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Full text of "I diarii di Marino Sanuto: (MCCCCXCVI-MDXXXIII) dall' autografo Marciano ital. cl. VII codd ..."

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DIARII 



DI 



MARINO SANUTO 



L'Edizione è fatta a cura di 



FEDERICO STEFANI 



GUGLIELMO BERCHET ~ MCOLÒ BÀBOZZI 



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AL SENATORE 



MICHELE AMARI 



STORICO INSIGNE 



GRATI DEVOTI 



GLI EDITORI 



D. D. D. 



DIARE 



DI 



MARINO SANUTO 



TOMO XV 



^ENE2I. 



A SPESE DEGLI EDITORI 

MDCCCLXXXVI 





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X\ .-.-i^' 



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/'^v 15 189^ 



FRATELLI VISENTIN! TIPOGRAFI EDITORI — VENEZIA 



DIARII 



DI MARINO SANUTO 



TOMO XV. 



DIARII 



I BBTTBMBRB MDXII. — XXVIII FBBBRAIO MDXIII. 



1 Dil mexe di sqftembrio 1512, 

A dì primo. Introno cai di XL a la bancha : sier 
Marco de Mezo qu. sier Francesco, sier Lodovico 
Querini qu. sier Jacomo et sier Domen^ Lion de 
sier Alvise. Cai dil Conscio di X : sier Zuan Zantani, 
sier Piero Querini et sier Francesco Bragadin. Tutti 
(re stati altre volte. 

Vene in Colegio il secretano del vescovo di Lodi, 
zonto eri sera, vien di Milan con lettere credential, 
qoal, presentate a la Signoria et posto a sentar a* 
presso il Principe, come orator di Milan, ha abuto 
audientia con li capi di X. Espose : come il vescovo 
di Lodi di casa Sforzescha desiderava da la Signoria 
aver certe artellarie, et questo per batter il castello 
de Ifilan cb' é in man de francesi, et volendo la Si* 
gnoria far intelligenzia insieme, la faria con questo 
tacite \ lassandosi intender che non potendo venir 
Maximian Sforza uè esser ducha, lui si faria ducha, 
et ha r amor di milanesi e saria contento la Signo- 
ria havesse le sue terre e voria star ben con sgui- 
zari, dicendo aver mandato al Papa il prothonotario 
Sforza, con altre parole etc. 

Ttnneny questo fo divulgato: la verità se noterà 
più avanti. 

Questa matina in Rialto, per li governadori de 
le inirade, fo dà il dazio del vin a sier Marco Braga- 
din qu. sier Andrea da San Severo, per ducati 72 
mila et 700, e l' anno passato l' ave sier Bernardo 
da Leze qu. sier Jacomo, per ducati 70 milia, et ne 
perdono ducati 



Non fo lettere di campo questa mattina. 

Da poi disnar fo Conscio di X con la zonta : so- 
pra certe obligation di danari, et nulla fu fatto. 

Di sier Marin Zorgi el dotar, fo lettere 
date a Bologna, a di 28. Come il campo spagnol 
con Medici erano apresso Prato mia i 1 lontan di Fio- 
renza, e fiorentini si fortificavano in Prato, ed era 
venuto uno ambasador de* fiorentini in campo dil 
viceré, et uno ambasador del viceré era intrato in 
Fiorenza ; e altri avisi come dirò di soto. 

Di campo, di proveditori generali^ dateapres- 
80 Brexa, a dì 30, hore 3 eli note. Come le bom- 
barde e artellarie tiravano et havemo buia zoso di 
la cortina e parte di uno turion e fato buso di una 
lanza di fante a pie*, e tuta via tiravano, e se li bom- 
bardieri vorano far il dover, che erano mal pratichi, 
ruineriano il muro, e si dubitano che oonvegnirano 
indusiar a darli la bataia perché a Crema é da SOO 
homeni d* arme et 3000 fanti. Item, esser ussjto 
uno garzon di Brexa : disse le nostre artellarie aver 
eri amazato 16, et che stavano con timor. Item, 
che ha voluto esser menato dove si traze V artelarie 
e fato meter una colobrina e uno cortaldo a la volta 
di certo buso, dove i nimid ussivano per una via 
coverta à la chiexia di S. Maria nel borgo di San 1 * 
Zuane, per far tote e portarle io la terra per far re- 
pari, e cussi hanno Irato e amazato alcuni ; siche é 
sta bona opera. Scrivono esser zonti li raines 2000 
portati per li do cavalieri ; aspetano il resto di danari 
richiesti e le mooition. 

Di sier Vetor Upomno^ vidi lettere di3Q 



MDXn, SETT MBRE. 



8 



date in campo, dri£aU a sier Hirùnimo suo 
fradelo. Come ozi il proveditor Capelo, eh* era il 
giorno saspelo de la febre, ed a bore 17 non li é 
venuto niente per fina bore 37 ; dize é andato aio- 
zar mia do lontan, e da niatina anderi a Beiamo. 
Scrive in quella nocte era venuto li il capitano de le 
fantarie da Crema e questa matina lo trovoe dal pro- 
veditor Capelo, el qual era venuto per intender ch*el 
vescovo di Lodi se dize voi mandar a Crema 500 
bomeni d* arme, azi(\ nostri non possi aver Crema, 
e per farli tirar in driedo; e dize non crede possi 
ha ver questa summa de homeni d*arme, ma quan- 
do ne polrS haver 300 saria tutto quello el podesse 
mandar, e voi esso capitano alcune zenle. Eri li fo 
mandalo 30 homeni H* arme et 500 fanti e questa 
mattina è sta ordinato ne vadi 75 homeni d* arme. 
Ed è andato Piero di Lon^ena con la sua compafi;nia 
e uno altro condutier, e li ha mandato 800 provi- 
sionadi. 

El qual capitano dize se II vegnìrk che li voi 
taiar a pezi, e havendo queste zente, ¥ averi una 
gran suma. E subito ordenate queste zente montò a 
cavalo per Crema, poteva esser V ora di terza e sari 
ozi li. E rasonando disse che V haveva visto dove 
se bombardava, e disse se lui avesse questa impresa, 
che li basteria Y animo di far altro profitto di quello 
i fiinno. Questa notte non si hanno possuto meter 
r artellarìe pid a rente le mure salvo è sti messo 
uno canon solo; ma questa notte si meteranno de 
altri. Scrive ozi da poi disnar é stato a veder tirar 
sopra il monte, ed ha visto trar 10 bote ed hanno 
fato un buso de zercà 30 braza di qua dal Castello, 
et hanno buti zoso, le difese, e stando lui, U non ha 
visto salvo tre persone che si mostrò a le mure, a 
non comparer ninno, perché donde i voi intrar non 
poi comparer persona che non sia tolta suso; siche 
era un bel veder, e si vede tuta Brexa, e quelli dil 
castello non poi anche loro oomparer : stete U zer- 
che un quarto d* bora. E benché si dize non é peri- 
colo a star B, li inimici non traze, tamen non volse 
più star li, e si parti. Ettam da basso é le altre ar- 
tellarie le qual tira anche donde tira quelle dil 
monte, e per esser lontane non poi far troppo danno, 
ma si le meterano pid a rente presto si fari un lar- 
go intrar. 
3 Quelli di la terra non hanno trato ozi 30 colpi 
in tutto et non fa danno alcuno : se judica non vo- 
glino butar via la polvere, e la voi sai varia ai bi- 
sogni. Ilessendo lui dal proveditor Capello, li fo 
menato uno garzon, qual questa matina é insito da 
Brexa, e dixe che donde se fa el buso nìuno non 



poi comparer né anche poleno far repari, perchè le 

ariellarie scova, e disc el vero ; e che 1* altro zomo 
da prima che fo comenzi a bater che una bota ne 
aroazò 1 5 persone, siche adesso niun voi andar li ; 
et che i fortifica tra il castelo e la porta di le Pille, 
e che hanno murate tutte le porte salvo una, e che 
dentro i stanno male e non hanno troppo da viver, 
et che non ponno masenar che ben hanno del for- 
mento, e del vino ne hanno poco, e che i vanno per 
le caxe e monesteri a tuor tutte le vituarie che ì 
trova, e de aqua ne hanno pocha salvo che ne vien 
pur per uno locho, e che la gè sti tolta e non vien 
come soleva, e con quella i danno a bever ai cavali, 
e che ne li pozi ne sono pocha aqua. E subito il 
proveditor Capello ordinò a sier Piero Donado di 
sier Bernardo eh* é li in campo, dovesse andar dal 
p:ovemador a dirli el dovessf^ mandar a tuorla ; el 
qual sier Piero si porta benissimo e crede subito 
gè la tori. Dize che ponno esser da fanti 3O00 et 
cavali 3000, et che i non passa, e che i fanno lavo- 
rar a tutti fino a le femene gravede, e che non 
hanno da manzar. Dize che francesi hanno abuto let- 
tere che loro aspetava missier Zuan Jacomo Triulzi 
che lì venisse a dar soccorso, e che non é possibile 
eh* el vegnì, e che i stanno di mala voglia. 

Scrive zerca al dar di la battaglia, lui non vede 
sari d presto, perché nostri vori qualche zomo a 
far la bataria per far il buxo grando, e poi anche 
non la dari perché, havendo manda queste zente a 
Crema, la cessa anderi di longo ; ma la brigata tien 
che quando i non se pori più tenìr che forse i se 
renderano, over che una notte con le lanze su la 
cessa se ne anderano a la volta di Mantoa ; ma scrive 
se si li dari la bataglia ne moriri assai perchè fran- 
cesi si vori difender, e poi in campo nostro, per 
quello 1* ha inteso, non è quel governo che doverìa 
esser, e la brigata voria che fusse in campo el capi- 
tano de le fantarie, che le cosse anderiano altramente. 
Item^ quel puto dize in la terra pur se ne moriva 
da peste, ma pochi. Scrive li in campo è il protono- 
tario Mocenigo, efiam vi è missier Bonin degan di 
Trevixo venuto ozi, perché alcuni li voleva tuor 
uno beneficio che 1* ha in questa parte de Brexana. 

È da saper, a bore zerca 33 vene un tempo di 2 * 
fortuna terribelissimo, pioza, vento e tempesta gros- 
sa, adeo fece gran fortuna, rupe veri de fenestre, 
afondò barche e credo ari fato qualche gran danno, 
che Mio non el voglii. 

Fo scrito per Colegio in campo justa il solito. 
A disila fnaUna. Fo htere di campo di 31^ 
hore 3 di note. Come tuta via tiravano a la terra. 



HDXn, SETTEMBRE. 



10 



Erano zonti li danari, zoé li ducati 6000 e aten- 
deano aver quelli spagnoli di Mantoa justa la lioentia 
aula a impir certe compagnie, per aver li 10 mila 
fanti, et instavano aver danari. 

É da saper, sier Marco Antonio Sanudo savio ai 
ordeni, ritornato di campo, parti a di 26, eri sera 
zoDse et ozi fo in Colegio. 

Di "Roma, vene lettere, V ultime di 28, di 
sier Francesco Foscari el cavaJter, oraior no- 
stro. Prima, come il marchese di la Padula era sta 
amalato» li a Roma, é partito e andato in campo di 
spagnoli, capitano de le fantarie. Item, è avisi dito 
campo era a Barbarino mia 18 di Fiorenza, e fio- 
rentini si fortificavano. El Papa ancora non lia vo- 
luto dar licentia al signor Prospero CoIona passi. 
Item, è sta in concistoro expedita la scomunicha al 
re di Pranza : che in termine ut in bulla debbi 
aver rimosso lo scisma e conciliabuli aliter resti 
excomunicato, et questa bolla bollata in piombo di- 
cono valer tanto come se la fosse publicala, e forsì il 
Papa la farà etiam publicar. 

Scrìve, il ducha di Ferara, che parti con le do 
caravele, era ritornato a Pescara. Ikm, come il car- 
dinal Sederini avia auto audientia dal Papa dicendo 
é mal che spagnoli habino pie in quel stato di Fio- 
renza, ed habino tanti danari quanti li hanno pro- 
messo ; il Papa li ha risposto la cossa è sta termi- 
nata per la Uga e lui non e solo ; poi a dito a Y o- 
rator nostro, non li piaceria che Medici intrasse in 
Fiorenza col favor di spagnoli, e che i havesseno 
tanti denari, perchè Medici li hanno promesso ducati 
50 mila. 

Jfefi», di Spagna nulla è di novo, e il cardinal 
de Ingalterra ha dito al Papa che il suo re paga 
la mità di le zente di Spagna, è di là ; siche il re di 
Spagna voi far la spexa a spexe d' altri. 

Jfeff», scrive che si fazi intender a li prelati, é 
in questa (erra, debano andar a Roma al ConciUo si 
s^irà qpjesto novembrio. 

Et fo per la Signoria mandato al patriarca e al- 
tri vescovi, è in questa terra, e V abate di Borgo- 
gnoni sopra tutto, che si metino in bordine ad andar 
a Roma, etc. 
3 Di Cremay fo letto una lettera di Dome- 
nigo de Malo vicecolateral, la quale è drieata 
a li proveditori Merlali. Come li è cavali lizierì 
300, homeni d* arme 200 et fanti 2000, zoé 1300 e 
iriù usadi, il resto venuti da Bergamo, etc. 

Di Zuan Jàcomo Caroldo secretario no- 
strOy date a Vegevene, a di 29. Dil zonzer li, e 
coloqoii aati col cardinal et datoli le lettere di e am- 



bio di denari etc. Il qual cardinal voria far intelli« 
gentia con la Signoria nostra e il stato di Milan, 
perchè l' Imperador ed il re di Spa8;na voi meter il 
ducha Carlo nel stato di Hilan. Item^ rasonando de 
recuperar il stato nostro, disse il cardinal ben la Si- 
gnoria voi Cremona per uno breve dil Papa : riden- 
do e dicendo Y è pur dil stato di Milan. /fem, colo- 
quii auti di la dieta fata de sguizari a Bada, qual 
dimandano queste cosse al stato di Milan : ducati 
150 mila a San Martin et ducati 40 mila a San Mi- 
chiel, et voleno lAigan, Lucarno e Domodossola per 
loro cantoni, et che il stato di Milan si obliga darli 
in loro aiuto compagnie 2, cadauna homeni d* arme 
500, e sguizari se offerisse venir aiutar il stato di 
Milan compagnie 2, essendo pagati li sguizari a du- 
cati 4 V% al mexe per homo, e li prometeno dar 
al stato dì Milan Aste col territorio, ed hanno electi 
12 oratori al cardinal predicto per conzar queste 
cosse, e rimessa una altra dieta o a Lucerna o a 
Zurich. El qual cardinal dia andar a Milan a que- 
sto effecto. Lì sguizari, da zercha 3000, sono a No- 
vara e li stanno a custodir. Item, il cardinal ha dito 
non poter dar sguizari al Papa per la impresa di Fe- 
rara. Item, come Milan promete dar a sguizari li 
ducati 150 mila in li tre anni come i voleno e li du- 
cati 40 mila a l' anno, ma voleno un anno scapolo, 
et di lochi non li hanno risposto nulla. Ifem, sgui- 
zari voleno uno capitolo da* milanesi che non ve- 
nendo Maximilian Sforza a Milan in certo termine, 
loro sguizari possi elezer uno ducha di Milan cui a 
loro piacerà, pur che sia di la caxa Sforzesca. 

Di Roma, vidi lettere partictdar, di 28. 
Come il cardinal Soderino fiorentino con 6 cardinali 
aiidono dal Papa a far volesse aiutar Fiorenza con- 
tra Medici, nulla potè otenir: pur il Papa fa quello 
poi contra Spagna, questo perchè voi cazarla de Ita- 
lia e far re di Napoli il cardinal di Ragona, el qual è 
andato a Napoli sento corozarsi col Papa per caxon 
dil ducha di Ferrara suo nepote. Si dice il Papa voi 
far cardinali assai per danari, et do veneti questo 
seterobre. In concistorio il Papa ha dato il vescoado 
di Salucia al prior di Roma per la renoncia del fra- 
delo mazor, è sta fato prior di Roma, che è men di 
senno. Item come il Papa voi privar dil vescovado il 
vescovo CoIona. 

Di Milano, fo uno aviso. Come di Pranza il ^ * 
Re, che era a Paris, havia fato retenir monsignor de 
la Peliza e il general di Normandia per non haver 
seguito la vitoria quando rupeno spagnoli, e dover 
far 11 a Paris un parlamento per le cosse de Italia, 
ifem, che missier Zuan Jacomo Triulzi havia di- 



u 



MDXII, SETTEIIBRE. 



12 



mandato al Re 600 homeni d* arme et 10 mila fanti, 
e li bastava I* animo recuperar Milan e li stato ha- 
via il Roy in Italia tutto. liem, come a Milan missier 
Zuan Jacomo havia fato uno deposito de formazì de 
zercha ducati 6000. e il vescovo di Lodi Io voleva 
far vender e non si trovava niuno volesse compe- 
rarli, dubitando non riforni nel slato primo a Milan. 

Di campo, in le Jeiere de ozi, Scriveno del 
zonzer li di quel bombardier mandato di qua nomi- 
nato mastro Zuan Francesco di Calabria, qual ha 
visto r artellarie e voi removerle e meterle più vici- 
ne a le mure. 

Item, per altre lettere, scriveno di fochi fati la 
note in Brexa et fumi; non sanno quello voglia- 
no dir. 

Da poi disnar fo Pregadi, e leto molte letere, e 
queste zonte. 

Di Trento, da sier Piero Landò orator, di 
primo. Come havea ricevuto le nostre lettere zer- 
cha la retention in Alemagna di sier Francesco 
Capelo el cavalier orator nostro, si scusava il reve- 
rendissimo Curzenze non esser li ma a Inspruk, e 
zonto il sia, qual dovea esser a di 3, saria con soa 
signoria. Item, scrive domino Urban di Alba ora- 
tor di Monferà, eh' è 11 a Trento, li ha dito saper 
certo che, ritornato sarà il Curzense li a Trento, su- 
bito partirà per Roma dove stari 6 over 8 zorni, e 
in questo mezo farà soprastar Maximian Sforza li a 
Inspruch etc. ut in ìitteris. Et che dito Curzense 
havia mandato a Roma un terzo fratello di domino 
Andrea dil Borgo che é con lui, e V altro, domino 
Daniel, è in questa terra, a notificar al Papa tal sua 
andata. 

Et compito di lezer le lettere, el Principe si levò 
e fece la relatione di quanto havia exposto in Co- 
iegio il secretano venuto dil vescovo di Lodi da Mi- 
lan, nominato domino Zuan Simon Colla, qual re- 
chìedeva passo per solfere, salnitrii et piombi, et 
havia usato parole come quel stato faria volentieri 
intelligentia con la Signoria nostra. El qual fu posto 
a sentar apresso il Principe etc. 
^ Fu posto, per i savii, che al secretano di Milan 
sopraditto sia risposto in questa forma : che com- 
pito la expugnation di le nostre terre e dil stato 
nostro, che altro non volemo nui, semo ben con- 
tenti darli passo e quello el dimanda, etiam far in- 
telligentia insieme a beneficio di comuni stati, tutta 
via con volontà dil Pontefice, et che si dolemo n' è 
sta ditto esso reverendissimo episcopo di Lodi ne é 
contrario a la recuperatioi dil nostro, la qual cossa 
non si podemo persuader^ e come vedaremo da soa 



signoria qualche bon effeto in favor nostro, la vede- 
rà li risponderemo in ogni cossa utele e onor di 
sua signoria; con altre parole di tal sustantia. Et 
fu presa. 

Fu posta in campo una lettera a li proveditori 
zenerali : avisarli di quanto ne ha mandato a re- 
chieder dito episcopo di Lodi, exortarli e inanimarli 
a la impresa e ultimarla, et quel illustrissimo go- 
vemador vogli' far, etc., che nui de qui non li semo 
per mancar in niuna cossa, et mandarli la copia di la 
risposta soprascrita etc. Fu presa. 

Fu posto, per li savii prediti, una lettera a sier 
Piero Landò orator nostro con darli la instrution di 
quanto ha richiesto dito secretano, aziò, s' il reve- 
rendo Curzense li tochi alcuna parola, possi rispon- 
der, e se li mandi la risposta fata. Fu presa. 

Et cussi si scriveva in consonantia a V orator no- 
stro in corte. 

Fu posto, per li consieri, atento che sia venuto 
a la presentia di la Signoria nostra oratori di Tor- 
zello, Buran e Mazorbo pregando, dovendosi far eie- 
tion del novo podestà, che la canzelaria sia data a 
elezer per il loro Conscio, come si feva per avanti, 
però sia preso che la dita eletion dil canzelier dil 
podestà sia fatta per essa comunità, si come per 
avanti far si solea, ut in parte. Et andò in renga 
sier Vìzenzo Zantani, el XL, di sier Zuanne, qual é 
stato podestà a Torzelo, e contradise a la parte di- 
cendo non se dia far per molte raxon e saria danno 
di la Signoria per li dacii; item, confusion in quelle 
tre contrade ; item, si feva molti inconvenienti e le 
cosse andavano zote perchè loro feva i canzelieri : si- 
che venuto zoso, li consieri si tolse zoso e non vol- 
seno mandar la parte. 

Fu posto, per li savii ai ordeni, certa parte di 
uno Sebastian da Liesna, qual per soi meriti sia fato 
comandador in Cao d* Istria, et fu presa. Ave 13 di 
no, 98 de si. 

A dì 3. La matina vene in Colegio il secretano i * 
di Milan, qual è alozato a San Agustin a ca' Moro, e 
per il Principe li fo dito la risposta fata con il se- 
nato, ci qual disse scriveria a Milan. É da saper, per 
il Colegio, con autorità tolta dal Conscio di Pregadi, 
fo mandato a Milan Alvixe di Piero secretano, é in 
campo con il proveditor Moro, dal vescovo di Lodi, 
a dirli che si meravigliavamo di questi andamenti 
soi e far ogni cossa che non recuperemo le terre 
nostre, e questi non è signali di voler bona ami- 
citia. 

In questa matina fo grandissimo vento et pioza. 
Ed è da saper, veneno ip questa terra do oratori di 



1^ 



ItDXn, SETl'EìfBRC. 



li 



Salò, videìieei domino Hironimo di Bernardini do- 
tor e domino Zuane di Alberti dotor : etiam veneno 
4 da Claxon e voleno suo podestà eleto da loro 
sier Vetor Querini, stato una altra volta podestà 11, 
qual li é sta confermato per li proveditori zenerali 
di campo. 

E tra questi ne é uno nominato sier Mondin Da- 
per, homo rico, ha da far in Àlemagna dove ha do- 
micilio, et avanti in una dtà chiamata in 

r Austria, qual in Golegio ha referito cossa notanda: 
dte da mazo, zugno e luio é sta brasa in Y Austria 
di le cita zercha 200, qual però tutte sono di legna- 
me, et non si sapea a che modo intrava il focho, e 
si bnixava le caxe: e che dubitavano venitiani non 
havesse posto loro il focho, e che a lui sier Mondin 
li oponeva avesse li maltatori in caxa in certe ca- 
verne, e avea uno cagnolin, quando i veniano bagiava 
e questi se serava in la caverna. Tamen, non era il 
vero, et che li fece far la guarda. Etiam oponevano 
a Jostin da Voan eh' ha da far anche lui in Àlema- 
gna. Hor fono trovadi 4 boemi che feva tal danni 
e fati brusar, e fo dito etiam uno frate, e nominato 
le terre si brasò. Possa fo la prima, eh' è di uno epi- 
scopo, di caxe 600, Morbech tutto di caxe 300, San 
Ipolito cita granda come Treviso tutta, Viena terra 
grossa da 300 caxe, Melinch, Piestestaf, Ebesiat, 
Loch ecc. E inteso questo, il Colegio ordinò V an- 
dasse ozi da r orator dil Papa, Spagna e da quel 
dil Curzense, sta a San Zorzi, a referirli tal cossa. 
5 bi questa matina, al segondo Conscio, in do qua- 
rantie fo spazà una parte metevano sier Jaoomo di 
Anselmo e sier Faustin Barbo proveditori sora i 
conti, coDtra alcuni signori stati a le Raxon vechie 
utinpc^te, alias in dite quarantienon presa; ma 
hora volendo andar per uno altro modo, parlò dito 
sier Faustin Barbo, rispose sier Marin Querini avo- 
calo, andò la parte, 14 non sinceri, i 1 di si, 31 di no, 
e fu prese di no. 

Da poi disnar fo Conscio di X semplice per expe- 
dir certi contrabandieri é in prexon retenuti, e al- 
tri, e non fo expediti. 

Et il Col^o di savìi si reduseno daspersi a 
consultar. É da saper, a di primo fo mandato ducati 
2000 in campo, eri ducati 5000. 

Di campo, di provediiori eenerali fo let- 
tere di primo, hore 3, di note. Come non aveano 
mosso ancora Y artellarie e travano benché siano un 
poco lonzi ; et quel Zuan Francesco di Calabria ve- 
nuto optimo bombardier, è in consulto con quelli 
altri e non sono d' acordo ; quelli di Brexa non 
trazeno. 



Item, come in h cita la note avanti è sta fatto 
gran fochi e soni di campane e alegreze, non sanno 
la causa. Scriveno aver auto aviso verso Trezo venir 
gran numero de sguizari, dubitando per Crema etc. 
Item, le cosse di Crema ne è speranza ; si parla in- 
sieme di r acordo con quel domino Benedeto Cri- 
vello é dentro e il capitano de le fantarie, qual ha in 
le man quelli Crivelli soi nepoti volseno intrar den- 
tro ; siche si spera di bene. Et in Crema vai la soma 
del formento ducati 8, eh' è ducati 4 il staro nostro. 
Item, scriveno come ozi li stratloti tutti é in campo 
per esser venuti in discordia con le zente dil gover- 
nador et esser sta svalisati da loro, onde montono 
a cavallo per venir via, e sier Zuan Vituri loro pro- 
vedidor li andò drìo exortandoli al tornar, non fu 
possibele, adeo convene montar a cavallo il prove- 
ditor Moro et domino Antonio di Pii e prometerli 
farli restituir il tutto e zurarli darli do page, e cussi 
contentono di tornar, e hanno raxon, perché da fe- 
vrer in qua non hanno auto denari. 

Altre particularità scriveno ut in litteris, et 
dil ricever di ducati 800, e dimandano di altri. Fo 
mandato in questa sera in campo ducati 4000. 

A dì 4, da matina. Fo lettere di Candia, per 5 * 
uno gripo venuto con muschatelli di raxon di sier 

Francesco Foscari, vendeno Y anfora ducati 

E si have lettere di rectori, di 12 avosto, 
con nove di Alexandria et di Constantinopoli, 
come dirò di soto. Et fo ordinato di far ozi Pre- 
gadi per prolongar le mude a le galle di Alexandria ; 
el capitano é za partido, mancha le altre do. 

Di Trento, di sier Piero Landò orator, di 2. 
Come ha inteso da domino Urban di Alba, il reve- 
rendissimo Curzense esser partito da Inspurcli dove 
à lassato Maximiano Sforza, et resterà li fin la sua 
tornata di Roma, el qual sarà a di 3 11 a Trento e 
partirà per Roma, et ha auto uno breve dil Papa 
eh' el vengi, prometendoli omnino far Y acordo tra 
r Imperador e la Signoria nostra. Item, 11 a Trento 
si fa certo numero di fanti alemani per mandarli si 
dice a Verona, dubitando che, auto Brexa, il nostro 
campo non vadi poi a tuor Verona ; e altre particu* 
larità ut in litteris. 

Di Milan, di Zuan Jacomo Caroldo, do Ut* 
tere: una di primo da la Sforzescha dove era il car« 
dinal sguizaro, coloquiì auti col cardinal che ha auto 
aviso, per uno mantoan vien di Franza parti a di 28| 
che avisa : come il Re era a Poles. Andrea Griti ho- 
norato dal Roy é lassato in libertà, e per Franza si 
diceva ch*el v^neria a Venexia, et che il Roy con la 
Signoria era d' acordo. Item, che spagnoli et in- 



19 



IIDXII, SETTEMBRE. 



20 



ìiter vegoir li in Alexandria a rata et a magazen. 
Per il quinto, che litome (sic) et tulli debbi esser 
date, et questo capitolo senza dubio sarà arermato, 
cbe molto li dispiaze ; li altri veramente sono busare 
e de pocbo momento, a li qual par V orator facesse 
conveniente risposta. 

Tamen nel fine, fin a di 14 del corrente, che 
son Tultime che dal Cajero se hano da nostri, la cos* 
sa par molto indurata nel voler dar il piper, al che 
Torator non ha voluto né per niente voi consentir. 
E per tuor la cossa con desterità, per conclusion fata 
tra nostri, pensando de placar e far buon cuor al dito 
Soldan, hanno oferto al mezano, che è il scelerato 
Araeto Eubacho Coza de voler dar per tre anni pro- 
ximi venturi ducati 3000 a Y anno per presente al 
dito Soldan ; el qual indiavolato mezan, intesa la o- 
feria, se ne ha fato belTe con dir non saperia mai re- 
ferir tal minima cosa al suo Signor; per el cbe du- 
bita le cosse scorerano a la longa, e ne Tultima, se 
Dio non vi mete la mano finirà con aposliemata pia- 
8 ga ; siche li par quel viazo sia in cativo termine et 
mala disposition de poter assentarsi per fin che el 
dominator presente ara a esser, e per fin che Ame- 
tho Eubacho bavera dignità et governo sopra la 
merchadantia, non obstante che Torator, per bordine 
che Tebbe da la Signoria de di 20 del passato, mon- 
tasse in castello et altamente parlasse contra el cadi 
Nadraches e de ditto Bubacho, dolendosi de li rui- 
nosi modi et mali portamento da loro operati per 
la passada muda, al qual orator fu data la più grata 
audientia che mai in questo regno sia ad alcuno sta 
data, con promission de castigar cui non va per la 
dritta via, con dir che simelmente el dito orator do- 
vesse castigar li soi mercadanti che non se portava 
bene; e con questo andoe a caxa. Fu da poi per primo 
e principal pratichador de li capitoli messo el ditto 
Ameth Bubacho dal qual prozede e da lui solo è sia 
arecordati et formali, et posto in campo al prefalo 
Soldan; de le promission et parti del qual pocho é 
da fame fondamento per esser de natura de mudar 
la parola et ogni promission, e de atacharse a quel 
che, segondo el suo apetito de ribaldo, meglio li par 
li torni, non ostante ch'el sia con sua ignominia la 
ruina et el pezo del paese. 

De le occorentie de Tanabasada e consolo fran- 
cese se intese per lettere de nostri, come li diti a di 
5 del corente discordi fono a 1* audientia del signor 
Soldan, dal qual ebbe aspre risposte et parole, vila- 
Dizando el dito consolo, dicendo più volte al dito 
ambasador: Tu sie venuto asagiar la mia barba; non 
falu quel che me ha promesso costui, zoé il consolo 



che me hai tu fato I e molte altre ingiuriose parole, 
revochado uno comandamento che ultimamente Pa- 
vea fatto che poteseno trazer con queste sue nave, 
spezie et suoi retracti. Et havendoli el dito am- 
basador parlato eHam de le cosse de monte Sion et 
de Hierusalem, li rispose quel istesso con dir : € cbe 
hai tu fato che debbi haver Terra Santa? Et dito que- 
sto, esso ambasador chiexe licentia con dir: lo ho 
scritto in Pranza et a Rodi né posso far altro di 
quel ho fato; dame licentia che in persona anderò a 
Rodi, e farò più opera de quel farà altro messo. Al 
qual rispose el signor Soldan che non lo tinniva e 
che volendo andar Tandasse a suo piazer, e calando 
al possibele dito consolo : li quali deseseno di castello 8 * 
tulli confusi et mezi morti. Da poi, per letere di 18 
dil corente a li sui de qui, dicono haver olenuto 
iterum comandamento de poter trazer solum le 
spezie de conto vechìo che pò* esser zercha da coli 
50 in 60, con apontamento eh' el dito ambasador 
debbi andar a Rodi, cosa mollo disforme, che si 
San Thomaso li fusse aria faticha, né crede saperla 
concordarle né trovar sesto, e li par a lui che quel 
consolo habi afaturato questo signor Soldan ; el qual 
consolo, a la prima montata del suo ambasador, usò 
una astuzia di farli dir corno Thavea expresso orde- 
ne dal suo Re non parlar con altro mezano, turziman 
né persona salvo el dito consolo, e cussi solo fezeno ; 
el qual consolo a suo modo referite al Soldan quel 
che a lui pareva, e cussi del converso al suo amba- 
sador, ed ingannando V uno e 1* altro, e ancor che 
la cossa sia discoperta e publicha, lui se reze etiam 
con incantamenti, al qual nel fine potria intravenir 
quello che intravene a Simon mago, che dopo molto 
alozato nel nero dirupo, frachasossi in terra. Altro 
fin bora non se intende de tal occorrentia. A di \G 
del presente, de qui zonse uno ambasador del re 
de Tunis con fuste 3 e uno navilioto, el qual é 
venuto per molle cosse, fra le qual per inslechir 
davanti d signor Soldan questi catelani, e diman- 
dar la roba insieme con li Magabrinì, che za per 
avanti per Rodioti fo presi ; del che non sa quello se- 
quirà e meno quello ch*el potrà otenir, presuponen- 
do quello ha dito ch*el signor Soldan sia slato afa- 
turato, over per arte magica incantato dal sopradito 
consolo. 

Da poi disnar, fo Pregadi. Et lelo queste letere d 
notate di sopra, et una letera scrita per Colegio a 
Trento a Torator Landò : che inteso il reverendissi- 
mo Curzense voi andar a Roma, zonto d sarà a 
Trento vogli invidarlo fazi la volta di questa terra 



21 



MDXU, SETTEUBRE. 



22 



A'el sari molto honorato et acbarezalo, la qual let- 
tera scrita senza il Pragadi, To assa* mormorato che 
DOD se dovea scriver. 

/fem, una altra scrita in campo, per Clolegio, a li 
proveditori : solicitarli a la ultimation de Brexa ; lau- 
darli di la promessa fata a quel Crivello di Crema, 
sei! ha manda danari, etc. 

¥o posto, per i savii, che le galie di Candia, sono 
a Gorftj, debìno acompagnar le galie di Barato per 
pid securtik, atento le fuste turchesche Tuora fino 
ìd Cypro ut in parie, e fu presa. Et si scrive al baylo 
et capitanio di Corrù. 

Poi, sier Piero Pasqualigo dotor e cavalier, che 
vene orator de Hongaria, andò in renga e compi la 
sua relatione zercha quelle cosse e dil conte palati- 
no eh* è venuto in Corvatia, qual é ban perpetuo et è 
il primo homo in Hongaria, e il cardroal Strìgonien- 
se scrivendoli si ricomanda. Et come l' Hongaria é 
su le arme, adesso è qui vicino a la Dalmatia, però é 
ben aver intelligentia insieme; vorìa intendersi e 
aver aiuto contra turchi: iterum beneficii ad un 
SDO fiol etc. 

liem, disse el vene qui do oratori, uno per li 
prelati Paltro per li baroni, è bon charezarli etc. 

Disse la condition di quel Re, qual non vai nula 
ni ha froverno; el Consejo governa THongaria, e disse 
chi è al governo e ha p^ter, e la cnxon di la inimi- 
titia fata con la Signoria nostra dil cardinal Strigo- 
niense, è a Roma, qual era tanto nostro, e altre par- 
ticularìtà, e come è stato in quella legation mexi . . . 
zomi . . . Laudò il suo secretarlo Costantin Cavaza. 
In conclusion, optima relation e con bona lengua. Po 
laudato justa il solito dal Principe etc. 

Fu posto, per sier Andrea Àrimondo savio ai 
ordeoi, serar cotimo a 4 per ÌOO uf in parte. K 
rincontro, sier Nicolò Trivixan, sier Lorenzo Capello 
savii a terra ferma, sier Silvestro Memo, sier An- 
drea Dolfin savii ai ordeni, serar a la mità di quello 
eore, ut in parte. Andò in renga sier Silvestro Me- 
mo et parlò poco, e diti savii meseno indusiar a uno 
altro Pregadi et fo indusialo. 

Jfeff», volevano prolongar la muda a le galie de 
.Uexandrìa, che ancora do non è partide, e non fu 
tempo. 

Fu posto, per li savii, certa parte, scriver a Cor- 
pbù licentìi le galie dì Candia vadino a disarmar. Fo 
presa. 
9* Di ChioM^ di sier Marea Zantani podestà, 
di 3, hore 17, vidi lettere. Come, per certi che 
partì zuoba a di 2 da poi mezo zorno da Ferara et 
è venuti 11, ha inteso il cardinal in Ferara solecitava 



rainar il borgo di la Piopa zoé San Lucha, che tutto 
è uno borgo, e minava etiam la Certosa, solecitava, 
il far bastioni e repari, haveano dato Taqua a la fossa 
verso il Barcho e voleano afondar quello, et volevano 
tajar Po mia do sotto Ferara, che facendo tal rota 
anegaria il Polesene de Ferara, e fazeano de continuo 
portar strami, feni e vituarie in Ferara ; dize che 
zuoba a di do da matina senti far una crida che tutti 
li marangoni e calafadi dovesseno andar a lavorar 
atorno le galie, e hano dato voze voler armar quelle, 
e questo aviso li ha confirmà uno citadin venuto de 
11 con uno altro burchiello, qual è stato a Ferara per 
recuperar una sua barcha in questi giorni presa. 
Etiam alcuni frati di 1* bordine di San Zorzi Mazor 
dicono esser sta mandali via di Ferara per sospeto ; 
ma lui podestà tien siano spioni. Item, che é sta 
fato retenir per il cardinal domino Francesco Fan- 
tuzi bolognese fuora di Ferara, qual havia salvo con- 
duto da madama la duchessa, era vestito da frate. 
Etiam è sta retenuti do soi fratelli erano in caxa 
d*un zentilhomo francese ; al qual domino Francesco 
li é sta tolto ducati 6000 de contadi e zoie per du- 
cati 20 mila, e che il cardinal e madama dizevano 
questi saranno boni per dar la paga a le so zente, li 
qual Fantuzi é in palazo di dito cardinal con vardie. 
Jfew, che sier Valerio Marzello, era podestà a Ruigo, 
si trova in castello, e se diceva erano per lassarlo di 
brieve. 

Nolo. Sier Andrea Contarini capitanio di Po è li 
a Chioza con la sua fusla armala, et una altra et . . . 
. . . barche longe armate a Chioza. Etiam altre bar- 
che longe si arma a le contrade, Torzelo, Buran, Ma- 
zorbo el Muran, Malamocho et Chioza, siche per na- 
vilii da fiume sarà bona armata. 

A dì 5. Domenega da matina, fo dato audientia 10 
longamente a oratori et altri, perchè non fu alcuna 

lettera. 

Veneno li merchadanli di Alexandria in Colegio, 
suplicando sia prolongà la muda a dite galie che va- 
no etc. 

Da poi disnar, fo Gran Consejo. Fato tre consieri 
di la da canal : sier Domenego Benedetto fo consier, 
sier Hìronimo Duodo fo governador, e sier France- 
sco Bragadin lo consier, tre dil Consejo di X et sie 

di Pregadi. 

Fo publicà la parte presa a di 30 avosto in Pre- 
gadi, che lutti quelli entrerano in Pregadi dal primo 
octubrio in là, portino boletini non esser debitori etc 
La qual parte de jure se dovea meter a Gran Con- 
sejo, tamen non fo messa. 

Di Buigo, lettere di sier Polo VaìarwQ 



^ 



MDBL SBREHDIB. 



Si 



provedador^ di 3. Come ha ricevuto certe artelarie 
et posto bon ordine a quelle cosse. Noto. Batista 
Doto andò U con molti partesani, fo licentiato per 
nm esser più bisogno de lui. Resta in Ruigo fanti 
•M.. soto i contestabeli, videlicet Griso da Pixa. 

Et venendo zoso il Colegio a bore V« di note, 
zonse uno oorier con letere di le poste, qual, reduto 
il Ck)legio di savii in camera del Principe fo leto le 
ìeiere di campo di proveditori eeneraii^ date 
soto Brexa a dì 3 hore 3 di note. Come voleano 
mudar l' artellarie et meterle altrove ut in litteris^ 
e questo perché scaramuzando baveano preso do 
fanti quali diceva dove si bateva era ben fortificato^ 
e i nimici fortificavano, siche é tempo butato via, e 
tanto più quanto non hanno in campo da fanti 4000, 
per esser scamiiali molti, il forzo di quelli fo fati de 
li, siche si trovano disperati senza aver fantarie al 
bisogno; e che Babon di Naldo si ha offerto dar di 
Romagna in termine di zomi 8, fanti 3000 e darne 
1000 in 4 zorni con un ducato per uno poi darli la 
paga, e casa hanno mandato a farli. Ariano etiam li 
500 spagnoli; siche sono disperati, non hanno il modo 
di dar la bataja quando ben fusse compita la bati- 
tura ; la impresa di Crema fa danno. Dil qual loco 
non ganno nulla di T acordo, solum una letera dil 
capitano, di 6, di le fantarie, qual manda iterum 
come il signor Vitello ha auto nova da Bologna per 
stafeta come il signor Zuane suo fratello e soldato 
dil Papa stava malissimo, per la qual cossa ha voluto 
licentia di andarvi fino D, et cussi va. Item^ ha auto 
aviso che Medici et spagnoli erano intrati in Fioren- 
za, e stati a le man a Prato con le zente fiorentine, e 
quelle aver rote con occision loro e baveano preso 
il confalonier etc. Piero Soderini. Itetn^ hanno aviso 
sguizari andavano certo a la impresa di Trezo ; qui 
dovea venir etiam il cardinal che é a Milan §guiza- 
ro. Iterum, dil zonzer sier Alvise Bembo con le 
polvere, etc. 
10 * Da Crema^ eoe soto Crema, dil capitanio de 
le fantarie drizate a li provedadori. Si dole di 
quelli cavalli lizieri li fo mandati, quali lien sia il 
pezo dil campo ; non voleno far nulla, si lamentano 
esser mal pagati etc Item^ li avisi di sguizari che 
vano a Trezo come ho dito di sopra. É di 3, ho- 
re 14. 

Fo scrito, per il Colegio, in campo, una letera 
laudandoli aver mandato a far li 1000 fanti etc 

In questa matina, in Colegio, fo leto uno capitolo 
di letere di sier Marco Antonio Mareelo, qu, 
sier Beneto retor in Setia^ date a dì 12 avosto^ 
driiate a sier Fiero so fratello^ di questo tener. 



Come, per uno navilio zonto li in Settiia veniva de 
Damiata, parti a di 6, ha inteso le cose del Cayro 
con il signor Soldan esser conze, ma non sa il mo- 
do. Dice é sta fato grandissimo booore a Torator 
nostro più aa sta fato mai a dìuo altro andato al 
Cayro, e che *1 Soldan in persona feva cavalchar 
con lui a li soi zardini, manzava e beveva con luì, et 
che havia ofenuto quanto ha saputo domandar. Item 
quel merchadante vien di Damiata, dize che a di 8 
Iqfo il Sign(Nr havta dato la vesta ài k licentia al pre- 
iato orator, el qual aspetava le galie per partirse. 

SpeetabiU Amico nostro dUecto nostro Daméli 1 1 
Dandulo provisori Saiodii. 



Spectabilis Domine^ amice dilecte. 

Habiaiao visto quanto aerive la signoria vostra 
a questi consiglieri cesarei per uno salvoooiiduto. 
Sapiate che questi zomi passati veoesseno alcune vo- 
stre lettere scrite a monsignor de Roys per simile 
eiliecto ne le nostre mane, et per satisfotion di quelle 
havemo fatte uno salvoconduto per le robe vostre, 
qual fu dato per maodarve ad Àleirandro de Rubeis, 
et credemo die in presenti le deve esser pervenute 
a le mani nostre. Ma bora siamo stati informati, per 
lì signori capitane! de questi soldati cesarei, che pa- 
recbii de questi fanti alemani, in retornando cum 
salvoeonducto de U signori provedadori del campo 
de la Illustrissima Signoria de Venetia, de li servi- 
tori de' franzesi sono stati spollaii 11 in Salò et loci 
drcumvidini, et alcuni in presentìa de li predeces- 
sori vostri per la valuta de qualque mìlliaro de du- 
cati, e benché la Illustrissima Signoria de Venetia, 
li provedadori dil suo campo, lo amhassator veneto 
appresso monsignor de Guece et anche spessisime 
volte questi signori consiglieri habiano scrito a vo- 
stri predecessori, che ditte robe a li prefaU alemani 
indebitamente tolte fusseno restituite, non tamen 
mai è seguito alcuno effecto, de simile restitution. 
Et per ciò stanno questi fanti in expectatione da po- 
tere recuperare le sue cose per via de represalia, et 
si loro intendesseno, come bcilmente porriano fare, 
robe vostre deve esser conducte per la jurisdicUone 
de la Cesarea Maieslà, non havendo alcuno respecto 
al nostro salvoeonducto, fariano qualche scandalo et 
insulto ne le cosse vostre, perché tanto i sono com- 
moU de questo danno et iniuria dello governo vostro 
recentemente, ohe non si poria conciliare ei impeto 
de quelli ; imperò si queste cosse havessimo saputo, 
non haveriamo a vui comessi tal mislro salvoeondu- 
cto, acciò che sotto pretesto de quello non vi acca- 



ir 



\ 



25 



MDZn, SarTEUBBE. 



96 



desse quildie dispendio overo danno. De quale cosa 
bavemo voluto avìsarve per el meglio, a ciò che non 
unte dal predilo nostro salvoconducto per adesso, 
fio die le cose cum li ditti demani siano assettate. 
Et si alcune altre cose potemo per vui, siamo ìndi- 
nati per V bumaoità et virtil vostre gratificarve. 

DaUe Verona die III septetnbris M. D. 
JIl^ 

Georoius 
Dei gratta episcopus Tridenti 
Verona locumtenens. 

\ì A dì 6 septembrio da matina. Vene in Cole- 
gio justa il solito l' orator yspano, qual ogni matina 
vien, el qualche volta etiam V orator dil Papa epi- 
scopo de Ixernia, qual è varilo e va fuora di caxa e 
a palazo, ma non si spesso. 

IH sier Piero Landò orator nostro, da Tren- 
to, adì é. Come ancora non era zonto li il reveren- 
dissimo Cuneense, et si aspelava a di 5, e zonlo an- 
derà a Roma, e à inteso che 1 va a la caza con Maxi- 
mian Sforza che é li a Inspurch, e ha inteso per bona 
via come V Imperator havia licenliato T orator pon- 
tificio, é apresso Soa Maiestà, videlicet domino Zuan 
Campezo auditor di Rota, e altre particulairità etc. 

Di Ztian Piero Stella secretario nostro da 
JSoda, date adì 2. Come sguizari fariano un' altra 
dieta per risolversi con il stalo di Milan el expedir 
li cinque oratori di T Imperador, quali li Tano cinque 
petizion. La prima, aver lui il stalo di Milan e confe- 
derarsi con loro, over lo dagi al ducha di Borgogna, 
over sii di Maximian Sforza ma reintegrato di tutte 
le terre bavia la ducea di Milan, over lenir Milan in 
liberta lolendo le terre tien la Signoria ; et un' altra 
petizione ut in litteris^ voler far acordo e inlelli- 
gentìa insieme. Item^ come era zonto li l' orator dil 
Papa donùno Zuan Stafileo et V orator yspano do- 
mino Zuan De Castro, el qual orator li ha dito saria 
bon acordarsi la Ljga con ditti sguizari e darli ducati 
30 mila a Tanno per terzo; a la qual cessa esso se- 
cretario rispose die dovesse avisar il Pontefice, di 
r opinion dil qual la Signoria mai si disparteria. E 
altri coloquii abuti ut in litteris ; siche el Ci bon ofi- 
doli. 

Di ParewfOf fo Ut&re, date a dì 4, di sier 
Hironimo Capelo sopracomito^ date in golia. 
Scrive il suo vìazo : come andò a trovar il proveditor 
Zustiniao a Uesna, qual era con la galla soracomito 
sier Hironimo Bon a una villa su dita ixola di Lie- 
soa chiamata Ulacha, la qual di bordine di dillo pro- 
veditor dita villa fu messa a sacbo, qual era di po- 



polari di liesoa, i qual scampati di la terra perchè 
haveano fatto gran cosse facendo scampar il prove- 
ditor predito in castello. Hor fu posta a sacbo: li po« 
pulì e habilanli erano scampati per V ixola, siche 
quelle do zurme di galie et 50 barche de polizani 
armate con 7 homeni per barche e tal dodexe, et 8 
fanti usadi, siche fu fato gran danno, toHe sardelle 
safade da 4 in 5000 barili et altratanU de scombri 
saladi, carne salade, formazi, vini et ogii et assa' dra* ^^ 
pi, et figi assai, che chi ne havesse voluto tuor are- 
beno auto assa* 10 galie a fornirse» «che fo brusà 
tutta la villa. Et questa letera scrive in galia a di 30 
avoslo; e come ha haute comandamento lui e la ga« 
lia Liona e quella sier Anzolo Trun de v^ir a Zara 
e poi in Istria di bordine di la Signcnria, et cussi vie- 
neno. Item^ per V altra di 4, avisa il suo zonzer a 
Parenzo dove aspeta bordine di la Signoria, et è ga- 
lia sola de 11 zonta. Et scrivendo dite letere, é sopra 
zonto uno patron di una roarziliana carga di ojo vien 
a Venecia, dice che, essendo in porto di San Piero 
insieme con alcuni navilii, aver inteso che una bar- 
cha de ragusei havea suso il marchese di Ferara, la 
qual havia tolto uno peota in dito porio de una na* 
vela ; dize ditto marchexe havea le calze tajate per 
non esser conosuto, e atendea a li servitii et havea 
una ferita in su la faza e l' hanno condulo a Fiume; 
el qual marchexe Y hanno levalo a Peschara per esser 
n locho di spiaza, aviala a porto Muschio benìssimo 
in bordine dì artelarie el altro ; dillo dismontoe a 
Fiume e non sa altro. Scrive esso sopraoomito a la 
Signorìa, et dimanda licentia si dia andar per veder 
dì averlo in le man, e di poco T hanno scapolato. 

Et questa nova per tutta la terra se intese. 

Fo scrito per Colegio al capitano di Po a Chioza 
questo aviso, et vedesse per niun modo non andasse 
in quelle boche di Po. 

Da Constantinopoli^ di sier Lunardo Zusti- 
nian baylo, V ultime di 6 avosto. Come a di 29 il 
signor turcho Selim parti de li per andar in campo 
su la Natòlia, et ha preparato lo exercito di persone 
70 mila. Li va il bassa e il bilarbei di la Natòlia et 
quello di la Grecia et altri sanzacbi nominati in le lete* 
re, utpatet^ e resta a Constantinopoli al governo .... 

Item va centra il fratello mazor Achmat bassa, 

qual etiam lui é potente ; etiam converano comba- 
ter, overo dicto Achmat converà slontanarsi zomate 
90, s' il vorà esser securo. Item^ come li janizari é ^^ 
li spachi sono in disacordia e navifer è stati ale man, 
et è sta amazadi 12 janizari. Item^ il Signor dice - 
tornato che 1 sarà voi esser el più potente signor 
I del mondo, e farà guerra. Item, oome ha armalo 



27 



IIDXir, SETTEMBRE. 



28 



13 



10 galie, il resto fuste fin al numero di velie 25 per 
mandarle a certo passo, acciò questo suo fratello 

non fuzisse ; siche Io voi aver ne le man, e voi far 
taiar legnami per far 300 galle. Item, come avanti 
il suo partir li bassa *• disse a esso baylo s' II voleva 
venir in campo; el qual rispose non poteva per Tofi- 
cio suo, e li disse che 1 credeva la Signoria mande- 
ria solenne orator per alegrarsi col Signor, et quello 
essi bassi^ ordinavano; li quali risposeno come el 
zonzerJ vi diremo quello l'harà a far. Per tanto esso 
baylo aricorda, non hessendo fato dito orator, si poi 
indusiar fino la sua tornata, perché potrìa esser tutto 
questo inverno dilto Signor stesse in exercito con- 
fra il nrefalo so fratello, qual potria haver ajuto dil 
Sophl, per esser parentalo insieme. Scrive altre par- 
ticularllà, ma qnesto el sumario é di le letere. 

Da poi disnar fo Pregadi per slongar la muda a 
le galie di viazi ; licei qualche uno di Colegio non 
sentiva, pur é mal che le galle nMxime di Alexan- 
dria vadlno e tornino vuode; et quelle dodi Baruto 
é ancora in Istria. 

Fo leto le letere notade di sopra, e queste altre 
zoé: 

Di Canata^ di sier Bernardo Barharigo, 
V ultime di 12 avosto. Scrive esso capitano solo 
zercba mostre fate de lì per quelli feudatari!, e lauda 
la mostra fece sier Hironlmo Corner di sier Zorzi el 
cavalier procurator. Li altri i* anno fato trista ut in 
ìitteris. Scrive voi far fabricbe de li, et maxime 
conzar V arsenal. Si duol de la nova intesa dil nau- 
fragio di sier Alvise Capello andava suo colega ; e al- 
tre particolarità, è longhe lettere, ut in eis, 

E compito di lezer le letere, andò in renga sier 
Bernardo Bembo dotor e cavalier, avogador di co- 
mun, dicendo é sta trovi per le barche dil dazio del 
vin sora il porto di Brondolo un contrabaudo di pan- 
ni di seda e altro, qual andava a Ferara o altrove 
per gran summa di danari, e il podestà di Chioza 
voi expedirlo lui, che è contra le leze, et però essi 
avogadorì roeteranno che '1 ditto contrabando sia 
portato in questa terra, né possi esser expedito si 
no per questo Consejo, intervenendo il podestà di 
Chioza over soi commessi ut in parte. Ave 48 di 
no e fu preso, e si niun contradiseva non era presa, 
perchè per leze esso podestà lo dia expedir. 

Fo posto, per li savii, una parte longa cercli|i li 
oficii et non si possi sostituir alcun in suo locho ni 
far cassa si non di mexe in mexe, exceptuando la 
camera de imprestidi, sotto pena ut in parte, la 
copia sarà notada qui avanti. 

Fu posto, per li savii, una letcra in corte a T ora- 



tor nostro, zerca Taviso del Curzense vien a Roma. 
Item, di sguìzari quello ha dito Torator yspano, e si 
remelemo al voler di Soa Santità di darli ducati 10 
mila a V anno a essi sguizari per la nostra parte etc. 
E come il nostro campo è atorno Brexa e la bom- 
bardano et parte atorno Crema. Jfem, havemo fttto 
r armata per Po et expedicto il capitano a Chioza, 
qual sarà grossa armata per Po. E zercha il cardinal 
sguizaro venuto a Milan, e altre particularilà ut in 
ìitteris, E in consonanMa si scriverà a Y orator no- 
stro in Spagna questi avisi et sumarii, ut in parte, 
et fo presa. 

Fo lefo letere scritp, per Colegio, in campo, eri. 

TH campo, eonse letere, date soto Brexa, a 
di 4, hore 27. Come hanno consultato con il signor 
gubemator et altri capì, e mal continuar la batarla 
non havendo il modo di darli la baiala, perchè hanno 
pochissimi fanti, non sono iOOO perchè bona parte 
è fuziti di quelli foim ^ fati. Si trovano confusi, hanno 
mandato a far quelli per Babon 5000, che sarano 
presto, aspetano li 500 spagnoli erano a Mantoa. 
Item, Irazeranno lentamente; et che li stratioti, oltre 
le do page promesse, voleno la biava dieno haver; si- 
che non sanno che farsi. Item, di Crema nulla 
hanno, sólum una letera di Mallo vice colateral, è 11 
soto Crema, di ozi. Li scriveno per tutto Inni eh' è a 
di 6, è il termine tolse quel Crivello acetar li capi- 
toli qual li ha hauti, siche aspetano la resolutione. 
Iterum li sguizari erano andati a Trezo. 

Di Milan, di Zuan Jacomo Caroldo secre- 
tario nostro, di 2. Come il cardinal è lì con 500 
sguizari e non più, il resto è andati parte a Trezo 
per aver quel locho, perchè chi è dentro francese 
dannizava a Milan. Item, che il cardinal li ha dito 
dolendosi di la Llga che niun è mior de milanesi; et 
però voleno concluder la intelligentia insieme et far 
Liga et recuperar le sue terre possedute da chi se 
voja. Scrìve averti dato li danari auti 11 a Milan per 
letere di cambio, et aver avantazà e dati ducati 
mexi. Item, scrive aver uno aviso una galla di 
Prejan, over fra Bernardin verso Zenoa era sta pre- 
sa, e altre particularilà. Item, il cardinal dovea an- 
dar a la impresa di Trezo. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 
vedador, fo letere, di 5. Come ha, per soi explora- 
tori venuti da Milan, il cardinal esser li solum con 
500 sguizari, e volersi partir per venir a tuor Tre- 
zo etc. Scrive zercha danari scuode de li a Bergamo, 
e altre ocorentie. 

Vene letere, portate per Piero di Bibiena, 
aute per messo a posta da Ferara. Come il car* 



29 



MDXn, SETTEMBRE. 



SO 



dinal Medici e il magnifico Juliano erano intrati in 
Fiorenza con rajuio dil viceré di Napoli e dil campo 
di spagnoli, e fo telo do letere, la copia sarà qui 
avanti, con una teiera dil cardinal proprio a dito 
Piero la presenti a la Signoria, di credenza, Tavìsi dì 
tal felice ingresso. Noto. Àlexandro di Nerli è qui, 
qua! rimase molto sopra di se per tal nova. 

14 Sumario e copia de una ìetera scritta per il re- 
verendissimo cardinal di Medici al Summo 
Pontefice. 

Sanctissime ac Clementissime Pater, post 
pedum oscula beatorum. 

Hoggi, dandosi per li spagnoli su le mure di Prato 
lo assalto valorosamente et per il muro rotto et per 
le scale introrno dentro circha a sedici bore. Hanno 
messo la terra a sacco non senza qualche crudelilà 
de occisione, de la quale non si é possuto far meno. 
Vi erano dentro tre milia battaglieri de li quali sono 
scampati pochi ; è stato preso Luca Savello et el fi- 
gliolo. La presa di Prato cosi subita et cruda, quan- 
tunque 10 ne habbia preso dispiacere, pure bari por- 
tato seco questo bene che sarà exemplo et terrore 
a li altri. 

De modo mi persuado le cosse de qua haverano 
ad exequire felice successo. Per essere io sforzato a 
mandare le letere per via di Bologna, son certo la 
Santità Vostra bavera adviso prima del mio, pure 
Don ho voluto manchare del mio officio, et de le 
cose sequiranno sarà tuttavia advisata la Sanctità Vo- 
stra, a li cui sanctissimi piedi humilissimamente mi 
rìcomando. 

Ex falidssimis castris prope Pratum die 
XXVI 111 augusti 1512. 

Ejusdem SJ^ V. 

humiUis 
IO cardinalis De Medicis. 

Copia et sumario di un' altra letera scrita di 
Ferara a domino Petro di Bibiena in Vene- 
eia, per suo cugnato SAastiano, 

Son certo che a questa bora siate advisato del fé* 
lice introito di monsignor reverendissimo con la 
essa de* Medici, et havemo deliberato venire a Ve- 
oecia, e scrive la causa del suo restar, e come li a 
Ferara gratamente é stato riceputo da la excelentia 
de madona duchessa etc. Io portavo certe creden- 
tiale de le partieularità del felice successo de Fioren- 
za, benché credo de tutto siate advisato, pur non re- 



sterò de dirvi el tutto. ])a poi la pre.ta de Prato et 
el sacho, come per la copia directiva a la Santità de 
Nostro Signore ad plenum intenderete, fu di tal 
sorte che si comenzò a levare il populo, et veduto 
questo, li Otto preseno partito de desmeter el confa- 
loniero. Ebbe due fave in favore et sei in contrario, 
et poi dui gentilhomeni lo preseno per la mano et lo I^* 
menorono a caxa sua et non senza gran pericolo de 
esser tagliato a pezi. In sto interim^ le pratiche 
grande et oratori veneno al nostro reverendissimo 
patrone, e d' acordo restorono finalmente che do- 
vesse entrare el primo de setembre a 15 bore, et 
cussi ha fato. Li vene tuta Fiorenza incontro, con 
tanto triumpho che più non posso scrivere per non 
esser capaze ; più apieno vi advisarò per le altre mie, 
ari vaio eh' io sia a Bologna overo a Fiorenza che sarà 
fra poche bore. Questa directiva al Serenissimo Prin- 
cipe era credentiale in persona de quanto vi ho deto 
di sopra, siche non achade darla, pur io ve là mando. 

Fo fato el confaloniere a V bordine solito un de 
caxa Moreli, che sapete bene chi é meglio che mi, 
molto scorporato de la caxa. 

El confaloniere, videlicet Piero Soderini ha vo- 
luto pagare 200 mila ducati al viceré, et lui non ha 
voluto, et ha fato da vero signore: tutti sta bene, 
come per sue teiere averete inteso. 

Missier Joan Alberto da la Pigna el io cenamo 
eri sera con uno missier Baldisera Malchiavelo, dove 
fummo a gran ragionamenti, et se vi ricomandano. 
Credo missier Joan Alberto venirà de li de corto. In- 
pressa et non riveduta per la freta dil cavalchare. 

Ferariae, die 4 septembris 1512. 

Magnifico missier Pietro da Bibiena mio 
paire et bene factore honorando. 



Veneeiis, a San Stefano. 

1512. Die 6 septevnbris in Bogaiis. 

Die 12 suprascripti in Majori Consilio. 

Sono molti zentbilomeni nostri, quaU, da poi 
electi in alcun officio de questa cita nostra, se fanno 
licito de fare exercitare essi officii, che per la forma 
de le leze et de la sua electione dieno far loro pro- 
prii, a figliuoli et altri sui parenti. La qual cosa non 
solum é injusta et aliena da ogni equità, verum 
etiam damnabile, e con mormoratione universale, 
et puoi de facili seguire qualche sinistro effecto: 
però essendo necessario proveder per ogni rispecto, 



15 



31 



lIDXn, SETTEHBBE* 



33 



L' anderà parte, che, per autorità de questo Con- 
seguo, non possi de c<efero alcun zentiihomo nostro, 
sii de cbe condiclion et qualità esser se voglia, da 
poi cbe 1 sarà electo in officio de alcuna sorte far 
exercitar quello per intcrposita persona, ma siano 
tenuti et oMigati far loro medesimi li ofGicii predicti, 
sotto pena ai negligenti de esser immantinente fuora 
de li officii senza alcuna conlradictione, e sii facto 
subito in luoco suo. Et acciò questo ordine sortisca 
r effecto desiderato, ex nunc sia preso : che i scri- 
vani de tuti i oficii de questa cita quotiescwmque 
andasse alcun substituto per nome de* principali, 
non debano per alcun modo far parlida, né per- 
metere che questi tal exercitino T officio, ma sieno 
tenuti venir a denuntiar immantinente a la Signoria 
Nostra i contrafacenti, sotto pena de immediata prì- 
vation del officio over officii che havesseno, et non 
si possi acceptare alcuna exeusatione. 

PrcBtereay è da proveder ad una altra coruptela 
adulta da poco tempo in qua, che é de non picolo 
danno et prejudicio de la Signoria nostra : che alcuni 
de ditti oficii fanno le sue casse tutto el tempo che 
stanno in quelli. U che non é honesto, perchè le leze 
vuoleno che le non si (acino per più che quatro 
mesi. Però sia preso : che i zentilhomeni che scranno 
electi ut supra far debano le sue casse in questa 
forma, videlicet quelli le fanno per un mese debano 
continuar a farle, et saldar i sui mensuali a cavo del 
mese, quelli autem la fesseno per più tempo non 
possioD farle ultra mesi 4, ut superius dietum est, 
salve Iute le leze et ordeni sopra questa materia 
disponenti. 

Quelli veramente officiali che convengono tuti 
br sempre qualche cosa, mandar si debano da una 
a r altra de 4 in 4 mesi, et saldino le sue casse ai 
tempi limitadi, con fare i sui mensuali, et altre cose 
necessarie juxta la disposition de le leze nostre, exce- 
ptuando perhò la camera de imprestedi. Et la pre- 
sente parte non se intendi presa, se la non sarà po- 
sta et presa nel nostro Mazor Conseglio. 

16^) Fu posta^ in questo Pregadi parte, per i conse- 
ieri e tutti i savii di Colegio, atento li tempi presenti 
calivi che non poleno partirse le galie da Alexandria, 
qual etiam li patroni non le hanno ante al tempo : 
che, per autorità di questo Consejo, sia preso e prò- 
longato la muda a le galie di Baruto e di Alexandria 
fino a di 20 novembrio, con condiction, cargando 
poi la muda di octobrio, il quinto di nolii de ditte 



galie sia de T arsenal nostro, con eerte clausole ut 
in parte» Contradixe sier Zusto Guoro, qual vien in 
Pregadi per esser stalo sopracomito, et è sta più 
volle patron di galia, dicendo è mal a meter quelle 
clauxole eie, pur volseno il Colegio mandar la par- 
te. Ave 44 di no, et 107 di la parte e non fu presa, 
perché la vuol i cinque sesti, et fo mal fato, perché 
non poleano parìar di prolongar muda se prima non 
si tuoi Ucentia dal Pregadi, e non la tolseno, U9ède 
fo lelo alcune parte sopra tal materia di mude, e 
volendo (uor licentia, sier Mann Morexini V avoga- 
dor andò in renga, et per Thora tarda fo licentiato 
el Consejo. 

A di 7 la matina, vene in Colegio Torator Ispano 
dicendo aver letere da Ispurch di don Piero de Urea 
freschissime, qual ha avisi de Spagna che l' exercito 
di Sua Alteza havia auto Pampalona e tutto il regno 
di Navara, qual si adalò venendoli con le croxe in 
conlra, et che il duca di Alua era a campo a Bsjona 
da una parte et inglesi da V altra, e lieo fin questa 
bora spagnoli V hauo aula, perché eraiK> per averla 
ad ogni nuKlo. Poi mandati foora chi non é dil Con- 
sejo di X, venuti li cai di X, esso orator parloe el di 
questa impresa di Fiorenza, eh' è compita, e dil cam- 
po spagnol e di V acordo con V Imperator, et altre 
cosse, el qual orator, come intisi da alcuni di Colegio, 
fa bon officio. 

Di campo nulla fu fino a bora di disnar, e man- 
cbo da poi. 

Da poi disnar, fo Consejo di X simpìiee per 
expedir quelli 20 contrabaodieri, qual za é sta prin- 
ci|Hato a expedirli, et leto il processo : quello seguirà 
ne farò mentione, et li savii se reduseno in Colegio 
a consultar insieme. 

Di Roma, vene letere di V orator nostro, per 
do corieri privati. La prima di iéltimo avosto. 
Come ozi era venuto nova de li, spagnoli aver auto 
Prato per forza e in quello haver fato bon butino, e 
che dentro erano homeni 5000, capitano il signor 
Lucha Savello, qual eza fuzito; dize il Papa haver 
sento brevi a Qvita di Castello e a Perosa a li Ba- 
joni andasseno verso Fiorenza in aiuto di Medici. 
Item, è nova di Spagna, per letere dil Re proprio, 
qual avisa: come el di de San Jacomo 25 luio aqui- 
slò la cita di Pampalona principal terra nel r^no 
di Navara, et poi tutto il resto del regno ha auto. 
Item, che sier Zuan Badoer dotor et cavalier ora- 16* 
tor nostro era zonto a Barzelona a di 3 de T instan- 
te, Zoe avosto. Scrive manda la copia di la scomu- 
nicha fata per il Papa al re di Pranza, qual non vien 
publicata ma è posta su b porte di San Piero e di 



33 



MDXIIy SETTEMBIIB. 



34 



San Zaan Laterali, boiata io piombo. Scrive aver 
ricevuto teiere di la Signorìa nostra utpatet. liem^ 
ha aviso di Fiorenza come fiorentini haveano chia- 
mato il Consejo in questi /.orni, e in quello fati re* 
lenir da 80 dtadini in palazo per sospeto non haves- 
seno intelligentia con Medici. 

Dil ditto^ a dì 2. Come è venuto nova cbe 
Prato, che fu preso, fu sachizato con oceision di 
5000 persone, e che il confalonier Soderini era us- 
site e fato novo confalonier per do mexi iusta il so- 
lito. Item^ come a Prato era slato preso da spagnoli 
el signor Lucba Savdo cou cavali 150. Item, man- 
da una poliza à aula di nove, poi ritornato a caxa di 
palazo, aula da uno gli scrive, la copia di la qual 
sarà questa. 

Magnifice et clarissime damine. 

Hesseiido a palazo, el cardinal de ^na è venuto, 
e ha dito al Papa haver auto aviso de Siena come 
beri el Gonfaloniere kitrò in Siena con 40 cavali, et 
che non lo sepeno se non quando fa smontato a Tho- 
sUria. Monsignor di VoKera ha obtenuto dal Papa 
UDO salvocosduto ch'el preftito confalonier possi ve- 
nir qui, et sari qui fra doi o tre giorni. Monsignor 
de Medieis dovea iiitrar hozi in Fiorenza^ per quanto 
ha dito il Papa. Hora hessendo a Bdveder, el secre- 
tano del cardinal Àrborese ha lecto uno capitolo de 
una letera al Papa, che é data domenica in Napoli, 
per la qual li vien scrito da uno suo amico che 11 é 
venuto nova che le nostre ^lie hanno preso fra Ber- 
nardino, che saria bona cosa se Aisse il vero. Altro 
non e* è. A vostra magnifieentia mi ricomando, k 
qaal mi perdoni se non son venutOi che bo auto 
paura dil tempo. 

A tergo: Magnifico oc clamsimo domino 
oratori veneto. 

Dil dito orator date a dì 4, portate per uno 
altro carter. Come eri in concistorio, dove fo eiiam 
lui orator, il Papa dete audientia a li oratori di Rezo, 
uno di qual fece mia oratìon latina, e zurono homa- 
gio e fidellà a Santa Chiexia. La nova scrisse di fra 
Bernardino preso, non è rinfrescata altramente. Ber- 
nardo di Bibiena è zonto qui, nara la cossa di l' a- 
quisto di Fiorenza, e come Zulìan di Medici introe in 
Fiorenza, e fu ben visto e cbarezato, e '1 cardinal do- 
vea intrar il zorno drio, di la qual cossa il Papa ha 
auto grande piacer. Item, il signor Galeazo fo fratelo 
dil signor di Pesaro consignò la terra al vescovo di 
Monopoli, per nome dil Papa andato 11, e lui intrò 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. X7. 



in la rocba. Al presente il Papa per haver dita rocha 
li voi dar Codignola e lassi la rocha a Santa Chiexia. 
Item, mandoe la copia di una lettera, scrila per il 17 
gran maistro di Rhodi al Papa, zercha le cosse tur- 
chesche, ed uno breve scrisse il Papa a la Srgnoria 
come vuol far el Concilio al primo di novembrio e 
tractar la expedition contra infedeli, però se K man- 
di commission a 1* orator, è li, a Iratar e concludere 
sopra questa materia. Item, mandoe uno breve dil 
Papa scrito a' Ragusei. Item, una instruction data 
per missier Zuan Jaoomo Trìuki di Franza a . . . ., 
è a Roma, eh' el debbi dir al Papa ut in ea, ed il 
Papa r ha expedìto senza conclusion, imo faioli la 
scomuuìcha e fata stampar, qual manda à la Signoria 
nostra. Il Papa e più fermo che mai che la Signoria 
babbi le sue terre, dicendo «: tollé presto, che pos- 
siate vegnir V exercito contra Ferara >. Item, come 
Bernardo Bibiena a dito di V intrar dil magnifico Ju- 
liano in Fiorenza, e il cardinal dovesse intrar il di 
sequenle venere a di ..., et non sapea s* il dovea in- 
trar come legato dil Papa over come cardinal sem* 
plice. Item, aspetano a Roma il reverendissimo Cor* 
zense, al qual il Papa li ha manda uno breve in bona 
forma. Item, manda teiere di Spagna di T orator 
nostro l^doer eto. 

Noto. Morite a Roma il reverendissimo domino 
Gometio episcopo di Nazareth, era vicario di frati 
minori, qual non ha voluto esser zeneral, homo di 
grande extimatione etc. 

Item, il Papa ha privato il vescovo CoIona dt 
Riete per haver dato aiuto al ducha di Ferara a 
scampar, e citato non comparve. 

IH Spagna, di sier Zuan Badoer dotor e ca- 
valier, orator nostro, date a Bareelona, a dì 3 
avosto. Scrive dil suo zonzer 1), et come va a Bur- 
gos a la corte. Item, di gran preparamenti si b in 
la Spagna contra Franza, et le zente danno le terre 
a la impresa ut in litteris, e come è sta honorato 
et a di ... si partiva per andar a la corte a trovar 
la Catholica alteza. 

A dì 8 settembrio, fo la Madona. El Principe 17 * 
fo in chiexia con li oratori dil Papa e Spagtia et Cur- 
zenze, non vi era Frachasso, e udito messa veneno 
per piazza via, e si redasse Colegìo a lezer teiere 
di Roma. 

Di eampo, di provéditori venerali, date soto 
Brexa, a dì 5, hore 3 di note. Come haveano auto 
letere dil capitanio de le fanlarie, é solo Crema, li 
scrlveaTacordocal Crivello seguita, e però se li man- 
dasse ducali 1500 per dar a li soi fanti el 4 canoni, 
perché inlrando (Mancesi in castello lo possino bom^ 

3 



$> 



JIDXn, SETTElfBBE. 



36 



btrOtr. li hanno risposto mandarli lì danari et in- 
Iwlì serano in la lerra, li manderano li canoni, /few, 
essi proveditori dimandano et aspetano polvere e 
fantarie, qual zonli farano la bataria eie. Scriveno el 
signor Vitelli non so contenta di la condueta e sì 
dice è conzo con milanesi con 150 homeni d'arme 
ci ducali 1500 per la sua persona, et ducati 15 mila 
per le zenlc d'arme; siche non acepta la conduta da- 
tali per la Signoria nostra. Et cassi il suo messo io 
Golegio disse e la Signoria li rispose : a la bona bora. 
Fo mandalo di Padoa in campo alcuni pezi di 
artellaria, zoè canoni, justa le letere ante da la Si- 
gnoria nostra. 

Noto. Se intese per via di Torator dil Curzenze 
aver letere da lospurcb, erano sta licentiali li i ora- 
tori milanesi erano li per acompagnar il ducheto 
di Milan, fino al ritorno dil ditto reverendissimo Cur- 
zense che seria di breve ; e cussi ritornono a Milan. 
D» Bergamo^ vidi letere di sier Vetar Li- 
pomaviOj di 4. Prima, come havia venduto il for- 
mento dil vescovo suo fratello a raion di ster L 7 
soldi 13. Item, di sguizari venuti verso Trezo, sono 
3000 et 3000 Tanti milanesi verano, e il cardinal. E 
di hore 24 e meza. Scrive esser venuto uno frate di 
Milano, dize che zuoba a di ... fo cridato per ribeli 
in Milan missier Zuan Jacopo Trìulzì con tutti li 
Triulzi rebelli dil stato di Milan, videUcet quelli sono 
fuora con il re di Pranza. Item, avisa che il zomo 
il cardinal intrò in Milan, V era aparechiato in domo 
tutte le arme di la Liga e de tutti li signori, salvo San 
Marcho ni quella dil re di Pranza : e dito frate è di 
San Domenego. 

Noto. Eri sera zonse uno corier a posta : come 
el signor Zuan Vitello a Bologna era morto. Questo 
era conductier dil Papa, havea homeni d'arme .... 
el Vitello Vitelli conduttier nostro suo fratello natu- 
rale, parli da Brexa e andò a Bologna per veder suo 
fratello e non lo vete. 

Da poi disnar, fo Colegio di savii poi vesporo 
ad consulendum. 

Noto. A di C di questo, el prior de la Trinitade 
todesco nominato don Alberto .... volendo andar 
in Friul, hessendo in barcha in mar, si rivollò la bar- 
cha, e lui solo apresso la Livenza si anegò, et il corpo 
fo trovato e sepùlto a la Trinità. Et sier Hironimo 
Lipomano dal Banco spazò a Roma per aver ditto 
priora per suo fiol. 
18 Di campOy gionse letere di 6, hore 3^ di prò* 
veditori generali^ date soto Brexa. Come non tra- 
zevano mollo a la terra, perchè zonte sarano le fan- 
tarie e le artellarie, faranno la bataria per doi zorni 



e poi lì darano la bafaia. lUm^ mandano do letere 
di sier Nicolò Michiel provedilor ai Ur/i di quel 
giorno, una a hore 13 l'aKra di hore 19, il sumario 
di le qual scriverò di soto. Ma quella di hore 13 non 
mandoe a la Signoria, ma ben quella di hore 19, 
perché non hanno letere dal capitano di le fantarie, e 
tien Thabino fato per scriver loro a la Signoria. 
Item^ ateodeno a far fanti, de li in campo, e aspel- 
tano quelli di Romagna, mandati a far per Babon. 

Di sier Nicolò Michiel provcditor ai Urei^ 
date lì a dì 6 hore 13. Come la cossa di Crema è 
reduta più in longo di quello el credeva, perchè 
quelli dentro voleno aspetar per suo honor 100 colpi 
di artillaria, quantunque i siano d'acordo con nostri. 
E cussi scrive in quella bora si parte per Crema per 
esservi a lo inlrar dentro, e forse seri il di de Nostra 
Donna s'ìl non fusse burla. Scrive è continue avisato 
dal signor capitanio di le fantarie ozi farà passar 4 
canoni per Crema e farà far li ponti sopra Ojo et 
passerano con le muniUone vi si manda, e passale le 
artellarie si partirà etiam lui. Dize di Brexa, fino 
non è spazato la impresa di Crema, non è ordine di 
averla. Di soto dice V intrar in Crema, forsi sarà ozi 
a hore 20, perché cussi li avisa il signor capitano di 
le fantarie per una sua lanza spazata in questa bora 
mandata a lui proveditor. 

Dil dito, date a hore 19, soto Crema. Come 
era venuto fuora uno banderaio di Benedetto Cri* 
vello a parlar al capitano, dize esser in bordine dar 
la terra, e aver visto Hieronimo da Napoli morto, 
qual era sta morto da uno schiopeto di uno de la 
compagnia di ditto Crivello ; et che francesi è den« 
tro voleno salvoconduto, dovendosi rendere : siche 
tien certo doman se intrerà con T aiuto de Dio in 
Crema. 

Fo scrito, per Colegio, una bona lettera a Fio- 
renza al reverendissimo cardinal Medici alegrandosi 
de r ingresso suo ed altre particularìlà, la copia di la 
qual noterò, havendola, qui avanti. 

Di Roma, vidi una letera di domino Cri- 
stophoro Mar Bello prothonotario, di primo, dri- 
eata a sier Alvise Mareelo suo barba. Come 
Prato era sta preso per spagnuolì a di 29 fo domc- 
nica passata, e sachizato, dove forno morti solamente 
1000 fanti et 4000 fati presooi el 100 homeni d'ar- 
me di Luca Savello, erano li ; poi questa mane poi 
pranzo è venuto nova li Medici intrò a hore *22 in 
Fiorenza. É sta deposto el .... electo coufalonier 
Jacomo Morelli per do mexi ; darano una prestanza a 
spagnoli, li quali poi si dice anderiano in Savoia. Que- 
sta matina in concistorio é sta priva el vescovo Co- 



37 



MDXII, SmTEMBRC. 



S8 



Iona, qual é sta causa de moUi mali, e dato spale a 
domino Alfonso di Ferara a fuzer. 
'8' A di 9 da malina fo publichà a San Marco et Rialto 
alcune condanaxon, per lo Excelentissìmo Consolo di 
X, contra alcuni capi di offlcii et officiali per contra- 
bandi fati, numero 27, vidcìicet: do li sia taià il naso 
doman poi nona in mezo le do coione ; alcuni privi 
di Toficio, vidélicet Vìcenzo Toscan capitano di Ta- 
vogaria e il capitano di proveditori sora i dadi. Item^ 
alcuni onciali bandizati, ut in parte. Item, fo pu- 
blichà una altra parte, presa pur a di 7 in ditto Con- 
sejo di X, che de coetero si algun oficial, capo pa- 
letier o altri torà di barcha alcuni danari, pan e vin 
e altro, sia privo e più non possi aver alcun officio e 
beneficio di la Signoria nostra, e lassando far con- 
trabando li sia taiato il naso ut in parte; siche mu- 
terano stillo etc. 

Vene in Colegio Torator di Napoli jtixfa il solito 
a saper di novo. 

Veneno li do oratori di Sallò, et exposeno quanto 
i rechiedeva. 

Vene il signor Frachasso di San Severiri, dicen- 
do come era stato fin bora aspetar la Signoria li 
desse qualche partido, et che nulla ha auto, però 
vena licentia, et anderà altrove. 

Di sier Marin Zorzi el dotor orator nostro, 
date a Lugo, adì 6. Prima, altre letere dil suo 
partir dì Bologna e con l'exercito dil Papa venuto a 
Castel S. Piero, poi a di 2 a Castel Bolognese, e dì 
la nova de Y intrar in Fiorenza e dil ducha di Urbin, 
qual è U a Lugo et Bagnacavallo per atender a la 
impresa dì Ferara, desidera la Signoria mandi Tar- 
mada. Jfem, ha auto letere dil governador nostro, 
è solo Brexa, si scusa che dita impresa é longa per- 
dio manca da la Signoria in non mandarli quanto bi- 
sogna, e li mali pagamenti di le zente etc. ; e il ducha 
disse non potendosi baver Brexa, saria bon quel exer- 
cito dì la Signoria venisse aiutar contra Ferara etc. 
Conclude di Tarmata etc ut in litteris. 

Di campo non fo letere. Queste vene questa 
notte. 

Di Milan, fo letere di Zuan Jacomo Ca- 
róldo secretarlo nostro, di 6. Prima, di sguizari 
andati a Trezo; il cardinal è li, atende a scuoder il 
resto dil tanto dato. Item. il vescovo di Lodi voria 
ultimar la cossa di Cremona, rimanesse al duchato 
de Milan omnino. Item, li sguizari si fanno pagar 
ducati 27 milia al mese per numero 8000, e non ha 
4000. 

Di Alvixe di Piero secretano dei prevedi- 
tori di campo, da Milan di 6. Come, iusta i man- 



dati zonse a Milan, fo dal insieme col Ca- 

roldo, dolendosi da parte dil gubemator e provedi- 
tori, che lui haveèse mandato quel Crivello a Crema 
a dir a quelli dentro si aricordaseno esser boni mi- 
lanesi e non darsi a la Signoria etc. El qual vescovo 
si ha excusado di non esser vero, e poi esser questi 
milanesi li habino dato tal commissione, e lui voi la 
Signoria babbi Bergamo, Crema e Brexa, ma Cre- 
mona sia dil duchato di Milan ; saria pezo cha un du- 
cheto. n Papa voi Parma et Piasenza, però saria bon 
far intelligentia, e Cremona resti a Milano sicome era 
avanti n Moro fusse cazato, dicendo savemo ben che *^ 
questo Stado senza intelligentia con la Signoria non 
vai nulla ne si potrà mantenir, però è bon cessar 
queste cosse, perchè, come potete saper, come nasse 
un milanese nasse un nemigo a* venitiani, et maxi' 
me poi la partita dil Moro, dicendo è servitor di la 
Signoria e desidera si babbi Crema e Brexa pre- 
sto etc. El qual secretario dize tornerà in campo e 
lasserà il Caroldo 11 

Fo posto, per li savìi tutti : i debitori de le dedme 
19 e 20 e al sai e tanxa numero 14 al Monte Novis- 
simo si scuodeno ancora con il don per sino a di 15 
di questo ; passato, vadìno a li govemadorì a le can* 
tinele e stagi zomi 8, e si pagi senza don ni pena, e 
passati, vadi a le cazude e sìa taia a raxon di 50 per 
100. Presa. 

Fu posto, per li consieri, cai di XL e tutti savi! 
di Colegio ; che le galie di Baruto et Alexandria zon- 
zendo da poi 1 5 oclobre a Baruto e in Alexandria 
li sia prolongà la muda perfino 20 novembrio, con 
questo il quinto di nolli sia di Tarsenal ut inparte. 
Conlradise sier Marin Morexini Tavogador, dicendo 
non è zusta cossa tuor a li patroni il quinto, non 
havendo manchà per loro ad haver le galie etc. El 
che si fa tanti contrabandi e li sanseri a dar le mer- 
chadantie e cosse divedale fuora, ita che sieno carge 
su le galie da viazi, a danno dì nostri dacii etc. li 
rispose sier Nicolò Trevìxan savio a terra ferma, di- 
cendo si doveria farsi ubidir, come fé' il qu. sier 
Nicolò Bernardo fo avogador e procuralor, che fé' 
partir 3 galie in uno zorno de qui. Poi parlò sier 
Francesco Pasqualigo, vien in Pregadi, dicendo è 
bon partir le galie di Baruto da quelle di Alexandria, 
perchè quelli di Baruto è ubidienti e non mancha 
per loro e se li faria ingiustitia. Rispose sier Silve- 
stro Memo savio ai ordeni. Andò la parte, 67 di la 
parte, 85 di no, non fu presa alcuna cossa, voi aver 
i quatro quinti. Voleano far li savii ai ordeni, ma per 
r bora tarda fo rimesso ad uno altro Consejo, che 
sarà doman. 



89 



IIDXU, SBTTEUBIUS. 



40 



Di EutgOf di sier Polo Valaresso provedi- 
tOTy fo teiere di 7 nel levar dil Pregadi. Come, 
justa le teiere di la Sigoorìa nostra, manderìa Zuao 
Forte io campo, perchè Don venendo^ltfo exercilo, 
eoo quelle zenle 1* ba è suGcienle a vardar la terra. 

Et ozi non fo letere di campo fino a la note, che 
xonse una posta di campo con letere di 7, bore 2 di 
noie, et fono lecte poi la matina in Colegio. 

In questi zorni in Farsenal fu fato alcune barche 
bnge, qual è necessario armarle, ed io a di 7 ne 
vidi do fate. 

È da saper, uno fiorentino chiamato Princival 
dal Scroa, andava vestito di bianco, era in exilio 
qui, volse amazar il Soderini confalonier di Fiorenza 
et scoperto fuzite, unde inteso Y intrar Medici in 
Fiorenza, si parti di qui e andò a Fiorenza. 
19* A di 10 da matina in Colegio vene de more Vo- 
rator yspano. 

Di campo, di proveditori 0enerali date solo 
Brexa, a dì 7 hore 2. Come atendeano a far fanti 
et aspetavano la resolution di Crema, la qual saria 
ben a la impresa di Brexa, e altre particularità ut in 
litteris; et aspetavano domino Thodaro dal Borgo, 
qual con la compagnia e altri cavalli lizieri haveano 
mandato a Vicenza a tuor danari, etc. 

Di Crema^ di sier Nicolò Michiel provedi- 
ter ai Orzi nuovi, date in San Bernardino soto 
Cremaj a dì 7, hore ... Come scrisse eri, che zonto 
11 trovò el tamburino di domino Benedetto Crivello, 
é in Crema, qual venia fuora di la terra et parlava 
col signor capitano di le fantarie e provedi tor Zi vran, 
dal qual int^e Benedetto Crivello predito bavia fato 
amazar Hironimo da Napoli contestabele e preso una 
portaeelbastion,drìzandorartenarie verso la rocha, 
dove e francesi dentro, la qual porta tcniva a nome 
di la Signoria nostra, e volendo esser a parlamento, 
volse obstasi dentro, e vi fo mandati do obstasi, el 
signor Mariano fo nepole di fra' Leonardo da Prato 
capo di cavali lizieri, e domino Julio Manfron Gol 
dil signor Zuan Paulo eh' é prexon in Franza, con 
coodiction che questa matina fusseno ritornati in 
campo. E cussi tornati poi questa matina, fonno man- 
dati domino Zuan Paolo da Santo Anzolo conduticr 
nostro el uno di primi dil capitanio di le fantarie, 
e cussi veneno fuora arente li borgi di la terra a S^ 
Zuane, eh* è un tratto di man lontan, ditto Benedelo 
Crivello e certi fanti e il locotenenle di monsignor 
di Duras, quali tandem concluse il francese che 
ditto monsignor vorria più tosto manzar li cavalli e 
uno suo Gol Tha per brama di fame che haver ver- 
gogua, et il Crivello voi che francesi siano salvi e i 



voi salvoconduto dal Papa e di la Sigooria e da Mi- 
lan di andarsene seguri. 

Jtem, voi lui la paga passata di quello dia aver 
400 provisionati che V ba de presente, dicendo tenir 
la terra per la Illustrissima Signorìa nostra. E stati 
alquanto a parlamento, introno in la terra, e li ob- 
stasi veneno fuora ; dicono etiam voler mandar in 
Piamonte a vedar si vien socorso de Franza perché 
liano inteso veniva, e venendo soccorso i se voleno 
tenir. Dize non si scrive in campo a li proveditori, 
ma ben lui avisa il tutto. 

Dì sier Leonardo Emo, di brexana, vidi le* 
tere di 8. Come dil nostro campo scampava assa' 
fanti. El govemador vorìa 1000 paesani per 8 zorni 
fino zonzino li Brìxigelli, et chiamano li nostri pro- 
veditori lovi. Scrive lui ha pagato Bortolo da la 
Barba, Vicenzo di Matalon, Scipio di Ugoni, e il resto 
di danari ha dato a li proveditori, 11 capitano de le 
fantarie e in opinion di andar a tuor Crema; quello 
francese é dentro ba mandato a dimandar salvocon- 
duto; lui sier Leonardo li ha dà quello mandò il Con- 
silio di X per far a monsignor di Doigni, era in Bre- 
xa, et lo ha maodà per Alvixe di Piero secretario, a 
dito cipitano. 

Noto. El dito sier Leonardo fo tolto di Pregadi 
ordinario. Ave de sì 405. 

Di campo, 0onte que$ta matina, di 8, hore 20 
14. Zerca avisi di Crema, et pratiche di coloqui dil 
capitano de le fantarie con quel Crivello, e altre par- 
ticularità, e atendeno a far fanti. 

Di Trento, di sier Piero Landò, orafor no- 
stro di 7. Come il reverendissimo Curzense era 
zonto mia 30 lontan de Trento, e a di 9 saria li; et 
Maximian Sforza, qual era a Inspurch dove Curzense 
stete do zorni, poi si parlino insieme e veneno a 
Sterzen, nel qual loco ha lassato dito Maximilian 
Sforza fino il torni di Roma ; et quelli milanesi an- 
dono contra esso ducha, e presentatoli arzenti eie. 
per nome di milanesi, erano parlili et tornano a Mi- 
lan di malavoia, vedendo il ducheto non venir di 
longo. Scrive esso Landò, zonto sia il Curzense si 
avisaria. 

Di Milan, di sier Zuan Jacomo Caroldo 
secretario nostro, di 7, Di coloqui auti col cardi- 
nal et col vescovo di Lodi Sforzesco e altri milanesi, 
quali e malcontenti vedendo il duchino non venir di 
longo, e comenzano a esser più piacevoli verso la 
Signoria nostra, e sarano contenti si habi Crema, 
Bergamo e Brexa, ma Cremona per niun modo, e 
altre particularità, et che prima si era data a la chie- 
xia e fato capitoli etc. ut in Uiteris, 



41 



UDia, SBTTBMSBi. 



42 



Da poi disnar fo Pregadi, et lelo le soprascripte 
ietere, et 

Di Hóngaria^ di sier AnUmio Surian do- 
tor, orator nostro^ di 10 et 3i avosto. Come, 
havendo inteso quelli de H, che il conte palatino ha 
auto la Croatia, e accordata la cossa con la mojer fo 
di Bot Andreas, qual li dà alcuni castelli la teni- 
?a, et le Ietere li ha scritto la Signorìa a dito conte 
palatin, è contenta aver bona intelligentia insieme e 
darli ogni favor, hanno terminata non mandar de 
qui se no uno oralor, qual sarà domino Philippe 
More, per veder di haver qualche summa di danari. 
Item, è nova de li : che il sultan di Anoasia, fo Gol dil 
Signor turche, era sta a le man con Selim e lo havia 
rotoetc* 

Di campo, vene do man di Ietere, date soto 
Brexa, di proveditori eenerali, di 8, hore 24 et 
Kore 3 di note, Zercha li avisi hanno di Crema. Et 
mandano Ietere do aule da sier Nicolò Michiel prò- 
yeditor ai Urzi nuovi e soto Crema. Avisa al prò» 
veditor Capello tutti i successi, e come, volendo Be- 
oedeto Crivello salvar i francesi, voleno salvocondu- 
to dil Papa» di la Signoria et di Milan ; et che il ca- 
ptano avea mandato a Milan dal cardinal sguizaro 
Domenego de Malo vice colateral per aver dito sal- 
Tocooduto. Itemf quel Benedeto Crivello voi 3 altre 
cosse e capitoli, videlicet: fusse perdonato la rebel- 
lìoo a 5 cremaschi e aver certe robe soe etc. come 
più difuse scriverò di soto; e il capitanio havia 
ditto che voleva far a ditti francesi salvoconduto e 
ii dava termine a risponder la matina, aìiter non 
li aoeterà a gratia, et che havia sussità certi capi di 
fantarie dil Crivello prometandoli farli contestabeli 
con page 150 l'uno, i quali non voleva salvar fran- 
%* oexi ma meterli a sacbo etc. Item, esser venuti 
fuora alcuni fanti a dir la terra e per la Signoria e 
Don si dubiti, e altre particularita, ut in litteris. 

Fu posto, per lì savii, una letera a li proveditori 
zeoerali in campo : come semo contenti far salvocon- 
duto a ditti francesi è in Crema, le persone e robe 
loro, i quali vengano in questa terra et li prometemo 
seguri farli condur io Pranza. Ave tutto il Consejo, e 
fu spazà la letera col salvoconduto piombato. 

Di Guagni Pinconcontestabele nostro foleta 
una letera drisata a la Signoria nostra, data in 
campo soto Brexa. Narra quelle cosse che non va 
a suo modo né come voi Thordine di la guerra, pe- 
rò non si ha auto Brexa; impula il goveroador Baion 
di poco governo, e li proveditori, e assà particularita 
ut in ea ; di la qual lettera fo comandi gran cre- 
denza. 



Noto, in le Ietere dì campo eereha Braca, è que- 
ste particularita : come haveano levi man a trar Tar- 
teilarie, ed erano fuora di Bre xa venuti alcuni bnti 
per sobaratnuzar, quali con li finti di Baboa di 
Naldo scharamuzarono ; fono presi alcuni. 

Fo posto, per i consieri, di elezer di presente per 
eletion e la baocha 5 savii ai ordeni per 6 mexi ju^ 
xta il solito, e presa fu fato la eletioo, et tolti nu- 
mero 91, t«itti Tovem e senza titoli. 

Rimaseno questi : sler Andrea Diedo qu. sier 
Antonio 192, sier Sebastian Falier qu. sier Thomi 
117, sier Stefano Tiepolo qu. sier Polo 128, sier 
Benedeto Zorzi qu. sier Hironimo el cavalier 131, 
sier Cristophal Capello di siér Francesco el cavafier 
117; soto 116 sier Zuan Corner di sier Mann. 

Fu posto, per i consieri, cai di XL e tutti i savii 
di Colegio, di tuor licentia dal Consqo, che cadaun 
dil Colegio possino v<^nir con le loro opinion zerca 
a prolongar muda a le galie de viazi. Ave 135 di si, 
1 10 di no, e fu presa, e doman sarano su questo. Et 
montò in renga sier Mann Morexini 1* avogador de 
comun, el parlò zercha il contrabando di veludi fato 
per quel forestier, per condurli a le galie di viazi, 
per gran summa, a danno dei dazli, qual fo spazzi 
per il podestà di Chioza : et messo per parte insieme 
con i compagni di retenir uno Antonio Remer, é a 
la custodia di la torre nuova, e quel scrivan sta D, 
per poter inquerìr la verità di tal contrabando. Et 
fu preso. 

Et Pregadi stete suso fino meza hora di note per 
questo. 

Fu posto, prima per i savii, che atento fusse eie- 
cto molti scrivani de officii e altri per la Quarantia 
in diversi officii a star per anni 4, quali hanno auto 
modo di confermar per li signori di note e per la 
Signoria soi fioli e altri in locho loro, che tutti questi 
taii cussi ooofirmadi siano cassi, e sia fato in lo- 
cho suo. 

Io questi zorni, havendo la Signoria nostra in- 21 
teso per le Ietere di Roma, di Torator nostro, di pri- 
mo, come il Papa li havia dito aeroha Ragusei, che 
si diceva el Soderini coofalonier di Fiorenza era 
scampato li, et però disse la Signoria scrivesse non 
lo acetasse, protestandoli etc Et cussi fo terminalo 
per Colegio mandar per uno nonlio di Ragusei, era 
in questa terra venuto per altre cosse, qual venuto, 
il Principe li disse questo, come il Papa voleva averlo 
ne le man ; rispose ditto noncio scriverla a li soi si- 
gnori etc. É da saper, a Roma, per V iotrar di Mediei 
in Fiorenza, fo fato feste el la sera fuogi ; et il Papa 
mostra aver gran piacer 



43 



UDXll, SETTEUBRE. 



44 



Di Zènoa, vidi lettere di sier Franeeseo Con- 
iarini sopracomito, qu. sier Alvixe, data inpa- 
ìaBO de Zenoa, adì 19 avosio, partieular. Qual 
scrive, come a di 17 dil mexe scrisse dal porto fin 
hora. Avisa in qaella matina a meza bora de di ari- 
vono a la foza dì Bisagno vicino a la terra dì Zenoa, 
e il castello dì la Lanterna tirò do bote dì artillarie, 
ma non lì arìvò. Lì fo mandi cavalcbadure, e vene 
missier Fregosin fradello dìl doxe di Campo Frego- 
goso a levarli, e con lui andono essi sopracomìtì a 
palazo et ivi aspetò el doxe, qual era andato nel Ca- 
steleto, et subito el vene et li Te optima ciera, facen- 
doli assa' offerte, e fé dar biscoto miara cinque a le 
galie tra tutte, et fo scritto a Roma a Torator nostro 
provedesse di biscoto per le galie. Scrìve in quella 
hora si lievano per conzonzersi con V armata soa a 
Noli che é di qua vinti mia, zoé vano a galia, e la 
note sì leverano e zonte sarano a vinti mia, spera 
aver la terra di Zenoa e li castelli. Francesi merita- 
no esser apichati per aversi reso da poltroni. Scrive 
si solidti con la Signorìa el disarmar loro^ che ora- 
mai è tempo. 

22*^ Exemplum litterarum reverend. domini car- 
dinalis de Medicis ad illustrissimum Do* 
minium. 

Illustrissime et Serenissime Princeps^ 
commenda tionem. 

Questa é per dar adviso a Vostra Serenità del 
felice successo de le cose nostre de Fiorenza, le quale 
bano sortito fine, quale desiderava non pid io che 
Vostra Serenità, una eum quella Illustrissima Signo- 
ria, la quale pid a pieno intenderà da missier Piero 
da Bibiena nostro, per letere dil quale havemo in- 
teso le offerte et amorevole demostratìone ha fatto 
Vostra Serenità. Del che molto la ringratio et li re- 
sto obligato con tuta casa nostra, la quale sarà sem- 
pre prompta a li comandamenti di quello Illustrissi- 
mo Dominio, a la cui bona gratia me ricomando. 

Frqpe Florentiam, uliimo augusti 1512. 

Filius obsequentissimus 
IO cardinalis De Medicis 
legatus, 

A tergo : Illustrissimo et serenissimo domino 
Leonardo Lauredano duci Venetiarum^ domino 
cbservandissimo. 

1) U carta SI •« bUnca. 



Exemplum litterarum Illustrissimi Dominii 
ad reverendissimum dominum cardinalem 
De Medicis, 

Reverendissimo cardinali De Medicis. 

Stando in continua expectalion de intender la 
molto de nui expertata et desiderata nova, ne sono 
ozi sta rese let'^re de vostra reverendissima signoria 
per mano de domino Pietro de Bibiena, per le quale 
et per la relation sua siamo sta facti certi del felicis- 
simo successo de la impresa et honoralìssimo in- 
gresso di vostra reverendissima signorìa e di tutta 
la sua magnifica et clarìssima casa in la inclita cita 
di Fiorenza, jocondissima et gratissima certamente 
nova a nui e a tuto il Stato nostro, come quelli che 
in ogni tempo et fortuna habiamo proseguita de sin- 
gular amor et benivolenza. Ce ne congratuliamo 
adunque grandemente con la reverendissima signo- 
rìa vostra et col magnifico Juliano, né meno con nui 
stessi gè ne ralegremo, pregando el nostro Signor Dio 
vogli talmente secondar la reverendissima signoria 
vostra che il tutto longamente succedi justa il desi- 
derio et voler di quella, et insieme parturisca bene- 
ficio, ornamento et gloria a la casa et Patria sua, del 
che tenemo lo instesso desiderio che facemo de le 
proprie cose nostre. Le oblation sue humanissime et 
ben conveniente a le degnissime virtù del generoso 
animo suo, aceptamo alegramente, e semo sempre, 
occurendo per usarle cum ogni confidentia, essendo 22 
constanlissima intention del Stato Nostro che la re- 
verendissima signoria vostra fazi el medesimo cum 
nui, come più a pieno a bocha havemo dicto al prc- 
facto domino Pietro. 

Date in nostro Ducali palatio , die 7 se- 
ptembrio 1512. 

Copia di ufM depositione di uno explorator ve- 23 
nuto di Pranza^ et Bonte qui ozi a di 11 se- 
ptembrio 1812. 

A far el debito mio et da bon servitor come son 
de la Signoria Vostra, voglio contar el mio viazo che 
ho fato. A di 26 avoslo me parti da Venecia per an- 
dar a la corte, dove zonsi a di 2 septembrio, e 11 stiti 
fin a di 5, et in quel di me parti da Bles et a di 11 
zonsi qui a Venecia cum letere do et la depositione. 
Prima, el castelo de Cremona fa el dover contra la 
terra, et quello de Milan meglio, et etiam quel de 
Trezo et quel de Novara et Lecho : quando io fui a 
la posta del ponte di Bonvexin a la Croxe biancba 



io 



IIDXII, SETTEÌIBRE. 



i6 



per mudar cavalo, trovai de li monsignor Rizardelo 
francese che era venuto in posta da la corte, et de li 
era il cardinal Final che era goveroador in Brexa. 
Pariooo de secreto per spazio de hore doi tuti doi 
insieme, et poi el dito monsignor Rizardeto montò 
a cavalo e andò a la corte, e *1 cardinal restò de li. À 
lieo haveano laiata la Sona et ha facto intrar in la 
Sona luto in uno, et ha facto andar il ditto fiume 
verso la Brella cercba le mure de Lion^ et è restato 
Lion in isola et ha ruinato el borgo de Santa Maria 
Madalena. A di 28 avosto, in Lion fo preso el caste- 
lan, fo nel Casteleto de Zenoa con la compagnia sua, 
e inlrato in prexon de comandamento del Re, e cri* 
dato un bando che tutti zenoesi che debiano partirse 
dil paexe in temiene de tre zorni, altramente i siano 
sachizati et impichadi per la gola, si se vedesse; el 
paese del Final é in fuga, e loro sono in molto ma- 
zor numero che non eramo nui quando el campo 
era soto Treviso. L' artellarìa et monizìon che era 
de qua da' monti, che era restato in Final, si è andata 
a Villa Francha in Bergogna a quella impresa e il 
signor Zuan Jacomo de Triulzi, perchè hanno che 
madama Margarita era venuta con 10 mila in i2 
mila combatenti tra todeschi, spagnoli et inglesi. E 
die quando a di 2 septembrio zonsi a Bles, trovai 
che la majestà del Re feva la mostra de 8000 fanti 
comandati et 900 lanze. Lui non soleva far homo 
d'arme nessun si non fosse zentilhomo; adesso el 
bisogna che 1 faza de quelli el puoi haver. Tutto 
questo esercito era per andar una parte in Tarmata 
del mar che 1 feva, Y altra parte per andar a soco- 
rer Baiona che stava in gran pericolo* In quel in- 
stante, vene la nova che non se podeva più soccorer 
Bajona né de gente né de vituarie, per la qual cosa 
d Re chiamò el diavolo per desperazion in soccor- 
so, e malediva el ducha di Barbon che non voleva 
far a suo modo. Et soprazonse in quel instante la 
^^* nova de Fiorenza; lasso considerar la Vostra Signo- 
ria a che modo el doveva star, ch'el se ritrova aban- 
dooato da Dio el dil diavolo et de le gente dil mon- 
do. Quel esercito che doveva andar a Baiona, fo 
manda a Navara per socorer Navara ; tutto el paexe 
de Navara e perso, exepto Navara con 4 forteze, tuto 
el resto e perso. Coreno fin apresso a Paris 15 lige 
che sono mia 30; de lì era fugito el re di Navara et 
era venuto in corte del re di Pranza, et ancora suo 
padre monsignor de Libret molto disperati. La re- 
gina di Navara se ritrova a Tolosa. Papa Bernardin 
stava mai, in tal modo che credo eh* el lasserà la 
midia. £1 re di Pranza se amalo a di 4 di questo 
per le bone nove che som zoozeva ogni zorno, e dize 



che non passeri 10 de septembrio che se perderà 
Crema. La sua banda era prelongato per andar a 
Paris, per andar a trazer certe zente et danari. De 
li era venuta la nova che si venitiani continuava di 
bombardar Brexa da domenega et Inni, havea facto 
el consejo de acordarse, et vedendo che se cessava, 
non é sta fato altro. À di 4 de questo stati el spazio 
de do hore a sentir parlar sti tre monsignor Sa- 
mallo et San Severin cardinali e monsignor di Pois 
el vechio, et bave da dire monsignor de Pois, el Re 
perderà più presto la corona che de lassar la im- 
presa de Italia a questo modo, e si ben non para, 
acorderà con el Papa, venitiani e sguizari, deliberado 
al tuto de venir in Italia. Monsignor de Pois disse a 
San Severino e sé voi italiani che tegnì stimolato; non 
vedete che tuta la Pranza crida per li tagioni che '1 
butta senza li ordinarli? el se fa voler mal da tutta la 
Pranza, é perduta la nobeltà di Pranza per Italia; nes- 
suno non voi passar i monti si non si habia ferma 
uno di questi tre, Papa, venitiani o sguizari ». Dize 
San Severino, non é ancora zonta V ambassada de 
venetiani in Ingaltera. Respose monsignor de Pois 
e spero ancora non zonzerà, perchè Maximian la 
manda al ducha de Baviera. Questa è tuta opera 
del re di Pranza, e però se dovea astrenzerse de 
r acordo de la triegua avanti che lui zonzesse; se 
questa treva se fosse voi vedereste de belle cose in 
Italia >. Io non so che trieva; Tarmata englese, la 
Bertagna alta et bassa T englese stracore per tuto; 
una nave de la regina chiamata la Crtidel era par- 
tila carga de monition, et de gente per andar a 
trovar 1* armata in el mar, et ha trovato do barze 
spagnole le qual hanno butà ditta nave a fondo, che 
la regina é tutta desperata, etc. 

Et é da saper, oltra le cosse notade di sopra, ^^ 
etiam referisse dito explorator queste altre cosse. 
Come a 1* andar in là arivò a Milan in caxa di uno 
fratello di sua madre, dal qual intese assa* cosse, et 
che a di 28 avosto era seguito in Milan certe rixa é 
custion, per uno missier Hironimo Moron citadin 
milanese con alcuni altri, et convene il cardinal sgui'^ 
zaro aquitarli, usando parole che, se milanesi non 
slesseno in pace tra loro, vegneria a dominarli uno 
signor che li castegariano, e li fo risposto non ha^ 
veano paura di questo, e la compagnia li sarà fatta a 
a loro, loro milanesi la fariano a chi verrà per esser 
suo ducha. Item, che era sta posto taia ducati 150 
mila a Milan, e quelli la pagavano mal volentieri di- 
cendo era melo a pagarla quando francesi domina- 
vano Milan, perchè ditti danari rimaniva de li et il 



il 



liDXIIy SEITEMBIUL 



48 



godevano io Milan e non darli a' sgoizari. Item^ 
che quelli di la liga Grìsa banano tolto Lecho sì non 
fosse sta monsignor di Bergna, che é in Trezo, che 
lì dete soccorso ; el qual Lecho si tien ancora a nome 
di! re di Pranza. Dice del suo partir de Mibn, e come 
andò a Zamberì dove vete Tarteilarie etc, come 
ho serilo di sopra. Item, che zonto a Lion, a quella 
fiera non si feva trope Tacende, luti stavano di mala 
voia per queste guerre, el piper era calado soldi 34 
mancbo, e questo per trovar il dinaro, e cussi altre 
roercbadanlie e coreva pochi danari. El Re era a 
Bles, mal conditionalo di soi dolori colici. L* armata 
inglese era in Bertagna e scorsizava, non però V ba- 
vesse messo ancora in terra. Jfem, la nave di la 
raioa oombatendo con do barze bischaine se iropiò 
fuogo in la polvere di dita nave e la brusò fin al 
vìvo, poi r andò a fuodi, é sta gran pecato» era bella 
nave. Et che il campo di Spagna era mia tre lontao 
di Baiona, però si leniva non si poria mandar soc- 
corso. Item^ che '1 Re ha quatro campi, uno verso la 
Borgogna, V altro nel regno di Navara dove è il 
ducila di Borbon e per le cosse di Baiona, 1* aUro a 
Bologna contra Cales a V incontro di V armata e 
zente englese, dove è monsignor de Donois e mon- 
signor de la Trimolia, e che T armata di Pranza, é 
assà numero ma più potente quella de inglesi. Item^ 
il Re era exortato dal cardinal San Severin a far 
trieva con Ingaltera e ateoder a le cosse de Italia, e 
che '1 Roy diceva < lasse che ritorna el nostro messo 
havemo mandato al Papa per veder di adatar quelle 
cosse. Etiam era sta manda il confessor dil Roy, 
non sa a Roma o a Venecia, per tratar acordo; 
e che 1 Roy disse verso alcuni sot baroni » che vi 
parerave si lassessemo missier Andrea Griti su la 
sua fede andar a Venexia per tratar acordo con 
veniliani ? El qual missier Andrea va per Lion in 
libertà con custodia e ben visto. E che francesi di- 
cevano e se r Imperador havesse fato il suo dover, 
venitiani non haverave palmo m terra tèrma > e 
che*lRe diceva « pur si legni tre cosse in Lombardia 
recuperò il tutto», zoé il castello di MUan di Brexa e 
S4* di Cremona» e ebe *1 marchese di Mantoa avisava il 
Re di tutte le cosse de Italia, e con» V era sta con- 
cluso per divertir il nostro campo di Brexa che 1 
ducha di Ferara rompesse su el Poksene di Ruigo 
come fu falò ; e che 4 Roy stimava molto de la ioiel- 
ligentia eonsguizari et milanesi che si tratta. Iterum, 
referite che monsignor di Obignl, che é in Brexa, 
scrisse al castelan dì Milan come V havìa blo festa 
per certa rota di zente data al nostro campo, e quelli 
dil dito castello volendo far festa, milanesi treseno 



una artellaria a la volta dil campaniel di ditto ca« 
stello e rupe la campana et la zima. liem, che sgui- 
zari non sono 4000 rimasti col cardinal, e di quelli 
erano rimasti a Novara parte erano partidi, adeo era 
intrati in rocha da 150 fanti del Tornielli, che é parte 
de li che tien con Pranza. Iteni^ come a Milan si 
sì feva arzenti per la credentìera di Maximian Sforza 
aspetandolo per loro ducha, et che V havia sconta li 
milanesi stati a Inspurch dal dito ducha per apre- 
sentarla, i quali tornavano di mala voia, dicendo non 
vegnerìa a Milan cussi presto dito Maximian Sforza. 
Item^ dice che quando el zonse a Milan Alvise di 
Piero secretano nostro, in ninna hostaria V era vo- 
luto acetar, adeo convene star do bore a cavalo 
avanti el fusse alozato ; et cbe tutti milanesi sono ne- 
roizi de* venetiani ; e che Parma si ha dato al Papa, 
et milanesi haveano mandato di li a Parma per go- 
verno uno domino Oldrado de Lampugnano, ma 
parmesani non V ha voluto acetar, e baveano fato li 
capitai col Papa di esser sotto la Chiesia. Item^ che 
spagnoli haveano Irato piò de 1 500 oorsateti da Mi- 
lan ; e che oltra li 300 homeni d* arme fevano mi- 
lanesi, diceano volerne far altri 400, eie 

Etiara, fo leiere di uno amico fidel di Frafh 
Bay di 5, da Bìes^ dri$ata a la Signoria nostra. 
Come sianM) certi de questi 6 mexi il Re non è per 
pensarsi de vegnir in Italia e manco laandar zente, 
per haver aasa* da far in la Pranza. E avisa molte 
nove, parte ho notade di sopra, e come il Roy ha 
dito : ( meio era aver fato a seno dil Condoìmer 
orator di venitiani, che dU cardinal Roan ; cbe *1 noe 
sarà ve io questi aflEmni >, etc. 

QuesH 80no li capitoli fati tra il ducha Maxi- 35 
miliano ci sguioari, auti in letere di Zuan 
Jacomo Caroìdo secretorio nostro a Milan. 
Data a dì 9 septembrio 1512. 

Capitula concorda site confoederatianis inter 
ilìustrissimum MaximUianum ducem Me- 
éUolani ac strernsos etpotentes dominos Hel- 
veiios facta et stij^lata in dieta Badense 
prozime ceUbranda. 

In primis. Excellentissimus Dux Mediolani dat 
naagnifids doroinis Helvetiis cenlum et qninquaginta 
milia ducatorum boni et justi ponderis vel in tot bo- 
nis monetis ad computum 4 teslonorum prò singulo 
ducato; qui ducati 150 milia debeant persolvi infra 
quatuor annos, et debitum incipiat post diem ingres- 



49 



IIDXn, SETTEIIBRS. 



50 



sus dvitatis Mediolani factum per ipsum illustrissi- 
iDum Duoem ; solutio aulem incipiat in fine anni et 
debeat fieri Belinzonee. 

itero, dal eis Lacarnum, Luganum ac Domodo- 
sulam et arcem suam cum omnibus ejus appendici- 
bus usque ad lacum Lugani et Lucami ; qui lacus 
debeat esse ipsius illustrìssimi Ducis ; fiat tamen ad 
diclam condictionero, quod prsedicta tria castella 
Lugani Lucami et Domosulae non possint nllo un- 
quani tempore alio vel aliis hypotecharì, obligari 
seu vendi ipso irrequisito Duce, cum semper ad 
Dlonim recuperationem sit paratus. 

Item, dat eis exemptionem theolonii ac etiam 
oiDirium victualium per totum statum Mediolani, 
prout babuerunl tempore bone memoris Ludovici 
patris sui. 

Iteni, dat eis perpetuo foedere iniendo XL milia 
ducaloram prò singulo anno, cum hoc pacto quod 
debitam incipiat prima die qua iilustrissimus Dux 
Mediolanum ingressus fuerit, et solutio fiat in fine 
anni, qu» fieri debeat Belinzonse. 

Item, obligat se in omnibus eorum bellis succur- 
rere eis cum quingentis militibus suo stipendio, dum- 
modo iilustrissimus Dux proprio bello non vexare- 
tur, quo casu non vult tantum ad auxilium. 
*25 * Item, petit is(a capitula in dieta Badense stipulari 
K de eis fieri instrumentum et instrumenta foderis 
sive ligae, ac subscribi et sigillari manibus domino- 
rum Helvelicorum principalium nomine omnium 
duodedm cantonorum et conroederatorum juxta 
morem illius Patriae, et ad laudem Dei ejusque glo- 
riosae Genitricis Maris ubique in locis publicis, pu- 
blicari et conservari. 

Bespansio magnifkonm dominorum Helvetio- 
rum ad capitula proposita nomine iUustriS' 
simi Ducis Mediolani in dieta Badense^ prò 
f cedere sive liga concludenda inter utrosque. 

Primo, respondent ipsi domini Helvetii, quod vi- 
denles justa et bonesta capitula confederationis sive 
ligs proposita per illustrissimum Maximilianum du- 
cem Mediolani in presenti dieta, contentantur ac con- 
tenti remanere de ipsis prout volunt, ac ita pro- 
mitlunt facere instrumentum laudis seu aprobatio* 
nis et contra ipso illustrissimo Duci omnia sequentia, 
date indubie promitunt et observare ac etiam io- 
violabiliter observari Tacere ab omnibus eorum su- 
bieclis. 

llem, promittunt inTra mensem dare et libere as- 
signare absque aliqoa mora civitatem Asteosem cum 

/ Diahi di M. Sanuto. — Tom. X7. 



ejus villis, nec non Vailem Entelvam et Valteliuam il- 
lustrissimo Duci Mediolani vel ejus locum tenenti 
generali, cum omnibus suis actionibus, jurisditioni- 
bus et pertioentiis. 

Item, obligant se ad omnem ipsius illustrissimi 
Ducis requisitionem vel ejus nomine agentis, dare 
eorum stipendio sex milia peditum usque ad perfe- 
ctum bellum, dummodo propriis bellis non sint oc* 
cupati. 

Item, obligant se manuteaturos, deffensuros ac 
protecturos ipsum illustrissimum Ducem Mediola- 
ni ac statum ejus contra quoscumque ejus hostes, 
cum hoc tamen pacto, quod ultra sex milia peditum, 
debeat dare ipse excellentissìmus Dux aliis qui in 
auxilium venieut,quatuor florinos Rheni prò quoque, 
bac semper inlellecta conditione, dummodo proprio 
bello non vexentur. 

Item, obligant se ad pnestadam omnem operam 
et auxilium prò rccuperandis civitatibus, castellis et 
locis qui antiquitus fuerunt inclyti status Mediolani, 
ac ipsi conservare ac manutenere. 

Item, promittunt Mediolauensibus exemptionem 
theolonii ac omnium edulium et victualium per 
omnes terras et loca sua, prout ipsi volunt habera 
in ducatu Mediolani. 

Item, petunt quod, cantata missa de Spirita 
Sancto assistentibus magnificis dominis oratoribus 
Mediolani ac ipsis dominis Helvetiis principalibus, 
fianl super pramissis capitulis huius sanctse con- 
foederationis instrumenla publica signata et subscri- 
pta ac sigillata per oratores Mediolanenses et domi* 
norum Uelvetiorum ac sono crotali publicentur, et 
ubique inviolabiliter observenlur. 

Copia di uno judieio venuto di Alemagna 26 
in questo mexe di avosto 1512. 

Uoiversis ad quos pervenerit etc. 

Magister Luchas maximus philosophorum et 
omnes sibi concordantes noveri tis, quod anno 1512 
in mense septembris, Sol existente in Libra, oonve- 
niunt omnes pianeta^ insimul cum Sole iu cauda 
Draconis. In signum mirabile, fiat quod diluvium 
per Satumum crescent, quod mirabilia multa el 
magna ultra solitum, erit ventorum tanta conflacio, 
quod conflabunt omnes insimul et obscurabuot 
totum aerem sonosque dabunt horribiles, corpora 
hominum dissipantes et sdificia subverteutes; pre- 
ter haec omnia, erit ecclipsis Solis a terlia bora usque 
ad undecimam ante meridiem ignei coloris sive ru* 
bicundi, quod significat mirabilia magna ; quae ho- 

4 



51 



iiDXUy varmmfu 



52 



iDiDifis ftodìre et videro shipebunt si per bonita- 
tem Divioffi Providenlioe autsapienliam aliud dod ar- 
bilrabiUir. Proterea erunt pericula multa et occi- 
sioDes io diversis parlibus terraeque motus univer- 
sales, mortalitates quoque geotium ; erunt dìvisioues 
re^norum, ita quod post flatum ventorum ipsorum 
et diluvium, pauci homioes reraanebunt vi ventes ; ha- 
bebuDt maximas divitias; orieotur dubitationes ia* 
ter Saracenos et relinquentur patri» suae, unieotur 
cum Crìstianis in animarum suarum redemtionem ; 
et sumite necessaria vii» per 30 dies, nam bec cai* 
lamitates triginta diebus durabuut. Ex Germania re- 
lata fuerunt de Gde nihil super 

per totam Germaniam cantaturum. 

Skmario de una letera acrita in Frinii a Savar- 
gnan, a dì 30 avosto 1512^ scriia a Veneeia^ 
di le gran cosse aparse de lì, 

Beverende frater colendissime^ salve. 

Sabato proximo preterito a bore do di note zonsi 
a caxa a salvamento. Io bo trovato in Friul di qua 
del 'fajamento cose miraculose et spaventose^ vide* 
ìieet, mercore a di 25 bore 23 de avosto, fo una for- 
tuna e apparse ia T aere nebule candidissime, e fa- 
cevano grandissimo remore, parevano cbe facessero 
una bataglia, si aidiva facto de arme con soni de 
trombete e tamburlini et gridi de cavalli et si par- 
tivano da r ajere et venivano in terra, e per la dita 
fortuna banno evellali e sradicati gran quantità de 
26 ' arbori grossi ; con |;randissimo impeto di vento an- 
dava per r qere uno tronchone de arbore et amazò 
do bomeni ; molte caxe de muro e piya sono caschate 
inGna al fondamento ; fo levata in aiere una puta de 
anni 12 e non sì trova né viva né morta ; gente as- 
sai et animali sono morti, per tremore e spavento ; 
UDO bomo fo portalo mezo mio in T aiere, e non si 
sa si é morto; in casa nostra per la gratta divina 
non banno nuil auto etc. Vi ad viso m*è sta testificbà 
di vera scientia aver visto in terra todescba in una 
villa non si trova nissuno, tutti sono dispersi, e ditta 
villa è persa fino a le fondamente. JSimUiter di là di 
lamento aparse una fenùna a uno bomo cbe ba- 
leva una falza da segare feno, e disse a lo ditto homo 
che lasasse di batere, e lui non voleva posare, e lei 
disse ( non posse mai far altro che batere » e sem- 
pre di continuo di et aotte batte le ialze e mai non 
dorme e seuìpre intte. 

Data a Savorgnano^ diepemUtimo Augusti 
U12. 

P.re Alojusius db Manfsrdonu* 



A tergo : Beverendo domino presbitero ttWo 
archipresbitero Este, majori konorandissimo. 

Ricevuta a di . . . septerobrio. 

A di il la matina, la terra fo piena di la nova 2? 
venuta questa notte di haver nostri auto Crema, co- 
me si ha per uno cavalaro venuto a posta con letere 
de sier Andrea Zivran proveditor, date saio 
Crema, a dì 9, hore 13. Avisa che era sta cou- 
duso de dar la terra a la Signoria Nostra, con que- 
ste le tre porte, exoepto quella dil castello, siano for- 
nite a nome di la Signoria; e il campo non entri 
dentro, e francesi stiano in castello fino zonzi il salvo 
condulo voleno dal Papa et la Signoria nostra, e al- 
tri capitoli numero 9 ut in eis, e danno in man 
del capitano nostro Renzo di Zere uno fiol dil go- 
vemador francese monsignor di Duras e uno suo 
zenero per obstasi: siche la terra é di la Signoria 
nostra ; e cussi a quella bora il capitano era a la porta 
per intrar dentro e far custodir le porte, le quali e 
sta consignate per domino Benedetto Crivello. £t il 
capitano manda qui uno suo copioso e inslruto dil 
tutta a la Signoria, e tutto il Colegio si alegrò col 
Principe di tal optima nova, sperando sarà principio 
di far aver Brexa. 

Vene T orator yspano al qual fo mandato a dirli 
tal nova; etiam a T orator dil Papa, el qua! si ale- 
grò e li piaque assai. 

Vene Battista Dotto, vien di Ruigo, dicendo rin« 
gratiava la Signoria di averlo operato come bon ser« 
vitor, e mandato sul Poiesene ; qual andoe di No- 
venta dove é le sue possession con 380 fanti senza 
alcun danar e inlrò in Ruigo, e placado le cosse 
bave licentia, e la compagnia pagata di zorni slete si 
disolse, e rimase a la custodia di Ruigo Grixo da Pixa 
con fanti , e sier Pollo Valaresso prove- 
ditor etc. 

Di campo al tardi, vene letere di 9, hore . . . 
Come si ralegrava con la Sipioria nostra di Crema 
sperando etiam saria presto di Brexa, et aspetano 
r artellarie e fanti e vorano strenzer la terra ; siche 
sono tutti ingaiarditi. 

Copia de una letera scritaper il cardinal et Zu- 27 ' 
lian di Medici, drigata a Fiero di Bibienaf 
venuta eri per via di Mantoa, leeta osi in 
Colegio, 

Spectàbilis dikctissime noster salutem. 
Essendo certi che quella Uketrissima Signoria, 



53 



tomi, SETTEMBRE. 



54 



p^ieii contento et piacere graiide de ogni nostro 
bene, vi mandiamo aposta GagKelmo di Bibtena fi- 
delissimo servitore nostro in diligentia, perché voi 
io nome nostro faciate intendere ad quella Ulostris* 
sima Signoria; come noi domani col nome de Dìo e 
de la sua Gloriosissima Hatre ritorneremo in casa e 
De la patria nostra, con letìUa et satisfatione di tutta 
quella cilà. Et di già sono venuti qui lo andvescovo 
de Firenze, Jacopo Saiviati et Paulo Vectori ambo- 
satori di quella Signoria ad questo affecto, per com- 
porre lecose nostre. Infinitissimi dtadini tutti di prin- 
cipali e de pili nobili sono qui venuti da afTeziona- 
(issimi nostri ad congratularsi con noi pieni di som- 
ma letizia et oonlenteza per questa nostra felicissi- 
ma tornata, la quale per tuti li capi ne satisfa gran- 
demente, come voi pensar potete, ma pr€ecipue per 
esser seguila tal novità senza sangue e senza scan- 
dolo alcuno de quella cilà. Oggi a le 1 6 bore fu de- 
posto, da la Signoria et dal Consiglio, il gonfalo- 
Diero et mandato a casa sua, non senza perìcolo de 
esser per via tagliato a pezzi da molli inimici suoi ; 
pur si condusse salvo in casa di Paulo Vectori, che 
li dete la fede di salvarlo. Molti partìculari inten- 
derete da Guglielmo preditto ; il tutto farete inten- 
dere a quella Illustrissima Signorìa in nome nostro, 
accertandola che di tanto più potrà valere et ser- 
?irse quanto noi più potremo in casa nostra che in 
exilio; et a quella humilmente ce reeomandate. Se- 
roo ben eerto che voi non men piacere di noi pren» 
derete di questa ritornata nostra, come quel che 
non havete ad godere il ben nostro punto mancho 
di noi tatti, et cosi li magnifici nostri Lippomani a 
li quali ce ofierirete et racomandate. 

Ex Prato^ die ultimo angusti 1512, hora 
nona noeiis. 

10 Cardinàlis et Julianus De Medicis. 

À tergo : Spectabili viro domino Tetro Bi- 
biena dUeetissimo nostro, Venetiis. Cito, cito, 
cito. 

28 Sumario di do letere di Bergamo, di sier Ve- 
tor Lippomano, date a di 9 septembrio 1512, 
hore 18. 

Come r era zonto 4 mia lontan da Trezo 3000 
sguizari, e se dize che 1 cardinal dovea partir de Mi- 
lan, e venir anche lui verso Trezo. E da Crema 
hanno il capitano di le fantarie é stato a parlamento 
con quelli di la terra, e si tieo fra pochi aomi la si 



sverà a pati. Scrive ozi quelli é in la CapeRa hanno 
lassato d^ che leniva presoni, i quali venuti in Bert 
gamo referiscono come questa matìna quel castelan 
li chiamò e voleva che i se tolesse taia, e loro rispoo 
seno non haver il modo ; el qual castelan li disse 
vi voio mandar fuora e vi prego andate da roissier 
Davit da Brenbat che é mio amico e ricomandatime 
a lui e a sua moier et ad alcuni altri ; dicendoli non 
doresseno dir niente di quello i fano li in la Capella. 
I quali dicono prima ne sono di dentro boche 106; 
zoé 60 francesi, 16 femene, 20 tra puti e ragazzi, et 
presoni 10, e che i hanno éolum farina stera 58 in 
80, non hanno formento perché tutto V hanno fato 
farina, vin cara 10, e li mete di grande aqua den- 
tro, lardo di porcho, carne di manzo salada e risi 
stera 30; e che non poleno star, per fino a la più 
longa a dll 5 oclubrio, perchè non durerà più la 
farina. Item, che questa notte li vene dentro in dita 
Capella do soe spie, non sa quello habino portato, 
ma che tutti loro stanno di mala voia, e che Té assa* 
zorni che i non sta se non con grande paura. Item, 
avisa zercha hore 23, hozi, fu preso uno franzoso di 
zercha anni 25, uno mio lontan di la terra, qual me- 
nalo dal proveditor et examinato ha haute 7 schossi 
di corda e non ha confessa^ nulla, non dize donde el 
vien né donde V andava. El proveditor lo volea far 
apichar questa sera, e lui sier Velor ha fato tantoché 
r ìndusierà a zuoba che é doman ; in questo mezo 
forsi confesserà qual cossa e poi lo farà apichar. Si 
tien questo sia uno di quelli che questa note vene 
in la Capella, e quel castelan lo mandava a Trezo 
perché la Capella Tà Irato ozi uno colpo di bombarda 
per segnai ch'el gè mandava indriedo avisi, perchè 
con fungi e bombarde i se intendeno. Dize che tulli 
li francesi sono in la Capella hanno assa* danari, ma 
il castelan non ha niente, perché subilo eh* el vele 
el campo de sguizari venir el mandò tolto in Pran- 
za. Item, scrive questa matìna esser venuto uno di 
Crema, dize a bocha come quel Crivello havea morto 
Hironimo di Napoli che voleva dar la terra a* Mila- 28* 
nesi, el era venuto alcuni di Crema in campo, e si 
dize ozi nostri dieno entrar dentro. Item, conte que- 
sta malina era venuto zoso di dita Capella mandali 
da quel castelan 3 homeni, 3 pulì et 5 femene, i quali 
portono una teiera di esso castelan al proveditor no- 
stro, scrivendoli ch'el mandava queste persone a 
caxa e li debbi farti bona compagnia, perché se non 
lo farà, anche lui farà mala compagnia ad alcuni 
presoni V ha in dita Capella. El in ultima di la let- 
tera, dize, si poi far qualche piazer, eh* el comandi 
eh* el fora di bona voja. Conclude, esso sier Vetor, 



55 



UOXU, SETTQiBRE. 



56 



ditti francesi se vedeno persi, e uno di questi putii 
disse che i ha auto come in Pranza è gran guerra, 
e che i stavano di rnala voia ; siche, auto Crema, tien 
non sarà 4 zomi che i se renderà. 

Dil dito, data a dì 8, hors una di note. Come 
aspela saper la verità che Medici siano intrati in 
Fiorenza, perchè la intrala risona da più bande. 
Jtem, come questa matina era zonto 11 uno vien di 
Crema. Dize che luni a di 6 a hore 20 luto el nostro 
campo era in arme, e aspelava de intrar in la terra, 
e che Benedetto Crivello amazò quel Hironimo di 
Napoli, qunl non volea dar la terra a la Signoria. E 
che eri a di 7 el vene in campo nostro dal capitano 
di le fantarie sei di la terra, e sono rimasti d*acordo 
di salvar li francesi e condurli a Venezia, e persino 
in Pranza per mar le loro persone sole, e che uno 
nepote di fra* Lunardo era andato in Crema, e tutti 
andavano dentro et fuora, et ozi nostri doveano in- 
trar dentro. Dize che, parlido che fu di Crema per 
venir qui a Bergamo, hessendo lontan mia 10, senti 
trazer di gran bombarde; se zudìga i fazano festa de 
r intrar de nostri in la terra. Conclude, fin quella 
bora altro di Crema non hanno; doman va a Mo- 
rengo, che è una possession dil vescovo, e, auto 
Crema, anderà fino li die è mia 12 lontano. 

Noto. Fu dato al nuntio dil Curzense over V Im- 
perador ducati 3000; siche ha auto fin qui ducati ... 
milia a conto di 50 milia. 

29 Da poi disnar, fo Pregadi per expedir le mude 
di le galle; et fo leto una depositione di uno vien di 
Pranza, il sumario di la qual sarà notado qui avanti. 

Di Fadoa, di rectori, di ozi. Come era ritor- 
nalo Spadazino dil Polesene, qual referisse: aver 
auto aviso che domino Julio Taxon, era al bastion 
di Crespin, esser partito con alcuni cavali lizieri e 
zente, e andato a la Bastia per esser contra a le zenle 
dil Papa, et havia lassa 600 alemani in ditto bastion 
di Crespin et artellarie per custodia, dubitando di 
la nostra armata, e havia mena con si 6 pezi de ar- 
teilaria a la dita Bastìa. 

Di Crema, dil provedador Zivran eliam fo 
un'altra man di ìetere, di 3, hore 23, Come li no- 
stri fanti erano intrati in Crema a custodia di tre 
porte, qual si tien per San Marco ; la quarta, che e 
quella dil castello, era in man di francesi, fino zonzi 
il salvocondulo. Scrive e sta tolta di ponto perchè 
2000 sguizari in zercha erano a Prandin, e passati 
di qua di Adda, e voleuno tuor Crema a nome dil 
ducba di Milan over di la Liga per il cardiuaL 



É da saper, zonse ozi uno nontio dil capitano di 
le fantarie, é solo Crema, qual avisa il tutto, e portò 
li capitoli fati col govemador francese monsignor di 
Duras e lui capitano, numero 9, il sumario è qui solo; 
ma poi noterò li capitoli veri : 

« Primo, voi salvocondulo dal Papa, da la Si- 
gnorìa e da Milan over cardinal sguizaro, di accom- 
pagnar essi francesi con tutto il suo e so robe e ha- 
ver, e chi vorà andar con lui in locho securo, e voi 
haver uno oomissario dil Papa che lo acompagni fino 
in Pranza, zoé di là da monti. Item, sia perdonalo 
alcuni cremaschi e di Parma è con lui, ut in capi' 
tulis. 

e Item, che niun di Crema si possi doler di lui 
né di soi, ma quel è sta fato per il passato non se ne 
parli più. Item, voi vituarìe per camino pagando 
lui di soi danari e altri, ut in eia, e tenir il castello 
in le man fino vengi ditti salvoconduti, e darà suo 
fiol e suo zenero per obslasi nel nostro campo >. 

Fu posto, per li savii, d*acordo una letera a llo- 
ma a Torator nostro, in risposta di quanto scrisse e 
avisarli li sumarii di Crema, et pregar Sua Santità 
voj mandar il salvocondulo, el mandarli li capituli 
et la deposilion e Ìetere aule di Pranza. Fu preso. 

Fu poi inlrato in la materia di le mude prima di 
le galie di Alexandria, posta per sier Marco Bolani 
e compagni savii dil Consejo, excepto sier Alvise 
da Molin, per i savii a terra ferma, excepto sier Ni- 
colò Trivixan, per sier Andrea Dolfin et sier Mar- 
co Antonio Sanulo savii ai ordeni: che dite galic 
di Alexandria che vanno a partir siano partite per 
tutto 20 di questo, habino muda fino a di 20 no- 
vembrio, con questo il quinto sia di la Signoria 
nostra di noli trazerano, e zonzendo poi V ultinto 
di octobrio, habino muda zorni 10 poi zonte, con 
questo la mila di noli sia di la Signoria nostra, 
e pasando se intendi rota muda. Et sier Alvise da 
Molin : che parlino a di 25 e non partendo se intendi 
certa pena et siano electi patroni per Colegio in lo- 
cho loro, e habino muda tutto il mexe di novem- 29* 
brio. Sier Nicolò Trivixan savio a terra ferma voi 
parlino per lutto il mexe e habino muda zorni . . . 
poi zonli in .Alexandria, con questo non possino star 
più di zorni limitadi in Candia, sotto pena di perder 
muda ut in parte. Parlò poi sier Alvixe da Molin, 
qual si scusò mollo haver sempre fato il suo dover 
e non conlrabandi e haver fato merchadantia e spe- 
so in sta guerra 12 milia ducati et maridà fie eie 
Siche, di quello eri Tavogador disse che Vicenzo suo 
fiol era andato a Qìioza per pagar per il contraban- 
do di Ferigo Grimani, con sier Francesco Corner di 



57 



IIDXII, SSTTEIIBHB. 



58 



»>r Zorzi proveditor, sier Francesco Zane qu. sier 
Bernardo, e sier Tadio Contarinì, erano andati come 
amici. Poi parlA su la parie. U rispose per la sua 
opinion sier Nicolò Trivixan Parlò poi per la soa 
rier Silveslro Memo. LI rispose sier Andrea Dolfin 
snvio ai ordini. Poi parlò per la parie dil Memo sier 
Zusto Onoro qnal vien in Prepradi. Ultimo fo sier 
Marco Antonio Sanudo. e ben andò le 4 parte, 5 dil 
Molin, 9 dil Trivixan, 27 dil Memo, 86 dì savii, e 
questa fa presa. 

Fu posto poi, per li savìi ttitti d'acordo, excepto 
sier Alvixe da Molin e sier Nicolò Trivixan, che le 
palie di Baruto, qual è zh partide e parlino de Hislria 
a di . . . di questo, zonzando a Barato per li 15 oc- 
tnbrìo far debano la sua muda limitada, e azon- 
zando da poi di 15, aver debano zorni 20 de muda 
poi il loro zonzer, non pasando però a dllS novem- 
brio, e non arivando per tutto octubrio, aver debano 
di muda zornì 20 poi zonte, con questo che il quinto 
di noli in questo caso siano di la Signorìa nostra. 
Sier Alvise da Molin e sier Nicolò Trivixan messeno 
che habino certo più tempo di muda, ut in parie. 
E andò le parte, 43 dil Molin e Trivìxan, 81 di altri 
savii, e questa fu presa. 

^ Copia di una Utiera di Bernardo di Bibiena 
secretario dil reverendissimo cardinal di Me- 
dici scriia di Boma, a dì 5 septembrio 1512^ 
a domino Petra suo fratello, et recevuta a di 
... septembrio in Venecia. 

Sii nomen Domini benedictum. Pur ha voluto 
Dio et la sua gloriosa Matre che le cosse di patroni 
nostri habbino quel felice successo che merita la 
bontà loro et che tutti ha verno desiderato: io non 
vi dico li progressi de la impresa come siano passali, 
perché da Guglielmo nostro che da Prato vi si man- 
dò per li patroni harele inteso ogni parlicularità : 
quel che so io esser seguito dopo la partita sua, con 
poche parole vi dirò. Lui parli el martedì nocte da 
Prato, ove erano 6 oratori per la cita per comporre 
le cose tra la republica e il signor viceré circa la 
|)artita di danari. Li tre oratori primi erano quelli 
che vi stavano al tempo del gonralonierc, niissier 
Baldisare Carducci, missier Ormannozo Deli et Ni- 
colò Valori. Questi, el martedì, haveano havuto il 
mandato ampio et il partito facto che Medici el quelli 
che erano fuora per conto loro potessino libera- 
mente tornare in Firenze con satisfactione di tuta la 
ala, et pralichavano che seguisse tal tornata con 
unione et acordo tra Medici et Soderini, conlrahendo 



tra loro affinità, dando a Juliano una nepote del con* 
falonlero per moglie, et il viceré era per pigliare 
sopra di sé la cos;), havendo prima facti abraciare et 
paciBcare li Meiici et li oratori in nome di tutta la 
cittì insieme, quando in gran pressa sopragiunse 
Gioani Ruzelai figliolo di Bernardo a notificare a 
monsignor et Juliano che non facesseno altro, sin che 
non arivasino li novi tre altri oratori arzìvescovo di 
Firenze, Jacopo SalviatI et Paulo Victori, perché ve- 
nivano con nova commissione, attento ch'el gonfa* 
loniero era stato deposto et mandato a casa non 
senza pericolo de esser morto tra via : onde la pra- 
tica del parentado fu del tutto reserata, stanfdo a po- 
sta de Medici el de suoi lo entrare in Fiorenza, et 
co li oratori vennero un numero infinito di cittadini 
quasi di tutta la nobiltì de la cittS. Tutto questo fu 
martedì, nel qual dì et ne l'altro poi ad altro non se 
atendeva, mentre vi stetti, che a comporre col viceré 
la partita de danari. Su le 20 bore, venne Antonio 
Francesco di Luca de li Albìzi et menorne Juliano a 
Firenze, lo desideroso de exequìre presto il deside- 
rio mìo, me ne andai drieto a lui, ma non poteti mai 
arivarlo, onde ce ne entramo dentro domino Antonio 
da Ricasoli, suo fratello. Grifone vostro, et molti altri 
di caxa fino in 10 o 12 cavalli, et ce ne andamo pri- 
ma a' Servi per nostra devotione e poi a casa de 
Medici, credendo Juliano esser 1). In loco suo trova- 
mo tanto populo et senlimo tante grida di palle, et 
havemo tanti tochamenti di mano di tanti baci et ab- 
braciamenti, che fu talora che noi credemo rimanere 
suffocatì da la calca, che tirati fummo più volle da 
cavallo, e 1 bello era che noi da tulli eravamo cono- 
sciuti et ci chiamavano per nome, el noi pochissimi 
et quasi nessuno conosciavamo da quelli in fora che 
qua altrove fuor di Fiorenza havevamo visti, né 
per la molta el strectissima calca potemo mai entrare 
in casa, si piene erano le due porte de le genti, olire 
che a le finestre se vedevano persone infinite, et 
dentro si sentivano voci grande dì : palle palle, ex- 
pelando che Juliano devessi venir li ; ma noi inten- 
dendo lui essere ilo a smontare a casa del prefato 
Antonio Francesco ce ne andamo là, et per via c'e- 
rano facli tanti motti che impossibile saria poter dir 
più. Trovamo Juliano che si lavava la barba, el era 
piena la casa di citadini quasi tulli nobili, che tutti 
mi baciorono con tanta letilia et conlenteza del 
mondo, et molti mi domandarono di voi, benché io 
non li conoscessi, fra quali fu Poldo de Pazi, che te- 
nerissimamente volse intendere del essere vostro. 
Nicolao non vidi, che Tharei riconosciuto; la Lucretia 
vene a vedere Juliano e mi fece molla accoglienza 



30* 



59 



IIDXJI) SETTEUBRE. 



con asBfli bona eiera ; ma mollo migliore me la fé- 
cieno la Contesina et la Qarice, le quali poco da 
poi trovai per via che insieme andavano da Julìano, 
oommeodandome eoo molle bone parole di quel che 
liavevo facto per li loro fratelli et zii, mostrando co- 
noscere ch*io m'ero affaticalo assai : et invero posson 
betie haverlo inteso et dirlo liberamente, perché ho 
facto per loro quanto ho conosciuto et saputo et 
potuto. Ad Jacomo Salviati né a li altri suoi colleghi 
non parlai a Prato, perché non hebi a modo mìo la 
comoditi. Nicolao Valori mi parlò avanti si prati- 
casse acofdo tra li oratori et Medici, cegnandome 
sempre le cose nostre dovere passare bene. Stato 
adunque che io fui un pezo in casa di Albizi da Ju- 
llano, chiesta licentia da lui montai circa a due bore 
di note in poste, e me ne venni a la volta di Roma 
ove penso vivere et morire, et questo é il desiderio 
mio che dico di sopra eie. El cardinal doveva io- 
trare el che era il ... dil mexe 

31 A di 13 la matina in Colegio, domenega. Prima 
la note fo qui grandissima pioza, et non fu lelere di 
campo né di Crema fino al levar dil Colegio, solum 
vene di Trento, di 10, di Voratar Landò, Come 
era zonto li a disnar il reverendo Curzense, lassato 
Maximian Sforza a Sterzen, dicendo lo voi far venir 
ad aspetarlo. Tamen li a Trento si muor da peste 
grandemente, e cussi a Sterzen. Esso orator nostro 
ha esortato soa signoria a venir per Venecia andan- 
do a Roma, et che la saria molto honorata. Rispose 
voleva prima andar a Verona e de li poi li dirla el 
camin àì'eì faria. Li disse di la captura di sier Fran- 
cesco Capelo el cavalier orator nostro andava in In- 
galtera. El qual Curzense subito scrisse teiere a In- 
spurch ch'el fosse relassalo; e altre particularità avì- 
sa, ut in litteria, 

Fo parlato zercha esso orator nostro Landò quel- 
lo Thavesse a br, o andar col Curzense a Roma over 
darli licentia, et fo terminato expedir tal materia in 
Pregadi ; ma il forzo dil Col^o voi V acompagni a 
Manica e de 11 toy licentia. 

Di* coffipo, di provedadori generali, fo lefere 
al tardi, di 10, hore 3, e prima di Kore là. Con 
avisi auti di Crema ; e di sguizari venuti di qoà de 
r Adda per tor la terra, e come li hanno scrito vo- 
giino far inlrar altri 1000 fanti dentro, et altri avisi. 
Item, vidi lelere di sier Nicolò Michiel provedador 
ai Urzi Nuovi, di sier Nicolò Michiel provedador, 
di 10, hore do. Come in quella bora era zonto li, 
venuto da Crema, molto stracho e flacho, però che 
essendo ozi U a Crema é gionto da 30 spie, dicendo 



che sguizari e milanesi erano gionti a Pandino con 
arlellarie pezi 9 per venir a tuor Crema, adeo lutti 
erano desperati ; ma il signor capitano, mediante la 
sua praticha et inzegno e soleeiludine con consejo 
di] provedador Zivran e di domino Anzolo da Santo 
Anzolo, deliberouo che Benedelo Crivello se metesse 
in la terra in arme, e andato, francesi se ritornò in la 
rocba e comenzono a temer, e subito mandono fuo- 
ra con promissione di atender il lutto, e mandò li 
capitoli con condition di salvoconduto per loro robe 
e cavalli, e li stipendiati dil re di Pranza siano salvi, 
e di restar in rocha fino zonzi el salvoconduto, e han 
dato per obstaso el flol di esso monsignor de Du- 
razo, unde il capitano e il provedador li ha dato 
questo cargo di far custodia al prefato obsfaso, et suo 
padre é fratelo carnai di nionsignor di la Barba 
che é in Brexa, homo di grandissima eondictione nel 
oondur le fantarie. Scrive fo casa per nostri in Cre- 
ma, ozi avanti lui si partisse de li, 1000 fonti con il 31 ' 
provedador Zivran e il signor capitano ; le gente di 
arme, cavali lizierì e fantarie restante nostre se mes- 
seno propinque in la terra al loco di Santa Maria ; 
e questa note i farano intrar 1000 somme di biava 
dentro; siche diti sguizari e inimici nostri potrano 
andar a sparvier sul stato de Milan, e Crema sarà 
causa di la pristina restitution dil stato nostro. Scri- 
ve continue a Crema ha tenuto tre cavalari, e di 
tutte le nove acadeva ha tenuto avisato li proveda- 
dori zenerali in campo. 

