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Full text of "Il blasone in Sicilia : ossia, Raccolta araldica"

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BLASONE IN SICILIA 



OSSIA 



RACCOLTA ARALDICA 



V. PALIZZOLO GRAVINA 

■ j I 

BAf^ONE DI RAGIONE 



-Q^^ft^-^- 



Editori 


PALERMO 


Tipografia 


VISCONTI & HUBER 


( ?• LJ B L I C ) 


IGNAZIO MIRTO 



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Cfin 6 f 



ALL'ECCELLENTISSIMO 

DON JVIICHELE GI\AVINA E REQUESEI^^^S 

PRINCIPE DI COMITINI 

PER VARI TITOLI ILLUSTRE 

TESTIMONIO DI GRATO E RIVERENTE AFFETTO 

QUESTO LIBRO 

' OFFRE 

L' A U T R E 



INTRODUZIONE, 



Sono oramai dieci secoli da che, posto il feudalismo in 
tutto il suo splendore sotto Carlo Magno, la scienza ca- 
valleresca segnò un nuovo stadio di nobiltà sconosciuto 
agli antichi celebrati tempi di Grecia e di Roma. Epperò 
nei misteri di questa scienza ritrovasi un gran vestibolo, 
un importante inizio, che ^tùlbica o SSlaèotie si appella. 

Dopo le varie opere del p. Mènestrier piene di dotte 
curiosità, molti scienziati sopratutto in Francia, Germa- 
nia, Italia ed Inghilterra anno molto su questa materia 
lavorato; talché può dirsi ch'essa prenda a' di nostri non 
picciol rango nel mondo dell' erudizione, accanto all' Ar- 
cheologia, alla l^umismatica ed alla Paleografìa, attese le 
grandi attinenze che la genealogia dei più illustri perso- 
naggi colla storia dei popoli à sempre mantenuto. 

« Il Blasone, dice il Visconte du Magnj, è una storia 
« vivente e animata, è il risultato di ciò che i secoli pas- 
« sati ed i tempi moderni anno prodotto d'eroico e d'illu- 
« stre; in funesti segni rilevanti, in questi innumerevoli 
« simboli tutto à un senso, una causa, un fine, una ra- 
« gione di essere. » 



6 

Mfilgrado gli sforzi d'un lliiiutoli, Inveges, Muguos, An- 
zaloiie, Btironio, Savasta, e più d'un istaiicabile Marchese 
di Villabiauca, ai dì nostri non possediamo ancora un' o- 
pera che possa reggere al paragone di quelle splendidis- 
sime, che in Francia ed altrove son venute alla luce; in 
cui chiaramente scorgesi qual potente ausiliario sia per 
l'Araldica l'arte dell'incisione, dai moderni portata a som- 
mo grado di perfezionamento mercè il sistema della cro- 
molitografia. Ne col dire che nelle opere dei citati autori 
ci resti non poco a desiderare per le moltiplici lacune ed 
errori, che vi si rinvengono tanto in Araldica che nel nesso 
delle genealogie, intendiamo volger loro un'amara censura, 

T 

mentre poi senza i loro lumi è la loro scorta nulla oggi ose- 
remmo intraprendere, . 

Il nostro 35Ia#ottc offrir può non pochi interessanti dati 
agli amatori delle gloriose tradizioni di quest'Isola. E noi 
che dai bravi, artisti wisconti e Huber siamo stati incorag- 
giati, non per vanità di sciorinar dottrine non nostre, ma 
solò per colmare 'una ìacuna, o a dir meglio per provve- 
dei*e a un bisogno ormai nel mondo culto sentito, ci siamo 
accinti aìin picciol sag'gio di tal lavoro, sperando che possa 
contentare l'esigenze del secolo illuminato in cui viviamo. 

Taluni per bizzjii^ria o per altri intendimenti, che in- 
darno studiano dVcciiltare, sentenziano non essere le armi 
gentilizie e la nobUlà istessa che un rancido avanzo da 
medio-evo, oggimai divenuto inutilissimo. Sarebbe super- 
fluo r avvertire che non è per loro che ci siamo accinti 
alla difficile impresa, ma per la gioventù bennata, la quale 
deve ispirarsi a grandiosi concepimenti, e che meditando 
sulle virtù degli avi non lieve frutto potrebbe da questa 



opera raccogliere. È gitisto altresì non ignorare cìi e k nò- 
bilia e ereditaria e personale ; che la prima volendo far 
eco ai grandiosi pensamenli di Platone, Aristotile, Cice- 
rone, Machiavelli ed altri non può produrre da se sola 
che un j)ome vano; e che la seconda senza il prestigio di 
quella poco valida si rende. In óomma è dietro i ineriti 
propri e gli onori che da essi derivano che oggi ognuno 
ama di risalire all'idea della virtù, e quindi della nobiltà 
degli antenati. 

Intanto non chiuderemo questa breve introduzione sen^jia 
dare un'idea dell'ordine del nostro lavoro— Presentano il 
punto di base ben cemto tavole colorate, contenenti 
circa duennil a stemmi delle nobili fatniglie, delle 
principali città, e delle dinastie regnanti, chiMn retto le 
sorti della nostra Sicilia^ riprodotte col ^isterilii della cuo- 
rnolitografia pei cennati artisti, 

Alle stesse faremo seguire un ^ì^ìonavio esplicativo dei 
nomi di tutte le nobili famiglie, rilevandolo dai suddetti 
autori e da appositi documenti 9 che 3aranno nel testo 
citati. 

11 tutto da i^tojiom hi «Jlì'MMcasarà preceduto, sulla ma- 
teria di accreditate opere valendoci; il che basterà a dare 
Un'idea dell'origine e perfezionamento delle armi > degli 
scudi e loro partizioni, della ^ìnilx^lica degli smalli e pcaze 
onorevoli, e degli ornamenti «steri ori delle dignità eccle- 
siastiche» militari e civili. 

^. spttfns-olffT&Toviniiìt. 






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BEIVI MlOMBìAUlDìCA. 



X(* Araldica, Ha' moderili Blasone appellata, e la scicn^ta rlie da J«llf reg'ole per 
esplicare i metalli , i Colon, le ftp'ure,^!! ornamenti, i gridi, e le divise di \xno scw- 
Ao^ e cfiianioisi Araldica Porgli Araldi, cne sì trova va no neiTonci onde tener 
re^ìiXro delie nrn\\ dei Cavalieri clic presentavansi per coml>flltere. 

Molti Araldici Kan fatto su <^uesta- sc'tenxAle pWiiiUressanti ricercKe, e \e danno 
un' origine onltcUissunok-. 

joegoino" rie attrjtuiite Vinytnnone alXtmfi Ji noe~iieìrAf>oinloi ,\fptoìie ,Montftt 
eà <dtri r\e fanno ri^^lrre l'uso aJt^empi evotci-^icnas e Panàro/r, daìF'ou*torffu 
dt antiflii manoscritti di Crt50( Maffei, deicrrvono il {>Ia5one delle coorte rollane, rne 
dicono essere comjfos[o di metallo, dì colore , e di figure impreo-aite nello fetido — 
TicKcr «ppoograndoi'r al cap»ito|oVIdcìla termanta diTacttf^^drce cKeg^lt Ale- 
•n\aiim conoscevano il blasone — Grani er di C a 55ao'rtac infine pretende ciiele armi 
esistevano sin dai secoli d'Auou^to co' 5iml>oli ed i sec'ni jmpieortti nel medioevo- 

Ma queste inseone u5ate sin daitemp't -più remati non furono cJie per^onalt^c 
non SI resero ferme, ereditarie, dr Jm alti determinati, di certa di $po5Ì zione ordinatx 
per dislinoucre le famiglie e contra.$se<rnarela nobiltà, die nelXU secolo per le cure 
Ài Ludovico VII detto il Giovine, e di suofrolio Klippo-Au^u^to. 

lì dotto gesuita "P.]V|enestrier^'^Monle dà orio-ine che dai H'ornei^ e fata ^-wo- 
deriia voceì>loLsone derivare dal»lci2:^n parola ale ma ima, cKe sionifiea Sìw- 
nareit coTnoolitr<»»nl3a;il die prati cavasi nei Tornei fluandoam no-e va un notile oflDi 

C4) Villa cultu^.jactatio 5CiAtatoiiitii/m'\ectlSSj|iiii colorrtu^ i't s\inof."i^^ ■ 
iZ)ì^eneS\rie)r- 0x1(71 ne ies AnnCries et <<«• Blason. 



10 

di far raounare crìi altri per esami narele sue armi eiì i suoi titoli -E<rli Ja ai 
Tefle.$fhila gloria d'avere? i "primi mtrotJottal'u^otn'xa cle11'o(i-me,e<? ai Francesi 
riserva «quella J'avcr ne fatta un'arte anzr una sciexz; sono e5si infatti die anno 
formatele \eogi Aral<^iflie,clic presenta Ilo le a.r mi pi m re troia ri . 

3eg'ufcn<to iMencstrie ho f/etio rne l'orio'ine del hìàsone -venne cÌslì Tornei ;eAecco 
come fu stabilita <jue4a comrettura — Lo 5cu<Jr> rappresenta i\ hroccììiere^'chc l 
Lavai ieri portava ao nei Tornei» crìi s/t?a/tf'esPrinioiw ivàrìi coìorideìle 3irnii,e depJi 
abiti dei Cavalieri; la bsndoL e\3,^^scis mostrano Wfendoìio oXsiSciurpcx; i caf>riolo 
e la croce eli P. Andrea rappre5<!ntano le barriere eie ]ìzze ; i\ ^^lo Ja la nei a; Vo?io 
il recmttx^el Campo, clovefacevasi la corsa. G.li <^/v^^r//?(?///t attorno àeWe armi det- 
ti Jai Taarceiì Uwhrea'i(ins'presen\d.no i liastrr, or\àe i cavalieri oriiavctrio I ioro 
einii in onor delle Panie _1 tenenti ei sop>f>ortc Ae]\e armi Vf Ho-oilo <rla r paff^i fKc 
portavano j detti ^cudi «^^i Cavalieri ^à xx quali 5Ì davano ^]i sh^Vx ài stìvi^cro-i , 

di leoni ^ Q ^t fio-ure ^'nomi ni , 

o 

DEGLI SCUDI. 

Lofcuttoèla'fifMra dVna^pecre di fcroccliiere sul di cui campo 51 dt^eo-nano 
le armi, 

varie 50110 le forme deo^Ii scudi -essi &iytTS\Vi(:\Y\o secondo le nazioni — TaV- 1 . 

1. Lo $cvì.\o Italiano e oVale. 

2. Il Siciliano è ovale e terni! nato in punta. 

3. il rT'ance5e è un Quadrato lungo lecoernien te rotondato aidue ano;^pli4nfcripri 
e terminato in punta. 

4.LoiS^tudo delle Dame oDamigellee una mandorla delta da i France5Ì/oj^a/7<rÉ'^ 
ed è il simbolo ài Vero^inita,Le maritata Io porta no accollato alle armi de'loro mariti. 

5. di iSfcudi 5pao;'nitolt^Fortoo-liest eFiamminaKi sono completa mente roìonAl ìi 
5olto , 
^- drino-le^i Anno adattato c^uasi l'Ì5tc5^o 5cudo france5c,tranne gli arto-oli 

di sopra, che soiioprolunafottun punte orirzontalr ' 
7. La Scucio Tedeico è incavato, edi vane figure, 

JMa tutte queste fonme Ai scuài Potendo, giunta il parere dei più \}r3ivi araf- 
dict Trance5Ì, nona es5erecii rigore adottate; per le armi no,sfre siciliane al francese 
attenuti/ ci 5iamo, 5i e coirve quello che a Hasonarele armi vierneal^<?^i presta . 

(.DBroctJiiere arma difensiva ,siportaVA al traccio sinistro e serviva a riparare dai colpi J el ncinjfo . 

C2) Coinè ^« oijervoc in varii anttirlit monw/rnciiti jicrliani , e precisaMiente ne\Xu,rno\o \ncirmirrco <i\t>u.eii. 
laMzi'i moglie del conte Cliiiva monte, eii^tcnte >« ralermo nella cfitc sa Ji<?.>1»rr« delta Catena nella prima 
caypello. jiiiiotn de jtfj. ^ 



/ 



D 


B 


E 


F 


A 


G 


H 


C 


I 



11 

DEI PUNTI PRINCIPALI DELLO SCUDO. 

A serve a designare il mezzo, o il cuore dello scudo, sul quale si col- 
loca la pezza che è sola o che è la pezza principale; 

B è la punta del capo, o il mezzo del capo; 

C è la punta dello scudo; 

D il lato destro del capo; 

E il lato sinistro del capo; 

F il fianco destro; 

G il fianco sinistro; 

H il lato destro della punta; 

I il lato sinistro della punta; 
Tre pezze alUneate in D, B, E si dicono allineate in capo, 
In B, A, C: situate in palo; 
In F, A G: situate in fascia; 
In D, A, I: situate in banda; 
In E, A, H: situate in barra; 
In H, C, I: situate in punta; ' 

Nove pezze situate in D, B, E, in F, A, G, e in H, C, I, si dicono situate 3, 3 e 3 

in bandiera. 
Cinque pezze situate in A, B, C, F, G, si dicono messe in croce. 
In A, D, I, E, H, sono in croce di S. Andrea. ìv. 
In D, B, E, G, I, C, H, F, sono in orlo. 

DELLE DIVISIONI E SUDDIVISIONI DELLO SCUDO. 

Il campo dello Scudo si divide in quattro grandi parti o sezioni principali, che 
si denominano partito, diviso, trinciato, e tagliato da dove derivano tutte le altre 
divisioni e suddivisioni di esso — Tav. I. 

9. Il partito si forma con una linea perpendicolare, che divide lo scudo in due 
parti uguali. 

10. Il diviso con una linea orizzontale. 

11. l\ trinciato con una linea diagonale, tirata dall'angolo destro dell'alto dello 
scudo all'angolo sinistro della punta. 

12. Il tagliato con una linea che è opposta al trinciato. 

13. L'interzato è di due linee, che dividono lo scudo in tre parti uguali, o in 
fascia, o in banda, o in barra. 

14. \J inquartato quando lo scudo è partito e diviso; e forma quattro quadrati 
uguali. 



12 

15. U inquartato in croce di S. Andrea divide lo scudo in quattro triangoli iso- 
lati, uno in capo, uno alla punta, e i due altri ai fianchi; ed è formato dai diago- 
nali del trinciato e del tagliato. 

16. ritondato è formato di quattro principali divisioni, dove in effetto si trova 
il partito, il diviso, il trinciato, ed il tagliato. 

17. Lo scudo può essere inquartato, al 1 e 4 contr' inquartato ec; così pure al 
2 e 3 inquartato in croce di S. Andrea. 

18. Lo Scudo partito di due tagli forma 6 quarti. 

19. Partito di tre linee e di un taglio forma 8 quarti. 

Lo Scudo può anche dividersi in 12, 16, 20, 24, 32 quarti; quest'ultimo si chiama 
Pennone Genealogico. 

20. In Ispagna ed Inghilterra lo scudo con le proprie armi entra ordinariamente 
nella composizione del pennone generale delle armi di famiglia; ma in Francia ed 
in ItaUa è d'uso che lo scudo d'una famigha si metta in cuore sopra il tutto; e 
se un altro scudo è sopra questo collocato, allora si dice ch'egli è sopra il tutto 
del tutto. 

DEGLI SMALTI, METALLI, COLORI E FODERATURE. 

Il Blasone à due metalli, cinque colori ^ detti smalti, e due foderature. I due 
metalli sono Y oro e l'argento. I cinque colori l'azzurro, il rosso, il verde, il jjor- 
pora o pavonazzo, il nero ; ai quali gì' inglesi aggiungono l' arancio ; le due fode- 
rature l'armeUino ed il vajo. Essi si distinguono per via di ombreggiamenti, o di 
intagliature 2 — Tav. II. 

1. 2. L' Oro si descrive punteggiato; è simbolo del sole, rappresenta la forza, la 
costanza e la ricchezza. 

3. 4. L' Argento si descrive tutto bianco ; è simbolo della luna. Significa purezza, 
innoccenza, carità, clemenza, concordia, vittoria. 

5. 6. L' Azzurro si presenta con linee orizzontali che vanno dalla destra alla si- 
nistra. Esso mdica il firmamento e l' aria ; significa giustizia, lealtà, beltà e riputa- 
zione. Nei Tornei era contrassegno di gelosia. 

7. 8. Il Rosso si forma con linee verticali che vanno dall'alto in basso; esso rap- 



1 I differenti colori usati nell'arme, dice il p. Ménestrier, si riferiscono ai colori dei quali si ornavano i Cavalieri nei Tornei; 
e questi sono succeduti agli antichi giuochi del Circo, dove erano quattro fazioni o squadriglie. Alba, Rosea, Veneta, Prasina; 
cioè la Bianca, la Rossa, V Ac^zivra e la Verde. Domiziano ne aggiunge altre due, 1" una vestita di drappo d' oro, e 1" altra di 
porpora; il nero fu introdotto da' Cavalieri, che portavano il lutto; finalmente gli Armellini ed i Vaj servivano parimente agli 
abiti di Tornei. 

2 II gesuita p. Pietrasanta, nel suo libro intitolato Tesserae Gentilitiae, fu il primo che mostrò la maniera di far conoscere 
i metalli ed i colori nelle incisioni per mezzo di linee, e di ombreggiamenti. 



13 

presenta il fuoco, ed è simbolo del valore, della giustizia e dell'amor di Dio; nei 
tornei era segno di allegrezza. E il ])iìi noliile di tutti i colori. 

9. 10. Il Verde viene formato da linee diagonali dall'angolo destro del capo al- 
l' angolo sinistro della punta, rappresenta la terra, molto raro nelle armi dove fu 
introdotto all'epoca delle crociate. Dimostra la vittoria, l'onore, la civiltà, la cor- 
tesia; nei tornei fu contrassegno di speranza. 

11. 12. Il Porpora o pavonazzo si forma da linee diagonali dall'angolo sinistro 
del capo, all'angolo destro della punta. Esso si attribuisce all'uso degli abiti di por- 
pora che portavano certi funzionari della chiesa e di corte; rappresenta verecondia, 
fede, temperanza, nobiltà cospicua, ricchezza, liberalità, ricompensa d'onore. 

13. 14. Il Nero viene rappresentato da linee verticali, ed orizzontali molto unite; 
è simbolo di fortezza e vittoria; significa prudenza, saggezza, costanza nelle avver- 
sità, dolore, tristezza, umiltà. 

15. 16. UArcmcio si rappresenta con Tincrociamento di linee verticali e diagonali; 
è un colore adottato dagl'inglesi, e significa buona riuscita, desiderio glorioso, si- 
cura speranza. 

17. U Ermellino i è indizio d" un' alta dignità; serviva a guarnire gii abiti dei 
personaggi più elevati ; viene rappresentato da un fondo d'argento sul quale si ve- 
dono molti fiocchetti neri. 

18. Il ContrermelUno si forma di fiocchetti d'argento in campo nero. 

19. Il Vajo ~ è una foderatura di pelli bianche, ed azzurre tagliate a forma di 
campane; essa era molto stimata nel secolo XIV. Può essere formato d'altro colore, 
metallo che l'argento e l'azzurro; ed allora dicesi vajo di tal metallo o colore. 

20. Il Controvajo risulta da campane dello stesso metallo o colore, poste l'una 
rivolta contro l'altra. 

DELLE VARIE SPECIE D'ARMI 

Gli araldisti, e sopratutto il p. Menestrier distinguono nove specie di armi, cioè: 
di dominio, di concessione, ìYì patronato, di comunità, di famiglia, di alleanza, di suc- 
cessione, di pretenzione , di elezione. 

1. Le armi di dominio sono (pielle, che portano i sovrani; esse son sempre unite 
a quelle dei regni, e delle terre che possedono. 

2. Diconsi di concessione quelle, che i sovrani concedono a persone private, per- 

1 II p. Moneti (lice che l'ermellino e la pelle d'un topo dell'Asia di mi pelo bianco a piccliiettature nere; questo animale 
abbonda nell'Armenia, dove se ne fa un gran cunimercio. 

2 Vajo scojattolo del Xord. 

2 



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che sieno un contrassegno alla posterità della ricompensa loro accordata per segna- 
lati servizj. 

3. Di ];)adronato son quelle, che le città aggiungono alle proprie come un con- 
trassegno di soggezione e di dipendenza. 

4. Sono di comuìiità quelle delle provincie, delle città, degli arcivescovadi, ve- 
scovadi, delle accademie, capitoli, comunità religiose, ordini mihtari, ecc. 

5. Di famiglia quelle, che sono particolari a certe persone, e servono a distinguere 
una casa da un'altra. 

6. Di alleanza quelle, che si mettono in uno dei quarti per dinotare le famiglie 
colle quah si ha contratta la parentela. 

7. Diconsi di successione quelle, che si prendono in seguito di eredità, tanto per 
volontà del testatore, che per sostituzione. 

8. Sono di pretensione quelle, che dinotano un dritto, che si ha sopra regni, pro- 
vincie e terre. 

9. Di elezione sono finalmente quelle prodotte dal capriccio e dalla vanità di al- 
cuni, che sono giunti a qualche fortuna, e che non hanno legittimo dritto di por- 
tarle. Ma ciò non li rende nohih ; vi hisognano a quest'uopo dei diplomi speciaU 
di concessione. 

DELLE ARMI DI FAMIGLIA 

Esse sono di cinque specie: 

1. Le parlanti, che hanno rapporto coi nomi delle persone, e che sono, secondo 
il marchese du Magny, le piti antiche e le più noljili. Sembra però che il promo- 
tore di quest'utile costume fosse stato il re Ludovico VII. Fu egli il primo, che 
pose nel suo scudo un oggetto, che potesse richiamare al suo nome di Loys il Lijs 
gigUo; ed a suo esempio tutti i signori cercarono riprodurre i loro nomi nelle 
loro armi. 

2. Le pure o piene, come quelle di Francia. 

3. Le rotte (brisées), che servono a distinguere i cadetti dai primogeniti. 

4. Le caricate, quelle cui sono aggiunte alcune pezze. 

5. Le diffamate o scaricate, sono quelle ove si è tolta qualche pezza, o porzione 
come un contrassegno d'infamia. 

DELLE VARIE FIGURE CHE CARICANO LO SCUDO 

Le figure o mobih, che caricano lo scudo sono di quattro specie cioè: 

1. Figure araldiche, 

2. Figure naturali, 



15 

3. Figure artificiali, ed inanimate. 



4. Figure chimeriche. 



I. 



Le Figure araldiche di prim' ordine, dette onorevoli perchè occupano ordinaria- 
mente il terzo dello scudo, sono : 

Il Capo, prima delle pezze onorevoli ordinarie, nella simbolica del blasone rappre- 
senta l'elmo del cavaliere; esso ^si mette nell'alto dello scudo. Si dice capo ah- 
bassato, quando è staccato dall'orlo superiore dello scudo; sormojitato quando ciò 
che lo separa dall' orlo superiore è a colore; capriolato, palato, bandaio, quando il 
capo è distinto da alcuna di queste pezze. Dicesi anche capo cucito quando è del 
colore del campo. 

La Fascia, seconda delle pezze onorevoli ordinarie, dinota la corazza o la cintura 
del cavaliere, e prende posto orizzontalmente nel mezzo dello scudo, di cui occupa 
il terzo. — Lo scudo si dice fasciato, quando vi sono 4, G, 8, fasce; se poi ve ne 
sono di più addimandasi burellato, che si distingue in merlato, doppio merlato, den- 
tellato, fatto a scaccili. 

Il Palo, terza delle pezze onorevoli ordinarie, mostra la lancia del cavaliere, o il 
palo, che il castellano faceva drizzare innanzi il ponte levatojo della sua abitazione, 
come segno di giurisdizione. — Si specifica il numero dei pali; ve ne sono a forma 
di cometa, ed a fiamma. Quando i pali sono dimezzati, e la metà del palo è di 
metallo e di colore, si dice palato e contropalato. 

La Banda, quarta delle pezze onorevoli, figura la sciarpa del cavaliere, e simbolizza 
la qualità dell' alfiere ; essa occupa il terzo dello scudo e lo attraversa dall'angolo 
destro del capo, all'angolo sinistro della punta. Si chiama cotissa quando non à che 
due terzi di sua larghezza, e banda in divisa quando non à che il terzo. Vi sono pure 
delle bande fusate, dentate, merlate, caricate, accompagnate, potenziate, ed a scacchi. — 
Quando le bande sono opposte le une alle altre, cioè quando il colore è opposto al 
metallo, ed il metallo al colore, lo scudo è detto allora bandaio, controbandato. 

La Sbarra, una delle pezze onorevoli, non dift'erisce dalla banda che per la sua 
posizione che è di sinistra a destra, mentre la l)anda è di destra a sinistra. — Essa 
s' impiega qualche volta come segno di bastardia, ma allora deve essere meno larga, 
e si chiama Traversa. 

Il Capriolo Scaglione, quinta delle pezze onorevoli ordinarie, à la punta in mezzo 
al capo dello scudo, e due gambe che aprendosi in forma di compasso si estendono 
ai due angoli della punta. Esso occupa il terzo dello scudo; rappresenta gli sproni del 
cavaliere; e se di legno, è destinato a sostenere i lavori delle fortificazioni. Può anche 



16 

rappresentare la l^arriera. e la lizza. Il capriolo può essere accompagnato, scorciato, 
appuntato, spezzato o rotto, spaccato. 

La Croce, sesta delle pezze onorevoli, da alcuni araldisti è tenuta come rappre- 
sentante la spada del cavaliere; ma sembra meglio adottata dai crociati nelle loro 
armi dopo il ritorno di Terra Santa. — Di varie forme è la croce, come: scorciata, 
ancorata, ìjordata, merlata, doppio merlata, striata, accantonata, composta, dentata, 
inquartata, cancellata, scaccheggiata, a gigli, infiorata, inforcata, alzata, d' ermellini, 
di Lorena, romboide, ondata, inchiodata, patente, potenziata, ricrociata. 

La Croce di S. Andrea, (Sautoir) composta della banda e della sbarra, dimostra 
la barriera e lizza; essa è pure di varie forme come scorciata, caricata, accompagnata, 
di foderature come Vaj ed Ermellini. 

La Bordura, (^bordure) cbe è attorno dello scudo, se merlata indica le mura 
della fortezza, se dentellata un campo trincerato e difeso da palizzate. 

Il Quarto, [frane quartier), è il primo quarto a destra dello scudo, e deve es- 
sere d' un altro smalto del campo. 

II Grembo, (le giron) è un mobile a triangolo isoscele; esso rappresenta l' antico 
abito, largo in basso, ristretto al di sopra. Se solo, s' indicherà da qual lato si 
muove. 

La Campagna, ò una pezza onorevole formata di una linea orizzontale, che oc- 
cupa circa una terza parte dello scudo verso la punta. 

Lo scudetto, (ecusson en coeur) è uno scudo piccolo, posto in centro o in fondo 
dello scudo; esso dinota principe giusto, protezione sicura, e fede sincera. 

— Le figure araldiche di second' ordine o di moderna creazione sono: 

II Lambello, (le lambel) fascia stretta, che non tocca i bordi dello scudo, ed or- 
dinariamente con tre pendenti, che scendono nel basso. Serve a distinguere i ca- 
detti dai primogeniti, e può essere di colore sopra colore, e di metallo sopra metallo. 

La Pergola, (la pairle) palo che sorte dalla punta dello scudo; diviso in due parti 
uguali in forma Y ai due angoli del capo e rappresenta lo sperone dell' antico ca- 
valiere. 

L' Orlo, (r orle) differisce dalla bordura in ciò che questa tocca i bordi dello scudo 
mentre questo ne è staccato. 

La Punta, (la pointe) pezza che si forma con due linee, le quali cominciando dai 
due cantoni di sotto si uniscono in punta, quasi nel mezzo dello scudo. 

Pila, (la pile) è la punta rivoltata; può essere moltiplicata nello scudo. 

Il Cantone, (canton) piti piccolo del quarto eh' è la quarta parte dello scudo, col- 
locandosi a destra o a sinistra rappresenta la bandiera del cavahere alfiere. 

Cinta merlata, {Trecheur) somiglia all' orlo con metta di sua larghezza. 



17 

— Le figure araldiche di terz' ordine sono molto più numerose ; menzioneremo 
soltanto le principali. 

Bisanti, (Besant) sono monete coniate a Costantinopoli, pezze onorevolissime usate 
nelle armi. Rappresentano ricchezza, ajuto, sovranità di chi à dritto di Ijattere mo- 
neta nei suoi stati, o come riscatto di prigionieri in guerra. 

Torte, (tourteaax) pezza mobile nelle armi tonda e piatta, di colore, e di fode- 
ratura, si distingue dalle hisanti. che sono di metallo. Rappresentano il pane di mu- 
nizione, che serve per l'armata in guerra. 

Toì'te hisanti (les hesants-tourteaux) è una pezza tonda partita o inquartata di 
metallo e di colore. 

Plinto, pezza quadra e bislunga come un mattone che dicesi plinto, o biglietto. 
Alcuni credono, che i mattoni rappresentino il dritto, che avevano i signori feudali 
di far costruire castelli e case signorili; secondo alcuni erano pezze di stoffa d'oro e di 
argento, aventi la forma di un quadro lungo di cui si ornavano gli abiti come segno 
di giurisdizione e di franchigie signorili; secondo altri dinotano stabilità e fermezza, 
pure lettere sigillate. 

Gli Scacchi, (les carreaux) sono quei quadri, che compongono lo scudo o le pezze 
scaccate. Essi significano fortezza e costanza, e possono rappresentare un'armata 
schierata in battaglia. 

Lozanga, (Losange) figura di quattro punte uguali, due delle quali in senso con- 
trario sono piti acute in forma di rombo. Ciò che abbiamo detto per gli scacchi 
può applicarsi per le lozanghe. 

I Fuselli, (Les fusèes) figure più acuminate delle lozanghe, e quasi a foggia di 
fuso; sono l'emblema della pazienza, e possono per conseguenza essere l'espressione 
di qualunque lunga intrapresa compita con saggezza e perseveranza. 

Le Maglie, (les màcles) sono lozanghe aperte nel mezzo e fan vedere il campo 
dello scudo. 

I Quadri acidi, forati, o aperti in forma quadra o rotonda, detti dai francesi Rìi- 
stres, sono lozanghe forate in giro. 

— Le figure araldiche di quart'ordine sono le diminuzioni, e moltiplicazioni delle 
pezze e delle figure araldiche sopra descritte, come fasciato, jJalato , Mandato , ca- 
priolato, fusaio, scaccheggiato, lozangato, cantonato, ecc. 

IL 

DELLE FIGURE NATURALI 

Le figure naturali sono quelle che appartengono ai tre regni della natura, men- 
zioneremo le principali. 



IS 

Agnello, simbolo d'innocenza. 

Angelo, simholo della fede clie si à nella di lui assistenza divina; le sole teste 
alate dimostrano ardente amore verso Dio. 

Asino, simbolo del travaglio e della pazienza. 

Ape, emblema dell'industria, dell'ordine, ed offre l'immagine d'una monarchia. 

Aquila, occupa il primo rango fra gli uccelli, ed è simbolo della possanza. 

Btie, rappresenta la Mica, la pazienza, e l'assiduità al lavoro. 

Cane, simbolo della vigilanza, dell'amore e della fedeltà. 

Capra, simbolo della fatiga e della diligenza. 

Cardo, dinota ingegno acuto, pronto risentimento. 

Conchiglia, dinota fede pubblica, concordia ed unione. 

Castoro, simbolo di pace, di destrezza e di perseveranza. 

Cavallo, simbolo del valore e dell'intrepidità, egli è il vero contrassegno del ca- 
valiere. 

Cinghiale, talora il solo capo, coraggio superante le più ardue imprese. 

Cervo, contrassegno d'antica nobiltà e di prudenza militare in chi lo prese per 
insegna, ovvero che fosse inclinato alla caccia. 

Cometa, dinota chiarezza di fama e di gloria derivante da illustre virtù. 

Cicogna, simboleggia la pietà di un ottimo cittadino che con molto zelo governa 
la cosa pubblica, ovvero l'amore verso dei parenti. 

Cigno, dinota il 1»uon augurio. 

Colomba, simbolo dell'amor casto e puro, della pace conjugale e della fecondità, 
d'animo semplice e benigno, e di gratitudine. 

Coniglio, rappresenta il soldato sollecito. 

Delfino, il più noljile dei pesci rappresenta la vittoria nei combattimenti navali. 

Elefante, dinota fof^tezza, coraggio, grandezza d'animo, benignità, prudenza e giu- 
stizia. 

Falcone, dimostra cavaliere guerriero e d'animo eroico. 

Fuoco, simbolo della generosità, dell'ordine e della vivacità. 

Fiamma, significa amore, lealtà e fede. 

Fiore, simbolo della speranza. 

Giglio fiordaliso, rappresenta la speranza, la purità. 

Gatto, simbolo dell'indipendenza e della libertà. 

Grue, simbolo della vigilanza, prudenza, e grande esperimento nella milizia. 

Luna, significa benignità e buona amicizia; ed è simbolo dell'impero d'oriente. 
Molti crociati 1' anno adottata nelle armi per ricordare le loro imprese contro i 
turchi. 



10 

Leonardo, simbolo del coraggio e del valore. 

Leone, occupa il primo rango fra i quadrupedi ed è simbolo della forza, del co- 
raggio e della magnanimità. 

Leoncelli, simbolizzano la volontà che anno i figli di seguire le orme de' loro padri. 

Liocorno, emblema dell'innoccenza e della castità. 

Lupo, rappresenta un uomo crudele e sanguinolente, un capitano vigilante ed ;ir- 
dito nel cercare l'inimico e superarlo. 

Merlo, simbolo dei viaggi di Terra Santa e di oltremare. 

Montone, simbolo della dolcezza e della bontà; indica possessione d'abbondanti pa- 
storizie e di vasti campi coltivati. 

Orso, figura un uomo fiero in guerra ed iracondo. 

Pavone, significa amor proprio, stima di se, splendide ricchezze. 

Pellicano, l'amore d'un padre di famiglia, ed un ottimo principe caritatevole verso 
i suoi sudditi. 

Pernice, la verità, virtù propria d'un'anima nobile. 

Porco, uomo voluttuoso, talora uomo di guerra. 

Serpente, prudenza, riflessione, e perspicacia. 

Stella, rappresenta il buono e cattivo augurio, la luce e la guida degli uomini. 

Spiga, il l)uon genio, pieno di virtù e di prudenza con celesti ispirazioni. 

Vacca, simbolo del beneficio e di gratitudine. 

Testa di moro, indizio d'un'antica nobiltà, rimontandone l'uso alle crociate; esse 
rappresentano gl'infedeli fatti prigionieri e resi schiavi. 

III. 
DELLE FIGURE ARTIFICIALI 

Le figure artificiali, prodotte dalla mano degli uomini, non sono meno numerose 
delle figure naturali; e fu specialmente dopo l'invenzione delle armi parlanti ed al- 
lusive, che tutti gli oggetti, che servono nella vita ordinaria, àn trovato posto nelle 
armi. Presentiamo le principali. 

Ancora, non si esprime la positura, avrà la trave e forse la gomena ed esprime 
costanza in amore, illastre guerriero marino, celebre navigatore. Due àncore grande 
ammiraglio. 

Anello, esprime fede, perseveranza d'un amore perfetto; se d'oro in campo nero, 
matrimonio fedele. 

Anelletto, più anelli possono essere infilzati e sono contrassegno di nobiltà, di 
giurisdizione; un solo è distintivo del quintogenito d'una famiglia. 



20 

Antenna, grandezza d'animo, magnificenza. 

Arco, può essere cordato, teso incoccato. Figura ozio virtuoso. Se d'oro, cordato 
d'argento in campo rosso, mostra forza d'autorità ragionevole. 

Bastone, esso si mette in banda pei cadetti de' principali sovrani; posto in sljarra 
sopra altre pezze è segnu di non legittimità. 

Borsa legata d'oro nello scudo di rosso, importa prudente parsimonia sostenuta 
con decoro. 

Castello, composto di due o più torri fiancheggiate d'antirnuri, indica signoria di 
vassalli, governo di tpuilche piazza. 

Campana, con battaglio, segno di vocazione divina e fama chiara. 

Colonna, segno di costanza, di cuor generoso. 

Dardo, saetta, freccia ecc. Se uno in palo e due in croce, indicano celerità nel 
deliberare, volontà pronta. 

Spada appuntata, alata, intrecciata ecc. insegna propria del cavaliere o di no- 
biltà, mostra origine di persone militari, anche vendetta. 

Sperone segno di emulazione e di virtù; se dorato, militare. 

Globo terraqueo. Presso i romani fu geroglifico dell' imperatore (Augusto) indi- 
cando essere tutti i domini della terra un sol principato. Tutti i re indi portarono 
il globo in cima delle loro corone; sormontato da croce per dinotare che con essa 
essi soggiogano il mondo. 

Lancia, armata ecc. onore cavtilleresco, costanza, grandezza d'animo. 

Lira, emulazione virtuosa, concordia piacevole. 

Nave, animo forte nei grandi pericoli. 

Le Palle, dimostrano l'eternità ed il moto incostante della fortuna. 

Le Ruote, rappresentano varietà di fortuna, ed animo nobile innalzato a grandi cose. 

Scettro, seguo di dominio d'animo giusto e grande. 

Toson d'Oro, ordine istituito da Fihppo III il 1429. È una pecorella che pende 
da una collana dell'Ordine. Rappresenta il vello d'oro di Giasone. Esprime magna- 
nimità, giustizia. 

IV. 
DELLE FIGURE CHIMERICHE 

Le figure chimeriche sono fatture bizzarre della fantasia, che rappresentano ani- 
mali favolosi e fantastici. Tali sono : 

Aquila a due teste o bicipite, simbolo di possanza. Secondo Cassaneo fu insegna 
di Giuho Cesare; ma non trovasi nelle medaglie dei Consoli e degl'Imperatori, tranne 



21 

nella colomica Trajana. Significa due legioni comandate da due capi, componenti un 
esercito. L'Imperatore Sigismondo fu il primo che impiegò l'aquila a due teste nella 
sua arme nel secolo XV per simbolizzare la riunione dell' impero d' Oriente allo 
impero d'Occidente. 

Drago figura dominio, nobiltà eroica, fortezza, coraggio, magnanimità. 

Fenice uccello sul rogo acceso, per cui immortale. Simbolo di costanza, di cuor 
generoso. 

Grifo metà aquila, metà leone. Simbolo della forza unita olla vitalità. 

Idra valore clie non teme le perdite e le ferite. 

Salamandra -ivdi. le fiamme -timore dedito alla misericordia, generosità, giustizia, 
valore guerriero che non teme il fuoco. 

Sirena mostro favoloso, metà donna, metà terminato in coda di pesce. Simbolo 
dell'ingannatrice bellezza e della pigrizia di donna seducente. 

DELLE REGOLE PER BLASONARE LE ARMI. 

La prima regola del blasone si è di esprimersi in termini proprii e concisi, onde 
evitare le ripetizioni. I Francesi e gì' Inglesi nel blasonare le armi cominciano sempre 
dal campo, poi specificano le figure, le pezze, il loro sito, il loro numero, il metallo, 
ovvero il colore. Gl'Itahaui, gli Spagnuoli e qualche volta i Tedeschi cominciano 
dal nominare le pezze dello scudo e terminano col campo ; così dicono un' aquila 
nera in campo d'oro, un leone d'oro in campo azzurro. 

Blasonando le figure si comincia sempre dalla principale, purch'ella sia broccante 
sopra qualche figura. Tutte le figure onorevoli tengono rango di principali, fuori 
del capo e della bordura, che non si specificano ordinariamente se non dopo le altre 
pezze, che s'incontrano nello scudo. 

Quando vi è una figura, la sua posizione ferma è di piazzarla nel centro o nel 
cuore dello scudo. 

Due figure si mettono l'una sopra l'altra, e si dicono in palo. 

Tre si piazzano 2 e 1, come i gigli di Francia, o allineate in capo, in palo, in 
banda, in barra, in fascia, ec. 

Quattro si piazzano 2 e 2 o cantonate. 

Cinque, 2, 2 e I, o in croce di Sant'Andrea. 

Sei, 3, 2 e 1, 2, 2 e 2, in palo o in orlo. 

Otto, 4 e 4, in palo o in orlo. 

Nove, 3, 3 e 3, 3, 3, 2 e 1. 

Intanto egh è espressamente vietato di mettere metallo sopra metallo, e colore 



22 
sopra colore; altrimenti le armi sarebbero false. Le eccezioni sono rarissime; ed i 
Francesi dicono à enqiierre, a s'enqiiérir le armi da dimanda, quali sono quelle dei 
Re di Gerusalemme che portano in campo d'argento la croce potenziata d'oro, can- 
tonata da quattro crocette pur d'oro, metallo sopra metallo. Goffredo di Buglione 
volle in questo modo trasmettere ai posteri nel suo scudo la memoria della con- 
quista che fece della città santa di Gerusalemme, tolta pel valore delle crociate 
dalle mani degl'infedeli nel 1099. 

Le estremità degli animali, come unghie, becchi, lingue, grifi, artigli, occhi, corna, 
code, corone e collari possono essere di metallo sopra metallo , e di colore sopra 
colore; egualmente le hrisure dell'arme, come il lambello, il bastone, la cotissa, la 
bordura, il bastone raccorciato in banda. 

In fine deggio avvertire che le armi più semplici e meno caricate stimansi le 
più antiche, essendo passato in proverbio tra gli araldisti, che nelle armi chi 
ha più egli ha meno. 

DEI CONTRASSEGNI ESTERIORI DELLE ARMI. 

I contrassegni, che si mettono attorno delle armi, appartengono all'esercizio della 
spada, all'ufiizio della toga ed al servizio della Chiesa. 

II primo è Velmo sinonimo di casco, si mette sopra lo scudo, ed è il contrassegno 
della vera cavalleria. Viene dalla voce tedesca Helm, e casco dal latino cassis. Gli 
Spagnuoli lo chiamano celada da celare. 

Esso sì distingue per la materia, la forma e la situazione, Tav. 3. 
N.° 1. (yV imperatori eà i re lo portano tutto d'oro damascato, aperto e posto di 
fronte, simbolo d'un'ampia potenza. 

2. I principi ed i ducili d'oro damascato, più o meno aperto e posto di fronte. 

3. I marchesi d'argento damascato, posto di fronte con undici griglie ed i bordi 
d' oro. 

4. I conti e visconti d'argento, posto in terzo con nove grighe ed i bordi d'oro. 

5. I baroni d'argento, posto in profilo con sette grighe ed i bordi d'oro. 

6. Il gentiluomo antico cavaliere, d'acciajo pulito e lucido, e posto in profilo con 
cinque griglie ed i bordi d'argento. 

7. e 8. Il gentiluomo di tre razze paterna e materna, d'acciajo pulito e lucido, con 
tre grighe posto in profilo, la visiera aperta, il nasale rialzato ed il ventagUo ab- 
bassato. 

9. Il nuovo nobile di ferro o acciajo pulito, posto in profilo, col nasale ed il ven- 
taglio mezzo aperti. 



23 

10. I bastardi d'acciajo pulito, posto in profilo e voltato a sinistra, come segno 
di bastardume, e la visiera intieramente abbassata. 

Gli altri contrassegni, onde oggidì si adornano gl'imperatori, i re, i principi e 
le altre persone di distinzione sono le corone, Tav. 4. 

Anticamente gì' imperatori romani portavano una corona d'alloro, ' ma dopo Carlo 
Magno gl'imperatori a sua imitazione anno portato una corona d'oro arricchita di 
gemme, rialzata da 4 fiorami. Carlo Vili fu il primo che la fece chiudere, a causa 
d'aver preso il titolo d' imperatore d' Oriente. Qualche medaglia lo rappresenta a 
cavallo con la corona chiusa sulla testa con questa legenda Carolo Imp. Orientis vi- 
ctori semper augusto. 

N.° 1. La corona imperiale è formata d'un cerchio d'oro caricato di gemme e rialzato 
da otto fiorami d'oro, alternati da punte sormontate da perle, ed arcato da tre 
semicircoli d'oro caricati di perle. Questa corona formata a guisa di mitra antica 
è foderata da un berretto rosso, e sormontata da un globo con croce. 

2. I re la portano formata d' un cerchio d'oro con otto fiorami, cinta da sei dia- 
demi di perle, che la chiudono in cima, e sormontata da globo con una croce. 

3. 1 principi ed i ciuchi cerchio d'oro rialzato da otto fiorami, ed arricchito di 
gemme e perle. I principi l'usano pure chiusa con quattro cerchi e sormontata da 
globo con croce. 

4. I marchesi cerchio d' oro con otto fiorami^ quattro d' oro e gli altri quattro 
formati ciascuno di tre perle disposte in forma di trifoglio. 

5. I conti cerchio d'oro ornato di sedici perle poste sopra punte^ delle quali nove 
visibili. 

6. I visconti una corona sormontata da quattro grosse perle ed altre quattro 
piccole. 

7. I baroni un cerchio d'oro ornato di pietre, circondato da un doppio braccia- 
letto di piccole peiie. 

1. I Romani avevano anticamente otto sorti di corone per ricompensarne le azioni di valore. 

I. ÌS Ovale era di mirto, pe' Generali quando avevano vinto senza spargimento di sangue. 

n. La Navale ovvero Rostrale era un cercliio d'oro, ove si vedevano intagliate prore e poppe di navi, per un capitano, o 
soldato che primo fosse saltato sul vascello nemico. 

III. La Vallare era un cerchio d'oro rilevato da pali per un soldato, che primo avesse forzata la palizzata nemica. 

rV. La Murale era un cerchio d'oro merlato per chi avesse primo salita la muraglia d'una città assediata, e vi avesse inal- 
berato lo stendardo. 

V. La Civica era un ramo di quercia per chi avesse salvata la vita di un cittadino. 

VI. La Trionfale era fatta di rami di alloro per un Generale che avesse vinta una battaglia e conquistata una provincia. 

VII. V Ossidioiiale ovvero Ch-amignea, poiché era fatta dì un'erba detta Gramigna, che si raccoglieva sul luogo medesimo; 
si concedeva a' Generali che avessero costretto un esercito nemico a sloggiare. 

VIII. La Castrense si faceva d'oro, o d'argento, e aveva all'intorno certe punte di palizzata a foggia di raggi. Si dava a chi 
avesse forzato il campo nemico, o guadagnato le trincee e le barricate dove il nemico si fosse fortificato. Da Vallemont. 



24 

8. 1 cavalieri semplicemente un cerchio d'oro. 

9. Il heì^retto in forma di morta] o, che usano i presidenti è ornamento esteriore 
delle dignità civili ed è contrassegno della giustizia sovrana. 

' I contrassegni esteriori delle dignità della Chiesa sono : 

10. La corona del Pa^m che si denomina tiara, composta di tre corone attaccate 
ad una berretta o mitra rotonda ed alta. Questa tiara non fu che il pileo o ber- 
retto che usavano i romani, simbolo della libertà. S. Silvestro fu il primo ad usarla > 
forse di sua volontà, o per concessione di Costantino Imperatore. Alessandro III 
detto il propugnatore deUa libertà italiana nel XII secolo la circondò d'una corona 
nella parte inferiore, per dinotare il real sacerdozio conferito da Cristo al principe 
dei Sacerdoti. Bonifazio Vili ne aggiunse una seconda per significare che il Papa 
contemporaneamente possiede il potere spirituale ed il potere temporale. Benedetto XII 
ne aggiunse una terza per mostrare il potere del Papa su la Chiesa purgante mi- 
litante e trionfante. Questa mitra o berretta à due pendenti frangiati nelle due estre- 
mità con due chiavi poste in croce di S. Andrea, come contrassegno di sua giu- 
risdizione. 

1 1 . Il cappello dei Cardinali è rosso con cordoni di seta attortigliati, che pendono 
in cinque ordini di fiocchi; questo fu loro dato da Papa Innocenzo IV. 

12. Gli Arcivescovi ed i Patriarchi l'usano verde con quattro ordini di fiocchi e 
la croce con due traverse. 

13. I Vescovi verde con tre ordini di fiocchi e la croce semplice. 

14. Gli Abati nero con due ordini di fiocchi ed un pastorale. 

15. La mitra è un'acconciatura del capo, che portano nelle cerimonie di Chiesa 
i Cardinali, gli Arcivescovi, i Vescovi e gli Abati. 

DEI TENENTI, SUPPORTI, CIMIERI, LAMBREQUINI, DIVISE, GRIDI DI GUERRA, 
BANDIERE, PADIGLIONI, ORDINI CAVALLERESCHI. 

I tenenti sono figure di angioli o d'uomini che si mettono a fianco dello scudo. 

I supporti sono figui-e di ammali, che sostengono lo scudo, come aquile, leoni, 
leopardi, cani, ec. ~. La scelta dei supporti e dei tenenti non è obbhgatoria pei 
discendenti, perchè la maggior parte è stata l'efietto del capriccio; ma se provengono 
da concessione reale , allora divengono ereditari. Alcuni tenenti e supporti fanno 
allusione a' nomi che li portano, come i Monaci di Monaco, gli Orsi degli Orsini. 



1. Papebrocliio, i boUandisti. 

2. Amedeo VI di Savoja detto il Conte Verde al torneo dato in Chambery nel 13-lG fece guardare il silo scudo da due uomini 
vestitti di pelli di leoni, che poi conservò per supporto nelle sue armi, e trasmise ai suoi discendenti. 



25 

Il cimiero è l'ornamento dell' elmo, come questo lo è dello scudo. Esso è venuto 
dall'uso antico che avevano i grandi signori e generali d'esercito di portare sopra 
i loro elmi varie figure, per mettere in ordinanza le loro truppe, e farsi conoscere 
dalle loro genti. Nel medio - evo era il più gran contrassegno di nobiltà e si portava 
dopo aver preso parte nei tornei. I duchi di Brettagna, ed altri Principi sovrani 
portavano delle corna di cervo per cimiero; desse sono state sempre riguardate 
come segno di dominio. 

I lainbrequini sono pennacchi attaccati al cimiero; rappresentano pezze di stofia 
di velo con le quali anticamente avvolgevasi il cimiero per preservare i cavaUeri 
dai raggi solari ; come ai nostri tempi praticasi dalle armate in està, covrendo i loro 
berretti con pezze di tela bianca. Tali pennacchi debbono essere dello stesso smalto 

'del campo, e l'orlo dee porsi secondo le pezze del blasone. Essi avviluppano le armi; 
ma se queste hanno de' supporti, i lambrequini si collocano volanti ai lati dell'elmo. 
Le divise sono le cifre, i caratteri, e le brevi sentenze che per figura o per al- 
lusione coi nomi delle persone, ne fanno conoscere la nobiltà, i partiti, o gì' hnpieghi 
che li distinguono. Un autore italiano le à definite il linguaggio degli eroi, o ancor 
meglio la filosofia del cavaliere. La divisa se è ereditaria, si mette sempre sotto 
lo scudo. 

II grido di guerra è un detto, o una massima di cui i capi dei soldati avvale- 
vansi per animare le loro truppe al combattimento, ovvero per chiamarle a raccolta. 
Cos'i l'antico grido dei re di Francia era Montjoie St- Denis, quello di casa Savoja, 
Savoja. Il grido si mette sempre sopra lo scudo. 

/ jìadiglioni e mantelli sono stoffe di velluto o di drappo, che circondano le armi; 
essi traggono la loro origine dai tornei, dove i cavaliei'i esponevano le loro armi 
sopra tappeti preziosi, e sotto tende o padiglioni che i capi delle squadriglie vi fa- 
cevano drizzare per stare al coperto, fino a che non bisognava entrare in lizza. I 
padiglioni ed i mantelli erano riservati ai più grandi signori, e specialmente il pa- 
diglione era ricercato dai re, e dai principi del sangue. 

Le bandiere erano stendardi sotto i quali si ordinavano i soldati, o i sudditi di 
un signore. Si chiamavano ^^wce pennoni, gtddmii e gonfaloni; ma quest'ultimo si 
adatta più ad una bandiera di chiesa. 

Gli ordini cavallereschi sono iiistituzioni di noliiltà per la difesa della fede o per 
ricompensare il merito e la virtù. I cavalieri possono personalmente contornare le 
loro armi coi collari di questi ordini. Quello che è di più antica instituzione deve 
contornare più da vicino ed immediatamente lo scudo. 

Noi qui portar dovremmo sotto l'occhio dei nostri lettori una completa dimo- 
strazione delle insegne di tutti gh Ordini cavallereschi esistenti sulla terra, locchè 



26 

ci condurrebbe ad opera troppo lunga, d'altronde incompatibile colla specialità del 
lavoro da noi intrapreso. Quindi ci limitiamo alle sole insegne degli ordini usate in 
questo secolo in Italia, accennandole per data d' instituzione. 

ORDINI CAVALLERESCHI IN ITALIA. 

Ordine sovrano gerosolimitano detto di malta. — Questo antichissimo e nobilissi- 
mo ordine sembra rimontare al 1048. Ottenute da Goifredo di Buglione ed altri prin- 
cipi cristiani delle donazioni, in seguito i suoi statuti furono stabiliti da Raimondo 
du Puy nel 1121, successore di Gerardo Tunc che prese il titolo di Gran Maestro. 
Fu un ordine importantissimo per essere stato il terrore dei pirati musulmani, per 
aver contribuito col suo valore alla difesa della religione cattolica, perseguitata dagli 
infedeh, per la filantropica cura degl' infermi e di alloggiare i pellegrini nei suoi ospe- 
dali; dal che i cavalieri presero altresì il nome di Ospitalieri di San Giovanni di 
Gerusalemme. Indi si nominarono cavalieri di Rodi per il possesso di quest'isola 
che tennero dal 1309 al 152,2, in cui ne furono cacciati da Solimano imperatore 
dei Turchi. 

Nel 1530 ebbero concessa dall'imperatore Carlo V e re di Sicilia l'isola di Malta, 
della quale ne vennero ingiustamente spoghati nel 1798. Ripararono nel 1802 in 
Catania, e nel 1827 trasferironsi in Ferrara. Finahiiente per la munificenza dei Papi 
l'ordine è stato asilato in Roma, ove attualmente risiede il gran magistero, ado- 
perandosi qual pria nelle cure degl' infermi. Si compone di cavaheri di Giustizia, pei 
quali occorre prova limpida ed induljitata di una compita nobiltà generosa, che in 
Italia vuol esser provata per quattro lati, addimandati quarti; e cavalieri di de- 
vozione con le prove dei due soli quarti paterno e materno. La decorazione con- 
siste in ima croce biforcata e smaltata di bianco, cantonata da quattro gigli d'oro, 
sormontata da una corona chiusa sostenuta da trofeo militare : nastro nero on- 
deggiato. 

Costantiniano DI NAPOLI. — Instituito l'anno 1190 dall'Imperatore Isacco - Angelo 
Comneno. Si compone di cavalieri di giustizia, che devono far le prove di quattro 
quarti di nobiltà; e di cavalieri di grazia. Forma tre classi : Inquisitori Gran Croci, 
con ciarpa e placca, Coimnendatori con croce al collo che sostiene un San Giorgio 
a cavallo che uccide il dragone, e placca, Cavalieri con placca e piccola croce con 
San Giorgio a cavallo al collo : la decorazione è una croce d' oro smaltata di 
color porporino in mezzo alla quale il monogramma ^^ posto fra le due lettere 
greche A i2 e nei quattro angoli gigliati le lettere I. H. S. V. iniziali delle parole 
In hoc signo vinces. Nastro celeste. 



27 

Costantiniano di parma. — L'istesso che quello di Napoli avendo entrambi il 
diritto di conferirlo. 

Cristo. — Ordine Pontifìcio ; lo stesso che quello di Portogallo instituito da 
Dionigi I re di Portogallo. Papa Giovaimi XXII autorizzandone la creazione si 
riservò per se e suoi il diritto di conferii'lo. Si compone di una sola classe, e la 
decorazione si porta al collo appesa ad un nastro rosso, e la placca al petto. 

La decorazione è una croce patente rossa caricata d'una crocetta bianca e celeste 
sormontata da una corona chiusa. 

San Maurizio, — Instituito nel 1434 da Amedeo VI primo duca di Savoja, e riunito 
a quello di S. Lazzaro nel *1572 da Emmanuel Filiberto. Si compone di cin- 
que classi: Gran Croci con ciarpa e placca. Grandi Uffiziali con placca, Com- 
mendatori con croce sostenuta da corona reale al collo, UiRziali con croce soste- 
nuta da corona reale d'oro all'occlùello, Cavalieri con croce sempUce all'occhiello» 
La decorazione rappresenta una croce bianca a trifoglio con quattro angoH bifor- 
cati e pomati di verde. Nastro verde ondeggiato. 

Ordine supremo dell'Annunziata. — Instituito nel 1518 da Carlo III duca di Sa- 
voja per rimpiazzare quello del collare e lo pose sotto la protezione della Ver- 
gine. Si compone di una sola classe, ed i membri portano la decorazione al collo 
con una catenella d'oro, ed al petto sinistro una placca d'oro con la rappresen- 
tazione della Annunziata, ed il motto Feri. È uno dei primi ordini del mondo. 

Santo Stefano. — Ordine di Toscana, creato nel 1562 da Cosimo I dei Medici duca 
di Toscana in memoria d'una vittoria ch'egli riportò su i Francesi il 2 agosto 1554 
giorno di festa di Santo Stefano. L'ordine conta quattro classi : Priori Gran Croci 
con placca e ciarpa. Bali Commendatori con croce al collo e placca al petto sini- 
stro, cavalieri di giustizia, e cavalieri di grazia con la sola placca. Le ammissioni 
dei cavalieri di giustizia si fanno con le prove di otto quarti di nobiltà, e con giu- 
stificare una rendita determuiata; è accesso agli stranieri purché siano cattolici. La 
decorazione è una croce biforcata smaltata di rosso , cantonata da quattro gigli 
d'oro : nastro rosso. 

San Gennaro. — Ordme di Napoli, fondato il 6 luglio 1738 da Carlo III Borbone 
in memoria del suo matrmionio con la principessa Amalia di Sassonia. Questo grande 
ordine forma una sola classe di cavalieri di giustizia, che devono far le prove di 
quattro quarti di nobiltà, e che portano la ciarpa rossa ondeggiata e la placca al 
petto sinistro con una croce biforcata e pomata d' oro cantonata da quattro gigli 
pur d' oro, caricata d' uno scudo con l' immagine di San Gennaro in abito ponti- 
ficale, e col motto In sanguine fcedus. 

San Ferdinando DEL MERITO. — Ordine di Napoli, creato il 1° aprile 1800 dal re 



28 
Ferdinando IV , e posto sotto la protezione del santo cui portava il nome. È un 
ordine militare e si compone di tre classi: Gran Croci con ciarpa e placca, Com- 
mendatori con croce al collo, Cavalieri all'occhiello; inoltre decorati con medaglia 
d'oro , e medaglia di argento. La decorazione è una stella formata d' uno scudetto 
d'oro coir imagine di San Ferdinando, orlata di smalto azzurro colle parole Fidei et 
Merito, con sei raggi d'oro alternati da altrettanti gigli di argento, e cimata da una 
corona reale : nastro blìi orlato di rosso cupo. 

San Giuseppe. — Ordine di Toscana; creato il 9 marzo 1807 da Ferdinando gran duca 
di "Wurtzbourg, e introdotto in Toscana da questo principe il 19 marzo 1817, quando 
egli acquistò la sovranità di questo paese. Si compone di tre classi: Gran Croci 
con ciarpa e placca, Commendatori con croce al collo, e Cavalieri con croce con 
la corona all'occhiello; per le prime due classi si richiede un'alta nobiltà; il plebeo 
che per eccezione ottiene quest'onore acquista la nobiltà ereditaria. Il titolo di ca- 
valiere conferisce la nobiltà personale. La decorazione è una stella a sei raggi bi- 
forcati, pomati d'oro, smaltati di bianco? cantonati da piccoli raggi rossi; essa è 
caricata da uno scudetto ovale con l' imagine di S. Giuseppe, e in giro la leggenda: 
Uhiqice similis: nastro rosso con ima lista bianca ai due lati. 

San Giorgio della riunione. — Ordine di Napoli, instituito il 1° gennaro I8I9 dal 
re Ferdinando IV per ricompensare i servigi militari; e chiamato cosi in memoria 
della riunione dei due regni in un solo stato. Si compone di quattro classi: Gran 
Croci con ciarpa e placca. Commendatori con croce al collo, Cavaheri di dritto, e 
Cavalieri di grazia con croce all'occhiello; inoltre decorati della medaglia d'oro, e 
d'argento. La decorazione è smaltata di color rubino, nel cui scudo appare l'effigie 
di San Giorgio a cavallo in atto di ferire il dragone; circondata da un cerchio az- 
zurro e da una ghirlanda d'alloro; da una parte si legge il motto In Hoc Signo 
Vinces e nell'altra Virtuti: nastro celeste orlato d'arancio. 

Francesco I. — Ordine di Napoli, instituito il 28 settembre 1829 dal re Francesco I 
che gli diede il suo nome e per ricompensare i servigi resi nelle scienze , lettere, 
arti , ed amministrazioni civili. Si compone di cinque classi : Gran jCroci con 
ciarpa e placca, Commendatori con croce al collo e placca, Conunendatori con la 
croce al collo, cavalieri di prima e seconda classe la croce all'occhiello; inoltre de- 
corati della medaglia d'oro e d'argento. L'ordine consiste in una croce biforcata 
smaltata di bianco , coronata , accantonata da quattro gigU d' oro , caricata d' uno 
scudo colle cifre F. I. Franciscus Primics circondato da una fascia azzurra colla 
leggenda: De Rege Ottime Merito. Nel rovescio lo scudo contiene entro ad una 
corona d'alloro la leggenda Franciscus Primus instituit MDCCCXXIX : nastro rosso 
orlato di blu. 



29 

San Gregorio Magno. — Ordine Pontificio; instituito il 1° settembre 1831 dal 
Papa Gregorio XVI riserbato in principio per quelli che si segnalavano mercè il loro 
zelo in difesa della Chiesa, indi per ricompensare il merito. Si compone di tre classi: 
Gran Croci con ciarpa e placca, Commendatori con croce al collo, Cavaheri croce 
all'occhiello. La decorazione è una croce biforcata, smaltata di rosso, pomata e pro- 
filata d'oro, caricata nel mezzo d'uno scudo che presenta l'immagine di San Gre- 
gorio di cui porta il nome, e la leggenda attorno Sanctus Gregorius Magniis: na- 
stro rosso orlato d'arancio. 

Ordine militare di Savoja. — Instituito il 29 ottobre 1831 dal re Carlo Alberto 
per ricompensare gli ufRziali e soldati che si distinguono in guerra. Si compone di 
cinque classi : Gran Croci con ciarpa e placca. Grandi Utfiziali con placca. Commen- 
datori la croce sostenuta da una corona reale al collo, UfRziali la croce con corona 
d'oro all'occhiello. Cavalieri la semplice croce all'occhiello; inoltre decorati medaglia 
d'oro e d'argento. La decorazione è una croce bianca attorniata da una ghirlanda 
d'oro con le cifre V. E. e la divisa Al merito ed al valore: nastro blu. 

Ordine civile di Savoja. — Instituito il 29 ottobre I83I dal re Carlo Alberto per 
ricompensare il merito ed il valore nella carriera civile. Forma una sola classe. La 
decorazione è una croce d'oro piena smaltata d'azzurro caricata da uno scudetto 
rotondo con la cifra del fondatore da un lato e le parole Al Merito Civile : nastro 
bianco con lista blti nel mezzo. 

San Giorgio del Merito. — Ordine di Toscana; instituito il 1.° giugno 1833 da 
Carlo Luigi Borbone duca di Lucca, hi ricompensa de' servizj e dell'attaccamento 
alla sua persona dagli ufìiziali e soldati della sua truppa. Quest'ordine fu riimito 
alla Toscana dopo l'annessione di Lucca il 1847. Si compone di ufììziah di prima 
classe con croce d'oro smaltata, ufìiziali di seconda classe con croce d'argento smaltata, 
e cavalieri di terza classe con croce d'argento. La decorazione consiste in una croce 
patente smaltata di bianco caricata d'uno scudetto nel quale si vede l' mimagine di 
S. Giorgio e coli' iscrizione^? Merito Militare: nastro rosso con una hsta bianca 
nel mezzo. 

San Luigi. — Ordine di Parma; instituito il 22 dicembre 1836 sotto il nome di 
ordine di San Luigi per il merito civile da Carlo Luigi di Borbone duca di Lucca 
che gli diede il nome di Luigi IX re di Francia. Riunito agh ordini del ducato di 
Parma Carlo III gli diede nuovi statuti nel 1849 e lo fé divenire civile e militare. 
Si compone di quattro classi : Gran Croci con ciarpa e placca, Commendatori con 
croce al collo, Cavalieri di prima e seconda classe croce all'occhiello, inoltre deco- 
rati della medaglia d'argento; le prime due classi conferiscono la nobiltà ereditaria, 
le due seguenti la personale. La decorazione è una croce d'oro smaltata di bianco 

4 



30 

colle aste sormontate da grandi gigli, le cui foglie si uniscono a guisa di raggi al 
centro dell'angolo della croce, nel cuore vi è uno scudetto triangolare colle armi dei 
Borboni di Lucca dall'una parte, e l'immagine di S. Ludovico dall'altra: nastro blu 
con due strisce gialle ai bordi. 

San Silvestro. — Ordine Pontificio; instituito nel 1841 da Papa Gregorio XVI 
in rimpiazzo dell'ordine dello Speron d'oro. E accessibile a tutti i meriti. Si com- 
pone di due classi : Commendatori con croce al collo, e Cavalieri croce all'occhiello. 
La decorazione è angolata di quattro raggi e caricata nel centro d'uno scudetto colla 
immagine di S. Silvestro e la leggenda Gregorms renstituit: nastro rosso vergato 
di due liste nere. 

Piano.— Ordine Pontificio; creato il 17 giugno 1847 dal presente Papa Pio IX 
per ricompensare eminenti servizi prestati alla Chiesa. Si compone di due classi : 
la prima conferisce la nobiltà ereditai'ia, la seconda la nobiltà personale. La deco- 
razione è una stella d'oro smaltata d'azzurro di otto raggi caricata d'uno scudetto 
bianco in cui si legge in lettere d'oro Pius IX circondato da un orlo d' oro con 
l'epigrafe Virtuti et merito e nel rovescio mdcccxlvii : si porta alla parte sinistra 
del petto : ciarpa blti con due liste di rosso. 

Merito militare. — Ordine di Toscana, creato il 19 novembre 1853 dal gran duca 
Leopoldo per compensare militari servizj. Si compone di tre classi: la prima porta 
la decorazione al collo e conferisce la nobiltà ereditaria, la seconda e terza classe 
all'occhiello : nastro rosso listato di nero. 

Ordine di San Carlo. — Instituito il 15 marzo 1858 da Carlo III attuale principe 
sovrano di Monaco che lo intitolò dal santo di cui porta il nome, per ricompensare il 
merito e riconoscere i servizj resi allo stato ed alla persona del principe. Si compone 
di cinque classi : Gran Croci con ciarpa e placca, che consiste in una stella biforcata 
d' argento a punti di diamanti, portando nel centro la decorazione dell' ordine e la 
leggenda Princeps et Patria; Grandi UfBziali con placca. Commendatori croce al 
collo, Uffiziali croce all'occhiello sospesa da nastro con rosetta. Cavalieri piccola 
croce all'occhiello. La decorazione dell'ordine è una croce biforcata di smalto bianco 
orlato di rosso con punte d'oro, nel cui cuore da un lato vi è la leggenda Beo 
Juvante, e nell'altro sopra smalto rosso un doppio C con la corona del principe e 
la leggenda Princeps et Patria. La croce è circondata da ghirlanda di smalto verde : 
nastro listato rosso e bianco. 

Ordine DI San Marino. — Instituito nel 1860, dal Generale Consiglio principe so- 
vrano della Repubblica di San Marmo pe r ricompensare tutti quelli che concorrono 
al bene ed alla gloria di questa repubblica, uno dei piti antichi stati di Europa, do- 
vendo alla sua picciolezza la propria conservazione. L'ordine si compone di cinque 



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classi : Gran Croci con ciarpa e placca, Grandi Uffiziali con placca, Uffiziali supe- 
riori la croce al collo, Uffiziali croce con corona chiusa all'occhiello, Cavalieri la 
croce semplice all'occhiello. La decorazione è d'oro smaltata in bianco^ pomata d'oro 
nel centro dell'estremità hirostrali delle aste, accantonata da quattro torri d'oro con 
l'effigie di San Marino Protettore sul cerchio , con lo stemma sammai'inese dal- 
l'altro, e il motto Merito Cicile e Militare nel cerchio; cimata da una corona chiusa 
d'oro: nastro listato bianco e hlìi. 

Ordine DELLA Corona I)' Italia — Instituito il 20 febl)raro 1868 dal re Vittorio 
Emmanuele II per ricompensare coloro che contribuirono alla formazione dell' Unità 
Italiana. Si compone di cinque classi : Gran Croci con ciarpa e placca. Grandi Uf- 
fiziali con placca. Commendatori con croce al collo, Uffiziali croce con rosetta sul 
nastro all'occhiello, Cavalieri la semplice croce all'occhiello. La decorazione è una 
croce patente d'oro, ritondata smaltata di bianco, accantonata da quattro nodi di 
amore, caricata nel centro di due scudetti d'oro : l'imo smaltato d'azzurro con la co- 
rona ferrea in oro, l'altro con l'aquila nera spiegata avente nel cuore la croce di 
Savoja in ismalto: nastro rosso con striscia bianca nel mezzo. 



Osservazione. 

Per semplice notizia storica relativa all' antica nobiltà di Sicilia ricordiamo es- 
sere stati in quest'Isola due ordini nobihssimi, tuttoché oggi estinti. 

1. Ordine del Cingolo militare, i — Fu fondato nell'XI secolo dal Gran Conte 
Ruggiero per fare onore a molti distinti personaggi militari che militi appellavansi. 

Ruggiero II reso nel 16° anno atto alla guerra qual capo dell'ordine, dice Inveges, 
prese le armi ed il cingolo di cavahere; talché accordavasi a' primarii baroni e nobili 
del regno. Ricevevasi con gran pompa per mani del re con queste parole : « nostro 
Signore Iddio e ynesser S. Giorgio facciavi huoìi cavaliere. » Le insegne secondo il 
Villabianca erano una collana d'oro, un cingolo con una spada d'argento, ed ima 
manta nobile di drappo di Cendado. Sotto Ludovico II venne detto Cavaliere aurato. 

2. Ordine della Stella. — Instituito il 1595 in Messina, mentre governava da 



1. Il Principe di Torremiizza D. ViiiCPnzo Castelli nel suo libro intitolato / Fasti di Sicilia ci presenta un notando delle 
famiglie Siciliane che han fruito dell'ordine del cingolo militare, grande distinzione che si accordava ai primi nobili feudatarii 
del regno. Essi sono: Alliata, Amico, Abate, Abbatelli, Antiochia, Burgio, Brauciforti, Chiaramente, Celeste, Colonna Romano, 
Carbone, Calvello, Diana, Emmanuele, Filangeri, Formica, Graffeo, Guascone, La Grua, Lanza, Montaperto, Mastro Atonie, Milo, 
Maletta, Paterno, Perdio, Spadafora, Sclafani, Speciale, Trigona, Tagliavia. Alle quali aggiungiamo le famiglie Grimaldi e Pa- 
lizzolo a noi note per docimienti che citeremo negli articoli che li riguardano nel dizionario storico delle famiglie. 



32 
Straticù questa città Vincenzo di Bologna, in occasione di respingere le continue 
invasioni delle orde moresclie. Fu posto sotto la protezione de' tre Re Magi a' quali 
era comparsa la stella. Si componeva di cento cavalieri, che dovevano far la prova 
di 200 anni di nobiltà per quattro quarti. Essi esercitavansi alle armi, addestravano 
cavalli, e davan feste con tornei. Il loro capo chiamavasi Principe, vestivano man- 
tello e cappuccio bianco, e portavano una croce come quella di Malta con mia stella 
smaltata nel centro. Filippo II di Spagna lo confirmò. Fu finalmente abolito nel 1687 
dal viceré Francesco di Bonavides conte di Santo Stefano in pena de' torbidi su- 
scitati nella città di Messina. 



mi Mum\ li SICILIA 



. Le città tutte gemevano sotto il grave dominio saraceno quando due invitti fra- 
telli Ruggiero e Roberto ultimi figli di Tancredi Conte di Altavilla Signore normanno, 
dopo aver portate le armi in Italia e fattevi delle conquiste nel 1066 vennero in 
Sicilia; ed a capo di anni 30 se ne resero assolutamente padroni. 

Epperò Roberto nel 1090 in età di anni 62 in un combattimento perde la vita; 
e Ruggiero detto il bosso per avere alte le spalle , insieme alla monarchia faceva 
sorgere il feudalismo e immobilizzava la proprietà; rendendola demaniale per la co- 
rona, aristocratica pe' commilitoni, ecclesiastica per la chiesa, e allodiale pe' liberi 
cittadini. Eresse delle suntuose chiese, e nel suo lustro ristabilì la religione di Cri- 
sto. Stanco finalmente del continuo accorrere ora in Puolia ed ora in Calabria in 
difesa de' nipoti; garentito da Papa Urbano II, che nel 1099 insignivalo del singolare 
privilegio della monarchia e quindi dell' apostolica legazia per se e suoi, dopo aver 
preso tre mogli, e regnato 10 anni fini di vivere in Mileto di Calabria all' età di 
anni settanta succedendogli 

Simone suo figliuolo sotto la tutela di Adelaide di Monferrato la gran contessa 
sua madre. Mori in Palermo il 1105, in età di 13 anni. Gli successe 

Ruggiero II di lui fratello che dotato era di acuto ingegno e di gran valore. Sde- 
gnando il titolo di gran conte assunse quello di re di Sicilia, e fu coronato nel Duomo ^ 
di Palermo il 15 maggio 1229. Egli institui la Magna Curia e die al regno forma 
di governo feudale, incoraggiò l'agricoltura e l'industria, ed introdusse in Sicilia il 
Celso, il baco da seta e la canna zuccherina. Prese cinque mogli e caro ai buoni 
nel 18 aprile del 1154 in età di anni 59 se ne volò al Signore. Giace sepolto in 
un tumolo di porfido nel detto duomo — Dopo im lungo e glorioso regno di ben 24 
anni per cui la Sicilia salì al colmo di sua grandezza, lasciando la corona al di lui 
figlio 



. 1. Fondato dall'inglese Gualterip Qffamill arcivescovo nel 1185, e ristorato o guasto dall'architetto Ferdinando Fuga negli 
ultimi anni del secolo scorso. 



34 

Guglielmo 1 detto il malo natogli dalla terza moglie Elvira figlia di Alfonso VI 
re di Castiglia, quanto elevato d'ingegno e in armi valoroso, altrettanto sitibondo 
d'oro pigro e crudele: contro il Papa in principio rivoltosi menò vita licenziosa. 

Ravvedutosi poscia della cieca deferenza per un suo ministro certo Majone uomo 
iniquo, nel 1166 cessò di vivere in età di anni 46, e dopo averne regnato 12. 
Le sue ceneri si conservano nel duomo di Monreale in un tumolo di porfido. Gli 
successe 

Guglielmo II natogli dalla moglie Margherita figlia di Garsia re di Navarra. Questo 
principe fu d' animo buono benefico a ninno inviso, di costumi dolcissimo e pio; 
talché si acquistò il soprannome di Guglielmo il Buono. Con idee larghe e liberali 
riformò l'amministrazione, ed elevò la potenza militare di Sicilia sino a portare le 
vittoriose sue armi in Oriente. Fu egli il fondatore del Duomo di Monreale eretto 
il 1174 in onor della madre di Dio su gli avanzi di un antico tempio bizantino ' 
uno de' più belli monumenti delle arti del medio-evo. Non avuta prole da Giovanna 
sua moglie figlia del re d'Inghilterra volle che sua sorella 

Coslanza moglie di Enrico VI imperatore di Germania gli ereditasse; il che non 
piacque ai baroni, i quah alla morte di Guglielmo avvenuta nel 1189 in età di anni 36 
e dopo 23 di regno convocato il parlamento a suo successore elessero 

Tancredi conte di Lecce figlio di Ruggiero, Duca di Puglia e nipote a Ruggiero II. 
Morì in Palermo il 1194 in età di 64 anni e dopo 4 di regno, succendendogii non 
sansa disturbi suo figlio 

Guglielmo III sotto tutela della regina Sibilla sua madre: ma per breve tempo, 
poiché dal detto Enrico VI di casa Sveva marito di Costanza ne venne cacciato; 
e quindi il povero Guglielmo fini sua vita il 1197 nelle prigioni di Germania. Questa 
casa ebbe tre conti e cinque re, e regnò 94 anni. Il suo blasone presenta un campo 
azzurro con una banda di due tiri a scacchi d'argento e di rosso; Corona reale: vedi 
Tav. V. L 

CASA SVEVA. 

A dir vero non si può senza raccapriccio leggere la storia del reame di questa 
malaugurata famiglia per le tante inaudite scene di sangue e di vendetta. 

Enrico \I avaro, perfido, e crudele cominciò a regnare sin dal 1195, ma per 
breve tempo, imperocché in uggia ai Papi co' quali fu in continua guerra, abborrito 
da' Siciliani per aver spogliato l' isola delle sue ricchezze, e vilmente trattato gli ul- 
timi rampolli della casa Normanna, la cui memoria era carissima ai Siciliani, stanco 

1. Gravina, Illustrazione del Duomo di Monreale. 



35 

di tante nefandezze se ne nioiì in Messina il 1197. Il suo cadavere trasportato in 
Palermo venne sepolto nella maggior basilica in un tumolo di porfido. A lui suc- 
cesse suo figlio 

Federico I fra i re di Sicilia, II fra gl'imperatori di Germania, principe di gran 
cuore e mente non volgare; in principio fu sotto tutela della madre Costanza, indi 
del Papa Innoccenzo III, che lo fece eleggere Imperatore di Germania. Ma condottosi 
male co' Vescovi fu più. volte scomunicato. A lui deve Sicilia il vanto d'avere con 
grandi auspici resa illustre la lingua volgare, e iniziata la letteratura italiana, fon- 
dando nel real palazzo un' accademia ove i suoi figli stessi con Giulio d' Alcamo poe- 
tavano. Fu lui che fece cavare gii occhi a Pier delle Vigne suo segretario creduto 
traditore, il quale per punto d'onore si uccise. Riempì di strage e di spavento l'I- 
talia distruggendo i Guelfi suoi nemici. Nel 1222 fece un codice che chiamò Costi- 
tuzioni del Regno; favorì l'industria l'agricoltura ed il commercio. Prese quattro 
mogli: Costanza figlia di Alfonso re di Aragona, Iole o lolante figlia del re di Ge- 
rusalemme da cui i re di Sicilia il titolo ereditarono. Isabella sorella diErrigo III 
re d' Inghilterra; Bianca figliuola di Galvano Lanza, conte di Fondi. Finalmente as- 
salito da fierissima dissenteria o forse da veleno nel 1250 in età di 57 anni in Puglia 
cessò di vivere, dopo aver regnato per anni 32. La Sicilia ad Enrico figlio di Isabella 
sua terza moglie per suo volere passar dovea; ma morto nelle fasce andò a 

Corrado I figlio della connata Iole, mentre ad Enrico figlio di Costanza spettò la 
Germania. Corrado di genio aspro e sospettoso regnò in Sicilia circa 3 anni, e morì 
nel 1253 di anni 27 dopo accanita guerra co' suoi nemici, lasciando il regno a suo figlio 

CorradillO o (Corrado II sotto tutela della regina Margherita d' Austria sua madre 
e di Bertoldo Marchese di Onemburgo; ma l'anno 1258 ne fu spogliato dallo zio 

Maufredi, il quale come figho di Federico si credè legittimo erede dando ad intendere 
la morte di Corradino e fu coronato in Palermo a 10 agosto 1258. Ma il Papa gli 
fulminò la scomunica, e gli moss e guerra; indi salito al ponteficato Urbano IX delegò 
Carlo d' Angiò, fratello di S. Luigi IX re di Francia, quegli che uccise Manfredi nella 
battaglia di Benevento , abbandonato da' suoi nel 1266 di anni 34 e dopo un 
regno di anni 7. Intanto l'amio appresso Corradino in età di i.mni 15, con un esercito 
muove a combattere Carlo dalla Germania, ma soprafl'atto muore in Napoli sopra 
un palco nel 1268, dopo un anno di prigionia in età di anni 18, e regnandone soli 
quattro. La casa Sveva trae origine da quel Federico de Bicren detto Staufen nato 
il 1015, in Svevia al castello di Hohenstauff'en di dove prese il nome. Questa casa 
à dato alla Germania molti imperatori ed in Sicilia durò 75 anni e die cinque re. 
Il suo stemma in Sicilia presenta campo d' argento con un aquila nera coronata, al 
volo spiegata : Corona real e. Tav. V. 2. 



36 

CASA D'ANGIÒ. 

Avvenuta la infelice morte di Corradino di Svevia , Carlo D'AngiÒ protetto dal 
Papa, come colui che avea fatto trionfare il partito guelfo, fu salutato re da tutti 
ed ubbidito; mentre sin dal 1265 era stato in Roma da Clemente IV dichiarato re 
di Gerusalemme e di Siciha coll'obbligo di pagare alla chiesa l'annuo tributo di 40 
mila onze d'oro; e l'anno appresso fu ivi soUennemente coronato. Ma il mal governo 
e gli abusi dei suoi ministri mossero i SiciHani a tal disperazione da fare dei Fran- 
cesi una generale uccisione nel vespro del 30 marzo 1282 ed a cacciarli dall'Isola. 
Carlo non mancò di accorrere con armi alla vendetta, ma fu vinto dall'esercito si- 
ciliano ed aragonese. Così deluso sopravvisse altri due anni, morendo in età di anni 
54 il 1285 nella città di Manfredonia ed il suo cadavere fu trasportato in Napoli. 
Il Governo Angioino durò in Sicilia anni diciassette. L'arme della Real Casa d'Angiò 
è un campo azzurro sparso di gigli d'oro con lambello rosso a quattro pendenti; 
Corona reale. Tav. V. 3. 

CASA D'ARAGONA. 

La corona di Sicilia a voti unanimi fu trasferita a 

Pietro re di Aragona, principe valoroso e sagace già marito di Costanza figlia 
di Manfredi svevo , e della di lui prima moglie Beatrice di Savoja. Fu coronato in 
Palermo nel tempio antico di S. Maria la Incoronata a 30 Agosto 1282 trovan- 
dosi Messina assediata dal detto Carlo d'Angiò. Dopo tante vittorie, il re Pietro 
visse poco, e recatosi in Catalogna mori in età di 54 anni, verso il 1285 non 
avendone regnato che soli 3. 

Giacomo secondogenito di Pietro e di Costanza sveva raccolse col favore e gra- 
dimento de' siciliani la corona lasciatagli dal padre. Chiamato al trono di Aragona 
tradì la causa siciliana, e le popolazioni di Sicilia accia mavano il di lui fratello Fede- 
rico IL Giacomo mori in Barcellona di Spagna di anni 37 nel 1320. 

Federico II fratello del precedente fu coronato in Palermo il 1296 non man- 
carono durante l'occupazione Aragonese le pretensioni della casa d'Angiò e le sco- 
muniche del Papa; anche un momento lo stesso Già comò si mostrò disleale e ne- 
mico al fratello ed alla nazione, che l'avea fedelmente s ervito. La lotta fini colla 
prigionia di Filippo d'Angiò, e colla vittoria delle armi siciliane, per cui ne venne 
la pace di Caltabellotta che chiudeva la guerra tra gli Angioini e gli Aragonesi. 
Federico II era riconosciuto re di Trinacria, e sposava Eleonora d'Anjou figlia di 
Carlo II lo zoppo e sorella di Filippo, ed il Papa ratificava la pace. 



37 

Questo principe riformò gli ordini del regno, allargò le libertà municipali, rispettò 
le costituzioni ed i privilegi dell' Isola; e dopo avere intrapreso varie guerre e trion- 
fato, con fama di ottimo re e benemerito de' Siciliani, in Palermo cessò di vivere 
nel 1336, in età di 65 anni dopo 40 di glorioso regno che lasciava al figlio 

Pietro li il quale sin dal 1321 era stato dai baroni associato al trono del padre 
e quindi in Palermo coronato. Anch'egli fu ottimo e benefico re, ma non di uguale 
dignità. Le guerre civili delle potenti famiglie Ventimigiia, Palizzi, Chiaramente ed 
Antiochia, favorite dal re Roberto d'Angiò turbarono per qualche tempo la pace 
che subentrò per le vittorie ottenute. Finalmente in età di anni 37 dopo 6 di regno 
in Calascibetta nel 1342 fini sua vita. Immediatamente ereditò il piccolo suo figlio 

ludovico nato da Elisabetta di Corintia sotto la tutela del duca di Atene uomo 
assai acconcio a reggere uno stato. Con maggiore animosità risorsero le fazioni dei 
baroni che nuovamente la Sicilia per sette anni scompigliarono; però il partito 
reale prevalse, e nel 1350 fu conchiusa la pace tra' Palizzi e Catalani. Indi il re 
giunto in età di anni 17 in Aci il 1353 si morì, dopo 13 anni di regno. Il suo ca- 
davere fu pomposamente trasferito nella Cattedrale di Catania. Indi salì al trono il 
di lui fratello 

Federico III il quale regnò sotto la tutela di Costanza poi di Eufemia sue sorelle. 
Ciò avvenne non senza disturbo per parte della regina Giovanna di Napoli che van- 
tava de' dritti suUa Sicilia, cui poscia rinunziò. Questo re detto il semiìlice per la 
sua dappocagine, m età di anni 14 si ammogliò colla principessa Costanza di Ara- 
gona figliuola di Pietro IV re di Aragona, dalla quale si ebbe una figlia a nome 
Maria. Venne poi a seconde nozze con Antonia del Balzo figlia del duca d'Atri, uni- ' 
tamente alla quale fu coronato in Palermo il 12 gennaro 1374. Morì in Messina 
nel 1377 in età di anni 37, dopo un governo tempestoso di anni 22 in mano a 
pochi prepotenti baroni, che la Signoria di Sicilia abusivamente dividevansi. Gli suc- 
cedette sua figlia 

Maria lasciata in tutela al conte Artale di Alagona gran giustiziere del regno. Dopo 
molti contrasti fu ella rapita dalla fortezza Orsina in Catania, ove tenèvala custodita 
il conte Blasco d' Alagona; e condotta in Barcellona di Spagna per opera del conte 
Guglielmo Raimondo Moncada potentissimo barone ed ivi sposata a 

MarlillO I il giovine figho di Martino II duca di Monblanco fratello del re Giovanni 
d'Aragona. Egli vinto il partito oppositore di Chiaramente ed Alagona potentissimi 
baroni nel 1392 entrò vittoriosamente in Palermo ove fu coronato, inaugurando un 
regno robusto e introducendo della legislazione, degli elementi che tendevano a mi- 
ghorare lo stato politico ed economico del regno. Maria morì senza figh in Lentini 
nel 1402 in età di 39 anni, e dopo armi 14 di regno, succedendole come legittimo 
erede di casa d'Aragona 5 



38 

Marlino II il vecchio padre del vedovo marito di Maria, il quale lasciò governare il 
figlio Martino I. Questi sposò in seconde nozze Bianca figlia del re dì Navarra, ma 
egli nel 1409 morì; e Martino II quindi riprese il regno lasciandone comechè re 
di Aragona il vicariato a sua nuora la vedova regina Bianca. Indi morto egli pure 
senza figli nel 1410 in Barcellona, con lui venne del tutto ad estinguersi l'antichis- 
sima e famosa casa aragonese dei Conti di Barcellona, che trae origine da Goffredo 
il Peloso. Questa casa regnò in Sicilia 127 anni e diede nove re. Il suo stenuna 
in SiciUa era uno scudo inquartato in croce di S. Andrea, il capo e la punta d'oro 
con quattro pali di rosso che è à'Aragoìia, ed i fianchi d'argento con l'aquila nera 
coronata che è Sveva di Sicilia; Corona reale. Tav. V. 4. 

CASA DI CASTIGLIA. 

Rimasto vuoto il trono di Sicilia, i haroni vennero in lotta per la successione 
di esso; principali attori erano la regina Bianca tuttavia vicaria, appoggiata dal 
gran giustiziere Bernardo Caprera che in moglie pretendevala, ed il conte di Modica. 
In fine un arhitrato di nove de' più grandi personaggi decise in favore di 

Ferdinando I re di Castiglia e di Aragona che nel 1414 fu proclamato re di Sicilia, 
dietro essere stato cacciato l'amhizioso Caprera. Fu un principe benigno, virtuoso 
e meritò il soprannome di giusto. Sposò Eleonora di Castiglia figliuola di Sancio 
conte d' Album quer qua. Nel 1416 venne rapito da cruda morte in Barcellona di 
Spagna in età di anni 43, dopo un regno assai benefico di 4 anni, succedendogli 
il di lui figlio primogenito 

Alfonso I principe guerriero, politico, e cultore non meno che promotore di buoni 
studi il quale fece varii acquisti, e fu detto il magnanimo. Nel 1420 recossi ia Pa- 
lermo giurando la conferma de' suoi privilegi. Sposata Maria di Castiglia figliuola 
di Errigo III re di Castiglia che non gli die prole, in età di 64 anni dopo 43 di 
regno nel 1458 in Napoli cessò di vivere, succedendogli per testamento nei due 
regni d'Aragona e di Sicilia suo fratello 

Giovanni re di Navarra, che sposò la suddetta regina Bianca di Navarra vedova 
del re Mai'tino il giovine, morta la quale passò in seconde nozze con Giovanna En- 
riquez figlia di Ferdinando ammiraglio di Castiglia. Sotto il suo regno s' introdusse 
in Palermo nel 1477 l'arte della stampa già inventata sin dal 1440 in Strasburgo 
da Giovanni Guttemberg. Dopo un regno di 20 anni re Giovanni in età di anni 82 
in Barcellona di Spagna esalò l'ultimo respiro il 1479 succedendogli il figlio 

Ferdinando II di Sicilia, V di Spagna, che riprese diffinitivamente la corona giacché 
col padre sin dal 1468 avea regnato. Fu detto il cattolico per avere cacciato i Mori 



39 

dalla Spagna, non che spiantato gli eretici. Fu a quel tempo il principe più valo- 
roso d'Europa. Di rare virtù adoi'no e da propizia fortuna assistito, egli cinse non 
solo la corona di Aragona ma ben anco quella di Castiglia, Granata, Navarra, Napoli, 
e d'una gran parte del nuovo mondo, che sotto il suo regno e mercè il di lui ajuto fu 
scoperto nel 1492 dal genovese Cristoforo Colombo. Ebbe due mogli : Isabella di Ca- 
stiglia figliuola ed unica erede di Giovanni II re di Castiglia; Germana di Foix figliuola 
di Giovanni di Foix visconte di Narbona. Finalmente in età di G3 anni dopo un 
lungo regno di 48 anni in Madrid il 1516 compì sua carriera mortale, lasciando 
erede l'unica figlia Giovanna vedova di Filippo arciduca d'Austria. In Ferdinando 
il cattolico fini la famiglia Castigiiana discendente da Enrico II conte di Trastamare, 
capo della terza dinastia di Castiglia, figlio naturale di Alfonso XI. Questa casa regnò 
in Sicilia 102 anni e die quattro re, armandosi con uno scudo inquartato : nel 1° 
di rosso, con un castello d'oro sormontato da tre torri pur d'oro, chiuso d'azzurro 
murato di nero che è di Castiglia; nel 2*^ d'argento, con l'aquila nera coronata che 
è di Sicilia ; nel 3° d'oro, con quattro pali di rosso , che è ^.'Aragona ; nel 4" di 
argento, con un leone rosso coronato che è di Leone; Corona reale : Tav. V. 5. 

CASA D'AUSTRIA SPAGNA E SICILIA. 

Volendo Giovanna ritirarsi cede al figlio 

Carlo I in Spagna e SiciUa, V nell' impero d'Austria, figlio di Filippo il Bello ar- 
ciduca d'Austria, le due corone di Spagna e Sicilia. Questi in età di anni 17 col con- 
senso del papa nel 1516 venne ploclamato re in Bruxelles; poscia eletto imperatore 
di Germania. In quel tempo governava da viceré l' isola nostra Ugo di Moncada 
prode capitano spagnuolo, discendente da una delle più antiche ed illustri case di 
Catalogna; ma uomo inviso ed abborrito, il quale fu rimpiazzato da Ettore Pigna- 
telli conte di Monteleone, che non fu accetto all'universale. Allora fu il S. Ufiìzio 
colla forza ristabilito nel 1535, l'imperatore venne in Sicilia, ed in Palermo giurò 
r osservanza delle costituzioni del regno, percui gli s' innalzò una statua in bronzo 
che si vede nella piazza Bologni. Concesse a' cavalieri di S. Giovanni le isole di Malta 
e del Gozzo sotto il tributo annuale di un falcone. Sostenne aspra guerra con Fran- 
cesco I re di Francia, che fece prigione a Pavia^ debellò altri suoi nemici, ripor- 
tando 40 vittorie. Sotto di lui mille torbidi si per congiure, tra le quali la più fa- 
mosa quella del caso di Sciacca avvenimento che nacque dall'odio implacabile delle due 
famiglie Luna e PeroUo venute in fierissima nimistà sin dal 1455, si per la pirateria 
turca. Tolse in moglie Isabella di Portogallo, Stanco alfine di tante guerre, travaghato 
da gravi mali rinunziò l'impero di Germania e il regno di Ungheria a Ferdinando suo 



40 

fratello, e gli altri suoi vasti doniinj di Spagna, Italia, Olanda, Fiandra, Belgio ed 
America a Filippo suo figlio. Fu principe attaccatissimo alla religione cattolica, d'in- 
corrotti costumi, di profonda politica. Morì nel 1558 in età di 58 anni nel convento 
di S. Giusto in Portogallo, dopo avere governato 38 anni. 

Filippo I di Sicilia, II di Spagna, figlio del precedente acclamato re di Sicilia in 
Messina il 1556. ebbe lo stesso spirito marziale del padre ma oppressore e feroce. 
Battè Enrico II re di Francia nella famosa battaglia di S. Quintino, ed i Mori in 
Africa. Fu ammirevole sotto il suo governo il viceré duca d' Ossuna, perchè pro- 
tettore de' letterati. Prese quattro mogli , e dopo 24 anni di regno mori in Madrid 
il 1598. in età di anni 71 succedendogli il di lui figlio 

Filippo II di Sicilia, III di Spagna, nato dalla quarta moglie Anna d'Austria figlia 
dell'imperatore Massimiliano IL Dopo la morte del padre prosegui continuando la 
guerra contro r Inghilterra e l'Olanda, ricluedendo i consueti sussidii. Egli abban- 
donò il governo di Sicilia nelle mani del duca di Olivares. Sposò Margherita d' Au- 
stria figlia dell' arciduca Carlo . procreando Fihppo. Morì in Madrid nel 1621 in 
età di anni 41, e dopo 23 anni di regno. 

Filippo III di Sicilia, IV di Spagna, salì al trono in età di anni 16 e alla sua volta 
proseguì la guerra di Francia e di Olanda, comimque le finanze ristrettissime e la 
peste nuovamente qui inferocito avesse. Indi stabilì perpetua pace colla Francia, 
sedò molti torl)idi in Sicilia, per cui gii fu eretta una statua in bronzo i nel piano 
del real palazzo in Palermo. Ebbe due mogli. Isabella di Borbone figliuola del grande 
Enrico IV re di Francia e di Maria de' Medici, Maria Anna d'Austria figliuola dello 
imperatore Ferdinando III, e di Maria sorella dello stesso Filippo IH. Governò 45 
anni, cessando di vivere in Madrid nel 1665 in età di anni 61, lasciando il trono 
al di lui figlio Carlo nato da INIarianna d'Austria. 

Carlo II che sah al trono in età di anni 4 sotto la tutela della madre Marianna 
d'Austria. Fu principe dabbene religioso, liberale senza fasto. Nel suo regno la Si- 
cilia fu travagliata da gravi calamità; finalmente nel 1700 anno di carestia cessò 
di vivere in Madrid in età di 38 anni e dopo 34 di regno, senza aver prole, la- 
sciando per testamento suo erede il nipote Filippo Borbone Duca d'Anjou secondo 
genito di Luigi Delfino figlio del re di Francia Luigi XIV, e di Maria Teresa d'Au- 
stria sorella di Carlo II, in cui si estinse fra i monarchi di Spagna e Sicilia il primo 
ramo della casa d' Habsbourg, che regnò in Siciha 184 anni ed ebbe cinque re. Si 
armava con uno scudo inquartato e contr' inquartato; 

n primo gran quarto inquartato, 1° e 4° rosso con un castello d'oro sormon- 

1 Oggi a causa della rivoluzione del 1848 trovasi convertita in marmo. 



41 

tato da tre torri pur d' oro, chiuso d' azzurro, murato di nero che è di Castìglia; 2° 
e 3° d' argento, con un leone rosso coronato che è di Leone. 

Il secondo gran quarto partito: nel 1° d'oro, con quattro pali rossi che è di 
Aragona; nel 2° in croce di S. Andrea il capo e la punta d' oro, con quattro pali 
di rosso, ed ai fianchi d' argento, l' aquila nera coronata che è di Aragona Sicilia, 
diviso d' argento con una croce potenziata d' oro, accantonata da quattro crocette 
potenziate, d'oro che è di Gerusalemme; sopra il tutto d'argento con cinque scudi d'az- 
zurro situati in croce, caricato ciascuno da cinque hisanti d'argento e la bordura 
di rosso, con sette castelli d' argento, che è di Portogallo; 

Il terzo gran quarto diviso: nel 1° rosso, con una fascia d'argento, che à^ Austria 
nel 2° bandato d'oro e di azzurro di sei pezzi, e l'orlo di rosso, che è di 'borgogna 
antica; 

Il quarto gran quarto diviso: nel P d' azzurro sparso di gigli d' oro e la bordura 
composta d' argento e di rosso che è di Borgogna moderna; nel 2° nero, con un leone 
d' oro linguato e armato di rosso, che è del Ducato di Brahante; in punta innestato 
d'oro, con una granata verde, aperta di rosso che è di Granata; e sopra il tutto 
partito : nel 1° d' oro con un leone nero coronato linguato e armato di rosso, che 
è di Fiandra; nel 2° d' argento, con im" aquila rossa coronata armata unghiata di 
oro che è Marchionatus Sacri Impérii, parte del Ducato di Brahante. 

Lo scudo contornato del collare del Toson d'Oro, i e sormontato da Corona reale; 
supporto un'aquila nera coronata con le ali abbassate. Tav. VI. i. 

CASA BORBONE DI SPAGNA. 

Filippo IV di Siciha, V di Spagna, duca d' Anjou figlio di Luigi Borbone delfino di 
Francia e di Maria Teresa d' Austria sorella di Carlo II per di cui testamento ere- 
ditò le due corone di Spagna e SicUia. 

L'Imperatore Leopoldo gli contrastò la successione alla corona di Spagna, che 
doveasi a suo fìgUo l'arciduca Carlo d'Austria. Sostenne dodici anni di guerra ri- 
sultando vittorioso. Alla fine pel trattato d'Utreht il I7I3, dovè cedere la Sicilia 
a Vittorio Amedeo di casa Savqja; indi riconquistatala nel 1717 ne fece cessione 

1 Questo grande e celebre ordine uno dei più illustri della cristianità fu fondato a Bruges il 10 gennaro 1429 da Filippo III 
detto il buono duca di Borgogna, in occasioue del suo matrimonio con Isabella di Portogallo. Estinta la casa di Borgogna que- 
st'ordine passò in quella d'Austria per il matrimonio di Maria figlia unica di Filippo il temerario con Massimiliano imperatore 
d'Austria. Carlo V lo trasmise ai re di Spagna suoi successori; ma dopo 1' estinzione di quest'ultimi, Carlo VI d'Austrin ne as- 
sunse la gran maestria dell' ordine. Intanto Filippo V di Spagna si ostinò a volerlo conservare perse e a dispensarne le insegne. 
Finalmente dopo alquanti anni di negoziati si posero d' accordo e variandone in qualche modo gli ornamenti accessorii comin- 
ciarono essi ed i loro discendenti a dispensarlo. 



42 

al suo figliuolo Carlo nato da Elisabetta Farnese seconda moglie, avendo in prime 
nozze sposata Maria Luisa Gabriella di Savoja figlia del re Vittorio Amedeo madre 
del re Luigi I e di Ferdinando VI monarca delle Spagne. Finalmente dopo 15 anni 
di regno in età di 62 anni morì improvvisamente in Madrid a 9 luglio 1740. 

L' arme della Real Casa Borbone di Spagna e Sicilia era uno scudo inquartato. 

Il primo' gran quarto inquartato: 1" e 4° di rosso, con un castello d'oro sor- 
montato da tre torri pur d' oro, chiuso d' azzurro murato di nero che è di Castiglia 
2° e 3° d'argento, con un leone coronato di rosso, che è di Leone; 

n secondo gran quarto partito: nel 1° d'oro con quattro pali di rosso che è di 
Aragona; nel 2° inquartato in croce di S. Andrea il capo e la punta d'oro, con 
quattro pali di rosso, ed i fianchi d'argento con l'aquila nera coronata che è di 
Aragona Sicilia; 

Il terzo gran quarto, diviso: nel 1° di rosso con fascia d'argento, che è à' Au- 
stria; nel 2" bandato d' oro e d' azzurro di sei pezzi, e la bordura di rosso che è di 
Borgogna; 

Il quarto gran quarto diviso : nel 1° d'azzurro sparso di gigli d' oro e la bordura 
composta di argento e di rosso che è di Borgogna moderna; nel 2° di nero con un 
leone d' oro linguato ed armato di rosso che è di Bracante. Sopra il tutto d'azzurro 
con tre gigli d' oro che è di Francia. Lo scudo contoi^nato del collare del Toson di 
Oro e sormontato da Corona reale; supporto un'aquila nera coronata con le ali 
abbassate. Tav. VI . 2. 

CASA DI SAVOJA. 

Vittorio Amedeo II duca di Savoja figlio di Carlo Emmanuele II e di Maria Gio- 
vanna duchessa di Nemours, ottenne la Siciha per il trattato d' Utreht; e fa coro- 
nato in Palermo a 24 dicembre 1713. 

Qui contese per la regia monarchia col Papa che interdisse la Sicilia eccitando 
gare, disserzioni e tumulti. Dopo un breve e turbulentissimo regno di anni cinque 
dovette perdere la Sicilia riconquistata daUe armi spagnuole e riparare in Torino, 
ricevendo in compenso il regno di Sardegna. Fu principe politico manieroso vigi- 
lante e intento a promuovere il bene del regno. Cessò di vivere in Torino nel pa- 
lazzo di Moncalieri nell'età di anni 66, il 31 ottobre 1732. La Casa di Savoja è 
la più antica tra le case Sovrane di Europa avendo origine da C/'r»5(?rifo delle Bianche 
mani che viveva nel decimo secolo fialio di un Beroldo Bertoldo della casa di 
Sassonia viceré d'Arles e conte di Morienna, il quale era figlio di Ugo marchese 
d' ItaUa. Quindi per circa nove secoli cioè in 26 generazioni questa illustre famiglia 



43 

à dato 38 principi quasi tutti o per virtìi cittadine o per valore militare commen- 
de voli. 

Il suo stemma è uno scudo inquartato e contr' inquartato. 

Il primo gran quarto inquartato: 1* d'argento, con una croce potenziata d'oro 
cantonata da quattro crocette potenziate dell' istesso metallo che e di Gerusalemme: 
2° fasciato d' argento e d' azzurro, di 8 pezzi con im leone rosso armato linguato 
e coronato d'oro broccante sul tutto che è di Liisignano; 3° d'oro con un leone 
rosso armato e coronato d'oro, che è d'J.nnejwa; 4° d'argento con un leone rosso 
armato e coronato d'oro linguato d'azzurro e la coda biforcata che è di Luxem- 
hurgo. 

Il secondo gran quarto partito: nel 1° di porpora, con un poledro contornato e 
cigliato d' argento che è di West falla ; nel 2° fasciato d' oro e di nero , di 8 pezzi 
con una corona schiacciata verde situata in banda, e broccante sul tutto che è di 
Sassonia, alle quali armi è innestato un campo d' argento con tre puntali di spada 
che è d' Aììgria; scudetto d' argento con una croce rossa contornata da quattro teste 
di moro nere attortigliate d' argento che è di Sardegna, quale scudetto fu aggiunto 
quando la casa di Savoja ottenne il possesso di quest' isola in compenso della per- 
dita della Siciha, e che noi abbiam esposto per completare lo stemma di Casa Sa- 
voja attuale regnante. 

n terzo gran quarto partito: nel 1° d' argento, sparso di biglietti neri ed un leone 
armato e linguato di rosso broccante sul tutto che è del Chiahlese ; nel 2° nero, 
con un leone d' argento armato e hnguato di rosso che è di Aosta; 

n quarto gran quarto partito: nel P rosso con la croce d'argento, diviso con 
cinque punte d'oro equivalenti con quattro d'azzurro che è di Genova; nel 2° di 
argento, al capo rosso che è di Monferrato, in punta dello scudo innestato d'oro 
con un'aquila nera che è di Moriana. Sopra il tutto d'oro con un'aquila nera, al 
volo spiegata coronata d'oro caricata nel petto d'uno scudo di rosso, con la croce 
d' argento, che è di Savoja, i lo scado contornato del collare dell' ordine supremo 
dell'Annunziata, Corona reale, cimata da croce trifoghata; supporto due leoni. 
Tav. vi. 3. 



1 Anticamente l'arme di casa Savoja era un'aquila nera in campo d'oro; e fu il grande Amedeo che la cambiò con la croca 
de' Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme in memoria del gran soccorso che mandò in Rodi mentre era assediata dai Tur- 
chi; per questo si veggono frapposte nel collare dell'arme le lettere F, E, R, T, che significano: Fortitudo Ejus Rodum Te- 
li uit. 



44 

CASA D'AUSTRIA. 

Carlo III fra' re di Sicilia, VI fra gl'imperatori d'Austria, figlio dell'imperatore 
Leopoldo I e di Eleonora di Neoburg , spedì un esercito di diciotto mila uomini 
sotto il comando di Claudio Florimond conte di Mercy, che venne a sanguinose 
battaglie con l' esercito spagnuolo del marchese di Leide, e bentosto si rese padrone 
di tutta la Sicilia, avendo il Leide dal suo re comando di cedere all' Austria l' isola. 
Carlo VI fu principe saggio e benellco; fece confermare dal Papa Benedetto XIII il 
privilegio della legazia apostolica come prerogativa inerente al trono di Sicilia; 
adoperò tutta la sua politica per fare riconoscere la prammatica sanzione che alla 
sua morte non fa rispettata e produsse la guerra. Finalmente dopo la vittoria di Bitonto 
riportata dall'esercito spagnuolo comandato dall'Infante Carlo e dal conte di Mon- 
temar, Carlo VI fu obbligato restituire alla Spagna la Sicilia il 1734. Morì in Vienna 
ai 20 ottobre 1740 dopo aver regnato anni quattordici. Con questo principe cessò 
di regnare in Sicilia l'eccelsa casa d'Habsbourg, ceppo della quale fu Rodolfo d'Hab- 
sbourg 1 poi imperatore di Germa nia nella storia riuomatissimo , che trae origine 
da Gentramo il Ricco conte d'Alsazia nel 917. L' ultima rampollo fu Maria Teresa, 
la quale maritatasi con Francesco di Lorena fece sì che questa illustre casa m. atto 
regnante le possessioni di quella ereditasse. 

L'arme di questa casa Imperiale e Reale in Sicilia era uno scudo inquartato. 

Nel I" quarto rosso un castello d'oro sormontato da tre torri, chiuso d'azzurro, 
murato di nero che è di Castiglia; nel 2° d'argento con un leone coronato di rosso 
che è di Leone; nel 3° d'azzurro sparso di gigli d'oro che è di Francia; nel 4° in- 
quartato in croce di S. Andrea, il capo e la punta d'oro con quattro pali di rosso, 
ed ai fianchi d'argento l'aquila nera coronata che è di Sicilia; sopra il tutto rosso con 
una fascia d'argento 2 che è à' Aiistria; Corona imperiale; lo scudo contornato del 
collare dell'ordine del Toson d'Oro. Tav. VI, 4. 

CASA BORBONE. 

Carlo IH di Spagna, IV di Sicilia, fighe di Filippo di Spagna e di Ehsabetta Far- 
nese, dopo la vittoria riportata su gì' imperiah passò trionfante in Sicilia, che a lui 
ubbidendo gli diede la corona nel Duomo in Palermo il 3 luglio del 1755. Questo 
principe era bello della persona e del volto, valoroso in armi, lilierale, benefico, e 



■ 1 Hasbourg, castello nella Svizzera edificato nel 1020 da Radebot nipote di Gentramo il Ricco. 
2 L'anno 1191 dopo la presa di Tolemaide sì portò dal campo di Battaglia la casacca bianca del valoroso Duca Leopoldo VII 
di Habsbourg, la quale essendo tutta intrisa di sangue, tranne il luogo dov' era la cintura, diede occasione a quest'arme. 



45 
quindi molto amato da' suoi sudditi clie eran lietissimi di vedersi indipendenti e non 
più soggetti a vasti e lontani regni. Parecchi monumenti abbiamo di sua larga ge- 
nerosità, tra' quali il sontuoso Albergo de' Poveri in Palermo. Governò sino al 1759 
in cui chiamato al trono di Spagna cede la Sicilia a suo tìglio terzogenito Ferdi- 
nando, nato da Maria Amalia di Sassonia figliuola di Federico Augusto III re di Po- 
lonia e di Maria Giuseppa d'Austria. Dopo 25 annidi regno nioin in Madrid il 1788. 

