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Full text of "I fantasmi : comedia del S. Hercole Bentivoglio"

ili) '■l^J 






' K"^ (0£^C\ - 



I FANTASMI 

C O M E D I A 

DELS. HERCOLE 

BEMTIVOGLIO» 




Con Gratta er "Prinilegio ♦ 



ETERNA 




Inl^ittegia f^^pprej^o Gabriel 
Giolito de Ferrari^ 

M D X L V IK 
Giovanni Cai^. Salvioli 



VINCENZO DALLA 

VALLE. 




V^BL defidcrio^ 
chdftmprt l^. S* 
di leggere coje nuo^ 



b. n 



ue^ Z^pur delle più 
belle di quejla uol^ 
gar fauella hoggidiìneritcìmete tanto 
apprezz<^ta da tuttigli huomittidigiu 
dicio; er quella brama^cFio hebbi^ et 
haurdjìn eh \o uiua ^ di far coja ^ che 
lefia in piacer e ^^ tejlimonio faccia 
delVaffettion mia uerfo lei^ m 'induco^ 
no a farle un dono conu eniente alluno 
Cr l'altro , "Perche douendo ufcire in 
publico col mezzo delle mie fi ape que^ 
Jla rara Qomedia honorata compojl^ 

A a 



tioiie del molto Illujlrt S. Hercoh 
Bentiiiogho^ io non hojaputo intagi^ 
narmi pjona ^ a chi ella deuelp ejjere 
più car acquato iojo certo^chejàra a 
l^.S.fi come aquelpdleorino intel^ 
Ietto ^che molto bene conofcera la ua^ 
ghezx^ della imi emione^ la leggiadria 
dello Jlile^^ la utilità delle fentenxe^ 
che in leificotengono.I-io uoluto an^ 
cho mandarla a lei per conuenir (l mol 
to fumi componimento cr piaceuole^ 
Cy ingeniofo aWetaJua,Et non dubi^ 
to ch'alVauthore non debba ejprgra^ 
to il dono ^ch Ho nefo a T^. S.per que^ 

JliriJJ)etti^non perche la Comedia ha 
uejp bijogno di difenjore : che ben fi 

fa ^ comechifmoueraa uituperarla 
nonfarafe non per fona dipocogiudi^ 
ciò ^ fi come all'incontro tuttiglihuo'' 
mini dottila comenderanno^defidcrà^ 



do pure di iiederejpejp) difi belle com 

pojìtionUlSJ eliminerò de iqiiali merU 

tamente debbo io annouerare l^, S* 

^ darle loco honorato : laqual coja 

facendo la prego poi ^ che mi ucglia 

porre nel mimerò di color o^che le de^ 

Jiderano ogni bene ^ Zfj'ft reputano a 

felicita poter fer tarla, e^ /^. S. mi 

raccomàdo^ et le bacio le mani, ^^^lli 

xiAi Settembre M B XLIIIL 

DiJ^inegia. . 

K^iferuigi di P^^ S. 
Gabriel Giolito de Ferrari, 

A Hi 



PERSONE DELLA 

e O M E D I A, 




COFBO» Cdfldldo, 

N E G R o, Seruo, 

A p 1 T I o. ^arafito^ 

RICCIO» famiglio ♦ 

E V F F I O • Cucco . 

LvscA» Vecchia, 

L A V I N I A ♦ VancìuUa • 

f V L V I o , Amante • 

f L A M I N I O. 

BASILIO. Vecchio • 

MAESTRO LVCHINO. SciKO • 
M A R G H E Pv I T A ♦ 

GROPPO. V simiglio t, 

gRaffagnij^o» sbirro^ 



PROLOGO. 





^ 



1 A S l pur umto qusfti 
nojira ctute 

D'ingegno cr di faper^fu 
purfuperba 

Etjiialì nel fuo error , ne 
Li fud liana 
Perfuafìon , ch'io dirò fempremai 
Ch'i nojìri antiqui far Unto ingegnofì 
in ogni fiudio loro , cr tmto bene 
Seppero dire cr far y che noi moderni 
Non fappiam dir , ne fur perfdtamentt 
Alcuni co fa , fé dietro a i f amo fi 
Veftigi lor non ci sforciam di gire ; 
Che come uno fcultore un dipintore 
Non potri mai dipingere ofculpire 
figura onde hahhia honor/fe pria non aedc 
Et lefculture er le pitture antiqua 
"Di cui tolga il model ycofi anchor noi 
Non pofic^^t fare alcuna cofa bella , 
Se quejìa antiquitì per nojlro lj>ccchio 
Non ci mettiamo innanzi: onde iauttort 
A ciò penfando , cr che Terentio er Pkuta 
fur grandi imitatori (perche Vuno 
Bpicarmo imitò l'altro l^enandro) 

A mi 



Ef che troppi furehhe prefontione 
Troppo cjprelfa ignoranza , s'anchot egli 
Non fulfe imitdtor di quefta facrd 
Antiqui tate ♦ hi queftcL fui Comedi d 
Titta a Vmitition d'uni di VUuto : 
Spero ui piaceri , che tutti e pieni 
Di uirlj giuochi cr di pijiion d'imore: 
il novne è de li fiUoU i f a k t a s m- i j 
Quejli cittide è li ucftn Terrari : 
Mi benché fu di uerno cr di Yebnio , 
Vogliim che per ftafera pi di Giugno : 
Si che ciafam s'imagini che'l uerno 
Et che piffiti fu la Primiuera, 
Tt uenuti li ftate , cr fu del me fé 
Di Giugno: Hor ftate /pettitort iitenti: 
Bi gntii non parlate in quejio loco 
Quanto uxglii il frumento ; ne s^ugmnno 
Saran buone ricolte : cr non pirlite 
Bel Turco cr del Sophi: ne s'm Italia 
il Re uerrì: ne fé con groffa irmita 
A Vimprefi d*A!gier i Vrimiuera 
il Dona andrà ;che domattina poi 
Con più uoflro agio cr più ccmmodimente 
Ragionar ne potrete paff^eggiando 
In puzzi 5 nel cortile , oVi uefcouado : 
Saria fcuerchio a dirui l'argumento , 
Però che da fé fteffa dichiarando 
ha Comediifiuà di parte in parte . 



ATTO PRIMO 

GOPBO CASTALDO 
N£GR0 SERVO^ 




H ruhaldi golojì in^ 

grati feruìy 
Cofipfaf queftaeU 

bella cura , 
Chauete de la rohba 

del patrone f 
V no poffo tacer ycrep 
pò di doglia , 
Mi fioppia il cuor di compaj^ion , ueggendo 
Andare a male tanta robba , andare 
il gicuine ognidì di male in peggio , 
'Da pei cheH noftro uecchio pouereUo 
Da noi partij^i , o pouereUo uecchio , 
Che lo rubbate, cr lo mangiate tutti ♦ 
NE. Chai tu nel capo beftia , che fi forte 
Vodo gridar dinanzi a quejie porte f 
GO* La gran pietà e ho del patron , la grande 
ìngratitudin uoflra , che gli ujate 
Il Riccio cr tu , cofi gridar mi sforzi ♦ 
NE. Farejli meglio a girtene a la Villa , 



ATTO 

OueH Pdtron Vha mcffo per cdjìddo , 
A guirddr le fue pecore , e i fuoi buoi ♦ 
GO» O^ , fé ritornx me di terra finta , 
Oue per fu d diuotìon è gito 
Il mio ueahio patron mefpr Bdfìlìo , 
Vjpero in Dio, che ui uedrò amendui 
' Co i ferri a i piedi , er con la fune al coUo 
Srafcinar per la terra , cr pcruUn croce 
O mettenti al ber faglio aU'uoua marcie : 
O ch'andrete a uoltar fempre'l piftrino : 
O fot d'acqua pafciuti , cr di bifcotto 
A maneggiar in ulta uoftra il remo . 

NE. Beh pon fine a le dande: cr tùui'n pace , 
Ei lafcia uiuer noi a noftro fenno » 

GO* Le tue minaccie non potran giamai 

Sbigottirmi che taccia ; cr che non dica 
ha crudeltà grandifiima , ch'ufate 
Indegnamente al mio patrone : ilquak 
Quel di che fi parti di quejìa terra , 
"D'una hora inanzi, che fu la carretti 
Montafi per andare a FraJKolino, 
T>oue imbarcaci poi uerfo Vinegia 
Ti fé chiamare : cr ti traffe da parte : 
ht ti raccomandò prima il figliuolo , 
Bt poi tutta la cafa : e'n man ti diede 
Di tenerezza quafì lagrimando 
Le chìaue de i forcieri^ CT de le caffè 
Tutte ,Qr deU cantina, cr del granaio : 



PRIMO. 
O come trouerilc robbefuc 
Ben cuftodite , come ei torni : o come 
Ben coftumato trouerk ilfuo Tuluio • 

NE. Le tue cìuncie orgogUofe ti faranno 
Romper k tefta, ViUanel ftroppiato , 
Che puzzi d'aglio s/, che tu m'ammorbi* 

GO. Patienzn : non pofiiam tutti faperc 
Come tu di gibetto, ne di mufchio : 
Ne mangiar quei bocconi faporiti , 
Che mangi tu fera, cr mattina, a jpefc 
"D'elio infelice uecchio : la cui robba 
Hauete quajì tutta confumata , 
Con parafai, er con puttane. NE» tacci, 

CO, Non era in quefta terra il più gentile^ 
il più difcreto giouìne di Vuluio ; 
Ne7 meglio coftumato, ne'l più fauio* 
Hor è per colpa tua Negro il maggiore 
Vuttanier d'cfta terra. NE, tu ne menti 
Ver la gola poltron , ch'egli e da bene i 
iLt non fei degno pur di nominarlo : 
'Et fé tu uai più dietro cicaUaìido j 
Se di qui non ti lieui ,/è non uai 
A far l'ufficio, che dei far in uiUa, 
S'io rompo la patienz^ , quattro denti 
Con quefto pugno ti trarrò di bocca » 

CO, loti trarrò di bocca quella lingua , 

Ch'ardifce hor minacciarmi , fé mai Dio 
Concede gratia al mio patron, ch\i torni 



ATTO 

NE. CdjlMiccio poltron, GO, feruo ruhaldo» 

NE. Fjiftor di mcche, GO. anzi paftor di uucche 
Sete noi , che pifcete le puttane : 
Le mie almen dì poco fon contente , 
Le uojìre infatiabili , cr dannofe . 

NE. Volto di boia fé più ciarli, GO, uolto 
'D'impiccato , s'ardifci di toccarmi . 

NE. SpaUaccie da b:iflon, GO. faccia da pugni . 

NE. Ti romperò cotefte mafcieUaccie 

'D'apno 3 in miUe pezzi , /è non uai 
A la tua uia , fé non ti parti hcr bora ♦ 

GO. r uoglìo dir al tuo marcio difpetto 

Vingiujiitia , cì^ufate al mio patrone , 
E i uoflri errori, inpn c'haurò la lingua » 

NE. M4 dapoixhe non giouano le tante 

Minacele mie , dapoi che non fi parte , 
Ch'indugio phi , che non adopro homai 
QB'^lli miei pugni , cljanno rotte, cr lì>^rfc 
Tante ceruella ., er tante offa fiaccate 
A difgento pò! tran miglior di lui ? 

GO. ohimè le f^aUe ohimè : perche difendo 

il mio patron , coflui mi batte. NE. auchori 
Ardifci di gruìar, GO. fé tu mi batti. 
Ver che gridar non debbo f NE. 4 quefto modo 
Si trattano i poltroni. GO. ohimè li fianchi: 
No« più ch'io uado uia.^^, nanne in malhora» 

GO, O D.'o concedi taìita gratta al umhio , 
Che tojlo torni di Gierufalenme , 



PRIMO. 7 

Accio ch'ei fdccU le uendette mìe • 
NE. P«r al fin s'è purtiU quefta bejìia 
Importuni , e?* fuperba , che fi uuole 
Vigliar cura di quel ch'a lui non tocca ♦ 
Se Fm/m/o mìo patrone è innamorato 
D'una puttana ,c^ fé le dona ogn'hora 
Vefte, cr danai y fé J}ende largamente 
In far cene, er banchetti^ s'egli impegna^ 
"Et fé confuma il fuo , che n'ha far egli ^ 
Se la rcbba è la fua /pender la puote , 
Come egli uucle : egli ha uenticìnque anni 
Icorniti i er ai tutor non ha bifcgno . 
E^ pei Dio fa, quando mai più fuo padre 
Ritornerà di fi lontan paefe 
Oue'igli e gito : che paffato e Vanno , ♦ 

Che s'imbarcò in Yintgia con molti altri, 
Cb'andaumo alfepolcro : cr da quel giorno, 
Ch'e s'imbarcò , non nefappiam noueUai 
O ch'i Turchiy o ch'i Mori hanno la nauc 
Doue era , prefa : CT pofto in ceppi lui, 
O ch'ella ha dato infcoglio , cr s'è fommerfd 
Ter gran fortuna, cr impeto de uenti : 
O che la jl.^fii in qualche ofcura grotta 
A far di fue pazzia la penitenza • 
O ch'è morto di fame, cr di difagio : 
Ma lafciamolo andar , che s'egli i morto 
{Kequiefcant in pace) gli è fuo danno : 
Fur troppo ha uiffo : cr s'egli è uiuo anchora 



ATTO 

fAefJer Domenedio tollo ccH tolgi : 
Hot mi bifogtu andar fubito in piazza 
Per pepe, cr per meUngok ; da porle 
Su k uiuande, chcftafera Fuluìo 
Vuol porre inanzi à là fua bella donna , 
E^ a cùtnpagni fuoi, cKimuta a cena . 
Ho già condotto un cuoco amico noflro , 
Ch'a bifogni neferucy CT ch'c neWartc 
De la cucina afi^ai [officiente ♦ 
Et comefuoneran uentidue bore 
Vogliam ch'apparecchiata fta la cena : 
Et perche gli e di Giugno , e7 caldo è grande 
E*rt cafa nojira non hahbixm giardino , 
Me loggia, ne cortil, ne luogo frefcoy 
Vuol cenar Yuluin fotto quefio nojlro 
Vorticofu la uia, dinanzi all' ufcio: 
lAa ueggo Apitio parafito nofiro. 
Che folo, er tutto allegro in qua fe'n ulene : 
Quefio è colui 5 che dieci fegatelli 
Trangugia in duo bocconi, cr mangia alpaflo 
Quattro libre di carne y cr dieci pani » 
Et tre fcodeUe piene di mineftra , 
Et quaranta bicchier uota di uino: 
Compagno in Gorgadel di Mariano , 
tt di quelli che beon l'acque di uite . 
No« uoglio ch'ei mi uegga , perche troppo 
ìAindugiaria coUa noiofa ciancia ♦ 



PRIMO» 8 

APITIO PARASITO» 

Vado facendo un poco d'elferdtio 

Per pudir meglio : per hauere'l dente 
A Verdine ftufera , a uenddue 
Hore fonate d buon cenin di 'Fuluio : 
Afqudlfoninuitdto dà U propia 
Bocca di ¥uluìo con preghiere molte^ 
Sia benedetto Fuluio : er benedetti 
Tutti ifmili a lui : iPai di lodarlo 
Non farà fatia quejìa lingua, o fianca: 
Non due almen come facea fuo padre , 
Clyeffendo ricco.cr nobil mercatante 
Senza mogliera , con un fuo figliuolo, 
Cberede fie di lui, uiuer potendo 
Splendidamente infud uccchiezz^ > c'rt otio 
Go.lerp i frutti de le fue fatiche , 
Vinzocchero diuenne , cr di colore 
B'gio ueflifi; cr diedcfì a digiuni : 
ht a le difcipliney e a Vafiinentiey 
Che' n fi matura età far non doued. 

pazzo fenza gufio, er fenzd ingegno : 

1 tordi gli putian ftarne, cr fagiani , 
Quaglie, uitclli, tortore, er caponi, 
Ch*a me piacciono tanto : i fichi fecchiy 
Le noci, cr Vherhe, e i pifciolin minuti , 
Le minefiri di cauoli , cr di ceci , 

Et U lattucdy cr l^ cipoUe^o' gU àgli , 



ATTO 

Erdno il pdfiofuo : hor ch'egli e gito 
Cefi lontan , che più non credo md , 
Cheriuegga Ter rara : il fuo figliuolo 
Yuluio gouertìd a fuo modo la c^fa, 
Tìoue ferdy cr mattitid Icffo, cr roflo 
Si mangid i di da carne : i di da magro 
I miglior lucci , cr le più graffe tinche 
Chefiano in pefcaria da quejìo tempo , 
Di uerno poi uuol fempre i miglior pefci. 
Che da Ccmacc^ :o uaigancy cr da Chicggia 
in quefto tempOy cofi paffo paffo , 
JAeglio è ch'io uada a cafa di Flaminio 
Giouin da ben, compagno, cr grande amico 
Jji T ululo: per ch'anch'egli (come pcnfo) 
Debbe efjere inuitato a queflo paflo . 
Giocherò feco un pezzo a tcccadiglio : 
O ala [cartata , o che torrò un crojiino 
Con quattrOy ofei bicchier de lafiiaalbaniy 
'La più frtfca, cr miglior di quefla terra : 
Voi a la debita hor a, oue n'ajpstta 
fuluio , dmendui di compagnia n^andremo . 

Riccio famiglio, 
EVFrio evoco» 

Ve rgd a cdVicaro d majìro Zaccherid 
Va la [epe : e a Domenico fenfale, 
Chefur cagion^ ch'i uecchio quefla cafd 

Difcommodd 



P R I M O» ^ 

Difcommoda comprò ; fatta alVuntica : 
Brutta di fuor i brutta di dentro , ofcura , 
Caldi f ima d'ejìà , fredda dimrno : 
Che dtWalba del di fino a la fera 
Setvprc ui batteHfol da quedo tempo ^ 
Vero ccmmanda Fuluio , che {infera 
ha taucla fi punga fotto quejio 
Vortico alfrefco : i trej^iii porto io, 
Et tapeto, cr touaglìa, er touagliuoli ; 
E^ la tauola il Cuoco :mx non uiene : 
Che dianolo fa^ ch'indugia tdntof 
O che fi fta coH fioboccafd m'!fo: 
O che lafuppa fa nel brodo gfdffoy 
Et lafcia il magro a noi, B VF. fia maUdettx 
La mia difgratia : poi che mi bi fogna 
Ejfer Cuoco,^ facchino. RlC. oche granpefo^ 
Onde tu debba far tante querele. 
BVF. Quello fr ebbe ufficio di uoi altri 
• Famigli, cr non del Cuoco : ma fchiffatc 
Yokntier tutti quxnti la fatica : 
Potrebbe'n quejio tempo il gatto afiuto ^ 
Inuolarne un piccione, o altra cofa , 
Ond'io la colpa , cr uoi n'haurejteH danno , 
Rie. Non u'è ala guardia il GuattarO:,che uieti 
P Al gatto tanta profontione ? B VF» il ghiotto 
Bebbe pur dianzi cofì fconciamente , 
Chor dorme fi , che non lo defl^irób'e 
il fulmine, ne quanta artigliarla 

B 



ATTO 

1/ Buca Rercole noftro haue'n cafleUo ♦ 
RL Mercè di te, fuo maflro , che gl'infegni 
Cofì bella uirtu, B V. md dcue debbo 
Mettere quefix tauoU ^ RI. uuol FuluiOy 
Che tu U porti injìn d la uia grande^ 
T>i la da Cifìel nuouo un tratto d'arco , 
(Vedi s'egli ha difcretione) a cafa 
D'un majlrc Sinibaldo fuo compare , 
Che la prefiò l Aprii pajfato a noi, 
BV4 Dt la da C^ftel nuouo, che c'è un miglio ? 
Vaghi Y ululo un Facchin , uada al bordello , 
Ch'io gli la getto qui.Rì.no far^ch'io fcherzo 
Appoggiala pian piano a qtiefto muro : 
Poi togli quejì'j trejpido : er lontano 
Mettilo al mio duo p^Jii.BV.uno,cr duo paf^i, 
RI. Hor piglia quefta tauda da un capo : 

Ch'io da l'altro l'ho prefa, B V. ecco la piglio, 
RI» Mettianla [opra i tre)j>idi, BV, m'accorgo^ 
Che uclete cenar qui fuor alfrefco. 
Ma dimmi , ci uerra la fua Lauinia f 
RI» UUafoU è cxgion di quejlo paflo ♦ 
BV» Tanto meglio per noi^ che miglior parte 
De le relìquie hauremo de la cena : 
Ferch'è coftumc de gli innamorati 
D/ non toccar troppo uiuande , quando 
Siggon v.icini l'uno a l'altro a menfa ; 
Scherzano infieme ,fannofì carezza > 
MìUe baci dolcij^imi fi danno i 



PRIMO» IO 

Variati): difecreto mWorecchid; 
Et fi pafcono fai de U lor ufta ; 
Onde a noi reftan le uiuande tutte ^ 

RI. Ma ftendUn fu U t nuota il tapeto : 
Beco Vho in Jpalla ; cr flenderemo poi 
Qjiefla bianca touaglia^ e i toudgliuoli . 

BV. Hor che ti par di me Riccio , non fono 

Cuoco, facchino, cr credenzero a un tratto? 
Ma poi, che gilè la menfa apparecchiata 
Non ui uogliam anchor mettereH pane f 

RI. Ldfciamola cofi, che come giunga 

Lauinia, cr gli altri, (cr non flar anno troppo 
Chomai debbe efferpiu di uent'un'hora) 
Portarem gli fcabelli da federe : 
E'/ pane alhor alhora,^ le uiuandc 
in tauold porremo: in quello tempo 
Vanne^n in cucina tu : defta quel ghiotto. 
Con un pezzo di frafcino fé dorme : 
r me*n uado correndo al nofìro pozzo, 
Afciacquare i bicchieri, cr Venghifiart, 
Bt a far due , o tre belle inf alate ^ 

»INE DEL Primo attO^ 



B a 



ATTO SECON DO 

RICCIO, LVSCA. VECCHIA, 
LA A' IMI A TA^CIVLLA» 





1 COMMISSIOM dilEul 

uh efco d uederc 
Se uien anchor LmnU : ec» 

coU appunto , 
f :.;. .,. -,./^Vf3 Che'n q'Lt ne men colla fux 

uecchia dietro . 
LVS. Mdicnna onde procede , che fliìmnc 
Cjfi per Uìnpo ui ìeuajìe^ ch*dncho 
Ka« erano fonate le dieci bore f 
ht iìnponefte a me .che ui lauajii 
l^i tìjìd. , er poi u'appmehiaj^i un bagno 
DiVcfj^jirm;, di Uuro , cr di mortella, 
lielqud poi nud^MÌ Uuafic tutta ^ 
Di por u'ìuuetc meffa quella nefia 
La pM hzHi c'haiiztc ^hjT quella cuffia^ 
Che foto lifite di portar le fejìe f 
Et d'j.:qia nxmphu CT" d^ ambra , cr di gibetto 
Si profum:ito haucte'l bianco feno , 
E^ le ciglia , cr li guanti f deh di gratiu 
(Se la domanda è Iccitx Madonna ) 
Vite perche ui fete fi polita : 



SECONDO. 11 

Vcifete pur ufa manifefìarm 
Tutti i fanti de In ucjlra mente, 
LA» r uado a ritrouar Fuluio mìo bene. 
RI, Bice ella il uero,cheHfup bene è FulutOy 

Verc'ha, bene di lui , non perche l'ami . 
LA. Md contemplami un poco: cr dimmi s'io 
Ti piaccio in quefta uej'ce : e forfè lunga ? 
E' poco certa i e fu le fj^aììc uguale f 
RL Tuluio impegnò Nmielìa di fio padre. 

Per fare a quefla uacca qucUa uefte . 
LA. Nùfianno bene o male cvsfÀ ricciclif 

It quijìa cvffia mia fxcfi d fio Iccof 
LV. Si grande ila beltà ucfra Lmna, 
Et tante gratie u^hanno date ì Cieli y 
Che tutto queljche ui mettete intorno 
Y" adorna, er gratia, cr leggiadria n'accrefce 
RL Vi par che megUo d'ogni cor iiguno 

Sappia adular quefta ruhhalda froffa f 
LA. V m^ho menato anchor (negar no'iuoglio) 
Yn poco di belletto. RL un poco dice: 
V ir una mafcarina modcnefe, 
LV. O che peccato : o che gran torto fate 
A la uofira bellezza naturale : 
Che ui guajiate cefi belle guancie ^ 
Co i color finti y che lafciar dourfjìc 
A le attempate ,cr ale brutte donne* 
LA. Credit ch*a fuluio piacerò fìafera f 
RI. Cofi li dilpiaceftirubaldeUa: 

B Hi 



^ ATTO 

Che lo fdKii un di uender la cdfd* 

LV. Et et qii.il huom non piacere fle uoif 

Beh fuf]\ pur in me quella belkzzd : 
Deh fufi'io come uoi frefca d'etade ; 
Che'n /patio di tre anni , al più di quattro 
Acqui ftar mi uorrei'l ualnnento 
B^ duo mila ducati: perche meglio 
T>t uoiyfaprei Lauinia gouernarmi: 
eh" a chieder non farei cefi dfcretd , 
Et paurofa , come fete uui : 
N'iti un folo uorret feruar la fede; 
N'it duo y ne a tre , ne a dodici , ne d uenti: 
Ma far piacer , a chi pagaffe bene . 

R^ Ah uecchia ruffiana , cr brutta ftrcga. 
Che fanto Antonio Varda colfuofucco^ 

LV. Seruar la fede dehbon ad un folo 
Le Signore , le ricche ; ma le donne 
Pouere , come noi ^ che fon conjhrettt 
A far per pouerti queflo effercitio, 
Non mertan riprenfìon ^ fé a quelio^eaqueUo 
Tanno piacer , per foflentar la uita . 

RI. r ui fo diryCh'eUa è puttana uecchia: 
ChìH crederla f par uni Santa Citta. 

L V. Che penfate di far giouane incauta , 
Che le uoflre fheranz^ tutte pojlt 
Hauete in Yuluio fch'util, che guidagno 
Kaurete de Vamor, che gli portate , 
Et de U fe^ che gli feruate ^dpmt 



SECONDO^ ti 

Ah fatìar potrebbefì di «o/, 
QUdndo mcinco il penfafte , er queU*dmore 
Vorre in un'altra femina, cr Ujciarui : 
C^iUc che fur contente d'un'am^nte 
Me U lor giouentk , fanpre udì dire 
Che quando poi fon uecchie , le mefchine 
Kefian abbandonate ; er fon conflrette 
A Jputacchiarfì ogn'hor la man filando , 
Et col boccale in man, gir per le jìrdde ♦ 
Ma fé dieci n'hauete, o uenti, o trenta , 
(Che fi guadagna piUy quanto più fono) 
Egli e impofiibil, che ui lafcìn tutti: 
Et tutti fcorticate, ogn'hor mettete 
Nuoui danai da parte , di maniera , 
Che poi ne la neahiezza non fi ftenta , 
r non dubito Lufca, che mi lafci 
Fuluio giamai : cr la più ingrata donna 
Sarei del mondo, s'io lafciif^i lui : 
Che tuttofi ben, eh' a donna può far hnomo. 
Egli m'ha fatto. Kl. te l'ha fitto tanto , 
Che fé ne pentirà. LA» che m'ha donate 
Tante uefiì , cr coUane , er tante cuffie , 
Tanti pendenti, Kl.li pendenti fono 
Qagion del mal di quejlafuaruina . 
Tante fcarpe, cr pantofoli , che certo 
Vaffan lafomma de li cento feudi i 
Olir ala carne, e'ipefce, e7 uino, e*/ pane. 
Che m'ha w.andato : cr la pigion di cafa 

B iiii 



A^-T T O 
(Che trenU lire ogn* anno fon) ch'd pàgd » 
LV. Confidar Jitt un poco, dfigli è al uerdc : 
Et che dx Jl:cnder più poco gli rejid ♦ 

R IC. Vn giulio pagherei , c'hofoio in borfx , t 
che Fuhiio fcfjì qui ipsnh'egli udtffe 
il ben, ch^ di ha dice quefia ueahia : 
Et lomc'l mette 4 U jhd donna in grati jt ♦ 

LV. E^ d altri procacci ateui, che ricchi 

Sian piti di lui : che ben ne trnuarete , 
Che Warner unno, cr forfè più di Fuluio : 
Et covien'hauete uno fcortiaio , 
Sconu,:.ei:e un'altro : a quefto modo 
(Credete a me, che fon di noi più uecchid) 
S'accumiiUn danai: fafi la robba : 
Se farete altramenie , una gran pazz<i 
(Lanini a perdonatimi) farete : 
Et là ludtòcol tempo (fé non muoio) 
Di eie pentita morderui le mani . 