Bil provedador sier Andrea Zivran, date in 
Crema di 11, do man di letere, vene ozi una da 
matina, l'altra zercha hora di vesporo. Avìsa il 
venir di ditti sguizari e milanesi propinqui a Crema, 
e averla mandata a dimandar a nome di la Liga, et il 
capitano li ha risposto lenirla per la Illustrissima Si- 
gnoria nostra e senza suo bordine non la daria, e vo- 
lendola haver la convenarano tuor con le arme. 
Scrive le porle, do é in man di nostri, una viddicet 
quella de ... é in man di Benedetto Crivello custo- 
dita per li soi, fino babbi li ducati 7000 promesseli. 
Francesi erano in castello, vedendo non poter haver 
la terra, si erano aviati verso Lodi; con altre particu- 
larità sicome scriverò di solo. 

Di Pietro di Longena capo di cavalli lizze- 
ri, vidi letere date a Crema, a dì 10. Come quel 
zomo a hore 15 aparse da zercha 6000 sguizari e 
lanze 300 milanesi e dimandooo Crema a nome di 
la Liga, a che lo illustrissimo signor capitano Renzo 
da Zere rispose lui lenir quella terra a nome di la 
Illustrissima Signoria e senza consentimento sao non 
volea darla. 



61 



IfDXU, SETTrEMBRE. 



63 



Da poi disnar, fo Gran Gonsejo, fato 3 a locho 
di procaratori, 6 di Pregadi, et altre voxe. 

Fu posto, per i consieri e cai di XL, una parte 
presa a di 6 in Pregadi : che de asterò non si possi 
br li oficii per fioli né altri interposite persone, e le 
casse sì fazi di inexe in roexe ut in parte. Ave 142 
di DO, 972 de sì, fu presa, e sarà qui avanti notada. 

Et venuto zoso Gran Consejo, vene letere di Ro- 
ma di 6y qual fo lecte in Colegio, il sumario di le qual 
é questo qui avanti. 

Di Udene^ fo letere di sier Andrea Trivi- 

xan d eavalier luogotenente di Come, per 

esser vecbia, la caxa di Antonio Savorgnan dove lui 
babitava poi brasato il castello e riiabilation di luo- 
gotenente, era cascata una parte di muraje ut in 
ìitteriSj adeo per Dio gratia non havia fato mal a 
Diano di caxa sua. 
33*) A di 13 da matina, in Colegio. Fo letere di Ro- 
ma, venute eri sera, di 6, di Vorator nostro. Co- 
me il Papa é molesta dal signor Alberto da Carpi 
et altri di tuor le terre Brexa e Crema in sì, e Soa 
Santità combaté per nui né voi in le man Brexa, di- 
cendo si la Signoria me la volesse dar non la vojo, per- 
che di raxoD li aspeta. Item, la presa, Co dita per le- 
tere di Napoli, di 28, di fra fiernardìno non é vera, 
per esser letere di Saona di nostri sopracomiti de 
29 che nulla dice ; ma ben per via di Zenoa si ha 
esser sta preso Prejam francese con 6 galle, 4 sotil 
et do bastarde verso Malicha, da Tarmata yspana, le 
qual galle erano capitate li per fortuna. Item, il Pa- 
pa soUcita e desidera la impresa di Ferara ; non voi 
altro da la Signoria nostra che Tarmata e fanti, non 
voi altre zente d*arme, ma si atenda a ultimar la im- 
presa di Brexa. Item, don Alfonso di Ferara ohm 
ducha è a Ortonanoar per fortuna, qual montò su 
tre charavele per passar. Il Papa ricorda alcuni modi 
a la Signoria per veder di prenderlo ut in litteris. 
Le zente yspane é a Fiorenza, voleno baver la taia di 
ducati 80 milia data a la terra et alcuni danari per 
Tlmperador et il Curzense. Scrive ozi é partito do- 
mino Sigismondo secretarlo dil signor Alberto da 
Carpi, vico per stafeta a Venecia a soUicitar Tarmata 
eontra Ferara ; e altre particularità, utpatet. 

E nota, la taia data a Fiorenza e conclusa fo du- 
cali 60 milia in contadi, termine tre mexi a ducati 
20 milia al noexe, et ducati 20 milia di panni, e il 
cardinal dì Medici ancora non é intrato. É da saper, 
vidi letere dil vescovo di Bergamo Lippomano, di 
Roma. Come a di 6 il Papa in concistorio publico 

i) Le carte 91 e SS * mmio ImjuwIio. 



dete audientie a li oratori piacentini, uno di qual fé' 
una oration latina, et jurono fedeltà a la Chiexia, et 
che il Papa e più amico de la Signoria nostra che 1 
fusse mai, etc. 

Vene Torator yspano in Colegio justa il solito, 
et mostrò optimo voler a la Signoria nostra, et in- 
terloquendum disse baver letere di Trento di 10, 
di don Piero d* Urea : come il viceré era a Prato con 
li spagnoli e partiva col campo per Lombardia. 

Di campo, di provedadori generali, date a 
di 11, hore 2 di note, soto Brexa, Prima, man- 
dano letere di Alvise di Piero secretarìo, di Crema, 
numero do. Scrive di quelli andamenti di sguizari 
e milanesi quali dimostrano il cativo loro animo e 
voriano Crema ut in eis, e quanto ha fato il capi- 
tano di le fantarìe che è li ; li qual sguizari non é an- 
cora partidi, etc. 

Et al Conscio di X scriveno di certa praticha 33* 
hanno di baver do porle di Brexa, con francesi ut 
in litteris, con darli certa quantità di danari, come 
dirò di soto sequendo la cossa, et par essi proveda» 
dori medemi siano andati a parlar etc. E dimandano 
danari per questo effecto, acciò bisognando U ha* 
bino. 

Di Chiosa, vidi letere di ozi. Come atendeno 
a expedir T armata di Po. 11 capitano sier Andrea 
Contarini è li, e partirà ozi con le fuste, brigantini, 
barche longe e altre barche T ha, il numero di le 
qual scriverò più avanti. Jtem, come si ha aviso che 
feraresi ha fato far uno bastion di terren su bur* 
chiooi ligati a uno, a Ferara, e voi mandarlo conlra 
la nostra armata. 

Fo scrito a Cbioza letere per il Colegio, zereha 
veder di prender dito ducha di Ferara volendo la- 
trar io le boche di Po utpatet in litteris, e dato 
tal cargo al capitano di Po, et scrito etiam al po- 
destà di Chioza. 

In questa maUna, in Quarantia criminal fu posto, 
per sier Mann Idorexioi a vogador, di relassar di pre* 
xon sier Nicolò Bondimier di sier Andrea, qual fo 
preso di retenir, e questo per non si sentir bene, e 
conlra di lui è pocbo ; e bave tutto il Consejo^ 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zoota, in 
materia di slato, zereha Brexa etc., e rilaxoe certo 
presonier per biasteme. 

Di sier Marin Zorei él dotor, orator nostro^ 
fo letere da Lugo, portate per Fahnnella suo^ 
mandato a posta a solicitar V armata nostra. 
Dice il ducha di Urbin é lì con lanze 450 et fanti 
5000, e voleuo passar al fossa di Zinicd su el Pole- 
sene di Ferara, et però solicita T armata per far ii 



I 



63 



aiDXn, SFITEMBRe. 



64 



ponte eie. Et aspetavano da 1200 fanti spagnoli, pa- 
gati per il Papa. 

Di Roma, vem letere di 9, h ultime. Come 
il Papa desidera intender Y aquisto di Brexa. El con- 
falonier olim di Fiorenza Soderìni non e venuto a 
Roma, andò a Petiano e de li non si sa dove sia an- 
dato. Il Papa r ha auto molto a mal questo. Scrive è 
sta preso in Lombardia e li conduto a Roma V a- 

bate di Chiaravale, qual è uno domino 

... é che stato fautor di cardinali scismatici al Con- 
cilio, el che domino Filippo Decio e domino Hiro- 
nimo Botisella haveano hauto salvo conduto dal Papa 
di venir a Roma a domandarli venia, et il Papa gè la 
darà. Itetn, le gente yspane erano al Tronto con el 
signor Prospero CoIona, non vien di longo. Item, è 
sta dito el cardinal de Medici e il viceré dieno intrar 
doman in Fiorenza. liem, Torator disse al Papa vo- 
lesse mandar a dir a Fiorenza levasseno le zente Go- 
rentine è li, e cussi Soa Santità fece. Item, disse al 
signor Alberto da Carpi che instava fosse recupera 
le terre: e Che ne haveu a far vui ? V Imperador non 
e in Liga et volete recuperemo le terre di la chiexia; 
et fa retenir sier Francesco Capello orator veneto, 
r ha torto ». £1 signor Alberto disse : e l' Imperator ha 
un processo contra di lui > etc. Item, manda una le- 
lera, bave il Papa dil Stafileo e apresso sguizari, con 
la copia di capitoli conclusi con Mtlan e sguizari. 
Itetn, come il Curzense li ha mandato a dir, li farà 
aver Ferara et leverà li alemani de li, si 1 fa Tacordo 
con la Signoria, come prima. 
34 A di 14, fo santa Croxe. La matina veneno li pa- 
troni di le galie di Alexandria mancha a partir, sier 
Leonardo Gradenigo qu. sier Bortolo e sier Nicolò 
Bragadin qu. sier Vetor, e fé* lezer una suplichatiou 
voi portar a la Signoria ducati 1000 subito da scon- 
tar poi in le angarie, e si metti sopracomiti su le 
galie perché loro non voriano andar le galie vuode, 
maxime aspetando alcuni nùere di rami, da 500 
miera, che si aspeta di Alemagna et é in camino, llor 
il Principe, consultato col Cuiegio, li risposeno vo- 
lesseno obedir e partirsi a di 20, come fu preso. 

Di campo, di provedadori Meneraìi, di 12, 
Kore 3 di note. Come ozi haveano aviato a Crema 
sier Zuan Vituri proveditor di stratioti, con 300 ca- 
vali lizierì con li ducati 7000 per dar al Crivello e 
aver la porta, e vedi haver li a Crema ducati 3000 
per dar a quelli fanti per suplir il numero. Sguizari 
e pur ancora li apresso, e non sono partiti come 
promesseno. Et hanno auto letere di Alvise di Piero 
secretano nostro da Crema, numero 3, qua! mandano 
a la Signoria. Item, do letere sente per essi prove- 



dadori, una al vescovo di Lodi a Milan, T altra a li 
capitani sguizari, le copie di le qual sarano scripte 
qui avanti. Itetn, aspetano li fanti dil Brisigella, Tar- 
tellarie e danari e sperano haver Brexa. Item, come 
quelli di Brexa non credeno Crema sia nostra, e che 
guasconi erano in arme per aver certe vituarie con- 
tm il casteian, el qual castelan steva con li soi in 
arme dubitando di ditti guasconi. 

Fo, per Colegio, scrito a diti provedadori, faces- 
seno venire 3 homeni d' arme francesi di Crema in 
Brexa a notificharìi la verità. Et par diti provedadori 
li habino mandalo a dir in Brexa che sguizari non 
veniva per tuor Crema ma per haver francesi, é lì, 
in le man, e nostri li hanno difeso. E li fo scrito fa- 
cessino dir questo a essi francesi, intrerauno in 
Brexa. 

É da saper, é certa praticha di haver come ho 
scrito, do porte di Brexa; ed eri n»atina Piero di Bi- 
biena, per letere aule dal govemador B^jon zercha 
questa praticha, siete assa' in Colegio con li capi di 
X el parloe sopra questa materia. 

Di Crema, di sier Andrea Zivran proveda- 
dar, e più letere di Alvise di Piero secretario 
nostro. Qual scrive, come venuti sguizari con bon 
numero et capitani qual Alto Saxo e Jacomo Slafer 
con zercha 300 homini d* arme milanesi, capo do- 
mino Sforza, el pezi d* artellarie, el capitano di 

le fanlarie ordinò la custodia di la terra facendo star 
tulle le zente in ordinanza, e domino Benedeto Cri- 
vello etiam lui apresso il capitano dito e li soi fanti 
in ordinanza. Ditto capitano andoe con alcuni cavali 
lizieri e fanti verso dite zente inimiche, et si scontrò 
in essi capitani sguizari, a i qual dimandò quello an- 
davano fazando. Quel di Alto Saxo li disse a dincian- 34' 
dar Crema a nome di la Liga ; li rispose la leniva, e 
se Dio la volesse non gè la daria se non con le arme. 
Poi dito capitano Alto Saxo dimandò di venir parte 
di loro etiam in Crema ; el capitano rispose era ba- 
stante a costodirla lui, e ridendo essi capitani sgui- 
zari, disse che volevano parte di persone francesi ; a 
questo il capitano disse non voleva romper la fede eie. 
E partitosi da poi diti capitani, li mandò a dir si era 
di quella opinion di la malina, li rispose : « Ck)me credè 
eh' io sia marnalo? son più constante che mai, e dili 
se milanesi non si levano, sarano batuti volendo 
tuor questa terra che immediate aspeta a la Illu- 
strìssima Signoria, > etc. 

Item, par uno cremasco, è a soldo di milanesi 

nominato li babbi mandato a dir 

che volentieri el vegneria a morir in la patria, se 
al capitano piaceva farti salvo conduto. Li rispose 



65 



MDxn, ssrmiBRfi. 



66 



che per adesso el stagi dove V è che dod ha bisogno 
de lui. 

El dito secretano nostro scrive. C!ome ere- 
maschi desiderano di haver qualche capitano e re- 
ctor dil Senato, e li sana a grato supra modum sier 
Nicolò da Pesaro, fo suo rector ultimo, etc. 

Et perii Colegto fo mandato per dito sier Nicolò 
da Pexaro eh' è governador de inlrade, e persuaso 
voji andar a Crema provedador per qualche zomo et 
roeterano la parte in Pregadi, el aceto di andarvi. 

Di Milan, di Zuan Jàcomo Caroldo secre- 
tario nostro^ di 12. Come il reverendissimo cardi- 
nal li ha dito aver di Savoja dal Ducha, per via di 
uno zeneral, come spagnoli e francesi verso Bajona 
erano stati a le mano et aperto Marte, Come spa- 
gnoli erano reirati a li monti Pyranei aspetando li 
englesi per unirse e intrar in la Pranza, la qual nova 
etiam V ha per via dil vescovo di Lodi. Scrive sgui- 
zarì in le diete fate é rimasti d* acordo con il stado 
de Milan e fato confederation insieme, et manda li 
capitoli, videlicet Milan li danno ducati 1 50 roìiia in 
3 anni e 40 milia ducati a 1* anno in perpetuo, e loro 
si obligano varentarli contra cadaun sia chi se voja 
e aiutarli a recuperar le so terre di la ducea di Mi- 
lan et darli che numero i vorano di sguizari a du- 
cati 4 al mexe per uno, con altri capìtoli, la copia de 
K qual sarano scripti qui avanti. Item, par quel ca- 
pitano Redolfo sguizaro, stava qui, habi tirato zoso 
dil domo di Milan certe bandiere di San Marco tolte 
per francesi, et voria da la Signoria aver qualche po- 
sto per cortesia. 

Di sier Francesco Capello el cavalier an- 
dava orator nostro in Ingalterra, date a Ven- 
Mon in Friul a dì 11. Come era zonto li per ve- 
nir a repatriar. Scrìve molte cosse e dil suo andar in 
Baviera, e come vene uno araldo dil re^ uno corier 
et 5 cavali a farli intender el tornasse adriedo per- 
chè la Cesarea Majesla non voleva l'andasse dì longo 
Guo non seguiva V acordo, et che quello che colui 
li disse la Signoria voi le terre cpme fo tratà, e il Re 
voi rocter 4 asistentì a Venetia in li soi Consegii so- 
pra tuto etc 

Fo per Colegio scritoli che 1 venisse a repatriar, 
e sarà fin zornì . . . qui. 

35 Exemplurn. 

Reverendissimo episcopo Laudensi 
gubernatori Mediolani. 

Reverendissime Domine etc. 
Havendone più volle la signoria vostra reve- ( 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. XV. 



rendissima scripto, et per secretarii et nontii sui fa- 
cto intender a la Illustrìssima Signoria nostra le bone 
mente et dispositione Thavea verso el stado di 
quella, desiderando continuamente fosse bona intel- 
ligentia tra la prefata Illustrissima Signorìa nostra, 
et Io illustrìssimo stato vostro, per universal bene- 
fizio, prometeodo per quanto sarebbe le forze suo 
sempre operar questo bon effecto, come utilissima 
cosa a r uno et Y altro stato, ne persuadevemo cer- 
tamente la signoria vostra reverendissima dovesse 
continuare cum le ppere sue in tal bono proposilo 
et dispositione. 

Ma vedendo nui lo effecto manifestamente incon- 
trario per le gente vostre venule sopra la dìctione 
de la Illustrissima Signoria nostra su el Cremasco, 
come expresissìmi inimici, per la depopulatìone ed 
altri mal termini per quelle uxatì, spogliando fino li 
putì, et facendo fare taglia a le zente el subditi de 
la prefata Serenissima Signoria nostra, cosa certa- 
mente che ne ha dato grandissima molestia, el non 
potemo fare se non grandemente cum vostra signo- 
rìa reverendissima dolersi de simil inhonesli et in- 
suportabili termeni per diete gente vostre, cum vo- 
ler et mandato vostro uxati. Né bisogna che quelli 
più si excusi, né si coprì cum el manto del reveren- 
dissimo Sedunense, né cum li signori Helvelii, per- 
ché lo illustrissimo signor capitanio Àltosasso ha di- 
cto al illustrìssimo signor capitanio nostro che le 
fantarie è venute 'et ha operato per comandamento 
de la reverendissima signoria vostra et del conte 
Àlexandro Sforza quanto e sta exeguito; che cussi 
é da credere, atento el desiderio che sempre ha 
hauto la Illustrissima Signorìa cum li signori Hel- 
velii de bona intelligentia, unione et confederalio- 
ne, et voler star sempre ad una fortuna cum loro 
signorìe, come più volte nui proveditori habiamo 
facto intendere al prenominato illustrissimo Alto- 
sasso, magnifico capitanio Jacob Stapher el altri ca- 
pìtanei de li Cantoni, come etiam per el secretarlo 
de la Illustrìssima Signorìa nostra qual si alrova a 
la dieta, per nome di quella è sta replica, et questo 
instesso etiam più volte facto intendere al reve- 
rendissimo monsignore Sedunense, la signorìa del 
qual circa questo desiderio de intelligentia, ne e opti- 
mamente informata. Siche, per tanto cognoscemo 
tutto procedere da la prefata signorìa vostra reve- 
rendissima. À la qual habiamo deliberato scriverli la 
presente, dolendosi cum quella summamente di tal 
operatione sua, non convenevole ad alcuna bona 
unione ed inlelligentia desiderata da la signoria 
vostra reverendissima. Pregandola quanto potemo 

5 



(h 



IfDXlt, dB!I*fEìlÌlft£« 



68 



che Sabiio el immédiiaite la voglia for tetafe iuite le 
dite gente, si a cavallo come a piedi, allogiate sopra 
el cotDun de la prerata Illustrissima Signoria nostra, 
come Tol el dovere et se convien a la bona intelli- 
gentia et amidtia più volte per vostra Signoria com- 
memorata, imperochè quando quella no *1 facia, et 
occorendo desordine alcuno, sinistro et jactura loro 
per tal cauxa, se excusamo cum vostra signoria re- 
verendissimo et cum tutto il mondo. A la qual si 
racomandamo et offerimo. 

Ex Càstris fmUdésimiSj die 18 sq^tembris 
M. D. X7J. 

Provisores Gekerales. 

35 * UXu^MÈ^mo Capitamo de Aliosaxo. 

Illustrissimo Sgnor Capitaneo. 

Havendo nui continuamente per manifeste expe- 
Hentie risto il bon volere, mente et animo di vostra 
Signoria ewn tutti li altri capi de signori Helve- 
tii verso le cose de nostra Illustrissima Signoria ; 
et come etinm più volte nui habiamo facto inten- 
dere a la signoria vostra, per nome de la Illustris- 
sima Signoria, il desiderio che quella sempre ha 
haVuto et ha de continuare, in qualunque tempo et 
fortuna, in borta unione et amicitia et conphedera- 
tione cuni tutti 11 signori Helvetii, però non se po- 
temo persuadere, perché vi habìate conduto sopra 
il Oémasco ditione de la Illustrissima Signoria no- 
stra, a danegiar et depopular quel territorio et su- 
diti nostri, siate venuti da vui, o mandati dal re- 
verendissimo Sedubéhse^ ma più presto conduti 
da signori 8for2eschl, che desiderano de perturbare 
Ogni quiete, come habiamo hauto noticia da V illu- 
slrissimo signor capStanio nostro de le fantarie, al 
qual havete fhcto intender tal cossa non proceduta 
da vostra signoria ma dal reverendissimo monsi- 
gnoita de Lodi e da tulo quel stato : che non potemo 
fhr altro salvo certamente rengratiar la signoria vo- 
stra de tal éuà bona mente et dispositione, sempre 
tenuta da la prefata Serentssima Signoria nòstra et 
rnii in un alto capitale. Et perché de tal mancamenti 
el fflotione se ne In^vemo molto offesi, per i mal 
termini usati verso K subditi nostri) però vi habia- 
mo voluto sbriver la presente, prendo la signoria 
Vostra et li altri signori capi de Helvetii sé vogliano 
levare dal territorio nostro Gfemasco fum tutte le 
sue genie, et non perroeter quello sia danegiato et 
sachegiato cum le spalle vosire. 11 che facendo farete 
tosa gratissima a la prefata Signoria Serenissima 



nostra, et chiarereti cum effecto quello che sempre 
la signoria vostra ha demostrato, cum non pichola 
satisfatione de la Illustrissima Signoria, qual sempre 
ha desiderato et desidera la unione et bona con- 
pbederatione cum vostra signoria et cum tutti li 
altri signori capi Helvetii et Cantoni, et stare a una 
fortuna medema, et lassar far cum quelli ; el se le 
altre predicle gente sforzesche non se retirerano 
immediale, secondo li habiamo facto intender, che 
occorendoli danno et iactura alcuna per tal causa, se 
excusamo a Dio et al mondo. Né altro> a vostra si- 
gnoria se offerimo et raccomandiamo. 

In Castris nostris fcdicisiimis^ die 12 se- 
ptenUrm M, D. XII. 

Provisores Generale?. 

Di Ruigo, di sier Polo Valer esso proveditor. 
Come ha avisi di Ferara. Prima aver fato rote acciò 
il campo dil Papa non passi, e in Ferara si sta di 
bona vola e tuta via si fortifichano et dicono spa- 
gnoli voi aiutarli contra il Papa. 

Di Chioaa, vidi letere di heri. Come era 
Eonto uno vien da Ravena, parti eri a terza, riporta 
a Ravena atrovarsi fanti 1500, capo il signor Ursìno 
é a la guarda di quelli ponti ; il signor ducha di Ur- 
bino é a Lugo. Lo resto dil campo é alozato in quelli 
contomi verso la Bastia tra Lugo e Bagnachavalo, a 
Juditio suo poteva esser da 13 in 13 milia persone, 
ma pochi cavali. Dize diceano esser fanti pagati 9000, 
che non crede; non aspetavano altro che V armata 
nostra, e che 1* havca visto tute le sente ben in bor- 
dine. E che partido, senti tuto eri etiam trar bom- 
barde verso la Bastia. Item, che a Ravena domino 
Zuan di Saxadello stava in extremis e le candele 
erano impiate, aspetando di bora in bora el passasse. 
Jfem, avisa feraresi haver fato do taiate sopra Po, 
sopra Arzenta, verso Ravena, la qual rota ha mezo 
anegato el Polesene di Ferara ; e si dice certo il Du- 
cha esser passato a Fiume e vien per terra a la volta 
dì Ferara. 

Di Vicenjsa, di sier Francesco Falier^ po- 
destà et capitanio. Fo letere di certo caso seguito 
di una dona vedoa riccha qual fu tolta per forza 
fuora di una caxa, e lei cridando non bavere quel 
volle; voi licentia di dar laia. Item, licentia di poter 
bandizar di terra et luogi et Venexia quella madona 
Ixabella da Sessa, qual ha fblo amazar alcuni soi la- 
voratori ut inprocessu, et ha in prexon quello l*ha 
marti confessa la ditta esser sta causa ; la qual ma- 
dama Ixabella é in questa terra. 



36 



\ 



69 



UDXII, SBTTEMBRE. 



70 



Di Trevixo, di sier Hironimo da cha* da Bs- 
zaro podestà et capitanio^ eri fo lettere. Esser 

morto UDO domino dolor ciUdin de 

li, qual Don ha fieli : ha lassa de contadi ducati 14 mi- 
lia tra i qual ducati 4000 veneliani, ha ordini soa 
«moier vada monicba in el monasterio di le celle di 
Santa Chiara, monache observante, a la qual andando 
lassa questi ducati 14 milia, con questo fabrichi el 
monasterìo io la terra, qual é ruinato di fuora, e 
non aodagapdo, lassa a li procuratori che fazi pur dito 
monasterio etiam una possessipn li dà ducati 400 
de iotrada ; lassa i procuratori comessarìi etc. 

Vene V orator yspano, e ditoli questa nova si ha 
da Milan dil campo spagnol esser sta a le man con il 
franoese, d qual rimase sopra de si, oferisse a la 
Signoria le zente soe, etc. 

Fo in le letere sente in campo, per Col^o, ozi 
sento dazi aiuto a Crema, come si persuademo ha- 
bino za fato, siche Crema sii di la Signoria nostra, 
né io questo manchino in alcuna cosse. 

Vene il nontio di Benedetto Crivello a dimandar 
la confirmalion di capitoli. Li fo fato bona ciera, et 
dito ozi sarà expedito. 
36* Vene sier Marco Arimondo venuto rector et prò- 
Tedador di Cataro, vestito di scartato con barba ; e 
volendo referir, fo rimesso venisse doman^ perdiè il 
Golegio bavia assa' da far questa matina. 

Noto. In le letere di Milan dil Caroldo è uno 
aviso : come il vescovo di Lodi li ha dito che è uno 
aviso di Pranza, de uno suo, che U Re mandava sier 
Andrea Gritli, é prexon de 11, a Venexia per tratar 
acordo con la Signoria nostra^ 

Da poi disnar A Pregadi, et leto le letere, si re- 
duse Conscio di X simplice ; non vi era sier Zorzi 
Emo el eoDsier, et fono electi 30 di la zonta, oltre il 
Colegio, per far zentilhomo Benedetto Crivello, justa 
li capitoli promessi ; et è parte in questo Conscio di 
X bisogna far nova zonta, e cussi fo fato 13 di la 
xoDta vecchia et 7 di nuovi, li qual tutti sono que- 
sti, zoe: 

Sier Antonio Grimani procurator. 
Sier Nicolò Michiel procurator. 
Sier Thomà Mocenigo procurator. 
Sier Andrea Venier procurator. 
Sier Marco Bolani savio dil Conscio. 
Sier Batista Morexini, fo consier. 
Sier Bortolo Minio, fo consier. 
Sier Domen^o Benedetto, fo consier. 
Sier Vicenzo Dandolo el governador. 
Sier Piero Marzelo, fo consier. 



Sier Francesco Foscari, fo savio dil Conscio, 
Sier Alvise Pixani, fo savio a terra ferma. 

Nuovi, 

Sier Hironimo Duodo, fo governador, 

Sier Andrea Magno, fo cao di X. 

Sier Alvise Dolfin, fo eopsier. 

Sier Alvise Sanodo, fo proveditor al sai, non fu. 

Sier Nicolò Bernardo, fo savio a terra ferma, non fu. 

Sier Lorenzo Capello, fo savio a terra ferma, qu. sier 

Michiel. 
Sier Daniel Renier, fo avogador. 
Sier Thomà Lion, fo proveditor a le biave. 

E reduto dito Conscio di X dentro, manchò que- 
sti do non erano in Pregadi, Sanodo e Bernardo. 
Fu posto la parte, justa i capitoli, di elezer et crear 
zentilhomo domino Benedetto Crivello et soi fioli 
nati et nascituri da legitimo matrimonio, sicome per 
li capitoli li é sta promesso per il capitanio di le fan- 
tarie. Ave tute le balote, tamen bastano li do ferzi. 

Et poi in Pregadi fu posto, per li savii, la confir- 
mation di soi capitoli, la copia di quali sarà posta 
qui avanti. Era tutto il Colegio. 

Fu posto una lettera, per i savii, a Alvixe di Piero 
secretario nostro a Crema, zercha la confirmalion di 
questi capitoli, et debi dir a quelli francesi, è 11, et 
monsignor di Duraz, che *1 vegni in questa terra che 
lo honoreremo e carezeremo e lo manderemo con li 
soi juxta capitoli in Pranza securamente. Fu presa. 

Fu posto, per li ditti, una letera a li provedadori 
zenerali in campo zercha questa materia di capitoli 
havemo fati al Crivello, e fazino intender in Brexa, 
persuadendoli a la dedition etc. Item, mandi ajuto 
a Crema bis(^nando. 

Fu posto, per li diti, una letera a Roma a Torator 
nostro, con avisarli dil partir de Tarmada nostra. 
Item, quello fanno sguizari contra Crema, e Soa 
Santità voglia scriver al Sedunense cardinal che 
queste cosse non dovea far, et che siamo io bona 
amicitia insieme etc. Fu presa. Item, di la dieta de 
sguizari. 

Fu posto, per li diti, una letera a Zuan Piero 
Stella, secretario nostro a* sguizari a Bada. Come 
vedi con li oratori Papa et Spagna di concluder in- 
teiligentia, perché pagaremo la nostra parte annuale, 
si stagi come i sono. 



71 



IIDXir, SETTEMBRE. 



72 



37 Questo è il successo della praHcha di Crema 

et il modo la si ha hauta. 

Essendo successo die quelli erano di fuora di 
Crema forono assaltati da quelli de la (erra, essendo 
a le mano, furono morti de Tuna et Y altra parte pa- 
recchii e cosi presi, fra li quali fu preso uno homo 
d' arme dil signor capitanio de le fantarie Renzo di 
Zere, chiamato Martino^ che era stalo suo maestro di 
stala, e in el tempo fu questo asaltamento, lo signor 
cnpilanio era in camino da Yenecia a la volta di 
Brcxa, che per alcune sue facende era stato a la Si- 
gnoria. E tornando dìcto signor capitano el inten- 
dendo (al nova, fo alquanto adirato et subito se ne 
andò a la volta di Crema, per proveder di strenzerla 
de sorte non potesse intrare né ussire nissuoo. Ari- 
vaio et provisto, mandò subito a li provedadori in 
campo a Brexa a rechieder voleseno provedere de 
mandarli gcn(e la potesse.ben stringere, e comenzò 
a far far fossi et bastioni a le porte per fare lo dicto 
eflecto; e vedendo quelli de la terra tante provisione, 
stetcro alquanto sopra di se. Questo homo d* arme 
chiamato Martino era stato altre volle con i Trivulzi 
a Milano e cognosceva lo capitano Crivello; li co- 
minziò ad persuadere volesse fare qualche acordo 
con la Illustrissima Signoria per mezo del signor 
capitano, e che lui vedeva bene la influenza de* fran- 
cesi, et che de quanto se li prometeva non se li man- 
charia un pelo. El tuta volta il capitanio mandava a 
dire al dito Martino seguisse questa praticba, e tanto 
ci batete, che el Crivello li disse : «Se io potessi fare 
qualche acordo honorevole lo faria > e lui Martino che 
continue lo persuadeva, tanto lo strinse e con la co- 
gnoscenza che havea, che li disse le pontual parole: 
« Martino, io voria uno servitio da te, che tu andassi 
fino a Milano con una mia de credentia al vescovo 
di Lodi, e quando questo non segua, io me acordarò 
col signor capitanio >. Lo prefato Martino haveva 
assai domeslicheza con Io capitanio Crivello predito, 
de modo che el Io lassava intrare el ussire fuora de 
la terra, e se ne vene al signor capitanio e naratoli 
il successo, de modo che senza perder tempo, tornò 
dentro e Tese fare una Ictcra de credenza e andosene 
a la volta de Milano, donde trovò lo nepote e lo ma- 
rito de la sua sorela di dito capitanio Crivello, e li 
37 * presentò la leKcra. Li quali vedendo la teiera, stetero 
alquanto sopra de si, e lo dito Martino li fé' la pro- 
posta che volcssono esser con el vescovo de Lodi 
Sforza e resolvere questa cossa. Questi tali li promi- 
sero : < Va via che noi non te volemo dir niente, per 



dubito che tu non sia preso ; noi se ne veremo a la 

volta di Crema a una villa chiamata e 

come saremo li, te faremo chiamare, et li seraì reso- 
luto del (uto >. Lo dicto Martino prese licentìa da loro 
et considerò bene la cossa e haveva voglia de fare 
bene Y oficio per lo signor capitano, e pensò arivare 
ad parlar al vescovo de I^li, e cussi andò dicendoli 
le pontual parole : < Monsignor, missier Benedetto 
Crivello me aveva mandato qui da certi soi parenti 
per le cosse di Crema, me disse de la pratieha ha- 
veva con la signoria vostra ; con altre parole che li 
parse acomodate >. A questo, lo dito monsignor ri- 
spose: < Voi siate il ben venuto > col dirli, se lui era 
bon mezo ad questa cossa, che li darla robe a Mi- 
lano mobile per 4 milia over 5000 ducati el 400 
ducali in danari, e che vedesse in ogni modo de 
acordare lo capitanio monsignor de Duraso fran- 
cese. E cossi lo ditto Martino se ne tornò a la 
volta di Crema, e trovò lo signor capitanio di le ian- 
tarie nostre, e li disse tutto lo successo. El qual lo 
mandò dentro al Crivello, el disseli non facesse 
menlione haver parlato col vescovo di Lodi; ma 
solo li dicesse che quelli doi soi parenti dovevano 
venire, e che continue lo persuadesse a lo acordo 
con la Signoria. E cosi fé', e poi se ne vene de fora, 
el li dilli parenti venero e domandorono lo diclo 
Martino. Lo signor capitanio subito mandò missier 
Marcello Stella capitano de li soi cavalli lizieri con 
10 cavalli, dandoli tempo potessero parlare con 
Martino, e li comcsse che subito li havesseno par- 
lato e alontanandose Martino da loro, lo facessero 
venire a lui, o per amore o per forza. El dito Mar- 
tino poi tornò al capitanio nostro, dicendoli questo 
nepote e cognato del Crivello averli dillo che dir (do- 
vesse) al Crivello, che a li 12 de seplembrio se dove- 
va trovare Io conte Alexandro Sforza e li sguizari in- 
torno a Crema. El signor capitanio non volse che '1 
dicesse tal cossa al Crivello, e solo li dicesse la loro 
venuta, et che dubitava che *1 signor capitano non 
li facesseno impichare overo li mandarìa a la Illu- 
strissima Signoria e li haverano la corda e sera sco- 
perto ogni cossa, confortandolo che se volesse acor- 88 
dare con la Signoria. El perchè el tempo era breve 
apresso a la venuta di sguizari, e vedendo el signor 
capitanio die questa cossa temporigiava, prese per 
partito di seminare discensione tra liironimo di 
Napoli e il capitano Crivello, e mandò udo napoli- 
tano el qual era in la compagnia soji ad piedi, e li 
commisse arivassc in Crenia e parlasse a liironimo 
de Napoli, che *1 Crivello lo vedesse e dicesseli co- 
me da lui : « Che Crivello s' era oferlo de amazarlo 



< 



73 



IfDXn, SETTEMBRE. 



74 



e che 1 lo voleva amazare, e che '1 signor capitano 
lo voleva impichare, e che lo pregava per lo amore 
de Dio non dicesse niente, che se Io signor ca- 
pitanio lo havesse saputo lo haria fato apichar >. E 
io questo parlamento vide Io Crivello, e subito lo 
dicio messo (onioe fora, el signor capitanio man- 
dee uno altro al Crivello a dirli che uno suo li 
havea dicto che Hironinio di Napoli lo voleva ama« 
are, e chi gè Tha dito havea parlato con lui in la 
terra, unde el Crivello, havendo visto parlarli, pigliò 
sospeto et crete, e prese per partito amazare dicto Hi- 
ronimo e cussi V amazò. E morto diclo Hirouinio di 
Napoli, lo signor capitanio mandò a dire a monsi- 
gnor de Duraz, che la Signoria lo aVertiva che 1 
Crivello lo voleva vendere a li sguizari, e fece con 
doi caporali dil Crivello che levorono quella compa- 
gnia in arme, a li quali promisse 300 fanti a Tuno, a 
r altro 150. E vedendo la compagnia in arme, mon- 
signor de Durazo dubitò e crete quello li havia man- 
dato a dir ci signor capitanio, e cominziò a parlar de 
aeordo. E cussi seguitò lo acordo dil Crivello con li 
capitoli che 'i dimandoe, e poi Io acordo di francesi 
eon alcuni altri capitoli. Et con queste stratageme et 
astuzie dil dito capitanio Renzo di Zere, si fermò lo 
acordo e si bave Crema, et poi sopravene li sguizari 
con le gente milanese per haver Crema ; e il successo 
si vederi, per una letera di Alvise di Piero secreta- 
rlo de li provedadori di campo, slava apresso di- 
cto signor capitanio sotto Crema, la copia di la qual 
é questa : 

Copia di una letera^ data in Crema a dì 10 
septembrio 1512, mandata a li provedadori 
zenerali in campo, scritaper Alvise di Pie- 
ro secretario, 

Clarissimi domini. 

Questa matina a bore U scrissi a Vostre Ma- 
gnificencie repentinamente quanto era degno de 
sentire da quelle. Da poi, perseverando pur li messi 
nostri mandati a la volta de* svizarì che i venivano 
avanti, questo illustrissimo signor capitanio, presa et 
•>V posta bona guardia a la piaza et similiter a tutte le 
porte et assecurata quella che tiene il Crivello, qual 
lui fa guardare a la compagnia sua, non lassò intrare 
io la terra alcun de le gente nostre, ma li fece me- 
(ere de fori tutte in arme a la strada dove venivano 
li sguizari, poste le zente d' arme in squadra, et le 
fantarie a T ordinanza, con alcuni falconeti. Sua si- 
gnoria lo vide, subridendo li andò contra salutan- 
dolo et hoDorando li domandò che bone novelle, al 



che rispose t Bone > che *l veniva con quelle gente 
a dimandare questa terra per nome di la Liga. A le 
qual parole sopra gionse 3 capitani de quelli cogno^» 
scinti dal signor capitano, etiam dissero el mede- 
Simo, tutti ridendo e parendo richiesta inhonesta. 
Facendosi V una parte et V altra grate acoglientie, el 
signor capitano, quasi con admiratione, li rispose che 
M sapeva la bona mente de la nostra Illustrissima Si- 
gnoria verso soe signorie, con i quali é per perseve* 
rar in ogni bona ìntelligenlia e che li pareva de novo 
de tale rechiesta aspectando maxime questa terra a 
la Illustrissima Signoria nostra, a nome di la qual lui 
r ha recuperata et é per tenerla ; e che venendo sue 
signorie come amici, sicome voi la rasone, da lui 
erano per recever honore et cortesia ; ma quando 
volesseno usar forza per aver questa terra, lui era 
deliberato per mantenerla a nome de la prefata Si- 
gnoria Nostra, a provar quale de le due parte ba- 
vera il capo più duro. El che inteso pei prefati capi- 
tani de Altosasso et li altri, oominzìorno a ridere, 
dicendo eh' erano sta menati a questo dal conte Ale- 
xandre Sforza, ma che non veniano da loro per aver 
questa terra a nome de la Liga. Li replicò sua signo- 
ria: e Bene, me intendete, questa terra son per te- 
nerla a nome di la mia Signoria Illustrissima de Ve- 
necia. Se pretendete de averla, voi mandarella a do- 
mandare a lei ; eh' io non son per darvela, anzi per 
mettere quello eh' io ho per mantenirla a nome de 
li mei signori et patroni >. Udita per lo prefato capi- 
tano una tale risposta gagliarla, la revolsero a riso e 
se acombiatorono, et el signor capitano se revolse al- 
quanto e mandò uno suo a visitar el conte Alexandre 
Sforza, facendoli dir che lui signor capitano era le- 
vato pid per tempo d' esso conte Alexandre, et me- 
ravegliasse che non essendo ancora smorzato el fo- 
che sue el coresse a pizarne uno altre, e che '1 do- 
vesse ben pensare dove che ancora el se trovava. 
Se escusò ditto conte Alexandre che era sta forzato 
dal reverendissime cardinale Sedunense et dal ve- 
scovo di Lodi a ter questa impresa per nome di la 
Liga, e promisse doman da matina tornare indrieto 
et passar di là di Adda. Sono posti a Bagnoli, villa 
distante de qui da miglia 4 in 5, e l'hanno tutta sa- 
chigiata, spogliarono homeni et donne fin suso le ca- 
mise. Le magnificentie vostre intendeno et sono molte 
ben chiare de li andamenti del reverendissime car- 
dinale et de' Sforzeschi, e comprender questa terra 
essere sta guadagnata con inzegno et astuzia dal si- 
gnor capitanio di le fantarie, ajutate assai dal magni- 
fico domino Angelo Francesco da Sante Angelo, el 
quale eri intrò in rocha e dìpensene el diavolo a 



i 



75 



MOXU, SCTTEUBRE. 



76 



monsignor di Durazo, dicendoli die 1 Crivello el 
voleva vendere a* sguizari, et Cornato fora, el signor 
capitano fece saltar in arme la compagnia del Cri* 
vello, el che visto per monsignor de Durazo, du- 
bitò de quanto li havpva dicto lo prefato magnifico 
domino Angelo Francesco, vene a lo acordo al 
quale lo haveva tirato el Crivello, per salvar Tonor 
suo sotto tali velami come è usanza de soldati. Mon- 
signor de Durazo e tutti questi francesi voriano 
più presto essere schiavi de* turchi, che cadere in 
mano de* sguizari. Se feze chiaramente intendere 
questa matina, che con dui contra sguizari vole- 
vano star ad vita et ad morte, et, per quello ohe 
cadauno judicha et pò comprendere, el Crivello vene 
de bonissime gambe et fece melere in arme la sua 
compagnia a la porla, et come sagaze, per farse bene 
cognoscere che vadi con nui a bon camino, ussite de 
fora et sempre stè con nui, e il signor capitano, che 
de questo non se contentava et che ha intelligentia 
secretissima con uno capo di squadra del dicto Cri- 
39 * vello, fece che fo el primo a la porla con compagni 
iOO, siche li altri quando havesseno bene voluto non 
haveriano potuto malignare; ma bora afermo el Cri- 
vello venir con noi de bonissime gambe. È necessa- 
rio che vostre magnificentie mandino subito in mano 
li ducali 7000 per dare al ditto Crivello, i quali auti, 
subito ne consegnari la porta, et danari per due page 
per compagni 500 per una servita et V altra che 
hanno a servir sicome se contien ne li capitoli, i quali 
sono assai pid ampliati, e sopra tutto quelli siano con- 
signati per la illustrissima Signoria nostra et man- 
dasse ad esecutìone ; ma li danari non voleno tardare 
per bavere la terra Ubera al nostro comando de la 
rocha. Veramente non é da dubitare, havendo noi 
per hostagio lo figliuolo de monsignor Durazo, de 
non se partir de questa terra, fino che non si acom- 
pagni fora con el salvoconduto de la SancUtà del 
Nostro Signor, oltra quello de la Illustrissima Signo- 
ria nostra, che 1 possi passar per via del Genoese 
et altri lochi che a loro parerà esser sicuri, con soe 
robe et cavalli et tutte giente et compagnia soa, et 
conforta et prega et suplicha le magnificentie vostre 
vogliano volantemente scrivere a la Illustrissima Si- 
gnoria che la scriva al magnifico oratore in corte, 
che impetri tal salvoconduto da la Santità de Nostro 
Signor, e di pid che Soa Beatitudine mandi uno 
comissario nanzi che lo acompagni securo, et sia 
tanto ampio dicto salvooonducto quanto dir se possa, 
che non manchi de mandar lo commissario per pid 
contento et segurezza soa: la qual cosa conferirà 
molto a le cosse di Brexa. Et questo vole essere vo- 



lantemente, perchè havendoli el signor capitano data 
la fede, non ae parteria de qui per non li venir meno 
fino che non se parta lui. Domane da matina per 
tempo se parte de qui uno nontio de lo prefato si- 
gnor capitano, con uno del capitano Crivello, che 
vanno a la Illustrissima Signoria con li capitoli del 
dicto Crivello per la oonfirmatione de quelli, quali 
qui inclusi ne mando una copia ad Vostre Uagnifl- 
centie, pregando iterum quelle per parte de esso si- 
gnor capitano li mandino li ducati 7000 et li danari 
per le doe page de la compagnia del Crivello. Siamo 
stati tutto ozi fora de la terra, et il Crivello sempre 
con noi fino a la notte ; però pid presto non ho po- 
tuto scrivere ad Vostre Magnificentie, a le qual 
continue me rioomando. 

Ex Crema, die 10 s&ptembris 1512. 

Servuìus àlotsius Pbtbi. 

Copia di una le ter a di la Signoria Nostra^ 40 
aprova li capitoli fati con Crema. 

Leonardus Lauredanus Dei gratia Dux Vene- 
tiarum etc. 

Universis et singulis preesentes lilteras nostras 
inspecluris, notìficamus quod cum illuslris dominus 
Laurencìus de Ànguilaria Ceretis dominus capitaneus 
tocius pedilatus nostri proniiseril et slipulatus fuerit 
infrascrìpta Capitula cum domino Benedicto Crivello 
capilaneo peditum prò rege Francise in terra nostra 
Cremae, Capitula ipsa grata habentes tamque facta 
nomine nostro, comprobavimus et confirmavinius 
atque tenore prsesentium confirmamus et ratifica- 
mus, mandantes oumibus ad quos spectat ut ipsa 
inconcussa et inviolata observentetobservari facianl. 

Data in nostro Ducali palatio die 14 septembris 
in die prima iM% 

Tener autem capitolorum sequitur: 

Primo: ducati 1000 a Tanno, videlieet ducati 
mille de beni de rebelli in Padoa e altri beni de la 
illustrissima Signoria come a li primi capitoli. 

Item, una casa in Padoa per sua abitatione, co- 
me in diti capitoli. 

Jfem, ducati 800 de benefidi ecclesiastici in ere- 
masco, bergamasco el brexano per uno suo nepote, 
come in essi primi capitoli. 

Item, la compagnia de fanti 500 pagati a la 
usanza dii re di Pranza a L 16 di pizoli per paga^ e 



TT 



IIDXn, SETTEIlBItC. 



78 



ducali 100 per la sua persona, et li danari di la paga 
siano dati ne le mano dil ditto capitano Crivello, co- 
me faceva la maestà dil Re. 

Item, de pnesenti, per ditti fanti 500 a modo 
nostro, 1500 ducati d' oro per una paga servita in 
Crema. 

Item, depr€Bsenii, un'altra paga da servirai 
modo francese, de L. 16 di pizoli ogni paga, per 
ducali 100 per sua provixione al mexe. 

Item, ducati 700 d'oro dargi de dono da esserli 
dati avanti el partir da Crema et avanti el consegnar 
la porta, che al presente dito capitano (iene. 

Item, tutto il sale publico che se ritrova al pre- 
sente in Crema, el qual era del salaro de' franzesi. 

Item, ch'el possa asegurare doi zentìlhomeni 
cremaschi quale lui vorà, che siano rebelli, in tutto, 
robe, beni e cosse sue si stabili come mobeli et le 
persone loro et familie. 
40 * Item, che tutti beni stabili et mobeli de Guido 
Paxe cremasco expresso rebello de la Illustrissima 
Signoria sia de ditto capitano Crivello et de quelli 
possa desponer come de le cosse sue proprie, e la 
persona et famiglia di dito Guido Paxe siano a de- 
scritione de esso capitanio. 

41 A di 15. La matina in Colegìo vene de more 
Torator yspano con avisi auti da Trento e altri co- 
loqui, more solito. 

Di campo, di provedadori generali, date soia 
Brexa, a dì 13, hore 3 di note. Come hanno auto 
letcre di Alvise di Piero da Crema, di eri, hore 23: 
come el conte Alexandro Sforza capitano di quella 
gente bavea mandato a dir al capitano di le fantarie 
excusandosi che doroenega, fo a di 13 la matina, non 
se levono per passar Adda, e questo perchè sguizari 
volseno la matina udir messa, poi far colation, e so- 
pravene la pioza che conveneno dimorar; concluden- 
do da matina, che saria a di 13 cri, si ariano levati e 
passeriano Adda. Scriveno essi provedadori non é da 
dubitar di Crema, perchè il Crivello harà auto li 
7000 ducali e dato la porta, e si potrà lassar quella 
terra con la custodia di le fantarie, e far venir il re- 
sto de le zente è li a T impresa di Brexa, e zonzerano 
i fanti di Romagna e li spagnoli. Aspetano l'artel- 
larie grosse rechiedeno ; ma solicita si li mandi da- 
nari per la zente, etc. 

Item, per letere particular, scriveno: come, per 
uno venuto de Milan, ha inteso il provedador Ca- 
pello che, hessendo partiti li sguizari erano a la cu- 
stodia dil castello di Mìlan, queli francesi é dentro 
mandarono 200 fanti fuora e andono zcrca uno mio 



a certe becharie e tolseno alcuni animali e li menono 
in castello, e fu gran paura di la terra. 

Vene Piero di Bibiena, messo dil governator 
zeneral, qual bave audientia con li cai di X, et mo- 
strò lettere di 13 di campo di dillo governator, si 
ofiferiva dar Brexa a la Signoria per le pratiche l'ha, 
né voi altro che le zente che sono a Crema e sia 
presto, e li basterà l'animo far bona presa di fran- 
cesi, per li quali si potrà aver il signor Bortolo da 
Alviano e sier Andrea Grilli e altri presoni nostri è 
in Pranza, e tanta Victoria : siche da lui non man- 
cherà pur babbi le zente. Et fo scritto per Colegio 
con li Cai di X certe letere in campo a li proveda- 
dori scerete. 

IH Trento, di sier Piero Landò orator no- 
stro, di 12. Come, a di 13, il reverendissimo Cur- 
zense partiva e lui insieme per Verona, dove starla 
qualche zorno aspetando il viceré, qua] verso Man- 
toa voi esser con lui a parlamento, poi andarla a 
Roma. Item, li ha dito haver nova che spagnoli ha- 
veano dato una bataia a Bajona, et erano sta reba- 
tuti, et che l'armata englese havia combatuto con 
quella di Pranza e preso t^6 nave francese, et una 
grossa nave englese era brusata insieme con una 
francese etc. È da saper, ditto Landò, per soe, più 
volte dimandò licentia andando el Cuneense a Roma 
di repatriar, et tandem il Colegìo ha terminato d'a- 
cordo non darli altra licentia, ma vadi con lui a 
Roma. 

Po parlato di elezer per Pregadi uno orator a 
Fiorenza et uno altro al doxe di Zenoa a congratu- 
larsi e far residentia 1), e molti Eoveni procuravano 
tal imbasate. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la zonta e il 41 * 
Colegio, in materia di Stado, e fo fato provedador a 
Crema sier Nicolò da cha' da Pexaro el goveniador 
di Tintrade. Fono tolti do soli, sier Alvixe d'Àrmer 
fo cao del Conscio di X, et sier Marco Orio fo prove^ 
dador a Faenza : et fo fato che vadi con ducati . . < 
al mexe per spexe et cavalli . . . Aceto. 

E li fo fato la sua commissione, et parli in questa 
sera. 

Di Trento, di sier Piero Landò orator no* 
stro, fo letere di 13, et di Rovere di 14. Prima ì 
come in quella matina di 14 il reverendo Curtense 
era montalo in barcha, et per l'Adexe venuto fino a 
Rovere, con il qual vene etiam V orator nostro, et 
lo persuase a voler venir a Venecia, e saria honorato; 
ma nulla li valse ; disse voleva venir una volta a Ve- 
rona e a^peterìa il viceré venisse a Mantoa per par- 
lar insieme, poi torta il camino verso Roma. E li a 



79 



IfDXn, SCTTEMBHE. 



80 



Rovere ditto Curzense a trovato il reverendissimo 
cardinal Hadriano, qual tuUo sto tempo é stato in 
questi contorni, zoé a . . ., con il qual ozi dieno esser 
in coloquio, e doman partirano a cavalo per Mantoa. 
Item, il ducha de Milan Maximian Sforza sarà do- 
man a di 15 a Trento, e li aspeterà fino il Curzense 
torni da Roma, e forsi vegnirà a Rovere. Non ha vo- 
luto esso Landò orator nostro li parli a Trento; però 
r ha anticipato a partirsi. Item, altre parlicularilà, 
sicome dirò di soto. 

In questo Ck)nseio di X, fu preso di azetar la o- 
blation di sier Andrea Diedo qu. sier Antonio rima- 
sto savio ai ordeni, qual non ha la età di anni 30, 
voi prestarli a la Signoria et sconiar da poi un anno 
in le soe angarie ut in oblatione, e possi intrar in 
Foficio: fu presa e la matina seguente introe io Co- 
legio. 

Noto. Ozi vene in questa terra Andrea Rosso se- 
cretano dil provedador Capello, con letere di pro- 
vedadori zercha la praticha di Brexa, et fo in Cole- 
gio con li Cai di X secreU$sim€y et ozi in Conscio di 
X con la zonta fo spazato la risposta, e la sera parti 
per campo per le poste. 

42 Sumario di alcune letere di Salò, di Candian 
Bardolin canzelier dil provedador, date a dì 
. . . septembrio 1512^ drizate a sier Antonio 
Dandolo qu, sier Hironimo. 

Come hanno la nova che Crema é quasi soto la 
Signoria, mediante T acordo si tratta con Benedetto 
Crivello etc. Si judicha eiiam cussi sarà di Brexa, 
perché za do zorni non si fa cossa alcuna. Heri azon- 
se in campo 1 1 capi spagnoli vestiti tutti di veludo 
negro, e aspectavano la sua compagnia, e ozi dovea* 
no haver danari. Beri fo trovato apresso Brexa tra 
Rezà e Santa Famia in terra uno mazo di letere che 
erano più di 50 che andava a la Signoria, et do al 
rector di Vicenza, e fu portate a Salò al provedador, 
e subilo spazò un corier a la Signoria con dite letere, 
e scrisse a li provedadori in campo, i quali hanno 
in questa matina rescripto ringratiandolo che non é 
possibile più, perché erano de importanlia, e ha in- 
teso dite letere esser caschate a uno cavalaro, el qual 
per paura poi é schampato. Scrive, questa matina é 
sta mandato in Lago tre barche armate con honieni 
26, acciò non lì vada victuarie e presidii in Pe- 
schiera. 

Dil ditOf data a di 10. Come il proveditor a- 
visa a la Signoria esser venuto uno, solito habitar in 



Constanza, tamen è milanese, dice che, essendo a di 
2 del presente a Trento, el zonse certi marchadanli 
alemani degni di fede, e li disse come V era zonlo 
uno uuntio secretissimo dal signor Zuan Jacomo de 
Triulzi a li Liga Grisa e bavia congregato alcuni ca- 
pitani con altri capitani de'Grisoni, per meter quelli 
Cantoni e Liga a la devution soa, con oblation grande. 
Itenty come era gionto in la Liga dil Bo a la cita di 
Lucerà uno parente di monsignor de Obigni secreto 
per retirar quelle zente a la devotion del suo re di 
Pranza, con alcuni allri avisi de'sguizari; e ch'el re- 
verendissimo Curzense è per vegnir a Trento e ri- 
tornar a Mantoa, con una amplissima libertà da la 
Cesarea Maiestà in tutta Italia di far quello 11 piace, 
e che suo padre et madre e fradelli et nepoti Con- 
no in Costanza, et che Sua Signoria ha in gran re- 
verentia dicto suo padre, e che fazilmente lui faria 
rimover dito Curzense di tanta dureza e acordarlo 
con la Signoria nostra, e ha dito il modo si ha a far 
con dito suo padre. Item, avisar di la dieta fata in 
le terre frandie con la Cesarea Maiestà, e che per 
niente i non voi guerra, e che s'el se voi andar a in- 
coronarse i gè voi dar danari, 5 milia cavalli, 15 
milia fanti, et 100 milia raynes, con questo che i non 
voleno ch'el molesta né il Papa, né il re di Spagna, 
né il re delngaltera, né la Signoria nostra, et che 43* 
Sua Maestà siete cussi et non dette risposta. Dize 
etiam altre particularità ut in litteris. Item, avisa 
in quella matina hanno auto li a Salò Taviso certo de 
r intrar di le nostre zente in Crema, etc 

Si spiera si bavera Brexa simelmente. Item, 
manda una letcra di camp0, di 10, di uno amico 
scrive al provedador di Salò : come se fa alegreza in 
campo per Taquisto di Crema, et questa note tute le 
fantarie, bomeni d^arme e cavaU lizieri sono stati a 
cavallo, et partiti dil campo senza sono di tamburi, 
e sono stali per lina questa matina, e questo e stato 
perché li francesi baveano averta la porta di Santo 
Nazuro, e nostri haveano per spie i voleano fuzir; 
siche non fu allro. Forse loro, inteso le zente erano in 
arme, non volscno ussir : tien preslo si haverà Brexa 
a un modo a un altro. Si dice tra li eondutlieri 
di campo, che francesi voleno salvoconduto da la 
Signoria nostra e da Zenoa et Spagna che i siano 
acompagoati in locho sicuri, e di questo li proveda- 
dori hanno spazato uno cavalaro a la Signoria. 

Di sier Vetor Lippomano da Crema, vidi 
letere di 11, hore 21, drizate a sier Hironimo 
suo fraddo. Come in questa matina si parli da Mo- 
rengo e a hore 15 é zonto li ; a trovato monsignor 



• ■ 



81 



ilDXKT, 8GTTEMBRE. 



85 



episcopo di ParenzO) e stete una bora a le porte, non 
lassava inlrar niuno, si diceva sguìzari erano 4 mia 
lontan, e venivano li, et mandò dal provedador a 
dirli, e lo fé' intrar; tamen non fu vero, li sguizari 
non vieneno a questa volta, né si sa dove vadino. La 
(erra é piena di soldati e de franzesi e sta in rocha 
dove é monsignor di Durazo, è homo di gran conto. 
£1 Crivello ha una porta, non la voi dar se non ha 
ducati 7000, e 1 provedador non sa quello el dia far, 
bisogna l' habi questi danari. £1 signor capitano non 
é dentro, é dì fuora, fo eri a parlamento con li sgui- 
zari e li dimandò quello andavano fazendo; dize i 
veniva in socorso de tuor la terra per la Liga, e lui 
li disse la terra era fornita per San Marcho e quan- 
do San Marco 1* aveva che la Liga V aveva ; siche i 
stete et non disse altro. Avisa che quasi i andono 
dentro ; ma si tien le porte serate e non si lassa ve- 
nir troppo zente perfina che questi sguizari non sia- 
no lontani. Scrive in quella bora si parte, perchè li 
non è da poder alozar et manco dar a li cavali, et in 
quella sera alozerà a Morengo. 

^3 Memoria di do Mere di sier Vetor Lippomano, 
date in Bergamo a dì 12 septembrio 1512, 
drijgate a sier Hironimo suo fraddo^ e rice^ 
vute a di 16 dito. 

Come eri scrisse da Crema e lassò la letera al 
provedador che la mandasse, la qual non si à bauta : 
tamen in questa replica il tutto. Scrive eri si parti 
da fflatioa da Morengo et andoe a Crema, eh* é lon* 
tan mia 12, e arivò a Crema a bore 14. Le porte 
erano serate che i non lassava intrar niun, salvo 
qualche homo di la t^ra con licentia dil proveditor. 
Li mandò a dir che l'era 1), e '1 provedador lo mandò 
subito a far intrar, e intrò lui e uno altro soli. Lo 
andò a trovar in palazo, e feze ch*el mandò a far in- 
trar altri 4 cavalli che erano con lui venuti. E di fuora 
di le porte era assa persone con cari, robe, e done 
e puii che voleano intrar in la terra per andar a le 
so caxe, e non poteva intrar, e per la via trovò assà 
persone che veniva, eh' era gran compassion a ve- 
dere, che tutti erano stati mandati fuora de la terra. 
E per tutto il cremasco, quando lo vedevano, tutti, 
grandi e puti, cridavano « Marco > e sopra i cari i 
portava una bandiera con San Marco ; tien la Signo- 
ria non habia teritorio che sia più marchesoo di 
questo. E partito dal provedador, trovò il vescovo di 
Parenzo, el qual lo menò un pezo per la terra> in la 
qual non è salvo li soldati e li francesi, e anche loro 
vanno per la terra che niuno non li fanno dispiacer, 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. XF. 



che par siano fradelli, rasonando con loro, et molti 
di loro hanno la croxe bianca e assai non Thanno ; i 
qual francesi tutti sono bonissìmi homeni e hanno 
bona ziera, persone di la capelina, e non cigna che 
scontroe el Crivello e li tocbò la man facendoli le 
parole, rispose Tera servitor di San Marco. Andono 
poi a disnar come si potè, perché in la terra noi\ é 
niente, tutto era consumato salvo quello che adesso 
entra dentro. Et essendo a tavola, el provedador Zi- 
vran mandò a chiamar ditto Vescovo di Parenzo e 
lui, qual andono a trovarlo in palazo, el qual disse 
bisognava trovar ducati 7000 per dar a Benedetto 
Crivello promessi, perché Y ha una porta e non la 
voi dar s'el non ha li danari, e se consejò quello 
se havesse a far. El vescovo si scusò non haver da- 
nari, nàa che lu i troveria 11 da uno suo ducali 900, e 
lui sier Vetor disse bavea a Bergamo alcuni formenti, 
li vendaria per dar li danari, ma questi pochi non fa- 
ria il bisogno, e volendo, loro proroeteriano a esso 
Crivello, e li aricordò mandasse per quelli pochi 
citadini è in la terra e veder di trovar danari ; el 43 
qual ordinò se mandasse per alcuni : non sa quello 
Taverà operato. I sguizari sono 3 mia lontan a Ba- 
gnolo, chi dize 4000 chi 5000, i qual voleano venir. 
Se dize el Crivello gè voleva dar Crema, e si erano 
più presti i gè la dava. El capitano di le faotarie fo 
venere a parlar con diti sguizari, e diseli luì baveva 
tolta la terra per la Illustrissima Signoria. Loro dis- 
seno che i voleva la terra per la Liga; li rispose an« 
che lui la teniva per la Liga e per San Marco. El capi- 
tano se parti e vene in la terra. Sguizari vanno rui- 
nando el contado. Se dize el vescovo di Lodi aspetta 
el cardinal, e fa far uno ponte per passar e venir a 
trovar sguizari e anche lui ha assi zente ; e non sa 
quello i farano. Le porte di Crema sono 4, tre in man 
di le nostre zente e una dil Crivello, el qual ha 400 
fanti, e rimase d*acordo si melesse 140 fanti di no- 
stri per porta, e cussi fieno, ma la note el capitano 
fé* intrar altri 500 fanti dì più; siche in la terra é 
assà più fanti nostri che li sol. Aricordò al proveda- 
dor vardasse el non desse la terra a sguizari : disse 
il capitano ha V ochio a penello, e quando ì se aproxi* 
masse, i toria la porta o per bontà o per forza. E 
disse é persone di fuora con robe e victuarie etc., di« 
cendo, intrando el conta dentro, i tajerano a pezi fran* 
cesi, ma a pocbo a pocho li faria intrar, e vituarie 
ne ha assai, né dubitava che le gè mancbasse. Scrive 
andoe con dito vescovo a la rocha, e feze dir Pera 
venuto uno zentilhomo da Venexia a veder dita ro« 
cha, el qual subito fo lassato intrar, e li vene incon* 
tra monsignor de Durazo che é il governadori era 

6 



83 



MDXir, SETTEMBRE. 



%h. 



ìd la terra, li toclioe la mano e, de subito, el feze 
venir da Tar colatlon dil vino e si convene far cola- 
iiun. E chiamò uno suo zenero qual lo menò per 
tutta la rocha^ qual è fortissima da vardar e non se 
aproximar. La terra non li poi Tar danno ni bonjbar- 
de di fuora> perché li repari di fuora sono largissimi 
e pieni di aqua, li lorioni atorno la terra che uno ri- 
sponde a r altro; siche si Crema non si haveva per 
tratado, per asedio era impossibeie averla. In rocha 
é assa' artellarie, e con l'arma dil Re e di San Marco, 
ma il forzo é di San Marco, e in zima Tera una ban- 
diera rosa con una croxe biancha ; siche li piazete 
molto a vederla. E venuto zoso, dito monsignor dì 
Durazo li disse quello li pareva ; rispose V era una 
forte fortezza, e lui disse Thavea promessa a la Si- 
gnoria, e ch'el dicesse al provedìtor che quello U 
44 era sta promesso, li fusse observato. Li disse che 
mai la Signoria havea roto fede e haria tutto. Lui 
francexe disse ch'el credeva cussi e stava su la fede 
de la Signoria, e che V aria a caro andar a la volta 
de Lion, e Taspectava il salvoconduto di Roma, et 
per quello se governeria. Questo poi aver anni 
53, par homo di gran fazon ; et li era assa francesi, 
homeni de la capelina, el qual disse che si sgui- 
zari veniva, el voleva le sue zente fosse le prime a 
investirli, e quello si ha a far si faza presto avanti che 
i se ingrossa, e sa che sguizari sono soi inimici. Ta- 
men ì sono smariti, e hanno paura, benché i mostra- 
no star di bona voia. Tolse Ucenlia e vene per tro- 
var il capitanio di le fantarie che sta con di Santo 

Anzolo in caxa, ma V era andato fuora a parlar a 
quattro messi di sguizari venuti a la porta. Andoe 
per tutta la terra, poi voltar uno mio, é bella terra, 
belle strade e caxe, e li francesi sono alozati dentro 
le caxe et ha visto de belU cavalli. Tutte le caxe e 
boteghe sono serate, e non é sta mosso nulla, e cussi 
come la briga vien in la terra, i vanno, a le sue caxe. 
E scrive, stando dal provedador, el fo menato uno 
venturier havea voluto intrar in una caxa, el qual 
ordinò eh' el fosse apichado. Subito li fo messo el 
lazo al collo: essendo per butarlo zoso di le finestre 
dil palazo, lui se desligò le man avanti fusse butà 
zozo, e quando fo butà se retene a li ferri di le fine* 
sire e se tirò e) lazo via, e tutti i soldati che stava 
a veder cridava : scampa, scampa, e lui fuzite via 
in la chiexia che e lì in piaza e se liberò. Scrive visto 
il tutto, non havendo auto li loro cavali salvo un pò- 
cbo di paia, che per danari non si poi haver, si parti 
a bore 21, e vene a Morengo ad alozar, e zonse a 
bore 24. Lui voleva star la domen^ li a veder. 
Trovò do mia lontan uno trombeta del capitano, 



mandava a dir a le zente che sono per le caxe en- 
trasseno in la terra ; ma il forzo era apresso la terra 
de fantarie, salvo alcuni soi che é alozati per queste 
ville. Li disse el capitanio era stato a parlar a li sgui- 
zari, che li dimandò la terra per la Liga. Li rispose la 
tien per Sa.n Marco e per la Liga, e quello li sarà or- 
dinato el farà e la voi tenir. Poi i disseno i gè la- 
sasse meter dentro tanti sguizari quante é zente no- 
stre; disse che non voleva e non havea bisogno di 
le sue zente. Poi disse che li dovesse dar li francesi : 
rispose questo mancho non voleva far per averli 
promesso la fede, e quando i veteno cussi, i disse 44' 
almancho lasseme intrar in la terra a far colation, e 1 
capitano fé' aprir le porte ; ma questo non è vero. È 
venuto questa matina uno partì a bore una di note 
da Crema : dize le zente intrava dentro, li francesi 
portano le arme per la terra come fa le zente nostre. 
El provedador di Crema scrisse qui al provedador 
di Bergamo, dubitava sguizari non venisse a questa 
volta a meter a sacho le ville, e ha messo mezo in 
fuga Bergamo; ma non è pericolo che i vegna. Scri- 
vendo, el provedador V ha mandato a chiamar, e di- 
toU ch'el castelan di la Capella li ha mandato a dir 
adesso ch'el tien che Brexa se babbi reso eri, perché 
questa notte non hanno visto fuogi, e non ha sentilo 
quesla note ni ozi trazer bombarde, e subito eli VI 
sapia che la sia resa el voi venir zoso e dar la Ca- 
pella; siche spera la si bavera presto. Scrive saria bon 
mandar uno proveditor a Crema, perché el Zivran à 
da far con li soldati e non poi atender, e voria fusse 
homo di reputazion, perchè zoverà molto con li po- 
puli, e si fazi presto. Scrive io Crema ne era 20 cit- 
tadini e dil populo 200 persone, e che aveano gran- 
dissimo desasio, e che non la se podeva lenir più. 

Bit dito, data a di 13, Kore 22 in Bergamo. 
Come questa matina é venuto uno di Crema, dize 
che sguizari havea messo a sacho Pandino, e die an- 
davano verso Lodi. É bona nova che i vadano in là, 
che Crema non bavera impazo. Scrive é bon mandar 
proveditori di reputation e non fazino manzarie, ma 
charezar li populi, perché se i manderano (?) zigna 
che i se pentirano. 

A d^ 16 la matina. Vene in Colegio il vescovo 43 
de Ixernia orator dil Pontefice, et portò uno breve 
dil Papa portatoli eri sera per uno domino Sigismon- 
do mandato qui aposta, el qual etiam era in 

Colegio: per il qual non voleva altro da la Signoria 
per r impresa di Ferara, che Tarmada per Po, arte- 
larie et 4000 fanti, e non voleva mover altre zente 



85 



UDXII, SETTEMBaE. 



86 



d'arme, acciò se alendi a ultimar le imprese de Lom* 
bardia. Là fo risposto se lì risponderà con il Senato, 
damatina. 

Vene V orator yspano, dicendo haver lelere dal 
viceré con nove di Spagna, dì armata di Pranza prese 
S6 nave per Tarmata englese; etìam in Bretagna è 
sta presa altra nave, ut in liiteris, la copia di la 
qual letera sarà scripta qui avanti. 

Di MHan, dil Caroìdo secretano, di 13. Co- 
me ha parlato al cardinal dolendosi di questi modi 
di mandar sguizari a tuor Crema, e con molte pa- 
role ; el qual cardinal ha ditto la Signoria fa mal a 
tuor queste terre, ma si voria una volta tuorle per 
la Liga et altri rasonamenti; »chè ha mal animo 
verso il Stado nostro. Poi parlò al vescovo di Lodi, 
qual si scusa non è lui, ma milanesi, e si la cossa di 
Cremona fusse conza tutto starla ben, perchè el sa 
quei Stado senza la Signoria non si potrà man- 
tegnir. 

Di campo, vene tardi letere, di 14, hore 3. 
Come aspetavano li fanti di Romagna, et li spagnoli 
hanno mandato a Mantoa dal marchexe a tuor salvo 
oonduto. Item, manda letere di Crema di Alvise di 
Piero : come hanno auto da cremaschi ducati 3000, 
e dato a li 500 fanti dil Crivello per conto dil servi - 
tio vechio, e per conto di tuorli a' stipendi nostri. 
Item, li hanno dati li 7000 ducati, e ha auto la por- 
ta di Crema eh* el teniva, e hanno mandato verso 
Bergamo per haver la Capella con certe artellarie ; 
ma bisogna canoni grossi : spera averla in do zorni. 
A la qual impresa anderà etiam il capitano di le fan- 
tarie, expedito sìa che sguizari totaìiter siano partili. 
Item, diti proveditori dimandano artellarie e dana- 
ri etc È letere a li Cai di X in materia di la praticha 
hanno in Brexa col castelan etc. 

Et poi un' altra lettera scriveno tutti do i 
provedadari, pregando siano electi altri in loro lo- 
cbo, poi che vedeno, per letere particular e publice, 
el loro servir non esser grato. Da loro non mancha- 
no; stanno in continue fatiche e pericoli de la vita, 
e scriveno quanto è che sono fuora e quanto hanno 
patito, et loro é provedadori non capitani di exer- 
cito, e la colpa è de chi governa V excrcito e non soa 
di la longeza di Brexa, et esser sta poste Tartelarie 
in locho che non offenda Brexa, perchè loro è per 
provveder in campo, ma questo si fa con il consulto 
dil governator e condutier, con ì qual hanno fato il 
tutto, ma si doleno è imputati di eossa che non ne 
45* hanno colpa, et la colpa è de chi ha dato il governo 
a chi coovieneno star solo. Però si mandi altri in 
loco suo de quelli clarissimi senatori che è usi a star 



a caxa e proveranno i piaceri di la guerra, et che 
sono. Loro è quelli che più volentiera T ariano voluto 
aver Brexa che altri per do respeti, prima per Ta» 
mor di la patria, poi che li saria stato di grandissimo 
honor. Item, che convieneno per lelere dimandar 
al continuo danari perchè i non vien manda ai tcn)« 
pi, e quando i vien manda i se buia via, e cussi in- 
tervenerà hora che credeno le fantarie vorano una 
altra paga se dieno andar a dar la baiala a Brexa. 
Poi dicono aver ricevuto letere dil Colegio, che man- 
dino do canoni a Bergamo. Rispondeno non voler 
far per niun modo si non è lelere di Senato, et cussi 
tutte le letere li sarà scrite per Colegio non le ube- 
dirano si a loro non parerano, ma ben quelle del 
Senato etc. E questo piacque mollo al Pregadi come 
signori dil Stato. 

Etiam, fo leta una lettera di 13 dil prove- 
dador Capello solo. Suplicha li sia dato licentia, 
è stato mexi . . . fuora in Romagna e in campo, e 
però compita la impresa di Brexa Phabi libertà di 
venir a repatriar, e di questo suplicha grandissima- 
mente. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 
veditor, di 13 et 14. Come hanno auto a viso sgui- 
zari polrìano venir li. Scrive non hanno paura, sono 
li dentro tutti marcheschi, et ha fato intrar molti di 
le valade dentro homeni di la capelina, e altre par- 
ticularità, come più diffuse noterò di soto. 

Da poi disnar fo Pregadi, et leto le letere, et 
quella del signor governador scrive a Piero di Bi- 
biena, come voi haver lui 1* honor di aver Brexa e 
non altri, né voi altro che le zente è a Crema. Item, 
spera aver presto Brexa etc. In conclusion è gran ini- 
micilia tra lui e il capitano di le fantarie. 

Poi sier Alvise da Molin savio del Consejo andò 
in renga, et fé' la rclatione di quanto havia esposto 
r orator pontificio quella matina, et ch'el portoli 
brieve come ho scrito di sopra dil Papa, e che il Cole- 
gio vegnirà con le sue opinion per farli la risposta. 

Fu posto, per li savìi d'acordo, risponderli li da- 
remo Tarmada, qual è za andata e ogni di Tagumen* 
teremo, e vera le galie, qual tendeno a veder se 
potesseno aver il ducha di Ferara in le man. Item, 
una banda de artellarie. Et manderemo danari a sier 
Marin Zorzi dolor, orator nostro, per far li fanti al 
presente da 2000 etc, et non mancheremo, e auto 
Brexa, li daremo tutto lo exercito. Contradise sier 
Alvise di Prioli, fo savio a terra ferma, qu. sier Pie- 
ro procurator. Li rispose sier Vetor Foscarini savio 
a terra ferma, ringratiò il Consejo etc. Et andò la 
parte, ave 14 di no e lutto il resto de si. 



87 



MOXir, SETTEMBRE. 



88 



^6 Fu poslo, per 1« sa vii, una letcra ai ppovedadori 
in campo. Come debino mandar il capitano di le 
fantarie a ultimar la Ca|)ella di Bergamo con parte 
di le zente Tha, revocando quello li par. liemy man- 
dino do canoni a dita impresa, e altre particularità. 
Fu presa. 

Fu posto, per li diti, una lefera a Zuan Piero 
Stella secretano nostro apresso sguizari, exortandoli 
a voler aver bona intelligentia con la Signoria no- 
stra e la Liga, e che il cardinal Sedanense fa mal ofi- 
cio, ne ha impedido quasi la recuperation di Crema, 
e questo non richiede etc. Et fazi l' orator pontificio 
usi qualche parola acciò non intravengi qualche scan^ 
dolo, che de folcili potrà occorer, usando tal termini 
essi sguizari de impedirne non recuperamo il Stado 
nostro di man de Trancesi, che con li nostri danari 
bona parte e cazadi de Italia. Presa. 

Fu posto, per il Colegio, atento li meriti di sier 
Hironimo Donato el dotor, mori orator nostro al 
Summo PonteGce, che sia dato ducati i 500 de de- 
bitori di le cazude per aiutar a mandarne un* altra 
fia, ut in parte. Ave HO di si, 65 di no; non fu 
presa. 

Fu posto, per sier Nicolò Trivixan savio a terra 
ferma, sier Silvestro Memo e sier Andrea Dolfin 
savìi ai ordeui, una parte zercha il cotimo di Dania- 
sco: di serarlo a 5 per 100^ etiam ut in ea. A V in- 
contro, sier Marco Antonio Sanudo e sier Andrea 
Diedo savii ai ordeni, che il Diedo ozi introe, mes- 
seno di serarlo a raxoo di 4 per 100 e si seri di là^ 
si depositi ut inparte. Andò le do parte : 23 non 
sincere, 29 dil Trivixan e compagni, 60 dil Sanudo. 
Presa. 

Fu posto, per li consieri, dar il possesso di certi 
bcneficii a Padoa al reverendissimo cardinal Flisco, 
come par per il breve dil Papa, et fu preso. Noto : 
parte di ditti benefidi avea sier Piero Mudazo qu. 
sier Nicolò, zoé San Daniel, Cortaruol e Monte de le 
Croxe, tutti in padoana. 
46 * A di 17 la matina. Vene in Colegio Torator dil 
Papa con quel nontio noviter venuto, al qual, per il 
Principe li fo exposto la delìberation dil Senato di 
dar e V armata e una banda de artellaric et 2000 
fanti, mandar li danari a farli in Romagna a T orator 
nostro sier Mario Zorzi, e si manderia il resto expe- 
dita la impresa di Brexa ; el qual orator si contentò 
e fo terminalo scriver questa sera a Roma. 

Vene de more V orator yspano, su varii colo- 
quii, etc 

Di campo^ fo ìetere di provedadari generali, 
date solo Brexa^ a d\ 15^ hore 3 di note. Prima 



a li Cai di X, in materia di la praticha hanno in Bre- 
xa, con alemani, di haver una porta. Item, hanno di 
Crema, li sguizari non sono parliti ma stanno fermi 
a Bagnoli ; dicono aspetar certa risposta. Item, il 
governador è in colera, si voi partir, voria le zente 
andò a Crema e non vien ubedifo. Etiam li prove- 
dadori sono in colera, non hanno ubedicntia et vo- 
riano fusse fato in loro locho. 

Di Bergamo, vidi ìetere di sier Vetor Lipo- 
mano, di 14, hore 21 e meza. Come in quella ma- 
lina hanno, per pid vie, sguizari par venglno verso 
bergamascha, e di questo el provedador e avisato 
in campo, e quelli di Crema hanno mandati 200 ca- 
vali lizieri driedo loro. Scrive 11 a Bergamo si ha 
fatto tutte le provisione di homeni di queste vale, 
qual sono venuti in la terra, et il capitano di le fan- 
tarie con zente anche lui veniva driedo, e tien quelli 
è solo Brexa manderà anche loro zente ; ma chi dize 
i voleno venir a tuor la Capella. Tamen, questa ma- 
tina el provedador Mosto ha mandato a dir questo 
al castelan francese, é in la Capella, el qual dize che 
si i vegnirano che lui non ha paura di loro, e che *1 
gè mostrerà il vixo ; el perchè el provedador li ari- 
cordaN'a che 1 levasse San Marco, el disse subito si 
bavera auto Brexa consegnerà quella forteza, e che 
non si dubiti de lui, che 1 fa pid per noi la stia cus- 
si, di quello saria se V avesse za data a h Signoria. 
Scrive li verso Trezo è cavali nostri de stratioti 150; 
siche DOD hanno una paura al mondo, et il proveda- 
dor li ha dito s* el voi andar lo melerà in rocha ; li 
ha risposto che T anderà de bona voglia, siche, aca- 
dendo^ Tintrarà dentro e torà li homeni e vituaria, e 
non ha paura di niente, si ben vcnisseno, ma tien {non) 
ì vegnirano in queste bande. Se dize che i voleno an- 
dar verso Trezo ; chi dize sono da 4 in 5 milia, e chi 
manche, tamen si tien anderano sul creroonexc, e 
anche ne sono assai cavali de milanesi. Lui tien sgui- 
zari non siano più di 3000 ; siche non dubita nulla : 
tien il provedador bavera scrito e fato le cosse gran- 
de. Tamen di bora in bora hanno avisi dove di- 47 
eli sguizari se drezerano, e secondo, si govemerano. 
In questa bora hanno che 1200 sguizari e altre zente 
milancxe sono passate a Chaffa. Dicono voler andar 
a Trezo, perclié quel castelan gè ha fato de gran bu- 
lini suso el milanese. Hanno etiam bora auto Ìetere 
di Crema di questa matina : che il capitano di le fan- 
tarie li voi venir driedo con parte di quelle fantarie 
e zente e venir verso Bergamo, e judicha i voglia- 
no venir a tuor la Capella e tuorla per la Liga. FJ 
provedador ha spazato in campo li mandi 500 fanti 
per guarda di la terra, perché si sguixari vcnisseno 



89 



IIOXII, SE1TEIIBRC. 



90 



a Trezo, sarlano loDtan de II sólum li mia; però si 
fa qaesle provixion e il capitano venira. Conclude, li 
non é pericolo di nulla. In Crema é intraie tuUe le 
zente nostre e tutte le persone e citadini et altre 
zente et essa' vituarie; siche adesso la terra è fomi- 
da. Questa matina doveva zonzer li danari per il 
Crivello etc. Spazano a posta letere in campo. 

Di Salò, vidi letere di 12. Come il proveda* 
dor havea auto una letera dal vescovo de Trento, d 
lochotenenle cesareo a Verona. Come debbi far re- 
stituir quello fo tolto a alcuni alemani lì a Salò, al 
tempo era sìer Marco Antonio Loredan provedador 
li, alikr darà repressya etc. La cossa fu che al prin- 
cipio de avosto ventano alcuni alemani di campo di 
Pranza con salvoconduto, e retenuti li a Salò da mis- 
sier Cesaro Àvogaro con la sua compagnia e uno 
contestabile di quella Riviera chiamato el vechio de 
Garden e, menati in camera dil provedador fo spo- 
gliali e toltoli raynes 500 e divisi tra loro etc. Fo 
scritto a la Signoria di questo, facesse restit4iir la soa 
parte al predilo sier Marco Antonio é in campo a 
Brexa, e sier Leonardo Emo facesse el conte Cesaro 
restituisse, iamen fin bora nulla é sta faclo. Scrive 
quelli poveri di la Riviera dubita, et non osando an- 
dar a torno per questo che hanno inteso per la via 
di Verona die sarano retenutì eie, però replicha di 
questo el provedador sier Daniel Dandolo letere a 
la Signoria, provedi. 

Item, di là. Come a Dczanzan, per il cavalar 
dil provedador, é sta preso do iotoni, veronesi, i 
quali erano compagni di alcuni fati taiar a pezi in 
campo da li provedadori a presso Brexa, perché ste- 
vaoo a la strada a spoiar homeni et amazarli. É sta 
presi con gran combater, e aerilo in campo, e li pro- 
vedadori rescrive subito li siano mandati, perché 
non vedeno V ora de farli squartar. liem^ scrìve 
come, per molti exploratori e per via di Verona, el 
provedador ha inteso, francesi sono in Peschiera 
lianno dito e consultato tra loro, che quando non 
potrano far altro, se darano a alemani e li torano 
dentro et loro anderano a Verona, che saria gran 
disturbo. Però, scrive esso provedador a la Signoria 
se li mandasse con celerità 1000 fanti secretamente, 
47' che cerio se bavera la terra, e poi la rocha sera ase- 
diala e facilmente se bavera ogni cossa, perché i pa- 
(ischono molto dil viver, per non esser li porta vi- 
tuaria dentro, e todeschi non haverave causa de ve- 
nir li, etc. 

Noto. Fo seri lo in questi zorni per Colegio a li 
provedadori zenerali in campo, che hanno inteso per 
loro è sta posto molti zentilbomeni in diversi ca- 



stelli al governo e limitatoli salario etc, che li fazi 
intender che non li core più salario, et li nomi di 

quelli e sta posto, sono questi : 

« 

Sier Zorzi Valaresso proveditor a Roman. 
Sier Baldissera Minio proveditor a Hartinengo. 
Sier Nicolò Michiel qu. sier Francesco, proveditor 

ai Urzinuovi. 
Sier Matio Zantani, provedador in Valchamonicha, 

vene via. 
Sier Cabrici Barbo castelan a Bergamo, vene via. 
Sier Carlo Miani camerlengo a Bergamo. 

È da saper, in questi zorni, in chiexia di San Zane 
Polo, fu posto il corpo e la cassa dove é fra' Lunardo 
da Prato cavalier hyerosolimitano capitano e gover- 
nalor di cavali lizierì, la qual cassa é coperta di ve- 
ludo negro con le arme e San Marco, e posta da 
r altra banda dove é la cassa dil conte di Pitiano 
capilanio zeneral nostro, Dionise di Naido capitano 
di le fantarìe, e fra Lunardo da Prato sopra dito ca- 
pitano di cavali lizieri. Et fo terminalo farli tre ar- 
che di marmoro in choro, et fo dato il cargo a farle 
a sier Zorzi Emo el consier. 

In questo tempo, fu fato uno altro pozo sul cam- 
po de Santa Maria Formosa, e saliza il campo. Erano 
do provedadori, che stanno li, sier Marco Malipiero 
e sier Nicolò Salomon, e si feno nominar sopra il 
pozo sier Francesco Grilli terzo collega ; non era di 
opinion, però non fu nominato. La terra di morbo 
non sta bene; 8 al zorno in do zorni, et ozi 11, tra i 
qual sier Hironimo Foscari qu. sier Urban, homo 
dolo, bello et di degna fameja, tamen in do zorni 
é morto. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la zonta : ste- 
teno fino bore 3 di note su cosse di Stato, e spa- 
zono a Roma e in campo. Item^ preseno di far bezi 
d' arzento con parte dì rame come li altri, perché 
quelli mezi soldi é troppo picoli: non volseno bandir 
li altri bezi perchè ne é grandissima quantità in la 
terra, né si vede altra nfK)neta. 

Fo etiam preso di dar taia a chi ha insporcbato 
la porla di sier Velor Morexini provedador sopra le 
pompe a San Polo : chi acuseri habi D. 1000 avoga- 
reschi : hessendo più di uno e il compagno acusi, sia 
scapolo. La qual taia data fu publicbata il zorno se- 
quente a Rialto. 



91 



IIOXU, SCTTEMBRE. 



n 



48 Ordine di la hataria si ha a far soto Brexa 
a dì 15 dil mexe di septembrio 1312. 

Domino Peiro da Longena. 
Babon de Naido con la sua compagnia, capo di co< 
loneUo. 



La hataria di la casa mata apresso al torion 
del Coltrin, continente a la Rocha. 

Maestro Bernardino Rota capo de dieta batarìa, zoè 
de bombardieri. 

Maestro Peregrino de Lucha ) ^^^^^ ^^^ ^^ ^^ 

Maestro Nicolò Da Lamano ) 

Maestro Zan Murano ) ^^^^^ ^^^ ^^ ^q 

Maestro Francesco da Padoa ) 

Maestro Bonainsegna da Verona ) ^^^^^^ ^^^ ^^ .q 

Maestro Damiano Vainai ) 

Maestro Zuan Grasso da \ 

Bergamo | canone uno da 40 

Maestro Colino Borgognio ) 

Maestro Bateslino da Bergamo ) ^^^^^ ^^^ j^ 4^ 

Maestro Francesco Maffeo Grando) 

Maestro Antonio Grego ) ^„^„g „„„ ^^ ^q 

Maestro Andrea da Verona ) 

Falconi 4 da 6 con li soi bombardieri. 

Guastadori per bisogno de dieta bataria nume- 
ro 150. 

Domino Baldisera Scipione. 

Zan Bernardino da Reame. 



La bataria de la Posteria, 

Maestro Bortholamio de Rota capo de li bombar- 
dieri, zoè de dieta bataria. 

Maestro Martino di RoU ) ^^,^brina una de 30 

Maestro Benedeto da Brexa ) 

Maestro Ambrosio da Tolmezo ) ^^^^^ ^^^ j^ 5^3 

Maestro Benedeto da Verona ) 

Maestro Antonio da VeneUa ) ^„^„^ „„^ j^ 4^ 

Maestro Daniel da Lignago ) 

Maestro Piero da Treviso j 

Maestro Baldasaro da Monte- 1 canone uno da 40 

chiaro ì 

Guastadori per bisogno de dieta bataria^ nume- 
ro 100. 
48* Signor Vitello VitelU. 



La bataria del meeo Toresin da V Erba 
verso la porta de Torre longa. 

Maestro Francesco de Calabria ) capi de bombardieri 
Maestro Alvise Rota ) de dita bataria 

Maestro Hironimo da Venetia ) ^^^^ ^^^ ^^ ^^ 
Maestro Guido Schiavone ) 

Maestro Zacliaria da Venetia ) ^^one uno da 100 
Maestro Baptista da Lecbo ) 
Maestro Michiel da Piamonte ) ^^^^^ ^^^ j^ 5^ 
Maestro Nicolò da Venetia ) 
Maestro Lucha Romano ) ^^^^^ ^^^ ^^ 5^ 
Maestro Isepo da Brexa ) 
Maestro Gabriello da VeneUa ) ^^^^^ ^^^ ^^ ^^ 
Maestro Nicolò da Trevixo ) 
Maestro Piero da le Carete ) ^^^„^ ^^^ j^ 5^ 
Maestro Piero Bello ) 

Guastadori per bisogno de dieta bataria, nume- 
ro 200. 

Tutti dicti guastadori haverano i loro capi 
secondo li lochi donde i vegniranno. 

Maestro Martin Butafocho capo de doi canoni e de 
tutto el resto de Y artellaria menuta, per mettersi 
dove sarà bisogno. 

Item, el morlaro se meterà dove sarà bisogno. 

Di Bergamo, vidi letere di sier Vetor Lip- 
pomano, di 14, hore 23. Come in quella bora han- 
no auto lettere da Crema eh* el capitano de le fan- 
tarie sarà doman 11 a Bergamo con le zente et artel- 
laria et vuol tuor la Capella, et è zonto cavali 1 50 di 
stratioti li in la terra, siche doman si farà de fati 
over r altro. Si aparechia li alozamenti per dite zen- 
te, e anche vien quelli di le valle. E scrivendo, e zonto 
quelli di le valle da persone 1000, e tutti li stratioti 
sono in piaza. 

Da Milan, dil Caroldo secretario, di 14. 
Come se dice de 11 madama Margarita havea auto 
una rota dil ducha di Geler. 

In questo zorno, la matina, vene in Colerlo el 49 
vescovo di Nepanto Paracho,qual è sufraganeo a Vi- 
cenza, vien di campo, è tre zorni che mancha, e fo 
aldito da li Capi di X. Come in campo e pochissimo 
governo; il nostro governador ha pocha obedienlia, 
etiam li nostri proveditori e tutto Tesercito chiama 
il signor Frachasso. Tien Brexa si a vera, et si ha in- 
telligentia col castelan e a una porta. 

Vene osi uno fante da Fiorenaa^ con letere 



93 



IfDXlI, SETTEMBRE. 



94 



di 10, in marchadanti. Come il cardinal Medici 
ancora non era intrato et stava con il viceré e spa- 
gnoli, i qual spagnoli erano acordati con fiorentini 
darli ducati 80 milia, et a Tlmperador ducati 40 milia, 
videlicet darli de praesenii ducati 40 milia in con- 
tadi tra spagnoli e V Imperador, e! resto da mo 6 
mexi, ogni do roexi una parte. Item, hanno dato 
il palazo a* Medici zoé la loro caxa fornita, et do di le 
sue possessione et ducati 30 milia per li danni nutì, 
e starano come citadini. Fin qui feno il confalonier 
Lorenzo Morelli per doi mexi, poi refudoe e fu fa- 
cto uno altro per uno anno Zuan Balista Redolii, e 
intrò; hanno loro oratore a Roma Antonio Straza 
dolor, et il confalonier Soderini che si parti per an- 
dar a Roma par non sia andato, si tien vadi in Pran- 
za. Et qui soto sarano notadì li 8 signori che introno 
in questo mexe al governo dil Stato. Et li 20 che fo- 
rono electi sopra la reformatione di la cita con au- 
torità. 

Item, dicono aver nova di Pranza, il Re aver 
molto sentila tal perdeda e mutation di stato di Fio- 
renza, et che havia fato retenir monsignor di la Pe- 
lisa el qual si havia apellato al parlamento di Paris, 
et etiam retenuto el general di Normandia che stava 
a Milano, e che in la Pranza non si parla di altro che 
di guerra. Itern, che spagnoli é acordati con Ooren- 
tini, darli achadendo 1000 homeni d'arme et 600 
cavali lizieri da esser pagati per fiorentini, et fioren- 
tini li prometeno, bisognando in reame, darli 200 ho- 
meni d' arme; con altre particularità ut in litteris. 

Li signori di Fiorenea che introno a dì primo 
di septemòrio presente. 

Ruberto Redolfi. 

Alexandfo Barbadori. 

Francesco Sai veti. 

Nicolò Peri. 

Giovanni di Hironimo Federigi. 

Nicolò degli Albizi. 

Piero Marignoli. 

Antonio Rediti. 

49' Venti homeni sopra la reformatione de la cita 

con autorità. 

Piero Guizardìni. 
Ioanni Battista Redolphi. 
Benedeto de Nerli. 
Lanferdino Lanferdini. 
Guglielmo Angiolina 



Jacomo Salviati. 
Lorenzo Morelli. 
Nicolò Zati. 
Pietro de li Alberti. 
D. Nicolò Alloviti doctore. 
Filippo Buondelmonte. 
Bernardo Ruzelai. 
Francesco di Antonio di Thadeo. 
Piero Francesco Tosingi. 
Guglielmo de Pazi. 
Luca de Maso degli Albizi. 
Lorenzo Benintendi. 
ne mancha tre. 

A dì 18 la matina. Vene in Colegio Y orator 50 
yspano, al qual il Principe nostro lesse le letere di 
Mantoa, venute eri. Oie sier Andrea Griti era zonto 
a Turin e veniva in questa terra, et che spagnoli ve- 
nivano in Lombardia, e il marchexe feva far un pon- 
te. El dicto orator disse si dovesse esser certi il vi- 
cere non è per venir contra questo Stado ; ma ben 
desidera si fazi V acordo con Y Imperador, et lui 
orator intendendo el Curzense iterum voi esser a 
parlamento con il viceré, voi andar in campo zoè 
fino a Mantoa, inteso il viceré vengi etc. 

Di Milan, fo letere dil Caroldo secretano, 
di 16. Coloquii auti col cardinal Sedunense, qual 
dice la Signoria faria ben meter i confini col Stado 
de Milan. Item, el va a Lodi, et si ha fato far una 
armadura a suo dosso e forsi T adoperare presto. 
Item, ha expedito uno nontio dil Papa, venuto a sua 
signoria, chiamato Zuan Antonio da Venecia, non 
sa quello sia venuto a far, né il cardinal li ha ditto 
nulla. Item, coloquii auti dil vescovo di Lodi e lui 
secretario su Crema; si scusa, dà la colpa al cardinal 
e milanesi, tamen è quello fa il tutto. 

Di campo, di provedadori generali, date soto 
Brexa, a dì 16, Kore 3 di note. Come si vedeno 
desperati. Il capitano di le fantarie non voi mandar 
le zente per Y impresa di Brexa che sumamente im- 
porta, voi andar a tuor la Capella di Bergamo che 
non importa, il govemator mo voria ditto capitano 
venisse etc. Item, altre letere drizate a li Cai di X, 
in materia di la praticha di Brexa etc. Noto, lutisi 
hanno praticha col castelan, voi ducati 20 milia. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 
veditor, di 15. Di provision fate, sicome il sumario 
di una altra letera di sier Vetor Uppomano di Ber- 
gamo, pur di 15, scriverò di sotto, assa' copiosa. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et leto lettere di cam- 
po, con avisi di Crema, che sguizari sono dove erano 



95 



UDXn, SETTEMBRE. 



OC 



a Bagno! etc. Item, teiere di Mantoa, di Bergamo et 
di Milan, notate di sopra. 

Et lezando le letere, intrò dentro Consejo dì X 
con la zonta ; si tien fosscno su danari per mandar 
in campo, e pur trovono ducati 6000 et li mandano 
questa sera verso Vicenza. 

Et leto le letere, licentiono el Pregadi, et restò 
pur Consejo dì X suso con la zonta, e la zonta vene 
zoso a bore 33 e restò simpUce. 

Di Eoma, sopravene letere di V orator no- 
stro di 10 et 11, tra U qua! una drigata a li 
Cai di X 11 sumario di diete letere é questo: pri- 
ma, Taviso di Tacordo fato con fiorentini e spagnoli, 
come ho scripto di sopra, videlicet ducali 130 mi- 
lia et li danno di presente ducati .... milia. Item^ 
saria bon tuorli in Uga con nui. Item, il Papa era 
sdegnato perché il ducba di Urbin, de Lugo li havia 
scrito tutto era a bordine, mancava sólum Tarmada 
50 * di la Signoria, però il Papa solicitava la si mandasse, 
et poi bave a di li letere dil ducha di Urbin, V ar* 
mada era preparata et veniva; siche fo satisfato. 
Item, che si aspeta certo il Curzense de li, e il Papa 
desidera la soa venuta e voria concluder V acordo 
con la Signoria nostra e T Imperador, acciò spagnoli 
se disfanlano ; e altri coloquii dil signor Alberto da 
Carpi e il Papa, e il Papa con l' orator nostro, ut in 
litteris che fortasse scriverò poi. /^em, vidi di 
Roma uno capitolo di nove auto de Ingaltera, el qual 
è questo qui solo scrìpto. 

Exemplum litterarum Consiliarii regis 
Angliae de novis. 

Qassis regia, cujus generalis pnefectus est do- 
minus Hovarde, strenuissime bis diebus se gessit, et 
multa preclara facinora edidit, nam et multas ho- 
sstium naves coepil et ìllorum terras invasit; quatuor 
continue diebus invitis hoslibus in Britannia perman- 
sii, et in pluribus commissis prceliis vicioriam re- 
portavil; roagnus numerus hostium occisns est; 
multi capti domini equites aurati et alii nobiles viri; 
30 milliariorum spatio oppida et pagos combussi t; 
dominus Hovarde cum parvo suo exercitu qninque 
miliium hominum provocavit ad pugnam i 5 milia 
gallorum et briiannorum. Illi recusarunt dicentes se 
non sua sponle, licei coactos defendere gallorum 
Regem oonira Sanolisstmum Dominum Nostrum, ila 
ut nostri illinc victores recessenini. Ab ilio tempore, 
dominus Hovarde fuit curo maiestaie r^ apud 
Hamptonam, ubi diritur moralus in oolloquio. Reti- 



nuit classem et mulias naves coepit vario genere di- 
vitìarum et tormcutis bellicis missis a Rege gallo- 
rum ad ducem Geldriae ut invadat Flandriam. Oru- 
tores regii ex Scoila redierunt et nuntiant Regem 
ipsum pacem velie, sed populum coutra tendere. 
Est illic orator gallus, qui tamquam Tereniianus 
Dacios intertenebat. Omnia cum Cssarea Maiostale 
Rex bene succedit (sic). 
Primo julii 1512. 

Di sier Andrea Contarini capitano di Po, 51 
vidi letere di 17, in porto di Bavena. A di 14 
parti di Chioza con fuste, barche longe, nuoiero. . . 
e altre barche numero ... et poi de li si levò a bore 
7 di noie, e zonse 11 in porto di Ravena a di 1 5, bore 
Ì9y et li vene eri a parlar Hironimo di Alberti se- 
cretano di sier Mann Zorzi orator nostro, e quello 
dil ducha di Urbin con letere di credenza, el insieme 
hanno conferito quanto si ha far. Desidera ditto Du- 
cha voler passar Po senza butar ponte, e voria a uno 
tempo tutto il campo passar, zoè cavali 300 e fanti 
2000 ; li ha risposto esser dificilissima cossa; pur, ha- 
vendo le cosse necessarie per far i tavoladi sopra i 
burchi, judicha potrà passar a un irato cavali 250 e 
fanti 1500 in bore do. Dito suo secretano è restato 
questa note con lui, e la matina andò a la terra per 
proveder di legname e feramente per far dito pon- 
te, come desidera el Ducha, e fenzer butar ponte in 
uno loco, qual lui V ha preparato, e tandem passar 
in uno altro locho dite zente, et si 1 disegno harà 
efletto, sarà bon. 

Di Zenoa, vidi letere di 28 avosiOj di sier 
Vicensfo Contarini sopracomito. Come scrisse 
esser per andar a tuor il locho de Ventimia, che si 
teniva per francesi, et avanti zonzese li, dita cita si 
dete al doxe di Zenoa; siche lornono a Zenoa. Vede 
il suo star I! esser senza fruto, però voria iicentia di 
venir a disarmar. Ben è vero quel illustrissimo Ja- 
nus doxe li ha sovenuti di certa quantità di biscoto, 
et hanno scripto a Roma a V orator nostro li pro- 
vedi di biscoti etc. 

In questi giorni, per letere di campo soto Brexa, 
se intese quelli di Milan si lamentavano nostri avesse 
corso a Trezo etc, ed il cardinal sguizaro, che è a 
Milan, fermò con milanesi aver ogni mexe ducati 17 
milia per pagar SOOOsguizari; ma non ne hanno 4000, 
perchè il resto de sguizarì é tornati a caxa ; el qual 
cardinal ha auto per lui, come ho sento, il loco di 
Vegevano. 

E nota. A Milan fo publicà missier Zuan Jacopo 
Triulzi per ribello dil ducha di Milan e confìsca li soi 



97 



MDXII, SETTEMBRE. 



98 



53^) 



beni e di altri Trìulzi, et il dito cardinal sguizaro 
alozoe in Milan in la caxa di Lanziloto Boromeo. 

In questo mexe a di . . . gìonse in questa terra 
Hironimo Padavin, era provedador a RaiGnburg, fo 
preso per todeschì, è stato prexon in Lubiana mexi 
29, e vene con promission di tornar di sier Andrea 
Trivixan el cavalier locolenente in la Patria ; et ve- 
nuto in Colegio, disse alcune cosse, (Mleo per Cole- 
gio fo mandato a Goricia uno secretano, Lorenzo 
TrivixaD venuto di Roma, era secretano di Torator 
Foscari, a parlar a quelli capitani per causa di diti 
presoni: el qual poi rilornoe re infecta. 

Di Bergamo, di sier Vetor Lippcmano, vidi 
lefere di 15, hore 15. Come in questa matina, per 
letere dil provedador di Crema Zivran si ba, sgui- 
zari ancora non sono partiti da Bagnoli vicino a 
Crema, ma sono per levarsi <iuesta matina, per avisi 
Tha, et se dubita che i vogliano passar el Serio. Et 
che il capitanio di le fantarie havia mandato li a Ber- 
gamo 400 fanti ; et che alcuni cavali de milanesi da 
numero 500 erano parte passati de li, qual an- 
davano verso Lodi; et che sguizari sono da 3 in 
40OO; et che uno Francesco da la Porta, che é suo 
contestabile, ha fato intender al provedador di Ber- 
gamo, per uno suo messo, che lui va verso Trezo 
con fanti 300 e alcuni cavali milanesi, e che sempre 
quando la Signoria vorà lui, con alcuni, li basta 
ranimo de farge aver Cremona, et che 3000 persone 
roroperia questi sguizari, perchè sono malissimo in 
bordine, et che non core troppo denari. Avisa, pa- 
reva el capitanio di le fantarie scrivesse ozi el saria 
li a Bergamo : bora par el non se voi partir de Cre- 
ma se prima non vede l' exilo de questi sguizari. Li 
a Bergamo si mette in bordine cestoni e altre cosse 
per la Capella, e quando quel castelan vedarà le zente 
siano zonte, tien subito si renderà. LI in la terra é 
da cavali 1 50 di slratioti, et assai di queste valle che 
sono venuti dentro per custodia di la terra. 

A di 19 domenega, in Colegio. Vene il podestà 
di Chioza sier Marco Zantani per aver audientia zer- 
cha il contrabando trovato di zenoexi, Ferìgo di Gri- 
maldi e compagni, per le barche di la stimaria, zoè 
uno burchio veniva di Ferara preso a la bocha di 
Gorbole, nel qual era 17 casse di corali e queste si 
poi portar, 50 baie di pani fiorenzuole di ponente a 
peze 4 per balla che non poi venir a Venecia, et 12 
casse di pani di seda, veludi et altri pani zenoesi, che 
è contra le leze a condurli de qui. E ditto podestà 
havia fato la soa sententia e spazato per contrabando; 

1) Le carte 51*, 52 e 52* sono bianche. 

/ Diarii di M. Sanuto. — Ibm, XV, 



li onciali ha auto ducati 200, et lui ne havea 300 eie. 
perchè si risalvò a far gratia. Hor li avogadori prese 
in Pregadi di farlo condur qui. Questo podestà dice 
e soa jurìdition ; vien con avochati sier Zuan Antonio 
Venier e Marin Querini. Hor fo rimesso ozi da poi 
Conscio de aldirli ; ma non fu tempo, e fu posto a 
doman matina in Colegio. 

Noto. La terra eri 14 di peste et l'altro 1 1 ; siche 
la va pezorando, è solum do signori sopra la sanità 
sier Zuan Francesco Marzello qu. sier Antonio e 
sier Matio Vituri qu. sier Bortolo : il terzo electo sier 
Andrea Malipiero non voi iotrar, voi far far in loco 
suo perché ha pena, e li avogadori intriga la parte. 

Veneno li marchadanti alexandrini, e sier Tho- 
maxo Venier consolo, et patroni di le galle, dicendo 
le galie va vuode con gran vergogna e danno di la 
terra, perchè non hanno cargo di ducati lOmilia, 53* 
che solevano esser da ducati . . . milia Tanno pas- 
sato, et per questi garbugi e aver perso il viazo, la 
briga' non voi mandar perché cotimo é molto car- 
gato. Tamen doman é il termine, e converano par- 
tir le galie justa la parte, perché è streta parte a par- 
lar su muàejfsxta la forma di le leze. 

Fo leto le letere di Roma, e poi intrò i Gai di X 
zercha alcune letere di Roma a consultar la materia, 
e steteno assai. 

Da poi disnar, fo Gran Conscio. Fo fato gover- 
nador de V intrade sier Zuan Zantani cao di X, da 
sier Alvixe DolOn fo consier, in scurtìnio di 8 balote, 
et in Gran Conscio da sier Lucha Trun. Item, do 
dil Consejo di X, sier Leonardo Mozenigo fo podestà 
a Padoa qu. Serenissimo, et sier Alvixe Grimani fo 
govemador di Tintrade, qu. sier Bernardo. 

Fu posto la parte, presa in Pregadi a di 10 di 
r instante, zercha quelli nodari, scrivani, masseri et 
altri di oGcii confirmati per la Signoria, poi la parte 
del 1506 in qua ut in parte : che siano elecli in loco 
loro, e si fazi per la Quarantia come voi la leze. Ave 
una non sincera, 107 di no, 1006 di la parte, fu 
presa. La copia è qui solo. 

Di campo, vene letere, hessendo scurtinio 
dentro di provedadori zenerali, date soto Ere- 
xa, a dì 17, hore 4 di note. Come hanno, sguizari 
quel zorno esser levati da Bagnoli et venuti a Calze 
locho di missìer Jacomo Secho soto Caravazo : pon- 
no andar a Cremona et a Bergamo. Iteni^ scriveno 
aspetar V artellarie rechieste per essi provedadori, 
polvere e li fanti che vien di Romagna et le zente ò 
a Crema e danari per poder strenzer Brexa, e han- 
no foto tanto ch'el capitano di le fantarie ch*è in Cre- 
ma vcria in campo; ma par la Signoria vogli el vadi 

7 



99 



lIDXn, ^E1TE)IBR& 



100 



altrove. Si scusano voriano ultimar Brexa una voltai 
perché la Capella é di pocha importantia. Ikm, han- 
no letere dil provedador di Salò, qual li avisa Ou 3 
zomi todeschi erano per intrar in Peschiera, di vo- 
lontà di francesi. Unde^ essi provedadori hanno 
mandato Babin di Naldo contra le fantarie soe vie- 
neno di Romagna e doman dieno esser qui in cam • 
pò, con ordine vadi poi con dite fantarie a la volta di 
Peschiera insieme con sier Sigismondo di Cavalli 
proveditor execulor, che è li a Dexenzano con alcuni 
cavali lizieri, et vedino de intrar in Peschiera. Item^ 
hanno spazà il conte Francesco Rangon con la soa 
compagnia di cavali lizieri ai Urzi nuovi a sier Ni- 
colò Michiel provedador, acciò el meni qui in campo 
el fiol di monsignor di Durazo che é obstazo li, ac- 
ciò el sia in loco securo, perchè sguizari vano alor- 
no e voriano aver essi francesi per le man ; et hanno 
fatto intender al padre, è nel caste! di Crema, ch'el 
vogli redursi in loco securo o a Vizenza over a Ve- 
necia ; ma questi francesi amano tanto li soi cavali e 
li voriano condur in Pranza. 
51 Di Bergamo^ di sier Velar Lippomano, vidi 
do letere di 16 j hore 20, 21, date in Bergamo. 
Come ozi aspetavano de li Benedetto Crivello e fanti 
400 e do altri contestabeli con 600 altri fanti ; siche 
saranno 1000, et homeni d'arme 100, che di Crema 
il capitano di le fantarie mandano U. £t il proveda- 
dor Mosto ha scrito restino a Roman et Martinengo a 
li alozamenti, che per tuor la Capella non bisogna 
zente d*arme. Et ha, per letere dil vescovo di Pa- 
renzo, el capitano predicto sarà ozi 11 ; el qual alozerà 
in la sua caxa. Scrive, li in la terra é solum stratioli 
e homini di queste valle da 1500; siche venendo 
queste altre zente saria gran spexa de li. Hanno sgui- 
zari esser a Bagnol, ma una parte va per il paese. 

Dil ditiOi di 17 i hore 15. Come hanno letere 
di Crema dil capitano di le fantarie di questa matina, 
che sguizari fevano far le spianade e voler venir 
verso Martinengo, e che lui farà secondo quello che 
loro farano, e lui venirà driedo. El cardinal è venuto 
a Lodi: se dize che zonse altri sguizarii ma non si sa 
certo. 

Item^ scrive é zonto 11 a Bergamo fanti 400 dil 
capitano di le lantarie, come scrisse, et vi è homeni 
de le valle 1400, el stratioli cavalli 360, e aspettano 
le zeote di Crema ; ma mihinesi fanno tutto sto mal. 
De 11 non hanno paura. U capitano di Crema scrive 
voi mandar le artellarie e venir a Uior la Capella ; ma 
Bon farà noDa se prima non vede quello farà li sgui- 
zari. Item, il provedador Mosto alcuni dltadini dì 
Bergamo franoesi manda via, parte in campo e parte 



a Venecia ; siche si fa tutte provisioni necessarie per 
star securi. Item, è letere di Zuan Piero Stella, è 
apresso sguizari. Scrive che dovea zonzer luni pasato 
a di ... a Cuora, e li sguizari voleano far una dieta 
in ditto locho. 

Et compito Gran Consejo, il Principe con la Si- 
gnoria, Cai di X el li savii si reduseno in cheba a 
lezer lettere di campo e consultar, mandati fuora 
quelli non intrano nel Conscio dì X. El sopra vene 
letere di Roma di 1 5 di Torator nostro. 11 sumario 
scrìverò avanti. Et di sier Marin Zorzi el dotar, 
orator nostro apresso il ducha de Urbin, date 
a Lugo. Come, havendo auto gran doia di gramola, 
et inteso di T armata nostra zonta, el phl de li fanti 
voi far la Signorìa in aiuto dil Papa, si levò di leto 
e andò a trovar il signor Ducha, era hore 6 di note, 
el li conferì il lutto, e la banda di artellarie, ita che 
rimase satisfato, e solicita sìa manda presto eie. 

In questa matina, fo in Colegio sier Piero Balbi 
venuto podestà e capitano di Cao d* Istria, e referi 
breve di quelle cosse, perchè era tempo di lezer le- 
tere venute. Fo laudato de more: era vestilo di 
scarlalo. 

A di 20 la matina. Prima la terra fo di morbo 54 * 
numero 17 eri, tra morti e mandati in Lazzareto. 

Forko lecte le letere di Boma, con li Cai di X 
alcune et poi quelle drizate a la Signoria. Come 
il Papa era alquanto turbato per Tarmata, perché il 
ducha di Urbin li havia scrito la non era zonla eie. 
£1 il Papa cegna voler vegnir in persona a dita im- 
presa. Item^ ha dato licenlia al signor Prospero Co- 
Iona eh' el vengi con le zente a unirse con spagnoli : 
el qual Prospero con le zente erano a Riete e Temi, 
danno fama esser homeni d' arme 300 et 300 ea- 
valli lizieri eie. Item, il Papa par habi parlalo a 
r orator nostro saria bon far T acordo con T Impe- 
rador, e si habi Brexa, Bergamo et Crema eia 

Item^ è zonta la nova di T acquisto di Crema; e 
altre parlìcularìtà, come più diffuse dirò di solo. 

Di Fiorenza, fo letere di Vicenza Guidato 
secretario di 14 et in Piera di Bibiena dil car- 
dinal Medici, de 16. Scrive il suo intrar in Fio- 
renza honoratamente, el meterano novo governo 
tutto a beneflcio de la sanclissima Liga el di questo 
Sialo, sicome per la copia di la dita letera qui solo 
scrita se intenderà. 



101 



MDXII, SETTEMDRB. 



103 



Copia di una letera dil cardinal Medici a 
Petra di 'Bibiena, data in Fiorensfa. 

Missìer Pietro nostro carissimo. 

Qaesta per farvi intendere el felice saccesso che 
eoDtinaamente le cosse nostre sortiscono, quale è 
questo. Martedì 14 dil presente, acompégnati da gran 
moltitudine de primari] dtadini de questa dtlà, in- 
trassemo in essa honorificentissimamente, e con co- 
mune letitia del populo, usque adeo che in questa 
parte la nostra opinion fuit re ipsa ìange supera- 
ta. Oggi 15 del medesmo, questa exceisa Signoria, 
una con li nobili della città et populo, hanno hauto 
comune consiglio pubblicamente, nel quale hanno 
ooostituito certo numero di citadinì, attribuendoli 
ampia facultà de ordinare el stato de la città : da 
quelli se darà opera ch*el stato predicto se ordina e 
eoDstituisca de sorte tale che la santissima Lega se 
potrà accomodamente servire di quello in le cose 
ooDcernenli al proposito et stabilimento de epsa. 
Habiamo queste cose voluto significare per questa 
nostra adligata a quel Serenissimo Principe, a la cui 
serenità ne recomanderete come se conviene, e co- 
municherete el tenore di sopra con quelli magnifici 
patri nostri, quali ve pareranno più accomodati alla 
partecipatione. Bene valete, 

FlorentùBi die 16 septembris 1512. 

IO cardinalis de Medicis 
Legatus. 

k tergo : Spectabili damino Petra de Bibiena 
secretaria nastra carissima. 

5^ Di Pietra Landa aratar nastra, da man di 
ktere, di 18 da Verena, et di 19. Prima, dil zon- 
zer li in Verona, a di . . , il reverendissimo Curzense 
molto honorato etc. et lui oralor insieme. Ivi è 
tìiam domino Petro de Urea orator yspano, qual va 
eon lui a Roma, et starano fino a di % partirono 
per Mantoa dove si atrova il viceré : etiam é venuto 
a Cremona il cardinal sguizaro con 1000 sguizari, 
qual vera etiam lui a Mantoa a la dieta farano, poi 
il Curzense dize partirà per Roma. Item, par siano 
ussiti da Verona da fanti 1000 e cavali 100 ; il che 
inteso l'orator Landò che andava alcune nostre ar- 
teilarie grosse in campo, persuase soa signoria e 
quelli consieri cesarli et il vescovo di Trento, che è 
H, a dover farli salvoconduto stante la trieva et an- 
dasseno a loro piacere; le qual za erano a viale di là 



di l'Adexe con la scorta di Zuan Forte et alcuni ca- 
vali lizieri ; ma non fu possibile per raxon li dicesse 
ditto orator, mai volesseno, ima denegono darli il 
transito. Item, scrive che era zonto II uno di Fa- 
vole nontio dil Triulzi, vien di Pranza, è zomi 8 che 
el partì, venuto dal Curzense, qual li ha dito che sier 
Antonio Zustinian dolor, é prexon de 11, bavia conzo 
la sua taia, et il Re li ha voluto parlar, e saria presto 
de qui. 

Di sier Nicolò da Pexara pravedadar di Al- 
bare fa ìetere, et di Colagna di sier Fantin 
Maro podestà. Come Tarlellarie conduseva in cam- 
po, hessendo ussiti di Verona fanti 400 et cavali 300 
per averte, lui é retrato e tornato di qua di TAdexe 
a Albaré, e scrito a Verona. Altri dice dite zenle ò 
andate per intrar in Peschiera. 

Di Crema, fa ìetere di sier Zuan Vitmi 
pravedadar di stratiaU. Scrive come il capitano è 
li con le zente, sguizari verso Caravazo, et che il ca- 
pitano ha fato tanto che quel monsignor de Durazo 
contenta de andar via per più segurtà soa, e tanto 
è satisfate de li, la confirmation di capitoli dil Cri- 
vello, e li danari datoli, che li francesi stanno di bona 
voia, et hanno mandato do soi francesi in Brexa a 
persuaderli a lo acordo. 

Di campo, al tardi, vene letere di 18 hare 3. 
Prima alcune drenate ai Cai di X in materia 
di lapraiicha, poi altre a la Signoria. Come 
hanno per certa via il marchexe di Mantoa prepa- 
rava il ponte sera Po per passar il campo di Spagna ; 
voriano saper se i vien nostri amici o nemici, ma 
vedeno Milan converà esser di archiduca etc. Sgui- 
zari ozi sono levati da Fontanele, Covo, Antignate e 
Calze e andati verzo Caravazo e quelli contomi. 
Scrìveno a la Signoria, voriano saper quello i habino 
a far, perchè li fariano fuora avanti se ingrossasseno 
{MÙ. Item, li 500 fanti di Romagna hanno esser 
zonti di qua di Po numero 600 in do parte venuti, 
e doman se dieno unir insieme; credeno justa Thor- 
dine datoli anderano verso Peschiera. Et hanno avi- 55 * 
so questa matina che 200 cavali et 400 fanti tede- 
schi erano ussiti di Verona e venuti tra Valezo e 
Vilafrancha per assaltar Y artellarie e monitione no- 
stre venivano in campo ; ma più presto vieneno per 
aver Peschiera over per acompagnar il Curzense a 
Mantoa : però li è sta fato intender dite artdlarie 
passino per la via di Goyto per causa di tedeschi. 
Scrive, za 4 zorni mandono uno trombeta al mar- 
chexe di Mantoa a dimandarli il passo per le fanta- 
rie venivano di Romagna, avisandoli T aquisto di 
Crema. Esso marchexe li ha risposto non Insogna 



103 



UDSUf SEITCIIBRE. 



104 



salvooonduto, perché de di e de Dote poleno passar 
le zeote noslre per el suo, et si al^ra di Y aquisto 
di Crema, el ha donato al Irombeta ducati 10, di- 
cendoli s' il porterà la nova di Brexa li farà mazor 
dinaostratione: che ditto marchese mostra di fuori 
bon voler etc Item, ozi è venuto li fuora di Brexa 
uno balestrier, già molti giorni fato prexon, di la 
compagnia di Nicolò da Pexaro, con uno francexe 
non ha voluto più tornar in la terra, dicendo pa- 
tiscono de victuarie et moreno da morbo come 
cani, et in uno giorno è morti più di 80 e l'altro 20, 
el forzo todeschi e guasconi, tra li qual è morto uno 
fratello carnai di domino Alovise Darsi loco tenente 
di la sua compagnia, et il Guidon capitano di cavali 
lizieri, i quali erano do valenti homeni. Item, è 
zonto ozi li in campo il liol di monsignor di Durazo 
con do altri so zentilhomeni et do servitori, menato 
lì di suo bordine per sier Nicolò Michiel proveditor 
ai Urzi nuovi ; il qual doman disnerano con lui pro- 
vedador Capello etc. Item, solicita danari et altre 
particularità ut in litteris. 

Di Bergamo^ vidi letere di sier Vetar Li- 
pomano,di 17 hare 22. Come hanno, sguizari esser 
levali di Bagnol e vanno a la volta di Covo, Àute- 
gnate e Fontanele a li confini di Roman. Si dize i 
voleno andar verso Cremona, e che i sono bandiere 
15, hanno pezi 6 di arteliarie. Scrive, il capitano di 
le fantarie sera li a Bergamo domenega a di 19, per 
quello ci scrive; siche el finirà T impresa di la rocha 
di la Capella. Etiam il provedador Mosto scrisse a 
la Signorìa, utpatet in litteris. 

Vene in Colegio V orator dil Papa episcopo di 
Ixcrnia, solicitando piil numero di barche per far il 
ponte a le zente pontificie per passar su el Polesene 
di Ferara, e si mandi li fanti e le arteliarie etc 

Et fo terminato in Colegio : di expedir do capi 
in Romagna a far 500 fanti per uno per aiutar il 
Papa contra Ferara, viólelicet Zanon da Colorgno 
andava governador in Cypro e non fu expedito, et 
Batista Dolo, per il qual mandono, era in visentina. 
57^> Vene V orator yspano de more, al qual per il 
Principe fo comunichato alcune nove, et ditoli questo 
denegar il transito a le arteliarie per campo ; questi 
non e muodi di acordo né di observar trieve etc. 
£1 qual orator si dolse, et si partirà fin . . . giorni e 
va a Mantoa a trovar ci viceré. 

Da poi disnar, fo terminato far Prcgadi molto 
tardi per proveder a li patroni di Alexandria e chia- 
mar Conscio di X con la zouta. E fo leto le letere 

ì) Per orrore di auaMrMÌoae,!* carta 5$^ qegttitt dalla 57. 



soprascrite, in le qual oltra quello ho scripto di so- 
pra, é questi altri avisi zoé : 

Di Roma, di 14 et 15. Come il Papa voi si 
concludi lo acordo con V Imperador con li capitoli 
altre volte proposti, et solicita si mandi mandato 
ampio sopra di zio a Torator nostro é II in corte; et 
eh' ci Curzense havia mandato a dimandarli 4000 
ducati li promesse darli per le spexe, e Soa Santità 
ha provisto mandarli, con questo ne babbi 1 000 
zonto el sia a Bologna, 1000 a Fiorenza, 1000 a 
Siena et 1000 a Viterbo, dicendo si risolvi presto, 
perché indusiando convegnerà spender più danari. 
Item, ha letere dil suo orator in Alemagna da Tini' 
perador, domino Lorenzo Cimpeze auditor di Rota, 
di . . • avosto da Cologna. Li scrive come Tlmpera- 
dor li ha dato licentia et cussi a U altri oratori. Item, 
trata pratiche di acordar il re di Pranza con il re 
di Spagna con questi capitoli ; ch'el dagi la seconda 
fiola madama Genevre in el nepote di Tlmperador 
fo fiol di r arziducba di Borgogna nominato don 
Carlo, e li dagi in dota la ducea de Milan e le raxon 
rba nel reame di Napoli, e cb*el re di Spagna babbi 
Zenoa con la riviera, e il re di Pranza babbi il du- 
cato di Gelder. Dil Papa e de* Venetiani, non fanno 
mentione; e cussi vanno atorno queste pratiche. E 
manda la copia di la dita letera. Item, come il Papa 
ha inleso esser intrato in Ferara el conte Lodovico 
di Bozolo con cavali et fanti ... a nome di Tlmpe- 
rador, e ha habuto forte a mal. Item, zercha T im- 
presa di Ferara, dice come ho nota avanti, et zercha 
le cosse di Fiorenza di Tacordo fato con spagnoli, et 
come fiorentini intrano in la Liga, e che el confalo- 
nier Soderini, qual era su quel di Siena a Monte- 
acuto, et il Papa chiamò il cardinal Petruzi con gran 
colera, dicendoli gran villanie, (ideo dito cardinal 
andò a caxa e li vene la frieve ; et poi per altre let- 
tere scrive dito confalonier, qual se diseva voleva 
andar in Pranza, par habi tolto la via per andar a 57' 
Ragusi. Item, come il Papa si baviadolto con Tora- 
tor nostro che il vescovo de Ixernia suo orator qui 
li havia scripto la Signoria feva scuoder dexime al 
clero a Padoa, che é contra i capitoli fati, e non voi 
per niente. Item, el signor Galeazo Sforza, qual é 
in la rocha di Pexaro, non ha voluto contentar di 
dar la terra al Papa et haver Codignola, et questo 
per haver auto letere dil vescovo di Lodi, che li scri- 
ve stagi forte et li darà socorso a farlo signor di Pe- 
xaro. Item, come il Papa ha dato il passo al si- 
gnor Prospero acciò si vadi a conzonzere con Texer- 
cito yspano, per sradichar le reliquie de francesi che 
è in llaUa. Item, uno aviso di T orator yspano di 



n 



103 



maUf SBTTEMBBS. 



106 



cave prese dil re di Portogalo, di Pranza, che an- 
dava a Bajona, quai ho notato di sopra. £1 manda 
il capitolo. Item, il Papa li piace, dicendo pareria 
etiam quel Re fusse in Liga conlra Pranza. Item, 
si trata la neza dil Papa in Maxlmian Sforza, e darli 
Parma e Piasenzain dota, e questo vorìano milanesi. 

Di Fioretura, di Vicengo Guidato secretano 
più letere, e di Prato e di Fiorenaay le ultime di 
16. Scrive il modo intrò Juliano in Piorenza, e poi 
a di ìi il reverendissimo cardinal Medici con gran 
honor ma gran pioza. Li vene contra il clero et zente 
assà, andò a l'Ànontiala e fece l' oration, poi al suo 
palazo preparatoli. Iteni^ a di 15, fu fato, prima 
chiamato el Consejo di 80, per far confalonier per 
uno anno, non passò niuno, e chiamato il Gran Con- 
sejo, rimase Zuan Batista Redolfl e intrò, et termi- 
nono far novo hordine a quel stato, et fo electo .... 
bomeni per quartiron, che sumano in tutto coi con- 
falonieri numero 54, quali habino a dar modo* al 
l^ovemo, uno di qual é Juliano de Medici. Et scrive 
di r acordo fato con spagnoli in ducati 80 milia: li 
danno 30 milia di contadi et 20 milia di panni al 
presente, il resto fin 6 mesi. Item, Tlmperador 40 
miiia et il Papa 20 milia. Item^ il viceré e spagnoli 
erano a Prato, qual per il sacho fato li erano molto 
ekiti, hanno conzo la cossa con luchesi li danno du- 
cati 5000, et senesi ne darano etiam bona parte. 
Itern, il viceré voi venir in Lombardia, dice a me- 
ter Maximian Sforza in caxa, et far la Signoria babbi 
le sue terre, con altri avisi ut in litteriSj et voleno 
inlrar in la Liga. 

Dil reverendissimo cardinal Medici etiam 
fo letere, di 16, drizate a la Signoria nostra. 
Àvisa il suo iutrar e mutar novo governo et homeui 
iJ8 Kicii per il parlamento in piaza de la Signoria di Pi- 
reoze, dove tutta la nobiltà et cittadini erano con 
tutto el populo, et tutti con clamore et consenso pu- 
blieo affermavano questi esser quelli che habbiuo 
auctorità et balia di riformare Io stato. À dì 16 de 
seplembre 1512. Et stanno uno anno. 

Ter il quartiere di Santo Spirito. 

Missier Piero Alamanni. 
Hissier Hormannozo Deti. 
Piero Guicciardini. 
Benedeclo de Nerli. 
Paodolfo Corbinelli. 
Francesco Vectori, 
Lanfredino Lanfredini. 
Lorenzo di Bonacorso Pitti. 



Neri di Gino Capponi. 
Guglielmo Angiolini. 
Giovan Francesco Pantoni. 

Per il quartiero di Santa Croxe. 

Missier Matheo Nicolini. 
Antonio Serristori. 
Lorenzo Morelli. 
Missier Prancesco Pepi. 
Piero de li Alberti. 
Jacopo Salviati. 
Giuliano Salviati. 
Andrea Giugni. 
Giovanni di Bardo Corsi. 
Pilippo de TAotella. 
Zanobi del Zaclierla. 
Jacobo di Antonio Peri. 

Per il quartiero di Santa Maria Novella. 

Missier Nicolò Altovili. 
Pilippo Charduzi. 
Pilippo Buondelmonte. 
Chìmenti Servigi. 
Bernardo Rucellai. 
Piero di Bernardo Vespuzi. 
Piero di Pilippo Tornabuoni. 
Lionardo di Zanobi Barlolini. 
Bindaccio de Ricasoli. 
Chimenti Ciarpelloni. 
Simone Lenzoni. 

Per il quartiero di Santo Joanne. 

Guglielmo de Pazi. 
Luca de Mazo de li Albizi. 
Luigi di la Stufa. 
Lorenzo de li Alexandri. 
Juliano de Medici. 
Averardo de Medici. 
Averardo de Pilichaia. 
Prancesco de Antonio di Tadeo. 
Alexandro di Antonio Puzi. 
Nicolò del Troscia. 
Lorenzo Benintendi. 

La Signoria che siede. 

Giovan Battista Ridolfi gonfaloniero di justitia. 
Ruberto di Pagnozo Ridolfi. 



58* 



107 

Alexandre Barbadori. 

Francesco Salvetti. 

Nicolò Peri« 

Antonio Redditi. 

Giovanni di Hironimo Federigi. 

Piero Marignola. 

Nicolò di Ruberto de li Albizi. 



59 Di Crema, dil capitano di le fantarie, fo le- 
fere. Come el manderà le zente a Brexa, et ha auto 
dal Crivello ducati 3000, qual li ha auti per aver 
tanto oro de qui, e pagerà le so zente. Itemj che 
monsignor di Durazo, è in rocha, aspeta il salvo con- 
duto dil Papa, voi andar a Zenoa over Siena. Scrive 
dito capitano starà li fino starà sguizari li atomo, 
etc. Le letere é di 17 ; etiam sier Zuan Vituri prò- 
vedador di stratioti scrive. 

Di campo di Brexa, diìgovernador zeneràl, 
di 17. Zercha voria le zente è a Crema e il capi- 
tano di le fantarie non le manda ; dize in campo non 
é fanti 3000 che fazino le fatione, siche se fazi zen- 
te, etc. Il sumario di le letere di provedadori zene- 
rali ho scripto di sopra. 

Dil Landò orator nostro, da Verona, di 18 
et 19, oltra queUo ho scripto di sopra. Che il 
Curzense stè ad longum per zorni do a Rovere in- 
sieme col cardinal Adriano; non sa quello habino tra- 
tato, dano fama averlo persuaso andar a Roma, per- 
chè el Curzense havi di questo uno breve dil Papa. 
Item, di uno nontio di missier Zuan Jacomo Triuhi 
ch*é di Seravale, qual é venuto li dal Curzense, per 
tratar di le cosse di missier Zuan Jacomo e di la 
Mirandola per so fia: qual ha dito sarà qui presto 
sier Antonio Justinian dotor, come ho scrito. Item, 
che lui orator ha parlato al Curzense di V artellarie, 
sicome ave aviso da sier Nicolò da Pexaro, andava a 
Crema, et non hanno voluto le passino, dicendo ^ 
passa senza so licentia e la Signoria comanda a 
quelle ville come soe et maxime tre vile che è solo 
Valezo. Item, non mantien la trieva, è spogliati ale- 
mani a Salò e toltoli li danari eie. L' orator ha ri- 
sposto sapientissime; nulla ha valso. Item, zercha 
dar salvo conduto a sier Nicolò da Pexaro passi, è 
sta contento. Item, a V Angaria voleno pagi li bur- 
chii di sai vanno in Lombardia ducati 3 e roezo per 
moza ; dicono quelli hanno trova cussi si pagava al 
tempo di signori di la Scala, e quando Verona la 
Signoria la teniva feva quello che voleva ; et Torator 
ha dito molte raxon : terminato le metino in scri- 
plura et conseierano col Consegio. Et si partirà a di 
^2 per Mantoa dito Cuneense, etc. 



MDXn, SBrrElCBBX. 



108 



Di sier Marin Zórjri el dotor orator nostro, 
più letere da Lugo. Dil passar Po il duca di Urbin 
mandò a veder Tarmada, posto bordine a tutto, pas- 
serano 250 cavali et 1500 fanti in do bore; siche il 
Ducha é resta satisfato, e inteso la risposta fola zer- 
cha far li 2000 fanti, è più che satisfato. 

Fu posto, per li consieri, far salvo conduto a ^9* 
sier Lorenzo Minio qu. sier Almorò, qual ha molti 
creditori, per uno anno di la persona tantum. Ave 
41 di no, et fu presa, et è contra le leze. 

Fu posto, per li savii, prolongar il meter et a- 
compagnar li mezi fili e tansa etc., fino a d) 5 octo- 
brio, atento sier Nicolò da cha' da Pexaro era go- 
vemador di Y intrade è partido e andato prove- 
dador a Crema, e non é sta fato niuo in locho suo. 
Fu presa. 

Fo posto, per li savii d* acordo, una letera a Ve- 
rona a sier Piero Landò orator nostro al Curzense, 
che insti aver il salvo conduto per T artellarie e nui 
non romperemo la trieva, e quelle ville é solo Pe- 
schiera che è in man de francexi, licet siano di ju- 
riditione di Verona, e li havemo dato danari per 
mantenir ie trieve. Item, mandatoli le raxon zercha 
pagar il sai etc Fu presa. 

Fu posto, per li diti, una letera a Zuan Piero 
Stella secretarlo apresso sguizari ; e avisarlo dil mal 
oficio fa il cardinal Sedunense contra il stado nostro, 
et vqji veder con quelli signori elvetii che si strenzi 
la intelUgentia con la Liga per terzo ; e avisi si *1 ne 
vien altra summa in Italia di quelli sono, etc Fu 
presa. 

Fu posto, per sier Andrea Venier procurator e 
compagni savii dil Conscio et di terra ferma, poi 
leto una oblation di patroni é contenti donar a la Si- 
gnoria ducati 1000, con questo si levi la pena dil 
quinto et mità di nolli, ma che zonzando per tutto 
novembrio, la muda sia di novembrio, e pasando, sia 
zorni 10 poi zonti. A V incontro, sier Marco Boiani 
savio del Conscio, sier Leonardo Capelo, sier Nicolò 
Trivixan savii a terra ferma, voi si stagi su d preso. 
Andò suso sier Francesco Zen savio ai ordeni, con- 
tradise una e T altra, voleva se indusiase e il Cole- 
gio venisse unìdo, le galie va vuode e le robe di mer- 
chadanti non vadino con barche in Istria etc. Andò 
le parte : 3 non sincere, 9 di no, di sier Marco Bo- 
iani 6% dil Venier 73, niente fu preso. E iterum 
sier Francesco Zen andò in renga, disse alcune pa- 
role in favor di la sua opinion. Andò iterum le 
parte, 58 dil Boiani, 80 dil Venier, 3 non sincere, 
e fu presa. 

È da saper, lezando le letere, intrò Conseio di X 



109 



WDXIIy SETTEMBRE. 



HO 



eoD la zonta ia Quarantìa civil, et steteno alquanto 
su certa materia. 

Nolo. Se intese per lettere di 18 di Ferara di sier 
Valerio Marcello, fo retor a Huigo» é prexon de li 
in castello, sente a sier Piero suo fratello : come spe- 
rava diman esser cavato di castello, e fin 6 zomi ve- 
ria a Veneda. 

É da saper, Zuan Alberto di la Pigna mandò a 
dimandar salvo conduto di venir a la Signoria a par* 
br da parte dil cardinal, e parse al Coiaio con li 
Cai di Xy de non li dar salvoconduto niun, per causa 
il Papa non 1* habi a male. 

Fo armato ozi 1 5 barche a homeni 6 per barcha, 
di San Nicolò e altre contrade, et mandate a Ravena 
al capitano di Po. 
60 A di 21, To San Mathìo. La matina fo letere di 
campo, di ^ovedadori generali^ date soia Bre- 
xa, a di 19, hore 3 di note. Come, per letere dil 
Caroldo da Milan, ha inteso la pessima volontà dil 
cardinal Sedunense e de milaneà contra il stato di 
la Signorìa nostra ; minazano aspetar bon numero 
de' sgaizari che dieno venir a unirse con questi ; 
eHam spagnoli dieno passar di qua di Po, e venir 
centra de nui. Item^ essi provedadori hanno uno 
avìso, per aldilà, che le nostre artellarìe, aspetavano 
voùsse, non vien de longo: unde in questa sera 
ebeno letere di sier Sigismondo di CavaU, il quale 
andò contra esse artellarìe per farli la scorta, quelle 
esser ritornate di la di V Adexe, e questo per esser 
venato bordine di Verona dil vescovo di Trento che le 
non passasseno et quelli conseieri cesarei, quali hanno 
protesta non voler darli il passo senza loro lioentia : 
le qual bavevano scorta 25 homeni d'arme et più di 
cavalli 100 lizieri : per la qual cossa questa matina a 
Talba essi provedadori mandoe centra il conte Gui- 
do Rangon con la soa compagnia de homeni d' ar- 
me e compagnie tre de balestrieri a cavallo con bor- 
dine debano far passar ditte artellarie omnino, ve- 
glino no, e hanno scrito a Verona a Toralor Landò 
di questo, dal qual hanno auto risposta non aver po- 
tato operar, per raxon babbi dito, che '1 Curzense 
et quelli altri lassino passar ditte artellarìe, e voi 
prima risposta da Verona. Scrìveno in questa ma* 
Una zonse a Cremona 15 burchi cargi de sguizari. 
Tien sieno quelli vanno a servicii dil Papa. El cardi- 
nal Sedunense dovea intrar in questa sera in dita 
terra. Scrive ozi il fk)l di monsignor di Durazo^ con 
sier Nicolò MìcUel provedador ai Urzi nuovi, ha di- 
snato eon lui proveditor Capelo ; verano a Vicenza, 
et il padre che è in caste! di Crema è risolto voler 
andar per via di Zenoa over Pisa, et aspeta il salvo 



conduto di Roma, et manderà parte dei soi francesi 
a star li a Urzi novi. Item, hanno scrito ozi a Cre- 
ma al capitano de le fantarie che legni quel numero 
li par di zenle d* arme li e il resto debi mandar in 
campo subito. Item, li fanti mandati a far in Ro- 
magna hanno cominziato a zonzer in campo; ma 
loro provedadori non hanno danari da darli, però 
si provedi, el se ne mandi, et protestano etc. Di 
Brexa la praticha hanno e per letere drizate ai Cai 
dil Consiglio di X. 

Di MUany dil Caroldo, fo leto eri in Prega- 
di soe letere di 18. Dil mal animo de quelli car- 
dinal et vescovo di Lodi etc. 

Di Bergamo, di sier Vetor Lippomano, vidi 60* 
letere, di 18 et 19. Come da 800 sguizari et mila- 
nesi 300 sono solo Trezo, et a di 18 D a Bergamo 
hanno sentito bombardar; ma queste zente è poche, 
tien non haverano. Sguizari è in Geradada alozati, 
vano a la volta dì Cremona, e il cardinal è zonto a 
Pizigeton, va in Cremona. De li se dize milanesi ve- 
leno venir con sguizari a meter le terre tien la Si- 
gnoria a sacho; hanno posto un taion a Milan, ma 
tien stenterano a scuoderìa. Item, il capitano di le 
fantarie sarà doman Ih 

Di Crema, di sier Zuan Vihm provedador , 
vidi letere di ... . Come ^izari erano levati ozi 
da Caravazo, venuti a Sonzin mia 7 di Crema, vanno 
a la volta di Cremona. Item, che il capitano di le 
iantarie ha Irato dil castelo tutte le artellarie di man 
de francesi per asecurarsi, con dir veleno andar a 
tuor la Capella di Bergamo. Etiam ha persuaso 
monsignor di Durazo a partirsi, e andar in looho più 
securo, perchè questi sguizari li vanno tomiando ; el 
qual è sta contento et vera ai Urzi si sguizari non li 
impedirà la strada, et per dubito loro è restato che 
za saria partito. Aspeta con desiderio il salvo conduto 
di Roma per poter andar a Zenoa over Pisa, e li 
imbarcharsi con li soi cavali e robe. 

Fo scrito, per Colegio, questa matina in corte 
una letera, et dolersi ne vien denegato il transito di 
le artelarie dal Curzense, et è centra i capitoli di le 
trieve etc 

Da poi disnar, fo Gran Consejo. Fu posto certa 

gratia, prima aiento li boni meriti de uno 

cioè r ahi la canzeiaria di Zara dil conte per 

do rezimenU. Ave 107 di no, 706 de si e fu presa. 
Fu foto eletion di conte a Zara, e rimase sier Zuan 
Hinoto è di Pregadi, qu. sier Jacomo, dopio, da sier 
Antonio Sanudo fo ai X savii, qu. sier Leonardo, che 
io fui in electione e lo tulsi. 

Fu posto etiam altra gratia di dar a uno dil Do* 



Ili 



MDXn, SETTEUBRE» 



113 



ion da Gvidal, atento li soi meriti, ut in gratia, la 
canzelaria dil conte di Zara per tre rezinicnti poi la 
prima presa ozi, e fu presa. 

Di Verona^ vene letere di 20^ di sier Piero 
Landò orator nostro^ Come il Curzense per niun 
modo non voi dar il passo a le artellarie, et si ha 
fato intender che V Imperador non voi, e ha bordine 
di Soa Maestà espresso di questo. 
61 Nolo, lo vidi letere in man di sier Marin Gridi 
ante di campo di sier Zuan Francesco qu. sier 
Hironitno suo nipote, di 19. Come il conte Guido 
Rangon li ha dito che monsignor di Durazo e in 
Crema. Ha auto aviso di Pranza e lettere certissime 
che sier Andrea Griti procurator, é preson, vien a 
Venecia, et era con 6 cavali tra li qual uno liardo, e 
vien acompagnalo con certo monsignor francese; si- 
che presto el sarà de qui. 

Da poi Gran Consejo, il Principe con la Signoria 
si reduse in cheba, e poi etiam vene il Golegio per 
aldir la diferentia dil contrabando di Chioza, con li 
avogadori. Eravi sier Marcbo Zantani podestà di 
Chioza sentalo di sora apresso il Principe, et parlò 
prima sier Zuan Antonio Venier avocbato grando, 
che il podestà havia jurisdition per leze di expedir 
dito contrabando et havia fata la so sententia, e 
stante quella li avogadori non si poi impazar. Rispo- 
se sier Marin Morexini Y avogador, concludendo è 
la parte presa in Pregadi che dito contrabando vengi 
qui una volta e sarà spazato per il Consejo di Pre- 
gadi, intervenendo esso podestà, e voi darli la soa 
parte etiam a li signori dil dazio dil vin, che erano 
li presenti, sier Marco Antonio Contarìni, sier Gia- 
como Marzello qu. sier Antonio, sier Vicenzo Zorzi 
qu. sier Antonio. Et parto poi per il podestà Mann 
Querini avochato; li rispose sier Francesco Orio 
r avogador e cargo il podestà, non é vero Kudexe, et 
Fazio Thomasini suo suosero andò a Chioza con 
quelli altri e contentò i oficiali quali ebeno ^00 du- 
cati, zoè le barche dil dazio dil vin, ergo etiam sier 
Zuan Zantani Cao di X era 11 et disse alcune parole 
in favor dil podestà so nipote. Hor mandati fuora, 
leto prima più leze, tra le qual una di sier Dona Con- 
tarini, che quello é foto per il Mazor Consejo non 
possi esser roto per altro Consejo che per quello, et 
altre, et una dil 1502 in favor dil podestà presa in 
Gran Consejo che voi il Colegio possi proveder ai 
ordeni di dacii et preseno dove sarà trova il con- 
trabando, quel podestà expedissa. Hor consultato tra 
la Signoria et il Golegio, volse la Signoria alquanto 
de rispeto, et venisse il podestà da mattna in Colegio, 
se li dina V opinione di la Signoria. Et cussi venuto 



ogni matina per aver la expcdition, quello fo termi- 
nato scriverò avanti. 

