di XL e Savi! : É 
debitori di la Signoria nostra, per conto di dacii, 
Zarzi de Pico da Veia, pertanto Ji sia concesso a 
pagar ditto debito, utinfarte^g ducati 40 a Tan- 
wo. kvei 164, IL, S. 

A dì 14, la matina. Vene in Collegio sier Se- 
bastiftn Birfho, frov^e/iador sora 4e ique 4i fMvtoana, 
qual per una parte dovea rescròver, et disse aver 
fato iusta la comnnission datoli, il lutto, e mostrò 
la «onrission, siche salisrese il Collegio, e il Sere- 
nissimo li disse, tornasse^ exequir il resto. 

Vene Toralor dil duca di Urbin, per danari per 
il suo Si<;nor,<capitanio zenerdi n stro. 

Li €onsieri andono a Rialto a incantar le galle 
di Barbaria. La prinoa ave sier Vettor di Garzoni 
qu. sier Marin procurator, per ducati 360 ; la se- 
conda sier Jaoamo ìiemo dì sier Nicolò, per ducati 
16; fa terza non trovò, e l'incanto andò 2aso, e 
fo ditto tornasse Inni die troveratio patroni. 

Da poi disnar, fo Collegio di la Signoria él di 
Savii. 

1530. Die 13 Jnnuarii. In OimHio X. 

Exemplum 



Ser Ahisìfis Maìipetro, 
Ber Domìnicus Capello, 
Ser PanduJphus Mauroceno, 
Capita Consilii X. 

Essendo necessario poner ordine al Piotar et 
fer dette voce di Rizimenti, OflSltri et Gonsegii, che se 
fanno nel «ostro Mazor Oofiseglio, per non assersA 
Bel preterito observato quanto é ordinato delle leze 
nostre, eipraecipm per qudia de 13 ktglio U55 
presa in esso Uazor Consegtto, onde se é seguita 
graoàìBsima oonfusiooe, dovendosi nelle ooee della 



DOfbHili nostra «servarqueliajustiHa et^eqaaliU ver- 
so lognittoo, che -senfpre è sia de ipeculiar iosUtulo 
et MeofioD «del Siete nesh-e, 'et :pefft 

'L^^anderifarte-obe, salve ei it^eaervate 4n om- 
nibus le 1«e ffiestf e, et praeeipue forila -del 1455 
75.108 gì 13 iQg}^^ a qoeirto ordine noti repugoBiile, «it 
stateide die de iH>eiero, 'qmMdo'el ^ barerà ad 
eengfregar il noàfrò Maser Oenaeglio, 41 'fidelimno 
tiOfftPù kntoìo Sanson, nodaro deih eancetkria do- 
sh« 4 K|eesto defiiutado, et «adami atfceesser «io, 
obligsito lèi tenelo sfa iMitwr ^neparado et dato in 
nela, ^pra uno foglio, dedese 'Voce, da esser appre* 
sentode tal Serenissiine Priacipe et Signoria nosir», 
avanliilo andar suaen'Q kaala di Gran Cooseiglìo. 
Le qual 13 vece 'danodellepiii ^obie et cbe ia 
execvtìoh déHe lese nostre ai deoo prkna far per 
vacantìa, «e iper refudasen, «over per il tempo che 
rechiedesse eusi dover esser fatte, et oeo alira- 
mente per aktin modo. A eadaima delle qual vooe 
esso nòdaro deblM Mler et ^riverii davanti il 
tempo che si de* far, et quando quelle dieno com- 
pir, et eitam poi in loco de (èi si averà «d 
t»^ mm leaftreTondNione, secondo ri aoHtow Delle 
^al rS ^«leoa la Sipterìa nostra consuUauieiile ne 
bat)bi adfar note, bssaddoneire ebe^^ ifiielki pa- 
reri. Le>qnal freche veninano (hsmvte siano poi te 
prime nnminde per iiUe nodmro) al Ifaier Gouse- 
gira sabsequentOy nel qual quelle noe 9i possaoo |N*e- 
lernMlefe per atcam mode. £t questo si obeervi nel- 
K mesiTbe ai iiwtm ad far nel UasorCoNseglio nove 
toce, et non pfù, al zornc, tUdieet dal principio 
del eaese di ettubrie fino lotto siarao subsequeo» 
le, ver¥m nel tempo da far da «ève voce in suso, 
videUcei da npril a lalte seiteoabrio, sia obligato 
notar TKice 16 per Tordiae eoprascrlitQi dille qual 
H Oenseglieri possioo extnaer quelle che « loro pa- 
rerà. Et quelle, che da loro per qaeliloDseio saranno 
lassate et reservale, siaoo poi le prime (atte nel pri- 
mo Mazer Comsefio subsequante» come di sopra si 
dioedeUe 13. Dorviendosi reservar quel foglio con 
le ^poce ndtade ei tenirlo io filza per acoolro del 
libro delle proposte dei Gran Oons^liOi nel qual U* 
bro si habi ad notar quotidiamenie le voce expe- 
dite et chiare, secondo sari deliberato per li Con- 
seglieri, né altramente far ai possa sotto debito de 
sacramento, da esser 4ato al nodaro soprascritto «i 
successori, et uUerius in pena de privatioo de Tof- 
filio suo immedieUe et de ducati 50 da esserli tolti 
del salario suo de la ciMBeUaria. 

Et perché, per una peSioia corrupkia intruduta, 
ovoUi lentilhomeni losiri, aHreivaodosi in qualche 



3«7 

I 

rezimentoover offilio, retudavano quello a certo (er* 
mine (le |)iil lungo l^nfip«> di quotilo Uis|>oi)eno le 
leia Dosire, jpf r potersi oum tal mezu fur Cuor alli 
Cofisegli, et poi, non li succedendo il pensiero, non 
volevano havec refudalo^.el li.valeviè^ per uou li es- 
ser sia Tutta V ordinanza nolii elle se uoiiviene, et 
simili diso^lone se conit^tlevano etiam per- quelli 
che aceetavano offlti ti rezinirntì pre>iiUJ, non 
90* seotHerviin lo regola alcuna, (TNiti danno de tutto il 
resto de im>IhIì nostri et sumnia ofiesa dellii.justitia, 
pevò sia preso che *l ditlo nodiiro et. suvuessori, 
Sfitto le [iene so|iniS4inttei sia obligiito teuir uno li- 
bro sepan^o, sopra el qualielfazi suriver a cadauiio, 
di sua mano, ai' tempo dabito eb statuito per le leze, 
la refuòason over aacettalioo di quel offitio al qual 
sari sta eletlo« ni si* possa far cerudasou alcuna 
eondilìonata cum tempo de zorni poctti uè molti, 
e facendo de simili nefudason, Don< siano admesse, 
mÈ-immediate ohe alcuno bavera nefudato, debia el 
dicto nodaro notac in lo foglio preditu de far in suo 
loco-, sotto- tutte le pene soprascritte. CI. la presente 
parte sia pubblicata neipraiuo Ma2orCoQS«(glio« 

Dio 16 januarih fublicaia in Malori 
Consilio. 

131 '^'^ ^^« àommega. La note comenzò a: neve- 
gar, et cussi la matina et quasi lutto il zorno, ta- 
men Collegio si nadnse eU foi ordina far ozi Gran 
Gonseio. Et in questa matina, con neve grande, parti 
sier Zuan Moro, va capUaoio a Padoa, et li zentbi- 
loroeniy va a compagnarlo, tutti disnerano in barcha 
per DOD pandaf tempo eiH: poter, (v^ I! ìQtnid» di 
aBoroo. 

Di Cotogna, di aier Nieotó^TifSfil^k ek dotar, 
arator, di JÌJÌi, 26^ 26. et, 30*. ^tm il v^ww: de 
ttdt ia.Gesarea Iresti et qpeMi altri W^W Kliectori. 
Et erra il fiol«dili ducaidi SaxoDÌa^. cb* è. otector et 
IftlhorMlp, el qual, andsmdo C^m alla ctiiesia, lui II 
portò la spada avanti, per esser per nome dil pa- 
dre, elioiDioToiaìr iQtmiriUiCbiesia de.te^Uspada a 
un attfOiei si pailU. iiemi, la vizili» di SaOfXouiii»^ 
oha'Siimaoxa: passe, luiivoteododutiei alla>l>echiar»a, 
et noo vi essendOf foca amazan alcuni aoimali» el 
miQiò: oaroQ^. iknk, un* altro. vdt«, besa^ièd^ in 
ofaieaiaLQOQ Ceaara^ stetafinoia} l!ofarAor»o,.el si 
paeli eenigraomormonlioii di tutti; Per il cbaCe* 
sanali aandò'a.din li dispiaceva queste- oese« con. 

aMre parole<; et- qua! rispose olia 9w9% 

oom^ li Blaetori ciniiue altri erano redutiioJa dieta 
per far il ne di. Romani il. fàidrtlo.di Cesare^re Ha* 
IMdo^.imiie^ ditta duca ..... di Saxonia li fece 



986 

un procinto in scnlttuea, ebe* dod^ si db.vaa hr al 
pres<'nte election di novo re <ii RjiMnatii, bcsst'ndo 
r imperutnr iovane, con* altre panole, protiestando 
dénuUiUUe; fetm^n per questo- li: altri Electorì.non 
pestavano di riulursi, et a di 2 zeuaro fanaito la 
elelion AH ne di lioinani. Scrive ctMne ^ leliera 
del capitunio lioni'hadolf;, erra a* Y inipiHisa di* Buda^ 
scrive e^ser levalo con* le zenle peruhé mieuiieva 
lurelii venir per essiTli al cuntreslo. Ltem^eoin» 
V imperador, electouhe sari il fratello re di Uuui^ 
ni, si partirà peQ FiiiiKlra. Scitive come dilla Ool 
dil duca di Sagoma, hessendo andato. iinuhiesja' con 
r imperador, con la spada nuda avanti,, d^ve sa 
disse una messa el di de Nadal, ii.a;eoQiafu atto 
ofertorioel se partì, lassò la spada 11. a audn*)! Iliora 

di chioxia. 

Da poi dfsnar, fa Gran Conseioi; fu il Sereoie* 
Simo, et- ben reduto, noii obstanla bi neve^ 

Fu leto, per Zuan Batista' Kamuaio secretano) 
III parte presa in Pregadi a- di 5 di questo,, zanolia il 
salario di Xb Zivìl- nuovi et quelli dil Coust;io dj 
XXX, la qual ho copiada per avanti il sumario di 
essa. Ave: ì'tì^ 13(^ k F« presa* 

Po lélo, per Bortolomio* ijam^ seeretario. dU 
Conscio di X, una parie, presa ne P illuststseiuQQ 

Conseto di X a di , et é una coiidaiM3M0 

fatta conira sìei^ ZuaO' Andrea^ DoUin diiaienUiro» 
nima, per modi insolenti el diaouealii aiti usati: la 
visilia-di la Nativtti dil Nostre Stgnoe nela cluesia 131* 
di S&nto Apostok); obe-'i ditto-per d6>apnl)SÌt ttau? 
ditadi Yenetiae'del'distreto^ ei rompeodoiil oom 
(fn stil 6 mesi ih- la presone Rorle, et tondathaDibi^ 
et chi queHo prendere* liabb» lire* 3UQi di so bafd; 
Sf*lnesarn> si nofi> di> beuidilaiSiguoria) oeelmi 
et non se li possi far* gratia- eie^, aeUo IcijìHriatdil 
Gonseio di X. 

Pu pulflicè-, per il dfltb, la parte>preBa<aidi ...^ . 
dftto-nel'prefaio Gcmseio di X»,. zanella 11 ordine di 
ht le voxea 6ran^ Omselo^ aM di. qualiii refusa- ai 
acefa, parte optima'; la copi», potendola baveut^. sarà 
notada qui avanti. 

Fu pubblica, tutti quelli hanno ca vedali al iHonte 
Novissimo et dili Sussidioi a^ ducati 5^. 54» 9i\ 55^ 
debbano* venir- a tuor li sai dauari, perobafoODili 
corerft piò il pvò: 

Fu fatto do del Conscio di X, sier Hironimo.Zaf 
ne, R> capitanio ^ Verona^ qu. sien ficrnanlo^^sier 
Bernardo Soranzo, fo tiao di X, qiL sier Boncto ; pnor 
veditoR-alla Zefoloaia, sier Andrea. Veliera é. di. Pre* 
gadf^ qu^ sieT' Antonio; cinque XLAwl, et.rultiuia 
vose caetellan a^Corfù^ el. tutte fo balotedei. 



Ìi9 



MDXXt, GENNAIO. 



240 



A dì 16. Il Serenissimo, con li Consieri et Cai 
di X, non erra sier Pandolplio Morexini, fonno in la 
sua camera con il vescovo di Chicli, intervenendo 
fra Hironimo Galateo eh* é in prexon, di V hordine 
di frati menori, venilian, inoolpado aver predicalo 
cose lutheriane a Padoa, et dito episcopo à falò la 
sua senlentia, et voi sia desgradato domenega in 
chiesia di San Marco per il patriarcha, et a questo il 
Serenissimo e Consieri asegti, et vene in Collegio 
a dir questo, dove fo assà parole. 

Vene V oralor di Manloa, et portò alcuni avisi 
dil suo signor duca, abuli di Alemagna dal suo 
orator, di ... . dezembrio, da Cotogna; la copia 
sarà qui avanti. 

Da poi, 4 Consieri andono a Rialto a incantar le 
galle di Barbaria, et tulte Ire trovono patroni, vi- 
delieei la prima sier Vetor di Garzoni qu. sier 
Marin procurator, per ducali uno, sier Jacomo Me- 
mo di sier Nicolò, per ducali uno, sier Vicenzo Zen 
qu. sier Toma el cavalier, per ducalo uno; et non è 



Da poi disnar, fo Collegio di Savii. Et vene let- 
tere di Cividal di FritU^ di sier tiregario Pi- 
0amano provedador, di 14. Da uovo ho, da alcuni 
forestieri capitati qui che vengono da Salzpurch, che 
el re Zuanne facea fanti in diligenlia per scaziar to- 
deschi de Slrigonia. Che è morto il duca di Gheldrìa 
senza prole, et Cesare essere successore et fatto 
signor di quella ducea. Che, coronato che sia el re 
Ferdinando del regno di Romani, dia venir a Linz 
per proveder per la guera in Ongaria, et che le 
Terre Franche li darano gran sussidio di gente a 
questo effecto, di le qual si farà la mostra in Au- 
gusta il primo gioruo di Quaresima. 
122 A di 17, marti. Fo Santo Antonio. Vene in 
Collegio sier Priamo da Leze, venuto capilanio di 
Padoa, in loco dil qual domenega andoe sier Zuan 
Moro, al qual li cousignò il capitanià al smontar in 
Porzia, che si suol consiguar a mezo la piaza di la 
Signoria. Erra vestito di velado paonazo, et referite 
di le fabriche. 

Vene sier Vicenzo Griti, stalo per danari pode- 
stà et capilanio a Ruigo, in loco dil qual andoe sier 
Antonio Foscarini, et non riferite ; fo rimesso a 

doman. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio; non fu il Sere- 
nissimo. Fato censor sier Bernardm Venier, é di 
Pregadi, qu. sier Marco qu. sier Luuardo, et fo 
chiama a inlrar. Item^ altre 8 voze, ma non passò 
le Cazude ; conclusive^ to un cativo Conseio. 



Scurtinio di Censor, in luogo di 
sier Francesco Arimondo, a chi Dio perdoni. 

Sier Marin Sanudo, fo di la Zonta, qu. 

sier Lunardo 73. 97 

t Sier Bernardin Venier, é di Pr^di, 
qu. sier Marco, qu. sier Lunardo, 
dasanCa^san 115.50 

Sier Filippo Salamon, fo dì la Zonta, qu. 

sier Piero 57.110 

Sier Marin Morexini, fo avogador di 

Comun, qu. sier Polo .... 67. 92 

Sier Hironimo Trivixan, fo di Pregadi, 

qu. sier Domenego 109. 57 

Sier Marco Memo, fo di Pregadi, qu. 

sier Andrea. . . «^ . . . . 62.103 

Sier Stephano Memo, é di Pregadi, qu. 

sier Zorzi . 61.107 

Sier Piero Valier, é di Pregadi, qu. sier 

Antonio 101. 66 

Sier Andrea ila Mula, fo podestà a Chio- 

za, qu. sier Nicolò 96. 68 

Sier Valerio Marzelo, fo al luogo di Pro- 
curator, qu. sier Jacomo Antonio 
el cavalier 61. 94 

In Chran Ceraio. 
Censor. 

i Sier Bernardin Venier, é di Pregadi, 
qu. sier Marco, qu. sier Lunardo, 
da san Cassan^ dopio .... 998.341 

Sier Jacomo Antonio Orio, fo di la Zon- 
ta, qu. sier Zuane 509.803 

Sier Piero Valier, é di Pregadi, qu.sier 

Antonio, dopio 813.528 

A dì 18, la malina. Ritornò sier Vicenzo Griti, 
stato podestà et capilanio a Ruigo, et referite di 
quelle cose dil Polesine, et di le rote state et pro- 
vision fatte eie. Laudato de more. 

In questa matina, le do Quarantie, Criminal et 
Civil vechia, si reduseno per un pocho a requisitioo 
di Avofifadori extraordinari, el sier Stephano Tiepolo 
avogador propose come Vicenzo Monticolo vice- 
colateral,zonto in questa terra, erra stato da loro, et 
volleva dir molte cose a benetìcio di la Signoria, ma 
voli manifestando, che *1 sia asollo di la pena. Et 
cussi messeno la parte, et non solum questo, mi 



iiA 



IIDXXZ, GfiKSIllO. 



tu 



ma fiitaro si fazi 1* entrata in Aquisgraoa, ove, 
quanto più preslo si potrà, si farà la coronatiooey la 
qtial Dio presti gralia che sia coti felice successo di 
Sua Maesià et salute de la Corte, perebè ci è la pe- 
ste grandissima et la città è piccola. Gli è il vero 
che r è stato ordinato alli forieri che nou salvino 
allogianìetito in alcuna casa ove almeno per 8 giorni 
precedenti sia morto alcuno, provisione veramente 
molto cauta. Nostro Signor Dio ce la mandi buona, 
che in questa terra ancora non si é senza, et già ne 
sono morii in casa de i* imperatore, io casa dil re, 
dil cardinale di Legie, del marchese de Rescoito, 
et molti altri luocbi ; benché non ci sia già sin bora 
persona di rispetto, ma il principio non è piccolo. 

De Ungaria non é venuto più oMre di quello 
ebe gii per V altre mie bo scrito a vostra exceilen- 
tia; ma si sta in aspetatione de intendere che cosa 
sera successa per le gente che venivano in soccorso 
dil vaywida e di PoUooia se gli sarà giooto la reti- 
ficatione della tregua per la parte di esso vayvoda. 

B igituol del duca de Saxooia, il quale é venuto 
a questa eieetione in nome dil patre, beri non v^ilse 
stv tlla mesaa che cantò monsignor reverendis- 
siof» Legato, ove fa la Maestà Cesarea, il re et tuiii 
li principi ; et se dice che non vi volse restare per 
nco basar nelle oerùnonie della messa la mano al 
pnefato monsignor Legato, ad imilatiooe delle ve- 
stigie paterne. 

Perché li oratori di Genova et Siena contendeno 
inaieme ie precedentia, et Ferrara cum V uno et 
r altro, eoa li quali dui n)edesin>a mente ha da con- 
tender quello de vostra exeellentia, dubitando di 
qualche disordine che desse da ridere a questi to- 
descbi, Ferrara et io facessicno intender il case a 
mansìg&or Gran Maestro, il qual l' ha referto a 
Sua Maestà et al Consiglio, el perchè noa determinò 
alcwa cosa sopra ciò, né penso che determenerano, 
non volseiio che alla «essa si facesse altra cerimo- 
134* nia. Savoia anchora acenna di non voler «eder a 
Venetia, et si dubita che Anglia et Portugallo con- 
tenderaono. 

Lettera dil ditto, di Colonia, di 30 dieembrio. 

Con la pesta, ehe già tre giorni dovea partire 
ma iKMì é partita sin bora, viene il signor Alonso de 
Reboledo^ mandato da Sna Maestà a Ferrara per 
causa de la lite che si è agitata qui inan/j Sua 
Maestà, et si crede per tentar qualche compositione 
))rima che la senlenlia si publicbi ; et perché é per- 



sona atempala et grave, ckiMo che la fMrefaia pe^ 
sarà un puocbo piià taritela del ordinariik 

Agli 28, che é stato un giorno prima di quel 
che era sta constituito, gii Eleclori si congr^oroo 
ne la cMesia maggiore, et fecero il solito juranMiilo, 
et vi ci intervene anche la Maestà dil re, 4)on6 h 
di Bohemia. Dimani o f altro ritoraenano in eongre- 
gatione, et hmi poi uo' altra volta ai iiniraoo nel 
medesimo toco et lo elegerano et puUieaffaae. EX 
cosi bisogna fere per obserratione 4elle ceriaa- 
nie solite. Meroore o jovedl se partiremo per 
Aquisgrana, ove I* altra domenica o d looedi se 
farà la corona tione et, subito expediia» la Cesarea 
Maestà partirà per Fiandra, et quella dil re per 
Alemagna pigiierè ei eainiiia Credo cbe*l re anderà 
a Linz, loco molto proximo et ooaiodo per le oose 
de Ungaria, de donde pur aache non ai ba aleuna 
nova. La peste va pur serpendo di mala maBÌera^ 
già dui giorni e morto uno di quelli di nnasier 
Marsilio eavalerÌESO, et a ine é stato detto ebe gji 
è suo fratello. Qui di ponto in ponto si abietta 
monsignor da Gaoifaara. 

Dil dato, pmrdiao ditto. 

Dapoì scritta ta anoexa mia di questa laatiMa, é 
gionto nova come il sooorao de turchi «n ireauto 
apresso lo exercito dilla Maestà dil ne ad circa «oa 
lega, et che faarendo quelli dil re scantfmzato ci» 
quelli che veniviano sa per il Danubio con avantiig- 
gio buono, che essi turchi se 90(aa retinli due o 
tre k^e, et questi del re inaniaBati si sono posti ad 
dar «n altro assalto a quelli che sono obsesai, laa 
però non hanno potuto far frutto alciMKk U conte di 
NogarolOy che fu «quello che portò hi retilioalìoBe de 
la (reflua in Polonia, é tornato cen riporto che di 
giorno in giorno aapetiavatto aedesiouunente Ja re- 
sokitionc dei vayvoda. 

Scrissi, per te preoedeoti mie, ehe*J figliolo dal | 
duca de Saxonia, il giorno di Natalei non volse star 
alia messa. EX perché nel juramente che fecerou gli 
Eleciori esso si parli molto prima di la congnega- 
tione che non fecero f li altri, et si dioea cbeii dqppo 
fatto 1 juranento, ra alcune altre cerimonie ebe vi 
si fanno non lutar vengono se non gii £lectori prò* 
prii, et non gli mandatari de gli Eleotori, cooie è lui, 
et eoa questo si Iacea la causa per cbe'l si era par- 
tito bora he inteso tutto il successo, il quale é 
che, dicendo esso noi i gh parer bene che la eleliooe 
si facesse fuori dil loco cousuetOi ohe i Fraucforli 
et dicendo alcuni de gli Eleciori che pareva loro 



il5 



MKOa, GENNAIO 



94« 



peqpo fhe mi hereliro, che non vele intravenir agli 
divfnf officn, né sentir con la Chiesa, dovesse haver 
loco in tal eerimonie, esso ha protestalo noa inten- 
dere de consentire a questa eleiione se non si con- 
vengono nel hioeo deputato per la bella aure» di 
Girlo lY, et questi altri hanno protestato che non 
intendono havere per eolletore um herelico conve e 
questo, et cosi esso, senia altro hier sera tardi parti 
et se n^ è tornato a casa. Pare anche che'l se sia 
sdegnato assai, et Torse de qui babbi havulo origine 
questo successo che havendo la Maest4 Cesarea 
conTrtato tutti gli Electori una di quesle feste a 
magnar seco, et lui non, et havendo inteso che Sua 
Maestà non T bavea roiuto chiamare per non haver 
cori eomertio coD siroel christiano come lui, che 
Thabli d^alhora in qua pensalo di prtirsi, cer- 
ehando prioia disponer qualche disturbo. Ma per 
questo non si restarà di exeguire la ellelionc. 
') if A 19, b maliua. Non Co akuna lettera, ni 
eoaa di novo da hme note. 

Vene in Collegio V orak>r dil duca di Urbìn, per 
danari dia aver 3 suo Signor, eapitauio zenerat 
noalro. 

In questa matina il vescovo di Cbieli vene in 
cimerà dil Serenissmio, dove era li Consieri e Cai 
df X, el per il Serenissinio K Ib ditto la deKberation, 
fata nel iHMtrisaìfno Conscio di X con la Zoata, 
. di sospender il disgradar di Tra Hironimo Galateo, 
per bon rispetto. Esso nK>nsignor disse che anche 
lui badava et rimase satisfato. 

Nòto. Eri sera in tìÀ Longo, per alcuni zenthi- 
lomeni nostri, numero 30, roaridati, con le moitr, 
iij btto an restio et comedia el cena, con assi vir- 
tuosi, in ehà Longo a San Marcuola. Fò un bel feslio 
Sbr Loremso Sanudo qu. sier Anzolo et compagni. 

Dipoi dLsoar, fo Collegio di la Signoria et Savii 
con li Cai di X, el fonno in materia di una parte vo- 
tano meter li Cai di X, in Conscio di X, zercha legne 
e rìlomar boschi, ut in parte. Et qui fo parlalo 
aaaii. 

A éH 20^ Po San Sebastian La matina. Fo 
lettere di Rema dit Surian orator^ di 11, 15, 
et 16. Scrive come il pontefice i scorso gran pe- 
ricolo di la vita, pero che a di • . , volendo andar 
dil ano palano a Belveder, et posto a camino co- 
ffnenzd a ptoveslnar, siche tornò indrio, e non un 
quarto di bora cazete un certo pozuol per il qual si 
conveniva andar, che s*il papa andava di longo 
certo seguiva la so morte. Il qual é caduto, o per 

(f I It avit m I btaBOi 



I* acqua stala overo per esser vechia Scrive aevclia 
il Concilio, ut in litteris. Et come si Irata 4 para 
di noze: una fia di Timperador in el Delfio di 
Pranza ; il secondogenito duca di Orliens in la fia 
di la raina Leonora, bora raina di Pranza, (o ia dit 
re di Porlogalo ; et il terzo fiol dil re Christiaais- 
sìmo in la duchessa eontesina neza dil papa ; item 
una fia dil re Christianissrmo in el fiol primogenito 
di r miperador. 

Di Cologna vene lettere di sier Niellò Tie* 
polo eì doior, orafor, di 3 et é di queski. 
Scrive, come il zorno di ... . Ila&perador invidò 
N Eleclori a pranso con lui ; et hessendo andato il 
fiol dil duca di Saxonia, eh* era per nome dil pa- 
dre, come fo a lavarsi le man. Cesare li (eea dir 
che Tandasse via perche- non stava ben lutherani con 
catholici, el qual si parli con vergogna. Et qual ba t96* 
protestado a K Electori in scritura non esser di far 
dieta per elezer il re de Romani, si perchè se dia 
elezer in Francfort el non II a Cologna, item per- 
ché Cesare è zovene e poi exercitar uno e l' altro 
oficio di imperator et re di Romanr; T altra che suo 
padre, eh* è primo elector, non i era sta intima il Tar 
di tal eleetione come si conveniva di far, me erra 
stii intimato a venir in dieta per altre cose. El qual 
sì parti e andò via ; tanwn 5 dectari introe, et 
manchò il marfhexe di Braadiburg, quel dicono i 
lutherìan, et è inlri il re Ferdinando di Boemia^ che 
non dia infrar nisi in casu diseordiae, et aacà 
lui clecto. Scrive, di le cose di Buda, il re Zuanne 
non ha voluto acelar le trieve, tino aspetta gran 
soccorso di turchi, né mai le zente alemane intrò 
in Buda, imo sono slati alle scaramnze, el par 
sempre quelli dil re Zuane habbino auto vittoria. 

Vene Porator cesareo, dicendo aver hauto 
lettere da la Corte, di Cotogna, come a (fi 6 dì que- 
sto, il zorno di la Epiphania, il SerenissiuK) re diHon- 
garia et Boemia, Tradelo di Cesare, erra sta creado re 
di Romani, et mandava uno suo a questa Signoria 
a intimarii tal eleetione. Il Serenissinu) lì usò grate 
parole, alegrandosi, dicendo non poteva esser altri. 

Vene 1* orator di Mantoa, per alcune cose par« 
ticular. 

Noto. Fo notificbà a li Cai di X per uno Stomn 
da . . . ., fo contestabile di sier Luca Loredan Ib 
a Crema, condanato a star anni .... in preson, 
erra con alcuni altri, come erra rota la preson, cava 
le piere, et questa notte i scampava, iiade per 
questa relation voi esser aaoKo dil bando ; il che 
si convien far col Conscio. Po cavati li prtsonieri, 
et messi altrove. 



247 



MDXXXi 0£NNAIO. 



Dapoi disnar, (o Gran Conseio; non Tu il Sere- 
nissimo. Fato 9 voxe, tulte passoe. 

Fo publicà, tuUì quelli hanno cavcdali di Monte 
di Sussidio et Novissimo a ducali G'2 Vt vadino a 
tuor li soi danari, e da li in zoso, perché non li co- 
rerà più prò. 

Fu posto una gratia di Vettor di Zuanne, Seba- 
stian Paseto, e alcuni altri Lionzini etc , dazieri di 
la beccarla del Ibìo, 2G et ^7, zercha ducati 2500, 
et voi gratia pagar di tanti prò de imprestidi in 30 
page, come fu fatto ad alcuni donadi in simel casi, 
et é passa per tuUi i Consegli; balotà do volte non 
fu presa, voi i cinque sexti. Ave la prima volta 
1086, 283 22 ; la seconda ave 1124, 283, 7. Ni- 
hil captum. 

127 Copia di una lettera di Colonia, di domino 
Mario Sovergnano, data a dì primo sse- 
naro 1531, drienta al conte Consiantin 
Sovergnano suo fratello. 



Magnifico signor fratello honorando! 

Incominciando hoggì l'altro anno, il principio 
dil quale il Signor Dio vi conceda buono, meglior 
mezo, et ottimo flne, ritornerò a segnar numero 1 
questa mia, perla quale vi dirò prima quanto é 
successo insino ad bora et le cerimonie usate el 
primo di nel dar principio a la electione dil re dì 
Romani, et poi quanto si ha delle eosc di Hongaria, 
benché io vi habbia poco. 

Venuti in questa citade tutti illustrìssimi prin- 
cipi Electori, excetto il duca di Saxonia, nel cui loco 
si é ritrovato il fìgliolo suo primogenito, et redutisi 
prima alquante volte con la Cesarea Maestà nel pa- 
lazo suo, alli 29 dil passato, el qual di per lettere 
dil Mnguntino da Augusta fu intimato a tutti li 
Electori, il Serenissimo re, come re di Boemia eleclo- 
re, con gli altri andò nella chiesia cathedrale, la quale 
era piena di homeni armati di questa citade et da 
essi custodita, lenendosi sempre quel giorno le 
porte dilla terra serrate, el ad esse bona guardia, 
come é costume di fare nel tempo che li Electori 
tratano di fare et creare il re dì Romani. Dove, 
ìnanzi che se incominciasse la messa dil Spirito 
Santo che poi fu solenissìmamente cantati!, il Ggliolo 
dil duca dì Saxonia si levò et disse de non haver 
comissione dal padre suo di dar la sua voce in que- 
sta electione, la quale esso non reputava valida né 
legittima : prima, perché non era stato alli Electori 
dato il termine consueto ad haverse a redure in- 
sieme 3 mexi da poi la data^de la lettera della inli- | 



malione, sicome volevano li statuti loro insino 
qupsto tempo diligentemente osservali!; secondo- -* 
perché non si faceva in Franchfordia, loco consuela^^ 
ciò dicendo per conciliarse et tenirse obligati que/fr ^ 
di Francfordia che sono lutheranissimi, per la qual 
cosa, et perché si diceva che ivi si moriva da peste, 
demodochè erra infetta de do sorte di morbo, Ce- 
j sa re con lo consiglio de li altri prìncipi ha voluto 
lassare ditta citade el venire in questa, che è catholi- 
cissima quanto alcuna altra del mondo, come di 
sotto io vi dirò ; tertio, perché, essendo lo impera- 
tore giovene el gapfliardo, non era bisogno di crear 
re di Romani; et quarto, perché, facendo il Serenis- 
simo re Ferdinando, come intendeva che essi erano 
per fare, facevano uno spagnolo, essendo nato nutrito 
et educato in Spagna. Per le qual ragioni esso prote- 
stava che ditta electione non saria buona, anzi nulla 
et di ninna forza. Al che, per quanto alcuni dicono, il 127 
marchexe Brandeburgexe non se puolé astenireche 
in questo modo non respondesse, che poco delle pa- 
role e protesti suoi si curavano, venendo da un mem- 
bro putrido et da esser resecato da li altri del Sacro 
Romano Imperio. El ciò ditto, il ditto flgliolo dil duca 
di Saxonia ussl di chiesia, et montato a cavallo, senza 
andar a Thospitio suo ussi di questa citade, con licen- 
tia però di la Cesarea Maesti. El in questo modo pun- 
se fine alle pacie sue, le quale certo lo hanno a coo- 
dure a mal conditione. Flora, tornando al loco lassato, 
dico che, redulosi in chiesia li Elect(jri el vestiti 
de li habiti de li Electori, udirono dilla messa dil 
Spirito Santo, nel fine de la qual fu detto che esso 
Santo Spirito illustrasse li loro cori^ el de modo li 
illuminasse che potesseno elegere uno homo iuslo, 
buono, utile e a' proposito dil populochrìstiano, in re 
dei Romani, futuro Cesare. Et fornita la mt^sa, li so- 
prascritti Electori illustrissimi si acostorono a lo alta- 
re, dove li principi ecclesiastici inanti a l' evangelio 
di S. Joanne, cioè In principio crai verbum etc , 
che ivi era posto, possero le man sue al petto reve- 
rentemente, li seculari veramente con le mani sue 
ditto evangelio toccorono in presentia di tutta la 
fameglia loro. Et fatto questo, V àrziepiscopo Ma* 
guntino gli diede la forma dil juramento, et insie- 
me con loro, et loro insieme con esso, fece tal ìura- 
mcnto in lin^'ua thodesca : e lo arziepiscopo Hagun- 
tino, del Sacro Romano Imperio archicanzeUero in 
Germania, et principe electore, iuro per questi Santi 
Evangelii de Dio postomi inanti, che io per la fede 
che debbo a Dio, et al Sacro Imperio, secondo la 
mia discrelione et intellcto, con 1* aiuto de Dio vo- 
glio elegere il capo temporale al populo cristiano, 



m 



HOXXX, GENNAIO. 



950 



sioé il re di Romani che ha ad essere imperatore, 
che a ai sia idoneo, el darò la voce mia senza al- 
cuno patto, stipendio, precio o promessa, overo al- 
tro modo. > Et fatto ditto juramento se retirorno 
io ano loco dilla chiesia chiuso, dove, parlato che 
bebbeno, ciascuno poi si rivesti dil primo habìto 
et andò a casa sua. Dapoi non si hanno reduto, ma 
dimane r altro dicesi che Tarano la electione et 
publicaroia, et di quanto succederà, io vi darò 

aviao. 
198 Quanto alle cose di Ilongaria, altro non si sente 
senooche, intendendo il capi(anio Rocandolpho ha- 
f«ra venire uno bassa in soccorso dil vayvoda et 
Grill, era eoo una parte deTexercilo regio partitosi 
di Buda per andar incontro a ditto socorso, lascian- 
doti resto per l'assedio del castello. Et si crede che la 
Iregoa Ira il re et vayvoda non habbia a seguire, 
perdié, bavendosi a combatere et a restare o Tuna 
or altra parte superiore, non é verisimile che la 
viodlrìee sia per far tregua ; ma di ogni successo 
intenderette il tutto. 

Et perché di sopra vi ho ditto questa citade 
óaercatbolica molto, poiché sono cascato in ragio- 
oameoto di essa, non solo vi dirò di la religione et 
eoito divino, che e la principale parte che se ricer- 
cba, ma de le altre degne et memorabili conditioni 
sue. Et prima bavete a sapere che quivi sono inQ- 
floile ehiesie et grande, fra le quale é il domo, che 
ébbriea vastissima, né éanc)r finita, dove, se vo- 
lemo prestar fede alle historie vulgare, Renaldo 
inori facendo V officio di manuale per penitentia, il 
corpo dil quale, si credere dignum eat^ è qui 
^presso sepolto. Le quale ehiesie tutte sono piene 
de reliquie et corpi santi, come la chiesa di Santa 
Orsola, che ha quasi tutta la compagnia sua che e 
11 milia vergini, et non tiene se non corpi santi. 
Evi etiamdio la chiesia di Santa Maria ad Gra- 
^U9, nella quale, et simelioeute in quella di Santa 
Orsola, non sono admesse se non donne illustre, 
come nel domo li canonici, le quale donne non si 
sagrano, ma possono uscire quando li piace di mo- 
insterìo et maritarse, et hanno 200 ducali d* en- 
trala per una, oltra le spese et habitatione. Nel loco 
dove bora é ditta chiesia di Santa Maria era già il 
^P'tolio, ad imitatione di quedo di Roma, perché 
4^a citade, che era colonia de Romani, onde in- 
^00 ni presente si trovano cercha 8 fameglie di 
'■^'^a, essendo stata ediGcata da Marco Agrippa, 
'^^ ^olo si contentava di bavere il medesimo go- 
y^rno et fameglie, ma si era possibile voleva etiam 
^^^^^ istessi, zioé li nomi, io queste ehiesie adun- 



que, et in molte altre, vi sono tante reliquie, che 
molti istimano che in maggior numero qui ne siano 
che in tutta Italia non sono. Ma lasciando andare la 
moltitudine et bellezza et de tempii et reliquie, vi é 
poi tanto culto et tanta reverenlia, che é cosa in- 
credibile. Non vi é chiesia che non sia ottimamente 
officiata, che non sia ben fornita di ogni cosa, che 
non sia visitata et frequentata continuamente dalle 
persone di questa citade, le quale sono tanto de- 
vote, in quanto monstrano per li segni extrinseci 
che al pili di le volte non ingannano, che sempre 
si vpgjfono nelle ehiesie aleuta et reverenlemenle 
dir orationi. Di la qualle devotione loro voglio che 
habbiale anco questo altro inditio, che è grandis- 
simo: il reverendissimo Legato Campegio, ha vendo 128* 
dato una indulgentia a tutte quelle persone che il 
giorno di Natale si trovavano contrite, et volendo 
pid certo sapere Cesare come stava questa citade 
zercha alla religione, ordinò a tutti li piovani che te- 
nisseno conto di le persone che si comunicassero, 
et si trovò che nel di di Natale 40 milia persone 
preseno la Comunione et 20 si trovorono contrite, 
le quale poi si comunicorono ne le feste seguente, 
non havendo sapulo prima de ditta indulgentia. 11 
che inteso da Cesare, subito Sua Maestà con gran- 
dissima allegreza, come quello che è in vero ca- 
Iholico, fecelo intender al Legato, con sua signoria 
quasi congratulandosi che tanti christiani si trovas- 
sero in queste bande. Oltra la divotione, qui si vive 
come in uno monasterio di religiosi, et benché al- 
tramente si volesse fare, non se potria, perchè la 
citade ha proposto alcuni, li quali non lassano ven- 
der carne ne li giorni prohibiti, né altra cosa che 
non permetti la Chiesia, de modo che alti giorni pas- 
sati, retrovandosi qui il figliolo dil duca di Saxonia 
et havendo mandato a pigliar di la carne la vigilia 
di San Thomio, li beccari, benché non ne volesseno 
dare, havendo commissione expressa di non ven- 
derne, furono perhò astretti per il soperchiare di 
quelli a dargene, il che vedendo li borgomastri, che 
sono li governatori di la citade, mollo ciò hebbeno 
a male et, dubitamlo che un' altra volla dilli di 
Siissonia non havessero a fare questione con quelli 
che non gli volessero dare di la carne, deliberorno 
di fare inten lere a Cesare quanto era successo et 
udir la intentione di Sua Maestà, la quale subilo 
fece significare al ditto duca di Saxonia che, se non 
volleva viver chrislianamente, uscisse di questa cita- 
de et andasse a caxa sua. Hora havendo parlalo dil- 
le ehiesie, dille reliquie et dil cullo divino, dirò di 
1* altre parte di questa dobilissima citade, la quale 



9St iimxx, 

inrero si puA comparare a qeelle de Ilalia, non 
tanto pfT la religioiip, per la cortesia ci rifilili di 
tulle le per9r>oe, che é tanta ebe ogni Tolta cbe 
pas.<<a alrun forestiere oj^niuQo se gli ìiitImikì, ogrmu 
fo reverisse et cerrbt di largii piacere» non laiilo 
per la (totriiia et lettere eìie in alcuni sono, es- 
sendo qui il studio universale dove si lege iu tutte 
le arte, et ollima educatione delti Ggliob cbe uoq 
sono si lungi che sanno parlar per lettera el can- 
tare excallenUssinoameute, quanto per la gr«tndeza 
1*29 eC circuito di essa^ che é di naiglia 4 italiane, quanto 
per il meraviglioso silo, esaemio posta sopra il 
Riieno, Sanie latissimo et pbcidissinio, dove sempre 
vi sono inflniti navilii posti accanto alla rippa, fatta 
come sono le nostre cbe chiamano fondamente in 
Venetia, sietiò niuoa voHa io di la passo che boii mi 
para vedere h fondamenta di Santo Antonio, dove 
sempre sono legni io gran numero. Questa citade, 
oltra di cfuesto, ha de magniflci palla», el de aiu- 
pllsshne piaae et rive ; é poi otlimaniente fornita de 
ogm-monitione, cosi dì viluaglia coane de arteglia- 
pje; è forte as«tai come città di Germania, e popu- 
iosa ef prena di g(*nte cbe si di all' arme, talmente 
che é fama che qui siano più di 40 ihilia ho<»eui da 
flutti, et Culti in ordine di arme: io questo bene vo- 
glio dir, rhe ne bo «veduti c'nra 3000 armati con li 
eorsftlefi el branali et con alabarie in mano, de li 
quali non n* era piò di uno per casa di ciascun cit- 
tadina. É richissima in particutare per esser mer- 
cantile et ha ver comodili per causa dil Reno di 
mandar le robbe piirte ad Anversa, donde poi si 
spargono per la Fiandra, psirte a Francbfordiay 
donde possono spazare a smaltirle per la Geriniiuia 
alla, el per baver molte inmunita et privilegìi in Iii- 
gilterra gii antichamente concesseli: èricea etiamdio 
in publico, ha vendo datii che gli ren<lono grande 
ini mia, benché non habbia fuor dille porte un 
palmo di terra, perché ogni cosa intorno è del 
archiepiscopo, il quale gii havea anco la citade 
in spiritnale el temporale, ma a poco a poco essa 
dal giogo suo ha ritratto il collo et vendicatose in 
liberta<ie, de modo che non solo non reconosce lo 
episcopo in temporale, ma li Ita expulsi el tenuti 
fuora gii moHi anni, eicetto il presente, come 
quello cbe si ha contentato di slarvi senza liaver 
SQpenoriti alcuna. Siche ora senza esso archiepi- 
scopo si governa et bene, onde ha fama di haver 
miglior governo che citi di Gernìania, exeetto Nu- 
rimberg», dil quale governo dirò qui sotto aknina 
cosa, poiché altro non ho a scrìvere. È divisa tutta 
in eorapagnie, over» scboli, o coim loro chiaouioo 



6BM9U10. 



S98 



j turbe, 91, che sono exereilii diversi, eoaf» serii sar- 
tori, overo fpercaf>(i o altri, et eiascui» di questi 
exeriMfii, cbe é una turba, ha una casa separala, lì^ 
dove ogni anno, secondo il numero di le per8«Hie 
che in essa sono, crea eno o doè o tre capì, li quali 
hano poterle dr fare ogni cosa, el sono im lutto, 
dilli capi proposti, 68, et si riducono, subito cretli, 
nel palazo maggiore, dove, olirà il eorpo loro di 
68, creano prima dui borgomastri, che bMMO cara 
come li maestri di casa di fare che ogniuno atlendi 
air exercilio soo, et cbe tallo passa con ordine. 
Da poi creano circa 40, K quali separalameBlt de- 
putano a diverse imprese et esereìtii, pirte sopra 
fé merranfie, parte sopra le entrate, parte a esa- 
minar festrmonn ef a formar K proerasi, li qMK loe 
possono judicare, ma uno, cb*é óilfa terra, eledo 
per il vescovo, secondo li processi da h senteeiia, 
h quale subito si pone ad executione per il bari- 
selo, che é nno ciladino. Qoelli veramente che 
administrano le entrate rendano conto apessiasimo, 
il che se non facessero, subilo la plabe sì meveria 
el gli trucidarla, onde non solo non gfi è licite ru- 
bare, ma neanco tardar a render esalo passali 
taniì giorni. Et non hanno alcuw previsione, oé 
loro né aflri che habbiano offitii, skhé è Bacea»- 
rio che dil suo spendino, et speoiatmente li boTRO- 
mastri, K quali hanno a tenére Ire eavaHi et altra- 
fanti servitori, et a hre conviti a tulli li saoateri» 
onde ninno é che desideri o cerchi di esser in ofi- 
cio alcuno. Questo havete anco a sapere^ che ne li 
Conse^li loro dolori non sono adneasl, né ad al- 
tro offitio de hi comonitade, etiam ebe vi siano 
deìH propri crtadini, perchè anUiuamente vi fu 
uno dolore che con V autborilà ci paroUe aue aole 
governava la citade, et dubitando che ci& per aUri 
non se fiw a, non acHane ateun dolor, aie, coma 
v' hanno alvsun caso dubio, dimandano il eooaiglio 
et parere loro. Questo 4 il nao k) dil governo di 
questa citade, il quale ancora che in ae eoa aia né 
pjira tanto buono, pure e salutifero come altro, 
dove il popolo gii é levalo oooira li ciladini, el li 
ciltadini centra l' archiepiscopo, li quali, ae ooo de 
questo modo, si hanno eonlentalo etc« 



Summario cH una ietterà da Coìegna, àlK M di i^ 
genaro 1530, scriiia per P»mn Brritem a 
sier Toma Tiepoìo, qn. sier Fratesco. 

Da pò il partir nostro di Augusta, non ho scrit- 
to per non haver haute cosa degna di ootitìa di 
vostra soneria, parte eiimm per non hevar stilo i 



mEUi (SmMuÉt. 



^ 



W 



leinpA. fiora li ^gniSeo, comò hiveroo fotio le fé* 
sle 4i Na(»Ì6 in queste eilade, «he é bellissima et 
grandismna, dove havenìo veAM li corpi delli ire 
MMIS^f do spioe 4eHa corona dii Noslno Signor, un 
chiodo. Ufi peso della cenlura dilla Nosina Doaa, 
la lesU di Santa Oraoia, et multe altre cose sanie, 
senn inSnilade gnndissiaie di teste «et osse dille 
1 1 milia vergine. Et la pkì parte di tal eose sacre 
sono gowniate da donne, the » cbia4uaoo mona- 
che, ma non so 4*be si sono, perché non stanno se- 
rate, 90fio piacevole et mollo cortese, et se akano 
Ys a loro et non li (oehaoo la mano et le basano, 
pare die li faeia miuria; sono iMllissine di corpo 
«ft di faeie, ei piacevole. Siche vostra signoria iiOende 
da cui sono governale le eose di tal importoiUia, 
el nel mostrare non usano alcune cerimonie, et 
cwMuno le pel vedere, el aon li hanno iruppo 
chiave, fié molle gaardie. Vostra Signoria die ha- 
ver mieso che m questa citade si dovea elegere il 
re Hi itoRiani el, eletto, andare in Àqoisgrani a co- 
ronarlo; et cosi zobia proxima passata, si nedns- 
sero 5 filedori, li 3 ecclesiastici et due seculari, 
ndhi driesia mazore ^ qu^a citade, el cosi re- 
duH fi andò ttiam A dglioto dil duca di Saxonia, 
mandato dal padre die é eleoiore, per cingere il 
ditto re, Ae cosi erano tutti sei. £t essendo in- 
sieme Ultti, se <ttee che il ditto di Sasonia, vedendo 
che il Iseo suo «ni ialerior a ii aUri a chi li é>adr4; 
^ auperior, disse feello non esser il loco suo, ina 
^o, essendo il padre suo primo eleolure^ lui dovca 
bai^^er il pmao loco, aferameiAe non inteuiieva di 
«iieteili il voto suo. Li fu risposto che il padre suo 
^*^ M primo eleotor et il loco suo é il priniOi 
■v^a -^le lui non era il frindpale, o&a da nuutkv et 
P^vv^Ml non era licito che kn dovesse liavei« il loco 
o, ma ii loca (K nunlto. Dicessi eiiam che*l jm*o> 
a ti aUh eiectoh t*he la eiectione di Uitto re 
^i deve fare in Fnanchiurl» cotae si cualiciie nella 
^^ll^a aurea, et che quello non era il vero loco, et 
«ndasse iu ditto loctio ctèe*l padre li seria in 
et eicgeadusi ii re pouerà il volo suo, ma 
lai eMeue si potea direrir ad altro tcuip<iiy es^ 
» lo impcniur giovane et sano, •e perciò non 
ohe la sì ésvesae fiM«. Uikriu$diiem che'l 
che i vera re di fteanaai dabbe essere alema- 
«l che il sereaissimo ne Ferdinando era yspana, 
to in Yspagna, et perciò non si dovea elqger 
come nella buMa aorea. Dioeai eiiam che, es- 
,e ivi, lì Al dimandato m ifaavea jucaio et^ era 
^^^^uSoo dil padfe suo e 4ltfe era le lettene ere- 
^^ tiliale, et perciò se ne partite el andò via nel paese 



luì 



suo. k lutti questi modi se he parlato per questa 
citade. Questa matina ho poi inteso eiie lì altri 5 
Ckctorì, venerdì passato die Tu il giorno che'l ditto 
duca se parlile, si redussero insieme, et serisseno 
lettere al duca Zuanne suo padre che il ligliolo era 
partito, et che volesse scriver ropinione sua, et mau- 
dorno subilo via il messo, quale questa oolte o di- 
mane si aspetta, il qual giolito, si farà tal eiectione. 
La si è ta^lata il venere et il salcio per le esequie 
cHebrate alla qttmdam madama ULargarita, perché 
lo imperalore et il re andorono ad esse: poi si do* 
veva far oggi, per la causa sopradilta s' é tardata 
fino a la venuta del messo che si aspetta. El'poi latta, 
sì parlìri per Asquisgrana dove si coronare et« co- 
ronato, ritomerk in Germania, et lo knperator an- 
derà in Fiandra a Orisele. Si dice che ha statuito 
dì meler la regina Maria sua sorella, fo r^ìiia di 
Hongaria, al governo dì la Fiandra. Nui fiu bora si hn- 
vema da contentar di questa terra piiebe di alciiaa 
altra di Àtemagna, perebe gè sono amorevoi genie et 
pmcevole, et benne <)i belle usan», e ima di quelle 
molti dì noi la impara volentieri. £t eri A) il primo 
giorno di V anno el, bessendosi Catto Doze ia uno 
loco dove erano di molla gente che baiavano, an- 
dassemo ancor noi a baiare, et quando Iniscoao 
una (tanta se li tooano la maao deslra el à basano 
h) boca, et eoa Canno a iutie le danve dil ballo. 
Tal usanza ne piaceva, et bavevaoio causa di at> 
taearse a te \n& brulle, sono donne piacevolissiflke ; 
non dico perliò che anebe in Augusta nuu ne futm di 
piacevole, che gè ne erano influite ek. 

Da Colonia, Mi tre di gmaro 163 U <^ signor 

duca di Maniova. 

Liì Celione e «tata diferita fino a ^ved*^ che 
saranno li cinque di genaro. È, sialo disputato el 4i 
eleòlorì medimi, con grandissima «atisfiilione di 
tutta la corte, concorrevano in oppinioae che la co- 
ronationf medi^simamenle si Aicease qui ; pur é 
parso alta Ges^irea Maestft òhe 4a si 6u(i in Aqni* 
sgrana, ne^si pai4adi partir sabato, ebeaahk a 
di 7 : altri pur dicono luoidi a 4ll A. Ho aeritfca per 
r irltre mie confesa el rislretamenle a vostra ex» 
ceTlentia il proceder dil figtiolo dii duca ali Saxciaria 
sino alla sua partita, et perdié non si sono «cosi pah 
tflicarti gli suoi parKcolarì 4^ bora dine a vanirà et- 
cellentia, uè poti albore essere ben inrormato, per- 
die scrissi nel medesimo •tempo di ^ei eambuata; 
al presente gli nareré <felintanaeatB il tatle. 

n agliaio <lei doca 4i Saxoata feana di fuoco 



131 



255 



ItDXXX, GENNAKK. 



356 



prima la vigilia di San Thomaso, el non volendo far 
la vigilia, ma mangiar di la carne, gli suoi vennero 
a r arme con alcuni macelleri che ne havevano, 
ma, per esser il giorno che era, non ce ne volevano 
dare, el gli ne preseno quasi per Torza. Questi di 
la terra, in li quali verauìente si vede una grandis- 
sima religione et tanta che dicono il giorno di Na- 
tale esser fatta la descritione di iO milia persone si 
comunicorno, feceron querella di questa insolentia 
con Sua Maestà, la quale sapea cbe lutto il giorno 
di San Thomaso doveano giontarsi a magnar in casa 
dil reverendissimo monsignor de Liege, comise al 
conte Palatino elector che amorevolmente lo a- 
monise ad voler viver catholicamente el da buon 
cristiano, il che fu eseguito, el la cosa paso di 
maniera che si sperava non dovesse far altra no- 
vili. Ma il giorno di Natalo, essendo andata Sua 
Maestà a la messa che cantò solennemente monsi- 
gnor reverendissimo Legato, esso di Saxonia, che 
portò la spada inanti la Cesarea Maestà come é 
suo oOlio orlinario, quando ci fu a Tofertorio che 
da poi Sua Maestà el la Maestà del re gli declori 
andorono ail ofTerir et basar la mano al prefato 
monsignor reverendissimo Legato, esso si parti di 
chiesa burlandosi con grandissima risa di quella 
Ì3|4i cerimonia, ne più tornò in chiesa tino al fine di la 
messa, che alhora, repigliata la spada, accompagnò 
la prefata Maestà a pallazo, ove julli li declori ha- 
vevano ad «lisnar. Et smontalo da cavallo in com- 
pagnia de gli altri, quando fu per entrare a tavola. 
Sua Maestà se gli apressò cosi quietamente che 
quasi alcuno se n' avide, el gli disse : € Andalive 
con Dio, che questo convito non si è fatto se non 
per principi cristiani el catholici et non heretici 
come voi >. CI che lui senza far altre parole si 
parti, el la cosa paso di sorte che ogniuno si per- 
suase eh* esso non magnasse 11 come né electore, 
ma mandatario di efeclor. Dipoi essen<losi congre- 
gati tutti li declori, et esso con loro, per dar con- 
clusio le a questa materia, proposto il caso, el di- 
cendo ogniuno il parer suo, che lutti da lui in fori 
concorevano in favor dil re, quando egli ebbe a 
parlare disse, maravigliare molto che, huvendosi a 
tratar di questa cosa, nella inlimatloue mandatoli 
che SI congregassero in questo luoco non si era 
specificata la causa, perché cosa non conforme alle 
dispositioni ordinate sopra questa materia ; apresso 
eh* egli non conosceva qual necessita gli astrin- 
gesse loro a fare questa electione, aleuto che Tlm- 
perio è provedulo di capo atlissimo a tal governo, 
et cosi giovane et robuslOi che il tempo non gli 



può stimolar a questo, ma che, par volendo Iralare 
di questa materia, gli pareva che si dovesse discer- 
nerli il tempo di tre mexi, secondo é ordinato da 
le lege antique, et redur in Fcanchfort, loco depa- 
Li lo a questo officio, el prò veder di persona die 
non fosse inbabile a questa dignità» come é il re, 
per non esser alemano, ma spagnolo. Tutte queste 
sue obietione gli furono evacuate con buone ragio- 
ne et persuasione honeste ; ma egli, cerne premedi- 
tato e risoluto di quello voleva far, presentalo uo 
suo protesto in scrillo, ussi di congregatioae, et 
senza dir altro montò a cavallo el se n*andò. Quello 
che babbi da seguire ancora non si sa» et forsi ooo 
é determinato: fin tanto si proseguirà alla elelìooe 
et coronatione senza lui. 

A dì 21, la matina. Ussite dì Collegio sier Zoao 
Contarini, savio a Terraferma, el inlrò, con il eo- 
lega sier Santo Moro el dolore, avogadori exlnor- 
diiiarii, ma non ha auto ancora il locbo dove si 
ilieno redur. 

Dapoi disnar, fo Conseio di X semplice. Fii 
preso che Anzolo Sanxon, é sora le voxe,qual baria* 
ducati 46 di salario, li sia cresuti fin ducali 100| d '^ 
quelli havea Piero Grasolaro. 

Fu peso una gratta, che a uno fiol di Mart^^ 
Zantani scrivan a le Biave li sia dà una expetativ^ 
prima vacante, videlicet dil Canevo, poi la mofi^^ 

di Sebaslian di le Tale, overo quello di ., ^ 

poi la morte di 

Fu preso una gralia di alcuni antivaraoi, fo con* 
danati a non navegar se non con gaiie, bora se li 
dà licentia navegar etiam con navilii pieoli, purché 
non vadino in Anlivari el mia Il appresso. 

Fu posto cbe a Simon, fo contestabile di sier 
Luca Loredan a Crema, era in la seconda da baso, 
e acusò che si rompeva le prexon, cbe per questo 
sia asolto del bando di anni 5, di 



Fu leto un processo di uno monetario Domi- 
nato , stava a Bozolo, et non ba con- 
fessalo, preso buttar il Collegio el torturarlo eie. 

Fu letto il processo dil conte Hironimo da Mar- 
tinengo, brexan, é in prexon di qui per lo insulto 
fato a Brexa, qual fo spazà di Collegio per sier 
Marco Dandolo dottor el cavalier consier, sier 
Piero Zen cao di X, sier Domen^ Capello inqui- 
sitor et sier Francesco Morexini avogador. Hor, 
visto non esser sta spazà con il dover, fu messo, 
dillo spazo di Collegio fusse laiado, et di novo co- 
legiado, el cussi fu preso. 



à50 



IIDXZX, OBNNAK>« 



260 



prima, come bebbe oova lo illustre signor viceré, et 
da 5 iK>vembrio fio 29 sempre sleleiio in porlo di 
Saragosa per tempo coulrario, dove, mi scrisse et 
magnifico capilanio de dille, Tonno beo provedute 
de ogni loro opportuno bisogno, laudandosi mollo 
de quel illustre govemator et magnifici jurati. Et di 
Messina expedili per levar li vini de Candia, con lo 
primo tempo sarano do qui, che Iddio per tutto li 
fada salvi. Formentl alli cargadori di Termene tari 
27 Vt« Caslelamar tari 24, Xiacha tari 25 % Zir- 
zenta el la Licala tari 24. Sopra le montagne, al 
contado di Modica non hanno ricollo, et ne va da 
Xiacha per mar, al pozello vai tari 42, salma grossa 
in Catania tari 42. Le traile per tulle parte, tanto 
de subdili de Sua Cesarea Maestà quanto de allri, 
sono ?hiuse; el de salme 35 milia la Corle dele 
traila per Maioricha, Valenza, Zenoa et Lueha cutn 
tari 32 per salma di nova imposta et ordinario, né 
non ne voi dar più, non per Àndaluzia, meno per 
Malica. Et é la saxon bona, a piovesto a sufHcienlia, 
et cusl se intende aver follo in Àndaluzia el Cata- 
logna, et si semena io questo regno più dil solito. 
Nostro Signor ad perfezione lo conduzi I 

De li homeni sono in galici per forza presi a 
Monopoli, sua illustrissima signoria mi fece libe- 
rar uno; di altri al rilorno suo disse sariaoo libe- 
rati. Le qual 4 galie, adi 18 dil passato, purlirno 
per Napoli, et questi 4 giorni avanti é scritto erano 
ancor a Lipari. Che Iddio le mandi a salvamento. 

Per una barza de turchi, partita dal Zer a 10 
di octubrio, si rupe sopra Tixola di Malta a V ultimo 
dil mese di octubrio ditto, il vicecancelier dil re- 
verendissimo Uran Maestro et sua Religione scrive 
questo capitolo a lo illustrissimo signor viceré, qual 
qui non scrivo, per averlo noU in una altra lettera. 

Il caslellan di Buzia scrisse al capitauio di Jevi- 
za, come Barbarosa faceva ussir il Judeo cum 20 
fuste et 5 galie, rispelto 6 galie dil Regno, di Cazi- 
glioti, preseno a le Formenlere una fusta, di tre che 
erano» et le do fugendo dele uova. Di poi si ha di 
fermo errano in Corsicha, dove a le boche di Boni- 
facio 14 fusle preseno una barza, et 1* altra esser in 
I33« Sardegna, che sono per far dil mal assai. Alla 
spiaza di Catania si perse una nave de nostri, carga 
de vini de Candia, et quel vicearmiraio messe mano 
sopra il tutto. El magnifico messer Zuan Battista 
Grimani patron di la dilla galla» de cui erano le 
malvasie, andò in persona, el con piezaria le ha 
haute, et de qui ho mandate provisioue opportune 
al oegotio, spero il tutto li] sarà ritornato, et cussi 
lo illustre signor viceré per sue lettere ha coman» 



dato, et dal messer Antonio Cipolla, nostro eoosolo 
in ditta cilJk, é stato ben coadiuvato in tutte sue oc- 
correntie; per quanto ei mi ha aerilo, merHa Vo- 
stra Sublimità r babbi per ricomandato ei comao- 
darlo. El galion de Guielmo de Belbomo, oonie per 
altre mie ho scritto a Vostra Sublimiti, de porli di 
bo(e 1000, con 400 homeni sopra benissimo a or- 
dine, armado per la sacra Religion, se dice esser 
passalo di Malta in Levante a danno de inCedelti: ne 
é ritornato etiam uno altro de uno genlilomo de 
Montallo, de porlada de salme 1200, con 900 ho- 
meni sopra, prima partito a lai effetto. Et di quello 
sentirò, Vostra Sublimità baveri notitia : la qual pre- 
go lo altissimo Dio conservi et prosperi. 

Fu posto, per li detti, che tutti li redori sodo {34 
ubiigati mandar danari ogni mexe altro per la 
foKification di Lignago, li debbi mandar; et, non 
mandando, nel suo ritorno non possino esser prò- 
vadi in alcuna cosa, se non porteri uno boletin dil 
provedador di Lignago, di haver satisfato quanto é 
ubiigati, con altre clausule, ut in parie. Fu presa, 
ave: 166, 4, 11. liem, non possi andar a capello. 
(Padoa, Treviso, Vicenza, Polesene). 

Fu posto, per li ditti, dovendo» dar la Patria di 
Friul assi daimri per conto de altro, seuza Pinpre- 
sledo et subsidio, che summa zercha ducati 20 miKa, 
chel sia mandalo uno di provedaJori sore le Ca« 
mere, da esser baloli iu Collegio, ei babbi per 
spexe ducali 1 Vt al zorno^ vadi con persone . • . 

el il rasonato a , el liabbi 5 per 100 

di quello scoderi, ut in parte. Fu iunesa, afe : 
148, 22, 6. 

Fu posto, per i Savii et sier Marki Coolarioi 
sier Andrea da Moiin, provedadorisora l'Armar, una 
parte che de caetero si fazi li acrivafii di le galie 

solil per la Quarantia, xoé numero alia 

volta, et cussi, come bisognerà, sia per il Serenis- 
simo cavato uno de li imbosolati, el qual babbi di 
salario ducati 5 al mexe, ut in parte, dove al pre- 
sente ha lire .... i/em, li soracOiiiili uoo possi 
dar danari se uoh presente li rectori. 107^ ttOf 15. 

Fu posto, per li ditti, una parie, che de coeter^ 
alcun soracomilo non debbi dar alcuna roba a 
quelli di la sua galia per il vestir di galioU eie. ut 
in parie. Ave: 146, 19, 11. 

Fu posto, per li Savii, che atenlo é molli faoii e 
capi di stralioli depuladi alla custodia di Dalmalia 
in questa citi, perhò sia preso che ti ditti fra ter* 
mine di zorni 15 vadino, sotto pena di esser eassi. 
ItefHf de coetero, cussi come li gropi ai mandavano 



363 



UDXXy, GENNAIO. 



364 



schi de qualunque sorte se sia, siino essi boschi 
de chi esser si vogli, si ecclesiastici de qualunque 
Ululo che nonrtinar si possi conie seculari, nemine 
excepto, sìiiìQiii et posti si in la Patria del Friul, come 
nel Irivisan, meslrin, padoan, sopra ci Polesine de 
Ruigo, et nel Dogado, et colognese, siano obligati 
redur a boschi, de essi campi che fusseno sta tra 
ditto termine desboschati, otto campi per ogni cen- 
to, et li boschi che al presente se ritrovano non pos- 
siano da copìero modo aliquo esser desboscati, sol to 
tutte le pene contenute nelle più strette leze nostre 
sopra ciò disponente, reservate però et escluse dal 
presente ordine le deliberation alias fatle per que- 
sto Conscio zerca li beni comunali, alle qual per la 
presente deliberation non se intendi modo aliquo 
contravenir. In li qual campi da esser reduti a bo- 
135* schi, possino li patroni di quelli far allevar quella 
sorte de legni che li parerà. Qual effetto de piantar o 
seminar (essi legni), siano (li patroni de essi cam- 
pi) tenuti a far da mò a tutto novembre proximo 
futuro purché de tutta la qualità {di essi legni) li sii 
quella portion de roveri, che per le loze nostre é sta- 
tuito, et li campi che se redurano a boschi siano de li 
pid vesini et contermini a li fiumi et a le acque salse, 
et per benefìcio de le lachune nostre. Et acioché cha- 
dauno observi el presente ordine nostro cum quella 
rectitudine che si chonvenne, et li obedienti siano 
chognosuti, el li inobedienti puniti, chome despo- 
nerio li ordeni nostri, sii preso che cadauno, che 
ara fato desboschar dal tempo sopra dechiarito 
in qua, sia tenuto in termine de mesi dui dar in 
nota la qualità dei campi che sarà deboschato, et 
el sito ci el loco (ove) quelli sono posti, il che abia 
ad esser per loro dislinato et partichularmente notato 
sopra una poliza, qual li abitanti in questa città, 
patroni de essi campi, siano tenuti presentar a Tof- 
flcio deli 3 Savii et al Collegio sopra le Acque, cum 
iuramentoda esserli dato per uno de li Signori di esso 
oflcio. E tal police se abiano a tener in filza e 
siano registrate sopra uno libro a questo deputalo. 
Quelli de fora veramente siano obligati nel ter- 
mine infraschrito dar in nota per sua poliza a la 
cancellarìa de li lochi a li qua! sarano sottoposti 
essi campi, con il sagramento da esserli dato per 
i retori di essi lochi et altre condicion di sopra 
dechiarite, essenio tenuti li relori di essi lochi far 
registrar esse police, et lenir quelle in Alza modo 
ut supra, mandando li exempli de quelle de qui al- 
Toflicio sopraditlo di Savii el Collegio sopra le 
Aque. Quelli veramente che nel termine ditto di 
sopra non daranno in nota el non reduranno et tor- 



neranno a boschi la portion delle terre prefate, avt 
che non darano in nota il insto, manchandò dal 
debito suo in tutte o chadauna delle tre cose sopra- 
scritte, questi tali habbino et se intendino haver ir- 
remissibilmente p?*rso la soprascritta portion delle 
terre che non haranno dato in nota, over redutti a 
boschi, over non data insta mente in nota Vinti per 
cento delle qual terre sia dello acusator et 10 per 
cento del mangistralo o rezimento che fart la exe- 
cusione, il resto veramente sia della Signoria no- 
stra, da esser applicato ali* ofBlio nostro sopra le 136 
Aque per la excavazion de queste lagune» né se 
possi scuoder né tuor pena alcuna, se prima la Si- 
gnoria nostra non bara havulta la parte sua. Tutti li 
altri campi veramente, si prativi come arativi et pa- 
ludivi, che non sono stati boschi, nelli loci el con- 
fini de sopra dechiarìli, siino obligati li patroni de 
quelli redur, do campi per ogni cento, a boschi, pos- 
sendo alevar in quelli che sorte de legni li piacerà, 
et questo sotto le pene di sopra dechiarite el impo- 
ste a (quelli che sono Unutt) iterum redur li campi 
disboschiti a boschi. Né si possi far gratia ad alcuno 
che quovismodo in cadauna delle soprascrille cose 
contravenirà al prr^senle ordine nostro, se la parie 
non sarà posta per tutti sei li Conseglieri, tre Capi de 
questo Conscio, et se non bara li cinque sesti de 
esso Conscio. El la executione della presente deli- 
beration sia commessa ai predilli Savii et Collegio 
sopra le Aque, el quella sia publicata sopra le schale 
di Rialto et S. Marco. El similiter sia commesso 
alti rettori a chi spetterà la execution de quella, 
che faci pubblicar nelli loci a loro commessi el vi- 
cariati sottoposti alle iurisdiclion loro, facendo far 
nota de ciò ne le cancellerie, acioché li successori 
soi r habbino medesimamente ad esseguire. 

A dì 27, la matina. Hesscndo preparato el so- IST*] 
ler in piaza di San Marco per taiar la lesta ci 
squartar uno Piero, fìol di Andrea Albanese capi- 
lanio di le barche dil dazio dil vin, per aver ama- 
zà et sasinà uno suo compare et fu preso, havea la 
sententia al collo, hor questa matina domino Alvise 
da Noal dolor, domino Francesco Fileto, sier 2^an 
Francesco Mozenigo, et altri avochali andono a 
r Avogaria a richieder suspension, atentó é in sa- 
criSy et monslrò le bolle. 

Et il Legalo dil papa vene in Collegio a reco- 
mandar questa cosa, alento è in sacris^ unde fo 
chiama li Avogadori in Collegio, el per il Serenis- 



(1) U ctrU 130* è bianca. 



965 



MDXXX, GENNAIO. 



366 



Simo, come quarto Avogador, et sier Barlolomìo 
Venier cao di XL, fu suspeso lale executione. 

Da poi disnar, reiiulo il Serenissimo con li Con- 
steri in Collegio et li Avogadori, aMileno il caso un 
poeho, unde il Serenissimo si tolse zoso di la su* 
spensione sopraditla, et cussi il Cao di XL si tolse 
zoso, siche diman si exequirì la senlentia. 

Fo expcilito in Quarantia Criminal un caso di 
.... Coresi, retenlo prr aver fato uno scrilo falso 
conlni un greco, fo taià il scrilo, e lui bandizà 
10 anni al conOn di lari, et pagi ducati . . . . , el 
8U qneslo si occupò assi Conse^^ii. 

Di Vegevene, di sier Gabriel Venier ora- 
fùr^ fo lettere, date .... Come 1* oralor dil re 
Cbrislianissimo, erra I), havendo auto ordine dal suo 
re di partirse, et questo perche il duca non havia 
▼oluto restituir li beni a li foraussiti che fonno da la 
p«rle francese, et cussi havia tolto licentia dal vinca 
et partiria. 

Vene in Collegio questa matina Porator dil du- 
chi de Milan, et li fo ditto la nova sopradii ta. 

A dì 28, la matina. Non fo alcuna lettera da 
conto. 

Da poi disnar, fo taià la testa a Piero, Oo de 
Andrea Albanese capitanio di le barche dil dalio, 
et poi squartato. Erra bellissimo zovene et disposto. 
Po Conscio di X con la Zonta, ma prima fo or- 
dinato il Conscio simplice con qu^^lli fonno dil Con- 
scio, numero 17, a condanar sier Vicenzo da Canal 
qa «er Anzolo, fo convenuto come masser a la Zecha 
di Tarzento, el vien strida per ladro, iamen visto le 
906 raxon, non erra debitor ducali 35, et ha pagalo, 
voi gratia non esser stridato. Hor, perché dil Con* 
seio di X eh* el condanò ne erano morti 4, fo fato 
uno del Consolo di X, sier Andrea Marzelo, era li di 
h Zonta dil Conscio, et Avogador, in loco di sier 
Amolo Gabriel é fuora, sier Marco Lorcdan quul era 
11 di la Zonta dil Conscio ; manchava adoncha sier Ni- 
colò Venier dil Conscio presente, el sier Zuan Fran- 
cesco Morexini consier, qualli fonno a far un per di 
iKMse, biche nulla si potè far, e fo lioentià li primi, 
et volendo la Zonta, non erra il numero, siche nulla 
» potè far. 