LA . Qwc/^^ infamia non uoglio ; che fi dici , 
Che fi x Laiiinia p'<blica puttana ♦ 

LV. Molte di uoi più nobili, er pia ricche , 
Et che fon obligate a i lor mariti 
NoM Cur::n quijìa infamia: er uà, che fett 
Obligatx a neffuno, er pouerellx 
Lx uoht", guardar fi fot tilrnente f 

LA. Oltrx a l'infamia, il fcttoporfì a t^inti 
Non e di gran pencolo, cr dì danno f 

L V. Che pericola che danno ìLA.de la uitd . 



S E e O N D O» t^ 

LV» E^ come de U uìta f LA. facilmente 

ViglujiCl mal fr etnee fco, LV . ^ facilmente 
Uoggi Vacqua del legno re rifana. 

Rie. Non ègioudta a te Vacqua del legno : 
Lo mofira il uifo tuo carco di bolle ♦ 

LA* Ma poniamfine a quejìe dande homai : 
E^ paffo paffo andiam uerfo la cafa 
"Di Yuluio mio, dou\i n'affetta, LV. andiamo^ 

Rie Tempo e ch'io torni in cafa : CT dica a Yuluic^ 
Che uien la fua Signora : cr poi al cuoco 
Biro, ch'egli folkdti la cena . 

LA, O di tanti piacer ncfirì amorofì 

Confapeuol cafctta^ V prego 'Dìo , / 
Che lungamente ti mantenga infìemt 
Co7 tuo patrone Tuluio : o bene accorto 
Iculuio, che qui di fuor pojlo ha la menfd ; 
Verche cenando goderem quefl'aurd 
"Frefca:, che /pira fi fcauemcnte, 

LV. Ma uè de telo , ch'egli ejce di cafa * 

fVLVIO AM ANTE, LA VINI A» 
API TIO, FLAMINIO» 

O lieto incontro : o più d'ogn' altro amante 
Auenturofo Yuluio : ecco l'oggetto 
Dolce de gli occhi tuoi : ecco't tuo bene : 
Vanima tua : cr la beltà del mondo ♦ 
LA. Vatron mio caro , Dio ui falui : uitn 



ATTO 
DeU miduitd. FVL. anzi pur uoi pdtrom : 
Mi fete : cr uiU de la uitd mid . 

LA. O cmjìimo Fuluio. F VL. o belld , cr cdrd 
Lduinia mid ^fìdte U ben uenutd . 

AP. Glie grdn caldo per certo: cr farebbe ancho 
Maggior , fé non fcffiaffe quefto poco , 
Ofiaprocco , o fìa garbin che Jpird. 

LA. Parmi che fan cent'anni , ch'io ncn iihabbid 
Viflo il mio Yuluio : come fate f FVL. bene 
Anima mia, quando ni ueggo, cr tocco» 

AP. E^ ui laudoy Chauete mcjfo giufo 
Quel uoflro fxio cottonato lungo , 
Che uà infm a i ginocchi : quefto è tempo 
"Di f^ogliarci in carni fcia , cr di gir nudi, 
(Se lecito ci f offe) per le fìrade . 

FV. Ma uedete Ylamimo mio compagno. 

Che con Apitio in qua fe'n uiene a tempo ♦ 

AP. Ma fé ben è gran caldo , io mai non perdo^ 
Come molte perfone l'appetito , 

F V. Aftjettiamoli qui, AP' /pero ftaferd , 
Ch'ale proue uedrete,che non mento, 

FLA. l' le nidi pur dianzi : che mangia fii 
Bue libre di perfciuto , con fci pani. 
Ne la camera mia. FVL. ecco i famigli* 
Che portan da feder : metti cu Riccio 
Quei duofcahelli qui : mettete cuoco 
Guittaro , uoi la panca lungo il muro • 

AP. Ccnfeffouiy chefeipanni^ cr due libre 



SECONDO» 14 

Di pcrfciutto matigiai dìunzi à merenda: 
forfè troppo ui p^r ffonfei bocconi : 
Et ui credete uoi , chHofu fuogliito , 
Et fdtotto per quefto f er che non habbia 
A menar le mafcieUe^ come foglio^ 
A queftcL cenatone nUnuita Yuluio ^ 

FV. Hor ritornate'n cafd : udite prima 

CXuel che ui dico : come una mia uoce , 
O un zuffolo udirete , immantinente 
Vun porti Vdcqud da lauar le mani , 
Et V altro il pane , er V altro le uiuande: 
Hor itene, fedete qui Lauinia : 
Et io ui feggo appreffo : cr uoi fedete 
Vecchia : cr lafciamo qucfli duo fcabeUi, 
Vun per Flaminio, cr l'altro per Apitio* 

FLA, l\a non è quello Yuluio f non è quella 
Lauinia fua f c'ha tauola dinanzi 
A la fua porta feggono f dolcezz<Ì9 
O poffanza d'amor : uedili Apitio : 
0*n quanta gioia hor ftunno: lieta coppia : 
O beati amendui: pofcia ch'infteme 
T>i pari modo Amor gli flringe cr Ug<i^ 

AP. Sono dej^i : ci affettano : la cena 
A l*ordine efftr debbe: caminiamo» 

FV. Benuengan quejìi duo fedeli^ cr cari 

Compagni miei.FLA.Bio lungamente in quejÌ4 
felicità conferui quejìi amanti . 

FV» Sedete uoi cojìi Iclaminio ; Apitio 



ATTO 
Seggd qui incapo de U menfa. AP. i' /èggo: 
Su tojÌQ a fatti» FVL. non e q.aUoH Negro , 
Cke'n qux ne uicn f che pxr cofì aff Minato i 
AP. Chibbiam a far di ^egro, ne di bìaico f 
Terche non portan V infilate f ¥V. io temo : 
C/j'fjf/er può qncjìo. A P. et dcu'cl hIJo.eH roftof 
FV. Ei guardai cido, CT fa mMe attiflrani^ 
AP. ri^bb'eljer ubbriaco. FV. fi difpcra, 
AP. Mangiarne; noi, FV. male noueUe reca, 
AP. <^hc re fapetei FV. Vanimo me'l dice . 
AP. Ceniamo alicgramente , cr ncn temete . 
FV. 5^fiim 4ci udir ciò ch*egli dice, cheli. 

NEGRO, TVLVro, A PITI O, 
TLA MINIO, LV5CA» 

NE. Che tardoy che non corro ad uno amico y 
Che mi dia dieciy o dodici qU:ittrini 
T)a torre un laccio y che m'impicchi f o forte 
Crudel : fiam minati» FV. o, ch'odo dire» 

NE. Opcuer l^egro: o pouer Tuluio : fiamo 
Llcrti fpacciati : non c'è pia rimedio . 

FV. Mi trafpionH cuor quejìc perde . 

NE. 'Euluio cerne lo fa, morrx d'afjjmw ; 
Se aaf.vvioft muor : tutti i diletti , 
E> cuitt i fuoi piacer fon giunti al fine ♦ 

FV. O Dio m'd'Mt'. NE CT chi ihdurix penfato i 
lo medefmOy cheH uidi con qtiefli cechi 



X 



SECONDO. 15 

Appenx il potei credere : cr di doglia 
fui per cader alkor albera in terra • 
FV. O Negro, Negro. NE. ahi patronxdro duolmi 

Di recami fi pijume nouitte s:. x^h i? 
FV. Che ncuelle mi dd i NE. me//er B^/F/Zo. 
FV. Qual è meffcr Bafilio f NE. uoftro padre. 
FV. Chafat'ioUhi ferino, l^E.anzi e uenuto.FVjouef 
NE. A Ferr^rjt.'FV. a Icirrara f chi l'ha ttiflof 
NE. r co quejli occhi v:iei. fV, quando ■ì<lE,pur diazù 
FV. V Vhai uijio^ NE. iho uifto,'ev .con quegli occhia 
NE. Conqucfìì cechi, FV. duu^era f NE. aWhojìeria 
Beila campana, F V. c/je /ìtce^ ^ NE. pagana 
La uettura a Squ.^Jn de la caretta , 
Cheporcjitol'hauea da ìrrancolino. 
FV. Lo uedefìi nel uollo f NE. // «tW/: e deffoi 
F V. C( me è uejlito f N E. ccjT^e /«o/ J/ bigio : 

Glicdcfjo, FV. i' mt credea,che fulfe nwrto , 
NE. E^ pw g.'oi^m c/?e ??Mf . FV, m;/èro Fuliiio* 
NE. Porf.jKa /e melangole co'/ pepe 

Di piazz<^:,qi''andoHuidi,VV» ahimè fon morto» 
NE, E ^ Vcfpettd'l conobbi ^O" ala uoce» 
FV, Hor /g;jo'/ pm infelice huomo del mondo ♦ 
NE. Gittai fubito uia d'ira, cr di rabbia . > • 

Le melangole, e / pepe. F V.rffc^c/;e far dMo: 
NE. E^/bn wenwio a diruelo. AP. difgratia: 
Cojtui ne uien a difìurbar appunto , 
Nett'/jor^t de/i4 cen^r, FV. i\fon flyacciato : 
Y fon uituperato, NE. hor di doUrfi 



ATTO 

Tempo non e : ma di pigliar a tanto 
lAaUH miglior rimedio ^ che fi puote • 

AP. O uenuta importuna. FV. o Negro mio, 
che debb' io far f configliami : di toflo, 

NE. Vdite quel y che uoglio, che facciate ♦ 

FV, Vuoi che fuggiamof]>\E, anzi uoglio^ eh' andiate 
in cafa tutti. aP. fugga pur chi uuoUy 
Venga il uecchio a fua pofla : chUo fuggire 
Di ginn non uoglioda fi buona cena. 

NE» r uoglio far in modo, che non foto 

Non entri in quefta cafa, quefto uecchio^ 
^\a che pur non ardifca di toccarla : 
'Et che fugga da lei , come fé dietro 
Il diauolo hauefii de l'inferno , 
heuateui da tauola : Lauinix 
ite dentro : cr uoi 'Fuluio : non temete 
Ver quefio nò : ma dateui piacere . 
Kiportate uoi altri incontanente 
La dentro quejìe cofe : uoi Flaminio 
(Se benfete gran maefl:ro) in td b fogno 
Vortate quella panca: un'altro porti 
QjieUi fcabcUi : er tu leuati'n j^tUi 
Apitio queUa tauola : ch'io uoglio , 
Che ti guadagni cofì buona cena : 
E^ uoi madonna Je ben fete uecchid , 
Por tare te li trejjpidi :fu tofto 
Spacciatcui : ubidite al mio configlio. 

FI.A.Hor non è tempo da fihiffar faticn ^ 



SECONDO» 16 

N'dnMo k mani a cìntola mi tengo • 

Ho U tauoU in fj^KiUd : andiamo a ceni. 

Et li trefpidi anch'io dietro ui porto ^ 

Ma uoi Yuluio fermateuì : afcoltate t 

Ne manate di far quel,c"hor ui dico^ 

Chiudete tutte quante le finefire , 

Che guardamfu la ftrada: cr fiate cheti: 

Bt non fate alcun ftrepito : uefia 

chi rijponda di uoi , quando a la porta 

il uecchio picchiere : cenate pure 

Di buona uoglia , e^ non ui date affanno: 

"Et portatemi hor bora quella chiaue 

IDi quefta pcrta : che ferrar la uoglio 

Co'/ chiauiflello qui di fuor : correte : 

V mi uogho pigliar hoggi piacere 

Di' quefìo uecchio fcicccoich'è uenuto 

A dìjìurharne tutti a Vimprouifo : 

"Voglio rider di lui: uoglio flr aliarlo. 

Come la fua fempUcitade merta . 

Quantunque pa certifiimO:, che quejlo 

TraftuUo , che di lui pigHerommi hoggi, 

SaraHfin di gran danno a le miej^alle^ 

Ecco la chiaue , che mi reca Yuluio ; 

"Datela qua : non dubitate : e i miei 

Precetti non ui caggiano di mente : 

Tornate dentro: z' chiuderò la porta» 

Hor uenga inanzi quejìo huom groffo : quejlo 

Terreno da piantana k carrottc 



ATTO 
A centinaìd : t' uoglio ftdr ndfcojio 
Colà dietro u quel cinto, infm che giunga ♦ 

IL flNE DEL «ECOtJDO ATTO» 



ATTO TERZO 

BASILIO VECCHIO» 
NEGRO FAMIGLIO» 



ì^é^ 




I O fìu fmpYt lodato : i lo 

ringratio i 
Che vn'hiL conce jjo quejii 

beili grafia : 
Che la mia cara patria al 
fin riueggio 
Dopo tante fatiche : dopo tanti 
Grauìj^imi pericoli [offerti . 
NE. Sia maladetto il uen:o, cr quella barca , 
che t'ha condotto qui ueahio infenfato • 
BA. O mar, che minacciata m'hai la morte^ 
Mille uolte , mai più non uuo fidarmi 
D/ te : ne por ne le tue acqueH piede* 
NE. O mare hai fatto male, a non leuare 
Bai mondo , cr foffocar toìUa j}>urcitia . 

Brf. O con 



TERZO, t7 

BA. O con che dejìderio i miei di cufd 

Midebbon ajpettare : oche allcgrezz^i 
Haurun, cerne mi ueggono. NE, aUegrezZ<i 
HMiviam udendo i che tu fu j^i morto • 

AB. Ecco U cafa mia. defìderata 

Tanto tempo da me : donde procede , 
Che le porte fon chiufe f ccci nejjìino f 
Aprite oh la : nejjlcn rif^onde : aprite ♦ 

NE, Qud'è queji'huom, checofìs'auicina 
A quejienoftre porte ^ BA» fé la uifta 
De gli occhi non m'inganna, quello e'/ Negro 
Mio famiglio : gliedeffo, NE. «o« è quefio 
MejfeY Bafilio mio patron, che tanto 
Tanto tempo flato i da noi tanto lontano f 
Che tanto defìderauo di uedere f 
Et che ci hi fatto pianger cento uolte 
Ver gran paura, che non foffe morto f 

BA. yfon deffo per certo, NE. ofu lodato 
Meffer Domer.edio : che ui riueggio 
Carifimo patron : Vaddimandarui 
Come fiate è fuperfluo , che la buona, 
Et bella cerd, uoftra ne da fegno , 
Chorfete più che maifano, cr gagliardo^ 

BA. r ti abbraccio, er ti bacio , perche Negro * 
T'hebbi,come figliuol fempre mai caro, 

NE. Bafciate un uoftroferuo , il più fedele , 

Che mai foffe a patrone. BA. io ne fon certo : 
Hor come fiate t il miofiglmol ifano ^ 

C 



ATTO 

NE^ E^ funo, er fduio più, che fufft mai . 

BA» r me n'Allegro: cr dou'è eglit NE» in uiUi* 

BA, Buolmì,ch"eglinon fìa ne U cittade: 
Che difidro uederlo , cr abbracciarlo : 
Ma bench'ei tion ui fìa , uoi non dourejlc 
'Lafciar però la cafa cefi nota : 
Che non u'c dentro pur un, che riJ}>onda : 
r ho picchiato dianzi cop forte , 
Che quajì ruppi, ^ gittai Vufcio a terra ^ 

."NE* Ahimè patron , che è quel, che u*odo dire : 
Voi dunque hauete tocche quelle porte i 

BA* Ver che ragion non doueuHo toccarle. 
Volendo entrar ne la mia propia cafaf 

NE, O poueretto uoi,fe dite il uero : 

O quanto enor hauete uoi commejfo ♦ 

BA, r dico il uero ; er com'ho fatto erroreì 

NE. O pericolo grande : o pouero huomo : 
Icateui in qua : ne fiate più fi ardito 
D'accoflarui a queWufcio. E A. perche caufaf 

NE. Bifcoftateui anchor dui, o tre pafi . 

E A. Perche ti turbi fif ch'effer può quefio ? 

NE. ¥ateui ilfegno de taf anta Croce* 

B A. Ecco , me'l faaio , er di paura tremo . 
Ma dimmi la cagion , trammi d'affanno ^ 

NE. Ve la dirò mal uolentieri: udite: 
Ma guardate patron prima d'intorno 
Se per fona uedete , che n'afcolte . 

BA» Verfona non appar per queflaftrada. 



TERZO. t8 

Voltdtcui di nuouo : appur alcuno f 
Tu poi incominciar ficuramente . 
Son'otto ìmfi homaiy chc*n quefta cdfd 
Non hahìti perfona. B A. dunque luluio , 
Et tu nonu'habitate f NE. iof ft mi dcjic 
Tutte le uojire pecore , cr le uacche , 
E^ queUd bella poffe^ion^ Chauett 
Vrejjo il Bondeno, er l'altre, che ui diede 
Madonna Gnefe uoftra moglie in dote^ 
V non ui dormirei fola una notte . 
neh dimmi Negro la ragion , fé m^ami^ 
Verch'etla e tutta piena di Yantafmi ; 
"Dijj^irti , di Diauoli infernali^ 
Com'efjer può cotefio^ NE. dal principio 
Infino al fin ui conterò la cofa : 
"Dopo la uofìra [anta dipartenza , 
Che fu Vanno paffato al fin di Maggio , 
fuluio uoftrofigliuol fu da Flaminio , 
"Da Bonifacio, fuoi cari compagni , 
A cui non feppe dir di no, menato 
Vna fera tra V altre (come è ufanzi ) 
Ad una bella, cr fontuofa cena : 
Dopo la cena fi giocò gran pezz<i 
A tauolieriifi parlò di uarie 
Co/è ydi ch'io non mi ricordo : poi 
Orando s'udir quattro hore , fuluìo tolfe 
Licenza : er noi V accompagnammo a cafai 
Lo diJ}>oglimOiO' lo mttiamo a letto: 

C ii 



ATTO 
Poe noi dhri farti' gli m U noflrd 
Anticamera andiamo a coricarft : 
Bormimo dolcemente il primo fonno : 
Vaffata mezz<i notte , ecco ne dtjla 
Tutuio in un trattOyCon terribil gridi: 
Bfco del letto fubito , CT l^ corro : 
Venfando certo, che quel fuo dolore 
Titftomaco ., di ch'egli e diffettofo 
Affalìto l'haueffe : cr gli domando , 
Chauete ? che ni duol patron mio caro f 
Su fu (diffe et tremando come foglia , 
E^ pallido nel info , com'un morto) 
Datemi le mie calze , e7 mio giubbotie : 
ChUo nonuoglio dormirein quejia cafa : 
Ne mai piti porui a la mia ulta il piede ♦ 
Vi douete fognar : che u"e incontrato f 
Bico io, noH poffo dir , mi rilponde egli. 
Ve lo dirò paffati i noue giorni ; 
E'« un tratto uejiitojì , e?* dccefo 
Vnpicciol lume ne lafua lanterna, 
Kandò coH Riccio dietro di buon paffo 
A dormir con Ylaminio fuo compagno ♦ 
I rejlo nella camera, cr hauendo 
Viu fonno, che paura di fantafmi , 
Ritorno a letto ; cr rifo, cr compaj^ione 
Mi uenne a un tempo, del mio pouer Yuluio : 
Che da quell'hora jirania , che cadex 
Vnu pioggia grandijìmd dd cielo , 



T E R Z O» tp 

l^'dnddfe per U ftrade sfangheggìando 
Setiz^ jìiuali in pie , fenzd capello : 
E d pericolo anchor, che jj^ento il lume. 
Che [eco hduex dd uento , che fcffiaud 
Mdftro GaUcinte IHnghermilJe ,• a cafo 
ìncontratidofì in lui con Id famiglia : 
Cefi mentre di lui meco fol penfoy 
VA che mi chino dlpenger la lucerna 9 
Col dejìro braccio ; ch'era fu Id pdnca , 
E^ colfuo lume mi toglieud ilfonno , 
Sento un fubito ftrepito : il mdggiore , 
Che maifentifi aUd mid uitd : cr u^ggo 
Vufcio, che s'apre da fud pojìa i ch'io 
Vur dianzi chiufo hauea col chiauiftello ♦ 
C A. Gran miracolo : Dio, eh* è quel, Chor odo, 
NE. Por ueggo un'huom, che delfepolcro ufcito 
Alhor alhor uerfo il mio letto uiene: 
Felle, ne carne hauea, ma Voffa fole ; 
Ch'eran cinte da uermi, cr daferpenti ♦ 
Et la fquaUtda barba, cr U capelli 
Tutti difangue hauea macchiati, cr tintii 
Y ui lafcio penfar s'hebbi paura , 
BA. r di paura farei morto alhor a: 
NE. Negro (diffe ei con J^auenteuol uoce) 

Hor odi quel, ch*anchor a Tuluioho detto : 
Nori mettete mai più qua dentro il piede : 
Ch'io non ui lafcierò ripofar mai 
Giorno ne notte : ch'io fon qui fepolto : 

C Hi 



ATTO 

^t (Idrui mìconidene eternumentet 
Et io a lui raj^icurato alquanto , 
chi fé tu difii f un pouer mncdtante 
Soggiunfe egli : che fui da un fdfo amico 
Albergato una uolta in quefta cafd , 
ìlqual m'uccifefu la mezz^i notte , 
Quando dormìuoy cr tolfemi i danari, 
Chauea fotto il guanciale di cento botti 
"D'olio, c'hauea uenduto in quefìa terra : 
E^ poi mi fepeli fotto la fcala : 
Ne l'inferno mi uuol, ne'l Paradifo , 
Verche perdei U uita inanzi <d tempo » 
BA» Mifero me, fé nero è quel^che narri. ^ 
NE» Se no'l credete , fatene la proua ♦ 
BA» Dio me ne guardi : anzi duo pafii dnchord 

Mi uoglio allontanar da queUe porte ♦ 

NE. Voi fate molto bene, BA. hor uo penfando. 

Che partito pigliar debbia in tal cafo* 

M» AVRELIOORAfO, 
BASILIO, NEGRO» 

Verche fon grande amico di Tlaminio: 
Ne di danari foloy ma delpropio 
Sangue lo feruirei , per Vamor grande, 
eh" a fuo padre portai già mio compagno , 
Et Orafo comUo , l'anno paffato 
Y fui sforzito da ifuoi molti prieghi 



T E R Z O^ 20 

Et dd U grinàt inflanzd^che mi fece 
A ddrcinqudtìtd feudi d un certo Yuluio 
Suo grdnde dìttico ;foprd certe dnelld^ 
Ch'effe Fuluio ìmpegndr non uolfe di bdnco 
Ver nonpdgdr Vufurdimd mi diffc 
Tenetele co/ì : che ui prometto 
"Di renderui i ddndri infvd duo mefì : 
lE,tgid pdffdto c'I quinto ^eH fefto mefe, 
E'/ fettimo, er Vottduo : cr ho bi fogno 
De i miei danari più, c'hiuefi mai: 
io ho detto d Hdminio mille uolte , 
CheH termine è pdffdto; cr che uorrei 
I miei ddndri i cr che lo dica d Culaio , 
lAd mi pdfce di cidnde : onde ho penfdto 
V'dnddr d cdfd d'effo Yuluio : er dirli , 
Ch'io Vhoferuito uolentier: ch'io fono 
Vn pouer'huomo: er che glie tempo homii^ 
Qhetolgd lefue dnnelldy^che mifborfi 
I mie dundri : ch'dltrdmentefono 
Cofiretto dal grdndifimo bifogno 
A metterle d Vhebreo per quei ddndri i 
"Et fé di uenderli ancho li piace fi , 
Cho chi le uucle : uolentieri ottdntd 
Scudi di tutte gli ddrd d Id mdno : 
Uìd non fo doue egli hdbiti : fdproUo 
Tcorfe dd quelli duo, che cola, ueggio • 
NE* O Biduolo VOrafo in qud uiene i 
Ch'i ddnariprefib dd far due uefli 

C iiii 



ATTO 

T^ifetd d Lduinia : fon lj)dccidto 
Son morto ,/è mi uede» MA. buond uìtd 
Saprefìemi infegUAr doue jìid Yuluio f 
EA» Qual luluio ^ MA. un certo giouine , che porti 
Ynd berretti di uelluto in tejld , 
Con und pennd btancd: non fo dire 
De quali fi d , ne'/ nome di fuo padre : 
L\d dche chiederlo d uoi^ non è colui. 
Che n'ha uolte le j^aUe il fuo fdmiglio f 
Glie defjo ; chc'l conofco» NE. che cercate 
Hudda benìh\A,ucfirD pdtron.NE. purhoggi 
Su'l cocchio di Ylaminto ègitoin uiUi : 
Tornate poi dcmdn, cheH trouarete . 
MA, IDiteli da mia parte , come è giunto f 
NE. Baftd : u'intendo, MA. c'ho bifogno grdnde f 
NE. Non più parole, MA. deli mieiddnari. 
NE. Non più di gratid , ch'io gli dirò il tutto • 
MA. Che fon cinquanta feudi, NE. non alzate 
Cofì Id noce, MA. cr fé doman di feri 
Non meli da, NE. uè li darà, tacete : 
Andate'n pace, MA, impegnerò l'anneUd» 
NE. Tifid tratta dì bocca quella lingud , 
MA, Soggiungeteli anchora. Ne. ad una ad uni 
Le dtfgratie n'ajfaglicno. MA. ch'ottanti 
Scudi gli farò dar da un gentil'huomo 
Viacenicli di u^nderk. NE. che fcufi 
Voffo trouar f che debb'io dir al ticcchio 
Chi intefo il tutto i M A.cr io domini étirào 



TERZO. II 

Verro d trouxrlo d cafd : d D/o, fon mjiro. 
NE. Ydnnt in mdhord : il Diduolo ti porti . 

BASILIO, NEGRO» 

"Dunque Vuluìo dee ddr cìnqudntd feudi 

A qusfto huomo f NE. non foy che dehhd dire. 

BA. RiJ^ndimi. NE. chiH diceì BA. egli Vhd detto: 
Non ho con quefti orecchi il tutto udito f 

NE. M'è forzd ritroudr qudlche bugid, 

BA. Et ch'dnneìla fon quelle, ch'egli dice 

B'hduer in pegno , cr che gli hd ddte "Euluio f 

NE. Hor Vho trouatd ; cr crederdlld certo . 

B A. Bimmi, che dnnelld fon? NE. fono le uojire . 

BA. Come le mief NE. le uoftre. BA. le mie dnneUd 
Son dunque in pegnof NE.me//er p.BA.cinqu^td 
Scudi ^ NE. cinqudnta feudi . BA. chi fu quello 
, Di uoi fi temerdrio, c'hebbe drdirc 

B'dprir Id mid caffettd , er trdrle fuore f 

NE. Bduio uojlro figliuoL BA. /èce un grdn male: 
Che gran profoution, NE. non ut cruccidte : 
Vdite primd Id rdgion di Muto . 
f ululo ueggiendo^ che Id cdfd nofìrd 
Erd piend di Spirti, er che neffuno 
tìdbitdr ui potcd , fece penfuro 
T>i comperdrne un\iltrd, cr uender quejld : 
Troudndo'l comprdtore : cr co/t dnd^irKio 
Vn giorno per Id terrd , ne uide wrt4 



ATTO 
Con un ferino fuWufcio, che àiced 
CXuejia cafn è du uendere ifsrmoj^i 
E7 modctto piacendoli di quetta 
Vicchiò a U porta lacafo il patron u*er4: 
Et dentro il tolft , ^ lo menò per tutto: 
Et piacciutali ajjai dentro , cr di fuore , 
Et parendoli commoda per noi, 
Chiefe del prezzo: cr dopo molte, cr itioltt 
dande, er contefe, che farebbe lungo 
A raccontirui , s' accordare infìeme 
in cinquecento feudi, che'n fra un'anno 
GlihAuejìmo afhorfar tutti a la manoi 
Ma cinquanta colui ne uolfe alhora 
Alhora per caparra : cr non fappiendo 
Da chi ricorrer ¥uluio: er cefi bella. 
Et buona cafa per fi buon mercato 
IZon uolendo Ufciare , andò a la caffd 
Voflra di noce , ou'erano VanneUa 
Yofhre, CT le tolfe, cr a queWhuom, che dianzi 
Variò con uoì, lafcioUe per cinquanta 
Scudi dal fcle in pegno, in mia prefenzd : 
E a colui dada cafa immantinente 
VortoUi,(y di fua man die deli a lui, 
Vrefenti duo, o tre degni di fede: 
Hor non ui par più tofìo,che di biafmo , 
Degno di laude luluio , poi che tolft 
Le uoflre anneUa a cefi buon'effetto^ 
B A. hofcufo: pur che pa commoda, cr buona 



TERZO» 21 

L4 tdfd,T<[E, una miglior in quejid terra 
No« potrefte trouar per un par uoflro * 

BA. E^ grmde,NE. non è piccìcla ne grande: 
Et uoi commoddmente^cr U famiglia 
yoftrà ut alloggiarete : er ui faranno 
Sempre due (lanze anchor per foreflieri » 

BA» In chejìrada é f K£. uedeteU: glie quella 
Colà giù fu quel canto a ìuanfìnillra* 

BA* Non la poffo ueder: che per V et ade 

Senzd gli occhiai la uijla non mi ferue : 
ma il patron de la cafa, com'ha nome ? 