Ferdinando I tiglio del precedente instituito re di Napoli e di Sicilia per la rinunzia 
fattagli da- Carlo III a sei ottobre del 1759; si chiamò IV fra i re di Napoli e III 
fra quei di Sicilia. Egli durante 1' occupazione francese in Napoli cioè dal 1806, al 
1815 si trovò in Sicilia garentito dagl'Inglesi. Diede nel 1812 una costituzione ai 
Siciliani; ma nel 1815 ripreso il dominio del regno abolì la costituzione suddetta re- 
stringendo alla Sicilia i suoi privilegi. Nel 1816 unificando i due regni di Napoli e Sicilia 
prese il nome di Ferdinando I; ciò produsse un gran malumore ed eccitò la rivolu- 
zione del 1820 che fu vinta dall' Austria. Questo principe intanto die ottime leggi, 
abolì il tribunale d' inquisizione, e coli' ajuto di uomini sommi fondò l'Orto Botanico, 
la Specola ossia osservatorio astronomico nel palazzo reale, e l' Università degli Studii 
di Palermo. Prese in. moglie Maria Carolina d' Austria figliuola dell' Imperatore Fran- 
cesco di Lorena e di Maria Teresa d'Austria. Morì in Napoli il 1825, in età di 74 
anni, dopo averne regnato 65. Gli succede al trono il figlio 

Francesco I sovrano molto inchinevole alla pietà ed alla filantropia; nel suo breve 
regno di anni cinque eresse vari stabilimenti di beniflcenza, tra cui quello dei Matti 
e dei Projetti in Palermo. Prese due mogli, Maria Clementina d'Austria figliuola 
dell'imperatore Leopoldo II ed Isabella Borbone figliuola di Carlo VI re di Spagna. 
Morì in Napoli il 1830 in età di 53 anni, lasciando erede suo figlio 

Ferdinando II nato da detta Isabella; nel 1830 saliva un trono non poco sfiduciato 
e con finanze esauste, che furono tosto appianate mercè una saggia amministrazione. 
Coi primi atti del suo governo ispirati alle idee di vero progresso e discentra- 
mento ammmistrativo rianimò le speranze de' Siciliani; ma poco appresso sia perchè 
spaventato dalle conseguenze che da tali premesse potevano derivare, sia perchè 
frastornato da false suggestioni di pravi consiglieri, che circondandolo intimidivanlo, 
egli non fu mai sicuro del fatto suo, piegò all'assolutismo; lochè accrebbe il mal- 
contento nel popolo, e dispose la prossima caduta della sua dinastia. Del resto potè 
dirsi un Principe pio, severo e benefico. Ebbe due mogli Maria Cristina di Savoja 
figlia del re Vittorio Emmanuele I, e Maria Teresa d' Austria figha dell' Arciduca 
Carlo generale rinomatissimo nella storia. Mancò ai vivi nel 1859 afflitto da penosa 
malattia, che dubitasi prodotta da veleno in età di anni 49, dopo 29 di regno; suc- 
cedendo suo figlio 



46 " 

Francesco II nato da detta Maria Cristina, chiamata volgarmente la Santa per le 
di lei grandi virtù^ e die le meriteranno più tardi 1' onore degli altari. Questo sven- 
turato Sovrano perde la madre sin dall' infiinzia, tradito e mal consigliato appena 
asceso il trono in età giovanile da perfidi consiglieri, dopo un' eroica resistenza so- 
stenuta nella fortezza di Gaeta il 1861 cede all'impero della forza esulando. Sposò 
Maria Sofia di Baviera sorella dell'Imperatrice Elisabetta d'Austria. 

La casa Borbone regnò in Sicilia 125 anni, e die cinque re. Essa è una delle piti 
illustri Case Sovrane d'Europa, avendo avuto per ceppo Roberto il Forte Duca d' An- 
jou (864) discendente da Childebrando fratello di Carlo Martello re di Francia. Ella à 
regnato in Francia, nelle Spagne, nelle due Sicilie, e ne' ducati di Lucca e di Parma. 
Armandosi nelle due Sicilie con uno scudo interzato. 

n primo gran quarto diviso : nel 1° d' azzurro, sparso di gigli d' oro con lambeUo 
rosso di quattro pendenti che è di Francia; nel 2° d'argento, con cinque scudi 
azzurri situati in croce caricato ciascuno da cinque bisanti d' argento e la bordura 
di rosso con sette castelli d' oro che è di Portogallo. 

11 secondo gran quarto diviso: nel 1" inquartato di Castiglia e Leone, partito di 
Aragona Sicilia, (V. Tav. V.) nel 2'^ d'oro con sei gigli d'azzurro, situati 3, 2 e 1, 
che è Farnese. 

11 terzo gran quarto d' oro, con cinque torte di rosso situate in orlo, e in capo 
una più grande di azzurro, caricata da tre gigli d'oro situate 2 e 1, che è di To- 
scana. 

Sopra il tutto d'azzurro con tre gigli i d'oro situati 2 e 1, e la bordura di rosso 
che è r arme della real casa Borbone. Lo scudo è contornato de' collari degli or- 
dini del Toson d'Oro, Costantiniano, S. Gennaro, S. Ferdinando, S. Giorgio deUa 
Riunione. — Corona reale. Tav. VI.s. 

Per gli avvenimenti del 1860 la Sicilia passò sotto lo scettro di Vittorio Enima- 
DUeie II di casa Savoja principe guerriero e liberale proclamato re d'Italia con ple- 
biscito dei 21 ottobre 1860. 



1 I gigli, che al numero di tre imitano il modello della Trinità increata, il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo e che tutti 
tra insieme fanno un Dio, sono il simbolo ed il carattere del regno di Francia — Edmond Gamurron, Cassette (ìe Saint Louis. 



DIZIONARIO 



DI 



FAMIGLIE NOBILI SICILIANE 



INDICANDO 



LE ORICxINI LE CxLORIE IL BLASONE i 



Abbadclli o Abbatclli — Secondo Inveges no- \ 
biliario ec. questa famiglia proviene 
da Lucca, trapiantata in Palermo da 
un certo Dulcio Ahhatelli il 1237 sotto ! 
l'imperatore Federico II. Il Villabianca 
dice che nel 1431 un Giovanni Abba- 
telli corrottamente Patella per 40 mila 
fiorini d'oro comprò da uno de' Mon- 
eada la contea di Cammarata; acquistò ' 
le baronie o feudi di Pietra e Cefalà, 
e secondo il Muscia — Sicilia Nohilis — , 
una metà della gabella de' frutti di Pa- 



lermo. Occupò le prime cariche dello 
stato, imparentò con la nobilissima fa- 
miglia dei Chiaramonte, e suo figlio 
Federico il 1451 venne investito del 
titolo di conte di Cammarata, come 
i\\.ÌYei\jure aereditario materno di quel- 
r altro della contea di Modica. Dopo 
varie successioni il detto stato di Cam- 
marata passò ad una Margherita Ab- 
batelli e Branciforte, che sposò lo zio 
Conte Federico Branciforte capitan ge- 
nerale. Ma poiché questi nemico del 



1 I cenni storici il:i. noi riportali non aeuipre saranno comiileti; ciò devosì parte all'oscurità, parte alla scarisezza e penuria 
dellH notizie apprestateci, e parte moltissima alla non cnranza delle famiglie che non liau mica risposto al nostro appello non 
solo, ma talora al nostro personale invito. Notizie apocrife abbiam dovuto sdegnosamente rigettare, siccome quelle che deturpano 
r opera. 

l'er quanto poi concerne il blasone di talune famiglie, trovatolo discorde abbiamo creduto conveniente attenerci al Jlinutoli, 
Ormi Priorato di ifalta in Messina, siccome l'autore pili accreditato per la severità delle pruove di nobiltà fatte pria dell'am- 
missione a queir Ordine, non che all'opera inedita del Villabianca, raccolta di merito non indifferente. Del resto non mancheremo 
giammai di tener d'occhio gli antichi usi di famiglia, quali ci è stato facile rilevare da lapidi quando sepolcrali e quando in fronte 
a' portoni di antiche case baronali in città e nelle ville. 

Inline crediamo degno di onorata ricordanza il nome del professore Antonio Lomonac.o per le solerti cure im|iiegate nella 
collaborazione del presente Dizionario — L' Autokk. 



48 

viceré Ugo Moncada iruvossi implicato 
nella cospirazione di Leofante ed Im- 
peratore nel secolo XV, e n'ebbe il capo 
mozzo; così la Margherita passando a 
seconde nozze sposar volle un Blasco j 
Branciforte, siccome colui che a tali ' 
sollevazioni opposto si era. N'ebbe un ]' 
figlio Girolamo, letterato di vaglia, di 
cui V. Moreri, Mongitore, Crescenzi. 
Quindi la prima linea AbbatelU si estinse 
in Margherita, mentre sappiamo un ra- 
mo di tal famiglia esistere in Catania. 
È notabile come oggetto d'arte la 
di lei antichissima turrita casa che poi 
divenne monastero della Pietà, dove si 
scorge lo stemma della famiglia, che 
gli autori uniformemente armano: cam- 
po d'oro con un grifo nero rampante. — 
Corona di conte. Tav. VII.i. 
Abbate o Abbati — Questa famiglia al dir 
di Mugnos , discende da Papiro ca- 
valiere romano , il quale rinunziato 
al figlio Ascanio le sue possessioni 
ritirar si volle nel monastero di Mon- 
tecassino con vestir 1' abito religio- 
so ; né andò guari che fu fatto Ab- 
bate da quei monaci. Indi morto il di 
lui figlio senza prole, depose l'abito 
e nuovamente prese moglie; perlocchè 
i figli suoi furon detti dell'Abbate. 

Taluno di essi fé passaggio in Si- 
cilia, propriamente quel ramo che fio- 
riva in Milano; si vuole fosse stato un 
Enrico Abbate tesoriere dell'impera- 
tore Federico II 1229, qui venuto col 
carico di visitator generale. Il Fazello 
poi riporta questa famiglia all'epoca 



l\A vespro e cita un Palmerio compa- 
gno del Precida. 

Checché né sia il "S^illabianca — >S'/- 
cilid Nobile — ne tesse un grande elo- 
gio dichiarandola di Sicilia antichissi- 
ma, non che posseditrice di Favignana, 
Carini, Gibellina, Ucria, Cefalà, Badia, 
Cudia, ec. stati e feudi che per varie 
circostanze in altre mani passarono. 

Essa da Palermo diramossi in Mes- 
sina, Catania, Monte S. Giuliano col 
vanto di portare nel suo seno capitani 
giustizieri, senatori, cavalieri geroso- 
limitani, ed anche un Santo qual fu il 
glorioso S. Alberto frate dell'ordine 
di Monte Carmelo, figlio del cavaliere 
Benedetto Abbate, e di Giovanna della 
nobihssima prosapia dei Palizzi. Il Vil- 
labianca segue la linea sino ad Ignazio 
Vincenzo Abbate che nel 1723 s' inve- 
sti del titolo di marchese di Longarini. 
Si arma secondo gli autori concordi: 
campo diviso verde e di argento. — 
Corona di marchese. Tav. VII. 2. 

Abbadessa — Antica nobile famigha fioren- 
tina, di essa ricorda Mugnos essere in 
Palermo venuto sotto Federico III un 
tal Nicolò qual regio percettore, che 
fu poi governatore della Camera Re- 
ginale. I suoi discendenti Corrado e 
poi Andrea sotto Carlo V governarono 
Vizzini — -Leva per armi: campo tagliato 
d'oro e di rosso. Tav. VII. 3. 

Abbracciabene — Famiglia oriunda romagnola 
oggi estinta, dice il Savasta — Caso di 
Sciacca — Venne in Palermo sotto Lu- 
dovico d'Aragona; indi passò in Sciacca 



ove in fatto di partiti tennesi neutrale, 
Poscia uno degli Abliracciabene al 
dir di Mugnos con truppe proprie nel 
1344 in difesa del re prese in ]\Ies- 
sina il forte del Salvatore. Occupò di- 
stinte cariche; ed un Davide suo suc- 
cessore sotto Federico III pe' suoi glo- 
riosi servizii venne investito del titolo 
di barone del feudo Scanzatinni; e 
quindi possedette non pochi altri vi- 
stosissimi beni. 

Armasi secondo il detto Savasta: 
campo d' oro con un leone rosso che 
abbranca una colonna al naturale. — Co- 
rona di barone. Tav. VII. 4. 
Abbrandici — Armasi giusta il Villabianca: 
campo azzurro con una banda merlata 
d' oro, affiancata da quattro stelle con 
sei raggi dell' istesso metallo, situate 
una in capo e tre in punta. Tav. VII. 7. 
Abela, Abella — Secondo Mugnos questa fa- 
miglia proviene di Spagna, passata in 
Sicilia nel 1282 epoca del Vespro; e 
fu Ferrare Abela che pei suoi servizii 
ebbe in dono l' isola di Malta; ma Fe- 
derico II ne lo scacciò. Nondimeno 
i suoi figli ebbero in compenso i feudi 
di Giaesi e le castellanie di Agirò e di 
Raginelgi, non che la capitania di Pa- 
lermo, 1360. Di là una genealogia sino 
ai tempi del prefato scrittore. 

Vanta ella de' cavalieri di Malta, e 
tra questi un fra Giovan Francesco 
Abela Commendatore Gerosolimitano, 
il quale nel 1647 pubblicò in Malta 
un' opera intitolata — Descrizione di 
Malta. — Un ramo esiste in Siracusa. 



49 

Si arma secondo Minutoli: campo 
azzuro- con un capriolo d'oro accom- 
pagnato in capo da tre stelle pur d'oro 
con sei raggi situate in fascia — Seb- 
bene Mugnos l'arma con due fucine 
di fuoco in campo azzurro. — Corona 
di barone. Tav. VII. 5. 

Abramo — Nobile famiglia Siciliana che al 
dir di Mugnos possedè per molto tempo 
la baronia di Carcaci — Si arma: campo 
di argento con tre bande rosse. — 
Corona di barone — Tav, XV. 1. 

Abrignano — Per come afferma il Mugnos 
è una famiglia oriunda Ravennate, che 
. nel 1316 passò in Napoli ed in Sicilia 
ove riparò a causa dei partiti guelfi e 
ghibellini bianchi e neri. Il primo ceppo 
siciliano fu un Maurizio che si stabilì 
in Trapani, ivi notato per le sue belle 
qualità nella maestra de' nobili, occu- 
pando i maggiori ufficii. Suo figlio Fran- 
cesco nel 1428 fu giurato, indi capi- 
tano giustizierie, cariche che occupa- 
rono in Sicilia solamente i nobili. 
Nei fasti di tal famiglia si ricordano 
un Enrico nel 1335 investito della ba- 
ronia di Regalmuto, un altro Enrico, 
dare Giovanni fatto vicario generale 
d' armi nella valle di Mazzara; un Giu- 
seppe, che nel 1528 da Carlo V ebbe 
conferita la baronia delle Saline di Tra- 
pani; un Ottofredo barone di Scam- 
maria nel 1635, ed infine un Antonino 
fondatore della commenda di S. An- 
tonio di Abrignano nel 1645 in Pa- 
lermo. 

Si arma : campo rosso con un ca- 



50 

stello d'oro sormontato da tre torri 
dell' istesso metallo. — Corona di ba- 
rone. Tav. vii. 13. 

Abrugnale — Antica e nobile famiglia di Mes- 
sina, ove fiorirono al dir di Mugnos Sai- 
vitto Abrugnale, barone del Ponte di 
Agrigento ed altri illustri gentiluomini 
armandosi : campo rosso con una bro- 
gna d' argento — Corona di barone, 
Tav. XV. 2. 

Accascina — Nobile famiglia di Pisa, ove godè 
i carichi di Priore ed Anziano, come 
riferisce Mugnos. Indi passò sotto il re 
Alfonso di Aragona in Palarmo e vi 
tenne supremi uiBcii e più volte la di- 
gnità senatoria. Fiorirono di tal fami- 
glia Fra Giovanni d' Accascina cava- 
liere Gerosolimitano nel 1444, e Fra 
Geronimo cavaliere di Malta nel 1590. 
Armasi: campo rosso con un'aquila 
d'oro. Tav. XV. 3. 

Accìajoli — Secondo il Villabianca si arma: 
campo d' argento con un leone nero. 
Tav. VII. 10. 

Accomodo — A dir del IMinutoli è una fa- 
miglia nobile di Palermo, primo a rap- 
presentarla fu un Vincenzo nel 1459, 
1° C. Giudice della Corte Pretoriana. 
Si arma secondo il Minutoli: campo 
azzurro con una fascia d'oro, dalla quale 
sorge un braccio di guerriero che im- 
pugna una spada con la punta rivol- 
tata, ed accompagnato all' angolo sini- 
stro del capo da una stella d" oro con 
sei raggi Tav. VII. 11. 

Aceto — Famiglia normanna, incominciata 
in Sicilia da Roberto de Aceto conte 



di Aucense marito di Matilde figlia del 
conte Ruggiero ; lochè viene confer- 
mato da un privilegio del 1093 in per- 
sona del cennato Roberto, che il conte 
Ruggiero chiama suo genero; altri pri- 
vilegi attestano l' antica nobiltà di que- 
sta famiglia non che i carichi eminenti 
occupati, i titoli ed onori. Sotto Fe- 
derico II e Pietro II d' Aragona si di- 
stinse un Giacomo e sotto il re Alfonso 
un Giovanni. Cosi il Mugnos, Planzone, 
e l'Hermite de Soliers, che l'arma: 
campo diviso d'oro e di nero con un 
leone dell' uno e dell' altro. — Corona 
di conte. Tav. VII. n. 

Acono — Nobile famiglia aragonese. Il primo 
che venne a trapiantarla in Sicilia fu 
Giovanni de Acono al seguito di re 
Martino, dal quale si ebbe pe' suoi gran 
servizii militari la baronia di Cama- 
stra, come riferisce il Zurita nei suoi 
Annali e riporta il Mugnos, arman- 
dola: campo verde con cinque conchi- 
glie d' oro situate in croce di Sant'An- 
drea. — Corona di barone. Tav. XV. 4. 

Accoranibono — Il Villabianca l'arma: campo 
diviso d'oro e di rosso con un grifo 
rampante dell'uno e dell'altro. T. VII. 12. 

Acquavi va — Famiglia napolitana che Mu- 
gnos sull'autorità di Ansehno Brac- 
ciano fa derivare dalla stirpe de' duchi 
di Baviera, passata in Italia con Car- 
lomagno. Vejane portata in Sicilia nel 
1195 da un Rinaldo ed un Fortebraccio 
fratelli che militarono in favore dello 
imperatore Enrico svevo, da cui otten- 
nero i castelh e le terre di Giarratana 



e Buccheri in Sicilia, tolte a Leone 
d'Atri e Giovanni Leontini ribelli. Un 
Federico edificò Augusta sulle rovine 
dell'antica Centuripe 1229; un Forte- 
braccio figlio di Rinaldo parteggiando 
pei Francesi fu trucidato con tutta la 
sua famiglia, non restando che un Luigi 
di lui fratello, che si caso in Lentini; 
di là una nuova linea. Armasi: campo 
d'oro con un leone azzurro. T. VIILi. 

Ada — Il Villabianca l'arma: campo d'oro 
con un castello nero sormontato da un 
uomo armato, che tiene nella man de- 
stra una bandiera di quattro scacchi 
d' argento e d' azzurro, caricata da una 
crocetta rossa; e accompagnata nello 
angolo destro del capo da una stella 
d' oro con sei raggi la porta guardata 
da uomo armato. Tav. VIL is. 

Acquino o Aquino — Dal Mugnos rileviamo 
essere stata una grande famiglia ita- 
liana; quella da cui ebbero origine un 
Anicìa romana madre di consoli ed 
imperatori; e la famiglia Frangipane 
e Summucula che per lo stato di Aquino 
lasciò il cognome di Summucula. Il 
primo a passare in Sicilia sotto Fede- 
rico II fu un Landolfo bandito dal re 
Roberto. Si caso in Palermo con una 
signora della famiglia Filingieri, ramo 
che durò sino a Carlo V. Una branca 
poi fiorì in Messina, derivante da' conti 
di Belcastro, e fu un condottiero chia- 
mato Alfonso che lasciò de' figli. 

Leva per armi secondo il citato au- 
tore:, uno scudo inquartato; nel 1° e 
4" campo rosso con tre bande d'oro; nel 



51 

2° e 3° diviso d'argento e di rosso con 
un leone dell'uno e dell'altro T. VII. u. 

Acugna — Al dire d'Inveges famiglia oriunda 
spac/nnola , o meglio castigìiana de- 
scritta da Lopez che vi appartenea. H 
piti antico ceppo fu un Contzen, ramo 
che passò in Sicilia col Conte Ferdi- 
nando d'Acugna che fu Viceré nel 1488 
morto in Catania. Da lui un Luigi 
sposato ad Isabella Cruyllas erede della 
baronia di Francofonte; il quale si ebbe 
una figlia a nome Diana sposata ad 
uno de' Moncada, ove in fine si estinse 
la flmiiglia Acugna. Il Mugnos ed il 
Villabianca confermano la stessa cosa. 
Armasi secondo Inveges: campo d'oro 
con nove banderuole azzurre situate 
3, 3 e 3 e la bordura di rosso cari- 
cata da sette castelli d'oro. — Corona 
di conte. Tav. VII.s. 

Adamo — Nobile famiglia ^omèarc?a portata 
in Sicilia giusta il Mugnos da Childe- 
perto condottiero di 300 fanti a' ser- 
vizii di Pietro I d' Aragona, stabilen- 
dosi nella città di Messina. In essa fio- 
rirono un Antonio nipote del prece- 
dente uno de' consiglieri di re Mai'tino 
Giovanni barone di Cefalà, conserva- 
tore del Tribunale del R. Patrimonio 
Promastro Giustiziere del regno, molto 
favorito dal re Alfonso; una Celestria 
fondatrice di un monastero di donne 
in Caltagirone; un Giangiacomo capi- 
tan d'arme del regno e regio castellano 
di Caltagirone; Un Giacomo cavaliere 
gerosolimitano, ed altri illustri, che 
furono giurati di Noto — Leva per armi: 



52 

secondo Mugnos: campo rosso, con una 
fascia d'oro accompagnata in capo da 
un leone passante dell' istesso metallo, 
ed in pmita tre da stelle d'argento con 
sei raggi male ordinate 1 e 2; lo scudo 
sormontato da Corona di barone. Ta- 
vola Vili. 2. 
Ademari — Il solo Mugnos che ne parla dice 
essere una delle principali famiglie no- 
bili di Firenze. Nel 1262, Pietro e Bo- 
naccorso Ademari indussero Corradino 
svevo all' acquisto de' suoi regni soc- 
correndo i Guelfi di Firenze. Poscia 
un Manno figlio di Pietro venne da 
Napoli in Sicilia a' servizi di Federico 
Secondo, il quale gli conferì il governo 
della città di Termini. Ebbe il feudo 
di Maeggi nel territorio di Siragusa. 
Continua la successione sino a Nicolò. 
Armasi secondo Mugnos: campo diviso 
d' oro e d' azzurro. Tav. VII. le. 

Ademonia — Antica famiglia sveva al dir di 
Mugnos, portata in Sicilia da Landolfo 
Ademonia ai servizi! di Enrico VI im- 
peratore da cui si ebbe pei suoi ser- 
vizii militari la Castellania di Castel- 
lamare di Palermo, ed il governo delle 
fortezze del regno. Egli si stabilì in 
Palermo, ove fondò la sua famiglia, 
della quale fiorirono Enrico che fu Se- 
natore^ e Nicolò che molta parte si 
ebbe a scacciar dall'isola i Francesi. 
Leva per armi: campo d' oro con un 
leone rosso , che tiene con le zampe 
anteriori un'aquila nera. Tav. XV. 5. 

Adìnoliì — Famiglia sveva come riferisce Mu- 
gnos passata in Sicilia con l'impera- 



tore Enrico VI. Un Lanfranco Adinolfi 
pei suoi servizii ottenne dal citato im- 
peratore la custodia ed il governo della 
città di Catania. Il di lui figlio Giovanni 
fu scudiero dell'imperatore Federico II 
e si rese progenitore di molti virtuosi 
e valorosi baroni; perlocchè questa fa- 
miglia vantasi tra le antiche feudatarie 
di Sicilia. Armasi : campo d' argento 
con una spada ed una palma verde si- 
tuate in croce di S. Andrea, accom- 
pagnate da 'quattro stelle rosse poste 
ima in capo una in punta, e due ai fian- 
chi. -^ Corona di barone. Tav. XV. e. 
Adonnino — Giusta i rapporti del chiarissimo 
Villabianca fu questa patrizia famiglia 
messinese oriunda da un' altra detta 
Donnino di Firenze e che presenta il 
titolo di conte. Il primo ad esserne 
investito fu un Andrea Adonnino, al dir 
del Mongitore, valente letterato, che 
pe' suoi talenti occupò importanti ca- 
richi. Indi la famigha acquistò feudi 
ed altro; sicché trovasi ascritta nella 
maestra de' nobili di Messina, e conta 
qualche cavaliere di Malta. Sappiamo 
in oltre che ella possedè le baronie di 
Pileri e Suttafari, non che il titolo di 
duca deUa Catena il 1748. Nel supple- 
mento del Villabianca troviamo Tom- 
maso Adonnino morto il 1764 che vien 
seguito da Giovambattista investito il 
1775. Intanto si sa che detto Tom- 
maso fé acquisto de' due feudi Can- 
ticaglione e Finocchiaro, un tempo di 
Casa Bugilo col mero e misto impero. 
Un ramo di essa trovasi in Licata 



e precisamente quello del conte Adon- 
nino. 

Si arma secondo il detto Villabianca: 
campo azzurro con un leone coronato 
d'oro che tiene un tizzone acceso con le 
zampe anteriori. — Corona di conte. 
Tav. vii. a 

Alllillo — Pria de' Normanni, al dir. di Mu- 
gnos , questa ricchissima famiglia da 
Roma passò in Napoli acquistando gros- 
se terre. Il primo fu Bartolomeo ai 
servizi di Federico II imperatore; da, 
lui una discendenza sino a Pandolfo, il 
quale essendo a' servizi di re Giacomo 
recossi in Sicilia, ove per le sue heUe 
virtù militari meritò la concessione di 
ricchi feudi. Si caso in Palermo con 
la figlia di Guglielmo Póntecorona. Di 
là un' altra discendenza , nella quale 
incontriamo uomini illustri, che oc- 
cuparono i primi carichi dello stato; 
tra gli altri un ]\Iarchisio di Afflitto 
e Morso primo principe di Belmonte;, 
qual feudo fu antico apponnaggio della 
sua famiglia sin dal 1439. L'Inveges 
volendo un pò piti alto spingere le sue 
ricerche trova che un Placido Romano 
maestro dei cavalieri dell'imperatore 
Tra) ano divenuto cristiano fu martiriz- 
zato; perlochè i suoi figli furono detti 
àeìY Afflitto : indi riferisce ciò che di 
sopra abbiamo amiunziato. Vanta molti 
cavalieri di Malta. 

Armasi secondo il Minutoli: campo 
rosso con un albero di palma d'oro ac- 
costato da due pavoni del color natu- 
rale. — -Corona diprincipe. Tav . Vili. 4. 

Agaldi iDgaldi — Famigha^yeya che, al dir 



53 
di Mugnos passò in Napoli e in Sicilia 
con l'imperatore Enrico VI. Possedè 
l'isola d'Ischia, la signoria di Car- 
bonara, altre terre e baronie. 

Armasi: campo azzurro, e di sotto 
onde marine con tre uccelli Gaipa d'ar- 
gento che mirano un sole d'oro movente 
dall' angolo sinistro del capo. — Co- 
rona di barone. Tav. XV. 7. 

Agari— Armasi secondo il Villabianca: campo 
rosso con una fascia d' argento, cari- 
cata da tre bisanti rossi, accompagnata 
nel capo da una stella d' argento con 
sei raggi. Tav. Vili, a 

Agello Ajello — Al dir di Mugnos è questa 
un,' antica famigha palermitana, aven- 
dola trapiantata in Sicilia un Matteo 
d' Ajello regio notaro del re Guglielmo 
il Buono , dal quale fu creato gran 
cancelliere del Regno nel 1169, e fondò 
in Palermo un Monastero di donne del- 
l' Ordine di S. Benedetto, e chiamato 
del Cancelliere. 

Si arma: campo d'argento con onde 
azzurre, dalle quali sorge una testa di 
pesce delfino che guarda i raggi di un 
sole rosso rnovente dall' angolo destro 
del capo. Tav. XV. s. 

Ages — Famiglia nobile catalana che il 
Mugnos dice esser passata in Sicilia 

sotto i re aragonesi. Possedè la ba- 
ronia' di Santo Stefano, ed ebbe chia- 
rissimi e virtuosi cavalieri, che occu- 
parono le prime cariche dello Stato. 
• Armasi : campo trinciato d' argento 
e di nero, con un leone dell'uno e del- 
l' altro che tiene un giglio d' oro con 
le zampe anteriori. Tav. XV. 9. 



54 
Agliata Alliata — Secondo Inveges è una 
antica famiglia sparsa in Grecia, Fran- 
cia ed Italia: Al dir di Mugnos fiorì 
in Milano nel 522 per un Santo Dazio 
che trovasi nel martirologio. Bardoino 
la fa signora di Candia sotto Costan- 
tino, contro cui combattè un Ante a- 
vendo alla testa Bardasalero e Teo- 
doro neir anno 170. Un Leone gran 
capitano nel 1274 difese Costantinopoli 
da' Barbari, e fu ceppo di due fami- 
glie, la detta milanese e la pisana, 
dopoché la famiglia per disgrazie patite 
finalmente recar si dovette da quella 
a questa città, cioè a Pisa. Lasciamo 
che il Baronio ed il Bonfiglio discor- 
rano a luno'o dei varii rami di tal fa- 
miglia. Noi in quanto al ramo pisano 
ci limitiamo a riferire che a causa delle 
persecuzioni de^ Visconti con molte 
ricchezze l'iparò in Sicilia nel 1300. 

Ebbe a capo un Filippone o Fili- 
pazzo che procreò Nicolò e Giovanni, 
ceppo uno de' Principi di Villafranca 
e l'altro de' baroni di Solanto. Da Ni- 
colò venne Antonio, il quale edificò la 
terra di Villafranca e morì senza figli 
nel 1512 lasciando al fratello Andre otto 
la sua eredità. Da questi un altro 
Antonio che procreò Giuseppe padre 
di Francesco, che fu il primo principe 
di Villafranca per concessione di Fi- 
lippo III il 1609: fu egli pretore di 
Palermo e gran letterato. In quanto 
alla linea di Giovanni s' incontrano va- 
rie baronie di cui ignoriamo il seguito. 
Il Villabianca prosegue con Francesco 
P linea, 1647, morto il 1697; v. Mon- 



gitore, biblioteca. Varii distinti perso- 
naggi di questa famiglia occuparono 
le prime cariche dello Stato come di 
presidente, vicario generale, proto- 
notaro del Regno, Pretore, Senatore, 
Strafico, ec. La famiglia conta non po- 
chi cavalieri di Malta, di Calatrava e 
del S. Gennaro , e gli onori si ebbe 
della grandìa di Spagna non che del 
titolo di principe del S. R. Impero. 

Questa nobilissima famigUa dividesi 
osriri a Palermo in tre linee. 

no 

1." Nei principi di Villafranca, duchi 
di Salaparuta ec. 

2.° Nei duchi di Saponara. 

3." Nei duchi delle Pietretagliate. 

Leva per armi secondo gli autori 
concordemente : campo d' oro con tre 
pali di nero, sopporto un' aquila bici- 
pite — Corona di principe. Tav. Vll.e. 
Agnello — Antichissima famiglia di Lentini 
secondo Mugnos, la quale fu chiara 
nelle discipline ecclesiastiche anche in 
Messina, ove ebbe un arcivescovo. Po- 
scia in Lentini stesso si estinse, stante 
da Carlo d' Angiò essere stata dichia- 
rata fellone e quindi passò in Genova 
e Pisa. Nondimeno un rampollo Paolo 
venne da Pisa in Siciha il 1449 sotto 
il re Alfonso; fu mastronotaro e ca- 
pitano delle carceri del castello e terra 
di Mistretta in feudo. Il figlio Anto- 
nino acquistò altro territorio. Vanta 
non pochi gentiluomini che con fami- 
glie nobili imparentarono. Il ]\Iinutoli 
riferisce qualche soggetto nobile in Ca- 
strogiovanni. 

Armasi: campo azzurro con quattro 



pali d'oro ed un agnello d'argento 
broccante sul tutto. — Corona di barone. 
Tav. Vili. 5. 

— Al dir di Mugnos famiglia nobile 
aragonese. Martino di Agnon cavaliere 
passò in Sicilia con re Pietro d'Ara- 
gona nel 1282, ed ottenne la castel- 
lania di Lentini ove fondò la sua fa- 
miglia. Indi passò in Randazzo. 

Armasi: campo d'argento con una 
aquila nera che tiene con gli artigli due 
serpi nere. Tav. XV. io. 
Agon — Nobile famiglia d'Aragona, che il 
Mugnos dice passata in Sicilia con Pie- 
tro d'Aragona. Un Martino Sennenes 
d' Agon fu maggiordomo dell' infante 
Federico. Armasi: campo d'oro con 
tre monti verdi sormontati da una 
stella rossa. Tav. XV. n 
Agostino — Famiglia catalana, pisana, sici- 
liana; della prima scrive l'arcive- 
scovo Agostino di Terragona, della se- 
conda il Mugnos, e della terza l'Inveges 
il quale sostiene ella essere qui venuta 
da Pisa sotto Carlo d'Angiò con su- 
premi carichi : indi passata in Polizzi, 
Messina e Palermo. 

Fiorirono di questa famiglia An- 
dreotto d'Agostino che col figlio Pe- 
truccio furono maestri razionali e ca- 
stellani ereditari del castello di Maz- 
zara, un altro Pietro capitano delle 
armi nella città di Trapani, e vicario 
generale del Regno, Andreotto pretore 
di Palermo ec. Possedè al dir di Mu- 
gnos il feudo di Feureni ed altri. 

Armasi secondo Inveges : campo az- 
zurro con tre fasce d'oro accompa- 



55 
gnate da sei vasetti pur d'oro situati 3, 
2, 1. — Corona di barone. Tav. VIII. 6. 
Agrailionte — Fa per armi secondo il Villa- 
bianca: campo azzurro con un monte 
d'argento e balze verdi. Tav. Vili. 7. 
Agraz — Secondo Mugnos famiglia oriunda 
sjyagnuola. Il primo che apparve in Si- 
cilia fu D. Alfonso de Agraz reggente 
e presidente del Tribunale del Real 
Patrimonio, ed ebbe il titolo di mar- 
chese di Laguna. Il Villabianca nella 
sua Appendice accenna ad un Giuseppe 
Agraz duca di Castelluccio investito 
il 1744, il quale sposò la nobile dama 
Elisabetta Moscati fìgha del conte Na- 
varro di Malta. 

Le armi di questa famiglia rilevansi 
giusta il Villabianca da una cappella 
gentilizia in Santa Croce di Palermo 
cioè: campo d'oro con due viti verdi 
e grappoli d' uva azzurre. — Corona 
di duca. Tav. Vili. s. 
Agrigento o Cingenti — NegU atti e registri 
della R. Cancelleria di Palermo dice 
Mugnos si rinvengono molti gentiluo- 
mini di tal famiglia, chiari nelle lettere, 
neUe armi ed in varie cariche; ma per- 
chè oggi estinta ricordiamo il solo Ri- 
naldo, che nel 1397 il re Martino lo 
chiamò suo nolnle amico e familiare, 
concedendogli il castello d'Agrigento; 
stante avere colle sue forze contribuito 
a togliere la città di Girgenti dalla op- 
pressione dei Chiaramontani. Da lui 
Gerardo, e cosi di seguito sino a Mi- 
chelangelo barone di Rabbugini. 

Leva per armi : campo diviso, nel 
1° azzurro un castello d'argento sor- 



56 

m ontato da tre torri dell' istesso me- 
tallo; nel 2° d'argento con tre fasce 
ondate d'azzurro. — Corona di barone. 
Tav. Vili. 9. 

Aidone — Secondo riferisce Savasta famiglia 
oriunda d'Aragona, portata in Sicilia 
da un Corrado Aidone che fu segre- 
tario di re Federico II in molto pre- 
gio tenuto. Da lui Giacomo e Gerardo; 
nella linea del primo troviamo un Gio- 
vanni, barone del feudo di S. Giuliano 
1513, e nella linea del secondo lo stesso 
Gerardo che fu barone del feudo di 
Montagna di Marzo nel territorio di 
Piazza, come accennali Mugnos; non 
che altri cospicui baroni, che occupa- 
rono le prime cariche della città di 
Sciacca. 

Armasi secondo il citato autore : 
campo rosso con fascia d'argento ac- 
compagnata da un capriolo d'argento 
in punta, e da due stelle d' oro con sei 
raggi in capo — Corona di barone. Ta- 
vola Vili. 11. 

Airoldi — Famiglia nobile milanese decorata 
del titolo di conte di Lecco. 

Le poche notizie che il solo Villa- 
bianca ci offre sono del 1711: si vede 
il titolo di marchese di Santa Colomba 
da Gaspare Santa Colomba e Denti 
passò a Giambattista Airoldi, che ne 
fece acquisto. Egli nel 1723 fu depu- 
tato del regno, morì nel 1729. Il di 
lui figlio Cesare mori giovine senza 
figU in Milano. Intanto l'eredità passò 
al fratello Giuseppe. Tra' personaggi 
riguardevoli di tal famiglia sono da an- 
noverarsi monsignor Carlo, prelato in 



Roma, D. Alfonso valente letterato in- 
vestito d' un' abbazia parlamentare il 
1751, D. Stefano bravo giureconsulto 
e maestro razionale perpetuo del Tri- 
. bunale del Real Patrimonio, indi Pre- 
sidente del Concistoro, morì da Pre- 
sidente del Tribunale della R. Gran 
Corte: in fine un Giambattista Airoldi 
duca Cruillas pretore della città di Pa- 
lermo nel 1808. 

Leva per armi: campo diviso di due 
linee, nel V d' oro con un' aquila nera 
colle ali al volo spiegate; nel 2° ri- 
tondato d' argento e d' azzurro ; nel 3° 
d'argento con la biscia d'azzurro. — 
Corona di marchese. Tav. VIII. u. 

Ajala — ^11 Villabianca l'arma: campo d'ar- 
gento con due lupi neri passanti si- 
tuati in palo, accompagnati da nove 
stelle nere con sei raggi, situate in 
orlo. Tav. Vili. io. 

Ajedo — Si arma secondo il Villabianca: 
campo d'argento con un albero di pe- 
gno verde, accompagnato da due ca- 
valli neri passanti. Tav. Vili. 12. 

Ajello — Famiglia nobile napolitana, dice 
Mugnos e propriamente tra le estinte 
del sedile capuano, avendo sempre oc- 
cupato supremi carichi. Il Bleda lib. 4, 
si avvisa che gli Ajelli di Termini in 
Sicilia sono una derivazione di quella. 
Armasi secondo il Villabianca: campo 
d'oro con un albero di palma verde 
abbrancato da un leone nero, il Mu- 
gnos invece l' arma campo rosso con 
un leone d' oro. Tav. Vili. 13. 

AjlltamicrlstO — Giusta Mugnos questa ricca 
. e potente famiglia passò da Pisa va. 



Sicilia sotto Alfonso di Castiglia. Ar- 
ricchì col commercio, e tanto che ac- 
quistò Misilmeri di cui Guglielmo Aju- 
tamicristo fu il primo ad essere inve- 
stito nel 1385. Il di lui fratello com- 
prò il feudo dell'abito di S. Filippo. 
A lui succedette Ruggiero che nel 1500 
comprò dal conte di INIodica la terra 
di Caratatimi. Di là una serie di sog- 
getti molto pregiati , ed un Pietro nel 
1520 fu giurato, possedendo im bel 
palazzo alla Fieravecchia, ove nel 1535 
fu alloggiato l'imperatore Carlo V e 
che poi appartenne ai duchi di Mon- 
talto. Governò la città cogli uffici di 
pretore e senatore. 

Armasi secondo Inveges, e come os- 
servasi sulla porta del citato palazzo: 
campo d' oro con cinque fuselli az- 
zurri accollati e situati in fiscia , lo 
scudo cimato da ehno con lambrequi- 
ni. — Corona di barone. Tav. VIIL 15. 

Ajulo — i\jitica e nobile famigha trapa- 
nese al dir di Mugnos. Nel 1392 un 
Nicolò fu 2° provveditore del palazzo 
di Federico III, e suo padre Vincenzo 
regio cavaliere. Il Nicolò ebbe un 
feudo in Siragusa. Segue una linea d' il- 
lustri personaggi che sostennero eccel- 
lenti carichi sino a Lorenzo, che fu ar- 
mato cavaliere dall'imperatore Carlo V 
venendo in Trapani il 1535, ed eletto 
quinci capitano di quella città. 

Si arma: campo rosso con una croce 
d'oro ed una corona di pater noster 
neri, situata broccante in orlo. — Co- 
rona di barone. Tav. Vili. io. 

4Ia — Famiglia antica di Catalogna come 



57 

dal Mugnos, d' onde un ramo passò in 
Sicilia, e propriamente in Catania sotto 
Federico II un tale Guarnuccio Ala 
suo segretario. Da lui altro Guarnuc- 
cio che fu barone de' feudi cìi Cani- 
cattini, Racalveti e la Fontana della 
Mortilla. Nel 1584 passò in Messina, 
Ebbe un cavaliere di Malta, e possedè 
anche i feudi di Spalla, Bigini, Mastrari 
e Prioli. Il Minutoli la dichiara estinta 
citando un Pierotto in Messma e l'ar- 
ma: campo azzurro con un'ala d'oro. 
Il Mugnos invece : campo azzurro con 
un'ala d'argento. — Corona di barone. 
Tav. vie. n. 
Alagona — Al dir di Mugnos una delle piU 
illustri ed antiche famighe di Spagna. 
Prese tal cognome da una terra d'A- 
ragona; e ciò per un Artale che se- 
condo il Surita in Catalogna era si- 
gnore del castello di Alevona il 1133. 
Il primo ceppo fu un Ermilao, prin- 
cipe di Agen uno dei nove cavaUeri 
francesi che liberarono da' Mori la 
Spagna il 1121. La trapiantò in Si- 
ciha im Blasco d' Alagona che seguì 
il re Pietro d'Aragona, e per gli Stati 
e Baronie che acquistò si fermò ivi 
con gran splendore. Nulla diciamo dei 
famosi avvenimenti di Artale e di Bla- 
sco bravi nella milizia, commendati dal 
Fazello. Solo è da notare che per tali 
motivi i signori Alagona ne' loro pri- 
vilegi furono da' re aragonesi appel- 
lati loro consanguinei sin dal 1365. 
Quindi ognun vede quanti domini di 
terre e di castella posseder dovettero 
in Catania e ne' dintorni, che sarebbe 



58 
lungo qui tutti riferire. Il conte Ar- 
tale d'Alagona dopo la morte del re 
Federico III governò la Sicilia col ca- 
rico di vicario e tutore della regina 
Maria. L'ultimo di questa famiglia fu 
un Francesco nel 1518 il quale venne 
• investito del feudo di Priolo. — Armasi 
secondo il Minutoli: campo d'oro con 
sei palle nere situate 2, 2 e 2, lo scudo 
sormontato da corona di conte, sup- 
porto im' aquila bicipite. Tav. Vili. i8. 

Alaimo — Antica famiglia nobile di Lentini 
al dir di Mugnos portata in Sicilia da 
Roberto Alaimo, alunno dello infante 
D. Saverio d'Aragona figlio naturale di 
re Federico II. Un Giovanni passò nel- 
r isola di Malta col carico di governa- 
tore come scrive Abela ; ivi la sua po- 
sterità si condusse molto nobilmente 
come pure in Siragusa. — Fa per armi : 
un campo diviso di azzurro e d'argento 
ed una fascia d'oro broccante sul di- 
viso, e in capo un'aquila d'oro volante. 
— Corona di marchese. Tav. Vili. i9. 

Alatrinì — Famiglia indigena di Taormina, 
un Goffredo fu cardinale di S. Chiesa 
sotto Papa Urbano IV. — Levò per armi 
giusta Mugnos: campo rosso con due 
cani d'argento passanti. Tav. XV. 12. 

Albanionte — L' antichità di questa famiglia 
secondo Mugnos rimonta all' epoca del 
Vespro, in cui si vede che la città di 
Naro elige a governatore un certo 
Leone Albamonte. Da lui un Giovanni 
che per essere valoroso nelle armi ebbe 
da Federico III conferito il feudo di 
Motta d'Affermo. Da costui venne un 
Muzio, che il ViUabianca riconosce qual 



primo ceppo della famiglia, investito 
da re Martino il 1453. Da lui un Gio- 
vanni che mori militando ni favore dello 
stesso re in Sardegna. Un Guglielmo 
fu valoroso capitano sotto Prospero 
Colonna in prò del re di Spagna e 
contro i Francesi. Fu uno dei dodici Ita- 
liani che combatterono alla Girignola, 
nella quale disfida rimasero vittoriosi. 
Si arma secondo il ViUabianca : cam- 
po rosso con un monte d'argento ed un 
sole d'oro nascente. — Corona di baino- 
ne. Il Mugnos l'arma inquartato nel 1° 
e 4" verde con quattro fasce d'argento; 
nel 2° e 3°, di rosso con una stella di 
oro. — Corona di barone Tav. Vili. 20. 

Albanelli — Da Valenza come Mugnos ri- 
ferisce per Gerardo Albanelli questa 
nobile famiglia pervenne in Sicilia; ivi 
fiorì ancora un Guglielmo , capitano 
valoroso di re Alfonso d'Aragona, ed 
un Giovanni di lui fratello fa posses- 
sore di molte ricchezze. 

Leva per armi: campo rosso con sei 
stelle d'oro situate 3, 2 e 1. Tav. XV. 14. 

Albancs — Un Pietro Albanes,dice Mugnos, 
fu miles segretario della regina Bianca 
di Navarra, portò in Sicilia questa 
famiglia, ed ivi acquistò la baronia di 
Boternò e Marco di Grado. 

Armasi : campo rosso con un cane di 
argento rampante con collare d'oro. — 
Corona di barone. Tav. XV. 13. 

Albanese — Si arma secondo il ViUabianca: 
campo di argento con una fascia az- 
zurra caricata da un sole d'oro. Tav.IX.i. 

AlbanetO — Oriunda di Francia secondo Mu- 
gnos, venne in Palermo questa distinta 



e nobile famiglia, portata prima in Na- 
poli da un Gerardo, che seguì Carlo 
d'Angiò, e poi in Sicilia da un Or- 
lando, cameriere della regina Eleonora, 
da cui un Riccardo pretore di Palermo 
nel 1402. 

Armasi: campo verde con tre monti 
di argento sormontati da una stella 
rossa. Tav. XV. 15. 

Albani — Armasi secondo Villabianca: cam- 
po azzurro con una fascia d'oro, ac- 
compagnata da una stella d'oro con 
sei raggi in capo, e da tre monti di 
oro in punta. Tàv. IX. 2. 

Albergaria — Questa nobile famiglia di Por- 
togallo, ove fiorì a tempo de' Romani, 
presenta al dir di Mugnos per primo 
stipite un Don Saverio &otto Alfonso I. 
Devesi al suo valore il conquisto de' 
cristiani della città di Lisbona. Un 
Garzi facendo passaggio in Sicilia con 
Pietro I d'Aragona, e venuto in Pa- 
lermo, ottenne da lui la custodia del 
quartiere Neapoli dal suo nome poi 
detto dell'Albergarla. 

Levò per armi: campo azzurro sparso 
di gigli d' oro, ed una banda nera ca- 
ricata da tre scudetti d' oro broccante 
sul tutto. Tav. XV. 16. 

Alberti — Famiglia oriunda pisana, come 
dice Mugnos, traendo principio dalla 
antica e chiara famiglia de' Pierieri. 
Sotto re Alfonso nel 1430 passò in 
Palermo. Un Antonio fu vicario del 
regno a' tempi di Carlo V. Suo figlio 
Filippo fu barone di Nicchiara in Mi- 
neo, ove continuò il suo stipite. Un 
altro rampollo da Firenze venne in 



59 
Messina circa l'anno 1528 ove si caso; 
e il di lui figlio Simone acquistò nel 
1588 la terra e baronia di Pintodat- 
tolo in Calabria. Da questi nacquero 
Giuseppe e Stefano; il primo ebbe in- 
vertita la detta baronia nel titolo di 
marchese nel 1600; il secondo reca- 
tosi in Napoli comprò la terra di Pa- 
gliara; e poscia stabilissi in Palermo. 
Fra le celebrità di famiglia bisogna 
annoverare un Pontefice Innocenso VI 
e due cardinali Ardoino e Stefano 1439. 
Armasi : campo azzuro con una ca- 
tena d'oro situata in croce di S. An- 
drea; in capo imo scudetto d'oro con 
giglio rosso, insegna di Firenze che 
vi aggiunse la famiglia Alberti di Mes- 
sina. Lo scudo sormontato da un elmo 
con lambrequini. — Corona di marche- 
se. Tav. IX. 3. 

Albirolo — Al dir di Mugnos antica nobile 
famio'lia di Messina col titolo di barone 
al servizio di re Ludovico 1344. 

Armasi : campo rosso con tre fasce 
di argento. — Corona di barone Ta- 
vola XV. n. 

Alborez — Armasi giusta il Villabianca: cam- 
po d'argento con tre bande azzurre, 
e la bordura d' oro caricata da quat- 
tro gigli azzurri, situati uno in capo, 
due ai fianchi, ed uno in punta; e quat- 
tro crocette di S. Andrea azzurre si- 
tuate agli angoh. Tav. IX. e. 

Alboronc — Armasi secondo il Villabianca: 
campo d' oro con un albero nero sor- 
montato da tre stelle nere con sei raggi. 
Tav. IX. 5. 

Albricio — Armasi giusta il Villabianca : 



60 
campo azzurro con un castello d'oro 
sormontato da un serpente d' oro at- 
tortigliato. Tav. IX. 4. 

Albuzio Albutìo — Nobile famiglia milanese, 
secondo Mugnos. Un Giordano d'Albu- 
tio la trapiantò in Sicilia, essendovi 
stato confinato dall'Imperatore Fede- 
rico IL 

Leva per armi : campo d' oro con 
tre fasce rosse ed una banda rossa 
broccante sul tutto. Tav. XV. is. 

Alcono — Tal nobile antica famiglia origi- 
naria di Roma secondo Mugnos passò 
in Sicilia, ove possedè la baronia di 
Bulgarano; un Alessio Alcono fu ca- 
. merlerà della regina Maria nonché go- 
vernatore deUa camera reginale. 

Armasi: campo rosso, con tre ca- 
prioli d'oroj, accompagnati da una croce 
potenziata d' oro situata sopra il se- 
condo capriolo. — Corona di barone 
Tav. XV. 19. 

Alcorace — 'Antica famiglia della città di 
Mazzara in Sicilia, ove a dir di Mugnos 
à goduto le prime cariche della sua 
patria. Un Pietro Alcorace nel 1571 
fu inviato ambasciatore al re Martino 
per rendergli omaggio e fedeltà. 

Leva per armi: campo d'argento con 
un montone nero rampante. Tav. XV. 20. 

Aldeniondo — Armasi giusta li Villabianca : 
campo di argento con una fascia di vajo, 
accompagnata da una croce d' azzurro 
in capo. Tav. IX. 7. 

Alderìsio — Famiglia nobile di Termini co- 
me riferisce Mugnos; un Alderisio ca- 
valiere tradì il re dando la città di 
cui era governatore a re Roberto di 



Napoli, ove fu costretto rifuggiarsi, tro- 
vando compensi e doni. 

Fa per armi: campo rosso con un 
monte d' oro sormontato da un giglio 
dell' istesso metallo. Tav. XVI. 1. 

Aldobrandiaì — Fiori questa famiglia in Pa- 
lermo, al dir di Mugnos, ove provenne 
da Roma da Bologna. Vanta molti 
illustri soggetti militari prelati e por- 
porati. Fu ingrandita da Papa Cle- 
mente Vili di tal cognome. Un Luigi 
fu straticò in Messina nel 1336, come 
un Giovanni nel 1379 fu Senatore e 
Pretore di Palermo. 

Armasi: campo azzurro con una ban- 
da doppio merlata, accostata da sei 
stelle d'oro situate 3 in capo e 3 in 
punta. Tav. XVI. 2. 

Aledo — Leva per armi secondo il Villa- 
bianca: campo diviso nel 1° rosso con 
un castello d'oro ed un braccio ar- 
mato sporgente dalla porta, accompa- 
gnato da due dadi d'argento con cin- 
que punti neri, nel 2" d'argento con 
due cavalli neri passanti. Tav. IX. 8. 

Alessandrano — Secondo il Mugnos, un Aldo 
da Savoja venne in Sicilia, col carico 
di gentiluomo di camera della regina 
moghe di re Federico II, e stabilì sua 
dimora in Catania. Un di lui figlio 
Onofrio fu consultore di re Martino, 
da cui ottenne la terra di Nuzzolino 
nel 1399. Da lui un .Udo che nel 1420 
fu capitano in Catania e senatore. 

Armasi : campo d' argento con im' a- 
quilanera bicipite e di sotto onde mari- 
ne. — Corona di barone. Tav. IX. n. 

Alessandro — Famiglia Fiorentina, dice Mu- 



gnos passata in Napoli ove era anno- 
verata tra le nobili del sedile di Nilo. 
Un Guglielmo Alessandri o d'Alessan- 
dro fu il primo a trapiantarla in Si- 
cilia e px'ecisamente in Catania, dove 
fu ascritto nella maestra de' nobili ed 
ottenne dal re Alfonso il feudo della 
Giarretta. I di lui posteri si sono con- 
servati nobilmente in varie città del- 
l' Isola. 

Armasi : campo d' oro con un ca- 
vallo bucefalo corrente. — Corona di 
barone Tav. IX. 12. 
Alessio — A causa de' tremendi partiti guelfo 
e ghibellino la nobile famiglia Alessio 
composta di due fratelli Partenio e 
Guidone secondo Mugnos da Roma 
moveva in Palermo ove trapiantavasi. 
Costoro pel militare valore consegui- 
rono da re Federico molte e grosse 
terre in Messina e Castrogio vanni — 

Nella prima linea troviamo un An- 
tonio maritato nella città di Piazza che 
fu barone di Bugidiano per ragion di 
matrimonio, 1435, ciò sino ad un al- 
tro Antonio che nel 1500 mori senza 
prole. Nella seconda linea un Matteo 
Alessio fu senatore in Messina nel 
1550 e capitano in Catania il 1533. 

Dal Matteo ne vennero dei cavalieri 
di Malta fra cui celebre un Alessan- 
dro, 1558. In fine fiori anche in Mar- 
sala. 

Armasi: campo d'oro con tre rose, 
situate I e 2, (male ordinate). — Co- 
rona di barone. Tav. IX. 10. 
Ale\audi'0 — Famiglia nobile al dir di Mu- 
gnos in molte città d'Italia, non che 



61 

in Messina, ove ricordasi pel primo 
un Giovan Filippo Alessandro, che fu 
consigliere di re Alfonso. 

Spiega per armi: campo rosso con 
tre monti d' oro, battuti da onde ma- 
. rine. Tav. XVI. 3. 

Alfiere — Questa famiglia dice Mugnos fiori 

in Polizzi, ove ebbe capitani e giurati. 

Armasi: campo azzurro con un'ala 

d'argento ferita da una saetta.TAV. X. i. 

AH'onso — Famiglia portoghese, sappiamo 
per Mugnos che un Martino Alfonso 
fiori nel 1383, e che un cavahere di- 
stintissimo Rodorico venne in Siciha 
sotto re Ferdinando I col carico di 
consigliere dell'infante D. Giovanni, 
da cui ottenne varie rimunerazioni. 
Nel 1443 si recò in Siciha anche un 
Ferdinando cavaliere di S. Giacomo 
della Spada; che al dir del Minutoli il 
1444 abitò in Trapani, ottenendo po- 
scia il carico del museo del regio pa- 
lazzo con larghe rimunerazioni. Da 
lui Francesco ed Antonio, regii ca- 
valieri, però quest'ultimo si caso in 
Trapani con Violante Sigerio mercè 
real privilegio di potere in quei mari 
edificare una sahna 1504; ottenendo 
perciò l'isola della Calcara, non che 
un Fano nel porto di detta città una 
co' dritti corrispondenti. Fu egli tre 
volte prefetto di detta città 1495, e 
giurato nel 1500. Continuando la di- 
scendenza incontriamo un Alessio pre- 
fetto 1573; un Agostino barone di Ca- 
laci ed altri, fra' quali un Alfonso Gu- 
ghelmo barone di Graniti di Man- 
giavacchi, fatto cavaliere da Carlo V 

8 



nel 1535, ed un Rois tanto accetto 
al detto imperatore nel 1549 il feudo 
deir Amorosa ottenne. 

Spiega per armi secondo il Minu- 
toli: campo azzurro con una fascia di 
oro accompagnata da sei stelle d'oro 
con sei raggi, situate 3 in capo e 3 in 
punta. — Corona di barone. Tav. IX. i3. 
Algaria — La è una famiglia, dice Mugnos 
di chiarissima origine catalana perchè 
un Giovanni Perez de Algaria genti- 
luomo impiegato a' ser\àzì di re Mar- 
tino e di re Alfonso nel 1416 acqui- 
stò la castellania di Capopassaro col 
carico di custode maggiore delle ma- 
rine deUa riva occidentale. Poiché si 
congiunse in matrimonio con Antonia 
Cassarino famiglia nobile diNoto. 1418 
ivi fermò sua stanza. Da lui un Pie- 
tro altri ed in linea retta, che vis- 
sero con onorati carichi. 

Tra' personaggi piti distinti trovia- 
mo un Almerico, che coli' appoggio del 
vescovo cU Malta Corsetto suo zio fu 
tre volte capitano di quest'isola non 
che governatore di Gozo ed altri ca- 
richi si ebbe. Epperò i di lui figh Gio- 
vanni e Pietro non pochi servigi ren- 
dendo a Carlo V ottennero grossi com- 
pensi e quinci abitarono in Palermo, 
ove sostennero i migliori officii nobili. 
In questa linea troviamo un Gaspare 
che fu giurato nel 1607 e 1608 e po- 
scia il figlio Carlo senatore nel 1646, 
divenuto indi deputato del regno nel 
1653. Commendasi ancora dal Mon- 
gitore tra' letterati un Simone; più 
al dire del Villabianca una Melchiorra 



Algaria che fu prima duchessa di Ga- 
lizia titolo concedutole da re Fihppo IV 
nel 1660. 

Armasi giusta il detto Mugnos : in- 
quartato in croce di S. Andrea il capo 
e la punta lozangato d'oro e di nero, 
ed ai fianchi d'azzurro con una stella 
d'oro a sei raggi. Lo scudo sormon- 
tato da un elmo di nobile antico. 
Tav. IX. 14. 
Alias — Armasi giusta il ViUabianca: campo 
azzurro con un leone d' oro, che tiene 
nelle zampe anteriori due ali pur d'oro. 
Tav. IX. 15. 
Alibrio — Armasi secondo il Villabianca: 
campo diviso; nel 1 d'azzurro con tre 
monti d'oro sormontati da tre stelle 
dell' istesso metallo, situate in fascia, 
e nel 2 campo rosso con un' ala d'ar- 
gento accompagnata da due leoni di 
oro. Tav. IX. le. 
Alifi Galifl — Famigha di greca origine se- 
condo Mugnos, stante un cavaliere Bal- 
dovino essersi staccato dal servizio 
dell' imperatore Paleologo, e recato in 
Sicilia attaccandosi a re Ruggiero di 
quello nimicissimo, e prendendo per 
sua dimora Messina, ove fondò la sua 
nobile famiglia. Suo figlio Roberto fu 
arcivescovo; epperò Guglielmo un'al- 
tro de' suoi figli si caso in Palermo, 
ed il di lui primogenito Benerio passò 
a' servizi dell'imperatore Enrico VI 
ottenendone in compenso un ballato 
in feudo di detta città di Messina con 
privilegio del 1195. che vari primo- 
geniti della linea ebbero conflrmato. 
Un Antonio sotto re Pietro II fu gen- 



tiluomo di camera, e portulano del ca- 
ricatore di Girgenti; un Francesco 
letterato di vaglia e cardinal di Santa 
Chiesa 1380. 

Nel 1506 la famiglia ebbe concessa 
la zecca di Messina, come pure l'ufficio 
di seo-reto della stessa città. Un Gui- 
scardo fiori nell' idioma siciliano , e 
visse coir abito di S. Giacomo della 
Spada. Qualcuno senatore nobile, ca- 
pitano sotto Carlo V occupando i primi 
uffici dello stato. 

Fa ella per armi secondo Minutoli: 

campo d' oro con un defluite nero ed 

un sole d' oro neU' angolo destro del 

capo. — Corona di barone. Tav. IX. i7. 

Allegra o Gallegra — Al dir di Mugnos, è 

questa una famiglia frmicese passata 
in Sicilia negli ultimi del secolo XIII 
con Carlo d' Angiò stabilendo sua di- 
mora in Catania, ed un Marco e Fran- 
cesco d' Allegra ebbero in ricompensa 
de' loro servizi militari il feudo di Mi- 
lifiudi. 

■ Armasi : campo d' oro con un leone 
di rosso che tiene con le zampe an- 
teriori un mazzetto di rose e di viole. — 
Corona di barone. Tav. IX. is. 
Allegra di Palermo — Di questa famiglia non 
ci perviene che il nome di un Gio- 
vanni d'Allegra uomo filantropo e pio, 
il quale comecché uno dei fondatori 
della nobile compagnia dello Spirito 
Santo nel 1560 voUe con testamento 
del 1585 lasciare alla stessa tutti i suoi 
beni per farne legati di beneficenza. 
Armasi giusta il Villabianca che ri- 



63 

leva le armi dalla lapide di un sepolcro 
di tal famiglia nella Chiesa di S. Gio- 
vanni de' Greci : campo azzurro con 
una fascia d' oro accompagnata in capo 
da tre rose d' oro situate in fascia ed 
un giglio d'argento situato in punta. 
Tav. XVI. i4. 

Alllielda — Armasi giusta il Villabianca : 
campo rosso con sei bisanti d' oro or- 
dinati 2, 2 e 2. Tav. IX. w. 

Aloqui — Armasi secondo Villabianca: cam- 
po d' oro con tre barre nere e la bor- 
dura di rosso. Tav. X. 4. 

Aloi — Armasi giusta il Villabianca: campo 
azzurro con un albero d' oro accostato 
da due leoni coronati dell' istesso me- 
tallo ed un sole d' oro in capo. — 
Tav. IX. 20. 

Aloisio — Riferisce Mugnos essere questa 
im'antica nobile famiglia di Messina; il 
primo a notarsi è un Federico Aloisio 
potente signore e rettore di detta città, 
il quale all' entrata di Pietro d' Ara- 
gona il 1282 portò la briglia del di 
lui cavallo. Il di lui figlio Giovanni 
fu caro a re Federico II, da cui si ebbe 
onze 50 di rendita annuale sulle ga- 
belle. La stessa rimunerazione si ebbero 
dappoi altri soggetti della stessa fami- 
glia, ed un Giacomo anche onze 150 in 
feudo da re Federico III su gì' introiti 
dell'Università di Messina. Si distinsero 
un Federico barone di Langalanti, si- 
gnor di Mirto, Crapisuso, Belmonte, 
Mirhri, Fazana, e Fraganoni, non che 
un Paolo, che investito venne nel 1530. 
Fa per armi : campo d' oro con quat- 



M 

tro pali di rosso ed un leone d' oro 

broccante sul tutto. — Corona di ba- 
rone. Tav. X. 2. 

Alotto — Secondo Minutoli famiglia nobile 
di Licata, di cui ricordansi un Nicolò 
ed un Matteo che sposò Beatrice Dei- 
carretto. 

Armasi: campo azzurro con ima ban- 
da di tre tiri di nero e di argento. 
Tav. X. 3. 

Alpucclie — Armasi giusta il Villabianca: 
campo d' oro con cinque foglie di vite 
verde, situate in croce di S. Andrea. 
Tav. X. 5. 

Altacinia — Secondo il Mugnos antica e no- 
bile famiglia Sofo^w^se, chiarissima nelle 
armi e nelle lettere , un ramo della 
quale passò in Sicilia sotto i reali di 
Aragona, da cui ottenne varie baronie. 
Armasi : campo d' oro con un albero 
di pino verde. — Corona di barone. 
Tav. XVI. 4. 

Allanledesco — Armasi secondo Villabianca: 
campo rosso con ima fascia d'oro ca- 
ricata da una lettera A. Tav. X. p. 

Allai'ipa — Famiglia oriunda da Piacenza 
giusta il Mugnos, ed a cagion di con- 
tesa con la famiglia Scribani passata 
in Sicilia sotto re Alfonso d'Aragona 
e propriamente in Marsala ove si fermò. 
È a notarsi un Pietro Altaripa barone 
de' feudi di Riesi e Cipolla. 

Armasi: campo d'argento con tre 
monti verdi battuti da onde marine. 
Tav. X. 7. 

Altavilla — Questa famiglia dice il Mugnos 
fiorì in Vizzini sotto i re angioini ed 
aragonesi; imperocché un Roberto Al- 



tavilla fu consigliere di re Carlo , e 
vedendo la politica piegare in male 
abbandonò il suo ufficio, e recossi in 
detta città. Pietro II di Aragona ne 
fé stima, e re Ludovico in vista de' 
suoi grandi servizi militari fra' baroni 
di tal città annoverollo. Suo figlio Bar- 
tolomeo viene citato quale legista di 
alta flxma, avendo avuto il carico di 
giudice della Gran Corte sotto Fede- 
rico III, da cui anche ottenne nel 1375 
le baronie di Canicattini. Raculaesi, 
Fratemortilla ed altre, che per motivi 
di matrimoni col tempo in altre mani 
passarono. Fu egli altresì, secondo il 
Villabianca investito dello stato di 
Bagni. 

Armasi secondo Mngnos : campo az- 
zurro con un albero di cipresso di 
argento trattenuto da un cane d' ar- 
gento rampante. — Corona di barone. 
Tav. X. 8. 

Altieri — Armasi giusta il Villabianca: cam- 
po d' azzurro con sei bisanti d' oro or- 
dinati 3, 2 e 1 e la bordura dentata 
d' argento e di rosso. Tav. X. io. 

Altissima — Nobile famiglia originaria di 
Francia, al dir di Mugnos ed un Cor- 
rado Altissima a' servizi di casa d'A- 
rao'ona si ebbe la castellania di Mineo, 
ove la sua posterità prosegui con molto 
splendore. 

Armasi : campo azzuro. sparso di 
stelle d'oro. Tav. XVI. 5. 

Alveri — Giusta il Villabianca armasi : cam- 
po azzurro con due ali d' oro accom- 
pagnate in capo da tre stelle pur di 
oro ordinate in flascia. Tav. X. 11. 



65 



Alil Alò — Giusta il Mugnos antichissima 
fipniglia di Lombardia, da dove passò 
in Sicilia, militando sotto re Pietro 
d'Aragona. Un Matteo Alìi acquistò 
i feudi di un tal Filippo Galipo ribelle 
sotto re Martino 1401. 

Spiega per armi : campo rosso con 
' un'anitra d'argento con becco e piedi 
d' oro. Tav. XVI. 15. 

Alviani — Famiglia nobilissima d'Orvieto, 
che secondo Mugnos vanta in Barto- 
lomeo un celebre capitano della re- 
pubblica di Venezia, di cui le storie. 
Passò in Girgenti di Sicilia sotto 
Pietro II d'Aragona; ed ivi sappiamo 
aver fiorito Andrea Leonardo e Giro- 
lamo Alviani famihari di Federico III; 
ed un Giovanni che fu barone di Mil- 
ventri nel 140G. 

Si arma: campo azzurro con un 
leone d'argento che guarda indietro 
una stella d' argento situata nell' an- 
golo sinistro del capo — Corona di ba- 
rone. Tav. XVI. g. 

Alzanello — ^11 primo ceppo di questa fami- 
glia al dir di ]\Iugnos fu un Filippo 
Alzanello gentiluomo ]3alermitano, e 
. scalco di re Pietro li d' Aragona, per 
cui acquistò molte ricchezze. Tonunaso 
Alviani m seguito, ebbe da re Martino 
ma grosso feudo presso Girgenti, ap- 
pellato Calatisakhni e Racalmimi, 1395 
non che un altro feudo di Celala. 

Armasi secondo il Villabianca: cam- 
po azzurro con una ruota d' oro. — 
Tav. X. 12. 

Ainarelli — Famiglia nobile nai^olitana e si- 
ciliana; giusta il Mugnos illustre per 



so"'getti di alta fama e nelle armi e 
nelle lettere. 

Si arma: campo azzurro con un 
leone d'argento, che tiene colle zam- 
pe anteriori taluni fiori d' argento. — 
Tav. XVI. 7. 
Amari — Famiglia nobile oriunda da Tra- 
pani, di cui il primo ceppo fu un Leo- 
nardo Amari, gentiluomo al dir di Mu- 
gnos che fu provveditore del R. Pa- 
lazzo nel tempo di Federico III. Indi 
il di lui figlio Filippo Amari fu gen- 
tiluomo di camera della regina Maria, 
ed ebbe concesso il feudo di Gibili- 
vasili in territorio di Salemi da re 
Martino 1397. Nicolò fu cavaliere del- 
l'abito di S. Giacomo della Spada; 
Giacomo figlio del precedente ebbe la 
baronia di Marineo e Risalaimi, An- 
tonio Amari s'investi de' feudi della 
SuUia, Ficuzza, e Casaliccio nel 1550; 
Federico de' feudi della Melia e Ri- 
nella nel, 1549. Segue la genealogia 
di tanti altri illustri baroni e distinti 
gentiluomini tra' quali al dir del Vil- 
labianca si annovera un Michele Amari 
e Barlè figlio di Antonino che nel 1722 
s'invest'i della contea di S. Adriano; 
fu egli trascelto qual Maestro Razionale 
del Regno, onorato di cappa corta del 
R. Patrimonio con real cedola del 1738: 
in fine fu amministratore generale del 
■fus prohibendi del tabacco in Sicilia 
e sue isole adiacenti. Americo Amari 
e Roxas de Sandoval figlio del pre- 
cedente successe agli onori od a' ca- 
richi del padre. Da costui il conte 
Michele Amari ed Emmanuele inve- 



66 

stito nel 1767. Il di lui zio Gioacchino 
Amari fu senatore di Palermo nel 1746; 
ed Adriano Amari proposito della casa 
dei nobili padri dell'Oratorio di Palermo 
nel 1767. Attuale capo della famiglia 
Amari è il vivente Michele Amari e 
Bajardi conte di S. Andriano e mar- 
chese di S. Carlo, senatore del regno, 
consigliere della Gran Corte dei Conti, 
membro della Consulta Araldica in Fi- 
renze, e Commendatore dei Santi Mau- 
rizio e Lazzaro essendo stato Mini- 
stro delle finanze nel 1848. Commen- 
dasi infine il di lui fratello Emerico 
Amari la più splendida intelligenza si- 
ciliana del secolo XIX, filosofo, stati- 
sta, pcnahsta e pubblicista insigne. 

Pubblicò delle opere importanti in 
queste materie che riscossero il plauso 
non che in Italia, in Francia e in Ger- 
mania. Fu professore a Palermo di 
Dritto Penale, a Firenze di Filosofia 
della Storia, vice presidente della Ca- 
mera de' Comuni di Sicilia nel 1848, 
e deputato al Parlamento italiano nel 
1861 e nel 1867. Fu cattolico e si- 
ciliano non che di liberali principi e si 
adoperò sempre con fervore al trionfo 
di queste somme idee. Mori a 20 ot- 
tobre 1870 fra il compianto di tutto 
il paese e colla coscienza di avere bene 
nella città adempiuto alla sua missione. 
n Consiglio Comunale di Palermo, 
di alti sensi di ammirazione compreso 
gli votò un monumento in S. Dome- 
nico, affinchè il nome di lui restasse 
di perenne esempio ai posteri. 

Si arma secondo il Villabianca: cam- 



po d' argento con una sirena al natu- 
rale sopra onde azzurre al capo d'az- 
zurro con una stella d'oro. — Corona 
di conte. Tav. X. i3. 

Aniariglii — Secondo il Mugnos famiglia no- 
bile di Siena, da dove passò in Sicilia 
al tempo de' Guelfi e Ghibellini sotto 
Federico II d'Aragona dando non pochi 
virtuosi soggetti tra cui un Giovanni 
Amarighi cameriere di re Alfonso. 

Spiega per arme : campo diviso di 
azzurro e d' oro con una fascia broc- 
cante d' argento accompagnata in ca- 
po da un' aquila di oro coronata. — 
Tav. XVI. s. 

Ambo — Famiglia nobile siciliana, e sap- 
piamo per Mugnos, un Michele essere 
stato maggiordomo di re Martino, ba- 
rone di Casale, di Castello, non che 
de' feudi di Sala di Donn'Alvira e di 
Misirdino e sua fortezza. 

Portò per arme : campo d' oro con 
un capriolo verde. — Corona di barone 
Tav. XVI. 9. 

Amato — Antichissima famiglia sjìagmtola 
al dir di Mugnos e d'Inveges, venuta 
in Sicilia con Pietro d'Aragona al 1282. 
Primi ceppi furono Bernardo e Pagano 
d'Amato, i quali per ricompensa de' 
loro servizi si ebbero alcuni feudi e 
per la parentela con la famiglia di 
Guglielmo Peralta signore di Calta- 
bellotta in questa terra si stabihrono. 
Indi furono a' servizi di Federico II 
d'Aragona per cui Pagano ottenne i 
feudi Cullusi, Silmda e Villanova presso 
la detta Caltabellotta, 1290. Un Gio- 
vanni fu barone di Zafi'uti, Tommaso 



barone di Silinda e d' altri feudi in 
Messina trasferendosi ai servizi del re 
Martino; e da lui fu fatto avvocato fi- 
scale. Dalla di costui linea venne Fi- 
lippo, la di cui f;imiglia al dire di Bon- 
figlio fu una delle primarie di Messina 
e che governò la città di Patti. Bar- 
tolomeo fu barone della Massaria 1494. 
Un ramo al dir d'Inveges si recò in 
Palermo da cui Filippo che sposò A- 
gata Bugilo e Gravina. Fu tre volte 
senatore dal 1631 al 1641, fu depu- 
tato del regno nel 1643, capitano di 
giustizia, ed infine pe' meriti suoi e 
del suo casato ottenne nel 1644 il ti- 
tolo di principe di Galati conferitogli dal 
re Filippo IV. Due anni dopo per 120 
mila scudi comprò la baronia di Cac- 
camo, lo che piacque tanto al re che 
gii conferì il titolo di duca d' Asti. 
Fiorirono di questo ramo come rife- 
risce il Villabianca: Bernardo d'Amato 
cavaliere di S. Giacomo, Antonio ca- 
valiere d'Alcantara e Fihppo gover- 
natore della compagnia della Pace. 

Dal che si scorge essere stata tal 
famiglia una delle più ragguardevoli 
del regno , al presente quest' ultimo 
ramo trovasi estinto col passaggio di 
tutti i titoli nella nobilisshna casa 
Spuches. 

Armasi conformemente agli autori : 
campo azzurro con una banda d' oro 
ed un leone d' oro passante, accompa- 
gnata all'angolo destro del capo da 
una cometa d'oro e nell'angolo destro 
della punta da una stella pur d' oro : 
lo scudo cimato da elmo con lambre- 



quini. — Corona di principe, e mantello 
di velluto scarlatto. Tav. X. o. 

Amalo (li Sciacca — Secondo Savasta nobile 
famigha di Catalogna passata in Si- 
ciha nel 1282, regnando re Pietro di 
Aragona. Mugnos le dà per ceppo Pa- 
gano d'Amato, uno de' baroni nomi- 
nati nel servizio militare di re Ludo- 
vico nel 1343. Egli meritossi le ba- 
ronie e feudi di ViUanova, Giulinda 
Belici, Zaffudi, Ciafagiioni, Donzelli. 
Martufa, Majenza, Bordia, Galando, 
Verdura, Cassarà, Bonfigiio, Garaga- 
lupo, Amboja, Belriparo ed altri. Fio- 
rirono di questa famiglia il milite Tom- 
maso e Milione Amato ed altri illustri 
personaggi, che sino a' nostri giorni 
anno occupato i primi ufKcii della città 
di Sciacca. 

Si arma al dire de' citati autori: 
campo d' azzurro con sei stelle d' oro a 
sei raggi, ordinate 3, 2 e 1. Tav. X. i4. 

Amdlia — Armasi secondo il Villabianca cam- 
po diviso, nel 1" d' oro un' aquila bici- 
pite coronata, nel 2° interzato in banda 
di azzurro d' argento e di nero. — 
Tav. X. 15. 

Anielina Armelina — Antica famigha nobile 
messinese al dir di Mugnos: Ricordasi 
con onore un Errico Amelina capitano 
che molto si distinse contro i Francesi 
nel vespro, ed un Bernardo Miles ba- 
rone al servizio militare di re Ludo- 
vico nel 1343. 

Fa per arme : campo d'oro con tre 
mosche nere ordinate 2, 1. — Tavo- 
la XVI. 10. 

AnifllSO — Famiglia illustre normanna; giù- 



6? 

sta il Mugnos proveniente da Amfuso 
figlio di re Ruggiero nato nel 1135. 
Eoii ebbe un fio'lio naturale chiamato 
Ruggiero che possedè alcune terre 
presso Catania e Lentini ove si sposò 
ed ebbe 12 figli. 

Si arma: campo d'oro con una fa- 
scia verde caricata da tre mezze lune 
d'oro. Tav. XVI. 11. 
Amico — Dal Villabianca rileviamo un Gu- 
glielmo d'Amico che fu barone della 
Ficarra, ma poi fu spogliato per fel- 
lonia dal re Corrado I svevo. Intanto 
il Mugnos riferisce esser questa una 
famiglia nobile bolognese stabilita in 
Messina ai tempi di Federico II da cui 
ebbe carichi e favori; però Giovanni 
d'Amico sotto Federico III aderendo 
ad una ribellione fu tostp privato di 
tutto perdendovi anco la vita. Un'altro 
Giovannni poi sotto re Martino co- 
minciò a ricuperare una parte di tali 
beni, servi il re Alfonso nelle guerre 
per cui fu creato cavaliere dello spe- 
i-on d' oro con alcuni territorii e ra- 
gioni di gabella, ottenendo altresì nel 
1457 la castellania di Milazzo. France- 
sco e Filippo furono cavalieri di Malta. 
Nel supplemento del detto Villabianca 
troviamo Antonino onorato da Carlo III 
Borbone del titolo di marchese nel 1759, 
e ciò per rilevanti servizi prestati alla 
corona cU Spagna. Finalmente, con- 
chiude il Mugnos, quasi tutti i membri 
di tal famiglia furono soggetti distin- 
tissimi e per carichi e per azioni il- 
lustri e talora valorose. Dei rami fio- 
rirono anche in Milazzo ed in Catania. 



Si arma secondo il Minutoli : campo 
d' oro con una banda d'azzurro ed uno 
sparviero nero passante : Lo scudo 
sormontato da corona di marchese. 
Tav. XI. 1. 

Amidei o Ainodeo — Famiglia al dir di Mu- 
gnos fiorentina che per le celebri 
combattuti fazioni degli Amidei e Buon- 
delmonti dovette abbandonare la patria 
e riparare in Sicilia, ed un Corrado 
Amidei si caso in Messina. Un Giovanni 
nobile fiorentino ottenne dal re Manfre- 
do la castellania di Trapani, dove i suoi 
discendenti col proprio merito al dir di 
Minutoli si mantennero in grande stima. 
Nicolò fu barone di Pietralonga nel- 
l'isola di Malta per concessione di re 
Federico III 1371; Francesco si ebbe 
le baronie della Tonnara, del Pala- 
gio di Trapani, di Monterosso e della 
Salina nel 1465; Errico fu capitano 
giustiziere e segreto, anche il figlio 
Giovanni ebbe questi ed altri onori 
cenferiti nel 1458. Lo stesso dicasi 
del di lui fratello Palmerio 1478. Se- 
gue la linea sino ai nostri giorni, non 
avendo mai mancato di dare perso- 
naggi distinti e per cariche e per virtù 
cittadine, avendo anche l' onore di es- 
sere insigniti del Sacro Ordine Gero- 
solimitano. • 

Armasi : campo diviso d' argento e 
di rosso con un leone dell'uno e del- 
l' altro; lo scudo sormontato da elmo 
di barone con lambrequini. Tav. X. n. 

Amidei o Omodeì — Altro ramo dello stesso 
stipite fiorentino e per le stesse ra- 
gioni sopraccennate giusta il Mugnos 



passò in Sicilia com' è a dire un Puc- 
cio Amidei anche detto Omodei, che 
precisamente con suo figlio Orlando 
nel 1283 venne a stabilirsi in Palermo. 
L'Orlando ebbe la baronia di Valle- 
lunga; Parisi Omodei quella di Fal- 
conieri; Tommaso fu cavaliere gero- 
solimitano 1464; Giovanni vescovo di 
Mazzara; Antonio molto celebrato nelle 
storie del Fazzello, ed un Francesco 
sotto Carlo V militanti. Un altro Fran- 
cesco nel 1.381 fu pretore. Landò o 
sia Orlando poi come per aneddoto 
sappiamo d' aver mutato il proprio co- 
gnome in Omodei, ond' estinguere la 
rimembranza dei partiti guelfi e ghi- 
bellini , da' Bondelmonte ed Amidei 
cagionati. Lo stesso avvenne pel succi- 
tato mutamento di Amidei in Amodei. 

Armasi: campo partito di nero e di 
argento con un'ala dell'uno e dell'al- 
tro ; lo scudo sormontato da elmo di 
barone con lambrequini. Tav. X. le. 
Amore — Riferisce Mus-nos che un tale An- 
tonio d'Amore fu a' servigi di Fede- 
rico III. Altri soggetti ebbero onorati 
carichi tanto da re Martino che dalla 
regina Bianca. Un altro Antonio fu 
segretario e consigliere dell' infante 
Pietro fratello di re Alfonso nella città 
diPiazza, dandogli per trattamento 1437 
il feudo di Lorsa. Ivi molti gentiluo- 
mini di tal casato fiorirono, tra' quali 
furonvi 1566 Angelo cavaliere di Malta, 
Francesco barone di Bulcendelli 1527, 
ed Antonio che ottenne i feudi di Sic- 
cara, Casacchio, Sulla e Crucifia. 

Armasi: campo d'oi'o con un cuore 



69 

rosso trafitto da una saetta d'argento. 
— Corona di barone. Tav. XI. 2. 

Ancisa — Nobile famiglia siciliana al dir 
di Mugnos, decorata del titolo di ba- 
rone di S. Bartolomeo. 

Si arma : campo rosso con due bande 
d'argento, ed una barra d'argento 
broccante sul tutto. Tav. XI. 3. 

Alldrada — Di questa distinta famiglia non 
abbiamo altra notizia se non quella che 
ci dà il Mugnos citando un Luigi de 
Andrada che con altri cavalieri passò 
di Spagna in Sicilia sotto re Alfonso. 
Il Villabianca l'arma campo d'oro con 
una marrella nera, ed una banda d'az- 
zurro, caricata all' angolo sinistro della 
punta da una testa di leone di ar- 
gento broccante sul tutto. Tav. XI. 4. 

Andrea — Al dir di Mugnos famiglia cata- 
lana, venuta in Sicilia sotto cognome 
di Andres . Il primo di questa famiglia 
fu Garraffo d' Andrea cavaUere ai ser- 
vizi del re Federico II, da cui si ebbe 
la casteUania di Naro, ivi stabilendo sua 
dimora. Con Agnese Securso procreò 
Giovanni , Domenico e Giacomo ; da 
quest'ultimo ne nacque Garraffo, che 
servi il re Martino in qualità di pag- 
gio; e dal Domenico ne venne un Gio- 
vanni che servi in qualità di paggio 
la regina Bianca e da gentiluomo il 
re Alfonso , da cui pe' suoi servizi 
ottenne molte terre nel territorio di 
Naro. Segue la linea sino a Mincio, 
ch'ebbe la baronia di Seccafati nel 
1474, ed altri gentiluomini illustri. 
Tra le famiglie estinte di Napoli vi ha 
al dir del duca della Guardia la fa- 

9 



70 

miglia d'Andrea originaria del Pie- 
monte. Perrotto d'Andrea, che acquistò 
la contea di Troja e di Ascoli, fu il primo 
a trasportarla in Napoli, essendo stato 
dal re Carlo III promosso alla dignità 
di maresciallo. Ma le armi di queste due 
famiglie sono ben differenti, portando 
quella di Napoli campo azzurro con 
una croce di S. Andrea, un giglio di 
oro in capo ed un pugnale con la 
punta rivoltata in punta, mentre quella 
di Sicilia secondo Mugnos un campo az- 
zurro con una banda d' oro. — Corona 
di barone. Tav. XI. 5. 

Anfossì — Ainnasi secondo il Villabianca: 
campo azzurro con un braccio d'ar- 
gento sporgente daU' angolo destro del 
capo elle impugna un tridente di ar- 
gento sopra onde marine. Tav. XI. 6. 

Aogelica — Famiglia, dice Mugnòs, di Lucca; 
venuta in Catania a' servizi di re Pie- 
tro II d'Aragona, poiché Corrado di 
Angelica ebbe il grado d'Alfiere nel- 
r esercito reale. Indi un membro di 
essa passò in Messina, dal quale ne 
venne un Filippo gentiluomo di molta 
gravità e sapere. Vanta un santo mar- 
tire nominato Vittorio, protettore della 
detta città sua patria. Un Artale poi 
da re Martino si ebbe la castellania 
del castello di S. Alessio. 

Armasi secondo il Villabianca: cam- 
po azzurro con un angelo d'argento, 
che tiene nelle mani due spade d' ar- 
gento sguainate. Tav. XI. 7. 

Angelini — Famiglia aquilana traendo ori- 
gine da un Angelino capitano goto, 
che ebbe il governo di Aquila dal re 



Ataulfo come riferisce Mugnos. Un 
ramo passò in Sicilia stabilendosi in 
Lentini. 

Si arma : campo d' oro con due an- 
geh serafini rossi accompagnati in capo 
da una stella rossa. Tav. XI. 8. 

Angelo — stando al Mugnos la è una fa- 
miglia originaria dall'imperatore Isacco 
Angelo Comneno di Costantinopoli, 
venuta in Italia e precisamente nella 
città di Napoli, ove diramossi formando 
i marchesi di Ceglie, i principi di Bi- 
tetto ed i baroni di Carbonara, de' 
quah fiori Domenico avvocato ne' su- 
premi Tribunali. Un ramo passò in 
SiciUa, producendo non pochi nobih 
soggetti. — Ella fa per armi: campo az- 
zurro con una fascia d' oro accompa- 
gnata da due stelle pur d' oro, situate 
una in capo, ed una in punta, lo scudo 
sormontato da ehno con lambrequini. 
Tav. XI. 9. 

Angles — Giusta il Mugnos famigiia oriun- 
da di Majorca sotto Federico II. Un 
Nicolò corrottamente detto l'Inglese 
fu barone in Palermo al servizio di 
re Ludovico 1343. Un Pietro fu poscia 
castellano del forte di Castellamare di 
Palermo. 

Armasi: campo diviso, nel P verde 
con due leoni d' oro affrontati che so- 
stengono un giglio d'argento, nel 2° 
d'azzurro e la campagna d'argento, 
ed ima fascia rossa broccante sul di- 
viso. — Corona di barone. Tav. XI. 10. 

Anglcsola — Nobile famiglia di Catalogna 
e Valenza, di cui un ramo al dir di 
Mugnos passò in Sicilia nel 1283 col 



re Pietro d'Aragona stabilendosi in 
Sciacca. Beringario e Bernando An- 
glesola per aver seguito la fazione de- 
gli Alagona contro il re Martino n'eb- 
bero confiscati i loro beni, che poscia 
il medesimo re graziandoli restituì. 

Si arma : campo rosso con un leone 
d' oro. Tav. XI. 11. 
AngoUa — Dice il Mugnos esser famiglia 
nobile di Galizia, di cui un ramo passò 
in Sicilia scegliendo per sua dimora 
Messina. Ivi fiori per ricchezze, per 
le cariche occupate di Giudici della 
R. G. C. e maestri Razionali del Tri- 
bunale del Real Patrimonio. 

Si arma: campo azzurro con una 
banda d'oro accompagnata da un drago 
d' oro passante, e in punta da tre bande 
rotte accompagnate da stelle d' oro. 
Tav. XI. 12. 
Angullo — Giusta il Minutoli è dessa una 
famiglia spagmiola, venuta in Girgenti 
ove vantò capitani e governatori; nel 
1437 un suo ramo passò in Palermo. 
Un Giovanni fu generale d' artiglieria 
del regno di Sicilia 1539. 

Armasi: campo d'oro con cinque 
pali di nero e di rosso. Tav. XI. i3. 
AnicilO — È questa al dir di Mugnos una 
famiglia beneventana, che ben meritò 
da re Federico IL Giorgio Anicito fer- 
mò sua stanza in Messina, ove si caso. 
I suoi figli concorsero a' maggiori uf- 
fici dello stato. 

Fa per arme : campo rosso con una 

aquila scaccheggiata d'oro e di nero 

colle ali al volo spiegate. Tav. XVI. 12. 

Aniva — Rileviamo dal Mugnos esser que- 



71 
sta una nobile ed antica famigUa si- 
ciliana patrizia di Messina, che pregiasi 
aver contratto alleanza con la nobi- 
lissima famigha Colonna Romano dei 
Baroni di Cesarò. 

Armasi : campo d' oro con una banda 
di rosso caricata da sette picche di 
lancia d'oro, accompagnati da due co- 
lombe nere , situate una in capo ed 
una in punta. Tav. XI. 14. 
Anorea — Giusta il Villabianca armasi: cam- 
po azzurro con una fascia d'oro ed un 
uccello d'oro passante, accompagnato 
da una stella dello stesso metallo al- 
l' angolo destro del capo, e in punta 
da tre monti d'oro. Tav. XI. 15. 
Ansaldi di Palermo — Famiglia nobile di 
Nicosia, ove trovasi ascritta a quella 
maestra de' nobili. Credesi derivare da 
quella di Firenze e di S. Miniato; ma 
comecché son differenti le armi e non 
abbiamo scrii documenti che conte- 
stino la provenienza da quella, diremo 
che in Siciha si divise in due rami, 
r uno abitò in Castrogiovanni e Maz- 
zarino e si estinse nella nobilissima 
famiglia Grimaldi di Geracello. L'al- 
tro rimase in Nicosia, da cui ne venne 
un Giovanni marchese di Spataro, che 
sposò la nobilissima dama Carolina 
Ventimiglia de' principi di Grammonte 
fermando in Palermo sua dimora. Fu 
il di lui avolo Giovanni barone di Spa- 
taro, al dir di Villabianca, elevato a 
marchese come chiaramente scorgesi 
dall'investitura da lui presa a 31 ago- 
sto 1761, per l' acquisto del titolo di 
marchese di Bonaccorso coinmutan- 



72 

done il titolo di marchese di quest'ul- 
timo in quello del feudo di Spataro. 
Ebbe tre figlie, delle quali due viven- 
ti, inguisaccliè non essendovi maschi 
estinguesi questa famiglia in Clemen- 
tina Ansaldi col passaggio del titolo 
^iire ereditario nel di lei figlio Alfredo 
Bertini ed Ansaldi. 

Armasi secondo il Villabianca: cam- 
po azzurro con un braccio d' argento 
che impugna un giglio d' oro e la cam- 
pagna d' argento con tre rose unite 
col fusto in alto. — Corona di mar- 
chese. TaV. XI. 16. 

Ansaldi di Messina — Secondo Mugnos è que- 
sta una famiglia nobile lornharda. Pri- 
mo a trasportarla in Sicilia fu Gre- 
gorio Ansaldi barone lombardo venu- 
tovi con l'imperatore Federico II, e 
stabilitosi in Messina fondò ivi la sua 
famiglia che produsse molti nobili sog- 
getti. 

Fa per arme : campo rosso con un 
drago d' oro. — Corona di barone. — 

TaV. XI. 17. 

Ansalone — Il primo a scrivere su questa 
nobile e distintissima femiglia fu il 
Mugnos, il quale assicura aver tratto 
origine da un Ladislao cavaliere della 
Pannonia, e molto protetto dall' impe- 
ratore Enrico VI poi^chè a' suoi ser- 
vizi. Costui fu governatore di Messina 
ove si caso. Di là una serie di per- 
sonaggi tra cui Federico Ansalone che 
nel 1212 fu stràtico di questa città, 
Natale che fu fautore del Vespro, per 
cui da re Pietro fu eletto maestro giu- 
stiziere, e da re Giacomo a capitan 



d'esercito. Lo Zurita encomia Pietro 
Ansalone, che da re Federico si ebbe 
il castello di Comiso e l' ufficio di pro- 
tonotaro del regno. Fiorì poscia Bon- 
signore, indi Andrea baroni di grossi 
feudi, Matteo protonotaro del regno, 
Giovanni barone di Pettineo, de' Rossi, 
Scali, Comeni, Migciidi, Ogliastro, Ca- 
stelluzzo ecc. Un altro Bonsignore ot- 
tenne la baronia di Fiumedinisi, Gia- 
como le tonnare di Milazzo, essendo 
questi Capitan Generale della città di 
Patti. Molti senatori in Messina vanta 
questa illustre famiglia e tre stràtico 
sino al 1329, per tacere di altri ca- 
richi. Ebbe dei cavalieri di Malta, tra' 
quali commendasi un fra Pietro che 
scrisse un libro De sua familia relatio. 
Intanto interessa conoscere che da tal 
famiglia derivarono ì principi di Roc- 
cacolomba ed i duchi della Montagna 
Reale. Il Villabianca riferisce che Asca- 
nio Ansalone si ebbe la terra baronale 
di detta Montagna Reale unitamente al 
suo feudo Marcato di Rocca, di cui 
fu primo duca per concessione del re 
Filippo IV del 1642; fu egli altresì 
maestro razionale del real patrimonio 
reggente nel Supremo Consiglio d'Ita- 
lia presso la Corte di Madrid 1651 , 
primo marchese di Sorrentino, primo 
conte di Tindaro , primo principe di 
Patti 1655 per vendita reale (sebbene 
fosse stata poi annullata il 1662 di 
ordine del detto Supremo Consiglio di 
Italia), due volte vicario generale del 
regno in vai Demone, maestro giurato 
per due vite, accoppiandosegli la se- 



srezia di Messina, non clie le cariche 
di maestro segreto e di maestro por- 
tolano di tutto il regno. Morì senza 
prole, sicché tanta stupenda eredità 
passò ad Antonio figlio del fratello 
Pietro, prendendone investitura 1681. 
Da qui una linea cadetta di Ansaloni 
sino a che un Antonino lasciò unica 
erede sua figlia Lauretta, e questa fi- 
nalmente un' Alfonsina Corvaja che 
maritatasi con un tal di femiglia Via- 
nisi ne raccolse l'eredità. Intanto non 
passeremo sotto silenzio un Paolo An- 
salone e Corsetto, che nel 1639 inve- 
stito venne del titolo di Principe di 
Roccacolomba , e fu capitano di Pa- 
lermo. 

Armasi concordemente agli autori: 
campo azzurro con sei barre d' oro. — 
Corona di principe. Tav. XI. is. 

Anselmo — Sull'autorità del Mugnos è que- 
sta una nobile famiglia di Parma por- • 
tata in Sicilia da Giovanni Anselmo, 
che militò sotto il re Alfonso il ma- 
gnanimo , fermandosi in Messina ove 
fiorirono varii gentiluomini, tra' quali 
un Luigi Anselmo che fu valoroso ca- \ 
pitano in Francia al servizio del re 
Luigi XI. 

Si arma : campo d' oro con un ca- 
stello sormontato da tre torri di ver- 
de. Tav. XI. 19. 

Ansidca — Annasi secondo il Villahianca: 
campo rosso con una banda d' oro 
Tav. XI. 20. 

Anliochia — Famiglia oriunda toscana, se- 
condo Inveges e propriamente da un 
Federico, figlio naturale dell' impera- 



73 
tore Federico II, e che qual principe* 
di Antiochia ove fu allevato divenne 
re di Toscana: di là la ragione del 
cognome. Suo figlio Corrado nel 1268 
per difesa di suo cugino re Corradino 
contro Carlo d' Angiò da Capitan Ge- 
nerale governò l'isola di Sicilia. Indi 
sconfitto nella guerra col detto re, fu 
in Centuripe appiccato dopo essere 
stato barbaramente accecato in duro 
carcere. Costui secondo il Pirri fu conte 
della terr;). di Capizzi. 

Armasi giusta Inveges : campo rosso 
sparso di gigli d'oro — Corona di conte. 
Tav. XII. 1. 

Anzio — Famiglia nobile e antica di Cata- 
logna, fu trasportata in Sicilia da Gia- 
como d'Anzio a' servizi di re Pietro 
d'Aragona; da lui ottenne grossi te- 
nimenti di terre in feudo , e si rese 
progenitore di Antonio e Bernardo di 
Anzio, i quali lasciarono al dir di Mu- 
gnos una larga posterità. 

Armasi: campo rosso con una per- 
gola d'argento. Tav. XII. 2. 

Apilia — Famiglia sveva, dice Mugnos, ve- 
nuta in Sicilia con l'imperatrice Co- 
stanza, moglie di Enrico VI; peroc- 
ché ella seco condusse il cavaliere 
Federico Apilia, capitan della Guardia 
Imperiale affidandogli la soprainten- 
denza del governo del regno. Si caso 
in Palermo, ed i suoi figli divennero 
ricchi e potenti; se non che un Gio- 
vanni fattosi ribelle perdette tutti i ca- 
steUi, feudi e ville, conseguendoli po- 
scia nel 1396 un di lui fratello a nome 
Pv,aimondo, per motivo de' suoi grandi 



74 
f servizi, pe' quali anche la terra di Frizzi 
1397 ottenne, non che tutti i beni di 
Francesco Valguarnera confiscati, la 
gabella de' Mortilli e Fumo di tal città 
con la terra di S. Fihppo d'Agirò. Il 
di lui figlio Giovanni possedette il feudo 
e castello di Cefalà nel 1399. Infine 
un Raimondo Apiha o d' Aptiha fu pre- 
tore della città di Palermo, come ri- 
ferisce Baronio. 

Armasi secondo Magnos : campo az- 
zurro con un leone d' oro circondato 
di api d'oro. Tav. XII. 3. 
Aponlc — Questa nobile e chiarissima fa- 
miglia originaria di Spagna, al dir di 
Mugnos, sotto i re aragonesi fiorì in 
Palermo. Vanta non pochi soggetti il- 
lustri nelle lettere e nelle armi, se- 
natori e pretori. Il p. d' Aponte fu un 
luminare di scienze ecclesiastiche, e 
produsse molte opere spirituali, anche 
oggi ricercate. 

Armasi : campo azzurro con una fa- 
scia d' argento, in punta un ponte di ar- 
gento e di sotto un fiume. — Tav. XII. 4. 
Aprile (li Callagirone — Secondo il Mugnos 
famiglia nobile di Valenza passata in 
Sicilia sotto il re Federico II di Ara- 
gona, e stabilitasi in Noto, Modica e 
Caltagirone con carico di segreto di 
quest'ultima città, e decorata col ti- 
tolo di barone. Commendasi il p. Aprile 
dotto e virtuoso gesuita. 

Armasi secondo il Villabianca: campo 
d' argento con una fascia di rosso ac- 
compagnata da tre rose rosse situate 
2 in capo ed una in punta. — Corona 
di barone. Tav. XII. e. 



Aprile (li Palermo — Giusta il Villabianca si 
arma: campo azzurro con una fascia 
d' oro accompagnata in capo da un gi- 
glio d'argento, e in punta da tre stelle 
d' oro con sei raggi situate in fascia. 
Tav. XII. 5. 

Appuzzo — Nobile famiglia di S. Filippo di 
Agirò; si vuole proveniente di Mosco- 
via dove fiorirono Abbia de Apruz ca- 
pitano del Granduca di Moscovia, e che 
si distinse contro i Tartari. Demetrio 
fu cancelliere di quel ducato come ri- 
ferisce il Mugnos. 

Portarono per arme: campo d'ar- 
gento con tre monti rossi sormontati 
in capo da corona di rosso. Tav. XII. 7. 

Apillia — Antica famiglia nobile siracusana 
che rimonta a' tempi aragonesi, al dir 
di Mugnos. Primo a ricordarsi è uu 
Ferrerò d'Apulia ricchissimo barone. 
Tale famiglia fiorì ancora in Lentini, 
ove dicesi Pulia. 

Armasi : campo inquartato in croce 
di S. Andrea, il capo e la punta di 
rosso, ed ai fianchi d' argento — Co- 
rona di barone. Tav. XII. 8. 

A(lllÌlone — n INIinutoli vuole fosse questa 
flimiglia nobile ed antica di Messina, 
ove occupò ragguardevoli posti. 

Armasi : campo rosso con un' aquila 
nera coronata, che tiene fra gli arti- 
gli un serpente verde. Tav. XII. 9. 

Arada - — Il Villabianca l'arma: campo rosso 
con una banda d'oro accompagnata in 
capo da un' aquila d' oro , e neU' an- 
golo destro della punta da un leone 
d' oro. Tav. XII. 10. 

Aragona — Consultati gli accennati scrittori 



delle cose di Sicilia, ed in ispecie il 
Mugnos e l'Inveges troviamo essere 
un tal cognome appartenuto a più rami 
staccati dal ceppo reale, di cui sopra 
femmo cenno. In fatti alcuni sonosi 
nominati Aragona per linee collaterali, 
per linea paterna o materna, per 
mogli, fratelli, figli, ec. del re di Si- 
cilia, altri come figli naturali di quelli. 
Nel primo caso è facile incontrare non 
pochi distinti personaggi, che àn go- 
vernato l'isola da presidenti, e la città 
col titolo di pretori. Possedettero i 
titoli di principe di Castelvetrano , 
duca di Terranova, marchese d' Avi- 
la, marchese della Favara, barone di 
S. Angelo, Burgetto ecc: sono stati 
grandi di Spagna di prima classe. — 
Nel secondo caso se vogliamo stare 
al Mugnos troviamo Giaime figlio na- 
turale di Pietro . che casatosi ebbe 
Beatrice, che fu poi moglie di Gugliel- 
mo d' Aragona, figlio naturale di Fe- 
derico IH, ed un Giovanni. Indi Fe- 
derico II pria di sposarsi ebbe una 
figlia che maritò con Loria grande Ai- 
mirante, cui die in dote l'isola di Gerbi 
ed altre terre. Anche dopo il matri- 
monio ebbe altri figli naturali, cioè 
Samio, Federico ed Orlando, e perciò 
decorati d'infiniti titoli e baronie sin 
dal 1330. Di là molte linee vigenti sino 
ai tempi del citato scrittore e che ne 
tesse in certo modo e sino a quel punto 
la genealogia. Finalmente secondo ri- 
leviamo dal Villabianca per una Bea- 
trice d'Aragona sorella di Carlo e 
maritata con Giovan Vincenzo Taglia- 



75 
via conte di Castelvetrano e figlio di 
Antonio ultimo barone di detta terra, un 
tal cognome di Aragona in quest'ul- 
tima casa si estinse. 

Armasi secondo Mugnos : campo di 
oro con quattro pali di rosso. Tavo- 
la XII. 11. 
Arbca — Riferisce Mugnos nelle sue opere 
essere questa una famiglia nobile ed an- 
tica di Catalogna, ove occupò le prime 
cariche dello Stato. Con Pietro I di 
Aragona venne in Sicilia un Ramiro 
Arbea, eh' ebbe la castellania di Len- 
tini. Da lui ne venne Antonio, rettore 
di detta città, e che gloriosamente 
mori nella battaglia navale sostenuta 
da Federico II contro il duca di Ca- 
labria. Altro ramo di tal famiglia fece 
altresì 'da Catalogna passaggio in Sici- 
ha, e ciò fu per l'opera di due fratelli 
Pietro e Giovanni sotto re Martino 
nel 1391, figli del valoroso cavaliere 
Simeno Arbea. Il primo fu stràtico 
di Messina 1398, ottenendo un feudo, 
detto della Vigna Grande, in contrada 
laci 1404. Un Giovanni indi si ebbe 
la baronia di Sambuca, e nel 1453 
il feudo delli Muni; un Carlo fu se- 
greto della città di Messina, ed ebbe 
sempre i piti alti posti. 

Armasi: campo rosso con tre barre 
d'oro, e il capo cucito d'azzurro con 
un giglio d' oro. Tav. XII. 12. 
Arana — Si arma secondo il Villabianca; 
campo d' argento con cinque cuori di 
rosso situati in croce di S. Andrea. 
Tav. XII. 13. 

I — Armasi secondo il Villabianca: 



76 
campo di oro con sei uccelli azzurri 
situati 2, 2 e 2. Tav. XII. u. 

Arala — Il Villabianca l'ai^ma: campo di- 
viso nel 1° azzurro con tre gigli d'ar- 
gento allineati in fascia, nel 2" d'az- 
zurro con due bande d'oro accorciate 
ed un'aratro d'oro. Tav. XII. 15. 

Arcabascio — Secondo il Villabianca arma- 
si : campo d' oro con un leone di nero 
posato su di una cassa d'azzurro e 
che tiene colla zampa sinistra una croce 
nera. ■ Tav. XII. la 

Arcangelo — Antica e nobile famiglia cata- 
nese, il di cui primo stipite nel 1495 
si legge secondo Mugnos esser stato 
im Giovanni Arcangelo, die fu a' ser- 
vizi di re Ferdinando il Cattolico, e 
che lo creò Miles, distinzione molto 
pregiata. Suo figlio Aloisio fu maestro 
notaro nel 1523 e capitano della città; 
un Scipione al dir di Minutoli fu ca- 
valiere di Malta. 

Si arma: campo azzurro con un Ar- 
cangelo d' argento che impugna una 
spada d' argento. Tav. XII. n. 

Arces — Al dir di Mugnos famiglia nobile 
di Aragona. Un ramo di essa passò 
in Sicilia stabilendo sua dimora in Mes- 
sina ove fiori un Matteo d' Arces ca- 
pitan d' arme del Val Demone. 

Si arma: campo azzurro con un ponte 
sormontato da un castello d'oro, e so- 
stenuto da due leoni pur d' oro Ta- 
vola XIII. 8. 

Ardoino — Questa famiglia secondo il Rossi 
teatro della nobiltà à' Europa, è di ori- 
gine francese per un Falcone eletto 
• arbitro di una quistione tra Luigi re 



di Francia detto il Santo, e suo fra- 
tello re di Napoli nel 1249. Ella si 
stabilì in Messina come attesta il Bon- 
figlio nella sua Messina, sin da' tempi 
normanni. Noi quindi non facciam caso 
e dell' Ardoino di cui parla Mugnos, 
nò di quello marchese d'Ivi^ea lOIO, 
né dell' altro re di Torino nel tempo 
de' Longobardi, perchè non siciliani. 
Ma per come riferisce l' Anzalone nel 
libro de sua fmnilia, ella possedette 
le baronie di Venetico , Longarine e 
Maggazzà. Il Villabianca sulle tracce 
dello stesso Bonfiglio assicura essere 
una famiglia nobilissima di Messina, 
colà stabilita sin dal tempo de' Nor- 
manni, avendo avuto molti senatori. 
Vanta dei porporati, de' cavalieri ge- 
rosolimitani, de' cavalieri del Toson 
d' Oro. Un Andrea fu carissimo a Car- 
lo V essendo stato incaricato di molte 
ambasciate in Fiandra Spagna ed al- 
trove; fu presidente del R. Patrimonio 
e consultore del re^no. Ebbe la ba- 
ronia e il castello dell' Oliveri. Un al- 
tro Andrea nel 1603 fu capitan gene- 
rale del distretto di Messina per ca- 
gione de' Turchi, ed altre cariche si 
ebbe. In fine questo ramo si estinse nei 
principi di Alcontres e ne' marchesi 
di Soreto. Intanto nel ramo secondario 
dice lo stesso Villabianca nell' appen- 
dice della Sicilia Nobile, fuvvi un Giu- 
seppe Ardoino e Rocca fratello di Pie- 
tro che fu r ultimo principe di Alcon- 
tres. Costui fattosi chiamare marchese 
di Roccalumera sostenne cariche di 
senatore in Messina 1759 e 1769. 



Armasi giusta gli autori concordi: 
campo diviso, nel 1° d'argento, con una 
aquila nera coronata; nel 2° d'azzurro 
con un leone d'oro coronato, accom- 
pagnato da una mezza luna d'argento 
situata nel fianco destro dello scudo, 
e da una stella d'oro con sei raggi nel 
fianco sinistro — Corona di principe. 

TaV. XII. 19. 

Arena di Palermo — L'Ansalone, il Beltrani, 
il Zazera e Ferrante della Marra par- 
lano a sufficienza dello splendore di 
questa illustre famiglia detta in Firenze 
dei Conclubetti marchesi d'Arena. — 
Secondo Mugnos si reputa progenitore 
in Sicilia un Federico Arena, che pas- 
sò da Aragona in Napoli a' servigi di 
re Manfredi, il quale gli die a reggere 
la Calabria e poi la Sicilia. Figlio di 
Angiolo, pronipote di Federico fu Gi- 
rolamo, nome celebre ne' fiisti di Si- 
cilia, che dopo aver percorso le più 
splendide cariche giudiziarie ed acqui- 
statovi rinomo di sommo giureconsulto 
come riferisce il Diblasi, compì sua car- 
riera nel posto di Primo Consultore 
del Re sopra gli affari di Sicilia, non 
che Consigliere Decano del R. Con- 
siglio di S. Chiara di Napoli, ove morì 
nel dicembre 1747. Intanto per diplo- 
ma di Carlo III Borbone fu nel 1758 
decorato del titolo di marchese. Ebbe 
due figh, Giuseppe che percorse con 
plauso la carriera della magistratura, 
essendo morto in Palermo col carico 
di Consigliere togato del Supremo Ma- 
gistrato di Commercio, ed Elisabetta 
che sposato avea Carlo MortiUaro ba- 



77 
rohe del Ciantro ; ella rimase perciò u- 
nica erede e rappresentante la famiglia 
Arena. Or da costei con diploma del 9 
gennaro 1754 dello stesso re Carlo fu 
ottenuto potersi il detto titolo di mar- 
chese trasferire alla connata famiglia 
MortiUaro, chiamandola preclarissima. 
Per lo che ne investì il di lei figlio 
Antonino e suoi successori, con fre- 
giarsene ed imporlo a sua scelta su 
quel feudo attuale o futuro che gli 
andasse a genio : ed Antonino per ri- 
verenza all'avolo l'impose sulla Villa 
Arena, che era la delizia del suo fon- 
datore Girolamo. 

Armasi secondo Mugnos : campo az- 
zurro con un monte d'argento, sormon- 
tato da un leone d'oro. — Corona di 
marchese. — Di quest' arme fece uso 
la famiglia Arena come si osserva nei 
preziosi mobili di ebano e madreperla, 
di proprietà oggi del marchese Mor- 
tiUaro di Villarena. — Tav. XII. 20. 
Arena di Messina — Antica e nobUe famigUa 
di Messina, Caltagirone e Dentini, ove 
al dir di Mugnos fu chiara nelle let- 
tere e nelle armi. — Commendasi di 
questa famigha un Tommaso, che fu 
varie volte senatore in Caltagirone. 

In Messina, secondo Minutoli, vanta 
un Andrea, che nel 1425 fu senatore ; 
e nel 1582 un fra Scipione cavaliere 
gerosolimitano. Ivi la famiglia fiorisce 
ne' baroni di Montechiaro e Roccadore 
aggiungendo al proprio cognome l'al- 
tro non meno illustre di Primo, de- 
nominandosi Arena-Primo. 

Armasi: campo rosso con due bande 

10 



78 
d'argento, i — Corona di barone. — 

TaV. XII. 18. 

Argomento — Famiglia nobile e ricca della 
città di Sciacca, al dir di Savasta, dove 
si tenne neutrale per le fazioni de' Luna 
e PeroUo, e dedita alla pietà fondò 
delle chiese come quella di S. Leonardo 
e Santa Venera. Commendasi un Gia- 
como Argomento per la liberalità verso 
i poveri, e per aver soccorso con suo 
peculiare interesse la sua patria. 