El col Conscio di X simplice preseno reteuir 
Alvise di Guarischo un altra volta, qual iu camera 

di la scuola di la Misericordia ha ditto vilania a 

(Jil(ure* Antonio) Puzeto guardian grando. Letto il 
processo fato a V Avogaria, fu preso di rclenirlo. 

Fu preso, che le cosse di le miniere, qual erano 
deputate a li Savii sora le Aque, cussi de coetero 
stano deputadi a li executori di le Aque etc. 



liem, preseno altre partesele non da conto. 

7)i Franga, fo lettere dil lustinian ora- 
tor, di 28 decembrio, da Paris. Come con desi- 
derio aspetava la venuta di oratori nostri per pò* 
ter venir a repatriar. Il re era a San Zorman. 

A dì 29, domenega. Fo lettere di sier Nicolò 
Tiepolo el dottor, orator nostro, da Cotogna^ 
di 6 dil presente. Narra la crealion fata dil re 
Ferdinando in re di Romani, una longa lettera, di 
quelle solennità. Item, di le cose di Hongaria, co- 
me l' exercito dil ditto re erra levato di Buda, el 
questo per esser zonto socorso di turchi al re 
Zuanne, et ha dato qualche danno, et non pocho, a 
ditto exercito etc. 

Item^ di 11, di Aquisgrani, Scrive il ve- 
nir di la Cesarea Maestà, dil re eleto di Romani, con 
li Eleclori et li oratori, dove fo incoronado il re. 
Et scrive le cerimonie. Una bella lettera, la copia 
(orsi sarà notada qui avanti. 

Item, di 13 Scrive come ditto re era partito 
per Linz per far provisione a le cose turchesche, el 
andari in Boemia per aver aiuto di questo. La Ce« 
sarea Maestà partirla il di sequente per Brixele, e 
lui orator nostro lo sequirà. 

Scrive, per un altra lettera a parte zercha i con- 
Oni di Friul et Histria, come erra stato con il re 
Ferdinando el con la Cesarea Maestà zercha il terzo 
judice lo episcopo di Chicli, el li hanno dito, ancora 
eh* el ditto episcopo sia suo subdito el persona de- 
gna, tamen, stando a Venecia, è sospetto, el perhò 
scriveriano a Napoli dovesse aricordar qualche al- 
tro che fusse neulral. 

Di Boma, fo lettere dil Surian orator^ di 
22 et 24. Come il papa voria diferir il concilio. Il 
prothonotario di Gambara, andava a Cesare, è resta 

amalato a Yspruch, el O^re ha scritto 

Scrive come, di Io abochamento dil papa con li do 
reali, il papa voria farlo in Italia, et il duca di Al- 
bania orator francese ha parlato a esso orator no- 
stro, che saria bon la Signoria instasse a questo. 
Scrive, il papa à auto forte a mal dil merchà fato 
con Ansualdo Grimaldo di dar i sali per il duca di 
Milan, et non poi patir, ut in litteris. Itetn^ ha 
dito a lui orator nostro, come ha auto lettere del 
suo Legalo di qui, che molti si lamenta di Soa San- 
tità, parlando rolamenle di lui el dil brieve zercha 
li possessi, dicendo: € Ande a veder il brieve, quelli 
Signori non si poi doler de mi che li habbi fato 
cossa che non dovemo far >. Et altre parole hinc 
inde dictae, ut in litteris. Scrive la morte dil si- 
gnor Alberto da Carpi in . . . . el di Filìpin Doria 



267 



MOlXIy GENNAIO. 



368 



a Zenofl. liem^ che le noze dii duca di Maotoa in 
quelhì di Monferà seguirla, con questo, la Baschela 
slagi lontana dì Mantoa per 3 zumale; et le noze si 
Iralava, per il re di Fraiiza, dì darli la Ga dil laar- 
chexe dì Saluzo al ditto duca, e andè in fumo. 
138 N(Uo come eri malina fo ditto una zanza, in- 
certo auetore, come a Roma il papa havia fato 
«strangolar do cardinali di la sua faetiofie, quel de 
Montibus et Redolfi florentino, et eh* el canlinal 
SaK'iati nepole dil papa era fuzito di Roma; tamen 
per le lettere di ozi non zè nulla, pur ho voluto 
notar quello por zornala si dize. 

Di sin Gabriel Vmier arator, da Vegpve- 

ne^di Scrive esser venuti do nontii dil 

marchese di Mus, per trattar accordo con il signor 

duca. 

Vene V orntor del duca di Milan, insta il solito; 
comunicò quanto havia. % 

Vene Torator dil duca di Urbio, capitanio.zene- 
ral nostro, per danari. 

Vene, et ave audienlia con li Cai di X, pré Zorzi 
da Sibinico, fradello di Moral vayvoda . . . . , el 
qual portò lettere di credenza, el il Serenis-^imo lo 
fece senlar apresso. El qual portò in Collegio a pre- 
sentar una brena da cavallo, uno archo, uno carchas- 
90 con freze, do cani livrieri coperli, el uno cavallo 
turcho liardo, qual era in corte. L'arch.» carchasso 
e freze fo manda ne le munition dil (Guscio di X, li 
cani, il Serenìssimo li volse per lui, il cavallo fo 
fatto meter in una slalla, il qual si donerà .... 
Hor ditto pré Zorzi disse come suo Tradello, turcho, 
Moral, é tutto di questa Signoria. 

Da poi djsnar, fo Gran Conscio ; non fo il Sere- 
nissimo. Fato 9 vose, el compilo di Tar li XL Zivil 
nuovi, tutti passoe. 

Nolo. Eri si maridò sier Nicolò Venier qu. sier 
Antonio, vedoo di 4 moier el ha voluto la quinta, 
in la tìa di sier Andrea Conlarini qu. sier Marco, 
donzella el garzona, el lui non ha 50 anni. La pri- 
ma so moier fo Sa di sier Alvise Michiel da san 
Zuan di Forlani^ la seconda fo fla dì sier Uiro- 
nimo Li|)omano fo dal banco, la terza fo di sier 
Alvise Soranzo dai Miracoli, la quarta fo di sier 
Agustin Poscari, e con ninna a vivi floli. Etiam 
una dona questo anno si maridò in sier Sebaslian 
Foscarini el dolor, leze in philosophia, fo Ga di sier 
Ruzier Ruzini, ve^lova di 3 maridi, sier Tomaxo Lo- 
redan, sier Polo Pisani el cavalier, sier Andrea Ba- 
doer e! cavalier. 
138* Nolo. Eri da poi disnar, in Quaranlia criminal, 
per il piedar di Avogadori di Comua, fu preso man- 



dar a retenir sier Simon Valier qa. sier Lorenzo, 
podestà a Castelfhinco, per molle cose fate in dillo 
rezimento, el crudeltà etc, et alias fo incolpado. 
Fo manda sier Jacomo Simitecolo, avogtdor, de li, 
el qual formò processo, el nel ritorno io Collegio 
lo laudò, dicendo esser justo el lieto al danaro. 

A dì SO, la malina. Se intese la note esser scam- 
pad! 6 pres nieri di Vulcan, zoè . . . . , alcuni li man- 
cfiava porho a ussir, et i ladri, i qualli rupe a ToGcio 
di le Biave in uno bancho, la note insileno fuori et 
rupe li fiTi di Tofficìo et scampono, et uno, erra con 
Ihoro, per non tesser il buso si grando, noù polé 
fuzer et resiò in preson. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zimta. El 
prima con il Conscio baodizò sier Vicenio da Ca- 
nal. Come ho scritto di sopra, d* é morti 4, tutto il 
resto vi fu. Et posto di cavar el processo dil scri- 
gno, ave : 2 non sincere. El cavato et lelo, qual è 
conesso con quello di sier Bernaniin da Caoal suo 
fradello, era pur in ditto oGcio di la moueda di 
r arzento, e lui li successe, il qual à iolarhà di assai, 
ma qtiesto sier Vicenzo solum 37 ducali, bor preso 
(posto) la parte di farli gratia, non fusse stridalo a 
Gran Conscio, per furante, ogni anno, ave: 2 non 
sincere, 2 di no, il resto di si. Noo fu presa, voi aver 
tutte le ballote. 

Da poi, volendo la Zoota ordinaria, non erra in 
ordine; manchava sier Piero Landò, sier Marin Zorzi 
dolor, sier Hironimo Juslinian procuralor, amaUli, 
sier Lunardo Mocenigo el sier Alvise GradenigO| 
sich^ non fo in ordine, el fo licenliato li reduii. 

Da poi, nel Conscio di X simplice, feno li Capi 
per fevrer, sier Piero Zen, sier Jacomo Corner, stali 
altre fiale, et, nuovo, sier Hironimo Zane da santo 

Agustin. 

Item, preseno che a Marco di Modesti, é do- 
darò alla lustilia nuova, qual ha fate bone opera- 
tion mediante quel dazio, che li sia 

Item, a uno, è ai Panni a oro 



Copia di una lettera di domino .... (Sigismondo 139 
dalla Torre) orator di Mantoa, scritta al 
dito duca, data in Aquisgrani atti 11 di 
genaro 1531. 

Per la posta, che occorse ad eipedhrsi alli 7, 
scrissi a vosira excellentia rislrelamenle circa la 
ellectione, el che non hebbi più tempo. Bora mi pare 
distintamente de avisarla com* é la della electione 
agioogendoli il successo de la coronalione, qual ai 



969 



MDXXX, OCNKAia 



2W 




mei 



boggi. Partilo che Tu il figliolo di SaxoDia, che 
fu riisearo a quesli altri signori gli quali ba- 
gli havuto (oDga disputitione si ilovcaoo 
ure il palre, conosciuto per publico beretico, 
la elleetione, si trattò di darli floe, e cosi fu 
minato per lo giovedì. La matina del quelle, 
per tempo, la maestà dil re, solo con la sua 
lia, amlò alla cbiesa maggiore di Cologna, et de 
lutti li cinque Electori insieme. Et enlnti nel 
corè»9 si disse la messa dil Spirito Santo, et fornita, 
lì ctv^ cjue Electori prefati insieme col re se retirorno 
in Q WW9 camera giunta alla sacrestia, ove per prima 
anehft^ haveano fatto le sue congregatione secrete, et 
hi s^^ero per spacio di una bona bora, et uscendo, 
uno « 4e li Bleetori mandò il conte Pbilippo Palatino a 
porl^sB r nova alia Cesarea Maesti eh' el fratello era 
state» eiedo in re de Romani, ma, per alcuni rispetti 
che li diriano, supplicò Sua Maesti transferirse 11. 
Ov9» pasato poco, gioiise Sua Maestà, vestita pur di 
hiU^» come era anche il re, per la morte di mada- 
ma Murgarila, con il qwil imperatore era il suo 
coo^tiljo et il eonte Palatina Giunta che fu Sua 
nella sacrestia, dove uscendo di quella ca- 
K venero incontro li Electori el il te, il mar- 
che'^KcJoachioo disse a Sua Maestà in lingua alle- 
nMv%a queste o simile parole, che essendo il governo 
(K to linperìo, maxime in queste parte di Alemagna 
<iitsmta imporianlia che necessariamente bisogna 
che «hi r ha da governare sia continuo el presente, 
w^w^ di die si é più volte passato largissimo ra- 
pov^nmenlo con Sua Maesti, altrimente, come per 
exp^^rienlia al presente si vede, le cose non pono 
P^s^bQre bene, et gii per V absentia di Sua Maestà, 
^ r^caraooa di la quale é implicala io tante altre gran 
che, cosi come sin bora non ha potuto pigliarsi 
cura de questa, al presente medesimamente 
si vede che la possi detenirsegli, sono cascali 
iti erori, come tuttodì si ve^leno, in maniera 
non gli provetleudo d* oportuno remedio, dal 
principio che hanno si potria facilmente le- 
de una ezlrema perditione, però ha vendo 
esser necesaario elezer uno coadiutore, il 
911^ 1« babbi assister a questa Germania, el bavere 
^ ^ ^iramaole diseorso (presso) che tutti li principi di 
ianila^ sono essi Eieelori unaniuaamenle concorsi 
io parere che le rarissime et optime qualità 
suo flrattllo meritino questa exallalione, — el 
^diSuse assai in laudar ilre—el però lo haveano 
%) in re de* Romani ; ma lo trovavano tanto di- 
to, che non poteaoo disponerlo ad acetarlo, et 
suplicavano Sua Maestà ad esortarlo et per- 



infi 
che» 



tal 
dil 

ei^ 
scr^. 



suaderlo et, essendo neces^^ario, come supremo Si- 
gnor comandargli che egli non ricusasse questo ; 
però con molte altre parole dì <|uesla substantia. 
Finito che egli hebbe, la Maesti Cesarea si relirò 
col suo consiglio, el fece eh' el conte Federico Pala- 
tino rendes-^e in lingua spaj?iiunla ciò che il mar- 
chese Joachino prima havea ditto CI stalo con esso 
consiglio per un poco, ritornò, et fece eh* el mede- 
simo conte Palatino pur in lingua allemana, li ri- 
spose, comend^ndoli prima de la cura che tenevano 
dille cose di 1* Imperio, et poi excusaudusi dilla 
necessità dilla sua absentia, et alfine, laudando il 
juditio loro circha questa dectione, fece voltar le 
parole verso il re, con pregarlo instautissimamente 
eh' el pigliasse questo carico si per restauro di que- 
sta travagliata Germania, che pur é la patria sua, 
si per contento di questi principi, gli quali cosi amo- 
revolmente havtMulolo judicato degno di tal exal- 
lalione lo havevano elletto in re, si per discarico 
suo, il quale, cognoscendo che la sua absentia era 
slata potissima cagione dilla ruioa di questa infe- 
lice Germania, havea più volte deplorato seco la sua 
miseria ef, come partecipe di questo peccalo, se 
n'era con«lolso con lui. Alhora il re, pur nella me- 
desima lingua, do|>oi lo haver mollo ringraliato li 
Electori dille laudi che gli havevano alribuite ei 
di l'honore che designavano conferirgli, vollatussi al- 
lo imperatore, li disse eh' el desiderio di satisfar a 
questi principi, la compassione eh' egli havea alla 
sua patria, el il debito de obedir a Sua Maestà, era- 
no bene potentissimi slimoli a far, quando el se co- 
noscesse tale quale lo depingeno quesli signori, ^1 
non devese recusar questo peso j ma il considerar 
la grandezza dilla impresa el la debiliti sua lo in- j^q 
ducevano non solo a recusarlo, ma a suplicar Sua 
Maestà ad non lo astringer a caricarsi di grave» 
insuportabile alle sue forze, et pregar questi signori 
a proveder di persona piò atta a tanta impresa. 
Alhora lo imperatore li fece replicar molle parole 
persuasive et alfine comandargli accettar tal dignità 
El cosi Sua Maestà, doppo molte parole, si risolse 
che, piacendo pur cosi alla Maestà Cesarea el a qudii 
signori Electori, egli era contento de soltoponerai a 
questo peso et non perdonar a fatica né periculo 
per beneficio dilla rdigion Christiana, conservalioue 
dilla sua patria, el satisfatione di sua Cesarea Mae^» 
sii, senza lo aiuto et favore de quali conosca ood 
poter reuscirne con bonore. La qual Cesarea Maesti 
alhora facendoli bono animo li levò lo babbito ddlo 
eledore ei io vestirono di. una robba di brocala 
d*oro rizo sopra rizo in capo mordla, fodraii 



271 



MDXXl, GENNAIO. 



272 



d*armelini, quasi corno alla ducale, con una barela 
del medesimo, et lo condusseno allo aitar ma^iore, 
alla mano sinistra dello imperatore, qual anchora 
dip<)se il luto et veslito di velulo nero, in meggio 
r uno et r altro al cardinale di Magoncia et lo ar- 
cives(*ovo di Collonia, dietro li quali inmediate 
venero gli altri tre Eleclori. Et condotto allo aliare, 
et leloli sopra alcune beneditioni, et fatollo publi- 
car pur in lingua allemana, si cominciò a cantar el 
Tfi d^um laudamus con grandissimo strepito de 
infiniti et diversi instrumenti. Finito il quale, con 
el me<lesimo ordine lo accompagnorono Gn al pai- 
lazo. Et questo fu giovedì alti 5. 

Sabato, che furuno li 7, partirno da Collonia, et 
beri, che Tu marti al li 10, essendo le lor Maestà la 
notte precedente allogiate discosto di questa cita 
una legha, fecoron V inlrala sul tardi. Furono cir- 
cha ^000 cavilli che enlrorno con quisto online. 
Primo, vi erano tutti gli signori di questi Clectori 
et altri principi, che sono dreto la corte, armati. Da 
poi v* erano tutte le guardie a cavallo di lo impe- 
ratore el dil re, assai ben in ordine di cavalli ei 
sopraveste, drieto gli (]uali erano alcuni pochi si- 
gnori, tra quali vi era il signor duca Alexandro. 
Da poi vi erano due pagi, uno di lo imperatore, uno 
dil re, sopra dui gran corsieri abarJati con sopra- 
veste di brocato d* oro rizo con gran perle. Segui- 
tavano questi dodici paggi dil re sopra ì'2 belli ca- 
valli, vestiti li paggi de saioui di raso cremesino 
bigaroti di tella d*oro. Veneano poi 18 di quelli dil- 
140* lo imperatore, vestiti de li panni soliti, sopra allra- 
tanti cavalli, fra li quali vi erano lutti quelli che 
vostra excellentia gli ha donali. Da poi venivano 
dui araldi, et dietro loro uno conte lodesco, che iu 
absentia dil duca di Saxonia ha cura di portar la 
sp.ita inanzi Sua Maestà. £1 poi veniva lo impera- 
tore, armato tutto dalla lesta in fuora, sopra uno 
corsiero (risono abardato con saio el sopravesla di 
brocato di oro rizo soprarizo, con impresa de due 
mani in fede, con una bercia in capo di veludo nero 
el una pena giala piccola dal lato slancho. Vi era poi 
il re sopra uno corsiero pur abardato con saio el 
sopravesta cremesino, tutto recumalo di belle el mol- 
tissime perle, con la impresa di F et A, che e Fer- 
dinando, e fina con una barella tutta carrica di pen- 
ne bianche. Dietro questi immediate seguitavano gli 
cinque Eleclori. Da poi vi era il cardinale di Leggie 
el quello di Trento, el tutto il Consiglio di lo impera- 
tore, el ultimamente tutte quelle pocliegiente d'arme 
el arcieri che vi sono. Questi di la terra maodoroo 
proeessiooalmente il clero incontro fin alla porla, 



con mol!e reliquie, tra Paltrela testa di Carlo Magno, 
el il re gittò alcuni pochi denari, de li quali ne mando 
uno a vostra excellentia, benché gè ne fusseno de 
maggior, non molti. El visitata la chiosa, ogniuno 
andò agli soi allogiamenti. Questa matina poi a le bo- 
re 8, che può essere una bora di giorno, sono andati 
tulli alla chiesa maggior ove hanno fatto la corona- 
tione, la qual é stata finita circha le 12 bore, cbe é 
megiogiorno, et dapoi sono andati vestiti degli babili 
dilla cerimonia a piedi al palazo comune, ove in una 
gran s«ila che vi é, lo imperatore el il re ad una ta- 
vola, et li Eleclori ciascuno alla sua, el poi di fori del 
catafalco diversi principi in diverse tavole, si sodo 
posti a magnar, el anchora ci sono, et e quasi Dule. 
Io non scrivo parlicularmente tutte lecerimooie, per- 
chè seria far un libro, et infine non sono se dod le 
medesime che si feceno in Bollogna alla corooatioD 
dello imperatore; et poi, a dir il vero, io non bo ve- 
duto se non una parte, perché le due notte precedeo* 
te ho hauto la febre, la qual però spero che doo deb- 
bia passar molto inanti, per proceder da un extre- 
misimo fredore eh* io tengo. Se non si purlirè de qui 
venere, sabato senza fallo seri la partila, la Maestà 
Cesarea con pocha zente per la via di Leggie a Brusele, 
et la maestà dil re iu Austria. Non voglio tacer una 
cosa, cha la Maestà Cesarea ha mostralo questa ma- 
tina, con tanta jocondilà el illarità di volUi, segno di 
extrema allegreza, che non è homo che coufessi, 
per prosperità che gli sii successa, haverlo niai ve- Ui 
duto tale. Ogniuno é lauto pieno di queste cose 
che non si parla d'altro; perhò non bo che pia scri- 
ver di novo a vostra excellentia. 

Copia di una lettera^ data in Aquisgrani a U3>) 
dì 12 eener 1530, per Fasin Bereceio, è con 
Vorafor nostro, drigata a sier Thomà Tie- 
poh fo di 8ier Francesco. 

Scrissi a vostra signoria, da Cologua, de la par- 
tita dil fiolo dil duca di Saxonia, el dil protesto 
che havea facto alli Eleclori zercba la eleetione dil 
re di Romani, et di le oppositione al re predillo Per- 
dinando fate, et però per la presente non dirò al- 
tro di quello. Ma, seguendo 1* ordine de dilla elee- 
tione, dico che alli 5 di V instante, ne V aurora, si 
rediisseno li dui Eleclori seculari, li tre ecclesiastici^ 
et il mediator dell! sei quando fusseno discordanti, 
che furono il duca di Baviera conte Palatino, il mar- 
chexe di Brandiburg, secuUri, il cardinal di Ma- 

(1) U etrta 141* è bkMa. 



973 



UDXXX, GENNAIO. 



274 



gunzn, lo archiepiscopo di Cotogna et Io archiepi- 
scopo di Trcvere, ecclesiaslici, il re FerJiiiaudo 
medialor come re di Boemia, che, quando li sei 
non si accordassero, lui è il septimo che interpone 
Paulorilà sua in tal cleclione, nella ecclesia maggiore, 
la quale Gno la eleclioiie predilla fu cuslodila da 
gran numero di gente armale di dilla diade, et 
etiam con le porte di essa cilade serali. Et siali 
che forno li predilli alquanlo insieme serali in sa- 
crestia, andorno in coro, vesliti tulli sci con manli 
di veludo cremesino con bavari fodrali di armclini 
e con le barelle similmente, habili che richiedono 
in tal cerimonie. Et accostatosi ogniuno alla sedia 
sua si cantò solennissimamente una messa del Spi- 
rilo Santo, la qual finita ritornorno in dilla sacre- 
stia et elessero il ditto re Fenlinando in re di Ho- 
mani. Il che inteso da V imperator, che era in uno 
loco ivi vicino, andò con pochissima compagnia 
quasi improvisamente in coro dove, postosi a seder, 
il marchese di Brandiburg, per nome delli altri 4 
electori, significò a Sua Maestà, loro de comune 
concordio havea eleclo il re Ferdinando suo fratelo 
re di Romani, quando però cosi piacesse a Sua 
Haesli. Il che udito smontò dal seggio imperiale, 
et a sé chiamati per cerimonia li conseglieri soi et, 
tiratosi a parte con loro con)c volesse il conseglio, 
ordinò la risposta al duca Federico di Baviera fra- 
tello di lo eleclor, la qual data, pregò et comandò 
al re che pigliasse il carico che si conviene a un re 
de Romani. La qual cosa intesa, in segno di gran- 
dissima reverentia esso re smontò dilla sedia sua, 
et disse che, poiché cosi piaceva a Sua Maestà et a 
quelli illustrissimi Electori, volentieri pigliava tal 
carico, né con minor fede et diligenlia si sforzeria 
di tenirlo che fusse stato lo amore et clemenlia sua 
in dargelo. Il prelato illustre marchese di Brandi- 
burg alhora ringratiò V una et T altra Maicslale, 
quella che si havesse degnala di comandar et a que- 
MAom Sta di obedire, et pregò lo iniperatore che, in segno 
di gaudio di questa bonoratissima eleclioue, volesse 
deponere li habbiti lugubri quali, dal primo giorno 
che ebbe la nova di la morte di madama Margarita, 
havea sempre portati. Et per satisfar a tale honesla 
dimanda, si fece porre in dosso un rubone di vo- 
luto negro, et al novo re un manto imperiale di oro 
soprarizzo. Et levatosi tulli insieme, posto da man 
sinistra da lo imperatore il re et tenendolo sem- 
pre per mano, lo condusse allo aliar maggiore, et 
ivi lassatolo inginocchialo con li Eli dori, Sua Mae- 
stà se ne ritornò alla sedia sua, et falle alcune ceri- 
monie per lo episcopo sufraganeo dì Cotogna ci I 

/ PiaHi di M. Sawlto. — Tom- IIV. 



dille alcune oratione, esso re si levò in piedi aiutalo 
da li predilli, et volt:ito la fazia al populo, havendo 
il prcilillo manto che tulio lo copriva et la barela 
de eleclore, sedete sopra V altare, et apresso lui li 
Electori senza barela, come lo volesseno servire, 
fino che il canzclier di! Magunlino in lingua alenia* 
na fece la puhbliculione al populo, che in sé conte- 
neva tal sushintia : che hessendo per molle occasione 
necessaria cosa che in Germania stesse il re di Roma- 
ni, n(* potendosi fare per la Cesarea Maestà, la qual era 
nccessiluta rilornare neil; soi regni et stali, haveano 
li illustrissimi Electori concordemente eleclo re dei 
Romani il serenissimo re Ferdinando re di Ilongaria 
e di Boemia, eie, con consentimento di Sua Mae* 
sta, et che pregavano Dio, che bona et felice fusse 
lai cleclione. Finilc tal parolle, in un istante si udi- 
rono tanti vari instrumenti .sonare, che d* ogni in- 
torno la dilla chiesa di slrepilo grandissimo riso- 
nava. El cessalo alquanlo, si cantò il Te Deum 
ìaudamus con musici e.xoellenli.ssìmi, organi di 7 
registri, trombe, pifari, cornamuse el flauti di tanta 
nielodia, che è cosa incredibile a dirlo. Il che finito, 
con alcune orationi, si levò il serenissimo re, aiutato 
dalli predilli Electori, accompagnalo come di sopra 
da essi, andò alla sedia di Cesare et con reverentia 
grandissima se gli presentò inanli. El Sua Maestà 
con volto lieto smontò di essa et humanamente il 
fratello accelò, el presolo per la mano, et ditte al- 
cune parolle alli Electori, sopra un medemo grado 
come compaiano nel governo al lato suo lo pose a 
sedere. Elco.sl s'andò, ridendo sempre, T imperator 
dimostrando vero gaudio con il fratello, con lui 
ragionand's n^* però lui, di fori mostrando la lelilia 
che di dentro al core leniva, mai rise, ma conside- 
rava la dignitade assumpta. Li Electori se andorno 
a spoliare li habili loro el, ritornati vesliti con le 
loro prime veste, acompagnorono le predille Maie- 
stale alli palazi .soi, havendo sempre Cesare a sini- 
stris il fratello con il manto predillo, che copriva 143 
tulio il cavallo ; alli quah giouli, hebbe fine la so- 
lenne cleclione. Alli 7 poi si parlirno da Cotogna 
ambe le loro Maestà el li Electori con Grandi dille 
corte, et noi poi alli 9, con fangi grandissimi et pio- 
già, fessemo G lege, el alli 10 a megiogiorno arri- 
vassemo de qui in Aqui.sgrani, dove di fori si prc* 
parava la inlrata dille prcfale Maestà, quale con 
grandissima pompa a bore 2*2 la fecero. Et seben 
dico <|ul sotto esser questo ordine, vostra signoria 
pensa che di più erano alcune cose che io non so, 
perché invero non si poi veder né saper il tutto \ 
pur dico cosi esser sialo Tordine e*, me qui è notato. 

18 



m 



MDXXt, OENNAia 



S76 



Videlieei, homini a eavallo, a diverse livree 
vestili, delii iofrascrilU : 



Dil duca di Julich 

Dil conte Palatino eleclor . . . . 
Tronnbete et una nacbara . . . . 

Dil Maguntino 

Dil Brandiburgense 

Dil Treverense 

Dil Coloniense 

Dil cardinal di Trento 

Gentilbomeni de Àquisgrana . . . 
Gentilomeni dil re armati, con li ra- 

gaa 

Ragazzi dil re con veste todesche, 

boeme et onpre, di raso cre- 

mesino con Tusi d* oro et pena- 

chii bellissimi, con cavalli di gran 

preck) 

Paggi di l' imperator, con cavalli ut 
supra 

Gentilbomeni dil re vestiti d' oro e 
di ricami 

Gentilbomeni di Cesare con veste di 
brochato, con arme dorate, et li 
cavalli coperti di brochato . . 

Tamburi et nachare infloili. 

Da poi questi seguiva il clero di la 
eilade, con la testa, brazo sinistro 
et spada di Carlo Magno, che fu- 
rouo portate incontra fino alia 
porta da la eilade. 

Gentilbomeni di Cesare et dil re rica- 
mente vestiti, et baveano da ogni 
banda li allabardieri di Sue llaie- 
stade 



numero 130 
2-20 

16 
195 
132 

60 
ìli 
112 

18 

105 



U 



25 



20 



30 



60 



Dot che spai^n danari, zoé il marchese di 
ViHafnmea et il duca Alexaodro di Uedici. 
I43« Tre altri, tra fratelli et nepoti dil conte Palatino 

eiedor. 

Il doea Alberto di Uechelbureh con vestimenti 
di grandissima valuta, ricamati eoo perle belissi- 
me. Poi seguiva la testa etc. di Cario Magno, che 
ho noti di sopra. Da poi seguivano lo archiepiscopo 
di Trevere, che seco bavea il conte Palatino a de^ 
xMs et il marchexe di Brandiburg a 9inistri$, 
p(A quello che portava la spada. Cesare poi con il 
Magontino a mnistris et il Coloniense a dextriSf 
et drieto il re, che a piedi bavea li cavalarizi et 
geolilbomeni da zercba 50. Poi li revereodias/mi 



cardinali Lege et Trento et li ambasiatorì, drieto 
alli quali seguivano 10 signori di la camera di 
r imperatore; poi li homeni d'arine di ambe Sue 
Maestà, che erano 335 ; poi altre gente, che non 
vi era numero. Con tale ordine é seguita la iutrata 
di Sue Maestà qui, che é stato più bello assai a ve- 
dere che non si poi scriver, perchè vi erano assais- 
simo cose belle et riche, nuixime li vestimenti del- 
ii preditti principi, oltra quelli di le ditte Maestà, 
et maxime il saglio dil re, la iattura dil quale é 
eostata 500 fiorini : questo é di raso cremesino con 
un (riso intorno et, nelli quarti del saglio, riebamato 
di gioie et perle, et cosi errino li fornimenti del 
cavallo di una valuta inestimabile ; quello de V im- 
perator era come altre volte da Mautua et de Y- 
spruch, nella gionta de le regine, scrissi a vostra 
signoria. Cosi fumo accompagnate ditte Maestà alli 
loro palazi, et cessata la gente si andò a cena, che 
bora era. 

Alli 1 1 da matina poi, aoompagnate dalli pre- 
ditti electorì, seculari, cardinali, ambasiatori et altri 
signori. Sue Maestà vennero alla cbiesia insieme, 
r uno a lai V altro, V imperator con 1* babito et in- 
segne imperiale, et il re con il medesmo ohe bebbe 
in Cotogna quando fu pubblicato re de Romani. 
Et ne V intrar di essa furono incontrati dalli tre 
electori ecclesiastici, vestili con li habiti poolificdli; 
mitrie sue et pastorali, et da doi altri episcopi cbe li 
ministravano. Acompagoati li quali, letta una ora- 
tione da lo* archiepiscopo Coloniense, et datoli a 
bastare la croce dal Maguntino, ricevettero il re 
solo tra loro et lo condussero in mezo la cbiesia, 
cantando un verso della Scrittura Sacra a proposito 
di lai atto, lassato lo imperatore con li altri alla 
entrata. Il qual poco da poi entrò, et andato cou 
ditto re che si mise drieto a lui, a T aitar ma^iore 
inchinandosi Aolamente, si pose a sedere sopra una 
sede preparatoli alia parte destra di 1* altare, el il 
re prostratosi prima in terra a li gradi de Taltare, 
et cosi stato fino che dal Coloniense li fu letto al* 
cune orationi, et poi levatose, andò alla sua sedia m 
preparata similmente alla parte sinistra. Cosi stan- 
do, cominciossi la messa da ditto arohiepiscopo Co- 
loniense, et dopo canta la epistola, et il re deposto 
el manto regio, fu condotto da li archiepiscopi Ma- 
guntino et Treverense a l' altare, dove se distese un 
altra volta in terra con le mano in croce, el cosi 
stando se li cantò le htanie. Queste finite se levò, et 
r archiepiscopo Coloniense li fece legere certa acri- 
tura todesca, ne la qual, sicome ne fu referito, se li 
dimandò in separate dimando se voleva tener et 



f 



m 



MDXX3tÌ GENNAIO. 



578 



servare la catholica Tede, esser tutore della Santa 
Chiesa et de soi ministri, reggere et deffendere se- 
condo la iustilia il regno concessoli, esser iusto 
iudice et defensor de poveri, richi, vidue et orfani, 
et infine prestar la debita subietione et reverentia al- 
la Santa Romana Chiesia. A ciascuna di le qual di- 
matide fu risposto per lui : Volo, et a Y ultima ag- 
ponto il iuramento. Da poi similmente si dimandò 
con la medesima scrittura in lingua germana alli 
prìncipi presenti, clero el populo se volevano esser 
subleii et obbedir a tal principe el reclore, el fu dal 
Maguulino, Treverense et altri tutti circumslanli 
risposto : Volumus, Il che fatto, il re la terza volta 
se distese in terra et, da poi dittoli dal ditto Colo- 
niente certe beneditionì, levatosi, fu onto da lui il 
capo, il petto, Ira le spale, ambe le gionlure de 
Ì>ni2i, et infine ambe le palme delle mano, con certe 
parolenn ciascuna oratione. Ct da poi fu cooduto dal 
ibs^^ntino et Treverense in sacrestia, dove fu ve- 
stito di habito subdìaconale et cosi ricondutto al 
loco suo, dove da poi lettoli dal Coionieose diverse 
loD^^ benedietione, tutti tre loro gli diedero, con 
cerl^ parolle a ciaschaduna insegna, prima la spala, 
da s>«i el manto, et poi il scepli*o et pomo, et in&ne 
la Corona, che furono tutte queste cose di Carlo 
Ih^^VK) imperatore. Et con queste il Maguniino et 
Tre^verense lo menomo a T altare, sopra il quale 
poftt.ovi h mano fece la sua professiofie di observar 
tult^ le cose dimandatole di sopra. Et poi tulli li 
Ele^rf ori insieme, cantando il clero, lo condussero ad 
uno loco di sopra la chiesa, et ivi lo posero a seder 
sopi-*a una sede, die pur si dice esser stata di Carlo 
Hasrno, dove ingenochiandosi loro a lui li fecero 
rev'^rentia, et li diedero la spala in mano, con la 
qniàlc fece molti cavalieri. Et fu cantalo il Te Deum 
ia^i^dafMis con le interpositione più volte di quel 
mm sono confuso de tanti instrumenli, come nella elec- 
tiooe bo ditto di sopra. Infìne ritornati tutti a V al- 
tare^ fo cantato lo Evangelio et, da poi, fatto Tofer- 
torio dal re et dalli Eleclori soli, secondo V ordine 
loro, al quale non andò lo imperatore. Et Gnita la 
messa, il re, dappo* data la beneditione, fu comuni- 
caf o.- Et compite le cerimonie, cosi vestiti come era- 
^o> andorono al palazo de la comunilade, havendo 
'*'nr)persitor nanti a sé il conte Palatino el il mar- 
chese iti Brandiburg con il Treverense in mezo che 
li portava il sceptro el pomo, et il merascalco che 
" por tara. la spala, et seguendo il re il Coloniense 
^^1 stio sceptro in mano, spargendosi medesima- 
"^ento nel camino di le monete al populo. In una 
^^ "Cli questo paiaeo erano preparate le mense, | 



una per V imperatore et re insieme sopra un tribù- 
naie molto eminente, et poi per ciaschaduno de li 
Eleclori da basso il (ribunale separatamente la sua, 
con richissime credentìere di vasi d' argenti et de 
oro, et con li baldachini et sedie di brocalo d* oro 
ciaschaduna. Dove fu, per ogniuno delti Eleclori pre« 
senli et vicegerenli delti absenti, exercitalo Toffitio 
el minislerio suo, zioè per il marchese di Brandi- 
burg fu data r aqua alle mano ; da poi per li eccle* 
siastici tutti insieme porto in zima di un baslon do 
argento il sigilo imperiale, il qual preso et guardala) 
dal re gli fu restiluilo ; per il conte Palatino fu por- 
tate le prime vivande, el con la credenza solita 
apresenlale; per un baron boemo, in loco dil re di 
Boemia, con la medesima credenza dato il poculo ; 
el per il sopraditto marescalcho, in loco del duca di 
Saxonia, lolla di un monte di biada di cavali la 
prima mesura el gettata al popolo. Fatti per li ditti 
r oflBlio loro et lassati altri principi a servir alla 
mensa de V imperatore el dil re, fra li quali furono 
il duca di Michelburg et il duca Federico di Baviera 
fratelo di Io elector, si redussero ciaschaduno di loro 
separatamente alla sua, et vi disnorno tutti di copio» 
sissime et regal vivande. Et si come queste si leva- 
vano dalle mense, cosi tutte si gitavano dalle fané- 
sire al populo, che si era ridutlo io grandissinMi 
moltitudine, al quale fu eiiamdio dato mangiare 
un bo rostito integro con le come el piedi dorali, 
pieno di sorte diverse de animali, et con questo 
molli pani gelatoli pur da le fanestro : il vino gli 
subministravano abondautemeote tre fontane de 
una aquila el dui leoni finti, che da la bocha lo gil- 
lavano per sei cane nella piaza. Et co^ si é finito il 
giorno in tal solenuitade. Nella presente mando in- 
clusa una de le monete d* argento, che furono git- 
tate al populo. 

A dì 31. Fo la traslation di San Marco; li U5 
offici! non sentano, ma le Quaranlie si, el non se 
varda per la terra. 

In la Quaranlia Criminal el Civil vechia fo trati, 
per sier Zuan Dolfin, sier Marchiò Michiel clim 
avogadori, una oppinion, quali voleno che sier An- 
drea Loredan, fo podestà e capilanio a Crema, pagi 
quelo ha mal tolto li soi oficiali a Crema. Et parioe 
il Dolfin, esso Loredan et il Michiel ; a la fin non 
mandono la parte. 

Item, preseno che quello si haveva da qoeli à 
{oMo indébite ^\ rectori stali a Crema, non si trovan- 
do a chi darli, la parte nulla diceva a chi si dovesse 
dar, e fu preso darli a certi monaslerii, lU in farle. 



279 



ìiDyiXìiy FEBBRAIO. 



980 



Seguile un caso ieri sera a hore due di noie 
mollo compassionevole, che sier Marco Tiepolo, fo 
podeslà aw Torzelo, qu. sier Doiiailo fo amazà de 
una spada nel pedo da un suo compagno sier Zorzi 
Duodo di sier Velor, per cerle parole dille per 
avanti, come intravene. Vixe do bore el morile 
poi confessalo, el perdonaloli eie. 

Da poi disnar, fo Colegio, el fono edam con li 
Cai di X, intervenendo il lolho di sier Andrea Dicdo, 
qual non sera e lui ù loca i danari. E fo gran 
parole. El qual chiamalo in Collegio fo admonilo 
desse piezaria, qual promesse dar Vicenzo Livrieri. 

146') Del mexe di fevrer 1530. 

A dì primo fevrer. Introno, di sora, Consieri 
nuovi, sier Nicolò Trivixan qu. sier Gabriel el sier 
Domenego Capello qu. sier Carlo, il lerzo è sier 
Sebaslian Justinian el cavalicr, qual è orator in 
Pranza. Item, Cai di XL di la Quaranlia criminal 
nuova, ozi inlrada, sier Piero Querini qu. sier 
Antonio, sier Ilironimo Rcnier qu. sier Gasparo, 
sier Francesco Lambardo qu. sier Piero. Item^ Cai 
dil Conscio di X sier Piero Zenj sier Ilironimo Za- 
ne, nuovo, el sier Jacomo Corner qu. sior Zorzi ca- 
valier procuralor, li quali do è siali altre fiale. 

Da poi disnar, iusla il solilo, il Serenissimo, ve- 
slilo di reslagno d' oro, el di sopra il manlo da- 
roaschin biancho a fiorini (Poro et cussi la barela, el 
il bavaro di armelini di sopra, con le cerimonie 
ducal, oratori papa, imperador, Pranza, Milau et 
Perrara, lo arziepiscopo di Baffo, Pexaro, el lo epi- 
scopo di Trail oìim Scardona, portò la spada sier 
Prancesco Venier, va podestà a Brexa, in veludo 
cremexin allo e basso, suo compagno sier Jacomo 
Poscari qu. sier Nicolò in veludo negro, eravi etiam^ 
di sora li cavalieri, il cavalicr di la Volpe qual ha- 
bila in qvesla terra el ogni volta va con la Signo- 
ria, poi allri sonalori, non però molli, el uno sier 
Piero Grilli, fo podestà el capitanio in Caodislria, 
qu. sier Homobon, in veludo cremexin, qual non è 
di Pregadi, hor insta il solilo andoe a vesporo a 
Santa Maria Pormosa ; non era alcun procuralor. 

A dì 2. Po la Madona di le candele, e fo sol, 
.siche ancora mancha un mexe d' inverno. Il Se- 
renissimo, vestito di reslagno d*oro, la vesta et 
cussi la barela, fo in chiexia con li oratori papa, 
imperador, Pranza, Anglia, che zonse my zoè quel 
Caxalio era prima slato a Roma e Bologna, Milan 

(i) U otrU 145* è Uftiioa. 



et Perrara, lo arziepiscopo di Baffo Pexaro, do soli 
procuratori sier Domenego Trivixan el sier Ja- 
como Soranzo. Era di sora i cavalieri, il conte Bru- 
noro di Gambara brexan el il conte Brunoro eiiam 
di Gambara {sic) ; era etiam il cavalicr di la Volpe, 
el, olirà li Censori, zerca 31 senaiori, excelto sier 
Andrea da Mula fo podestà a Chioza, qual non é di 
Pregadi. El vene a la messa in cbiesia e a tuor le 
candele, iusla el solilo, e li secrelarìi di Collegio 
avanti, tulli vestiti di paonazo, il canzelier grando 
di scartato el becho di veludo cremexin. 

Di sier Zuan Antonio Venier e sier Zuan 
Pixani procurator, oratori, di 9, da Briona. 
Del zonzcr li, et tandem esser venuto per aqua il 
colega Pixani. Sono 5 zornate da Paris, dove è il 
re el a di 15 saranno a Paris. 

Da poi vesporo, li Savii si reduseno a consultar 
zercha far oratori al re di Romani. 

A dì .9, la matina. Po lettere da Vegevene, 
di sier Gabriel Venier orator, di ... . Scrive 
come le cosp del marchexe di Mus e sta rimesse in 
le man di Maxinnlian Slampa a conzarle con il du- 
ca, et si lien si conzeranno. Il qua! marchexe fa far 
a Mus una galla per andar per il lago Mazor. Scrìve 
la morte di Pilippin Dona a Zenoa. El par che An- 
tonio da Leva, qual si ritrova a . . . , ha Dìandato 
a dir al signor duca, si offerisse di inlerponersi ne 
l'accordo con il duca {sic). Item, il duca spera aver 
il castelo ; vorii da la Signoria ducali 30 milia iu 
prestito. Ilor, lo acordo con il duca e il ditto mar- 1 
chexe, soa excellenlia Pà ringratiato, dicendo é nei 
manizo dil Slampa. Scrive, a Zenoa esser zooti for- 
menli assai, adeo milanesi voleno far comprada di 
10 milia some a lire .... de imperiali, che vien 
a esser durati 9 il slaro. Item, scrive aver di 
Pranza come a Paris si preparava feste per la io- 
coronalion di la raina. 

Po letto una lettera di Morat vayvoda del 
samacho del Ducato, fradelo diprè Zorei. Scri- 
ve al Doxe, come aspetta ordine di cavalchar e correr 
tra la Sava e la Drava a danni di lodeschi, el che 
Imbrain bassa dia vegnir con exercilo in Hongaria. 
Si offerisse a questa Signoria, e manda alcuni pre- 
senti el suo fradelo, al quale se li dia fede. 

Da poi disnar, fo Pregadi, per far orator al re 
dei Romani, a congratularsi ci scriverii una lettera ; 
et parte dil Collegio vuol, el parte non sente. 

Da Consiantinopoli, di sier Francesco Ber- 
nardo hayìo, vene lettere, di 23 dezemhrio. Scri- 
ve come era nassulo uno fiol al Gran Signor, di la 
sua favorita, el a di .... si havia fallo festa cou 



)8l 



MDXU, FEBBRAIO. 



282 



fuogi, per la terra, e lenir serale le bolege. Li ora- 
tori dil re Perennando sono parlili, et falli acom- 
pagnar fina a li confini con dirli, volendo il suo re 
Vi ]Mli che per le allre scrisse, mandino allri oralori 
che si concluderà V accordo. Scrive il zonzer 11 di 
uni galla, vien di Barbarla, con uno nontio di Bar- 
barosa, ha porla a donar 3 lioni, una ligre et 15 
garzoni con due poli d' arzento per uno. Il Signor 
K ila fallo bona ciera, el li voi dar una bandiera e 
farlo suo capilanio in Ponenle, con queslo, non fazi 
danno a subdilì di venetiani, siccome li ha dillo el 
mif^ifico Imbrain bassa essendo esso baylo an- 
rlilo a sua visilalione. Scrive, di le cose di Hongaria, 
poi le allre sue non è venulo se non un olacho, né 
se Intende alcuna cosa. Scrive, il Signor esser anda- 
to a la caza su la Grecia. 

Ru posto, per li Consieri, una laia a Verona, 
alento del 1527 a di 9 sellembrio fu dà tuia per 
qopslo Consolo a quelli amazò Frison Rambaldo fo 
di missier Silvestro dollor, cilladiu veronese, di 
mezainoUe intra uno incognito in la sua camera el 
loftfYiazop, e pf^rchè non fu dà aulurilà al podestà 
di Verona di bandir quelli delinquenti di lerre e 
loogi, per la presenle se li dà aulorilà, ut in parte. 
Ave z 151, 2, 5. 
147 Ru posto, per II Savii dil Conscio e Terraferma, 
Qiui savia lellera, notala per Nicolò Sagudino secre- 
tirio, al serenissimo re Ferdinando, eleclo re dì 
RoiTiani, congraluiandose di la sua elcclione ; e fin 
qui Itilli é d* accordo. Poi sier Andrea Trivixan el 
cara* I ier, sier Nicolò Bernardo, sier Lunardo Emo, 
savIi dil Conscio, el li Savii di Terrarerma voi si 
eonlinoi, elli mandaremo immee^m^e uno orator 
nosl ro a far tal congralulalion viva voce. Sier 
IJàc^ TruD procuralor, sier Gasparo MalipiiTo, savii 
dil Conscio, sier Francesco Soranzo, savio a Terra- 
ferma, voleno la lettera sola, senza dir di orator. FJ 
qual orator, per la parte di allri, si dovea elczer de 
JW'Oesentf, con ducali l'M) d'oro in oro al me.\e 
PW spexe, con 10 cavali, computa il secretarlo ci 
^^ staSeri, el vadi quando et con la commission 
^^i*^ termina per queslo Conscio, ut in parte. 

Andò prima in renga sier Luca Trun procura- 
^^» el fé una optima renga, dicendo, non é di far 
qa^^o molo per le cose del Turco, alcgando molle 
■^^on, el che 1 re va in Boemia a far provlsion 
*^^^f.ra il Turco, el nui volemo mandarli oralor 
P®** far sdegnar il Turco, però loro voleno mandar 
la lederà congratulaloria solamente el non dir nula 
^' ^^nlor, et queli che sente questa oppinion, h per 
'^^Oio eie. Et il Conscio sentiva questa oppinion. 



Da poi li rispose sier Andrea Trivixan el cava- 
lier per la soa oppinion; ma il Conscio non lo voleva 
aldir, siche non fece bona renga. El venuto zoso, lui 
el sier Nicolò Bernardo, sier Lunardo Emo, savii 
dil Conscio, sier Marco Antonio Corner, savio a 
Terraferma, qu. sier Polo messeno indusiar tutta la 
materia a doman. Et sier Luca Trun procuralor e 
li allri do voleano mandar la teiera simplice. Andò 
le parte : 62 del Trun, 120 de T indusia a doman, 
et questa fu presa, et fo comanda grandissima cre- 
denza. 

Fu posto, per tulli li Savi, che essendo morto 
sier Marco Antonio (Nicolò) Venier signor di An- 
dre (Parto) qual a lassato una pula picola el la 
moier in dilla Ixola, pertanto sia scritto la infrascritta 
lettera a sier Anzolo Nadal, consier a Napoli di Ro- 
mania, che'l debi andar al governo di queir ixola 
con salario di ducali 30 al mexe di V inlrade di 
r ixola el, havendo più a Napoli, etiam babbi al 
mexe quel di più, ut in parte. Ave : 156, 2, 5. 

A dì 4, la matina. Fo sier Marco Antonio Cor- 
ner, savio a Terraferma, dal Serenissimo in 0>legio, 
dicendo voler Pregadi, el metter un scontro che 
piacerà al Conscio per la oppinion sua ; el cussi fo 
ordina Pregadi. Da poi, reduli li Savii, sier Lunardo 
Emo savio del Cons'^io fé lezer una sua oppinion in 
questa materia, dicendo è bon conseiarla, mera- 
veiandosc fosse sta ordina Pregadi, siche fo dismes- 
so il far di Pregadi el, senza saputa di Cai di X, il 
Serenissimo ordinò Conscio di X con la Zonla. Si- 
che non si segui la materia di eri. 

Vene V orator del duca de Milan, iusta il solito, 
comunicando li avisi. 

Vene Torator dil duca de Urbin, per danari dia 

aver il suo Signor. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zonla, 
ma prima simplice, feno un vicecao di X, in luogo 
di sier Piero Zen è amalj.to di la sua gamba, sier 
Bernardo Soranzo stato allre fiale Cao, qual ozi è 
il primo zorno sia inlrà nel Conscio di X. Item, 
cassier per mexi 4, sier Hironimo Zane ; sora Tar- 
telaria per fin setembrio, in luogo di sier Dome- 
nego Capello è intra consier, sier Lorenzo Braga - 
din; et .sora le case sier Piero Zen, in luogo di sier 

Andrea Trivixan el cavalier è ussido di 

sier Gasparo Conlarini. Item^ con la Zonla, fono 
su certa materia importante, la qual non fo expe- 
dila per consultarla meglio. 

Item, preseno dar ducali 1000 sora le acque, 
di danari di lidi, per far le spexe che bisogna. 

Fu posto, per li Cai, che a li Avogadori extra- 



283 



IfDXrX, FEBBRAIO. 



284 



ordinari noviter creati, quali non hanno loco in 
palazo et voleno rieonznrsi un loco nel palazo mi- 
nalo da redursi, nel qual si spenderà zercba ducati 
160, perhd tanto li sia spexeper l' officio dil Sai, 
offerendosi loro che, di primi danari venirano io 
Toficio aspettanti a San Marco, renderano al Sai li 
ditti ducati 160. Andò do volle. Non fu presa. Ave: 
13 di si, et Udrno. 

Fu preso certa parte, di alcuni danari, da Bro- 
xa erano deputati a l' Arsenal, et li fo (olii, ebe de 
coetero li debbi mandar a 1* Arsenal, ut in parie. 

Et licentiata la Zouta, restò il Conseio semplice 
un poeho. 

In questa matina, vene in Collegio V orator ce- 
sareo, per aver trala di biave per transito, te- 
sando una parte sul nostro, et portò lettere dil re 
di Romani di questo. Il Serenissimo li rispose ksase 
la supliehi, si expediria col Collegio di le Biave. 

A dì 5, damenega. Fo lettere di Vegevene^ 
di eier Gabriel Venier orator^ di 29. Scrive, 
come era zonto uno nontio di Cesare, con lettere 
di r Agelin suo orator, li scrive di la eletioo fatta 
dil re di Romani et la ìncòronalion in Aquisgraoa. 
Et Cesare ft scrito al prolhonotario Carazolo a Jdi- 
lan rhe fasi restituir a Lorenzo Hemanuel al duca 
de Milan il castello, quando averà adimpito la ca* 
pitulation di Bologna di averli dato ducati 300 mi- 
lia et 20 milia per conto vechio di la investitura, et 
18 milia ducati de intrada al marchexe di! Guasto 
e Antonio da Leva sul stado, et pieziiria di 20 
milia scudi pertende aver per conto vechio, et se* 
guKi di 50 milia dia dar el primo anno, ut in Ut- 
teris. Al che il duca spera di brieve satisfarlo e aver 
il. castello, et ha ma ridato il Castelazo, suo intimo, 
a Milan a far provision dil tulio. 
143 Di Franga, di sier Sebasiian Justiniim el 
eavalier, orator, da Paris, di 7. Come si aspet- 
tava de 11 le raine per far la incoronalion 

di la regina. Il re era andato a Sau Zermao. Scrive, 
aver inleso Cesare venir in Fiiindra et starà li, né 
andari in Spagna, per voler veder la fin dil concilio 
sì ha a far. El ha scritto al su > orator è de qui, dagi 
ogni aiuto apresso il re Chrislianissimo a T orator 
dil duca de Milano. El papa à scrillo uno brievaai 
re anglico, come Sua Maestà elezi uno indice, et la 
rezina uno altro, i qualli habino a indicar zercha el 
divorilo, et la Rota poi aldino le appelatioo. El qual 
re par, di danari li dia dar il re Chrislianissimo per 
conto di Cesare, par li . . . , el voria cbe'l rom- 
pesse guerra a Cesare. Item, il papa solidta le noze 
dil dttca di Qrlieos in sua ucza b ducbesioa, di oaxa 



di Medici, et voria che l' havesse il slado de Milan. 
Scrive, come à inteso, T orator Pixani veniva per 
aqua» siche a di 14 sarano de li insieme con Tora- 
tor Venier, il che desidera sumroamente per poter 
venir a repatriar. 

Dapoi disnar, fu Gran Conscio. Non fu il Sere- 
nissimo ; vicedoxe sier Jacomo Badoer. Fo a Con- 
seio il conte Brunoro di Gambara brexaoo, qual è 
camerier di l' imperator, et sento di sora li cava- 
lieri. Po fatto 9 vo\e e tutte passoe. 

Fu fato ozi una bella festa in Birì. 

^ il ff. La note, la matina e quasi tutto il 
zomo fo gran pioza. 

Tk Anglia, di eier Lodovico Falier, orat0r, 
di 38 dicetnbrio, da Londra. Scrive zercha il di- 
vorilo et il breve à scrito il pape di tuor iudiei ; 
ma il re ni la raina non è d* acordo io tuor li 

indici. 

Veneno in Collegio molti canonici, V afchidia- 
cono Lippomano, e altri preti di Padoa, dolendosi 
che il patriarcha nostro havia scrito uno breve a 
loro preti che sub poena excomunicationis do- 
vesseno annullar il laio fallo in Quaraulia Zivil io 
favor loro contra li fhli di Santa Justina. Et fo ri- 
messo aldirli, con le parie in contmditorio, domas. 

Dapoi disnar, fo Conseio dì X con la Zonta, ma 
per li molti amaladi non si potè redur, etahore 34 
vene il decimo, sier Piero Landò, et si redusw e 
tralono certa materia secreta, che nulla voiseno dir. 
El fo fato lezer le parie di quelli dil Conseio di X 
d Zonta che, vacando tre mercori contioui, sia 
fatto in loco Ihoro eie. 

Da Cividal di Friul, di sier Gregorio Pi- 
Marnano, prowdador di ... , Manda riporto. 

A dì 7, h nialina. Non fo alcuna lettera da 
conto, ni cosa di far nota. 

Dapoi disnar, fo Collegio di la Signoria con li 
Savii, per aldir li oratori padoani, con quelli Pixaoi 
per le rote di V Adexe eie, fate per loro Pixani a 
danno del padoan. El parlò missier Francesco Cao- 
delisla, orator di parloani : li rispose sier Sebastian 
Venier avochato di fioli fo di sier Lorenzo Pixani 
dal banco. El fo rimessa la cosa al Pregadi. 

A dì 8, la matina. Fo lettere di Roma dil 
Surian orator. Come erra slato col pontefice, qua! 
molto si havea dofeslo ch*el Conseio di X bavea su- 
speso il desgradar di fra Galateo, et esso orator li 
disse: < Pater Sancie, in Roma sono molli iuthe- 
rani, iamen Vostra Santità non fa execulion alcuoa 
contro di Ihoro ». Et scrive parole hinc inde aictae. 
Item, come havia auto aviso da Milan Cesare ebc 



«5 



MDUX, fEBBRMO. 



m 



i eooieoto «far il casiello al duca de Milan, daodoli 
li danari, (*l di la investitura dar caiilion, eie. 
149 ft* Cividal di Frinì ^ di sier Gregario Pi- 
jamafia, di 4 fewrer. Come, questa niatina, é ri- 
loroaloil Olio messo, mandai in Ungaria. Riporta 
die gioose a Vienna alli 20, ove é stalo fino alli 26, 
nel qual giorno se parli, né polé andar più olirà, 
000 easeiido la slrada sicura ; et manda la sua de- 
poaitione. 

Referìsse, il re Zuanne esser in Buda con tulli 
li baroni et capitani ciie erano con lui ai tempo dil- 
la obaidioiie, et io Pesi, qual bano pur alquanto 
rasetalo, vi sono 4000 turchi, et il^resto di le geote, 
ioino al numero di 6000 persone in tulli» sono in 
Bada, la qual fortifica, et vi introduce tutta la vi- 
toaria che li é possibile si per el viver de li homeni 
come per li cavali. Che il capitanio Coscba, nepole 
Al re Zoanoe, é con 3 in 3 milia persone in uno 
contalo dimandato Uyps, cbe é dil suo patrimonio, 
atbareeoperali alquanti locbi toltoli in questa guerra 
dal re Penlioaoda. Cbe II Signor lurcbo havea cbia- 
malo il re Zuanne, soi baroni et capitanei, cbe an- 
dasera alla Porta a Costaniinopoii per consultar di 
quanto sì havesse a far per la guerra. Cbe gli ba- 
roli banoo ricusato, dicendo non voler darsi in po- 
tar de ioSdeli, ma morir cristiani come erano nas- 
suli,oodeGbe il re erra restalo ancor lui, ni ha voluto 
aodarvi, ei cbe il reverendo Griti erra partito per 
Co8laotiiK)poli, come da tutti si aiBrroava. Cbe alli 
15 dil passato li oratori dil re di Poiana, dil re 
ZuMoe et U eapitaoei dil re Ferdinando furono 
ÌD9Ìeoie a parlamento io Missagratb, terra tra Buda 
et Strila sopra la riva dil Danubio, ove si 
liene la corona dil re di Oogaria, et tratorno cbe 
il re di Pokoa tnaoilaase soi oratori a Cesare et 
re Ferdaoaodo, et vedesse in spano di mezi tre 
di far scordo, et cbe il re Zuanne dimandava inter 
Mefert h Transylvaxia integra ei lutto il patri- 
mooio aw>, cbe sooo, tra terre el castelli, numero 
7& Che io Strifooia é tutta t*arleliaria dil re 
Perdioaido e i' armada, di la qual è capitauio Hi- 
rooinoo da Zara baadilo di le terre di la iliu 
ilriniAa S^ooria. Che lo ezercito alemaoo e re- 
sliUi eoo 9 in 3 miUa persone io tutto, qual sono 
•Uogiate io Strigonia, Trioavia et boia di Cornar, 
kiodiiviciii i*unoa l'altro; el resto tutto é di- 
sGautato, et WMXime la oation todesca. Cbe Paulo 
Boehàia oogaro, capitanio delti leggieri, era venuto 
a Giavario, terra tra Vìeoa et Buda, et ivi vivea 
di rapioe. Cbe'l Sigoor turcbo bavea cbiaoMti lutti li 
primarii di Secbyl, paese de Ongaria tra la Transil- 



Vania el Transalpina cbe fa sempre per la guerra 
40 milia persone, et erano andati a Constanlinopuli, 
el sono rilornsiti, come parca, molto conienti, né 
seintenilea quello babbino tralallo né cbe li sia sta 
comandato, cosa cbe dava mollo sospeltioue a tulli. 
Cbe a Viena si havea diversi avisi di Possonia, et 
r ultimo di 33 dil passalo, cbe esso relator vide le 
proprie lettere da un mercante di Possonia, perso- 
na di conditione, scritte a Viena ad uno suo re- 
spondente, con chi lui ha molla pratica, nelle qual 
dieea ivi baversi per nuova certa chef alla lin di 
marzo sarebbe alli confini di Ungaria numeroso et 
potentissimo ezercito de turchi, el che barebbeno 
seco da 10 milia buffali, che conducono 1* arlellaria, 
et da 50 milia gambeli, cbe portano le vilualie. Et 
cusi é fanìa pubblica io ogni canto, per il cbe io 
Viena et tutti quelli lochi et paesi circumvicini 
sono in tutta quella maggior trepidatione cbe si pud 
considerare, et temono di presta et grandissima 
mina, et tulli quelli cbe baooo bavuto okkIo hanno 
levate le robbe loro dilla d'à et coodutte la mag- 
gior parte in Neustolh, qua! tengono assai sicuro. 
Che In Vienna si fa gran provisione di fortificarsi : 
fanno 1^ spianate intorno la città et ruinano tulli li 1491 
muri di le case de li borgi, et da lor stessi, {come) al 
tempo delia obsidione, cavano le fosse et il terreno 
eoodueono di fuori acanto la moraia, et lavorano 
ogni giorno 700 guastatori, zioé 100 di la citi et 
600 dil contado, et gli mutano ogni capo di tre gior- 
ni, et apresso si la un cavalier di moro alla porla cbe 
guarda verso Italia, qual chiamano Charoector. Che 
alli 8 dil passalo in Viena fu (atta una dieta, nel- 
la qoal iuterveoero tutti li priocipi deJ* Austria, et 
Iratlossi de la imposilione datali dal re loro cbe 
vuole daPe citi raynes 30 milia et dal paese 50 
milia: conclusero, et elessero lor oratori cbe va- 
dinotai signor re, intendendo non pagar, allegando 
la oecessilà che bora baniu> di ripararsi, el per 
molte »ltre spexe cbe con vengono fare per la guer- 
ra eminente : et cbe aspettano tuttavia, et perciò 
in tulli era molta descoutenleza et grandissima 
muroiuraliooe. Che io Viena ai aspectavaoo lutti 
li eapitaoei dillo ezercito per consultar del modo 
de h sutNta riparaliooe per la fortezza della ala, 
et già al suo partire era giooto uu capilaoio faispaoo 
ditnaodato Salina. Gie ba veduto gran otimero di 
soldati, cbe forno alla obsidiooe di Buda« per Irao'* 
silo andar a diverse parte mal conleoti et maiiA' 
Simo ad ordine, si gli homeni come li cavali, per 
esser stali oioito tempo senza daoari, et oiolto ai 
laroeotavano con istrane parole. Che il re Ferdi- 



28? 



ICDXXXt t^BRAlO* 



388 



nando ha dimandato a li signor dilla Slyria raynes 
60 milia, qual gli hanno promesso et conlenlano 
darli 43 milia. Che li regenli de Viena hanno man- 
dato 17 some di polvere a Lubiana, et esso relator 
le vide partir de Vienna, et nel suo ritorno poi le 
arivò a Nf*uslo(h, perché se inlendea che una 
banda de turchi venirebbo a queste parte de Friul, 
come erano anche avisati. Ch' è venuta nuova, il 
duca di Saxonia et marchese di Lanthgravia soda- 
vano gente per meler in stato il figliolo dil quon- 
dam duchaNlI Bertymberg contra il voler di Cesare. 
Che la raina Maria vedoa é in Crems, loco vicino 
a Viena, qual, come se dicea, dovea andar in 
breve al governo dil slato et in locho dilla quon- 
dam madama Margarita. Che nel ritorno suo é stato 
in Neustoth et ha veduto che si lavora in diligentia 
alla fortificiitione, dilla qual ha il caricho uno di na- 
tione furiano da Gemona, dimandato el Spirito, et 
slassi con grandissima guardia, né lassano intrar 
forestieri se non con diticultà. Questo é quanto si 
ha potuto saper insino alli '26 dil passato, nel quhl 
giorno esso relator parli da Viena. 
150 Djpoi disnar, fo Pregadi per la cosa di le aque 
di padoana con li Pixani, et fo leto il Conscio 
per saper il numero erra, et fati venir dentro con 
li soi Hvochati, primo parloe domino Francesco Cao- 
delista dolor, orator di Padoa, qual disse, per 
queste aperture di arzeri bavea fato li Pixani, erra 
anda sotto aqua 45 milia campi in padoana etc. ; 
eonclusivfi, narò la cosa, monstrò il disegno, et 
fé bella renga. Et li rispose sier Sebastian Venier 
avoehato per i Pixani. Et poi per 1* bora tarda fo ri- 
messo a doman, admonendo tutti venisse, in pena 

di ducati 10 

A dì 9, la matina. Vene V orator di Milan in 
Collegio, insta il solito. Nulla di novo. 

Dapoi disnar, fo comanda Pregadi, in pena di 
ducati 10, per la materia di eri eie. Et parlò 
primo domino Vicenzo Rosso dolor, orator di Pa- 
doa, et li rispose domino Francesco Fileto dolor, 
avoehato di Pixani, il qual compito, 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, Savii dil 
Conscio et Savii di Terraferma, di cazar quelli che 
hanno posession ne li terrilorii di Monlagnaua, 
Es!e, Moncelese, Castelbaldo, et Conselve, |)adre, 
fioli et fradelli de li diti. Ave: 85, 6, 1. E poi 
per li Consieri fu cazà etiatn quelli hanno da far 
sul Polesene. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, sier Ni- 
colò Bernardo sierLunardo Emo, savii dil Conscio, 
0ier Francesco Soranzoaavio a Terraferma, che, sotto 



pena di la vita, de coeiero alcan non debbi tagliar, 
far taiar alcun, alcun arzere di Gumi, ut inparie. 
Ave : 77 di si, 17 di no, 10 non sincere. Fu presa. 

Fu posto, per li ditti, che sier Sebastian Barbo, 
provedador sora le aque di padoana, exeguisca 
quanto li é sta coroesso, e sia perlongato il suo 
star fora per lutto marzo, 97, 4, 3. 

Fu posto, per li ditti, chel sia paga a sier Zuan 
Fran\*esco Pisani et fradelli, qu. sier Lorenzo dal 
banco, il suo molin, e toi li ducati 476 é in de- 
posito, et sii scritto al capilanio di Padoa che'l vadi 
a far levar il dito roolin, dove l' é al presente. 
Ave: 76, 18, 11. 

Fu posto, per li dilli, che la rotta, fatta far per 
li dilli Pixani, il capilanio di Padoa debbi farla ob- 
lurar, ut in parte. Ave: 91, 5, 7. 

Fu posto, per li ditti, che li roolini da cha' da 
Mosto et da cha* da Riva, posti ne la Fossa Lovara, 
sia fati levar. Ave : 98, 1, 6. 

A dì 10, la matina. Non fo cosa alcuna di 
novo. In Collegio fo alditi li oratori vicentini cercba 



Dapoi disnar, fo Collegio di Savii adeonsuUn- 
dum et dar audientia. 

In questa matina il Collegio deputado di sier 
Polo Nani e li altri, sier Jacomo Badoer sier An- 
drea Mudazo, consieri, sier Tomi Moro olim cao 
di XL, sier Stefano Tiepolo avogador extraordina- 
rio, et sier Zuan Mathio Bembo signor dì Notte, ab- 
senle sier Antonio Barozzi qual é a Roma, si redu- 
seno in camera dil tormento, presente sier Aoiolo 
Gabriel et sier Alvise Badoer avogadori extraordi- 
narii, et fato chiamar il colateral zeneral, qual sti 
di sora V officio di Avogadori, con guardia, el lo 
examinarono, et li deteno una cavatela et un scas- 
so di corda, nulla si hebbe ; il qual è crevado e ì 
le braze sotil, et lo messeno in zeppo. Iterum poi 
disnar si reduseno per darli corda, e non li potè 
dar. Et la matina poi il Collegio si reduseno in 
r ofli«Mo di ditti Avogadori extraordinarii dove erra 
il Collegio di le biave. Et visto il colateral dod si 
poteva dar corda, rimasene a di 13 a redursi. 

A dì llf la matina. Non fo cosa alcuna da 
conto, solum lettere di Boma^ dil Surian ora- 
tor, di 7 et 8. Come 1* orator cesareo solicitava 
il papa a conzar Modena e Rezo, e lassarla al duca 
di Ferrara, con farli dar qualche summa di danari; 
(love il papa rispose voler le sue terre, e darli a 
r incontro Ravena et Zervia. Il che facendo, el ve- 
tendo Cesare lasar Siena et unirla con Fiorenza, li 
i voi dar Parma et Piascnza et 



989 



IfDXXX, FEBBRAIO. 



290 



Dapoi disnar, (o Consejo di X con la Zoula. Fu 
preso apalUr uno casal in Cipro, chiamalo . . . . , 
per anni . . . , a ducali .... a Tanno e quel più 
sarà (rovà nel Pralicbo, et da al presenle ducali 
5000, a sconiar ducali 1000 a Tanno, el T ave . . 



Fu preso, alenlo li oratori di Fellre, domino 
Nicolò de Mezan dolor el domino Zuan Nicuola 
do Villabruna dolor, è comparsi alla Signoria di- 
cendo, compie adesso la exalion li fo falla di du- 
cali 400 pagavano a T anno per causa di T incen- 
dio, unde al presenle recbiedono che il podeslà e 
capitanio non slagi più in caslello ma habbili in 
palazo, al qual li sii cresulo salario aziò vadi homo 
di più aulorili, iiem, si fazi uno caslelan, il qual 
perhò non fazi cane va, unde fu preso che il Col- 
legio possi in quesla materia venir in Pregadi con 
le sue oppinion, ut in parte. 
151 Fu fallo scurlinio di un execulor sora le Àque, 
in luogo dì sier Zuan Malipiero erra savio sora le 
Aque, qua! per non slar con li do, li manchava a 
compir 8 mexi, et à refudado. Tolli 9, rimase sier 
Marco Contarini, fo provedador a Peschiera, qu. sier 
Tadio, qual vene do volle a lanle a lanle con sier 
Zuao Michiel, fo camerlengo di Comun, qu. sier 
Piero, e poi il Contarini rimase. Fo lollo eiiam 
sier Zacaria Valaresso, fo capitanio a Zara, qu. 
sier Zuanne, et altri 

A dì 12, domenega. La noie et eri piovete 
assai. Nulla fu da conio in Collegio, solum sier 
Anzolo Gabriel et sier Alvise Badoer avogadori 
extraordinarii fonno e conlra sier Stefano Tiepolo, 
et si disseno di gran parole insieme. 

Dapoi disnar, fo Gran Conscio. Vene il Sere- 
nissimo, vestilo di scartato per una sua zermana 
fo moier di sier Alvise Loredan. Fu fato Consier 
di Ossoduro sier Andrea Marzello, fo al luogo di 
Procurator, qu. sier Antonio, qual vene quintuplo. El 
fo fato, visto le leze, non si polca più aspelar sier 
Sebaslian Justinian el cavaiier, che é in Pranza, che 
venisse, et poi rimaso zuroe et inlroe. Et altre 8 
voxe. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, exceto 
sier Doroenego Contarini consier cazado, che es- 
sendo morto sier Anzolo Justinian, era capitanio a 
Famagosla, sialo solum mexi 8, e poi di lui dia 
andar sier Toma Contarini el cavaiier, qual voi an- 
dar dapoi li do anni, pertanto sia preso che far si 
debbi iusta il solito capitanio a Famagosla, et sia ri* 
salva al prefato ssier Tomi Contarini andar poi, 
come T a vera compido. Ave : 970, 175, 5. 

/ Diarii di U. Sawuto. — Tom, IJV. 