NE. Mafiro Liichin fartor, BA. non lo conofco ♦ 

NE. E^ il più ricco fartor di quefia terra ♦ 

BA* Ma uoglio ire a uederla: er fé mi piace 
La cafa :,Jhcrferò tutti i dinari, 

NE. Quando uolete ire a uederla^ BA. hor hord 
Innanzi, che facci altro* NE. è troppo tcfto » 

BA. Ho tanto defiderio di uederla , 

Ch'un'hora mi par cento. NE. non uolete , 
Ch'io guardi prima fé maftro Luchino 
E^ in cafa : cr fé glie commcdo, ch'andiate 
A uederla hoggif B A. uanne dunque , cr toma 
Con la riff^ofta, NE. oue farete uoif 

BA* in quefìo tempo andrò fm a fan spirto : 
A uifitar fra Puccio , cr fra Najìagio , 
Chauer debbon gran uoglia di uedermi: 
"Et dirò , che mi cantino una meffa 
CPerc'hollo in noto) domattina a laude 



ATTO 
Df Tito, che faluo qui ni'hd ricondotto: 
Bt che mi diati quakh* utile con figlio 
Sopra di quefìo cofi flrano cafo : 
Dipoi me ne uerrò cofipian piano 
Ver quefla flrada ad incontrarti . NE . andate* 

NEGRO, ETMAESTRO 
L V C H I N O . 

O D/o, come i pojìihde, che tanta 
Sempliciti, tanta fdochezz<i r^gni 
In intelletto human f parui ch'io gli hahbia 
"Piantate due carrotte, le più heUcy 
Che maiBarbierOy o cortigianpiantaffe^ 
lAa non è quel M.ajlro Luchìn, che uiene 
Verfo di me ; glie deffo^ che gli ueggo 
Le fue fcrfià a lato : buona fera 
Maftro Luchin. LV, buona fera,^ buon^anno, 
t^E. Bauete uoi cenato ? LV* non anchora , 
Che troppo bene defìnai ftamane , 
ht troppo tardi: onde la cena mia 
Trolungo a uentiquattro bore fonate , 
NE, Bcue n^andate, LV. poco lungi : a cafa 
L>i mio compar 2anobbio: a torre il faggio 
Tì'una gonneUjt a Monna Nicolofa 
Sua moglie. NE. uoglio un gran piacer da uoi: 
Ter Vamicitidy che contratta hauete 
ì<iuotiamente con "Eutuio mio patrone , 



TERZO* 25 

Bài dìyche con tanta arte gli face [le 
Qutlfdo , cr quella uejie a la Lauink* 

LV. In ciò, che m"i pojìibik fon pronto 
A farui beneficio » NE. conofcete 
li mio uecchio patron padre di Fuluio ^ 

LV. Conofcolo per uifta : ma d'hauerli 

Parlato mai non mi ricordo, NE. e giunto 
Pur boggi in quejla terra, LV, ou'era gito f 

NE. Alfepolcro di Chrifìo: ^ più d'un" anno 
E^ flato fuori : onde penfaua ogniuno 
Senz'alam dubbio, ch'egli fu ffè morto, 

L V. Yuluioy che dice i NE. è dij^erato : er mezo 
Morto d'affanno : cr noi tutti di cafa 
Spacciati^ minati: che s'hauemo 
Mangiate le candele , cacheremo 
(Come dice il prouerbio) gli fiuppini : 
Che s'habbiam triomphato per l'ad etrOy 
Varem'hor penitenza : CT tal uigilia , 
Che non fera fuH calendario, LV. duolmi 
Del uofiro dilpiacer : ma che uolete f 

NE. Dirouelo ; è uenuto uno appetito , 
Vna bizz^^ra uolontade al uecchio 
Bi fabbricar , come s'haueffe anchora 
A uiuer trenta, o quaranta anni al mondo, 

LV, DoMe uuok egli fabbricare NE. uorrebbc 
Racconciar la fua cafa a la moderna : 
Ferch'ella e brutta , e ma caf accia antica ; 
Et v,i uorrebbc far dentro mn loggia 



ATTO 
E und cdmerd in uolUy e un cmerìno : 
Et perch'egli ha da molti udito dire 
Altre uolte , c'hauetc la più bella, 
Lit miglior, la più commoda cafetta 
Di quefla terra, la uorriauedere, 
Ut pigliarne ( piacendoui ) il modello^ 

LV. Qu indo uorri a uederla f NE. hoggi,feuoi 
Vi contentate. LV. non è troppo tardit 

NE* yi prego poi, ch'egli n'ha tanta uoglia , 
Choggi Lifciate, che la uegga. LV. in coft 
Tu maggior importanza , non ch'in queftx 
Vorrei feruirui : e accio, che conofciate. 
Ch'io lo fo uolentieri , ZT che difidro 
¥arui piacer, non uoglio andar acafa 
Viu di Zanobbio , ma ritorno dentro , 
A por giufo le [orfici, e7 mantello : 
E a dir a mia mogliera, ^ ala fante, 
Che'n quefto tempo nettino la cafa 
Al meglio y che fi può , perche e fojfoprd, 
Et par uno Spedale : andate uoi 
A dire al uecchio, c'ha ueder la uenga , 
Quando gli piace , ch'io Vaj^etto, NE. io Uddo 
Hor hora di buon paffo: er ut ringratio 
Vi tanta corte fta mafiro Luchino: 
Hor mi uoglio inuiar uerfofan Spirto 
A ritrouare il uecchio, eh' a uedere 
Venga la cafa del Sartor, ch'io fono 
Deliberato di pigliarmi jì^ajfo 



T E R z: O^ 24 

Di lui per hoggi : cr che non metta il piede 
1 n queftu cafa a difturbar gli Amanti^ 

IL FINE DEL TERZO ATTO. 



ATTO CIV A RTO 

MARCFfERlTA, MAESTRO 
L V C H I N O» 





CHE be^a bora di mos 
flrur U cafi 

Ad unoamiccoy ChoTA di 
IpuzZ^rU : 

Quando fi dee cenare , cr 
che glie tardo, 
Et notte homai:f}j(izZ(itelapur mi, 
ChHo Ipazzàr non la uoglio : ^ manco uoglio. 
Che la frazzi i^ irenica: perch" ella 
H4 da far altro ^O' none ucftra fante ^ 
Non fi ritrouarebbe in tuttoH mondo 
JLa più bizzura, cr più fa[lidiofa , 
E indiauolata femina di quefla* 
Mai di gxi^ar non ceffa ; e in ogni cofa , 
Come fu^i unfancint^mi uuol dar legge: 



ATTO 

JMA, Ch'io non fon uoftru fchiauui ne fmttfcd , 
Ne concubind uojira ì ne fon nata 
Tra i porci ^ cr tra le pecore in un bofco ; 
Ne mi togliefte mai da lojpedale ; 
Che mi debbiate comandar con tanti 
Superbia, chej^azzar debbia la cafa. 

LVé Non ui crediate , ch'ella cofi tofto 
tìabbia a tacer : uorrì per ogni modo 
Vincitrice refiar di quefta lite . 

MA. Che maladettafia la mia difgratia : 
Et chi fece tra noi tal /pofalitio 
Et chi fu il primo amouerne parola^ 

LV. S'/o uoglio contrajiar, cr dar rijj^ofix 
A le parole fue , giungo efcaH fuoco. 
Et peggio fo :ft che meglio e, ch'io cerchi 
Cotte buone parole di placarla . 

l\k* Et che farejie uoi, fé per marito 

Tolto nonu'hauefi'io f fé non u'hauefìi 
Data fi bella dote f non farejie 
Vn'infelice, un pouer farfettaio 
Senza bottega , fenza alcun famiglio,^ 
che fol ripezzdrefie a li plebei 
Per un uil prezzo li farfetti rotti t 

LV* Hauete torto Margherita a dire 
Centra di me quefle parole acerbe * 

MA. Pazz^, cr cieca, che fui : Chauer potea 
Per marito il più nobile, e7 più ricco 
Cittadin d'efta tmn ; cr cojìui uolfi 

Contr4 



Q. V A R T O. 25 

ContTd U uolontd di tutti i miei : 
Tcrch'cgli e bel f perch'a gentil' ajpctto f 
"Perche mi porta amor perche miftimd 

LV, r Wumo più che gl'occhi mia , ui jlimo 
Più che cofjL dd mondo : MA. ui mentite 
Per la gola : che md non mi ftimafte • 
Ne mi portafte dmor : ma dd quel giorno 
infelice ych'io fui uoftrd moglicrd 
Sempre mi fefte trìftd compagnia : 

LV» Buolmi che ui doglidte di me tdnto 
Contrd ragion , che neramente fempre 
VecVl debito mio uerfo dì uoi : 

MA, Anzi donnd non é peggio trattdtd 
Bd mdrito di me :che mi Idfciate 
Anddr come s'io fufi una forfxntc , 
Vnd uoftrd maffard ^mal ueftitd : 
Peggio calcixtd : cr non mi date mdl 
Vnfoldo dd comprar pur undftringi: 
E in un dnno m'hduete fatte due 
Gonnelluccie di merdd^ del piggiore 
Pdnno che fìd d Ferrard : cr pdrui troppo 
Et/peffo dnchoTd me le rinfacciate : 
Gudrddte d Monnd Nicolofd mid 
Comar ^guardate un poco a Id moglierd 
' Di Mdftro Bruno Je ueftite uanno 
Di for fante comHo : che lu più logrd 
ha peggior uefte ChMin" amendue 
E^ molto più hgnoreuok cr più beUd 

D 



ATTO 

(Vojird merce ) de h miglior chHo m'hMU : 
Ef fon come effe nobile di f angue : 
Ne diedero effe mai cof gran dote 
A li mariti lor compio n'ho data» 

LV. Uintratd del mìo picciol poderetto 
Ef quel poco di ftento ch'io guadagno 
in pungermi le dita il di CT l<i notte 
Non e ballante a farai andar ueftita 
Df ueUuto cr di feta che fé Nionna 
liicolofa la porta , s'ella sfoggia , 
Se la moglie di Brun fa fmiimente ^ 
Son pia ricche di nui : efie non hanno 
T>a pafcer come nui tanti figliuoli . 

MA. Mi f.iefio èlnutla a paragon d'un^altrd 
Crudelijìima ingiuria che mi fate ^ 

rv. Ch'altra ingiuria ui faccio? Ni A, la maggiore 
Che poffa far" a femina alcun'huomo . 

LV« Vi batto io forfè f MA. guai a uoi fé tanto 
Ardir hauefie : ui trarrei quegUocchi : 
Vi mangiarei con quefii dentici nafo . 

LV. Ch'ingiuria ui fo duuque? MA. mi lafciate 
Star* ogni notte'n un canton del letto : 
Ne mi toccate mai cr s'io ui tocco 
S'io ui uoglio baciar' cir far carezza 
Yatti'in cojìa mi dite ; come io fu fi 
Scrignuta er uecchia , cr U più moflruofa, 
Co fa del mondo , cr mi puzzaffe'l fiato , 

LV. Sette figliuoli tre f emine er quattro 



Q. V A R T O. i6 

IAdfcì?i, Chor uiti per afa mia fcherzMo 
Vimojìrjin fé ui (cccoy cr fé ui faccio 
il debito U notte, MA. ui confelfo , 
Che giti Vìuuete fatto : ma uorrei , 
Chor fufie più che mai fìsro, cr gigtiardo^ 
Li mia complef^ioìi debile, cr quefta 
Età, doue mi trono, homd matura 
Non confente^ ch'io faccia quelle proue , 
Ch'io foled far da prima, MA. non accetto 
Cotefta ifcufation , perche non fctc 
Sì uecchìo^^cofì debil, come dite : 
Anzi da poco amor quefto procede : 
Et hauete nelcorqualch'altra donna y 
Che molto più di me piace a i uofiri occhi : 
Onde lafciate inculto il uofìro propio 
Campo , che bene lauorar dourejìe 
Per irrigar quel d'altri : che fé mai 
Vintendodir , fé poffo mai f aperto 
Mi uenga la continoa^fe non faccio 
Le mie uendette con un buon baflone : 
Se non ui fo il più trìjio , il più dolente 
Huomo del mondo : che quand'odo dire 
Da mìa comare ,^ date mie utcine , 
Ch'i lor mariti fon tanto gagliardi , 
Et cheft ben le trattano fecondo 
il defiderio lor , mi fcoppia il cuore , 
Bt mifento morir quafì d'inuidia : 
Et mi uien tanta rabbia, cr tanto sdegno 

D a 



ATTO 
Cantra di noi , che ìwn so che mi tenga 
che dlhor alhor i' twn ni com dddoffo 
ht non Ili caui gliocchiio che non uada 
A procucciarmi d*uno amante , er porul 
(Coìne mert:ite)due gran corna in capa: 
Si che Li gente ui mojlraffe a dito : 
Che non fon mica (ìj^aruta er uecchia 
che ric(<.pito ancor non ritroiiafii : 

LV* De moglie mia tacete bomai , tacete , 
Accio che non ftam fauola a i uicini^, 
Terdonatemi s'io per lo paffato 
Ter dapocaggin u'hò poco jiimata ; 
Che da qui manzi adoprerò l'ingegno 
"Et le mie forze tutte in contentarui 
t,t ui farò quel debito eh" a buono 
Marito ft conuien : andate'n in cafa : 
"Et non gridate piu^che uienH Negro: 
E un ue^ito di bigio , ch'effer deue 
é Quctfuo patron che uuol ueder la cafai 
y li tiogUo allettar qui sa la foglia. 

MA» r uado : er uoi (ianotte non mancate 
De la pronte ffa debita , LV. lodato 
Sia D/a , che mi fé tolta da lefjpaUe 
Qw?/J.t feccaggin , quejio gran faftidio , 
Qtte/?o DiauoV infernale queflo 
Cancaro , quejia febre ,quefta pejle 
Cbc non mi Ufciaripofar gioìnai. 



Q. V A R T O 27 

NEGRO, BASILIO, 
L V C H I N O. 

Voi uedercte mi cufttU beUu , 

Et commoda ptr noi : cr quando tutu 

Vhaunte uifix , cr ^^ '^ confìderata 

vi parrdyche VhahhUmper buon mtruto. 

BA, Kìngratio Dio, che mi ritrouo il modo 
Bi comperarU, NE. ecco dinMizi d Vufcio 
il pitron de U cxfx , che n^af^etts 
Vedete y cerne e tutto mcjlo in uifo, 
Ferch^è di quejla uendita pentito: 
Andiamo a lui , Niaflro Luchin da bene 
Iddìo ui falui, LV. fiate i ben uenuti . 

NE. Que/io e mejjer Baftlio mio patrone , 

Che mol ueder la cafa. LV. ho gran piacere 
T>i uederloyC^ conofcerloima duolmi 
Di non hauer hauuto il tempo , CT l'agio 
Di raffettarla , cr di nettarla, come 
Era mio ufficioso' come uoi mertate^ 

BA. Non importa : la uoglio ueder prima 

Difuori,cr poi di dentro.LV, al piacer uojlra. 

NE. Vedete, come e ben fondata : cr fatta 
Con betta architettura : che buon muro , 
O che porte fon quejìe , che facciata . 

BA. r la guardo, cr confiderò, cr mi piace • 

NE. Voi che di fuor Vhauete uifta, andate 
A uederU di dentro :i' uado in piazzi 

D Hi 



ATTO 

A^ fdr md fuccriiU d^import(itiz<i 
Che vihd commejJTa YiUuio » B A. torna toflo, 
NE. Aj^QttMcmi qui* LV. uenite dentro ♦ 

NEGRO SOLO» 

Se Dduo c^ Sofìx celebrati foro 

Da gli antichi [crateri , CT f^ti eterni 
I nomi lor da le uìuaci carte , 
Perche foro i più accorti i pili ingegnofì 
Senti di quella etade , cr fepper meglio 
'D'cgn^ altro ritrouar dande cr fit tieni , 
No rnerto anch'io cheH Bembo o Paulo Gioido 
in cronica mi ponga fcr che mi lodi 
Et mi ce libri si ,cht'l terzo loco 
Apprcffo Dauo CT Sofia , fa del Negro r 
Pcfcia ch'a Vimprciiifo ho ritrouate 
Tante fallacie , con Uqiiai dileggio 
Quefto uecch.o : er mi uendico del grande 
Vifturbo che uenendo hoggi n'ha dato^ 
Md che fa poi di me quando fcopcrti 
Saran gli inganni miei f che fa di ¥uluio f 
che fcufa trouerertio,^ che diremo i 
O mifcre mie /palle , che la pena 
Dr quejìo error uerrafopra di uoi: 
Et quel gobbo pcUron farà propheta 
Che minacciato m'ha tanti gran mali* 
Ma pur ne la bontà ne la clemenza 



Q. V A R T O. 25 

De/ ueccho mi conjìio , cr ne Veduto 
che con parole mi può dar YUminio 
Che facilmente impetrerò perdono : 
Et non gionando i preghi er le parole 
T)i YUminio cr le mie ^ fon io fi inetto 
Et ft priuo d'dmki cr fi d^poco 
Ch'io non poffu fi^ggìre , cr jiar nafccfto 
Per otto giorni in ufu d'uno amico ^ 
ìnfin ch\i fi dimentichi l'ingiuria 
Infìn che quefta collera gli p^fi f 
in queflo tempo andrò fegretamentc 
Per uno ufcio di dietro piedino 
Bel qual tengo la chiauz , a trouar Yuluio 
E i fuoi compagni; eh' a/pettar con grande 
Defìderio mi debbono ,• a liquali 
Conterò le bugie Choggi ho trouato 
Verche difìurbo lor non dcf'l uecchio : 
E^ poi c'haurò fcacciata quefla fame 
Chò la maggior c'hauefi mai quejlo anno. 
Colle reliquie de la buona cena , 
farem confìglio infìeme : er qualche buono 
Kimedio pigliaremo , a qiiefio male • 

LvcHiMO, Basilio, 

MARGHERITA, 

Perche uolete andaruene fi tojìo f 
No/> uolete uedere ancho il granaio 

D mi 



ATTO 
E^ Id antm con molte altreftdnze^ 
Che dx ueder ni relìanofB A. comprendo 
Dx quel poco c'ho uìfto , che Ix cxfx 
E tuttx bella : ond'io per non tenerui 
In difcommodo più ( c'horx e di cena ) 
Voglio xtihr nix: domani d miglior horà 
Kftornerò x ucderlx : cr portxrouui 
Tutta uojìri diinxri. LV, che dxnxri 
Sono cotefìifBA. ui mxrxuiglixte : 
Kon lo fapetef tlrefio de i cinquxnta 
Siudi yC'hxuete hxuuti cii cxpxrrd 
Tix Fiduio mio. figliuolo, LV. i' non u^intenào, 

BA. No;? mi uolete intendere» LV. parlate 
Si chiaro , che u'intendx, BA.fonUo forfè 
Tedefco, o nato in India , o nell* Arabia f 

L V» Credo che fiate Itxlixno , nato 

A Terrara, come io : ma non uUntendo : 

BA. Ve la dirò fi chiara ^che cojìretto 

Sxrete a dir che m^intendete, LV» dite^ 

BA» Vi portdrò demani quattrocento 

Cinquanta feudi, che con la cdppdrrd » 
C'hduefle gid faranno cinquecento. 
Ver pagamento d'ejìa cafa : come 
Sete d'accordo mio figliuolo^ cr uoi ♦ 

LV. Chefauole fon queflef BA. non credete. 
Che m'accorga io, che uoi fete pentito 
"Di uender quejia cafxfcT d'hauer tolta 
L4 capparrd dd noii LV.fetc in buon femoì 



Q. V A R T O» 29 

Che quattrocento feudi y che cdpurrut 
BA* Vrirtid che pr omette fie a noi U cafa 
in uendita cr togliefìe la caparra 
Doueuate penfarci fauìamente 
Et ripeti far Ci : che'l pentir non ualt 
Ne'/ dir nò quando la co fa è fatta 
Si che non puote ritornar adietro ; 
LV, O ch'io mi fogno , ui fognate uoi : 
BA. rò fa che non mi fogno. LV. er io capparra^ 
Non hebbi mai da uoi ^ne fantafìa 
JDi ueder quejla cafa, BA. ah che dourefie 
Uauer riJ}>etto a Vhonor uoflro. LV. cr uoi 
"Dourefie hautr grandifiima uergogna 
A lafciarui di bocca ufcir fi fconcie 
Et co fi fìrane dande, '^ A, anzi pur ciancia 
Sono le uoftreima uigioueranno 
Foco : che ben uifur i tejtimoni 
Quando ui diede Tuluio la caparra 
Et reftafìe ameudui d^accordo infìeme: 
LV. Non so che dr mi debba : cr più che s'io 
Volar uedcfìi un'afmo per Varia 
Mi marauiglio di cotai parole : 
BA. Se la giuftitia cr la ragion s'offerua 
A Eerrara , non dubito che quefìa 
Cafa nonfìa la mia, LV. queflo mi pare 
Vn cafo molto jìrano , che uegniate 
A pormi in lite la mia cafa, E A. uoflra 
Non fari più : LY, chi fie che me la tolga ? 



ATTO 
E A» Ve U tommo nui coUd rdgìone ♦ 
LV» che fé uolcj^i ucnderU , non pojfo\ 
B A. ChUccure . LV. perch'c dote. E A. tutte fcufe* 
LV« Tii mU moglierd : er fé pur li uendej^i 

Non U darei per fi uil prezzo, BA, fole^ 
LV. TorreteH fagr amento giurerete 

CWioVhb pronte ffa a Vuluìo^et ch\im*ha data 
Caparra f E A. cr noi torrete'l fagramento 
Che non hauete hauuti dì caparra, 
Cinquanta fetidi^ LV. C giurerò di gratti^ 
BA. Ah ch'io credea che fujìe un huom leale 
V« huom di fede . L V. i' mi credea che fufic 
AWhabito alVetade cr dWalffetto 
Vn fantarello ^ ^ mi parrete un barro 
Vn foiatore» BA. i'fon huomo da bene, 
MA. Debbio patir che quefìo uecchio pazzo 
v(ì contri di noi marito mio 
Tanta fuperbiaf LV.ah Margharita habbiate 
Kif^etto d Id uecchiezzd. E A. dnchord hduete 
Ardir di minacci armi f LV. dndate in cafai 
Et riponete quel baftonda letto. 
MA. Se più l'odo gridar , per quejìa croce 
Lo trattaro da pazzo, BA.fpero in Dio 
Che mi uendicarò di quejld ingiurid . 
MA. Vdda d gracchidr nel bdrco, BA. anzi dndro 
Oue udita fard Id mid ragione {in parte 

LV. Ldfciate lo gridar , eh' egli non mertd 

Che più gli diamo orecchi: andiamo a cena ♦ 



Q^V ARTO* so 

WA. Andiamo :cir io chiuderò queftd porU 
Accio non uegna u darne più difturh* 

Basilio s o l o^ 

Doue drizzar dchhHo mifcrqi paj^if 
Che dcbb'io far ^ fé non de la fortuna 
Che tanto mi perjeguita dolermi f 
Ch'io chejptrauo homai d'bauerripofo 
Et di goder la mia cittade in paccy 
Tra gli /piriti infernali cr tra li barri 
in paura cr in lite hoggi mi trono : 
Ma perche tarda a uenir tante il Negro 
che cofì tofìo di tornar mi diffe i 
^ forfè quel che'n qua ne uienei è deffo: 
Non è :gliè un'altro con un torchio in mano. 
Che uerfo cafu miaparmi che uada* 

Groppo famiglio; 

ET BASILLIQ» 

Mejfer Tlaminio mio patron m'impofe 
Ch'a le uintitre hore a ritrouarlo 
Veni fi a cafa delfuo amico Fuluio : 
ChUnuitato a un dcmtftico cenino 
Seco Vhiuea con molti altri compagni i 
Et cofì uado : er porto meco il torchio 
Accio ne faccia per laftrada lume 



ATTO 

Se buio fid quando andÀremo d cafd : 
Ma fegno dlcim non ueggio di conuito 
che llrepito non fento , cr l'ufcio e chiufo ; 
Si che meglio e ch'io picchi: o ì^egroo Negro» 
BA» M4 che cercd coflui che chidmx ti Negro f 
che ud egli facendo ?GK. apri, ch'io fono 
Groppo famiglio di meffer Flaminio: 
B A. O giouine non odi f oh la dal torchio • 
GR, Cojior dormono certo , o che fon fordi • 
BA* Stafjìer non odi tu ? perche con tanto 
Empito batti quelle porte i GRj"' uado 
A torre il mio patron che'n quefla cafd 
Ha cenato ftafera : B A. m.Ì a un'altro ufcio, 
CX^iefla non è la cafa che tu cerchi : 
GR» So ch'ella e d'effa che'l patron m'ha detto 
Ch'io uenga qui : che qui m'affettar ebbe : 
BA. Tu t'inganni figliuolo. GR. anzi pur noi 
lAcjfer mio n'ingannate: E A. cr io ti dico 
Che quéjìa cafa e uotXyO^ che neffuno 
Y'habitd dentro, GR. come che neffuno 
V'habita dentro f non ui ftanza Yuluio f 
Ne Tuluio n' altri, GR. l' so ch'egli ui [td^^z^: 
Et dotti un buon coniglio , che non tocchi 
dueU'ufcio piu,ma che tu uada altroue 
A cercar tuo patron, GR. s'egli e qua dentro 
Verche uolete ch'a cercarlo uadd 
Di qui cr di lafBA.com'effcr può qua dentro 
Se perfona non u'habita f GR. o che uoi 



Q. V A R T O. 3, 

Vi pigliate di me giuoco cr piacere , 
O non fetc'n buon fenno f B A. poco fenno 
FJ poca e/perienza hai tu ,fe penfì 
Che Yidiiio héiti qui che fono hcmai 
Vaffati gli otto m:fi che perfona 
NÒfìazain quefta cafa,GK.anzihogglluidiy 
neri cr ValtfhierVn quejìa cafa, BA. Biluio 
Vede fu' n qucJla cafa^GK. con quefti occhi 

BA. O Dio doue condutto hoggi fono io, 

GR. cxuefto uecchiofarnetica: BA. er è utro 
Etpoj^ibil che ¥uluìo hoggi uè defti 
in quefta cafa f GR. il uidi: quante uolte 
Volete che ueH replichi f cr dal giorno 
Che fi parti fuo padre d'efla terra : 
tìà pafleggiato fcntpre in quefta cafa . 

BA. Che ditu f GR. chefempre ha fatto conuiti 
A la fua innamorata a i fuoi compagni 
\n quefta cafa.BAxhigli ha fattifGR. f ululo, 

BA, Et chi è cotefto ¥uluiofGR,egliè figliuolo 
D'«n certo huom, che (fé bene mi ricordo) 
Chiaman Bruftilio : «o7 50 dir perch'egli 
( Cancaro il mangi ) hi troppo ftrano nome . 

BA. Baplio nei dir tu , GR, egliè quello^ è deffo : 
O clfhuomo liberale è fuo figliuolo : 
O come bene cr honoreuolmente 
Viue egliin cafa: anzi pur troppo bene ^ 
Et più che non conuieufì ad un fuo pare : 
Che leffo cr rofio uuol mattino cr fera: 



ATTO 
E^ ^Uiittro, cr /è/, che mangino con fui : 
tt che la carne a ìfuoi fam'glì aujnzi ; * 
Che'l più ricco, il più nobil gentiluomo 
"Di quefid terrà, non fa tanta /peft » 

BA. O pej^ima noueUa s'ella è nera . 

GK* Egli non guarda a /pendere , che uuole 

Sempre i più ghiotti, cr li miglior bocconi , 
Che uengan fu la piazza dì Ferrara : 
Bt uuole ogni domenica , ogni giohbidy 
Vna torta col zuccaro, cr col pepe ; 
Lafua cantina par fan Pier di Roma, 
Quel di, che fi mojlra il uolto fanto 
Tanta gran gente ui concorre a bere . 

BA. Vjlofrefco ,fon morto, fon fpacciato . 

GR» Ma il pouer giouine è fi fieramente 
Innamorato d'una cortigiana 
T>i quejia terra, che ne fm ani a, cr muore ; 
Ne mai ha ben fé non quando la uede : 
Er ciò, ch'egli ha, dietro le f^ende, cr dona: 
E a li giorni pajJTati ella gli chiefe 
Vna, ouer due uefii di feta in dono ; 
lEt non hauendo il modo egli di farle , 
Tolfe d'una cafjetta di fuo padre 
Parecchie anneUa; cr l'impegnò (fecondo. 
Che mi fu detto poi) cinquanta feudi : 
"Et di quei f e le Uefii a la Lauinia ; 
Che cefi ha nome quella puttanella , 
Che quejlo pouer giouine tanto ama : 



CL V A R T O, 32 

E^ ha fatto per lei qucfto cenino 
Staferu , alqud il mio patron fi truoud ♦ 

B A. o infelice cr mi fero fuo padre . 