In questa matina in Colegio fo provato, con li go- GP 
vernadori de V intrade, sier Marco Bragadin qu. sier 
Andrea condutor dil dazio del vin, e cazete tre so 
fradelli caratadori, sier Hironimo, sier Alvixe e sier 
Nicolò, e do popular : bisogna ne trovano do altri. 
Di Saona, vidi letere di sier Vincensfo Po- 
lani sopracomito, di 10 septemhrio^ a sier Vi- 
cenzo so fradcllo. Come è li con le altre do nostre 
galie et altre, vedando non vengi soccorso in la Lan- 
terna ; ma dize é impossibele a devedar che non en- 
tri per esser Saona mia 30 lontan, e francesi vien di 
Provenza con tempo fato e mar e vento prospera, 
e meleno il socorso dentro, come é sta in questi 
zorni, che è sta messi dentro 18 homeni, etc. Item, 
solicita la licentia di venir a disarmar, over mandarli 
sovenzione de li. 

A di 22, la matina in Colegio. Àldito BalisU Dolo 
qual voi menar andando in Romagna 400 boni fanti 
fati qui in visentina, et fo terminalo non mandarlo 
perche volemo se fazi li, e mandar solum Zanon di 
Colorgno et uno altro contestabile ; et etiam questi 
do non fonno mandati. 

Di campo, di provedadori venerali, di 20, 
hore 3^ soto Brexa, Come haveano ooroenzalo a 
zonzer li fanti di Romagna et bona parte passati di 
qua di Po, etiam li spagnoli, et verano il resto di 
spagnoli; siche bisogna danari. Hanno inteso di du- 
cati 4000, che é in camino, è una salata, hanno man- 
dato la scorta, però amore Dei si prò vedi; le fanla- 
rie vociferano e le zente d' arme vorano presto la 
paga; siche mandando danari a poche a pocbo si 
buia via ; però bisogna subito danari, et protestano 
non si mandando, seguirà ogni disordine. Etiam 
quelli di Crema voleno danari, aliter li fanti si par- 
tirano. Et hanno deputado a quella custodia Fran- 
cesco Calisson con fanti. Item, ha inteso, con le ar- 
tellarie grosse si mandano di 100 el 120, esser ba- 
rili 150 polvere grandi di 6 T uno. Scriveno aver li 
boche IG de arlellarie, una colobrina di 30 rescn- 
tida, altri et picoli, et baie 3100 fate far in quelle 
valle di 50, 40 et 30, che bisogna a la bataria, e Por- 
dine dato trazer 600 bote al zomo; siche arano 
polvere per 4 zorni. Jfem, il cardinal Sedunensc é 02 
a Lodi, minaza molto voler far centra nostri. Questa 
sera aloza a Pizigaton, poi doman intrarà in Cremo- 
na. È sta mandato via di Cremona alcuni citadini 
marcheschi a Milano e dal ditto cardinal per suspe- 
to. $guizari sono alozaU Romenengo, et le gente 
d* arme a Castel Lion. Item^ el governador nostro 



113 



MOXII, SETTEMBRE. 



Ili 



e quelle zenle di campo voleno Brexa a sacho, e sono 
mollo ingajnrdìli, però non si perda la occasione di 
mandar el dinaro. Hanno inleso V arlellarie non vien 
perché el Curzense non voi le passi, el per letere dil 
conle Guido Rangon et di Àlexandro Gavardo vice 
colateral, par voglino questa note andar a tuor la 
terra di Peschiera, eie, ut in litteris. 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zont^i, è fo 
fato nel Consejo simpUce uno ordinario a la canze- 
laria in locho di Piero Mazaruol, è morto, et rimase 
Zuan Piero Stella stato altre Gate, qual è secretano 
a'sguìzari. 

Li Bomay vene letere di 17 di V orator no- 
stro, portate per carier, va in Ingaltera. Come 
il Papa ha mostralo grandissimo piacer di Crema, 
el esso orator, juxta le nostre letere, li ha dimandato 
salvoconduto per li francesi. Soa Santità disse: « parie 
a Toralor yspano> et li parloe, qual orator dice sa- 
ria danno a la Catholicha Malesia che ditti francesi 
Tadino con li cavalli et arme in Pranza ; però saria 
meglio farli venir a Venecia, eie. Et cossi ha dito il 
Papa, questo e il meglio. Item^ il Papa voi mandar 
uno suo messo al cardinal Sedunense a dolersi de li 
portamenti el fa con tra la Signoria nostra ; che è me- 
glio che scriverli. Item, il confalonier Soderini, qual 
era zoiftto in Sardegna, par voghi andar a Ragusi. 11 
P^ipa à scrilo a Ragusi lo relegni, et cussi scrive a la 
Signoria vedi di averlo. 

Noto. Inteso per le altre letere che dito confalo- 
nier dovea andar a Ragusi, per Colegio fo scrilo a 
sier Hironimo Capello sopracomito, era a Parenzo, 
andasse a la volta di Ragusi a questo effetto, et ve- 
desse di meterli la man adosso. 

Fo sento, per Colegio, a Crema al capitano di le 
fanlarie, vogli persuader monsignor di Durazo a ve- 
nir in questa terra eie., atento di Roma schivano di 
darU il salvo conduto. 

Fo preso in questo Consejo di X, che sier Seba- 
slian Falier qu. sier Tbomà, et sier Cristofal Capelo 
di sier Francesco electi sa vii ai ordeni, qual voi pre- 
star a la Signoria ducati 200 per uno da esser scon- 
ladi in le soe angarie di uno anno in là, possino in- 
trar, non obslante non habino la età. 
^^' A di 23. La note prima fo cativissimo tempo, 
pioza et vento, et trete saite in la chiesia di San Sle- 
phano, brusò el cerio pasquale e altro mal non fu, 
el poi tutto el zorno durò quasi dita pioza. 

Vene in Colegio T orator yspano e disse di 
mandar uno neapoUtano in campo dil Papa a far 
li fonti dia far la Signoria, et si ofierisse desviar 
200 fanti é in Ferara ; et cussi fo terminalo man* 

/ DU^rii di M. Sanuto. — Tom. XV. 



darlo, nome da Napoli et si 

partì. 

Di catnpo^ di provedadori eenerali^ date soto 
Brexa^ a dì 21, Kore 23. Come é zonii di qua di 
Po fanti 700 di Romagna, et in campo parte di spa- 
gnoli ; verano subilo il resto. È zonti li ducati 4000, 
con)enzano a pagarli ; ma bisogna di altri, e non so- 
lum li 5000 è a Vizenza, per li qual hanno mandato, 
ma si mandi ducali 1 1 milia, che zonti, il governa- 
dor dize in A zorni voi far la balaja, e dar Brexa; si- 
che se li mandi subilo, acciò si possi contentar quelle 
fantarie, saranno 7000, et il govemador non voi più 
che queste di Romagna et quelle di Crema. Item, 
Pontcvico é forteza importante, é pochi fanti : ne vo- 
ria esser 100, né vi é caslelan dentro. Item, hanno 
lettere dil conte Guido Rangon ch*é con Babon, come 
non li par di andar a tuor Peschiera per non sde- 
gnar el Curzense ; ma aspelar V arlellarie possi, et a 
una bota far. Item, sguizari sono ut supra. Et per 
letere di sier Zuan Viturì da Crema, hanno che monsi- 
gnor di Durazo, che è li in castello ancora, è risolto 
voler andar a Zenoa o Pisa con li soi cavalli e robe, 
e de li passar in Pranza, ma damatina si parte suo flol 

monsignor de e vien a Venecia con 

sier Nicolò Michiel in compagnia, et inteso questo 
crede muterà pensier. Concludeno, si mandi subito li 
danari, chi voi haver Brexa. Item^ mandono una 
lelera aula dil cardinal sguizaro, si duol nostri li fa 
danno, et la risposta di loro proveditori. 

Di Crema, dil capitano di le fantarie e sier 
Zuan Vituri proveditor distrattoti. Avisa come 
hanno afitato il dazio dil sai. Item, partirà esso ca- 
pitano per aver la Capella con il Crivello, partiti che 
siano sguizari di quelU contorni, et si provedi di da- 
nari per pagar quelle fantarie et zente, ut in Ut- 
teris. 

Et mandati fuora chi non era di Consejo di X, 
fo parlato con sier Francesco Foscari e sier Zacha- 
ria DoIGn cassieri de trovar danari per certa via se- 
creta, e mandarne qualche summa in campo. 

Di Chiosa, dil caneelier dil podestà, di eri, 63 
perchè il podestà è in questa terra. Come ho 
scrilo di sopra, avisa V armar alcune barche de II 
numero .... et mandarle a Tarmada a Ravena. 
liem, per uno venuto di Ferara parli domenega da 
sera, dice certo quel zorno aver veduto el ducha in 
Ferara che era zonto e lo cognosce, e se feva gran 
festa, e si dicea dicto ducha era rimasto d* acordo 
con il Papa. 

Di sier Piero Landò orator nostro, fo letere 
da Verona, di 21, Come alcuni fanti e cavalli ite- 

8 



115 



IIDXn, SETTEMBRE. 



116 



rum erano ussiti di Verona, et die dito oralor ha 
instato con il Curzcnse di dar il passo a le artellarie; 
qual li ha dito non se impaza de questo ma ha lior- 
dinedel vescovo di Trento, e che saria bon far Tacor- 
do con r Imperador e seguiria molti beni. Item i'o- 
rator parlò al vescovo di Trento, qual dice voi sìa 
satisfato li soi fanti prima, e altri coloquii ut in Ut- 
teriSy et più difuso scriverò di soto. 

Da poi disnar, fo ordinato far il Colegio di le 
aque per far uno presidente in luogo di sier Hiro- 
nimo Duodo intra consier, et 4 di Colegio che nian- 
cha. Et fu facto sier Marco Antonio Loredan, fo cao 
di X, qual era del Colegio predito, fu soto sier Carlo 
Contarini fo provedador al sai qu. sier Balista, et fo 
bello che sier Marco Antonio Loredan cazé di Pre- 
gadi et in Gran Consojo, et per Colegio e sta electo 
in locho, et al dispeto del Gran Consejo intrara in 
Pregadi per do anni. E cossi fece sier Antonio Con- 
dolmer; si voria proveder e questo: fo praticha fata 
acciò el vadi in Pregadi, che per altra via non po- 
teva andar. Etiam feno i di Gilegio predito, sier 
Carlo Contarini fo provedador al sai, sier Valrrio 
Vulicr fo provedador a le biave qu. sier Antonio, 
sier Domcnego Pixani é di Pregadi qu. sier Zuane 
et sier Nicolò da Pe.xaro fo govemador. Et di- 
sciolto dito Colegio, restò li savii suso a consultar 
di risponder a le letere di 1 5, et acciò tutto se in- 
tendi, qui noterò il Colegio sopra le acque. 

Deputati al Colegio sopra le aque, 

Sier Antonio Condolmer \ 

Sier Lorenzo Capelo qu. sier Michiel | prescidenti. 
Sier Marco Antonio Loredan ) 

Sier MichìcI Salomon qu. sier Nicolò. 
Sier Michiel da Leze qu. sier Donado. 
Sier Alvixe di Prioli qu. sier Piero procurator. 
Sier Zuan Zorzi qu. sier Jacomo. 
Sier Andrea Foscarini qu. sier Bernardo. 
Sier Alvixe Marzelo qu. sier Jacomo. 
Sier Thomà Lion qu. sier Filippo, non era. 
Sier Bernardo Donato qu. sior Piero. 
- Sier Antonio Bon qu. sier Nicolò. 
Sier Andrea Magno qu. sier Stefano. 
Sier Piero Bulbi qu. sier Benedcto. 

63 * In questa matina, in Quarantia criminal fo expe< 
diti quelli zentilhoineni Bondimieri fu preso di rete- 
nir, et si apresentono, per aver ferito e salta la zer* 
cha e fato certi oltrazi a uno caleger in la contra' di 
San PolO| et li menò sier Marin Morcxini avogador 



el li difese sier Zuan Antonio Venier avoclialo. An*lò 
prima di procieder contra alcuni absenti che ferite 
con eflt'to, e preso fu che banditi fusseno di terre el 
luogi di la Signoria, e venendo li sia Uià la testa ut 
in parte. Quelli do zoveni Bondimieri, videlicet sier 
Francesco qu. sier Bernardo et sier Agustin qa. sier 
Francesco fono asolli. Sier Nicolò Bondimier di sier 
Andrea posto prozieder, ^0 de à et 10 di no, et poi 
posto più parte, fo preso questa che U dito stia et 
compia mexi 6 in prexon, e sia bandito di ofBcii el 
beneficii per do anni : et fu presa. 

In questa matina, essendo sta terminato per il Co- 
legio di mandar danari in campo, fo mandato du- 
cati 5000 a Vizenza. 

A dì 34 la matina, intesi per via di merciià de lì 
zoielieri, come a Pexaro, luni fo 20, morite il reve- 
rendo domino Michiel Claudio tragurino episcopo 
di Monopoli, era legato et comissnrio pontificio de 
II, da febre, et marti a dì . . . dito fo sepulto ho- 
norifice lì. 

Vene il podestà di Qiioza, el portò una lettera 
aula dal suo canzelier, qual li manda una letera li 
scrive il vescovo di Ancona di 11, Come T ha 
inteso el ducha di Ferara trovarsi a Villanova in 
TApruzo, e dovea montar in una barcha picola e ve- 
nir a terra via, e intrar in le boche di Po e andar a 
Ferara; per tanto si usi diligentia di averlo in le man. 
Item^ li scrive zercha le barche armate. 

Poi dito podestà solicitò la risposta dil contra- 
bando, qual li avogadori li havea fato un comanda- 
mento in pena di ducati 600 mandasse di qui ju- 
sta la parte di Pregadi, al qual rispose in scritura le 
raxon disse V altro zorno a la Signoria etc. Hor il 
Principe li disse andasse al suo rezimcnto, perché 
volcano il contrabando per esser cosse devedate 
fusse preso, e lui aria la so parte di pani, etc. Noto. 
Li marchadanti de chi è il conlrabando, voria averlo 
indrio e prestar a la Signoria ducali 3000, et star che 
el podestà di Chioza lo judichasse, zoè Perigo Gri- 
maldo e compagni. 

Vene sier Francesco Capello el cavalier nominato 
di sopra, tornato, qual andava or in Ingaltera, et fo 
rimesso la sua relalione a farla ozi in Pregadi; et era 
vestito di paonazo et becho rosso, con alcuni soi pa- 
renti in compagnia, ma poclii. 

Vene T orator yspano, et disse aver letere, come gì 
il viceré era zonto con lo exercito su quel di Bolo* 
gna e veniva di longo verso la Lombardia, et altre 
particularìtà. 

Vene Zuan Gobo corier questa note, con letere 
di Zuan Piero Stella è secretarlo nostro a* sguizarì, 



117 



UDXli, SbTTEMBHE. 



118 



r ultime di 1 5, da Bada : il sumario scriverò poi ; é 
cative letere. 

Di campo, di provedadori aenerali, date solo 
Brexa, a dì 22, hore 3 di note. Come aspelano li 
danari e ehi voi baver Brexa li mandi ; quelli ducati 
2000 speravano aver da sier Leonardo En)0 per via 
di bresani, non li vedeno il modo. Come il prefato 
Emo scrive a la Signoria, la impresa di Peschiera fu 
(sospesa)^ per non irritar prò nune il Curzense, 
acciò dagi il transito a le artellarie etc. Itetn, ozi i 
nimici é ussiti fuora alcuni di la porta di la Torre 
longa, venuti a scharamuzar con li nostri sono a la 
guarda di San Fiorian. É sta morti alcuni. Et questo 
fanno perché, domente parte scbaramuzano, il resto 
va taiando qualche herba o altro per quelli zardini 
viciui a la terra per dar da manzar a li cavalli. Item, 
non mandano di longo monsignor de Villadrat Gol 
di monsignor di Durazo, come scrisseno voler far, 
per dubito non sia preso da li alemani è fuora di 
Verona ; ma lo tieneno 11 in campo con custodia. 

Di Crema, dil capitano di le fantarie, fo le- 
tere. Come monsignor di Roys, over di la Roxa, fo 
qui prexon, e in Lignago, bavìa sento li a Crema a 
monsignor di Durazo che volesse darli la terra, 
perchè li bastava Tanimo aver suo fio! che ò obstaso 
in le man, et gè lo darla, prometendoli etc. Et che 
dito monsignor li rispose, quando ben V havesse suo 
Col, non voleva romper la fede data al capitano di 
dar la rocha a la Signoria nostra. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 
vedadar, di 20, et vidi letere di sier Vetor Lip- 
pomano^ di 20, hore . . . Come il governator haria 
auto una letera da Milau dil vescovo di Lodi zercha 
uno beneCcio di uno milanese, la qual letera é scrita 
de man de uno suo canzelier, e di soto è di man di 
dito vescovo queste parole : aviso vostra magnificen- 
lia che non è tempo che quella Illustrissima Signo- 
rìa rompa con questo Stado a requìsition dei pazi, 
aliter iertius gaudebit cum interitu utriusque: 
notate hcec verba, spagnoli vengono, sarà altro che 
64* Crema. Et di soto scrive il suo nome scrito di sua 
man propria. Item, si ha auto aviso di eri dil Caroldo 
secretano, come il cardinal Sedunense era li a Lodi, 
etiam lui secretario, va a Pizegaton, poi a Cremona 
eoa assai zente milanese ; et era venuto dito cardinal 
io colera con lui dicendo li provedadori aver man- 
dato uno trombeta a Trezo a dir i se rendano a la 
Signorìa. Item, altre particularità, ut in litteris. 

Dil Caroldo secretario nostro, da Lodi. Àvisa 
quanto ho scripto di sopra, e come il cardinal va 
verso Cremona, et alia, ut in litteris. 



Da poi disnar, fo Pregadi, et leto le iofrascripte 
letere notate di sopra, et de sguizari scrive a la Si- 
gnoria e a tutti I zentilhomeni, data a la dieta di Ha* 
da, in risposta di nostre. Come è nostri amici, e 
quanto a far intelligentia, non li par di far se prima 
non siegue 1* acordo con V Imperador. Tamen vo« 
leno esser boni amici nostri ; con altre parole di que- 
sta sustantia. 

Dil Stella secretario, V ultime di 15. Prima, 
come r acordo con il stato di Hilan è seguito, vide- 
ZiV^Narli ducati 150 milia, et comenzar 50 milia 
questo zener, il resto da mo 6 anni, per rata, e darli 
40 milia a Tanno. liem, tre castelli, videlicetlAxgàn^ 
Lucarno et Verles, quali confinano con essi sguiza- 
ri, ci loro tuo' a difender il stado di Milan contra 
quoscumque e recuperarli le terre a ditto stado per- 
tinente, sia in man de chi se voja. Et T orator dil 
Papa domino Zuan Stafileo episcopo di Sebenico ha 
protesta a ditti sguizari, {lerché Parma et Piazenza è 
dil Papa di le raxon dì la Cliiexia. Item, che Y ora- 
tor di milanesi domino Galeazo Visconte desiderava 
esser aldito da la prima dieta si farà a Lucerna zercha 
prolongar più tempo a darli i danari ; et che domino 
Antonio di Castello orator yspano havia oferlo darli 
ducali 300 milia e volesseno meter el arziducha 
di Bergogna nel slato di Milan. In dita dieta, era 
sia risposto non voleano per niente, et che li oratori 
cesarei venuti, qùaU doveano darli per li acordi du- 
cati 1^ milia, non li hanno portato salvo ducati 1800 
e dato a quelli principali, quali tramavano etiam di 
meter Tarchiduclia nel stado di Milan et saltim 
meter uno vicario cesareo e lenir cussi quel stado; la 
qual cossa sguizari non hanno voluto. Et che erano 
venuti oratori di Savoia dimandando Verzei che è 
terra soa qual tien ditti sguizari, et si offeriscono et 
vorian tratar acordo Ira il re di Pranza e sguizari; 
la qual cossa è sia rimessa a la dieta si farà al zorno 
deputato a Lucerna. Item, eh* el ducha di Lorena 
etiam ha mandato a dir e ditti sguizari li ha rispo- 
sto non voler lai adatamento. Item, quanto a far 
intelligentia con la Signoria, hanno risposto non li 
par tempo fino non siamo acordati con Y Impera- 
dor, et tamen si oferiscono venendo Y Imperador 
a nostri danni, volerne ajutar e venir parte di essi 
sguizari al nostro soldo; et cussi conforta ditto Stella ^^ 
non si fazi altra intelligentia, ma dando ducati 1800 
in zircha a quelli capitani sguizari a Tanno, questo 
basterà fino si veda come va le cosse. Item, scrive 
che li oratori cesarei hanno negato non esser vero 
dil matrimonio si tratava di madama Reniera fia se- 
conda del re di Pranza nel ducha Carlo di Borgo- 



\ 



119 



UDXII, SCTTEUBRE. 



130 



gna. Itemy scrive coloquiì auti con domino Galeazo 
Visconte, qual voria far intelligentia pel stato de Mi- 
lan con la Signorìa, con questo Cremona e Gera- 
dada resti al duchalo de Milan, perché aliter, non 
havendo ni Parma ni Piazenza, resteria un pìcol Du* 
cha ; e altri coloquii ut in litteris. 

Di Manica, di sier Piero Landò orator no- 
stro^ di 22. Come, a bore 18, quel zorno il reve- 
rendissimo Curzense si parti di Verona, et a bore 31 
zonse a Mantoa acompagnato dal vescovo di Tren- 
to, qual ritorna a Verona. Evi etiam domino Piero 
d*Urea orator yspano che va con soa signorìa a Ro- 
ma et il noncio pontificio domino Lorenzo Campezo 
auditor di Rota, stato in Alemagna da Tlmperador e 
da quello licenliato, et lui orator nostro con altri, in 

tutto da cavalli Trovoe a la porta il cardinal 

di Mantoa e il signor marchexe, et lo acompagnoe 
a lo alozamento. Item^ ricevute nostre letere in ma- 
tcr.a di Tartillarie, andoe dal dito Curzense, qual era 
con il vescovo di Trento, et leloli le letere, e come 
questo denegar era contra li capitoli di la trieva, 
sicome tutte quelle raxon Thavia za ditte per avanti, 
soa signorìa concluse non è per dar il transito, né 
fa per Y Imperador che la Signoria habbi Brexa fin 
non si fa lo acordo. Et il vescovo di Trento disse 
tolemo do zudexi, Tauditor Campezo et Torator yspa- 
no é qui, e che lui Landò disse non bisognava meter 
in compromesso quella cossa é chiara. Item^ scrive 
che hanno concesso transito a Luixe de Margaritis 
che con certe monition per campo passi ; ma non le 
artellarie, le qual è ritornate a Cologna. Item, che 
in itinere il Curzense bave uno breve dil Papa ; non 
sa quello se contegna, unum est el solicita l*andala 
a Roma, e tien non parlerà al viceré, ma andera di 
longo. EI qual viceré ha mandato a dir al marchexe 
li prepari il ponte, e 1* hanno preparato, et è zonto 
parte di le so zente spagnole su el bolognese. Item, 
era zonto al dito Curzense uno nontio dil cardinal 
Sedunense sguizaro; concludendo, non voleno Tartì- 
larie passi ; dubitano havendo Brexa si torà poi Ve- 
rona, imo scrive coloquii col ditto Curzense, come 
vien spagnoli in Lombardia. Item, scrive per tutta 
Mantoa si dice diti spagnoli vengono a meter Tarzi- 
ducha di Borgogna nel duchato di Milan, o eh* el 
Curzense li ha dito che bisogna artellarìe subito sarà 
spagnoli, che con vui torano Brexa; et altre particu- 
larìta scrive, ut in litteris. 
Gò ' Et compito di lezer queste letere, el una dil go- 
vernador zencral, data in campo soto Brexa di 
... a Piero di Bibiena. Dil bon animo Tha d*avcr 
Brexa : ma ch*cl capitano di le fantarie diseonza la 



cossa in non mandarvi quello rìdiiede, poi li danari 
non zonseno et altre particularita, ut in litteris. 

Poi sier Francesco Capello el cavalier, venuto di 
Alemagna, andò in renga a referìr il suo viazo, e 
come da le terre Granché era sta ben visto e si de- 
siderava lo acordo, e come stando in aspetatìon dì 
aver salvoconduto da Tlmperador ch'era a Costanza, 
vene uno araldo con intimarli Tandasse in Baviera, e 
feli 17 opposition, uno processo molto allo, tre di 
le qual é grande : di aver fato brusar le terre in la 
Alemagna, di haver dito mal de lui, e sussità le 
terre franche di tramar di la soa morte etc., come 
ho dito di sopra quando el fo licenliato, et cussi 
vene a Monaco dal ducha Guielmo di Baviera. Dal 
qua] fu ben visto e si tien mal edifichnto de T Impe- 
rador, perchè el favorizava el ducha Zorzi de Ba- 
viera suo fratello eie. El poi ave licentia et vene via 
per alcuni lochi saxosi, scorando grandissimi perì- 
coli ; siche é stato fuora mexi ... e zomi . . ., e non 
ha potuto andar a la sua legatione de Ingaltera. Fo 
laudato dal Principe de more, dicendo per lui non 
ha manchato andar. 

Fu posto, per li savii d^acordo, una letera a Piero 
Landò ch'el vadi de longo con il Curzense fino a 
Roma e lengi avisato de continuo ogni suo anda- 
mento, come l'ha fato fin bora; et fu presa. 

Fu posto, per li savii, una lettera ai provedadorì 
in campo, solicitandoli a ultimar la impresa di Brexa, 
maxime li havemo manda danarì come rechiedeno 
el ne manderemo di altri. E havemo visto una letera 
del signor governador scrita a Piero di Bibiena dil 
bon cuor Tha, et cussi si meli in opera etc. Fu presa. 

Fu scrito etiam a sier Leonardo Emo proveda- 
dor in brexana, cb'el solicìti aver quelli ducati t2000 
atento il bisogno grande di averti. 

Fu posto do letere a Roma, d'acordo per li savii. 
In una etiam dolersi ch*el Curzense non voi darne 
il transito di le artellarie, che é contra li capitoli di 
le trìeve, etc. In l'altra che Torator nostro debbi co- 
munichar con la Beatitudine Pontificia quanto li ha- 
vemo scrìpto; e come il Curzense è zonto a Mantoa; 
e di spagnoli che vien di longo non fo dito nulla ; 
ma che stando Verona di mczo, non savemo a che 
modo mai poter far, però Sua Santità con la sua 
prudentia fazi per il stndo nostro, qual tutto é a be- 
neficio di Soa Santità. Iteìn, di Tarmada mandata a 
Ravcna e di ducati ^000 per far fanti soto do con- 
testabeli Zanon di Colorgno et uno altro. Fu presa. 

A di 15 la matina : vene V orator yspano in Co- 66 
legio de more. 

Di sier Marin Zorzi el dotor, orator nostro 



m 



UDXII, SETTEMBRE. 



123 



fo leiere date a Luffo, a (fi ... . Il sumario di le 
scrìverò di solo. 

Dil eapitano di Po sier Andrea Contarini, 
vidi ìetere di 22, in porto di Bavena, a hore do 
di zomo. Come ha ricevuto una letera di la Signo- 
ria, di 17, a lui molto grata. Avisa, per uno secreta- 
no dil signor ducha di Urbin li fo fato intender la 
hntention soa era che lui levasse sopra quelli bur- 
chii fanti 800 et levarsi come el si atrovava, non ob- 
stante non havesse fatto se non burchi 17, per man- 
chamento di legnami, et disse faria quanto voleva 
sua signorìa, e subito feze dar la trombeta di bataìa 
e spazoe messo a posta a sier Marin Zorzi che li do- 
vesse far intender quello havea a far, qual subito li 
rescrisse per nome di dito Ducha si dovesse levar 
questa matina come el si atrovava. E cussi al far dil 
zomo ha fato ussir dil porto li burchi con il resto 
di l*armada menuda, e lui capitano con la fusta di 
Lucba Bon, aspetano il colmo di Taqua per ussir, e 
cu^l andera a la bocha di Primer dove atenderà or- 
dine dal Ducha, qual se dia levar etiam lui da mat- 
tina a bona bora et esser sopra la riva di Po. Quello 
s^iri, aviseri. Scrìve la fusta di Lucha Bon più vol- 
te come el passava davanti cridava : danari, dana- 
ri, a modo di soldati, ancora che non fusse il tempo, 
per esser mal uxadi, et è rìmasli in terra più di 40 
e con faticha li ha rednti in fusta. Avisa di zìo la Si- 
gnorìa et si provedì, aliter non li mandando la paga, 
sari disarmata. 

Iteniy in Primier, scrive de hore 15, a dì 23, 
Come zonse quella zente a bore 20 in bocha di Prì- 
roier, e a hore 23 zonse il ducha di Urbin in perso- 
na con pochi cavali. Li richiese marangoni per forti- 
fichar una sponta mia 8 lontan per el passar di le 
' artellarie. Subito li mandoe zercha homeni 30 con 
legnami in spala e feramenta per Tar questo eflTe- 
eto, e ritornò a hore i : rìportono aver fortiflchato. 
E pocho driedo, vene un messo dil Ducha a dirli do- 
vesse acoslar li burchi, e preparar li ponti per le 
arleUarìe; et subito mandoe Tarmiraio, e non fornito 
forliGchar la via, che si messe tanta pioza più fosse 
mai, e queste zente d*arme e fantarie sono al disco- 
perto. £1 Ducha, visto el tempo messo a la pioza si é 
levado con tutto lo exercito per Ravena, dove dize 
voler dar la paga, e fatoli intender si lievi etiam lui 
capitano e andar a Ravena. Parendoli, scrìve, non si 
poter levar per esser syrocho grando, e durerà qual- 
che zomo, soliciia si provedi a la paga di quelle zur- 
66 * me, aliter resterà disarmato, acciò volendo il Duca 
poi si lievi da Ravena, non possi per non haver zur- 
me, che si aria causa di dolor di la Signoria nostra. 



Item, scrìve crede far qualche faconda avanti ch'el 
ritoma a Ravena. 

Di Vicenzo Guidoto secretario nostro, date 
a Fiorenza, l'ultime a dì 19, Avisa come a di 17, 
hessendo andati V orator cesareo, il conte di Santa 
Severìna et lui secretarìo nostro da la signorìa di 
Fiorenza e dal confalonier novo Zuan Batista Redolfi 
a dirli se dovesseno dechiarir in la Liga et trovar 
modo al governo loro che possino durar, havendo 
una volta levatosi di Tamicitia et protetion di Pran- 
za ; qual rispose ditto confalonier erano contenti di 
far ogni cossa quando i vedesseno le proposte, tuta- 
via servando la loro libertà. Li oratori risposeoo era- 
no savii e sapevano ben quello havesse a far. Et ve- 
nuti a caxa, hessendo esso secretarìo nostro a disnar 
con il reverendissimo legato Medici, che é in la soa 
casa, senti gran ramor in la terra, però che alcuni 
zoveni erano andati al palazo et tolto quello a nome 
di Medici, crìdando : palle, palle, adeo per Fioren- 
za non si sentiva altra voce che la caxa e insegna de* 
Medici; et poi quelli signori che erano in palazo ve- 
neno a caxa dil cardinal preditto, a dir a soa signo- 
rìa reverendissima venisse a palazo che bora mai 
vedeva il voler di la terra che Medici li govemaseno. 
El qual non volse, ma li dete in nota certo numero 
da esser electi reformatori al stato, e fonno di quelli 
piaceno a essi Medici. Et cussi poi fo convochato il 
populo e citadini, e andati questi signori su certo 
pulpito, elexeno questi deputati che è notati di sopra 
a tanti per sestiero, e cussi il populo avanti li diman- 
dasseno si erano contenti disseno de si, e questo per 
paura di molli armali erano di la factione di Medi- 
ci etc. Item, hanno terminato a la guarda di la piaza 
Ramazoto con 500 fanti, e di fuora di gente d*arme 
hanno 400 lanze, zoé il marche.xe di la Padula tolto 
novamente, era nel campo di spagnoli con 200 lanze, 
et el loro capitano zeneral, el signor Franzoto Orsino 

con 100, el conte Rangon fradello dil conte 

Guido con 50, et el conte .... fratello del conte di 
Solano con 50, in tutto numero 400. Item, il car- 
dinal scrìve a di . . . dovea partirse e andar dal vi- 
ceré, qual era a .... e tuor licentia e ritorneria in 
Fiorenza, et lui secretario resteria con il viceré. El 
qual campo di Spagna vicn verso Lombardia; si dice 
per andar verso la Pranza in la Borgogna, per far 
danni al re di Paranza. Farà la volta di Modena per 
esser a parlamento con il Curzense, va a Roma. 
Item, florentini danno li danari a* spagnoli, etc. 



133 



UDXllj SiTTEMDRE. 



124 



67 Claris^ime, excelleniissime domine óbser* 
vandissime. 

lo questa bora 20, hessendo a disnar cum il re- 
verendissimo legato, sorgete uno repentino rumor 
ci cridar in favor di casa di vostra illustrissima si- 
gnoria, vociferando: palle, palle^ qual nome ha ri- 
bombato et ribomba per questa città in forma, et 
altro non si intende, con una dimostration di animo 
et amistà, et apertamente da quelli che li si vede il 
cor, non altro desidera (che) esser stato di Medici, li 
sui amici, il palazo, la piaza et le porte, adeo che se- 
cando altre volte si ha facto, con sono di campane 
et le altre cerimonie, sono sta eleti per il Parla- 
mento, che è universal assenso di tutto il populo 
et nobiltà, che é uno certo numero di zenlilhomeni 
e populari quali ha voluto il reverendissimo legato 
siano quelli, et cum la libertà haverano dal dicto 
Parlamento habii ad gubernare, riformar et con- 
iar questo guberno fiorintino, fare meglio li piacerà 
ad ogni dispositione de la santissima Liga, et questi 
de la cita octo è in disposition di Medici ad laude de 
Dio. Io ho scripto tumultuosamente a vostra magni- 
fjcientia perché in questi tumulti et brevità di tempo 
non pò* esser altrimenti, la qual me perdoni, et li 
piaci per il primo mandar questa mia a la Illustris- 
sima Signoria perchè non ho messi de scriverle al 
presente, et questa li fazo per una stapheta expe- 
disse il reverendissimo legato in questa bora, per 
satisfar a la magniGcentia vostra et al debito mio, a 
la qual mi racomando. 

Flarentite^ 15 septembrio 1512. 

VlNCENTIUS GUIDOTO. 

68*) Capitulum. 

Hozi é intrato il reverendissimo legato, et cum 
grande demostratione de amor universal. Pur il gu- 
berno sta come prima. E si non si muda, dubito 
grandemente se habia fato nulla : non si sa quello 
seguirà, e pur si spera di bene : stando, passerano 
le cosse, et havendo il modo lo rimcterò a la magni- 
ficentia vostra, la qual mi |)erdoni se non le scrivo 
ad hnffum per espedire la inclusa, ad quella ra- 
comandandomi. ^ 

Ftorentice, 14 septenibrio 1512, 

Vlncentius Guidoto. 

1) Lt carta 67 * è bianca. 



Di sier Marin Zùrgi, orator nostro sopra CO*' 
nominato, fo letere di 19, 20 et 21 di lÀtgo. 
Del suo venir a Ravena e di quelle cosse dil ducha 
di Urbin. E come voleano passar Po e andar con 
le zente su el polesene di San Zorzi, ma vene tanta 
pioza che si convene restar, si come il capitano di Po 
ha scrito, etc. 

Di Zuan Jacomo Caroldo secretano nostro, 
fo letere da Lodi, di 22, Che il reverendissimo 
cardinal Sedunense si voleva partir per andar a Pi- 
zigaton e poi a Cremona, ma più volte za aviato li 
chariazi era sta fati ritornar, et questo per aldir do- 
mino Galeazo Visconte, qual è tornalo da' sguizari, 
con la resolutione de V acordo, sicome si ha inleso 
per altre. Item, scrive coloqui a abuti dito secretarlo 
nostro con il prefato domino Galeazo zercha sguizari 
e di le diete fate, e come erano acordali con mila- 
nesi. Item, scrive aver parlato con domino Pelro 
camerier dil cardinal Sedunense zèrcha questa prò- 
mission hanno fato sguizari di voler reintegrarle 
terre al stado di Milan, et come potrano far, Parma 
e Piasenza voi il Papa, dicendo milanesi non vorano 
esser inganati. Rispose etiam sguizari non bisogna 
ingauar la Signoria etc. Item, parole li ha dito il 
cardinal solus cum solo, che e bon servitor di que- 
sto Stato, si ben puhlice vien in colora, che Io fa per 
bon rispeto davanti li milanesi sono 1), etc. 

Di campo, di 23, hore 3, soto Brexa. Solici- 
tano li danari e non si resti. Item, hanno auto letere 
dil capitano di le fantaric, che monsignor di Durazo 
li ha dato il castelo et tutto; siche voi suo fluì fo dato 
per obstaso, e però se lo mandi. Item, aspeta quanto 
à capitolato e dil salvoconduto, et di cremaschi per- 
donati, etc. ut in litteris. 

Fo ordinato far Pregadi tardi, tolto per sier Lo- 
renzo Capelo savio a terra ferma solo, et voi meter 
angario. 

Da poi disnar aduncha fo Pregadi, qual dcte a 
mormorar a molti, dicendo che voi dir questo Pre- 
gadi ? et leto le soprascrite letere. 

Poi sier Marin Morexini Tavogador andò in ren- 
ga zercha il contrabando e il podestà di Cliioza, e 
fé' Iczcr do comandamenti fati al predito podestà 
mandi in questa terra il contrabando predito in pena 
di ducati GOO justa la parte presa in Pregadi, et non 
volendo ubedir, voi meter per parte, insieme con li 
compagni sier Bernardo Bembo dotor et cavalicr 
et sier Francesco Orio, eh' el sia caduto a la pena. 
Sier Gasparo Malipiero, fo avogador, contradise di- 

i) U carta 68* è btanca. 



125 



MDXn, SETTEMBRE. 



126 



cenilo bisognava citar il podestà volomloli luor pe- 
na, e disse le raxon dil podestà, qual havia fato la soa 
sentenlia, et era officio suo et non di l'avogaria zer- 
cha contrabandi. Et iierum parlò sier Marin More- 
xini, dicendo questa terra é rota, non voi parte né 
leze etc. E cai^ò il podestà di disubidiente, e come 
Pera oGcio di avogadori. Volse parlar sier Zuan Zan- 
tani barba dil podestà in rispostia; ma non Tu lassato 
per intrar su cosse di la terra. 

Fu posto, per li savii, una letera a Zuan Piero 
Stella : li denoo libertà, concludi di dar per anni tre 
di provision a domino Jacomo Stafileo e altri sgui- 
zari fin raynes 1200, ut in parte, per tenirli ben 
ediGchati con la Signoria nostra. Fu presa. 
Cy * Fu posto, per sier Lorenzo Capelo savio a terra 
ferma, atento il bisogno di la terra, ch*el sìa posto 
do dexime al Monte Novissimo et meza tansa, ut in 
parte. À rincontro li savii altri d' acordo messene 
che luni il Colegio sia ubligato soto debito di sagra- 
mento di venir con le sue opinion in materia pecu- 
niaria a questo Consejo: et cussi d* acordo andò que- 
sta parte sola, et fu presa. 

Fu posto, per li savii d' acordo, atento la richie- 
sta di domino Daniel dal Borgo orator dil Curzense, 
qual etiam ha mandato uno Zusto Celer novamente 
qui per aver il resto fin 50 milia ducati dia aver da 
la Signoria nostra per le trieve, e za ha auto zercha 
ducati 40 milia et più: che li sia dato ducali 2000. 
À r incontro, sier Zorzi Emo el consier non era di 
opinion di darli, e chiarisse si voi observar la trieva 
devedarne il passo a le artelarie nostre va a la 
espugnatìon di Brexa, che é in man di francesi. 
Parlò sier Àlvìxe da Molin, rispose sier Zorzi Emo. 
Andò la parte, 39 di no et il resto di la parte. Fu 
presa, e di questo fo sagramenlà el Consejo. 

À di "26, domenega, non fo allro di novo, solum 
ìeiere di Mantoa, di 24, di sier Piero Landò 
orator nostro. Come il Curzense partiva per la Mi- 
randola per abocharsi con il viceré, qual si dice certo 
vien in Lombardia con Texercito, et il Curzense an- 
derà a Roma et lui lo seguirà justa i voleri di la Si- 
gnorìa nostra ; e altre particularilà ut in litteris. 

Da poi disnar, fo Gran Consejo per far quelli 6 
di Pregadi che mancha, che si doveva far la malina 
di San Michiel, et il Doxe con la Signoria ha termi- 
nato lassar quella usanza vechia, et non far Consejo, 
perché si soleva far in tal matìna Consejo per fare 
quelli di la zonta e tuor per parte licentia di farla. 
Uora che non si mete piiì parte, non achade far etiam 
quela matina Consejo, e non se desturberà il Cole- 
gio per le cosse di la terra ; e cussi fo deliberato. Fu 



fato, tra le altre cosse, provedador sora la camera 
d' imprestidi sier Àlexandro da cha' da Pexaro, fo 
capitano in Cadore, qu. sier Nicolò, ed io Marino 
Sanudo fui nominato. Caziti, pazientia 1 

Fu, avanti che si andasse a capello, Icto, per sier 
Alvise Zamberti nodaro di avogadori di comun, una 
longa parte, posta per sier Francesco Orio e sier 
Marin Morexini avogador di comun, zercha quelli 
hanno fati contrabandi dal 1508 in qua e navega 
robe divedade con nave el galie ut in parte, e ven- 
gino a dar in nota in certo termine, sub pcena etc. 
non venendo. È molto longa, la copia sarà posta qui 
avanti. Ave 62 non sincere, 3G3 di no, 737 de sj, e 
fu presa. 

Di campo, di provedadori generali, date soto 
Brexa, a dì 2à, hore 3 di note, et altre lettre 
dregate al Consejo di X Prima, di coloquii auti 
col governator zercha strenzer Brexa et presto, 
atento spagnoli vien, et ditoli parole etc. Qual rispo- 
se sapientissime voler ultimar ad ogni modo, e ve- 
nendo le zente di Cirema e il capitano di le fantarie, 
qual acontenta el vegni el li fanti di Romagna, voi 
dar et far bataria a le fosse di le mure e dar la ba- 
iala a la Garzeta; siche si mandi li danari amore Dei 
che manchano e presto, e non se indusii, perché qui 
va lutto il Stado. /fem, ha auto lelere di Mantoa di 70 
Torator Landò, che di li risona spagnoli vien in Lom- 
bardia, è contra de nui. Item, si ha il cardinal Se- 
dunense era a Lodi, va a Miian per veder di haver 
il castello. Concludeno veder le cosse de Italia in 
garbuio, el non resti de mandar ditti danari, chi voi 
far qual cossa. 

Nolo. Fo sento per Colegio a Crema al capitano 
di le fantarie subito vadi con quelle zente in campo 
per ultimar le cosse di Brexa. Item, in dite lelere 
di campo, scriveno da matina si partirà de li sier Ni* 
colò Michiel provedador ai Urzi con il fiol di mon* 
signor di Duraz per andar a Roman, perché il capi« 
tano scrive se lo mandi, perché quel monsignor con- 
signarà la rocha di Crema subito. 

È da saper, per lelere di 23 di diti provedadorli 
par habino mandato uno lronf)bela a la porta di 
Brexa da parte dil governator a parlar a monsignor 
di Obigni, el qual non li volse parlar, e lì mandò a 
dir dicesse quello el voleva. Qual disse da parte dil 
govemador che si volesseno render, perché da la 
Signorìa ariano bona compagnia e salvoconduto, et 
che bora mai non pono più lenirsi, né voji aspelar le 
zente spagnole che vegnino perché non porano poi 
aver pati, e simel parole. El andato a referìr a mon- 
signor di Obigni, quello disse che li dovesse dir al 



127 



lIDXUy SETTEMBRE. 



128 



prerato trombela eh* el savea ben che spagnoli vien 
soì amigi e non nemigi, e non venisse più a parlarli 
di alcuna cossa, perché venendo lo faria apichar. 

In questa niatina, fo in Colegio Torator yspano e 
domino Daniel dal Borgo orator dil Curzense, e di- 
ioli se li darìa li ducati 2000. Disse ne voleva di altri, 
pur aquietò a tuorli ; et il prefato orator yspano 
parte per Mantoa a di 29, e dice farà bon oGcio. 

Item, fo mandato in Romagna per far fanti per 
il Papa ducati 2 milia ; et in campo non é sta manda 
più danari. 

A di 27 la matina. Fo teiere di campo di prò- 
. vedadoriy date soia Brexa, a dì 25^ hore 3 di 
note. Nulla da conto. Aspetano li danari, e *1 cardinal 
non é partito di Lodi, come fo dito, andava a Mila- 
no ; spagnoli se ne vengono in Lombardia, si divulga 
viencno contra di nui. £1 conte Alexandro Sforza 
capitano zeneral de' milanesi, qual é a Lodi, ha man- 
dato uno nontio dal signor governador el loro pro- 
vedadori, che intende el venir di spagnoli e si ofe- 
risse con li 300 homeni d'arme T ha e fanti di venir 
ajutarne haver Prexa. Al qual nontio li hanno rispo- 
sto che spagnoli vien nostri amici, et che ringralia- 
mo di la offerta, dicendo che etiam il nostro campo 
è a soi piaceri, et che li é sta dito più volte quel sta- 
do di Milan non si poi mantenir senza intelligentia 
di la Signoria nostra, come hanno fato li signori pas- 
sati, con altre parole sopra questa materia. Conclu- 
dendo, sMl capitanio di le fantarie vera in campo, 
et il governador habi li 6000 fanti pagati e si mandi 
il resto di danari che mancha, zercha 5000 ducatii 
barano Brexa. 
70 * Bil Caroldo seeretario nostro^ da Lodi, a 
dì 24. Come il cardinal non e partito ancora, né si 
sa dove sii per andar. Ha mandato a Milan il gene- 
ral di I^andriano per haver danari per li sguizari. 
Item, è zonlo il suo messo che mandò al viceré a 
dirli non bisognava venisseno, perché sguizari soli li 
bastava aver li castelli che è in man di francesi ; qual 
viceré li ha mandato a risponder ch'el voi certo ve- 
nir in Lombardia a cazar il resto di francesi via. Et 
par vengìno nostri nemici, et voglino meter Tarzi- 
ducha nel duchato di Milan: di la qual cossa milanesi 
saria contenti venisseno nostri nemici, ma si doleno 
e non voriano altri che Maximian Sforza per ducha. 
Item, hanno uno aviso, el ducha di Savoia fa quante 
lente el puoi, si da pe' come da cavalo. Item, uno 
milanese nominato in le letere, ha auto aviso di Fran- 
ca de sier Andrea Griti, vien a Venecia con do fran- 
cesi, mandati dal Roy per tratar acordo. 

Dil capitano di le fantarie, fo letere di.. . 



da Crema. Come Topinion sua era di non perder 
tempo e andar a tuor la rocha di la Capella di Ber- 
gamo per segurarsi di quella terra, perché da bon 
servidor avisa che a voler tuor per forza Brexa non 
li bisogna haver mancho de 10 milia fanti e più pre- 
sto pi, e chi dice altramente non sanno il meslier di 
le arme etc. Et andando con altre zente, non si farà 
nulla. 

Di Zuan Forte eondutier nostro, date 

adì . . . Come, venendo con la scorta di cavali li- 
zieri per tuor li danari e portarli in campo, scontrò 
300 fanti alemani a Villa Francha, quali venivano di 
Lignago e andavano a Verona, et non li disseno nulla; 
poi scontrossi in 10 cavali, tra i qual era uno man- 
toan so cognoscente et do spagnoli che venivano dil 
campo dil viceré, andavano a Verona, et domandoli 
di novo. Disse spagnoli passava Po, e a di 26 passe- 
riano, et dicevano venir aiutarne aver Brexa. Et che 
uno, che é con il signor Pandolfo Malatesta, qual é a 
Mantoa, li disse in secreto havea aldito dir dal suo pa- 
tron in camera con il signor Zuanne di Gonzaga, 
come spagnoli venivano per meter V arehiducba di 
Borgogna nel stado di Milan, e poi venirne contra, 
et hessendo questo aviso de importantia, avisa la Si- 
gnoria nostra. 

Di sier Leonardo Emo provedador, vidi le- 
tere di 24, in campo soia Brexa. Li provedadori 
ha fato crida, niun di soi mandati non vaia sin d'hora. 
Lui ha tenuto, dize, il campo in abondantia di feni, 
cari e vastadorì. 11 governador si dispera, li stratioli 
non voi cavalchar, ogni di i nimici toleno le vituarie, 
perché non hanno voluto andar a la scorta. Ozi e 
zonto uno trombeta di nionsignor episcopo di Lodi, 
con letere di credenza al governador. Ozi é zonti li 
inzegneri, et per non esser zonti li mortari, é sta de- 
liberato farli li in campo. Da Milan si ha, eri ritornò 
il cardinal sguizaro 11, e molto solicita far bombar- 
dar Trezo. Lo episcopo di Lodi non si cura di tuorlo, 
perché sguizari lo voria per loro. Sguizari e genie 
d* arme è alozate sopra il Brembo apresso Crema al 
solito, e da sguizari in fuora tutti se ne vano per non 
aver auto danari. Milano é soto sopra per aver con- 
venuto pagar di taia, tra il clero e conta, si stima, da 
ducati 250 milia, maxime non sapendo a chi si li dà. 

Noto. In letere di Mantoa di 24 et 25, dil par- 71 
tirsi per la Mirandola, e come il marchexe ha via man- 
dato a far il ponte sopra Po a .... per passar le zente 
spagnole, e ch'el voleva le passasse a Caxalmazor 
acciò non venisse su el suo a danizarii ; ma spagnoli 
non hanno voluto. Item, come la reina di Napoli, fo 
moier dil re Fedrigo, stava a Ferara, ha mandato le 



129 



IfDXlI, SETTEyBRE. 



130 



sue robe lì a Manto», e vera etiam lei, e cussi molti 
ciladini feraresi dubitando di! campo di! Papa, liem, 
li Curzense va a la Mirandola, si abocherà con il vi- 
ceré, e de li subito partirà per Roma. 

Di Bergamo, vidi teiere di sier Vetor Lip- 
pomanOy di 23, hore 20. Come il capitano di le 
fantarie non si partiva di Crema perfino non vede 
quello fano sguizari, che pur sono de 11 via alozati, 
et iu questo mezo si prepara le provision |)er la Ca- 
pella, perche quando el sarà qui non se averà faticha 
de Diente. 

IHl ditto, a d\ 24, hore 15. Come milanesi 
hanno chavato de Charavazo 5 de li primi, et li han- 
no mandati a Milan, et hanno mandato alozar li zente 
d'arme, perchè hanno paura di le nostre zente che 
non vadi a tuorlo. 

Fu posto, per li consieri, certe taie a Pordenon 
et Ixola per alcuni casi seguiti ut inpa/rte, et fono 
prese. 

Fu leto la gratìa di sier Marco Orio debitor di la 
Signoria, qual dimanda gratia di pagar di prò etc. 
ut in ea. Balotà do volle, non fu presa. Et questa é 
la segonda volta che Tè sta messa e non presa; siche 
é debitor e non potrà esser provado di la zonta. 

Fu posto, per sier Marco da Molin, sier Zorzi 
Emo consieri, sier Marco Bolani, sier Andrea Venier 
procurator e sier Alvise da Molin savii dil Consejo, 
sier Vetor Fosearini savio a terra ferma certa parte, 
che quelli sono debitori di la tansa numero XI e de- 
xinoe prexe, possano scontar il loro debito con la 
tahsa che è a i governadori a restituir, et é adesso 
il tempo ut in parte, in termine di tanti zorni, etc. 

A rincontro, sier Piero Balbi e sier Zorzi Corner 
el cavalier procurator savii dil Consejo, sier Loren- 
zo Capelo qu. sier Zuan procurator, sier Nicolò Tri- 
vi.KaD e sier Piero Trun savii a terra ferma, voleno 
che si pagi con don di 10 per 100 la dita tansa nu- 
mero XI lino a di 5 octobrio, poi senza il don fino 
a di 15 ; et passato, sia mandata a le eazude et pa- 
gata a raxon di 50 per 100. Per queste do opinion, 
fo disputation grande. Parlò primo sier Alvise da 
Molin, li rispose sier Piero Balbi, poi sier Zorzi Emo, 
poi sier Zorzi Corner, demum sier Alvise da Molin 
el ultimo sier Lorenzo Capello, e fono lecti li debi- 
tori di la dita tanxa e cazadi perchè haveano inte- 
resse. Andò le parte e di largo fo presa quella dì sier 
Piero Balbi, e sier Zorzi Emo e sier Vetor Fosearini 
introno in la dita parte, e maxime perchè erano di 
richissimi debitori di ditta tansa. 

Fu posto, per li savii, una lettera al capitano di 
le fantarie, exortandolo a venir a Brexa e non andar 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom, XF. 



a Bergamo, perchè non mancheremo de darli fanti 
quel numero el voi e ogni altra cossa. E fu presa. 

Fu posto, per li diti d^acordo, una letera ai pro- 
vedadori zenerali di campo, esortandoli a la ultima- 
tion di r impresa e avisarli questa varietà di quello 
vuol il signor governador, eh* è 6000 fanti et il capi- 
tanio di le fantarie voleno 10 milia ; et che li havemo 71 * 
scripto con il Senato el vegni subito a Brexa con quel 
più numero el poi, lassando però bona custodia a 
Crema. Per tanto li havemo mandati ducati 14 mi- 
lia et 3000 barano li da sier Leonardo Emo, siche 
mancherà 5000, quali subito sarano a camino, e ve- 
glino strenzer la terra, perchè è tempo di ultimar 
quella impresa presto. Fu presa. 

IH sier Hironimo Capello sopracomito, vidi 
letere venute ozi, di 23 in golia, a San Piero 
in Leme, Come, justa i mandati di la Signoria, era 
venuto li per veder di scontrarse nel ducha di Fe- 
rara, e cussi tutti lì navilii veniva a zercharlo e nien- 
te trovato, et è zonta la galia Liona con questo ìn- 
stesso bordine, qual vien di Liesna, e starano su le 
volte. Itetn, ha parlato a uno patron di navilio vien 
di Ortona, dice è 10 zorni ha inteso dito Ducha si 
parti con le caravele, tien sia passato etc. 

A di 18 la matina in Colegio. Fo balotà i bole- 
tini per il Serenissimo, consieri et Cai di X, justa il 
solito, et li savii fonno dispersi in Colegio. 

IH Crema, fo letere di sier Nicolò di cha' da 
Pexaro provedador, di 23. Dil zonzer li, e aver 
fato Tintrada e altre particularità, ut in litteris. 

Da poi disnar fo Consejo di X con la zonta. 

Di campo, vene letere di provedadori vene- 
rali, date soto Brexa, a dì 26, hore 3 di note. 
Come hanno che sier Zuan Francesco Griti qu. sier 
Hironimo, era li in campo, partito per andar a Cre- 
ma, a Sonzin fo retenuto da' sforzeschi et sguizari 
et menato a Lodi. 11 provedador di Crema Pexaro 
ha sento al Caroldo in bona forma zercha la sua de- 
liberatione etc. lten%, per letere drizate ai Cai di X, 
come hanno la praticha in una porta di haver la 
terra, et però voleno dar la bataia in una parte e in 
Taltra nostri entrerano e a questo modo barano la 
terra : ma bisogna le zente, et prima habino la loro 
paga li fanti. 

Bil Caroldo secretario nostro, da Lodi, dil 
25. Come il cardinal, è ancora li, havia mandato il 
general Landriano per danari a Milan per dar a li 
sguizari, videlicet che li danno ducati 27 milia al 
mexe. Item, hanno avisi di Franza che sier Andrea 
Griti era zonto fino a Lion, ma che il Re ha mandato 
per lai ch*el ritorni a Bles a parlarli. Item^ il campo 

9 



131 



MDXn, SETTEMBRE. 



132 



spagnai et englesc erano vicini a Baioua, et quel 
di Pranza etiam li apresso, ma non erano venuti a 
la zornata; con altre parlicularilài sicome più diffuse 
dirò di soto. 

Nolo. Vene eri letere di Liesna di sier Se- 
hastian Zustinian eì cavalier, provedador in 
Dalmatia, di . ,. Come alcuni populari lesignani 
erano sia a rincontro di fanii, amazali alcuni, et 
seguito grandissimi inconvenienti, et altre particu- 
laritii, ut in litieris; et veneno qui do oratori di 
nobili. 
72 In questo Consejo di X fu fato molte cosse, per 
esser Tultimo. Prima, fu dato molti danari a le done 
di ribelli padoani e trivixani per il loro viver. Item, 
preso che la revision di libri de' provedidori sopra 
il fìsco aspeli a li provedadori di comun, et è sta 
dali a quel oficio per esser sier Marco Malipiero zer- 
man dil Doxe et sier Nicolò Salamou tulio di palazo, 
che e provedidori di comun. Item^ fu preso che il 
credito di sier Àlvixe Pixani dal Banco si pagi su el 
fondo di beni che fo di Antonio Caodivacca di Pa- 
doa, e non sopra le intrade come si fa ad altri. Item^ 
il credito di sier Alvise D' Armer, è dil Consejo di 
X, ha per li cavali dali al signor Bartolomeo d'Alvia- 
no, fu preso che potesse haver di le intrade di Por- 
denon^etc. 

Etiam introno zercha le cosse di Liesna, e fo 
gran dispulation; tandem fu preso di chiamar quelli 
capi hano fato dito Beandolo et tuor quella cossa nel 
Consejo di X. Suso fin bore 4 di noie, e questo per- 
che vene do man di corieri di Roma con letere di 
*20 et 22 et dite letere erano bagnate, perchè, dice 
il corier a bocha, per vento venendo di Kavena in 
qua si anegò quasi per fortuna : il sumario di le qual 
scriverò più avanti. 

Fu preso che il conte Lodovico di San Bonifazio, 
qual é stato mexi .... in li cabìoni et è zenero di 
sier Marin Grili, ch*el sia relaxado con condilion el 
non si parti e dagi segurlà de ducati 4000, e cussi Tha 
data, et starà in questa terra et drio anderà a 1* in- 
contro di Hironimo Padavin che era prexon a Gori- 
zia, et é sta liberato per li capitoli di le trieve con 
rimperador. Et è da saper, per Colegio, za zorni 10, 
fo mandato a Goricia Lorenzo Trivixan secretarlo a 
questo efeclo per prexoui. 

Di SaJòy vidi letere di 22. Come sabado era 
insidi di Verona zercha 1000 fanti et 200 cavali con 
iodeschi, tulli pagadi per veronesi, e in Vallezo in- 
trono li 1000 fanti e a Vìllafrancha li cavali, e subilo 
il cardinal Curzense e lo episcopo di Trento li feno 
tornar in Verona. Questi volevano tuor le nostre 



artellaric andava in campo. Et hcsscndo zonto il 
Curzense in Verona, Torator nostro Landò non tro- 
vava habitalion, conveniva andar a Phosteria, el Cur- 
zense lo mando a chiamar in caxa soa, e veronesi 
poi gè trovò caxa. Scrive i fanno ogni represaja a 
Bolzan. Todeschi hanno preso parecbi marchadanti, 
fra i qual uno nepote di domino Hironimo Bernar- 
dini dolor, che è orator di la comunità di Salò a 
Venecia, et altri assai di la Riviera che passano a- 
presso Verona, per li ducali 300 fo tolti per sier 
Marco Antonio Lorcdan, era provedador li, e missier 
Cesaro Avogaro e il vechio di Gardon. Fo scrilo di 
questo a la Signoria ; ma non è sta fato provision : e 
bon li oratori entrino in Colegio per questo. Sabato 
fo manda 600 fanti et 200 cavali lizieri per li prove- 
dadori e uno dì fo arma assa' barche di la Riviera, 
e assa* scale fate, e questa note passala si doveva 
dar la baiala a Peschiera e intrar dentro, e si haria 
auto la terra, ma vene una teiera a bore una di noie 
de li provedadori, che coraeleva si dovesseno rclra- 
zer e cussi ogniun tornò. Il provedador ha certo che 
monsignor de la Clela, era a Peschiera, é andato a 
Verona, e insta di far inlrar todeschi dentro. Brexa 
si bombarda continuamente, e za do zorni non si ha 
fato altro. 

A dì 29, fo San Midml. In Colegio fo lete 7-2' 
letere di Boma, di 20 et 22. Prima, come il Papa 
è dispostissimo habiamo il nostro e tulle le nostre 
terre. Et scrive uno breve al cardinal Sedunense in 
bona forma sopra questa materia, la copia di lo qual 
sarà scripla qui avanti, e lo mandò a la Signol^a. 
Item, il Papa è contento di far il salvocouduto pre- 
dilo, richiesto per la Signoria a li francesi erano in 
Crema, el lo manderà a Crema al capitano di le fan- 
tarie ; el altre parlicularilà ut in litieris. E come il 
Papa ha dato a domino Andrea Lippomano di sier 
Uironimo fo dal Banco il priora et beneficio di la 
Trinitae, vachado per la morte di domino Alberto 
frate alemano, qua! si anegò al principio di questo 
mexe andando in Livenza, et deroga ogni indulto. 
El dito suo padre sier Hironimo fo in Colegio, e luti 
li piaque ch'el sia insito di man di alemani, dicendo 
ozi in Pregadi si melerà la parie di darli il possesso. 
Item^ di Roma si ave etiam uno capitolo di letera 
di nove venute di Spagna, drezale al cardinal an- 
glico, la copia di la qual sar^ scripta qui avanti. 

Di Ravena, di sier Marin Zorei el dolor 
orator nostro, di . . . Fo letere zercha quelle cosse 
dil ducha di Urbin, el di spagnoli che vieneno in 
Lombardia, el altri avisi, unito col capitano di Po. 

Di sier Andrea Contarini capitano di VOy 



133 



UDXII, SETTEMBRE. 



134 






di 25^ in porto di Bavena, a hore 22, Come in 
quella matina si parti de Primier e zonse lì a hore 
17, et é slato a parlamento con il ducha di Urbin e 
r orator nostro sier Marin Zorzi, e conferito quello 
se habi a far. Tien doman si darà principio a dar da- 
nari a le zente, e fornido se ritornerà a la impre- 
sa. Ricorda a la Signoria mandi la paga per quelle 
zurme, eie. 

IHl dito, a d\ 27, ivi, a hore 3 di note. Come 
el corier portava le lelere e quelle di Roma parti a 
dì 24 di note, e per fortuna andò in terra a dì 25, 
con manifesto pericolo di anegarsi, pur scapolò, et ozi 
è tornato qui, per terra venuto, et per expedir tre 
man di letere venule di Roma di qualche importan- 
lia, le manda per barcha a posta di longo fino a Chio- 
za. Scrive el Ducha li fé' dir el voleva si facesse uno 
ponte fermo per la bocha di Magnavacha, e poi disse 
volerlo per Primier, e in quanti zorni dimandò si 
faria. LI rispose, havendo le cosse necessarie, lo faria 
in zorni do, e questo per il numero di marangoni 
venali con una barcha longa; e cussi ozi ha dato prin- 
cipio a farlo sopra burchii 14 e più s'il farà bisogno. 
Ha mandato questa note a mesurar la largeza del fiu- 
me, doman spera fornirlo, ma tien, non si leverano 
fino a sabado a di 2 octobrio, per aspetar di Roma 
la paga di quesle'fjnlarìe dil Papa.; Richiede balote 
per le spingarde hanno. 

Di campo, fo letere di provedador zenerali, 
date soto Brexa, a dì 27, hore 4 di note. Come 
r era zonto uno trombeta di Pranza, parli a di 21, 
qual porta letere a loro provedadori dia andar in 
Brexa da parte dijquella Signoria a ordinar al conte 
Francesco Torelo capo di le zente fiorentine, è den- 
tro, ch'é lanze . . . debano ussir per esser fata quella 
terra et rimossa di la devution di Pranza e intrata 
in la Liga. Lo manderano, ma tien da francesi non 
sarano lassate ussir. Dice questo trombeta, spagnoli 
erano sopra le rive di Po a Ostia per passar il ponte 
era fato, e doman passerano. Vieneno a la volta di 
Lombardia, e il viceré con lanze 500, 400 zanetari 
et 800 fanti. Non sa se vieneno amici o no, benché 
fuma sia vengano inimici ; per tanto scriveno a la Si- 
gnoria quello habino a far eie. Sguizari sono a Son- 
zin e Calze; voleano far uno ponte sopra Oio per pas- 
sar di qua in diti lochi e si dice vien contra nostri, e 
ha tirato da la banda di là barche e porti tutti; ma 
loro provedadori credono sia per dubito di la ve- 
nuta di spagnoli. Iteni, aspetano le fantarie e spa- 
gnoli di Romagna, qual zonte vederano ultimar e dar 
la bataia di Brexa ; e dicono, s' il capitano di le fan- 
tarie fosse venuto, qual e za zorni 18 die si ave Cre- 



ma, si aria fato T efeto. Item, sier Polo* Capello 
scrive che 1 praticha una certa cossa, qual reussendo 
sarà honoriflcha per la Signoria et utele. È con lui 
do altri che la fa, ma doman si converà scoprirla 
con altri, che prega Dio V habi bon exito, el impone 
si tengi secreta eie. Aspetano li danari eie. 

Di Crema, di sier Nicolò da cha' da Pexaro 
provedador, di 26, Come ha messo In rocha sier 
Jacomo Antonio Trivixan qu. Baldissera, era 11 ve- 
nulo con alcuni fanti, e ancora è monsignor di Du- 
razo francese, qual non aspeta altro che il salvocon- 
duto per partirsi. Item, aricorda è quatro porte, pe- 
rhò si mandi 4 zenlilhomeni, quali uno starà per 
porta e sarà più segura. Item, scrive nove dì sgui- 
zari e dil cardinal é a Lodi. 

Vene in Colegio sier Alvixe Donado qu. sier Hl- 
ronimo doctor, vien di Verona, parli luni a dì 27 
da matina, dize come a Ixola di la Scala era princi- 
piato a zonzer spagnoli di la compagnia dil viceré, 
quali passavano Po a Ostia, et erano venuti da Ponte 
Molin a Ixola da la Scala et andavano a campo a Pe- 
schiera. Sonojdicono lanze 500 et fanti 9000. Tamen 
non fu vero, e fono li nostri fanti spagnoli, vien in 
campo con noi ; ben é vero diti altri vien via. 

Vene V orator yspano, al qual foli dito, per il 73 * 
Principe, questa venuta di spagnoli in veronese. £1 
qual zurò et acertò venivano nostri amici, e disse a 
bora si partiva per andar a la volta di la Mirandola; 
ma ben desiderava haver prima una letera dil viceré 
che non polca restar a zonzer. 

Vene in Colegio il conte Lodovico di San Boni- 
fazio vestilo di bianco con suo suocero sier Marin 
Oriti, tochò la man al Principe, ringratiò di esser 
sta liberato di cabioni, eie. 

Da poi disnar fo Pregadi,jusla il consueto, per far 
li savii et tuor la zonla; et cussi reduli fo ledo lelere. 

Po fato tre savii dil Consejo in luogo di sier An- 
tonio Loredan el cavalier, sier Alvise da Molin, sier 
Zorzi Corner el cavalier procurator che compieuo. 
E tolti numero IG, rimaseno: sier Thomà Mozenigo 
procurator 136, sier Zacaria Dolfin 118, et sier An- 
tonio Trun procurator 113, poi 110 sier Leonardo 
Mocenigo et 101 sier Prancesco Poscari con titolo. 
Item, do savii a terra ferma, uno che mancha et 
sier Lorenzo Capello che compie. Rimase sier Piero 
Landò 1 48, qual é fuora orator al Curzense, et 1 11 
sier Oasparo Malipicro, slati altre fiale; soto sier 
Piero Pasqualigo dolor el cavalier e di la zonta, 102 
con titolo; cazete sier Marin Zorzi el dolor, sier An- 
tonio Condolmer el sier Sebaslian Zustinian el ca- 
valier, qual andò malissimo. 



135 



UDXH, SETTEMBRE. 



136 



Item^ fo fato la elction dì quelli di la zonta justa 
il solito. 

Di Boma, vene letere di sier Francesco Fo- 
scari el cavaliere arator nostro, di 25. Come ha- 
vea auto dal Papa il salvo conduto per li rrancesi, é 
a Crema, come T havia sapulo dimandar, qual lo 
havia expedito a Crema al capitano di le fantarie. 
Item^ esser zonte a 7 galie di Villa Ma- 
rio, qual vano a Zenoa a conzonzerse con le nostre 
galie. Item, dil zonzer li a Roma do oratori di Sa- 
voja. Scrive coloquii auti col Papa spasizando a BeU 
veder, zercba avisi di Pranza e di le noze si praticha 
di madama Reniera fia seconda dil re di Pranza 
nel ducha Carlo di Borgogna, con darli in dota el 
stado de Milan etc. 

Vene tardi letere di sier Fiero Landò ora- 
tor nostro, di 25, 26 et 27, et di Vizenzo Gui- 
dato secretario in conformità di da 

la Mirandola, Dil zonzer li il Curzense, e do bore 
avanti vene il viceré e coloquii abuti col dito. E Tun 
e r altro scrive : come e) voi venir in Lombardia, e 
bavia aviato V excrcito avanti a le rive di Po, e che 
voleva tuor Brexa e tenirla a nome di la Liga et me- 
ter il ducha de Milan in stato, e voi la Signoria babbi 
le sue terre Brexa, Bergamo e Crema, excepto Cre- 
mona et Geradada; ma voi la Signoria fazi lo acordo 
74 con r Imperador, e disse che era di voler di tenir 
potente la Signoria, et voleva che le terre che 1 Papa 
voleva fusse dil stato di Milan, zoè Parma e Piasenza, 
perchè non bisognava che i Papi fosseno si potenti ; 
et altri coloquii. Tamen, per varie vie ut in litteris 
risonano, e tutti lo dice viencno per tuor Brexa e 
mcter V arciducha nel slato di Milan ; e sopra questi 
avisi scriveno longamcnte. Et che erano stati in la 
dieta questi 4 soli ; el viatrè, ci Curzense, domino 
Piero d' Urea orator yspano e domino Andrea Dal 
Borgo ; la qual ancora non era definida. 

Et zonte dite letere, tutto il Pregadi slcleno so- 
pra di se in el pericolo si trova il nostro exercilo 
solo Brexa, venendo spagnoli. 

Fu posto, per li savi!, una lelera in corte a T ora- 
tor nostro con avisarli questi avixi che spagnoli vien 
in Lombardia e passano a Ostia per venir in vero- 
nese, e voleno tuor Brexa per la Liga e altre parti- 
cularità ; però debbi comunichar con la Santità dil 
Pontefice e che '1 provedi, eie, perchè questi non 
è boni signaU. Fo presa. 

Fu posto, per li savii, una lelera in campo a li 
provedadori zenerali, con avisarli questa venuta di 
spagnoli, et vogliano esser insieme col signor gover- 
nador e consultar di far quello lì par meglio, sicome 



intenderano il passar di ditti spagnoli, havendo a 
cuor le artellarie, facendo fornir Crema di vituarìe. 
Item, sii col capitano di le fantarie, qual veri in 
campo, posto bona custodia in Crema. Item, che de- 
bano far intender a Brexa a quelli francesi la venuta 
di spagnoli, et che non potrano poi zonti salvarli, 
però prendino partito avanti; con altre parole in que- 
sta sustantia. Et che essi provedadori stagino oculati 
havendo a cuor Y excrcito, di salvarlo in ogni occo- 
rentìa. Parlò su questa lelera sier Leonardo Mocc- 
nigo qu. Serenissimo, dicendo il nostro campo sta 
mal et è in pericolo. Li rispose sier Piero Balbi, et 
parlò poi sier Mario Morexini T avogador, qual vol- 
ieva si dicesse a francesi, è in Brexa, spagnoli vien 
per tuor Brexa per |jl stato di Milan. Tamen, sia 
mejo come fo scrilo, e cussi fo preso. 

Fu posto, per li savii, una letera a Zuan Jacoino 
Caroldo secretario nostro, è a Lodi apresso il car- 
nai sguizaro: che come da si digi al cardinal che spa- 
gnoli vieneno in Lombardia e veder come ci si muo- 
ve, e debbi avisar subito ogni cossa, facendoli io- 
tender vien certo per meter V arciducha nel stato 
di Milan. Et sier Alvise di Prioli, è di Pregadi, qu. 
sier Piero procurator contradise e voleva che fusse 
scrilo che s' il cardinal diceva di far liga con la Si- 
gnoria et sguizari e meter Maximian Sforza nel du- 
cato di Milan, che entri su la praticha e avisi. Tamen 
non parse a li savii di mudar la letera, la qual fo 
molto secha. Ave 51 di no; fu presa. 

Fu comanda di queste do letere grandissima cre- 
denza, et steteno in Pregadi sino bore 7 di note. 

Fu posto, prima per li consieri, che sier Vicenzo 74* 
Capello, eleclo provedador in armada et za ha messo 
bancho, qual ozi compie di Pregadi, possi vegnir io 
Pregadi non melando balola (ino el vadi via. Ave 
36 di no et fu presa. È cosa nova che mai a niun ca- 
pitano ni provedador di armada è sta messo queste 
tal partc^ ma ben a oratori ; siche vera in Pregadi. 

Fu posto, per , certa parte di uno 

bombardier, farlo cao di bancha ut in 

parte. 

É da saper, compita la zonta, ìntrò il Consejo di 
X nuovo, manchava sier Anzolo Trivìxan per esser 
amorbato in caxa, e feno li loro capi per oclubrio : 
sier AlvLxe Grimani fo cao di X, sier Zorzi Pixani el 
cavalier, dolor, fo consier nuovo né più slato cao di 
X, et sier Andrea Magno fo cao dil Consejo di X; el 
sier Zacaria Dolfin, licet fusse rimaso savio dil Con- 
sejo, volse intrar dil Consejo di X, et poi doman in- 
trarà savio dil Consejo. 

Fo etiam tardi Consejo di X con la zonta vechia. 



137 



MD3UX, SeiT£llBRfi> 



138 



dentro da poi, et sleleno più di una bora per scri- 
ver lelere secreto. 

Di Saldj in qmsto aorno, vidi letere di 2i. 
Come, a bore 9 di note, il provedador bavla auto le- 
tere di la Signoria nostra cbe si dovesse relenir il 
vechio di Gardon, qual fo di quelli bave li ducati 300 
tolti al todesco in tempo di trieva, e cussi esso prò- 
veditor scrisse in campo fusse retenuto etiam do- 
mino Cesaro Avogaro et domino Marco Antonio Lo- 
redan fo provedador a Salò ne ba auto parte ; si ve- 
deri farli dar. 

75 Sier Franciscus Orio et sier Marinus Mauroceno 

advocatores comunis, 

1512 j die 26 Septefhbris^ m* Majori Consilio. 

Ad notitiam advocatorum conimunis, fama pub- 
blica rosonante, pervenit quod per cives et subditos 
nostros et alios forenses babitantes in hac urbe no- 
stra, introduclum est a certo tempore citi*a cum pes- 
simo et pernilioso exemplo in futurum, quod ipsi, 
nulla iiabita ratione legum et ordinum Dominii no- 
stri, intenti ad privata et propria corum commoda, 
ausi sunt sibi facere licitam non solum mercaturam 
concessaiD conduci per leges et ordines nostros, ve- 
rum etiam vetitam et dannatam legibus et ordini- 
bus nosiris ; mercari, contractare, sed et iocis etiam 
alieois conduci facere, onerantes illas super galeis, 
navibus et navigiis non solum nostris veruni etiam 
alienis, nulla etiam mercaturse concessa^ facta sati- 
sTatione vestigalium nostrorum, iutroitus et exitus, 
missetariae, decimai, aliorumque onerum publicorum, 
cum damno incredibili Dominii nostri, cum tanta con- 
(raractione legum et ordinum ipsorum, mina mini- 
slerioruni principalium lanifici! et artis sericae bujus 
civitatis, et consequenter cum jactura universali po- 
poli et miserabilium personarum ex ipsis exercitiis 
vìtam ducentium, Dominii, navigationis et marinari- 
tiae nostne, et demum cum murmuratione et uni- 
versali scandalo aliorum civium et subdìtorum no- 
strorum ordines nostros observautium. Et propterea 
incumbit debito magistratui ipsorum advocatorum, 
tamque advocalorum boni public!, et quorum mu- 
ueri demandata est observantia legum, tanto insup- 
portabili damno oocurrere, ne delinquenles sub silcn- 
lio transeant et alii per futura tempora se abstineant, 
ideo vadit pars, et sic, auctoritate bujus Consilii ca- 
ptum sit: quod omnes illi nostri civcs et subditi, et 
alii forenses babitatores buius nostne civilatis et 
aliarum terrarum et locorum nostrorum tam terre- 



strium, quam maritimorum, qui a die prima martii 
1508 bactenus extraxerunt et conduci fecerunt de 
civitatibus, terris et Iocis nostris et etiam alienis, et 
tam per terras et loca nostra quam aliena, et tam 
terrestria, quam marilima mercantias cuiuscumque 
generis concessas a legibus nostris conduci non in* 
gressas in bac civitate nostra Venetiarum non solu* 
tis datiis, quam etiam non concessas sed probibitas 
per leges nostras conduci, et illas onera verunt, tam 
in nomine suo quam alieno, et tam participando in 
illis, quam non participando, aut taxando bavere 
forensium, tam super galeis, navibus et aliis navigiis 
armatis et dexarmatis, tam nostris quam alienis, et 
tam prò Iocis nostris quam alienis a parte maria ; et 
similiter illi cives et subditi nostri et alii babitato* 
res terrarum et locorum nostrorum, qui ex omni- 
bus Iocis a parte maris tam nostris quam alienis 
extra culpbum positis, a dicto tempore citra, tam in 
nomine suo, quam alieno, et tam de ratione sua 
quam de ratione forensium conduxerunt, tam cum 75 * 
galeis, navibus et aliis navigiis, tam nostris quam 
alienis, sericum, species, lanas, paunos, gotonos, sta* 
gnum, bavere subtile, aut alias mercantias cujuscum- 
que generis et qualitatis intra culpbum nostrum 
alio quam Venetiis; et similiter illi nostri cives et su* 
bditì ed alii babitatores, ut supra, qui elevaverunt 
et extraxerunt ex aliquo loco, tam nostro quam 
alieno intra culpbum mercantias aliquas, illas con- 
ducendo alio quam Venetiis, quae non possent con- 
duci et onerari per leges et ordines nostros, tenean- 
tur et debeant omnes et singuli pnedicti, videlicet, 
qui erunt in hac civitate nostra in termino mensis, 
absentes vero existenles in terris et Iocis nostris a 
parte terrai in termino XL dierum> a parte vero 
maris a culpbo citra in termino sex mensium, a 
culpbo vero ultra in termino octo mensium, venire 
seu mittere ad sese manifestandum advocatoribus 
comunis cum omni veritatem totum id, quod ipsi 
ex Iocis preedictis, tam nostris quam alienis, de re- 
bus concessis, tam a parte terrai quam maris, et 
tam cum navigiis nostris quam forensibus, sicuti su- 
perius particulariter est declaratum, declarando spe- 
ciOce qualilatem et quantitatem rei extractae sine 
aliqua diminutione, et etiam tempore et per quae 
navigia. Quo casu, sint, intelligantur, et esse debeant 
ex decreto hijùus Consilii obligati solum ad solven* 
dum datium, et duplum datium, ac decimas et alia 
onera civitatis mercatura extractas, seu conductae 
(ut supra), cuius dupli datii unum tertium sit datia- 
riorum, et alia duo tertia sint arsenatus nostri, et ad 
alias pcenas in quibus incurrissent, non tencautur. Eo 



139 



MDXir, SETTEMBRE. 



140 



vero termino elapso, et ìpsis non venientibus aut 
non miltentibus ad manirestandum ut est dictum, eo 
casu, sint, intelligantur et esse debeant incursì in ir- 
remislbilem poenam amissionis omnium rerum sic 
conductarum, tam concessarum quam vetitarum et 
conductarum (ut supra) , et ad alias poenas omnes 
per ordines nostros stalutas, in quas essent incursi 
subiaoeanL Et insuper sint banniti de Venetiis et di- 
slrictu per annos quinque, et si quo tempore con- 
trafecerint banno, et capti fuerìnt, stare debeant 
anno uno in carcere dausi et remittantur ad ban- 
num, et hoc totiens quotiens, cum talea capientibus 
eos et dantibus in vires Domini! nostri librarum .... 
solvendarum de bonis eorum si haberi poterint, 
sin autem ex pecuniìs Dominii nostri. 

Rerum vero prsedictarum sic conductarum, aut 
valoris eorum poenarum alque pecuniarum, in quas 
transgressores incurrissent, medietas sit accusatoris 
per cujus accusam verìtas haberctur, et teneatur se- 
76 cretus; et alia medietas sit arsenatus nostri, exce- 
ptuando tamen ab hoc ordine illos omnes, tam ci- 
ves quam siibditos, et alios qui conduxissent azalia 
et alia vetita per Ecclesiam, ad partes infidelium. 

Praeterea sit captum : quod si plures fuissent socii, 
seu participes ipsorum contrabannorum, et unus eo- 
rum seipsum et alios socios suos, seu participes ac- 
cusaret et nianifestaret advocatoribus communis, 
sic quod per ejus manifestationem de sociis veritas 
haberetur, sit ille talis socius, qui primo se et alios 
socios aa-usabit et manifestabit, absolutus ab omni 
poena in qua ipse prò prsedictis esset incursus et 
posset incurrere, solvendo tamen tantum datia ordi- 
naria portionis sus, et decimas, et alia onera civita- 
tis, necnon habeat porlionem suam condemnationis 
aliorum sociorum suorum, et teneatur secrelus. 

Teneantur etiam patroni galearum, navium et 
aliorum navigiorum nostrorum, ac scriba eorum, 
super quorum galeis, navibus, sive navigiis dieta 
contrabanna conducta fueriul, conductores quoque 
ipsorum conlrabannorum ad navigia, tam nostra 
quam aliena venire, seu mittere ad manifestandum 
in terminis suprascrìptis quidquid super ipsis galeis, 
navibus, sive navigiis a dicto tempore citra esset 
carricatum, aut per ipsos conductores conductum 
de praedictis mercantiis, tam concessis quam velilis, 
et extraclis ex aliis locis, tam nostrìs quam alienis, 
omnia quse essent carricata, seu conducta, et de 
quorum rationc, sine aliqua diminutione aut occul- 
tatione. Et qui primus eorum venerit ad manifestan- 
dum, consequatur beneficia, tam absolutionis quam 
portionis illius, vel illorum, qui per ejus manifesta- 



tionem essent condemnati, et teneatur secretus: ali- 
ter, ipsis non venientibus, sint, intelligantur et esse 
debeant privati per decennium omnibus patroniis, 
scribaniis et aliis ofiiciis et beneficiis Dominii nostri, 
tam intus quam extra, et insuper sint banniti per 
ipsos annos quinque de Venetiis et districtu, ut su- 
pra dictum est. Et patroni, tam galearom, navium, 
et aliorum navigiorum nostrorum amittant omnia 
nabula mercantiarum pracdictarum, quse vadant ad 
arsenatum nostrum ; misselae vero, sansari seu me- 
diatores contractuum taliuni mercantiarum, vendi- 
tionum, seu compositionum de talibus mercantiis, 
ac notarli, qui instrumenta et pacta confecissenl, seu 
scripsissent, ac alisB privatae person» quae fuissent 
mediatrices, vel intervenissent in talibus contracti- 
bus, teneantur in termino praedicto niensis unius ve- 
nire ad manifestandum advocatoribus communis 
quidquid ipsi sciverint aut eorum medio et inter- 
ventu factum, conclusum, celebratum et conventum 
fuerit inter partes, sub poena illis qui haberent exer- 
citia publica, perpetua privalionis omnium officio- 
rum et exercitiorum quae haberent, et aliis banni 
prsdicti per quinquennium. 

Advocatores vero communis teneantur, sub de- 76* 
bito sacramenti, quam primum habitis denuntiis in 
contrafactionibus ipsis formare legale processum, et 
cum eo quod habebunt, tam per ipsas denunlias, 
quam inquisitiones quas facerent, introducere casum 
in Consilio Rogatorum, vel ad aliud Consilium, prout 
eis prò libertate sui officii et celeriori expediclione 
melius videbitur. 

Exaetio autem omnium pecuniarum, quai Get 
virlute praesentis partis, (ieri debeat ad officium 
pecuniae. Mittantur ad officia deputata, et dentur tam 
denuntiatoribus quam aliis ad quos spectabunt, et 
illi qui solvent teneri debeant secreti. 

Praesens vero pars, quae solum providet et rc- 
spicit ad mensfacla et contrafactiones hactenus com- 
missas, non habeat in aliquo derogare per futura 
tempora omnibus legibus et ordinibus noslris con- 
tra transgressores omnes qui illis contravenissent, 
et qui in suo statu et vigore remaneant. 

Et quia, per ea quae resonant, datiarii datiorum 
nostrorum introitus et exitus habuerunt nolitiam 
de praediciis, ideo captum sit, quod datiarii qui fue- 
runt a dicto tempore citra, teneantur in pnediclo 
termino mensìs venire ad manifestandum quidquid 
ipsi sciverint circa praedictas omnes contrafactiones, 
sub poena quod nunquam possint conducore dalia 
nostra, ncc habere partecipationem in illis, ac etiam 
banni praedicti annorum quinque ut supra. Et si- 



141 



IIDXII, SETTEMBRE. 



143 



mililer scribìB oificiorum ipsorum qui praedicla sci- 
verini nec roanirestaverint ut est diclum, cadaDl ad 
poeaain perpelusB privationis officiorum suorum. 

77 Copia di una lettera da Fiorenza scrita per 
Frincivaie di la Stupha a Pietro di Bi- 
biena^ data a dì 23 Septembrio J514, et re- 
cernita qui in Venetia^ adì .... dito. 

Scrìve, come a di 15 arìvò IKa Fiorenza e trovò 
la cita tutta soto sopra e divisi si in la parte Pia* 
gniona si per li nostri magiori^ donde se deliberò 
venir a quel grado qual s'è pervenuto, zoé fare uno 
governo di tutti li amici nostri. E per far questo, a di 
16 del presente andò la matina el magniGco Juliano 
io palazo per consultar i casi de la cita, et si meteoo 
insieme tutti li amici et armata mano ci trovamo in 
palazo el quello pigliamo et con parole grande ci 
voltassemo al MagniGco facendoli intendere che 
quello era il giorno per il quale lui bavea a ordinare 
uno stato a suo modo, el che volevamo si facesse 
per omni modo parlamento, et lui si acostasse a la 
voglia di tutti nui altri giovani soi amici. Et fecesi 
ditto parlamento, el quale contene questo: levar via 
il Gran Consiglio el anullace quanto si era fato in 
sino a quel giorno, et fecesi 45 buomeni, i quali li 
elexe Monsignor Reverendissimo et il Magnifico, e 
con essi si intende ancora la Signoria, i quali sono 8 
et il Gonfaloniere cbe fanno il numero di 54, i quali 
hanno auctorità et balia quanto tutta la cita di fare 
magistrati et officii et quanto occore a la giornata. E 
di più è piaciuto al MagniGco agiongere a questi 54 
al numero di 70, ma per ancora non ha roto se no 
insiuo a €5, et adesso, per dar posto a più, hanno a 
el^iere i ditti 65 huomeni 200 quali i habino a scur- 
tiniare ed dare li officii di fuori di la cita, excetuato 
li capitaniati et vichariati, i quali si é salvato a far ai 
G5 buomini, i quali hanno a far tutti li officii et ma- 
gistrati di la cita; siche le cosse passano a nostro 
modo. Per altra più apieno vi aviserò, et ricordovi 
son tutto vostro. Non altro, a piaceri vostri. 

Io Firenze, a di 33 Septembrio. 

Questi sono li electi a dì 18 Septembrio 

in Firenjsa. 

Antonio Paghanelli. 
Antonio Spini. 
Francesco Pucci. 
Gerardo Corsini. 
77* Jacopo GianGliazi. 



Francesco Gerardi. 
Jacopo Venturi. 
Pietro di Nicolò RidoIG. 
Calcolo Lioni. 
Francesco Martelli. 
Cihorso de le Colombe. 

Exemplum Brevis Sanctissimi Domini nostri 78 
ad cardinaìem Sedunensem. 

Dilccte fili noster salutem et apostolicham bene- 
dictionem. 

Dilectus Glius Bartholomeus Ferrerius patrìcius 
roediolanensis, vir sane probus, inter reliqua quse 
nobis exposuit, declarare nixus est Mediolanenses 
piurimum quaerì quod Veneti Cremam recuperaverint 
Brìxiamque recuperare quaeant: qua^ res nihil hone- 
statis in se habere videtur. Scil circumspectio tua, 
scit eleclus Laudensis, nec hae quidem Mediolanenses 
ipsi ignorant, foedere inter Nos, regem Catholicum 
Venetosque ipso inito caverìs, ut prsemissa prsesertim 
quae antiquitus per Venetus ipsos possessa fuerint 
recuperare deberent; ex enim foedere hiyusmodi 
quantum boni subsequturum sii Italice pene loti et 
prcesertim Mediolanensibus, ipsi considerare debe- 
rent Deberentautem non Venetis ipsis molesti aliquid 
aut impedimenti inferre quo minus sua recuperare 
possìnt, quin imo ut qui sanctissimo foedere huiusmo- 
di sublevati ex experrìmo Gallorum jugo liberati sint, 
prò rccuperatione illis esse adjumento. Sed, quod 
molestius ferendum est, se opponere etiam veUe vi- 
dentur, ne mililìbus qui prò Gallis in oppido Cremae 
sunt, salvumconductum abeuudi concedatur. Haec 
etiam res, quem cursum venerit aut Gnem panini 
animadvertunt,nonaliam hoslis, qui et aroem Medio* 
lani aliaque loca el arces adhuc delinei, exemplo 
hujusmodi ductus, nullam unquam deditionem faciet 
sed omnia experientia tormentorum expectabil. De- 
berent itaque Mediolanenses ipsi mites el liberaies in 
hoc non renitentes se ostendere, hostibus enim ad 
fugam esse facìlius ostendenda preebendaque via. 
Itaque bis et aliis multis consideratis, Nobis equum 
salis videtur, ut sine ulteriori mora antedictis mi-» 
litibus qui prò Gallis deditionen oppidi Cremensis li" 
berum salvumconductum hiqusmodi quem postu' 
lant concedere debeas, et ut id facias omnino volu* 
mus; sed quia a Nobis prò illis Veneti ipsi salvum 
conduclum petierunt, Nos, salvum conduclum huju* 
smodi (ut honestum est) non abnegandum putantes 78* 
eisdem militibus concessimus, sed litteras nostras 
salvi conductus hujusmodi praesentibus alligatas ad 



143 



UDXUf SFITEMBHE. 



144 



(e millendas duximus, ut si uno salvo conducta con- 
tenli non fuerint eis nostrum (radas. Modo tamen 
circumspectio ipsa tua prius sciat quod hujusmodi 
Nosler salvus conduclus mìlitibus antediclis piene 
observabitur. 

Àlias non nam Nobis, magno esset dedecori, si lit- 
terse noslrse non observarentur. 

Reliqua, ex diclo Bartholomeo, cum quo piene 
loculi sumus, circumspectio ipsa tua uberius intelli- 
geat, cui indubiam fidem adbibere velit. 

Datum Romffi 33 Septembris 1512, Ponlificatus 
Nostri anno nono. 

A tergo: D'Aedo (ilio nostro ac tituli Sanctae Po- 
tentianae presbitero cardinali Scdunensi. 

Salvus conductus militum QàUorum qui 
dediderunt Cremam, pp. Julii IL 

Dìlecto filio domino Duratii ac universis et sin- 
gulis capitaneis et armorum ducloribus, militibus et 
personis tam equestribus quam pedestribus qui prò 
rege Gallorum in oppido Crems, cujus nomine dedi- 
tionem fecerunt salutem, 

Cum dilecti filii nobilis vir Leonardus Laureda- 
nus Dux et Dominium Venetorum, per eorum apud 
Nos oratorem nobis suplicare fecerint, ut vobis qui 
oppidi antedicti dedi tionem fecistis et personas ve- 
stras bonaque vestra omnia salvas et salva esse pe- 
tiistis, idque Veneti ipsi promiserìnt libere isthinc 
recedendi et quo vobis visum fuerit cum bonis ve- 
stris eundi salvum conductum concedere vellemus, 
Nos, Venetorum ipsorum ac vestris petitionibus et 
suplicationibus utpote honestis inclinati, ac conGden* 
tes Regem Catholicum aliosque confoederatos nostros 
prò eorum prudentia id esse equo animo laturos, 
vobis omnibus et singulis antedictis ex oppido Gre- 
mce hujusmodi cum vestris bonis recedendi et ad 
lares vestros vel in Gallias redeundi plenum, liberum 
et validum salvum conductum damus atquc conce- 
dimus per prssentes,ac proinde dilectum filium No- 
strum M. tituli Sanctae Potentianse praesbilerum car* 
dinalem Sedunensem Nostrum et Apostolicse Sedis 
legatura confoederatosque Nostros praedictos ac Sena- 
tum inclitum Mediolanensem reliquosque omnes ad 
quos praesentes pervenerint seu intimat» fuerint, hor- 
tamur in Domino ut Nostro intuitu huiusmodi No- 
strum salvum conductum vobis et vestris quibusli- 
bet illesum observare vellint et debeant. In quo rem 
Nobis gratissimam facient. 

Datum Romae 33 Septembris 1513, Ponlificatus 
Nostri anno nono. 



Exemplum litterarum nuntii Begis Anglie 79 
apud Begem Catholicum. 

Si res Navariae impedimento non fuissent, quo 
roinus tempore praestiluto exercilus R^s Catholici 
jungeretur cum nostro, omnia ante hanc diero Pari- 
sium usque occupassemus, et quamvis, diu exercilus 
nam expectavit Ilispanos et non potuit absentibus il- 
lis Bajonam obsidere, tamen, aliis rebus, advenlus 
ejus iliuc non erat inulilis, nam et Gallorum regem 
exercitum ab Italia revocare compulit, et inter Na- 
variam versus obstruxit ne Galli illi Kcff suppctias 
ferre possent. Militi Hispani qui per medium agri in- 
gressi sunty Pampaloniam cum reliquis illius urbis 
oppidis et caslellis ceperunt et in potestatem regis 
Catholici redigerunt. Rex Navarìae Tugivit quoddam 
dominium suum in Biernia, hoc nomen loci est; re- 
liqui Galli nunc sunt dux Burboniae, dominus Pali- 
siae, dominus Dyonisius, dominus Bonae Valte cum 
magno exercitu in perniciem ut spero suam, nam 
exercilus nosler in Guibenna non dorroìvìt, sed in 
terras, loca et mansiones usque ad Bajonae porlas 
incurrit et omnia combussit quae pertinebant ad eos 
qui Regi nostro fidem jurare noverunt Nam, cam 
generalis capitaneus nosler primum ìlluc appulisset, 
magna pars nobilium illius regionis ad eum se con- 
tulit et Regi nostro fidem jurejurando confirmatam 
dedit. In proximis meis litteris spero me scriptu- 
rum de aliqua magna Victoria contra hosles £c- 
clesiae. 

Ex Longionio in Castilia, 37 Augusti 1513. 

A di 30. Fo il zomo di San Hironimo, che si ba- 79* 
loia la zonta ; qual, reduto il Gran Consejo, fossemo 
numero 1043. Non vi fu el Principe, cheé zercha tre 
anni non voi sii strachi. Fo balotadi numero 1 54 el 
passò numero 61, che poteva intrar. Primo di ba- 
lote fo sier Piero Balbi fo podestà a Padoa, et ultimo 
sìer Antonio Condolmer fo savio a terra ferma, solo 
sier Francesco Barbarigo fo di la zonta qu. sier 
Zuane, che passò. Etiam passò ma non potè intrar 
sier Piero Contarini fo avogador, sier Francesco Ca- 
pello el cavalier et sier Bortolo Contarini é di Prc- 
gadi qu. sier Polo. Rimase nuovo, né é piiì rimasto 
di zonta sier Zacaria Loredan é di Pregadi, qu. sier 
Lucha, qual questi mexi é cazuto do volte di Pr^adi 
et rimase V anno passato, sier Nicolò Lion, sier Polo 
Valaresso, sier Piero Capello fo savio dil Consejo, 
sier Andrea Loredan fo cao del Consilio di X, et sier 
Marco Antonio Loredan fo cao del di Consejo di X, et 



145 



IfDXII, SETTEMBRE. 



146 



sier Sebastian Zaslignan el cavaiier fo savio a terra 
ferma et è provedador zeneral in Dalmatia, che po- 
teva intrar. Etiam cazete sier Valerio Marcello fo 
podestà et capitanio a Ruigo, che é prexoa a Ferara. 

Di Modena^ di sier Piero Landò orator^ 
questa note^ vene lettere di 28^ hore . . . Dil te- 
ner sopradilo e la dieta non era risolta, ma tutti di- 
cono vien in Lombardia a tuor Brexa contra di nui. 

Di campOy ozi vene lettere di provedadori se- 
nercUi^ date solo Brexa^ a dì Jìi, hore 4 di note. 
Come avisano, questa note, francesi é in Brexa do- 
veano ussir fuora, zoé il castelan con 1500 fanti per 
venir asaltar e tuor le nostre artelarie é al piano, e 
per la porla di Santo Alexandro dieno ussir 200 ar- 
zierì et 200 homeni d* arme a questo effecto per 
darli spale. Et scriveno, il nostro campo tutto era in 
ordinanza, perchè ussendo li voleno lutti tajar a pezi 
et a questo modo si averà Brexa. Et a quella bora 
el provedador Capello montava a cavallo; ma il 
tempo era dato a Taqua; tièn disturberà, pur Tamico 
era intrato in Brexa per farli ussir; non sa quello se- 
guirà. Item, hanno, per uno nontio dil signor gover- 
nador stato a Manica e per lettere di Lodovico da 
Fermo di eri, che il Curzense era partilo de li e an- 
dato a Modena ad abocbarsi col viceré, e che '1 
campo di spagnoli certo vieneno in Lombardia per 
luor Breza per la Liga, et volendo nostri star dove i 
sono li lasserano star; et che il Curzense non anderà 
a Roma On non sia stabilito lo acordo, e farà come 
el fé' r altra Gala. Item, che il Curzense havia man- 
dato 1000 fanti alemani in Ferara, che non la cre- 
deno tal nova, pur è avisi de Manina. Et che 1 car- 
dinal sguizaro havia mandalo a offerir al viceré, ve- 
nendo, 400 homeni d'arme. Item, scriveno aver le- 
lerc di Lodi dil Caroido secretano nostro di eri, dil 
lassar di sier Zuane France^o Grilli, che fo preso, 
80 come scrisseno, el che *l carcfuial e contento si babbi 
Brexa eie., siche non é da dubitar di sguizari perché 
hanno etiam loro da pensar eie. Item, mandono 
alcune lettere drizati a li capi di X. Et compito di la 
zonta e iato eletione, ma non stridalo né balotato 
per esser V bora tarda, si reduseno li Capi di X con 
la Signoria a lezer dite lettere. 

Non voglio restar di scrìver una cossa notanda ; 
che in questi zorni, a la fin dil mexe, fu preso parte 
nel Conscio di X, aleuto la gran spesa ha il canze- 
lier nostro grando domino Francisco Fasuol dolor e 
la pocha utilità, che li sia concesso per tre rezimenti 
6 canzdarie per uno, qual lui vorà ut in parte; si- 
che ha auto 18 canzelarìe, e fu presa. 

/ Diarii di M. Samuto. *- Tm, XY. 



Qui sarà notado una lista di formenti venuti 80^> 
in questa terra, che è sta un grandissimo 
numero. 



Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 
Dil mexe 



dioctubrio 1511 vene 
di novembrio 
di dezembrio 
dizener . . 
di fevrer -. . 
di marzo 1512 
di aprii . . 
di mazo . . 
dizugno . . 
di lujo . . . 
di avosto . . 
di septembrio 



stera 



46,269 

33,005 

32,485 

50,890 

50,276 

180,327 

150,111 

202,358 

155,000 

80,000 

100,000 



Comcedia Verona hdbita coram reverendissimo 
Gurjsensi Cesareo oratore et gubernatore. 

Dialogus. 

Senex — Italia 

ItaUa. Senex: quoquo Italia vix tandem ex 
tantis procellis mihi videor portum prospicere me 
miserami 

Senex. Quem portum prospicis ? quid te mìse- 
ram appellas ? quid brachia in coslum iaclas audax 
et temeraria? 

Italia. Me audacem me appellas et temerariam, 
quibus viljis ut carerem semper curavi, en quo re- 
dacia sum ad reliquas miserias. Hoc etiam accedit 
quod me anxielale conficit quod nemo nostri com- 
misereatur, sed nitro me omnes irrideant, virgis ple- 
rique infeclentur. Ah me nùseram I o coelum I o 
terra I o mare ! 

« Senex. Jam me fecisli ut lui miserear quia vi- 
deam formam quidem gravitate maximam, imo ma- 
jeslalem prope divinam pree se ferre, habitu vero mi- 
serorum omnium miserrimam, qua re noiuen tuum 
ede ut sciam an jure libi compaliar. 

Italia. Nomen libi ut edam perfacile est, nam ex 
reliquis ornamentishocnohis relictum esl: Italia sum. 

Senex. Italia ne 1 

Italia. Quidem. 

Senex. Tu ne es Italia ! 

Italia. Ea inquam sum, quam vis omnibus erum- 
nis oontBcta. 



i) U OttU 80'èbiuM». 



10 



147 



MDXIJ, SETTBUBRE. 



U8 



Senex, salve (ot ducum, reguni ac Iriuni- 
phanllum, tot sapicnlum parens ci altrix, cujus gre- 
mium ex totoorbenullae non scientiae, nulla non om- 
nium virtutum experimentala confluxerunt, adeo 
ut, omnì adulalione abieeta, ingenue Tateor, nihil 
ncque armis neque doctrina tote orbe floruisse, quod 
in te una non magis eniteat et in dies elucescatl 

Italia, Ah me miseram, quse tantis ornamenlìs 
ad divinam prope majestatem accesseriro, nunc vero 
omnibus erumnis, omnibus fere ludibrio excipiar, 
adeo ut vix reperias qui habilura servare aut mori- 
bus sese italum audeat proOteri I me erumnosam 
et e summo majestatis solio, in omnium miscriarum 
vclul cbria delapsam I 

Senex. Sic esse et ipsc vestium squalor et oris 
palor et omnium membrorum imbecillitasi imo et 
emanans undique cruor ostentai ; unde libi illa tam 
erumnosa, si placet, expone. 

Italia, Quid me jubes ea diserrere, quorum re- 
cordalione et maceror et marcesco ? 

Senex. Edisccrem tamen, nam dolor minus ani- 
mum excrutiat, si in alium prorumpat. 

Italia. Memini ex quo Justinianus ille Imperator 
et sponsus meus, nostro thalamo despecto, cum 
greca pellice nostra viveret; vuriis temporibus di- 
versos procos impetum in me fecisse ex Getliis du- 
cibus, ex Pannonia, ac aliis regionibus,qui me eorum 
libidini peiùtus abruentem adeo pessumdederunt, 
ut preda, incendiis ac coede omnibus fere memlìris 
destituerìnt. Fuere nobis illa quidem gravia 1 ve- 
81 * rum ipsa temporum vetustate, mente delapsa: nunc 
vero bii nos impetiverunt, qui omnibus niodis ita 
me deformaverunt ut omnia diripuerint, nihil in 
sdibus relinquerinl, in saevissimam caedem Tamiliam 
traxerìnt, ancillas constupraverint, nihil sacri non 
prophanaverint, ac mea membra ita ferro invaseriut 
ut me cruore totam manantem relinquerinl, et non- 
dum, exsicata vulnera. 

Senex. Video quidem, ac propter ea vix lacrimas 
oontineo. 

Italia. Ah crudelisl qui nostri non commi- 
sereatur. 

Senex. Crudelis quidem I 

Italia. Vide faciem, universo orbi quondam sum- 
ma veneralione conspicuam, nunc squalore ac foedo 
pallore obsitam, nisi quantum borrendo cruore per- 
fundilur. En brachia illis maximis regibus formido- 
losa, Dunc foedis vulneribus saueia alque ita deside- 
rala ut luxala omnibus appareant : nervi vix me 
suslincnl, tantus tremor ac horror me invasit. Tu 
diva Arela et tu felix Ubertas sustinete me, fideles no- 



bis conàtes. Tu enim Areta, meisanxietalibusrobu- 
slior, me non desislis animo confìrmare ! l\i vero 
Ubertas, quamquam mecum lacerata ac direpla, la 
manibus hostilibus in praedam recepta, nulla lamen 
potuit injuria fieri ut me usquam destitueres! Comes 
sedula Areta, nullus unquam terror, ne morlis qui- 
dem, efficiet ut, optima comes, libi desinam opilu- 
lari, vel si lotas in me vires effundat publica illa 
merelricula universo orbi perniliosa fortuna, qus 
suis dolis semper conatur nostrum .... (1) occu- 
pare! Ubertas, o me infelicemi quam lejam desola- 
tam video, quae nobis tam comodum hospilium prae- 
stas ut nusquam alibi quam tecum laslior esse pos- 
sim. Animum bonum . . . {ì) habeamus, nam mens 
mihi pnesagit jam nos e tantis procellìs quem nuper 
dicebas portum attingere. 

Senex. Siceril, nam certum id mihi est; sed 
quid est, quod te ut agat atque unum hunc ex (aniis 
locis diligcris ubi le in portum recipias ? 

Italia. Speravi jam diu quod adhuc spero fore, 
ut Maximilianus invictissimus Imperator, sponsus 
meus, in thalamum nostrum receplus, ut est nostri 
deooris maxime studiosus, me malis hiis omnibus 
levarci. Jelicem et faustum illum diem ! Verum, B'2 
dum vario obiectu distanlius nimium mihi visus est 
immorari, bue appellare decrevi. 

Senex. Non inlelligo lamen cut magis bue quam 
alio te contuleris. 

Italia. Id pergebam, ut dicerem, nam omnibus 
locis, quae nostri sponsi sunt juris, nullum aut obse- 
quentiorem aut nostri observantiorem hac ipsa ci- 
vitale unquam experta sum, nam, reliquis aut con- 
tumacibus aut nostri negligenlibus, hsec nulla un- 
quam aitale ab imperio nostro decessil, qui ut 
optima filia sese ut veucrabunda obtuleret aut Im- 
peraloris quam libenlissime mandata et exceperìt et 
sii sedule executa. 

Senex. Optime quidem : nam hoc quoad maxima 
palei, Italia, lllud quoque me movil quod prsecipuum 
hoc confugium omnium testimonio bujus civitalis 
gloria ita conformatur, ut ad csteras virtutes quas 
sibi babet peculiares, haec illi precipue celebratur, 
tum quod uni versus populus ejus ab ingenio Jieui- 
gnilalis est, tum quod principis mores omues asse- 
qui sludenl cui nihil anliquius nihil clcmentia di- 
vinius existimanl. 

ItdUia. Quid mihi hujus virtutes narras quas 
fama in extremis orbis angustiis aliis deportavit? 
Salve terra nobis in primis grata, quam te liben- 

(1) (2) Blancano le ptrole nel testo. 



Ud 



yDXn, SETTEMBRE. 



150 



ter iniueor ! quam mihi praesagit animus fore ut 
hic mearum erumnarum fiat finis, nam et fata et 
filma omnium ore celebrata hoc mihi videntur poi- 
lioeri: sponsus meus In thalamum nostrum receplus 
nobis nitorem restìtuat, imo hoc duce qui armis, 
Consilio, fide hoc sibi prsecipuum sit adeptus ut quo* 
quo vergat secum victoriam frahere videalur. 

Senex. Et id quidem prudentissìmus quisque 
pnesagìf et praedicat ; sed quid quod jam agit spon- 
sus tuus ut foelices secum annos agas. 

lUUia. Hoc agit sponsus meus ? 

Senex. Hoc quidem : qui paranymphum huc mi- 
serìt qui res nostras ita componat, ut nitori, honori 
ac majestatt tuse restituaris. 

Italia. Paranymphum misit sponsus meus ? 

Senex. T'i quidem sponsus tuus. 

Italia. Paranymphum sponsus ? 

Senex. Sic est, 

Italia. Et hoc agit ? 

Senex. Hoc unum inquam, 

Italia. fauslum nuntium ! me jam prope 
beasti, jam me omnium erumnarum pene oblitala 
W reddidisti ! superi ! id queso, cavete ne qua nobis 
calamitas inlercipiat! Verum, mi Senex, ade que 
nam paranymphum sponsus miserit, nam id quam 
maxime scire cupio. 

Senex. Gurzenscm episcopum, Sacri Ponlificis 
jam senatorem designatum. 

Italia, Maxima mihi virum dignitale prsedicas, 
qui eo ampliludinis evaserit, ut unum tantum gra- 
dum ad summam majestatem expectet, quem ut fau- 
ste ascendat, ut opto ac spero, adeo Optimo Maximo 
summis precibus non desinam efllagitare : sed ubi 
nam est. ? 

Senex. En tibi ! 

Italia. Illum alloquar. 

« 
Sequitur Italice ad reverendissimum 

Gurgensem oratio et exhortatio. 

83 Italia ad reverendissimum Gurgensem. Oratio 
et exhortatio habita Veronce, 1512^ mensis 
Septembris. 

Maxime, reverendissime prìnceps et pontifex, ma- 
ximum inquam et omnibus summae gloriae orna- 
mentis celebrandum munus a prudenlissimo non 
minus quam invictissimo Imperatore Maximiliano 
sponso nostro audio libi demandatuin, ut tua indu- 
stria ac prudentia, nostrum nobis nitorem et omnia 



ornamenta hostium injuria nobis sublata restituas, 
nostrumque thalamum, omni squalore et situ de* 
terso, dignum tantse majeslati habitaculum priepares 
ut inquam me tota Italia, omni hostium furore ex- 
pulso, pacata, jure libere acquieti frualur. Maximum 
inquam munus atque amplissimum; nam quse potest 
major provincia cui quam arogari quam prostatani 
penitus hanc regionem nulli in toto orbe virtute, foe- 
cunditate ac omnibus ornamentis conferendam eri* 
gere, imo pene extinctam excitare, et aroissis om- 
nibus ornamentis reparare? Fuere multi qui varìis 
temporibus propria virtute amplum sibi nomen et 
gloria compararunt, in quibus praecipuum ac bone- 
slissimum locum obtinueris, si munus istud recte, 
ut spero, exolveris. Nam, cum nulla major virtus 
celebretur, quae una nos Deo Immortali prope mo- 
dum reddat acquale?, hac autem ipsa clementia ac 
pietate et misericordia, nesciam an ulla major repe- 
riri queat, qua tot populis injuria prostratìs suas vi- 
res restituat, tot regnis, tot principatibus quoddam 
florenlissimis, hosfium furore dejectis, sui roboris 
ac nitoris formam ipse repares, tot turpiter agitatis 
honestis foeminis hoc prsestes ut suae castitalis ratio- 
nem habeant, tot sacris prophanatis sancì» reddas 
dedicationi, ut rebus noslris omnibus confractis so- 
lidum robor restituas, ac denique nostrum totius 
Itali» corpus prostralum ac prope extinctum susci- 
tes. Si virlutis meritum par gloria pensatur, quae 
major poterit tua gloria celebrari ? Memini mul- 
tos mihi sese opem contulisse variis temporibus. 
Camillus Gallis capitolium obsidentibus ad unum 
caesis patriam Romanis restituii. Scipio ferro ac igni 
ab Hannibale jam sexlum et decimum annum vcxa- 
tum idem Romanum imperium liberavit. Postcris 
temporibus, Justiniano sponso nostro imperante, 
Gottos universa noslrae regioni infensos Belisarius 
expulil : et alii, quos silentio practereo mulli multa 
contulcre. Verum quid omnium illorum ad tuam 
gloriam ? llli quidem armis ac multorum coeJe ad 
gloriam sibi aditum struxere : tu, sedendo, quieto 
non minus quam sagaci Consilio, de pace, ac quiete 83* 
nostra ac omnibus nobis restituendis ornamentis ita 
rem traclas, ut non modo ullo cruore verum eo ex- 
sicato quem hostes effuderunt ac consolidatis vul- 
ncribus, saluberrime nobis consulas, o virum cele- 
berrimum, cujus jam video amplitudinem et glo- 
riam universas orbi conspicuam ; cujus laudes om- 
nes decantent viri ab imminente coede per te ser- 
vati, feminae suae castilatis ac pudicitiae asservato- 
rcm cantu iugcmincnt ! Age itaque et quam poles 
maxime enitere ut huc perfidas, ne tanta te gloria 



151 



MDXII, SETTEMBRE. 



152 



defraudes I Qaod cuoi cven^t, ut opto ac spero, 
quum reliquos omnes libi obnoxios reddiderìs, tum 
mihi omnibus ornamentis per te receptis nostro 
sponso teliciter injuncl» in primis gratus Tueris, et 
te non desinam summis laudibus commendatum 
celebrare. 

Italia. Hoc agita comiles mecum succinite. 

Ira jam ponti tamidi procelHs 
cesset : et ventus faveat secundus, 
jam mihi per te liceat cnpitos 
tangere portus. 

Tu salas nobls coiamen missellis, 
te petunt omnes lacrymis madenteSi 
Bupplices tandem, velutl benignum 
sydus et auram. 

Jam tibi spero triplici corona 
cinget auratam diadema frontem, 
serviet quidquid clarii, tepescìt 
luce corusca, 

Lffita tono sub te meritique memor 
heec Tiroa fbndet, celebres dabitque 
beo oomes frugea laticeque dextra 
Aindet amica. 

84 Ccpia di una letera di sier Sebastian Zustinian 
él cavaliere pravedador general in Dalmatìa, 
data a lAesna^ a dì 26 avosto 1512. 

Da poi le olUme oùe de 26 del instante, ho co- 
gnossiuto tutti questi insulaoi esser disposti a la mina 
de questi nobeli, et più presto voler esser judicaU 
come rebelli et inimici de la Illustrissima Signoria 
nostra che voler far alcuna cossa contra tal sua di- 
sposinone, né volerse contentar de la sua condiction. 
Et volendo io far justiGcar li danni inferiti a nobili 
da dicti insulani, etproMentim quelli habitano a Cita- 
vechia, a lelsa et Verboscha, non permeteno alcun 
vegni a testificar, né alcuno oficial a far le executione 
li sono imposte, menazando de venir tutti armata 
manu a tagliar a pezi luti nobeli venuti qui tornati 
a casa sua ^ fide mea, asserendo etiam che in si- 
nu meo gli amazeriano. Io dissimulando le publice 
inzurie, temendo de non nuoser a cento per la colpa 
di 10, ho posto ogni studio per internunUi che i 
vogliano acoeptar la condition propostali per mi, zoé 
de venir a Venecia spante con promissione de non 
esser offesi in la persona : qual hanno sempre recu- 
satOy parendoli la Signoria nostra non li poter offen- 
der. Verificandose tamen la fama che li dovevano 
venir armata numu al diete effecto, mandai a far 



prodame ne li dicti lochi che alcuno non ardissa ve* 
nìr qui cum armis aut sine armis, excepto li 40 
proclamali ei giorno precedente nominati da sier 
Zuan Navajer in parte, et parte cognosciuti per 
me. A le diete prociame, dum fierent^ fono facti 
molti adi inhonesti di poca reverentia et in vitupe- 
rio di la Signoria nostra, fazandoli le fige, et non ob- 
stante che per quella fusse posta pena de cader in 
rebellione, et de forcha a chi venisseno qui oltra li 
proclamati. Veneno tamen a di 34 de T instante et 
parseno venir senza arme, tamen le haveano ascose 
pocho lontano. Io feci star tutti li zentilhomeni ne la 
terra ben custodita da li fanti, dispositis prtesidiis 
a le porte, et io andai a dirli nel borgo, nel loco so- 
lito de la audientia, dove vene gran numero de li 
dicti con tutti li loro capi proclamati in termine 
proclamationiSy per il che, per justitìa non li polea 
far meter le man adosso. Comenzorono far le sue ex- 
cusatione de le cede, mine et depredaUone per loro 
perpetrate, non negandole ma facendo conclamar da 
tutta la turba, lori tulli haver commesso simeii er- 
rori, existimando che eoe defendat numerus non 
ji$Sj et opponendo asai particuiar delicti a nobili. Ai 84 * 
quali per mi fu resposlo sicome mi parse rechieder 
la cossa, il tempo et le persone, alcune volle con 
dolce et bora con acerbe parole, et tanto fo per loro 
cridato, che, stracho et rancho, a bora de vesporo me 
levai da la audientia, cum resolutione de loro che 
non se volevano presentare ne le mie forze jaxta 
proclama, né voleano acceptar la condiction de venir 
ai piedi de la Signoria nostra. Intrai ne la terra 
re infecta^ et volendo intrar alcuni per forza, non 
fonno permessi et pochi che introno fono rebatuti : 
fo cridato a l'arme, et el tumulto ne la terra 
presto io sedai, qual de fora non potè cussi presto 
per el gran numero de loro che presto trovorno le 
arme dove le erano. Le cosse sono in termine, che 
se poi dir questa isola esser de 3 o 4 capi e non de 
la Signoria nostra; né dove se Irata fra nobeli el pò- 
pulari li agenti de la Signoria non hanno alcuna ob- 
bedientia : però questa note con lo ajuto de Dio me 
leverò con questa sola galia me é rimasta et con li 
fanti et redurome in un loco nominato Boi sopra 
risola de la Braza a rincontro de li tre lochi reducU 
de tutti questi rebelli, dove, senza spesa de la Signo- 
ria, ho facto adunar più di 400 polizani electi, '200 
brazaui, zaralini et sebenzani oltra cento, tragurini 
65, li qual tutti sono zoveni, con le qual zente over 
io barò ne le mano tutti li proclamati scoperti in ma- 
nifesta rebellione, over io farò manifesta demoslra- 
tione a tutti che vorano repugnar a questo eileclo, 



153 



UDXII, SETTEMBRE. 



154 



aziò la Signoria nostra intendi de che sorte conspi* 
ntione sia questa de Dalmatia. Io mandai a rechie- 
der al conte de Spalato barche per passar li dicti 
polizani con più secreteza possibile, il che vene ad 
orecbie ad alcuni capi dil populo, qual concertato 
da loro eondamavii ad arma, dicendo : carne, 
carne, iagliemo apejsi ffeniilhomeni. Et questo per 
evitar questi lesignani consci! in tal preparatione farsi 
contra lesignanì. Per il che, expedila la cossa de que- 
sta isola, che spero per tato doman haver fornito, 
andarò a Spalato per haver quelli capi ne le man, 
quali havuti, subito tornerò qui per for la restitulìon 
de il danni inferiti a nobeli, perchè tanto é sta il 
terror che tutti hanno habuto de questi conjurati, 
che non ardivano deponere la verità, et fuzivano di 
esser examinati : pur ne ho fatto esaminar molti, 
però bisogna tornar adperfieiendum opus, E per 
concluder, la Signoria nostra se poi prometer questo: 
fihe se questi coniurati non saran fuziti doman, io li 
bavero ne le man o vivi o morti, perché son dispo- 
sto die se io dovessi perder la vita lo delibererò 
questa povera et aflicta provintia de tanta opresioo 
et redurola a la pristina obedientia di la Signoria, 
come è seguito de Zara et Sebenico. 
Lesina, die 27 Augtésti 1512. 

^^Ezemplvm litterarum Sebastiani Justiniani 
equitiSy Dalmaiite provisoris generalis, da- 
tarum Lexina die 2 Septembris 1512. 

Superioribus litteris meis declaravi quid essem 
acturus, et cum ìnchols hujus insul» mansueludinem 
meam spreverint, justiliee severitatem eos experiri 
oportere. Conslitui itaque quadringentos Policianos, 
daceotos Batriesanos,eentum Tragurlnos, duce Pau- 
lo Antonio Qpicho, cum venirem ad insulam Ba- 
triassffi, quam Braciam vocant, quo ego navi Longa 
evetus, sint ibique, decretum est agredi vicumquen- 
dam, quem auctores facìonis colere consueverunt; 
quo ubi ventum esset, vocatis incholis, declararetur 
eos me hostes babiturum, nisi principes ejus factionis 
mihi vinctos traderent Quod si fecissenl, nullum fie- 
reni incholis delrimenlum; si vero parere noluissent, 
io eos me tamque in hostes animadversurum manda- 
Uim est Tamen nostris quocumque casu a preda et 
incendio absUnerent, quibus, proscrìptos tantum qua- 
draginta drciter obnoxios esse voluimus. His con- 
stilutis, rei gerendo modis, datur omnibus come- 
deodi facultas, ut sumpto prandio ad destinatum Ver- 
bossae vicum contendcremus, pualo post, declaratur 
suas quosque naves ingredi. Ego postremus navem 



conscendi; vela damus ventìs, sequuntur septua* 
ginta fere minores naves, lètis velis, prospero vento« 
rum flatu, ubi in oonspectu fuit vicus ille quem pelo- 
bamus. Apulsis litori navibus, descendunt Polieiani 
villas agreduntur, nullo ordine, nulla disciplina ser- 
vata, aperlas ineunt demos, clausas frangunt, aut 
quacumque pateret acoessus ingrediuntur, nullis in- 
cholis repertis, qui se se cum familia et forlunis om- 
nibus ad summa montium juga aufugerant. Qu» 
tamen bona reliqua foerant derepta sunt, unum 
tantum ex auctoribus interfecto. Horum exemplo 
sequuti, nautffi trirenium, qui se se pred» cupidi 
in mare proiecerunt, et se praedae immiscent, hic sar- 
dularum vasa, alii vini, multa etiam olei deferunt. 
Ego egre ferens ne^lectam disciplinam omissaque 
mandata, aprehenso sapioue dessilui navis pupi, 
hos cominitans, alios percuUens, nonnullos etiam 
cursu infectans, cohibui ab eo cui erant intenti de- 
predandi studio. Cum Policianis vero et nautis parum 
profecìmus, major si quidem fuil praedse cupiditas 
quam poenarum metus ; neque prius cessatum est 
quam omnia incolarum bona etsi paucha et vìlia 
relinquerint direpta sunt. Ab 8Bde sacra non absti- 85 * 
nuerunt manus : nautas arcam ubi sacrorum vasa 
sacrique amictus repositi fuerant, sustulerunt. Quo 
viso, ira ego neglectae religionis aceensus, deferrentes 
sapione agredior, peregi tandem ut sacrorum ar- 
cha redempta sii. Delatam ad triremem postquam 
bue appuli, ad bujusce aotislilem urbis deferri jussi. 
lam imminente nocte, receplui canunt nostri, naves 
ineunt. Ecce densa fumi nubes, ecce fiamma, ecce 
incendium et aceensus totus fere vicus, quod me 
valde perterruit et accensit, cum prseter mandatum 
raeum excitatum viderem incendium et injectis igni- 
bus cumilagrare, non modo factionis principum sed 
quosdam etiam pauperum domos. Nulla vi reparari, 
nullo ingenio arceri incendium poluit. Quatuordecim 
domus, partim agrestes partim urbanas simile con- 
flagrarunt. Quo fil ut cum Qvitatemveterem et Jel- 
sam agredi statuissem, sentenliam mutarem, donec 
Policianos in patria ubi nunc Almissa oppidum est 
dimitterem. Ego interim Spalatura profectus sum, 
ubi novi quidam pridie ejus dici exorti fuerant tu- 
multus. Descendi cum spalatino comite primum ad 
sacram sdem deinde ad praetorium pergimus, ubi 
cognita tumultus causa^ deprebensis quatuor rerum 
novarum cupidis, incertis ejus concitationis auctori- 
bus, in carcerem conjectis, bora decima nona ejusdem 
dici, jejunus absessi, navigaturus noctu Civitatem ve- 
terem, vicum Fariensem celebcrrimum, quo crepu- 
sculo matutino, noctis atra tempestate defessi apu- 



155 



MDSn, SETTEMBRE. 



15G 



limus. Ibi convocatis incolis, verbis babìtis bello et 
paci opportunis, aprehensìs atrisque vestis mes firn* 
briis hincdixi: «pacem inde bellam vobis afferò; 
accipite utnim vobis magis expediat. » Conclaroant 
omnes ; « pacem, > t erriti prioris incendii vicus me- 
tu. « Et ego vobis > dìxi « pacem afferò, si sqaas 
acoeperitis quales offero conditiones: Senatam scilicet 
Venettim fide colere integra : magislratibas parere : 
arma in nobiles suseepta deponere eaque nunquam 
in eos sumere; nisi iacessitos auctores et principes 
civiliam discordiaram armis atque odio vos prose* 
qui velim ; qui ha^ coodiciones aocipiant, clamore 
annuant. » Continuo conclamant omnes: caccepimus 
86 conditiones. « Tunc navi descendi eosque amples- 
sos, ortatus ad pacis studia. Missi sunt sub inde appa* 
ritores per ignobiles vicus, qui convocarent incolas 
ad pacis celebranda solemnia qusB die dominicbo sta- 
tuimus, tunc quod omnes jurejurando sese condi- 
tiones, quarum supra meminimus, accipient aproba- 
buntque. Haec sunt quas hactenus gessìmus ad octa- 

vam usque diem. Extrema manum quam 

longius deferri non ausim, sollicitatus crebrìs Senatus 
iìtteris ad roeum in patriam redditum feslinandum. 
De bis hactenus. Vale. 

Data die 2.** Septembris 1512. 

87*^ Sumario di alcune letere di sier Sehastian Zu- 
stinian el cavaUer, provedador general in 
Dalmatia, scrite a la Signoria nostra, date 
a Liesna, la prima adii Septembrio 1512 
et ricevuta adì , . . dito, 

0)me ha auto risposta de uno principal capo dì 
questa Tactione popular, nominato sier Zuan Zovi- 
nicfa, auctor de tutti li mali, che lui e li altri de li 
principal conjurati veneriano a la obedìentia a Ve- 
necia se fusseno securi de non essere offesi nella 
persona ne* dannali a carzere, perché al salvocon- 
duto li ha promesso non credono, ma voler sia fato 
over confirmato per lo exceiso Consejo di X. E ari- 
corda se fazì perché questo sari causa de salvar que- 
sta ixola, et sedar ogni tumulto, e sia fato presto. In 
questo mezo, atenderà a justificar li danni de nobeli 
e altre facende che sono assai, e tien tre caozelleri 
che non ponno suplir, siben sia de li che convien pro- 
veder a le terre di Dalmatia perché tutti hanno soi 
noncij de 11, e atende aldir cause extraordinarie e 
non civile, che é pertinente al preservar quella pro- 
vintia. L sta di grandissimo commodo la congrega- 

i) U CtfU 80* è bianoa. 



tion fece di polizani, senza spèsa, el di teror a quelli 
populi etc. 

JDil dito, a dì 5. Come per altre scrisse di la 
union doveano far quelli insulani et populari per far 
la pace; per tanto avvisa esser li venuti insubni in 
gran numero e con loro do capi principali, soto sai- 
voconduto, et questa matina, da poi una messa del 
Spirito Santo solenne, diete alcune parole in schiavo 
per questo reverendo episcopo ad exortatione de tal 
pace, e poi lui provedador suplite quanto li parse 
necessario, fo conclusa una pace universale, con tanto 
plauso et contento e lacrime di gran parte de loro 
che tutti se hanno alegrato; ma la restitution di dan- 
ni potria alquanto infirmar essa pace. Li do capi vo- 
leno venir a li piedi di la Signoria nostra e prome- 
teno menar gli altri proclamati soto la fede dil sal- 
voconduto non esser offesi né in haver, né in per- 
sona, né danati ad carceres, ma volendo la confir- 
raatione del Consejo di X ; pertanto prega la Signo- 
ria lo mandi prèsto. Scrive ozi li do terzi de lì fanti 
menA con lui ha tolto licentia, e resta solum conhì 
quelli che lo voleno seguir vivo et morto, se ben non 
hanno speranza di stipendio, etc. 

Dil dito, adì 8, Come, per la pace seguita, tuia 
la Dalmatia se ne ha alegrato, parendoli da questa 
ixola depender ogni quiete et perlurbation dil resto. 
Scrive aspetta il salvoconduto richiesto : e ben che ^' 
ne habia in podestà alcuni di perturbatori, desidera 
haverne tre principali, quali vegniriano a Veneeia 
havendo tal salvoconduto alifer non, e venendo 
questi tre, si poi esser certi tutta qudla provincia 
esser pacata. Questi non si poi haver per forza; han- 
no dui refugii, el mar et li monti inaccessibili; hanno 
spie diurne et nocturne, et sono advisati de ogni ap- 
parato se fa, e per ogni pìcol moto se assecurano per 
uno de li doi modi predìcU, e chi li volesse haver per 
forza, saria necessaio minar tutta quella ixola. Scrive 
haver hauto le letere di la Signorìa che lo insta a 
dover venir a ripatriar; ma venendo, vede lasserìa 
re infecta, lassando alcuni de quelli capi e auctori 
de ogni male de li, i quali poriano excitare questi 
insulani a desturbar la pace ha facto, solo fructo de 
le sue fatiche a presso Dio eterno che mesura le 
bone operation se ben non sono cognosciute dal 
mondo, el starà a aspetar la risposta, etc. Et tegnirà 
la galia Liona, la qual licentiandola saria causa de 
confirmar la fama sparsa per tuta la Dalmatia ch*el 
sia sta casso di Toficio ex decreto Senatus, venuta 
da la boca sola dil conte di Zara sier Lorenzo Corer. 



twmf 



MDXII, OTTOBRE. 



158 



Si (luol ch'el vede Topere sue non è aocplc e questo 
avien per non haver favori de qui, e chiama Dio per 
leslimonio non esser alcun homo vivo che serva 
con mazor carità et mazor fede di quel fa lui, e si 
coniente che Dio el cognosca quando allri non lo 
voleno cognoscer, e s'il'scrive tal parole di passione, 
sa haverne causa per le letere ha de li sui, che tutte 
le sue operatione, celebrate de li tisque ad astra et 
hao parturito fructi grandissimi, sono invise et spre- 
zale etc. 

^S Dil mexe di Oetubrio 1512. 

K di primo. Introno in Coiegio do savii del Con- 
sejo nuovi, sier Tbomft Mocenigo procurator et sier 
Zacbarìa Dolfin, et sier Gasparo Malipiero savio a 
terra ferma et do savii di ordeni nuovi, perchè sier 
Andrea Diedo za era intrato et sier Crìstofal Capello 
intrò el di de San Michiel da matina in loeho di sier 
Francesco Zen era andato a la villa. Ozi intrò sier 
Stephano Tiepolo et sier Sebastian Falìer, et il quin- 
to sier Benedeto Zorzi intrerà fin zorni do, che li 
mancha a campir il tempo dì anni 30. Et fo letto le 
lelere di campo di eri. 

Di campo, diprovedadari senerdlij date soto 
Brexa^ a dì 29y hore 15, venute questa matina. 
Come, per il tempo cativo di pioza nissun ussite di 
Brexa; siche T bordine andò buso. Item, come Vi- 
tello Vitelli, qual se ritrova a Fiorenza, bavia man- 
dato a dimandar la sua compagnia, sicché non voi 
più esser nostro soldato, et par che 60 cavali lizieri 
erano partiti dì soi, el le zenle d'arme voleano etiam 
partirsi e fo necessario al provedador Capello mon- 
tar a cavallo per farli restar. Item, se mandi danari 
per compir di pagar li fanti, aliter seguirà scandolo 
per esser mezi pagati. Item^ dil zonzer 600 fanti di 
Romagna e varano subito li altri 400, però non si 
resti di mandarli altri danari. 

Vene in Coiegio T orator yspano, et domino Da- 
niel dil Borgo orator dil Curzenze. Et dito orator 
non si parte, dicendo il suo andar sarà frustro, per- 
chè è seguito za quello è sta deliberato di far. Item, 
poi disseno che era con loro uno alemano frate di la 
Trinità, che si doleva fosse prior in dito locho altro 
che lì soi, et che missier Piero Ziani doxe fé' edifi- 
char ditto monasterio et chiexia dì la Trinità et do- 
tòla, et sempre é stata di frati alemani, hanno li soi 
ordeni et costitution. 11 Principe rispose non se im- 
pazaveino di questo ; ma che il Papa bavia dato a 
questi Lippomani che è so amici, e non potevamo far 
altro che ubedir, et che tal cossa aspeta al Papa, e 



si ne farà scrìver altro ex nunc robediremo; el 
cussi fono liccnliati. 

Inlroe li capi di X in Coiegio, per le lettere ve- 
nute di campo, e steteno assai. 

Et poi disnar fo Consejo di X simplice, per far 
li cassieri^et la zonta el lezer i loro ordeni, justa il 
solito. Peno cassieri per tre mexi, sier Alvixe Gri- 
manì, sier Hironimo Contarini et sier Andrea Magno; 
sopra le artdlarie sier Anzolo Trivixan, et 1 5 di la 
zonta in scurlinii tre, justa il solito. Rimaseno questi 
zoè, sier Andrea Venier procurator, sier Nicolò Mi- 
chiel dolor et cavalier e procurator, sier Antonio 
Trun procurator, sier Zorzi Corner el cavalier pro- 
curator, sier Marco Bolani, sier Bortolo Minio, sier 
Piero Balbi, sier Domenego Benedeto, sier Vinci- 
vera Dandolo, sier Francesco Foscari, sier France- 
sco Bragadino, questi è soliti, et sier Hironimo Que- 
rinì, nuovi aer Hironimo Duodo, sier Zaearia Ga- 
briel e sier Domenego Malipiero. 

A di ± Fo l'anniversario dil Doxe anno XI, com- 88 * 
pilo. Qual vene in chiexia col manto di ormexin 
cremexin in mezo di V orator yspano e V orator dil 
Curzense et il primocierio et il signor Frachasso et 
altri patricìi, solum tre veste di seda. E compito la 
messa, si redusse Coiegio per lezer le lettere di 
campo venute questa nocte, e fo ordina Pregadi. 

Di campo, diprovedadori generali, date soto 
Brexa, a dì 29, hore 3 di note, vidi di sier Poh 
Capelo el cavalier. Come haveano auto lelere di 
Crema di Domenego di Malo vice colateral^ qual 
avia scontrato la moìer e Soli dì domino Anzolo 
Francesco da Sant'Anzolo, qual andava a Lodron da 
alcuni soi parenti, per dubito di spagnoli, che riso- 
nava venivano in Lombardia come nostri nemigi. 
Item, hano auto lettere di Modena drizate al conte 
Guido Rangon dil zonzer li il Curzense e viceré, et 
spagnoli erano a San Felixe su el bolognese, e veni- 
vano a passar Po a Ostia per venir in Lombardia 
nostri nemici; qual letere mandano a la Signoria. 
Item, coloqui auti col governador zercha questa 
venuta di spagnoli ; qual li pareva piantar T artella* 
rie soto le mure e far una bataria gaiarda, e darli la 
bataia. Erano zonti li fanti brixigeli in campo, et li 
500 spagnoli non vien de longo ancora, ma il capi- 
tano di l^fantarie eh' e in Crema havia fato ve* 
Dir in campo, ma non li pareva di impiantar artella* 
ria alcuna senza ordine di la Signorìa nostra. Seri* 
veno saria bon trazer di Bergamo e Crema quelli 
citadini che non sono marcheschi, e non aspetar più* 
Item, se li mandi danari per pagar il resto di fanti 
manchano a pagar, altramente seguiria gran confu* 



159 



UDXII, OTTOBRE. 



160 



sione, mezi pagali et mczi no. Item, hanno auto le- 
tere di sguizari da Lucerna de ^6 qual mandano a la 
Signoria, et li scriveno saria bon che Cremona e Gè- 
radada levasse le insegne di la Liga, perché poi si 
vederla a chi de jure aspetasse, dicendo che altra- 
mente si tegneria Venitiani fosseno usurpatori di le 
terre d'altri ; et dite lettere bisogna risponderli, per- 
ché la Signoria comandi quanto habino a risponder; 
ma tien che il cardinal V habi fate lui, perchè suol 
usar questo vocabulo usurpatori e più volte lo hanno 
dito a loro. liem, scriveno i nimici quella nocte 
dieno ussir di Brexa per far V efeto dil zorno avan- 
ti et asaltar T artelarie, però V esercito nostro stari 
in bordine. Item, come quelli zentilhoroeni posti al 
governo di Roman, Urzi nuovi et Valchamonicha si 
voleno partir non li corando salario, sàlfem per le 
spexe, justa la letera scritali p(T la Signoria nostra. 
89 Da poi disnar fo Pregadi, et lete le letere al Pre- 
gadi nuovo. 

Fu posto, per li consieri, che havendo il Ponte- 
fice dato il priorado di la Trinità a domino Andrea 
Lippomano de sier Hironimo, come per lettere di 
r orator si ha inteso, cossa a nui grata, per auto- 
rità dì questo Consejo li sia dato il possesso, che é 
in questa terra, e sia scrito a li rectori nostri li dagi 
le intrade ; qual priora è vacbado per la morte dil 
reverendo frate Alberto ultimo possessor. Ave 136 
di si, 9 di no. 

Fa posto, per i savii, far deprtesenii uno amba- 
sador a Fiorenza, con cavali 8 et 8 persone, con du- 
cati 70 al mexe, et fu presa. Et fu tolto il scurtinio 
de molti zoveni che procurava, et sier Piero Pasqua- 
ligo dolor et cavalier; ma poi, visto era senza pena, 
iierum fu posto, per i oonsieri e savii, elezer ora* 
tor a Fiorenza con pena di ducati 500 oltre tulle ai- 
tile pene, et habi 100 ducali et 10 cavali, et fu presa 
la parte, et tolto poi il scurtinio con boletini. 

Fu poslo,f per i savii ai ordeni, una parte, che 
aleuto è sta fato il possibile dì cavar e recuperar la 
nave dil Corexi e in mar a li Brioni, e atento uno 
chiamalo el Sbisao si babbi oferto cavar la dita nave 
con questo la mila di tutto quello el recupera sia sua, 
e lui meli la spexa, però sia preso che T babi ut m- 
pra^ con altre clausole ut in parte^ e fu presa. Ave 
8 di no. « 

Fu posto di elezer domao, per scurtinio et i 
man di electioo, di ogni oficio, capitano a Beiamo et 
capitano a Crema, con ducati 50 per uno al mexe 
per spese neti per uno, respondi fra 3 zomi e parti 
fra 10 poi acetando; e quelli é al presente, viddicet 
sier Bortolo da Mosto a Bergamo et sier Nicolò da 



Pexaro a Crema restino provedadori come i sono, e 
fazino r oficio di podestà fino si provedi di podestà 
in loro loco. Et dita parte non se intendi presa si la 
non sarà presa a posta nel nostro Mazor Conscio. Fu 
presa. Sier Marco Bohni savio dil Consejo et sier Ni- 
colò Trivixan savio a terra ferma messeno de farli 
con pena ; ave solum % balote. 

Fo chiama el Conscio di X, con la zonta nuova 
di danari et dil stato, per far 1* ubligation di danari 
dil datio dil vin presente di Avosto e Septembrìo,che 
vegnirà a quelli pageranno il 4.^ di la lansa, videli- 
cet dato di libertà al Colegio di poter ubligarlo. Et 
presa, ussiteno fuora. 

Fu posto, per luto il Col^o, uno quarto di tansa 
a pagar da mò a di 15 del presente, con don di 5 
per 100, da esser reslituida dil dazio dil vin Avosto 
e Septembrio, e chi prima pagerano prima li sia re- 
stituita, zoé il cavedal e don. E fu presa, e molti ve- 
neno zoso per portar danari a la dita restilution. 

Fu posto, per li savii d' acordo, una teiera io 
campo, che debino risponder a' sguizari a la lettera 
mandatali. Prima, dirli le raxon nostre di baver il 
nostro Stato e non volemo altro che le nostre ter- 
re eie., ut in parte, e fu presa: la qual loro prove- 
ditori manderà in so nome. 

In questo Pregadi, li avogadori voleano meter la 
parte che sier Marco Zantani podestà di Chioza sia 
cazuto a la pena di ducati 600, per non ha ver man- 
dato il contrabando di qui, et la Signoria non volse 
nieleseno la dita parte per atender a le cosse di la 
terra. 

Fo publichà, per il canzelier grando, tutti portino 
li loro boletini di non esser debitori, aliter a di i i 
sarano lectì e cazadi dijPregadi. 

Fu posto, per i consierì, elezer per Pr^di, per 89 * 
do man di eletion et la bancha, uno provedador a Ro- 
man con ducali 15, uno provedador ai Urzinuovi 
con ducati 15, et uno provedador in Valchamonicha 
con ducali 10 per uno anno, e in questo mezo quelli 
sono al presente habino el sopradito salario, e cussi 
sia scripto a li provedadori zenerali in campo ; e fu 
presa. 

Scurtinio di orator a Fiorenza, con ducati 100 

al mexe, et con pena. 

Sier Domenego Barbarigo Tauditor ve- 

chio, qu. sier Andrea 53.130 

Sier Nicolò Tiepolo el dolor de sier Fran- 
cesco 51.117 



IGl 

t Sier Francesco Donado el cavalier, è_di 

Pregadì, qu. sier Alvixe .... 
Sier Marcbo Gradenigo et dolor, qu. 

sier Bartholamio 

Sier Zuan Baxadona el dotor, di sier 

Andrea 

Sier Hironlmo da cha' Taiapiera el do- 
lor, fo auditor novo 

Sier Ma6o Lion fo auditor nuovo, qu. 

sier Lodovico 

Sier Gasparo Malipiero, savio a terra 

ferma, qa sier Michiel .... 
Sier Auguslin Donado l^auditor nnovo^ 

qu. sier Hironimo dolor .... 
Sier Angelo Lolin, qu. sier Alvise . . 
Sier Santo Moro e! dolor, fo auditor 

nuovo, qu. sier Marin 

Sier Francesco Capelo el cavalier, fo di 

la zonta, qu. sier Crislofolo . . . 
Sier Marco Antonio Venier el dolor, qu. 

sier Cristoforo, qu. sier Francesco 

procurator 

Sier Gasparo Conlarini qu. sier Alvise, 

qu. sier Federigo 

Sier Alvise Foscari fo auditor nuovo, 

qu. sier Nicolò^ qu. sier Jacomo qu. 

Serenissimo 

Sier Silvestro Memo fo savio ai ordeni, 

dì sier Michiel 

Sier Alvise Mocenigoel cavalier, fo savio 

a terra ferma 

Sier Francesco Corner è di Pregadi, di 

sier Zorzi cavalier procurator . . 
Sier Marco Gradenigo el dolor, fo audi- 
tor vechio, qu. sier Anzolo . . . 
Sier Andrea Foscolo fo di la zonta, qu. 

sier Marco 



IIDXII, OTTOBRE. 



16^ 



104. 64 



59. 11 



33.138 



30.142 



50.123 



46.124 



33.135 
31.149 

71. 98 
33. 76 



71. 98 



82. 83 



89. 86 



50.126 



90. 79 



64.117 
91. 65 
84. 87 



Di sier Lunardo Emo, provedador in Bre- 
zana, vidi lettere di 29, Tiare 3 di note. Come li 
nostri provedadori erano in gran paura per sguizari, 
et non pensavano di la impresa di Brexa. Quelli di 
la compagnia del Vitello, resteria, dicono, dover ha- 
ver da 20 in 30 ducali per uno; saria bon farli re- 
tenir 11 soi cavali. Lui Vitello é col ducha di Milan 
acordato; la compagnia é partita, e 1 governador ha 
mandato a tuor le robe avea a Vizenza. Scrìve si ha 
pralicha certo di haver una porta di Brexa; ma non 
semo homeni da far guerra. 

Di Salò, vidi letere, di primo. Come, fin tre 
comi, lì spagnoli sarano a Brexa, i quali erano mia 

/ DiaHi di M. Sanuto. — Tom, XV, 



18 lontan; nostri gè voi dar la bataia. Prima, ozi é sta 
manda in campo 150 guastadori; doroan vi anderu 
300 eleti ghe manda li comuni. Si tien certo se li darà 
la bataglìa. Quelli dentro crepa da fame, e cussi li 
francesi sono in Peschiera. Le nostre barche é solo 
Peschiera aziò non li vadi uno oxelo. Il vechio di 
Gardon fin zorni 4 si apresenterà a la Signoria. 

1512, Die seeundo Octobris in Bogatis, ^ 

Non se die lassar alcuna provision, mediante la 
qual se possi trovar danari eum mancho incomodo 
et graveza deji zentilhomeni et citadini nostri se 
possi ; et però : 

L* anderà parte : che a tuli li soliti pagar tanse 
sia posto uno quarto de lansa ad restituir, da esser 
pagato a Y officio di governadori de le intrade in 
termine de zorni 15 in danari contadi ad essi go- 
vernadori nel officio suo, cum don de 5 per cento a 
quelli che 1 pagcrano in dìcto termine ; in questo 
modo etiam per ogni cento ducati i sborserano 
siano facli creditori 105, et cussi successive per 
rata a reslitution. Veramente, far se dovea de li danari 
del dallo del vin de li mesi de Avoslo, et de Seplem- 
brio 1513, et non essendo questi do mesi sufficienti, 
restino obligali li altri mesi subsequenti che non fus- 
seno obligati, fin ad integra salisfaction de tuKo el 
credito. Et siano obligati li cassieri de V officio dil 
datio del vin, che saranno a quel tempo, portare a 
Y officio di governadori tuli li danari de quelli mesi 
sotto la pena di furanti, essendo obligato el scrivan 
de li camerlengi andar a Y officio di governadori a 
fuor in nota le partide et conzarle, acciò luto pro- 
ceda cum V ordine debito; qual danari in altro non 
se possano convertir che in la salisfaction predicta, 
sotto pena alli contrafazenti de pagar del suo. E 
sotto tute le altre pene contenute in la parte di con- 
trabandi. 