Fu posto, per li Consicri e Cai di XL, una par- 
te: Alenlo molli rezimenti hanno compido, eli 
elecli voriano slar il suo tempo, perhò sia preso che 
in Iodio di quelli hanno compido, da terra, habbino 
termine uno mexe, e cusì di qua dal Golfo, da 
mar, mexi Ire, con altre clausule, ut in parte. 
Ave: 6, non sincere, 33-2 di no, 971 di la parie. 
Fu presa. Ave: 930, 175, 21. 

Fu posto, per li Consieri, dar licentia a sier An- 
drea Tiepolo, provedador di Peschiera, di venir in 
quesla terra perzorni 15, lasaudo in loco suo sier 
Sebaslian Tiepolo di sier Nicolò. 4033, 126, 17. 

Fu posto, per li ditti, dar licentia a sier Bendo 
Boldù, podestà di Camposampiero, di poter venir 
ut supra, lasando in loco suo sier Marco Antonio 
Malipiero fo di Andrea suo cugnado. Ave: 657, 
123, 13. 

In questo zorno fu Tato una festa in campo di 
San Zuane Bragola, dove fu assà persone; non 
compila et reduta a compirla marti proximo. 

A dì 13, h matina. Fo lettere di Vegevene, i5i» 
di sier Gabriel Venier orator, di 3 et 4. Come 
fin 8 zorni il signor duca spera aver il castello : 
à dato a li noncii cesarei li danari, excetto 14 mi- 
lia ducali che spera trovarli, siche poi potrà dir 
esser signor di Milan. 

Dapoi disnar, fo Collegio di Savii, el fo fato le 
noze con il parentado di sier Antonio Marzello qu. 
sier Zuan Francesco in la fia di sier Uironìmo Lo- 
redan fo dil Serenissimo. Item, per la nave zonla 
.... di si ave aviso le galle di Ale- 
xandria, di ritorno, esser zonte a Zara, et poi se in- 
lese per merchadanli zonli, queste galle esser zonte 
in Hislria senza cargo, solum colli 50 di specie, 
sicome per il cargo qui sotto si vederà, alcune 

cassie. 

Noto. In questa matina fo in Collegio Toralor 
Cesareo, dicendo aver auto lettere di la Cesarea 
Maestà come, per il ben de Italia et per defensione 
di quella, li spagnoli che Soa Maestà tien in Italia, 
da numero fanti . . . ., voria fosse paga per terzo, 
un terzo il papa, il qual é contentissimo, un terzo 
Soa Maestà, et un terzo la Signoria nostra, il che 
saria la conservalion de Italia eie. A questo il Se- 
renissimo li rispose che, secondo il nostro costu- 
me, li Savii la consulteria et si Iralaria la risposta 
nel Senato, et poi se li responderia. 

A dì 14, la matina. Non fo cosa alcuna di 
novo, solum lettere di sier Zuan Antonio da 
eha' Taiapiera, capitanio di la larga, date 
, scrite a sier Fiero suo fratello. 

19 



391 



IIDXXX, FEBBRAIO. 



393 



Come la barza é redula in lutU perfezion, bona dì 
velie et va salda. Item^ come in porlo de Milo ba- 
via trova una barza francese, veniva di Alexandria, 
carga di Tormenti et fave, la qual la (é restar et li 

tolse Tormenti per Tar biscotti et li die li 

danari. 

Dapoi disnar, To Pregadi, et leto poche lettere, 
ma quelle venule questi zorni. Item, li capitoli 
conclusi tra il ducha de Milan et castellan di Mus, 
overo marchexe, et come i haveano fatto trieva per 
tulto aprii, et mandati li capitoli a Timperator 
aziò li ratifichi et aprobi. La copia di qual sari script 
qui avanti. 

Fu posto, per li Coosieri, una taia a Mestre, d 
certo homicidio sequido a Spìnea, ut in parte 
bandirli di terre e lochi, con Uia lire bUa Ave 
135, 0, 4. 
152 Dapol il Serenìssimo si levùel referì quanto 
havla exposto V orator Cesareo in Collegio, zercbi 
contribuir in pagar per terzo, U Papa, ;>aa Maestà, 

et la Signoria iKwtra, fiuU spagnoli, die b 

tenli^i in Italia, per cooservatwo dì queila. 

Fu posto, per lì Saviì d* accordo, che da maliua 
per il Stwnissimo lì sìa risposto, ilapoì le panile 
«onerai, come non poileow tir questa spexa, na 
bon, vtslendo o^vasìoo contra Italo, «llion coolri- 
buiremo a i^gnì spexa, iusta la fvMrtna di capitoli 
ha verno mx la Osaret Maestà. Ave lutto il Cousau. 
Fu iKiato, per sìer IVro Mocenj^o savio a TVfw- 
(brn\a, che tw il CoUe^tw sìa baSoU uno secrtuno 
nualro da D^tìw^r maiìdato a ClousUutiuiHvU a portar 
u pmt^nlar al Sìgtuvr turclK^ il Uouc^wtus utsU k de- 
lamraiiou ftiHa iw questo aniww, et alenU la «- 
Ulanlla IVot» il u>agu)tk>> luibram K>«$» mandilo ne 
voi am>Ur li pr^ nm *^mh> de lì UMi^iaU par k 
>ii|IMurÌtt» lino non «x^ai il dillo Ikukxmtikv 

Kt II Havi^ via CvM^s*^ e altrv T^enufetmi* el 
UMmmIi m«»>i^no |MV «nnnr imius^^r. 

tt;t iihHA \mw jmw IVNf>> M^k^o^jv^ ei vte*r W 
N»Mii HMM W II ri?k|Hv^ *wr Uuardo lìnw «in* 
illl UmiumIm, {\\m\\\K\ \HNrlo .sì \\4 uMud4rk\ um d 
fm^i fili IìmIImhìo Noi l'^r uiK^ sMf^lvMT. ^Mh^ neavvsi 
^ll »|I|m|Im HMHM^«»niii*i ^1 rvjrti vie lì. pe<v*rf iìmi 
WHMi HVNII ili MmIU. \A Mix\ avHrte k pr^iieMlew 
Hi llMM«M(illMM|Htli, al IMorJi ^tuiM44 «Mlee^ ex^»r 
Um^M )I llMiiaitUi H \\\\^\' k \^\M sU ^VM et $k>4. 

i^'l «Imi- PiMhi M^^»^Hl|^^ iM IvnU' ivv^ d^ «Mtifrlar 
U |mfIm iIiI «MithtUi'Ui «»l mv4tt^ iml^»!!iM»r « xt^Mf^ a 
^) I Ni r llinUhli». 



Fu posto, per i Savii, una parte di questo te- 
nor : Havendo li oratori di Feltre richiesto la Si- 
gnoria nostra dar augumenlo dil suo al ret*or va 
de li, pertanto sia preso che al presenle reclor el 
successori, olirà lire 103 Tà al presente, li sia 
cresulo lire 82 al mexe. Item, si elezi per il no- 
stro Mazor Conscio uno caslelan in ditto loco di 
Feltre, per 4 man di elelion, per mexi 16, princi- 
piando a inlrar 1532 primo marzo, et babbi do con 
lui a ducati 3 al mexe, et lui babbi ducati 18 al 
mexe, né possi far caneva né vender vin, e la 
comunità pagi per Ihoro le 30 et 40 per 100. La 
qual parte si a a metter a Gran Conscio. Ave 186, 
4, 2. Et fu posta a di 5 marzo. Ave 1 1 16, 50, 2. 

Fu posto, per li Savii : Havendo easso li ivoga- 152* 
dori exlraordinarii Pelegrin di Crìstufolo vero- 
nese, erra in la rocha di Soave con una paga, el qual 
dil 1496 al Taro li fo porta via uno braso hes- 
sendo a li senicii nostri, el e vechìo di anni 70, 
pertanto non é da abandonarlo in questa sua de- 
crepila età, pertanto l'anderà parte che al ditto li 
sia dato taxe per cavalli 2 al mexe, in vita soa. Il 
vicino a Soave, a raxon di lire 4 soldi 10 per ca- 
vallo, uiin parie. Ave 160. 6, 1. 

Fu posto, per li ditti, che Nicolò Belin, era ea- 
stelan a Soave, di anni 80, qual é sta caso ut su- 
prUy lì sàa eon6rnià la stantia sua in ditto castella 
dì Soave, in vita soa, et taxe per cavali 4 al mexe 
B Tìcmo a Soave. Ave : 124, 19, 3. 

Fu pcKlo, per y Savii dil Gonseio e Terraferma, 
die a sÀer Zoan Battista ìlemo, qual fo condulo a 
leter flaetbaaatìca, et à leto e leze eoo satisbzioa 
dì se^rfari, pertanto li sia p gà il salario di danari 
dof« vìeo p^o pre* BaptisU Eguatio. Ave: 117, 

li, L 

F^ fKflla, per E diti, chel nobii homo sier Za< 
(•ria Gixt, ^ fa r excralio dfl soldo, eifa posto 
<«$l«lin HI b roda dì Valc«> con page . . , casado 
«I jayra, p^rtaolo K sa dato tanse 8 al mexe, a 
fir^ I jKdiì IO per eavab, ut m jmiìsl Ave 116, 

F^ pi^^^x per E ditti, che besseodo 13 ahber- 
,£im a I^r;»iX q«aE haiva ai mexe . . ,elaeom- 
ptcwira a caftlae» di Bergamo, et cassi ui wpro, 
d ^'rtllC^ sài prv^ cìm^ sier Sìmoo Uon, va capìtaDio 
a Hcf^iamc hthk efimi 8, a Ere 8 al mexe, da 
<l«faa CammL e W E elee, e» vachaodo, fi capetaoìi, 
die jwr i i ayra rara me », iìdchhi daer. 158, 

Ta 9ij><i^ pnr E Ommeri, Gh di XL e Savii, 
v'W A9!lMM» MhmImv etani H cip ì iim o di Yen- 



993 



MDUXi FEBBRAIO. 



994 



zon, al qual dil 1510 li (o dato provision ducati 
due al mexe sopra la muda di la Chiusa, perlanlo 
sia preso che li sia azonto altri ducati 3 al raexe, 
siche habbi ducati cinque al mexe sopra la muda 
di Venzon, ut in parte. Ave 133, 15, 7. 

Fu posto, per li Consieri, atento Zuan Matia 
Casata milanese, erra in compagnia con Francesco 
Pelizon et Andrea Sormano, che al ditto Zuan Ma- 
ria li sia fato salvoconduto per mexi .... in la 
persona tantum, ut in parte. 170, % 5. 

1 53 Copia di una lettera di Palermo^ di $ier Pe- 
legrin Vènier qu. sier Domenego, di 29 
decemhrio 1330, alla Signoria nostra. 

Serenissime Princeps eie. 
Le galle di Fiandra fino a di 36 dil presente 
erano in porlo di Mesina per tempo contrario, et 
sono preste. Nostro Signor le mandi a bon salva- 
mento. De qui sono afiarecchìati i loro biscoli, ei 
in questo porto non é nova alcuna. Per suspetto di 
tempo contrario la nave grossa di la Religione 
zonse in porto di Trapano con 700 homeni sopra ; 
va per Malta. Per 3 nave, venule da Maiorica in 12 
zorni, scriveno, Barbarosa con 34 velie, 7 galle il 
resto fuste, haver preso il castello et isola di Ca- 
brira presso a Maioricha, et intendevano il voleva 
fortificar et munir di ogni opportuno presidio; di 
questo molto si condolevano. Formenti a lari 37 
a Termene, Castellamar 34 Vs« Xiacha 35, Zerzenla 
34:t0; la Irata serata con carlini 6 per salma de 
nova imposta ; non si puoi aver, rispetto alle traile 
date per avanti con paclo per tutto Zener hanno, 
né dar ad altri Tormenti. In Cades a ducali 5 que- 
sta salma, in Maioricha a ducali 8, Valenza ducali 6. 
Per lutto ha piovuto. EI galion di Belhomo et Tal- 
tro di Montalto non sono mai ritornati, et di Sa- 
ragosa, per lettere di 33, haveano nova erano pas- 
sati in Levante. Li spagnoli, passorono qui nel re- 
gno, di Napoli sono rimandali in Legorne et Via- 
rezo, et pochi ne restorno, et si sta con bona cu- 
stodia, per haver nova lo illustre signor viceré il 
Turcho preparar armada, et per queslo regno ha 
proveduto, tutti li tenuti al servitio militar stiano 
a ordene. Di 13 ho lettere dal magnifico capitanio 
di le galle di Fiandra; me scrive con el primo bon 
tempo seria de qui. Che *l Nostro Signor Dio li 
mandi a bon salvar el exalti et prosperi Vostra Se- 
renità ad vota eie. 



Sumario di una lettera di sier Gregorio Pi- 
ramano, provedador di Cividal di Friuli 
di 7 fevrer 1330. 

Come se intende da ogni canto il Signor turco 
venir in Hongaria con numeroso el potentissimo 
exercito, et sera, come al fermo si slima, a quelli 
confini a la fine di marzo, unde Viena e tutta 
r Austria e tutla quella magior trepidalion che si 
può considerare. Quesli nostri vicini sono advertiti 
che al fermo una grossa banda de turchi vera a 
danni loro. Io dubito questo habbi ad esser uno 
anno pieno di molle tribulatione. 

Item, per un* altra, scrive che a di 3 a Tolmin 
é sta incanti 10 peze di terra di subditi et capitolo 
di Cividal, per pagar la imposilion imposta, per du- 
cati 313, et baie tolte Granover, capitanio di Ma- 
rano el di Plez, precio mollo minimo. 

liem, son avisalo da Gorizia che li agenti dil 
re sono ad%'ertili die al fermo una gran banda de 
cavali turchi dieno venir in Friul a danni loro, qual 153* 
hanno dato ordine a Lubiana che si facia certo 
numero di fanti per metter alli passi. 

Lettera dil ditto, di 11 fevrer. 

Ho questa sera, da persona fide digna partita 
da Lubiana alli 9, qualmente in questo istesso gior- 
no erano ivi gionti li forieri de li oratori dil re Fer- 
dinando che sono stali a Constantinopoli, el faceano 
prepnratione di alogiamenli per essi oratori, quali 
aspeclavano quela medesima sera a cena, né se di- 
ceva di alcuna operatione loro allrimenlc. Che era- 
no sequite le noze de la fiola dil re Ferdinando, di 
età di anni 6, nel fiolo dil re di Poiana, di eia di 
anni 10 in circha, el per inlerposilione di esso re 
erano sequile le trieve tra il re Ferdinando et re 
Zuanne per mexi 3. Che il re Ferdinando era gionto 
a Linz, el dovea partir per andar io Bohemia. 

A dì 15, la matina. Vene in Collegio Torator 154 
dil re di Franza, dicendo per alcuni subdili dil re 
retenuli, etc. 

Vene i* orator dil re d* Ingallera, dicendo zer- 
cha benefieii el il vescoado di Cividal di Belun. 

Vene V orator di Y imperador, al qual per il 
Serenissimo li fo fato lezer la risposta dil Senato. 

Vene V orator dil duca de Milan ..... 



I Da Milan, zoè da Vegevem, fo lettere di 



S9S 



IfDUS, FEBBRAIO. 



Bìer Qahriel VenUr orator, ài ... . Scrive \n 
cosa dil castelan di Mus, over marchese, falò trìe- 
va col duca per Ire mesi, e Tuto alcuni capitoli, li 
t^ual é sia mandali a l' imperador. Item, come il 
ducha fa far Tanli al Vislarin per mandarli con lui u 
la Gualodia di Como. 

Gìonseno mercanti di fé galle de Alexan.lria in 
questa terra, le (]ual é a Purenzo vuode, con lOU 
boledevin, pattino di Alexandria a di 7 decem- 
brio, pcroché sier 7,ma Alvise Bembo capìlaiiiu 
ave la licenlia dal Oyro dal bassa di levarsi, siclié 
non hanno contratà nulla poi muda, perchè erano 
poche specie, el mori le volevano vender care. Lii 
qual licentìa l'uvono mtraculose, eh' el capitò I) n 

di ... . novembrio uno turclio, parente 

dil bassi dil Cayro, qual vene da Roselo, le galle li 
Tece honor e festa e un bel pasto e li donò 3 veste 
di seda, dolendosi di mercadanti mori che non 
voleano contratar si non a gnu preeii, 6 che loro 
patroni erano desfali, suplicanito volesse farli dar 
licentia. El qual promesse di far, el mandono con 
lui il barbìer per non mandar alcun niercadunle, 
siche in 7 zorni andò e tornò dal Cayro con la li- 
centi», el cussi si partirono. 
151* Da poi disnar, fo Coliselo di X con la Zonla. 
Fu poslo do parie di Cypro, vidtUcet, die li statuti 
che sono in francese si redusi in ilalian y.lioma. 

liem, che le vendcde et apalli si fa, se fazì co- 
me si feva aniigamente, etc 

liem, che siano cassaJi tulli IÌ fanti posti in Fa- 
magosla dil 1530 in qua contri la forma di le 
parie. 

Fu posto una gralia, et presa, che sier Piero 
Bembo qu. sier Zuan Batista, slato nobile con sier 
Francesco Contarini patron a Barulo, possi andar 
soracomilo da poi lultì li altri, in tocho di sier Al- 
vise Bembo suo fradello che morite, il qual dil 
tS35 donò a la Signoria ducali ìfiQ per andar sora- 
comilo. Ave lutle le balole, una non sinciera. 

Fu posto elezer, per scurlinio, di quel! dil Con- 
scio di \, do, ì qualli debbano limitar li preci! a pa- 
gar la canzqlaria, da esser poi, quelo Tarano, apro- 
vado per il Conscio di X. E fu posta col Conscio 
simplice el presa. 

Fu posto, e preso, una ({ratia a sier Francesco 
Zen qu. sier Alvise, debitor di 30 et id per cento 
perl'oflcìode ' . . 



Fu posto e preso una gralia a sier Marco 
Barbaro qu. sier Alexandro, fo podestà a Uuran, 
debitor ut aupra, dì pagar ui in parte, pagar 



50 ducati di Monte nuovo, il resto de prò de im- 
presi idi. 

Da Cisidaì de Friuì, fo lettre di »er Ore- 
gorio Pieamano provedador, di 13. Avlsa aver 
eh' el re de Romani i concluso trieva con il re di 
Hongaria per meli 3. Scrìve se intende, il re de Po- 
lana haver maridalo suo dolo in U fìa dil re di Ro- 
mani di anni 6 el il putu è di anni 10, per inlei^* 
sitione de chi erano seguite le trìeve per 3 mext. Et 
il re Ferdinando era venuto a Linz, ove fari came- 
val, poi andare a Praga in Bohemia, lem prìncipal 
ove si ha a far diete per le cose lurchesche. 

A dì 16. Fo il zuoba dì la caza. La mallna. fSS 
Nulla fo da «jonlo. 

Da poi disnar, iusla e) solilo, in piaza fu fato 
festa, bella, fu assi zenle, et uno soler in mezo la 
pinza, dove, poi laià la lesta a li porti et il lorro, 
vene suso dil soler 6 pelegrini, qualli andavano 
alorno meravegliandosi di veder tanta zenle e 
tanto spelaculo, poi se mlseno in onilioo ; poi velie 
uno vestilo da diavolo, qual li tentava, e loro saldi, 
il qua] li menò ima dona lolla di certo monte, con' 
la qual tentava questi pelegrìni, e loro pur saldi: 
a la fin non poleno star staldi a la duna, che bato- 
no via li habili, et spogliali balono benissimo et a 
lempo con lì bordoni in man. Poi partili, vene sul 
soler una carela con 5 ninfe suso, lirada da do ei- 
valli vivi, e vilani con zoie in lesta drio cbe can- 
tavano, e queste erano le balarine famose Carpe- 
sana, Ferarese etc. meretrice, et ballono Imiissiaio 
e sole e con li vilani. Fo inlermedii di canti et 
zugar di spade benissimo, et uno BallistiD a saltar; 
poi vene uno saraxin dil conte Guido di .... , 
qual é valentissimo, et sellava mollo forte, con laude 
da tutta la piaza, tanto erra la sua valenlisii. P« fo 
dà fuogo a cerio castello, erra sopra una corda dal 
campaniel a la cliiesia, qual Tè diversi fuogt eie- 
Compita, il Serenissimo con lutti ti oratori, papa, 
imperador, Pranza, Aiiglia, Mitan et Ferara, era 
etiam con li cavalieri uno Ihesorier dil papa, di 

Romagna, nominalo domino el il conle 

Brunoro di Oanibara et il cavalìer di la Volpe et 
altri pnlncii in'scarlalo, i qualli andono in palato dil 
Serenissimo, dove insala fu fato un fesliu de 15 
donne sue parente, con mnscbare. Fo comenzi reci- 
tar una egloga, ma perchè erra parole sporche it 
Serenissimo li mandò via. El fo fato la colalion di 
pìsiachee, pignochae, calìsoni, fungi, confetti, storti, 
l'ugazine et l)ozulai, itista il solito di Soa Serenità, 
qual compila, tulli andono a ca.'ca. 

É da saper, ozi seguile uo caso mollo miserabile, 



$99 



KDXV, raauM. 



meM birei ^ suo soprt !■ tesU, et poi s^uinno 
ti allri secoDilo l' ordim mio. Id uu »!■ loogs vi 
pnna di dd caro di essa 7 peni di nzzi eoa una 
(ina guidila da una dou, per ogni peto in di- 
verse elide, che eonleaei la vili huGoau, et infine 
di essa vi era una Bjpin di morte, gnnda, et nauti 
lei an certo ferito da lei et morto che parca haver 
solum li ossi el la pelle. Et al principio di le case 
era a tulle un cervo, che aj alcuna era tunli al bo- 
srbo, ad alcuna dH principio, el così sq^uin. Queste 
erano di seta et eoslomo50 milia fiorini, et dillo car- 
dinal le ha donile a l' imperator. In ogni pezzo di 
esw en wrilto di sopra il moto che usa dito car- 
dinal tn Inde le mse sue, qiial, se ben mi ricordo, 
Aìt*nfi: Dreipimnr volis, tempore fi^ììmw, 
mton éeridet ettr amia vita nìkiL Queste et 
altre assai, che erano belisame et di seta, tulle con 
^(ure che vire pareano, adornavano dillo palazzo, 
ma pid bello lo fvee parer la credeocicra, pur de 
dillo nr<1inal, ette ivi era appirechiala, che é de 
aita nlnla inestimabile, et prrquinlo {dieomo) alcuni 
che hanno «Me assai dil mondo veduti', alcun re de 
rhrkJiani b simile non hanno. Cbe se volesse uarar 
a parie a parte li quantità et qualità de li dilli ar- 
(enti cbe vi erano, seria lutto il f<^lto pieno ; ma lì 
bsserò star, et dirò sobmeole di S peni, che enoo: 
6 balille d' arfento, come quetle da sei secbii l' una, 
di peso cbe un homo con una man sob non polca 
«Badi esse lem, — uno nso da lenir vino ìafrestba 
et di lavar btrfaierì. cbe doi boowni, rodo, con fati- 
chi lo portano, ìuJiMtodipeMd>lihrif ÌM alla gros- 
sa. — om naTC don se poiie Jestiu nuoUUi et ti>- 
156* vagliotì per preparar b laro^ di gran pe». Di altri 
r», batìN, ramini, patti et alirv s>>rtc de rasi cbe 
vi efiM, »)• siprd dire il peso né la valuta. Que- 
sto sì ba hvdalo a l' impenlor barer de cuubJì ' 
500 milìa ducati. U predillo oaileU) ha uoa grossa ' 
lem al piede; et uà fiume uviabile et grusso, j 
bone p ie et bMKSlo vinr. AIUv cose «sai t>eUe 
binaM veitule. ette loapi sarta a strtrerk, per cbe 
no* ho le*po uè posso. Se ahru aeadcn di novo \ 
lo s^oìt^cfcnù a iv>$tra sàipioria. Oedo che «{uHla ' 
bubbìa •Jilvt the io (fibn^ di Col«.<pu ut quaL-be ; 
purle sente del l^itbero. et masiwK is quella pule 
■le no* w4er render «dwdie«lia al pi.ialeiice, cbe 
rasi fa; et \tllra di ciò è ioaoMrjlo iii um twUissiaia 
giwrMP, uè da in per coea aWuai pjt tuner il ro- 
hr9ua.Hp(r«iisi «oerta cbe k pnoJerà per »•>• 
flie. Ne attrae j 



Da Bruadlf, di domno . . . (Sigismondo dalla is 
Torre Pancino) oraior dil dima di ManloOt 
de 25 di genaro 1531, BcritU al prefato 
tignar ituoa. 

Fieri sera, quasi nnlie, la Uaesti Coarea estro 
io Bniselle, et non volse alcuna cerimonia, Torsi per 
b morte di madama Miii^rìla, il corpo di ta qualle, 
aceompafnnto dal ^iol dil redeDininMrclia,é sta- 
to eondulo a Burges, ove hi ordinalo esser solerala, 
benché ha wttioalo cbe tulle le sue inlestioe siano 
I Malines, ove è morta, ricetto il core cbe Ih volu- 
to sia portalo nel paese dì Bressa, et il corpo sao 
voie per Ire inni sia sepulto in Burges, et da poi 
l'orna siano Iransporiite al dillo monaslerio di Bra- 
sa. Monsignor di Cimhara arirò io Aquisgrana cbe 
albora albora b Uaeslà Cesarea era partila, el subilo 
In ttfiA el gioose a Uaslricb. ma non gli pirlò sua 
a Lrgie ri dapò a Namurs, et questa sera ha da ha • 
vere una altra audieolia qui, pur Iralanda dd conci- 
lio, ma ancora non se inleode alcuna determÌDitione, 
aè s risoiren, per quello cbe si crede^ end presto. 
Hngitì Sua Maestà ha mandalo il s%nor duca Ale- 
xandro de Uediò, acompagni^o dal s^nor mar- 
chese de Aresrollo, a vedere b sua sposa, b quatte, 
per reblinoe de un di quelk di sua excelleotJa cba 
gli era, inleodo esser molto pieola et bob UMMtnra 
pM età che di nov« anni, ma assai bdb et gnliata. 
La Maestà preTaU ha bto decbrare la CwU de 
I Intle queste prorinlie in Cani per m^gnquadnge- 
I sìmi, sino al qual tempo uw si pmsa dw Sua Uae- 
I stl parta de qui, ore, per eascrri le più twUu et 
comode nzie dd uMNido, si iudka che qnelb aia 
per potarsi moRa recrealiooe et p i ace r e, beoché in 
Ganl ne bara un [KÙ utile, perchè harerà di ser- 
vitio da tutto il paese fora 6U0 mila scadi. Sua 
Maestà stava per mandar mooBgBur di Prato ia 
Pranza alb corunatiaue dib RÌBa,che9<kvea fare 
a lì do di febrara ; ma, perche ""f^qw b nfenle 
en iudii^vla. bou solo di podagra, uh aoehon di 
firNv. per il che b corasalMae si è ddUrìta sino a 
t>nt>> fhe sa rcsauala, et pervhè ooo si paò saper 
il tempo pnfiio, esso nwiH^pwr di Pralo duo par- 
ivi fio che da b maestà ChrcIriMiiimi noa aia 
arsalo dd poewt di b pniita curonatiua^ K foni 
che altcn ti n^waen aicuua cosa di coogresso dì 
b Maestà Cesanm et Ohnsliaaasimo, beochè sin 

bora qui B0B<li 

Questa i 
«aBMh»po4BUìBlaicrc«at«kMt,sriv« A'd 



d03 



UhXXXf FEBBRAIO. 



304 



vestili ad una livrea di damasco negro et bianco, 
di che sua signoria fece la spesa. Domenica se ne 
aspetta un altra che prepara di fare monsignor 
reverendissimo di Medici suso la piaza di santo Pie- 
tro, la quale si pensa che debbi essere mollo più 
bella. Questa licentia di le mascare ha pur fallo 
svegliare un poco Roma da olio giorni in qua, 
benché, a comparalione di tempi passati, pareno 
cosse assai frede. 

Da Cuna (Siena) a dì 15 febraro, al prefato 
signor duca di Manica, serita per suo fra- 
delio don Ferando di Gonaaga. 

La praticha di lo accordo, che a quesli giorni io 
lenea per conclusa con questa cita, e refredata in 
modo che quasi la tengo per disconclusa in tulio, 
perché olirà che quel populo si vega procedere in 
essa lentamente più di V ordinario, par ancora in- 
drizalo assai per mal camino et mostrar segni di 
volere guerra più tosto che pace ; lasso slare che 
si vegina far provisione di genie et meler den- 
tro viluarie et cose simile per deffensione di la 
terra. Nuvamente il Consilio generale ha scritto già 
apertamente di non contentarsi di la persona di 
don Lopes in quel cargo di capilanio di la guardia 
che gli havia dato h Cesarea Maestà, eoa probi- 
birli expresameote che non debbia intervenir in 
alcun manegio di le cose loro. 

Dil dittOf da Cuna (Siena), di 20 sopraditto. 

Per r ultime fu avisata la deliberation falla per 
questa cita di non volere più recever dentro don 
Lope; in essa persiste ancora, mostrando contentarsi 
de tutte r altre conlilion di T acordo, excetto 
perhò Taugumento de li 150 fanti al numero de li 
300, mostrando difficullà in questo per la povertà 
dil denaro in che si trova la cita. El per questo, 
essendo stali qui ananti beri dui ambasciatori, 
fumo remandati quasi resoluti che si reslava con- 
tento ad ciò che si dimandava per quella Repub- 
blica, con ordine ette dovessero tornar con rultima 
deliberatione di la città. Et da questo canto non si 
recuserà conditione alcuna per venir a questa con- 
clusione di r accordo el uscir di questo impazio, 
benché si dubita che per acordo non si fluirà que- 
sta impresa, parendo tutte pasture, quelle che danno 
costoro, per dar dilatione al negolio con speranza 
che hanno che questo esercito sia conslretto a far 
presto altro camino et non possa intertenersi qui 



molto, unde la cosa vien reducendosi a l' ordine 
che si aspetta da Sua Maestà, secondo il quale si 
governarà la cosa. 

Dapoi disnar fo Collegio di Sa vii per aldir certe 159 
parte voi meler li Provveditori sora l'Arsenal, 
zereha semenar canevi nel vasto di Padoa e Tre- 
viso. 

Da Bfixele, fo lettere di sier Nicolò Tic- 
polo el dolor, di 7 et 9. In la prima, in male- 
ria di salvicondulli per le galle di Barbarla, voleno 
una scrilura come i dieno star; ma conseiano 
quelli Consieri regii, non si mandino per adesso le 
dite galie. 

Itentj per quella di 9, scrive come Cesare 
starà de li Ano a meza quaresima, poi anderi a 
Guantes. Et zereha il Concilio, voi farlo. Et che havia 
auto aviso che in le acque di Ponente sono 1 10 
velie, con Barbarossa, in mar, tra le qual 13 galle. 
El repliche le preparation fa il Signor turcho di 
esercito et armada. 

In questo zorno fo compito le noze di sier Zuan 
Francesco Juslinian di sier Hironimoprocuratur in la 
fla di sier Zuan Francesco Loredan qu. sier Marco 
Antonio, con dola ducali 10 milia, bellissima zo- 
vene. Vene fuora vestita di restagno d*oro, eoo 
una zoia di seda con zoie e perle che picava e 
con lì capelli zò per la spalla bellissimi. Erano 13 
procuratori sier Domenego Trivixan, sier Luuardo 
Mozenigo, sier Polo Capello, sier Lorenzo Loredao, 
sier Jacomo Soranzo, sier Uironimo Juslinian, sier 
Lorenzo Juslinian, sier Francesco Mocenigo» sier 
Piero Marzello, sier Antonio Mocenigo, et 3 cuguadi 
dil novizo, sier Zuan da Leze, sier Vetor Grimaoi, 
sier Vicenzo Grimani. 

Fo il Serenissimo in Collegio con tre Gonsìerì 
solli, sier Domenego Contarini, sier Domenego Ca- 
pello, sier Andrea Marzello, et li provedadori e pa- 
troni a r Arsenal. Prima leseno le lettere sopra- 
ditte et altre drizate a li Cai di X, presente sier 
Bernardo Soranzo cao di X. 

Dapoi introno su aver 50 galle sotil in or- 
dine: li Provvedadori prediti li disseno, li corpi.sa- 
rano, ma bisogna li coriedi, e sopratutto remi, el 
che dandoli 30 milia ducali fariano il tutto. Parlato 
assà, senza conclusion. 

A di 19, domenega di carlevar. Da Ve- 
gpvene, di sier Gabriel Venier orator^ di 13. 
Scrive, il duca sperava aver luni, a di 21, il castello, 
perche li danari erano in ordine, e a la più loogt t 



SOS 



yoXXX, FEBBRAIO. 



m 



di 23, per convenir hr certe scrilure. E corno par 
sia qualche diflculli, perchè quel Lorenzo Hemanuel 
voi certa risposta da Cesare. 

Vene in Collegio sier Alvise Foscari, venuto po- 
desli di Verona, in locho dil qua! andoe domenica 
sier Ferigo Renier, vestito di veluto negro per la 
morie dil fratello, et referile iusta il solito. É da 
saper, al partir dil dito podestà, qual vene per 
equa, li fo Tato mille insulti, et cussi alla Tomba, 
siche veronesi si lamenta molto dì lui, maxime li 
populi. 

Vene sier Zuan Alvise Bembo, slato capilaniodi 
le galle di Alexandria, vestito eiiam lui di veluto 
negro, et referite dil suo viazo, et laudò li patroni 
sier Hironimo Gradenigo qu. sier Ferigo et sier 
Jacomo Uarzello qu. sier Piero, qual e minati per 
non aver fato il cargo le galle. Disse come era 30 
Eomi ehel fo a Modon, parlò al nostro Consolo, 
li disse esser corni 30 partiva da Constantinopoli, 
et che il Signor turcho feva preparation di grande 
armata ete. 
9^ Da Vegevene vene lettere sul tardi, di sier 
Gabriel Venier orator, di 15. Come quel zorno 
K agenti dil dueha haveano auto la cousignation dil 
castello de Milan, e compito di darli li danari, et 
questo eun grandissimo iubillo dil duca e tutto 
Mihn. 

Dapoi disnar, non fo nulla, ni Collegio si reduse, 
perché la terra sta su feste, et far comedie et balli 
in varii lochi. Et a san Thomado fu fatto una bellis- 
sicna festa in campo et comedia. 

Nolo, n fbrmento calla, il padoan lire 9 soldi 
10, ma non si trova compradori, et anche manobo. 
it A jM, la reatina. Vene Y orator di i' im- 
peraler, et parloe in consonantia di quanto il no- 
stro orator ne scrive. 

Morite, a nona, sier Santo Moro el dotor, qu. 
sier Ihrki, rimasto Avogador extraordinario. 

Fo parlato in Collegio di mandar uno proveda* 
dor le Dabnalia, eon ducati 100 al mexe, a meler 
H eonfioi eon il Signor turcbo : altri voria mandar 
rier PoHo Justinian qu. sier Piero, qual ha la len^ 
gya turcha et é pratieho. Et cussi fo parlato assai 
- lopn questa materia. 

Dapot disnar, li Savil ai reduseno. El sul campo 
# San Vidd, per meco la caxa de sier Domenego 
Hoeaiilfio qo. sier Francesco, fo ballato, ma per la 
|HPeM non si poteva ballar ; ma sono alcune balla* 
ftaMi loé la Ferrarese, la Par.'nesana, la Trivifiiua, 
èC albre^ et ona pata di anni . . . , che fa cose di 
BHDaHiiieB 

IHmHi a II. Sakuto. - Jlw». LIV. 



A (?) Si, la matina. Vene 1* orator di Mantoa, 
et portò alcuni avisi di Bruselle, di . . . , in con- 
formiti di nostri. La copia sari scritta qui avanti. 

Dapoi disnar, per esser marti di carlevar. Col* 
legio non si dovea rcdur, ma sopravene uno nontio 
di Hongariu, con lettere dil re Zuanne date a Buda 
a di 3G zcner, qual scrive al Serenissimo, svisando 
r assedio auto in Buda per todeschi di zorni 50, 
et erra con lui il reverendo domino Alvise Griti, 
qual si portò benissimo et é partito per andar a 
Constantinopoli a solicifar il Gran Signor alli pre- 
sidi!. Et avisa aver concluso trieva con il re Ferdi- 
nando per mexi tre, compirà questo San Zo'rxi di 
Aprii. 

Di Anglia, fo lettere di sier Lodovico la* 
Iter orator, date a Londra a dì 19 gemer. 
Scrive il partir di un orator dil re, chiamato , . . 
. . . . , per Franza, et che tra questi do reali sono 
in strcte pratiche et eh* el re manda alcuni soi a 
Bologna per aver da quel Studio Consilio zercha il 
divortio. Scrive, la causa ch*el cardinal Eboracense 
vene in odio al re fo per alcune lettere ch*el scri- 
veva al papa, pregandolo Paiutesse e scomuniebassa 
il re, bisognando, etc. 

Copia di unc^ettera da Buda, di 25 Hner igo 
1531, (sr^rilta) per il reverendo domino Bro- 
derico eleto Sirminiense, eonsiliario regio, 
a domino Francesco di Nobili ditto Cberea. 

Magnìfice domine et amico hanoimnio^ 
salutem, et serviciornm eoméndaUomm. 

Ego, post menni a vestra domìnatione disoes* 
sum, licet fuerim in muitis et diversis difflcultati- 
bus et periculìs in mari et in terra, omnibus tamen 
Deo duce superatis, perveni tandem bue ad Maio- 
statem regiam dominum meum clementissimuBD, 
quem reperi hic Budae optime sanum et incohimeni. 
De statu vero Suae Maiestatis id possum veslrae 
Dominationi scribere, Maiestali Suae, Dei optinai 
nutu, omnia prospere sucoedunt. Dominationena 
Vestram inlelexisse existimo quanta et quam forti 
manu tum terra quam Danubio rex Bobemiae Fer- 
dinandus fuerit superiorìbus diebus agressus a Sua 
Maiestatc, atque id co tempore cum ex altera parte 
prò concordia nobiscum ineunda agerel et prò hoc 
tam apud Serenissimum Poloniae regem quam apud 
invictum ac potentissimum Imperatorem tureorum 
oratores suos haberet, et quamvis Maieslas Regia 
videret hostium vires et apparatum esse prepoten- 
tem nec civitalem hanc Bodensem et caslrum re- 

j20 



307 



IIDXXX, FEBBRAIO. 



308 



gium esse tale quod viderelur admodum idoneum 
ad validiorem oppugnalionem suslinendam, confida 
(amen Maiestas Regia in Deo omnipolenle et in 
virlute Gorum, qui cum Sua Maiestate erant, obsi- 
dionem ipsam expectavit, el in bac ipsa ci vitate ac 
regia sua permanere slatueral. Cum itaque quin- 
quaginta integris diebus fuisset Sua Maiestas fortis- 
sime oppugnata, quassatis pluribus in locis et di- 
rutis magna ex parte moenibus civitatis cunuculis 
eliam aliquot sub terra actis, nibii tamen Suae Ma- 
iestati, Deo ita volente, nocere poluerunt ; sed de- 
mum cum tali strage recedere et obsidionem reli- 
quere sunt coacli, ut, quantum ex biis qui ab hosli- 
bus ad Suam Maieslatem (ransfugerunt inlelligere 
potuimus, supra duo milia hominum in eorum exer- 
citu sinl desiderati, et in bis non pauci primarii 
viri, octo autem sint naves sauciis mililibus car- 
ratae. Ex nostris pauci admodum prò tanto nu- 
mero perierunl. Obsidebantur ad Maieslatem Re- 
giam cum plerique primiores et magnates regni 
Hungariae (um vero illustris dominus Aloisius 
Grilti Glius Serenissimi Priiicipis vestri, cuius pru- 
denliae et industriae non solum Maiestas regia sed 
omnes, a minimo usque ad maximum, qui obside- 
bantur suae salutis et victoriam tribuunt palmam. 
Maiestas regia praedictum dominum Aloisium uovo 
donavil titulo ; fecit eum gubernatorem regni, dein- 
160* de comitem de Maramarobio, reliclis apud eum be- 
neGciisecclesiaslicisel tbezaurariatu,quae priusetiam 
a Sua Maiestate habuerat. Modo ipse dominus Aloi- 
sius missus est a Maiestate regia Conslantinopolim 
ad imperatorem Tburcorum in certis negotiis regni 
et regiae Maieslatis. Induciae tractantur uunc inter 
nostros el germanos cum capitaneo Caroli impera- 
toris, Vielmo videlicet Rogendorff, qui non solum 
capitaneus est regis Ferdinandi, sed et inlimus con- 
siliarius ipsius Caroli imperaloris : hic erat dux ci 
caput exercitus qui Maieslatem regiam obsidebat. 
Hoc etiam ea causa volui ad Vestram Dominatio- 
nem perscribere, ut Serenissimo Principi el do- 
mino, domino Duci venetiarun), domino nostro gra- 
lioso, vestra Dominatio ostendere veli!, et eliam 
dominis meis observandissimis oraloribus regum 
Franciae el Angliae. Dominalionem vestram felicis- 
sime valere opto. 

Datum Budae 35 Januari, anno Domini 1531. 



Sotoscrita : 



E. V. Magniflcentiae amicusel fraler. 
S. Brodericus, eìectus Sirmi* 
nensiSt consiliarim regius^ eie. 



A tergo : Al nobile messer Francesco di No- 
bili di Luca, ditto el Cherea, amico el come fraleik 
honorando. 



Da Cividal di Friul, di sier Gregorio Pigi 
mano provedador, di 18 fevrer 1530 (1531). 



Come domino Raymondo Rhotìmberg consie 
regio in Viena, ha la consorte sua di questa terrais* 
qual questo decembrio la condusse a Goritia e ri i*i 
tornò a Viena, nel partir suo disse che a lemp^^ri 
nuovo molto dubitava di turchi e, succedendooJ 
destramente lui mandarebbe le sue robe di qua^ i 
poi venirebbe in persona, qual é stato iu la obsi i«! 
dion passala in Viena. Hora in tre fiale, sono cerasi 
tificalo, ha mandato il suo buono in Goricia el in ì 
questa terra tacitamente, el che al fermo sera an grm 
cor lui in Gorizia di qua de meza quadnigesioja^a 
unde questi soi tengono cerio le cose lurcheschdcl 
grandemente proceder, come anche da ogni canto J 
di queste parte superiore da tutti che vengono s^ 
confirma. 



A dì 22^ primo di quaresima. Non fo alcun 
lettera da conto. 

Dapoi disnar fo Conscio di X con la Zonta, el J 
vene sier Hironimo ^arbarigo, qual é alcuni mexi 
stato amalato, per non esser fuora di la Zoula, al 
qual li fo dà iicentia, el rilomoe a caxa. 

Fu preso tuor domino Alvise da Noal dolor 
per avocato fischal, con ducali 100 alPanno, io locho 
di sier Sebastian Venìer, refudoe, qual erra eoo du- 
cati 50. 

Fu preso azonzer altri ducali 50 a sier France- 
sco Michiel qu. sier Nicolò, dolor, avocbalo flscbal, 
qual ha ducati 50, si che de coetero babbi du- 
cati 100. 

Li Roma, dil Surian oraior, di 17 et 18. 
Come erra lettere di Alemagna dil prothonolario 
Gambara, scrive non \iver auto ancora risposta da 
Cesare zercha il Concilio, perché voi prima saper 
Toppinion dil re di Roinani suo fradello. El scrive 
da Bruxelle le nove ante da Constantinopoli ch^el 
Turcho fa exercilo et armada, unde il papa disse a 
lui Orator nostro, é bon quella Signoria fazi armada 
grossa. Scrive, sora Piombin erano 35 velie di lual 
afar, per il che in Roma si pativa de viluarie, el il 
papa havia scritto a Andrea Doria vi andasse contra, 

il qual rispose ScrivCi zercba 

Siena, che Senesi non haveano voluti acetar li ca- 
pitoli dati per il signor Ferdinando di Gonzaga t 



311 



IIDXXX, FEBBRAIO. 



31% 



Da fìorfù, di sier Zuan Alvise Soranao, 
hayh e capitanio, e Consieri, di 3 fewrer. 
Manda questo capitolo di lettere aule da Syo, dil 
Consolo nostro, qual dice in questa forma : 

Exempto di uno capitolo di lettere gerito al 
elarissimo baylo e capitanio di Cor fu per 
il Consolo di la nailon veneta, domino An» 
tonio de Tobia, in Syo, a d\ 22 zener 1530, 
ricevuto a dì ultimo jsener. 

Da novo babbìanr)o lettere da Constanlinopoli, 
di 4 del presente, et dicono che lo illustrissimo Si- 
gnor iurct)o va ordenando tutte le sue galle per lo 
primo tempo, cosi etiamdio ha mandato comanda- 
nnenK per lo suo paese che tutti li spachi siano in 
ordine. Non se dice ancora onde habia la fantasia. 
LI ambassadorì de Ungaria sono zouti li ci visti vo- 
lenti^ra, et partili de ditto loco mollo contenti ; non 
si dice di quello hanno tralalto tra Ihoro. Lo capi- 
tanio Moro con galle 5 e do fusle, sono zorni 8, ha 
partito de qui; dice, va verso TArzipielago a trovar 
uno gallone de corsari. U qual capitanio é molto 
mal in ordine de homeni, tutti mori, de pocha stima. 
Altro non habbiamo alla zoroada; innovando altro, 
ìA maxime de importanlia, farò notò alla vostra 
magnìGoentia, a la qual mi ricomando. 

Di sier Zuan Antonio da chà Taiapiera^ 
ffovernador di la barea, date a la velia .... 
. . . o di . . . Scrive come la barza é bona dì 
velie, et ch*el farà eie. La qual lettera leda, il Pre- 
gadi se la rise, perché si si é danari persi a lenirla 
fuora. 

Po letto una lettera da Buda, scritta a Fran* 
eesco Gherea, di S5 zener, scritta per uno fo qui 
orator. La copia di la qual sari qui avanti scritta. 

Fu posto, per li Consieri, una taia, per li Con- 
sieri, a la Balia di cerio nsasinamento fato a «uno 
spider di Montagnana, ut in litteris^ ^^ di que- 
sto, pertanto se li di licenlia poter bandirli dì terre 
e lochi, con taia lire 1000. — 117, 2, 6. 

Fu posto, per li ditti, una taia a Portogruer, di 
certo homicidio seguilo, poter bandir quel Doni da 
Gonzo, amazò Bernardin di Moldana mulatier, di 
terre e lochi, con taia lire 800. Ave 1 IO, 0, 2. 

Fu posto, per li Consieri, uno salvocondulto a 
Gasparo, Francesco et Piero Bexalù, si voi acordar, 
à falò un rodolo, in la persona tantum per roexi 
6, non obstante parte in contrario, la qual prò 
nunc sia suspesa. 126, 41, 10. 



I 



Fu posto, per sier Lunardo Emo savio dil Con- 163* 
seio, sier Francesco Soranzo savio a Terraferma, sier 
Hironimo Malipiero, sier Lunardo Boldu (Marin)^ 
sier Zuan Bragadin, et sier . . . (Bernardo Capello), 
savii ai Ordeni, di elezer de praesenti ano orator al 
Signor turco con ducati .... d'oro in oro al niexe. 

Et a P incontro li altri Savii dil Gonstìo, tàer 
Marco Antonio Corner, sier. • . (Carlo Oe^pelio), 
sier . . (Piero Mogmigo), sier Mallo Dandolo, 
savii a Terraferma, et sier Matio Trivitao savio ai 
Ordeni, voleno sia balolA per questo Cofifleid odo 
Secretano, qunl porti il lioncomo et ptrii eoo 
quella comission li sari di per questo Gonseio. 

Et sier Carlo Capello, savio a Terraferola voi 
si elezi uno orator al Signor turcho et uno oritor 
al re di Romani, qual si debbi congratular di la 
creation sua, et poi loy licentla et vengi a repalriar, 
qual sia eleclo con ducati ... d* oro in oro per 
spexe, et meni con sì 10 cavali, computi il secre* 
tarlo e il suo fnmeio,et do stafleri, ut in parte. 

Et primo parlò sier Luca Trun pfocuritor, sa- 
vio dil Gonseio, dicendo non è da far orator al Si- 
gnor turco, ma mandar uno secretano qual li porli 
il lioncomo, e fé cattiva renga. 

Et li rispose sier Lunardo Emo e beo. E la ma« 
teria, per esser importante, altri voleva parlar, fo 
rimessa a luni a di 37, et comandi gran credenia: 
erra bore due di note. 

A dì 26^ domenèga prima di quaresima. 
Non fo alcuna lettera da conto in Collegio. 

Dapoi disnar, fo Gran Gonseio; fu il Sereoiasi- 
'mo, et fossemo pid di 1600. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, uoa parte, 
che li Avogadori extraordlnarii eolrioo eklraordi- 
narii in questa terra a di primo marzo proximo, nel 
qual tempo possino andar a compir di star fuora li 
sol 4 mexi et tanto pid, quanto intrerano ordioarii, 
e questo aziò spazino li retenti. La copia sarà 
scritta qui avanti. Non Hi presa. Ava 15 non lin- 
cere, S07 di no, et 733 di la pafte« Et fu prato 
di no. 

Dapoi leto le parte di furanti, iusta il solito, 
sier Andrea Mozenigo el dolor, avogador di Co- 
mun, andò in renga, strido i ladrT numero • • , e 
fò assi longo. 

Fu fato scurlinio di uno Avogador exlnordi- 
nario in luogo di sier Santo Moro el dolor, a dù 
Dio perdoni : ussi per scurtinio sier Piero Morexini, 
fo savio a Terraferma, qu. sier Lorenzo; veoe triplo, 
et rimase di largo. Item, capitanio a Famagosla, 
sier Antonio Surian dolor oavalier, orator al Som- 



318 



yDZXX, FEBBRAIO. 



814 



mo Ponleflce, el allre 7 voxe, in le qunl (re fradelli, 
fo Soli di sier Sebastian Malipioro da Santo Apo- 
sMo rimaseno, zoé sier Zuan Paulo Malipiero, ca- 
slelan a Padoa, sier Hironimo, a la Zeeha di Tur- 
zenlo, sier Zuan Nadal rimase ai Panni d* oro, il 
quarto casele, che fu sier Anzolo, avochnlo grando. 
Di Franga, vene letlere di sier Sehastian 
jMUnian H cavali^ ^ sier Zuan Antonio Ve- 
nier, sier Zuan Pixani procurator, oratori 
nostri^ date a Paris, vene IcUere, le ultime 
fonno di 18 fevrer. Et per una, vidi, di sier 
Zufm Piatani proeurator, di 18 dito, drizala 
a sier Polo Contarini fo di missier Zacaria el ca- 
valier, so cugnado, scrive come, 3 zorni poi 
partito il suo colega da Lion, se invioe, qual lo 
aspetò a Roana, et insieme sono venuti lì a 
Paris, el per gratia di Dio più sano dil colega, 
164 4"^' sempre insina bora è slato appaiato di Tebre 
con un pocho di Auso, pur hora va migliorando 
et sii assai bene. Scrive, siamo stati 39 giorni qui 
avanti babbiamo potuto haver modo di audlcntia, 
ma non se li ba usato tutta quella dìligentia in a- 
verla, se baveria posuto fare, pur T bavessemo al- 
ti 13 di questo, et fossimo mandati a levare da 
4 gentilhomeni de la camera dil re. Dove andati, 
trovasemo Sua Maestà in una sua camera, qual 
ne fece quella grata ciera e possibile fare, con tante 
amorevole demostntione, et dire pid volte < Siali 
li ben venuti >, excusandosi di non haverne dato 
audientia prima, rispetto lo esser suo rauco et 
queste feste di giostra. Expostoli per me quanto 
ho in comissione da la illustrìssima Signoria, ne 
fo risposto da Sua Maestà, parlando perhò francese, 
lam^ inlexo da mi il tutto cirel parlava, cbe 
benisrimo Io intendevamo, et risposto cbe Y heb- 
be a la mia propositione di 1* alegreza etc, disse. 
In procinto dil suo parlar, cb* el non aebadeva più, 
fra la illustrissima Signoria et lui, dimostration al- 
cuna, perché tutti dua erano stati a una medesi- 
ma fortuna, et che 1* uno per Taltro baveva speso 
molti danari et patito danni assai, et cbe se era sii 
al cimento dil focho, et cbe non acliade più fra noi 
dimostrar Tamicitia. Dicendo: « Io so cbe, quando 
havava mii flglioli in Spagna, se poteva indicare 
che io facesse per la illustrissima Sigitoria per for- 
za, bora mo' cbe sono per gratia de Dio io Franza 
non 90 jadicari se facia per forza, et la illustris- 
sima Signoria vederi quello farò per lei, acca- 
dendo, che voglio la me possa comandare ». 
Cbe cussi disse a ponto, et molte altre amorovoi 
defflostratione ; per certo iudicbase principe di 



bonissima natura, come per le pubblice il tutto 
srrivemo. La giostra comenziò zobia : certo é 
bellissimo veder, et e cosa incredibile, tanta gente 
é in questa citi, et quanti signori et quante spe- 
se; et il re ogni giorno giostra el fa maraviglio- 
samente. Certo e un bel spectaculo da veder, et 
se almeno sarò stato amalato et speso li danari, 
barò bauto in ultima qualche pocba ricreatione. 

Item, per le publice, scrive, a di 15 marzo 
si fari la incoronatione di la regina, et di la se- 
cunda audientia secreta hanno auto dal re, qual 
disnava, et, compito, parloe con Ihoro a una fane- 
stra iti latin. Disse, V imperator i un mal partito 
si *l torna in Si^ngna, lassa la Alemagna a lutlie- 
rani, il duca di Saxonia ha 60 milia persone, poi 
le cose dil Turcbo. Disse dil re di Anglia che, 
morendo senza heriedi, seguendo il divorilo, anglesi 
che non combateno armadi sarano in guerra tra 
Ihoro. Disse bona verba di la Signoria et cbe V é 
tutta sua. Scrivono aver visitato la raina; era in 
piedi, li carezò molto. Scrive le zoslre fate, el il 
re corse con monsignor di San Polo, rompe 4 
lanze, fo tocho sotto la visiera, non ave mai; et 
la raina segnava le bole, insta II solito quando 
il re core, qual non volse pid el coresse. Item, 
ch*el Doifln erra a cavalo, con una spada nuda in 
man, armado, el corendo per li stechadi cade il 
cavallo ; non ave alcun mal. Scriveno il zonxer 
di monsignor di Prato, oralor di Cesare, venuto, 
si dice, a questa iiicoronation, e altre particularità. 

In questo Mazor Conscio fu posta parte, per li 164* 
Consieri el Gii di XL: Hessendo rimasto in questo 
Conseio capilanio a Famagosla sier Antonio Su* 
rian dolor el cavalier, qual è oralor al Summo 
pontefice, senza salario, perhò sia preso, come in 
altri è consueto farsi, che al ditto sier Antonio sia 
concesso che, ritornato di la legalione predita in 
questa terra, 3 zorni da poi possi risponder di 
acetar. Ave: 9 non sincere, 166 di no, 1043 di 
si, et fu presa. 

A dì 37, la matina. Fo lettere di Vegevene, 

di sier Gabriel Venier orator, di Scrive 

come quello nontio el governador Cesareo, nomi- 
nato Martin (Lorengo) Hemanuel, qual è in Como, 
non havendo voluto render la cita di Como al duca, 
contra il vo!er di Cesare, dicendo voler aspetar 
risposta, ma più presto voleva qualche presente, 
il prothonolario Carazolo, el . . . , nontii Cesarei, 
li hanno mandalo un protesto, in scrilura, di ogni 
danno el interesse, el scriloli, restituissa. Qual ha 
risposto aver auto ordine da Timperador non 



81S 



MDXXXi FfiBBRUO. 



816 



consegni ad alcun quella forleza senza il conlra- 
segno, e Gn 5 zorni si ara la risposta^ scusandosi 
non poter far altramente. 

Da poi vene in Collegio Torator Cesareo, insta 
il suo solito, per cose particular. 

Da poi il Serenissimo con il Collegio vene in 
chiesia di San Marco, nel santuario, a veder dove 
e sta fato conzar per li Procuratori di la chiexia, 
auctor sier Antonio Capello procuratore benissimo, 
prima le reliquie in una casa di marmoro col 
suo aitar, poi le zoie, poste tutte in uno armario 
di marmoro fato noviier, qual sempre starà 11, 
et vien serato, et come si vorà mostrar ad alcun, 
si aprirà V armario senza conzar altramente. É sta 
spexo in far questa opera di danari di la Procu- 
ratia ducati .... ; dove va uno epitapho in mar- 

moro, qual non é sta posto ancora. 

Da poi disnar, fo Pregadi et leto queste let- 
tere di Pranza et de Vegevene ...... 

Fu posto, per sier Lunardo Emo savio dil Con- 
scio, sier Francesco Soranzo savio a Terraferma, 
et li 4 Siìvìi ai Ordeni, la parte di elezer un ora- 
tor al Signor f urcho con ducati 160 d* oro in oro 
per spese al mexe, ut in parte. Et sier Carlo 
Capello, savio a Terraferma, voi la parte, ma sia 
electo etiam uno orator al re di Romani ; el qual 
si tolse zoso, et intrò in la parte di sier Lunar- 
do Emo. 

Et parlò prima sier Alvise Gradenigo, savio dil 
Conscio, none da far questa movesta, maindusiar. 
Et li rispose il Serenissimo dicendo, mal vo- 
lentiera parlava per aver missier Alvise, qual non 
reputa suo fiol perchè chi non Y obedisse non 
lo repufa Gol, laudando mandar orator, e con un 
bel presente. 

Et poi andò in renga sier Piero Zen, slato ora- 
tor al Signor turcho, laudando la indusia. 

Et li rispose sier Francesco Soranzo, savio a 
Terraferma, dicendo, la indusia è a nostro danno; 
il Signor fa armada, o non ; in ogni caso e di 
oppinion di mandarli uno orator con lo alicorno et 
presenti. 

Da poi parlò sier Alvise Mozenigoel cavalier, 
fo consier, voleva si facesse uno bajlo, con ducali 
150 al mexe, e mandarlo con lo alicorno, el 
quello é 11 farlo venir via. 

Et li rispose sier Piero Mozenigo, savio a Ter- 
raferma, dicendo per che causa si voi bolar quel 
baylo è de li, sier Francesco Bernardo, ancora ch*el 
sia suo barba ; ma la dreta è aspetar le prime 
lettere. 



Et poi parlò sier Bernardo Capello, savio ai 
Ordeni, laudanlo T oppinion di far Pambasadòr. 

Et sier Mathio Trevisan, savio ai Ordeni, volse 
meler 1* oppinion di sier Alvise Mocenigo el cava- 
lier, di far il baylo con ducati ..... al mexe, 



ma 



Et li Savii altri messeno indusiar fin vengi let- 
tere da Constantinopoli. Andò le parte : prima» 92 
et 98, poi, .... non sinciere, 4 di no, 92 di sier 
Lunardo Emo e altri, 105 de indusiar. Et questa 
fu presa, et fu comanda grandissima credenza e 
sagramentà il Conscio. Veneno zoso a bore 3 Vf 

Exemplum 

Die 26 fehbrmrii 1530. In Maiori Consilio. 

Ser Jaeobus Baduario, 
Sèr Nicolaus Trivisano^ 
Ser Dominicus Contareno^ 
Ser Dominicus Capello, 
Ser Andreas Marcello, 
Ser Franeiscue Donato eques, 
Consiliarii. 

Ser Petrus Quirini, 
Ser ffironimus Rhenerius, 
• Ser Franciseus Lantbardus. 

Fu in li superior mesi, non obstaote la elee- 
tione dei tre A vogadori nostri extraordinarii che 
erano in terraferma, concesso per questo Coo* 
seio, per importante cause de administrar iustilia, 
che potessero conferirse in questa città, et da poi 
prorogatoli el termine di non partire per tutto il 
presente mese di febraro, acciò potesseno a quanto 
haveano principiato dar expedilione. Hora vera- 
mente, non havendo nel ditto termine potuto de- 
venire ad expedilione, essendo le cause tale per 
li long! processi di esse che ricercano necessaiìa- 
mente pid longo spatio di tempo, venuti li pre- 
fati Avogadori alla presentia di la Signoria no- 
stra, ne hano ricercato decbiaratione del nuodo 
che habbino a tenere, desiderando non mancar di 
ogni poter loro a satisfatione della iustitia et be- 
neGcio delle cose nostre. Unde, possendosi chia- 
ramente conoscer quanlo importi che da quelli le 
cose incominciale non siano, hora maxime ebe 
più é bisogno della presentia loro, derelitte, el 
parimente la imporlanlia de molte cose che nella 



16 



165 



917 ItDXXXl, UAB20. 

lerrar^enna hanno anchor bisogno di diligente re- 
vìsiof^^, et insieme dovendose quanto più si poi 
resirir^^er el tempo, siche quello inutile et vana- 
mente non se perdi ; 

L* andera parte, che li predetti tre Avogadori 
noD siano astretti partir hora de qui, ma debbano 
^nliv^uar ad expe<iir li rei che se atlrovano a loro 
ìf^aniia retenuli, et insieme a primo di marzo 
pronTYio venturo intrar debano Avogadori Gscali, 
con le conditioni et modi nella crealione loro de- 
ch\mli, con auetorità di esercitar insieme TofiBcio 
della Avogaria fiscale el trattar etiam le cose de 
V officio della Avogaria sua de fuori. Con espressa 
però dechiaratione che non possano intrar Avo- 
gidorì oniinarii, se non saranno «^lam prima an- 
diti et stati tutti tre ne la terraferma mesi 4 
flimeoo a trattar quanto li resta a finir per TAvo- 
garìa sua de fuori. El la presente parie non se 
possa revocar, prorogar, alterar, suspender, aui 
quopismodo iuterprt^tar, sotto pena, a chi mettesse 
io contrario, de ducati 500 d* oro, da esserli im- 
mediatamente tolti per li Avogadori nostri de Go- 
* mun, et cadaun de loro, et per cadaun dil Col- 
l^io nostro, senza altro Consiglio, et posti in la 
Signorìa nostra, et tafnen tutto quello fusse preso 
9ia de niun valor, et tutte le cose over atti che 
per ditti Avogadori fusseno fatti oltra li ordeni 
sopredìtti siano nulli et de niun valor. 



318 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zonta. 
Fu posto molte parie, per numero 14, tutte prese. 
Videlicet^ de Cypri, che alcun retor non possi co* 
menzar nova fabricha a Famagosla, ma seguir el 
principiado, item 



Item,, fu leva il dazio di la semenza dil lin, 
a quelli la condurano in questa terra. 

Item^ fu preso, zercha la becaria .... 



Item^ fatto una gratia a sier Ziprian Malipiero 
qu. sier Hironimo, debitor di perdeda di dacii, di 
pagar di tanto Monte nuovo 



166 



— 732 

— 807 

— 15 

A H28feprer^ la mattina. Non fo lettera alcuna. 
Vene in Collegio Torator de Milan a comuui- 
ebar di Como, etc. 

Vene Torator dil ducha di Ferrara, per . . 



Vene sier Nicolò Bernardo di sier Francesco, e 
baylo 1 CoDStantinopoli, dicendo veder che la terra 
non se lieo satisfato di suo padre, pertanto re- 
fiida el, ancora ch*el non babbi da lui comis- 
sione, tien sari contentissimo. Il Collegio disse, é 
bon r babbi tutto il salario di do anni, ancora 
cb* el non sia stato se non un anno. Il Serenis- 
simo disse : e Non vi disemo altro per adesso >. 

Io questa matina il Collegio deputato fo in ca- 
mera dil tormento con il colateral, el li deno 
ona sacba et una cavatela, et lui saldissimo. Ite- 
rum da poi disnar si reduseno, et lo tirono un 
pochOi e lai saldo. 



Da poi licentià la Zonta, feno li Cai di X per 
marzo, sier Bernardo Soranzo, quat é vicecao al 
presente, sier Lorenzo Bragadio et sier Gasparo 
Contarini, stati altre fiade. 

In questa mattina, in Collegio, fo fato iezer 
per sier Marin Contarini e sier Andrea da Molin, 
provedadori sora 1* Armar, una tansa al clero, de 
ducati 100 milia, per lo armar. Item^ la galla di 
sier Francesco Pasqualigo, va provedador in arma- 
da, fo meni al ponte di la Paia. 

Di Cividal di Iritd^ di sier Gregorio Pi- 
Marnano provedador, di 36. Havendo beri et ozi 
inteso per diversi, che vengono da queste parte 
superiore, afirmarsi il presto venir di turchi, poten- 
tissimi, in Hongaria, et ultitnate da un bohemo, 
dice esser partito da Thyerna a 5 di T instante, 
qual largamente referisse parlarsi per cosa certa 
di questo lor venire, ho fato subito partir il non- 
tio mio a Viena per aver la verità. 

Dil fnexe di marso 1531. 

A di primo marao^ marti. Fo gran vento. 
Havendo il Serenissimo principe posto ordine di 
andar con li Savii sora le Aque a veder alguni la- 

gumi , ancora fusse fredo et vento, Soa 

Serenità andoe in questa matina con barche. Erano 
sier Andrea Trivìxan el cavalier, savio dil Con* 
seio, sier Agustin da Mula, fo consier, sier Fran- 
cesco Donado el cavalier, consier, savii sora le 
Aque, et sier Hetor Loredan, sier Gabriel Vendra- 
min, et sier Marco Contarini, executori al dito 
officio, et Vicenzo Sabadin nodaro, et altri di Tof- 
ficio, a spexe questi di San Marco, il Serenissimo 
a sue spexe, et fono a Margera, introno nel Dexe^ 

(1) U etrta 100* è biiBCK. 



1670 



m 



mùtSXl, MAUEO. 



890 



disnò il Serenissimo in barcha, li altri in terra, poi 

andono verso , et veleno il tulio, et a 

bore ^ ritomorono a caxa. 

Introno Cai dil Conseio di X per questo mexe 
sicr Bernardo Soranzo, qual erra vicecao, sier Lo- 
renzo Bragadin, sier Gasparo Conlarini, siali allre 
fiale. 

Il Collegio deputalo a li rei, sicr Polo Nani e 
li altri retenuti, se reduseno in camera dil tor- 
mento et col colaleral, e volendo darli corda con- 
fessò aver fallo copiar li libri di le mostre, et li 
vechii, che negava non saper dove.fusseno, confessò 
de plano esser a Brexa in certo luogo, et subito 
fo scrilo, et mandali a luor, et li reclori li man- 
dino immediate, trovandoli esser de li. 

É da saper. U XX Savii a lansar, reduli più 
fiate, havendo posto ordine principiar a tansar, 
cavono per primo il seslier di Santa Croce e la 
contrada San Simion prophela, e li primi chia- 
mali per doman a di 3 di I* instante, sier Biro- 
nimo di Prioli, fo dal banche, qu. sier Lorenzo, 
gran ricbo, d lansà ducati 100, et sier Piero Lan- 
dò, fo capitanio zeneral, etiam lansado ducati . • . . 
siche si da principio al tansar. 

In questo zorno sequite che, volendo andar una 
bercba da Chioza con do florentini zoveni a Chioza, 
qualli andavano poi a Ferara, uno chiamalo Fran- 
cesco . . . . , di anni 28, ed é di confinali, 1* altro 
fiol di uno mercadante ricbo, chiamato Francesco 
.... di anni S2, et zonli al porlo di Malamocbo 
il vento rifreschò, volseno andar di (uora via, la 
bert-ha se rebaltò, et loro si anegorono^ et li bar- 
cbaroli . . . . , caso molto miserabile. 

Da poi disnar, fo Collegio di Savii, a consullar. 
|fl7« A dì 2. Po Uiiire di Parii, di sier Seba- 
stian Justinian el cavalier, oraior, di 13, ve- 
ehie, di amer. Come fiq do corni doveano zon- 
zer li do oralori noslri. Ci altro non da conto. Et 
manda Ultere di V orator nostro in Anglia, repli- 
ehale et vechie. 

Di Vegevene, di aier Gabriel Venier ora- 

far, di Manda le ditte lettere* Et scrive 

conoe il ducha quest* altra setimaoa va a Milaq, et 
come vuol fortiùchar Milan, et li inz^neri lì ha 
ditto in tre anni forlificherii quella terra, el si (ara 
ineipugnabile, ebe saria spender ducati 120 milia 
a raxon di 40 milia a Tanoo eie. Suplicha sia expe- 
dito il tuo sacofssor per poter venir a repalriar, 
beisendo stato tanto lempo io questa legatiooe. 

Vene in Collegio 1* oralor di Pranza per cose 
parlicular, perché non traila tropo cose di slado. 



Vene l' oralor di V imperador, etiam per cose 
parlicular, insta il suo consueto. 

Vene 1* oralor di Milan, per 



In questa mattina, il Collegio deputato si re- 
duse in camera dil tormento et examinorooo sier 
Francesco Grilli pagador: li dcte oorda, una stoha 
el un schasseto, et etiam poi disnar si reduseno 
et li dete corda. 

Da poi disnar, fo Collegio di la Signoria eoa 
li offici! deputali per le cose di becharii, el non 
fonno in ordine, et li Savii restono a consullar. 

A dì 3, da malina. Non fo alcuna letten ni 
alcun oralor In Colegio. 

Fu letto il consulto fatto per i Savi), di far 
baylo a Constantinopoli, con pena, e ducali 900 
al mexe di danari dil Conseio di X, et farlo per 
scurlinio In Gran Conseio, in luogo di sier Pnn- 
Cesco Bernardo à refùdado : e su questo fo par- 
lalo assai, e terminato darli titolo di vicebejio a 
farlo per Pregadi, et ozi chiamar Conseio di X con 
Zonla per ubiigar la cassa dil Conseio di X a questa 

Item, fo leto una parte, faU notar per aier 
Piero Mooenigo savio a Terraferma, che ie cai" 
tero li Savii a Terraferma siano eieeti con pene, 
e di quel! riTiiaslI, in Gran Conseio, di Pregadi o 
Zonla. Item, un altra parte, faU noUr per el 
dillo, che deeoetero li Savii ai Ordeoi, da poi eom* 
pilo arano li 6 maxi, vengano fin San Michiel in 
Prega li, come fa i Savii di Terraferma. liem 
parie zercha le galle di Barbarla, alcuni vuol le 
vadi, altro non. 

In questa malina etiam il Collegio deputato si 
reduse in camera dil tormento, et deteno eorda 
a sier Francesco Grilli, fo pagador in campe, di sier 
Domenego, el qual sta dove si reduseva la Qua* 
ranlia novissima di sora li XXX Savii. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et comanda Con- 
scio di X con la Zonla. 

Fu posto, per i Consieri, Cai di XL, Savii dil 
Conseio, excepto sier Nicolò Bernardo, Siavii a Ter- 
raferma et Savii ai Ordeni : Heasendo venuto aier 
Nicolò, il fiol di sier Francesco Bernardo l»ylo no* 
Siro a Constantinopoli, a refudar ditto beyiaao, el 
sia mandalo il suceessor, pertanto sia preso di 
aeetar la soa scusa. Al qual sier Praneesco aia 
dato il salario di do anni, come bavesaa compito 
il baylazo, che è ducati 120 al mese per sfMie. 
Ave: 148, 17, 9. 

Fu posto, per li Consieri, una taìa a Chenoi 
chi scuserò, lire 600, confiscar beni. 185, 3» 0» 



321 



MDXXXI, MARZO. 



9!A 



Fo prova sier Bernardo Marzcllo qu. sier Lo- 
renzo, stato soracomilo. Ave: 153, 5, 1. 

Fu posto una parte, per tutto il Collegio, che 
sier Vicenzo Oriti, fo podestà e capitanio a Rui- 
go, e sier Hironimo Breani, fo camerlengo a Ruigo, 
debitori a palazo di ducati 300 per uno per non 
arar mandi danari a T impresiedo etc, perhò siano 
depenadi, et la parte sia posta in Gran Couseio* 
Ave: 159, G, 3. 
jg8 Fu pofitOf per li Consieri, Cai di XL e Savii, 
una parte, che tutti quelli hanno compra beni a 
r oficio di le Raxon vecbie, di raxoq di la Signo- 
ria nostra, et non hanno satisfato quanto dieno 
dar, perhò habbino termine a pagar zoroi 8, ali- 
ter «ano ditti beni reposti in la Signoria nostra, 
el quelli farà le execution babbi 25 per 100 di 
ditti beni, ut in parte. Ave : 1 i5, 7, 3. 

Fu posto, per li Consieri, una taia in la Patria 
di Friul, per la morte di Battista di consorti ca* 
slellan de Vermo, da uno suo euxin con uno altro, 
perlaolo il locotenente di la Patria babbi liberti 
bandirli di terre e lochi e dì questa cita, con taia 
lira 1000, vivi, et 800, morti, et confiscar i beni, 
ut in parte. 147, 2, 3. 