Si arma secondo il citato autore: 
campo azzurro con una fascia d'argento 
accompagnata da tre palle d'oro si- 
tuate due in capo ed una in punta. — 
Tav. XVI. 13. 

Arezzo — Al dir di Mugnos si vuole fosse 
stata un'antica nobile e chiarissima fa- 
miglia romana detta Aretia. Un Aldo 
Arezzo appare esserne stato il ceppo 
nel 1130 ai servizi di Ruggiero, da cui 
si ebbe molti feudi. Qualche altro l'ha 
fatto derivare di Spagna asserendosi 
possedere in Aragona un castello detto 
Arizzi, da dove il cognome. La genea- 
logia giunta ad Andreolo si biforca in 
Matteo e Giacomo, l'uno ricupera i beni 
paterni confiscati, l'altro diviene ba- 
rone di Cassibile e Bibieni. 

Il ViUabianca riporta un dottor Cor- 
rado Arezzo barone di Donnafugata in- 
vestito nel 1666 ; un Blasco cavaliere 
gerosolimitano e fondatore della Com- 
menda di Ragusa nel 1626, qual ra- 
mo continua nella detta città; ed un 

1 La tavola contenente il blasone di Arena trovavasi già 



Giuseppe Arezzo che fu barone di Tar- 
gia per investitura del 1691, ramo e- 
sistente nella città di Siragusa. Inol- 
tre, seguendo il ViUabianca, Orazio A- 
rezzo fu Brigadiere nei reali eserciti, 
onorato da Carlo III Borbone del ti- 
tolo di marchese per investitura del 
1748; e ciò in compenso di sue bene- 
merenze. Il di lui figlio Giuseppe, mor- 
to il 1837 fu gentiluomo di camera, 
amministratore di Casa Reale, e pre- 
sidente del supremo magistrato di Sa- 
lute P. non che cavaliere dell'ordine di 
S. Gennaro e di quello gerosolimitano. 
Infine il vivente marchese Orazio fi- 
glio del precedente gentiluomo di ca- 
mera dei re Ferdinando II e Fran- 
cesco IL 

Armasi come vuole il Minutoli: campo 
diviso nel 1° d'oro con due ricci d'azzur- 
ro, nel 2° d'azzurro con due ricci d'oro. 
Corona di marchese. — Tav. XIII. o. 

Argento — Armasi secondo il ViUabianca : 
campo azzurro con una mezza luna di 
argento. — Tav. XIII. i. 

ArgenvìIIieri — Secondo il ViUabianca arma- 
si : campo d'oro con tre pali d'azzurro. 
— Tav. XIIL2. 

Arislippo — Famiglia al dir di Mugnos no- 
bile catanese , che rimonta a' tempi 
normanni; molti governi come riferisce 
Fazello gli furono conferiti. 

Armasi: campo d' argento con tre 
monti verdi, sormontati da tre rose 
rosse allineate in fascia. — Tav. XIII. 3. 

secondo Mugnos, cioè campo d'oro con quattro fasce più o- 



pubblicata, quando pervenne tardivamente al nostro ufficio la scure dall'istesso cucite, e la banda d'azzurro broccante sul 
notizia d'essere stato usato lo stemma secondo Minutoli e non ' tutto. 



Arloco — Secondo Mugnos la è proveniente 
d'Irlanda; primo a nominarsi fa mi 
Giovanni Arloco barone di Montalba- 
no, poi di casa Bonanni. 

Portò per arme: campo azzurro con 
tre uncini d'oro. — Corona di barone. 
Tav. XIII. 9. 

Arnialeo — Famiglia nobile al dir di Mu- 
gnos, oriunda tedesca; passata in Mes- 
sina per un certo Luigi, medico chia- 
rissimo di re Federico II, e che di- 
venne assai ricco. I di lui figli occu- 
parono le prime cariche; infine un 
Francesco da re Martino ottenne pe' 
suoi servigi il feudo di Scalisi 1397. 
Armasi: campo rosso con un leone di 
oro coronato. — Tav. XIII. 4. 

Armenia di Messina — Antica famiglia nobile 
messinese che secondo Bonflgiio e Mu- 
gnos trasse origine da un Giorgio gen- 
tiluomo armeno. Costui avea dal re un 
assegnamento di onze 200 l' anno per 
sovvenire le chiese ed i poveri. Un 
Matteo ebbe da re Ferdinando quattro 
salme di terra nell'isola di Malta. 

Armasi giusta il detto Mugnos : cam- 
po d'oro con due orsi rossi affrontati. 
Tav. XIII. 7. 

Armenia (li Lenlini — Dal Mugnos rileviamo 
esser questa una famiglia nobile ori- 
ginaria di Piacenza, passata in Sicilia 
sotto i reali d'Aragona, stabilendosi 
nella città di Lentini, ove occupò i 
primari uffici. 

Si arma: campo d'oro con un leo- 
ne rosso di unghie azzurre. — Ta- 
vola XIII. 5. 

Arolde — La fu secondo Mugnos un'antica 



79 

famiglia nobile di Mazzara, che godè 
di non poche eminenti cariche. 

Fece per arme : campo d'argento con 
una banda verde accompagnata da un 
uccello di rosso. — Tav. XIII. 10. 

Arrac — Armasi giusta il Villabianca: cam- 
po rosso con tre palme d'oro. — Ta- 
vola. XIII. 11. 

Arrigo — Armasi giusta il Villabianca: cam- 
po diviso nel 1° azzurro con una zam- 
pa di leone d'oro; nel 2° d'argento con 
tre pali azzurri. — Tav. XIII. 12. 

Arsini — Riferisce Mugnos essere una fami- 
glia antichissima messinese di origine 
turca. Primo a ricordarsi è un Giulia- 
no, uomo ricchissimo, che apparentò 
colle più nobili famiglie deU' isola. 

Si arma : campo d' argento con un 
cuore di, rosso sormontato da tre stelle 
rosse alhneate in fascia. — Tav. XIII, 13. 

Arlale— Famiglia spagmiola e propriamente 
di Catalogna, venuta in Sicilia con 
Tristano Artale ed Artali nel 1394 ai 
servigi di re Martino. Fu castellano 
del regio palazzo, signore della Cuba 
e suo territorio in Palermo, come assi 
dal p. Ansalone e Luca Barberio. II 
di lui figlio Simone fu del pari ca- 
stellano, non che capitano giustiziere 
nel 1439. Per opposizioni al viceré 
Moncada la famiglia decadde dal suo 
splendore^, e quinci passò in Brente, 
Marsala e Mazzara ove si suddivise : 
lochè provasi da un atto giuridico ad 
istanza del dottor D. Paolo Artale e 
ricevuto dalla R. Gran Corte di Pa- 
lermo del 1691. Da un Filippo Ar- 
tale, che nel 1597 viveva in Brente 



80 

discende la linea dimorante a Palermo. 
Commendasi dal Mongitore un ca- 
nonico Vincenzo Artale teologo, morto 
in odore di santità. Un Giuseppe fu 
valoroso nelle armi, viaggiò in Ita- 
lia ed in Germania, ove fu caro a molti 
principi, falcile da Ernesto Brunsvick 
ebbe concesso per supposto alle sue 
armi l'aquila imperiale. L'imperatore 
Leopoldo l'onorò di sua amicizia e pro- 
tezione. Fu cavaliere dell' ordine co- 
stantiniano, e per le opere pubblicate fu 
riputato insigne poeta. Un Paolo Ar- 
tale, di cui parlano Amato, Mongitore 
e Villabianca, nel 1685 venuto da Bron 
te a Palermo, vi ebbe tosto cittadi- 
nanza; fu valente giureconsulto ed a- 
scritto a varie accademie. Carlo per 
rasion della madre ereditò il titolo di 
barone; e morendo lasciò una bella bi- 
blioteca, come Amico attesta; ed il tutto 
al nipote Filadelfo. Un Filippo il 1701 
ottenne poi il titolo di barone di Pog- 
gio Ferrato. Il barone Filadelfo Artale 
ascritto alla nobiltà di Catania nel 1775 
fu giudice jiretoriano del Concistoro 
e della Gran Corte, avvocato fiscale 
e maestro razionale sino al 1774. Il 
1779 egli ebbe titolo di marchese, in- 
vestito essendo stato de' feudi di Col- 
lalto e Cannata nel 1780. In detto an- 
no fu altresì promosso a consultore 
ossia reggente in Napoli. Fu del pari 
valente giureconsulto, lasciato avendo 
raccolto ed annotato un grosso vo- 
lume di decisioni feudali di Sicilia, 
nel 1752 pubblicato. Il di lui figlio Giu- 
seppe, marchese di CoUalto fu cava- 



liere gerosolimitano, le cariclie occu- 
pando di G. della G. Corte, di avvo- 
cato fiscale, di maestro razionale del 
R. Patrimonio, e di Presidente della 
G. C. nel 1817. Ebbe inoltre la mis- 
sione straordinaria di vicario generale 
con alter ego in Messina, ed infine fu 
presidente della Suprema Corte di Giu- 
stizia sino 1 824 : magistrato insigne in 
tempi difficili un nome illustrelasciando. 
Attuale capo della fjxmigiia è oggi 
il di lui figlio Filadelfio Artale ed Al- 
liata marchese di Collalto, che pe' suoi 
meriti occupò varie distinte cariche; 
fu Intendente della Provincia di Mes- 
sina, maggiordomo di settimana dei 
re Ferdinando II e Francesco II, in- 
signito essendo della croce di cava- 
liere dell'ordine costantiniano. Sposò 
la nobilissima dama Lucia Grifeo e Gra- 
vina de' Principi di Partanna, con la 
quale si rese genitore del vivente mar- 
chese Giuseppe Artale e Grifeo. 

Si arma secondo il Mugnos : campo 
rosso con un leone d'oro che tiene 
con le zampe anteriori un martello di 
nero — supporto un' aquila bicipite. — 
Corona di marchese. — Tav. XIII. 14. 

Arie — Secondo il Villabianca si arma: cam- 
po d'oro con un globo d'azzurro sor- 
montato da un uomo al naturale, che 
tiene nella man destra un compasso 
di nero. — Tav. Xlll. is. 

ArlCgua — Riferisce Mugnos esser questa 
una famiglia nobile aragonese, passata 
in Sicilia con re Martino e Maria. 

Primo fu un Giovanni Artegua, ba- 
rone di Santa Domenica nel 1399. 



Fa per arme: campo rosso con due 
mazze d'oro situate in croce di S. An- 
drea. Corona di barone. — Tav. XIII. le. 
Artesio — Secondo Mugnos famiglia nobile 
catalana; venuta in Catania, ove molto 
fiorì. 

Spiega per arme : campo inquartato 
di rosso e d'argento. — Tav. XIII. ir. 
Ascenso — Si riferisce dal Mugnos essere 
questa una cbiarissima famiglia spa- 
gnuola, proveniente di Francia — Un 
Giovanni Ascenso gentiluomo catalano 
nel 1283 fu il pruno a recarsi in Si- 
cilia col carico di cameriere dell' in- 
fante Federico, indi nel 1501 ottenne 
la castellania di Naro e molti terri- 
torio Un ]\Iatteo fu uno degli eletti ba- 
roni del re Federico II opponendosi 
a re Giacomo, che volea rinunziare la 
Sicilia a Carlo d'Angiò ; fu per questo 
eletto nel 1340 suo regio familiare. 
Un 2° Matteo fu cavaliere, giudice giu- 
rato di Girgenti con onze 24 annue 
su' proventi del porto di detta città. 
Venuto re Martino in Trapani il 1598 
fu ivi accolto da un Guglielmo Ascenso 
ed altri baroni; per lo che fu eletto 
suo familiare, ed ebbe concessi i beni 
allodiali che appartenevano ad Enrico 
Ventimio-lia Conte di Alcamo. — Un 
Matteo in Girgenti fu cavaliere, e poi 
Giudice nel 1401; indi ebbe il feudo 
di Giardinello che da un suo discen- 
dente nel 1506 fu venduto. — Intanto 
ne venne un Stefano che nel 1454 si 
ebbe il governo del contado di Modica, 
ove stabilì sua famiglia. — Un Dottor 
Manfredo fu fatto Sindaco di Messina 



81 
e Catania, mentre un Matteo prese il 
governo del contado suddetto. — Un 
Francesco nel 1535 fu da Carlo V 
armato cavaliere in Bologna; ed un 
altro Francesco comechè fatto cava- 
liere dal detto imperatore il privilegio 
anche si ebbe di poter aggiungere l'a- 
quila imperiale in campo d'oro all'ar- 
me di sua famiglia. Il Villabianca sog- 
giunge : il primo ad essere investito 
del feudo di Santa Rosalia in vai di 
Noto tra Modica e Spaccaforno fu un 
Pietro Ascenso figlio di Francesco nel 
1682, per concessione di Carlo II; e 
ciò in benemerenza de' suoi servigi e 
di quelli degli avoli — Un altro Fran- 
cesco fu ancora investito del feudo di 
Piana. Inoltie rilevasi dalla famiglia 
che un Pietro maritato con Alessan- 
dra Spadafora e Colonna, figlia del 
Principe di Maletto e Venetico, fu se- 
natore di Palermo, cavaliere di Mal- 
ta ed imbarcato sulle galere contro i 
Turchi, morto nel 1821. Il di lui fi- 
glio primogenito Federico , che con 
tanta lode seguile orme cavalleresche 
del padre, ereditò i titoli della madre, 
quali essendo egh oggi morto sono già 
passati alla figlia nobil dama France- 
sca Ascenso e Lucchesi PaUi in Mon- 
roy, principessa di Maletto e di Vene- 
tico. Commendasi in fine il vivente 
Domenico Ascenso generale nell'eser- 
cito italiano. 

Armasi: campo trinciato nel 1° di oro 
con un'aquila bicipite spiegata di nero, 
nel 2° di rosso con tre bande d'oro ca- 
ricate da cinque palme verdi situate 3, 



82 
2 e 1, lo scudo sormontato da elmo 
di nobile antico. — Corona di baro- 
ne.— Tav. XIV. 1. 

Ascoli — È questa, come dice Mugnos una 
antica famiglia baronale di Sicilia, mol- 
to ricca ed illustre. 

Ella fa per arme: campo d'oro con 
una bandiera rossa con asta di nero 
caricata da un uccello d'argento. — 
Tav. XIV. a 

Asmuildo Sismondo — Antica ricca potente 
famiglia originaria di Pisa; si ha di 
lei contezza al dir di Mugnos sin dal 
tempo di Carlomagno, cui rese grandi 
servizii; imperocché un Sismondo ca- 
pitan tedesco nel passare da Germa- 
nia in Pisa accompagnò l' imperatore. 
Un ramo passò a Napoli e diessi il so- 
prannome di Carafa, o Caratò per la 
sua fedeltà, I80I; l'altro in SiciUa per 
Adamotto, che qui accompagnando ven- 
ne Ruggiero; e per cui ottenne la ca- 
stellania e il dominio di Jace nel 1089. 
Per l'elasso di anni sette colle stesse 
prerogative il re lo ebbe seco lui in 
Mazzara, conflrmando però la connata 
signoria al figUo Stefano. Nel 1173 la 
famiglia ebbe confirmato anche il feudo 
di Baldirone in Agrigento; indi il feudo 
di Pontalica. A causa di fazione avversa 
perde tutto; ma sotto casa d'Aragona 
riebbe onorati carichi; tanto che ottenne 
le due castellanie di Taormina e Mazza- 
ra. Sotto re Pietro risiedette in Catania, 
ove occupò le prime magistrature. Un 
Pietro Asmundo ebbe concesso il feudo 
di Amenta da re Federico. Un Adamo 
nel 1413 pe' suoi grandi talenti fu av- 



vocato fiscale della G. C. Indi fu giu- 
dice di detto tribunale; poi salendo pei* 
tante altre cariche pervenne ad occu- 
pare il posto di presidente del Regno, 
Luogotenente Generale, e infine Vica- 
rio Generale con cdter ego. Perlochè 
ebbe annuali onze 100 in perpetuo. 
I suoi figli furono trattati con molta 
distinzione, talché il primo Nicolanto- 
nio fu gentiluomo di camera del re 
Alfonso, e cavaliere dell'Ordine Eque- 
stre unitamente a' suoi figli in perpe- 
tuo 1446; Federico fu maestro razio- 
nale del tribunale del E.. Patrimonio; 
Girolamo Vescovo di Patti, 1546. Un 
Girolamo cav. gerosolimitano nel 1 622. 
Bisogna convenire esser questa una fa- 
miglia molto rispettata in Catania, a- 
vendo sempre goduto le prime cariche 
dello Stato. Un Francesco fu successore 
della baronia di S. Giuliano; ed un 2° Gi- 
rolamo 1647, in età giovanile con molta 
destrezza e coraggio, fece cessare le po- 
p olari sedizioni in quella città, avvenu- 
te. Infine al dir di Villabianca nel 1756 
un Giuseppe Asmundo Paterno Pre- 
sidente de' Tribunali del Concistoro e 
del Supremo Magistrato di Commer- 
cio, pe' suoi servigi e pe' suoi meriti 
non che per la chiarezza di sua fami- 
glia, ottenne dal re il privilegio di po- 
tersi nominare marchese di Sessa. Di 
lui molto scrive il dotto Gervasi nel 
f. 5 delle sue sicole sanzioni. Questa 
linea esiste tuttora in Palermo, men- 
tre un'altra trovasi in Catania nei Prin- 
cipi di Gisira. 

Armasi giusta il Mugnos : campo di 



oro con tre fasce di rosso, accompagna- 
te in capo da un leone rosso passan- 
te. Corona di marchese. — Tav. XIV. e. 

Assale— Al dir di Mugnos fu una famì- 
glia nobile di Francia. Un Luigi As- 
sale gran maestro dell' Ordine Gero- 
solimitano, 1168, è il primo che si 
conosce aver jflorito in Siciha e pre- 
cisamente in Palermo, ove stabilironsi 
molti altri cavalieri di gran qualità. 
Si arma : campo rosso con tre monti 
d'argento, sormontati da due leoni di 
oro affrontati — Tav. XIV. 2. 

Assicni — Secondo il Villahianca si arma: 
campo d'oro, con un albero verde ac- 
costato da due cani bracchi di rosso 
rampanti. — Tav. XIV. 4. 

Astuto — Si arma secondo il Villahianca: cam- 
po d'argento con una biscia di nero, si- 
tuata in fascia, accompagnata in capo 
da tre stelle d'azzurro ed in punta da 
tre fiamme rosse, allineate in fescia. 
—Tav. XIV. 5. 

Atanasio — Armasi secondo il Villahianca: 
campo azzurro con due bande d' oro 
ed un agnello d'argento dormiente. — 
Tav. XIV. 7. 

Auria — Vuole il Mugnos fosse un'antica, 
chiara e molto nobile famidia di Si- 
cilia, e ricorda un Manfredo signor di 
Calatabiano e d'altri grossi feudi; il 
quale sotto re Federico II ebbe molti 
distintissimi figli. Da lui un Ottobuono 
la terra di Castronuovo si ebbe, il ter- 
ritorio di Rieni, ed il molino de' Ba- 
roni nel territorio di detta terra. Un 
Emmanuele fu gran cavahero, il quale 
da re Pietro II ottenne Castellammare 



83 
del Golfo non che il feudo di Calatubi 
e l'isola di Pantngia, tolti al Peralta 
per ribellione. Il Fazello ricorda un Gio- 
vanni nella città di Monte S. Giuliano 
ed un Corrado cavalier valoroso, 1463. 
Il Mugnos poi fi riflettere che un Ber- 
nardo nobile genovese passò da Genova 
in Palermo. Notisi infine un '\nneonzo 
Auria sommo scrittore di cose sicule. 

Armasi: campo diviso d'oro e di ar- 
gento con un' aquila spiegata di nero 
broccante sul diviso. — Tav. XIV. s. 
Averna Avarna — Il p. Coronelli, Uhìioteca 
utiioersale, dice esser questa un'antica 
patrizia famiglia messinese, ricca e si- 
mora della terra di S. Caterina in Ca- 
labria. Possedè la baronia di Manganisi, 
di cui fu investito nel 1560 il barone 
Mariano Avarna cavaliere di squisite 
qualità. I successori occuparono sempre 
distinti carichi — Il Villahianca, che la 
chiama Avarna, dichiara che nel 1702 
un ab. Francesco Avarna si rese pos- 
sessore del titolo di duca di Beluiso, 
che fu ceduto ad una tal di Parisi, 
il ITI 5; il quale alla sua volta dichiarò 
appartenere nuovamente alla famiglia 
Avarna, cioè al Conte Giuseppe Avar- 
na, che prese investitura nel 1716. Fu 
egli cavaliere di S. INIaurizio e maestro 
razionale di cappa corta del Tribunale 
del R. Patrimonio, e Governatore de- 
gli Azzurri. Nel 1731 gli succede An- 
drea, che al titolo di duca di Belviso 
univa quello di visconte di Franca- 
villa, e barone della Decima. 

Un altro ramo di questa famigUa 
trovasi in Palermo col titolo di duca 



84 

di Gualteri, di cui commendasi Carlo A- 
varna, che fu governatore della nobile 
Compagnia della Pace nel 1812, pre- 
sidente del Ministero in Napoli, gen- 
tiluomo di camera e Cav. degli Ordini 
di S. Gennaro e di S. Ferdinando. 
Vanta in fine de' cavalieri gerosolimi- 
tani. 

Si arma giusta il Minutoli: campo 
d'oro con una banda azzurra, i — Co- 
rona di duca. — Tav. XIV. 9. 

Aversa — Non altro riferisce il Mugnos su 
questa nobile famiglia che d'aver tro- 
vato un Giacomo Aversa investito de' 
feudi di Felzuto e d'Ortelia nel 1509. 
Altrove chce d' avere soggiornata in 
Mistretta e sempre opulenta. 

Armasi: campo d'ai^gento con un leo- 
ne rosso, che guarda per dietro una 
cometa rossa situata nell'angolo sini- 
stro del capo. — Corona di barone. — 
Tav. XIV. is. 

Avellino — Famiglia nobile messinese, al dir 
del Minutoli, che l'arma : campo divi- 
so, nel 1° d'azzurro con tre barre d'o- 
ro, nel 2° d'oro con una barra nera ac- 
compagnata da un leone nero situato 
nell'angolo sinistro della punta. — Ta- 
vola XIV. 11. 

Avellone — Secondo il Villabianca fa per 
arme: campo azzurro con tre bande di 
oro, la terza caricata da tre steUe az- 
zurre accompagnate nell'angolo destro 
della punta da tre rocche d'argento, 

1 La tavola contenente lo stemma di Avarna trovavasi già 
pubblica, quando pervenne tardivamente al nostro ufficio la 



dalle quali sorge ima testa di ser- 
pente coronata d' argento. — Tavo- 
la XIV. 12. 

Avila — Il Mugnos ricorda un Antonio d'A- 
vila, barone della Biscaglia, che s'in- 
vestì del feudo nel 1501; cosi molti 
altri baroni di seguito che fiorirono; 
però la famiglia trovasi estinta. — Ar- 
masi campo azzurro con una torre di 
oro ed un leone sorgente dell'istesso. 
—Tav. XIV. io. 

Avveduti — Di questa nobile antica famiglia 
proveniente d'Orvieto il Mugnos ripor- 
ta pel primo un Corrado Avveduti, se- 
gretario del re Ludovico; succede allo 
zio Giovanni Santasofia in un tenimento 
di terre nell'isola di Malta. Il di lui 
fighe Filippo fu coppiere di re Al- 
fonso. 

Armasi: campo d'^^rgento con un leo- 
ne rosso accompagnato da una co- 
meta dell' istesso situata nell' angolo 
destro del capo. — Tav. XIV. u. 

Avvocata — Giusta il Villabianca armasi: 
campo rosso con un braccio armato 
d'argento che impugna una penna. — 
Tav. XIV. 16. 

Avresi — Si arma giusta il ViUabianca: cam- 
po d'oro con due cavalli neri passan- 
ti.— Tav. XIV. 15. 

Azzarello — Il Villabianca l'arma : campo az- 
zurro con un capriolo d'argento accom- 
pagnato da tre uccelli d'argento situati 
2 in capo, ed 1 in punta. — Tav. XIV. n. 



notizia d'essere stata usata sempre dalla famiglia la fascia az- 
zurra in luogo della banda. 



B 



85 



Baglione — Armasi secondo il Villabianca : 
campo partito nel 1° d'argento con una 
fascia d' azzurro , nel 2" scaccheggiato 
d'argento ed azzurro. — Tav. XVII. i. 

Bajada — Il Villabianca riferisce esser que- 
sta una nobile famiglia che pregiasi 
derivare dalla nobilissima Pugiades o- 
riunda di Barcellona, che governò il 
regno col carico di viceré; ciò che vien 
confermato da un privilegio di re Fer- 
dinando il Cattolico dato in Vagliadolid 
il 1509, e da due altri di Carlo V im- 
peratore, l'uno dato in Cordova 1520, 
e l'altro in Bruxelles 1556, in cnì un 
Martino Pugiades detto pur di Bajada , 
figlio del fu Giovannantonio Bajada ca- 
valiere del Cingolo Mihtare vien trat- 
tato per nobile del S. Romano Impero 
con tutti i suoi posteri e discendenti, 
e gli vien confermato lo stesso stem- 
ma usato dalla famiglia Bajada, che 
descriveremo più sotto — Un France- 
sco Bajada con dispaccio patrimoniale 
del primo luglio 1698 vien dichiarato 
discendere in linea retta dacrli antichi 
signori Pugiades; il di lui figlio Gia- 
como per la moglie Anna Caterina di 
Napoli il 1755 fu giudice del Conci- 
storo, auditore generale interino del- 
la Giunta di Guerra, avvocato fisca- 
le , consigliere togato del Supremo Ma- 
gistrato di Commercio, maestro razio- 
nale di cappa lunga, ed infine reggente 
consultore nella Giunta della Sicilia 
e de' Domimi di Parma e Piacenza 
presso la corte di Napoh l'anno 1774, 



Un Corrado Bajada figlio del pre- 
cedente fu consultore di stato in Na- 
poli, ebbe due figlie, Caterina moglie 
del marchese Brancaccio, e Giuseppa 
che sposò Pietro Moncada conte di 
Caltanissetta clie poi fu Principe di 
Paterno. 

Armasi: campo azzurro con un giglio 
d'oro e la bordura merlata dello stesso 
— Corona di marchese — Tav. XVII. 2. 

BajaillOUlc — Armasi giusta il Villabianca : 
campo d'argento con tre fasce d'azzur- 
ro caricate di cinque lozanghe e due 
mezze d'argento. — Tav. XVII. 3. 

Bajardi — Dal Villabianca si scorge essere 
questa una delle nobili famiglie di Pa- 
lermo, ove fiorì un Giuseppe Bajardi 
barone di Mottacamastra, luogotenente 
del grande Almirante del regno di Sici- 
lia e sue isole adiacenti; un Giovan- 
ni di lui figlio investito del marchesato 
di Mottacamastra il 1768, sotto però 
la novella denominazione di marchese 
di S. Carlo; ed infine un Giuseppe , 
ministro superiore della nobile com- 
pagnia della Carità di Palermo. 

Sembra essersi estinta in casa Ri- 
varola. 

Armasi : campo azzurro con un ca- 
vallo d'oro che guarda un sole dello 
stesso, movente dall'angolo destro del 
capo. Corona di marchese. — Tavo- 
la XVII. 4. 

Bajona — Armasi secondo il Villabianca : 
campo d'oro con uu elefante nero po- 
sto su d'un poso di verde — Tav. XVII. 5. 

11 



86 

Baldes — Annasi giusta il Villabianca: cam- 
po d'argento con quattro fasce azzurre 
accompagnate da 10 rosette rosse or- 
dinate 3, 2. 2, 3. Tav. XVII. 7. 

Balesleros — Famiglia spagnuola, il di cui 
primo ceppo in Sicilia sembra un Pie- 
tro Balesteros capitano spagnuolo ve- 
nuto da Madrid nel 1623, ed eletto ca- 
stellano della città di Agosta in Sici- 
lia per privilegio di re Filippo IV. Fio- 
rirono Isidoro Balesteros primo ba- 
rone di Bongiordano per privilegio di 
re Ferdinando IV; qual titolo venne 
poi commutato in quello di marchese. 
Antonino, marchese di Bongiordano 
cavaliere gerosolimitano, da cui il vi- 
vente figlio marchese Pietro. 

Armasi giusta il Villabianca : campo 
azzurro con una banda di tre tiri a scac- 
chi d'argento e di rosso, accompagnata 
da un leone d' oro posto nel 3° lato 
dello scudo che mira una balestra tesa 
posta nel primo lato dello scudo — Co- 
rona di marchese. — Tav. XVII. s. 

Ballarolo — Dagli opuscoh del Villabianca , 
volume XVII, ricaviamo che un Salva- 
tore Ballaroto fu procurator causi- 
dico in Palermo, un Benedetto di lui 
fratello procurator fiscale della Depu- 
tazione del Reoiio. Un Pietro di lui 
fìgho giudice pretoriano in Palermo, 
1731, giudice del Concistoro 1742, e 
della Gran Corte Civile 1747, un al- 
tro Pietro abate di Monte Oliveto, il 
di cui fratello Benedetto Ballaroto pre- 
se investitura del titolo di marchese 
Mendozza ossia Cavallaro, e della Scan- 
natura il 1763. 



Armasi : campo azzurro con un sole 
d' oro. Corona di marchese. — Tavo- 
la XVII. P. 

Ballo — ]Molto sarebbe a dirsi della chiara 
e nobile famiglia Ballo oritmda bolo- 
gnese, al dir di Mugnos, di fazione ghi- 
bellina, pervenuta in Trapani per un 
Sancio Ballo 1378, a' tempi della regi- 
na Maria, dalla quale ottenne onorati 
carichi. Fiorirono Antonio Ballo mae- 
stro razionale del regno; Giovanni Gra- 
ziano compratore della baronia di Ca- 
lattuvo; Graziano giurato in Paler- 
mo 1561; altro Antonio giudice della 
Gran Corte, avvocato fiscale, ed au- 
tore di opere criminali. Il Villabianca 
poi riferisce che nel 1398 Giacomo e 
Lorenzo di Ballo furono baroni di 
Avola sotto re Martino, e che un al- 
tro Graziano Ballo barone di Calat- 
tuvo fu marchese di Bonfornello 1694. 
Sembra estinta. 

Armasi giusta Mugnos : campo az- 
zurro con una banda d'oro caricata da 
tre palle nere: lo scudo contrassegnato 
da elmo di barone con lambrechini vo- 
lanti. — Tav. XVII. 10. 

Balsamo — Famigha antica e nobile origi- 
naria di Lombardia, giusta Mugnos ve- 
nuta in Siciha sotto Federico II nel se- 
• colo XII; e trapiantata in Messina da un 
Maurizio Balsamo, il quale acquistò in 
quella città i feudi della Vigna, della 
Massaria (un tempo Crisi) in Patti, di 
Pollina, Limini e Sambasilio. Commen- 
dansi Costanzo Balsamo da re Pietro 
d'Aragona nominato regio milite; Gia- 
como a' servigi di re Ferdinando il 



Cattolico, destinato ambasciatore al vi- 
ceré Moncada; fu egli signore di Mirto, 
capitan d'arme di Milazzo e poi di Pat- 
ti nel 1547, vicario generale, com- 
prando la città di Taormina coi snoi 
casali. Un Pietro Balsamo marchese 
della Limina nel 1613 al dir del Villa- 
bianca fu il primo principe di Rocca- 
fiorita, cavaliere di S. Giacomo della 
Spada, essendo stato promosso a' prin- 
cipali ufficii dello stato , ed in ultimo 
straticoto di Messina nel 1021 : non 
avendo avuto figli lasciò erede Anto- 
nia Balsamo e Bonanno. Un France- 
sco Viperano Balsamo nel 1759 com- 
prava dal principe di Resuttana il ti- 
tolo di principe di Castellaci pria detto 
Bellacera; fu egli senatore e poi sin- 
daco di Messina il 1771. 11 di lui fi- 
glio Giuseppe fu barone di Cattafi, ed 
il fratello Giambattista si ebbe il titolo 
di marcbese di Montefiorito il 1764, 
e r ufiicio di protonotaro del regno il 
1773. Commendasi inoltre monsignor 
Domenico Balsamo dell'ordine cassi- 
nese, arcivescovo di Monreale, uomo 
dottissimo e conosciuto pe' suoi gran- 
di pregi, a sue spese fondando l'Albergo 
de' Poveri di detta città. Vanta que- 
sta illustre famiglia molti cavalieri di 
Malta, tra' quali son degni di menzione 
fra Geronimo Balsamo morto nell'as- 
sedio di Malta; e fra Giovan Salvo 
Balsamo, Gran Priore di Messina 1618. 
Armasi giusta il Minutoli: campo 
diviso, nel 1° un uccello nero in campo 
d'oro partito di rosso; nel 2° d'azzurro. 
Corona di principe. — Tav. XVII. ii. 



87 
BalsailO — Ebl)e principio questa famiglia 
secondo dice Mugnos da un Clodio 
Balsano cavalier tedesco, che in Si- 
cilia militando con l'imperatore En- 
rico VI venne a fermarsi in Trapani, 
ed indi a Palermo. Il di lui figlio Tom- 
maso ottenne dall'imperatore Fede- 
rico II la castellania di Catania, non 
che altri carichi. Un Giovanni Balsa- 
no nel possedere la castellania di Len- 
tini si tenne fedele a' re d'Aragona. 
— Ignoriamo il seguito. 

Armasi : campo d'oro con un monte 
nero, sormontato da un cavallo di 
rosso. — Tav. XVII. 12. 
Banclierio — Il primo che appare di questa 
famiglia, al cUr di Mugnos, è Alessan- 
dro Bancherio che servi il re Fede- 
rico II; il di lui figlio Giovanni fu giu- 
rato di Palermo nel 1320. 

Un altro Giovanni Bancherio otten- 
ne in compenso de' suoi servigi dal 
re Alfonso l'ufficio della Statia di Pa- 
lermo e che poscia pervenne a' suoi 
discendenti. Un 3'- Giovanni Banche- 
rio ebbe la Castellania di Siragusa. 

Fa per arme : campo d'oro con una 
banda rossa. — Tav. XVII. 13. 
Bandini — Flaminio Rossi nel suo teatro 
della nobiltà d'Europa vuole sia fami- 
glia oriunda romana, e che un Giorgio 
Bandini gentiluomo fiorentino venuto 
fosse in Sicilia a tempo di re Federico 
n, facendo in Palermo residenza — Ivi 
nel 1316 , secondo Mugnos, fu giurato 
e perpetuo provveditore — Melchior- 
re e Giulio nel 1436 furono cavalieri 
gerosolimitani — Giovanni e Bernardo 



88 
pretori della città di Palermo 1463; j 
ed un 2° Giovanni Bandini morto il 
1502 in Messina ove de' beni si avea. 
Armasi musta "li autori concordi: 
campo d'oro con una banda d'azzurro 
caricata da tre rose d'argento, accom- 
pagnata da due rose di rosso poste i 
una in capo ed una in punta. — Ta- 
vola XVII. u. 
Barbara — Armasi secondo il Villabianca: i 
campo d'argento con tre fasce azzurre i 
accon^pagnate da dodici gigli azzurri ! 
ordinati 3, 3, 3, e 3. — Tav. XVII. 15. | 
Barbarico — Si arma giusta il Villabianca: I 
campo d'oro con una banda nera. — \ 
Tav. XVII. ic. | 

Barbarini — Riferisce Mugnos essere que- 
sta famiglia venuta in Sicilia, condotta 
da un Giovanni Barbarini benemeinto 
di re Martino, da cui ottenne in com- : 
penso dei suoi servigi la castellania 1 
di Castrogiovanni. Indi i suoi discen- j 
denti si sparsero in Siragusa, Lentini, 
e Piazza, ove vissero nobilmente; e \ 
Bernardino Barbarini fu barone di al- 
cuni Censuali e Molendini, quali feudi 
per mancanza di linea mascbile pas- 
sarono nella casa Villardita. 

Fa per arme : campo azzurro con 
tre api d'oro ordinate 2, I. — Coro- 
na di barone — Tav. XVII. n. 
Barbera — Dagli Op. del Villabianca si rileva 
essere questa una femiglia di Nicosia, 
di cui commendasi un Gioacchino La 
Barbera, giudice pretoriano in Pa- 
lermo 1758. 

Armasi : campo azzurro con due 
mani che trattengono un serpente di 



argento con la testa in alto — Tavo- 
la XVIII. L 

Bardassi — Questa nobile e distinta fami- 
glia spagnuola secondo scrive lo Zu- 
rita ne' Sìioi annali fece passaggio in 
Sicilia con altri cavalieri in soccorso 
di re Martino per l'acquisto del regno 
nel 1391. Primi cavalieri di questa im- 
presa furono Arnaldo e Beringai^io de 
Bardaxi, che abitarono in Catania. Il 
Berin2:ario ebbe la baronia de' Mar- 
tini per ragion di dote. Fu celebre Ga- 
leotto Bardassi per forza e destrezza ; 
fu signore di molti feudi, fra' quali 
quello di Scordia Sottana. 

Leva in arme secondo Mugnos: cam- 
po rosso con una stella d'oro ad otto 
rao'gi. Corona di barone — Tav. XVIII. 2. 

DO 

Bardi — Grande e nobile famiglia prove- 
niente al dir di Mugnos da Lombar- 
dia pe' Laudi, chiarissimi principi ed 
antichi signori nella valle di Tarsi, e 
che poscia divennero marchesi di Bar- 
di, terra nella Liguria, e di varie al- 
tre contrade dell'alta Italia. Epperò il 
ramo che venne in Sicilia parte da Fi- 
renze ov'erano possessori della contea 
di Vernio, Mangone, e Pozzo, secon- 
dochè accenna prima di lui il Male- 
spini. Ivi le sue ricchezze aveano fatto 
insospettire la repubblica, sicché per 
esse non venisse un giorno oppressa la 
sua libertà; fu forza vietare la com- 
pra di nuovi castelli in quelle contrade. 
Poiché di fazione guelfa lasciò ella la 
Toscana e passò in Napoli sotto Carlo 
d'Aneriò 1270. Un ramo si trasferì in 
Palermo da Luigi Bardi, che si ea- 



so colla ricchissima famiglia Mastran- 
tonio. Da lui un Antonio gran camer- 
lingo del Regno e cinque volte pretore. 
Salv. Bardi fu pure gran camerlingo 
del regno, barone della Cerdanel 1526, 
e signore di Jaci; la quale terra perde 
nel 1531, per essere stata ridotta al re- 
gio demanio d'ordine di Carlo V stante 
il prezzo di 20 mila fiorini con cui com- 
prò da' Moncada la terra di Melilli, e dal 
conte di Bivona quella di Sambuca già 
posseduta dalla casa Beccadelli. Molti 
soggetti furono in seguito gran camer- 
linghi. Qualche scrittore sostiene che i 
detti Bardi di Firenze provenissero da 
Clodoveo re di Francia essendo stato un 
Pietro il primo della stirpe de' Vernio 
a venire nel 1396 in Sicilia e propria- 
mente in Catania, e non il detto Luigi. 
Ciò provano con l'albero che dimostra 
il marchese della Sambuca, del quale 
titolo fu primo ad investirsi Nicolò Bar- 
di Mastrantonio e Centelles barone di 
detta terra. Questi procreò Vincenzo, 
che sposando Eleonora Spadafora ot- 
tenne per essa i privilegi di nobile ve- 
neto, e di cavaliere gerosolimitano in 

w 

feiidiim per tutti i suoi primogeniti an- 
corché femine, come riferisce il Vil- 
labianca. 

Fa per arme giusta gli autori con- 
cordi : campo d'oro con cinque fuselli 
rossi accollati in banda. — Corona di 
marchese — Tav. XVIII. 3. 
BarloUa — Secondo Mugnos antica e nobile 
famiglia oriunda di Carinzia; venuta in 
Sicilia e condotta da un tal di Bernar- 
done Barlotta gentiluomo e segreta- 



89 

rio della regina Elisabetta moglie del 
re Pietro II. Egli pe' suoi sei-vizì ot- 
tenne g-r introiti de' due castelli di Viz- 
zini e San Fihppo d'Agirò stanziando 
in Catania. Un Brandino Barlotta nel 
1391 ottenne la castellania di Tnqiani 
ove fondò la sua famiglia, la quale vi oc- 
cupò sempre gli uffici di patrizio, ca- 
pitano e giurato. Commendansi un An- 
tonio Barlotta barone delle Saline di 
Biondicelle, Vito e Giacomo cavalieri 
gerosolimitani. Un Gianfrancesco che 
come riferisce il Villabianca fu il pri- 
mo principe di S. Giuseppe per con- 
cessione di re Carlo II nel 1674, indi 
senatore in Trapani ed ambasciatore 
spedito da questa città al Viceré prin- 
cipe di Ligni. Un Giuseppe di lui fìgho 
primogenito salito al sacerdozio diven- 
ne abate di S. Maria d'Altofonte e po- 
scia vescovo di Teletta. Fondò in Par- 
tenico un Collegio di Maria, e fu fau- 
tore dei letterati. Suo figlio Francesco, 
a lui premorendo, lasciò erede il di 
lui figlio Giuseppe ; il quale fu gover- 
natore della nobile compagnia de' Bian- 
chi di Palermo. Questa linea finalmente 
si estinse nella nobile famiglia jNIon- 
roy principi di Pandolfina, alla quale 
pervennero i titoli e feudi di questa il- 
lustre casa. 

Armasi concordemente agli autori: 
campo rosso con una banda d'oro, ac- 
compagnata da due stelle dello stesso, 
poste una in capo ed una in punta. 
Corona di principe — Tav. XMII 4. 
Barone — Famiglia nobile napolitana origi- 
naria della Scozia. Ebbe cominciamen- 



90 

to in Napoli nel 1270 da un Giovanni Ba- 
rone milite, procuratore della provin- 
cia di Terra di Lavoro e di Princi- 
pato. La vediamo indi figurare in Reg- 
gio di Calabria, Messina e finalmente 
in Palermo ove al dir del Villabianca, 
Op. V. 17, un Giovanni Barone appare 
col titolo di barone del Grano ; morto 
nel 1775, trovandosi sepolto nella chie- 
sa di S. Francesco di Chiovari. Igno- 
riamo il seguito. 

Armasi giusta il Villabianca: campo 
azzurro con una croce d'oro accompa- 
gnata da quattro rose dello stesso. — 
Corona di barone — Tav. XXII n. 

Barracc — Famiglia nobile oriunda veneta 
come leggasi in Mugnos. il cui cogno- 
me era Barbadici, corrottamente Bar- 
race. Fu primo ceppo in Sicilia un Ni- 
colo chiarissimo cavaliere veneto, ve- 
nuto in Messina ai servigi di re Al- 
fonso. 

Armasi concordemente agii autori: 
campo azzurro con tre bande d'oro ed 
un leone dello stesso rampante. — Ta- 
vola XVIII5. 

Barrcsc — -Stando al Mugnos troviamo es- 
ser questa un' antichissima e chiara 
famiglia di Francia, in Sicilia condotta 
da un Abbo Barrese a' servigi miU- 
tari del gran conte Ruggiero, dal quale 
ottenne le terre di Naso, d'Ucria, ed 
altri castelli. Un altro Abbo consegui 
le terre di MiUtello 1318, indi unita- 
mente al figlio Giovanni servi colle 
armi re Federico contro il conte Rosso, 
ed il conte Chiaramonto ril}elli; per- 
locchè venne insignito di grandi onori. 



Ebbe due figli Abbono e Blasco 1" di 
questo nome, assegnando a quello Pie- 
traperzia, Militello a Blasco come D'A- 
mico attesta. Un Arcibao Barrese fu 
governatore di Messina; Blasco 2° vi- 
cario d'armi in Catania, Giovanni An- 
tonio barone di Pietraperzia, ed ele- 
vossi a marchese ; Artale concorse a' 
maggiori uflfici, Tommaso fu tra' piti 
illustri a tempo di re Alfonso, avendo 
il ducato di Castrovillari in Calabria, 
il contado di Terranova ed altri ca- 
stelli. Girolamo fu vicario del Val De- 
mone. 

Pietro fu principe di Pietraperzia 
per concessione di re Filippo II 1564; 
1° marchese di Barrafranca, stratigoto 
di Messina nel 1565, cavaliere del 
Toson d' Oro , vicario generale nella 
città di Catania e Siragusa per difen- 
derle dalle invasioni turchesche, ed 
infine supremo comandante della mi- 
lizia di SiciUa. 

Non avendo figli la linea si estinse 
con la di lui sorella Dorotea Barrese 
e Santapau aja del re Filippo III e 
moglie di un Giovanni Branciforte, 
conte del Mazzarino ; col quale pro- 
creando il fioiio Fabrizio Branciforte 
e Barrese fé sì che quest' ultimo di- 
venisse per la madre erede di tutti i 
titoli e feudi della nobilissima casa Bar- 
rese, la quale vanta molti cavalieri ge- 
rosolimitani, come un fra Pietro An- 
tonio cavallerizzo del Gran Maestro 
morto nell'azione di S. Michele, un 
fra Nicolò 1441, un fra Gaspare com- 
mendatore di Marsala 1494; ed infine 



un fi"\ Antonio morto nell'assedio di 
Malta. 

Armasi giusta Mugnos : campo d'o- 
ro con dodici merletti rossi posti 4, 4 
e 4. Corona di principe — Tav. XVIIl o. 
Barrile o Barrili — Riferisce Mugnos es- 
ser questa una nol)ile famiglia del se- 
dile capuano di Napoli, dove un ca- 
valier Giovanni Barrile fiori qual mae- 
stro razionale della Corte Reginale il 
1347. Il primo a recarsi in Sicilia sembra 
essere stato un Giovan Luca sotto re 
Martino, dal quale pei suoi segnalati 
servigi ottenne rimunerazioni ed onori; 
e fu segretario della regina Bianca. 
Giulio Barrile figurò maestro razio- 
nale della Camera Reginale sotto la 
regina Maria, non che Castellano e Go- 
vernatore di Patti; ed Uberto capo 
delle regie scuderie di Giovanni d'A- 
ragona — Un ramo di questa f;imigiia 
fermò sua stanza in Messina, ed un 
Giuseppe Barrile al dir del Villabianca 
comprò dalla R. Corte la terra ba- 
ronale di Mongiuffi unitamente a' ca- 
sali di Melia e Kaa'oi nel 1639; indi 
nel 1043 l'eresse in marchesato — Di 
tal famiglia molto discorre il p. An- 
salone nell'ultima digressione. 11 detto 
marchese Giuseppe come riferisce il 
Mollica lasciò un grosso volume di pre- 
gevoli memorie sulla città di Messina. 
Il figlio Giovanni fu giudice della R. 
G. Corte o sia Tribunale Supremo del 
regno nel 1652. Mori senza prole ed 
ereditò il fratello Tommaso Barrile , 
al quale morto egli pure senza figli 
succese ne' suoi beni la sorella Bianca, 



91 
che maritatasi a Pancrazio Corvaja si 
investi del sudetto titolo nel 1686. 

Un altro ramo di questa famiglia esi- 
ste in Caltanissetta di cui fu autore 
Vito Barrile nello scorcio del 1600, 
fratel cugino di Giovannangelo Bar- 
rile Ijarone di Sant'Arcangelo e duca , 
di Caivano in N;'poli, come pienamente 
costa dall'atto di transazione per al- 
cuni dritti feudali seguito in Napoli fra 
detti Vito e Giovannangelo al 1608, 
presso gli atti di notar de Visco, tran- 
suntato e depositato in Palermo presso 
notar Giuseppe Lo Nigro 9 novem- 
bre 1801. 

Tale ramo è oggi rappresentato dal 
barone di Turolifi D. Paolo Barrile e 
Grimaldi, cav. di giustizia dell'Ordine 
Costantiniano e commendatore della 
commenda di S. Ferdinando dell'istes- 
so ordine, fondata dalla sua famiglia. 
Il di lui fratello Giancalowero Barri- 
le è insignito della croce di cavalie- 
re di devozione del sacro militare Or- 
dine Gerosolimitano. 

Armasi: campo diviso, nel 1° d'az- 
zurro con un grifo d'oro ed un lam- 
bello rosso di tre pendenti broccante; 
nel 2" d' oro con tre monti di verde 
sormontati da una rosa di rosso. — 
Corona di barone. — Tav. XVIII i. 
Bartolomeo — Secondo Inveges famiglia ca- 
talana e siciliana, della prima parla 
il Surita citando un Ivan Bartolomeo 
capitano d" una galera catalana ; de Ha 
siciliana rileviamo dal Mus;nos essere 
stato primo ceppo un Lembo B artolo- 
meo giurista che fu giudice della G. 



92 

Corte sotto re Pietro II nel 1340 in 
Palermo ove visse nobilmente. Da lui 
ne venne Simone che fu pretore di Pa- 
lermo nel 1414. 

Il di lui figlio Leonardo fu valente 
giurista, protonotaro e presidente del 
regno, ed indi signore di TraLia. 

Questi si ebbe una fìgiia che sposò 
il dottor Blasco Lanza di Catania ba- 
rone di Longi, giudice della Gran Corte 
a cui pervenne per ragion di matri- 
monio lo stato della Trabia , e vi e- 
resse il paese a riva del mare. 

Si arma secondo Mugnos: campo 
d'oro con un castello di nero acco- 
stato da due rose di rosso. Corona 
di barone. — Tav. XVIII. s. 
Barzellini — Famiglia nobile di Bologna, 
dove al dir di Mugnos fiori per uo- 
mini illustri nelle armi, nelle lettere e 
nel reggimento di detta città — Vanta 
quattordici senatori, quattro capitani, 
sotto i duchi di Mantova e Ferrara, 
un colonnello della Repubblica Veneta, 
e molti titolati e prelati. Da questa 
famiglia trae origine la Barzellini di 
Palermo avendo per ceppo un All^erto 
Barzellini barone di S. Benedetto. 

Armasi: campo partito d'oro e di 
rosso con un leone dell'uno e dell'al- 
tro, al capo cucito d'azzurro caricato 
da tre gigli d'oro — Corona di barone. 

— Tav. XVIII. 9. 

Basile — Si arma secondò il Villabianca : 
campo d'argento con tre ftisce azzurre 

— Tav. XVIII. 10. 

Basìlica — Antica e nolìile famiglia di Mes- 
sina come riferisce il Minutoli, che cita 



un fra Basilio Basilico cavaliere gero- 
solimitano nel 1626. 

Armasi : campo azzurro con una te- 
sta d'oro portante una pianta di basi- 
, lieo. — Tavola XVIII. 11. 

Bastone — Armasi giusta il Villabianca : cam- 
po rosso con im l)raccio armato d' ar- 
gento che impugna un bastone d' oro 
Tavola XVIII. 12. 

Ballaglia — -Dagli opuscoli del Villabianca, 
volume XVII, ricaviamo che un Vin- 
cenzo Battaglia per la moglie Vincen- 
za Gario-liano si ebbe l'ufficio di eoa- 
diutbre di Protonotaro; un Bernardo 
di vicario generale e maestro cappel- 
lano in Palermo; un Giuseppe di giu- 
dice del Concistoro 1X18; un Calogero 
di coadiutore di Protonotaro ed altri 
che occuparono questo ufficio sino a 
Bartolomeo 1793. 

Armasi : campo rosso con un braccio 
armato che impugna un'asta d'oro con 
bandiera d'argento. — Tav. XVIII. 13. 

Bavara ^ — Armasi giusta il Villabianca : 
campo azzurro con un cavallo d' oro 
sopra onde marine, montato da guer- 
riero che tiene nella man destra un 
tizzone acceso. Tav. XVIII. u. 

Bazan — Secondo Pirri, Lopez, ed altri au- 
tori nobile ed antica famiglia spagmio- 
la, ramo d'un' antichissima casa sovra- 
na di Navarra, una delle dodici grandi 
famiglie di quel vasto regno, non che 
posseditrice di molte signorie, terre, e 
castelh, onorata della grandìa di Spa- 

1 Per una involontaria distrazione del Litografo è accaduto 
lo scambio dello stemma della famiglia Bavara con quello della 
Bellomo. 



gna unitamente a molti altri titoli. In 
una delle linee laterali mi Fortunio 
Inigo Simenes nel XII secolo fu pri- 
mo signore della valle di Bassan o 
Batzan, del qual ceppo la storia di Si- 
cilia presenta tra noi vari distinti per- 
sonau-OT. Un Alvaro Bazan fu marchese 

OC 

di Santacruz, grande ammiraglio, pre- 
sidente del regno; un Francesco Ba- 
zan viceré interino di Bajona 1674, ed 
un Ferdinando Bazan arcivescovo di 
Palermo fondatore dell' Ospedale dei 
Preti e della chiesa attigua nel 1694. 
Epperò dal ceppo di quel primo si- 
gnore di Bazan emersero sei rami prin- 
cipali; uno di essi rappresentato da Gio- 
vanni Bazan venne nel 1430 in Sicilia 
e propriamente in Troina, ove fondò 
la sua famiglia e fu primo enliteuta 
del territorio delli Pagliara. In essa 
città i suoi discendenti occuparono sem- 
pre tutte le cariche nobili. Da docu- 
menti di famiglia poi, che nel 1815 
i due fratelli Alfonso e Pietro Bazan 
dovettero presentare al Gran Priorato 
di Messina per essere ammessi quai 
cavalieri di giustizia nella veneranda 
lingua d'Italia dell'Ordine di Malta, 
rileviamo che Giambattista primogeni- 
to del detto Giovanni si stabili in Pa- 
lermo, formate essendosi così due li- 
nee tuttora esistenti. 

Attuale capo della famiglia Bazan 
in Palermo è il vivente Alvaro Bazan 
barone delli Sollazzi, nipote de' soprad- 
detti cavalieri gerosolimitani, nella cui 
unica figlia Marianna Bazan e Trigo- 
na congiunta in matrimonio a Giuseppe 



93 

AUiata di Vilbifranca principe d'Ucria 
la linea va ad estinguersi. 

Armasi giusta i suddetti documenti 
comprovati nell'ordine gerosolimitano: 
campo scaccheggiato di nero e di ar- 
gento di quindici scacchi, e la bordura 
di rosso caricata da otto crocette di 
oro situate in croce di S. Andrea. Lo 
scudo contornato da 24 bandiere fran- 
cesi, inglesi, musulmane, marocchine. 
Corona di barone — Tav. XVIII. 10. 
Beatrice — Nobilissima famiglia ]ìisana al 
dir di Savasta, passata in Sicilia nel 
1500, e precisamente in Sciacca per 
Raffaele e Pietro Beatrice che occu- 
parono le prime cariche di quella città 
mantenendosi del partito della famiglia 
PeroUo nimicissima dell'altra del conte 
Luna. 

Si arma: campo azzurro con un'a- 
quila d'oro che tiene negli artigli un 
nastro d'argento. — Tav. XXII. n. 
Beccadelli — Concordano gli autori nel di- 
chiarare questa nobilissima famiglia 
qual' una delle più antiche ed illustri 
di Sicilia e precisamente di Palermo; 
pei-occhè un Vannino Beccadelli , a 
causa dei partiti profugo da Bologna 
ove si avea un castello detto Becca- 
delh, fu il primo a recarsi in Palermo 
nel 1303. Ricca ella di ))aronie come 
dice Mugnos, vanta fra' personaggi piìx 
illustri un Nicolò valoroso nelle armi; 
il di lui figlio Giuliano, che il domi- 
nio di Bologna si ebbe, spiegò per ar- 
me tre ale d'oro con le zampe in cam- 
po azzurro, con ciò dimostrando che 
la sua famiglia avea per tre volte quel- 

12 



94 

la città signoreggiato. Sare1)be lungo 
qui riferire il seguito di cotesti illu- 
stri personaggi, d'altronde incompati- 
bile col disegno prefissoci d'un cenno 
ristrettissimo per ciascuna famiglia. I 
soli pretori di Palermo dal 1395 a- [ 
scendono a circa quattordici, tutti do- 
po essere stati insigniti di cariche rag- 
guardevolissime. Non trasanderemo 
però un Antonio Beccadelli detto il : 
Panormita, che fu eccellente legista i 
filosofo e consigliere del re Alfonso , 
occupato avendo le più eminenti ca- 
riche, non sem-ra concessioni di feudi 
ed esenzioni di qualche rilievo. INIorì 
in Napoli nel 1471, e le sue ceneri 
riposano in un gran mausoleo nella 
chiesa di San Domenico. Non meno \ 
coramendevoli furono Simone arcive- 
scovo di Palermo e ambasciatore al 
re Alfonso nel 1451 ; Giovanni armato ; 
cavaliere dal re Alfonso, capitano di 
Palermo, maestro razionale del Tri- 
bunale del R. Patrimonio , tre volte 
pretore ; ed ebbe dallo stesso re per 
se e suoi il privilegio d%quartare so- 
pra le sue armi le regie insegne d'A- 
ragona ; Bernardino vescovo di Malta, ■ 
e poi arcivescovo di Messina; Pietro 
barone della Sambuca ; Francesco 1)a- 
rone di Cefalà, ed uccisore di Gio- 
vanluca Squarcialupo ribelle sotto Car- : 
loV imperatore; Girolamo conte e mar- 
chese di Marineo; Antonio cavaliere 
gran croce di Malta, ammiraglio e Bali ! 
di Santo Stefano ; Francesco barone di j 
Altavilla e primo marchese di questo j 



stato 1623, come attesta il Villabianca; 
Pietro di lui figlio primo principe di 
Camporeale 1664, al quale per la mo- 
glie Antonia Ventimiglia unica erede 
provenne il marchesato della Sambuca 
1666, acquistato avendo l'alto privi- 
legio di portare in feudwn co' primo- 
geniti di sua discendenza il nobilissi- 
mo abito di cavaliere gerosolimitano. 
Altro Pietro pronipote del primo prin- 
cipe di Camporeale investito di questo 
titolo nel 1735 fu gentiluomo di Ca- 
mera di re Carlo III, cavaliere del San 
Gennaro , commendatore di S. Gia- 
como della Spada, deputato del regno, 
ambasciatore presso la corte di Vien- 
na, ed indi consigliere di stato e pre- 
sidente del Consiglio Supremo della 
R. Giunta di Sicilia. Giuseppe Becca- 
delli e Gravina, figlio del precedente 
marchese della Sambuca, fu ministro 
presso la corte di Toscana ed inviato 
plenipotenziario presso la corte di Vien- 
na. Salvatore fu marchese di Alta- 
villa e gentiluomo di camera; Fran- 
cesco commendatore gerosolimitano ; 
Domenico tenente generale ; Bernardo 
maresciallo di campo, il di cui figlio 
vivente Giuseppe, Duca di Adragna, 
gentiluomo di camera cavaliere gero- 
solimitano, comandante lo squadrone 
delle R. Guardie d'onore, sposò in pri- 
me nozze Marianna Beccadelli sua cu- 
gina, figlia di Domenico principe di 
Camporeale, ed in seconde nozze Giu- 
seppina AUiata de' principi di Villa- 
franca. Domenico Beccadelli e Becca- 



delli principe di Camporeale, figlio del 
precedente, sposò Laura i de' baroni 
Acton di Napoli, essendo egli morto 
prima del padre. Lasciò erede di tutti 
i titoli del suo nobile casato il di lui 
figlio Paolo attuale principe di Cam- 
poreale, Marchese di Altavilla ec. 

Si arma secondo gli autori concor- 
di: campo diviso, nel 1" inquartato 
in croce di S. Andrea, il capo e la 
punta d'oro con quattro pali di rosso, 
ed ai fianchi d'argento, l'aquila nera 
coronata, che è d'Aragona Sicilia; nel 
2^ d'azzurro con tre ale con zampe di 
oro, che è Beccadelli. Supporto la croce 
gerosolimitana , mantello di velluto 
scarlatto. — Corona di principe — Ta- 
vola XVIL 6. 

Bella — Armasi giusta il Villabianca: cam- 
po azzurro con una fascia d' argento 
accompagnata in capo da tre stelle 
dello stesso, ed in punta da tre bande 
d'oro accorciate. — Tav. XVllI. le. 

Bellacera — Famiglia nobilissima napolita- 
na, oriunda francese al dir di Mugnos, 
venuta in Catania con la principessa 
Eleonora d'Angiò casata con re Fede- 
rico li per un Giovanni Bellacera (Bel- 
lincer) col carico di gentiluomo. Avuta 
poscia la castellania di Castellammare 
di Palermo venne a stanziare in que- 
sta con tutta la sua famio'lia. 

Si distinse nel 1418 un altro Gio- 
vanni barone di Regalmigeri, concorso 

avendo a tutti i maggiori uffici della pa- 

1 La principessa vedova di Comporeale Laura Acton passò 
in seconde nozze con il Conte Marco Minglietti ministro 
d'Italia presso la Corte di Vienna. 



95 

tria; più un Pietro giurato nel 1450; un 
Luca giurato, tre volte pretore, capi- 
tano di Palermo, e maestro razionale 
del regno 1473, posseduto avendo i 
feudi di Ragalmigeri, Santa Ninfa, Bis- 
sana del Bosco, della Culia, il Piano 
della Zucca, Famadonia, e la Clevisa; 
un Girolamo suo figlio , investito di 
questi feudi e giurato nel 1525; un 
Girolamo Bellacera regio cavaliere sot- 
to Carlo V imperatore, dal quale si 
ebbe ufficio di maestro ortolano del 
Regno 1542, e di maestro segreto. In- 
fine un fra Rainero Bellacera fu ca- 
valiere gerosolimitano 1582. 

Armasi giusta Inveges: campo az- 
zurro con una fascia d'argento ed una 
testa di leone d'oro sporgente; al capo 
cucito di rosso caricato da una croce 
d'argento. — Tav. XVIII. n. 

Belli — Secondo il Minutoli nobile fami- 
glia di Ragusa chiamata Predovik. Un 
Elia fu rettore di detta città, ed il pri- 
mo a trapiantarla in Messina. Procreò 
Brustelao, dal quale nacque Allegretto. 
Il di lui figlio Pietro detto il Bello 
diede occasione al mutamento del no- 
me della famiglia. Un Francesco fu se- 
natore di Messina nel 1546. 

Si arma: campo d'oro con un brac- 
cio armato, impugnante una croce di 
nero.— Tav. XVIII. 19. 

Bellomo — Famiglia assai nobile al dir di 
Minutoli; passata in Sicilia per un Lui- 
gi Bellomo della città di Roma al tem- 
po di Federico II imperatore, da cui 
pe' suoi segnalati servigi prestati in 
guerra ebbesi il feudo di Belmonte. 



96 

Fiorirono di questa famiglia: Gio- 
vanni nobile siragusano, barone di S. 
Cosimano nel 1398; Guglielmo col ti- 
tolo di barone; Antonino conte di Au- 
gusta, qua! titolo gli fu concesso nel- 
l'anno 1440 dal re Giovanni; fra Giam- 
battista e fra Matteo cavalieri gero- 
solimitani nel 1517 e 1557. 

Seo-ue la linea sino a Guglielmo , 
che fu padre di fra Andrea Bellomo 
cavaliere gerosolimitano 1618. 

Si arma: campo azzurro con quat- 
tro branche di leoni d'oro, situate 2 e 2. 
Corona di barone — Tav. XVIII. is. 
Belloc- — Famiglia catalana al dir di Mu- 
gnos, passata in Sicilia sotto il re Al- 
fonso per un Guglielmo Belloc, uomo 
assai ricco ed autorevole. Un Antonio 
fu compratore della baronia di Carcaci, 
investito nel 1513. Infine non cono- 
sciamo altre notizie che di un (rugliel- 
mo di lui figlio investito di dotta ba- 
ronia il 1522. 

Si arma: campo diviso nel 1° di ros- 
so con un castello d' argento , ed in 
punta onde marine, nel 2° di rosso con 
tre bande d'argento. Corona di barone. 
— Tav. XIX. i. 
Belvis — Di questa nobile famiglia spagmio- 
la molto sarebbe a dire col Mugnos e 
con l'Inveges scrittori sicoli, avendo 
fiorito prima del 1271, e contribuito 
alla conquista della Spagna contro i 
Mori ; perlochè si ebbe in Barcellona 
il castello di Belvis, di là il cognome. 
Dopo ciò ella due volte passò in Si- 
cilia; nella prima al 1414 con France- 
sco Belvis, che ottenne la baronia del- 



l' isola di Pantelleria; nella seconda 
sotto il viceré de Vega con Giovan- 
ni Belvis comandante la cavalleria. 
Un Bernardo fu grande almirante ed 
ambasciatore al re Alfonso d'Aragona 
nella guerra contro gli Angioini. Un 
Gus'lielmo fu maggiordomo della regi- 
na Bianca, un Francesco gonfaloniere 
e cacciatore maggiore , un Giovanni 
vicario a:enerale del regno. Vanta inol- 
tre de' cavalieri gerosolimitani e d'Al- 
cantara. 

Si arma giusta Inveges: campo d'oro 
con tre fasce di rosso. Corona di baro- 
ne. — Tav. XIX. 2 

Bembo — Armasi secondo il Villabianca: 
campo d' argento con un capriolo di 
rosso accompagnato da tre stelle rosse 
situate 2 in capo, ed I in punta. — Ta- 
vola XIX. 3. 

Benedelìo — Riferisce Mugnos essere stata 
questa una nobile famiglia siciliana , 
annoverando come piti degni d'onorata 
menzione un Andrea Benedetti notare 
di re Giacomo in Palermo nel 1282; il 
di lui figlio Orlando che fu giurato nel- 
l'anno 1329; un secondo Andrea figlio 
di costui gentiluomo di re Federico II 
1353, da cui il carico si ebbe di go- 
vernatore della cavalleria regia e fu 
anche signore della Gisia di Palermo; 
un Manno Mariano gentiluomo e cop- 
piere di re Martino, non che della re- 
gina Bianca, della quale amministrò la 
camera reginale; e fu ancora maestro 
portulano della città, ottenuto avendo 
una rendita di onze 24 annue nel 1407 
col carico di percettore de' regi prò- 



venti. Commendansi inoltre im fra Gia- 
como de Benedetto cavaliere geroso- 
limitano del Priorato di Messina 1458, 
e molti senatori di Palermo. 
E poiché sulle origini e continuazione 
di tal famiglia un apposito libretto in- 
titolato Memorie ne pubblicò non ha 
guari in Palermo il prof. Antonio Lo- 
monaco, noi riferiamo essere state le 
sudette onze 24 annue ampliate sul 
gran portulanato del regno e di avere 
avuto il Mariano altresì la concessio- 
ne della contea del feudo Ossone, cir- 
costanze riportate da Luca Barberio 
Capibreviuin. Dallo storico Auria (ms.) 
Delle cose di Palermo rileviamo poi 
il trasferimento di uno de' rami dei 
Benedetto di Pisa in Palermo avve- 
nuto nel sec. XIV; perocché essi, ei 
dice, in due luoghi allora fiorivano, in 
Toscana cioè ed in Sicilia fermamente 
militanti il ghibellino partito. Un Gio- 
vanni Benedetto nobile pisano per se 
e suoi, d'ordine dell'imperatore Car- 
lo IV di Germania a mezzo del Doge 
dell'Agnello suo vicario, il titolo di con- 
te si ebbe quando con simili titoli riunì 
le 17 nobili famiglie in unico casato; 
e la concessione del leopardo d" oro 
rampante in campo vermiglio da ag- 
giungersi all'arme di sua famiglia. Indi 
trovandosi qual ghibellino compromes- 
so fuggì riparando in Palermo all'om- 
bra del trono aragonese. Quivi trovò 
uu Giuliano de Benedetto, cui die in 
isposa l'unica sua figlia. Altri perso- 
naggi illustri presentano le storie di 



97 

Maurohco, Diblasi, Palmeri, e che per 
brevità tralasciamo di nominare. 

Intanto le suddette memorie accen- 
nano alla continuazione di questa no- 
bile famiglia sino al vivente primoge- 
nito Carlo, commendatore e fondatore 
d' una Commenda Costantiniana; cava- 
here di varii ordini; socio di diverse ac- 
cademie, onorato dalla Repubblica di 
S. Marino, ne' generah comizii del 28 
marzo 18G6, d'un privilegio in carta 
pecora ove si legge : Il Barone Car- 
lo de Benedetto da Paleruio conte del 
Casato è nominato jpatrizio ereditario 
eoa tutti i dritti e privilegi della Citta- 
dinanza S. Marinese, Trovasi sposato 
alla nobihssima donna Ippolita Pape e 
Vanni figlia del defunto principe di Val- 
dina e duca di Giampeheri, con la qua- 
le si è reso genitore di Giovanni. 

Infine questa famiglia avendo preso 
gran parte negli avvenimenti del 1860 
con la morte in diversi combattimenti 
de' tre frateUi Pasquale, Salvatore e 
Raffaele de Benedetto, non poche ono- 
ranze à ricevute dalla Corte del re Vit- 
torio Emmanuele II. 

Armasi giusta il Villabianca: cam- 
po inquartato, nel I" e 4" d'argento con 
l'aquila nera che tiene con gli artigli 
un rastello dello stesso, nel 2° e 3" di 
rosso con un leopardo d'oro rampante. 
Corona di conte. — Tav. XIX. 4. 
Bcnenali — al dir di Mugnos famiglia no- 
bile oriunda di INIilano, ove si trovava 
annoverata nel consiglio de' 900 nobili 
patriziiil 1388. Venne in Siciha por- 



98 
tata da un Luca Benenati, che servì 
il re Alfonso d' Aragona, acquistato 
avendo dalla reo'ina Maria la Castel- 
lania di Mineo nel 1431, e dopo quella 
della città di Lentini ove fondò la sua 
famiglia procreando Girolamo e Luigi 
che furono senatori di detta città nel- 
l'anno 1467. Un Lui"i assai caro al 
conte di Modica fu prescelto al go- 
verno della città di Alcamo, che ten- 
ne per anni quattro e vi caso il figlio 
Girolamo. Un Cristoforo Benenati pro- 
veniente pur da Milano fu barone del 
feudo di Cannameli. 

Si arma: campo d'oro con un albero 
di pino verde abbrancato da un leone 
di rosso. Corona di barone. — Tavo- 
la XIX. 5. 

BeiievcnlailO — Il Mugnos, sull'autorità di 
Gerardo scrittore padovano, fa prove- 
venire questa famiglia dalla nobilissi- 
ma Orsini di Roma. Indi si disse Or- 
silea abitando in Venezia, ove diede 
de' Dogi, e poscia in Benevento da do- 
ve la trasferì in Sicilia un Matteo Or- 
sileo a' servigi dell'infante Federico. 
Si stabilì in Lentini nominandosi Be- 
neventano, venendo ascritta a quella 
maestra de' nobili. I di lui figli Antonio 
e Camillo furono eletti capitani, ed a- 
vendo valorosamente combattuto con- 
tro i Francesi che infestavano quelle 
marine, ottennero da' re de' feudi, cioè 
Antonio il Burgio, Mangini con le Sa- 
line, e Biscari; e Camillo quelli di Trefi- 
leti, Capopassaro,e Balgarano. Un Giu- 
lio fu segretario della regina Elisabetta, 
moglie di Pietro II, e n'ebbe il feudo 



di Burfusina oggi Ragameli, che poi 
perde per ribellione; un Matteo fu ba- 
rone del Bosco per la moglie Vincen- 
za Falcone ; un altro Matteo barone 
di detti feudi e capitano giustiziere. 
Intanto la linea de' detti baroni del 
Bosco à continuato in Siragusa sino al 
vivente Matteo, cavaliere gerosolimi- 
tano , e gentiluomo d' entrata de' re 
Ferdinando II, e Francesco II. Com- 
mendasi infine il di lui fratel cugino 
Ferdinando Beneventano, generale di 
molta vaoiia coraga:io e fedeltà nel- 
l'armata napolitana, avendo preso gran 
parte negli avvenimenti del 1860 indi- 
fesa del trono delle due Sicilie. 

Fa per arme: campo d'oro con tre 
monti di verde, sormontati da un leo- 
ne ed un orso di rosso affrontati. Co- 
rona di barone. — Tav. XIX. 7. 
Bcnilicasa — Famiglia antica ed assai nobile 
della città di Messina, ove figura tra 
le baronali. Un Pierleone Benincasa 
dice Mugnos fu segretario maggiore 
dell' imperatore Federico II, il di lui 
fialio Eustachio Benincasa fiorì tra' ca- 
valieri teutonici ed acquistò la baro- 
nia di Caravacio ; un Giovancorrado 
altro figlio fu segretario dell'impera- 
tore Corrado, e poi consigliere del re 
Manfredi ; un Martino, militando con- 
tro i Francesi col carico di capitan di 
cavalleria messinese, morì combattendo 
valorosamonte in battaglia; ed il eh lui 
figlio Eustachio, pe' suoi grandi ser- 
vigi prestati a re Federico IL la con- 
cessione si ebbe di a^ofiuno-ere alle sue 
armi un leone rosso con un ramo- 



scello di alloro nelle zampe anteriori. 
Un secondo Pierleonc fu in Napoli cop- 
piere della regina Giovanna, ivi fon- 
dando la sua famiglia, da cui surse 
suor Orsola Benincasa, tanto celebre 
per santità e per essere stata la fon- 
datrice del monastero delle Orsoline 
di quella città. 

Un ramo della famiglia passò in Bo- 
logna, Perugia, Prato e Siena, ove 
si rese celebre per le armi e per le 
lettere; da esso S. Caterina di Siena 
1380 famosa scrittrice, le cui opere 
da' puristi toscani si anno per testi 
di lino'ua: e. Storia letteraria. Intan- 
to il primo ramo prosegui in Messina 
percorrendo i piti onorati carichi; ed 
invero un Antonino militato avendo 
sotto r Imperatore Carlo V fu creato 
cavaliere dello speron d'oro, venduto 
avendo i feudi di Caravaci al principe di 
Butera nel 1491, e convertito il prezzo 
in tanta rendita sopra lo stato. La li- 
nea continuò sino a' tempi del cennato 
scrittore da cui attinto abbiamo le at- 
tuali notizie. 

Armasi: campo diviso, nel primo di 
azzurro con due bande d'oro caricate 
da tre leoni neri con palma verde nella 
zampa destra anteriore ; nel secondo 
d'azzurro con un castello d'oro sor- 
montato da tre stelle dello stesso, ed 
in punta onde marine. — Tav. XIX. s. 
Benso o Beiizo — Famiglia nobile origina- 
ria di Genova, portata in Palermo al 

1 Rilevasi dal Villabianca Sic. Nob. voi. 2, [). 441 che l"an- 
tica patrizia famiglia palermitana Imperatore vantasi erede 
e pronipote ili Giulio Cesare Imperatore I, il quale per una 
speciale disposizione di suo testamento impose a' suoi e- 



99 
dire del Villal)ianca da un Girolamo 
Benso morto nel 1032 le di cui ce- 
neri riposano nella Chiesa di S. An- 
tonino, ove scorgesi una lapide collo 
stemma gentilizio che descriveremo 
piti sotto. Commendansi uno Stefano 
senatore nel 1692 ; altro Girolamo 
detto Giulio Cesare Imperatore I ' mar- 
chese d'Alimena nel 1701 , succeduto 
avendo a Carlo Alimena Imperatore V, 
perchè figlio della sorella Dorotea A- 
iimena di lui erede e moglie del sue- 
cennato Stefano. Fu egli governatore 
del Monte di Pietà nel 1702. Un Giu- 
lio fu senatore nel 1708 e 1745, sin- 
daco nel 1711, governatore del detto 
Monte 1730; un Francesco duca della 
Verdura, pretore nel 1849, intendente 
di Palermo nel 1850-58, gentiluomo di 
camera di re Ferdinando 11; in tino 
il vivente Giulio Benzo duca della 
Verdura, pretore della città di Paler- 
mo nel 1860, e senatore del Regno. 
Armasi giusta il citato scrittore : 
campo azzurro con tre conchiglie di 
oro; opperò la famiglia ha fatto uso 
di altro stemma cioè campo d'argento 
al capo di rosso, caricato da tre con- 
chiglie d'oro. — Corona di duca — Ta- 

VOLA XIX. 9. 

Bertola — Dal Villabianca opuscoli v. XVII 
si rileva che un Giuseppe Bertola fu 
procuratore fiscale della Regia Gran 
Corte 1669; un Federico giudice pre- 
toriano in Palermo 1684, indi giudice 

redi in infinitiim dichiararsi alTistante dell'investitura di 
sua primogenitura collo specioso nome di Giulio Cesare 
Imperatore, stando in ordine cronologico. Il Fazzello com- 
menda vari cavalieri di Casa Imperatore. 



100 
della Gran Corte Civile 1695; ed in- 
fine un Feliciauo Bertela conservatore 
d'armi del Senato di Palermo 1768, 
e maestro razionale 1773. 

Armasi: campo diviso nel 1° d'az- 
zurro con tre stelle d'oro a sei rasr- 
gi , allineate in fascia , nel 2° d' oro 
con una nassa di nero sopra onde ma- 
rine — Tav. XIX. 10. 

Bianco — Il Mugnos riferisce esser questa 
una nobile famiglia di Mazzara, ove 
dal 1440 sino a' tempi del prefato 
scrittore occupò tutte le cariche no- 
bili di quella città. 

Si arma giusta il Villabianca : cam- 
po azzurro con due fasce d' oro ac- 
compagnate in capo da un sole d'o- 
ro — Tav. XIX. ii. 

Biccliclto Bicchel — Appoggiati all'auto- 
torità del ^lugnos sappiamo derivare 
questa famiglia d'Inghilterra, dove pos- 
sedè titoli , Provincie e contee , e si 
rese illustre per un santo martire Tom- 
maso Becchet arcivescovo di Can- 
tuaria, e gran cancelliere del regno. 
Espulsa da Enrico re d'Inghilterra 
per r odio che portava a quel santo, 
riparò in Sicilia nel 1150, e fermò 
sua stanza in Sciacca, Mazzara e Pa- 
lermo, ove si rese illustre per molti 
distinti gentiluomini, che occuparono 
le prime cariche di quella città. Com- 
mendansi Francesco Bicchetto per la 
sua virtù e dottrina, giudice della R. 
Gran Corte, e Mariano Bicchetto ge- 
suita, uomo assai dotto e prudente. 
Armasi: campo d'oro con una ca- 
pra di nero sagliente. — Tav. XIX. 12. 



Billicaria — Si arma giusta il Villabianca: 
campo d'oro con albero di pegno verde 
accostata da due grifi neri rampanti. 
Tav. XIX. 13. 

Bìsagna — Al dir di Minutoh famiglia no- 
bile genovese, abitante in Scio nel le- 
vante. Un Giovanni Bisagna fu il pri- 
mo che venne da quelle parti ad abi- 
tare in Messina, essendo stato agsrre- 
gato a quella nobiltà nel 1541. Un 
Francesco fu cavaliere gerosolimitano 
nel 1568. 

Si arma: campo rosso con due ban- 
de d'oro accompagnate da un'ancora 
d'argento. — Tav. XIX. 14. 

Bisipani — Dal Villabianca rileviamo es- 
sere questa una nobile femigiia pa- 
trizia messinese. Un Giovanni Bisima- 
no fu il primo conte di ViUamena per 
concessione di re Carlo II nel 1699 
e commissario generale viceregio in 
Sicilia. Il di lui fratello Desiderio fu 
cavaliere di S. Giacomo della Spada; 
un altro Desiderio figlio del succen- 
nato Giovanni commendatore geroso- 
limitano; un Francesco senatore di 
Messina e console nobile ; ed infine 
un Antonino di lui figlio cavaliere ge- 
rosolimitano. 

Armasi : campo azzurro con una te- 
sta di moi-to d' oro cimata da croce 
dello stesso. — Corona di conte. — Ta- 
vola XIX. 15. 

Bisso — 11 Villabianca ne' suoi opuscoli ri- 
ferisce che un Francesco Bisso fu De- 
putato del regno nel 1588; ed un Ot- 
tavio senatore di Palermo nel 1664. 
Armasi : campo azzurro con un leo- 



ne d'oro coronato che tiene con la zampa 
anteriore destra una spada di argento 
posta in isbarra, e con l'altra poggiata 
sopra una ruota d'oro. Tav. XIX. is. 
Bitilli BiliilO — Secondo il Villabianca 
questa famiglia vantasi deinvare da 
un'altra romana de' Bitini, cosi detti 
dall'impresa per essi fatta della con- 
quista della Bitinia in Asia. Ignoria- 
mo la data del passaggio di essa in 
Sicilia stabilita in Marsala, ove è stata 
riguardata per una deUe più antiche 
della maestra nobile. Un -Giovanni Bi- 
tino fu capitano giustiziere nel 1521; 
un Rosario colonnello di cavalleria e 
governatore delle isole e castelli della 
Favignana , ed indi fatto marchese 
dal re Carlo III 1752. Morì senza fl- 
gh succeduto essendogli il nipote mar- 
chese Mario Bitini. 

Arma : campo d' oro con albero 
di vite verde — Corona di marchese. — 
Tav. XIX. n. 
Biundo u Bluildo — Nobile famiglia jìcder- 
mitana, come riferisce il Villabianca, 
essendo che uno Stefano Biundo o Biun- 
do fu concessionario del feudo di Ga- 
resini nell'isola di Malta; un Antonino 
senatore di Palermo nel 1449 e mae- 
stro credenziere della Zecca di detta 
città 1454 ; un Francesco barone di 
Garesini 1464 ; un Giacomo vicario 
generale del valle di Mazara; un se- 
condo Francesco mihte 1609; un Carlo 
regio mihte 1647, e governatore della 
Tavola 1661 ; un Giuseppe investito 
del feudo di Giubbino nel 1778 ; ed 
infine il vivente Ruggiero Biundo del- 



101 

l'Ordine Cassinese vescovo di CefalU. 
Arma: campo azzurro con un ponte 
d' argento sopra onde marine , sor- 
montato da due donne al naturale 
strette per le mani — Corona di ba- 
rone. — Tav. XX. i. 
Blasclli — Famiglia nobile di Aragona al 
dir di Mugnos, derivata daUa Velasco 
signori di Medina e Pòmar. La portò 
in Sicilia un Blasco Fernandez Ve- 
lasco, che segui re Pietro d'Aragona 
nel 1282. 11 di lui tigho fu chiamato 
da' Siciliani Enrico Blasco dandoghsi 
per cognome il nome paterno. Fu egli 
unitamente al figlio Blasco castellano 
di Castroreale nel 1338. — Vanta un 
Pierantonio che fu eletto da re Alfonso 
castellano e governatore di S. Lu- 
cia nel 1422 , ed altri gentiluomùii 
che in Messina occuparono le cariche 
nobili di quella città. 

Arma : campo azzurro con un leo- 
ne d' oro che mira una stella d' oro 
posta nel lato sinistro del capo. — Ta- 
vola XX. 2. 

Blasì V. Diblasi. 

Bludo — Arma secondo il Villabianca : 
campo d'argento con tre fasce di rosso 
ed un leone d'oro broccante sul tutto, 
al capo cucito d'oro caricato da sei 
uccelli neri. — Tav. XX. 3. 

Biundo V. BiuDdo. 

Boccadiliioco o Buttafuoco — Riferisce il 
Mugnos esser questa una nobile fa- 
miglia proveniente da Piacenza, tra- 
sferita in Sicihanel 1347 da un Gia- 
copino Buttafuoco molto favorito da 
re Pietro II. Un Giovanni fu anno- 

13 



102 

verato fra' familiari di re Martino ; 
procreò Pietro ed Antonio. Il primo 
fu castellano di Piazza il 1453, ed il 
secondo giurato della detta città. Se- 
gue la linea di vari illustri personag- 
gi, tra' quali al dir del Minutoli com- 
mendansi Giuseppe e Pierillo cava- 
lieri gerosolimitani nel 1638, e 1640. 
Infine il Villabianca riporta un Mario 
Boccadifuoco marchese della Scaletta 
investito il 1720 e che fu senatore di 
Palermo il 1744 ,, nella cui persona 
semhra essersi estinta la famiglia Boc- 
cadifuoco originaria da quella di Piazza. 

Arma giusta Mugnos : campo az- i 
zurro con un drago d'oro fiammeggiante 
dalla bocca — Corona di marchese. — 
Tav. XX. 4. 

Bolo — F'àmigìia. i^alermitana, di cui il Vil- 
labianca non ci dà altra notizia che 
di un Paolo Bolo conservatore di Pa- 
lermo nel 1438. 

Arma: campo d'oro con ima cam- 
pana di verde accompagnata in capo 
da due stelle d'azzurro con sei raggi, 
ed in punta da un cannone di verde 
situato in banda. — Tav. XX. 5. 

Bolognclli — Giusta il Villabianca si arma: 
campo azzurro con una fascia ondata 
d' oro, accompagnata in capo da tre 
gigli d' oro ordinati in fascia , ed un 
medaglione con ritratto d'argento or- 
lato d' oro posto in pimta. — Ta- 
vola XX. ,6. 

Bonaccolli — È questa secondo Mugnos una 
famiglia originaria di Mantova, da do- 
ve per le persecuzioni de' Gonzaga 
passò in Sicilia , condottavi da Pas- 



serino Bonaccolti impiegato a' servigi 
cU re Federico II, dal quale si ebbe 
molte onorificenze in Messina. Ivi fon- 
dò sua famiglia essendosi reso pro- 
genitore di molti illustri personaggi, 
tra' quali commendevoli furono Gu- 
glielmo e Giovanni Bonaccolti , che 
servirono re Ludovico e Federico III 
d'Aragona nell'ufficio di custodi della 
real persona, ottenuto avendo de' com- 
pensi. Il Giovanni ebbesi poi dalla re- 
gina Maria l'ufficio di pretore della città 
di Palermo nel 1382 , ed il governo 
della camera reginale nel 1399. Un 
Aldo fu capitano di giustizia in Ca- 
strogiovanni, e si rese progenitore di 
Giovanmichele Bonaccolti barone del- 
la Crucifia e Fiumefreddo. Un Luigi 
Bonaccolti barone di Cariato fu stra- 
ticoto nel 1390 , e progenitore della 
famiolia Bonaccolti della città di Piazza. 
Arma: campo d'argento con una 
fascia di rosso ed una testa di porco 
nero uscente, cimata da croce rossa. — 
Corona di barone. — Tav. XX. 7. 
Bonafedc — Tal famigha per come riferisce 
il Mugnos prende origine da' conti di 
S. Giuliano di Francia , e si sa che 
un Corrado Bonafede venne in Sicilia 
da segretario della regina Antonia 
moglie di Federico III nel secolo XIV. 
Un Federico ebbe da re Fei^dinando 
il Cattolico il titolo di regio cavaliere 
1508. La linea indi passò in Termi- 
ni ove occupò le primarie cariche. — 
Commendansi dal IVIinutoli un fra Giu- 
seppe e fra Vincenzo cavalieri gero- 
solimitani nel 1598. 



Ai:ma : campo d'oro con una fascia 
di due linee a scacchi d'argento e di 
rosso, accompagnata in capo da un 
capriolo rivoltato d'azzurro , caricato 
da cinque palle d'oro; al capo di ros- 
so caricato da un giglio d'oro. — Ta- 
vola XX. s. 

Bonagrazia — Famiglia nobile di Messina, 
dove al dir di Mugnos fiorirono un 
Pietro Bonagrazia castellano di Ma- 
tagrifone sotto re Federico II ; un 
Vincenzo che sotto re Ludovico 1341 
consegui il feudo di Melalau in contrada 
Mineo; ed in ultimo un Corrado guer- 
riero di gran valore sotto re Martino. 
Fa per arme: campo d'oro con due 
rami d'ulivo e di palma verdi, posti 
in croce di S. Andrea. — Tav. XX. 9. 

Bonajoto — Chiarissima famiglia valenzia- 
na, stando al Minutoli ed al Mugnos 
che addita per primo ceppo in Sici- 
lia un cavaliere Raimondo Bonajuti o 
Beneyto qual hallo di Violante fìgiia 
di re Pietro d'Aragona. Un 2° Rai- 
mondo fu caro al duca Roberto nel 
conquisto della Sicilia, stabilito essen- 
dosi in Catania; un Giovanni casatosi in 
Siragusa, ivi comprò da' Moncada la 
terra di Melilli, mentre un di lui fra- 
tello Antonio rimasto in Lentini acqui- 
stò il feudo e castello d'Osino 1497, 
ed ebbe anche il feudo dell' Albiato. 
Indi un Bartolomeo fu giudice di Gran 
Corte^ comperò il feudo della Caval- 
lera in Centorbi. Un Guglielmo ac- 
quistò il feudo di Miliato, ed un altro 
Raimondo quello di Carracino nel 
1535. Un Silvestro fu barone di Fu- 



103 

cilino nel 1540 ; un Vincenzo al dir 
del Villabianca fu barone di Motta di 
Affermo nel 1557; ed un Gaspare se- 
natore di Palermo il 1590. Tal fami- 
glia vanta de' cavaheri gerosolimita- 
ni , cioè un fra Francesco Bonajuto 
ammiraglio nel 1 550 ; ed un 2° fra 
Francesco Bonajuto balio di Santo 
Stefano padrone della galera Vittoria, 
che fu quella vittoriosa nel combat- 
timento di Licata 1606. 

Arma secondo il Minutoli: campo d'oro 
con tre alberi di cipresso di verde, quello 
di mezzo accostato da un leone di rosso. 
Corona di barone. — Tav. XX. io. 
Bonamenti — Arma secondo il Villabianca: 
campo d'azzurro con un castello a tre 
torri d'argento chiuso di nero. — Ta- 
vola XX. 11. 
Boiiainico — Secondo il Villabianca si ar- 
ma: campo d'argento con una fascia 
di rosso accompagnata in capo da un 
uccello di nero passante. — Tav. XX. 12. 
Bonanno — Il Mugnos, Inveges, Ansalone, 
Villabianca ed altri siciliani scrittori 
diffusamente parlano dello splendore 
di questa ricca ed antica famiglia jjz- 
sana , portata in Sicilia da Giangia- 
como e Cesare Bonanni, creduti fra- 
telli, i quali lasciarono la loro patria 
per gravi disgusti avuti con la fami- 
glia Gualandi. Il Cesare soccorse re 
Federico II con due mila fiorini pei 
bisogni della guerra; e Giangiacomo 
fu promosso a gran cancelliere del 
regno nel 1285, in luogo di Giovan- 
ni da Precida passato al Cancellierato 
di Aragona. Questa famiglia stabilissi 



_ 104 

in principio nella città di Caltagiro- 
ne, da dove si è diramata in Siragu- 
sa, Palermo e Messina. Fiorirono un 
Giacomo Bonanno nel 1460, vicario 
generale della città di Naro ; un 2° 
Giacomo vicario generale del regno; 
im Bartolomeo auditore generale del 
tribunale del R. Patrimonio, e tanti 
altri illustri personaggi , 'che furono 
pretori , senatori , maestri razionali , 
cavalieri gerosolimitani ec. 

Essa si divise in varii rami cioè : 
nei principi della Cattolica e duchi 
di Montalbano , di cui commendasi 
giusta il Villahianca im Giacomo Bo- 
nanno e Romano Colonna barone di 
Canicatti e primo duca di Montal- 
bano, autore della insigne storia delle 
Antichità Siragusane, molto elogiata 
dal Mongitore. Il di lui figlio Pie- 
tro Bonanno e Balsamo fu il primo 
principe di Roccafiorita per ragione 
ereditaria, e barone di Castellamma- 
re del Golfo. — Fu un signore assai 
ricco, tanto che levò a sue spese la 
guardia del viceré composta di una 
compagnia di cavalli, di soldati bor- 
gognoni, albanesi ed alemanni, tenen- 
done il comando a vita. Un Francesco 
Bonanno e del Bosco fu il primo prin- 
cipe della Cattolica per la sua fami- 
glia nel 1720, cavaliere del Toson di 
Oro, grande di Spagna ereditario di 
prima classe , gentiluomo di camera 
del re Vittorio Amedeo di Savoja, e 
del re Carlo III, consigliere aulico di 
stato dell'imperatore Carlo VI, vica- 
rio del viceré , deputato del regno , 



capitano giustiziere, più volte pretore 
della città di Palermo , ed uno - dei 
dodici pari del regno. Giuseppé^TBo- 
nanno e Filingieri figlio del prece- 
dente, fu capitano giustiziere di Paler- 
mo e governatore della nobile com- 
pagnia della Pace 1743; investito dei 
titoli di sua famiglia 1740. ^Questa 
linea maschile si estinse con Giusep- 
pe Bonanno ultimo principe'della Cat- 
tolica, capitan generale, morto assas- 
sinato dal popolo di Palermo nella 
rivoluzione del 1820. Da questo ramo 
surse la linea dei duchi di Castella- 
na oggi estinta, nella quale commen- 
dasi un Giacomo Bonanno de' Chie- 
rici Regolari Teatini, vescovo di Pat- 
ti ed indi arcivescovo di Monreale , 
morto il 1754. — Un altro ramo di 
questa famiglia formò i principi di 
Linguaglossa pari del regno, essendo 
stato il primo ad investirsi di questo 
stato nel 1626 un Orazio Bonanno 
e Gioeni barone di Ravanusa Carran- 
cino e Belvedere, terzogenito di Giam- 
battista Bonanno, progenitore de' du- 
chi di Montalbano. Segui la linea con 
Vincenzo Bonanno ed Alhata principe 
di Linguaglossa, gentiluomo di came- 
ra di re Ferdinando li, cavaliere del 
S. Gennaro, al quale successe lo zio 
Placido Bonanno e Vanni principe di 
Linguaglossa, cavaliere gerosolimita- 
no, gentiluomo di camera di re Fer- 
dinando II, e padre alla vivente Do- 
rotea Bonanno che sposò Silvio Bo- 
nanno Chiaramonte, barone di Rosa- 
bia della linea di Caltagirone. nipote 



lAoi 



del. celebre Gaetano Bonanno di Ro- 
sabia, auditore generale degli eserciti, 
segretario di stato nelle Finanze e 
cancelliere della giunta di Governo, 
morto in Palermo il 1820. Dal quale 
innesto ne nacque il vivente Placido 
Bonanno Chiaramonte e Bonanno prin- 
cipe di Linguaglossa, barone di Bel- 
vedere ec. gentiluomo di camera dei 
re Pedinando II e Francesco U. In- 
tanto facciamo osservare che altre li- 
nee di questa nobilissima famiglia e- 
sistono nella città di Caltagirone nei 
baroni di Pelino, nella città di Sira- 
gusa ne' baroni Bonanno, mentre un 
altro ramo si conserva in Aquila città 
dell' Abruzzo ne' Bonanni baroni di 
Ocre, originati da Tullio Bonanni, che 
contemporaneamente emigrò da Pisa 
co' sopraddetti Cesare e Giacomo Bo- 
nanni di lui fratelh. — Vanta molti 
cavalieri gerosolimitani, tra' quali son 
degni di menzione un fra Simone com- 
mendatore di Caltagirone e ricevitore 
di Palermo, morto in un combatti- 
mento nella presa del vascello di Cara 
Mustafà 1504; fra Giambattista e fra 
Giacomo Bonanno di Caltagirone fon- 
datori della ricca commenda de' SS. 
Giovanni Battista e Giacomo della 
Saracena 1639; posseduta in atto dal 
commendatore fra Andrea Candida 
1856. . ^-^^ 
'^ Arma concordemente agli autori : 
campo d' oro con un gatto nero 
passante. — Corona di principe. Motto: 
Neque sol per diem, neque luna per 
noctem. Mantello di velluto scarlatto 



105 

foderato d'ermeUino. — Tav. XIX. 6. 

Boncompagno — Arma secondo il Villabian- 
ca : campo azzurro con un drago di 
oro rampante. — Tav. XX. i3. 

BondelmontC — Famiglia fiorentina giusta 
Mugnos, divenuta storicamente cele- 
bre pel suo antagonismo con quella 
Amidei. Fu portata in Sicilia da' fra- 
telli Nicolò e Maineto Bondelmonte, 
ricchi gentiluomini, a' servigi di re 
Martino e del conte di Peralta , da 
cui Nicolò nel 1394 si ebbe il feudo 
della Verdura. Essi stabilironsi in 
Sciacca. Ivi al dir di Savasta mostra- 
ronsi neutrali nelle strepitose fazioni 
de' Luna e Perollo ; ed avverte che 
il primo a passare in Sicilia fu Rai- 
neri Bondelmonte con Carlo 1° re di 
Napoli, e «che suo flgho Nicolò prese 
due mogli. Colla Adelasia Perapertusa 
si ebbe il feudo di Misilicatini, e colla 
seconda nipote del conte Peralta quello 
di Verdura come sopra. — In fine nel 
secolo XV la detta famiglia si estinse 
in quella di Calandrini per ragion di 
matrimonio. 

Levò per arme secondo Mugnos: 
campo diviso nel 1° d'azzurro; e nel 
2° d'argento con un monte di verde 
cimato da croce rossa. — Tav. XX. 14. 

Bonelli — Riferisce il Villabianca ne' suoi 
opuscoli aver dato questa famiglia di- 
stinti personaggi , tra' quali un An- 
gelo Bonelli procuratore fiscale della 
Gran Corte, ed un Pietro Bonelh giu- 
dice di Partenico, non che procura- 
tore fiscale. 

Arma : campo azzurro con un ca- 



106 
stello d'argento chiuso di nero,accostato 
da un leone d'oro, ed una cometa dello 
stesso posta in capo. — Tav. XX. i5. 

Bonfanti — Rileviamo dal INIinutoli alcuni 
illustri gentiluomini di questa fami- 
glia , tra' quali un Onofrio Bonfanti 
nobile di Castronovo, un Nicolò sin- 
daco di Sciacca e Mazzara nel 1478, 
un Geronimo capitano giustiziere di 
Castronovo 1500, un altro Nicolò ca- 
pitano giustiziere. 

Leva per arme: campo azzurro con 
un leone d'oro sox^montato da un giglio 
d'argento ed accompagnato da tre stelle 
d'oro poste in punta. — Tav. XX. i6. 

BonDgiio — Famiglia di Turingia in Ger- 
mania, portata in Italia al dir di Mu- 
gnos dai fratelli Gerardo e Claudio 
cavalieri a' servigi di Carlo Magno. 
Indi Filiberto e Ladislao vennero a 
servire re Carlo d'Angiò contro Man- 
fredi nel conquisto di Napoli e Sici- 
lia; per locliè i feudi di Buonalbergo 
in Nicosia e del Mompeliere nel monte 
Etna ottennero, fissato avendo in Mes- 
sina la loro residenza; e Filiberto pre- 
se il cognome di Bonfiglio. — Ciò av- 
venne per un aneddoto in cui Orazio 
di lui figlio trovatosi a caccia salvò 
il re da sicura morte. La linea di La- 
dislao Turinga si estinse in Carmiola 
Turinga , prudentissima donzella. Da 
quel Filiberto non pocbi illustri perso- 
naggi provennero. Un Roberto fu molto 
familiare di re Ludovico , da cui si 
ebbe la castellania di Lentini; poi da 
re Federico III nel 1364 ottenne le 
acque delle Concerie di detta città. 



Ebbe egli inoltre non pochi ono- 
rati carichi del regno, tra cui quello 
di tesoriere generale 1383. Indi ven- 
ne un Nicolò, che possedè altri feu- 
di. Un Gerardo fu valoroso cavaliere, 
molto favorito dalla regina Maria, ed 
uno di quelli che 1' accompagnarono 
in Catalogna, quando fu rapita dalla 
fortezza Orsini in Catania. Da costui 
un altro Nicolò, che difese valorosa- 
mente Augusta contro gli Angioini ; 
ed un Pietro di lui figlio, che per ragion 
di dote si ebbe i feucU di Callari e 
Baccaralato presso Lentini. In seguito 
i Bonfiglio acquistarono in Siragusa 
la baronia di Carmiti che poscia a- 
lienarono; un Filippo ottenne quella 
di Condro; un Gianfilippo quella di 
Gatteri, essendo stato più volte giu- 
rato di Messina 1454 , non che ba- 
rone della Mastra 1516 ; similmente 
mi Giovanni fratello di Filippo fu ba- 
rone del Casale in Milazzo 1424, ebbe 
le Saline dello Scamujo, il consolato 
di mare di Messina 1441, e fu sena- 
tore. — Da lui il celebre storico Giu- 
seppe Bonfiglio messinese. Tal fami- 
glia in fine per le sue virtù ed eroi- 
che azioni si dilatò in molte parti di 
Sicilia, e nelle città di Bologna e di 
Pavia. Fiorì ne" principi di Condro, 
qual titolo dice il Villabianca passò 
nella nobilissima casa Napoli, a cagion 
di matrimonio dell'ultima erede Felice 
Bonfiglio con Federico di Napoli duca 
di Campobello, primogenito del prin- 
cipe di Resuttano. — Vanta molti ca- 
valieri gerosolimitani, tra' quali è de- 



sno (li menzione un fra Giambattista 
Bonfialio che mori combattendo nel- 
l'impresa di Zoara. 

Leva per arme giusta Mugnos : 
campo diviso d'argento e di nero con 
un leone dell'uno nell'altro. — Coro- 
na di principe. — T.vv. XX. n. 

Boilgiardina — Leva per arme giusta il Vil- 
labianca: campo partito nel 1° d'az- 
zurro con due leoni d' oro rampanti 
contro un albero di palma dello stes- 
so, nel 2° d'azzurro con tre bande di 
oro. — Tav. XX. 18. 

Bougiorno — Al dir d'inveges antica fami- 
glia siciliana e precisamente della città 
di Patti. — Di lei fiorì un Landro Bon- 
giorno cameriere del re Manfredi il 
normanno, senatore e poscia pretore 
della città di Palermo. 

Arma : campo azzurro con un sole 
d'oro, accompagnato in capo da due 
stelle d'argento. — Tav.XX.i9. 

Boilgiovanni — Dal Villabianca. ojyuscoU , 
rileviamo : un Giacinto Dongiovanni 
procuratore fiscale della Gran Corte 
nel 1677, un Giambattista barone del 
Grano e segretario del regno. 

Arma : campo azzurro con albero a 
due rami di oro attortigliato da un serpe 
diverde.-Coronadibarone.-TAV. XX.20. 

Bonifacio o Boiiilazio — Fiorì in Messi- 
na al dir di Mugnos e Minutoli que- 
sta nobile femiglia sin da' tempi dei 
re normanni. Un Bonifacio fu cava- 
liere della custodia del re Ruggiero; 
un Pierleone a' servigi dello svevo 
imperatore Enrico VI ; un Giovanni 



107 
fu codatario di re Giacomo e conser- 
vatore reale di re Federico II ; un 
Matteo dottore in legge, giudice della 
Corte Straticotiale, e barone del Ca- 
sale per ragion di dote. Il di lui fra- 
tello Nicolò fu senatore di Messina , 
un Francesco portulano di Catania 
nel 1458; in fine un fra Vincenzo ca- 
valiere gerosolimitano. 

Leva per armo giusta il Minutoli: 
campo d'oro con quattro pali di ros- 
so ed una banda d'argento attraver- 
sante sul tutto. — Corona di barone. — 
Tav. XXI. i. 

Boililiconlro — Arma secondo il Villabian- 
ca: campo azzurro con asta d'oro ci- 
mata da un triangolo dello stesso, at- 
tortigliato da due serpi di nero accom- 
pagnato da tre stelle d'oro con sei raggi 
situate una in capo e due in punta. — 
Tav. XXI. 2. 

Bonito Bonet — Dall'Inveges e dal Mu- 
gnos sappiamo esser questa una fa- 
miglia catalana , passata in Palermo 
ove occupò gli ufRcii di pretore e di 
capitano giustiziere. Fiorirono di essa 
i fratelli Giovanni ed Antonio Bonito 
a' servigi di re Alfonso nell' acquisto 
del reame di Napoli; perlochè ne ot- 
tennero il Giovanni i feudi di Maglia- 
viti e di Milifindi, ed Antonio la ca- 
stellania governo deUa città e ca- 
sali di Sorrento con ampia giurisdi- 
zione; che lasciati con licenza regia 
al figlio Guglielmo , passò in Sicilia 
ivi consegnata avendo la castellania 
di Girgenti nel 1435. Un Guglielmo 



108 

visse onorato di supremi carichi, es- 
sendo stato castellano di Castellamma- 
re del Golfo. Un Gaspare fu senatore 
di Palermo nel 1501. 

Fa per arme giusta Inveges : cam- 
po azzurro con arpa d' oro. — Ta- 
vola XXI. 3. 

Bono del Bono — Famiglia palermitana, 
ed ascritta alla nobile compagnia della 
Pace. — Commendasi il presidente An- 
tonino del Bono, il quale ottenne da 
re Ferdinando I il titolo di marchese, 
come rilevasi dalla lettera patente del 
28 maagio 1815. 

Leva per arme secondo il Villa- 
hianca: campo d'azzurro con tre monti 
d'oro, quello di mezzo sormontato da 
un'arca dello stesso, ed un arco baleno 
posto al capo. — Tav. XXI. 4. 

Bono (li Polizzi — Famiglia italiana, oriun- 
da di Mantova, da dove passò in Si- 
cilia sotto il reggimento di Federi- 
co II d'Aragona come riferisce Mu- 
gnos, il quale vuole dimorasse in Ca- 
strogiovanni , Calascibetta e Polizzi 
tenendo i primi ufScii. 

Arma: campo diviso merlato d'oro 
e d'azzurro. — Tav. XXII. io. 

Bonomo — -Nobile famiglia originaria della 
Bonomo di Trieste, dove, come rife- 
risce Frate Ireneo della Croce nella 
storia di quella città, e con lui altri 
scrittori ancora, ha mantenuto lunga 
ed estesa signoria di molti feudi e ca- 
stelli. Non pochi illustri personaggi 
di questa famiglia sono stati chiamati 
in quella ed in altre contrade ai più 
alti gradi diplomatici , ecclesiastici e 



militari; imperciocché di essa diversi 
consiglieri e segretari! di stato rin- 
vengonsi presso gl'imperatori d'Au- 
stria, molti rivestiti dell' onorificenza 
di conte palatino e di cavaliere au- 
rato; altri elevati a generali ed am- 
basciatori, ed altri alla dignità di nunzio 
apostolico presso la stessa corte di 
Austria, e di vescovo della medesima 
città di Trieste. 

Da questa città si è diramata in 
altre contrade, come Lodi, Venezia, 
Padova, Pozzuoli. Indi trasferita ven- 
ne in Sicilia da uno Scipione Bono- 
mo, il quale dopo ricchi acquisti fatti 
nel territorio di Nicosia fermossi in 
quella città, a cui successe Giacinto, 
indi Antonio, ed a quest'altro Matteo, 
che fu senatore. Da lui il secondo An- 
tonino, che trasferì sua famiglia in Po- 
lizzi, stante ulteriori acquisti in quelle 
vicine contrade. Il di lui figlio Giù- 
seppe Bonomo fu di questa famiglia 
il primo marchese del Casale di Ca- 
stania, investito a 9 aprile 1842, oc- 
cupato avendo gli ufRcii di capitano 
giustiziere e giurato nella città di Po- 
lizzi, nonché quello di rettore della 
nobile compagnia della Pace. 

Carlo figlio del precedente, investito 
dello stesso titolo a 19 marzo 1776, 
fu anche capitano giustiziere e giurato 
di quella stessa città. Sposatosi con 
Paola Pastore di Palermo , figlia di 
D. Francesco Pastore Ossorio e di 
donna Anna Avolos dei principi di 
Monte Sarcio di Napoli, fermò in Pa- 
lermo sua residenza. Da costoro poi ne 



109 



venne l'altro Giuseppe padre del vi- 
vente Carlo, che per pili anni funzionò 
da senatore in Palermo sino al 1837. 
L'unico di lui figlio Gerardo trovasi 
attualmente sotto-prefetto in Nicosia. 
Leva per arme giusta il citato au- 
tore e l'antico uso di flimiglia: campo 
rosso con una scala d'argento a cin- 
que scalini posta in palo. — Corona di 
marchese ed elmo cimato da un corvo 
d'oro, che tiene in bocca un anello dello 
stesso. — Tav. XXI. s. 

Bonpcsce — Arma giusta il Villahianca: cam- 
po rosso con una banda ed una sbarra 
dentate scorciate d'argento, passate in 
s. Andrea.— Tav. XXI. 7. 

Bonsoli — Famiglia nobile e ricca siciliana 
al dir di Mugnos; il primo ad illustrarla 
fu un Gerardo Bonsoli maestro razio- 
nale del r egno sotto re Federico III. 
La di lui moglie Giacopina cU Maida 
gli recò in dote i feudi di Fiumetorto, 
Raja, Sabuchitu e li Friddi in Girgenti; 
indi passò a seconde nozze con Desiata 
Bentisano baronessa di Melinventi, Cu- 
ba e Sparacagna comprati per 600 on- 
ze nel 1351. A lui succede la figlia De- 
siata moglie di Giovanni Schifano di 
Lentini, la quale morta anch'ella senza 
figli i detti beni passarono al fratello 
Onofrio nel 1453, e questi alla sua vol- 
ta per mancata prole dovette lasciar 
tutto alla moglie. Intanto si sa che 
un altro Onofrio Bonsoli ebbe da re 
Martino i feudi e la fortezza d'Alagona 
nel 1397. 

Arma: campo azzurro con un sole 
d'oro.— Tav. XXI. s. 



Borgia — ^n Mugnos e rinveges consultato 
avendo vari scrittori spagnuoli dicono 
che questa grande ed illustre famiglia 
corrottamente detta Boira Boria di- 
scende da sangue reale anticamente co- 
gnominandosi J.feres', e che nel 1152 
un tal Pietro ebbe in dono da re Al- 
fonso la città villa di Borgia in Va- 
le nza. Da essa il cognome. Indi si di- 
vise in varii rami: uno di essi cioè il 
primario comprò da Ferdinando il Cat- 
tolico il ducato di Candia, un altro ne 
fu cacciato per poca divozione al re 
d'Aragona, in Napoli riparando. 

Sarebbe lungo qui riferire le grandi 
celebrità di questa nobilissima famiglia, 
bastando notare cosi di volo i papi Ca- 
listo III ed Alessandro IV, un S. Fran- 
cesco Borgia, ed altri cardinali, gene- 
rali, grandi di Spagna ec. ai quali ag- 
giungiamo il vivente Bali fra Alessan- 
dro Borgia luogotenente del Magistero 
dell'Ordine Gerosolimitano in Roma. 
Rilevasi poi dal Mugnos che im ramo 
della linea di Candia passò in Sicilia con 
altissimi carichi ; ed un Leone Borgia 
venne chiamato da Federico II appo 
noi qual segretario e consultore; un Gu- 
glielmo fu gentiluomo di re Martino 
e della regina Bianca e per ragion di 
dote i feudi di Albiato e Galermo nel 
territorio di Lentini si ebbe, non che 
quello del Casale nel territorio di Noto 
nel 1402. Quest'ultimo fu da' suoi di- 
scendenti fino a questo punto in Si- 
ragusa posseduto. Fra essi sono da an- 
noverarsi molti cavalieri gerosolimi- 
tani, come un fra Giuseppe 1554, un 

14 



110 

fra Pietro, un fra Giovanni bali e gran 
priore delle due Sicilie, maggiordomo 
di settimana di re Ferdinando II e ca- 
valiere di compagnia del conte di Si- 
ragusa, infine un Pompeo barone Bor- 
gia 1859. 