GK, E' cagion d'ogni male un fuo famiglio 

Che Negro ha nome :o che ghiotton fcaltrito : 
Bgli gouerna Fuluìo: egli lo mette 
Su quefte uie : gli da qiefti configli . 

B A* O pouero fuo padre : di lui ducimi , 

VercheH conofco , cr e mio grande amico . 

GR. Voglio picchiare un'altra uolta ; aprite^ 
Hor m'accorgo io ,poi che ncffun rijponde , 
Che non uuol Yuluio che perfona uada 
"La dentro a diflurbar ifuoi piaceri : 
Si che glie meglio ch'io ritorni a cafa : 
A Diomelfere,a Bio.BAManne in buon'horu: 
Hor uegg'cue mi trouoihor comprend'io 
Dif le parole di coftui , che'l Negro 
JMt dileggia .m'inganna , cr che le cofe 
Tutte e' ha dette , fon dande cr fittioni : 
Et quello fa pcrchio non uaài in cafa 
Accio che non difturbi i lor piaceri: 
Ah ghiotto , ah ladroncello^ ah feruo ingrato: 
Stolto che fui i che uon doueuo mai ' 
hafciar la c.ifa cr mio figliuolo in mano 
D( fi fcaltrito cr federato feruo ; 
r non doueuo mai di lui fidarmi : 
Ah troppo tardi del mio grande errore 
ht de la mia femplidti m'accorgo: 



ATTO 

M^fe Dìo mi dx uiu , à'ejio [corno 

Et d'cjid bdrreria c'hoggi mhì fatta 

Vmi ucndìcurò perebbe mioferuo 

Ch'i Venegia il comprai , già fon mo'ti unni , 

Di un Greco mercutdnte , trenta feudi: 

Con animo di porlo anchora un giorno 

Secondo lifuoimerti in libertade: 

Che tardo che twn uaio a querelanni 

Al podcjla , che degli a jf affinamenti 

Ch'ufa centra di me quefto rubaldo f 

ChUo fjpero , poi Chaurk la mia ragione 

Vdita appieno ^ch'egli farà ejjpreffa 

Ccmmefiione al Bargello e ala famiglia 

ch'incontanente uadmo a pigliarlo , 

E^ ch'in prigion lo ficchino ; don" egli 

A pane cr acqua de li fuoi difetti 

Vara per qualche di la penitenza : 

"Et forfè imparerà di uiuer meglio 

Ver Vauenire , o* d'haiter più riJ][>etto 

A juo padron ma per h - perdo tempo f 

Ter che non uado caminando a lui ^ 

IL riME DEL CL^aRTO ATTO 



Atto quinto 



ti 

ATTO a V I N T O 

CRATFAGNINO 
SBIRRO, BASILIO* 




IO lo poffb inghcrmìr con 

qiicfti artìgli 
Kon dubitate ch'egli fugga: 

ch'io 
Non feci a la mia ulta aU 
tro effercitio 
Che quello mai: cr non ho inuidia a un'altro. 
BA, Com'haueteuoi nome fGK. Graff agnino. 
E A. Graffagnin ui premetto il beuer aggio 
Se quefto ladroncello hoggi pigliate . 
GR, Ne/btt manco di me pratichi cr forti 
Quefli compagni miei p che potete 
Bjfer certo che pur che lo iicggìamo 
Lo pigliaremo. BA. quefta e la mia cafdy 
Bglie qui dentro con molti altri a cena , 
(Ch'io lo fo certo) ne rijhonicr un ole 
Ne 'Vufào aprir : fé ben fi picchia forte : 
Che ui par che fi faccia Graff agnino f 
GR» Gettiam per terra quejìe porte . BA. tanti 

Vazzii non farò io ; mio farid il danno.. 
GK. ì^afcondiamoci dunque qui di dietro 



ATTO 

D4 quefio cdtito : cr qui Vdfjpcttdtemo 
Vna horci ^ due^cr quanto uoi uorrete: 
Et come egli efce fiicr, lo pìgliaremo : 
Ma non l'ho in fantajìa , non lo conofco: 
Coni* è uejiito , com'è fatto ^BA. in capo 
Uà un capsUittOyCh'c pelcfo cr rolfo. 
Et porta in doffo un faltimbarca azzurro : 
E^ non e troppo picciolo , ne grande : 
Ha una Barbaccia lunga cr tutta negra , 
Gli occhi er le ciglia ha negrejn uifo e fofco^ 
Che proprio par" un'afjaj^in dafirada. 

GPv Horsw ba^a , n'ho intefo : hor fiate cheti 
State con gli occhi cr con gli orecchi attenti 
O Brunoro o Marcuccio o Gajf arino ^ 
Et meco nafcondcteui qui dietro 
A^ quefio canto , oue non pafja alcuno ♦ 

BA. Anch'io jìaro con effo uoi nafcofio ♦ 

NEGRO, BASILIO, 

crafagnino. 

A la barba del uecchìo: ho molto bene 
Alzato il fianco : er fon cofì fatoUo 
Et cofì pienyche caminarnon poffo^ 

B A. Mal prò ti farà forfè quella cena . 

GR^ Horsh compagni, horsìuBA* non lo pigliate 
Anchor : ch'io uoglio udir quel ch'egli dice . 

NE» Ma molto più di mefatoUo cr pieno. 



Q V I N 7 O* ^ ?4 

E^ quel poitron d'Apitio : o come é ingor^fo; 
O coj«e eg/i trjìigugU , o ccnie ^'ce » 

BA. Vc^e/-e co»/e w^t Ix rob'ojL mU » 

NE» Fu!uio,a'^i<i>^iìfiìoperldgran trijinzzd, 
Pe'/ difpiacer^c'hduien d*ejh ueniiU 
T^:ito hitino poco guafto d le uiumde ; 
Et LctuinU altre ft lUqude ber horcc 
CoUa fua uecchìu s'è du noi parti tu, 
Secret amente per Vufciuol di dietro : 
E7 cuoco (ìmilmente, e7 fuo famiglio , 
E7 Parapto babbiam mandati uia , 

B A, Qu^fti fono gli flirti, er li fantafmi , 

Cb' erano in cafa mìa, NE, bormipar tempo 
B'aprir con quejla cbUue quejia porta , 
Accio poffino ufcir Vuluio^, cr Flaminio y 
Quando lor piaceri ima doiie i paf^i 
"DeboHo drizzai" accio, cbHo troui quefio 
Vecchio inftnf aio, ^ matto ì BA,ah traditore 
Y mi uendicherò d'ejid parola . 
Su Graffagnin pigliatelo, GR. Marcuccio , 
Bt tu Brunoro andate da una banda : 
EtGafparino.O'io dall'altra andremo; 
Ut lo torremo in mezzo, NE, ma cbifcno 
Quefli^che'n qua ne uengono con Varmei 

GR , tìorfu addcffo : fia forte, N E , abime fon morto: 
Cb'infulto e quefio f GR. il podcflì ti uuole, 

NE» E non fon quel, che uoi cercate, GR, uieni. 
Che henfei queUo,NE,0'c'hofattoio,chemerU 

E li 



ATTO 

Vn tinto [corno f GR» ukni pur^ che bene 
Vintendem, NE. che furtOy c'homkidio 
Ho CQmmeJl'iof BA. legdtdi le mani. 

NE. Ah patron per domnzi* GR, babbi patìenzd* 

NE. r non ci uerrò mii, GR. tu ci uerrai . 

NE, Ah traditori, GR. o/?n«e, »m morde imbraccio: 
No'/ poy/ò pw tener, NE. con quelli pugni 
laro le mie uendctte, B A. ahfcte quattro. 
Et non potete pur uincere un folo f 

GR. Aiutami Brunoro, NE. ahjhirri ladri f 

GR. Tenetelo benftretto, NE. ahi più non pojjo, 

GR. Se più ne morde, ficcali queljpiedo 

l^ela pancia.t^E.ah fbirraccio,anchorun giorno 
Spero di rifi-uftarti. GR. hor più non temo. 
Ch'egli ci fugga» NE. non haurete tanta 
Gratia, chUo ucnga mai con li miei piedi. 

GR. Strafciniamolo dunque. NE* deh di gratti 
Lafciatemi le man tanto, ch'io dica 
Quattro parole, GR. più commodamente 
Le potrai in prigion dir con la lingua , 
Però che con le mani non fi parla . 

BA. Per quefta fi laudeuole , cr buona opra 
Domani Grajfagnin ui darò un giulio. 

NE. Non gli credete, perch'i troppo fcarfo , 
Quattro io uè ne darò fé mi lafciate . 

GK* Per prezzo non uogliam difobedire 

Al nofiro podejlì. BA. non date orecchio 
A le fue dande più , ma incontanente 



Q.V I N T O» 5^ 

Menatelo in prigione» NE. ah potier Negro 
Doue ne uai: com*hcggi ti è uenut'a 
"Dopo Unti piacer^ quefta difgratìx^ 

rLAMIMIO, FVLvlO, 
B A S I L I ©♦ 

Horfu fate un buon'animo luenitc 

Andiamo incontro a uoflro padre o ¥uIhìo , 
Che fate peggio, quanto più tardate^ 

FV. Con che uolto debbUo mi fero gire 
Dinanzi a lui f con che parole mai 
M'ifcuferò f con che color ¥lminio 
' VojiHo coprir tanti difetti miei f 

BA* Ma chi fon quefti duo, che fono ufciti 
Di cafa nojira f ahimè mi batte ti cuore , 
Et l'animo mi dice, che glie Vuluio ♦ 

FL. Vedetelo , ch'ei uien uerfo di noi , 

Andate allegramente ad abbracciarlo . 

FV. Ah carifimo padre. BA. ah fglmol mio , 
Ben tempo fu, che con quejìi miei 
Non mi credea mai più di riuederti^ 

FL. O dolcijiimo noftrc uecchiereUo 

Tanto più grata e la uenuta uojira , 
Qluanto Iterata manco era da noi^ 

BA* O quanto uolentitr ui ueggOy cr bifcio 
Flaminio mio : che da i primi annifemprc 
Sete fiato fidel amico ncjiro . 

FU Et farò fempre injìn^ Chaurò U uita ♦ 

E Hi 



ATTO 

m4 come jldtc udì i BA. hnt ad corpo* 
FL. Ef perche no kW animo f B A. ch'io fono 

Via che mai fufii in coUera. FL. con cuif 
BA, Col t^cgro, choggi vi1?a troppo oltrdggiato. 
Bt fritto creder le più jìrane fole 
Tiel mondo ^ fi che m'ha tenuto fucri 
Jj'efìi cafa tutto hoggi: ah non doueui 
Iti'Jiuol mìo confentir^ ne uoi 'Elan'iniOy 
Ch'i'fdfje un trifto , CT un rubaldo feruo 
Comra di me quefti atti : ah doueuate 
Con più bella , e honoreuole accoglienza 
Hoggi honcrar quefta uenuta mia : 
Ma quello^^.he mi duol,che più m'dttriftdy 
"Et ch'interrompe il gaudio, c'ho ueggendo 
"La patria , cr uoi, e la notitid Tuluio, 
Choggi hauuta ho de la tua trifla uitd : 
Ch'intendo da perfone , che lo fanno , 
Che'l maggior puttanier fatto tifei , 
E'/ più. prodigo giouine, c'haue^i 
Ti'a'cun tempo giamai quefia cittade : 
Che quel poco di robba, che con tanti 
Sudori , cr con cofi lunghe fatiche 
Ne la mix giouinezzd m^acquìftai, 
Et ch'io ffierdUd in quejla abfenzd mid 
Che cuflodir, cr ch'ampliar fapefii 
CoUa tua indujiria , cr coUd tud uirtude 
Odo, che quap tutta hdi confumdtd 
Troppo uilmentc ahimè ^troppo nilmente: 



Q. V I N T O* ^6 

^u^'io riìììafo in mezzo U mar quel giorno^ 
Chebbi tanto timor di rimanerui; 
De/; fufi'io mono aihor , chHo non haurd 
Cyuejlo gran dijpiucer ,quefto tormento; 
Che'n ogni modo quefta poca uita 
Ch'd iiiutre ho , mi farà fempre amane. 
Mi fara> fempre acerba , cr fempre Fuluio 
Per tua cagion defidero la morte . 
yiconfejjo il mio errore,^ me ne doglio 
Padre con uou FL,mejJer Bafiglio mio 
Non ui lafciate uincere aU' affanno ♦ 
Ch'io non concfco Fuluio fi perduto 
Dietro ai piaceri er di ragion fi priuo. 
Che non fu per ccrreggcrfì er pentirfi 
D'ogni commejfo fuo paffato errore i 
No« m'hauete uoi Fuluio mille uolte. 
Quando talhor ui riprendea preme ffo , 
Et mille uolte anchor data U fede 
Di lafciar le delitie ^^ qucfie f^efe 
Ch'ufar non fi conuiene ad un par uojlro 
Et di drizzar l'ingegno a le uirtutii 
Non m'hauete uoi detto che uolete 
Affaticarui anchor tanto coH tempo 
Et trafficarui tanto che Iterate 
Di racquiftar quefta maljj^fa robbaf 
Et di tornar la uojìrafama bella 
Viu ch'ella fuffc mai f BA. uokffe Dio 
Ch'ei fuffe di tal animo, FV. Flaminio 

E iiii 



ATTO 

F V. Ve l'ho promefjo , er di nuouo dncho a ud 
Et d mU madre lo prometto. BA. ah Tuluio 
Mi fero te fé tu non muti uitd . 
D'ogni commejfo error padre ui chieggio 
Humilmente perdono:^ ui prometto 
B^efferui quel figliuolo ubidiente 
Ver l'duemr , che difìdrate uuci ♦ 

BA* luluio tu dei fdper che quando io ero 
Giouine tu , mio pdire uecchio 
Allhor difettantd anni, ne troppo atto 
A durar le fatiche y a gir pe'l mondo , 
Ne troppo fan del corpo , mi mandaud 
Con uarie mercantìe , hor hd MiUno 
Uor d Fiorenza , cr i^ »wo/^t altri luoghi: 
r mi trafficai fi che mercatante 
Biuenni di gran credito , cr Id rohbd 
Chabbiam col mio fudor mi gudddgndi : 
Dopo la morte di mio padre , andando 
Con certe mercantie in Capo d*lftria , 
Vreffo Pdrenzo quattro miglia , fummo 
Affaliti nel mar dd una fortuna , 
Di un f: crudele e impetuofo uento , 
Che rotto Vdrbor de Id ttduc cr rotto 
il temon dal grande iw.peto dell'onde , 
E ognun di noi penfando d'annegarli 
I feci uoto alhor dUre dlfcpolchro; 
Et di far uitd fdntd , er d'dnddr fempre 
Vejlito del color bigio ch'io porto : 



Cefi mc'n uiuo , cr coft tiiuer uoglio : 
M4 hanrei piacere cr mi farebbe caro 
Che uiuendo io ne U mia patria in olio. 
Si per l*eti, ft'per lo uoto fatto y 
Tu che giouìne fei ti travagliaci , 
Ch'anchor tu luluio come già feci io 
SpendeJ^i quefìa eti ualida CT frefca, 
In queftojì honoreuok effercitio 
Bel mercatante : ch'io darottiH modo , 
Et uno aiuto tal^che'n breue tempo 
Ti potrai acquijlar credito grande : 
Se ti dijffoni di far buona uita • 
Vfon contento padre cr ben dijjpoflo 
jy accettar quefìa imprefa^CT di condurU 
Ad un lodato fin fe'l modo uoi 
"Et gli ammaeftr amenti mi darete ♦ 
Tfapoi che mi prometti cr che mi dai 
Euluio la fede tua di uiuer bene. 
Ti uoglio far pale fé un miofegreto 
ChHnftn a quifempre ho tenuto occulto , 
E^ darti una noueUa la migliore 
Chauefii mai dal di che tu ndfcejli : 
Sappi ch'io ho tre mila feudi d'oro 
Contanti , in quefìa t^rra in un buon luocoi 
Ch'ad ogni mio bifogno me li ferba: 
Ctuejìi ti uoglio dar^con quejii uogUo 
Che ti traffichi Vuluio , cr che racquijH 
Tanta robba^che poi ne la uecchic:^Z(i 



ATTO 

Nort Udii mendicando , er tuoi figliuoli 
llMidn ( fé tu n^haurai) da uiuer fempre • 

FV, O (ìd lodato Dio, poi che m'hauete 
Con fi buona nouella confortato 
Padre mio caro : FL. cr io con uoi m* allegro 
Di tanto ben , d^efìa ricchezza uoftra . 

FV. 'Domi Ufede mia di nuouo padre . 

BA. Md dimmi , in quefto tempo chUo fon flato 
Lcntan da noi , hai tu uenduta forfè 
Alcuna poffcfiion f F V. ne pcffejìione 
K altro ho uenduto : ho folamente mefii 
Ver dugento fiorin pegni aWhebreo^ 

BA^ Hor [ìa con Dio: cote jlo e poco male 
A paragon di quel, di ch'io temcuo : 
1 lo rifcuoterò, FL. ma doue'è'l Negro f 

B A. In loco, ou'egli fa la penitenza 

De le triftitiefue ♦ FL» dite di gratta 

E^ forfè egli'n prigione f BA, eiiui per certo ♦ 

FL. Deh per quel grande amor^che mi portate 
Meffer B^pdio > cr mi portafie fempre , 
De^ per il gaudio^ c'hor ueggendo nui 
Et la gioconda uoflra patria , hauete , 
Accio che pam compiutamente allegri 
Tutti di cafa, per donate al Negro : 
Benchlm rubaldo ei pa , bench'egli pi 
Indegno di perdono . B A. é troppo enorme 
Et grane quello oltraggio, che'l ghiottone 
Boggi ufato ha contro, di me Flaminio: 



Q^v I N r O* ?g 

FV. Tith àitdi pardon pxàrc ui prego 

Ter quejìii uolta : CT s'ci fic poi fi ardito , 
Che mai più ui dileggi^ cr che u"ing4nm , 
doppia uendettx di farne io ui giuro , 

BA, r fon contento : i" gli perdono : andate 
Se non w'e graue ^in nome mio FUrninio 
A dire al podejìkych'e tutto uojlrOy 
Che lafci hor bora il ì^egro : cr poi direte 
Al Negro , che correndo aWhojìeria 
Tietlacampanna uada^a^ dica a Ihùjley 
Che gli dia il feltro , cr le bifaccie mie : 
Et dateli ancho cuefli buona ntivuay 
Ch'io mi fon ccnfeffato , ^ e ho promejp) 
Al frate confeffor di liberarlo : 
Verch^io mi fo confcienza di tenerlo 
in ftruitìi 9 che tutti hucmini fiamo , 
Et tutti fiam fratelli in qucjìo mondo: 
Bt libero ognun nacque dj, princìpio: 
V me n'andrò ^percì^e fon ftracco ,in cafi 
A ripofar poi cenerò co'i lume 
Per quefìo frefco : cr domattina poi 
Andrò da quel fartor ad ifcufurmi , 
Che Luchino ha (fé mi ricordo ) nome , 
De le parole , che per ignoranza , 
Et per colpa del Negro hoggi g/i ho dette'* 
Hor fu andate fUminio a far l'ufficio: 
Andiam in cafa noi , perche gite tardo : 
Che la mezK<i hora homai di notte debbt 



ATTO CLVINTO* 
£//er paffata : e ufx Dio ti f dui ; 
O lodato jld Dìo poi, che ti tocco , 
FL. Vuado d tTAtrc di prigioneH Negro : 
lAa mi non alj>ctt<ite liet tutori , 
Ch\gU efcafuor , che troppo indugiarefte 
Et paffdtd hoggimai Vhora e di cena : 
S/, ch'andatene a cena a cafa uojbra > 
Et [e quejìa Comedid u'è pìacciutd , 
fatene co le man l'ufatofegno • 



IL FINE» 



IN VINEGIA APPRESSO 

GABRIEL GIOLITO 
DE FERRARI» 
M D X L V I X» 



IL GELOSO 

C O M E D I A 

DEL S. H E R C O L E 
BENTIVOGLIO» 



Con Gratta CT "Priuikgio 



ETERNA 




In J^inegia \^pprtJ^o Gabriel 

Giolito de Ferraris 

m~d""x l V. 

Giovanni Cav. Salnoli 



^^ M. ^^LBERTO 



L O L L 1 O, 




E CO M E^ 

die del S. Hercole 
Bentmoglio nenute 
alle mie mani per cor 
te Ita uojlra ^ A/. 
^^^Iberto honorato ^ hanno cojlpoco 
bijogno delle mie lodi 5 come elle fon 
tutte piene di quegli ornamenti ^ c*ba^ 
ver pojjano ben limate ^o^ dotte cony 
pojìtioni. Io non ho per ancho ueduto 
tra gli antichi ^ ne letto tra i moderni^ 
inuentione più arguta ^ nejlilepiu can^ 
dido di quei ^ che fono inji lodati conu 
ponimenti , Et perche Jìia S. habbia 
imitato T^lauto ^ non e pero da ejjer 
riprejo il piudicio di lei , Il medejì^ 
mo hanno ujato prima Terentio ^ qt' 

A ti 



gli altri Comici ^togliendo Vimitntioni 
intiere^ non pur e imitando Alcnadro^ 
et molti più antichi di loro^comeancho 
Vauthore ijcujajcjlejp). Glie ticnuta 
poi cofibene in accocio la facilita della 
Jlia mirabil iiena^che per fona no e tan^ 
to giudiciofa^ laqiiale udendo recitar fi 
([uefi uerfiQche in uerfiVha uolutofa^ 
re per acccftarf aVif) deglifcrittori 
Greci ^<^ Latini^ non creda ^ che fi a^ 
iwprofi piena di numeri^Z5ì" di figure^ 
i^fenzct punto di quella ajfettatione^ 
che portanfeco le rime. Certo fé la no 
flra lingua haueffe talhora alcun nota^ 
bile augumentofimile a quello^ e 'ha ri" 
ceuuto dalle amoreuole intelletto del 
S. Hercole^ ellatofo fiuedrebhe giU 
ta a quel grado diperfettione^chefi co 
nofcefe nelle altre ^ <^f de fiderà in 
lei, Laqual cof^icfpero diueder con^ 



dotta alodaioh fine con Jodisfattton 
noJlra^Z^ honor d'Italia per mezzo 
de {rutti del fuor arij^. ingegno . Cojl 
non uoglia lamodeflia di quello indu^ 
giare ajejlejfo gloria^ ^fama ;, CT ^ 
noi prolungar l 'utilità ^ che nejperia^ 
mo. M.a io non niaueggo delmiopoco 
iudicio ^ ilquale tuttauiapiufifapale^ 

fé ^entrando confi baf elode nelValtez 
za de meritifuoi , l^erofenz 'altro fa^ 
rofne a quefla ^ lacuale no uorreigia^ 
che noi jlvnafefatta da me per lodar 
le comedie : ma per render ni gratie del 
la commodita ^ che m 'hauete dato di kg 
gerle ^ ^ delfegno^ che perdo mi mo^ 
Jlrate damarmi, ^.^lli '\i. di Set^ 

'tembre. M D X L 1 1 1 1. 
JO)iT/^ inegia ^ 

J^ojlro il Domenichi^ 

A Hi 



PERSON E DELLA 



C O M E D I A . 



RlBi. 


I^miglio . 


T R V f P A , 


Ruffiano . 


ERVNELLO. 


Sbirro . 


MAESTRO HERMINO. 


"Medico . 


MADONNA BRIGIDA» 


Padrctu . 


N VTA . 


ItMìte . 


F A V S TO . 


A^t^nte . 


ROSPO. 


lamiglio . 


BRANDONIO» 


Soldato . 


TRINCHETTO. 


l^ag^ZZo . 


NA S P A . 




MAGRO. 

GIOVAN BIANCO. 


PaUfrenieri, 


GRASSO. 


Cineuaro . 


FOLCO. 


Mercatante . 


GaRBVGLIO. 


famiglio . 


1 A C O B . 


He6reo . 


GIANNA , 


Mere^nce ♦ 



PROLOGO. 




V A N D O /? legge 4 quel 

buon tempo antico 
che Marco Scauro Cittadin 

Romano 
Si bel Theatrofece et beUd 
Scena 

Che fu di uetro , cr fu parte di marmo , 
Et che di tante alte colonne ornoUa 
De/ marmo di LucuUo , cr che ui pofe 
Si belle jìatue di Scultori egregi , 
Et che fi legge anchor che Caio Antonio 
Ne fece una d'argento , cr d'oro wf altra 
Petreio , er Quinto Catulo d'Auorio , 
E^ fece Curion quei duo Theatn 
Che fi uolgean con fi mirabil arte 
Che compiuto facean fAmphitheatro, 
Penfar certo fi dee ch'anticamente 
Yu(f<f i giuochi cr le comedie in pregio . 
Che ueramente la comedia è (pecchia 
Dì naturai coflumi ; imitatione 
Del uiuer nojìro ,* imagine del nero : 
Però dietro a fi nobile Poema 
Tanto s'affaticar quei buoni ingegni 
Prima Sujfution yUullo ,ZT Magnete , 
Poi hupoìi, Ariftophane^^ Cratino 
ht poi tanti altri che fur meno antiqui : 

A mi 



ATTO 
E al buon Scipio hfricdti piacqu*eUd Unto 
eh non sdtgnopx kfcriuerla d comporU 
Durnr fatica in aiutar Terentio . 
Però l'Auttor confìderandoquefto, 
Et bramofo oltre modo d*accjuifiarfì 
La gratta uojìra in fami cofa grata 
Benigni Spettatori , s'è sforzato 
Con lungo jludio , cr con lunghe fatiée 
Dìfarui una Comcdia chefìa nuoua : 
NwoMit d'inuention , cr d'argumento ; 
No» tolta da Latin ne Greco auttore : 
Non mai piìi udita ne ueduta in Scena * 
ìlfuo nome e7 geloso,- quefta è Roma, 
CU alti palazzi iCr lifuperhi tempi 
No« ui lafcian ueder londe del Tebro: 
hccouCl Tempio la di tutti i 'dei 
Chor la Rotonda ha nome : pin Ikfono 
Le Therme , e'/ Colli feo , cr gli Obelìfci; 
E i fmofi Archi della facxa ma ,* 
E altri ueftigi di edifici antiqui . 
Quefto è quel fortunato almo Terreno 
Cinto da fette glcriofi coUi 
ChU CmilU, i Marcelli^ i Scipioni 
E i ualorofì Cefari produffe : 
Dunque per l'alta maejìk di quejle 
Sacre ruine , cr celebrate mura 
Vauttor tutti ui prega , che con grato 
Silentio JHate ad afcoltar attenti , 



ATTO PRIMO 

RIBI FAMIGLIO. 




ON decade dir altro: 
fé ni piace 

Mutar famiglio^ et non 
battete caro 

il mio feruìr^proiicde^ 
rommi anch'io 

D* altro patrone: \Dic, 
fé mai più uado 
Àferuir alcun medico del mondo 
in uita mìa, cheH canchero mi mangi. 
Che fajiidio che pena era la mia : 
Star tuttofi giorno con la ftregghia in nmo 
^ jlroppicciar quella mulaccia uecchia: 
Voi quando hauea bifogno di ripofo 
A bifognar che gli trottaci innanzi 
( Come fé fufii uno afino )ala flaifa : 
Poi mangiar male cr peggio bere ,- e udirlo 
Garrir con fu a mogliera tutto' l giorno 
Ver la gran gelofia ch'egli hk di lei ; 
che uer amente n'ha tanto foj^etto 
Tanto martello ch'ei ne mena fmanie : 
it fa le più folenni , cr le più cjpreffc 
Vazzi^ del mondo, ^ non fi fida d'huomo; 



ATTO 

Son certo che per altro non nflù detta 
Cofìfenzd CÀgion quefta licentia 
che pe"l mar tei ch'egli hi difua mogliera 
Itft un gran male a dubitar di lei 
Ch'ella è una honejla cr uirtuofa donna : 
liefipotria trouarne in tutta Roma 
Vna miglior , non merita d'hauerla ► 
Borfol gli rejla un caneuaro in cafa 
Che dorme tutto di preffo um botte 
Cerne unporcaccio, cr coft [conciamente 
Traccanna'l corfo ch'enhbriaco cfempre . 
Non dubito ch'à me manchi patrone : 
M'acconcicrò con qualche buon prelato 
Che forfè mi darà miglior fatano 
(Perche giouinefono ) cr miglior f^efe , 

TRVFTA RVIFIANO: BRVs 
NELLO SBIRRO. 