Fu posto, per tutto il Collegio, una parte, poi 
Jeta una suplication di uno Burlolomio di Co- 
radi da Saragosa, qual narra li suoi meriti, et suo 
padre esser sti apicbato, questo perché voleva dar 
quella terra alla Signoria nostra hessendo sier Ili- 
rouimo da chi da Pexaro capitanio zeneral da 
mar, la qual praticha scoperta, suo padre fo api- 
ebaio etc.^ pertanto li sia dato V oficio di nodaro 
a la tavola di Tinsida, come el vacherai et in que- 
sto mezo babbi tanie 8 al mese, a lire i soldi 
10 per cavallo, ut in parte. 141, 29, 12, 

Et sier Alvise Hozenigo el eavalier andò in 
renga, dicendo non è da far queste cose, perché 
ae agita V bonor dil Stado el aver voluto robar 
una terra grossa, di la forteza V he, come Saragosa, 
e per non irritar Cesare. Con altre parole, non 
ai volesse la parte. Et li rispose sier Piero Moze- 
aig9 asvio a Terraferma, dicendo, é bon remerilar 
quelli ha messo la vita per questo Stado. Andò la 
parta: fu presa : 141, 29, 12. 

Fu posto, per i Savi, expedir sier Zuan Ba- 
xadoQi al dolor, va orator a Milao, darli per 
Mji 4, a duoalj 130 d*oro al mexe, ducati 520» 
per cavalli ducati 140, per coverte e forzieri du- 
^ti 30, per il suo secretano, in don, ducali 30. 
^^$ possi portar con si arzenti a r.sego di la 
^Sooria nostra per ducati 400, da esser visti per i 

/ Dierii 4i U. Sanuto - Tom. IIV. 



r oficio dì le Raxon nuove, ut in parte. Ave : 
162, I, 2. 

Fu posto, per lì Consieri, una taia a Este, da 
poi leto una lettera dil podestà, di 4 zener, per 
la morte di certo osto, lire 800 chi acuseri, el 
sapendo li delinquenti possi ponerh in bando di 
terre e lochi eie, con taia. Ave: 128, 2, 11. 

Fu posto, per sier Marco Minio sier Gasparo 
Contarini, riformadori dil Studio di Padoa, absenle 
sier Marin Zorzi el dotor, che a la leclura di loycba 
domino Policleto di Monte Arduo dotor, electo 
per r universiti di scolari, et ha letto do anni con 
grande satisfa tion di scolari, sia conduto a lezer 
nel primo loco di lojca, qual habbia fiorini 80 a 
r anno, et questo per anni 3, il quarto di rispetto 
di la Signorìa nostra. 

7/em, maistro Jacomo di Borgis babbi la lee^ 
tura de melhaphisica, qual ha di salario fiorini 80, 
li sia cressulo 20, si che babbi 100. El questo per 
anni do. Ave: 168, 3, 1. 

Fu posto, per li ditti, che vacante il loco or* 168* 
dinario de Vlnstituta per Tabsenlia di domino 
Francesco Tolentino, sia conduto domino Jacomo 
di Ungarì dotor, per anni ì et uno di rispetto al- 
la Signorìa nostra, con salario di fiorini 80 a Tao* 
no. Ave: 162, 16, 4. 

Fu posto, per li ditti, havendo Ietto più anni 
domino Marco da Mantoa dolor, padoau, a| secon- 
do loco di i' ordinaria da matina in . . . . , con 
salario di fiorini 80, sìa conduto, e cressulo fiorini 
70, si che babbi 1 50, per anni 2 et 1 di rìspatto. 
159, 14, 1. 

Fu posto, per li ditti, che la nalion Gaii/ca, zoo 
Provincial, sia restituta tu pristinum secondo il 
statuto, siche la Pedemontana non sia posta icon 
Ihoro ne la matrìcuiia, ma ditti Pedemontani siano 
posti in la matrìcula più propinqua dove i sono. 
165, 1, 5. 

Et fo chiami Conscio di X con la Zonta, el 
posto parte di poter ubligar ducali 200 al mexe 
al baylo o vìcebaylo, da esser electo, di la cassa di 
questo Conscio, et ballotata ave de si . . . , di 

no .... , non sincere E vertl dnbio 

si r era presa o non : hor fo rimesso a veder la 
leze. 

Dt Cividal di Friul, di sier Gregorio Pi* 
eamano provedador, di primo. Son svisato da 
Villaco di 27 dil passato sicome, per relationa 
di un mercante, parlile da Fdz, loco lontano da 
Linz miglia 30, se intendea che la regina Anna 
glonse a Linz alli 10 dil passalo, et alli 12 arìvO 

21 



323 



lIDXXXr, MARZO. 



3Si 



H il re Ferdinando^ a 14 poi parlirno insieme et 
andorno a Crems, dicevasi anderebbeno a Viena, 
et alcuni affermavano andavano a Prag^ in Bobe- 
mia, ove si ha a far la diela general di! regno, 
per occorer alle cose lurchesche. Che in lulle 
quelle parie si havea per cosa certa, che turchi 
venirano potentissimi in Hongaria. Tutto il paese 
perciò era in grandissimo timore, et che a Viena 
si lavora giorno et notte alli repari et fortiflca- 

iione. 

Fu posto, per li Consieri, alento fosse electi 5 
per questo Conscio, aldir la diferenlia di V isola 
dì . . . . , et perché sier Filippo Capello è cazado, 
sier Marco Antonio Trivixan va luogotenente in 
Cypri, sia preso che li 3 restanti, sier Hironimo 
da Pexaro, sier Vicenzo di Prioli, sier Santo Con- 
larini, aldino le parte e fazi raxun. Ave: Utì, 5, 5. 

Fu posto, per tulio il Collegio, alento il nau- 
fragio di le nave slato, havendo fato una nave in 
Cypro sier Fanlin e Gabriel Corner qu. sier Hiro- 
nimo, quella sia a condilion di quelle fate in Can- 
dia. Iten\, possi irazer robe di questa terra per la 
dita nave senza pagar datio. Ave 145, 15, 3. 

Fu posto, per li Consieri, atenlo per lettere di 
Corfù si ha, quelli di Aia di solo e di sopra fa 
danni a la Perga, sia scrito al Provedador di V ar- 
mada mandi galie a distruzer e ruinarli. Ave: 

147, 2, 17, 

Fu posto, per li Consieri e Savii, che a(fo»fito) 
Piero Renesi, fo morlo solo da Napoli di uno archo- 
buso, ad Alexandro so fiol sia dà provision in Can- 
dia ducati 8, a page 4 a Tanno. 164, 1, 0. 

Fu posto, per li diti, che (atento) a l'impresa dil 
Reame e Pula Andrea Circondia, era in la com- 
pagnia di Manoli Giada, si portò ben el morite in 
Monopoli, a la moier e Boli sia dà provision a la 
Camera di Candia di ducati 4 per paga, a page 8 
a Tanno. 164, 1, 0. 

Fu posto, per li dili, che al conte Eroso Rado- 
vich, alqual, 1518 adi 18 decembrio, fo dà pro- 
vision ducati 2 al mese, sia preso, il dito si pagi 
dil Gto di Naparo in Arbe. 146, 3, 8. 

Fu posto, per i Savii; Tornato sier Nicolò Magno, 
governador di la Zefalonia, à referito esser li do 
contestabili za 30 anni con fanti 75 e ducati 15 
per paga, page 8 a T anno, sia preso che sia eleti 
altri do contestabili in so locho, e li fanti reduli a 
numero 50 con ducali 2 al mese, la metà in con- 
tanti T altra in formenli, e uno banderai habi 
lire 30 al mese, utin parte. 143, 11, 5. 

Fu posto, per li Savii, che li fanti, ne serve, e 



capi, cussi come haveano page 10 al mexe, cussi de 
coetero habbino 5o7t«m page 8. Ave: 158, 8, 9. 

A d\ 4, la matina. Non fo nulla da conto, so- igg 
lum una lettera dil Zante, di Jacomo Saguri^ 
di 25 eener. Scrive a uno suo qui, come ha nova 
di la Morea, che alcuni calafati el altri, stati a U 
Porla per far armala, tornavano indriedo a le caxe 
Ihoro, dicendo, per questo anno il Signor dod voi 
far armada ni exercilo terrestre. 

Da Cividal di Friul, di sier (Gregario Pi- 
eamano, provedador^ di ultimo febraro (1). QuaJ 
scrive cusi : lo son avisalo da uno amico mio dà 
Villaco, sicome per relalione de un mercbadante 
parlilo da Felz, locho lontano da Linz miglia 30, se 
intende che la raina Anna agiunse a Linz alli 10 
dillo instante, et alli 12 il re Ferdinando suo ma- 
rito, el alli 14 poi se partirono el andorno t 
Crems; dicevasi per alcuni che andarebbeiio a 
Viena et altri in Bohemia, a Praga, ove si ha a 
far una dieta per le cose lurchesche. 

Fu chiama li Cai di X in Collegio e parlalo si 
la parte posta eri in Conscio di X con la Zonia, di 
dar ducali 200 di la cassa dil Conscio di X al baylo 
vicebaylo si farà a Conslanlinopoli, ogni nnexe, 
perché erra in dubio se la fosse presa overo non, 
né fo strida alcuna cosa, et visto le leze li Consieri 
lerminorono la fosse presa. 

Dapoi disnar, fo Pregadi el lelo solum qaeste 
do lettere soprascrite, et chiama Conseio di X 
con la Zonta per una parola, fo pubblica la parie 
presa el veneno fuora. 

Fu posto, per li Consieri, una laia in Sona, di 
uno Antonio Corner di Trabesonda, che*! sia ban- 
dito di terre e lochi, taia lire 600, vivo, morto, 
400. — 126, 4, 7. 

Fo balolà sier Antonio Barbarigo qu. sier Ga- 
briel, slato soracomilo. Ave : 131, 14. 

Fu posto, per li Savii : Cum sit, a di 28 novem- 
brio fusse delega certa causa al Conseio di XXX, di 
exemplion personal de alcuni nobeli et lavoratori 
sotto Camposampiero, el perchè la ditta cau.« fo 
decisa, perhò sia revochà la parte. 83, 8, 84. El que- 
sto per le vile di Sandino el Mosanzago. 

Fu posto, per li dili, una gratia a sier Alvise dì 
Prioli qu. sier Marco, qual à composto una opera 
di soneli et canzon, ch*é dichiaration dil Pelrarcha, 
come apar per una sua suplication lela, pertanto 
li sia concesso che altro cha lui noe la possi far 

(1) Ripetizione, iti parte, della Itttam ripOrfotA à OlurU M 
dell' originale. 



325 



IfOXW, UiRZO. 



m 



stampar, sub poena eie., per anni 10. Ave 135, 1?, 
6. Fu presa. E nota. É sier Alvise di Prioli il ve- 
chio, qual parla malissimo, e non il zovene. 

Fu posto, per li Savii di! Conseio e Terraferma, 
che certa diferentia dil clero di Padoa e altri frati 
con li frati di Santa Juslina di Padoa, per eausa di 
r eslimo falò 1531 el fu posto una assignalion di 
ducati 1700 a li monasterii, pertanto sia preso che 
la ditta diferentia sia comessa a li rectori di Padoa, 
le flppelalion vadino alle Quarantie Civil, el sia su- 
speso prò nunc dita asignation, et, non bavendo 
li rectori expedi in termene di mexi 6, sia la causa 
posta de fato a le Quarantie predille, ut in parte. 

Ave : 138, 0, 6. 
169« Fu posto, per sier Alvise Gradenigo, sier Lu- 
Dardo Emo, savii dil Conseio e li Savii a Terraferma, 
exceplo sier Malhio Dandolo, el li Savii ai Ordeni, 
non era sier Matio Trivixan, una parte che hes- 
sendo sta balotà il mandato di sier Velor di 
Garzoni, qual à tolto una galla in Barbaria, per 
aver dà la piezaria, et non potersi servir di soi 
doni, in Collegio non è sta preso, pertanto sia 
preso che, senza altra balotalion di Collegio, possi 
operar li soi doni, e cussi a li altri do patroni, 
dando le sue piezarie, aziò possino metter bancho 
e andar al suo viazo. 

Et a r incontro sier Luca Trun procuralor, sier 
Gasparo Malipiero, savii dil Conseio, sier Malhio 
Dandolo, savio a Terraferma, messeno, aleuto non 
hanno li patroni auto il salvoconduto di Sicilia né 
da Tunis, et esser Barbarossa corsaro con assà 
velie et altri corsari sul mar, perhò andando al 
viazo anderiano con gran pericolo, pertanto sia di- 
ferito prò nunc. 

El parlò primo sier Gasparo Malipiero, non voi 
le vadi, dicendo, messer Andrea Doria ha 25 galie 
e dubita di Barbarossa, et nui volemo mandar a 
perder le ditte galie. 

Et li rispose sier Bernardo Capello qu. sier 
Francesco el cavalier, savio ai Ordeni, che le 

andasse. 

Dapoi andò in renga sier Luca Trun procuralor 
predillo, per V indusia. El li rispose sier Alvixe 
Gradenigo, é bon, ch*el fa per la terra, che le galie 
navegi, e non bisogna tanta paura. Andò le parte : 
73 Gradenigo el Emo, 80 Trun, 0, 10. Iterum, 
75 Gradenigo, 82 Trun, 5 non sincere, e fu presa. 

Fu posto, per sier Piero Mocenigo savio a Terra- 
ferma, una parte che, atento le gran pregierie si fa, 
de coetero li Savii a Terraferma, che sarano electi, 
sì fazino con pena, né possi esser tolti altri cha 



quelli /Sarano remasti ordinariamente di Pregadi o 
di la Zonla et di mazor dignità, ut in parte, El la 
presente parte non se intendi presa, si la non sarà 
posta nel nostro Mazor Conseio. La copia sarà qui 
avanti scritta. 

El sier Carlo Capello, savio a Terraferma, mes- 
se un scontro ; voi, de coetero li dilli Savii a Terra- 
ferma siano electi con pena el possino esser p^^o- 
vadi cadauno come si fa al presente. 

Andò le parie : 2 non sincere, 6 di no, 59 dil 
Capello, 104 dil Mocenigo, el fu presa. 

Fu posto, per li Consieri, exceplo sier Dome- 
nego Capello non si poi impazar, Cai di XL, el Savii, 
excepto sier Alvise Mozenigo el cavalier, dar li da- 
nari a sier Carlo Capello, va oralor in Anglia. 

Et sier Alvise Mocenigo el cavalier andò in 
renga, non voi butar via quelli danari, né mandar 
orator in Anglia. E un'altra volta, il mexe di fevrer, 
fu voluta meler questa parte, el dillo sier Alvise 
volse conlradir, e non fo mandala, cussi ora non 
fu mandata ; l' bora erra tarda, fo rimessa a un altro 
Conseio. 

Fu posto, per sier Hironimo Quirini, sier Mi- 
chiel Morexini, proveditori sora TArsenal, una parte 
di far uno libro a TArsenal, con molle clausule, per 
Andrea Felalo rasonato, di le depulalion fate et 
di quello si averà auto, ut in parte. Ave 133, 

11, 6. 

In questa sera in Gelo fu fato tra zudei una 
bellissima comedia, né vi potè intrar alcun Cristian 
di ordine di Cai di X, el la compiteno a bore 8 
di notte. 

Questi sono li capi di fantarie a provision^ 170 
et dove i se pagano. 

Brexa. 
Colonelli 

Babon di Naldo ..... ducati 66 
lacometo da Novelo .... > 40 



Guido di Naldo . . . 
Domino Piero Sagredo . 
Cesare Graso .... 
Piero Maria Aldrovaldin 
Piero Francesco d' Ancona 
Oclavian Vaylà . . . 
Maria da Castello . . . 






40 
14 
14 
14 
14 
12 
12 



827 



ICOnXl, MABjEO. 



tì6 



Bergamo, 



Toso Furìan 

Hironimo da Padoa .... 

ZusD Corso 

Jacomo da Nocera .... 

Crema 

CoIoDello Hanoibal Fregoso . 

Pàsòto 

sospesa lacomo Antonio Pocbopani 
Cristoral Albanese 



ducali 30 
» li 
> li 

9 li 



• • • • 



> 


40 


> 


14 


> 


16 


> 


15 



Udene. 



Viceozo da Novara 
Zuan da Parma . 



Vieenga. 



> 
> 



Hironimo Abioso 
ManfroD Maofroo 






FùdoOk 



Treviso. 



• • 



Verona. 

Antonio da Rodego . . . 
domino Marco Gradenigo . 






10 
10 



li 
10 



Boi^ese dal Borgo .... 


> 16 


Àltobclo dì Bandarini . . . 


> 8 


domino iliroDÌoio Diedo . . 


> 16 


doinioo Zuaa Tiepdo . . . 


> 30 



12 



Gatio di Bologna . . . 

cesa ducali 6 a Padua 
Sebaslian Basadona .... > 5 



li 
15 



17|i) A dì 5, domenega. La matina non fu alcuna 
lettera da conto, ni cosa di novo. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio ; vene il Sere- 
nissimo. Po fato 9 voxe, non da conto. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, la parie 
presa in Pregadi a di li fevrer, che, a compiasenlia 

(i) La otrU 170* i biaoci 



di oratori di Fellre, sia asonto al podesti et ctpiU* 
tìio presente, oltra lire 102 ha al mexe, altre lire 89, 
qual la comunità voi dar, et che sia electo, per 4 
man di elelion. uno castelan a Feltre per roexi 16, 
con ducati 18 al mexe, con questo, non possi far 
caneva n) vender vin, ifem habi ^iff» do pro« 
visionati, da esser electi per il retor, con ducati S 
per uno, che stagino in castello, al mexe, Ut in 
parte. Ave 1116, 50, 8. 

Fu posto, per li diti, la parte presa eri, di sier 
Piero Mocenigo, che li Savi! di Terraferma «ano 
electi con pena e di Uloladi, ut in parte. La copia 
é qui avanti. 

Et conlradise sier Zacaria Trivi^tan» é a la Doaoa 
di mar, qu. sier Beneto el cavalier, e ben, dicendo 
molte raxon non dia esser presa, maxime^ li ora- 
tori portandosi ben non poi esser toiU ete. Fo 
longa renga et a proposito, né volse andar a ca- 
pello, ma star a la renga, aziò la non fosae tolta ; 
ave bona audientia, et qualche volta un pòche di 
riso. El balotada, erra persa di una balota ; fó trova 
certo eror che uno bosolo mancbava una t)alola 
a svudar, unde, senza sirìdar le balote, fo dillo, per 
esser confuse le balote si balolerft un* altra volta. 
Ave : non sincere, 681 di la paHe, 781 di do. GI 
fu preso di no, con honor grandissimo dil aopra* 
ditto sier Zacaria Trivi.xan. 

Fu posto, per li diti, una parte, presa a di 3 di 
questo, che sier Vicenzo Oriti, fo podestà e eapi- 
tanio a Ruigo, et sier Hironimo Breani, fo eamer* 
tengo de 11, sono sii mandali debitori a palaao di 
ducali 200 per uno per non aver manda quello 
doveano mandar quella Camera di qui a li exeeu- 
tori di r imprestedo di Gran Conseio, i qud do 
hanno mandalo la portion Ihoro, ma, atenlo le llloo- 
dation, il datiaro dil 1527 restò debitor di ììt% li 
milia et più, et ultimate li fo fato restoro, pertanto 
li sia ubligà al ditto impresiedo queste lire 6000, 
e non dan lo per tutto il mexe le so pienrie, la 
gratia sia de niun valor, e non potendo scuoderli, 
la Camera sia ubligà al ditto impresiedo ut sujplra. 
Fu presa: Ave 1233, 120, 1. 

Nolo. In questo Conseio fo tolto al Daiio dil 
vln sier Marco Larabardo qu. sier Lunardo, el ri- 
mase efiamy tolto, XL Zivil vecbio, e teraiioà per 
la Signoria, non ostante sia rimaso, fosse elìom 
balotato. 

A dì 6, la matina. Fo lettere di Vegtftene 
di sier Gabriel Venier orator, di S7 fevrer. 
Come il duca, né questa selimana né Taltra, andera 
a Milan come voleva andar, per esser segvido in 



329 



IIDXXXf, MABZO. 



830 



171 



Asie eerìa eoslion su ana festa, si fevi tra uno é di 
la parte francese et uno cesareo, adeo ne fo morii 
alcuni, et di quel di la fazion francese havia man- 
dato a taor aiuto da alcimi lien di Pranza, el qual 
cesareo scrìtto in Alexandria li vengi zente in aiuto. 
Scrìve, il duca aspetta lettere di Àlemagna con de- 
siderio, per avor la restitulion dil castello di Como. 
Jtem i aviso, Cesare haver sento al papa de- 
suadi il re di Pranza a voler far abochamento, ma 
voi prìma atender al Concilio, qual al tulio é ne- 
cessarìo. 

Vene V orator cesareo per 



Vene l' orator dil ducba de Milan, el comunicoe 
in consonantia quanto havemo da I* orator nostro. 

Di Roma, dil Snrian, vene lettere^ di ulti* 
mo ffbraro. Scrive, T orator cesareo insta col 
papa di aquietar le cose dil duca di Ferrara, et 
farii restar Modena et Rezo, con far dagi danari al 
papa et annual pension, et il papa non voi, ma 
Toria darii, a I* incontro di Modena et Rezo, Ra* 
vena el Zervia. Item scrive come il papa scrisse» 
Andrea Doria mandasse qualche galie per le fuste 
impedivano le viluarie andar a l{oma ; qual ha 
scritto, manderà 8 galle. Scrìve, il papa aspeta il 
ritomo dil prothonotario di Gambara, stalo a Ce- 
sare, qual à dil suo partir da Soa Maesti per venir 
a Roma. 

Dapoi disnar, fo Pregadi, et fò pioza assai, et 
leto poche leltere. 

Fu fato referir sier Francesco Zen qu. sier Vi- 
cenzo, stato vicecapitanio di le galie di Barulo, et 
se poHò benissimo, et fo laudato dal Serenissimo : 
é zovene, d* anni 



Fu posto, per i Savii ai Ordeni, 3 galle al viazo 
di Barulo, a partir a di . . . , et la muda a di 10 
octubrio, con altre clausule; el fo posto un scon- 
tro, come dirò. 

Fu posto, per li ditti, do galie al viazo di Ale- 
xandria, a partir il capilanio a di ... et la muda 
a di 10 octubrio, con altre clausule ; el fo posto 

un scontro, come dirò. 

■ 

Et sier Zuan Alvise Bembo, slato capilanio di le 
galie di Alexandria, non referile, perché li patroni 
non hanno compito di saldar le galie. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL e Savii, 
expedir sier Carlo Capello, eleclo orator in Anglia ; 
per mexi 4, a ducati 140 al mexe, d'oro, ducati 560, 
per cavalli ducati 150, per forzieri e coperte du- 
cati 30, in don al secrelario ducati 50, do corrieri 



ducati 40, et possi portar con si arzenti per la va« 
luta di ducati 400, ut in parta. Ave : 92, 61, 8. 

Andò in renga sier Alvise Mocenigo el cavalìer, 
dicendo non é di butar via questi danari a man- 
dario, et che 1* é dar sospetto a Cesare ; et che si 
manda li oratori, o per bonor e per comodo ; in 
questa legation non é alcuna cosa, perbò non se dia 
mandar orator, ma far, quello è de 11 resti fin la 
expedition di le galle, poi toy llcentia, et vengi via. 
Che bisogna tratar de divorili che a nui non aspet- 
ta? Con altre raxon; conclusive, fece una savia 
renga. 

Et li rispose sier Alvise Gradenigo savio dil 
Conscio, dicendo, è di mandarlo al tutto, per non si 
tuor quel re per nemigo, con altre parole ; ma non 
rispo^ a quello disse il Mocenigo. Andò la parte : 
8 non sincere, 61 di no, 92 di la parte. Et fu presa. 

Noto. In metpr le galle di Barulo fu certa ba- 
taiola : li Savii ai Ordeni volse fusse messe do galle 
nuove al viazo, el li Provedadori sora l' Arzenal et 
Patroni voleva fosse mandate quelle do ritornate 
dal viazo; fé lezer alcune deposition che le è bone 
per il viazo. Parlò sier Zuan Bragadin savio ai Or- 
deni, qual fé lezer alcune deposition, é pericolose a 
navicar. Li rispose sier Michiel Morexini provedador 
sora r Arsenal. Ave 17, il resto i Savii ai Ordeni. E 
fo prese. 

Item, a le galle di Alexandria, sier Gasparo 
Malipiero savio dil Conscio messe fosseno poste 3 
galle. Niun parioe. Ave . . . . , et li Savii ai Or- 
deni . . . . , et questa fu presa. 

Adì7,\A note fo grantiissimo vento et pioza ^72 
con neve agiazada, qual non restò sopra la terra 
per la pioza, et fo grandissimo fredo, et pochi di 
Collegio si reduseno, né li Consieri, per il tempo, 
andono a Rialto a incantar le galie di viazi. 

Dapoi disnar, fo Collegio di Savii, ma fu ufi ca- 
tivissimo tempo. 

Di Roma, di V orator di 2. Scrife, conM il 
papa ha posto una angaria di uno iulio per rugio 
di formento a tutto il Slado de la Chiexia, et que- 
sto per armar et per le cose lurchesche, et fatto tre 
cardinali, nominati in le leltere, quali tonano le 
chiave di danari. La qual angaria vien 5 soldi per 
slaro, che saranno da 100 milla ducati. Item 
scrive, zercha il Concilio, che il papa non voria si 
facesse, et si scusa ch*el re di Pranza voi prima far 
uno abochamento. Item, le fuste di mori par hab- 
bino preso 



il di 9, la malina. Fo eUam pioza menuda. 



172* 



331 UDXtXt, UAStO. 

et gran (redo. Li Consieri dod veoeno a Rialto a 
incantar le galle di viazi, per aver suspeso alcuni 
di Collegio r incanto, preso i* altro eri, e voleno 
meler tre galle per vi;izo. 

Fo termina per la Signoria, sier Piero Moce- 
nlgo fazi r officio di Savio a Terraferma e cassier. 
Dapoi disnar, fo Conseio di X con la Zonta, et 
fonno sopra cose di artellarie, per esser sier Lorenzo 
Brajiiadio Cao di X e sora 1* artellarie, et fu preso 
darli ducati 4000, di primi danari si locherà di salii 
venduti al ducha di Milan, over dati, per comprar 
salnitrìi. 

A dì 9^U matina. Non fu alcuna lettera, ni 
vene in Colico alcun orator. Fo leto le parte se 
dia meter ozi in Pr^di, si zercha le galie di Bar- 
barla come mandar 3 galie al viazo di Alessandria. 
7fem, di far vicebaylo a Constanlinopoli per Pre* 
gadi, altri voi far ambassador et vicebaylo, altri 
voi indusiar le prime lettere da Constanlinopoli e 
poi farlo ordinario baylo per Gran Conseio. 

Dapoi disnar, aduncha, fo Pregadi, et leto le let- 
tere di Roma, et di sier Zuan Diede proveda- 

dar general in Balmatia, date adi 

a Scrive alcuni avisi come turchi si pre* 

para per venir a Clissa. 

Fu posto, per sier Gasparo Malipiero savio dil 
Conseio, che a Y incanto preso di meter do galie 
in Alexandria sia azonlo una terza, nominando una 
galla .... E li Provedadori sora TArsenal an^lò alla 
Signoria, dicendo non é galie, unde fo gran rumor. 
Il Serenissimo disse : e Volemo al tutto fé far la ditta 

galla >. Andò la parte: 136 Et fu presa. 

Fu posto, per sier Luca Trun procurator, sier 

Gasparo Malipiero, savii dil Conseio , che 

prò nune le galle di Barbaria non andasse al 
viazo. 

Et sier Alvise Gradenigo, sier Lunardo Emo, 
savii dil Conseio, (e li) Savii a Terraferma, voi le va- 
dino; etiam li Savii ai Ordeni fo in questa opinion. 
Et (parlò) primo sier Gasparo Malipiero. Li rispose 
sier Lunardo Emo. Poi sier Luca Trun procurator. 
Li rispose sier Alvise Gradenigo. Andò le parie; ba- 
Iota tre volte ; a la fin, 4 non sinciere, 77 di no, 83 
di si. E fo preso, le vadi. 

Fu posto, per li Savii, che Nicolò Novello, solito 
andar paron e cornilo, era comito su la galla al ri- 
torno di orator a Constanlinopoli di sier Tomi Mo- 
cenigo, qual lavora in V Arsenal con soldi 10 al 
zorno, atenlo li soi meriti sia cresulo fin soldi 30 
alzorno. Ave: 135, 17, 4. 

Fu poslo^per tulli, che la villa di Briban solo 



8S9 



Cividal di BeluD, qual ha palido foco, innondatioo e 
tempesta, sia exente, real e personal, per anni 5, 
pagando però le colte. Ave: 157, 3, 0. 

Fa baloti sier Marchiò Trivixan qu. sier Vi- 
cenzo, stato soracomito. Ave : 139, 4. 

Fu posto, per sier Francesco di Prioli, sier An- 
tonio Loredan, provvedadori di Comun, una parte 
per scuoder il soldo per partida di oficii, con gran 
streture, quelli hanno danari di tal raxon in le man 
a darli fuora, e de eoetero si dagi ut in ea. Fu 
presa 1487 35 setembrio. Ave : 119, 7, 11. 

Fu posto^ per sier Hironimo Quirini, sier Mi- 
chiel Morexini, provedadori sora 1* Arzenal, e li Pa- 
troni, in la qual intrò li Savii . . , una parte di ca- 
nevi, che tutti li possi vender a chi li vuol, ma 
prima condurli in questa terra, ut in parte. Fu 
presa. 

Fu posto, per li Savii dil Conseio e Terraferma, 
una parte, alento li Avogadori extraordinarii novi 
non habi trova nodari ni rasonatì, li sia azonlo 8 
per 100 di la pena, apresso le 13, ut inparte^ la 
qual sia a meter a Gran Conseio. Fu presa. Ave : 
119,37.14. 

Fu posto, per li Savii, che tutto il Collegio -che 
poi meler parte, in pena di ducati 500, vengi questa 
altra setimana al Conseio, per trovar ducali 80 
milia per lo armar, con le so oppinion. Ave tutto il 
Conseio ; in la qual parte era il Serenissimo, Con- 
sieri e Cai. E messe pena ducali 500. Ave 151, 
8, 4. 

Fu posto, per tutti, che a una Marina fia fo di An- 
drea Calabresi li sia dà provision ducali 4 per paga 
a la Camera di Candia a page 8 a T anno. Ave : 
148, 0, 1. Iterum, 171, 0, 1. Fu presa. 

Noto. A di 8 dapoi disnar, tandem, in Rialto fo 
principia a cavar 11 loto di sier Andrea Diedo, pre- 
scidente li Provedadori di Comun, et vene fuora du- 
cati 500 a uno fante al purgo, ozi matina e poi 
disnar e cussi si andari continuando il cavar. 

Il Collegio deputato si reduse Marti et ozi in 
camera a examinar il Colaleral zeneral, qual con- 
fessa de plano, et cussi si andari redugando per 
il pagador e li altri. 

A d\ 10, la matina. Li Consieri veneno a 
Rialto per incantar le galie di viazi, et fo incanti le 
galle di Barulo. La prima ave sier Piero Pixani di 
sier Vetor, per lire 86, ducati 3; la seconda sier 
Zuan di Prioli qu. sier Andrea qu. sier Marco, 
per lire 60, ducali 3 ; et le galie di Alexandria non 
trovono patroni. 

Fo cavi il lolho dil Diedo, et vene fuora alcune 



173 



335 



MDXXZI, MARaSO. 






sieri acetoDO li so scusa. El si dice, si V era fato 
ambassador et vicebaylo sana aodalo, ma non voi 
andar baylo. 

Da Boma, dil Surian oratar, di 7 et 8, Co* 
me il papa à auto lettere da Linz, di 19, dii re 
di Romani, li avisa il ritorno di sci oratori da Con- 
stjintinopoli. El Signor non voi ni paxe ni acordo 
el, benché li voi mandar do altri, dubita non polri 
far nulla, imo à aviso che per mar et per terra si 
mette in ordine, pertanto dimanda socorso a Soa 
Beatitudine e a li principi cbristiani, et voria si fa- 
cesse la cruciala, et scriva ai re di Pranza suo cu- 
gnado voi atender a questa cosa come re Cbrislia- 
Dissimo. Per il che il papa, parlato in coogregution, 
voi meter un ducato per fuogo, si eh* el cavarà 3(X) 
milia ducati per questa causa dil Turcho a tutto il 
slado di la Cbiesia, et fatto chiamar tutti li procu- 
ratori di le religion sono in corte, el ordinato seri* 
ver per tutto si predichi la cruciata. Item scrive, 
l' imperalor averli scritto voria Soa Beatitudine li 
compiacese di far 5 cardinali, li quali é nominali io 
le lettere, el il papa voi far do solamente, vide- 
licei 



Da poi disnar, fo Gran Conscio. Vene il Sere- 
nissimo. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, una parte, 
li Avogadori extraordinarii stagi per tulio avusto a 
expedir le cose principiate, poi vadino io terrafer- 
ma per 4 mexi, e debbano intrar de praesenti 
extraordinarii e, come sarano tornati, compino il 
resto di V anno Avogadori extraordinarii, poi iotra- 
no ordinarii, ut in parte. 

Et sier Alvise Badoer, uno di Avogadori pre- 
ditti, andò in renga ; contradise a più mandarli fuo- 
ra, che slagino un anno extraordinarii io questa 
terra. Andò le parte : 22 ooo sincere, 619 di oo, 
847 di la parie. El fu presa. 

Fu posto, per li ditti, uoa parte presa in Pre- 
gadi a di 9 di questo, zercha li altri Avogadori extra- 
ordinarii, /li creserli 8 di più per 100 di pena, si che 
habbino 20 per 100 da esser divisi tra loro signori, 
nodari et rasonali. Fu presa. Ave : 20 non sincere, 
317 di no, 667 di sL 

Fu fallo capiianio di le galle di Baruto sier Lo- 
renzo da Mula, fo soracomito, di sier AgustiOt qual 
vene dopio, ei altre 8 voxis, e tutte passoe. 



Da Roma, di 4 marzo 1531, al signor dueha 1' 

di Mantoa. 

Di novo non e* é altro, salvo che pur quesU) fu» 
sle di mori vanno infestando questo mare et loci 
marittimi. El s* é inteso che novameote erano seesi 
in terra et fatto una imboschata con 400 archibusieri 
presso a Napoli, per voler pigliare il cardinale Co- 
lonna che haveva (posto) ordine di andare ÌDanli 
giorno a cazia ; ma sua signoria, per certe . . . . el o^o* 
tii, differì alquanto, et in quel tempo fumo scoperti, 
et se ne ritornorono alle loro fuste seoza eOelto. 
Aspetandosi queste galee dil Doria, quale No^ro 
Signore dice che scranno 13, per seeurarsi, el per 
questo et per li ad visi delli preparamenti dil Turco, 
Stia Santità ha fato a questi di alcune congregatione 
per pigliar modo da irovar danari. Et ancori ebe 
molli siano stati proposti, non s'è preso altra resoia- 
tione che di imponere a tutto il Stato dilla Cbiesia uno 
iulio per rugio di grano, il che dicano imporieri 
100 milia scuii. Fu parlato di far cardinali, el oe so- 
no in lista 28 in cercha, che quello che offerisse Q3«q- 
cho promette 30 milia scudi, che se stima ee ne 
trarla un milione d'oro; ma Nostro Signore sta Jef • 
mo in oppinione di non farne per modo alcuno. Le 
cose di Siena stanno al solito, el queli di deolpo 
stanno resoluti di non voler compositione aieuQt 
fino che non hanno una risposta che aspectano dalla 
Cesarea Maestà. Alle gente cesaree é slato provielo 
di danari novamente venuti dal Regno. 

Lettera dil dito, di 8 marzo, da Roma, di 
domino Francesco Gonzaga. 

La fama el avisi de li preparamenti dil Turco 
riscaldane molto da ogni banda, et qui non si età 
senza grande trepidatione. Per tal causa se 
fatte molte congr^tione per far denari Et 
modo fu scrito a vostra excelleotia, de un iulio per 
rugio di grano per tutto il Stalo ecclesiastico ; uoo 
altro e stato concluso, di poner un ducalo per foebo. 
Et bencliè io Francesco altra volta iotendesi <W 
Armellino che erano nel Stalo dilla Chiesa 880 mi- 
lia fochi, in esso nondimeno bora se intende ehe 
non passano da 180 in 190 milia. Et questi deaeri, 
per reparare a queste invasione di turchi io Uaiift, 
quando la molestasseno, ove se esso Turcho tm im- 
presa in altri loci de christiani. Si tiene che per 
bora il Concilio se dìsmeterà, ma, oon essendo la 
chrbtìaDità vexata da loro, é oppinione die ei debbi 



33d 



MDXXXI, IIAR20. 



%40 



prorotto el suo star in questa terra fino per tuUo 
avoslo proximo, acciò i habino lempo conveniente 
di expedir li preditti sui casi et li relenuti por loro. 
El perchè è conveniente abbreviarli el lenipo sì che 
non siano perpetui Àvogadori, dovendo per la crea- 
lione sua intrar Àvogadori Gscali, sia per autorità 
di questo Conseio preso, che il predillo tempo di 
prorogatione fino avosto proxinf)o sia posto a conto 
dil tempo che deveno star Àvogadori fiscali, comin- 
ciando exercitar il predillo officio fiscale deprae- 
senti si che in questo tempo Facino Tuno et V altro 
efTello de expedir li casi preditti et esercitar V Avo- 
garia fiscale. El expedili li predilli casi et rei rete- 
nuli, siano obligali, iuxla la forma dilla crealion 
sua, andar fuori per terraferma a compir V anno 
deputatoli, che sera per mcxi 4, hessendo sta fuori 
roexi 8, el ritornati debbano fornir el tempo li 
manchasse de fiscali, et poi intrar ordinari^ iuxla la 
forma dilla crealion sua. 



847 

619 

22 



i7g A di 13, la matina. Non fo in Collegio telo 
alcuna lettera, ni fu cosa di momento. Fo telo una 
parie, fata notar per alcuni Savii ai Ordeni, di revo- 
char in Pregadi la parte di far baylo a Cunslanlino- 
poli, et far ambassador al Signor turco. 

La Signoria vene a Rialto a incantar le galie di 
Alexandria, le qual fo deliberade, la prima sier Al- 
vise Balbi di sier Bernardo . . . . per . . . . , la 
seconda sier Stefano Malipiero di sier Alvise. 

Da poi disnar, fo Pregadi, el leto le lettere di 
Roma. 

Fu posto, per sier Francesco Soranzo savio a 
Terraferma, sier Zuan Bragadin .... : Havendo 
refudà sier Piero Zen baylo a Constantinopoli, perhò 
sia preso, che la dita deliberation di far baylo sia 
revochada, el de praesenti sia eleclo uno ambassa- 
dor et vicebaylo a Constantinopoli, con tutti li mo- 
di et conditioni fu preso di elezer il baylo iu que- 
sto Conseio. 

El il resto di Savii, excepto sier Lunardo Emo, 
messe, hessendo sta deliberà di elezer baylo, che si 
stagi sul preso, et se ne elezi uno de praesenti in 
loco di sier Piero Zen. 

Andò in renga sier Francesco Soranzo, et parlò 
per la sua oppinion. Li rispose sior Piero Mozenigo 
savio a Terraferma. Poi parlò sier Zuan Bragadin. 
Li rispose sier Mathio Trivixan. Poi andò in renga 



sier Lunardo Emo, dicendo quello disse sier Piero 
Zen in Collegio, quasi che l'anderìa orator, ma noa 
baylo ; laudò la paride dil Soranzo, el in quella \ù- 
Iroe. Li rispose sìt Alvise Gradenigo, e ben. Po' 
parlò sier Piero Zen, dicendo la causa non à vo 
luto andar baylo per il suo honor; quando vien or 
tori a Constantinopoli il Signor li manda conliH— a, 
prepara caxa, li fa le spexe eie. intervenendo, ant Mz\ 
benché a la fin disse : e Son vechio di anni 7 . , m 
posso più. > Andò le parte : . . . . non sincere-.^ . 
.... di no, 79 di Savii, 102 dil Soranzo. 
presa. 

Scurtinio di ambassador e baylo 
a Constantinopoli, iusta la parte md pn 



Sier Piero Bragadin, fo baylo a Conslao- 
iinopoli, qu. sier Andrea .... 

SierThomà Contarini, fo ambassador al 
Signor turco, qu. sier Hichiel . . 

Sier Marco Foscari, fo ambassador al 
Summo Pontefice, qu. sier Zuanne. 

Sier Marco Minio, fo savio dil Conseio, 
qu. sier Borlholamio 6 

Sier Thomà Mocenigo, fo ambassador 
al Signor turco, di sier Lunardo 

procurator 

t Sier Piero Zen, fo ambassador e vice- 
baylo a Constantinopoli, qu. sier 
Calarin el cavalier 

Sier Alvise Gradenigo, savio dil Con- 
seio, qu. sier Domenego el cavalier 



49- -. 



81 



68^ 



131. 



35. - 



El qual sier Piero Zen, chiamalo dal Sereni:^ 
mo, aceptoe andar aliegramenle. 

Fu posto, per li Savi, che una diferentia Vn^ 
signor Livio Liviano e la comunità di Pordeo^^ 
zercha le apelation in terza instanlia, sia expe&^ 
per questo Conseio poi Pasqua. Ave : 1 12, 13, li 

Fu posto, per li Savii, che la comunità di 
san, qual voi far il potile di legno su la Brenta, 
aiutata, e a conto di quello dieno dar per dai»i 
colle li sia lassa ducati 200 per far il dito poirs 
zoè dil 1522 fin 1527. Ave : 154, 5, 3. 

Fu posto, per li Consieri, una graiia a Josepcfl 
Pasquin di Luca, di poter far stampar uno 
bro, chiamalo Fons Messiae, per anni 10. 
1 17, 6, 7. 

A dì li, la matina 



Da poi disnar, fo Collegio di la becharia, et 



341 



mXXXl, MARZO. 



842 



leno^ per questo anno che vien, zoé fìn Pasqua 1532, 
a carne sia pur a mezo dazio, vedendosi li preci! 
ìmiladi, ut in parte, e feno altre provision. 
A di 15, la malina. Po « • • • 



Da poi disnar, fo Conselo di X con Zonla. 
Ponno sopra certe parie di Cypro; una fu presa, vi- 
ìeìieei che quelli hanno compra li caxali siano, per 
i refori, tansadi a contribuirete. 

JTfem, volpano che li offieii si fazi per il Conscio, 
ilento uno cypriolo voi prestar 6000 ducali, ut in 
ìarte. Et dispulata, non fu presa. 

Di Vpgfwne, di sier Gabriel Venier ora- 
^or^ vene lettre. Come, essendo slati tre oratori 
li Grisoni dal ducha de Milaii, et expedili, volendo 
itomar a caxa, il marchexe di Mus in strada li 
?ce amazar, la qual cosa à fato dolor al duca, et 
landa soi nontii a Grisoni a scusarsi. Item, ditto 
larchexe fa fanti et voi far novità. Il duca à auto 
tiam il castello di Como et, dubitando di ditto 
larchexe, vi manda presidio dentro di fanti. 

In questa malina, over poi disnar, in Quaranlìa 
yiminal, fo introdutto per sier Andrea Mozenigo 
I dolor, avogador, il processo formalo contra sier 
scorno Minio di sier Nicolò qu. sier Lodovico, fo 
rovedador al Zante, per manzarie fate eie, ci qual 
ndava patron in Barbarla, et messe di relenirlo, 
fa preso di largo. El qual poi si apresenlò, et fu 
•osto in preson in 



Noto. Fu fato etiam per li Avogadori exlraor- 
Inani, in questi zorni, in 2 Quaranlie, salvocon- 
>ato a Constantin dil Duca, vicecogìtor a la banca, 
ter il caso di sier Polo Nani. 

Fa fato in questi zorni per Collegio 2 contesta- 
ili a la Zefalonia con 25 fanti per uno, videlicet 
lomenego Manzavin, et ... . {Zuan da Siena) 



Fo scrito, per Collegio, a Constantìnopoli, di la 
letion di sier Piero Zen orator al Signor turco. 

IH Cìvidal di Friuì, di sier Gregorio Pi- 
antano provedador, di 8 marzo 1531. Hnzi il 
icecapitanio di Tulmino ha mandato sue lettere a 
uesti consorti di Tulmino che debbano andar alla 
ieta che si ha a far alli 13 in Gorizia, et manda 
^ proprie lettere, ne la qual si à a Iralar di far 
rovtsione di danari per ocorer alle cose turche- 
che. Ho fato intender a questi non vadino, né man- 
ino, iusta i mandati eie Io son avisato da Villaco, 
he io tutto el stato di la Carìntbia è sta fata una 
xipositioDe per le cose turcbescbe, che tutti queli 



hanno mansi, eh* e campi U, pagino per ciascuno 
caranlani 30; li altri che hanno 50/tim case, 15: et 
si pagi a r ultimo termine a mezza Quadragesima. 
E di zio è fato exatore il capitanio di Vedrin. 

Dil dito, di 12. Sono capitati qui boggi tre 
bohemi, partiti di Bohemia alli 22 dil passato; refe- 
riscono che, al partir, loro, di giorno in giorno a 
Praga si aspelava il re Ferdinando. Che già era 
ordinata la dieta generale, ch'el si farà in quella cita, 
ne la qual si dieno ritrovar tutti li principi et baro- 
ni di Bohemia, Moravia et Slesia, per far fé provi- 
sione necessarie contra turchi, si di gente come di 
danari. Dimandati quello se intendea del venir de 
turchi in Ongaria, dicono che si ha ivi per nuova 
certa dil venir loro, potentissimi, et presto. Cb*el 
signor re Zuanne erra partito da Buda alli f4 dil 
passato et era andato verso la Serimia, paese verso 
Belgrado, a far ancor lui provisione a soi bisogni. 
Hozi aspetto il mìo successor, et perhò farò fine di 
scriver più lettere. 

Da Brusselle, di domino Sigismondo di la Tor- 178') 
re, orator dil signor ducha di Mantoa, de 25 
febraro 1531, scritte al pr e fato ducha. 

Hora qui non é altro, se non che queste feste si 
è aleso a giostre, ne le quale la excelle ntia del duca 
Alexandro de Medici é intravenuto per uno de li 
mantenìtori, et si è portato cosi bene, che non sulo 
come giovane et principiante ha meritato esser co- 
mendato assai, ma certamente al paragone dell! 
più provetti et megliori é stalo summamenle lau- 
dalo. Hora se 1 vera il Turco in Ungaria, come qui 
si afferma, gli giochi si convertiranno in da vero, 
perché si dice Sua Maestà esser determinata di an- 
darvi in persona, et non manchar con quella et cqn 
quanto potrà far dille sue forze di aiutar il fratello 
et la christianità. Et già si sera appresso ad reiterar 
le intimationi a li Signori de lo Imperio per prove- 
der del pressidio de V imprestilo che promissero in 
la dieta. Se dice, che a questa hora la maestà dil re 
di Romani deve esser in Bohemia per far altre pre- 
paratione da quella banda, per onde può proveder 
di gran pressidio, si per la copia dille genti che 'I vi 
ha SI perchè sono molto pronti, tanto per il suo 
interesse per la vicinità che hanno al periculo quan- 
to per la obedienlia che hanno al re, al qualle sono 
mollo obsequenti. Fra tanto si atenderano a far qui 
queste Corte, alle quale la selimana che viene si darà 

(1) U carta 177* è bianca. 



343 



MOXXXr, IUB2S0. 



844 



principio, ol si Tarano le proposte alli procuralori 
delle provinlie, li quali! subito annerano a refTerire 
alli loro princHpalliy e torneranno con la risposta io 
Ganlh. Secondo che si pensa, si tiene che questo ser- 
vilio sera di forse un milione d' oro, né ^arà gran 
cosa alla richeza di questi popoli, che certamente é 
grandissima. Se trova, et io lo so da persone molto 
informale di questo, che in 15 anni madama Mar- 
garita ne ha exacli, olirà le entrate ordinarie, 9 mi- 
lioni, et dicono che si sono spesi in guerre. Non se 
intende che si sia anchor la coronalion de la raina in 
Pranza ; si sono ben falle giostre, bagordi et altre 
feste, ne le quale monsignore de Mugi, megnone dil 
re, e morto dì uno incontro di lanza, et il figliolo 
di Ruberto de la Marchia è rimaso ferrilo ; ma, per 
relalfone de alcuni che vi sono siali, non pare che 
queste feste siano con quella caldeza et natura alle- 
gra che in simile cose si conviene et da francesi si 
suole usare. Il re de Anglilerra ha perdonalo al clero 
di quella ixola, per la conlravenlione che haveano 
usata alle pragmatiche dil regno per certe reclama- 
tone falle a Roma, di che già molli giorni scrissi, 
per causa di che furono presi tre vescovi, el il pre- 
fato clero gli ha donalo 150 milia ducati d* oro in 
oro, li quali hanno da pagar in cinque anni, ogni 
anno la ratta. Ne la medesima leltera dove ho ve- 
duto questo aviso é un capitolo che dice che, circha 
Ioabochamenlo fra lo imperatore el il Cristianissimo, 
li non si parla alcuna parola, anzi ch*el ducha di 
Sopholch havea dillo a quelui che scrive la lettera, 
eh* el suo re non ne sapeva motto el che, se se haves- 
sino da abochar, non solo esso suo re lo saperla, ma 
veria a parlamento con il re di Pranza, prima che 
il re di Pranza ci venis.^e con la Maestà Cesarea. 
Esso re di Anglia et queio di Scolia assenleno al 
Concilio, im lo voriano in Avignone, dicendo che 
quello é loco conveniente, si per comodità di tutta 
la christianilà, maxime per Spagna et Pranza et 
loro, si perché non é incomodo anche alla Santità di 
Nostro Signore, tanto più che é loco di Sua Santità. 
Monsignore di Nassao ha mandato la figliola, che 
passò per Mantova, in uno giovene nominato monsi- 
gnor di Mala, quale é suo subdilo et figliolo di quelo 
che é, in absentia dil prefato monsignore di Nassao, 
resta governatore dil stato di qua. 

Qui sono lettere publiche che li oratori di Ve- 
netia et di Genoa, che già molli giorni sono alla 
corte di Pranza, non hanno haulo ancor audientia. 
179*) Adì 16, hi malina. Vene in Collegio l' oralor 

(1) U otrU 178* è bitoct 



di Milan 



Di Brfixa, di reciori, si ave aviso come do- 
mino Paulo Zane, episcopo de II, slava malissimo. 
Di Roma, fo lettere dil Surian arator, di 



Po, per Collegio, balolali 2 couleslabeli alla Za- 
falonia con 25 provisionali per uno, et rimase Do- 
menego Magnavin et Zuan da Siena. 

Da poi disnar, fo Collegio di Savii ad consu- 
lendum. 

A dì 17, la mattina. Si ave lettere di Brexa, 
di 8ier Christofal Capello picepodf$fà, e sier 
Antonio Justinian capitanio. Di la morte dil 
vescovo, qual é stalo in ditto episcopato anni .... 
el nulla li e sta trovato. 

Da poi disnar, fo Pregadi. Po posto, per il Se 
renissimo e tutto il Coll^io, dar per queste feste 
a monasterii di monache observan te stara 300 for- 
mento, come pareri al Collegio. Pu presa. 

Pu posto, per li Savii, eh' el primo Conseio di 
Pregadi sia electo oralor a Roma, in loco di sier 
Antonio Surian dolor cavalier, qual é slato mexi.... 
et desidera venir a repatriar, con ducali 150 al 
mexe d'oro in oro per spexe et cavalli 11 et do 
stafieri, ut in parte. Ave : 172, 13. 

Pu posto per tutto il Collegio : Essendo s^uida 
la morte dil reverendo domino Paulo Zane epi- 
scopo di Brexa, sia fato de praesenti eletion et 
nomination di uno episcopo ut in parte, da esser 
aprosentà al pontefice, in la qual oppioion non era 
sier Matio Dandolo savio a Terraferma; ma, lela la 
parte, fo trova esser sta preso in questo Conseio, 
quando fu fato nomination dil vescovo di Treviso, 
che, semp^eche l'ocorerà vacaotia di alcun ve* 
scoado, sia falla subito la nomination etc, siche 
non andò altra parte, essendo preso di far. 

Noto Li reverendissimi cardinali Corner e Cri- 
mani hanno tma expelaliva dil papa, fata in Bolo- 
gna, di ducati 5000 di beneficii primi vaebanii sul 
dominio e vescoadi, qual primo sia dil cardinal 
Corner, il secondo dil cardinal Grimani, et pur la 17 
Signoria con il Collegio volse far de nomination. El 
parlò sier Jacomo Corner qu. sier Zorzì oavalier 
procurdior, fradello dil cardinal, dicendo k pover- 
tà dil fratello, e che lui il maotien, dicendo i meriti 
di caxa soa verso questo stado, et lacrimò che co- 
mosse assai, el come erano d' acordo col reveren- 
dissimo Grimani, qual per esser povero cardinal 
convien star in villa. 



*** nomi, MAim 

Da poi andò in renga sier Bernardo Donado qu. 
sier Hironimo el dolor, é XL Crimioal, e disse i 
merili di suo padre stato in tante legalion et morto 
oratora Roma, perhò ricomandava suo fìradello, epi- 
scopo di la Gania Da poi andò sier Veloi^Grimani 
procurator, fradello dil cardinal Grìmani, et parloe 
benissimo, laudando si facesse la eletion ne la per* 
sona dil reverendiiiaimo Cornelio. 



Denomination a lo episcopato di Brexa. 

n venerabile fra Francesco Zorzi, di Thor- 

dine di S. Fmncesco di observantia . 38.132 
Il reverendo domino Zuan Battista Barbo, 

canonico di Parenzo, qu. sier PaustìQ 52.144 
11 venerabile fri Pien> Aurelio Sanudo, di 

I* bordine di heremila ni 24.174 

II reverendo domino Zacaria Trivizan, 

qu. sier Nicolò procurator . . . • 31.158 
Il reverendo domino Zacaria di Garzoni, 
cavalier lerosoliroitaoo, qu. sier Mario 

procurator 53.141 

n reverendo domino Jacomo da chi da 

Pexaro, episcopo di Baffo .... 47.143 
Il reverendo domino Beneto Contarioi, ca- 

nonieo di Padoa, qu. sier Ànzolo . . 40.143 
n reverendo domino Lorenzo Zorzi, pri- 

mocierio di Candia, di sier Nicolò * • 29.164 
I! reverendo domino Flranceseo da ciki 
da Pexaro, arziepisoopo di Zara, qu* 

sierFanfin 41.154 

Il venerabile Irii Marco Antonio Valier, gè- 

oeral di frati di Santa Maria di Gratia 30.159 
Il reverendo domino Hironimo Berbarigo, 
primocierio di San Marco, qu. sier An- 
tonio, qu. sier Hironimo procurator . 81.1 15 
Il reverendissimo domino Francesco car- 
dinal Corner, qu. sier Zorzi el cava- 

lier procurator 142. 49 

Il reverendo domino Francesco Justiniao, 

arziprete di Piove di Sacho .... 25.160 
Il reverendo domino Àgustin Donado, epi- 
scopo di la Cania, qu. sier Hironimo 

dolor 91. 97 

Il reverendo domino Hironimo Justioiao, 

canonico di Padoa, qu. sier Unfré. . 35.129 
Il reverendo domino Luca Viaro, cauonieo 

di Padoa, qu. sier Zorzi 30.164 

Il reverendo domino Gabriel Boldù, cano- 
nico di Padoa, qo. sier Aolouio el 
ca valier 62439 



846 

n venerabile fra Francesco Barbaro, di 
rhordinedi San Francesco observante, 
qu. sier Daniel, qu. sier Zaccaria el 
cavalier procuralor 49.136 

Il reverendo domino Zenlil Contarini, ar- 
chidiacono di Vicenza, qu. sier Tadio, 
qu. sier Andrea procurator. . . . 71.113 



Da poi, licentià il Pregadi, restò Conscio di X 
con la Zonta, el voleano far certa obiigation de da- 
nari dia dar il duca de Milan per metter angarie, et 
fo disputalion, et nulla fu fato. 

Fu poslo. in questo Pregadi, per lutto il Col- 
legio, alrnlo li danni palidi in la Villa Bartholamea 
per Iti aque di Po,e V Adese, sia exempti per anni 
tre, dovendo pagar la reparation di arzeri, daia e 
tanse. Ave: 145, 9, 0. 

Fu poslo, per tutti, si dispensi, fra monache ob- 
servante e fratonzelli mendicanti e altri lochi pii, 
stera 300 farina, per pr^r Dio conservi la diu- 
turna pace el couservation dil stato nostro. Ave : 
196, 4, 2. 

A di 18 



Da poi disnar, fo Pregadi et, leto le lettere, fu 
posto per sier Carlo Capello et sier Piero Mozenigo, 
savii a Terraferma, che de coeiero li Savii di Terra- 
ferma si elezino con pena, come si fa li Savii dil 
Conscio, ut in parte. Fu presa. Ave : 155, 36, 4. 

Scuriinio di orator in corte, iuxta la parte, 

Sier Mann Justinian, fo avogador di Co- 

mun, qu. sier Sebastian el cavalier. 75.129 

Sier Gabriel Venter, é orator a Milan, 

qu. sier Domenego 69.138 

Sier Carlo Capello, fo ambassador a Fio- 
renza, qu. sier Francesco el cavalier 81. 124 

Sier Andrea Mozenigo el dolor, l'Avo- 
gador di Comun, di sier Lunardo 
procuralor, qu. Serenissimo. • • 46.156 
t Sier Marco Antonio Venier el dolor, fo 
Avogador di Comun, qu. sier Chri- 
stofolo, qu. sier Francesco procu- 
rator 144. 64 

Sier Mafio Lion, T avogador di Comun, 

qu. sier Lodovico 101.111 

V Savii ai Ordeni. 

t Sier Filippo di Garzoni, fo savio ai Or- 

deni, di sier Francesco • . • . 151. 57 



180 



180' 



847 Moxxxi, UAvao. 

t Sier Lunardo Malfpiero, di sier Biro- 

nimo, qu. sier Piero 150. 57 

Sier Francesco Surian, fo a la Doaoa di 

mar, qu. sier Andrea VIS. 83 

t Sier Francesco Boldù, fo camerlengo a 

Treviso, qo. sier Hirooimo . . . 147.61 
Sier Zorzi Bragadin, qu. sier Piero, di 

Campo Rusolo 122. 84 

t Sier Marco Antonio 2^otani, qu. sier 

Hironimo 156. 57 

Sier Zìian Bragadin, qu. sier Zuan 

Francesco 116. 91 

Sier Lorenzo Baffo, fo vicesoracomilo, 

di sier Zuan Jacomo 114. 98 

Sier Zuan Alvise Micbiel, di sier Do- 

menego 125. 86 

t Sier Zuan Morexini, di sier Francesco 

l'avogador 168. 37 



8M 



Et noia. Non potendo inlrar el Garzoni per 
conliimatia, in luogo di sier Hironimo Halipiero in- 
Irò V di la P:ixe, perhò introe a di 20 sier Lunardo 
Malipiero in Collegio. 

Fu posto, per tutto il Collegio, ha vendo fatto 
fahricar una nave in Candia sier Agustin e Andrea 
Gridi qu. sier Zuane, e tolse robe di qui, il dnzio 
per durali 30. lasò pegno a la Ternaria vechia, li 
sia resfifuido. 159, 18, 16. 

Fu poslo, per li Savii : Tìso di Bagnacavalo ha 
provinion a Verona durali 12, va in Cypro, voi tra- 
mudarla e si pagi In Cypro, sii preso farlo, e stagi 
in Famagosta a page 8 a Tanno. 187, 22. 

Fu posto, por li Consieri, renovar il salvocon- 
duto a Santo l/)pez, per expedir una soa causa, e 
questo a requisition di Torator Cesareo, per mexi 6. 
Ave; 90,8, 13. 

Fu posto, per li Savii, el il resto dil Collegio, 
che a Zorzi Rusichio qu. Pelegrin li sia dà provi- 
sion durati 8 per paga, a page ^, in Italia, et a Alexio 
GHmani, serve in Dalmatia, ducali 8, a page 8 Tan- 
no, in Italia, et in Levante lutti 2 page 4. Ave : 

176, 8, 6. 

Fu posto, per li diti, che a Zuan Francesco Ba- 
gotichii bombardier li sia dà provision ducati 5 
per paga, a raxon di page 8 a T anno, a Verona, e 
stagi per bombardier a Verona. 136, 6, 3. Ite- 
rum : 1 55, 36, 4. 

Fu posto, por li Savii: Il capitanio zeneral fo de- 
putii, Padoa ducati 18 milia, Brcxa 12 milia, Ber- 
gamo 10 milia et 10 a la cassa di le presente oc- 
corenlie, resta aver ducati 19280, li sia dà ducali 



4000 di danari di le fabriehe, videlieei ducati 4000 
per quartìroD. Ave: 121, 33, 7. 

Fo provi sier Jaeomo Marzeilo qu. sier Piero, 
patron io Alexandria. 175, 3, 8; sier Daniel Bra* 
gadin di sier Andrea, 159, 3, 9. 

A dì 19, damenega, la roatioa. Non fo cosa 

da conto. 

Da poi disnar, fo Gran Conseio. Fa fallo capi- 
tanio di le galle di Alexandria sier Hironimo Con- 
tarinì, fo soracomifo, qu. sier Anzolo; dil Conseio 
di X, in luogo di sier Piero Zen, va oralor al si- 
gno** Turco, niuo pasoe. E altre voxe. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, una par- 
te, la copia sari qui avanti, che volendo andar il 
Serenissimo qualche volta a veder li paludi con li 
Savii sora le Aque, perhò, quando Tanderà, li zu- 
dexi possino far senlenlia come fusse Soa Serenità 
in la terra. Fu presa. 

A dì 20, la malina. Fo lettere di Bruxeìe, 
di 7, dil Tiepolo orator. Scrive, come domino 
Alvise Grilli i sorilo eh' el Signor turco non farà 
cxorcilo queslo anno, non fazando il re Ferdinando 
etiam lui zente, et era partido di Buda per. andar a 
Constantinopoli a veder di far lo Irieve. Ifet», lo 
imperator starà per Pasqua a Bnixele. 

Da poi disnar, fo Conseio di X con Zoola. Peno 
8 di Zonta, in la conlraversia di Sovergnaoi, che 
mancava, videìicet sier Domenego Trivixan el ca- 
valier procuralor, sier Marco Dandolo dolor et 
cavalier, sier Marin Corner, sier Valerio Valier, 
sier Zuan Francesco Morexini, sier Antonio Sanu- 
do, sien Marco Malipiero, sier Francesco Longo. 
Solo, una balota, sior Hironimo Querini. 

Item, preseno una parie, che de coetero le de- 
lion stiano serade e le polize integre si dagioo 
fuora bolade, e a voxe a voxe se taia, aziò non 
possi esser pregierie, ut in ea. 

A dì 21, la matina. Nulla fo da conio. 

Da poi disnar, fu Tato a la porla dil Collegio, in 
luogo di Lunardo Masser é morto, con ducali 140 
a T anno, Andrea Fazuol masser di la canzellaria. 
Balotà, 34. 

Di Roma, di V orator, fo lettere, di ... . 
Come • • 

Di Constantinopoli, di sier Francesco Ber- 
nardo baylo vene lettere, molto desiderale, di . . 
eener fin li fevrer. Come non si fa armada ni 
exercito. Il Signor à' expedi Barbarosa corsaro, et 
fatolo suo capitanio in Ponente, el li ha dato 4 gur 
Ile, et una patente, non fazi alcun danno a navilii de 
Veniliani. 



Ud 



MDXXXI, UARZO. 



350 



Fu termini che il lotho di la Signoria sia comes* 
so a li Provedadori di Comun, e habino la so 
utilità. 

Fa falò hosli;«rio dil Collegio, loco Tuzo è mor- 
to, Andrea Fazuol qu. Alvise, erra masser a la can- 
zellaria. e fato prima una termioation di la Signoria 
zercha il suo salario. 

181 /)i> 19 marcii 1531. In Malori Consilio, 

Consiliarii, et 

Capita de Quadraginta. 

Essendo importantissima a questa nostra citi 
la materia di le aque, e volendo per questa causa 
el Serenissimo Prìncipe nostro conferirse con li 
Provedadori nostri sopra le Aque, quando li actiade 
andar, a sopraveder queste nostre lagunie, per po- 
terli far le opportune et necessarie provisioue, el 
non se posendo ne la absentia di Sua Serenità far 
sententia alcuna né altro atto judiciario in questa 
cita nostra che vaglia, senza V autorità di questo 
CoDseio, perhò 

L* anderà parte, che per quelli giorni ch^ acha- 
deri a Sua Serenità andar fuora con li Provedadori 
nostri sopra le Aque per la causa anledita, che 
potrà esser per 3 o 4 volte in diversi giorni, non 
obstante Tabsentia di la Serenità Sua, se possi, el per 
li Consoli! et per cadauno zudegado el officio di 
questa cita, far sententie et cadauno altro alto ju- 
diciarìo, non altrimente che se la Serenità Sua fosse 
presente et si atrovasse in questa cita nostra, come 
io altri simili casi è sta altre volle per questo Con- 
scio deliberato. 741, 56, 33. 

Die dieta. 

Fo posto, per li ditti, una parte, che sier Seba- 
stian Zigngna, qual morite capitanio di le saline di 
Cyprì, poi stalo 8 mexi, el in locho suo dovea an- 
dar sier Bernardo so fradello, el qual non posendo 
andar al presente, sia preso che eiezer si debbi de 
praesenti uno capitanio di le saline predite, et 
poi Taverà compilo, dito sier Bernardo possi 
andar eie. 1143, 313, 5. 

183') ^ ^ "^^^ 1^ matina. Fu dà su la piaza dì San 

Marco, di ordine di 3 scassi di corda a 

uno di Friul, fo trova con un schiopeto cargo sotto. 



Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zonta, in 
materia di ilannri, et nulla fu futo. 

A dì 23^ la matina. Nulla da conto. 

Da poi disnar edam Conscio di X con la Zonta. 
Fato do gratie, sier Jacomo e Piero Dandolo q.i. 
sier Alvise debitori, a pagar «li prò e caveJali, et a 
uno altro. Item^ spazono 3 cyprioli presonieri, 
ut in condenationibus. 

A dì 24: Da poi disnar, fo Pregadi, et in le 
lettere di Roma si contien, come 






(1) U carta 181« h Manet. 



I 



Fu posto, per li Savii ai Or leni, incantar la galia 
di Barbaria di sier Vicenzo Z^n, per non aver 
fato il deposilo, a suo danno. Item^ la galia di sier 
Jacomo Memo, perché é relenuto né niancha per lui 
ad andar, fu preso incantarla a danno di la Signo- 
ria. Li terza, di sier Vettor di Garzoni, à fato il 
deposito. Fu presa. Ave : 130, 3t, 6. 

Fu posto, per sier Antonio Loredan provedador 
di Comun, non essendo lane in la terra, che pos- 
sino venir lane con ogni navilio, pagando la mila 
dil dazio a le galle di Fiandra, ut in parte. Con- 
Iradise sier Matio Trivixan, savio ai Ordeni, dicendo 
si rompe la fede a V incanto di le galle di Fiandra, 
qual é al viazo. Li rispose sier Antonio Loredan, 
dicendo le poche lane é in la terra. Poi parlò sier 
Bernardo Capello savio ai Ordeni. Li rispose sier 
Lunardo Emo savio dil Conscio, e inlrò in la parte, 
et etiam sier Marco Antonio Corner, sier Piero 
Mozenigo, sier Francesco Soranzo, savii a Terrafer- 
ma. Ave questa 104. Fo presa. 

El sier Lunardo Mariti, sier Zuan Bragadin, sier 
Lunardo Malipiero, savii ai Ordeni, voleno, questo 
benefìcio hibi le lane se inviarà da questo zoriio 
adriedo. Questa ave 14. 

Et sier Bernardo Capello savio ai Ordeni, voi 
non sia aiterà V incanto ai patroni. Ave 4. 

Et sier Matio Trivi.xan, savio ai Ordeni, voi in- 
dusiar 8 di. Ave 15, 4 di no, 10 non sincere. 

A di 25. Fo la Madona. Il Serenissimo, ha- 
vendo buia il corotto per suo zerman episcopo di 
Bréxa, vene in chiesia con li oratori, papa, impe- 
rador. Pranza, Anglia, Milan et Ferrara, primocie- 
rio di San Marco el episcopo di Bafo Pesaro et, 
olirà li ordenarìi, pochi. Soa Serenità era vestila di 
raso cremexin. 

Da poi disnar, predicò a San Marco il predica- 
dor di Crosechierì, nominato fra .... Fo il per- 
don al Santo Sepulcro. 

A dì 26, domenega. Fo grandissima pioza. 
Vene in Collegio sier Filipo Trun, vestilo dama- 



182' 



351 MDXXZI, 

scliin negro, stalo vicepodest) et capitanio a Crema, 
il) loco dil qual é andà sier Antonio Badoer, per da- 
nari; et reerile iusta il solilo. Qual é stalo prima 
podestà ili Bergamo. 

Da poi disnar, fo Gran Cooseio; non vene il Se* 
renissimo. 

Fu posto, per li Consierì, che sier Bernardo Zi- 
gogna, fo elelo per deposito 



ICiBZO. 



m 



Fu fallo capitanio a Verona sier Lunardo Jusli- 
nian, é al luogo di Procurator, qu. sier Lorenzo, 
qual etiam cazele dil Conseio di X, di 10 balole, di 
sier Piero Trun fo Cao di X. liem, tre sora le Vi- 
luarie. Io non fui tolto per eletiun. 

A dì Z7^ la malina. Li Cousieri veneno a Rial- 
to a incantar do galie di Barbaria, le qual non Irò- 
von ) alcuna patroni, siche per questo anno non 
anderano al viazo. 

Di Bruxele, di sier Nicolò Tiepoìo el do- 
tar, orator, di ... . Scrive come Lubech si è 
fata lullieriaria, qual è terra francha grossa, e quelli 
soj dil Conseio, zerca 40, andono a una chiesia ca- 
thedral. ^ 

Da poi disnar, fo Conseio di X con Zonta. 

Di lioma^ fo lettere, di V orator Surian^ 

de Come il pupa à fato 2 cardinali a 

requisilion dì V in)perator, e publichadi, videlicet 
V arzivescovo di Tolosa e T arzivescovo di Sibila. 

^A dì 28, da poi disnar. Fo Pregadi. Fu posto, 
per li .... , una parte zercha la clelion di Savi! 
ai Ordeni, de coetero, et che li presenti havesseno 
il beneficio. La copia sarà qui avanti scritta. Andò 
la parte : . . . . 

Fu posto, per li Savi!, batolar li retori di Dal- 
malia, e chi bavera più ballote vadi t meler li 
confini col nontio, manderà il Signor turco, et bab- 
bi per spexe ducali .... al mexe. Et presa, ba- 
lotadi li reclori, rimase sier Viceiizo Zantani, capi- 
tanio a Zara, qu sier Zuanne. 

Fu posto, per li Savii tulli, che li officiali elecli 
in Barbaria li sia resalvà il viazo, et in questo inte- 
rim possino esser balloladi in Collegio. El ave : 
156, 17, 6. 

Fu posto, per li Savii, eiczer per scurlinio in 
questo Conseio do zentilomeni nostri, uno vadi di 
là da Menzo, di Verona in là, V altro di qua, con 
cavali ... », a scuoder cadaun debilor di la Si- 
gnoria nostra, vadi a sue spexe, babbi di quello 
scoderano 10 per 100 di la pena di debitori et 
10 per 100 da la Signoria nostra, ut in parte. Fu 
presa. Ave: 132, 43, 6. 



Fu elelo uno sora la Uercadanlia, io loogo di 
sier Lunardo Justinian è intra ti luògo di Procu- 
rator, per poter expedir il signor Camilo Orsini 
con sier Vettor Soranzo: rimase sier Jteomo Moro, 
é di Pregali, qu. sier Antonio. 

Scurtinio di un Provedadar sora la 
merchadantia. 