Leva per arme giusta Mugnos: cam- 
po azzurro con un bue d'oro. — Corona 
di barone — Tav. XXI. e. 

Borrello — Stando all' Inveges troviamo es- 
ser questa una famiglia d'origine na- 
poUtana, discendente da' conti di Marsi, 
divisa in due rami, Borrello e Bor- 
rello d'Agnone ; e questo per una ba- 
ronia di tal nome in Abruzzo. — Eb- 
be titolo di conte di Lesina. — Un Gu- 
glielmo d'Agnone fu appunto colui che 
governò la Sicilia sotto l' imperatore 
Federico II da viceregente nel 1239, 
e nel 1254 fu straticoto di Messina. 
Sotto re Alfonso poi, al dir di Mu- 
gnos, nel 1435 troviamo un Giovanni 
BorreUo, capitan d' arme del vai di 
Noto; ed un altro Giovanni patinzio 
di detta città. 

Arma giusta il detto Inveges : cam- 
po azzurro, seminato di gigli d'oro e 
due chiavi dello stesso situate in palo, 
l'ingegno verso i fianclii dello scudo. — 
Corona di conte. — Tav. XXI. 9. 

Boscello — Secondo scrive Mugnos la è una 
famiglia nobile di ÌNIodena. Un Ber- 
nardino BosceUo venne spedito da re 
Alfonso in Siciha con grosso stipen- 
dio e propriamente nella città di Ma- 
zara. Ivi un Natale Boscello acquistò 
la baronia di Serravalle, e fu sena- 
tore di Palermo nel 1586. In fine viene 



riferito essere un ramo di tal famiglia 
passato in Trapani. 

Arma: campo azzurro con una torre 
d'oro, cimata da tre spighe dello stesso 
e la campagna cucita di nero. — Ta- 
vola XXI. 10. 
Bosco — NuUa diciamo de' vari rami di que- 
sta famiglia in Francia, Spagna e Na- 
poU, de' quali parlano molti scrittori 
citati dal Mugnos, Inveges ed altri. 
Solo alla Sicilia limitandoci, troviamo 
che un Pietro del Bosco quivi recossi 
nel 1282 in compagnia di re Pietro 
d'Aragona col carico di maggiordomo 
della regina Costanza. 

Intanto ci facciamo un del)ito con 
Inveges avvertire essere la famiglia 
Bosco di cui trattiamo tutt'altra casa 
siciliana, stando alle prove del San- 
cetta; ed è propriamente la Ventimi- 
glia, imperocché un Arrigo giusta pri- 
vilegio di re Federico III 1365 dal 
cognome Ventimigha passò in quello 
di Bosco. Abitava egli in monte Eri- 
co o s. Giuliano; e poiché sostenne una 
rimarchevole impresa in un bosco della 
città di Salemi contro i ribelli Chia- 
ramontani, ciò fu causa della mutazione 
di quel cognome e dell'arme. Tal fa- 
miglia molto si estese in Trapani ed 
in Palermo ; e a dir vero tutta poi in 
questa città si restrinse. Quivi e go- 
verni e stati ed abiti cavallereschi as- 
sunse; governò la città con gli uffi- 
ci di pretore e senatore. Possedè i ti- 
toli di principe della Cattolica, duca 
di Misilmeri, conte di Vicari, barone 
di Frizzi e s. Nicolò. Un Antonio fi- 



glio del precedente fu altresì barone : 
dell'Isola di Favignana, terra di Ca- 
rini, e de' feudi Cudia, Cefalà, Cofano, 
Dattelo e La Guisa, e da re Martino 
fu creato vicario del regno. Un Vin- 
cenzo, fu primo conte di Vicari, stra- 
ticoto di Messina 1597, maestro giu- 
stiziere del regno, pretore di Palermo, i 
cav. del Toson d'Oro, e da re Filip- 
po II destinato viceré in Sardegna, 
qual carica non tenne essendo morto 
come riferisce Amico. Un altro Vin- 
cenzo fu cavaliere di san Giacomo 
della Spada. Un Francesco cavaliere 
d'Alcantara e prefetto della siciliana 
milizia. Un Giuseppe gentiluomo di ca- 
mera di re Vittorio Amedeo di Savoja, 
e cavaliere della ss. Annunziata. Un 
Cesare, al dir del Villabianca, fu il pri- 
mo principe di Belvedere, investito nel 
1659, e tanti altri illustri principi che 
per brevità tralasciamo, sino al chia- 
rissimo Giuseppe del Bosco, maixhese 
dell'Alimena, barone di Santo Stefano, 
Pellizzara e Buffara, gentiluomo di ca- 
mera di re Carlo III 1737. 

Arma giusta Inveges : campo diviso 
d'oro e di rosso con un tronco d'al- 
bero dell'uno nell'altro. — Corona di 
principe. — Tav. XXI. u. 

Bosomo — Arma giusta il Villabianca: cam- 
po azzurro con albero di pino d'oro, 
abbrancato da un leone coronato dello 
stesso. — Tav. XXI. 12. 

BoUari — Secondo il Villabianca famiglia di 
Messina, ove fiorirono un Giuseppe 
Bottari giurista, un Giacomo abate di 



IH 

s. Elia, un Emmanuele giudice della 
R. Gran Corte. 

Arma : campo azzurro con una fa- 
scia d'oro, accompagnata in capo da 
tre stelle dello stesso alhneate in fa- 
scia. — Tav. XXI. 13. 

Bozzelli» — Una delle più antiche e nobili 
famiglie di Messina, derivata d' Ale- 
magna. Primo ceppo al dir di Mugnos 
fu Armaleo Bozzetta valoroso ed in- 
telligente cavaliere, venuto in Sicilia 
con r imperatore Federico li. Un An- 
drea di lui figlio si ebbe de' feudi dal 
connato imperatore, che poscia passa- 
rono alla famiglia Grimaldi. Un Gio- 
vanni acquistò per dote il feudo di Sie- 
ri in contrada Caltagirone. Un Gio- 
van Federico fu giudice della R. Gran 
Corte sotto re Pietro II e giudice de' 
maestri razionali del R. Patrimonio. Un 
Nicolò si ebbe lo stesso carico sotto 
re Ludovico 1353. Un Alberico mo- 
naco cistcrciense fu abate di s. Ma- 
ria di Roccadia nel 1325, e poi ve- 
scovo in Francia. Un Arcadio fu capitan 
di cavalleria nei regno di Napoli, sotto 
re Alfonso, ed indi del duca di Mi- 
lano Filippo Visconti. Un Giancorra- 
do cameriero di re Giovanni d'Ara- 
gona 1422, ed altri illustri personaggi 
che in Messina hanno goduto i supre- 
mi carichi di quella città. 

Armasi giusta il Villabianca : cam- 
po d'oro con una banda azzurra ca- 
ricata da sei palle d'oro. — Tav. XXI. 14. 

Bozzulo — Arma giusta il Villabianca : cam- 
po d'oro con una banda azzurra cari- 



112 
cata da tre conchiglie d'oro. — Tavo- 
la XXI. 15. 

Bracci — A quanto ne dice Mugnos pare 
che la sia una nohile famis^/ia mila- 
ìtese, e che un certo Pierluca Bracci 
venuto sia in SiciHa sotto l' impera- 
tore Federico II, da cui per servigi resi 
si ebbe il feudo di Furnari ed altri 
tenimenti. Un Giovanni fu nel 1437 
maestro razionale della Camera Re- 
ginale, essendo stato molto favorito 
dalla regina Beatrice. 

Arma: campo azzurro con un brac- 
cio armato impugnante una picca di 
oro posta in palo — Tav. XXI. le. 

Bracco — Famiglia locligiana per come at- 
testa il Mugnos, il quale soggiunge che 
un tal Guidotto Brocco fiorì il primo 
in Lodi nel 1153, avanti l'ultima ro- 
vina della vecchia Lodi, lochè rile- 
vasi da uno strumento di cambio di 
terre in presenza del vescovo Lanfran- 
co Cassino. !Molti personaggi di que- 
sta famiglia concorsero agli ufScii di 
console e decurione di quella città. Di 
là passò in Pisa ove nobilmente si 
mantenne. Indi un Salvatore Bracco, 
nelle rivoluzioni di questa città abban- 
donata la patria con molte ricchezze, 
passò in Sicilia e propriamente in Pa- 
lermo, ove sostenne le prime cariche. 
Un Giorgio fu pretore 1510; un An- 
tonino giudice della corte pretoriana; 
un altro Salvatore fu capitan di fan- 
teria ec. 

Fa per arme: campo azzurro con 
vm cane bracco d' argento. — Tavo- 
la XXL 17. 



Bracconeri — Secondo Mugnos famiglia ^n- 
sana portata in Sicilia da un Pieran- 
gelo Bracconeri conservatore della mi- 
lizia spagnuola ed italiana nelle guerre 
contro i Francesi. Il di lui fiolio Si- 
mone occupò la carica di maestro por- 
tulano di Siracusa nel 1342, ed un 
Angelo castellano di Capopassaro. Ne 
venne un secondo Simone barone del 
feudo di Piscopo, e castellano di Ca- 
stroreale; quale feudo gli fu venduto 
nel 1439. In fine un Pierantonio ca- 
sato in Lentini ebbe in dote talune 
terre, che poscia infeudò chiamandole 
dal suo cognome. Il citato autore la 
dà per estinta. 

Arma : campo d'argento con due ca- 
ni bracchi di rosso passanti l'uno sul- 
l'altro, accompagnati da due stelle di 
rosso situate una in cuore ed una in 
capo 1- — Corona di barone. — Tavo- 
la XXII. 1. 

Branca — Nobile famiglia di Mazara al dir 
di Mugnos : Commendansi Giovanni 
Branca castellano di Mazara sotto re 
Pietro d'Aragona, ed indi coppiere 
di re Federico II; Salvatore giurato 
nel 1393, ed infine altro Giovanni ca- 
pitan d' arme di Licata sotto re Al- 
fonso. 

Arma: campo rosso con una bran- 
ca di leone d'argento rivoltata posta 
in fascia. — Tav. XXII. 2. 

Brancaccio — Antica e nobile famiglia na- 
politana del sedile di Nilo. Ebbe co- 

1 Era pubblicata la tavola quando ci giunse lo stemma com- 
provato nell'ordine gerosolimitano, che abbiamo qui sopra cor- 
retto. 



minciamento in Sicilia da un Antonio 
Brancaccio 1684, fratello del marchese 
Giovanni Brancaccio come riferisce il 
Villabianca ne' suoi opuscoli voi. 17. 
Fu detto Antonio governatore della 
città di Monreale ; da lui un Giovanni 
che procreò un Raffaele 1774. Igno- 
riamo il resto. 

Arma: campo azzurro con quattro 
branche di leone d' oro moventi da' 
fianchi dello scudo. — Tav. XXII. 12. 
Brancilbi'tc — Il Crescenzi nella sua Coro- 
na della Nobiltà d'Italia, ed il Rossi 
nel Teatro della Nobiltà d'Europa, scri- 
ve Mugnos, diffusamente trattano di 
questa nobilissima ed antica famiglia, 
che si fo derivare da un Obizzo va- 
loroso cavaliere, che militando sotto 
Carlo Magno ebbe il grado di alflero 
generale del suo esercito per avere 
esso solo difesa la bandiera orofiam- 
ma contro tre assalitori nemici; e che 
mozze le mani la sostenne con le brac- 
cia : di là il cognome Branciforte e l'ar- 
me. Per la qual cosa il detto Obizzo 
ottenne in compenso la città di Pia- 
cenza, che indi fu ricambiata in terre, 
castelli ed altro nel piacentino. I suoi 
discendenti inoltre possederono feudi, 
contee, ville e marchesati. In Francia 
un Guido Branciforte fu gran maestro 
deirOrdine di Malta, derivato da Pier 
Guido Branciforte secondogenito del 
P Obizzo, progenitore de' duchi di 
Criqui; ma non essendo nostro com- 
pito intrattenerci di loro fuori della 
Siciha, ci asteniamo dal seguito. Il pri- 
mo che venne adunque da Piacenza 



113 

in quest' isola fu Guglielmo Branci- 
forte sotto re Federico II, quale ar- 
dito cavaliere mori in Catania 1347 
senza prole, lasciando i beni che nel 
piacentino si avea a due suoi fratelli 
Bosso e Gaspare ; e quei che possedea 
in Sicilia a' nipoti Raffaello ed Ot- 
taviano, figli del di lui fratello Stefa- 
no portulano di Licata nel 1.396, che 
erano tutti e tre rimasti nell' isola. 
Commendansi: il sudetto Raffaele che 
da Federico III ebbe il castello ed il 
comando della città di Piazza molto 
splendidamente vivendo; ottenne titolo 
di Ijarone e sotto re Martino la for- 
tezza ed il feudo di Grassuliato, oltre 
i feudi di Condro e Gatto: un Tom- 
maso il quale dispose per testamento 
che in caso di mancata discendenza 
succeder dove a il ramo di Francia so- 
pra connato ; perlocchè un' intima pa- 
rentela si stabilì tra le due famiglie; 
possedè costui la contea di Mazzarino: 
un Fabrizio Branciforte principe di But- 
terà e primo titolato di Sicilia^ grande 
di Spagna ereditaino di prima classe e 
decorato dell'ordine del Toson d'Oro, 
che sposò una Dorotea Barrese per 
la quale fu marchese di Militello e prin- 
cipe di Pietraperzia : un Fi'ancesco di 
lui figlio marito di una Giovanna d'Au- 
stria figlia di Giovanni nato da Car- 
lo V imperatore: una Imara di lui so- 
rella fondò il monastero delle Stim- 
mate in Palermo, vandalicamente de- 
molito nel 1867. Un Giuseppe fu vicario 
generale del regno per l'annona fru- 
mentaria 1671, cavaliere d'Alcantara 



114 

unitamente ad una commenda detta 
di Paraleda in Castiglia. supremo pre- 
fetto della cavalleria di Sicilia, deco- 
rato del Toson d'Oro e della ss. An- 
nunziata, applaudito per pietà e per co- 
stumi come attesta Amico. Un Nicolò 
Placido Branciforte fu duca di s. Lu- 
cia, cavaliere del Toson d'Oro e del- 
l'ordine supremo della ss. Annunziata. 
Un Ercole duca Branciforte insignito 
dell'ordine del s. Gennaro e di quello 
gerosolimitano, deputato del regno e 
gentiluomo di camera. Un Salvatore 
Branciforte principe di Butera fu con- 
sigliere di Stato, tenente generale co- 
mandante de' volontari sicoli, cav. del 
s. Ferdinando e s. Gennaro. Un Er- 
cole Michele Branciforte e Pignatelli 
fu gentiluomo di Camera e cavaliere 
gerosolimitano. Finalmente una Cate- 
rina Branciforte principessa di Butera 
figlia del precedente sposò un Nicolò 
Placido Branciforte principe di Leon- 
forte, altro ramo di questa famiglia, 
la di cui unica figlia ed erede Stefa- 
nia- sposando Giuseppe Lanza e Bran- 
ciforte principe della Trabia, fé si che 
in questa casa pervenissero tutti i ti- 
toli e ;stati della famiglia Branciforte. 
Arma concordemente agli autori: 
campo azzurrro con un leone coro- 
nato d' oro, che sostiene co' tronchi 
una bandiera di rosso caricata da tre 
gigli d' oro , svolazzante a sinistra e 
due zampe mozze dello stesso situate 
in s. Andrea al lato destro della punta. 
— Corona di principe, mantello divel- 
luto scarlatto. — Tav. XXII. 6. 



Brigandi — Al dir di Minutoli nobile fami- 
glia di Messina, ove onorata venne di 
non poche dignità, essendo stata a- 
scritta alla maestra senatoria di quella 
città. Un Giandomenico Brigandi fu 
primo barone del feudo Brigandi nel 
1530: un Francesco cavaliere geroso- 
limitano nel 1629; un Cesare di lui 
fratello parimente cavahere nel 1639. 
Fa per arme : campo azzurro con 
un leone d'oro coronato, accompagnato 
in punta da una rosa dello stesso, ed 
una banda di rosso attraversante sul 
tutto. Corona dibarone. — Tav. XXII. 3. 

Broccardo — Nobile e ricca famiglia di Ma- 
zara dice Mugnos, proveniente da Vol- 
terra. Primo a venire in detta città 
di Mazara fu un cavaliere Antonio 
Broccardo signore della villa Broccar- 
do, essendogli state conferite le su- 
preme magistrature di Volterra non 
solo, ma bensì di molte altre città ita- 
liane. Prese in moglie una Luisa Gri- 
feo de' baroni di Partanna, con la quale 
si rese progenitore di molti illustri 
gentiluomini, che vissero nobilmente 
nella loro patria. 

Arma : campo d'oro con una fascia 
di rosso accompagnata in punta da un 
capriolo e da tre rose dello stesso si- 
tuate 2 e 1 ed in capo da tre gigli 
d' azzurro allineate in fascia. — Tavo- 
la XXII. 4. 

Brunaccini — Chechè ne dica il Mugnos 
sulla remota ed intralciata antichità di 
questa nobilissima famigha fiorentina, 
a causa della distruzione de' vari ra- 
mi dello stesso casato, per cui mutar 



dovette il primo cognome Acciajoli in 
quello di Brunaccini; ella sin dal XIII 
secolo ha dato all' Italia non pochi uo- 
mini illustri; e ciò ancora per la varia 
fortuna incontrata a motivo delle fazioni 
guelfa e ghibellina allora in gran voga. 
Epperò un Pierfrancesco Brunaccini 
veduto avendo la sua bella Firenze ca- 
duta sotto il prepotente dominio de' 
Medici, con le sue ricchezze si trasferì 
in SiciUa e propriamente in Messina, 
ove nobilmente visse sin dal 1540. Un 
Diego percorse la più brillante car- 
riera nella magistratura, e ne raccolse 
immensi onori ; occupò egli altresì nel 
1671 la carica di commissario gene- 
rale per tutto il regno. Nel 1681 fu 
investito del titolo di principe di s. To- 
daro concessogli da re Carlo II e ri- 
fulse qual maestro razionale ed esimio 
giureconsulto. Un Giacomo di lui fi- 
glio s'investì di questi stati nel 1692 
acquistato avendo inoltre la baronia e 
terra di Mili superiore 1709. — Com- 
mendasi una Lucrezia Brunaccini fon- 
datrice del conservatorio della ss. Tri- 
nità detto di Brunaccini 1714 in Pa- 
lermo. Un Diego figlio del precedente 
s' investi de' titoli di sua famiglia nel 
1737, e fu senatore di Messina 1758. 
Un Giuseppe di lui figlio investito 1763 
fu pure senatore di Messina 1763 e 
1771. 

Arma: campo d'oro con due branche 
di leone di rosso passate in croce di 
s. Andrea, accompagnate in capo da 
una stella di rosso, ed in punta da un 



115 

giglio dello stesso. — Corona di prin- 
cipe.— Tav. XXII. 5. 

Bruno — Famiglia fiorentina portata in Si- 
cilia al dir di Mugnos da' fratelli Gio- 
vanni e Pietro Bruno sotto il reggi- 
mento del re Manfredo I, essendo stati 
divotissimi alla Casa Sveva, da cui 
ottennero importimti carichi. Un Gio- 
vanni Bruno fu eletto rettore del po- 
polo nel 1282 e castellano di Palermo. 
Un Pietro ebbe la castellania di Sa- 
lerai, la quale da re Federico III nel 
1300 venne al di lui figlio Giovanni 
confirmata, essendo stato questi il di- 
fensore della corona e della potente 
famiglia de' Palizzi. Da lui un altro 
Pietro, che possedè il feudo di Casba 
non che la castellania, e 1' altro feu- 
do di Canetici. 11 1391 fu procuratore 
generale giurato e regio familiare con 
privilegio di re Martino, per cui i suoi 
posteri dello stesso titolo di regio ca- 
valiere goderono. La famigha si sparse 
poscia in Trapani e Salemi; nella pri- 
ma per un Antonio terzogenito di Gio- 
vanni, nella seconda per un Palmerio 
figlio del succennato Antonio. 

Arma: campo azzurro con una sbarra 
d'oro. — Tav. XXn. 7. 

Bnbeo — Famiglia oriunda francese, portata 
in Napoli al dir di Mugnos dal cava- 
liere Guido Bubeo a' servigi di re Car- 
lo IL Indi un Viasio col figlio Fede- 
rico passò in Sicilia sotto re Martino, 
fermato avendo sua dimora in Calta- 
girone, ove prese moglie. Altro Viasio 
fu giurato di detta città 1445; di là 



116 

una serie di giurati e di capitani giu- 
stizieri sino al 1622. Altro Federico 
1490 sostenne onorati carichi; fu gen- 
tiluomo, milite, non che governatore 
della sua patria 1542. In fine un An- 
tonio fu cavaliere gerosolimitano , e 
commendatore della commenda di Ber- 
gamo, Tiano^ Sardegna e Caltagirone. 
Arma giusta il ÌNIinutoli: campo ver- 
de con una 1)anda d'oro, caricata nel 
centro da una cotissa di nero, accom- 
pagnata in capo da un leopardo ram- 
pante d'oro sormontato da tre stelle 
dello stesso poste 2 e 1.— Tav. XXII. s. 

Bufalo — Nobile famiglia della città di Mes- 
sina, dove al dir del Minutoli ha oc- 
cupato la dignità senatoria. 

Arma: campo d'oro con un bufalo 
rosso.— Tav. XXII. o. 

Buglio— Da documenti del priorato di Mes- 
sina, dice Mugnos, sin dal 1151 rile- 
vasi l'antica nobiltà di tal famiglia; ivi 
appare pel primo un Enrico Buglio 
cavaliere di corte di re Ruggiero. An- 
che sotto re Guglielmo II Roberto Bu- 
glio e Romualdo arcivescovo di Sa- 
lerno molto si cooperarono al con- 
giungimento de' baroni reduci da Ter- 
rasanta. Inoltre fiorirono Giovanni Bu- 
gilo a' servigi di re Martino nel 1399, 
ottenuto avendo il feudo di Burgio; 
Antonio detto Pullione , nato in Mi- 
neo ma cresciuto in Licata presso suo 
zio il barone della Bifara, onorato ven- 
ne da Clemente VII di vari carichi, ed 
il 1524 mandato nunzio in Ungheria. 
Andrea fu barone della Bifera e Fa- 
varotta; Mario marchese di Casalmo- 



naco , qual titolo gli venne concesso 
dall' imperatore Carlo VI nel 1725: 
fu altresì principe di Lercara. Emma- 
nuele Francesco di lui figlio s' investì 
di questi stati nel 1745; egli vendè 
la terra di Casalmonaco ad Alessandro 
Vanni e La Torre nel 1756, ed ebbe 
il governo del Monte di Pietà di Pa- 
lermo nel 1758 e 1772, essendo morto 
senza figli. 

Leva per arme : campo azzurro con 
tre fasce d'oro, la prima accompagnata 
da un pesce luiglio d'argento sopra onde 
marine. — Corona di principe. — Ta- 
vola XXII. 14. 

Blllgarella — Antica e nobile famiglia eri- 
cina, sia del Monte s. Giuliano ove 
occupò le cariche nobili. 

Commendasi Salvatore Bulgarella re- 
gio milite e cavaliere aurato decorato 
del titolo di conte palatino col privi- 
legio di fare notari e legittimare ba- 
stardi , come rilevasi da un diploma 
dell' imperatore Carlo V dato in Pa- 
lermo il 10 ottobre 1535. 

Arma giusta la concessione di detto 
imperatore: campo azzurro con una 
banda d'oro, caricata da tre rose di 
rosso, accompagnata da due stelle di 
oro; ed al capo dello stesso caricato da 
un' aquila coronata spiegata di nero. 
Corona di conte.— Tav. XXII. is. 

Burgio — Antichissima e nobile famiglia 

della città di Noto al dir del Villa- 

r 

bianca, portatavi da un saraceno Cha- 
mut Amù^a in Girgenti, dopo essere 
stato il 1086 dal conte Ruggiero scon- 
fitto nell'assedio di detta città, con- 



vertito alla fede di Cristo, tenuto ([uin- 
ci al sacro fonte in Castrogiovanni e poi 
creato miles col tìglio Roberto, avendo 
molti feudi posseduto, tra cui quello di 
Burgio; di là il cognome i. Roberto 
prese in moglie Alegonda principessa 
di casa normanna; un di lui fìoiio Rug- 
giero ebbe il castello di Sciacca, l'altro 
Guglielmo primate del regno fu padre di 
S. Nicasio Burgio, uno degli er(.)i della 
religione gerosolimitana e patrono di 
Trapani e Caccamo. Questa famiglia si 
è diramata in varie linee, cioè: ne' ba- 
roni delle due Gazere cbe è la linea 
primogenita; ne' baroni di Villanova 
in Trapani da cui derivarono i l_)aroni 
di Serravalle i baroni di Scirinda ed 
i duchi di Villafìorita, essendo stato il 
primo ad investirsi di questo titolo 
Nicolò Burgio nel 1710. Fu egli signo- 
re de' feudi di Dimina, Rampicallo e 
.Massana, non cbe commissario gene- 
rale per la numerazione del regno 1714. 
Da lui un Pietro cavaliere a:erosolimi- 
tano investito nel 1726. Onorifico in 
vero è quello epitaffio eretto in Calta- 
girone in memoria dell'illustre mon- 
signor Giovanni Burgio vescovo di 
Mazzara ed arcivescovo di Palermo , 
ricordato dal Pirri e dal Mongitore. 
Armasi: campo azzurro con un ca- 
priolo d'oro accompagnato da tre stel- 
le dello stesso situate 2 al capo ed 
mia in punta. Corona di duca. — Ta- 
vola XXII. 13. 

Busacca — In un'opera sacra di Giuseppe 



1 Nella pagina precedente articolo Uurgio si leijga Sciacca 
e non Noto. 



117 

di Pasquale, 1717, si accenna essere 
tal famiglia proveniente di Francia , 
traendo origine dal famoso Arcimlial- 
do Busacca cavaliere francese signore 
della villa del Prato nel 1030. Fu por- 
tata in ^lessina ed ascritta tra le nobili 
famiglie senatorie. Fiorirono un Mi- 
chele Busacca aw^ocato fiscale ne' tri- 
bunali del regno, di cui l'Ansalone tes- 
se un elogio. Altro Michele Busacca e 
Martinez barone del Corvo che al dir 
del Villabianca fu senatore di Palermo e 
primo marchese di Gallidoro per la sua 
famiglia, investito nel 1724. Un Giaco- 
mo di lui figlio investito nel 1730 cul- 
tore esimio di scienze, lasciato avendo 
nna raccolta di pregevoli manoscritti, 
ed occupò delle cariche di non lieve 
importanza. Un terzo Michele distinto 
scienziato in matematiche ed astrono- 
mia, allievo del celebre Piazzi, molto 
commendato dal Linares, un Raffaele 
Busacca fratello del precedente profes- 
sore di economia politica, ministro nel 
governo provvisorio di Firenze; in atto 
è consigliere di stato e deputato al Par- 
lamento Nazionale. Infine il marchese 
di Gallidoro Carlo Busacca ed Orto- 
lano figlio di Giuseppe , riconosciuto 
del cennato titolo per decreto ministe- 
riale del 3 aQ:osto 1871. 

Arma giusta il Villabianca: campo 
diviso, nel 1° di rosso con una borsa 
legata d'oro, nel 2° d'azzurro con tre 
gigli d'oro allineati in fascia sormon- 
tati da tre corone all'antica dello stes- 
so. — Corona di marchese. — Tavo- 
la XXII. 16. 

15 



118 



Cabìea — La famiglia Cabica, dice Mugnos, 
fiorente a' tempi della monarchia ara- 
gonese A'anta pel primo un Manfredo 
Carica gentiluomo imlermitano, assai 
famia;liare di re Federico II, da cui in 
feudo la gabella del biscotto si ebbe, 
e addippiù il feudo della Cal)ica con- 
trada Antella in Girgenti. Nel leggere 
poi il capobreve di tal feudo troviamo 
essere stata fatta la sovrana conces- 
sione in persona di Giacomo d'Apruz- 
zo. al quale successe il figlio Manfredo 
che fu agnominato dal feudo della Ca- 
bica. Ottenne egli inoltre il castello, 
feudo e tonnara di Solante, quali poi 
perde per motivo di ril)ellione sotto re 
Martino. Il di lui tiglio Antonio per 
uo'ual ragione eblìe confiscato il detto 
feudo della Cabica. 

Arma: campo d'argento con un por- 
co spino di nero. — Tav. XXIII. i. 

Cabrerà — Antica e nobile famiglia arago- 
nese, scrive Inveges; la quale riconosce 
per suo primo ceppo un Ponzo Ca- 
brerà 1040, visconte di Cabrerà, Gi- 
rova e Anger, antichissimi titoli in 
Aragona; poscia un Bernardo nel 1356 
da re Pietro si ebbe il titolo di conte 
d'Ossuna. Un altro Bernardo la piantò 
in Sicilia il 1391, avendo a sue spese 
molte compagnie di soldati, e seco con- 
dotto molte galee e navi per accom- 
pagnamento di re INIartino e sua mo- 
glie, da' quali si ebbe la contea di Mo- 
dica, che pria appartenea a' Chiara- 
monti, come dal Fazello 1392. Fu egli 



un valente capitano e gran giustiziere 
del regno. 

Arma : campo d'oro con una capra 
di nero sagliente e la 1)ordura merlata 
dello stesso. — Corona di conte. Ta- 
vola XXIII. 2. 

Caccabo. CaccaniO — Antica e nobile fami- 
glia acersana di Napoli, dice Mugnos, 
proveniente da quella Altomare per 
una Lucia Falconi, agnominata Cac- 
cabo , stante avere avuto in dote la 
villa Caccabo e come dicesi in sici- 
liano 6'acc«^«^^ appartenente ad un ca- 
valiere francese Gisberto Caccaljo; es- 
sendo stata ad un certo Brandirne Alto- 
mare in matrimonio congiunta. I di lei 
figli presero adunque lo stesso agnome 
e COSI di seguito. Da una lettera poi 
della regina Giovanna di Napoli a Pie- 
tro Caccabo Altomare rilevasi essere 
stato questi un gentiluomo di qualità 
nella corte de' re di Napoli. Un Girola- 
mo ebbe da re Alfonso nel 1462 la ca- 
stellania di Patti; un Bartolo stanziò 
in Palermo, e tra gii altri figli contò un 
Alberto vescovo di Lipari. Altro Bar- 
tolo fu barone di s. Pietro. 

Arma: campo azzurro con due leoni 
d'oro, affrontati che trattengono una 
caldaia dello stesso. — Corona di ba- 
rone. Tav. XXIII. 3. 

Caccamisi — Dal Villabianca, opuscoli vo- 
lume XVII, apprendiamo che un Mi- 
chele Caccamisi fu giudice della Corte 
Pretoriana di Palermo 1733, del Con- 
cistoro, della Gran Corte Civile, e della 



Gran Corte Criminale, aiiditore gene- 
rale ed avvocato fiscale; un Gaspai^e 
giudice delle appellazioni nel 1749, 
non che pretoriano nel 1750. 

Arma: campo azzurro con un albero 
al naturale al^brancato da due leoni 
d'oro, sormontati da tre stelle d'ar- 
gento. — Tav. XXIII. 4. 

Cacearo — Arma giusta il Villabianca: cam- 
po azzurro con un leone d'oro. — Ta- 
vola XXIII. 5. 

Oacciaguerra — Famiglia al dir di Mugnos 
oiùginaria di Siena, passata in Sicilia 
nel 1292 per un Guido Cacciaguerra 
valoroso soldato senese, il quale stabili 
sua dimora in Noto ove fondò la sua 
famiglia, avendo ottenuto pe' suoi se- 
gnalati servigi da re Federico II il 
territorio di Catania, che venne po- 
scia infeudato dal fighe Antonio 1 303. 
Segue la Imea sino a Giovanni Cac- 
ciaguerra 1518. 

Arma: campo d'oro con un braccio 
armato, impugnante un ramo d'ulivo 
verde. — Tav. XXIII. t. 

Cadelo o Addiscadelo — Giusta il ViUabianca, 
opuscoli V. XLVIII, si è una nobile 
famiglia di Sardegna , trapiantata in 
Spagna e poscia in Sicilia per un Leo- 
nardo Addiscadelo capitano di fanteria 
qui venuto col duca di Sermoneta- 
Gaetani , e fu più volte governatore 
delle città di Lentini, Carlentini, Mar- 
sala, Cefalti, Girgenti, Trapani. La era 
decorata del titolo e trattamento di 
nol)ile del S. Romano Impero. Tro- 
viamo in oltre un Bernardo Cadelo 
colonnello di cavalleria nel reggimento 



119 
Brabantc, cav;iliere di giustizia di s. 
Giacomo della Spada, ove giustificò es- 
ser discendente dal nobile Antonio Ad- 
discadelo e Vega di Catalogna; un Gi- 
rolamo senatore di Trapani 1694, un 
Leonardo barone dell'isola di s. Giu- 
liano 1750, giudice della R. C. Pre- 
toriana di Palermo 1732, del Conci- 
storo della Regia Gran Corte, e com- 
missario generale del regno; un Fran- 
cesco Paolo cavaliere gerosolimitano 
17G2, ed un altro Girolamo governato- 
re del Monte di Pietà in Palermo 1762. 
Arma: campo azzurro con un leone 
d' argento , che guarda una cometa 
d'oro posta nel lato destro dello scudo. 
Corona di barone. — - Tav. XXIII. 8. 
Cadano o GaelailO — Stando al Mugnos tro- 
viamo che tal famiglia è di pura ori- 
gine italiana, sparsa in varie città e 
precipuamente in Napoli ed in Sicilia. 
Nella prima deriva da quella di Pisa, 
la quale ottenne da papa Gregori'* lì 
la signoria di Gaeta, donde il. cogno- 
me , avendone avuta la confes'ma da 
Lotario imperatore d'Occidente. Vanta 
de' pontefici e de' cardinaH non che 
de' personaggi illustri. I duchi di Lau~ 
renzana fiorenti in Napoli . i principi 
di Caserta residenti in Roma, i mar- 
chesi Sortine in Siracusa, i Gaetani di 
Naro e quelli di Lentini ne sostennero 
l'avita grandezza. Fa riflettere Inveges 
che dal detto 1° ceppo pisano tre pas- 
saggi si fecero in Sicilia; primo con 
Riccardo Gaetani sotto re Guglielmo 
il malo| secondo 1370 con Antonio 
Gaetani, uomo ricchissimo in Catania; 



120 

terzo 1417 in Palermo con Pietro Gae- 
tani invitato da re Alfonso. Fu que- 
sti maestro razionale della Re^'ia G. 
Corte, presidente del regno, comprato 
avendo i feudi di Chiaramonte , Di- 
rillo, Calatabiano. Tripi. giusta l'e- 
pitaffio d'un tumolo in s. Zita di Pa- 
lermo, riportato dal Cannizzaro. Tor- 
nando al Mugnos abbiamo cbe tal fa- 
miglia ha governato il regno co' cari- 
chi di viceré e presidente, non che la 
città di Palermo con quello di pretore. 
Un Pietro Caetani per ragion di dote 
fu barone di Cassaro 1619. Un Ce- 
sare Gaetani e Moncada fu il primo 
marchese di Sortinn. investito 1602, 
e primo principe di Cassaro per con- 
cessione di re Filippo IV 1631, es- 
sendo stato pari del regno, vicario ge- 
nerale, straticoto di Messina, e quattro 
volte Pretore di Palermo 1604, come 
Amico attesta. Un altro Pietro fu ca- 
pitano giustiziere; altro Cesare capi- 
tano come sopra e pretore di Paler- 
mo 1773. Intanto un Ottavio morto 
senza prole fu l'ultimo principe di Cas- 
saro di casa Gaetani, alla quale suc- 
cesse quella nobilissima de' Statella. 
Commendansi inoltre un Costantino 
Gaetani benedettino cassinese abate di 
s. Baronte, presidente e fondatore in 
Roma del Collegio Gregoriano; un Ce- 
sare Gaetani da Siragusa valente let- 
terato; e in fine molti cavalieri gero- 
solimitani, come fra Bonifacio pi-iore 
di Barletta e Capua 1456, fra Matteo 
1469, fra Adario 1574, fra Aderano 
1575, fra Calogero 1657 che rilevia- 
mo dal Minutoli. 



Arma giusta Mugnos: scudo inquar- 
tato; nel 1° e 4° d'oro con due bande 
ondate d' azzurro; nel 2° e 3° d' az- 
zurro con un" aquila spiegata e coro- 
nata d' argento. Corona di principe. — 
Tav. XXIII. 9. 

Cafarelli — ■ Famiglia come scrive Mugnos 
venutaci da Roma, indi piantata in 
Caltagirone da un Muzio Caffarelli, il 
quale acquistò molte terre per ragion 
di dote. Da re Federico II si ebbe il 
feudo di Bovilla. I di lui figli si spar- 
sero in varie città. Un Antonio fu vir- 
tuoso gentiluomo e ricco nel 1500. 

Arma: campo diviso nel 1° d'oro 
con un'aquila spiegata di nero; nel 2" 
un leone d'oro in campo rosso, par- 
tito d' oro , diviso di rosso. — Tavo- 
la XXIII. 10. 

Caffaro — Oriunda ligure troviamo in Mu- 
gnos questa illustre ed antica fimii- 
glia per un Caffiero patrizio costan- 
tinopolitano 1065, da cui il cognome. 
Un altro Caffaro fu illustre scrittore 
degli annali di Genova; Uberto 1135, 
Guiscardo 1136 consoli; Melchiorre 
capitano dell'armata, contro i Pisani, 
e console della repubblica. Ricordasi 
poi con onore dalle storie im Ange- 
lotto, che causò la pace tra Genovesi 
e Pisani nel 1188, per come da Giu- 
stiniani Annali di Genova^ concorren- 
dovi il fratello Rinaldo che fu console 
nel 1183. Qui ima lunga serie di con- 
soli ed ambasciatori; epperò un Andrea 
nel 1230 a nome della repubblica n'an- 
dò ambasciatore al re d'Aragona; in 
fine un Giacomo Cafiaro venne in Sici- 
lia qual ambasciatore ordinario presso 



la corona in Messina, ove fondò sua 
famiulia. Un Antonino fu eccellente 
legista, giudice, non che acerrimo di- 
fensore de' privilegi della patria. 

Arma: c^nnipo partito , nel 1" d'az- 
zurro con un leone d'oro; nel 2° grem- 
biato d'oro e di rosso di quattro pezzi. 
Tay. XXIII. n. 
C aggio — Antica e nobile famiglia della città 
di Palermo originaria d'Alemagna al 
dir di Mugnos. Commendansi Giorgio 
Ca£i'<ìio castellano del palazzo reale di 
Palermo; Luca figlio del precedente, 
paggio di re INIartino e tant' altri gen- 
tiluomini, tra' quali si annovera un fra 
Luca Gaggio cavaliere gerosolimitano 
nel 1590. 

Si arma: campo d' argento con una 
croce scorciata di rosso accompagnata 
in punta da una stella dello stesso. Ta- 
vola XXIII. 12. 

Calandi'illi — Proveniente di Francia, giusta 
il Savasta, questa ricca e nobile fami- 
glia passò in Sciacca sotto il comando 
del conte Ruggiero. Vanta de' gene- 
rali di guerra ed altri nobili perso- 
naggi, ricebi di feudi e territorii. Pos- 
sedè la baronia del Lago e di Misi- 
rendino. 

Leva per arme : campo azzurro con 
una banda d' oro caricata da tre uc- 
celli calandri passanti di nero. — Co- 
rona di barone. — Tav. XXIII. i3. 

Calascibclla — Questa chiarissima famiglia 
si rinviene in Corleone sotto il conte 
Ruggiero; ed il Mugnos accenna un 
Giovanni Andrea Calascibetta vissuto 
a tempi di re Alfonso con isplendore 



121 

di nobiltà. Un altro Giovanni Andrea 
si ebbe nel 1505 la concessione del 
feudo della Montagna, e poscia il di 
lui fìgio Girolamo quella dei feudi di 
Castrorosso e di Capozzo 1536; Un 
Giuseppe per ragion di matrimonio 
acquistò i feudi di Sabbeni e Limuni. 
Vanta non pochi distinti personaggi che 
per brevità tralasciamo. 

Si arma: campo azzurro con un leone 
d'oro, tenente colla zampa destra una 
spada sguainata d'argento alta in palo. 
Corona di barone — Tav. XXIII. i4. 

Calcagililli — Arma giusta il Villabianca: 
scudo inquartato, nel 1° e 4° di rosso, 
con due cani d'oro, passanti l'uno sul- 
l'altro; nel 2° e 3° d'oro con tre palle 
di nero situate 2 e 1. — Tav. XXIII. as. 

Calealerra — Il primo personaggio illustre 
che al dir di jNIugnos vanta questa fa- 
miglia è Corrado Calcaterra, barone 
di Castrogiovanni. uno de' gentiluo- 
mini famigliari della regina Maria, e 
poscia segretario della regina Bianca, 
della quale mostrossi zelantissimo cu- 
stode contro le mire del conte di Mo- 
dica. Un Antonio fu a' servigi di re 
Alfonso, da cui oltre alle tante cari- 
che quella si ebbe di capitano della 
città di Noto. 

Arma: campo rosso con una gamba 
d'argento col pie sopra un monte dello 
stesso. — Tav. XXIII. io. 

Calci — Famiglia milmiese, portata in Sici- 
lia dal cavaliere Annibale delli Calci a' 
servigi di re Federico II, dal quale si 
ebbe in compenso la baronia del Ca- 
stello, ed il feudo di s. Calogero nel 



122 
territorio di Lentini. Indi stabilissi in 
Messina. Un Ansaldo delli Calci per 
aver seguito la fezione de' Palizzi pei'- 
dè il feudo; non dimeno il di lui figlio 
Annilìale ottenne da re Martino la ca- 
stellania di Matagrifone. 

Annasi : campo azzurro con tre ca- 
prioli d'argento, il primo dei quali so- 
stenente un merlo dello stesso. — Co- 
rona di barone — Tav. XXIII. n. 
Caldarera — Dal Mugnos e dal Villabianca 
abbiamo esser questa una famiglia lora- 
harda divisa in due tronchi Caldareri 
e Caldarera ; venuta in Sicilia con Ro- 
berto Caldarera uno de' più valorosi 
guerrieri del conte Ruggiero per l'ac- 
quisto della Sicilia destinato governa- 
tore del castello di Nicosia, non che 
tesoriere e direttore della costruzione 
del nuovo castello di s. Filadelfo sulle 
rovine dell'antica Alunzio ; lo che ri- 
cavasi da un diploma 1116 nel Gran 
Priorato di Messina. Il ^lugnos poi 
accenna ad un Berardo Caldarera ca- 
po di tal famiglia, venuto da ÌNIilano 
a' servigi di Pietro 1 d'Aragona che 
non va d'accordo col detto Villabianca, 
dal quale con maggiore sennatezza ri- 
leviamo che nel 1328 un Ruggiero 
Caldarera acquistò il feudo nobile di 
Alcamo in contrada di Piazza con al- 
tri due di Regalbigini e Camenii con 
investitura posteriore di re Federico lì. 
La famiglia si stabili in varie città; 
in Palermo un Giulio barone di Menta 
e Raulica; in Piazza come dicemmo 
il detto Ruggiero co' tre menzionati 
feudi. Un Giovanni fu capitano di Ca- 



tania 1409; un Giacomo capitano di 
Randazzo 1416: un Antonio giudice di 
Catania 1423 ; un Giambattista castel- 
lano di Messina 1.526; un Pietro vi- 
cario generale 1 599 ; infine un Giu- 
seppe decorato del titolo di marchese 
1748, fu colonnello d' infanteria e te- 
nente della R. Compagnia degli Ala- 
bardieri in Sicilia. 

Fa per ;irme giusta !Mugnos : cam- 
po rosso con una caldara a manichi 
d'oro, accompagnata in capo da tre 
stelle dello stesso allineate in fascia. 
— Corona di marchese — Tav. XXIV. i. 

Caldarone — 11 Villabianca ne' suoi opuscoli 
ci presenta un Francesco Caldarone 
che acquistò la terra e stato di Bau- 
cina, investito 1760; un Giacomo mae- 
stro cappellano della Cattedrale di Pa- 
lermo 1792, e deputato del regno in 
detto anno ; un Salvatore 2° barone 
di Baucina investito 1771; e finalmente 
un Artale Caldarone giudice della R. 
Corte Pretoriana di Palermo 1768. 
Arma : campo d' argento con due 
leoni affrontati, coronati di rosso che 
trattengono con le zampe anteriori una 
caldara dello stesso — Carona di baro- 
ne— Tav. XXV. 9. 

Calini — Arma giusta il Villabianca; cam- 
po azzurro con una scala d'oro di dieci 
o-radini situata in banda, ed una daga 
dello stesso situata in palo broccante 
sul tutto. — Tav. XXIV. 2. 

Caloirà — Arma secondo il Villabianca: cam- 
po azzurro con un castello d'oro sor- 
montato da tre stelle dello stesso. — 
Tav. XXIV. 3. 



Caltagirone — Fu ceppo di questa famiglia, 
riferisce Mugnos, un Guido Caltagirone 
virtuoso gentiluomo della città di Cal- 
tagirone e segretario dell'imperatore 
Federico II; perlochè n'ottenne feudi 
e cariche distintissime. Un Gualterio 
fu uno de' quattro baroni capi della 
congiura del Vespro; e quindi da re 
Pietro Tufticio di gran cancelliere del 
ree'no . la signoria di Giarratnna ed 
altri feudi in compenso si ebbe, perduti 
poscia per ribellione. Un Giovanni fu 
pretore di Palermo 1523, barone di 
s. Stefano e Vallelunga; altro Giovanni 
uno dei primari baroni di Sciacca al 
servigio di re Ludovico, da cui ottenne 
il mezzo feudo degi'Imbaccari. 

Arma: campo verde con un ca- 
stello d'oro, ed un braccio armato im- 
pugnante una spada d' argento posta 
in lianda, sporgente dalla sommità. — 
Corona di lìarone. — Tav. XXIV. 4. 

Calvelli Calvello (Corrottamente Caravel- 
li) — Famiglia secondo scrive Mugnos 
alemanna, venuta in Milano per un 
Arnaldo Calvello a' servigi di Enri- 
co IV imperatore, e portata in Sicilia 
da Luigi Calvelli fratello del prece- 
dente, il quale acquistò i castelli de' 
Greci e Ganci vicino Centorbi nel 1 195, 
rendendosi genitore di Giovanni ed 
Enrico, che fu cameriero dell'impera- 
tore Federico II. Altro Luis;i Calvelli 
fu cameriero di re Manfredi ; da lui 
un 2" Giovanni ed Enrico cono-iurati 
nel Vespro Siciliano contro i Fi'ancesi. 
Un .3° Giovanni fu gentiluomo della 
regina Costanza, e si ebbe i feudi di 



123 
Bucca e Michelchini 1371, succeduto 
avendo al padre nel feudo della Melia; 
un 4° Giovanni- straticoto di Messina 
1200, ed un 5" Giovanni pretore ov- 
vero Bagli vo di Palermo 1300; un 
fra Carlo cav. gerosolimitano 1485; 
un Roberto j)retore ed ambasciatore 
al re Ferdinnndc il Giusto 1409. Se- 
gue la linea con Antonio Calvello e 
Paterno barone di Melia, governatore 
del Monte di Pietà 1731, senatore 1734, 
governatore della Tavola 1738, e con- 
sole nobile del commercio 1745; padre 
di Goffredo primo duca Calvello per 
lettera patrimoniale del 177 1, il quale 
fu rettore di detto Monte 1758, e go- 
vernatore della Compagnia della Pace 
1769. Un Roberto di lui fìllio fu "'cn- 
tiluomo di camera di re Ferdinando II 
e cavaliere costantiniano, la di cui fi- 
glia ed erede Rosa Calvello e Lo Faso 
si strinse in matrimonio col cavaliere 
Achille de Liguoro di Napoli. Infine 
è da notarsi che tra' grandi privilegi di 
questa famiglia quello antico da Rug- 
giero si ebbe di porgere il real diadema 
ai sovrani di Sicilia nell'assumere la 
corona. 

Si arma secondo Inveges: campo 
diviso, nel 1" d'argento; e nel 2° di 
nero con un capriolo d'argento. — Co- 
rona di duca — Tav. XXIII. a 
Calze Le Calze — Giusta quanto scrive il 
Minutoli questa nobile ed antica fa- 
miglia di Messina ad onta dell' oblio 
in cui cadde sostenne le pruove, per 
ottenere la croce gerosolimitana. So- 
no quindi commendevoli Geronimo Le 



124 

Calze senatore, e i due fratelli ca- 
valieri gerosolimitani fra Giovannan- 
tonio e fra Giacomo 1575. 

Arma : campo azzurro con un grem- 
bo d'argento— Tav. XXIV. 5. 

Caniben — Arma secondo il Villabianca: cam- 
po diviso; nel 1° d'azzurro con una 
mezza luna d'argento accostata da due 
stelle d'oro ; nel 2" d'argento con una 
rocca di verde sormontata da un porco 
di nero.— Tav. XXIV. e. 

Canibiaso — Si arma giusta il Villabianca: 
campo azzurro con due leoni d' oro 
affrontatij^e teste rivoltate trattenendo 
con le zampe anteriori una scala d'o- 
ro di undici gradini posta in palo. — 
Tav. XXIV. 7. 

Camerata — Onorata^ al dir di JNIinutoli, 
visse sempre questa nobile famiglia di 
Sutera, da dove poscia passò in Pa- 
lermo. Si distinsero Gianfrancesco ca- 
pitano di Sutera 1438 Giacomo giu- 
rato 1456, INIariano capitano e giurato 
1457, Andrea giurato 1511, Mario giu- 
rato 1569, Gianpietro giurato 1583, 
altro Mario giudice della G. Corte 1641 
Filippo 1. C. giudice della G. Corte 
1670, padre di fra Vitale Camerata, 
cavaliere gerosolimitano 1674, capi- 
tano di cavallei'ia, ed infine tenente co- 
lonnello a' servigi della Veneta Re- 
pubblica nella guerra della INIorea. 

Armasi: campo rosso con un leone co- 
ronato d'oro rampante contro una co- 
lonna d'argento — Tav. XXIV. 8. 

Canieros — Arma giusta il Villabianca: cam- 
po azzurro con una sbarra sostenuta 
dalle bocche di due leoni , acccmpa- 



gnata da due stelle, il tutto d'oro. — 
Tav. XXIV. 9. 

CampisailO o Campisiano — Famiglia nobile ca- 
tanese per come scrivono Mugnos e 
Minutoli; quest'ultimo però ricorda un 
Enrico Campisano senatore di Cata- 
nia 1470. 

Arma: campo scaccheggiato d'oro e 
d'azzurro. — Tav. XXIV. io. 

Campisi — Arma giusta il Villabianca: cam- 
po azzurro con una cometa d'oro. — 
Tav. XXIV. n. 

Campo — Famiglia nobile ed antica pia- 
centina, come altri dicono, pisana, 
venuta in Sicilia al dir di INIuonos sotto 
la scorta de' due fratelli cavalieri Fe- 
derico e Piercorrado del Campo , il 
quale ultimo si stabili in Messina. Ep- 
però il primo di essi Federico, che da 
maggiordomo segui la regina Costanza 
in Palermo fermossi, acquistato avendo 
co' suoi servigi la signoria di Caltabel- 
lotta e di Bivona. Sotto Carlo d'An- 
giò un Giovanni del Campo perde i 
suoi beni perchè partigiano di re ]\Ian- 
fredi, e quindi congiurato contro i 
Francesi. Indi sotto re Pietro d'Ara- 
gona fu ffxtto consigliere della città di 
Palermo. Vanta questa famiglia molti 
capitani giustizieri senatori ed un pre- 
tore qual fu un Francesco del Cam- 
po 1586. Possedè i feudi la Cuba dei 
Solazzi, Ficarazzi, INIisilmeri, Tavi, Sot- 
tane delle Rose, lo Zubio, Castelma- 
gro, s. Biagio. In fine un Ercole ebbe 
la baronia di Campofranco nel 1592, 
la di cui unica figlia Eleonora erede 
di questo stato lo tramandò a Fabri- 



zio Lucchese suo sposo 1G18, il quale 
fu il pi'imo principe di Campofranco 
per concessione di re Filippo IV 1625. 
Fa per arme giusta Inveges: cam- 
po d'argento, con tre aquile coronate 
di rosso, al capo dello stesso. — Co- 
rono di baróne — Tav. XXIV. 12. 
Campolo— Da Pino Campolo cavaliere ve- 
neto, dice Mugnos, trae origine la fa- 
miglia Campolo di Sicilia, la quale pe' 
suoi servigi prestati a re Federico III 
consegui tutte le rendite clie la re- 
gia corte possedeva sopra 1' Univer- 
sità di Siragusa e molti territorio Un 
Giacomo detto Pino fu maestro se- 
greto e tesoriere generale del regno; 
possedè molti feudi, tra cui quelli di 
Caroho s. Bartolomeo, Belmonte, 
Francavilla Sambuca, Sigona, Li- 
brici, Villafranca, Mistretta, Marineo, 
Palazzolo e s. Todaro ; un Francesco 
fa vescovo di Catania; un Giacomo 
maestro segreto del regno; un Tiberio 
cavaliere gerosolimitano, ammiraglio e 
bali 1594, ed infine un fra Domenico 
■ e fra Pietro cavalieri come sopra. 
Arma: d'argento, con un leone di 
rosso, e cinque mezzi fuselli dello stes- 
so moventi dal capo. — Corona di ba- 
rone— Tav. XXIV. 13. 
Canillglia — -Questa nobile famiglia al dir 
di Mugnos ebbe origine in Messina da 
un Critago Camuglia cavalier greco, 
esarca di Sicilia sotto l'imperatore Mi- 
chele Curapalata l'anno 812. Un Ni- 
colò con altri due signori offri la co- 
rona di Sicilia al conte Ruggiero ; un 
Pietro fu uno de' quattro sindaci di 



Messina sotto re Manfredo ed uno de' 
principali congiurati contro i Francesi 
nel Vespro Siciliano; un Sebastiano 
senatore di Messina; un Camuglia con- 
sole di mare 1437, ed infine un Mar- 
tino console come sopra 1460. Il Bon- 
figlio la dà per estinta. 

Armava giusta Mugnos : d'azzurro, 
con un leone d'oro tenente con le zam- 
pe anteriori una palma di verde con- 
tornata d'oro — Tav. XXIV. u. 

CailCCllosi — Nobile fi^imigha oriunda di Va- 
lenza per come esprime il Mugnos ; fu 
portata in Palermo da un Giacomo 
Cancellosi famoso cavaliere sotto re Pie- 
tro II, da cui il carico si ebbe della 
cast ellania di Cefali!. Commendasi Gio- 
vanni chiamato ìniles per privilegio di 
re Alfonso , signore della terra e ca- 
stello di Petralia, de' fer.di di Mondi- 
letto, Ogliastro, Sciarafia, Margi, Culla 
e Mandarini sottano non che de,' feudi 
di Piscardo in Montemaggiore , indi 
posseduti da' di lui fratelli. 

Arma: d'argento, con un pesce di ros- 
so posto in fascia — Tav. XXIV. 13. 

Candiani — Questa famiglia rimonta alle 0- 
rigini della veneta repubblica, onorata 
de' primi carichi dello stato. Vanta 
un Pietro Candiani doge nel 887 ed 
altri. Fu portata in Sicilia al dir di 
Mugnos da un Andrea Candiani sotto 
re INIartino, da cui molti onorati ca- 
richi in Messina si ebbe , ivi fondan- 
do la sua famiglia. Un Pietro di lui 
figlio da re Alfonso fu fatto capitano 
di Taormina 1435; ed un Giovannan- 
drea governatore di Randazzo. 

16 



126 

Arma: diviso d'oro e di rosso, con 
un leone dell'uno nell'altro. — Tavo- 
la XXIV. 16. 
Candido — Riferisce Mu!?nos avere rinve- 
nuto questa famiglia tra' prischi con- 
soli romani, essendo dagli storici ce- 
lebratissima; i quali vogliono die ella 
cominciasse da Marco Alerio Candido 
proconsole in Sicilia al tempo di Mar- 
cello pretore. Ciò rilevasi da un mar- 
mo trovato nel famoso antico tempio 
della Concordia di Girgenti in Sicilia. 
Si vuole fosse stato denominato can- 
dido dalla bianchezza straordinaria del- 
le carni , e più ancora per la lealtà. 
Il di lui figlio Tito Claudio fu tribuno 
militare sotto Scipione l'Africano, così 
parecchi altri. Avvenne poi nel 1253 
che a motivo di rissa tra Pietro Can- 
dido ed uno della famiglia Antonino di 
Roma, quegli dovè trapiantarsi in Na- 
poli a' ser^agi di re Manfredi; e che 
ivi suo figlio Nicolò rissatosi con Tom- 
maso Pisanelli, astretto videsi di pas- 
sare in Sicilia e propriamente in Sira- 
gusa, da dove in Lentini, acquistando 
i feudi di Scirumi e Piadaci, poscia 
per ribellione perduti. Commendasi un 
Matteo Candido che scrisse delle cose 
seguite in Sicilia dal 1437 al 1445. 
Segue la linea sino a' tempi del ci- 
tato sciittore con Alfio e Francesco 
Candido. 

Arma: d'oro, con tre fiamme serpeg- 
gianti di rosso moventi dalla punta, 
sormontate da tre stelle dello stesso. 
— Tav. XXIV. 17. 
Cane — Arma: trinciato; nel 1° d'azzurro, 



con un leone coronato d'oro; nel 2° 
di rosso, con tre monti d'oro moventi 
dalla punta, ed una banda dello stes- 
. so attraversante sul trinciato. — Tavo- 
LA XXIV. 18. (Villabianca) 

Cangenii — Arma: partito; nel P d,' azzurro 
con una torre d'oro merlata di tre pezzi 
aperta e finestrata di nero; nel 2° d'oro, 
con un albero di verde ed un cane se- 
dente coUarinato e legato di nero. — 
Tav. XXIV. io. (Villabianca) 

Canneta — Arma: d'argento, con un fascio 
di canne d'azzurro frondate di verde. — 
Tav. XXIV. 20. (Villabianca) 

Cannizzaro — Famiglia oriunda catalana, co- ' 
me dal Mugnos; trasferita ih Sicilia da 
un cotal Tommaso Cannizzaro a' ser- 
vigi di re Pietro I, da cui ottenne la 
castellania di Terranova in feudo. I 
suoi discendenti furono gentiluomini 
del real palazzo di Pietro II. Un Ber- 
nardo ebbe da re Martino alcune terre 
in perpetuo nel territorio di Calata- 
biano 1396; si caso in Catania ;, ove 
fondò la sua famiglia; ma in prosie- 
guo essa per ragione di matrimonio 
passò in Noto e Siragusa, ove nobil- 
mente vissero i baroni di Ravagliuso, 
di Rigilosi e di Stafenda. Un Giovan- 
ni fu giurato di Noto 1542; un Ma- 
rio occupò l'ufficio di Pteggente presso 
il re; un Francesco fu giudice della 
R. G. Corte di Catania ; e fra' baroni 
del secolo XVII furonvi quelli di Ca- 
stelluzzo e di Passaneto appartenenti 
ad uri ramo abitante in Vizzini; un al- 
tro Francesco fu duca di Belmurgo 
1689, essendo stato governatore della 



noLile compagnia de' Bianchi di Pa- 
lermo nel 16S8, come attesta il Vil- 
labianca. In fine commendasi un Bal- 
dassare piìi volte giudice della R. G, 
Corte e del Concistoro ; un Giuseppe, 
un Nicolò ed un Pietro valenti lette- 
rati encomiati dal Mongitore. 

Arma : diviso^ nel 1" d'azzurro, con 
due stelle d'oro; nel 2° di rosso, con 
tre sbarre d'oro. — Corona di barone. 
Tav. XXV. 1. 

Capasse — Arma: d'argento, con una croce 
di s. Andrea d' azzurro, accantonata 
da quattro leoncini di rosso. — Tavo- 
LA XXV. 2, (Villabianca). 

Capeci — Arma: d'azzurro, con un leone di 
oro , ed una banda dello stesso at- 
traversante sul tutto. — Tav. XXV. 3. 
(Villabianca). 

Capobianco — Antica e nobile famiglia di 
Lecce portata in Sicilia al dir di Mu- 
gnos da un ' Pierantonio Capobianco 
signore di Salandra, a' servigi di re 
Federico IL da cui ottenne i feudi di 
Lalbiato, Carrubba, Reddini, ed altre 
terre; pervenuti in seguito al di lui 
figlio Pietro nel 1360. Un ramo di tal 
famiglia si fermò in Sirao-usa, ove fiorì 
nobilmente, producondo mons. Giovan- 
nantonio vescovo di detta città, uomo 
assai dotto e di gran politica. 

Arma: d'azzurro, con un capriolo di 
oro accompagnato da una testa di vec- 
chio barbuto al naturale posta in cuore 
dello scudo, e da tre stelle d'oro situa- 
te 2 in capo, ed 1 in punta. 

CapozZO — Arma: d'azzurro, con una fascia 



127 

d'oro ed un leone nascente dello stesso 

— Tav. XXV. 5. (Villabianca). 

Capila — Arma: d'oro, con un leone di rosso 
sinistrato da una stella dello stesso. 

— Tav. XXV. 4. (Villabianca). 
Cappasailla — Famiglia nobile di Trapani, 

dice il Minutoli, che le dà per ceppo 
un Antonio Capp;i,santa 1400. Un Leo- 
nardo fa senatore nel 1455. Segue la 
linea sino ad Antonino 1593. 

Arma: d'azzurro, con una croce di 
oro. — Tav. XXV. 7. 

Cappello — Nobile fiimiglia di Padova, da 
dove come riferisce il MuLinos venne 
a trapiantarla in Sicilia un Guido Cap- 
pello gentiluomo familiare dell'impe- 
ratore Enrico VI, da cui la baronia, di 
Eloro nel territorio di Noto si ebbe. 
Ivi i suoi posteri soffrirono qualche dis- 
guido a causa del partito del re Man- 
fredi contro la casa d'Angiò, ma to- 
sto da' reali aragonesi furono com- 
pensati; — V. Mugnos Vesjjro. 

Un Antonio da re Martino ottenne 
il feudo di Bonfallura 1392; un Bar- 
tolomeo fu giurato 1486 ; un Salvatore 
barone di Babucino ; altro Salvatore 
barone di Cipulla in Noto.' Inoltre la 
famigUa possedè i feudi di Molissima 
e di Bumuscura. 

Arma: diviso, d'argento e di nero, 
con un cappello dell'uno nell'altro. — 
Corona di barone — Tav. XXV. s. 

Capranzano v. Crapanzano. 

Capriata — Si vuole, dice il Savasta, che 
questa nobile ed antichissima famiglia 
fosse oriunda di Francia, in Italia per- 



12S 
venuta con Carlo Maorno e che da lei 
derivati fossero i Rossi conti di Ca- 
jazzo, quei di Romagna, i Rivustino, 
que' di IMotta ed altri, di cui parla il 
Carreri, il Crescenzi, il Sansovino, il 
Flaminio Rossi stesso ec. Il Savasta 
intanto la crede passata in Sicilia con 
Carlo d'Angiò, tuttoché di fazione glii- 
bellina, e nel caso di Sciacca si tenne 
neutrale. Ella col nome di Rossi si 
diramò in varie città come Messina, 
Nicosia, Palermo, Mazzara, Sciacca. 

In Messina giunse a' sommi onori, 
di clie abusando fu costretta ad esi- 
lare, riparando in Genova. Ivi perven- 
ne alla dignità del ducato, ottenendo 
la città di Capriata la quale per co- 
gnome poi le rimase. Fu celebre nelle 
lettere un Pier Giovanni Capriata; un 
ramo di questa famiglia sotto la scorta 
di Girolamo Capriata nel 1487 fé pas- 
saggio in Palermo ; indi comeché do- 
vizioso datosi al commercio volle in 
Sciacca trapiantarsi acquistando il ter- 
ritorio di Favara, per come da un atto 
notarile del 1529 presso notar Custo- 
na. Un Mario fu maestx^o giurato 1606; 
un Agostino di lui figlio fermò sua di- 
mora in Palermo casandosi 1617, senza 
che venisse meno lo stipite in quella cit- 
tà. Quivi un Vito acquistò la dignità di 
regio segreto in feudum per tutti i suoi 
posteri, i quali occuparono le cariche 
nobili di giurato e capitano giustiziere. 

Arma giusta il Savasta : campo divi- 
so, nel 1° d'oro, con un'aquila bicipite 
spiegata di nero; nel 2" di rosso, con 
una banda d'oro caricata da tre let- 



tere R maiuscole romane di nero; 
ch'era appunto l'antico stemma della 
famiglia Rossi, la quale vi univa un 
mezzo leone del suo color naturale. 
— Tav. XXV. 10. 

Cappona — Rileviamo dal Mugno s essere 
passata questa famiglia jjwa?2(z in Sicilia 
sotto re Alfonso con Bernardo Caprona, 
il quale per le sue grandi ricchezze 
acquistò la contea di Modica nel 1445, 
e le terre d'Alcamo, Caccamo, Cala- 
tafìmi nel 1446 , non che altri feudi. 
Commendansi un Paolo Caprona Sena- 
tore di Palermo nel 1628, ed un Guido 
barone della Roccella, maestro ra^'o- 
nale del regno, come dal Villaluanca. 
Arma giusta Mugnos : nel 1° d'oro, 
con un muro merlato aperto di nero, 
sormontato da due torri merlate di tre 
pezzi, e da un'aquila bicipite spiegata 
di nero; nel 2° di rosso. — Corona di 
barone. — Tav. XXV. ii. 

Caracciolo — Famigha nobile, scrive Mugnos, 
proveniente dalla Caracciolo di Napoh, 
di cui fiori un Graffeo Caracciolo ba- 
rone della Marza 1430. Ella si stabili 
in Messina ove si estinse. Altro ra- 
mo venuto da Napoli il 1500 con Sci- 
pione Caracciolo fermò sua stanza in 
Troina; il di lui nipote Onofrio passò 
in Termini, rendendosi progenitore sic- 
come riferisce il Villabianca di Otta- 
vio Caracciolo, che fu primo barone 
del Pontagio 1650, promosso a varie 
onorifiche toghe e sopratutto encomiato 
dal Mongitore (hihlioteca) per le sue 
opere legali pubblicate. Un Federico 
di lui figlio fu primo barone dello Zar- 



bo 1659. Segue la linea, nella quale 
troviamo commendevoli un Gioaccliino 
guardia del corpo di re Vittorio Amedeo 
diSavoja,non che capitano di cavalleria: 
un Antonio Senatore di Palermo 1743; 
un Federico barone dello Zarbo go- 
vernatore della nobile compagnia della 
Pace di Palermo 1831, padre al vi- 
vente barone Scipione Caracciolo, che 
occupò la caric.a di Sottintendente del 
distretto di Alcamo sino al 1860. 

Arma giusta Mugnos: diviso, nel 1° 
d'azzurro; nel 2° di rosso con tre ban- 
de d'oro. — Corona di barone. — Ta- 
vola XXV. 12. 

CaralFa — Stando a molti storici itahani ri- 
leviamo esser- questa un'antichissima 
e nobile famiglia oriunda da Pisa. Un 
ramo al dir di Mugnos passò in Gir- 
genti, ed altro in Trapani secolo XVI. 
Sotto re Alfonso figurò un Carafello 
che fa suo consighere e mariscalco, 
ricevendone m compenso tra le altre 
cose la castellania di Girgenti. Un Gio- 
vanni Caraffa sotto il re Ferdinando 
il Cattolico ebbe il governo dell'isola 
del Gozzo 1486; i di lai figli stabih- 
ronsi in Modica ove occui)arono i mas- 
giori ufficii. 

Arma : di rosso, con tre fasce d'argen- 
to.— Tav. XXV. is. 

Caramanno—FamigUa nobile di Noto, il cui 
primo ceppo, riferisce JMugnos, fa un 
Giovanni Caramanno gentiluomo di re 
LudovicJo, il quale acquistò' molti be- 
ni, che a motivo di ribellione perdette 
e quali poi sotto re Federico III fu- 
rono ricuperati dal figlio Antonio. 



129 
Arma: d'azzurro, con un cigno fermo 
d'argento. — Tav. XXV. n. 
Caraiìza — Arma: d'azzurro, con una torre 
d'oro merlata di tre pezzi, accompa- 
gnata da tre leoni dello stesso, posti 2 
a' fianchi ed 1 a guardia della porta; 
ed un braccio armato sporgente dalla 
sommità, impugnante una spada d'ar- 
g'ento alta in sbarra : la bordara cu- 
cita di rosso, caricata da 8 crocette 
d' oro posti 3, 2, e 3 — Tav. XXV. i5. 
(Villabianca). 
Carbone — Famiglia nobile oriunda ncqjoli- 
tana passata in Palermo, ove al dir 
di Mugnos e Minutoli ricordansì con 
onore un Bartolomeo Carbone sena- 
tore nel 1413; un Corrado gentiluo- 
mo e notare regio di re Alfonso; un 
Nicolò segretario del regno sotto il re 
Ferdinando il cattolico ; ed un Anto- 
nio Senatore 1525. 

Arma giusta il Minutoli : fasciato di 
argento e d'azzurro di sei pezzi. — Ta- 
vola XXV. 16. 
Carcamo — Dal Villabianca Op. v. XLVIII 
e continuazione alla Sicilia Nobile v. II 
rileviamo che un Michele Carcamo fu 
senatore di Palermo 1698; Francesco 
governatore della Tavola 1733 ; Giu- 
seppe Michele governatore del I\Ionte 
di Pietà 1764 e senatore di Palermo 
1773; e Giuseppe spedahere dell'O- 
spedale grande 1797. 

Arma : d' azzurro , con un leone 
scaccheggiato d'oro e di nero. — Ta- 
vola XXV. 14. 
Cardillo — Yninv^Yvò. messinese detta anche 
Cardile; di essa le poche notizie che 



130 

ci porge il solo Villabianca nell'Ap- 
pendice sono : un Domenico Cardillo 
Sfiudice della G. Corte Civile nel 1738 
percorse le piti splendide cariche dello 
stato ; fu innalzato al grado di presi- 
dente della Pc. Camera della Summa- 
ria del regno di Napoli, e di consul- 
tore di stato pel regno di Sicilia, ot- 
tenne titolo di marchese per se e suoi 
per concessione di re Carlo IH 1772. 
Arma : diviso, d'azzurro, e di rosso, 
con una fascia d'oro attraversante sul 
diviso, sormontata da un cardillo dello 
stesso. — Corona di marchese — Ta- 
vola XXVI. 1. 

Cardinali — Fiori, dice Mugnos, questa an- 
tica feudataria famiglia in Siragusa. 
Un Nicolò Cardinale fu barone di Ca- 
riato Carioso. 

Arma: d'oro, diviso d'azzurro. — Co- 
rona di barone. — Tav. XXVI. 2. 

Cardines — Riferiscono Mugnos ed Inveges 
esser questa una chiarissima famiglia 
spagnuola, che trasse principio dal fa- 
moso Rodorico di Cardines commen- 
datore di s. Giacomo della Spada, va- 
loroso cavahere contro i Portoghesi. 
La trapiantò in Sicilia un Giovanni 
di Cardines pretore di Palermo 1324. 
Commendansi : un Alfonso, cavaliere 
molto spiritoso, che in compenso dei 
suoi servigi ottenne da re Alfonso la 
castellania di Piazza, alcune gabelle, 
e due mulini nel territorio di Jaci 1438; 
un Giovanni figlio del precedente molto 
favorito dal re Ferdinando il cattolico, 
da cui si ebbe i feudi di Marzu di Bu- 
tei'no e del Marzu Grande in territo- 



rio di s. Filippo d'Argirò 1483; un 
Alfonso signore del feudo dello Spi- 
talotto 1512; ed altri illustri gentiluo- 
mini sino a Marco di Cardines come 
dal citato scrittore. 

Fa per arme giusta Inveges : campo 
d'oro, con due lupi d'azzurro passanti 
l'uno sull'altro, e la bordura di rosso 
caricata da otto conchiglie d' oro al- 
ternate con otto lettere S majuscole 
romane dello stesso. — Corona di baro- 
ne.— Tav. XXVI. 3. 
Cardona — Nelle erudite opere di Mugnos 
e d'Inveges in quanto a questa nobi-> 
lissima ed antica famiglia troviamo es- 
sere stato primo ceppo un bravo ca- 
valiere francese Ramondo Fole o Folcii, 
cugino di re Luigi di Francia, uno dei 
dodici prodi capitani che furono i pri- 
mi a liberare la Catalogna da' Mori; 
sicché nel ripartimento delle terre ac- 
quistate la villa di Cardona col titolo 
di Viscojite si ebbe. Di là il cognome. 
Epperò apprendiamo dall'Inveges es- 
sere stata tal famiglia due volte tra- 
piantata in Sicilia; la prima con Ra- 
mondo di Cardona 3° fratello dell' 8° 
visconte D. Ramondo Folcii, nell'ac- 
compagnare ch'ei fece il re Pietro di 
Ara"'ona nel 1282 in Sicilia: il di lui 
figlio Federico pe' suoi servigi otten- 
ne il feudo di ]\Iazzarone. Il secondo 
passaggio ebbe luogo sotto re Fede- 
rico Il per un Antonio di Cardona, da 
re Pietro fatto almirante n"on che pri- 
mo conte di Cardona 1375. Costui 
fu in seu'uito conte di Colisano, ed i 
suoi eredi si ebbero il caricatore di 



Caronia, la contea di Chiusa, quella 
di Regio, le signorie di Calatamauro 
e del Burgio, ed infine i feudi di Ga- 
licano, Gibuliuso, Suffiane ed Ursiti. 
Riassumendo dal Mugnos -poi osser- 
viamo che tanto il ramo di Catalo- 
gna quanto quello di Sicilia le più co- 
spicue cariche sostennero come di vi- 
ceré, presidente, e capitan generale. 
Commendansi: un Antonio conte di Cal- 
tabellotta gran giustiziere, gran can- 
celliere e contestabile del res;no sotto 
re Alfonso; un Pietro conte di CoUisa- 
• no gran giustiziere 1444; un Alfonso 
conte di Regio gentiluomo 1451; un se- 
condo Pietro straticoto di Messina 1479; 
un secondo Antonio conte di CoUisano 
gran cancelliere 1479; un Enrico car- 
dinale ed arcivescovo di Monreale 
1501 ; un terzo Antonio marchese di 
Radula grande almirante 150G ; un ter- 
zo Pietro conte di CoUisano grande 
almirante 1506; un Alfonso signore di 
Mazzara e straticoto di Messina 1518; 
un fra Vincenzo cavaliere gerosolimi- 
tano 1522; ed altro Alfonso marchese 
di Giuliana 1543. 

Arma giusta Inveges e Minutoli: 
di rosso, con tre cardoni fioriti, gam- 
buti e fogliati d'oro. ^— Corona di con- 
te.— Tav. XXIV. 4. 
Carduccio — Famigha originaria di INIilano 
come ci fa conoscere Mugnos, che le 
dà per ceppo un Luigi Carduccio pag- 
gio di re Federico 111. Un Filippo fu 
gentiluomo della regina Maria ; un 
Nicolò meritossi talune terre e visse 
in Messina ; un Angelo nel 1530 fu 



131 

primo barone nel feudo del Vescovo. 

Arma: fasciato d'argento e d'azzurro 

di sei pezzi, ed una banda d'azzurro 

attraversante sul tutto. — Tav. XXVl.s. 

Cari — Arma: d'azzurro, con un leone di 
oro rampante sopra una colonna con 
base e capitello d'argento; ed il motto 
ciqns alta salire. — Tav. XXVI. e. (Vil- 
labianca). 

Cariddi — Ricorda Mugnos trovarsi que- 
sta famiglia con onore citata ne' com- 
mentari di Giulio Cesare; sicché pos- 
siamo giustamente conchiudere essere 
una famigha militare oriunda dagli an- 
tichi Romani. In quanto a' rapporti 
di essa con l' isola nostra troviamo 
farsene menzione sotto re Martino e 
commorante nella città di Messina. 
Quivi un Antonio Cariddi fu gentiluo- 
mo maggiore della regina Marianna; 
Gianfilippo ebbe lo stesso carico pres- 
so la regina Bianca. 1 di lui fìgh go- 
derono di onorati carichi presso re 
Alfonso. Commendansi un Alfonso pri- 
mo legista di quel tempo, e giudice 
della G. Corte 1517, ed altri distinti 
personaggi che furono giudici e sena- 
tori della città di Messina. 

Arma: d'azzurro, con due grifi co- 
ronati d'oro, contra-rampanti ed affron- 
tati ad un albero di pino sradicato di 
oro. — Tav. XXVI. -. 

Carissima — Famiglia originaria bolognese 
commorante in Parma. Primo ceppo 
ricordato dal Mugnos fu un Gesualdo 
bravo cavahere, ito a combattere il 
1222 in Terra Santa con una croce 
d'oro in campo rosso sul petto, e sotto 



132 

il motto carissima ; di là il cognome 
e l'arme. Fu portata in Sicilia da un 
Pascotto Carissima a' servigi dell'im- 
pei'atore Federico II 1248. La linea 
continuò in Trapani, ed uno di essa 
nel 127,2 edificò la chiesa di s. Ca- 
terina stabilendovi de' legati. Un Riz- 
zone lasciò de' figli attaccatissimi alla 
corte di re Martino; i quali nelle di 
lui o'uerre servirono dando mostra di 
valore, per cui un Aloisio o Luigi si 
ebbe il carico di segreto di Trapani 
e Mazzara, non die le baronie dello 
isole di Favignana , Levanzo e Ma- 
retimo con le tonnare di s. Nicolò 
e s. Leonardo; dippiti l'ufScio di mae- 
stro razionale del regno nel 1463. 
Un Antonio figlio di Pirrone Caris- 
sima ebbe concesso il feudo di s. Ip- 
polito; da lui un Tommaso die ere- 
ditò nel 1598. Sono commendevoli 
tanti altri gentiluomini, che per bre- 
vità tralasciamo di nominare. 

Arma: di rosso, con tre bande d'oro 
ritirate in punta, sormontate da una 
croce potenziata dello stesso. — Co- 
rona di barone — Tav. XXVI. s. 
Carnevale — Famiglia nobile napolitana, tra- 
piantata in Sicilia, al dir di Mugnos, 
per un Andrea Carnevale che fu ca- 
pitano giustiziere del vai di Noto sotto 
il reggimento di re Alfonso, stabilen- 
dosi in Siragusa. Un Pietro fu patri- 
zio di Noto nel 1509. Altro ramo da 
Napoli si recò in Palermo nel 1549 per 
un Felice Carnevale unitamente al fi- 
glio Giuseppe. Ignoriamo il seguito. 

Arma: di rosso, con due fasce ondate 



d'argento, sormontate da tre stelle di 
oro allineate in fascia. — Tay. XXVI. 9. 

Caro — Famiglia nobile ed antica di Ro- 
ma e di Napoli, essendo da essa de- 
rivato Annibal Caro distinto poeta, 
traduttore di Virgilio; e fu un Pai- 
merino di Caro, al dir di INIugnos, co- 
lui che disgustatosi di re Carlo d'Angiò 
seguir volle re Pietro d' Aragona in 
Sicilia, dal quale pe' suoi servigi la 
castellania di Licata si ebbe. Fiorirono: 
un Luigi regio cavaliere presso Fe- 
derico III; un Palmerio gran cavaliere 
castellano di Sutera, padrone del ffeu- 
do e castello di Montechiaro , capitan 
generale in una spedizione contro i 
ribelli, per il che da re Alfonso il pri- 
vilegio si abile di aggiungere alle pro- 
prie armi le regie d'Aragona ; un Gio- 
vanni comandante l' isole di Malta e 
di Gozzo, non che quella di Lampe- 
dusa con potervi edificar terra e te- 
ner giurisdizione regia 1436, indi ca- 
pitan generale a guerra di Licata; in- 
fine una Francesca Caro baronessa 
di Monte chiaro, che si caso con Ma- 
rio Tomasi cavaliere capuano , capi- 
tan d'arme di Licata; nel 1585. Altro 
ramo fiori in Trapani a' tempi di re 
Martino occupando i primari uffici 
della città, ed un Michele si ebbe la 
baronia d'Arendaci per ragion di do- 
te 1504. 

Arma: campo d'oro, con quattro pali 
di rosso, ed un albero di palma verde 
soprastante sul tutto. — Corona di ba- 
rone — Tav. XXVI. io. 

Carobenc — Tra le famiglie antiche nobili 



di Noto il Mugnos rinviene questa , 
che porta per primo ceppo un An- 
tonio Carobene , da re Federico II 
eletto castellano; il di lui figlio Gio- 
vannantonio fu governatore della sua 
patria sotto re Martino. Un secondo 
Antonio ottenne nel 1433 la baronia 
della Salina. 

Arma: di rosso, con una fascia d'oro, 
caricata da tre rose di rosso. — Ta- 
vola XXVI. 11. 

Carpinleri — Arma: d'azzurro, con due leoni 
affrontati d'oro contra-rampanti sopra 
un albero sradicato dello stesso. — Ta- 
vola XXVI. 12. (Villabianca). 

Carpiato — Arma: partito; nel 1° .d'azzurro, 
con cinque stelle d' argento ordinate 
3, 2, e 1 ; nel 2° d 'argento con tre 
bande di rosso.— Tav. XXVI. la (Vil- 
labianca). 

Carrano — Arma: d'azzurro, con un carro 
a cavalli d'oro camminante in un ter- 
reno al naturale, sormontato da tre 
stelle d'oro allineate in fascia — Ta- 
vola. XXVI. 14. (Villabianca). 

Carrello — Molti genealogisti d' Italia, dice 
Mugnos, parlano di quest a nobilissima 
famiglia detta del Carretto e sopra- 
tutto il Sansovino, che pregiasi farla 
derivare dall' eroe Aledamo figlio di 
Vitichinno secondo duca di Sassonia 
anno 785. Fu portata in SiciUa sotto 
re Carlo d'Angiò 1269 da un Antonio 
del Carretto signore assoluto e mar- 
chese degli stati di Savona e Finale, 
dopò avere per dissenzioni rinunciato 
ai di lui fratelli il dritto alla signoria 
di Genova; si caso con Costanza Chia- 



133 

ramonte ottenendo in dote le baronie 
di Calatabiano e Siculiana e la con- 
tea di Ragalmuto. Un Matteo sotto re 
Martino fu eletto vicario generale, gran 
camerlengo e maestro razionale del 
regno. Alteramo del Carretto acqui- 
stò la contea di Gagliano per ragion 
di dote. In generale si sa essere stati 
i membri di questa distintissima fami- 
glia elevati alle prime cariche dell'i- 
sola e particolarmente a quella di pre- 
tore di Palermo. In essa son poi da 
notarsi: un Girolamo del Carretto ba- 
rone di Ptagalmuto e primo conte nel 
1576; un 2° Alteramo contedi Gagliano; 
e nel 1600 un 2° Giovanni che fu conte 
di Ragalmuto; in fine non è da ta- 
cere d'un Alfonso del Carretto cava- 
liere di Malta 1619, come ancora d'un 
Gerardo, che rinunziò al fratello Mat- 
teo lo stato di Ragalmuto ricevendo- 
ne in ricambio i beni che in Genova 
possedeva, e formando ivi un nuovo 
casato, che in seguito acquistò grandi 
onori. Esso vanta un cardinale 1505, 
e vari cavalieri di ]\Ialta. 

Dal Villabianca in oltre rileviamo 
un Girolamo del Carretto e Ventimi- 
glia, conte di Ragalmuto e principe 
di Ventimiglia, che negli annali di Si- 
cilia del 1649 lasciò di se funesta me- 
moria; altro Girolamo, figlio del pre- 
cedente, investito di questo principa- 
to il 1656, fu maestro di campo nella 
guerra di Messina, vicario generale 
in Noto, Girgenti, Licata e Caltagi- 
rone, pretore di Palermo 1682, de- 
putato del regno, ed infine gentiluo- 

17 



134 

mo di camera di re Carlo II 1688. 
Da lui un Giuseppe del Carretto e 
Lanza capitano giustiziere di Palermo 
1698, in cui tal famiglia si estinse. 

Arma : di rosso , con un carro ti- 
rato da quattro leoni coronati, gui- 
dati da un uomo armato impugnante 
colla destra una spada sguainata^, e 
colla sinistra tenendo il freno, il tutto 
d'oro; portante un' aquila spiegata e 
coronata di nero, caricata nel petto 
d'uno scudo di rosso con cinque sbarre 
d' oro. — Corona di conte. — Tavo- 
la XXVI. 15. 
Carrozza — Antica casa patrizia messinese 
come si rileva dalla maestra nobile di 
quella città del maestro notaro Do- 
menico Mollica, che va dal 1587 al 
1610. Un Giovanni Carrozzane! 1769 
s'investì del titolo di marchese di s. 
Leonardo, avendo acquistato la por- 
tulania della città di Siragusa nel 1756. 
Segue la genealogia sino al vivente 
marchese Giovanni Carrozza. 

Arma giusta il Villabianca : partito; 
nel 1° d'azzurro, con una carrozza a 
cavalli e cocchiere d'oro, camminante 
in un terreno al naturale, accompagnata 
da un sole nascente daU'ans^olo sini- 
stro del capo; nel 2° cinque punte di 
oro equipollenti a quattro d'azzurro; 
al capo d'argento caricato da uno stec- 
cato scorciato di nero. Corona di mar- 
chese. Supporto un' aquila bicipite 
spiegata di nero , membrata , imbec- 
cata e coronata all' antica in tutte le 
due teste d'oro.— Tav. XXVI. m 



Caruso — Famiglia piacentina secondo il 
Crescenzi; napolitana secondo riferi- 
sce Mugnos ed accredita Inveges; o- 
riginata da un cavaliere Pier Fortu- 
gno ai servigi dell'imperatore Federi- 
co II circa il 1026 nella presa d'as- 
sedio della città di Nocera, per la qua- 
le astutamente si tosò il capo e quindi 
detto Cavalier Caruso; ciò diede occa- 
sione al nome ed all' arme. Da Na- 
poli i suoi posteri due volte passarono 
in Sicilia, Prima per un Giovanni Ca- 
ruso a' servigi di re Federico II di 
cui fu segretario e consigliere, essen- 
do anche stato eletto promotore del- 
l' ufficio di notaro , della di cui im- 
portanza il detto Mugnos molto ra- 
giona. Sotto re Martino acquistò nel 
1397 il feudo di Comitini, e nel 1399 
il territorio del Granato. Nel secondo 
passaggio primo ceppo fu un Anto- 
nello Caruso gentiluomo napolitano 
sotto lo stesso re Martino. Del resto 
sappiamo che detta famiglia si estese 
in Noto, Palermo, Catania e Dentini; 
però la palermitana proviene dalla no- 
tigiana e propriamente dal detto cep- 
po Antonello, come appare da un do- 
cumento viceregio del 1690. Si sa che 
costui fu maestro razionale del re"-no 
e possedette la terra e baronia di Spac- 
caforno, ed i feudi de' Pulci, Lunga- 
rino e Burgillusi. Indi i suoi posteri 
possedettero i feudi di Rigalmedici, 
Librici, s. Lorenzo, Bucchio, Ragal- 
maida e Lanfì, come dal Capihreviiim. 
Un Placido Caruso fu senatore e quat- 



tro volte capitan d'arme. La famiglia 
finalmente si estinse in quella de' Sta- 
tella, ove passarono titoli e feudi. 

Arma : d'azzurro , con un capriolo 
accompagnato da tre stelle, abbassato 
sotto una riga sormontata da una te- 
sta tosa; il tutto d'oro. Corona di ba- 
rone.— Tav. XXVI. 17. 
Casale — Famiglia romana al dir di Mu- 
gnos che le dà per ceppo un Pieran- 
tonio Casale, il quale per serie qui- 
stioni con altra famiglia si stabilì in 
Catania — Si ebbe un fìllio di nome 
Valerio, che fu castellano di Castro- 
reale per concessione di re Martino; 
I di lui figli si sparsero in Messina, 
Girgenti ed altre città dell' isola, ove 

vissero nobilmente. 

Arma: d'azzurro, con castello torri- 
celiato d' argento, sormontato da un 
uccello dello stesso. — Tav. XXVI. is. 

Casanova — Il INIugnos unicamente su tal 
famiglia aragonese riferisce essere un 
Giacomo Michele Casanova venuto in 
Catania a' servigi di re Martino. Vanta 
due cardinali e non pochi illustri per- 
sonaggi. 

Arma: d'azzurro, con una casa fi- 
nestrata e tegolata d' argento. — Ta- 
vola XXVI. 19. 

Casasagia — Famiglia catalana , incomin- 
ciata da un Francesco Casasagia uno 
de' primi giuristi del suo tempo, con- 
siofliere e tesoriere del regno sotto il 
re Martino come dal Mugnos. Acqui- 
stò egli per ragion di dote la baro- 
nia di Solante 1402, ed il figUo Ni- 
colò la terra di Giarratana. 



135 

Arma : di rosso, con una casa fine- 
strata e tegolata d'oro. Corona di ba- 
rone. — Tav. XXVI. 20. 
Cascina ■ — Famiglia pisana al dir del Mi- 
nutoli — La piantò in Palermo Pie- 
tro Cascina nobile pisano che fu pa- 
dre di fra Giacomo Cascina cavalie- 
re gerosolimitano. 

Arma: di rosso, con una fascia d'ar- 



gento. 



Famiglia di 



Cassarino ower \alcasserino 

Majorca secondo Mugnos; portata in 
Sicilia da un gentiluomo Giovanni Val- 
casserino corrottamente chiamato Cas- 
sarino, ai servigi militari di re Marti- 
no, dal quale ottenne la castellania 
della Bruca 1407, qualel'ebbe in seguito 
confìrmata il di lui figlio Giov. Vin- 
cenzo, che casatosi in Siragusa si rese 
progenitore di molti gentiluomini i qua- 
li vissero con onorati carichi. 

Arma: d'oro, con tre teste di moro 
di nero attortigliate di rosso ordinate 
2, e I. Corona di barone. — Tavo- 
la XXVII. 1. 

Cassare — Fiorì al dir di Mugnos questa 
famiglia in Siragusa ed in Polizzi; per 
lochè un Pietro Cassare di Siragusa 
fu barone del feudo di questo nome, 
ed un Giovanni di lui fratello barone 
di Pietrarossa, iì quale stabilì sua di- 
mora in Polizzi, ove si rese progeni- 
tore di non pochi illustri personaggi. 
Arma : d'argento, con due bande di 
rosso, ed un palo dello stesso broc- 
cante sul tutto. Corona di barone. — 
Tav. XXVII. 2. 

Castagna — FamigUa napohtana e siciliana 



136 

secondo Inveges venuta in Sicilia per 
un Antonio Castagna che al dir di 
Mugnosfu giurato di Messina nel 1230. 
Un Nicolò Castagna sotto il dominio 
arasfonese fu tesoriere della real Ca- 

O 

mera, maestro razionale, straticoto di 
Messina , e nel 1421 viceré di Sici- 
lia; possedè la baronia di Biscari, Sa- 
ponara, Granito, Nocifora, Serravalle, 
Ristini, Poggiorosso, Cane, Sollaviani, 
Cannette , Rocca di Maurojanni , s. 
Andrea, e Bavuso: quali stati a mo- 
tivo di matrimonio pervennero alla 
famiglia Pollicino. Il detto Inveges ri- 
porta due specie di armi , quelle di 
Buontiglio e quelle di Mugnos; que- 
st'ultime sembrandoci piti ragionate ci 
atteniamo alle stesse. 

Arma: d'argento^ con albero casta- 
gno di verde fruttifero d' oro. Coro- 
na di barone. — Tav. XXVII. 3. 

Castellani — Antica famiglia fiorentina ve- 
nuta in Sicilia come porta Mugnos 
sotto il dominio normanno , in Naro 
stabilendosi. Ai tempi del prefato scrit- 
tore ivi nobilmente vivevano un Gior- 
gio Castellani barone di Gulfitto ed 
un Carlo di lui fratello. 

Arma: d'azzurro, con un castello a 
tre torri merlate cadauna di due pezzi 
d'oro, accostato da due leoni contro- 
rampanti ed affrontati dello stesso. Co- 
rona di barone. — Tav. XXVII. 4. 

Castellar — Famiglia catalana incominciata 
in Sicilia da Francesco Castellar ca- 
valiere catalano , il quale come dice 
Mugnos nel 1475 comprò i feudi di 
Voltarotta, Marcaso, Limiftu. Da lui 



un Gastone che fu l)arone di Spam- 
pinato e delli Riesi. 

Arma: di rosso^ con un castello a 
tre torri merlate d' argento cadauna 
di due pezzi, ed una banda d'azzurro 
caricata da quattro . rotelle d'oro at- 
traversante sul tutto. Corona di ba- 
rone — Tav. XXVII. 5. 

Castellet — Famiglia originaria di Catalo- 
gna che il Mugnos fa risalire sino al 
917, in cui un Beltrano Castellet com- 
battè contro i Mori, essendo posses- 
sore d'un castello ; di là il cognome 
e Tarme — Il primo che coi reali a- 
ragonesi venuto fosse in Sicilia e pre- 
cisamente in Ragusa fu un Gastone 
de Castellet, uno dei primari baroni 
di quel tempo — Un Nicolò fu sena- 
tore in Palermo il 1443. 

Arma: inquartato; nel 1° e 4" di 
rosso, con un castello a tre torri mer- 
late d'oro, cadauno di due pezzi; nel 
2° e 3'^ d'azzurro con un grifo ram- 
pante d'argento. Corona di barone — 
Tav. XXVII. 7. 

Castelli — Secondo il cronista aennerbe- 
gense Ciriaco Spangerberg la fami- 
glia Castelli discende dal banco di 
Franconia, ove esistevano i Castelli li- 
beri conti del S. R. Impero e cop- 
pieri ereditari dei vescovi Wurzbourg. 
I genealogisti danno l'origine di que- 
sta famiglia ad Adalberto discendente 
degli antichi conti di Franconia. Pri- 
mo ceppo fu in Italia un Remigio prin- 
cipe di Terni e di tutta la regione 
Narvina, fi"'lio di Etanno ultimo duca 
della Franconia e come tale discen- 



dente degli antichi re di Francia; lo- 
chè vien confermato da un diploma 
di re Alfonso d' Aragona del 7 giu- 
gno 1454, esistente negli archivi di Na- 
poli. Dal detto Remigio una discendenza 
di nove rami<- cioè di Lomhardia, Ge- 
nova, Toscana, Trevigi, Bologna, Mi- 
lano, Roma, Modena e Reggio, Si- 
cilia e Napoli, come da Inveges. Tra- 
lasciamo di qui riferire le glorie dei 
vari rami in Italia non comportan- 
dolo la ristrettezza del nostro lavoro., 
bastandoci citare di volo il Zazzera 
che annovera ben cento personaggi 
che si resero illustri per le loro e- 
niinenti qualità. Dal Mugnos rilevia- 
mo poi che questa famiglia fece tre pas- 
saggi in Sicilia — 1° Sotto il conte 
Ruggiero per un Corrado Castello, che 
si rese progenitore in Catania de' ba- 
roni di Biscari, ramo oggi estinto nella 
famiglia Paterno che ne prese il nome 
e 1' arme ; 2" col passaggio che fe- 
cero di Pisa molte famiglie pisane, tra 
le quali la Castelli fatta chiara dai 
dottori Giandomenico e Giambattista 
Castelli, che furono giudici della cor- 
te straticotiale di Messina; 3" quelli 
di Palermo, de' quali fu ceppo Gre- 
gorio Castelli da Genova venuto nel 
1608. Egli acquistò la contea di Ga- 
gliano, i marchesati di Capizzi e della 
Motta, la baronia di Durilh, e la si- 
gnoria di Mistretta, Risitano, e s. Ste- 
fano coi suoi casali. Lancillotto fi- 
glio del precedente acquistò per ra- 
gion di dote la contea di s. Carlo; fu 
egli il primo principe di Castelfei-rato 



137 
per diploma di Filippo IV 1659, ca- 
valiere di san Giacomo della Spada, 
maestro razionale del real Patrimo- 
nio, vicario generale del regno 1640; 
governatore della nobile compagnia 
de' Bianchi 1641; ed infine pretore della 
città di Palermo 1649. Commendansi: 
Ottavio Castelli cavaliere gerosolimi- 
tano, commendatore della Commenda 
di Girgenti, del Priorato di Messina 
1669 , e capitano di galera ; Barto- 
lomeo teatino, esaminatore dell' arci- 
vescovado di Toledo, vescovo di Maz- 
zara 1695, e deputato del regno; Lan- 
cellotto Ferdinando principe di Ca- 
stelferrato, cavaliere di san Giacomo, 
governatore della compagnia dei Bian- 
chi e capitano giustiziere di Paler- 
mo 1689; Lancellotto Castelli e Ca- 
stello marchese della Motta a' ser- 
vigi di Filippo V di Spagna 1707; si 
distinse nella celebre battaglia di Ai- 
manza, ed indi maresciallo delle Guar- 
die del Corpo di re Vittorio Amedeo IV 
1714; Carlo Girolamo Castelli primo 
principe di Torremuzza per conces- 
sione di Carlo VI imperatore 1734; 
Gioachino vescovo di Cofalu 1755; 
Ignazio Trajano commendatore di INIal- 
ta, balio, gran croce e gran i)riore 
di Barletta 1755; Gregorio Bartolo- 
meo, monaco cassinese, vescovo di 
Numidia; Gabriele Lancellotto principe 
di Torremuzza, investito di tutti i ti- 
toli di sua famiglia il 1734, cavaliere 
gerosolimitano, governatore della no- 
bile compagnia dei Bianchi, valente 
letterato numismatico e storico, autore 



138 
di molle opere e scritti importanti, ^ 
socio delle primarie accademie scien- 
tifiche e letterarie, corrispondente dei 
più insigni scienziati del suo tempo; 
onorato infine d' un breve pontefi- 
cio di Clemente XIV 1763 : morto 
in Palermo il 1794, legando la sua 
ricca libreria di 12 mila volumi alla bi- 
blioteca del Collegio Massimo, ove fu 
innalzato il suo mezzo busto in basso 
rilievo di marmo con una stupenda 
iscrizione; Carlo Girolamo principe di 
Torremuzza, cavaliere gerosolimitano, 
gentiluomo di camera, cavaliere del 
s. Gennaro, capitano giustiziere, ed in 
ultimo pretore della città di Palermo 
ove si distinse per la carestia avve- 
nuta nel 1799; Vincenzo Lancillotto 
principe di Torremuzza , gentiluomo 
di camera, commendatore gerosolimi- 
tano, maggiore delle Guardie di Malta, 
ed istoriografo dell' ordine suddetto, 
letterato ed autore di varie opere; 2 
finalmente Gabriello Lancellotto Ca- 



1.) Dissertazioni sopra una statua antica di marmo 1749. 

Iscrizioni antiche di Palermo 1762. 

Iscrizioni di Sicilia 1766. 

Memorie delle zecche del regno di Sicilia e delle monete in 

esse coniate 1775. 
Siciliae populorum et urbium regum quoque et tyrannorum 

veteres Nummi Saracenorum epochara antecedentes 1785, 

1789, e 1791. 
(Inedite) Memorie sull'epidemia avvenuta in Palermo 1764. 

» Memoria sulla espulsione dei pp. Gesuiti 1767. 

» Memoria sui tumulti avvenuti in Palermo 1773. 

2) Istoria del turmpilerato dell'ordine di Malta. 

Memoria per Roberto Diana Gran Priore di Messina. 

Memoria di Angelo ammiraglio veneto. 

Memoria di Federico Gravina ammiraglio di Spagna. 

Memorie Storiche di Giovanni Castelli. 

Lettere latine a Cesare Gaetani conte della Torre. 

Fasti di Sicilia voi. 2. 



stelli principe di Torremuzza ec, ca- 
valiere gran croce dell'ordine de' ss. 
Maurizio e Lazzaro, senatore del re- 
gno, già segretario della camera dei 
pari nel parlamento di Sicilia 1848 ; 
oggi sposato alla plnncipessa Luisa 
della Trèmoille 3 dama francese delle 
più illustri fimiiglie del Poitou. 

Arma giusta Mugnos: d'azzurro, con 
un castello a tre torri merlate d' ar- 
gento, cadauna di tre pezzi; quella di 
. mezzo sormontata da un giglio d'oro; 
mantello di velluto scarlato foderato 
d'ermellino, corona di principe, ed il 
motto alUcitet terrei — Tav. XXV. 6. 

Castiglieiisi — Arma: d'azzurro, con un ca- 
stello a tre torri merlate cadauna di 
due pezzi sinistrato da un leone, e 
sormontato datre stelle e da due lettere 
D. C. majuscole romane, il tutto d'oro. 
Tav. XXVIl. s. ( Villabianca ). 

Caslignaai — Famiglia nobile palermitana 
secondo Minutoli. 

Arma: di nero, con quattro sbarre 

(Inedite) Dizionario degli uomini illustri dell'Ordine Gero- 
solimitano. 
» Storia di s. G. Battista gerosolimitano. 
> Necrol. degli uomini illustri dell'accad. del Buongusto. 
» Descriziene della Chiesa Cattedrale di Palermo. 
» Orazione funebre della regina Carolina. 
» Iscrizioni Siciliane raccolte e dilucidate. 
» Storia della rivoluzione di Sicilia del 1820. 
» Fasti di Sicilia voi. 3. 

3) La famiglia Trèmoille vantasi discendere da Federico d'A- 
ragona re di Napoli per il matrimonio nel 1521 del principe 
Francesco della Trèmoille colla principessa Anna di Lavai figlia 
unica ed erede di Carlotta d'Aragona, principessa di Taranto, uni- 
ca figlia di Federico d'Aragona re di Napoli. In seguito di questo 
matrimonio i la Trèmoille hanno sollevato delle pretese sul trono 
di Napoli, e si sono sforzati di far riconoscere i loro dritti ai 
congressi di Munster 1645, di Nimegna 1674, di Riswik 1697, 
di Utrecht 1712, di Bade 1714, e di Aix la Chapelle 1748. 



due d'argento e due d' oro. — Tavo- 
la XXVII. 9. 
Caslillo — Al dir di Mugnos ed Inveges 
pregiasi questa nobile famiglia deri- 
vare da Enciso città del regno di Ca- 
stiglia (Spagna) per un Diego Mar- 
tinez del Castillo ai servigi di re Fer- 
dinando il Cattolico. Fu portata in 
Sicilia da Baldassare del Castillo ca- 
pitano e maestro di campo del terzo 
reggimento spagnuolo nel 1557, sta- 
bilendo sua dimora in Palermo ove si 
ebbe il carico di senatore. Fiorirono: 
Gianferdinando abate di Medina Coeli; 
Gaspare abate di s. INIaria di Roccadia, 
Baldassare cavaliere gerosolimitano, 
altro Baldassare capitano d'infanteria 
in Sicilia, Ferdinando capitano nelle 
Indie , Diego capitano in Portogallo, 
Giuseppe senatore in Palermo e ca- 
pitano d' arme , Gianfrancesco au- 
ditore generale' e maestro razionale 
del remo. Rileviamo inoltre dal Vii- 

O 

labianca essere questa famiglia divisa 
in due rami — 1° Nei marchesi di s. 
Isidoro qual titolo ottenne un Isidoro 
del Castillo governatore del monte di 
Pietà di Palermo 1660; Da cui ne 
vennero : un Pietro investito nel 1666, 
un Gaetano vescovo di Lipari. Un 
Diego investito nel 1731 fu ancora 
marchese di Tortorici per dritto eredi- 
tario, tenne la carica di governatore 
come sopra 1722, e lasciò fama di ma- 
tematico e di versatissimo nelle leggi 
cavalleresche; un Isidoro fu parroco 
dell' Albergarla fondatore del collegio di 
Maria al Carmine; un Pietro fu gen- 



139 
tiluomo di camera di re Ferdinando 
II , e jìoichè mori celibe venne ad 
ereditare la sorella Rosa del Castillo 
marchesa di s. Isidoro, congiunta in 
matrimonio a Filippo de Cordova mar- 
chese della Giostra — 2° Ramo nei 
marchesi di s. Onofino, qual titolo fu 
concesso nel 1685 da re Carlo II a 
Bartolomeo del Castillo senatore della 
città di Palermo e governatore del 
Monte di Pietà ; vari distinti perso- 
naggi occuparono le cariche di se- 
natore, governatore del Monte e della 
nobile compagnia de' Bianchi, e viene 
oggi rappresentato da Giovanni del 
Castillo marchese di s. Onofrio. 

Arma concordemente agii autori: di 
argento, con un castello di rosso a tre 
torri merlate cadauna di tre pezzi, con 
banda di nero attraversante sul tutto, 
e la bordura di rosso cai'icata da otto 
rotelle d'oro. Corona di marchese — 
Tav. XXVII. 6. 

Castro — Dal Villabianca opuscoh v. XVII 
e continuazione alla Sicilia Nobile T. 5 
rileviamo un Emmanuele Castro au- 
ditore generale 1797. 

Arma : d'azzurro, con un castello a 
tre torri nielliate d' oro, cadauna di 
tre pezzi, sormontato da un' asta con 
bandiera d'argento svolazzante a si- 
nistra, accostato da due leoni coro- 
nati d'oro affrontati e contra-rampanti. 
Tav. XXVII. io. 

Caslrone — Dal Mugnos riportasi qual fa- 
miglia castigliana; ma noi attenendoci 
al Villabianca sull'appoggio del Baro- 
nio stabihamo esser dessa un ramo 



140 
dell'antichissiina prosapia dei Castroni 
di Roma. Un Puccio del Castrone 
militò sotto Federico II, e si ebbe 
rendite sopra l'università di Palermo; 
un Giacomo ottene da re Martino va- 
ri compensi 1393. Vanta questa fa- 
miglia molti senatori a cominciare dal 
1447, e come gli autori concordemente 
convengono non pochi illustri perso- 
naggi nelle lettere e nelle armi: pre- 
cisamente un Benedetto del Castrone 
dell' ordine de' Predicatori in cui al 
dir del Villabianca venne ad estin- 
guersi questa antica e patrizia fami- 
glia palermitana. 

Arma giusta Mugnos : d' oro, con 
tre bande di nero ritirate dalla punta, 
sormontata da un leone passante dello 
stesso. — Tav. XXVII. ii. 
Caslriicci — Arma: di verde, con un guerriero 
d'argento armato di spada alta in sbarra 
combattente contro un leone rivoltato 
coronato d'oro, e sormontato da una 
fascia in divisa d'oro — Tav. XXVII. 12. 
( Villabianca ). 
Catalauo — Arma: d'azzurro, con due leoni 
coronati d'oro affrontati e contra-ram- 
panti ad una colonna a base e capi- 
tello d' argento. — Tav. XXVll. 13. 
( Villabianca ). 
Cataldo — Secondo Minutoli famiglia nobi- 
le di Messina oggi estinta. 
Arma : d' azzurro, con un leone di 
oro accostato da due stelle dello stesso. 
Tav. XXVII. 14. 
Catania — Famiglia italiana portata in Si- 
cilia al dir di Mugnos da Virgilio Ca- 
tania a' servigi dell' imperatore Fe- 



derico II, da cui ebbe la castellania 
d' Asaro. Un Miuccio suo figlio servì 
il re Manfredi nelle guerre di Lom- 
bardia; ed un Virgilio il re Giacomo 
e poi Federico II, da cui ottenne il 
feudo di Nissoria in detto Asaro, non 
che il casale di Placa di Bajona. In- 
di un altro ^Miuccio trapiantò la fi- 
miqiia in Girirenti, di là diramossi al- 
trove. Si estinse ai tempi del citato 
scrittore. 

Arma: diviso; nel 1° scaccheggiato 
d'argento e d'azzuro, nel 2° d'argento 
con aquila spiegata di nero. — Tavo- 
la XXVII. 15. 
Catena — Nobile flmiiglia da Raccuja, se- 
condo riferisce il Villabianca Opuscoli 
v. XLVIII e continuazione alla Sici- 
lia Nobile T. 2° e 5°, ove ritroviamo 
un Francesco Catena e Lanza dottor 
di legge e procurator fiscale della re- 
gia Gran Corte nel 1648; un Anto- 
nio giudice del Concistoro nel 1686 
e della gran Corte Criminale 1701; un 
2" Francesco parroco dell' ospedale 
reale di Madrid 1709, abate parlamen- 
tare in Sicilia di Santa Maria di Bor- 
donaro 1713, e finalmente ciantro della 
real collegiata di s. Pietro di Palazzo 
( giusta il Mongitore ); un Giuseppe 
maestro razionale, presidente del real 
Patrimonio nel 1748, ed il primo mar- 
chese nella sua fiimiglia per investi- 
tura di re Carlo III 1755; altro Giu- 
seppe investito nel 1782. Infine ri- 
guardo allo stemma di questa fami- 
glia ritroviamo il seguente distico — 
Cesaris est aquila inde columnis recide 



colwnnata Ursinis ursoni sola catena 
tua est. 

Arma: d'azzurro, con una colonna 
a base e capitello sinistrata da un orso 
seduto, legato con catena, il tutto d'ar- 
gento; al capo d'oro caricato da una 
aquila l)icipite spiegata di nero. Co- 
rona di marchese. — Tav. XXVII. io. 

Caursi — Arma : d'azzurro, con un leone 
d' oro sormontato da tre stelle dello 
stesso. — Tav. XXVII. n. ("\''illabianca). 

Cava — Dal solo INIugnos rileviamo essere 
esistito nel 13(34 un barone feudata- 
rio Bonsignore Cava gentiluomo j3a- 
lermitano. Un Giannicolo fu maggior- 
domo della infante Eleonora d' Ara- 
gona. Vanta non pochi altri gentiluo- 
mini presso le corti successive; però 
merita piti viva ricordanza un Marco 
la Cava vescovo di Mazzara, fondatore 
della nobile compagnia della Pace di 
Palermo nel 1580. 

Arma giusta il Villabianca : campo 
d'argento con un leone di rosso sor- 
montato da una stella d'azzurro. Co- 
rona di lìarone. — Tav. XXVIII. i. 

(lavaiieri — • Antica famiglia di Trapani ri- 
portata dal Mugnos come proveniente 
da Caltavuturo; perocché un Orlando 
Cavalieri da re Federico III nel 1374 
la baronia di detta terra in compenso 
de' suoi servigi si ebbe. Indi in unione 
de"* suoi fratelli Matteo ed Andrea ac- 
quistò i feudi di Catuso e VerbumcauH; 
ed i suoi posteri possedettero i feudi 
detti di Sibiligalesi poscia pervenuti 
alla famiglia Fardella. Un Giovanni ca- 
valieri fu capitan d'arme di Marsala 



141 
nel 1456. Vanta infine non pochi al- 
tri gentiluomini tanto in Trapani che 
in Palermo. 

Arma: d'oro, con un cavaliere armato. 
Corona di barone.— Tav. XXVIII. 2. 

Cavallaro — Arma: d'azzuro, con un ca- 
vallo alato d'oro movente al galoppo. — 
Tav. XXATII. 3. ( ^^illabianca ). 