Come ti dico , i'fuifempre rubaldo 

Vd di che nacqui : cr U mia arte e quejla 
Di giuntar qucflo cr quello : cr di tenere 
Le femine a guadagno : cr di rubbare 
do che polfo rubbar , quando mi ueggo 
Comodoni tempo cr che mi uenga defìro : 
Et perche'l tutto ti uub dir ( che fiamo 
Come tu fai compagni a U tauerna ) 
Hoggf appunto è compiuto l'anno , ch'io 
Mi fuggi da Vinegia per paura 
D'ejfer meffo'n prigion per U beftemmìa : 



PRIMO. ^ 

che tu fai ben che uokntier rattucco 

A chrijlo cr Santi ; cr per mille altjri furti 

B milk barrerie cl7aueuo fatte 

A quejlo e 4 quello BR.. ìnfin merti U forca : 

Ben la puoi prolungar ma non fuggirla : 

Vcns'al tuo fin ne ti curar del mio: ^ 

Non fon ladro io: TR.Jhìrro et ladro e tutto uno: 

Ne barro come tu: TR . fjrfe piggiore ; 

Seguita pur . TR, tra l'altre barrerie 

Qh'a Vinegiifeci io , toljì una cappi 

Difcarlatto , lijiata di ueUuto^ 

làeUa cr nuoua A un faldato: ^jìmelmente 

Vna b.xrretta di rofato nuoua 

Con un pennacchio : BR. mai non mi ricordo 

D'hauerti uifta una berretta roffa 

Ne cappa roffa : TR. non la portoH giorno 

Per più rij^ettì : ma uefìito uado 

Da mercatante come uedi : BR. è uero 

Che thabito ti moftra mercatante 

Ida Valletto e di barro: TR. ho gran piacere 

Di parer quel ch'io fon i ne mi uergogno 

Deb arte mia come uoi altri fate: 

Lafciam" ir quejìo : uà dietro contando 

Le tue prodezze : TR. oltra di quejlo i0i 

Bfeci tanto con l'audacia mia 

Co le chiacchiare mie d'un giorno 6 dui 

ì?rima che mi parti fi da Vinegia 

Ch'anchor gli tolfi lafemina eh" egli 



ATTO 
Àfud pojìd tened : BR. gli U togliefli; 

TR. Gli U tolfi : BR. la fmuu alfoldato i 

TR, CoVe promefje CT co7e grandi offerte 
r gli la defuiai : ER. mi merauiglio 
che defii tanta fede d un Ruffiano 
Vna puttana afiuta : TR. no;i credeua 
Ch*i*fu]ìi ruffiano : anzi penfaua 
Che fujU mercatante ; come molti 
Penfan" anchor in quefla terra : BR. é forfè 
QueUa che qui tiene a guadagno f TR, e deffa : 

BR» Yna cctal brunaccìa ben tarchiata 

Chauer può uent'otto anni: TR.é quella apputo: 

BR» Ma fe'l faldato mai per forte ha nuoua 

Che thabbi in quefia terra : ^fi difpongd 

Di rihauer la f emina cr la robba 

Che tolta gli hai ; cr cofì uenga a Roma 

che farai pouereUo f cr che penfiero 

Et ch'animo fie il tuo : TR. non penfo mai 

Che n'habbi f^ia ,♦ che uenga in quefia terra : 

Voi non lofUmofe ben ci ueniffe 

Perch'è un poltrone un frappatoreiBR.hor dim^ 

Ch'c quel ch'efce cola di quella cafa i (mi 

TR, Gilè un Medico gelofo : co7 quale io 
Contratta ho nuouamente una amicitia 
Si intrinfeca cr fi ftretta che mifcuopre 
Tutti ifegretifuoi : BR» non ti conofce 
Per ruffian f TR. mi crede mercatante : 

BR» Ch'utilf^eri di trarne ì TR, ò di rubbarlo 



PRIMO» 7 

Vn giorno : ò ruffianarli ma fui beJld 
tiìpote ch'egli hit in cafx ; ofua mogUeru: 
Ma uedi : fa che non ne parli mai 
Conhuom del mondo : BR, non temer di(]uefto : 
Sia ben chefiam compagniiTR, i' uoglio un poco 
Parlar con lui : ma tu doue farai 
Che ti pojfa trouar i BR. con gli altri jhirri: 
d in banchi ; ò in ponte io a, la tauerna : a Dio 

MAESTRO HERMINO ME= 
Dico; TRVFFA, 

d infermità crudele , cr ueknofa 
Che Vanimo m'affligi cr mi tormenti 
Il di er la notte : hauer uorrei più tcfto 
Vnafebre continoa : almenfaprei 
Con fiUopi con pillole cr con acque 
E altri rimedi difcacciarla : 4 quejia 
Non (ì truoua rimedio : e non ne parli 
"Bìppocrate Auicena ne Galleno : 
Ne apprcffo Dìofcoride ne Plinio 
Succo d'krba fi troua che ne gioui 
Et da fi acerba infermità ne fani 
Cha nome gelofìa: TR. lofanarebbe 
Vn buon baflon di frafcino : ME. ò infelice 
d mifero ch'c uecchio : cr prende moglie 
GiouaKe cjr bella ; TR. egli s'è troppo tardi 
/accorto del fuo error ; ME. fatto haurci meglio 
a' non la torre : cr poi che in giouinezz<t 



ATTO 
M.tì non li uolfi tdnto più fuggirli 
\n qucjÌÀ ttk : TR. uoglio ire k [aiutarlo: 
M E. lAdL chi k qucflo huomo f oh gUc qud mer aitante 
Itonftier , c&l qud ho prtfa amìcitia : 
No« uokuo altro : TR. Dio ui dia contento : 
J^E. Contento effir no può chi e uccchio e ha moglie : 
TR. Md oue n'andate uoi da fìftrana hora 
Co/? penfcfo cr folo f ME. l'fon* ufcito 
Di cafa folamente per trouarui : 
TR. Sete di mala ucglia : onde precede f 
ME. Da quella cofa di che già altre uolte 

Variammo infieme : TR. da quel gran martello 
Da quella gelcfìa ^ ME. d'altro non mene : 
TR. Dio sa quanto mi duol del uoftro affanno > 
ME. 1 ' ui ringratio ihòqu efta fede in uoi : 
U fiate certo ch'io più iiolentieri 
Conto d uoi tutte le difgratie mie 
che fete foreftiero y cr ui conofco 
Sol da duo mefì in qua , che non farei 
K un mio fìretto parente , ad altro amico 
De la patria mia : con noi mi sfuoco 
Con più licenza cr con minor riJ}>etto : 
TR. Ma ditemi di grati a : che figliuoli 

B.mete uoi di lei? ME. ahimè: neffuno: 
TR. Uauete uoi fwtei f ME. ne anchor frategli : 
Vhaueuo un f atei folo ch'amauo 
Come la uita er come gli occhi miei 
It rhò perdute: JR,c forfè morto? ME.o morto; 



PRIMO. 8 

O ch*è prigion di Turchi o di Corfdi^ 
Otto unni fon ch*€Ìfì parti da Roma 
Con certi forufciti fiorentini 
Soldati amici fuoi : eh dif^erati 
ì<"andauano in Turchia per pigliar foldo 
Etflipendio dal Turco: TR, e forfè uiuo: 
Che nefapcte uoif forfè jii bene : 
hhime , quell'anno che da noi partifi 
Bebbi uno autfo da Vinegia , come 
hran uenute molte lettre degne 
Di fede , oltra le lettre de mercanti 
Di Turchia : che dicean come la naue 
Doue eran quei foldati cr mio fratello ■ 
Fm 4 mezzo del camin da quattro fufte 
Di Cor [ali aff alita j arfa cr dijlrutta 
Co7 fuoco artificiofo : cr quafi tutti 
Morti color che iCeranfopra , a colpi 
Di crudel fcimitarre , er difaette : 
Et quei pochi che'n Ulta eran rimafì 
Icuron tutti legati cr pofli al remo 
ìC continuo feruir co i ferri à i piedi : 
Ne a mefol.uenne quefto auifo : ch'anchù 
Nandar diuerfe lettre a Fiorenza 
Del medefmo .vnor : che mi far tutte 
Mandate à bella pofta : cr da quel tempo 
Intefa non n'habbiam nouella alcuna : 
hh non piangete : ME. oltra il dolor d'hauete 
Perduto jì amoreuole fratello 



ATTO 

Buolmi che ìu'ha lafdatd utidpgliuoU 
Ch'unica hauca , ch'una dngiokttn pare 
Tanto cbeìlxc:^ gentil : ne arriua anchora 
A adotto anni : cr non mi truouo 7 modo 
Da maritarla ben come uorreì; 
Per la mia pouerta di cui cagione 
fìi ( ahimè ) quel fi crudelfacco di Roma : 
Però d'huom non mi fido : er duefantefchc 
Hòfolamente e un caneuaro in cafa : 
che mai nonfene parte yCrftàkla porta 
A far la guardia da mattino a fera : 
TR. Ecci giouine alcun che paia a uoi 

Che faccia l'amor feco f ME. un certo lauflo 

lEigliuol di vieffer Lucio miUc uoltc 

Mi paffa il difulVufcio profumato 

Con gli occhi fifi a quefle mief^neflre: 

Y muoio di pafion^mifcoppia il core 

Quando'l ueggo talhor ir paffeggiando 

Innanzi e indietro : cr far d la fpagnuola 

Si ben 7 pafiionato : ma ui uoglio 

Dir quel ch'io penfo hoggi di fare : a uoi 

Viu uolentier ricorro in tal bifogno 

eh" ad huom diRomaiTR.eccomi proto et preflo 

A ogni uoftro piacer : ME. Vi prego quanto 

Pregar fi può per quella confidenza 

eh ho in uoiiper quello amor che mi moflrate 

Che non parliate mai con huom del mondo 

Di quefia cofa che far uoglio : TR, fiate 

Sopra 



PRIMO» ^ 

Soprd Id fede midi ME. fjppidfe come 
Ho dietro da Li cafd un picciol ufdo 
Onde fi uk in due cdmere terrene 
Ne lequdli aUoggidUd mio frdteUo 
QUMido era a Roma: in quejìe hor dUoggumo 
Mcgliemd cr io ;hor tutto' l miofojpetto 
t''« cfueflo ufdo di dietro : TR. che temete i 
Che mentre fono in praticd , cr che Uddo 
Per Id cittade d uifit.tr gl^tnfermi , 
Non aprd eUd quefio ufcio : cr tolgd in cdfa 
O (juelìo Yaufto , qudkh'undtro hmante ; 
Ma che pucer e quejio the uolete 
Ch'io uifacdd f ME. dircuui : primd ch'io 
M partif^i di cafa per uenire 
A ritrouarui ho detto d mid moglierd 
Choggi più non m"af}>etti : ne Jìduottc 
Ne per tutto domdni infìn dfcrd : 
Perche mi conuien ir con Monfìgnorc 
De Medici , Signor cr pdtron mio 
À Jlar quejH due giorni d Idfud uignd 
In diporto e*n piacere ; cr ch'io non uoglio 
Ld muld mid : cheHfuo majlro dijldUd 
M'hd fatto dir che mi dard un roncino : 
Et per dar mdggior fede k quefìa cofd 
Ho tolto infua prefcnzd la mia cufjix 
Laqualfon ufo di portar la notte : 
E un pettine da barba e unfciugatoio 
llquak ho ne la manicd : TR» etld il crede i 

B 



ATTO 
ME. Seppi finger fi ben ch'io credo certo 

Ch'ella fe'l creda : TR. 4 che fine 4 ch*effeUo 
Cefi fingete di partir ui f ME. uoglio 
Traueftirmi di panni in quefio tempo : 
E^ fiar tutto hoggi cr tutta quefta notte 
À far la guardia k quello ufciuol di dietro 
Di che dianzi ui difii ch'io haueua 
Tanto foj^etto : i uub fir quefla prona : 
SHo non m'accorgerò d'alcun trifto atto 
torfe che porrò giù quefio penfiero 
Qt^fto tnartel che mi tormenta ogn'hora ; 
Et da qui inanzt poi uiuerò in pace : 
TR» Parlate fauiamente : ME. hora il piacere 
Che da uoi uoglio è quefio finalmente : 
Che graue non uifia di preftarmi hoggi 
Qualche uojìra berretta cr qualche cappa 
Da trauefìirmi : non uoglio in tal cafo 
Viicorrere ad altr'hucm eh' a uoi : TR. ma dite: 
In Chabito in che foggia ui uolete 
Veflir f MExome a uoi piaceiTR.i' l'hòpenfato: 
Vn certo Spoletino mio parente 
Andò l'altr'hier per fue facende a ì^arnii 
Et lafciò una ualigia in cafa mia 
Dou'c una cappa e una berretta roffa 
Con un pennacchio dentro : uoglio porui 
Quella berretta in capo : cr queUa cappi 
intorno : chi fie quel che ui conofca t 
Penfara ognun che uoi fiate unfoldato : 
Che uc ne par i M£. che l'habito che dite 



PRIMO. IO 

Fic al proposto mìo : mi d'uni cofd 
Dubito affai ; TR. di che f ME. che quefld mii 
Barba fi lunga cr ^uafi tutta bigia 
Non mi faccia conofcere : TRA cotejio 
Saprò anchor proueder : ME. come farete I 
Ho dirimpetto 4 cafa mia un uicino 
Ch'altro nonfx che m^fchcre cr che barbe 
Tit zazzere pofliccie : cr n'hì in bottega 
Più di dugento di più forte : cr negre 
Et bigie ; cr roffe : perche poi le uende 
Il carneuale : cr hX un concorfo grande ; 
r ne uoglio torre una che fìa negra 
Grande come la uojlra : cr uè la uoglio 
Conciar fi benfopra a cotefia bigia 
Che per fona non fìa eh: fé n'accorga : 
M4 creder an che fu la uofira propia : 
Per certo noi hauete un grande ingegno : 
ììauete già prouifto al mio bifogno : 
Y fono al piacer uoflro : s'hor il tempo 
Vi pare , andiamo : ME. un'hora mi par mille: 
Non tardian dunque più : ME. ben ui ricordo 
A feruarmi la fi di non parlarne 
Mai con per fona : TR. flateneficuro : 
tìorfu andian uerfo il uojlro alloggiamento i 
Mate imnzi noi che la uia meglio 
Di mefipete : TR. andian pur di buon paffo : 
Che We di qui un gra pezzo;et forfè un miglio*, 
Chora effer può i ME, cofi tra nona cr uejj^ro^ 

B ii 



ATTO 

MADONNA BRIGIDA: 
NVTA FANTE. 

Voi Chàhhim àcfìmto cr c'hoggi cfefli 
StUn' un poco sii Vufdo : ragiotmmo 
De i fatti tioftri ìsuta ; che perfom 
Non appar per la ftrada ; NV.o che grl uoglU 
Di ridere mi iiiene ; '/ (Zancuaro 
Vi so dir che jìa frefco : BR. come frefco f 
ì: neU'dcqua f NV. mUUcquu f anzi nel uino : 

ER* fc forfè egli ebbriaco f NV, di tal forte 

Che non può jìar in piedi : ER. è fuo coftume 
É antica ufanzdfua : NV. non uede lume : 
H] tra li piedi ( mi uergogno à dirlo 
ohibò ) un ajperges , ch'una gran bigoncia 
No7 capirebbe : BR. ha uomitato dunque ^ 

NV, Vomitato cr pifciato ha più di cento 
VolteH poltrone :feH uedejie certo 
Vi farla forzd k ridere Madonna : 
t' appoggiato coH c::po ad una botte : 
Hi gii occhi rcj^i cerne bragia : cr dice 
Le maggior dande le piuftrane cofc 
che noi tidijìe mai : fi i più jìrani atti 
Che mai uedefle: BR.alnmecJfio penfo ad altro: 
tì trifta me Chauer può donna peggio 
■eh' un uecchio et ch'un gelcfo: HV.cgli hi un grò, 
A foj^ettar di uoi : BR.forte crudele : (torto 

NV. Ufar quelle pazzt^ chefX talhora 



P R I M O» tt 

Per getojìd : fufiUo purfua moglicn : 
À' U croce di Dio lo tratterei 
Com'egli merta : BR. di che gUfureflt^ 
Gli farei dir il uero : i trouerei 
Vn bello inndmoritto , che fuppliffe 
Doue egli m.mcd : BR. deh guarda bdllordi 
Che tu non depi td configli a Liuia : 
lEt parkfì con lei liberamente 
Come hor meco tu fai : NV, Dio me ne gmrdii 
Credete ch'io fu pazz^i - BR. ah che crudele 
^ Difgratia hauuta hx quejia ncftra Liuia , 
Che forte ria ,• perder la madre e'/ padre : 
It reflar fenz^ dote in quejìa etate 
Da maritar fi: NV. ditemi digratia 
Perche cojì per tempo quefìo necchio 
Ux fatto coìlatione f crfic partito 
Di cafa f BR. perchcH mena a la fui uigni 
Il Cardinal de Medici ; doue hoggi 
Staranno , cr forfè mchor tutto domani : 
Hor uada coH buon anno , che fiaccare 
Poffa la cofcia di chi fu cagione 
Che cofi beUa donna andaffe'n mano - 
Di cofi brutto cr f acido carchame : 
Patienzd : NV. ma torniam dentro a uedere 
Quel che fi fi il Graffo : che folazzo hauretc 
Madonna feH uedetc : cr meneremo 
tiuta a uederlo che n'haurà piacere : 
hndiam ; ma afcolta : poi che imdifcreto 

B Hi 



^ ^ ^ ATTO 

Nort ci hi Idfciata prouifion per ceni 
Cuocere un capon , de li più graffi 
Che jìano in cafa : non uuò che fi uanti 
Di farmi digiunare : cr che mi pafcn 
Sempremai di uaccina cr di cajlrato • 
NV. farò : ma prim^a mo chiuder la porti* 



IL flNE DEL PRIMO ATTO 



ATTO SEC ONDO 

BAVsTO amante; 

ROSPO FAMIGLIO» 




C C O • L felice albergo oue 

dimora 
il fol de gli occhi miei : mi 

non appare : 
O miferi occhi miei , che*l 

ucjiro dolce 
Obietto non uedete : RO. a che dolerui i 
A che foj^irar tanto f andiam a cafa : 
Voman poi la uedrete : ho tatua fé te 
Olio muoio ; FA. bejiia molto più crudele 
i li mia feti de li tua : RO, fliminQ 



SECONDO» li 

lAdngidi troppo perfcinUo , oltre che troppo 
Salfa era la mineftra : FA. ah Liuia mia 
Tifufi'apprelp) : RO. ah botte del uin greco 
Ti fuj^appreffo : FA potefìo quejii occhi 
De tuoi beifguardt er della tuaferena 
Luce appagar : RO. pote^'io ber un tratto 
A miofemo : 5Ò ch'io mi cauerei 
Quefla granfile : FA. uhbriacon tu, parli 
Sempre di bere : RO. e^ uoifempre parlate 
Di quello uojiro amore : a chefeguire 
Vna che ui dijprezz^ cr che ui fugge ^ 
Anzi fon certo che mi porta Liuia 
Vn grandi fimo amor , dai dolci fguardi , 
Da le grate accoglienze , cr da molti altri 
Segni d'amor ch'ella mi m^^jira : RO. certo 
Spender nonfìdouria mai più cVun mefe 
Dietro a una donna; I A. ahimè troppo rijlr€tt4 
il Medico la tien ; RO. che fi altramente 
"È mentecatto : FA. // Medico fuo zio 
Non la lafcia apparir : RO. fé fuffe ricci 
Y loderei che la Ipofajle ; FA. é ricca 
Vur troppo di bellezze : RO. altro ci uuole 
A uiuer che bctlezz<i i FA. cr di coflumi 
Et dì nobilitade : RO, hoggi à la dote 
Si guarda folamentc : o Dio ch'è troppo 
Pouera : cr che jì truouafenza padre 
htfenza madre : FA. ahimè che'n tanto tempo 
Ch'io amo lei , non ho potuto mai 

B ( ( i i 



^ • ATTO 

Uidul^rte tmd dmbjfciata : RO. che fperute 
Dnn(]t'.e di far f FA.dìrottelo : e uenuto 
In quefìd terra ( mn e troppo t^wpo ) 
Vn arto foreftiero : twn so come 
Per nome egli fi chumi : egli hk ima hsrhi 
Ncgru : e nel uifo fofco : er ud uejlito 
Dd mercatdnte : RO. /io7 concfco : FA. intendo 
Dd molti cheH conofcono er che Ihdnno 
In praticd , che non e il piufcaltrito 
li più ejjterto il più audace ruffiano 
Di lui al mondo : er ch'egli hi. fatto cofe 
Merduigliofe a giorni fuoi : c'/?4 tratte 
Cento monache fuor de' monajleri ; 
tt c'hd fatto jìuprar mille dojizelle 
A (]uifto e k quello : infin che non Ki pare 
Neirartefud : RO. ghiotto fuf'egli joprd 
Vn par di forche: "EA.afLoltapuriRO.u'afcolto^ 
TA* Yhò prcfa con lui flretta amicitia 

Per mezzo d*un mio amico nuouamente 
(Non fono anchor quindici di) Iterando 
ch'egli Vii'h abbia aiutare in quefla mia 
Pratica : RO. Vamiatia di tal gente 
ISÌonfu mai buona: FA. C gli ho fatto carezza* 
ht molte offerte : RO. non e maraidglid : 
Choggi più s'accarezzd un ruffiano 
eh' un uirtuofo : FA. cr gli ho [coperti tutti 
1 mieifegreti : RO. che dice f FA. ch'io lafci 
L'affanno à lui:et ch'io flia aUegro:RO.il ghiotto 



SECONDO. tj 

ri pdfarl di dande : FA. che gli bijli 
V Animo d'mtirmi : RO. er come f FA» dict 
Che molto kn conofce mAJiro tìcrmino 
Medico zio di Liuid : cr chk con Ita 
Stretta amicitia : RO. o gli cudejjc un dente 
Quando gli cfca di boccd una. bugia : 

FA, C/;e7 Uedico glifcuopre tutti quanti 
ìfucifegreti : cr/? fi'^^ ài lui 
P/M che d'altro huomo : RO.ui uuol far fonare: 

FAt E^ ch'egli J^erd in breue d'hauer tMitd 
Doriìeftichezzà CT liberta con lui 
Ch'ir gli pctrà,fcnza rifhetto in cafa ; 
B ragionar con Liuia ; cr farle tutte 
Le mie ambafdate : RO. pazzo uoi ife fede 
Darete à lefue dande : FA . i" gli ho promejfi 
Quefìa berretta coi pontali doro 
Et la medaglia che «'è dentro , in dono 
Se fX ch'io parli a Liuia : cr c'habbia il mio 
Difiderio : RO. fé uoi non fete fauio 
Ver DÌO che uifara parer un bue , 
V/z barbagianni : FA. i uoglio far la proui 
Se fie uero o bugia quel che m'ha detto ; 
Se coftui non m'aiuta ^fe non truoua 
ìiimedio a i cafì miei , certo fon morto : 
ìsion so doue uoltarmi : RO. ma che fono 
Qu^fii duo che'n qua uengono ^ FA.o che forte 
Glie quello appunto di che noi parliamo : 
RO. QSd ruffiano qud trijìo f FA.g/(C qud propio 



ATTO 
che m'hi promejjo à'dutdre : RO. l dcffo ? '' 

FA» i deffo: RO. è quel c'hd. quella cappa roffaì 
U che fi cofi'l brauo ^ FA. gilè quell'altro 
ch'alza hór il braccio ^O' che fi gratta il capo ; 

RO. Hi i pidocchi la tigna : FA. hauuto ho buond 
Sorte a incontrarlo : RO. miglior forte harejh 
Viauuta d non h^ucrlo mai ne uifto 
Ne conofciuto: FA. ci mi rijj^armia i pafii; 
Yi uiene a tempo : RO. a tempo uerrebbe uno 
Che Vappicafje per la gola : FA. uoglio , 
Parlar con lui dei cafi mieìifermianci 
Aj^ettianlo :che uìen uerfo di noi: 

trvifa: medico: 
rospo; favsto» 

Hor che ni par di me f non n'ho uejiito 
A una foggia io che non farà perfoni 
che ut conofca f quella barba negra 
Non là potria Jlar meglio ; par la uofirA 
Naturai : non fi uede pur un pelo 
Canuto de la uojlra che le è fotta 
\\afcojla : quella cappa ui fta tanto 
Ben , che noH creder efle : cr quel pendcchìo 
O che gratia ui da ,* ut fa parere 
Vn ualentc foldato ; non ui manca 
Se non Ix jpada a lato : V uè n'haurei 
Dato una uolentier : ma uoi fapete 
In che gran pena incorre chi porta arme 



SECONDO» 14 

In quefld terra: ME» uì priego di nouò 
Che uoi Ugnintc quefia ccfa occulta 
Et fegreta tra noi : TR» non dubitate : 

ME» Che so che fé per forte fi fapeffe 

Darei da dire 4 tutti : FA» cojior fono 
Per certo k ftretto parlamento infìeme 

RO ♦ Trattano un qunUhe giunto : ME J miei ìnfernd 
ì\on so come far ani m'affetteranno 
Sta fera indarno : hauranno ben ragiona 
Di doler fi di me : che non ho loro 
Lafciato or din alcun: ne fatto motto 
in queftamiapartenzii: TR. hauranputienzd 

ME. Ma mi conforto c'hanno poco mdc: 

TR» Tempo i di far facende : cr por da canto 
Le pArolei FA, s'a/^ctto che fi j^iahi 
Colui dal Ruffiano^ cr uada uia 
tion gli parlo hoggi : TR . orfu uoi uè n'andrete 
É fare "l fatto uojlro : andronne anch'io 
A far certe facende che mi fono 
lyuna grande importanza: FA. mi par meglio 
Chel uada a ritrouarei RO, a uojìra pofta: 

ME. Ma che fon quefli ch'in qua uengon uerfo 
Di noi f TR. non li conofco : ME, mi par ¥aujlo: 

TR. Qud Vaufìo ? ME. quel di c'ho tanto fojpetto 
Per Dio glie deffoiTR.qual è deffo f ME.c quello 
Cha la berretta di uelluto in capo : 
V altro c'I famiglio fuo : TR. quejld e la primi 
Volta che'l uidi mai: ME. tempo i ch'io uada 



ATTO 

A mettermi *n agnato : cr p^'« «o« tctrcll: 
V mi chiarirò pur : TR. m.t dite : quando 
Verrete a ritrouarmi f ME, a mezza ^otte : 
O dpprejjò Uba : TR. a/pettarouta'n cafa : 

ME. tt forfè anchor più tofto : TR. ite felice: 
Vanne si che ma più non ti riueggìa 
Beftia : ME. ui raccommando la mia uefle 
Ch'è la miglior ch'io h abbia : TR. non temete: 
Vanne pur mccicccn che la tua uejìe 
Vuò che uada hoggi alVkebreo : FA, ma colui 
Come appunto uclcuo s'c partito 
Val Ruffiano : cr horf: uolge al canto : 
Andiam a lui ,• che più liberamente 
Potrò ragionar feco ; R.O. il manigoldo 
Vhà già ueduto cr uien uerfo di noi , 
Twrfo allegro: FA.é buon fegno : RO,il poltron 

FA» ^aci ch'io lioglio ragionar con lui : (ji^gc 

trvpta: iavsto: 

ROSPO» 



J 



Vercerto la fortuna hoggi m'è molto 
Fropitia cr faucreuoie : ogni co fu 
Vroj^er amente mi fuccede appunto 
Come e 7 mio difiderio : ecco mejfere 
laujlo che uten : che non potria uenire 
Più a tempo : ch'io lo uolea gir cercando 
Per tutta Roma : ne fermarmi mai 
Trinche trouato non Ihauefi ; Dio 



SECONDO. 1^ 

Vif^M meffer faufto : FA. Dio ni fatui : 
Ma nò so il uoftro nomeiTR.hò nome il Truffai 
Che nome da proceffo : ¥A,d chefiam noi t 
Che noueUe mi date f TR. tanto buone 
C/?e tttn potrian' effer migliori : FA. fu/fe 
Pur uero : TR. /late pur di buona uoglia 
Che'l cielo cr la fortuna u"è propitia 
Via ch'ad alifhuom del modelle A,o buonu nuaudi 
Se uoi uolete /pero hoggt di porui 
in camera con Liuia : FA. de la mia 
Liuia f TR. di quella che uoi tanto amate : 
Beato uoi feH fate : TR. pur che uoi 
Durar uogliate un poco di fatica : 
B porui a un poco di periglio : FA. fi aj^Yi 
'fatica non è al mondo cr gy^n periglio 
Che lieue cr dolce per amor di Liuia 
No/i mi pare/fe : TR. cr m'offeruiate poi 
La prome/fa i::r Ufcde di donarmi 
Quella berretta : RO. che direbbe^ uecchio 
Se la de/te k co/lui f FA. ui dò di nuouo 
La fede mia difaruene un prefente : 
Yaria il diauol : FA. deh non date orecchio 
A que/ìo peccorone : andate dietro : 
In che modo farete f TR. uoifapete 
Che Ili dif^i l'altr^hier ehaueua ftrettd 
Amicitia co'l Medico : cr che crede 
ChHo/ìa un buon mercatante : FA» me7 dice/le, 
^t che ui narra tutti ifuoifegreti : 