Sier Jacomo Micbiel, é di Pregadi, qu. 

sierHironimo 112. 5^ 

Sier Lunardo Justinian, é di la Zonta, 

qu. sier Unfré 72. 8Z 

Sier Marco Antonio Corner, fo di la 

Zonta, qu. sier Polo 107. 6 

f Sier Jacomo Moro, e di Pr^adi, qu. 

sier Antonio 114. 5' 



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I 
e- 

Q 



Fu posto, per li Savii, che a uno Zuan Paoza da 
Brandizo, qual per esser sta niarchesco fu priva d 
la facultà, li sia dà laxe 6 al mexe, a lire 4 per ca- 
valo, acciò el possi viver. Ave : Ioli, 4, 7. 

Fu posto, per tutto il Collegio, atento fusae con- 
cesso exemplion a li homeni dil corouu di Casle- 
gnaro, Carpi et Barichela per anni 3, sia perlougS^^ 
per altri anni 8, aleuto li danni patidu Ave. ^la: 

183, 1,3. 

Fu posto, per li Savii del Conseio e TemferoM m 
che li Savii ai Ordeni presenti e futuri poaeiiao ve-« 
nir in Pregadi, poi barano compido 1* otick^ 6tm 
San Michiel, e de eoetero si elezi 3 et 2 a la voi 
et, per questi primi, li do haverano manche baiot»^ «te 
siano per mexi tre. Et non fu presa. Ave:4oo»«^^ 
sincere, 94 di no, 70 di la parte. 

Nola. In la parte di far li do Provedadori, vadi 
no a scuoder, é che la Signoria resta aver da da 
cali 80 in 100 milia per subsidii et imprestidi, l'un» 
vadi a Padoa, Vicenza, Treviso, Udeoe e Huig 
r altro Verona, Brexa, Bergamo e Crema. 

Fu posto, per tutto il Collegio: Hesseiido venuta 
mandalo da la Porla al sanzacho di Boslua di ca 
valchar a mcler li confini, sia preso che siaiio bai- J 
lotadi sier Alvise Bon, va conte a Zara, sier 
cenzo Zantani, capitanio a Zara, sier Bernardo Balbl^ 
conte e capitanio a Sibinieo, sier Alvise Calbo, con- 
te a Traù, e chi bavera più balote, pasando b 
mila, vadi a poner li diti confini con cavali 15 el 
il secrelario et il suo servitor, babbi per spexa du- 
cali 5 al zorno, et porti presenti per dueaU 1000 
con lui, intendando, essendo elelo il Balbi o Calbo» 
il provedador di slratioli intri al govarao di quella 



* 18 
di 



il- 
lu- 
ne 



^55 



HDXXil, IfAltiSO. 



t56 



185 



erra extremo (errore, maxime non vedendo che 
si facia provisione come sarebbe bisogno, roa che 
é fama Cesare ritornar a Cotogna per proveder et 
occorendo veniri in persona a socorer ove sarà 
bisogno, il che tuttavia si credea da pochi dil vul- 
go. Che il conte Pietro Herde, fradello che Tu dil 
reverendissimo cardinale Strigonia, erra in uno suo 
castello domandato Heberau, qua! é stalo sempre 
amicissimo al re Zuanne et fu in Buda al tempo de 
la obsidione, diceasi esser acordato con il re Fer- 
dinando, et che tutti li baroni di Hougaria erano 
in molta confusione, non sapendo se habbino re 
christiano over infedele. Che il re Zuanne, che se 
parti nei giorni superiori di Buda et finse andar in 
Serimia, se ne é andato in Traosilvania, et era in 
una terra, che è la prima de la Transylvauia, et era 
in una terra, ch'é la prima dilla Transylvania, di- 
mandata Colisvar, et si indica questo haver fatto, non 
si fidan io aspelar lo exercilo turehesco non haven- 
do voluto andar a Consta ntinopoli sicome nei mesi 
superiori fu richiesto dal Gran Signore ; et par che 
questo sia creduto da tutti. Che in Buda se ritrova 
Stephano Verbez, il Sterymbergber delia Moravia et 
un altro barone chiamato Banphianus, con zercha 
SOOO persone a piedi et a cavallo, a non>e dil re 
Zuanne. Che il duca di Moldavia è in grandissimi 
guerra con il re di Poiana, a chi havea tolto, come 
era nuova al partir dì lui relator, tre buone terre. 
Che ?l re Ferdinando ha dimandato et vuole che 
tutto el stato de la Cbarinthia et Styria pagi bora, per 
la guerra presente contra turchi, un raynes per 
fuocbo, et tutti li mechanici, si paesani come fore- 
stieri, 15 carentani per testa, al die par pur che queli 
signori contentano, excepio che non vorrebbeoo 
che K arlesani et forestieri pagaseno, alegaodo che 
sarebbe cagione di far che la magior parte se ne 
andarebbe. Et questo é quanto ha veduto et potuto 
intender. 

ISSI. Die 29 marta. In Maiori Consilio. 



Exemplum 

Consiliari et 
Capita Quadraginta. 

Essendo importantissima a questa cittì nostra 
la materia dille aque etc. etc. {NB. Questa parte 
è quelia stessa che trovasi a carta 181). 



{ 



(Stampa) 
(Leone) 

El Lotto de la Illustrissima Signoria messo 
novamente, di ducati 20000. 

El se fa un lotto de la nostra illustrissima Si- 
gnoria de ducati 30000, tra danari contadi e robe, 
dislincto in 1000 boletini, in ezecution de le parte 
prese neirexcellentissimo Conseglio di Pregadi, 
come qui de sotto distincto apparerà, et meilerasse 
ducati doi per boletini, a rason de lire 6 soldi 4 
per ducato. El qual lotto sarà governato per V of- 
ficio nostro di Provveditori di Comun, eoo tatti li 
muodi, condition et ordeni consueti. 

Boletini N. 1. De la casa da statio de 
la Signoria Nostra contigua al mo- 
nasterio de Sancto Zorzi, per du- 



cati 4000 

Boletini N. 1. De 5 odavi de la vale 
de la Chiapara nel territorio de Ari, 
che sono de la Signoria nostra, la 
qual tutte vale se aflSttava ducati 
380 a r anno; se veoirà a trazer, 
de ditti 5 odavi, ducati 175 io drea 
de intrada a 1* anno. Se mette du- 
cati 3000 

Bolet'mi N. 1 . De T isola di ConH, che 
é de la Signoria nostra, per duca* 
ti 1500 

Boletini N. 1. De una possession in la 
villa de le Torreselle, territorio Vi- 
sentin, de canapi 40, eoo una casa 
di muro, de la Signoria nostra, per 
ducati 1000 

Boletini N. 1. De Tavole 1 de um' 
belotti per ducati 100 .. . 

Boletini N. 1. De Tavole 1 de zambe- 
lotti per ducati 100 ... . 

Boletini N. 1. De Tavole 1 de zambe- 
lotti per ducati cento .... 

Boldini N. 1 . De Tavole 1 de ambe- 
lotti per ducati cento . . . • 

Boldini N. 1. De Tavole 1 de zambe- 
lotti per ducati cento • . .* . 

Boldini N. 1. De Tavole 1 de zambe* 
loKi per ducali cento . . • . 

(i) U Otf (t 185* » Maooì. 



dticaU4000 



> 3000 



1500 



1000 



100 



100 



100 



100 



100 



100 



1{ 



357 imnvi marzo. 

Boleiioi N. t. De Tavole 1 de zambel- 

lotti per ducati cento ducali 100 



S58 



BoletÌDl N. 1. De Contadi de ducati 

mille 

BoIeRni N. 1. De contadi de ducali 

cinquecento 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

tresento 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

dusento 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

cento , . . 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

cento 

Boletini N. f. De contadi de ducali 

cento 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

cento 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

cento 

Boletini N. 1. De contadi ducali cin- 
quanta 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

cinquanta * . . 

Boletini N. 1. De contadi ducali cin- 

quanta 

Boletini N. 1. De contadi de ducali 

cinquanta • . 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

cinquanta 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

venticinque 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

venticinque 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

venticinque . . » 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

venticinque 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

venticinque 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

venticinque 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

diese 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

diese 

Boletini N. 1. De contadi de ducali 

diese ., 

Boletini N. 1. De contadi de ducali 
diese 



1000 

500 

300 

200 

100 

100 

100 

100 

100 

50 

50 

50 

50 

50 

25 

25 

25 

25 

25 



25 
10 
10 
10 
10 



Boletini N. 1. De contadi de ducali 

diese ducali 10 

Boletini N. 1. De contadi de duqati 

diese > 10 

Boletini N. 1. De contadi de ducali 

diese > 10 

Boletini N. 1. De contadi de ducati 

diese > 10 

Boletini N. 1. De contadi de ducali 

diese » 10 

Boletini N. 1. De contadi de ducali 

diese » 10 

Boletini N. 50. De contadi de ducali 

otto Tuno » 400 

Boletini N. 120. De contadi de ducati 

cinque V uno > 600 

Boletini N. 1450. De contadi de ducati 

quattro T uno > 5800 

Somma boletini beneficiadi numero 1661, i 
quali sono in rason di 16 in 17 per cento. 

Di Bruselle, di 6 di mareo 1531, scritte per \^y\ 
domino Sigismondo de la Torre, oratar dil 
signor dwìha di Mantoa, al prefato ducha. 

La Cesarea Maestà in questi giorni é slata con 
li procuratori delle terre di questo Paese Basso, li 
quali de mano in mano se parteno per andar a ref- 
ferire et pigliar resolulione da li soi principali sopra 
le richieste che li (h Sua Maestà, le qual é che la 
sovengano, per poter proveder alli bisogni dilla 
guerra contra li infidelli et altre sue necessità, di 
400 milia scuti 1* anno, et questo sia per anni sei 
continui. Si spera che, se non consenlirano io lutto, 
almeno in la maggior parte Sua Maestà bavera il 
suo contento, perché questi di Barbante, dil qual 
paese questa cita é capo, et alli quali per la rata di 
400 milia scuti viene a tochar 200 milia fiorini di 
questa moneta Panno, li quali fiorini vagliono venti 
plache I* uno et delle plache ne vanno 37 al scuto, 
che sono zercha 118 milia scuti, non si tirano molto 
adietro. Si dice che Soa Maestà fra tanto andarà 
visitando molte di queste terre, et benché si sia 
ditto che fra 6 di parliria, nondimeno non si sa se 
sera cosi, né si sa anchora se Sua Maestà vorà chel 
Consiglio vadi con lui, et per consequenle nui al* 
tri: monsignor reverendissimo Legato Campegio 
gè lo domandò Pallro hieri; Sua Maestà li disse che 

(1) U earU 186* h bUnau 



359 MOXXXI, 

gè Tarìi dir, quando fusse lempo, la soa dolermi- 
nalione. 

Qui si persevera pur in dir gran cose dell! ap- 
parati dil Turco. 

Novamenle è venulo aviso che una dille terre 
Imperiale, nominata Lubecha, che è verso le parte 
di la Marchia, si è scoperta lulherianissima, et ha 
svalisato le chiese, scaziati li religiosi, et usato di 
quelle più severe insolenlie che habbi mai fatto al- 
cuna persona, che è molto dispiaciuto qui, si per- 
ché é terra molto principale, si perché si dubita il 
medesimo de i aHre che son in quel paese vicine 
et compagne di quella. Monsignor di Bnussiu, intimo 
camerier di questa Maestà, già dui di é parlito per 
andar a levare la regina Maria et condurla in qui gì 
governo di queste provinlie. 

Di Pranza non se intende altro se non che gio- 
vedì passato si doveva far la coronatione di la re- 
gina ; ma, perche molte altre volte si é ditto che la 
si doveva far in tal et tal giorno et poi non si é 
fatta, né essendo ancor venuto nova ch'el giovedì la 
si facesse, si pensa non sia fatta. 

Si aspetla di giorno in giorno qui dui ambasa- 
tori insieme, uno dil conte Pallatino electore et l'al- 
tro dil cardinal di Magonzia, pur electore, non si sa 
perché; pur la brigata pensa ch'el sia nrgolio per- 
tinente alle cose dilla fede, et si voria volentieri 
che fusse qualche pratica di achordo di quelli prin- 
cipi lulherani. 

Non fu vero la morte di Ruberto di la Marchia, 
che a di passati scrissi a vostra excellentia. Si é 
ditto esser morto l'arzivescovo di Tevere (Trevirr) 
electore. 



188*) Da Roma, al signor ducha di Mantoa^ 

di 18 marsso 1531. 

Dalla corte Cesarea non ci sono lettere da pò 
quelle de 90 dil passato. Àspellasi ch*el prothonota- 
rio da Gamhara debbi venire, ma non però con la 
resolulione circha le cose dil Concilio, perché, ha- 
vendo lo imperatore mandato a partecipare questa 
cosa per monsignor di Prato col re Christianissimo, 
par che sia necessario aspectar la resolutione di 
Sua Maestà, né de li ci sono lettere da molti giorni 
in qua. Delle cose dil Turcho di verso el re de 
Romani ci sono lettere che riscaldano molto; ma 
dal canto di Venetia, ancora che ci siano lettere di 
14, non ce n* è cosa alcuna. Pur qui si va drielo al- 

(1) La etrU 187* è bitnoa. 



UAR20 



860 



la determinatione dil far denari, et dicesi che si 
porrano sopra tutti li beneGcii universalmente tre o 
quatro derime : pur ancora non é deliberalo. Da 
Genova se intende che V armala dil Doria si mette 
in ordine fino al numero de 35 galere, et con quelle 
anderà affrontar quelle fuste che s* erano scoperte 
sopra Corsica, et poi venirà in qua per rimedio di 
questo mare : et invero ce n* é grandissimo biso- 
gno, che allramenti qui sarà un pessimo vivere, ebe 
gli é penuria exirema, maxime di formeoto et 
vino, et già il formeiìfo vale 8 ducati d* oro il ni- 
gio, et vino non si trova a Ripa, et bisogna torre di 
questi cotti tristi et cari. La promotione de li dui 
cardinali, di che fu scritto a vostra signoria illu- 
strissima, non fu proposta, perché sopragionseno 
questi advisi dil Turco, et in quello Concistorio 
che si dovea parlarne si attese a ragionar di que* 
sto, né poi si é fatto altro Concistorio. 

Lettera dil ditto, di 21 margo, da Boma. 

Qui sono lettere di Pranza, di i dil presente, 
che signifìcano che erano cominziate le feste et 
giostre, et che alti cinque si dovea coronar la re- 
gina, et che la negotiafione di monsignor di Prato 
circha lo Concilio era diferita Gnite le feste, et ebe 
li ambasatori venetiani erano gionti li alla Corte, 
et assai ben visti da Sua Maestà, et che fra le altre 
cose hanno raccomandato caldamente alla prefatt 
Maestà le cose dil signor duca de Milano, con dire 
che, per la intelligentia et coniunctione che sua ex- 
cellentia ha con quel Dominio, non può mancar di 
zerchar la quiete di prefata sua excellentia et baver 
Io interesse suo per proprio. Quella rispose cbo ve- 
ramente non zerchava danno alcuno dil signor duca 
et che non era per turbarlo uel Stato suo, ma che 
ben se risentiva della risposta che gli erra stata 
fatta alli di passati circha li foraussiti che avea rizer- 
chato che fussero restituiti. Quello che venne die 
Angliterra a giorni passati dimandando che la causa 
matrimoniale di quel re fosse remessa io quel re- 
gno, fu prononciato contra de lui, se ne era appel • 
lato ; ma s' é visto che non poteva, per esser tal 
prononcie de Nostro Signore, concistorialmente 
fatte, inappellabile. Ove li agenti dil prefalo re, ve- 
dendo de non poter far meglio, hanno dimandalo 
dui mexi di suspensione per far venir il mandato 
per poter dcffender qui la causa per la parte di Sua 
Maestà; nondimeno non sapemo che resolutione se 
ne farà. 

Da Genoa se intende ch*el capitanio Doria an- 



Mi 



MOXXXl, MARZO. 



863 



Cora con le 35 galere ha reputato pericoloso af- 
frontar queste fuste de mori, che sono 37, et, fra 
quelle, 11 galere, et tutte molto ben in ordine, ol- 
Iraché non gli par securo per la libertà di quella 
citi levar tutte le galere de 11, intendendosi che di 
versi Francia, di dove non si sta senza sospetto, si 
arma ; pur ha promesso mandar sei per portar il 
priore di Roma a Malta. Le quale, venendo, potranno 
far scorta ad una mollituiline de legni che sono nel 
porlo di Gaieta cariche di vitualie, che saria cosa 
molto a proposito per questa cita, che senza dubio 
patisse assai per tal causa. 

188* Copia di una lettera di Roma, di 22 mar sto 
153 1j scritta per Zuan Maria di la Porta. 

Nostro Signore ha concluso di gravare tutti li 
subditi di la Chiesa, cosi mediali come inmediati, 
de un ducato per focho, et tutto per le cose de 
Turchi, non ostante che da Venetia non vi siano 
avisi conformi a quelli dil re di Romani sopra que- 
sto apparato di guerra del Turco. Sei galere del 
Dona sono venute a Civitavechia, et perché 10 ga- 
lee de francesi se infende esser gionte a Niza, non 
si sa se genoesi per tal sospeclo sia per diminuire 
più legni della loro armata, el queste sei non si vede 
siano ale a sicurare punto questi mari pieni tulli 
di tante fuste. 

HofTgi Nostro Signore ha proposto di fare due 
eardituili, Sivilia et Santo Jacomo, et benché molti 
di reverendissimi mostras-^eron volerseli opporre, 
pur vi consentiron et sonosi creati. Il marchese dil 
Guasto se aspecf a hoggi qui allo$;ialo da Medici nelle 
proprie camere sue di pallazo. Dicese che anderi a 
Texercito cesareo, et come la summa de dillo 
exercilo debba remanere apresso il signor Feranle 
da Gonzaga ancora non se intende ben chiaro. Gli 
imperiali tengono per fermo di ha ver assetate le 
cose di Siena fra 8 giorni ; non so se sera come le 
altre volte. 

189 Adì 29 marzo, la matina. Po lettere di sier 
Oahriet Venier orafor, da Vegevene, Come il 
castelan di Mus se ingrossava de fanti et aspetava 
Marco Siech, so cugnado, con 3000 lanzinech. El il 
castello di Grisoni ch*el tolse, chiamato Morbegno, 
par Grisoni li era atorno per recuperarlo : quelli 
sol dentro si difese virilmente e amazoe uno gran 
capitanio chiamato .... Tegine, el dato rotta di 
300 grisoni. Per il che il duca de Milan scrive vedìsr 



sto fuogo ìmpialo, et dubita di altro peroch*el ditto 
ciistelan mandoe uno suo fradello in Pranza. 

Noto. Il lotho di sier An irea Diedo fo in que- 
sti zorni compilo di cavar, el la Signoria à posto 
il suo di ducali .... milia et messe le polize fuora 

a stampa. 

A di 30, la matina. In Collegio fo eleto. Ira li 
Consieri, Cai di XL e il Serenissimo, masser a la 
canzelaria el rimase Aguslin Inzegner intendeva a 
la bolla. 

Dapoi disnar, fo Pregadi in materis^ di danari et 
fu lelo le oppinion ; la prima, di sier Luca Trun pro- 
curalor, sier Gasparo Malipiero, savii dil Conscio, 
sier Nicolò Bernardo e Savii a Terraferma, voleno 
V, tansa persa el una al monte dil Sussidio, con 
clausule poter sconiar in la persa ut in parte. 

Et sier Alvise Gradenigo, savio dil Conscio, voi 
una tansa al monte dil Susidio et 50 milia ducati 
al clero. 

El sier Andrea Trivivan el cavalier, savio dil 
Conscio, voi una tansa e meza persa. 

Et sier Lunardo Emo, savio del Conscio, voi si 
toij imprestedo ducati 30 milia da le Procuratie. 

EL parlò primo sier Lunardo Emo per la sua 
oppinion ; li rispose sier Luca Trun procuralor. Hor 
r bora era tarda, li Savii voleva indusiar, V Emo 
volse mandar la so parie. Ave 78, il resto di Tin- 
dusia a venere, et questa fu presa. Ave 110, 3, 10. 
Messe, li Consieri (e) sier Francesco Lambardo Cao 
di XL. 

A dì 31 dito, Efiam dapoi disnar, fo Pregadi, 
et in la parte di sier Luca Trun e li altri erano li 
Consieri e Cai di XL. Hor fu disputa. Parlò sier 
Alvise Gradenigo, sier Andrea Trivixan el cavalier, 
qual fé' bona renga, sier Lunardo Emo, sier Anto- 
nio di Prioli procuralor, che voi le tanse perse e 
non lochar danari di le Procuratie: poi il Serenis- 
simo, qual parlò benissimo per la tansa persa e 
inlrò in la parte di sier Anirea Trivixan et sier Do- 
menego Contarmi consier e S'er Piero Querini Cao 
di XL. Li rispose al Serenissimo sier Gasparo Ma- 
lipiero. Andò le parie; balolà più volte, quella dil 
Serenissimo 73, di Consieri e altri 133, e questa fu 
presa, vid^lieet una tansa al Sussidio el meza persa. 

Di Pranza, fo lettere, di sier Sebastian 
Justinian el cavalier, sier Zuan Antonio Ve- 
nier, sier Zuan Pixani procuralor, oratori, 
date a Paris, a dì 15 di questo. Scriveno la 
incoronalion di la raina in la chicsia di San Dio- 
nise, e li triumphi fati, ut in litteris. La copia 
sarà qui avanti posta. 



ISI. 80 



189^ 



6b.l32 



Sier Hifonìmo Conlariiii, fo a le 

Cazude, qu. sier Tadio, qu. 

sier Andrea procuralor . . 
Sier Antonio Donado, é di Pre- 

gadi, qu. sier Borlolomio, 

qu. sier Antonio el cavalier HO, 94 
Sier Aguslin Surian, é di Pre- 

gadi, qu. sier Michiel . . 110.100 
Sier DoIGn DoIGn, è di Pregadi, 

qu. sier Piero 97.109 | 



368 MDXxu, 

Et licentialo Pregadi, restò Conseio di X ; te- 
no li capi per aprii, sier Alvise Malipiero, sier 
Pandolfo Morexini, sier Jacomo Corner, stali altre 
fiate ; il Corner à gole. 

In questo Pregadi, fo fato li Savii di Collegio: 
il scurtinio e questo qui soto scrito. 

Eleeti ire Savii dil Conscio. 



Sier Sebastian Justinian el cava- 
lier, è ambassador in Pran- 
za, qu. sier Marin . « . . 106.101 

Sier Pangrati Justinian, fo capi- 
tanio a Ravenna, qu. sier 
Bernardo 39-164 

Sier Marco Foscari, fo ambas- 
sador al Summo PontiGce, 
qu. sier Zuanne .... 106.106 

Sier Alvise Mocenigo el cava- 
lier, fo savio dil Conseio, qu. 

sier Thomà 126. 84 

f Sier Lorenzo Loredan procura- 
tore fo savio dil Conscio, qu. 
Serenissimo 162. 44 

Sier Thomà Contariui, fo am- 
bassador al Signor turco, 
qu. sier Michiel .... 89.117 
refudè f Sier Lunardo Mozenigo procu- 
ralor, fo savio dil ConseiO) 
qu. Serenissimo .... 

Sier Piero Zen, fo cao dil Con- 
scio di X, qu. sier Catarin 
el cavalier 79.135 

Sier Piero Landò, fo savio dil 

Conscio» qu. sier Zuanne . 121. 94 
t Sier Marco Minio, fo savio dil 
Conscio, qu. sier Barlho- 
lamio 12t5. 87 

lì Savii di Terraferma, con pena. 



MABCO. Mi 

Sier Mario Justinian, fo savio a 
Terraferma, di sier Seba- 
stian el cavalier . . . .117.89 

Sier Marco Barbarigo, qu. sier 

Bernardo, qu. SerenissinK) . 105.105 

Sier Valerio Marzello, fo savio 
a Terraferma, qu. sier Jaco- 
mo Antonio d cavalier . • 123. 87 
refudò f Sier Marco Foscari, fo ambas- 
sador al Summo Ponlifice, 
qu. sier Zuanne .... 132* 81 
t Sier Jacomo da Canal, fo savio 
a Terraferma, qu. sier Ber- 
nardo 130. 85 

Sier Hironimo da chi da Pc- 
xaro, fo savio a Terraferma, 
qu. sier Nicolò. . . . •. 126.88 

Sier Nicolò Bon, fo a la Camara 
d' imprestìdi, qu. sier Dò- 
menego 110.104 

Sier Francesco Morexini el do- 
lor, qu. sier Gabriel . . • 92.112 

Noto. Le parte di meter angarìe sti cussi, li 
Consicri, sier Luca Trun, sier Gasparo Malipiero, 
sier Nicolò Bernardo, savii dil Conscio, e Savii di 
Terraferma voi una lansa al Monte dil Sussìdio et 
V, persa, la mità sì pagi per 15 aprii V allrti Vt 15 
mazo, con don di 10 per 100. 

Sier Lunardo Emo, savio dil Conseio, voi Si loij 
Imprestedo da le Procuralìe ducati 20 milia ci da 
la univcrsitó di zudei 10 milia, e a li Procuralori 
sia uhligi il dazio di la masena poi li anlianl. 

El Serenissimo, sier Domenego Contarìni eoo- 
sier, sier Piero Quirini cao di XL, sier Andrea Trl- 
vixan el cavalier, savio dil Conseio, voi una laoA 
e meza persa a li Governadori, con don eie. 

El sier Alvise Gradenigo, savio dil Conseio^ voi 
una lansa al Monte dil Susidio, a pagarla per tulio 
aprii la * J' altra mila per tulio Mhzo. Item^ sia 
richipsfo al clero ducati 50 milia, al clero di Le- 
vante 10 milia, e sia restituidi di danari di la 

(wa)s^na. 

Andò le parte: fo 16 non sincere, 7 di no, 
dil Gradenigo -24, di V Emo e sier Hironimo Re- 
nier cao di XL 39, dil Trun e altri 50, dil Serenis- 
simo 73. Iterum balotatie, 8 non sincere, 72 dil 
Serenissimo, 133 dil Trun, e questa fu presa. 

Fu posto, per sier Piero Mozenigo e sier Carlo 
Capello, savii a Terraferma, la parte dil feudo dil 
Peliza da Sazil sia dato a In la qual iotrò 



367 



IIDXXXI, 



Da poi Hisnar, fo G^lli'gio di la Si$^noria, e vene 
roralop'li riinptTalop, per aMir sier Alvise Fo- 
scapi, fo ppoveriilop a Uavena, per cepli arzenti Ipo- 
varli, con salvocon^lulo liii eapilanio nostro el di 
sier Alvise Pisani ppocuratop, ppovedadop zeueral, 
et iamf*n fo spazà per conlrabando. 
190* A dì 4, marti santo, la inalina. Fo Gpan Con- 
scio, iusta il solilo. Vene il Serenissimo Fo prese 
molle gpatie, ma una di siep Filippo Capello di sier 
Polo el cavaliep, voi fap cepli molini di soPa fìassan, 
balotà 2 volle non fu ppesa. Item, di uno allpo, si 
volea appesenlap, non fu ppesa. El una di sier Nicolò 
Salamon el fpalelli qu. siep Hiponimo, voi faP cerla 
fabpjcha su la slpada, unde siep Miclùel Salamon 
qu. siep Nicolò, so vexin, à interesse, andò a la Si- 
gnoria, dicendo volep essep aldito, e non fo manda. 
Da poi dìsnap, fo Ppegadi, el posto pep li Con- 
siepi la parte di acetap la scusa di siep Lunardo Me- 
zenigo ppocurator, in savio dil Couseio, pep la età di 
anni 84, el presa. 153, 5, 1. 

Seurtinio di un Savio dil Conseio^ in luogo di 
sier Lunardo Moeenigo procurator. 

Sier Sebastian Justinian el cavaliep, è 
ambassadop in Fpanza, qu. sier Ma- 
pin 89. 86 

Sier Marco Foscari, fo ambassador al 

Summo Ponlitìce, qu. sier Zuanne. 70.103 

Sier Piero Landò, fo savio dil Conscio, 

qu. sier Zuanne 96. 83 

f Sier Alvise Mozenigo el cavalier, fo sa- 
vio dil Conscio, qu. sier Tbomà • 118. 55 

Savio di Terraferma, in luogo di sier Marco 
Foscari à refudado. 

Sier Marco Antonio Barbarigo, fo pode- 
stà e capitanio a Ruigo, qu. sier 
Francesco 49.122 

Sier Francesco Morexini el dolor, qu. 

sier Gabriel 57.111 

Sier Antonio Donado, é di Pregadi, qu. 

sier Bortolomio 82. 91 

f Sier Marco Antonio Copnep, fo savio a 

Tepraferma, qu. sier Zuanne . . 110. 65 

Sier Agustin Surian, é di Pregadi, qu. 

sier Michiel . 85. 92 

Sier Marin Justiiiian, fo savio a Ter- 
raferma, di sier Sebastian el cava- 
lier 89. 81 



APRILS. 368 

Sier Nicolò Bon, fo a la Chamara di im- 

prestidi, qu. sier Domenego. . . 90. 88 

Sier Alvise Foscari, fo podestà a Vero- 
na, qu. sier Nicolò 98. 76 

Sier Marin Sanudo, fo di la Zonla, qu. 

sier Lunardo 67.120 

Sier Valerio Marzelo, fo savio a Terra- 
ferma, qu. sier J^como Antonio el 
cavalier 102.106 

Sier Marco Bapbarigo, qu. sier Bernar- 
do, qu. Serenissimo 90. 85 

Sier Hironimo da chà da Pexaro, fo sa- 
vio a Terrafepma, qu. sier Nicolò . 98. 78 

Sier Dolfìn Dolfin, é di Pregadi, qu. 

sier Doifln (i^iero) 82. 91 

Nota. Io Marin Sanudo erra amalato, stato ma- 
lissimo, et fui tolto contra mia voglia. Dio perdoni 
a chi mi tolse. 

Introe savio dil Conscio sier Alvise Mocenigo 
el cavalier, subito rimasto. 

Di Bergamo, di sier Marco Morexini dO' 
ior, podestà, e sier Stefano Magno capitanio, fo 
lelo lettere drizate a li Cai di X. Item, di Brexa, 
di retori, e di Verona. Zercha questi progressi 
dil castellan di Mus, ut in ei^. 

Fu posto, per li Savii, lettere ai retori di Ber- 
gamo, debino far homeni di le vale, e melerii in 
la cita, ifem, scrito a Brexa, et ^ 



In questo Conscio, il Serenissimo referìte esser 
venuto in Collegio uno novo oralor dil duca de Mi- 
lan, domino Zuan Balista Spiciano, et disse quello 
a esposto zercha queste motk)n dil castellao di 
Mus, qual tien sia .... con inlelligeulia dii re di 
Franza, exortando la Signoria a far fanti el aiutarlOt 
achadendo, eie 

Fu posto, per li Savi, expedir sier Marco Anto* i9( 
nio Venier el dolor, va oralor al Summo PoDtifice, 
aziò sier Antonio Suriao dolor e cavalier possi 
venir, per andar con le galle capitanio a Famagosln; 
videlicet darli per mexi 4, a ducati 150 d* oro al 
mexe, et per cavali ducati 150, al secretano io doa 
ducati 50, coperte e forzieri ducati 30, do corieri 
ducati 20, e possi portar con si arzenti per ducati 
400 a risego di la Signoria nostra. Ave : 157, 3, 1. 

Fu posto, per lutto il Collegio, atento le lettere 
dil conte di Traù, di V incendio sequito in quella 
cita in uno borgo di più di ca^e 40, et voleuu re- 
farie, voriano Irazer legnami senza dazio per ducali 
60, li sia concesso ut supra. 172^ 3, 1. 



371 



UDXXXI, APRU^ 



S71 



Vencno li parenti dii cardinal Corner in Colle 
gio, pr^ando la Signoria fusso conlenta di meter 
la parte li fosse dà il possesso dil vescoado di Bre- 
xa, atento per la riserva il papa gè lo dava, né biso- 
gnava altre bolle. Et sier Alvise Mozenigo el cava- 
lier, savio dil Conscio, dise bisogna veder prima le 
bolle. Et nota, comparse sier Zuan Qorner fradelo 
dil cardinal con li cugnadi. 

Da poi disnar, fo Collegio di la Signoria e Savii 
et fato venir Zorzi Grili referile il tutto ut supra. 

Adì 11^ tnarliy la malina. Non fo nulla da 

conto. 

Vene in Collegio sier Uironimo Quirini, stalo 

governator a la Cania per danari. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio : vene il Sere- 
nissimo, in damaschin cremexin di dossi. Et reduto 
il Conscio, fo manda fuora tulli chi non nieleva ba- 
Iota el, serate le porle, fo lelo per Borlolomio Co- 
min secretano dil Conscio di X ... . parie prese 
nel Conscio di X, una dil 1508 et V altra dil 1519, 
zercha quelli compra voxe et balote, cussi obi da 
come chi tuo eie, ut in eis, admonendo tulli, si 
farà diligente inquisition, el le leze sarano mandate 
ad execution. 

Dapoi fo leto una parte, presa in Conscio di X 
a di 34 marzo pasado, che non vuol si possi redur 
insieme in alcuna caia più di 8 zenlhilomeni, solo 
grandissime pene, el è comessa la execution a li 
Cai di X et a li Censori, a li qual ogni mexe per li 
Cai di X sia dato sacramento. E altre particularità. 
La copia sarà qui avanti posta. 

Dapoi il Serenissimo si levò el parlò excr landò 
tutti a non voler lasarsi trovar in simel disordeni, 
cussi quelli che da danari come chi tuo per aver 
magistrati, el che si ha nel Conscio di X molte cosse, 
perhò parlava per farli admonition, quasi protesto, 
non si fazi più tal disordeni, con alice parole ben 
ditte et a proposilo. 

Iq questo Conscio fo principiado a exequir la 
parte presa in Conscio di X, che tutte le polize ven- 
gano fuora di eletion compide el bolade, portale 
per uno secrelario dil Conscio di X, el date io man 
dil Serenissimo, e a voxe a voxe taiarle el balotarle, 
aziò non ne sìa pregierie per Conscio, nel che si perde 
gran tempo, et li eletionarii vien seradi Gno al 
compir dil Consegio. 
193 Fu f^^^ <1'' Conscio di X, in luogo di sier Marco 
Mìnio é intra savio dil Conscio, sier Antonio Sanudo, 
fo podestà a Brexa, qu. sier Lunardo ; et altre 9 
voxe e tutte passoe. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, che sier 



Francesco Dandolo, eleto capilanio di le galie di 
Barbari», atenlo per questo anno non vadi al viaso, 
possi esser eleto in ogni loco. Fu presa. Ave: 955» 
56, 0. 

Fu posto, per li dilli, una gralia che sier Jacomo 
Manolesso qu. sier . . . , qual fu preso da mori, 
è stalo prexon 6 anni, a uno suo Gol li sia concesso 
6 balestrane su le galie di merchi, ut in parte. Fu 
presa. 

Fu posto una gralia, la qual non fu presa il 

marti santo, videlicet che uno bariler si 

possi apresentar a le prexon, incolpado etc 

A dì 12, la malina. Fo lettere di sier Ni- 
colò Donado podestà et sier Fiero Chrimani 
capiianio di Vicenza. Conavìsi che li lanzinech, 
venivano in favor dil caslellan di Mus, tornavano 
adriedo. Item, fo lettere di sier Zuan Alvise 
Grimani, podestà et capitanio di Bassan. Con 
avisi in consonantia, ut in eis. 

Dapoi disnar, fo Conscio di X con la ZooU di 
Collegio. Fato Cao di X ordinario sier Piero Zen, in 
luogo di sier Jacomo Corner non inlroe per la egri- 
tudine. Et nota. Lo fece sier Antonio Satiudo che fo 
in eletion ; tutti el loleva lui, e a lui li lochò la voxe 
et non si potè luor. 

Fu posto concieder a sier Hironimo Barbarigo, è 
di Zonta dil Conscio di X, di poter andar a mudar 
aere in padoana, per la egritudine aula, per zoroi 
20, et fu presa. 

Fu posto concieder a sier Gasparo Coniarioi, é 
dil Conscio di X, poter andar per uno mercore 
solum, che sari|izorni 15, a Piove di Saoho, el fu 

presa. 

Fu poi inlrato sul processo di Verona, di Mala- 
spina, di quelli excessi fati, el preso di procieder 
conlra li ambsenli ci condanali, videlicet el coute 
Federico Malaspina conGnà a Retimo in perpetuo, 
il contin Spinetin a la Cania, il conte Spinela a Zara 
per 5 anni, et non venendo fra un mexe a obedir 
di andar al bando, sia banditi di terre e lochi COD 
taia, e il suo sia conGscado. Et questo per aver 
morto uno Visentin .... Poiana li a Verona. 

A dì 13, la malina. Fo lettere 



Dapoi disnar fo Prcgadi et leto molte lettere, 
tra le qual, di Consfantinopoli, di sier ISranee- 
SCO Bernardo haylo^di 13 margo, in sua excu- 
salion, zercha li 3 mercadanli scrisse contro di lui, 
dicendo la causa per che hanno scrito, et dice k 
veste di scarlato di cento di ogni tempo et di seda, 
et scrive il numero, et la sua caxa fa bona ciera a 



^^^ MDXXXl, APRILE. 

et, s'el sera cilladin over altri, de esser bandito per 
anni qualro de questa cilà et ducato. Cadauno vera- 
mente de quelli che se reduranno in dicti loci' sia 
bandito per anno uno di Consiglio et per anni do! 
de ofBcii, beneficii et rezimenti, et acciò babbi ca- 
dauno maggior timor di contravegnir al presente 
ordene ex nunc sia preso cbe, s*el sera accusador 
per el qual se babbi la verità, haver debba esso ac- 
cusador ducati 200 per cadauno delli conlrafacenti, 
el sia tenuto secretto, da esserli iwm^d/a/eexborsali 
194* s^nza altro Conseglio dalla casa di questo Consiglio 
el da poi scossa per il cassier di quello delli beni del- 
li delinquenti se ne serano, — et se T accusador snrà 
schiavo schiava, remagnir debba libero della ser- 
vitù, et habbia la dilla taglia, — et s'el sera scritto 
over scritta, restino liberi da ogni obligation che 
havessino ali! patroni, da li quali habbino il salario 
suo, et conseguiscano la predicla taglia. Non po.<^i ai- 
li contraracenli delle penne predicte, overo di alcuna 
di quelle, esser falla grada, don, remission over rec- 
compensatione, sotto penna de ducati 500 a chi met- 
tesse parte over gratia in contrario, et (amen la 
parte over gratia che se mettesse non se intendi prexa 
s* ella non bavera tutte le balote di questo Conse- 
glio con la Zonta. Sia imposto alli Censori che far 
debbano dilligenlissima inquisition per venir in 
luce delli contraracenli, essendo lenutti li Cappi di 
questo Conseglio presente el futturi, ogni mese el 
primo giorno cbe se redduranno al loco suo della 
audientia far vegnir a se delli Censori da loro dandoli 
sagramento de dir la verità et la dilligentia che bar- 
rano fatta el quanto haverranno ritrovano. El siano 
obligalo li Cappi predicti dar immediatte executione 
alla presente parie in omnibus et per omnia, la 
qual sia publicata nel primo Maggior Conseglio da 
poi Pasqua el nel primo Maggior Conseglio de Oclo- 
brio, el parimente soppra le scalle de Rialto el de 
San Marco nelli tempi soppra dechiarili, esenJo te- 
nulli li seccretarii de questo Conseglio comemorar 
195 ^"' C^PP' ^^ questo Conseglio alli predicti tempi la 
conlinentia della presente parte, sotto pena de pri- 
valion deirofficio suo, acciò la si de tempo in tempo 
publicata et inviolabilmente exeguita. 



870 

dulto dove si zuoga et se Iraze da chi tien Ul red« 
dutlo alcuna utilità, (incorrer debba in pena de 
esser) bandii lo de questa città nostra de Venelia et 
deslretto suo per anni cinque, el de pagar ducali 100 
d*oro, delli qual il terzo sia dello accusador, el terzo 
sia applica alla Piata, et l'ultimo terzo sia diviso fra 
quelli alli quali sarà commesso per la presente questa 
materia et che farranno la executione, el non se ret- 
Irovando beni dil delinquente sia immediaie esbor- 
sa allo accusador dalla casa del prefato Consilio, et 
oltre di ciò, s'el sera servo o serva, sia libero over 
libera el fmncha da ogni servitù el obligation die 
havesse con il patron suo. Et chadauno cbe se redurè 
in alcuna delle diete bettole over reddulli caza tm- 
mediate, s*el sera nobile, a privalion, per aoDi 
cinque subsequenti, di tutti officii, beneficii, consoli, 
el de pagar ducati 100 d*oro da esser divisi ut su- 
pra, et, sei sera popullar, incorrer debba in pena da 
esser bandito de questa città et distretto per anni cin- 
que ftitic proximi, elde pagar ducati cento ut stipra. 

Di Boma atti 3 de aprille 1531 al signor duca {9m 

di Mantua. 



A dì 30 marzo 1530 (1531). 

L* andarà parte che, salve et reservate le parte 
soppra ciò disponente et alla presente non reppu- 
gnante, per autorità de questo Conseglio prexo et 
delliberato sia cbe se alcuno de coetero, el sia qual 
esser si voglia, presumerà tegnir bettola over red- 



Qul, per lettere del signor don Pietro de la 
Cuova, si ha che, haveido fatto intender allo il- 
lustrissimo signor don Ferante che la Cesarea Mae- 
stà resta benissinio satisfata delle actioni di sua 
signoria, et che bora non essendo in quello exer- 
cito se non quelle fanlarie delle quale è capitaoio il 
signor marchese dil Guasto, quale per ordine di Sua 
Maestà va personalmente per governarle el refor- 
marle, non vede che sia bisogno cbe sua signoria 
stia li né essergli bisogno della persona sua cbe lo 
fazi, et che sia certo, cbe ove bavera da far impresa 
el valersi di sua signoria, che lo farà come di per- 
sona segnaliita et benemerita, sua signoria iiluslrìs- 
sima é restala quieta el se ne viene qui a Roma, ove 
se aspela dimane, per andare nel Regno. La cosa dei 
Concilio, per non essergli risposta di Pranza, par cbe 
si vadi refredando. Et se intende che presto deve 
venir qui un cardinale per negotiar le cose della 
Maestà Christianissima con Nostro Signor, et il si- 
gnor duca de Albania debbe partirsi. 

De ditto, di 4 aprille. 

Lo illustrissimo signor don Ferrante gionse qui 
questa matina a disnare, el é per partirse giobia da 

(1) U otrU 195* è Uuum. 



870 



UDXXII. APBIUL 



legio UDO oMot di Orìsoni, a rechieder si la Si- 
gnorìa voi dar aiuto o favor al caslellao di Mus, 
perché Iboro bando (ernainato tuorli il stado, per 
averli morti li sol oratori stati a Milan, toltoli il 
castello di Horbegno» e fatoli molte ofensione : al 
qual col Conscio si fari risposta. 

A dì 18. Da poi disnar, fo Collegio di la be- 
charìa, per non esser carne in bccharia, e tulli crepa, 
e fo taià le banche date. liem preso do banche a 
Rialto et a San Marco, do altre sia per chi vul ven- 
der carne. Item, non se venda carne allruve se non 
in becharia sotto grandissime pene ut in parte. 

Noto. Il frumento cresete per queste pioze ch*é 
state et sono . . . . , e cussi la farina in fonlego ; 
il frumento padoan lire .... 

A di 19, in mntina. Non fo nulla da conto, e da 
poi disnar fo Collegio di la Signoria. 

A dì 20, la matina. Non fo nulla : da poi disnar. 
Conscio di X con la Zonta, in materia importante 
proposta por sier Alvise Mocenigo el cavalier, savio 
dil Conscio, zercha Tandar in Pranza di Zorzi Griti, 
fiol mitunil dil Serenissimo, dice per aver dil re 
scudi 10 milia prestadi a Porator suo erra in Buda, 
et ha le lettere, et fo disputato ass4Ì et nihil con- 
clusum. 

Fu preso che sier Hironimo Zane qu. sler Ber- 
nardo possi venir in Pregadi in locho di sier Nicolò 
Venier qu. sier Atìtomo non voi più venir. 

A dì 21. Fo letUire di Franga, da Paris, di 
3 oratori nostri, di 4 et 5. Come la serenissima 

regina a di fece la inlrata in Parìs molto 

somptuosa, et uno bancheto a cento signori et ora- 
tori, uno per potentato, e tochò a sier Zuan Pixadi 
procurator. Scrive, madama erra indisposta ; volea- 
DO aver audientia da lei et poi partirle Gn 4 zorni. 

Di VegevMìCy di sier Zuan Basadona el do- 
tor, orator. Zercha il Cijstelan di Mus, come Grisoni 
é a r imprei^a, mollo grossi, di Morbe^^no. 

Di Anversa, di sier Nicolò Tiepolo el do- 
tor, orator, di , , , . Scrive il partir per Guanto 
di la Cesarea Maestà et esser venuto li; a Tintrar li 
è sta fato bonor grandissimo, ut in ìitteris. Et 
il prothonotario di Gambara, nontio dil papa, era 
stato con Sua Maestà in materia dil concilio, et . . 



198 Pu posto, per li Savi dil Conscio e Terraferma, 
da poi fata la relation per il Serenissimo di uno 
nontio de Grisoni venuto qui per saper si la Sigilo- 
gnoria voi dar favor al castellan di Mus, il qual 
voleno ruinar per li oltragi fatoli, morto li soi ora- 
tori el toltoli Morbegno etc. 



Unde li Savi! li feno una longa risposta, io cor 
clusion che » » 



Fo leto una lettera di Grisoni, scrive alla 
gnoria contra il caslellan di Mus, e di oltragi 
han fato, e come se voleno vendicar di le oQese. 

Fu posto, per li ditti, che tutti quelli sono ci 
ditori di la Signoria nostra per conto «... 
poter scontar in le angarie, si vadino a dar in ni 
a li Governadori, termine zorni 8, aliter non scui 
pili, acciò si possi veder quanto si potrà scoutar 
la meza tansa persa. Fu presa. Ave : 101, 83, 4. 

Fu posto, per li dilli, che de li danari di la tai 
sa al Monte dil Sussidio.si loij ducati !2105 grossi : 
per dar al cassier dil Conscio di X per expedir si( 
Carlo Capello, va orator in Anglia, et sier Marc - 
Antonio Venier el dolor, Va orator a Roani. Fp^ 
presa. Et mai più é sia posto parte di tal sorte^ 
155, 50, 7, 

Fu posto, per li ditti, che dovendo baver lo il- 
lustrissimo signor duca di Urbin, ^capitaoio zeneraL 
nostro, da la Signoria nostra ducali 34 milia, siks 
tolti ducati 3000 di la tansa et dati a 1* orator dil 
prefato duca Fu presa. 155, 20, 7. 

Fu posto, per i Consieri, Cai di XL e Savii, dar" 
il posesso dil vescoado di Brexa al reverendissime^ 
cal-dinal Cornelio, ut in parte Fu presa* Ave: . . . 

Fu posto, p r lutto il Colegio, che a la moier 
fo dil signor Borlolomio Liviano i 



Fu posto, per li Savii tutti, per varar la nave di 
sier Zuan DolOn li sia presta robe di V Arseoal. 
176, 55. 

Fu posto, per li dilli, che a la nave Liooa sia 
acomodà ut supra. 176, 5, 5. 

Fu posto, per tutto il Collegio, hessendo sii 
ruinà per la guerra la chiesia e monastero di frati 
dfSan Biasio de Vicenza di V ordine di Sao Fran- 
cesco, et per la comunità li é sta concesso ceKo 
teren nel borgo di Pusteria, vien inlrar nel Teragio, 
perhò la Signoria li conciedi. 144, 6, 10. 

Fu leto una lettera dil duca de Milan, scrive alla 
Signoria in laude di sier Gabriel Venier, stalo ora- 
tor nostro de li zercha anni 4 apresso soa excellen- 
tia laudandolo assai, e come lui é bon servidor di 
questo Stado. 

Fu fato el scurtinio di do exatori in terraferma, 
insta la parte presa, qual é questo : 



383 MDXxxr, aprile. 

stello, sier Polo Nani fo cao di X, di Canareio, sier 
Lunnrdo Emo foconsicr, di San Marco, sier Zuan 
Alvise Duodo fo cao di X, barba di chi rimase, 
zoè fradel di so madre, vene per scurliuio, el per 
elelion vene sier Hironimo da chà da Pexaro, fo 
capilanio zeneral di mar, qu sier Beneloprocurator, 
elqueslo rimase: dil Conscio di X, in luogo de sier 
Alvise Malipiero intra provedador al Sai, sier Piero | 
Badoer, fo cao di X, qu. sier Alberlin dolor £ 
noia, a eloriia memoria, questi al presente sono dil 
Conscio di X, et e cosa nolanda : 



S84 



I)a Ganf, di domino Sigismondo da la Torre 
ora f or dil signor duca di Mantoa^ date a 
li 4 di aprii 1531. 



Sier Nicolò Venier, qu. sier Hironimo, 

Sier Piero Zen, qu. sier Calarin el cavalier, 

Sier Pandolfo Morexini, qu. sier Hironimo, 

Sier Lorenzo Bragadin, qu. sier Francesco, 

Siei* Gasparo Conlarini, qu. sier Alvise, 

Sier Bernardo Soranzo, qu. sier Benelo, 

Sier Hironimo Zane, qu. sier Bernardo, 

Sier Antonio Sanudo, qu. sier Lunardo, 

Sier Jacomo Corner, qu. sier Zorzi el cavalier prò- 

curalor, 
Sier Piero Badoer, qu. sier Alberlin dolor. 

Consieri. 

Sier Jacomo Badoer, qu. sier Sebastian el cavalier, 

Sier Nicolò Trivixan, qu. sier Gabriel, 

Sier Domenego Conlarini, qu. sier Mafio, 

Sier Domenego Capello, qu. sier Carlo, 

Sier Andrea Marzello, qu. sier Antonio, 

Sier Francesco Donado el cavalier. 

Nolo. A di 21, principiò a redursi iterum il 
Collegio di sier Polo Nani qu. sier Zorzi, el fatto 
venir el dillo sier Polo davanli, admonendo per 
sier Stefano Tiepolo a dir la verità, lui negò il 
tutto dicendo non si troverà mai etc. Uor el Col- 
legio li disse, pensase ben questa note, perchè 
doman voriano aver la verità. E cussi eri ra- 
duti, denegando pur. Io feno ligar a la corda, et 
alzado un brazo per 3 volld disse : « Mi vien dà 
corda; liremezoso ». El confessò bavia quelli danari 
dì fanti al mexe sicome davia ditto il colaleral, 
dicendo el fcva per poter star a la gran spesa 
feva in campo, poiché non va altro dia danari, vi 
dirò 11 tutto, el cussi fo nolado nel processo. 






La Maestà Cesarea gionse qui alli 34 dil pas- 
sato, ma tutta la Corte restò per 4 o 5 giqfni lo 
Anversa. Sua Maestà é stata tanto meglio vista io 
questa terra dille altre, se meglio perbò si pò dire, 
quanto che per la sua natività qui vi é un poco 
più di particulare affecto né a questi ba fallo It 
richiesta dil servilio cbelocba a tutta Fiandra, alla 
quale si conosse che non mancharano, perché non 
solo con una grandissima hilarità di volto gli baono 
dato optima speranza, ma con dimostratione di 
suprema benivolentia hanno offerto a Sua Maestà 
di exponere la facultà, ì Gglioli el el sangue proprio 
in ogni bisogno che gli occoresse. Cose mirabile é 
certo la universal devolione de tutti questi populi 
verso Sua Maestà, et lassiamo star che lo vene- 
rino et adorino comò Dio, ma non é homo di 
loro che odda parlare un poco affecluosameule io 
laude di Sua Maestà, che per lenereza di aoiore 
non pianga, et veramente Sua Maestà se gli fa an- 
che beh intertenire, usando con loro molla fami- 
gliarità et domeslicheza. Sua Maestà venerdì et 
sabato ha fatto fare le exequie de la regina de Da- 
nimarcha, che fo sua sorella, ove in persona é in- 
tervenuta con monsignor reverendissimo Legato et 
tutta la Corte. Hoggi si é partita con quelli j>ochi 
dilla sua casa che li sono necessarìi per il servilio 
dilla persona, et é andato a quella abballa vicina 
a Bruseles che si chiama Y abatia dil Grondai, ove 
starà tino a giovedì da poi Pasqua; tutto il resto 
di la Corte é rimasoqui. Qui in la Corte al pre- 
sente non si parla di altro che di la expeditione 
dilla lite fra la Sedia Aposlolicba et la excellenlìa 
dil signor ducha di Ferrara, per esser il termine 
vicino, il qual sera alti 31 di aprii ; ciaschuna dille 
parte sta in bona speranza che la iuslitia sia per 

loro. 

Sono venute lettere di Franza da monsignor 
di Prato sopra le coso dil Concilio el di lurcbL 
Ancora non é publichato particulare alcuno, il che 
da ad intendere che non si sia cosa di resolutione. 
Si é levato fama da dui di in qua che il signor 
di Monaco si é acordato con Franza, el che gli da 
Monaco, dandoli il re grosso contracambio, el que- 
sto nome ha piglialo qualche credenza dallo baver 
il ditto signor di Monaco revocate le sue galere 
che erano in Genova ; pur io son stato cerlifichato 



88^ IIDXXXI, 

a questa cilade et haver veduto la corte di Pranza 
in quella grandcza et in quella pompa che è pos- 
sibile noagiore, et sinriilmonte penso che vostra 
signoria et tutli li mei amici ne habbiano a pren- 
der summo diletto et piacere. Et p rché anco ma- 
giore lo sentiate vi scriverò qui sotto, ma perhò 
brevemente, et de la grandezn, richeza el belleza 
di questa magnìfìcentissima citade, e poi dille gio- 
stre et combalimenli et, ultimo loco^ di la coro- 
nalione, et solennissima, di questa serenissima regi- 
na apresso la dilla cita de Paris, benché pensi 
che da altri de li nostri ambassatori et genlilho- 
meni questo islesso sarà scritto più ordinata et 
copiosamente; ma sia come si voglia, io non ri- 
starò di participare con voi de li piaceri mei. 

In questa cilade adunque gionsi atli 11 dil 
passalo, dove in compagnia de uno gentilissimo 
gcnthilomo italiano, col quale ho fato sempre que- 
sto viaggio, infìno al principio dille giostre hebbi 
comoditade di visitare li templi et chiesie, di le 
quali cosi come non vi é numero cusi et non ve 
ne sono che dui o tre che siano belle, zoé grande, 
et che habbiano del buono di vedere, alcuui col- 
legii de scolari che sono inGniti, et le strade et 
pallazi principali, et circuire la cilade tutta et final- 
mente, havendo voluto veder et intendere più che 
mi è stato possibile. Io trovo, benché ogni cosa 
sia molto minore di la fama et di quello che que- 
sta gente dice, queslji citade perhò non esser da 

. comparare in niun conto a niuna altra che babbia 
veduta già mai, excetuando Venetia che, per la 
divinitade sua di esser posta in aqua, é sola per 
quello et senza exempio. Questo ch'io dico non 
é tanto per il circuito di questa nobilissima citade, 
che è grandissimo el tanto almeno quanto é quello 
di Venetia et per iudilio de V ochio et la coniec- 

. tura dil caminare, quanto per la frequentia di le 
case, non tanto per la gran moltitudine dil populo 
che é di certo da tulli tenuto esser il doppio al- 
meno di quel di Venetia, quanto per la gran co- 
pia di tutte quelle cose che l' homo si pò ymagi- 
nar et desiderare, si per il florenlissimo gymnasio 
et studio che é sempre qui, come per altre infinite 
et degne conditioni, le quali corno bora a me seria 
noioso a racontare particularmente el a voi udire, 
cosi et a r uno et a V altro sera gratissimo di 
narare a bocca più a pieno et a V altro di udire, 
se il signor Dio piacerà che si habbiano a rive- 
dere et rilrovarse insieme. 

Bora, per venir alle giostre, voi havcte a sapere 
che a quelle si dete principio alti 33 dil passato, el 



APRILE. 



388 



6 giorni continui se giostrò a la slissa. Li manlenilori 
erano 6 genlilhomeni et signori, et tra questi quelli 
dui italiani, V uno il conte di Novolara mantuano el 301 
l'altro monsignor di Ambres neapolitano; il socor- 
so era de allralanli, tra quali v*era il serenissimo re, 
il Gran metre monsignor di Momoransi et il re di 
Navara et lo armira<^lio. Li quali 13 havevano a gio- 
strare conira tutli che vi venisseno conlra, che sono 
slati moltissimi, imperodié ogni di vi sono entrale 
tre compagnie di 10 in 15 genlilhomeni per ciascuna, 
tulle vestile a diverse livree di seta, con le coperte 
similmente delli cavalli, che faceva bellissimo ve- 
dere. Et li capi de ditte compagnie sono slati puli 
figlioli dil Serenissimo re et de gli altri maggior 
principi de Pranza. Debili quali giostranti, cbiamaoo 
assailanSj quasi assaltanti, ciascuno baveva a gio- 
strare 6 volle et poi a parlirse: hor pensate se li 
manlenilori havevano da fare, che, se noo fusseoo 
stati valenti et forti come sono, non haveriano po- 
tuto durare. De lutti li manlenitori el giostranti 
etiam il re, per iudilio di tutti, ha portato sta palma, 
perchè ha meno fatilo et più gagliardamente rota 
la lanzia sua, et cosi come Sua Maestà é sopra gli 
altri egregia di nobiltà el richeza et dote, cosi etiam 
di valore et d' altre nobilissime conditioni pare che 
sia sopragli altri. Si hanno veduti dui gran casi: 
tra gli altri Tuno fu quando un genthilomo francese 
per una grandissima percossa di la lancia de T inimi- 
co se dislese sopra la groppa dil cavallo, el quale 
perhò non restava di corere, et se presto non si 
havese preso il cavallo et alciato V homo levandoli 
r elmo, facilmente se ne seria morto el scavazialo il 
collo; r altro fu per il tronco di la lanzia rolla dil 
conte de Novolara che, rolla la maglia apresso al 
collo, è entra nel petto ad un francese tra la coracia 
et lo elmeto et lo feri dì lui sorte che é slato leoulo 
morto alquanti di, pur é guarito el for di periculo. 
Pinita la prima impresa dilla giostra con la 
slissa, se incominciò la seconda che era di com- 
baler con le spade a cavallo senza slissa, parie ad 
uno ad uno, a dui a dui, et a maggior numero come 
piaque a li tenenti, et in questo se vidde grande agi- 
lità de alcuni cavalli el genlilhomeni. Et quelle me- 
desime compagnie che erano state alla giostra ve- 
nero et al combatimento dillo, il quale durò dui 
giorni, et fu bello da vedere, non tanto per la agi- 
lità che monstravano li boni cavalli et lì boni cava- 
lieri, quanto per la forleza de alcuni che, haveudo 
rolla la spada loro, si sforzavano di prender per 
forzia quella dil compagno, et come si haveano dato 
per un pezo, subito erano divisi el separali. 



4 



^ 



389 MDXXxi, 

Li terza impresa poi fu di combalenli a piedi 
alla barriera cum due partesane et la targa, di le 
quale partesaoe si potevano servire o in (razer for di 
mano, o di combate, o come volevano, et similmen- 
te di la targa. Et departiti, poi incominciatano la 
puf^nata a colpi di astate a due mano, la quale du- 
rava insino a tanto che erano dipartiti per li indici 
el guarda dil campo, che fu gofOssima cosa a vedere, 
perché quelli homeni armali a tutte arme non si 
potevano apena mover et, come quelli che a quella 
pugna non erano exercitati, mostravano poca agi- 
lità e( poca destreza. Et similmente questa pugna 
durò doi giorni. 

La quarta et ultima impresa era di combaler 
pur a piedi a la barriera a ponte di lanze a ferro 
mola, di la quale potevano perhò usare et di essa ser- 
virsene come volevano. Et deparliti el represe le 
forzie havevano a combattere a colpi di spate ad 
una ntano. £1 questa similmente fu goffa. 
302 ^^ ciascuno di questi combattimenti il serenis- 
simo re ne ha voluto intravenire per un giorno et 
combatere come gli altri dil soccorso, il quale si 
ha portato sempre bene, come quello che é forte et 
molto exercitalo in ogni sorte de arme. Sua Mae- 
stà haveva determinato di dare 10 milia franchi a 
quello che meglio si deportasse ; ma, perché li indici 
tr«)vono che molti sono ad uno islesso segno et bi- 
sognava che questi e queli uiì' altra volta giostras- 
sero tra Ihoro per vedere quale é il primo, si crede 
che non si darà altramente il precio ad alcuno. É 
ben vero che a molti il serenissimo ha donato al- 
cun presente de danari. 

Hor, havendo ditto dille giostre, dirò etiam del- 
la coronatione della serenissima regina per non 
mancar cKI debito el rispondere alle promesse mie; 
ma invero, quando bene io considero, non posso 
far fine et di maravigliarmi et insieme di ralegrar- 
mi della sorte mia la quale ha voluto che me hab- 
bia retrovato a tre coronationi delle maggior di- 
j;nilà dil mondo, de dui fratelli el una sorella, fatte 
r una in Italia» l' altra in Germania et V altra in 
Pranza in spacio di un anno et giorni, che non si 
sogliono fare in seculi. Ma lassando questo et retor- 
nando al proposito mio, dico che alli 5 dil presente 
di marzo la serenissima regina, che il giorno pre- 
ceilente partitasi da questa cilade era venuta come 
è di costume a San Dionisi loco lontano una lega 
da Paris, entrò nella chiesia cathedrale antiqua el 
bella assai, sostenuta da dui reverendissiuìi cardi- 
nali Àgramonte et Triulzi, inanzi de grandissimi 
principi francesi con le insegne regia, monsignor di 



APRILE. 



8!H) 



San Polo Tuno con il sceptro in mano, el rooosi* 
gnor de Guisa V altro con una mano, che significa 
la fede, el da poi seguivano li serenissimi figlioli 
regii, monsignor lo Dolphin et monsignor de Or- 
liens, che servirono Sua Serenità poi o in poner la 
corona o nel tenerla in mano, et dapò loro 11 tra 
regine, duchesse et coiitesse, con le corone in capo 
secondo il grado loro, el poi 6 altre gran madame, 
come vederete per la poliza in questa inclusa. Nella 
chiesia già erano intrati li reverendissimi Legato 
cardinale Sinonense el reverendissimo cardinale de 
Borbone, che per esser abbate de San Dionisio disse 
la messi, el infiniti principi, ambassalori, vescovi et 
gentilhomeni. Sua Serenità, acompagnala da li pre- 
ditti, se n' andò alla sedia sua, el ivi udì la messa 
solennissimamente cantata, havendo sempre da ogni 
canto molli principi et signori con le berete in 
mano. La quale serenissima regina nel principio del- 
la messa fu unta nel fronle et nelle spalle et petto 
inanli V aliare, el poi, reduta alla sedia, fu coronata 
con grandissimo strepito de molti inslrumeuli et 
musice, essendo vestita di superbissima veste ornale 
de gioie preciosissime alla fogia francese, et sempre 
lo evangelio el olTertorio fu portato da un cardi- 
nale con somma summissione et reverentia. Et fi- 
nita la messa. Sua Serenità con la istessa compa- 
gnia se ne usci et ritornò alla habitatione sua in 
San Dionisi. De li a dui giorni poi dovea Sua Mae- 
stà far la entrata in questa cita ; ma, per il tempo 
malissimo che è stato, si é restato fin bora. Dome- 
nica ogniun tiene che si farà, che sera bellissima 
cosa perché questi de Paris hanno fatto grandissi- 
me preparatione, et si vederà tra le altre cose, 
sicome si dice, 10 milia fanti vestiti superbissima- 
mente a 6 livree, homeni di questa cilade el altri 
infini(/0; infine ogniuno aferma che sorà tale cosa 
che la Pranza già molti anni non ne ha né fatta né 
veduta una simile, la quale si ha da fare certo presto, 
né altro si aspeta che il bon tempo. In quello islesso 
giorno che si farà la entrata la serenissima regina 
da un pasto o banchetto a megliara di persone nella 
sala grande di questa cita, dove poi si balleno, et 
poi il giorno sequente la comunitade ne farà un 
altro ad essa serenissima regina, che saranno solen- 
nissimi. El in questo modo, de quadragesima ci fa c^^ 
carnevale. Veduta questa entrata, me ne ritornarò 
subito alla Corte, dove io sono aspelado dal signor 
ambasciator el secretarlo, perché gionlo che sia an- 
deremo a veder quelle cita de Brabanlia et Fiandra 
che sono circumvicine. 

A me veramente pare, da poi eh* io sono qui et 



381 



HDXm, APRILE 



892 



eh* io vedo questa Gerle de lanli genlilbomeni et 
sigQori et principi et si bene a T ordine, di esser in 
un altro mondo perchè tanta differenlia è da la ce- 
sarea a questa Corte quanta dal di alla nolte, et 
pss^ndo in questa et mollo magior numero di si- 
gnori et meglio vestiti senza comparalione. Nella 
quale io sono stalo ben veduto et carezalo da mol- 
tissimi che sono slati amici de la bona memoria del 
signor nostro padre, come dal signor Renzo da 
Zere, dal signor missier OUaviano Grimaldo pre- 
scidente di questa cilà, dal figliolo del Laschari, da 
mesier Paulo da Porlo, et da altri molli, che bora 
non voglio raconlare per non vi esser tedioso, li 
quallj et con banchetti et favori hanno njeco usalo 
ogni sorte di cortesia, et specialmente li clarissimi 
ambasciatori nostri, a li qualli invero io sento troppo 
pbligalione, et similmente alli magnifici genlilho- 
meni che sono stati con Ihoro magnificenlie, a li 
quali, come ritornerano, vi prego che siale conlenlo 
dì fare \iì{tend€re) quanti me siano stali grati li 
beqivoli offici! mi ha usali, et maximamenle dil 
clarissimo Justiniano, benché io me habbia sforzato 
de fargli intendere quanto io me gli senio obligalo. 
Ma per la pressa che mi fa il portatore io non posso 
esser più longo: per V altre vi scriverò et comuni- 
paro un mio pensiero, lo quale, se da voi sera lan- 
ciato et s^probato, aponerè a execulion, ma allra- 
mente non. Et a vostra signoria mi ricomando. 
Da Paris alti 10 c(i marzo del 31. 

Mario Savoronan 
minor fratello. 

Io vi scriverei li nomi di tulli quelli ch*é inter- 
venuto alla coronalione, se per la pressa del por- 
tatore n^e fusse licito, et almeno scriverò le mada- 
me, li nomi di le quale, et parimciìle de li principi, 
vi dinoterò insieme per le prime quando vi scriverò 
della intrata. 

{iS^ serenissima rezina. 

Madama la regente, madre dil re. 

Madama Magdalena, figliola dil re. 

Madaa\a Margarita, figliola dil re. 

La regina di Navara. 

Madama Isabella di Navara, sorella dil re. 

La duchessa di Vandomo. 

Madama madre dil duca di Vandomo. 

L» duchessa de Lorena. 

Madama de Guisa. 

l|lJKÌjiaKa de MemorapsL 



Madama de Vandomo. 
Madama de Nevers. 
Madama de Chaslillon. 
Madama la Gran maestra. 
Madama Armiragia. 
Madama la Gran senescballa. 
Madama de Trives. 
Madama de Aubigni. 

Copia de una lettera de sier Jaeomo Justi- 2 
nian di sier Antonio, scritta a sier Piero 
Morexini de sier Zuan Francesco, data in 
Paris a dì 7 marso 1531. 