La reslitution veramente se faci per Y ordine de 
i zorni che cadauno bavera exbursato el danaro, 
come é honesto. 

A di 3, domenega, la matina per tempo fo lei* 9^^' 
tere di questo tenor, dirò di solo. Prima vene in 

Colegio domino Vauzelista Zurlo con suo fiol 

, qual ha la fia de sier Hironimo Mocenigo 

per moglie, dicendo alcune parole, et é bon marche- 
scho. Fo carezato, etc. 

Di sier Marin Zorzi el dolor ^ orator nostro^ 



(1) La earU 90' è bianca. 



11 



1G3 



UbXlJ, OTTOBRE. 



la 



date in Ravena, a dì primo. Come Ita ricevuto li 
(lucali 3000 per for li fanli per il Pupa, et è venulo 
li Francesco Duodo rasonalo; ma è sopraslalo a 
farli, questo perchè il Ducila ha auto letere di Roma 
che li manderà subito li danari per pagar li fanti, et 
di 3000 erano non è resta 400 ; siche vede quelle 
cosse non andar a suo modo ctc. 

Di sier Andrea Contarini capitano di Po, 
date ivi. Come il ponte fermo e fato, mancba 3 bur- 
chii a compir. £1 Ducha li ha mandato a dir sopra- 
stagi; siche vede quelle cosse non seguirà, et vera a 
disarmar, la qual cosa desidera, ctc. 

Di campo vene do man di cavalari, con le- 
tere, prima di 30, hore 14, di provedadori ee- 
neraìi, date soto Brenta. Come hanno avisi che 
spagnoli vieneno certo per disturbar la impresa di 
Brexa et signorirsì de le terre tenimo, et sguizari è 
con loro. Et mandano lettere autc di questa materia 
ut in eis, e a di primo passavano Po. 

De li diti, date a dì 30, hore 3 di note. Come 
hanno lettere di Modena di 7, dil provedador Lan- 
dò, e per altri lochi, che certo spagnoli passano Po 
e vieneno in Lombardia nostri nimici ; di che esso 
provedador Capello, perchè il Moro atende a pagar 
fanti, fo in consulto et coloquio col signor governa- 
dor venendo diti spagnoli quello si havesse a far, 
ovdr strenzer Brexa e piantar Tartelarie su le fosse, 
over fortiCcharsi 11 atorno, over levarsi e andar a 
Ponte Vico, qual alozamento alias era molto laudato 
dal conte di Pillano et dal signor Bortolo d'Alviano; 
ma uno mal era che si stenteria di vituarie, perchè 
non Cremona ni Geradada non é in nostro dominio. 
Et sopra questo fo varii coloquii, qual scrivcno a la 
Signoria, et disse al governador pensasse ben qual 
fosse il meglio, et scrivono a la Signoria dolendosi 
si fazi cussi podio conto dì questa venuta di spagnoli 
che danno da pensar assai. Item, hanno auto lettere 
dil Caroldo da Lodi, di eri, qual le drezano al Con- 
scio di X, per esser di somma importantia. 

Da poi leto le lettere, vene ¥ oralor yspano con 
r orator dil Curzensc in materia de presoni, et il 
Principe li domandò si havemo letere di Modena dil 
viceré e dil Curzense. Risposeno de no, et si merave- 
gliavano non ne haver. Steteno podio, né altra co- 
munichation li fo fata. 
91 ' Da poi disnar fo Gran Conscio, et fu posto prima 
la parte presa eri in Pregadidi Hir capitano a Crema 
e Bergamo con lì modi ho notato di sopra, che non 
starò a replichar, et ave la dita parie una non sin- 
cera, 80 di no, i 1 16 fo di la parte. Fu presa. 

Da poi introno scurtinio, et elexeno capitano a 



Bergamo sier Vetor Michi^, è di la zonta, qu. sier 
Michiel, et capitano a Crema sier Bortolo Goiilarini 
lo di Prcgadi qu. sier Polo, i quali rimaseno. Fo falò 
dil Consejo di X, in luogo di sier Zacharia Dolfin in- 
trò savio del Consejo, sier llironimo Querini fo cao 
dil Consejo di X, qu. sier Andrea, e altre voxc, et 
altre andono zoso, perchè li Cai di X si levò suso e 
andono a la Signoria, perché haveano auto letere de 
importantia di campo e dil Landò da Modena. Et 
compito Gran Consejo, si reduse la Signoria con li 
Cai di X in Colegio, cazati fuora li altri. Steteno fino 
hore 3 di note con li savii. 

Di campo, di provedadori generali, depri- 
mo, Jiore 5 di note. Come haveano consultato con 
il signor governador et quelli condutieri, e terminalo 
non si partir et fortificharsi là soto Brexa, benché 
alcuni erano di opinion di levarsi; ma per il meglio 
terminono star li. Item, preparar vituarie eie. Item, 
haveano ricevuto le nostre letere di 29, con li avisi 
de la venula de' spagnoli et dil mandar a dir a Brexa 
a francesi etc. Et cussi manderano da matina. Item, 
si mandi danari, aliter seguirà grandissimo disordi- 
ne, per non pagar quelli fanti resta; e altre particu- 
larità ut in litteris. Item, letere dil Caroldo dre- 
zate a U Cai di X, mandoe questa matina. 

Fo terminalo in Colegio mandar in questa sera 
in campo ducali 8000, e cussi mandono da esser 
portati in curaze, etc. É da saper tutta via se scode 
danari dil quarto di tansa, siche si ha danari al bi- 
sogno. 

Fo expedito, per Colegio, con li Cai di X, lettere 
in campo et poi a Lodi a Zuan Jacomo Caroldo se- 
cretano nostro, credo in materia de far intcUigenlia 
con sguizari et milanesi etc. 

Di sier Piero Landò orator nostro da Mo- 
dena, fo lettere di Modena, a dì 28, hore 3 di 
note. Come la dieta era risolta et conduso il passar 
di spagnoli a Ostia, venir in veronese e conzonzersi 
con alemani et venir, dicono, aiutar aver Bre.\a per 
la Signoria nostra, poi andar a Milan a meter Maxì- 
miau Sforza nel duchato e compir de cazar francesi 
de Italia. Item, a dì 20 da matina il Curzense e con 
lui orator si partiria per la Mirandola, per poner in 
slato el conte Zuan Francesco, qual alias il Papa el 
messe, e aver certi danari de lì, poi, dize, anderà a 
Crema; ma temporizerà qui 3 over 4 zorni. 11 vi- 
ceré partiva e li spagnoli erano aviati a San Felixe, 
per venir a Revere e passar Po a Ostia. Etiam Vi- 
cenzo Guidolo secrcUirio nostro, é col viceré, scrive. 

A di 4, luni, fo San Pranccsco. Vene la note le- 92 
tere di Roma di T orator nostro, di 29 le ultime, et 



165 



SIDXII, OTTOBRE. 



m 



letere di Spngna di sier Zuan Badoer dolor e cava- 
lier di 29 avosto di la corte, le qual letere è venute 
per via di mar. Il sumario dirò di solo. 

T)i Eoma, com^ ho dito di V orator nostro, 
Vuliime di 39, Prima, una breve a la Signoria che 
ppejra vojì fnr restituir il oontrabando trovato in bo- 
cha di Po da le barche nosfre, che è di alcuni zenoesi, 
ut in ea. Iteni, per le letere di Y orator, il Papa li 
h parlato di questo. It^m, che il Papa vorìa si man- 
dasse li danari a Ravena per far li fanti, et ha oplimo 
voler verso la Sicfnoria nostra, e voi habiamo tutte 
le nostre terre. Scrive coloquii auti insieme. Item, 
che 1 signor Prospero, vien a conzonzersi con le 
zente spagnole, et ha 800 lanze mal in bordine; 
mena con se el ducha dì Ferara, di la qual cossa il 
Papa ha gran dispiacer e ha fato provìsione a li pas- 
si, eie. Item, altre particuiaritii scrive; ma questo è 
il sumario. Item, letere dil dito orator drizale ai 
Cai di X, di coloquii col Papa auti. 

Vene V orator dil Papa in Colegio, qual fin bora 
è stato indisposto, e fo comunichato per il Principe 
questa venuta di spagnoli etc. Poi presentò il breve 
dil Papa dil coutrabando. 

Vene Torator di Spagna e siete in Colegio molto 
con li Cai di X secrettssime : quello tratono non fo 
dito. Ha auto letere dil viceré zercha la soa venuta, 
dize vien nostro amigo; el poi se intese aver dito 
esser teiere di la corte dil Re da Grogno di 59 avo- 
sto, come il Re voi habiamo tutto quello d4ijure ne 
aspeta e voi observar li capitoli di la Liga, et che 'I 
rìceré vadi con V exercito suo a smondolar il resto 
di le terre lien francesi. Item, che tra englesi e spa- 
gnoli e sta certa discordia, però non sono andati a 
rampo a Bajona; siche è venuto mollo molexin. con- 
cludendo, si la Signoria vorà, spagnoli passerà e che 
quantità la vorà, etc. 

IH Spagna, di sier Zuan Badoer dotor et 
cavalier orator nostro, fo letere di Grogno, di 
29 avosto. Il sumario scriverò di solo, di quella 
scritta a mi et a la Signoria in zifra ; però non fo- 
rono lecte ozi, eie. 

Di sier Marin Zotzi el dotor orator nostro, 
di Ravena, di primo. Come ha auto uno gran pa- 
rossismo di febre: suplicha la Signoria li dagi licenlia 
di venir a repatriar, promelando di tornar poi, etc. 

Di sier Piero Landò orator nostro, di primo, 
da Modena. Come è li il Curzenze, alende a le cosse 
de la Mirandola, poi anderà a Roma, voi impetrar 
dal Papa Parma e Piazenza per il duchalo di Milan. 
il viceré era parlilo et veniva a la volta di passar Po, 
per venir io Lombardia aiutarne aver Brexa. 



Di Ruigo, di sier Polo Valaresso proveda- 
dor, di 3, Come ha a viso spagnoli esser passadi a 
Ostia e Ponte Molin, mal in bordine, lanze 300, fonti 
4000 et 400 zanetari. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et lete le letere sopra- 92 
scrite et una deposìtion di uno explorator venuto 
dal campo spagnol fino a Revere. Dice li andamenti 
loro, e come vieneno in I^mbardia come nostri 
amici per recuperar Brexa et sono lanze ... e ca- 
valli lizieri fanti .... milia, et che a di 2 comen- 
zorno a passar le fantarie a Ostia Po, et verano in 
veronese e si conzonzerano con li fanti alemani,è in 
Verona, per andar poi a meter el Ducheto in si- 
gnoria. 

Di campo, vene lettere di provedadori gene- 
rali, date sofo Brexa, a dì 3, hore 3 di note. 
Come voleano piantar Y artellarie vicino a la terra 
dove fo deliberato, e condur quelle dil monte zoso a 
la porta di Torrelonga, e bisognava far far una 
strada acciò in ogni occorentia se potesse eie. Ttem, 
voleno fortificharsi li e star fermi e far la bataria 
per tre zorni, poi darli la bataja, perchè ad ogni 
modo, venendo spagnoli, non potranno esser avanti 
6 over 8 zorni, e in questo mezo vederano aver la 
terra per forza. Hanno mandato dentro da monsi- 
gnor di Obignì il trombeta a dir quanto li è sta im- 
posto per la Signoria nostra: qual li ha risposo non 
temer di spagnoli, et hanno victuarie per 6 mexi, et 
si voi tenir per il Roy, con altre parole ut in litt^- 
ris. Item, essi provedadori fanno provision di vi- 
ctuarie, e ha scrito per avanti a Crema e Bergamo 
mandino dentro tutte le biave e vituarie i poleno, 
con ogni celerilà. Item, voriano saper da la Signoria 
nostra quello habino a far in caso sguizari passasseno 
Ojo e li venisseno adosso con milanesi, se li dieno 
dar adosso. 

Et per il Colegio li fo scrito, per avanti, venendo, 
si loro principiasseno a far alcun danno contra il no- 
stro exercito tien li debano corisponder; ma non 
principiar loro contra essi sguizari. 

Fo chiamato il Conscjo di X in cheba, con la 
zonta et Colegio, et stetcno alquanto per lezer lettere 
et scriver alcune lettere, et fo lete quelle dil Caroldo 
perchè le non fo lete in Pregadi. 

Fu poi posto, per li savii d' acordo, una letera a 
li provedadori zenerali in campo : laudarli la delibe- 
ralion di star solo Brexa e voler strenzer la terra, 
stando però occulati a tutto; e come li havemo man- 
dali ducali 8000, et lìon li mancheremo. Item, avi- 
sarli quanto ne ha dito Y orator yspano zercha spa- 
gnoli che vien; siche venendo sarano nostri amici; 



167 



IIDXII, OTTOBRE. 



168 



con altri avisi secreti, ut in lUteris. Et fu presa di 
tutto il Consejo, e comanda' gran credenza. 

Et licentiato il Pregadi, restò suso il Colegio al- 
quanto. 

Di Bergamo, vidi letere di sier Vetar Lip- 
poniano, di primo. Come li provedadori Ij havia 
scrìto de li si facesse redur le biave dentro. Item, 
voleno strenzer Brexa. 11 capitano di le fantarie é pur 
a Crema e non si parte. 

93 Sumario di una letera di Piero Spolverini, data 
in campò a presso Brexa, a dì 2 Octubrio 
1512, drizata a domino Leonardo Grasso 
protonotario. 

Come, a di 24 Septembrio, i nimici saltorono fora 
a r improvista e andorono fin al ponte de la Mella, 
et in la spianata nostra trovarono 4 cari con 4 casoni 
di pan, venia nel campo, e con tutti i cari e boi se 
li menorono dentro la terra. 

A di 35, Io illustrissimo gubernador e magnifici 
proveditori fece far una imboschata de cercha 200 
homeni d' arme e assai cavali lizieri per veder di 
far qualche bona opera se i nimici venivano fuora ; 
ma non ussiteno, e verso la sera li nostri tornorono 
a lo alozamento. Crede et sa certo li e fato intender 
il tutto quello si fa e si ordina. Scrive averlo dito a 
li proveditori e al gubernador che ordenino le cosse 
più scerete che i pono e si guardino da certi bre- 
xani, e quando l'era in Brexa, vete de malissimo 
parti fate per bora contra de nui. In questo di, zonse 
in campo da 400 in 500 fanti brisigelli, fati venir per 
Babon et il Rizo de Chiavena de commission de 
li proveditori. 

A di 26, li proveditori atesero a dar danari a 
quelli fanti, e a di 27 se atese a far la mostra a al- 
guni fanti et alguni stratiotì. 

A di 28, el zorno nulla; ma la nocte tute le zente 
nostre si da cavalo, come da piè^ stete in arme tuta 
la note, per relation aula de una spia ussita di Bre- 
xa, quale referite li inimici haveano deliberato ussir 
fuora et venir asaltar el nostro campo et maxime 
le artellaiie, ma nulla seguite ; e in dito zorno zonse 
in campo tute le zente d* arme e Osinti erano a Cre- 
ma excepto il magnifico capitano di le fantarie, qual 
è rimasto a la guarda di Crema. 

A di 29, ci zonse in campo Benedetto Crivello, 
era in Crema per Pranza, con zercha 300 in 350 
fanti, atti homeni et benissimo in bordine de panni 
et di arme, et starà al soldo di la Signoria. Se dice 
babi a venir 400 lanze et 5000 fanti in campo, spa- 



gnoli, e dieno venir aiutar et ultimar queste imprese, 
poi andar a Milan a meter in caxa el Ducba. Si dice 
sarà r archiducha di Bergogna per esser cussi ci vo- 
ler di la Liga. 

A di 30, i nimici saltorono fuora e andorono pur 
in fin al ponte de la Mella, e pigliorono alquanti sa- 
comani et 4 cara de pan con le bestie e tutto. 

A di primo Octubrio, el governador e provedi- 
tori mandono alozar a San Zen, che é a'quella volta, 
da 200 in 300 cavali de balestrieri a far tenir scorta 
a le vituarie, aziò non siano depredate, se potranno. 
In tutti questi zorni, se ha ateso a dar danari a le 
fantarie, e mai fo visto li più cativi tempi ; se sta in 
campo nel fango e aque fin a nieza gamba. Item, 
eri zonse altri 500 fanti brisigeli venuti di novo, et 
se li dà danari. 

Magni/ice vir. 01*> 

A di 15 del passato a Civita vechia io montai in 
nave, e a di 2 de T instante pervini e desmonlai a 
Barzelona, dove, per accomodarmi de mulli, caval- 
chadure et altre cosse necessarie al camino, li stili 
doi giorni, poi a di 12 zunsi in Saragoza et U fui 
certifichato dal reverendissimo episcopo, come Sua 
Alteza, che era in Burgos, havea deliberato venir 
cercha doe giornate più in qua in questo locho dillo 
Logrogno, per esser a le confine dil regno di Nava- 
ra, che altro non c'è intermedia che il fiume Hibcro, 
qual questi chiamano Hebro. Io me aviai verso dillo 
locho et a di 20 bore 23, li previni sano graiie Dei, 
cum tuta la mia fameglia. 

Questa Alteza mi mandò ad incontrare per molli 
miglia fuor di la terra dal reverendo archiepiscopo 
de San Jachobo, conte de Benivento, aiarchese de 
Denia et altri baroni e chavalicri, che erano da 300 
e più cavalli, quali mi acompagnorono fino a casa. 

Il giorno sequente, mi dete gratissima audientia, 
et per gratia sua mi acarezò molto. Oratori se tro- 
vano qui a la corte solum quel de* fiorentini che e 
venuto già mesi cinque, et uno nontio poatifitio che 
è il reverendissimo archiepiscopo de Cosenza resi- 
dente e già anni sei. 

Da novo, qui non ce sono molte cose; ma quelle 
poche sono importantissime. 

Questa Muiestà, volendo congionger Io exercilo 
suo a Fonterabia cu/m quello dei serenissimo re de 
Anglia, li era necessario de passar per Navara, et 
bavendo dimandalo el transito, el cognobe da quello 
Re esserli date parole, expectando favor et gente 

1) U carta oa* ò bianca. 



169 



MOXU, OTTOBRE. 



170 



(hincese. Sua Alteza fece che *1 duca di Alva cum 
lo exercito iulrono in el regno, qual trovato a la 
sprovista, senza combater hebbe Pamplona metro- 
poli del dito regno; poi successive ha hauto il resto 
tutto, excepto Tudella cita pocho lontana de qui, et 
la forteza de uno altro locho ditto Steglia; tamen se 
spera che presto se renderano. Per tanto, Sua Al- 
teza ha già cominzato far passar lì monti Pirenei a 
le genie sue, et alcune sono pasate et aspetano le 
altre a pie' de li monti in la Pranza ad un locho dito 
San Zuan de Pie del Puerto, et li francesi sono a le 
frontiere ad un locho ditto Salvatiorra et in quel 
contomo, dove fra li altri se li a trova monsignor 
de la Peliza, et questi francesi erano in Italia. Li hi- 
spani dicono voler fato d'arme ; non so quello segui- 
rà. La serenissima Regina moglie di questa Maiestà, 
qual bora é a Monzone loco a le conGne di Catlialo- 
gna e d'Aragon, é per venire qui et se aspeta ci mese 
che viene. Havendo scritto fili qui, mi sono sopra- 
gionte letere de Italia, el fra le altre doe de Vostra 
Magnificentia, una de 9 et V altra del 15 del passato, 
unde assai la ringratio, perchè se mai ad alcun 
tempo le letere de li amici mi fono grate, bora sono 
per essermi gratissime, et quanlo saranno piti copio- 
se, tanto mi accrescerà la obligation verso a chi le 
scrìveno. Vostra MagniGcentia nele*sue^non men- 
tiona de li exerciti né bispano, né nostro, né sgui- 
zari, nec verbum quidem del Curcense, mintAS so- 
lum che l'andava a Trento. La prego et suplico me 
legni avisato de li exerciti el de le cose che io so lì 
Ycneno a notilia, adoperando la ziCra, el pigli questa 
pocha fatica per me absente, per metermi in cathe- 
oa per sempre. La ringratio de Taviso la mi dà 
de r^ser zonto li il reverendissimo et colendissimo 
cavalier Grimani de chi son devotissimo servitor; 
et vi degnerete ricomandarmi a sua signoria infinite 
volle. Me ricorderete anche a li reverendi Zulian et 
BenedetU. io non son immemore del aricordo exe- 
quindolo a tempo. Altro non mi occorre. A Vostra 
Hagnificenlia me ricordo, qual prego non U sii gra- 
ve ricomandarmi a lutti li amici, quali saria loogo 
a scriverli, el nominandone parte se faria torto a li 
altri, però la rìroclto a sua prudenlia che ben sa el 
bisogno. Io trovandomi tanto lontano, temo gran- 
demente non si dimentichano al lutto di me. 

Sed sic fata voluere. Vale. 

Data in Logrogno, die 29 Augusti MDXII. 

JOANNES BaDOASIUS 

doct eques^ or, scripsi 
propria manu. 



Vi mando la inclusa lettera scritta dal serenissimo 
re de Anglia alla Cesarea Majf^stà, in risposta de 
sue come vederete. ludico vi sarà grata. 

Verso. Magnifico oc generoso domino Marino 
Sanuto qu. clarissimi Leonardi, ut fratri lumo- 
randissimo, 

Venetiis. 

Ricevuta a di . . Octobrio 1512. 

Epistola invictissimi regis Anglice et Francice 95 
ad Casaream Majestatem, 

Sacratissimo el potentissimo principi domino 
Maximiliano divina favente clementia electo Roma- 
norum Imperatori semper Augusto, ac Germania;, 
Ungariae, Dalmatiae, Cbroati» eie. regi, archiduci 
Austrise, duci Burgundiae, Brabantiae et Corniti Pala- 
tino eie. consanguineo et fralri nostro carissimo. 

Henricus Dei gratia rex Anglia; elFranciae, et do- 
minus Hibernisp., salutem el felicium successuum 
continuum incrementum. Legimus Vestrse Sacratissi- 
mo Majestatis liltcras, quìbus Ea sanguinis christiani 
intra annum effusionem et recentem tot strenuissimo- 
rum militum jacluram deplorai; quibus non solum 
Europam ex inGdclium manibus eripere, sed et in A- 
sia, mullum aquiri potuissel, ipsis praesertim dissenti- 
entibus inter se infidelibus, qui optimam in prsesentia 
his suis discordiis bene gerenda; rei occasionem no- 
bis prcbeunt,et ad hanc expeditionem,componendam- 
que inter christianos principes concordiam Vestra 
Celsitudo vehementcr hortatur. Sacralissima Majestas, 
non putamus aliquem christianum principem ad su- 
pradictam contra infideles expeditionem animum 
ardentius adiecisse quam dar» memoria; olim pa- 
trem nostrum ; qui jam cum serenissimo rege Por- 
lugalliae consanguineo el fratre nostro carissimo 
multa in hanc rem gravissime tractaverat, el fecissel 
alìquid (sic nos certum exislimamus) christiano prin- 
cipi dignum, nisi alia Altissimi dispositio interrumpi- 
sel. Tandem, nos ardorem adversus diclos infide- 
les ex ipso nostro palre ita imbibìmus, et eo de- 
funclo quasi hsreditarium accepimus, ut nihil aliud 
in nostri regni initio nobis animo observarelur, cum 
serenissìmum regem Aragonum socerum et patrem 
nostrum carissimum, numerosissima classe colicela, 
frequentissimis animis in diclos inQdeles tendere per- 
spiceremus; quod el nos band parum accendebat. Ve- 
rum, dum rei tam pra;fatus serenissimus rex Arago- 
num quam nos omni studio cogitaremus, ecce crebris 



171 



UDXlf) OTTOBRE. 



17^! 



lisdemque moeslissimis S. Domini Nostri et Omnipo- 
tenlis Dei in ferris vicarii (^eneralis lamentetionibus, 
quibus inferpellamur qund qui Erclesiam in primis 
defenrlepeetojns nnìhfem fotis virihus servare debe- 
rent, qui etiam Chrìslianissimi dici volunt. ipsi quidem 
inconsufilem Domini Nostri Jesu Christi tunicam 
lacerorent, Divi Petri patrimonium diriperent, S. Ro- 
manfB Eeclesiae urbes caperent, tvrannuculos in eis 
foverent, sibi vero vincala, carceres et atrocissima 
quaeque minitarentiir. Qnaeut nos, frequenlibus ipsius 
S. Domini Nostri brevibus intelleximus et vera etiam 
cop;novimns, sane propter rei indif^nitatem exhorrui* 
miis, et continuo, una cum dicto serenissimo repje A- 
raponum,per litterasnunf i osque nostros apud ipsos S. 
Domini Nostri hostes labopavimus et pracces nostras 
interposuimus ut Ecclesia; unilatem labefactareac di- 
vellere nollant, atque ut a Sedis Apostolicae terris 
ditioneque abstinerent et ablata reslituerent. Tpsi 
vero, christiani orbis lyrannidem animo volventes, 
quasi rerum summam jam tunc moderarentur,ami- 
cas fnit rnasque jam super dicti rej^is Aragonum 
quam rioslras admonitiones et prajces superbissime 
contempserunt. Nec multo post, quasi in odium no- 
strum facerent, longe acrius que antea S. Dominum 
Nostrum urgere ceperunt. 
^^ Crudelitatem plusquam turcicam insuperatos 
exorcentes, omnia sanguine, rapinis et incendiis in- 
volvendo, senes, mulieres, infantes trucidando, Dco 
sacras vìrgines violando, et quibus genliics olim 
barbarissimique homines saìpissime pepercerunt re- 
ligiosissimis, ipsa tempia sanclissìmasque aras inno- 
cenliae more foedando, tum pernitiosissimum scisma 
longe et perfinatius quam antea fovendo, quod quan- 
tum ab ha?resi distcl Vestra Maiestas probe novil, et 
denique nihii non sdevum,impium, sccleratum ac lie- 
farium perpetrando. Qua; cum magna nostra trislitia 
et horrore nobis nunciarentur, officìi nostri debitique 
erga Sanctìssimum Dominum Nostrum et Sanctam 
Romanam Ecclesiam non ìmmemores, alias nostras 
cogitationes scponereet una cum prasfato serenissimo 
rege Aragonum prò defensione ejusdem Sanctissimi 
Domini Nostri et Sancì» Romanse EcciesiaB arma su- 
mere, et ante omnia Turcos et quibuslibet infidelibus 
deteriores qui in media sunt christianitate, quanto 
in nobis erit, coliercere et injurìas ipsi Sanctae Ro- 
mana; Ecclesia; ìilatas ulcisci decrcvimus, quod Altis- 
simo perinde gratum acceptumque futurum existi- 
roamus, ac si contra ipsos Turcos, Saracenos ne pu- 
gnarcmus; et qui in tiac pientissima sanclìssimaque 
causa cecidcre casurique sunt, sctenia; vitae pra;mia 
consecuturos non dubitamus. Nunc deraum, pracfati 



Romana; Ecclesia hostes, postquam suis injurìis ne- 
fariisque facinoribus magnam christianitatis parlem 
ili se concitalam vìdenf, solito astu inRenitisque dolis, 
pacem quam insolentissime semper hactenus spreve- 
runt quaerere se fingunt, ut scilìcet nostrum incoep- 
tum protrahendo ìnfringant et aliquid interim more 
suo in communem nostram pemitiem moliri queanl. 
fdeoque bellum, quod modis omnibus petierunt, ha- 
beant ; non quod si pax apqua esset et dolis careret 
ab ea essemus alieni accedentibus prsecipue Veslrae 
Majestatis paternis exortationibus, quibus quantum 
res ips» ferant morem semper in omnibus gerere 
nitemur; sed primum, quod ad nos attinet et si pa- 
cem cum eis facere vellemus, nobis integrum jam 
non est, ita enim sumus confoederatis nostris astricli, 
ut sine eorum Consilio nihìi in hac re agere possimus. 
Praeterea, sub ista pace multasfraudesbellaquelatere 
arbitramur, qua re, tantum abest ut in eam descen- 
dere cogitemus, quod Vestram Serenissimam Maje- 
slatem etiam atque etiam rogamus quum ipsa chri- 
stianorum principum caput et praBCÌpuus(^5i7^,Sancla; 
Romana; Ecclesia; pientissimam causam suscipere, et 
hoc sanctissimum foedus nobiscum inire, ipsique 
Sanctissimo Dominio Nostro ac Sanctae Romana; 
Ecclesiae et sibi olim non paucas factas ab ijsdem 
hoslibus insignes injurias ultore gladio prosequi: 
quo illustrissimo suo nopoti fratri nostro c;irissimo 
posterisque suis securìtat<im, sibi vero ingent(»m 
gloriam et immortalia pra;mia comparabit; quae 
felicissime et diutissime valeat. 
Ex Palatio etc. 

A di 5 da matina. Se inlese per via di Bergamo, ^^ 
per letere di Sandri in sier Orsalo Zustiiiian fradello 
di sier Antonio el dolor, era prexon in Pranza, co- 
me dito suo fradello, havendo pagato la soa taia di 
scudi . ., era scapolo et parlilo, el che era zonlo a dì 
^7 a Pavia ; siche fin tre zorni sarà in questa (erra. 

Vene in Colegio Torator yspuno; coloquii de mo- 
rBy fa bon oficio, e dice publice spagnoli farano 
quello che vorrà questa Signoria. 

Noto. In questa malina fo trova a la chamera di 
impresiedi roto uno bancho, e tolto zercha ducati 
1*20 di bezi e caranlani, de uno bancho leniva sier 
Francesco da cha da Pexaro qu. sier Marco da Lon- 
dra oficial a quel officio. Et fo uno fante di Poficio 
che havia le chiave di la camera per Vincenzo Bem- 
bo masser, qual è andato in Friul con domino Piero 
Grimani. E cussi andoe sier Francesco a Tavogaria e 
querelò conira il fante nominalo Zorzi .... qual si 
era absenlato. Quello sarà, scriverò poi. 



i73 



MDXJI, OTTOBRE. 



174 



Da poi disnar, fo audientia di la Signoria et Co- 
legio di savii, et veue V oralor ) spano, e slete al- 
quaiilo : quello disse scriverò poi. 

Di campo^ fo letere di 3, hore 16 et hore 3 
di note. Per le prime, coofie pianlerano la note le 
art^llarìe solo le mure e Tarlano la baiarla per 3 
zoroi, poi lì daria la baiala. Per T altra, cooQe la Si- 
gnoria scrive mandi arlellarie a Bergamo et Crema; 
rispondeno non poter mandar, e de una colobrina è 
rola. Marco Zuan di Àrzentina buta alcuni sacri et 
do morlari. JT/em, mandano letere di Lodi dil Ca- 
roldo, eie 

In questa note, le do galle di Alexandria andono 
verso San Nicolò e la matina fo in mezo di Castelli, 

e a di fé' vela ; andono mollo carge,, come dirò 

di solo. 

Di Modena, di sier Piero Landò orator 
nostro, fo letere, di 2. Come il Curzense è ancora 
li per expedir le cosse di la Concordia e Mirandola, 
la qual terra di Modena si tien a nome di T Impera- 
dor, et il Curzense li ha dillo starà 4 over 5 zorni, 
aspeta una risposta di Roma, poi anderà di longo. 

È da saper, l' orator yspano ozi in Coiegio vene 
et disse aver lettere di Tlmperador, qual si scusa non 
aver lassato andar di longo in Ingallera sier France- 
sco Capello el cavalier, perché havia susitato le terre 
franche centra de lui; poi che sier Piero Pasqualigo 
era orator in Hongaria avia manda alcuni boemi a 
brasar le sue terre, el che uno frate T havia confes- 
salo questo. 

In questa matina, si have letere da Vicenea, 
Come a Verona domino Benedelo Crivello, qual ve- 
niva a Venecia fazando la via per la terra, da fanti 
alemani era sta toltoU alcuni cariazi con soi saconi 
el zercha duchati 500. 
%' In questa matina, fo posto in Coiegio, per sier 
Zorzi Emo consier, di meler parte che sia electo tre 
savii dil Consejo zouta al Coiegio, e sia electo tutti 
quelli che non polesseno inlrar per questa volta. Fo 
gran parole su questo ; li savii del Consejo non vo- 
riauo et è il dover. Tamen, saria bon in questi tempi 
uon aver questi respeti eie. 

A dì G. Fo San Magno. In Coiegio fo leto le in- 
frascripte lettere. 

IH Vicenza, di sier Francesco Falier pode- 
stà et capitano, di eri. Come ha spagnoli esser alo- 
Zdli a Ixola di la Scala ; siche tutti é pasuti Po, il vi- 
ceré e tutto Texercito yspano ; et altri avisi. 

Di Vicenzo Guidoto secretario, di 3, da Ee- 
vere. Dil zonzer li col viceré, e il ponte é fato, passa 
le fantarie, e passa tuta via la zente d*arme : sono 



lanzc 450, zanotieri 400, fanti 5000, hanno boche 12 
artillarie, et ne tirano 6 di Verona. Dicono voler an- 
dar a tuor Brexa a nome di la Liga, poi verso Milan. 

Di campo, di provedadori venerali, di 3, 
hore 16, et hore 3 di note poi. In la prima, alen- 
deva a far condur V arlellarie in sul monte et man- 
davano letere di Lodi dil Caroldo. In le secunde di 
hore 3 di note, come erano sta tira 5 pezi de artel- 
laria grossa sul monte per calarli poi, 9 pezi in tutto, 
zoso a far la baiarla a la terra da ... . bande, e la 
farano gajarda, e poi li darano la baiala a di 7 da 
matina, et desideravano molto aver il resto di da- 
nari per pagar li fanti, acciò siano più volonterosi a 
la facilone. Et zercherano expedir presto acciò si 
compia rimpresa avanti i spagnoli zonzino. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 
vedador, et vidi di sier Vetor Lippomano, di 3, 
Come il capitano di le fanlarie era in Crema, e aten- 
deva a meter dentro più viluarie poteva. Cussi faceva 
a Bergamo, e li fanti veneno per aver la Capella era- 
no sta mandati in campo, perché si voi dar la bataja 
a Brexa. Sier Antonio Zustinian dolor, era prexon 
in Franza, a di primo zonse a Milan. 

Di Lodi, dil Caroldo secretario nostro, di à. 
Come ha dil zonzer a Milan di sier Antonio Zustinian, 
qual quel vescovo di Lodi V ha intertenuto de li 4 
zorni, poi Io manderà a Lodi a conferir col cardinal. 
Item, il cardinal mostra aver bon voler, e coloquii 
abuti zercha la venula di spagnoli eie. ut in litteris. 
Item, hanno a viso il ducha di Savoia preparar zenle 
assai. 

Di sier Marin Zorgi el dotor, orator nostro, 
di Ravena, di 3. Come slava meglio di la febre ; si 
poi dir varilo. Item, l'impresa di Ferara si va retar- 
dando. Item, dil zonzer li el cardinal di Mautoa, va 
a la sua legatione in la Marcha, li ha dito andagando 
voi aver la forleza di Pexaro a nome dil Papa, la qua! 
é in le man del signor Galeazo Sforza fo fradello 
del signor Zuanne, come ho scrilo disopra. 

Di Cardia, di sier Domenego Trivixan ca- 97 
valier, procurator, di 4 septemhre. Nara li sue* 
cessi e quanto é seguito al Cajaro con il signor Sol* 
dan e aver conzo la cossa dil piper in ducati 15 mi* 
lia, videlicet 5000 a Tanno per tre anni eie. Item, 
di sier Piero Zen olim consolo a Damasco, ch*el ven* 
gi a Venecia e non sarà altro, et dil tributo dil Sol* 
dan, de Cypro, non hanno voluto far quictation, di* 
a^ndo bisognarà conzarla, e come il Soldan ha lassato 
andar li consoli e merchadantar come mai. Item, dil 
suo partir de 11^ et venuto in Cypro et a Rodi e poi 
li in Candia, e si conza la galla . . . sier NadaUq Con* 



175 



MDXri, OTTOBRE. 



176 



tanni et subito se partirà per repalriar. Scrive sier 
Piero Zen, vene con lui, è rimasto in Cypro per pas- 
sar a Damasco a conzar certe soe scripture; e altre 
parlicularità ut in litteris. 

Da poi dìsnar fo Pregadi. Et poi leto le lelere, el 
Principe fé* la relalione di quanto li ha dito Torator 
yspano da parte di Tlmperador, poi intrò, si pareva 
a la Signoria, se intcrponeria a far V acordo col dito 
imperador, sicome il suo re di Spagna li scriveva 
saria bon concluder, el si oferisse esser mezo eie. 

Fo leto le letere di Spagna, dil Badoer ora- 
tor nostro, VuUime de 19 avosto, da Grogno, 
Prima, in altre letere, dil zonzer suo li a la corte, e 
come andò dal Re, qual subilo presentatoli le letere 
di credenza se tirò da parte, e cominziò a parlar ed 
exponer la sua imbasata. 11 Re disse che tre cosse 
havia cazato francesi de Italia : il fato d*arme di Ra- 
vena, sguizari con il nostro exercilo, e il romper ha 
fato lui con Ingaltera di sopra; el che Ve amico di la 
Signoria nostra, e voi mantcnir li capitoli di la Liga 
el le terre sia di chi jure aspeta, et à scrito al viceré 
siegui a cazar il resto di francesi de Italia e recupe- 
rar le terre di la Chiexia; poi disse saria bon la Si- 
gnoria concludesse lo acordo con'lo Imperador. Item, 
parlando de T impresa de 11, disse che la causai di la 
tardiU è sta perchè li capitani englesi voteano andar 
di longo a Bajona e li capitani Ispani voleano prima 
aquistar il conta di Bajona poi la terra, et che en- 
glesi diceva che in Italia la Liga titubava e non era 
quella bona intelligentia doverla esser. 
97 * Fu posto, per li savii d'acordo, una letera sapien- 
tissima a rimperador notada per Bortolo Comin se- 
cretano, in scusation nostra di le do opposilion ne 
è sta fato per nome di Sua Majesli ,ut in ea. Ave 
165 de si, una di no; la copia sari notada qui avanti. 

Fu posto, per \\ savii, una bona letera a Vicenzo 
Guidoto secretarlo nostro apresso il viceré. Come 
questa venuta di soa signoria non è a proposilo con 
Texercilo, perché nui semo per dar la bataglia a la 
terra predicta, el che non havemo bisogno del suo 
^ulo : però soa excelentia poi restar in veronese, 
over andar di longo a Mìlan, con molte parole gaiar- 
de e quasi minatorie, come per la copia di la dilla 
letera che sarà qui avanti si vederi: la qual fo grata 
al Consejo. Bave 20 di no. 

Fu scrito in campo a lì provedadori zenerali di 
questa letera, e solicilarli a far gaiardamente, et avi- 
sarli dito exercilo e il numero Té. 

Fu posto, per li savii, una letera a Torator no- 
stro in Ingaltera zercha che Soa Majcslà debbi per- 
severar contra Pranza, perché qui in Italia nui semo 



unitissimi con spagnoli a perseguitar e sradichar il 
nome di Pranza de Italia, con altre parole, e cussi 
Soa Majeslà fazi di là insieme con Spagna, con altre 
parole, ut in ea, Conlradise sier Antonio Loredan 
el cavalier, fo savio dil Consejo, dicendo é meglio 
indusiar e veder quello vorano far questi spa- 
gnoli, che é za in veronese, di qual non é da fi- 
darsi. Li rispose sier Piero Balbi savio dil Consejo 
per la parte, dicendo non puoi nuoser et zovar as- 
sai, maxime havendola richiesta V oralor yspano. 
Parlò poi sier Alvixe Gradenigo, é di la zonta, con- 
tra. Andò la parte et non fu presa di largo, el fo 
comanda grandissima credenza. 

Fu posto, per sier Piero Trun savio a terra fer- 
ma, che a la proposltion et oferla fata per Torator 
yspano a la Signoria nostra di interponersi in acor- 
dar rimperador con nui, li sia risposto in forma che 
nui desideremo Tacordo e semo contenti Soa Maje- 
slà e chi altri se vola fazi questo bon oficio, el qual 
sempre da nni non ha manchato; con altre parole 
ut in parte. Et parlò per dita opinion dito sier Pie- 
ro Trun; li rispose sier Nicolò Trivixan savio a terra 
ferma, dicendo il Colegio tutto non è di opinion, 
perché si ofenderia il Pontefice qual ha la praticha 
in mano. Andò la parte de indusiar, et fu presa di 
largo, ave il Tran . . . sier Marco Bolani messe Pin- 
dusia. 

E posto, per i savii ai ordeni, che a Nicolò 
Mamoli dito Sbisao qual voi andar a recuperar la 
nave dil Corezi, e voi che con quelli artifici el fari 
niun possi usarli in vita soa eie. ut in parte, e fu 
presa. 

Et é da saper, Leonardo Brexan et il resto di 
prothi di Tarzenal é tornali dicendo non trovano il 
modo di trazer la dita nave. Li arsili e restali fi, etiam 
Piero Corexi dil qual é la nave e sier Hironimo Bar- 
bo qu. sier Nicolò, fo fradelo di sier Marin Barbo 
si anegò. Ave 5 di no. 

Serenissimo et Excelìeniissimo Domino, Do- 98 
mino Maximiliano Divina favente ckmcn- 
tia electo Bomanorum Imperatori, semper 
Augusto, oc AustritB, BurgundiiB, eie. duci 
illustrissimo. Leonardus Lauredanus, Dei 
gratia Dux Venetiarum eie, commendatio- 
nem et prosperorum successuum incrementa. 

Magnificus dominus Joannes Baptista Spinellus 
illustrissinius comes Cariali oralor serenissimi et Ca- 
tholici regis, summae vir dexleritatis summique in- 
genii venit nuperrime ad nos, ac priusquam optatam 



1// 



MDXII, OTTOBRE. 



178 



Dobisa Veslra Imperiali Celsitudine salulem reddidit, 
mandata ejus exposuit in iis quae molestissime qui- 
dam audivimus, ob id quod mentera Majestatis Ve- 
strae ullo paolo potuerìnt perturbare. Nam, quoad 
rei pertinet verità lem, nos vel sola purissime volun- 
latis noslrse conscienlia contenti coram Deo abunde 
purgati sumus. Deferant malevoli, iniqui calumnien- 
tur prout libet, el conllngant, non deSciet unquam 
neque minuctur innata nobis reverentia, etnaluralis 
cultus Majestatis Veslrae. Ex relatione igitur dilecti 
uostri Francisci Capelli, cognovirauseum nequaquam 
maodatorum fìnes excessisse, nempe ut ea parte 
iniperialis ditionis iter faciens, quo se in Àngliam 
conferrety nonnullis illarum Comraunitatum salutem 
Dostris verbis prehumaniterdiceret, etgratias ageret 
quod operam dedissent reconciliandae nobis gratiae 
cura Majestate Vestra; quod unum in primis fuitsero- 
per cstque praecipuum votorum universa^ Reipubli- 
CtC nostrse; hoc eum exequi studuisse nibilquepror- 
sus aliud attentasse. Tametsi facile verbum aliquod 
ipsius, idìomatum forsan et linguarum diversitate,in 
alium sensum, quod bis protuleril,interpretari potuis- 
set. Itaque placeat Majestali Vestrae,etiam atque etiam 
rogamus comperlissimum habere ; quod et verissi- 
ntum comperiet, et verosimìllimum. Nec bac de re 
plura scrìbendo benignas aures defatigemus. Alte- 
rum est insuper malignis inquisilionibus excogilatum 
adque Caesaream Majestatem Vestram delalum, quod 
tantas impietatis arguamur, ut ex Senatu nostro ali- 
qui auctores fuìsse videanlur incendiorum in Austria 
et alibi provinciarum Celsitudinis Vestrae clandestine 
patratorum. Super quibus, idem magnificns Orator 
Hyspanus nobis declaravil quendam fratremCbristia- 
Dura monacum fuisse, qui calumniee talis in nos im- 
pressìoneni fecit, vel propria levitate, spe proemi! 
adductus, vel certe asta submissus, ut alios insimu- 
lando, aliorum nepharium crimen obtegeret. Sa- 
pientissima est Majestatas Vestra. Ea certe tenemus, 
rem ante haec optime intellexerit, indiesque magis 
ac magis dare intelliget. Nos hoc unum dicemus, fa- 
08' cinora hujusmodi adeo nobis abhorrenda semper ac 
detestanda fuisse, ut ne in Christiana^ quidem fidei 
acerrimos hostes bella gerentes unquam exercenda 
iudicaverimus. Nedum nostrorum civium quenque, 
eumque ex ordine senatorio tam amentem fuisse ar- 
bitremur ut talibus se immisceret adversus res pa- 
trimoniales et provincias Sacratissimae Majestatis Ve- 
strs, quippe cui omnia bona atque foeliciaoKiue 
alque nobis ipsis evenire perpetuo optavimus, ac 
res quomodocumque cesserint, semper optamus. 
Quarum quidem rerum sic magaifico ipsi Oratori 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. XV, 



coram serio loquendo fidem fecisse visi sumus, ut 
exbilarata statim fronte multo affabìlius nos univer- 
sumque Senatum nostrum verbis Imperialìs Maje- 
statis Vestrae salularit, docueritque singularem ejus 
benignitatem et clementiam in accipiendis tam gra- 
to animo oblationibus atque veris erga se obsequiìs 
nostris, amplius ejus nomine nobis in futurum poi- 
licitus gratiam et affectum ipsius Imperatoria^ Cel- 
situdinis Vestrae. Quai omnia incredibili nos gaudio 
afferere, eo quidem majorc, quo majorem in spem 
venìmus, sicuti omnis aequitatis ratio cxposcit, oeca- 

sionem quandoque ac facultatem nobis datum 

ut ostendere universo terrarum orbi possimus ma- 
gnitudinem synceritatemque observantia;, cultus, ac 
devotionis nostrae erga Qesaream Majestatem Ve- 
stram Sacrumque Romanum Imperium, perpetuo 
cum desiderio obsequendi. 
Die 6 octóbris 1512. 

Di sier Lunardo Emo provedador in Bre- 99 
xana. Vidi letere date soto Brexa a di 3. Come non 
si torà più impresa alcuna, né si darà bataglia a Bre- 
xa ; e per le ville sono più di 150 homeni d'arme 
alozati. Il governador Bajon, cavalchando, si ha dole- 
sto con lui, dicendo sono persone dicono mal e scri- 
veno pezo, siamo su fiabe et apparentie : conclude 
non si farà impresa ; ha visto li guastadori, cari, Iole 
gabionì, zerlelti, pali di ferro, zaponi e molti fera- 
menti, ha fato comandamento a tutto il territorio 
vengi con le arme in campo. Scrive se fosse lui solo 
provedador con il governador, in 6 zorni si aria 
Brexa; ha fato condur in Valtrompia stera 2000 ve- 
neziani di formenti e fali condur da quelle terre dove 
spagnoli è per passar ; e destramente li ha fato in* 
tender fazino condur le loro biave et robe in loco 
securo per non aver danno. 

Dil ditOy a dì 3, hore 4 di note. Come, col si- 
gnor governador é stato sul monte con Antonio di 
Pii, Baldissera di Scipion et Augustin da Brignan, e 
propose il governador la fortification dil nostro cam- 
po. Si ha consultato di voler far experientia. Poi 
vene il provedador Capello, al qual disse el gover- 
nador voler calar le arlellarie e bater la terra e darli 
la bataja. Il proveditor non senti questo, dicendo 
spagnoli celererla il camino, et sguizari paserano di 
qua di Ada. Poi andati in caxa dil proveditor, steteno 
fino note a consultar. El qual proveditor Capello si 
messe a lezer letere, e il governador si cruciava. 
Nula fu concluso, solum dar 1000 guastadori tra 
Baldissera di Scipion, Piero da Longena e Seraphin 
di Cai, acciò fazino le strade et li repari per condur 

12 



179 



MDXir, OTTOBRE. 



180 



Tartellarie. Scrive, lui alende a far redur biave in 
Val Trompia e cussi fari in Vai Sahia. Scrive li pro- 
vecJilori slauno con li soi secrelari, et non voicno 
nulla se intendi. Conclude, el proveditor non sa né 
vói lassarsi governar, et si mostra defQdar del signor 
govemador nostro. 
100^) In questa matina, fo in Colegio Torator dii Papa 
episcopo de Ixernia, et disse zercha la restitution dil 
contrabando a quelli marcbadanti zenoesi, justa il 
breve dil Papa; et la Signorìa li rispose li avogadori 
fevano certo processo, qual compito si vederia e poi 
se li risponderia. 

Ozi fu fato da li do Castelli fino a santa Croxe, 
una regata di do famigli] con barche gondole a do 
per barcha, et fu messo assa' danari de chi vadagne- 
riano, olirà i pegni loro, et fu bel veder dita regata. 

In questo tempo é stato Taqua grandissima in 
trivixana, adeo il Sii et la Piave rupe e fé' gran 
danni, /few, l'Adixe cresscte tanto che a Verona in- 
tesi rupe due ponti, quello di le Nave, che fo refato 
del 150*2 essendo Io camerlengo de 11, e Taltro di la 
Piera etiam naviter fabricato; siche dite aque fa 
grandissimo danno per tutto. 

A dì 7 la matina, fo in Colegio, justa il solito, To- 
rator yspano ; etiam fo Torator dil Curzense, al 
qual per il Principe li fo dito come a Verona erano 
sta tolti i cariazi di domino Crivello, veniva di qui, 
per tanto volesse scriver la restitution, perchè que- 
sto é contra i capitoli de la trieva. 

Vene domino Anzolo Francesco da Santo Anzolo 
cavalier citadin primario di Crema et olim condui* 
tier nostro, el che sempre, poi la rota, suo flol Zuan 
Paulo è stato al governo di la soa compagnia in 
campo nostro, et disse era venuto da bon servitor a 
inchinarse e far reverentia a questo illustrissimo Do- 
minio, dil qual voleva viver e morir bon servitor. Fo 
charezato molto dal Prìncipe. 

Di Padoa^ di sier Piero Duodo podestà, et 
sier Alvise Emo capitano^ di eri. Dil zonzcr di 
domino Benedeto Crivello con ... . cavali: vera do- 
man in questa terra a inchinarsi a la Signorìa nostra; 
lì soi fanti è restati in campo. 

Di Vicemo Ouidoto secretario nostro, date 
a Corego in Veronese, a dì 5. Dil zonzer li col 
viceré; siche tutto Texercìto di spagnoli é passato; et 
la matina si partiva per andar verso Verona, li fanti 
avìati a Villa Francba ; et altre partitularìtà. 

Di campo, di proveditori generali, date soto 
Brexa, a dì 5, hors 3 di note. Come erano sta 

1} U carU 99 * è bìAan. 



condute zò dil monte, di 5 pezi dì artellarie, 4 per 
piantarli vicini a le mure e (ar la bataria, e 'I quinto 
era rimasto perché si rupe la strada, et li altri i pezi 
si meterà da Taltra banda per bater, siche da matina 
per tempo comenzerano la bataria gaiarda ; el hanno 
ben principiato a trazer, ma poco. Item, su el monte 
alcuni fanti napolitani hanno posto a sacho certi cara 
di pan, per non haver auto li soi danari. Item, man- 
dano letere di la dieta di sguizari, di Zuan Piero 
Stella secretario, drizate a la Signoria, e portate per 
uno Corrado é cugnado di domino Jacopo Staplies, 
qual é odiato molto dal cardinal per esser amigo di 
la Signoria nostra. Item, che desiderano zonzi il 
resto di danari che mancha, per li qual a Vicenza 
hanno za mandato la scorta di cavaU lizìeri. liem^ 
hano che li spagnoli erano zonti ozi a biola di la 
Scala. Li aspetano volentieri, e venendo amici li fa- 
rano optima ciera, et venendo inimici non li temeno: 
sono pochi e mal in bordine. 

Vene il signor Frachasso di San Severino, qual 100* 
volse audientia et desiderava li fusse provisto per il 
viver suo perché bora mai non poi più star cussi; 
ma il Colegio, per le occupation grande dil Stado, 
non li potè dar audientia. 

Vene sier Zuan Francesco Griti, qual vien di 
campo, fo relaxalo a Lodi dal cardinal sguizaro, per- 
chè andando a Crema fu preso da sguizari el menato 
da esso cardinal. Dice aver parlato^con dito cardinal 
secretissime di cosse importante qual ha a referir a 
la Signoria nostra, et é contento habiamo le nostre 
terre da Cremona et Geradada in fuora, et altre par- 
ticulariti. Aldito con li Cai. 

Da poi disnar, fo Consejo di X simplice, el li 
savi! in Colegio, et fo spazato alcuni presonieri erano 
za assà di in prexon. 

In questa matina, Torator yspano che fo in Cole- 
gio, domandò a la Signoria danari dei 20 inilia ducati 
dia aver, dicendo : Serenissimo Prìncipe, il viceré con 
Texercito spagnol é sul vostro in veronese e al co- 
mando de la Signoria vostra, volendo ei suo ajuto 
in aquistar Brexa ; ma bisogna li sia dato li danari 
per pagar le zenle. Il Principe li disse si eonsulteria 
col Senato e se li faria la risposta. 

A di 8 fo San Marcho. Vene Torator yspano pre- 
dicto utsupra. Vene poi domino Benedeto Crivello 
zentilhomo nostro noviter creato, era in Crema, ac- 
compagnato da lì savii ai ordeni, era vestito con un 
sajo et capa negra con oro atorno e barata di velu- 
do negro, con zercha 20 de soi driedo. Et venuto in 
Colegio, il Principe lo charezoe assai, e lo mes.se a 
sentar apresso ; el qual usò bone parole dì la servitù 



181 



MDXII, OTTOBRE. 



182 



ha a questo Stado, e bora fata sviserata. Il Prìncipe 
li rispose verba prò verbis, tolse licenlia et fo acom- 
pagnato a caia dil canzelier dil capitano di le fan- 
terie. 

Di Verona, fo ktere di Vieengo Gruiioto se- 
ereiario nostro, è col viceré, di 6 ei 7. Prima de 
rinlrar in Verona dil viceré con cavali ... et sem- 
pre volse apresso esso nostro secretano. Li fo fato 
grande honor da' veronesi, li vene conlra zercha ca- 
vali 200 con il vescovo di Trento et altri governa- 
dori cesarei, tra i quaì vide Hironimo da Nogaruola 
da Vicenza et el conte Brunoro di Serego, e ne V in- 
trar fo irato assa'artellarie sonando trombe e pifari, 
alozato nel palazo era dil capitano preparato a la ita- 
liana e honorifice; el qual viceré volse andar a ve- 
der la bataria fo fata per nostri a Castel San Felixe. 
Ifent, scrive coloqui dil dito viceré con esso nostro 
secrelario, e come temporezerà lì a Verona; deside- 
reria nostri havesse Brexa presto, et altre parole 
sopra questa materia. Item, ha mandato uno homo 
io campo a oferirsi a li provedadori. 

Da poi disnar, fo Colegio di savii. Et fo leto le 
kiere di campo, di 6, hore 3, soto Brexa, Come 
quella matina, havendo posto li canoni al luogo or- 
dinato da tre bande, comenzorono per tempo la ba- 
taria, qual fo grandissima, siche di 45 bote credeva 
traesse per uno li canoni, ne hanno trato da 70 per 
^^^' uno, siche é sta fato gran bataria e frachasso di mure, 
et atendeano a butar zoso la torre di la porta di le 
Pille, siche dove haveano deliberato dar la bataglia 
a di 9, cussi col nome di Dio, zuoba che sarà a di 7 
venendo a di 8, che e il di di San Marco, li darano 
la bataglia, et sperano di averla. Item, è zonto in 
campo assà zenle di le vallade et altri per aiutar a 
dar questa bataglia. Item, aspetano li danari con de- 
siderio: haveano ben trovato li da ducati 500 in pre- 
sledo, ma non é il bisogno. Item, era zonto li uno 
messo dil viceré a dirli si oferiva venir aiutarli aver 
Brexa: quali hanno charezato, e ditoli ringratiavano 
soa signoria, et sperava averla, desiderando Tonor 
fusse di esso signor gubemator e non d' altri. 

Di sier lAmardo Emo proveditor executor, 
fo teiere di 6^ driaate a sier Zorzi Emo consier 
suo fradelo e sier Piero Balbi savio dil Con- 
sejo, 8tio suocero. Molto più gaiarde. Et a di 8 da 
matina li darano la bataia, e spera aver indubitata 
vitoria. 

È da saper hanno intelligentia in Brexa in una 
porta eon darii ducati 2000, et immediate dar la 

1) Le €arte 101 e 101 * sodo bianche. 



porta, però li proveditori solicìtano li danari, li qual 
zonti, darano la bataglia. Et li ducati 8000 andono a 
Vicenza, fo scrito li mandasse a Cotogna, la scorta è 
venuta di 100 cavali lizieri, capi domino Thodaro 
dal Borgo et Silvestro Aleardo. E per il Colegio li fo 
scrito andasseno più cauti potesseno e più in zoso 
respeto a li spagnoli, quali^dovesseno schivar de im- 
batersi in loro, acciò non intervenisse qualche di- 
sturbo. 

Di Segamo, dil provedador Mosto e sier 
Vetor Lipomano, di 5, hore .... Vidi letere dil 
zonzer II sier Antonio Zustinian el dotor quel zorno. 

Sumario di una letera di Piero Spolverin, data ^02* 
in campo apresso Brexa, a di 6 Octubrio 
1512, drizata a domino Leonardo Grasso 
prothonoiario apostolico. 

Come, a di % che fo il sabato, come scrisse, 
nulla sequite. Poi, a di 3 domenica, el fu retirato a 
basso nel campo quella parte de artelarie erano al 
monte verso la porta di le Pile, per mezo el colmelo 
che tirava a la via facta: anche le altre per condurle 
a un altra banda ; crede sarà doman per esser cossi 
ordinato. A di 4, el fo retirato le soprascrite artela- 
rie a traverso el monte di Santa Crose e condute 
soto San Fioran per piantarle tra la porla di Torre 
longa et el castello, per bater quella sponda de muro 
vien dal Castel a dita porta; ma per suo juditio tien 
pocho danno se li potrà far, perché li par a lui quel 
locho é assà forte, maxime di fosse quantunque sia- 
no senza acqua, ma de terajo che li è fra do muri, 
et anche i nimici li han facto uno bastion. Lui 
era di opinion si batesse più presto a la porta di 
le Pile per esser la più debel porla, e per tentar 
da più canti, acciò etiam ì nimici havesseno a di- 
viderse in la cita et citadela, perché la batadura 
é facta a presso el castello, in citadella, et a la 
porta di le Pille et in tutti li lochi. Li magnifici pro- 
vedilori et il signor gubernador ha mandato 300 
homeni d'arme, 200 cavali lizieri, et 2000 fanti, zoé 
li brixigelli. Scrive, ozi il proveditor Moro li ha dito 
tutti li homeni d*aro)e dil Vitello, erano 1! in campo, 
zoé quelli dal canto di là, esser partiti insalutato 
hospite et fuziti; cosa non tropo a proposito a questi 
tempi. Alquanti fanti et certo 25 cavali de i nimici 
ozi sono ussiti fuora di la porta di le Pille et brusato 
un molin era li apresso el bona parte di le case del 
borgo li vicine, e retornorono subito dentro la terra 
inanti li nostri li potessero soprazonzer. Fama é per 
tutto il campo ha a venir 2000 spagnoli a piedi et 



183 



MDXII, OTTOBRE. 



184 



subito zonti se darà la bataia, e in questo roezo se 
farà la bataria dove hano posto le arlelarie, et dubita 
starano fin doman adatarse in modo che le possino 
bater. À di 5 se atese a fornir de condur et piantar 
el resto de arlelarie, et ì nimici hanno parato fuora 
di la terra molti di quelli di Brexa, et molto più do- 
no et puti. Domino Cristoforo Moro se sente alquan- 
quanto greve, el hozi ha auto un pocho di febre, 
tamen dice non bavera mal; si faticha tropo respeto 
la età. Scrive el Golateral ha afirmato a domino Anto- 
nio di Pii et lui francesi haver hauto una rota mazor 
che non fu quella di Ravena et mortili aasai homcni 
da conto, tra i qual monsignor di la Pelisa, e questo 
rha per relation di uno trombeta de* milanesi, qual 
103 è stato questa nocte nel suo alozamento. A di 6, 
mercore, se ha principiato a bater de sopra la porta 
et fdtra de Torre longa ; et si ha batuto più dì 40 
in 50 pertege de muro, e tutta fiata se va dice al 
bon locho, et crede, per li preparamenti se fa, fra tre 
zorni over 4 se li darà la bataja, che Dio ci presti 
vitoria. El proveditor Moro ozi sta meglio, et par non 
habi mal alcuno. Si tien zanze che spagnoli habìno a 
venir. Postscripta, Uè venuto qui in campo uno 
messo dil viceré di Spagna con letere dìrective a li 
proveditori et uno al signor gubernator dolcissime, 
facendoli intender esser zonti a Villafrancha. ben die 
le letere siano date in Ixola di Scalla, con lo exercito 
dil Chatolico re di Spagna per debellare queste reli- 
quie di comuni inimici de la sanctissima Liga, ofe- 
rendosi, ctc. 

Da Lodi, dil Caroldo secretano nostro, fa 
letere, dì 6. Come quelli sguizari erano alozatì de 
lì via erano levati eie. ut in litteris. 

Di Zuan Piero Stella secretario, fo letere 
date . . ., qual fo lete questa matina, gonseno 
eri da Meran. Scrìve dì quelle diete fate li, el han- 
no rimesso a un* altra dieta si farà a Bada, sicome di 
solo più difuse scriverò. El che il cardinal sguizaro 
bave scrito a quelli cantoni che dovesseno venir zoso 
a svalizar le zente di la Signorìa, perché haria zenle 
d*arme de* milanesi, et a questo modo sariano i si- 
gnori di Lombardia. 1 qual cantoni non hanno voluto 
far nulla, dicendo aver auto sempre ben da la Signo- 
ria Item, è sta licentialo 1* orator di Pranza; siche 
con lui non voleno alcun acordo né intelligentia. 
103 * A di 9 la matina. Vene in Colegio lo episcopo di 
Ixernia orator pontificio. 

Vene poi Torator yspano, dicendo aver letere dil 
suo viceré, di Verona, et fé* certa provisione, come 
dirò di solo. Era etiam con lui uno nonlio dil viceré 



vanulo eri qua, e domino Daniel dal Borgo orator 
dil Curzense, qual sta in questa terra. 

Vene Toralor hungaro, domino Filippo More pre- 
posilo, qua! é stato do altre volte qui orator. Questo 
zonse a di 7 hessendo Pregadi suso, venuto con una 
fusta da Segna. Li fo mandato alcuni zentilhomeni 
contra di quelli erano in Pregadi, che Tacompagnòa lo 
alozamento a san Moixè in la caxa. E poi li zentilho- 
meni tornono iterum suso in Pregadi. Hor fo ordi- 
nato eri, per il Colegio, alcuni zentilhomeni a compa- 
gnar dito orator a la Signorìa, tra i qual sier Piero 
Pasqualigo stato orator in Hongaria et altri cavalieri 
et doctori zercha numero 12 con li zentilhomeni et 
Io nel numero, ma non andai, et venuto a la Signo- 
ria presentoe le letere di credenza dil Re, disse po- 
che parole, un altra volta dirla la sua legatione, el fo 
reacompagnalo a casa. Eranvi etiamìi sa vìi ai ordenr. 
Li fo fato la prima sera le spexe, poi lui se le fa, è 
venuto con persone . . , etiam portò una letera dil 
Re di credenza al sopradilo sier Piero Pasqualigo, 
qual la portò in Colegio. 

Di Hongaria, etiam fono letere di sier An- 
tonio Surian dolor, orator nostro, da Buda, di 
16 Settembre, portate da questo orator. il suma- 
rio dirò poi. 

Di Modena, di sier Piero Landò orator no- 
stro, è col Curtense, di 6. Come era zonto Ber- 
nardo di Bibiena 11, va a trovar il viceré da parte dil 
Pontefice, a dirli non vengi con V exercito in Lom- 
bardia. Item, è nova de li che spagnoli e francesi è 
stati a le man verso Bajona, spagnoli é sta vitoriosi, 
é sta preso il ducha di Barbon; ma non si crede. 
Item, il Curzense dice partirà scaltra setimana per 
Crema ad ogni modo; el altre particularità ut in eis. 

Tutti stava in aspetation di letere di campo spe- 
rando certo aver Brexa, et eri fo sentito bombardar 
assai da pescaori e altri homeni di villa; siche le bom- 
barde di Brexa si senteno qui. 

Di campo, vene di proveditori zenerali, date 
soto Brexa, a dì 7 hore 3 di note, in Bifra, a la 
Signoria e altre drijsateali Capi del Conseglio 
di X. Scrive, per una vidi di sier Polo Capello : co- 
me questa matina per tempo hanno seguitato la ba- 
taria gajarda, e cussi tutto ozi e la note, volendo an- 
dar su le fosse, Babon di Naido e sta da un pasador 
ferito in la faza per li inimici; non bavera mal di pe- 
ricolo, come dice il suo medico che Tha visto. Item, 
è sta morti alcuni fanti brisigelli, etiam domino 
Piero Donado di sier Donado fo camerlengo a Vi- 
cenza, serviva con . . . cavali di bando pel piacer 
rbavea di cosse di guerra, ci qual vene dai ca- 



183 



MDXir, OTTOBRE. 



186 



stello uno ... che li dete e portò via tutta la gamba, 
e do altri quali erano apresso lui fo morti. Item, di 
lOi la praticha hanno in Brexa, par alquanto refredita, 
pur fino ore cinque sarano chiari, aspetano certa ri- 
sposta. lUm, vidi, per lelere dil proveditor Moro, li 
ordeni dati a le fantarie per il dar di la bataglia, li 
quali saranno scripti qui avanti. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et leto le Ictere sopra- 
scriple et deposition di exploralori mandati a Ve- 
rona a veder di! vicerò, qual referiscono Tinlrar e 
tutto, e come havea fatto cavar alcune artellarie di 
Castel vechio. Dicono voler andar a Brexa a ultimar 
quella impresa. 

Di Constantinopoìi fo leiere, di 20 avosto, 
di sier Nicoìd Zustignan haylo e sier An- 
drea Foscolo fo haylo. In conclusion, dil partir 
del Signor furcho Selim con 100 milia persone 
per andar su la Natòlia a la destruction di Achmet 
bassa suo mazor fratello. Et era venuto nova dicto 
Achmet era fuzito in Soria, altri disse havea man- 
dato i soi chariazi per restar più lezier. Item^ se ri- 
trovava li a Constantinripoli alcuni legni dil Soldan 
venuti per tuor cosse per far armata contra quelli 
di Goloqut, unde el Signor turcho li fece intender 
scrivesse al Soldan retenisse ditto suo fratello, e cussi 
spazono letere immediate. Poi se intese dito Àchmel 
più presto aver tolto la volta di Sophi, e altre parti- 
eularìtà scrivono tulli do, ut in litteris, et il Foscolo 
non era partito per non haver pazaso. 

Fu posto, per li consieri e savii, atenlo V impor- 
tantia di Crema: che per Golegio siano electi 4 nostri 
zentilhonienì con ducati 15 al mexe per uno, et ho- 
mcni 10 menati con loro a ducati 3 al mexe per uno, 
et siano immediate expediti a la custodia de dite porte 
di Crema fino sarà el bisopo. A rincontro, sier Lo- 
dovico Querini, sier Marco de Mezo e sier Domcnego 
Lion messeno di elezer quelli rezimenti. Fo preso di 
far per Pregadi, per eletion, videlicei Roman, Urzi 
nuovi et Breno di Valchamonicha, e li rimasti vadino 
a star a dite porte fino sarà bisogno, poi vadino a li 
loro rezimenti; et questa fu presa. E poi fu preso di 
fame etiam il quarto, il qual starà a la quarta 
porta di Crema. 

Fu posto, per sier Piero Trun savio a terra fer- 
ola, la sua opinion dì atachar la praticha per via di 
Torator yspano in darli tre audictori di Col^o di 
Tacordo con T Imperator, qua! si ha oferlo di tra- 
tarla e conzarla con danari, et che li sia risposto ut 
in parie. Contradise sier Piero Balbi savio dil Gon- 
sejo, dicendo la praticha é in man dil Papa, il Cur- 
zense va a Roioa etc. Parlò sier Piero Trun savio a 



terra ferma per la soa opinion, poi sier Zorzi Emo 
el consier andò in renga et messe una terza opinion 
qua! vuol da matina secretissime con li Cai di X il ^^^ 
Principe digi a Torator yspano predito semo con- 
tenti che col nome dil Spirito Santo el comenzi dita 
praticha, di conzaria con danari e nui abbiamo il no- 
stro Stado. Parlò contra sier Nicolò Trìvìxan savio a 
terra ferma, poi sier Piero Pasqualigo dotor et ca- 
valier per TEmo ; e andò le tre opinion, et sier Piero 
Trun ave 4 balote ; iterum balotate le do opinion, 
9Ì di savii, 95 di V Emo, et questa fa presa. Et fo 
preso scriver in corte di questo principio de pratica, 
qua! più volte Soa Santità se ha feto intender saria 
bon tentar ogni via che Y Imperador venisse a Ta- 
cordo ; et fo comanda grandissima credenza, e sa- 
gramentà el Consejo. Veneno zoso a bore 3 Vs dì 
note molto secreti. 

È da saper, sì partino di questa terra sier Fau- 
stin Barbo e sier Zuan Antonio Venier, vano syndici 
da terra ferma, et hano cominziato il syndachato a 
Mestre. 

In questi zorni, veneno molti lesignanì dil populo 
in questa terra, tra i qual do capi, uno Zorzi de . . . 
et uno altro, et é andati a la Signoria querelando 
molto contra sier Sebastian Zuslinian proveditor in 
Dalmatia, di cosse fate contra di loro. Erano zercha 
30. 11 Principe li rebufò dicendo tornasseno via, et 
restasseno do di loro, perchè zonto fusse il provedi- 
tor qui, qual vera presto che ha hauto licentia, se 
intenderà la verità et non se li mancherà di justitia. 

Noto. Le galie di Alexandria ancora non sono 
partite le do, siche non e più obedieutia in questa 
terra. Hanno li patroni fato compreda di 1^0 miara 
di rame a ducati 45 el mier da todeschi, a darli al 
ritorno di le galie do mexi da poi zonte tante bone 
specie a quello correrano, et non volendo le specie, 
darli in termine di altri do mexi li loro danari. E- 
iiam 30 miara di rami bano le dite galie; siche 
sarà da miara 150 etc. 

Eri, r orator yspano dimandò a la Signoria Irata 
di slera 2000 formenti per mandarli a Verona per 
il campo suo, et li a Verona vai uno raynes el minai 
dil tormento, che è lire 9 il staro, et cussi il Colegio 
fo contento dargela. 

In questo Pregadi, fo letere di V water no- 
stro di Hongaria, sier Antonio Surian el dotor, 
di Buda, a dì 16 Septembre, Di la venuta di que- 
sto orator in questa terra, et Hongari sanano tuor 
Vegia, etc. 



187 



UDXil, OTTOBRE. 



188 



1^^ Questo è V hordine, dato in campo sotto Brexa, 
per il dar di la hatagìia^ a h fantarie. 

Prima haioffKa. 

Vigo da Perosa fanti 100 

Sdpion di UgoDi > 100 

Rizo da Gavina > 100 

Babino di Naido » 100 

Jacomo Antonio Roncon > 100 

Antonio di Pietra Santa » 350 

Bernardin da Parma > 150 



fanti 900 



Seconda bataglia. 



Terga batagìia. 



Soccorso dove achaderà. 



Guagni Pincon fanti 300 

Matio dal Borgo > 300 

Hironiroo Fateinanzi > 300 

Zuan Da Riele > 100 



fanti 800 



Francesco Calison fanti 330 

Hironinao Tartaro > 350 

Zuan Antonio di Valtrompia . . . . > 350 



fanti 830 



NaIdo di Naidi fanti 136 

Babon di Naldo > 380 

Guido di Naldo > 309 

llesaro di Gavina » 375 

Octavian di Naido > 176 

Hironimo de Lanui > 140 

Pagati novameute venuti di Romagna . > 700 

fanti 1906 

Zuaii Bernardin da Leze fanti 400 

Benedefo GriveUo > 400 

SerafindaGai » 330 

105* Antonio di Castello > 300 

Frachasso da Pisa > 300 

Alfonxo dil Mutulo > 300 



Schiaveto da Pyran fanti 

La Guarda del signor Gubemador . . > 

Bartholamio da Perosa » 

Morgante da Perosa » 

Silvestro da Perosa » 

Alfonxo, spagnuol » 



150 
100 
100 
300 
100 
135 

3495 



Aditola matina, Fo lettere a bona hora di 
campo, qual lecte con li Cai di X, et sono di S, 
hore 3. In conclusion, zercha la praticha hanno in Bre- 
xa, e la note doveano inlrar efc, come più copioso 
dirò di soto. Et lelo le teiere, fo sagramentà tutto il 
Golegio e comandò grandissima credenza, e retenule 
le letere partìcular; siche niuno ave le sue letcre. 

Vene r orator yspano, al qual con li Capi di X, 
justa la deliberation dil Senato^ lì fo risposto é in- 
trato in la praticha di tratar acordo con Y Imperador. 
Quello disse no 1 so; lo saprò poi. 

Da poi disnar fo Gran Conseio. Io fui in electione 
et mi fici nominar proveditor sora ì oficii e cosse 
dil regno di Cyprì, et balotato con do altri non 
passò niuno; e questo é li meriti per le fatiche ho di 
scriver questo Diario continuamente. 

Fu posto, per li consierì, atento sier Andrea Ma- 
lipiero rimase proveditor sora la sanità et é amalato, 
che sia electo uno altro in locho suo, et possi refu- 
dar, non obstante la pena, sicome in sier MaQo Mi- 
chiel Tu fato. Ave 180 di no, il resto di si, e fu 
presa. 

Fu posto, per li consieri, atento sier Antonio da 
Canal qu. sier Zuanne electo za più mexi consìer a 
Retimo, el qual per egritudine non ha potuto andar, 
e volendo andar con le galie de Alexandria quelle 
lion é partide: che el tempo non li sia corso a suo 
danno, come ad altri in simel caxi e sta concesso; et 
balotata do volte, non Tu presa. 

Et licentìato Gran Conseio, la Signoria si redasse 
in cheba ad aldir certa dìferentia di mori et sier 
Domenego Pixani e consorti. 

Fo menato, hessendo Gran Conseio suso, uno re- 
bello citadin da Conejan, nominato Francesco da Co- 
le, mandato qui per il contestabele di sier Hironimo 
da cha' da Pexaro podestà et capitano a Trevixo, et 
fo mandato a le prexon. Questo à Tato gran danno 
sul trivixan. 

JDi Roma. Vene lettere di V orator nasirOy di 
4 le ultime. Come era sta dilo de li, francesi esser 
ussiti di Brexa et dato streta a li nostri. Itemy il Papa 
é disposto a tuor la impresa di Ferara, manda 100 



106 



189 



UDXII, OTTOBRE. 



190 



homeni d' arme solo el signor Marco Antonio Co- 
Iona, ci €jnal parie damalina per Ravena, et 100 al- 
tri solo <)omino Achiles Torello, el bavera 200 lanze 
de fiorentini. Item, altre particularità, come dirò 
poi. 

Di Havena, di sier Marin Zorzi el dotor, 
orator nostro, di 8. Come quelle zente dil Papa è 
disraotate, siche non vede bordine de tuor la im- 
presa di Ferara. Ifem, ba pur dil mal. 

Di sier Andrea Contarini capitano di Po, 
date ieri in porto di Bavena a di 7, vidi letere 
di hore 3 di note. Come ba ricevuto gropi 2 con 
ducati 1000 per dar la paga a Y armata, la qual ar- 
mata è 2 fuste, 2 brigantini, 10 barche longe et 
20 picole. Dice diman darà principio a dar et pagar 
le zurme, et mancherà danari per compir la paga. 
100' //em, ha auto efo'am miara 10 bischoto. Scrive, 
questa matina hanno inteso i nimici preparava con 
ponti di passar in Primier e venir asaltar questa ar- 
mata, e questo perchè de li non è si non la persona 
dil Ducha con zercha 30 cavali e pochi fanti, al qual 
questa matina esso capitano mandoe Lorenzo Quarto 
suo secretarlo, insieme con quel di V orator Zorzi, 
per farli intender ut supra, e che la Signoria bavia 
maodado la paga per Y armada acciò di quella soa 
signorìa si possi servir et disponer come li piaze, et 
la volesse averla per ricomandata, e fino le zente è 
é state li, non è stata in pericolo, ma essendo partido 
r cxercito, non resta senza qualche pensier, et man- 
dava olirà la guarda ordinaria homeni 16 per terra 
a la scolta, e dovendosi partir sua signorìa questa 
sera fusse contenta lassar condur li burchi! solo la 
terra, e lui li facesse far la guarda, et esso capitano 
con il resto di l'armada restasse hbero, et che li vo- 
lesse mandar qualche balestrier a cavalo per far la 
guarda per terra. Soa signoria promise mandar di- 
man uno nepote del signor Bartolameo d' Alviano 
capitano di cavali a soa ubidienlia ha ordenà etiam 
se buti per terra pur uno ponte di legno dove è il 
passo. Soa signoria mostra aver optimo voler. Scri- 
ve sta con tutta quella guardia che puoi, havendo a 
memoria li altri caxi seguiti di perder Y armala in 
Po. Scrive mancharli per il resto di la paga du- 
cali 175, eie. 

Di Chiosa, dil podestà sier Marcho Zan- 
imi, vidi letere di o»i, hore 22, Come ha nova a 
Ferara per le aqne grande esser cazuto 25 passa di 
niuro, chi dize 50, e li bastioni da la parte dil Po- 
lesine di San Zorzi. Item, scrive dil zonzer li una 
barcha longa, vien di Ravena, ha trovato 4 barche 
di feraresi, datoli l'incalzo, è smontati ; portato via li 



remi e le barche hano afondate, e hanno ricupera 
certe nostre barche fo prese da feraresi. Avisa è 
fuora una fusla, fo di Andrea da la Janina, 2 bri- 
gantini et 12 barche armate per feraresi. 

A di 11, la matina in Colegio, vene P orator 107 
yspano dicendo haver letere di Cotogna di 37 Avo- 
sto, dove se ritrova Y Imperador. Come il campo di 
spagnoli con quel di Pranza è stati a le man a di ... 
apresso Bajona, è sta roto francesi e preso il ducha 
di Barbon, et toltoli 1* artellarie ; siche è stata una 
gran strage. Poi partono insieme di altre cosse in 
materia di Y acordo. 

Vene Y orator dil Papa et comunichò alcuni avisi 
di Roma. 

Di campo, fo letere di proveditori generali, 
date soto Brexa, a di 9, hore 3 di note, et vidi 
una di sier Nicolò Michiel proveditor ai Urei 
nuovi, data in campo a questo storno. Scrive 
tutta quella note il campo è stato in arme a li sol 
hordeni, credendo intrar in la terra, et andati fino a 
la porta dove era il tratato, niun aparse, adeo non si 
potè far nulla ; poi ussi uno messo fuora dil conte 
Nicolò da Gambara> qual disse a li proveditori vo- 
leva dar la terra, con qnesto la Signoria li desse 
certi castelli nel brexan, che é il terzo dil brexan. 
Item, hanno certa altra intelligentia con uno conle- 
stabele é li dentro, di haver la porla. Scrive per forza 
non si bavera, si la non si ha per accordo. Hanno 
minato con Y artellarie assa', e atendeno a bater e 
minar certa torre, e dove trazeno, i nimici subito fa 
li repari ; siche è inexpugnabile. Voleno nostri far 
alcune cave 11 a la porta di le Pille. Scrìve li prove- 
ditori li ha dato cargo di andar con 150 cavalli di 
stralioti a le rive di Ojo, e averà 100 fanti di quelli 
è a Crema, perché intendeno milanesi fanno adu- 
nanza con alcuni sguizari per passar Ojo e deslurbar 
la impresa di Brexa. Noto. Intesi monsignor di Obi- 
gni era andato alozar a la porla dove haveano la in- 
telligentia eie. 

Di Verona, intesi da domino Lunardo 
Grasso prothonotario. Aver aviso ozi dovea ussir 
il viceré de li et andar a tuor Peschiera, poi a la volta 
di brexana. Item, era sta chavà cinque pezi di ar« 
tellaria grossa di Caslelvechio, et era zonto a Verona 
alcune zatre venute da Trento di lanze ed altre mo- 
nition bellice. Il goveraador di Verona é al pre^ 
sente el vescovo di Trento e altri consieri regii. 

Dil Chiidoto, fo letere. De occnrentiis. 

Da poi disnar, fo Conscio di X simplice, e la 
zonta di Colegio. 

Nolo. Vene uno explorator mandato per il Con- 



IJ)1 



MDXII, (OTTOBRE. 



19^ 



seio di X in Pranza, parli da Bles a di 5, referi molte 
cosse, il suinario dirò poi. Conferma la rota data 
per spagnoli a' francesi, e presi molli capetanii. Item, 
si ave nova il marchese di Mantoa prepara zente per 
andar a luor Peschiera, però che li francesi, è den- 
tro, erano contenti dargela, perchè a lui aparlien 
quello loclio per li capitoli di Òimbrai. Quello sarà, 
scriverò di soto. 
107* A di ì% fo in Colegio l'orator yspano jusla il 
solilo. 

• Di campoy di 10, hore 4, Se intese la praticha 
era sta scoperta, et é sta squartato uno in Brexa. 
Non si bavera, et altri avisi. E che milanesi adunati 
insieme con comandati di cremonesi vieneno di qua 
di Ojo adosso a li nostri, et altri avisi ut in Uiteris; 
siche tutti steleno di mala voia. 

Di Bergamo, vidi letere di sier Vetor Lip- 
poìncmo, di 7 ti 9, et per conseguenza il prove- 
ditor Mosto, Scrive a la Signoria par il proveditor 
habi auto in quella matina una lettera dil governador 
di le zente milanese, che é quel domino Àlexandro 
Sforza che é a campo a Trezo che ancora si lien 
per Pranza, dicendo voler mandar artellarie e zente 
da la banda nostra di qua di Ada per expugnar quella 
forteza, et haver in comissionc dil vescovo di Lodi, 
che governa Milan, di far e ben convicinar. con no- 
stri subditi; unde il proveditor li ha risposto è con- 
tentissimo 1 vengano ; ma dize non farano nulla, per* 
che Trezo è locho forte. Item, per lettere di *, 
scrisse Lorenzo da Mozan^a, era sta retenuto, bora 
avisa in quella matina esser de li venuta nova che *1 
dito é a Lodi e'I cardinal sguizaro lo mandò a chia- 
mar dimandandoli ducati 4000, et che erano sia 
retenuti 5 altri di primi di Mìlan di la parte di mis- 
sier Zuan Jacomo Triulzì, imponendoli voleano ama- 
zar il vescovo di Lodi a requisition di ditto missier 
Zuan Jacomo Triuizi. Item, scrive sier Antonio Zu- 
slinian é ancora IL E per le lettere di 8, dize va 
bora in qua, bora in là da soi amici citadini a pranso, 
e poi si fa festa in comunità. Li voleva far uno pre- 
sente de ducati 100, non ha voluto aceptar, e ba fato 
ben per non li esser ubligato, e cussi esso sier Ve- 
tor lo ba consigliato, col qual più volte ha parlato et 
disnato e cenato insieme. Li ba dito che da Lion 
l'andò a la corte dil Re, dove ste' 3 zorni, et zonto, 
missier Zuan Jacomo Triuizi lo mandò a chiamar 
una matina, e li feze le belle parole, e poi vene Ru- 
bertet secretarlo dil Re per nome dil Re, et uno 
altro, non sa il nome, e disse il Re sarà contento far 
acordo con la Signoria e darli quello che li volse 
dar quando mandò sier Andrea Griti tre volte, e 



Piero Brexan suo cogilor a Yenecia, zoè Verona e 
Vizenza, e che la Signoria queste terre potrà guidcre 
e al Re reslasse Brexa e il resto di Lombardia. Dito 
sier Antonio rispose che lui exponeria quanto li era 
sta dito a la Signoria, e avisaria quanto li fosse com- 
messo; e loro disseno il Re non si sentiva tropo be- 
ne, i quali voleano il Re li dicesse questo di sua bo- 
cha. E rasonando insieme, quelli disseno, quando la 108 
Signoria vorà dar orechie a questo, se li faràcossa che 
li piacerà (come) quando se intendi si vogli man- 
dar. Et che ci dì drio, el dito Rubertet lo menò in 
camera del Re, qual era in letto, e in locho scuro. 
Lui si cavò la bare(a,e il Re si cavò la sua, e li basò 
la man, poi il Re li fece dir si M voleva che 'I parlasse 
francese e se Tintcndeva, over italian. Li rispose clic 
francese non intendeva troppo, e il Re ordinò a Ru- 
bertet che parlasse in italian. El qual li disse quelle 
instes^e parole : che '1 Re era contento la Signoria 
avesse da Verona in qua; e cussi disse il Re di sua 
bocha. Era etiam in camera missier Zuan Jacomo 
Triuizi, et per esser scuro, non potè ben veder che 
ciera havesse il Re. Et poi, tolto licentia, loro repli- 
chò se si voi far le ooze, poi si praticherà ; et che 
per quello el veje, ha gran fantasia de acordarse con 
la Signoria. £1 qual sier Antonio si parte de li, et 
vien in campo per venir poi a repatriar a Venecia. 
Noto. Per le lettere di proveditori, si ba il suo zonzer 
in campo. Item, per altre lettere di Bergamo, di 8, 
bassi del partir dil vescovo di Parenzo, va per no- 
me dil Papa, per uno breve auto, a conipagnar li 
francesi erano in Crema fino verso Zcnoa, e deli ini- 
barcharsi su navilii per passar in Provenza. 

Di Alexandria, fono letere di marchadanti 
di primo avosto. 11 sumario di le qual scriverò più 
avanti. Et V orator sier Domenego Trivixan el cava- 
lier procurator si aspeta di bora in bora. Si ha el suo 
esser zonto in Ilistria con la galla soracomìto sier 
Nadalin Contarini, et eri vene le lettere di esso ora- 
tor scrivea dil Chaiero. 

De Ingaltera vene letere in nuircJiadanti, 
di 9 Septembre da Londra et di 20 di Fiandra, 
venute per via di Alemagna. Dì gran prepara- 
menti feva il Re contra Pranza, e bavia mandato il 
capitano thesorier in Orth a rincontro de* scozesi, 
qualli cegnavano voler aiutar Pranza. Item, erano 
zonte li in porto e a T ixola 18 nave di Spagna con 
5000 combatenti, per levar altri englesi e passar a 
Cales su la Prauza, con altri avisi ut in litteris; e 
de una nave dil Re di bote ^500 chiamata la Regen- 
te, qual si ha brusà insieme con una gran cbaracba 
di Pranza combatendo. 



193 



HDXII, OTTOBRE. 



194 



' Di Crema, fo teiere di sier Nicolò da cha' 
da Pexaro, proveditor. Come, intendeiìdo quesli 
movimenti de' milanesi, scrive provision Im fato li in 
Crema, e fai* redur le vituarie denlro. Item, che 
manda in questa terra alcuni citadini cremaschi 
hanno parentà con milanesi etc, numero 4, li nomi 
di qua! noterò più avanti. Iteniy che li francesi sono 
ancora li, et aspetano il salvoconduto di Zenoa per 
passar e andar col comìsario dil Papa, qual sari il 
vescovo di Parenzo che di Bergamo è venuto li, et 
che ditti francesi ogni di fanno bancheti insieme con 
alcuni cremaschi; e altre particularità ut in Ut- 
teris. 

Di Verona, di Vincenzo Cruidoto secretario 
nostro, fo letere. Come il viceré a di 1 1 dovea us- 
sir in campagna e andar a tuor Peschiera, e havia 
bordine da V Imperador di consignarla al marchexe 
di Mantoa, el qual marchexe eiiam con zente sarà in 
campagna. Iteni, altre particularità ut in lifteris. 

Fo lete la relation di quel Troylo explorator dil 
Conscio dì X, mandato in Pranza, parti da Bles dove 
è il Roy a di 5 di questo; verificha la nova di Ba- 
jona et esser sta preso per spagnoli molti capitane!, 
et gionse il canzelier dil ducha di Barbon ferito, qual 
disse è sta amazà assa' francesi, tra i qual 400 lan- 
zinech erano al soldo di Pranza. Item, che per tuta 
la Pranza si stava di mala voia, e nou volcano dar 
danari per vegnir in Italia etc. 



1^*0 Sumario e copia di una lef^a di sier Marcilo 
Antonio Trivixan, di sier Domenego cava- 
lier e procurator, data in el Caiaro, a dì .... 
Luio 1512y drieata a sier Fiero Trivixan 
suo fratello. 

Come, a di 38 aprii di Alexandria scrìsse, nel 
qual zonio verso la sera el clarissimo domino Do- 
menico Trivixan cavalier procurator, orator nostro 
destinato al signor Soldan e lui suo fìol se partiteno 
di Alexandria a cavalo, e quella notte alozono a Bi* 
cbieri a la campagna soto el pavion. L' orator ebbe 
la sua cazuola e stete comodamente, el resto meglio 
se potè, vestiti, sopra tapedi. E Taltro zorno veneno 
a Roseta, che é lontano di Alexandria mia 48, dove 
montono in zerma, e per tute le rive de Nilo core* 
vano moltitudine de populi a sentir le loro trombe 
che per ogni vilazo dove pasavemo si feva far un 
rezercliar di trombe con el tamburlo grando insie- 
me, che sono instrumenti novi a' mori e molto apre- 
ziati da loro, siche jubilavano per tuto, parendoli 
che la Illustrissima Signoria honorasse mdto el si- 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. XF. 



gnor Soldan con questa ambasala. E per honor di la 
nation nostra, questi consoli e marchadanti volseno 
in Alexandria che fusse ampliato el numero di la fa- 
meglia; siche tolseno di galia i otto trombeti, el tam- 
burlo grando et zercha 10 balestrieri, quali sono sta 
vestiti dai cotimi di scharlatin, habiti a la grecha con 
chafetani, siche sono da 45 persone di hordinario in 
compagnia. 

Zonseno a Bulacho, che è la riva del Nilo, a di 6 
zugno a mezo zorno, qual luogo é contiguo con 
el Cayro, e si poi dir Bulacho sia el borgo dil Cayro, 
ben che '1 sia tre mia da Bulacho al Cayro, tamen 
le caxe e fabriche di Bulacho continuano Ano al 
Cayro; e introno la matina in Bulacho, tanto ho- 
noratamente, che sti nostri marchadanti non se 
poteno saziar de alegrarsi. Là vene contra fino a ma- 
rina dove dismontono de zemia e montono a ca- 
valo, el memendar dil signor Soldan, che è come 
apresso nostri el suo maistro di caxa, con el coza 
con purassai caschi e malamuchi assaissimi; feno car- 
gar li chariazi, quali vanno avanti con le coperte 
sopra, che tuto il Cayro ha reputato chariazi de un 
Soldan non che de un ambasador, et è bel veder 
20 gambeli uno driedo V altro, con queste bele co- 
perte sopra. L' orator era vestito con la vesta di 
restagno d' oro, a manege dogatine, fodrà di dossi, 
e fu acoropagnato fino a caxa con tanta pompa, che 
come è sta dito da alcuni morì, mormorando al 109* 
Cayro, se poi dir al presente che habiamo do Soldani 
un macometan T altro Cristian, parendoli fosse sta 
fato grande honor a T orator. 

Introno ad alozar al Cayro in una caxa pro- 
pinqua al castelo del signor Soldan, fata preparar 
per sua signoria, qual è nel Cayro come a Venecia 
quella di sier Zorzi Corner procurator; fu fata far 
per il Soldan vechio Chait bei, a instanzia di la sol- 
danessa soa moier madre dil soldaneto. La qual fa- 
bricha è de una spexa extrema, e tuta salizada in 
ogni canto di mannori, porfidi e serpentini, come è 
la chiexia de San Marcho, e molto meglio lavorati 
che è nostri, soffila tuta d* oro con lavori a la da- 
maschina con intagli, né hanno sparagnato spexa al- 
cuna, fino li loclii comuni sono salizati di porfidi 
e sofità d'oro. É superbissima, e non era possibele 
che 1 signor Soldan potesse far mazor demostrazion 
di honorificentia per honorar un ambasador, di que- 
sta di aver alozato in una caxa facta far per un Sol- ^ 
dan. Pu adomata per Toralor con le sue tapezarie, 
che sono cosse nove in quelli paexi e molto apre- 
ziate da mori, e li piacevano assai, e li consoli e mar- 
chadanti hanno trovato tapedi da terra grandi, che 

13 



195 



MDXII, OTTOBRE. 



19G 



è un Iriumpho a inlrar in questa caxa. Trombe con- 
tìnuamenlc, buffetti e rouschateloa tuli questi signori 
che continue vieneno a visitation di V oralor; li par 
esser in una corte di un sigiìor: li in caxa tra ordi- 
nari! et extraordinarii, sono pocho meno di 100 per- 
sone. Questi poveri greci che sono presoni de 11, de 
quelli navilii che fono presi per mori a le Brulé, tutti 
è al continuo in o^xa, e li marchadanti non man- 
chano mai; le cose pasano molto honoratauiente. 
L'ambasador di Pranza non par al mondo; non ense 
di caxa per non venir a sti p^iragoni; é alozato in 
una caxa zercha do mia lonlan de li; vene di Ale- 
xandria con una bela compagnia de homeni de la 
sua nave, quali slati per qualche zorno sono ritor- 
nati in Alexandria, e T ambasador e restato con po- 
cha brigata, e aspeta risposta da Rodi, intravcgnando 
r armada del signor Soldan che fo presa da Tarma- 
da di Rodi. 

A di 10 dil mexe, V orator nostro andoe a Tau- 
dientia publicha in castello del signor Soldan vestito 
con un niauto di restagno d' oro, e soto la vesta 
d'oro a manege strete fodra di varo. Li era a la stata 
do stafieri, vestiti damaschìn cremesin a manege 
strete. Lo vene a levar a caxa el memendar, con 
quasi tanti cavali come fo quelli li veneno conlra el 
zorno di la intrata. El signor Soldan avanti li fece 
1 10 intender el desiderio suo era che el presente, se li 
ha a far, non se mandasse al consueto da poi V au- 
dientia e coperto, ma si portasse per sua reputazion 
el zorno di la prima audientia davanti V ambasador 
e scoperto, unde parse a sti consoli e marchadanti 
che il presente deputado al signor Soldan fusse po- 
cho e non cussi honorificho come se richiedeva, e de- 
liberono di ampliarlo e tuor tuto al presente hanno 
portato de 11 e darlo al signor Soldan, e per li altri 
signori poi proveder e comprar altri panni di seda 
de li e aprcsentarli. Et cussi fu fatto, e il presente 
dil signor Soldan fu: 100 veste portate a questo 
modo, 8 d*oro, U di veludo de diversi colori, 28 
de raxi e damaschini, 32 di scharlato, 18 di paona- 
zi, messi in sti soi schafazi di datoleri, e portati di- 
scoperti, die tutti vedeano. Oltra di questo, messeno 
le pelatane, 120 pezi de zebelìni, 400 pezi de arme- 
lini, 4500 vari e dossi molto fini et belli, et 50 pezi 
di formazo piazentin, e tutto questo presente fo porta 
per mori su la testa che tutti el vedeva, e andavano 
avanti V ambasador a do a do, che era un triumpho a 
veder. Per tute le strade di questa terra, era tanto 
populo eh* era cossa inextimabile. Arivono a la piaza 
dU Castolo, quale é una campagna quanto si poi ve- 
der con t ochiì, dove li era miera de cavali de ma- 



maluchi, tutti belissimi cavali, che stavano in hordi- 
nanza per honorar Taudientia. Arivati nui a le porte 
dil castello dismontessimo da cavalo; avanti la perso- 
na di Torator era i nostri 8 trombeti con le bandiere 
d* oro nove, ma i non lassono si sonasse per i soi 
rcspeti de mori, che li par che nel suo castello non 
si dcba sonar le nostre trombe, e cussi le feceno por- 
tar in mano senza sonar, e smontati, li do stafìeri 
stevano driedo V orator tenendo la eoa dil manto, 
et aviati dentro dil castello, Torator andava pian sa- 
lutando con la testa quelli primi signori che erano 
in dito locho. Quelli dil castello, nel suo iutrar den- 
tro de seraia in seraia, sonavano certe sue nachere, 
cimbani grandi e simili soi instrumenti, e con bom- 
barde faceano festa mirabile; tute quelle piaze tra le 
porte dil castello erano di mamaluchi vestili di 
biancho, un numero infinito. Arivati a V ultima piaza 
dove era il signor Soldan, la qual è di grandcxa 
come la piaza di San Marcho, e in testa di la dila 
corte sopra uno mastabè allo da terra da zercha cin- 
que piedi era senta' el signor Soldan solo, coperto 
el mastabé de alto basso cremesin con un fuso d'oro. 110' 
Davanti la sua persona li era una spada el un bro- 
chier grando d'oro, el in piedi su dillo mastabè era 
uno schiavo con una coda de cavalo in mano, che li 
parava le mosche. Sua signoria era vestito di zam- 
beloto bianco, fodràdi zebeUni; in testa una fessa 
granda con come, come porta el zorno de chodoma 
davanti del suo mastabè li era in terra per zercha 
12 passa de largeza davanti tapedi grandi sui quali 
era armiragii grandi in piedi in una ala, e cussi 
era piena tuta la corte de armiragii, e i primi si- 
gnori del Chayro. Subilo che V orator intrò dentro, 
come el vele el signor Soldan, se cavò la barela di 
veludo di testa, el con tutte do le man se piegò coii 
le palme fino in terra, et levosse poi e se baso tute 
do le mano a un Irato, e poi se le nasse sopra la to- 
sta, et quando F era per piegarse, si a l' inchinarsc 
come al levar su, i do prediti stafieri faceano uno 
atto mirabile di slongar il manto e metevano una 
mano solo fi brazi di V orator e T aiutavano, che 
deva a veder una reputalion extrema. E questa sa- 
lutation r orator fece tre volle: la prima ne V inlrar 
di la corte, al mezo e dove el se fermò fino ai ta- 
pedi che erano in terra davanti el signor Soldan, zoo 
davanti al mastabè. E cussi come V ambasador salutò, 
cosi fece tuta la fameia di lui, la quale intrata dentro 
di la corte predilla fu messa luta in una ala a la 
banda drela di V orator, perchè loro erano a la 
mano sinistra, per li ladi di sopra, dove fu vista 
tutta a UB Irato dal signor Soldan. E acostado V ora- 



197 



IIDXliy , OTTOBRE, 



196 



(or areDte i tapedi sopraditi, si trasse di scn la le- 
tera di la Signoria di credenza, scrita in letere d^oro 
e la basò e se la mise poi su la testa e detela in mano 
al turziman grando, qual la portò al signor Soldan, 
sul oiastabé. Soa signoria la t^lse e sì fece dar un 
temprarin e di sua mano tagliò la boia, et aperse la 
letera e fecela lezer, poi tolse la letera, e dete la boia 
d* oro al suo turziman grando, e V orator comenzò 
a dir alcune parole da parte de la Illustrissima Si- 
gnoria honoratissime et piene de humanità e dolze- 
za. El turziman le rereriva al memendar, e lui andò 
al mastabe e le disse al signor Soldan. Soa signoria 
rispose poche parole dimandando come stava il 
Principe e la Signoria e che 1 fosse el ben venuto, e 
come el stava, si 'I camin li haveva recressuto. L'ora- 
tor poi rispose che 1 non poteva star altro che bene 
avendolo d Signor Dìo fato degno de veder la sua 
111 faza, la qual era Ira i altri signori del mondo come il 
sol tra le stele. E referite queste parole a sua signo- 
rìa, se vele un segno che fece il signor Soldan con 
le mano di ringratiar, che fu begnissimo atto, et per 
quanto dicono mori, li ha parso gran cossa che a la 
superba contincntia che '1 tien si habi lassa veder a 
far un sinici segno de humanità. Fece dir a V orator 
che '1 se reportasse a V audientia secreta, e che l'an- 
dasse a repossar, perchè anche el signor Soldan facea 
dar in quella bora in sua presentia la paga ai soi ma- 
maluchi, e cussi fa ogni mexe. E inteso la risposta, 
r orator fece la revcrentia consueta e se retirò per 
alcuni passi indrio culo per non voltar le spale a soa 
signoria, perchè cussi se observa. Poi si voltò e si 
misse la bareta in testa, e se ne veneno a caxa. El 
manto è stìi reputa un superbissimo habito; lo stima- 
vano de valuta de 1000 ducati, e subito inteseno da 
mori amici di la nostra nation, che se ritrovorono a 
la dita audientia, che U signor Soldan disse, partido 
r orator : e Questo ambasador me piaxe molto, V è 
vechio e savio e gran homo, e cussi dia esser li am- 
basadori e non zoveni e mati che non hanno pratìcha 
del governo dil mondo >. 

A di 12 da matina per tempo, ebeno T audientia 
secreta. El signor Soldan era nel suo zardin, che è 
uo paradiso terrestre, in una loza alta da terra zer- 
cba pie 6, de longeza de 25 passa et da zerclia do- 
dexe larga, tuta in coione atomo atorno, su le qual 
coione cadauna haveva una cheba de rosignoli atacu 
e calandre che era una melodia a sentirli, con fantarie 
atomo dita loza, in cao di la qual era uno maslabè 
dove era senta ci signor Soldan su uno cussin con 
el schiavo che U parava le mosche con la coda di 
cavallo in mano, e ci suo memendar in piedi davanti. 



E fato venir Tambasador, qual era vestito d*oro a 
manega dagal fodrà di varo sul mastabè, andò el se* 
cretario Andrea di Franceschi et il turziman nostro; 
tutti i altri restono abaso. Fece Tambasador le tre 
salutation consuete su la dita loza, e acostato apres* 
so el signor Soldan a do passa, uè altri era sul ma« 
stabè che il Soldan e suo schiavo e *l suo memendar 
turziman grando e li tre nostri sopraditi, e steteno 
a questa udientia tre grosse bore, sempre Torator in 
pie con la bareta in man. Breviter^ il fondamento 
di le sue lamentazion fu su le cosse dil Sophl, con 
uno animo indiavolato su questa materia; Porator fece 
il tuto per trarli tal fantasia, e diseli molte raxon che 
longo saria a scriverle, a fermando sua signoria la 
sincerità di la Signoria nostra, la qual haveva tal* 1 1 1 * 
mente verso la signoria sua come i fieli verso la 
padre. Adeo el signor Soldan se aquietò verso la 
Signoria, digando : < Son chiaro che la non ha colpa 
niuna > et voltose sopra el consolo di Damasco sier 
Piero Zen, dicendo : « sto can ha voluto tradir el mio 
stado; per lui quasi che non son venuto a le rote 
con la Signoria > e se messe a intrar in colera gran- 
dissima. L' orator con bone parole si messe a voler 
justifichar la innocentia del dito consolo; ma il signor 
Soldan era si pien di sdegno, che non si potea aquie- 
tar digando : « Ambasador satu come è sta el fato? 
se tu è venuto qui per ambasador di la Signoria e 
ambasador di verità, te vederò e te aldirò sempre 
voicntiera ; se tu è venuto qui per difender ladri e 
mii nemici, non star più nel mio paexe, va con Dio 
et mena via i lo mcrcadanlL > Et come Torator vete 
tanta nenbaiza carga, carga, comenzò abasar le vele 
digando : e Signor, mi no intendo come se habi gover- 
na sto console; mi te afermo che la mente de la mia 
Signoria è chiara e monda verso de ti, e se tu trovi 
altramente, teli la mia vita ne le tue man, fa quello 
te piaze. Potria esser che sto consolo havesse comes- 
so qualche eror per ignorantia centra la tua signoria, 
che per cattività non me la posso imaginar, perché 
Tarla opera centra la mente di la Signoria >: e li parse 
bon expcdiente dirli : « Signor, consegnamelo ne le 
man sto consolo; el condurò a Venexia, la Illustrissima 
Signoria farà ogni inquisition in questa materia, e se 
ravcrà fato eror per malizia, la farà per justitia di 
sorte che tutto il mondo intenderà qual sia la mente 
soa verso la signoria toa, con pato di darlo in ca- 
dene». El signor Soldan si cazò al forte che Tamba- 
sador prometesse che la Signoria facesse una sen- 
tenlia de questa sorte centra e! dito consolo, o li 
faza tajar la testa, overo farlo morir in prexon, o ban- 
dizarlo di terre o luogi nostri, l^rator diste che un 



199 



ICDXil, OTTOBRE. 



200 



ambfisador non poteva obligar el suo signor de far 
una sententia difinitiva senza Taldìsse el reo; ma ben 
el promeleva che la Signoria, aldito, faria juslicia. Il 
Soldan comenzò a fulminar perché é di natura su- 
perba e colerica, né bisogna pensarse de contender 
con el suo cervello ma sborar le vele come el vento 
earga e lasarli pasar. L*oralor disse: n Signor, dame 
tempo che parla a questo consolo e che Io exami- 
na per saper quello V ha operato contro la toa si- 
gnoria, che se reputa tanto ofesa da lui >. £1 signor 
Soldan se aquietò e disse: < Falò venir a caxa toa ». E 
cussi si parti da sua signoria ; e venuti a casa, fo dato 
1 12 Ijcenlia al prefalo sier Piero Zen, che era inzima a la 
sua casa dove el stava, ch'el venisse da Torator, e ai- 
dito, Torator Io rimandò a ca.\a sua. Fu consejato di 
operar con il signor Soldan per mezzo de questi si- 
gnori, che sua signoria contentasse che di questo 
fusse tratà (ra ci nadragas et el choza e alcuni altri 
mori, et che l' orator doveva prometer che la Si- 
gnoria facesse sententia difiniliva, over simpliciter 
che, di poi aldito, faria giustizia. Breviter el signor 
Soldan contentò la cessa fusse remessa ai sopradili, 
insieme con Torator. E poi Torator andoe a caxa del 
nadragas dove era tuli reduli. L' orator parlò mira- 
bilmente, per modo che tandem tulli concluse ch'el 
non si poteva obligar a quanto el signor Soldan vo- 
leva, e se rimase che a una audientia publicha dil 
signor Soldan T orator intravenisse con tulli do li 
consoli di Damasco e Alexandria e marchadanti, e li 
davanti tulli, sentito di bocha dil signor Soldan le 
querele faceva soa signoria contra sto consolo di Da- 
masco, che lui orator di sua mano li metesse la ca- 
dena al colo, et lo tolesse per consignato per con- 
durlo da la Signoria nostra che li facesse juslitia. Et 
cussi fu exequito : che andati a dita audientia dil si- 
gnor SoMan in uno altro luogo di quello fo el primo, 
che e in una corte per do volte longa é la piaza di 
San Marco, acosto el suo zardin, in superbo luogo 
era su un mastabè alto dito signor Soldan forsi pie* 
12 da terra, sul qual Tera sentalo, e in piedi dai lai 
Tarmirajo grando, el diodar grando e tutti questi si- 
gnori principali. L' orator vestito d' oro, con una 
vesta a manegc dogai di zendado. E intradi dentro, 
fato le salutalion consuete tre volte e reduti apresso 
el mastabè zcrcha 8 passa, e con tutti do i consoli e 
nostri marchadanti, acostaU al mastabé, fo menati 
li in caenc do cyprioti che furono presida mori, quaU 
acompagnorno Torator di Sofli a Vcnexia. E il Sol- 
dan comenzò con colera a parlar, che Tha una vo.\e 
alta, digando che sier Tlionià Centanni consolo de 
Alexandria era homo da ben, ma che questo di Da- 



masco non ha manchà per lui de meterlo a le man 
con la Signoria. E parlava coiì colera, dimostrando i 
messi presi e ch'el haveva le letere del Soffi che li 
scriveva a la Signoria, sbufando molto. L' orator sì 
forzava de indolzirlo eon le più grate et honorevole 
parole dil mondo, e non vele Thora dì venir a lato, 
e fatosi dar esso orator la chadena, di soa roano la 112' 
mese al colo di sier Piero Zen consolo dì Damasco 
nostro, et Io tolse per consignato come prcxon di la 
Signoria, per consignarlo a Vcnexia acciò la Signoria 
fazi justitia. Poi el signor Soldan disse eh' el dava 
cargo al suo coza ch'el fusse insieme con l'ambnsa- 
dor, e di le cosse di Cypro dil suo tributo, che l'era 
sta inganato, che non li veniva observà li sol capitoli, 
e simelmente dei capitoli che havea facto Tangavar* 
din con la Signoria zercha la marchadantie, digando 
che Tangavardin era un ribaldo e che lo el voleva 
reformar, e disse : < Ambasador, elezi uno de sii do 
partidi : o regola queste nostre cosse, o veramente 
tuote tutti i toi merchadanU e vatene via dal mio 
paexe. > L'orator li rispose che l'era venuto per con- 
fermar e augumenlar la bona amititia che havcano 
insieme da centenara de anni in qua; che Fera reduto 
al nostro amor naturai come é quello del padre con 
i fioli e parenti conzonli: et con bone parole toicssc- 
no licentia e se ne rilornasemo a caxa. Et fo menalo 
con l'oralor ditto sier Piero Zen in cadene con tutti 
ì soi merchadanti, e alozalo a caxa di esso orator 
da quel di a questo, e perché è in una habitalion 
grande che alozcria 200 persone, e continue é 11 da 
100 franchi, computa questi poveri greci furono pre- 
si. Siche dito sier Piero Zen si ha liberato, et é sluà 
sto focho dil Sofli e tutto è rimesso a Vcnexia. K 
stalo poi el coza qui a caxa di l'orator querelando ch'el 
signor Soldan é sta inganà de li tributi de Cypro, e li 
é sta dà roba de pocha valuta, e lui l'ha ricevuti a 
bon conto, e cussi dize la so poliza dil ricever, e fa 
conto di dover haver da 40 milia ducati in su, e quelli 
à portato il tributo hanno auto pocha consideralion, 
aversi fato far di rccever per parte et non per resto. 
L'oralor, a questo si ha schernito meglio ha potuto, 
con dir che la Signoria ha pagato i ducati 8000 a 
l'anno ai soi ministri, e si loro ha frauda nel com- 
prar di zambeloti, l'è necessario che la Signoria fazi 
venir a Vcnexia questi cyprioti che hanno auto tal 
cargo, e veder sic cosse, e inleso la raxon i diriano, 
la Signoria faria quel voi og[ìi dover che uiun sia in* 
ganà, e per gralia di Dio l' e tal la iustitia di la Si- 
gnoria, che la luze per tulio il mondo. E cussi quoto 
articolo si a<]uielò con rcmelerlo a la Signoria, che é 
sta ben fato, e pur se li mela lenipo a le cosse di 



?0I 



MDXjf, OTTOBRE. 



202 



questo paexe, tutto poi passa bene. Se (ratava mò i 
capitoli di mercliadanti. Scrive el zorno di Pasqua 
di mazo. 
'^3 A di 30 di zugno, Toralor ave lelerc di la Signo- 
ria et particular, l'ulHme di 20 aprii. Et inteso le nove 
grande de Italia de la tajata de Trnncesi con il campo 
di la Liga e il seguito di Brexa e aute le terre, To- 
rator mandò a far asaper al signor Soldan che l'a- 
veva lelere di la Signoria di conferir con soa sere- 
nità, et questo titolo se lì dà e si usa più che niun 
altro, e mori lo reputa de gran laude. Et la terza 
festa de Pasqua, a di . ., il signor Soldan dete audien- 
tia secreta a Torator in una sala nuova facta far per 
lui sopra una corte quara e da V altra banda sopra 
alcuni zardineti pieni di ozcleti, molto bela, alta da 
terra forsi IO pie', granda, tutta sofita d'oro con fe- 
ncstre grande atorno atorno la sala, le qual fenestre 
ha tute un pocho de loza coperta davanti cadauna de 
esse, che el sol non puoi venir dentro la sala, e vien 
un ventcsello per dite fenestre che è mirabel cossa, 
e in capo di la sala in testa é un camarin picolo con 
tre fenestre di bronzo che varda su la sala, alte da 
terra zercha i pie'. El signor Soldan era senta su 
quella de mezo, con el suo brochier e spada d' oro, 
che sempre la tien davanti quando el dà audientia. 
Era senta su uno cussin tondo de veludo creraexin 
rechamà; Torator era vestito di alto basso cremexin 
a manege dogai di zendado, bela vesta e molto apre- 
ziata da' muri. Fece acostar l'oratore il secretano 
con el turziman a la fenestra dove era soa signoria, 
lutti i altri da l'altro di la sala ; era da matina, ma ci 
Soldan havia disnà. in quello, Torator li espoxe quan- 
to li cometeva la Signoria, di le nove, etc. 11 signor 
Soldan aldi gratamente le molte nove de Kalia, e la 
tajata, e disse a l' orator eh' el sentiva gratamente 
ogni nostra prosperità, e eh' el cuor di la Signoria, 
pur clr el fusse biancho e dreto verso de lui, eh' el 
non voleva altro. L'orator li rispose : « 11 cuor de la 
mia Signoria é cussi puro e neto verso la tua sere- 
nità come lo é verso el signor Dio, e quello che la 
desidera de la tua persona e del tuo stado, Dio faza 
sempre a la mia testa ». El signor Soldan si satisfece 
molto di ste parole, e si messe in tute le dolzeze dil 
mondo, e usò sempre parole bone e honorate verso 
Tambasador, dicendo : (c Tu é ambasador di verità e 
homo sapientissimo; tu é un de quei che governa el 
tuo Stado; se tu farà che la tua Signoria sia sempre 
de questa mente verso de mi. Dio ve dia ogni pro- 
sperità e ogni ben; si sarà altramente, Dio faza le mie 
vendete. > E questa audientia fu per do bore, tuta 
piena de bone parole, dicendo : fc Tu è venuto qua 



per regolar anche le cosse de la merchadantia, fato. » ^ *3 * 
E chiamò el coza et el nadarges che erano li in sala, 
e li comisse andasseno a caxa di T ambasador a tra- 
tar insieme. Et el coza cargo la nostra nation che no 
faceva più le facende solevano far, et che il consolo 
de' caldani facea etc. L'orator li rispose che (juesta 
muda di Alexandria la nostra nation havea trato per 
ducati 400 milia, et che il fontego di chatelani non 
havea trato tanto in 50 anni; e l' ambasador poi se 
voltò verso il co/a e li disse : < Coza, se tu desideri el 
ben del signor Soldan, fa bona compagnia a' nostri 
merchadanti, perchè con la bona compagnia le fazen- 
se augumenta, e questa e la verità che li mei mer- 
chadanti tutti priegano Dio per la vita dil signor 
Soldan, perchè i dixe che l'è un signor mandato dal 
cielo, pien di bontà e de justitia, ma che ne sono ben 
qualche uno dei soi ministri che usano delle stra- 
nieze verso loro merchadanti, e sono muodi de 
dannifichar el paexe de sua signoria, perchè la bona 
compagnia che fa i ministri verso i marchadanli è 
causa di benefìzio grando al Signor, e chi ha fato 
altramente ha opera centra el mio voler )). È cussi 
r orator tolse lìcentia, et se ne vene a caxa. Scrive, 
stassi in aspelazion che sto coza vengi per ultimar 
li capitoli, aziò expediti si possi tuor licentia, e po- 
ter repatriar. Vien dito mori scorerà su li capitoli 
di la merchadantia di Alexandria fin zonzi qui uno 
orator dil Soffi, che vien a questo signor Soldan 
e molto honorato, si dice con cavali 150, e che 
l'era zonto in Alepo, sarà qui fin 15 over 20 zorni, 
e zonto el sia, el signor Soldan expedirà l'orator no- 
stro subito, e questo fa per sua reputazion, aziò l'am- 
basador dil Soffi veda qui l'orator veneto e si certi- 
fichi siamo soi boni amici. Mori è maestri di queste 
cerimonie. Scrive, hanno li in caxa 3 portoneri ma- 
maluchi dil signor Soldan, ai qual l'orator à ordina- 
to etc. . . . 

Sumario di letere di $ier Marcilo Antonio Tri- 1 1* 
vixan, de sier Domenego cavalier e procura- 
tor andò orator al signor Soldan^ drizate 
a sier Piero suo fradelo, et date in Candia^ 
adì., . Septembrio 1513, ricevuta adì . . , 
Octubrio, 

Come, a di 10 et 3 Zugno, dal Cajaro scrisse co- 
piose : Avisa il partir di 1' orator dal Cajaro a di 2 
Avosto, e insieme tutti, i do consoU, zoè sier Piero 
Zen di Damasco et sier Thomà Contarini di Alexan- 
dria et merchadanti et tutto il resto di subdili no- 
stri che li erano sta retenuti, e tutti liberali, e fato 



203 



IfPXII, OTTOBRE. 



204 



bono adatamento con il signor Soldati, e la nation 
nostra è reduta in bona gratia de la sua signoria. 
Parlino da Bulacho a di 4, perché li conveneno de« 
ferir do zorni per esser sta occupato sier Piero Zen 
per le cosse apartenente al suo cotimo di Damasco, 
e si convene aspetarlo per non lassarlo a driedo. Et 
veneno in Damiafa, et a di 9 montono in galla, dove 
hanno auto continuaniente provenze o bonaze, siche 
de necessiti hanno convenuto far la volta de Cypro 
e Bafo; poi è stato a Rodi per necessità di vituarie, 
maxime de aqua, e questa matina a di 4 é zonti II in 
Candia con tanta faticha, maxime che dal capo da 
questa ixola a la terra hanno stenta 8 zorni, sempre 
venti contrarii, che è stato cossa terribele, e al zon- 
zer, hanno trovato una frota de navilii cargi de vini 
per Venexia. E scrive, convien restar ¥ orator de 11 
per necessita da 8 in 10 zorni per far conzar la ga- 
lla, quale fa tanta aqua che talora li havea fato paura, 
causato da la continua agitaUone che V ha auto su la 
spiaza de Damiata, poi per el fiume del Nilo a la 
bocha per el cresser de le aque ha menato tanti bi- 
suoli che hanno sbusato el fondo de la galia, et zi ozi 
e sta descargà la galia, la qual dice il comito la mol- 
tiplichà tanta aqua che i non la può venzer. Questo 
rezimento, a instanzia di T orator, ha ordinato a tutta 
la maislranza di questa terra che atendino a questo 
servizio; spera presto potrano continuar el viazo; dice 
Torator è molto solicito a far vollizar come fano le 
nave. È alozati in casa di sìer Ilironimo Corner di 
sier Zorzi el cavalier procurator, e lo lauda assai ; à 
soa mojer zentil che più non se potria desiderar, à 
una puUi, et é grossa in 4 mexi. Scrive, Torator sta 
bene e ben li ha comportato el viazo. Item, ha ri- 
cevuto letere nostre, che é di 12 Luio, e inteso la re- 
cuperation dil Slado e cazar francesi de Italia; cossa 
miracolosa. Hor avisa il successo dil Cujaro, e come 
scrisse, fo promosse per il signor Soldan tre dilli- 
culla : la prima, la materia dil Soffi, la qual fo risolta 
con el meter sier Piero Zen in chadene per condurlo 
a Venexia; et la seconda, dei tributi di Cypro, che Tera 
114* sta inganà di ultimi sie tributi che se li dà ogni anno 
ducati 8000 di robe per dita valuta, e che hanno 
valso la mità, e nel recever hanno fato reccvcsscno per 
parte dil tributo e non per resto, come solevano far 
avanti i ditti sei, perchè prima erano robe a suficien- 
Ua, secondo la forma di capitoli. Di questo, il Soldan 
contenta sia rimesso a la Signoria, acciò la possi sa- 
per dai soi ministri chi hacomesso tal inconveniente, 
e fame quelle provision rizercha la justitia, e detc 
peze 5 di diti zambeloti di Cypro, acciò a Venccia si 
vedano se sono de la valuta che semo obligati darli 



per le mostre e sazi fati per li capitoli. La terza di- 
ficultà, che è stata di qualche travagio e longeza ad 
assetarla, non su la qualità di Tacordo ma su la quan* 
tità dil danaro, videlicet le cosse di Alexandria, che 
el Soldan si havea messo al forte de dir eh' el non 
voleva ch*el fusse fato menor existimation de la sua 
signoria de quello che si feva al tempo del Soldan 
Charti bei, che la nation nostra soleva toor in Ale- 
xandria piper sporte 210 per cotimo, el a quei tempi 
el valeva da ducati 80 in zoso la sporta, e bora el 
vuol dar le 210 sporte ogni muda a quel coreva al 
prexio de Diu. A questa difficullà, Tambasador, i con* 
soli e tuli nostri merchadanti forno de opinion per 
niente non aiterar el capitolo anticho in tal materia, 
de non tuor le sporte 210 salvo che al prexio de du- 
cati 80 la sporta ; e non volendo el Soldan darlo a 
dito precio, tuor el danno ogni muda e far, uno pre- 
sente ai dachìeri del Soldan. Fo messo la pralicha di 
bordine dil Soldan nel suo coza et uadarges, che 
venisse a caxa de Tambassador et asciar tal difcron- 
tia. Foli oferto, per tre mude proxime, non volendo 
dar il piper a la nailon ut supra, come era consue- 
to, li sia donalo per el cotimo al dachieri dil signor 
Soldan ducati 2000, con questo nìun merchadanlc 
nostro possi esser astreto, né da coza né da niun 
altro, di tuor piper né a barato né a contadi. Ma a 
questo don non li dete orecchie; domandavano du- 
cati 10 milia a Tanno, e si siete un mcxc e niczo 
su le disputation, ne si ha lassalo Irato a far, dicen- 
doli assaissime et eficaze raxon, e che il ben dil Sol- 
dan era far bon cuor a* nostri merchadanti, perché 
la merchadanlia ha bisogno di esser acharezata per 
far facende assai, ma chi voi tirar tanto la corda 
che i merchadanti non possano star. Ve un redur 
le pur assà facende in pochissime, e che in questo 
consiste T utilità dil Soldan; ma non valse mai ra- 
xon, perché loro diceano : < Clie bisogna star a di- 
sputar ? el signor Soldan voi cussi. Se volete pra- 
tichar nel suo paexe, tolete el piper al prexio che co- 
rerà anno per anno, o dateli per anno una honorì- 
ficentia honesla. Et il consolo di Alexandria e tutti li 
merchadanti reputono pericolosa pralicha di farla 
andar a la longa, digando li garbugi di mori erano a 1 15 
condizion dil fuogo apizalo in una caxa che chi lo slua 
presto ha pocho danno, e chi sta a melcr tempo se 
accendeva talmente che si facea inlolerabilc, siche la 
se ultimasse el meglio se poteva, et di tanto garbujo 
la cossa era reduta in pocho, e che questo capitolo 
era grande nostro beneficio a Y incontro dil danno 
pagavano al dachieri la nostra nation, che niun sia 
astreto a tuor piper. Uor partono insieme e disscno 



205 



tlDXII, OTTOBRE. 



Ì06 



d coza se contenleria su ducati 4000, et vene ci 
coza a caxa dì Torator con il consolo et nostri n)cr- 
chadanti, et concluse con Tambasador in ducati 4000 
a ranuo per tre mude. £1 coza si parti dicendo vo- 
leva farlo a saper al signor Soldan, e ritornò poi la 
sera dito coza, dicendo aver rererito al Soldan quan- 
to era seguito in tal materia, et che sua signoria se 
baveva turba, digando che a tante o(exe che li bave- 
vano facte tuto havea perdonato, e ch*el non havea 
voluto conzar mastela con nui di danari, che zenoesi 
havea conzà el suo garbuio in ducati 50 niilia, che 
sono minimi a nostra comparation, et che da nui 
non voleva altro che se regulasse le cosse di la 
mercbadanlia siche se podesse continuar con bona 
amititia e utilità de una e T altra parte, e eh* ci voler 
suo era de voler ducati 10 milia ogni muda per ci 
danno dil piper, e acciò Torator cognosccsse Tamava 
grandemente, se voleva removcr di la summa e ve- 
nir in la mità, e se h desse ducati 5000 per 3 mude 
proxime a Tanno, sperando, da poi le tre mude, ote- 
nir Victoria nei mari de India con Tarmada el pre- 
para contro portogalexi e che il piper dicba ritor- 
nar al corso suo per poterlo meter al prezio antico, 
e non seguendo ut supra^ passa le Ire mude, sia in 
libertà di la nostra nation continuar il sopradito ac- 
cordo. Et cussi, con el nome de Dio, Tha parso a tutti 
i nostri de concluder, e cussi è sta fato, e fu fato 
andar V orator, di bordine del signor Soldan, con i 
sopraditi morì a caxa del chatibiser, che è il suo can- 
zelier grando, homo si poi dir solo notabile al pre- 
sente in quel regno e di grandissima autorità, per 
regular i capitoli e far i comandamenti achadevano 
zercha i capitoli di Alexandria. L' orator ha voluto 
questo precipuo che la merchadautia sia libera, et 
che nostri merchadanti posino vender a chi li piace 
et comprar da chi li piace, e romancndo d'acordo 
con merchadanti, mori, ch'el coza non li possa rom- 
per li soi merchadi, né impedirli el scriver de essi 
mercbadi. £ questo è il tutto, perchè sle mude pas- 
sade haveano introduto una forma cativa contra de 
li^' nui, eh* el coza facea vender e comprar come li pia- 
ceva, con mina di la mercliadantia. Dal canto nostro, 
mori hanno voluto se li meta un capitolo che li ar- 
zenti si porterano con le galle di Alexandria non se 
possa vender in galla, ma che i pagano a le porte i 
soi dreti consueti e poi li possi vender a chi li piace, 
dicendo nostri fraudava i dreti del signor Soldan. 
Sono sta coreti e riconzati alcuni altri capitoli, in su- 
slantia come erano al tempo dil Soldan Cartibei, tulle 
buzzare et di pocho momento ; et cossi regolato el 
tutto, con comandamenti che siano observati e fato 



bona compagnia a la nostra nation e ampia ju- 
sticia ne le cosse li achadeva; e si observerano 
quanto ha promesso, si potni far la mercliadantia 
con bon cuor. De le cosse di damaschini e tuti so- 
riani, è sta obtenulo i comandamenti ad vota che 
hanno rechiesto con parole molto eGchaze, come- 
tando a quelli signori fazino justicia e bona compa- 
gnia, perché ne haveva tolti in bona gratia più che 
mai. Et expediti tal capitoli, T orator andò dal Sol- 
dan e domandoli de grafia che i frati de Jerusalem 
fosseno liberati e che potesseno ritornar a le sue de- 
vution ai soi lochi, e che la nostra galla de pelegrini 
potesse venir al suo viazo con i pellegrini justa il 
consueto. Soa signoria fu contenta et compiacete 
Tambasador, con questa condition ch*el voleva che 
Taprir del Santo Sepulcro fosse deferìdo Gno al zon- 
zer della nostra galla de pelegrini al Zafo; siche i frati 
di Jerusalem sono andati ai so lochi santi di Jerusa- 
lem ; è sta bella concession, bessendo sta negata a 
l'orator francese. 

Dimandò poi di gratia la liberation de tuta la no* 
stra nation e di nostri subditi, e li concesse gratiosa- 
mente, et sono di nostri stati za do anni cussi pre- 
soni e in destreta con gran strusie. Ebeno grandissi- 
ma alegreza, e sono assa* numero. L* é vero che di 
le robe di questi greci fono presi, per esser sta le 
robe consumate, hanno convenuto aver pacientia dil 
danno seguito. 

El signor Soldan ha quatro prave parte perico* 
lose in un signor : é superbissimo, avarissimo, co- 
lerico et la quarta, che inchandisse ogni cossa, é 
ignorante, e bisogna aver compasso di prudentia 
chi è per tratar cosa alcuna con soa signoria. L'o- 
rator li era in gran gratia, e parlava amorevol- 
mente con lui, e r ultima audienlia secreta, quando 
fo a tuor licentia, prima con bone parole e con 
la man mostrava segni di amorevoleza, come fa 116 
quelli che non intende la lengua, e mostrò con le 
man voler abrazar, e 1* orator predito subito corse 
et se li butò ai piedi, perché il Soldan era senta 
in terra ^ uno tapedo d* oro e li basò la ve* 
sta. Su queste amorevoleze, Y orator intrò su la 
persona di sier Piero Zen, e il Soldan disse: « Mi é 
sta dito che tu è sta ambasador a pur asse signori, et 
che da tutti tu è parti ben contento. Voglio che da 
mi tu te parli con el tuo cuor più satisfato che da 
niun altro Signor che tu sia sta. Te dono el consolo 
de Damasco per tuo schiavo; fa quel che te piace di 
fati soi, che tutto é remesso a ti solo >. L' ambasa- 
dor basò la terra al modo de mori ringratiando la 
sua signoria, e otenne el fusse perdona al dito sier 



207 



MDXII, OTTOBRE. 



208 



Piero Zen, e che 1 potesse venir ci zorno del veslir 
di Torator a la presentia di soa signoria a basarli la 
terra davanti publichamente. E cussi fece el zorno 
26 Luio nel maidan grando, dove era el signor Sol- 
dan con tutta la corte. Fu vestito Torator di vesta 
al modo suo di veludo cremexin fodrà de armelini, 
e questi dicono V habito di veludo se dà per il Sol- 
dan a rari, zoé al signor di Damasco, a V armiraio 
grando et a simel signori. Etiam fo vesti sier Toma 
Contarini consolo di Alexandria et lui fiol di V ora- 
tor, de una medesima sorte di veste de alcuni panni 
di seda fati a Damasco di opere varìade con letere 
rabesche preQlade d' oro, fodrate de vari e dossi. El 
secretano Andrea di Franceschi e il turziman di 
seda negra e bonbaso a opere, fodrà d' un certo te- 
lasso zailo. Sier Piero Zen, olim consolo a Damasco, 
vene davanti el signor Soldan e basò la terra. El Sol- 
dan h disse che per amor di T ambasador li perdo- 
nava ogni cossa, e tolse licentia de andar a Damasco 
a conzar le soe scriture apartenente al consolato, e 
cussi li fu concesso. E poi veneno a caxa con gran 
pompa, come è costume de' mori in simel dar di ve- 
sta, e parse a' mori fusse sta fato tropo honor a ve- 
stir Torator et 4 persone di sol, che non si suol ve- 
stir salvo r orator solo. Hor ateseno expedirsi, el 
habuti li comandamenti in mano, a di 2 Avosto par* 
tino dal Cajaro et menono li consoli e merchadanti 
et subditi, et montati in zerma, veneno in Daroiata, 
et sier Piero Zen con loro, el qual montò su uno 
gripo li in Damiata, e passò a Famagosta per andar 
a Damasco. 
116* Scrive, vien a Venecìa de merchadanti erano al 
Cajaro, sier Zacaria di Prioii di sier Alvise, sier Hi- 
ronimo Bragadin qu. sier Velor, sier Stefano Trivi- 
xan di sier Nicolò, sier Jacomo Morexini di sier An- 
tonio di Cale longa, sier Lunardo Maser da Santa 
Marina, etiam vien sier Cabrici Corner q. sier Iliro- 
nimo da la Piscopìa, qual se parti di Cypro et vene 
trovar l' orator al Cayro per la via di Damiata. 
Scrive, Toralor francese, qual essendo a Taudientia 
dil Soldan, come é costume de' francesi, aoIsc par- 
lar un poco altamente su la richiesta di far aprir 
ci Santo Sepulchro, el Soldan li disse vilania, e poi 
el consolo di chatelani usò tal astuzia, che '1 fense 
ci predito orator francese si oferse andar a Rodi 
a operar con el gran maistro che '1 restituirave 
r armada de sua signorìa, e cussi e andato a Rodi, 
lassando suo fiol al Cayro per obstaso fino al ri- 
torno suo. E al zonzer nostro a Rodi, intesemo che 
tre zorni avanti dito orator era partito per tornar al 
Gayro, e che el gran maistro non li havea voluto dar 



r armata nò cossa alcuna, ma ben havea dona al 
dito orator li tre mori che erano sta presi su V ar- 
mada. Si dicea per Rodi,rorator francese predito an- 
dava di malissima voglia. Li pareva esser vergognato 
da ogni canto; poi le nove che soprazonzeano ogni 
zorno di le mine dil suo Re. Conclude tien el con- 
solo di caldani nimìcho di la Signoria nostra; alfin 
capiterà mal. Se dice el dia dar ne li paexi de' mori 
da ducati 100 milia in suso, e con sue astuzie ci 
va scorando etc. 

Data in Candia, a dì 4 Septenibrio 1512, 

Dil dito, data a Corfù, a dì 26 Septenibrc 
da maiina. Come di Candia scrisse a di 4, per sier 
Vetor di Garzoni qu. sier Marin procurator. Scrive 
li fo conzato la galia, e parlino a di 20, el in quella 
bora 2 di zorno zonzeno li a Corfù ; e sopracomilo 
di la galia sier Nadalin Contarini. Etiam con loro è 
zonto dito sier Vetor di Garzoni. Scrive la sua na- 
vegation, venuti con el capo di syrocho, che prima 
erana provenza, et venuti cussi presto come li navi- 
Hi parlino zorni 15 avanti; navegerano dentro via 
con ogni celerità. L' orator è tanto solicilo, più pre- 
sto fastidioso che diligente al continuo spironar ci 
navegar. Doman partirano de li, tien a mezo Oclu- 
brio sarano de qui. Scrive aver scontrato le galie di 
Baruto a di 27 al cao di Y isola dil Zanle verso le- 
vante a la velia. El ciipitano sier Ilironimo Capello e 117 
sier Zuan Paulo Gradenigo, va luogotenente in Cy- 
pro, veneno col capitano a galia di Torator, e 2 bore 
da poi parliti veleno una barcha con letere di la Si- 
gnoria spazata da Corfù a dito capitano di le galie 
zercha la prolongation di le mude etc; siche le galie 
haimo recevuto grandissimo contento di tal ordine, 
per quanto li ha dito la barcha che ritornò. Sier Al- 
vise Malipiero, va ducha in Candia, parti da Corfù con 
la galia sotil Pasqunligo et è in porlo di San Nicolò 
de Civita, mia 30 lontan de qui, per tempi contrarii. 
È aspetalo in Candia con desiderio. Scrive aver trova 
le letere di 3 Zugno, scrìsse dal Cayro, erano su na- 
vilio fo spazato di Alexandria per Puia, el qual ha 
lardato tanto. Sono mollo copiose e le porta con lui. 

Di Londra, di Antonio Bavarin, di 5 Se- U^ 
ptembre 1512, drieate a sier Francesco da cha' 
da Pexaro qu. sier Marche da Londra, vidi ìet* 
tere. Come, hessendo per avanti ussito d' Antona 
velie 50 di quel Re, andono sopra la costa di BerUi- 
gna, dove intcseno in porto del Brest erano 27 nave 
grosse armadc per ussir fuora. El cussi la dita ar- 

1) I^ carta 117 * 6 bianca. 



209 



MJtlìy OTTOBRE. 



210 



mata di Pranza ussite fora, et sorti tre mia lontano 
dil porto, la qual, auto vista di la englese, lassono Tan- 
chore per oehio e tomono in porto predito; ma re- 
stò fuora do nave le più grosse, tra le qual la granda 
charachia de Brest de portada de tonelli 1 500 in or- 
dine. El vento era grande e grosso mar, tatnen^ mai- 
stro Thomaso Chanivet capitano di la nave dita Re- 
gente, qual non era a tonelli 500 a quella di Pranza, 
e una altra naveta englese andono adosso a questa 
grossa francese e la sfondrono. La Regente se andò a 
bordar, e gitato el ganzo, se inchadenono insieme. Po 
combatuto assai ; durò la bataglia bore H Va, morii 
de una parte e i' altra assai, tandem englesi restò 
vincitori. Visto cussi francesi, per non veuir in man 
de englesi, gito il focho per brusar englesi e V una 
e r altra nave se destruse. Lauda molto el capitano 
Chanivet, e dize scampono vivi de englesi da 120, di 
800 eh' erano su dita Rezente. Di francesi scapoladi 
20, di 1 500 eh' erano e fati presoni. Et una altra di 
tonelli 1000 francese, che non potè intrar in porto, 
fo bombardata assai, la qual si levò e andò in mar, 
e una nave englese ben in bordine la seguitoe. Poi 
r armata englese andò in Àrtamura per conzarsi, e 
qualchuna é ritornata in Àntona; poi riconzate le navi 
tomerano fuora. Manda la nota di quelli era sopra 
la nave francese sopradita, e dice V armata englese 
brusò in assa* lochi su la Bertagna da nave 24 de* 
francesi. Item, quel zorno a di 5 hanno preso una 
nave de* francesi, sopra la qual era capitano Drepa, e 
più che hanno de altre nave armade bufade a fondi. 

Qm serano naiadi i homeni e ordinanza et al- 
tro, erano sopra la grande charachia de 

Brest del re di Franga, harea de 

portata toneUi 1400 inllóOO. 

Monsignor di Chiaramonte, grande armirajo di 
Pranza. 

Monsignor Primoia capitanio di la nave. 

Monsignor Enores de Claricha. 

Monsignor Simon de Loy. 
118* Monsignor Vangel. 

300 cavalieri zentilhomeni. 

800 tra marinari e soldati. 

50 bombardieri. 

100 balestrieri. 

400 pipe de biscoto. 

100 pipe di carne salata. 

16 bombarde grossissime di bronzo sopra charete, et 
altre bombarde, schiopeti e archi busi senza nu- 
mero. 

/ DiaHi di M. Sanuto. — Tm. XV, 



160 meze bote di polvere di bombarda. 
2 ... di portata di 40 bote V uno di bronzo. 
Questo se ha dal nodiiero e altri presi vivi. 
Oltra questo, cadene d*oro da cavalieri e danari con- 
tadi per valuta grandissima. 

Da poi disnar fo Pregadi, el leto le lettere, ma 
ninna de Ingaltera, licet questo aviso sia, che ho no- 
tato di sopra, in li Pexari. 

Pu posto, per i consieri, non era sier Lorenzo di 
PjìoIì, A&L&r de prmsenti, atento la importantia di 
tempi, tre sa vii del Conscio el uno ordinario, potendo 
esser elecli quelli si chazano, et li savii non erano ve- 
nuti fuora, et T ordinario è in locho di sier Antonio 
Trun procurator à refudado. Ave 22 di no, et fo 
tolto el scurtinio, el poi balotadi rimaseno: sier Zorzi 
Corner cavalier procurator, 120, sier Leonardo Mo- 
zenigo, fo savio dil Conscio, 97, sier Alvise da Molin, 
76, et sier Prancesco Poscari el cavalier e orator 
a Roma, 70. El perché sier Alvise da Molin non poi 
intrar ordinario e cussi fo strìdalo, et perché eUam 
fu preso in dita parte far uno savio a terra ferma in 
luogo di sier Piero Landò e ai serviciì nostri orator 
al Curzense, fino el torni, fu fato el scurtinio, rimase 
sier Antonio Zustinian el dolor, fo savio a terra 
ferma, che vien preson di Pranza. Ave 134 de si et 
33 di no ; solo sier Piero Pasqualigo dolor el cava- 
lier, è di la zonta ; cazete con titolo sier Marin Zorzi 
el dolor, et sier Antonio Condolmer e altri, tra i qual 
sier Prancesco Capelo el cavalier, tolti numero .... 

Pu posto, per li savii, atento la egritudine di sier 
Marin Zorzi el dolor é orator apresso el ducha de 
Urbin, che de presenti sia electo in locho suo uno 
orator con 8 cavali e do stafieri el ducali 80 al mexe 
per spexe, e presa la parte, tolto il scurtinio, rimase 
sier Alvise Mocenigo el cavalier, fo savio a terra fer- 
ma, qual non é di Pregadi, et era in villa. Il scurti- 
nio noterò di solo. 

Pu posto, per li consieri, una parte eh' el sia 
concesso licentia al monasterio di San Prancesco di 
Candia, poter vender certi beni eie. Po presa. 

Pu posto, per li savii, una lettera in campo a li il 9 
provedadori zeoerali confortandoli a star fermi, per- 
ché spagnoli, sicome dize il conte di Chariati orator 
yspano residente in questa terra, vien come nostri 
amici per ajutar a tuor Breza e cazar francesi de 
Italia. Tamen^ slagino reguardosi, et altre particu- 
larilà ut in litteris. Andò in renga sier Antonio da 
Canal, é a le raxon nuove qu. sier Zorzi, e aricordò 
se dicesse qual cessa di franzesi é in Crema eie. 
Fu presa. 

14 



21 ì 



IfDXn, OTTODBB. 



La qual letèra è, se remeteno a loro che è sul falò 
secondo le occurcntie, andar o star o far quello al 
signor gubernator e loro parerano. 

Fu posto, per li savii, una letera a Roma, avisarli 
questi successi de' spagnoli, e come voleno andar a 
Brexa etc. 

Fu posto, per li diti, una letera a Vincenzo Gui- 
doto secretano nostro, e a presso il viceré, debi star 
oculato, etc, e seguir dove va il dito viceré et te- 
nime avisati del tutto. 

Noto. Per colegio, fo scrilo al capitano di le fan- 
tarie a Crema, vadi con quelle zente el poi sora Oio 
a obstar a' milanesi non passi. 

Scurtinio di orator al ducha di TJrhin^ 
con ducati 80 al mexe, juxta la parte. 

Sier Anzolo Molìn qu. sicr Alvise . 30. 137 

Sier Alvise Benelo el XL criminal, di 
sier Domenego 74. 94 

Sier Francesco Corner, è di Pregadi, 
di sier Zorzi cavalier procurator . 67. 99 

Sier Mafio Lion T auditor nuovo^ qu. 
sier Lodovico 37. 129 

Sier Marco Antonio Sanuto, fo savio 
ai ordeni, qu. sier Beneto . . . 51.118 

Sier Santo Moro el dotor, fo auditor 
nuovo, qu. sier Marin .... 55.107 

Sier Gasparo Contarini, qu. sier Al- 
vise qu. sier Ferigo 69. 8G 

Sier Zuan Emo di sier Zorzi el con- 
sier, qu. sier Zuan el cavalier . . 55.1 1 1 

Sier Marco Gradenigo el dotor, qu. 
sier Bortolo 54.107 

Sier Marin Sanudo qu. sier Lu- 
nardo 47.121 

Sier Ilironimo da dia' Tajapiera el 
dotor, fo auditor nuovo ... 36. 132 

Sier Alvise Foscari, fo auditor vechio, 
qu. sier Nicolò 70.100 

Sier Francesco Capelo el cavalier, fo 
proveditor zeneral in la Patria, 
qu. sier Cristofolo 74. 94 

Sier Alvise Bon el dotor, fo di Pre- 
gadi, qu. sier Micbiel .... 67.101 
t Sicr Alvise Mocenigo el cavalier, fo 

savio a terra ferma 103. 63 

Sier Marco Antonio Venier el dotor, 
qu. sicr Cristofolo qu. sier France- 
sco procurator 55.109 



Sicr Marco Gradenigo el dotor, fo 
auditor vecchio, qu. sier Anzolo . 

Sier Zuan Baxadona el dolor, di sier 
Andrea 



212 



88. 75 



42.124 



A di 13 la matina. L' orator yspano non fu, per HO' 
esser andato a Padoa al convitar si fa ozi di sicr 

Francesco Morexini qu. sier Oibriel dotor in 

mollo suo amico. Sarà qui da matina. 

Di campo, fo lettere di proveditori generali, 
in eifra, date a d\ 11, Jiore . , . di note. Come 
non hanno più polvere, però è restati di bombardar. 
Item, le zenle e mal contente per non esser pagate, 
pur baleno lentamente certa torre, qual Tanno po- 
sta in pontelli per farla cadere. Item, hanno leterc 
di sier Nicolò Michiel proveditor ai Urzi nuovi, qual 
mandano a la Signoria, al qual fo commesso per 
loro r andar sora Ojo a devedar milanesi quali ce- 
guano passar di qua. Item, hanno come, in uno lo- 
cbo dito Monleselli, volendo essi milanesi far certo 
ponte su burchielle per passar, quelli dìl paese re- 
duti hanno preso do burchielle e brusate con occi- 
Sion de alcuni. Item, hanno mandato a Ponlevico e 
quelli loclìi su le rive sier Zuan Vituri proveditor di 
stratioti, per obstar che diti milanesi non passano. 
Item, dìl partir dil campo di sier Antonio Zustinian 
dotor, stato II in consulto, et vien con uno orator 
dil stato di Milan, secreto, con letere dil vescovo di 
Lodi di credenza a la Signoria nostra ; e altre parti- 
cularili etc. 

Di sier Piero Landò orator nostro, da Mo- 
dena, di 10. Come il reverendissimo Curzense ha- 
via auto lettere dil pasato da V Imperator, di Coto- 
gna: che li exercili di Spagna et Pranza erano stali a 
le man, et francesi esser sta roti da 17 miiia, Ira i 
qual 4000 lanzinechi andati a servici de* francesi con 
volontà di r Imperador, preso monsignor ducha di 
Barbon, morto monsignor di la Chandela, monsi- 
gnor de Dunon et molti altri, et terzo zorno da poi 
Bajona se rese. Item^ che Tarmata d* Ingaltera avea 
preso 28 navilii de' francesi. Scrive, si dize li a Mo- 
dena el ducha di Ferara e M signor Prospero CoIona, 
cm lanze 350, 400 cavali lizieri et 1000 fanti è zonto 
su quel di luchesi, fa la via di Pontremolo per andar 
in Lombardia. Item, di le cosse di la Mirandola, el 
Curzense |)ro nunc ha terminato che trate de le in- 
trate le spexe, il resto se parli per mila i fieli fo del 
signor Lodovico nepoti di missier Zuan Jacopo Trial* 
zi, et il sipor Zuan Francesco. Item^ di Sasuol, ha 
rimesso la cossa al conscio imperiai di Verona, con 
questo che al signor Alexandre li sia dato certum 



ivi 



UDXUf OTTODRE. 