ATTO 

TR. Hor hoggi*! pecoYon peH grdtt martello 
Per h gelofia c'hk tanta che [coppia 
£ utmto 4 trouarmi k beUa pojìa : 
Pregandomi ch'un habito gli prefli 
Da camuffarfì : che uucl far la gtiardid 
A uno ufcio piccolin dietro k la cafa 
Doue ha tutto il fojj^etto : VA. ah ah : che forza 
Épur ch'io rida: TR. gli ho meffa unacappn 
Roffa liftata di ueUuto intorno : 
E^ Jìmilmente in capo una krretta 
Roffa con certe penne che par propio 
Vn foldato : 'Eh. farebbe forfè quello 
Ohe parlaua con uoi pur dianzi f TR. e deffo: 

FA» No7 pojfo quafì credere : TR. d che fine 
Ve lo direi: FA. èpojUbile^ TR.è quello: 

FA, Chi thauria mai penfato ì TR./è uetùt^ 
Meco^ui mojlrerò lafua berretta 
Et la fua uefte lunga c"ha lafciata 
in cafa mia : FA. ma non è marauiglia : 
che fu la gelofia fempre cagione 
Vi miUe errori cr di pazzia '» di gratta 
Seguitate : TR. hor fé uoi hauete tanto 
Gran difderio di parlar con Lìuia 
Et diuederla cr di toccarla, fate 
QueUo c'hor ui dirò : le A. fon pronto er preflo 
Per ubidir ui : TR. fé non fate quello 
Nott ci ueggo altra uia ne altro rimedio 
Al cafo uojlro : FA. dite pur : TR . t' uogUo 



SECONDO. tó 

Ch*dndUmo infìeme a caft mia : FA. u'ìntendoi 

I ui metterò intortw quella uefte 

Del medico la^ la fua berretta incapo: 

d che pazzie fon quefìe ch'odo: FA. taci: 

Chi potrebbe tacer: FA» taci inmalhorai 

Lafcialo dir : TR. CT ui porro una barb4 

Pojiiccia ^bigia, come e propio queìlu 

Di maftro hermin ; che ben troueronne uni 

Al proposto noflro : FA. hor incomincio 

A intender quefta cofa : RO. anch'io l'intendo: 

Vi uuol trar da le man con quefte dande 

Quella berretti: TR. poca differenz^t 

Tra maflro Bermino cr uoi e di jìaturdi 

Anzi fi poca che non fie perfona 

Che fé n'accorga : er che non penfì certo 

Che'l medico uoi fi^te : Vh.feguitate : 

in cotal foggia trauejìtto uoglio 

ch'andiate a cafa fua : TFA,di maflro Ber mino f 

Meffer fi : ma folo foletto fenza 

Alcuna compagnia : RO. Patron non fate 

duefla pazzi<i * TR. come fete a la porti 

Se la trouate aperta , entrate dentro 

Sicuramente : cr s'ella fuffe chiufa 

Picchiate pur che penferanno certo 

Che fiate maflro Hermmo,cr u'appriranno 

incontanente : RO./è fate a fuo fenno 

\i romperete'l coUo : FA. anzi mi piace 

Queflo configlio [ommammte : TR.come 



ATTO 
Sarete dentro , uè tf andrete doue 
Sark U uojlra LiuU : VA, ah chHo non l*odo 
Nai nominar ch'io nonfoljyirì : TR. cr quiui 
Contemplar U potrete k ucftrofenno : 
E dcccftaruelé fi che la potretei 
Toccar anchora : RO. bdiirete qualche buffe 
Se uoi n'andate : FA. un fatto generofo 
Non fi può far fcr.zd periglio ; TR. /òr/c 
"Ld trouarete in camera fole tta 
O cucire ofar altro , che uoi tutti 
Gli affanni uoflri le potrete dire 
Commodamente dal principio al fine : 
Et la pazzia del Medico fuo zio : 
Come ei s'è trduefìito : cr come uoi 
\'i fete poi uefiito de fuoi panni 
Per gir d ritroudrld i cr pdUfdrk 
Vamor che le portate : e dltre parole 
Che le fdprete dir: RO, chiacchiere: TRÀofono 
Certo , che s'elld come dice , u'dma 
Yaccogherk cortefemente al fine i 
Se ben rejìdffe prima ijhìgottitd 
hlVimprouifo , cr ritrofetta fuffe : 
RO» Vatron non fate : FA. i' ne faro Id proui 
Hoggi piacendo 4 Dio : TR. potrcfte hauerc 
Tanta commodita ch'ella farebbe 
Contcntd anchor che la bafciajìe ,• CT ch'altro 
Anchora le facejìe : RO. qualche mah 
Vintrauerrk fc uoi fate afuofenno : 

FA, Mengà 



SECONDO. 17 

FA» Auengi ciò che uuol: che miuò porre 
A quefto rifchio » T R. /è farete accorto 
Se ui faprete gouern:ir , so csrto 
Choggi farete H più felice amante 
Che fujfe mxi , F A. pur ch'io la truoui fola * 
R0« Guardate a la uergogna al graue danno 
Che ne può riufcir . FA. c'hoggi fi beUa 
Occafìon lafci , c'ho bramata tanto 
ht tanto tempo f T R. quejio non e tempo 
"Da perder mzffer Yaufio : andian pur uerfo 
Cafa mìa. F A. andian :ch"iui di quefto infieme 
Variar potremo più diffufamente . 
r R. Ojjeruatemi poi la mia promeffa . 
RO. Tocca pur quella corda. FA.o Truffa mio, 
RO. Vi trufferà per Dio cote fio Trujfa, 
tA. Truffa mio dolce ♦ RO. farà al fin amaro; 
?A^ Truffa mio caro non potrei mai dire 
Quanto mertiate . RO. dir oli' io per uoì: 
hi merita un capefiro. FA. non tardiamo; 
\ O. Io eho da fari FA. uokte che cofiui 
Venga con noi f T R. che uolete far dietro 
De quefia befiia : che non sa far' altro 
Che cicaUr a ufo f KO, ho poco cara 
ha uoftra compagnia: perche ne p^lfo 
Guadagnar poco . T R. Ufciatelo andare 
A cafa col maVan che Dio gli dia ; 
Ma che non canti f F A. uanne Kofpo a cafa: 
F4 che con huom del mondo mai tton parli 

C 



ATTO 
Di queftd cofa : R O. purhomdi douete 
Saper come fon fatto . F A. so che fujii 
Segretij^imo fempre . R O. ni ricordo 
Che uoi non tu Ufciate ufcir di mano 
Quella berretta . T R. non cianciar più beflid: 
V4co7 Diauol che ti porti, R O. ah barro 
r ini jh atteggiar ei^ fé non credejìi 
Di uederti fra un me fé a Tor di nona 
Tender pel collo . F A. non gli date udicnzd 
Andiam a fare' L fatto nofìro. TK. andiamo, 

ROSPO SOLO. 

Per certo quanto più penfo cr confiderò 
Quofio mondo è comeH prouerbio dice ^ 
Vnd gabbia da matti : ognìuno è matto : 
Ogniuno ha la fua forte di pazzi^t : 
Chi pecca in una CT chi in un'altra cofa : 
ìnfin fìam tutti pazzi • Cr chi (ì tiene 
il più fauio è il più matto : ognum fi crede 
"D'hauerpiu ingegno ^cognition de gli altri: 
Ogniun ucde i diffetti del compagno 
Ne uede i fuoi ; ne fé fìeffo conofce : 
V dico quefto ; perche mio patrone 
JSìi grida fempre ch'io fono una beflidl 
Come egli fnlfe'l fauio Salomone 
Et non potici errare : cr non s'accorge 
ch'i pazzo più di ^:e; poi che f lafcid 
Da un Kufpan , da un trifio , da un rubaldo 
Che non uue mai più , con frafche e ciancic 



SECONDO. 18 

Llenur come un bel buffalo pe*l nnfo : 
Ben me ne duol : mi poi che cefi uuole 
Cofì bibbia. : mi fx paggio che qiet trijìo 
Gli trarrk da le man quella berretta : 
Che quefìo è il fuo dìfcgno : ma fuo danno : 
Tur che non gli intrauegna anchora peggio: 
duejie [emine infìn cr quefio amore 
Son la cagìon dì tutti quanti i mali ; 
JAa fufje delle [emine ogniun uago 
Come [on io ; che non [arebbe al mondo 
Amor , ne fi [arian quefie pazv^ .* 
Ma l'amor mio l'innamorata mia , 
il mio bene è la botte del buon uino : 
Ella almen mi fa fi ir tutto di allegro: 
Ch'amor tien l'huom fempre'n[oJj)iri e'n pianto^ 

brandonio soldato, 
.trimchetto ragazzo. 

Hor jìa lodato Dio, che [ani cr [alui 

Siam giunti a Roma , T R. ditemi Signore 
Vi [fie uoi mai più f Signor mio [enza 
Signoria . B R. mille uolte : ma tra k altre 
Vi [ui al tempo di Borbone i quando 
YÌi meffa d[acco» T R. erauate uuoi dentro ? 
O pur di [uor f ch'i uoflri pari fempre 
Stanno di fuor . B R. e* jiauocon Borbone : 
Ero il fuo fauorito : non faceua 
Vn pajfo fenzd me : non [aceua cofa. 

c a 



ATTO 

Senza il confìglio mio . T R. Vho udito dire : 

Si mente per U goLt . B R. T ero'l primo 

Capitan ch'egli hjLueffe : t' comundauo 

A tutto quello efferato : d U gente 

Dx piedi CT da cMdUo ; d i capitani 

A i coUouelli y a tutti quanti . T R. i7 credo : 

Che tu fu una gran bejìia . BR. t'ero femprc 

il primo ad appicar la fcaramuzz^ 

Con gli neinici. TR. co'luaffel del uino: 

BR. Et 4 menar ie man gagliardamente , 

TR. A taucla . BK.fjicea cofe ftupende 

Con quefia roìnha in man « T R. con IdfcodeUi^ 

B R. F«i */ primo d [aitar [opra le mura; ^^^ ^^- 
E'/ primo d intrarui dentro, T R. so che fete 
Il primo fcmpre quando fi combatte : 
A moflrar le calcagna, BB.,n"amazzài 
auel giorno pia di cento* T K, de i pidocchi 
Ch'egli kà ne la camifcìa : o de i piattoni 
Chd ne la barba . B R. cheditu di barbi f 

T R. Chduete bella burba : cr ben moftrate 
B'effcr ualente cerne fete . E R. o quante 
Altre gran proue ho fatte c'hor non dico, > ' 
Che non è tempo : a Tunif che feci 
Di Barbcria f che feci ancho a Viennd 
in Vngheria f non prefì non uccift 
Yn numero infìnit-y di quei Turchi 
Con quefia jhada . TR. non ha tanta forzd 
Ch'uaidejfe uni pecora . B R. ho fi grande 



SECONDO. ^9 

Animo , ho tdfito cuor che certo è troppo . 

T R. E^ più uil d'un coniglio . B R. dimmi un poco 
Concfcitu qml ruffian poltrone 
Chi nome 7 TrufifA f c'haueu meco flretti 
Amicitia in Vinegiaf TR. quel ghiottone 
Quel barro f feH conofco eh : cofi fuffe 
Su un par d' forche , er tu gli fujìi apprcffo^ 

B R. Tu fai che mi fidaud più di luì 

Che d'huom del mondo : cr come poi da fezzo 
M'dffdj^inò il rubdldo ; che mi tolfe 
ÌLdcuppd di rofato belld cr nuoud^ 
E unx bernttd ; cr meno uid U Gimnd ; 
Ch'io teneuo d mid poftd. T R. fhdue^'dncho 
Tolta Id uitd pecoron . B R. che dicif 

T R. Che quelld Gidnnd erd la uofìrd uitd . 

BR. Erd per certo tutoH mio conforto: 

TuttoH mio bene : e*/ Iddroncello e7 ghiotto 
Sdppe fdr si con chid(thidre er con dande 
Che Id fece fuggir fegretamente 
Vn giorno chHo non me n'dccorfì, T K.foUo* 

B R, Altrd cdgion che quefid non m'hk fatto 
Venire *n quefid terrdiche so certo 
Che quel rubdldo i qui . T R. comeH fdpete ! 

B R. Vn certo dmico mio ch'ddi pdffdti 
Venne dd Komdicr molto ben conofcc 
Ld Gidnnd , e7 ruffìdn che me Vhk tolti 
JAi dijfe hauerld uifla in quefid terrd ? 
E hduer intefo anchor che quel rubdldo 

C Hi 



ATTO SECONDOt 

QU'" U tiene u guadagno : onàHo ccftretfo 
ID^l grande amore g~ daUauoglU grande 
D: far le mie uendette cr di tagliare 
Qu^efto ghiottone' npiu minuti pezzi 
Che non fi taglio mai cocuzza o rapa , 
Son uenuto qui apojla, T R. ò Dio mi idene 
Compaj^ion di lui, B R. /è me gli accoflo 
Con cjuefla roncha mia, T K.gli darci douc 
Si foffi;.no le loci. E R. /è tuH aedi 
Prima di me , di pur che fi conferì 
"Et faccia tcftamento ; CT raccomandi 
A Dio l'anima fua. T R. s'io gHeH dicej^i 
Votria fugg'r dx Koma fi lontano. 
Che non l'amazz^'^^fi^' B R. fugg-i in India, 
fugga in Turchia; fugga doii'egli uuole, 
Ci)"io lo uoglio dmazzare^TK.opouero buomo, 
JMr par già di uederlo tutto pefìoì 
E t tu tto fangue in terra, "B RMrì fffempio 
A gli altri: uno che tutto l mondo triemi 
Alfucn del nome mio. T R. che bel berfagUo 
Da fc.iccÌAte, B R. ma andiam pur a la primn 
H flerìa che trouiamo : ho la maggiore 
F.'jne c'haucfi mai: e incontanente 
Djpni chauremo defìnato , ucglto 
Ch'andiam (piando cr domandando tanto 
che lo troni am, T R. uoltianci a quejio canto : 
Andtam ucrfo la piazza di fan Piero , 
Come pur dianzi niifegnb queUhuomo, 

IL FINE DEL Sf. CONDO ATTO. 



20 

ATTO TERZO 

TRVffA RVFFIANO, 
favstO Ama mie* 




O R 5 V^ m'hduete ìnufo 

meffer Fan fio : 
Tate pur un buon dtiimoipo 

netc 
Ba canto ogni rifpatQ e ogm 
pAura f 

Che ch'in amor e paurofo cr «f/e, 
"Di rado anzi non mai fa cofa buona: 
Si che andatene pur fìcuramente 
A ritrouarla : cr non perdeteci tempo 
Per uojira dapocaggine di corre 
Quel frutto dolce piii^ quanto è più acerbo. 
Che nelfuo bel giardin ui ferba Liuia • 
F A. O me d'ogni altro più fdice amante y 

S'hoggi ftringo io quella fi beila mano ♦ 
T R. Quella barba pofticcia ch'io n'ho concia j 
Sopra la uojira ; appunto i lunga er bigii 
Come quella del medico : parete 
mafìro Uermin proprio aWhMo aWaJpetto. 
F A. O lieto , dolce , o fortunato giorno , 
Et più d'ogni altro candido cr fereno 

c a a 



ATTO 

T>egfìo d'honore cr dì memorici tttrnA 
Se uxno hoggi nonfìa quefto difegnoi 
S'j. U mia biUd Lìiiiacome bramo 
Vijfo hoggi dir tutti gli ajfannì miei^ 

T R* r twti uoglio uetiìr con uoi più oltre i 
Per p'u rifletti :C uah a taf a, mid 
Ad ajjycttarui itpn che uoi torniate : 
Per riuefiirui poi de i ucjìri panni» 

F A. Ajpett. Itemi dunque, T R. ite felice ; 
O Dio che buon uccelljitcr fon io: 
Nofi ui par c'habbia prefì a la mia rete 
Duo begli uccelli f hm giouine cr fcioua 
Bt l'altro uecch o f non farci più pazzo 
Se non tcgU-ft lor le penne m^ifire f 
A Vun penfato ho gi.i moccar la crefta : 
AlV altro impegnerò lafcorz^ rcffa: 
ht poi truccherò uia per la calccfa ♦ 

FAVSTO, NASPA* 

Semai fujìi piaceucle cr benigna 

Se de lo (iato human giamai ti increbbc 
Se ti mucue a pietà pricgo mortale 
O fortuna ajpira hoggi al mio dtfegno : 
Afl>ira priego a un amorofo inganno : 
Fa che prc/peramente mi fucceda : 
F4 c'hoggijpenga quefìa ardente fete 
Co7 dolce humor di nettar CT d"ambroJt4 
Che da la bella bocca efcc di Uuia» 



T E R 2 O* 2t 

No« ejffer hoggifcrdu x i gìufli prìeghi 
X>*uno ttìfdice CT fconfoUtc amante : 
Verch'è ben tempo homni trarlo d* affanno ♦ 

NA. Ah fciaurdta me : deh fu^o morta 

Mefchina me . FA. uoglio ir cefi pun piuno 
Verfo la cafa.l^A.o mi fera e infelice 
SHù loperdef^ì, FA. pur chUo truoui aperti 
La. porta ch^'pirxhiar non mi coi.uegna. 

NA» ht come potrei più uiiiere al mondo 
Vouerd fciaurata . F A. cfce lamento 
E^ queUo ch'odo , N A. o pouer mio mdrito 
O marito mio aro . FA. fhl cofìei 
Che grida cefi forte , N A. pur ch'io truoui 
A afa queflo Melico. chUntendo 
Ch*è dei migliori diKomx.VA,md a fui pofiii 
Y tudo al miouiaggio . N A. eccol per I>io : 
Glie deffo : che per utfid lo conofco 
Benché non gli hahbia mJ parlato. FA. md etld 
Mi uien incontra . NA. maflro io uengo d uoil 
Vermatiui , FA, cofiei penfa ck'ic fu 
il Medico, N A. fon morta fonfpacciata 
Se mi non m'aiutate . FA. o doppio male : 
Ldportd e chiufa : er gid cofiei m'c d ifancU 
Che debbio fare? NA. cue n'dndate uci? 
Beh fidte fermo infm che ni rdcconti 
La mia difgrdid .FA. lafciami'l mantello i 

MA, Andate pur doue uolete , ch'io 

\i ucglio uenir dietro . FA. io non poteuo 



ATTO 

¥dr il peggiore incontro: NA. il troppo amore 
E^ Cdgion ch'io ui do quefio fallidio . 
FA. E^ che uuoi tu da me f NA. fon U moglicrd 
• T>i Frefco da Puzzoli : il pouereUo 
Stamane andò con certi fuoi compagni 
A dcftnare a la tauerna : cr quando 
Fm ritornato a cafa , incontinente 
Gli Henne la maggior doglia di tefla 
Chuom mai haueffe d'alcun tempo al mondo: 
Cominciò a lamentcìrjì : e andar per cafa 
Llugghiando come un toro cr difperarjì: 
"Et far mite pazzie per quella doglia: 
Oltra di quejlo gì e uenuto anchora 
Vn dolor ne lo ftomuco fi grande 
Che ipjfima , che muore : cr pur uorrehhe 
Vomitare;^ non può: fìrduna gli occhi 
No/i uede lume : ha fi grojfa la lingua 
Ch'jippena può parlare : io credo certo 
(Ahimè) ch'egli fia flato audenato : 
V u'ho portato (eccolo qui) ilfuofegno: 
Vedetelo : FA. non po[fo : non ci ho tempo : 
Verrò benpoiflafera a mfitarìo, 
N A. Come ftafeì-a ? quando ei farà morto f 
Perche più to[ìo hor hora non ci date 
Qualche rimedio f FA. hor uìa,che ti prometto 
Venir fra un pezzo : come haurò qui in cafa 
latta una miafacenda. NA. ucrrò anch'io 
Con uoi in cafa ♦ FA. non ti uoglio meco^ 



TERZO* 21 

NA» Se htn credej^i di morir non uogUo 

Spkurmi hoggi da uoi ,YA, o D/o m* aiuti* 
NA, Guardate un poco bene a quejlofegno : 
Poi diteci parer uojiro . FA. credo arto 
CheH diauolo Vhabbia, qui mandata. 
Ver diflurbarmi , NA. uoi non riJ}fondetef 
tt mi uoltate le f^aUe : psr Dio 
Quefta è difcortepa . FA, non mi dar noia* 
NA. Se ben non fon uenuta a man pendenti 
Non pam però fi poueri e infelici 
Che non habbiamo anchor uno o duo feudi 
Bafaruene un prefente,fe ne fate 
Quefto pia:er, ¥A, perdonami : non poffoi 
Che ricetta mi date f FA. fon contento 
Di dartene unaihorfu fagli un cri fiero ♦ 
NA. Come un crìjìero, s'egli ha male al capo f 
le A, V non so dirti altro rimedio : quefìo 

f) il miglior c'habbiaiuanne . N A. m*ucceUat€f 
"Bella difretion , FA. ma chi potrebbe 
Patir tanta feccaggine f horfu uantie 
Bruttaafwa^bìA.apn uoi.VA.uanne in malhordl 
Se non che tii NA. deh uecchio menteccatto; 
Che mi minjxcia , cr non ha tanta forz<t 
Ch'amazzaffe un pidocchio.^ A,ah brutta jiregd 
V ti farò fentir fé più m'attizzi 
Che fon forfè più giouine cr gagliardo 
Che non ti penfi . NA. che sUomctto muno 
A U connoabia^ lo farò fuggn 



: ATTO 

Per tuttd Roma . FA. o D/o chiuide tnd 
Li più ofìmtd beflii di coftei ^ 

NA. Mi che gitur ma il tempo, cr le parole 

Dietro a cojlui f FA . che non ti parti dunque f 

NA. Mi uuo partir per certo , FA. farai bene 
A tormiti dinanzi* NA. non accade 
Ch'io ui ringratij . FA. debbe efjere'l uino 
Viti fermiti di tuo marito. NA. o Dio 
Yi renda tojlo il mento fecondo 
V opera uojìra . FA. come hauràdormito 
No» b:iurà male alcuno. NA. uè ne incaco ^ 

FA, Vanne pur uta. NA. ma che uuo far di quefto 
Segno in m^n più ? meglio è che gli lo getti 
(Poiché ucderlo non fi degna) a i piedi , 

FA» oh , che ti uenga il cancaro maluagid 

Yemìna . N A. ch'ei non merita altro premio 
Di q-iefìo bel feruigio . FA. o buona forte 
Non m'hi tocca la uefte . N A. c^e gli uenga. 
'Laffìola cr lafelbre.'EA, infn le donne 
Son tutte matte, NA. o che la prima uolti 
Che monterà il poltron fu la fu a mula 
Si pcffa romper tutte due le gambe 
E7 cello . FA. pur a l'ultimo fi parte • 

NA, Marito mìo pur ch'io ui trcuì uìuo 

Come fon giunta a cafa, FA.er ch'i queft'altro 
Ch'in qua ne uiene f NA. o medico rubaldo 
Yoflu s'un par di forche . FA. o, oh gilè Macro 
Palafrcniero s cr grande amico mio: 



T E R Z O» 2j 

MACRO P A t A F R E M I ER O, 
FAVSTO AMANTE» 

Eccolo li per Dio : certo gli e d'effo : 

Mdftro buon di: non poffo hauereH finto : 
Son uenuto correndo da palazzo 
Ver ritrouartii: nonfete noi waflro 
Herminof io pur per uijln ut conofco 
Che u'hò ben uijio più di cento mite 
Co'/ nojìro Cardinal : benché non u'habbid 
Variato mai : egli mi manda appofta 
A dirui , che per quanta bautte cara 
'La gratin fua ., uegniate a ritrouarlo 
A le fue ftanz^ feuzd alcuno indugio : 
Che'l pouero Siguorliì tanto male 
Che non potrebbe fiar peggio ; ftamanc 
dumdo tornato fu da concifloro 
hts^era meffo a tauola a federe 
Ver definar , gli uenne aW'improuifo 
Con un impeto grande , un gran dolore 
Ne/ corpo : che gli fu forza leuarfì 
3Drf tauola in un tratto ; er gir a letto 
A coricarfi : er quando ogniun penfaud 
Che gli paffaffey CT che duraffe poco 
QMe/?o dolor , par che gli fi a crefciuto 
Con tanta furia-, ch'egli e mezzo morto 
No« truoua requie : p c*hau€te intefoi 
H(>rfii mcttiancUn uia : Chò commifiionc 



ATTO 

D/ non Ufciurui : cr di uenir con uoi 
SinU pxUzzo . FA. è non poffo uenire * 

MA. Che diteuot f che pxrUte (ì piano 

Che non n'intendo» FA. che uenir non pofjb . 

MA» TìiUpiu forte , ch'io fon mezzo f or do ; 
Che dite uoif FA. che medico non fono ^ 

MA. Che uoi non fete medico f non fete 

Quelmujìro Rermino uoi, ch'io ueggo j^effo 
Co'l noflro Monfìgnor f fé Un i quejìu 
Li primu uoltd che u'hò mai parlato . 

FA. 1* non fon d'effo, MA, non tardate , andiamo . 
Che dirid LAonfignor fé gli mancafle 
In cojìgran bifogno f ei quaffa il capo ; 
E ha la mano a la barba ; cr guarda in terri , 
Ne/i degna rij^ondere: horfu mdflro 
ì>iontardiam più : che' l Cardinal u'ajpetta 
Con defìderio. FA. o forte mia crudele ♦ 

MA* Etpwr feco bar botta : quefto hucm certo 
Ha quakh'altropenfìer, qualch* altro fdegno 
Hoggi nel capo, ¥ A, ahimè. MA, da qui a pds 
"É" pochi jìima uia : fé caminiamo {lazzo 

Vi faremo in un tratto . e^ nonp muoue : 
Verche non uimouete f egli fiì peggio 
Che uoi non ui credete : andiam hor bora : 
Andiamo:andia,¥A. nò nò. MA, uenìte andiamo^ 

FA. NÒ nò, MA. come nò nò f uedete m" altro 
Valafrcnier , cheui dee gir cercando : 



TERZO. 24 

CIOAN BIANCO, ET MACRO 
PALAFRENIERI, 

Che tardate mefjere f e*/ Cardinale 

V'aJ^etta già due bore, MA. io dal mio canto 
'Batto ho il debito mio : perche non manco 
"Di fargli injlanza : cr di pregar che uegnai 
Ma par ch'ei n'h abbia poca uoglia,Gio,andiamo^ 
Ch'ei m'ha commeffo che ui meni meco : 
Ne perdete più tempo» MA, non ti accorgi 
Che non ha uoglia di uenirci f GIQ, ah maftro 
Muouaui la pietà , la riuerenza , 
E^ l'amor^ che portate al Cardinale : 
E' poj^ibil che*n uoifia cojì poco 
'RiJ^etèo cr poco amor f MA, egli n^accenni 
duaffando il capo , che non mot uenire : 

aio. O che uaneggia^och'è fuor difejieffo : 

O che fi flima troppo, MA» mx a fua pofta : 
Da noi non manca. GIO, ma fé noi torniamo 
A cafafenza lui non farà peggio f 
Che debba far,MA,preghianlo ancho una uolti* 
Meffer horfu uenite : non la fiate 
Verir fi gran Prelato, GIO. horfu uenite 
Venite maftro : horfu mettiancUn uia : 
Ma non ri/ponde : c^ guarda in altra parte : 

MA. Sete uoi fatto mutolo fi tofio f 

G\0. Et non fi muoue come fuffe un f affo ; 

MA. Se7 priego più i chei cancaro mi uegnA 



ATTO 

GIO, Sete uoi forfè jì ftroppiato cr zoppo 
Che non pofiiate f^r cmquantu paj^i . 

MA. Andumo a dire'l tutto ai Cardinale . 

GIO. Et chi cofji hx , ch'egli fo/pira tanto f 

Ma, Pojfji fojpìrarfi, che tutto il fiato 

Gli efca del corpo.GìO.hor rejii coH maVanno: 
Voi cheuenir non uuole. MA. e più ojiinato 
Ch'una mula Ipagnuola, GIO. e più bizz<irro 
Et matto , ch^uno ajirologo , e un poeta . 