A r unicho mio Morexini. 
Quanto più penso tanto mazormente concludo 
da te, più che da niun altro amicho che m* babbi, es- 
ser amato, et le operatione tue fa si che dirà che sem- 
pre son stato tuo ; bora mi ti dono et fo vasallo, 
qual sia le operacione il lenirmi cosi con llere 
speso avisalo mi par che merili ancho magior cosa. 
Le ultime lue, che sono slate doi, una di 2^2 decem- 
breT altra da te tenuta fino di 12 zeuer, qualle 
quanto me V habi abute graie queste ti farano fede, 
che cosa più grata desiderar non potevo. Et aaiò 
che quanto per altre mie ti ho promesso, hon che 
ho comodità mi par honeslo che mi escha di debito, 
et succintamenle diroti quanto in questa triumphal, 
pomposa et superba giostra è seguilo. Di la cofo- 
nation io non potrò dirli cosa ninna perchè fino bora 
non è fata, ma dico che domenica, che sera fra doi 
di, si fari. Questo non si sa ancho certo ; seguendo, 
farò che per altre ne serai avisato. Et avanti eh' io 
venga alli parliculari di essa pomposa et general gio^ 
stra, descriveroti alcuni preludi et apparechiamenli 
fati in un locho certo apresso uno dell! palazi dilla 
maestà dil re, nominalo Lover, ove era una lolla 
con le sue sbare, fate sol per provarsi. Ivi per molli 
zorni varii et diversi principi si provavano el face- 
vano belissitììi colpi; ma marlidi, che fo alli 14 dil 
pasato, la Maestà dil re, volendosi provar, si con- 
duse in esso Iodio, armato, et sopra le arme un sag- 
gio di pano biancho, con un penachio di peone bian- 
che grandissimo da rielro in cima air elmo : il qual 
fu acompagnato in esso stechalo da il Gran maestro, 
monsignor di San Polo, monsignor il Gran armira- 
gio et monsignor de Guisa, li qual tutti i erano ar- 
mali a quella instessa foggia corno esso re. El su- 
bito comparso in campo se li fece incontro monsi- 
gnor di Montegian con forsi 6 altri baroni et si- 
gnori, il qual Montegian aveva netro al ekoo un 



898 



MDXXXI, APULE' 



894 



peoaehk) da pena ner^ )eg»le di fll d* argènto, et 
cosi era tutto coperto il cavallo di esse pene legate. 
Voitefiialo che bebbero forse do volte, la Maestà di 
esso re volse provarsi eoo questo Mootegian, et di 
10 bnie che corsero il re ne rupe 8 et gagliardis- 
simamente, et per quanto io bo sentito a dire non 
si polea far meglio. Ma mi era scordato, avanti cbe 
Stia liaesti eomparese nei stecbalo monsignor de 
Gisa, eh' é fratello dil cardinal di Lorena, comparse 
armato comò li bo ditto alla foggia et livrea dii re, 
sema elmo in capo, acompagnalo da 10 corsieri 
betisimi, né cosi belli faciln)ente non ne vederò più 
in vila mia, con 10 pagi ornati di velulo a la soa 
livrea: costui &m il suo voUegiar di cavalli Inter- 
tene la brigata che aspetava il provarsi dil re. 
Poi cbe corso bebbe Sua Maestà, diversi principi 
eorsero et spezorno gagliardamente le sue lanze : 
monsignor di Ambra fu abbaluto con il cavai in 
terra; monsignor di Baron Dogai, che portava il 
braso destro coperto dì ormesio venie, costui corse 
forsi 90 lanze né mai ne rupe una. Questo prova- 
mento et bagordo principiò da le 2'2 bore fino a 
Dote, et poi fo fato fine ; a questo iqtervene doi di 
nostri ambssatori. Il jobadigraso fu dato princi- 
eipio alhi general giostra, qual fo fata in un locbo 
dentro di questa citi apresso alla porta di Santo 
Antonio, suso una strada larga et spaciosa, arenle 
UD delti pallazi dii re ditto le Tornelle. Ivi era fato 
le sue sbare con la sua tella longa 150 vargi il ste- 
chato e tO pasa largo, nobilissimamente ornato, da 
un di lati del quale vi era un palcbo assai ben largo 
303* e longo, il quatte da un canto, cbe vien ad esser 
tponto nel mezo, sopra vi era doi grandissimi pezi 
di veludo oremesino listato di pano d* oro atorno, 
largo Poro forsi tre quarte, sopra dil qual velulo vi 
era un longissimo et largissimo pezo di pano d*oro, 
dil qual, per aeomodarsi la Maestà di la reina con 
lì figlioli regii, erano, pur di brochato, una gran 
quanlità di cusini. A capo di cotesto palco era la 
liaesti di la reina, vestita di raso biancho con una 
grandissima quantità di zogie atorno, tra le altre 
bavia uno diamante grande quanto una noce et uno 
rubino di quella ioslessa maniera alachali al collo, 
slle orechie baveva tre perle grosse corno una gran 
Rosella, insieme con le doe figliole dil re. Le qual 
ambe doe venero con essa reina in una leticba tutta 
coperta di brochato, ma da chadaun lato perhò aper- 
ta, menala da doi belissimi corsieri coperti et forniti 
de r iostesso brochato, guidala da doi pagi armali 
et tutti vestili di veluto violeto, acompagnata da forsi 
duecento allabardieri alla divisa ^|la, rosa et pavo- 



naza,con una salamancha in focbo, rechamala di ma- 
giete d* oro et d* argento, nel petto et da rietro di 
le spalle. Da poi la seguivano gran quantità di geo- 
tilhomeni vestiti et benissimo adobati di oro, velulo 
etrechami, et forsi lOOsoedamigielle, purspagnolle, 
sopra belissime chinee, le qual tutte, con altre assai 
principese, signore et duchesse, si posero sopra il 
dito palcbo. A l'incontro dil qualle ne era un altro 
palobo partito in doe parte, adornalo di belissimi et 
finissimi razi, in una parte dil qualle forno posti, per 
la maestà dil re, li signor presidenti dilla giostra, 
zoé monsignor di Vandomo, il visconte di Tureoa, 
monsignor della Val governator di Bretagna, mon- 
signor di Cistelbrian, monsignor di Loe et il signor 
Galeazo Visconte milanese ; ne V altra parte vi era 
li ambasatori, zoé il nontio dil papa, Tambasator di 
Pimperator, li nostri tre clarissimi oratori con 
quel di Ferrara, et 4 genlilbomeni di la Maestà dil 
re per compagnia di essi, et per soa cortesia lasornp 
inlrar il magnifico misier Zuun di Cavalli, il ma- 
gnifico messier Lodovico Lion, et li lor secrelarii et 
ancor io. Dal capo veramente dil stechato era fat^ri- 
cato di legname un arcbo triumphale depento su- 
perbamente di fenissimi colori et fiori, in zima dil 
qual eravi un scudo ornato di una corona imperiale, 
et in es-^ scudo vi era V arma dil re et reina. Da 
cadaun lato vi slavano doi homeivi armati cbe susten- 
tano doe bandiere, nelle qual é depento le doe im- 
prese, una fenice in focho, dil re, et una salamancha 
pur in focho, di la raina. Da un di canti dil qua! arcbo 
vi è preparato un adoroatissimo balcbone con panno 
d*oro dalla zima fino al fondo, dove madama resen- 
te, madre di questo Chrialianissimo re, giouta fu, vi 
andò, che per Dio vene superbissimamente in una 
letìcha dorala et di fuori fodrata di veluto nero, gui- 
data da doi bellissimi pazi vestiti di veluto negro, 
sopra doi bellissimi et ornati multi, acompagqata da 
forsi 6 over 8 letiohe et una grandissima quantità 
di baroni et dame francese sopra chiuee belissime, 
et questo perché in queste parte non si usa cbarete 
ninna. Finita la venula s»a, cosi dil re et reina, 
comparse nel stechato 6, qualli chiamano tenenti, et 
s' ano da lor stessi obligati a chadaun risponder in 
questa giostra ; inanti di qualli vi era 6 araldi, che 
son quelli referiscono le bote alli prescidenti, vestiti 
di l' arma dil re et reina, et 12 trombeti vestiti di 
quella inslessa foggia. Poi seguiva una infinità di 
bellissimi zaneti turchi et corsieri, forniti lutti di 
veluto et oro, il numero non mi ricordo, sopra di 
qualli erano genlilbomeni et servitori adobati et ve- 
stiti di veluto, raso et damascho, di la impresa et li- 



_# 



895 



MDXXXlj APRILE* 



896 



vrea di tor tenenti, qualli furon monsignor di Mon- 
tegian, monsignor d' Ambra, il conte di Nivolara 
204 mantoano, monsignor di Briza, monsignor de Nabò 
et il signor dillo Anibao, tulli 6 grandissimi prin- 
cipi et baroni di questa Maesli, armali benissimo 
sopra 6 corsieri : sopra le arme erano vestili di un 
saggio lutto intaglialo, et agli ochi mei bellissimo, 
di raso et velulo rosso, biancho et berelino, che è la 
sua livrea ; i corsieri erano ancor lor bardali pur di 
vellulo delli medemi colori ; per cimieri bavevano 
una grandissima quanlilà di pene delli instessi co- 
lori, asciale et aconzie tanto bene quanlo posi esser 
al mondo, et chadaun portava una lanza : da relro li 
seguivano 36 fanti a piedi, vestili di seda pur dilla 
instessa livrea, con uua altra lanza in mano per ca- 
dauno. Dapoi per lor socorso, aziò li fusse sempre 
sei che respondesero nel campo a chadauno, li se- 
guiva monsignor il Gran maislro, monsignor il Gran 
armiragio, monsignor Pizar, monsignor Chanaplo, 
monsignor de Moi, il conte di Tenda, monsignor 
de Gisa, monsignor dilla Morea, li qual 8 sono an- 
cor loro grandissimi baronaggi, et erano vestili et 
armati alla instessa fogia. Qualli tulli, giunti nel sle- 
chato, andorno a torno a torno doi volte, et poi li sei 
primi tenenti solli si fermarono A l' incontro de 
qualli venero 10 grandisssimi gentilLomeni, il nome 
non so di ninno, guidali dal figlioi primogenito dil 
re, chiamato il Doiflno, avanti di qualli erano quelli 
inslessi trombeti etarai li che servivano a chadauno. 
Erano benissimo armali, et sopra le arme portavano 
un saggio di velulo biancho et pavonazo, di loro cor- 
sieri erano bardali dilla inslessa foggia pur di ve- 
lulo, et arielro di V elmo per cimieri haveano uua 
grandissima quantità di pene, di la inslessa loro 
livrea, benissimo aconzie. Il numero di cavalli, ser- 
vitori et adornamenti loro non mi so meter a ua- 
rarli, perchè forno un numero infinito; queslo ti vo' 
• sol dire di Ihoro superbissimo vestir, che apresso di 
noi reputiamo asai più la Iella di chanevaza che loro 
non fano di velulo, rechami, oro et di qualunque 
sorte de pani di seta, et fano di simel pani quello 
slrapazo che si fa ... , non so che mi dire. Ma per 
tornar al proposito, tornialo che hebbero et volle- 
gìato forsi doi volle, si fermorono da l'altro canto, 
che fu a l' incontro de li tenenli, et fu dato principio 
al corere. Il primo fu il fìglioi dil re, al qual per 
uno de li tenenli fu falò quintana, né lui abasò la 
lanza per non farli malie, il qual figliolo dil re si 
portò benissimo che ruppe do lanze gaiardamenle, 
et cosi di uno a V altro corsero tutti diexe, dove che 
cosi da una parte corno da V altra feceno benissimo 



et raperò gaiardamenle. Vero é che quasi Del fine, 
zoé che havevano corso li 10 quante lanze li lo- 
chava, per uno de li lenenti fu abalulo uno di que- 
sti 10, et caschò fra le sbare et cosi quasi morto fu 
condulo con sua gran vergogna a caxa. Et fìnilo 
che questi hebbero, comparse nel slechato altri 8, 
guidali dal figliolo di monsignor di Van iomo, con 
la divisa pur della inslessa livrea, con una inOoita 
compagnia, et vollegiato che hebbero, per esser 
lardo, non fu falò altro ma remesso a l'altro giorno. 
Pur in questa giornata ìiìslessa la Maestà dil re li 
parse di corer ancor lui, et cosi acompagnalo da suo 
cugnalo, che é il re di Navara, vene ancor lui nel 
stechalo, vestito et adornato di quella instessa foggia 
che erano li tenenli, salvo che per cinìiero haveva 
le pene tute bianche et non alla devisa comò have- 
vano loro. Sua Maestà corse forsi 10 lanze et tutte 
le ruppe gagliardissimamente ; et, come ho ditto, 
per quel giorno non si fece altro. Ma s* io volese, 
Morexini mio, scriverli le bole di chadauno, la quan- 20 
tilà di cavali, il numero di servitori, et quando et 
comò comparsero in giostra, pocho mi resleria che 
scriver un* altra fiala : voglio che per bora ti basti 
intender solum le livree di cadauno che hanno gio- 
strato in questa giostra, et li capi che lì condusero 
nel slechato. Il precio el qual sono scudi 500, et 
fino bora chi se T babbi auto non si sa per non 
esser ancor^deciso, vero e che per V honor el per 
aversi meglio portalo doveriano esser dil re, ma 
Sua Maestà ha* voluto sia dati ad altri, né Ano bora 
io non so cui ne sia degno. Ma aziò che non vadi 
vagando, hai da saper comò sollo il figlio! di mon- 
signor di Invers vi comparse 12 con la impresa 
biancha et pavonaza di velulo tutto; il figlioi dil 
Gran scudier comparse con 15 alla divisa gialla rosa, 
megia velulo et raso meschiato; monsignor di Lon- 
gavilla con 9, biancha et azura, pur tutto raso;el 
altri assaissimo Et perchè a me par che si possi far di 
mancho di nararli tulli, non mi exlenderò in questa 
più ; ma ai da saper che, finite che foron tutte que* 
sle bande et giostralo che hebbero, che fu dal gio- 
badi grasso sino al marti di carnesialle, il primo 
di di quaresima combatero tulle le imprese con li 
tenenti, a cavallo, con slochì in mano, et il premio al 
vincitore di questa sono scudi 300. Questo combati- 
menlo durò dei giorni ; di poi combatero a piedi con 
parlesana el spaila da doi mane per tre altri gComi; 
il precio fu scudi 200. Hor vedi che li ho contato 
quello che mi par più degno, il resto mi risalvo 

(1) U carU S04* è bium. 



397 



UDXXXI, APRILE. 



398 



overo per altre o pur a bòcha, che seri meglio, na- 
rarti il tulio. Fra questo mezo li.goiierai questo, et 
io questa cosi grande, superba, pomposa et ornata 
Corte, che alti giorni mei non ne son per veder più 
una simile, si che si a Lione io ho palilo con non 
baver piacer alcuno, hora qui supliscbo. Per ogni 
giorno con questi clarissimi ambasalori si fano vizete 
a grandissimi baronagii, dame, cardinali et.allre si- 
mei persone, del che, vedendo quanta pompa et cosi 
gran cose, mi ralegro et godo di havermi lochulo 
cosi bona sorte. Vorei scriver asai più cose, ma mi 
dubito condurli ad avermi invida di non alrovarti 
ancor tu, siche é mancho malie che io mi tazia. Di- 
roti questo sollo che qui sono bellissime donne che 
portano tette nelle .... me intendi, ma non vo- 
gliano Oilir questo abhominabel vicio, per quanto 
dicono : io mi credo che alendano mollo. Basta I 
fano, per mio iudicio, meglio de noi, che non dicono 
et fanno, noi altri si pasemo solum dil dire. Ti 
mando, aziò babbi per doe horre da leger, con questa 
una copia di V Aretino a questi di venuta qui m 
Pranza. Slati sano, vivi lieto et memore di me. 
Da Paris alli 7 marzo 153L 

Il lutto tuo 
Jacomo Justinian. 

Copia di un' altra lettera dil ditto, scripta al 

prefato. • 

Alli 5 de r instante, zoè marzo, che fu di do* 
menicha, cercha a horre 30, intrò ne la chiesia di 
San Dionise, loco discosto da Paris cerca cinque 
miglia de nostri, la serenissima reina, avanti di la 
qualle andava lo illustre Gran maislro. Il qual servite 
a questa ìncoronatione in locho dil maestro di ceri- 
monie in tutti li atti seguiti, huvendo et portando 
sempre un bastone in mano di chana indiana la- 
vorata superbissimamente d* oro et argCiilo, et 
apresso di la qual seguivano il signor conte di 
San Polo et monsignor de Gisa, drieto a qualli 
seguiva Sua Maestà, acompagnata da doi de li 6- 
glioli regii, che V altro erra amalato, zoé da il signor 
Delphin et dal ducha de Orliens, li qual per ca- 
daun lato lenivano ne Tintrar di la chiesia il 
manto a Sua Maestà, qual erra suslentata da li re- 
305* verendissimi cardinalli Trìulzi et Agramonle. Mon- 
tato che hebbe Soa Maestà 1*2 gradi, intrò sopra uno ' 
palcho de largeza da circha cinque pasi per quadro, 
ornato et aconzio superbissimamente con sopra - 
rizo d*oro mescholalo con veluto biancbo, sopra dil 



( qual palcho eravi una sedia regalle, alla qual vi si 
« asendeva per 3 gradi, ornata et coperta di veluto 
' cremesino a zi^lii d' oro. Haveva in lesta Sua Mae- 
stà una scuHa d* oro rechamuta et perfilala di perle 
grosissime et una quantità di zogie; indosso por- 
lava una veste di veluto cremesino rechamata a 
perle et zogie a quella inslessa foggia; sopra il 
petto portava un pctorino di raso biancho alla fog- 
gia francese, pur rechamato intorno intorno ; nel 
mezo li pendeva un grosissimo diamante di la 
grosczza di una gran noce, ligato insieme con un 
rubino pocho men grando, di grandissima valuta, 
in fogia di pendente; sopra alle veste era ornata 
di un manto de V inslesso veluto, ma rechamato et 
perdalo dalla cima fino alla fine a cordoncini di 
' oro et perle, perhó ben picole, la coda dil qualle 
erra molto longa, et per la longeza grande era su- 
slentata nel mezo da la duchessa di Vandomo da 
una banda, et da V altra da la duchessa di Nemor. 
Et per ingenochiarsi alla messa erra portalo un co- 
sino di soprarizo da monsignor di Ninvers. Drieto 
al qualle eravi madama rogente, madre di questo 
Cristianissimo ; apresso di lei le doe figliole regie, 
che sono nominate, una madama Madalena et Mar- 
garita l' altra ; et secho a paro a paro eravi la sere- 
nissima reina di Nnvarra, da poi vi era madama la 
veehia di Vandomo, madama de Miavors, la pri- 
mogenita di la duchessa di Vandomo, et finalmente 
madama di Serelin sorella dil Gran maestro. Tutte 
coleste principesse et signore erano adobale ben 
quanto si possi esser; cadauna portava uno manto 
de veluto violelo fodrato di ariiielini ; excepto la 
madre dil re, madama di Vandomo et madama di 
Seligliom che, per esser vedove, non portavano co- 
rona, tutte le altre havevano in zima al capo una 
corona dorata et richamata tutla di zoglie et perle. 
Il manto de madama la rezente era tenuto et por- 
lato da monsignor di la Vale governalor di Berla- 
gna et monsignor Sateobrian ; le altre code di manti 
erano portale da diversi baroni et gran personagii 
di Sua Maestà. La qual, gionta che fu nella chiesa, fu 
posta a seder ne la già designata sedia, de li canti di 
la qualle si fermorono in piedi li signori prefati fi- 
glioli regii. Delfino et Orliens, qual ambidoi erano 
preparati a servirla a levarli la corona nel ingeno- 
chiarsi de Sua Maestà, la qual fu acompagnata fino 
alla sedia da li reverendissimi cardinali Triulzi et 
Agramonle, qualli, poi che (u posta a sedere, se ne 
venero al basso et andorno a seder a man mancha 
apresso V aitar grande, dove già gran pezo si era 
posto a seder il Legato, over Gran canzelier di que« 



m 



ìtùTOÙf àPMLTl 



100 



àio Chrìsdanissimo re, sopra ana sedia ornata di 
soprarizo d'oro, el ivi si fermarono. Sopra al palcho 
sedeva a banda destra la madre dil re sopra una 
sedia coperta dì reslagno d'oro, da rlelro alla qualle 
vi stava in piedi el già ditto monsignor da la Valle 
el monsignor de Casleobrian, el pur alla dita ban- 
da, pocho più discosto verso V aitar grande, saleva 
sopra un altra simel sedia madama Madalena, figlia 
di quest) re ; acanto a lei, sopra una bancha coperta 
pur di restagno alquanto più bassa^ sedeva madama 
isabella, madama di Vandomo la vechia, la du- 
chessa di Nemors el la figliola di la duchesa di 
Vandomo: in fine a banda mancba, sopra ad una si- 
(nel sedia ma conlinua con una simil bancha, vi se- 
deva l' altra figliola dil re, dita madama Margarita, 
eh' é la più giovane; da poi acanto a lei la reina di 
Navara sorella dil re, la duchessa di Vandomo, ma- 
dama de Guisa, madama de Ninversa, apresso alla 
206 *ca"^ sedeva sopra di un scabello coperto di resla- 
gno madama de Chaliglion. A banda destra sopm 
tino allro palcho, pur ornalo di reslagno, più apresso 
a V aitar grande erano a seder asai principi, zoè il 
ducha di Vandomo, il duoha di Lorena, il marchexe 
figlioi di dillo Lorena, li figlioli dil dillo Vandomo, 
et il figlioi di monsignor de Guisa el monsignor de 
Ninversa, dietro de quali, pur sopra il raedemo 
palcbo aravi tulli li cavalieri di T ordine di San Mi- 
chiel, tra qualli eravi il signor Renzo da Zere. A 
banda sinistra sopra un insleso palcho, ornalo a la 
InstesSi fogfa, vi erra Tambasaiordil papa, de Tim- 
perator con monsignor di Praia, doi di nostri vene- 
tiani, zoé il Justinian erra amaialo vi fu il Veuier el 
Pixani, el quel di Ferrara, drielo a quali cenza nu- 
mero né ordine eravi una grandissima quantità di 
donzelle di la raina, spagnolle, vestite benissimo el 
superbissimamente con le sue berele in lesta : laso 
il narartì il numero di signori grandi francesi che 
vi erano et la gran quantità di genie. Poi che 
Soà Maestà ebbe sentalo alquanto, se levò el fu 
tnenata a V aitar per V ordine soprascritto, al qual 
era ffnn pezo inanzi apparato el cardinal di Barboq 
frate! del ducha di Vandomo, el gionla che fu se 
tnginochiò inanzi ad esso cardinal, il qual erra 
aeompaguato da torsi vinti episcopi milrìadi. Il qual, 
ditto che bebbe alcuue ordlion, ouse Soa Maestà sul 
capo, el poselli in ditto eno anello el in testa una su- 
perba el pomposa corona, el poseli ne la man destra 
nn sceptro, che era tatto di oro nrazizo, el nella 
distra un bacato d'argiento con una mauo in zima 
d'argìeAfo, aperta, che significha iuslitia. Da poi, per 
nsér la eoroDa mollo grreve^ da li figlioli regii li fu 



levata et fu data in mano al ducha di Longavilh, et 
a Soa Maestà li fu posto un* altra d* oro più legiera, 
e la raina si levò con il sceptro pur ne la niao 
destra et il baculo nella sinistra, el a questa io- 
stessa fogia el cerimonie si tornò a se»iere. El de- 
morata alquanto, il Gran maistro li tolse di mauo il 
sceptro et detello ne le mano di monsignor di San 
Polo, qual, abuto che V ebbe, si pose in geoochioDi 
a banda destra di la raina, di poi dele il bacalo a 
monsignor de Guisa, qual si pose eiiam lui in ge- 
nochioni a la sinistra ; il ducha di Longavilla stava 
ancor lui in genochioni con la corona grande iù 
mano, apozalo ad una sedia coperta di reslagno 
qual erra posta da un canto dil palcho. Pocho da poi 
Sua Maestà dimandò Toficio per dir le sue divotion, 
et madama di Satiglion si levò el, cavalo che Thebbe 
di un saehelo di veluto verde un ficio, lo dele alla 
figliola di la duchessa di Vandomo, la qual andò in- 
sieme con madama di Nevers alla sedia di la raina 
et lo apresentò a Sua Maestà con far un nunrero 
infinito di riverentie. El cosi Sua Maestà legendo» fa 
dato principio alla messa ditta da esso cardinal di 
Barbon, la "epistola cantò lo episcopo di Ni<a el lo 
evangelio il reverendo episcopo di Ziartes, el nel 
cantar di esso evangelio Sua Maestà si levò in piedi, 
et finito, il cardinale Agramonte li portò a basar il 
mesalle el si tornò a sedere, che cosi ancho fece Sua 
Maestà. Et lavate che si bebbe le mane esso cardi- 
nal, fu apre^ntato a Sua Maestà do pani, uno dorato 
el l'altro inarzenlalo, per madama la Gran maestresa, 
et per V armiraia uno vaso di porfido fornlld di oro 
et arzento, el per la sinischalcha di Normandia li fu 
portato un candeloto di cera biancha con molli scudi 
per dentro. Oferili che forono li sopradilti preaentt, 
il cardinal continuò la sua messa, et mandò per il 
reverendissimo cardinal Agramonte a basar la paxe 
a Sua Maestà. Finita che fu de dir la messa, Sua Mae* 
sta si comunichò el ritornò al suo locho, che di poi 
per il Legato Gran canzelier fu fata una ofation aaai 
brieve, et finita, data la benedilione, Sua Maoati 
tornò al palazo suo. 

A di 34, la matina. Po lettere di sier Zuan 207^ 
Baxadonna el dotar, arator^ da Vegedene^ ée^.. 
Come Grisoni haveano preso un gran capilanio dil 
castellano di Mus, chiamalo . . {Orassin), et quello 
subito lo fece epichar, et sono incagnati cnidelaieDie 
contra di lui. 

Da poi disnar, iusta il solito, il Sereoisaimo, te* 

(1) lA euU SOe* h Mtnca. 



401 



MDXXXJ» àPAìLC. 



402 



siilo di restagno d'oro, con le cerimonie ducal, 
portò U spada sler Andrea Valier qu. sier Anionio, 
va governator a la Zefalonia, vestilo di veludo 
paonazo, fo suo compagno sier Polo Morexini qu. 
sier Alban in veludo etiam paonazo, erano oratori, 
papa, imperador, Pranza, Anglia, Milan et Ferrara 
et il primocerio Barbarigo . . . , et li invidali al 
pranzo doman, venenoa vespero io cbiesia, et parie 
di le Arte oferse 



A di 25, fo San Marco, Il Serenissimo, ve- 
stito di reslagno con manto di raso cremexin sopra, 
eoo le cerimonie dueal, portò la spada sier Ilirooi- 
mo Bon qa. sier Alvise, va conte a Zara, vestito di 
veludo cremexin, compagno sier Alvise da Riva 
qu. sier Bernardin, vestilo di veludo negro, con li 
oratori et lotti quelli di eri et quelli vanno al 
pranso con Soa Serenità, vene in cbiexia a la messa 
et procession, poi al pranso, qual Ai bellissimo, iuxla 
il soHlo. 

A dì 26, la matina. Collegio per sier Polo 
Nani non se reduse; si dice li é venuto la febre. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zonla : 
feno vieecao di X, in luogo di sier Alvixe Malipiero 
è inlrado i^rovedador al Sai, sier Antonio Sanudo, é 
dil Conscio di X, qu. sier Lunardo. 

Fu posto, per li Cai, una parte, che li baletini 
de eoeiero cììQ si averi a far sia de anni 14, el 
BOI» possi meler alcun in loco suo solo pena a 
Zuan Francesco Zanolo, cb*é sora, di esser casso, 
DOD servando questo ordine. 

Fu posto, per li dilli, e preso, che li Savi! ai 
Ordeni de eoetero si provano de anni '25 non ob- 
stanle la parie di provarsi di anni 30, la qual sia 
revochala. 

Fa posto, per li ditti, e preso, di Iramczar la 
sala di la libraria, dove di sopra siano |>osle tutte le 
scritture di la eanzelaria, et leto una deposilion di 
ìnzegneri che la spesa vorà a traversarla ducati 
1300, perbò sia preso che da Y ofìcio dil Sai li sia 
dà di tempo in tempo danari, el sia eleto per Col- 
legio uno sopra la fabricha predita con li Cai di X, 
come sarà deliberà per il Collegio, e li conti sia 
moostrà al Serenissimo off\\ selimana ut in parte. 

Fu posto una parte, che a li fìoli fo di sier Hi- 
ronimo Dooado el dolor Tu preso in Gran Conscio 
di prove<lerli e mai non li è sta provisto, perhò li 
9ia Hi ducati 100 a l'anno su le cavalarie poi Marco 
Rarael. Non fu presa. 

Fu preso la gratia di sier Piero Diedo qu sier 
Francesco, che in luogo suo sia messo in Pr^adJ, 

/ Dfarii a M. Samuto - Tm. LIY. 



per li ducati 500, sier Antonio Marzello di sier Hi- 
ronimo, suo zenero. El fu preso. 

Fu preso che sier Michiel Salamon qu. sier Ni- 
colò, qual va soracomilo a condur sier Piero Zen 
oralor a Const.itilipoli, che questo novembrio prò- 
ximo possi venir a disarmar. 

Ad\!^,\di mulina. Fu 






Noto. Il duca de Milan a di 19 di questo intra 
in Milan molto feralmente, el 1* oralor nostro erra 
con lui, el andò in castello ad habilar. 

Da poi disnar, fo Pregadi, el leto lettere, venute 
questi zorni, di Pranza, di oratori, da Ilaria, 
di ... . NuHa da conio ; il re è paciGco e in bona 
rnlelligentia con I* imperador. El come, bavendo il 
Juslinran e pixani tolto licentia dal re, e di madama 
la rezenle, di la raina etc , a di 14 erano partili per 
venir a repatriar, el 



Di Roma, dil Surian orator, di .... Co- 
me insieme con T oralor cesareo erra stalo dal papa 
per veder di trovar qualche assetto zercha la nomi- 
nation di episcopali, unde il papa usò bone parole 

mostrando volerlo far El scrive colloquii auti col 307* 

papa zercha le cose lurchesche, che non è da fidarsi, 
et voi al lutto trovar danari e scuoder la imposi- 
tion posta, per poter far la cruciata, achadendo, per- 
chè ad ogni modo un zumo il Turcho far(à) qualche 
molo in la christianilà eie, el perhò lì principi do- 
veriano star occulali a questo. Poi disse: < Havemo 
amalo quella republica molto, etiam lei ne doveria 
amar nui >. Scrive come il cardinal Medici erra par- 
tilo di Roma insalutato hospite; non si sa dove sìa 
andato; chi dice per non aver danari da spender, chi 
in Franza altrove per far qualche maebinalion. 
Scrive, a Siena 



Dil re Chrislianissimo fo leto una lettera scritta 
alla Signoria nostra, laudandosi mollo di sier Seba- 
slìan Justinian^el cavalier, stato oralor nostro de li, 
qual se à porta benissimo, ut in ea. 

Di retori di Bergamo. Avisano, ii caslelan 
di Mus esser molto streto e asedialo. Grisoni hanno 
lira le arlellarie su certo monte per batter il eastello, 
et sono da 14 milia, el al lutto voleno ruioario. Il 
capitanio Grassin, dil prefalo caslekin, qual fu preso, 
erra su certa armada nel lago, essi Grisoni etiam 
con so barche li fonno adosso e lo incadenò in certo 
streto, che non poteva durar non havendo vituarie ; 
è sialo i zorni a patir la fame, lo incadenorono II, 
adeo si rese, salvo 1* aver e le persone, e cossi li fo 

29 



403 



ItDXXÌI, APRUfi. 



404 



servato e, acompagnato di là da Morbegno aziò 
r andasse a Mas, fu preso da altri Grisoni et subilo 
apichalo. 

Di 8ier Hironimo da Canal viceprovedador 
di V artnada^ fo lettere d» .... Di quelle oc- 
rentie. 

Fu posto, per II Consieri e Cai, una parte, di 
nodari di Venetia, tulli si dagi in noia, siano exa- 
minali, non passi il numero C6 excepto li can- 
canzelieri inferiori e nodari di la canzelaria, deb- 
bano offerir da San Marco uno candelolo per uno 
a la chiesia, a di 25 aprii siano examinati per il 
canzelier grando e canzelieri inferiori, con altre 
clausule ut in parte, mollo longa. Ave : 141, 5, 8. 

Fu poslo, per li Savii dil Conscio e Terraferma, 
poi leto alcune lettere drizate a li Cai di X, di Koma, 
in materia di V acordo si Irata zercba darne la no- 
mination di vescoadi, intervenendo V oralor cesa- 
reo qual (fa) bon officio per questo, unde il papa li 
dete bone parole eie, et perbò questi Savii messeno 
una lettera a Roma a Torator nostro, in questa ma- 
teria voi insieme con 1* oralor cesareo andar dal 
pontifice et suplicharli sia contento concederne la 
nomination di episcopati di le terre nostre, /fem, 
altre parole, ut in litteris. 

In questa oppinion non fu sier Carlo Capello sa- 
vio a Terraferma, qual andò in renga dicendo, sier 
Alvise Mocenigo el cavalier savio dil Conscio à 
tratà questa materia, et si ritrova . . . , perbò seria 
meio indusiar, perchè T oppinion sua è de richieder 
etiam la nomination di le abalie, esortando la in- 
dusia. Et li rispose sier Francesco Soranzo savio a 
Terraferma, e ben, dicendo non bisogna aferar 
tanto, basta per adesso li vescoadi, né achade aspe- 
tar il Mocenigo. Andò le parte : 72 di V indusia, 90 
di Savii, et fu preso di scriver. 
308 Fu posto, per li Savii et sier Piero Mozenigo 
cassier e provedador sora i Danari, una parte di 
certo feudo zentil a SaziI, havia il qu. dootino Fé 
lice Peliza, et fu preso a di 10 novembrio el ultimo 
marzo fusse venduto come beni di la Signoria, et 
domino Manfredo da Porzia, consorte di una fiola 
fo dil dito domino Felice, lauda si fazi, sia preso 
che per li provedadori sora le Camere debbano udir 
li beriedi qu. dito domino Feirce et li avocbati fiscali, 
e terminar etc. Ave : 143, 1, 14. 

Fu poslo, per li Consieri, che a Zuan Francesco 
6 Zuan Batista da la Stuffa fradelli, Oorenliui, li sia 
concesso salvocondulo con persone extranee el 
forestieri, ma non con subdili nostri. 116, 6, 11. 

Fu po$to, per li Consieri e Cai di XL, una parte, 



che le monache di Santo Antonio de Torzello, di 
observanlia, voleno esser realdide di XXX Savii, 
per tanto li sia concesso possino esser realdide. Ave: 
133, 4, 4. 

Fu posto, per tutto el Collegio, che a una Theo- 
dora Catarina fo fia de Michiel Lascbari da Con- 
slantinopoli, a la qual fo dà provisioo ai Sai ducati 
3 al mexe, la dita provision sia data a Rimonda 
retila dil conte Mechia di la casa piccia^ ut in par- 
fe. Ave: 148,2, 0. 

Di Guanto, fo lettere, di sier Nicolò Tie^ 30$ 
polo el dolor, orator, di 14. Come, partito la Ce- 
sarea Maestà di Anversa, erra venuto li. £i qual 
erra slato questa seiimana santa in certa devulioo 
in uno monastero, e cussi havia fato sua sorella la 
raina de Hongaria, la qual governerà la Fiandra. 
Scrive coloquii auti con Cesare, qual desiderd saper 
dil Turcho qualche verità, ni crede ad altri cba a li 
avisi di la Signoria ; ancoraché vanno interlenuti, 
tamen tien che, agitandosi il ben di la chrisUanità, 
r avisaria la verità. 

Fu posto, per li Savii ai Ordeni, che per acom- 
pagnar sier Marco Moro e sier Zuan Alvise Sala- 
mon, vano consieri a Napoli di Romania, sia scrito 
al provedador di V armada li dagi una galla. Ave 
145,6,4. 

Fu posto, per lutti i Savii, sier Vincenzo Zan< 
tani capitanio di Zara, va a meter li conGni, possi 
portar durati 400 di arzenti e ducali 30 per uno 
cavalo, et ducati 20 per do coperte. 144, 8, 0. 

In questo Conscio doveva referir sier Gabriel 
Venier, stato orator apresso il duca de Milao, ma 
per inlrar sul scriver a Roma non si potè. 

Etiam li Savii a li Ordeni voleano meter an^al- 
tra man di galle de Fiandra et non potè. 

A dì 28, la malina. Nolo. Il formento eresse, 
e a lire 1 1 soldi 10 il staro, et questo per esser sii 
manda fuora assà formenli, che in Lombardia e 
in molte terre è grandissima carestia. 

Non voglio restar di scriver come in beebaria da 
Pasqua è sta pochissima carne, et quella è stala si 
convìcn aver per forza, e si paga soldi 6 il cavre- 
to, soldi 5 il vedello, soldi 4 il manzo, el quesle é 
le belle provision fanno li nostri mazori ; pesse ca- 
rissimo, vin pili csiTO',conclusive, di tutto è carestia. 

Et il Collegio di sier Polo Nani reduto, el exa- 
minato et posto a la corda, dito sier Polo Nani 
confessò de plano e, tra le altre cose, che I* havet 
uno libro, qual lo dete a sier Agustin so fioL Et 

(t) U «ffta foa* è Maaen, 



tó7 

Bolelioi numero I. De la casa da sta- 
llo de la Signoria nostra contigua 
al monasterio de Sancto Zorzi, per 
ducati Ami ducati 

Melinì numero 1. De 5 odavi de ta 
vale (te la Cbiapara nel territorio de 
Ari, che sono di la Signoria, la qua! 
tulle vale se aflìltjva ducali 280 a 
l'anno; se venire a Irazer, de ditti 
5 octavi,ducaIi 175 incirca de inlra- 
da a l'anno : se mette ducati 3000 

Boletini numero I. De l'isola di Conii, 
ctM é della Signoria nostra, per 
ducali 1500 

Boletini numero t. De una posscssion 
io la villa de le Torreselie, terri- 
torio Visentin, de campi 40 con 
UDÌ casa di muro, de la Signoria 
nostra, per ducati 1000. . . ■ 

Boletini numero 1. De Tavole 1 de 
zambelotti, per ducali 100 . . . 

Bolelioi numero I. De Tivole I de 
zambelotti, per ducati 100 .. . 

Boletini numero 1. De Tavole una de 
zambelotti, per ducali cento . . 

BoIetÌDi numero 1. De Tavole una de 
zambelotti, per ducati cenlo . . 

Boletini numero 1. De Tavole una de 
zambelolli, per ducali ceiifo . - 

Boletini numero t. De Tavole una de 
zambelotti, per ducali cento . ■ 

Boletini numero t. De Tavole una de 
zambelotti, per ducati cento . . 

Boletini numero 1. De Contadi, de 
ducati mille 

Boletini numero 1. Do contadi, de 
ducati cinquecento 

Boletini numero 1- De contadi, de 
ducali trecento 

Boletini numero 1. De contadi, de 
ducati diisento 

Boletini numero 1. De contadi, de 
ducali cento 

Boletini numero 1. De contadi, de 
ducati cento 

Bolelini numero i. De contadi, de 
ducati cento 

Bdetinl numero 1. De conladi, de 
ducati ctnlo ....'..■ 

Boletini numero 1. De contadi, de 
duali cento 



HDXXXl, APRILE. 



Bdetini numero 1. De contadi, de 

ducati cinquanU ducati 

Boletini numero 1. De conladi, de 

ducali cinquanta 

Bolelini numero 1. De conladi, de 

ducali cinquanta 

Boletini numero I. De conladi, do 

ducati cinquanta 

Bolelini numero I. De conlidi, de 

ducati cinquanta 

Boldini numero 1. De conladi, de 

ducati vintieinque 

Bolelini numero 1. De conladi, de 

ducali vintieinque 

Bolelini numero I. De contadi, de 

ducali vintieinque 

Bolelini numero 1. De contadi, de 

ducati vintieinque 

Boletini numero I. De contadi, de 

ducali vintieinque 

Bolelini numero 1. De contadi, de 

ducali vinitcinque 

Bolelini numero 1. De contadi, de 

ducati diese 

Boletini numero 1. De conladi, de 

ducali diese 

Boletini numero l.^De contadi, de 

ducati diese 

Boletini numero I. De contadi, de 

ducati diese 

Bolelini numero 1. De conUdi, de 

ducali diese 

Bolelini numero 1. De contadi, de 

ducati diese 

Bolelini numero t. De contadi, de 

ducali diese 

Bolelini numero 1. De conladi, de 

ducali diese 

Boletini numero i. De contadi, de 

ducati diese 

Bolelini numero 1. De conladi, de 

ducati diese 

Boletini numero 50. De contadi, de 

ducati olio l' uno 

Bolelini numero 20. De conladi, de 

ducati cinque l'uno 

Boletini numero lióO. De contadi, 

de ducati qualro l' uno . . . • 



Summa bolelini beneGciadi numero 1661 ; qual 
sono In rasoD di 16 in i7 per cento. 



411 



ICDXXXIi MAGGIO. 



413 



et gran spesa patita, li sia donalo ut in parte. Fu 

presa. Ave : non sinceri, 9 di no, 149 di 

si. La copia é qui sotto. 

Fu posto, per li Savi! dil Conscio, Terraferma et 
Of deni, la commission di sier Vicenzo Zantani capi- 
tanio de Z ira, electo ad andar a meter li confini al 
Signor turco, dove vien il sanzacho di Bossina, et di 
qui si nianda Daniel di Lodovici secretano con Hi- 
ronimo Zivran, é a la canzelaria, per inlerpeire. 

Fu posto, per li Savii, una requisition di oratori 
di la comunità di Brexa, che li panni forestieri di 
lana fatti in le cita nostre si possino portar a vender 
in Brexa come prima, e cussi li ponentini et oltra- 
montani, ma queste do sorte non si vendino in li 
territori!. Et li oratori di la ciKà, hanno richiesto 
questo, e domino Pietro Jacomo di Averoldi et do- 
mino Jacomo Chizola dotori. Ave 124, 4, 6. 

Fo leto la parte che, quando si chiamerà il Con- 
seio di Pregadi per la materia di frati di Corizuola, 
tutti chi mette balota, nemine excepio^ sia ubiigati a 
venir, soto pena di ducati 10 per Conscio. E dito, 
diman si chiamerà il Conscio e tutti vengi. 

Di Bama, di sier Antonio Surian doior et 
eavalier, orafor nostro, di 25 et 26. Come il 
cardinal Medici, qual parti di Roma, par andase a 
Fiorenza, fo ricevuto da quel gubernator et da Par- 
ziepiscopo di Cipua, è per il papa» et pareva volesse 
lui aver il governo, il qual partite di Roma per es- 
ser debitor, unde il papa mandò a Fiorenza a sta- 
feta a farlo ritornar a Roma il reverendissimo Cibo, 
perché voi il signor Hipolilo {Alessandro) Ae Medici 
governi quel stado, non dito cardinal, el ha pro- 
messo pagar li 9000 ducali é dehilo in Roma, item^ 
darli intrada di pension su beneficii per ducati 4000 
a Tanno, siche dito cardinal ritornerà a Roma. 
Scrive, zercha il Concilio, non si farà: li cardinali 
hanno ditto, a chiamar il concilio bisogna la volontà 
di principi chrisliani, et ne é dì quelli non sente, 
perhò è bon indugiar. Item^ il papa trala noze de 
sua neza la duchesina nel secondogenito dil re Chri- 
slianissimo. Zercha Ferrara, ch*el papa intendendo 
r imperador voria conzar con danari, si tien il papa 
non vorà et lasserà spirar il compromesso. È da sa- 
per, r imperalor scrisse una lettera al Collegio di 
cardinali zercha far il Concilio, el perhò li cardinali 
ha risposto ut supra Scrive come esso orator é 
stato col reverendissimo Cornelio, et ditoli come la 
Signoria in Senato à preso di darli il possesso dil 
vescoado di Brexa, et ringratia mollo la Signoria. 



Copia di la parie posta agi per tutto 

il Collegio. 

Il servitio ottimo dil dilettissimo nobii nostro 
Gabriel Venier ha prestito a beneficio dil Stato no- 
stro per il tempo che Ve sia orator nostro apresso 
lo illustrissimo signor duca de Milan ne dia indur 
meritamente a dimostrarli gratitudine, habiandose 
rispetto et di la spexa per lui fata in quella lega- 
tìone et di la condilion sua a tutti nota, et perhò 
Tanderà parte che, per autorità di questo Conseio, 
la coppa d' oro dal ditto illustrissimo signor duca 
data in dono al prefalo sier Gabriel Venier, el da 
lui apresentata qui a li piedi di la Signoria nostra, 
sia ed esso sier Gabriel liberamente donata. Ave : 
149, 9. Fu presa. 

A dì 2, la matina. Vene a Poficio sier Jacomo ^^^ 
Corner, cao di X, et introe ; tamen poi mal caminar. 

Fo Collegio per la becharia, et questo perchè li 
Governadori di V intrade voieano taiar certa deli- 
beration presa in l'altro Collegio, videlieet tornar 
che bechari havessero le banche fo date etc Hor 
non fo presa. 

In questa matina sier Francesco Pasqualigo, prò- 
vedador di 1* armada, fé* velia, va in Dalmalia a ìd- 
terzarsì, poi anderà a Corfù, et li fo dà la commis- 
sion per Collegio. 

Da poi disnar, fo Pregadi per li frati, prìncipii . 
farlo in Gran Conseio. Qual reduto et leto il cooseiOi 
per la paura di la pena di ducali 10, assà senatori 
vi andoe, pur molli ne maiichoe. Hor li avocbati di 
frati comparseno alla Signoria dicendo erra sta falò 
certo processo per i signori Cai di X, che li frati ha- 
vea viciado alcuni islrumenti ; perhò saria boD se in- 
tendesse quello si contien, perchè reussi in niente. 
Hor la Signoria con li Cai di X, stretl insieme, 
terminorono fusse ledo, ma cazadi fuora le parie et 
avochati, el inlravien in questo per la Signoria sier 
Marin Morexini qu. sier Polo. E cussi per Bortola- 
mio Comin secretario dil Conseio di X fo leto, qual 
si contien una acusa fa un fra . . . . venitian, di San < 
Zorzi, che frali havea rassà alcune parole de certi 
inslrumenli, presenti alcuni frati, el mandati per li 
frali iurano non saper alcuna cosa, imo to retenuto 
uno el lassato. Hor Iclo questo, fo licenlià il Con- 
seio el non fu altro. 

Di Cypri, per una nave venuta, fo lettere* 
qual porta formeoli et orzi, et (o lettere dil re- 



iis 



IIDZXXI, MAOOIO. 



416 



Constantinopoli ; il palron de la galia vene in questo 
rezinsenlo rechie(]en(Jo aiuto in ricuperare armizi 
et arteliarie, et cussi li é sta dato, et scrivesseino al 
capilanio di Baffo, il qual ha ricuperato il lutto. El 
patron e li altri turchi sono rimasi satisfatti. 

A di 13 dil presente uno corsaro, chiamato Be- 
Ihomo, da Saragosa, con una barza armala sorse a 
questa ixola ne la spiaza di Audimo, et a di "28 si 
levò. Havea con si uno galioo el una galia, che chia- 
mano mima, carga di Tormenti, specie et lini, prese 
dil Signor turco; el la malina, perchè faceva aqua, 
havea discargato nel galion el abanilonata, si crede 
quella sia sumersa. Immediate questo rezimeuto et 
io comandassemo a li stratioti, lurcopoh et altri de- 
putati alla guardia di quelli loci che non lassasseno 
che a ditto corsaro fusse dato pratica alcuna, et cussi 
è sta fall, el ordinasscmo le do galle andasseno alla 
volta de dito corsaro, le qual se messeno incarnino; 
ma^ loanli arivasseno, el corsaro si levò. 

Lettera dil dito, di 12 fevver. 

Come gionse una nave di Cangia per cargar 
biave, patron Zorzi Coresi, con dir per Venelia, ia- 
fnen le voleva condur in Candia et cussi ozi li é 
sta fato comandamento, solo pena eie, dovesse an- 
dar dreto camino a Venetia, solo pena di la di* 
sgratia di la Signoria. Scrive di certo apallador, é 
stii Ah via uno baylazo, lui el voleva, et quel lo tolse 
è grosso debilor in Camera ; taiò la vendeda, et que- 
sto ri auto per ducati 170 di più. CI fato certo 
orline a l'incantar de diti baylazi ut inlitteris^ 
ehe non seguirà più questi errori, et a posto ordine 
el balotar di piezi ut in Utteris, liem, havendo re- 
trovi mesier Matbeo Paleologo et fratelli debitori 
in qaesU Real dal 15'i3 in qua di ducati 8000 et 
più, oltra ducali 7500 che per molti anni avanti 
erano in resto debitori, il qual dominr» Matheo com- 
prò da lo exceisp Conseio di X con la Zonta uno 
casal ehiamato Pallurocampo per ducati 3571, nel 
qual tempo Pera grosso debitor, ha ritornato dito 
CixaI DB la Real e posto li diti ducati a conto dil so 
debito, per haverlo compralo con li danari di la 
Signoria nostra. 



213» Sumario di lettera di V antescriio synicOydri- 
Mfta olii Cai di X, data in Famagosia 
a A 10 marao 1531. 

Cone manda la copia de sue lettere di 10 el 13 
dil iMMto. Et iDAflda do lettere di cimbio; una di | 



ducati 550 l'altra di ducati 400, in misier Nicolò 
Sinj^lìalico (la misier Teodosio Corner, camerlengo 
di qui ; il restante, per fin la summa 1210, esso conte 
di Rochas me li fa boni de qui a conto dil baliazo di 
Morfo. Et su la nave patron Nicoleto da Liesoa ho 
fato carj?ar Tormenti moza I3G0, orzi moza 7128, 
ot su la nave, patron Nicdeto da Liesna, ho fato 
cargar formenti moza 1360, orzi moza 7128, e 
su la nave, patron sier Bonifazio di Bernardi, orzi 
moza 3000, summano tutto formenli moza 1360, 
orzo mozi 10128, i qual sono di debitori di la Si- 
gnoria nostra ricuperati per mi. E su U nave, {pa- 
tron) Piero di Bartolo, é sii cargati orzi moza 10 
milia v^l circha, li qual orzi da luio in qui erano a 
Saline né mai e sta cargati su alcuna nave di laute 
partite per Venelia, el erano li ne li magaieni a Sa- 
line. Alli 3 dil presente son Iransferito di qui in 
Famagosla per fornir uno processo de imporlaolia 
già principialo per il qu. missier Zuan Alvise Nivaier 
mio precessor, el revederà le fabricbe, monitioo et 
stipendiati, insta la mia comission, et expedit^ ritor- 
nerà a Nicosia per fornir T opera per mi priucipiala 
di far resto con li debitori di questa Real, et za ho 
formato uno libro in Camera, posto lutti ii appalti 
di questo regno separatamente, el per quauto é sti 
afiinti el li piezi, et per li libri si leniva erra dificulti 
trovar il nome di appaltadori, item, iusta ia mi» co- 
mission, veduto si alcun caxai è sii atìtadu altre 
volte per più di quello é sii comprado, e si quelli, 
li compra, erano debitori di la Real. Et a voler io- 
tender si hanno di più, bisogna prima far il Pratico; 
passi li caldi, nel principio di seplembrio il potrò 
far. Et mi è sti aOrmato la Signoria è mollo iogaoa- 
la. lo havea ritrovato il conte di Rochas per Uu dii 
1516 debitor di moza 4646 di formeuli per opulo 
di apiilti, tamen dia esser fato creditor di moza 
1616 formenti per tanti orzi dati in Camera et di 
3000 moza Francesco Zacarìa rasonato di Camera li 
haveva hauti et li ha navegali iu Soria, et dal 1^16 
in qua non ha mai conza dilla partkla. El qual 
prima non voleva confessar, pur ha coofesai il tutta. 
Et dubito ne siano di le altre simile a questa, per- 
chè sono molti ehe cridiano li fu fati li eouti loro; 
li rasonati si scusava, prkna bisogua per li retori 
definir alcune dificulti. Il tutto avanti y mio partir 
expedirò. Questi razonati, visto questo, haoDo oemim* 
festato molli debitori allt rectori^ li qualli baooo is- 
tromesso i loro bem. Io ho recuperato per V oficio 
mio più di ducali 7000, compro vad» li ducati 916HÌ 
per la valuta dil casal Palurocampo poeto ia la 
Real, e le biave mandale, e teiere di caoibio^ Pat 



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il9 IIDXXXI, 

la Maestà Cesarea zercha le cose dil ducba di Ferrara, 
come se intese per avanti, et che V è una senlenlia 
molto longa, la qual la manderà per il primo. Scri- 
ve come a recevute le nostre con li avisi di Con- 
slanlinopoli, eh' el Signor lurcho non fa armala ni 
exercilo per questo anno. Andò da Cesare el li co- 
'municoc, il qual ringratiò molto, dicendo Pera ... . 
la Signoria nostra voler il ben di la christianilà, con 
altre parole. Et nota che li avisi, li havemo mundà, 
e di le trieve fate col re di Romani el vayvoda, 
tamen esso oralor non scrive di quello che sum- 
mariamenle: erra necessario saper quel diceva 

Cesare. 

Noto. Sier Àguslin Nani di sier Polo, proclamado 
a doversi apresenlar, e partilo et andato a star a li 
Jesuati, né si voi aprescutar, e cussi dovea far suo 
padre el erra meglio per lui, el qual poi andò a 
Ferrara. 

A dì 6, la matina. Non fo alcuna lettera ni 
cosa da conto. El Serenissimo non fo in Colegio, si 
purga. 

In questa mattina, in Quarantia Criminal, p?r 
li Avogadori di Comun, fu preso che sier Simon 
Arimondo di sier Andrea qu. sier Simon, nominato 
di sopra, sia 



MAGGIO. 



tóO 



Da poi disnar, fo Pregadi, per la terra, el leto 
le lettere sopra scrile, che qui non replicherò. Il 
Serenissimo non fu in Pregadi, per purgarsi, come 
ho ditto. 

Fu posto, per li Consieri, una taia a Vizenza, 
dil raplo di do sorelle nobile, fo fie dil qu. domino 
Agustin de Magre, per le gran dote di ducati IQ mi- 
lia, el sono numero 20 (sic) lettere dil podestà di 29 
dil passalo, chi acuserà babbi lire 1000, si uno com- 
pagno acusi sia assolto e babbi la taia, e inteso chi 
sono, il podestà li possi meler in bando di terre 
e lochi con taia, vivi, lire 800, morti, 600. U3, 8, 6. 

Fu posto, per li Savii ai Ordeni, si dagi una galia 
nova, erra per Barbarla, a uno patron dì Barulo. 
158, 5, 5. 

Fu posto, per li dilli, una gratia a uno voi gar- 
zar panni con aqua mediante un suo inzegno che per 
20 anni . . . . , qual è maistro Archanzolo romilan, 
Visentin, maistro di puli derelicti, el voi rutilila par- 
tir metà con li putì, per tanto li sia concesso tal 
gratia, a requisilion di sier Hironimo Miani qu. sier 
Anzolo, qual ha fato levar una bolega di carti e altri 
exercilii a obedientia soa per sustenlalion de diti po- 
veri puti derelicti. Fu presa. Ave : 131, 13, 12. 

Fu posto, per li diti, una gratia a uno voi slam- 



par uno libro qual insegna a lezer lettere abreviate, 
che per 10 anni altri cha lui non possi, el una re- 
golcta al donato di puti. 147, 5, 5. 

Fu posto, per li Savii, che a uno Zuan de Bosis 
dito Vilan, corier, li sia dato una expetaliva di una 
digomanaria di oio poi le altre anliane. Ave: 83, 13, 
13. Iterum: 106, 22, 20. Fu presa. 

Fu posto, per li Savii, una risposta a li oratori di 
Grisonì, qual disse in Colegio li soi Signori dod a- 
ver ben inleso la prima nostra risposta, borra se li 
dice che semo contenti di ogni progresso loro, et 
che scrivessemo a le nostre terre, Verona, Breza et 
Bergamo, non li desse alcun aiuto né lasasse andar 
alcun fante dal marchexe di Mus, con altre parole 
ut in ea. Fu presa. 

Fu posto, per lì Savii, una regolation di V oGcio 
di r Avogaria di Comun, parte mollo looga, ari- 
cordata e fata notar per sier Andrea Mozenigo el 
dolor, avogador, qual compie a di 8 di questo. La 
copia sarà qui avanti ; à molti capi. Fo contradita 
per sier Francesco Morexini avogador : li rispose 
ditto sier Andrea Mozenigo el dolor. Andò la parie: 
105 di sì, 29 di no, 11 non sincere, et fu presa. Si 
à a meler a Gran Conscio. 

Fu posto, per li Savii tutti, una lettera al prove* 
dador di V armala: Va la nave patron Marco di Cy- 
pri, richìssim), perbò mandi una galia a acoropa- 
gnarla fin a Cao Salamon et, si non, vadi il capi- 
tanio di la barza. 140, 4, 4. 

Fu posto, por tutti, che a uno Constantìn Zilpo 
dal Zante, atento li meriti dil padre, li sia concesso 
una expetaliva di cavalarotoal Zante. 123, 8, li. 

Copia di una lettera di Guanto^ scritta per 215 
Francesco Mazardo a sier Thomà Tiepoto 
qu. sier Francesco, data a dì 22 aprii 1631. 

Come a di 6 marzo scrisse le soe ultime, et che 
a li 15 dil passato se parlissemo da Bruzelle et in 
quello instesso giorno giongessemo a Molines, dove 
stessemo dui giorni. Dil bel sito di quella terra per 
le ultime vi scrissi copiosamente, ma non dissi di 
uno loco acanto alle mure di ditta cita, cb'é grande 
come saria Biri, serato de Inno, nel qual habitano 
solamente done vcrgene, over che vogliano observar 
castità, non perhò sono sacrate, anzi a suo piazer si 
pono maritar licitamenle, ma convengono, maritate, 
partirsi di quel loco : quelle che hanno da potersi 
far le spexe dil .suo, se le fanno, et le poverete che 
non hanno da potersi far le spese, la congr^atione 
li subviene. In questo loco dicono che al presente 



423 



UtìXXXt, MAGGIO. 



iU 



Ikm, io Quaranlia, poi parla 3 zorni, l* altro 
Avogador parli sólum 4 mezaruole, et cussi il terzo, 
et, pendendo, si parli i mezaruole per uno. 

Itern^ la execulion sia comesso a li Avogadori 
e Cai di XL senza altro Conseio, e sia manda a li 
retori di fuora. Ave : 104, 209, 22. 

317*) A d\ 7, damenega, la roalina. Non fo cosa da 
conto. Il Serenissimo etiam non fo in Coicgio. Fo 
comesso^ per la Signoria, quelli baie il scalcbo dil 
Serenissimo, a V Avogfiria, et nulla fu . . . « • 



Da poi disnar, fo Gran Conscio, vicedoxe sier 
Jacomo Badoer, consier più vecbio. Et za do mesi 
non son slato, per la mia malulia, et andai ozi, et 
fatili in la prima. 

Fu posto, per li Consieri, la parte presa in Pre- 
gadi zercha la regolation di V Avogaria di Comuu. 
Contradise sier Zuan Francesco Mozenigo, Tavocba- 
to, qu. sier Lunardo; li rispose sier Andrea Mozenigo 
el dolor, avogador. Fo (alo lezer per li altri Avo- 
gadori 2 parte, prese nel Conseio di X, (una) a di 25 
selembrìo 1525 zercha il buttar di Collegii di Avoga- 
dori, r altra 1526 a di 14 marzo zercba le rci^e si 
à a far alli Conseglii. Andò la parte: 31 non sin- 
cere, 333 di no, 813 di la parie. Et fu ppesa. 

Fo publichà, ai pagerà il sestier di San Marco, 
Monte nuovo, prò et cavcdal. 

Adi8,h matina. Etiam il Serenissimo non fu 
in Collegio, perché si purga. 

Di Roma, fo lettere di V orator Surian, di 
4. Cornei ricevute le nostre lettere dil Senato, fo 
dal papa et li expose la conlinentia di quelle. Soa 
Santità disse: < la Signoria comenzi a dar il posesso 
alli vescoadi et abalie bavemo date, et poi nui fare- 
mo cossa che li piacerà i. Con altre parole, ut in. 
Utteris. Scrìve, il cardinal Medici ritorivò di Fio- 
renza li in Roma sabato di note a di . . . . , et in 
palazo ; voi far quello voi il pontiGce. Di zorao in 
zoPBo si aspeta zonzi la sentenlia bavera fato Ce- 
sare zercha le cose dil ducha di Ferrara, e questi 
tien la venga per loro. Le noze di la duchesina 
ncza dil papa si^ue, et si spera sarà nel secondo- 
genita di Franza ducha di Orliens, et si aspetta zonzi 
monsignor reverendissimo Agramonte, che vien di 
Franza, qual Iraterà di questa maleria. Scrive co- 
me, hesseodo partita il prothonolario di Gambara 
di la Corte cesarea per Roma, il papa li ha scritto 
et comesso vadi in bigiUerra. 11 cardinal Agra- 

(1) U otrte M* è bianoft. 



monte, qual dovea venir a Romai ancora non era 
parlilo di la corte dil re Chrìstianissimo; si tieq, si 
aspetta intender quella sentenlia farà Cesare zerclia 
Ferrara. 

Vene in Collegio il nonlio di Grisoni, el per il 
vicedoxe li fa fato lezer la risposta se li fa a Cri- 
soni eie 

Vene in Collegio sier Marco Antonio Venier el 
dolor, va orator a Ronw, si parte da mattina, e 
tolse licentia ; parti a di 9. 

Da poi disnar, fo Pregadi, per i frati, e( parlò 
domino Alvixe da Noal dolor, avochato dil flisco» 
per la Signoria, et non compite, doman compirà. Il 
Serenissimo non fu perché si purga. 

Di Frafuta, fo lettere, di sier Zuan Anto- 
nio Venier orator nostro, da Paris, di 

aprii, qual fo lete tra la Signoria con li Savii, 

A dì 9. il Serenissimo non fu in Colegia; à 217« 
tolto medicina per purgarsi. Vene l' orator di Mao- 
toa, et mon>trò alcuni avisi di Guantes, (U 22, la 
copia sarano qui avanti scritta. 

Vene V orator di Ingalterra , 

Di Bergamo, di rectori, vene lettere^ di.... 
Come erra aoùlo li uno capilanio dil cas|elai\ di 
Mus con la sua compagnia di zercha . , • . Et come 
Grisoni prosperavano; baveano preso il porlo, siche 
il castello non jwl più aver soccorsso da Leoho per 
la via dil lago. Et come erano andati il fradfJlo dil 
ditto marchese di Mus, e^iam oratori di Qrìsoni. per 
veder di tralar accordo, a Milan, per via dil (Kicba. 
Qual castehui di Mus è mollo slreta 

Fo scrita per Colegia a Bergamo, dovesse li- 
centiar ditto capitanio, né se impazaseno io cosa 
alcuna. 

Da poi disnar, fo Pregadi, per U (rati Non v?De 
il Serenissimo. Compite di parìor domino Alvise 
da Noal per la Signoria. 

A di 10, la matina. II Serenissimo vene in 
Colegio ; sia bene et si ha purgato. 

Vene Y orator de T imperador, per la cosa di 
sier Alvixe Foscari fo provedador a Ravena. 

Introe avogador di Comun ordinario^ in luogo 
di sier Andrea Mozenigo el dolor à compido, sier 
Lunardo Venier qu. sier Moixè, qual erra proveda- 
dor sora i Banchi. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la Zonla, el 
fu il Serenissimo. Fu preso molle partesele parli* 
cuiar non da conto. 

Fu posto, che niun per la terra possi trar di 
scbopieto» ni per provarsi né altro, sotto graa peoe^ 
ma vadino a trar fuora. 



tóT 



MDXXXIi MAGGIO. 



49» 



un bagordo a cavallo, nel quale se inlen(]e che la 
Maestà Cesarea in persona intervenire. 
318^ Di novo non si è altro, se non che si aspeta de 
di in di la resoluUone delti pagamenti delti servili 
che sono stati richiesti da Sua Maestà a questo pae- 
se, come per altre mie ho scritto, la quale sera poco 
meno di quello che si e sta dimandalo. 

Monsignor prolhouotario di Gambara, nontio 
pontificio, parti alti 15 de aprii per Italia, benché per 
commissione havuta da Roma, di dui giorni inanli, 
el dovesse andare in Ingilterra ; ma sua signoria, per 
esser mollo indisposta, non ha voluto accetare la im- 
presa. Mi è sta ditto che per camino, zoé in Brusel- 
le, havea havuto nova replica sopra ciò, che lo facea 
star molto suspeso et quasi sforciato ad andarvi ; 
pur non lo scio di loco che mi basti per afirmarlo. 
Alla partita di sua signoria dalla Corte la Maestà Ce- 
sarea ha fato donare 1500 ducati d' oro. 

Di le cose dil Concilio, per quale era venuto qui 
el sopradilto Gambara, perché non si dice cosa al- 
cuna et anche se intende che le risposte di Pranza 
non sono risolute, si crede che non torni con ferma 
determinalione. 

S* é ditto che la treugua fra il re di Romani el 
il vayvoda é conclusa per 5 anni ; ma perché il conte 
Nogarola, e slato con V imperatore, non i' ò ancor 
veduto, siche ne possa saper la ccrteza. 

Di Botna^ di 26 aprii, al pre fatto duca di 

Manica. 

Veniva a questi di una grande quantità di nave, 
cariche di vini, da Napoli a Roma, persuadendosi 
poter passar sicure per le galere che condussero i 
prior di Roma a Malta che gli havevano fato scorta; 
ma non essendo successa la cosa secondo il pen- 
siero loro, però che bono numero di fusle stavano 
in aguato per Irapolarle, sono restate prese zercha 
28 de dille fusle. Vero é che, da poi havemo pre- 
sentito questo caso, il superiore delle galle tentò di 
seguitarle, el prese due fusle, che si sa di certo, et 
si dice anche di sei altre da poi ; ma questo é niente, 
perché, se non si fa altro remedio, questo mare non 
é per essere sicuro, et nulla persona ardirà de navi- 
gar conoscendo il pericolo manifesto de andar in 
mano di mori, e questa é una pessima cosa per 
Roma. 

SI 9 Adi 11, la roatina. Non fo alcuna lettera. Vene 
il Serenissimo in Colegio, et la Signoria dete au- 
dientia a sier Alvise Gradenigo qu. sier Domenego 



el cavalier con sier Polo Trivizan qu. sier Andrea 
zercha Tabalia de San Ziprian diMuran, et • • • 



Da poi disnar, fo Pregadi, per li frati; parlò do* 
mino Jacomo Bonfio dolor, avochato di frati, et 
compite. 

Di sier Nicolò Tiepolo el dotor, orator^ to 
lettere, da Ga{tìi) ... di .... Pid vecbie di le 
altre. Scrive .* . 



Di Milan, di sier Zuan Baxadonna el do- 
lor, orator, di 6. Dil zonzer li oratori di GrisoDi 
el dil marchese di Mus, per Iratar acordo mediaDle 
il duca de Milan, i qualli haveano auto audieoUt, 
zoé quelli di Grisoni, ma non sa quello riporUno. 
Scrive, li primi oratori esortava il ducba a darli aiuto 
contra ditto marchese. Il ducba messe ordine doves* 
seno esser doman a casa dil prothonoiario Gara* 
zolo oralor cesareo, dove saria etiam l'orator di la 
Signoria, et consulleriano la risposta; el quella ma* 
lina li mandò a dir non venisseno, percbè havea 
tolto cassia eia 

A dì 12, la matina. Fo lettere di sier Nicolò 
Tiepolo el dolor, date in Quanto, a dì 3 di 
r instante. Scrive come l' imperador ha terminato 
tornar in Italia per passar poi per mar ìd Spagna. Et 
voi far il Concilio. Ha auto donativo da quelle terre 
di la Fiandra per ducali un milion 400 milia, ch*à 
10 milia ungari. Scrive di certa inoodation grande 
sequita li apresso Guanto, che il mar rupe un arzere. 
Et come di la trieva fata a Conslanlinopoli tra il 
re Zuanne et il re di Romani, che per lellere di h 
Signoria nostra di 7 aprii li fo nolifichato, ancora 
Cesare nulla havia auto. Item, zercha li salvioouduti 
di le galie di Barbarla, Soa Maestà non voi farli, 
dicendo, le galle menano mori el zudei che sono soi 
inimici et vanno come spioni. 

Di Anglia, di sier Lodovico Falier orator^ 
di 15 aprii Scrive, come predicandose in certa 
chiesia per uno frate laude di la Madonna, alcuni 
francesi 

Vene P oralor dil ducha di Milan, el comuoicoe 
zercha li oratori di Grisoni venuti e la richiesta. 

Da poi disnar, fo Collegio di la Signoria, per 
dar audientia, e li Savii se reduseno daspersi etiam 
Ihoro a dar audientia. 

A dì 13, la matina. Non fu alcuna lettera, ni 
é cosa conto. 

Da poi disnar, fo Pregadi, per li frati, il Sere- 
nissimo non vene, el parlò domino Francesco Fil- 
leti dolor, avochato, per la Signoria, et compite. 



tìd 



HDXXXr, IfAOGta 



430 



219* A di 14, domenega. Vene V oralor di Ferrara 
et si alegrò, da parte dil suo Signor, di la sentenlia 
fata per la Cesarea Maestà, con altre parole. 

Vene Torator di Mantoa, et portò avisi di Ro- 
ma, di 2 et 4, di Ganl di 26 et 29 aprii, la copia 
sarano scriti qui avanti. 

Da Milan, di sier Zuan Basadona el do- 
tar^ araior, di . . , , Come li oratori de Grisoni 
e rimasti d'acordo col signor ducba de Milan di es- 
ser alla mina ilil marchexe di Mus, et ditti Grisoni, 
over Sguizari, metteno fanti 2000, el ducha 1200, 
barche in lago, et li da le arteliarie ; item, auto 
Mus, Grisoni debbi darlo al duca, e cussi li altri 
lochi erano di la ducea de Milan, et il ducha li pro- 
mette a darli raynes 30 milia in certi tempi. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio ; non Fu il Sere- 
nissimo. Fatto 1 1 voxe passò 10, el Proveditor sora 
le Legne non passoe. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, una parte, 
Ietta per Hironimo Alberti secretarlo : cum sii che 
a di 4 aprii pasato fusse preso in questo Conscio 
dar al fidelissimo Zuan Batista Ramusio secretarlo, 
qual fa Y oficio dil vice canzelier grando a Gran 
Gonseio per aver bona voxe, uno oficio, il primo 
vachante da poi le altre expelative, per Tamontar di 
ducati 100 a Tanno, et alento sia sta remesso a li 
Auditori vechii et nuovi certe cause civil erano al- 
r Àvogaria, perhò 1* anderà parte che, perfino va- 
cherà il ditto officio concessoli, li sia dà da poter 
sustituir in un et 1* altro officio di Auditori una per- 
sona suficienle a far V oficio e atender solum a 
quelle cose erano deputade alPATogaria ui in 
parte. Andò la parte : Ave 2 non sincere, 517 di 
no, 679 di si ; et li Consieri fo di varie oppinion si 
r é preso o non, et fo strida, si vederà le leze, poi 
si pablicberi presa over non. 

A di 15. Vene in Collegio 1* orator cesareo, et 
portò alla Signoria la senlentia fata per Cesare co- 
me indice arbitro tra il papa et ducha di Ferrara. 

Vene l*orator dil ducha de Milan, con la copia di 
capitoli di la liga fatta fra il ducha, Grisoni et 8 Can- 
toni di Sguizari conira il caslelan di Mus. 

Vene sier Stephano Magno, stato capilanio a 
Bergamo per danari, in locho dil qual andoe sier Si- 
mon Lion, vestito di veludo cremexin alto et basso, 
et referite, laudato insta il solilo dal Serenissimo. 

Di Roma^ fo lettere di V orator Surian, di 
€ et 9. Prima, di V aviso venuto di Allemagna di la 
seotentia fata per Cesare zercha Ferrara, dil che il 
papa non par voglii consentir ne tuor li danari, et 
?ol eooiuller con dotori, etc. Item scrive come 



li ha parlalo zercha tuor il terzo indice per li con- 
fini dil Friul, che non si stagi più. 

Di Mantoa, vidi Mtere, di 13. Come hes- 
sendo sta fata la sentenlia in Rota a Roma che il 
marchexe overo ducha di Mantoa possi refudar ma- 
dama Julia, fo fia dil re Federico di Napoli, che slù 
a Ferrara, la qual T imperator essendo a Mantoa 
volse la tolesse, et atento quella di Monferà che 
morse erra sua moier promessa alhora, hor esso duca 
disse non la voleva, per il che inleso Cesare scris- 
se al prothonotario Carazolo, é a Milan, andasse a 
Mantoa a exorlar esso ducha da parte di Sua Maestà 
volesse tuorla, et cussi vene. Il qual ducha largo 
modo li disse per niun modo volerla tuor. 

Da poi disnar, fo Pregadi per li frali ; non vene 
il Serenissimo. Parlò per li frali Santo Barbarigo 
suo avochato et compite. 

De Gant, di domino Sigismondo di la Torre 220 
orator di Mantua, de 26 aprii 1531, scritte 
al signor duca di Mantua. 

Da quanto scrissi per le precedente mie de 21 
in qua ho poco di pid da scriver a vostra excellen- 
tia, se non che, da poi la expeditione dilla lite de 
Ferara, la Cesarea Maestà ha fatto intendere a Puno 
et a l'altro delti agenti dille parte molti amorevolli 
ragionamenti, perché ciaschuno resti contento dilla 
sua iusla et discrolla determinatione, intendendo che 
questa non sii solo difflnitione dille differentie pas- 
sate, ma sii un abolitioue de ogni iniuria che sia 
slata fra la Santità di Nostro Signor et la excellenlia 
dil signor duca, de maniera che per lo advenire il 
prefato signor duca babbi da essere obsequentis- 
Simo servitore dilla Sede Apostolica e di Soa San- 
tità, et che Nostro Signore lo habia da recono- 
scere per fidel vassallo dilla Santa Chiesia et suo 
obedientissimo figliolo, il che ha dato complimento 
di satisfalione a cadauna dille parte, se per caso 
la sentenlia non fosse stata secondo il desiderio 
speranza loro, benché per iudicio universale 
ella è stala di sorte che ne V una né V altra dille 
parte se ne pò iustamente dolere. 

Dominica passata si fece un tornio, nel qualle 
la Cesarea Maestà inlervene per aventurero ; in 
compagnia sua erano il marchese di Areschot, mon- 
signor di Nienes, monsignor de Otrech, Boussu et 
Belanson, et fumo molti altri aventureri con al- 
tre livree et compagnie. Gli mantenidori furono 
don Luys de Avita, Sali et Erbes. Lo abatimento fu 
di questa maniera : erano e piedi armali di armo 



m 



ymjnaOf Haggr). 



in 



de bataglia et bavevanò alcanè falde di hmele, che 
erano corno mezi saloni, con uno dardo, una picha 
et il stocho, et lanziato che havevano il dardo 
travano sei colpi de picha et sei di slocho, cambian- 
do le piche che se gii rompevano ; da poi comba- 
terono alla folla con lì slochi. Il preeio di la picha 
fu dallo a don Luys de Àvilla, qilello dil dardo al 
figliolo che fu di Lassaon, et quello dil slocho a 
Sua Maestà, che furono una diamante, una lan- 
cetta de oro el uno cordcuM tulio de oro, benché 
ogni cosa di pocho preeio. %a Maestà certamente, 
olirà che de l' uno havesse iustamente il precìo» 
fu in tutte le altre il piQ vicino al vincitore che 
si fusse, et se apresenlò et adoperò nelle arme 
di tal maniera, ch*ei più pratico fanlazino del 
mondo non haveria saputo fare meglio ; ma il fé- 
slegiamento et alegria di Sua Maestà fu mirabile, 
talché era dificile a credere che Sua Maestà fosse 
quella che suole star con tanta gravità et rispetto, 
cosi compitamente sa Sua Maestà adatarsi ad ogni 
cosa secondo li luochi et li tempi. Stete poi con 
monsignor de Fienes el madama, nanli la casa dil 
qual si fece la festa, a banchelare et a danzare 
sino apresso alli meggianotle. 

Il mal tempo, che ho scritto a vostra excellen- 
Ila essere In questi paesi, ha tanto perseverato cbe 
é stato causa de una nova sumersione in Zelanda, 
230^ la «lual non si ha potuta diffender dallo impelo 
dille aque, si perché egli é stalo violentissimo, si 
perehé li repari eh' erano novi non hanno haulo 
fermoza da resistere. Il danno sera tanto quanto 
fu quello di V anno passato, si 1 non fusse che albora 
si rimase poco che più potesse patire, benché per 
conlracambio la spesa cbe si é falla per reformare 
li argeri^ che è spesa grandissima, é slata butala via ; 
ma peggio è che tuttavia il mal tempo persevera, 
e boi siamo qui in questa terra assediali d' ogni 
intomo dalle aque grandissime, cba mal se ne 
pud ussire. Sua Maestà é perhò in animo fra 8 
giorni de partirse per andar a Burges, et per ben- 
ché si fu<;se in oppinione che quella dovesse andare 
visitando molte di queste terre, pur bora si co- 
minza a dire che da poi lo essere sialo 4 o 5 
giorni in Burges se ne ritornerà a Bruselles. 