Cavanna — Arma: diviso, nel 1" d'oro, con 
un'aquila spiegata e coronata di nero; 
nel 2° d' azzurro , con una banda di 
oro.— Tav. XXVIII. 4. (Villabianca). 

Cavarrella — Dal Mugnos e dal Minutoli 
rileviamo essere questa una chiaris- 
sima famiglia siciliana oriunda fran- 
cese ; perchè un cavaliere Gualterio 
Cavarretta venne di Francia ai ser- 
vigi del conte Ruggiero, liberatore 
della siciliana schiavitù, e n' ebbe in 
compenso la baronia di Sicamino nel 
Milazzese. Un Riccardo sotto re Gu- 
glielmo il buono fu castellano di Mes- 
sina, ed Orlando di lui figlio ebbesi 
il governo di Cosenza dall' imperatore 
Federico II mentre Corrado altro fi- 
glio ebbe quello di Salemi, e Federico 
la casteUania di Traina in feudo. Un 
Riccardo ed un Francesco furono da 
re Federico intitolati Cavalieri Regi 
nel 1308. Vanta molti giurati e ca- 
valieri gerosohmitani; tra gli altri un 
fra Nicolò Cavarretta priore di Ca- 
pua 1625, e gran priore di "^^enezia 
1626; un Francesco senatore e pre- 
fetto di Trapani 1639; un Andrea se- 
natore; si estinse con Giacomo Ca- 
varretta balio di Santostefano. 

Arma : d'oro, con tre draghi di ros- 

18 



142 

so; situati 2 aifrontati combattenti, ed 
1 in punta. Corona di barone. — Ta- 
vola XXVIII. 5. 

Caverà — Anna: d'azzurro, con ala d'oro 
sormontata da tre stelle dello stesso 
allineate in fascia. — Tav. XX^^III. t. 
( Villabianca ). 

Ceiosia — Noi )ile famiglia di Genova ascritta 
nel libro d' oro di quella repubblica, 
ove occupò le cariche di anziano e 
prese gran parte nelle guerre com- 
battute contro i Pisani, come riferi- 
scono Ganducio e Federici scrittori 
cronisti di quei tempi , ed attesta il 
Villabianca nella sua Sicilia Nobile , 
citando una fede estratta da quel li- 
bro d' oro firmata dal cavaliere e 
segretario di stato di quella repub- 
blica 1756 , transuntata in Palermo 
per gli atti di notar Tinnaro 1756. 
Primo a trapiantarla in Palermo fu Lo- 
renzo Ceiosia verso l'anno 1650; era 
egli figlio di Giambattista e Maria 
Ceiosia, come da un atto in notar Bi- 
vona 1664. Fiorirono : il di lui figlio 
Gaetano . r. maestro notaro del se- 
nato della città di Palermo; altro Lo- 
renzo r. maestro notaro e primo mar- 
chese di Santantonino per concessio- 
ne dell' imperatore Carlo VI 1733; al- 
tro Gaetano r. maestro notaro e go- 
vernatore della nobile compagnia della 
Pace 1781 ; un 3° Lorenzo r. mae- 
stro notaro ; un 3° Gaetano r. mae- 
stro notaro, ed indi consigliere d' In- 
tendenza di Palermo 1844; un 4° Lo- 
renzo che dedicossi alla Storia Na- 
turale di Sicilia, socio di varie acca- 



demie scientifiche, lasciato avendo dei 
manoscritti di non lieve importanza. 
Da lui il vivente marchese Gaetano 
Ceiosia e Setajolo, cavaliere della Co- 
rona d' Italia, bravo agronomo e di- 
stinto orticoltore . non che socio di 
varie accademie scientifiche e lette- 
rarie. Infine questa famiglia vanta tre 
abati cassinosi, tra' quali è degno di 
speciale menzione il vivente monsi- 
gnor Michelangelo Ceiosia, già vescovo 
di Patti, ed oggi arcivescovo di Pa- 
lermo, uomo zelante, energico, ed as- 
sai dotto in materie ecclesiastiche, a- 
vendo nel 1870 seduto nel Concilio 
Vaticano. 

Arma giusta il Villabianca: d' az- 
zurro, con albero di ciriegio al natu- 
rale , sinistrato da un leone d' oro 
coronato all'antica, accompagnato da 
cinque stelle d'argento situate in orlo. 
Corona di marchese. — Tav. XXVllI. g. 
Celeste — Dagli autori portata come Ce- 
lesti e Colostri. L'Inveges riassume 
tutte le notizie de' vari scrittori di que- 
sta nobile famiglia siciliana difi'usa in 
diverse città come Noto, Modica, Ca- 
tania e Palermo, oche il Minutoli vuole 
derivata di Francia a' tempi di Fe- 
derico II d'Aragona. Nel ramo nofi- 
c/iano, stando al Mugnos, si distinse 
nn Manfredi capitano sotto re Mar- 
tino, un Pietro straticoto di Messina 
1458 milite e consighere regio non 
che castellano del castello inferiore di 
Noto; ed un altro Pietro valoroso in 
guerra, morto combattendo nel 1512 
in Rovenna. Nel ramo modicano si di- 



stinse un Pietro miles nel 1409 ; in 
quello catanese un Giovanni capitano 
nel 1481, un Giambattista giudice del 
vai di Noto 1590, protonotaro e luo- 
goteta, maestro razionale del r. Pa- 
trimonio 1593. reggente del Supremo 
Consiglio d'Italia 1597, primo marche- 
se di s. Croce per privilegio di re 
Filippo III 1600, reggente in Ispagna 
1010, ceppo della famiglia Celeste di 
Palermo. Un Pietro di lui figlio fu ca- 
valiere di s. Giacomo della Spada, de- 
putato del regno, conservatore del r. 
Patrimonio, pretore della città di Pa- 
lermo 1611, ministro superiore della 
nobile compagnia della Carità 1611, 
e primo barone dell'Alia 1615. Altro 
marchese Giambattista fu governatore 
della compagnia dei Bianchi nel 1637, 
e del Monte di Pietà di Palermo 1643. 
Segue la geneologia di altri illustri 
marchesi che occuparono le nobili ca- 
riche di governatori della compagnia 
de' Bianchi e del Monte di Pietà, sino a 
GiamJjattista Celeste e Grimaldi 1742. 

Arma : concordemente agii autori : 
d'azzurro, con una luna crescente d'oro. 
Corona di marchese. — Tav. XXVIII. a 
Celona — Famiglia spagnuola^ di cui un 
Giovanni Celona secondo Muonos fu 
gentiluomo di re Giacomo, impiegato 
poscia a' servigi del viceré Moncada. 
Il di lui figlio ottenne in compenso 
il feudo di Biscaglia nel territorio di 
d'Augusta. 

Arma: d'azzurro, con una celata di 
oro, graticolata con cinque affibiature, 
posta in terzo. — Tav. XXVIII. io. 



143 

Celsa — Antica nobile famiglia di Catania, 
ove Mugnos ricorda essersi distinto 
un Giovanni Celsa gentiluomo di re 
Lodovico , indi a' servigi di re Fe- 
derico III, da cui si ebbe la baronia 
del Pardo, poscia venduta nel 1405. 
Un Nicolò figlio del i)recedente fu ca- 
stellano di Jaci. 

Arma: d'argento, con albero di celso 
sradicato di verde fruttifero di nero. 
Corona di barone. — Tav. XXVIII. :i. 

Cenami — Famiglia noljile di Palermo, che 
il jNIinutoli fa rimontare al 1465 per 
un Goff"redo Cenami. Sembra estin- 
guersi nel 1600. 

Arma : di rosso , con un leone di 
oro. — Tav. XXVIII. 12. 

Cencio — Arma : tagliato innestato, mer- 
lato di rosso e d'argento, di dieci pez- 
zi, con tre lune crescenti poste in sbai*- 
ra dell'uno all'altro— T.w. XXVIII. 13. 
( Villabianca). 

Cenlelles Ccnteglies — Inveges e Mugnos 
ritengono esser questa un' illustre ed 
antica famiglia spaglinola, proveniente 
da un certo Cataldo di Craon de' du- 
chi di Borgogna a' servigi di Carlo- 
magno nell'acquisto di Catalogna; per 
lochè in compenso la villa di Ccnte- 
glies si ebbe, e di là il cognome. Non 
pochi illustri personaggi troviamo nella 
storia citati; ma noi della parte sici- 
liana interessandoci, osserviamo avere 
per ben due volte ella fatto passag- 
gio in Sicilia. Nella prima con Gili- 
berto 1° e Bernardo sotto re Pietro 
nel 1282; nella seconda con Giliberto 2" 
e Pietro Centeglies setto re Martino 



144 

nel 1397. Epperò Buonfiglio e Baro- 
nie sostengono il secondo passaggio 
solamente, perocché costoro con gran 
valore allo acquisto dell'isola concor- 
sero. Un Bernardo Centeglies fu gen- 
tiluomo sotto re INIartino; ed il pre- 
detto Giliberto 2° generale della ca- 
valleria in Majorca, nel 1440 fu vi- 
ceré di Sicilia; ove sposatosi ad una 
Ventimiglia per lei ne ottenne la con- 
tea di Collesano. Un Giuliano rifulse 
straticoto di Messina nel 1476. Infine 
commendansi : fra Enrico Centelles 
Giovanni, priore di Messina e balio di 
Venosa e Santostefano 1462; fra Ugo, 
fra Enierico, e fra Giovanni cavalieri 
gerosolimitani 1477. 

Arma concordemente agli autori : 
fusato d'oro e di rosso. Corona di con- 
te. _Tav. XXVIII. 14. 

CeiUoi'bi^ — Famiglia nobile siciliana al dir 
di Mugnos, sparsa in Palermo, Cata- 
nia, e Mazzara. Primo ceppo di essa 
sembra un Nicolò Centorbi , giurato 
in Mazzara nel 1440; da lui una se- 
rie di gentiluomini che occuparono in 
quella città gli uffici di giurato e ca- 
pitano. 

Arma: campo d'oro, con un castello 
sormontato da una torre di rosso mer- 
lata di tre pezzi; lo scudo ornato da 
elmo, cimato da una torre d' argen- 
to, e la divisa fugat non fugit. — Ta- 
vola XXVIII. 15. 

Cenellon — Tutti gli storici spagnuoli ben 
si accordano nel designare questa fa- 
miglia di Catalogna, come antica e di 
real sangue. Vien riferito l' aneddoto 



del cervo che nell' atto della caccia 
mansuetamente seguì Pafilao figlio del 
re di Spagna nel 693. Da esso i suoi 
posteri prender vollero il cognome e 
r arme. Ella,, dice Mugnos, fece due 
passaggi in Sicilia: primo con Gu- 
glielmo, Guerao ed x\lemano Cervel- 
lo n sotto re Pietro d'Aragona 1282; 
secondo con Gabriele Cervellon ac- 
compagnando re Ferdinando il catto- 
lico, dal quale n'ebl^e in feudo la ca- 
stellania di Castronovo 1514. Com- 
mendasi un Girolamo miles sotto Car- 
lo V 1525, dal quale ebbe concesso 
di potere aggiungere alle sue armi 
l'aquila imperiale. Ei comprò la ba- 
ronia di Condoverno 1538. 

Arma : d' oro. con un cervo ramoso 
al naturale passante, sormontato da 
un'aquila bicipite coronata e spiegata 
di nero. Corona di barone. — Tavo- 
la XXVIII. 16. 
Cesareo — Famiglia italiana giusto Inveges 
sparsa in Verona, Roma, Napoli, e 
Sicilia. Il Mugnos ne disegna l'oriG'ine 
sin dai tempi dell'imperatore Enrico VI 
in Verona . avendo tal cognome ac- 
quistato sotto r imperatore Ottone II 
nel 974. Il Tillio vuole sia assoluta- 
mente romana da Cesare derivata, anzi 
la stessa che la Qesarìna antica. Il 
Manente poi nella sua Antica Italia 
dice che la veronese passò in Sicilia, 
perocché un cavalier Pieralbano Ce- 
sareo seguendo l'imperatore Enrico VI 
fermossi a Palermo a' di lui servigi, 
occupato avendo l'uflScio di senatore. 
Fiorirono inoltre : un barone Nicolò 



Cesareo, straticoto di Messina 1278, 
di cui Fazello; un Federico, che nel 
1371 fu pretore; un Pietro, clic sotto 
re Giovanni governò la città di Patti; 
un Andrea capitano sotto Carlo V, da 
cui si eljbe la castellania di Milazzo; 
ed un fra Giovanpietro cavaliere ge- 
rosolimitano, priore e commendatore 
di s. Eufemia. 

Arma concordemente agli autori : 
d'azzurro, con due bande d'oro; sup- 
porto un' aquila spiegata d' oro. Co- 
rona di barone. — Tav. XXVIII. n. 
Cliacon, Giacona , Jacona — Famiglia deri- 
vata da' Goti di Navarra^ ed una delle 
pili antiche e nobili della Spagna, dove 
al dir del Villabianca à occupato le 
primarie cariche come di maggiordo- 
mo maggiore, commendatore di Ca- 
stiglia, dell'ordine di s. Giacomo, di 
viceré, generale ec: diramandosi ne' 
marchesi di Los Veles ne' conti di 
Casarubias, ne' duchi di Arcos, ne' 
marchesi di Penitela, ne' conti di Me- 
jorada in Siviglia, nei conti di Molina 
in jNIalaga, e ne' signori Chacon di 
Antequera in Andalusia. Eljbe princi- 
pio in Palermo coi fratelli Giuseppe 
e Bernardo Chacon nell' anno 1630. 
11 Giuseppe fu visitatore generale, de- 
putato del regno nel 1601, ed infine 
governatore della piazza di Trapani; 
il Bernardo, cavaliere di s. Giacomo 
della Spada, generale dell' artiglieria 
di Sicilia nel 1658, deputato, ed in- 
fine vicario generale del regno. Un 
Tommaso fu commissario generale del- 
la cavalleria del regno di Napoli 1676, 



145 

signore e perpetuo amministratore dei 
maggioraschi e patronati di Salinas , 
Ortis, e Chacon fondati nella città di 
Madrid e di Manzanares. Un altro Giu- 
seppe senatore di Palermo 1744; ed 
altro Tommaso Chacon Narvaez de 
Salinas Ortis marchese di Salinas 1756, 
duca di Sorrentino 1778 e barone di 
FriddiceUi essendo stato senatore di 
Palermo, deputato e vicario generale 
del regno 1753, cavaliere gerosolimi- 
tano, ed in ultimo governatore della 
nobile compagnia de' Banchi di Pa- 
lermo 1768. Un 3" Giuseppe investito 
de' sopraddetti titoli nel 1787 fu ca- 
pitano degli eserciti del re cattolico 
in America. 

Arma giusta il Villabianca : inquar- 
tato, nel 1° e 4" d'argento, con un lupo 
passante ' di nero, nel 2° e 3° d'az- 
zurro, con un giglio d'oro. Corona di 
duca. Motto Premium fortihidinis. — 
Tav. XXIX. i. 

Chiappa — D'azzurro, con un cane passan- 
te d' argento. — Tav. XXIX. 2. (Vil- 
labianca). 

Chiara — D'azzurro, con un castello d'ar- 
gento merlato di cinque pezzi, aperto 
e finistrato di nero, accompagnato da 
cinque gigli d'argento, posti 3 in capo 
e 2a'fianchi. — Tav. XXIX. 3. (Vil- 
labianca). 

Chiaraniontc — Tutti gli autori di cose si- 
cule convengono esser questa una no- 
bilissima famiglia francese derivata dal- 
la città di Clermont in Picardia. Ebbe 
inizio in Sicilia da Verlando discen- 

1.) Si il corretto Terrore della tavola. 



146 

dente dall' imperatore Carlomagno re 
di Francia. Di essa fiorirono: Fede- 
rico ed Antonio Chiaramonte paler- 
mitani patriarchi di Alessandria nel 
1219; Nicolò vescovo di Frascati, e 
cardinal di Santa Chiesa nel 1219; 
Giacomo governatore di Nicosia con 
privilegio di far ivi coniar monete con 
la sua effigie e con lo stemma di sua 
famiglia, dette monete jacoUne ; Fe- 
derico armato cavahere dal sommo 
pontefice Onorio III, e qual discen- 
dente di detto imper. Carlomagno ri- 
cevè la rosa papale promettendo d'im- 
pugnare il suo valoroso hrando con- 
tro gli scismatici; Manfredo figUo del 
precedente, ch'eresse la città di Mo- 
dica colle altre ville a titolo di con- 
tea mercè la concessione di re Fe- 
dei'ico li 1300, e fu gran siniscalco 
del regno; Giovanni marchese d'An- 
cona, maresciallo dell'impero e gene- 
rale delle truppe imperiali nella Marca; 
Manfreduccio Chiaramonte e Palizzi 
vicario generale del regno, gran con- 
testabile e siniscalco 1351 ; Simone 
Chiaramonte ed Aragona cavaliere au- 
rato, e gran siniscalco del regno; Fe- 
derico Chiaramonte e Palizzi came- 
riere maggiore, vicario generale e mae- 
stro giustiziere del regno 1349; Mat- 
teo Chiaramonte e Moncada gran si- 
niscalco e maestro giustiziere del re- 
gno 1363; Manfredo Chiaramonte go- 
vernatore di Messina, grande almirante 
del regno 1364; Andrea Chiaramonte 

l.)Il conte (li Saiiit-Priest ìiistoire de la ronqmitc de Niiplcs 
etc. ha notatola identità dei due blasoni Chiaramonte di Si- 



Ventimiglia, grande almirante e vi- 
cario generale del regno 1391, il quale 
disgraziatamente perde la testa sul 
palco innanzi il suo palazzo in Pa- 
lermo l'anno 1392, e tutti i suoi stati 
caddero nelle mani del fisco. Con que- 
st'ultimo sembra essersi estinta la no- 
bilissima famiglia Chiaramonte cele- 
bre nelle sicule storie. 

Albina 1 concordemente agli autori: 
campo di rosso, con cinque monti di ar- 
gento. Corona di conte. — Tav. XXIX. 4. 

Clliarandiì — Arma: d'azzurro, con una fa- 
scia d'oro, sormontata da un uccello 
d' argento posato. — Tav. XXIX. 5. 
(Villabianca). 

Clliareiiza — Arma: di rosso, con una spada 
d'argento ammanicata d'oro posta in 
palo. — Tav. XXIX. 7. (Villabianca). 

Chiaves — Arma: d'oro, con un braccio ar- 
mato impugnante un'asta con bandiera 
di verde svolazzante a sinistra, ac- 
costato da due chiavi di nero l'inge- 
gno verso i fianchi, ed accompagnato 
da tre alberetti sradicati di verde mo- 
venti dalla punta. — Tav. XXIX. e. 
(Villabianca). 

Cllinigò — Famiglia nobile di Messina come 
riferisce Minatoli. Con onore ricor- 
dasi un Giovanni Chinigò nel 1560. 
Arma: d'azzurro, con un cane le- 
vriere d'oro guardante una stella del 
medesimo posta nel canton destro dello 
scudo. — Tav. XXIX. 8. 

Ciafaglionc — Arma: d'azzurro, con albero 
di ciafaglione tortuoso e sradicato di 

cilia e quello de" Clermont del Delfinato, [irinia che avessero 
usato le cliiavi al XII secolo per concessione ponteficia. 



oro, sormontato da un'aquila coi'onata 
dello stesso.- — -Tav. XXIX. a 

Cìanipoli — stando al celebre storico Gio- 
vanni Villani, per come troviamo in 
Mugnos, la famiglia Ciampoli, una delle 
primarie case nobili guelfe fu cacciata 
da Firenze nel 1620. Di là passò in 
Lucca, in Pisa, e poscia in Sicilia, pren- 
dendo stanza in Messina , ove vanta 
non pochi chiari cavalieri gerosolimi- 
tani, tra cui un fra Francesco 1555, 
un fra Alessandro 1571 , ed un fra 
Paolo 1585. Ledasi ancora un Pie- 
tro Ciampoli cavaliere di s. Giacomo 
della Spada. 

Arma: d'oro, con tre uccelli di nero, 
ordinati 2 e 1. — Tav. XXIX. io. 

Ciancio — Antica e nobile famigha origi- 
naria di Francia; che sel)bene stabili- 
tasi in Adernò terra baronale di Siciha, 
pure à sempre conservato una gene- 
rosa nobiltà non avendo mai eserci- 
tato impieghi civili e promiscui, come 
da un atto originale 16 giugno 1790, 
notar Chiarenza di Catania. Presso lui 
una relazione della commissione del- 
l'Ordine di Malta per la prova sostenuta 
da Tommaso Pv^omeo- Ciancio risultato 
cavaliere gerosolimitano di giustizia. 
Un Antonio Ciancio, al dir del Vil- 
labianca, acquistò il feudo delli Pojira 
1666, investendosi del titolo di baro- 
ne. Segue la linea sino a Biagio in- 
vestito 1750. Intanto da un testamento 
del barone Giuseppantonio Pisani 1785, 
in notar Palermo di Catania, rileviamo 
che Pietro ed Epifanio Ciancio, figli 
della sorella Vittoria per manco di ere- 



147 
di, sono chiamati a succedergli con che 
mutassero il cognome e l'arme, nomi- 
nandosi Pisani-Ciancio. 

Arma giusta antiche lapidi sepol- 
crali in detta città di Adernò, come da 
certificato del sindaco 6 ottobre 1871 : 
d'azzurro, con una torre d'oro merlata 
di tre pezzi, aperta e finestrata di nero, 
uscente da una campagna dello stesso, 
ed una scala a pioli d' oro di dieci 
gradini, trattenuta nella sommità della 
torre da un braccio armato movente 
dal fianco sinistro dello scudo ; sor- 
montata da tre stelle d'oro ordinate 
in fascia. Corona di Ijarone. — Ta- 
vola XXIX. 11. 
Cicala — Antica nobile e valorosa fami- 
glia genovese, al dir di INIugnos e del 
Minutoli, al tempo in cui la repub- 
blica di Genova era da' A^isconti mo- 
lestata. Ricordasi per primo ceppo un 
Pompeo, e l'aneddoto delle cicale che 
posarono sul di lui capo nel momento 
della battaglia, lochè fu di buon au- 
gurio: di là il cognome e l'arme. Fio- 
rirono altresì una serie d'illustri per- 
sonaggi, che non è del nostro com- 
pito riportare; solo alla Sicilia strin- 
gendoci troviamo un Andreasso ed 
un 2° Pompeo Cicala a' servigi di Fe- 
derico 11 contro gli Angioini, come 
ancora Giovanni, Annibale e Teodoro 
Cicala presso re Martino nell'acquisto 
di quest'Isola. Da tali ceppi varie di- 
ramazioni in Lentini, Messina e Pa- 
lermo. In Lentini vanta molti genti- 
luomini, che nel 1158 furono ascritti 
nella maestra de nobili e senatori; ivi 



148 
il D/ Antonino, scrittore di varie ope- 
re, che si caso in Messina, ove fu giu- 
dice straticotiale e del concistoro. Però 
il signor Racco riferisce esser la fa- 
miglia Cicala pervenuta da Genova in 
Messina per un Guglielmo sotto il reg- 
gimento di Carlo V. Un Visconte Cicala 
commendatore di s. Giacomo della Spa- 
da fu eccellente capitano contro i Turchi 
sotto il reggime austriaco 1513; un 
2° Visconte fu duca di Castrotilippo 
per concessione di re Filippo III 1625; 
un Carlo fu conte palatino nel 1597, 
principe di Triolo in Calahria 1638, 
e cavaliere di s. Giacomo della Spada. 
In Palermo la famiglia Cicala pervenne 
da due rami, uno derivazione di quello 
di j\Iessina, l'altro ignorasi; però en- 
trambi vantano capitani egregi, e nel- 
l'ultimo troviamo un Antonio Cicala 
barone del feudo di Valledulmo, ed un 
Domenico procuratore fiscale della r. 
G. Corte. Il Villabianca soggiunge che 
la detta famiglia possedè la baronia 
di Caccamo. In fine commendansi Vi- 
sconte, Scipione, Vincenzo ed Andrea 
cavalieri gerosolimitani. 

Arma secondo Mugnos : di rosso , 
con un'aquila spiegata d'argento co- 
ronata d'oro, e la bordura cucita di 
azzurro, caricata da sette cicale d'oro 
poste 3, 2 e 2. Corona di principe. — 
Tav. XXIX. 12. 
Cilolla — Arma: d'azzurro, con due leoni 
coronati d'oro, contro-rampanti ed af- 
frontati ad un all)ero di pino sradi- 
cato d'oro. — Tav. XXIX. 13. (Silla- 
bi anca). 



Cinquemani — Arma: d'azzurro, con cinque 
mani appalmati d'oro, ordinate in croce 
di s. Andrea — Tav. XXIX. u. (Villa- 
bianca). 

Cipponeri — Riferisce Mugnos essere tra le 
nobili famiglie ertane, oggi di s. Giù- 
liano, assai cospicua la Cipponeri sin 
da' tempi di re INIartino ; poiché un 
Giovanni nel 1400 fu giurato, e cosi 
altri; un Nicolò nel 1494 fu capitano 
giustiziere, ec. occupato avendo le ca- 
riche nobili della città. 

Arma: d'argento, con un ramo di lan- 
dre fogliato di verde. — Tav. XXIX. 15. 

Circhia — Arma: d'azzuro, con casamento 
accompagnato da un leone posto nel 
fianco destro, e da un albero al fianco 
sinistro, sormontato da una stella; il 
tutto d'oro. — Tav. XXIX. le. (Villa- 
bianca). 

Cirini diri no — Questa nobile famiglia 
originaria di Spagna, stando al [Mu- 
gnos, trae il suo cognome da un an- 
tico barone francese appellato Cirino^ 
che fu scudiere del conte Ruggiero , 
carica allora di massima rilevanza e 
splendore. Qualche altro ramo si è tro- 
vato in Napoli, propriamente negli A- 
bruzzi. in cariche rilevanti; e parec- 
chi furono gentiluomini in corte del 
re d' Angiò. I\Ia poi si confuse con 
quello di Siciha sotto re Federico II; 
perocché un Pierbergi Cirini Cirino 
prese moglie in Messina, divenne ricco 
per successione di vasti beni di un suo 
zio, posseduto avendo i feudi di s. Ba- 
silio e Landone nel territorio di Mi- 
lazzo 1397. Un Antonio Antonello 



suo iiiilio elio "li successe nel 1416 
per la moglie consegui la baronia di 
Melelao o Favari nel territorio di ÌNIi- 
neo; al quale morto sen^a prole venne 
a succedergli il fratello Giovanni 1459, 
che tenne l'ufficio di maestro giurato 
di tutto il reuno. Un Marcello Cirino 
cavaliere dell' ordine di s. Giacomo 
della Spada fu undici volte senatore 
in INIessina. ove la famiglia ebbe a 
vantare non pochi senatori, abati e 
prelati, cavalieri gerosolimitani di s. 
Giacomo, della Stella, governatori de- 
eii Azzurri e del s. Rosario della Pace. 
Un ramo sembra essersi stabilito in 
Nicosia, come rilevasi da un certifi- 
cato del senato di Messina del 1844, 
nel quale si dice che Nicolò Cirino 
fioiio di Graziano della città di Ni- 
cosia apparteneva ad una delle anti- 
che e nobili fmiiglie di Messina, a- 

1 

scritta alla maestra dei nobili della ; 
surriferita città, lochè attesta anche i 
il gesuita p. Alessio Narbone nell'o- 1 
pera Notizie Storielle di Nicosia. Sono 
altresì commendevoli per Messina un 
Carlo, Andrea, Marcello, e Francesco 
M.^ Cirino distinti nelle lettere, ripor- 
tati dal Mongitore nella sua Bihliote- 

O I 

ca; per Nicosia un Gianfilippo Cirino, 
politico e primo istitutore del mani- 
comio in Palermo , quale opera poi i 
dal barone Pisani potè condursi a 
compimento , e per cui la real mu- 
nificenza nel 1817 gratificavalo del- 
l' abazia di s. Maria del Soccorso ; 
un Graziano fratello del precedente, 
buon magistrato e zelante ammini- 



149 
stratore della cosa pul)blica; infine i 
quattro di lui figli: Nicolò bravo ma- 
gistrato, esimio letterato e poeta '; 
Pietro altro distinto giureconsulto; e 
i due viventi monsig. Giovanni ve- 
scovo di Derbi, e Francesco Maria 
generale dell" Ordine de' Teatini , e 
consultore di varie sacre Congrega- 
zioni di Roma; quali ultimi due han 
fatto parte del Concilio Vaticano 1870. 
Arma giusta Mugnos: d'oro, con una 
fascia d'azzurro caricata da cinque lo- 
zanghe del campo. Corona di baro- 
ne.— Tav. XXIX. 17. 

Citati — Arma: vajo partito d'oro.- — Ta- 
vola XXIX. is. (Villabianca). 

Cito Zito — Non altre notizie ci oflre il 
Villaljianca di questa famiglia ne' suoi 
Opuscoli V. XVII che di un France- 
sco Zito giudice pret orlano di Paler- 
mo 1770 e del Concistoro 1781. 

Arma: d'ar^-ento, con due mani al 
naturale vestite di verde trattenenti 
due ramoscelh dello stesso, accompa- 
gnate da tre rose di rosso poste una al 
capo e due in punta. — Tav. XXIX. 19. 
(Villabianca). 

(lizza — Arma: diviso; nel 1° d" oro, con 
due rose di rosso; nel 2° d'azzurro, 
con tre monti d'oro sormontati da una 
luna crescente d'argento, ed una fascia 
di rosso caricata da tre stelle d' ar- 
gento attraversante sul diviso. — Ta- 
vola XXIX. 20. (^'illabianca). 

Claviga — Famiglia genovese, che il Mu- 
gnos vuole avesse fermata sua stanza 

1.) Le opere in prosa ed in verso di Nicolò Cirino sono 
pregevolissime e molto ricercate da' c\iltori della poesia. 

19 



150 

in Marsala per un Girolamo Claviga 
gentiluomo di Genova. Di là una se- 
rie d'illustri capitani e giurati. 

Fa per arme: campo azzurro, con 
tre pali d'oro ritirati dalla punta, sor- 
montati da un leone passante dello 
stesso.— Tav. XXX. i. 

Clemenza — Nobile i-àxm^m palermitana al 
dir del Minutoli. 

Arma: campo diviso; nel 1" d'az- 
zurro, con un calice accompagnato da 
due stelle ed una banda attraversante 
sul diviso, il tutto d'oro; nel 2° d'az- 
zurro con tre sbarre d'oro. — Tavo- 
la XXX. 3 

Cocchighia o Conchiglia — Al dir del Mi- 
nutoli e del Mugnos famiglia nobile del 
regno di Gallizia, portata in Voltaggio 
nel Genovesato per un Luca Conchiglia 
capitano galliziano nel 1475. Venne 
trapiantata in Messina da un Pietro 
Conchiglia che fu ascritto a quella 
maestra dei nobili. Commendansi: un 
Luca arcidiacono della metropolitana 
chiesa di quella città, ed un fra Gia- 
como cavaliere gerosolimitano 1679. 
Arma giusta Mugnos : scudo in- 
quartato, nel 1° e 4° d'azzurro, con 
due conchiglie d' oro ordinate in fa- 
scia ; nel 2° e 3° di rosso, con due 
uccelli d'argento aventi un ramoscello 
d'ulivo verde in bocca passanti 1' uno 
sull'altro.— Tav. XXX. 3. 

Coffa — Arma : d' azzurro , con tre monti 
d'oro caricati da due frondi di verde; 
sormontati da un' aquila spiegata di 
oro. — Tav. XXX. 4. (Villabianca). 

Coglitore — Arma : d'azzurro, con due stelle 



d'oro ordinate in palo. — Tav. XXX. 5. 
(Villabianca). 

Coissiì — Arma: d'oro, con una croce di 
rosso. — Tav. XXX. e. (Villabianca). 

Colle — Famiglia catalana, al dir di Mu- 
gnos, che la vuole in Pisa ed anche 
in Sicilia trasferita per un Gregorio 
del Colle 1370. Un Domenico del Colle 
tenne 1' ufficio di senatore in Paler- 
mo 1565. Un ramo di tal famiglia à 
vissuto nobilmente in Licata, ove ri- 
fulse un fra Cristofaro del Colle ca- 
valiere gerosolimitano 1599. Altro ra- 
mo vuoisi fiorito in Catania al 1500, 
ove si distinse un Francesco giudice 
dei maestri razionali. 

Arma: d'argento, con un monte di 
verde sormontato da una lettera T ma- 
juscola romana di nero. — Tav. XXV.7. 
(Villabianca). 

ColIelOI'tO — Famiglia nobile di Noto , di 
cui Mugnos ci dà per ceppo un Ric- 
cardo CoUetorto capo della guardia 
del duca Giovanni di Noto e di Ran- 
dazzo, figlio di re Federico II, dal qua- 
le acquistò il feudo della Mendola detto 
pel suo cognome Colletorto. Commen- 
dansi : un Matteo Colletorto, figlio del 
precendente Riccardo, succeduto nella 
detta baronia, ed uno de' prùnarì ba- 
roni di Noto; ed un Giammatteo ba- 
rone di Casba nel 1416. 

Arma: campo verde, con una croce 
di s. Andrea d'argento. Corona di ba- 
rone.— Tav. XXX. 8. 

Collura Collurà — Qual messinese viene 
descritta dal Mugnos la nobile ed an- 
tica famiglia Collura, della quale non 



pochi illustri uomini commendansi: tra 
cui un Bonafede senatore 1252, un 
Federico suo figlio straticoto 1295 e 
poscia senatore; un Salvo CoUura di- 
stintosi sotto re jNIartino con la bra- 
vura militare, e sotto re Alfonso nel- 
l'acquisto del regno di Napoli; ed in- 
fine il conte Antonio CoUurafì cian- 
tro della regia cappella di s. Pietro, 
cronista delle cose di Spagna, poli- 
tico e letterato insieme; perchè la re- 
pubblica di Venezia per attestato di 
sua benemerenza nominollo cavaliere 
di s. Marco. Credesi estinta. 

Arma: d'azzurro, coi due coluri della 
sfera armillare caricati da due stelle 
d'oro situate una in capo ed una in 
punta; al capo d'oro caricato da una 
aquila bicipite coronata e spiegata di 
nero. — Tav. XXX. 9. 
Colludo Colluzio — Vetusta nobile fami- 
glia spagniiola della città di Gerona | 
in Catalagna. portata in Palermo da ! 
Giulio Colludo verso la fine del 1500, ! 
come rilevasi da una fede di nascita 
del fio'lio Luca 13 novembre 1600 j 
nella parrocchia dell'Albergarla, e da 
cui altresì emerge la nobiltà di tal 
famiglia. Antonino figlio del prece- 
dente comprò l'ufficio di maestro no- 
taro della r. tesoreria, la percettoria 
del vai di Mazzara il 1684, e fu primo 
barone di s. Giovanni, come per in- 
vestitura del 1685, essendo stato nel 
1682 governatore di Marsala e capi- 
tan d' arme a gueiTa in detta città, 
sue coste e marine. Da lui un Giu- 
seppe Collucio, che il 1707 fu capi- 



151 

tano di cavalleria , del reggimento 
corazzieri , e percottoi'e del vai di 
Mazzara. Altro Antonino di lui fi- 
glio gli successe nelle cariche e fu 
ministro, superiore della nobile com- 
pagnia della Carità 1813. In fine la . 
famiglia estinguesi nelle due viventi 
sorelle Maria Grazia baronessa Mon- 
talbano, e Carolina erede vitaliziante 
di tutti i beni della casa Colluzio. 

Arma: d' azzurro, con un castello 
d' oro merlato di tre pezzi guardato 
nella porta da due cani legati d' ar- 
gento, accompagnato ai fianchi da due 
alberi al naturale , e la bordura cu- 
cita di rosso caricata da 8 conchiglie 
d'oro poste 3, 2 e 3. Corona di ba- 
rone. — Tav. XXX. 10. (Villabianca). 
GolaagO — Famiglia 'tnilanese , dice Inve- 
ges , la quale trasse il cognome dal 
possesso della terra di Coìnago nel 
monte di Brianza. Sostenne cariche 
rilevanti, e potè vantare uomini illu- 
stri, come a dire un Simone esimio 
filosofo, avendo dal duca Visconte ot- 
tenuto quella terra; un Giannandrea 
amico e confidente di s. Carlo Bor- 
romeo; un Giambattista sindaco per- 
petuo, ec. Un Vincenzo Colnago poi fu 
il primo a trapiantarla in Sicilia nel 
1470; da lui un Antonio, da cui di- 
scendono i baroni di s. Venera in Pa- 
lermo. Altro Antonio figlio di Giovan- 
maria comprò detto feudo nobile col 
mero e misto impero 1603; tenne l'uf- 
ficio di senatore in Palermo 1614, e 
fu uno dei fondatori dell' istituto delle 
figliuole disperse. Un Giuseppe ebbe 



152 
carica di tesoriere del regno 1645, es- 
sendo stato senatore il 1634; un Tom- 
maso senatore 1643 ; un 3° Antonio 
si caso in Catania , ed altri che per 
brevità tralasciamo. 

Arma : di rosso, con tre colonne a 
capitelli d'argento, ricinte da una ghir- 
landa di verde alloro. Corona di ba- 
rone. — Tav. XXX. 11. 

Colomba — Nobile antica famiglia feudata- 
ria di Piazza, ove al dir di Mugnos 
si distinsero un Giuliano Colomba r. 
notare di re Federico III, ed il figlio 
Giovanni che acquistò il feudo di Pi- 
lino 1453. Un ramo troviamo in Pa- 
lermo, altro in Messina di cui Bon- 
figlio ricorda un Gerardo , qual uno 
dei personaggi illustri di quella città. 
Arma: d'azzurro, con una colomba 
volante d'argento. — Tav. XXX. 12. 

Colonna — Antichissima nobile ed illustre 
famiglia italiana originaria del borgo 
di Colonna presso la città di Pvoma; 
che il Bursa ed altri autorevoli scrit- 
tori dicono derivare da C. Mario con- 
sole romano; famosa per le sue lotte 
con la famiglia Orsini, e per aver dato 
due Papi Adriano I e Martino V. molti 
santi, cardinali, arcivescovi, contesta- 
bili, generali, ambasciatori ed altre ri- 
nomate persone. Sono poi a dir vero me- 
morabili : un Federico Colonna che re- 
catosi in Germania nel 458 edificò un 
gran castello nella Franconia; un Egi- 
dio discepolo di s. Tommaso d'Aqui- 
no; un Giacomo cardinale proscritto 
con tutta la sua famiglia da papa Bo- 
nifacio VIII per essersi opposto alla 



sua elezione, ed indi reintegrato per 
intercessione di Filippo il Bello; uno 
Stefano conte di Romagna il di cui 
figlio Giacomo fu amico e mecenate 
del Petrarca; un Prospero generale ri- 
nomatissimo nella guerra contro Car- 
lo Vili re di Francia 1485; un Mar- 
cantonio duca di Palliano comandante 
le 12 galere ponteficie alla battaglia 
di Lepanto 1571. indi viceré in Sici- 
lia da Filippo II; infine una Vittoria 
figlia del gran contestabile Fabrizio 
Colonna: costei coltivò la poesia po- 
nendosi al rango delle più esimie imi- 
tatrici del Petrarca. 

Sarebbe lungo qui tutte riferire le 
glorie di questa storica famiglia di- 
visa in vari rami , dei quali due fe- 
cero passaggio in Sicilia; 1' uno per 
un Francesco Colonna capo del ramo 
Resuttano, e l'altro come riferisce In- 
veges per un Federico Colonna, co- 
gnominato Romaìio per la sua patria, 
ed uno dei primari capitani dell'im- 
peratore Federico II re di Sicilia. Fu 
egli che trapiantò in Messina la sua 
famiglia coli' occasione di accompa- 
gnare il di lui fratello Giovanni car- 
dinale e poi arcivescovo di quella città. 
Era fiaiio di Giordano III Colonna, 
marchese di Zagarolo, e fratello di 
Ottone progenitore de' duchi di Ta- 
gliacozzo, e gran contestabili del re- 
gno di Napoli, nei di cui stati la fa- 
miglia Colonna di Sicilia è chiamata 
a succedere come per testamento del 
gran contestabile Filippo Colonna prin- 
cipe di Sannino, fatto in Roma li 26 



marzo 1639 giusta il Villabianca. Com- 
niemlansi di questa hnoa: Tommaso 
Colonna-Romano che ridotta ad ub- 
bidienza la città di Messina ottenne 
in compenso da re Martino e dalla 
resina Maria la terra ed il castello di 
Fiumedinisi 1392; signore altresì di 
s. Alessio, Calatabiano, Bissana, Gis- 
sia, Cattasi, Montalbano, Favarotta, e 
della Gabella del Biscotto; eletto stra- 
ticoto di Messina, gran giustiziere del 
regno, e finalmente promosso alla ca- 
l'ica di senatore romano ; Filippo fi- 
glio del precedente secondo barone di 
Fiumedinisi, e progenitore di Tomma- 
so Colonna, che fu ambasciatore della 
città di Messina al re Alfonso d'Ara- 
gona; Giacomo marito di Paolo Co- 
lonna-Romano e progenitore di Giu- 
seppe Colonna barone di Fiumedini- 
si, e di Francesco Colonna primo duca 
di Pv.eitano, formati essendosi due li- 
nee separate. Nella P fiorirono : Tom- 
maso Colonna barone di Fiumedinisi; 
Calogero Gabriele investito di que- 
sto stato nel 1666, elevato a marchesa- 
to nel 1694 per concessione di re Car- 
lo 11, essendo altresì duca di Cesarò 
per la moglie Rosalia Joppolo 1741, 
barone di Joppolo é Giancascio di Re- 
galturco, Godrano, s. Alessio, Gissia, 
insignito dell' ordine gerosolimitano , 
deputato del regno, maestro razionale 
del r. Patrimonio, e ben due volte pre- 
tore della città di Palermo 1704-08; 
Calogero Gabriele 2° nipote ed erede 
del precedente investito di questi stati 
nel 1741, e cultore di lettere; Gian- 



153 
nantonio premorto al padre; Calogero 
Gabriele 3° che prese gran parte nella 
rivoluzione del 1820; Giannantonio 
2° governatore della provincia di Pa- 
lermo 1860, senatore del regno d'I- 
talia, prefetto delle provinole di Ber- 
gamo e Siracusa, grande uffiziale del- 
l' ordine dei ss. Maurizio e Lazzaro, 
ed uffiziale della Corona d' Italia; in- 
fine il vivente Calogero Gabriele-Co- 
lonna e de Gregorio di lui figlio duca 
di Cesarò , marchese di Fiumedinisi, 
capo della famiglia Colonna di Sici- 
lia, pubblicista e letterato. Nella se- 
conda linea si distinsero : Francesco 
Colonna-Romano primo duca di Rei- 
tano per concessione di re Filippo VI 
1639, che tenne l'ufficio di Tesoriere 
generale del regno, e l' altro di go- 
vernatore della nobile compagnia dei 
Bianchi di Palermo nel 1633-44, non 
che di maestro razionale di cappa cor- 
ta nel tribunale del r. Patrimonio ; 
Antonio governatore dei Bianchi di 
' Palermo 1702 ; Ferdinando investito 
1703 e governatore coma sopra; Ma- 
rio investito 1720 , e per la moglie 
Caterina Giglio principe della Tor- 
retta. Segue la geneologia giusta il 
Villabianca sino ad altro ]\Iario Co- 
lonna duca di Reitano e principe della 
Torretta, investito il 1752, ramo oggi 
estinto col passaggio dei titoli jure 
hereditario nella famiglia Colonna, du- 
chi di Cesarò. Finalmente il Minutoli 
tra' cavalieri gerosolimitani riporta fra 
Geronimo, fra Cesare commendatore 
di Mazzara 1463, fra Giovan Batti- 



154 

sta 1526, fra Geromino 1564, fra Giu- 
lio 1571, fra Blasco 1622, e fra Giu- 
seppe 1650. 

Arma concordemente agli autori: 
di rosso, con una colonna a capitello 
d'argento coronata d' oro all' antica; 
accompagnata da due giunchi di verde 
moventi da un mare d'azzurro fluttuo- 
so d'argento. Corona di duca, sopporto 
un'aquila lìicipite spiegata di nero lin- 
guata di rosso, armato d'oro; cimiero 
una sirena al naturale sostenente con 
le mani la corona imperiale. — Ta- 
vola XXVIII. 6. 

Cornili — Nobile ed antica famiglia messi- 
nese oriunda di Napoli, come riferi- 
scono il Mugnos ed il Minutoli, in Si- 
cilia portata da un Arrigo Gomiti , 
cavaliere nobilissimo sotto il reggi- 
mento di Carlo d'Angiò, di cui fu te- 
soriere; indi al dir del Bonfiglio se- 
natore di Messina. Qualcuno ha vo- 
luto far rimontare l'esistenza de' Co- 
miti appo noi sino all'epoca de' Nor- 
manni e degli Svevi, essendo stati da 
cotesta città per Enrico IV esiliati An- 
solino e Fabio Comiti, quali credon- 
si progenitori della famiglia napoli- 
tana. Annovera molti cavalieri gero- 
solimitani, come un fra Simone 1540;, 
ed un fra Basilio 1570. 

Arma giusta il Minutoli : d'argento, 
con una fascia d'azzurro, caricata da 
tre stelle d'oro, e due bande ondate 
d' azzurro attraversanti sul tutto. — 
Tav. XXX. 13. 

Compagna — Stando al Mugnos ed al Mi- 
nutoli fu questa, benché oggi estinta. 



un'antica e nobile famiglia di Messi- 
na. Un Paolo Compagno nel 1282 fu 
rettore del popolo di Sutera; un Tom- 
maso senatore di Messina, 1455, indi 
castellano e governatore di Milazzo ; 
un Matteo acquistò il feudo del Fun- 
daco 1477; un Giovanni ed altri fu- 
rono giudici straticotiali sin dal 1415. 
Vantò quattro cavalieri gerosolimitani, 
Antonio, Giuseppe, Giacomo e Fran- 
cesco. 

Arma secondo il Minutoli : diviso 
d'oro e di nero con un leone dell'uno 
nell'altro. — Tav. XXX. i4. 
Compagnone — Non altra notizia abbiamo 
di questa famiglia, secondo il Villa- 
bianca, se non che un attestato di no- 
biltà rilasciato dal senato di Palermo in 
favore di Giuseppe Compagnone 1758, 
essendo stata questa famiglia inscritta 
alle nobili compagnie della Carità e 
della Pace della città di Palermo 1617. 
Arma : campo d' oro. con una fa- 
scia di rosso accompagnata da due uc- 
celli affrontati di nero, ed in punta da 
una fede di carnagione manicata di 
verde. — Tav. XXX. is. 
Condorelli — D'azzurro, con due braccia di 
argento, moventi da' fianchi dello scu- 
do, sostenenti una ghirlanda d'alloro 
dello stesso accompagnati in capo da 
una stella d' oro. ed in punta da tre 
gigli accollati dello stesso. — Tavo- 
la XXX. 10. (ViUabianca). 
Coniglio — D'azzurro, con una fascia d'oro 
sormontata da un sole d'oro, ed un 
coniglio aggruppato d' argento posto 
in punta. — Tav. XXX n. (ViUabianca). 



Consales — D'azzurro con un braccio armato 
movente dal fianco sinistro dello scudo 
impugnante una spada d'argento alta in 
palo. — Tav. XXX. is. (Villabianca). 

Conlarini — Famiglia voluta dal Mugnos 
originaria di Venezia , in Sicilia ve- 
nuta ai servigi di re Martino con Lui- 
gi Contarini, il qual Gasatosi in Sira- 
cusa nel 1394 acquistò i feudi di s. 
Giacomo Belmineo e di Solarino. Un 
ramo si trasferì in Girgenti, ove vanta 
dei gentiluomini, fra' quali un Giusep- 
pe segreto della città nel 1593, e qual- 
che cavaliere gerosolimitano. 

Arma: diviso; nel P d'argento, con 
un' aquila spiegata e coronata di nero; 
nel 2° di rosso, con un leone coronato 
d'oro.— Tav. XXX. io. (" Villabianca). 

Conte — Nobile ed antica famiglia insa- 
na , in Sicilia portata al dir di Mu- 
gnos da un Rainero Conte cavaliere, 
i di cui avi servito avevano con le 
armi la repubblica , ma perchè vinti 
dai Genovesi in quest' isola trafuga- 
ronsi. Si sa essere vissuta in Siracusa, 
ove rammentansi un Pietro Conte, ed 
un fra Girolamo cavaliere gerosoli- 
mitano 1613. Un ramo troviamo an- 
cora nella città di S ciacca proveniente 
da Savona, ove si ricordano un Ni- 
colò Conte, uno Stefano di lui figlio 
gentiluomo assai ricco divenuto ba- 
rone di Casalbianco, e un Francesco 
barone del Goderano per ragion di 
dote. Si estinse in casa Migliaccio pel 
matrimonio di Lucrezia Conte fio'lia 
primogenita di Stefano Conte barone 
di Casalbianco con Gerardo Migliac- 



155 
ciò marchese di Montemaggiore, come 
rilevasi dal testamento di detto Ste- 
fano rogato presso gli atti di notar 
Giovanni Vincenzo Ferrante di Pa- 
lermo 1610, e da sentenza della R. 
G. C. 1621 confirmata dal tribunale 
del Concistoro 1622, ed investitura di 
Casalbianco in persona di Ignazio Mi- 
gliaccio 1603. Rappresenta oggi que- 
sta famiglia, come discendente diret- 
ta della succennata Lucrezia, Fran- 
cesca di INIaria Termini in Licata prin- 
cipessa di Baucina. 

Arma : campo d'oro, diviso di rosso. 
Corona di barone. — ■ Tav. XXX. 20. 

Conll'Cras — Arma : di rosso, con una tor- 
re d'oro, aperta e finestrata del cam- 
po.— Tav. XXXI. 1. 

Coppola — Famiglia nobihssima del sedile 
di Napoli. Gli annali d' Aragona del 
Zurita, il Mugnos, il Bonfigho ed i 
registri della cancelleria del regno non 
solo attestano l'antica origine di que- 
sta famiglia Coppola , ma ben anco 
lo stabilimento di essa nella città di 
Elice. Il primo di questa famiglia a 
stabihrsi nella surriferita città fu Pie- 
tro Coppola marito di Gilla Lingui- 
no , dopo di aver seguito per molti 
anni insieme coi suoi fratelli Nicolò 
e Giovanni la. corte di re Federico 
III. Era egli figlio di Luigi e nipote 
del gran Nicolò Coppola, uno dei pri- 
mari baroni feudatari palermitani, che 
fu destinato ambasciadore presso re 
Pietro d' Aragona, insieme con Rai- 
mondo Portello Catalano quando la 
Sicilia era oppressa dalle armi fran- 



156 

cesi. Il Bonfiglio dà in Messina un 
Taddeo Coppola senatore 1252. ed il 
Villabianca un Bernardo senatore in 
Messina 1286; lochè prova la nobiltà 
di questa famiglia essere antichissima 
tanto nel regno di Napoli clie in Si- 
cilia per la continuazione delle no- 
bili cariche, che ha ella sempre oc- 
cupate nella città di Erice oggi Monte 
s. Giuliano, ove tuttora conservasi. 

Arma giusta Mugnos: d'azzurro, se- 
minato di gigli d' oro. ed una coppa 
dello stesso, broccante sul tutto. Co- 
rona di barone. — Tav. XXXI. 2. 
Coppolino — Antica famigha della città di 
Castroreale, ove à occupato le cari- 
che nobili, come rilevasi da un atto 
presso notar Antonello Bruschetto , 
che ci presenta un Michele Coppolino 
bailo sotto re Ferdinando il cattolico 
1509, ed altri distinti soggetti. 

Arma: d'azzurro, con una coppa di 
argento contenente rami di lino di ver- 
de, sostenuta da due lioni d'oro, co- 
me da certificato dal sindaco 1871. 
Corbera Corvera — Famiglia nobile sjja- 
gmiola, dice Mugnos, tre volte venuta 
in Siciha; promossa ai primi carichi 
dello stato sin da Pietro d'Aragona, 
perocché un Bartolomeo nel 1415 sot- 
to re Ferdinando il cattolico fu vi- 
ceré. Il Minutoli coll'appoggio d' In- 
veges soggiunge esser dessa una fa- 
miglia molto nobile e qualificata della 
città di Palermo per le dignità e pre- 
minenze da' suoi discendenti sostenute. 
Un Calcerano Corbera fu maestro ra- 
zionale presidente del regno, ed acqui- 



stò la l)aronia di Miserendino nel 1453. 
Un Giuliano fu senatore 1520 e capi- 
tano 1529; il di lui figlio Vincenzo mae- 
stro segreto del regno, un Guglielmo 
pretore di Palermo 1536 ; un altro 
Giuliano senatore maestro segreto del 
regno . e capitano giustiziere 1548; 
un Girolamo senatore 1550; un Pie- 
tro senatore 1577 ; ed un fra Giro- 
lamo cavaliere gerosolimitano 1598. 
Il Villabianca poi soggiunge che un 
Aloisa Corl)era baronessa di Torto- 
rici fu marchesa delli Graniti 1609. 
Arma giusta Mugnos : d' argento , 
con cinque corvi di nero ordinati in 
. croce di s. Andrea. Corona di baro- 
ne.— T.vv. XXXI. 3. 
Corbini — Famiglia nobile messinese oriun- 
da insana al dir del Minutoli, che la 
dà per estinta. 

Arma : diviso nel 1° d' oro ; e nel 
2° d'azzurro con un bue scorticato al 
naturale. — Tav. XXXI. 4. 
Cordova — Illustre e nobile famiglia di Spa- 
gna il di cui ceppo giusta il Bouillet 
fu un Domenico Munoz-dos-Herma- 
nas, che nel XII secolo tolta a' Mori la 
città di Cordova, ed incatenatone il 
re , ne ricevè in compenso il nome 
e le armi che trasmise a' suoi di- 
scendenti; tra' quali furono celebri Don 
Diego Hernandez de Cordova Alcay- 
de 1492, e Gonzalvo de_Cordova gran 
capitano spagnuolo. Questa celebre 
famiglia si divise poi in vari rami for- 
mando i duchi di Sessa e di Somma, 
i conti di Cabra di Buena e di Pa- 
lermos, i marchesi di Bitonto ne' re- 



gni tli Andalusici. di GrunatM di jMur- 
cia. e di Estremadui'a, ed i conti di 
Alcaudot nell'Andalusia. Essa è stata 
arricchita di sei grand'ie d'un consi- 
derevole numero di vassallaggi, città 
terre e feudi ; ha dato quattro car- 
dinali, dieci vescovi, molti cavalieri del 
Toson d"Oro. d'Alcantara, Calatrava, 
s. Giacomo, e gerosolimitani; amha- 
sciatori, governatori, viceré, generali 
e conquistatori. Fu portata in Palermo 
al dir del Villaljianca nei primi del 
1500 da un Francesco Cordova dei 
conti di Alcaudet. Fiorirono: il di lui 
figlio Paolo cavaliere di s. Giacomo del- 
la Spada; Francesco r. maestro no- 
taro mfeudum dei tiùbunali del r. Con- 
cistoro, R. Monarchia e cause delega- 
te; Francesco Antonio senatore di Pa- 
lermo 1678; Filippo governatore del 
Monte di Pietà 1690, e senatore 1710; 
altro Francesco primo marchese della 
Giostra come per investitura del 1748; 
ed altri illustri gentiluomini sino al vi- 
vente Filippo de Cordova marchese 
della Giostra e marchese di Balsamo. 
Arma giusta il Villabianca: campo 
d'oro, con tre fasce di rosso, ed un 
re moro vestito di verde, col manto 
di porpora coronato d'oro all'antica, 
incatenato pel collo. Corona di mar- 
chese. Lo scudo accollato da trofeo 
militare. — Tav. XXXI. «. 
Coriglics Crujilas — Il Villabianca parlando 
di questa nobilissima famiglia la vuole 
proveniente di Catalogna, derivata dal 
sangue reale dei Goti. La trapiantò in 
Sicilia un Calcerando Cruyllas 1282, 



157 
che spedito venne da re Pietro I a 
ricevere il giuramenio di fedeltà nella 
regia di Palermo, come riferisce A- 
prile Cì-oììoìugki di Sicilia. Commen- 
dansi poi secondo gli altri autori con- 
cordi: un Berengario Cruyllas figlio 
del precedente, il quale ebbe dal detto 
re concessa la baronia di Francofon- 
te; un Giliberto che col di lui figlio Be- 
rengario tenne i primi carichi dello 
stato, e nel 1.370 fu ai servigi di re 
Martino e della regina Maria, operan- 
do prodigi di valore contro .il conte 
Galeazzo Visconti, e bruciandoe'li l'ar- 
mata navale nel porto pisano; un Be- 
rengario III che nel 1.391 ebbe da detto 

: re Martino confirmato lo stato di Fran- 
cofonte, CalatabianO;, Samperi, Sapona- 

! ra. Occhiala, Barellino, Mangiolino ed 

I altri feudi colle cariche nobilissime di 
regio consigliere, gran camerlengo e 
vicario generale di Sicilia; un Giovan- 
ni straticoto di Messina 1402 che mori 
senza prole, ereditato avendo il fra- 

! tallo Berengario 1454. Da lui un Gio- 
vanni ultimo de' Cruyllas. Si estinse 
nella nobilissima famiglia Gravina che 
la rappresenta. 

Arma giusta Inveges : campo rosso, 
con nove crocette patenti d'argento, 
ordinate 3, 3, 3. Corona di conte — 
Tav. XXXI. 7. 
Cornaro — Arma : d'argento, con un leone 
di nero, fasciato d' oro di due pezzi , 
sormontato da una croce potenziata 
di rosso, accantonata da quattro cro- 
cette dello stesso. — Tav. XXXI. a 
(Villabianca). 

20 



158 

Cornelio — Famiglia noliile beneventana nel 
regno di Napoli, come rapporta il Mi- 
nutoli che la vuole discesa da' Cor- 
nari patrizi veneti. Dalla città di A- 
quila venne portata in Palermo per nn 
Giovan Mario Cornelio. Son degni di 
menzione un Gianfrancesco castellano 
di ]\Iarsala e senatore di Palermo 1443; 
altro Giovan Mario senatore 1540. 

Arma: scudo partito, nel 1° d'az- 
zurro, nel 2° di rosso, ed mia corona 
d'oro lìroccante sulla partizione. — Ta- 
vola XXXI. 9. 

Corona — Arma : d'azzurro , con una co- 
rona ducale d'oro infilzata nella coda 
d'una cometa dello stesso ondeggiante 
in palo. — Tav. XXXL io. (Villabianca). 

Corralcs — Nobile l-àmv^và siracusana stan- 
do al JMinutoli. 

Arma: di verde, con una torre di 
oro merlata di tre pezzi, aperta e fi- 
nestrata del campo, ed un gallo d'oro 
nella sommità. — Tav. XXXI. n. 

Corredo — Arma : di rosso, con un daino 
d'oro corrente, sormontato da un gi- 
glio dello stesso. — Tav. XXXI. 12. 
(Villabianca). 

Corrcnlc — Arma giusta il Villabianca: di 
azzurro , con un castello a tre torri 
merlate di tre pezzi d'oro, dalla di cui 
porta scorre un fiume d' argento — 
Tav. XXXI. 13. 

Corsetto — Stando .al ÌNIugnos, Inveges, e 
Villabianca troviamo esser questa una 
famiglia di Perugia, ove vantò non po- 
clii uomini illustri nelle lettere e nelle 
armi. Fu trapiantata in Noto da un 
Giavanni Corsetto ai servigi di re Al- 



fonso, da cui ebbe il carico di capi- 
tano giustiziere. Un Antonio per le sue 
dottrine fu fatto vescovo di Malta; un 
Giovanni promosso a' primi caricbi del- 
la patria; i di lui figli giurati. Epperò 
un ramo di tal famiglia passò in Pa- 
lermo, ove potè vantare un Ottavio 
Corsetto giudice della G. Corte ed 
autore d'un lil)ro intitolato — Le Qui- 
stioni Forensi nel Rito ; fa cavaliere 
di s. Giacomo della Spada, r. segreto 
di Palermo 1622, capitano giustiziere 
1627, conte di Villalta 1629, gover- 
natore del Monte di Pietà, 1635 e pei 
suoi grandi servigi ottenne il titolo 
di duca; finalmente tenne 1' ufficio di 
pretore in Palermo 1665: un Pietro di 
lui figlio fu vescovo di Cefalìi 1638, 
governatore e capitan generale del re- 
gno 1640. 

Arma concordemente a' succitati 
scrittori: d'azzurro, con tre cuori di 
oro ordinati 2, 1, sormontati da un gi- 
glio d'argento. Corona di conte — Ta- 
vola XXXI. 14. 

Corso — Famiglia genovese piantata in Si- 
cilia al dir di JNIugnos nel 1494 da un 
Nicolò Corso, che si rese ceppo della 
famiglia Corso di Sicilia ; fu barone 
della Gisira. essendone stato investito 
un Matteo Corso 1536; un Mario fu 
giurato di Palermo. 

Arma : campo d'azzurro, con un cane 
corso rampante d'argento. Corona di 
barone. — Tav. XXXI. 15. 

Corvaja — Arma: d'azzurro, con una fascia 
accompagnata in capo da due lioncini 
tenenti con le zatope una corona all'au- 



tica, il tutto d'oro — Tav. XXXI. is. 
(Villal)ianca). 

Corvino — Antica e nobile famiglia rojuana 
derivata da Valerio console romano; il 
quale mentre combatteva con un ca- 
valiere gallo un corvo gli scese sul 
cimiero, un occhio cavandogli col bec- 
co; lo che fu al Valerio di gran van- 
taggio per la vittoria che riportò sul 
suo avversario : di là il cognome. Un 
ramo di essa si vuole in Pisa, da dove 
al dir di Mugnos venne trapiantato in 
Sicilia per un Gaspare Giovanni Cor- 
vino, il quale acquistò il feudo della 
Menta 1527 e la terra di Mezzojuso 
col mero e misto imperio per privi- 
legio di Carlo V imperatore, e fu ba- 
rone di Balda. Un Blasco fu il primo 
principe di Mezzojuso 1638, capitano 
giustiziere 1660, e poscia pretore di 
Palermo 1672, come dal Villabianca; 
un Giuseppe cavaliere di s. Giacomo 
della Spada, capitan giustiziere e pre- 
tore di Palermo 1689; altro Blasco 
investito 1712 , duca di Altavilla , 
titolo commutato in Villavaga; un Do- 
menico investito del principato di Vil- 
lanova 1742, e dell'altro di Mezzo- 
juso 1770; finalmente ci arrestiamo 
ad un Girolamo di lui tiglio ignoran- 
do il seguito. 

Arma : campo d'oro, trinciato d'az- 
zurro con un mezzo bue al naturale, 
nascente da un fiume d'argento. Co- 
rona di principe — Tav. XXXI. n. 

Cosenza — 11 Mugnos ci dà notizia di un An- 
tonio Cosenza barone di Billiemi 1488, 
il quale si ebbe un figlio a nome Pietro. 



159 
Arma: d'azzurro, con una campana 
battagliata d'argento. Corona di ba- 
rone.— Tav. XXXII. 1. 

Costa — Arma : d'azzurro, con un leone ri- 
voltato d'oro, tenente colle zampe an- 
teriori un uccello d'argento, sormon- 
tato da tre stelle d' oro allineate in 
fascia. — Tav. XXXII. 2. (Villabianca). 

Costantino — Famiglia della Piana de' Gre- 
ci giusta Villabianca Opuscoli volu- 
me XVII, ove accennasi un Costan- 
tino Costantini auditore generale 1774 
e maestro razionale del r. Patrimo- 
nio 1777. 

Arma: d' azzurro, con un leone di 
oro rampante contro un pino al na- 
turale, accompagnato da una stella di 
oro posta nel fianco destro dello scu- 
do.— Tav. XXX. 3. 

Costanzo — Primaria e nobile famiglia na- 
politana de' seggi di Montagna e Por- 
tanova giusta quanto ne riferisce Mu- 
gnos. Il Zazzera vuole il cognome de- 
rivato dalla città di Costanza per uno 
Scipio cavaliere di Germania, per cui 
un aneddoto di contesa col fratello 
dell'imperatore Corrado circa il 1130; 
da quel fatto il soprannome poi di spa- 
da in faccia del re Ruggiero celiando. 
Indi una serie di personaggi illustri 
sino ad AUjerico , che lasciando due 
feudi ed altri oggetti ai suoi figli Mar- 
tuccio e Bartolommeo vita solitaria e- 
lesse; epperò costoro dopo la morte 
del padre trapiantaronsi in Messina; 
e quai cavalieri di ventura fecero pro- 
digi di valore. Un INluzio Costanzo 
figlio di Martuccio fu grande almi- 



IGO 

rante e possessore di molte terre, quali 
sino al 1569 i di lui posteri posse- 
devano. Un Tuccio fu valoroso cava- 
liere, un Matteo di lui fratello priore 
di Messina, ed altro Muzio cavaliere 
gerosolimitano, capitano della Lingua 
d'Italia, ed ammiraglio della sua re- 
ligione. Si distinsero poi un Tommaso 
ed un Scipio, non che altro Tommaso 
per valore e per saggezza. Dal Minu- 
toli apprendiamo infine essersi tal fa- 
miglia estinta. 

Arma secondo l'anzidetto scrittore: 
campo rosso, con sei coste d'argento, 
ordinate in fascia 3 e 3; ed un leo- 
ne d'oro broccante sul tutto. — Ta- 
vola XXXII. 4 
Coltone — 11 Villabianca coll'appoggio del 
Mugnos sostiene essere stata questa 
famiglia orioinaria di Francia da' Cot- 
teneri « Cotoner » colà resa illustre da 
Raffaele e Nicolò Cotoner grandi mae- 
stri dell'ordine gerosolimitano 1660 e 
1663. Fu trapiantata in Messina ove 
fiorirono: un Michele consigliere e mae- 
stro razionale del re Roberto di Na- 
poli insignito del cingolo militare 1300; 
un Maj anetto ministro e familiare di 
re Martino, e finalmente uno Stefano 
ed un Andrea che 1' arricchirono di 
feudi e vassallaggi, della città di Lin- 
guagrossa. della contea di Bavuso e di 
Naso, delle baronie di Trapani. Fiu- 
mefreddo e Sanbasile. Un Giuseppe 
conte di Bavuso la recò in Palermo; 
il di cui figlio Girolamo ottenne da 
Filippo IV il titolo di principe di Ca- 
stelnuovo 1623. Fu egli deputato del 



regno, capitan generale delle galere di 
Sardegna e governatore altresì della 
squadra della Sicilia. Segue la linea 
sino all'ultimo principe Carlo Cottone 
uno dei cinque baroni che nel 181 1 
furono fatti snarno all' ira della regina 
Maria Carolina, la quale incostituzio- 
nalmente contro i dritti de' Siciliani 
agiva. Da sincero patriottismo poi mos- 
so, ed affin di beneficare i figli dei po- 
veri contadini della contrada dei Colli, 
in Palermo sul fondo proprio ideò per 
loro r impianto d'un Istituto Agrario, 
quale al 1847 da lui dotato dell' in- 
tero suo patrimonio solennemente per 
le cure dell'ottimo cittadino Ruggiero 
Settimo inauguravasi; e diretto venne 
per la parte scientifica ed educativa 
dal bravo professore Giuseppe Inzen- 
ga che tanto lo lia fatto prosperare. 
In detto principe si estinse la fami- 
glia Cottone. 

Arma giusta Mugnos: d'azzurro, con 
un leone coronato d'oro, tenente colle 
tre zampe un ramo tli cotone dello stes- 
so fiorito d'argento. Corona di prin- 
cipe; cimiero un cavallo d'argento a 
carriera inseguito da un cane dello 
stesso; ed il motto Potenziar. — Ta- 
vola XXXIl. 5. 

CoUonci'O ^ Arma d'oro, con una pianta di 
cotone verde fiorito d'argento. — Ta- 
vola XXXII. e. (Villabianca). 

Colili Colla • — ■ Nobile famiglia originaria 
della contea di Nizza, é propriamente 
della città di Sospello, come rilevasi 
da Sigismondo Alberti storia della città 
di Sosjyello e sue famiglie nobili, e dal 



Villabianca Ojnfscoli. Fu portata in Si- 
cilia nel XVI secolo. Commendansi : 
Giovanni Imperiali Cotta barone del 
Nadore per l'acquisto dello stato e ba- 
ronia di Nadore presso Sciacca col me- 
ro e misto impero, e col dritto e la 
potestà di fabbricare e popolare terra 
di vassallaggio; indi cominciò a fabbri- 
care in Gaddini, feudo dello stesso di 
Nadore , la terra di Roccaforte die 
per le vicende de' tempi non giunse 
a popolarsi. Fu egli il primo marchese 
di Roccaforte investito 1750 , aven- 
dolo commutato con quello di Jannò 
da lui acquistato; inoltre comprò i feudi 
nobili delli Sigiani nel territorio di 
Paceco, e nel 1762 dal duca di Ce- 
sarò la poderosa baronia del Godra- 
no con vassallaggio, facendo cosi glo- 
riosamente entrare per come scrive 
il Villabianca la famiglia Cottìi tra le 
baronali parlamentarie siciliane. Dalui 
un Gianfrancesco splendido mecenate 
delle belle arti, istituendo in sua casa 
una Accademia di disegno e scidtirra, 
la di cui collezione passò in seguito al 
celebre pittore Velasques, conservan- 
dosi oggi nella scuola di pittura del- 
l'Università di Palermo. Giovanni fi- 
glio del precedente fu cavaliere ge- 
rosolimitano, ed uno di quei patriotti 
e facoltosi baroni siciliani che a pro- 
prie spese formarono la miglior pai'te 
della cavalleria, quale sotto il comando 
del principe di Cutò al 179(5 in Lom- 
bardia contro i Francesi tanto si di- 
stinse, e che il Botta nella storia d'I- 
talia molto loda. Inoltre fu mecenate 



161 

dei letterati, operoso amico delle muse 
e delle scene drammatiche, trasferito 
avendo nel passato secolo in sua casa 
la celebre Accademia di poesia sicUia- 
na, che il sommo Meli con uno dei 
suoi più Ijelli e originali sonetti porta 
a cielo. 11 di lui llgUo Francesco si 
distinse pel suo patriottismo illuminato 
e disinteressato, non che per la calda 
eloquenza con cui aringo nel Parla- 
mento Sicihano del 1812, camera dei 
pari, essendo procuratore del padre. 
Sposò Emmanuela Marziani unica fi- 
glia del principe di Furnari , con la 
quale si ebbe due figli Lorenzo e Ma- 
rianna. Lorenzo attuale marchese di 
Roccaforte, l)arone del Godrano e del 
Nadore; pari del regno nel 1848, depu- 
tato al Pai'lamento Italiano della città 
di Palermo dal 1865 al 1868, fermo 
disinteressato propugnatore dei dritti 
della Sicilia; ed infine cultore delle let- 
tere e delle muse : ]\Iarianna moglie 
del cav. Giovanni d' Ondes Resrs'io. 

OD 

Arma giusta Villabianca: di rosso, 
con tre monti d'argento moventi dalla 
punta, caricati da un serpe attortiglia- 
to in fascia di nero; sormontati da una 
fede di carnagione, le braccia vestite 
d' argento : al capo cucito d' azzurro 
caricate da tre stelle d' oro di otto 
rac;"!. Corona di marchese — Tavo- 

DO 

LA. XXXII. 7. 

Cozzo — Famiglia nobile di Verona giu- 
sta il Villabianca opuscoli voi. XVII 
e XLVIII, e continuazione alla Sici- 
lia Nobile voi. III. Commendansi : un 
Giovan Battista Cozzo barone di Sa- 



162 
Luci 1705; un Giambenedetto barone 
di Galasso 1771; un Gianluigi conte 
di Gallitano 1809. In fine la linea 
mascliile si estinse col barone Nar- 
ciso Cozzo , che mori pugnando in 
Capua nelle file di Garibaldi in set- 
tembre 1860. 

Arma diviso: nel 1" d' oro, e nel 
2° di rosso con tre monti d'oro mo- 
venti dalla punta. Corona di conte — 
Tav. XXXIl. 8. 
Crapanzano — Nobile famiglia, oriunda di 
Catalogna secondo Mugnos, portata in 
Sicilia da un Palascino Crapanzano 
cavaliere sotto re Manfredi. Un An- 
tonio Crapanzano sotto re Carlo d'An- 
giò fa governatore di Terranova ed 
un Guglielmo castellano di Marsala. 
Quivi una serie genealogica d'illustri 
personaggi sino a Giovanni , che si 
caso in Trapani, ed ivi una seconda li- 
nea. Ebbe titolo di miles, fu giurato 
nel 1409, e capitano giustiziere 1434. 
Un secondo Guglielmo fu consigliere 
di re Alfonso 1457; un Ruggiero ni- 
pote del succennato Antonio ottenne 
da re Pietro la castellania di Piazza 
in cambio del governo di Terranova 
statogli tolto. Fra' cavalieri geroso- 
limitani troviamo un fra Paolo Cra- 
panzano da Trapani 1575. 

Arma : d'oro, con una banda di rosso 
caricata da un leone del primo — Ta- 
vola XXXII. a 
(ìrcscenzio — Le poche notizie che di que- 
sta famiglia ci dà il Villabianca Si- 
cilia nobile, volume 2° sono : un Gio- 
vanni Andrea Crescenzio l^arone di 



Canicatti ed un Andrea barone di Ra- 
vanusa. 

Arma : d'azzurro, con una banda di 
oro accompagnata in capo da due stel- 
le dello stesso con sette raggi. Co- 
rona di barone. — Tav. XXXII. io. 
Crescimaiino— Antica, nobile e feudataria 
di Piazza vuole Mugnos questa fami- 
glia, originaria di Lombardia, in Si- 
cilia venuta sotto re Guglielmo; seb- 
bene il Chiarandà Storia di Piazza 
la creda passata col conte Ruggiero, 
e tra le prime che fondarono la città 
di Piazza. Intanto dal Capibreoium del 
Barberio rilevasi essere stato un Pa- 
squale Crescimanno, che nel 1406 a- 
cquistò il feudo di Camitrici in Piazza. 
Il Pirri poi ci dà notizia di un Gu- 
gliemo Crescimanno, che fu il primo 
abate dell' abadia parlamentare di s. 
INIaria del Fundrò. Ricordasi altresì 
un Lelio, che uni l'altro feudo di Spi- 
talotto 1535. Questa nobile famie-lia 
si divise in due rami ; Crescimanno 
baroni di Capodarso residenti in Piaz- 
za, linea primogenita, e Crescimanno 
duchi d'Albafìorita residenti in Calta- 
girone ove sono stati ascritti alla mae- 
stra de' nobili godendo le prime ca- 
riche di quella città. \^anta .dei cava- 
lieri di IMalta, come un fra Vincenzo 
balio di s. Stefano 1615, un fra Lu- 
cio e fra Diego fratelli 1622 che ri- 
leviamo dal Minutoli. 

Arma: d'azzurro, con un leone di 
oro, ed una banda dello stesso attra- 
versante sul tutto. Corona di barone. — 
Tav. XXX. n. 



Cl'iniilbellil — Arma: di rosso, con un grifo 
d'oro rampante tenente con la zam- 
pa anteriore destra una testa umana 
di carnagione barbuta, in atto di po- 
sarla sopra un monte d'oro movente 
dall'angolo destro della punta. — Ta- 
vola XXXII. 12. ("\'illabi;inca). 

Crisafi — Riferisce Mugnos, e con lui gli 
autori concordemente , esser questa 
una nobile ed antica famiglia messine- 
se, in Sicilia portata da un Giorgio 
Maniaca patrizio di Costantinopoli ed 
esarca di Sicilia. Il di lui figlio Cri- 
safo Grisafo stanziando in Siragusa 
occupò l'istesso ufficio; indi passato in 
Messina prese moglie, ed i di lui posteri 
il proprio cognome in Crisafi mutarono. 
Commendansi altresì: un 2" Giorgio, 
valoroso cavaliere del suo tempo sotto 
i re Pv,u£j'giero e Guglielmo I. straticoto 
di ]^Iessina nel 1179; un Nicolò ca- 
valiere di pregio presso re Martino, 
da cui ottenne nel 1302 la baronia di 
Lino'uaorossa, il feudo di Ramusali in ; 
Lentini, quello di Fiumefreddo in Su- ^ 
fera, e poi l'ufficio di maestro razio- ! 
naie del regno 1425; un Giovannni di 
lui fratello, cbe possedè i feudi di Pi- 
rago e Bitonto; un Giammichele cbe ; 
ebbe il casale di Attilia e le baglie 
nel 1404, un Nicoloso cbe aggiunse 
il feudo di Abbigliaturi noi 1473: un ; 
Filippo il feudo di Landò; un altro 
Giovanni il feudo di Baccarato 1416, 
non che la baronia di Pancaldo ; un 
fra Tommaso arcivescovo di Messina 
ed in grande stima presso tutte le corti j 
d' Europa 1412 ; un Nicolò senatore 



1G3 
1454; un Matteo senatore 1459; un 
2° Nicolò conte di Terranova in Ca- 
labria e straticoto di INIessina; infine 
un fra Carlo commendatore della com- 
menda di s. Giovanni in Piazza ed altri 
cavalieri gerosolimitani. 

Arma giusta lo stesso scrittore : in- 
terzato di banda di rosso, d' argento 
e di nero; il secondo caricato da un 
leone del primo. Corona di barone. — 
Tav. XXXII. 13. 
Crispi Crespi — Secondo il Mugnos no- 
bile e chiara famiglia pisana a' ser- 
vigi dell' imperatore Federico II por- 
tata in Messina da un Ansaldo Cre- 
spi. Altri opina invece essere stata fa- 
miglia romana, passata in Pisa, poi 
in Napoli, in fine in Sicilia. L'Inve- 
ges a causa di qualche lapide ne vuole 
un ramo anche a Palermo sin dal 1474. 
Un Antonio fu straticoto di INIessina 
1353; un Rinaldo da re Federico III 
in compenso de' suoi servigi ottenne 
il feudo della foresta 1367, le ton- 
nare di Termini e Trapani in feudo, 
non che quello di Lalla 1369, e l'al- 
tro delle Saline di Calcarella 1340; 
un Tommaso per ragion di dote ebbe 
i feudi di Monterosso, Mahggi, Inca- 
rano ed altri; un Federico per suc- 
cessione possedè nel 1416 la foresta 
di Taormina antico feudo stato donato 
da re Federico III al di lui padre Ri- 
naldo Crispi; indi acquistò in Palermo 
il feudo del Falconeri; un Tommaso 
pretore di Palermo nel 1333; un Fi- 
lippo arcivescovo di Messina 1392 ri- 
portato dal Pirri. Notiamo infine tra' 



164 
cavalieri gerosolimitani un fra Gio- 
vanni , un fra Marco commendatore 
1457, ed nn fra Nicolino 1461. 

Arma giusta Mugnos : campo azzur- 
ro , con albero di castagna al natu- 
rale, fruttifero di cinque rizzi d'oro. — 
Tav. XXXII. u. 

Croce — Arma: partito; nel 1° di rosso, con 
la croce biforcata d' argento . nel 2° 
d'azzurro, con una fascia d'oro accom- 
pagnata da quattro stelle dello stesso, 
ordinate 3 in capo ed 1 in punta. — 
Tav. XXXII. ir,. ( Villabianca ) . 

Crollanza — Nobile famiglia, al dir di Mu- 
gnos chiara per soggetti distinti, tra' 
quali un Cesare Crollanza revisore 
perpetuo delle vettovaglie eli' entra- 
vano ne' porti di Palermo, quale uf- 
ficio fu in seguito occupato da' suoi 
discendenti; nn Donato castellano di 
Castronovo, il di cui figlio Lorenzo si 
stabili in Palermo e si rese progeni- 
tore della famiglia Crollanza. 

Arma: campo d'oro, con un leone 
di rosso passante sopra un fiume flut- 
tuoso d' argento , portante in ispalla 
un'asta con lancia di nero, posta in 
isbarra. — Tav. XXXII. ig. 

CruitO — Arma: d'azzurro, con un cavallo 
alato d'oro corrente. — Tav. XXXII. n. 
(Villabianca). 

Cubici Cllbrici — Questa nobilissima fa- 
miglia, dice Savasta Caso di Sciacca, 

fu di fiizione PeroUo; però ignorasi la 
sua origine primitiva. 

Arma : d' azzurro, con tre torri di 
argento merlate di quattro pezzi, aperte 
e finestrate di nero. — Tav. XXXII. is. 



Cugino — Arma: d'oro, con un braccio de- 
stro armato , impugnante una spada 
d' argento, alta in palo movente dal 
fianco sinistro dello scudo. Arme fal- 
sa.— Tav. XXXII. 10. (Villabianca). 

Curii Corte — Inveges riferisce questa fa- 
miglia oriunda francese. 11 Rossi la 
dimostra in più luoghi italiana; ed il 
Mugnos Vesijro la riporta in Mazzara; 
forse proveniente dal IMilanese, poi- 
ché ricordasi un Ugone de Curtibus 
barone sotto re Pietro I ed un An- 
tonio sotto Federico 11 1296. Altro 
ramo encomiato da monsignor Giovio 
esistette in Palermo, possessore della 
baronia di Tuzia feudo nobile col mero 
e misto impero. Un barone Vincenzo 
Curti fu cavaliere aurato e due volte 
senatore di Palermo, secolo XVII. Al- 
tro ramo frovossi in Licata; ivi è me- 
moria di un Ilario Curti marchese di 
Balsamo; ne venne uu Antonio sacer- 
dote per la di cui morte ereditò la 
sorella Francesca moglie di Francesco 
de Cordova marchese della . Giostra. 
Arma giusta Inveges : scudo inter- 
zato in fascia; nel 1° d'oro un'aquila 
coronata e spiegata di nero , nel 2" 
d' argento con un leone a due teste 
di nero, partito di rosso con un ca- 
stello merlato d' argento sormontato 
da un'aquila spiegata d'oro; nel 3° di 
argento con tre bande di rosso. Co- 
rona di barone. — Tav. XXXII. 20. 

Cusimano — Arma : inquartato in croce di 
s. Andrea; il capo e la punta d' oro 
con una caldara manicata di nero; fian- 
cheggiato d'azzurro con cinque gigli 



d'oro ordinati in croce. — T. XXXIII. i. 
( Villabianca ). 

ClISlOS — Vamigìki fj e novese al dir del Wl- 
labianca OjniscoU T. XVII e conti- 
nuazione alla Sicilia Nobile voi. V. 
Fu portata in Sicilia da un France- 
sco Custos. il di cui figlio Giambatti- 
sta venne acquistando nel 1793 i feudi 
di Franco e Curca ^''ecchia detti Corte 
Vecchia, Bando, Racazza e Ciacca dello 
stato di Brucato in Caccamo; fu egli 
rettore mercadante dell'Ospedale Gran- 
de di Palermo nel 1773. 

Arma: scudo partito nel 1° d'az- 
zurro, con un albero al naturale ac- 
costato da un leone d'oro; nel 2° di 
azzurro con una zampa di leone d'oro 
movente dal fianco destro dello scudo 
impugnante una picca dello stesso po- 
sta in palo, sormontata tla una cometa 
d'oro ondeggiante in banda. — Tavo- 
la XXXIII. 2. I 

Clllelli — Stando al Mugnos troviamo es- 
ser questa famiglia proveniente da un 
Manfredo de Messer tedesco, essen- 
doché in quella lingua messer signi- 
fica coltello ed in siciliano cuteddtc 
entello. Costui fu in Palermo a' ser- 
vigi dell' imperator Federico II, da cui 
nel vicariato d'arme del vallo di Li- 
libeo venne promosso. Un Pietro Cu- 
telli cavaliere palermitano fu implicato 
nella congiura del Vespro; indi da re 
Federico II fatto giustiziere del regno 
nel 1316, ed infine si ebbe la soprain- 
tendenza di Catania. Ivi caso il di lui 
figlio Luigi, formando cosi un ceppo 
che die capitani giustizieri, senatori e 



165 
due vescovi, cioè un Giovanni vescovo 
di Patti 1479. ed un Vincenzo ve- 
scovo di Catania 157S. In fine si rese 
commendevole il dottor Mario Cutelli 
due volte giudice della R. G. Corte 
il quale scrisse de Dnuationibus ed i 
Codici di Sicilia. 

Arma: di rosso, con un palo d'oro. — 
Tav. XXXIII. 3. 

diligili — Famiglia ov\m\&ii portoghese giu- 
sta il ^^illa,l)ianca. 

Arma: campo d'oro, con una croce 
pomata di verde. — Tav. XXXIII. 4. 

Culruneo — Nobile famiglia di Messina che 
il Minutoli dà per estinta. 

Arma : d' azzurro , con un cavallo 
alato d'ai'gento. — Tav. XXXIII. 5. 

Cuzzauili — Antica nobile famiglia della cit- 
tà di Troina, ove si stabili fin dall'e- 
poca dei Normanni per un Filippo Cuz- 
zaniti, che intervenne da testimonio 
nella sentenza per il vescovo di Mes- 
sina Roberto II e Gilberto PeroUo, 
sottoscritta nel 1142 dal conte Simone 
e da Giorgio de Antiochia Magni A- 
miranti Insidae Siciliae; sentenza ri- 
portata dal Pirri nelle notizie Sici- 
lianensium Ecclesiarum a pag. 312. 
Governò sempre negli antichi tempi 
la detta città di Troina un individuo 
di tal casa come riferisce l'Ansalone. 
Dopo di che ella trapiantossi in Mes- 
sina ove fu meritamente ascritta alla 
nobiltà dell'ordine senatorio, dal 1590 
figurando tra' consulenti nobili con- 
correnti agli uffici della città sino a 
quell'epoca. Commendansi: un Filippo 
Cuzzaniti regio percettore del vai De- 

21 



1G6 

mone e capitan d'arme straordinario 
del regno come dal detto Ansalone ; 
un Illuminato celebre teologo cappuc- 
cino commissario generale e visitatore 
in Spagna per la sua religione, mor- 
to 1656 ; e finalmente un Giuseppe 
senatore di Messina, distinto economi- 
sta e geografo, dal Mongitore Biblio- 
teca Slcida encomiato. 

Arma : d' azzurro, con un braccio 



destro armato , impugnante un ramo 
d'albero di verde coronato all'anti- 
ca d' argento ; elmo di profilo or- 
nato di pennacchi, come rilevasi dalla 
cappella di s. Pietro d'Alcantara della 
chiesa di s. Maria di Gesù nella cit- 
tà di s. Lucia , e dalle pruove fatte 
nell'ordine gerosolimitano dal barone 
Giuseppe Galluppi e Cuzzaniti di Mes- 
sina. — Tav. XXXIII. 6. 



DaidODÈ — Arma: d'azzurro, con un daino 
d'oro sagliente in un' albero di pino 
al naturale.— Tav. XXXIII. -. ( Villa- 
bianca ). 

DainottO — Nobile famiglia messinese che 
il Minutoli dà per estinta. Ebbe prin- 
cipio da un Annibale Dainotto seco- 
lo XIV. Sono commendevoli un Gian- 
tommaso primo barone di Borzano 
1457 , ed un Giovanni cavaliere ge- 
rosolimitano. 

Arma: d'azzurro, con un daino cor- 
rente d'oro sormontato da una stella 
dello stesso. Corona di barone. — Ta- 
vola XXXIII. 8. 

Damiani — Il Villabianca Opuscoli V. XVII 
ci dà notizia di un Felice Damiani che 
occupò la carica di reggente in Na- 
poli 1795, non che quella di maestro 
razionale del r. Patrimonio; e di un 
Gregorio di lui figlio, giudice delle Ap- 
pellazioni. 

Arma : d'azzurro, con due sbarre ab- 
bassate sotto di una riga sormontata da 
tre teste coronate all'antica, il tutto di 
oro. — Tav. XXXIII. 9. (Villabianca). 



Daniele — Antica nobile famiglia di Noto, 
come dice Mugnos appoggiato dal Mi- 
nutoli e dal Villabianca, portata in Si- 
racusa da Pietro Daniele, il quale ac- 
quistò il feudo di Canicatti nel 1413 
e vi occupò le prime cariche. Un Ma- 
rio Daniele ., al dire del Villabianca, 
appare primo marchese delli Bagni 
come per concessione di re Carlo II 
1680. Segue la linea sino a Giuseppe, 
che occupò la carica di capitano giu- 
stiziere di Siracusa 1748. Vanta trai 
cavalieri gerosolimitani fra Francesco 
morto nel presidio di s. Telmo; altro 
fra Francesco morto nell' assedio di 
Malta 1559; ed vm fra Pietro Anto- 
nio 1691. 

Arma giusta il Minutoli : di rosso, 
con un agnello d'argento tenente una 
bandiera dello stesso svolazzante a si- 
nistra sopra una campagna cucita di 
azzurro. Corona di marchese. — Ta- 
vola XXXIII. 10. 

D'Aceto (v. Acelo). 

D'Ondes (v. Ondes). 

De Franchis (v. Franchis;. 



De Gayangos ( v. Gayaiigos ). 

De Gregorio ( v. Gregorio ) 

De Vincenzo (v. Vincenzo). 

Del Bono ( v. Bono). 

Del Carrello ( v. (larrello ). 

Del Giudice (v. Giudice). 

Della Monlagna ( v. Slonlagua ). 

Della Porla (v. Porla). 

Delle Lance (v. Lance). 

Denlc Denti — Nobile famiglia originaria 
di Ravenna stando al Mugnos ed al 
Villahianca , portata in Messina nel 
1248 da Alberto Denti e divenne molto 
illustre. Un Giacomo Denti fu barone 
di Raneri , e giudice della G. Corte 
nel 1392, indi primo ministro della re- 
gina Maria, de' due Martini, non che 
della regina Bianca 1378 ; un Vin- 
cenzo primo duca di Piraino per con- 
cessione di re Filippo IV 1656 ed oc- 
cupò le cariche di giudice della corte 
straticotiale di Messina , del Conci- 
storo, della Gran Corte, e di maestro 
razionale del r. Patrimonio; un Grego- 
rio figlio del precedente primo prin- 
cipe di Castellazzo 1678 , governato- 
re della nobile compagnia dei Bian- 
chi e deputato del regno ; un Lucio 
figlio del precedente investito di detto 
titolo 1709 rifulse cavaliere di s. Gia- 
como tlella Spada e governatore come 
sopra; un Vincenzo di lui figlio inve- 
stito del titolo di duca di Alagona e 
della grossa baronia del Bibino Ma- 
gno coi feudi di Mililli s. Lio e Co- 
muni delli Fundi 1767. Segue la li- 
nea sino ad altro Lucio ; ignoriamo 
il resto. 



167 
Arma giusta Mugnos : di rosso, con 
due fasce la prima sormontata da tre 
denti, e la seconda da due, il tutto di 
oro. Corona di duca. — Tav. XXXIII. ii. 
Deodalo — Illustre nobile famiglia italiana 
ab antico dimorante in Orvieto, ove 
vanta non pochi gentiluomini confor- 
me riferiscono il Mugnos ed il Minu- 
toli. 11 primo che venne a trapiantar- 
la in Sicilia e precisamente in Noto 
fu un Roberto Deodato, che servi il 
re Pietro li da cui la cipitania di Si- 
ragusa e di Noto si ebbe. Un Gio- 
vanni si caso in Siragusa; altro Gio- 
vanni fu barone del Palammo d' Au- 
gusta, ed acquistò i feudi di Fruginiti 
e di Tabaria 1429; al che un Nico- 
lò di lui figlio vi aggiunse nel 1493 
il feudo di Sammacca co' vignali 
della Mendola. In Noto si distinsero 
Tommaso e Giovanni giurati di detta 
città 1452-56; ed un altro Giovanni 
primo barone di s. Paolo. 

Arma secondo Minutoli : d'azzurro, 
con tre bande d'oro, col capo del primo 
sostenuto da una ri"'a d' oro. — Ta- 

O 

VOLA XXXllI. 12. 

Desfar ( volgami. Isfar ) — Nobile ed an- 
tica famiglia di Catalogna secondo Mu- 
gnos. Un Gilberto Desfar a' servigi 
di re Alfonso la trasferì in Sicilia a- 
vendo nel 1426 occupato l'ufficio di 
maestro segreto del regno. Acquistò 
il castello terra e feudo di Siculiana 
con varii privilegi 1430 , il feudo di 
Favarchi 1432, ed infine vicario ge- 
nerale del regno 1440. Un Federico 
fu capitan d'arme in Calascibetta 1484; 



168 
un Blasco nel 1592 prese investitura 
delle baronie di Siculiana e delle Sa- 
line; ed essendo morto senza figli ma- 
schi, r eredità passò alla figlia Gio- 
vanna Isfar moglie di Vincenzo del Bo- 
sco principe della Cattolica. 

Arma : campo d' azzurro, con tre 
monti d'argento fiammeggianti di rosso, 
moventi dalla punta. Corona di ba- 
rone. — Tav. XXXIII. 16. 
Desma — Arma inquartato : nel 1° e 4" di 
rosso, con un castello d'argento sor- 
montato da tre torri merlate di tre 
pezzi; nel 2° e 3° di rosso con un leone 
coronato d'argento. — Tav. XXXIII. is. 
Diana — Questa famiglia a quanto ne di- 
ce Mugnos sembra originaria di Pia- 
cenza , ove vanta un Pietro Diana 
cardinale. Fu trasferita in Sicilia da 
un Roberto Diana, gentiluomo di re 
Ludovico, e per 1' amicizia di Artale 
d'Alagona perde il dominio della terra 
di Gagliano ed altri feudi, che poscia 
nel 1396 re Martino riconosciuta la 
sua innocenza gli fé restituire. Un Rug- 
giero fu guardaroba di re Alfonso, da 
lui un Gaspare senatore nel 1470. Com- 
mendansi i cavalieri gerosolimitani fra 
Roberto priore in Roma 1379, ed al- 
tro fra Roberto priore in Messina 1439. 
Si crede estinta; intanto vuoisi ricor- 
dare un ramo proveniente da Geno- 
va per un Nicolò Diana e Spinola fi- 
glio di GugUelmo, che nel 1620 passò 
in Palermo , come assicura il Villa- 
bianca; indi acquistò le terre di Jaci, 
s. Antonio e s. Filippo 1645. Da lui 
un Guglielmo investito della baronia 



di Cefalà 1651, e decorato del titolo 
di marchese Bonaccorsi 1666. A co- 
stui successe un Nicolò che fu primo 
duca di Cefalà per concessione di re 
Carlo II 1684. Segue la linea con Mi- 
chele investito nel 1720 governatore 
del Monte di Pietà di Palermo, il di 
cui figlio Giuseppe investito nel 1732 
rifulse cavaliere gerosohmitano e go- 
vernatore della nobile Compagnia dei 
Bianchi 1767 e del Monte di Pietà 
1772. Finalmente si à che un Girolamo 
Michele di lui figlio, sposato a Gio- 
vanna Pilo de' conti di Capaci, morì 
giovane lasciando unica erede la fi- 
glia Felicita Diana e Pilo, per la quale 
i beni ed i titoli pervennero alla nobile 
casa Pilo conti di Capaci. 

Arma giusta il Villabianca: d'azzur- 
ro, con una fascia d'oro accompagnata 
da tre stelle dello stesso poste due 
in capo ed una in punta. Corona di 
duca. — Tav. XXXllI. i4. 

Diaz — Arma: inquartato in croce di s. An- 
drea; il capo e la punta d'azzurro, con 
un castello a tre torri d'oro merlate 
di tre pezzi , fiancheggiati d' argento 
con un alljero di pino al naturale 
accompagnato da un cane passante 
di nero. Tav. XXXIII. 13, (Villabianca). 

Diblasi Di Diasi — Famìglia traj)anesc ori- 
ginaria di Salami come riferisce il Vil- 
labianca che cita varie lapidi sepol- 
crali, da dove rilevasi un Pietro Di- 
blasi vicario della città di Salerai; al- 
tro Pietro barone di Diesi e Spara- 
cia, regio consigliere de' re Filippo III 
e IV; un Francesco investito di detta 



baronia 1635. Fiorirono inoltre: Gio- 
vanni barone della Torre ; Giuseppe 
barone della Salina investito 1G88; Sci- 
pione governatore del Monte di Pietà, 
senatore e sindaco a vita della città 
di Palermo 1712; altro Giuseppe in- 
vestito di detta baronia 1702; Fabri- 
zio investito nel 1752; Gabriele aljate 
cassinese ed arcivescovo di Messina 
1 764; Caterina abbadessa del monistero 
delle Vergini in Palermo 1752; Vincen- 
zo governatore del Monte di Pietà, se- 
natore e sindaco di Palermo 1752 ; 
Francesco Paolo giudice della G. Corte 
Pretoriana di Palermo 1789, il quale 
ebbe mozza la testa il 1795 per po- 
liticbe cospirazioni; Giovanni barone 
dell" Aquila e marchese di Blasi per 
investitura del 1792, auditore generale 
e maestro razionale del regno 1799; 
Salvatore, abate cassinese, letterato di 
vaglia 1801; infine Giovanni Evange- 
lista abate, m. il 1812, non meno illu- 
stre letterato, erudito istancabile, e au- 
tore di varie opere storiche tra le 
quali sono memorabili la Storia Ci- 
vile di Sicilia 1811 in V. XVII, e l'al- 
tra anteriore piìi importante Storia 
Cronologica de Viceré di Sicilia 1790 
volumi V. 

Arma: d'azzurro, con una fascia ac- 
compagnata in capo da una cometa 
ondeggiante in palo, ed in punta da 
due stelle, il tutto d' oro. Corona di 
marchese. — Tav. XXXllI. n. 

Di Giorijio ( V. Giorgie ). 

Di Giovanni ( v. Giovanni ). 

Di Gregorio (v. Gregorio). 



169 

Di Lorenzo ( v. Lorenzo ). 

Di Leo ( V. Leo ). 

Dini — Did Minutoli apprendiamo essere 
questa famiglia originaria dell' isola di 
Scio in Messina, portata da un Giusti- 
niano Dini , aggregato alla senatoria 
de' nobili. Commendansi fra France- 
sco 1611 e fra Bernardo 1635, cava- 
lieri gerosolimitani. 

Arma: diviso d'argento e di rosso, 
con un albero di verde broccante sul 
diviso, sormontato dal motto libertas 
a caratteri majuscoli romani di nero. — 
Tav. XXXIII. is. 

Donicnech — Famiglia molto nobile di Va- 
lenza, nella quale si distinsero: un Vin- 
cenzo Domenech dottissimo come ac- 
cenna il Mugnos, essendo stato vica- 
rio generale in Palermo 1639 e de- 
cano in Girgenti, non che due volte 
deputato del regno nel braccio eccle- 
siastico; ed un Grirolamo auditore ge- 
nerale di guerra in Sicilia 1648. 

Arma: campo rosso, con un castello 
d'argento, ed un braccio armato spor- 
gente dalla sommità, impugnante un'a- 
sta di lancia spezzata posta in banda 
nel cartone destro della punta. — Ta- 
vola XXXIII. 20. 

Donalo o Donali — Stando al Mugnos tro- 
viamo esser questa nobile e chiara fa- 
miglia proveniente di Firenze, origi- 
naina dell' antica famiglia Junio con- 
solare romana. Non pochi illustri scrit- 
tori come Villani, Malespini , Ammi- 
rato ed altri anno abbastanza scritto 
dell' importanza storica di essa nelle 
due celebri fazioni de' Guelfi e Ghibel- 



170 

lini. Fu portata in Messina da Neri 
R.iinero Donati figlio di Corso, dopo 
essere stato questi ucciso nella zuffa 
co' Cerchi di Firenze verso 1' anno 
1309. Di là una serie d' illustri per- 
sonaggi; ed in vero un Rainero 2° fu 
senatore 1413, un Tommaso più volte 
giudice, im Filippo sindaco e poeta 
1509. un Girolamo senatore 1531, e 
così altri. 

Arma: campo diviso di rosso e di 
argento.— Tav. XXXIII. 19. 
Drago — Famiglia nobile' j:Ja?^nn2fewa che 
al dir di Mugnos vanta per ceppo un 
Giorgio Drago codatario di re Fede- 
rico li, dal quale la castellania di Cac- 
camo si ebbe. Ricordansi poi con onore 
dal Villabianca un Biagio Drago, mae- 
stro razionale del r. Patrimonio morto 
il 1G90; un Casimiro di lui figlio pre- 
sidente luogotenente di maestro giu- 
stiziere del regno, e primo marchese 



nella sua famiglia per concessione di 
Carlo VI imperatore 1724, molto com- 
mendato dal Longo e dal Mongitore; 
altro Biagio investito del detto titolo 
lo stesso anno, come pure nel 1709 
investito della baronia della Scanna- 
tura di Trapani, nel 1720 qual gover- 
natore del monte di Pietà di Paler- 
mo; altro marchese Casimiro Drago 
governatore del monte di Pietà 1759, 
tenuto in pregio di valente lettera- 
to; ed infine un Gioachino Drago au- 
tore dei Ritratti ed elogii degli Uo- 
mini Illustri Siciliani, morto nel 1773. 
Arma concordemente ai citati au- 
tori: d'azzurro, con un drago d'oro. 
Corona di marchese. — Tav. XXXIV. 1. 
Dragonelli — Arma: d'oro, con tre bande 
di rosso, col capo del primo carica- 
to da un uccello passante di verde 
sostenuto da una riga di rosso. — Ta- 
VOLA XXXIV. 2. (Villabianca). 



Elei — Arma: d'oro, con un'aquila bicipite 
coronata di nero. — Tav. XXXIV. 3. 
(Villabianca^. 

ElcfaDlillO — Arma: d'azzurro, con un'ele- 
fante d'oro dentato dello stesso, cinghia- 
to e gualdrappato di nero, caricato di 
una torre d' oro, aperta e finestrata di 
nero. — Tav. XXXIV. 4. (Villabianca). 

Eniraauucle Manuel — Dice Inveges appog- 
giato al Mugnos che la nobile e di- 
stintissima famiglia Emmanuele pro- 
venne da Castiglia in Sicilia, portata 
con re Pietro I d'Aragona dal milite 
Coraldo Rodolfo Emmanuele abilissi- 



mo cavaliere nel famoso coml)attimen- 
to di Bordeaux, e nipote dell'infante 
D. Manuel settimogenito del re Don 
Ferdinando il santo di Castiglia, di 
cui Sanchez; e quinci diffusa in Trapani, 
Palermo, Salemi, Marsala e Naro pro- 
ducendo non pochi chiari e valorosi 
gentiluomini. Intanto si sa che il detto 
Coraldo da re Pietro I onorato di mol- 
ti importanti carichi ottenne in feudo 
il casale del Burgio Burgetto 1285; 
i di cui figli parecchi altri feudi pei 
loro meriti acquistarono. Epperò uno 
di essi appellato Giovanni venne a sta- 



bilirsi in Palermo , e fu ceppo della 
famiglia Emmanuele di Villabianca. 
Un Coraldo secondogenito di Coral- 
do I die origine al nobile casato di 
Trapani, il quale da re Giacomo eb- 
besi la baronia del feudo di Culcasi 
e Mangiadaini in territorio di Salemi 
ove la famiglia poi si stabilì ; la quale 
oggi trovasi rappresentata da' mar- 
chesi di Torretta , baroni di s. Giu- 
seppe di s. Leonardo e Canalotto : di 
là diramossi in Marsala. Vanta molti 
illustri personaggi, tra' quali un Luigi 
Emmanuele signore della Merca ba- 
rone di Menfici e pretore di Palermo; 
un Francesco straticoto di Messina 
1361 ; un Benedetto signore del ca- 
stello di Mazzara e della baronia della 
Merca 1638, giudice perpetuo dell'In- 
quisizione 1638, pili volte capitan d'ar- 
me nel vai di Noto; eletto marchese 
di Villabianca per privilegio di re Fi- 
lippo IV 1655 e governatore del mon- 
te di Pietà 1657. Fu lui che ne' tu- 
multi di Palermo del 1647 uccise di 
propria mano il capo ribelle Mariano 
Rubiani, la di cui testa rimase appesa 
per un giorno intero in un angolo del 
palazzo Emmanuele in via Piedigrot- 

1.) Opuscoli volumi 48: 

Continuazione della Sicilia Nobile voi. 6. 

Diari voi. 24. 

Memorie di famiglie illustri siciliane voi 3. 

Iscrizioni lapidarie voi. 3. 

Donazione del marchese Villabianca e suo catalogo delle 

opere edite ed inedite voi. 1. 
Ricerche e notizie di Patria Storia tratte da varii autori 

voi. 4. 
Fabbriche ed edifizj pubblici, baluardi, fortezze e porti 

voi. 1. 
Chiese e monumenti sacri voi. 1. 



171 

ta. Commendansi in oltre : un Fran- 
cesco investito del succennato titolo 
1672, ministro superiore della nobile 
compagnia della Carità 1701; un Be- 
nedetto investito 1716 capitano giu- 
stiziere della città di Palermo 1718, 
e governatore come sopra 1721; al- 
tro Francesco Maria investito 1740 
del titolo di marchese di Villabianca 
e dell'altro di conte di Belforte con- 
cessogli da re Ferdinando III 1779 , 
chiamandolo nel privilegio col titolo 
di graziosissiììio di uomo assaissimo 
benemerito della sua j^at^ia Palermo 
e di tutta la Sicilia, il quale tenne l'uf- 
ficio di ministro superiore della Ca- 
rità 1750. Fu un valente letterato ed 
autore della rinomata opera La Sici- 
lia Nobile, in 5 volumi compresa Vajo- 
pendice; in fine lasciò non pochi im- 
portantissimi manoscritti i, che si con- 
servano nella Bibblioteca Comunale di 
Palermo, pieni di una non comune e- 
rudizione su tutte le cose patrie : mo- 
rì il 1802 essendogli stato in s. Do- 
menico dalla famiglia eretto un son- 
tuoso monumento. Da lui un Bene- 
detto ministi'o superiore della com- 
pagnia della Carità, al quale successe 

Criterio sull'origine e discendenza delle famiglie voi. 1. 

Memorie storiche e genealogiche dei sovrani del mondo v.l. 

Storia de' nostri tempi dal 1701, al 1799 voi.' 1. 

Compendio di Storia Sacra voi. 2. 

Vite dei Santi voi. 2. 

Raccolta di poesie voi. 1. 

Astronomia, Storia, Geografia, Filosofia, Matematica e 

legge voi. 1. 
Lettere critiche e satire voi. 1. 
Miscellanee Siciliane voi. 1. 
Spoglio della Corte Pretoriana voi. 1. 
Stemmi delle famiglie siciliane voi. 1. 



172 

un Francesco , indi un Santo , ed a 
quest' ultimo il vivente marchese di 
Villabianca Giuseppe Emmanuele e 
Salvo. 

Arma concordemente agli autori : di 
rosso, con un leone d'oro tenente col- 
le zampe anteriori una bandiera d'ar- 
gento caricata da una croce di rosso 
svolazzante a sinistra, accompagnata 
dal motto signifer vis et clementia, po- 
sto in orlo; e la bordura composta di 
argento e di rosso di 12 pezzi, ca- 
ricato ciascun pezzo d'argento da un 
leone di rosso, e ciascun pezzo di rosso 
da una branca alata d'oro armata di 
spada d'argento alta in palo. Corona 
di marcbese ed elmo posto di fronte 
con lambrequini volanti di rosso d'ar- 
gento e d'oro. Lo scudo accollato da 
8 bandiere di alleanza: la prima a de- 
stra inquartata; nel 1° e 4° d'oro con 
due bande ondate d'azzurro; nel 2° e 
3° d'azzurro, con im' aquila spiegata 
e coronata d'argento (che è Gaetani): 
la 2^ d'oro con tre pali di nero (che 
è Alliata): la S'^ d'oro a cinque foglie 
di fico di verde fibrate d'oro poste in 
croce di s. Andrea (che è Suarez de 
Figiceroa) : la 4^ scaccheggiata d' ar- 
gento e di nero, di sei file (che è Se- 
ripepoli): la 5^ a sinistra d' oro, con 
tre bande d' azzurro abbassate sotto 
d'una riga dello stesso, sormontata da 
un grifo di nero passante con la bran- 
ca destra erta combattente (che è Gri- 
feo): la 6* d' azzurro, con tre zampe 
alate di mezzo volo d'oro ordinate 2 
e 1 , (che è Beccadelli): la 7^ d' az- 



zurro, con una fascia d'oro accompa- 
gnata da tre stelle dello stesso po- 
ste 2 al capo ed 1 in punta, (che è 
Diana) : la 8* di rosso, con un cane 
levriere rampante d' argento colla- 
rinato d'oro (che è Vanni). — Tavo- 
la XXXIV. 6. 

Escliero — Dal Villabianca Opuscoli appren- 
diamo esser questa una nobile i-àwì- 
^\n. palermitana, ^oìc^è un Bartolom- 
meo Eschero Ijarone di Sammacca ac- 
quistò l'ufficio di deputato di Piazza 
in Palermo 1G46; un Vincenzo inve- 
stito di detto titolo di barone 1673; 
un Giuseppe investito 1707, altro Vin- 
cenzo 1754 giudice pretoriano. 

Arma : d' azzurro, con pianta d'oro 
fiorata di rosso. Corona di barone. — 
Tav. XXXIV. 5. 

Espiuosa — Famiglia spagnuola al dir del 
Villabianca. 

Arma : d'azzurro, con un leone d'oro 
rampante contra un ramo di spine al 
naturale. — Tav. XXXIV. 7. 

Esterasi — Arma inquartato : nel 1° d'az- 
zurro, con un leone d' oro coronato; 
nel 2° d' azzurro, un' aquila spiegata 
d'oro accompagnata da tre gigli d'ar- 
gento ordinati uno in capo e due in 
punta; nel 3" d'azzurro, con due sbar- 
re d'oro accompagnate da due stelle 
dello stesso; nel 4° d'azzurro, con al- 
bero al naturale. — Tav. XXXIV. s. 
(Villabianca). 

Estremala — La nobile ed antica famiglia 
Tremola, Estremol ed Estremola se- 
condochè Mugnos ed il Villabianca ci 
attestano è originai^ia della Spagna , 



venuta in Sicilia con re Pietro d'A- 
ragona per un Filippo Estremola 1480. 
Le lettere reali datate da Madrid il 
1G78, e l'attestato di nol)iltà rilasciato 
dal senato di Palermo 1703 in favore 
della famiglia Estremola dimostrano 
abbastanza esser ella stata chiara ed 
illustre. Un Filippo Estremola fu in- 
viato straordinario del senato di Pa- 
lermo al serenissimo D. Giovanni di 
Austria; un Giuseppe fu custode del 
supremo magistrato di salute Pubbli- 
ca, carica nobile sostenuta in seguito 
dalla famiglia Estremola; finalmente è 
demo di menzione un Federico ba- 
rone di s. Sebastiano, governatore del 
Monte di Pietà 1767 , della Tavola 
1793, e cavaliere di giustizia dell'Or- 
dine Costantiniano 1799. 