2U 



quid, fino predito conscio sarà terminato. Scrive, 
dito Curzense ha dito doman o V altro partirà per 
Roma, et a Roma voi star pocho. 

Di Chiosa^ vidi letere, di eri. Come, per le 
aque grande, a Ferara ha minato uno bastion nel 
borgo di la Piopa, qual 7à anni tre fo comenzato e 
vien lavoralo per zornata. Item, il Po ha roto et ha 
messo il bastion di Crespin in ixola; siche dita aqua 
fa gran danni et é assa* inondation sul ferarese e per 
tutto. 
'^ Da poi disnar, fo Conscio dì X, con la zonta. E 
in questa sera gionse sier Antonio Zuslinian el dotor 
vien prexon di Pranza, è stato in campo, et è venuto 
per la vìa dì Montagnana per non se incontrar in 
spagnoli. Con lui è venuto uno nontio dil vescovo di 
Lodi che governa Miian, con letere di credenza a 

questa Signoria, nominato domino ci 

qual alozoe 

. • • • 

In questa matina, si have lettere di sier Si- 
gismondo di Cavali proveditor^ executorin cam- 
po, de de Come ha nova, quelli 

francesi e a Peschiera voler consìgnar la rocha in 
man di spagnoli, et loro partirse; et altri avisi ut in 
ìitteris. 

A di H la matina. Si ave, per più vie certe, spa- 
gnoli aver auto da' todeschi la consignation di la ro- 
cha di Lignago, e diti alemani erano dentro esser 
ussiti. Questo hanno fato alemani per non haver da 
pagar li fanti la custodiva, e il viceré lì ha messo 150 
fanti dentro spagnoli. 

Di Verona, fo lettere di Viceneo Guidoto 
secretario. Come ricevete le nostre lettere di G, et 
andò dal viceré exponendo la continentia di quelle; 
qual disse era servitor di questo Stato, et voleva an- 
dar a Brexa come amico aiutar a cazar il resto di 
francesi de Italia, et cussi dete principio aviar V e- 
xercito. 

Vene sier Antonio Zuslinian el dotor, con barba, 
vestito di paonazo, et referi alcune cosse. Fo rimesso 
a referir ozi in Pregadi. É rimasto savio a terra fer- 
ma, ma non é intrato ancora, tolse rispeto. Si vuol 
far tuor domenega dil Conscio di X. 

Vene V orator di Spagna tornato questa note di 
Padoa, qual con li capi di X fono assa' insieme, ctc. 
Questo orator promete et zura spagnoli, andando a 
Brexa, vano come amici. Il Re voi la Signoria habi 
le sue (erre, da Cremona in fuora, e anta Brexa voi 
con il nostro exercito andar a Milan ad aver il ca- 
stello e cazar iotaliter francesi de Italia, dicendo, 
s'il viceré facesse altramente, il Re Catholico li faria 



taiar la testa; siche si stagi di bona voja e non si temi 
di nula. 

Vene V orator di Hongaria, el expose la sua im* 
basata, dimandando da parte dil suo Re quello el re- 
sta haver da la Signoria nostra per la contribuzion 
si é ubiigata darli, et che Soa Maestà é stata sempre 
nostra amicha etc. Hor il Prìncipe li usò dolze paro- 
le, dicendo in la gran spexa era questo Stado al pre« 
sente, et quello si ha speso in cazar Ihincesi de Ita- 
lia, dando danari al nostro campo, a* sguizari et spa* 
gnoli, et che si consulteria etc. 

Di campo, vene letere tardi, di 12, hore 24. 120 * 
Come hanno auto il campo di Spagna esser passado 
Menzo, e quella sera aloza parte a la Volta, parte a 
Caslion di le Stiviere et altri lochi contorni, et parte 
za è zonti lì in campo solo Brexa. Item, il campo 
dil stado de Milan, capitano el conte Alexandro 
Sforza, e sguizari sono sopra le ripe di Ojo, prepa- 
rando el ponte, con demoslration di voler passar di 
qua. Scrive, loro in campo e con manchamenlo dil 
danaro, polvere e molte altre cosse, come per le pu- 
blice in zifra se intenderà ; però hano spazà a la Si- 
gnoria nostra per stafeta Alvise di Piero secretario 
dil provedador Moro, qual in Colegio fazi intender 
quello che per letere non poleno scriver di la mala 
conlenteza dil campo et del pericolo in qual se atro- 
vano. Item, è zonto 11 domino Petro de Castro ca- 
pilano di gente d* arme di spagnoli, mandato dal vi* 
cere, el qual è zonto avanti loro habino auto letere 
da Vicenzo Guidoto di la sua venuta, el qual si porta 
mal, e credemo, di la letera di 6 di la Signoria, non 
habi obedito o potuto operar nulla, perche si vede 
Tefeto in contrario. Per tanto, hanno questa note de- 
liberà mandar uno loro nontio al dito Guidoto, per 
intender la risposta li fece dito viceré a le letere di 
la Signoria di 6. £1 qual nontio poi, con letere di cre- 
denza, si apresenti al viceré. Scrivono questo esser 
di le gente sforzesche sopra le rive di Ojo, si com- 
prende siano con intelligentia de'spagnoli. Item, per 
letere di Zuan Piero Stella secretario noslro apresso 
sguizari aule, hanno la resolution de la dieta di Bada, 
ne la conclusion di la qual è sta fato liga tra sguizari 
e Maximian Sforza et milanesi, con molta satisfazion 
di loro oratori. Li oratori di Pranza e Savoia, sono 
sta rigeli. Item, scriveno, li ducati 8000, per impe- 
dimento di sier Fanlin Moro podestà di Cotogna, non 
sono venuti né gionli ancora in campo ; ma zonti, i 
sarano pochi, perché bisogna altri ducali 20 milia 
per pagar le zenle. Item, scriveno, per le puUiehe, 
aver preparato alozamenlo a li spagnoli a San 
Zen, etc. 



215 



UDXII, OTTOBRE. 



21G 



É da saper, in questi zorni el governador zeneral 
nostro domino Zuan Paulo Bajon, per il suo canzelier 
domino Pietro di Bibiena, fece intender come era 
compita la ferma soa et restava V anno di rispetto a 
la Signoria; per tanto suplicliava a la Signoria li vo- 
lesse dir il voler di quella, ctc. Et li fo risposto per il 
Principei li savii consullcria e poi col Senato se ex- 
pcdiria. 
*21 Da poi disnar fo Pregadi. Et lelo le letere, sicr 
Antonio Zustinian el dolor, venuto di Pranza preson, 
fu preso podestà di Brexa et si ha riscosso con scu- 
di ... fé la sua relationc, il sumario de la qual scri- 
verò di soto. Fo molto compasionevole; poi disse di 
coloquii auti col Re, et poi col vescovo di Lodi, qual 
li hu fato optima compagnia, et non ha voluto vadi 
dui cardinal sguizaro, et manda con lui uno suo qui 
a la Signoria con letere di credenza. Item, è stato 
in campo, laudando li proveditori etc. Et venuto zoso, 
il Principe lo laudò molto ; e suo parente. 

Fu posto, per i consieri, elezcr de prtBsmti uno 
terzo savio dil Conscio di zonta al Ck}legio per tre 
mexi, come i altri. Et sier Marcho Bolani e sier 
Piero Balbi savii del Conscio, messeno di eiczer in- 
sieme TordinariO; e fosse risalvà ToGcio a sier Fran- 
cesco Foscari el cavalier, orator nostro a Roma, fino 
el ritorni, e poter intrar come ad altri é sta dato. E 
cussi i cousieri etiam introe, e andò una sola parte 
e fu presa, el fato el scurtinio, rimase di zonta sier 
Alvise da Molin lOG, et ordinario sier Antonio Zu- 
stignan el dolor, fo cao dil Conscio di X, 93, et . . di 
do; siche mai é sta un si zovene di anni savio dil 
Conscio. Non era in Pregadi, per non esser di la zon- 
ta. Siche, è rimasto e savio di terra ferma et dìi 
Conscio in tre zorni, e la ematina sequente introe 
savio dil Consejo. 

Fu posto, per i savii, elezer do proveditori sora 
la doana con pena, in locho di sier Vetor Michiel va 
capitano a Bergamo el sier Hironimo Queriui é in- 
trato di Conscio di X, ut inparte^ et fu presa. 

Di Roma, giùnse letere tardi di Vcrator no- 
stro, di 9. Prima, coloquii dil Papa zercha questi 
spagnoli voleno andar in Lombardia, non e da fidar- 
si, dicendo: < Più che i ve zura, mancho credéli » et 
li manda uno breve al viceré che *1 voghi lassar le 
cosse di Lombardia e aiutarlo aver Ferara, sicome 
li mandò a dir per Bernardo di Bibiena etc. Item, 
è zonto lì a Roma uno thesorier dil Catholico, qual 
ha Irato ducati 18 milia a interesse el 15 milia porta 
con lui de contadi, et va in campo al viceré per dar 
la paga a le zente. Item, il Papa parli a di 9 dì Ro- 
ma per la Magnana, et fece prima retenir il bariselo 



per non aver preso Bernardo Bocber, qual falsifi- 
chò una bolla, e li coamiesse lo retenisse. Itcm, 
scrive, il Papa ha commesso al cardinal arborenso, 
al cardinal Sinigaja et al Lipomano vescovo di Ber- 
gamo voglino examinar certo libro, se dice é cosse di 
heresia dentro contra la Chiexia. 

Di sier Mariti Zorzi d dotor, orator nostro, 121 ' 
da Ravena, non fo letere, ma ben di Htroninw 
di Alberti suo secretano, di ... Scrive, dito sier 
Marin stava grieve dì febre. Item, coloquii di esso 
secretano col ducha di Urbin, qual voria si facesse 
U fanti insta la deliberalion, per il che li é Francesco 
Duodo. Tamen non e le zente d' arme dil Papa, el 
però r orator nostro manda a dir e mal a dar da- 
nari non hessendo le zente in bordine; et altri avisì. 

Fo comandi grandissima credenza a la relation 
de sier Antonio Zustinian, qual in sumario fé C par- 
te. La prima di Brexa : come, 24 bore poi zonlo, si 
perse e benché si havesse potuto lenir 15 zorni an- 
cora, tamen non fu fato le provìsion debite. Item, 
fu preso insieme con sier Andrea Griti, menato a 
Milan, poi di là da* monti e mallratato, toltoli fino la 
camisa di dosso, e lui sier Antonio fo condolo prc- 
xon dil Re in la rocha di Pavia e con U feri ai 
piedi, insieme con Marcho Capella secretano era 
dil Griti, qual poi fo liberato et é a Padoa bora. 
Item, venuti sguizari col nostro campo, fo me- 
nato da' francesi di là da' monti, li quaU haveano 
grandissima paura, e si nostri over sguizari voleatio 
far il dover, li taiavano tutti a pezi, e vedendo li for- 
menti in puja in li campi, francesi dubitavano fusse 
nostri. Hor disse poi di lui, e dove fo menato prc- 
xon, e come si ha Uberato e paga scudi .... di laja; 
el che hessendo zonto a Lion, il Re Io mandò a chia- 
mar per parlarli, et prima parlò a misser Zuan Ja- 
copo Triulzi et Rubertel secretario primo dil Roy 
zercha acordarsi con la Signoria nostra, dicendo non 
é tal fede al mondo, maledicendo Roan che fu causa 
di separar da la Signoria il Roy per apetilo di farsi 
Papa; et poi introno a dir si la Signoria voi coli- 
garsi col Roy, li darà il Slado bavea prima da Ve- 
rona in qua. £ poi parlò al Re in una camera scura, 
era amalato, li fé grande acoglienlie, e li disse ut 
supra, e si la Signorìa si voi acordar col Papa e lui, 
sarà contra lutti e averà il suo Stado, come el mandò 
a dir per Piero Brexao, e sarà seguro, dicendo non 
é da fidarsi di Spagna, el si le noze si vorà far, si 
traterà partidi che la Signoria starà ben; con molte 
parole in questa materia diteli per il Triulzi e Ru- 
berie!; el che in la Franza (ulti dicono che non é 
sta la Liga che habi scazà francesi de Italia ma Y e- 



217 



UPXUi OTTOBRC. 



218 



sercito di la Signoria di Vcnecia, e non sguizari, e 
che io Pranza il nome di la Signoria è in gran vene- 
ration, dicendo tutti rompe fede si non la Signorìa; 
et che mal volentiera pagano le iniposition, siche 
slenta a trovar danari in la Pranza; et che li cardi- 
l'B naij scismatici e altri prelati deno andar al Concilio 
stanno in cajca e sono mal visti in la Pranza, perchè 
hanno a mal haver fato questo contra il Papa, di* 
cendo il malanno è sta per aver fato contra la Chie- 
xia. Item, che il signor Bortolo d* Alviano è molto 
in fama, e s' il conte dì Pitiano lo seguiva, il Re era 
roto. £1 qual signor Bortolo é in castel di Locbies, e 
«issi come priofia el dormiva in la cheba e de di an- 
dava per castello, cussi al presente, poi è venuto 11 
don Piero Navaro, dito signor Bortolo è in più liber- 
tà, e il Navaro dorme in la cheba. Dice di tutti no- 
stri zentilbomeni presonì ha saputo qual cossa, exce- 
pio di sicr Zacharia Contarini, che nulla ha saputo 
dove el sia, et che missier Zuan Jacopo ha fato ogni 
co^a per la liberation di sier Marco Dandolo; ma 
non ha potuto otenìr. Di sier Alvise di Garzoni, il Re 
era contento darlo per monsignor di Grue, fo preso 
in Como per sguizari ; ma sguizari volcno la taia e 
il Garzoni non ha da pagarla. Item^ che sier Andrea 
Griti procurator troveria s'ìl volesse ducati 25 milìa 
in Pranza, tanto credito ha. Era in uno castello lon- 
tau da lui e non lì havia potuto parlar. Disse poi di 
la sua venuta per il stalo de Milan, e come il vescovo 
di Lodi li donò una vesta di seda e una di zanibe- 
loto, et li volea donar ducali 300. Et scrìsse la co- 
munità di Bergamo, per esser sia suo retor, li volea 
far presenti di danari, non lì volse. Disse il castelan 
di Novara lo spoiò, per le spexe fate. 

IH* Copia di uno breve dil Pontefice al cardinal 

sedunense legato. 

Julius P. P. IL 

Dilecle Ali nosler, salutem et aposlolicliam be- 
Dedictionem. 

Ex litterìs quas venerabilis frater Jo. Matheus ar- 
chiepìscopus Sancì» Severino, prelatus nosler do- 
mesUcus, Parmas etc, gubernalor ad nos scrìpsil, 
iotelleximus circumspeclionem luam plurimum de- 
siderare scire an milites liispuni qui, rebus Floreo- 
tinonim absolutis, castra movearunt et nostra vo- 
luQlale et coosensu versus Lombardiam proficiscau- 
lur, vel ne; vererique (ut fama est) ne ad ducatus 
Mediolani dudsque Maximiani et etiam Venetorum 
damna se conferaDt. Pili nosler dilecle, res est 



quippe bsBC maximi momenti et altius investiganda 
alque diligenlìssìme consideranda, ne, dum Italiao 
partam liberlatem conservare alque ducem Me* 
dìolanensibus restituere quaerìmus, ab Hispanìs hmo 
avertantur. Unquam nostri consilii fuit, ncque 
nobis placuit quod Uispani milites Lombardiarn 
versus se conferre deberent, cum prsesertim eorum 
opera in ducatu ipso ad nuUam rem gerendam ne- 
cessaria sit, nam, ut est plurimorum scntenlia at« 
que fama, Hispani ipsi, vel ad obviandum adventui 
ipsius ducis, vel ad Venetorum damna seu ad 
utrumque tendere videntur. Neutrum quippe nc- 
que honestum est, neque pacìGco statuì Mediolanensi 
rebusque sanclissimi fcederis, praeserlim ut in suo 
robore persislat, foedus conducere posse videtur. 
Nos comeatum transitumque illis, etiam si voluisse- 
mus, prohibcre absque rerum nostrarum damno 
alque perìculo non potuissemus. Copia; nostrae omnes 
expeditionì rerum Perrariensium crani prout nunc 
sunt intentai; omnium recte sapìentìum extat sen- 
tenlia quod illorum progressus ad Ilaliae bonum 
non tendat. Nobis tamen ìutelligere cupientibus a 
Regis Catholìcì apud nos oratore ad quid et quoniam 
milites ipsi progredìonlur, aliud cxtorquere non 
potuimus, praeter quam oratorem ipsum affirmarc 
Hispanos ipsos contra Gallos comuncs hostes trans 
alpes ire velie. Hasc res, sì ita subsequelur, laudanda 
nonsolumsed fovenda iuvandaque essel; sed ve- 
rendum est permaxime in bis rebus, in quibus pluri- 
morum praecessit sentenlia alque fama, ne dum unum 
dicunt aliud facere evìtanlur. Itaque, nostri consilii 
est potissimum esse in rebus arduissummam vigilan- 
tiam atque animi vim et ìngenii q^tendendam. Diu- 123 
tius enim latere non potcst quominus Hispanorum 
ìpsorum cogitatus alque gerendarum rerum scientia 
habeatur. Sì trans alpes ire, ut ajunt, volunt et nosdi- 
xìmus, laudandum id est et sunt juvandi: ubi autem 
compertum erìt secus illos esse facturos, a circumspe- 
ctione lua Medìolanenses Helvetìique exortandi sunt 
ut, unanimes eonjunctique Venetis, Hispanis ipsis, 
proni facile facere poterunt, obsistant. Nam si, quod 
absit, Hispani ipsi in ducatu Mediolanensi habenas 
ponerent seu Venelos artius opprimerent, id non 
solum Mediolanensìum plurimo alque plurimo esset 
damno, sed etiam Helvelìorum confoederatorum no- 
slrorum, quibus, tantus honor atque gloria, pulsìs 
sua vìrtule Gallis, atribuitur. Nomen gloriaque, 
cum eorum etiam magno incomodo, perirent, ac 
magnum dccus in maximum dedecus verteretur. 
Noe tanta est Hispanorum ìpsorum excrcilus vis ul 
formidari a Mediolanensìbus Helveliìsque debeat: e- 



ì.^ 



219 



MDXU, OTTOBR£. 



220 



quitalus eorum satis levìs, tormenta muralia non i 
multa, pediles inslructi, ut consueverunt, e numero 
circiter octo mille sunt. Bonum censemus habere 
oculum prò custode, quod arma omnia quse ad 
Hlspanorum ipsorum conatibus obviandum necessa- 
ria, parata tenere. Utere tu prudentissimis insuper 
remediis in re bac, ut aliis omnibus hactenus con- 
suevisti: in circumspectione enim tua, fide atque 
ingenio, ut scis, vehementissime confidimus. 

Datum Romse, primo Octobris 1512, Pontifica- 
tus Nostri anuo nono. 

A tergo: Dilecto filio nostro M. cardinali Sedu- 
nensi legato. 

È da saper, questo breve ¥ havi di poi assai, et 
ho posto qui al suo loco; ma il Papa lo tene se- 
crelissimo. 

Copia di uno altro breve dil Ponti fice al 
viceré di Napoli mandato. 

Dilecte fili, saiutem et apostolicam bene- 
dictionem. 

Ex capitulis sanctissimi Tcederis inter Nos,Catho- 
licam Majestatem et Venetos initis, inter reliqua ca- 
vctur, ut recteuovit nobilitas tua, quod unusquisque, 
quac sua sint recuperare possit; sed, ut multorum Ta- 
nia est Vcnelique ipsi conqueruntur, ad inipcdien- 
dum ne Brixiam Veneti antedicli recuperare possint, 
nobilitas ipsa tua gressus suos dirigere velie dicitur. 
123 * Quod, elsi nobis facile persuadere non possumus, bis 
tamen nostris nobilitatera ipsamtuam bortandam du- 
ximus, ut ab bis praesertim rebus quse contra sanctis- 
simum tedus cujus observationi, prae coeteris re- 
bus omnibus studemus, quantum boni processerit 
proventurumque sit, nemo est san» mentis qui non 
intelligat, Rexque Catbolicus praedictus, quemadmo- 
dum ex litteris suis nuperrime scriptis intelieximus. 
antcdictum foedus se inviolabiliter observaturum 
profitetur. 

Datum Rome apud sanctum Petrum, sub anulo 
piscatoris, die 8 Octobris 1512, Pontificatus Nostri 
anno nono. 

A tergo: Dilecto filio nobili viro doro. Ray- 
Dìundo de Cardona vice regi neapolitano sanctis- 
simi Ajederis capitaneo generali. 



Sumario di do letere di sier Sébastian Zusii- 124 
gnan el cavalier, proveditor general in T)aU 
matia^ scrite a la Signoria nostra^ date a dì 
20 Septembrio 1512, et ricevute adì .,0C'> 
tubrio. 



Come sta in grandissima aspectation dil salvocon- 
duto facto per el excellentissimo Consejo di X, tante 
volte rechiesto per poter confermar quella ixola di 
Liesna in quiete e tranquilliti, et potersi presto sol- 
ver da quelle augustiosissime fatiche in che si atrova. 
E scrive parte di quelli capi di faction populare vo- 
leno venir a Venecia con dito salvoconduto, e parte 
stanno ne la sua pertinacia, quali non cessano die 
noctuque di tentar questi altri capi ben disposti di 
venir a far mutino sententia, e stanno sopra V ixola 
e non lassano arcoglier le intrate a quelli nobeli. Et 
per obvìar tal inconveniente, beri andoe con la galia 
e con quelli pochi fanti Tha a una villa de questa iso* 
la nominata Jelsa, dove, per uno suo explorator, avea 
inteso esser reducti li dicti capi. Et zouto lì e discso 
in terra con li fanti, compagni et balestrieri al loco 
dove dicti capi erano reducti, distante dove 1* era 
quanto è longa la piaza di San Marco; i quali fono a 
le mano, e in pocho forno morti alcuni di ditti capi, 
non sanno il numero, et 6 de li soi provisionati. E 
dicti capi haveano congregato, de tuta Pisola, forsi 
200 homeni fioriti, che non sapeva. Fu necessario a 
li nostri retrarsi senza altro suo danno, perche fcno 
da valentissimi homeni, e zura a Dio s' el stava pur 
un pater nostro a levarsi era tagliato a pezi insieme 
con sier Ilironimo Lion sopracomilo. Questi capi é 
bon cavarli de li per esser manifesti rebelli e pensano 
di dominar quella isola, ccmsprius et trucidatis 
nobilibus, et sono tanto temuti, si da nobeli come da 
populari, che non è alcuno che ardisca moversi con- 
tra el suo voler, e li populi di le altre terre di Dal- 
matia non aspetano salvo Texito di le cosse di Lie- 
sna. Scrive, quelli potrà menar con lui li menerà, e 
quelli sarano pertinazi li condannai ad exilìo, dan- 
doli taglia ne li soi beni proprii a chi li desse o vivi 
morti, justa la sua proclama, con altre striture, 
et per non voler destruzer et minar quelle ville che 
li receveno, perchè sa non piacerla a la Signoria. Ta- 
meny saria meglio dominar quella isola con mina de 
parte de lì abitanti, che altri la dominasse. II capo 
prindpal è uno Matlùo Ivanich, el qual hessendo sta 
da alcuni represo che Tusi tal insolentie, bebé ardir 
de dir che la Casa Otomana bebé menor principio 124* 



221 



UDXII, OTTOBRE. 



222 



124 

bis 



ch'el suo, et che la Signoria nostra hari de graUa 
de darli condictione grande come al conte Ivanis. 
Data in galia, a di 20 Septembre 1512. 

Dil dito, data in galia^ apresso V isola 
di la Braaa^ a dì 20 sq^tembrio, hors 6 di note. 
Come, hessendo questa nocte reduto li a Boi sopra 
risola di la Braza, sier Hironimo Làon sopracomìlo 
bave letere el si levasse e andasse etiam^ e cussi in 
quella bora si lieva per Liesna, e senza nieter scala 
in la terra, da matina dita galia partirà. Esso prove- 
ditor aspeterà li a Liesna el salvoconduto, e resta 
solum con '25 Tanti bora pagati per li nobeli de Lie- 
sna. Voria dita galia tornasse a levarlo per andar a 
Sibinico per far la reslitution de quelli danni, che 
faria in zorni 5, over si scrivi a Vegia se li mandi la 
fusta granda a levarlo, aziò securamente possa re- 
patriar, perche, con altri navilii menori, non sarà se- 
euro da quel Matbio Ivanicb, che ha molli legni per 
mar, con i quali infesta queste ixole circonvicine e soi 
inimici. Et ozi li hanno tolto uno suo brigantin a uno 
altro capo; ma li resta ben altri legni con li quali el 
potria offender. Non voria etiam aver cargo di an- 
dar in Antivari, per non haver fanti et esser senza 
galia. 

Magni fice et clarissime domine. 

Ilavendo inteso esser sia reclamato di me a la 
Illustrissima Signoria che io babia fato brusar 10 
case de una villa de Verbosa, et de ciò esser sta ful- 
minato terribilmente, mi ho doglìuto assai esser cusi 
bersaglialo, et de ciò esserne causa el mazor de la 
casa per impulso de sier Bortolomeo Contarini fra- 
tello dil conte di Zara mio inimico, come vostra ma- 
gnificentia sa. Et aciò la intendi in me non esser 
error alcuno, anzi degno de summa commendalione, 
li signifìco: che venuto qui, io tractai queste cosse 
cum questo populo et insulani cum tanta dolceza et 
mansuetudine cum quanta desiderar se poteva, et 
sempre questi villani imbratati del sangue bumano 
se faceano più insolenti, e per tre volte sono venuti 
con multitudine de mille in suso a protestarme non 
voler che nobili abiti in questa isola, et che loro la 
abbandonarano. 11 che é sta contra mandata et prò- 
clamationes meas et soto pena de rebellion non ve- 
nisseno mulUtudine né armati. Ilan più volte sprezato 
li mei mandati, et se faceva de qui alcuna cossa 
contra alcun populare, Taltro zorno mandavano a 
menazar de vegnir cum moltitudine armata; siche 
ogni zorno sentivemo tal sopraventi procedenti da 
tre soli capì» stanno a le ville, che bano gran seguito, 



et da tre stano qui ne la (erra che consegnano. Et 
vedendo non valer exhortatione, ne menaze, né pro- 
dame, deliberai far quello che la Illustrissima Signo- 
ria me doveva comandar : che facta per me unione 
de forsi 800 persone, fra dalmatini et polizani, andai 
a una villa dieta Verbosca, che ha cerca case 90 tute 
facte de masiere excepte do, dove erano reducti li 
dicti capi cum la moltitudine, cum dispositione de 
haverli o per forza o per voluntà; trovai esser sta 
advisati da questi capi siano qui et fuziti cum quelli 
de la villa, exportate tuie le robe a li monti. Poli- 
zani veramente, zente avarissima, contra Thordine 
dato per me che nisun dovesse smontare senza mio 
dicto, ne depredar, né brusar, smontorono in terra, 
et (per) le case comenzorono depredar qualche bari] 
de sardele o figi; seguirono li galioti.io dessesi in terra 
prohibendo tal depredalione quanto potei cum pa* 
role et bastonate, siahé io era si lasso che più non 
poteva, et cazati tuli in barca et in galia, io tornai a 
galia. Rimaseno 4 over 6 nobili lesegnani in terra, 
che haveano ricevuto grande ofese da tal capi; bu- 
tono foco prima ne la casa di certi nominati Blasco- 
vich, et in una de Mathio Ivanich, non solum prin- 
cipi et auctori de questi scandoli ma manifesti rebel- 
li, ne le qual case non era restato salvo che certe bo* 
te vode; apizorono el foco in 6 case facte de masiere 124 * 
de sateliti de li dui primi, exoepto che una de uno 
prete, che credo se accendesse per esser vicina a le 
altre, lo probibii, talmente che de più de case 90 pi- 
cole però et rurare, arseno solum 10, me repugnan* 
te; li incendiarii ho proclamati et condemnati a 
refaction dei danni et eiilio. Ora la magnificentia 
vostra, a chi scrivo la mera verità, judica se io me- 
rito laude biasmo : prima, che io sia andato per 
prender tal inobedienti, caduti per la lor inobe- 
dientia in pena de rebellione, deinde che io sia an- 
dato cum moltitudine, sapendo che dicti ribaldi era- 
no cum moltitudine qual bisognava superare per 
prender. In queste do cosse credo meritar laude, ne 
le quali ho dimostrato saper proveder a li bisogni 
et haver cuor in adeundis periculis. Se é seguito 
mo che sia sta depredate et brusate le diete case, che 
colpa è la mia, che ordinai el contrario avanti che 
andasse, et probibii el facto cum gran mia fatica, et 
da poi el facto ho conderonato li incendiarii ? De le 
cosse depredate, ve zuro, se no veda mei fioli sqnar* 
tati ante meos oculoSf non haver hauto tanto che va- 
glia una sardela. Fin qui, magnifice domine, chi me 
poi accusar cum rason ? À rincontro, da chi non me- 
rito laude se ho vogiiulo punir tal rebelli, et se, senza 
spesa de la Signoria nostra^ ho insegnato poter far 



Mt 



223 



lIDXn, OTTOBRE. 



224 



excrcito per domar populi seditiosi, quali non pcn- 
sa\'ano poter esser tenuti salvo cum forze mandate 
da Venetia et a spese de la Signoria? Et da chi dipen* 
dete la pace facta fra luti, excepti questi capi che la 
repudiono cum forsi 150 soì sateliti, che per avanti 
per opera de alcuno mai potè seguire? Da poi vera- 
mente, facendo ogni zorno li dicti capi, zoé quelli che 
erano restati fuor de la pace, molte insolentie, et sup- 
portate; amoniti et menazati stavano a la campagna, 
depredavano la intrada de' nobeli non li lassando 
vendemar, balendo et ferendo i soi operai et violen- 
ter stuprando le lor fantesce, talmente che questi 
poveri nobili han perso questa terza intrata. Che do- 
veva far altrimente che tentar de haverli ne le man? 
Et bavendoli arguaitadi qualche zorno; sentendo che 
cerca 40 erano reducti a una villa dieta Jelsa; non 
sparagnando né a fatica né a periculo, andai cum la 
galla et 30 fanti per prenderli^ et io non mi siiti in 
pizuol ascoso per viltà, ma descesi cum li fanti et ba- 
lestrieri et li mandai arsallare in uno loco dove erano 
ascosi forsi 200 homeni, che non sapeva esser tanti. 
Fono a le mane et de loro fono morti alcuni, che non 
so el numero, ferito Ivanich capo principal, et a li 
mei fono morti 6 provisionatì. Stando io fin che vidi 
retirarsi li mei et desordenarsi, alhora voltai le spale, 
124 che se deferiva un pater nostro di più, io insieme 
^ cum el sopracomito eramo tagliati a pezi. Per que- 
sto non vulsi né brusar né depredar, acciò non pa- 
ressi che per cupidità de spada fusse conducto li. Me 
parti cum menaze de ritornar de brìeve cu/rn gran 
forze, qual ritomo è de grandissimo terror a tutti 
questi ribaldi, per il che sono venuti al presente a 
piedi de la Signoria nostra, per obvìar al pericolo 
del mal li par meritar. Et fra li altri, che 11 é venuti, 
sono el forzo proclamati et condemnali per me e 
fradelli e fioli soi. lo non so pensar chi me possi 
accusar de questo secundo facto. Io 1* ho facto cum 
rason per conservar V honor de la Signoria nostra, 
per non lassar depredar et far violentia a nobili, et 
antefactum et in facto ho dimostrato non temer 
puncte de spade né de partesane ; et s*el non se ha 
ottenuto lo intento che prendesse li rei, è prima 
colpa de fortuna, che non é in mia potesti, deinde, 
de Ja Signoria nostra che mi ha tolto li fanti cum 
li quali haria obtenuto Victoria et liberava questa 
povera provincia de la servitù de questi ribaldi. Vo- 
stra magnificentia adunque, che intende la cossa come 
la sta, toglia in protectione la causa mia justissima, 
et sia causa che casA come che li inimici mei vorìa 
per tal mie operatione deprimermi, lui sia autor de 
sublimarmii aut eàltem conservarmi in la prìstina 



mia dignità. Nec alia verba, A vostra magnifìccntia 
me rìcomando. 

LesintBy die 25 Septembris 1512. 

Parendo a vostra magnificentia comunichar que- 
sta letera con alcuno presente de Colegio che sia per 
.me, credo non potrà esser noma utile. 

Skbastiancs Justinianus eques 
provisor generalis Dalmatiee. 

Magnifico et clarissimo equiti domino Geòrgie 124' 
Cornelio dignissimo procuratori Sancii 
Marci óbservandissimo. 

Sumario di teiere di Piero Spolverin, date in 155 
campo apresso Bressa a dì 12 Octobrio 
1512, drizate a domino Leonardo Grasso. 
Recevuto questo dì.... dito. 

Come a di 7 nulla in campo seguite. Se atcse a 
bater molto bene el torion e muri dal castel fin a 
Tore longa. A dì 8, venere, se atese pur a bater be- 
nìssimo tutto el zorno, e senza cridar, come è il co- 
stume quando el se voi far tal efiecto, fu ordinato 
di dar la bataglia, principiando da mcza nocte in 
drìedo, e si havesse a principiar fino quando el se 
vederla uno signal de tre fochi in sul monte, et sul 
facto venir homini dil paexe assai, zoé quelli di vai 
Trompia, vai di Sabia, e anche dil pian, e missier 
Valerio Payton, qual vene con una compagnia fiorita 
e benissimo armata per esservi assai zenlilhomeni di 
la terra, quali erano da 300 vel circha. Et cosi la 
nocte ognuno andorono a li lochi soi ordinati, et 
ognun siete tuta la nocle in aspcctation de veder li 
signali per dar princìpio a tal bataglìa, e soprazonsc 
el zorno che mai fu facto segno alcuno. Et lui che 
era andato con il Payton, per esser alozato con lui, e 
con tutti questi altri dil paexe a la porta di San Na- 
zaro con sier Zuan Vituri proveditor di stratioti e 
tuli li soi stratioti, e Zuan Forte e il fratel dil cava- 
lier di la Volpe con li soi balestrieri, dismonloe 3 e 
anche 4 volte da cavalo e andoe fin in su Torlo de la 
fossa del revelin et porta per veder qual cossa over 
intender, et nulla senti, salvo che lori faceano bonis- 
sima guardia, et oltra la guardia, un sonar di trom- 
bete et tamburini facendo bona guardia. Li par siano 
maistrì di guera, e nui altri siamo niente. Et venuto 
zorno de una bora e più che non si fea signal algun, 
se retirono lì nostri a lo alozamento, et nulla fu. El 
mandar de U a quella banda, fu facto per ordene de 



225 



llDXlT, OTTOBRE 



226 



darli più pensamento a quelli dentro et per divertir 
più le forze da la banda dove era baiato. Siete etiam 
in ordinanza tutte le zente d'arme da meza nocte in 
driedo. Quelle fantarie erano a la baiarla furon fate 
retirar inanti V alba, aziò non fusseno scoperte; ma 
tien i Dimici sapiano il luto, perchè hanno bone spìe; 
cossa che nui non havemo; et basta si duol. A di 9 
fo tirato pocho. A di 10 domenega, etiam pocho fu 
tirato, et vene nova a li proveditori che li soldati di 
milanesi e sguizari, che sono da zercha 300 in 400 
lanze e cavali lìzieri cercha 1000 et sguizari da 4000 
in suso, voleano passar a Ponte Vicho, et essendoli 
sta devedato el passo, fariano uno ponte sopra Ojo 
l'25* per veder di passar, et li era adunato homini del 
paexe a operar che li dici! non passasseno Ojo. E su- 
bito reduti in consulto lì proveditori con il signor 
gubernator e parte di condulieri, ordinono quello 
li parse, e lo feno chiamar per domino Alovisio Bem- 
bo, e andato, lì dimandò se li bastava Tanimo di an- 
dar di là di Ojo a trovar el conte Alexandro Srorza 
capitano zeneral dil stato di Milan. Li rispose li ba- 
stava l'animo di andar in cao dil mondo per utile e 
honor di la Signoria nostra ; e cussi li deteno a boca 
la comissione, zoè che vadi a trovar dito conte Ale- 
xandro et a lui recomandarsi, dicendoli esserli sta 
fato intender per li noslri custodi di Ponte Vicho che 
li soldati di sua signoria hanno voluto passar con 
gran numero di cavali, et essendoli devedato per 
dicti custodi, non havendo altro hordene, che hanno 
faclo forza di voler passar sforzatamente, e pur es- 
sendoli sta devedato, essi soldati et con altri insieme 
perseveranti in voler passar, habino tenuto modo de 
tor per forza certe barche de li homeni nostri et vo- 
ler far unu ponte per passar et conseguir suo intento; 
qual, quando non li fusse anche quello stato vietato, 
ariano consequito qualche grandissimo inconvenien- 
te. Siche, di tal eflecti essi proveditori non pono far 
di meno di farli le congrue provision, acciò la Si- 
gnoria nostra non patissa danni et vergogna una con 
li soi subditi, e per esser scusati da Dio e dal mondo, 
lo hanno mandato a pregar soa signoria voglia esser 
contenta de far desister da li soi tal cosse quando 
non sia de intention et voler suo, e voglia mantenir 
quello è più |NÙ volte è sta ordinato tra loro, et ma- 
xime con la signoria di monsignor vescovo fratello 
suo, di beo vicinar e star in ìntelligenlia et union in- 
sieme, sicome soa signoria sapea, havendo etiam loro 
proveditori nostri expressa commission di la Signo- 
rìa nostra de observar et far observar a tutti li soi 
et ben vicinar el star in union con il stato dì Milan, 
et per conseguenza con sua signoria, et che li desse 

/ Diarii di ÌL Sanuto. — Tm. XV, 



risposta in chiarirli T opinion el voler suo, acciò loro 
proveditori potesseno proveder secondo era il biso- 
gno. Et cussi andoe^ et exponendo ut supra con altre 
parole eie. Sua signoria rispose cussi : missìer Piero, 
quanto a le recomandation de li magnifici provedi- 
tori et il signor gubernator, quel medemo sia dal 
canto mio, ringratiandoli per infinite fiate di tal re- 
comandatione. Quanto che li mei soldati habino voluto 
passar a Pontevico, é vero che havendo deliberato 
mandar 200 cavalli lezieri conlra Maxìmian Sforza 
loro duca, qual ha a venir a Milan, et li mandava per 
il passo di Ponlevicho, existimando non li fosse de- 
vedato il transito mandando solf4m 300 cavali, aten- 
to che per li passi dil terilorio di Milan, zoé di quel 12G 
Slato, non vìen velato a lì noslri non 300 cavali ma 
500 ed 1000, come è stato, e però non judicava tal 
devedation li dovesse esser fata per li nostri. E quan- 
to al voler far dil ponte con le barche è tolte a li 
nostri, che di zio non ne sapea cosa alguna, e che era 
cossa facta senza sua intelligentia, imo che tutto el 
suo desiderio e voler era de star in union con la Si- 
gnoria, sicome casa sua era sempre stata con quella, 
e per quanto se extendeva le sue forze lui volea ben 
vicinar et mai farà altramente^ salvo quando li fosse 
ccmandato lo facesse^ o quando ben li fosse coman- 
dato, prima a tutta sua posanza retrateria tal coman- 
damento, e quando non potesse ancor, farla la cen- 
tesima parte et meno di quanto li fosse imposto, 
e quando el non potesse far di meno, scUtem faria 
intender il tutto a essi magnifici proveditori per di- 
mostrar la sua fede verso la Signoria. E replicò e 
triplicò tal fede e tal promission ut mpra^ con molte 
dolze et humane parole. E volendosi chiarir chi era 
quello li podeva comandar quando l'bavesse a inno* 
var cossa alcuna, disse el cardinal sguizaro, a la ohe* 
dienUa dil qual lui stava, et conduto li per guardia 
de li lochi sui, dicendo poi, si per qualche fante over 
soldato, maxime di sguizari, per esserne a Pontevico 
alozali 6 bandiere e verso Bardolan altre 4, fosse fato 
cossa alcuna che far non si dovesse, sapendolo li faria 
provision justa suo potere. Ben era vero, con que* 
sii sguizari dil diavolo bisognava fin lui lolerar asai 
cosse mal fatte contra de lui e soi subdili. E li fece 
far una teiera di credenza a V incontro di quella li 
portoe de li proveditori, e si parti acompagnato fino 
a la barca da tre homeni da ben de H soi, e pasato 
Ojo vene e scrisse il tutto a li proveditorì, et ozi a di 
12 é venuto in campo, che é marti a bore 20, dove 
ha ritrovato pochissime facende lacte. Et essendo 
con li proveditori, è soprazonto don Piero da Ca- 
stro spagnol ben armato, verato per nome dil vi- 

15 



»• 



227 



UDXII, OTTOBRE. 



228 



cere a fuor li alozamenti per il campo spngnol, qual 
dice esser la mazor parte zoiito a Oislion di le Sti- 
viere locho sul Mantoan, e il resto con el viceré a 
Valezo, e che se ne vìeneno via con le soe artelarie. 
Scrive questa venuta a lui non piace niente, né non 
sa che dir. 

126 * Sumario di nove di Ingaltera, mandate per sicr 
Piero Landò orator apresso il Curzense^ 
date a dì 12 Octubrio 1512. 

Come, a di 9 dil mexe di Avosto, parti lo admira- 
gio d^Ingalterra dil porlo di Portus con nave 50 et 
homeni 10 milia, senza li marinari, facendo suo corso 
longo la costa dMngaItcra fin a la intrata dil mare 
hispano, per veder se alcuni de li inimici se trova- 
vano in quelle parte. Et vedendo il paese neto, lassate 
nave 10 in certi porti, con el restante al nome del 
signor Dio et de monsignor sancto Zorzi prese suo 
corso verso Britania per zerchar scontrare et com- 
batere li dicli inimici, in tal maniera che, la vigilia di 
Sancto Laurentio sul tardi, have vista de \a terra di 
Britania, et cossi con poche velie la coslezoroo tutta 
note. El venuto il di sequente, zercba 1 1 hore da ma- 
Una sopra Breste, la guardia di la galia dil ditto ad- 
mirajo discopri zercha due lege di lontano in bocha 
dil coirò di Breste molte nave, quale era Tarmata 
francese. Et andando con summa letitia a la lor volta^ 
la nave de dicto admiraio di tonele 500 e una altra 
di 400 de la qual era capitano uno valente cavalier 
chiamato roissier Antonio Utrect, lassando uno quar- 
to di lega le altre nave da dreto a fin li francesi che 
erano a V anchora et tanto vicini di terra non si 
fuzisseno, come tutta volta fesseno, niente di manco 
el dito admirajo, tirando infinito numero di bombar- 
de alla nave del admirajo de Francia, né li dando 
agio de sarpar le anchore, ma costrengendolo a las- 
sarle corere in mare, el de un colpo de una grossa 
bombarda rompendoli Tarboro, havendoli morto el 
feriti più di 300 homeni, se salvò in tra gli scogli. 
Nel qual tempo, la nave de toneli 400 si messe sotto 
la caracha di Breste chiamata la Beina, dove era- 
no homeni 400, el essa di portata di lonelli 400, senza 
pertanto incatenarsi, el bombardandola da G grossi 
cortos raso di Taqua, in un momento li feze una bre- 
scha si grande, che era a li franarsi impossibile poter 
127 più sostenir sopra l'aqua la dita caracha, et che non 
andasse in fondo. Sopravvenendo il restante de le 
nave d'ingaltera, la nave Rezente di lonelli 800 andò 
abordar ed investir la dieta characba, el in essa en- 
trando nel primo afronto circha 400 anglesi, la dilla 



characha si reso, iameh subitamente si apizò el fuogo 
ne la polvere dove ne era barili 300 per servir a la 
armata francese, et fo el fuoco tanto impetuoso et 
grande, che si atachò in la Regente et brusarno tutte 
due insieme con la Regenlc, benché de la Regente 
si salvasse homeni 180 butandosi in mare, etessen- 
do ajutali et presi da le barche de le nave d' Ingal- 
tcra. De li francesi solo sei, qual furono presoni. La 
nave di mìssìer Antonio Utrech con homeni 30 se 
tirò, et per dui giorni restò tutta Tarmata dlngaltera 
a la dita bocha dì Breste a ricogliere el sarpar tutte 
le nave. De 5i francese che li erano il terzo giorno 
in dillo locho, disccseno in terra e abrusorono di le 
ditte francese nave 27, et cinque ne preseno, et asai 
presoni fino al numero di 800 in diversi luoghi, el 
havendo facto molti incendii in terra per gli fortu- 
nosi tempi regnavano, se ne ritornorono in Ingallcra. 

Anglesi perirono in la nave Itegente. 

Missier Thomas Kemuet cavalier et grande scudicr 

d*lngaltera et capitanio. 
Missier Zovane Caro cavalier. 
Jfem, soldati el marinari numero 600. 

Francesi periti. 

El signor di Promagrer capitanio. 

£1 signor Cabrici de Chacho. 

El signor Symon de la Hay. 

El signor Cornaugel. 

Lo siniscalcho di Morles. 

Cavalieri et gentilhomeni 300, dei quali una parte 
erano andati el di de Sancto Laurentio sopra la 
dita characha a far bona ciera con li loro parenti, 
et menalo alcuni di loro so mogliere. 

soldati et marinari numero 800. 127 ' 

bombardieri 60. 

balestrieri 400. 

Don Zuanne de la Scorno, con 1 5 grosse nave et 
8 caravelle el pinazie con 5000 homeni, capitano dil 
re Catholico, arivò in Ingaltera nel porto di Antona 
a di 8 septembrio, el con Tarmata d* Ingaltera, che 
sarà nave 50 el homeni 4000 de avanlaggio et più 
di Taltra volta, partirano con il primo tempo per 
andar contra li inimici, in quelli lochi dove più exi- 
stimarano dannificharli. 

De Tassedio di Bajona, non habiamo in Ingaltera 
nove in cinque septìmane, fina a li 14 di septembrio. 

La sacra regia Maiesti, ha facto far nave 4 de to- J 



;, 

. . li 



."i! 



. I 



^ÌO 



MDXII, OTTOBRE. 



230 



oelli 800 runa, le quale li muislri se souo oblìgatì 
baver presto compite a pasqua proxìnia 1513. 

Item, sua Maìest:\ ha comprato da alcuni stra- 
Dìeri armature 12 milia^ zoè corzete, celiate et bra- 
ziilleli. 

Et scoci con sua Malesia ancora non hanno che 
bona poze. 

!i)8 A dil5 octubrio. Vene in Colegio Alvise di Piero 
secretano di sier Cristoral Moro proveditor in cam- 
po, venuto eri sera per referir in Colegio la mala 
coDtenteza di le zente nostre dil campo per non ha- 
ver danari, et sì non si provede, che seguirà qualche 
grandissimo inconveniente. Et altre cosse disse, ctdo- 
man ritorna in campo; però amore Dei si proveda. 
Vene Torator yspano con li Cai di X, et comuni- 
chù: come il viceré havea auto Peschiera d' acordo, 
salvo l'aver e le persone. E altri coloqui fé', e come 
r andava con Texercito a la volta di Brexa per 
ajutar nostri ad averla. Solecitava il dar di danari 
jiisla la promessa. 

Di campo, fo letere di proveditori generali, 
date saio Brexa, a dì 13, Kore 5 di note. Come 
hanno ricevuto nostre di 10 et il, et che se provedi 
(li danari, aliter sequirà qualche gran disordine. Et | 
i Dimici di Brexa erano ussiti per asaltar rartcllarie, 
et fono a le man con quelli fanti nostri, quali però 
pochi volseno combaler dicendo vadino a farsi ama- 
zar chi e pagati, et fu forzo a loro proveditori mon- 
tar a cavalo, et volendo spenzer le zentc d' arme 
avanti, non volseno andar. Pur alcuni fanti andono, 
el fo morti di nostri da 30 fanti et de inimici da 
130 da le proprie artellarie trevano quelli di la terra; 
el si le nostre zente fosseno state contente, senza du- 
bio insieme con li inimici si sariano intrati in la ter- 
ra, ma non hanno voluto muoversi. Siche essi prò- 
veditori si vedono desperati: per tanto si fazi prò vi- 
sione di mandarli danari e presto. Lo exercito yspa- 
no questa note dia alozar a Castion di le Stiviere et 
poi doman sarà in campo. Item, mandano lettere 
aule da sier Nicolò Michiel proveditor sora Ojo, et 
dil Caroldo da Lodi etc. 

Di sier Nicolò Michiel proveditor ai Tirai 
nuovi, vidi lettere di 12, da QtUnzan. Come 
era lì, e atendeva a far bastioni e repari, e milanesi 
erano di là de Ojo et trevano a' nostri con occision 
de alcuni, urde scrisse al conte Alexandro Sforza 
capitano zeneral di milanesi dolendosi dì questo. Qual 
limando a risponder ch'el voleva ben convicinar 
t'on la Signoria nostra, però che ben ch'el fosse soto 
ci cardinal sguizaro, voleva esser bon italian, el che 



erano 10 bandiere di sguizari alozate k a Bardolan 
et 6 a Robecho, che é a T incontro di Ponte Vigo. 
Item, che quando ben li fosse ordinalo cossa contra 
il Stalo di la Signoria nostra, lo fiiria intender, et che 
li 100 cavali volseno passar era per andar contra el 
suo signor Maximian Sforza, che lo aspetano. Scrive 
aver homeni 1500 del paexe, e sier Zuan Vituri pro- 
veditor di stralioti é a Pontevigo va per le rive con 128* 
lì stratiotì; ma bisogneria altre zente, perché questi 
cegnano voler pasar di qua. Lui farà quello el potrà. 

Dil Caroldo, fo letere da Lodi, di 12. Colo- 
qui auli col cardinal Sedunense zercha questa ve- 
nula di spagnoli soto Brexa, che e de grande impor« 
tanlia; et che più volle ha dito et e sta manda a dir 
per nontiì dil vescovo di Lodi, come era bon far in- 
telligentia insieme, et essendo milanesi e sguizari con 
la Signoria non temeriano, e altre particularìtà, et 
tamen che la Signoria mai havia risposo, dicendo 
sarìa bon lassar al stado de Milan Cremona et Ge- 
radada et reliquia, ut in litteris, 

Dil Guidoto, da Castion di le Stiviere in 
mantoana, de 12. Come è zonto li col signor vi- 
ceré. Le zente è alozate 11 intorno et voleno andar a 
la impresa di Brexa come amici nostri, e il viceré li 
ha dito è gran amico di la Signoria; e tal parole. 

Et leto le letere, fu fato il scurtìnio di uno orator 
al ducha de Urbin, con ducati 80 al mexe per spese, 
in locho di sier Alvise Mocenigo el cavalier, qual é in 
villa et ha mandato a refudar. Et rimase sier Marco 
Gradenigo el dolor, qu. sier Anzolo, qual ha procu- 
rado et ha do fradelli in Pregadi, uno cataver, Taltro 
XL criminal : e il scurtinio sarà qui avanti. 

Item, fo fato savio di terra ferma, in luogo di 
sier Antonio Zustignan el dolor é ìntrado savio dil 
Consejo, sier Nicolò Bernardo fo savio a terra fer- 
ma, che e orator a Ravena. Fu fato etiam con bole- 
tini li do provedilori sora la doana, et rimaseno sier 
Batista Erizzo, fo proveditor a le biave, qu. sier Ste- 
fano, et sier Francesco Gradenigo, é di Pregadi, qu. 
sier Polo : hanno pena a refudar. 

Fu posto, per li savii, meza tansa per do dezìme 
al Monte Novissimo a pagar con don di 10 per 100, 
una dexima a di 25 di questo, la mexa tansa per luto 
il mexe, e l'altra dexima a dì . . di novembrio, pos- 
sendo scontar quelli ha depositalo et prestato. Et fu 
presa. 

Fu posto, per li savii tutti, elezer uno orator al 
Signor turcho con ducati 150 al mexe per spexe. 
Possi esser electo di ogni locho e ollcio continuo; 
meni con si . . . persone: e fu presa. 

Fu posto, per li savii, una lettera in corte molto 



231 



MDXU, OTTOBRE. 



232 



128 

bi4 



secrolissima in materia di Tacordo con Tlmperator, 
et avisarli di quanto ha reporta sier Antonio Zusli- 
niun venuto preso» di Pranza : eh* el Roy si voria 
concordar col Papa e la Signoria nostra. 

Fo posto, per li savii, atento la egritudine di sier 
Marin Zorzi el dolor, che li sia dato liceutia vengi a 
repatriar, lassando il suo secretano fino T andata di 
Torator novo; et Tu presa. 

Die XV Octobris 1512, in Rogatis. 

L^anderù parte: che siano poste nicza tansa el 
do dexime al Monte Novissimo del sai, cum don de 
10 per 100 a quelli che le pagerano ne li tcrmeni 
liuutati, de danari contadi, del qual don siano facti 
creditori, videlicet per ogni 100 ducali siano facti 
creditori cento et diese, et cussi successive per rata. 

La meza tansa pagar se debba per tulio 25 del 
venluro mese. 

La prima dexima per luto el mese, et la secunda 
per luto 15 del venturo mese. 

Possasc pagar diete graveze cum ci credilo de li 
danari prestali el altri credili che per deUberalioui 
de questo ConsegUo ponno scontar cum el don con- 
tenuto in diete delìberalion, el cum el modo el for- 
ma sono sta pagale le ultime graveze; né se possano 
far sconti de altra rason, sotto la pena di furanti. 

Di campo^ vidi una ietterà di 13 hare é^par- 
iicular. Come, in questa sera, essendo ussiti i ninìici 
fuora di Brexa, li fanti nostri non volseno andarli 
conlra, dicendo chi é pagati si vadi; siche scorseno 
di là di le arlellarie per inchiodarle. Alcuni valenti 
liomeni li rebalé con occìsione, che si non erano, sa- 
rìano sta inchiodate. Fu fato gran scharamuza, reba- 
luli i ni[nici fino in el socorso di la terrai morti di 
nostri da artiglierie di essi nemici alcuni» e cosi 
nostri da loro fati butarsi ne le fosse; ma di ini- 
mici è sta morto si dice pili di 150, e altratanli fe- 
riti, in una sola compagnia di schiopi e balestre più 
di 8. Li cavali nostri non zonseno in tempo, che si 
venivano, sariano inlrali in la terra insieme con li 
inimici; siche li nostri soldati per non esser pagali 
non se moveno. 



129 Scurtinio di orator al ducha di Urbin, in 
Iodio di sier Alvise Mocenigo el cavalier. 



Sier Anzolo Lolin qu. sier Alvise . 
Sier Manu Sanudo qu. sier Lunardo 



29.125 
52.109 



Sier Alvise Bon el dolor, fo di Pregadi, 
qu. sier Michiel 

Sier Alvise Morexini qu. sier Zusto . 

Sier Alvise Foscari fo auditor novo, qu. 
sier Nicolò, qu. sier Jacomo, qu. Se- 
renissimo 

Sier Nicolò Gussoni è di Pregadi, qu. 
sier Nicolò 

Sier Zuan Emo di sier Zorzi el consier, 
qu. sier Zuan el cavalier .... 

Sier Hirolamo da cha* Taiapiera el dolor, 
fo auditor novo 

Sier Gabriel Moro el cavalier, è di Pre- 
gadi, qu. sier Antonio .... 

Sier Alvise Benedelo el XL criminal, di 
sierDomenego 

Sier Gasparo Contarini qu. sier Alvise, 
qu. sier Ferigo 

Sier Marco Antonio Venicr, el dolor, qu. 
sier Cristofolo, qu. sier Francesco 
procurator 

Sier Salilo Moro el dolor, fo auditor 
novo, qu. sier Marin 

Sier Silvestro Memo, fo savio ai ordcni, 
di sier Michiel 

Sier Carlo Contarini, fo savio ai ordeni, 
di sier Panfilo 

Sier Vincenzo da Riva, fo sopracomilo, 
di sier Bernardin 

Sier Francesco Corner, è di Pregadi, di 
sier Zorzi el cavalier procurator . 

Sier Zuan Baxadona el dolor, di sier 
Andrea 

Sier Andrea Dolfin, fo savio ai ordcni, 
di sier Zacharia 

Sier Mafio Lion V auditor nuovo, qu. 

sier Lodovicho 

t Sier Marco Gradenigo el dolor, fo audi- 
tor vcchio, qu. sier Anzolo . . • 

Sier Marco Gradenigo el dolor, qu. sier 
Bartholameo 



78. 83 
39. 118 



80. 79 
58.107 
49.115 
42.122 

71. 90 

72. 91 
G7. 89 



90. 00 

67. 90 

43.119 

53.102 

00.100 

80. '82 

43.117 

49.110 

53.100 

96. C2 

47.110 



A dì IG. La malinn, vene in Colegio sier Marco 
Gradenigo el dolor electo orator al ducha de Urbin 
el acciò libcntissime, el sier Nicolò Bernardo inlrò 
savio di terra ferma. Siche il Colegio e in bordine, 
exceplo sier Zorzi Corner procurator, qual ha le so- 
lile sue gole, el é amalato e non poi venir. 

Vene V orator yspano justa il solito a audienlia 
con li Cai di X un pocho, el publicha poi, zcrcba spa- 
gnoli, vano a Bre.\a. 



UDXII, OTrOBRE. 



234 



^|V 



\^ 



130 



IH Chioza, dil podestà, di eri. Come ha die, ' 
zuoba a di 14, el ducba dì Ferara era zonto in Fé- 
rara venuto dal Final con do altre persone, con le scu- 
fle in testa, stravesliti in uno burchiclo ; et fu fato 
grandissima festa de li. 

Li Modena^ di sier Piero Landò orator no- 
stro al Cureense, di 12, Come il Cuneense havia 
dito volersi partir per Roma a di 15; ma tien non 
partirà, perchè va temporizando. El signor Prospero 
CoIona era lontan de li quel zomo mia 15; va a pas- 
sar Po dove passò il viceré, per conzonzersi con lui. 
Item, era venuta nova che Brexa si havia dà a Ma- 
ximian Imperator, e il Curzense fo molto aliegro, et 
subito spazò r orator yspano don Piero Durea, el 
signor Zuane di Gonzaga e V orator milanese, era li, 
rtl viceré per stafeta, a dirli debino ben custodirla e 
tcnirla a nome di la Cesarea Maiestà. Ifem, manda 
una copia di nove de Ingaltera ; qual li ha dato il 
Curzense. La copia sarà notata qui avanti. 

Di Roma, vene ìetere di V orator nostro, di 
12, Come è stato a la Magnana dal Papa, qual li ha 
fato una perfelissima ciera davanti cardinali et ora- 
lori. Et scrive coloquii auti insieme zcrcha questi 
spagnoh. El Papa va a star 4 zorni a Ilostia; et altre 
particularità e coloquii auti col Papa. Le qual teiere 
è sta portate per uno corier va in Ingaltera spazato 
per il cardinal anglese, qual li dà ducati 150 acciò 
vadi presto. 

Di campo, vene letere di provedadori gene- 
rali, date solo Brexa, a di 14^ hore 3 di note, 
0)mc erano zonti in campo tre spagnoli da conto, 
quali erano il conte di Santa Sevcrina, il comanda- 
(lor et don Pietro d*Urca, venuti da parte del viceré: 
ai qual fo fato una optima ciera, et disnono con li 
proveditori, poi li menono a veder la terra et il cam- 
po. £1 scrive coloquii auti insieme, ut in litteris, 

Sumario di nove d' Ingalterra (1). 



131 Sumario de una le ter a di campo soto Brexa, de 
sier Lunardo Emo proveditor execufor, data 
a dì 14 Octubrio, hore 4 di note, drizata a 
sier Zorzi suo fratelo, consier. 

Come spagnoli, la note passata, videlicet la Tan- 
tiirìa, alozomo a Montechiari, e 1 viceré alozò a Ca- 
slioD, et questa note alozerà a Cedi. Sono da fanti 
5000 et 1500 alemani e lanze 400 et altretanti ca- 



(1) Qui è ripetuta la lettera inserita a carte 126 *, e più so- 
pra pubblicata. 



vali lizieri. Per quello dicono, ozi el signor Prospero 
CoIona passerà Po, perché da altri né da exploratori 
se intende nulla. Se doman non serano, a la pid longa 
soto Brexa sarano sabado. Dicono voler alozar a 
Santa Eufemia la mila di lo exercito fina a la porta di 
Tore Longa, e l'altra mità nel borgo di Santo Ioanne. 
Scrive, aver confortato lui el signor govemador e 
proveditori, vogliano al luto prender ditoalozamento 
dil borgo di S. Zuane talché spagnoli 11 non se meta, 
perché tute le vituarìe nostre convegnirà passar de 
li. Scrive, il nostro campo é in uno forte alozamento; 
ma, per esser al scoperto, le zente non li stano, ma- 
xime per non esser pagate, e più lo molesta che cossa 
che sia, che la viluaria é per manchare. Lui non li 
poi proveder; li é sta tolta la libertà e ha convenuto 
con 6 prestarli ducati 100 per uno e legna il campo 
fornito di pane, nm non se li ha possuto dar li da- 
nari; siche tien certo si converà patir di pane. Ha co- 
mandato vastadori tanti quanti bisogna: non sono 
venuti per le conbustion sono al presente; siche li co- 
mandamenti fece lui a le valle, li proveditori fé* non 
fosseno obediti, se non quelli fatti per loro. Scrive 
vede quelle cosse de li in fortuna, perché né raxon 
né bordine ne governa, e tutte sono voluntà e re- 
specli: é bon prender partito. Ozi, é sta li a veder 
portar uno mortaro. Scrive, se in 8 zorni non vien 
de li ducati 20 mìlia, quello exercito se disolverà. 
Poi scrite, é zonto qui il conte di Santa Severina 
con el gran comandador, spagnoli, e hanno acertalo 
il suo alozar, e volersi alozar una parte sul monte 
apresso nui e cussi calando verso Santa Eufemia, e 
r altra parte a Santo Zuane ; ma questa parte di 
Santo Zuane non alozeni fin non vien Prospero Co- 
Iona: cosa che é mal a proposito di le cosse nostre, 
e saria bon dirli più largamente si melino di là di 
l'aqua; e saria bon far intender al viceré non e con- 
veniente si si acosti a la nostra bataria; ma nula di 
questo si fa. Si dubita di vituarìe. Questi spagnoli di- 
cono non ne vera di manloana, di veronese pocha, 
di cremonese assai. Starà 5 over G zorni avanti le 
vengano in campo ditte vituarìe, e hano dito per 
questi zorni se li proveda di pane. É venuto di la 
banda di Salò ci conte Antonio di Lodron coman- 
dando per nome di la Liga vastadori e pan, e a luti 
li jus dicenti debano recognosersi per nome di la 
Liga, e ha mandato a dir li deputati di Brexa fanno 
mal a non andar a visitar el viceré, e niun si pensi 
d' altro che di lo Imperator, perché Brexa al tutto 
dia esser sua. Sono molti altri usano di male parole, 
e mostrano che questi spagnoli habino mala mento 
verso le cosse nostre. 



isr 



235 



MDXJI, OTTOBRE. 



23tJ 



132 Sumario di lettere di sier Vctor Lippomano, 
date a Bergamo, adì 13 Octubrio, hore 17^ 
driaate a sier Hironimo suo fradelo. 

Eri é venuto uno del conte Trusardo da Calepio, 
che parti da Bles a di 25 Septembrio, qual andò per 
il suo reschato. Dice non è modo di averlo. E che il 
Re si dicea slava mal, e niuno intrava in castello 
salvo i suo consieriy e missier Zuan Jacopo Trìulzi dize 
ha il mal di la lova e stava in letto. E dize che le sue 
zente ha abuta una grande rota de englesi e spagnoli, 
e che il Re havca mandato monsignor de Angulem, 
che sarà re di Pranza, con tutta la sua vardia a quelle 
frontiere, e le zente di missier Zuan Jacopo e missier 
Thodaro Triulzi erano verso la Borgogna, e che a 
Lion e a Paris li era comanda assa* persone, da anni 
15 in suso, e tuto quel paexe era in grande timor. 
E che per la via venendo, havia inteso che monsi- 
gnor di la Peliza era sta preso, e per il paese se di- 
zea che '1 Roy se acorderia con la Signoria e li farà 
quel parlido che la vorà. Item, ù zonlo li a Berga- 
mo uno, parli eri da Crema, dize che i hanno fato e 
fanno condur assa' vituarìe dentro, e sono assa' per 
pili di tre anni, e che i fanno condur legnami et las- 
sine in quantità, e mandano fuora tutti li sospeti di 
Crema, e ch'el capitano di le fantarie, che e li, lui va 
in persona tutta la nocle per la terra. Scrive Dio 
volesse che '1 fosse sta in campo solo Brexa,e si vi 
fusse uno capo che fese la mila di quello el fa lui, za 
un mexe si 1* era si aria auto Brexa; la qual mai si 
averà per bataìa si la non se ha per ascdio, et queslo 
è zerto, perchè non bisogna atender a putane e a fra- 
sche e poi tute le sue zente roba il paexe et li ama- 
zano sora roercha*. Item, eri é venuto li uno, vien 
da Milan, el qual dize che 1 castclan lira assai a la 
terra; et essendo lui in caxa dil zeneral di Landriano 
di frati bianchi, el trasse una bombarda dil castello 
in caxa soa, e pocho manchò non amazasse ditto ze- 
neral,siché el castello feva gran danno. E havea messo 
uno laion eh* el chaverà ducati 200 milia, e fazeva 
pagar per forza ; e che Milan era in gran remor; e 
che Tera sU\ retenuti asai de li primi di Milan, i qual 
era di la fazion di missier Zuan Jacopo Triulzi, im- 
ponendoli loro dizeva che i aspetava il Triulzi, ta- 
men li hanno levato tal cossa per cavarli danari di 
le man per esser queUi tulli richi. Item, dize che 
lui alditc domenega uno breve dil Papa pxìblice le- 
zer : che 1 Papa mandava, a monsignor di Lodi, che 
tutti quelli che hanno, over sanno dove siano robe, 
zoje, danari e altro dil cardinal diFerara e dil ducha, 



Ferara, che lutti si vadino a manifestar al dillo ve- 
scovo di Lodi e darle in nota, altramente, passado 
certo termine, i restino exconiunìchati; si che '1 Papa 
troverà, si tien, assa* danari, perchè sì dize i hanno 132* 
mandato a Milan di grande haver. Item, dì Brexa, 
si dize che franzesi se voi render salvo haver el le 
persone ; ma i voleno tute le robe che hanno i bre* 
xani, e di questo li provedilori hanno scrito a la Si- 
gnoria e aspetano risposta. Etiam i voleno esser 
acompagnati, come vien quelli francesi erano in Cre- 
ma. Item^ manda uno capitolo di letere dì uno, scri- 
ve di Savoia, a di 3 Octubrio, a uno citadin di Ber- 
gamo, el qual dice cussi : da novo de qua se dizo 
comò englesi e spagnoli sono tuli insieme con bone 
el belle armale, el cussi francesi sono a Y incontro 
ben in ordine, e spagnoli sono in el reame di Na vara, 
ma fin bora non se ha dato bataia alcuna ; qui non si 
fa stima alcuna de francesi siano i)er ven r in Italia. 
Domino Marcho da Martinengo, è a Turino se pò . . 
scrivere non li mancheranno di niente, ben- 
ché fin qui non lo habi richiesto di niente. 

Bil ditto, di 13, Come eri sera il cardinal a Lo- 
di ave aviso che spagnoli havia roto francesi el preso 
Baiona. 

Da poi disnar, fo Conscio di X, con la zonUi, fino 
hore 3, et fo manda in campo ducati 8800 in rayncs, 
et imprestò ducali 2000 sier Zacaria Cabrici e parie 
sier Francesco Foscari; siche fono fati li gropi el pa- 
gali altri assa' danari che acadeva. 

Fo cxpedilo le letere a Roma, di la diliberalion 
dil Senato di eri, et sumarii di le letere di campo, 
zercha il campo di spagnoli. 

Et vene a hore 5 letere di Euigo, di sier 
Polo Valaresso proveditor, di eri, con forche 
suso ossa'. Etiam zonse, secretissime venuto, An- 
drea Rosso secretano dil provedilor Capello, vien di 
campo, con letere di 15, hore ... di credenza. Et 
subilo zonlo, el Principe mandò per quelli di Co- 
legio, quali veneno a palazo questi : sier Marco da 
Moiin e sier Zorzi Emo consieri, sier Andrea Venier 
procurator, sier Thomà Mozenigo procuralor, sier 
Piero Balbi e sier Antonio Zuslignan dolor savii dil 
Conscio, sier Gasparo Malipiero savio a terra ferma, 
ci steteno in palazo in camera dil Principe fino bo- 
re 6 di note. Et poi Alberto Tealdini sccrelario 
scrisse in campo per do vie, una per le poste e 
r altra per uno corier di sta terra, qual baiando vadi 
in campo. Et venuli zoso il Colegio, molti rizerchava 
sa|)cr di novo, et loro, che havcano auto gran sacra- 
mento, disseuo nulla: era lettere di Ruigo con for- 



237 



UDXIT, OTTOBRE. 



238 



che suso, et si cpedewì fusse de importonlia. Tamen 

era dil zonzcr a di il Ducha in Ferara e 

aver fato festa, ma il popolo noD molta, et che era 
grandissime aque, ruinava bastioDJ et muraie. 
133 À di 17, Domenega per la terra fo divulgato que* 
sto venir dil Golegio questa note a palazo, et Io intesi 
secreiissime come Andrea Rosso predito, era qui 
venuto, è sta scoso, et che monsignor di Obignì, é 
in Brexa, vedendo haver spagnoli eiiam pocho lon- 
tano et patendo charestia grandemente, si havia vo- 
luto render a la Signorìa, con certi pati, et li prove- 
dilori non li havia voluto acetar e tuor Brexa senza 
licentia di la Signoria nostra. Però subito rescrisseno 

la tolesseno. Spagnoli erano a et stava li 

temporizando la venuta dil signor Prospero CoIona 
con le altre zente, qual fin do zorni saria di qua di 
Po, conzonti. Hor quello sarà, scriverò. 

Vene V orator yspano, al qual fo comunichato la 
relation di sier Antonio Zustignan venuto di Pran- 
za, e che '1 Roy voi far il tutto per acordarsi con la 
Signorìa nostra. 

Vene Y orator dil Papa episcopo di Ixernia, al 
qual eiiam fo comunichato questa relatione, justa la 
deliberatione del Senato. 

É da saper, Torator yspano presentò a la Signo- 
ria il salvoconduto di danari, va in campo, li manda 
al viceré eie. 

Noto. Eri fo vara una nave di portada di bote 
500, portionevali sier Lucha Loredan qu. sier Fran- 
cesco, sier Vincenzo Griti qu. sier Beneto et Thomà 
Duodo. Va patron suso Lucha Gobo. 

Da poi disnar^ fo Gran Conscio. Vene domino 
Benedeto Crivello, ora zentilhomo nostro, con uno 
saion negro lista d* oro e una capa negra, bareta a 
la francese di vcludo negro e cadena d* oro ligada 
al collo, per non esser cavalier, et Io acompagnò sier 
Sebastian Faiier e sier Benedeto Zorzi savii ai orde- 
ni, posto a sentar di sora i cavalieri, et la prima ba- 
lota che '1 messe per esser sta per il Conscio di X 
fato zentilhomo nostro, fo in far uno altro zentilho- 
mo nostro come dirò di soto. Et stete fino a la mità 
dil Conscio, poi si paru. 

Fu posto, per sier Marco da Molin, sier France- 
sco Zustignan, sier Hironimo Tiepolo, sier Stefano 
Contarini e sier Zorzi Emo consieri, di crear el reve- 
rendissimo cardinal di Medici, el magnifico Juliano e 
domino Laurentio suo nepote zenthilomeni nostri, 
con le clausole fe^mj^arf^, notata et leta per Ga- 
sparo di la Vedoa secretario, la qual posta sani qui 
avanti. Bave non sincere, 11 di no, 1170 di la parte, 
et fu presa. 



1512, die 17 Octubrio in Majori Consilio. ^33 

Studuit omni tempore Dominìum Nostrum, in- 
ter coetera amoris et benivolentia documenta quibus 
Illustrissimos Dominos et generosas familias prose- 
qui consuevit hoc eiiam addere pra^cipuum apud 
nos ornamentum et affeclionis inditium cerlissimum, 
ut eos nobilitatis nostrse consortio aggrcgnmus et 
veluti membra corporis et Status nostri faciamus. 

Itaque, cum reverendissimus dominus Johannes 
cardinalis de Medicis, nec non magnificus dominus 
Julianus reverendissimae D. sua; frater ac dominus 
Laurentius nepos ex fratre, ea sint familia in excelsa 
Republica Fiorentina orti quse nulli, antiquitate et no- 
bilitate, sit inferior, et summa semper fuit amicitai 
Statui nostro consueta sintque prseterea omnium 
vìrtutum cospicui et insigniti, ideo : 

Vadit pars ; quod reverendissimus dominus car- 
dinalis ac Julianus frater et Laurentius fratris filius; 
cum filiis et haeredibus suis ex legitimo matrimonio 
ab eis natis et nascituris in perpetuum creentur et 
affirmentur in nobiles Venetiarum et patricios de 
nostro Majori Consilio, cum omnibus et singulis pri- 
vilegiis, honoribus, ìmmunitatibus, praeheminentiis, 
dignitatibus ac conditionibus cum quibus reliqui 
nobiles Venetiarum et patricii nostri de hoc nostro 

Majori Consilio existunt. Et si consilium est 

in hoc est revocatum. 

t de parte . • . . 1170 

non 11 

non sincere . . 1 

A di 18, fo San Lucha. Vene il secretario di To- 13i 
rator yspano. Item, il vescovo Dolze, per il qual fo 
mandato acciò scodesse le do dexime impose el 
Papa al clero, et fo ordinalo metersi i danari in ban- 
cho per esser soUcitata la Signoria da V orator dil 
Papa episcopo de Ixernia. 

JDi campo^ di provedadon zenerali, vene le- 
tere questa note a hore 10, data soto Brexa a 
dì 16, hore 21. Come stavano in aspetation di la 
risposta di quanto mandono a dir a la Signoria per 
Andrea Rosso loro secretario, et la Signoria doveria 
dar li ordini chiari ut in litteris, e non meter tanto 
peso su le sue spalle. Item, spagnoli erano a Gedi, 
et quel zorno zonzeriano a Breza, che é mia 5 lun- 
tan di Brexa; e altre particularilà ut in litteris, 

(1) U carU 133 * è bianca, oomo to è U 133 * bis. 



239 



MDXn, OTTOB&E. 



240 



Da poi (lisnar, fo Coicgio di savii ad consu- 
lendum. 

A di i9, la matioa nulla fu di conto. Vene Torà- 
lor yspano, et prima Toralor dil Papa justa il solilo, 
e di campo non fo ietere. 

Di Modena, di sier Piero Landò orator no- 
stro, di 16. Come a di 13, vene li il signor Pro- 
spero CoIona con cavali . . . . , parloe al reverendo 
Curzense, poi partì per andar a passar Po e unirsi 
col viceré. Itetn^ che il Curzense dicea volersi partir 
a dì 1 8, tamen lui non crede, perchè za 4 volte ha 
dato bordine di partirsi, et non si e levato. Item, é 
venuta nova francesi, erano in Peschiera, aversi dato 
a r Imperador, et a di 13 todeschi introno dentro. 

Noto. In questa terra, il morbo procedeva in que- 
sta terra 6 et 8 al zorno, e segui in li frati menori 
certo morbo per uno frate venuto da Liesna con la 
peste, adeo li frati predili fono serali, e cussi il mo- 
nestcro di San Zane Polo. A Liesna è gran peste. 

Li sinici sono ancora a Mestre. Hanno mandato a 
la Signoria ducati 1 00 recuperati de li; fato dar fuora 
ducati 60 a sier Bernardin Zane podestà et capitano 
di Mestre, 40 al canzelier et 24 al cavalier; siche li 
a Mestre hanno auto assà da far, et é stati zorni . . . 

Da poi disnar, fo Pregadi. Et fo leio le Ietere di 
campo di proveditori, Zercha la praticha di Brexa, 
videlicet la relatione di Andrea Rosso secretarlo, 
qual dirò di soto. Et questa sera torna in campo in- 
sieme con Alvise di Piero, altro loro secretano ve- 
nuto li zorni avanti. £ leto la letera di credenza di 
proveditori al dito Andrea Rosso, il Principe fé la re- 
latione, et quello per Colegio sabato di note li fo 
risposto per do cavalari expedili, etc. E fo comanda 
gran credenza. 

Fu fato scurlìnio, per uno orator al Signor tur- 
co, con ducati 150 al mexe, meni con si boche 

computi il secretano, famejo e turziman, e rimase 
sier Antonio Zustignan el dolor, savio dil Consejo, 
venuto prexon di Pranza. Et il scurtinio sarà notato 
qui avanti. 

Fu posto, per li savii, aleuto la richiesta di Tora- 
lor yspano di haver il resto di danari di ducali 20 
milia dia dar la Signoria per il mexe di aprii passato 
al viceré justa li capitoli za fissali, che li sia dato a 

questo conto ducali 5000; siche ara auto ducati 

134* Et eontradise sier Antonio Condolmer, é di la zonta, 
dicendo é bon soprastar e veder quello vorano far 
spagnoli II a Brexa ; et li rispose sier Piero Balbi sa- 
vio dil Conscio, era di setimana. Andò la parte, 52 
di no, il resto de s), e fu presa. 

Fu posto, per li diti savii d'acordo, una letera in 



campo a li proveditori zcncrali, che in caxo non se- 
guisse Io accordo con francesi di darne la terra , et 
spagnoli volesse venir acamparsi e darli la bataglia, 
vedino di dargela unitamente et non sicgua disordi- 
ne tra il nostro campo e spagnoli; ma ben veder di 
haver la terra per nui come voi li capitoli di la Liga 
et il Pontefice. E se li manda uno breve novo dil 
Papa al viceré che 1 voi Brexa sia nostra, come la 
raxon e li capitoli vuol, e altre particularità, etc. ; 
e laudarli il scriver in zifra, acciò non sia intercepte 
le Ietere. E de li danari, li mandemo per pagar le 
zente et li mandaremo etiam. Parlò sier Antonio 
Grimani procui*ator; voleva fusse azonto dovessemo 
mandar a dir a francesi che tratemo acordo col Roy 
però si rendino a nui. Contradise sier Piero Balbi 
savio dil Conscio a tal aricordo, e fo leto li capitoli 
di la Liga. Andò la parte, el fu presa la letera di 
largo, et ave di no. 

Seurtinio di orator al Signor turcho. 

Sier Andrea Loredan, fo cao dil Conscio 

di X, qu. sier Nicolò 71.93 

Sier Marin Morexini, Tavogador di co- 

mun, qu. sier Polo 71. 95 

t Sier Antonio Zustignan, el dolor, savio 

dil Conscio, qu. sier Polo . . .116.52 
Sier Alvise d'Armer, fo cao dil Conscio 

di X, qu. sier Simon G2.10i) 

Sier Piero Pasqualigo dolor et cavalier, 

fo ambasador in Hongarìa . . , 46.125 
SierLunardoMocenigo, el savio dil Con- 
scio, qu. Serenissimo 58.112 

Sier Piero Capello, fo savio dil Conscio, 

qu. sier Zuanne procuralor . . . 63.107 
Sier Antonio Condolmer, fo savio a terra 

ferma, qu. Bernardo 49.125 

Sier Francesco Capelo el cavalier, fo 

provedilor zeneral in la Patria . 57.1 14 
Sier Piero Lindo, fo savio a terra ferma, 

qu. sier Zuanne 63.107 

Sier Votor Morexini, è provedilor sora 

le pompe, qu. sier Jacomo . . . 42.124 

Fu posto, per li Consiori, certa parte, dar a uno 
Alexandro di Corfù di provisiou tanti sali a Corphiì 
che il cavi ducati 12 ut in parte; el qual é stralioto. 
Ave 4 di no. Fu presa. 



241 



SIDXII, OTTOBRE. 



242 



135 Sumario di una letera di campo di Piero Spoh 
veriny data a dì 16 Octubrio, drieata a do- 
mino Lunardo Grasso prothonotario. 

Come, a di 14, da sera, le artelarie che condu- 
ceano verso la porta di Santo Nazar, come scrisse, 
fono levate da quella posta de porla de Torre 
longa e fo condute qui in campo, e stase per bora 
senza altro far. A di 15, venere, nulla fu. Domino 
Zulian di Codignola, che fo fato prexon a Brexa, sem- 
pre é stato ne la rocha, e ozi, zercha a bore 22 in 23> 
é venuto fora et è stato in campo a parlamento 
con li proveditori et govemator. Lo elTecto non 
intende-, si stima francesi V hanno mandato per tra- 
tar qualche acordo. £1 governador ha dito al frate 
ozi stia atento che *1 crede el castelan lo man- 
derà a domandar. Di spagnoli si mormora mal; per 
nui si dubita, per le grandissime stursioni e roba- 
menti si fa in questo paexe per li nostri, non solum 
de vituarie, ma anche di mobeli e bestiame, e pezo, 
occisione a chi si voi difender di esser sachizati. 
Ognuno crida misericordia, e nulla provision si fa, e 'I 
campo é pezo regolato che mai sia stato campo; di 
artelarie non se tira niente. A di 16, nulla si seguite 
né si batè; si tien sì stagi in aspetation di aoordo, per- 
chè per forza non è modo di haver Brexa; ma la fa^ 
me li fari venir a lo acordo. Scrive, ozi ha parlato con 
domino Zulian di Codignola per intender qual cossa. 
Là ha risposo haver sacramento di taciturnità e haver 
a caro V anima sua e non poi dir nulla, unum est 
dice le cosse anderano bene et presto; si sta di bora 
in bora di aver acordo, ma potrà esser V anderà un 
pocho pid di longo fin si acorda le pive. 

135 * A di 20 da matina. Tuta 1? terra fo piena si ha- 
vea auto Brexa d' acordo, e che questa note era 
zonti do cavalari con tal nova; ma poi se intese che 
si haveano resi li francesi erano in Brexa e dato la 
terra a' spagnoli; la qual nova fo cativissima, e tutti 
stava di mala voia, perché si dicea spagnoli averla 
tolta per la Liga, e non haver voluto che nostri in- 
trauo dentro; e fo parlato assai eh' el saria di acetar 
li partidi di Pranza, e acordarsi Papa, Pranza et la 
la Signoria etc. Tamen, nulla fu con verità di tal 
zanze, e fo levate incerto auctore. Ben é vero questa 
note vene letere di campo di proveditori zenerali di 
17, bore 5, di pratiche hanno spagnoli con francesi 
in Brexa; il sumario di le qual nove sarano qui 
avanti scrite, per una lelera copiosa di sier Leo- 
nardo Emo, di 17. Etiam vidi letere dil signor 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tbm. ZF. 



governador di 17 a Piero di Bibiena suo secretano 
qui, di questo instesso tenor dì quelle dil Emo. 

Et poi, questa matina, eonse altre kttere 
di praveditori nostri predicti, date pur soto 
Brexa, a dì 18, Kore 2à, Dil zonzer di danari du- 
cati 5000 e la ricevuta di Andrea Corso, e le pratiche 
erano su e zoso di Brexa con spagnoli, etiam con 
nostri, sicome più diffuse dirò di soto. Unum est 
che spagnoli ancora non hanno auto la terra. 

Di Bergamo, vidi letere di sier Vetor Lipo- 
mano, di 17, Come hano, milanesi aver dato taja 
uno teston per ogni 60, etc. 

Et noto. In questa terra, oltra i cremaschi man- 
dati a star qui per bon rispeto, etiam bergamaschi é 
venuti, tra li qual Bergamo da Bergamo, era nostro 
contestabile, vidi in questa terra. 

Vene in Colegio el conte di Chariati oralor 
yspano, dicendo aver inteso una zanza per la terra 
che spagnoli havea auto Brexa e havea inteso tutti 
di mala voja, zurando il signor viceré andava a bon 
camino, et si vederà che *1 Catholico re voi Brexa 
sia di la Signoria, e con tante parole, che nihil su- 
pra, che non si dubitasse, dicendo : « Patemi taiar la 
testa s' il sarà altramente ^ etc. 11 Principe li rispose 
che non credemo e la raxon non voi ne li capitoli di 
la Uga; poi li fo dito se li daria li ducati 5000. 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta. 

Noto. In questo mexe, al principio, per il Conscio 
di X, fo electo Zuan Perman scrivan a le cazudo ra- 
sonato, et Piero di Paxe debbi succeder et babbi 
ducati 100 a r anno; el qual era ogni di in Colegio. 
Item^ fu fato per Colegio exatorc di mezi fiti ai pro- 
veditori sora i officii Segondo Trivìxan, con salario... 

Sumario di letere di sier Lunardo Emo prove- 136 
ditor, executor in campo, date in campo a 
presso Brexa, a dì 16 Octubrio 1512, Kore 4, 
dristate a sier Zorgi Emo. Eicevute a dì 
18 dito. 

Come, in quella matina, havendo lì proveditori in- 
teso il viceré esser stato eri a Santa Apolonia, e per 
non baverlo visitato, deliberò di mandar lui sier Lu- 
nardo Emo da sua signoria a dirii quanto sarà notato 
di sotto. E cussi subito nìontoe a cavalo, e vene con 
lui per acompagnarlo domino Baldisera nepote del 
governador, domino Costanzo di Pii, domino Julio 
Manfron e domino Marco Antonio da la Motella et 
domino Paulo da Santo Anzolo, et andoe a Gedi, 
dove era dito signor viceré, in el palazo dil conte di 
PitigUano, qual palazo é molto belissimo e ben acco* 

16 



243 



IIDXn, OTTOBRE. 



2i4 



modato. Trovoe soa signoria io uno saloto sen- 
talo a la finestra con quatro soi baroni, e fato)! la 
debita reverentia, con quelle acomodate parole li 
parse al bisogno, disse che lo illustrissimo signor 
goveraator et li roagniGci proveditori haveva mollo 
sentilo molesto non baver inteso la venuta di sua 
signoria, perché lo haveria incontralo, facendoli 
quelle debite acoglicntie se conveniva a la sua si- 
gnoria. Poi li disse Io illustrissimo governalor e ma- 
gnifici proveditori erano contenti lassar do canoni a 
Santo Fioriano rechiesti per il conte di Santa Scveri- 
na, et che li scarpciìni rechiesti etiam per dito conte 
seria etiam in bordine. Poi li disse che in li exercili 
principal cossa era la viluaria, però il governalor e 
proveditori pregava sua signoria, rispeto che questo 
paexe era molto exauslo et eslenuado cussi per li 
eserciti francesi, sguizari et nostri come per allre 
incursion, li piacesse far venir viluaria da Mantoa, 
Verona et Cremona. Li rispose che li canoni era ben 
fato lassarli per fina potesse piantar le soe artelarie, 
e de li scarpelini se ne fesse venir assai ; a le vitua- 
rie disse da Mantoa non ne venirla zozo per esser 
dito paese carissimo; da Verona ne venirla ma po- 
cha per rispeto dil mal governo hanno li aleroani in 
quella terra; da Cremona ne venirla, ma eh' el non 
bisogneria. Disse esso sier Lunardo sua signoria ne 
fazi venir per ogni banda. II viceré rispose fìn cin- 
que di se bavera la terra, e non se ne bavera biso- 
gno. Poi esso sier Lunardo li comunicoe che per 
certo francese, già solito venir in campo per esser 
stalo prexon, era sta oferto a li proveditori nostri 
partito daYrancesi, di sorte che il signor gubernalor 
et loro proveditori non li dava orechie. 11 viceré 
disse: « Qie cossa? che cossa ? » Esso sier Lunardo ri- 
spose: « Ceretta el frangier la fede nostra, cossa che 
mai per la Signoria se faria >. Disse el viceré: « É aslu- 
136 * zia di francesi e vardé dove sono reduli » dicendo : 
€ aspetemo monsignor di Roxa > qual era andalo in la 
terra per acordar el haver dita terra, et quello eh* el 
reportasse cussi se governeria in venir sotto la len*a. 
Disse lui sier Lunardo : e Signor viceré, ancora che 
io sia inexperlo di V arte militar^ conforteria la si- 
gnoria vostra se alozasse a la Garzela, perché stando 
tuli a una banda, et offendendo solum la terra da 
una banda li inimici erano bastanti a defendcrla, ma 
dividendo la terra in doe bataglie, quelli dentro con- 
vegneria far doe difese e non serauo bastanti a re- 
sister a le forze di vostra signoria el a ti nostri >, e 
questo disse per diferir più si poteva la soa venuta 
solo Brexa. Li piaque dite raxon, e dimandò se lì 
erano caxe. Li rispose de si per sua signoria. Li 



roplichò: «Venuto monsignor di Roxaconsigliaremo» 
et che i' haveva 8 pezi grossi di artelarie, 1^ nìezi 
canoni, 8 falconi, che sono mazor che falconeli ci 
menor di sacri, belissima arleiaria, di le qual grosse 
ne sono do da 100, e il resto da 30 fin 60, el l'ha 
veduta. E cussi tolse licentia da soa signoria e ri- 
tornò in campo. 

Questo viceré è di età di zercha anni 34, faza 
palida, grata ciern, persona mollo saturnuia el mollo 
cauto in le soe parole, né mai se dilatò in parole 
alcune; siche si poi trazer pocho judicio de lo in- 
trinsico suo. E partido da Gedi, se incontrò in mon- 
signor di Roxa eh* era ussito di Brexa e Jacomo 
di Megii. Li lochò la man, e li disse li francesi erano 
acordali se *1 viceré promeleva di varentarli le arme 
e cavalli; ma che esso viceré non voleva, perché li 
fanti per nulla voleva asenlìr a tal cossa, e che in Cn 
do zorni se acorderia. Esso sier Lunardo disse: 
€ Missier Jacomo dovessi far bono oficio, perché vi 
promelo la Signoria vi perdonerà a vui et a tulli 
li gambareschi se voreti >. Li disse di farlo e di ve- 
nirlo a trovar in campo. Scrive come, ne V andar 
a Cedi, passò per Caslegnedolo, dove vide lo mar- 
chese de la Paluda e li lochò la man. É persona 
mollo degna et di bona condiclion; e vide una bona 
parie di le fanlarie, molto beUe, zovene e ben dispo- 
ste. Tornalo in campo, tutto referile al signor gu- 
bernalor el proveditori; e come dito marchese, qual 
é parente dil governalor, li mandò a dir che sopra 
la sua testa el viceré era di perfelissima mente verso 
la Signoria, e questo medemo mandò a dir Bernardo 
da Bibiena; pur lui non crede tropo, maxime per 
molle parole vengono usale per diversi imperiali. 
Dito governalor fece intender questa malina a li 
provedilori, finita questa impresa di Brexa, al tulio 
voleva andar a casa sua, el che per questo mai se 
partiva con la mente da questo Illustrissimo Slado; 
ma che per niente non poteva star cussi; e questo é 
per la gara et la reputalion data per la Signoria al 
capitano di le fantarìe, eie. 

Scrive. Questo governalor é prima homo di 137 
gran corazo, di perfeto juditio et consiglio, persona 
disposta ad ogni faticha, amato da lutti li soldati cussi 
a piedi come a cavalo; ha homeni d*arme 300, che 
valeno più che luto il resto di le nostre asente, e 11 
soi cavali lizieri sono li primi dil campo; ha grandis- 
simo seguito di fanti et modo di haveme in ogni 
tempo bou numero, che non seria villani né scham* 
perla come fanno li brixigelli; é persoua molto gra- 
ciosissima e di acomodarsi de lui come se volesse, 
e Tha visto in queste cosse mollo afligerse, e in que- 



•245 



UDXII, OTTOBRE. 



246 



s(e strete li ha dito pid volte : € Oferiti questi mei 
arzenti a li proTeditori e de mi faza come pono; sMo 
tiavesse danari io li daria e di le mie page ancor che 
li mei soldati stentano, fazano come pono et quello 
li piace >. Conclude, a questi tempi fa per nui te* 
nirlo, eie. 

Sumario di una Teiera dil dito sier Lunardo 
JEmo, data ivi in campo, a di 17, hore 4, n- 
cevuta a dì 20 dito. 

Come ozi è venuto in campo missier Francesco 
primo secretano dil signor viceré, e ha dito al signor 
gubernalor e proveditori, che eri sera monsignor di 
Rosa insite di Brexa a hore 1 1 con questa conclu- 
sion: che sMI viceré voleva lassar insir li francesi, 
salve le persone, arme e tuta sua roba, diti francesi 
erano contenti darli la terra, et ch'el signor viceré 
havendo in observantia quello Illustrissimo Stato et 
per lo amor portava a soe signorie, non voleva far 
nulla senza suo consiglio. Li fo risposto per il gover- 
nator, cussi consigliato con li proveditori e lui, con 
dirli soa signoria non doveva tuorli con questi modi 
ma ben tuorli tutti a discretion, perché Brexa non 
ne poteva mancbar, siche noi Thavemo potuta haver 
cussi e non V havcmo voluta luor, e che saria gran- 
de incargo.de soa signoria, hessendo zonta con tanto 
pressidio, far quello che nui non havemo voluto far; 
e che andando tanti francesi salvi di li da' monti, po- 
riano far una massa a gravissimo danno di la Liga; 
e che l'era ben conveniente che questi poveri exer- 
citi se restaurasse alquanto, et poi soa signoria avea 
in Pranza molto degni capitani, come era Petro Na- 
varo et altri, et la Signoria havea el signor Bortolo- 
meo d'Àlviano, domino Andrea Griti, domino Za- 
caria Contarini etc.: pertanto li pareva a lui che soa 
signoria non ne doveva far questo torto el vergo- 
gna a la Signoria, e li proveditori subgionse a tal 
opinion molte raxon afermando tal sententia, tan^n 
remetendosi a soa signoria. Dito secretano disse, do- 
137 * vcndosF atender a molle cosse, era bono expedìrla 
presto tal impresa, perché una morte o qualche altra 
cossa che non si poi veder potria disturbar le cosse 
nostre, e che pur volendo cussi, se dovesse aricordar 
qualche cossa che facilitasse di haver execution la 
opinion nostra. 11 proveditor Capello li disse, quando 
sua signoria volesse venir sotto la terra e andar a 
la Garzata, seria causa non solamente di farli fin e di 
averla per forza, con altre raxon. Conclude esso sier 
Lunardo, la dificulta tien non sia in questa cossa, ma 
spagnoli cb*è savii, dicono cussi per far li soi desegni. 



Ozi se solicita qui in campo el butar di le artellarie, 
et el morter facto é bello. 

Biì dito, a dì 18, hore 6 di note. Come ozi e 
zonlo la risposta di la Signorìa a quanto mandono a 
dir per Andrea Rosso; volesse Dio ch'el fosse sta 
exequito avanti, /tem, ozi é ussito di Brexa 17 ca- 
valli e sono andati nel campo di spagnoli, e questo 
é certissimo et é stati visti da persone fide degne. 

Sumario di teiere di sier Nicolò Michiel pro- 
veditor ai TJrzi nuovi, date a Quinzan, a 
dì 10 Octuhrio, hore 3. Ricevute a dì 20 
ditto. 

Come sempre sta in arme dì e nocte, e fa 20 
mia de riviera in cavalchale ogni dì, sopra Ojo. Fa 
fabrichar bastioni e altri repari, e a Poiìlevico fa far 
uno ponte e uno riparo. Ozi ha fatto passar uno na- 
politano sul cremonese per la via di Pontevigo, el 
qual va per aver vituarie a li campi di la Liga; quelli 
di la ripa di là é stati sta note in arme, e zonto lui 
proveditor questa malina a Ponte Vigo, li vene uno 
zentilhomo milanese li per nome dil conte Alexan- 
dro Sforza capitano zeueral di milanesi, dicendo Té 
bon amico di la Signoria nostra, e quantunque altri 
che potesse e li comandasse etc. lo faria intender 
prima a li proveditori. Dice ozi è zonto spagnoli. Dio 
ce aiuti; con tanta nostra pigritia, si ne vien dano, se 
rhabiamo comprato a danari, né mancha da lì pro- 
vedadori etc. Item, mandono ozi uno trombela a 
far comandamento che li portonari, soldati o altri sia 
chi se voja i lassino passar il cardinal Sedunense s'il 
voi passar e le vituarie venisseno in campo dil Ca- 
tholico re e di la Signoria, sotto pena di la forcha. E 
sguizari sentendo tal crida, 4 di loro passò di qua e 
volse intender la crida, e letali, persuase el trombeta 
a passar di là di Ojo con uno altro homo da bene, e 
fu menalo a Rcbecho dal capitanio di sguizari, e vi- 
sto il mandato, li fé' bona ciera e li disse sguizari esser 
boni amici di la Signoria nostra, e tene il mandato 
per mandarlo al cardinal, e si mandò a ricomandar 
a lui proveditor, e cussi il capitano di Bardolan scrive. 
II capitano é a Rebecho, é di Alto Saxo. Scrive esso 
proveditor dubita solo questo mandato diti sguizari 
non volesseno passar di qua per danizarne. Item, 
andava tre mia lontan a Thora predila a sopraveder 
certe cose, etc. E fa tutte le provision ch'el poi. 



247 



UOXII, OTTOBRU. 



248 



138 Sumario di una ìelera di Piero Spolverina data 
in campo solo Brexa, a di 18 Octuhrio, dri- 
gaia a domino Lunardo Grasso prothono- 
iario. 

Come, a di 1 C, bore 20, scrisse rullima soa. La sera 
brdi, domino Zulian di Codignola se ne ritornò in 
castello di Brexa; si tien trami acordo. A di 17, nulla. 
Tulli li marcheschi stanno di mala voja essendo ve- 
nuto qui monsignor de Rois e con il Tavor di spa- 
gnoli se n*é andato dentro Brexa a parlamento con 
francesi. Non se intende precise, ma publicliamente 
se dice ch'el domandava la terra per nome de Tlm- 
perador, e ritornò, poi parlato, in campo di spagnoli. 
Scrive, quando Tandò a parlar al conte Alexandro 
Sforza, li disse dito conte: <c Fate intender a li magnifici 
provedilori che siamo avìsali che i* Imperador cerca 
con grandissima instanzia di haver Brexa > unde^ ve- 
dendo questi andamenti, tien certissimo sia il vero 
e non poi esser si no malissimo per nui. Dio ce aiuti. 
£1 viceré aloza a Cedi, e il campo suo è li e a quelli 
lochi vicini et menano le man per viluarie e altro. 
A di 18. In questa matina è ritornato in ciìmpo no- 
stro, venuto di la rocha di Brexa, domino Zulian di 
Codignola sopradito. É stato in secreto parlamento 
con li proveditori e il signor governator: quello sia 
non Io sa ; ma per quanto dito Zulian ha dito a Trate 
Ipolito, che le cosse anderano bene e stia di bona 
voglia che anche lui harà dil bene. Dito Trate Ipolito 
è stato quelk) ha roto il giazo dil parlamento; el qual 
questa matina si à oferto al governador, si li acade, 
la [>ersona sua circha a tal parlamenti, che é apare- 
chiato. Soa signoria li ha risposto che non bisogna 
altro, perchè loro mandano questo Zulian per tali 
efletti; siche si sta su queste pratiche. 

139*> A di 21. La matina per tempo, fo letere di 
campo, di proveditori /generali, di 19, hore 2 di 
note, qual erano in ssifra, El fo ditto monsignor 
di la Rosa, slato in campo dil viceré a Cedi, era ite- 
rum tornato in Brexa, e Iratavano questo acordo con 
francesi. Nostri etiam loro havcano le sue pratiche 
(Tenlro; con molte particularitu. Itcm, atendeano de 
li danari zontì a dar le page a li Tanti nianchavano 
pagar, e haveano manda la scorta per li altri. Item^ 
haveano auto certi danari da Bergamo, e ducati 2500 
in raynes portati per li corieri. Item, che era prati- 
cha in la rocha, menata per Zulian di Codignola, fo 

DUcwU 138'òlHanca, 



condutier nostro, qual era prexon in diU rocha poi 
la perdeda di Brexa, et era venuto in campo, e tra- 
tava che quel castelan voi dar la rocha a la Signorìa, 
zoo dar obstasi ctc. con altre clausole ut in litteris. 
Qual lete, fo sagramene tutto il Colegio acciò tal voxc 
non andasse atorno; ma pocho da poi per la terra 
se intese. 

Vene Torator yspano justa il solito, dicendo che 
si Taza tijar la lesta se Brexa sarà lolla per altri che 
per la Liga, tolendola per il viceré, e poi si obscrverà 
la forma di capitoli, zurando di questo assìi sagra- 
menti. 

Da poi disnar, fo audienlia di la Signoria et de 
li savii. 

Di sier Piero Landò, da Modena, fo letere 
di 10 da matina. Come, a quella bora 15 il Cur- 
zense montava a cavalo, e lui orator nostro, per an- 
dar a Bologna, poi a Roma, dove dize starà pochi 
zorni eie. 

A dì 22 da matina per tempo, fo letere di 
campo di 20, hore 4 di note, in zi fra, et il sum- 
mario era questo. Come el castelan li havia fato in- 
tender esser conclusi li capitoli con il viceré, che mon- 
signor di Obignl, che è in Brexa, dava la terra a Ma- 
ximian Imperador, et che spagnoli li prometeva far 
levar il nostro campo in termine di zorni do, o voia 
non voin, e si lirara mia 12 lontan di Brexa ; e che 
si promele a diti francesi darli transito per la Ale- 
magna di andar in Pranza con le arme, cavali e soc 
robe. El qual castelan li ha fato intender che i non 
se lievano, perche non si levando li capitoli sarano 
rolli, e si voi dar più presto a la Signoria; ci il conte 
Guido Rangon è stalo dentro ozi a parlar a dito ca- 
stelan per Iralar questo acordo, con molti coloqui, 
clausole eie. El mandano letere di Viceneo Gui- 
dato secretario nostro, che è con il viceré a Gedi, 
di 20 hore . . . Qual scrive a la Signoria e a loro 
provedilori di lai capitolalione fata per il viceré, e 
voi tuor Brexa e nome di la Liga, e allre cose ut in 139 * 
litteris. Item, essi proveditori scriveno i consulti 
fall col signor gubernator e condulieri, qual gover- 
nador non si voi levar Gno la Signoria non li co- 
mandi. Item, dil venir lì uno secretario dil vescovo 
di Lodi eie. Le qual letere lecle, fo dato sacramento 
a lutti. 

Fo consultalo quid fiendum, e fo gran dispula- 
lion in Colegio, dicendo eramo traditi da^rancesi, o 
fo lermina far ozi Pregadi per scriver in diversi 
luogi, e lardi fo manda per V oralor dil Papa o l'o- 
rator yspano conte di Charìati, qual quella mattina 
justa il solilo non era venuto in Colegio, e dolersi 



249 



IIDXII, OTTODRC 



250 



con lui di tal cessa et eramo sassinati. E! qaal orator 

dlsnava e disse vena a bora di vesporo, aziò il Co- 
legio fusse ben redolo per venir in Pregarli; et cussi 
veria Toralor Isernia dil Papa, qual fa bon oficio. 

Di Bologna, fo letere di sier Piero Landò 
orator nostro, di 18, hore ...di note. Dil zonzer 
quel zorno 11 il reverendissimo Curzense per andar 
a Roma, qual prima si partisse da Modena fece dir 
una messa dil Spirito Santo, etc. E la matina si par- 
tiva per seguir il suo camino. 

JDi Ravena, de sier Marin Zorzi él dotor, 
orator nostro, di 20, fo letere. Come ringrafiava 
la Signoria di la licentia anta et quel zorno montava 
in la barcha per ripatriar, et Hironimo Alberti suo 
secretano scrive rimarrà lui lì juxta i mandati; el 
ducha di Urbino è pur 11 e altri avisi. Item, è Fran- 
cesco Duodo rasonato nostro con li danari per far li 
fanti per il Papa. 

Di sier Andrea Contarini capitano in Po, 
cliam fo letere date in porto di Ravena, adì.. . 
140 Di sier Lunardo Emo proveditor, executor 
in campo, vidi letere di 20, hore 6 di note, 
date in campo soto Brexa, drizate a sier Zorzi 
suo fratello. Come, in questa sera, per uno messo 
dil conte Guido Rangon, si ha auto : come da poi 
molti consegli la terra se hanno resa a Tlmperador 
con pato di farli dar salvoconduto dal Papa, sguizari 
et stado de Milan e da la Signorìa, e ch'el nostro 
campo se debia levar di Brexa e star mia 12 lontani 
di la terra, et el castello li ha dato termine uno mexe; 
ma questa cosa ultima non ha per certa, perche mai 
intendeno el vero. El viceré ha promesso al signor 
governalor che subito gel farà a saper, e flna a bora 

non ha auto nulla Scrive esso sier Lunardo si ha 

messo al frate e il proveditor Capello é sta contento 
ch'el vadi a parlar. El conte Guido Rangon et il go- 
vernator e lui Thanno acompagnato e spera di bene. 
Dice si la cosa di Brexa è vera, judicha sia pessimo 
segno di mal animo di spagnoli contra de nui; però 
é boD consultar dove se habi a redur il campo. Si se 
va ai Urzi o a Ponte Vigo e non si habi bona e 
stretta intelligentia con sguizari e il stato de Milan, si 
sari in uno cogollo si per le viluarie e per i danari, 
e sarasi in grandissimo pericolo Texercito; e questo 
medemo intrando in Crema over in Bergamo; e chi 
havesse intelligentia con li dicti, de gratia ne resti- 
tuerìa Brexa, el non havendola, saria di opinion mu- 
nir ben Crema e avanti compisse la tregua far tor- 
nar questo exercito in vicentina, e tamen non si 
levar de lì dove i sono, si ben il viceré li coman- 
dasse, fin non si babbi aviso di la Signorìa. El go- 



vernador fa ogni possibele di haver la terra, e a ciò 
il viceré non fazi tal conclusion, ha facto che Alonso 
spagnol ha seminato per le fantarìe spagnole al tufo 
non asentino la terra si tov con salvar le robe a'fran- 
cesi, e cussi Zan Bernardin fiirà il simile. Dicto Alon- 
so ha oferto bona parte di la fantarìa che vegnirì di 
qua, volendo maxime 500 schiopetieri, e s' il fosse 
fatto per tempo quello si fa questa note, Idio haria 
dato miglior fortuna a le cosse nostre. È bon prove- 
der e non tenir le cosse in descrition d'altri. Si man- 
da a Crema canoni 3 et cara 15 di balote, e lui vorìa 
fusseno stati 5 canoni, perché ad ogni modo non 
sono in opera. Fra eri et ozi sono sta pagate com- 
pagnie 6 di fanti et 3 di balestrìerì, et li balestrieri 
sono sta mandati per gli altri danari. Ozi ha facto la 
mostra el conte Bernardin, doman farà domino An- 
tonio di Pii, e cussi di zorno in zorno seguirà; ma 
il dover saria, cussi come i fanno le mostre, stesseno 
in campo, perché i non stanno. 

Sumario di una letera di campo di Piero Spol- 140* 
verin, data adì 20 Octubrio hore 20, dri- 
zata a domino Lunardo Grasso prothono- 
tario. 

Come, a di 18 di sera, rìtomò in castello domino 
ZuUan di Codignola a parlar a quel castelan per tra- 
tar acordo. A di 19 marti. Come a hore 15 intrò in 
Brexa quel monsignor di Rois ancompagnato da 
cercha 100 cavali a parlamento con francesi, a fin, 
come é publica voce e fama, di aver Brexa a nome 
de rimperador; siche é da pensar in che termine si 
trovamo. Idio ci aiuti. Li par da tutto il mondo siamo 
sassinati: hormai fino da li contadini di questo paexe, 
perché i comenzano a esser inimici, e hanno raxon 
vedendosi sachizati e morti quando se voleno difen- 
der. Ozi si sachiza una villa, doman Taltra, e lui pre- 
sente, vene quelli di Val Trompia a lamentarsi a li 
proveditori che provedesseno che quelli dil campo 
non li andassero a sachizarli, altramente vi provede- 
riano loro, e cossi feno quelli di Val di Sabia, e comen- 
zano a dir quando sentono spagnoli : < In malora sia, 
che pezo podemo haver di quel havemo? francesi mai 
non ferono tal cosse; come pezo va, forsi seri mejo 
per nui ». In campo nulla si fa, si sta in aspetation du- 
biosa. Item, il conte Antonio da Lodron, fiol che fu 
dil conte Francesco stava in Brexa, é con questi spa» 
gnoli e todeschi di qua oltre e fa assa' mali contra 
de nui in parole diavolose e fati pezor. Achile Boro- 
meo padovan e stato a Monzamban e a Ponti con il 
favor di queli todeschi sono venuti di qui, che erano 



251 



UOXU, OTTOBRE. 



252 



in Verona, e alozati a Bitfizola e Gavardo, ha strapalo 
zoso le insigne marchesche e Tacto far taia a quelli 
homini 200 ducati. À di 20 mercore. Questa note 
é ritornalo qui in campo domino Zub'an di Codi- 
goola a parlar con li proveditori. Eri si levò parte 
di quelli cavali erano alozatj a Cedi, maxime di ca- 
vali lizieri, e sono andati a Bagnol, a che fin non 
Si sa, e vano cusi consumando il paexe, in modo 
si se haverà a star di qui se ne patirà grandemente. 
Si aspeta Andrea Rosso secretano dil proveditor 
Capello, che é venuto a Venecia per aver certa 
risposta di la Signoria. Ozi, da poi disnar, é sii fato 
crida che tutti li soldati dil nostro campo si reducha 
alozar nel campo solo pena di esser svalizati, a fin 
che il campo stia unito per ogni cossa potesse oc- 
corer. Grandissime mormoration é de questi spa- 
gnoli, eiiam todeschi. Scrive spagnoli per tutte le 
ville svalisano quello pono haver, e toleno fin li ca- 
vali di solo a chi trovano. 

1^ i Di sier Vetor Lippomano, vidi leiere date in 
campo, a dì 20, hore 24. Come eri intrò in Brexa 
monsignor di la Rosa, stato in campo dal viceré, con 
molti francesi, e ussi fuora a hore 22 e intrò ozi qua- 
tro todeschi in Brexa. Dicono hanno capitola aver la 
terra per Tlntperador, e parte di francesi la voleno 
dar e altri la voriano dar a la Signoria. Si dice che 
se li promcte farli andar in Pranza per la via di Ale* 
magna, con le sue arme e robe. 11 campo di spagnoli 
sono da 250 in 300 lanze et 5000 fanti. Nostri non 
hanno paura di loro. A dì 18 dovea passar Po el 
signor Prospero CoIona, qual vien con 300 altre lanze 
a conzonzersi con ditto viceré. Ozi a hore 22 é an- 
dato in rocha el conte Guido Rangon, per trattar 
acordo con quel castelan, voi darne la rocha. Li 
proveditori hanno scrito al viceré una letera, di- 
cendo si dice questa praticha si Irata e loro non 
sanno nulla, et che Brexa aspeta a la Signoria per 
il voler dil Papa e di capitoli di la Liga. £1 qual vi- 
ceré li ha risposto che se vorano dar la torà a nome 
di la Liga e la tegnirà fin sarà termina per la Liga 
de chi la dia esser, et che cusà ha scrito al Papa. 
Altri francesi é in Brexa si voriano dar a la Signoria; 
ma darsi 4 obstasi per uno, fin scrivano in Pranza; 
siche si sia su queste pratiche. Scrive, lui ritornerà 
a Bergamo e vede le cose non andar ben. Item^ 
avisa esser zonlo 11 in campo uno secretarlo dil ve- 
scovo di Lodi a dolersi di questo, e lien il ducheto 
non vera nel Sialo suo, et cognose d suo eror, ctc. 
Di Constantinapoli^ di sier Lìmardo Zu- 
stignan bayh nastro, fo teiere questa maiina 



gonte, di 12 SepteniMo ìe ultime. Come il Signor 
turco con V hoste stia potentissima era zonlo li in 
Angoli, e 1 fratello sullan Achmat era con 7000 cavali 
reduto a li confini; poi andar dal Soldan e dal Sofii. 
El Signor manda alcune zente da una altra banda, 
per veder farlo rimaner dove Té; siche questo Si- 
gnor non é dubio regnerà, per esser Achmat timido, 
di pocho cuor e mancho forze. Item, dil zonzer 11 a 
Conslantinopoli a di dito Torator dil Signor turcho fo 
in questa terra, qual si lauda molto di honori faloli 
et presenti, et dovea partir per andai; dal Signor in 
campo, e li soi hanno dito la Signoria non voi fare 
ambasador fino non si veda la fin chi dominerà. A- 
ricorda esso baylo é bon far V orator ad ogni modo; 
e altre parlicularità, et& 

Da poi disnar fo Pregadi, e a vesporo veneno 141* 
Toralor dil Papa e Torator yspano che haveano di- 
snato insieme da esso orator, e reduto il Consejo in 
camera dil Principe, venuti diti oratori, il Principe 
comenzò a dir le nove si havia di campo : che spa- 
gnoli tratava dar Brexa a V Iroperador, cossa conlra 
i capiloh di la Liga, e quello n' é sta promesso, per- 
ché Brexa é nostra, il Papa voi sia nostra eto. L*o- 
rator yspano parloe affermando la Signoria non du- 
bitasse ch*el viceré mai facesse cossa in danno di 
questa Signoria, perché il Catholico re voi la Signo- 
ria habi Brexa, Bergamo el Crema certissimo, e di 
questo promete su la soa testa ; ben é vero desidera 
eazar le reliquie de francesi de Italia, el che la Signo- 
ria si acorda con V Imperador, concludendo, si lui 
orator non é gabato, le cosse procederà cussi. E so- 
pra questo fo molte parole, et scriveria ozi in bona 
forma al viceré; e l'orator dil Papa disse eiiam in 
conformità la mente dil Papa e che la Signoria habi 
il suo Slado eie. El si parliteno con andar a scriver 
tulli do. E la Signoria andò in Pregadi; nel qual tem- 
po si lezeva le leiere. 

Di Roma^ sopragionse lettere di 18. Prima, 
dil zonzer li, a di 10, oratori di Parma venuti a in- 
chinarsi al Papa e zurar fedeltà, con 150 cavali mollo 
honoratamenle. Item, il Curzeose si aspeta; e venuto 
li soi a prepararli alozamento. il Papa desidera la 
Signoria si risolvi zercha l\acordo, perché Tha inleso 
starà pocho a Roma. Di spagnoli il Papa si dol usano 
questi termini. Li ha scrito li brevi in bona forma; 
quello ha ditto é fermo che la Signorìa nostra habi 
il suo Stado. É sta dito de li che Maximian praticava 
di haver Brexa e francesi gè la voleano dar. Item^ 
è venuto nova, per più vie, spagnoli con francesi é 
stati a le man verso Bajona : chi sieno stati vincitori 
non si sa el vero, pur risona spagnoli stanno meglio, 



253 



JiDXir, OTTOBRE. 



351 



Scrive, il Papa ha dato il canooichato di Padoa, va- 
chato per la morte dil reverendo domino . . . Grili, 
a UDO fiol fo di sier Hironimo Donado el dotor, qual 
è li a Roma. 
1 43 Fu posto, per li savii, una letera a li proveditori 
zeiierali in campo, quali rizerchavano Topinion e vo- 
ler di la Signoria, quello havesseno a far in caxo 
Brexa si avesse data a Tlmperador over a' spagnoli, 
perchè il governator nostro dice mai si leverà de li 
senza ordine di la Signoria. Et però li savii d'acordo, 
excepto sier Alvise da Molin e sier Zorzi Corner el 
cavalier procurator savii dil Consejo di zonta, quali, 
per esser anialati non sono entrati, et sier Nicolò 
Bernardo savio a terra ferma che ancora non è in- 
trato per esser indisposto di la persona, messeno 
la letera che si remetevano a loro proveditori e al 
signor governador, che e sul fato, levarsi e andar con 
quello exercito dove li paresse il meglio, tulavia po- 
tendo haver il castello, tuorlo; con altre parole w^tn 
ìitteris. Et su dite letere fo gran disputation, (ideo 
steteno Pregadi fino bore 5 di note. Parlò prima sier 
Velor Morexini, è provedilor sopra le pompe, di- 
cendo r exercito è roto s' il se move, zurando eie. 
Poi parlò sier Piero Pasqualigo dolor e cavalier, é di 
la zonta, voria conzar le cosse del viceré con danari 
per haver Brexa. Li rispose sier Piero Trun savio a 
terra ferma. Poi parlò sfer Antonio Grimani procu- 
rator, voria far venir il campo a la volta di Ferara. 
Li rispose sier Piero Balbi savio dil Consejo. Parlò 
poi sier Antonio Condolmer fo savio a terra ferma, 
e fé* bella renga, dicendo é bon dar li ordeni schieti 
a li proveditori, e scriver i vegni su le rive di TA- 
dexe per segurarsi eie. E li rispose sier Gasparo Ma- 
lipiero savio a terra ferma. Poi parlò sier Luca Trun 
fo Cao di X, altamente, qual voleva Texercito non sì 
movesse dove V era; ma ben non intrar in Brexa si 
ben inlrava spagnoli et havesseno potuto intrar no- 
stri. Parlò ultimo sier Nicolò Michiel dolor, é di Pre- 
gadi. Hor fo conzà la parte, e scrito le opinion no- 
stre saria che in caso spagnoli havesseno tolto Brexa 
o per r Imperador o per loro, eh' el campo per più 
segurtà venisse su le rive de TAdexe: iamen renie- 
lemo il tutto al signor governator e loro provedi- 
tori, ch'é sul fato. Et sier Andrea Venier procurator 

et sier savii dil Consejo messeno indusiar 

a doman, per esser materia di grandissima impor- 
tantia. Hor andò le do opinion : 52 de la indusia, il 
resto di la parte, et questa fu presa et comanda 
grandissima credenza; et veneno zoso a hore 5 
di note. 

In questa sera, gionse qui sier Marin Zorzi el do- | 



tor, vien orator dil ducha de Urbin, si parti da Ra- 
vena. indisposto, et zonto, slete in caxa amalato di 
mal preso per li strachi in Romagna. 

É da saper, sier Marco Gradenigo el dolor, elccto 
orator io suo locho al ducha de Urbin, in Pregadi, 
immediate poi rimasto, fu posto, per li consieri, la 
parte ch*el possi venir in Pregadi non melando ba- 
lola fino el vadi via; et fu preso, et vene quel zorno 
in Pregadi. 

Noto. In questi zorui, fo armalo a Muran e le 142* 
contrade alcune barche, numero 10, e menate a Par- 
mamento per^ndara la Torre nuova, perchè quel Bon- 
amigo è fuora con barche e bregantini per Ferara. 

Di sier Piero Landò orator nostro al Cur^ 
jsense, vene letere date a Pianoro, 8 mia di là 
di Bologna, di 19, Come erano parliti di Bologna; 
vano a Fiorenzuola, poi farà la via di Fiorenza per 
andar a Roma; e altri coloquii e avisi ut patet 

Di Fiorenza, fo letere di 12, in Piero di Bi* 
biena. Come haveano electi do oratori a Roma, zoé 
questi : Jacomo Salviati cugnato del cardinal di Me* 
dici et Malheo Strozi. Et ancora non haveano electi 
oratori a V Imperator, a Spagna el a la Signoria no- 
stra, ben li voleano eiezer. Se ritrova orator a Ro- 
ma, per Fiorenza, domino 

El fo terminalo in Colegio expedir sier France- 
sco Donado el cavalier orator eleclo, el qual era an- 
dato a Bassan per esser sora il Fisco a veder quelle 
cosse di rebelli, et li fo scrito venisse zoso subito. 

È da saper, dil conlrabando trovato di sede di 
Ferigo Grimaldi e compagni, fo conzà la cessa, et 
etiam il Papa scrisse uno brieve per loro, viddieet, 
imprestando ducali 6000 a la Signoria per anni do 
con cauzione di averli al tempo, e li vien restituito 
il tutto; siche ni el podestà di Chioza ni li avogadori 
barano parte alcuna. 



Exemplum. 

Beverendissimo domino cardinaìi De Medids. 

Reverendissima Dominatio vestra, cum veleri- 
bus tum recentioribus erga nos offlciis adeo non 
modo confirmavit amicitiam, quse nobis semper 
intercessit cum illustri familia majorum suorum, 
sed etiam qu» secum auxit, ut omni studio ssepe 
cogilaverimus quonam modo eos, quos uniee dilige- 
bamus et animorum conformitate habebamus co* 
munissimos, sinml nobiscum quasi unum et idem 
faceremus. Id quod dum animo attentius agitamus, 
nostro cum desiderio optime consentire visum est. 



143 



255 



MDXII, OTTOBRE. 



256 



Rem namque nupef ad coniitia dedaclam Tacil- 
lime transegìmus, cunclisque suffragìis Reverendis- 
simam D. vestram, Magnificos dominos Julianum 
fratrcm ejus et Laurentiurn nepotem, simul cum (ilis 
et posterìtate sua legitimis, perpetuo in numcrum 
atque ordinem ascrìvimus nobiliuro Venetiarum, et 
patricios nostros creavimus, sìculi patet amplissimo 
privilegio quod fieri jussimus, planumquc omnibus 
fiet VestRc igitur reverendissimse D. plaeebit muneri 
quod tanto libenlissimorum consensu animorum illi 
ofierimus laeta fronte plaudere, taoquam rei qux 
et id quod extrinsecus deesse videbat opportune 
complevit ut Medicorum familia eadem et veneta et 
Patricia sit, et documentum prxbet summi in eam 
amoris universa Reipublìcse nostrae. 

Die 21 Octobris 1512. 

144*' A di 23 la matina. Vene a bora di terza la galia 
sotil, soracomito sier Nadalin Contarini, stala in Ale- 
xandria, la qual conduse sier Domenego Trivixan el 
cavaller procurator, orator nostro slato al signor 
Soldan, qual è stato fuora mesi . . . zorni . . , el nel 
intrar fecero assa' colpi de artelaria in segno di ale- 
greza, e cussi dita galia e venuta a disarmar. Questo 
sopracomito prestò li danari per armarla, et anderà 
in Pregadi uno anno havendo il titolo, e fato credi- 
tor al Monte Novissimo. 

In questa matina fo dato il possesso del priora di 
Santa Maria di la Triniti a sier Hironimo Ljpomano, 
come comesso di domino Andrea so fiol, justa le 
bolle venute di Roma. Vene il primocierio di San 
Marco a darli il possesso, per esser le bolle drizate a 
lui. £1 quelli alemani fevauo renitenlia, dicendo il suo 
provinziale é andato a Roma, eie. lo fui etiam. 

Di campo^ vene letere di proveditari Bene' 
raii, do man^ date a presso Brexa^ Vuna di hore 
13, l'altra di liore 3 di note. Come erano con- 
clusi e sigilali li capitoli di francesi con spagnoli di 
darli la terra, la qual la toleno a nome de la Liga ; 
che spagnoli haveano manda a dir questo aviso a li 
proveditori nostri e rechiederli tre cosse : primo si 
lievi Texerdlo vicino di Brexa; secondo non trazino 
a la terra et si lievi rartellarie e dagi salvoconduto 
a francesi a levarsi. Et il govemador e proveditori 
hanno risposto di levar V artelarie sarano contenti, 
n» di le altre no> voleno scriver a la Signoria no- 
stra; e altre particulariti ut in litteris. 

Dil Caroldo secretarlo nostro^ fo letere da 
Lodi, dove è il cardinal, di 21, Di coloquii col 

i) U evU 143 * è Mmci. 



* cardinal, qual e sta richiesto dal viceré a far salvo- 
conduto a* francesi, e zercha acordarsi con la Signo- 
ria, ch'el vescovo di Lodi e milanesi voriano; e molle 
particularità ut patet. 

Vene in Colegio Torator dil Papa, etiam l'orator 
yspano, e fo parlato zercha Brexa, e come il Papa 
voi Tabiamo eie. 

Da poi disnar, fo grandissima fortuna di pioza et 
vento. Fo ordinato Consejo di X simplice, per cxpe- 
dir presonieri, et il Colegio si dovesse redur a con- 
sultar di scriver a Roma zercha Tacordo si ha a tra- 
tar con il Curzense per Tlmperador. Item, zercha le 
cosse di Brexa, a far Thabiamo eie. Ma per il tempo 
si redusse 3 savi! soli dil Conscio et 3 di terra fer- 
ma, siche non fono in bordine: el ozi assa' patricii 
andoe a tochar la man a sier Domenego Trivixan 
venuto oralor dil Soldan. 

Copia dil salvoconduto fé' il cardinal Sedunense 1 44 * 
a monsignor di Duralo di poter tornar in 
Franga, auto in letere dil Caroldo, 20 
Octtibrio. 

MathasusDei gratia etc., Sancì» Potentians pnc- 
sbiter cardinalis Sedunensis ac Germanise et Lom- 
bardi» legatus etc. Omnibus prssentes inspecturis, 
prosperos ad vota successus. Cum dominus de Dura- 
ciò unus in Gallico exercilus armorum dux oppor- 
tunas a nobis lilteras salviconductus petierit, quibus 
libera facultas ei et loti eius comitive detur, ut tute 
et sicure ex Cremensi arce cgredi et Galliam cum re- 
bus et bonis suis omnibus petere possint, nos qui 
summopere cupimus ut civitates etarces qusa Galiis 
detinentur quam primum in illorum manus et dìtio- 
nem perveniant quibus jure spedare decretum erit, 
et ne erga eos clementiam el humanìtateni exuisse 
videamur, quod in incepto, quod sibi tandem perni- 
ciem afferei perseverare volunt, non denegandam 
illorum petitionero duximus, et propterea praesen- 
tium tenore prenominato domino de Duracio ac 
loti ejus comitive lam equestri quam pedestri libe- 
rum ac validum salvumconductum damus, impar- 
timur et concedimus, que in verbo veri presidis et 
principis illis nosobservaluros poUicemur, et permit- 
timus ut libere et tute ex Cremensi arce exire et per 
Ducatum Mediolanensium transire et Galliam prò- 
ficisci cum eorum equis, armis et bonis possint et 
valeant, mandantes omnibus civitatum gubernatori- 
bus, officialibus, armorum ductoribus, stipendiariis, 
mililibus lam equestribus quam pedestribus ac ce- 
teris quibuscumque subditis hqus ducalis dominii. 



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258 



ci caeteros in Domino hoiiamor, ut has nostras salvi- 
conductus lideras servent inviolabilitcr, et servar! 
omnino faciant, permittantque praefatum dominum 
de Duracio ac ejus comitivain cum bonis, armis et 
rcbas suìs Galliam pergere ac transire per quascum- 
que civìtates, oppida, terras et loca isUus dominii, 
omni impedimento et molestia penitus sublatis; et 
hoc sub nostra et serenissimae Ligas, cujus gubema- 
tor sumus, indignationis poena. In quorum fidem prae- 
sentes fieri jussimus, propriaque manu subscripsi- 
mus, ac nostri sigilli auctoritate muniri voluimus. 
Datffi in Civitate Laudse, die 20 Octobris 1512. 

145 A di 24, domenega. Vene in Golegio sier Dome- 
nego Trivixan cavalier procurator, venuto orator 
dal Soldan, vestilo di scartato e becho di scartato, 
acompagnato da molti patricii et lo tra li altri; et re- 
duto in Colegio, fo aldito con li Gai di X, et remesso 
il resto di ¥ audientia aldirla in Pregadi. Presentò 
una letera del signor Soldan, in moresco scrita, la 
copia di la qual scriverò di soto. 

Vene V orator yspano, slete assa' dentro, e pur 
con li Cai di X. 

Di campOy vene lettere di proveditori gene- 
rali date soto Breza, a dì 22, hore 5 di note, et 
vidi una letera di sier Vetor Lipomano, pur di 
22, hore 17, Come, poi disnar, si partiva di campo, 
per andar a Bergamo. La terra è tolta per spagnoli 
a nome di la Liga. Li proveditori hanno mandato An- 
drea Rosso secretano dil proveditor Capello a Cedi 
dal viceré col brieve dil Papa, eh' el voy far consi- 
gnar Brexa a la Signoria. Il qual viceré li ha rispo- 
sto che '1 manderà il conte di Santa Severina a par- 
lar a li proveditori et governator. Iteni, per teiere 
di proveditori poi se intese, esser venuto e stati in 
consulto 4 hore a lo alozamento dil proveditor Ca- 
pello, e coloquii auti insieme ut in litteris. 11 ca- 
stello ha tollo termine zorni 12 a darsi. Item, par 
le cosse anderà ben e si bavera Brexa. Il viceré voi 
danari, dimanda ducati 100 milia, ma si conzeri, e 
voi si vadi li exerciti unili a tuor il castello di Milan 
di nìan di francesi; e altri coloquii, stati soli il gover- 
nador, proveditorì et lui conte con do secretarti e non 
altrt. Iteni, achadete, aspetando ussisse il consulto, 
che il conte Guido Rangon con Bataion Tue a le man, 
et pocho manchò non se amazasseno, come dirò di 
soto. Fo etiam letere di campo drìzate a li Cai di X. 

È da saper, ozi alcuni di Colegio voleva Pregadi, 
pur a la fin d* acordo To consullà far Gran Conscio, 
et doman Pregadi aduneha. 

Da poi disnar fo Gran Conscio ; et fu posto una 

/ Diarii di M. Sanuto, — Tom. XV. 



gratia di poter vender un stabele conditionato per 
sier Marco Zustignan qu. sier Orsato in San Moisé, 
che e in più parte, e dil Irato meterlo in altro stabile, 
qual etiam sia conditionato; e balota do volte la pe- 
zoroe et non fu presa; voi i cinque sexti. 

Se intese, per letere di Damasco di merchadanti, 
la morte di sier Ambruoxo da Molin di sier Al- 
vise, zovene di anni . . era merchadante de li; etiam 
in Cypro é morto sier Antonio Badoer qu. sier Ma- 
rin, era castelan a Zerìnes. 

Di Chiosa, fo letere. Zercha quelli do burchi 
con formenti per conto di spagnoli, quali T orator 
di qua mandava al viceré per il campo, et passati 
li burchi con stera 2000 in canal di le Bebé, che 
andavano a Verona, veneno feraresi alcune barche 
capitan quel Bonamigo, e cai^ò le loro barche di 
formenti stera 700, il resto afondò li burchi, acciò 
non andaseno di longo. 

Di sier Lunardo Emo proveditor execuior, 145 
vidi letere, date in campo apresso Brexa, a dì 
22, hore 4 di note, drizate a sier Zorgi Emo 
suo fratello. Come, in questa matina per tempo an- 
doe dal proveditor Moro a pregarlo dovesse far ve- 
nir le zente di Crema in campo ; e acciò venisseno 
presto, lo pregoe mandasse ducati 100 a Zuan Ba- 
ptìsta da Fano et 100 a Zuan Paulo da Sant' Anzo- 
lo: e cussi subito fono expediti. E andato esso con 
il proveditor Moro da il governador per aspetar la 
risposta di Gedi dil Guidolo, in quello instante la 
zonse, qual fu il viceré haver risposto: baver licentia 
dal Papa di tuor Brexa per la Liga, et era contento 
che per nui fosse mosso nulla, e manderìa il conte 
di Santa Severina subito qui. Eri seguite. Uno prove- 
ditor disse a un modo, V altro a T altro, però fo per 
suo aricordo reduti tutti do, il governator e il pro- 
veditor Moro a caxa dil proveditor Capello per con- 
sultar quello era di far, e che a questo bisogno tutti 
usase il beneficio di la Signoria, poi a Venecia si sbo- 
rasse le colore e odii particular. É andato lui prò* 
veditor Emo prima a dimandar si Tera contento, et 
cussi andono; et per una bora steteno insieme soli 
in camera dil dito proveditor Capello, el qual pro- 
veditor era in lecto, diceva baver una panochia. 
Zonto dito conte di Santa Severina, andoroo insieme 
con il proveditor Moro da dito proveditor Capelo e 
mandono per il governator, qual subito venuto, disse 
come li brexani siano stati da esso governador a 
protestarti che lor, havendo patito in Thonor e in la 
facultà e in la vita per amor di la Illustrissima Si- 
gnoria, non li pareva conveniente che nui soportas- 
semo fusseno portate via le sue robe, e più tolto la 

17 



259 



UDxrr, omoanK. 



2C0 



terra m nome de altro signor, e si se soporUta tal 
cossa, li dechiariva mai la Signoria era più per haver 
Brexa, per aver mostrato pocho haver a grato tania 
servitù di brexani; la qual fiction narata per esso go- 
vemator, fu di tanto eflchatia che fece star dito conte 
molto sospeso: poi si redaseno in camera el gover- 
nador, el conte predilo e li proveditori, e steteno per 
spazio di do hore in grandissimo contrasto et 
consulto. 

In r altra camera, erano monsignor T abate Mo< 
cenigo, sier Vetor Lipomano, sier Alvixe Bembo 
executor, el cobterai zeneral et lui Leonardo Emo 
e il conte Guido Rangon, et digando molte parole, el 
colateral e dito eonte Guido se diseno vilanie, et 
messe man tutti doi a le spade, e lui sier Lunardo, 
per meter di mezo, li fo dato de una spada su la te- 
sta, et soprazonto in quella el govcmator, melando 
de mezo, li fo taiato un pocho de uno dito. Insidi 
tutti, acompagnono dito conte di Santa Severina el 
li6 governador el lui sier Lunardo Emo per ìnflna al 
torion di la Pusterla, dove sì dovea Tar la bataria, et 
in camino dito conte li disse: e Chi parla al viceré che 
venitiani non debano aver Brcxa, sono proprio come 
uno heretico a parlar conlra la fede, perchè lui voi 
al luto Brexa sia de' venitiani, né è cervello in pace 
al mondo che potesse comprender altramente >. Li ri- 
spose : e Tcgno per certo, no la excellentia del viceré 
ma homo al mondo poi imaginarsì altramente cheBre- 
xa non sia nostra, però la excelentia sua non doverla 
tenime tanto ambigui in cossi honesta et rasonevoi 
cossa, e pezo, lassar portar tanto oro in Pranza, che 
con ogni raxon, senza contrasto alcuno, era de questi 
exerciti ». El governador non aperse la bocha, e questo 
medemo dito conte ha diclo a molti altri. Scrive, il 
provcditor Capello é stato causa non habiamo Brexn 
e questi vadano rìchi in Pranza. 

I^ conclusion dìl parlar di ozi, è stata per molte 
razon dite per il proveditor Moro et una per il go- 
vernador, dicendo el signor viceré fa conto di ve- 
nitiani in questa Liga, et che lo servise di le 800 
nostre lanze et 8000 fanti nostri pagati, e di questi 
1500 cavali lizieri. Dito conte mostrò el viceré far 
gnmdissima extimation di la colliganza di la Illu- 
strissima Signoria e di voler operar questo exer- 
cito, e alora el governador disse con colora : « Come 
diavolo voleva far queste cosse e non ne dar Brexa? 
sapiati che nui mai semo per partirse de qui, né mo- 
ver cossa alcuna se prima non iutramo in Brexa > 
salvo che se per sua signorìa non li fusse coman- 
dato la resolulion in questo che al tutto francesi 
dovesse portar arme e cavalli, e che la terra ne 



fiisse eonsìgnata; et volendo dicto viceré meter, 
un signal in la terra per nome di la Liga, erano con- 
tenti E con questo se ne andò, e disse doman man* 
deria la risposta, e che franzesi non poteva far altra- 
mente per averli eri promesso cossi. Il governador 
disse palesemente: e Se beri facevamo a questo modo, 
havevamo Brexa, e franzesi a sacomano. Idio perdoni 
a missier Polo che ne fu causa ». Siche doman si 
aspela la resolution. E tornati da compagnar dito 
eonte, trovono la piaza era stala messa a sacho da 
missier Hannibal bolognese, e zonti, el governator fc* 
prender do de li ladri e ordinò fosseno impichati. 
Porno lassati fugire, li altri scamporno in la compa- 
gnia de' brisigelli e non fo lassali piar. El governator 
comandò a Zuan di Naido facesse prender tal tristi 
e restituir la roba che era in la sua compagnia. Dito 
Zuane se lo fece dir tre volte, poi torse la testa, e 
andossene via senza far nìuna provision, con mo- 
strar far pocho conto dìl governator, e di le cosse di 146 * 
la Signoria. Si duo! el proveditor Capello fa pocha 
extimatione de lutti, però non voi più star in campo 
solo di questi, etc. 

A di 25 la malina. Vene in Colegio Torator yspa- 
no, juxta il solito, qual ha scrito e scrive continua- 
mente al viceré zercha Brexa, che apartien a la Si- 
gnoria, e il Papa e il re Calholico voi l' habiamo, el 
siete con li Cai di X in streli coloquii in Colegio. 

Di campo, vene letere tardi, di 23, hore 6 
di note, dnte pur a presso Brexa. Dimandano 
danari, eie. E aver mandato Andrea Rosso dal vice- 
rè, e la note sì dice francesi dovevano ussir di Bre- 
xa, con scorta di spagnoli e andar a Verona, dove 
se li prepaRiva alozamenli per mandarli in Pranza 
per la via de Alemagna; ma tutto el paexe dìl brexan 
é in arme conlra francesi, etiam li fanti spagnoli 
non voleno i parli cussi richi. Et vidi letere dìl conte 
Bernardino, diti francesi haver messo a sacho il mo- 
nastero in Brexa di San Prancesco, porlono via 4 
calexi et aparameuti, aperto le arche e trovato aver 
di brexani per portarlo in Pranza. Item, ozi il co* 
mandador spagnol é intralo a bore 22 in Brexa, 
ntandato per il viceré a luor il possesso a nome di 
la Liga, con altre particularilà, come dirò di solo. 

Di sier Lunardo Emo proveditor executor, 
vidi letere^ date in campo, a dì 23, hore 6 di 
note. Come il governator ha parlato longamente 
con lui, e voi al tutto partirse per esserii sta facto 
molti torti per la Signoria e anche dal Papa, el clic 
era per esser sempre bon ser\itor di' la Signoria, e 
che ogni volta si havesse il Papa per inimico, o que- 
sto altro, oferisse dar grandissimo favor, che saria 



261 



MOXU, OTTUIia£. 



262 



più ulBe che star de qui; poi nou voi esser gu- 
beruator per non poter comandar a tutti, e con lo 
stipendio ha non poi servir bonorevolmente questo 
Stado, maxime havendo il capitano di le faotarie 
pia condition de lui. Scrive non fa per la Signoria 
privarse di costui in queste ooeorentie, e partendosi 
seria gran disturbo a le cosse nostre; dice averli 
dito che '1 soporta troppo d^ li soldati e non fa iusti* 
da, risponde: < Non so come mi staga >, etc. Scrive 
r ha parlidi di Pranza et da altri rasonevoli, tamen 
è placabile, e si promete poter operar con lui, 
però si expedisca presto, aedo non vadi via come 
fe' il Vitello, e si resterìa con puli senza governo 
e senza amor. El conte Guido ha mandato a desG- 
dar il colateral, cossa molto vergognosa a le cose 
nostre; e s'il proveditor Capello non desse ardi- 
mento, dito conte Guido non faria tal oossa, e non 
tenerla li soi cavafi grossi e lizieri a le ville come 
il fa. Ozi sono venuti a far la mostra li in campo, 
et subito é tornati fuora al suo alozamento. 
147 Scrive, ozi è stati in aspetation di la risposta do- 
vea far il viceré: non è venuto nulla, e per lo effecto 
si ha cognosuto la risposta, ben che '1 conte di Santa 
Severina dicesse che, havendo nui contentato, non si 
|)oteva far altramente di lassar andar francesi con 
tute le sue robe, per haver soto scrilo cussi il viceré, 
e che dil consignar di la terra ne parlerà. Eri sera el 
prior di San Piero inlrò in Brexa con 500 cavalli, et 
questa note et ozi hanno mandato via una inBoità di 
robe in campo di spagnoli. Et questa matina per 
tempo sono venuti molti francesi nel campo nostro 
a comprar vituarie et ne hanno auto assai. Inteso, el 
governador ha foto far una crida che quanti ne ve- 
gnirano siano svalisati et morti, talché ozi ne sono 
stati morti tre di lor francesi ; et il castello che ha 
termine 22 zomi a rendersi ha tirato qualche botta 
verso de nui et ha morto doi de li nostri. 

Scrive, é stati da lui li deputati di Brexa et in- 
sieme sono stati dal govemator et proveditori, do- 
lendosi esser una grande crudeltà che si comporta 
che siano asportate le loro robe via, essendo loro 
boni servitori di San Marco; e reduti in caxa del pro- 
veditor Capello, qual ha una panochia, deliberono 
mandar al viceré Andrea Rosso, dinotandoli che nui 
non volemo comportar che fosseno portate via que- 
ste robe de questi poveri brexani, e se 1 intraveniva 
(pialche inconveniente se éxcusavamo, et che non 
eramo per assentir a niuna cossa se prima non ha- 
vevamo aviso da Venecìa. Doman si aspeta la ri- 
sposta, per saper come si havemo da governar. E 
cussi etiam se gli richiede se ha ordinato che tute 



le gente d^arme vengano in campo, e lutti li cavalli 
lizieri siano doman per tempo su la Mella. Heri, di 
ordine dil govemator, scrive, aver scrìto lui sier 
Lunardo Emo in Val Trompia et Val di Sabia, Pran- 
za curta e Pedimonte, dovesseno venir in campo 
pili bomeni armati che potevano; non sa quello i 
forano per queste conbustion. Doman li franzesi, 
secondo é dicto, dieno ussir di firexa; quello se- 
guirà non lo intende, dubita se ussirano non in- 
travegna qualche inconveniente, perché li nostri 
sera tutti fermali in ordinanza. 

Sumarto di una letera di Piero Spolverin, data 1 47 * 
in campo, a dì 23 Oetubrio, hore 22, drinata 
a damino Leonardo Grasso profhonotario 
apostolico. 

Come, a di 20, poi bore 20, se levò una voce per 
luto il campo, che la terra se rendeva a V Imperalor 
con spale di spagnoli. À di 21, publichamente fo dito 
che li franzesi hanno patuito con monsignor di Rois 
et spagnoli di darli la terra. E ozi, a hore zercha 16, 
e venuto messi II in campo da parte dil viceré a li 
proveditori a pregarli vogliano esser contenti che 
tolino la terra per nome di la Liga. E par li prove- 
ditori li hanno risposto, non li par bonesto, né il do- 
ver, el vuol che loro non se impazano in la terra di la 
Signoria, la qual era asediata io modo che non puoi 
più tenirse, e che per li capitoli de la Liga dia esser 
nostra. li diti messi ritomorono dal viceré. Prate 
Ypolito, a hore 23 in 24, ipso videnfe, e andato 
in castello da la via dil socorso, e ha portato tordi 
e carpioni con lui per star questa note con el ca- 
stelan; doman dia ritornar. Dio voglia porti qualche 
bona resolution. Missìer Zulian di Codignola é qui 
in campo, né é piiì ritornato in castello, e per lui non 
se trata pid niente; ma in questa note II é andato uno 
altro. El conte Guido ozi é ritornato fora luto il 
zorno. Li nostri stanno a parlar con li francesi da le 
mure. Li francesi hanno sachizato la casa di missier 
Bortolomco Stella e bali tolto robe per ducati 1 500, 
vel circa in la terra, perché lui é nel nostro campo 
con suo cugnalo missier Valerio Payton. A di 22, 
su r bora dil disnar, vene il nontio del signor viceré, 
li fo mandato contra, à disnato col proveditor Moro, 
e poi andono a caxa dil proveditor Capello, qual non 
si sentia tropo bene, e reduti il govemator e prove- 
ditori e il nontio, ch'é conte di &mhi Severina di età 
di anni zercha 65 in 70, e li secretarii in una camera, 
stetero in pariamento zercha ben hore 4 in 5, e us- 
siti fuora se montò a cavalo e ritornò indriedo acom- 



203 



UDXÌU OTTOBBE. 



»i 



264 



pagnato un pczo fuor dil campo dal proveditor Moro 
e altro. É tornati lì fanti dil conte Guido per far la 
mostra, reduli per aver danari, et non potendo farla 
uè pagarli per non vi esser tempo, diti fanti scora- 
zali andono a la piaza e sachi£0la quasi tutta. 11 pro- 
veditor Moro a cavalo corse là e oviò il resto, e 
cussi poi il signor governador. cln non li provedeva 
seguiva mazor scandolo. £1 frate che andò in castello, 
ancor non è ritornato fora, resta aoctie questa note 
dentro; molti vanno dentro e fora, e cussi loro fran- 
cesi. Ozi il conte Guido e colateral, essendo in un 
altra camera quando erano rcduti, dove era V abate 
Mocenigo, sier Lunardo Emo, sier Filipo Baxadona 
pagador e molti altri capi di fora di uno portegeto, 
ferno parole insieme, adeo veneno a le arme e fono 
spartiti. Ozi etiam è stato pigliato quel Piero Mato 
a Reziì, e quasi de subito fu apichalo. Le cose stanno 
ambigue. Si va molti in drio e inanti in la terra. 

148 Da poi disnar, fo Pregadì. Et leto le lelere, tra le 
altre una dil vescovo di Lodi qual voi far intclli- 
gcntia con nui, con questo remagna Cremona e Gè- 
radada al stado de Milan, et voi una letera piombata 
di questo, et voi esser con nui, con li sguizari a taiar 
spagnoli a pezi, edam far vui babié Verona e Pe- 
schiera, che e in le man di Tlmperador, et esser amisi 
di amisi e nemisi di inimisi etc. 

Fu posto, per ì consieri, una taia di uno homici- 
dio seguido a Ruigo, di uno citadin, come scrive sier 
Polo Valarcsso, et fu presa. 