La oova dilla tregua dil re de Romani el dil 
vayvoda, eh' io scrissi a vostra excelleotia per le 
altre mie, é venuta per aviso certo da Venetia, 
eh' é stabilita per uik> anno, il qual eomiuzia alli 
33 dil presente mese, con condition che la Maestà 
dil re de Romani deponga in mano dil re de Po- 
lonia quelle poche cose cbe tiene in Ongaria* Mò 



il conte Nogarola dice non baver aViso aleuno, 
anzi fin qui haver confirmatione cbe habbia puf da 
essere guerra ; perhò, si sarà il vero di ditta treuguA 
come la più parte crede cbe sia, bisogna cbe fra 
pocho se ne sa pia il certo. 

Da Omt, di 39 dito, 133L 

La parlila di la Maestà Cesarea de qui noD sari 
cosi presta come si dicea, perché quelli de Burges 
gli hanno fatto intendere che questa inondatione di 
aque li ha consumati di sorte che non baveraoo 
da potere ìnterlenire la Corte, almeno per lo biso* 
gno de li cavalli. Per il cbe si sta cosi suspeso per 
ancora quello cbe Sua Maestà babbi a fare» el qui 
non si atende ad altro che consultare reoiedii a 
questa riparalione contra le aque, perché, se dob 
se gli provede, si sera ogni anno a questa oeoes^ 
sita. Si uten'ie anche a pigliare ordine dil governo 
di la serenissima regina. 

La nuova di la tregua p^ lo cose di Uaga- 
ria si conferma per avisi pur de Italia, ma dalla 
Maestà dil re de Romani non si publica cosa al- 
cuna, anzi dicono, che non solo non ne baooo 
aviso, ma che quelli cbe hanno sono coolraril. 

De Anglelerra se intende ch'il i^ voli fare pu* 
blicare una mulliludine de conseglii ohe tiene io 
favore suo nella causa dil matrimonio. 

A questi giorni morirno alcuni servitori dil ve- 
scovo Ruffense, cbe é homo tenuto per moliu re- 
ligioso et da bene in quello regno, e cbe, anoon 
publicamente egli babbi tenuto sempre la parte di 
la regina, nondimeno il re l'ha sempre bavulo 
in gran rispetto, el dubitandosi de veneao et cb*el 
(ìiise sta preparato per la persona propria dil ve- 
scovo, el se n' é querelato molto gaiardamenle al 
re, il qual fece pigliare uno oocho di esso vescovo 
de cui haveassi suspicione, et doppo molto loruNMito 
lo hanno fato morire crudelmente, dicendo perbò 
ch'el non ha confesato se non cbe U bavea posto in 
certe vivande polvere per relassare el eorpo, el 
che havea fallo burla. 

Da Roma, alli 3 de maggio 1531, BoritU ai jji 
prefato duca di Manica. 

Monsignor reverendissimo de Medid ritornò a 
Roma già tre giorni chiamato da Nostro Signor, el 
al caso di sua signoria reverendissima é sUflo prò* 
visto di maniera eh' el pò restare ben satisfate. 

Per le ultime lettere cbe si sono bavvle dal Se- 



455 



IfDXXXl, MAOOIO. 



436 



dare forma a le cose de lulherani in Germania, stando 
la suspicione di la guerra dil Turcho, Paria fato aven- 
lurare a passar questi mari di qua ; ma hora hcs- 
sendo libero dil suspetlo di quella guerra et per 
consequente attissimo ad farsi temere da quelli 
heretici, se iudicha che Thabia per Germania a passa- 
re in Italia, el nel transito fare quelle provisione che 
parano neccessarie et opportune, et per (poi) venirse- 
ne di longo, et fra tanto si terminerà dil Concilio et, 
essendosi per far, Sua Maestà si andarà detenendo ove 
gli sarà più a proposito sino a quel tempo, et, non 
facendosi, da Genova se ne passerà in Spagna. Que- 
sti perhò sono piiì presto iudicii che deteruiinatione 
che si sapiano ; si crede non di meno che presto si 
conoscerà, se non per vera scientia almeno per 
grande conicctura, quello che bavera da riuscire. 

225') Carolus Quinius, Divina favente clemeniia 
Romanoram imperator augusius, rcx Ger- 
maniae, Hispaniarum, utriusque Siciliae, 
Hierusalem, insularum Balearum Fot tu- 
natarumque ac novi orbis Indiarum e/c, 
archidux Austriae, dux Burgundiae, tìa- 
ìicae Belgicae dominus eie. 

In causa promissoria et arbiiraria vertente co- 
ram nobis Inter Beatiludinem Sanctissimi Domini 
Nostri Clementis septimi pontiflcis maximi, tam suo 
quam Sanctae Sedis Apostolicae ex una, et illustris- 
simum Alfonxum Estensem ducem Ferrariae par- 
libus ex altera. 

In Christi nomine. Visis compromisso, aliis iuri- 
bus, litulis, lestibus, allegationibus, motivis, infor- 
malionibus et aliis per parles bine inde exhibitis, 
deductis, pretensis el fieri petitis, el omnibus raa- 
lure el consulto digestis, pensatis et consideralis 
laro de iure quam de facto, et ex bono et aequo, 
cura omni ea auctoritale qua in hac parte fungi- 
mur possumus et valemus, dicimus, sententiamus, 
pronuntiamus atque lauium nostrum proferimus 
in bis scriptis proul sequitur. 

Qui illustrissimus Alfonxus Estensis praedictus 
infra duos menses a die publicationis huius no- 
strae sententiae et laudi, per se aul procuratores 
suos ab eo specialiter mandatum habenles, suplica- 
bit Sanctissimo Domino Domino Clementi Pontifici 
Maximo supra nominato et quaecumqiie hactenus 
enunciata etadmissa per supradietum Alfonxum aul 
suos familiares subditosve quae Sua Sanctitas aul 

(1) La carU 224* è bianci. 



Sanctae Sedis Apostolicae auctorilas egre aut quovis- 
modo gravate merito ferre possit sibi remitlere, el 
ipsum in suam et eiusdem Sanctae Sedis Aposlolicae 
gratiam recipere dignetur, quod eumdem SancUssi- 
mum prò sua singularì clemeniia omnino faelurum 
confidimus. Et praelerea ex iustis el ratioiialibus 
causis exactis resultatibus el animum nostrum mo- 
ventibus, condenamus praedictum Alfonxum suos- 
que heredes duces Ferrariae in perpetuum singulis 
annis, in vigilia beatorum Petri el Pauli de mense 
junii, sub poena privalionis eiusdem ducatus Fer- 
rariae ipso facto quandocumque iucurrenda, dare 
el persolvere Sanctissimo Domino Nostro eiusque 
successoribus el Sanctae Sedi apostolicae anledic- 
tis summam septem millium ducalorum auri de 
camera, boni el juxti ponderis, in Romana curia 
suis sumptibus periculo et fortuna deferendam ia 
locum census centum ducatorum el unius librae 
argenti puri ac centum armigerorum, quos diclus 
Alfonxus ex capitulis Pupae Adriani quolanuìs re- 
quisitus dare et prestare tenebalur, ac eliam sol- 
vere eidem Sanctissimo et Siinctae Sedi Aposloli- 
cae summam centum millium ducatorum, medielas 
in die inveslilurae per eum petendae el sibi coo- 
cedendae, ut infra subjcitur, el aliaro medielatem 
50 roilium ducatorum similium in fine anni ab 
eodem die investiturae revolvendi, prò qua (une 
solvendi lenebitur ipse dux Alfonxus caulionem 
idoneam el suflScientem praestare in civilate Ro- 
roae, Venetiarum aut Genuae. Usque ad solulionem ^y 
realiter faclam et eamdem caulionem ut premitilur 
praeslilam, civita<< Mutinensis cum eius pertioentiis 
slabil el remanebit sequestrata sub adminislralione 
el regimine, proul durante dicto compromisso hac- 
tenus fuit ; quam quidem civilalem dicla solutione 
facta el cautione praestila et nobis de hoc cousti- 
tuto volumus et mandamus praefato duci illieo 
remilli el relaxari, proul per praesenlem nostrani 
sententiam remittitnus et relaxamus. Et lenebitur 
praefactus Sanctissimus Dominus noster ad humi- 
lem suplicationem supradicti Alfonxi aul suorum 
procuratorum in vigilia apostolorum Petri el Pauli 
proxime futura, cum debita oblatione iuramenti 
fidelilatìs et reali ex solutione septem milium du- 
catorum prò uno el prò anno dicti census supra per 
nos, ut premiltitur, statuti el arbitrali nec non et 
quinquaginta millium ducatorum prò roedielate 
centum millium ducatorum supradictorum facien- 
da, dare el concedere eidem Alfonxo prò se suis- 
que heredibus el successoribus invesliluram dicti 
ducatus FerrariensiS; cum suis perlinenliis univer* 



^3' UÙllXlf UàCOtO. 

Aiuto da la Signoria per V impresa conlra il caste- 
lan predillo. Il Serenissimo rispose, il suo Signor à 
da far con si picfjlo vermiselo che li saria vergogna 
questo. 

Da poi disnar, fo pioza. li Serenissimo, vestito 
di restagno d*oro, con li oratori soliti, e di più 
r arzivescovo di Sulemo, Fregoso, lo episcopo di 
Bafo, Pexaro, il prior di San Zuanne dil Tem,-io, 
Michiel, domino Petro Bembo, domino .... (Zac- 
earia) di Garzoni, cavalieri ierosolimilani, et altri 
deputadi al pranso doman, in chicsia di San Marco 
alditeno vespero in pèirgolo. 

A dì 18, Fo el zorno di la Sensa. Il Serenis- 
simo, vestilo d* oro, con manto di raso cremesin 
sopra, con li sopraditti, fono in bucintoro a sposar 
il mar, poi vene al panso qual fu bellissimo. 

Noto. Eri portò la spada sier Lorenzo da Mula 
de sier Agustin, qual va capitanio di le galle di Ba- 
rato, porta berelin, ma lo butò per ozi e doman, 
vestito damaschin cremesin, fo suo coinpugno sier 
Andrea Bembo qu. sier llironimo, vestito cussi 
etiam lui, et ozi portò la spa la sier llironimo 
Conlarìni qu. sier Anzolo, va capitanio in Alexan- 
dria, in velu'io cremesin, fo suo compagno sier 
Zuao Francesco Justinian di sier llironimo procura- 
tor in veludo paonazo. 

Da 31iìan, fo lettere, di sier Zuan Basa- 
dona el dotar, orator. Avisa 



440 

A dì 20, Fo san Bernardin, l' aniversirio di 
la ereation dil Serenissimo, qual é compido aDol..... 
che fu fatto doxe. luxta il solito vene io chiesia di 
San Marco, vestito di veludo cremexio, con li ora* 
lori e altri pairìcii che aoJorouo per graluirse eoo 
Sua Serenit). 

Da poi disn^r, fo Coiaio sora le Aque, et fu 
preso taiar in tre luogi la Piave per far sboniori la 
vadi in mar et non inonda più el paese. 

Ozi morite pré erra s igrestan di San 

Marco, havia beneficii, el lassò contadi ducati 3000 
et più ; fece testamento, il terzo a sier Zacaria Va* 
laresso qu. sier Zu-ine, il terzo a V bospedal de li 
incurabeli, et il terzo 



In questo zorno, se intese, come sier llironimo 
Paradiso qu. sier Andrea, solo di caxada, qual per 
la morte di sier Antonio Grimani di sier Vicenzo fo 
dil Serenissimo, erra in exilio di terre el loclii, ta- 
men stava sotto . . . . , et hessendo stato alla caza 



337* A dì 19, la matina. Fo depcnà di palazo sier 
Polo Valaresso, sier Bernardo Marzello, sier Ferigo 
Vendramin, sier Piero da Pexaro, non stali in Pre- 
gadi in la differentia di frati. Ave !2'2 de si in Collegio. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con Zonta, et fu 
preso tuor li danari per mandar ci tributo al Signor 
turcho, di uno anno, ducati 8000 veniliani, di la Ze- 
cha, e ala Zccha ubligi certe cose si as[)cta di Cypro. 

Fu poslo, che de coetero alcun che vegni in 
Progadi non possi substituir in loco suo, né si pos- 
si meter parte sotto pena ctc. El In presa. 

Fu preso, che quelli marchesi Malaspina confi- 
nati, quali! é venuti in questa terra per andar al con- 
fin, possino star in questa (erra né anJar atomo 
fin se partirà le galle di Alexandria. 



A dì 21, domenega. II Serenissimo doveva 
andar iusta il solito a San Job e San Bernardin, che 
fo eri, alla messa, ma per la gran pioza, hessendo 
redutì li zentilbomeni per acompagnario, Soa Sere* 
nilà terminò non andar, el cussi non andoe. 

Eri gionse in quesla terra, venuti con borchiele 
per Po, i quali montorono a Turin, sier Sebistian 
Justinian el cavalier et sier Zuan Pixani procurator, 
stali oratori in Pranza ; doman verano ala Siguoria. 
Da poi disnar, fo Gran Conscio ; non fu il Sere* 
nissimo, ma vene a Conscio, vicedoxe sier Jacomo 
Badoer, V arzivescovo di Salerno, di Campofregoso 
zenoese, fo fradelo dil signor Olavian Frcgoso che 
fu doxe di Zi*noa, el qual é venuto io questa terra, 
el à etiam il vescoado di Augubio, et fo el di de la 
Sensa a disnar col Serenissimo, el slete fino a meco 
Conscio poi si parti. 

Io fatiti in la prima eletion. Fu fato Goverotdor 
di r inlrade, sier Piero Boldù, fo avogador di Co* 
mun, et fo suo piezo sier Mathio Beozon qu. sier 
Venturin da Crema, qual è zenthilomo nostro, et 
é venuto in questa terra per sta Senza, el fu in la 
seconda eletion, el lo tolse. Fo fato altre 10 voxe, 
tulle passoe. 

Fu posto una gratia, per li Consieri e Cai di 
XIj, atento li meriti di passadi, coneieder a Vicenzo 
Quarlari una expetativa al fontego di lodeschi. Fu 
presa. Ave : 4 non sincere, 86 di no, 1337 di si. 

A dì 22, la matina. Non fo nulla da eonto. Fato 338 
a expedir sier Piero Zen va orator al Turcbo, sier 
Francesco Soranzo savio a Terraferma li danari. 

Da poi disnnr, fo Pregadi, et ielo le lettere. 11 
sumario dirò de sotto. 

Fu posto, per li Savi, la commission a sier Mar* 
co Antonio Venier el dolor, andato orator al Sum- 
mo Pontifice. 



^*3 MDMXI, 

sifl a uno scrvidor de sier Piero Zeo, va orator a 
Co9(anlinopolì, et fu presa. 

Et altre partesele, non cosa di conio. 

Fu p'islo, certa parte di Vasaio capilanio, darli 
cavar 3 di bando. Non Tu presa. 

A dì 25. Il Serenissimo non fu in Colegio. In 
questa matina si parti sier Carlo Capello va omtor 
in Anglia, fa la via di Milan poi per la Pranza. 

El 0>legio de sier Polo Nani si reduse in ca- 
mera dil tormento, et iterum exarninorono il co- 
laleral zeneral, qual chiari alcune cose più cbiare 
dil primo suo constiluto ; domani sarano su sier 
Pollo Nani. 

Da poi disnar, fo Conseio di X con la Zonta. 
Fu el Serenissimo. Fu con la Zonta posto e preso 
che, cussi come il mercore é deputa al Conseio di X, 
cussi sia el zuoba deputi al Colegio di le Aque, et, 
hessendo il zuoba cosa pertinente far Pregadi, sia 
rimesso al venere a esser il ditto Colegio di le Aque 
ut in parte. 

Fu posto una gratia di sier Bernardo Donado 
qu. sier Hironimo dolor e rrit(*lli, atento la morte 
dil padre orator a Roma, li sia concesso la colale- 
raria di Cypro per 15 anni, el non fu presa de una 
balota. 

Fu posto altre parte non da conto ; una di sier 
Domenego Malipiero fo podestà a Muran, non ha- 
vendo auto il salario non pagi. 

Da poi licentii la Zonta, etiam messeno altre 
parte non da conto. 

IH sier Irancesco Pasquaììgo provedador 
di l'armada, fo lettere, qual fo lete. La copia seri 
qui avanti. 

Fu preso, che sier Lorenzo Maxolo, di . . . {Can- 
dia) qual i porti qui ducati 8000 d*oro da investir, 
tratti di beni conditionadi de I), el a li Provedadori 
di Comun, possi meterli a 8 per 100 in Zecha per 
uno anno a nome di Provedadori di Comun. 

299 Copia di lettere di sier Francesco Pasqualigo 
provedador di V armada, data apreso Lie- 
ma a dì 16 mazo 1531. 

Questa matina citrovandomi in mar a la velia, 
potea esser sopra la Sesola, discopersi uno bregan- 
tino armato sopra vento el qual alendeva a mi. Io 
lo Ozi aspetar, el acostalosi li dimandai dove ve- 
niva. Mi rispose, come per la depositione qui in- 
clusa. El havendo inteso come a Ragusi si arma- 
vano galle et nave, ho deliberato andar de li quanto 
pid presto me sari posibile, ci ho fatto vogar tutto 



lUGOlO. 



iU 



ozi sora vento, per esser siroco fresco, per venir de 
qui a Liesna per expedir a posta una barcha al ma- 
gnifico capilanio di le fuste domino Alexandre Bon- 
dimier, el qual se atrova a Zara, che subito vista 
la presente el se lieva con la galla de domino Piero 
Capello et la sua conserva domino Ambnioxo Con* 
tarini et li sui bregantini, possendoli aver, ma per 
questo non dimorar ponto, el vegnir debano a la 
volta di Ragusi dove i me troverano overo mio or- 
dine. Et questo ho fatto per opponermi alle ditte 
fuste, el unirome con le forze a Ragusi el ogni al- 
tro favor potrò aver per oponerli et minar le dite 
fuste. Mi doglio non mi trovar con un poco de più 
forze. Itetn, manda uno capitolo di lettere dil conte 
di Curzola. 

1531, adì 16 magOy apresso V ixola di Sesola 

in galìa a la velia. 

Constiluto de mandato dil darissimo domino 
Francesco Pasqnalig<>, per la illustrissima Signoria 
di Venetia provedador dì Parmada, Biaxiotli Kagusi 
patron di brigantino armato, et dimandato dove el 
viene, rispose: Heri matina avanti giorno fui expe« 
dito da Ragusi a posta per andar In Ancona. Di- 
man lato che cosa vi ha si di novo, rispose: Audamo 
in Ancona per far advisate le nave nostre, che de li 
se atrovano, che non se debano mover, imperbocbé 
zioba proxima preterita, che fu alli 1 1 dil presente, 
12 fuste di Barbarla vi sono venule fino sopra Ma- 
lonta, le qual fuste hanno posto in terra a Lustisa 
el hanno combatuto con quelli dil lochocon occision 
di r una el Y altra parte. Ulterius le predille fuste 
hanno preso in Colpho navili 16 in 17 et una nave 
venitìana. Dimandato s*el sapeva ch*el se bavesse 
aula altra notitia de che sorte et de chi fussero ditti 

• 

navilii presi, rispose non saper altramente. El di allro 
di novo, rispose : Vostra magniGcentia sarà avisala 
qualiter dille fuste havea conserva de 12 altre fu- 
ste, quale erano al Cavo de Santa Maria. Dicendo poi: 
Vostra magnificentia saperi come é venute le sopra- 
ditte \'2 fuste fino a Malonta, e volcano venir Ano 
a r Ixola di Mezo, nostro territorio, ma il tempo de 
una burascha cativa li fu incontra et forzo li fu ritor- 
nar ancor a Malonta. Dimandato quello si diceva a 
Ragusi havendo havuta questa nova, {rispose) che li 
a Rngiisi voleano et preparavano di armar nave el 
galie, et altro non saper. 



w 



UDXXXl, UAÙOIO. 



US 



et 2 sladeri et il secretano con il suo servidor, et 
parli quando el come parerà a queslo Conscio con 
quella comissione li sera data. Ave tulio il Conseio. 
330* Da poi licenziado li cazadi et quelli non meleno 
balola, il Serenissimo non Tu ozi in Pregadi, fu 
inlralo in la materia di frati di Corizuola et poslo, 
per li Consieri exceto sier Nicolò Trivixan, — Cai 
di XL excepto sier Marco Zacaria, «^ sier Luca 
Trun procurator, sier Marco Mitiio, sier Lorenzo 
Loredan procurator, sier Nicolò Bernardo, (savii 
dil Conseio)^ sier Andrea Trivixan el cavalier non 
era et sier Alvise Mozenigo el cavalier é cazado, -« 
f fem, sier Jacomo da Canal, sier Francesco Soranzo, 
savii a Terraferma, che li ditti monaci in termine 
dì zorni 8 debano aver risposo si voleno pagar livello 
alla Signoria nostra, per le possession hanno, olirà 
li danari dati, ducati 600 a Tanno, posemlosi franchar 
a raxon di 5 per 100, et non posendo franchar man- 
che di ducati 100 de intrada a la volta, ut in parie. 
Et sier Gasparo Malipiero, é sora questa materia, 
in la qual inlroe sier Nicolò Trivixan el consier, 
sier Marco Zacaria cao di XL, voleno ch*el sia 
mando li oGciali a le Rason Vechie fo messi dil 1474 
{sic) et che da quelli in là sia di frali, da quelli in qua 
di la Signoria, et mostrando li frati aver insti aquisti 
de quelli in qua, li sia dati, ut in parte. Le copie 
Siirano qui avanti. ( Vedasi la parte alla seguente 
colonna). 

Et parlò prima sier Gasparo Malipiero per la 
sua oppinion. Li rispose sier Marco Minio, savio dil 
Conseio. Poi sier Lunardo Emo, quai laudò la parie 
dil Malipiero, dicendo, li frati non ha raxon alcuna. 
Et li rispose sier Francesco Soranzo savio a Terra- 
ferma. Andò le parie: erano 180 al balotar; la 
prima volta fo 56 non sincere, 6 di no, e questa va 
zoso, 44 di Consieri e altri, 74 di sier Nicolò Tri- 
vixan; iterum, 51 non sincere, 47 di Consierì, 81 
dil Trivixan. Nihil capium : la pende. 

Noto. A di ... in Conscio dì XL Criminal, per 
il piedar di Avogadori di Comun ... fu preso per 
il caso di sier Simon Arimondo di sier Andrea, 



A dì 28, domenega. Zorno di le Pentecoste. 
Il Serenissimo, vestito damaschin cremexin, eoo li 
oratori et altri patrìcii, vene in chiexia alla nnessa, 
poi con li piali andò a Rialto a San Zuanne a uno 
perdon di colpa e di pena noviier auto, per il com- 
pir di la chiesia, da questo ponlifice. 

2/em, e il perdon etian^ dì colpa e di pena a 
Santa Lucia el 



A d\ 29, la matina. Luni di Pasqua di mazo. 
Fo Irato el palio a Lio dil schioppo. 

El Serenissimo con li piati andò a San Job e 
San Bernardin, per la sua creation, iusta il suo so- 
lito, che avanti non ha potuto andar. 

Dnpoi disnar, fo Pregadi, et fu il Serenissimo. El 
ledo le lettere 

Andò in renga sier Zuan Pixani procurator, slato 
orator a congratularsi col re di Franza, el referite 



Fu fato Savio ai Ordeni, in luogo di sier Lu- 
nardo Malipiero à acelà . . . , et sora i Banchi, io 
luogo di sier Lunardo Venier é intra avogador di 
Comun. Li scrulinii sarano qui avanti. 

Die 26 mali. In Rogatis. 

Ser Nicolaus Trivisano, 
Consiliarius. 

Ser Marcus Zacharia^ 

Caput de Quadraginta. 

» 

Ser Gaspar Maripetro^ 
deputa tvs. 

L* anderà parte che, per autorità di questo Con- 
seio, fia preso et firmiter dechiarito che li coiiQni, 
alias posli per il nobii homo Gasparo Malipiero e 
colegì in execulion di la termination per Ihoro fatta 



331 



circha dilli confini, altre volle etiam posli de li anni 

fu preso retenir alcun 1374 et 1451, siano et se intendino H veri el justi 

A dì 27, la matina. Il Serenissimo non fu in confini tra il venelian et padoan, el quelli siano lau- 



Colegio. Vene P orator dil duca de Milao con do 
mino Zuan Agnolo Rizio, noulio noviter venuto, et 
per la Signoria li fo fato lezer la risposta dil Senato. 

Di Milan, fo lettere dil Baxadonna orator. 
Come il caslelan di Mus se ingrossa. 

Dapoi disnar, ptT esser vizilia di Pasqua di Mazo, 
Colegto non si reduse. Questa matina il Colegio dil 
Nani si reduse, et fatolo venir confessò il tutto. 



dati et aprobali, con questo expresso ordine che in 
alcun tempo non possino da alcuno esser minati 
over devastati, sulto pena di la vita el conflscation 
de li beni sui. A le qual pene, se alcun conlrafari, 
cadi inrcmisibilmenle, et V acusador, per il qual se 
averà la verità, haver debbi lire 1000 de li tieni de 
contrafatori, se ne serano, se non, de li t>eni di la 
Signoria nostra. El perchè non se die manchar de 



U9 



IIDXXXI, IfAGOIO. 



450 



iusli(ia*ad alcuno rendendo prontamente a cadauno 
quel che e suo, sia preso et comesso a li ORciali no- 
stri a le Raxon vedile, come fiscali, che debbano 
consignar a li venerabili monaci di Santa Juslina 
tutte quelle terre et lochi che per veri, justi et legali 
instrumenti el tiluli moslrerano haver aquislado 
dentro de li confini che al presenle per la Signoria 
nostra fusseno posessi, cum el beneficio sempre di 
la appelalione a li Consegii nostri di XL, di la oppi- 
nion sua, a la parte se sentirà gravala, come è con- 
venienle. 

Copia di una lettera di Padoa, di 25 maeo 
1531. Narra le exequie fate al conte Ber- 
nardin Brago. 

Fu fato un bel exequio al conte Bernardin. Pri- 
ma, fo tutte le scuole, preti et frali di Padoa, ma 
non con troppo bon oVdine. Da poi vene da 14 ca- 
vali coperti di negro, con homeni armadi suso : il 
primo portava in man una spada con el fodero de 
veludo cremexin, e con uno elmeto di la sorte era 
la spada ; el segondo haveva uno stendardo grando 
con San Marco suso, per esser sta governador di 
r esercito ; li altri, parte sonavano trombe squar- 
zade, parte havevano in man bandiere negre con 
r arma brazesca, le qu^l strasinavano per terra. 
Driedo li ditti cavalli erano da 12 con mantelli 
longi. Poi erra portato il corpo in una cassa coperta 
di negro con V arma dil morlo, con 4 lorze, do 
avanti do da driedo, de lire 25 l' uno. Da poi il 
corpo, allratanti con mantelli el altralanti homini 
armadi a cavallo. Poi venivano driedo zercha 200 
scolari con un lorzo per uno di lire 10 l' uno di 
zera. Poi il podestà, capitanio, retori di scolari, ca- 
merlengi, con alquanti parenti dil morto con man- 
telli. Et zonto in chiesia di heremitani tulli, li fo 
fato una oration in sua laude, brieve per esser l'ora 
larda. Poi se partirono lutti, exceplo le ehieresie 
che steteno a cantar Toficio. Et poi fo posto nel de- 
posito alto apresso il relogio di ditta chiesia. 

232') ^^*^ ^* ***** lettera di sier Francesco Fa- 
squaligo provedador di V artnada, data a 
Bagtmi a dì 31 mago 153L 

Serenissime Princeps eie. 
A di 17 scrissi da Liesna. Da poi, essendo 11 
vento alquanto bonazato el scirocho, me levai. Je^t ba- 
li) La earU S3i* è bianca. 

/ Diarfi ii M. 8ANUT0. — Tom. IIV. 



vendo sorto per il tempo reforzalo alla Torchola, 
mi sopragionse lettere del conte di Liesna che mi 
avisava, il giorno avanti due fuste erano state a le 
ixole, zoé a Lisa de Buso, et presi alcuni homeni, e 
quelli insulani pusilanimi erano fugili a la terra con 
grandissimo Ihoro danno per esser il tempo di la 
sua pescasone, pregandomi volesse ritornar de li. E 
cussi deliberai ritornar, e nel ritorno da prima 
sera scontrai la galla soracomilo domino Pelro 
Capello, e con lui me indrezai verso quella ixola. 
Et essendo gionto apresso Armissa, loco vicino a 
Buso, hebi lingua da uno fugito di esse fuste come 
a di. 16 li haveano fato imboscata in Buso et robafo 
homeni 24 che tiravano le tratte, et una barcba de 
Ragusi, quale dise esser fuste moresche sforzate ar- 
mate de Christian!, et stetero al dito scoglio tutto 
quel zorno, poi fata la sera si partirono a la volta 
di Puglia. Hogi con tempo contrario son venuto 
qui a Ragusi, dove non ho sentito altro de ditte 
fuste, né mancho da questi ragusei vien fato alcuna 
provisione né preperation di galìe né fuste. Las- 
serò di qui ordine al capitanio di le fuste che, su- 
bito zonto, ritorni a la sua custodia, et me inviarò 
a Cataro per fornir de interzarmi, poi anderò a 
Corfù. Hora è gionto domino Alexandro Bondimier 
cnpilanio di le fuste, et si ha dimostrato prontissimo 
alla fazion, et Tho licentiato ritorni a la sua guardia. 

Fu posto in questo Prega di a di 29 mazo, per 
tutto il Colegio, che hessendo stato, con sier Zuan 
Pisani procuralor orator in Pranza, Alvise Lionzlni 
et non ave danari, li sia donato ducati 50 iuxta 
la parte dil Conscio di X. Ave 166, 20, 9. 

Fu posto, per li Consieri: Fu preso a di 25 zu* 
gno 1530 che fosseno cavali 30 dil Conscio di Pre- 
gadi a indicar una inlromision fata per sier Marco 
Loredan, olim avogador di Comun, a instantia di Hi- 
ronimo Costa citadin brexan, in favor di la quadra 
de Ponte, sia preso che 25 di loro indichi, et possi 
esser cavati più di uno per caxe purché non siano 
conzonti, et redur si debbano in pena di ducati 10. 
Ave 160, 8, 1. 

Illustrissimo Consilio X. 233') 

Serenissimo Frencipe. 
Queste sarano per dinotar a Vostra Serenità 
come rivedendo io li conti di questa Real Ca* 
mera; ho ritrovato che uno misier Vallanti et Phi- 



[i) La carU S33* è bianca. 



S9 



m 



UDXXXr, MAGGIO. 



455 



lippo Giorgacchi, dilli Palleologhi, fratelli, dil 1492 
tolseno in appallo il baliazo di Lapylhn, el dil 1496 
nel fin del dillo appallo reslorono debilori de bi- 
sanli 55275. Poi dil 1508 a missier Malheo Pal- 
leologo, figliolo dil dillo qu. misier Phillippo, fu 
dato in appallo per li rettori che allora si trova- 
vano il baliazo dalle Maralasse lleal et fu piezo 
mesier Phillippo suo padre, è vero che dillo mis- 
sier Malhio si scusa dicendo eh' esso allhora non 
haveva ancora anni 13 el che suo padre lo scrisse in 
dillo appalto per principal, el reslorono debilori nel 
fin dil dillo appallo de bisanti 20 mille. Deili quali 
bisanli 20 mille el 55275 non fu mai paggallo, ne per 
il padre neper i figlioli, cosa alcuna a conio dil 
dillo debito; anzi, morto che fu misier Phillippo sua 
moglier si paggò della dole ita che dillo debito deili 
bisanti 55275, che sono ducati 7500 et più, resta 
cosi in Camera. Morto il padre, li filioli, dil 1523, 
hanno tolto in. appallo il baliazzo de Lefcha el resta- 
no debitori per dillo baliazzo bisanli 2381. Item, 
dil !523appaltorono il casal Palurocanipo et re- 
stano debitori bisanli 558; item, il casal Chacivera, 
et restano debitori bisanti 1890; item il casal Lef- 
comialle, et restano debilori bisanti 1909. Item, 
del 1528 iterum tolseno in appalto il baliazo de 
Lefcha et sono debilori fin questo giorno bisanli 
32501. Item, dil 1528 hanno un' altra volta tolto 
in appallo il casal Palurocampo, et restano dar bi- 
santi 6207. Item, pur dil 1528 hanno etiam appal- 
tato il casal Lefchomiale, et deno dar bisanli 10407. 
Item pur dil 1528 hanno tolto in appallo le mar- 
zasoD de Cerines, et dieno dar bisanti 1368-2. Sum- 
mano in lullo, olirà li 7500 ducali ditti per avanti, 
bisanti 69535. Poi sono debilori delle biave di 
quest'anno, che non hanno dato in Camera, bisanli 
10039, et per do altre parlide bisanli 870, sum- 
mano in tulio, per quello che per fin' bora li ho 
trovali debilori, bisanli 80444 che sono ducati 8044 
e bisanli 4, olirà però li 7500 ducati dilli di sopra. 
Et essendo debilori, come ho dillo, misier Matheo, 
uno de ditti fratelli, vene da vostra Serenità, et dallo 
eccellentissimo Conseglio di X con la Zonta comprò 
il casal Palurocampo in comprada libera per du- 
cali 3571, deili qual, parte esborsò dil 1558 de lu- 
gio, parte dil 1529 da avrii, in tempo che dillo 
misier Matheo et fratelli non solo erano debilori, ma 
(^ni giorno più moltiplicava il loro debito in que- 
sta Camera. 11 che parendomi esorbitante che con li 
danari di vostra Serenità habbino compralo le en- 
trate di questa Camera, però havendo io prima più 
volle admonito ditti fratelli che facesseno la sali* 



I 



sfatliono, et vedendo che non si curavano, anzi, Imi- 
tando le vesligie paterne, cercavano con ogni mezo 2J 
di scorrer el non paggar, per termination ho ritor- 
nato dillo casal Palurocampo nella Real, come era 
prima, ponendo ditti ducati 3571, con li quali com- 
prorono da Vostra Serenila ditto casal, a conto 
deili debiti loro ; ben è vero che per honestà io 
dilla termination gli ho etiam concesso che, pag- 
gando essi in termine di mesi do li dilli ducali 
3571, gii sia resliluito dillo casal, con questa 
però condilion che innanzi satisfacciano Vostra Se- 
renità di lutto quello che si rilrovasseno debitori in 
Camera. È vero che nelli primi giorni ch'io gionsi de 
qui, ricercando io quanto che si polca ricuperar da 
debilori per la refrancation dil casal Morfo, questi 
Palleologhi promesseiio alli magnifici rettori el a me 
di mandar a Venetia golloni et zuccari per ducali do 
mille in man de misier Nicolò Singlilico fratello dii 
conte, perchè li ri)agnifici rettori et rasonali mi di- 
cevano che ditti Palleologhi doveano dar sola- 
mente ducali 2500. Essendo sta poi questi giorni 
passali per il magnifico rezimenlo dato io appalto 
ad uno sier Alvise Margariti le marzason dii Vi- 
scontado per bisanti 14 millia all'anno, ditti Pal- 
leologhi tenero mezo che dillo Margariti gii re- 
nonliasse ditto appallo el che li rettori glielo cod- 
firmasse. Il che havendo io risentito, vulsi inten- 
dere se dilli Palleologhi havevano paggalo il loro de- 
bito over mandalo a Venetia li dilli golloni el zuc- 
cari con Tobligation come haveano promesso: tro- 
vai che non haveano fatto cosa alcuna el che erano 
debilori non di ducati 2500 come mi fu dillo, ma 
più de 8 mille ducali olirà li 7500 ditti di sopra. 
Per il che, non mi parendo conveniente che a de- 
bilori, et cosi grossi debilori, si desseoo li appalli 
di Vostra Serenità, et massime le marzason, che si 
scuodeno in denari contadi, tagliai la termiualion 
per la qual questi magnifici rettori havevano ter- 
minalo che dal nome de sier Àivyse Margariti fusse ^ 
scritto dilla marzason a misier lianibal Palleologo, 
ila che ditto appallo é ritornato al primo appaltador, 
il qual non e debitor in Camera cosa alcuna. Dapoi 
che io ho scoparlo questi Palleologhi esser cosi 
grossi debitori di Vostra Serenità, questi magnifici 
rettori hanno fatto dar voce di voler vender anche 
essi uno casal della madre de loro Palleologhi. Io 
non n^tarò di far ogni provision, che possibii sia 
di far, che Vostra Serenità sia satisfatta eUam dil 
restante. Questo mi par esser il debito mio, non 
solo di riveder li libri di questa Camera, ma in 
quelle cose che importano Tar etiam la essecQ- 



45S 

Sjer Lorenzo Bafo, to vicesoracomito, 

di sier Zuan Jacomo 

Sier Benelo Bondimier, qu. sier Zuan 

Alvixe 

Sier Zuan Vetor Conlàrinl, qu. sier 

Piero Maria, fo podestà a Loredo . 
Sier Zuan Alvise Michiel, dì sier Do- 

nienego , 

Sier Zuan Maria *Memo, qu. sier Ni- 

C(rfÒ 

Sier Zorzi Conlarini, qu. sier Gasparo, 

qu. sier Hiri)ninoo 

Sier Zac«fri«'Barbaro, qu. sier Vicenzo 
t Sier Francesco Querini, qu. sier Anto 

dìo, da san Thomà .... 
Sier Alvise Grimani, qu. sier Zacaria 
Sier Dionise Duodo, qu. sier Stai . 



IfDXXXl, GIUGNO 



iW 



98. 75 

125. 69 

128. 59 

111. 84 

107. 87 

123. 65 
115. 82 

144. 51 
139. 56 
123. 76 



Un Provedador sora i Banchi, in luogo di sier 
Lunardo Venier è intrato Avogador di 
Comun. 

173 

t Sier Nicolò da Mosto, fo di la Zonla, 

qu. sier Francesco 136. 67 

Sier Filippo Trun, fo podestà a Berga- 
mo, qu. sier Priamo 135. 58 

Sier Marco Antonio Foscarini, fo pro- 
vedador a le Biave, di sier Andrea. 129. 64 
Sier Alvise Bembo^ fo di Pregadi, qu. 

sier Lorenzo 9§. 96 

S36*) Dil mexe di augno 1531. 

^ di j)nmo. Introno Cai di X sierHironimo 
Zane, sier Pandolfo Morexini et sier Gasparo Con- 
tarini. Et in Quarantia Criminal, per il piedar di 
sier Piero Morexini et compagni, avogadori extra- 
ordioarii, fu preso cbe sier Pollo Justinian qu. sier 
Piero, fo soracomìlo, preso eri nel suo officio et 
posto in li Cabioui, sia ben retenuto, et questo per 
aver tolto di danari spelanti alla illustrissima Si- 
gnoria di botini de biave tolti a inimici quando era 
eoo r armada di domino Andrea Doria. Ave la par- 
te: 

£1 qual sier Pollo doveva andar a Costantinopoli 
con sier Piero Zen, va orator nostro de lì. 

Da poi disnar, iusta la parte, fo Colegio di le 

(i) U otite t35* « ìàMmok 



Aque, et li execulori, stati in meslriQa, refefiteno 
quello hanno vislo zercba le aque. 

In questa mattina, poi aldito assi sier Alvise 
Gradcnigo con sier Polo Trivixan per Y abatia de 
San Zivran, zercha suspender il brieve dil papa, ave 
3, 3, poi 2 et 4, et fu preso non suspender. 

Introno questa mattina Cai di XL nuovi sier 
Francesco Ceissi qu. sier Stefano, sier Zuan France- 
sco Barbo qu. sier Faustin et sier Zuan Batista 
Basadona qu. sier Zuan Francesco. 

A dì 2, la matina. Non fo nulla da conto, so- 
lum grandissimo caldo. 

Da poi disnar, fo Pregadi per li frati ; non fa il 
Serenissimo, et posto ilerum le do parte, alento li 
frati stali in consulto non porzeoo alcun partido. 
Andò le parte : . . . . non sincere, S|6 di Coosieri, 
Cai e Savii, 37 di sier Nicolò Trivixaii coosìer e 
sier Gasparo Malipiero, e li tre Cai di XL novi 74. 
Iterum, 55 non sincere, 37 di Consieri e altri, 
73 dil Trivixan. Nihil captum, et é il secondo Con- 
seio. 

In questa matina in Colegio vene il patriarchi 
nostro, intervenendo la cosa dil priora di San La- 
zaro et non voler obedir la bolla dil papa zencha i 
titoli di le chiesie, et fo aldito con li Cai di X : el 
quul é ostinato più duro dia mai, unde fo teruìioà 
con il Conscio di X e Zonta far provìsioo. 

A dì 3, la matina. Fo lettere di Roma^ dil 
Venier et Surian oratori, di 30 dil posato. 
Di r audientia aula dal papa di esso orator Venier 
ut in litteris, et come lui Surian tofia licentìa da 
li cardinali et dal pontiOce, et partirla per Pexaro. 
Da poi disnar, fo Pregadi per li frati, qual re- 
dulo, fu posto le do parte, et é il terzo Conseio. 
Ave: 48 non sincere et va zoso, 51 di CoDSieri e 
altri, dil Trivixan consier Cai di XL e sier Gasparo 
Malipiero fo 74. Et questa fu presa contra i frati. 

Et licentiato il Pregadi, restò Conseio di X eoo 
la Zonta, per le cose dil patriarcba; non fu il Sere- 
nissimo. Et fo proposta la materia per sier Jiiro- 
nimo Zane e sier Pandolfo Morexini, cai di X, et 
posto certa parte di farsi obedir; a V incoiUro sier 
Gas[)aro Contarini, cao di X, voi certa lo^gola et 
parìò contra la parte. Et sier Luca Trun procurator, 
savio dil Conseio, contradise et parlò altamente. E 
d' acordo fo rimesso la materia tratar in uno altro 
Conseio. 

• In Quarantia Criminal, volendo li Avogadori me- 
ter che sier Zorzi Duodo di sier Vetor, qual si à pre- 
senta, incolpado aver morto per pensato sier Mar- 
co Tiepok) qu. sier Donado et, visto doo é peosado^ 



459 



MDXXXI, OIUOKO. 



Ì60 



Fu posto certa parie, di archibusieri di berga- 
mas(*a. 

Fu posto, di uno zenerodi una madona da Pra- 
dia bene merita, babbi fante a una porta di Padoa. 

Avisi di Mantoa con avisi di Alemagna. Il 
re di Romani à inleso di la trieva falla col Turco 
per uno anno; non voi publicharla per poter scuoder 
li danari promessi per li pòpuli. 

237 Copia di una lettera dil illustrissimo signor 
duca di Ferrara, scritta al suo orator in 
Venetia. 

Alfonxus ddx Ferrarie etc. 

Missier Jacomo. 
Parendoci eh' el qui incluso aviso datoci dil ca- ' 
pitanio nostro di Caslelnovo di Carfignana sia nota- 
bile, et pensando che forsi non ne sia cosi preslo la 
novella cosli, ci è parso mandarveue subilo copia 
perché da parte nostra l'andiate a comunicar al Se- 
renissimo Principe el illustrissima Signoria. CI alla 
Lor Sublimità mollo ci ricomandarete. State sano. 

Ferrariae, primo junii 153 L 

A tergo : Specfahili domino Jacóbo Thebal- 
do secretarlo nostro carissimo — Venetiis. 

Copia di la lettera venuta da Castelnovo di 
Carfignana, di 28 mazo 153 L 

É certissimo che la citi de Luca é sottosopra io 
arme, el hoggi missier Nicolò Suardino m' ha dillo 
che per la chareslia posta da ciladini nelle viltova- 
glie il populo ci é elevato, et hanno creali 18 capi, 
et s* erano redolii a parlamento in San Francesco, 
dove, eletli dui oratori alli magnifici Signori, li espo- 
sero per parte dil populo che volessero disgravare 
li lextori de soldi 2 per braccio postoli novamenle 
nell'arte loro, et dare el frumento a soldi 15 il 
starolo, el fare buon pane. I qualli Signori li remes- 
sero alli IV, parmi se me ricordo, iu liei de la mer- 
cantia. Tra qualli indici, uno Joanne Arnolb'ni più 
giovane, non exp«'ctali gli più antichi, audila la pro- 
posta loro, li rispose che dicessero alli loro 18, che 
havevano per risposta alleviamento de 18 capestri 
bene insapona aziò che '1 nodo corresse a Ihoro più 
preslo. El dilli oratori, ritornali alli Signori et espo- 
sta loro la risposta ricevuta, si partirono el andorno 
al populo, et ivi ridissero quanto li era slato imposto 
per conclusione. Unde il populo che era ivi armato 



In numero di homini 4000, subito dato ali* arme, 
gridò: carne et sangue, per occidere li primati et 
saccbegiarli. Ma li Signori, già accorti de l' errore 
commesso et presaghi dil danno futuro, mandorno 
Ludovico Bonvisi, mollo amato dal populo, con uno 
compagno, per parlarli el mitigare il suo furore. 
Questi, obviandoli in quella provocala furia, quasi 
fumo nel primo impelo occisi ; pu?, con bone parole 
exhibendosi nelle braccia loro, lo audirono. Et li 
Signori, dubitando che ditto Ludovico fusse occiso, 
subilo mandorno per il ritorno suo ; sed iam ae- 
tum erat ut supra, et Ludovico, mostrandosi au- 
stero contra li Signori, fu maior causa in mitigare il 
dillo colerico populo. Et tandem, non possendo per 
altra via terminarsi la minaciala controversia et • 
guera civile, è stalo necessario mandare la caria 
bianca al ditto populo, il qual ha segnato li capiluli 
come li é piaciuto, et demiso fra le altre cose li 
primati, el redolla la signoria in populo, el Barto- 
lomeo Cenami et Alberto Arnolfinì, dui delli primi 
più austeri el rigorosi, se ne sono fugili. Se altro 
seguirà, ne darò aviso alla signoria vostra, alla 
quale etc. 

Copia di la parte presa in Pregadi a di 3 su- 237* 
gno 1531, posta per sier Gasparo Maìù 
piero, in la materia di frati di Santa Ju- 
stina. 

V anelerà parte che, per autorità di questo Con- 
seio, sii preso et firmiter statuito che li cooSni 
alias posti per il nobilhomo Gasparo Malipiero et 
colegi, in execulion di la terminalion per Ihoro fatta 
circha diti confini altre volle etiam posti del 1374 
el 1452, siino et se inlendino li veri et iusti con- 
fini tra il venelian et padoan, el quelli siano laudati 
et aprobali, con questo expresso ordine che in al- 
cun tempo non possano esser da alcuno minati 
over devastali, sotto pena de la vita et confiscation 
de li beni sui, a le qual pene, se alcuno contrafarà, 
cadi inremisibilmente, et P acusador per il qual si 
bavera la verità haver debbi lire 1000 de li beni 
del conlrafator, se ne serano, se non, de li beni 
di la Signoria nostra. Et perchè non se die mancar 
de iuslilia a chadauno quello che è suo, sii preso et 
commisso alli officiali nostri a le Raxon vechie, come 
fiscali, che debbino consignar a li venerabili mo- 
naci di santa Justina tutte quelle terre et loci, che 
per veri iusli el legai inslrumenti et titoli mostre- 
rano haver aquistado dentro dilli confini et al pre- 
sente per la Signoria nostra fusseno posessi, con el 



468 



IIDXXXI, OIUONO. 



46i 



cambio a le predille do galie, che hanno bisogno di | 
venir a confarsi, el io redopierò la guarda dii 
Sasno el lasar(d) i galle alla guardia dil Golfo, el con 
4 galle passerò in Arzipielago per poler al lempo 
debito rilrovarmi con le galie di viazi el acompa- 
gnarle. Heri sera zonse qui la galla soracomilo do- 
mino Zuan Salamon, vien di Candia, venula da Cao 
Hallo per bisogno di pan, la qual nel ritorno acom- 
pagnerà la nave, conduse li consieri a Naf>oli. \n 
questa notte domino Hironimo da Canal vicepro- 
vedador parli per venir a disarmar, et per sua se- 
gurtà farò sia acompagnalo da una galla sino a la 
Bocha di Cataro. 

Lettera dil dito, di 13 sugno, in porto 

di Caxopo. 



Le galle di domino Lorenzo Sanudo et domino^ 
Hermolao Barbaro sono interzale et li bo dato la 
paga a di 10; zonsi a Corfu a di il. Per una nave 
patron Alfonxo dil Bun di Otranto, partilo di Otran 
toa li io, mi fu riportato come a h 6 dil presente 
errino siale a V isola di Taranto 6 fusle moresche, 
quale iudicavano fusseno 3 altre unitose a le prime 
3 fusle che furono in Colpho, e disc di una alt^a 
fusla vista a le seche di Usenló. Dapoi per uno, ditto 
Calvato, patron di schierazo, venuto dil canal di Ne- 
groponte di conserva di uno altro schierazo, hebi 
aviso che a li 33 dil pusato se ritrovorno sopra Cavo 
239* Mantello 3 fusle turcbesche sforzate di 18 et i9 
banchi con 3 brigantini turcbeschi liberi di 9 et 10 
banrhi, li patroni di le fusle nominati uno Gauverli 
Tallro Cullesi, ci capilanio di brigantini Cozarnis de 
Natòlia, che hanno preso uno navilio sioto et uno 
candioto. Hor parendomi prima andar a veder di le 
predile 6 fusle, per esser in le aque di Licvante le 4 
galle é a la guarda di Cao Malio, ho deliberato tran- 
sferirmi a dilla banda per opponermi a ditte fusle 
et expugnar questo Colpho, et le 4 galie mandai a 
zerchar ditte fusle: non poi lardar do giorni a zon- 
zer a Corfd per fornirsi di pan, e la galla domino 
Zacaria Barbaro et domino Andrea Duodo hanno 
bisogno di palmarsi. Siche questa matina mi ho le- 
vato con le galle domino Lorenzo Sanudo, domino 
Hermolao Barbaro, domino Piero Capello, e sequirò 
il viagio. 



Sumario di una lettera di sier Franùeseo 240 
Pasqualigo provedador di Varmada^ da 
Corphù, di 2 gugno 1531. 

Come a di 38 dil passato da matina mi ritrovai 
sopra il Sasno con vento contrario di sirocho e se 
incontrò nel magnifico domino Hironimo da Canal 
viceprovedador di Tarmata, el qual erra con 4 gaDe 
ben ad ordine, el qualalhora havea expedila una fre- 
gala con lettere a la illustrissima Signoria, et li a- 
presentò la lettera che li consignase il governo di 
I* armala, et disnoe insieme. Poi andoDo a CorphA^ 
e a di 39 gionse, dove intese il sucesso di le 5 galle 
che combalereno le 3 fusle et preseno. Sopra le 
aque di Cavo Ducalo over Pasili scontrò ditte fuste, 
et le due galie prime si miseno a incalzarle per 
gran spacio. La galla di domino Hermolao Barbaro 
incalzando una fusla di banchi 30, quella si voltò el 
vene contra la galla dita, el vollosi urlando prova 
con prova, et montò li homeni di la fusta sopra la 
galla et amazono 40 homeni et feriti 110, et prese 
la fusta con melerli suso el suo stendardo, et haveo- 
do fato andar ab^^ li vivi et spogliala la ditta de 
parte di le sue monitioii et sarlamenti, baveodo tolto 
ancora aqua suso la dita galla, si reduseno poi sopra 
la sua fusta. El per i' altra galla de domino Uirooimo 
Contarini fo de misier Andrea, qual vogava in so- 
corso suo, urlando la dita fusla, li turchi similmente 
montouo supra esa galla Contarina con oocisioue de 
huineni 5 et feriti homeni 55. Dove cuiobateodo le 
gente, la galla dil magniflco viceprovedador, la 
qual etiam urlò in dilla fusla et conibaté per gno 
spalio di hore sino alcune bore di notte eoo lode 
ditte galle, pur a la On fono turchi tagliati iiUU a 
pezi. La galla di domino Lorenzo Sanudo di mister 
Zuanne si messe drielo un'altra fusta de zereba'lNini- 
chi 18 et, incalzandola et batendola con Parlella- 
ria, quella sfondrò et, impila di aqua la galla, la io- 
vestile, et combatendo è sta ferito el patron de 
una frezada nel zenochio, morti homeni 4, feriti 
numero 33 ; tandem prese essa fusla et lagliono 
lutti a pezi. La terza, eh* é una fusta menor di ban- 
chi 14, quella fu seguitada per domino Jacomo 
d*Armer, il qual investi ditta fusta, et combatendo 
mollo longamente fono morti galioti 4 et feriti 19, 
el fu presa ditta fusta. Gionlo de qui ho trovato 
questa armala mal in aseto. Per li homini feriti et 
morti, subilo cornisi a domino Hermolao Barbaro 
che metesse bancho, et mandai il mio soramasser a 
pagar homini per interzarla in locbo di qoelti cbe 



w 



MDXXXr, GIUGNO. 



468 



savio a Terraferma, di sier Jacomo procuralor, e 
sier Tomaxo Conlarini, è di Pregadi per danari, qu. 
sier Alvise, di una balola da suo cugnado sier Ma- 
lio Dandolo, fo savio a Terrarerma, di sier Marco do- 
lor e cavalier. 

A dì 13. Dapoi disnar, fo Pregadi. Et poi telo 
le lellere 

Fu posto, per il Serenissimo e tutto il Colegio, 
iterum la parte di donar la cadena d*oroa sier 
Sebastian Justinian el cavalier, tornato orator di 
Pranza, el baloti 2 volte non lu presa. Voi i qualro 
quinti. Ave 168, 54, 0. Iterum 171, 51, 0; la 
pende. 

Fu posto, per li Savii dil Conseio, Terraferma el 
Ordeni, excepio sier Marco Antonio Zantani e sier 
Francesco Querini, che a requisition di sier Piero 
Zen, va orator e vicebaylo a Conslantinopoli con la 
galla soracomito sier Micliiel Salomon, sia compia- 
cesto di poter menar con sì per comito Cecho Vilan, 
qual va paron su le galle di Alexandria, al qua! sia 
resaivì dita patronaria andar uno altro viazo ut in 
parte. 

El sier Marco Antonio Zantani e sier Francesco 
Querini, savii ai Ordeni, voleno che'l dito Cecho Vi- 
lan debbi portar li danari Pà tochà al Armamento 
per andar comito ut supra. 

El parlò per la sua parte dito Zantani; li rispose 

Andò le parte, 3 non sincere, 6 di no, 

102 di Savii, 116 di do savii prediti, e questa fo 
presa. 

Fo prova sier Stefano Malipiero di sier 
Alvise va patron in Alexandria .... 171. 6 
liem sier Alvise Balbi di sier Bernardo, va 

patron ut supra 198. 7 

Item, sier Dona Corner qu. sier Alvise, va 

patron a Barulo 166. 4 

Item sier Piero Pisani di sier Vetor, va 

patron fi^ ^j)ra . 196. 9 

Fu poslo, per li Savii a Terraferma e Ordeni, 
alento dil 1526 drl mexe di avosto, fosse sta elelo, 
per il podestà e capitanio di Caodislria, caporal di 
Castel Lion di Caodislria Lazaro qu. Andrea di 
Cola Moro, e fo confìrmà per lettere di la signoria 
nostra, pertanto sia etiam conGrmà per questo 
Conseio. Ave: 146, 13, 10. 

Fu leto una suplication di Zuan di Nassi e 
compagni, daziari di la bolla dil pan di Zara Tanno 
pasato, dil qual resta a dar zercha ducali 300, di- 
manda restoro. Fu posto per tutto il Colegio farli 
resloro di ducati 100. Aire: 135, 15, K. Fu presa. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XI : Alento 



sier Vicenzo Permarin qu. sier Renuzi, fo camer- 
lengo a brexa, sia sta sententià per li Avogadori fi- 
scali a reiratar 2 partidedi ducali 400 et il quarto 
più per pena, sia comesso a li dili Avogadori, lo 
realdi e ministri raxon e iustilia. Ave: 150, 11, &. 

Fu posto, per lutto il Colegio, che al signor duca 
di Urbin, capilanio zeneral nostro, sia dà il dazio4i 
tavole 800 di abieto, voi trazer di qui per suo uso. 
Ave: 139, 37, 1. 

Fu. posto, per li Consieri, una taia a Brexa di pò* 243 
ter bandir con laia lire 1000 el conGscalion di beni 
ut in parte. Ave : 170, 5, 4. 

Fu posto, per li Savii : Atento la gran miseria in 
la qual si atrova li fanti sono a Verona, sia preso che 
de li danari di la meza tansa, da poi le ubligalion, 
siano tolti ducali 400 per pagar li dili, e siano 
mandati a Verona. Ave: 188, 10, 3. 

Fu posto, per tutto il Colegio, chea la comunità 
di Salò sia c(»ncesso uno teren vacuo, dove sulea 
esser il castello qual fo ruinà e brusà, per far 11 uno 
monasterio di monache di Santa Maria di la Fon- 
tana. Ave: 145,26,7. 

Fo fato poi Orator a la Cesarea Maestà et uno 
Savio ai Ordeni, el qual scurlinio é questo. 

Orator a la Cesarea e Catoìicha Maestà con 
ducati d' oro al mexe per spexe. 

Sier Jacomo da Canal, savio a Terra- 
ferma, qu. sier Bernardo . . . 117.135 

Sier Christofal Capello, fo capitanio a 
Brexa, qu. sier Francesco el ca- 
valier 105.145 

Sier Maria Justinian, fo avogador di 
Comun, di sier Sebastian el cava- 
lier 136.112 

t Sier Marco Antonio Conlarini, fo luo- 
gotenente in la Patria di Friul, qu. 
sier Carlo 147.112 

Un Savio ai Ordeni, in luogo di sier Filippo di 
Garzoni^ è intra dil Conseio di XXX. 

Sier Zorzi Bragadin, qu. sier Piero, di 

Campo Rusolo 151. 73 

Sier Zorzi Conlarini, qu. sier Gasparo 157. 95 

Sier Alvise Grimani, qu. sier Zacaria . 165. 67 

Sier Alexandro Valaresso, fo vicepode- 
stà e capitanio a Coneian, qu. sier 
Valerio 148. 87 

Sier Dionisio Duodo, qu. sier Stai ». 151. 70 



471 



MDXKXI, GIUGNO. 



m 



li quii siano imbosolati, el come vacherano si cavi 
uno, e cussi se observi. 

Che caxe 9, sono a pepian, si dieno dar a mari- 
nari et maislranze, sia fallo il simile, cava 4 per 
voUa, el come vacherano si cavi uno, e cussi si 
ebiervi. 

Che caxe 30, sono in San Jacomo di l'Orio a pe- 
pivi, fo di la oomesaria fo di sier Piero Regia, el 
qual à ordina siano date a poveri marinari vechii 
con il modo ut supra, si elezi 8, e cavali sicomc 
vacherano. 

Che caxe 17, a pepian e io soler, in Muran in la 
contrà di San Slephano, sieno ut supra elecli 6 
venitiani, et cavali come vacherano. 
343^ Che caxe 6, fo di la comessaria qu. Àlexandro 
Turella, in San Stefano di Muran, le qual se dia dar 
a persone di Muran, si dagi per il modo sopradiUo, 
et li Procuratori, in la dispensalion di quelle e in 
la elelion farano, si aderissi a la volunlà di te- 
statori. 

Che ducali 400 hanno per paga Mmle vechio 
a la Chamera d' imprestidi, che si dieno dispen- 
sar ad pias eauaas di Nadal e di Pasqua, siano 
dispensati, e dato a li nobili il suo ordinario et 
{olii) monaslerii e( a li poveri ciUdini, come voi 
la comessaria qu. Àlexandro Turella, il resto si di- 
spensi per le contrade zorni 20 avanti NaJaI, e di 
contrà in contrada, per do Procuratori a uno sestier 
a la volta. 

Che poveri e povere numero 34, stanno in 4 
ospedali Veniexia, Muran e Mazorbo, sicome va- 
cheranno siano messi a bosoli et balole. I 

Che ducati 40 in zercha hanno per paga per ma- 
ndar donzele nobile, siano dati a bosoli e balole. 

Cbe ducaK 150 hanno et scuodeno ogni anno 
per maridar donzele popular, siano dati a bosoli et 
balote, non manco di 5 per una né più di 30 per 
una, la qual cerneda si fazi, scossa sarà la paga a la 
Camera, el una popular se dia dar ducali 32 in 
Venetia, la qual sia poverissima, insta la forma dil 
testamento dil qu. Antonio da Burla da Piasenza. 

Che li mansionari, si come i vacherano, si fazi 
clection di altri, el quelli hanno più di una mansio- 
naria non le possino aver el di quelli hanno più de 
ducali 20 per paga. 

Clie la comessaria, fo di sier Zacaria Cabrici prò- 
curator, qual voi se vendi il suo residio el di quello 
compri cavedali Monte vecliio, el di prò si dispensi 
su la Taola di Procuratori in 4 parte, uno quarto 
in fabricha e reparation di chiesie et poveri moni- 
steri di Veniexia, uno quarto in poveri nobili, uno 



quarto in poveri e povere da chà Cabriel« et uno 
quarto in presonieri el miserabii persone popular, 
sia preso che il tutto si fazi a bosoli et balole. 

Clie uno di Procuratori atemii ogni do mexi al 
palazo, excppio il cassier, poi se mulino. 

Che a quelli stanno in le sue caxe, volendo farsi 
pagar di fiti o licentiarli, niun altro magisirato di 
questa citi li possi impedir. 

Che il nodaro, 8 di avanti vorano far alcun di 
sopradilti effecli, debaoo per uno suo fante far asa- 
per a caxa di Procuratori se redu^no il tal zorno. 

Che questa parte sia notada nel suo capitolar. 

Nota. 

In Gn di la parte di Procuratori di la «hie- 
sla é questa nota, che sier Lunardo Mozenigo, sier 
Lorenzo Loredan, sier Jacomo Soranzo, sier Andrea 
Lion, sier Francesco di Prioli, sier Zuan da Leae, 
absenti li altri, elexeno per secondo cassier a notar 
li danari, sarano posti nel saobo, per tutto il oiexe di 
fevrerl531 (1) sier Antonio Capello, e poi si elezi 
uno\ltro a questo eSecto. 

A dì 15. Fo San Vido. Si fa ja proceasion. El 344- 
il Serenissimo invidò al pranso li XL Crimìoal e 
Savii ai OrJeni et 6 soi parenti zoveni. Et coaieozi 
la procession per lerra, il Serenissimo, vestito di 
reslagno d'oro, andò con li oratori, eoa le ceriooo- 
nie ducal, portò la spada sier Andrea Grilli qu. 
sier Francesco, va podesti a Vicenza, vestilo di ve- 
ludo cremexin, fo suo compagno sier Almorò Ilo- 
rexini qu. sier Antonio, el li altri iovidati al praoso, 
con li piati andò a San Vido, el H udite messa, e 
tornò poi con li piati, e questo fece per nou poter 
caminar, che si suol andar per lerra tuUi. Fo 90- 
lum 35 XL Criminali, li Savii ai Ordeni, et t> soi 
parenti; etiam vi fu el Podacataro vescovo di ... . 
(Nicosia), et il cavalier di Martini e il cavalier do- 
{nino Juslinian Juslinian ; el poi lutti, iusta el aolito, 
fono a pranso con Soa Serenili. 

Da poi disnar, li Savii si reduseoo ad consu- 
lendum e dar auiiientia. 

A di 16. È da saper, fo gran mormorattoQ in 
la terra che l'altro eri in la balutalioo di sier 
Marco Antonio Conlarini, rimasto Orator a la Casa- 
rea e Calholicha Maestà, havia nel corpo di le sue 
balole aule molle balote dì più di quello erra sia 
numera il Conseio, unde li Cai di X inlroe et fono 

(1) Mor$ ^mrno, • qoindi IMI. 



47S 



MOtXKl, ai0OMO. 



47i 



in Collegio, et ordinato ozi Pregadi et Conseio dì 
X per taiar dHh eietion e farne un' altra. 

Da poi disnar, fo Prega^Ji el, ieto le lettere 
prima, introe Cooseio di X, et fu preso taiar dita 
balolation di Oralor a V imperator per farla di novo 
ozi in questo Pregadì; tamen lo iudicbà non sia 
sti miiitia ma eror di qualche consier nel contar. 

Fu posto, per i Savii, venuto il Conscio di X 
Cuora, e\e2er de praesenti uno Orator a V impera- 
tor, con pena, et con ducati. ... al mexe per spe- 
xe. Fu presa, et questo é il scurlinio. 

Scurtinio di Orator a la Cesarea e CathoUcha 
Maestà, eanpena^ et ducati ... .d'oro al 
fHexe. 



87.129 



100.113 



10&106 



[0& 



80.129 



78.135 



Sier Jacomo da Canal savio, a Terre* 
ferma, qn. sier Bernardo . . . 

Sier Lunardo Venier, qu. sier Hoisé, 
fo avogador di Comun .... 

Sier Marco Minio, fo savio dil Cooseio, 
qu. sier Bortolomio 

Sier Chrislofal Ctfpelio, fo capitanioa 
Brexa, qu. sier Francesco el ca- 
valter 

Sier Marco Antonio Corner, savio a Ter- 
raferma, qu. sier Zuanne .... 

Sier Mann lustinian, fo avogador di Co- 
mun, di sier Sebastian el cavalier . 91.118 
t Sier Marco Antonio Contarini, fo luogo- 

tenHìte in la Patria, qu. sier Carlo . 1 10. 97 

Sier Domenego Veoier fo ambassador 
al Summo PontiGce, qu. sier An- 
drea procurator 63.1 49 

Et questo iierum remanir di sier Mirco Anto- 
nio Contarini fo grandissimo suo tonor, et cono- 
suto esser sta eror de consier al numerar, come se 
iudichava. 

Fo ballota sier Piero Contarini qu. sier Zuan 
Saba et sier Hironimo Gradeoigo qu. sier Ferigo, 
stati patroni a Barulo, averse ben porti, et ri- 
maseno. 

Fu posto, per li Savii tutti, che uno caporal con 
8 compagni, va con sier Alvixe Zigogna va conte e 
capilanio a Dulzigno, sia pagato de ducati 31 di 
danari di la meza tansa, qual siano mandali a li 
Provedadori sora le Camere. Ave : 136, 6, 3. 

Fu posto, per tuli : cum sit che 1 523 a di 20 
setembrio fose scrito ai retori di Verona che el 
dacie di 800 peti de larese, che oaoDla dtteati 75> 



fose messi a conto de la Signoria nostra, i qual 
fo tolti per refar et fortifichar il fiume di V Adese, 
perhò sia preso, che altri 420 pczi de li reduli lasino 
trar senza dazio. Av^ : 180, 2, 4. 

Fu posto, per li Savii, aleuto li meriti di Zuan ^^^* 
Batista Donadei, capo di squadra alias nostro, li 
fosse di la porta de San Zuanne di Padoa, non ob- 
stante la eledion fo fata di Antonio Contarini per 
capilanio di dita porta e confirmata per lettere 
di la Signoria nostra di 23 aprii 1528 ; le qual let- 
tere siano revocade. Ave : 123, 8, 13. 

Fu posto, per li Consieri, uiui taia a Leodenara, 
chi acusera il nuilfator babbi lire 1000, et saputo, 
possi quello bandir di terre e lochi, con taia, vivo 
e morto, lire 1000 el confiscar li soi beii. Ave; 
176, 0, 6. 

Fu posto, per li ditti, una taia a la Mota, de po- 
ter bandir di terre e lochi, con {aia, vivo, lire iOOO, 
morto, 600. Ave: 148, 1, 6. 

Fu posto, per tutto il Colcigio : Hessendo credi- 
frioe a Toflcio di le Cazude, per resto di la sua ilota, 
dona Cecilia retila sier Alvise Pisani qu. sier Ni- 
colò, de ducati 252, per esser sii venduto, per ditto 
officio, slabile dil marito, per tanto m preso che 
ditto credito si porti a li Governatori a poter scon- 
tar in angarie et luor debitori. Ave : 181, %, 9. 

Fu posto, per sier Zuan Contarini, sier Antonio 
I/vedan, sier Francesco di Prioli, prove<Jadori di 
Comun, una parte, di fliacnnevi, che i non possi far 
filar sede ni lavorar in alcun loco fuore di questa 
terra, né ad alcun forestier, in p^na eie. 171, 9, 9. 

Fu, in Conseio di X, preso rhe sier Piero Zen 
eleto orator e vicebaylo a Constanlinopoli, debbi 
montar in galla et partirle, soto pena di ducali 
1000 ut in parte, la qual fo presa nel Conseio di X 
con la Zonla, perhò se partirà prestissimo. 

Nolo. Si ave aviso come Zorsi Griti, fiol naftu- 
ral dil Serenissimo, tornando de Franza, zonlo a 
Chies in Savoia, fu ritenuto, el qual erra io compa- 
gnia di 8 dil signor Renzo, et da 30 armadi, hes- 
sendo in l' ostaria, fo retenuto a requisilion d Tim- 
perador et re di Romani, ei mandato a Turin, ei 
questo per dubito hanno non Irati qualcosa dil 
Signor turco con il re Chrìstianissimo. Unde^ intesa 
questa nova in Colegio, sier Alvise Mozeaigo el 
cav^ilier, savio dil Conseio, disse verso el Serenis- 
simo : « Non ne manrheri garbuio et mélius esset 
quod natus non fuisset homo iste. > 



47S 



UDXXXi, OICJONO. 



176 



245 J5fl Roma, aìli 5 di stagno 1531, al signor 

duca di Mantoa. 

Finalmente il Nostro Signore et questi signori 
reverendissimi si sono risoluti di compiacer il re 
Chrislianissimo di quelle denominatione de beneGcii 
che Sua Maestà bavea rizereala, ben però in vita de 
Sua Maestà. Cosi li privilegii de quelli abbati, cano- 
nici et capitoli, a che slava di conferire li beneGcii 
che vacavano, sono suspesi. Inlendesi che per que- 
sta concessione il re bavera una via amplissima di 
dar beneRcii, et le expedilione se faranno a Roma, 
che sera cosa molto utile alla Corte. E novamente é 
venuto il conte {Pietro) Francesco di Pontremolo 
qui in posta non ho inteso altramente la e? usa, ma 
stimase sia per il medesimo che vene anche il cardi- 
nale de Agramonte, zoè per la materia dil parentado 
e per le cose de Ingilterra, et forsi anche per la 
praticha dil Concilio. Il prefato. cardinal dice voler 
partir prima che passi questo mexe di zugno ; il 
signor duca de Albania resta ancor per qualche 
tempo; il conte Pietro Francesco partirà inanti de 
Agramonte, secondo m*(; sta ditto, per Pranza et in 
posta. Di la causa de Ingilterra per adesso non si 
fa altro: questi signori oratori inglesi rizercano pro- 
rogatione et voriano mandar la cosa in longo, li 
signori cesarei instano la expedilione, et cosi il ne- 
golio sta in bilancia ; de cometer la cognilione a 
Cambra!, per ancor non è determìnatione alcuna. 

Di Roma, aìli 7 ditto. 

La parentella di Nostro Signore con Pranza si 
tien per fatta, ogni volta eh* el Christianissimo si 
contenta lasciare di qua la giovane insifio al tempo 
di la legitima elide dil figliolo suo, et credesi che 
Sua Maestà se ne debba contentar, caminando alla 
vera strata. Lo imperatore (innlmente vontitò quel 
, cardinale che Sua Maestà si riservò a Bologna in 
petto, ch'é stato il vescovo de Burges che si trova a 
Napoli. Al papa si é scoperta ne li pieni la podagra. 
Morse el vescovo de Trevere elettore, el Tannata 
di le bolle dil sucessore suo che giongie alla summa 
di 20 milia fìorini, il re di Romani dimanda per 
parte de sussidio conlra inGdelli, allegando, queste 
annate essere a principio stile introdule da i pon- 
tiflci per aiuto contra turchi. Fu proposto in conci- 
storio; h bbe conlrarii tutti gli voti di reverendissi- 
mi, excetto quel di Ravenna. 

L* ambasadore di Ferrara missier Jacomo Al- 



varotto, venuto novamente, ha fato instantia che 
Nostro Signor si risolva nel caso suo. Sua Santità 
é remasta con la sua prima resolutione. Credo che 
a questa bora sia ad ordine il deposilo de li 50 mi- 
lia ducali per la prima paga de li i 00 milia, et li 
7000 dil censo perpetuo. 

Il papa dice non voler che la gente imperiale se 
affermi più su le sue terre, et pur vi stanno et, che ' 
é più, gli ha, dil suo, mandato ultimate 10 oiilia 
ducati. 

■ 

Da Gant, alti 3 di sugno. 