Arma giusta il Villabianca : d' az- 
zurro, con un'aquila d'argento nascente 
da un mare dello stesso. Corona di 
barone. — Tav. XXXIV. 9. 
jì Faija — Il Mugnos la dichiara fa- 
miglia francese, portata in Sicilia da 
un Filippo Faji, gentiluomo della re- 
gina moglie del re Federico II, stan- 
ziando in Messina ove tenne l'ufficio 
di maestro segreto e percettore del 
regno. Un Tommaso fu governatore 
di Lentini. Indi videsi in Palermo un 
Giorgio Faija discendente da un Fa- 
ramondo ramo francese perseguitato 
dagli Ugonotti nel 1560 , quale giu- 
dice della Corte Pretoriana , giudice 
straticotiale di Messina 1592 , ed in 
fine del Concistoro, essendo stato uno 
de' più bravi giureconsulti del tempo. 



173 
Ricordasi altresì con onore un Fran- 
cesco più volte giudice di Messina. 

Arma: d' azzurro, con un leone di 
argento, tenente colla zampa destra un 
giglio dello stesso. — Tav. XXXIV. io. 

Falaiip — Famiglia nobile di Castrogio- 
vanni; ed il Minutoli le dà per ceppo 
un Melchiorre Falanga. Commendansi 
Bartolomeo castellano di Castrogio- 
vanni e Noto 1454; altro Melchiorre 
castellano, segreto e capitano di Ca- 
strogio vanni 1552 ; ed un Giantom- 
maso, barone di Pullicarini. 

Arma : d' azzurro, 'con un castello 
merlato d'oro, aperto e fincstrato del 
campo; sinistrato da un leone d'oro. 
Corona di barone. — Tav. XXXIV. ii. 

Falcone — Antica e nobile famiglia lombar- 
da originaria de' re longombardi, tra- 
piantata in Sicilia al dir di JNIugnos 
per un Ettore Falcone a' servigi del- 
l'esarca Giorgio Maniaco verso il mille; 
un Tommaso fu propriamente colui 
che la diffuse nell'isola, animata sem- 
pre da forti spiriti marziali il cui grido 
ebbe eco ancora in Italia. Ed in vero 
un Federico Falcone sotto re Pietro I 
fece prodigi di valore; un Pandolfo fu 
bravo cavaliere e rinomatissimo ora- 
tore, un Falcone di Falcone giustiziere 
del valle di Castrogiovanni; un Mel- 
chiorre senatore di Messina 1322; un 
Gerardo signore d'Asaro; un Pietro ba- 
rone Protonotaro in Castro; una Gio- 
vanna ebbe il feudo di Succolino 1495; 
infine un Andrea fu vescovo di Modena 
e martire 1500; un Nicolò poi barone 
del Bosco e della Carrubba fu pro- 

22 



174 

genitore d' altro ramo di famiglia in 
Lentini. Ritornando a' Falconi di Mes- 
sina troviamo che possedettero le terre 
di Cerami , Comiso , Asaro, Lamotta 
di Camastra, Bosco, la baronia di Sam- 
peri, Domicella ed altri feudi. Vanta 
altresì non pochi cavalieri gerosolimi- 
tani, tra cui un fra Alaimo gran priore 
di Messina 1276. 

Arma giusta Minutoli: d' azzurro, 
con una banda d' oro sormontata da 
un falcone dello stesso. Corona di ba- 
rone.— Tav. XXXIV. 12. 

Faracc — Famiglia antica e nobile di Mes- 
sina cui Mugnos dà qual progenitore 
un Nicolò Farace, che per ragion di dote 
acquistò il feudo di Sicaminò. Un Rug- 
giero di lui figlio fa senatore nobile 
1459. Il Buonfiglio la vuole estinta 
per Messina , non così per Palermo, 
ove visse un Girolamo Farace ed un 
Giuseppe di lui figlio maestro razio- 
nale del trib anale del Patrimonio. Nul- 
la del resto. 

Arma : diviso, nel 1° d'azzurro, con 
una colomba d' argento , mirante un 
sole orizzontale a destra; nel 2° d'oro 
con tre alberi di pino al naturale. — 
Tav. XXXIV. 13. 

Faraone — Pùcorda il Mugnos, appoggiato 
anche dal Minatoli esser questa una 
delle nobili ed antiche famiglie di 
Messina, nella quale si distinsero; un 
Giovannantonio maestro razionale del- 
la camera reginale delle regine Ma- 
ria ed Eleonora; un Pierbenedetto di 
lui figlio maestro segreto della stessa 
reginal camera; un Bernardo senatore 



1547; un Antonio cappellano dell'im- 
peratore Carlo V dal quale fa eletto 
abate di s. Maria di Bordonaro . ed 
indi vescovo di Cefalìi 1562, non che 
di Catania 1569; un fra Giuseppe ca- 
valiere gerosolimitano 1593; un Paolo 
abate dell'Itala 1595, e da re Filip- 
po III fatto vescovo di Siracusa 1619. 
Arma: d'azzurro, con un drago di 
oro passante. — Tav. XXXIV. u. 
Fardella — Nobilissima famiglia tmjmnese, 
• originaria d'Alemagna al dir di Mu- 
gnos e d'Inveges, che danno per ceppo 
in Sicilia un Corrado Fardella came- 
riere di re Manfredi, discendente da 
Ermanno signore di Mindro in Ale- 
magna, il quale combattendo in Sviz- 
zera 1045 perde la bandiera. Fu al- 
lora che scioltasi la sciarpa di tela di 
argento ne fé tre fasce , e spiegata 
per insegna con essa ottenne vittoria 
detta delle tre fardello (Quemfort), e 
COSI die origine al cognome ed alle 
armi. Da lui un Umfrido Quemfort 
de Fardella , che unitamente al fra- 
tello Gandechino passò in Candia, ove 
quest'ultimo continuò la sua linea, es- 
sendo stato il detto Umfrido dall' im- 
peratore Federico II inviato in Sici- 
lia per sopraintendere alla ristaura- 
zione della città di Augusta, come da 
una lettera di re Manfredi a lui di- 
retta 1232. Fu poscia- giustiziere del 
Val di Noto 1263. Ne vennero Lan- 
cellotto ed Alberto; il primo cameriere 
d'Enrico I, e castellano del Monte s. 
Giuliano, l'altro governatore di Sira- 
cusa. Da Lancellotto ne venne un Fé- 



175 



derico capitan di Galera morto com- 
battendo contro i Francesi, e fu pro- 
genitore in Trapani di Giacomo Far- 
della olle servì re Martino nell'espu- 
gnazione di Messina ottenuto avendo 
de' compensi. Un Antonio di lui fi- 
glio vice-almirante e regio giustiziere, 
fu armato reoio cavaliere da re Mar- 
tino . che inoltre lo fregiò della sua 
stessa collana stante essere stato da 
lui salvato in una tempesta nel golfo 
di Sarde^-na. Da costui un Lanzone 
eletto regio milite , capitano e regio 
credenziere della città di Trapani, non 
che vice-almirante 1430; come rile- 
viamo dal Minutoli. Un altro Antonio 
barone di Arcodaci, fu capitano giu- 
stiziere di detta città 1453; un Gio- 
vanni ambasciatore al parlamento del 
regno 1463 ; un Antonio senatore e 
regio giustiziere 1490 ; vm Giacomo 
senatore e capitano 1516; un Michele 
regio giustiziere e capitano di Trapa- 
ni 1561; un Vito barone della Moarta 
regio giustiziere 1570: un Michele Ma- 
nico barone, senatore e capitano 1585; 
la di cui linea prosegui sino al viven- 
te barone della Moarta Michele Far- 
della padre del barone Stefano. Altri 
rami di questa famiglia rileviamo dal 
Villabianca, ne' principi di Paceco e 
marchesi di s. Lorenzo, di (puxli titoli 
s' investì un Placido Fardella 1609 , 
essendo stato capitan di cavalleggieri 
di Sicilia e di fanteria spagnuola de 
Picas, deputato del regno, due volte 
vicario generale e fondatore della ter- 
ra di Paceco 1607 dal nome della mo- 



glie M. Teresa de Pacheco de' mar- 
chesi di Villena; linea estinta con Ma- 
ria Fardella fidia di Gianfrancesco 
principe di Paceco, maritata a Luigi 
Sanseverino principe di Bisignano di 
Napoli, continuando la linea collate- 
rale oggi rappresentata dal marchese 
Giovanni Fardella e de Ponte. Altro 
ramo formò i marchesi di Torrearsa, 
in cui notiamo un Giuseppe Fardella 
primo marchese di detto titolo per 
privilegio di re Carlo III 1749 , re- 
gio secreto di Trapani, e gentiluomo 
di camera di detto sovrano. Estinta 
la linea primogenita di questo ramo, 
per testamento venne a succedere Vin- 
cenzo Fardella e Blavier, figlio di An- 
tonino David Fardella, che dall' im- 
p eratore Carlo VI ottenne titolo di con- 
te per se e suoi avendo provato di- 
scendere dai principi Mansfeld, come 
per diploma del 2 giugno 1734. Il di 
lui figlio Antonino fu segreto di detta 
città di Trapani; un Giambattista te- 
nente generale, ministro di guerra, ca- 
valiere del s. Gennaro , commenda- 
tore del s. Ferdinando e del s. Gior- 
gio della Riunione; un Marcello duca di 
Cumia per la moglie Marina di Napoli, 
maggiordomo di settimana, procuratore 
generale della G. C. dei Conti, e diret- 
tore Generale di Polizia in Sicilia, ca- 
valiere gran croce dell' ordine Costan- 
tiniano, commendatore del Francesco I 
di Napoli, non che cavaliere gerosoli- 
mitano; un Michele vice-presidente del- 
la G. Corte criminale di Palermo; un 
Gaspare capitan di fregata, comandau- 



176 
te il porto di Trapani; ed infine il vi- \ 
vente Vincenzo Fardella ed Omodei, ' 
marchese di Torrearsa, figlio del sue- 1 
cennato Antonino , presidente del se- 
nato del Regno insignito del collare 
dell'ordine della ss. Annunziata, e gran 
croce deoli ordini dei ss. Maurizio e 

o 

Lazzaro, della stella Polare di Sve- 
zia, del Danebrog di Danimarca, e di 
quello di Carlo III di Spagna. Altro 
ramo formò i baroni della Ripa di ma- 
re, di cui fu capo Giovanni Fardella 
investito 1630; rappresentato oggi dal 
barone della Ripa Giovanni Fardella 
e Riccio. Vanta questa famiglia molti 
cavalieri gerosolimitani, come un fra 
Giacomo 1504, fra Vincenzo 1580, 
fra Giovanni Andrea 1586, fra Mo- 
desto 1612, fra Filippo 1626, fra Mar- 
tino 1629, fra Scipione 1642, fra Ro- 
meo 1650, fra Giuseppe 1651, fra Al- 
berto 1672, e fra Marcello 1675. 

Arma concordemente a^li autori : 
campo di rosso, con tre fasce d' ar- 
gento. Corona di marcliese. Però il 
ramo dei marchesi di Torrearsa alza 
per cimiero, una torre fiammeggiante 
al naturale, ed il motto donec in cine- 
res.—TAY. XXXV. 6. 

Falla — D'azzurro, con l'aquila d'argento, 
sormontata da tre stelle dello stesso. — 
Tav. XXXV. 12. 

Federico — Il Mugnos la vuole longobarda, 
originata da un Leone Titignano gen- 
tiluomo cameriere e segretario di Fe- 
derico d'Antiochia, figlio naturale del- 
l' imperatore Federico II , da cui la 
terra di Capizzi e suoi casali si ebbe. 



Il di lui figlio fu nominato Federico 
dal suo protettore, che lo tenne al sa- 
cro- fonte, e poi lasciando il proprio 
cognome assunse quello di Federico 
in onore del padrino. Passò in Catania 
ed ebbe due figli Manfredo e Pietro; 
il primo dei quali fu barone eletto da 
re Pietro I. Un altro Federico acqui- 
stò la baronia di Cefalù. Rileviamo 
intanto dal Villabianca che un Ga- 
spare Federico e Balsamo, figlio di 
Paolo Federico di Catania, fu il pri- 
mo conte di s. Giorgio per conces- 
sione di re Filippo IV 1643 , ed in 
considerazione di sua nobiltà e ser- 
vigi. Fu egli maestro razionale e pro- 
genitore della nobile famiglia Fede- 
rico di Palermo, la quale ha eserci- 
tate le cariche di deputato del regno, 
regio segreto della città di Palermo, 
governatore della Pace, e del Monte, 
ed adorna dell' eccelso abito geroso- 
limitano. È oggi questa famiglia rap- 
presentata da Antonino Federico Bo- 
nanno conte di s. Giorgio. 

Ai^ma giusta Mugnos : d' oro, con 
quattro bande d' azzurro. Corona eh 
conte. — V. Tav. appendice. 

Ferraloro — Dagli Opuscoli del Villabianca 
voi. XVII, rileviamo un Felice Fer- 
raloro giudice della G. Corte Crimi- 
nale 1788. 

Arma : di rosso, con croce d'oro ac- 
cantonata nel primo cantone da un ferro 
di cavallo dello stesso. Tav. XXXIV. is. 

Ferrari Ferraro — Vuole il Mugnos e con- 
lui Savasta sia questa una famiglia lom- 
barda, in Sicilia venuta sotto Pietro T 



d' Aragona . poi" un Luigi o Pierlui- 
gi Ferrari colonnello di 'Ila guardia 
reale 1282 , e castellano della città 
di Sciacca. Altro Pierluigi fu genti- 
luomo di Pietro II; un Filippo acqui- 
stò per ragion di dote la baronia di 
Lazzarino, ed il territorio di INIisilabe- 
si; così un Martino acquistò pure la 
baronia del Cillaro e Mazzacalaro con 
altri territorio A dir lìreve ebbe la 
famiglia in Sciacca una residenza di 
circa 200 anni, tenuta essendosi dalla 
parte de' Perollo, ed occupato aven- 
do le più distinte cariche della città. 
Arma giusta il citato Savasta : di 
azzurro , con un ponte di tre archi 
d'oro sormontato da tre torri merlate 
dello stesso, con la riviera fluttuosa 
d' argento. Corona di barone. — Ta- 
vola XXXV. 16. 
Ferrcri — A quanto pare dal Mugnos e dal 
Savasta noi troviamo quest' antica e 
nobilissima famiglia originaria di Va- 
lenza. Il primo a portarla in Sciacca 
fu un Ferrerie Ferreri cavaliere e ba- 
rone di molto pregio, il quale possedè 
nel 1399 i feudi di Gallesi e Bellici 
con la foresta di Belriposo , lascian- 
doli in testamento al nipote Mariano 
Plaja pisano, che mutò il suo cogno- 
me in quello di Ferreri. Il detto Fer- 
rerie acquistò altresì la baronia di Pet- 
tineo , Birribaida e Catuso, non che 
la signoria di Calamonaci e Favara 
succeduto essendogli sua figlia Serena, 
che si caso con ÌNIatteo Perollo; per 
la qual cosa dalla costui parte fu gio- 



177 

coforza la, famiiilia Ferreri divenisse. 
La detta Serena, intanto volle render- 
si celebre col fondare fuori le mura 
della città un ospedale per gì' Incu- 
rabili, chiamato di s. Maria della Mi- 
sericordia; un Antonio Ferreri, fra- 
tello del cennato Ferrerio nel 1404 
per servigi a re Martino acquistò il 
feudo di Ristrella, e fu ceppo di non 
pochi cavalieri e gentiluomini, da' quali 
è fonia derivasse s. Vincenzo Ferreri 
Valenziano insigne predicatore dell'or- 
dine Domenicano morto 1419. 

Leva per arme giusta il Sevasta: 
campo d'azzurro, con tre bande d'oro, 
ed il capo d'azzurro caricato da tre stelle 
d'oro, sostenuto da una riga dello stes- 
so. Coronadi barone- — Tav. XXXIV. n. 
Ferreri d' Italia — Altra nobilissima ed illu- 
stre famiglia separata dalla precedente 
ed originaria di Biella in Piemonte si 
è la presente, di cui parla il Sanso- 
vine , e l'iporta il Mugnos. È dessa 
poi un ramo della famiglia Acciajoli 
di Firenze, la quale mutò il cognome 
in Ferreri , quasi dir volesse Foreri 
Forestieri. Vanta non pochi uomini 
illustri nelle lettere e nelle armi ve- 
scovi e cardinali. Da essa deriva la 
famiglia Ferreri di Savona, che nel 
1540 passò in Siciha condottavi dai 
tre fratelli Nicolò, Paolo e Giamber- 
nardo Ferreri per disgusti con la si- 
gnoria di Genova, fermata essendosi 
in Palermo con grosse facoltà. Un 
Paolo comprò le baronie di Pettineo, 
Pollina e s. ]Marco. Nulla del resto. 



178 

Arma giusta il Mugnos: d'oro, con 
ire bande d' azzurro. Corona di ba- 
rone.— Tav. XXXV. 1. 
Ferrn — Cotesta famiglia, dice Mugnos ap- 
poggiandosi a varii scrittori oltramon- 
tani . eìibe origine da Fiandra, di là 
in varie parti d'Europa si diffuse. Ri- 
conosce intanto qual primo ceppo un 
Baldovino Ferro, così cognominato pel 
suo ferreo valore. Egli ebbe nume- 
rosa prole, due figli però Ruggiero e 
Carlo passarono in Normandia, ove 
sposarono due sorelle figlie del duca 
Roberto. Da loro molti eccellenti ca- 
valieri, distinti essendosi tra essi un 
Bermundo padre di Stefano e d' un 
Giovanni, quali vennero in Sicilia col 
conte Ruggiero nel 1060. abitando in 

OC 

Mazzara. Il primo fu vescovo di quella 
città, ed il Giovanni straticoto di Mes- 
sina nel 1081, rendendosi progenito- 
re della famiglia Ferro in Sicilia. Sono 
poi commendevoli : un Silurnio che 
ottenne da re Guglielmo il buono, il 
castello e terra di Caltanissetta, du- 
rante sua vita; un Giovanni signore 
di Castellamare del Golfo > padre di 
Berardo Ferro, uno de' piti valorosi 
cavalieri contro i Francesi nel Ve- 
spro, indi governatore di Marsala, mag- 
giordomo della regina Costanza, mae- 
stro ragionale e vicario generale del 
vai di Girgenti 1293: da lui in Tra- 
pani un Giovannuzzo detto Berardo, 
che per testamento del 1347 al dir 
di Minutoli dispose i suoi discendenti 
primogeniti chiamar si dovessero Be- 
rardi, in ordine progressivo, col ti- 



tolo di regi cavalieri; dippiìi un fra 
Scipione cavaliere gerosolimitano, am- 
miraglio della sua religione ,. priore 
titolare di Capua; un Berardo XVII 
barone di Fiumegrande. e tanti altri 
che furono capitani, giurati, cavalieri 
gerosolimitani e letterati . tra' quali 
non ultimo il cav. Giuseppe di Ferro 
e Ferro autore della Biografia degli 
Illustri Trapanesi, 1820 v. 3; delle 
Dissertac:ioni sidle Belle Arti in Si- 
. cilia 1807 V. 2 e della Guida di Tra- 
pani 1825 V. 1.° Questa famiglia con- 
tinua tuttavia a ri splendere nella città 
di Trapani. 

Arma concordemente agli autori : 
di rosso, con fascia d'oro. Corona di 
barone. — Tav. XXXV. 2. 

Fcrrug'g'ia — Altre notizie non ci appresta 
di questa famiglia il A^illabianca Si- 
cilia nob. V. 1. ohe di un Pietro Fer- 
ruggia giudice della Corte Pretoriana 
nel 1761 e poscia della G. Corte Ci- 
vile 1772. 

Arma: d'azzurro, con un leone di 
oro rampante contro un aliterò al na-- 
turale, soi'montato da un sole d' oro 
orizzontale a destra, e da una stella 
d'oro a sei raggi posta nel cantone si- 
nistro dello scudo. — Tav. XXXV. 3. 

Fici — Famiglia nobile di Marsala al dir 
del Minutoli che le dà per ceppo An- 
tonio Fici giurato, e sindaco nel 1495. 
Da documenti di famiglia intanto ri- 
leviamo derivare dalla nobiHssimai^«V- 
scJii di Genova corrottamente detta 
Fici. Il Mugnos la vuole passata in 
Sicilia per un Luigi Foschi Fiesco 



nobile genovese a' servigi militari di 
re Federico li d' Araiiona. Checché 
ne sia di tutto ciò ella appare tra le 
piìi antiche della città di Marsala, ove 
à sempre occupato le più riguarde- 
voli cariche. Fiorirono : un Antonino 
primo duca di Amafi per concessione 
di re Filippo V 1710 ; un INIario di 
lui fioiio investito 1744; un France- 
SCO Antonio investito 1760, lo stes- 
so anno governatore del Monte di Pietà 
di Palermo, molto encomiato dal Di- 
Blasi; altro Mario governatore di Mo- 
dena 1790; ed un Giovanni padre del 
vivente duca di Amati Luigi Fici e 
Sarzana. Vanta in oltre i cavalieri ge- 
rosolimitani fra Giuseppe 1719 , fra 
Salvatore 1773, fra Raffaele 1777, e 
finalmente un Vincenzo Fici cavalie- 
re di giustizia dell' ordine di s. Ste- 
fano di Toscana e ciambellano del gran 
duca 1856. 

Arma giusta il Villabianca : d' ar- 
gento, con tre sbarre d'azzurro. Co- 
rona di duca. — Tav. XXXV. 4. 

Filesio — Nobile famiglia di Girgenti, van- 
tando per primo ceppo giusta Mugnos 
un Vitale Filesio notare e gentiluo- 
mo della regina Maria , dalla quale 
ottenne il feudo di Palumbino. 

Arma: di rosso, con una fascia scor- 
ciata d'oro, sormontata da tre stelle 
dello stesso. — Tav. XXXV. 5. 

Filangcri Filin»'ieri — Nobilissima ed an- 
tichissima famiglia oriunda normanna 
che il Villabianca , e non à guari il 
Ricca, dicono essere stata portata in 
Napoli da un Angerio normanno va- 



179 
loroso guerriero , seguito avendo le 
bandiere del duca Roberto Guiscardo 
verso il 1015, quindi per le sue glo- 
riose gesta denominato coll'epiteto di 
strenuissimi viri ed ottenne da Rug- 
eiero duca di Puglia il Castello di s. 
Adjutore fra la città di Salerno e di 
Nocera. 1 di lui figli Roberto , Gu- 
glielmo , Ruggiero , e Tancredi , vo- 
lendo eternare le glorie del padre loro 
si dissero da quel momento filii An- 
gerii, d' onde Filingieri Filangieri. 
Questa famiglia si distese in Napoli 
secondo il Campanile e l' Ammirato : 
ne' conti di jNIarsico e di Satriano, 
Conti d'Avellino, signori di Vetri di 
Lapizio ed altri. Sarebbe lungo qui ri- 
cordare per filo e per segno i tanti 
illustri personaggi che in varii tempi 
distinti si sono ne' diversi rami di 
questa famiglia in Napoli locchè non 
comporterebbe il breve spazio che pre- 
fissi ci siamo di occupare in queste 
carte, opperò basta per tutti citare un 
Gaetano Filangieri gloria e decoro de- 
gli scienziati legislatori napolitani au- 
tore dell'immortale opera della scienza 
di legislazione; ed un Carlo di lui figlio 
principe di Satriano valoroso ed erudito 
generale, insignito di quasi tutti i pri- 
marii ordini del mondo quale ramo 
viene oggi rappresentato dall' illustre 
principe D. Gaetano Filangieri e Mon- 
cada. Fu portata in Sicilia al dir del- 
l' Inveges, del Pirri, e di altri insigni 
scrittori da Riccardo Filangieri conte 
di Marsico e signore di s. Marco da 
lui ottenuta in dote da Ricca Rosso 



180 
sua consorte, figlia di Ruggiero signore 
di detta terra, e delle baronie di Mirto 
di Mazzacalar ovvero Cabuca, e Cil- 
laro assistè detto Riccardo alla inco- 
ronazione degli Svevi Corrado e Man- 
fredi. Sebbene il Pirri Chron. ^e^'. tra' 
cavalieri che assisterono alla corona- 
zione del re Ruggiero fatta in Palermo 
nel 1129 annovera un Tancredi" Fi- 
lingieri. Fiorirono : un Giordano Fi- 
lingieri viceré e capitan generale 1239, 
il di cui figlio Ab1)o fu bajolo di Pa- 
lermo nel 1302; un Guido bajolo 1306; 
vm 2° Riccardo straticoto di Messina 
1415 ; un Francesco investito della 
terra di s. INIarco con privilegio del 
26 novembre 1432 ; un 3° Riccardo 
primo conte di s. Marco per diploma 
del 31 luglio 1453 investito del ca- 
stello di Pietra di Roma, del Casale 
di Mirto, di Capri e Frazzano; sotto 
la tutela dello zio Giovanni Filingieri 
uno de' più rinomati capitani del suo 
tempo, essendosi segnalato in guerra 
specialmente contro i Turchi nell'Ar- 
menia, e neir Isola di Cipro , che fu 
da lui tenuta col posto di governa- 
tore, ed indi adorno della onorificenza 
di senatore Romano sotto i Pontefici 
Eugenio IV e Nicolò V; un 2° Fran- 
cesco investito di tutti i titoli di sua 
famiglia il 4 ottobre 1488; un Giro- 
lamo investito il 1497, inimicissimo del 
viceré Moncada che fece allontanare 
dalla Sicilia nel 1516; un 3" France- 
sco investito 1542; un Pietro gover- 
natore della nobile compagnia de' Bian- 
chi di Palermo 1614; signore e ba- 



rone di Molinazzo, Chiarastella, Amen- 
doli. Amorosi, e Villafrati, per ragion 
di dote; un Vincenzo investito de' pa- 
terni e materni vassallaggi nel 1619, 
governatore della compagnia della Pa- 
ce in detto anno; un 2° Vincenzo primo 
principe di Mirto per privilegio del 10 
aprile 1643, bramoso di glorie mili- 
tari, gran politico, governatore di Si- 
racusa, scelto vicario generale nella 
guerra di INIessina. e sergente gene- 
rale di battaglia; più volte deputato 
del regno , essendo stato altresì tre 
volte pretore di Palermo 1663-76-85, 
fu grande di spagna ereditario di prima 
classe; un Antonio capitano giustiziere 
1686, e pretore di Palermo 1688; un 
Giuseppe investito il 30 ottobre 1699, 
più volte deputato del regno, genti- 
luomo di camera di re Vittorio Ame- 
deo, e due volte pretore di Palermo 
1719-20; un 3° Vincenzo conte di s. 
Marco investito il 6 aprile 1725, tre 
volte deputato del regno 1750-66-70 
gentiluomo di camera, insignito del s. 
Gennaro; avendo avuto l'onore di as- 
sistere all'incoronazione di re Carlo 
111 portando in un bacile di argento 
la spada tempestata di gemme come 
riferisce La Placa; un Bernardo gen- 
tiluomo di camera, e cavaliere geroso- 
limitano; un Giuseppe Antonio inve- 
stito di tutti i titoli di sua famiglia 
9 maggio 1804, gentiluomo di camera, 
capitano giustiziere, pretore di Pa- 
lermo , consigliere di Stato e Diret- 
tore Generale di Ponte e Strade. Ed in 
fine una Vittoria Filangieri e Pigna- 



telli unica figlia del precedente, che 
sposò Ignazio Lanza e Branciforte conte 
di Sommatino, cavaliere, gerosolimitano 
gentiluomo di camera, pretore di Pa- 
lermo sino al 1833, padre del vivente 
Giuseppe Lanza e Filingieri conte di 
S. Marco e principe di INIirto ec. e- 
rede e rappresentante la nobilissima 
casa Filingieri conte di S. Marco , 
dalla quale derivarono gi' illustri du- 
chi di Delpino residente in Messina; 
i principi di S. Flavia e conti di Sit- 
tafari, derivati da Giuseppe Filingieri 
barone di Sittafari figlio di Pietro conte 
di S. Marco, nella quale linea si di- 
stinsero un 2" Pietro conte di Sitta- 
fari capitano giustiziere di Palermo 
1676, primo principe di S. Flavia 1684; 
un Cristoforo deputato del regno e 
capitano giustiziere 1695, un 3° Pietro 
maestro razionale del r. Patrimonio, 
molto benemerito de' letterati e fon- 
datore dell' accademia del Buongusto: 
ramo oggi estinto col passaggio di 
tutti i titoli nella nobilissima casa Gra- 
vina principi di Rammacca. 

Ed infine i principi di Cutò e mar- 
chesi di Lucca derivati da Giuseppe 
Fihngieri barone di Miserendino figlio 
secondogenito di Girolamo, conte di 
s. Marco. Son poi commendevoli un A- 
lessandro principe di Cutò investito 
1721, capitano giustiziere di Palermo 
1726; un Girolamo capitano giusti- 
ziere 1743, gentiluomo di camera di 
re Carlo III, brigadiere ne' reali eser- 
citi, governatore della piazza di Tra- 
pani 1772 e cavaliere del S. Genna- 



181 

ro ; un 2° Alessandro capitan gene- 
rale e luogotenente generale del regno 
1806 , cavaliere gran croce di varii 
ordini; un Nicolò luogotenente gene- 
rale del regno 1816, cavaliere gran 
croce di varii ordini; ed un 3° Ales- 
sandro gentiluomo di camera di re 
Ferdinando II, capitano di cavalleria 
onorario, padre di Giovanna Filingieri 
e Clerici unica erede , congiunta in 
matrimonio al conte Lucio Tasca e 
Lanza d'Almerita. 

Arma concordemente agii autori: 
di rosso, con la croce d' argento ca- 
ricata da nove campane battagliate di 
nero ; supporto un' aquila bicipite di 
nero, armata e linguata di rosso, co- 
ronata all' imperiale. Corona di prin- 
cipe , e mantello di velluto scarlatto 
foderato d'ermellino. A differenza della 
Filangieri di Napoli che arma d'ar- 
gento con la croce d' azzurro. — Ta- 
vola XXXVI. 6. 
Finocchiaro — Nobile iamìgìì-à catanese, co- 
me riferiscono l'Ansalone ed il Vil- 
labianca. Commendansi : un Vincenzo 
Finocchiaro giudice della M. R. Curia 
e presidente del tribunale del Conci- 
storo , encomiato dal D' Amico nella 
Catania Illustrata, fu egli il primo 
duca di S. Gregorio 1688; un Vin- 
cenzo investito nel 1735, tenente co- 
lonnello a' servigi di re Filippo V; un 
Ottavio Narciso investito nel 1749, 
la di cui unica figlia Bernardina sposò 
Tommaso Oneto principe di s. Lo- 
renzo. 

Arma: d'azzurro, con nove stelle 

23 



182 
d' oro. ordinate 3, 3 e 3. Corona di 
duca — Tav. XXXV. 7. 
Firnialura o Firniatiiri — Si vuole dal Mugnos 
essere stata una nobile famiglia cata- 
lana illustrata dagli scritti del conte 
Manfredo de Fermaturis morto nel 
1337. Fu detta Firmatura per aver 
stabilito e fermatola religione cristiana 
nella Soria con la virtù delle armi e 
del suo zelo, impadronendosi del ca- 
stello di Damiata che chiuse con le 
chiavi, dando cosi occasione al nome 
ed all' arme. Intanto il Villabianca ri- \ 
porta r iscrizione d' una lapide sepol- 
crale esistente nella chiesa di s. Maria 
della Catena in Palermo, ove rilevasi 
essere tal famiglia originaria della ce- 
lelìre antica e potente famiglia Dou- 
glas in Scozia. Chechè ne sia, il primo 
a piantarla in Sicilia fu un Blasco fi- 
glio del conte Melcolmo; è questi fi- [ 
giio del conte Manfredo de Firmaturis 
che trovatosi a' servigi del re Mar- 
tino n' ebbe alcune rendite su' proventi 
della corte dell'università di Castro- 
novo, chiamandolo nostro diìecto fa- 
miliario; indi dalla regina Bianca ot- 
tenne il castello superiore della città 
di Corleone ove fondò la sua famiglia. 
Il di lui fratello Guglielmo erede della 
detta castellania venne addippiù chia- 
mato milite 1 e ciambellano. Ne venne 
una serie di gentiluomini tra' quali 
furono commendevoli un Bartolomeo 
capitano presso re Ferdinando il Cat- 
tolico in varie guerre; im Antonio ca- 
pitan d' arme straordinario per tutto 

1.) Titolo (iiiiles) che ilavasi a' primi nobili del regno. 



il regno; altro Antonio capitano giu- 
stiziere, giurato e giudice perpetuo 
delle segrezie; un Cosmo che sostenne 
varie cariche; un Vincenzo abate di 
Mandanici in Messina; altro Vincenzo 
Abate di s. Lucia; un Francesco ca- 
pitandarmé. Dal detto Villabianca ri- 
leviamo poi un 3° Vincenzo , che per 
ragion di matrimonio fu investito del 
titolo di marchese di Chiosi 1666; non 
avuta prole successe altro Cosmo Fir- 
maturi investito nel 1680, cui deluso 
di figli venne a succedergli il fratello 
Ferdinando, investito nel 1720. Fu egli 
un valente letterato , e lasciò molte 
importanti memorie; da lui ne venne 
altro Ferdinando investito nel 1755, 
letterato encomiato da Schiavo nella 
sua storia letteraria di Sicilia. Segue 
la linea sino al vivente marchese di 
Chiosi D. Giovanni Firmaturi padre 
del marchese D. Ferdinando. 

Arma giusta Mugnos : d' azzurro , 
con un leone coronato d' oro, tenente 
con le zampe una chiave dello stesso, 
r ingegno verso il fianco destro dello 
scudo , e la bordura cucita di rosso 
caricata da 4 castelli d' oro merlati di 
tre pezzi, aperti e fincstrati del campo, 
e da quattro catenacci di nero. Corona 
di marchese — Tav. XXXV. 8. 
Fisicaro — Famiglia giusta Mugnos origi- 
naria di Terni, portata in Sicilia da 
un Leonardo Fisicaro 1300, stanziando 
nella città di monte s. Giuliano (Eri- 
co), ove esercitò le prime cariche no- 
bili. Un ramo si fermò in Trapani ivi 
occupando ragguardevolissime cariche. 



Arma secondo il Villabianca: d'oro, 
seminato di foglie di fico verdi. — 
Tav. XXXV. 9. 

Fisichella — Arma: d'azzurro, con albero al 
naturale sormontato da una tortora 
appollata d' argento. — Tav. XXXV. ii. 
( Villabianca ). 

FlairODC — Arma: d'azzurro, con un monte 
d'oro sormontato da un uccello dello 
stesso. — Tav. VXXX. i3. (Villabianca). 

Flodiola — Nobile famiglia di Polizzi, ove 
secondo riferisce il Mugnos godè le 
prime cariche, ed un Giovan Silvestro 
Flodiola fu barone di Resuttana. 

Arma : d' azzurro, con un leone di 
oro, sormontato da due gigli dello stes- 
so. Corona di barone — Tav. XXXV. 14. 

Fontana — Famiglia oriunda lombarda, il 
di cui primo ceppo al dir di Mugnos 
sembra un Pietro Fontana gentiluomo 
a' servigi di re Federico IL Un Gio- 
vanni Fontana figlio del precedente fu 
barone di Sacculmino; di là una serie 
di baroni attaccati al servizio militare 
del re. 

Arma: d'azzurro, con una fontana 
d'argento, zampillante e scorrente con 
due zampilli dello stesso, sormontata 
da un' oca volante al naturale. Corona 
di barone — Tav. XXXV. 15. 

Fonie — Un Girolamo Fonte, per come il 
Mugnos accenna, fu il ceppo di que- 
sta nobile famiglia, posseditrice del 
castello di Mineo ove fiorì. Un An- 
tonio fu barone del feudo di Ragalgi- 
negi in Caltagirone, un Giovannicola 
gentiluomo casato in Lentini; un Luca 
barone del feudo di Cariato, cui suc- 



183 
cesse un Calcerano di lui figlio nel 
1486, ed altri. 

Arma: di verde, con un fonte d'oro, 
zampillante d'argento, circondato da 
cigni al naturale. Corona di barone. — 
Tav. XXXV. le. 

Foresta — Famiglia nobile messinese come 
riferisce il ]\Iinutoli. Fiorirono al dir 
del Villabianca : un Orazio Foresta , 
marchese della Scaletta investito nel 
1752; un Giuseppe giudice della R. 
G. C. Criminale del regnò ; e final- 
mente altro Orazio priore di s. Ni- 
colo Lalatina e s. Calogero della città 
di S ciacca. 

Arma giusta il Minutoli: campo di 
rosso con un giglio d' oro, col mare 
in punta fluttuoso d' argento. Corona 
di marchese — Tav. XXXVL 2. 

Formica — Antica famiglia messinese di cui 
fu ceppo al dir di Mugnos un Gualdo 
Formica, gentiluomo a' servigi di re 
Federico II, stabilendo sua dimora m 
Catania, ove procreò un Pietro an- 
noverato tra' baroni di quella città, 
a' servigi militari de' re Ludovico e 
Giacomo. Da lui un 2" Gualdo , che 
per aver seguito i rubelli ebbe da re 
Federico III confiscati tutti i suoi beni, 
indi riacquistati da Giovanni Formica 
1371. Il di lui figlio Bartolomeo con- 
seguì i feudi di Marineo, AUa, Pas- 
saneto e Belmonte. 

Arma: d'argento, seminato di formi- 
che di nero conducenti grani di frumen- 
to. Corona di barone — Tav. XXXV. n. 

Forni — Dagli annali del Muratori rilevasi 
essere stata questa una delle rinomate 



184 
famiglie italiane, estinta in Ludovico 
Forni vescovo di Reggio di Modena. 
Epperò quella di Sicilia vuoisi secondo 
Villabianca proveniente da un ramo 
di Francia, stante l' uguaglianza del- 
l' arme. Il Muratori inoltre ricorda un 
pontefice di tal famiglia, cioè Bene- 
detto XII, detto pria cardinal Giacomo 
Fournier o sia dal Forno, dianzi mo- 
naco cisterciense; uomo assai dotto e 
d' intemerati costumi, morto in odore 
di santità il 1332. Il 1° personaggio de' 
Forni di Sicilia appare un Pietro, ca- 
stellano di Mola di Taormina nel 1419; 
un Matteo Forni fu sindaco , e più 
volte senatore di Nicosia, e due volte 
ambasciatore al parlamento in Palermo 
nel 1514-24; un Giambattista fu il 
primo ad abitare in Palermo; un Ago- 
stino acquistò il titolo di barone della 
Tavola; un 2° Giambattista fu due volte 
senatore in Palermo 1552-56, tesoriere 
generale del tribunale dell'Inquisizione 
1667; un 2° Agostino qual senatore di 
Messina 1698 sostenne varie cariche; 
ed in fine un 3° Agostino, uomo di 
grande erudizione storica e poetica, 
che ha lasciato stampate varie opere 
applauditissime in quell' epoca. 

Arma : d' argento , con tre fasce 
di rosso. Corona di barone. — Ta- 
vola XXXVI. 1. 
Foscarini — Viene questa chiarissima fami- 
glia qual veneta dal Mugnos riportata 
per un Landro Foscarini, abitante in 
Girgenti, il quale da re Federico II 
fu detto capitano della custodia delle 
marine di Girgenti e Licata. 



Arma: campo d'oro, con un leone 
di nero — Tav. XXXVI. i3. 

Foli — Nobile famiglia di Messina dove al 
dir del Villabianca ha occupato le cari- 
che nobili della Senatoria. Un Simone 
Foti e Marnilo fu il primo marchese 
d' Inardo per concessione di Carlo VI 
imperatore I7I7. Da lui ne venne un 
Nicolò investito del detto titolo nel 
1743, senatore di Messina nel 1762. 
Arma : diviso d' oro e di nero, con 
quattro catene moventi da' quattro 
angoli dello scudo, e legate nel cuore 
ad un anello, dell'uno all'altro. Corona 
di marchese. — Tav. XXXVI. 3. 

Fraccia — Dagli opuscoli del Villabianca 
voi. XVII non altro ricavasi intorno 
a questa famiglia che un Francesco 
Fraccia fu regio milite nel I6I4, ed 
un Antonino barone di Fumi e Fa- 
varotta 1697. 

Arma: d'azzurro, con un cuore di 
rosso traversato in sbarra da una frec- 
cia d' argento, sormontato da una co- 
rona d' oro. Corona di barone. — 
Tav. XXXVI. 4. 

Francesco — FamigUa nobile messinese o- 
riunda della città di Capua come rife- 
riscono il Mugnos ed il Minutoli, che 
le danno per ceppo un Francesco se- 
gretario di re Carlo il Zoppo, ed indi 
governatore di Sessa sotto re Roberto. 
Fu portata in Siciha a' tempi de' re 
Castigliani, dividendosi in Messina ed 
in Palermo. Ella annoverò come soff- 
getti di non lieve importanza un Gi- 
rolamo giudice de' supremi tribunali, 
e maestro razionale del regno; un 



Giacomo barone della terra di Fiu- 
mara di Muro, e del Casale di Ca- 
lanna; altro Giacomo giudice della G. 
Corte e maestro razionale ; un fra 
Gianfilippo di Messina cavaliere gero- 
solimitano 1553; un fra Ottavio ca- 
valiere come sopra 1573; un fra An- 
nibale di Palermo 1576, cavaliere gè- i 
rosolimitano e marchese di Clemenza i 
e Vernazza giusta quanto ne riferisce 
il Villabianca che cita altresì un Gio- j 
vanni giudice della r. Corte Pretoriana I 
1726. del Concistoro 1733, e della G. ; 
Corte Criminale 1741 ; un Vincenzo 
vescovo di Lipari 1753, indi arcive- 
scovo di Damiata; ed infine Giuseppe 
barone della Ligia, essendo stato go- 
vernatóre del Monte di Pietà il 1748. 
Arma giusta il Villabianca che ri- 
leva r arme da una lapide nella chiesa 
della Kalsa di Palermo : diviso, nel 1° 
d'azzurro, con un delfino d'argento 
nuotante sopra un mare dello stesso, 
sormontato da un' aquila spiegata e 
coronata d'oro; nel 2" d'oro, con tre 
sbarre di rosso, ed una fascia dello 
stesso attraversante sul diviso. Corona 
di marchese. — Tav. XXX VI. s. 

Franchi — Stando al Minutoli è una nobile 
famiglia di Genova e di Scio; epperò 
piantata in Messina da un Pietro Fran- 
chi, da cui ne venne un Antonio no- 
bile di quella città. 

Arma: di rosso, con tre corone di 
oro ordinate 2 e 1; al capo d'argento 
caricato da una croce di rosso. — Ta- 
vola XXXVl. 8. 

Francllis — Famiglia genovese, per come 



185 
riferisce il Villabianca, della quale cita 
un Antonio de Franchis senatore di 
Palermo. 

Arma: campo diviso, di rosso e di 
argento, con una corona d' oro broc- 
cante sul diviso. — Tav. XXXVl. a 

Francica — Famiglia nobile originaria di 
Taranto, come dice Mugnos, trapian- 
tata in Lentini da un Nicolò Francica 
a motivo d'esiho imposto da re Al- 
fonso 1417. Commendasi: un Fran- 
cesco castellano di detta città; segue 
la linea sino a Clariano sposatosi ad 
una Francesca Nava, figlia del barone 
di Bondifè, epoca del citato scrittore. 
Arma: campo rosso, con una fascia 
sormontata da un giglio accostato da 
due palle, ed altre due palle poste in 
punta, il tutto d'oro.— Tav. XXXVL 7. 

Frangianiore — Arma: d'azzurro, con un 
vaso d' oro sormontato da un cuore 
sanguinante di rosso , ed un braccio 
armato impugnante una lancia d'ar- 
gento movente dal fianco sinistro dello 
scudo.— Tav. XXXVL io. (Villabianca). 

Frangipane — Secondo l'autorità del Mu- 
gnos e del Villabianca rileviamo che 
il nobile Massenzio Frangipane fu il 
primo di tal famiglia che nel 1130 
trapiantossi in Sicilia, il quale traeva 
origine dalla famigha Anicia-Frangi- 
pane di Roma: il che rilevasi da un 
privilegio di re Federico III 1363, ove 
nominava regio milite Cencio Frangi- 
pane dichiarando discendere dalla fa- 
miglia romana, autorizzandolo a fre- 
giarsi del medesimo stemma da quello 
usato come più sotto si dirà. Un Ni- 



186 
colò Frangipane avendo acquistato va- 
rie possessioni nel territorio di Castel- 
vetrano aveva colà trasportato la re- 
sidenza della sua femiglia. Un Tom- 
maso pronipote del precedente fu e- 
sentato dagli uffici di vassallaggio, e 
riconosciuto di nobile antica e gene- 
rosa nobiltà come per pinvilegio del 
1589; un Antonino fu capitandarme 
del vai di Mazzara 1611 , ed indi di 
tutto il regno 1626, nel qual tempo 
trasportò la sua residenza in Palermo; 
un Girolamo fu regio milite 1658; un 
Angelo regio milite 1662; un 2° Gi- 
rolamo barone di Regalbuto e si- 
gnore della Valle di Lupo residente 
in Licata 1732; un Angelo barone di 
Regalbuto investito il 1772, senatore 
di Licata 1793; un 3" Girolamo primo 
marchese di Regalbuto investito 1796, 
cavaliere di devozione dell'ordine ge- 
rosolimitano 1797; un Giovambattista 
erede della casa Celeste marchese di 
S. Croce con 1' obbligo di assumerne 
il cognome e l'arme; un Rosario della 
linea di Girolamo, regio milite, fu mae- 
stro razionale del real Patrimonio , 
consultore interino del regno e pre- 
sidente onorario di Palermo 1753; un 
Pietro barone di Rocca di Valdina 
occupò varie importanti cariche giu- 
diziarie, ed infine fu commissario ge- 
nerale in Mazzara 1765. 

Arma: di rosso, con due leoni af- 
frontati e controrampanti coronati di 
oro, tenente un pane d'argento in atto 
di frangerlo con le zampe, sormontati 
da tre stelle d' oro tdlineate in fascia. 



Corona di barone.— Tav. XXXVI. n. 
FresSOÒ (Frexoò) — Famiglia nobile al dir 
di Minutoli originaria di Gallizia; ep- 
però troviamo un Severo Fressoò ca- 
pitandarme del regno di Sicilia e ca- 
stellano di Licata 1590. 

Arma: di rosso, con sei sbarre d'oro 
ed una spada d' argento posta in palo 
broccante sul tutto — Tav. XXXVI. 12. 
Fuleo — Arma: diviso, nel 1° scaccheggiato 
d' argento e d' azzurro di 20 pezzi ; 
nel 2° d' oro, con tre fasce d' azzurro. 
— Tav. XXXVI. 14. (Villabianca). 
Furietti — Arma: diviso d'azzuro e di ros- 
so, con un leone d' oro, tenente con 
la zampa destra un giglio dello stesso, 
broccante sul diviso. — Tav. XXXVI. 15. 
(Villabianca). 
Furnari — Famiglia di antica e chiara no- 
biltà di Genova, della quale Mugnos 
riferisce varii soggetti che furono con- 
soli di quella repubbUca, alla cui te- 
sta trovasi un Ottone Furnari 1106. 
Un Filippo Furnari la trapiantò in 
Sicilia 1229, ove da Federico impe- 
ratore venne fatto percettore delle 
tande reali, casandosi in Messina. Si 
sa che Pietro figlio del precedente, 
opposto alla real casa d'Angiò e quindi 
esiliato, perdette talune terre dette di 
Furnari dal proprio nome , e tenute 
in famiglie sin dal dominio della real 
casa sveva. Subentrati i reali di Ara- 
gona ei ricuperò tali terre, che da 
Biagio nel 1320 furono amphte e po- 
scia infeudate. Un 2" Biagio nel 1371 
vi edificò un castello, che mano mano 
ampliandosi divenne terra e città col 



detto nome. Fu costui uno de' primi 
feudatarii e baroni del suo tempo. Un 
Adinolfo fu senatore di Palermo 1436. 
Un 2° Pietro senatore 1473. Segue 
la linea con Antonio primo duca di 
Furnari per concessione di re Filippo 
VI 1643 ; da lui un Ferdinando, che 
si rese genitore di altro Antonio gen- 
tiluomo di camera di re Vittorio A- 
medeo di Savoja, investito del titolo di 
duca nel 1673; fu egli governatore de- 
gli Azzurri di Messina nel 1711. Ne 
venne Carlo di lui figlio investito 1721; 
finalmente un Ferdinando Saverio in- 
vestito nel 1720 fu l'ultimo duca di 
Furnari nella sua famiglia, che con 



187 

lui si estinse, succedendo nel retaggio 

di casa Furnari la famiglia Ardoino 
di Messina principe di Alcontres. 

Arma giusta Mugnos: campo diviso; 
nel 1° di rosso, con un cane levriere 
passante d'argento; nel 2° di nero, 
col capriolo d'oro accompagnato da 
tre stelle dello stesso. Corona di duca, 
ed il motto : Fin che venga. — Ta- 
vola XXXVl. 10. 
Fuxa — Arma: di rosso, con un leone d'oro 
rampante contro una torre merlata 
dello stesso, aperta e finestrata del 
campo, sormontata da tre lune mon- 
tanti d'argento male ordinate 1, e 2. 
— Tav. XXXVl. 17. (ViUabianca). 



Gagliano — Proveniente di Francia questa 
illustre famiglia, stando al Mugnos, fu 
portata in Sicilia da un Riccardo Ga- 
gliani Gagliano barone di Picardia 
sotto Federico 11 imperatore, che gli 
concedette in feudo la terra di Gallipi 
pel mantenimento de' falconi , la cui 
caccia molto dilettava questo rinomato 
sovrano e per servigi resi. Il di lui 
figlio Olivio tramutò il nome di quel 
feudo nel suo cognome di Gagliano , 
quale poi passò alla famiglia Castelli 
di Genova. Un Liotta Gagliano fu va- 
loroso capitano dal re Alfonso inviato 
all' acquisto della terra di Limbari al- 
lora occupata da' francesi; perlochè 
molti donativi e franchigie ottenne, 
1432; indi fu governatore della città 
di Mazzara, carica che fu poscia oc- 



cupata dal di lui figlio Nicolò 1469. 
Arma: d'azzurro, con tre colonne a 
basi e capitelli d'oro, circondate da una 
ghirlanda di verde.— Tav. XXXVll. i. 

Gagliardo — Arma: d'azzurro, con un leone 
d'oro, sormontato da tre stelle dello 
stesso ordinate in fascia. — Tavo- 
la XXXVII.2. (ViUabianca). 

Calati — Arma: d' argento, con un capriolo 
di rosso, accompagnato da tre stelle 
dello stesso, poste 2 in capo ed 1 in 
punta. Tav. XXXVII. 3. (ViUabianca). 

Galeota — Arma: d'azzurro, con tre bande 
ondate d' argento , ed un lambello 
rosso di tre pendenti attraversante 
sul tutto. — Tav. XXXVII. 4. (Villa- 
bianca). 

Galgana — Nobile famiglia siraciisana, della 
quale, stando al Minutoli, commendasi 



188 
un Antonio Galgana barone della Tar- 
gia nel 1459. Tale baronia poi per 
essersi la famiglia estinta in Beatrice 
1544 passò in quella di Arezzo. 

Arma : campo azzurro , con una 
banda accompagnata in capo da due 
stelle ed in punta da una branca di 
leone recisa e posta in fliscia, il tut- 
to d' oro. Corona di barone. — Ta- 
vola XXXVII. 5. 
Gallego fiailiego — Il Mugnos e con lui 
ITnveges convengono che questa chia- 
rissima famiglia prende origine d'A- 
ragona, riportando per ceppo un ca- 
valiere Pierguerao di Gallego a' ser- 
vigi di Pietro IV d'Aragona. Acquistò 
egli tre ville nel regno di Valenza, 
che die al suo primogenito Bernardo 
mentre all' altro Ferdinando donò tutta 
la valle di Gallego e di Valdella nel 
regno d' Aragona. Giovanni Gallego , 
figlio del precedente fu il primo a 
trapiantarla in Sicilia nel 1540, stante 
aver militato sotto Carlo V, col ca- 
rico di maggior contatore dell' arma- 
ta imperiale nella spedizione di Afri- 
ca, giusta il privilegio dato in Bolo- 
gna 1533, ove mostrasi essere stato 
fatto cavaliere aurato collo stemma 
che qui appresso riporteremo; fu egli 
inoltre governatore della città di Siena 
e poscia ebbe il carico di castellano 
del forte Salvatore di Messina, ove 
si caso e per ragion di dote divenne 
barone di Girami e Militello ; governò 
infine la regia cogli ufficii di capitano 
e senatore. Gli succede Girolamo, ed 
a costui un Vincenzo primo marchese 



di S. Agata. Epperò il Villabianca 
prova che fu invece Luigi di lui figlio 
il primo citato marchese investito nel 
1630, il quale fu principe di Militello 
1662. Segue la linea sino a France- 
scopaolo Gallego e Monroy, cavaliere 
gerosolimitano, investito de' titoli di 
sua famiglia 1755. 

Arma concordemente a^li autori : 
inquartato in croce di s. Andrea, al 
capo d' oro con 1' aquila spiegata e 
coronata di nero ; in punta di rosso 
con cinque conchiglie d' argento or- 
dinate in s. Andrea; fiancheggiato a 
destra d' argento, con la croce fiorente 
di verde , ed a sinistra di rosso con 
albero di quercia al naturale a rami 
d'oro, accostato da un cane d'argento 
mordente la coscia d'un cinghiale al 
naturale. Corona di principe. — Ta- 
vola XXXVIl. 7. 

Gallegra — -Antica e nobile famiglia della 
città di Polizzi, ove giusta il Mugnos 
sin dal 1440 esercitò le cariche piti 
distinte di quella città. 

Arma: d'azzurro, con una banda di 
due file a scacchi d'oro e di verde 
Tav. XXXVIL 8. 

Gallelti — Stando al Pisanelli giusta il Mu- 
gnos noi troviamo cotesta nobile fa- 
miglia originaria di Pisa della storica 
Gualandi, una delle sette dell' antica 
Alfea, ove fra gli uomini chiari ebbe 
a notarsi un Ischiano Galletti fonda- 
tore del jus patronatus di s. Pietro 
d'Ischia, ovver d'Istria in Pisa 1090; 
un Simone Galletti priore o anziano 
nel 1325, e tanti altri posteriormente. 



Intanto il detto INIiignos accenna a tre 
passaggi di tal famiglia in Sicilia: pri- 
mo da Nicolò senatore in Palermo nel 
1505, ed Andreotta con altri suoi cu- 
gini; secondo da Carlo 2° Galletti se- 
natore nel 1536; terzo da Nicolò 2° 
di lui fratello e che fu ceppo dell' at- 
tuale famiglia Galletti, della quale fio- 
rirono principalmente secondo il Vil- 
labianca : un Nicolò Lancellotto Gal- 
letti, primo barone di Fiumesalato per 
ragion di matrimonio con una Vio- 
lante de Jaen 1538; un Vincenzo, pri- 
mo marchese di s. Cataldo per con- 
cessione di Filippo IV 1627; un 2° 
Vincenzo primo principe di Fiumesa- 
lato per concessione di re Carlo II 
1672; cavaliere di s. Giacomo della 
Spada, vicario generale delle segrezie 
di Taormina e Sanfratello, in fine ca- 
pitano giustiziere di Palermo 1678; 
un Ignazio investito il 1685, mentre 
Pietro di lui fratello primogenito esi- 
mio per virtù e scienza trovavasi ad- 
detto al sacro ministero, essendo stato 
supremo inquisitore, e poi vescovo di 
Patti e di Catania; un Giuseppe in- 
vestito 1689, cavaliere d'alcantara, 
gentiluomo di camera del re, deputato 
del regno, capitano giustiziere 1716, 
e due volte pretore di Palermo 1725 
e 1740; altro Nicolò fratello del pre- 
cedente investito 1752, deputato del 
regno, la di cui linea continua sino al 
vivente principe Nicolò Galletti e Pla- 
tamone. Un altro ramo di questa fa- 
miglia formò i marchesi di S. Mari- 
na, essendo stato giusta il Villabianca 



189 
il primo ad investirsi di questo titolo 
Giovan Pietro Galletti 1696; fu egli 
governatore del Monte di Pietà e della 
Pace 1704; commendansi inoltre un 
Giovanni Alessandro Galletti investito 
nel 1717, e principe di Roccapalumba 
1743; indi commutato in quello di 
Soria sotto il viceré Fogliani; un Fran- 
cesco Ijrigadiere ne' regi eserciti in- 
vestito 1759 ; ed infine un Pier Luisi 
dell'ordine di S. Benedetto vescovo 
titolare di Arcadiopoli. 

Arma concordemente agli autori: 
d' oro, con l'albero di quercia al natu- 
rale, addestrato da un gallo di nero 
crestato, beccato, barbuto, ed armato 
di rosso, sormontato da un' aquila 
spiegata di nero. Corona di principe 
— Tav. XXXVII. 9. 

Gallo — Arma: d'azzurro, con l'albero di 
cipresso al naturale, sinistrato da un 
gallo d'oro e sormontato da tre stelle 
dello stesso. — Tav. XXXVll. io. 

Galllippi — Famiglia d'antichissima ed illu- 
stre nobiltà, celebrata tra le primarie 
della Calabria ; come riferisce 1' An- 
salone nel libro Sua De Familia Op- 
portima JRelatio. Fiorirono negli an- 
tichi tempi Giovanni, Giacomo e Pal- 
miero Galluppi 1270 che davano in 
prestito del danaro a Carlo I d'An- 
giò re di Napoli. Si distinsero inoltre 
Cristoforo Galluppi barone del feudo 
d'Altavilla per la moglie Giovanna 
Ruffo come per diploma di re Roberto 
d'Angiò 1340. Princivallo di lui figlio 
investito 1415 dalla regina Giovan- 
na II; altro Cristoforo consigliere dei 

24 



190 
re Ludovico e Renato d' Angiò; Seba- 
stiano sindaco de' nobili di Tropea 
ed ambasciatore spedito in Bologna 
air imperatore Cardo V, per implorare 
la conferma di tutti i privilegi con- 
ceduti dagli altri sovrani a quella cit- 
tà; Marcantonio valoroso guerriero 
sotto Filippo II in difesa della Reli- 
gione Cattolica; Aloisio ambasciatore 
al re Ferdinando I d' Aragona nel ca- 
stello di Barletta come dal Ricca No- 
biltà delle due Sicilie, nel qual libro 
scorgonsi tutti gli uomini illustri nelle 
scienze, nelle lettere, nelle dignità ec- 
clesiastiche, nelle armi, nella fonda- 
zione di opere pie e religiose , nel 
possesso di vasti feudi e signorie , e 
nel nobile patriziato : emerge fra tutti 
un Pasquale Galluppi liarone di Ci- 
rella, uno de' più grandi filosofi ita- 
liani di questo secolo , e il vero re- 
stauratore degli studii filosofici in Ita- 
lia, le di cui famose opere al presente 
si tengono come modello d' istituzione 
presso tutte le nazioni. Un ramo di 
questa famiglia proveniente da quella 
di Tropea passò in Sicilia e precisa- 
mente in Messina verso la fine del 
XVI secolo , ivi portata da Cesare 
Galluppi barone di Joppolo, figlio di 
Antonello barone di Girella Joppolo 
e Coccorino. Detto Cesare fu capitano 
di corazzieri del re Filippo II di Spa- 
gna e si distinse pel suo valore neUe 
guerre per conservazione deUa Catto- 
lica fede, e precipuamente in quella 
per la conquista del Portogallo, molto 
encomiato dal Gualterio con le paro- 



le : In hello hisitano Clams. La sua 
famiglia ascritta ah antiquo al sedile 
di Portercole nella città di Tropea se- 
dile chiuso illustrissimo godente gli 
stessi regolamenti e prerogative di 
quelli della città di Napoli, venne a- 
scritta alla nobiltà messinese dell' or- 
dine senatorio nell'anno 1593; ed in 
seguito volgendo il 1803 a' registri 
di nobiltà dei cavalieri del re2;no di 
Napoli. Un Francesco si distinse con- 
tro gli spagnuoli da comandante le mi- 
lizie della città e da voloroso cava- 
liere fece prodigii nella vittoria di 
Giampilieri, nell' attacco e presa della 
torre del Coture, e nell' assalto della 
fortezza del Salvatore, di cui ne fa 
fede lo storico Giambattista Romano 
Colonna. Questo ramo Messinese si 
ritirò nella città di S. Lucia, qui poi 
successivamente due linee si partiro- 
no, cioè quella de' baroni di Girella 
che andò a ravvivare i Galluppi di 
Tropea, quasi estinti, e quella de' ba- 
roni di Pancaldo che si ristabilì nella 
città di Messina, ed è rappresentata 
attualmente dal barone Rainero Gal- 
luppi già senatore di Messina, padre 
del barone di Pancaldo Commenda- 
tore Giuseppe Galluppi, cavaliere ge- 
rosolimitano e d' altri ordini equestri 
fregiato , delle lettere e dell' araldica 
culto amatore. Da un' altra dirama- 
zione sono discesi i Galluppi di Pro- 
venza detti Galaup-Chastenil, che an- 
darono a stabihrsi in Francia a' tempi 
della regina Giovanna I di Napoli di- 
stintissimi nelle lettere, nella magi- 



stratura e le armi , che fra gli altri 
produssero un Luigi consigliere di 
stato benemerito del partito reale du- 
rante la guerra della lega: Antonio 
acquistatorc delle terre di Chastenil 
del cui castello re Carlo IX diedegli 
il governo con lettere patenti del 4 
marzo 1574; Francesco che mori sul 
monteLibano in odore di santità ed altri. 
Arma: giusta il Ricca che rileva 
le armi da una cappella gentilizia e- 
retta da Monsignor Teofilo Galluppi 
entro la Cattedrale di Tropea 1560; 
comprovate nell' ordine gerosolimita- 
no: d'azzurro, con un capriolo d'oro, 
accompagnato da tre stelle dello stes- 
so. Corona di barone. Lo scudo accol- 
lato da trofeo militare. Quelli di Si- 
cilia alzano per cimiero una testa e 
collo di cavallo inalberato di nero. — 
Tav. XXXVII. 6. 

(ìalvagno — Arma: d'azzurro, con un leone 
d'oro— Tav. XXXVII. ii. (Villabianca). 

Gambacorta o Ganibacorli — Il Mugnos e più 
segnatamente l' Inveges levano a cielo 
questa nobile ed antica famiglia pisa- 
na, che poi da Pisa venne a trapian- 
tarsi in Napoli ed in Sicilia , cioè 
Sciacca e Palermo. Il Crescenzi , il 
Sansovino, il Rossi mostrano le gran- 
dezze del primo ceppo pisano, essen- 
dosi un Pietro Gambacorti il 1160 
sotto l'imperatore Federico Barba- 
rossa pel primo colà recato, e secondo 
Giovanni Villani celebre storico un 
Andrea 1347 unitosi ad altri detti 
Bergoli s'insignorirono a viva forza 
di detta città, formando cosi una setta 



191 
chiamata de' Raspanti. Ma un suo 
successore Giovanni nel 1403 volle 
lasciarla in lil)crtà ricevendo perciò 
in compenso ne' confini della Toscana 
il Pontadero con altri castelli in vai 
di Bagno, e furon detti perciò signori 
di vai di Bagno. Un Ferrante terzo- 
genito di detto Pietro fu signore di 
Campochiaro in Napoli, sotto Carlo V 
imperatore, ed i suoi posteri posse- 
detter"o i castelli di Toraca, Frusso, 
Vico, Burgenza, ed i contadi di Bio- 
cari e della Torella. Un Florio Gam- 
bacorta sotto Carlo V la trapiantò in 
Sciacca; fu egli capitandarme e com- 
missario generale della città di Jaci; 
un Modesto di lui figlio poi la tra- 
sferì in Palermo. Come valente giu- 
reconsulto, occupò egli varie distinte 
cariche, tra le altre nel 1602 quella 
suprema di reggente del Consiglio di 
Italia nella R. Corte di Madrid; ed 
in compenso di suoi onorati servigi 
dal re Filippo III il titolo di marchese 
di Motta d'Affermo gli venne confe- 
rito 1607. Da lui un Mario Gamba- 
corta che successe nel detto marche- 
sato personaggio assai riguardevole 
per le tante luminose cariche occu- 
pate, essendo stato altresì pretore di 
Palermo 1630. La famiglia continua 
sino ai nostri giorni. 

Arma giusta Inveges : d' azzurro , 
con un leone d' argento caricato da 
quattro fasce di nero, al capo cucito 
di rosso, caricato da una croce anco- 
rata d' argento. Corona di marchese 
— Tav. XXXVII. 12. 



192 

Gandolfo — Anna : d' azzurro . con im ca- 
stello sormontato da tre torri merlate 
di tre pezzi . aperto e fincstrato del 
campo, accostato da due leoni, affron- 
tati e controrampanti, il tutto d' oro 
— Tav. XXXAai. 13. (Villabianca). 

Gante — Famiglia spagnuola al dir del Mi- 
nutoli, che ci fa conoscere un Pietro 
Gante nobile spagnuolo della valle di 
S. Pietro, discendente della Villa Ton- 
tesa, e la dà per estinta. 

Arma: diviso, nel 1° d' argento, con 
un tronco nodoso di verde posto in 
banda; nel 2° d' azzurro, con tre stelle 
d'argento ordinate 2 e 1, e la bor- 
dura composta d' oro, e di rosso — 
Tav. XXXVII. u. 

Garajo — Nobile famiglia spagmioìa giusta 
il Villabianca op. v. XLVIII, trapian- 
tata in Palermo da un Martino de 
Garay y Muxica cavaliere di S. Gia- 
como della Spada e capitano di Ga- 
lera. Fiorirono : un Ignazio segretario 
del S. Uffizio in Palermo, governa- 
tore del Monte di Pietà 1763, essendo 
stato sette volte senatore di Palermo 
1741-59; ed un Giuseppe governatore 
del Monte di Pietà 1786, e tre volte 
governatore della Tavola. 

Arma : d' azzurro, con una torre di 
argento merlata di tre pezzi, sormon- 
tata da un' aquila nascente d' oro, ed 
un guerriero armato di lancia a guar- 
dia deUa porta chiusa di nero — Ta- 
vola XXXVII. 18. 

Gargallo — Famiglia nobile di Lentini, co- 
me riferisce il Minatoli, che le dà per 
primo ceppo un Antonino Gargallp 



castellano della fortezza di quella città 
per regia concessione sec. XV. Tale 
carica tennero poi un Francesco ed 
un Michele 1489, altro Francesco 1590, 
un A'incenzo 1649, ed in fine un 3° 
Francesco 1650. Commendansi in ol- 
tre; un fra Saverio Gargallo cavaliere 
gerosolimitano 1650; un fra Tomma- 
so, che fu dopo il passaggio da Rodi 
a Malta il primo gran Cancelliere del- 
l' ordine, ed indi vescovo di quell'I- 
sola ; e non à guari un Tommaso 
Gargallo , marchese di Castellentini 
ministro di guerra, maresciallo di cam- 
po, gentiluomo di camera, cavaliere 
del S. Gennaro e di altri ordini eque- 
stri insignito; illustre letterato e poeta, 
traduttore il più insigne delle opere 
di Orazio Fiacco, delle satire di Per- 
sio e di Giovenale , non che de' do- 
veri di M. Tullio Cicerone , lavori 
cento volte riprodotti nella repubblica 
letteraria per la loro celebrità. 

Arma: diviso, nel P d'argento con 
un gallo di nero, crestuto e barbuto 
di rosso ; nel 2" di rosso con sei ver- 
ghette d'oro. — Tav. XXXVII. is. 
Cariano — Nol)ile famiglia della città di 
Palermo e Corleone, ove sin dal 1400 
à occupate tutte le cariche nobili. 
Un Giuseppe Garlano fu rettore ca- 
valiere dell' ospedale di S. Bartolo- 
meo di Palermo 1685-86; capitandar- 
me a guerra della città di Girgenti 
1689, ed infine capitano giustiziere, 
pretore e giurato della città di Cor- 
leone; ed altri che per brevità tra- 
lasciamo. 



Arma giusta il "^^illabianca ; partito, ! 
noi 1" d' azzurro, con r albero di pino 
al naturale; nel 2° d'azzurro, con un 
leone d'oro, addestrato nel capo da una 
stella dello stesso.— Tav. XVXVII. n. 
Garofalo — Il INIugnos, e con lui l'Inveges 
ed il Villabianca la vogliono famiglia 
nobile ed antica, di grande distinzione; 
imperocché originaria ella di Catalo- 
gna, un Arnaldo Garofalo gentiluomo 
di molto pregio invitato venne da Pie- 
tro II nel 1340 a' suoi servigli uni- 
tamente a' di lui tre figli Guglielmo, 
Michele, ed Onorio. Dessi in com- 
penso nel 1357 una rendita si ebbero 
di onze cento annue per cadauna lo- 
chè in quel tempo fra' regii donativi 
più onorifico che i feudi era da ripu- 
tarsi. Ed il loro padre Arnaldo nel 
^342 fu ritenuto con regio privilegio 
qual nobile cittadino di Palermo, men- 
tre de' suoi figli Onorio nel 1388 e 
92, fu senatore di questa città; e po- 
scia nel 1396 tolse la città stessa dalle 
mani de' rivoltosi; per lo che da re 
Martino fu nominato famigliare del suo 
palazzo, e nel 1405 eletto capitano 
di Palermo col titolo di miles. Anche 
Michele stabilito in Messina si distinse 
contro i ribelli di quella città con 
molta soddisfazione del citato sovrano. 
Un altro Onorio nel 1449 fu senatore 
di Palermo, altro Guglielmo nel 1462 j 
fu provveditor generale de' regii ca- 
steUi del regno , non che consigliere 
del re 1445. Un 3° Onorio fu nel 
1513 vicario generale in Catania con 
facoltà civile e criminale. Se^ue la 



193 
linea con Tommaso Garofalo , primo 
duca di Rebuttone 1648. Da lui un 
Vincenzo cavaliere di S. Giacomo della 
Spada, governatore de' Bianchi di Pa- 
lermo 1658, capitano giustiziere di detta 
città 1664, ed in fine maestro Por- 
tulano del regno. Un 2° Tommaso di 
lui figlio cavaliere di S. Giacomo della 
Spada, maestro portulano come sopra, 
investito del connato titolo 1681 ; e 
fu il di lui figlio Antonio investito 
nel 1717, che in seguito alienò il detto 
titolo in persona di Luigi Pape, mar- 
chese della Scaletta: Intanto il detto 
Antonio fu cavaliere gerosolimitano, 
governatore del castello di Palermo 
e della Piazza di Trapani, e finalmente 
maresciallo di campo ne' reali eser- 
citi, come riferisce il Villabianca. Tor- 
nando al Mugnos sappiamo avere un 
ramo di tal famiglia fiorito in Tra- 
pani, ove un Pietro Garofalo fu se- 
greto, e visse nobilmente con molte 
ricchezze. 

Arma giusta Inveges: d'oro, con un 
capriolo di nero, accompagnato nella 
punta da un garofano di rosso. Corona 
di duca. — Tav. XXXVIII. 2. 

Garofalo di Catania e Trapani — Rami della 
sopraccennata famiglia, che armano 
giusta Inveges; di rosso, con la pianta 
di garofano al naturale nodrita in un 
vaso d' oro , trattenuto da due leoni 
affrontati e contro rampanti dello stes- 
so. — Tav XXXVIII. 3. 

Garsla Garzia — Tra le chiare e nobili fa- 
miglie s^agnuole non ultima stando al 
Mugnos troviamo la presente. Fu por- 



194 
tata in Sicilia da un Pietro Garsia 
cavaliere di Valenza, dopo il Vespro 
casandosi in Messina. I di lui figli 
Ordogno e Ramondo datisi alle armi 
servirono re Pietro II con molto af- 
fetto. Altro ramo, altresì riportato dal 
Villabianca, abbiamo di un tal Fran- 
cesco Garsia, pure cavaliere di Va- 
lenza distintissimo sotto Carlo V, che 
qual tesoriere generale per la crociata 
fu mandato in Sicilia. Il di lui figlio 
Pietro, ritiratosi dalla carica del pa- 
dre, fu dal detto imperatore ricercato 
per la carica di suo segretario. Fu 
inoltre maestro segreto del regno 1562 
e vicario generale, non che primo ba- 
rone di Colobra e di Savochetta. Da 
lui un Gerardo che procreò Giuseppe 
primo marchese di Savochetta 1662, 
cavaliere di S. Giacomo della Spada 
e governatore del Monte di Pietà di 
Palermo 1668. Commendansi inoltre 
un Girolamo figlio del precedente go- 
vernatore del Monte ; un Giancarlo 
cavaliere d'Alcantara, paggio del re, 
e governatore della milizia sulle ga- 
lere della squadra del regno, ed altri. 
Arma giusta Mugnos: d'azzurro, con 
un uccello gaza d'argento, posato in 
una pianura erbosa al naturale, ba- 
gnata in punta da un fiume d' argento. 
Corona di marchese — Tav. XXXVIII. 4. 

Gaslodegno — Famiglia di Savona secondo 
il Villabianca. 

Arma: d'azzurro, con un leone di 
oro, sormontato da due stelle dello 
stesso. — Tav. XXXVIII. 5. 

Gastone — Arma: d'argento, col compasso 



aperto di nero, sormontato da un leone 
dello stesso. — Tav. XXXVIII. 7. (Vil- 
labianca). 

Gaudioso — Il Villabianca ne' suoi opuscoli 
V. 1° ci dà come nobile questa fami- 
glia della quale fiorirono: un Giuseppe 
Gaudioso investito del feudo di Risi- 
gnolo e primo marchese di Castania 
1683; un Giovanni investito del feudo 
di Rincione 1664, per la cui morte 
senza figli se ne investì il predetto 
Giuseppe 1675, la di cui unica figlia 
Vittoria sposata ad un Giovanpietro 
Sollima e Galletti marchese di S. Ma- 
rina, trasferì in questa casa i feudi 
e titoli della famiglia Gaudioso. 

Arma: diviso; nel F d'azzurro, con 
un cavallo corrente d'oro, sormontato 
da tre stelle dello stesso allineate in 
fascia; nel 2°, scaccheggiato d'argento 
e di nero di cinque file. Corona di 
marchese. — Tav. XXXVIII. i. 

GayangOS — Famiglia oriunda spagnuola , 
lo che rilevasi da un diploma auten- 
tico in quella lingua, e che conservasi 
neir archivio del senato di Palermo , 
nel quale calendansi i nobili servigi 
da essa prestati per im di quattro 
secoli a' sovrani di Spagna. Fu in- 
cominciata in Sicilia nel 1600 da un 
Martino, figlio di Baldassare Gayan- 
gos fondatore dell' esercito degli stati 
di Fiandra. Vanta non pochi gentiluo- 
mini tanto nelle armi che nelle civili 
cariche ; congiunta in matrimonio con 
altre chiare e nobilissime famiglie co- 
me Toledo e Lascaris. Un'Angela La- 
scaris, moglie di Martino Gayangos 



il titolo di duchessa di Nicolò si ebbe 
per concessione di re Carlo 11 1085; 
un Carlo , di lui tiglio, fu colonnello 
e sette volte senatore di Palermo, ed 
il di lui fratello Nicolò due volte go- 
vernatore del monte di Pietà 1755; 
altro Carlo investito 1782; infine il 
vivente Giacomo, fregiato di tal titolo 
che fu governatore di detto monte 
1855, non che un (jiovanni di lui fra- 
tello, ufficiale dell'armata borbonica 
distintosi neir assedio di Gaeta 1860, 
Arma : diviso di rosso, e d' azzurro, 
con tre spade d' argento manicate di 
oro poste in palo broccanti sul tutto, 
e la bordura d' argento, carità da otto 
ermellini di nero, posti 3, 2, 3. Co- 
rona di duca. — Tav. XXXVIIL6. 

Genova — Arma: d'azzurro, con un leone 
d'oro, guardante una luna decrescente 
e rivoltata d' argento posta nel cantone 
destro dello scudo.— Tav. XXXVIII. s. 
(Villabianca). 

Genovese — Arma: d'azzurro, con due leoni 
d' oro affrontati , sormontati da tre 
stelle dello stesso, e la campagna di 
argento caricata da un serpe di verde 
posto in fascia. — Tav. XXXVIII. 9. 
(Villabianca). 

Gerbino — Nobile famiglia di Mazara giu- 
sta il Villabianca, fu incominciata da 
un Giovanni Gerbino, regio milite 1542 
cui venne conferito per se e suoi lo 
stemma che qui sotto descriveremo. 
La trapiantò in Palermo un Nicolan- 
tonio, primo acquistatore de' feudi di 
Cannitello e Gulfotta, il quale morendo 
divise la famiglia in due rami. Ceppo 



195 
del primo un Giovanni, che fu primo 
barone del Cannitello 1646, i di cui 
successori se ne investirono sino al 
1789; ramo oggi rappresentato dal 
barone di Cannitello Pietro Gerbino 
e Saramartino. Ceppo del secondo un 
Fabiano che fu barone della Gulfotta 
1646, ramo estinto con M.^ Teresa 
Gerbino, moglie di Giuseppe Schiet- 
tini come da investitura del 1787. 

Arma giusta diploma viceregio di 
Ferdinando di Gonzaga 1542: d'oro, 
con fascia d' azzurro, ed un albero di 
verde soprastante sul tutto, sinistrato 
da un cane rampante di grigio. Corona 
di barone — Tav. XXXVIII. io. 
GialIongO — Famiglia nobile di Genova al 
dir del Villabianca opuscoli, traendo 
origine da' Longo detti poscia Giusti- 
niani. Fu incominciata in Sicilia da 
un Pietro che volle denominarsi Già 
Longo da cui il cognome Giallongo, 
fu egli regio milite e castellano di 
Castronuovo, ove fermò sua residenza 
1485, il di cui figlio Pietro Antonio 
ebbe conferita la carica di visitatore 
delle fortezze del regno di Siciha 1554. 
Fiorirono poscia Antonio, sacerdote 
e fondatore dell' abbazia di santa Ma- 
ina degli Agonizzanti in Castronuovo 
con patronato nella sua famiglia; Do- 
menico investito de' feudi Fiumetorto 
e Racalxacca 1666; Vincenzo Abate 
come sopra; Antonino investito de' 
feudi di Fiumetorto eRocalxacca 1694; 
Ignazio investito 1734, senatore di 
Palermo 1754; ed infine Bernardo in- 
vestito 1760. 



196 

Arma: diviso, nel 1° d'oro, con a- 
quila spiegata e coronata di nero; nel 
2° di rosso, con un castello d' argento 
a tre torri merlate di tre pezzi aperto 
e finestrate del campo. Corona di ba- 
rone.— Tav. xxxvm. 11. 

Giangucrcio — Stando al Mugnos famiglia 
nobile di Mazzara, originaria da Mes- 
sina il di cui primo ceppo fu un Gio- 
vanni Guercio incaricato d'ambasceria 
presso Carlo V imperatore onde libe- 
rare la città di Mazzara dair usurpa- 
zione di un Ramondo di Cardona 1531. 
Fiorirono: un Michele giudice d'ap- 
pello 1 537 ; un Alfio onorato di molti 
carichi e sopratutto di quello di de- 
putato del regno 1590; un Vincenzo 
giudice della R. C. C. e auditore ge- 
nerale; infine un Cesare, erede de' 
beni e della baronia del macello di 
Palermo. 

Arma : d' azzurro, con tre stelle di 
argento male ordinate, 1 e 2. Corona 
di barone. — Tav. XXXIIl. 12. 

Giardina — Nel Mugnos e nel Villabianca 
troviamo ricordato come ceppo di que- 
sta nobile famiglia un Luigi Arias 
Giardina, primo acquistatore della ba- 
ronia di S. Ninfa in vai di Mazzara 
1615. Fu egli poi primo marchese 
della sudetta terra 1621, governatore 
del monte di Pietà di Palermo 1627, e 
fu uno de' piti generosi e ragguarde- 
voli benefattori, dello spedale civico 
di detta città, perocché nel 1621 gli 
lasciò in assegno onze tremila annue 
pari a hre 38250. Gh succede nel 
1630 la figlia Orsola, essendo stata 



per testamento preferita al primoge- 
nito Diego, poicchè questi era stato 
preventivamente 1614 dotato dal pa- 
dre coir appannaggio del feudo e ba- 
ronia di Gibellini. Sposò ella un Ma- 
rio Bellacera alias Cangialosi; però 
Simone di lei figlio mutò il cognome 
e le armi in (jiardina coli' investitura 
del 1627; fu governatore della com- 
pagnia della Carità di Palermo 1632. 
Altro Simone figlio di Giuseppe fratello 
del precedente fu principe di Monte- 
leone 1671, dopo essere stato gover- 
natore della compagnia della Pace 
1667, e capitano giustiziere di Paler- 
mo 1670. Morto anch' egli senza figli 
gli succede il fratello Pietro Giardina 
Bellacera investito 1685; a cui il fi- 
glio Giuseppe che deluso di succes- 
sori maschi lasciò erede la sorella E- 
leonora. Costei non potendo a causa 
di litizio sostenere tale successione ne 
fu invece investito 1703 Luiai Gè- 
rardo Giardina e Lucchese , barone 
delli Gibellini, che si fece riconoscere 
legittimo discendente ed erede del pri- 
mo acquirente Luigi Arias Giardina 
suddetto, acquistò egli inoltre lo stato 
e terra delli Ficarazzi elevandolo a 
principato nel 1733, ed in detto anno 
fu governatore della compagnia della 
Pace di Palermo. Diego figlio del pre- 
cedente investito 1739, fu capitano 
giustiziere 1748 ; e per la moglie E- 
milia Grimaldi e del Castrone, figlia 
di Giulio principe di S. Caterina erede 
delle cennate due ultime famiglie, ag- 
giunse al suo casato il principato sud- 



detto di S. Caterina, non che le ba- 
ronie di RisiculUi e ( 'Urranciara, i di 
cui titoli oggi per legitlima succes- 
sione sono pervenuti alla t'niniglia Gri- 
maldi Ijarone di Geracello. 

Arma giusta Mugnos: d'argento, con 
l'albero sradicato di verde. Corona di 
principe — Tav. XXXMII. i3. 
Giarrizzo — Famiglia noljile palermitana. 
Fu primo stipite in Palermo un Fran- 
cesco Giarrizzo di Pietraperzia ilottore 
in legge , dichiarato cittadino paler- 
mitano con diploma del 1052 e con 
altro del 1662 riconosciuto nobile a- 
scritto neir ordine senatorio. Da tal 
diploma rilevasi che tal famiglia prese 
nome dagli antichi possessori d' un 
territorio chiamato Giarrizzo o sia 
Giovanni Rizzo , in vai di Mazzara. 
Dal detto Francesco derivarono i ba- 
roni di Rincione, e da questi quelU 
di S. Caterina e di Sp ataro aljitanti 
in Mazzarino, nonché i baroni di Ca- 
salvecchio in Calascibetta, oggi estinti. 
I primi continuarono a vivere in Pie- 
traperzia, e si estinsero in Maria An- 
tonietta Giari-izzo e Reggio Imronessa 
di Rincione riconosciuta con r. decreto 
del 4 giugno 1858, moghe dell'illu- 
stre Giuseppe Grimaldi e Gravina ba- 
rone di Geracello, dama illustre per 
meriti letterarii avendo pubblicato un 
volume di poesie molto gradite. Ed 
in ultimo il ramo de' marchesi Giar- 
rizzo dimorante in Caltagirone, illu- 
strato dal celebre giureconsulto Do- 
menico Giarrizzo. investito il 1785, 
procuratore fiscale, giudice aggiunto 



197 
in tutti i irilumali. od autore del codex 
.sicidns rimasto incompleto per la sua 
morte e d' altri scritti importanti, in- 
seriti negli Opxscoli Siciliani; ramo 
estinto neir uUiiiio marchese Ferdi- 
nando Giarrizzo 1837. 

Arma "iust.i il ^'illabianca : d'az- 
zurro, con due leoni d' oro affrontati 
e contro - rampanti ad un' albero di 
palma verde a tronco d' oro, nodrito 
in una zolla, al naturale. Corona di 
barone. — Tav. XXXVlll. i4. 

Giglio — D'azzurro, con un giglio d'oro, 
accompagnato nel canton destro del 
capo , da una stella dello stesso. — 
Tav. XXXVIIl. is. (Villabianca). 

Giliberlo — Dall'Inveges conosciamo avere 
questa famiglia governato sotto il reg- 
gimento di re Alfonso la città di Pa- 
lermo, co' nolùli carichi di pretore e 
senatore. 

Arma: d" oro, con tre rose di rosso, 
fogliate di verde, moventi da tre monti 
ai nero. — Tav. XXXVIIL io. 

GIocqÌ — Nobilissima famiglia che prende 
origine da Arrigo d'Angiò principe 
del sangue reale degli Angioini domi- 
nanti in Sicilia, secondo scrisse Par- 
radino. Detto Arrigo avendo ucciso 
Manfredo Svevo in battaglia ottenne 
in moglie Beatrice figlia del connato 
Manfredo colla dote degli stati di Fiu- 
medinisi, Calatabiano, NoaraelaMotta 
di Camastra. Si ebl)e tre figli Ruberto, 
Manfredo, e Luigi, che furono salvati 
nella stragge del vespro siciliano da 
Nicolò Palizzi cavaliere messinese, e 
poscia reintegrati ne' loro stati da re 

25 



198 
Pietro d' Aragona, e per levar via la 
memoria dell' odio che portavano i Si- 
ciliani a' Francesi Angioini mutarono 
il nome in Gioeni. e le armi. Dal Ru- 
berto ne venne un Bartolomeo valo- 
roso guerriero espugnator di Patti, 
consigliere di Stato di re Martino, e 
primo barone di Castiglione per pri- 
vilegio di re Federico III 1373. Fio- 
rirono: Perrone Gioeni investito 1373, 
protonotaro del Regno ; Bartolomeo 
2° gran cavaliere del Regno 1396; 
Perrone 2"; Bartolomeo 3" eh' eljbe 
concesso da' re Aragonesi d' inquar- 
tare le regie armi; Perrone 3° investito 
1453, capitan generale degli eserciti 
della regina Bianca e conte di Malta; 
Bartolomeo 4°; Giovan Tommaso pri- 
mo marchese di Castiglione 1485; Lo- 
renzo marchese di Castiglione, e conte 
di Chiusa per ragion di dote ; Gio- 
vanni marchese di Castiglione e di 
Giuliana; Tommaso deputato del regno 
e pretore di Palermo 1595, primo 
principe di Castiglione 1602; Lorenzo 
2° principe di Castiglione e strategoto 
di Messina 1616. la di cui unica figlia 
ed erede Elisabetta sposò il principe 
Marcantonio Colonna gran Contesta- 
bile del Regno di Napoli, ove si estinse 
la linea primogenita; Giovanni Gioeni 
e Cordova primo duca d'Angiò 1633, 
cavaliere di s. Giacomo della Spada 
capitano giustiziere, ed inultimo pre- 
tore della città di Palermo 1635, capo 
della famiglia Gioeni di Palermo nella 
quale commendansi; Giovanni Gioeni 
investito de' titoli di sua famiclia 1652, 



e dell'altro di principe di Scianto; Gi- 
rolamo che rivendicò il vassallas-oio 
della Noara rassegnatogli dal Gran 
Contestabile Colonna, e fu governa- 
tore della nobile Compagnia de' Bian- 
chi di Palermo 1697, deputato del re- 
gno, vicario generale in Girgenti. gen- 
tiluomo di camera di re Vittorio A- 
medeo di Savoja. capitano giustiziere 
1705, ed infine pretore 1711; Giovanni 
2° duca d'Angiò; Girolamo 3" duca di 
Angiò, principe di Solanto o sia Pe- 
truUa, barone della Noara ec. genti- 
luomo di camera di re Carlo III. e 
governatore della nobile compagnia dei 
Bianchi di Palermo 1741 ; la di cui li- 
nea segui sino a Giovanni Gioeni e Ca- 
vanigha principe di Petrulla, gentiluo- 
mo di camera di re Ferdinando II. ca- 
valiere del s. Gennaro, gran croce di 
vari ordini, ed ambasciatore presso Li 
corte di Vienna. Tra' cavalieri "'ero- 
solimitani commendansi. fra Ambrogio 
priore di Pisa; fra Ottavio priore di 
Barletta 1573; e fra Alessandro 1631. 
Arma concordemente agli autori : 
lozangato d'argento e di rosso, col capo 
cucito d' oro caricato da un leone na- 
scente di nero. Corona di principe — 
Tav. XXXVllI. 17. 

Di Giorgi — Arma: di rosso, con un leone 
d'oro. — Tav. XXXVIII. is. (Villa- 
bianca ). 

Giovanni o Di Giovanni — Gli autori di no- 
biliarii sicoli tra cui non ultimi il Mi- 
nutoli, ed il "N'^illalìianca, assicurano es- 
sere questa nobile famiglia proveniente 
dalla Centelles Giovanni di Spagna, 



di cui il }). Kii'ker e lo Zorita. Si sa 
essersi ella diffusa in (ìi'ccia, in Ita- 
talia, ed in Sicilia, essendo stata da- 
pertutto chiarissima e di gran fama. 
Laonde un Giovanni Di Giovanni a- 
vido dice Mugnos di gloria militare, 
venne appositamente in Messina per j 
istallarsi a' servigi di re Pietro d'A- ' 
ragona. Il di lui figlio Andrea in com- 
penso delle sue militari imprese da re 
Federico II si ebbe il feudo d'Alfano. 
Si distinsero in oltre Antonio, Filippo, 
Simone, Giacomo, Francesco, che fu- i 
reno pili volte senatori; altro Fran- 
cesco colonello co' supremi poteri a 
fine di tenere in rispetto il Bassa Ci- 
cala, che in quel tempo corseggiava 
i mari di Sicilia; Palmerio senatore 
1619, e capitanodarme essendo stato 
principe della Stella nel 1639; Andrea 
principe della Stella 1637. Intanto il 
Villabianca riferisce, che un Domenico 
Di Giovanni fu il primo principe di 
Trecastagne, per concessione di re Fi- 
lippo IV 1641, signore della terra di 
Viagrande, e de' feudi di Graziano e 
Sollazzo, non che compratore del vas- 
sallaggio della Pedara, e della città di 
Castronovo. Il di lui fratello Placido 
ottenne il titolo di principe di Castro- 
rao per privilegio di re Filippo IV 
1632, formato avendo un' altra linea 
che si estinse in casa Morra. Un Sci- 
pione figlio primogenito del succennato 
Domenico acquistò il vassallaggio delli 
Mirie, essendo stato insieme signore 
de' feudi Gatta, Girgia e Cangemi, 
Seguì la linea sino ad Anna Maria 



199 
dama decorata della gran croce del- 
l' ordine gerosolimitano , che sposata 
a Giuseppe AUiata i)rinci])e di Villa- 
franca, fé pervenire in questa casa 
tutti i titoli e stati della casa Di Gio- 
vanni. Altro ramo di questa famiglia 
scorgiamo ne' (hichi di Saponara, qual 
titolo ebbe concesso nel 1683 da re 
Carlo li. un Vincenzo di Giovanni se- 
condogenito di Domenico principe di 
Trecastagne. Fu egli cavaliere di san 
Giacomo della Spada, e maestro cor- 
riere del Regno, uffizio pervenutogli 
per la moglie Vincenza Zappada. Do- 
menico figlio del precedente investito 
nel 1692, fu governatore della nobile 
compagnia de' ss. Apostoh di Messina 
nel 1705, da cui ne venne un 2° Vin- 
cenzo investito il 1704, che aggiunse 
alla sua famiglia i principati di Ca- 
stelbianco, e di Ucria, e trascelto vi- 
desi consigliere aulico di Stato dello 
imperatore Carlo VI, e principe del 
S. R. Impero col trattamento di Al- 
tezza principale. Per la di lui morte 
ereditò la sorella Vittoria moglie di 
Domenico Alliata principe di ViUa- 
franca, a cui pervennero i sopradetti 
titoli e stati. Un ramo secondario di 
tal famiglia conservasi poi in Palermo, 
rappresentato da Giovanni Di Giovanni 
e Mira barone della Grazia di Valle- 
bella per dritto ereditario, figlio del 
fu Pietro cavaliere gerosolimitano ni- 
pote di D. Vincenzo Di Giovanni dei 
baroni del Parco Vecchio, autore di 
varie poesie e pregevoli manoscritti. 
Arma: d'azzurro, con una spiga di 



200 

oro trattenuta da due leoni affrontati 
dello stesso, nodrita sovra una zolla 
al naturale movente dalla punta. Co- 
rona di principe. — Tav. XXXVIII. 19. 

Giovo — Arma: diviso; nel ì° d'oro, con una 
aquila spiegata di nero nascente dalla 
punta; nel 2° d'azzurro, con un ferino 
di cavallo d'oro. — Tav. XXXVIII. 20. 

Girifalco — Questa famiglia d' origine spa- 
gnuola ebbe chiaro principio dice Mu- 
gnos, nel regno di Napoli, ove un'An- 
nibale cavaliere e signore del castello 
Girifalco in Calabria sotto re Manfredi 
a' suoi servigi veniva spedito; per lo 
che il detto castello ottenne. Gli suc- 
cedette per manco di prole il fratello 
Antonio il quale fa esiliato in Sicilia, 
stanziando in Lentini e per servigi 
resi a re Pietro e Federico, ne ottenne 
le baronie del Comiso ed altri feudi. 
Il di lui tìglio Alaimo ebbe inoltre la 
castellania di detta città, e le baronie 
di Passaneto, Mani, Bulfusina, quali 
perdette a causa di rivolte baronali 
contro re Federico III. Altro Antonio 
fu regio cameriere, ed un Tommaso 
di lui figlio comecché letterato venne 
dal detto re eletto c[ual suo primo 
segretario, e quindi ricompensato della 
baronia e terra della Limina. Dalla 
regina Giovanna ottenne altresì il go- 
verno di tutte le città componenti 
la camera reginale 1463. Un Gio- 
vanni di lui fratello fu abate di Roc- 
cadia. 

Arma : d' azzurro , con un uccello 
girifalco d' oro, tenente con gli artigli 
un ramo d'ulivo al naturale. Corona 



di barone. Moito- Alta j^eto. — Tavo- 
la XXXIX. 1. 

Girolamo — Arma: d'oro, con una croce 
di s. Andrea di nero. — Tav. XXXIX. 2. 

Gismondi — Famigha nobile della contea 
di Nizza, secondo la testimonianza del 
Villabianca opuscoli , trapiantata in 
Palermo per un Giovan Battista Gi- 
smondi rettore dell'ospedale di s. Bar- 
tolomeo 1677. Ne vennero Vincenzo 
rettore come sopra 1705; Benedetto 
maestro razionale del Real Patrimo- 
nio; Pietro barone di Porta ferrata 
1712. e senatore di Palermo 1713; 
il di cui figlio Giovambattista fu inve- 
stito nel 1736, ed ebbe il titolo di 
marchese di Camporeale 1741; e fi- 
nalmente Michele senatore di Paler- 
mo 1768. 

Arma: diviso; nel I" d'oro, con una 
rosa di rosso fustata e fogliata di ver- 
de; nel 2° d'argento, con un cuore di 
rosso, ed una fascia d'azzurro, attra- 
versante sul diviso. Corona di baro- 
ne. — Tav. XXXIX. 3. 

Gisillfo — Illustre ed antica famiglia longo- 
barda incominciata in Sicilia secondo 
riferisce il Villabianca, da Maurizio 
ed Epifanio Gisulfo , che di parecchi 
distinti personaggi si resero progeni- 
tori, fra cui commendansi un Luigi, 
ed un Alvaro morti gloriosamente nella 
guerra del Pigno , uno col grado di 
maestro di campo e l'altro con quello 
di capitano di cavalleria. Un Agostino 
fu presidente del tribunale del R. Pa- 
trimonio, reggente del supremo Con- 
siglio di Spagna 1570, non che vica- 



rio generale del regno. Da lui un 
Paolo , che 8Ì rese genitore di Pla- 
cido, e questi di Giuseppe, primo duca 
di Ossada 1668, capitano giustiziere 
di Palermo, ed in fine vicario gene- 
rale del regno per l'assenza del vi- 
ceré marchese di Villafranca. Un Fran- 
cesco di lui fratello, fu letterato, archi- 
mandrita di Messina 1647, vescovo 
di Cefalti 1650, e di Girgenti 1658, 
in ultimo viceré e presidente del re- 
gno col grado di capitangenerale 1656; 
un 2" Giuseppe investito 1696. Si e- 
stinse questa nobile famiglia con Giu- 
seppe Saverio investito 1726. mini- 
stro superiore della nobile compagnia 
della Carità di Palermo 1725, e go- 
vernatore del monte di Pietà 1734. 
Arma secondo Mugnos : d' azzurro, 
con tre fasce contro doppio merlate 
d' oro, al capo d' argento, caricato da 
una croce di rosso. Corona di duca. 
— Tav. XXXIX. 4. 
Giudice (le! Giudice — Cotesta nobile fa- 
miglia italiana avente sede in Milano, 
Genova , Arezzo . Napoli ec. per noi 
al dir di Mugnos é originaria napo- 
litana; perocché un Giovannuzzo, fi- 
gho di Andrea del Giudice, cavaliere 
napolitano del seggio di Nilo, familiare 
e cameriere del re Alfonso e della re- 
gina Giovanna II, la trapiantò in Mes- 
sina. Da lui un Antonio sotto lo stesso 
re coir ufficio di maestro razionale del 
tribunale del R. Patrimonio, di miles 
e di tanti altri supremi carichi onorato; 
fu primo barone del Sollazzo, e mori 
nel 1440. Il di lui figlio Giovanni dal 



201 

medesimo re venne poi eletto maestro 
della R. Zecca; un Giacomo, barone 
del Solazzo, fu piti volte giudice della 
corte straticotiale di Messina, essen- 
dosi poscia nel 1552 fermato in Paler- 
mo. Un Gianfrancesco , di lui figlio , 
fu senatore governando con molta lode. 
Arma : inquartato d' azzurro, e di 
rosso con una ( roce dentata d'argento 
broccante sul tutto; al capo d'oro, 
caricato da un' aquila bicipite corona- 
ta, e spiegata di nero. Corona di ba- 
rone.— Tav. XXXIX. 5. 

Giudice di Genova — Noi scrivemmo nel pre- 
cedente articolo, che la famiglia Giu- 
dice vantava eziandio un ramo in Ge- 
nova; ebbene da esso avemmo altra 
provenienza in Palermo. Imperciocché 
un Battista Giudice, figlio di Giorgio, 
nobile genovese, congiunto per matri- 
monio colla famiglia Usodemari 1528 
passò in Palermo, dice Mugnos, in- 
sieme con due figli Agostino e Mi- 
chele, r ultimo de' quali fu quegli per 
cui la linea ebbe qui a continuare. 
Fiorirono in essa; Giambattista dot- 
tore in legge ; Giuseppe sacerdote 
dottissimo, professore di Ideile lettere 
e poeta; Cesare ed Antonino dottori 
in legge. 

Arma : partito di rosso, e di azzurro, 
con una banda d' argento , attraver- 
sante sul partito ; al capo d' oro, ca- 
ricato da un'aquila nascente coronata 
di nero. — Tav. XXXIX. t. 

Giuffrè — Famiglia oriunda spagnuola, e 
propriamente di Valenza, come vuole 
Mugnos; ivi chiara di nobiltà e di rie- 



202 

chezza, vantato avendo in oltre una 
serie di uomini illustri , che possono 
di leggieri ne" fasti consolari di E- 
scolano, e nel libro del Consiglio di 
Valenza 1360-73-76, riscontrarsi. 
Un ramo, cioè un Alfonso sotto Car- 
lo V con supremi carichi militari passò 
in Milano; altro ramo cioè un Guido 
egualmente passò in Pisa, dal quale 
derivò quello di Sicilia; perocché un 
Giovanni GiufFrè con molte ricchezze 
si fermò in Palermo, ivi fondando la 
sua famiglia. 

Arma: d'azzurro, con due pali di 
oro , ed una handa del primo attra- 
versante sul tutto. — Tav. XXXIX. 8. 

Giuliana — Va superba di alti principi! que- 
sta nobile e distinta famiglia, al dir 
di Mugnos ; poicchè trae ella origine 
([bSM Anicia romana, benché in modo 
alquanto lontano; opperò ella venne 
tra noi di Spagna sotto Federico III 
in Messina fermandosi. Fu ceppo di 
essa un Baldassare Giuliana valoroso 
nelle armi, per le quali molte grosse 
rendite e stipendii venne acquistando. 
1 di lui figli Girolamo ed Alfonso sotto 
re Martino non furono al padre infe- 
riori; ed il primo acquistò il feudo 
di Pollicarini 1416. Molti altri gen- 
tiluomini vanta questa filmigli a tra i 
quali un Mariano Giuliana maestro 
razionale del regno. 

Arma : d' azzurro , con una Imnda 
d'argento, caricata da un leone di rosso, 
accompagnato da due rose dello stes- 
so.— Tav. XXXIX. 9. 

Giunta — Arma: trinciato, nel P di rosso. 



con un giglio d'argento; nel 2° d'az- 
zurro, con testa di cavallo d' oro, ri- 
voltata movente dal lato destro, della 
punta, ed una banda d' oro attraver- 
sante sul trinciato. — Tav. XXXIX. io. 
(ViUabianca). 

Giurato — Dal Mugnos coli' appoggio del 
Minutoli, rileviamo esser questa una 
famiglia oriunda spagnuola, e propria- 
mente di Andalusia, giusta un antico 
manoscritto conservato in Ragusa, in 
Sicilia portata da un Nicolò Jtirat sotto 
Federico III ; il quale impiegatosi ai 
servigi de' signori Chiaramontani fé 
residenza in Catania ed in Modica. 
Fiorirono in essa un Mariola Giurato, 
nobile medicano, barone di Monte di 
sacra ed altri feudi, per concessione 
di Manfredo Chiaramente conte di Mo- 
dica 1375; un Giacomo governatore 
di quest' ultima città, maestro segreto 
del regno 1437. e per ragion di dote 
anche barone di SanfiUppo; un Ga- 
spare piti volte senatore di Palermo 
1628, capitandarme del regno e di 
detta città, che acquistò per ragion 
di successione la baronia di Serravalle. 
In fine un diploma di Carlo V 1520 
conferma l' antica nobiltà , di questa 
famiglia, unendovi ulteriori preemi- 
nenze. Un Blasco 1567 fu cavaliere 
gerosolimitano. 

Arma giusta Minutoli : di rosso, con 
una sbarra d' oro. Corona di barone. 
— Tav. XXXIX. ii. 

Giusino — Famiglia ^g»02;gse portata in Si- 
cilia al dir del ViUabianca per un Ber- 
nardo Giusino, il quale fu Governa- 



tore della Tavola 1640. Da lui un 
Sebastiano Giusino il primo che sor- 
tito avesse il titolo di duca di Belsi- 
to, concessogli da re Filippo V nel 
1701. Fu egli elogiato dal Mongitore, 
essendo stato due volte vicario gene- 
rale del regno 1690-91, maestro ra- 
zionale del R. Patrimonio 1691, pre- 
sidente del Concistoro 1693, e luogo- 
tenente di maestro giustiziere 1703 
in cui morì. Fiorirono dopo lui Ber- 
nardo Giusino e Matranga suo figlio 
ed erede, investito 1704, regio mae- 
stro no taro della Crociata, e cover- 
natore cinque volte del Monte di Pietà 
di Palermo 1714; Sebastiano Giu- 
sino e di Girolamo che nel 1741 fu 
senatore di Palermo , avendo di già 
rinunziato i suoi titoli in persona del 
cugino altro Sebastiano Giusino e Ce- 
leste, ramo del 2° letto del primo 
duca suddetto, investito il 1729. Da lui 
un Giuseppe ; e finalmente un Bene- 
detto cavaliere gerosolimitano 1795, 
ignoriamo il seguito. Intanto altro ra- 
mo di questa famiglia esiste in Paler- 
mo ne' Giusino marchesi di Manchisi, 
baroni di Biggeni, Grottacalda, Con- 
sorto e Casalgiordano, titoli loro per- 
venuti jure ereditario dalla ricchissi- 
ma casa Romeo. 

Arma: di verde, con un leone d'oro, 
rampante contro un albero di pino al 
naturale nodrito in piano erl)oso, sor- 
montato da una cometa d'oro onde»- 
giante in palo, posta nel cantone de- 
stro dello scudo. Corona di duca. — 
Tav. XXXIX. M. 



203 

Giusliniano — Famiglia messinese, oriunda 
di (}enova. giusta il Minutoli, che la 
vuole estinta, ^^antò ella un Pietro 
Giustiniano di Venezia, priore di Mes- 
sina, generale delle Galere, luogote- 
nente del gran maestro fra Pietro del 
Monte nella fabbrica della città di Val- 
letta (Malta), e generale delle truppe 
dell'ordine Gerosolimitano nel 1571. 
Arma : campo rosso, con un castello 
d' argento, sormontato da tre torri 
merlate di tre pezzi; al capo d' oro ca- 
ricato da un' aquila nascente di nero. 
— Tav. XXXIX. i3. 

Godaz — Arma: d'azzurro, con un bue re- 
ciso e rivoltato d'oro. — Tav. XXXIX.14. 
(Villabianca). 

Goniez — Arma : d' argento, con tre fasce 
d'azzurro. — Tay. XXXIX. 15. (Villa- 
bianca). 

Goto Gotto — Dal Mugnos coli' appoggio 
del Minutoli, inleviamo esser questa 
una famiglia originaria degli antichi 
Goti pervenuti in Sicilia. Chechè ne 
sia un Ferdinando Goto gentiluomo 
catalano cameriere di re Federico III 
favorito dalla regina Maria, fu castel- 
lano di Francavilla 1370, confirmato 
poi da re Martino nel 1394. Lo stesso 
carico suo figlio Girolamo si ebbe. 
La famiglia continuò in Messina, ove 
visse ricca, ed onorata de' supremi 
carichi. Commendansi in oltre; un Ni- 
colò, barone della Mendolia, senatore 
di Messina 1475; un Antonio, bainone 
altresì della Foresta 1488 e cavaliere 
di s. Giacomo della Spada; altro Ni- 
colò cavaliere dello Speron d'oro e 



204 
senatore di Messina; un 2° Antonio 
barone della Mendolia e Foresta, se- 
natore di detta città 1524; un Filip- 
po barone come sopra, senatore 1591, 
ed uno de' fondatori dell' ordine della 
Stella 1595; un 3° Antonio barone, 
senatore e cavaliere della Stella 1608; 
in fine i cavalieri gerosolimitani fra 
Antonio, fra Giacomo 1547, fra Fe- 
derico 1612, fra Raffaele cavaliere e 
principe della Stella 1612, fra Stefano 
1616, fra Giambattista 1631, fra Giu- 
seppe 1640, e fra Antonino cavaliere 
e principe della Stella 1641. 

Arma: diviso; nel 1° d'oro; nel 
2° di rosso, con tre bande del primo. 
Corona di barone. — Tav. XXXIX. i6. 
Graffco o Grileo — Famiglia nobilissima e 
come dice il Minutoli, concordemente 
ad altri storici, trae sua origine da- 
gl' imperatori greci, vissuto avendo in 
Palermo con grande splendore , anno- 
verandosi come la più antica famiglia 
siciliana perchè trovata nobile dal conte 
Ruggiero, e posseditrice della terra di 
Partanna. E per tacere d'una remota 
antichità, ci piace col Mugnos fermarci 
ad un Leone Foca 970, figlio di Bar- 
dafoca II, il quale dato l'ultimo crollo 
a' Bulgari, e vinto in battaglia il loro 
signore e capitano Grifeo , ne prese 
il nome e l' arme. Fu per questo ch'ai 
ottenne dal greco imperatore l'isola 
di Candia, e numerosi castelli. Da lui 
un Euripione Graffeo , che con una 
squadra di candiotti venne militando 
in Sicilia, unitamente a Maniaco ge- 
nerale dell' armata greca contro i Sa- 



raceni, facendone orrilnl scempio. Fio- 
rirono : Giovanni Grifeo, valoroso in 
armi, e straticoto di Messina 1092; 
Ugone, commilitone di re Ruggiero e 
pure straticoto in Messina 1130; Gio- 
vanni 2° primo l)arone di Partanna 
1137; Nicolò almirante del regno; 
Ulla fondatrice della badia di s. Ba- 
silio in detta città; Goffredo a' servigi 
deirimp. Federico li 1243; Gugliel- 
mo Giovanni vescovo di Lipari, e poi 
di Patti 1338; Giovanni 4° governa- 
tore di Sutera 1343; Benvenuto in- 
vestito altresì del casale di s. Mar- 
gherita, e per avere soggiogato i ri- 
belli di Catalogna e di Sardegna rimu- 
nerato da re Federico III del viscon- 
tado di Galtellin; Onofrio, onorato da 
re Martino del titolo di cavaliere vitto- 
rioso 1411; Benvenuto 2° carissimo ai 
re Alfonso e Ferdinando di Castiglia 
pel suo valore e fedeltà 1441; Baldas- 
sare valoroso generale nelle guerre 
di Granata e Portogallo a' servigi di 
Ferdinando il cattolico 1493; altro 
Guglielmo primo principe di Partanna 
per concessione di re Filippo IV 1628; 
Mariano 3° primo duca di Ciminna per 
prilegio di re Filippo IV 1647, pre- 
tore di Palermo, e maestro di campo 
della mihzia del regno; Domenico, che 
unì a' suoi stati la ducea di Gualte- 
ronia, Tripi e Protonotarato per la 
moglie Ehsabetta Marino 1655; Be- 
nedetto, che con 100 soldati suoi vas- 
salli servi nella guerra di Messina, ed 
ottenne il mero e misto impero 1682; 
Girolamo investito 1692, deputato del 



205 



regno, capitano giustiziere e pretore 
(li PaloriiK) 17:33. non clic consigliere 
aulico intimo di stato tlell' imperatore 
Carlo VI; altro Benedetto investito 
1750 essendo stato capitano giustiziere 
nel 1749, e cavaliere gerosolimitano; 
altro Girolamo investito 1762 capi- 
tano giustiziere. [)retore, gentiluomo 
di camera, cavaliere del s. Gennaro, 
e dell' ordine gerosolimitano ; Bene- 
detto 3" consigliere di stato , genti- 
luomo di camera e cavaliere come 
sopra, sposò una Lucia Migliaccio, 
duchessa di Floridia, che per la morte 
del marito passò in seconde nozze col 
re Ferdinando III 1814; Mncenzo gen- 
tiluomo di camera, consigliere di sta- 
to, ministro plenipotenziario . inviato 
straordinario ed amhasciatore del re 
delle Due Sicilie presso le corti stra- 
niere, cavaliere gran croce degh or- 
dini Costantiniano, del s. Gennaro, del 
s. Ferdinando, commendatore dell'or- 
dine Gerosolimitano, cavaliere di nu- 
mero degli ordini di Carlo III e del 
Toson d'Oro di Spagna; sposò Agata 
Gravina, nata principessa di Pala- 
gonia, Grande di Spagna ereditaria 
di prima classe, dama della real cor- 
te , decorata dell' ordine di Maria 
Luisa di Spagna; Benedetto 4° gen- 
tiluomo di camera di re Ferdinando II; 
in fine Vincenzo Grifeo e Statella, 
attuale principe dì Partanna. duca di 
Ciminna e di Floridia , A^isconte di 
Galtellin ecc. Nella linea laterale poi 
troviamo commende voli i di lui zii 



Salvatore Grifeo e Gravina, principe 
di Palagonia e marchese di Antella, 
maggiord(jm() (U settimana de' re Fer- 
diuandu II e Francesco II, già inviato 
straordinario e ministro plenipotenzia- 
rio presso la r. corte di Baviera, ca- 
valiere dell' ordine Costantiniano, uf- 
ficiale della Legion d'Onore, commen- 
datore del s. Ludovico di Parma e del 
Carlo III (h numero di Spagna, gran 
croce del s. Michele di Baviera, ed 
ahbate titolare della s. Annunziata di 
Ciminna, e del s. Michele di Fogliarino 
in Piedimonte; Ferdinando Grifeo, capo 
squadrone del reggimento Lancieri Ar- 
ciduca Carlo neir armata austriaca ; 
e Francesco Grifeo duca di Valverde, 
gentiluomo di corte di S. A. R. la prin- 
cipessa di Piemonte , cavaliere degli 
ordini dei ss. Maurizio e Lazzaro , e 
della Corona d' Italia. Un ramo di 
questa famiglia ci presenta il Villa- 
bianca ne' marchesi di Regiovanni 
e principi dì Ganci, quai titoli ebbe 
concessi Francesco Graffeo da re Fi- 
lippo IV 1629, ramo oggi estinto nella 
nobilissima casa Valguarnera. per il 
matrimonio di Antonia Gratfeo e Gri- 
maldi con Francesco Valguarnera prin- 
cipe di Valguarnera. Infine notiamo 
altri due rami esistenti in Napoli de- 
rivati da Benedetto 3° principe di 
Partanna, rappresentati da Benedetto 
Grifeo Reggio e Requesens principe 
della Catena, e dal conte Benedetto 
Grifeo e Moncada. 