JMiA» E^ più initfcreto, ch'uno uf fitta' e : 
Stupifco più della fua afinitade , 
che fé uedefii a Komaun prete fanto ♦ 

MA. Simile è quella gente a lìjparuieri. 

GIO. Perche co/? f MA. ch'i te non uengon mai. 
Se tu non mofiri lor co'l pajìo il pugno ♦ 

GIO. Niertarebbe per Dio , che Nionfignorc 
'Lofeffc caricar di buone buffe . 

MA. Dio uoleffe ch'a medefi'eilHmprefa^ 

GIO, M.a noi farebbe i che fua fìgnoria 
Keuereniifima è troppo difcreta^ 

MA. Ma non tardian più qui: sa tofto dndidmo 
A far con Nionfìgnor la noftra ifcufa . 

IAVSTO, grasso, CAKEa 
VARO, NVTA FANTE» 

O lodato fia Dìo , che fon partiti , 
Ne ueggio pia apparir perfona alcuni 
Che pojfa dijiurbare'l mio difegno : 

V uuo 



TERZO. 2$ 

Y tiuo picchiar pun piano : o Dio mifcnto 
Mancarla noce ,CT treìuar tutto quanto; 
Dì dipo , dt/pcranz^ CT di paura 
Vcnfando c'kò d'andar dauanti a Liuìa : 
Poi che non faiton picchicrò più forte : 
Ma cheftrepito grande e quel ch'io fento f 
Non mi tener : non mi tenere : io uoglio 
Amazz^y queflo traditore : FA. e meglio 
Ch'io mi tiri da parte : GR. quejìo ladro 
Che tiien per tormi le chiaiu del uino : 
Yermati: doue uai i pon giù lo fpiedo : 
Lafciamiflar : NV. uedì coli il patrone: 
Si debh'e efjer pentito d'andar fuori 
De la città co'l Cardinal: noH uedi : 
Metti lo Ipiedo giii : GR. uoglio amazzàrlo: 
O poffanza del uin come fei grande : 
Ver h potta di ti fé : HV, Dio m'aiuti : 
Voglio effer io patron : NV daremmo frefcbe 
Se tufuj^i patron : GR. uoglio dormire 
CoUa madonna : NV. o che gentil bambino 
Da dormir feco : infin hd troppa forz<i : 
Cuardateui meffer che non u'amazzi ♦ 
Voglio iofenz^ arme andar centra cojìui 
A rifchio de la morte ^ GR. / bergamafcht 
Staran di fuor e : FA. egli ha chiù fa la porti: 
Ufento che ui mette 7 chiauiftello : 
O Dio l'huom mai non può far un difegno 
Che tu fortuna no'l difturbi fempre : 

D 



ATTO TERZO» 

Ofortund cruM fortuna rid : 
"Fortuna [orda k tanti prieghi mìei : 
Tm m'hai mandati par tutti i difturbi 
Tutti gli impedimenti hoggi tra piedi : 
it ti prendi piacer del mio torm€nto: 
Mìfero c^ ftolto chi di te p fida : 
Che par quanto più bramafi una cofa 
Tu fortuna crudel più ce la inmdi : 
Chi uide mai in cojì poco Ipatio 
Tante difgratie accadere ad un huomo 
Come fon hoggi a me(laffo)accadute f 
Voglio ir hofhora a ritrouare'l Truffa 
Ei raccontarli quefìi firani caft 
Choggi occorp mi fono : cr riueftirmi 
De / panni miei : o ferie iniqua cr ria : 
O cieli auerfì : o mifero o dolente : 
che farò più che più fperar pojfo io f 
Cluanto mi fora meglio effer ^otterrà : 
Che'n ogni modo quefia uita acerba : 
Vita non i , ma continoa morte ♦ 



IL II NE DE L TE RZO A T T Oi 



26 



ATTO av ARTO 

lOLco mercatante: 

GARBVGLIO FAMIGLIO» 




R A N difgrdtid per certo 
fu h nojìra 

A capitar in man didueicru 
deli 

Et ruhalài corfalì : cr ftur 
un'anno 

tt più lor fchiaui incatenati : CA, er grande 
Ventura fu la noflra cr buona forte 
A ufcìr lor de le mani : cr che non fummo 
Tagliati a pezzi comefur (Quegli altri 
t^oftri compagni : FO. fiafempre lodato 
Veterno Dio di tanta gran bontate 
Vi tanto amor che n"hl dimcftroiGAM femprc 
Sian benedette quelle due galee 
Di \initiani : ch'amazzar quei ladri 
Che ne teneano inferuitute ,• cr n'hanno 
Data la ulta , cr pofti in Ubertade : 
ìiìfin CoflantincpoU è una bella 
Et nobile dttade : GA, hauete hauutd 
Vna uentura grande'n quella terra : 
Vi fete fatto riccho : FO» io di faldato 

D ti 



ATTO 
Son diuenuto mercatante come 
Molti altri fanno : GXfaniamcte: FO, t uinjì, 
(Come tu fai)dugento feudi un giorno 
À certi miei compagni i CT feci alhora 
Venfìer , per l'auenir di trafficarmi 
Con quei danari , cr uiuermene Vi pace : 
Et non andar più sk la guerra ì pormi 
Ber faglio a gli archibugi : GA. fefli bene : 
F« un ottimo con figlio : ¥0, cr come fai , 
Prefi d'un mercatante fiorentino 
Dentro a Ccftantinopoli per forte 
Stretta amicitia : femmo patto infieme 
Di far à parte : ambi ci traffi.cammo 
in poco tempo fi felicemente 
Che Vun' cr l'altro hk guadagnato meglio- 
Di tre milafiorin : GA, buon prò ui faccia ; 

FO. Voglio che la metà di quefii fu 
La dote de la mia unica cr dolce 
figliuola LiuiaisUo la truouo utud ; 
"Et /pero guadagnarne anchor de gli altri 
In poco tempo : GA, o ch'aìlegrezZii grande 
Baura uofirofralel come ui uede ♦ 

FO, Son flato fi dapoco fi inhumano 
Et fi difamoreuole fratello , 
CJyin queflo tempo non gli ho mai mandata 
Lettera alcuna : ne gli ho dato auifo 
DeU'elfer noftro: Gh.habbiam mutato afj^etto 
E habitofi , che credo uer amente 



Q^V ARTO, 27 

No« ci conofceranno : FO. ecco U tioflra 

Cafd da noi difitkruta tinto : 
GA, O che dolcezza ò che compiuto gaudio 

SV nofiri ui trouiamfam cr gagliardi : 
FO. No/1 ti [cordar di gir poi da qui à un pezzo 

A tor la mia ualigìa cr l'altre robbe 

Chabbiam lafci^te aflhofleria Garbuglio: 
GA. laro : uoglio picchiar : nefjtm rij^onde : 

Che uuol dir quejìo f FO. picchia anchor di 
GA. Picchio pur si, che mi dourianfenttre: (nuouo: 

Macheftrepito è quel ch'io fento d'arme f 

GRASSO CANEVARO: 
garbuglio: FOLCO. 

Ah traditori al corpo de la nojira : 
GA. Doue fuggite f ^O, parti quefto tempo 

Da ftar qui /ermo f GRA.4 i ladri a i ladri a i 
FO. M^ non e eglCl Graffo caneiiaro f {ladri 

GA, Jb deffb ; debbe hauer troppo beuuto 
FO. ìSiOn 5 e dimenticato il manigoldo 
Il fio coflume mai d'ubbriacarfi 
GA. V uoglio (aiutarlo : ì'O, ti confìglio 

A' fargli pia difcoflo : GA. buon di Graffo : 
GR. Correte a i ladri che iioglion portare 
La nofira cafa uia : GA. non mi conofci f 
Vfon Garbuglio:GRA,0' torne'l noflro corfo 
Vi Magnaguerra : GA. quefto è mejfer folco 
liofro patrone: GRa. andate uia rubaldi : 

D Hi 



ATTO 

GA» Veàlto qui : FO. non mi conofci Graffo ? 

GR. Voglio il mio uin per me: FO, ma dft di Liuid 
Di mìa figliuola ^ GR.ò oh che gran puttana : 

FO» Liuia puttana f GR. fi : FO. che t'odo dire : 

GR. I.Ua e fuggita : FO. ahimè , come fuggita f 

GR. CoHfuo berton : FO. e io«e f GR.fuor di cafa: 
A/ ^or^e/ : «4ffrf cerc4 : FO. Liuia dunque 
No« é più in cafa noflra ^ GR. e ^tMcf^itu «w : 

FO» O me dolente fé ciò fife'l uero : 

GA» Vo/efe noi dar fede a le parole 

D'uno ebbriacof FO.cr maftro fermino noflro 
che fa ^ come fia egli f GR. e oh glie morto 

IO, Come morto: GRji pefìe: TO.ohime pur troppo 
Debhe effer uero : che Vanno pàffato 
ìntefì dir , ch'a Roma era un folletto 
Grandif^imo di pejle : ahfciaurati 
Ah pouereHi noi fé quefle cofe 
Solferò nere : GR» andate andate al pozzo 
Se hauete fete : GA. io per me non lo credo : 
Pur troppo è uerifimile ch'ei fìa 
Morto di pefìe : GR. o Dio pur che la botte 
Non fa portata uia : FO. poi miafigliuok 
Dopo la morte fua fé ne fìa gita 
Con qualch' Amante fuo : G A. doue ne uai ? 

GR. "Muoio di fonno : ohimè ch'io cafco : GA. lafcid 
Vufcio aperto: GR. tarmò : Gh.come faremo : 
Ch'egli in un tratto è corfo in cafa : er mette 
Laflàga (tWufcio : lO.ahimc ch'egli m'ha meffo 



CLV ARTO, 28 

NeU*mmo un foffyttto cofì grande 

eh" to fon fuor di me fteffo : GaM queflafcde 

Ch'ellu fard una fauola: FO. Dioiluoglia: 

GA, Come dndrem dctrof¥Oj?or m'c uenutoin mete 
Chò U chiauetta addoffo de l'ufauolo 
Di dietro de la cafa : GA. la chiauetta 
Uauete addoffo del ufciuol di dietro ^ 
Come è pofìibil : FO» quando ci partimmo 
Da Roma , mifcordai khauerla addoffo : 
Che lafciata Ihaurei : cefi l'ho fempre 
Portata ne la manica legata 
A le piccaglie de la horfa : GA. dunque 
I mori non ui tolfero la borfa 
Con quella chiaue quando fufìe prefo ? 

FO» Mi tolfero i danari che fu peggio 

Che u'eran dentro : che far trenta feudi : 
Ei quattro annetta che u'hauea di pregio : 
bie fi curar di quefio poco cuoio : 

GA. Buon fu che non ui tolfero la utta ; 
Che perduta una uolta nonfipuote 
Come i danari racquiflare : FO. pur troppo 
Q^efta gente crudel me Ihauna tolta 
O co7 fuoco coH ferro o coi tormenti 
Se non ci liberaua cofi'tojìo 
La man di Dio con opportuna dita : 

ZA, Non fo s'hauete uoi fatto compio 

Voto mai più di non andare in m;ire : 

FO, Vho fatto e offeruaroUo infin ch'io uiuo : 

D itti 



ATTO 
M^e eh , chi dice mjir dice lo inferno : 

che u'è dentro ogni forte di mi feria , 
Infinito timor , cr doppia morte : 
Md ecco L chiane piccioU ch'io dico , 
Con hcjiul s'apre '/ chiauijìel di dentro 
De/ noflro ufciodi dietro : mio fratello 
Vna ne folea haner fìmil'a cjuefla : 

GA Dunque meglio e fenz^ picchiar più forte 
B controllar con quefìo uhhriacone 
Che noi andiam per quefìo ufciuoi fegreto ; 
CU giungeremo addoffo aWimprouifo > 
Che diftupor' cr d'alta vierauiglia 
it con quefìo noflro habito turchefco 
V faremo rejìar tutti confujì : 

FO, O Dio pur che fan fauole cr bugie 

Le parole del Graffo , cr ch'io ritruoui 
Gagliardo CT uiuo il mio dolce fratello 
it liuia unica mia dolce figliuola : 
Senza liqu^i quefta mia ulta certo 
Acerba mi fan a femprc cr difcara : 

GA. ìson dubitate ; l'animo mi dice 

Che fon fani cr gagliardi i^fefie uero 
Andy io uoglio jìjfera d'allegrezza 
hbbriacarmi come ha fatto il Graffo, 

PAVSTO: TRVfFA» 

Certo perdete '/ tempo cr le parole 
hi pregar che ui dia quejìa berretta 



CLV ARTO» 29 

Ch'io U uogiioptr me : TR. so che uoifetc 
Cortcfe Gentilhuom ne mv'C.irejìi 
De la pdroU uoftra ; FA. [e U cofi 
Mifucceàeux projperu fecondo 
il mio difegno ella erx uojìra: TR. dunque 
Me U negate i FA. /? : TR. con che ragione i 
No/i uè la uogUo dar : chHo n'ho hifogno ; 
che debb'io fare f FA. hauer patienzd : come 
Torza e che l'hxbhi anch' ioiTR.sèplice et flolto 
chi dì fede a i pur uoflri : YA.dnzi pur flolto 
ChiHfuo covfumd cr donalo a i par uoflri 
Senzd pròfenzu hauerne utile alcuno : 
Fatto ho il debito mio: che feH difegno 
ìson iCefucceffo non ci ho colpa : FA. s'dtro 
Vcffo per uoi : TR. potrefle hauer bifogno 
Di me forfè da tempo che potrei 
Giouarui cr non uorrci: FA. s'hanrb danari 
Vn di , uè ne darò forfè quaich\mo : 
Vn di forfè cjualch'uno ehfFA. non mi truouo 
Pur un picciolo in horfa : TR. hauete torto: 
Non mi date digratia più faflidio 
Perch'io fon dilp'.rato: TR. non ff^erduo 
Queflo d.t uoi : Fj\:ihi laffo che far debbio^ 
Crudel a^vor non jetu fatto anchora 
Di queflo empio martir che mi traffige 
Vamma ddhor adhori occhi dolenti 
Qiuando haurcte mai pace f quando hdurdnno 
Fine ifojj^ir i TRmd-mi tiolta leJ^dlU 



y\ T T O 

Ne mi uuol dar udienza : tton ci ueggo 
Ordine più d'hauer danari : FA. uoglio 
Tornar 4 cafa : ahimè fuj^io [otterrà: 

trvfta: giacob 

H E B R E O ♦ 

Vatienzd : tutti i penfieri e i difegni 
Non pomo riufcir come fi penfa: 
ÌAa poi che barrar lui mn ho potuto 
V barrarò qucfto altro fempliciotto 
Medico : c'hora flafi 4 far la guardia 
A^ fua mogliera : ecco la fua berretta 
tt la fua uejìe ch'io porto aU'Bcbreo : 
ìmpegnerolla almen quindici uenti 
"Fiorini : cr forfè più : ma ben mUncrefcc 
Lafciarli quella CAppa del foldato 
ch'io gli ho prcftatuivta che può ualerc 
O cinque ofei foriniquejlo mi pare 
Vn buon baratto : incontanente come 
Ho // danari*n man , me'n uado a Ripa 
Ad imbarcarmi coUa mia puttana : 
Cb'un legno ucrfo Napoli fi p^rte 
Boggì fta notte : ma ecco là quel cane 
tt quel maftino tìebreo ch'io uò cercando 
Sopra il fuo ufcio : JA. mi uoUa partire, 
D/ cafa er già m'hauea mejfo il mantello 
Per far certe facende : CT m'e uenuta 
In un tratto fi gran doglia di corpo 



*. Q_V ARTO. 30 

ch'io fzoppio : TR. Dio ut fatui: lA.D/o uidid 
Ciò che difidcraU : TR. ^uefto i un pegno 
ChHo Whò portato : lA» ni darò danari 
Secondo la ualuta : TR» deh di grada 
Spacciatemi'n un tratto: ÌA.non ui poffo 
Spacciar come uorrefle cofì tofto: 
Se tn'ijpedite tojìo uoi mi fate 
Doppio feruigio : lA,fon cojiretto dnchHo 
Tar un feruigio che m'importa molto : 
che feruigio èf lA, d'andar (con riuerenza) 
Al neceffario: TR./ùfe fjeflo prima 
Che n'andrete dapoi: lA. mi caco aàoffoi 
E pofibil che noi non la poliate 
Tener' un poco f lA. non mi uuò cacare 
Appojla uoftra ne le brache: T9.,hauete 
Ragion per certo: lA, hor$k uenite dentro t 
Cacate tojlo : lA. s'indugiaf^i troppo 
Perdonatemi ch'io fon di natura 
Stitico un poco : TR. poj^itu poltrone 
Cxcare'l fiato er le budella ^ un tempo i 



MASTRO HERa 
MINO SOLO» 



Ahimè : che debbio fare f ahimè fon morto : 
Ah fciaurato me : eh' è quel c'ho uijlo i 
ìAifero chi di femina fi fida : 
Y fon pur chiaro, ahi Uffojon pur chiaro 
De la fé deWamor di mia moglieru ; 



ATTO 

Ah perfidi ah crudele ah donni ingrata : 
Con che ragion con che dolor potrai 
Coprif hora il tuo fallo : o tradimento 
O torto efj^rcffo : o forte iniqua cr ria : 
Non t'hauef^i mai tolta ; fuf^'io viorto 
Quel di che ti fj>cfai : fìa maledetto 
Chi mù moffe parola crfu cagione 
Di quefto fi infelice fpofalitio : 
Sia maledetto il troppo grande amore 
ChHndegn amente thò portato fempr e : 
Ahimè Chb uiflo con qiiefti occhi mici 
hìtrarmi'n cafa per rufciuol di dietro 
Vn mercatante : un m€rcatante(ahi lafjo) 
Mi fi Incorna : i" no'l potei uedere 
Ne/ uifo troppo ben : che tuttoH fangue 
Mi fenici agghiacciar dentro 4 le uene } 
U l'anima marcarmi cr tremar tutto 
Dal capo al pie quando fi facilmente 
il uidi aprir quello ufcio : cr tutto allegro 
G'.rfene dentro con un fuo famiglio : 
Certo che per danari a quejìo e a quello 
Quefta auara fi dcbbe fottoporre : 
il Grjffo caneuaro èH ri f pano : 
Ó neramente la ruba'.da Isuta : 
O me trifto cr dolente : in che rio flato 
in che pej^imo termine mi truouo : 
Che tardo che non picchio a quejia porta ? 
Et che non ludo a ritrouarli in fatto > 



Q_V A R T O, jt 

E dmazz^rli amendui con quello J])ìedo 
ch'io tengo dietro da U porta, f aprite : 
Tingon di nonfentir quefti riibaldi : 
Aprite tojlo aprite traditori : 
Mafento ma che uiene à la finejìra » 

NASPA; mastro HERa 
MINO MEDICO. 

Che diauol e quel f miete noi 

Gittar per terra quejìc noflre porte f (mi : 
ME, ApriiNV .qualfetuMB.apri i malboraiNV .dim:' 
Qualfei i MEMn lofaprai: NV,che uaifacendof 
ME, Apri : cbUo teH dirò : NV. picchi fi forte : 
ME. Apri : su tofto : NV. par ch'io fiafua fante 

Con tanta audacia mi comanda : ME. aprite : 
NV. Non s'apron quejle porte a le perfone 

Che noi non conofciam : ME. non mi conofci t 
NV. Non ti uidi mai più : ME. fingi rubalda : 
NV. Anchor mi dice uillania : ME. fon quello 
Chai tanto offefo : NV. non offefj mai 
PerfonaH mondo : ME. menti per la gola : 
NV. Dimmi che fhò fatto io f ME . pofte le corna : 
NV. Come le corna f ME. cr fuergognato in tutto: 
NV. Pouero huom tu ti fogni: Mfi.apri quefto ufcio: 
NV. Pur troppo habbiam d'uno ebbriaco in cafa 
Senza che tu ci uegna : ME. anchor non poffo 
Bntrare'n cafa mia ^ NV. uatti con Dio 
Che fe'l Patron uenijfe^n quefto tempo 



ATTO 
Guaì d te : gudi d noi : ME. ti uuò tdglidre 
Gli orecchi e'/ nafo: [sV,ah akche beflu e queftd 
Choggi ne uiene d dar quefto diflurbo f 
ME Ahimè Chb uijìo ho uifìo con que^i occhi 
t^V. Sidm in dolcezzd cr in dbbrdccidmenti 
Fn piacere e"n folazzo ; CT quefld befiU 
Ne uiene d dìfiurbare: UE. ahimè in dolcezzd 
E'n folazzo eh f N V. uenuto c'I noftro bene : 
Et tuttofi noftro gaudio d confolarne : 
ME. Ve ne farò pentire : NV. Vfon fi dUegrd 

che non capo in meftefja: ME. io crepo io muoio 
tiV, Che tardo che non uado ad abbracciarlo 

hnchor di nuouo ^ cr darli miUe baci f 
ME. QUdlhuom di me nel mondo è più infelice ? 
NV. Borsu uatti con Dio pecora ftoltdi 
ME. Ahimè ch*io fcoppìoinonfuj^io mai ndto: ' - 
NV. M4 non fon io più pazzd d dar orecchio 

Kunftolto d uno ebbriaco ^ hor ciarli O' gridi 
duanto egli uuol chHo ferro la fineftrd, 

IL medico: brandonio 
soldato: trinche t= 

TO FAMIGLIO, 

Ahimè chHo fon fi cppreffo dal dolore 

Che non so più che far mi debba : BR. dndiamo 

Trinchetto poi che defìnato hauemo 

A trouar quefto ruffian poltrone 

Che m'hd rubbdto ; TR. uoifete fenzd drme : 



Q.V ARTO. 5i 

TVhò Ufcuu aWhofte che m'hì detto 
Che ci è peni ^ portarle: TR. come dunque 
Vamazz^rete f BR.. ecco (/io7 uedi)hò tolto 
Quefto baftoné'n mm nodofo cr forte 
D4 caftìgarlo come è degno il ladro : 
Non è dolor del mio maggior al mondo ; 
Ahi lajfo f ' fono il più uituperato 
Il più fconfolato huom che fuffe mai: 
Chi è quel che fi lamenta cojì forte ? 
Mi par folddto : egli ha una cappa roffd 
che par propio la uojlra che ui tolfe 
il Ruffian : BR. per Dto ch'ella par dcffa : 
Veie^e ch^egli hX anchora una berretta 
Con un pennacchio dentro , che par queUu 
Che uifu tolta : BR. andianli un poco apprejfo : 
Bt chi è coftuif BR.per Dio ch'eUaèlamin 
Cappa: c'hor U conofco a certi fegni: 
Per Dio glie deffa:o'l<i berretta anchora 
É lauofira: BR. huom da ben ditemi un poco 
Cotefla cappa è uoftra f ME. deh di gratia 
No/1 mi date fAJlidio : perch'io fon 
Troppo in trauaglio : BR. onde Ihauete hauuti 
Chi uè Ihi data f ME che u'importa quejìo t 
"Perche me"l domandate i BR,perfiperlo: 
Vn'huom da ben non debbe cercar mai 
1 fatti del compagno : BR. anz'io lo cerco 
Perche glie fatto mio: ME. perche cagione^ 
Cotefta cappa ( accio cht uoi fappiate ) 



ATTO 
E^ mia: ME.come ch*c uoflrafER.è mid p certo 

ME Cjyc quel che u'odo dire : BR. CT U berretta 
ChMKte 'n tejìa è mia : ME. mi marauiglio 
D/ uoi : TK.efua per certo : ei dice il ucro : 

BR. Però dtpdrò di faper da uoi 

Chi uè Hù data , etnie thauete hauuta : 

ME. Vn certo amico mio me l'hx prefìata : 

BR. Ch'c qucjìo amico uojìro f ME.w« mercatante ; 

BR. Da chi ihk comperata f ME. che so io f 
Volete faper troppo : BR. un Rufjidno 
Vn certo barro dentro da Vinegia 
Mi ruhhò quejia cappa : cr la berretta 
Chauete'n capo : ME. fé ucmte meco 

V uifarò parlar co'l mercatante 

Che me l'ha data : BR« so come fon fatti 
1 mercatanti: tutti fon bugiardi : 

Y non imo litigar ne difjputarla : 

Ne ir su i paUzzi dietro agli Auocati 
Et maj^ime hoggi di : che non fi tiene 
Più dritta la bilancia : cr dai fauori 
t' tiinta la ragion cr la giuflitia : 
Ma uuòfar meglio : ME. che miete fare i 
BR* Terrò la robbj. mia doue la truouo : 
Che mi par cofa lecita : ME. uolete 
Dunque tormi la cappa f BR. CT la berretta : 
Che tuna a^ l'altra e mia : MEparlate prima 
Co7 mer cacante :c^ futeli conftare 
Ch'è robba uojlra : BR. ui dico di nuouo 

Che non 



Q^V ARTO. 5^ 

Che non iiuò litigar. M E.uolete noi 
Contri tutte le leggi cr U giujiitijL 
Tarui ragione da uoi fteffo f B R. tioglio 
La robba mia. M E. uolete uoi /prgliurmi^ 

B B. Vi uuò torre i miei panni. M E. fiamo noi 
Nel bofco di Baccano^ o ne la feiua 
JD'Aljgna ^BFi.uoiy,i'haucte intefo^ME.hauete 
Affetto d'hucm da ben : non penfo mai 
C,bcfe[ìc una tal ccfa. B R. 1/ uc.ierete: 
Datemi lo mia robba, ME. uoiburLte: 

B R. r dico da buon fenno. M E.ahime ch'io fono 
Affaf inaio. B R. dammi" l mìo mantello : 

W E. Non uè lo uoglio dar, B R. dammelo tojio : 

FRI. Perche ci neghitu la robba noftraf 

M E. Lafiami ladronceL TK.fe ccnofcej^i 
Cojìui J?aurefli di gratia d'hxuere 
Lafua amicitia, M E .eh' e cofiui f T R. Bradonio 
il più udente capitan del mondo . 

VI E, Hò piacer di conofcerlo : pur ch'egli 

Non mi tolgala cappa. B R. uoi tu dunque 
TenermiH mio per forzd f ME. cr uoi uolete 
Spogliar gli huomini per forzai BR.dammi dico 
CX^^ jio manici cW e mìj. ME.nonuuòlafctarlo: 
Fm c'haurò forzd. BK.^Ipogliati: che'luoglio. 

a E. Ahimè che tutti i m.ali cr le diforatie 

Mi perfeguitano ho^rgi.BK.anchorme'l nieghif 
Come nocciola il expo cr le ceruella 
Ti fchiacciarò fé non lo lafci bora hard . 

E 



ATTO 
M E. Se pur uokte qu?fia ijippi ; al mdnco 

YjLtcmi uno pUcer. B R . che piacer uuoi f 
ME. Verch'io non rejìi qui cofi in farfetto 
Andiam^ in cafu qui di quejìo Hebreo 
Amico mio : che so che uokntieri 
ls\i prejìarà una cappa : e incontanente 
Vt darò poi la uojìra. B R. oue e U cafa? 
M H. Vedetela zeUa e quella qui uicina : 
B R. r fon continto : andiam. ME. fon piti che certo 
Che'l danno farà il mio : che'l mercatante 
Vorrà che gli la paghi : ma patienza : 
iSl'è intrauenuto peggio: quejìo è nulla 
A paragon de l'altre mie difgratìe. 

MAGRO PALAFREt^IERO, 

Bella gratta per certo cr buona forte 
HÌ hauuta Monfignor nojìro.a guarire 
Co/i'n un tratto di quel fuo dolore 
Che jì amane gli tienne : eglic guarito 
(Merce di Dio)fcnzafarfi rimedi 
ht fenza torre medicina alcuna : 
A la karha de i medici : che mille 
Anzi'l fuo di ne mandano fottcrra 
Per duo che ne guartfcono ,• con tante 
lAedicine, fiihppi, acq'ie cr cri fieri ; 
VJ trarrei fuigue ; CT f-i^ h^^g^ dieta ; 
Hor perJ?e da perfone che Ihan uijìo ^. 



Q_ V A R T , 5 4 

IfifenJc' ch'è utnuto di Turchia 
il frutd del fuo medico : che tanto 
Tempo (iato è lontan^ch'ogniun per.fjui 
Che fuffe morto: m'hk mandato appojìj. 
A chiarirmi s'è uero : er' ^ìi'hì commejjo 
S'egli è utniito , che gli debba dire 
Che dì gratia jUfera o domattina 
Se commodo gli fic ucnga a trouarlo: 
Verche hd difiderato di fapere 
Quelle nuoue di lì : quel che fa il Turco : 
Et dica fmilmente a Majìro tìcrmmo 
Che uengx anch'egliiche mercè di Dio, 
Egli è guarito fenz^ ì f^oi crìftieri : -* 
Via ecco la fame fuay eh" apre la porta ^ 

NVTA ET MACRO. 