Fu posto, per li ditti, salvoconduto per uno anno 
a sier Zuan di Garzoni qu. sier Marin procurator, 
agravuto di debiti e stava in caxa. Preso. 

Fu posto, per li sa vii, dar a uno homo d' arme 
nominato Martin da Salerno, qual fo quello ha me- 
nato il tratato di haver Crema con il capitano di le 
fantarie e domino Benedetto Crivello, videlicet 
V habi ducali 100 a T anno di prò vision a la camera 
di Padoa, et deprcesenti li siano donadi in contadi 
ducati , . . ,ut inparte^ et fu presa. 

Fu posto, per li diti, che frate 

qual ha servito in campo con 300 fanti, e fato molte 
opcration, primo per aver amazato 1 5 francesi di sua 
mano, che sia scrito al Pupa, voi absolverlo e possi 
ìtcrum dir messa, e li dagi la e.xpelativa dil vescoado 
di Nona, e fino Thabi, li sia dato di provision a Tanno 

ducati dì beni de rcbelli da , e li sia 

donato ducati .... deprcesenti. Fu presa. 

Fu posto, per li savii, una letera in corte a sier 
Francesco Foscari el cavalier, e sier Piero Lindo 
oratori nostri in materia di V acordo con V Impera- 



dor secretisaitne comandata; et zercha Brexa, avi- 
sar il Papa di quello fa spagnoli, et voglit Soa San* 
tità proveder si habi Brexa el mandarli altri bric* 
vi etc. Fo disputation« Parlò Ira i altri di Colegio sier 
Lunardo Mozenigo savio dil Conscio; li rispose sier 
Piero Trun savio a terra ferma. 

El avanti fosse messo parte alcuna, sier Dome* 
nego Trivixan el cavalier procurator, venuto oraior 
dil Soldan, andò in renga, et fé* la sua relalione qual 
durò do bore, et referi tutto quello ho scrìpto di so* 
pra, e di la condition dil Soldan, el fo leto una le- 
tera portata per lui dil Soldan e la Signoria transla- 
tata di rabesco in latin, la copia di la qual sarà seri* 
pia qui avanti. Disse dil suo viazo e laudò sier Nada- 
lin Contarìni sopra comito, et Andrea di Franceschi 
suo secretano, e altre partìcularità che longo saria a 
scrìver. El venuto zoso, il Principe il laudò molto eie., 
poi fo intrato in le cosse di la terra, che ho nominato 
di sopra. 

Copia di la letera dil signor Soldan a la Si- 149*> 
gnoria nostra^ scrita per ci ritorno dal 
Cayro di domino Domenico Trivixan cava- 
Iter procurator di San Marco orator veneto^ 
e leta in Pregadi adì. , Octubrio 1512. 

El titolo del signor Soldan scrito in lelere d'oro. 

In nome de Dio misericordioso et miscratore, 

■ 

Del servo de Dio et schiavo suo el Soldan ma- 
gnifico et Re omnipotente Laseraph el Domino glo- 
rificato, dodo el juslo, combatente, victorioso, favo- 
rizalo, el re dei re, spada del mondo et de la fede, 
Soldan dei mori e dei moresmo, ressussitator de ju- 
slitid del mondo, re de li regi de arabi et azemini 
et de turchi, Alexandro in questo tempo, donator 
de le gratie, congregator di le parole di la fede, re 
de quelli che sentano sopra la fede et che portano 
le corone, donator de U climati el terre, consumator 
de li calivi et iufideli et ìnjusli, justiliator de li 
adversari, propulsator de novi tyrani et de infideli, 
servidor de dui templi nobcli, guidador de la via de 
dui altari, umbra de Dio '\\\ terra, exceutor de le lezc 
et comandamenti, soldan de la terra, nssecurador 
de r universo, più nobile re de questi tempi, largì* 
tor de justitia el de gratie, signor de lutti i re et 
soldani, compagno del signor de coloro che ben 
credono, Campson el Gauri^ Dio fazi el suo n;gno 

l)Ucart«ll8*òbUjica. 



365 



IIDXU. OTTOBRE 



^66 



eterno et el suo soldaneto et daga Victoria al suo 
exerciio et fauctori soi, et fazi il suo grado alto de 
sopra il segQO de Gemini, et soprabondi sopra le 
creature de sua justitia, la sua bontà et la sua gratia. 

Dentro la letera. 

A la preseotìa del Doxe honorato potente et ga- 
gliardo, glorificato, landato, grave et valente, gloria 
de la leze cristiana, adornamento de la generation 
che crede in la erose, doxe de Venexìa et doxe de 
li exempli de la fede del batesmo, amico dei Re et 
Soldani. Ei Signor regula i sui governi, etc. Man- 
damo queste scripture a la presentia del Doxe per 
significhar ci nostro bon voler et bona fede in lui, 
dimostrando che siamo apti de rccever, che la sua 
scriptura mandata a le nostre porte nobele, per 
mano del suo ambasator grave et honorato Do- 
menego Trivixan contiene, corno à mandato el suo 
ambasator sopraditto per esser davanti al conspeto 
nostro, et de l'operar quele cose che ne farà bon 
cuor, et tutto quello havemo exaudilo a parie a 
parte. Et non e occulto a la presentia del Doxe 
del mancamento periculoso accaduto, et se non 
fosse queUo che havemo tra nui de la bona unione 
el bono acordo, el nostro conspeeto nobile non 
averia mai perdonato, et adesso semo contenti et 
havemo lassa il passato. Et molte volte l' ambasador 
sopradito é sta nauti al nostro cospeto, et ne à su- 
plica et domanda che lassamo la natione venitiana 
vender et comprar, et tor et dar, et far tutte le sue 
condizion et fazende et mercanzie segondo le sue 
usanze, et che lori fazi justicia et gratia verso loro, 
et ne ha facta bona ambasata. Simile a costui me- 
rita esser mandato ambasadore, perché ha pru- 
dentia, pien d' inleliecto, et praticba, et boni co- 
stumi, et bone res|)oste al nostro conspeeto nobile. 
Havemo esaudito quello eh* el domandava, et ha- 
vemo comandalo scriver capitoli per franchi veni- 
tiani, et comandamenti nobili per tutto el nostro 
regno, et che siano solo segurtà et felizità, et so- 
prabondi la nostra juslitia in loro, et sia operato 
bene in loro et che li sia facta bona compagnia. 
Et el me ha domandalo che lassamo venir i pele- 
grini al Zaffo per visitatione de Jerusalem nobile, 
et havemo exaudilo quello; et havemo vestito lui et 
suo fiol et quelli suoi più reputali de le sue brigate 
de belle veste, nanti el nostro cospecto magniOco, 
el havemo operato ben verso loro, et havemo co- 
mandato che torni el sopradito et le sue brigate 
a la presentia del Doxe, debia recever le nostre 



bone opere con bon azeto, et oognoscer quello 
che havemo perdonato per compiazerli, et per la 
bona amizitia che havemo et sincerità et bone ope- 
ralione nostre. Per questo fazi la crida per Venexia 
et tutti li soi lochi et avisarli de questo che vengano 
a le marine et spiaze et boche a vender et comprar 
et tuor et dar solo salvoconduto et spezificato, et 
sarà operato justicia et gratie verso loro, et tutte le 
cosse serano facte secondo usanze, et che vengano 
galie de tutti i viazi et barche et nave per tute le 
nostre marine et spiaze, che haverano ogni gratia. 
Data ne li anni 918 di Maehometo. 

Non é occulto a la presentia del Doxe quel die 150 
doverno haver da l'isola de Gypro de tributo per la 
nostra dacbieria nobile,et mollo tempo mandono zam* 
beloti et metleno pretio per più, et nui ne havemo 
mandato a T imbassador sopradicto cinque pezze et 
ha saputo el pretio de quello ne resta quantità gran- 
da, et se ha ubligato diclo ambassador de monstrar 
el zambelloto dillo a la tua presentia, et mandar 
domandar quelli de Gypro che hano habuto el cargo 
de satisfarne. Se loro ne satisferà non sera altro, se 
no, faremo quel ne parerà etc. 

Et comandemo, s'el non satisfarà, sapia che le sue 
facullà et le sue vite (sono) in le man nostre ; fare- 
mo verso loro segondo le opere loro ; et che la pre- 
sentia del Doxe faci advisar che meta galie per deve 
dar i corsari, che non lassa corsari aver vicluaria et 
che fazi segondo Tusanza. Mandemo questa risposta 
a la presentia dil Doxe per advisar el luto. Dio altis- 
simo conservi le sue provintie et deffendi da tutte 
le contrarietà. 

Ex Cayro 30 lulij 1512. 

A di 26 la matina. Vene in Colegio de more Yo- 151 *> 
rator yspano, fono su diversi coloquii, promete certo 
si averà Brexa. È da saper, per Colegio fo scrito in 
campo a i proveditori nostri che, ussendo francesi di 
Brexa per andar in Pranza, non debano aperto marte 
esserli adosso, ma si brexani e il teritorio vorano 
svalisarh li lassano far et loro non se impazino, per- 
chè il viceré voi darli libero transito. Si dice anda- 
rano a la volta di Savoja el ha auto salvoconduto 
da' sguizari e milanesi, e chi dice di no. 

Di campo, fo teiere di nostri praveditori^ 
date soto Brexa, a dì 24, hore 5. Come erano us- 
site di Brexa le lanze fiorentine numero e 

venute nel nostro campo, di le qual 16 homeni d'ar- 

(1) La caria 150* è bianca. 



267 



ui»xii| urraoxfi. 



SdH 



me emno oonari con il nostro governator. Item, es* 
Ber ritorni Andrea Rosso secretano stato a Cedi a 
parlar al viceré. Et che hanno deliberato da niatina 
el signor governador e sier Cristofal Moro prove- 
ditor andar fino a Gedi a parlar loro mederoi al dito 
viceré et ultimar la cossa di Brexa, et francesi non 
portino via il suo aver, con altre particulariti come 
in dite letere si contien. 

Da poi disnar, fo Colegio di la Signoria et savii, 
et hessendo in consultatione, vene letere di Treviso 
di sier Hironimo da cha* da Pexaro podestà et 
capitano. Come si Ta la fiera 11 e le porte sta mal cu- 
stodite, unde per Colegio con li Cai di X fo termi* 
nato expedir tre contestabeli questa note de li con IO 
homeni per uno, et datoli ducati 40 per uno, vide- 

licei Bergamo da Bergamo, era qui et et 

Andrea Vasallo capitano di San Marco, i quali que- 
sta note andono a Trevixo, videlieet sarano 11 da 
matìna. È da saper, li a Trevixo sier Faustin Barbo 
e sier Zuan Antonio Venier synicì se ritrovano e 
vanno fazando il suo oficio. Hor, a hore 2^, fo termi- 
mina chiamar Consejo di X simplice, et a tutti parse 
di novo, et cussi fo chiamato et col Colegio steteno 
fin hore do. Fo dito fu preso di retenir alcun, tamen 
non se intende prò nunc. Quello sarà scriverò; 
unum est questa cossa dete a mormorar a tutta 
la terra. Item^ la Quarantia criminal reduta, fo preso 
una cossa notanda, posta per li avogadori, che ... . 
qua! é bandizato di tre homicidii e sta in sta terra, 
né alcuno capitano li basta Tanimo a prenderlo: ch'el 
sia confina in Candiu et sì apresenli ogni zorno al 
rezimento, et si apresenti fra termine di tre zomi, 
aliter habi taia lire GOOO chi lo mazerà ; et s'il fussa 
suo compagno, sia asolto et habi la taia, e da matina 
151 * si publicherà su le scale di Rialto. Etiam fu preso 
di chiamar uno . . . . el qual insieme col piovan di 
San Nicolò butò zoso el romitorio de Teremite, ste- 
vano li za più anni, contiguo a la chiexia, ch*el si deb- 
bi aprosentar, cditer si procederà contra di lui. 

Di sier Lunardo Etno proveditor^ executor, 
date in campo, a di 24^ hore à di note, vidi le- 
tere. Come questa matina per tempo el signor go- 
vernador^ el proveditor Moro et lui sier Lunardo 
andono a San Jacomo di la Mella con li cavalli lizieri, 
dove inteseno ci signor Francesco Torello havea 
voluto insir fuora, ma avistose de 500 fanti erano in 
ai^^uaito, ritornò in la terra, e in quello instante vene 
4 homeni d'arme fuora de fiorentini et forno rice- 
puti per cani e pezo, che questo exeroito va fino a le 
mure e porta vituarie in la terra come fosseno amici. 
Questa sera el governador è slato a parlar a mon- 



signor di Obignl ; non sa il fin né a che preposito. 
Doman el governador e provedador Moro \'a a visi- 
sitar el viceré, et li ha dito che esso sier Lunardo 
resti in campo per ogni ocoorentia, maxime hessendo 
il proveditor Capello in caxa amalato. 

Alvise di Piero secretarlo è gionto con li danari, 
e la mità di danari se butano via, e molti sacomani 
et assà fanti 8 et 4 volte tochano danari. Andrea 
Rosso etiam è ritornato slato dal viceré: dice al 
tuto voler observar quanto ha promesso a' francesi, 
e che li proveditori si risolvano perché cussi hanno 
contentato, e dil consignar di la terra non si parla. 
Li proveditori li hanno risposo sono contenti di 
quanto voi el viceré ; ma prega soa signoria li pia* 
qua esser contento lassar passar do zorni aziò che 
v^a risposta di la Signoria. Tien certo esso sier 
Lunardo questa notte over V altra francesi se ne 
anderano senza altra nostra licentia ; perché non cu- 
rano di noi, persone inexperte e senza cuor. E que- 
sta sera il signor Francesco Torello e tutti li fio- 
rentini sono venuti in campo, segurati dal governa- 
dor e proveditori. Scrive, in campo nostro non sono 
la mità di le zente d* arme e di fanti e niuno cavai 
lizier. Sier Alvise Bembo executor aloza a Pompian, 
et sier Sigismondo di Cavalli e luì sier Lunardo é li 
in campo; dice non poi laser mai. Sier Zuan Vitturi 
proveditori di stratioU non ha voluto venir in cam- 
po ancor ch'el governador Thabi richiesto; si duol 
eh' el proveditor Capello li tuoi ogni reputation, 
non voi che entri in Conseglii, e il proveditor 
Moro le dice il tutto: siclié non voi più star. 
Itemy in quella hora 4 di note ha inteso le zento 
spagnole é a Calzi se lieveno e veneno in qua : si- 
che tien i condurano francesi fuora, perché fazando 
la mostra, hanno lassato li ragazi et cariazi da drieto 
e son venuti con li corpi di coraze soli. Etiam, die 
le fantarie di spagnoli (anno la mostra insieme con 
le zente d'arme del viceré e tochano la paga. 

A di ^7. È da saper, questa note si levò tandem 152 
le do galle di Alexandria su le qual é andato sier 
Tomaxo Venier va consolo in Alexandria : il cargo 
noterò di soto, unum est sier Andrea di Prìoli capi- 
tano é stato a Puola zorni . . . 

Di campo, non fo letere alcune, solum di Vi- 
censo Guidoto secreta/rio nostro a presso il vi- 
ceré, date a Gedi a dì 25 hore Come il go- 
vernador e proveditor Moro é stati 11 dal viceré, et 
se riporta a le letere di proveditori, et dentro questa 
teiera é una bastardela a la Signoria scrita per il 
proveditor Moro, da Gedi. Le qual fo lete con la Si- 
gnoria remossi lì altri, et ozi dovea esser Pregadi et 



26& 



lIDXir, OTTOBRC. 



S70 



fo ordÌQ& far Consejo di X con h zonta, et voleno 
mandar ducati 10 mlKa in campo, et tuto ozi non fo 
altre teiere di campo. 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta, fln 
bore 4 di note, et fo mandato in campo ducati 10 
milia. 

A di 38, fo San Simion. Fo grandissimo fredo 
venuto soto sopra. 

Di campo, vene letere di pravedUari Bene- 
ràli, date soto Brexa, a dì 25, hors 6 di note. 
Del ritomo dil proveditor Moro et signor gover- 
nador stati al viceré, e ooloqui auti con el dito, 
qual dà bone parole, che Brexa sarà di la Signoria 
certissime, ma non dice quando la voji consignar, di- 
gando é bon siegua Tacordo con Flmperador. Item, 
di francesi voi babino da la Signoria il salvoconduto, 
né li vai raxon a dirli portano fuora de Italia i beni 
de i poveri brexani, hanno spoià chiexie etc. Item, il 
signor Prospero Golona é zonto li in campo con le 
so' zente, non sono lanze 300 e mal in bordine; e 
altri avìst. 

Et per letere diì proveditor Capello, di 25, 
vidi. Come, in caso spagnoli non ne voji dar Rrexa, 
hii saria de opinion venir con lo exercito a le rive 
di TAdexe per molti respeti, e fornir ben prima Cre- 
ma et Bergamo ; et a Crema hanno mandato 3 ca- 
noni con cara 16 di balote, e ordinato in le valle 
farne altre assa* balote, ma non hanno polvere, però 
presto se K mandi polvere a cara 10 a la volta per 
nielerle in Crema. Han fato condur dentro assa' vi- 
tuarìe e lajato li arbori intorno; siche havendo pol- 
vere da trar, è inexpugnabile. Li bisogna etiam li da- 
nari per pagar li fanti che serve. Scrive, si mandi 
danari per pagar le nostre zente é in campo. Et 
questa sera, volendo ano capo di spagnoli venir a 
alozar vicino a Brexa, li nostri forno a le man con 
loro, qual ha nome Carvaiai, et seguite occisione 
di alcuni ut in litteris, adeo esso proveditor Ca- 
pello montò a cavallo e fé* sedar la cessa, eie. 
152* Vene al tardi eliam letere di diti provedito- 
ri venerali, di campo, di 26 hore di note. 

Come, quel zomo haveano facto le mostre di le zente 
qual é ben in bordine; il nostro exercito et il go- 
vernator li ha piasesto molto, et francesi stavano su 
le mura armati come si dovesse dar la bataia a la 
terra; e altre particularìtà ut in litteris. 

Di Crema, di sier Nicolò da cha da Pexaro 
proveditor, di 25. Di provìsion fate de lì, et come 
saria bisogno mandar queUi 4 zentilhomeni se dia 
elezerda metera le porte. Item, sia sulicilà sier Bor- 
tolomeo Contarini electo capitano de li, et vadi suso 



supKcando la Signorìa a br che lui possi venir a re- 
patriar, perché vene per meter le cosse in asseto e 
ciissi rha messe; bora voria licentia. 

Veneno in Colegio alcuni di Pontevico in questi 
zomi a rechieder un castelan, et voriano sier Fran- 
cesco Lipomano, qual al tempo di la rota era li, di- 
gando si portò ben ; et li fo risposto se li faria un 
castelan che li satisfaria. 

Vene Torator yspano justa il solilo. L*orator dil 
Papa atende a far scuoder le dexime do imposte dal 
Papa al dero. 

In questa matina fo fato in Rialto una crida da 
parte di Abram e Anselmo banchieri hebreì, che 
atento non voleno lenir più banchi, in termine di 
mexi tre tutti vadino a tuor li loro pegni, perchè pas- 
sadi li pegni, sarano venduti. Questo fanno per le 
gran angarie pagano; non dicono poter durar, tamen 
non fo nulla, che continuono i loro banchi come 
prima. 

In questa terra erano molti ladri, adeo ogni zor- 
no si lamentava brigale erano sta robati la note ; et 
questo prociede li mestieri per le guerre non fanno, 
galie di viazi non va fuora, poi li capitani a la guarda 
non far il suo dover. 

Sumario di do letere di sier Lunardo Emo prò- 1 53 
veditor, executor, date in campo a dì 25 Oc- 
tohrio 1512, hore 4 di note, drieate a sier 
Zorjgi Emo el consier suo fratello. 

Come, a bora prima di note, quel zomo tornò il 
govemador con il proveditor sier Cristofal Moro 
stati a Gedi dal viceré. Li andoe contra esso sier Lu- 
nardo fino a Santo Polonio, dove questa matina li 
aeompagnoe. Cavalchando con dito govemador, li ha 
ditto tutto il suo viazo. Primo, che ne Tandar vide a 
Castegnedolo tutto il campo di spagnoli in ordinanza 
e tuto ozi é stato cussi, et cussi etiam il nostro, e 
dice, a bora di terza, havendo esso sier Lunardo in- 
teso questo, montoe a cavallo con domino Antonio 
di Pij et domino Agustin da Brignan et feno tutte le 
fantarie andar a loro bandiere, et le zente d'arma 
star armati a li alozamenti, e cussi tuto ozi sono 
stati. Hor zonti a Gedi, andò dal viceré qual 11 fece 
grata ciera; poi il proveditor Moro li disse: « Illustre 
signor viceré, la causa di la nostra venuta é stata per 
visitar la signoria vostra, et se semo sta molto quella 
ne perdoni >. Taquero alquanto, e il viceré si voltò 
verso il govemador cegnandolo s'el voleva dir nul- 
la, el qual disse: e Signor viceré, la tardità de la venata 
nostra ha processo perchè continue stevemo atenti 



t>71 



liVXlU OTTOBRE. 



070 



al prender di questa terra con lì francesi, et dirò 
cussi vosira signoria non dia per nulla lassar andar 
via questi francesi nostri comuni inimici con tanfo 
Ihesoro, che sarà cessa di grandissimo soccorso a la 
Pranza, si per le zente conio per lo baver, et questi 
magnìGci mei signori sono sta renitenti tanto a con- 
sentir Tandata loro, per questi magninci, citadini che 
continuamente gli hanno stimulati de non lassar por- 
tar via le robe loro, cussi avanti la capitulation, co- 
rno da poi sachizate etiam le reliquie dì lor corpi 
santi e adornamenti sacri di loro cbiexie; e per mia 
fé è cossa da prender compassion a cadauna persona 
nonché a la signoria vostra; siche per tal causa 
ei etiam per la recupcration di presoni nostri, et io 
che ne ho maximo interesse per Io signor Bartola- 
meo Alviano mio cognato, havendovi questi francesi 
rotovi la fede, la signoria vostra la doverla romperla 
a loro. > E con altre acomodate parole su quesla 
materia, disse breve secondo sua natura e molto con- 
tenUoso. El viceré rispose poche parole, salvo fu con- 
tento doraan 7 deputati di la terra con doi spagnoli 
andasseno in la terra per far restituir tutto quello 
era stato tolto da poi la capitulation, e deteU licentia, 
et andono a disnar perché il viceré disse haver di- 
snato; ma non era vero. Diclo governador et prove- 
153* ditor andorono a dismontar a lo alozamento dil Gui* 
doto e dìsnono di quello haveano portalo con loro 
per haver antivisto questo ; poi disnar montorono a 
cavalo con dicto viceré et partono di molte cosse, et 
li mostrò le soe artellarie, che sono molto belle, tan- 
dem disse era contento francesi diferissa il suo partir 
per do over tre zornì, et poi loro et nuì se levassemo 
et andar a la volta del Castel de Milan. El governa- 
dor disse : < Signor, non vi para stranio se io loglio 
lo assunto per venitiani, perché fino stago con loro 
voria fasseno signori dil tutto, et pid sapia la signorìa 
vostra che nui mai senio per partir de qui, se prima 
la terra non ne sia consignata. > Dicto viceré disse : 
«Brexa convene esser di venetiani, né ninno puoi du- 
bitar di questo». Elgovemador li disse:c Questa nostra 
levata conviene esser deliberata con balota dì Vene- 
zia, et ancora che 30 over iO cognossa questo, li altri 
che non sono si capazi, non credeno se non quello 
vedeno, e tanto vale una balota come Taltra. Vostra 
signoria sa ch'el popolo se depenze uno homo con 
la bocha aperta et uno el passe; siche é impossibele 
tirar venitianì da questa opinion >. Dicto viceré disse: 
^hietty bi€n„, Hor dito governador tien el viceré non 
fard altro di questa consignation, per fina da Roma 
non vegna ferma resolution. Tanien el viceré roma- 
se da volerse levar e andar verso Ogiìo, e die nui 



I retiresamo alquanto le nostre artellarie, e tutte le no- 
stre zente che sono sparse per lo paese se reduces- 
se insieme in campo. E cussi se farà e con questo se 
ne ritornorono; et trovono ancora spagnoli in ordi- 
nanza, perché fazevano la mostra, et li ha dito tien 
siano poco più di 4000 fanti spagnoli. Scrìve, nostri 
portano grandissima viluaria in la terra, e a U Gam- 
bareschi assai, maxime Piero da Longena che é luto 
suo, e molte robe dì la terra viene in campo. Per tal 
causa siegue molte question, el ozi per questo spa- 
gnoli dil campo nostro sono sta sachizati et maltra- 
tati, e la compagnia dil Crivello tra loro se hanno fe- 
riti. Scrive, se lui sier Lunardo non li tramezava el 
fato far pace, seria slato mal assai. 

Dèi dito sier Lunardo Emo^ date in campo^ 1 54 
a dì 26y hore 6 di note. Come é necessario prove- 
der a le cosse dil governador et capitano di le fan- 
tarie. E in questo sera, el governador ha dito voler 
al lutto la impresa di la Capella, e s' il capitano lì an- 
derà, lui si partirà e anderà via, overo anderà a 
Bergamo a trovarlo con li soi e soi amici, e vederà 
come passerà queste cosse. 11 proveditor Capelo el 
pacificò alquanto. Poi, diti provedìtori si reduseno 
insieme et deliberono scriver a la Signoria di questo, 
aspetando risposta. Scrive, saria bon ninno non an- 
dasse, e li fosse comessa tal cossa a lui,' e bisognerìa 
far presto aziò li spagnoli non andasseno loro. Ozi 
el governador ha facto meter tutto il campo in arme 
e halo facto andar fuora di repari e passar davanti 
la rocha, ch'é sta un bellissimo veder, prima U slra- 
Uoti li quali non sono venuti la mila, poi tutti li lan- 
zaruoli, drieto li balestrieri, poi il colonello di fanti 
dì domino Gnagni Picone, era da fanti UOO, driedo 
il squadron di! governador benissimo in bordine di 
homenì, cavali et arme, era da homeni d* arme 300, 
poi vene il colonello di Naido di Naidi da 800 fanti, 
driedo il squadron dil conte Bernardin da homeni 
d' arme 200 assa' ben in hordene, poi el colonelo 
di Zuan Bernardin da Leze de homeni capi el di 
compagni ben in ordine et etiam d* arme el fanti 
1200, poi vene driedo il squadron dì domino Anto- 
nio di Pii in ordine cussi ben come il primo e forsi 
meglio di ogni sorte, driedo era il colonelo di ri- 
speto che non ha capo, ma dentro sono Antonio da 
Castello, Serafin da Cai e la guardia dil governador 
et altri perfeti contestabeli. Erano fanti IGOO benìs- 
simo in ordine e belle gente, e ben armati. Poi vene 
Babin che non voi star in niuno ordine con fanti 
700, H quali sono, cussi li uovi come li vechii, pagati, 
perché lo resto sono scampati. Et perché questa mo- 
stra fu fata a V improvisa, tien certo tra fanti erano 



•273 



MPXH, OTTOBRE. 



274 



a la varda di le artellarie e andati a sacoroan e molli 
andati in campo di spagnoli a far le mostre. Ne man- 
cha più de mille; siche in vero, con li comandati che 
sono venuti li in campo per causa di esso sier Lu- 
nardo Emo, li quali fonno messi a parte, che sono da 
2000, in campo al presente sono Tanti 9000, et quando 
domino Guagni scrisse, havevano solum fanti 4000. 
Si duol essep un bello esercito et aver fato si pocho 
fruto a non aver auto Brexa etc. e aver cussi bella 
13i* artiilaria! Ozi é intrati in la terra assa' spagnoli, et 
hanno fornito tute le porte dentro. Sono monsignor 
di la Roxa, Antonio da Lodron, tutti li gambareschi 
li quali hanno capitolato col viceré. Idio fazi il luto 
sia a ben fin. Scrive nostri aver retrato da la terra 
le nostre artellarie per bona parte in campo. Scrive 
lui fé far balote grosse de doy canoni grossi do- 
veano esser conduti in campo li, qual non bisogna, 
et ne sono balote assaissime. Tien saria bon man- 
darle a Padoa, etiam tre canoni che sono resentili, 
oltra la colobrina, di la qual si fa lavorar falconeli. Le 
balote costano da ducati 9 V« al mier grosse, e si fa 
de lì assai. Domino Claudio comesso dil vescovo di 
Lodi, che e qui in campo in questa sera, li ha mo- 
stralo le soe letere, in le qual si vede chiaramente 
eh' el trema di spagnoli e voi far tutto quello voi 
far la Signoria nostra, e importuna lo acordo se 
spazi, e proroete di far passar sguizari, e far far con 
le soe zente d' arme ogni nostro voler e liberar Ita- 
lia da barbari. Scrive non é da star a parole di spa- 
gnoliy perché non alenderà a cossa i promeli; e li 
proveditori non sono per operar nulla col viceré. 
Scrive al provedilor Capello, tutti li voi mal excepto 
il conte Guido Rangon et domino Alexandro di 
Campo Fregoso, li quali fanno insieme eie, et ve- 
nendo, li sindici lo saperano. 

155 Sumario di una letera di campo soto Brexa, di 
domino Piero Spolverina data a dì 26 Octu- 
brio, hore 23, drizata a domino Lunardo 
Grasso proihonotario. 

Come, a di 23, a hore zercha 22, el signor gover- 
nador e proveditori mandorono per lui do messi, e 
venuto, li trovò in consulto, li quali li disseno voleno 
che vadi a la terra e trovi el comendatario del vi- 
ceré di Spagna, qual dia esser li ne la terra, e li fazi 
intender che li zenthilomeni e citadini brexani sono 
venuti grandemente a dolersi a nui^ havendo inteso 
che francesi, poi capitulato di dar la terra al viceré 
per nome di la Liga con condition siano salvi con 
tulle sue robe, che di novo essi francesi tornano a 

/ Diarfi di M. Sanuto. - Tom. XV. 



rcsachizar quel pocho di robe sono in le loro caxe, 
le qual fonno sachizate un'altra volta et recomprate 
da loro di man di francesi con suo grandissimo dan- 
no, et altre parole li dicesse etc. cosa molto aliena 
di ogni equità e rason; per tanto sua signoria voia 
provederli acciò non seguischa qualche inconveniente 
aliter facendo, che questi zentilhomeni e citadini 
hanno deliberalo, con il favor di queste valle e Ieri- 
torio e con il campo nostro, di voler, poi che si debe 
perder tal robe, perder anche la vita, per non haver 
altro modo a tal tempo di potersi s'uslenlar. E an- 
dato de subito con uno trombeta a la terra, acciò 
chiamasse messi che li facesseno aprir come nonlio 
dil governador e proveditori, ma per esser Y bora 
tarda, li fo risposto se indusìase a la malina, e cosi 
fo indusiato. A di 24, domenega, se intese certo fran- 
cesi haver dato la terra al viceré per nome di la Li* 
ga, e andando per exequir V imbasata, trovoe il go- 
vernador e proveditori che andavano al ponte di la 
Mella chiamato San Jacomo, lontan di la terra mia 
do, li quali li disseno indusiasse ad andar in la terra 
fin poi disnar, e senza dir altro l'andasse. Scrive 
questa cavalchata fu fata ad arte, e fato venir tulli 
li cavali lizieri con demostration di far la mostra per 
dar da pensar a' francesi, acciò non si partisseno e 
redurse da spagnoli e portar vìa le robe ut supra, 
Hor, poi disnar, Tandoe a la porta di Torre Longa, e 
fece chiamar il comandatario, e stando aspetar, zonse 
il governator per esser a parlamento con monsi- 
gnor di Obignl per V ordine tra loro dato, qual su- 
bilo vene de li, e fato retirar ogniuno da parte, par- 
tono insieme, el compito veneno li do capitani spa- 
gnoli posti in la terra per nome dil governador spa- 
gnol ài governo e per il viceré, a li quali fece T im- 
basata ut supra, quali promesseno di proveder e 
sariano insieme con monsignor di Ghigni e li farìano 
provision bona; cossa che 1 non crede, imo hessen- 
doli rimasto qualche residuo, spagnoli farano dil 
resto. 

A di 25, il governador, proveditor Moro, paga- 155* 
dor, collateral e Piero Testa et lui Piero Spolverin 
e altri con zercha 200 cavali et 25 pedoni andono a 
Gedi a parlar al viceré, e zonti al palazo di quel il- 
lustrissimo conte di Piliano, il viceré li vene contra 
fin in capo di la scala e non più. E reduti in una ca* 
mera, el viceré, governador e proveditori steleno 
per hore 2 vel gircha, e poi fato colatione chi in 
qua chi in là, se remontò a cavallo, et ritornali dal 
viceré, quello montò a cavallo et veneno suso la^ 
campagna verso Castegnedolo, dove havea fato ve- 
nir tutta la sua fantaria aloza in Castegnedolo. Fen- 

18 



275 



MDXll, OTTORBE. 



270 



zeno farli h mostra, e To acciò fosse vista. Fono pri* 
ma bandiere 35, poi le schiere, stimano da zercha 
5000 fanti malissimo in ordine, prima de arme poi 
de panni. E tolto licentia, tornò in campo a bore cer- 
cba una di note. 

A di 2fi, marti la roatina, di ordine dil governa- 
dor andoe a la terra per parlar a monsignor d'Obe- 
gni, per veder di baver un gato di zibeto era sta 
tolto al nostro Stella, tra le altre robe, e uno papagal 
che volea fusse de esso governador. E inlrato, trovoe 
dito Obignì. Exposlo l' imbasata, ave la risposta, poi 
lo menò per tato dove era sta fata la baiarla e li re- 
pari sol, e parlato insieme; poi il conte Nicolò di 
Gambara li disse cosse assai, tra le altre quando si 
levava il nostro campo? Li disse: e Perchè rason se 
havea a levar? » Lui disse: « È cussi quelli capitoli che 
haveano dato la ferra al viceré per nome di la Liga > 
con questo capitolo tra li altri che li havia promesso 
far retirar el nostro campo acciò loro potesseno an- 
dar tanto più securi, dicendo erano a ritornar a 
tempo novo. Li^rispose gaiardamente etc. 

Item^ ozi il governador e provedilori ha falò 
meler in ordine tutto il campo, e fato una mostra 
zencral in batajoni, prima li cavali lizieri, poi A squa- 
droni di homeni d* arme e fanlarie. È sta beila cossa 
a veder, e la nostra fantaria è molto a cento per uno 
di quella dil viceré. Scrive, monsignor de Rois é in 
Brexa, e se imbatè venir a lo alozamento di monsi- 
gnor di Obigni quando el tolea licentia; el qual disse 
che esso Piero Spolverin era homo da ben di guer- 
ra» ma rebello di la Cesarea J^faiestà, e saria bon pre- 
son, e lo pigliò per el sajon a brazo. Li rispose: < Come 
Signori Vostra Signoria ha torlo a dir eh* io sia ri- 
bello, perché mai fui subdito a la Cesarea Maiesli ». E 
lui disse quello volea dir, che non era venuto a Ve- 
rona quando fo chiamato e fatoli salvoconduto. Li ri- 
spose che 1 dover non lo rechiedeva havendo auto 
li danari e la condition V havea da li Signori Venitia- 
ni come suo subdito ; che rebello seria stato a 
esserli fuzito e in però non meritava riprensìon imo 
comendation ; el monsignor di Obigni disse : « Uor 
non pili parole et basta > et cussi si parti. 

156 Pa poi disnar fo Pregadi, et leto le teiere, tra le 
qual: 

Dil capitano di Alexandria sier Andrea 
di FrioU^ daPuola, di Come, havendo in- 
teso die li vicino era una fusta di feraresi, patron 
quei Calurii di Caodistria fo alias sopracomito no- 
stro, armeno de li certe barche per averla, et mandar 
homeni per terra, e andate, la dita fusta si slargò et 



scapoloe: la qual ha preso una barcha andava a 
Segna con panni di seda et certa altra barcha ve- 
niva di la fiera di Lanzan; siche ha fato botini per 
zercha ducati 10 roilia, sicome più diffuse noterò 
di solo. 

Di Zuan Pietro Stella secreiario nostro^ da 
Zurich, a dì 18, Di la dieta fata 11, et esser con- 
clusi li capitoli con sguizari el il stato dì Miian, quali 
si obligano mantenir in slato il ducha di Milan Maxi- 
mian Sforza, over il vescovo di Lodi che é al presente 
in Milan; el altre particularità, sicome in dite letere 
si contien. 

Di Lodi, fo letere di Zuan Jacomo Caroldo 
secretario nostro. Di coloquii auti col cardinal sgui- 
zaro, qual voria si concludesse la intelligentia con la 
Signoria nostra el milanesi, e non star più, el esser 
conlra spagnoli ; e di Cremona ha dito per lui non 
manclia a far ogni ben, ma è altri che mete al pon- 
to, etc. Con altri avisi, utpatet. 

Fu posto, per li consieri, salvoconduto per 6 
mexi a sier Zuan Saba el sier Bernardin Contarinì 
qu. sier Nicolò debitori, et fu intrigata. 

Fu posto, per li consieri, una parte di uno stra- 
tioto orbo, nominato Alexandre da Corfù, qual in 
queste guerre da* inimici ha perso uno ochio che Y a- 
vea, e à perso il veder per le ferite aule : che li sia 
dato a Corfù ducali 12 di sali a Tanno aziò possi 
sustentar la vita sua. Fo presa. 

Fu posto, per li consieri, elezer de presente per 
elelion 4, uno a Ponlcvigo, Orzinuovi, Marlinengo e 
Roman, quali habino per spexe ducati 15 al inexe 
neli, e vadino in questo mezo a la custodia di le porte 
di Crema ; e sia electi per la bancha et do man di 
elelion e tutti 4 si toy a un Irato. E fu presa. 

Fu fato scurtinio di un savio a terra ferma, in 
luogo di sier Nicolò Bernardo ha refudato per in- 
valiludine di la persona, et rimase sier Marin Zorzi 
el dolor, fo savio a terra ferma, venuto di Romagna, 
che é in caxa indisposto. Solo, sier Piero Pasqualigo 
dolor el cavalier ; cazete con titolo sier Antonio Con- 
dolmer et sier Alvixe Mocenigo el cavalier, qual, per 
aver refudado oralor al ducha de Urbin, e maltra- 
tato e fo pezo di lutti i tolti. 

Fu fato elelion di 4 provedilori. Rimase a Ponte- 
Vigo sier Francesco Lippomano qu. sier Zuane el LX 
criminal, qual fo caslelan a Pontevìgo al tempo di la 
rota e si rese a'franzesi salvo haver e le persone, et 
chi riìa balotado no 1 sa. Ai Urzinuovi, sier Lodo- 
vico Querini cao di XL, qu. sier Jacomo. A Marli- 
nengo sier Aurelio Michiel el XL, qu. sier Andrea. A 
Roman sier Nicolò Donado el XL, di sier Andrea. 



977 



MDXII, OlTOBBE. 



278 



156' 



SoUo 4 balote sier Marco Bapbarigo, To castelan a 
Pamagosta, qu. sier Andrea, qu. Serenissimo. 

Fu posto, per li savii ai ordeni, certa parte di co- 
timo, pagi il sesto. Presa. 

Fu posto una lelera a Zuan Jacomo Caroldo se* 
cretario nostro a Milan zercha V acordo di esser fa- 
to, eie., ut in ÌUteris. Et fo dispulation. Parlò pri- 
mo sier Zuane Trivìxan, è di Pregadi qu. sier Zaca- 
ria dotor et cavalier. Lì rispose sier Lunardo Moce- 
nigo savio dil Consejo. Poi sier Lucha Trun, li ri- 
spose sier Gasparo Malipiero savio a terra ferma. E 
andò la parte, e fu presa la letera qual era uno poco 
secha, e non ha conclusion. 

Fu posto una letera, per li diti savii, in campo a 
li ppoveditori. Pro forma debano star ben con spa- 
gnoli e non venir a le man etc. Ne levarsi de 11 senza 
altro ordine, ut in litteris. Et fu presa. 

Fu posto, per li diti, una letera in corte: avisarii 
di queste pratiche e partiti ne voi far milanesi, e di 
mali portamenti di spagnoli, qual non ne voi dar 
Brexa, e voi francesi tornano indrio pieni dì roba, 
poi iterum sachizato Brexa etc. Et pregamo Soa Bea- 
titudine voji scriver in taljforma che la cita di Brexa 
ne sia consignata, con altre parole. Et fu presa. 

Fu posto, per li diti, una letera a Torator nostro 
in Spagna sier Zuan Badoer zercha Brexa, et aspe- 
temo la ne sia consignata, etc. Et fu presa. 

Fu posto, per li diti, che le tre galie sono a Ze- 
noa vengino a disannar, et sia scrilo a V orator no- 
stro in corte di questo ci scusi col Papa. A Y incon- 
tro, li savii ai ordeni voleano meter che il capitano 
di Po, che é con V armata a Ravena e sta con peri- 
coli, li sia dato licentia el vegni a Chioza. Et perPhora 
tarda, non andò la dita parte. 

Ekcti 4 provedadcri justa ìaparte, uno a Fon- 
tevigo, l'altro ai Urainuovi, il tergo a Mar- 
tinengo, il 4,^ a Roman, con ducati 15 al 
mexe^per spexeper anno. Sono: 

Martinengo f Sier Marco Antonio Lore- 

dan, fo podestà a Salò, di 
sier Tomaxo . . . . C8.112 

Sier Aurelio Michìel el XL 
criminal, qu. sier Andrea ili. G7 

Sier Vicenzo Salamon el XL 
criminal, qu. sier Vido , 101. 76 

Sier Zuan Nadal el XL cri- 
minal, qu. sier Bernardo 95. 87 

Sier Nicolò Zigogna el XL 
criminal, di sier Francesco 95. 85 



Sier Thomi Gradenigo el 
XL criminal, qu. sier An- 

zolo 99, 76 

Sier Zuan Marin el XL cri- 
minal, qu. sier Antonio . 83. 99 

Sier Zuan Alvise Dolfin el 
XL criminal, qn. sier An- 
drea 94. 82 

Ureinuovi f Sier Lodovico Querini el 

XL, qu. sier Jacomo , .116. 61 

Sier Hironimo Malipiero el 
XL criminal, di sier Piero 
qu. sier Mario .... 94. 82 

Sier Lunardo Bembo el XL 
criminal, qu. sier Fran- 
cesco 98. 82 

Sier Hironimo Bragadin el 
XL criminal, qu. sier An- 
drea 93. 8i 

Sier Antonio Marzelo el XL 
criminal, di sier Anzolo . 94. 81 

Sier Zuan Francesco Mar- 
zelo fo cao di XL, qu. sier 
Fantìn 67.107 

Sier Marco Barbarigo, fo 
castelan a Famagosta, qu. 
sier Andrea, qu. Serenis- 
simo 102. 75 

Pontevigo f Sier Francesco Lippomano 

el XL criminal, qu. sier 
Zuane 117. 61 

Sier Nicolò Donado el XL 157 

criminal, di sier Andrea . 106. 71 

Sier Zuan da cha' Taìapiera 
di sier Luca, fo 54.124 

Sier Silvestro da Leze el 
XL criminal, qu. sier Ja- 
como 97. 83 

Sier Zuan Francesco Dol6n, 
fo proveditor a 1* arma- 
mento, qu. sier Vetor . 59.121 

Sier Jacomo Boldù, fo cao 
di XL, di sier Hironimo . 98. 79 

Sier Hironimo Miani, qu. 
sier Anzolo, fo a la custo- 
dia di Treviso .... 77. 98 

Sier Antonio Gritti qu. sier 
Francesco, fo conte a 
Puola 72.102 

Sier Vicenzo Magno el XL 
criminal, di sier Piero . 89, 85 



Roman f 



279 
Non. 



MUXll, OlTOBilE. 



280 



Non. 



Sier Vincenzo Zen el XL 
criminal, qu. sier Toma el 
cavalier 

Sier Piero Loredan ei XL 
criniìiialy qu. sier Alvise 
qu. sier Polo .... 



A dì 29, la mulina. Fo lefere per tempo di 
campo di proveditori zenerali, date soto Brexa 
a dì 27. hore 5 di note. Come il viceré era ve- 
nuto quel zorno alozar nel borgo di San Zuane 
vicino a Brexa col suo campo, e lieneno siano ve- 
nuti per acompagnar Trancesi via a la volta di Sa- 
voja. I qual francesi stanno sopra de si, e tutto eri 
steteno armati su le mure di la terra quando fo fato 
la mostra a le nostre zcnte, come aspeclasseno la 
bataglia, e dubitono assai, et banno inteso che li fanti 
spagnoli al tutto li voleno svalisar. 

Di sier Lunardo Emo proveditor, execator, 
vidi letere date in campo ut supra, a dì 37, hore 
4 di note, drizaie a sier Zorsi Emo consier 
stio fratello. Come, in questa matina li fo dito, et 
era aviso j)er letere dil Guidoto, è col viceré, che 
francesi si levava di Brexa. Subito il governator fece 
comandamento a tutti stesseno in bordine, perche li 
todesclii si acostava a la terra; e perché non seguisse 
qualche disordine, dito governador montò a cavallo 
con tutti li stratioti e sier Zuan Vituri loro prove- 
ditor e lui sier Lunardo Emo vestiti tutti da stra- 
Uoti, e andono su per le fosse atorno la terra, et vi- 
sto che diti francesi non erano ozi per ussir, si aco- 
slono tra Cavexin, Monbello et Sanclo Alexandro, el 
li vene monsignor di Obignl e monsignor di la Ro.\a, 
el il governador si dele a cogrìoscer, e li disse erano 
andati per obviar a qualche scau'Iolo potesse occo- 
rer. Dicti signori lo ringratiò, et cussi tolseno licentia 
noslri et veneno in driedo. In quello zonzeva V or- 
dinanza di todeschi, et monsignor di la Ro.\a sleva 
aliegro; i qual todeschi sono inlrati in la terra e do- 
man, per quello si ha, insirà li francesi. £1 campo 
spagnol tutto se e acostato a nui, e per la divei*silà 
di le persone pur ne sono sii morti di soi e nostri, 
per il che si ha mandato domino Zuan Porle dal vi- 
ceré pregandolo voglia proveder a tal inconveniente; 
el qual Zuan Forte ha trovato il viceré a la porla di 
Santo Zuanne el bali dito assa* bone parole, pur non 
li piaze siano alozaii in dicto borgo, perché le nostre 
157* vituarie passano de li, siche il nostro campo averà 
quello avanzerà ai spagnoli, el se vorano stramar ne 
famno grandissimo danno per li strami el viluarìe. 
Scrive, da lui non mancherà averne da la banda dove 



i spagnoli sono levati, benché sono le parte non ba 
biava. Se francesi audarà a passar a Ponte Ojo, le 
gente spagnole alozerà di là da Ojo, el viceré a Quin- 
zan; ma non sa quello sarà, perché si é mal avisati e 
intendono pocho. Poi disnar, el governador e ppove- 
ditor Moro li mandò a dir andasse dal proveditor Ca- 
pello, e andati lutti, fo consultato di questa venuta di 
spagnoli li nel borgo di San Zuane e de *1 inlrar di 
todeschi in la terra, unde fo deliberato mandar Zuan 
Forte al viceré, et lo governador el proveditori soli 
sono di opinion il viceré non mancheria a li capitoli 
di la Liga, el sier Lunardo scrive vede di bruti si- 
gnali. Fin bora Brexa é in man di monsignor di la 
Boxa, e todeschi sono dentro. E poi fo consultato, 
andando francesi via, over stando dove i sono, quclo 
si havesse a far dil nostro campo. 11 proveditor Ca- 
pello disse era da tirarsc su I' Adexe el lì far il 
ponte, etiam passar Y Adexe ; ma ben lassar li re- 
ctori in Brexana. Lui sier Lunardo disse non era da 
far condur le arlellarie per baver licentiali quelli di 
padoana, trivisaua e visentina, e quelli di bergama- 
scha é stanchi, come sier Bortolo da Mosto prove- 
ditor de li .scrive. Dice sua opinione saria, dovendosi 
ritrazer, non passar Menzo ma alozar a Montechiari, 
Calzi, el quelli lochi circonvicini, perché passando 
li Menzo, Bergamo e bergamascho é persi, e fazando 
cussi, si meteria li spagnoli in sospeto, si asegureria 
el nostro exercito, e havendo il ponte su V Adexe, 
sempre seria in facultà nostra de ritirarse e si te- 
gneria todeschi in sospeto per Verona; siche o sgui- 
zari spagnoli di necessità ne daria le cosse nostre 
e non si allereria la tregua con Tlmperador, perchè 
passando V Adexe, se convegneria alozar sul vero- 
nese che é di V hnperadur; e cussi sopraziò fonuo 
varii rasonamenti. 

Di Boma, gionse letere questa matina^ a dì 
29y di V orator nostro, de 21 le ultime. Dil rice- 
ver di le nostre col Seniito, e coloquii auli col Papa, 
zercha quanto ha mandalo a dir il re di Franza e 
missier Zuan Jacomo Triulzi zercha Tacordo; e altre 
parlicularità. liem, manda uno capitolo di letere 
d' Ingallerra. Item, il Papa é più disposto che mai 
a r impresa di Ferara, e voi la Signoria omnino liizi 
li 2000 fanti. Item, aspetano il Curzense, qual si ha 
aviso il suo zonzer a Bologna; e altri avisi, ut in Ut- 
teris. Il sumario dirò di solo. 

Exeniplum Utterarum ad Beverendissimum 158 
dominum cardinulem Anglice. 

Conflictus inler Regentem noslram navoni re- 



281 



UDXU, OTTOBRE. 



282 



giam el maximam Gallorum navem caracham Bre- 
slensem, ita se habet. In Regente nostra duo epant 
valentissimi duces eqiiiles aurati, dominus Tbomas 
Ruevet et dominus Joannes Careri cum sexcentis mi- 
litibus optime et armìs et tormenlis bellicis instru- 
ctis. lUi in quadam regione maris britannici inciderunt 
iacarachamsupradictam, quaesex habuit duces in 
Gallia primarios dominos, quorum nomina subsequn- 
tur: dominus admiraldus monsignor de Claramont, 
monsignor Premongier, monsignor Gabriel de Qia- 

thei, monsignor AlonsClarislanc,monsignorSchiamon 
de Ley, cum quodam alio cujus nomen non recordor, 
equites aurati. Erant in illa excellenlesmilitesoclingcn- 
ti, bombardse quinquaginta, scorpiones quadringenti; 
in commealu ducenti vegetes panis biscaioi, ceulum 
carnis bovinae salatsc; magnai bombarda (pilem?) 
confeclae trecenti et viginli, ultra alias bombardas 
minores; item sexaginla vegetes pulveris. Inter istos 
Gallos et nostros fuit aliquandiu alrox proelium; ad 
ullimum Gallica navis penitus devisa succubuit, et 
nostris se dedidit. Quod cum videret quidam Gallus 
qui maluit harelicus quam christianus mori, omnem 
pulverem navis suae inccndit, cujus inextinguibili 
fiamma utraque navis combusta fuit, una cum mi- 
lilibus et ducibus, exceplis sexaginta ex noslris, 
quos natantes duae naves nostrae, cum maximo pe- 
riculo suo, exceperunt ; nam Regens nostra ila erat 
cathenis alligala, ut alterius incendium nullo modo 
fugere potuerit. Perpauci Galli evaserunl, qui omnes 
a nostris capti illieo ad Majestatem Regiam ducli 
sunt. Praelerea classis regia aliam quandam fugen- 
tem navem, nomine Admiraldam, subruerunt. Rex 
Gallorum jaclabat se una navi sua omnem classem 
Regis nostri delecturum, sed favente Deo el justitia 
causae nostrae, aliter accidit. Nam una navis nostra 
omnes fere vires ejus maritimas delevit. Hodie in- 
telleximus res nostras in Aquitania foeliciter succe- 
dere et generalem nostrum ducem omnem illam re- 
gionem circa Bajonam devastasse et incendisse. 
DaUfi ex Londino, die 27 Septembris 1512. 

1 39*^ IH sier Andrea Contarini capitano in Fo^ 
vidi letere di 27 a ìiore 2, in p&rto di JRavena. 
Come ha ricevuto, per barcha di Chioza, letere di 
la Signoria di 21 et 23, zercha le preparatione 
fano feraresi contra essa armada nostra; etiam 
lui ha questo aviso per diverse vie, e per li tempi 
sinistri non ha potuto avisarlo a la Signoria. AI 
presente scrive, e questa note si lieva de li con li 

1)U carta 153* è bianca. 



do brigantini e barche 8 longe; ma le barche 
picole el burchii, erano preparati per il ponte, resta 
solo la terra e( vegnirà fino a Magnavacha e forsi a 
Fosson, dove li parerà esser più securi. E prima 
manda una! barcha pizola a 8 remi con uno homo 
da ben che li ha promesso dar questa note la guar- 
da si inimici sono in Primier, e con dita barcha li 
dà do barche longe, el resto vegnirà con lui. Al far 
del di se atroverà con V armada sopra la bocha per 
qualche bon effecto. Siche si lieva per asegurar quella 
armada. 

Dil dito, a dì 28 in porto, di Goro^ a hore 
23. Come la guarda de' inimici di Volane non ebbe 
efieto. Fonno discoperti.^Zonse esso capitano li a ho- 
re 21, per non poter aferar Volane. Etiam sier 
Francesco Duodo rasonato, è con lui, li feze grande 
inslanzia venisse fin a le Fornaxe, e cussi sier Hiro- 
nimo Zorzi qu. sier Andrea, el qual zonse con la bar- 
cha longa menò a Rimano questi di el vescovo di 
Ceneda Grimani et il vescovo di Baflb Pexaro con 
altri merchadanti. Et questa note, al levar di la luna, 
con una barcha longa, sier Francesco Duodo predicto 
e sier Hironimo Zorzi se imbarcherà e con Zanon 
da Colorgno contestabile, vien da Ravena, e altre 3 
barche picole per Chioza con li danari se doveva far 
li fanti. Doman lui capitano sarà in bocha di le For- 
naxe, e alenderà ordine da la Signoria nostra di 
quanto V habi a far. 

Noto. Poi partido el capitano di porto da Ravena, 
etiam le barche picole vene via, dubitando star 11, e 
per fortuna di mar grande 4 si rupe, lì homeni sca- 
poloe. É di quelle de le contrade. 

Da poi disnar, fo Consejo di X simplice^ per 
expedir Zuan Fauro e altri contrabandieri, e in pre- 
xon cazadi. Sier Stefano Contarini consier e sier Hi- 
ronimo Contarini è di Consejo di X, e sier Marin Mo- 
rexini avogador steteno fino hore 4 di note, et non 
fo compido di expedirli. 

Ozi gionse sier Andrea Foscolo venuto baylo di 
Gonstantinopoli con e per esser indi- 
sposto, sta in caxa. Portò letere da Constantinopoli 
dil baylo, de 25 Octubrio. 

È da saper, si apresentava a la bolla uno padoano 1 50 * 
qual fo in preson> chiamalo Beraldin Beraldo, che fo 
cavato con segurtà. Hor questo è andato via, né si 
sa dove; siche fuzite da i nimici. 

Di Treviso, fo mandato per il podestà qui uno 
Evangelista caleger di Treviso, qud etiam si presen- 
tava a la bolla, e parli senza licentia, e andò a Tre- 
viso, et è sta mandato di qui in preson. Etiam, di 
bordine dil Consejo di X, si à manda alcuni cita- 



383 



UDXII, OTTOBHS. 



384 



dmi, qaal per averli, Vasallò capitaneo è andato floo 
a Gonqan. 

A di 30, non fo alcuna letera di campo (atto il 
corno, che parse di novo molto al Golegio e a tutta 
la terra. 

Morite questa note domino maistro Aleiandro 
veronese medico, qual corese Plinio et fece la Dia- 
ria De bello carolino, et altre opere de observatione, 
in pestilentia e altro, che fo impresse. Questo é stato 
do mexi amalato, e tandem è morto. 

Da poi disnar fo Conseio di X, simpliee, per 
compir de expedir Zuan Fauro e li altri contraban- 
dieri, et tandem fo preso di procieder, e preso che 
'I dito stii anni 6 in la preson forte serado, e altri 
compagni chi uno anno, chi banditi utpatet; et che 
quelli che si hanno dato in nota aver fato contra- 
bando di specie mediante dito Zuan Fauro, pagi da- 
zio et dopio dazio di le robe et mcrchadantie hanno 
fato contrabando, e quelli non si hanno dato in nota, 
pagino ducati 30 |)er collo eie. liem, feno Cai di 
X, di Novembrio, sier Anzolo Trivixano fo capitano 
a Padoa, sier Nicolò di Prioiì fo podestà a Padoa, e 
sier Piero Marzelo, fo consier, qual più non é stato. 

É da saper, vidi una letera di Bàbon di 
NcUdOj data in campo a dì 36, drigata a sier 
Zuan Balbi qu. sier Marco. Come eri el disnò in 
rocha con il castelan francese di Brexa, qual li ha 
dito aver tolto termine a darsi a* spagnoli zomi . . . 
e ha scrìto in Pranza al Re non li par di rendersi a 
r Imperador per esser traditor, né a spagnoli che è 
sol inimici, più presto ai venitiani, e conseia il Roy 
voji esser contento di questo, et aspeta la risposta, 
dicendo mancha per la Signoria aver dito castello. 
1 60 A di 3 1 Octubrio, doroenega. Fo letere per tempo 
di campo, do poste di 38 hore 4, et 29 bore 15, in 
zifra. il sumario dirò di soto. 

Di Bergamo, vidi letere di sier Vetor Lipo- 
mano di 28, hore 22, et hore do di note, e in 
conformità il proveditor Mosto scfive a la Si- 
gnoria, In la prima: come si praticiia aver d* acordo 
la CapeUa. Item, per la seconda, di hore do di note : 
scrive questa sera il castelan di la Capeila é sta con- 
tento darla a la Signoria nostra, con questi capitoli, 
che salvo le persone e le sue robe, possi andar in 
Pranza e sia posto in loco sccuro, e altri capitoli di 
pocho momento, i qual è stati tratati per domino 
Lacha da Brexa e domino Troylo di Lupi, et esso 
castelan voi la confirmation per li proveditori di 
campo, e cussi é sta spazato. Doman si bavera a hore 
90 la risposta. 

Item, per nostri stralioli andati verso Trozo, é 



sta preso uno spagnol, vien di Flranza, slato presone 
li, dice missier Andrea Grìti é sta lassato et ritoma 
a Venfexia di volontà dil Re. Item, è sti dito cbe 
milanesi hanno auto Lecho. 

Di campo, di proveditori generali, date soto 
Brexa, a d\ 28, hore 4 di note. Come quella ma- 
tina il proveditor Capello è slato col govemador dal 
viceré, e coloquii auti insieme e col viceré ; quali é 
alozati nel borgo di San Zuane di Brexa. Jto», co- 
me ozi francesi sono partiti di Brexa con tutto il suo 
haver, acompagnali dal viceré fino a Ponte Ojo, et 
poi é tornato dito viceré nel solito alozamento nel 
borgo di San Zuanne, e monsignor di la Roxa ac- 
compagnoe diti francesi con zercha 60 cavalli fino 
a Pe' di Monte. Item, spagnoli hanno la terra, e si 
nostri vanno soto le mure, K trazeno artellarie. Scri- 
veno zercha il campo quid fiendum, e V opinion 
loro, come più difuso scriverò di soto. Item, per li 
Cai di X li sia sta sento una letera, non si scrivi più 
di nuovo in questa terra justa la forma di le leze 
dil Consejo di X, e cussi, si algun di quelli provedi- 
tori altri di campo scrive, togli le letere e le bru- 
sino; siche voleno ubedir. Et per quella di 99, bore 
15, scriveno la nova di la Capeila di Bergamo anta, 
per via di quelli di Lupi, come bo scrito di sopra. 

Vene V orator dil Papa in Colegio, etiam V ora- 
tor yspano, et tutti doi insieme fono in Colegio per 
cosse di pocba importantia. Etiam era\i quel do- 
mino Balista Pelratin capitano di balestrieri dil Papa; 
qual è in questa terra, venuto per cosse particular, 
come dirò poi, et ussite fuora et restò li oratori soli 
in Colegio. 

Vene poi il signor Malatesta da Sojano fradello 
dil conte Ramberto, vestito d* oro, insieme con sier 
Marin Grill suocero di suo fratello. Questo era con 

fiorentini, dice havia lanze é venuto per 

servir questo Stado, si oflerisse. Non ave audienlia. 

Vene sier Domenego Pizamano fradello di do- ICO* 
mino Antonio episcopo di Peltre, dicendo suo fra* 
tello stava in extremis senza alcuna speranza di vi- 
ta, e suplichava la Signoria fusse scrito in corte a 
r orator in recomandation de suo fradello sier Gre- 
gorio si voi far prete, che spera la Beatitudine Pon- 
tifitia sarà contenta conciederli questo. Et parlato in 
.Colegio, fo terminato far ozi poi vesporo Prcgadf, 
et scrìver a Roma, etiam ordinato Consejo di X 
con la zonta , per le letere aute di campo. Si dice 
nostri hanno praticha certa di haver il castello di 
Brexa. 

Vene etiam nova di la morte di sier Zuan Anto- 
nio Minio confinato in Arbe; qual mai ha potuto 



285 



liDXlf, OTTOBRE. 



286 



aver la sua gratta di poter morir in la sua patria, e 
dava a la Signoria ducali 600, e fo coiidanalo senza 
processo per una renga fata in Gran Consejo. 

Jtem^ si bave, come li do brigantiui di feraresi, 
capitano Caluro di Caodislria, con 40 homini per uno 
che vene in Istria e a Rovigno, prese quella barcba e 
fé altri danni, adeo aveano feto gran bulin per du- 
cati 4 nulla dì panni di seda andava in Hongaria, e 
altro, e per fortuna volendo tornar in Po, si ba roto 
una fiisla et auQgati tutti. Questa nova vene per via 

de 

Di Chioaay éUl podestà sier Marco Zantani^ 
di eri. Come 1* armada nostra si ba salva e venuta 
suso per Po e intra a k Torrenuova, perchè feraresi 
erano adunati da 300 schiopetieri con 3000 persone 
per ruinarla, e Zanon da Colorgno. U qual 2anon, 
esso podestà Tha Riandato a Torrenuova insieme con 
Bernardin Mazagallo per veder, /fem, per uno vien 
di Ferara, ha nove il Ducha aver fato mostra e cassa 
tuli li italiani; tien li todeschi da 600 et 100 guasco- 
ni. Altro non zé. 

Di Baguaij di la Comunità, in questi eomi 
fo ìetere in riposta di nostre MercJha il confa- 
lonier di Fiorenga Soderini. Come é stato li per 
quanto hanno inteso, ma partile ; siche non hanno 
potuto exequir il voler di la Beatitudine Pontificia e 
di la Signoria nostra. 
161 Da poi vesporo, fo Pregadi solum per scriver a 
Koma per il vescoado di Feltre : e fo gran morino* 
ration in la terra, atento é sta seripto alias per il 
Consejo di X con la zonta per doi degni preiati, el 
vescovo di Trau da cha* Marzelo, qtial bave per Pre* 
gadi el vescoado di Vicenza, et V abate Mocenigo 
stato in campo col cardinal sgaizaro etc. Hor fu po- 
sto, per li oonsieri. Cai di X e savii, Ucet non fosse il 
numerO) che é contro la leze, una letera in corte a 
Torator nostro in recomandaziondi elezer in locho dil 
defunto suo fratello domino Gregorio, qual é mon- 
dan licei li sia dato titolo di clerico, et è stato in ste 
guere proreditor a Citadela. Ave 24 di no, 134 di la 
parte e fu presa, e fu spazà subito a Roma uno co* 
rier a spexe di loro Pìzamani. 

Fu posto, per li savii tutti, prolongar il tempo 
di condur di le lane di Fian<ira e Ingaliera per terra, 
come fa preso fin tutto il mexe di Fevrer proxioao, e 
con nave forestiere. Fu presa, 10 di na 

Fa posto, per li savii, una letera a sier Bariola- 
meo da Mosto provedilor di Bergamo in laude di 
quelli citadini domino Lucha da Brembà e Troylo di 
Lupi, che sono sta causa che la Capelia sia resa, e debi 
oostudir dita roche, e col Senato nostro confirmeino 



tutti ff^pitoK promessi a quel eastelao francese, 
sicome etiam ha conGrmato li proveditori zenerali 
di campo, Fu presa. 

Fu poslo, per li savii ai ordeni, aleuto li meriti 
di Domenego da Modon contestabelc nostro morto 
a* nostri servicii, che a Zuanne suo fratello li sia con- 
cessa la scrivania di la fabrìdia dil Zante che ha du- 
cati 'io a Tanno di salario, et sier Lucha Trun andò 
in renga a contradir, e fo rimessa la parte. 

Non fo scritto in campo, perché ancora li savii 
non haveano consultato quello havesse a far Te- 
xercito. L* opinion di proveditori saria venir verso 
TAdexe. Doman jcousulterano questo. 

Fo leto in Colegio la parte di far Torator a Ze- 
noa, et etiapn do cassieri di Colegio; ma non fu tem- 
po di meterle. 

È da saper: da nondi venuti di Verona, se intese 
zuoba a dì "28 ivi esser intrato Maxinìilian Sfona fo 
Ool dil signor Lodovico a chi aspeta il duchato di 
Milan, molto bonoratamentc, con zeroha 300 cavali, 
tra i qual molti milanesi con cadene d'oro al collo. 
Vien di Trento, et aloza in li palazi. Tatnen^ in Co- 
legio né in Pregadi non si ha nulla di questo. 

Item, per Colegio, fo scrito eri al capitano di 
Po, era in le Fomaxe con Tarmada, subito rilomi 
a Ravena, et Francesco Duodo rasonato, era venuto 
a Chioza con li ducati 3000 avea per fer li fontii tor- 
ni etiam lui indrio a Ravena a ferii, et cussi Zanon 
di Colorgno contestabele, atento il Papa voi fer la 
impresa omnino conlra Ferara. 

Di Roma, in le teiere di 21, omì lete in Pre^ 161 ' 
gadi. È tra le altre cosse questo aviso, il Papa voi 
far 4000 fanti e ha manda li danari, e la Signoria 
farà 2000 e con questi h basta Tanimo aver Ferara 
o con le zente V ha, per esser cazute le mure e ba- 
stioni per le acque. C ha scrito a Fiorenza al cardi- 
nal Medici vengi legalo a la impresa, e vengi almeno 
Ano a Bologna e ordeni la impresa» e mandi Tarsi* 
vescovo di Avignon legato in campo» qual é a Bolo* 
gna; siche al tuto vuol tuor l'impresa oontra Ferara. 
Bl ducha di Urbin é a Lugo con zente dil Papa. 

Dommo Batista Pelratin capitano di stratioti over 
balestrieri dil Papa) come ho scrito, fo in Colegio 
questa maUna, con un breve dil Papa, che presentò 
il legato in sua recomandatione. Par habi certa di* 
ferenlia con uno suo zercha beni di Corfù, voi lassar 
un comesso etc. Et cussi fa esaudito da la Signoria 
nostra. 

Di Hongaria^ di sier Antonio Surian el do^ 
tor orator nostro, di 4 octubrio. Fo letere lete 
ozi in Pregadi, date in Buda* Nulla, da coiiio» 



287 



^TDXII, OTTOBRE. 



388 



Di Canstantinopoli, U lettere venute Valtro 
zorno ozi non fono lete, fo di 25 Octubrio. Come 
vìen dito il Signor (urcho tornava in driedo con 
l*hosle di 100 milia persone che andò contra il fra- 
delio bassa Achmath di Amasia, per esser quello fu- 
gato in Amasia. Lassava il capitano di la Turchia zoé 
il Bilarbei e forsi quello de la Grecia li, ci la sua per- 
sona con la corte tornava di Anguli dove era stato, 
e veniva a Galipoli per venir poi a Constantino- 
poli etc. Item, come havia rescatà alcuni presoni 
greci, e dimandava licentia sovegnirli diqualchc aspro 
per uno. Né altro in dite letere fo da conto. 

Di Hongaria. Come ho dito, è questa particula- 
rità: come Tlmperator havia scriio a quel Re lamen- 
tandosi che venitiani per via di soi zentilhomeni man- 
dava di Hongaria in Austria persone a brasarli le» 
terre soe, e dimandoe certo processo. El qual Re 
chiamò Torator nostro dicendoli questo, e li mostrò 
il processo, qual justificò non era vero. Item, il conte 
Palatin, che è ban vero e pacifico di la Corvatia, per 
esser rimasto d* acordo con madona Anna fo moier 
di Both Andreas, era in Zagabria, inteso certo san- 
zacho veniva con turchi a quelli confini, e andato con 
zente per esserli contra etc. ut in litteris. E come 
fiorentini dicono assà cosse de li al contrario di la 
verità. 

Fu posto io questo Pregadi : atento li sindid di 
terra ferma che é a Trevixo ha richiesto si prendi 
che tutti quelli acuserano cadaun che habi aspetanti 
a la Signoria nostra in le man, di qual raxon se sia, 
acusando habino il quarto di tutto quello si recupe- 
rerà, et cussi per autorità dil Senato nostro sìa preso. 
Et fu preso. 

Fu posto, per li savii, havendo compito i cassieri, 
sicno electi do altri in loco loro per 6 mexi, con pe- 
na etc. E fu presa. 

163^^ Sumario di una Utera data in Brexa adì 9 
Avosto 1312^ scrita per Marco Negro^ dri- 
0ata a sier Piero e sier Lorenzo Capello 
soi cognati. Bieevuta adì ... Octubrio. In la 
qual nara tuto il seguito poi nostri ave Brexa fino 
a di 9 dì Avosto. È molto longa, di sfogi 4 di car- 
ta; ma questo é tutto il sumario, il resto parole 
superflue. 

Come ha terminalo scrìver stando in caxa, in 
aspectation de le cosse che spera, sentendo assa' bone 
nove dil felicissimo campo dì la sacro sancta Liga, 

1) ÌJè oirt« Idi 6 168* tono blaoche. 



qual prospera fugando questi perfidi barbari francési 
inimici de Dio e de la humana generation, sitibondi 
del sangue humano, gente senza leze e senza fede, 
gente da non esser repulada nel numero de*crìstianì. 
Et dice, e tre anni se poi dir non ha scripto, e quel 
zorno 17 di Zugno comenza a scrìver i successi. Li 
avisa la sanità corporal sua et le sue calamità e di so 
mojer e (ie, e una fia era in San Cosma dì Tbordine 
di San Benedeto, tutti egualmente spogliati e robati 
senza alcuna remission. Dice, era quella matina infe- 
licissima di la xuoba grassa a la monìtion a proveder 
a le cosse necessarie. Sentendo el remor de le zenlc 
d'arme nostre zonzer in la pìaza del Domo, andoe 
a la porta del magazen dove suol lavorar li maran- 
goni per mezo caxa sua, per veder che zente erano. 
Potevano esser da 100 homini d*arme con le lanze 
su le cosse e li elmeti in testa, né c*era homo fra loro 
di governo; e stando un pocho, ecco la furia di fanti 
brixigeli feriti e malmenati che venivano da San 
Piero Olivier vicin al castello, dove erano a guarda 
de quel passo. Corendo a loro veniva la furia. Stando 
su la porta, non ricordandose di se, crìdoe a li nostri 
homeni d'arme : urtate sii poltroni come valenti 
homeni che seti e amazateli come cani. Da zerca 
8 in 10 homeni d*arme messe le lanze in resta per 
urtar quelli barbarì; ma el zonse el trombeta che 
chiamò essi homeni d' arme, perché fuora de porta 
Brasata era domino Andrea Oriti proveditor a le 
man con li inimici, venuti dal castelo per la via de 
Sancta Maria de la Consolation driedo el palazo del 
capitano con gran furia, dove fu fatto aspra scara- 
muza, per quel che poi Tintese. Li 100 homeni d'ar- 
me partiti dì citadela chiamati dal trombeta, furono 
seguitadi da le fantarìe todesche e francese, e ve- 
nendo verso di lui, se ritrasse e fé serar la porta e ben 
pontelar, reducendosi ne Toficio, e con le scale saltò 
su le sale e de li in un saloto con 10 altri stete asco- 1G3 , 
sto fin 30 bore. In questo tempo, era fuzito Zuan Hi- 
ronimo suo nepote nel Domo, dove crudelmente fu 
morto con zercha 60 altri, fra li quali fu alcuni preti, 
perché quelli barbari non perdonavano a ninno, e 
fra questa perfida generation era zudei sitibondi del 
sangue cristiano, dice lui. Quelli erano con lui 
fono da un francese scoperti, qual se parti per andar 
a cliiamar socorso per prenderli, e li forzò a pren- 
der partito, e a uno a uno meglio che poteno, e ne 
fo amazato uno. El suo Bertolon fo preso e fo tor- 
mentato, si fece taia 30 ducati; li altri sì salvono per 
la corte dil palazo e nel palazo dove e la fontana, e 
per quelli magazeni tutti li caradori e condutori di 
le artelarie forno tajati a pezi. Lui rimase con el suo 



289 



tfDXit, OTTOBRE. 



290 



fameglio in una di quelle sale di monitìon, aspetando 
la gratia di Dio, avodandosi a santo Antonio di Pa- 
dova di andar a far riverentia al suo corpo, ecco un 
francese con uno t>rexan che non cognosse, che lo 
condusse con el suo garzon in corte, dove era uno 
francese armato chiamato Federigo da Foys, qual lo 
prese per la man, dicendoli : < Monsignor, vui seti 
nostro preson di bona guera >. Et lui intrepido ri- 
spose : < Havcti raxon >, e fu menato prexon, al 
qual dete el suo anello al suo garzon e ducati 4 in 
zercha di monete, e feze asconderli ne le scarpe, e *l 
condusse a caxa di sier Nicolò de TAlbertan, la qual 
era sta sacomanata e morto do soi floli, e uno altro 
era soto el leto ferito, che voleano amazar, et la sca- 
poloe, ancor che uno francese li venisse con una ron- 
cha sopra la testa cridando: « Fa taia 400 scudi, se no 
che te amazo. > Quel Federigo da Foys rispose vol- 
tandosi a lui, disse : t Monsignor voglio 100 scudi e 
ve lasserò andar e ve acompagnarò a caxa. > Con- 
tentò de darli fra quatro zorni, e volse segurtà, e 
Julio dal Nona gè la fece, e poi satisfece, ben ch'el 
cardinal San Severin fece il tutto la domenega di 
carnoval per ch'el non pagasse questa taia, perché 
r havea passa 60 anni; ma questa canaglia non teme 
il suo Re, non che cardinali, né Idio, ben che stieno 
in chiexia con oficio e pater nostri in man. 

In questo mezo lui era ascosto, soa moglie e 
soa Gola erano in chiexia de Santa Maria in Chal- 
chara, dove li vicino habitavano, poi si convene 
partir da la prima sua caxa, e non volseno fusse 
portado niuna roba fuor di la cìtadela di caxa sua. 
Hor stando esse li in chiexia, credendo esser secure, 
164 non sapendo di lui ni de Zuan Hironimo che fo 
morto, e la furia già dil castelo era calada, intrò in 
dita chiexia do ribaldoni francesi, uno di qual prexe 
sua moglie e li tolse li anelli di dedo, taglioli la 
borsa, havendo una aeeta in man, cridando : « Da- 
me danari, metandogela sopra la testa, se no te 
amazo. Lei diceva: < Non ho danari. > E lui repli- 
chava : e Te araazerò se tu non me dà danari. > Lei 
meza fuora di sé disse : « Àmazeme », el qual poltron 
visto non far fruto, prese la fiola e feceli il simile, 
e non trovando per tal mezo danari le lassò, e andò 
in caxa, e con le azete rompe le casse e tolse quel 
che era dentro; fra le qual era le sue casse. Hor ve- 
nuto poi lui a caxa, non sapendo ancora la morte del 
nepote, si diceva 1* era prexon e vivo, li barbari già 
crudelmente havea sachizata la terra tutta senza di- 
stinzion di frati e monache, e robe sacre e non sacre, 
pezo che si fossino stati turchi o mori, e quel scele- 
rato de monsignor di Foys, lassivo e furioso, havea 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. XV, 



menato assa' zudei a far tal crudeltade ; sachizò S. 
Cosmo dove é soa fiola e gran parte di le sue robe, 
tutto fo portate vìa, e una soa neza, era fuzita li con 
gran dificulta, fu tenuta che la non fosse menata via 
e li fo tolto quello l'havea; un' altra soa era nel mo- 
nastero vestita da suora, taiato li capali, pur U fo 
tolto tutto, zoie, arzenti e vestimenti, leti, drapa- 
menta de lin e altri fornimenti di caxa, per valuta 
per più di ducati 800. 

In caxa di esso Marco Negro, intrò monsignor 
di la Palisa e tuto quello li era rimasto tolse, leti 
forniti e masaria, farina, vin, qjo, fin le banche, 
taole e trespedi e cavedoni e tuto quello ce era, e 
chargaU i cari, mandò ogni cossa a Milan, che pre- 
ga Dio el sia taià a pezi con tutto il resto, come 
spiera sari, siche niun di loro torni in Franza. In 
la sua caxa, dice intrò quello feva lite con lui et 
era successo nel suo oficio e monsignor di Foys 
gè la donò, dicendo lui era rebello, menazandolo 
molto. £ il sabado de carneval mandoe sua moglie e 
fiola da madona Alda di Gambara sua comare, qual 
era venuta zozo dil castello a parlargli, qual disse 
che Thavea fato e dito e monsignor di Foys menazato 
morsegandosi ci deto ; pur si oferse placarlo. Poi la 
domenega, a bore di disnar, lui medemo andò da dita 
madona Alda, qual era col cardinal et suo fratello 
arzivescovo di Zenoa, et li fé* bona ziera e non vo- 
leva, come vechio, el pagasse la taia ; ma a caxa sua 
era venuto un Mathio da Coron capo di stratioti di 
monsignor Moraldo, el padre dil qual Mathio fo pro- 
visionato di la Signoria nostra, e con tre homeni di 
arme nostri che Tavea fato prexoni e do so famegli, 
e bisognò lui li facesse le spexe, havendo fato suo tulo 1 64 * 
quello era rimasto in caxa, e convene ricomprar 
tutto dal dito Mathio da Coron ; siche etiam paU 
questo danno, e il diavolo non ha voluto elsia morto, 
come fu morto el suo patron capitano Molardo. 

Et il primo di de quaresima, tutti se partirono in 
sua malhora, e più con la gratia de Dio non ha auto 
alcun in caxa, ancor che con difBcultà si habi perser- 
vado, havendose rechiamado a monsignor de Obegnì 
governatore el qual é zercha uno mexe, li fece co- 
mandamento con molti altri Tandasse a Milan in ter* 
mine di do zorni, soto pena di rebellion. E lui fo il 
primo messo in poliza; ma con l'aiuto de Dio se sepe 
talmente schernir, che fo lassato star, dicendoli stes- 
se securo e non dubitasse. Tutti ì altri, parte ando- 
rono e parte se absentorono. Dice é un miracolo za 
tre anni non sia sta mandato via in exilio, a le cosse 
che rha fate e «lite, perché, dove el sentiva a dir con- 
Ira r bonor di la Signoria e dil bome venilìan, non 

19 



291 



MDXII, OTTOBRE. 



292 



poteva laser e publiee e<j9rtmfom confutava con 
bel moJo li maldicenti, e in presentia dil cardinal 
dil Final che li mostrava voler ben, e piti volte man- 
zava con sua signoria e in presentia dil signor Zuan 
Jacomo di Triulzi che lo ha amato, e con molti cita- 
dini marcheschi, e quando, per qualche cativa nova si 
smarivano, li confortava a star di bon animo, e a li 
altri eh' erano francesi e si al^rava dil mal nostro 
pàlanij li diceva : < Vos autem contristabimini 
quia nescitis finem vestrum. Porla dir assà cosse, 
ma le taze ; farìa gran scritura a voler narar le cosse 
seguile da tre anni in qua. 

Scrive, quando l' intrò domino Andrea Oriti é 
tcslimoni domino Zuan Paulo Manfron e il cavalier 
di la Volpe, e non si rechiese cossa de artellarie 
grosse in fuora ch'el non fosse presente, e dice : 
Cussi Dio havesse voluto si fosse lassato andar le 
nostre zenle a dar bataia al castello ch'el se pren- 
deva, per quanto ha dito poi quelli erano dentro, 
che non sapeano che far né a che modo defenderse, 
e per tre zorni steteno perduti. Et nui da basso non 
intendevenio questo, e questi valesiani diceva voler 
andar a dar la bataia al castello, dicendo che il pi- 
glieria, ma a lui li pareva impossibile pigliar quel 
castello per bataglia di man; ma il castello era 
preso perché quelli dentro non erano per defendersi, 
come si fosseno stati tante putane, come é al pre- 
sente quelli é qui in Brexa se furia li vien a le spale, 
quantunque si vadino milantando ; ma per el voltar 
di Cremona e altre citade, maxime Milano, sono sma- 
rili e persi. Hor questa terra dovea perir ; per la^ma- 
ledeta avaritia volseno teuir la sua maledeta biava 
serada e scosa, e non dar da viver a tanti contadini 
e valesiani quanti erano in questa terra, che si con- 
165 veneno partir per non havcr da viver, e seriano ve- 
nuti tanti altri che con li spudise baria sofogada quella 
canaia. Li hncresse dil danno di la Signoria e de al- 
cuni boni servidori, ben pochi. Ma al presente ado- 
rano essa Signoria e chiamanla grandi e picoli di e 
note che la venga a socorere la povera Brexa deso- 
lata e desfata, che non ha più faza de citade, et era 
in tanta altura e morbedeza che come mosche che 
se aniega nel lacte e nel miei cussi se hanno anegalo 
nel bon tempo : e non lo cognoscevauo cerchando 
miglior pan che di fermento ; andandose a render a 
zentc barbara, superba, avara e crudel, senza bota di 
bombarda; cavandose dil governo di tanto benigna e 
graliosa Signoria, qual per 84 anni li havea governati 
non da subditi ma da proprii (ioli, cavati da miseria 
e servitù, erano rustici senza urbanità veruna. De- 
functis patribus, surrexit prava Juventus. Dice, 



già più di anni si acorzeva di loro andamenti ; dice 
vedeva sier Piero Porzelaga, sier Sigismondo Bocha, 
sier Nazin, sier Zuan Francesco da Chazago e com- 
pagni, li quali aboriva il nome venetian, e alosicha- 
vano li citadini de dar la terra a Pranza e tutto el 
Consejo a voxe la dete. Fo ben alcuni che per igno- 
rantia, altri per fragilità pecomo ; li terzi pecomo 
per propria malitia. E questi ribaldi mai si sono pen- 
titi, e perseverando in mal dir e in mal far usque 
in odiemos dies. E cussi suo compare Cesare da 
Martinengo fo di domino Zorzi,qual li disse, iotrando 
di una porla in Brexa la Signoria, lui ussiria da l'al- 
tra, poi li disse, quando veniUani obtenisse il stado 
perduto, mai più haveria la pristina repulation. El Re 
lo fece cavalier e conte de li Orzivecbii, la qual to« 
la Signoria dete in pheudo al magniGco Cesare suo 
avo e sempre ha goduto tal feudo. Questo Cesarin à 
hauti 500 scudi di provision a Tanno. Dice de li Cam- 
bereschi. Dice bisogneria un mexe di tempo a scriver, 
e maxime madama Alda ha facto più guera a la Si- 
gnoria che si havesse auto contra 1000 cavali; mai 
non feva altro che scrìver e far pratiche, eie. Dice 
esser a di !23 Zugno stato in aspelation eh' el campo 
nostro dovesse venir a prender quella terra, che de 
facili V baverìa presa per non esser più di 4000 
soldati tutti tremebondi, vedendo il paexe pian e 
monti esser facti marcheschi, voltar Qremona, Pia- 
zenza. Lodi, Milan e Bergamo, e *1 suo campo fuzer ; 
ma le nostre zenle, erano a Rezado mia 5 de D, é re- 
trate a Gavardo, che é più in là mia 15. Quelli den- 
tro é insuperbidi, hanno in questi zorni passadi sa- 
chizado Bagnol, amazadi homeni, fato presoni, tolti 165 * 
bestiami, el cussi in pe' di monte Santa Eufemia, 
Chaiouigo e Rezà eri el ozi hanno sacomanalo, dove 
hanno le possession i floli dil conte Francesco da 
Lodron, e bruxado la sua caxa e alcune altre, 
menando via ogni cossa, laiando biave, portandole 
a li lor alozamenti. Hanno conduto molto vin che 
da 8 zorni in là non zera da viver 10 zorni ; hanno 
hauto tempo da forliflcbarse mollo ben ; se fanno 
gaiardi, dicendo vien gran zenle in suo sooorso. 
Questi populi vocifera, crìda, chiama misericordia a 
Dio e a la Signoria che li cavino da le man de que- 
sti barbari, che e più crudel che turchi ; Té una com- 
passion veder menar questi poveri contadini pre- 
soni, e questi barbari tormentarli e dirli : < Crida : 
Marche, Marche ; veder poi venir le povere fé- 
mene zercando loro mariti per la terra o li loro pa- 
dri e fioli, e questo é ogni giorno. E li poveri religio- 
si, li qual monasterii é pieni di queste zenle, ita che 
non hanno libertà dì le coese del viver e manco di 



393 



MDXn, OTTOBRB. 



294 



parìar, per esser tutti sospeti come inarcheschi, e 
hanno nxon per esser malissimo tractati. Non si 
trova galine ne li nostri monasterii : li più di loro 
sono mendicanti e viveno di elemosina, e tamen con- 
vengono far le spexe a questi poltroni ; e il Roy sì 
fa chiamar Cristianissimo e comporta questo ; ma é 
avarissimo, crudelissimo e injustissimo fautor di la- 
dri e ribaldi e di zudei ; in la soa corte non é per- 
sona virtuosa ; ha mandato govemadori a Milan e li 
a Brexa e per tutte le sue terre tutti ladroni, che el 
mar oceano non li haria implto la gola loro. Con tem- 
po, narerà li injusti et pessimi portamenti loro, e 
tu ti i mali, e il suo Re disse, ozi è tre anni, voleva 
esser m tal zorno di San Zuane su la piaza di San 
Marco, e quando 1* bave la nova di Sonzìn Benzon 
che Tera sta apicbado, disse do volte Tapicberia 3000 
venitiani. Quel cbe li vien in bocba dicono senza al- 
cuna erubescentia; come li cani latrano, cussi loro 
zanzano senza raxon. 

A di 24. Ozi doveano andar a sachizar verso 
Navi, ma sono restati. É sta dito questa matina Cre- 
ma esser sta presa, e quelle zente, erano li a campo, 
venir soto Brexa. L*è morbo de li a Brexa e grando 
e apena se ne parla, perché più pesa la grave soma 
di la crudel Urania de sti barbari quasi che la paura 
di la morte. 

A di 25, el di de San Marco,'si è zerUficati Cre- 
ma a di 22 a bore 30 esser sta presa, e*l nostro 
campo esser venuto verso Sonzin, Urzi nuovi e ve- 
166 chi e Pompian, e tien certo non passi luni el debi 
esser atomo Brexa. Monsignor di Ghigni non poi 
far miracoli, é in pericolo di la vita sua a voler tenir 
questa terra, e cussi il castello, benché sia sta forti- 
ficato e fornito di vituarie e artellarie mirabelmente; 
ma non hanno speranza di soccorso. Scrivendo, fran- 
zesi andati per sachizar vai de Navi é tornati in Brexa 
con la testa rota, morti assai de loro' e vei^ognati, e 
San Marco ha voluto mostrarli esser defensor e pro- 
tetor de* venetiani. 

Scrìve, za tre anni, lui disse al cardinal del Final, 
passizando in la soa camera in palazo, dove li era la 
più parte Martinengi, Avogari e tutti i Gambarì, et 
era a quel tempo rebelato Padoa, tutti questi, per 
gratiflcarse con il cardinal, dicevano venitiani sono 
spazadi, el populo se leverà e tajerà a pezi li zenti- 
Ihomeni, con altre brute parole, e lui, apuzado a una 
fenestra, guardava costoro sgrignando. El cardinal li 
disse : « Missier Marco vui ridete ? > Rispose : < Rido 
monsignor reverendissimo di questi che dice cosse, 
con suportation, che non sano quello se dicono, » e 
disse : < Sa la signoria vostra quello disse el ducha 



Philippo dì Borgogna, che fo un sapientissimo princi- 
pe, rasonandosi con lui che venetiani feva 4 volle a 
r anno la festa de San Marco, soa signoria si voltò a 
quelli tali e disse : me meraviglio cbe non la fiizìno 
ogni zorno: el populo veneliano,si chiamò populo de 
Dio ; havemo veduto quel stado molte volle in mi- 
na et San Marco Y ha ajulalo. » El cardinal, dice, stè 
sopra de si ; ma quel povero di Zuan Maria da Marti- 
nengo che fune era franzosìssimo, li rispose alcune 
parole e poi tace. 

Dice, le zente di la Signoria é venute in gran 
parte in brexana, e li slratioli hanno corso fin su le 
porte; a di 26, non giunse la zerleza di Crema. Dice 
non si fa raxon 11, se roba, se sforza, se ainaza, non 
é chi fazi raxon, vi è 11 il morbo grando, non ze' vin, 
vai uno caro de vin più de 20 ducali, uno ovo do 
marchetì. Scrive, é sta robato un poco havia scoso, 
fino galine 7 e una barela de vin. Tuto teiera in pa- 
cienlia, et ha mazor speranza che mai che la Signo- 
ria deba vinzer e superar questi barbari, pur sia pre- 
sto, quia spes qt4€e difertur affligit anhnam. 

A di 29. Fo dito eri domino Cristoforo Moro era 
zonto a Gedi. Tuli si alegrava credendo dovesse ve- 
nir a r impresa di la lera ; ma el gaudio è converlito 
in mestitia. E questi barbari questa note hanno corso 
fin apresso Montechiaro, benché non habia fato no- 
tabel preda, pur hanno danificado el paexc, e luta 
via dannificha; ha fato far crida che questi de la terra 166 * 
vadano a mieder che li sarà fato la scorta, e soto tal 
promessa le povere persone sono andate a lajar le 
sue biave, e tajate quesli barbari le hanno poi tolte, e 
fino a povere persone che vanno spigolando per li 
campi se tuoi quelle poche biave che con gran fali- 
cha hanno racolte, e non basta questo, vanno per li 
fornari e togliono el pan di forni, e tutto vien com- 
portato.|E questo prociede parte perché non hanno 
un soldo, parte per la mala natura imo pessima de 
questi vas^ni ladri et crudeli. 

A di 7 Lujo, del Santo Apolonio fo vescovo dì 
Brexa, et si soleva celebrar tal zorno con gran sole- 
nità, et questa matina, dice, andoe a messa a San Bar- 
naba e non scontroe 3 persone, eh' e più via da San 
Marco a San Stefano; questo e perché le zente stanno 
ascoste per paura e per esser la cilade vacua. 

Tamen, ogni zorno ne moreno da i25 in su da 
peste, e questi vasconi vanno in le caxe aniorbade e 
robano, e la roba infela la terra. Hanno sti ribaldi 
spoiato li monasterii di San Faustin, monaci di San 
Benedeto, San Zuane, li Carmen!, che non li ha las- 
sato pur mezo pan; entrano in le caxe per forza per 
tuor vin e togliono poi quello che li vien davanti. Era 



295 



MDXII, OTTOBRE. 



296 



in le caneve di 1* hospedal zerca 60 cara di vin per 
inonilioo de monsignor di Obigni governador, e 
terza notte li vasconi enlrono per forza e tolselo quasi 
tutto, 4 cari fo spanto, uno romaxe, e dito monsi- 
gnor fece prender do de diti vasconi ; fo menati per 
apichar uno fin in zima la scala, e la furia di vasconi 
forono in piaza ita che fo lassato de apichar. Questi 
ribaldi voriano del vin, ma non zè. Se dice non esser 
vin in la (erra per 10 zorni; e cussi se ritrova que- 
sta misera citade e si pò cantar quel dito di Jere- 
mia : quomodo sedei sola civitas piena populo etc. 
Ogniun pianze, perché oltra el morbo, la carestia, 
le rapine, zè di zonta questo che cazano fuor di le 
loro caxe e di la terra non solum le miserabili e 
mendiche persone, ma etiam di qualche condition, 
e poi voicno le chiave de le lor caxe ; quanti pianti, 
quanti stridi non potria con pena exprimer, e poi 
che le povere persone erano fuor di le porte, gran 
parte di loro son stale spogliate e toltoli fin la ca- 
mixa di dosso. Scrive, luì, ancora che V habi patito 
el sacomano e la taja e qualche inzuria, pur è stato 
difeso da monsignor de Moncorso locotenente de 
monsignor de Obigni, con el qual non ha parlato do 
volle, e per do volle li vasconi voleva venirli in caxa, 
li ha cazati via. 
167 À di 9 Luio. Eri sera, do vasconi vene in caxa 
sua per alozar e andò in camera del suo garzon e si 
messe in ietto dispreciando ogniun, come è di suo 
costume. Mandò lui dal locotenente, qual a do bore 
di note con torze con 10 armadi vene e cazò questi 
ribaldi con gran furia de caxa. Scrive che Lodovico 
Nasin è sta amazado a Milan da uno che era sta tor- 
tizado da lui insta il suo solito. Credeva far come 
feva a Brcxa, che 8 di loro tiranizava la tera come 
signori, e li rectori ne havca quasi paura, zoé sier 
Piero Porzelaga e sier Sigismondo Bocha e compa- 
gni, li quali aboriva il nome venìtian, andavano per 
la terra dicendo saremo signori atosegando il popu- 
lo, e quel pazo dil Porzelaga ha usato brute parole 
contra la Illustrissima Signoria, ci per questo elallri 
simili portamenti fu fato dil senato di Milan ; siche 
quelli ribaldi fo causa di dar via questa terra, mc- 
rilano esser maltratati : ne e ben di altri di la cita e 
citadela. Vicn dito esser sta preso a Chochai suo ne- 
pote Àlexandro di Mazi, gran joton, qual veniva di 
Pranza, andò con Cesarin da Martineugo, qual de ri- 
torno e rimasto in Savoia da uno suo cugoato, che 
ha per dona la sorela di soa moier, le qual fo fiole 
del conte Piero di Gambara. Questo Àlexandro é 
certo veniva mandato a dar speranza de soccorso a 
questi franzosi. Crede però non sitino per averlo dal 



suo Roy ; si confortano sguizari debano dar volta, e 
dicono molte fabule. Dice hanno inteso non esser 
domino Cristofol Moro qual proveditor, ma domino 
Lunardo Emo, qual lo aspeta con 1* exercito che U 
vengi a cavarlo de 1* inferno e spera ne haverà pò- 
cha faticha. 

À di 15 Luio. Fin questo di non hanno si non 
zanze; li marcheschi vengono a Monpian e toglieno 
le fonte e le aque da masenar, e fa gran incomodo a 
la terra, ma poi non mantengono la impresa, e li 
francesi escono ordinatamente e sacomana e brusa 
le caxe e amaza lì poveri homeni et femene et puti ; 
e non vengono aiutati. Li stratioti di la Signoria co- 
reno fin su le porle, piglia 3 roze e do vache e fuze 
via, e questi barbari sachiza do e tre ville al irato, 
e non è chi li mostra el volto. É gran vergogna per- 
chè 1 risona la Signoria ha un bel exercito, non tanto 
da obstar a questi 3000 barbari ma da campizar la 
terra e prenderla per forza, come è sta dito veleno 
far za un mexe. Se vocifera dentro e fuora di la terra 
se roba e sachiza monasteri di done et frati et caxe 
de poveri e de richi ; lien le zente di la Signorìa sia 
mal in bordine, quando el vede desfar el paexe 
senza alcun soccorso, con sminuir la reputation no- 
stra. Or italiani sono impoltronidi e liso signori, 167* 
con la loro avaritia, ne é sta in gran parte caxon ; di- 
ce li crepa il cor veder barbari svilir et vituperar 
italiani. Li in Brexa al presente è vasconi e scozesi. 
El governador monsignor di Obigni é scocexe, è bar- 
baro senza leze e senza boni costumi, cussi é tutti 
scozesi. Idio non permeterà longamente il Roy do- 
mini tal terre indebite usurpate. 

Scrive. Quelli di Brexa erano mezi desperadi 
vedendo questi barbari desfar circum circha questi 
vilazi e zardini, si poteva chiamar paradixi terestri, e 
inteso il campo di brieve dia venir a questa terra, se 
ha conforta. Franzosi dicono el campo venitian esser 
sta roto da V exercito suo, e hanno preso Pavia, e 1 
campo venetian esser serado, e altre pensate secondo 
usanza. 

À di 17, cri sera, monsignor di Monoorso locote- 
nente di monsignor di Obigni, a cavalo in Merchà 
novo mostrando andar a far altro, se calò dove era 
alcuni citadini e diseli le soprascrite nove, suzon- 
zendo che non seria 8 zorni sta terra saria libera, e 
il lloy loria tute le possession di citadini che sono 
fuor di fìrexa e le daria a quelli sono rimasti. Ta- 
men, hanno dito tutti brexani esser traditori, e anno 
il conte Nicolò di Gambara per suspelo, e U altri 
soi da Camilo in fuora, perchè el sbraiasa come 
fano loro francesi, e ogni simile ama il suo simile. 



2»7 



MDXlIi orrOBBG. 



398 



A di 32LQÌO, 2orno de la gloriosi) Madaleoa. Tutti 
teniva in questo di el campo di la Signoria fusse 
atorno Brexa» e cussi credeva franzosi, perché se 
diceva le artellarìe esser già 6 zoroi a Carpenedolo, 
inia 18 de qui. Tamen niun eflfeto si vede, anzi 
ogni zomo sii franzosi desra questo povero paese e 
misera el dolente citade disfata e ruinata per mal 
governo loro, zoo di brexani, e al presente assa' di 
loro el cognosse, e però hora si sforzano liberarsi 
da barbari ; che si al principio havesseno voluto far 
cussi, non sariano in sti mali termini, e in tante trì- 
bulation come al presente i se trovano. 

A di 25, zomo dedicado a San Jacomo, la terra 
é piena che certo socorso veniva a sii francesi è sta 
roto e frachassato e tolto le artellarìe. Chi dice era 
el ducha di Ferara, chi el signor Federigo da Bozolo. 
Non si poi intender con zerleza cosa alcuna ; solo 
quando francesi stanno di mala vola come deprte- 
senti i stanno, che si crede habino male nove. Poi è 
passato li 3 zorni ehe prometevano ussir a la cam- 
pagna e unirse con el soccorso a recuperar il brexan, 
licei homo cogitai et Deus disponit, et Deus re- 
prohat consilium principum. Tien, le zente di la 
Signoria son venute solo la tera, sia sta per esser 
andate conlra questo socorso, e averlo roto. Si dice 
esser nel nostro campo el signor Frachasso e domino 
Antonio di Pii tra U altri. Edi questo Pio essi francesi 
168 proprio V han dito, et essendo vera tal rota, costoro 
son spazadi perchè non sono suQcienti con 2000 
fanti e poco pili di 150 bomeni d'arme defender 
Brexa che circonda mia 3 e meza; poi non è da vi- 
ver, e benché ne sia dil formento che hanno sachi- 
zalo, non se pò masenar, e quando ben fasse del pan, 
ne è pochissimo vin e Vendesi a raxon di 36 ducati 
al caro. Etiam de acqua se stava mal, perché le 
fontane erano tolte. De carne pezo che pezo. É vero 
il castello é fornito de (^ni cossa ; ma non ne è den- 
tro al presente zercha 60 homeni, e il castello a di- 
fesa vorìa ad minus fosseno 1000. La garzeta non 
vora meno de homeni 200, le porle vorà pur esser 
guardate, e cussi la citadela ; siche non essendo più 
de 3000 persone a difesa in Brexa, zudega, venendo 
il campo nostro, non se polria lenir. Qui è molli 
iimalali di febre; ma non si trova medici per el so- 
spelo del morbo, né barbieri che voglia salassar. Non 
si trova zucharo, né medexine, tute fo sacomanade. 
Questi barbari eri sachizò el monastero de San Sal- 
vador, la sagrestia, e zò che era: calexi, patene ci ogni 
altra cossa, non li lassando una fela di pan. Cussi 
hanno fato a Sanclo Apolonio frali di San Francesco 
observanli ; cussi etiam San Piero Olivier di T bor- 



dine di San Zorzi d* Alega, e uno di sol frati hanno 
butado zoso de un pozuol alto et è morto. Turchi 
non feria pezo, e le zente di quel che si chiama Cri* 
stianissimo, fanno tal cosse e vengono comportate. 
Dio é justo e comporta ste crudeltade, non per altro 
che per li peccadi comessi. Tante done che era ne li 
monasterìi con li Ooleti son sti cazade ftaora di la 
terra, che Y è una compassion vederle andar pian- 
zando. Roma da' goti fu crudelmente desfata ; ma 
tulli quelli che se trovarono ne li templi, per rive- 
rentia de Dio forono salvi e intacti, e questi fran- 
cesi et zenle barbare usano tante enorme crudeltà 
e sacrilegi!, non guardando né a Dio né a sancii. 
Scrive, é sta dito in la caxa di Gambari, i'Impe- 
rator havea mandato a dir a questi francesi che se 
vogliano lenir, e quando non possano che se ren- 
dano a essi Gambari. Tien non sia il vero; ma loro 
lievano ste zanze per non star solo il dominio di 
la Signoria nostra. Vedono questa terra asediata 
senza speranza di socorso, la peste e la fame e 
poche zente a defenderla, tamen^ tanta é la mala 
volontà de alcuni, che vano dicendo per la terra mai i68* 
veniliani bavera Brexa. Questi ribaldi nemici de se 
slessi e dil ben viver sono tanto apassionati, che vo- 
leno el diavolo sia bianco e li angeli negri a l'india- 
na, che per esser negri depengono li angeli negri ; 
meritano ogni mal. 

A di 26. Tute le zente sono in la terra, con ma- 
zor forzo che habiano fato, cavali e pedoni sono an- 
dati per sachizar la valide Navi, dove é assa* bone 
ville, e comenzano a venir con bulini in Brexa. il 
nostro campo sta a Rovaio a gratarsi la panza, e 
lassa desfar el paexe con diminution de la repulation 
sua e cressìmenlo di gloria a sti poltroni inimici di 
Dio. Ogniun biastema li nostri che non socora li po- 
veri servitori di San Marco, hessendo cussi vidnì, e 
se disperano e se abandonano loro medemi. Lui che 
é allieto, convien confortar questi aflicti. Scrive, lui 
non ha vino et non se ne trova ; vai 36 et 40 ducati 
el caro. Ritornò questi barbari di depredar vai de 
Navi, con bolini di farine, vin e altro e con presoni, 
quali non potendo pagar la taglia che i domandano, 
li apicano el amazano crudelmente senza alcuna pie- 
li ; niun ardisse a dirli i fanno mal. £1 castelan di- 
mostra tal crudeltà spiazerli, dicendo per queste 
crudeltà Dio manda le cosse dil suo Re roverse, e 
dubita di pezo. 

A di 27 Luio. É sta dito le zente dil Papa da Pia- 
senza esser venute a Cremona per dover venir in 
brexana a unirse con queste altre zente, e venir a 
r impresa di questa terra. Francesi dice questo. 



399 



MOXII, OTTOBRE. 



300 



A di 28. Uoa soa fiola moDacha in San Cosma 
stava in extremis, processo il mal vedendo menar 
molti poveri contadini ligaii presoni in la terra, se 
atristò molto, e la note soquente li vasconi scalò el 
monasterio con gran fatica, e per la paura li saltò la 
febre con tre altre done, et lei é morta. Questi bar- 
bari ozi sono andati a un locho chiamato Passiran 
over Padèmo, dove è un casteluzo murato in el qual 
li povereti se reduseno con tutto el bon et miglior 
haveano. Questi li dete la bataglia, qual durò per do 
bore, e li contadini con le lor done mirabelmente 
se defese, tandem fono vinti, e introno essi barbari 
nel casteiaao amazando fin li picolini crudelmente, 
spoiando e robando zò che gera ; pur quando Dio 
volse, le nostre zente che é a Rovato vene al socorso, 
e fo a ie spale di questi inimici cazandoli fin a la 
Mela, recuperando el butin, amazando de sti tode- 
schi e vasconi. Scrive, li dispiace li nostri stratioti 
habìano imparato spograr quelli che prendeno e poi 
lassali andar, che fazando la crudeltà ì fano questi 
barbari, lì stratioti doverìano amazarli tutti, e la pe- 
169 ste li va toiando a uno a uno, siche romagneriano 
pochi a difesa di la terra, e s* il campo nostro ve- 
nisse, la prenderia ben presto. L' é più de un mexe 
e mezo ehe questo benedeto campo dia venir. El 
conte Nicolò di Gambara li ha dito non sarà mezo 
Àvosto che 1 sarà li el socorso, e che 1 campo fran- 
cese é sopra Texin; non lo crede. Questi sono in- 
sonii, or la passion li fa dir questo per esser afran- 
zosadi. 

A di 29. Questi barbari sono cavalchati et fin 
bore 17 non sa dove i »ano andati. Ritomono poi, 
hanno sachizato Rodengo, e *l monasterio di frati di 
Santa Lena pur in Franzacurta, e hanno dannizato 
Gusago. Quelli dil loco fono dal govemador fran- 
cese qui in la terra a dirli non pono obstar a le zente 
di la Signoria, e per questo non li vogliano danifi- 
car, che ex nunc li darà 100 some di Tormento, e 
cussi le deteno, tamen li hano robati; ma hano las- 
sato però di cavali più di 40^ e molti sacomani e ar- 
zieri è stati morti, ma eri ne fo taiati a pezi più di 
300. Li todeschi non apar più ; per Brexa ne sono 
pochissimi, perché parte sono sta amazati e parte 
sono fuziti via. 

A di 31 Luio. La note passata, tuli questi francesi 
son sta in arme per haverse apresentà le zente mar- 
chesche parte a la porta di Torelonga parte a le Pi- 
le, e queste brusò el molin che é driedo el castello 
che masenava a esso castello ; che zente siano state, 
non r intende. Scrive, si è serati in la terra, ita che 
non se sa cossa alcuna, non lor francesi, quantunque 



dicono le usate loro fabule. In tato d mondo non 
è la più vana e paza zente de franzosi. Ha inteso 
questa note francesi sfilavano. Tìen, venendo il 
campo non potranno durar. Tutti aspeta con de- 
siderio esser cavali da le man de questi barbari 
crudelissimi, superbissimi, avarissimi, bibacissimi 
et bestialissimi. 

A di primo di Avosto. La note passata, questa 
canaglia fono in arme per la paura ebeno la note 
avanti. Tomono a bore 5 a dormir, perchè sono 
morti si non dorraeno respeto el gran bever che I 
fanno; né se vergognano inbriagarse, e non tìen in- 
zuria esserli diti inbrìagi. Scrive, questa tera sta ma- 
lissimo di peste. Ne moreno 55, 30 fin 40 al zorno ; 
non zé una provision al mondo ; moreno assai de 
desasio ; pan non se vende ; vin non se ne trova; sono 
in le man de loro francesi, li quali hanno spogliato 
non solum li citadini ma li monasteri!, cussi di frati 
come di monache, unde molti e assai convien bever 
acqua assa' e si amalano da fluxo. Siche questa terra 
é caduta in questa calamità e miseria come predixe 169 
fra Bernardino da Feltre ne le prediche che lui feze, 
e questo per li gran peccati che '1 vedeva regnar 
in Brexa, fra li quali la ingratitudine, che di una 
villa eh' era questa cita, venuta soto la Signoria era 
venuta dì le prima cita de Italia. E, quel fra France- 
sco da Lecho di V bordine di fra* menori, valentissi- 
mo homo, predicando, ricomandò alcuni poveri dil 
monte de palazo, quelli ribaldi tirani che domina- 
vano la cita lo volse disfar dal mondo, perseguitan- 
dolo. E quella cossa di mortuari! far uno statuto 
conlra la libertà eccclesiasticha, e tuor el viver a li 
poveri religiosi ; e perchè li frati di San Domenico li 
diceva non potevano far et erano scomunicati, i volse 
cazarli di la terra. Et di la oferta che ogni anno el di di 
Nostra Dona de Avosto si faceva, la qual era zercha 
ducati 300, e fevano un massaro; ma questi volseno 
tal danari fosseno deputati a la fabricha dil Domo, 
né mai li vescovi ha potuto veder la administration 
di tal danari , e la comunità li difendeva a non mo- 
strar tal raxon; la qual comunità era 10 over 12 
manza oomun, butando sempre in campo V asedio 
di Nicolò Pizinin, e tuli li padri e avi e bixavi di 
questi fono contrari! a la Signoria. El contado è fede- 
lissimo marchescho, e si poi dir non inveni tantum 
fidem in Israel, e prtesertim la riviera di Salò e 
certo tutto il paexe se ha mostrato e mostra mar- 
cheschi per la vita e inimicissimi dì questi cani fran- 
cesi. Et hanno gran razon per le gran crudeltà i fano ; 
e in una caxa dove alozavano questi seleradi vasconi, 
hanno morto tre poveri contadini per non haver il 



301 



UDXII, OTTOBBE. 



302 



modo di pagarli h taia, e sono già tre giorni ne 
r orto sopra la terra ditti corpi. 

A di i. Si é certifichadi el nostro campo esser 
de qua da Qjo aiozato a Pontevico, Variola vechia 
e Variolagixa, per quelle contrade. E Taspeta, questa 
note over doman di note, Dio li doni vitorìa. Eri 
sera, el castello trasse al vento e senza Truto de gran 
bote de artellarie, e una se rompete e do pezi amazò 
do francesi a la porla di le Pile. La peste é intrata 
nel castello, e ogni di ne moreno qualche uno. Ozi, 
a bore zercba 13 Vt, disnando lui, trasse 3 teribilis- 
sime sagite, l'ultima de le qual el ton fo mazor cbe 

I sentisse mai, e ferì la cuba di la cbiexia di Santa 
Maria del Domo, ha ruinado parte de l'organo e roto 
la predadi l'aitar di S. Savin e Cyprian che iace sotto 
Totano. E zercba le 18 bore, li stratioti si apresentò 
fin a la porta di San Nazaro e San Zuane, e prese 
un monsignor di la Mota capitano de monsignor de 
Obignl, e cinque altri arzieri fo morti per questi 

170 monti cbe sti vasconi andavano vendemando; sicliè, 
tra amazadi, morti di morbo e presi, da un mexe in 
qua ne mancba a la mostra pocho men de 1000, 
e ogni di anderà mancbando. Crede non sia zente 
da defexa più de 3000 persone tra pe' e cavalo, cbe 
non sono suficienti a difender tanto circuito quanto 
è questa terra. Si starà a veder V exito. 

A di 5 Avosto. In questo di, questi mantidi 
brusa tuto ei borgo de San Zuane ch'era quasi una 
eitadella de caxe, botege, ostarle. Brusano anche el 
borgo de la porta di Torre longa, e brusano tulte ha- 
bitation che sono circum cireha la terra. E dice, li 

I I savii deputadi quando el Roy mandò a dimandar 
Brexa, fo pur alcuno che disse : < Voieti vui rendervi 
senza bota di bombarda? > e risposeno li savii : < Vo- 
lemo aspetar el campo che ne desfaza le nostre chie- 
sure ?>. Alora temevano dì perder li albori e vide, e 
al presente va tuto in malora. Sono zente da poco; 
ma al presente cbe vedono la total soa mina, sono 
desedati ; V è meglio tardi che mai. Beati loro se 
quando vene domino Andrea Griti brexani haves- 
seno fato quello che intende al presente i fanno e 
vogliono far, e quella impresa perì in gran parte 
per la sua avaritia che li ofuscò V intelleto, che non 
veteno il suo pericolo. Lassemo andar il passado e 
sì voi alender al presente, perchè preterita magis 
reprehendipossuntquam corrigi, come disse Han- 
nibal a Scipione. 

A di 6, zorno di San Salvador. Li stratioti in bona 
somma si hanno apresentato a le mure e alcune fan- 
tane. È stato a visitar el conte Nicolò da Gambara. 
Li disse Milan era voltado a l' ubidientia del Rov, e 



tutto quel stado, e eh' el nostro proveditor havea 
chiamati soi nepoti in campo e loro non havea vo- 
luto andar, e tutti li Gambareschi è fati ribelli di la 
Signorìa e toltoli tutti li soi beni ; ma il campo fran- 
cese potente veniva in socorso e farla e dirla. Scrive, 
di queste cosse dite non crede nulla, salvo di beni loro 
tolti, nMmme li soi e di fioli fo dil conte Zuan 
Francesco ; ma de quelli fo dil conte Mafio e quel 
ù(A fo dil conte Piero, francesi dicono questi haver 
fato pontamento con la Signoria. E hano pocha de- 
vuUon nel conte Nicolò, e quel Costantin Valzoi era 
banderai dil conte Zuau Francesco e a la rota era 
banderai del signor Bortolameo d* Alviano, e per la 
prova che 1 feze el Roy lo tansò 150 scudi a l'anno, 
bora è banderai dil dito conte Nicolò, el qual dize 
che dito conte Nicolò, venga o venetiani o francesi, 
eh' el farà mal, ancor che '1 sia di l' bordine di San 
Michiel, zoé compagno del Roy. 

A di 7. Molle fantarie e stratioti se hanno apre- 
sentato a la tera e acampati, ita che più niun non 
ardisse ussir di la terra a tuor uve e far mosti; né 170* 
le fontane butano più acqua e lì fiumi etiam è tolti ; 
non è vino, pocha aqua e poco strame; non se pò 
masenar, é sta fato molini da man. Scrive, non sa la 
causa quel monsignor di la Mota che fu preso terzo 
zorno è sia lassato per li nostri, e di questo la bri- 
gata si maraveia e fanno comenti sopra zìo. Se aspe- 
tava questa note tuto el campo con V artellarie. 

A di 8. Questa malina li marcheschì se hanno 
apresentado a li muri, non però el campo. £1 ca- 
stello e canton Monbello, dove hanno fato un bastion, 
han Irato al vento de gran bombarde, perché hanno 
polvere assai di quella fo di la Signoria. Tanno certi 
bastioni verso San Piero Olivier, e cazano li poveri 
homeni con bastoni a lavorar, li quali moreno da fa- 
me. Si sente li nostri far tirar le artellarie sopra ci 
monle a T incontro del castello, e fano bene; desi- 
dera al castellan e quelli tutti che son dentro, e ma^» 
xime la damisela del castelan a la qual el voi tuto el 
suo ben. Dize siamo serali e nulla nova se sente. Ozi 
ha inteso el re d' Ingaltera havea preso Roan capo 
de Normandia, et scrive, é certo ogni di e bora per 
bora se intende qui a Venecia el successo dil campo, 
pur ha voluto scriver questa letera, la qual si potrà 
chiamar jpara7ijx>m6nor, che secondo San Hironi* 
roo voi dir scripta dierum; ma non voi più scriver, 
e aspetar el campo grosso^ e le artelarie comenza a 
lavorar e slrenzer la terra. Spera non sarà la festa 
di la Assumplion che '1 se depeneerà su le porte di 
Brexa San Marco glorioso, e allora scriverà el se* 
guilo, da poi dil serar di questi sfogli. Scrita su tri- 



303 



ItDXn, NOVEMBRE. 



304 



sta caria, eoo non bon calamo e mal tcmpcrado e 
pezor inchiostro, e la man non solum grieve ma 
tremebonda. Dice, ha per aiuto el trar dì le bom- 
barde a un trar di balestro a uno bastion di Mon- 
bello. 

A di 9 Avosto. Questi dentro ha Irato de gran 
artellarie a li nostri di fuora. Fantarie che scaramuza; 
ma butano via la polvere. Dice aspelemo el campo 
grosso con le artelarie. Questa malina un schiope- 
tier marchescbo feri in la gamba monsignor de Con- 
cursal; non ha tropo mal, el Irato fu longo. Questi 
ladri vasconi hozi ha spoglialo tulo el monasterio e 
robe di seculari in bona summa: fano assa' rapine e 
slrosiamenti saria longo scriver. Spera in la Divina 
Maestà non tornerano alcun di loro a le proprie 
caxe. Ogni di ne vien morto qualche uno e la peste 
li fornise. Eri, 7 fo portati su un caro al terajo a se- 
pelir come cani ; altra sepullura non meritano etc. 

Date eL 

171 Noto. El dito Marcho Negro, era vecbio, se ama* 
Io et morite poi a dì 4 Novembrio 1512 in Brexa. 

172'' Dil mese di Novembrio 1512. 

A di primo. Fo il zorno di Ognisanti. Vene in 
chìexia de more il Principe vestito di veludo cre- 
mesin, con V orator yspano conte di Chariati, Tora- 
lor di Hongaria domino Philippo More, el V orator 
dilCurzense domino Gabriel dal Borgo, poi il primo- 
cerio di San Marcho in mezo dil signor Fracbasso e 
dil signor Malatesta di Sojano, poi altri patrìci, tra 
i qual non era sino do veste di seda, tutto il resto di 
scartalo, sier Hironimo Contarini fo provedilor in 
armada e sier Piero Trun savio a terra ferma el sier 
Agustino Pasqualigo Cao di XL vestido di veludo 
negro. 

Introno Cai di XL nuovi : sier Nicolò Zicogna di 
sier Francesco, sier Vicenzo Zen qu. sier Thomà el 
cavalier e sier Agustin Pasqualigo qu. sier Cosma, 
e Cai dil Gonsejo di X : sier Anzolo Trìvixan, sier 
Piero Marcelo et sier Nicolò di Prioli. El compito 
messa, Colegio non se reduse, et fo ordinato li savii 
redursi poi disnar ad constdendum. 

Di campo ni de altrove non fo letera alcuna. 

Da poi disnar, poi vesporo, zonse uno corier 
brexan con letere di proveditori zenerali di 29, bo- 
re .. di note, de occurrentiis, come dirò di solo. 
El campo di spagnoli é dove V era a la porta di 

1)U oirU 171* è bianct. 



Brexa di San Zuanc, e andavano dentro e fuora 
come li pareva, e altre particularità, qual perche non 
poleno li proveditori zenerali nostri, qual, etiam se 
ritrovano al solito solo Brexa, scriver da novo lelere 
particular per ordine noviter auto da li Cai di X, 
ni altre letere di campo di novo mandar, però le 
nove sarano un pocho tarde ; pur le se intenderà. 

Et venuto el dito brexan in camera dil Principe, 
disse come portava bone nove, il castello era di la 
Signoria, perché lui parti eri a bore 17, e vide che 
Babon andava con la sua compagnia armalo a la 
volta dil castello a la porta, con uno pelizon indos- 
so, e parlavano insieme, e per lutto il campo si di- 
ceva l'andava a tuor il possesso a nome di la Signo- 
ria nostra, e che il provedilor Capello era a cavallo 
e stava a veder questo. El provedilor Moro era ca- 
valchato col viceré a torno la terra. Tamen non por- 
tava altre lelere che queste di 29, bore ... di note. 
Dice é stalo a Vicenza, dele una letera a quel pode- 
stà, la qual leta li disse : « Tu me ha porta la mior 
nova che haver potessi », elli donò lire 3. Per la qual 
cossa, il Principe mandò a'dirla a li procuratori e al 
canzelier grando e altri, e la terra fo piena. Et Io, in- 
leso questo, era a caso a vesporo a Santa Marta, ve- 
nuto a San Marco intesi nulla esser con fondamento, 
salvo quanto ho scripto di sopra. Pur tulli di que- 
sto ne parla, et nostri di Colegio stanno con speranza 
ferma, perché za la praticha è con dito castelan che 
1 si renda a la Signoria nostra, et ditto Babon va 172 * 
inanzi indrìo. Etiam vidi letere di 29 dil ditto Ba- 
bon a uno suo canzelier, avisava il castello trazeva 
mollo forte, eri el ozi, poi parlili francesi a' spagnoli 
in la terra. Pur é gran cossa, non sia altre letere di 
30 et 31 di proveditori di campo. 

Di Lodi, di Zuan Jacomo Caroldo secreta* 
rio nostro, fo letere di ... Come il cardinal sedu- 
nense é li, e sguizari si parteno per non esser pa- 
gati e non voleno più star e vanno via, sicoroe piil 
diffuse dirò di solo, lete le sarano in Pregadi le 
prefate lettere. 

Ozi vidi in questa terra sier Francesco Morexini 
el dolor qu. sier Cabrici, noviter a Padoa dotorado 
in 

A di 2 la malina. Fo il zorno dei morti, Colegio 
pur si reduse. 

Di campo soto Brexa, di proveditori xene* 
ràli, di 30, hore 4 di note. Come in quella malina, 
justa r bordine dato, fu fato la mostra di le zentc 
nostre mia 3 lonlan di Bre.\a, sopra una campagna 
a requisilion dil viceré, qual vene a vederla insieme 
I con uno capitano di V Imporator nominato monsi- 



»i 



' j 



305 



MDXn, MOVBUBSB. 



806 



173 



gnor Rocha Andolf e il signor Prospero Ck>Iona e 
allri signori neapoliiani. Et prima fono li slralioli, 
poi li balestrieri et demum le zente d'arme, con la 
fantaria in tre squadroni, la qual fo bellissima e ben 
in bordine, e il viceré la landò sammamente. Erano 
li nostri do provedilori a cavallo e il signor governa- 
dor armato etc. E quel capitano todesco disse : < Que- 
sta è una bella zente > percbè si reduseno in bataion. 
Et il proveditor Capello li rispose: < Non è mancbo al 
comando di la Cesarea Malesia di quello é di la Si- 
gnoria nostra ». Rispose dito capitano : < Spiero cussi 
sarà presto», et che *1 Curzense ozi dovea zonzer in 
Crema. Item, scrive: come spagnoli sono dove 
erano alozati ; ma non ponno star cussi perché pati- 
scono di strami» poi é a la fraschada, e dove é gran- 
dissimi fredi. Itemf che Vicenzo Guidoto secretario 
nostro apresso esso viceré li ha fato intender, com- 
pita la mostra, el viceré averli dito questa esser una 
fiorila zente, e gran numero; et altre particularita, 
sicome dirò di soto. 

Et al tardi, levati quasi i savii, veneno altre let- 
tere pwr de ditti provedilori generali^ date ut 
supra, a dì 31^ hore 4 di note. Prima, la nova dil 
castello non é vera, pur si e in praticha e il castdan 
aspeta risposta di Pranza a chi darse. Diti provedi- 
tori scriveno convenirsi levar de li perché patiscono 
assai e di strami che non si trova e de viluarie, qual 
prima convìen passar per il campo francese (epa- 
gnuolo) ; siche si voleno ritrar più in qua, et che 
la matioa sier Cristofal Moro proveditor dovea an- 
dar a parlar al viceré, e poi inteso rjopinion sua, tor- 
nato in campo consulteria di levarsi e dove dovesseno 
andar, e aspetta il voler di la Signoria nostra. 

Di Crema, fo lettere di sier Francesco Fo- 
Bcari el cavaliere orator nostro de 26^ le tdtime. 
Come eri, a di 25, il Papa havia prolongato il Conci- 
lio per la venuta dil Curzenze fino a Soa Santità pa- 
reva, el qual Curzense si aspetava in Roma a di 30, 
perché haveano il suo zonzer a Siena ; e il Papa de* 
sidera la sua venuta per far lo aoordo, e non atende 
ad altro ch'ai suo desiderio. Monstra bon voler oon- 
tra la Signoria nostra, pur voi omnino si scordiamo 
con r imperador. Dubita dil Concilio, però fa que- 
sto. Item, manda uno capitolo di lettera d' ingal- 
tera, qual sarà qui soto posto. Par il re di Scocia 
habi mosso guerra a quel Re ; et altre particularita, 
come diffuse scriverò pid copioso. 



/ Diarii di M. Sanuto. — Tm. JF. 



Litterts familiaris Serenissima Regime 
Anglia de rebus Scotia. 

Quamvis Rex Scolorum promiserit R^i Catho- 
lico se futurum fidelissimum amicum etlratrem Se- 
renissimo Regi Angli», el hoc idem juraverit domino 
doctori Vincestrae oratori praefati Serenissimi Re- 
gis Àngliae qui apud illum nuperrime fuit, nunc ta- 
men, qum videret Serenissimum R^em Angliae mo- 
visse bellum Gallis et per Normandiam decrevisse 
mittere vìginti millia hominum duce comite de 
Schitubery, ioooepit Baruccycm fortlssimum in con- 
fioibus Angli» et Scoti» castellum invadere, et bel- 
lum Serenissimo Regi Anglias denuntiare. Quare, ita 
jam coeperunt Scotiam versus tres comites anglici 
dunque barones, videlicel comes Surreyri dictus ge- 
neralis, comes Northumbri», comes Derby, domi- 
nus Darci, dominus Daties et alii plures praefecti 
cum XXX. minibus hominum, non solum ad def- 
fendendum Baruccicum, verum etiam ad r^num 
ipsorum Scotorum debellandum et destruendum, 
sicut Rex Catholicus Regcm Navarrae tractavit. Sciat 
dominatio vestra Regem Serenissimum AngliaB, ita 
etiam addictum buie bello contra Gallos Ecdesi» 
bostes, ut decreverit nunquam quiescere vel desi- 
stere priusquam Rex Gallorum penilus destruatur; 
nam pauds diebus praeterilis, dixit palam omnibus 
audientibus: se firmiler credere, neque Sanctissi- 
mum Dominum Nostrum, neque carissimum pa- 
trem suum Regem Calholicum ipsum unquam di- 
scessuros, et si quo casu evenerit ut haec facerent, 
ipse tamen nunquam manum bello subtraberet, 173* 
priusquam scismalicus Rex e medio tollerelur. Deus 
det ei quam meretur victoriam. 

Ex Londino, XVIII Septembris 1512: directiva: 
Romae, domino cardmali Angli». 

Vene in Colegio de mare V orator yspano, qual 
solicita li danari dia aver il viceré per il mexe di 
Aprii, zoé il resto. 

Fo disputato in Colegio, lete le lettere di campo, 
é mal i se lievino senza deliberation dil Senato, et 
era varie opinione dove havesseno ad andar; e pe- 
rò fo scrito a diti proveditori che non si dovesseno 
mover senza altre nostre lettere. 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta, fin 
hore 2 di note. 

A di 3 da matina. Nulla fu da conto, né fu let- 
tere di campo. 

90 



dot 



llBXn, NOVElIBRti. 



308 



Da poi disnar fo Pregadi, et lelo le ìnfrascripte 
lettere, olirà quelle ho scripto di sopra di campo. 

Di Trevixo, di sier Faustin Barbo e sier 
Zuan Antonio Venier synici, di ... Come sono 
1], e hanno gran da Tar, et hanno mandato de qui 
ducati 150, recuperati da qne' li haveano, aspetanti a 
la Signoria nostra. EHam di Mestre ne mandono 
alcuni ducati. Et hanno auto una lettera di Feltro 
sentali di uno senza nome qual manda inclusa ; che 
li scrive vengano presto de li che troveranno assa* 
cosse fate, et sono molto desiderati, perché quelli 
populi é sta molto manzati. 

Di Zuan Jaeofno Caroldo secretorio^ da . . 

Dil venir li del cardinal sedunense e si 

aspeta il vescovo di Lodi, qual di Milan dia venir 11 
per abocharsi zercha la risposta nostra, etc. 

Di Zuan Piero Stella^ secretano nostro 
apresso sguigari, date a Lucerna, a dì 25. Come 
la Dieta è compita; hanno electi 12 oratori uno per 
canton, e mandali a Roma dal Papa, li nomi di qual 
sarà scripti qui avanti. 
174 Fo Ufo le letere di Boma, di V orator no- 
stro, di 26 le ultime. Videlicet, il Papa voi 
omnino si acordamo con l' Imperador, e ha dito in 
concistorio a li cardinali voi la Signoria lassi Verona, 
e Vicenza s* il bisognerà, acciò si fazi questo acordo. 
Item, voi mal a* spagnoli et li dispiace questi soi an- 
damenti etc. Item, el Cuneense fo a Fiorenza molto 
honorato e a Siena ; a di 27 saria a cena a Viterbo 
che é mia 40 di Roma ; sarà a di 30 a Roma, a la 
più longa. Il Papa si prepara farli grande honor; 
alozeri in Monte Zordan in le caxe di Orsini. Altre 
particularità erano in ditte lettere, zercha spagnoli. 

Item, è da saper, in le lèttere di campo lete 
ozi, ipar voglino venir col campo a Dezanzan, et 
aspetavano li animali per condur le artdlarie, hanno 
mandato parte a Brexa e Bergamo, Item, dìl venir 
di uno domino Claudio nontio dil vescovo di Lodi, 
e interloquendum disse $guizari vanno via, perchè 
spagnoli è restati in aoordo col vescovo di Lodi et 
milanesi. Item, spagnoli, hanno fornito Brexa dicono 
a nome di la Liga. La governa il comandador di So- 
lìs spagnol. U proveditor Moro fo dal viceré, qual 
voi star li ; aspeta letere di Roma. Item, si ha uno 
aviso, francesi i^estano a pe' de monti, et che dovea 
venir a Venecia el conte de Mixocho fiol di miasier 
Zuan Jacomo Triutei. Etiam che monsignor di Du- 
razo, era in Crema, é restato a pe* di monti e di- 
cono aspetar bon numero de* francesi ; et altre par- 
ticularità ut in litteris. 

Di Bergamo, di sier Bartolomeo da Mosto 



proveditore, de 30. Come el castelan di la Capella 
ha hauto la confirmation di capitoli di provedidori 
nostri e voleva, avanti consignasse la forteza a* nostri, 
haver salvoconduto del cardinal, sguizari et mila- 
nesi, tamen le pratiche andavano su e zoso che la 
dovesse consignar. 

Fu posto, per li savii, d' acordo, una letera in 
corte a V orator nostro, in risposta di sue, et zer- 
cha spagnoli quali sono ancora, poi partiti francesi, a 
la porta di Brexa acampati, e che cignano haver il 
dominio di Italia, però Soa Beatitudine vogli br pro- 
vision ; et altre particularità ut in litteris. Presa. 

Fu posto, per li savii tutti, excepto sier Gasparo 
Malipiero savio a terra ferma, una letera a li prove- 
ditori zenerali in campo, in risposta di sue: e non 
laudarli di haver fato la mostra di le nostre zente al 
viceré, ma poiché é sta bella, non si poi dir altro; e 
zercha levarsi : che per niun modo si lievi dil brexan, 
ma ben un pocho più in qua, sicome per Colegio li 
é sta scripto, perché levandosi saria la mina no- 
stra, etc 

Et sier Gasparo Malipiero andò in renga, di- 
cendo voler esser solo, e non bavea rispeto, e cargo 
li proveditori che non doveano moversi; e chi li Ga- 
zava, hessendo più potenti de' spagnoli ? Et fé* lezer 174 * 
una soa letera, qual li cargava molto di questo le- 
varsi, e pili dì haver fato le mostre; et che in caso 
fosseno levati, dovesseno ritornar più vicino a Brexa 
che potevano, e per niun modo venir al Dexanzan. 
Leta questa letera, andò in renga sier Nicolò Trivi- 
xan savio a terra ferma, per la opinion dil resto di 
savii, eh* é mal, si fosseno levati, a tornar. Poi parlò 
sier Vetor Morexini, é proveditor sora le pompe, et 
cargo li proveditori. Andò le do letere, quella dil 
Malipiero 125, et di savii el quella fu pre- 
sa. Et ozi di campo non vene altre lettere. 

Fu posto, per li savii, prolongar la conduta al 
conte Guido Rangon per uno altro anno, et che *1 
compia li soi homeni d' arme, ut in parte; et fu 
presa di tutto el Consejo. 

Fu fato scurtinio con boletini di do cassieri di 
Colegio, zoé proveditori sopra i danari, justa la parte: 
tolti numero 1 1, et visto la mità, per le leze, non si 
potevano balotar, fo licenUato el Pregadi, et li infra- 
scripti fono tolti. 



Electi do proveditori sora i danari. 

Non. Sier Batista Morexini fo consier, qu. sier Car< 
lo, per esser al luogo di procurator. 



309 



HDXII, NOVEMBRE. 



310 



Non. Sier Zacaria Gabriel fo governator, qu. sier Ja- 

eomo, per esser al luogo di procurator. 
Non. Sier Lorenzo di Prìoli el consier, qu. sier Piero 

procurator» per esser consier. 
Non. Sier Stefano Gontarini el consier, qu. sier Ber- 
nardo, per esser consier. 
Non. Sier Francesco Foscari fo savio dil Consejo, qu. 
sier Filipo procurator, per farsi in loco suo. 
Sier Piero Capelo, fo savio del Goosejo, qu. 

sier Zuan procurator. 
Sier Andrea Loredan fo cao dil Gonsejo dì X, 

qu. sier Nicolò. 
Sier Hironiroo Querini fo cao dil Gonsejo di X, 

qu. sier Andrea. 
Sier Lucha Trun fo cao dil Gonsejo di X, qu. 

sier Antonio. 
Sier Francesco Barbarìgo fo di la zonta, qu. 
sier Zuane. 

Nolo. Eri, il reverendo domino Antonio Pixa- 
mano episcopo di Feltre, hessendo tre zomi avanti 
morto h note, fo portato in cbiexia di San Baxejo 
vestito da messa con la mìtria biancha in testa, e fo 
sepulto a Gastello, dove lui ordinò, col capitolo di 
Castello, di San Marco e di la contra*, in uno depo- 
sito. È morto con optima fama. Intesi portava cilicio 
adosso, né dormiva in leto, era molto lemosinario, 
doctissimo e bon servo de Dio ; questo comprò li 
una caxa, fo da cha' Guera, e vi stava ; qual sarà di 
soi fratelli. 
175 Fu posto, in questo Pregadi, per tutti li savii di 
Colegio, che uno gripo con formenti, che in Golfo ha 
preso sier Anzolo Trun sopracomito, patron Zuan 
Ulasi, li sia scrito al prefato sopracomito lo debi re- 
stituir; e cussi fu preso di lai^o. Ave una di no, 1 15 
de si. £1 qual gripo era patron Zuan Alassi, fo preso 
da fuste di turchi ussite di la Valona, et recuperato 
per el dito sopracomito Trun. 

n&^ Sumario di letera di campo di Piero Spoherin, 
drisata a domino Lunardo Grasso protho- 
notorio, data a dì primo Novembre 1512, 
apresso Brexa, ricevuta a dì 4 ditto. 

Come, a di 30 Octubrio, sabato, el signor gover- 
nador e magnifici proveditori, per Y ordine dato in 
r alba, fa fato dar a le trombe e tamburi acciò tutti 
se metesseno in ordene, e cussi in termine di una 
bora vel drcha tutto il campo si armò e si mosse 

i) U earU i75* ò bianca. 



in ordine, et fu facti avìar a la volta de una campa* 
gnola verso Gedi sotto Gastegnedolo, chiamata la 
campagna de San Polo, lontana da Brexa mia tre, 
E da poi passate tutte le zente da canto a canto la 
terra et Castel per la strada, da la porta di Torre 
longa, domino Cristoforo Moro proveditor e sier Si- 
gismondo di Cavali executor con certi altri ritomo* 
rono in driedo al campo per custodirlo, liavendo 
però lassato molti fanti et certi cavalli per custodia, 
atento non li occorresse qualche cossa, essendo in 
Brexa da 400 in 500 spagnoli. Et cussi tutti nuì al- 
tri del campo se conducesseroo a detta campagna, et 
11, per el governador domino Antonio di Pii e conte- 
stabeli, fu messo tutti in ordinanza ut infra, zoè: 
primo tutti li stratioti in uno squadron ; da poi li 
balestrieri in uno altro squadron ; le fantarie in tre 
squadroni, e le zente d'arme in tre altri squadroni, 
e ordinatamente fu fato aviar, zìrando atorno la cam- 
pagna, prima esso squadron di stratioti, poi il squa- 
dron di balestrieri, poi uno squadron di fanti, con 
uno altro squadron di zente d' arme, e questo era 
rantiguarda; poi uno altro squadron di fanti, con 
uno altro di zente d*arme, e questo era la bataglia; 
poi uno altro squadron di fanti e uno di zente d'ar- 
me, e questo era el redeguardia; tutto con tanto 
bordine quanto mai dir se possi, e cos^ zirati un 
pezo, furon facti fermar aspetando la venuta dil vi- 
ceré, jusla r bordine dato ut supra. E stati per spa- 
do de una bora, comparse da la campagna ditto vi- 
ceré con el signor Prospero Cotona e molti de quelli 
soi condutìeri et zentilhomeni ncapolitani et spa- 
gnoli, et subito li fo mandato a Y incontro tutti li 
stradioti con sier Zuan Vituri loro proveditor avan- 
ti, coreudo, con bordine, quando li fosseno apresso, 
dovesseno zirar pur corendo e ritornar al suo locho ; 
e cossi fo fato. Poi el signor governador e provedi- 
tor zeneral Capello e molti de nui altri, per esser ri- 
masti li condutieri e conlestabeli a li soi lochi in or- 
dinanza, andono contro esso signor viceré, et facte 
le salutation e acoglientie da una parte e P altra, se 
cavalchò cosi verso le zente, e aviati prima li stra- 
dioti, poi balestrieri, poi fanti, poi zente d' arme se- 
condo r ordinanza ut supra, pur zirando atomo la 
sopradicta campagna, cossa beletissima da veder, con 176 * 
assa' trombett, tamburi e pifari. E poi, passati tutti 
davanti a esso viceré et signor Prospero et altri, fu 
fato corer li stratioti zirando intorno intorno a li 
squadroni, che fu un bel veder. E fato questo, li fu- 
ron aviati con la ordinanza fin in capo la campagna 
per venir al campo, e tolto licentia da esso viceré, se 
I aviasemo verso el campo nostro, e tornati come fono 



311 



lOXIfy NOVEMBRE. 



812 



apresso la terra verso el castello, el castelan per ho- 
norar, fece schargar molte artelarie traendo a V alta 
pur con le balote; el qual castelan ancor se tien con 
el modo per altre ha scrito. A di ultimo, nulla se- 
guite. Fu reduto el Consejo a consultar de levarse 
con el campo de qui, atento é impossibile star più a 
la campagna, chi non voi morti li cavalli, tamen 
la oonclusion non fu fatta ; tien doman o poi doman, 
dove sarà ritornato el proveditor Moro da Cedi, 
qual li dia andar da malina per parlar col viceré, 
od quid nescio. Li francesi che usiteno di Brexa, 
acompagnati come scrisse, sono andati a salvamento, 
né per sguizari, né per altri son stati impediti, si- 
come si ha da persone di veduta. 

A di primo Novembrio, luni. El proveditor Moro, 
domino Antonio di Pii, domino Agustin da Brignan, 
conte Gesaro de* Rossi, domino Piero Testate lui 
Piero Spolverin con molti altri, cercha 50 cavali, an- 
dono a Gedi a trovar |el viceré; el qual proveditor 
andò fin a la camera a trovarlo, che non li venecon- 
tra almeno fin a la porta, et visitatolo sentato, co- 
minciò a parlar di la mostra, etiam poi dil fato 
d' arme di Geradada, poi fece portar da far colation 
certi albarelli de zucharo el citroni, confeti el confe- 
Uon, e fato colation ritornorono in campo a questa 
bora 24. Inteseno esso viceré era per levarse di que- 
sti alozamenti, e andar alozar ai Urzi et Chiari el cir- 
cumcircha con tutto el suo campo. Scrive essi spa- 
gnoli hanno strusiato quelli lochi, e dove anderanno 
fanno dil resto. 

177 A di 4 la matina. Fo do man di lettere di 
catnpo^ di praveditori generali, di primo, hore do 
et de 2, hore 3. La conclusion : che si doleno la Si- 
gnoria non li scrive zercha el levarsi, et baver con- 
cluso col governador di levarsi e venir a Dezanzano 
perché patiscono 11 de strami e vituarie ; poi sono 
a la frascha, e li tempi comenzano a pesar. Item, 
hanno mandato per li animali, zoé bovi e cari, quali 
stentano haver. Item^ manda la poìiza di le artela- 
rie mandate in Crema e Beiamo et altre a Padoa, 
sicome sarà notada di soto ; siche il Colegio fono alle- 
gri, perché arano ricevuto le nostre scritoli a di 3, 
per Colegio che non si lievano, qual vanno in bore 
40. Item^ altri avisi é in dite lettere, come di soto 
più copioso scriverò il tutto. 

Vene in Colegio sier Mario Zorzi el dolor, venuto 
amatalo orator dil ducha di Urbin con trista ciera, 
et per esser rimasto savio a terra ferma, introe in 
r oficio suo, ben meritato; ma da poi vene di Pranza, 
fo lutato assai el sine causa. 



Vene in Colegio de more l'orator yspano, et quel 
domino Andrea dal Borgo orator dil Curzense, é 
con lui sempre. 

Vi Bergamo, fo letere di 31, hore 2 di noie. 
Come in quella bora il castelan ft^ncese havia oon- 
signà la Capella a' nostri e levato San Marco, licet 
eritrazesse zoso 1* insegne di Pranza; e cussi dito 
castelan con li soi é venuto in la terra. 

Vene Piero di Bibiena et presentò alcune lettere 
dil reverendissimo cardinal de Medici di 28 a la Si- 
gnoria nostra, ringratiatorie di la nobilita fata in la 
sua persona fratello e nepote, et voi esser unito con 
questa Signoria sempre ; con altri avisi come dirò 
poi. ttem, intesi li oratori do electi per Roma par- 
tivano, e il cardinal Curzense é slato 11 molto bono- 
rato; partiva fin do zorni per Roma. Item, haveano 
electo nova signoria in Fiorenza, e '1 confalonier Zuan 
Balista Redolfi che fo electo per uno anno, havia 
parso al Consejo far in loco suo el non stesse il con- 
falonier se non do mexi, et era sta electo confalonier 
novo Filippo Buondelmonte, e a di 25 fevano oratori 
per qui. Item, altri avisi, come fortasse bavendo 
altre lettere, scriverò poi. 

Di sier Piero Landò orator nostro apresso 
il Curtense, fo lettere eonte eri sera, de 23, da 
Fior enea, Dil suo zonzer 11 col Curzenze, con gran- 
dissimo honor; si fussc stato imperalor, non se li po- 
rta aver fato più. 11 cardinal li vene conlra con molti 
ciladini zercha mia 18, e T orator nostro fo molto 
bonoralo etiam et charezato da loro signori fioren- 
tini e reverendissimo cardinal e magnifico Juliano. 
Item, partirà a di 25 per Roma ; dice voi star so- 
lum A zorni a Roma, et sarano a di ... a Roma, 
perchè va in prèssa. Scrìve hanno avisi di Pranza, 
che nulla é di Bajona ; et alia utpatet. 

Di Chiosa, di sier Marco Zantani podestà, 177 
di 5. Come ha, per uno venuto di Ferara, el Ducha 
aver buia in aqua 8 galie, fo nostre, tutte calafatade 
ma non palmizade, et do brigantini. Item, scrive 
do chiozoti che lui podestà havia fato patroni di bar- 
che longe esser scampati, uno di qual, andato a Fé- 
rara, ha armato una barcha a remi 30 et é andato in 
Istria, non sa la causa. 

Da poi disnar, fo Pregadi, e leto le soprascrite 
letere ed una di Zuan Pietro Stella secretorio 
nostro apresso sguizari, da Lucerna, di 26. 
Come spera adatar queste cosse di essi sguizari, zoé 
li capitoli con la Signoria nostra, e di oratori che 
vano a Roma, e altre particularìtà. 

Fu posto, per li savii, una bona lelera a Fiorenza 
al cardinal e magnifico Juliano in risposta di sue, 



813 



MDXni NOVEMBRE 



314 



178 



notata per Gasparo di la Vedoa, pregandoli che si 
YOglino operar in la conclusion di la pace con V Im- 
perador, dimonslrandoli la conformità di ambedoy 
republicbe, offerendosi per loro, et reUqua^ ut in 
ìitteris. E fu presa. 

Fu posto, per li savii, elezer deprtesenti uno 
oretor a Zenoa con ducati 100 al mexe, 8 cavali et 
8 famegii, computi el secretarlo ut in parie, et fu 
presa e tolto il scurtinio. 

Fu posto, per li savii, elezer do proveditori sora 
i danari in loco di sier Francesco Poscari e sier Za- 
caria Dolfin hanno compito, et possino esser electi 
di ogni loco e oflcio, etiam consieri, excepto quelli 
di Colegio. A r incontro, li consieri messeno possi 
esser elecU etiam di savii di Coiaio et di quelli 
sono provedidori sora i danari al presente ; e sopra 
questo fo dispulation. Parlò sier Zacaria Dolfin savio 
dil Gonsejo, qual è provedidor sora i danari, et sier 
Lorenzo di Prioli il consier. Andò le parte, fo presa 
quella di consieri, e tolto il scurtinio con boletini, qual 
sarà qui soto posto, rimaseno sier Hironimo Querini 
fo Cao di Gonsejo di X et sier Piero Capelo fo savio 
dil Gonsejo, di una balota da sier Zacaria Gabriel ; el 
qual sier Piero Capelo é zercha do anni non poteva 
romanir in alcun locho. Hora anderà in Pregadi e 
nel Gonsejo di X et in Gol^o. 

Scurtinio di do provedadori sópra i danari 
di la guera, justa la parte. 