Arma giusta il Minutoli: campo di 

26 



200 
oro, con tre sbarre i d'nzzurro, abbas- 
sate sotto una riga dello stesso, sor- 
montata da un grifo di nero passante 
con la branca destra erta combattente. 
Mantello di velluto scarlatto. Corona 
di principe. Motto: Noli me tangere — 
Tav. XL. a 
Grassollino — Antica e nobile famiglia j??- 
sana al dir di !Mugnos, che rileva dal 
Tajoli Cronaca di Pisa. Fu portata 
in Sicilia da Ruggiero Grassollino no- 

Co 

bile pisano sotto il reggimento di 
Ferdinando il Cattolico stabilendo sua 
dimora in Mazzara. 

Arma: campo d'oro, con un'aquila 
coronata spiegata di nero, accompa- 
gnata in punta da un' àncora dello 
stesso posta in fascia. — Tav.XXXIX.it. 
Grasso — Stando al Mugnos nobile fami- 
glia originaria di Pisa . in Catania 
fondata da un Nicolò Grasso col ca- 
rico di percettore de' regi donativi 
sotto re Manfredi. Mano mano ella 
in vario modo si estese in altre città 
e terre del regno, come a dire in Mes- 
sina, Lentini. Siracusa, Polizzi, Noto 
e Palermo. Quivi, al dire del Pisa- 
nelli, venne portata da Ubaldo Grasso 
gentiluomo pisano; ma tutt' altra tra- 
dizione afferma che nell' altre città la 
diramazione provenisse da un Pietro 
Grasso, che la storia porta come ni- 
pote di quel celebre Pietro Grasso 
che con Tommaso Buonafede nel 1200 
acchetò le intestine guerre di Pisa. 
Sono commendevoli in Messina un 

1) La famiglia Grifeo ha usato scambievolmente le tre sbar- 
re e le tre bande: ma noi abbiamo creduto attenerci alle 



Francesco Grasso straticoto 1456 . ed 
un Antonio giudice straticotiale 1501; 
in Siracusa un Andreolo barone dei 
feudi Carrancino e Belvedere ; in Po- 
lizzi un Giuliano giurato 1440, e Pie- 
tro 1452; ed in Noto il dottor An- 
drea più volte giudice 1542. 

Arma: d'azzurro, con l'aquila bici- 
pite coronata d' argento ; sebbene al- 
tri di questa famiglia usato avesse: 
diviso d' oro e di rosso , ed una banda 
d' argento caricata da tre aquilette di 
nero l' una sopra l' altra, attraversante 
sul tutto. Corona di barone. — Ta- 
vola XL. L 
Gravina — Famiglia della stirpe sovrana 
de' principi normanni, incominciata in 
Italia da Silvano signore di Gravina 
castello e terra nella provincia di Bari 
di cui prese il nome. Era egli figlio 
di Crispino signore d'Arnes disceso da 
Rollone o Roberto primo duca di Nor- 
mandia come riferisce il Mugnos sal- 
r autorità di Giovanni Tillio ed Eli- 
mando antico istorico in un suo libro 
intitolato de Nortmandonim stcccessìo- 
nibus, e conferma re Martino con suo 
diploma dato in Catania il 20 novem- 
bre 1405. a favore di Giacomo Gra- 
vina progenitore de' Gravina di Si- 
cilia. Tralasciamo di riferire le varie 
glorie in Napoli di questa nobilissima 
fami"ha bastandoci citare di volo : un 
Giovanni primo conte di Gravina eletto 
da re Ruggiero 1129, casandosi con 
Guidomara figlia di Dragone normanno 

sbarre, perchè più in uso della famiglia e perchè corroborati 
dal Minutoli. 



conte di Puglia; un Crispino rimirante 
della squadra del re Ruggiero; un 
Gilberto vescovo ili Gaeta; un Ales- 
sandro conte Gravina comandante in 
Palestina 1' esercito dell' imperatore 
Emanuele Comneno, come dal Cinna- 
mi Histoì'ia ec; altro Crispino signore 
di Bitonto mentissimo l)arone sotto il 
re Guglielmo il Buono; altro Gilberto 
viceré del regno 1 1G7 ; altro Giovanni 
gran cancelliere del regno 1231 ; un 
Riccardo protonotaro del regno 1236; 
un 3^^ Giacomo consigliere di re Carlo I 
ed altri sino ad Alda, figlia di Ramon- 
delio ultimo conte di Gravina sposata 
a Francesco Orsini prefetto di Roma. 
Fu incominciata in Sicilia da Giacomo ! 
Gravina figlio di Carlo castellano di 
Bitonto. Detto Giacomo fu consigliere [ 
e segretario supremo di re IMartino, 
e come suo consanguineo e discendente 
della casa sovrana normanna il privile- 
gio ottenne per se e suoi di seppellirsi 
nella regia cappella di Catania, ove 
seppellivansi i sovrani aragonesi. Per- 
lochè nella cappella del Divinissimo leg- 
gesi: Gravinensiòus regum consangui- 
neis privilegio concessum. Da questo 
Giacomo, che fu barone di Palagonia 
e di' Belmonte , ne venne la discen- 
denza de' Gravina di Sicilia eredi e 
rappresentanti l'illustre casa Gruyllas 
divisi in vari rami : F i Gravina prin- 
cipi di Palagonia e marchesi di Fran- 
cofonte, Grandi di Spagna ereditarli 
di prima classe. In tal ramo fiorirono : 
Girolamo Gravina cavaliere geroso- 
limitano e gran priore di Lombardia; 



207 

Girolamo Gravnia Cruyllas barone di 
Palagonia , 1" m.irchcse di Franco- 
fonte 1565, e che tra le altre cariche 
tenne il posto di vicario generale del 
regno 1573; Ferdinando vicario come 
sopra e pretore di Palermo 1597; Ludo- 
vico primo principe di Palagonia 1629; 
Francesco per vari titoli illustre, per- 
locchè fu princi)io di Palagonia, ca- 
valiere del Toson d' Oro. gentiluomo 
di camera di re Vittorio Amedeo, due 
volte pretore , primo presidente del 
Supremo Consiglio di Sicilia, Grande di 
Spagna ereditario di P classe, ed uno 
de' fondatori del Collegio de' Nobili, 
e dell' Albergo de' Poveri di Paler- 
mo 1733; altro Ignazio capitano giu- 
stiziere, pretore di Palermo, maggior- 
domo maggiore della regina Amalia, 
gentiluomo di camera di re Carlo III, 
e cavaliere del s. Gennaro ; France- 
sco Paolo, gentiluomo di camera di 
re Ferdinando II, e cavaliere del San 
Gennaro , distinto filantropo avendo 
lasciato la sua immensa fortuna ai 
poveri di Palermo : ramo estinto in 
casa Grifeo. 2° I Gravina duchi di s. Mi- 
chele e principi di INIontevago, deri- 
vati da Sancio Gravina figlio di Gi- 
rolamo marchese di Francofonte, nel 
cui ramo si distinsero: Giovanni ba- 
rone di s. Michele e primo duca di 
questo stato 1625; Giovanni 2° principe 
di Montevago e marchese di s. Eli- 
sabetta per la moglie Girolama Sci- 
rotta, capitano di cavalleria e Grande 
di Spagna ereditario di V classe 1721; 
Saverio brigadiere de' reali eserciti; 



203 
Michele capitano di galera e cavaliere 
gerosolimitano; (Tiovanni vescovo di 
Patti; Pietro, cardinale arcivescovo 
di Palermo cavaliere del s. Gennaro 
e di altri ordini insignito, vicario ge- 
nerale del regno 1820; Berengario 
cappellano maggiore, cavaliere del San 
Gennaro e gran croce di vari ordi- 
ni ; ed in ultimo Federico grande am- 
miraglio della flotta spagnuola. morto 
di ferite in seguito alla memoranda 
battaglia di Trafalgar : ramo rappre- 
sentato da Gaetano Gravina marchese 
di Elisabetta dimorante in Caltagiro- 
ne. 3° I Gravina principi di Comitini 
e di Altomonte. derivati da Emanuele 
fiolio di Sancio barone di s. Michele. 
Commendansi: Michele Gravina barone 
di Scordia Soprana e primo principe 
di Comitini per privilegio di re Car- 
lo II 1673; altro Emanuele investito 
1691; altro Michele barone di Ramio- 
ne; Ferdinando investito 1707; Michele 
3° investito 1721. capitano giustiziere 
1750. pretore di Palermo 1764. depu- 
tato del regno e governatore dei Bian- 
chi 1766 ; Salvatore investito 1792 ; 
Giuseppe che per la morte del pre- 
cedente di lui fratello divenne erede 
de' titoli di sua famiglia, e rifulse tre 
volte pretore della città di Palermo 
dal 1822-27. gentiluomo di camera, 
cavaliere del s. Gennaro, commenda- 
tore dell'ordine della Corona di Ferro 
d'Austria, e cavaliere gerosolimitano: 
ramo rappresentato dall' illustre Mi- 
chele Gravina e Requesens principe 
di Comitini, gentiluomo di camera, già 



ministro segretario di stato di re Fer- 
dinando li, cavaliere del s. Gennaro, 
gran croce degli ordini del Francesco I 
di Napoli, de' ss. Maurizio e Lazzaro, 
della Legion d'Onore di Francia, del- 
l'Aquila Bianca di Russia, dell'Aquila 
Rossa di Prussia, del Leopoldo d'Au- 
stria, del Carlo 111 di Spagna, del Leo- 
poldo del Belgio, del Danebrog di' Da- 
nimarca, della Stella Polare di Svezia, 
della Corona di Quercia d' Olanda, ed 
erede de' titoli della nobile casa Mas- 
sa, principi di Castelforte . duchi di 
Castel di Jaci ecc.; il di cui unico ti- 
glio principe Giuseppe Gravina e Ruf- 
fo è gran croce degl' ordini Costanti- 
niano e s. Gregorio Magno, grande uf- 
fiziale dell'ordine del Merito di Tosca- 
na, commendatore gerosolimitano, gen- 
tiluomo di camera, essendo stato inca- 
ricato d' atfari del governo napolitano 
presso la Santa Sede. È degno in que- 
sto ramo di speciale menzione, D. Do- 
menico Benedetto Gravina abate cas- 
sinese. insigne autore deW Illustrazione 
del Duomo di Monreale. 4° I Gravina 
principi di Rammacca, discendenti di 
Ottavio figlio di Sancio barone di San 
Michele. Commendansi: Sancio primo 
principe di Rammacca per privilegio 
di re Carlo II 1688; altro Ottavio 
investito 1664, deputato del regno; 
Bernardo investito 1732, gentiluomo 
di camera, capitano giustiziere di Pa- 
lermo 1735; Giuseppe dottissimo ge- 
suita, autore di opere molto rilevan- 
ti ; Ferdinando auditore generale di 
guerra 1766: ramo rappresentato da 



Ottavio Gravina e Lanza principe di 
Rammacca, il di cui primogenito Fran- 
cesco porta il titolo di principe di 
s. Flavia. 5° I Gravina principi di 
Gravina, derivati da Girolamo primo 
marchese di Francofonte, qual titolo 
ottenne Girolamo Gravina 1644. Fu 
egli tre volte pretore di Palermo 
1659. la di cui unica figlia ed erede 
Marianna sposò il principe Giuseppe 
Valguarnera. 6° I Gravina principi 
di Val di Savoja e baroni di Armig- 
li, di cui Carlo Gravina e Valle fu 
primo principe nel 1792 : ramo esi- 
stente in Catania. 7" I Gravina ducili 
di Cruyllas, qual titolo ottenne un Gi- 
rolamo Gravina Cruyllas, per conces- 
sione di re Cai^o II 1' anno 1695: 
ramo estinto in casa Airoldi. Faccia- 
mo rilevare infine che tutti i sovrani 
di Sicilia hanno onorato del tratta- 
mento di loro consanguinei i membri 
di (piesta grande famiglia, alla quale 
re Alfonso concesse d'inquartare l'ar- 
me re2;ia di Aragona. 

Arma: diviso; nel 1° d'azzurro, con 
due bande d' oro , sinistrate da una 
stella d' argento di dieci raggi; nel 2° 
d' azzurro con la banda scaccheggiata 
d' argento e di rosso di due file ; lo 
scudo cimato da un uccello Gaipa di 
bianco. Motto: Sj^ero. Corona di prin- 
cipe. Lochè si osserva nella cappella 
regia de' principi aragonesi nella, cat- 
tedrale chiesa di s. Agata in Catania. 
— Tav. XXXIX. 6. 
Greco — Famiglia palermitana, di cui il 
Villabianca ci presenta un Giuseppe 



209 
Greco marchese di Valdina investito 
1752, governatore del Monte 1767; 
ed un Ignazio di lui figlio investito 1796, 
Armn : d' azzurro, con la cometa di 
argento, accompagnata da tre conchi- 
glie dello stesso, ordinate due al capo, 
ed una in punta. Corona (U marche- 
se. — V. Tav. Appendice. 

Grcgni — Nobile famiglia di TeiTanova 
portante per ceppo giusta il Minutoli 
un Mazzeo Gregni cavaliere regio 
1408. Ivi una serie di altri gentiluo- 
• mini . che sarebbe superfluo qui ri- 
portare; però sono commendevoli un 
fra Francesco cavaliere gerosohmita- 
no. ed un Mazzeo capitano giustiziere 
di Caltaajirone. 

Arma : d' azzurro, con un grifo di 
oro rampante, tenente con la zampa 
destra un ftiscio di spiche dello stes- 
so. — Tav. XL. 2. 

Gregorio De Gregorio — Da tutti gli autori 
nobiharì sicoli concordi e specialmente . 
dall' Inveges rileviamo che non po- 
tendo tener conto di sua provenienza 
da Francia e quindi di molte sue di- 
ramazioni in Italia, bisogna rispetto a 
noi limitarci a quella di Costantino- 
poh, da dove in Messina secondo il 
Lascaris pervenne. Nel 1316 è no- 
tevole un Gregorio de Gregorio giu- 
dice di detta città, poi giudice di G. 
Corte . avendo avuto in feudimi per 
se et suos conceduto il peso della sta- 
terà; un Mario Gregorio distinto giu- 
rato I35I; unPerrone portulano 1357; 
un Orlando ebbe il carico di castel- 
lano di Matagrifone 1364. Epperò da 



210 

Gregorio giudice emanarono 7 genera- 
zioni, ove oltre a' precedenti trovia- 
mo un Tommaso niiles investito dei 
censi demaniali in feudum per ragion 
di dote della moglie 1416, un dottor 
Giovanni giudice 1484, un Pietro an- 
che giudice 1504, maestro notaro della 
corte straticotiale 1507. protonotaro 
del regno e vicario generale di Sici- 
lia 1512, uomo ricchissimo, avendogli 
r imperatore Carlo V confirmato la 
baronia ed i feudi di Pietro d' Amico 
1526 , come ancora a' suoi eredi le 
segrezie di Patti e Castroreale 1534. 
Costui coll'occasione del trasferimento 
della detta R. G. Corte in Palermo 
fermò sua stanza in questa città, ove 
il di lui figlio Giampietro ingrandì il 
casato; fu egli capitandarme a guerra 
pel regno e vicario generale del vi- 
ceré De Vega 1550, maestro portu- 
lano del regno 1554, tesoriere del re- 
gno 1556 , e protonotaro del regno 
sostituto 1574. Da lui un Carlo, e da 
costui un Pietro di Gregorio e Bugilo 
barone di Tremisteri e primo duca di 
questo stato per concessione di Filip- 
po IV 1647^ fu egli cavaliere di San 
Giacomo della Spada, reggente in ]Ma- 
drid il Supremo Consiglio d'Italia, e 
presidente luogotenente di Maestro 
Giustiziere in Sicilia, la di cui unica 
figlia Antonia sposò un Francesco Riz- 
zari da Catania barone di s. Paolo. 
Questa famiglia formò varie rami: 1° 
i marchesi di Poggiogregorio , es- 
sendo stato primo ad investirsi di tal 
titolo 1663 un Carlo Gregorio go- 



vernatore della nobile Compagnia dei 
ss. Apostoli di Messina 1634-60, e 
senatore di detta città 1671; quali ca- 
riche occuparono in seguito i suoi di- 
scendenti. 2° I marchesi di Valle 
Santoro e di Squillaci in Calabria, es- 
sendo stato il primo ad investirsi di 
questi titoli Leopoldo de Gregorio pa- 
trizio messinese, cavaliere del s. Gen- 
naro, e dell' Aquila Bianca di Polo- 
nia, tenente generale ed ambasciatore 
presso la serenissima Repubblica di 
Venezia , padre degl' illustri France- 
sco marchese Trentino e principe di 
s. Elia, gentiluomo di camera, e cava- 
liere di s. Giacomo ; Giuseppe mar- 
chese Gregorio cavaliere di s. Gia- 
como, capitan generale e governatore 
di Barcellona, dell' Estremadura. e 
dell' Andalusia ; Giovanni cardinal di 
Santa Chiesa , ed archimandrita in 
Messina; e Girolamo l)rigadiere dello 
esercito , governatore della Piazza 
di Siracusa. 3° I marchesi de Gre- 
gorio del S. R. I. residenti in Paler- 
mo, ne' quali commendansi: un Gio- 
vanni senatore di Palermo 1750; ed 
un Camillo investito del titolo di mar- 
chese del Parco Reale 1765, maestro 
razionale di Cappa e Spada del Tri- 
bunale del R. Patrimonio, e cavaliere 
dell' ordine gerosolimitano. 

Arma concordemente aoli autori: 
partito, innestato, merlato d'argento, 
e di nero di sei pezzi. Corona di mar- 
chese. — Tav. XL. 3. 
Grifo — Arma: d'argento, col grifo di ros- 
so, rampante contro un albero di verde. 



addestrato da una stella d' azzurro di 
otto raggi. — Tav. XL. 4. (Villabian- 
ca). 

Grigliano — Antica e nobile famiglia, come 
riferiscono Mugnos ed il Minutoli, fio- 
rente in Marsala e Trapani, nelle quali 
città occupò cariche distintissime. Il 
primo ceppo che si conosca fu un Ste- 
fano Grignano gentiluomo di Marsala 
sec. XIV. Fiorirono : un Vincenzo ca- 
stellano di Marsala 1493; un Giannan- 
drea e Vincenzo che nel 1501 acqui- 
starono il feudo di Scannacanni o Cur- 
seino, di cui tutta la loro posterità 
ebbe debitamente ad investirsi. j 

Arma giusta Minutoli : di rosso, di- 
viso d'argento. — Tav. XL. s. 

Grillo — Sappiamo dal Mugnos e dal Mi- 
nutoli esser questa una nobile ed an- 
tica famiglia di Genova, della cui re- 
pubblica un Amico Grillo fu noi 1157 
console e governatore. Inih un Rom- 
bello Grillo militando sotto V impera- 
tore Federico li si fermò in Palermo, 
ove suo figlio Simone fu capitano della 
guardia de' porti di detta città 1235. 
Commendansi: Tommaso baglio 1280; 
altro Simone giudice 1282; altro Tom- 
maso castellano di Siracusa 1335 non 
che della Torre della punta del Sal- 
vatore di Messina 1347; un Nicolò 
valente dottore e maestro razionale 
della reginal camera 1428; ed un 
Giovanni che acquistò la baronia di 
Mariella 1541. 

Arma concordemente a' citati scrit- 
tori : d' azzurro, con la scala a pioli 
d' oro posta in banda , accompagnata 



211 
da un grillo saliente di rosso. Corona 
di barone. — Tav. XL. 7. 
Grimaldi — Celebre illustre famigha di Ge- 
nova, una delle quattro principali della 
repubblica, siccome quella che trovasi 
sparsa in Italia, Francia e Spagna, 
divisa essendo in vari rami, cioè nei 
principi sovrani di Monaco ceppo della 
casa, ne' principi di Geracs e di Sa- 
lerno, ne' duchi d' Evoli, ne' marchesi 
d'Antibo, Castronovo e della Pietra, 
ne' conti di Tognetto , ne' Grimaldi 
di Bologna, Carignano, Cuneo, Cala- 
bria e Sicilia; poi ne' conti di Du Bech 
Crispin. ne' marchesi De la Bosse, 
ne' conti di Dangu Boari Vardes, di 
Guttieres, Maranz, de Beuille ecc. Ella 
trae origine da Grimoaldo conte di 
Fiandra, fratello di Carlo Martello, e 
vanta nella storia altissimi personag- 
gi, come a dire un Raimondo Grimaldi 
ammiraglio di Francia sotto Filippo 
il Bello, che battè e disperse nel 1304 
la flotta del conte Guy di Fiandra nelle 
coste della Zelanda facendolo suo pri- 
gioniero; un Antonio ammiragho di 
Genova, prode contro i Catalani 1333, 
e sventurato nella l)attaglia della Loi- 
ra; un Giovanni pure ammiraglio vit- 
torioso sul Pò contro l'altro veneto 
Nicolò Trevisano 1431; un Domenico 
cardinale ed arcivescovo di Avignone 
intrepido nella Ijattaglia di Lepanto 
1571, ed altri che per brevità trala- 
sciamo. Tornando a' principi sovrani 
di Monaco, dagli autori concordemente 
rileviamo aver essi tale stato posse- 
duto sin dal 988, producendo una 



212 
serie di 31 sovrani illustri sino all'at- 
tuale principe D. Carlo Onorato Gri- 
maldi, istitutore dell' ordine equestre 
di s. Carlo 1858, principe intelligente, 
valoroso, benefico e progressista, che 
stabili lega con la Francia, stringendo 
relazioni con tutto le potenze d' Eu- 
ropa: e di America. Primo a portare 
questa famiglia in Sicilia fu un En- 
rico Grimaldi, figlio di Carlo signore 
di Mentone, essendo costui secondo- 
genito di Carlo il grande principe 
sovrano di Monaco, come dal Vena- 
sque 1, Moreri, Chiusole, Mugnos, In- 
veges, Minutoli, Villabianca e dal Me- 
thiviere. Fu desso Enrico che ciam- 
bellano e consigliere di re Martino 
ottenne in compenso di suoi servigi 
le baronie di Sittibillini e Pollicarini 
1396, non che tutte le terre confiscate 
a' nobili ribelli di Castrogiovanni. Nel 
1397 ebbe del pari donata la baronia 
ed il castello della Bozzetta, la castel- 
lania ed il regio castello di Castro- 
giovanni, di cui fu fitto governatore, 
come dal privilegio in r. Cancelleria 
f. 20 1397; ed in oltre insignito del 
cinoolo militare ; fu il primo a sta- 
l)ilirsi in detta città, rendendosi ge- 
nitore di Simone, Pietro e Pino, il 
primo barone di Risicalla e Carran- 
ciara, non che ceppo de' principi 
di s. Caterina, nel quale ramo fiori- 
rono: un Enrico Grimaldi barone di 
Risicalla e di Geracello per ragion di 

1) e. Veiiasque scrisse di questa famiglia con latina locu- 
zione un'opera storica, genealogica, ailorna di bellissime inci- 
sioni in rame, stampata in Parigi 1617. 



matrimonio con una Buonaccol'^a di 
Piazza; un Bernardo barone di Risi- 
calla 1481; un Simenes, ceppo dei 
baroni di Gallizzi, Caropepe e Favara; 
un Giorgio, capitan generale del prin- 
cipe di Monaco, indi a' servigi di Car- 
lo V imperatore, da cui in compenso 
ottenne cinquanta ducati d'oro all'anno 
su' proventi di Sicilia 1535 (veti. R. 
Cancelleria f. 549); un Pierandrea, l)a- 
rone di s. Caterina; un 2° Pierandrea 
primo principe di s. Caterina per con- 
cessione di re Filippo II 1625, che 
l'onorò del trattamento di suo con- 
sanguineo, concedendogli altresì facoltà 
di titolarsi principe del castello di Gri- 
mal(U, che si proponeva di fabljricare 
nel feudo di Monaco di sua proprietà; 
linea primogenita estinta nel 1802 
in Emilia Grimaldi, moglie di Diego 
Giardina marchese di s. Ninfa, i di 
cui titoli per la morte de' tre tìgli di- 
chiarati interdetti per imbecillità pas- 
sarono di dritto alla linea collaterale 
rappresentata da' Grimaldi baroni di 
Geracello, oggi in persona deirillustre 
. D. Giuseppe M.^ Grimaldi e Gravina 
riconosciuto del cennato titolo nel 1853 
e 60 per legittima successione de' suoi 
maggiori, ed iscritto nel gran registro 
della Consulta Araldica del Regno 1 87 1 , 
personaggio a dir vero adorno di grandi 
meriti, e culto amatore dell' araldica e 
delle patrie antichità. Il secondoge- 
nito di Enrico, cioè Pietro fu barone 
della Bozzetta 1416; Unea estinta ne' 
principi di Valguarnera pel matrimo- 
nio di Caterina, unica figlia di Giù- 



seppe Grimaldi liarone della Bozzetta, ; 
continuando la discendenza maschile 
collatevale di esso Pietro ne' baroni 
di A'oltamonaca, oggi marchesi di Ter- 
resena. Il terzogenito di detto Enrico 
cioè Pino, fu ceppo dei Tiaroni di Sit- 
tibillini. linea eziandio estinta 1600 
nella famiglia Trigona, marchesi di 
Floresta, continuando la linea colla- 
terale rappresentata da Enrico Gri- 
maldi-Longi di Castrogiovanni. Il se- 
condo finalmente a passare in Siciha 
fu nel 1554 un Agostino Grimaldi, 
fìolio di Francesco della linea de' Gri- 
maldi detti Cavalleroni di Genova; ba- 
rone di s. Giovanni, abitante in Sira- 
cusa e poi in jNIodica, ove stabili sua 
famiglia, arricchita delle baronie di 
Sirumi, Serravalle. Niscima, del Bo- 
sco, Calamezano. Piombo, Boncamero 
e Deha. Ebbe de' cavalieri di Montesa 
e di Malta ; ed un Carlo Grimaldi e 
Rosso fu decorato del titolo di prin- 
cipe Grimaldi da re Carlo II 1692. 
In seguito la famiglia si trapiantò in 
Mineo, da dove ditEnitivamente fermò 
sua stanza in Catania, rappresentata 
dal principe Francesco Grimaldi e Co- 
lonna barone di Serravalle fratello ul- 
trogenito del principe Giovanni Gri- 
maldi o-entiluomo di camera di re Fer- 
dinando II, ciambellano del gran duca 
di Toscana, cavaliere gerosolimitano, 
morto senza lasciar figh, rimasta essen- 
do in Modica la linea secondaria ne' 
baroni di Calamezano. Chiudiamo col 
Mmutoli dando uno sguardo a' cava- 
lieri o-erosolirnitani di tutti i Grimaldi 



213 
di Sicilia, quali furono: fra Nicolò; Pie- 
tro-Paolo di Castrogiovanni 1589; 
Girolamo di detta città, bah di san 
Giovanni del Prato di Cremona, di 
jus patronato de' principi sovrani di 
Monaco 1611; Agostino di Modica , 
morto nel combattimento di Retino in 
Candia 1615 ; Francesco di Palermo 
1676; Giangioacbino di Castrogiovanni 
1695; e Giuseppe Maria di detta cit- 
tà 1808. 

Porta generalmente la famiglia Gri- 
maldi uno scudo fusaio d'argento e 
di rosso, con ornamenti diversi. Ma 
quelli di Siciha levano concordemente 
agli autori: scudo inquartato; nel 1° 
e 4", d'oro, con l'aquila spiegata e 
coronata di nero; nel 2° e 3", fusaio 
d'argento e di rosso; sopra il tutto: 
d'azzurro, a tre gigli d'oro posti 2, 1, 
eh' è r arme di Francia K Corona di 
principe. Lo scudo accollato all'aquila 
bicipite al volo abbassato di nero, lin- 
guata ed armata di rosso, coronata al- 
l' imperiale , afferrante un nastro col 
motto: Beo Juvante. — Tav.XLI. a. 

Gl'iniaili — Arma: d' oro, con tre pah d'az- 
■/xwYO. — Tav. XL. s. (Villabianca). 

Grippui'i — Nobile famiglia messinese, al dir 
del Minutoli, che dà per estinta. 

Arma: d'argento, diviso di rosso con 
mezza croce d' oro movente dal fianco 
destro dello scudo. — Tav. XL 9. 

groppo — Arma: diviso; nel P d'azzurro, 
con un uccello d'argento passante; 

1.) Lo scudetto coi gigli di Francia e l'aquila imperiale 
sono portati dai Grimaldi principi di s. Caterina e dai baroni 
di Geracello. )•. Mi'gnos, Mmutoli. 

27 



214 
nel 2° di rosso, con tre pali d'oro. — 
Tav. XL. io. (Villabianca). 
(ìrilffno — Giusta il Mui^nos famis-lia caia- 
lana, passata in Sicilia a' servigi mi- 
litari di re Federico II per un Perez 
de Grugno. Vanta molti distinti per- 
sonaggi, come un Beringario che qual 
bravo giurisperito del suo tempo da re 
Martino più volte fu eletto giudice di 
Taormina; un Nicolò capitano della 
città di Patti 1435 ; un Andrea miles 
di re Alfonso col carico di capitand'ar- 
me della detta città; un Giovanni giu- 
rato in Licata 1472; un Pietro regio 
falconiere; un Francesco capitano di 
Caltagirone 1478 ; un Pietro capitano 
di Licata 1478 ; un Manfredo segreto 
di Taormina; un Sanchez capitano di 
Caltagirone e regio falconiere dell'i- 
sola di Malta; un Francesco posses- 
sore del territorio di Pietralon2:a 1506; 
un Francesco Grugno e Federico al 
dir del Villabianca senatore in Pa- 
lermo 1698, governatore d(il Monte 
di Pietà 1703 e primo duca di Gaffi 
per diploma di re Filippo V 1709; un 
Pompeo figlio cav. di Calatrava 1699; 
un Salvatore senatore di Palermo 1729, 
governatore del monte 1747, e capitano 
di Cefalti; un 3" Francesco investito 
1 762, essendo stato senatore di Palermo 
1759, il di cui figlio Giuseppe investito 
il 1782; in fine vari cavalieri gerosoli- 
mitani, tra' quali fra Giannantonio 1549. 
Arma : di rosso , con tre teste di 
cignale d' oro , moventi dalla punta 
sormontate da un castello ad una torre 
merlata del medesimo, chiuso di nero. 
— Tav. XL. 11. 



Guabernia — Famiglia genovese, al dir di 
Mugnos, portata in SiciUa da un Pie- 
tro Guabernia fermato essendosi nella 
città di Messina; da lui Giovanni, An- 
tonio e Filippo, che tennero il carico 
di capitano e giurato, governando la 
città di Castroreale, così di seguito i 
loro posteri. 

Arma : d' argento, con un leone di 
rosso, tenente colle zampe un ramo 
d' ulivo di verde. — Tav. XL. 12. 
Gualdo — Famiglia originaria di Ptimini , 
di cui il Mugnos riporta in Sicilia un 
gentiluomo Tornabene Gualdo a' ser- 
vigi dell' imperatore Federico li, dal 
quale il governo della città di Sira- 
cusa ottenne 1220, ivi fondando la 
sua famiglia. 

Ai-ma: di rosso, con elmo d'oro. — 
Tav. XL. 13. 
Gualleri — Arma: fasciato d'oro e d'az- 
zurro. — Tav. XL. 14. (Villabianca). 
Gualtei'io — Arma: di rosso, con due leoni 
coronati d' oro controrampanti ad un 
albero di pino al naturale. — Tavo- 
la XL. 15. (Villabianca). 
Gliardalanzi — Famiglia oriunda di Milano, 
passata in Sicilia per un gentiluomo 
Feliciano Guardalanzi a' servigi di re 
Federico li, stabilendosi in Palermo. 
Da lui un Nicolò, che sotto re Fede- 
rico III ebbe la castellania di Paler- 
mo , e sotto re Martino il posto di 
consigliere. Un Feliciano di lui figlio, 
celebre giureconsulto del suo tempo, 
tenne l'ufficio di giudice della G. C. 
Vanta altri personaggi distintissimi , 
che occuparono onorati carichi. 
Arma: d'argento, con un leone di 



nero, impugnante uno stendardo di 
rosso svolazzante a sinistra, caricato 
da tre lance d'argento — Tav. XL. la 

Guardiola o Inpardiola — Nobilissima fami- 
glia aragonese, che il Mugnos vuole 
portata in Sicilia da due gentiluomini 
Andrea ed Ubertino Guardiola fratelli 
a' servigi di re Martino 1393, com- 
moranti in Catania. Andrea fu teso- 
riere del regno ; indi un Luigi ca- 
valiere dello Speron d' Oro 1416 , e 
Giovanni suo fratello miìes 1422; un 
Bernardo armato cavaliere col titolo 
di magnifico 1457. e vari altri gen- 
tiluomi. tra' quali è notevole un Fran- 
cesco barone d' Ursito della città di 
Piazza. 

Arma: di verde, con un castello ad 
una torre merlata d' argento , chiuso 
di nero, dalla cui sommità alzasi una 
bandiera scaccheggiata d'argento e di 
nero, con una croce in s. Andrea del 
primo svolazzante a destra. Corona 
di barone. — Tav. XL, it. 

Guarino — Nobile famiglia proveniente dai 
duchi di Boardo. come riferisce il Vil- 
labianca op. voi. XVII ove commenda 
un Roberto Guarini cavaliere gero- 
solimitano 1775 e cameriere d' onore 
del Papa. 

Arma: campo azzurro, con una b;mda 
d' argento, ed un lambello di rosso di 
tre pendenti. — Tav. XLI. i. 

Guarna — Antica e nobile famigha feuda- 
taria di Catania, di cui JNIugnos cita 
un Giovannuzzo Guarna, barone di 
Callari e Baccaraso, figlio di un Ric- 
cardo Guarna molto caro a re Fede- 



215 
rico li, da cui ottenne le sopraddette 
baronie. Commendasi un Filippo ba- 
rone di Sacca, e da re Federico III 
fatto miìes. 

Arma : di rosso, con una banda di 
oro caricata da una stella d'azzurro. 
Corona di barone. — Tav. XLI. 2. 

Guarnclla — 11 Mugnos ritiene che un A- 
lemanno Guarnetta a' servigi di re 
Ferdinando il cattolico ottenne la ca- 
stellania di Corleone. Guadalupo di 
lui figlio fu senatore di Palermo I35I; 
da lui un Giorgio che occupò lo stesso 
carico 1399. 

Arma: d'oro, con un uccello di co- 
lor pardo portante in bocca una pal- 
ma di verde. — Tav. XLI. 3. 

Guaschi — Arma giusta Villabianca: trin- 
ciato, inchiavato d'oro e d'azzurro. — 
Tav. XLI. 7. 

Guascone — Famiglia fiorentina , cui Mu- 
gnos dà per primo ceppo in Sicilia 
un Giantuccio Guascone castellano di 
Salemi 141 1. Un Giampietro accjuistò 
in commenda l'ufficio di maestro por- 
tolano 1448; un Leonardo fu porto- 
lano delle mai-ine di Siracusa 1528, 
essendosi poi in Scich confinato; un 
Pietro di lui figlio, maestro giurato di 
Modica 1540; un Girolamo abitante 
in Palermo, protomedico del regno; 
un Marcantonio tre volte senatore; ed 
in fine un 2" Girolamo letterato, giu- 
dice della Corte Pretoriana, del real 
Concistoro, della R. G. Corte e con- 
sultore del tribunale del s. OflScio. 

Arma: d'azzurro, con tre caprioli 
d' oro, il secondo sormontato da una 



216 
croce dello stesso. — Tav. XLI,5. 
Guasto — Arma: di rosso, con un leone di 
oro impugnante una spada d' argento 
alta in palo, sormontato da tre stelle di 
oro allineate in fascia — Tav. XLI. 4. | 
(Villabianca). ] 

Guccioni (li Licata — Arma: d'azzurro, con una 
città a sei torri d'argento, ed im leone 
d'oro Incoccante. — Tav. XLI. 8. (Vil- 
labianca). 
Guccy — Nobile famiglia di Terranova , di 
cui il Minutoli rammenta un Alfonso 
Guccy 1440 , un Giovanni 1458 . un 
Gabriele ed un Giacomo capitani di 
Piazza. 

Arma : d' azzurro , con un monte 
d' oro sormontato da una croce gigliata 
dello stesso, trattenuta da due leoni di 
argento. — Tav. XLI. o. 
Glieli — Arma: di rosso, con quattro sbarre 
d'argento — Tav. XLI. io. (Villabianca). 
Glierrcra — Noliile famiglia messinese, di 
cui il Minutoli ricorda un Giampietro 
Guerrera 1471. un Filippo barone di 
Montebello e maestro notare della 
R. G. Corte di Sicilia 1507, ed altro 
Giampietro barone 1550. 

Arma: diviso; nel P d'argento, con 
due sbnrre di rosso addestrate da 
una rosa dello stesso; nel 1° di rosso, 
con due sbarre d' argento addestrate 
da una rosa del secondo. Corona di 
barone. — Tav. XLI. n. 
Guevara — Famiglia nobile di Aragona , 
della quale Mugnos riporta per pri- 
mo ceppo in Sicilia un Diego di Gue- 
vara gentiluomo molto ricco a' ser- 
vigi militari di re Alfonso, da cui l'uf- 



ficio di castellano e quello delle due 
segrezie di Malta e di Gozzo unita- 
mente al feudo d' Ayn Toifecha ed al- 
tri ìjeni con dritti regi si ebbe; il di 
lui fi"lio Inico ao'ciunse la baglia di 
Malta. Un Tristano fu giurato 1466, 
e capitano 1469. Notasi qui una serie 
di giurati capitani e segreti, precipua- 
mente un Matteo capitano 1516 e ba- 
rone della Cbimisia. La linea si estinse 
con Pietro, restando un ramo in Si- 
racusa , nel quale comraendansi un 
fra Giuseppe cavaliere gerosolimitano e 
priore di Lombardia 1559, ed un fra 
Giovanni 1656, come dal Minutoli. 

Arma giusta Mugnos : inquartato, 
nel 1° e 4° d' oro, con tre bande di 
rosso, caricata ciascuna da tre armel- 
lini del campo; nel 2° e 3° di rosso, 
con cinque cuori d' oro ordinati in 
croce di s. Andrea. Corona di barone. 
— Tav. XLI. 12. 
GuIflS — Famiglia catalana, incominciata in 
Sicilia al dir di Mugnos per un Lam- 
berto de Gultis gentiluomo a' servigi di 
re Federico, ottenendo in compenso pel 
suo valore molti territori e la castel- 
lania di Siracusa. Da lui un Giovan- 
ni, cbe acquistò il feudo della Gisira 
di Pascano. See;ue la linea con distinti 
personaggi, tra cui un Marco barone 
della detta Gisira, ed un Guglielmo 
barone di Morbano. 

Arma: d'azzurro, con la nave d'oro 
a vele spiegate, solcante un mare di 
argento. Corona di barone. — Tavo- 
la XLI. 13. 
Gassìo (Euxo), Guzzo — Famiglia nobile 



originaria di Tolone, stando al Mugnos; 
perocché un Giovanni Gussio a' ser- 
vigi di re Federico III 1374 passò in 
Sicilia unitamente a' suoi dna fratelli 
Ansaldo e Ruggiero, ricevuto avendo ; 
la castellania di Nicosia durante vita, 
non che de' heni allodiali. Altro ili lui [ 
fratello Ruggiero con grosse facoltà 
venne eziandio da Tolone ad aijitare i 
in Nicosia, e fu ceppo di un ramo se- 
condario, del quale la storia ricorda 
un 2'' Giovanni cavaliere aurato del- 
l' imperatore Cario V 1543, un Pie- i 
tro maestro notaro di Nicosia, barone i 
di Mancipa, Passarello e Radu; un 
Marcantonio di lui fratello vescovo di 
Catania insigne letterato , ed un 3° 
Giovanni altro di lui fratello barone j 
di ButernO; che si rese progenitore i 
di un liti illustri gentiluomini. | 

Arma: diviso; nel 1° d'azzurro, 1 
con un' aquila spiegata d' oro ; nel 
2" di verde , con un cane accompa- j 
gnato da due alberi di pino, ed una 
fascia attraversante sul diviso, il tutto ' 
d' oro. — Corona di barone. — Tavo- 
la XLI. 14. 
GllUadaili'O — Antica e nobile famiglia sjKt- 
gnuola, derivata dagli antichi Ijaroni 
della terra di Guttadauro in Valenza, 
stando al Garsia di Santamaria. Un 
Egidio Guttadauro strenuo milite ixi 
servigi di re Martino venne a trapian- 
tarla in Sicilia; lo che rilevasi da un 
privilegio di re Alfonso d' Aragona in 
persona di Francesco suo figlio, ca- 
stellano di P».eggio 1439. Ne venne 
un Gianvincenzo falconiere di detto 
re, da cui la castellania di Mineo 1446 



217 
ottenne. Un Pierguglielmo fratello dello 
stesso occupò l'ufficio di capitandarme 
e custode delle marine orientali di Si- 
cilia; un 2" Frmicesco fu nel 1505 da 
re Ferdinando il Cattolico eletto ca- 
pitandarme di tutto il regno con am- 
pie facoltà; un Antonio capitandarme 
1535; un Vito regio milite investito 
della baronia di Reburdone unitamente 
al feudo della Ganzeria 1622; ed al- 
tri sino ad Enrico Giacomo investito 
di detta baronia 1742, e del titolo di 
principe di Emmanuele 1787. Tra- 
piantò egli la famiglia da Caltagirone 
in Catania, quivi ascritta alla maestra 
serrata de' noljili, ed ebbe due iì"li: 
Luigi investito nel 1797 che fu \)Vì- 
mo gentiluomo di camera di detta città 
in occasione di essere stato spedito 
ambasciatore dal senato a re Ferdi- 
nando IV 1806, intendente di Sira- 
cusa , colonnello de' Miliziotti , vice- 
pi'esidente della Consulta di Sicilia e 
cavaliere del san Gennaro; e Vincenzo 
barone di Pedagaggi, cavaliere gero- 
solimitano. Da Luiiii ne venne un 2° 
Enrico che premorì al padre, lasciando 
l'unica lìglia Eleonora maritata a Gio- 
vanni Paterno Castello di Carcaci. In- 
fine merita speciale menzione Monsi- 
gnore Giovanni Guttadauro vescovo 
di Caltanissetta uomo dotto, filantropo 
e zelante per la Chiesa, che sedò al 
ConciHo Vaticano nel 1870. 

Arma giusta le pruove fatte nel- 
l'ordine gerosolimitano: d'azzurro, con 
tre slmrre d' oro accompagnate da tre 
palle dello stesso. Corona di princi- 
pe. — Tav. XLI. 15. 



218 



H 



Heredia — Famiglia assai chiara in Ispa- 
gna, scrive Mugnos, nelle lettere, nelle 
armi, in nobiltà, e nelle immense do- 
vizie. Primo a recarla in Sicilia fu 
un cavaliere per nome Giovanni Fer- 
nando Heredia, accompagnato avendo 
il re Martino, da cui il carico si ebbe 
di governatore della Camera Reginale. 
Ereditò la terra di Sortine 1425. In- 
tanto da talune scritture rilevasi es- 
sere stato il di lui padre Sanchio quello 
che venne in Sicilia con Federico III. 
da cui consegui la baronia di Giar- 
ratana 1360; e che la venuta del fi- 
glio fu nel 1391. Da costui altro San- 
chio. barone di Sortino per conces- 
sione di re Alfonso 1424, e da questo 
ultimo altro Gianferdinando . barone 
altresì della terra di Palazzolo; infine 
un Pietro revisore del r. Patrimonio. 
Arma: d'azzurro, con cinque torri di 
argento ordinate in croce di s. Andrea. 
Corona di barone. — Tav. XLI. ih. 

Herriglietli o Arrigiielli — Antica nobile fa- 
miglia di Milano, stando al Mugnos; 
piantata in Palermo da due bravi ca- 
valieri Paolo e Nicolò Arrighetti, ambi 
percettori regi 1426. Un Fortugno fu 
tesoriere del regno, divenne ricco e 
senatore 1607. 



Arma : d' azzurro , con una banda 
d' oro caricata di granati fioriti di ros- 
so. — Tav. XLI. it. 
HOZCS — Questa parola , dice Mugnos , è 
una corruzione di Focesfalce. La fa- 
miglia vuoisi fiorita in Aragona e Ca- 
stiglia, ne' quali regni vanta illustri 
personaggi, che per brevità tralascia- 
mo; epperò è da notare un Don Alonzo 
de Hozes venuto in Sicilia 1558, con- 
servatore del tribunale del R. Patri- 
monio, maestro razionale di cappa e 
spada 1569, avendo in quest'ufficio 
servito per trentacinque anni, e con- 
temporaneamente in altri come di vi- 
cario generale, di generale della squa- 
dra delle galere, ecc. Un don Mau- 
rizio fu senatore di Messina 1643. Fu- 
rono cavalieri gerosolimitani un fra 
Filippo 1579, fra Francesco 1630, fra 
Tommaso 1641 commendatore e bali 
di Lora, cavaliere della Stella, e ono- 
rato di varie ambasciate. Il detto fra 
Francesco fu senatore di Messina 1624 
e principe dell'ordine de' Cavalieri 
della Stella 1647. Il IMinutoli la ri- 
tiene estinta. 

Arma: d'oro, con cinque falci d'az- 
zurro manicate di rosso ordinate in 
croce di s. Andrea. — Tav. XLII. i. 



I 



219 



Imheaglia — Ricca e nobile famiglia napo- j 
Utaiia giusta il Savasta; portata in 
Sicilia (la nn Onofrio Imlieagua sta- 
bilito in Sciacca, rendendosi progeni- 
tore di molti illustri personaggi, che 
apparentarono colle primarie case no- 
bili di quella città, ove occuparono le 
cariche di capitano e giurato. Questa 
famiglia tennesi del partito del conte 
Luna nel f;n,moso caso di Sciacca. 

Arma: d'oro, con una banda d'ar- 
gento caricata da tre rose vermiglie. 
Arme d'inchiesta. — T.vv. XLII. 2. 

Inilliediali — Arma: d'azzurro, con un leone 
coronato d'oro rampante contro una 
colonna d' argento coronata d' oro — 
Tav. XLII. 3. (Villabianca). 

Impellizzeri Pcllizzeri — Questa nolùle e 
chiara famiglia corrottamente denomi- 
nata fra noi Impellizzeri . al dir di 
Mugnos e del Minutoli fiori ne' regni 
di Castiglia e di Valenza; e portìita 
venne in Sicilia da un Antonio Impel- 
lizzeri cavaliere valenziano . i di cui 
figli furono a servigi di re Martino 
1392. Un 2° Antonio si stabili in Ge- 
nova, rendendosi progenitore della fa- 
miglia Impellizzeri di Genova, e due 
suoi figli Pietro e Giovanni passarono in 
Modica col carico di governatori 1486. 
Commendansi: un Francesco maestro 
razionale della Camera Reginale della 
regina Bianca stabilendosi in Siracu- 
sa ; un Paolo di lui figlio capitano 
della milizia in detta città 1485; altro 
Paolo barone di s. Giacomo Belmineo, 



quindi progenitore de' Ijaroni di san 
Giacomo e del Burgio; un Tommaso 
investito di detti titoli 1680, castel- 
lano di Noto , percettore regio del 
vallo, ed erede per la inndro Landò- 
lina de' feudi di Buxello, Ragalcia, 
Spinagallo, Berausi e Cadedi. Dal Vil- 
labianca poi rileviamo un Antonio Im- 
pellizzeri marchese di Camporeale in- 
vestito I6S2, cui successe Stefano di 
lui nipote investito 1726. Vanta dei 
cavalieri di Malta, come un fra Fran- 
cesco 1617, altro fra Francesco e fra 
Tommaso 1645, ed un fra Mai-iano 
1669. 

Arma concordemente a' citati scrit- 
tori: d'azzurro, con un pesce d^^rgento 
natante in un mare agitato d'azzurro 
e d' argento. Corona fli Ijarone. — 
Tav. XLII. 4. 

Imperato — Arma: d'azzurro, con due leoni 
d'oro afi'rontati, sormontati da un cap- 
pello vescovile dello stesso. — Tavo- 
la XLII. 5. (Villabianca). 

Imperatore — Famiglia illustre e storica 
allo stesso tempo , però come dice 
Mugnos proveniente da Pisa; dapoi- 
chè un Giovanni Imperatore gentiluo- 
mo pisano la condusse a Palermo ai 
servigi di re Federico IL Un Uber- 
tino ebbe concesso il feudo de' Fica- 
razzi 1441 e fu senatore di Palermo; 
altro Giovanni (U lui figlio due volte 
pretore di detta città 1485-92. Un 
Pompilio capitano giustiziere 1520, 
pretore 1526, non poco adoprossi a 



220 

sedare i disturlii prodotti dalla famosa 
congiura di Gianluca Squarcialupo con- 
tro i fautori del Moncada. benché suoi 
tre fratelli fossero stati complici. Un 
Giulio Cesare successe nelle baronie 
di Pellizzaro . Garescio e Bulfara , e 
fu piti volte senatore di Palermo. Qui 
il "\'illa1)ianca fi riflettere che per par- 
ticolare disposizione testamentaria i 
di lui eredi e successori assumer do- 
veano con ordine numerico lo spe- 
cioso nome di Giulio Cesare Impera- j 
tore. Tra' cavalieri Gerosolimitani tro- i 
viamo un fra Baldassare priore di 
Capua. generale della squadra gero- j 
solimitana nell'assedio di Malta 1569. 
ed un fra Pietro 1574. I 

Armò giusta i precedenti autori: j 
d' azzurro , con una luna montante , ! 
sormontata da una stella, il tutto d'oro, j 
Corona di liarone. — T.w. XLII. 7. 
Ilicai'bona — Famiglia catalana al dir di 
Mugnos , portata in Palermo da un 
Giovanni Incarbona sotto il reggi- 
mento di re Martino. 

Arma : d' azzurro, con un palo di 
argento fiancheggiato da due stelle di 
oro. — Tav. XLII. s. 
Incisa — Antica e nobilissima famiglia, di- 
scendente da Valerano VI Incisa, uno 
de' sette marchesi d' Italia , derivati 
da un marchese Aleramo potentissi- ' 
mo nelle Alpi Liguri durante il seco- 
lo IX, e non già della stirpe de' re ' 
sassoni come erroneamente riferisce 
il Sansovino. Fu portata in Sicilia al 
dir del Savasta da Isidoro Incisa, che 
collegatosi col conte Ruggiero die 



pruove di gran valore contro i Sara- 
ceni. Per locchò non poche terre e 
feudi baronali ottenne, e a dippiìi la ni- 
pote del citato conte in moglie, fer- 
mato avendo sua residenza in Sciacca 
ove governò da reggente per incarico 
di Giulietta figlia del ridetto conte sua 
zia 1106. Commendasi un Federico 
Incisa assai prode contro i francesi, 
che con Carlo d'Angiò investir vole- 
vano la città di Sciacca, costringen- 
dolo così a toglier 1' assedio e con- 
chiudere una pace onorata tra Fede- 
rico re di Sicilia, il detto Carlo re di 
Napoli e Roberto duca di Calnltria : 
ciò che fu praticato in uno de' suoi 
poderi in Caltabellotta. Andò poscia 
ambasciatore delle dette tre potenze 
a papa Bonifazio per ottenerne con- 
ferma; e quindi in vista di splendidi 
servigi salì al posto di gran cancel- 
liere del regno 1317. Occupò inoltre 
la carica di governatore di Sciacca, 
quale per lo elasso di dugent'anni fu 
dalla famiglia indefessamente goduta, 
senza che ella lasciato avesse di pos- 
sedere le baronie di s. Bartolomeo e 
di Scunda, i feudi del Carabo, Catufo 
e Lazarino. imparentatasi colle nobi- 
lissime famiglie Modica, Palizzi. Pe- 
ralta, PeroUo ed altre, e mostratasi 
neutrale nelle fazioni de' Luna e Pe- 
roUo. 

Levò per arme giusta Savasta: di 
azzurro . con quattro pali d' oro. ed 
una banda d' argento attrtiversante 
sul tutto. Corona di barone. — Ta- 
vola XLII. 9. 



India — Arma: d'azzurro, con un castello 
piantato sopra un monte, sornu)ntato 
da tre stelle allineate in fascia, il tutto 
d' oro. — Tav. XLII io. (Villal)ianca). 

Ilironlaiiella — Assai nobile e chiara fami- 
glia di Barcellona, sotto re Pietro II 
portata in Sicilia da Francesco In- 
fontanetta, castellano del castello di 
Colonia 1292. come riferisce il Sava- 
sta. Fu egli il primo ad al)itare in 
Sciacca atteso 1" ac(j^uisto del feudo 
della Cava e del territoi'io di s. Ve- 
nera. Un Giovanni Infontanetta sotto 
re Federico III a dir vero fu uomo 
di gran valore, ottenuto avendo per- 
ciò delle annue rendite sopra le do- 
gane di Palermo. Annoverato indi irai 
baroni di detta città di Sciacca, ap- 
parentò co' Perollo, Montaliana, Bic- 
clietti. Leofante, Tagiiavia. Calandri- 
ni, Aidone, Ferreri; e dalla parte dei 
Luna fermo si tenne. 

Arma:_ d' argento, con nove fuselli 
d'oro, ordinati 3, 3 e 3. Corona di ba- 
rone. Arme d'inchiesta. — Tav. XLII. n. 

Ingalbes — Famigha oriunda catalana, in 
Palermo come dice Mugnos sotto re : 
Martino portata da un gentiluomo Pie- 
rantonio Ingalbes, che non pochi ono- 
rati uffici sostenne. Un Tommaso fu 
senatore 1523, ed un Gianluigi se- 
natore 1536. 

Arma : d' argento , con una banda 
d' azzurro, caricata da sette stelle di 
oro. — Tav. XLII. 12. 

Illgrassìa — Arma : d' argento, con 1' al- 
ber-o di pino sradicato al naturale ; 
ed una fascia di rosso caricata da due 



221 
stelle d'oro attraversante sul tutto. — 
Tav. XLII. 13. (Villaljianca). 

lugliaggialO — Questa, nol)ile famiglia, co- 
me rilevasi d;d A'illaljianca e da do- 
cumenti autentici presentati dal ca- 
valiere Antonio Inguaggiato 1807, per 
conseguire la croce di giustizia del- 
l'Ordine Costantiniano, ha tìorito da 
qualche tempo in Sicilia ove si distin- 
sero: un Ratfaele barane di Polizzello 
capitano del soccorso generale delle 
milizie a servizio di re Carlo II nella 
marina di Cefalìi, a guardia per la te- 
muta invasione dell' armata francese 
1670; ed un Francesco investito 1679. 
Dopodiché ella si divise in due rami, 
ne' marchesi del Sollazzo e baroni di 
Donnaligi stabiliti in Palermo, oggi 
rappresentati dal marchese Andrea 
Inguaggiato ; e ne' baroni del Gibiso 
in Termini. Epperò in quest' ultimo 
ramo notiamo un Raffaele, che acqui- 
stò detta baronia, investito 1801; ed 
un Antonio cavaliere costantiniano di 
giustizia , oggi rappresentato dal ba- 
rone Croce Inguaggiato. 

Arma : d' azzuro, con una fede di 
carnagione manicata di verde e di 
rosso, la mano destra in atto di por- 
gere un anello d' oro nell' annulare 
di quella di sinistra, e tre stelle d'oro 
nel capo allineate in fascia. Corona 
di marchese. — Tav. XLII. 14. 

Interlandi — Famiglia patrizia di Caltagi- 
rone, di cui priiu(.) ceppo appare giu- 
sta Mugnos un Antonio Interlandi, 
maestro razionale della Camera Regi- 
nale 1387. Un Luca fu giudice e con- 

28 



222 
sultore ; un Pierangelo 1)arone della 
Favai-otta d' Inciesi e di Catalfaro. Il 
Villabianca poi ci dà un Giacomo ba- 
rone di Favarotta, primo principe di 
Bellaprima per concessione di re Fi- 
lippo V. 1710; da lui un Pompeo in- 
vestito 1711, capitano giustiziero pa- 
trizio e senatore della città di Calta- 
girone; il di lui figlio Nicolò tenne le 
stesse cariche del padre 1770, e fu 
cavaliere gerosolimitano; un Pompeo, 
senatore di Caltagirone nel 1784, Cci- 
pitano giustiziere 1786, e cavaliere ge- 
rosolimitano ; un Salvatore cavaliere i 
come sopra. Ignoriamo il seguito. 

Arma giusta Mugnos: di rosso, con 
tre spade incrociate d' oro, le punte 
in basso. Corona di principe. — Ta- 
vola XLII. 15. 

Inirigliuolo — Famiglia come dice Mugnos 
oriunda francese, il di cui primo sti- 
pite venuto in Sicilia fu Calcerano 
Intrigiiuolino gentiluomo francese , il 
quale molti poderi acquistò. Da lui 
un Pietro gentiluomo della regina Ma- 
ria, eh' ei accompagnò in Catalogna; e 
per cui da re Martino ottenne in seguito 
molti beni feudali in Sicilia ed in Malta 
tolti a' ribelli 1.393. Infine ricordansi 
con onore un Calcerano, un Giovanni, 
un Nicolò valenti legisti. 

Arma : d' azzurro, con un giglio di 
oro. — Tav. XLII. 16. 

Inveges — Stando all'illustre scrittore In- 
veges autore de' tanto accreditati 
Annali di Palermo, troviamo essere 
stata una famiglia catalana, trapian- 
tata in Sicilia dal cavaliere Gilde Em- 



beges Inveges , il quale fecesi ad 
accompagnare re Pietro I 1282 ; lo 
che rilevasi da un privilegio di re 
Martino 1398 in persona di Amato di 
Embeges, al quale conflrmata venne 
la baronia e terra di Calamonici, co- 
me discendente di Bernardo Embeges, 
quale fu barone di Calamonici e che 
si vuol figlio del pronarrato Gilde. 
Fiorirono: un Giovanni due volte pre- 
tore di Palermo 1406-21; un Antonio 
milite e giurato di Sciacca 1421; un 
2° Giovanni milite e castellano di Tra- 
pani 1468; un Mario senatore di Pa- 
lermo 1591. e progenitore del citato 
autore. Inveges da Sciacca, sacerdote 
Agostino il quale publilicò in Palermo 
1649-51 i detti Annali, v. 3 in fol. es- 
sendo la 4^ ed ultima parte o periodo, 
come dice Narbone , rimasta inedita; 
ivi ogni parte è preceduta da un in- 
teressante prodromo coi titoli di Pa- 
lermo antico, sacro, nobile, e moderno. 
Lasciò pure inediti gli Annali di Si- 
cilia ecc. de' quali il 1709 venne pub- 
blicato il solo preliminare ( appara- 
tus); morì in Palermo 1677. — Un 
Francesco fa barone del Ponte, ed un 
Giuseppe l)arone di Rampicallo 1742 
come dal Villabianca. 

Arma: di rosso, con quattro burelle 
d'oro. Corona di barone — Tav. XLII. n. 
loppolo — Famiglia oriunda (/rem, passata 
in Napoli, e poscia come vuole Mu- 
gnos in Sicilia, propriamente in Ca- 
tania, ove ne fu fondatore un Antonio 
loppolo sposato con Miuzza Paterno 
1406. Un Alfonso ebbe la castellania 



di san Filippo d' Ag-gii'ò 1437. Dal : 
Vill,-il)i;inc;i poi apprendi. lino (die nn 
Diego fu il primo dncii di h. Antonio 
per privilegio di re Filippo IV 1659, 
reggente nel Consiglio d'Italia., morto 
1681. Un Antonino Giuseppe di lui 
figlio ottenne commutazione del titolo 
di duca s. Antonino 1687, dopo essere 
stato maestro razionale del r. P;i,tri- ; 
monio, capitano giustiziere 1671, e 
ministro sup. della Compagnia della i 
Carità , indi pretore di Palermo nel 
1691. Un Lodovivo investito 1716 u- 
nitamente a' feudi di Gialdineri e Man- 
drilli fu primo grande di Spagna nella 
sua famiglia; occupò il posto di co- 
lonnello di un reo'o'imento di cavalle- \ 
l'ia, e mori in liattagiia presso Orano 
1732, come il di lui fratello Diego di 
tenentegeuerale, governatore e capitan 
generale di Quiposcoa in Ispagna 1763. 
Altro Pietro, figlio del succennato Lu- 
dovico, investito 1733, tenente delle 
Guardie Valloni negli eserciti spa- , 
gnuoli, colonnello di cavalleria, e ca- j 
valiere gerosolimitano. Tale linea si 
estinse in casa Bonanno. Intanto se- 
guendo il detto marchese di Villa- 
bianca troviamo un Antonio loppolo, 
forse appartenente ad altra linea, reg- 
gente del Supremo Consiglio d'Italia, 
e primo duca di Cesarù per conces- 
sione di re Carlo II 1603; la di cui 
unica, figlia Rosalia maritata a Calo- 
gero Gabriele Colonna Romano, mar- 
chese di Fiumedinisi, trasferì in que- 
sta famiglia i suoi titoli. Finalmente 
una 3^ linea si scorge ne' principi di 



223 
s. Elia; (pia,l titolo ottenne un Mar- 
cantonio l()[)pnlo l(i03. iiglio del suc- 
cennato Diego, primo duca di s. An- 
tonino , linea estinta in casa Filin- 
gieri [icr un'Antonina loppolo, figlia 
di Baldassare principe di s. Elia, ma- 
ritata a Cristofaro Filini^i(;ri figlio del 
principe s. Flavia. 

Arma giusta IMugnos : d' azzurro, 
con due bando al)bassate sotto d'una 
riga, sostenente un drago sinistrato 
da un giglio . e cinque stelle poste 
3 e 2, il tutto d' oro. Corona di prin- 
cipe. — Tav. XLIII. 1. 

Isca — Famiglia nobile messinese , che il 
Minutoli dà per estinta. 

Arma : d' azzurro , con tre ferri di 
cavallo d'oro ordinati 2 e 1. — Ta- 
vola XLIII. 2. 

Isl'ar — V. Desfar. 

Isgrò — Antica e nobile famiglia di Mar- 
sala, ove al dir del Villabianca so- 
stenne le cariche di capitano e giu- 
rato; un Costantino fu barone di Vil- 
ladimare per investitura nel 1723^ il 
di cui figlio Giovan Pietro ne fu in- 
vestito il 1768. 

Arma: d' argento, alla grue di nero 
con la sua vigilanza. — Tav. XLIII. 3. 

ludica — 11 Villabianca ci dà notizia di un 
Simone vesc. titolare di Teletta 1779, 
e deputato del Regno 1790; di un Giu- 
seppe procuratore fiscale del Tribu- 
nale del R. P. 1779; e finalmente di un 
Ferdinando segretario del Regno 1763. 
Arma : d' azzurro , con una spada 
d'oro infilzata in due ramoscelli d'ar- 
gento* — Tav. XLIII. 4. 



224 



La Barbera — v. Bavhera. 

Lacaro — Arma : d' oro. con un grifo di 
nero, rampante contro un albero di 
cipresso al naturale. — Tav. XLIII. 5. 
(Villabianca). 

lal'arìna — Chiara ed antica famiglia ipor- 
toghese, sparsa in Capua ed in Sici- 
lia, come ci riferiscono il Mugnos e 
r Inveges, che le danno per ceppo in 
Sicilia un Nicolò Lafarina cavaliere 
capuano a' servigi di re Martino; per- 
lochè fu capitandarme , e governa- 
tore della città di Termini 1449. Da 
lui un Michele giudice del Concistoro 
e consultore del r. Patrimonio , che 
decorò la sua famigha delle baronie di 
s. BasiHo, Salina e Tabuna. Un Giam- 
bartolo di lui figho per motivo di dote 
aggiunse i feudi Colla e Madonia, non 
che altri sotto unica denominazione 
di baronia d' Aspromonte. Indi s' in- 
vestì dell' altra baronia di Larminusa, 
e fu un cavaliere ricchissimo non men 
che valoroso in armi a' servigi di 
Carlo V, da cui ottenne le segrezie 
e le gabelle di Polizzi, ove stabilito 
avea sua dimora. Fiorirono in oltre: 
fra Federico priore di s. Maria La 
Nuova, come dal Pirri; un Vincenzo 
cappellano d' onore di re Filippo II, 
abbate di s. Salvatore di Placa 1571 
e dei ss. Pietro e Paolo d'Angrò 1579; 
Martino abbate di s. Caterina di Lin- 
guaglossa e di s. Lucia, cappellano 
maggiore del regno; Michele barone 
di Bordonaro per ragion di dote; Vin- 



cenzo personaggio insigne e letterato; 
Luigi di lui figlio valoroso ed istruito, 
di cui Collurasi, Baronie, Auria, Mon- 
gitore, avendo dato alle stampe delle 
opere molto erudite, cavaliere di san 
Giacomo della Spada, deputato del re- 
gno 1649, senatore di Palermo 1650, 
capitano di corazzieri ecc. in fine mar- 
chese di Madonie per privilegio di re 
Filippo IV 1650, come dal Villabianca. 
Un Vincenzo cavaliere di san Giacomo 
della Sp ada fu governatore del Monte 
e della Compagnia della Pace 1670; 
un 2° Luigi investito 1716 governa- 
tore della Pace; un Rodrico investito 
1726, cavaliere gerosolimitano, e ma- 
resciallo di campo degli eserciti di 
Spagna; un Giuseppe investito 1739 
personaggio dottissimo, lasciato avendo 
un nome illustre. Rileviamo per ul- 
timo dal Minutoli i cavalieri geroso- 
limitani fra Giovanni 1567, fra Giu- 
seppe 1575, altro fra Giovanni 1681. 
Leva per arme concordemente agli 
autori : di rosso , con un castello a 
due torri merlate di tre pezzi d'oro, 
apei^to e fincstrato del campo. Corona 
di marchese. — Tav. XLIII. 7. 
la Grua — -Il primo che di questa antica e 
nobilissima famiglia catalana ci pre- 
sentano le patrie istorie è Ubertino 
La Grua, barone del castello di Pa- 
lagonia, consigliere di re Martino, vi- 
ceré nel Val di Mazzara e gran giu- 
stiziere del regno. Commendansi i di 
lui fratelli, Antonio La Grua castellano 



della città di Caltagirone e suo ca- 
stello per privilegio di re Martino il 
giovine 1406, Giovanni grande almi- 
rante del regno 1420, Giacomo con- 
sieliere e regio milite 1429, e Fran- 
Cesco maestro giurato della camera 
reginale 1454. 11 prenarrato Ubertino 
si ebbe una figlia a nome Ilaria, che 
nel 1408 sposò Gilberto Talamanca 
uno de' grandi della Catalogna ve- 
nuto in Sicilia co' Martini e coUa re- 
gina Maria, perlochè fu governatore 
di Termini. Da lui un Ubertinello Ta- 
lamanca-La Grua istituito dal nonno 
erede universale coll'obbligo di assu- 
mere il cognome e 1' arme della fa- 
miglia La Grua con uno strettissimo 
fidecommesso agnatizio primogeniale, 
come rilevasi da un transunto che si 
conserva negli atti di notar La Muta di 
Palermo. Ne venne una serie d'illustri 
personaggi come un Vincenzo primo 
principe di Carini 1622, deputato del 
Regno, e ben quattro volte pretore 
di Palermo 1634; un Cesare duca di 
Villareale 1679, tre volte pretore di 
Palermo e di altre cariche fregiato ; 
un 3° Antonio principe di Carini; un 
Vincenzo investito del detto titolo il 
1682, gentiluomo di camera di re Vit- 
torio Amedeo di Savoja, capitano giu- 
stiziere, e due volte pretore di Pa- 
lermo 1706 ; un Antonino investito 
1749 essendo stato capitano giusti- 
ziere e pretore di Palermo 1732; un 2° 
Vincenzo investito del marchesato di 
Regalmiti 1761 , e del titolo onorario 
semplice di duca delle Grotte 1765, 



225 
governatore del Monte di Pietà 1765, 
e pretore 1771; un Antonino capitano 
giustiziere come sopra 1709, cavaliere 
adorno di letterari studi, il di cui fra- 
tello Michele rifulso cavaliere gero- 
solimitano , esente delle guardie del 
Corpo, col grado di colonello, e gen- 
tiluomo di Camera in Ispagna 1766; 
altro Antonino ambasciatore alla Corte 
Britannica, gentiluomo di camera di 
re Ferdinando 11^, cavaliere del s. Gen- 
naro e di altri ordini equestri insi- 
gnito, padre del vivente principe di 
Carini Cesare La Grua, che da uffi- 
ciale dell' armata francese tanto si è 
distinto nelle guerre combattute in 
Africa , nel Messico , e nelle recenti 
memorande battaglie franco-prussiane; 
oggi dimessosi. 

Arma: partito; nel ì° diviso inne- 
stato merlato d'oro e di azzurro, una 
grue al naturale con la sua vigilanza 
(per La Grua) ; nel 2° lozangato di 
oro e d'azzurro i (per Talamanca). Elmo 
e corona di principe. — Tav. XLll. 6. 
laguna — Famiglia catalana j, giusta Mu- 
gnos, portata in Sicilia da mi genti- 
luomo Arnaldo Laguna camei'iere di 
re Martino il vecchio. Un Nicolanto- 
nio molti importanti uffici e terre in 
Vizzini 1459 ottenne; un Antonio ac- 
quistò il feudo di Passanitello in con- 
trada di Lentini, ed occupò le cariche 
di giurato e capitano giustiziere della 
città di Noto 1533; un Biasio fu cava- 



1) Poiché trovasi errato lo stemma, esso sarà riprodotto e- 
mendato nelle Tavole di Appendice, come per altri. 



226 

liere gerosolimitano 1570. Un ramo 
poi di tal famiglia sappiamo essersi 
stabilito in Vizzini. 

Arma: d'azzuro. con un lago d'ar- 
gento. — Tav. XLIII. 8. 

lalgaria — v. Algaria. 

Lalìgnanii — Antica, nobile famiglia cator- 
lana ed aragonese , di cui fu proge- 
nitore in Sicilia un Arnaldo Laligna- 
mi, cavaliere aragonese, il quale ac- 
compagnò re Pietro d'Aragona in que- 
st' isola, stabilendosi in Palermo, ove 
occupò molte caricbe e la castellania 
di Castellammare, come dal Mugnos. 
Un Francesco di lui figlio governò la 
sua patria 1338; un Antonio dalla re- 
gina Maria eletto venne castellano di 
Matagrifone di Messina, ove fondò la 
sua famiglia ; da lui un Benedetto , 
che provò il passaggio della sua fami- 
glia d'Italia in Aragona, e di essere la 
medesima che quella Rovere. Commen- 
dasi in fine altro Antonio abbate di 
Brolo e di s. Maria di Gala, arcive- 
scovo di Messina 1514. Credesi estinta. 
Levò per arme le stesse di Casa 
Rovere : d'azzurro, con una quercia 
a frutti di ghiande d' oro, fogliati di 
verde. — Tav. XLIII. o. 

lalioUa — Al dir di Mugnos famigha^J^r- 
migiana, recata in Sicilia da un gen- 
tiluomo Guglielmo Laliotta, che mi- 
litando ai servigi di re Federico II 
n' ebbe la castellania della città di 
Mazara , ove fondò sua famiglia , la 
quale col tempo si sparse in Trapani, 
Marsala e Sciacca , prodotto avendo 
vari distinti personaggi, che occupa- 



rono cariche importanti, tale un Gu- 
ghelmo giurato in Trapani 1394; un 
Francesco inviato ambasciatore di detta 
città a re Martino 1404; altro Fran- 
cesco prefetto in Trapani 1447 ; ed 
un Antonio regio cavaliere giurato in 
Marsala 1516. 

Arma: scudo diviso; nel 1° d'az- 
zurro, con un leone nascente coronato 
d'oro; nel 2"' d'oro, con tre bande di 
rosso, ed una fascia dello stesso, at- 
traversante sul diviso. — Tav. XLIII. io. 

Laloraia — v. Lomia. 

lamalilia — Il Mugnos la vuole f^imiglia 
ìiapoUtana, derivata forse di Norman- 
dia. Chechè ne sia fiorirono un Ales- 
sandro Lamatina ricco barone a" ser- 
vigi del buon Guglielmo in soccorso 
di Terrasanta; un Andrea di lui fi- 
glio che servì molti anni l'imperatore 
Federico II; un Rinaldo a' servigi di 
re Manfredi ; un Ruggiero valoroso 
cavaliere che morì comliattendo nella 
battaglia navale di Reoqio contro i 
Francesi 1282; un Guglielmo, ch'ebbe 
concesso da re Martino il feudo dei 
Faverchi; un Antonio senatore in Pa- 
lermo 1430; un Michele barone dei 
feudi di s. Basile e di Campobello 
1506; un fra Giuseppe cavaliere gero- 
solimitano 1575. In fine la famiglia 
si stabilì in Palermo, Sciacca, e Po- 
lizzi; però in quest'ultima città dopo 
avere occupato le primarie cariche 
finì per estinguersi. 

Arma: di rosso, con tre bande com- 
poste di argento e d'azzurro. Corona 
di barone. — Tav. XLIII. u. 



oo: 



Lainbci'li — (oggi Irokli o Airoldi) — Ognuno 
ricorderà, le poche notizie da noi esi- 
bite all' articolo Airoldi nell'inizio di 
questo Dizionario; adesso sopra lavoro 
ccorre in proposito della famiglia 
Lamberti soggiungere il resto sul conto 
di quella, essendone questa un prin- 
cipio. Imperocché al dir di Mugnos, 
un Pietro Lamberti da Milano fu il 
[)rimo a recarla in Palermo, ove fu 
giurato 1441 ; la stessa carica tenne 
il figlio' Nicolò 1469. Un Piergiovanni 
fu valente dottore e giudice della Corte 
Pretoriana 1510, parimenti suo fra- 
tello Filippo. Intanto sappiamo che i ; 
fieli di un Iraldo Lamberti gentiluo- 
mo comasco si dissero de Iroldo , e 
poscia i loro discendenti lasciando il 
cognome di Lamberti ritenner quello 
d' Irokli. Tra essi si distinse un Luigi 
Iroldi governatore d'Alessandria della 
Paglia, ed un Cesare gentiluomo mi- 
lanese progenitore della famiglia Ai- 
roldi in Sicilia. 

Levò per arme: campo diviso, nel 1° 
d'oro, con l'aquila coronata spiegata di 
nero; nel 2° grembiato d' argento e 
d'azzurro di otto pezzi. Tav. XLIII. i2. 
Alle quali armi la famiglia Airoldi 
aggiunse in campo d'argento la biscia 
d'azzurro, come vedesi a Tav. VIII. u. 

lanipisi — Oriunda di Milano, secondochè 
vuole il Mugnos, fu questa famiglia, 
portata in Sicilia da un Giambattista 
Lampisi, il quale in rimunerazione di 
servigi prestati a re Alfonso ottenne 
la castellania di Marsala; da lui Gian- 
girolamo barone di Galati , giudice 



della r. Gran Corte e d'altri triljunali, 
fermato -avendo sua stanza in Paler- 
mo. Un Giambattista suo figlio fu giu- 
rato 1532 , i di cui posteri vissero 
sempre nobilmente. 

Arma : d' azzurro , con una banda 
accostata da due stelle , e sei bande 
ritirate tre dal capo, e tre dalla punta, 
il tutto d' oro. Corona di barone. — 
V. Tav. Appendice. 

lance — D'azzurro, con tre lance d'oro 
poste in palo, la punta in alto, ordi- 
nate 2 e 1. — Tav. XLIIL i3. 

laDCia Laoza — Da un Ernesto duca di 
Baviera, dice il Villabianca, trae ori- 
gine la noliilissima famiglia Lancia o 
Lanza; e valoroso condottiero qual e- 
gli era verso l' anno 970 fu sopran- 
nominato il capitano della grande lan- 
cia ; di là il cognome. I di lui figli 
Enrico e Corrado, essendo passati in 
Lombardia e nel Napohtano, non po- 
chi feudi e signorie vi acquistarono. 
Sarebbe lungo individuare i perso- 
naggi che di tempo in tempo il loro 
casato grandemente illustrarono. In 
quanto a Sicilia interessa un Bonifa- 
cio signore d'Angiona, il quale ebbe 
quattro figli: Galeotto, da cui discen- 
dono i conti di s. Severino , Bianca 
moglie di Federico II imperatore, Cor- 
rado de' conti di Caltanissetta, e Man- 
fredi barone di Sinagra. Sono poi de- 
gni di speciale menzione : un Pietro 
conte di Cerami e barone di Naro; un 
Galvano primo conte di Fondi 1220; 
un Carlo stratigoto di Messina 1236; 
un Federico viceré di Siciha 1258 ; 



228 
un Galvano 2° decapitato in Napoli 
qual partigiano di re Corradino suo 
parente; un Corrado signore di Castel 
Mainardi , primo barone di Longi e 
FicaiTa 1302, capitano giustiziere di 
Palermo 1304. Da lui due rami, uno 
di Nicolò barone di Longi e maestro 
razionale 1348, e l'altro di Galeotto ba- 
rone di Ficarra. Da quest'ultimo vari 
personaggi distinti, tra cui un Pietro 
barone di Ficarra e primo barone di 
Galati, Piraino e Brolo 1543; un Fran- 
cesco capitano giustiziere di Palermo 
15<S1; un Giuseppe marchese di Ficar- 
ra, primo duca di Brolo 1682; un Cor- 
rado di lui figlio investito 1693: un Fe- 
derico barone di Sciureni 1751, la di cui 
linea segue sino al vivente Federico 
Lancia di Brolo esimio cultore deUe 
lettere, socio di varie accademie nazio- 
nali ed estere, e cavaliere commenda- 
tore di vari ordini ecc. In quanto al detto 
ramo de' baroni di Longi, esso venne 
poi a suddividersi nelle seguenti bran- 
che: 1° ne' baroni di Longi, di già 
estinti in Flavia Lancia; 2° ne' baroni 
delli Supplementi, rappresentati oggi 
da Ernesto Lanza barone di Marca- 
tobianco, della quale un rampollo tro- 
vasi a Capizzi; 3" ne' baroni di Mojo 
titolo proveniente da Rosa Tortoreto, 
moglie di Manfredi Lanza . il di cui 
figlio Blasco investito 1453; dalla quale 
branca provenne Giovanni Lancia ed 
Abbate , primo principe di Malvagna 
1627 zio di Domenica principessa di 
Malvagna e baronessa di Mojo inve- 
stita 1694, moglie di Corrado Lanza 



duca di Brolo; 4° ne' principi di Tra- 
bia, come dal Minutoli, nella quale il- 
lustraronsi: un Blasco celebre giure- 
consulto, onorato assai da re Ferdi- 
nando il cattolico e dall' imperatore 
Carlo V, da' quali i carichi di giudice 
della r. Gran Corte, deputato, vicario 
generale del regno, e r. consigliere si 
ebbe ; un Cesare di lui figlio primo 
barone di Trabia e Castanea (per la 
madre), investito 1538, pretore di Pa- 
lermo e primo conte diMussomeli 1564; 
un Ottavio primo principe di Trabia 
1601; altro Ottavio duca di Camastra, 
conte di Sommatino e barone di Dam- 
misa per la moglie Giovanna Lucchesi 
Palli; un Giusepppe duca di Camastra 
1662, sergente generale di battaglia 
1678, generale d'artiglieria, ed altresì 
vicario generale del valle di Noto , 
pretore di Palermo 1704, e gentiluo- 
mo di Camera ; un Ignazio principe 
della Trabia investito 1720 , consi- 
gliere aulico di stato dell'imperatore 
Carlo VI già capitano giustiziere di 
Palei'mo 1717, ed infine pretore 1737; 
un Giuseppe investito 1753, capitano 
giustiziere di Palermo 1762-64, vica- 
rio generale del regno 1767, pretore 
1768-80 , cavaliere del san Gennaro 
1768, ministro della giunta pretoria 
1776. ed in fine deputato del regno 
1778-80; un Ignazio investito 1784, es- 
sendo stato governat.""® della Pace 1779; 
un Pietro investito 1789, capitano giu- 
stiziere di Palermo 1792, ministro se- 
gretario di stato , gentiluomo di e a- 
mera e cavaliere del s. Gennaro; un 



Giuseppe esimio archeologo siciliano 
gentiluomo di camera e cavaliere del 
s. Gennaro, ministro degli affari ec- 
clesiastici, il quale sposando una 'Ste- 
fania Branciforte de' principi di Leon- 
forte e principessa di Butera riunì 
nella sua fomiglia tutti i titoli e beni 
di questo ricco e nobile casato ; un 
Pietro principe di Scordia illustre let- 
terato, le di cui opere sono state non 
ha guari ripubblicate in Palermo, gen- 
tiluomo di camera, pretore di Paler- 
mo 1837, ministro del governo prov- 
visorio di Sicilia 1848, morto in esi- 
lio 1858; ed un Giuseppe principe della 
Trabia governatore del r. Palazzo di 
Palermo che cessò di vivere nel fior 
degli anni il 1868. Qui bisogna no- 
tare che da' principi di Trabia pro- 
vennero i principi Lanza, titolo con- 
cesso ad un Giacomo Lanza 1677, ca- 
pitano giustiziere di Palermo; la di cui 
hnea continuò sino a Giovanni Lanza 
e Ventimiglia maggiordomo di setti- 
mana, letterato e drammatico morto 
il 1868. Noteremo altresì come da 
un Ignazio fratello di Giuseppe Lanza 
e Branciforte principe della Trabia ne 
venne il presente Giuseppe Lanza e 
Filangieri conte di s. Marco e prin- 
cipe di Mirto quale erede e rappresen- 
tante l'illustre, casa Filingieri. Vanta 
la famiglia Lanza molti cavalieri ge- 
rosolimitani , come fra Biagio 1590, 
fra Blasco 1557, fra Diego 1619, ed 
il vivente conte D. Francesco Paolo 
Lanza di Trabia cavaliere cogli onori 
di commendatore ricevitore dell' or- 



229 
dine suddetto, e maggiordomo di set- 
timana. 

Arma giusta Inveges : d'oro, con un 
leone coronato di nero, armato e lam- 
passato di rosso, e la bordura com- 
posta d' argento e di rosso. Corona 
di principe e mantello di velluto scar- 
latto foderato d' ermellino. — Tavo- 
la XLIII. 6. 
laiicillolto Lanzarotlo — 11 Mugnos sull'au- 
torità di Flaminio Rossi riferisce es- 
ser questa una nobile ed antica fa- 
miglia romana , sparsa in Napoli ed 
in Sicilia. Ivi è memoria di un Lan- 
cillotto Lancillotti virtuoso cavaliere 
e governatore della città di Trapani 
sotto re Manfredi. Un Giacomo di lui 
figlio fu castellano di Salemi sotto 
Carlo d'Angiò, ed occupò la baronia 
di Rabbici, in seguito posseduta dai 
suoi discendenti, tra' quali figura Giu- 
liano 1452, la di cui unica figlia Mar- 
gherita la trasmise alla famiglia Po- 
poli Sieripepoli di Trapani , origi- 
naria per un Cuismigerio dalla nobi- 
lissima Popoli di Bologna. Un Anto- 
nino Lancillotto acquistò il feudo di 
Sanagia, linea che ebbe a continuare 
sino al 1594. Un altro ramo fiorì in 
Mazara , prodotto avendo vari capi- 
tani e giurati. 

Arma: di rosso, con una fascia di 
oro, caricata da 5 elmi d'azzurro. Co- 
rona di barone. — Tav. XLIII. u. 
landolina — Da Landolo 1° conte d' Ab- 
sburgo , figlio di Guntramo principe 
normanno, trae origine l'antichissima 
famiglia Landohna, conforme attestano 

29 



230 
Gabriele Guccellino in sua Generali 
Get^ìnaììica Notitia. Teodorico Piespor- 
dio e Francesco Guillimano in altre 
opere. Fu portata in Sicilia, al dir di 
Inveges , da un Rotlando Landolina 
normanno, commilitone e consangui- 
neo di re Ruggiero nella conquista 
dell'isola, dal quale fu poi rimunerato 
della carica di straticoto di Messina, 
della baronia d'Avola; e fu allora ch'ei 
fissò sua dimora in Noto, ove conti- 
nuò la sua linea primogenita , oggi 
rappresentata da' marchesi di s. Al- 
fano. Un Giorgio Landolina figlio del 
precedente capitangenerale delle regie 
galere liberò Luigi VII re di Francia 
co' suoi baroni dalla greca schiavitù. 
Sostenne poi il carico di straticoto di 
Messina, avendo ucciso colle proprie 
mani il capo-saraceno Multicabie Mu- 
le ; perlocchè re Ruggiero lo colmò 
di onori, confirmandogli con diploma 
del 1149 le usate insegne di sua fa- 
miglia, quali più sotto descriveremo. 
Fiorirono inoltre: un Bartolomeo Lan- 
dohna che fu primo barone de' feudi di 
Trigintini e Grampolo pel diploma di 
re Federico III 1300 ; un Giovanni 
figlio del precedente che si distinse 
contro i Chi ar amontani, da cui venne 
ucciso, essendo stato barone di Man- 
cini, Burgio, Capopassaro, Saline, Ro- 
vo tto. Marza, Murra, e Cammaratini, 
come dal Fazello ; un Antonino per 
dritto ereditario l«xrone di Belludia il 
di cui fratello Francesco fu stipite dei 
duchi della Verdura, e Vincenzo ceppo 
de' principi di Torrebruna. Altro An- 



tonino per ragione ereditaria fu mar- 
chese di Trezzano, da cui i Marchesi 
di s. Alfano ed i baroni di Rioilifi 
provennero. Nella prima linea trovia- 
mo Pietro marchese di Trezzano che 
per successione lo tramandò a suo fi- 
glio primogenito Giuseppe, che lo com- 
mutò in titolo di marchese ottenuto 
avendone il privilegio il 1801. Da lui 
un Pietro, che per l'alto senno di cui 
era fornito, dietro avere occupato va- 
rie cariche municipali, nominato venne 
consigliere di stato nel 1820, preside 
del Consigho Provinciale 1833 e 1836, 
e da ultimo intendente di Noto 1837. 
Egli acquistò 1' ex-feudo del FuUo e 
quello del Pirainito; e per manco di 
prole istituì un maggiorasco 1840 coi 
feudi di Alfano, Bombiscuro, Rovetto, 
Saline . Pirainito , e casa magnatizia 
in Noto in favore del nipote Pietro 
Landolina e Trigona attuale marchese 
di s. Alfano e del di lui figlio Giu- 
seppe. Nella seconda linea sono i ba- 
roni di Rigilifi, ramo oggi rappresen- 
tato dal barone Pietro Landolina e 
Paterno. Un altro ramo della mede- 
desima famiglia Landolina trovasi in 
Caltagirone ecc. Or questo ragguar- 
devolissimo casato viene abbastanza 
commendato dal Mugnos , Inveges , 
Villaljianca, Amico, Anzalone. Caruso, 
Pirri, Aprile, Muscia, Minatoli, il quale 
ultimo riporta i cavalieri gerosolimi- 
tani fra Giannantonio 1564, fra Giam- 
battista 1576, fra Giacomo di Caltagi- 
rone fondatore della Commenda Lan- 
dolina 1610, fra Francesco e fra Vin- 



cenzo di Noto 1617 , e fra Giusep- 
pe 1644. 

Arma concordemente agii autori : 
partito d'argento e di nero incappato 
dell'uno nell'altro; al capo del secondo 
caricato da tre gigli d'argento. Corona 
di marchese. — Tav. XLIV. e. 

laildriano — Famiglia milanese e napoli- 
tana secondo riferisce Inveges , non 
ostante il Sansovino la crede origi- 
naria d'Alemagna. Governò l'isola di 
Sicilia col carico di presidente, ed un 
Giuseppe Francesco conte di Lan- 
driano fu straticoto di Messina nel 
1570, come attesta Amico. Ignoriamo 
il seguito. 

Arma giusta il Villabianca : d' az- 
zurro, con un castello a due torri di 
oro, chiuso e finestrate di nero. Co- 
rona di conte. — Tav. XLIII. is. 

lanfraiiclli — Sappiamo dal Mugnos essere 
stata questa una delle sette celebri 
famiglie pisane derivate dai sette ba- 
roni tedeschi , che vennero in Italia 
con Ottone imperatore nel 963. Pri- 
mo a recarla in Sicilia fu un Bernar- 
dino Lanfranchi 1515, casato essen- 
dosi in Palermo, ove la hnea continuò. 
Arma: diviso, d'argento e di rosso. 
— Tav. XLIII. le. 

lanzaroUo — v. Lancillotto. 

larcan — Una delle primarie esimie fami- 
glie catalane al dir di Mugnos, por- 
tata in Sicilia da Ruggerotto Larcan 
valoroso cavaliere sotto re Martino 
1391, dal quale n'ebbe i feudi ed al- 
tri beni, tra cui quelli d'Ambrosia e 
Bissana colla baronia de' Santi Fradelli 



231 
in Catania. Commendansi : un Gio- 
vanni straticoto di Messina 1502, ed 
un Giannantonio straticoto come so- 
pra 1522. 

Arma: di rosso, con una torre mer- 
lata d' argento. — Tav. XLIII. n. 

larcdo — Arma: d'azzurro, con castello a 
due torri d' oro merlate di tre pezzi 
banderuolate d'argento svolazzanti a 
sinistra , accompagnato da un leone 
coronato d'oro a guardia della porta 
chiuso di nero , e la bordura d' oro 
caricata da otto crocette di s. Andrea 
di nero. — Tav. XLIV. i. (Villabianca). 

larghi — Arma : d' azzurro, con un leone 
d' oro. — Tav. XLIV. 2. (Villabianca). 

Larsia — Arma : scaccheggiato d' azzurro, 
e d' argento di sei file, e la bordura 
del secondo. — Tav. XLIV. 3. (Villa- 
bianca). 

lauccia — Arma : d' oro, con 1' albero di 
palma verde accostato da due uccelli 
al naturale. — Tav. XLIV. 4. (Villa- 
bianca). 

lauria — v. Loria. 

lavaggi — Le sole notizie che il Villa- 
bianca ci fornisce di questa famiglia 
sono di un Gabriele Lavaggi commis- 
sario generale in Licata 1783 , insi- 
gnito della croce gerosolimitana, e fi- 
nalmente commissario generale in Tra- 
pani, Marsala e Caltagirone 1793. 

Arma: diviso, nel 1° d'azzurro, con 
un leone passante e coronato d' oro; 
nel 2° d' oro con tre freccio di nero 
poste in fascia , ed una fascia di 
rosso attraversante sul diviso. — Ta- 
vola XLIV. 5. 



232 

lavili — Famiglia nobile oriunda di Cre- 
mona, stando al Mugnos, il quale le 
dà per ceppo in Sicilia un Guttierre 
Lavia gentiluomo assai distinto e se- 
gretario della regina Bianca, che ben 
gli conferì la castellania di Sanfìlippo 
in compenso di suoi servigi , ed ivi 
fermò sua stanza. Commendasi un 
Giovanni Lavia esimio dottore e giu^ 
dice della R. G. Corte possessore di 
molti feudi; per lui la famiglia si dif- 
fuse in Catania, Nicosia e Palermo. 
Arma: di rosso, con una banda di 
argento accompagnata da tre stelle 
dello stesso , poste due in capo , ed 
una in punta. — Tav. XLIV. t. 

lazzara — Chiiirissima famiglia italiana 
della città di Modena originaria dice 
Mugnos da Feramondo signore del 
Castello di Lazzara nel principato di 
Hailnault anno 907. Fu portata in Si- 
cilia da un Antonio Lazzara a' ser- 
vigi di re Alfonso 1440; il di lui fi- 
glio Matteo valoroso nell'arte militare 
ottenne nel 1443 la castellania di 
Marsala ove fondò la sua famiglia, la 
quale si sparse anche in Palermo e 
fiorì al dir del Minutoli nelle armi e 
nelle lettere , facendo pompa di una 
antica nobiltà, come anco per le di- 
gnità e baronie, che possedettero i 
suoi discendenti. 

Arma giusta Mugnos : d' azzurro , 
con tre fasce ondate d' argento, col 
capo d' azzurro, caricato da tre stelle 
d' oro e sostenuto da una riga d' ar- 
gento.— Tav. XLIV. 8. 

Lazzari — Una delle nobili, chiare ed an- 



tiche famiglie lombarde, che contri- 
buirono alla fondazione della terra di 
Castelnuovo di Scrivia presso Mila- 
no; vari rami si trapiantarono in Ro- 
ma ed in Genova; epperò uno di essi 
al dire di Mugnos con grandi ricchezze 
passò in Sicilia. E fu secondo scrive 
Minutoli un Giambattista Lazzari che 
venne in Messina, aggregato a quella 
maestra de' nobili 1584. Da lui un 
Giantommaso, padre di fra Antonino 
Lazzari cavaliere gerosolimitano 1642, 
ferito nella impresa del Galeone. 

Arma secondo Minutoli: diviso; nel 
P d'oro, con l'aquila spiegata di ne- 
ro; nel 2°, del primo con tre bande 
di rosso. — Tav. XLIV. 9. 

leggio — Arma: d'azzurro, con una fiam- 
ma d'oro e di rosso, elevandosi dalla 
punta accompagnata nel capo da tre 
stelle d' oro , allineate in fascia. — 
Tav. XLIV. 10. 

Leo Di Leo — -Antica famigha oriunda ^)2- 
sana sparsa in Messina e Palermo , 
ove rammentasi al dir di Minutoli un 
Domenico Leo lìarone della Scala no- 
bile palermitano; il Mugnos la vuole 
in Messina ascritta a quella maestra 
de' nobili. 

Arma giusta Mugnos : d' argento, 
con un leone di rosso, impugnante con 
le zampe una mezza ruota sopra altra 
di rosso. — Tav. XLIV. u. 

Leccala o Licala — Antica e nobile famiglia 
di Malta, ove, al dir di P^)e\'A-Descri- 
zio7ie di ilf«^/ffl - figura sin dal 1404 
per le cariche di giurato occupate da 
Frabimeo e Franchiija de Licata. Un 



Vituzzo fu regio segreto in quell'isola 
1458 , e possedè un beneficio di jtcs 
patroìiato. La portò in Sicilia un Fi- 
lippo Leccata, che sposò una Laureila 
Lorefice di nobile famiglia, come ri- 
ferisce il Mugnos. Però da un antico 
documento del tribunale del r. Pa- 
trimonio presso gli atti di notar Lionti 
di Palermo si legge clie detto Filippo 
fu padre di Garardo, nato nel 1520, 
maritato ad una Margherita d'Aquino, 
ed uno de' fondatori dell' Ospedale di 
Santacroce i in Girgenti; lochè pure 
rilevasi da una lapide sepolcrale 1581. 
Fu egli giusta il citato documento 
progenitore di Salvatore, il primo che 
andò a stabilirsi in Favara 1628, da 
cui ne venne un Antonino 1721, pa- 
dre di Biagio che occupò distinte ca- 
riche. È degno di speciale menzione 
il di lui fratello Giosuè decano del 
capitolo di Girgenti. uomo d'immensa 
dottrina commendato da Amico. Il 
superstite vivente Biagio per dritto 
della moglie Francesca Di Maria e 
Termine principessa di Baucina, con- 
tessa d'Isnello, marchesa di Monte- 
maggiore , baronessa di Aspromonte 
e di Castelbianco , riconosciuta con 
decreto reale de' 23 Agosto 1868, 
ha riunito in persona del di lui pri- 
mogenito Antonio la rappresentanza 
delle nobilissime famiglie Termine an- 
tichi principi di Casteltermine, Conti, 



1) In una dissertazione sopra una iscrizione agrigentina dei 
tempi di mezzo dell' avv. Vincenzo Gaglio, nella Raccolta di 
opuscoli siciliani Tom. XI, si la menzione del passaggio di 



233 
Ferreri, Migliaccio principi di Bauci- 
na, e Santacolomba. 

Arma giusta il Villabianca ed il 
decreto ministeriale di riconoscimento 
1872: di rosso, con un leone sormon- 
tato da una cometa ondeggiante in 
palo, accostata da due stelle, il tutto 
d' oro. Corona di principe. — Tavo- 
la XLIV. 17. 

Icol'anle — Famiglia oriunda francese per 
come scrive Baronio appoggiato da 
Inveges; un ramo di essa venne tra- 
piantato in Sicilia da un Alferio Leo- 
fante giusta un privilegio di re Al- 
fonso 1431. Vanta cinque maestri ra- 
zionali del r. Patrimonio, tre tesorieri 
generaU del regno, un luogotenente 
di maestro giustiziere, un falconiere 
maggiore, cinque pretori, quattro ca- 
pitani giustizieri, un vescovo, ed un 
abate Leofante letterato e poeta; un 
Giovanni che al dir del Villabianca 
fu primo duca della Verdura 1664. 
Si estinse in casa Landolina pel matri- 
monio di Brigida Leofante con Fran- 
cesco Landohna de' baroni di Belludia. 
Arma giusta Mugnos; d'oro, con 
uno elefante di rosso. Corona di duca. 
— Tav. XLIV. 12. 

leone — GugUelmo Guerao de Leone fu 

il primo, al dir di Mugnos, che passò 

. di Aragona in Sicilia nel 1282 con 

re Pietro, e per le sue viriti militari 

fu eletto castellano di Catania. Un 



alcune famiglie maltesi in Girgenti, ove fondarono lo spedale 
di Santacroce. 



234 
Giovanni di lui figlio ottenne da re 
Federico II nel 1329 la castellania 
di Lentini, da cui ne venne un Gu- 
glielmo capitano di detta città. Un 
Alfio fu valoroso e prudente nell'arte 
militare sotto i re Martino, Ferdinando 
ed Alfonso. 

Arma: d'oro, con un leone di nero. 
— Tav. XLIV. 13. 
Iconliiii o Lenlini — Un'antica nobiltà può 
a buon dritto vantare questa famiglia, 
perocché al dir del Mugnos trae ella 
origine da un Lanfranco distinto ca- 
valiere, che fiorì nell'anno 813 avendo 
strenuamente difeso la città di Len- 
tini (Leontinum) sua patria; di là il 
cognome. Si diffuse in Messina ed in 
Catania, ove continuò a rendersi illu- 
stre per insigni personaggi, come a 
dire un Alaimo e un Lanfranco, che 
pe' loro militari servigi dal conte Rug- 
giero i castelli di Militello, d' Ossino, 
e d'Idra si ebbero; un Nicolò ed un 
Gerardo straticoti di Messina nel 1123, 
i quali anch' essi pe' loro servigi ot- 
tennero i castelli di Buccherio e di 
Palazzolo; un Giovanni nominato vi- 
ceré d'Abruzzo dall'imperatore Carlo 
VI; altro Lanfranco che acquistò la 
baronia ed il feudo di s. Basilio; per- 
lochè egli ed i suoi posteri furon detti 
di s. Basilio. Altro ramo di questa 
nobile famiglia ci presentano le pa- 
trie istorie del Villabianca, d'Amico, 
Savasta, ed Amari in Castelvetrano, 
di cui fu barone un Tommaso Lentini, 
che sotto re Federico III ne perde 
la signoria passando in casa Tagliavia. 



Arma giusta Mugnos: di rosso, con 
cinque fuselli d' oro accollati in ban- 
da. Sebbene il ramo di Castelvetrano 
aggiunse in campo d'azzuro due leoni 
d' oro afi'rontati e contro-rampanti ad 
una torre merlata dello stesso. Corona 
di barone. — Tav. XLIV. i4. 

Lercari — Oriunda di Genova chiama Mi- 
nutoli questa famiglia, nella quale fio- 
rirono: un Leonello Lercari srentiluo- 
mo; un Azzellino governatore di Cor- 
sica e di Capraja 1603; un Ivo conte 
di s. Carlo, che piantò in Palermo la 
sua famiglia, essendo stato senatore 
lo stesso anno. 

Arma: d'oro, con tre fasce di ros- 
so. Corona di conte. — Tav. XLIV. i5. 

lernio de Rera — 'Da fra Geronimo Dicastro 
abbiamo , dice Inveges , esser dessa 
una famiglia spagmiola, portata in Pa- 
lermo da un Bernardo di Lermo sullo 
scorcio del sec. XVI, proveniente di 
Ander nelle montao'ne di Biscasrlia. 
Tenne cariche di capitano e senatore 
e decorato del titolo di marchese di 
Santaninfa. 

Arma: d'azzurro, con un guerriero 
armato di lancia tenente a" fianchi le- 
gati due cani d'argento, accompagnato 
da una croce patente d' oro posta nel 
cantone destro del capo, da due ser- 
penti d' oro inalberati combattenti po- 
sti nel canton destro della punta, ed 
un albero al naturale nel cantone si- 
nistro della punta. Corona di mar- 
chese. — Tav. XLIV. le. 

lelo — Antica e nobile famiglia di Castro- 
giovanni, come rilevasi dal Mugnos; 



imparentata con le case Grimaldi e 
Petruso primarie di quella città. Com- 
mendansi: un Gualterio Leto castel- 
lano di Catania 1298 e ambasciatore 
presso re Federico II 1301; un Si- 
mone barone eletto da re Ludovico 
1343; un 2" Gualterio favorito dare 
Martino e barone di Capodarso 1399; 
mi Francesco barone del Priolo 1514; 
ed un Matteo investito della baronia di 
Capodarso 1629 come dal Villabianca. 
Arma giusta Minutoli: di rosso, con 
una grue d' argento dissetante in un 
fonte dello stesso. Corona di barone. 
— Tav. XLV. 1. 
licori — Famiglia antica e nobile catalana, 
come vuole il Mugnos, d;d quale ri- 
leviamo un cavaliere Sanchio Ruiz 
de Licori essere passato in Sicilia ai 
servigi di re Martino, avendone avuto 
in premio le terre di Mistretta e Ca- 
pizzi 1406; acquistò parimente il con- 
tado di Gagliano 1409, tenne l'uffi- 
cio di grande almirante del regno 1416, 
e fu il difensore della regina Bianca 
di Navarra contro le indegne preten- 
sioni del furil)ondo conte di Modica 
Bernardo Caprera. 11 di lui fratello 
Martino Lopez ottenne pure i feudi 
di Franciolo e Canneto 1407, non che 
quello di Ragalbuono. Altro Sanchio 
fu maestro razionale del r. Patrimo- 
nio. Questa famiglia si diffuse in va- 
rie città del regno. 

Levò per arme : di rosso, con un 
leone d'oro, tenente con le zampe una 
scure d'argento. Corona di conte. — 
Tav. XLV. 2. 



235 

liolla — V. Laliotta. 

Locadelli — Oriunda da Bergamo, dice Mu- 
gnos, fu la famiglia LocadelU; ed un 
Corleonc di questo casato la portò in 
Sicilia sotto re Alfonzo fermandosi in 
Messina, ove fu giudice della corte 
straticotiale 1426-30. Fiorirono: un 
Francesco governatore di Patti, ed 
un Andrea avvocato fiscale della R. G. 
Corte. 

Arma: d'azzurro, con una civetta 
d'oro, accompagnata da tre stelle dello 
stesso, poste due in capo, ed una in 
punta. — Tav. XLV. 3. 

loffrcdo — Arma: diviso; nel 1° d'azzur- 
ro, con un leone leopardito d' oro te- 
nente con la zampa destra alzata un 
ramo di verde ; nel 2° d' azzurro, col 
monte di tre cime al naturale movente 
dalla punta , sormontata ciascuna da 
una stella d' argento. — Tav. XLV. 4. 
(Villabianca). 

lofaso Paso — Famiglia nobile ed illustre 
delle città di Milano e Pavia, nelle 
quali occupò onorevolissimi carichi 
politici e militari, come da una ce- 
dola del 20 luglio 1460 e da una fede 
dell' archivio di Milano, transuntata in 
Palermo presso notar Baratta 1663. 
Un Giannantonio del Faso fu castel- 
lano dell'Ambrosiana Fortezza di Mi- 
lano sotto Enrico III imperatore. Fio- 
rirono in oltre : Alberico capo della 
fazione ghibelhna nel quartiere di san 
Sisto 1220; Corradino potestà di Pa- 
via sotto il duca Filippo Visconti; 
Francesco Antonio cameriere della du- 
chessa Bianca e di lei segretario, ed 



236 
un Pier Luigi senatore 1484. Venne 
portata in Sicilia da un Antonio del 
Faso nobile milanese governatore della 
città di Caltanissetta sotto l' impera- 
tore Federico II come da un privile- 
gio imperiale del 10 sett. 1243, presso 
il grande archivio della Zecca di Na- 
poli, e transuntàto agli atti di Notar 
Baratta di Palermo 7 maggio 1663. 
Un Ludovico figlio del precedente fu 
castellano della città di Termini; da 
lui un Antonio progenitore di Gian- 
Vincenzo capitano al servizio militare 
del Parlamento del Regno di Sicilia, 
e dall'imperatore Carlo V con privi- 
legio dato in Bruxelles 5 novembre 
1537 qualificato milite imperiale , di 
origine milanese e di vetusta nobiltà, 
avendo avuto confermato lo stemma 
di sua figlia qui sotto descritto. Da 
costui una serie di chiari gentiluomini, 
tra' quali stando al Villabianca com- 
mendansi : un Antonino abate di s. A- 
nastasia, canonico della cattedrale di 
Palermo personaggio in santità e let- 
tere illustre, morto nel 1572; un Fi- 
lippo di lui nipote uomo di gran virtù, 
avendo entrambi rinunziato , il primo 
i vescovadi di Cefalh, Mazzara e Gir- 
genti, ed il secondo quello di Lettere 
e di Gragnano nel regno di Napoli; 
un Leonardo Lofaso barone di Ser- 
radifalco e di Condoverno , e primo 
duca di Serradifalco per concessione 
di re Fihppo IV 1664; un Francesco 
Antonio investito l' anno 1626 ; al- 
tro Leonardo investito 1722, che va 
nel ruolo de' governatori della Com- 



pagnia della Pace di Palermo 1752; 
un Francesco marchese dell' Incfesrni 
per la moglie Margherita Gastone, 
premorto al padre 1755; a cui suc- 
cesse un Leonardo padre di Domenico 
ultimo duca di Serradifalco e principe 
di s. Pietro , gentiluomo di camera , 
gran croce degli ordini di Francesco I 
di Napoli, del s. Salvatore di Grecia, 
del s. Michele di Baviera, de' ss. Mau- 
rizio e Lazzaro di Sardegna, dell' A- 
quila Bianca di Russia , cavaliere bali 
dell' ordine di s. Stefano di Toscana, 
commendatore gerosolimitano , della 
Legion d'onore di Francia, del s. Gre- 
gorio Magno Pontificio , dell' ordine 
de' Guelfi di V classe di Annover, 
dell'Aquila Rossa di Prussia, del Me- 
rito Civile di Sassonia, cavaliere della 
Stella Polare di Svezia, della Corona 
di Ferro di 1^ classe d'Austria, del 
Leone d' Olanda, Ufficiale dell' impe- 
riale Ordine del Brasile; dottore del- 
l'Università d' Oxford, corrispondente 
e socio di 41 istituti, società ed ac- 
cademie del mondo, personaggio illu- 
stre ed assai benemerito della Sicilia, 
carissimo alla corte di Russia, autore 
di molte opere importanti , massime 
quelle intitolate: Le antichità della Si- 
cilia esposte ed illustrate, T. 5 — Del 
Duomo di Monreale e di altre chiese 
Normanne. — Le Antichità di Sicilia, 
ed altri lavori storici ed archeologici 
di moltissimo pregio. Mori in Firenze 
il 15 febbraro 1863, e le sue ceneri 
riposano nella chiesa di s. Domenico 
in Palermo in un bel monumento e- 



rettogli dall' unica figlia ed erede Giu- 
lietta Lofaso e Ventimiglia duchessa 
di Serradifalco, congiunta in matrimo- 
nio all'ili. Vincenzo Fardella marchese 
di Torrearsa , cav. dell' Ordine Su- 
premo della ss. Annunziata, dama a- 
dorna di molti meriti. Un ramo se- 
condario di tal famiglia si conserva 
ne' marchesi di s. Gabriele, rappre- 
sentato dal marchese Giuseppe Lofaso 
e Popoli. 

Arma secondo il Villabianca : d' az- 
zurro, con un albero di faggio al na- 
turale sormontato da un' aquila na- 
scente coronata di nero portante una 
fiVce accesa al rostro ; ed un braccio 
armato sporgente dal canton destro 
del capo, tenente una spada in mano 
posta in fascia alla cui punta un gi- 
glio d'oro, per concessione di Carlo II 
d' Angiò. — Tav. XXXV. io. 
Lombardo — Antica e nobile famiglia /te- 
Uana, secondochè riferiscono Mugnos 
ed Inveges ; il primo la vuole origi- 
naria di Lombardia, e cita per ceppo 
di essa in Sicilia un Nicolò Lombardo 
consio'liere della reo-ina Maria e del 
re Martino, essendo stato pretore della 
città di Palermo 1403, qual carica 
tenne anche il di lui figlio Andrea 
1413. Il secondo, cioè Inveges la vuole 
oriunda pisana , venuta in Palermo , 
appoggiandosi ad un'iscrizione d'un tu- 
mulo marmoreo di Battista Lombardo 
nella cappella de' Tre Re in s. Fran- 
cesco 1495. Chechè ne sia ella fiorì 
ricca di feudi e delle baronie di Gi- 
bellina. Cosmano, Pergola, Salvavec- 



237 
chia, Serravalle ec. vantando fra Gior- 
gio cavaliere gerosolimitano e com- 
mendatore di Lentini 1422; non che 
un Antonio arcivescovo di Messina 
1588. 

Arma conforme i citati scrittori: 
vajo minuto d'oro, e di, rosso di sette 
file. Corona di barone. — Tav. XLV. 5. 
loniellino — Arma: diviso di rosso, e d'oro. 