Qjiejìo ebbri aco hauea mejfa la fi augi 
A quejìa porta : o Dìo quante pazzìa 
H.Ì fatto hoggì coftui per troppo bere : 
Hor il po'trcn s'è adormentato , c::r ruffa: 
Ut io fon qui uenuta fuor di cafa , 
Per ueder s'apparir ueggo il patrone ; 
Ter dargli la nvgh.or nuona del mondo : 
Machi è quejìo huomi MA. buon difignord mia: 
NVT.B«ofJ di e buon anno: che uolete uoii 
MA. La gratia uofira. NV . fi dilettan femprc 
Quejli l^minacci di burlar noi altre 

E a 



ATTO 
Touerc donne. MA. un bafcio uoftro foto 
VotrU dolce mio ben furmi beato». 

NV. Andate a fxr i fM uojìri. M4. hiuete 
Torto, N V. non mi rompete pili U tejii, 

MA. r ui prometto di daruì una cufjìx 

E un paio di pantofole, NV. Credete 
Ch'io fìa qudche puttanai MA» deh Ufcidte 
Ch'almen ui tocchi un poco, t^V.egli hk ardiméto 
Bi tiokrmi toccar» NiA.fcherzo con uoii 
'Lafcium ir quefto : è ucr che meffer lEolco 
Tratel de muejìro Uerrrdn fid ritornaUo ^ 

NV. E uero : andatela capo de la loggia 
A quella primi jhnzdiel troucirete 
Con fui figliuoUi^ pv-t cognati. MA. iouado» 

NV. Mi non e quei nojlro patron c'hor efce 

Di Cifi de i'Rebreo f che fo:i quegli altri f ■ 

MEDICO, TRI N' GHETTO, BRAM» 
DONIO, TiLVFFA, NVTA, 

A quello modo huomo da ben , uoleui 
impegnar la mia nelle ^ ecco ti rendo 
Li' tua birbi pofticcia, TRI, o Dio che berta 
Qutjio huom di negro è diuentato bigio 
ht di foldato medico, BR, ah rubaldo 
Ah ladro C t'ho pur giunto. TKV.quejli cofa 
Non andrà come tu ti penp. BR.ah barro 
Voi per forza tenermi la mia robba i^ 



Q, V A R T O. 54 

TR, 'Burro fd tu f rubaldo cr traditore » 
^lE* Poi c'hò la mia berretta , er U mia uefle 
Tra loro fé la partino, TK, ti credi 
Tornii quefia berretta, er quejìa cappa 
Che non è tuaf BR. qtiefla cappa e la mia» 
TR. Nofi fìi ne [ara mai. BK. qutjìa berretta 
E^ anchor mia. TK.non uno che mai fu tua 
Se da me non la comperì a danari 
Contanti, BR. ladroncello hai ardimento 
Di dir quefie parole iTK. ladroncello 
Se tu , che cerchi d'ufiYpxrv.iCl mio . 
NV. Ver certo quel m: pare un gran contraflo 
Che fan coloro infume : md d fua pofta : 
Ajpettero il patrone, ER. o che sfacciato 
Voltron : che uolto inuetriato, TR. io fono 
Mercatante di credito , ne barro 
Come fei tu, BR. par ch*io non ti conofcd:, 
Sei un puhlico ladro ,«« ruffiano 
Vn taglia horfe, TK,o' tu pancia dd uermi 
Vn hiiffcn dd fcacciate ^un frappatore 
Vn buffalaccio. BR, dentro da Y ine già 
Me la rubbjsfli, TR.tu non dici il nero, 
B R» E oltra di quefìo mi menafti uid 

La mia Gianna, TR. che Gianna che Yìnegia f 
B R . Come me'l puoi negdr^ TR,ch'audacia d'huomof 
B R. V uoglio la mia fcmina. TB.. anch'io uoqUo 
QMe/Jd mia cappd, BR./è non me la Lfci 
Kubddù. TR, non so quel che tu ti dica: 

E lii 



.ATT O 
KV, Vun mercdtdtìte Valtro pur faldato : 
^ìH» a che tanto contendere tra tioi ? 

Andate a la ragion. TRI. non ti uergognif 
Che con tanta fuperhia tu ri fiondi 
A un fi grande huomo f TRV. gli farò conftare 
Ver teftimon , che quejìa è robha mia : 
BR. No7 Si s'è rohba mia qutjìo ragazzo^. 
TRI. E robha fa : che tu gli l'hai ruhbata : 
TR. Kon fi da fede a lui , perche fU teco: 
BR. No7 sk la Giannaf TR.er doue è queflo Gìannaf 
BR» Chi'l sì maglio di te ghictton da forche , 

Che me l'hai tolta ^ TR V. lafcia quejia cappi : 
ER. Lafciala tu, TR. Lfciala tu poltrone : 
BR. Non la uoglio lafciar .TR.la lafciarai : 
BR, ZUaè mia di ragione, TRV. ella e pur mia: 
BR. Stringi quanto tu uoi, TR. flringo per certo: 
BR. Hò più forzi di te. T R. «on l'haurai mai : 
BR. Ah traditore • T R V. ah uolto da fchiacciate : 
BR. Che fi s'ella mi monta, TRV. non ti flimo 

Vnfxo. TRI. ah patron mio non dubitate : 
BR. Uaiief^'io la mia jpaJa. TR. mi darefti 

Ne/ culo. TRI. non haueteun buon bxjionef 
BR. No» me ne ricordano: io l'ho per certo : 
TRI- Rompetegli la telU^perch' anch'io 

V'aiutarò coifal^', BR. ah can m^ftino: 
TKV. Ohimè la /balla. ER. Lfaa la vua robha: 
ohimè l mio braccio : ohimè : forz^ è lafciarU 
Ma non debbo anchor io far im bel colpo f 



Q_ V A K T O. 36 

BR. ÒhìmeH mio nafo : ohimc che n'efce'l fangue f 
NV. Per Dio d.i i gridi fon ucimti a i fatti: 
TRI. Pur ch'io con quefto ciottolo gli giung<i 

Ne U tefld ne i fiunchi» BR, ho pur hauuta 
La, berretta cr la cappa al fup dijhctto : 
TRI. Dategii a me : gli portarò fuH braccio : 
BR. 1/ pohron fugge , non l'abbandoniamo ; 
Che rihaursm^ anchor forfè la Gianna ♦ 
TRf. Dalli dalli al polh'on : dalli che fugge : 
NV. Vun fuggito è ; l'altro gli corre dietro, 

IL medico: nvta; fante. 

Certo che'l mondo quanto più più sHnuecchi^ 
Tanto piggiora più ; gii huomini fono 
Hoggidi piufcaitriti cr fcekrati 
Che fi'ffer mai : non e più amor ne fede 
Ne più amici ti a fé non fintai mondo: 
Ecco ch'io mi fidauo di cofiui ; 
Penfando certo che fuffe huom da bene ; 
ht è un gran ladroncello un gran rubaldo: 
Vrt mariuol che mi uolea giuntare : 
Sia benedetto fempre quel follato 
Che bafìonato l'ha come egli merta : 
Ma hauuto ho buona forte a ritrouarlo 
Qui in cafa*de iHebreo. NV. glt uadoincontrd 
JME. Ma non è quefta quella federata 

Porca di mta .^N V. che buone uoueUe 

E il a 



ATTO 
Pifron ut reco. ME. ah bruti druffìdnd 
Anchof hxi ardimento di uenirmì 
'Diiwìzi,^ dipArUrmii NV.ìvd c"hiiu:te 
Che pxrete fi in colera i Me. rubddx 
MeH domandi eh f N V. che difpiacer u^hò fattoi 
Che noi cofl mi dite ruffiana f 

ME, Matiigolda noH faif NV. non fon ne fui 
Ne prò mai, ME. con ch'ardimento park 
Qjiejta sfacciata. NV. dite da donerò 
O pur da fcherzo f ME. lo faprai s'iofcherzo, 

ME. Hogg/ ch'è gicrho di gaudio , CT di fejicL 
Vi conturbate f ME. ni farò pentire 
Di que(tafefta, NV. ui uoleuo dire 
J^a miglior mioua che pcj^i:ite hauere: 

ME. Auihor cerchi con dande , cr con bugie 

D'infrafcarmiH cernei fKV, ma uofìroddmo 

S^idtr non U uclete. ME. che s'hauefii 

Spada coltcUo in 7nan ti fcannarei 

Qui in viezzo de la fbrada. NV. certo ch'io 

Noa: so pili che mi dir. ME. uuò fcannarprimd 

Quella puttana publica sfACC^ata 

Di mìa mogliera. NV. c^'è quel che uoi dite: 

EUa è donna da ben. ME. fa mala/^tto 

Il punto, 'cr i'hora ch'io la tolfì. N V. e tanto 

Buona eh" è troppo; non la meritate. 

ME. C.^e /? patria tener uedendo tanta • 

Arroganza in cofteifì<lV,fete in buon fennof 

ME. Ah porca.ah uacca, HV. ohimè che u'hò fatto io 

Che mi 



Q. V A R T O. 37 

Come mi battete f ME. brutta ruffanu 
Cefi fi fx dpjLtroneì^v .qncfìo e un bel premio. 
Che noi mi date de U buona nuoud 
. Che ui uoteuo din ME . uh pur in cafa 
Che n^haurai ben deW altre» NV.o Dio m'aiuti: 
Che (ir ano humore , o" che capriccio e quefto , 
Ch'i uenuto nel capo hoggi a quejlo huomo ♦ 

I L PINE DBL (^VARTO ATTO. 



ATTO avi NTO 

TRVFFA RVFFIANO, 

GIANNA MERETRICE» 



O 1 c'hk intefodd me quejla 

rubalda 
CheH faldato è uenutoinque 

(la terra , 
EUa è [alita in co fi gran fu^ 
perbia 

Che*l culo non le tocca la camifda : 
"Et non uuol più, ubidirmi: cr mi bifogn4 
Strafcinarmela dietro : a chi dico io f 
AUungi i paj^i: moniti: emina : 

E y 




ATTO 
l^on fho detto io che uuò ch'andidmo d Kipi , 
Ad imbxrcxrci Untendo chi jixfer^ 
V/i Ugno uerfo Njipoli fi pirte : 
Non uno ftxr qui, eh* io fon debito ilfiAto : 
E^ le mie birrerie fotta hoggimd 
Chìure , er pdefì , fi che mi potrebbe 
Tojio uenir qualche mina addoffo ♦ 

GIÀ. Sii muUdettx U primi , che uolfe 
Effer Vuttund mai di Ruffiano ♦ 

TR. D'.lpcrxti a tua pojìx ; cr piangi , cr grida. 
Ch'ai tuo marcio dtfpetto haurai patienza ♦ 

GIÀ. Perche non mi rendete al mio Brandonto f 
Al mio primo patrone^ al mio conforto, 
A quanto b?ne hauer foleuo al mondo f 

TR. Tu fSi mio podereH campo mio . 
La polpj^ione mia , le mie riccolte ♦ 

GIÀ. Credete uoi di farmi il di cr la notte 
Irr/gar quejlo campo f cr che ui uoglia 
Sempre di quejìo cr q'iel l'aratro dentro f 
NÒ , nò : fio piaccia a Dio : uoglio più tojio 
Vatir che m'appicchiate per la gola ; 
Ch'almen farò poi fuor di quejìo avarino ♦ 

TR. Korsu taci cr camina:<:::r uiemmi dietro, 

GIÀ. No/i uuo fcar più con noi : io u'addimando 
Buona licentia. TK tu uoi che ti fuoni 
Co'l bafion sU GIÀ. fatemi pur il peggio 
Che uoi fapete : che uenir non uoglio » 

TR. Le puttane fonfìmili a li bracchi 



Q^V I N T O. 33 

Bifognd cfl ballon tennlc [otto 
Chi ne uuolcopù. GIÀ, non fon uojìrd fchiiuu* 

TR. Khampi pur in ìmno un buon di quercia 
O dt frafano: ch'io ti tnjegnerei 
A eliminare, GIÀ, o BrMiacnio mio dolce 
Perche non fé* tu quii TR. quefio Brandonio 
Vhk mejfd in tanta furia , in canta fata 
Che muor, che fccppiaquejìa manigolda* 

GIÀ, SUo Kon uuò ftar con noi , perche uokte 

sforzarmi f TR. chi pctrdbe hdvxr patienzaf 
vi lì porca* GIÀ. uuò gire a lame.itanni 
Al Bargello, TR. tu uoi dell'altre bufjV, 

GIÀ. E/- raccontarli le uojìre infinite 

Poltronerie, TR./é non taci, al dijjjetto. 

GIÀ. Lafciamiftar ribaldo, TR. anchcr ardì fa 
Dt dirmi uillania faccia da pugni, 

bRandonio, trinchetto, 

TRVFIA, GIANNA» 
\ 

Cercatahabbiamo er non trouiam li Gianna. 
TRI. Difficile e impofìbile e truouarla . 
TR. Tu a uerrai, GIÀ, non haurai tanta gratta ♦ 
BR. r m'ho fatto preftar a uno armaiuolo 

Quefla Ipada fhò a lato cr gli ho Lfciato 
Uannel Chaueuo in dito in ricordauzx . 
TR» Brutta puttana, GIÀ, brutto rufpano ♦ 
ER. ChUf) dubito che quefio traditore 

E yì 



ATTO 

Ncn mi fdccìd uno ajJTaltcTKì.CTfeH BdrgcUo 
Vi trucua. BR. dirò ch'io fon fot eftiero 
Bt Vufdnzd non so di quefta terra . 
TR. Ti uoglio jirjifcinAr per li capelli, 
GIÀ. O li uicini Id correte tutti 

Che quejìo traditor quefto ajjafiino 
Mi uuol sforzdre, BR, cr che rumore è quello f 
TRI, O patrone o patron, BR. che ci e di nuouo f 
TRI. Glie ilruffiano,B?^.ùl ruffiano Uo uoglio (pio; 
Metter mano a la Jpada. TRI. ah ah ch'io fcop- 
No;i la può trar del fodro, affetta un poco ♦ 
GIÀ. Correte , ahimè , ch'io fono aff<:flinatd • 
TR. Se gridi più ti taglierò la lingua , 
TRI. Perche tardate ffoccorrete quella 

Fouera donna, BR, sVo non poffo. TRAI ghiotto 
Le da pugni cr guanciate. Gì A, aiuto aiuto 
O cittadini, TRI. ella mi par la Gianna. 
B R . ofia laudato Dio , che fuor del fodro 

Vhò tratta.GlA, o Dio ci fujfclmio Bradonio» 
TRI. 'Elia ui noma, BR. e d'effa : C la conofco. 
TR. Che gente e quefta che w.i uien* addcffoi 
BR. O Gianna o Gianna mia. GIÀ. Signor mio caro, 
BR. Non dubitar, GIÀ. o capitan Brandonio ♦ 
TR. Ch'infulto è quefto Uwglio ritirarmi], 
BR« Ah mariuol a quefto modo f ah barro, 
GIÀ, Occidete occidete'l traditore . 
TR. Voglio fuggir : ma prima a quel ragazzo 
TorreH mantel Cha inf^aUa^ cr U berrctU 



Q, V I N T O. 39 

Accio ch'in tutto non perdu. TR. // rubddo 
lA'hd tolto la berretta , e7 mantel uoftro ♦ 
Ahimè, che m'ha gittata anchor per terra , 

BR» Corrili dietro, TR. s'è già dileguato : 
Chi il giugnerebbe f BR. feguilo ti dico . 

TRI. Seguitelo pur uoi ; che dal cadere 
PJ dal lungo camin fon tutto pejìo, 

BR. Vada con cento diauoli in malhora, 

Ch'un dono gli ne fa TRI. c'huom liberale , 
hi dona quel che non può hauer . BR. mi bafia 
T>"bauer trouata la patrona mia ; 
Et ne ringratio la mia forte ^ e i cieli ♦ 

GIANNA, BRAUDONIO, 
TRINCHETTO» 

Ah ben mio caro. BR. ^& dolce uita mia ♦ 
GIÀ. O lodatola "Dio poi che u' abbraccio • 
BR, O cuor del corpo mio, TRI. faUe carezza 
Ferch'ella è bella, GIÀ. uoi uonpoteuati 
Giugner più a tempo» BR. quel traditor accio 
T'ha tutta fcapigliata, GIÀ. cr tutta rotta • 
TRI. 1/ pecoron le concia difua mxno 

La cuffia in tejla . BR. una bora mi par miUe 
T^'mgrauidarti, TRI, fi: che non fi perda 
Si bella razzd» BR. O" far un bel figliuolo 
Simil a me» TRI. fie cima di poltroni 
Sefiefimil a te, GIÀ, ma il mio Trinchetto 



ATTO 

Venhe non mi fai motto f tìon mi udì 
Tocur U mano i TRI. non uokd madonne" 
interromper i bafcìy cr le dccoglienze , 
E i uoftri abbracciamenti, GIÀ. come fui f 
TRI. Bene al iwjiro piacer .Gì A,mi piace, TKlcruoi^ 
GIÀ. Meglio che mai : poi fho {mene di Dio) 
T fonato il mio Signor, BR. per certo il cielo 
Uoggi m'è flato , cr t^ buona fortuna 
Fropitia molto : che ncn pam fi toflo 
Giunti qui a Roma , che trouato habbiamo 
OJi^fto the foro mio. TRI, che bel the foro 
Yn l^auentacchio da faggiucli, BR. quefto 
Angel di Paradifo, TRI. anzi pur brutta 
Yuria infernale . B R. ben mUncrefce cr duole , 
Che per tua dapocaggine, quel ladro 
b^*habbia ritJte quelle robbe mie , 
RTI. Perdonatimi : ch'io erofiflracco , 
Et diedi in terra cofì gran percoffa , 
che non mi biflb l'animo correndo 
D/ giugnerlo. BR. ma al fin k fonhe^eH Uccio 
(Lafcialo andar) lo punir an di quefio , 
Et d'altri fuoi delitti. Gì A. fu ben tempo. 
Che non Iperauo più di riuederui 
Signor mio caro, BR. mi ritruouo cento 
Ducati cr più. TRI. non fi ritruoua cento 
Carlin, BR. ti iiuo ueftir tutta di nuouo: 
Da capo a piedi. Gì A, n^ho ben gran bi fogno : 
Ch'io non ho fc non quejia gonneUuccid 



Q^V I N T O. 40 

Che m utdete, BR. ^ fra qudttro ofei giorni 

Vuo menarti d Vifiegia ; doue infiemc 

in gioia uiusrem fin a U morte . 

htjpero anchor porti tanneUo in dito, 
GIÀ. Verrò Signor ouunque piace a uoi • 
TRI. A che perder pia tempo f s'auuicina 

Vhora di cena : andiamo a Vhojieria 4 

"Doue potrete più commodamente 

farui carezza, cr ragionar infieme « 

ROSPO, FAVSTO 
AMANTE, 

Dunque fenza far metto d uofìro padre 
Vi uolete partir di quefta terra 
i éVi m})rouifo f FA. uoglio allontanarmi 
"Da quejio ardor, da quejto mio tormento: 
. Voglio prouarfe tempo ^ lontananza > 
Quefio penfiér può de la mente trarmi . 
RO» Voflro padre per Dio morrà d'affanno ♦ 
FA» Et muoia, RO. braueri di cajligarui 
B'exhcreddrui: manderauui dietro 
■Me/f, er ftaffette, ¥ A, fon fi difperato , 
Si oppnffo dal dolor , che non mi curo 
X^ìrobba più, ne di padre,c^ di madre. 
Ne di me jhffo. RO. oue uotete andare ^ 
FA, Oue il deflino , cr la mìa acerba forte 
Mi guiderà* RO. che p dirà di uoi i 



ATTO 
FA. Che mi curo io di chiàcchiere dd uoìgo f 
RO. Et che danari hauete f ¥A. mi ritruouo 
Venticinque /zorm, oltre lanneUd , 
E una medigliiy e mi coUnd d'oro. 
RO. Et chi là feruirk ^ F A. ferui non uoglio, 
RO. r dunque rejiarb f FA. rejìx coH uecchio , 
RO. T)oue hdueteH caud f FA. ben troueronne 
D^ pofìe, RO. deh patron fite d miofenno, 
Uth non dndate, ¥Aa mio padre dirai 
in nome mio : cheH troppo amor di Liuid 
< hVha sforzato far queflo : cr che non penjl, 
ChHo ci ritorni mai , fé per moglierd 
Non è contento chela pigli» RO. e meglio 
Che gliel diciate noi di tioftrd becca : 
Che fé forfè contento, FA. è troppo duro , 
E^ troppo frano. RO. deh torniamo a cdfa: 
Et ui trarrò dì pie cotejli f^roni ^ 
Et cotefii (iiuali. FA. crfegiamai 
Ver forte amen, che tu viueggd Liuidy 
"Dilli, 'Eaufo fe'n uà pe'l mondo errando: 
Yt raccomanda il cuor, che con uoi refi a ♦ 
RO. Chi è quel, ch'efce colà di quella cafa f 
FA. Macro mi pare amico nojiro grande . 

magro p a l a p r e k i e r o, 
favsto, rospo» 

O Dio quanto piacer , quanta allegrezza » 
Quante carezza > quanti abbracciamenti 

Sono 



Q, V I N T O» 4» 

Sono bora in queftu cafa : qudnU fefli , 
Quanto Tifo. RO. afcoltate. MA. dom^ttm 
Il Medico uerrd con fuo fr^uUo 
Da/ noftro Cardinale : cr uuol contargli 
Tutte le [ne p:izziey ch'egli ha fatto hoggi 
Ter gebjìa, FA. che dice di fratello f 

MA. Ah, ah, ah, per Dio n'ha fatto qiufi 
Scoppiar di rifo : quando n'ha narrati 
Gliftrani cafi, cr l^ piaceiiokzze , 
Cljoggi gli fono occorfe : infin conchiude 
Ch'è jiato pazzo : CT che mertaua peggio : 
Ef ha giurato , er fatto facr amento 
"Di non uclere ejfere mai più gelofo : 
Et ccUe braccia al collo a fua moglitrd^ 
Le ha domandato più di cento uclte 
Perdono del fuo errore : eUa da prima 
Gli fece un buon ribuffo : al fin bafcwllo. 
Et perdonclìi : fuo fratello Yolco 
Scoppiaua delle rifa : e7 fuo famiglio . 
FA. Et noma Fo/co. RO. fiate ad afcoltarlo ♦ 

MA. Uor perch'io fon amico di mcjfcre 
^auftO:, figliuol di meffer Lucio , uado 
A dargli la miglior nuoua, ch'ei poffa 
Hauer al mondo. FA. o Dio pur che ftx nero 

MA. Che quando quefio Folco è fiato in cafa. 

FA. Per Dio che Folco debbe efier uenuto . 

MA. Et fua figliuola glie uenuta inanzi 
eh' è la più bcUa giouine del mondo i 



ATTO 

"Ld primi cofd^ che k hi dettole ^uefla s 
Che li uuol maritire : cr d/eUajklfd 
S'eUggd un buon marito che le pUaia : 
Che ììiilk feudi U uuol dare in do e : 
Etforfc mille cinquecento anchora ; 
Pur ch'un marito nobile di [angue , 
Et di ccfiumi j e/* diuirtkjì truoui : 
E^ che brama di f<xr quanto più tojìo 
Sarà pcpbil quejìo matrimonio . 
RO. Beato uci patron/e quejìo è uero, 
FA. O cerne tutto d'aUegrtzz^ tremo » 
MA, La giouane gli ha detto , che non uucle 
Altro marito mai, che mefpr Taujìo 
Tigliuol di muffir Lucio : ch'altramente 
Fiu tojìo uucle entrar in qualche buono 
JMon,iftero di Monache: juo padre 
Le ha detto, che domani a la più lunga, 
Vuol gire a ritrouara a bella pcfìa 
Mefjìr Lucio : CT parlar [eco di quejìo^ 
FA. r fon , s'egli non finge , il più felice 
innamorato^ che mai fujje al menda . 
JSIE, Et dice, ch'eglic certo per la dote 

Uoncreuck ^ beVia, che uuol dargli ^ 
Et per la ftretta amicitia, ch'e fiata 
Sempre tra Icr , che piacerà ti partito 
A mcjftr Lucio fommamente : cr quanto 
Potrà più tojìo ucrrà che fi faccia, 
Quejìo fi diflato fpofaluio , 



Q_ V I N T O. 4- 

RO. Ver che tardiam che non andìam a Mf 
A chiarirci s'è nero, o fé pur finge , 

lAA, r che fo il grande amor, che mefjer Vaufto 
Porta a cojtei, chej^apma, che muore , 
htnon ripofa md ne di, ne notte . 
Gli uadc a dar queftafì buona nuoua ; 
Che so c^hauer non ne potrebbe al mondo 
Vna miglior : poi me n*andrò correndo 
A render la rij^ojìa al Cardinale» 

FA. Andiamo, MA. eccol per Dfo : eccolo^ e d'e/fo: 
O come uìene a tempo . o me[fer Faufto 
Mi r allegro con noi, FA. dite di gratid , 
E^ nero ciò che n'ho fentito dire f 

MA. A ch'effetto il direi i FA. Folco è tornato ? 

MA. Tornato , e^ ricco, FA. cT noi Ihauete uiftof 

MA. Con gli occhi mìei, FA. cr uucl maritar Liuiai 

MA» Et darle betta dote, FA. ella mi uuole f 

MA» No« uucl altro che uoi. FA. er tolìo brama 
Yar quejio Ipofalido, MA. hoggi o domani 
Variar con ucjìro padre, FA. er quefto e uerof 

MA» Egliè il uangelo. FA. o come'n un repente 
"Dal duoly dal pianto, cr da una gran m,iferi,i 
M'hauete alzato ad uno immenfo gaudio ♦ 

MA. Et io^he premio haurò di cofì buona 
Huoua» FA. la mia berretta di ueUuto 
Colia medaglia, cr co i puntali d'oro», 

RO. Hor datela a coftui, che più la mata , 

Che'l Kuffian, MA. l'accetto^ cr portaroHii 



ATTO 
Per uofho dmor : mx c'h:ibito è coteflo f 
Oue uokte andar f FA, s*io non hauefii 
Hmitd qiieftx nuoua, me n'andauo 
T^ifpcrjtto pe*l mondo. RO, andiam a cafd. 

JMA. Andiam : ch'io mio pdrUr con uoftro pddrc 
Sopra di quefio, FA. eshortatelo quanto 
ToUtc a farlo : eshorteroUo anch'io . 

RO, Smza ch'alcun lo nhorti , /è la dote 
Son mille feudi , lo farà di grada . 

MA». Son mille ^ ciT più : come di propria bocca 
LVha detto. FA. tioglio poi Macro contarui 
Le burle, cr le difgratie, che mi fono 
Hoggi accadute : CT come noi nfhauete 
Tolto in ifcambio , cr rotto hoggi un dilfegno: 
'Che ui farò fcoppiar certo di rifo : 
Ma fé mi defte hoggi diflurbo, CT noia , 
Ben m^hauetc dato hor maggior coiUento. 

JW A. Andiam pur uerfo cafa uofìra . FA» andiamo : 
Non/? d:Jj)cn alcun , quantunque oppreffo 
Da mille affanni fia : ma l^eri fempye 
Sin'a la morte : ch'in un punto mene 
T^Qpol pianto, t'I dolor ; la gioia ^ e' l rifo. 
O Mdcro mio cag'on di tanto gaudio . 
O buona nuoua : fortunato Yaujìo. 

MA. Voi df^ettatori troppo indugiar e jìe 
Se uoletc ueder le cerimonie , 
E7 fin di quefio nofiro Ipofalitìo : 
jyi dentro fi farà ciò che ci refta 



Q, V I N T O. 4 J 

"Di fare . ìmjfer Fo/co duri Lìuia 
Sua figliuola per moglie a meffer Yaujìo^ 
il Medico mai più non fie gelofo : 
ma uiusraj^i per lo inanzi in pace 
Con fud moglitrdy cr fuo YrateUo Tolco^ 
Voi c'hduete moglier giouane , cr beUa , 
Da lui pigliate efjempio: cr non ne fiate 
Gelcfì più, che certo fate peggio : 
"perche" l più deleuolte e temeraria. 
ha gelofu: che ni apprefenta cofe^ 
Che^n effetto non fono : cr non è doglia 
Ne miferia dt lei peggiore al mondo • 
Borfu fé quefla fauola u'è fiata 
Grata, cj- pìaceuol , fatene fecondo 
Vufanz^ (ifiticA colle manilfegno* 

IL F I N E^ 



IN VINEGIA APPRESSO 

GABRIEL GIOLITO 

D£ FERRAR I» 

M D X L V I !♦ 
















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