Andrea Loredan fo Cao dil Gonsejo di 

X, qu. sier Nicolò 90. 80 

Sier Zacaria Dolfin savio dil Gonsejo, 

qu. sier Andrea 57.111 

Sier Francesco Foscari fo savio del Gon- 

scio, qu. sier Filippo procurator . 68. 105 
Sier Batista Morexini fo consier, qu. 

sier Garlo 83. 85 

Sier Lucha Trun fo Gao dil Conseio di 

X^ qu. sier Antonio 77. 96 

Sier Stefano Gontarini el consier, qu. 

sier Bernardo 68.100 

Sier Marco Donado fo consier, qu. sier 

Bernardo 59.1iO 

Sier Domenego Malipiero fo savio a ter- 
ra ferma, qu. sier Francesco . . . 67.105 
t Sier llironimo Querini fo Gao dil Gon- 

seio di X, qu. sier Andrea . . . . 107. 64 
Sier Lorenzo di Prioli el consier, qu. 

sier Piero procurator 67.101 



Sier Francesco Gapelo el cavalier, fo 

proveditor zeneral in la Patria, qu. 

sier Gristofolo 47.122 

Sier Francesco Barbarigo fo di la zonta, 

qu. sier Zuane, qu. sier Francesoo 

procurator 35.137 

Sier Piero Trun el savio a terra ferma, 

qu. sier Alvise 37.135 

Sier Zacaria Gabriel, fo govemador do 

r intrade, qu. sier Jacomo ... 94. 81 
t Sier Piero Gapelo fo savio di Gonseio, 

qu. sier Zuanne procurator ... 95. 57 

Ambasador al Boxe di Zenoa, con dueaii 

100 al mexe. 

Sier Zuan Alvise Navajerfoauditor nuo- 
vo, qu. sier Francesco .... 69.101 

Sier Santo Moro el dolor fo auditor 

nuovo, qu. sier Marin 73. 94 

Sier Carlo Gontarini fo savio ai ordeni, 

di sier Panfilo 69. 99 

Sier Alvise Mozenigo el cavalier, fo sa- 
vio a terra ferma 63.105 

Sier Andrea Mozenigo et dolor, fo a la 

camera de imprestidi, di sier Lunardo 91. 77 

Sier Marin Zorzi el dolor, savio a terra 

ferma, qu. sier Bernardo. . . . 29.135 

Sier Nicolò Tiepolo el dolor, di sier 

Francesco 60.106 

Sier Alvise Benedeto fo savio ai orde- 
ni, di sier Domenego 77. 90 

Sier Francesco Morexini el dotor, qu. 

sier Gabriel 25.141 

Sier Marco Antonio Venier el dotor, qu. 
sier Gristofolo, qu. sier Francesco 
procurator 74. 90 

Sier Zuan Baxadona el dotor, di sier 

Andrea 59.115 

Sier Silvestro Memo fo savio ai ordeni, 

di sier Michiel 43.126 

f Sier Piero Pasqualigo dotor e cavalier, 
"^^ eh' è di la zonta 109. 56 

Sier Antonio Gondolmer fo savio a ter- 
. ra fercpa, qu. sier Bernardo . . 62.105 

Sier Marin Sanudo, che fo di sier Lu- 
nardo. 49.119 

Sier Marco Gradenigo el dotor, qu. Bor- 

tolamio 67. 97 

Sier Francesco Gapelo el cavalier, fo di 

la zonta, qu. sier Gristofolo ... 97. 66 



31S 



IIDSII, KOVEMBRE. 



316 



Sier Gasparo Gontarini qu. sier Alvise» 
qu. sier Federigo 

Sier Lorenzo Orio el dolor, fo auditor 
e sinico de terra ferma .... 

Sier Hironimo da cha Tajapìera el do* 
tor, fo auditor nuovo 

Sier Piero Morexini fo auditor vechio, 
qu. sier Francesco 

Sier Alvise Morexini, qu. sier Justo . 

Sier Alvise Foscari fo auditor vechio, 
qu. sier Nicolò, qu. sier Jacomo, 
qu. Serenissimo 

Sier Lodovico Falier fo savio ai ordeni, 
qu. sierThomà 



97. 66 

46.130 

37.130 

70. 96 
36.127 



95. 71 



68. 97 



Et nota. Io fui nominato me nolente, imo a tutti 
dissi non voleva esser tolto, e tuti i altri procurava 

a le scale. 
178 • ZHl Caroìdo secretorio nostro, fo lettere di 
30. Come il cardinal era partito di Lodi e andato a 
Vegevano, dove dovea esser a parlamento el ve- 
scovo di Lodi ; et sguizari par siano sta licentiati va- 
dino in loro paexi da' milanesi, et non li voleno dar 
più soldo: ì qual sguizari è sdegnati. Prima andoe 
domino de Altosaxo capitano a parlar al car- 
dinal, qual era a cavalo, et smontato, esso capitano 
li parlava con colora, e fo menato via il cavallo dil 
cardinal da essi sguizari, e il cardinal pur con le bone 
li rispondeva, et hessendouna mula U, montò suso e 
fuzl in castello; si dice sguizari lo voleano amazar. 
Poi altri sguizari venuti a Lodi, anno messo a sacho 
assa' caxe, e intrati dove era il nostro secretario, li 
tolseno la so roba, qual poi inteso era secretario di 
la Signoria fé* restituir tutto. 

Dil Stella^ da Lucerna. Par habino auto au- 
dientia da la Dieta e propostoli il mal oficio dil car- 
dinal sedunense, et come queste do republiche erano 
in amor e bisognava una con l' altra si conservasse, 
perchè minata una Y altra non porìa star in piedi ; 
e haveano visto insieme sole queste do potenUe 
la Signoria e sguizari bavemo cazado francesi de Ita- 
lia, e sariaseguito il restoGn a la fin, né veniva spa- 
gnoli si non fusse sta il cardinal, qual etiam ha fato 
squartar uno portava letere di la Signoria a essi 
sguizari etc. Et che la Signoria voleva aver bona 
intelligentia» liga e oonfederalion con loro, pregando 
dovesseno far una Dieta sopra questo. E consultato 
tra loro un poco, uno rispose per nome di tutti che 
era il vero tutto quello ha ditto, e si doleva di por- 
tamenti dil cardinal e li scriveriano in bona forma ; 
et erano contenti far una Dieta sopra questo, la qual 



la fariano questo San Martin li a Lucerna, et li ora- 
tori erano partili per Roma, vano per questo acordo 
si Irata con Tlmperador; i qual sguizari persuadono 
la Signoria a far acordo con esso Imperador, che 
tutto poi si asesteria. 

Exemplum litterarum reverendissimi domini 179 
eardinalis De Medieis, ad lllusirissimum 
Dominium Venetiarum. 

Serenissime princeps ac domine colendissime, 
commendationem. 

Etsi, prò qualitate gratiarum ac meritorum in 
me a Serenitate Vestra et ab Illustrissimo Dominio 
collatorum, verba reperire non possim quibus pa- 
res gratias illis agam, judicavi tamen satius esse, 
verborum defectuquam abstinentia debiti otBcii pec- 
care: has itaque scribere volui ad Serenitatem Ve- 
stram, ut illi, non quas debeo, sed quas possum 
agam gralias immortales prò innumeris incompara- 
bilibusque suis et Illustrissimi illius Domimi in me 
ac meoscollatisbeneficiis. In quibus exhibendis, adeo 
Vestr» Serenitalis liberalìtas benigna et exuberans 
fuit, ut parvum caelerorum beneficiorum cumulum 
putaret, nisi me, fratrem nepotemque meum titulo 
inclytsB Veneti Nobilitatis insignirei. Quod munus 
nescio an a patre meo, si revivisceret, possem expe* 
clare; prò quo, sicut imparem me esse sentio, non 
solum ad referendas scd cliam agendas gralias, ita 
me, una cum meis, perpetuo et debere el esse obli- 
gatum confiteor eidem Vestrae Serenilali Ulustrissi- 
moque Dominio, cujus tanti beneficii memoriaro, si 
Nestoris annos vivendo superarem, nulla unquam 
obruere oblivio poterit. Nec ero, nec possum esse 
in hac materia longior, eo prsesertim quia mandavi 
meo Petro Bìbiena ut coetera prosequatur apud Vc- 
slram Serenitatem nomine meo, et orator excels» 
huius ReipublicsB qui propediem ad illam venturus 
est mansurusque in oflitio mutuee benivolente con- 
servaodie, parliculariler etiam verbis meis supplebit, 
quae prsBsentibus lilleris desunt. Et Serenitati Ve- 
slrae, quam Deus provehat seniper atque fortunet, 
unice me commendo. 

Fiorenti® die XXVm Octubris M. D. XO. 

Jo. cardinaUs De Medicis. 



A tergo: Serenissimo Principi Domino Leonardo 
Lauredano duci Venetiarum inclytissimo Domino 
meo colendìssimo. 



317 



UDXU, NOVEMBBÉ. 



318 



180*> A di 5 la matina. Non fd nhina teiera da eonto, 
né di campo. Veue, jusla il solito, l'oralor yspano in 
Golegio. 

Da poi disnar, fo Conseio di X simplice per 
expedir alcuni monasteri^ et fono spazati, e par di 
campo non fo lettere. 

Fo apichadi a San Marco, justa il solito, do ladri, 
per i qual la forcha era sta fata za 5 zorni, per su- 
spension dil patriarcha e di avogadori ; a la fin fono 
apichati justa i loro meriti. Uno di qual ha nome 
Corona, V altro Polo. 

In questo zorno, a San Zuane de Rialto fo fato 
il principio dil studio in pbilosofia soto domino Se- 
bastian Foscarini dotor. Tene le conclusion sier Ni- 
colò da Ponte di sier Antonio, et sier Alvixe da Ponte 
suo fratello menor fece la oration, che fo bella cossa 
do fradelli far do alti cussi notabelì, e più non é 
acadulo. Vi fu assa' zentilhomeni e altri doctori in- 
vidadi, et frati. 

A di 6. La matina vene do man di poste con let- 
tere di campo. La prima data soto Brexa, a dì 
3^ hore 3 di note. Come la matina si convegnevano 
levar certo, perchè le fantarie non voleano più star, 
e cussi vegneriano a la volta dil Dezanzan. Scriveno 
il viceré etiam lui col suo campo volersi levar e an- 
dar verso Sonzin. 2fem, in Brexa é sta posto 12 ci- 
tadini al governo, qual sia a nome di la Liga. 

Dicono aver uno aviso da Cremona, che francesi 
erano in Brexa, sono intrati in Novara e li si fortifi- 
cano ; e altre particularità, come più diifuse dirò 
di soto. 

Et di 4, hore ... di note, dal Dezanzan etiam fo 
lettere. Come tutto il campo era zonto li, et stanano 
li aspetando bordini di la Signoria. Item^ scriveno 
aver le letere nostre di Colegio ricevute, che non si 
movìno, e za il campo era levato, perché con efeto 
non potevano più star li per fame e fredo. Diman- 
dano danaro da pagar le zente insta il solito. £1 go- 
vemador etiam voi licentia, né voi più star, eie. 

Di Bergamo^ vidi lettere di sier Vetor Li- 
pomano, di 2, hore 16. Come eri fono il provedi- 
tor e lui con quelli citadìni in la Capella di Berga- 
mo, qual per juditio di tutti starla ben minata e non 
lenir quella spesa, e il proveditor vi ha messo per 
castelan sier Carlo Hiani camerlengo de li, con al- 
cuni fanti. Dice, quel castelan francese é homo da 
ben, venuto in la terra e amato da bergamaschi ; fo 
queUo prese il signor Bortolo d' Alviano a la rota, el 
qual aspeta il salvo oonduto dal cardinal sguizaro 

i)U(»Ui79*èbiaoca. 



per andarse via, e con 60 fanti e non più; ma tien 
non r averà sMl non spenderà, come ha fato il car- 
dinal predito. Monsignor de Obigni era in Brexa, si 
dice averli dato ducati i 1 milia per aver salvocon- 
duto. 

Di Boma etiam fo letere di V orator nostro^ 180 * 
di ultimo Octubrio. Come il cardinal Curcense era 
zonto a Viterbo, va temporizando la venuta, pur sa- 
ria in Roma a di 3, over 4. Se li fa grande honor. 
A r intrata smonterà a Monte Zordan in le caxe di 
Orsini, poi anderà a star in palazo dil Papa. Item, di 
Brexa ha inteso, e per il Papa per le lettere di la Si- 
gnoria nostra, come spagnoli ha tolto Brexa per la 
Liga. Li dispiace ; voria fusse sta consignata a nui 
come voi il dover; non si poi più; tornato sia l'ora- 
lor yspano a Roma farà far letere al viceré. Item, 
il Papa ha visto li capitoli voria far il vescovo di 
Lodi con la Signoria per ligarsi con quella, e scrive 
coloquii auti col Papa ut in litteris. Item^ Torator 
yspano domino Hironimo Vich et el signor Alberto 
da Carpi orator cesareo é partili da Roma e andati 
a Viterbo conlra il Curzense. Item^ scrive, a di 30, 
coloquii abuti col orator yspano, qual li ha dito sa* 
ria bon far un acordo con la Signorìa: videlicetàìe 
la republica bavera luto il suo slado et Cremona, 
et meter V archiducha in signoria dil stato de Milan, 
e far V acordo con V Imperador, dandoli danari ut 
in litteris: dicendoli dovesse scriver a la Signoria 
e aver di zio risposta» 

Item^ scrive che quelle 150 lanze, fo dito veniva 
di reame in ajuto di spagnoli, che passò per Fioren* 
za, é solum 150 cavali lizieri; e altre particularità 
ut in litteris. 

Da Siena^ di sier Piero Landò orator no* 
stro^ di 37. Dil zonzer li col Curzense molto hono^ 
rato da' senesi. li vene conlra il cardinal Pelruzi con 
più di 150 cavalli, e in la terra é sta assa' bonoratoi 
Ha hauto li ducali 1000 a Fiorenza, 1000 11 a Siena 
et 1000 averà a l' inlrar in Roma, eh' el Papa li dà 
per le spese. Scrive partiva subito per Viterbo etc«i 
ut in litteris. 

Di Pexaro, di Hironimo di Alberti secreta- 
rio nostro apresso il ducha de Urbin, di ultimo. 
Come vene di Lugo li col ducha de Urbio, dove era 
il cardinal di Manina legato, et tandem hanno auto 
d' acordo il castello dal signor Galeazo Sforza, fo 
fratello di quel signor Zuane, che in dito castello 
se ritrovava, con queste condition, come ha inteso^ 
non però il Ducha li ha dito, videlicet^ che '1 signor 
Galeazo vadi habitar in mantoana dove averà 1000 
ducati de inlrada, et porli tutto quello ha in castello 



319 



IIBXn, NOVEMBRE. 



320 



eoD Iqì ; se li da dacati 2000 per certe artellarie eie., 
in do anni, segartà esso cardinal. Item^ ducati 1500 
depnesenti per spese fate etc. Il Ducha ha scrito 
al Papa voria Soa Santità lo investisse di quel stato. 
£1 qual è andato a Urbin, e ha ordinato esso secre- 
tarlo vadi a trovarlo, e cussi anderà. 
181 Di Lodi, dil Caroldo secretano nostro y di 

Come il cardinal era in caste! Sant* Anzolo 

reduto per paura de' sguizari, quali andati di longo 
a Hilan per veder di aver li loro danari, dovendosi 
partir, esso cardinal e tornato a Lodi, et li ha diooan- 
dato dito secretano salvocondulo per il castelan e 
francesi erano in la Capella di Bergamo. Li ha rispo- 
sto è sta mal aver dato a li altri perchè se unisseno 
in novarese, et è bon star a sopraveder la verità. 

Dì Vicerufo Gruidoto secretario nostro a- 

presso el viceré de date a GedL Come el 

viceré è venuto 11 ad alozar, levato le zente di Bre- 
xa et mandate in brexaua a li alozamenli verso Qjo, 
e dato li alozamentì a li nostri ut in polim. Item, 
in Brexa, el viceré, con consulto di esso secretario, 
oltra il comandador de Solis che é li, hanno electi 12 
citadini al governo, videlicet 5 gibelìni et 7 gelfi, ut 
in ìitteriSy tra li qual é domino Thadio da la Mo- 
tella, i quali governano Brexa a nome di la Liga. 
Li nomi di qual citadini scriverò poi. 

Et compito di lezer le letere, steteno pid de una 
bora in Colegìo dentro^ e Pregadi li aspetava ; que- 
sto perché sier Zacaria DolGn savio dil Conscio ha- 
via domanda Pregadi solo, et non era venuto per- 
ché sier Lunardo Contarini suo fradello interim 
era cazuto apopletico, volendo andar in valle etc. Et 
dito sier Zacaria voleva risponder a Ron^a. 

Fu posto, per li savii, elezer do proveditori sora 
Tarsenal con pena, potendo esser tolto di officio con- 
tinuo, e fu presa. Et fo licentiato Pregadi e rimase 
Conscio di X suso con la zonta, e fo electo uno prò- 
vedador sora le confiscation, in luogo di sier Fran- 
cesco Douado el cavalier va orator a Fiorenza, sier 
Nicolò Mann é di Pregadi, qu. sier Piero. 

Fo mandato in campo ducati 5000, et a Crema 
ducati 2000, con lettere di cambio, per dar al Cur- 
tense, a conto di li 50 milia di la trieva. 

Io questi zomi, veneno qui tre omtori cremaschi, 
^deìicet domino Guido Benzon zentilhomo nostro, 
Zuan Perin da Terno et Piero Verdelo ; et il quarto 
veniva etiam, qual era domino Bortolin da Terno, 
per camino fo retenuto a Verona da' todeschi e fato 
prexon. 
181 * A di 7 domenega. Vene in Colegio sier Alvise 
da Molin, che rimase di zonta, savio dil Conscio, qual 



poi rimaso non é intrato per esser sta indisposto, 
poi per la morte dil fiol a Damasco. Etiam sier 
Zorzi Corner procurator é in leto con gote ama- 
lato. 

Vene l' orator yspaAo justa il solito. 

Di campo, di proveditori generali^ date al 
Deeaneano, a d\ 5, hore 3 di note, in eifra. Scri- 
veno assa* cosse zercha il suo levar, e la causa per- 
ché con effeto non potevano più star IL il viceré é 
andato alozar a Gedi col suo exercito e 11 intomo, 
dove é con lui Vincenzo Guidoto secretario nostro. 
Item, dil castelan di Brexa, che poi levato il nostro 
campo, li ha mandato a dir che si la Signoria ha 
concluso la liga e V acordo col Roy di Franza, lui 
darà quella rocha a la Signoria, ut patet in Ut- 
teris. 

Da poi disnar, fo Gran Consejo, et nulla da conto 
fu fato. 

Da poi Gran Conseio, fo ordinato Pregadi, tolto 
per sier Zorzi Emo el consier, per scriver a Roma, 
zercha la proposition di T orator yspano, come ho 
scripto di sopra. Et reduto : 

Fo leto le letere di campo e di VicenMO Gui- 
doto secretario, da Gedi. Item, di sier Andrea 

Contarini capitano di Po, date, a dì Dil 

suo levar eoo Tarmata justa i mandati e andar verso 
Ravena e per quelli posti, e poi tornerà a Chioza. 
Cussi farà. 

Fu posto poi, per li savii d* acordo, una letera 
in corte a 1* orator nostro zercha la proposition fa- 
tali per r orator yspano di darne el nostro Stato e 
Verona, e di Cremona si conzerà, con questo Tarzi- 
ducha over suo fratdlo babbi el ducato de Milan ut 
in litteris: che esso orator, qual tolse tempo di 
scriver a la Signoria, non li dicha altro se lui orator 
yspano non li parla più di questo, e partendo, li di- 
cha che nui in ogni tempo havemo dito che non vo- 
lemo altro che la recuperation dil nostro Stado, e dil 
resto se adateremo a ogni cossa che piaqui a la Bea- 
titudine Pontificia et similia verta, et non entri 
con lui in alcuna praticha, ma s^ la commissione 
hauta in tralar V acordo, zonto sarà lì, col Curzense, 
mediante il Papa, etc. 

Et sier Zorzi Emo el consier solo, messe per par* 
te voler intrar in la praticha, et dirli semo contenti 
che r archiducha babbi il Stato de Milan e nui tutto 
il nostro Stado, facendo Y aoordo con danari con 
r Imperador, con altre dausule ; ma questa è la su- 
stantia. E leto dite do letere, parlò prima per la soa 
opinion sier Zorzi Emo ; li rispose sier Alvise da Mo- 
lin savio dil Consejo ; iterum parìò sier Zorzi Emo, 



321 



lID^tn, NOVEBIBXE. 



825S 



li rispose sicr Antonio Zustignan dolor savio dil 
1 82 Conscio; andò poi suso sier Hironimo Barbaro dolor 
e cavalier che è di Pregadi, parlò poeho^ el qual vo- 
leva certa sua opinion. Poi andò le parte : 32 di V E- 
nio, el resto di savii, e questa fu presa, et fo coman- 
dato grandissima credenza. 

Fu posto, per li savii d' acordo, che a li prove- 
ditorì zenerali in campo se rispondi prima, che poi 
che i é mossi di alozamento, inteso le raxon scriveno, 
debano star li ma più uniti che i poleno e riguardo- 
si, liem, quanto al castelan di Brexa, che si lui li 
manda a dir altro, li rispondano s' il se voi render 
si renda che bavera li pati di esser salvi conduti a 
pe' di monti salvo haver e le persone, e non zerchino 
altro acordo con Pranza, et altre parole ut in ìitte- 
ris. Andò. suso sier Antonio Grimani procurator 
e fé' una gran renga, dicendo é da tuor ditto castello 
ad ogni modo, e dirli semo d' acordo con Pranza, e 
prometerli ogni cossa, perchè a Roma non seguirà 
alcun acordo con Tlmperador, e havemo a Tar con 
bari ; e altre parole gaiarde. Noii ave risposta dal Co- 
legio. Andò la letera. Po presa dì i balote ; che si 
uno di Colegio havesse messa V opinion dil Grimani, 
era presa certissimo ; et cussi veneno zoso a bore 4 
di note. 

È da saper, in questi zomi li synici da terra fer- 
ma erano a Treviso, e havendo hauto molti rechia- 
mi di Noal di manzarie fa sier Piero Orio podestà 
de 11, si levono di Treviso e veneno a Noal aldir le 
querele e far inquisition, poi ritomeriano iterum a 
Treviso a compir il synichà. 

A di 8, la malina. Vene in Colegio el legato over 
orator dil Papa et 1* orator yspano justa il solito. 

Di campo dal Deaanzan, di proveditori ee- 
nerali^ di 5, hore 3 di note. Come el viceré par si 
lievi da Gedi per esser il morbo, et va a Chiari aio- 
zar, e forsi sul cremonese per le vituarie che pur sul 
brexan hanno carestia. Item^ mandano lelere ante 
da Vicenzo Guidoto secretarlo nostro apresso il 
viceré. 
182' Di Vicenjfo Guidoto da Gedi, di 6. De oc* 
currentiis ut in litteris. 

Et lete dite letere, tutto il Colegio fo di bona 
voia et aliegri, et mandono per sier Alvise Pixani, 
sier Hironimo di Prioli e Capeli e Vendramin ban- 
chieri per aver danari, e per Colegio fo sento a Ro- 
ma et spazato uno altro corier. 

Da poi disnar si reduse la Quarantia civil e con- 
soli di marchadanti col Serenissimo e oonsieri a far 
li poveri al pevere, et balotati numero assai, ne rì- 
roaseno 17, et steteno a far questo fin hore . . . 

/ Diarii di M. Sanuto. — 2bm, IV. 



In questo mezo, li savii di Col^o s redoseno a 
consultar, et deteno audientia al signor Malatesta di 
Sojano qual voi conduta di la Signoria, e fo termi- 
nato tuorlo e darli conditione. 

Di sier Nicolò Michiel prof>editùr in brexa- 
na, date a li TJrzi nuovi, a d\ i, fo lettere. Co- 
me eri, hessendo in campo con il signor governator 
e provedilori, e ditoli la deliberation fata dil levar 
dil campo di solo Brexa, et mandavano Hironimo 
Fateinanzi con 200 provisionali a Ponlevigo, e con 
sei barili grandi di polvere, piombi, do falconeti e al- 
tre artellarie di ferro, con li soi bombardieri; et è 
sta bona deliberation mandarlo, perché Pontevico 
domina il bresciano et cremonese, et è fortissimo 
alozamento per uno campo che si trova a 20 mia qui 
intorno, et li a Urzi mandano Schiaveto dal Dedo che 
era a Pontevico con fanti 50, con alcune artellarie. 
Etiam la compagnia di domino Zorzi da Nona da 
cavalli 30, scrive anderà a Ponte Vico, et etiam 
munirà quella^rocha di Urzi, quantunque la sia de- 
bile etc. 

Questi sono citadini eremasehi 
fono mandati de qui a star per hon rispeto. 

Domino Zuan Sabadin, dolor medico. 

Domino Zuan Benedeto di Caravazi, dolor medico. 

Bortholomio Gambazoncha. 

Altobello Parado. 

Zuan Maria Malegnola. 

Domino Zuan Maria Benzon, fradelo di Sonzin. 

Paulo Benzon. 

Agamenon Benzon. 

Domino Agustin de Vilmercha*, dolor. 

Jacomo Antonio de Obizo. 

Adì 9 KovembriOy fo San Thodaro, primo 183 
protector de questa terra. Non senta li oflBcii né 
banchi, ma per la terra si lavora. Vene in Colegio 
r orator yspano con uno thesorier dil viceré, venuto 
in questa terra za do zorni con 20 persone, alozato 
a la nostra hostaria di la Campana, dice é venuto a 
levar 28 milia ducati Irati da Napoli de qui per le- 
tere di cambio in man de* fiorentini. Questo ha let- 
tere dì credenza dil viceré a la Signorìa in soa reco- 
mandatione achadendoli alcuna cossa. Sento apresso 

il Principe, é nominalo el fo charezato 

dal Principe, né altro volse esso orator. 

Vene Torator dil Papa episcopo di Ixemia, e par* 
lato sopra questo. 

Di campo, fo lettere di proveditori Benerali^ 

21 



39$ 



date al De0an0an, a di 7, hore 3 di note. Come 
aspetano danari per dar a le zente, et mandano le 
liste per dar la nona paga. Item, il campo spagnol 
si lieva da Cedi, e il viceré, e vano di là da Ojo. Et 
mandano letere aule da sier Nicolò Michiel prove- 
dador, era ai Urzi nuovi, eleclo per loro proveditori 
provedidor nel brexan, drizate a la Signoria nostra, 
come sarà nota di soto. 

Di sier Nicolò Michiel' proveditar in él ieri- 
torio di hreocantty date a U Urzi ntiovi, adì 5. 
Come vene, eri 11, zercba cavali 90 lizieri di la com- 
pagnia di domino Antonio da Leva per alozar de 11, 
et lui provedilor con desterita Te' tanto che non alozò 
li ma ben soto il teritorio di Urai prediti, a spexe 
però di la quadra di Urzi novi. Et non ha voluto 
alozi in la terra per esser li tutti li zentilhomeni bre- 
xani con le sue done et figlioli. Per tanto ha scrito 
in bona forma eri sera a Vicenzo Guidoto secreta- 
rlo nostro apresso il viceré, vogli operar si che que- 
sta terra di Urzi novi sia exente, et non alozi ninno, 
maxime contribuendo a la spexa di la sanctissima 
Liga, e dice in tal casi la presteza é madre di ogni 
bona operation. Or poi, scrive a la Signoria el dito 
de 5, di tal venuta, et poi vene etiam uno oomis- 
sario del signor Caravajal capitano de la retro guarda 
dil campo yspano, volendo alozamento de li, dicendo 
i Urzi vecbii li era sta consignà per 300 cavali. Dito 
campo si dice ozi dieno passar sul cremonese, et co- 
me dito Antonio da Leva antiguarda dil prefato ca- - 
pitano é andato ad alozar a Bagnol villa sopra il te- 
ritorio cremascho. Item, manda in nota le pariition 
de li alozamenti dil dito campo spagnol fate per esso 
signor viceré : dice non sono si gran numero di lanze 
come par sia in la description di lo alozar ; e sono 
male in bordine. Scrive le vituarie è sta mandate in 
campo per quelli de li Orzi novi, ozi, zoé a spagnoli. 

183 * AloMomenti ordinati per il viceré al suo campo 

in brexana. 

Orsù nuovi, la persona del signor viceré. 
Quinzan, parte de alemani, con so gente d* arme, 

cavali e artellarie. 
Chiari, per la fantaria. 
Castrozago, con sua quadra, lanze 150 
Pompian, con sua quadra, lanze 110 
Mainino, con sua quadra, lanze 110 
Orzi vecchi!, lanze 30 
Palazolo, con sua quadra, lanze 150. 
Rovado, é infectato, e parte di sue terre che sono 

sane di sua quadra pono alozar lanze 1 50. 



UDXn, MOVBUBRB. 334 

Travaiado, é hifectalo, con sua quadra. 

Qual compartite sono sta facte per il conte di Poli- 
castro maestro generale di lo exercito, a di 3 
Novembrio 1512 a Torbole, in loco de' monaci 
di San Faustino. 



per la 
retroguarda 



Da poi disnar, fo Golegio di savii e di la Signo- 
ria, per aldir certa diferentia tra sier Santo Moro el 
dolor e fradeli, con sier Domenego Pixani e i Nani, 
intervenendo possession. Parlò Mann Querini per i 
Mori et Venerio per li altri; steteno fin sera et nulla 
fu concluso né terminato ; poi introno in la materia 
dil contrabando di Ferìgo Grimaldo per li danni ha 
da prestar. 

Di Bagusi, fo letere di 16 Oetubrio, dil (ron- 
dola. Come hanno lettere di soi oratori di Angoli, 
e per uno messo a posta mandato, qual in zomi 10 
vene a Gonstantinopoli, e de li, in zomi 9, vene con 
le letere di 2 Octubrio. Come il Signor Turcho e an- 
dato in Angoli con 150 milia persone contra Achmat 
so fradeilo signor de Amasia, qual era con 50 milia 
persone, e zonto, molti di quelli di Achmat, vene dal 
Signor Turcho, e vedendo questo Achmat, con 4 fra- 
delli et soi fioli era andato verso la Mecha. Unde el 
Signor ritornava con vitoria, havia mandato a dir a 
Gonstanlinopoli facesseno la sua armata, e voi far 50 
palandarie e fa taiar l^^me a furia; e altre partica- 
larità ut in litteris. 

È da saper, V orator di Ragusi fo in Colegio, e 
disse aver letere di soi signori di queste nove, e 
come il Signor Turcho mandò li soi oratori di An- 
goli in Biu*sa e havia cressuto el tributo di Ragusei 
da 3 a 5, e voi dominar Ragusi, e fa potentissima ar- 
mata di 200 galie sotil, tra le qual 40 bastarde. Fa 
tajar legnami a furia, et é 4000 homeni che lavora h 
sua armada e fa galie nove, età 

A di 10, la matina in Colegio. L' orator yspano 184 
venejusta il solito. 

Di campoj fo letere di proveditori generali^ 
date al Desfanean, adìd^ hore 3 di note. Nulla 
da conto. Dimandano danari da pagar le zenle. El 
campo spagnol e el viceré da Cedi si lieva, e vanno 
verso Ojo etc. Item, il govemador nostro Zuan 
Paulo Bajon voi lioentia di partirsi, el manda do soi 
hofflini qui a la Signoria a richiederla. 

Di Chiojsaj di aier Andrea Contarini capi- 
tano di Fo. Come é zonto li, stato con Tarmala fino 
a Ravena el quelli porti di Po; non ha trovato ninno; 
justa i mandati, é tornato con V armata a Chioza. 

Da pni disnar, fo Conseio di X con la zonta. 

Di Roma, vene letere di V orator nostro sier 



3% 



MDXlIy NOVaiBRB. 



836 



Franceseo Foseari el camUer, di 3 et 3, et pai 
insieme con sier Piero LandOy di 5, il sumario^ 
questo: In le prime scrìve coloquii auti con Torator 
yspano, poi tornato da Viterbo, qual è su la proposi- 
tion fata per avanti etc. Item, poi a di 3, a bore 3 
di note, hessendo zonto il reverendissimo Curzense 
a Ponte Molle vicino a Roma mia ... . vene inco- 
gnito in Roma, andò a palazo a basar li piedi al Papa 
et cenò con Sua Santità, fonno in varii razonamenti, 
dormite a palazo, e la matina andoe a disnar a Bel- 
veder, cbe fo il zuoba a di 4, e li disnò, e la sera di 
fttora via di Roma vene a Ponte Molle. Poi, a di 5, 
hessendo ordinato la soa intrata, al qual è sta fato 
grandissimo bonor, come si fusse V Imperator in 
persona, excepto cbe li cardinali non li è andà cen- 
tra, ben cbe lui voleva, ma non ba parso al conci- 
storio, e banno trovato questo expediente, cbe do 
cardinali li andono contro, videlicet Slrigouiense 
bongaro et Aginense nepote dil Papa, con li oratori 
tutti e la fameia dil Papa e di tutti li reverendissimi 
cardinali. Et scontrata soa signoria, fato le debite 
acogiientie, con il qual é tutti oratori di principi cri- 
stiani, da Pranza in fuon, zoe Spagna, la Signoria^ 
fiorentini e alcuni per nome di V Imperador, Siena 
e Lucba e altri in gran numero oratori diversi fino 
Beif ogna, et vene in mezo di diti do cardinali in 
Roma fino a Santa Maria dil Populo, dove essi re- 
verendissimi cardinali tolseno licentia. Et esso Cur- 
zense oon li orotori, tro i qual el signor Alberto per 
nome di V Imperodor, domino Hironimo Vicb orotor 
yspano, il nostro Foscari veneto, fiorentino et altri 
assai, con la fameja dil Papa e di cardinali, lo acom* 
pagnono per Roma a palazo dil Papa, dove zonse a 
bore U. Et basato il piede a Soa Santità, pfMiee, 
poi andoe a dismontar a la stanzia preparatali in 
Monte Zordan in le caxe fono di Orsini ; siche è in- 
trato con gran pompa, con trombe, trombeli, pifa- 
ri, etc, e zonto a Castel Santo Anzolo, fo tratto assa' 
artellarie dal castello in segno di letilia. 

Scrive poi, a dì 5, li nostri oratori tutti do andono 
a visitar soa signoria qual li fece optima ciera ; mo- 
stra esser disposto in le cosse di la Signoria nostra, 
1 84 * e scriveno i coloquii. Item, il Papa ba electi do, i 
quali sieno insieme con esso Curzenze a tratar V a- 
cordo, e riportar al Papa il voler suo, videlicet il si- 
gnor Alberto da Carpi et domino Andrea dal Borgo. 
Item, scriveno, esso Corzense aver dito non voi star 
pid di i zomi U a Roma, e avanti T intrasse, il Papa 
li ba conferito per concistorio el vescoado di Cartlm- 
genia in Spagna che vachava, ba de intrada ducati . . . 
Si ba li a Roma a tratar tre cosse. L' acordo dil Papa 



cbe volFerara, Parma e Piasenza, qual do terre le 
ba ; r acordo di la Signoria nostra con 1* Imperador ; 
e Tacordo chi ha da esser ducha de Milan. Tamen, chi 
ba cervello tien non seguirà aoordo alcuno. Per le 
prime lettere, se intenderà le propositionesue. Item, 
V orator Foscari, scrive aver parlato al Papa juxta 
le letere dil Senato, insieme col reverendissimo car- 
dinal Grimani, per il vescoado di Feitre di esser dato 
a domino Gregorio Pizamano. Inteso, il Papa si dolse 
di la morte di quel degno e docto efriscopo, poi disse : 
e Faremo cossa cbe piacerà a quella Illustrissima Si* 
gnoria >. Item, scrive, in lepubUee, come erano sta 
deputati li do sopranominati con li oratori nostri 
Foscari e Landò a tratar lo acordo, et voleano esser 
col Papa ; ma Soa Santità bavia dito é megfio depu« 
tar do cardinali che aldisseno, et poi riferiscano; si* 
che stevano su questo. Item, quando andono a soa 
visitation,dimandono al Papa se doveano andar, qual 
disse andasseno chefarìano benissimo; et andati, tro- 
vono loro 4 soli in camera, videlicet el Curzense, el 
signor Alberto da Carpi, domino Hironimo Vicb et 
domino Piero d* Urea oratori yspani, e intrati fono 
assa^ carezati, ut in litteris. 

De Ingàltera, fo letere di sier Andrea Ba- 
doer orator nostro, venute per via di Alemagna, 
di 16 Octubrio da Londra, in gifra. Nulla da 
conto. Sotum ba inteso cbe 1* orator Capello veniva, 
et esserli sta devedato il transito per V Imperador, 
unde lui bavia venduto la veste e roba di caxa cre- 
dendo repatrìar; ma inteso convien restar, si dnol 
assai etc. 

Del dito, di primo, ma non irate ancora di 
mfra. Come havia ricevuto la letera di la Signoria 
drizata al Re, qual la dete. Ha satisfato molto Soa Ma- 
jestà ; et coloquii auti con monsignor di Glocestre e 
monsignor di Durant primarìi del parlamento, uno 
dì qual e andato orator al Re di Scozia, qual li ha 
dito aver inteso V Imperador voi meter Maximilian 
Sforza nel ducato di Milan e reintegrarlo di le terre, 
zoé Brexa, Crema e Bergamo, e li disfaceva al Re 
che la Signoria bavesse danno. Item, veleno far tor* 
nar V armata e il suo campo a caxa perché i se tien 
mal satisfati di spagnoli, qual atendevano à tuor ca- 
stelli su quel di Navara e insignorirsi, e non a tuor 
Bajona che importava; con altri avìsi, come di soto 
dirò più copioso. 

Sumario di una letera di Roma, di 5 Novembrio 1 85 
1512, nara V intrata dil Cur senso in Roma. 

Come, meroore da sera, a di 3, a cercha 34 bore, 



327 



MDXlf, NOVEMBB& 



328 



el reverendissimo Curzense gioose U seeretamente, 
e quella note alozò in palazo dil Papa, ebbe audien- 
tia dal Papa. Prima V intrasse, mandò a dimandar 
al Papa che *I voleva inlrar in Roma in mezo di 
do cardinali, e 1 Papa sopra zio fece congrega- 
tionei e propose questa dimanda a li cardinali, li 
quali per niun modo volseno consentir, perché la 
raxon no '1 portava, che non hessendo ancora car- 
dinal ma simplice vescovo, V intrasse a questo mo- 
. do; tandem per voler i cardinali compiacer al 
Papa, el qual desiderava che li fosse fato ogni gran 
sorte di honor, forno contenti che do cardinali fan- 
quam amici li andasseno incontra fuor di la porta in 
prati, et ivi lo acetasseno e lo metesseno in mezo fin 
a r intrar di la porta di Santa Maria dil Populo, e poi 
lassarlo come hanno facto. Eri, da poi disnar, esso 
Curzense, pòi che V hebe disnalo in Belveder dal Pa- 
pa, fece la volta di prati per far V intrata solenne 
per la porta dil Populo. Li do cardinali, quel de Stri- 
gonia e lo Àginense li andorono incontra in prati, 
et ivi lo acetarono. Lo cardinal de Istrigonia come 
pili vecbio e pìd amico suo rispeto dil re di Honga- 
ria, el qual era di Bohemia et elector de V imperio, li 
fece le parole ; da poi lui, el nostro orator domino 
Francesco Foscari, et quel di fiorentini domino An- 
tonio Strozi dotor feceno il simile, e lui fece rispo- 
sta a tutti. Da pò questo, i cardinali el messeno in 
mezo e lo aoompagnomo fin a la porta, dove poi lo 
lassorno. Per la strada di Ponte Molle fino a la porta 
dil Popolo, erano tutte le fameglie di cardinali per 
ordene, le qual fameglie a una per una li feno le pa- 
role, r ultima fu quella dil Papa, e a tutti lui etiam 
fece risposta. Tutti li prelati di Roma, di ciascuna sor- 
te da' cardinali in fuora, li fumo incontra e la guar- 
dia dil Papa a piedi el a cavalo ; et dopo che i do car- 
dinali forno parliti a la porta, el fu tolto in mezo de 
uno arziepiscopo et uno episcopo, et acompagnato 
da tutta questa gente infino a palazo per mezo di 
Roma vene, dove el gionse a meza bora di note. 
Dismontò e andò dal Papa ; siete alquanto e poi tornò 
giù, et con lume di torze fu acompagnato a caxa, dove 
185* li fu preparato, videlicet a Monte Zordano nel pa- 
lazzo di Orsini 

Questo Curzense ò di età di meno di anni 40, 
bello e biondo. Era sopra uno rouzineto vestito con 
una vesta di vcluto negro a la todescha, fodrata di 
pelle negra, con una barcta a la francese di pano con 
la pietà e con la spada a lato. Assaissimi ambasatori 
era con lui de pili potenlie cite lo seguitavano, do- 
mino don Piero d' Urea di Spagna, domino Petro 
|:^do veneto, domii^o de* milanesi, 



domino Bartolomeo di Filippo Valori de* fiorentini, 
dil Papa, de Borgogna, de' Sguizari, de' Senesi, Lu< 
chesi e altri assai, i qual tutti hanno falò la intrata 
con lui, e con li cariazi de ogniun inanzi per far ma- 
zor pompo. La qual intrata non potea esser stata 
magìor ne più bella, si ben fosse intrato un Papa 
over Imperator ; e cussi tutto eri fo festa qui. Ozi si 
ha cominziato a lavorar. Prega Idio si fazi bona opera, 
che si possi ussir di guera. Li nostri oratori sono 
stati ozi a visitarlo, a li quali ha fato bona ciera, et 
tandem si spera di bene. Per altre lettere particu- 
lar, é questo, come erano assa' trombe, pifari e altri 
instrumenti avanti et più di 130 episcopi, e in questa 
intrata e stato di cavali 5000 stimati ; et zonto a Ca- 
stel Santo Anzolo, era sera, fu diserato assa* colpi di 
artillarie, et Irato rocbele in numero in segno di 
allegreza. 

A di 11. La malina vene I* orator yspano, justa 186 
il solito. 

Di campo, fo lettere di proveditori nostri 
dal DezanzanOy di 9. Nulla da conto, solum lettere 
e avisi il viceré esser partito da Cedi e andato aio- 
zar a Chiari. Item^ il governator ha expedito do soi 
nontii a la Signoria a tuor licentia ; ha mandato le 
sue robe a Mantoa, etc. Item, zercha la praticha dil 
castello di Brexa, scriveno al Consejo di X. 

Dil Caroldo, da Milan, fo lettere. Come Pan- 
da va a Vegevano a trovar il cardinal sguizaro; è 
stato col vescovo di Lodi etc. Item, coloquii con 
quelli capitani sguizari, quali è amici di la Signoria. 
Item, che il re di Franza ha otenuto da* sguizari di 
mandarli a parlar, et li manda monsignor di la 
Trimoglia, promesso avanti tralo darli 50 milia ray- 
nes; e altre particulariti, e sguizari è sta contenti el 
vengi, e voleno aldir la proposta sua. 

É da saper, in questi zorni è zonti qui formenti 
di Sicilia assa* nave, si dice di raxon dil re di Spa- 
gna; zercha stera 50 milia, ma vai pocho. 

Da poi disnar, fo Colegio di la Signoria et di sa- 
vii ad consulendum. 

A di 12, Torator yspano fo in Colegio dolendosi 
che la Signoria non voi, e ha tenuto modo che li 
danari e sta Irati in Ncrli e altri fiorentini, qual il 
thesorier del viceré venuto qui credeva averli, et non 
li hanno auti, dicendogran parole : « Questo non éofi- 
cio di bon ainigo, é contra lì capitoli di la Liga > etc. A 
le qual parole, il Principe rispose guiardamcule che 
queste parole voleva dir altro ; dolendosi di spagnoli 
et erano sta causa de la perdeda di Brexa ; e questi 
non è li capitoli di la Liga, e al presente, hessendo 



399 



MDXU, NOVEMBRE. 



390 



nui a campo a Brexa con gran spexa, é venuto el 
viceré a tuorla per la Liga, e quello voi dir questo 
non voi ubedir brevi dil Papa ni altro; e za più 
zorni tasemo, etc; e havcmo speso li nostri danari. 
Unck V orator colerico etiam lui parloe gaiarda* 
niente; siche Jiinc inde To dito assai. 

Veneno in Golegio do messi dil govemador ze- 
neral, videlicet Zuan Paulo Bajon, el Orione et Fi- 
lippo Cenzi perosino, con lettere di credenza, quali 
dimandano licentia, e non voi pid servir; ai qual il 
Principe disse meravigliarsi di questo, e voleva sa- 
per la causa perchè el non voleva star, et dovesse 
scrìverli li dechiarasse la causa, e di questo si con- 
sulteria e responderia. 

Di campo, di proveditori Benerali, di 10, 
hore 3 di note, al Deganzano, Dil venir li Paulo 
Agustini per nome dil marchexe di Mantoa ; qual lui 
scrìve a la Signorìa la proposta fata, però loro nulla 
dicono. Item, dil castello di Brexa pratiche al solito; 
in Brexa è uno governador spagnol, el comandador 
de Solis, con 800 Tanti spagnoli et li 12 citadini 
brexani che la governano. 

Di Paulo Agustini, date in campo, a d\ 10. 
Come, la sera avanti, il signor marchexe lo chiamò, 
dicendoli : e Paulo va in campo da domino Paulo Ca- 
pelo e dilli che son servitor di questa Signoria, e si 
la vuoi la servirò, perchè so certo da Roma i*acordo 
é fato, Ferara è spazada, sarà dil Papa, et Brexa 
186 * sarà vostra >. Et voleva si partisse questa sera, ma lui 
pregò r indusiasse a la matina, e cussi fu contento 
con questo la matina per tempo partisse. Le qual 
nove ha referito a li proveditorì in campo, et hanno 
voluto lui instesso scriva, e cussi scrive. 

In questo zorno, acadete a hore zercha 23, che 
Zuan Favro e altri 6 compagni, quali enme^n la 
prexon forte, chi confinati, chi ad fempus, e uno 
ladro Zuan da Lignago, qual dovea esser apichato, 
rupe la prexon, aferò li guardiani, e scampono per le 
porte fuora e corseno in San Zacharia : baveano al- 
cuni armati fuora per farli spale, etc. 

Fo Consejo di X, con il Colegio, la zonla et 
procuratori prima, et steteno zercha una bora, poi 
ussita la zonta, rimase Conseio di X simplice, e de- 
teno certa taja per questo caso seguito a Zuan Favro 
e compagni, come scriverò di soto. 

Fo stridalo li debitori, per Zuan de Vido, quali 
non hano apresentato li soi boletini justa la parte, i 
qual parte sarano notadi qui soto, e publicato non 
vengano più in Pregadi senza portar i soi boletini, 
soto la pena di la parte dil Conseio di X. 



Sìer Lucha Zen procurator. 

Sier Antonio Grimani procurator. 

Sier Zorzì Corner el cavalier procurator. 

8ier Bernardo Bembo dolor, cavalier, avogador. 

Sier Francesco Orio avogador. 

Sier Mario Morexini avogador. 

Sier Zuan Arseni Foscarìni fo avogador. 

Sier Alvise d' Armer fo provedidor al sai. 

Sier Nicolò Zorzi cataver, qu. sier Antonio el ca- 
valier. 

Sier Piero Gradenigo cataver, qu. sier Anzolo. 

Sier Zuan Capelo è di Pregadi, qu. sier Francesco. 

Sier Hironimo Barbaro dolor et cavalier, è di Pre- 
gadi. 

Sier Piero Marzelo cao di X. 

Sier Zuan Badoer dolor et cax'alieri orator in 
Spagna. 

Sier Polo Capelo el cavalier, proveditor in campo. 

Sìer Andrea Badoer orator in Ingaltera. 

Sier Francesco Bernardo, è ai X savii. 

Sier Andrea Bragadin, è di Pregadi. 

Sier Antonio Trun procurator. 

Sier Thomà Mozenigo procurator. 

Sier Micbiel Salomon. 

Sier Nicolò Grimani, è sora le pompe. 

Sier Francesco Foscari el cavalier, è orator a Roma. 

Sier Piero Landò orator al Curzense. 

Sier Francesco Trun fo savio dil Consejo. 

Sier Alvise Barbaro proveditor a le biave. 

Sier Antonio da Canal, é a le raxon nuove. 

Sier Alvise Pixani dal bancho. 

Sier Andrea Corner fo consier. 

Di Urbin, di Hironimo Alberto secretario 187 
nostro, di 5 et 7. Cerlificha la rocha di Pexaro es- 
ser in man dil Papa. Item il suo venir a Urbìn e co- 
loquii col Ducha, qual si ha dolto di la nostra arma- 
da che sia parlida da Ravena, dicendo li burchi con 
il ponte che è li rimasti a Ravena sta in gran peri- 
colo non esser brusati da' ferare^, e saria spazà 
r impresa etc 

Di Féltre, di sier Angolo Guoro proveditor. 
Come ha inteso quello hanno scrito li syndici di una 
lettera mandatali che i vegna qui; dice desidera 
summamente la sua venula, et troveraoo aversi 
portato ben, etc. É da saper, za mexi, e sta electo po^ 
desta et capitano a Fellre sier Hironimo Barbarigo 
qu. sier Andrea, qu. Serenissimo, qual si ha mari- 
dado et ancora non è andato al suo rezìmento. 

Fu posto, per li consieri, dar la liberti al pode- 
stà di Chioza dagi taja a do chiozoti elccti patroni 



831 



man, NOVEHBBE. 



383 



di barche longe, quali é scampati a Ferara, che li 
possi meter in bando etc. Vicenzo Castaido Go di 
Tonio da Chiosa e Francesco de Facina. Presa. 

Fu posto, per li savii d' acordo, una letera a Ro- 
ma, a li oratori nostri, zercha queste pratiche col 
Curzense mollo gaiarda, cargando spagnoli etc. La 
qual fo secretissima, e presa. 

Fu posto, per li diti, una lettera a Vicenzo Gui- 
doto secretano é apresso il viceré a Chiari, assa' ga- 
iarda. Fu presa. 

Dil Caroléh da Miìnn, fo leiere lete oei con 
grandissima eredenea. E tolto tutti in nota. 
Come il vescovo de Lodi voria far intelligentìa con 
la Signoria et sguizari, et e conlento lassar Cremona 
et Geradada etc. 

Fu posto, per li savii, una lettera al dito Carol- 
do, qual era andato a Vegevene dal cardinal sgui- 
zaro, in bona forma zercha questa praticha, ut in ea, 
secretissima. 

Fu posto, per sier Piero Balbi, sier Antonio Zu- 
stignan ci dolor savii del Consejo, sier Vetor Fosca- 
rini savio a terra ferma, atento più volte sier Lu- 
nardo Emo executor et provedilor in campo desi- 
dera ripatriare, qual al presente il suo servicio etiam 
non bisognando, che li sia dà licentia. A Y incontro, 
sier Marco Bolani e li altri savii messeno darla etiam 
a sier Sigismondo di Cavalli et sier Alvise Bembo 
esecutori etiam in campo. Conlradise sier Vetor 
Morexini é sopra le pompe, dicendo non é tempo. 
Andò le do parte: 30 dil Bolani, 60 dil Balbi, 90 di 
no ; iterum balotata quella dil Balbi, non fu prexa, 
siche reslarà. Ave 64 di la parte, et 94 di no. 
187 * A di 13, la malina fo in Colegio sier Zuan Anto- 
nio Venier sinico di terra ferma, venuto eri da Tre- 
viso per causa che li proveditori sora le camere non 
li lassa far el suo officio, e sier Piero Zuslignan 
procurator era venuto a Treviso a intrigar etc 

Di campOf fo lettere di proveditori dal De- 
0anean^ di 11^ hore 3 di note. Nulla da conto, 
spagnoli è al sdito loco. 

Fo publicbà in Rialto la taja presa nel Conscio di 
X eri oootra Zuan Favro et do altri, uno monetario 
di bezi falsi et uno altro, che questi tre si debano 
apresentar a le preson immediate^ aliter chi li da- 
raoo vivi babi L. 6000 di la cassa dil Conscio di X, 
et 3000 morti, con le clausale ut in taja. Et dito 
Zuan Favro, qual era in la cbiexia di San Zacaria, in- 
teso questo, fece una suplicba al Consejo di X, che li 
fosse perdona la pena, s* il scampava di prexon li 
fosse t^jà una man, che si apresenteria; e cussi ozi fu 
preso in Conseio di X di fadi tal graUa, el si apre- 



sentò e fu messo iterum in la preson forte. Li altri 
do andono via. 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta. 

Di Verona. Si ave a viso comeMaximian Sforza, 
qual era li, esser andato a Marmaruol e a Mantoa a 
piacer. 

A di 14, domenega, hessendo la note zonte let- 
tere di Roma per via di Ravena di 7 de lì oratori 
nostri, il sumario dirò di soto. Qual erano di 
grande ìmportantia. E vidi una che diceva, de qui 
le cosse di la Signoria non vanno bene. Etiam di 
campo vene letere di 13, hore 3 di note dal Dezan- 
zano, in praticha dil castello, et una altra di eri, ho- 
re 18, zonta questa note, venuta per corier a posta 
del campo, con lettere di Roma di oratori nostri di 
7, dit lenor ut s^?ra, aziò vengano più presto : qual 
fonno lecte seoretissime in Coiaio, e terminato non 
far ozi Gran Conseio, ma Pregadi per scriver a Ro- 
ma e altro. 

Di la qual movesla, tutti steteno di mala voglia et 
sopra di loro; altri li piaceva, perché con spagnoli 
non si poi far ben e bisogna aoordarsi con fran- 
cesi ; et il sumario di Roma e di campo noterò più 
avanti. 

Vene tardi in Colegio V orator yspano e disse 
aver lettere di Roma e di campo, e fo con lui usato 
gran parole. 

Veneno li do nontii dil governador zeneral no- 
stro Bajon, per la risposta de la UcenUa che 1 di- 
manda. Era etiam Piero di Bibiena suo canzelier. U 
Prìncipe li disse non era tempo di darli licentia al 
presente, e tornaseno in driedo, perché la Signoria li 188 
scriveria in bona forma si che '1 contenteria di re- 
star, facendoli altre careze et promissione; et cussi 
li diti do ritornano in campo. Et fo scrito a esso go* 
vernador per Colegio in bona forma. 

É da saper, etiam è in questa terra suo fiol di 
anni 17, nominato Oratio Baion, venuto incognito a 
veder la terra ; dimandava veder V arsenal, tamen 
non voi esser conosciuto. 

Etiofn in questa terra é al presente venuti di 
campo per comparer a la Signoria domino Zuan 
Bernardin di Leze capo di fantarie, fo nepote dì fra* 
Lunardo, domino Guagni Pincone capo di fanterie, 
et il fiol di Zuan Paulo Manfron, nominato Julio. 

Di Crema^ fo letere di sier Nicolò da Pe- 
xaro proveditor. Zercha pagamenti per quelli fanti 
é li, e fanno danni a cremaschi. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 

veditor^ di Come non ha potuto aver dal 

cardinal sedunense el salvoconduto per li franzesi 



333 



IIDXn, MOVEMBlUt. 



331 



erano in la Gapella, numero 60, quali sono li in la 
terra, stanno a spexe di la Signoria, etc. 

Di Soma, come ho scripto di sopra di 7^ fo 
ìetere, che a di 4 fo V ultime soe^ et a dì 6. Nulla 
fu, solo li oratori cesarei et yspani in coloquii col Pa- 
pa, et il Curzense é alozalo in palazo, e la fameia in 
Monte Zordan. Et a bore 21, il Papa mandò uno suo 
palafernier per li nostri oratori, quali erano andati 
col Curzense a certa cbiesia ut in litteriSt et subito 
andono, et intrati in camera, trovò il Papa con li do 
oratori cesarei signor Alberto da Carpi et domino 
Andrea dal Borgo cremonese di nation ma è longo 
servidor dil Papa, et li do oratori yspani domino 
Hironimo de Vicb et don Pietro d' Urea, linde intra- 
ti, come ho dito, il Papa disse : e Domini oratores, 
volemo for questa paxe et acordo in questo modo : 
cbe Verona e Vicenza sia di Y Imperador, et per Pa- 
doa et Trevixo, cbe riman a la Signoria, quelli li 
babbi a dar ogni anno per il censo ducati 30 milia 
et per la investitura ducati 250 milia e un picolo 
più; che a Milan sia Maximian Sforza ducha, qual 
babi per moglie la fia di V archiducba di Borgogna ; 
cbe Parma e Piasenza e Rezo sia di la Chiexia e Fe- 
rara >. Unde, inteso questo, li nostri oratori rimaseno 
molto sopra de si, dicendo el Foscari: € Beatissime 
pater, questa non è la paxe si aspetava, darli Ve- 
rona et Vicenza dove doveamo aver il nostro stado >. 
11 Papa disse : « Avere Crema e Bergamo e ve si darà 
Brexa»; e in colora dicendo: « Se vui non volé, ve 
saremo tutti oontra». E li oratori cesarei cbe con- 
188* certavano a questo, disseno: « Vede, venetiani non 
voi paxe>. E il Papa con colora disse: € Chiame 
el nodaro cb'é dentro, che stipuleremo T acordo tra 
nui; si la Signoria non vorà, so danno >. Sbufando 
si butò sopra una carìola, et fé* chiamar il nodaro 
dentro con alcuni vescovi per testimonio £ venuti, 
il Papa disse: e Note cbe questo é V acordo cbe 
volemo far >, replicando li capitoli : < Si la Signoria 
vorà h intrerà et aceterì, si no, so danno > azon- 
zendo : « Volemo Ferara e cbe le zente di Spagna ne 
aiuta averla, e che questi do prometano anular il 
Concilio >. Et li oratori yspani, vedendo questo voler 
dil Papa, né parendoli di prometer le so zenle a 
tuor Ferara, disse : € L* è ben cbe a far questo atto il 
reverendissimo Curzense sia qui». 11 Papa disse: 
«Mandelo a chiamar, chi anderà?» E don Piero 
d* Urea disse : < Anderò mi >, e se parti. Et li ora- 
tori nostri, vedendo questo, si feno apresso il Papa 
dicendo: < Beatissime pater ^ femo almanco con- 
tracambio di Verona e Vioeuza con Cremona >. 11 
Papa disse : < Diselo vui a li oratori >. E evasa li no- 



stri oratori disseno questo a li cesarei, fi qud se la 
riseno dicendo: «Ne dare Cremona che non Tavè? 
Si volò a questo modo come ha dito il Papa, si no 
a vostra posta >. Unde, vedendo questo, li oratori 
non li parse di esser presenti, et erano bore 4 di 
note, e tolseno lioentia e si parti, e lassono tutti II 
in camera dil Papa, et scontrano el Curzense cbe an- 
dava dal Papa; et quello trataseno non sa, soìum cbe 
non fu concluso alcuna cossa. Item, altre particula- 
rità ; ma questo è il sumario di queste letere. 

De li diti oratori di Boma, date a dì 6, dri* 
gate a li proveditori zenerali di campo, U qual 
proveditori in hore .... mandoe a la Signoria. 
É un sumario di questo tratamento, e debano star 
reguardosi, perchè bano per bona via, li oratori ce- 
sarei et yspani & spazato al viceré che potendo dar 
adosso al nostra exercito lo fazino ; siche dies mali 
sunt 

Et per letere dil cardinal Corner, qual è a 
Boma, se intese: il Papa aver scrito un breve a 
r Imperador, li voi far dar Vicenza e babi Verona ; 
siche é fermo in questo voler. 

È da saper, in questi zorni pasati si parti di Chio« 
za, con 9 barche longe, il reverendissimo domino 
Petro Grimani, qual stava qui, va a Roma, e con lui 
andò el Petratin capitano di cavali lizieri dil Papa ; 
siche anderano sicuramente. 

Da poi disnar aduncha fo Pregadi, e fa dome- 189 
nega, zorno solito a far Gran Conscio, e leto le letere 
et quella de Ingalterra di 1* orator, di primo Octu- 
brio, il sumario ho scrito di sopra. 

Fu posto, per li savii d' aoordo, una letera a li 
do oratori nostri a Roma, in risposta di soe, e non 
volemo questo acordo con lasarli Verona e darli 
Vicenza; ma ben lasarli Cremona, con altro parole in 
questa substantia. Et replichi al Papale raion nostre, 
con dirli questo non aspetavamo da Soa Santità, etc 
et non è compita ancora la trieva con V Imperatori 
che si fa novi patti. Parlò sier Antonio Grimani pro** 
curator, dicendo é tempo perso et il Papa è d'aoordo 
a nostro danno, e si atendi a iar altro provision, e 
con Pranza etc. Li rispose sier Mario Zorzi el dolor 
savio a terra ferma, qual za 3 anni non ha parlato io 
Pregadi, in scusation dil Colegio, dicendo si farà poi, 
ma questa letera bisogna mandar e si niun non) voi 
far, lui solo vegnirà al Conscio. Poi parlò sier Mario 
Moroxini V avogador, dicendo: < Non prende la le- 
tera, perchè convegnirà vegnir con le soe opinion, 
perohé za tanti partidi cbe vi ha porli Pranza, mai 
li ave risposto, et vede come semo tradidi ». Poi 
I parlò sier Alvise da Molin savio dil Conscio, lo 



m 



Mdxii, novembre 



336 



scusalion dìl Colegio e per la teiera, eie. Andò a 
lettera: 73 di no, 112 di si, e fu presa. 

Fu posto, per li savii d' acordo, una teiera a ti 
provediiori zenerali in campo, die stagino uniti et 
debano redursi a te rive de Y Àdexe, et mandemo 
Matio firexan e altri protbi di V arsenal a far il 
ponte su r Adexe a Albarè, qual é a Cotogna, e non 
li mancharemo di danari, etc. Andò in renga iterum 
sier Antonio Grimani procurator; aricordò si vedesse 
di aver il castello di Brexa e prometer etc. come 
volea quel castelan francese. E cussi fo conzo sopra 
la letera di questo optimo arìcordo, et fu presa. 

Fo admoniti tuli debitori slridai, che per esser 
sta ozi un Pregadi extraordinario^ che de ctetero 
niun che non habino porta li bolelini non vengano in 
Pregadi, sub pcsna, 

Fo sagramentà il Conscio e comanda gran cre- 
denza, et veneno zoso a bore 2 dì note. 

A di 15. La matina se inlese eri esser partilo Ma- 
tio Brexan e altri marangoni per far il ponte al no- 
stro campo. 

Di campo, fo lettere diproveditori generali, 
di 13. Nulla da conto. 

Di Manica, di 13, Come ha il roarcbexe di 
Roma, di 9, l' acordo é fato, Brexa sarà dì la Si- 
gnoria ; ma non sarà tropo bona tal paxe per la Si- 
gnorìa, et altre particularità. 

Fo sposa, in questa matina, la fia fo di sier Zuan 
Batista Foscarìni, mandata in sier Hironimo Barba- 
rigo, va podestà e capitano a Feltre. 

Vene in Colegio l'orator yspano, con il qual per 
il Principe fo fato di gran parole, che questo non è 
quello che aspetavamo, e forsi crederano farne mal, 
ma si fera a loro. 
189* Di campo, di Piero Spolveriti, vidi una le- 
fera di 13 dal Demmean, drieaia a domino 
Lunardo Grasso prothonotario. Come, a di 9, fo 
r ultima soa, poi a di 10 nulla si ha inteso e man- 
cho si opera, solum ozi, essendo andato il provedi- 
tor Moro a cavalo per dar una volta a Rivoltella, dove 
aloza el conte Bernardin con el suo colonello, per 
la strada li caschò il cavalo solo in modo che tutti li 
astanti creteno ch'el eavallo V havesse schizato. Tan- 
dem fo aiutato e lui medemo etiam se aiutò; pur si 
fece mal a una gamba e si sgraffò tanta pelle come 
meza la man da la parte di fora via suso la carne. 
Scrive é in leto, ma non teme, e sta di bona vogUa; 
ha cor de lion. 

Adi il, si ha aldito esser partito per Mantoa, 
over Marmaruol, el nominato ducha di Milan, era 
a Verona, al qual li vicn la febre quartana. 



A di 12. Nulla da conto, ma a li segnali, lien ch'el 
govcrnador se ne anderà, o con lìceiitia o senza, die 
no 1 crede; ben è vero ha visto questa matina andar 
a la volta di Mantoa zercha 8 soì muli vodi con altri 
cavali; dicendo sana bon farlo intender questo a la 
Signoria. 

É da saper, fo dito doman o V altro sarà qui di 
Ferara sier Valerio Marzelo, fo preso podestà et ca- 
pitano di Ruigo, qual il Ducha V ha lassalo, e vien 
etiam con lui Zuan Alberto da la Pigna, stato assa' 
qui in prexon, per nome dit Ducha, qual ha auto sal- 
voconduto dal Consejo di X di vegnir et esser al- 
dilo. 

Da poi disnar, fo Consejo di X con la zonta, et 
il Colegio et procuratori, chiamato principaìiier 
per scriver in Franza, perché tuta la terra dice è bon 
acordarsi con Franza, biasemando il Colegio é sta 
tanto a risponder eie. Et slete Consejo di X suso 
con dita zonta fin bore 4 Vti perchè etiam sopra- 
vene teiere di Roma, di 12, le ultime, il sumario 
dirò di solo, qual erano calive e dolorose; e fo ter- 
minato etiam far doman Consejo di X. 

In questo zorno, a San Bortolomio sul campo fo 
apichà uno ladro nominato Zuan da Lignago, zovene 
ma sotil ladro, qual havia robato do bol^e a San 
Bortolomio; et cussi fu preso di apicbarlo li, in Qua- 
rantia. 
. La terra di peste al solito 5 et 6 al zorno. 

A di 16, la matina vene in Colegio sier Andrea 190 
Foscolo stato più zorni da che è venuto, ma amala • 
to, baylo da Constantinopoli, per referir, vestito di 
paonazo, con alcuni soi parenti ; ma non fu tempo, 
et li fo dito tornasse una altra matina. 

Di campo, fo letere di 14, hore 4 di note dal 
Deeanzan, diproveditori eenerali. Come aspeta- 
vano ordene di la Signorìa per levarsi, che con ef* 
feto stano mal li et .patiscono di vituarie. Item , 
hanno mandato dal castelan di Brexa per saper si 
ha hauto risposta di Franza, e Tha aula, che 1 con- 
segni quello a Maximian. 

Di Soma, fo lete iterum k letere di 9, 10, 11 
et 12, de li oratori nostri Foscari e Landò, Il 
sumario, per le particular, é questo. Come a di 10, 
il Papa in concistorio propose a li cardinali questo 
acordo con li capituli per avanti diti, e eh' el cardi- 
nal Grìmani si levò suso e parlò mirabelmente in fa- 
vor di la Signoria nostra, dicendo la non meritava 
questo, da poi tante spcxe e col proprio sangue e 
danari aver cazato francesi de Italia e aiutalo sem- 
pre la Santa Sede, e facendo questo saria con deni- 
gration di questa Santa Sede; con molto parole sa- 



337 



IfDSlI, NOVEMBRE. 



33à 



pientissime dillo, adeo tulli li cardinali si commos* 
sero in favor noslro; etiam il Corner aiutoe; ma il 
Papa in colera disse voler far cussi, e che 1 Turcho 
ha fugato suo fratello e prepara grande armata, però 
voi pacifichar cristiani, con altre parole usate che 
scriverò poi. E li capitoli è sta dati a far al cardinal 
de Montibus palatino, et azonze la ducea di Savoja 
al stato di Milan in cambio di le terre li tuo' la Ghie- 
xia, e Cremona sia di Milan, la Patria di Friul e quelli 
altri lochi in juditio dil Papa a judichar de chi ha- 
bino ad esser, /fem, li nostri oratori hano fato il 
tutto di remover il Papa di questa opinion ; e duro 
più che mai ; zura fa per ben nostro, ne li vai raion 
che essi oratori li dichano e altri primarii^cardinah e 
di autorità, maxime San Zorzi et Ingaltera è per 
nui. Item, come a di 15, in concistorio il Papa prò- 
nonceria cardinal el Curzense; partirla a di IG per 
Milan e li il Papa li manderìa il capello ; non lo voi 
qui per non aver il modo di far la spexa, é con 350 
eavalli etc. Item^ pratiche vano alorno, e a di 12, 
r orator Foscari fo dal Papa in varii discorsi, e di- 
snò con lui; vien mal volentiera il Papa a questo a di- 
spiacer la Signoria, ma Tavidita di aver Ferara e paura 
dil Concilio lo (ara far quello vorano, e danno locho 
a la Signoria zorni 15 a intrar, et tamen ancora li 
capitoli non é conclusi ; ma si poi lenir sigilali e so- 
scrili. Item, il Papa a di 10 (lete in concistorio el 
vescoado di Feltre, per il qual la Signoria scrisse in 
190* recomandation dil Pizamano fratello fo dil vescovo 
defuncto, hor Tha dato a domino Zuan Campese do- 
ctor excelleniissimo bolognese, qual é stato questo 
orator a V Imperador. Item, ha dato el vescoado di 
Porli, vachado za più zorni, a domino Piero Grifo fq 
orator in Ingaltera, al qual d€te el vescoado di Mo- 
nopoli ma non volse acetarlo lassando li ofBcii; etiam 
il vescoado di Riroano V ha hauto domino Petro Ri- 
zo. Item^ scrive, come de li si e dito il signor Bor- 
tolo di Alviano esser sta lassalo prexon di Pranza, e 
si aspetava in Italia, et missier Zuan Jacomo Triuizi 
andava per nome di ditto Re a* sguizari ; con altre 
particularità in dite lettere di Roma, qual hessendo 
più di quello ho scrito, di solo ne farò nota. 

Di Bergamo^ vidi letere di sier Vetor Lipo* 
mafWf di 9. Come, per uno venuto di Milan, ha per 
avanti sguizari esser parliti e tornali a caxa, perdié 
milanesi non li hanno voluti pagar; et il cardinal 
sguizaro era acampado a Vegeveno con 300 sguiza- 
ri, e ha mandato a dimandar salvo couduto a Mi- 
lan di poter passar e andar via. Item, esser teiere 
dil Caroldo a quel proveditor di Bergamo, come 
francesi, erano in Brexa e Crema, tulli é restali a 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tom. IV, 



pe' di monti, el però il cardinal non voi dar salvo- 
condulo a quelli francesi erano in la Capella (ino si 
babbi altro aviso; el qual castelan francese è li in 
Bergamo molto suo amico di esso sier Vetor, et ogni 
zomo stanno insieme a far gran ciera. 

Dil ditOy di 11. Come in questi zorni era passi 
per il bei^masco uno orator yspano, andava a Mi- 
lan a far milanesi acelti per loro Ducha T archidu- 
cha di Borgogna, /fem, de li si dice la Signoria 
aversi presto Brexa. 

Noto. Si ave aviso come Maximian Sforza, stato 
a Mantoa, era partilo e zonto a Cremona a di . . et 
ivi come signor honarifice acetato; siche ha comenzii 
a ritornar nel stato e sarà ducha di Milan, ha anni . . • 

Da poi disnar, fo Consejó di X con la zonta|fino 
bore .... 

Da Bologna, vidi letere dil cardinal Medi- 
ci, di . , . ,a Piero di Bibiena, Del suo venir di 
Fiorenza li legalo di ordine dil Papa ; ha ricevuto el 
privilegio di la nobiltà con la bolla d* oro, ringratiu 
mollo la Signoria ; ha scrito a li oratori fiorentini 
sono a Roma, coadiuvi la Signoria in questo acordo 
si Irata, el ha letere dil magnifico Juliano di Fioren- 
za, di 10, come quella excelsa comunità havia facto 
eleclìon di tre oratori : a T Imperador, Francesco di 
Zanobi di Jazeto ; in Spagna, Joan Corsi ; a la Signo- 
ria nostra Veri de Medici. 

A di 17, se inlese eri nel Conscio di X con la 191 
zonta esser sta preso una gratia di concieder al ca- 

valier dil principe Bortolo da Brexa, 

la capitaoiaria dil devedo de Brexa, e fu cossa meo 
judicio rediculosa. Non si ha Brexa et si fa queste 
gratie; tamen è bon augurio che la sarà nostra. 

Di campo, fo letere di provedadori zeneraii^ 
dal Dezanzan^ a dì 15, Jhore 4 di noie. Come do- 
man si dovea consignar il Castel di Brexa a' spagno- 
li. Item, post seripta, hanno ricevute le nostre le* 
tere dil Senato, vederano di exequir ; el altre parti- 
cularità. 

Di domino Piero Spolverin, vidi letere, date 
in campo, a dì 16, drizate a domino Lunardo 
Grasso prothonotario. Come a di 13 fo V ultima 
soa, e quel zorno, quanto a le faconde di campo nulla. 
El nominato ducha di Milan ozi è parlilo da Mantoa 
e dia alozar a Caneto e doman a Cremona, poi andar- 
sene a Milan. Dio vola sia bona andata, anche per 
nui. El cai*dinul di Ferara e partito di Ferara, è stalo 
a Mantoa, poi andato a la volta de l* hnperalor, pas- 
soe per Verona con pochi cavalli in modo quasi di 
slafela. Stima vadi per ordir qualche trama contra 
de nui. 

22 



339 



tfDXII, NOVEMBRE* 



340 



A di 14^ domenega, le nostre artellarie che al le- 
var dil nostro campo di Brexa furon lassate a Calzi, 
ozi e sta fate condur qui in Dezanzan, in modo tutti 
questi brexani e anche altri mormoravano, dicendo 
hora che ne hanno consumato de la roba, ne voieno 
abandonar e se voieno relirar di là de TAdexe ; Idio 
ce aiuti. L' e levata eiiam una fama, per questi Tore- 
stieri, eh* el Papa ha voltato carta contra la Signoria, 
e aver fato un'altra Liga cxcluso venetiani. Lui non 
lo poi creder ; ma non resta de li se zanza. Hozi si ha 
dato a li homeni d* arme V altra meza paga, perché 
avanti il levar di Brexa, non li fo dato si non meza 
paga. 

£1 provedilor Moro va pezorando, non solamente 
di la gamba, ma li e soprazonto febrc, in modo che 
'1 teme, e saria optima cosa farli dar licentia di ve- 
nir a Padoa a farsi proveder di quello non si poi in 
campo. 

A di 15, si comenza a dir per campo che '1 si 
ha a levar fra pochi zorui, e per le cosse si (i\ in 
campo si exislima de si. Idio ce aiuti, che *1 bisogna. 
Si dice za do zorni, per liomeni da ben, vien da 
Chiari, eh' el viceré sta per andar a Napoli con la 
persona e fameia solamente, e che il signor Prospero 
CoIona resta per capitano over governador di qua 
con lo exercito ; e che U marchexe di la Paluda, quul 
era capitano di le fantarie spagnole, dia esser aconzo 
per capitano di fiorentini. 

In questo mcxe, morite a Charavazo domino Ja- 
corao Secho, fo condulier nostro, e di primi de li, e 
molto richOy qual a la rota di Geradada ne ribellò, 
et andò subito da Pranza. 
191 * Da poi disnar, fo Pregadi, el leto le infrascripte 
lelere, olirà quello ho notato di sopra, come qui soto 
sarà scripto. 

Di Roma, di 8, 9, 10, 11, 12, di Vorafor no- 
etra. Come, a di 7, la sera, il Curzenze andò dal Pa- 
pa, rimase a dormir in palazo ; tamen non seguite 
conclusion alcuna, perché li oratori yspani vengono 
duramente a questo acordo. Item, che a di 10 poi 
fo concistorio e il Papa propose li capitoli di Tacordo. 

Erano 13 cardinaU, et 2 mancava videlicet 

e parlò primo San Zorzi in favor di 

la Signoria nostra, poi il Grimani, come ho dito di 
sopra molto lai^mentc, el qual fo inlerolo più volte 
dal Papa, e cussi el cardinal Corner; ma per esser 
diacono e zovene non potò dir molto, ma con mor- 
moration di tutti i cardinaU fo disciollo ci concisto- 
rio. Dete el vescoado di Fellre e quel di Porli, come 
ho dito di sopra. Item, scriveno aver parlado al car- 
dinal de Ingalterra, qual li duol assai, ha promesso di 



far ogni cossa, dicendo mal di spagnoli, e che englesi 
è tornati su V isola, e il Re si tien mal satisfato de' 
spagnoli, et è nova li a Roma, come 5000 spagnoli 
erano sta astreli in certo locho dal campo francese, 
quali volendo salvocondulo, non li hanno voluti dar. 
Item, scrive come essi oratori nostri è slati a parlar 
a li do cardinali palatini, San Vidal et Monlibus, 
quali lianno promesso far e meter ogni ben. Sono 
stati con il Cur/ense et domino Andrea dal Borgo, el 
qual Curzense ha dito: € Vui non ave a dolervi de 
mi. Il Papa ha scrito vegnimo che tutto è oonzo; non 
mi doveva far venir qui n. Et dicendo li oratori questo 
non saria acordo ma principio di più guerra, disse il 
Borgo: « Non so che dir altro; si non voleti questo, 
che meter tempo di mezo. Item, è stato esso Foscarì 
a di 12 da matina dal Papa, dicendoli il dito di Salo* 
mon, che é nial tuor T amico novo e lassar il vechio. 
Il Papa disse : « Mi son più vechio amico; fo per ben 
vostro che voleva far; se si acorderemo interne co- 
me fare vui? si ve acorderè con Pranza, voio far 
far r acordo >. Tamen restò sopra di se. Fo usato po- 
che parole, et volse ìi Foscari disnasse con lui. Seri* 
veno fanno ogni cossa ; ma tieneno li .oratori yspani 
vien di mala voia a questo, perché sanno è danno 
dil suo Re. Etiam il cardinal englese non sente tal 
acorJo, imo per tuta Roma n' é parlato in favor di 
la Signoria nostra. Scrive la nova di TAlviano lassa 
con sigurtà di 40 milia ducati di prexon di Pranza ; 
20 milia premete el signor Zuan Jacomo Triulzi, et 
20 altri milia dar altri per piezi. Etiam di T andar joj 
a' sguizari di missier Zuan Jacomo Triulzi ; con altre 
particularità ut in litteris; e come il Curzense era 
per esser prenontiato cardinal, e si partiva. 

Di Urbin, di Hironimo Alberto secretarlo 
nostro, di 12. Coloquii col Ducha zercha Perara ; 
vede r impresa sarà longa e se principia, guera in 
Italia. Item, il cardinal di Perara partiva per Hon« 
garia a uno suo vescoado V ha li. 

Di Boma, fo leto una letera senea nome. 
Come il Papa e rimaso mollo sopra di se, non ha* 
vendo contenta a Y acordo perché credeva si do- 
vesse acetar; però e bon mostrar la faza, e tien non 
concluderano nulla. 

Dil cardinal Medici di Bologna, fo leto una 

letera, di drieata qui a Piero di Bi* 

biena. Come questo acordo si Irata a Roma» ha in' 
teso li capitoli, e bon acelarli ; che poi col tempo si 
conza le cosse, e altre particularità, et la creation di 
oratori, come ho notato di sopra. 

Di campo, gionse Utere di 16, Iwre 24, dal 
Deeansfano. Mandano una letera anta da! governa- 



341 



MDXII, NOVEMBRE. 



342 



dor di Bologna, arziepiscopo di Avignon 

.... Scrive di V acordo dil Papa, e che la Lom- 
bardia ne riman, et haveremo Brexa; quai acordo 
è boQ e se dia piar. Item, scriveno come quel ca« 
stelan di Brexa ba visto mal volcnliera le Ictere di 
Pranza di dar quella forteza a' spagnoli, ci coavien 
obedir il Roy e doman la consegnerà. Scrive esso 
provedilor : come aspeta certi danari per mandarli 
in Crema ; ut in reliquia^ hanno ben provislo e si 
leverano de li jusU le lelere nostre dil Senato, e ve- 
rano a Villa Prancba e 1) aspelerano bordine di la 
Signoria. Si doleno non aver li avisi di Roma, per- 
ché per quelli si saperiano governar; mandano le- 
tere di Ura nuovi di sier Nicolò Michiel, che im« 
portano. 

Di sier Cristofal Moro proveditor general, 
solo, date in campo, a dì 16. Scrive una longa le- 
tera, come l* é amaialo, et dimanda lìcentia di vegnìr 
a repatriar. 

Di sier Nicolò Michiel proveditor ai Urgi 
nuovi e di brexana. Come ha inteso, per bona vìa, 
et scrive per che via, ut in relatione, spagnoK vo- 
leno tuor Crema non sarà 6 zorni ; lui de li fa ogni 
provisione. Li ai Urzi nuovi è molti brexani con le 
sue famiglie. Item, a Brexa e la peste; vi è solum 
700 fanti spagnoli et un governador yspano, con 
quelli 12 citadini brexani che governano. 
192* Di Crema, di sier Nicolò da cha' da Pexa- 
ro proveditor. Come era venuto 11 uno capitano 
yspano, é chiamalo CaravajaI, con Vicenzo Guidoto 
a veder la terra; gè l'hano mostrata, dice e fortissi- 
ma. Il capitano di le fantarie é 11, qual è al governo 
di la terra, e tien le chiave e tutto. Scrive se li mandi 
danari, che stiano li per ogni bon rispeto. 

Di Bergamo, da sier Bortolameo da Mosto 
proveditor. Zercba la spexa in quelli francesi, du- 
cali 5 al zomo, e altre provisione fate. 

Di V Imperador, fo leto una leiera, data a 
diàya Cotogna, drizata al conte di Chariati. 
Come ha ricevuto una letera, e una di la Signoria 
nostra in sua excusationè. Risponde è verissimo che 
Piero Pasqualigo che fo oralor in Hongaria e da Soa 

Maiestà, con uno altro Piero venilian, é 

sta causa de li incendii fati in T Austria, e si mandi a 
examinar et a for processo, che Iroverano la verità; 
et non mandando si justìficherà per il mondo, et li 
do farà morir come fece brusar do altri ; et quanto a 
scriver che Francesco Capello, andando oralor in In- 
gallerà, havia dito a le terre franche concitandole 
contra di hii, non bisogna dir è altro ydioma, perché 
ha parlato con chi era presente, qual sa latin e talian 



come dito Francesco, e gè Io farà dir sul viso, e lo 
manderà qui ; con altre parole, che quanto ha scrito 
per avanti e vero. 

È da saper, fo dito, per il Conscio di X con la 
zonla, in questi zorni fo dito esser sia termina man* 
dar a Doblacho domino Bortolo da Fin dolor avo- 
chato e Zuan Batista di Adriani secrelario nostro a 
questo eflecto ; ma poi fu suspeso. 

Fu posto, per li savii d' acordo, una letera a li 
oratori nostri a Roma in risposta di soe di 12. In 
conclusion, non volemo 1* acordo con darli Vicenza 
e Verona e altre parole scrile in consonantia per le 
prime, et assa' gaiarde. Andò in renga sier Alvise di 
Prioli, fo savio a terra ferma, et voleva se dicesse 
unir Italia sarìa bon eie Li rispose sier Antonio Zu- 
slignan dotor, savio dil Consejo, dicendo non se li poi 
dir perchè il Papa voi ogni modo Ferara, che ha 
slado in Italia, et però non è da dirlo. Andò la letera, 
fu presa. 

Fu posto, per li savii, dar lioentia a sier Cristofal 
Moro provedilor in campo, vengi a repatriar ; e fu 
presa di largo. 

Fu posto, per li savii, una teiera in campo a li 
proveditori zenerali, zercha la sua levata : come ba- 
vemo inteso quello ne scriveno e si remelemo a quel 
illustrissimo governador et magniGci capitani di mc- 
tersi col campo in locho securo, o di là di V Adexe o 
di qua di V Adexe dove li parerano. Item, se li 
manderà danari per Crema ; e di Roma si ha lelere 
dil tener di quelle di 7. Presa. 

Di Vicenao Guidoto segretario nostro a- 193 
presso il viceré, fo leto letere, date a Chiari, Co- 
loquii col viceré, qual si duol la Signoria non lì dà 
li danari resta aver; par voglii andar con V exercito 
sul bergamasco. Fanno danno spagnoli ; alozano sul 
brexan a descrition. Dice il viceré: <IIo Brexa in le 
man, arò doman il castello ». Sarà quel Dio vori^. 
Item, esser stalo in Crema, col capitano Carvagial, 
per veder la terra. Ha ditto é terra inexpugnal>ìle 
hessendo custodita. 

Di campo, di proveditori, è in le letere que» 
sii avisi. Videlicet, hanno mandato in la Capella di 
Bergamo Hironimo Tarlai*o contestabile con fanti .... 
Item, posto custodia in Pontevico Hironimo Fate- 
inanzi, e li Urzinuovi, dove é sier Nicolò Michiel 
proveditor, é custodito. Item, hano fato che do com- 
pagnie di cavali lìzierì, videlicet Zuan Barnardin da 
Leze e domino Alexandre Donalo, vadino sul brexan 
cavalchando, confortando quello terilorio e lochi; et 
aspetano li danari per meterli in Crema, poi si leve- 
rano, perché con effeto non poleno più star 11 al De- 



8i3 



ìtDXil, NOVEMBRE. 



344 



zanzao, per le vituarie. Etiam è cominziato il morbo 
in campo, e di li via, e vegnirano col campo a Villa- 
francha. 

Fu fato prima, poi leto le teiere justa la parie 
za presa, con pena e con bolelini, do provedadori a 
r arsenal. Rimaseno sier Antonio Trun procuralor 
et sier Zacharia Dolfin. U scurtinio sarà Dotado2qui 
avanti, acciò tutto si vedi. 

Scurtinio di do provedadori sora V arsenal, 

Sier Lunardo Mocenigo el savio dil 

Conscio, qu. Serenissimo . . . . 34.138 

Sier Zuan Foscarini fo patron a T arse- 
nal, qu. sier Nicolò ..... 25.119 

Sier Ilìronimo Conlariui fo provedador 

in armada, qu. sier Francesco . . 54. 84 

Sier Piero Querini fo G)0 dil Conscio di 

X, qu. sier Antonio 51. 89 

t Sier Antonio Trun procuralor, fo sa- 
vio dil Conscio 86. 58 

Sier Andrea Loredan fo cao dil Conseio 

di X, qu. sier Nicolò 75. 70 

Sier Andrea Donado fo podestà e [capi- 
tano a Trevixo, qu. sier Antonio el 
cavalier 44. 99 

Sier Domencgo Dolfin fo capitano al 

Golfo, qu. sier Dollln 27.113 

Sier Marco Orio fo governador a Faen- 
za, qu. sier Piero 48. 94 

Sier Sebastian Moro è di Pregadi, qu. 

sier Daniian 54. 87 

Sier Domencgo Malipiero fo savio a 

terra ferma, qu. sier Francesco . . 80. 54 

Sier Alvixc Loredan fo di Pregadi, qu. 

sier Polo da San Thomado . . . 32.109 
t Sier Zacliaria Dolfin savio dil Conseio, 

qu. sier Andrea 89. 52 

Sier Francesco Capelo el cavalier, fo 
provcdidor zeneral in la Patria di 
Friul 40. 94 

Fu posto, per li savii d'acordo, una teiera ringra- 
tiatoria al cardinal San Zorzi, al cardinal .di Ingaltc- 
ra, al cardinal Grimani et Corner et altri muiaiis 
mntandis^ in ringraliarli dil bon oficìo hanno fato in 
concistorio per la Signoria nostra, oferendosi, e pre- 
gando il perseverar: quat fo fata per Gasparo di la 
Yctloa, e fu presa. 
193* Fo divulgato, l^orator yspano conte di Cariali, 
qual questa matina fo in Coiegio, esser sta per luor 



ticentia, e si parte. Tamen non è vero, tea ben è 
slato, e si ha dolio la Signoria li ha disconzato un 
marchalo havia fato de ogii di Pula, per zercha duca- 
ti 30 niilia, con alcuni zentilomeni nostri, quali bora 
non li voleno. Li fo dito non si sapeva nulla, etc. 

É da saper, in questi zoml, Abram et Anselmo 
hebrei banchieri, con altri zudei, per le tanse, fono 
retenuti per li govemadori e posti in Caxon a Rialto ; 
steteno pochi zomi, pagò e ussi. Jfem, Zuan Porte 
condutier nostro fo in questa ferra, ave audientia in 
Colegìo, volse certe cosse particular e tornò in cam« 
pò. Etiam Andrea Mauresi capo di stratioti è ve- 
nulo in questa terra con teiere di credenza di prò* 
veditori zenerali a la Signoria, el qual voi dir come 
la Signoria è inganata in campo, eie. 

In le teiere di proveditori zenerali, é uno capi- 
tolo ; tra ti altri si lamentano motto dil coialeral ze* 
neral Bataion, qual li in campo fa mal officio etc. 

A dì 18, la matina. Nulla fo da conto. Né fo 
alcuna lettera, ne di campo, perché le tetere di ozi 
vene eri sera. 

Da poi disnar, fo Colegìo di la Signoria e di savH. 

A di 19, la nratina. Fo teiere di campo di 17 ^ 

hore di note, date ai Dejsanaan. Come la pe» 

ste e 11 in campo, et haveano mandalo li ducati 3000 
in Crema, e altre parlicularilà. 

Da poi disnar, fo Conseio di X con la zonta, in 
materia di Banchi, quali è creditori di la Signoria 
per promesse facte. 

É da saper, in questi zomi fo dà Irata a sier Al- 
vise Pixani dal Bancho, per il Conseio de X, di slera 
40 milia formenli, atento ne a assa* in la terra e ogni 
zorno ne vìen a sier Alvise Pixani dal Bancho, qual 
si oferìsse prestar a la Signoria ducati 10 milia a 
uno anno; el alcuni burchii erano cargi per Man- 
toa di foi'menti, dove è carestia, e cussi a Verona, é 
sta suspeso la loro partita. 

Di Roma, zonse teiere tardi de li oratori no- 
stri Foscari e Landa, V uliime di 15, Come non 
era ancora fato conclusion alcuna. Li oratori yspaui 
vieneno mal volentiera a inimidiarsi con la Signoria 
nostra, e li oratori cesarei voriano danari, qual fa- 
cendo r acordo senza la Signoria nostra, non toche- 
rano nulla. Loro oratori non restano coi Papa e car- 
dinali palatini ed altri di far ogni bona opera Pacordo 
non siegua. 11 Papa etiam non voria farlo; ma da- 
bita dil Concilio et voria Ferara ; ma sono assa* capi 
a concordar, et di Colonesi etc. 11 Cuneense é ti, né é 
stato fato cardinal, né si parta ; dice voi andar prima 
a Milan a meter Maximian Sforza ducha; e altre par- 
licularilà, sicome lete le sanuio in Pregadi, dirò. 



845 



HOXir, NOVEMBRE. 



346 



A di 20, nulla fu da conto. E da poi disnar, fo 
Conscio di X con la zonta. E questa matina sier Se- 
bastian Zustìgnan el cavalier, venuto provcdilor di 
Dalmatia, To in Ciolegio, referi pocho, fo rimesso re- 
ferir in Pregadi. 
194 A di !21, domenega. L* orator yspano fo in Cole- 
gio, fé' varii discorsi, ave eiiam lui letere di Roma 
di soi oratori, teme la Signoria non si acordi con 
Pranza, come tutti crìda si fazi V acordo, perchè il 
Papa e spagnoli ne tradisse. Et stete in streto colo- 
quio con li Caladi X in Cdcgio, dito^orator, quid ait 
neseio. 

È da saper, in questi zoml, tutta la terra diceva 
non esser altro remedio che acordarsi con Pranza, e 
si tien, per il Conscio di X. sia sta spazi messi ba« 
tando, eiiam col ducha di Ferara, et si aspeta Zuan 
Alberto da la Pigna e sier Valerio Marzelo fo preso 
podestà e capitano a Ruigo, qual li è sta mandato il 
salvoconduto, e di di in di sarà qui. 

Di campo, di provedadari generali, de 19 ^ 
da Vigori, e da prima di 18, da sera, dai Di- 
eanzan. Come si levcrano ; e poi, di 1 0, dil zonzer li 
col campo, le fantarie alozate a Villa Pranclia e li in- 
tomo, qual hanno passato Menzo a guazo, rarlellarie 
e cariazi passate per Valezo. Hanno mandato uno tron- 
beta a Verona a dimandar viluarie per li soi danari» 
qual non era tornato fin quella bora di note; e altre 
particularìtà. Item, il governator zeneral omnino 
voi licentia, etc. 

Vene iterum in Colegio sier Andrea Poscolo, 
venuto baylo daConstantinopoli. Referilpocho, dicen- 
do si Tachaderà riferirà poi in Pregadi; ma tegno 
non achaderà. 

Da Constantinapolt, di sier Nicolò Zueti- 
ffnan baylo nostro, fo letere di 7 Octubrio in ei- 
fra, parte; il sumario scriverò poi. 

É da saper, il ducheto di Milan Maximian Sforza 
stato a Mantoa, fo dal marchexe assa* honorato, qual 
li presentò 13 veste tra d' oro e seda, 12 belli cor» 
sieri, et arzenti per zercha ducati ...<,...., 
e lo acompagnò fuora su el teritorio di Cremona. El 
qual Ducheto intrò in Cremona a di 

Da poi disnar, fo Gran Conseio, falò baylo e ca- 
pitano a Corfù sier Alvise d' Armer fo Cao dil Con- 
scio di X qu. sier Simon, qual rimase da sier Jaco- 
noo Badoer, fo consier in Cypro, qu. sier Sebastian 
d cavalier, che vene per scurtinio. 

A di 21, nulla fu. Solum lettere di campo, da 
Vigasi. Sono pur li, et per il Conseio li fo sento non 
venisseno più avanti senza altro hordine, zoé di qua 
di r Adexe : il ponte e fato e stasse. 



Noto, eri li fo manda in campo ducati 8500. 

Di Vicenso Guidoto secretario nostro, da 
Chiari, si ave lettere, di 19. Come il viceré par- 
tiva per Sonzin, e voi far passar Qjo il suo exercito 
per andar verso Milan. Item, parte di spagnoli vo- 
leva partir, ut in litteris. 

Eri, per Colegio, fu terminato mandar uno di tre 
proveditori sora la camera de imprestidi, quali sco- 
devano le intrade di le possession dil Polesene di 
Ruigo, e balotati tutti tre, fo eleclo sier Alexandre 
da cha' da Pexaro qu. sier Nicolò, il qual andò per 
ricuperar qualche intrada. 

È da saper, eri a Castello fo batizada, per il re- 194 ' 
verendissimo patriarcba nostro, una zudea nominata 
Corona con db soe fiole, una di le qual era bella zo- 
vene et maridata. Questa zudea era rufiana, hura si 
é fata cristiana. 

Di Bergamo, di sier Vetor Lipomano, di 17. 
Come de li si ha gran paura, perchè se intende il 
canapo nostro si lieva e vien di qua di V Adexe, e 
spagnoli hanno auto il castello di Brexa. Scrive aver 

dato al provedilor di Bergamo ducati , dil 

vescoado, e auto letere a farli pagar de qui. Item, 
hanno auto letere dil Caroldo secretario nostro da 
Milan : come missier Zuan Jacomo Triulzi era venuto 
fino a Turin per andar a' sguizari, e ha dubitato an- 
dar et toma in Pranza. Si tien sia più presto venuto 
per dar cuora li soi partesani è a quelli confini, che 
per andar a' sguizari. Ittm, é venuto a Milan uno per 
nome di l' Imperador a dolersi che milanesi haveano 
tolto 60 chariazi a li francesi erano in Brexa, el a 
quelli erano in Crema non li fo tdto nulla. Item, 
esser venuto 11 a Milan uno orator di Savoia, el qual 
va a Roma, et se ha, sier Andrea Grilti, è prexon in 
Pranza, esser zonto a la corte dil Re. 

El proveditor di Bergamo, scrive etiam a la 
Signoria. Come alcuni di quelli franzosi erano li, é 
scampati e andati in la rocha di Trezo. 

Da poi disnar, fo Colegio di savii. E questa ma- 
tina fo fato do sponsalicii, uno a San Lorenzo e Tal- 
tro a Sanla Maria Zubenigo. 

Di campo, fo lettere di provedadori zenerali. (Nul- 
la da conto. 

Di Hongaria, da Buda, di sier Antonio Su- 
rian el dolor, orator nostro, piti lettere, Vultime 

di le qual di Come, havendo turchi a quelli 

confini fato certi danni, li andò conlra uno capitano 
domino Stefano Bator conte de Temesvar, qual an- 
dato a la volta de V Alba, fo a le man con turchi 
e lì rupe, e ha mandato a presentar al Re uno caro 
tirato da 8 cavali pien di teste di turchi suso taia* 



347 



MBXii, novembue. 



348 



te, etiam alcuni turchi vivi. Item, turchi da una 
altra banda é venuti nel regno e preso tre castelli 
dil Re ut in UtteriSj e li va centra el capitano Dra- 
signamus, qual fo fiol di una venetiana da cha' Desi- 
derio. Item el Re ha electo orator al Turcho per far 
Irieve eie, domino Felice Raguseo, e dico eh'aw vo- 
ler includer la Signoria nostra. 

È da saper, in questa terra ancora è V orator 
bongaro nominalo di sopra, vene per danari, qual é 
alozalo a San Stefano in cha' Barbaro; el il Principe 
li de bone parole, dicendo bisognava aspelar la reso- 
lution di Roma; si seguirà acordo se darà danari e 
bona parte di quello dia aver il Re, ma continuando 
la guerra, bisognerà darli mancho. 

Noto, da poi la morte dil Signor ;Turcbo,'non 
core più li ducati 30 milia a Hongaria. 
195 Da Constaniinopoìi, fo letere di sier Nicolò 
Zusiignan, di 10 Ocivibrio le ultime. Come il Si- 
gnor Turcho havia auto vitoria contra il fratello 
Acbmat senza desnuar spada ; el qual Achmal era 
andato in Soria, fuzilo. 

Item^ il Signor era venuto in Bursa e tien vera in 
Andernopoli, per cazar etiam l'altro fratello Curcut. 

Iteni^ che altri soi nepoti é venuti a darli ube- 
dientia. Si poi dir signor pacìficho; voi far armata etc. 
Però, dito baylo conforta si mandi Y orator nostro 
presto; e altre particularità ut in litteris. 

A di 23. Nulla fu da conto. Aldìto in Colegio do- 
mino Alexandre Donado di sier Piero, fa il mestier 
dil soldo; li fo dato 95 cavali lizìeri per Pregadi, e 
poi solo Crema altri !25. Voi la confermation per 
Pregadi, aliter li sia dato liceutia, etc. 

Fo aldito in Colegio el ministro di la provintia 
nostra di frati menori, sentalo a presso il Principe, 
et il ministro di Dalmatia frate Antonio da Muia da 
cha' Marcelo, qual si trata suo interesse per una ca- 
mera r ha nel convento di Frari. A V incontro, erano 
sier Antonio Trun procurator, sier Bortolo Minio, 
sier Francesco Bernardo, sier Alvise Dolfin, sier An- 
tonio Condolmer procurator di la chiexia di San Ni- 
colò di Frari, qual veleno sgrandir la capella e tuor 
certo teren di frari, e li frari non voi. Hor fu acordà 
la cessa; siche in questo anno maestro Piero di Lu- 
signano reneva la chiexia predita che fu fata per 
uno da cha' Lion (s^ic), e va drio fiizando tutto di 
elemosine. 

Da poi disnar^ fo Pregsidi per far un savio ai or- 
deni in luogo di sier Benedeto Zorzi, è intrado au- 
ditor vechio, el per far la relation di sier Sebastian 
Zustignan ; e cussi lete le letere, non però molle, 
perché assa' fo mandale a monte, solum lete di Ro- 



ma, dil Caroldo, dil Guidolo, di campo, di Hongaria e 
Constanlìnopoli. 

Dil Caroldo. Come il vescovo di Lodi li ha dito 
aver fato venir lui el ducheto Sforza in Cremona 
centra il voler de spagnoli, et lo farà intrar Ducha 
in Milan. Item, che spagnoli, coi 20 milia ducati che 
veleno da* milanesi, sarano contenti che Y intra el si 
partirano parte di loro. 

Fu fato savio ai ordeni sier Zuan Corner, fo a la 
doana di mar, di sier Marin, di una balota di sier 
Alvise Barozi, fo avocato grande, qu. sier Anzolo. 

Poi sier Sebastian Zustignan el cavalier, venuto 
preveditor zeneral di Dalmatia, andò in renga, e fé' 
la sua relatiene, molto longa, durò bore 3. Disse assa' 
cosse impertinente in sua excusatione de V incendii 
fo fati in quella villa sete Liesna, et più volte li fo 
dito strenzesse la sua relatione. Volse compir, fo ie- 
dieso assa' e tanto disse che Y era rauche, volendo 
provar la sua innocentia, perchè, poi è sta fuora, è 
cazuto di la zenta e in altri lochi. Venuto zoso, il 
Principe lo laudò alquanto, facendo la comparation *95 
di uno foruncolo che vien con gran furia e poi scliio- 
pade non fa più mal ; cussi è sta questo. Et è da sa- 
per, in questa terra è molti pepulari lesignani a la 
scala dil Colegio che exclamavano contra di lui, e 
domenega, a la perla dil Gran Censejo, stavano a 
cridar centra dito Zuslignian. 

Di campo, fo letere di 22, da Ronchi, di prò- 
vedadori generali. Come stanno li fino lì sarà di 
licentia per li agenti cesarei, jusla i mandati di la 
Signoria nostra, et aspetano bordine quello habino a 
far. Item, scriveno che si mandi fermenti a Vicen- 
za, perchè le zente dil campo vanno facendo danni 
assai ; e altre particularità ut in litteris. 

A di 24 la matina. 11 Principe, justa il solilo, andò 
per palaze, per esser mercore, e vele a eaxo la piera 
è sta posta sopra Y oficio di le biave, qual eri fo 
cempida de indorar, et lexe le letere le qual è que- 
ste, posle a eterna memoria che tanta quantità di for» 
menti sia venula in questa terra in questi roexi XVI. 



Leonardo Lauredano principe | cum is annonae 
provisum iri statlisset | qlod non modo urbi 

VENETAE SED VICINIS CIVITATIBUS | QUAE OB BEL- 
iORUM TUMULTUS SUMUA EJCS CIIARITATE | LA- 
BORADANT | SCBSIDIO FUIT | QUINDECIES CENTENA 
MILIA SEXTARIORUM FRUMENTI | MlClL\ELE SaLO- 
MONO MaHCHO CoNTARENO AlOYSIO BaRRARO REI 
FRUMENTARIAE PRABFECTIS CURANTIBUS | SCNT 
INTRA MENSES XVI ID QUOD ANTEA NUNQUAM EX 
VARUS REGIONIBUS ADVECTA VENETIAS ET 1511 IJ. 



à49 



IIDXlf, NOVEMBRE. 



ièo 



Li la Badia, disier Lorenzo Gradenigo po- 
destà. Come, per uoo veoulo li, dice che é sta dito a 
Ferara esser fato lìga fra la Signoria e il re di Pran- 
za, sguizari e il ducba di Ferara. Nolo, a Ferara e sta 
dito esser leva le offese con la Signoria nostra. Ta- 
men, Zuan Alberto da la Pigna che dovea veguir non 
é venuto, ni etiam sier Valerio Marzelo, é prexon a 
Ferara -, al qual Zuan Alberto li fo mandato salvo- 
eondato per zorni 1 5, et é compido. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la zonta. 

Di campo, di sier Polo Capello el oavalier 

proveditor general, di 23, hore .da Ronchi. 

Dil partir quella matina di sier Cristofal Moro suo 
coiegQ, jusia licentia auta per ripatriar, et e venuto 
in sbara per caxon di la gamba. Item, esser venuti 
do noncii cesarei, nominali in le letere, vieneno di 
Verona, con letere di credenza di governadorì cesa- 
rei, a dirli si levasseno dil territorio di la Cesarea 
Maieslà, dolendosi di molli danni fati per li nostri 
sul paese, ut patet in litteris. A li qual, esso prove- 
ditor usò dolze parole, dicendo dolersi de li danni 
fati, e ne farà portar la pena a chi è stati, et che si 
guarderano di far danno, et cussi come spagnoli ò 
sul brexan con lo exercito, cussi il nostro campo per 
196 necessità e li sul verouese. E loro disseno: «Come 
é Brexa vostra ? > Rispose esso proveditor ncWè no- 
stra, é sta nostra, el sarà nostra ì e loro aquielono. 
Item, scrive zerclia zenle d' arme e li in campo To- 
pinion sua, ut patet in litteris, et manda letere 
aule di sier Nicolò Michiel proveditor ai Urzi. 

Di sier Nicolò Michiel proveditor ai Tirai 
nwnji, a di 21^ hore 23, a la Signoria nostra. 
Come se ritrova con gran cargo, proveditor di quel 
teritorio brexan, et ha cura di fornir quella rocha, e 
di Pontevigo; e di corvati che sono li a li Urzi a cu- 
stodia, et li convien far assa' spexe, né mai ba diman- 
dato a niuno pur un dinaro, et ha bauto senza danno 
di niun subdito noslro, e spera etiam la Signoria non 
ne sentirà di questi alcuna graveza. E za do zorni, li 
provedidori zcuerali li hano mandato li domino Ma-* 
riano da Prato con la sua compagnia e la compagnia 
del conte Alexandro Donato, sono di cavali 8U lizie- 
ri, li quali andono a Crema per acompagnar li da- 
nari. Doman li aspeta, e zonli, anderà ogni giomo 
cunfortando questo povero teritorio pasando sul ber- 
gamasco e tutti quelli lochi che li parerà necessarii 
di andar, havendo sopra tutto V ochio a Ponlevico. 
Eri di note, parti de qui vizin pezi 9 de arlelaria 
grossa con ass:ii cara di monilione, accompagnali da 
zercha 130 cavali spagnoli et 30 pedoni todescbi, et 



bali fato acompagnar per una soa spia fin apresso 
Brexa; le qual vanno in Bi'exa, e hanno comandati 
molti vastadori con assai cara di fassìne e voleno ri- 
conzar il castello et ogni altra forteza desconza. Fu 
eri r altro davanti il viceré do brexani di quella 
nephandissima parte per primarii, per nome di quelli 
che haveano elecli quel governador di Brexa, diman- 
dando che li fosse confìrmati li soi capitoli e che li 
fusseno tornate le scrilure, alegraodose de la sua Vi- 
ctoria. Soa signoria rispose ringratiandoli de la sua 
bona volontà; che le scrilure erano pegno del caste- 
lano per 600 ducati, e de li privilegii questo se ri- 
servava a chi la sanctissima Liga darla quella terra, e 
insino a quella bora; secondo Vantigua consuetudine 
si governasseno. Et eri el viceré andoe a Chiari a 
spexe di quel loco, e a questo modo sera una meza 
paga. 

Nota, el dito si sottoscrive : proveditor del terri- 
torio brexan. 

Di Roma, vene letere osi a hore 22, lete nel 196 
Conscio di X, date a dì 20, di oratori nostri 
Foscari e Landò. Come, a di 19, hore 4 di note, 
bora aslrologicha, el Papa solo scrisse a lo acordo e 
capitoli con Tlmperador, et fono insieme el Curzense 
e li oratori cesarei signor Alberto da Carpi el An- 
drea dal Borgo. Li oratori yspani par non habino 
sotoscrilo. Hanno zerchalo de intender li capitoli; non 
hanno potuto Intender da niuno, perché chi vi é stato 
hanno auto sacramento dal Papa non dirli sub ptsna 
excomunicationis. Li oratori yspani hanno fato 
ogni cossa il Papa non concludi, e questo per tre 
cause : la prima, prelendeno aver dal Papa dil credito 
vechio li ducati 20 milia al mexe justa li capitoli di 
la Liga ; poi non voi dar le zente sue e pagar di quel 
di spagnoli a luor Ferara per la Cbiexia, né sono con- 
tenti il Papa r habi ; tertio, levarsi di la protetion 
di Colonesi non voleno, i qual il Papa voi minarli. 
Scriveno, questo acordo é sta per la gran paura 
ha auto il Papa dil Concilio ; el qual e sta ordina 
farlo a di 3, e intrerà il Curzense, poi partirà. Scri- 
veno dil zonzer li a di ... . li i2 oratori sguizari. 
Item, il Papa ha eleclo do oratori a Milan al Du« 
cheto novo: il reverendo domino Laurentio Campezo 
eleclo episcopo di Feltre e domino Carlo Baion fo 
prexon di la Signoria nostra, preso a Verona e man« 
dato a Roma a requisition dil Papa, libero. Item^ é 
letere di Spagna di Torator nostro» da Crogno di 25 
Septembrio, dil partir di le zente anglese é tomaie a 
caxa, et spagnoli esser reirati in Pampalona e francesi 
é grossi in €ami>agna, e mandano letere dil dito ora-*, 
lor nostro in Spagna, e come il re di Navara andava 



351 



UDXII, NOVEMBRE. 



352 



recuperando i so* lochi presi per spagnoli. Scrivono 
dil bon oficio a falò il cardinal de Ingaltcra sopra 
quesle tratation per la Signoria noslra, né ha voluto 
intrar, e luta la corte si duo! di quello ha fato il Pa- 
pa, liem, ricevute le nostre ietere di 1 4, il Foscari 
e Landò andono dal Papa in quella roatina, a di 30, 
a comunicbarli le Ietere e le justiHcation nostre, e 
quello si ha fato per Soa Beatitudine. Il Papa disse: 

< Non é vero niente > e poi disse: « Vostro danno; non 
haveti voluto far a mio modo, era ben vostro, ave- 
mo fato r acordo >. E disse: < Ancora saria tempo di 
acctar si la Signoria vorà, et è mejo; ma non haveti 
governo. Vicenza si aria auta con tempo, e zercho il 
fato mio ; voi intrar a di 3 col Curzense in Concilio ». 
E li oratori ìi disseno non credevano havesse con- 
cluso e abandonà la Signoria nostra. Disse il Papa: 

< Vostro danno, aveti vui roto la Liga etc. > 

197 Scriveno si dieno intrar in Concilio over non, et 
partendosi il Curzense, si esso sier Piero Landò lo 
dia sequitar ; con altre parole ut in litteris, ma que- 
sto é il sumario. 

È da saper, li capitoli sono questi abuti per avanti, 
tndelicet: a la Signoria resti Padoa e Treviso; che 1 
Friul, Fellre et Cividal di Bellun si metti in juditio 
dil Papa di chi dia esser, o di V Imperador o di la 
Signoria; che V Imperador habi Vicenza che ticn la 
Signoria nostra col suo leritorio, e tuto il teritorio 
veronese e Verona li resti ; che Bergamo e Crema 
resti a la Signoria e li sia consignà Brexa ; che Cre- 
mona e Geradada resti al duchato de Milan; che si 
dagi a r Imperador per la investidura di Padoa e 
Treviso fiorini di rens 300 milia, et a l'anno per il 
censo ducali 30 milia. Item, che il Papa, zoé la Chie< 
xia, habi, come Tha, Parma e Piasenza terre dil slato 
di Milan e llezo fo dil ducha di Ferara, et che Thabi 
Ferara ; al qual aiuto V Imperador li dà favor con 
zente etc. e lieva li alemani è li in Ferara. Item, in 
Milan sia posto per ducha Maximian Sforza fo fiol 
dil signor Lodovico, al qual se li dà per moglie una 
Gola che fo di V archiducha di Borgogna, neza di 
r Imperador e dil re di Spagna. Iteni^ che la Signo- 
ria habi lermene zomi 20 acetar V acordo, àliter si 
aiuti r Imperador, prima a recuperar le terre li vien 
per la Liga di Cambra!, con altri capitoli, ut in eis, 
Tanwn^ con verità non si sa ancora quali siano; ma 
questi tali per Roma se divulga. 

Di Spagna^ fopii^ ietere di sier'Zuan Ba- 
ioet dotar et eavalier oraior nostro^ Vuìtime di 
96 Octubrio da Grogno in gifra, ma lete la ma- 
iina* Questo è il sumario. Dil partir di le zente en* 
glese, overo li consieri regii siano sta subornadi di 



Pranza, over sdegnati, perchè li soi capitani non vo- 
leano star solo il ducha di Àlva capitano yspano. 
Scrive, il Re li ha dito nove de li exerciti e di certa 
taiata di 300 spagnoli fata per francesi e recupera- 
tion di castelli, aziò scrivi a la Signoria, perché Pranza 
farà intender esser sta gran rota. Scrive, il suo campo 
yspano era per venir a la zornata col franzese che 
Io dìflidoe; ma il re di Spagna ha scrito al ducha di 
Àlva non fazi ; el qual é ritrato in Pampaiona, e li si 
fertiricha. Item^ scrive la bona volontà dil Re verso 
la Signoria nostra, e coloquii auli insieme, e desidera 
r acordo con V Imperador siegua e la Signoria babi 
le sue terre di Lombardia. Item, di 3 terre ba re- 
cupera francesi su quel di Navara, et fé rilrar il 
campo spagnol a li monti Pyrenei a uno locho nomi- 
nato poi in Pampalooa; e altre nove 

in dite Ietere si contien. 

A 25, di fo Santa Cattarina. Tutta la terra per ste 1 97 ' 
Ietere di Roma di V acordo fato ne parlava, dicendo 
il Papa é sta sempre per nostro nemicho. Alcani li 
piaceva perché scaldcria più nostri a slrenzersi eoa 
il Re di Pranza, e tutti desiderava questo, e si lien 
ne sia praticha nel Conscio di X. Hor li savii si re- 
duseno despersi, mandati/uora chi non intra nel Con- 
scio di X, a consultar quid fiendum, ozi. 

Fo prova, con la Signoria e li avQgadori di co- 
mun, uno zcnlhilomo cretense nominato sier Matbio 

Calergi qu. sier et examinati in Co- 

legio alcuni, zoé sier Federigo Corner e sier Marco 
Muazo e altri, e rimase. 

Vene tardi Torator yspano, con ciera roenindio- 
nicha, dicendo aver auto Ietere il Papa ha fato V a- 
cordo senza però sotoscrition di soi oratori, e che 
forsi ré per lo mejo, e si lassi far a Dio; con tal pa- 
role. 11 Principe li rispose verbapro verlns. 

Da poi disnar fo Pregadi, et leto le Ietere di 
Roma e Spagna. 

JDi Milan, di Zuan Jae<mo Caroìdo secre- 
tario nostro. Dil venir li, col cardinal sguizaro di 
Vcgevene. Di coloquii auti con il vescovo di Lodi 
zercha questo acordo si irata a Roma, a il Papa voi 
Parma e Piasenza. /fem, che U Ducheto é a Cremo- 
na, zonse a di come ha scrito, senza la vo- 
lontà di spagnoli, e vera in Milan e intrerà Duclia, e 
vorìa con intclligentia di la Signorìa, perché stando 
questi do Stadi uniti valerà assai ; e altri coloquii. 
Item, su quel di Savoia, é lanze 800 de* francesi ra- 
siate, etc. 

Di campo eiiam fo Ietere di 24, dil provedi- 
tor Capéllo dai Ronchi. Di esser sta apichà 3 stra- 
tioli e uno balestrier e fanti ut in ìitteris, haveano 



à53 



ilDXH, NOVEMBRE. 



354 



fato danno de li intorno ; e altre pnrticularitu zcrcha 
le zente nostre ut in litteris. 

Et leto le letere, inlrò Conseio di X dentro con 
la zonta, Coiegio e procuratori, e steteno zercha una 
hora e meza. 

Fo prima posto, per li consieri et savii, la parte 
di oficii di bando, per altri 6 mexi, comenzando al 
primo di l' instante secondo la forma di le altre, et 
ave 20 di no, 3 non sincere, IGl di la parte; la qual 
non se intende presa, si la non sarà posta e presa in 
Gran Conscio, e sarà qui avanti posta. 

Fu posto, per li diti, che le do dexime ultime al 
Monte Novissimo et la meza tansa siano scosse an- 
cora fino a di 10 di Dezembrìo, con il don, qual pas- 
sato, non si possi scuoder con il don ut in parte, et 
fu presa. 
198 Fu posto, per li savii dil Conscio di X, di terra 
ferma, sier Zuan Corner, sier Sebastian Falier et sier 
Stephano Tiepolo savii ai ordeni, che li cassieri de- 
bano atender la setimana futura a trovar li danari 
per la expedilion di sier Antonio Zustignan el dotor 
electo orator al Signor Turcho. Sier Cristofal Capel- 
lo e sier Andrea Diedo savii ai ordeni messeno vo- 
ler la parte con questo che '1 Coiegio la setimana fu- 
tura, soto debito de sacramento, sia ubiigà a vegnir 
con le sue opinion al Conseio, zercha la expediction 
dil dito orator ai signor Turcho. Et sier Antonio 
Zuslignan, che e savio dil Consejo, andò in renga, di- 
cendo voi servir questa terra come sempre ha fato ; 
ma non poi andar con ducati 1 50 al mexe, perché ha 
visto i conti di sier Alvise Arìmondo, andò ultimo 
orator al Turcho, ha spexo dil suo più di ducati 250 ; 
e si fazi de duóbus alterum, o creserli che 1 possi 
andar e non spender dil suo perchè '1 non ha, e sta 
prexon in Franza, ha paga la taia ; over sia fato in 
loco suo e che'l possi refudar. Venuto zoso, sier Vetor 
Morexini proveditor sora le pompe andò in renga, 
dicendo é bon spazarlo e darli quello el voi, azò vadi 
via presto per il bisogno ; e che sier Domenego Tri- 
vixan procurator fo manda al soldan con bon sala- 
rio, cussi questo se dia expedir. Uor andò le do opi- 
nion : quella de li savii a li ordeni 80, il resto di altri 
savii, e questa fu presa ; steteno Pregadi suso fino 
bore 2 in zercha* 

È da saper, in questa matina, per Coiegio^ è sta 
sento in campo al proveditor Capello, stagi fermo 11 
e non si lievi. 

A di 26, vene in Coiegio el vescovo Dolze de . . 
. . . . i . . exator a scuoder la dexima dil clero po- 
sta per il Papa, et ave audientia con li Cai di X. È da 
saper, per li danari è sta scossi fin bora zercha du- 

/ Piarii di M. Sanuto. — Tom, XV. 



cali 30000, e sta messi in banco a rcquisition dil Pa- 
pa et di la Signoria nostra. 

De Milan, dil Caroldo. Come in Zenoa era in- 
tra a di 10, zoè posto in la Lanterna viluarie e so- 
corso per francesi, portate per una barcha francese ; 
et come si ha el Doxe, domino Janus di Campo Frc- 
goso, si ha acordà con il re di Franza e resta Doxe e 
ha 100 lanzc con dito re di Franza. Item, il cardi- 
nal et il vescovo di Lodi ha dato il salvoconduto al 
castelan francese era in la Capella di Bergamo; ma 
non voteva stratioti lo acompaguasse, pur ha con- 
tenta che i r acompagnino. 

Di Vicenza Guidato secretano nostro a- 198* 
presso il viceré, date a Sonzin. Come il viceré do- 
vea andar a Soresina, esser a parlamento con Maxi- 
mian Sforza che vien di Cremona li per andar a far 
r intrata in Mìlan, e voi andar col suo excrcito sul 
bergamasco. Esso secretano li ha dito soa signorìa 
voghi advertir non sia fato danno a li subditi nostri. 
El viceré disse bisognava conservar Texercito, e non 
solum sul bergamasco, ma in Bergamo medcmo, con 
altre parole ut in litteris. 

Di campo, dil proveditor Capello, da i Bon- 
chi, a dì 25, hore .... Come è li in locho securo 
alozati, et ha hauto una lettera da li cesarei da Vero* 
na, li scrive che si lievino dil territorio; qual manda 
a la Signoria nostra. Item, aver aviso clie spagnoli 
vanno sul bergamasco, e quel proKditor di Berga- 
mo li ha mandato a dimandar 4 homeni da capo. 
Scrive la Signoria comandi se li debi mandar e chi, 
e altre particularità utpatet; et manda lettere ante 
da sier Nicolò Michiel proveditor in brexana. 

Di sier Nicolò Michiel provedidor in bre- 
xana, date a li Urei Novi, a dì 23. Come, atro* 
vandosi la compagnia del signor Mariano da Prato 
et quella di domino Alexandro Donato a Crema, per 
do man di letere dil capitano di le fantarie e di sier 
Nicolò da Pexaro proveditor di Crema, è s(à advi- 
salo quelle do compagnie andarsene in rota, perché 
za tre mexi non hanno tochato uno soldo, solicìtan- 
dolo li mandi ducati 100, perché loro troverano il 
resto, e lui, non havendo auto danari di mandarii et 
ocorendoli a la zornata diverse spese in lenir poste 
de cavalarì, et acciò non se perdi tal compagnie uni« 
cha speranza di questi terrìtorìi, ha mandato ducati 
30 et haria mandati tutti 100, ma li 25 cavali cor* 
vati é li soto domino Zorzi da Nona, voleano partirsi 
per esser tre mexi non hanno auto danari, e li é sia 
forzo darli una paga con la biava, ch*é più di ducati 
200: é sta bona opera acciò non siano minali questi 
territorio Di novo, ozi si dice passerà tutte le fanta* 

23 



355 



IfDXir, NOVEMBRE. 



3jC 



rie di là da Ogio, de spagnoli, et alozcrano ad Ali- 
gnano, Romano et Martinengo, e per quelli lochi dil 
bergamasco. Todeschi pur ozi si dieno levar. Di- 
cono per Verona el signor viceré dia esser a parla» 
mento' ozi a Soresina con el Duchelo, e questo li fa 
creder, perché tutti li soi signori condulieri cavai- 
ebano questa matina a Sonzino. Quanto per zornata 
sentirà, aviserà. 

1 99 Copia di una letera scrita da Damasco, a dì 
25 SetembriOf pel magnifico Andrea da Ci- 
vidal phisico. Ricevuta, adì ,. JSovembrio. 

Circha nove di queste parte, ben che de li, per 
el zonzer del clarissimo orator se intenderà molte 
particularilà, tamen, per satisrar al debito non re- 
starò notifichar quello che se alde. £1 prima, de le 
caravelle portogcxe, le qual per dicto de molti ini* 
pedisse lo navegar de questi mari in India, donde, 
come per altre ho scripto, le specie son de qui in 
gran precio per esserne poca suma, et se divulga 
che portogesi hanno preso in quello mar de India 
una insula nominata el Giù, situata tra Combaia et lo 
mar Persico, ne la qual insula se hano TortiOcato me- 
diante la lor conrederation con uno signor de li vi- 
cino, el qual li dà feramenti, legnance e corde quanto 
rechiedono. Donde, per tal comodità, se dice che li 
diti portogesi hano fabricbato nel loco soprascripto 
da 40 in 50 nave, de le qual parte ne mandano verso 
Aden et Io mar Rosso, scorsizando e danizando quelli 
lochi maritimi el quelli de Ormus insino Persico. Co- 
me per altre ho scrito, per obviar a simel danni, ogni 
anno donano ducati 1^ milìa a li predilti porlogexi, 
li qual son in acordo cou il signor Suffi, subiugando 
molti di quelli lochi maritimi in nome dil ditto Sutfi, 
el baleno le sue monede. UlteriuSj è sta dito che li 
portogesi suprascripti hanno mandalo caravelle in 
levante verso la insula Traprobana, et in quelle aque 
hano preso assai navilii, el hano fato submerzere una 
nave grosissima nominata Zoncho de Mori, carga de 
gran summa de garofali et legno aloe e altre robe, 
la qual nave era per vegnir al Ziden a la fiera de la 
Mecha, che saria sta molto utile a tutto questo paexe. 
Se dice etiam, che li sopradilti porlogexi non ces- 
sano fabricar navilii ne la insula sopranominata, et 
in porto di quella sempre hanno nave armate per 
sua defension, atenlo maxime che uno altro signor a 
loro vicino cercha de cazarli; et è sta aOrmato da 
persone venute da quelle parte, che Io capitano de li 
prediti portogesi, per armar le sue nave e per deren- 
sion de la insula predila e per conservar la torre de 



Cuzì et altri lochi apresso Colochaf, donano danari a 
gran numero de homeni de diverse nailon trovati 
in quello paexe; siche universalmente se aferma che 
portogesi sopraditti son più potenti nel mar de India 
che mai, et molto impediscono lo portar di le spezie 199* 
de India et lo navegar de questi mori a quelle parte. 
Se dize che lo Soldan del Cayro prepara grande ar- 
mata per obviar a lo impedimento soprascripto, 
molto dannoso a tutto quello paexe e a la nation 
nostra. Idio prego provedi al bisogno. 

Quanto al signor Suffi, io scripsi za molti zomi, 
che sua signoria havea mandato al Soldan annbasa- 
dori do de li primi soi baroni et uno suo secretano 
scientifico, li qual insieme passò per questa terra 
molto honoratamenle con cavali 200, con diexc levi 
cervieri usati a la caza in gropa de li cavalli, i qual 
lovi erano vestiti parte de seda e parte de brochati 
d' oro, e tutti di questa terra dicono che mai da la 
Persia é sta mandato al Soldan ambasata cusà ho- 
norata come questa, si per la condilion di persone 
i!ome per lo numero di quelle mazor dil consueto. 
Questi ambasadori sopraditi, ritornali dal Cayro, par- 
lino de qui za zomi 30, et ben che le letere del dito 
signor Suffi presentate al Soldan non siano publicate 
ma scerete et similiter la resposta de quelle che scri- 
ve lo Soldan, tamen, per molli homeni degni che fo- 
no in compagnia de li diti oratori e che sono sta pre- 
senti a le proposte de li predilti al Soldan e resposta 
del dito, hanno referito et afermato ad alcuni azemi- 
ni qui in Damasco mei amici et degni di fede, che li 
soprascriti oratori hanno al Soldan dimostralo in 
scriptum uno arboro de la progenie vera del signor 
Suffi, donde lo Soldan, da poi veduto questo arboro, 
ha confessato lo dito signor Suffi esser veramente 
processo per lineam rectam de la progenie de Ali 
parente e vero herede de Machometo profeta di 
mori et signor di la Mecha e de lo Egypto e de tuta 
la Soria: per la qual conclusion concessa dal Soldan, 
li prediti oratori, per nome del signor Suffi, hanno 
protesta voler ^ suo dominio te provinzie sopra- 
dite comò regno pertinente a li veri descendenli de 
Ali, eie. E hanno etiam rechieslo iudicio de li sa* 
pientissimi cadi del Cayro per dispular et dimostrar 
lo regno soprascripto esser sta indirecte usurpato 
da' mamaluchi, et quelU che gè hano dato lo impe- 
rio di questo poexe non hanno habulo jurisdition de 
alienar questo regno ad altri : per le qual rason, 11 
prenominati oratori hanno protesta al Soldan che 
debia mandar fuora di questo paexe tulli i suo* 
schiavi et armiragii che liranniza e guasta questo 
paexe, e che lo Soldan eleza qual locho li piace por 



357 



irOXn, NOV£UDR£. 



358 



habiter etc. A la qual proposta grandissima, se dize 
che lo Soldan humeimente ha risposto che, licei lo 

300 signor saffi sia vero desendeote de Ali ut supra, 
tamen Dio ha voluto che questo regno zi tanti anni 
sia sta alienato in man de schiavi et tandem perve- 
nuto ne le man de esso Soldan presente, e che pia- 
cendo a Dio conservarge questo regno, over darlo 
al signor Soffi, lui Soldan esser contento di quello 
piacerà a Dio. Et perché el vulgo de questi paesi vi- 
tupera lo signor Suffi et suo' subditi dicendo quelli 
esser refadj et heretici ne la fede de* mori, et per 
tal causa fo amazato l' hanno passò in Aleppo dal pò- 
pulo uno servitor di uno altro ambasador del Suffi, 
per tanto li oratori soprascriti hanno rechiesto dal 
Soldan et da li chadl sopraditti la causa per la qual 
el signor Suffi con tutti dil suo paese son apellati ut 
supra heretici, azò possano rererir al signor Suffi ; 
qualche verità di questa cosa, et da poi che lo Sol- 
dan e li suo* chadi in resposta hebbeno dito molte pa- 
role in excusation soa, imputando questo eror al pò- 
pulo e non a quelli che governa, li oratori sopraditi 
dimostrò molte raxon che lo signor Suffi e soi sub- 
diti, licei habiano affection ad Ali sopranominato e 
non a Bubacho, iamen non debano esser appellati 
né scripti per heretici ne la fede de' mori, et con ra- 
xon eficazissime concluseno che la mazor parte de 
li mori del paexe del Soldan erano pezo che heretici 
contrafazendo a la leze di Machomcto per molte ty- 
ranie e gran vicii che usano, donde lo Soldan, con li 
50i savii de la leze machometana, rimase stupefati 
non sapendo risponder, si per esser impreperati da 
li suoi vicii, come per le gran parole e menaze che 
li hanno usato li prediti oratori per nome del signor 
Suffi di voler tuor questo regno, ui supra dicium 
est. Prego Dio faza quello sia meglio de la nation 
nostra. Si dice etiam che li preditti oratori molto se 
maravegliano de la gran continentia del Soldan, el 
qual mai se ha conturbato, né dimostrato s^no de 
alcuna ira per parole im'torie, et per menaze sopra- 
scripte che lì habia usato li prenominati oratori, ui 
supra. La vostra magniOceutia é prudentissima^ pre- 
sterà quella fede li parerà a queste nove, qual non 
certifico ma solum reìaia refero. 

^ Dal Signor Turcho, é sta dito in questi zomi 
quello esser venuto con grande exercito verso Bursa 
el haver roto lo exercito del signor Achmet suo fra- 
delio, el haver preso e messo in prexon T altro fra- 

200 * JgIIo dominato che fo al Cayro, et che lo signor A- 
nieth predito et suo fiol era rcduto nel paexe del 
Tochato non molto lontan de Erzignn e dal paexe del 
Suffi ; donde se iudicha che 1 ditto signor Ameth ha- 



I bia a recorer et aoordarse con el signor Suffi, atento 
che in questi tempi non se fideria del Soldan, né de 
algun signor de Italia. Se dice eiiam che *l dito si- 
gnor Suffi ha mandato gran exercito in Erzigan so- 
pradito et cavali 30 milia verso el paese de HiUlduli ; 
la verità di questo ancora non se intende. 

Da poi le predite nove, ultimamente in questi 
zorui è sta dito lo Signor Turcho aver scritto al si- 
gnor de Aleppo et al signor de questa terra e al 
Soldan del Cayro dinotando lui esser in acordo et 
confederation con el fiol del signor de Zagatai, el qual 
per so letere ha notifichato lui aver recuperato Lora* 
san el altri paexi che per avanti li tolse lo Suffi nel 
tempo che V amazò so padre ; donde persuade el 
Turcho debia far buona guera dal canto suo al pre« 
dicto Suffi. Per tanto lo Signor Turcho ha deliberato 
con potentissimo exercito cavalcbar in persona con 
Irò lo signor Suffi el star de li longamenle per con 
seguir vitoria del Suffi suo inimico, e per far tal ef 
fedo, lo Signor Turcho se ha reconcilialo con suo fra 
dello Ameth soprascripto et li ha dato il governo di 
Amasia e del paexe del Tochato, prometendoli farlo 
signor de tutto il paese che lui conquisterà per la 
guera che '1 farà contra el Soffi. 

Se dice etiam^ lo signor de Zorziani el lo signor 
de* Tartari esser in conrederation con el Turcho, el 
manda in suo favor gran numero di zenle d* arme 
a ruina del signor Suffi. Queste ultime nove son re- 
ferite ad un mio amico da uno famihar del signor 
di questa terra, che se trovò presente quando a que- 
sto signor di Damasco li fo lela la letera del Signor 
Turcho sopradito, e fo mandata quella del Soldan al 
Cayro. 

Non dubito per via de Constantinopoli vostra 
magnificentia intenderà la verità over falsità de que- 
ste nove ; prego Idio faza quello sia ei meglio del 
incuto Stato veneto. 

In questo Pregadi, lelo le letere, fo Conscio di X 301 
con la zonla, e tutti credevano dovesseno aprir al 
Pregadi qualche cessa di quello tratano là dentro 
maxime con Pranza, perché li nostri di Colegio e il 
Principe stanno di bona vola e lutti, el ussito, il Prin- 
cipe andò a caxa, tamen non ave mal. 

Fu posto, per li savii d'acordo^ una letera a Ro- 
ma a li oratori nostri Foscari el Landò, come ha- 
veano auto soe letere di 30, e inteso T acordo fato 
dil Papa con Y Imperalor, iulravencndo il reverendo 
Curzense, et che lenimo certo che luto sia fato per 
la Santità Ponlifltia a bon fin, et averà a cuor le 
cosse di la Signoria nostra, el altre parole su questa 



339 



UDXU, NOVEUBRE. 



SCO 



substanlia ; et quanto a Y ìntrar in Concìlio, debano 
inlrar e usar il noandato suo ; et partendosi il Cur- 
sense, esso sier Piero Landò lo debbi seguir fino a 
Milan, etc. Fu presa. 

Fu posto, per li diti d' acordo, una teiera a sier 
Andrea Badoer orator nostro in Ingaltera, con avi- 
sarti di l' acordo ha fato il Papa con V Imperador a 
nostro danno, perché voleano Verona e Vicenza ch'è 
il passo de andar a le nostre terre in Lombardia, et 
oltra di questo danari gran sunima; siche voleano 
slato e danari, et non ne ha parso far questo ; si dice 
che spagnoli non hanno voluto sotoscriver, tatnen 
non si hanno portato come doveano, etc. Et che 
sempre semo per esser uniti con Soa Maicstà, né 
partirse mai da quella, dolendosi dil Papa che non 
dovea abandonarne, maxime hessendo sta quelli che 
con le nostre zente et danari havemo caza fran- 
cesi de Italia e sempre aiutato Soa Beatitudine con le 
nostre galle et forze e dato danari a sguizari et spa- 
gnoli ; di U\ì subsiantla. Et fu presa. E fo dito mutatis 
mutandis per Colegio si scriveri in Spagna a l'ora- 
tor nostro sier Zuan Badoer dotor et cavalier. 

Fu posto, prima per li consieri, dar libertà a sier 
Piero Duodo podestà di Padoa, possi condanar li 

monari dil padoan fino a la summa di 1 e 

quelli li pareri justa il debito furano, atento che per 
il statuto di Padoa non poteva condanar fino l. 5 
per volta ; et fu presa, ut in parte. 

In questa sera, zonse sier Cristofal Moro venuto 
provedilor zcneral da campo, qual per la gamba 
steva in Iclo, et molti patricii andono a caxa il di se- 
quente a visitarlo. 

Noto. Fo da licentìa in questi zorni a le barche 
longe venisseno a disarmar tutte ; et cussi veneno. 

È da saper, sier Francesco Contarini di sier Za- 
caria el cavalier, ave letere di suo padre, è prexon in 
Franza, quul pagò una Ictera di ducali 30 per veludo 
negro dato al dito suo padre, eh' e bon signal. 
201 • Di Bergamo^ vidi letere di sier Vetor Li- 
pomanOy di 20 et 22, Come hano che mercore, 
a di 17, il Ducheto intrò in Cremona contra la vo- 
lontà et senza saputa del viceré, et che il campo di 
spagnoli, per andar verso Milan, dieno venir sul ber- 
gamasco, et pero si fazi redur quello di contadini in 
la terra ; per le qual nove 11 a Bergamo é sta molto 
suspeso e hanno paura. Scrive dil zonzer li llironi- 
mo Tartaro conteslabele con 120 fanti mal in bor- 
dine ; parte si meterà in la Capella e parte a la pìaza. 
Item, è letere dil secretano Caroldo, come, fin do 
zorni, si averà il salvoconduto per il castelan fran- 
cese, era in la Capella, et che il cardinal era venuto a 






Milan. Item^ scrive che a Cremona era morto do* 
mino Cristofal di Calabria, fo soldato dil Moro et 
nostro. Item, dil fuzer di certo stratioto in Trezo, 
da' francesi. Scrive, quelli di Trezo francesi esser us* 
siti et inchioda artellarie grosse, erano poste per mi* 
lanesi da la nostra banda, e altre picole butate in Ada, 
el non fano dispiacer sul nostro. Scrive, come a di .. 
tolse il possesso dil vescoado in San Àlexandro e 
San Vicenzo ; el castelan francese, é molto suo amico, 
si ha ofcrto, zonto el sarà in Franza, avisarlo di le no- 
ve, e hanno fato assa' discorsi insieme. Item^ di l'in- 
trar li in la terra, di bordine dil provedilor Mosto, 
600 homeni bergamaschi, per più segurtà di la ter* 
ra. Item, ha dà ducali 450 al provedilor a farli pa- 
gar di qui, et manda la lettera di cambio replichata. 
Item^ per la lettera di 22, scrive : eri parli il caste- 
lan francese per Milan malcontento dil provedilor per 
causa di certo prexon V havea in rocha, qual bave 
taia scudi 450, el non li ha potuti haver, et haria a* 
conzato la cossa in la mila mediante esso sier Vetor. 
Item^ e letere dil Caroldo, come in Zenoa è intrato 
socorso in la Lanterna per francesi, e si dice il Doxe de * 
Zenoa ha auto 100 lanze, con il re di Franza. Scrìve, 
si dice spagnoli tutta via passano Ojo per venir in 
bergamasco. Item^ come ha scrito in Franza a sier 
Andrea Griti una letera per via di dito castelan fran- 
cese, et come sa il Re ha a cuor le cosse de Italia. 

Noto. Di Ferara, fo letere di 24, di sier Va* 
lerio Marzelo, a sier Piero stM fratello Co/o di 
X, Come non ha potuto haver ancora licentia dal 
Ducha di venir di qui, ma li ha dito stagi di bona 
voia che presto el vegnirà; e altre particularità. 

A di 17, vene in Colegio Y orator dil Papa epì- 202 
scopo de Ixernia per cauxa di la dexima dil clero, e 
fono su rasonari di questo, et non fo letere alcune. 
Et partito di la Signoria, vene letere di Milan dil Ca- 
roldo, et fo ordinato Conscio di X, molto tardi, con 
il Colegio di zonta. Etiam fo lettere di campo di 20, 
dirò il sumario. 

Da poi disnar aduncha fo Conscio di X col Co- 
legio, poi simplice] fo dito era letere dil Caroldo zer- 
cha cose di Franza el la pralicha si Irata con il Roy 
per far acordo insieme. 

Di campo, dil proveditor Capello^ da Ran- 
chi, di 26. Nulla da conto. 

A di 28, domenega, vene in Colegio sier Zuan 
Vituri proveditor di stratioti, vien di campo, per il 
qual, per Colegio, é sta mandalo per haver certa In- 
formation di stratioti, poi tornerà bisognando ; ha 
bona fama, è valente homo e si porla ben. 

Da poi disnar fo gran Conscio. Fu posto, per li 



'-^ - 



361 



IfDXU, NOVEMBRE. 



361 



oonsieri, la parte di continuar il servir ^ra^?^ per al- 
tri 6 inexi juxta la parte presa in Pregadi, la copia 
di la qual sarà nolada qui avanti. Ave 4 non sincere, 
407 di no, 913 di si. 

Fu fato capitano in Candia sier Antonio Zusti- 
gnan el dolor savio dil Conseio, qual rimase di ba« 
Iole 60, da sier Domenego Benedeto el consier clìe 
vene per scurtinio, et altre vose. 

Noto, eri sera fo noandato in campo ducali 4000. 

Et a bore una e meza di note vene uno corier di 
Roma con letcre, e fo manda per do savii di Cole- 
gio e lete le letere in camera dil Principe, il suma- 
rio di le qual è questo qui solo posto: 

Di Boma, de li oratori nostri, di 24. Come 
il Foscari era in leto per il suo mal di gambe, et che 
in quella matina è sta concistorio publico, e aldito li 
13 oratori sguizsiri quali zonzeno a di 30 li. Item, è 
sta fato per il Papa et prononliato cardinal il reve- 
rendo domino Matheo Lanch episcopo curzense, et 
datoli il titolo di Sancti Angeli, qual havia il car- 
dinal San Severino eh' é sta privato dil capello ; e 
che dito Curzense dovea andar col Papa a Ostia e 
star do zorni, poi dìze partirà sabado a di 37, né 
si voi ritrovar a T intrar in Concilio, qual si farà 
a di 3. Ha scrilo al duchelo di Milan, non entri in 
Milan Ono la sua venuta qual sarà subito, e lui lo 
303 ' melerà in stato nel duchato de Milan. Scriveno é 
letere di Zenoa, di 10, di Tintrar in la Lanterna so- 
cor$o portato da francesi con una barza, la qual era 
ancora de li; la liberalion dil signor Bortolo d' Al- 
Viano si riaferma ; questi signori Orsini li hanno fato 
la s^urtà al re per ducati 40 milia e jurato non an- 
darà contra Pranza, e presto si aspeta in Italia. El 
Papa, inteso questo dì Orsini, Tha abuto forte a mal. 

Item, scriveno e mal straparlar dil Papa ; siche 
saria bon si tazesse ete. 

Item, per le publice : come riceveteno nostre 
letere zercba non voler acctar Tacordo, e perché per 
avanti haveano za dito questo al Papa, non li parse 
de dir altro ; et che *1 cardinal Grimani fo dal Papa 
per parlarli in favor di la Signoria nostra e intrò 
un poco. Il Papa non volse l'andasse drio ; siche in- 
trono in altro. Item^ come il Landò ha visita il Cur- 
zense, qual non li ha dito nulla di la Liga ; ma ben 
r orator yspano domino Hìronimo Vich residente U 
a Roma ha parlato a essi oratori nostri, dicendo il 
Papa è teribile, voi si lassi la protetion di Golonesi e 
voi Ferara e che Spagna paga le zente; ha scrito al 
suo Re e aspeta risposta. Item, tutti di Roma si duol 
di questo acordo, dicendo é bon provedersi la Si- 
gnoria e non star più. Item^ promesse al Curzense 



far uno breve al viceré desse Brexa a Uaximilian. 
Tamen, non ha fato ancora. Scrìve esso Landò si 
scontrò nel signor Alberto da Carpi, qual disse quella 
Signoria non voi acetar li capitoli di T acordo, la 
sarà sola, la sarà la so mina. Esso orator nostro ri* 
sposa ; ( Missier Alberto, vui sempre se' sta quello ha 
fato queste lige contra la Signoria, e quella di Cam- 
brai e questa, tamen la Illustrissima Signoria vi ama > 
e si parti con questo; erano in strada. Item, seri* 
veno li oratori elvetii aver cxposio publice in con* 
cìstorio che ringratiava il Papa di aver mandato a li 
soi cantoni il stendardo, la spada e il capello, offin^n* 
dossi sempre esser per la Santa Chiexia, ringratiando 
de li honori fati a loro oratori e aver voluto in que- 
sti tempi urgentissimi i vengano a la soa presentia; 
con altre simel parole. El Papa li rispose che li ve- 
deva volentieri, et che quello li ha mandato non bi- 
sogna ringratiar, perché loro se V ha N^adagnato con 
la spada in man cazando francesi de Italia, e voles- 
seno esser con la Chiexia, perché sono fioli e defen- 
sori di quella. li^m, essi oratori dimandono au- 
dientia secreta, e il Papa disse di dargela. 

1512, Die i4Ìtimo Novenibris, in Bogatis. 303 

L'è superfluo replicar in questo Conseglio la ne* 
cessila del danaro, nota a cadauno. Non è etiam de 
bisogno dechiarir quanto senza comparatione sia 
più conveniente et meglio scuoder et recuperar da 
li debitori che imponer nove graveze, perché li boni 
et obedienti le pagano, et tanto più obsti natamente li 
reprobi et inobedienti se ritengono quello deveriano 
pagar cum grave danno publico. E perché molti cum 
diversi mezi ocultando i debiti sui defraudano la Si- 
gnoria nostra del suo per gran summa de danari, é 
da provederli, et però : 

L'anderà parte, che, salve et reservate tute le le- 
ze et ordeni nostri al presente non repugnanti, per 
autorità de questo Conseglio, li scrivani de tutti li 
o£Bcii nostri dove se creano debitori nostri, debbano 
fra termine de uno mese proximo, haver trovate 
tute quelle persone, le qual solo nome de commes- 
saria, padre et fioli, fraterna over compagnia, sono 
debitrici de la Signoria nostra, et quelli per li nomi 
sui proprìi tuti distinti et separati per alphabeti no* 
tar debino cadauno de tutta la quantità del debito, 
non se possendo depeoar alcuno, salvo pagando in- 
tegramente la portion sua tantum in quella commis- 
saria, famiglia, fraterna over compagnia, come é justo. 

Passato veramente el termine predicto, debano 
andare per tutti li officii i fiddissimi nostri Zuan 



863 



MDXH, NOVKMSaE. 



S64 



Vido nodaro de la cancellaria et Kuan Ferman ra- 
sonato, et cum ogni diligentia veder se plenaria- 
monte sera sl& messo in executione V ordine pre- 
sente, et sotto debito de sacramento, da esserli prima 
solenemente dato per el Serenissimo Principe, de 
andar per li offici!, uiswpra^ trovando in alcuno de 
li officii predicti esser sta mancato da quella, siano 
tenuti immediate notificarlo a la Signoria nostra, ac- 
ciò se li faccia provisione ; et habiano per cadauno 
trovalo negligente ducali vinlicinque d'oro de li 
proprii beni del scrivan delinquente. E l'ordine 
presente sia intimato et notato in tutti li officii nec- 
cessari!, acciò li scrivani habiano causa de far il de- 
bito senza excusatione. E li signori de dicti officii, 
sotto debito di sacramento et pena de privatione de 
r officilo suo, siano tenuti solicitar et astrenzer ca« 
danno debitore pel suo officio a pagar quanto el do- 
verà dar a la Signoria nostra per vigor de Y or- 
dine presente. 
303 ' Né si possa praterea far ad alcuno translatation 
de stabile, né de possessione, se prima quello non 
bavera bollete et fede autenticha da lutti quelli offi- 
ci! in alcuno de i quali el potesse esser debitore, 
come é dicto di sopra. E non deba né possa alcuno, 
si de li signori come scrivani sopradicti, obedir al- 
cun mandato suspensione, over altra commissione 
che li fùsse fada in contrario de la presente delibe- 
ratione, se 'I non sera preso per questo Conseglio, 
sotto pena de ducati 500, ne li sui proprii beni. E 
similiier Zuan Vido, sotto dieta pena, non possa de- 
penar alcun se 1 non bavera la fede, over boletin, da 
l' officio dove é il debito, né suspendere se non li 
sera mostrata parte de questo Ck)nseglio, e tutte so- 
spensione per el Collegio over per la Signoria no- 
stra come per qualunque altro senza la auctorilà de 
questo Conseglio, siano casse et nulle. 