Questi di passati parca che la Maestà Cesarea 
fusse in oppinione de andar a Bruges; ma da poi, 
essendosi inteso esserci di la peste et ha vendo - 
sene Sua Maestà voluta chiarir con mandargli lì 
medici, ha ritrovato, il caso non esser senza pe- 
riculo. Perbò non se gli andarà altrimenti, ma si 
starà qui ancora per qualche giorni, et dominica, 
che sarà dimane a 8 giorni se farà la giostra che 
per^tre scrissi, nella quale é oppinione che Sua 
Maestà intervenerà, se già noh resta per un poco 
de male che ha a una gamba, proceduto da una 
grattatura, che non gii dà poca molestia, et p/r 24rV 
questo Sua Maestà ha preso alcuna purga. Se crede 
che alla partita di qua, che non si sa perhò 
quando habbia a esser, se ne ritornerà a Bur- 
selle. Di novo certamente non saprei che mi dir 
a vostra excollentia, perché di nessuna parte si 
sente cosa degna de aviso. De qui si atende alla 
exp'dilione di questi denari. Si va pur mormo- 
rando che Sua Maestà anderà in Spagna, e( chi 
dice per la via dil mare di qua, chi dice per quella 
dltalia, ma perhò non si vede pur ancora inditio 
ne di I* uno né di 1* altro, ma gli stimuli sono 
grandi el di Spagna et di qua eie. 

Sumarió di una ietterà di sier Francesco 246 
Pasqualigo, provedador di Varmada^ data 
in galla a Santa Maria di Casqpo, a dì 
8 augno 1531. 



Come a di 3 ritornò a Corfù la galla di do- 
mino Pietro Capello impalmata, et io etiam andai 
a impalmar, et in zorni do e mezo hebbi fornito. 
Hozi a di 7, per lettere dil marchese di la Tri- 
palda et di domino liironimo DoIGn consolo no- 
stro, date in terra di Otranto a di 5 di 1* instante, 
son sta avisalo di 3 fuste de inGdeli, che ludico 
siano quelle voltegiavano in colpbo di Ludrio, che 



479 



llDXXXr, GIUGNO. 



I» 



saa excellentia habbia il carico del governo de la 
republica fiorentina et di tutto il stato di quella, 
per sé et successivamente per gli figlioli in primo- 
genito, pur sotto titolo di governatore, havendo in 
suo arbitrio tutte le fortezze del detto stato, con 
provisione de venti miglia scuti Tanno, la qual 
però già Fiorentini gli havevano decretala. Et que- 
sta expeditione ha fatta Sna Maestà corno quella 
in arbitrio de la quale, ne la deditione di Fiorenza, 
Fiorentini bavevano remisso la reformatione del 
loro governo. 

Circa la moglie gli sera fatto assegno de vin- 
ti miglia scuti per ciascuno anno d'entrata, et a gli 
fin de augusto si mandare in Italia. Dopoi che ba- 
vera basato i piedi et fatto reverenlia alla Santità 
di Nostro Signor, sera condotta a Napoli, ove se 
detinerà sin a tanto che seri in età di potersi co- 
pular con lo preditto signor duca. Il qual, se gli 
occorre far la via di Mantua, voleva affirmarsi 
dui trei giorni a spasso con vostra esoellentia, se- 
condo me haveva detto. 

La Maestà Cesarea et la Serenissima r^ina 
stanno su gli piaceri. Spesso vanno a caccia, el già 
otto giorni forno insieme a un banchetto che li fece 
monsignor reverendissimo di Lege ove diseoarooo, 
cenomo e( dansorno sin a meggianotle. 

349 J. d) 17. Da poi disnar, fo Conscio di X con 
la Zonta. Fu fato vicecao di X, in luogo di sier Pan- 
dolfo Morexini é anialado, sier Bernardo Soranzo. 
Fa posto partesele non da conto. 

Fu preso dar a Zuan Domenego Modoneo, à 
fato il napnmondo di panni, acciò el non vadi a 
Conslantinopoli come voleva andar, provision ducati 
5 al mexe a la camera di Vicenza, qualli siano Oìan- 
dati di qui di mpxe in mexe. 

Fu preso dar a colui fé* li concoli di le balote 
ducali uno di pid al mexe, siche babbi de coetero 
ducati 3 al mexe di la casa dil Conscio di X. 

A (A 18, damenega. Fo Gran Conscio, fatto 
voxe. Non fu il Serenissimo. 

Fu posto, per li Consieri e Cai di XL, una gra- 
tia di sier Marco Zen qu. sier Bacalano el cava- 
lier, el qual pati danni e fu preso da turchi, che 
li sia concesso balestrarle — su le galle di merchà. 
Balotà do volte non fu presa. 

Fu postOi per li diti| una gratia di Zuan di Ste- 
fani, et fo presa. 

A di 19, Da poi disnar, fo Pregadi per la 
terra, ma fo per il clero di Padoa con li frati di 
Santa Juslina. Et parlò domino Antonio Cao di Va- 



cha el cavalier, citadin di Padoa, per la lem, et f& 
bona renga. 

Fu leto una lettera di sier Zuan Vituri, pode- 
stà di Padoa, di eri, come havendo inteso che li 
Àvogadorì exiraordinarii voleno intrar su le eoee 
sue, el in questo a difendersi bisogna exser perso- 
nalmente el non per procuratori, pertanto refiuia la 
podestarìa di Padoa, et suplicha sia electo il socces- 
sor, et vadi presto. 

A d\ 20. Fo, da poi disnar, Conseio di X eoo 
Zonta su cose di Cypro. 

A di 21. Fo Pregadi per le cose dil der» di 
Padoa. Parlò per li frati domino 



A di 22. Fo Pregadi per le cose dite et p«r- 

loe fu posto per di laiar ie 

favor di frali et 



In questa malina parti sier Hichiel Sahmoiiy 
racomito, con sier Piero Zen, va orator al Signor tur- 
co; ma, bessendo in mar, soravene la flevre al dito 
orator, el qual volse tornar indrio e smontò a 
eaxa sua con mal assai, ma poi varile. La gaDa b 
manda a interzar a Zara. 

In questa note si brusò a San Marco 3 botege 
di legnami di barbaruoli, di le nuove fate per li Pro- 
curatori. 

A dfi 23, la ma lina. In do quarantici per li Afa< 
gadori exiraordinarii novissimi, cussi rechiedeado 
sier Polo Juslinian, fo laià il suo spaso di Colegio, 
dicendo voler produr altro, tamm nulla produse, 
et fo iterum expedlto. Lui medemo per ud aio 
conto si condana. A questi tocbò il suo oolegio 
sier Marco Dandolo dolor cavalier, sier Agustio da 
Mula, consieri da basso, sier Francesco Cebi cao di 
XL, sier Zuan Matio Bembo, sier Hieronimo Bar- 
baro di sier Lorenzo, Signori di Note, sier Piero 
Morexini avogador extraordinario. 

Da poi disnar, redule le do Quaranlie predile 
con il Serenissimo et Signoria, fo per li Av(^dori 
extraonlinarii mena sier Zuan Viluri poJesU di 
Padoa aver tolto, hesseitdo provedador zeoeral in 

Pula 

Parloe sier Alvise Badoer. Posto di reteoirlo, 
conlradise sier Alvise da Ponte XL Criminal^ di- 
cendo r à refudado, si poi indusiar un mexe ete. 
Andò la parte : 39 di si, 25 di no, 15 non sincere, et 
fu preso. Et subito fo manda a Padoa per retenirlo, 
el qual za havia falò sgombrar il palazo dil tutto, et 
so moier venula in questa terra con le robe: si dice, 
ba un bacil et uno ramin d^oro, una perla vai 



m 



MDXXXI, GIUGNO. 



482 



ducali 1500, arzenti per ducati 1500, 10 cavalli da 
ducati 300 Tuno, el qual ozi parli di Padoa, e 
andò a Praia, licenliò li chi lo acompagnò, e poi 
tolse la volta di Ferrara. 

Noto. Le zenle spagnole é pur in Romagna a 

presso Ymola a ben pagate da l'impe- 

rator. 

A dì 24. Fo San Zuanne Batista. Fo Gran 
Conseio. Fato 9 voxe per do man. Non fu il Sere- 
Dissimo. 

A dì 35, domenega. Fo Taparizion di San 
Marcho. De more fatto procession, il Serenissimo 
in chiesia con li oratori et pochi lo à acompugnà o 
per il caldo o per altro. 

Di Boma, di sier Marco Antonio Venier el 
doiOTy oraior^ di 22. Come V orator dil duca 
di Ferrara era stato dal papa dicendo, il suo Signor 
dimandava venia a Soa Beatitudine si T havesse fa- 
tilo io alcuna cosa, la seconda che Tavea li danari 
da darliy iusla la sententia Cesarea. Il papa rispose, 
la cbiesia perdona a tutti quando è confesà il delitto, 
et, di danari, non lauda ni biasema la sententia, ma 
oon li voi se prima non ha una risposta di Ce>are. 
L* orator dimandò fusse noia questo atto ; il papa 
gè lo concesse e fo notato. Zercha il Conciljo, Tim- 
perator insta si fazi; il papa à risposto non ha auto 
ancora risposta di Franza. Et come il Re di romani, 
é a Praga in Boemia, voi far una dieta per trovar 
danari per far 50 milia fanti el 8000 cavalli contra 
turchi, in caso il Turcho non manlenisse la Irieva. 
Item^ sono lettere di Portogalo, come una terra in 
India, chiamata . . . , se havea sotoposta a quela 
Maestà, el promesso darli 3000 ducali a Tanno di 
tributo. liem^ Tarmata soa à ruinà et brusà alcuni 
navilii dil re di Combail. Li fanti spagnoli é dove 
erano, vicini a Bologna, Il duca Àlexandro di Me- 
dici a di 30 dovea intrar in Piasenza et, dovendo 
andar in Fiorenza a tuor il governo, dove è il cardi- 
nal Cibo, non poi per esser la peste, va a Prato, el 
Fiorentini li hanno fato do oratori contra per ho- 
sorarlo, li qual sono ..... Il qual intra al go- 
iremo di Fiorenza come vicario zeneral di Tlmperio. 
Sono lettere che Andrea Doria con 6 galle, el 4 
«rano in Sicilia, andò in Burbaria in uno porlo dito 
Porto Farina, 30 mia da Tunis, el li trovò 3 galle et 
3 fusto di turchi, su le qual erra il stendardo ch'el 
Signor turco mandava a Barbarossa di esser suo ca- 
pitanio. Hor combaté, prese 2 galle el 3 fuste, el le 
€rase fuora, la Kalia e la fusta dele in terra, et flchò 
tf ttogo el li brasò. 

/ lH§fii a M. SAifUto -* Tom. LIY, 



Noto. Fo avisi, Zorzi Griti esser in Savoia in 
uno loco dito Camariam, el aspetavano nonliì di 
Cesare et dil re di romani, venisseno li per questo, 
el qual non erra in molla destretla. 

A dì 26, luni. Fo chiama in Rialto sier Zuan 
Vituri, si vengi a presentar in termine di zorni 8 a 
li Avogadori extraordinarii, iusla la parte presa in le 
do Quaranlie, el fu fato una proclama molto in- 
triga, la copia scriverò qui avanti; etiam fo chiama 

uno {Paulo) Ruberti, fo suo canzelier, 

preso relenir ut supra^ il qual é in questa terra. 

Noto. In questi zorni fo spazà di Colegio sier 
Polo Nani, el qual darà le soe valentesie, voi dar 
tanti teslimonii che si starà uno mexe a exami- 
narli. Sier Àgustin suo fiol, fo perlongà il salvocon- 
duto per . . . . , el va per la terra per tutto. 

Da poi disnar, fo il colegio di le Acque. 

A dì 27. Morto eri Nicolò Aurelio, fo can- 
zelier grando, lasò per testamento fusse sepullo in 
la soa archa a San Zorzi Mazor, di note, con un prete 
e un zago et do candele. Item fece uno codicilo 
cheM diavolo havesse la soa anima si di quello, per 
il che fu priva di csinzelier grande, ne sape alcuna 
cosa et è in alcun error. Hor la moier fo tia di 
missier Berluzi Bagaroto dolor, non volse fusse se- 
pullo cussi, et li fece grandissimo honor el fo porta 
per piaza, ma con pioza. 

Noto. Il formento é a bon mercado, lire 6 soldi 
10 il staro. Poi disnar fo Colegio. 

Eri fo in Colegio sier Daniel Renier, sier Zuan 
Badoer dolor cavalier, stati sora le Leze, dicendo es- 
ser sta più di anni 3 in quel oficio, el morite il ter- 
zo colega sier Francesco Bragadin, el hanno auto 
grandissima faliga ; ha fato il libro di Gran Con- 
seio, quel di Pregadi, quel di Colegio, el le comis- 
Sion di rectori. Portono assà libri, el le chiave dove 
si redusevano di solilo in paluzo dil doxe. Laudò il 
Rocha, slato suo secretarlo, Vicenzo Negro, . .{Ve* 
tor) Ziliol, slati cogitori, e alcuni altri, li coman- 
dadori eie. Il Serenissimo li laudoe mollo. Hor di 
qua inanli potrano esser tolti in ogni locho. 

A dì 28, Fo Conseio di X. Fato Cai, sier Piero 
Trun, sier Lorenzo Bragadin, el sier Jacomo Corner. 

A dì 29, Fo San Piero. Fo gran Conscio. 
Fato podestà a Padoa, sier Zuan Badoer dolor cava- 
lier, fo capilauio a Verona, vene dopio, da sier Ja- 
como Corner, fo cao di X, etiam dopio. Il Serenis-» 
Simo non fu a Conseio. 

Fu posto, per li Consieri, licentia a sier Polo Bra- 
gadin, podestà di Seravale, lasando sier Zuanne so 
fradelo. 90J, 89, 6. 

81 



483 



MOUXr, GI0GNO. 



A di 30. Da poi disiiar, fo PrfSgadL Nolo. Heri 
in Colegio fu fu(o contestabile a Sibinico, iu luogo 
di Julip di Parma morto, con provisiouati ^0, To- 
masin de li Canarìs, da Roma. Jtem^ coadiulor a 
Bergamo, in logo di Agustin de Brucha, rimase Al- 
vise SigDolo fo di Piero. 

Li sier Nicolò Tiepolo dotar, oràior, fu let- 
tere date a . . . . Come Cesare voi far una dieta 
a Spira per le cose lulherane e dii Turcbo, e non 
ira(to)r altro, et si lien, lutherani si aquieterano. 

Noto. Eri matina in Colegio fu fato contesta- 
bile a Sibioico con ducati per paga, a page S a 

r anno et rimase Zuan Batista Malo. 

250 Di Boma, alfi 17 di magio 1531, driaate al 

signor duca di Mantoa. 

Alli 13 di questo gionsequi mopsignpr di Gam- 
bara, il quale zeroba la oegotiatione dij Concilio non 
ba portato più oltra di quello che vostra excellentia 
sa, et con efietlo la rìsolutione di questa matina pare 
cbe (jispenda da la venuta qui di monsignor cardinal 
Agramonle, qual non essendo ancor gionlo, porge 
maraviglia a questi signori perché, come scrissi per 
le altre mie a quella, dovea arrivare fino alli 34 (sic) 
di qqesto { pò esser che, per questi ealdi grandi ch^ 
sono stati a questi di, sua signoria reverendissima 
babbia voluto pigliar la posta coq coqfiodilà sua. Per 
lettere cbe ultimamente si hanno da monsignor re- 
verendissimo di Trento, di 9 dil presente, non era 
ancora resolutione ferma che la tregua fosse slata 
eonGrmata per il serenissimo re di Komani, anzi 
parea ebe pure ci fusse qualche difOcuUà, nonobslan^ 
te ebe alli di passali, come scrissi, se intendesse che la 
fusse eoQcìusa e stabilita, e cosi mi dipe Nostro Si- 
gnor baver aviso; 3i crede però non debba mancbare 
che non abbia edetlo. Lo esercito cesareo già tre di 
sono e parlilo da Asisi, e se ne va qI camino desi- 
gnato de Romagna come già scrissi. Nostro Signor 
non ba ancora fata altra resolutione, cbp io inlendai 
cercha la eomprobatione di la seqtentia. 

JDiì dittQ, di 20 maao. 

lleroore seri gionse in Roma monsignor re* 
verendissimp Agramonle, et il giorno sequente sua 
sigoorit et il sjgnar di Albania stelerp longamentQ 
con Nostro Signore, et, secondo che s' é inteso da 
boo loco, li reporli sol non sono di quella sorte che 
ti dabiUva, perboché ella dice el afferma che l'im- 
peralore el re Chrislianissimo sono in ottima Intel* 



ligentia insieme, et cbe senza dubio seguirà io 
bocamento de Loro Mi^estì; che in tutta Pranza o 
solo non si parid di far guera, ma non c*é perso 
che gli pensa, né che babbia animo desturbare 1^ 
cose de Italia, atendendo il re et tutta k Code 
darsi piacere et far bona ciera; che cereba il Condlio 
Sua Maestà sarà ben disposta acondescendere a 
quello che se iudiohcrà meglio expedienle per bi re- 
pubblica Christiana, et sta pur fenna eb*el loco bibbi 
ad esser Turino. A la causa matrimoniale de Ingil* 
terra che sua Maestà per quiete di la chrisUanità et 
per conservalione della amicitia di quel re, qual é 
stato sempre obediente alla Sede Apostolica deside- 
rarla mollo che si tr)vasseloco, ebe non fusse su- 
spetto alle parte, dove si potesse agitare quello iudilio 
con piò comodità et satisfa lione dil prefato re che in 
Roma, et propone Cambrai, come terra che non é 
subìeita né a Spagna né a Pranza, et 11 Sua Haefità 
potria mandare soi comessarii, quali bavesseoo ad 
udire le parte eireha quelle materie. Sua eiguona 
reveren lissima si è extesa qus^nlo gli é parso in 
proposilo et secondo cbe piò amplanoeole stanno 
le sue instrutione; ma in efielto qnestt sooo le 
cause di la venuta sua, con questa apresso di la pra** 
tica matrimoniale di la nepote di Sua Beatiludiiia 
nel secondogenito dil Chrìstiani^simo ciroba la quale 
Sua Maestà se dimostra essere benissimo disposi- 
la. Che cose ne habia mo* da seguir non ai pò far 
iu litio, ma non passarà molto die si vedere la re- 
solutione del si dei no. Nostro Signor maoda un 
missier Fabio Magoanello, dolore et avocalo oond- 
storiale, alla Corte cesarea, per causa de la pronuolia 
sopra le cose de Ferara, né Sua Santità é per pi- 
gliare altra resolutione, finché egli non sia ritor* 
nato : dovea partir oggi e andar in posta. Come 
sia Gnilo il tempo del meze promesso per Sua 
Beatitudine a quelle gente cesaree stiano su quel 
dilla Chiesi», bisognerà che si provedioo de allfi 
lochi, peroché ella afferma de non voler dia stiano 
sul suo ; vero é cbe si aspetta di giorno io giorno 
r ordine di Sua Maestà di quel che bab)NDO da hm 
le dille gente, el se ne fano diversi iudkiii, ma lutti 
perhò senza fondamento. 

Da Pexaro, dil signor duca di Vrkim, étti 30 
di magio, scritte al sopradUtù. 



%' 




t 



4 

^ 



Non hieri l'altro queste genie Imperialo 
rono fuori dello Stato nostro, ove in tutti li modi 
possibili hanno liaulu et usato quel rispetto aHa cooa 
nostre che se possa inmaginare magiore, talnoente 



487 



tfDXXXr. GIUGNO 



488 



bande di Fiandra non passarla, si penrhé quel mare 
non comporta gallere, si perché non si fida mollo 
né di Pranza né dMngillerra. Se pid inanli in- 
tenderò, et pid particularmenle subilo darò aviso 
del lullo. L* aboccarsi con queslo re e neccessario 
per Irallar si la quiele de V Àlemagna si per dar 
assello alle cose dil Turche, o per mezzo di guerra 
di pace, la qual ancor che se habbii a Irallar in 
Polonia tra il vayvoda el quesla Maestà, nondimeno 
se dubita più quel Turche vorrà la guerra che al- 
tramente. L* aboccamenlo si crede sera in Augusta. 

Li Hungari se erano levali per far, il consueto 
suo, un eavoSf ch*é un adunirsi ludi insieme in 
compagnia, dove soleno determinar le cose im- 
portantissime dil regno, el quello che determinano 
li se osserva senza intervenirgli la volunlu dil re, 
el ciò voleano far per crearsi un re, non gli pa- 
rendo di star in questi travagli de guerra. El ciò 
era suscitato da quelli che erano fuorusciti per 
252* eausa dil Turche ; vedendosi disperati per la tre- 
gua conclusa, dissignano di' intrar in casa, o per 
accettar per re il vayvoda, et senza guerra, o per 
forza d' arme elegendosi un altro re che lenghi in- 
sieme con 1 . . aio di deffendergli el aiutargli. Ma a 
questo pare che quesla Maestà habbia prò visto di 
maniera che tal jsavos non si farà al presente, el 
qua si aspettano alcuni de li primi di Hungaria. 
Per quanto intendo, non si sta senza suspicione 
che Pranza non tenghi mano in questi disturbi, 
perché mal voluntieri vede la quiele el desidera 
il travaglio verso queste parli. 

Monsignor reverendissimo di Trento ancor non 
é giunto, ma si aspetta senza fallo fra dui di. 

Il reverendissimo cardinal di Salzpruch se aspetta 
ancor lui qua fra quattro o sei di. 

253 Scurtinio di 3 Savii dil Conseio ordinarii. 

t Sier Daniel Renier, fo savio dil Conseio, 

qu. sier Constantiq Ii9. 93 

Sier Piero Trun, fo cao dil Conseio di 

X, qu. sier Alvixe 103.137 

t Sier Piero Landò, fo savio dil Conseio, 

qu. sier Zuanne 150.90 

Sier Thomà Conlarini, fo ambassador 

al Signor turche, qu. sier Michiel . 1 16.115 

Sier Gasparo Conlarini, fo savio dil Con- 
scio, qu. sier Alvixe lli.116 

Sier Marin Zorzi el dolor, fo savio dil 

Conseio, qu. sier Bernardo . . . 124.117 

Sier Marco Dandolo dolor el cavalier. 



120.118 



216. 23 



135. 99 



fo savio dil Conseio, qu. sier An- 
drea 

t Sier Domenego Trivixan el cavalier 
procuralor, fo savio dil Conseio . 

Sier Pandolfo Morexini, fo podestà a Pa- 
doa, qu. sier Hironimo .... 

Sier Marco Poscari, fo ambassador al 

Summo PoiiliGce, qu. sier Zuanne. 127.112 

3 Savii di Terraferma. 

i Sier Prancesco Conlarini, fo savio a 
Terraferma, qu. sier Zaccaria el 
cavalier 151. 77 

Sier Andrea Donado, fo cao dil Con- 
seio di X, qu. sier Antonio el 
cavalier 54.182^ 

Sier Valerio Marzello, fo savio a Ter- 
raferma, qu. sier Jacomo Antonio 
el cavalier 139. 98« 

Sier Piero Orio, é patron a Y Arse- 
nal, qu. sier Bernardin el cava- 
lier 114.126^ 

Sier Agustin Surian, è di Pregadi, 

qu. sier Midìiel 128.112 

Sier Alvixe Poscari, fo podestà a Ve- 
rona, qu. sier Nicolò .... 124.116 

Sier Antonio Gradenigo, qu. sier 

Zuan Paulo 47.163 

Sier Bernardo Grimani, qu. sier Hi- 
ronimo 82.157 

Sier Bernardin Justinian, el XL Cri- 
minal, qu. sier Marco. . . . 64.170 

Sier Marco Malipiero, fo provedador 
sera la Revision di conti, qu. 
sier Polo 63,172 

Sier Zuan Prancesco Badoer, fo savio 
a Terraferma, di sier Jacomo el 

consier. '. 131.107 

t Sier Pilippo Trun, fo savio a Terra- 
ferma, qu sier Priamo . . . .154.76 

Sier Christofal Capello, fo podestà a 
Brexa, qu. sier Francesco el ca- 
valier 130.101 

Sier Marco Anionio Grimani, fo savio 

a Terraferma, di sier Prancesco . 125. 1 12 

Sier Jacomo Antonio Orio, fo savio a 

Terraferma, qu. sier Zuanne. • 95.145 

Sier Marco Barbarigo, qu. sier Ber- 
nardo, qu. Serenissimo . • . 134.100 



^91 ifoxnii ioouo. 

tra Bergamo e( quelli di la valle e montagne, sia 

al Colegio di XXV. Ave: 158, 20, 4. 

Da poi disnar, fo ordina Pregadi et Concio 
di X con la Zonla, et leto le lettere. Sier Anto- 
nio 9urìan dolor cavalier, venuto orutor di Roma, 
referiteel fé bona reLition. Et il papa, dando la Si* 
gnoria prinra li posess), compiacerà si possi far la 
nomination per Pregadi di vescoadi. Laudò li car- 
dinali ; disse h qualiti e condition loro. Laudò il 

suo secretario Et il Serenissimo, iusta il 

solito, li de il lodo, et fo iicentri il Pregadi. 

Fu posto, per lì Con^reri, il posesso dil eaiio* 
nlchà df Bergamo a domino Agustin di Ta^i, 
per la fenontia di uno so barba domino Lunardo 
di Tassi. Ave : 152, 4, 17. 

A di 4. Inlrò Cao di XL a la bancba di sora, 
in luogo di sier Zuan B-atrsta Basadona i acetado 
castelan a Corfù, sier Blronimo Barbarigo, el XL, 
qu. sier Gregorio, qu. Serenissimo. 

Noto. In questi zorni sier Anzolo Malipiero et 
sier Andrea Barbarico, sinici intra il Golfo, parlino 
per far il suo syndichà. 

Da poi disnar, fo Colegio di la Signoria e 
Sitriì, per aldir la diferentia di sier Vetor Soran- 
zo, fo govemador a Tranr, con il signor Camillo 
Orsini, qtial é in questa terra, et, parlalo in la cau- 
sa, ftj termini laiar una sententia, fata per • . . . 
in favor di sier Vetor Soranzo, el remelter a li 
Savii sora la Mercbadanlia, el V apelalion vadi a I» 
Quaranlia. 

Fo termine, sier Anzolo Cabrici, avogador extra- 
ordinario, vadi a Brexa el Verona a examinar le- 
stimonii di sier Pollo Nani e( dil colateral, a speX6 
loro, et fo in Rialto al pubtico incanto vendalo 
dil suo Monte, di sier Polo Nani, per aver da^ 
nari In la spexa si liiri andar a far il ditto efieto. 
El qual parti a di ... . 

A dì 5. D^ poi disnar, fo Conseio di X sim- 
plice: expedileno alcuni presonieri. 

Nolo. Per avrsi di Roma, il Muselola ofator 
cesareo parli per andar a Firenze per meler ìù 
posesso dil governo il duca Alexandro di Medici. 
A dì 6. Di Sfatato, di sier Andrea Maf'- 
Belìo, òonie e capitaniò. Come turchi hanno cdm^ 
pilo il castello, fatto In 22 zorni, apresso Ciissa. 
JTfem, di Daniel di Lodovid secretario et sief Vi* 
cenzo Zanlani capitanio di Zara, comò erano stali 
sul loco con il sanzacbo di ... . (Bosina) per 
li confini, el monstri le raton nostre, il qual par 
sia ben chiaro ; voi andar a la Porla el referir a 
li ba^ il lutto. 



499 

Fu uno aviso, per via di Zuaa Jadomu di la 
Crose, come in Alexandria di la Paia è seguilo 
noviti per T angaria. 

Da poi disnar, fo Collegio dì te Aqac. Fu pre- 
so siropar tulle le boche di Mestrfna el disfar li 
molini di Mestre, qual ha fato gfan danno, e far 
le aque cora per 



A dì 7. LeHere di sièr Nkoìò Tiepoh do- 
lor, oraior, da Bruxeìe, di 24. Come I* impera- 
tor fari la dieta a Spira over Vormatia. Bl si spe- 
dava li oratori di Lorena e! Saxonia per i staio dil 
duca di Gddria. Itm, che la sorella de V impem- 
lor di brieve ara lutto il gotemo di hi Fiiudra, el 
altre parlicularili. 

JPb5f, Colegio di la Signoria con li Cai, ^er tro- 
var danari per Sora le Aque. 

Fo apichà do ladri, uno bastardo di. « . . Uasa 
el uno padoan, grandissimi ladri, el acadeie die, 
volendo li capitami prenrler uno ... , qual fé 
trazer cngumari a uno erra in berNna, qiasi boa lo 
morto, fo snudi assi spade, siche fo giundissiino 
remor in piaza ; pur fu preso apena il padeafi ara 
compilo de apicfrar. Il crooeBto di la scuola di San 
Fanlin, cazele, si rupe un bt-aio. Siche h coaa attol- 
lo pericolo^. 

Li formenfi, per «a pioxé stale, non si i polulo 
bater; é cresull a lire 10 il itero, om poi subito 

caloe. 

Si ave aviso, Zorzi Grili è Sii Kberato, dò IoI- 
Ioli alcuna cosa, el vien in questa lerraé 

A dì 8. Da poi disnar, fo Conaeio di X con* 
Zonla. Fu preso, toor ducati 5000 di Provedadori 
di Comun, di sier Lorenzo Maxolo, cussi cooieo- 
landò lui con darli 3 per ioa di utile, e darli dora 
le Aque, el la reslilutioti, il Irato di le poesesaioD di 
Cortzuola, di Avogadori eilraordioariii al carte ca- 

xale di Cypro. 

Fu nel Conscio simplice posto, per sier Lonarda jg 
Bragaditi el sier Jacomfo Corner cai di X^ sier Pie- 
ro Tran nulla messe, aterilo la egritudine di slcr 
Pandolfo Morexini, el * passa Ira niereorif che li 
sia perlongi allri 3 rtiexi. El lete la parie posU per 
dillo sier Pandolfo, piwho é, dhé no» si poaai far, 
andò hi paftCì 5 di no et 3 non sioeere. El noo fu 

presa. 

A dì 9, domenéga. Fo gran piou. Poi disaar, 
fo Gran Conscio. Fato dil Conscio di X, io kiogo di 
sier Pandolfo Mofexioi, sier Nidolò Hozea^, fo al 
luogo di Prootfrator, qu. sier Fraiiòe*e« 

Nola. A di 6 di questo, lier Aodlea BolaDir fo 



48j) 



noxxxt, wouo. 



m 



provedador sora il oolinoQ di . ^ . . » qu. skr Ai- 
rise, qu.sier Marco ppocurator, andò frale a veslirse 
a Caniiiaoa di V horiiine di San Salvador. 

A dì 10. Da poi disnar, fo Pregadi. Fo lelo 
lettere di Cales, di 11 mano, di sier Zmn Ba- 
tista Grimani et sier Julia Bragadin di sier 
Marco, patroni di te galle di Fiandra, Scriveno 
gran mj di sier Filippo Basadona suo capilanio, 
qual perlonga il viazo, et 



Fu posto, per li Consieri, una laia a Padoa, let- 
tere di sier Zuao Moro capiianio et vicepodeslà, di 
alcuni ferite uno .... , nel suo roolin, di 6 feride, 
fridelicet bandir di terre e lochi, con laia lire »0U, 
vivo, et, oiorto, 600. Ave : U4, 1, 10. 

Fu posto, per li Sa vii, cbe certi capi Ioli posti per 
li nodah di Udine, possino esser confirmali nel Co- 
legiQ a bosoli et balole. Ave : 145, 7, 10. Et a di 15 

fono coofirmali. 

Fu posto, per li Savii, che una composilion fata 
fra Zuan Batista di Amadei {Donadei) con Antonio 
Contarini di aver la porla di San Zuanne di Padoa, 

fata di novo, qual Antonio li dà ducati al mexe, 

8ia confirmata, et babbi le prime porte vacherano a 
Padoa, Verona, Vjzenza, Brexa e Treviso. Ave: 

i58, 8, 6. 

Fu posto, per tutto il Colegio, cbe a Zuap Ja- 
como de Pasin, li sia dà una foptegaria in fontego di 
todcsabj prinia vacante a Zuan Batista so fiol. Fu 
pre94. Ave: lp3, ^^9, 

Fu po§lo, p^r li Provedadori di Comun, certa 
parte cpptra quelli darano 9 filar l^ue fuora dil 
Ducato, pagarà .... Ave: 1 56, 4, 9. 

4 dì 11. Da poi disnar, fo Collegio. 

4 (A XS, Pa poi disnar, fo Conscio di X con 
Tonta, 

4 dì 13. Fo Colegio sora le Aque. 

4 dì li^ III matina. Zorzi Grilti, eri zonto, fp 
loGol^giPi et. referite il tulio, e la bona compa- 
gnia li b9 f9to li oratori cesarei et dil re di Romani, 
et fo ritenuto da quel govcrnador per cose vechie 
di oontii de Constantinopolì e non nuove, etc. 

P9 poi disnar, fp Conscio di X con Zonta. Fu 
preso, tuor di la Zccba ducati 3000, zoè ad im- 
prestodo, per expedir il galion, et qbligà a la Zecba 
li danari dj la limitation. 

Fu preso, che . . . {Angelo) Sanxon^ qual aten- 
de 9 le voxe di Gran Conseio, vengi in Pregadi. 

Fu fato 4 di la Zonla, in luogo di sier Andrea 
Marzello intrò consier, di sier Luca Trup procura- 
tori é fuora per sier Piero Trun intra dil GomeiO; 



di sier Lunardo Mozenigo procurator, è fuora per 
si<;r Nicolò Mozenigo iolrò dil Conseio, et sier Biro • 
nimo Juslinian proeuralor, andà ai bagni de Cal- 
diera et voi sia fato in loco suo, rimase sier Marco 
Dandolo dolor cavalier, fo savio dil Conseio, sier 
Marco Minio, fo savio dil Conseio, sier Nicolò di 
Prioli, (o cao di X, sier Lorenzo Pasqualigo procu- 
rator, nuovo; sotto, sier Hironimo Querini, sier Ni- 
colò Pasqualigo ; cazele sier Antonio da Mulla, fo 
consier, sier Alvise Malipiero, fo consier, sier Vale- 
rio Valier ; non fo tolti sier Zuan Francesco More- 
xini qc sier Pandolfo Murexini, cbe cadaun di Iboro 
sariano rimasi. 

4 dì 15, la mattina. Fo lettere di Sruxele, 
di ultimo, dil Tiepolo, orator nostro. Con avisi, 
qui avanti scriverò il summario. 

IH Boma, di V orator Venier, di 10. Come 



Da Bruselles, alti li di 0ugno 1531, Borite al 355 
signor duca di Manfua. 

Quanto alle cose de qui, vi dico che siamo ri- 
tornali nella Barbanlia, zoé in Bruselles, si perchè 
da la Fiandra si ha otlenuto quello che si volleva, 
come scrissi, si ancho, perché qui tulli questi populi 
hanno da prestar obedienza alla serenissima regina 
Maria, il che farano fra un mese. Saperde ancho che 
li illustrissimi principi di Alemagna si hanno a ri- 
trovare il mexe di agosto proximo in Spir» o in 
Vormalia, cita V una vicina a V altra, per far una 
dieta, nella quale la Cesarea Maestà et il serenissimo 
fratello se ritroverano pur, zercha alla causa Igthe- 
rana, et si sppra che ne reuscirà bon eiito, perché 
si sente, molti de essi lulherani non esser cosi osti- 
nati come sono stati nel.convento auguslense. Il che 
facilmente credo che sia, essendo bora indita que- 
sta dieta, che senza fondamento bono non mi voglio 
persuader che ditta Maestà babbi fatto chiamare, 
perché, se non ottenesse questa seconda volta quelo 
che desidera, veramente oscurarla molto la fama 
di Sua Maestà. Et di quello che succederà avisarò. 

É gionto il vescovo Premense, fratello dil duca 
di Bransvich, et credesi eh* el porti alcuna cosa di 
lulherani, ma non si sa ancora. Si expectapo am- 
basciatori dil duca di Lorena el de Satonia, li quali 
vengono per far intendere a ditta Maestà, che pre* 
tendono di haver il ducato di Qeldria, morto che 
sia il presente duca che è senza figlioli, per alcune 
ragione cbe mostrerano. Nel qual ducato Sua Maestà 



495 



MDXXXI, LUGLIO. 



196 



dicesi haver ragione, non solo perché é feudo de 
r Imperio et manca la linea, el per questo gli viene, 
ma anco perchè dillo duca lo lassa per leslamcnio 
el per convenlione. Quello soguirà, per mie inlen- 
derele. 

Noto. A dì 10 ìuio, in Pregadi, 

Fu posto, per sier Francesco Boldii, sier Marco 
Antonio Zantani, sier Francesco Querini el sier Zuan 
Morexini, savii ai Ordeni, aleuto le operalion dil 
qu. Àntonel di Esle, a Bortolomio suo Gol li sia dà 
una expetaliva di armiralo al Zante in vita soa, a 
Antonio calafado fiol dil ditto Bortolomio, da poi 
la morte dil presente armiraio dil Zante. Fu presa. 
135, 20, 14. 

Fu posto, per li ditti, hessendo ribalta la nave 
di sier Ferigo Morexini qu. sier Ziprian qui in ca- 
nal apresso Santo Antonio, sia acomodà il patron 
di le cose necessarie li bisognerà per reaver dita 
nave, di V Arsenal, dagando danari contadi ut in 
parte. Ave: 167, 0, I. 

Fu posto, per li Consieri, una taia a Curzola, di 
uno asasinaniento fato a uno Nadal di Losalich, 
morto con una bota di manarin drio la copa e una 
di taio sopra la gamba, come apar per lettere dil 
conte nostro de Curzola di Vi zugno, chi quello o 
quelli acuserà babbi lire 600, e se uno compagno 
acusi r altro sia asolto e babbi la taia, e possi ban- 
dirli di (erre e lochi, taia, vivi, lire 800, morti, 600. 
15i, 1,8. 

Fu posto, per li Savii, che a requisition di capi 
di creditori dil bancbo di sier Andrea Arimondo el 
di Toralor cesareo, rechiedendo per molti mer- 
canti, che li Consoli non si cazi se non per parentella 
come si fa in Gran Conscio, et se dia metter in 
Gran Conscio. Ave : 154, 7, 4. 

S56*) Di Boma, alli 28 di gugno 1531, scritte al 

signor duca di Mantoa. 

Sono venute lettere da la Corte a Nostro Signore, 
de 16, continente la risposta data per lo imperatore 
a l'homo che havea mandalo Sua Santità a Sua 
Maestà. Per quello eh' io ho inteso, in substantia é 
stata che lei pensava molto che di la sentenlia Sua 
Beatitudine non restasse contenta, per il desiderio 
che la lenea de ogni Sittisfatione, ma che sia non 
havea potuto far altramente, atento che cosi é stato 

(1) U Mrta M* è biAaea. 



il parer dil suo consiglio et di tulli quelli che se 
inlendino di legge, con chi è stalo comunicalo el 
caso ; che per bora Sua Maestà non cognosceva po- 
ter far altro, se non che quando Sua Santità pen- 
sase di produre nove ragioni, overo con fare rive* 
dere et considerare meglio le produtle, che si po- 
teva ritrovare modo di satisfar alla ìusti*ia che la 
si pretende bavere, che lei saria sempre pronta a 
nnn manchare di fare quanto promettesse il dovere 
et la ragione, ma che per adesso la non poteva, 
senza nota di I* honor suo, alterare cosa alcuna dil 
laudo che ella ha già dallo. Sua Santità, da poi haute 
queste lettere, ad inslanlia de li oratori di lo illu- 
strissimo signor duca di Ferara, per non preterire 
il termino constituto di la sentenlia, li fece ioten* 
dere questa matina che si retrovaseno hoggi al pa* 
lazo inanti al vespero. Cosi apresentati a l'hora daUi 
el in presentia di quelli cardinali e altri che erano 
li, dove mi sono ritrovalo anche io, Sua Beatitudine 
gli ha uditi mollo quietamente. El il ragionanoenlo 
Ihoro e stato, che il signor duca é per exequire com- 
pidamente il laudo dato per la Maestà Cesarea, li 
haveva mandato a lei si per chiederli perdono, se- 
condo che havevano anche chiesto prima, come per 
fiire la sborsatione de li 57 milia ducati, li quali te« 
nivano 11 inanti, e per ancor per satisfare a lutto 
il resto che si conteneva in la ditta sentenlia, e 
cosi suplicava Sua Santità ad esser contenta ad 
acetare li danari per darli la investitura di Ferrara, 
el riservare similmerjle dal canlo suo la sentenlia, 
come il signor duca era promplo di fare dal suo. 
El da poi ditte queste parole é slato leto uno in* 
strumento produtto per essi oratori, nel quale si 
conteneva la procura de sua exceilcntia in essi, li capi 
di la sentenlia per alcune altre clausule al propo- 
sito. Sua Santità gli ha risposto che, haveodo lei bea 
considerato sopra questo caso% vedendo di quau« 
la imporlantia sia il pigliare la resoluliobe sopra, 
non solo per lo interesse di la persona sua el di la 
Sedia Apostolica, ma ancora per la pace et quiete 
de Italia^ alla quale insieme con la Maestà C^rea 
ha insudato tanto, quanto si é potuto vedere, li pa« 
rea di prorogare ancora per qualche giorno il tem- 
po di chiarire la volontà sua, per poter meglio e 
più maturamente considerare lo expedieule che io 
questo caso se habbia da pigliare. Perhò ella deela- 
rava per adesso questo suo animo, chiarendo anche 
che fralanlo il corere dil tempo non habbia da por- 
tare preiuditio né a V una né a V altra parte, pro- 
testando che in questo et in ogni altra dellberatione 
che la sii per fare circba ciò la non intende de pre* 



497 



lIDXX^tT, LdOUO. 



498 



judicare mai alle ragione de la Sedia Aposlolica. Fu 
258* risposto per lo Alvarolo che, come procuralore dil 
signor duca, elli non poleva passare più olirà se 
non quanto se conteneva nel suo mandalo, ben che 
ringraliava Sua Santità de la benigna risposta da- 
toli, et che sua excellenlia non manchcria de esserli 
obbediente vassallo et servitore, et che anche dal 
canto suo faceva il debilo protesto. Et cosi fu fatto 
rogito, per il notaro, de tulli questi ragionamenti 
passati fra Sua Beatitudine et essi oratori. 

257 Copia di una lettera di 30 augno, da Bruselle, 
scripia per Mario Sovergnan al signor Con- 
stantin suo fradelo. 

La corte è pur qui in Bruselles ancora, et starà 
insino a mczo il mexe di agosto, per quanto si rag- 
giona, el poi in Ilolandia et Traielto, et della a la 
volta de Spira o di Vormacia o dove si redurà la 
dieta, la qual non si potrà incominciare inanti mezo 
il mexe di septembre, perchè Cesare non pò con- 
sumare meno di un mexe nel viaggio de qui a Spira, 
facendo la volta de Ilolandia. La dieta non é stala 
per ancora inditta, ma bene deliberato da Sua Mae- 
stà di chiamarla, né altro si aspetta, a far intender 
dove e quando si habbia a convenire, che certa 
risposta dil serenissimo re di Romani che non pud 
Indugiare mollo a giongere. Se mi dimandate quello 
chese possa sperare della causa lulherana mediante 
questa dieta, io vi dico che, intendendossi ogni di 
parie di essi lulherani non solo obslinarseetGrmarse 
più nelle loro male heretiche oppinioni, ma di una 
sella entrare ne l'altra peggiore, come se dice di Au- 
gusta el de Ulma, benché da i' altro canto io ho, 
parte esser rimesso dilla sua dureza e pertinatia sì 
che facilmente si crede che descenderano al vollcr di 
la Cesarea Maestà, non se può perhò judicare né cre- 
dere che la impresa non habbia ad esser difScilis- 
sima. Nientedimeno, atenlo che questi doi fratelli 
sono ad altro occupati, et Cesare in tanta existima- 
lione el con danari el molto amato, el Ferdinando 
re di Romani, e atenlo che alcuni di essi lulherani, 
come scrissi, sono pur rimessi dal suo primo pro- 
ponimenlo de non volersi rimettere al Concilio, 
non è da sperare poco ; né voglio creder che Sua 
Maestà havesse deliberato de tener la dieta, senza 
haver cerleza di redur le cose ad alcuno buono 
exilo el forma, perchè altramente succedendo non 
ne polria reuscir se non con grande scorno el con 
non pocha diminulione di V honor el gloria sua. Il 
Signor Dio sia pregalo dargli quel line che sia in 
/ Diarii a M. Sahuto — Tm. II V. 



exaltatione dil nome suo el ulilità di le cose sue 
Christiane. Dalla dieta poi expedita, Sua .Maestà po- 
nerassi a camino per Italia, dove dice volere, se al- 
tro non acade, questo Natale relrovarse, il che perhò 
non vi curarele de dir ad alcuno, perchè non lardi 
la partila dil successor. E azioché siate avisuto 
api-no, vi dinoto che per virtù dilla tregua an- 
nuale fata tra li serenissimi re di Romani et re 
Zuanne, si ode 4 castelli esser slati depositati : il 
castello Strigoniense ci Vicegardense, per parte de 
r uno, zioé di Ferdinando, in mano dil serenissimo 
re di Polonia, el il castello Agriense el quello de 
Resmarek, per parte di V altro, in mano dil duca 
Georgio di Sassonia, nepote dil eleclor el principe 
eatholico, come più volle vi ho scritto. Le altre con- 
dilione non si hanno ancora inteso per il capitanio 
Rocandolpho. 

Voi saperde ancora che, essendo siala indilla 
una dieta di Hongarì per il giorno dilla Assen- 
sione in Vesprimio, la Maestà dil re di Romani 
interdisse et prohibite a li soi lo andarvi, sì perché 
udiva il primo intento di essi Hongari esser di 
revocare la tregua annuale reputandola T ultima 
mina sua, dicendo di voler o tregua longa o nulla, 
si perché intendeva pur certo barone, nominato 
Piero Perini el riputato di la falione dil ditto re 
di Romani, che poi è comparso nella dieta molto 
ben ad bordine con forsi 1500 cavalli, pertendere, 
mediante il favore dil Turco, in essa dieta di farsi 357* 
re di Ilongaria, essendo, come dicono, il vayvoda 
excluso e penitus fuor di speranza : el per altra 
via anche intendeva, il Grilli pensare di far tal tratto 
in caso che si congregava la dieta universale. El per 
questi rispelli adunque non essendosi redutti quelli 
dil re di Romani alla dieta, ma solum li soguazi dil 
vayvoda, da questi fu deliberato di diflerir alquanto 
tal dieta ; et si credeva che fariano una proclama che 
ogniuno vi dovesse venire, altrimente perdesse i 
beni soi posti in Ilongaria, el fusse reputato rebelle 
dilla patria. Di quello succederà sarete avisato. 

Il serenissimo re di Romani leva li spagnoli de 
Ilongaria che, per non esser slati a modo suo pagali, 
non se hanno portato molto bene, né si sa quello 
che di Ihoro si voglia fare. Sua Maestà anderà bora 
in Austria per far provisione de danari : é stalo in 
Bohemia, et è al presente, dalla quale non ha cavalo 
molti danari come si pensava, dove é si excessi va 
fame et penuria di vivere che, come scrive uno di 
la Corte dil re, molti si apichano per non haver da 
mangiare, et se odeno ogni di mirabili casi inlerve- 
nire per dita causa, et Ira li altri questo ultima- 



499 



iiBxxxfi vaouo. 



soo 



mente che vi voglio significare. Dico che un padre 
che haveva do figlioleti, vedendosi quesli più volle 
venire intorno alle gambe a dimandar pane, et non 
havendo il modo, di haverne non sperando, il cru- 
delle da sdegno mosso non si puotó lenire che non 
li occidesse. Il che conne hebbe fatto, cosi cognobbe 
haver fato troppo maggior errore el pielade che 
pena o suplicio alcuno lo potesse meritamcnle ca- 
stigare, onde, disposto di non voler più vivere, con 
la medesima scelerata mano et con V instesso col- 
tello, con che havea amazati li proprii figlioli, si die- 
de la medesima morte. Sopragiunla poco da poi la 
infelice moglie el veduto si duro spetaculo, volse 
ancora lei seguirli : col ferro islesso, che ancora tie- 
pido eira per la morte dil marito, trapassò il petto 
el morta cadde sopra i soi. SI miserabii fine heb- 
bero li infelici, degno certo di memoria. 

Sono Kionti 4 ambassalori dil duca di Lorena, 
el si aspelano altri dil duca di Saxonia, li quali pre- 
tendono, sicome vi scripsi, di bavere il ducalo di 
Geldria, nel quale anco la Cesarea Maestà dice haver 
ragione, el vogliono bora protestare solamente azio- 
ché, morendo il duca, Sua Maestà non prenda la 
possessione, havendo ancora essi ragione el pre- 
tendendo sopra esso Slato. Quello che occorrerà, 
per mie intenderete. Il clarissimo orator ha dal se- 
cretarlo Covos inleso, il magnifico missier Marco 
Antonio Contarini esser stalo eletto suo successore, 
il che a tulli nui summamente ne ha piaciuto, per- 
chè, essendo desideroso di veder dil mondo, presto 
sì expedirà. 

258 Da Urna, alli7diluio 1530 (1531), al signor 

duca di Mantoa. 

Le ultime lettere che si hanno di la Corte Cesa- 
rea sono di 22 dil passato, per le quale se intende 
poco di novo; solo vi é, secondo mi ha ditto Nostro 
Signore, la determinalione di la dieta in Spira, inti- 
mata a darli principio per il giorno di San Michiele, 
dove interverrà lo imperatore, la quale finita, liensi 
che Sua Maestà si Iransferirà inUalia, benché in 
queste lellere non si dica che per ancora ella Lab- 
bia fatta tal determinalione ; ma cosi si repula per 
certo, et la venuta non potrà essere prima che al 
line di novembre. Sua Sanlilà pensa di abbocarsi 
per ogni modo con lei, el quando la non sia per ve- 
nir alle bande di qua per Napoli, prefata Sua San- 
tità se redurà in quel loco che sera più comodo per 
r una el per 1* altra di loro per satisfar a questo 
effecto, et cossi ella m' ha replicalo questa malina. 



* El signor duca Alexandro inlrò in Fioreoze, et per 
il signor Musetola a nome de V imperatore fu posto 
al governo perpeluo di queiha republica. Cossi soa 
excellentia é slata acetalta da tulli li magistrati, ha- 
vendo havuto la consignalione delle forteze di quel 
slato, et da poi é uscita et ridutta a Prato per fugir 
il periculo della peste, la quale va pur perseveraudo, 
ma non tanto come per il passato. 

Di Bruxelle, al primo di luto 1531. 

La determinalione de P imperatore de ritornarsi 
in Germania ha fatto maravigliar molto la brigaU di 
qui, che già si lenea per una o per un'altra via Sua 
Maestà dover expeditamente passar in Spagna, co- 
me non sera, perchè, ancoraché si diea Sua Maestà 
dover partir de qui a tanto tempo ohe al principio 
di agosto sia in Germania, pur io intendo di booia- 
simo locho che Sua Maestà starà doi booissimi mesi 
ancor a partirsi, el per benché medesimanaente si 
dica che di questa dieta si expedirà Sua Maestà pre* 
sto, pur io intendo anche che Sua Maestà si deVe- 
nerà una parte di Tinverno in Germania, ai^naeoto 
di non penssar al passar in Spagna cosi presto. La 
materia che si ha da tratar in questa dieta si dieCi 
cosi in genere, ohe sera sopra le cose de lutberaoi, 
né de gli particolari si ragiona parola; ma quelli die 
hanno bon discorso, da sé el da qualche andamento 
che si vede, judicano che Sua Maestà, come quella 
che sopra ogni altra cosa desidera il Coooilio, ve- 
dendo e de una e de un' altra parte meterci tante 
diffieultate che non si può sperarne cooclusiooci bab- 
bi tentata via che in questo convento li lutberani me* 
desimi, che sin bora non solo non 1* hano ricercato 
ma non hanno voluto declarar de voler star alle 
sue determinalione salvo s* el non era lato in loeo 
a lor confidente, lo dimandano et si exhitMScono a 
star in quanto in quello sarà disposto, azioché ove 
la buona vdlunlà non basta la vergogna suplisoa, 
almeno, non si facendo, babbi tanto pili di gloria 
con r haver disposto lutberani, et di excusationi cui 
non esser manchalo di tutti quelli officii che si con- 
vengono ad un catlìolichissimo imperatore. Chiaro é, 
per quanto si può comprendere da molte coqecture, 
che Sua Maestà non si reduria a questa dieta ae non 
havesse parlilo in mano con che reuseime con pid 
gloria che di quella di Augusta ; el certo questi prin- 
cipi, fautori di la setta, sono assai più rimessi et 
meno arroganti, per quanto pur se intende forsi che 
le inducie di la guerra dil Turcho gli rendono più 
diffidenti di le cose loro el timidi. 



503 



MDXXXI, LUGLIO. 



S04 



con la Signoria con il Colegio di le Biave, et feno 
alcune provision. 

A dì 19, la matina. In le do Quaranlie, Cri- 
minal et Zivil vechia, fo principia il caso di sier Polo 
Justinian, mcnado per li Avogadori exlraordinarii 
novi. Parloe sier Piero Morexini, e principia a le- 
zer le scrilure. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con Zonta. Fu 
asollo domino .... (Uironimo) da Martinengo 

brexan, fo floi di domino {Antonio) qu. 

domino Bernardin, zenlilhomo nostro, qual fo con- 
danà a slar 5 anni in questa terra etc, bor e sta 
asollo, et poi tornar a Brexa. 

A dì 20, la matina. A Lio fo prova alcune ar- 
tcllarie fate far per sier Lorenzo Bragadin, é sora 
r artelarie, el qual fece un bel pasto ad dlcùni, et 

provando si vene uno canon empio la 

polvere, adeo maculò zcrcha iO homeni, el di que- 
sti 3 morite, et Vetor Fausto pocho mancliò non si 
vaslase. 

In le do Quarantie questa matina parlò sier Pe- 
tro Morexini avogador extraordinario, essendo eri 
compito di lezer le scriture, el da poi disnar, el 
compite poi disnar. 

Di Mantoa vene Torator in Colegio con Y aviso 
di la conclusion di le noze dil suo signor duca, hes- 
sendo sta per la Rota asollo di le noze fece di la fia 
fo di re Federico di Napoli, qual è a Ferrara, bor 
ha tolta r altra sorela di quella lui za tolse per mo- 
glie, fo Ga dil marcbese di Monferà, questa é cbia- 
mata madama .... {Margherita), 

Da poi disnar, fo Colegio di le Aque. 

A dì 21, la matina. 11 Serenissimo andò a di- 
snar a Malamocho el stele fin sera. Et Collegio re- 
dulo con le porte aperte, audientia publica. 

Da poi disnar, fo Colegio di Savii. 

A dì 22. Fo la Madalena. Da poi disnar, fo 
Pregadi el leto lettere di Roma dil Venier ora- 
ior, di 16. Come ba parlato al papa zercha trazer 
di Romagna le inlrade de nostri subditi, aleuto è 
sta fato edito non si Irazi. Il papa disse, erra per la 
carestia di Fiorenza ; per T intrude conzederà, ma 
sotto questo comprano, el molli si fanno subditi 
cbe non sono ; pur farà far un brieve. Item Soa 
Santità li disse come fé* dir a li potentati dil mondo 
come voleva conzar li ducati e le monede, e non 
star come si sta, e da la Signoria non bavea auto 
risposta. Con altre parole. 

Di sier Nicolò Tiepolo dolor, orator, da 
Bruxele di ... . Come Timperalor scrisse par- 
tirla al principio di avosto de lì^ ma lien stara do 



mexi ancora per veder di aquielar le cose lulhe* 
riane per far apiacer al papa. El scrive la gran pe- 
nuria dil viver é in Hongaria el Rohemia, e lì casi 
sequiti, ut iam scripsi. 

Di Franga f di sier Zuan Antonio Venier 
orator, di 12, da . . . Come il re ha fato la mon- 
stra di le zente d* arme italiane; V bavea redule in 
100 lanze, zoé dil signor Thodaro Triulzi elsigoor 
Renzo di Zere, e datoli un quarliron, el quelle 
date licentia, cbe non cori più soldo, e dato sacra- 
mento non li vadino conlra. Item, à inteso la re- 
tention in Savoia di Zorzi Grill ; li parse stranio, el 
subilo scrisse lettere cbe quelli vien per mercan- 
lia'non se dia retenir, et manda etiam replicale 
lettere. 

Da Milan, di sier Zuan Basadona doior^ 360* 
orator. Zercbn il marchexe di Mus el di Tarmala, el 
altre occorrenlie é in lago di Como, el . . . . 



Di sier Vicengo Zantani, eapitanio di Za- 
ra, fo leto lettere, di 



Di sier Francesco Pasqualigo, provedador 
di V armata, da Corfà. Zercha biscotì et . . 



Fu pos'o, per li Consierì, una faia a la Badia, di 
certo delito fato, lire 1000, el bandir di terre el 
lochi, ut in parte. Ave : 136, % 4. 

Fu posto, per li ditti, una laia a Brexa, di alcuni 
amazò Francescbin di Federicis de Gorzeoo in 
Valcbamonica, v/del/c^tda 6slravestiti, chi acuseri * 
babbi lire 8000, e poi possi bandir di terre e lo- 
chi con taia, vivi, lire 800, morti . • • . , ole. 
146. 0, 4. 

Fu posto, per lutto il Colegio, cum sit che li 
hospedali di la Caxa di Dio e di San Francesco di 
Padoa, per li beni banno, sìa sta exempti di ogni 
angarie fin qui, bora voleno farli pagar, perhò sìa 
preso cbe li diti non siano astreti, e cussi quelli di 
Verona, e sia scrito a li rectori debbano far levar 
li sequestri. Ave 152, 12, 20. 

Fu posto, per li Savii ai Ordini, confinar lì ca- 
pitanei di Baruto et Alexandria in galia per tutto il 
mexe, et partir a di 4 solo pena etc. Fu presa. 

Fu posto, per tutto il Colegio, atento 13 hanno 
refudà caslelan a Traù per aver solum di salario 
ducati 5 al mexe, per tanto sia preso darli altri du- 
cati 5, si cbe babino 10, i qual si pagi a la camera 
di Vicenza, et questa parte sia posta in Gran Con- 
scio. Ave: 179, 2, 3. 

Fu posto, per tutto il Colegio, che sier Piero 



Bor 



Monit, uiauo. 



SOS 



già et freddo, dimodoché, per ma esser» potuto at- 
tendere al miedere el non essendo grano sa non pò- 
diissimo in Komo, è elala et é graadigsiim dilBcultà 
a poter haver pane, oogl per la maggior parte si sten- 
le, come ti può dire che si 6ia Tatto tutto questo 
anno, ma non é paragone di bora, che per dir il 
vero é cosa extrema le speranza che si ha del pro- 
pinquo rieollo, pur si conforta, non di meno tra tanto 
si paté de mala manìeni, enendo anche carestia de 
flgoi cosa, come è stato sempre, et io specie di vino. 
Da l'anno dil saetto in qui parche sia piovuta la 
meleditione sopra Romi, essendo passate le cose 
eontinuamente dì m^le in pegio;marond per lo 
advenire ss mutiri sorte, il che seria ben oeceessa- 
rio per restaurare il danno di questa cita. 

Lettera di Roma, di 14 ditto. 

Non si hanno qui lettere né dalla Corte cesarea 
né de altro luoco che contengano svisi di momento. 
Li ambasalori di Ferran baverano rìzercato un 
salvoconduUo da Nostro Signor per li 57 milia 
scudi dilla senlenlia: Sua Sanlilì non gli lo ha vo- 
luto concedere tn particulari, ma ne ha Tato uno 
generale de ogni sorla di cosa che e^li vogliano tra- 
sportare de Perara a Roma, sfa salva nelle terre 
di la Chiesia non altrìmeoti che si /ussero di Sua 
Sentiti, e solo quella generalità vien a cader anche 
la specialili del dinaro. 

Da liorenea, aiti li dito. 

Monsignor arcivescovo di Capua ha adriso cbe 
H signor duca Aleiandro viene per ta via di Pranza, 
et sono fatti dui oratori, Ruberto Aecioli et Luigi 
Redolphi, Tralello dil reverendissimo cardinale, ad 
incontrarlo, et vanno alla via di Pietra Santa, ba- 
vendo advtsn che vera per la Graflgnana. Non si sa 
ancora se veri di longo in Fiorenza, o se restarà in 
Phto et al Poggio a Calano, vìIIh di saa excellentia, 
tanto che si vedda cbe termine pigli questa pocha 
peste, la qual sempre U nella cita qualche danno, 
benché sempre diminuissa el si spera la litwratione 
per te prorisioni si Tanno, et anche il paese Tuorì é 
lutto netto. 

361') In questo Pregadì vene lìer PandotTo Horexint, 
in loco dil qual To Tato dil Coliselo dì X, il qual (o 
in Colegio, et dimandò s' il poteva venir in Pregadi, 
e balotar o non, aleuto in lui è sta Tato cosa mai 

(1) U e«1a K3- 1 bluoa. 



pid Tilla, stento lui non erra compreso in la lem, « 
cussi la Signoria terminò venisse e balotasse «a 
San Michiel. 

Sier Piero Zen, va orator al Signor lurcho, a di 
21 To in Collegio, varilo dil mal, e tolse itffwn Ii- 
cenlia di partirse, et cussi montò in la galla sora- 
eomilo sier Michrel Salamon, qual é stala in Dalma- 
tia a inlertarsi, et é venuto qui a levar ditto orator, 
et cussi parli a di . . ■ ditto. 

In questa matìna in le do Quaranlie compite di 
parlar, per il caso di sier Polo Justtnìan, domino 
Francesco Fìleto dolor, suo avochalo, el compile. 

A d\ 33, fo domenega. Da poi dtsnar, fo 
Gran Conscio; non Tu il Sereniraimo. Fato retor « 
provedador a Napoli di Romania, sier Alvise Conta- 
rini, j di Pregadi, qu. sier Galeaio. Fu posto, per li 
Gonsìeri e Gii di XL, la parte, conar la otstdlaoa- 
riadiTraiì, darli ducati 5 al mexedipiù ri ohe 
babbi ducati 10. Fu presa. Ave: 1197, 95, 9. 

Fu posto, per lì Contieri, lì c^iàatì al Ganevo, i 
di salario lire 13 soldi 19 al mexe, non babbi con- 
tumatia. Ave: 800, 311, \.Henm, 75J,871,a U 
ofBcfali sono questi, zoé : sier Andrea Etonado di sier 
Zuanne, sier Carlo Lulin qu. sier Ansolo, ner Si^- 
smondo da Molin di sier Nicolò, Non fu presa, la 
pende. 

Fu etiam posto la parie presa in Pregadi zereba 
il butar le tessere di oolegii di Consieri da basso, 
videliott come ho aerilo per avanti. Fu presa. 
Ave:M7, 36, 16. 

fu una cosa notanda. Do orbi a un tempo, ■ do 
eapeHì, tochono balota d' oro, videlieet sier llicfaiel 
Trivixan qu. sier Andrea et sier Vetor Pisani qu. 
ffler Francesco, uno intrò, l' altro falìte. Item, do 
da chà Lion, va con eroiola, iolrono in elelion, sier 
Nicolò Lion qu. sier Andrea el sier Zuao Praocs- 
sco Lion qu. sier Ateiandro. 

A dì 24, la maliiia. In le do Quaranlie, per il 
casodisìer Poto Justitiian, parloe el compite do- 
mino Francesco Fileto avochato. El poi disnar parlò 
sier Zuan Francesco MoKenìgo avochato, in defeosioB 
di Santo di Santi scrìvano a ti provedadori sora i 
Conti, per questa causa. 

Da poi disnar, fo Collegio di le Aque. 

A d\ S5. Fo San Jacomo. Da poi disnar, fo Gran 
Conscio. Palo 11 voxe. In questo zomo sier Zuan 
Badoer dolor et caralier fé' l'intrada podesU di 
Padoa, in locbo dì sier Zuan VituN, qual è absen- 
tado, el sier Zuan Uoro, vice, capitanio, li consignò 
la podcslaria. 



511 



MDXXXr, LUOUO. 



512 



Da poi li ditli Avogadori messeno prociecier 
conlra sier Polo Juslinian, fo capilanio di le galie 
bastarde, qu. sier Piero. Di la parie 46, di no 10, 
non sincere 14. 

Fu posto, per lulta la Signoria, ch'el dillo non 
ensi di prexon s'el non harà inlegranienle satislalo 
quanto per li Àvogadori sarà conosciuto lui indebi- 
tamente aver tollo et più per pena, et poi 

sia confinato a Padoa per anni 10 et, s' il rom- 
perà il confin et sarà preso, stia uno anno in la 
prexon Forte et retorni al bando, qual babbi a 
principiar alhora, et hoc iociens qtwcienSj con taia 
lire 2000, et sia privo in perpetuo di tulli officii et 
beneOcii, et .sia publicà ogni prima doinenega di 
quaresima a Gran Conscio per furante, et sia questa 
con<ianason pubblica il primo Gran Conscio et su 
le scale di Rialto et di San Marco. 43. Et fu presa. 
Ag5 Li Àvogadori messeno clie*l sia bandito in per- 
petuo di oftìcii et bcneficii et consegii, et confinato 
per anni 10 a Padoa et, s'il romperà il confin et 
sera preso, li sia taià la testa, con taia ducati 1000. 
Ave: 16, non sincere 11. 

A dì 29^ la matina. Non To alcuna nova no- 
landa. Gran caldo; assà meloni et susine ; il Tormen- 
to é cresulo, vai lire 6 soldi 10, che prima valeva 
lire 4 soldi 10. 

Da poi disnar, fo Pregadi per far un Savio ai 
Ordeni che mancha. Et fo leto letere 

Di Cypro, da Nicosia, di sier Francesco 

Bragadin luogotenente et Uonsieri^ di 

maeo. Come ariano assà formenli et orzi, siche 
sperano aver 1*2 stara di orzo al ducato et ... . 
stara di furmento al ducato. Et havia piovesto, .si- 
che la cavatela non havia potuto nuoser. 

IH Roma, dil Venier orafor, di ... , Prima, 
zercha li indici arbitri, dil terzo, videlicet di 3 no- 
minati per la Signoria i quali sono V arzivescovo 
di Salerno . . . . , scrive coloquii auli con domi- 
no Andrea dil Borgo oralor dil re di Romani, qual 
li piace assai. Et li disse, I* imperalor veria a Spira 
a far una dieta per le cose lulherane, et ch*el suo re 
erra in Boemia, dove erra grandissima carestia, et 
r impcrator vera in Italia per andar a Napoli et 
passar in Pula. Scrive poi come fo da domino . . . 
. . (Michele) Maio oralor cesareo, e li disse di questi 
ludici ; etiam lui li piaque assai. Poi fo dal papa ; Sua 
Beatitudine laudò, oferendosi parlar a li oratori 
elezeseno uno di Jhoro, come haveano promesso di 
far. Scrive, il cardinal Trani e il cardinal Cesis havea 
mandato a dir a esso oralor, si reducese a Santa 
Maria Rotonda, li haveano da parlar. Qual raduto, 



disse: € la Signoria doveria dar li nostri possessi; 
scrive, aliter provederemo nui di qua, perchè poi 
il papa la compiacerà >. 

Da Milan, di sier Zuan Basadona el dotar. 
Scrive come V armate in lago di Como é sl«ile a le 
man ; morti alcuni di Tarmata dil ducha. Il ducha 
voria moter le zente sul bergamascho per asediar 
Lccho. Item, voleva meler una angaria di marzeli 5 
per somma di formento a li populi. Item di le 
n<>ze di la fia di la marchesana di Monferà nel duca 
di Manloa, per mezo di domino Chiapino suo ora- 
lor, qual li fa conlradota di ducati 100 milia, et il 
duca di Milan V à potuta aver con dota di ducati 
400 milia tra danari et zoie. 

Da Lion, di sier Carlo Capello, va orator 
in Anglia, di ... , Dil zonzer suo li, et va verso 
Paris, ci r honor li ha fato il signor Tbodaro Triulzi 
qual é governalor di Lion. 

Di sier Piero Zen, va orator al Signor 

turco, da Scrive il zonzer suo li, e aver 

tolto certi homeni. 

Da Constantinopoli, di sier Francesco Ber- 
nardo haylo, 2 lettere di £ugno et 

primo luto. Scrive come voleano far discargar 4 
nostre nave di mercantie, erano de li, per mandarle 
in Alexandria ; parlò al magnifico Imbraim, ci fo 
licentiute. Il Signor manda 170 nave con legnami 
e altre cose in Alexandria per far Tarmada coDlrt 
Portogalo per le cosse de India. Scrive esser venuto 
uno oralor di Dazia de li, qual li ha dito nove di là 
guerra voi far Franza a Y imperalor eie. unde Im- 
braim desidera saper da la Signoria nostra la ve- 
rità. Scrive esser stato da domino Alvixe Griii t 
ringraliarlo di le operalion fa a beneficio di la re- 
pubblica nostra, il qual disse senipre faria ogni ben, 
e come il Signor il mandava in Ilongaria per tratar 
acordo, perchè le Irieve erano za acetade, et aspeta- 
va un zaus di Hongaria, qual zonto, partirla. Il Signor 
con Imbraim andavano verso Andernopoli a la caza. 

Fu posto, per li Savii ai Ordeni, scriver al pro- 
vcdaJor di V armada, dagi una galla a compaguar 
sier Alvise Contarini, va baylo e capilanio a Napoli 
di Romania, ut in parte. Fu presa. Ave 152, 5, 5. 

Fu posto, per li Consieri, Cai di XL, una ^ratit 
a uno Zuan Uironimo da Pelrarubea, fo di Anzolo, 
nepole lo di Zuan Dario secretano nostro, li me- 
riti dil qual fo grandi, et dimanda lui e soi hericdi 
legitimi siano fati nobili crelensi. Ave : 151, 13, 20. 
La qual parte se dia meter in Gran Conseio, et a 
di 6 avosto fo messa. Ave : 439, 68, 10. Itcrum: 
698, 120, 8. Fo presai^ 



U6 



itDXXXI, LÙOUÒ. 



U6 



266 



gumi serando il porlo di Halamocbó, e quello re- 
slari de là, far alerar, el vegniri posession, di le 
qual si bavera la Signoria pili di ducali 100 milia 
de intrada. 

In questa malina in Quaranlia Criminal fo se- 
guilo lezer li processi conlra Nicolò Barbaro ; el 
reduli poi disnar, fu poslo per li Avogadori relenir 
dillo Nicolò Barbaro. Ave 33, 0, 6 non sincere. El 
qual è in veronese 

Exemplum 



Die 28 Julii 1531. 

Ser Pafdi43 Nani, 
Sier Hieronimus Pisaurus, 
Ser Leonardus Aimo, 
Consiliarii. 

Ser Antonius Valerio, 
Caput 

Ser Stephanus Lauredano, 
Ser Marcus Dandulo, 
Vicecapita. 

Volani quod dictus vir nobilis ser Paulus Jusli- 
niano sii conQnalus ci relegalus in civilale Paduae 
per annos decem, el lenealur se presentare semel in 
ebdomeda dominis recloribus Paduae ; sii priva- 
tus perpetue de omnibus offiliis el regiminibus 
huius Domini!, lam a parte lerrae quam a parie 
maris ; el si quo lempore conlrafeceril relegalioni 
praediclae el captus fuerit, conducalur Venelias el 
ponalur in carcere Porli, in quo slare debeai clau- 
sus per annum unum, el remitalur ad bannum, 
quod incipere habeal, el hoc lotiens quoliens sic 
quod slel in continua relegalione per diclos annos 
decem, cum laica librarum 3000 soivcndarum de 
bonìs dici! viri nobilis ser Pauli Justiniani, si baberi 
polerunl, sin aulem ex pecuniis Dominii nostri, prò 
qualibel vice quod conlrafeceril et captus fueril; el 
quod ad praesens ponalur in carcere Armamenti in 
266* V^^ ^^^ debeai ciausus quousque cum omne inle- 
grilale solverli el salisfecerit omne id quod termi- 
natum fueril per Advocalores Comunis exlraordi- 
narios iodebile accepisse de pecunis Dominii noslri, 
iuxla legds oflBcii sui ; el quod lempus praedictorum 
aoDorum decem numquam incipere habeal nisi sol- 
verli id quod lerminalum fueril per Advocalores 
3upraseriplo8 ul supra ; et quod non possit ex car- 



cere Armamenli mulari, nisi cum qualuor quiolis 
sufragiorum XL Cr