204 Et Icto le letere, fo Conscio di X con la zonta 
per tuor licentia di lezer al Pregadi alcune letere di 
Roma et di S|>ogna, et ussiti fono lede e sagra menta 
el Conscio. 

Di Roma, de li oratori nostri, di 24, Kore 7. 
Come, a bore 3, il Papa mandò per li oratori nostri, 
e il Foscari hessendo in leto non potè venir, andò il 
Landò. E scrive coloquii auti insieme secretissime, 
dicendo si duol separarsi di la Signoria, e che è mal 
lassarla sola, e che la non voi V acordo e li capìtoli 
ìnterloquti, però etiam luì e nostro amico, et si ben 
ha fato l'acordo, però non sarà altro, perdié el man- 
derà a la Signoria domino Zuan Stafileo episcopo 
de Sibinico a tratar dito acordo e lasserà Vicenza, 



con azonzerli qualche summa di danari in tempi, et 
si averu il passo di andar in Lombardia, e in questo 
mezo intertegnirà Curzense de 11, né li farà breve di 
consignar Brexa, ni altro, et voi inlrar una volta nel 
Concilio e far che il Curzense entri ; con vari! avisi e 
coloquii sopra questa materia, e debi avisar secretis- 
sime la Signoria nostra^ perché Y ama et é bon pa* 
stor verso quella. Esso orator ringratiò Soa Beatitu- 
dine, con altre parole ut in litteris, e tornò a 
oaxa a bore 5, e questo é il sumario de dite letere. 

Di Spagna, fo. leto letere drimte a li Cai di 
X, di sier Zuan Badoer dotor, cavalier, orator 
nostro, date a Orogno a di 16 Octubrio. Oome 
il re di Spagna tratava trìeva con il re di Franza, e 
li messi andavano di qua e di là, con altri avisi zer- 
cha queste tratalion di acordo con Franza. 

Di Songaria, fo leto etiam letere ozi, di sier 
Antonio Surian el dotor, orator nostro^ da Bu- 
da, di ,.. Nulla da conto. Come Y orator destinato 
al Signor Turcho, zoé quel Felixe Raguseo, ancora 
non era partito, va per far trieve, e dice includerà 
etiam la Signoria nostra. Item, di Turchi non é se« 
guito altro, etc. 

Noto. L' orator hongaro, domino Filippo More, 
venuto per danari, é ancora in questa terra ; sta a 
Santo Stefano in cha' Barbaro, et la Signoria li dà 
ducati 400 al mexe per spexe per interlenirlo. 

Di Hironimo Alberto secretario nostro a- 

presso il ducha de Urbin, fo letere di da 

Fossinibrun. Di coloquii col Ducha, qual li ha dito 
di r acordo e liga si fa a Roma, e la Signoria sarà 
sola. Esso secretario li rispose non poteva creder il 
Papa facesse questo. 

Di Mantoa, fo letere di Paulo Agostini, di 

Manda una letera auta di Ferara. Come, 

hessendo venuti alcuni di Bologna li, el Ducha di* 
mandò quello en di novo. Disse non altro, si dice 
una liga dil re di Franza e la Illustrissima Signoria 
di Venetia e vostra excelentia. Il Ducha rispose : « Dio 
volesse la Signoria fusse contenta, che non stimarìa 
il Papa, ni el suo exercito, si ben fosse unito con quel 
di Spagna > etc. 

Fu posto, per li savi!, una parte di debitori di 304 ' 
redurli in termine dì uno mexe in libri e liquidarli, 
e pasadi, Zuan de Vido e Zuan Ferman vadino a ve- 
derli, soto pena di ducati 25 a li scrivani per cadaun 
debitor lasasse, et altre clausole e fu presa. La copia 
é più sopra. 

Fu posto, per li savii, certi capitoli di Crema re- 
chiesti per li soi oratori venuti qui, numero 1 1, ut 
in parte. Tutti concessi, da do in fuora, e fato exem- 



365 



UDXn, NOVEMBRE. 



366 



pU per anni 3. Item^ non è sta concesso le apeilation 
di ducati 30 in zoso, che non vengino a li auditori ; 
voleano restasseno li a Crema. 

Fu posto poi, per sier Andrea Venier procurator, 
sier Thomà Mozenigo procurator, sier Lunardo Mo- 
cenigo et sier Piero Balbi savii di! Conseio, sier Ma- 
nn Zorzi el dotor et sier Piero Trun savii di terra 
ferma, che '1 sia scrito a sier Pòlo Capello provedi- 
tor zeneral in campo : che '1 sì lievi col campo e vengi 
a passar di qua di V Adexe e star sul nostro, ut 
inpark. Et sier Gasparo Malìpiero savio a terra 
ferma andò in renga e contradixe, dicendo, cussi 
come spagnoli sta su el nostro, cussi el nostro campo 
sta ben dove che Tea desipar il veronese e non el 
Visentin, ni Cologna, e cussi sentiva tutto il Conseio. 
E Marin Zorzi el dotor andò in renga per iusUGcbar 
le sue raxon di la lettera, et il Pregadi non volse al- 
dir, adeo li savii non messe niente, et si tolseno 
zoso di la letera. 

Di sier Nicolò Michiél proveditor in hrexa- 
nay date ai Urginuovi^ vidi letere di 28. Come 
é stato in aspetation spagnoli pasaseno Ojo e lassas- 
seno di inquietar il miserimo e lacrimoso brexan ; ma 
non sono partiti. Heri todeschi partino per Verona, 
e le fantarie spagnole è andate a consumar il ber* 
gamascbo e minaza sachizar quel loco di Orzi, di- 
cendo esser eargo del resìduo brexano. Fa far buone 
guardie. Eri zonse de li le do compagnie de bale- 
strieri nostri, domino Mariano da Prato et domino 
Alexandro Donato, la prima compagnia pagala e l'al- 
tra no; et scrive aver servito dito domino Alexan- 
dro di ducati 50, fino zonzi la so paga, et a questo 
modo li ha fati restar lì, et si lui non era^ queii di la 
terra con essi soldati si sariano taiati a pezi, et si 
duol che la justitìa convien passar slra vestì la con 
homanìtà. 
205 A di 29. Fo leto la matina in Colegio le letere di 
Roma, el una pur di 24, drizata a li Cai di X, man- 
dati il resto fuori. 

Vene in Colegio el conte di Cariati orator yspa- 
no, qual disse haver auto letere di Verona, li avisava 
el nostro campo era ancora sul veronese e feva 
danni, pregando la Signoria nostra volesse levar di 
dito territorio, acciò non se irriti più la Cesarea Ma- 
iestà a romper le trieve, et dimandò il resto di da- 
nari dia aver il viceré, dize da questo stado, poi di- 
mandò trata di biave justa la promission fu fata. 11 
Principe li rispose : die il campo di spagnoli era pur 
sul nostro in brcxana, perchè Brexa ne vien a nui, 
ancora che li par di star, ma la ne aspeta, e dil resto 
li savii consulteria. 



Da poi disnar, fo Conseio di X con la zonta. Fo 
dito per cosse de importantia. E se inlese era venuto 
a nona dal Doxe a parlarli uno stravestito ; sicché in 
la terra vien dito si é su praticha di far aoordo con 
Franza, e la praticha é in piedi, e con Ferara ben si 
convicina, e fo dito quel Ducha ha bon animo esser 
in liga con il re di Franza et la Signoria nostra, et 
lui esser in quella nominato. 

Fo fati Capi di X, per dezembrio, sier Hironimo 
Contarini fo capitano a Padoa, sier Hironimo Querini 
fo Cao dil Conseio di X qu. sier Andrea, et sier 
Zorzi Pixani dotor, cavalier, fo consier. 

A di ultimo Novembrio, la matina, vene in Cole- 205 ' 
gio Jacomin di Val Trompia fidelissimo nostro^ qual 
vico di quelle valle di brexana, e si dice é venuto 
per oferir homeni etc, per aver Brexa. 

Vene T orator yspauo solicilando il Iqvar dil 
campo nostro dil veronese, e di danari dil viceré per 
la Irata di formenti li fo concessa, e slete longa- 
menle in Colegio. 

Da poi disnar, f9 Pregadi, et leto molte letere, 
fra le qual: 

Di Vicenzo Guidato secretario nostro a* 
presso il viceré, date a Sonein^ a dì 26. Come 
dito viceré andò a Soresina con il signor Prospero 
Colona^ il marchexe de la Paluda, conte di Santa Se- 
verina e altri signori dil campo per esser a parla* 
mento con il ducha Maximian Sforza, qual dì Cremona 
vene li con zercha 600 cavali tutti a una livrea ve* 
siiti. E li si feno le debite acoglienlie, sleteno insieme, 
el rasonato alquanto, esso Ducha col viceré soli apu* 
zati a una finestra, et in una camera loro do disnono 
insieme. El qual Ducha si spogliò di uno zipon d'oro 
r havea indosso di gran valuta e lo donò a uno bu- 
fon dil viceré, e poi si parti e tornò a Cremona, et 
lui viceré con il secretario nostro et quelli signori 
rilomono a i loro alozamenli a Sonzin, dove stanno 
a aspetar la resolution di la Liga di Roma, quello 
sarà. Scrive, dito Ducbeto disse a lui secretario, come 
r era servitor di la lUuslrissima Signoria, pur ohe 
quella stagi ben con la Cesarea Malesia et il Catholieo 
re. Scrive dito Ducha é di anqì 22, palido nel volto 
et di statura 

Di Zuan Jacopo Caroldo secretario nostro 
apresso il cardinal Sedunense sguizaro^ date a 
Cremona, a d% 26. Avisa il suo zonzer li con il 
prefalo cardinal per esser a parlamento con esso Du« 
cheto ; el qual cardinal voi mal a* spagnoli, fece in iti* 
nere varii coloquii, monslra amar la Signorìa nostrai 
dicendo spagnoli voriano che sguizari fusseno con 
loro ma non li haverano, et disse eru sia mal aver 



36"? 



MDXII, DICEMBRE. 



368 



levato il nostro campo dil brexan, perchè, s' il sleva 
saldo e stando li sguizari Termi, spagnoli erano ca- 
zati; e altri coloquii ut in litteris. Etiam scrìve el 
vescovo di Lodi é venuto da Milan H a Cremona dal 
Ducha, e el Ducha si ha dolesto con lui che l'ha dis- 
sipato una extremità di danari auti da milanesi et 
aver mal quelli minìslradi : el vescovo rispose non 
era vero e aver il conto di tutto. 

Di campOjpiù lettere fo lete dil provedudor 
Capello, V ultime di le qual de 29, da Banchi. 
Voria tuor V impresa de Lignago, e li basta l' animo 
di averlo, etiam Verona, volendo la Signoria si vadi 
col campo; e altri avisi di le oceurentie dil campo 
zercha zente d' arme e danari- 
Fu posto una parte zercha i scrivani, mandi tuti 
li debitori a palazo, e il modo ut in parte, posta 
per tutti i savii. La copia è questa (1). 

206 Dil mexe di Dezembrio 1512. 

A di primo inlroe tre consieri a la bancha di 
sora di là da canal, sier Domenego Benedeto, sier 

Ilironimo Duodo nuovo, et sier Bragadin, Cai 

di X, sier Ilironimo Contarini, sier Ilironimo Que- 
rinì, et sier Zorzi Pixani dotor et cavalier. 

Vene V orator yspano conte di Charìati, solici- 
tando li danari per quello avea aver il viceré et etiam 
si lievi il campo dil veronese, al qual li fo dito, per il 
Principe: il campo non li feva danno alcuno, et cussi 
chome spagnoli sta sul brexan, etiam il nostro poi 
star li, perchè questa non è causa di romper la 
trieva, qual dal canto nostro volemo observar, etc. 

Veneno li tre oratori di Crema, a li qual, per il 
Principe, li fo dito la expedilione sua nel Senato di 
capitoli porli etc. Ringratiarono la Signorìa, dicendo 
è sviserati servitori. È da saper, dicti oratori erano 4, 
ma domino Bortolin da Temi, zonto con li altri a 
Verona, todeschi lo releneno, dicendo voler che 1 
pagi certi danari per danni fati per lui etc, alias. 
Hor li tre fonno lassati andar, et veneno in questa 
terra dil mexe passato, come ho sento, ebeno au- 
dientia, i qual e questi nominali di sopra, però qui 
non farò altra replicha reportandomi a lo nome loro 
scrito di sopra. 

Da poi disnar, fo Conscio di X con la zonta, 
senza el Colegio, per far 4 di zonta al Conscio pre- 
dito che manchavano, et è tre in loco di soprascriti 
intrati consicri, et di sier Hironimo Querini inlrò 
dil Conscio ordinario. Et al primo scurtinio, tolti 39, 

1) MiAcA nel tosilo. 



rimaseno sier Lunardo Mozenigo savio dil Conseio 
qu. Serenissimo, et sier Alvise da Molin savio dil 
Conseio ; al secondo sier Lucha Zen procurator et 
sier Nicolò Bernardo fo savio da terra ferma nuovo ; 
cazete sier Zorzi Emo fo consier, sier Crìstofal Moro 
fo podestà a Padoa et altri con titolo. 

Di campo, fo lettere di sier Polo Capello el 
cavalier, provedador general, date in veronese, 
a Ronchi, a dì ultimo Novembrio, hore . . . Nulla 
da conto, pur il sumarìo noterò di soto. 

Di Bassan, fo letere di sier Francesco Duo- 
do podestà et capitano a Bassan. Zercha uno 
aviso di una rota à dato il ducha di Geler a Plm- 
perador, sicome più difuse scriverò più avanti. 

A di do, la matina, in Colegio non fo lassato in* 206 * 
trar alcun, né dato audientia per il Prìncipe iusta il 
suo solito, e fo dito esser venuto in Colegio per caxa 
dil Principe uno vescovo over frate di Bianchi, vien 
di Ferara, con letere credential, qual Ducha voria far 
acordo con il redi Pranza et la Signoria; tamen fo 
aldito con li Cai di X, né se intese altro: sapendo, ne 
farò nota. Unum est, il ducha di Ferara convicina 
ben al presente, et é quasi un levar di ofese secreto, 
e quel suo capitano Bonamigo par non fazi danno a 
nostre barche di Chìoza che trova ; pur a Ferara si 
voleva armar per certi legni utpatet; si starà a ve- 
der. L' armada nostra di Po è ancora a Chioza ca- 
pitano sier Andrea Contarini, et non ha però molta 
armada. 

Da poi vene l' orator dil Papa episcopo de Ixer- 
nia, per caxon di le decime dil Papa. 11 Papa voria li 
danari scossi, etc. 

Vene etiam el vescovo Dolze execulor di tal 
dexime, con li Cai di X. 

Da poi disnar, fp Conseio di X con la zonta, 
Colegio et procuratori. Fo dito risponder a questo 
messo dil ducha di Ferara. 

È da saper, alcuni zentilhomeni si hanno oferlo 
armar galie e andar sopracomito, con questo che vo- 
leno dar ducati iOOO a V anno a la Signoria et esser 
fati creditori a le Cazude, e cussi di quello doverano 
haver poi il suo ritorno, e non al Monte Novissimo, 
né voleno titolo di Pregadi, tra i qual è sier Zuan 
Contarini di sier Marco Antonio, sier Troian Bon 
qu. sier Olavian, sier Alexandro Badoer qu. sier 
Zuan Cabrici fo sopracomito, et alcuni altri, et parse 
al Conscio di X, dispulala la materia, non acetar il 
parlido. 

Di campo, dai Ronchi, fo letere di primo, ut 
in lilteris. Come veronesi, zoè li cesarei, erano ve- 
nuti iterum a proleslarli si lievino; ai qual il prò* 



36!) 



IIDXn, DTCEUBRÉ. 



870 



vedador rispose che non se li fa alcun danno, e cussi 
come il campo yspano sta in brexana, il nostro poi 
star sul veronese, perché etiam todescbi è stati sul 
brexan ; e altri avisi come dirò di soto. Et manda 
lettere dil Caroldo et dil Guidoto ut in eis^ e di sier 
Nicolò Micbiel proveditor ai Urzi nuovi. 

Di sier Nicolò Michiel provedador nel ieri- 
torio brexan, date a li Urei novi, a dì idtimo 
NovembriOj hore 13, Come domenega passata, fo 
a di , vene li domino Vicenzo Guidoto se- 
cretarlo nostro e uno orator zenoese, é apresso il vi- 
ceré. Scrive coloquii abuti con Torator zenoese, per- 
ché il Guidoto si trasse da parte a parlar col protbo* 
notano Mocenigo, era etiam lui 11 a li Urzi ; el qual 
orator zenoese li disse tra spagnoli si diceva ccrtis* 
Simo a Roma aversi a far una liga in la qual la Si- 
gnoria nostra mai intrarebe, zoé il Papa, V impera- 
dor e il re di Spagna, preservando tempo zorni 15 
a la Signoria nostra, con una coda che Verona e Vi- 
cenza si lassi a Tlmperador, acompagnata la Patria 
di Frìul, et darli assai danari. Esso proveditor li ri- 
spose: quelli haveano consultato questa materia^over 
non r haveano ben pesata, over a volontà delibera* 
veno, assignandoli la sincerissima fede, la modestis- 
sima volontà et una largissima ragione dal canto di 
207 la Signoria nostra; dicendoli altre parole, e che pò- 
tria esser che essa , Signoria, havendo cognosuto 
ogniuDo, troveria mezo de cnetero mesurare questa 
Italia forsi a suo modo, benché io conoscha questo 
esser V ultimo suo exitio, dicendo Dio voglia che tal 
pratiche non dia principio a la ruina de* cristiani. El 
qual orator zurò cussi esser, e si parti, e lo acom- 
pagnò di là da Ojo, zoé fino a Ojo. Scrive quelli 
spagnoli condutieri e napolitani dicono, si la Signoria 
si parte da loro actum est de imperio suo, afer- 
mando il suo Re vorà prima saper tutto lo aponta- 
mento avanti sotoscrìva. Si duol assai di quella po- 
vera terra, che, seguendo le cosse dite, anderà a sa- 
cho e ruina et extrema destrucUon, piena di tanti fi- 
delLssimi citadini brexani, di tante monache sancUs- 
sime, di tanti pupilli, colma de tutto, e 1 residuo bre- 
xano poi, quelli terieri che mai hanno manchato di 
la devotion nostra, li qual ogni di vien minazali 
non solum da li forestieri, ma da li inimici paesani, 
che li crepa il cuor. Scrive s' il havesse auto una ra- 
gionevol guardia, seria morto insieme coq questi 
svisceralissimi nostri schiavi più presto che aban- 
donarli, e voi star li fin a Tultimo de condur la com- 
pagnia di Schiavelo dal Dedo che é 50 boni fanti in 
Pontevico, non manchandoli de ogni pcrsunsione. 
Dice metter persone in assedio con parole é dura 

/ Diarii di M. Sanuto. — Tbiw. XV, 



cosa, e di questo mollo se dubita hessendoli il morbo 
dentro; li aria basta T animo far nasser danari per 
darli una paga, ma in sti casi non bisogna scoprir i 
soi dolori. Scrive non mancherà a quelle tre com- 
pagnie é li di balestrieri e corvati, né mancherà in 
ogni caso perìculoso di salvarle; ben si duol che 
molti brexani, bergamaschi, cremaschi e cremonesi, 
i quali sono in dite compagnie, rimanerano adietro 
con lo resto. Scrive, pur perderasse qualche camino 
per non far mazor perdila. Si duol scriver cussi : pa- 
cientia, li animi perversi fanno queste strane occu- 
rentie; pur spera in Dio conoscerano la sincera, pura 
et bona operatone di la Signoria nostra. Dice monta 
a cavallo con le dite compagnie per visitar Ponte- 
Vigo, e li porta sai, corde et ojo e tutto quello li 
hanno dimandato, et conforterà quel conteslabele é 
lì, Hironimo Fateinanzi, e quelli valenti homeni, prò- 
metendoli per nome di la Signoria, che non li sera 
manchato di alcuna cossa, e tornerà a dormir a li 
Urzi. Eri sera li zonse uno comissario dil viceré e 
dil gubemator di Brexa, con patente di veder per 
tutto quel teritorio quante biave gè sono per torte e 
fornir il castello di Brexa ; et volendo lui proveditor, 
con ogni mezo, far che niuno vedi come stagi li Urzi, 
li dete bone parole ; subito spazoe al (luidoto che 307 * 
operasse col signor viceré che in quel locho si 
obviasse tal cercha. Sta matina vera la risposta, o 
aviserà il seguito. 

In questa matina, domino Antonio di Pii condu- 
tier nostro vene in Colegio, venato di campo, e di- 
mandò licentia ; non voi più far il mestier di le arme; 
non é honorato in campo come el doveria, é soldato 
e condutier vechio nostro. Il Principe li usò bone pa* 
role e lo commise a li savii. 

A di 3 nulla fu da conto in Colegio. Solum fo 
dito eri sera, et ozi, esser avisi in la Signoria che Mi- 
lan é in arme, perché vedeno il suo Ducha non ve- 
nir di longo in Milan et esser sbefati da spagnoli ; 
siche s^uirà qualche novità. 

Da poi disnar, fo Colegio di savii ad consu- 
lendum. 

Di campo, vene do man ìetere di 2, hore 20 
et 22. In la prima, avidi auti dal Guidoto, come ve- 
nivano ^0 lanze yspane in veronese per intrar in 
Verona. In T altra, di esser zonte le dite lanze, et li 
alemani a Valezo et Villa Francha, unde lo illustre 
governador nostro voria andarli a trovar e farli 
fuora e non aspetar tempo. Et a Verona é sta fato 
consiglio, non veleno entrino in la terra : siche spaza 
esso provedador Capello a la Signoria per saper 

24 



371 



UbXUy DICEMBRE. 



372 



quello voi si faziy o andarli a trovar o levarsi de li 
et venir a Ixola di la Scala, più vicino al ponte falò 
sopra TÀdexe; e in questo mezo hanno ordinato 
tutto il campo mandino i loro cariazi su el cologne- 
se, per rislar più a la liziera, per uno efecto et per 
r altro; e altre particularilù. 

Di Crema^ fo letere di sier Nicolò da cha' 
da Fezaro proveditor. Come si provedi lì, e vien 
molto minazata da' spagnoli quella terra, et il signor 
capitano di le fanlarie e li, fa provision e fortificha la 
terra. Item, voria andasse suso el capitano electo in 
Crema ; e altri avisi. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto prò- 
viditor, di 27. Di provision fa de lì, e raeter vi- 
tuarie in la Capella, e il bergamasco é in fuga, tulli 
corcno in la terra, perchè spagnoli è sul bergama- 
sco parte di le fantaric alozate, e lo consuma di vi* 
tuarie etc. 

Dil Guidoto secretarlo nostro, da Sonein, di 
primo. Come spagnoli ò sul bergamasco e fanno vi- 
sta voler tuor Trezo che è in man di francesi ; e dil 
partir di parte per veronese, e coloquii auti col vi- 
ceré, qua! si duol si non seguirà l' acordo a Roma, e 
sta a veder come seguirà la Liga, perché non se- 
guendo, converà esser contra la Signoria, bendié abi 
letere del suo Re che non voi romper la Liga fata 
con la Signoria. Però la Signoria non doveria iritar 
la Cesarea Maiestii né tenir il campo sul veronese ; et 
come Tanderia verso Milane voi mantenir Tcxer- 
cito suo e mandar parte alozar sul bergamasco, fin 
vengi avisi di Crema. Item, dil Charavaial partito 
per Verona, con quelle lanze. 
208 -^^ Caroldo secretano, da Cremona, a dì 
primo. Come é li col cai*dìual Sedunense, el qual 
cardinal é stato in coloquio col Ducheto, e partirà 
per Vegevano ; eUam il Ducheto partirà per Pize- 
gaton, poi Pavia, e II aspeterà la venuta dil Curzen- 
se. Item, come cremonesi haveano zuralo fedeltà a 
esso Ducha. Item, di la morte dil zencral di bian- 
chi di Landriano 11 a Cremona, qua! ha governato 
assa* anni la persona del Ducheto. Questo fo a Mìlan 
e vene lì a Cremona, amalosse, poi si tien sia sta to- 
sichato ; li e sta fato degnissime exequie. Item, Il ve- 
scovo di Lodi è pur li a Cremona venuto, per aver 
certi danari aspeta da Fiorenza. Item, che il castello 
nel qual é francesi ha Irato a la terra ; ma tien si te- 
nirano pocho perché non hanno victuarie a suFicien- 
tia e hanno poco vino; e altre particularità ut in Ut- 

tetis. 

É da saper, eri nel Conscio di X, fu fato Cao dì 
X, in locho di sier Hironinio Querini, é amatalo, sier 



Alvise Dolfin fo consier, novo. Item, sier Lucha Zen 
procurator andò in rcnga, ringratiando esser sta 
electo di la zonta dil Conscio di X, et che l' era ve- 
chio di anni, non poteva star tardi, etpoi justa le leze, 
per esser debitor non poteva venir in Pregadi, per- 
ché non ha da pagar le so lanse, e tanti anni é stato 
al governo publico, però pregava fosse acetà la sua 
scusa che *1 refudava di la zonta, perché, come pro- 
curator; sempre poteva venir; e cussi fo messa la 
parte di acetar la soa refudason. Ave 7 di no, et fu 
preso di acetarla, e si farà in loco suo. 

In questa matina fono aldìti in Colegio li lesigna* 
ni, quali molti dil populo é qui che si lamentano dil 
provedador sier Sebasiian Zustinian el cavalier. Et 

parlò uno Matìo , per i populari, et era 

per li nobeli sier Thomaso Grificho, qual etiam lui 
disse alcune parole contra essi populari ; et non fo 
deliberà altro, e il Colegio si levoe. 

A di 4 la matina. Fo letere di campo dil prò* 
veditor Capello, di S, dai Monchi. Come erano 
venuti 800 cavali spagnoli a Villafrancha e Valezo. £1 
govemator, o voi levarsi e venir di qua di V Adexe 
overo andarli a trovar e taiarli a pezi^ perché dove é 
il nostro campo alozato disordinato stanno mal e 
con pericolo. Item, aver mandato Tartellarie e cha- 
riazi di qua di V Adexe sul colognese, et esso prove- 
dador é stato a veder il ponte, e dice la soa venuta 
é sta bona, ha fato restituir certi animali tolti per 
nostri soldati etc. Item, dimanda danari per pagar 
le zente ut in litteris, et aspeta bordine di la Si- 
gnoria nostra quello habi a far il campo. Item, che 
1 vescovo di Trento voria spagnoli ìntrasse in Ve- 
rona per segurtà di quella terra, e veronesi non 
voriano, e li mandano vituarie fuora a dite zente spa- 
gnole et alemane. 

Di Zuan Forte condutier nostro, drieata al 208' 
proveditor Capéllo, data in una villa nominata 

Come é passa per T Adexe alcune barche 

con formenli, in tulo stera 5000, vano a Verona con 
patente di la Signoria, e una barcha di spiziarie; e 
che do barche carge di feramenti e azalli venivano 
a Veniexia, veronesi, zoc a Lìgnago, non li hanno 
voluti lassar passar. 

Da poi disnar, fo Pregadi per deliberar dil cam- 
po ; et leto le letere notate di sopra, et tre di sier 
Nicolò Michiel proveditor in brexana di campo, Cre- 
ma, Bergamo, Cremona e Sonzin. 

Di Bassan, di sier Francesco Duodo pode* 
sta et capitano, fo leto letere, di primo. Come era 
capita li uno merchadante venctian nominato in le 
letere, qual andava in Fiandra, e zonto a Yspurk, non 



373 



U0Xir, DICEMBRE. 



874 



potè andar avanti, perché V intese le strade erano 
rote, perché il ducha di Geler havea dato una slreta 
a r Itnperator, qual era fuzito a Cologna con 400 
cavalli; et manda in nota la stoa deposiiion, ut 
in ea. 

Di Buigo, di sier Polo Vaìaresso provedi- 

ter, di Come ha, per avisi, il ducha di Fé- 

rara, con do brigantini e una fusta e altre barche ar- 
mate era partito di Ferara, con assa* persone, e an- 
dato si dice verso Comaehio, chi dice altrove; et 
che era tre di, non potea passar niun di là né di 
qua di Po. 

Di Mantoa, di Paulo Agustini, Ai,., Avìsa 
ooloquii abuti con la marchesana di Mantoa, qual 
dice suo fratello voria esser fiol di questa Signoria 
et aver intelligenlia insieme, et di certo prior di la 
Certosa» che di Ferara vien a Venecia. 

Di Zuan Piero Stella secretario nostro a- 
presso sguijgari, date a Lucerna,più Teiere de* 17^ 
19^ 2à et 25, Zercha la dieta fata per aldir la soa 
exposiUone, e li capitoli presentali per la liga voi far 
la Signoria nostra con loro, qual loro li hanno refor- 
mati ad altro modo ; et manda la copia di una et l'al- 
tra man, e sono numero 13. Sguizari voleno far ami- 
citia et inlelligentia e non liga, e voleno raynes 1000 
per Canton a l' anno, e non esser contra il Papa e lo 
Imperador ma altri si, et è quello voleno venen- 
done a servir etc. Letere longe di coloqui hinc inde, 
e li hanno dati questi capitoli, dicendo, si la Signo- 
ria vorà hene quidem, e redurano la soa dieta per 
far la conclusion, etc. 

Di sier Daniel Dandolo proveditor di Salò, 
fo letere, di 30. Come el Gorleto era venuto eri e 
passò per Rivoltella, con zercha 40 cavali, menò via 
alcuni bestiami et 4 homeni, li altri tutti passono per 
la via di Chastion, zoé li todeschi che vano a la volta 
di Verona, in gran pressa. Uno capitano spagnol tor- 
na a Verona con 800 cavali, con mal animo contra 
la Signoria nostra, e cussi spagnoli come todeschi, e 
quanti soldati marcheschi trovano li spogliano; in 
Brexa fanno assa' danni, sachizato phì volte la piaza. 
Item, 11 é alozata la compagnia dil conte di Pitian, 
dì cavaK lizieri, capitano domino Alfonxo Greco ho- 
mo da ben, alozato in la terra. 
209 Fu, poi leto le letere, il Principe con la Signoria 
e i Cai di X in cheba, per lezer alcune letere venute. 
Steteno zercha meza bora, poi chiamono el Conscio 
de X con la zonta ordenaria e li procuratori dentro, 
dove steteno un poco, poi tutti ussino senza aprir 
altro al Consejo. 

Fu posto, perlisavii lutti d* acordo, manchava 



sier Marco Bolani, sier Lunardo Mozenigo, sier Za* 
charia Dolfin savii dil Conseio, una letera a sier Polo 
Capello el cavalier proveditor zeneral in campo, che 
dovesse col campo passar di qua di TAdexe, e star 
sopra il cologoese e 11 intorno ussito, et voglii tenlr 
fermo il ponte. Item, se li manda danari quali ve- 
dino di mandarli a Crema, e per il campo se li prò* 
vederà di mandar etiam danari. Et sier Vetor Mo- 
rexini, è proveditor sopra le pompe, andò in renga 
fece uaa renga che nulla valse; non voleva i ve* 
nìsse di qua, fo breve, et niun di Colegio li rispose, 
perchè poco si parla al presente in Pregadi. Andò la 
lettera, ave 50 di no, il resto di la parte, e fu presa. 
£1 yeneno zoso zercha a hore 2 e meza di note. 

Fo mandati in campo per li cassieri ducati 1500. 

A di 5 domenega. Fo letere di Ruigo, di sier 
Polo Vaìaresso proveditor. Come ha aviso 11 duca 
di Ferara esser tornato a Ferara, e altri avisi, sico- 
me dirò di solo. 

Di Chioeay di sier Andrea Contarini capi- 
tano di Po, di eri. Dil zonzer li con Tarmata, stato 
a Ravena justa i mandati di la Signorìa nostra per 
tuor quelli burchii 1 9 é 11, su li qual si doveva far 
il ponte per passar Po le zente dil Papa; el mandò 
do barche longe con alcuni valenti homeni per tuorli, 
i qual da quelli di Ravenna ò sta presi e retenute le 
do barche predite e malmenali ; poi esso capitanio 
con l' armada se tirò per ritornar a Chioza et fo 
asalli da 1 50 schiopeticri francesi, e si non u^iva 
in mar, Tarmata havia danno; e con faticha e gran 
fortuna é zonto a Chioza con tutto il resto di Tar- 
mata salva, sicome di solo noterò il sumario di dite 
sue letere. 

I Da poi disnar, fo Gran Conseio. Fati 3 consieri 
di qua da canal : sier Piero Marzello con titolo, et do 
nuovi, sier Hichiel Navajer fo govemador, e sier Hi- 
ronimo Querini fo Cao di X el luogotenente in la 
Patria di Friul, justa il solilo per 4 man di eletione. 
Rimase sier Lucha Trun fo Cao di X, da sier Fran- 
cesco Capello el cavalier fu proveditor zeneral in la 
Patria di Friul, di assa' balote, e altre voxe fo fate 
justa il solito farsi, e il Trun refudoe poi. 

Fu posto, per li consieri, exoepto sier Francesco 
Zuslinian si chaza et é in suo loco sier Augustin Pa- 
squaligo Cao di XL, e li Cai di XL e sier Francesco 309* 
Orio Tavogador in loco di, Cao di XL: che hessendo 
sia electo in li zorni passati orator al Signor Turco 
sier Antonio Zuslinian el dolor, qual acelò alegra- 
mcnte, poi é sia electo capitanio in Candia, e perché 
andando orator al Signor Turclio non polria al tem- 
po andar al suo rezimento, però Tanderà parte : che 



375 



IlDXUi DICEMBRE, 



376 



al dito sia concesso che» ritornato el sarà di dita le- 
gatione, allora comenzi il suo tempo di andar a la 
dila capitaniaria, non obstante alcuna parte in con- 
trario. Ave una non sincere, 196 di no, 1112 di si, 
e fo presa. Et nel venir zozo di Gran Consejo, sopra- 
vene lettere dì campo e di altrove, e la Signoria si 
roduse in Colegio per aldirle, vidélicet: 

Di campo, dil proveditor Capello, di 4, hors 
13, da Ronchi, Manda una letera ha auta il conte 
Guido Rangon da Roma di io, per la qual si ha : che 
a di 25 esser li a Roma sta publicà la Liga in Santa 
Maria dil Popolo, presente il Papa e cardinali 15, et 
il cardinal d'Ingaltera cantò la messa et frate Egidio 
fece una oralione, e li capitoli è ut in ìiiteris : e 
r Imperator promele levar li todeschi di Ferrara e 
intrar nel Concilio dil Papa, et si lassa luogo a la Si- 
gnoria a iutrarzorni 15, non intrando se li sia con- 
tra, il Papa e Tlmperador tra li qual é la Liga, e se 
adimpissa li Liga di Gambrai quanto a Tlmperador. 
Spagnoli non sono nominati, ma ben li oratori erano 
li, e il Curzense non ha voluto andar come cardinal 
ma con rocheto da vescovo e steva in mezo do car« 

dinali. Item, ù partilo il Stafileo episcopo di , 

vìen a la Signoria a intimar e protestarli la entri ; e 
altre parlicularità. Sono di 25 et 29. La copia sarà 
qui avanti. 

El qual conte Guido in questa terra zonse et vo- 
lea audientia a bore 5 in palazo; non la potè haver 
fin la malina. 

Di Crema, Bergamo, Urzi nuovi et Sonzin, dil 
Guidoto fono etiam lelere, il sumario noterò più 
avanti. 

Di Bergamo, vidi letcre di sier Vetor Li- 
pomano, di 29. Come hanno da Cremona dil Ca- 
roldo, il Ducheto dia andar a Pizigalon poi a Pavia ; 
spagnoli e venuti sul bergamasco fin uno mio vicin 
a la terni ; tuli fuze in la terra, lui dice anderà con 
Constantin Paleologo seguro in Crema. Et il prove- 
ditor Mosto provede, n»cte vituarie in la Capella. 
Tutto Bcrganìo é in fuga, spagnoli minaza di tuorlo, 
si fa provision a le porte e in Bergamo. Item, è sta 
dito missier Zuan Jacomo Triulzi esser a po' di 
monti» et esser pasato uno orator francese vestito a 
la todescha per il bergamasco, qual vieu a Venecia. 
Scrive, ha dato 20 bote di vin e formenlo di raxon 
dil vescoado per meter in la Capella, e fatosi far le- 
tere di cambio ; etiam datoli danari ut in litleris. 



Copia di do letere di sier Andrea Ccntarini 310 
capitano di Po, date a Chioda in parto, a 
dì 3 Desfenìbrio 1512, hore 3 di note, dri- 
gate a sier Marin Contar ini suo fioh 

Come a di 27 Novembrio, bore 19, parti con 
Tarmada Thavea di Qùoza e andò a Brondolo, e de 
li si levò a hore 10 di note con barche do, con tanto 
caligo che non si vedcano Tuno con Paltro, e subito 
si perseno, e la note, zercha hore 3, sorse som Ra- 
vena, non sapendo però dove el fusse sorto, e la 
matina a di 28 mandoe el copano in terra per co- 
gnoscer dove erano. Feze chiaro al levar dil sol, e si 
trovoe come ha dito sopra Ravena ; 4 barche longe 
li vene contra, quale erano intra in porto la note, e 
haveano menalo molti pasazieri e maxime da Rave- 
na, quali sapeva la causa dil suo venir li, e feze in- 
tender a quelli di la terra, benché etiam il tutto 
sapevano za boni zorni, el mandò Lorenzo Quarto 
suo secrelario in terra con lettere drizate a Hironi- 
mo Bariselo per bordine Thave di la Signoria, al qual 
era ricomandà ci trazcr de li burchii 19, é li, nostri. 
Rispose largamente volerlo far e trazerli, dicendo el 
capitano di balestrieri non esser in la terra e lo faria 
certissimamente, e tene il secretarlo a disnar con lui, 
e perch'el tardò a ritornar, esso capitano retene fuora 
dil porto zercha barche 9 carge de sali e merze, per 
do efleli : l'uno per dubito non fusse retenuto dito 
secretarlo, Paltro darli causa i lassasse trar diti bur- 
chii nostri fuora, non facendo però dimostraziou al- 
cuna, ma solum fenzcr di voler veder la bolela come 
far si solevano. El zorno nulla si potè far; volse dito 
Ilironimo Barisello si facesse la note, con dir ch*el 
restarà fuora di la terra e darà modo a li patroni di 
trazer fuora. La note mandoe esso capitano una bar- 
ella a la guarda, capo Vìcenzo , qual a hore 8 

li menò ci canzelier dì dito Bariselo, dal qual ave una 
sua poUza data in burchio a hore 3, e dize avere 
schandaziando Taqua esser bassa e non poter trazer 
dilli burchi se non a hore 1 1, e che li mandi qualche 
barcha per aiuto da trar diti burchii che è solo la 
terra, dicendo esso canzelier non esser alcun peri- 
culo, e ch'el capitano de' balestrieri non si trovava 
in la terra nò alcun fante, solum alcuni cavali che 
vano a la scolla. Tamen esso capitano era in la terra 
e andà a la scolla con bon numero di cavali, schio- 
petieri e fanti e hanno trapolado do barche longe 310* 
ch'el mandoe per tal effetto, capi li compagni di 
stendardo Vicenzo Scapolo, Taltro è in prexon con li 
patroni, il resto sono in libertà. Ogniun dize questo 



877 



UOXII, DICEMBRE. 



378 



Barizelo haver fato il tratà dopio; la Signoria l'ha 
drizado a lui con letere di sier Marin Zorzi. Et inteso 
che rhebe di tal retenzion, feze relirar le 9 barche 
di sali e altre merze e reinurchiarli fino in Primier. 
E questo fo a di 39 bore 23. È 11 alcune altre, al nu- 
mero di 18, consegnade al patron di le barche che 
Tba expugnade contra lì mandati soi ; e questa note 
hanno dado modo a tuti quelli di sali se ne vadi suso 
in Primier, e alcuni rimasti fatoli comandamento le 
conducano con loro, e li remurchiò fuora dil porto, 
ma poi questa matina li lassono andar, e fornìdo di 
spogliarli. Scrive credeva zonzer li a Chioza avanti 
sera, e voleva retenir li diti patroni e zerchar le ro- 
be tolte; ma é zonto a bore 3 di note e loro a una 
bora zonseno. Scrive il tutto a la Signoria di tal de- 
subedientia. É stato in Primier da di 39 fino ozi con 
non picolo pericolo, e ben visitato da scbiopeti li ba- 
tea atomo di quelle rive, e bora fo che sì vate a mal 
porlo, e più fortuna li feva li soi che li inimici. Idio 
laudato che è zonto 11, e desidera aver lìcentia di 
disarmar. 

Dil ditOy iviy adì 4 hore 24. Come, per tem- 
po, non hessendo partito barcha, ha relenulo la so« 
prascrita letera. Scrive ozi al far dil zomo andò in 
terra, e ave lettere di la Signoria di primo, con certo 
aviso incluso ch'el ducha di Ferara era a Volane con 
l'armada, zoé do fuste, do brigantini, do barche lon- 
gè e molle piccole, con bon numero di fanti e cavali 
per passar in Po per trovar esso capitano con Tar- 
mada. Tìen non sia restato di venir si no per il tempo 
contrario per mar, perché per fiumare era la via 
longa, e se lui stava doman in Primier, certo dito 
Ducha lo veniva a trovar, et era perso. Questo di le 
barche erano in fuga, e quando vene zuoba a bona 
bora, a di 3, a le rive alcuni schiopetieri, si messeno 
dite barche dal canto di Ravena per dar in terra 
etiam Cìbeschin era perso e toleva el cuor a la zur- 
ma, né era de opinion si ussisse di Primier, e cussi il 
peota, tamen esso capitano volse ussir al tutto, e 
poco da poi zonto li a Chioza, si messe fortuna che 
s*el si trovava di fuora in mar, era perso con Tarma- 
da. Etiam é sta ventura a li patroni lì burchii non 
siano lassati, perché quella notte che lui capitano in- 
trò in Primier, non bisognava diti burchii reslasseno 
in mar con tanta fortuna che imposibele era a starvi 
e tutti se ne andavano in terra, ifem, la Signoria 
scrive Dìanderà '/2 paga per la fusta di Lucha Bon 
con ordine lo seguissa, ma tien non bisognerà più 
armaria e li danari sarano sparagnadi. 



Copia di lettere aule di eatnpo^ date a dì 5 di ^11 
Novembrù), qual gonjseno questa note^ et è 
date a Banehi. Scrive Pietro Spólverin. 

Come a di 4, zercha mezo zomo, fo deliberi pas* 
sasseno il ponte fato sopra PAdexe lì cariazi dil cam- 
po, et verso sera paserà la mazor parte di diti ca- 
riazi. Era eticMt reduti molti homeni d'arme per pa- 
sar, et vi andò al ponte lo illustrissimo goveraador, 
proveditor Capello, li executori e il colateral Bataion, 
e fu vietato lì homeni d' arme passasseno, imo fono 
fati ritornar a loro alozamenti. Era assa' numero di 
boj, vache, cavali e cavalle da soma per passar, i quali 
erano sta butinati, ma fonno fati restituir di chi era- 
no. El conte Guido Rangon era alozato a Malavesina, 
é venuto qui in Ronchi poi. A di 4 vene certeza spa- 
gnoli non erano venuti a Villa Francha, ma ben ve- 
nuti in Riviera di Salò, et a Ponti et a Monzaban 
300 lanze erano alozati, etiam quelli todeschi erano 
prima in Vei'ona, et poi con loro ; ma li vene una 
stafeta a essi spagnoli ritornasseno subito in Riviera. 
Cussi ritornono, et si rìtreteno ad alozar in Riviera. 
Il resto di spagnoli è alozati parte sora Ojo e parie 
in Bergamascha. A di 5 poi scrìve nulla si fa ; si sii 
a' feltroni, altri stentano, e chi ha mal sua posta. Quelli 
di Verona hanno mandato cassoni di pan e altre vi- 
tuarie a Villa Francha e Valezo per la venuta di spa- 
gnoli ; ma li hanno fati ritornar in Verona^ et li si 
vendeva. 

A di 6 fo San Nicolò. Il Principe, justa il solito, ^1V> 
vene a mossa in la capella dil palazo. Era con Soa 
Serenità il Colegio solo e do procuratori, sier Anto- 
nio Trun e sier Thomà Mozenigo, et compita la mes- 
sa si redussc in Colegio. È da saper, li oratori Papa 
e Spagna non vengono, come veniva, in Colegio. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et leto lettere dite di 
sopra. 

Di Crema, dil capitano di le fantarie, dri- 
zata al suo cangelier è qui. Zercha sier Nicolò da 
Pexaro iiroveditor non si contenta di lui, et si man- 
di uno altro. Item, fa bassar le torre e gran prov- 
vision, e si mandi danari per pagar li fanti, alitef 
non starano. 

Di sier Nicolò da Pexaro proveditor^ di 

Crema, di Come si provedi di danari ; et di 

la paura hanno non vadi il campo li di Spagna, e si 
mandi compagnia al governo, ut in litteris, 

i; U eurU 2iV èbiaiica. 



/ 



879 



UDXII, DICEMBRE. 



380 



Di Bergamo, dilprùvedttor Mosto, di 

Spagnoli é alozali sul lerrilorio 11 vicino uno mio: ha 
fato, bergamaschi hanno Irovà 300 homeni per porti 
a custodia per 10 zorni, benché essi bergamaschi 
volevano solo 150 per porla. Item^ ha mandato 
per 500 homeni fidolissimi di le valle; e provision el 
fa, etc. E voleva mandar alcuni danari a Crema, ma 
non poi. 

hi Sonein, di Vincenzo Guidato secretano 
nostro^ di ,, ., Coloquìi auti col viceré, el conte di 
Santa Severina, el marchese di la Padula, e Lunardo 
Bibiena, a^o erano loro 4, zercha sta liga si fa a 
Roma ; et scrive le parole usate, è mal la Signoria 
non si acordi con T Imperador e li basteria l'animo 
al viceré di adatar la cossa. Item, il Ducheto é pur 
a Cremona, né si parte. 

Di Urei Nuovi, di sier Nicolò ilichielpro- 
veditor, di 2. Come ha scritto al provedilor in 
campo, dove el dia intrar, o in Crema o in Ponlevi- 
go, che Tubedira, e intrerà in Ponlevigo, dove è 
smorbato, e li bisogneria 300 fanti, e non é li solum 
150, tamen non ha risposta. Quel loco di Urzi é 
molto minazato di meterlo a sacho da' spagnoli ; é 
gran pechato per li poveri brexani è li e povere do- 
ne eie. Item, come eri a Sonzìn fo fato una crida, 
luti li milanesi siano a soldo de chi si voia, debano 
andar a Milan soto pena di rebelion e confiscation 
dil suo. Item, intrando in Ponte Vigo, voria alman- 
co ducali 600 per poter dar le page a II fanti. 

Dil capitano di Po^ da Chioza, Fo leto letere, 
notate di sopra. 
212* Fu poslo, per li savii, una Icfera a li oratori no- 
stri in corte, in excusalion di quello è seguilo a Rave- 
na e la retenlion di le nostre do barche longe, el ha- 
veano manda a fuor li burchii ; qual Soa Santità avea 
dito non achaderà etc. 

Fo leto letere scrite per Colegio al capitano di 
Po imputandoli di quello havia fato ; etiam letere 
scrite al podestà di Chioza debbi far comanda- 
mento a tutti ha robe ut supra le apresenti sub 
pcena etc. E far insieme col capitano proceda con- 
tra di loro. 

Fu posto, per i consieri, dar il possesso dil ve- 
scoado di Cherso e Ossero al reverendissimo domi- 
no Andrea Corner di sier Zorzi el cavalier procura- 
tor, justa le bolle aule. Fu preso. 

Fu posto, per li savii, dar licenlia a sier Sigi- 
smondo di Cavali, sier Lunardo Emo e sier Alvise 
Bembo proveditori executori in campo, che venga- 
no a repatriar. Fu presa ; ave poche di no. 

Fu posto : che sier Zuan Vituri proveditor di 



stratioti, qual é in questa terra, torni in campo pro- 
veditor ut supra, e cussi come prima havea ducati 
60 al mexe per spexe, li sia azonto fino a la somma 
di ducali 80 al mexe, et vadi via. E da m6 sia preso : 
che a di 15 di l'instante a Padoa sìa fato la mostra 
zcncral di tutti li stratioti, presente esso provedilor, 
el colaleral zeneral et li rectori di Padoa. E fu presa. 

Et licentiato il Pregadì a bore 93. restò suso il 
Conscio di X con la zonta, Colegio e li procuratori, 
fin bore 3 di note per cosse de imporfantla. 

È da saper, in le lettere di Roma di 25 mandate 
al conte Guido Rangon, notate di sopra, olirà quello 
ho scritto, è come con gran jubilo per Roma a di 25, 
poi cantato la messa e fato uno sermon per frate 
Egidio, nel qual si conteniva tre parte, in la prima 
laudava T Imperador come difensor di la Chiexia ; in 
la seconda laudoe papa Julio usque ad astra^ di- 
cendo, super aspidem et hasiliscum ambulàbis 
et eonculcaìns leonem et draeonem; in la tertia 
exortando li potentati cristiani a far union contra in- 
fideli, poi andò suso uno secretano dil Papa, el pu- 
blicò li capitoli di la liga tra il Papa e Imperador, 
et manderà li capitoli; ma questo è il sumario : che 
r Imperator sìa contra Alfonso e Ipolìto di Ferara, e 
debi levar li presidìi Tha in Ferara, e perchè in la 
liga fata tra il Papa, la Githolicha majestà et Signoria 
di Venexia r Imperator non introe, e questo per la 
discordia l' ha con la Signoria, però il Papa, volen- 
do acordarla ha fato certi capitoli, quali volendo la 
Signoria li possi acetar fra certo termine, qual pas- 
sato, se intendi reintegrar la Cesarea Maiestà juxta 
li capitoli di Oimbrai, al qual favor e ajuto il Papa 
li da e promete le forze temperai e spiritual. Item, 
se hnbi a dar li confederati e aderenti fra certo ter- 
mine. E che fu fato gran feste per Roma di questo; 
era da 300 epìscopi et 1 5 cardinali, li oratori yspani, 
e non nomina li veneti. Ifem, il Curzense, come ve- 
scovo, era di zambeloto roan in mezzo dil cardinal 
Corner e Saul!. Poi, per la letera di 29, come è an- 
dato a la caza eri il Papa e il Curzense, domino Pie- 
ro d'Urea, il signor Alberio da Carpi e Andrea dal 
Borgo; ma sono andati più presto a tralar di cazar 
altri etc. Mandano a la Signoria el Slafileo con duo 
di oratori sguizari, a protestarii e inlimarli entrino in 

dito acordo. 

Fo leto in questo Pregadi una lettera di la co- 
munità di Bergamo, di 30, Come spagnoli sopra 
quel territorio fanno danni, alozati a Roman e Mar- 
linengo e venuti uno mio apresso la terra, e volcno 
viluarie, minazandoli venir in Bergamo, sicome per 2J3 
letere dil proveditor la Signoria è avisata : per tanto 



m 



UDXn, DlCEIfBRC. 



382 



loro, oome iìdelissimi, hanno trovato li danari e Tato 
500 provisionati per 10 zorni da custodir le porle ; 
prega la Signoria li ajuti, e si raccomandano. 

Di Crema^ fo letere di Damenego de Malo 
vice colateral drijgale, alproveditar Capello in 
campo. Scrive si provedi, aliter le cosse di Crema 
anderà mal, perché il capitano usa stranii modi con 
le fantarie, le qual si volea partir per non esser pa- 
gale : per tanto se li mandi danari etc. 

A di 7 la malina fo letere di campo eri sera 
hessendo Conscio di X suso, di 5, hore 3^ et di 
6 hore 18y venute ozi. Come ha ricevuto Thordi- 
ne di levarsi, et scrive non poter alozar a le rive di 
qua per non esser alozamento, e starano a veder. 
Spagnoli e todescbi sono al solilo a Yalezo e Villa 
Francha; manda letere aule dal Guidolo e scrive 
zercha le zente d' arme etc. 

È da saper, eri malina, hessendo venuto il conte 
Guido Rangon la note né volendo mostrarsi, fo 
mandalo a trovarlo Zuan Batista de Vedrìani acciò 
dicesse quello el voleva, qual disse e referl con li Cai 
del Consejo di X, e ritornò in canipo. Fo dito intra- 
venendo lì Benlivoii foraussiti di Bologna, nescio 
quid. 

Di campo, se inlese di una crida Tata a Cremona 
che lutti li soldati cremonesi e milanesi, erano a soldo 
de chi se voja, dovesseno ritornar a caxa loro, sotto 
pena di rebelione, ut in proclama. 

Fo in Colegio l'oralor yspano con i Cai di X e 
siete assa*. Promesse far levar le zenle di la riviera 
di Salò, et fé' varii coloquii, nesdo quid. 

Fo terminato in Colegio a bosolì e balotc : che ai- 
coni burchi di sai che per li proveditori dil sai erano 
sii cargati per mandarli a Bergamo e Crema, quali 
vanno per Po, che in questi zorni fu sospeso il man* 
dar, bora fo deliberà dì lutto il Colegio di mandarli. 
È segno che hanno qualcossa il Collegio che intra nel 
Consejo di X dì bon etc. 

Da poi disnar, fo Coiaio di savii ad consuUn- 
dum. 

Di campOf di 6, ìwre 2 di note, da Ronchi 
fo letere. Come ozi, hessendo in consulto con il go- 
vernador, conte Bernardin, sier Lunardo Emo e sier 
Sigismondo de' Cavalli zercha passar TÀdexe e tuor 
bon alozamento vicino a le rive juxta la mente di la 
Signoria nostra, sopravene letere di la Signoria, li 
scriveno dovesseno vardar le zenle non fazino dano 
dovendo passar di qua ; le qual letere fé' ìezerpubli- 
ce: e il governador disse: questo voleno dir, per me 
e lì mei, non li vedo altro bordine che redur le zente 
d'arme a quartiron e darli li soi pagamenti, e in 



quel caxo si potrù obviar, e hanno raxon perché con 
effelo sono pessimamente pagate et mancha a pa- 213* 
gar 15 compagnie di fanlarie, la prima é domino 
Zuan Bernardin da Prato, qual é zorni 45 non ha 
auto danari ; farà la mostra e ne casserà alcune. Per 
tanto si provedi a li pagamenti e far quello bordine 
per laute soe sento. Item^ manda letere ante dil 
Guidoto. 

È da saper, ozi zonse il fradelo di domino Janus 
di Campo l'regoso, che é Doxe di Zenoa, qual, nome 
Zuan Baptista, vicn di Zenoa. Dice suo fradello à pre- 
so acordo con il re di Pranza e ximarà Doxe di Ze- 
noa e averà la Lanterna e conduta da esso Re, e ha 
auto letere di missier Zuan Jacopo Triulzi etc. Itemj 
le nostre do galie Poiana e Contarina parlino da Ze- 
noa a di ^5 per andar a Saona a trovar la conserva 
Bragadina, qual a di 10 ave fortuna volendo ìntrar 
in Zenoa con le do, perso l'artimon e altri danni, e 
tornò a Saona. E hanno auto licenlia da Roma che, par- 
tito sia Villa Marin capitano yspano, etiam le nostre 
Ire galie si parlino e vengano in Golfo per disarmar. 

À di 8, fo il zorno di la Madona. Redulo il Cole- 
gio, comenzò alquanto a nevegar, et vene in Colegio 
l'oralor yspano el continuò certe parole intervenen- 
do li Cai di X. Fo etiam in Colegio domino Andrea 
dil Borgo orator dil Curzense, el qual é stato sempre 
qui alozato a San Zorzi, et parloe zercha l'acordo si 
tralava a Roma. 

Di campOi fo letere pur di Banchi, di 7. Nula 
da conto: zercha zenle d'arme e pagamenti ; e stanno 
11, né ancora sono mossi, e forsi non si moverano. 

Da poi disnar, fo Colegio di savii ad consulen* 
dum. In questa malina, vene Lorenzo Quarto secre- 
tarlo dil capitano di Po, vien di Chiosa, a notifichar 
come andò le cosse di Ravena di burchii, eie. E Io 
solicitai la licenlia di desarmar esso capitanio eie. 

Di Salò, fo letere di sier Daniel Dandolo 
proveditor de lì. Come spagnoli haveano sachizalo 
tutto el Dezanzan e fato gran danni per quella Rivie- 
ra, e altre parlicularita. 

Di Chioaay dil podestà. Dil 2onzer li le do 
barche longe founo rctenule a Ravena : dicendo quel 
governador scusarsi, credeva fosseno feraresi el voi 
dar li burchii etc. E hanno spoiato li homeui e toI« 
Ioli le arme ; siche è disarmati* 

Di Boma^ vene uno corier con letere di 26^ di 
oratori nostri^ il sumario dirò di solo. Le qual letere 
zonseno a hore 24, e fono Iccte con U savii in ca« 
mera dil Principe, e la note pai eonse uno altro co* 
rier con letere di 3, pur di Boma utpatet, le qual 
tutte letere pieno Colegio fono leclc poi la malina. 



383 



MDXII, DICEMBRE. 



884 



214 Sumario di alcune letere venute di Roma, dri- 
zate a domino Lunardo Grasso protono- 
torio. 

Letera data a dì 26 Novembrio. Come eri fo 
publicà la liga tra lo Papa et Imperator in la Chìexia 
di Sancta Maria di! Populo, dove Tu il Papa : et Tu 
fato una oratione per frale Egidio, et lì capitoli é: 
cb'el Papa promete a la Cesarea Majestà ogni favor 
in spiritual e temporal conlra venetiani, et esso Im- 
perador V ha revocbato el Concilio pisano né vi voi 
più esser in quello, et si farà a di 3 in Lateranense 
la quarta sessione di Concilio. Scrive mercore passa- 
to a dì . . in concistorio fo publicà cardinal il reve- 
rendissimo Curzense, e lo cappello se li manderà a 
Milan. 

Questa matina li orafori sguizari hanno parlato 
col Papa che non voja esser contra veneliani, perché 
sono soi amici e insieme con loro é stato quelli che 
hanno cazato francesi de Italia, et potrano etiam loro 
farli ritornar, che saria mal. Item, domino Zuan Sta- 
fileo auditor di Rota si parti per Venetia per inti- 
mar la Liga, et Torator Foscari é in lecto zSi 8 zomi 
amalato. 

Dil dito, di ultimo. Come questi zomi il Papa 
é stato a Hostia con Io Curzense e altri cardinali, e 
ha fato fare do chaze. É andato il Papa per dar pasto 
a esso Curzense, el qual sederà nel Concilio venere 
a di 3 nomine Imperatoris. Se dice qui in Roma 
el campo di la Signoria si lieva di brexana, e torna 
in visentina. Item, eri domino Santo Querini, per 
causa di lite di beneficii, à dato do ferite a domino 
Zorzi di Ubertis ; ma varirà ; siche ha vaslato il fato 
suo e non sarà altro. 

214* Dil dito^ adì 2 Dejsembrio. Come eri tornò 
di la chaza il Papa col Curzense stato. CI Papa al- 
dilà messa a San Paulo dove fu cantata messa pa* 
pale) e fo assai honorevole ; disnò etiam li, et la sera 
Soa Santità tornò a palazo. Eri il Curzense mandò 
via bona parte di la sua fameia. Doman in luterano 
si farà la quarta sessione, e il Curzense per nome di 
V Imperator revocherà li alti observali nel concilia- 
bulo pisano, sicome iniquo et injusto; lauderà et 
obscrverà questo Concilio fa il Papa, e prometerà 
non vi esser in quello pisano» Scrive il Papa zercha 
redur Maximiano a qualche honesta compositione 
con la Signoria, e mal volenliera fa contra la Signo- 
ria, e desidera cazar spagnoli di reame. 



Dil dito, di 3, hore 23. Come ozi in Laterano 

è sta fata la quarta sessione. El Curzense vi é stato 
nomine Imperatoris; è sta publicà el mandato au- 
tentico de lo Imperator in persona di esso Curzense 
a revochar le cosse del conciliabolo di Pisa e a pro- 
bare e conflrmare quello è sta fato e si farà in qae- 
sto romano; é sta obscrvà questo termine secondo 
il stillo de li altri Concilii e sessione fate. E da poi 
publicalo lo sopradito mandato, el Curzense andò 
davanti il Papa, dove stete per bon spazio de bora, 
et in quel instante tolse licentia, benché per avanti 
rhavea tolta, e Gnito il tutto del Concilio, esso Cur- 
senze non tornò a caxa, mli montò a cavalo in sti- 
valelo, e se ne va a la volta di Milano per la via di 
Fiorenza. Lo capello se li ha a mandare a Milano. El 
Papa é restato per questa sera a San Piero in vin- 
aula. E poi in esso Concilio che fo fato e lecto d so- 
pradito mandato, fo chiamato tutti li procuratori de 
11 prelati quali sono fuora, e furon presentati li loro 
mandati ; etiam s'è apresentato quello di la Signoria 
nostra in nome dil suo oralor Foscari, per il suo se- 
cretano. Se stima avanti Nadal se farà una altra ses- 
sione e domino Cristofal Marcello prothonotario farà 
la oratione. Scrive manderà la oratione fata ozi nel 
concilio per lo episcopo di Molfeta. Item, è sta dito 
il campo di spagnoli venir a la volta di Vicenza, e 
che presto il campo de la Signoria intrarà in Padoa. 
Ozi qui in Roma é stato assa' aqua e fango gran- 
dissimo. Item, è col Curzense do vicentini, Antonio 
da Trento e Zuaue da Dresano. 

Noto. Per altre letere, se intese esser nove a 
Roma nel cardinal de Slrigonia hongaro: come tur- 
chi h^iveano tolto 7 castelli a hongari. Item^ erano 
zonti tre oratori zenoesi a Roma. Item, che di Fé- 
rara erano levati li todeschi erano a quella custodia, 
per far il Curzense cossa agrata al Papa. Item^ si 
ha il Curzense, quando fo a Lucha, li fo donato uno 
bazil et uno ramin d' oro e ducati iOOO dentro a 
nome dil Papa, juxta la promessa li fece. 

Capitoli di la liga ira Julio pontefice IF 215 
e Maximiano imperador. 

In nome de la Sancta et Individua Trinità, Patre, 
Figliolo et Spirito Santo, ad exaltatione et augumen* 
to di la sanctissima fede, pace e quiete de la repu- 
blica cristiana, felicità e gloria de la sacro santa ro- 
mana ecclesia et imperio cristiani, se noanifesla el 
declara : 

Come essendo molte cosse pertinenti a la Santità 



^ 



385 



MDXII, DICEMBRE. 



38C 



de Nostro Signor et Sancla Romano Chiesa praser- 
firn Bologna e Ferara, cum ìilieito favore del re di 
Pranza occupata da don Alfonso Estense et Bentivogli 
excomunicatii contumacissimi et rebelli atroci de Soa 
Beatitudine e Sancta Chiesa, per defensione di la per- 
sona di Sua Santità et rccuperatione de dite cit& et 
altre cosse pertinente a quella et Sancta Chiesa, lo 
anno passato fu fata serenissima Liga et confedera* 
tione fra la Santità del Nostro Signor et le Maieslà, 
de li serenissimi re Catholico, et re de Ingaltera, ne 
la qual fu ancora admessa la illustrissima Signoria di 
Venetia, con i capitoli et convenlione publicate nel 
presente sacro loco. Et perché fra lo serenissimo 
et invictissimo Maximiliano I."^ iinperador et dita 
Signorìa de Venetia, erano grave disensione et di- 
scordie per causa et interesse di quello pertiene al 
ditto Imperatore occupa essa Signoria in Italia, es- 
sendo molte fatiche et longo tempo da Nostro Signor 
et prefato re Catholico stata tratata pace, quale per 
molte cause non possendo subsc<]uìre, et maxime 
per dureza de'Venetiani, fu nel concluder de essa 
Liga protestato et dechiarito per il Nostro Signor et 
agenti del re Catholico, ad essi signori Venetiani per 
medio de li oratori sui, die non dovesseno turbare 
la Cesarea Maiestà in Vicenza o in alcuna altra cita e 
locho che a V bora possedesse la prefata Maieslà Ce- 
sarea, la qual procuravano de trahere in essa Liga se- 
renissima, ne la qual li era reservato honoratissimo 
loco, anzi che si disponesseno a concluder et Grmar 
la pace traclata per essi con la prefata Cesarea Ma- 
iestà, et che facendo Topposito, volendo Sua Maiestà 
esser oonjuncta ne la Liga, se li coniungerebe con 
exclusione loro., e con adjuctire la Sua Maiestà a re- 
cuperare le terre et lochi qualli essi Venetiani li oc- 
cupavano : le qual cosse non ha vendo loro servate, non 
volendo però usare la prefata Santità de Nostro Si- 
gnor et Catholico re el vigore che potevano, operor- 
no che la Maiestà Cesarea li concedesse le triegue 
per alcuni mesi, con fermo proposito che, pendendo 
esse tr^ue, Venitiani se havesseno a recognoscer, et 
che ad ogni modo dovesseno fermare ditta pace, per 
Ja quale li. prefati Nostro Signore et re Catholico pur 
instando de continuo per quiete di le cosse de Italia, 
et perchè le cristiane arme se potesseno convertire 
liormai contra li perfidi turchi et altri inimici de la 
cristiana fede, saltem cum certe condition de le qual 
avanti era sta parlalo el Iraclalo cum essa Signoria 
e sui ambasatori; tamen dieta Signoria, non consi- 
derando li gran beneOcii recepuli da Nostro Signor 
et li sui sapientissimi discorsi et palarne admonitione 
el quanto bene de tal pace a loro, Italia et uni versai- 

/ Piarii di M. Sanuto. — Tom, XT. 



mente a la republica cristiana succcderia, sono ri- 
masi! ne la loro prima obstinationc, per la qual cosa, 
precedente più debite protestatione per li ambasa- 
tori di Sua Santità el re Catholico fatte a ditta Si- 
gnoria et per boca di Sua Beatitudine a li oratori sui 
residenti qua; et promesso per parie de Nostro Si- 
gnor et Maieslà Catholica fatte a la Maiestà Cesarea 
che, in evenium dilli Venitiani non devenisseuo a la 
pace de la qual era sta (radalo, lassando loro se fa- 
ria confederatione et Liga con il prefato cccelenlissi- 
mo Imperatore, et a tal eflecto essendo venuto in 
nome di Sua Maiestà il reverendissimo e illustrissimo 
monsignor Malhio electo Gurcense suo locolenente 215* 
generale in Italia cum valido et pieno mandalo, si é 
devenulo a sanctissìma Liga, confederatione et sin* 
cera unione, inlclligentia et perfetta amicilia perpe* 
tuis futuris temporibus duratura, fra la Santità di 
Nostro Signore Julio li'* Pontefice Maximo, et sere- 
nissimo et invictissimo Maximiliano electo Impera- 
ratore predilli, a tali sanclissimi effetti : prìmo e prin- 
cipalmente per pacare la republica cristiana et con- 
servare la unitale de la Chiesia et abolition del total 
perniciosissimo scisma imminente et quasi princi- 
piato, con le legc et conditionc contenute ne li arti* 
culi del tratato di essa serenissima confederatione sti- 
pulali, de alcuni de li qual la sententia e substanlia 
è qui di sotto notata. 

In primis, promete la prefata Cesarea Maiestà a 
la Santità de Nostro Signor manutener et deffender 
con tute le sue forze, la persona et slato italico de 
Sua Beatitudine et Sancta Romana Chiesa contra cia- 
scuno, non exceptuando alcuna persona che volesse 
moleslare, inquietare, o in qualunque modo detur- 
bare la Sua Santità overo il stalo suo; et parimente 
promete Sua Santità manutenir, defender le persone 
et slato suo italico di Sua Maieslà, contra ogni per- 
sona die lo volesse molestare. 

Item, el prefato Imperatore advocalo de Sanla 
Chiesa, volendo mostrare il suo bon animo verso No- 
stro Signor et dieta Cliiesa in lo effetto, ha revocato 
et ex nunc revoca qualunque mandato fatto per con- 
sentire e convocare altro Concilio che il vero Con- 
cilio Laterano, et improba et coiKlana et declara nullo 
lo conciliabulo pisano, et revoca et irrita come nullo 
ogni atto fatto o che si facesse per lo advenire nel 
conciliabulo pisano, come iniquo et damnato, el 
ex nunc se adherisce el consente al dito sacro et 
vero Concilio Laleranense canonicamente indetto per 
Nostro Signor. 

Item^ si è convenuto che né Nostro Signor, né 
esso electo Imperalor, possano né debano recevere 

95 



387 



HDWÌj DICEMBRC. 



388 



ìd modo alcuno proteclione di subditi Y uno ci l' al- 
tro senza consenso de chi serano subditi, sed che 
liberamente possa V uno et V altro ne li loro subditi 
bavere omnino la auctorità e posanza de punirli 
secondo li demeriti, et parere di che serano su- 
bdili. 

Ifem^ se prometeno el Nostro Signor et invictis- 
simo Imperatore non consentire che alcuno inimico 
rebelle di Y uno et Y altro slii in le corte o dominii 
loro, contra la voluntà de quelli che gli fusse inimico 
et rebelle. 

Jfew, promete el prefalo electo Imperatore da 
mò avanti in modo alcuno, directamente o indirecta- 
mente non dare auxilìo o Tavore alcuno a subditi ini- 
mici rebelli di Sua Beatitudine et Santa Sede Apo- 
stolica altri inimici, prcesertim al prefato don Al- 
fonso, cardinale Ipolito suo fratello et Bentivoli cum 
loro adherenti et seguazi ; et ex nunc Sua Maiestà 
promete revocare le gente todesche o germane, si da 
pedi come da cavallo, et ogni altro suo subdilo feu- 
datario quali sono in favore di deto don Alfonso 
per in)pedire la recuperatione di Ferara, prome- 
tendo che da mò a\*anti non darà alcun adjuto o fa- 
vore a dito don Alfonso, né permeterà andare alcuna 
gente sua a dieta Ferara. 

Itemy è convenuto per el Nostro Signore concu- 
rendo in zio li agenti del re Catholico, li quali gè sono 
concorsi come apare per instrumento fato per li 
magniCci oratori di sua Gatholica Maiestà, zoè il ma- 
gnifìco signor don Hironimo Vich, che i Signori Veni- 
tiani debano esser exclusi de ogni amicitia et confe- 
deratione che havesseno Sua Santità et la prefata Ma- 
lesia firmata Y anno passalo, et questo per loro evi- 
dentissima culpa, havendo in più modi contravenuto 
a lì capitoli de la serenissima Liga, et esser stali 
obstinati non aceptare la pace prelocuta con la (Cesa- 
rea Maiestà tratata et pratichata per la prefata San- 
tità et re Catholico, et ancora non avere observato le 
condizioni de la trieva concessali dalla Majestà Ce- 
sarea ad exorlatione de la Santità de Nostro Signore 
et intercessione del re Catholico; et cussi declara che 
sono exclusi de la serenissima Liga de Y anno pas- 
sato, e che in la presente Ormata e conclusa che 
debano esser tratati da inimici di Sua Santità et 
ancora di la Cesarea Maiestà e ancora di la Calholi- 
cha Maiestà come sono del prefato serenissimo Im- 
peratore, e che '1 Nostro Signore conlra de loro, con 
316, arme spirituale et temporale, in favore et subsidio de 
dicto electo Imperatore deba procedere, et non possa 
far con essi Vcnetiani ne pace, né tregua, né altro 
opuntamento, senza saputa el consenso del dicto in- 



victìssimo Imperatore, sin die habino restituito over 
sii stato recuperato per Sua Maiestà tute le cita et 
terre imperiale et alfre cosse pertinente a la sere- 
nissima casa de Austria, et tutto quello si debbo per 
el iratato di la Liga fata altre volte a Cdmbraio, 
overo che essi veneliani habino concordato et com- 
posto con esso serenissimo Imperatore, a suo ar- 
bitrio. 

Item, Nostro Signore et dicto electo Imperatore 
hano capitulato et convenuto, di non fare alcuno 
apuntaroento con Re o Principi cristiani a danno, o 
in prejuditio de Y altro. 

Item, si é convenuto finalmente che Nostro Si- 
gnore et lo Imperatore predicti, debano in fra dui 
mesi nominare et includere ne la presente capitula- 
tione li sui confederati, pur che non sia niuno de fi 
prenominati inimici contra li qual se ha da far guera; 
né per la presente sanctissima confederatione se in- 
tende preiudicato a la Liga fata Y anno passato, sed 
resti stabilita ferma tra Nostro Signore et la Gatho- 
lica Maiestà et re de Anglia, exclusis tantum Ve* 
netts, come é ditto di sopra. 

Fata, ordinata et conclusa é la soprascrita Liga, 
sanctissima unione, intelligentia et amicitia, come più 
ampiamente se contiene ne li capitoli stipulati et 
aprobatì da declararsi a suo loco et tempo, per No- 
stro Signore et prefato reverendissimo et illustris- 
simo Curcense per Y autorità et facultà li é concessa 
dal prefato electo Imperatore advocato de Santa 
Chiesia, come apar per legittimo mandato, al nome di 
Dio Onipolente et Sua Gloriosissima Madre et sem- 
pre Vergine Maria, luta la corte celestiale et prin- 
cipi de li apostoli San Pietro et Paulo ad effecti 
predicti exaltatione de la sanctissima fede, quiete 
et pace de la repubblica Christiana, felicità et gloria 
de la Sacrosanta Romana Chiesa, et per extinguere 
il perniciossìmo scisma, et demum per accellerare 
la sanctissima et necessaria expeditione contra li 
perfidi et teterrimi turchi, inimici de la religìon el 
fede cristiana. 

Viva Papa Julio, Viva Maximiliano electo Im* 
pcratore. 

Lectum et pMicafum fuH santissimum Jioó 
foedus^ sacrts peractisin divo tempio BeatisMa- 
ri<B de Populo de urbe, die divte Catherifue vir- 
ginis XXVNovembris M.D.XII, ponti ficatt^ 
Sanctissimi Domini Nostri Papae anno nono. 

Bal Tuerdus. 



389 



MDXII, DICEMBRE. 



390 



Nemo imprimat sine licentia secretarne sub 
eentum ducatorum auri pana eamerae aposto- 
Jicae €0 ipso applicanda et irremissibiliter exi- 
^enda. 

Idem, Bal Tucrdus. 

In letere de sier Piero Landa oratar^ 
di 5 Xbrio 1512, da Viterbo (1). 

2*20 A di 9. La matina in Colegio fono lecte le letere 
di Roma di 36, fino 3 di l' istante di oratori nostri. 
Prima di la publication fata di la Liga in sancta Ma- 
ria del Populo a di 25, poi a dì 26 li do nostri cnr- 
dioali Grimani et Corner andono dal Papa ciiiamati 
da Soa Sanctità per dirli di la Liga facta publicar mal 
volentieri, etiam sier Piero Landò orator nostro, 
perché il Foscari è amalato ; et pregando il Papa essi 
cardinali non volesse venir a queste censure etiam 
eoulra la Signoria Nostra, el Papa disse: « Domini 
eardinales^ vui seti fioli di do primarii di Venctia ; 
scriveti a* vostri padri, la Signoria voij acetar Tacordo, 
perché altramente lei sola sarà ruinata, non potrà re- 
sister, savemo la non ha danari, ne resta dar duciiti 
30 milia per resto di 50 milia li ha verno prestato, fa- 
remo contra di lei le censure eie. > Disse il cardinal 
Grimani : < Pater sancte, la scomunicha e ella di 
jure? > Ait poniifex con colora: « di jure o di 
potentia o di fato, la faremo; che tola con turchi ajuto 
con Pranza che non puoi per lei. > Disse dito cardi- 
nal: «Quella Signoria Illustrissima in altro tempo non 
ha voluto adjuto da* turchi che stava pezo, né di 
Pranza mai à voluto aldir parola > con altri coloqui, 
ut in litteris. Et il cardinal Corner disse : « Pater 
sancte, si doverla saper la intention di Y Iraperador 
zercha queste censure et non correr cussi a furia >.ll 
Papa rispose: < El Curzenseé unoaltro Cesare in Italia >, 
dicendo: « manderemo el StaGleo auditor di Rota epi- 
scopo di Sibinioo a Veneda se se danno >. Et Torator 
nostro Landò, mai parloe. Item^ scriveno di Tandar 
dil Papa a Hostia a la caza col Curzense e altri ut in 
litteris. Et come, a di 3, parlino don Piero d* Urea 
orator yspado e domino Andrea dil Borgo, uno di 
oratori cesarei, per andar dal viceré, aver la consi- 
gnation di Brexa per uno breve li ha dato il Papa. 
Item, come a di 3 da matina, fo dato la 4.* sessione 
del Concilio in Laterano. Vi fu il Papa e cardinali . . 
... et vescovi e prelati non molti, e fata la oratione 
per il vescovo di Molfeta, e dito la messa, qual za la 
messa era dita e meza la oratione avanti ch'el Cur- 

(i) Ripetate aeHo pagine 217 uaque m del lesto, 



zense volesse venir, e il signor Alberto da Carpi an- 
dò do volte a chiamarlo, né mai volse intrar si pri- 
ma non ave in man il monitorio contra la Signoria 
Nostra. E poi vene, e II revoche tuto era sta fato nel 
Concilio pisjino da parte de V Imperador, e fo leto 
il suo mandato molto ampio dato a di 5 di Novem* 
brio in Augusta^ et che fono Iccti li altri mandati et 
il nostro in nome di Torator Foscari, qual non potò 
andar per esser amalato, ma il suo secretario Augu* 
stin Bevazan lo portoe. Fo acetato e dito si lezerà ozi 
8 zorni in Taltra sessione, insieme con quello dil re 
di Dazia. Item^ li oratori sguizari ebeno audientia 
dal Papa. Si dolseno é sta fata questa Liga contra Ve* 
nitiani che son amìgi. Il Papa ha remesso aldirli par- 
tito il Cur/ensc, qual partirà a di 5 con il Landò, qual 
va con pocha reputalion nostra. Item, li oratori di 
Cuora e sta dal Fos&iri a dirli li soi Cantoni dieno 
aver da la Signorìa certo resto vecchio. Itetn, il 
Stafileo ha dito vorìa una fusta in Ancona per venir 
con li do oratori sguizari, e \yevò scrivino la Signoria 
gè la mandi. 

Vene in Colegio V orator yspano, et quello disse 230 
non so. 

Vene Y orator di Hongaria domino Filipo More 
solicilando la sua expedictione, poi ch'é venuto letere 
di Roma, et etiam havia auto letere di 20 di Hon- 
garia dil Re ; et il Prìncipe li dete bone parole, di- 
cendo li savii consulteria e si vederìa. 

Vene el vescovo Dolze, qual scode la dexima dil 
Papa, et fo con li cai di X. Credo la Signoria non 
voi il Papa habì diti danari. 

Di ÌBergamo, vidi letere di sier Veior lAp- 
pomanOy venute eri sera di 3 et 4. Come spagnoli 
erano venuti sul bergamasco vicino a Seriate, che é 
poco lontan di la terra, ad alozar, e voleno vituarie. 
Tutto Bergamo e in arme, li citadini vestiti a la curia 
con 4 6 homeni con arme drìo ; é sta mandato per 
600 homeni di le valle per guarda di la terra, etiam 
lui voi tuor qualche homo drio. 11 proveditor ha 
messo vin in castelo e vituarie. Si ha da Milan che 
e in arme et in moto perché spagnoli voleno 70 
milia ducati ; missier Zuan JacomoTriuIzi si dice ave- 
ri sguizari, e da chi sarano essi sguizari sarà la vi- 
toria. Scrive, venendo certe polvere di bombarda di 
Crema li a Bergamo rechieste dal proveditor Mosto, 
in camino da' spagnoli fono tolte ; e sta scrito di zio 
al Guidolo. El caslellan di Trezo francese ha amazato 
10 spagnoli et presi 4 di vivi etc. ut in litteris. 

In questa matina, parti sier Zuan Vitturi va pro- 
veditor di stratioti; et torna in campo con alcuni capi 
di stratioti con lui. 



M 



ÌÌDXn, DICEMBRE. 



392 



Fo dito ozi a San Marcho a Tallar graudo una 
solenne messa a trombe e pifari, Tata dir per vodo 
per sier Yìcenzo Grimani di sier Antonio procurator, 
ci qual sier Vicenzo era 11 drio Taltar a udirla. 

Da poi disnar, fo Pregadi, et leto solo le letere di 
Bomay di Salò e di campo dilproveditor Capello^ 
zerca il suo star li overo venir di qua di TAdexe ut 
in Inter is. Et manda letere di Domenego di Malo 
vice colateral da Crema, si non si provede li danari 
per quelli fanti, |)artirano ; e altre particularità. 

Fu posto, per li savii, dar licenlia a sier Piero 
Landò, era orutor a Roma col Curzcnse, qual scrive 
va con pocha dignità dil Stato nostro drio esso Cur- 
zensc, hessendo seguilo quello è. Et ave una di no, 
et era meio averlo fato avanti, perche za e partito di 
Koma con dito Curzense. 

Fu posto, per li saviì, una Ictera in corte al Fo- 
scari oralor nostro in risposta e zcrcha le censure, 
si debbi informar si è bon apelarsi al Concilio, et al- 
tre particularità, et che se informi ben de la matèria 
da quelli de 11 dextro nwdo. Parlò conlra sier Luca 
Trun, dicendo non è bon appelarsi al Concilio dil 
Papa, perché aremo contra. Rispose sier Piero Balbi 
savio dil Consejo. Parlo poi sier Lorenzo di Prioli 
fo consier. Rispose sier Marin Zorzi savio di terra- 
321 ferma, che non è mal informarsi, poi a far Tapelation 
sarà la disputation s' il se dia far overo no : andò la 
leter.), e fu presa, ave ... di no. 

Fu posto, per li Siivii di Colegio, videlicet tutti 
d'acordD, ch'el sia scrilo per autorità dil Senato no- 
stro in questa forma una letera al proveditor Ca- 
pello in campo, ch'el venisse di qua di l'Adexe con 
l'exercito, e alozar dove meglio li paresse al signor 
governador, quelli capi e lui provedador, e senza 
contradiction alcuna. Non fu presa ; ave 80 de si et 
88 di no. 

Fo sacramenta il Consejo tutto, e licentiato il 
Pregadi, restò il Consejo di X con la zonta alquanto, 
perché nel C«:)iiscjo di X si Irata il tutto, maxime 
pratiche con Franza e Ferirà, et in Pregadi pocho 
si fa per la gran moltitudine vi è. 

Noto. Sier Alexandro Donado di sier Piero con- 
dutier nostro, in questi zorni per Colegio fo expedito 
e rcmaudato in campo, con questa expedilion cb*d 
di cavali lizicri .... avea soto Crema. 

In questa malina, si bave esser zonte in Istria do 
nave di Soria, Polo Bianco et sier Alexandro Conta- 
rìni di sier Andrea con altri navilii di formenti e di 
ojo, et se inlese di le galie di Baruto zonse a di 1 1 
Octubrio a Famagosta, etc. 

A, dì 10 la malina, fo in Colegio donnno Antonio 



di Pii condulier nostro, insieme con suo Gol domino 
.... qual era col signor Prospero CoIona, diman* 
dando augumento et a dito suo ilol conduta. 

Da poi disnar, fo Pregadi. Et prima leto le letere 
di eri che manchava a lezer, di le qual questo é il 
sumario : 

Di ConstantinopoJi, di sier Niecìò ZusH- 
gnan haylo^ di 9 et 26 Octubrio. Come il Signor 
é ancora in Angoli. E Achmat bassa è riirato a li con- 
Gni con suo exercito, ha mandalo do sol Soli al So- 
phi, zoè il primo e il secondo, che sono zoveni gajar- 
di e animosi ; si tien averà aiuto. Item^ é sta trova 
alcune polize nel pavion del Signor butade per ja* 
nizari, quali si lamentano non haver auto il presente 
jusla il consueto e promissionfaloii, dicendo : « Selìm 
tu credi esser Signor; un zorno tu crederi esser io 
regno e sarà in bosco. » Per la qual cossa el Signor 
bavia comenzalo dar ducati 18 per janizaro in oro; 
che è signal non ha piiì aspri. Item, Curcut, Tallro ' 
fratello, volea adatarsi con lui e li desse conGnnatioa 
di soi sanzachi, e il Signor turcho è sta contento con 
questo lassi ducali 10 milia d'intrada qual pervegna 
a lui Signor ; e Curcut non ha voluto, é partito, si 
dice e andato in Biirbaria. Item^ si tien il Signor 
non vera a Constantinopoli si presto, per esserli il 
morbo. 

Di Hongaria, di sier Antonio Surian el do* 551 * 
tor^ orator nostro, date a Buda, l'ultime a dì 
20 Novenibrio, Come il Conte Palatino havia man- 
dato a rechieder al Re aiuto contra Turchi e la Si- 
gnoria li desse li cavali é in Histria e in Friul, vo- 
lendo esso orator il Re scrivesse a li rectori; qual 
rispose non bavere questa comissione et scriveria a 
la Signoria. Item, T orator destinato al Signor tur- 
cho é quel Stefano raguseo. 

Dil Guidoto, da Songin, di 2 et 4, Goloqui 
abuti col viceré, qual li ha dito aver letere di Roma 
di la Liga publicata, ma non Tha mostrala, dicendo: 
« Mi duol quella Signoria non si acordi, mi sari 
forzo esserli contra; lo farò mal volentiera, voria 
si calasse sesto >. Item, zercha le polvere tolte che 
andava a Bergamo, si ha dolio al viceré ; ha sorito sia- 
no restituite, dicendo: « 1 vostri é causa, perchè spa- 
gnoli non sapevano de chi erano, e loro si roesseno a 
fuzer; dovcanoslar fermi. Et cussi està restituito, 
excelo do, erano barili ^4 sopra ìH cavali; e altre 
particularità. 

Dil CaroldOj da Fizigheton. Come é li col 
cardinal sguizaro partito da Cremona dal Ducha, et 
va a Vegevane. El avisi di Franza : il ducha di Savoia 
ha scrito al Ducha et al cardinal, non é (rancese ma 



m 



MDXII, I>ICEHBRE. 



m 



voi esser ben ilatian, e convien far cussi per non aver 
danno nel suo paexe ; e altre partìeulariti. 

Di Crema, di sier Nicoìd da cha* da Pexaro 
provediiar, di 7. Solicita si mandi il capitano electo 
et haver licentia de repalriar. /few, il capitanio di 
le fantarie ha mandato li soi 80 homcni d'arme 
erano II in campo, perchè non achadeno tenirli in 
la terra ; ma voria ben aver 1 500 fanti per poter 
mantenirla. Item, di le polvere tolte per spagnoli e 
fate restituir, mancha do. /few, zercha danari, e to- 
rano certo deposito per pagar quelli fanti. 

Di sier Nicolò Michiél proveditor ai Urjsi 
nuovi e di hrexana, di 8, hore 13. Con assa* la- 
menti di danni fanno spagnoli etc. E in che pericolo 
si atrova quel locho minazato meterlo a sacho, sico- 
me per il sumario di la dita letera si vedarà, posta 
qui avanti. 

Di Bergamo, di sier Bortolo da Mosto pro- 
veditor, di 6 et 7. Si duol non li è sia mai man- 
dalo caslelan per meler in la Capella, e solo fa quello 
ch'el puoi. Bergamaschi comenzano a dubitar e pro- 
testarli etc. Item, ha mandato certi danari a Crema. 
Dice starà 11 in la terra né mai si partirà; pur sì fosse 
venuto altri si potria proveder eie. ut in litteris. 

Di la Comunità di Bergamo, di 7. Come so- 
no fidelissimi; ma senza pressidìi non si potrano de- 
fender, et venendo il Curzense, come si aspeta, vo- 
lendo quella cita, non sanno a che modo difendersi. 
Spagnoli é li viciuo e li daniza, et quelli di le valle 
non hanno voluto intrar in Bergamo; siche si pro- 
vedi, aliter non sanno che farsi. 

222 J0«'<? iO Decenìbrio 1512. In Rogatis. 

Per assai preterite et più recente deliberatione, 
sa ha compreso firma intentìone de questo Conseglio 
esser che la caxa del nostro Arsenà, tanto importan- 
tissima al Stato nostro, bisognosa, anzi pur troppo 
exausla de le cose necessarie, ne sia effetualmente 
provista. E benché siano sta prese molte parti et 
ordeni per avanti sopra la provisione del danaro, 
senza el qual è impossibile far cosa fructuosa, tamen 
poco niente par che Gn qui habiano zovato, et 
sia necessario de novo remedio; et però Tanderà 
Parte: che salva ogni Parte et ordine al presente non 
repugnante, per auctorità di questo Conseglio sia ef- 
ficacissime imposto agli ufficiali nostri de le Cazude 
che, cum ogni diligentia, atendano a scuoder da li de- 
bitori, si presenti come futuri, de quel officio, et 
quanto scuoderanno di tempo in tempo integralmente 
portar a i Camerlenghi do comun, luto a nome del 



l'Arsenà. E a l'ufficio di Camerlengf, sia tenuto uno 
conto a parte de tal danari. De ì qual danari non se 
possa, né per i cassieri, né per altri dispensare alcuna 
quantità ad altri, né in altro uso che per la casa de 
TArsenà prediclo, solo pena de i furanti et de im- 
mediata privation de V officio, si alli signori come 
scrivani, che in alcun modo contrafacesseno a Por- 
dine presente. E perchè se ha principiato ìntrodur 
certa consuetudine per el Colegìo nostro, che alcuni 
che hanno diverse rasone de crediti a l'officio di Ca- 
merlengi, accompagnando quelli cum parte de con- 
tadi, assunteno poi de li meglior debitori da Tufflcio 
de le Cazude, el cussi V .\rsenà resta vacuo et de- 
sprovisto centra la mente de questo Senato, da mò 
sia preso et firmiter dechiarito : che de ccetero non 
se possa più ad alcuno assignar de li debitori nostri a 
le Cazude, salvo per Parie et deliberation de questo 
Conseglio, la qual non se intenda presa se non averà 
i do terzi di questo Consiglio ; né quelli officiali de- 
' bano obedir, s'el non sarà presa Parte ut supra, 
sotto pena di pagar tulio dil suo, et de ducali 500 
d'oro da esserli tolti per cadaun dil Colegio nostro 
et per li proveditori et patroni de TArsenà, el per 
cadaun de loro senza altro Conseglio; né li scrivani 
possano notar parlida de tale prohibita assignallone 
solo la instessa pena, et de privation de l'officio. De- 
Chiarando tamen che quelli che sono et sarano cre- 
ditori per robe date al nostro Arsenal, possano ba- 
vere iu pagamento suo de li debitori de le Cazude, 
si presenti come futuri, ma tuttavia per balotation 
dil Collegio nostro e non altramente. Quelli vera- 
mente che per bavere accompagnato dieno luor per 
suo pagamento de li debitori di le Cazude, da mA 
fin luto el mexe de Zenaro proximo debano haversi 
fallo assignar de essi debitori, altramente, passato el 
termene, più non possine haver tale assignallone. 



Di Chioza, di sier Marco Zantani podestà. 223*> 
Dil zoiizer le do barche longe fono relenule a Ra- 
vena ; e dicono si mandi a luor li burchi 19, e altri 
avisi, ma nula da conto. Tamen, non si potè aver li 
diti burchi, el stanno 11 a Ravena. 

Fu posto, per li savii, che lutti i danari si sco- 
derà de ccetero a l'oficio di le Cazude siano portali a 
li Cameriengi di comun, quali siano ubiigali per l'Ar- 
senal ; con altre clausole ut in parte. 

La qual sarà posla et notala qui avanti. El a rin- 
contro, i savii di ordeni d'acordo messene, atento la 
imporlanlia di mandar l'oralor al Turcho, che li sa» 

1) La carU 222 * ò bianca. 



895 



MDXII, 0ICEMBRK. 



}96 



vii di Golegio siano ubligati venir per tuta questa 
altra seltioìana con le sue opinion, ed expe^ìirio e 

farti la comissione sotto pena di ducati a ca- 

daun di savii di Colegio che non venisse. Et andò in 
reoga sier Crìstofal Capello savio ai ordeni, ringratiò 
il Gonsqo, poi parlò su la materia e di expedir dito 
oralor. Andò a risponder sier Antonio Zustignan el 
dotor, savio dil Conscjo, dicendo è in bordine e da 
lui non mancha ; ma si zereha calar li presenti perchè 
ogni modo non si poi partir si non batiza la'croze etc, 
cargando il Capello, havia voluto andar in renga per 
ringratiar il Consejo. Poi andò sier Vetor Morexini 
sora le pompe, dicendo : « Il Capello ha parlato ben, 
e si voria expedirlo subito. > Hor venuto zoso, tutto 
il Consejo sentiva la Parte di savii ai ordeni ; ma fo 
trova Parte dil Consejo dì X non si poi meter Parte 
a rincontro si non di quella materia, et cussi fo ter- 
mina balotarla a una urna. Et prima posta quella di 
savii zereha i danari di le Cazude, di la copia di la 
qual sarà qui avanti, ave 4^ di no ; fu presa. Poi an- 
dò la Parte di savii ai ordeni sopra nominata, e ave 
tutio il Consejo ; ma il fato è a exequirla. 

Fu posto, per i s^ivii, ccKa Parte di debitori dil 
dazio presente deir inlrada e ìnsida, è V uno per 100, 
quali li caratadori e partecipi sono contenti di du- 
cati 26 milia, è il loro debito, che i possino dar du- 
cati 10 milia contadi, c^idaun la sua rata, il resto di 
proprio di prestidi jusla il solilo. Li quali ducali 10 
milia si oferiscono dar in ducati &000 a la volta in 
termine do roexì ut in parte; e fo messo di acetarla. 
333 * Andò a conlradir, poi cazadi assa* Pregadi pa- 
renti di caratadori, et sier Vetor Moreximi sopra- 
dito volse parlar che era da farse pagar perchè sono 
ì primi richi de la terra ; e li fo dito non poteva par- 
lar per esser cazado, et lui voleva parlar, e tandem 
fo rimessa a uno altro Pregadi, perché li Cai dì X 
volevano il suo Consejo. Et cussi fo licentiado il Pre- 
gadi et restò Consejo di X con la zonla e procura- 
tori, ma steteno poco suso, e avanti il licentiar dil 
Pregadi, vene : 

Di campo, fo letere di 9, di Ronchi^ dil prò- 
veditor Capello. Zereha zente d'arme, e come ha 
mandato domino Alexandro Donado verso Crema 
con li ducati 1 500, insieme con altri balestrieri etc. 
Soiicitando se li mandi danari per pagar le zente, e 
alcune compagnie erano sublevate per partirsi etc. 

É da saper, dito sier Alexandro Donado ha auto 
cavali 31 per Colegio lizieri, et sier Francesco Con- 
tarini di sier Hironimo efiam per Colegio ha auto 
cavali .... 

JH Roma, fo letto una lettera di J, di uno 



scrive a sier Alvise da Molin savio dd Cons^, 
Come questa Liga è di poca importantia> e la Signo- 
ria ha fato ben a risponder gaiardamenie ; e altre par- 
tìcularità : zanze, ma nula da conto. 

Di Salò, eri in Pregadi fo leto letere di sier 
Daniel Dandolo proveditor, dd 5, hors 11, vidi 
letere. Come è in gran fastidii. £ venuti alozar su la 
Riviera tutto il campo alemano con 40 cavali di spa- 
gnoli, in tutto piti di 5000 persone, come ba per le 
compartition fate, e sono alozati za zorni 6, e hanno 
fato gran danno e tuta via fanno. Li todesehi hanno 
sachizato el Desenzan, hanno ruinaio tuto Pozolengo 
el Rivoltela, poi é venuti a Pardengo et Polpeuazo 
et Piovegnago. Li spagnoli alozano a Uoniga. Manli- 
ba. San Felìxe e Porlexa. Mercurio Bua con li ca- 
vati lizieri aloza a Sanzago, Bedizola et Calcagexe. 
Eri hanao mandato soi forieri li in Salò per piar li 
alozamenti ; el qual foricr e spagnoli et lui provedi- 
tor con bone parole e presenti V ha tasentato, et ha 
scriplo a monsignor de la Rosa, et mandatovi ora- 
tori di Salò a lui, el qual é capitano di Texercito ce- 
sareo ; el qual capitano si acontenta non mandar più 
alozar in Salò ne la Riviera dì sopra, ma ben ha vo- 
lesto che i contribuisca. E hanno fato certa compar- 
tition, qual manda inclusa a la Signorìa, e loca a Salò 
e Riviera di sopra per giorni 5 più de ducati 500, e 
queslo solo in carne, pan et vin, e ogni zomo biso- 
gna portar a la rata e doman si ha da comenzar. Et 
lui proveditor è sii causa di queslo, perché si fosseno 
venuti alozar, ariano minato tuto queste paexe e farìa 
qualche gran scandolo, come hanno fatto ne li altri 
lochi, e todesehi haveano preso Jacomo de Feran da 
Polpeuago e li davano tormenti e V hanno maltra- 
lato etc. Danno bastonate a lì villani, i quali coreno ^^ 
in squadra pianzendo 11 a Salò, domandando per l'a- 
mor di Dio il viver. Gran mìnaze fano; volevano al 
tuto sachizar Salò e tuta la Riviera di sopra ; ma é 
sia conzà e non voleno danari^ ma viluarie. E dito 
capitano di la Roxa ha mandato a dir a esso prove- 
ditor che non si dubita quando intravengi altro, voi 
la soa persona sia salva e tuta la sua fanieglia ; e di- 
cono Salò e tuta la Riviera é de V imperio e in pochi 
zorni r havcrano. Scrive stanno vigilanti^ lianno sba- 
rato le strade con reparì e di continuo lavorano e 
fato venir zente assai dentro, el forzo schiopelieri, e 
si fa guarde grandissimo. Hanno diti todesehi e spa- 
gnoli preso il forzo di la Riviera e dicono voler il re- 
sto e Tarano presto. 

Doman mandano li spagnoli luti alozar in mon- 
tagna, zoé Boardo^ Provi, Scazi e quelli altri lodii 
poco lontan di la roca di Ampho; non si poi altro, 



397 



IIDXir, DICEMBRE 



à98 



pacienlia. Scrive aver grandissima ratiiTa. Ilem, però 
con gran sospeto, benché babbi auto bone parole. Et 
questa letera vidi di Valerio Bardolin, scrive a Can- 
dian suo fratello é qui a Venecia, eh* é canzelier di 
dito provedilor ; e scrive non venga suso perchè el 
tien sarà più presto lui a Venetia, perché spagnoli 
vorano Salò. Tamen si sforzavano star forti et man- 
tenirla : e ha deliberato el proveditor e quelli altri 
far il tutto per conservarla. 

Di sier Nicolò Miehiel proveditor ai Utbì 
nuovi, vidi leiere di 7, hore 14, molto spavente- 
vole, E di Tafano Tha in alozar le zente d* arme vien 
di Crema per andar in campo, e quelli brexani é li, 
dicono di gran parole, sono minazati dil saco di spa- 
gnoli, e voleuo prender partilo. Lui fa quello ch'el 
puoi; ma zcrcherà salvar le funtarie e zente d' ar- 
me etc. 

É da saper, eri vene per via di Bergamo, drizata 
in campo, una poliza di man di missìer Zuau Jacomo 

Triuhù, drizata a la Signoria, dala a di ... a 

portata per uno homo dil conte Trusardo da Cale- 
pio, è in prexon in Franza. Qual scrive, aver auto i 
mes^ di la Signoria e le letere drizate a sier Andrea 
Gfitì procurator, el qual è a la corte a Bles, in caxa 
di ftuberlet, in libertà. Scrive aver 700 lanze, e altre 
particularità ut in ea. La qual poliza et letera fo leta 
con li Cai di X, et licet fusse drezata a la Signoria^ 
per esser materia ancora non venuta al Pregadi, fo 
tira nel Consejo di X. E leta questa letera^ quelli di 
Coiegio fonno mollo allegri ; è sii spazu per 4 vie in 
Franza ; si aspeta la risposta. 

Àncora é da saper, el signor Frachasso di San Se- 
verino, stato questo tempo in questa terra, é ancora, 
e diceva volersi parlir per non haver da viver ; pur 
li fo balotà di darli ducati ^5, etc. 

In questa matina, in Coiegio fonno elecli prove- 
didor a Pordenon, in luogo di sier Antonio Miehiel, 
con ducati 15 al mexe per spexe per uno anno, sier 
Andrea Contarini fo XL, qu. sier Marco, qu. sier An- 
drea procurator, e proveditor a Belgrado, in luogo di 

sier Corner, con ducali 15 al mexe per uno 

anno, sier Gaudenlio Morexini el XL criminal, qu. 
sier Pasqual, tolti numero 22. 
^4* A di 11. La matina nula da conto fu, solum ve- 
ne in Coiegio Piero di Bibiena canzelier dil gover- 
nador Zuan Paulo Bajon, con letere di 10 di dito 
governatore date in campo. Scrive compari a la Si- 
gnoria, e suplichi li dagi licentia di andar fino a Pe- 
rosa per cosse sue particular, et voi lassar suo fiol 
per obstaso a la Signoria e lassar le sue zente d'arme 
tute di la sua compagnia, prometendo di tornar vo- 



lendo la Signoria. Il Principe li rispose li savii con- 
sulleria et poi se lì risponderla. E dito Bibiena disse: 
« É cossa che importa assai al governador andar fino 
a caxa. > Hor li savii si redusseno a consultar di 
questo ; e fo terminato far Consejo di X con h zon- 
ta. E levata la Signorìa, li savii mandò a ordinar 
Pregadi, et cussi fo ordinato. 

Da poi disnar fo Pregadi, et Icto le infrascripte 
lettere. 

Dil CaróldOy da Pieigheton, de Come 11 

cardinal va a Vegevene, e ilDuchelo ha casso il conte 
Alexandro Sforza suo capitano di milanesi, et etiam 
il Vitello, e tolto per capitano el signor Prospero Co- 
Iona, e non si porta ben con el vescovo di Lodi, 
adeo milanesi sono tutti sussitadi dolendosi di que- 
sto etc. £1 qual Ducheto è andato a Pavia e tempo- 
riza fin vengi il Curzense. Et che un Zuan Cola é 
quello che governa dito Duelieto; el qual etiam ha 
tolto per tempo, come li ha dito il cardinal Seda- 
nense, a far a suo modo, e dito cardinal invila, siche 
el si parte e va a Vegevene. E dice il cardinal che 
dito Duca comenza a bona hora e avanti che sia en- 
trato in Stado etc. 

Di campOy dil proveditor Capello, di Ron- 
chi. Zercha zente d'arme e danari, e non si mandan- 
do, seguirà qualche inconveniente, e alcune compa- 
gnie erano sulevade per partirsc. Jfem, sier Lunar- 
do Emo execulor é partito, sier Sigismondo di Ca- 
vali etiam voleva repalriar. È mal a levarti tulli tre, 
maxime il Cavali che ha pratica dil paese di verone- 
se, et l'ha intertenuto fino la Signoria comandi. 

E questa sera fo mandato in campo ducati 4000. 

Poi il Principe si levò suso, e fé' la relatione di 
quanto ozi in Coiegio havea esposto Piero di Bibiena 
per nome dil governador nostro, come ho sento di 
sopra, dicendo li savii melerà le sue opinione. É da 
saper, dito governador serve la Signoria con Tanno 
di rispeto in libertà nostra, ai qua! anno mai é sta 
risposto volerlo, ma si score^ e lui governador volea 
licentia e non tornava più. 

Fu posto, per li savii dil Coiegio : sier Andrea 
Venier procurator, sier Thomà Mozenigo procura^ 
tor, sier Piero Balbi, sier Alvise da Molin, sier An* 
Ionio Zustinian dolor, mancava sier Marco Bolani^ 
sier Lunardo Mozenigo e sier Zacaria Doifin savii 
dil Consejo, et sier Zorzi Corner el cavalier procu^ 
ralor amaialo, el sier Nicolò Trivixan, sier Vetor 
Foscarini e sier Piero Trun savio a terra ferma i 
una lettera al proveditor zeneral in campo Ca- 225 
pelo, zercha la Ucenlia ha dimandato il governator 
zeneral nostro per via di domino Pietro di Bibiena^ 



399 



&lDXlt, DICEMBRE. 



400 



225* 



che debbi dirli questo non ù tempo di partirsi las- 
sando Texercito nostro senza governo, maxime do- 
vendo venir il reverendissimo Curzense in campo di 
spagnoli qual è in brexana alozato e parte vicino a 
loro ; però soa signoria voi restar, con altre parole 
ut in litteris, A T incontro, sier Gasparo Malipiero 
e sier Marin Zorzi dotor, savìi di terra ferma^ voi sia 
scripto che semo contenti ci vadi el ritorni presto, 
lasando la sua compagnia tutta in campo, etc. Et so- 
pra questo fo gran dispulalione. Parlò primo ditto 
sier Gasparo Mulipiero, li rispose sier Piero Balbi, 
poi parlò sier Marin Zorzi el dotor, li rispose sier 
Alvise da Molin, poi parlò sier Domenego Trivixan 
cavalier procura lor, li rispose sier Antonio Zustinian 
el dotor, e poi sier Lucha Trun, fo Gao di X, qual 

voleva che et cargo li consieri che doveano 

metter questa soa opinion al Gonsejo. Li rispose sier 
Francesco Bragadin el consier in soa excusatiou circi 
non sentiva in niun di altri consieri, poi parlò sier 
Antonio Condolmer fo savio a terra ferma, et ulti- 
mo sier Ferigo di Renier, e provcditor sora le ca- 
mere, qual fé' bona renga et Or andò le do 

parte di savii, mancava 6 balote, fo rimesso a doman 
et sagramentà el Gonsejo, et veneno zoso a hore 4 
di note con grandissimo vento et fortuna^ né si po- 
teva andar per barcha per el gran vento. 

A di 12 dÒQienega. Benché si dovea far Pregadi 
per expedir la materia di eri, fo ordina Gran Gon- 
sejo e reduto il Golegio, etiam ordinò far Pregadi 
poi Gonsejo, e questo per non dar murmurar a la 
terra. Et fo in questa notte grandissima fortuna e 
vento di buora e grandissimo fredo, adeo non si 
poteva andar per barcha, et non fo in Golegio alcuna 
letera ne altro di novo. 

Da poi disnar, fo Gran Gonsejo. Eramo da 1200, 
pochi; fu fato eletion luogotenente a Udene, tolti 4, 
niun non passò, fo meglio sier Francesco Orio Tavo- 
gador, ma . . . balote mancava a passar, e sier Zuan 
Arseni Foscarini, fo avogador» fu tolto, ave 196 de si 
et 956 di no. Et fu fatto altre 7 voxe; e poi compito, 
restò il Gonsejo di Pregadi, et non fo leto alcuna 
letera, perché non vi era. 

Fu posto, per li savii tutti, excepto sier Marco 
Bolani et sier Zorzi Corner non erano, una letera al 
proveditor Gapello che, atento il signor governador 
ne habi fato richieder licentia di andar (ino a Perosa 
e poi ritornar etc. : che con il Senato nostro Io per- 
suademo voglii restar, perché, andando, saria la mina 
di le cosse nostre dil campo in questi moti presenti; 
con altre parole lo voji persuader a voler restar etc. 
Sier Zacarìa Dolfln savio dil Gonsejo volse la letera | 



con questa zonta : che s' il fosse renitente in voler 
andar, se li dica la Signoria li manderà il primo ho- 
mo di Golegio a parlarli, et ex nunc sia preso : che 
zonta la risposta si fazi tal eletione. Hor, senza altra 
dispulalion, andò le parte, et fo presa quella di savii 
di largo, et il Dolfln ave 42, e fo Ucentià presto il 
Pregadi et comanda grandissima credenza. La qual 
letera non potè andar si non la matina sequente, per 
raxon di le gran jaxe erano per li canali el fino a 
Liza Fusina, et è vento grandissimo. 

A di 13, fo Santa Lucia. Vene letere di campo^ 
di 11, hore 3 di note^ dil proveditor Capello da 
Ronchi. Nulla da conto, zercha danari per pagar 
quelle zente, quale vociferavano. Item^ mandavano 
letore ante dal Guidoto drizate a la Signoria et a li 
Gai di X. Item, aspeta doman li synici in campo, 
quali é zonti a Gologna. 

Dil Guidoto, da Sotiein, di . ... Goloqui auti 
col marchexe de la Padula zerca questa Liga fatta a 
Roma e altre parlicularità, e par spagnoli non dara- 
no Brexa a Tlmperador senza avisi del Re suo; ita 
che fono bone letere. Etiam ne fo letere dil dito Gui- 
doto, drizate al Gonsejo di X, qual fo lete con i Gai, 
e di queste lete in Golegio fo dà sacramento a tutti 
di taser. 

Da poi disnar, fo Golegio di savii ad eonaulen- 
dum, e fo gran fredo. 

Non voglio restar di scriver, come io questi zor- 3^6 
ni a di . . . morite al suo monasterio di Santa Maria 
di Gratia fra' Mansueto di Brexa, molto famoso in 
questa cita, di primi di questa religione, qual se im- 
pazava in le cosse di Stato et altre di la terra : mo- 
rite in . . . zorni, da ponta. 

A di 14, la matina non fo letere alcune. Et sier 
Lunardo Emo, venuto provcditor executordi campo, 
referi zercha il campo molte particularità, e il poco 
governo, cargando il proveditor Gapello, e come si 
buta via lì danari ; et altre cosse che fono acete al 
Golegio audirle, e voleno el referissa in Pregadi. 

Da poi disnar, fo Gonsejo di X simplice^^vhv, 
justa la parte presa in Gonsejo di X con la zonta, 10 
zenlilhomeni di zonta sopra li carzeradi, non poten* 
do esser elecli niun procurator, niun di Golegio, ni 
altri habino oficio che scnodi li danari di la Signoria 
nostra ; et cussi fono decti. Li quali sarano notadi 
qui avanti. Et veneno zoso a hore 23, et il Golegio di 
savìi sì rcdusseno ad consulendum. 



1 



401 



IlDXlf, DtCEléBRE. 



402 



226 



QuesH fo électi di la zonta al Consejo di X 

sopra presonieri. 

Sier Bortolo Minio, fo podeslà a Padoa, qu. sier 

Marco. 
Sier Andrea Corneri fo consier, qu. sier Marco. 
Sier Marco da Molin^ fo consier, qu. sier Polo. 
Sier Baslian Morexini, fo consier, qu. sier Carlo. 
Sier Zorzì Emo, fo savio dil Consejo, qu. sier Zuan 

el cavalier. 
Sier Zacaria Cabriel, fo governador, qu. sier Jacomo. 
Sier Marco Zorzi, fo Cao dil Consejo di X^ qu. sier 

Bertuzi. 
Sier Piero Nani, fo Cao dil Consejo di X, qu. sier 

Jacomo, 
Sier Jacomo Badoer, fo consier in Cipri, qu. sier Se- 

bastian cavalier. 
Sier Alvise Malipiero, e di la zonta, qu. sier Stefano 

proveditor. 

A di 15 la malina. Desiderandosi saper dì do na- 
ve erano sora porto, una nuova di sier Luca Lore- 
dan e compagni qual andava in Levante vuoda a 
cargar, et un' altra, che per la fortuna sti zorni la 
scorse, non si sape dove é, fo dito esser sta vista 
sora Ravena senza arboro la nuova ; e poi vene uno 
altro, disse averla visto a velizar salva e andar al suo 
vìazo. Quello sarà scriverò. 

Vene Torator yspano in Colegio con V orator dil 
Curzense, con li Cai di X, et tra le altre cosse disse a 
di 16 doveva zonzer il Curzense in campo dil viceré, 
che é a Sonzin. 

Vene, a li Cai di X, uno di Pranza, qual é venuto 
per giazo da Liza Fusina parte, e poi con barca di 
pescaori. Questo é uno Troylo solito esser operado 
per il Consejo di X, qual fo il secondo che fo spazà 
in Pranza a Bles con letere a sier Andrea Griti, 
parti de qui a di ... . de novembrio, et é stato, ha 
portato la risposta in zifra di man di dito sier An- 
drea Griti, parti a di primo da Bles. E subito zonto, 
li Cai di X sier Hironimo Contarini, sier Hironimo 
Querini et sier Zorzi Pixani dolor et cavalier an- 
dono in Colegio^j»^^?:^ mandati luti fuora, et vene 
ditto Troylo dentro, et examinato dal Principe j)/^o 
Colegio, poi fono lete le letere. Si dice è bone, nescio 
quid ; unum est fo ordinato far Consejo di X, et 
quelli di Colegio erano di bona voia. 

Da poi disnar adunca, fo Consejo di X con la 
zonta di Slato, Colegio et procuratori, et steteno fino 
bore ... et terminono aprir al Pregadi le pratiche 
con Pranza. 

A di 16 la matina, nulla fo da conto. Tutti par- 

/ Piarii di M. Sanuto. — Tom» XV. 



lava di questo messo venuto di F*ranza, desiderando 
universalmente di far liga con Pranza, perche con il 
Papa né Spagna si vede non vanno realmente, et 
hanno fato la liga contra de nui. 

Da poi disnar fo Pregadi, tam^n non vi fo do 
primarii, sier Zorzi Corner procurator e sier Zoni 
Emo, quali erano in caxa con gote. Et redut , fo Icto 
le infrascripte letere, e questo è il sumario : 

Dil CaroldOj da Milan, Come é zonlo li col 
cardinal Sedunense, partito dal Ducheto in poco 
amor, el qual Ducheto si governa a volontà di spa- 
gnoli. E quel Zuan Cola é a Cremona aspetando il 
Curzense. Item, dito cardinal voleva andar a Vege- 
vene ; e altri coloqui auti insieme. 

Dil Ouidoto, secretano nostro apresso il 
viceré, di Bergamo, Come è venuto li, parlilo da 
Sonzin dove è il viceré, per confortor quel provedi- 
tor et citadini, dicendo, si se darà vituarie a spagnoli 
non sarà altro : e che si leverano le zente dil Berga- 
masco e passeranno in Geradada. Item, aspetano il 
Curzense in campo ; e altre particularità. Ètiam fo 
lette quelle letere ch'el viceré ha dito non si consl- 
gnarà Brexa a Tlmperador si ben il Papa li scrive, 
senza bordine dil suo Re. 

Di Bergamo, dil proveditor Mosto, più le- 
tere. Il sumario dirò di solo. 

Di Mantoa, di Paulo Agustini, zanze, nula da 
conto. 

Di campo, da Ronchi, dil proveditor Ca- 
pello, pii^ letere. Et come ha leto il governador la 
letera di la Signoria persuadendolo el resti, e scrive 
molte parole dite, dolendosi esser sta mal traclatoi 
et altri, zoé il capitano di le fantarie, é sta honora- 
to etc. Et che tamen per 14 zorni ancora reslava a 
veder 1& venuta del Curzense, e poi ritornerà a do- 
mandar licentia. 

Di Salò, di sier Daniel Dandolo proveditor , 227 
di IL Come spagnoli hanno minato quella Riviera 
et hanno mandato comandamenti novi si debi man- 
dar ancora vituarie per zorni cinque, e hanno co* 
mandato cara 500 per spojar dita Riviera e levarsi^ 
e voleno condur via li vini, leti e luto quello pò- 
trano. Scrive é circondato Salò da spagnoli et ale^ 
mani da ogni banda ; siche sta con gran spavento 
quelli de li per esser minazati di sachizarli e farli 
presoni. Pur esso proveditor con quelli balestrieri é 
li, fanno ogni provision debita e stanno oculati. 

Fo Consejo di X con la zonta un poco, perché 
vene uno altro messo di Pranza, venuto per la via 
Fcrara e poi Padoa, con lelere di sier Andrea Orili, 
di tuta la pratica, etc. 

SO 



^03 



MOKII) BICEUBRC. 



404 



Fo mandati fuora tulli i secretar!, exeepto quelli 
Entrano nel Consejo di X, e leto per i nodari dil Con- 
sejo di X la grandissima credenza, e tolti tuli in nota 
e sagramentadi a banco a baneo, Tq poi aperto parte 
di la materia, dicendo poi doman si diri il resto, vi- 
dclicet queste teiere nove venute di Franza. Et cussi 
veneno zoso a bore "1 e meza di note, molto taci- 
turni. 
227 * JH Bergamo^ mài letere di sier Veior Lipo- 
manOi di 7, S, 9 et 12. Prima, come é zerca do 
mexi, a Caravazo morì missier Jacomo Secho, e suo 

fiol nominato qual é marcbesco, é venuto a 

Bergamo a dir al proveditor come spagnoli dieno 
venir in Geradada e aviserà il luto. Jkm, li si atro- 
va uno missier Sonzin Secho^ zoé a Sonzin, qual è 
foraussilo di Bergamo, é di primi capi di la parte gè* 
belina, ba dito voria ritornar a sU\r a Bergamo si la 
Signoria li perdonasse. Scrìve saria bon perdonai 
li eie. Ifem, scrive aver trova imprestido ducali 
2000 et mandali a Crema, e f^to letere di cambio di 
qui se li pagi, ut in litteria^ et volendo la Signoria 
di altri, ne averà. Item^ li citadini hanno nel suo 
Consejo trovalo ducati 3000 per pagar li fanti a cu- 
stodia di le porte e altre provision, e si voleno difen- 
der in caxo spagnoli venisse. Itcm^ scrìve la venuta li 
dil Guidoto, qual mostra esser tutto spagnol. /fem, lia 
nova di Milan, milanesi é di inai animo, fano vardie 
a li passi dì Adda, e il cardinal sguizaro e il Visconte 
è partiti dal Ducheto in nimìcilia. Missier Zuan Ja- 
como Trìulzi è da sguizari. Se dise harà 14 milia gri- 
soni; altri dice harìi quanti sguizari vorà. Li qual sgui- 
zari fa una dieta, e missier Zuan Jacomo è li apresso 
a li soi castelli. Scrive, li spagnoli è sul Bergamasco; 
bora fanno bona compagnia, e quelli é alozati al ca- 
ste! Goro, cbe è dil vescoado, non li fa alcun danno e 
lassa portar vin in Bergamo ; e altre particularìta ui 
in litteris. 

Noto. Per homeni venuti da Verona, si ha quelli 
di Verona dubitano assai dil noslro campo, che é pur 
ancora in Veronexe di là di TAdexe; et ch*el vescovo 
di Trento e altri consieri cesarei fanno condur vi- 
ctuarìe in la terra quanto ponno, maxime vini e fé* 
nietc. 

È da saper : li do executorì sier Alvixe Bembo e 
sier Sigismondo de' Cavalli sono ancora in campo, 
per letere di Colegio, non obstanle habino auto licen- 
tia per Pregadi di repatriar, e questo perchè il Ca- 
vali provede per le viluarie per il campo, e il Bembo 
sta ed ponte di Al bare acciò le zente non passino di 
qua di TAdexe, e le viluarie di qua vadioo di li in 
campo. 



Zente d'arme è in campo di la lUustrissima Si- 228 
gnaria di V^netia, in el mexe di DeMembrio 
1512. 



Paga numero nona. 






Unse 


doati « di 


Conte Guido Rangon 


78 


773.4.16 23 octobrio 


Illustrissimo signor 






gubernator 


200 


2300 27 octobrio 


Conte Bernardin For- 








te Brazo 


86 V, 856.. 15 




Conte Carlo suo fiol 


6 


50.3. 4 




Domino Antonio di 








Pii 


54 


525.2. 9 




Domino Costantino 






suo fiol 


27 


178.3.13 


Cavalier da la Volpe 


21 


277.1. 8 


Domino Augustin da 






Brignan 


20 


189.... 4 

_ \ Noveinbrio 


Domino Alexandro 




Fregoxo 


52 


476.1. 5/ 


Domino Zuan Paulo 






da Sant'Ànzolo 


31 


303.4. 6 


Domino Piero da 




. 


Longena 


53 


434.2. 4l 


Domino Julìo Man- 






fron 


30 


290.2..... 1 


Domino Zuan Batista 








da Fano 


82 


304.8. 4 




Domino Marco An- 








tonio da la Motella 


47 


387.1.12 




Ulustrissimo capita- 




■ 


no di le fantarie 


50 




é a Crema 



Summa lanze 787 Vt 
Bak$irieri 



Idi 



balestrieri dacaU 

Domino Mariano da 

Leze 53 286.2. 1 4 6 Octubrio 

Farfarello da Ra vena 51 219.1.13 



Compagnia di quel- 

l'illuslr. capitano 
Domino Baldissera 

Scipion 

Silvestro Aleardo 
Domino Zuan de 

Naldo 
Domino Theodoro 

dal Borgo 



19 dito e a 
74 3I&.1. 8) ^^ 



98 369.4. 4 

50 210.3. 3 

65 256.2. 3 

75 828.1. 9i 



23 



24 



405 



MDXir, DJC£HBRE. 



406 



228* 



balattritti ducati 

Domino Zuan Forte 79 324.6. S 
CoDte Francesco 

Bangon 
Strenuo Marco de 

Qftlabria 
lUuslr. sig. guber- 

nator Bajon 
Domino Alexandro 

Donato 
lllustrisa. capitano di 

le fiintarie 



adi 



59 247.5. 8 



27 117.1.19 



50 250... 



26 



27 



50 



113 



é a li Urzi novi 



é a Crema 



Suma balestrieri 839 
Cesaro de la Volpe 45 193.1.10 26 Octubrio 
Fanti per la nona paga 



frnti 

Domino Zuan Ber- 
nardin da Prato 231 
Serafin da Cai 246 
Vigo da Perosa 89 
Domino Guagni Pi- 
con 317 
Bariselo, balestrier 25 
Guarda dìl provedi- 
tor Capello 21 
Fracasso da Pisa 143 
Scipion di Ugoni 258 
Paulo Baxilio 28 
Vicenzo da Maialoni 129 
Zuan Antonio da Val 
Trompia 242 
Antonio da Castello 254 
Schiaveto dal Dedo 46 
Guarda di TiUustr. 
goverdador 1 12 
Otavian de Naldo 177 
Hironimo da la Lana 1 40 
Cesaro de Cavina 280 
Francesco Calzon 368 
Hironimo Fateioanzi 155 
Zuan da Rieti 104 
Babon de Naldo 417 
AlfonxodaPisa 147 
Guido de Naldo 249 
Morgaote da Perosa 1 27 
Guarda del prove^ 
dador Moro 24 



ducati 



adi 



761.4. 4 26 Avoslo 
978.1.12 l.^SepLio 
371.2. 8 2 



1359.1. 8 
122.1.19 

107.5.... 
461.2. 8] 
826.... 16 
98.1. 4 
414.4. 8 



8 
12 

13 

14 

17 
23 



778.5.16} 24 

1027.6 

148.4. 4 

862.3.161' P^"^^'^ 

566.3.12^ 2g 

448.5..«.« 

643 

1174 31 

506.3 K 

850.6 ) 

1097.2 i I 

542.5 ( B 

i 766.5. 16> O 

416 .1 i 

1 ^ 
114 



fanti 

Bolognlii Brìsigella 100 

Aurelio Brisigella 100 

Gallo Brisigella 1 1 1 

Rizo da Cavina 1 10 

Hironimo Tartaro 168 
111. capitanio dì le 

fantarie 511 

Alons de Palma 165 

Berlo da Perosa 80 

Jacomo de Anversa 179 

Silvestro da Perosa 72 
Antonio da Petra 

Santa 170 

Bernardin dù Parma 1 96 

Schiaveto da Piran 95 

Matio dal Borgo 1 82 
Domino Naldo di 

Naldo 113 

Babin Brìsigella 102 
Guido de Naldo ve* 

chii 
Jacomjo Antonio 

Roncon 69 

Antonio da Piasenza 251 
Domino Benedelo 

Crivello 500 

Annibalda Bologna 140 

Piero da Napoli 120 

Gagnolo da Bergamo 80ì 

Cristoforo Albanese 182| 

Andrea de la Matrice 1 58 

Baldisera da Roman 1 43* 

Sav9sto da Narni 300' 

Summa 8888 



ducati 

328.3. 8' 
321.3. 8| 
356.5. 4 
370.2. 4! 
550 



adi 



o 



1737.... 16 a Crema 
531.5. 8 6 

267.4.121 
571.... 4| 
243.... 4^ 



564....16| 
634.... 4 

318 

600...16J 

408.4. 4j 
342 



172 537.3.16 



20 



21 



U 



244 
642 



.3. 8( 



21 



1387.... 12 
453.... 3{ 
394.5. 81 



22 
26 



a Crema pagati 



Fanti per la paga decima 



fanti 



ducati 



adi 



229 



Domino Zuan Ber- 




nardino 182 


611.5. 8200ctubrio 


Serafin da Cai 208 


685.4. 4 


Vigo da Perosa 74 


259.4. 4 21 


Domino Guagni Pincon 291 


973.4. 41 


Barisello balestrier 20 


107.1. 9 15Novemb. 


Guarda dil provedi- 




tor Capello 21 


108 23 Octubrio 


Frachasso da Pisa 125 


399.2. 8 14 Novemb. 


Scipion dì Ugoni 208 


677.1.16 16 


Paulo Basilio 25 


89.5. 4 10 (Ampbo) 



V 



407 

Vicenzo da Maialon 
Zuan Antonio da 
Valtrompia 
Antonio da Castello 
Schiavcio dal Dedo 

Guarda de ruiustr. 
governador 
Olavian di Naldo 
Ilironìmo de la Lama 
Cesaro de Gavina 
Francesco Calson 
Hironino Fallnanzi 
Zuan da Riete 
Babon di Naldo 
Alfonxo da Pisa 

Guido di Naldo, novi 
e vechii 

Morganle da Perosa 
Tomaso Fabron 
Bolognin Brisigcila 
Aurelio Brisigella 
229 • Gallo da Brisigella 
Rizo da Gavina 
Ilironimo Tartaro 

Alons de Palma 
Domino Benedeto 
Crivello 



MDXJIj DICEMBRE. 



40d 



ianti 

104 



ducati a di 

347.1 20 



231 
50 

112 
114 

95 
192 
328 
1G8 

97 
309 
ICG 

271 

144 

250 

68 

72 

84 



754.4.12,12 

»<5e 8 u^i 

I nuovi 
3G3 '14 

379.4. 12J 

315.1. 4J ^^ 

624.4.12 22 

1057.3. 4 24 

343.4. 5 3 Ponlevico 
325.4.16. 

1009.5 • ^^ 

542.2.12] 

760. Liei ^^ 

464.6 

787.5. 8 24 
^•24 6 

237.1. 8« 

270.5. 4 26 Novemb. 



150 490.3.12 17 a Ber 

gamo 
212 367.3.12 20 



500 1387....Ì2 



25 



230 A di 17 la matina, nulla fu da conto, et li savH 
non volseno far Pregadi per indusiar a doman che è 
sabado, et ozi consullar quello si ha a scriver in 
Pranza. Etiam ne era de quelli ariano voluto in- 
tender quello vorrà dir il Staflleo nontio dil Papa 
che vien a la Signoria nostra col monitorio, over al- 
tra proposta etc. Et fo terminato far Consejo di X 
con la zonla nuova di X, di presoni ; et questa fo la 
prima volta si reduseno; et fonno su sier Polo Con- 
tarini qu. sier Francesco, era in Lignago, qual si pre- 
sentò venuto di Parma, stato prexon di francesi, et 
fo laià certo spazo di Colegio acciò potesse provar 
quel el voi ut palei; et fono su altri presonieri. 

A di 18 la matina. Vene in Colegio Matio Bre- 
xan stalo a far il ponte sopra TAdexe : qual é su 30 
burcliicle, si fa e disfa subito; e aricordò certe cosso; 
dal qual intisi la compagnia dil governador fanno 
molti danni. In questa matina non fo alcuna letera, 
e li savii andono consultar despersi di la Signoria. 

Da poi disnar fo Pregadi, el leto le infniscripte 
letere. 



Di campo di Ronchi, dil proveditor Capelo, 
di 16. Come li synici sier Faustin Barbo e sier Zuan 
Antonio Veuier é stati de 11, e sono alozati a Àlbarà 
in cha' di domino Leonardo Grasso. Fanno inquisì- 
tion, et é stati con esso proveditor a veder far la mo« 
s(ra et pagarli, di la qual cossa e contentissioio, et lì 
ha dato li conti e tutto. Item^ scrìve non si voi le- 
var de li dove è, ni passar di qua di TAdexe, si no 
in 4 caxi : Tuno la Signoria col Senato li comandi 
expresse, Taltro ch'el governador si parta, qual ca- 
gna oftmino volersi partir, terzo li spagnoli con ale« 
roani intraseno in Verona, quarto per bisogno di vi- 
tuarie; tatnen (in bora hanno auto assà vituarìe. 
Item, replica si mandi danari per pagar le zente etc. 

Di Salò, dil proveditor Dandolo. Dil levar di 
spagnoli, e vanno per passar Ojo. Dicono andar a 
tuor la rocba di Trezo ciré in man di francesi ; han- 
no tolto Tarlilarie erano in Brexa e posto a sacho la 
pinza; siche in Brexa non li é rimasto 40 spagnoli; e 
altre particularità. 

Questo aviso di spagnoli che vadino di là di Ojo 
a Lodi, si ha per altre vie et altre particularità. 

Di Hongaria, di Vorator nostro Surian, di 230* 
20 Novcnibrio, Come hongari é corsi a li conOni di 
turchi 17 mia su quel di turchi, e fato danno assai 
e recuperato certi animali, che essi turchi haveano 
depredati a hongari. Item, ancora non era partilo 
quel orator destinalo al Signor turco^ domino Felice 
Raguseo, etc. 

Di Chioza, di sier Marco Zantani podestà^ 
di 17. Come^ sora Goro, per una barca grossa de 
fcraresi di remi 30, patron quel cliiozoto fo bandito 
con taia, ù sia preso uno schierazo con formenti, sì 
dice stera 2000, et una barca grossa non sa de chi 
siano ; etiam hanno preso 9 nostre barche di Cbio- 
za. Esso podestà et il capitano di Po che li hanno vo- 
luto mandar drìedo le barche large, non hanno vo- 
luto andar dicendo quello recuperano la Signorìa fa 
dar indrio; siche è mal lenir quella armada li indar- 
no. E cussi scrive in consonantia il capitano di Po, 
richiedendo licentia. 

Fu posto, per sier Vetor Morexini proveditor 
sora le pompe : atento per le leze le done non po- 
leno portar coleti di ninna sorte, el bessendo cossa 
di poca spesa et honeslo portiir e utele, 1* anderi 
parte, che le dille possino portar coleti schieU di seda, 
non però fodraU di zebelinì, né di lovi, né di mar- 
tori etc. ut in parie, EX fo solo che messe questo. 
Sier Nicolò Grimani nulla volse meter. Andò la parte, 
58 de s), il resto di no, e fu preso di no. 

Fu posto, per tulli li savii d*acordo, che sier An- 



409 



UDXlf, DICEMBRE. 



410 



drea Contarini capitano di Po, olie è a Chioza, vengi a 
disarmar, e cussi le barche longe e i brigantini, re* 
stando solum la fusta, patron Luca Bon, et altre bar- 
che longe. Ave 2 di no, e fu presa. 

È da saper, questa matina V oralor yspano conte 
di Chariali vene in Colegio, dicendo aver aviso da 
Saragosa che francesi erano assediati da spagnoli in 
certo loco. Item, disse ch'el pregava la Signoria co- 
me bon italiano non coresse a furia in far apun« 
lamento con Pranza e meter Italia un' altra volta in 
preda in man de' barbari, et se indusiasse la venuta 
dil Stafileo, qual veria con altra commissione, et pò- 
tria seguir un bon acordo, percb'el suo Re ha bon 
animo verso la Signoria nostra. Poi disse ha aviso dal 
viceré, missier Zuan Jacomo Triulzi é con 500 lanze 
francese a li confini di Novara, et che spagnoli stan- 
no con pericolo; però si fasi provisione. Il Principe 
li rispose a tuto ben, et che non steva a nui a far re- 
trar missier Zuau. 
331 Da Milan, di Caroldo, fo letere. Come di no- 
vo erano intrati francesi in Novara, siche hanno la 
roca et la terra in suo poter; et altre particularità ut 
' in litteris. Et che niilauesi indifferenier il populo 
desiderano francesi, perché soto di loro il danaro 
coreva, et poi non pagavano come pagano bora, e 
vedono il suo Duca non stabele in stado, et si voi 
mantenir con li danari de' milanesi. Ben é vero che 
sono alcuni de' citadini primari quali per niun modo 
voleno aldir francesi. Item, coloqui auti col cardinal 
Sedunense. 

Poi fo mandato fuora li secretari di Prcgadi, et 
lelo le letere di sier Andrea Oriti procurator, che é 
pre.xon in Pranza, date a la corte a Bles. 

(1) 
Di Urzi nuovi, di sier Nicolò Michiél prò- 

veditor, vidi letere di 15. Come a di 8 zonse li 
Farfarello con cavali 17, con li danari la Signoria 
manda aCrema.Lofe'acompagnarali balestrieri. Poi 
a di 11 zonse 11 sier Alexandro Donado con danari, 
etiam lo mandò acompagnar e tutti introno in Cre- 
ma. Eri si parti de li per campo numero 50 homeni 
d'arme di la compagnia dil signor capitano di le 
fantarie, ricomandate al contino di Martiuengo. E Ale- 
xandro Donado e Farfarello insieme si parlino ozi, e 
doman aspeta il resto di la compagnia e li avierà in 
campo. E li e forzo etiam mandar Zorzi da Nona 
con li corvati, perché cussi ha scrito il proveditor 
si mandi. Domino Vicenzo Guidoto, l'altro ieri, vene 11 
con molti comisarii spagnoli. Il viceré ha statuito dil 

(1) Qqì o' è uno spazio bianco. 



brexan si mandi 500 some di formento, che é stera 
1000 di venitiani, in el castello di Brexa, da esser pa- 
gato a chi resterà el castello, e ha manda di orzi 70 
some. A lì Martinengi locano some 50; le qual some 
le manderano per tuto doman. 

Et veneno zoso di Pregadi a bore 3 di note mollo 331 * 
taciturni et con la boca serata ; ma tutti aliegri e di 
bona voja. É in nimicitia con il Papa per quanto si 
poteva cognosccr, et fono fate le letere con la com- 
mission, come credo, a sier Andrea Griti, di conclu- 
der con Pranza ; et spazato la matina quel Troylo el 
qual, poi che Té venuto, é stato ascoso in caxa del ca* 
pitanio del Consejo di X, et parli la matina a di . . • 
Etiam per un altra via fo expedicto l'altro messo. 

A di 9 domenega non fo teiere. Vene in Colegio 
l'orator yspano con nove fantasie; pur poco li valeva. 

Da poi disnar, fo Conscio. Fu fato eletion di loco 
tenente a Udene et niun non passò, e fato altre 8 
voxc, ita che a bore Vt di note si vene zoso, et fo 
di balote con candele conlra la forma di leze. 

Fu posto certa gratia di uno da Conejani 

qual per soi bene meriti in questa presente guerra 
dimanda di gratia la cavalaria di Conejan per tre re* 
zimenli ; et fo presa per i consieri, Cai dì XL e tuU U 
XL, et balotata do volte non fo presa ; voi i cinque 
sexti. 

Di Constantinopoli, di sier Lunardo Zusti- 
nian baylo^ fo letere di 20 Novembrio. Come il 
Signor ch'era in Angoli, si diceva veniva in Bursa et 
a star l'invernata a Constantinopoli, e li bassa e altri 
havea mandato a preparar in Constantinopoli per ri- 
tornar eie, e altre particularità, come dirò, lete se- 
rano in Pregadi. 

Di campo, fo letere. Dimandano danari, et quelle 
zente vociferano; e altri a visi, nulla da conto. 

Da Constantinopoli. Come ho scrito, é questo 
aviso, che ivi ne muor da 300 al dì da peste. Esso 
baylo e marchadanli e reduto di fuora di la terra. 
Item, come prindpiavano a zonzer asapi, janizari e 
altri dil campo, quali diceano il Signor veria in Co- 
stantinopoli. Item, come il fratello Àchmat bassa 
era andato verso Alepo. Item, havendo inteso che 
hongari haveano fato certi danni, era sta mandato 
zente a l' incontro verso l' Hongarìa. 

Di Roma veneno do corieri, che per il tempo 232 
non haveano potuto venir, con letere di Vorator 
nostro Foscari, di 5, 6, 7 fin 14, qual fono lede 
con li savii, et il sumario è questo. Come, a di 5 
parti il Curzense per Lombardia, fa la volta di Siena 
e Fiorenza, e con lui é andato sier Piero Landò ora- 
lor nostro ; et a di 6 parli il StaQleo episcopo di Si- 



411 



ItDXn, DICEMBRE. 



413 



binico per Venezia per portar il breve dil monitorio, 
el qual breve però ha eerle clausole eh' el non vai, 
8*el non manda certo altro. Et par el Curzense non 
si tengi satisfato di questo; voleva in termine di zomi 
9 poi presentato dito monitorio, Venitiani Tosseno 
excomunichati non ubedendo, e il Papa voleva zomi 
15, tandem li oratori sguizari hanno voluto un mexe; 
siche sarà più longo eie. Scrive il Papa restò a san 
Piero in vineula per far Taltra sessione in Sancto 
Joanni Laterano, qual poi fo fata a di 10, e vi Tu To- 
rator nostro, e fo leto il mandalo di la Signoria a 
intrar, e fé* V oratione domino Cristoforo Marzello 
prothonotario, qual si portò benissimo De officio 
prinoipis; et poi fo rimessa a di 2 di quaresima. Item^ 
è nova da Barzelona ch'cl re di Spagna havia fato 
retenir il duca di Calavria, si di(;e imputato aver Vo« 
luto brusar il Re in lecto per intolligentia ha con 
Frana»; è sta rclenuto etiam li complici. J/em, il 
Papa sta di mala voia ; e gramo di la Liga fact^ et é 
mal contento ; et dize il Curzenze non li ha ateso a 
quanto ha promesso, prima di levar il presidio di ale- 
mani de Perora e non ha levato^ poi di revochar 
quello à sta Ibto nel conciliabulo, et ha fato solum 
che r Imperator revocha tutti li soi noncli e prelati 
alemani andati al dito (Concilio, e questo non basta, 
perchè sta la cilatione fata per esso Concilio al Papa; 
e altre particularità scrive ut in liiteris. E coloquii 
abuti esso orator col Papa licei sia mal gajardo, qual 
andoe dal Papa chiamato eie. liem^ il Papa donoe 
zoje al Curzense per ducati 3000, et al signor Alber- 
to da Carpi ducati 1000. É nova che nel Concilio si 
farà a Avignon in Pranza, si farà papa uno abate di 
San Bernardo fo fradelo dil cardinal Roan, homo 
santo e danaroso di T bordine clunacense; la qual 
cossa il Papa stima assai. Item, Torator, aule nostre 
letere, fu dal Papa a scusar la cosa segui a Ravena 
per le barche longe. 11 Papa disse era satisfato, or- 
dinò ìn*epi fosse restituide, dicendo la Signoria fazi 
restituir le nostre. Disse Torator : « La Signoria è flola 
di la Beatitudine Vostra >. Rispose: <£ nui semo 
e se ne acorzerano presto >. Item, manda li capitoli 
di la Liga a stampa, qual prima io li avi per Tallra 
staffeta. Conclude, il Papa non farà monitorio ni altro, 
e quella Liga si vedeno confusi etc. Item^ dito ora- 
tor nostro scrive e prega sia electo il suo succcssor, 
et possi venir a repatriar etc. Item, il cardinal d'In- 
galtera andò da li ^ cardinali, videlicet Ancona, San 
Vidal, Montibus e Strigonia per saper qual cossa di 
questa Liga, li quali non li volseno dir nulla, e lui si 
parti sdegnato et subito spazò letere al suo Re di 
questo, et mandò per li oratori nostri, e li parloe. 



Di Boma, vidi letere drieaie a domino Leo* 333 
nardo Grasso prothonotario, di 8. C/)me, eri, a di 
7, l'oralor nostro Poscari fu dal Papa, stete Ano bore 
una di note, el qual è mal sano. A di 6 parti il Sta- 
fileo per Venecia. Eri, a di 8, si parti alcuni oratori 
sguy^arì quali veneno a Venecia. Dize qui a Roma se 
ritrova domino Antonio Maria Palavisino nesoio ad 
quid^ et che il Papa mandò a dir ad Augustin Gisi 
per il bariselo li desse il regno, qual dete avanti la 
rota dil campo di spagnoli a Ravena per ducati 40 
milia dete a essi spagnoli, e li commise, non lo vo- 
lendo dar, lo menasse con lui in prexon. El qual ba« 
riselo andò, esso Gixi disse non 1 havea, e in questo 
mezo mandò per Torator yspano. El qual orator an- 
dò dal Papa, e il Papa li fece un gran rebufo, dicen- 
do : < Ti e 1 tuo Re seti maranazi. > Scrive venere a 
di ... il Papa dete il monitorio oontra venetiani al 
Curzense. Tamen, per tuta Roma si stima esso Papa 
non sia per abandonar Venitiani, e qui 9 dice li ca» 
stelli di Milan e Cremona cridano : Fransa e Mar- 
co, che é signal la Signoria ha pratica col Re di Fran« 
za di acordo. 

Dil dito, di 15. Come, a di 10, in San Joanni 
Laterano fo fata la quinta sessione dil Concilio. Vi fu 
Il Papa, cardinali e prelati; domino Cristoforo Mar- 
cello fé* l'oratione, poi uno avocalo concistorial no- 
minato domino Marchiò parlò, e concordato 

le cose dil Concilio. Poi fo lelo una scritura fata per 
Lodovico Re di Franzìa dil 14C1, per la qual esso Re 
revocha et anulla quello si contien in la pragmatica 
fa fata e concessa a Pranza per certo Concilio che li 
episcopi di Pranza potesse conferir li beneflcii, et voi 
che de ccetero il Papa li conferissa lui, el fu asignato 
certo termine eh' el Re di Pranza et cardinali mo- 
strasse quo jtire, Hor dita la messa et cantato lo 
Evangelio dil Spirito Sanlo per il cardinal Corner, 
fo leto il mandato di la Signoria fato al suo orator 
Poscari a intrar nel Concilio a Roma, qual fo fato 
questo aprii pasado, et fo prolongalo il Concilio ad 
primampostcifieres, e fu acusato la contumatia in 
genere di prelati non sono venuti, over non hanno 
mandato procurator in dito Concilio, videlicet quelli 
é stati admoniti e non é venuti. Dize, qui é uno oontio 
per il patriarca veneto. Item, a di 19, sabado, Torà- 
tor fo a palazo, nel qual zorno a bore do di note in- 
trò fuego in palazo dil Papa per via dil camin di soto 333 
dove sta il marchexin di Mantoa, qual e soto la ca- 
mera dil Papa, e fo gran fuogo. Sua Santità ave gran 
paura, poi non fo nula. Item, domenega, Torator do* 
stro fo dal Papa, non potè aver audienlia, Tave poi il 
luni. A di 14, scrive: come ozi 8 zomi fo a di 7, il 



413 



liOXrt, DICEMBRE. 



iìi 



Papa disDÒ a San Lorenzo extra muro$^ et li pala- 
frenieri il poplavano fra loro feno cusUone e veneno 
a le arme, e dele a la cathedra dil Papa, qual ave 
paura e comandò subilo dito palafreiiier fosse api- 
chato; e fo menato per apìcarlo, e poi fo liberato, 
eh* el Papa li perdonò. Item^ si dice il duca di Ca- 
labria, che é in Spagna con alcuni altri, scoperto 
ch'el volea brusar il Re in la caxa dove Thahitava e 
meter il foco in una camera, e questo é sta arenle 
Lion di Spagna in certa terra, adeo è sta etìam re- 
tenuto il patron di la casa ; ma con efelo questa è 
una Vania, ma è zovene e bello e si voleno bene con 
la reina di Castiglia vedoa fiola dil Re, e questa é 
sta la causa de la sua retentione. Scrive, Il in Roma 
sono sta presi tre francesi, quali sarano justiliati, li 
quali stava in una caxa sopra il Tevere, e conduce- 
vano alcuni preti, quanti ne poteva, a dir messa a 
San Sebastiano e a San Gregorio et poi li invitavano 
a disnar con loro, et quelli veniano li tollevano li 
danari haveano adosso, poi li copava e butavano in 
Tevere, siche piti erano trovati : questa cossa è sta 
scoperta et sarano punili. 

Eetfocatio episcopi Gurgensis eardinaìis eìecti, 
nomine Itnperatoris, Bomm Concila aliarum 
cardinalium. 

£bo> vigore dlcti mandati Ceesares M^jestatis de- 
mentissimi et invictissimi Principis, ad abolendum 
omne scisma quod in Ecclesia Dei orìri posset, et 
etiam prò executione capitulorum eonclusorum co- 
ram S. D. N., revoco quodcumque mandatum qua- 
litercunque concessum Conciliabulo Pisano et prò- 
curatoribus quìbuscumque qui in dicto Conciliabulo 
ioterveoerunt, et omnia acta et agenda per illud 
ooQcitiabulum, qus declaro irrita et nulla nomine 
pr»fataB Ceesareas Miqestatis, et adhereo Sacro et 
Canonico Lateranensi Concilio Ecclesiam universa- 
lem reprsasentaoti, rite et legitime congregalo. De- 
daro tum etiam Majestatem Ceesaream nunquam de- 
disse mandatum ad pnefatum conciliabulum taliter 
indicendi» nec aprobandi et ratificaLtli, nec illi adhe* 
rendi 

233* A di 20, in Colegio fono lede le letere di Roma 
et altrove venute eri, et ordinalo li savii con