— Tav. XLV. -. (Villabianca) 

loniia laloniia — Dal Mugnos apprendia- 
mo essere una nobile e distinta fami- 
glia italiana, portata in Sicilia da un 
Giannicola Lalomia gentiluomo pia- 
centino 1393 a' servigi di re Martino, 
dal quale il carico di castellano della 
città di Piazza ottenne, ivi fondando 
la sua famiglia. Si diffuse ella poscia 
in varie città del regno, come a dire 
in Girgenti , Cammarata e Palermo , 
vantando non pochi distinti personag- 
gi, che occuparono importanti carichi. 
Arma: di verde, con cinque lomie 
d'oro situate in cinta. — Tav. XLV. a 

longo — Arma: di rosso, con una fascia 
d'argento, accompagnata da tre stelle 
d' oro poste 2 in capo ed 1 in punta. 

— Tav. XLV. 9. (Villabianca). 
longobardo — Famiglia molto nobile e 

chiara in Siragusa, stando al Mugnos. 
Un Filippo Longobardo fu barone il- 
lustre 1365. un Giovanni senatore 
1402, un Andrea castellano di detta 
città sotto re Alfonso, un Giannanto- 
nio percettore della Clamerà Reginale. 
Un ramo di tal f.imiglia visse anche 
nobilmente in Caltagironc. 

Arma: d' oro, con due rami di pal- 

30 



238 
ma verde posti in palo, sormontati da 
una stella di rosso. — Tav. XLV. io. 

lopez — Arma: d'azzurro, con due lupi 
d'oro passanti l'uno sull'altro. — Ta- 
vola XLV. n. (Villabianca). , 

lorcdano — Arma: diviso d'oro e di i^osso, ' 
con tre rose dell' uno nell' altro. — ! 
Tav. XLV. 12. (Villabianca). | 

lorelìce — Famiglia originaria napolitana, 
che vanta per primo ceppo un Guai- , 
terio Lorefice valoroso generale ai 
servigi di papa Gregorio VII 1070, 
dal quale fu rimunerato con molte 
terre e castelli. Proseguì la linea, co- 
me dal Savasta, in quel regno onorata 
sempre di supremi carichi. Un Sigi- 
smondo ed un Berengario cavaliere 
gerosolimitano fratelli la portarono in 
Sicilia, ove si diffuse in Modica, Pa- 
lermo, Siragusa, Sciacca, Trapani, 
Monte-Erice (S. Giuliano). Dal cen- 
nato Sigismondo provenne un Gero- 
nimo capitandarme di Modica, il quale 
ebbe concesso da re Alfonso d'Ara- 
gona il mutamento dell'arme, che qui 
sotto descriveremo 1414. Vari altri 
soggetti occuparono in quelle città 
cariche interessanti. 

Arma: d'azzurro, con un leone di 
oro tenente con le zampe un ramo- 
scello di verde alloro, ed una sbarra 
d'oro attraversante sul tutto. — Ta- 
vola XL^^ 13. 

Lorenzo di Lorenzo — Famiglia d' origine 
inglese portata in Sicilia sotto il reg- 
gimento del re Ruggiero da un Sil- 
vestro di Lorenzo visconte di Antona 
nel ducato di Nottuberland, come da 



un decreto di concessione del titolo 
di marchese del Castelluccio, accor- 
dato da re Ferdinando IV 1803 a 
Nicola di Lorenzo. Vari personaggi 
di questa nobile famiglia per le loro 
gesta si resero chiarissimi, tra' quali 
sono dearni di menzione ; un Pietro 
di Lorenzo , segretario della regina 
Costanza; un Rolando a capo de' su- 
premi affari del regno ; un Nicola se- 
gretario di re Manfredi; un Pietro 
Luca barone di Milocca, che tenne le 
prime magistrature; un Roberto esi- 
mio giureconsulto sotto i re Giacomo 
e Pietro II d'Aragona; un Giovanni 
Lion che per le sue imprese meritossi 
un feudo dal re Pietro II; un altro 
Pietro decorato dell'onore di cordo- 
nano ; un altro Roberto giudice della 
Suprema Corte di Giustizia; un Colo- 
rado comandante la fortezza di Noto 
regio milite, e gentiluomo di camera 
di re Alfonso; un Francesco regio 
cavaliere, valoroso guerriero, capitan- 
darme di Terranova, ed indi della 
città di Marsala sotto re Giovanni; 
un Andrea governatore e giurato del 
vai Demone, personaggio di molto in- 
gegno e giustizia; un Mariano abate 
di s. Caterina; un altro Giovanni ca- 
nonico della cattedrale di Noto e ca- 
valiere cappellano dell' ordine geroso- 
limitano, lodato per esimie virtù e per 
non pochi pi edilìzi eretti; un Lo- 
renzo primo marchese di Castelluccio 
1803; ed in ultimo un Corrado di 
Lorenzo e Boroia marchese del Ca- 
stelluccio, barone di s. Lorenzo, sam- 



239 



marco, Renda, Granieri, Ciurca e Ca- 
nali, cavaliere gerosolimitano e gen- 
tiluomo di camera di re Ferdinando U. 
Arma: d'azzurro, con T albero di 
verde nodrilo in un terreno al natu- 
rale, traversato in banda nel tronco^ da 
una spada d'oro, la punta in basso, si- 
nistrato da una stella radiosa d'argen- 
to, e sormontato da una divisa d'oro 
caricata da una crocetta scorciata di 
rosso. Corona di marchese. — Tavo- 
la XLV. 14. 

Loria Laiiria — Nobile famiglia di Basi- 
licata (Napoli), ove al dir del Savasta 
possedè una terra di tal nome, da cui 
il cognouK;. Intanto si sa che un Rug- 
pìero Lauria venne in Sicilia con Già- 
comò I d' Aragona 1292 col carico 
di grande almirante, e che la storia re- 
gistra come un personaggio di molta 
importanza. Un Antonio fu a' servigi 
militari di re Ludovico, ed un Erasmo 
figurò non poco nel Caso di Sciacca 
parteggiando pei Luna. 

Levò per arme : d'oro, con quattro 
fasce di verde. — Tav. XLV. i5. 

luciaiio — Arma: d'oro, con un braccio 
vestito di verde movente dal fianco 
sinistro dello scudo , impugnante un 
cereo d' argento acceso di rosso posto 
in banda. — Tav. XLV. le. (Villabianca). 

lucifero — Famiglia nobile di Messina e 
Milazzo, originaria della Lucifero di 
Cotrone in Calabria, marchesi di A- 
prignanello , degli antichi signori e 
baroni delle terre di Zinga, e Belve- 
dere, Malapezza ed Armerò, come ri- 
levasi da una sentenza e lettere os- 



serv atonali del tribunale del r. Pa- 
trimonio 1729, per l' ascrizione di tal 
famiglia nella mastra nobile di Milaz- 
zo, essendo stata al) antico ascritta in 
quella di Messina. Primo a portarla 
in Sicilia e precisamente in Messina 
fu il nobile Gioyannello Lucifero pa- 
trizio di Cotrone. Ne venne una serie 
di distinti gentiluomini, che occupa- 
rono le primarie cariche in detta cit- 
tà. La famiglia finalmente andò a sta- 
bilirsi in Milazzo decorata del titolo 
di barone del feudo di s. Nicolò nel 
promontorio di Milazzo di provenienza 
Baeli, perocché un Paolo regio mae- 
stro segreto proprietario nel 1751 
se ne investi, e fu progenitore del vi- 
vente barone Giambattista Lucifero. 

Arma: d'azzurro, con una fascia 
accompagnata nel capo da due stelle, 
ed in punta da una luna montante, il 
tutto d' argento. Corona di barone. 
— Tav. XLV. 17. 
lucchese Palli — Vuoisi dal Villabianca che 
tale antica e nobihssima famiglia pren- 
desse origine da un Adinolfo Palli fi.- 
glio di una sorella di Desiderio re dei 
Longobardi , signore d' un castello 
detto Tre Palli. I suoi discendenti 
governarono la repubblica di Lucca, 
ed un Andrea Palli essendo passato 
in Sicilia denominossi Lucchese-Palli 
in memoria della sua patria. Fu egli 
dunque il ceppo di questa famiglia in 
Sicilia, ove si diffuse, e specialmente 
in Sciacca e Naro , e da qui in Pa- 
lermo. Molto accetto al conte Rug- 
giero , il predetto Andrea ricevè in 



240 

compenso di suoi militari servigi non ^ 
pochi feudi e territorii 1067. Vanta 
ella soggetti famosissimi e per dignità 
e per ricchezze: un Luigi Antonio ret- 
tore di Sciacca sotto la regina Mar- 
gherita, e da Federico li imperatore | 
creato gran prefetto del regno 1239; 
un Nicolò di lui figlio giustiziere del 
vai di INIazara ed altri che furono 
capitani di guerra di Licata, Girgenti, : 
Taormina, Trapani, Salenii, Mazara i 
e Sciacca loro patria, nella quale go- 
derono le baronie di Magazolo, Per- 
rana, Bertolino, Martogna, Bellapie- j 
tra, della Salinella, del Giardinello, e ! 
di Cianciana. Da' Lucchese di Naro 
derivarono i baroni della Gresta, della 
Delia, di s. Fratello, ed i principi di 1 
Campofranco duchi della Grazia come 
dal Savasta. Primo ad investirsi di ; 
tal titolo di principe fu un Fabrizio 
Lucchese-PalU 1625; pervenutogli per ^ 
la moglie Eleonora del Campo erede 
della baronia di Campofranco. Fiori- 
rono inoltre: un Antonio investito 1720 
gentiluomo di camera, capitano giu- 
stiziere di Palermo 1739, brigadiere 
de' reali eserciti, cavaliere professo 
dell' ordine di s. Gennaro , istitutore 
dell'Accademia Palermitana detta dèì- 
V Unione della Galante Conversazione, 
inaugurata nel suo palazzo 1760, della 
quale fu poeta i e mecenate; un Andrea 
vescovo di Girgenti ove istallò una 
biblioteca ed un medagliere; un Em- 
manuele teatino oratore sacro; altro 

1) Scrisse 2 voi. di poesie, Napoli 1794. 



Antonio principe di Campofranco, gen- 
tiluomo di camera cavaliere grancroce 
di vari ordini equestri, brigadiere dei 
reali eserciti, luogotenente generale in 
Sicilia, indi ministro e consigliere di 
stato ; ed un Ferdinando fratello del 
precedente onorato di varie incom- 
benze diplomatiche, distinto economi- 
sta. La rappresenta il vivente principe 
di Campofranco D. Emmanuele Luc- 
chese Palli e PignateUi gentiluomo di 
camera, grancroce del r. Ordine Co- 
stantiniano, e cavaliere gerosolimitano. 
Arma: di rosso, con tre palle di 
oro ordinati 2 e 1. Lo scudo accol- 
lato da un' aquila bicipite di nero ar- 
mata e beccata d'oro, hnguata di rosso. 
Corona di principe. — Tav. XLV. e. 
luna — Dal Savasta, il quale compendiò 
in questa parte tutti gli autori che 
lo precedettero , apprendiamo essere 
stata una famiglia nobihssima, di san- 
gue reale goto, cognominata Luna a- 
vendo avuto gran parte nel caso di 
Sciacca. Discacciati i Goti dalla Spa- 
gna, ove detta famiglia trovavasi im- 
parentata colla real Casa di Navarra, 
un tale Simenes Lupo abbracciata la 
fede cristiana rimase in quel regno 
ricco di pensioni. Indi il figho Tens- 
rench personaggio d'alto intendimento 
e valore nell' invasione de' Mori in 
quelle contrade fu fatto generalissimo 
dell' esercito spagnuolo ; per lochè 
ordinato questo a mezza luna disfece 
il nemico ; e dopo una si luminosa 
vittoria tolse dal suo scudo il lupo 
sostituendovi la mezza-luna riversata. 



Fu ella portata in Sicilia da un Ar- 
tale di Luna, consanguineo di re Mar- 
tino 1386. Or essendosi egli invaghito 
d'una damigella a nome Margherita 
Peralta, parente dello stesso re. pro- 
messa ad un Giovanni Perollo , la 
tolse in moghe. Quest' ultimo sene 
vendicò, e l'Artale pochi anni dopo 
morì di veleno. 11 figlio Antonio Luna 
conte di Caltabellotta raccolse una 
vastissima eredità con l'odio de' Pe- 
rollo. Certo si fu che i contendenti j 
dalle private vendette vennero ad a- 
perte e sanguinose contese , dando 
luogo al primo caso di Sciacca 1450, 
sotto il regime di re Alfonso, per lo 
che furono esiliati e poscia aggraziati. 
Indi Antonio fu consigliere e camer- 
lengo del regno, come ci ricorda il 
Villahianca. Molti altri personaggi sono 
degni d' onorata menzione, tra' quali 
in ispecial modo rifulsero : un Gian- 
vincenzo conte di Sclafemi, straticoto 
di Messina 1514, presidente e viceré 



241 
del regno 1510-17; un Sigismondo 
conte di Caltabellotta che riacceso 
rodi(j de' Perollo con maggior furore 
venne assassinato, lochè diede luogo 
ad una seconda pih sanguinosa mi- 
schia, detta il famoso caso di Sciacca 
1529; un Pietro conte di Caltabellotta 
e di Sclafani, primo duca di Bivona 
per concessione di Carlo V impera- 
tore 1554, straticoto di Messina e vi- 
cario generale del regno per difenderlo 
dalle invasioni tnrchesclie 1573; nel 
di cui figlio Giovanni venne questa 
nobile, chiainssima e storica famicrlia 
ad estinguersi. 

Arma concordemente agli autori : 
diviso , nel 1" d' argento , con una 
mezza luna riversata di due file a 
scacchi d' argento e di nero ; nel 2° 
scaccheggiato del primo e del secondo 
di quattro file. Corona di duca. — Ta- 
vola XLVl. 1. 
lliparelli — D'oro, con un lupo passante 
di nero. — Tav. XLVL 2. (Villahianca). 



M 



Maccagnone — Nobile famiglia siciliana di 
cui parla l'erudito Villahianca, dandoci 
notizia di un Francesco Maccagnone 
primo principe di Granatelli per con- 
cessione di re Filippo V 1710. Segue 
la linea con Carlo investito 1726, cui 
successe un Baldassare investito 1731 
padre di Franco Maria Giaimo Mac- 
cagnone, investito 1737 e barone del 
feudo del , Piano di s. Carlo. 

Arma : d' azzurro . con una banda 



d' oro, sormontata da una stella dello 
stesso, ed una sbarra di rosso attra- 
versante sul tutto. — Tav. XLVL 3. 
Madaleni — Antichissima nobile famiglia di 
Lentini, sparsa in Girgenti e Paler- 
mo, come attesta il Mugnos; la quale 
va sino a' tempi dell'imperatore Decio, 
nella detta città di Lentini trasferita 
da Giulio Palmato presidente di Si- 
cilia verso i primi del 3' secolo del- 
l'era nostra. Ella die una santa Epi- 



242 

fania ed un Rodippo vescovo di Len- 
tini. le di cui vite leggonsi nel Leg- 
gendario de' Santi di Sicilia del citato 
scrittore. Commendansi in oltre: un 
Guido Madaleni governatore di Mes- 
sina a' tempi dell'esarca Giorgio Ma- ! 
niace; un Giovanni castellano di Len- 
tini sotto re Guglielmo il malo; un 
Nicolò castellano di Girgenti a' tempi 
di Federico imperatore; ed infine un 
Giovanguido 1276. In Palermo ella 
die molti giurati. 

Arma: di verde, con un castello a 
due torri merlate di tre pezzi d' oro, 
aperto e finestrato del campo , sor- 
montato dall'immagine di S. ÌNI.^ Mad- 
dalena d' oro; sebbene quella di Pa- 
lermo armasse di rosso con un bue 
d' oro sormontato da un' aquila spie- 
gata di nero. — Tav. XLVI. 4. 

Maestri — Stando al Minutolo famiglia no- 
bile di Palermo , il di cui ceppo fu 
un Simeone Maestri ed Ajutamicristo 
personaggio distinto di questa città 
1405. Un Antonio fu barone del feudo 
di Giancandora 1488. Vuoisi estinta. 
Arma : d' oro , con un l)raccio di 
cai'nagione impugnante un mazzo di 
fiori. Corona di barone. — Tav. XLVI. 5. 

Maggio — Dal Villabianca opuscoli rilevasi 
un Cristoforo di Maggio governatore 
del Monte di Pietà nel 1766, Pie- 
tro, Ignazio e Luigi che furono tutti 
e tre successivamente maestri notari 
della r. Cancelleria. 

Arma: d'azzurro, con una torre mer- 
lata di tre pezzi chiusa e finestrata 
di nero, sinistrata da un leone ram- 



pante, il tutto d'oro. — Tav. XLVI. e. 

Magnano — Nobile e ricca famigUa hnìo- 
gnese, a noi pervenuta giusta Mugnos 
sotto re Ferdinando il Cattolico per 
un Nicolò Magnano regio falconiero, 
poi percettore de' reali donativi, ca- 
pitano della città di Catania 1422; 
in fine passata in Polizzi e apparen- 
tata co' Gallegra, si stabih in Catania. 
Da lui il dottor Biagio giudice della 
r. Gran Corte e barone del feudo di 
san Cono. Un secondo Nicolò ed un 
Pietro servirono Carlo V imperatore 
con molti distinti carichi; un Giorgio 
fu da re Filippo II inviato ambascia- 
tore alla repubblica di Genova. 

Arma: di rosso, con un leone d'oro 
tenente colle zampe una lancia dello 
stesso. Corona di barone. Tav.XLVI. 7. 

Magnasco — D'azzurro, con un albero al 
naturale sormontato da tre stelle di 
oro e sinistrato da un leone rampante 
dello stesso. — Tav. XLVI. s. (Villa- 
biancaj. 

Magnavacca — Antica e feudataria fomiglia 
di Messina al dir di INIugnos. Un Gio- 
vanni Magnavacca fu barone del Ca- 
sale d' Asterie e di Crimasta. Segue 
la linea sino ad altro Giovanni 1360, 
il di cui figlio Manfredo fu anche ba- 
rone del Casale di Graniti, e cosi del 
resto. 

Arma: d'oro, con un monte di verde 
sormontato da una vacca di rosso. 
Corona di barone. — Tav. XLVI. o 

— Dall' Inveges apprendiamo esser 
questa un'antica famiglia di Palermo, 
che governò cogli uffici di capitano . 



pretore e senatore sotto Federico II- 
V aragonese. Il Mugnos poi, VesjJro, 
ricorda un Matteo di Maida a' servigi 
militari di re Federico III 1343. 

Arma : d' azzurro, con tre fasce di 
oro, sormontate da cinque monti dello 
stesso posti tre sulla prima, e due 
sulla seconda. — Tav. XLVI. io. 
Maioai'di o Maliardi — Famiglia fiorentina 
passata in Sicilia sotto re Federico II 
per un Pietro Mainardi senatore di 
Palermo 1334, come ci riferisce il 
Mugnos. Fu da un Olivio Aglio del 
precedente trapiantata in Catania, da 
dove si sparse in varie città dell' isola 
e precisamente in Vizzini, Castrogio- 
vanni, Polizzi e Caltagirone, occu- 
pando le piti ragguardevoli cariche. 
Tra' personaggi che più si distinsero 
notiamo : un Martino castellano di 
Vizzini, ed un Paolo barone del Bar- 
chino e ceppo della linea di Calta- 
girone. 

Arma : d' azzurro , con un l)raccio 
movente dal fianco sinistro dallo scudo 
impugnante una luna crescente e sor- 
montata da una stella, il tutto d'argen- 
to. Corona di barone. — Tav. XLVI. ii. 
jo — Fiori di questa famiglia, giusta il 
Villabianca opuscoli un Giuseppe di 
Majo rettore dell' ospedale di s. Bar- 
tolommeo 1723 , e dell' opera di Na- 
varro 1739. 

Arma : d' azzurro, con un leone di 
oro tenente con le zampe tre gigli 
dello stesso. — Tav. XLVI. 12. 
lino — Famiglia nobile catalana, dice 
Mugnos; perocché un Perez Majolino 



243 
gentiluomo di Catalogna sotto re Mar- 
tino la trasferì in Termini, della quale 
città ebbe la castellania. Il di lui fi- 
glio Francesco fu governatore di Cac- 
camo. 

Arma : d' oro, con tre bande d' az- 
zurro. — Tav. XLVI. 13. 

Majorana — Nobile famigha, come rilevasi 
dal Villal)ianca, ove commendansi un 
Giovali- Vito Majorana investito della 
baronia di Villadimare 1640. un Pie- 
tro giudice delle appellazioni 1694; 
un Vincenzo governatore della Tavola 
1712, e del monte di Pietà 1719; un 
Agostino capitano di fanteria, sena- 
tore di Palermo 1758, e governatore 
del Monte di Pietà 1762; ed un Pie- 
tro Majorana e Lavaggi marchese di 
Leonvago 1751. 

Arma : d' azzurro, con due colonne 
a base e capitelli d' argento passate 
in croce in s. Andrea, accompagnate 
nel capo da un giglio d' oro , ed ac- 
costate da due rosette d'argento. Co- 
rona di marchese. — Tav. XLVI. u. 

Malai'ida — Arma: d'argento, con un leone 
di nero tenente con le zampe un'asta 
dello stesso.— Tav. XLVI. 15. (Villa- 
bianca). 

Maiella — Antichissima famiglia siciliana, 
come vuole Mugnos , sin dal tempo 
de' Normanni. Intanto sappiamo che 
un Federico Maletta napolitano si tra- 
sferì in Sicilia, fu conte di Minèo e 
Pettinèo , governò l' isola sotto re 
Manfredo il 1256 e mori in Trapani 
1258. Manfredo di lui iiglio perde in 
gran parte i suoi beni. Un ramo se- 



244 
condario di questa famiglia, prove- 
niente da Matteo Maletta, pronipote 
del detto Manfredo si conservò in 
Piazza. 

Arma : d' oro, con tre fasce di nero. 
Corona di conte. Lo scudo accollato 
all'aquila spiegata di nero. — Tavo- 
la XLVI. 16. 
Maltese — Nobile famiglia di Castrogiovan- 
ni, che vanta pel primo un Leodorigi 
Timera, gentiluomo francese sin dai 
tempi normanni. Ei governò, dice Mu- 
gnos, l'isola di Malta, mentre il di 
lui fratello Remigio fondò sua fami- 
glia in Lentini. ove fu castellano. In- 
tanto i figli di Leodorigi pensarono 
tramutare il cognome di Timera in 
Maltese. Un Paolino Maltese ehbe da 
Federico imperatore concesso il casale 
dì Stafenda in contrada Spaccaforno 
1230; un Adriano sotto re Federico II 
fu castellano di Castrogiovanni ; un 
Michele primo barone di Casba, feudo 
presso questa città. La linea primo- 
genita si estinse con Pietro morto 
senza figli . la laterale continuò col 
fratello Nicolò, che maritato ad Isa- 
bella Grimaldi , figlia del barone di 
Pasquasia. ebbe due figlie, quali ap- 
parentarono con altri signori di detta 
famiglia Grimaldi. 

Arma giusta Minutolo: di rosso, con 
un leone d' argento rampante ad una 
colonna a base e capitello dello stes- 
so. Corona di barone. — Tav. XLVI. n. 
MalvelO — Da un Alfio Malveto, gentiluo- 
mo di Lentini. come afferma Mugnos, 
trae origine questa famiglia. 



Arma : di rosso, con catene d" oro 
poste in doppia cinta in croce, ed in 
croce di s. Andrea. — Tav. XLVI. i8. 

Malvica — Arma giusta il Villabianca: di 
azzurro, con un leone d' oro sormon- 
tato da tre stelle d'argento allineate 
in fascia. — Tav. XLVI. i9. 

Manafria — Il Mugnos annunzia essere que- 
sta una famiglia oi^iunda sjjagnuola, 
venuta in Sicilia per un Ruggiero 
Manafres, cavaliere aragonese a' ser- 
vigi di re Martino , da cui e grossi 
tenimenti e rendite , il castello e la 
città di Licata 1395 ottenne, col ti- 
tolo di milite e regio familiare de- 
corato. Successe al suocero Calce- 
rando Salvira nella baronia de' feudi 
di Favarotta e Bifera. I suoi posteri 
mutarono il cognome di Manafres in 
Manafria. Dopo la morte del figlio 
Nicolò senza eredi, i beni passarono 
alla linea collaterale. In fine la fami- 
glia si stabili in Palermo, ove un Gi- 
rolamo fu varie volte senatore, occu- 
pato avendo vari altri supremi cari- 
chi. Un ramo fu altresì in Catania, 
ed ivi rifulse un Ottavio esimio ca- 
valiere patrizio e senatore. 

Arma: di verde, con tre fasce d'ar- 
gento , la prima sormontata da ima 
zampa di leone d" oro posta in fascia. 
Corona di barone. — Tav. XLVI. 20. 
Mancino (Manzini) — FamigUa originaria di 
Roma, stando al Mugnos, il quale le 
dà per ceppo un Giacomo INIancino 
Mancini gentiluomo romano , venuto 
in Sicilia nel 1256 stabilendosi in Si- 
ragusa, da dove i suoi discendenti si 



diffusero in Lentini, Catania e Paler- 
mo. Vanta illustri personaggi, come 
un Antonio consigliere di re Martino 
1402; un Mario consigliere 1470; un 
Giovanni capitandarme della città di 
Sciacca; in fine un Marco barone della 
terra d' Ogliastro e del feudo delli 
Tumminì. 

Arma: partito; nel 1° d'oro, con 
due bande d' azzurro; nel 2° d' azzurro 
con due pesci mancini d' argento posti 
in palo. Corona di barone. — Tavo- 
la XLVII. 1. 

JlailCllSO — Secondo Mugnos famiglia feu- 
dataria di Taormina, che ha posseduto 
le baronie di Fiumefreddo e san Basi- 
le. Un Girolamo Mancuso ebbe titolo 
di regio cav. dall'imperatore Carlo V, 
1522 ; un Gianfrancesco fu giudice 
straticotiale di Messina 1595. 

Arma giusta il Villabianca : d' oro, 
con due pesci d'argento nuotanti in 
un mare d'azzurro. Corona di baro- 
ne. — Tav. XLVII. 2. 

MaiiCri — D'argento, con un braccio al natu- 
rale vestito di verde movente dal fianco 
sinistro dello scudo, impugnante un ra- 
mo di gigli d' oro gambuti e fogliati di 
verde, accompagnato da tre stelle di 
azzurro poste 2 in capo, ed 1 in pun- 
ta. — Tav. XLVII. 3. ( Villabianca ). 

Manfredi — D'oro, con la croce trifoglita 
d' azzurro. — Tav. XLVII. 4. (Villa- 
bianca). 

Mangiante — Famiglia nobile messinese giu- 
sta il INIinutolo. 

Arma: d'argento, con tre sbarre 
di nero, ed una banda di rosso trin- 



245 
ciata di nero, attraversante sul tutto. 
— Tav. XLVII. 5. 

Mangione — Famiglia di antica nobiltà a- 
ragonesc, a quanto riferisce Minutolo, 
che le dà per ceppo in Sicilia un 
Giangugliehno Mangione o INIangioni, 
nobile di Aragona, familiare di re 
Ferdinando il Cattohco. Fiorirono: Al- 
fonso e Timoteo miles; Guglielmo ge- 
nerale delle piazze della camera regia 
1500, ed altri. 

Arma: d'azzurro, con un cahce d'oro, 
contenente tre gigli al naturale, uno a- 
perto e due laterali chiusi. Tav.XLVII.7. 

Mango — D'azzurro, con una banda d'oro 
caricata da un leone di rosso, sormon- 
tato da una cometa dello stesso. — 
Tavola XLVII. s. (Villabianca). 

Mangrado — D' azzurro , con una grue di 
oro , la testa rivoltata mirante tre 
cuori dello stesso, posti 2 e 1, nel 
fianco sinistro dello scudo. — Tavo- 
la XLVII. 9. (Villabianca). 

Manno — Nobilissima famiglia, che da ta- 
luni scrittori credesi derivata di Fran- 
cia e propriamente della schiatta di 
Carlomagno imperatore. Epperò il Sa- 
vasta la vuole pervenuta da Firenze 
nel 1300 per un Corradino Manno, 
che fu colonnello a' servigi di re Carlo 
d'Angiò contro Federico re di Sicilia: 
indi passato a quelli di quest' ultimo, 
che lo rimunerò con ricchissime en- 
trate assegnandogli per residenza la 
città di Sciacca , ove conferita gli 
venne la carica di vicario generale 
del vai di Mazzara, come dal Candela, 
Sardella ed altri. Un Nicolò Manno 

31 



246 

fu uno de' baroni militai-i di dett^ 
città 1343; un Puccio senatore in Pa- 
lermo 1368; un Alessandro primo ba- 
rone di Lazzarino ; un Gioachino ba- 
rone di Misilabesi, tenente le prime 
cariche di Sciacca; un Mariano ve- 
scovo di Tribona in Calabria. Pos- 
sedè in fine questa famigUa i feudi 
di Muziano, Maganaro, Cuddia, ecc. 
non che la baronia di Scirinda. 

Arma: di rosso, con una croce di 
s. Andrea d' oro , accompagnata da 
quattro stelle dello stesso. — Tavo- 
la XLVII. 10. 

riqnez — Chiarissima e più che antica 
famiglia spagniiola, portata in Sicilia 
al dir di Mugnos da D. Alfonso Man- 
riquez de Montesa, che tenne carico 
di governatore della contea di Modica, 
ove per ragion di matrimonio acquistò 
i feudi di Pergola, Gurgo e Scala, 
poscia da lui venduti 1589. Un An- 
tonio di lui figlio fu promosso dall'im- 
peratore Carlo V in molti onorati 
cai'ichi; da cui ne venne un Alfonso 
che Gasatosi con Maria Tocco procreò 
un'Eleonora moglie di D. Pietro La- 
grua , barone di Carini , nella quale 
detta famiglia Manriquez finalmente si 
estinse. 

Arma: di rosso, con due caldaje d'oro 
fasciate di nero, e due teste di vipere 
uscenti al naturale. — Tav. XLVII. ii. 
Maiizoiino — D'azzurro, con un monte di 
oro accostato da due bandiere spiegate 
di rosso, ed una rosa dello stesso no- 
drita nella sommità. — Tav. XLVII. 12. 
(Villabianca). 



Manlegna — D'azzurro, con due braccia al 
naturale moventi da' fianchi dello scu- 
do, impugnanti una spada ed una pal- 
ma d'oro, accompagnate da sei stelle 
dello stesso poste tre in capo, e tre 
in punta. — Tav. XLVII. 13. (Villa- 
bianca). 
Manzone — Nobile famigha giusta Mugnos 
originaria di Pisa, trapiantata in Si- 
cilia a' tempi di re Alfonso da un 
Torpè Manzone, il quale fu capitan- 
darme della valle di Mazzara sotto 
re Giovanni. Il Villabianca la vuole 
estinta in Palermo verso la metà del 
secolo XVII. 

Arma giusta INIugnos : d' argento , 
con tre pali d'azzurro. — Tav. XLVII. 14. 
Marassi — Famiglia nobile ed antica, che 
secondo afferma il Villabianca sull'au- 
torità del Sansovino famiglie illustri 
d' Italia, trae origine dalla Germania, 
ove molti stati possedeva sin da' tempi 
di Tiberio imperatore, passata indi in 
Italia e stabilita in Vicenza ed in 
Genova col titolo di conte di Sarego 
dal castello di tal nome. Di là venne 
a diramarsi in Verona, Padova e Pa- 
lermo. Vanta non pochi illustri per- 
sonaggi, tra' quali segnaliamo un Ot- 
tone de Marassi, assai stimato dallo 
imperatore Enrico V, 1116; un Arrigo 
nobile vicentino che schivò col suo 
' allontanamento la potenza di Fede- 
rico II e la tirannia di Azolino 1256; 
un Corrado ed un Gilberto valorosi 
difensori della fede 1264; un Uguc- 
cione ed un Riccardo consiglieri in Vi- 
cenza 1311; altro Riccardo ambascia- 



tore a' Padovani 1312; un Piosello 
vicario generale del principe di Mi- 
lano; un Cortesio capitan generale de- 
gli Scaligeri, un Umberto anziano e 
consigliere della repubblica di Genova 
1357-87, ed un Giacomo vescovo di 
Savona 1418. Da Genova venne por- 
tata in Palermo per un Giambattista 
Marassi primo barone di Fontanasalsa 
discendente del cennato Umberto 1656. 
Un Girolamo Marassi fu primo duca 
delle Pietretagliate 1703, ed acquistò 
il feudo baronale di Cametrici 1708. 
Altro Giambattista di lui Aglio inve- 
stito 1742. Segue la linea sino a 
Giambattista Marassi e Cottone, la di 
cui figlia Maria Cirilla sposò Luigi 
Alliata e Moncada de' principi di Vil- 
lafranca, trasferendo in questa fami- 
glia tutti i titoli e beni della illustre 
casa Marassi, rappresentata oggi da 
Pietro Alliata e Moncada attuale duca 
delle Pietretagliate, barone di Fonta- 
nasalsa e di Cametrici. 

Arma: partito; nel 1" d'oro, con 
l'aquila posata e coronata di nero; 
diviso d' oro, con un albero di verde 
nodrito sopra una zolla al naturale: 
nel 2° di rosso, con tre spade mani- 
cate d'oro, poste 2 e 1. Corona di 
duca. — Tav. XLVII. is. 
Marchesana — Consacriamo le genuine pa- 
role del jNIinutolo — « Flaminio Rossi, 
« egli dice, Teatro della nobiltà d'7- 
«. talia, annovera per una delle illu- 
« stri ed antiche famiglie questa di 

< Marchesana, la quale ebbe tanto in 

< Italia che in quest' isola molti uo- 



247 
« mini illustri che col proprio merito 
« e valore s'immortalarono », Intanto 
il Mugnos dà per primo ceppo in Si- 
cilia un Pietro Marchesana castellano 
di Catania sotto re Martino; un Gio- 
vanni, (h lui figlio, castellano di Jaci 
sotto re Alfonso ; un Giacomo regio 
cavaliere e sonatore di Catania 1475 '; 
altro Giovanni senatore in detta città 
1571. 

Arma giusta Minutolo : diviso , in- 
nestato, merlato d' oro e di nero, di 
sei pezzi. — Tav. XLVII. le. 
Marchese — Famiglia nobile antica oriunda 
di Loml)ardia ; sotto i re normanni 
passata in Sicilia per un Riccardo 
Marchese a' servigi del buon Gugliel- 
mo, mentre Raul suo fratello si sta- 
bili nella città di Napoli , ove i suoi 
posteri molto ricchi e magnificamente 
vissero. Intanto dal Mugnos appren- 
diamo che Alberico ed Ugone Mar- 
chese, capitani di Giorgio ]\Ianiace e- 
sarca di Sicilia l'anno 1000, furono i 
progenitori della famiglia JNIarchese 
di quest'isola, e da' quali derivato a- 
vesse il surriferito Riccardo, che fu 
poi castellano di Taormina. Il di lui 
figUo Saghmbene fu valente dottore, 
segretario e consultore de' re Ludo- 
vico e Federico III, da cui i feudi di 
Malgini, Bimisini e Biniscari in com - 
penso 1360-66 ottenne. Altro Saglim- 
bene fu in molta stima presso re 
Martino, signore della Scaletta 1399, 



1) Fu detto Giacomo e non Giovanni il regio cavaliere co- 
me sostiene il Minutolo, al quale deferiamo. 



248 
ed un anno dopo straiicoto di Mes- 1 
Sina; fu maestro razionale 1415, pro- 
tonotaro del regno al 1422, e nel 
1426 la potestà si ebbe di creare gli 
uificiali della città di Messina. Ei suc- 
cede ne' beni di Nicolò Patti suo zio; 
ottenne dal re molti feudi e castelli. 
Un Giovanni fu vescovo di Patti 1494, 
ed un Carlo a' servigi militari di 
Carlo V imperatore 1535. Un Fran- 
cesco Marchese, al dir del Villabian- 
ca, fu il primo principe della Scaletta 
1614; linea che continuò e poi si e- 
stinse con D.* Felice moglie di Gio- 
vanni Ventimiglia marchese di Gera- 
ce. Vanta molti cavalieri gerosolimi- 
tani, tra gli altri fra Giovanni 1439, 
fra Nicolò 1553, fra Sagiimbene 1569, 
fra Giangiacomo 1582, fra Marcello 
1585, fra Placido 1614, e fra Giu- 
seppe 1622. 

Arma: d'oro, con una fascia d'az- 
zurro caricata da una stella ad otto 
raggi del primo. Corona di principe. 
— Tav. XLVIII. 1. 
Marchese di Palermo — La famiglia Marchese 
di Palermo, dice Mugnos, pretende, 
discendere da un Carlo Marchese di 
Messina, uno de' figli del primo prin- 
cipe della Scaletta; rpiale Carlo ito 
in bando, esoso alla famiglia passò 
in Licata, e di là per carichi avuti 
in Palermo. Intanto vuoisi altra fa- 
miglia Marchese non meno nobile della 
pxnma esistita fosse in Palermo, pro- 
veniente da Napoli , congiunta per 
matrimoni coll'altra de' baroni della 
Scaletta. 



Arma: d'azzurro, con un braccio 
armato impugnante una palma al na- 
turale, sormontato da due stelle di 
oro. — Tav. XLVIL it. 
MarcliClo Marquelt (Marchetto) — Stando al 
Surita ed al INIugnos troviamo questa 
nobile famiglia spagnuola, che vanta 
un Raimondo Marquet ammiraglio di 
re Pietro d'Aragona 1278. Fu lui che 
condusse questo re in Sicilia e poi in 
Bordeaux per la sfida con re Carlo 
d' Angiò. Un Calcerano adibito in 
parecchie ambasciate servi re Mar- 
tino 1393 quale ammiraglio dell'ar- 
mata marittima. Possedè la castella- 
nia di Siragusa, ove custodi la regina 
Bianca, e fu maestro giustiziere del 
rer-no 1410. Da lui derivarono i Mar- 
quet di Messina, e pria un Tommaso 
gran cavaliere, senatore e barone di 
Ucria. Commendasi un Pietro , se- 
condo principe dell' accademia della 
Stella. Ebbe de' cavalieri gerosolimi- 
tani, come un fra Raimondo 1526, 
un fra Baldassare 1554 bali di Na- 
poli e di s. Stefano, un fra Guiscardo 
commendatore di Trani 1562, un fra 
Andrea 1578, ed un fra Francesco 
1586. Il Minutolo la dà per estinta. 
Arma concordemente agli autori : 
partito: nel 1° d'oro, con quattro pali 
di rosso; nel 2° di rosso, con tre 
martelli d' oro, i due del capo affron- 
tati e posti in fascia. — Tav. XLVIII. 2. 
Marco — Il Mugnos riferisce d'aver tro- 
vata questa famiglia assai chiara in 
molte città di Sicilia. In Palermo ri- 
corda un Simone di Marco pretore 



130S; in Messina un Pietro molto 
caro a re Federico III, stante avere al- 
l' ubbidienza ridotto questa città, per 
cui molti doni si ebbe 1366; un Mat- 
teo personaggio non poco erudito ed 
eloquente, adibito quindi in varie am- 
basciate da re Martino ottenendone 
de' compensi; un fra Diego cavaliere 
gerosolimitano 1613. 

Arma: diviso; nel 1° di rosso; nel 
2° d' argento, con tre lozangbe d' az- 
zurro accollate e poste in fescia. — 
Tav. XLVIII. 4. 
Marino o de Marinis — Assicurano Mugnos 
ed Ansalone che la nobile famiglia 
Marino da Genova con molte ricchezze 
sotto Federico II imp. passò in Sicilia, 
Nulla diremo de' grandi carichi oc- 
cupati in quella repubblica , solo ci 
fermiamo ad im Alessio Marino resi- 
dente in Palermo, ad un Antonio in 
Noto, ad un Uberto in Messina per- 
sonaggi assai rilevanti sotto il con- 
nato imperatore, e che furono ceppi 
di tre casati distintissimi. In quanto 
a quello di Palermo il Villabianca ci 
fa sapere che un Guglielmo ebbe nel 
1212 dallo stesso imperatore concessa 
la terra baronale di Gualteri nel ter- 
ritorio di Milazzo. A lui successe un 
Barlommeo e cosi di seguito. Un Fi- 
lippo ottenne da re Martino il castello 
e feudo di Gibellina, non che i feudi 
di Musciano e Guastanella 1396. Molti 
personaggi potremmo annoverare di- 
stinti per acquisto di feudi; un E- 
doardo fu al servizio militare di re 
Martino 1408. Però è da notarsi un 



240 

Domenico primo duca di Gualteri 
1625; ne venne una Elisabetta Marino, 
che pel matrimonio con Domenico 
Grifeo principe di Partanna trasferì 
in questa casa i paterni beni. Riguardo 
al ramo di Messina un Filippo Ma- 
rino , secondo attesta Mugnos , ebbe 
da re Federico III i feudi di Longa- 
rino e Burgillisi 1373. Circa a quello 
di Noto rammentasi un Nicolò, che 
dal detto re in compenso di suoi se- 
gnalati servigi ottenne varie gabelle 
e grossi poderi. 

Arma giusta INIugnos : di azzurro, 
con tre fasce ondate d' argento , ed 
un leone d'oro soprastante sul tutto. 
Corona di duca. — Tav. XLVIII. 3. 
Marino di Termini — Altro casato nobile 
della famiglia Marino troviamo anche 
in Termini, ove secondo Mugnos si 
distinse un Andrea di Marino nobile 
genovese nipote dell'arcivescovo Uber- 
tino di Palermo , per di cui ordine 
venne in Sicilia; fu giurato 1421, ed 
occupò le prime cariche di quella cit- 
tà. Altri personaggi potrebbonsi qui 
rilevare che per brevità tralasciamo; 
un Vincenzo però acquistò la .baronia 
di Vallelunga ed occupò grandi cari- 
che. 

Levò per arme: d'azzurro, con una 
stella d' oro , col mare in punta agi- 
tato d' argento. — Tav. XLVIII. 5. 
Mariscalco o Maniscalco — Stando al Mugnos 
antica e nobile famiglia napoUtana e 
siciliana sotto i re normanni. Un Gu- 
glielmo Mariscalco, barone di sant'An- 
gelo nel contado d'Andria, mandò due 



250 

soldati armati al servizio militare in 
Terrasanta sotto re Guglielmo il 
buono; mi Tommaso Maniscalco fu 
barone di Liccio. Fiorirono inoltre : 
un Riccardo Mariscalco di Messina; 
un Matteo barone di Castroreale; al- 
tro Riccardo barone di Curati; un 
Bartolommeo barone di Furnari, ed al- 
tri che furono de' primi baroni di Si- 
ragusa, nominati nel servizio militare 
di re Ludovico. 

Arma : d' azzurro, con tre stelle di 
oro ordinate 2 e 1, col mare in punta 
agitato d' argento. Corona di baro- 
ne.— Tav. XLVIIL 7. 

MaroUa — Distintissima antica e nobile fa- 
miglia capuana (regno di Napoli) al 
dir di Mugnos; trapiantata in Sicilia 
da un Riccardo Marotta 1416 sotto 
re Alfonso, da cui ottenne la capita- 
nia di Randazzo. Un Gianludovico fu 
tre volte giudice di Catania; un An- 
nibale avvocato principe , poi giudice 
della regia G. Corte, avvocato fiscale 
del tribimale del r. Patrimonio e pre- 
sidente del tribunale del r. Concisto- 
ro; un Gaspare procurator fiscale della 
r. Gran Corte. 

Anna: inquartato; nel P e 4° di 
azzurro, con un drago d' argento nuo- 
tante in un mare dello stesso, guar- 
dante una stella d'argento posta nel 
cantone destro dello scudo ; nel 2° e 
3° d' argento, con tre bande ondate di 
azzurro. — Tav. XLVIII. s. 

Martìncz — Arma: tagliato; nel 1° di rosso 
con un leone rivoltato e coronato di 
oro; nel 2° d' azzurro con una luna 



rivoltata di argento sinistrata da una 
stella del medesimo. Corona di barone. 
Tavola — XLVIII. o. (Villabianca). 

Marlini — Vuole Mugnos sia una nobile 
famiglia fiorentina, venuta in Sicilia 
sotto re Federico II. da cui un Nicolò 
Martini l'elezione di capitano di Piazza 
di Mineo e dell' isola di Malta otten- 
ne. Un Guglielmo di lui figlio fu se- 
natore di Palermo 1335. 

Arma : di rosso, con tre corone di 
oro ordinate 2 e 1. — Tav. XLVIII. io. 

Marliuo (li Cclalù — Nobile famiglia cefalu- 
tana decorata del titolo di barone di 
Rocca-Valdina. 

Arma giusta Villabianca: d'azzurro, 
con due leoni affrontati e controram- 
panti ad un monte piantato sopra un 
mare agitato d'argento, sormontato 
da tre stelle il tutto d'oro. Corona 
di barone. — Tav. XLVIIL n. 

Marnilo o Merulla — Secondo r Ansalone 
antica famiglia consolare romana, de- 
rivata da quel Cornelio Merulo con- 
sole romano. Il primo di cui tassi 
menzione in Sicilia giusta il Bonfiglio 
è un Martino Marnilo,' adorno del ti- 
tolo di nobile messinese fin dall'anno 
1194, come osservasi da un privilegio 
di Arrigo imperatore e re di Sicilia. 
Fiorirono di essa al dir del Minutolo: 
Giovanni Marnilo marchese di Con- 
dojanni e conte d'Agosta, straticoto di 
Messina 1436, e generale de' ventu- 
rieri sotto r infante D. Giovanni ; 
Tommaso marchese di Condojanni e 
straticoto di Messina 1518; Francesco 
cavaliere di s. Giacomo della Spada, 



•e barone di s. Stefano; ed i cavalieri 
gerosolimitani, fra Francesco 1463, 
fra Basilio 1543 ucciso nell'impresa 
della Zaora, ed altro fra Francesco 
1582. Dal Gali appi, notizie dell'or- 
ciaie militare della Stella, rileviamo 
un Giacomo principe dello stess' or- 
dine 1597. 11 Villabianca poi ci dà un 
Cesare arcivescovo di Palermo ; un 
Ippolita illustre per santità commen- 
data dal p. Aprile; un Placido primo 
duca di Carcaci 1648, senatore e go- 
vernatore della nobile compagnia dei 
Bianchi di Messina; un Vincenzo go- 
vernatore 1664 e senatore di Messina 
1662-66-75; un Tommaso che acqui- 
stò il castello e terra della Mola; un 
Cesare barone della Mola, principe 
de' cavalieri della Stella e senatore 
di Messina 1663; un Francesco go- 
vernatore de' Bianchi 1663, degli Az- 
zurri 1670 , e senatore di Messina 
1670 ; altro Cesare investito 1719 , 
governatore degli Azzurri 1705; un 
Placido investito 1723 ed altri. 

Arma giusta Minutolo : diviso di 
rosso e d' oro, con una colomba d'ar- 
gento nel primo posata sul diviso. 
Corona di duca. — Tav. XLVIIl. 12. 
Marziani — Nobile famiglia originaria di 
Capua, cui Mugnos dà per ceppo in 
Sicilia un Guido Marziani gentiluomo 
capuano a' servigi della regina Bianca 
col carico di segretario e consigliere, 
poi con quello di maestro razionale 
della Camera Reginale stabilendosi in 
Siracusa. Un Pierantonio di lui iìgho 
da re Alfonso la capitania di Castro- 



251 

giovanni si eblje, casandosi in quella 
città. Dal Villabianca intanto sappia- 
mo che un Antonino Marziani fu mar- 
chese di Motta- Camastra 1633; un 
Antonio primo principe di Furnari 
1692, e che acquistò la terra e ba- 
ronia della Roccella; un Lorenzo in- 
vestito 1712, governatore del Monte 
di Pietà 1744-45; altro Antonio go- 
vernatore della nobile compagnia della 
Pace 1748, ed altro Lorenzo gover- 
natore come sopra 1770. 

Arma giusta Mugnos: diviso, di 
rosso e di nero, con un leone dell'uno 
neir altro, tenente un martello d' oro. 
Corona di principe ( Arme falsa ). — 
Tav. XLVIIL 13. 

Marzo — D'azzurro, con due leoni affron- 
tati tenenti con le zampe due mar- 
telli sormontati da un sole il tutto di 
oro.— Tav. XLVlll. 14. (Villabianca). 

Mas — Famiglia nobile catalana, di cui il 
Mugnos ricorda un Luigi Mas gen- 
tiluomo; un Guerao che servì re Gia- 
como nell'acquisto di Majorca; un 
Guglielmo ambasciatore di re Pietro 
1° di Sicilia alla repubblica di Geno- 
va, ove fermandosi si rese ceppo della 
famiglia Mas della Liguria; un Pier- 
luigi a' servigi di re Alfonso, il di 
cui figlio Nicolò per servigi resi a re 
Ferdinando il Cattolico nelle guerre 
di Napoli, riportato avendo delle fe- 
rite, l'ufficio di capitano della città di 
Polizzi si ebbe. Ivi la famiglia con- 
tinuò con occupare le cariche nobili 
di giurato e di capitano giustiziere. 
Arma: d'azzurro, con due angioli 



252 

vestiti di bianco tenenti colle mani una 
massa d' oro. — Tav. XLVIII. is. 

Masbel — Antichissima famiglia catalana , 
secondocliè pensa Mugnos; in Sicilia 
e propriamente in Palermo portata 
da un Bartolommeo de Masbel, capitan 
di fanteria sotto Carlo V 1535, indi 
senatore di detta città 1538-41-59. 
Un Bernardino fu capitano di re Fi- 
lippo 11. 

Arma : d' azzurro , con un castello 
torricellato d' oro, aperto e finestrato 
del campo. — Tav. XLVlIl. le. 

Masetlì — D'azzurro, con una nave spie- 
gata d'oro solcante un mare fluttuoso 
di argento. — Tav. XLVIII. n. (Villa- 
bianca). 

Massa — Vuole il Villabianca sia questa 
famiglia originaria di Genova, molto 
nobile e feudataria in Sicilia, illustrata 
dal eh. p. Giovanni Massa gesuita 
autore dell' opera la Sicilia in Pro- 
spetto. Un Giannandrea Massa fu pri- 
mo conte di s. Giovanni La Punta 
1645, deputato del regno, primo duca 
di Castel di Jaci per concessione di 
re Carlo 11 1 667 , signore e castel- 
lano perpetuo di detta città, avendo 
già arricchito la sua famiglia mercè gli 
acquisti delle terre di san Gregorio, 
s. Giovanni La Punta, Tremisteri, 
Trappetto , s. Agata , e Mompelieri , 
quale terra seppellita dalle ceneri di 
Mongibello nel 1663 fu da lui deno- 
minata Massa la Nunziata, fregian- 
dola del nome del suo casato. Acqui- 
stò altresì i feudi di Bonvicino, Cat- 
tari e Fanaco. Da lui un Francesco- 



paolo investito 1682 , che deluso di 
prole la sua eredità venne a passare 
al fratello Cristoforo investito 1690, 
il quale fu governatore della Pace di 
Palermo 1712, deputato del regno, e 
gentiluomo di camera di re Carlo 111. 
Ne venne un Giuseppe principe di Ca- 
stelforte investito 1753 , e governa- 
tore della Pace come sopra; cui suc- 
cesse un Salvatore principe di Castel- 
forte governatore della Pace 1773. 
Si estinse, essendo tutti i titoli passati 
per dritto ereditario alla nobilissima 
casa Gravina, principi di Comitini. 

Arma : di rosso , con un leone di 
oro tenente con le zampe una mazza 
armata di punte del medesimo. Co- 
rona di principe. — Tav. XLIX. i. 

Masliani — Antica e nobile famiglia di Pisa 
secondo rifeiisce il Mugnos, la quale 
fiori in quella repubblica, ove occupò 
sin dal 1246 in poi le primarie cari- 
che di priore, di anziano e le amba- 
scerie. Fu portata in Sicilia sotto il 
reggimento di re Alfonso di Aragona, 
occupando in Palermo le piti distinte 
cariche, ed in parentela congiunta a 
molte nobili famiglie. 

Arma: diviso, nel 1° d'oro, con u- 
n' aquila spiegata di nero; nel 2° di 
rosso con un monte di tre cime d'ar- 
gento, e tre spiche di panico d'oro no- 
drite sulla sommità. — Tav. XLlX. 2. 

Maslrillo o Maslrilli — iVntica nobile e pre- 
giatissima famiglia nolana , chiama 
Mugnos la presente, sendochè un Ciro 
Mastrillo appare gentiluomo di camera 
della regina Giovanna , e poi un se- 



"iiito ili "entiluomini tutti cari alla 
corte di Napoli. Un IMario chiarissimo 
dottore in legge fu il primo con ono- 
rati carichi a trasferirla in Sicilia sotto 
il viceré Colonna. Commendansi: un 
Garzia oiudice della R. Gran Corte e di 
altri supremi tribunali del regno, che 
scrisse de inagistratibus, e due libri di 
decisioni di cause; un Girolamo primo 
marchese di Turtureti; un Andrea ar- 
civescovo di ^Messina; ed in line non po- 
chi cavalieri di JMalta , tra cui fra 
Marcello e Decio 1559, fra Mario 1584, 
fra Antonio, ed un fra Girolamo 1 088. 
To-norasi il resto. 

Anna giusta ^linutolo : d'oro, con 
una banda d' azzurro, caricata da un 
giglio del campo , accompagnata in 
capo da un lambello di nero di quat- 
tro pendenti, ed in punta da un leone 
di rosso. Corona di marchese. — Ta- 
vola XIL, 3. 
Maslropaolo — Ritiene il Mugnos derivare 
questa distinta famiglia da un ^laestro 
Paolo celebre medico di Federico II 
imperatore, dapoichè in quel tempo 
i dottoin in legge ed in medicina pro- 
fessori e più propriamente maestri ap- 
pellavansi. Ei n' ebbe in compenso i 
tratti d'Agrigento e di Licata per 
dieci anni, non che alquanti territori. 
I di lui Agii Ruggiero e Corrado pre- 
sero cognome dal nome del padre e 
furono baroni; fiori altresì un Nicolò 
regio no taro 1261. 

Arma : d' azzurro , con un' aquila 
spiegata e coronata d' oro mirante i 
raggi di un sole dello stesso orizzon- 



253 
tale a destra. Corona di barone. — 
Tav. XIL. 4. 

Rlataplaiia — Di rosso, con tre sl)arrc no- 
dose scorciate d'oro. — Tav. XIL. 5. 
(A^illabianca). 

.Malracca Malraiica — Antica famiglia alba- 
nese di Epiro , dice Mugnos, portata 
in Sicilia da un Giovanni Matranca ai 
servigi di re Slattino, da cui ottenne 
in compenso il territorio di Morgana 
e r ufficio di provvisore regio nella 
città di Castrogiovanni, ove casandosi 
fondò la sua fmiigiia I39I. Da lui 
un Giacomo, che acquistò il feudo di 
Mantica, come rilevasi da un antico 
epitaffio del suo sepolcro nella chiesa 
di s. Caterina di detta città. Si estinse 
questa linea con un 3° Giacomo 1513. 
Altro passaggio notasi per un Gior- 
gio Matranca 1488, che venne ad a- 
bitare in Piana, indi in Palermo ren- 
dendosi genitore di molti distinti per- 
sonaggi. 

Arma: di verde, con un braccio 
armato movente dal fianco sinistro 
dello scudo impugnante una spada di 
argento alta in sbarra, accompagnato 
nel cantone destro del capo da un 
crescente dello stesso. — Tav. XIL. 6. 

Malici — La famiglia Mattei detta anche 
Scandaliato, ovvero Scandariato sem- 
bra d' origine italiana, passata in Si- 
ciUa al dir di Mugnos per un Ludo- 
vico di Matteo gentiluomo perugino, 
armigero di re Ludovico, dopo la cui 
morte eletto da re Federico III ca- 
pitano di Siragusa, ed indi maestro 
secreto della Camera Reginale. Ne 

32 



254 

venne un Nicolò che per la moglie 
Giacoma Serra acquistò il feudo di 
Morbano. Un Muzio eblje da re Al- 
fonso la capitania di Girgenti ; un 
Giannicolò l' ufficili di Portulano di 
Sciacca e Licata: ed un Pietro fu ba- 
rone di Mantana. 

Arma: diviso, nel P d'argento, con 
un'aquila di nero al volo abbassato; 
nel 2° scacchegiato d' oro e di rosso 
di cinque file, ed una l)anda d' argento 
attraversante sul tutto. Corona di ba- 
rone. — Tav. XLIX. s. 
Manrigi — Famiglia germanica, venuta in 
Sicilia colla dinastia sveva. Un diplo- 
ma dell'imperatore Federico II dato 
da Capua 26 marzo 1239, presso il 
grand' archivio di Napoli nomina suo 
vicario generale pel regno di Sicilia 
Marc' Aurelio Maurigi , che chiama 
discendente degli antichi signori e ba- 
roni di Castel-Maurigi in Svevia. Fe- 
dele alla fortuna di Casa Sveva, suo 
figlio Marc' Antonio eblje parte im- 
portante agli avvenimenti dei Vespri, 
e nel 2 ao'osto 1283 era da Catania 
nominato dalla regina Costanza capi- 
tan generale della Sitta e Terre Re- 
ginali. La femiglia si diftuse in varie 
parti dell' isola, come Sciacca, Erica, 
Palermo, stringendo alleanza colle no- 
bili famiglie Chiaramonte , Peralta, 
Rosso, e Garro. In Sciacca tenne le 
prime cariche e fa dalla parte dei 
Luna. Vanta in generale illustri per- 
sonaggi, tra' quali Gianfederico go- 
vernatore di Marsala 1404; Simone 
governatore come sopra 1419; Gio- 



vanni, il quale con diploma di re Al- 
fonso 23 giugno 1444 fu riconosciuto 
e confermato nella successione decli 
antichi l^aroni e signori di Castel-Mau- 
rigi di Svevia, ed in oltre ascritto 
per se e suoi alle nobiltà di Aragona. 
Sicilia. Ungheria e Gerusalemme, co- 
rone in cui detto re Alfonso imperava 
pretendeva; Simone 2° giurato in 
Sciacca , carica che unitamente a 
quella di capitano giustiziere dal se- 
colo XIV iu poi la famiglia sostenne, 
e qual principale ribelle a Carlo V 
imperatore subì confisca di beni e con- 
danna a perpetua prigionia nel Ca- 
stello di Monteo-rifone in Messina ove 
morì; Simone 3°, regio segreto mem- 
bro del Consiglio di S. M. Cattolico, 
ed il primo che trasferito avesse sua fa- 
miglia in Palermo 1670, ascritto al pa- 
triziato 1675; altro Giovanni quattro 
volte senatore in detta città, dall'im- 
peratore Carlo VI nominato conte 
dell' impero, e marchese con diploma 
del 14 settembre 1726; Giovanni 3° 
barone di Castel-Maurigi eletto mar- 
chese di questa terra da detto inq^era- 
tore 23 ott. 1726, essendo stato se- 
natore di Palermo 1713, ed indi mae- 
stro della zecca del remo 1729 in 
feudtim con dritto di mettere le sue 
cifre. Capo attuale di questa famiglia 
è Giovanni Maurigi marchese e conte 
imperiale, grande ufìiziale degli or- 
dini de' ss. Maurizio e Lazzaro , e 
della Corona d'Italia, avvocato ge- 
nerale della Cassazione, esimio giure- 
consulto, e di cui è solo erede il vi- 



vente Ru"'"iero Maurio-i e Staiti mar- 
chese di Castel -Maurigi, cavaliere 
dell'Aquila rossa di Prussia. 

Arma giusta il Savasta, e che ve- 
desi confermato dal diploma di re Al- 
fonso 1444 ; d' azzurro, con un leone 
rivoltato e coronato d' oro, ed il capo 
cucito d' azzurro, caricato da tre gigli 
d' oro , per concessione di Carlo VI 
1716. Corona di marchese. Cimiero 
l'aquila sveva, coronata d'oro affer- 
rante cogli artigli un nastro col motto: 
Nisi Ferox Fero. 1 Tav. XLVIII. 6. 
Mauro — Assai celehre non men che an- 
tica dichiara Flaminio Rossi la ita- 
liana nobile famiglia Mauro o Mauri, 
quale da due mila anni secondo lui 
ha conservato il suo splendore nella 
città di Volterra. Vanta aver dato 
alla Chiesa il pontefice Lino, uno dei 
primi discepoli di s. Pietro, e d'avere 
imparentato colle principali famiglie 
tli Ptoma, da dove i Mauri passarono 
in Venezia. Il Mugnos intanto fa co- 
noscere essere stato un Mauro Mauri 
che fermò sua stanza con molte ric- 
chezze in Messina, e i di lui figli a- 
vere lodevohnente servito i reali di 
Sicilia, castellanie e feudi in compenso 
verso il XIV secolo ottenendo. Eb- 
bero pure de' carichi, ed in vero un 
Filippo fu giurato di Messina 1302; 
un Pietro straticoto 1322; uno Ste- 
fano idem 1343; in fine un Bartolo- 
meo fu uno dei baroni rimunerati da 
re Federico III 1396. 

1) Questo motto di barbara latinità sembra tradursi — Com- 
batto senza compenso. 



255 

Arma: d'argento, con un drago 
passante di rosso. Corona di barone. 
— Tav. XLIX. 9. 

Mazara — Checché ne dicano i varii scrit- 
tori suir origine storica di questa fa- 
miglia; noi conveniamo col Mugnos 
e col Minutolo esser ella oltremodo 
antica ed illustre per tre parentadi 
colla casa reale di Sicilia e con altri 
signori del regno. Oltre a ciò ella 
esercitò i supremi carichi dello stato, 
non che regie ambascerie. Si sparse 
in Palermo, Modica, Scicli, Siragusa e 
Noto. Quivi si distinsero; un Giacomo di 
Mazara cavaliere nel 1375, gran giù- 
stiziere del regno ; un Simone mae- 
stro razionale del regno 1430-50, con- 
sigliere di re Alfonso e procurator 
generale di Giovanni Caprera conte 
di Modica; un Giovanni varie volte 
giurato e capitano; infine un fra An- 
tonio Mazara cavaliere gerosolimi- 
tano 1595. 

Arma giusta Minutolo : diviso d'az- 
zurro, e d' oro, con un grembo di nero 
' nel secondo. — Tav. XLIX. io. 

Mazarino — Da' regi normanni fa il Mu- 
gnos derivare l' antichissimo stipite 
de' Mazarino, sempre vissuti col do- 
minio della terra del Mazarino indi 
contado della Casa Branciforte. Fu- 
rono essi alla parte regia d'Aragona 
molto attaccati, non pochi premi ed 
onori riportando. Il primo fu Man- 
fredo , signore del Mazai"ino ; da lui 
una serie d' illustri personaggi. L^n 
Marco Mazarini servi molt' anni la 
regina Bianca, dalla quale ebbe carico 



256 

di visitatore e vicario generale in 
Sardegna; indi il di lui figlio Gio- 
vanni passò in Pisa e Firenze, essen- 
doché i posteri arricchirono, e fu un 
Girolamo che con molte mercanzie in 
Sicilia pervenne, fermando sua resi- 
denza in Palermo. 

Arma: d'argento, con l'asta d'ar- 
me fustata d' oro , circondata da im 
fascio di verghe dello stesso, legate 
d'aro-ento, e la divisa di rosso, cari- 
cata da tre stelle d' oro attrav(;rsante 
sul tutto. — Tav. XLIX. h. 
Mazza — Nohile ed antica famigha arago- 
.nese , della quale il Surita riporta 
fatti strepitosi; opperò al dire del 
MuK'nos un Fortugno gran cavaliere 
venne in Sicilia a' servigi di re Pie- 
tro con tre cento fanti , armati di 
mazze, d' onde il cognome. Un Blasco 
Mazza nel 1156 fu dal detto Surita 
annoverato fra' haroni di Catalogna 
e d' Aragona , e tanti altri gloriosi 
personaggi che per l)revità tralascia- 
mo. Intanto avvi un altro Blasco 
Mazza, cavaliere guerrigero, che con 
re Giacomo d'Aragona nel 1287 passò 
in Sicilia, e propriamente in Messina, 
da dove per poco tempo si trasferì 
in Napoli col dettto re Giacomo, ot- 
tenuto avendo la baronia della Sellia, 
senza però abbandonare la predetta 
città. Un Pietro da re Martino ebbe in 
Sciacca un gTan casamento 1399. Un 
dottor Angelo Mazza fu giudice della 
G. C. Straticotiale. Vanta in fine un 
fra Filippo Mazza cavaliere gerosoli- 
tano 1526. 



Arma: d'azzurro, con due mazze 
armate di punte d'oro passate in San- 
t' Andrea, legate di rosso. Corona di 
barone. — Tav. XLIX. 12. 

Mazzabfclla — D'azzurro, con un Ijraccio 
vestito di verde movente dal fianco 
sinistro dello scudo, impugnante una 
mazza armata di punte d' oro alta 
in sbarra. — Tav. XLIX. :3. ( Villa- 
bianca). 

Mazzaillc — D'azzurro, con tre mazze ar- 
mate di punte d' oro . accompagnate 
da una stella d' oro posta nel fianco 
destro dello scudo , e da una mezza 
luna rivoltata d' argento posta nel 
fianco sinistro. — Tav. XLIX. 14. (Vil- 
labianca). 

Mazzelli MascUÌ — La è una famiglia no- 
bile d'origine romana, per come scrive 
il Rossi, ed il Mugnos conferma. Si 
sa poi che una serie di gentiluomini 
di essa militarono in servigio di papa 
Giulio 2° tra i quali segnalossi pel pri- 
mo il capitano Aurelio Mazzetti, abi- 
tando in Mirandola. Epperò un Ippo- 
lito Masetti, figlio di Giulio reggente 
del patrimonio ducale, con molte ric- 
chezze venne in Sicilia, ove fondò la 
sua famiglia. 

Arma : d' azzurro, con una nave di 
oro a vele spiegate sopra un mare 
fluttuoso d' argento. — Tav. XLIX. 15. 

Medici Medico — S'ignora la provenienza 
di quest' antica e nobile famiglia Me- 
dici, che in SiciUa fu denominata del 
Medico, essendo certo che ivi figurò 
a' tempi de' Normanni, quantunque 
altri rami esistito avessero da tempi 



immemorabili ia Firenze, Viterbo, Or- 
vieto, ed in altre famose città. Notia- 
mo in Sicilia, un Giovanni del Medico 
di Lentini segretario del re Tancredo 
in Sicilia; un Filippo conservatore 
della casa imperiale dell'imperatrice 
Costanza e di suo figlio Federico; un 
Nicolò cameriere del re Manfredo; 
un Luigi castellano di Sciacca al tempo 
di re Federico II; un Dario abitante 
in Sciacca ove fondò sua famiglia; 
un Benedetto barone della Carrubba 
e capitano 1343; un Pietro maestro ra- 
zionale della Camera Reginale 1422; 
un Gianpietro maestro segreto di essa 
1497 ; un Cosmo maestro razionale 
del regno 1506; ed un Ottavio cava- 
liere gerosolimitano 1582. 

Arma : d' oro, con cinque torte di 
rosso, poste in cinta, e nel capo ,una 
piti grande d'azzurro, caricata da tre 
gigli d'oro ordinati 2, 1. Corona di 
barone. — Tav. XLIX. io. 

Medina — D'azzurro, con un giglio d" oro 
accompagnato nel capo da due stélle 
ad otto raggi del medesimo. — Ta- 
vola XLIX. 17. (Villabianca). 

Mendese o Milldece — Famiglia oriunda ^5or- 
toghese, recata in Sicilia da un gen- 
tiluomo appellato Giovanni Mendese, 
corrottamente Mindece, il quale, dice 
Mugnos , ricevute da re Alfonso le 
due castellanie di Sanfilippo e Villa- 
franca, nella prima di esse fermò sua 
stanza. Un ramo passò in Cefalà, ove 
divenne ricco per affitti e baronie. 
Fiorirono poi in Palermo: un Pietro 
barone d' Antimini ed un Michele ba- 
rone delli Cuci 1500. 



257 
Arma: d'azzurro, sparso di lune 
crescenti d'oro. Corona di Ijarone. — 
Tav. L. 1. 

Mendola — D'azzurro, con l'albero di man- 
dorla fruttifero al naturale, sinistrato 
da un cune d' argento legato rivoltato 
e rampante, sormontato nel cantone 
sinistro dello scudo da una cometa 
d' oro. — Tav. L. 2. (Villabianca). 

Mercllo — Ci fa sapere il Mugnos essere 
questa un' antica e nobile famiglia 
di Genova, così detta della villa la 
Morella, in Palermo trapiantata da un 
Barnaba Giacinto fatto marchese di 
Mompelleri e maestro razionale del 
r. Patrimonio 1650, per le sue grandi 
virtù , e perchè segretario di stato 
e di guerra del viceré cardinal Doria 
sin dal 1639. 

Arma: d'azzurro, con un leone co- 
ronato d'oro tenente con le zampe 
un mazzo di fragole di rosso fogliate 
di verde. Corona di marchese. — Ta- 
vola app. 
Merlo — Nobile ed antica famiglia porto- 
ghese, sparsa in Ispagna ed in Sici- 
lia , come dell nobiliario del conte 
Bracelos. Un Corriglio de Merlo ca- 
pitano di 200 fanti spagnuoli la portò 
in Sicilia. Ne vennero vari distinti 
personaggi, tra cui meritano essere 
notati: un Giuseppe Merlo e Ducei 
regio tesoriere delle finanze doganali, 
e marchese di s. Elisabetta investito 
1785 ; un Domenico maresciallo di 
campo , direttore generale de' Dazi 
Indiretti , controloro generale delle 
officine militari, insignito di vari or- 
dini; un barone Giuseppe Merlo con- 



258 
troloro generale delle officine milita- 
ri, e cav. della Corona di Ferro; un 
Carlo capitano della r. marina e co- 
mandante del porto di Trapani; un 
Domenico marchese come sopra e se- 
natore di Palermo 1853; altro Carlo 
barone di Tagliavia direttore del De- 
manio e Tasse, officiale dell' Ordine 
de' ss. Maurizio e Lazzaro; ed un 
Vincenzo barone di Tripi. 

Arma: tagliato, d'azzurro e d'oro, 
con la banda di rosso attraversante 
sul tagliato, sormontata da un merlo 
passante d' oro. Corona di marchese. 

— Tay. L. 3. 

Merendino — D'oro, con una fascia d'az- 
zurro, caricata da un sole del campo 
sormontata da tre stelle d' azzurro , 
ed accompagnata in punta da una te- 
sta di re al naturale coronata all'an- 
tica. — Tav. L. 4. (Villabianca). 

Messana — D'azzurro, con una colonna a 
base e capitello d'argento alata d'oro. 

— Tav. L. 5. 

Messina — Questa famiglia trae origine, 
al dir di Mugnos; da un Corrado di 
Messina, capo della guardia del re 
Pietro II; il di lui figlio Agostino 
tenne la stessa carica sotto re Lu- 
dovico. Da costui un (jìiovanni Mes- 
sina, che da re Federico III ebbe la 
castellania di Noto , ove fermò sua 
stanza. Di là vari rami in Messina 
ed in Palermo trapiantaronsi , occu- 
pando le nobili cariche di giurato , 
capitano e senatore. 

Arma : di rosso, alla croce d' oro, 
col mare in punta agitato d' argento 

— Tav. L. 7. 



Micclcllè — Famiglia originaria d' Alema- 
gna, perocché un Guidono Micciche- 
nio. figlio fli Standolfo cavaliere teu- 
tonico ne condusse un ramo in Mes- 
sina 1355. Indi come vuoisi dal Mu- 
gnos, in varie . città dell' isola, Terra- 
nova. Naro, Scicli, Caltagirone, si dif- 
fuse. Vanta illustri personaggi, tra i 
quali un Marcantonio segreto di Pa- 
lermo , luogotenente di protonotaro , 
cavaliere di divozione dell' ordine ge- 
rosolimitano , e cavaliere di s. Gia- 
como della Spada ; un Francesco ba- 
rone del Consorto 1600; un Girola- 
mo investito 1614; un Pietro barone 
di Grottacalda, giurato di Palermo 
1635; un Vincenzo barone di Bufa- 
laffi per ragion di dote, ed un altro 
Francesco barone della Mastra. 

Arma: di rosso, con un destroche- 
rio armato impugnante una palma 
d' oro. sormontato da tre stelle dello 
stesso. Corona di barone. — Tav. L. s. 

Miclicle — Antica feudataria famiglia, che 
il Mugnos vuole estinta; epperò si 
sa che un Martino de Michele barone 
della Cabica fa al servizio militare di 
re Ludovico. 

Arma : fasciato d' oro e d' azzurro 
di sei pezzi caricati da ventuno pani 
ordinati 6, 5, 4, 3, 2 e I dell'uno nel- 
r altro. Corona di barone. — Tavo- 
la L. 9. 

Miclielelli — Fauìiglia nobile di Trapani 
della quale INIinutolo ci dà per ceppo 
un Antonio Micheletti senatore 1434. 
Arma: diviso, d'azzurro e d'oro, 
con due stelle dell'uno neir altro. — 
Tav. L. io. 



Migliaccio Migliazzo — Nobilissima fami- 
- glia, elle il Mugnos, luvegos. Digio- 
vanni, Villabianca vogliono derivata 
da' Mioliaccio di Firenze e forse da 
quella de' signori Guidalotti tanto ri- 
nomati nelle passate frizioni de' Guelfi 
e Ghibellini. Il primo che di essa in 
Sicilia ci presenta il Mugnos è un 
Nicolò Migliazzo capitano di Naro 1350 
sotto re Ludovico. Fiorirono : un Fi- 
lippo cavaliere nol)ilissimo ; un Ma- 
riano barone di Montemaggiore inve- 
stito 1531; un Gerardo 2° barone di 
Montemaggiore; un INIariano primo 
marchese di detto stato 1598 e si- 
gnore della Sala di Partinico, poeta 
non ispregevole come dal IMongitore, 
andò in soccorso dell" isola di Malta; 
travagliata da' Turchi , fu presente 
alla battaglia navale presso le isole 
Curzolari data contro i Ijarljari , vi- 
cario del regno per la estirpazione 
de' banditi 1585, e generale deH'J-C- 
cademia à'Armi de' nobili palermita- 
ni, maestro razionale, pretore di Pa- 
lermo 1601, infine straticoto di Mes- 
sina 1G03; altro Gerardo molto com- 
mendato dall' Auria per essere stato 
uno de' cavalieri giostranti ed il pri- 
mo de' vincitori 1597, governatore 
del Monte di Pietà 1598; un Mariano 
primo principe di Baucina per con- 
cessione di re Filippo IV che l' onorò 
del trattamento di suo consanguineo 
162(3, deputato del regno, pretore di 
Palermo 1663; un Ignazio capitano di 
Palermo 1663, pretore 1671, e vica- 
rio generale in Catania 1674; un Giu- 



259 
seppe arcivescovo di Messina non 
poco encomiato dal Pirri e dal Mon- 
gitore; altro Mariano investito 1684; 
un 3° Ignazio investito 1703 , nella 
di cui unica figlia Eleonora, maritata 
ad Antonino Termine principe di Ca- 
steltermine e conte d'Isnello si estinse 
la linea primogenita della famiglia Mi- 
gliaccio, mentre al dir del Villabianca 
altre linee secondarie formarono i du- 
chi di s. Dionato e di Floridia, ed i 
principi di Malvagna. Ne' duchi di 
Floridia notiamo una Lucia Mioiiac- 
ciò vedova principessa di Partanna, 
e che fu moglie di re Ferdinando IV, 
e di questo ramo esistono Michele 
residente in Palermo col figlio Igna- 
zio, e Giovanni in Siracusa. In quei 
di Malvagna si distinse un Ignazio 
Migliaccio principe di Malvagna gen- 
tiluomo di camera cavaliere del san 
Gennaro , intendente di Palermo e 
presidente della pubblica istruzione, 
il di cui figlio Alessandro fu genti- 
luomo di camera. Linea estinta. 

Arma concordemente agi' autori : 
d' azzurro , con una pianta di miglio 
d' oro. Corona di principe. — Tavo- 
la L. 11. 
Migliori — Il Mugnos ci dà notizia di un 
Nicolò Migliori, nobile fiorentino ai 
servici di re Martino col carico di 
provveditore dell' armata marittima. 
Un Antonio di lui figlio fu armato 
cavaliere dello Speron d' oro da re 
Alfonso 1440. 

Arma : d' argento, con una banda 
di rosso, caricata da un giglio d' ar- 



260 

gento accostato da due rose d'oro. — 

TaV. L. 12. 

Migliorino — Di verde, con la pianta di 
miglio d' oro, accostata da sei stelle 
del medesimo. — Tav. L. i3. ( Villa- 
bianca). 

Migllia — Vuole Mugnos che un Pons de 
Mignia gentiluomo ai'agonese fosse 
stato il primo di sua famiglia a pas- 
sare in Sicilia nel 1463 , col carico 
di capitan d'arme a guerra di tutta 
la milizia del vai di Mazara. Stabili 
sua dimora in Palermo , ove casan- 
dosi ebbe un Artale, che fu poi ba- 
rone del feudo d' Aragona e padre di 
Pietro Pons de MÌ2;nia virtuosissimo 
gentiluomo, che in compenso di suoi 
militari servigi l' ufficio di maestro 
notare della Sacra Regia Coscienza 
ottenne, essendosi poscia battuto in 
difesa del trono contro i ribelli nella 
famosa congiura dello Squarcialupo 
1517, n'ebbe dagli stessi sacchesf^iata 
la casa una co' suoi beni; perlocchè 
ne fu egli rimunerato con donativi e 
col titolo di regio cavaliere. Segue la 
linea splendida di vari distinti genti- 
luomi sino ad un Artale, che fu giu- 
dice della R. C. Pretoriana 1589 e 
piti tardi r. Consultore delle Galere 
di Sicilia. 

Arma : d' oro, con un ponte a due 
archi sormontato da un guerriero ar- 
mato. Corona di barone. — Tav. L. 14. 

Milana o Milano — Originaria di Milano que- 
sta famiglia, dice Mugnos, fu in Si- 
cilia portata da un Guido Milano gen- 
tiluomo di molta prudenza che pro- 



creò Matteo regio cameriere e capi- 
tano di Lentini sotto re Ludovico ; 
un 2" Guido e Nicolò vissero in Pa- 
lermo, ove occuparono le cariche di 
giurato dal 1412 al 1423; un Pietro 
e Giovanni senatori di Palermo 1480; 
un Giovanni barone di Rieni. 

Arma: d'oro, con un albero sradi- 
cato di verde. Corona di barone. — 
Tav. L. 15. 

Milazzo — D'azzurro, con una torre mer- 
lata aperta e finestrata di nero pian- 
ttita in un terreno al naturale nel 
canton destro della punta, sinistrata 
da un leone , e sormontata da sei 
stelle poste 4 e 2 il tutto d' oro. — 
Tav. L. 18. 

Milite — 11 Mugnos vuole sia questa un'an- 
tichissima fami^'ha catalana, la stessa 
che la Cavalieri, in Sicilia portata da 
un Bartolommeo de Milite cavaliere, 
il quale segui re Pietro d'Aragona. 
Un Matteo Milite fu uno dei princi- 
pali baroni che fiorirono sotto re Gia- 
como e Federico II ; un Rinaldo ba- 
jolo di Palermo 1311; un Alberto 
pretore di detta città 1331; un Fran- 
cesco al servizio militare di re Lu- 
dovico ; un Giovanni barone del feudo 
e casale di Lalla, aiutante in Pohz- 
zi ; infine un Giovanni barone di Mi- 
chelcheni. 

Arma : ( v. Cavalieri ). 

Millesio MillusiO — Arma: di verde, con un 
leone d' oro la coda biforcata passata 
in doppia croce di s. Andrea, tenente 
con le zampe uno scudo d'argento 
caricato da cinque gigli d'azzurro pò- 



sii in s. Andrea, supporto un'aquila 
bicipite di nero al volo abbassato, co- 
ronata in ambo le due teste, soniion- 
tata da una donna al naturale, coro- 
nata d'oro con le mani tenenti le due 
corone dell'aquila. — Tav. L. it. (Vil- 
labianca). 

Milone — D'oro, con un mellone di verde, 
aperto di rosso, semaio di nero. — 
Tav. li. i. (Villabianca). 

Minco — Famiglia francese, dice Mugnos, 
sin dal dominio de' Normanni tra noi- 
stabilita per un cavaliere Adinolfo di- 
venuto signore di Mineo , d' onde il 
cognome. Fiorirono : un Dionigi si- 
gnore di detta terra; Giovanni ed A- 
laimo a' servigi di re Federico II, il 
pi'imo possessore del feudo di Busalca 
e della casiellania di Mineo, ed il se- 
condo di quella di Vizzini. 

Arma : d' oro, con un castello d'az- 
zurro, aperto e finestrato del campo, 
torricellato di ire pezzi, ognuno sor- 
montato da un saraceno vestito di 
verde impugnante una spada d' ar- 
gento alta in palo. — Tav. LI. 2. 

Miuganli — Il Minuiolo vuole sia originaria 
di Mantova, stabilita in Messina, ove 
tu aggregata a quella nobiltà per es- 
sersi a molte cospicue famiglie appa- 
rentata. 

Arma: un ponte sopra un fiume, 
• sormontato da una torre , dalla cui 
sommità esce una catena che va sino 
al detto ponte. 

NB. Nel blasone mancano i me- 
talli ed i colori, che sono taciuti dal 
surriferito scrittore, — Tav. LI. 3. 



2Gi 
Minuiolo— Il ]\Iugnos sull'autorità del Maz- 
zella e del Campanile dà un' antichis- 
sima origine alla nobile famigha Mi- 
natolo; la quale originaria di Napoli 
vanta illustri cavalieri, conti, marche- 
si, cardinali, capitani d' esercito, pos- 
sedendo non poche lìuronie. Primo 
poi a stabihrsi in Sicilia nel 1356, 
giusta il Minutolo Gran Priorato di 
Messina, fu un Raimondo Minutolo 
di Napoli, funiliare e capitano di re 
Roberto. Fiorirono: Giovanni ed An- 
tonio militi 1459; Francesco barone 
della Vaccara e Murena, segreto del 
regno, ambasciatore ad Innocenzo Vili, 
familiare e consigliere di re Ferdi- 
nando 1483; Giovanni senatore di 
Messina 1511, barone di Motta della 
regina di Calabria; Ascanio barone 
dell' Ogliastro; Ottavio barone dell'O- 
gliastro, casale di Callari, e feudi di 
Buccarato ; Antonino barone come so- 
pra e giudice della corte straticotiale 
di Messina; un 2^ Giovanni barone, 
cavahere e maestro de' cavalieri del- 
l' ordine della Stella ; un 2" Antonino 
barone e cavahere come sopra; un 
3° Giovanni barone di Callari e pri- 
mo principe di Collareale investito 
1718; un 3° Antonino principe come 
sopra 1743, cavaliere gerosolimitano; 
un Andrea investito di detti titoli 1771, 
e della baronia della terza doo'ana di 
Catania 1772. Vanta in oltre molti 
cavalieri gerosohmitani, tra cui è de- 
gno di speciale menzione fra D. An- 
drea Minutolo di Messina 1691, au- 
tore della cennata opera 1699. 

33 



262 

Anna: di rosso, con un leone di 
vajo, coronato d'oro con la testa dello 
stesso. Corona di pi^incipe. — Tav.LI. 5. 

Mira — Famiglia nobile imlermitana, della 
quale giusta il Villabianca fiorirono : 
un Martino Mira vescovo di CefalU, 
encomiato dal Mongitore, Auria, Pir- 
ri; uno Stefano presidente del Con- 
cistoro , i di cui fratelli Giuseppe e 
Nicolò furono: il primo senatore 1700 
ed il secondo presidente del Conci- 
storo e del Supremo Magistrato di 
Commercio ; un Melchiorre marchese 
di s. Giacinto investito 1726 e della 
tonnara di Sciacca 1733; ed altri di- 
stinti personaggi sino al vivente mar- 
chese Stefano Mira, che ha occupato 
onorifiche cariche , e distinguesi in 
modo speciale pel suo genio musicale, 
e perchè culto e gajo scrittore di ar- 
ticoli in vari giornali artistici nostrali. 
Arma: d'azzurro, con una colonna 
a base d' oro, sormontata da una mira 
d' argento. Corona di marchese. — 
Tav. li. 4. 

Mirabella — Famiglia nobile oriunda fran- 
cese, perocché al dir del IMugnos un 
Autizio INIirabelli figlio di Guglielmo 
gentiluomo francese venne a stabilirsi 
in Sicilia col carico di coppiere della 
regina Eleonora moglie di re Fede- 
rico 11; indi il governo di Siracusa 
dalla stessa si ebbe , ed ivi si caso. 
Fiorirono : un Guglielmo piti volte 
rettore e senatore di detta città sotto- 
re Ludovico, e percettore della Camera 
Pteginale 1395, quale carica poi tenne 



il figlio Giovanni ; 



altro Guglielmo 



r. consigUere 1408; altro Autizio giu- 
rato 1409; un Tommaso giurato 1421; 
un Giannantonio capitano di Lentini 
1426 e castellano di Vizzini; un Lo- 
renzo barone di Colletorto ; un Vin- 
cenzo che pubblicò un'opera sulle An- 
tichità di Siracusa, cui segui la cri- 
tica del Bonanno duca di Montalbano. 
Un ramo di tal famiglia si estese in 
Modica, apparentando con quelle illu- 
stri Celestri, Mazara, e poi con quella 
altra di Paterno di Catania, da cui 
il barone di Radusa, fondatore della 
terra di Mirabella. Altro ramo in Ma- 
ZcU'a 1460 per Giovanni Mirabelli da 
re Giovanni fatto portulano; di là una 
serie di distinti gentiluomini, che oc- 
cuparono le primarie cariche; però 
un dottor Carlo insigne avvocato si 
caso in Palermo. 

Arma: di rosso, con un leone d'oro, 
linguato , unghiato e coronato d' ar- 
gento , tenente uno stendardo d' az- 
zurro svolazzante a sinistra caricato 
da gigli d' oro e da un laml3ello dello 
stesso di tre pendenti. — Tav. LI. s. 

Moavero — D'oro, col monte di verde, pian- 
tato in un mare d' azzurro fluttuoso 
d' argento. — Tav. LI. 7. (Villabianca). 

Modica — Famiglia nobilissima oriunda /^rrt;^- 
cesc , dice Mugnos ; dal perchè un 
Gualterio prode cavaliere francese ebbe 
da Ruggiero la signoria di Modica; 
di là il cognome preso da suo figlio 
Ansaldo. Altro Gualterio ammiraglio 
di re Guglielmo il buono perde la 
detta signoria, a causa d' aver seguito 
la parte di re Tancredo; ed Arnaldo 



figlio di quest' ultimo ingraziatosi ot- 
tenne invece la baronia di Sortine. 
Un Anselmo di linea laterale sotto re 
Giacomo fa governatore di Siracusa. 
Epperò un Pirro o Perrello, signor 
di Sortino, di varie altre baronie fece 
acquisto nel territorio di Caltagirone 
ove si stabili, nonché del castello e 
feudo di Castellazzo. Un Francesco 
acquistò i feudi di Reddini e di Rayol- 
maduri a motivo di dote ; altro Per- 
rello ebbe il feudo di s. Giacomo di 
Belmineo, non che quelli di Monaco 
e di Bussello. Un Rainero nel 1415 
s'investì de' feudi di Friddani e Con- 
sorto. Un Francesco della linea sira- 
cusana possedè i feudi di Canicattini 
di Racalcuti , delli Baruni , e della 
fontana della Montilla. Un 3° Per- 
rello figlio di Ptainero possedè in ol- 
tre il feudo della Ganzarla. Infine un 
Giacomo fu barone del feudo di Pu- 
gidiano 1518. Si vuole estinta. 

Ai'nia giusta il Villabianca: d'az- 
zurro, col capo d'oro caricato da un 
elmo di verde con lambrequini vo- 
lanti del medesimo. Corona di barone. 
— Tav. li. 9. 
Moleli — Vuoisi essere la 'stessa che la 
famiglia Milite, corrottamente detta 
Moleti; opinione cui il Mugnos si as- 
socia, e combattuta dal Capibrevium 
che la vuole derivata dalla Spadafora. 
Un Paolo Moleti fu primo barone del 
feudo di Catalamiti; altro Paolo se- 
natore di Messina 1600. Intanto dal 
Villabianca apprendiamo che un Be- 
nedetto Moleti gesuita uomo assai 



2G3 
virtuoso morì in odore di santità nel 
1614; uno Scipione Littorio fu barone 
di Catalamita e s. Andrea, governa- 
tore delle nobili compagnie dei Bian- 
chi e della Pace di Messina 1751 , 
senatore 1754, ed infine decorato del 
titolo di marchese 1756. Vanta molti 
distinti cavalieri gerosolimitani, tra 
cui fra Giovanni gran priore di Mes- 
sina 1436, fra Michele 1556, fra Pie- 
tro 1569, fra Matteo 1574, frcà Fi- 
lippo ammiraglio e bali di s. Stefano 
1578, e fra Francesco bali di Napoli 
ed ammiraglio 1606. 

Arma concordemente agli autori : 
d'azzurro, con una fascia d'oro, ac- 
compagnata da tre elmi dello stesso, 
posti due in capo ed uno in punta. 
Corona di marchese. — Tav. LI. io. 

Molinelli — D'oro, con un'aquila spiegata 
di nero, e la campagna d'azzurro, ca- 
ricata da tre ruote di molino d'oro. 
— Tav. li. u. (Villabianca). 

Mollica — Antica nobile famiglia di Mes- 
sina, diffusa in Alcamo, Mazzara, Tra- 
pani segnatamente, ove à occupato le 
cariche più distinte; epperò ella porta 
per primo ceppo al dir di Mugnos 
un Domenico Mollica regio milite. 
Fiorirono : un Giovanni regio milite 
e consigliere per privilegio di re Al- 
fonso 1441; un 2° Domenico sotto re 
Giovanni regio familiare, capitano di 
Castroreale, ambasciatore 1460; un 
Pietro da Messina, abitante in Alca- 
mo , familiare dello stesso re 1463 ; 
un 2° Giovanni stabilito in Alcamo , 
personaggio assai prediletto a re Fer- 



2G4 
dinando il Cattolico, da cui ottenne 
speciali privilegi 1487; un Giambat- 
tista capitano di Salemi 1508; un 3° 
Giovanni alcamese molto accetto al- 
l' imperatore Carlo V, da cui ottenne 
conferma del suo stemma per se e 
suoi 1528; un Francesco capitan di 
galera 1535; un Andrea credenziere 
di Messina 1573; un Andreotto se- 
greto di detta città 1592; altro Fran- 
cesco cavaliere gerosolimitano 1623; 
altro Pietro eli' eresse in baronia una 
sua salina detta d' Incodina 1633. Da 
lui una serie di chiarissimi personaggi, 
che si distinsero in Trapani sino al 
vivente don Giuseppe Mollica rap- 
presentante di questa linea, mentre 
sembrano già estinti tutt' altri rami 
nelle città sopra menzionate. 

Arma giusta Mugnos e Minutolo : 
d'azzurro, con due braccia d'argento, 
in atto di frangere un pane d' oro. 
Corona di barone. — Tav. LI. 12. 
Mollo — Famigha nobile oriunda di Mon- 
talto in Calabria, della quale Minu- 
tolo dà per primo ceppo in Palermo 
un Antonio, da cui un Pietro 1528. 
Vuoisi estinta. 

Arma : d' azzurro, con una molla di 
argento posta in palo, accompagnata 
da due leoni controrampanti e co- 
ronati d' oro, sormontata da tre stelle 
dello stesso allineate in fascia. — Ta- 
vola LI. 13. 

Molocca — Antica feudataria famiglia sici- 
liana, stabilita nelle due città di Len- 
tini e Siracusa al servizio militare di 
re Ludovico. Fra' baroni della prima 



troviamo, dice Mugnos, un Antonio 
Molocca miles; fra quelli della seconda 
un Guglielmo barone del feudo di 
Tardello. Si distinsero poi : un Gio- 
vanni senatore di Lentini sotto re 
Federico II; un Ruggiero senatore 
come sopi-a 1388; un Giovanni capi- 
tano 1394; un Gualterio giurato 1400; 
un Nicolò barone di Molocca, essendo 
che un tal nome fu dato al feudo da 
lui acquistato, e governatore della 
Camera Reginale 1438. 

Arma : d' oro , con un albero di 
verde, sormontato da un uccello d'az- 
zurro, ed un leone di rosso posto nel 
canton sinistro della punta. Corona 
di barone. — Tav. LI. u. 
Monaco del Moiiaco — Abbenchè il Mugnos 
unifichi questa nobile famiglia origi- 
naria di Francia portante un triplice 
nome di Monaco, Del Monaco, Lo- 
monaco, pure noi rispettando il ma- 
noscritto degli stemmi del Villabianca 
che porta quello di Lomonaco assai 
diverso dall'altro di Del Monaco del 
suddetto scrittore, abbiamo creduto 
conservare questa distinzione pel dip- 
più che potrebbe occorrere in fatto 
di controversie di famiglia, e in vista 
di ulteriori documenti. Rimonta ella 
dunque , giusta il predetto Mugnos , 
air epoca di Carlomagno, in cui Gio- 
vanni de Arles suo altiero uomo as- 
sai virtuoso, che per ferita ed interes- 
santi servigi la signoria d' una grossa 
villa in Linguadoca ottenne; quale del 
Monaco fu detta. Di là il mutamento 
del cognome; imperocché vita solita- 



ria monastica ei tenne, e qual beato 
papa Silvestro noverollo. Vanta un 
cardinal Giovanni di Avignone, cele- 
bre per una sua Glosa sopra i De- 
cretali; un Monaco Del Monaco inven- 
tor della polvere e della bombarda 
13601, ed altri illustri che per brevità 
tralasciamo. Intanto un ramo di essa 
sotto re Alfonso come vuole Ammi- 
rato passò in Napoli, stabilendosi in 
Cosenza; da dove si diramò in Sici- 
lia, cioè a dire in Messina, Palermo, 
Trapani. Ed in vero un Francesco 
Del INIonaco in compenso di militari 
servigi ebbe da detto re concesso l'uf- 
ficio di maestro razionale di toga corta 
1442 e governatore della Camera Re- 
ginale 1449 , Gasandosi in Messina. 
Un Andrea fu senatore in Palermo 
1406; un Pierlnca maestro di sala di 
re Federico III, ed un Antonio per 
militari servigi una rendita di onze 60 
in feudo si ebbe, non che molti altri 
doni. Un Federico ed un Pietro fratelli 
si Gasarono nobilmente in Trapani. 

Arma giusta INIugnos : d' oro , con 
tre pali d'azzurro, diviso del [)riino, 
con tre chiodi di nero appuntati; lo 
scudo cimato da elmo , coronato al- 
l'antica, cimato da un grifo coronato, 
tenente nella zampa destra una gra- 
nata accesa. Motto: ht sola anunum 
meìitemque pur iris gloriam. — Ta- 
vola LIl. 1. Pel 2" stemma v. app. 
Monastra — Il Minutolo ci offre per primo 
ceppo di questa famiglia in Sicilia un 

1) Taluni dicono un Bertoldo Schu-art: monaco benedettino 
inventò 1330. 



265 
Pietro Monastra, nobile di Girgenti, 
capitano giustiziere e giurato di detta 
città 1440, cui segui un Filippo ca- 
pitandarme e giurato 1520; e poi un 
Vincenzo capitano come sopra 1574. 
Arma : d' azzurro, con un monte di 
cinque cime d'oro, sormontato da cin- 
que stelle dello stesso poste 3 e 2. 
— Tav. LII. 2. 
Moncada — Il Mugnos , Inveges , Beuter , 
Barel, Villabianca, e con particolarità 
Lengueglia diffusamente parlano di 
questa antichissima celebre e nobile 
famiglia, che fanno derivare da Dapi- 
fero figlio di Teodone duca di Baviera: 
la quale dall'impresa d'incatenare due 
monti nella Catalogna nel sito di Sar- 
degna, onde fortificarsi dagli assalti 
de' Mori, prese il nome di Monteca- 
teno, volgarmente Moncada; illustre 
prosapia che tanto si distinse negli 
avvenimenti de' catalani principi, e 
degli aragonesi monarchi. Le battaglie 
di Urgel, di Narbona, di Almeria, di 
Ubeda, dell' Alcoraz, di Seminara, le 
conquiste di Lerida, di Majorca, di 
Sardegna, della Sicilia, di Napoli, e 
del Gerbe, o felicitate furono dal va- 
lore, facilitate dal sangue di questa 
grande stirpe, che apparentò con case 
sovrane diramandosi in vari rami. Ci- 
tiamo di volo i due famosi Ugo di 
Moncada gran capitano spagnuolo al 
servizio di Carlo ^TII, e Francesco di 
Moncada conte d'Ossone marchese di 
Aitona , generahssimo delle truppe 
spaglinole ne' Paesi Bassi 1633. Ep- 
però un Guglielmo P^aimondo Mon- 



266 

cada secondogenito del sig. d'Aitona 
la trapiantò in Sicilia nel 1282, es- 
sendo al servizio militare di re Pie- 
tro d'Aragona, e guerreggiando contro 
Carlo d' Angiò : fu desso signore del- 
l'isola di Malta, che poscia al suo re 
Federico II cedette e n' ebbe in com- 
penso Agosta col castello e terra di 
Melilli; indi gonfaloniere di re Lu- 
dovico. Fiorirono in oltre: un 2" Gu- 
glielmo primo conte d'Agosta per con- 
cessione di re Federico II 1336, che 
l'onorò del trattamento di suo con- 
sanguineo; personaggio importante in 
quelle tremende fazioni di Latini e 
Catalani, e nelle quali presero parte 
le potenti famiglie degli Alagona, Pa- 
lizzi, Chiaramente e Ventimiglia, pe- 
rocché fu il detto conte imprigionato 
e poscia fatto morire di veleno 1348; 
un Matteo primo conte di Adornò, 
gran siniscalco, governatore del re- 
gno, vicario e capitan generale nei 
ducati di Neopatria ed Atene in Gre- 
cia, concessionario delle città di Co- 
rinto ed Argo nella Morea, non che 
della baronia di Pantano in Sicilia, 
unitamente alla fiumara di s. Leo- 
nardo; un 3° Guglielmo Raimondo 
celebre per avere rapito dal castello 
Orsino di Catania la regina Maria 
tenuta prigione dal conte Artale di 
Alagona suo potente rivale, perlocchè 
da re Martino ebbe in compenso l'i- 
sola di Malta e del Gozzo col titolo 
di marchese , non che quella di Li- 
pari, unitamente alle città di Naro, 
Mineo, Sutera, terra di Delia, Mus- 



somele, Manfrida, Gibellina, Favara, 
Misilmeri, Massari, e Rocca di Mon- 
gellino 1392, inoltre contestabile e 
capitan generale dell'armata catalana 
in Sicilia, maestro giustiziere del re- 
gno, e capitan generale di tutta la 
cavalleria, col titolo di conquistatore 
della Sicilia, avendo perciò avuto in 
compenso la baronia delli Diesi, i vas- 
sallaggi di Sortino, Feria e Montecli- 
maco, poi la concessione degli stati 
di Calatafimi, Alcamo, Calattimo, Fa- 
vignana, Levanzo e Maretimo, in fine 
erede del contado di Navara, Tripi, 
Saponara, e de' due Militelli di casa 
Palizzi, e comechè del partito anti- 
regio essendogli stati confiscati tutti 
i beni, di dolore ne mori l'anno 1398; 
altro Matteo dalla regina Bianca eletto 
capitan generale della cavalleria di 
Sicilia, e da re Alfonso capitan gene- 
rale di tutto l'esercito, avendo al re ce- 
duto Agosta con riceverne invece Cal- 
tanissetta, fortezza di Pietrarossa, Sa- 
line , Cammarata , castelli e feudi di 
Pietra d'Amico e Motta di s. Agata; 
un 4° Guglielmo conte di Caltanis- 
setta, gran cancelliere, e gran camer- 
lengo del regno 1441 ; un Antonio 
fratello del precedente conte di Cal- 
tanissetta investito 1466; un Gian- 
tomniaso conte di Adornò e Caltanis- 
setta, maestro giustiziere di Sicilia 
1463, gran camerlengo del regno di 
Napoli, gentiluomo di camera di re 
Giovanni suo governatore generale 
delle ai^mi in Agosta, capitan generale 
dell' armata, due volte viceré del re- 



G'no 1475-77. e come Amico attesta 
uomo assai valoroso nello anni e nelle 
scienze; un Q° Guglielmo Raimondo 
generale delle armi, maestro giusti- 
ziere 1502, in fine barone della terra 
di Serradifalco ; un 3° Antonio capitan 
generale delle armi, e acquistatoro della 
terra di Motta di s. Anastasia 1522; 
un Francesco conte di Adornò e Cal- 
tanissetta, vicario generale in Sira- 
cusa 1542, nelle valli Demone e Noto, 
e nelle città di Catania ed Agosta, 
primo principe di Paterno 1565; un 
Cesare vicario generale e capitandar- 
me in Siracusa e Catania; altro Fran- 
cesco fondatore del collegio de' Ge- 
suiti e del convento de' Cappuccini in 
Caltanissetta, avendo acquistato il ce- 
lebre palazzo di Ajutamicristo in Pa- 
lermo, in fine capitan generale delle 
armi del regno ; un 4" Antonio detto 
di Aragona per legge speciale, primo 
duca di Montalto investito 1600 ca- 
valiere del Toson d'Oro 1609; un 
Luigi Guglielmo presidente generale 
del regno 1635-38, benemerito per 
molte opere pubbliche in Palermo, 
terrore de' ladri di campagna, viceré 
in Sardegna 1647 e nel regno di Va- 
lenza 1657, cavaliere del Toson d'Oro, 
commendatore di Belvis della Sierra, 
tre volte grande di Spagna, generale 
della cavalleria di Napoli, maggior- 
domo maggiore di re Carlo li, infine 
cardinale di Santa Cliiesa; un Ferdi- 
nando tre volte grande di Spagna, 
principe di Paterno, ed ultimo duca di 
Montalto e di Bivona; la cui unica n- 



267 

glia Caterina congiunta essendo in ma- 
trimonio a Giuseppe di Toledo duca di 
Ferrandina, lo stato di Paterno venne 
a passare a Luigi Guglielmo Moncada 
duca di s. Giovanni e conte di Cam- 
marata, derivato da Ignazio secondo- 
genito di Antonio principe di Paterno 
e primo duca di Montalto, la di cui li- 
nea venne a continuare sino al vivente 
piùncipe di Paterno D. Corrado INIon- 
cada e Bajada. Altro ramo di questa 
famiglia scorgiamo ne' principi di Mon- 
forte e conti di s. Pieri, derivati da 
Federico Moncada barone di Tortoreto, 
di INIonforte e di s. Pietro 1530, qual 
figlio di Guglielmo Raimondo conte 
di Adornò e Caltanissetta. Furono chia- 
ri : un Giuseppe conte di s. Pieri e 
primo principe di Monforte 1628; un 
Giannantonio 1727 vicario generale 
in difesa della r. Sanità in Messina; 
un Emmanuele 1766 cavaliere del 
s. Gennaro e commendatore di Ca- 
strotorafo di s. Giacomo; un Jago gen- 
tiluomo di camera, tenente generale 
dell'esercito e grande di Spagna di 
seconda classe. Rappresenta oggi que- 
sto ramo Guglielmo Raimondo Mon- 
cada e Galletti principe di Monforte 
e conte di s. Pieri, in oltre principe 
di Soria e marchese di Santamarina, 
titoli pervenutigli per successione ma- 
terna. Il di lui primogenito Giovanni 
Euo'enio s'intitola conte di s. Pieri e 
principe di Soria, Da questo ramo de- 
rivarono i principi di Calvaruso, inco- 
minciati da Cesare INIoncada fratello 
di Giuseppe primo principe di Monforte. 



268 

Arma: inquartato; nel 1" e 1°, di 
nero, con un leone coronato d' oro ; 
nel 2° e 3°, fusate in Imnda d' argento 
e d' azzuro {per Baviera ) ; sopra il 
tutto: partito nel 1° di rosso con sei 
pani e due mezzi d' oro, {per Mon- 
cada ) ; nel 2° di rosso con quattro pali 
d' oro {per Aragona ). Mantello e 
corona di principe, cimata da un leone 
passante e coronato d'oro, la testa ri- 
, voltata. — Tav. XLVIII. e. 

Mondello — Di rosso, con un leone d'oro, 
tenente con le zampe un globo d' ai*- 
gento, sormontato da una croce d'o- 
ro. — Tav. Lll. 3. (Villabianca). 

MoilforlC — Famiglia nobile messinese, della 
quale il Minutolo ci presenta un Ni- 
colò Monforte 1422. Fiorirono: Fran- 
cesco capitan di Milazzo 1527; Bar- 
tolo console di mare 1558; ed un 2° 
Francesco giudice della G. Corte 1573. 
Arma : di rosso, con un leone d'oro, 
tenente colle zampe uno scudo d'az- 
zurro, caricato da cinque ermellini di 
argento, ordinati in s. Andrea. — Ta- 
vola LII. 4. 

MonjfiardillO — Giusta il Minutolo famiglia 
d'una chiara nobiltà nella città di 
Trapani. Il primo che di essa figura 
è un Giovanni Mongiardino senatore 
e nobile di Trapani 1414. Segue la 
linea con altri distinti personaggi che 
occuparono la stessa carica. 

Arma: di verde, con un albero al 
naturale, piantato sopra un monte di 
tre cime d' oro. — Tav. LII. s. 

Monroy — Il Villabianca, colla scorta di Lo- 
pez de Haro nohiliario di Spagna, 



dice trarre origine questa antica e no- 
bilissima famiglia dalla prov. d' Estre- 
madura in Ispagna, ove oltre agli ere- 
ditari stati di Monroy, da cui prese il 
nome, fu arricchita della contea di 
Delestosa, del marchesato di Velbis, 
degli stati di Almaras, Boccadiglia ed 
altri. Commendansi: un Alonso Mon- 
roy gran maestro dell' Ordine d' Al- 
cantara, ed altri illustri cavalieri che, 
giusta il Surita Annali di Aragona , 
occuparono supremi carichi ne' regni 
di Castiglia e d'Aragona. Il primo 
che di questa famiglia passò in Sicilia 
fu un Gonsalvo de Monroy a' servigi 
di re Alfonso , militando a proprie 
spese neha ricuperazione delle isole 
di Sardegna e di Corsica, e nell' as- 
sedio della città di Napoli in soccorso 
della regina Giovanna , perlochè ne 
ebbe concesse rendite colla terra e 
stato della Motta s. Anastasia, i feudi 
di Frassina e Brieri, l' almii^antado di 
Malta e le tonnare di s. Vito e Bo- 
nagia, come dall' Ansalone de sua fa- 
milia. Altro passaggio rileviamo dal 
Villabianca per un Ferdinando di Mon- 
roy y Zunica cavaliere di s. Giacomo 
della Spada, prefetto della cavalleria 
di Spagna , cameriere maggiore del 
principe D. Giovanni d' Austria, mae- 
stro razionale di cappa e spada, am- 
basciatore straordinario di re Filip- 
po IV in Polonia, reggente della vi- 
caria di Napoli, castellano del Castel- 
lammare di Palermo 1659, ed in fine 
marchese di Garsigliano 1664, in com- 
penso di suo valore militare nelle 



guerre combattute di Fiandra, e nella 
battaglia navale presso Ivica. Sposò 
una Perdio erede della baronia di 
Pandolfina, nonché de' feudi di s. Bar- 
tolommeo, della Salina e della Culla. 
Fiorirono in oltre: Alonso figlio del 
precedente , cavaliere dell' ordine di 
s. Giacomo della Spada, governatore 
del Monte di Pietà 16S7, investito 
del marchesato di Garsigliano 1689; 
Ferdinando primo principe di Pandol- 
fina 1733, l)arone del Celso per ra- 
gion di matrimonio , capitano giusti- 
ziere di Palermo 1741, essendo stato 
ministro superiore della nobile com- 
pagnia della Carità 1723, e governa- 
tore del Monte di Pietà 1728; altro 
Alonso gentiluomo di camera di re 
Carlo III, deputato del regno, due 
volte Aàcario generale di vai di Maz- 
zara 1747-48, investito de' sopradetti 
stati 1748; Salvatore cavaliere gero- 
solimitano di devozione 1762; Ferdi- 
nando 3", principe di Pandolfina , ba- 
rone di s. Anna e di Arcodaci di pro- 
venienza Riccio sua moglie, superiore 
della nobile compagnia della Carità 
1761, governatore del Monte di Pietà 
1772, capitano giustiziere e pretore 
di Palermo 1790 ; Gianfrancesco a- 
bate delle due abazie parlamentari 
del regno di s. Gregorio lo Gibiso, 
e di s. Filippo lo Grande; Alonso- 
Alberto principe di Pandolfina, molto 
ammirato per 1' altezza delle sue idee 
e generosità, governatore del Monte, 
colonnello delle r. truppe, gentiluomo 
di camera, cavaliere del s. Gennaro 



269 
e commendatore del r. ordine di Fran- 
sco I; Ferdinando 4", pinncipe di Pan- 
dolfina, marchese di Garsigliano ecc. 
commendatore degli ordini di s. Anna 
e de" ss. Maurizio e Lazzaro, senatore 
del regno; Gaetano figlio del preceden- 
te, principe di s. Giuseppe e deputato 
al parlamento italiano. Citiamo in ol- 
tre Giuseppe fratello del precedente 
Ferdinando , maggiordomo di setti- 
mana di re Ferdinando 11; Alljerto di 
lui figlio , maggiordomo di re Fran- 
cesco II , e finalmente Alonso - Al- 
berto Monroy Ascenso e Spadafora, 
principe di INIaletto e Venetico, duca 
di s. Rosalia, titoli in lui ricaduti per 
legittima successione delle nobih fa- 
miglie Ascenso e Spadafora. 

Leva per arme giusta i citati scrit- 
tori: inquartato; nel 1° e 4°, di rosso, 
col castello d' oro, torricellato di tre 
pezzi, chiuso e fincstrato di nero; nel 
2° e 3°, di vajo pieno; sopra il tutto d'o- 
ro, con quattro pali o meglio verghette 
di rosso; e la bordura d'azzurro, ca- 
l'icata da otto crocette mulinate d" ar- 
gento. Lo scudo accollato da trofeo 
militare, sormontato da corona di prin- 
cipe. — Tav. XIL. g. 
MonlaibailO — Dal Villabianca Opuscoli , 
raccogliamo un Giantommaso Montal- 
bano investito del portulanato di Li- 
cata 1764, rettore dell'Ospedale di 
s. Bartolomeo, ed altri distinti per- 
sonaggi , tra' quali un Emmanuele 
Montall)ano e Guccia cavaliere gero- 
solimitano di grazia. 

Arma: d'azzurro, con un monte di 

34 



270 

oro di cinque cime, piantato sopra un 
mare fluttuoso d' arG-ento. — Tavo- 
LA LII. 7. (Villal)ianca). 
Montallo^ — -Il Mugnos fa riflettere essere 
questa una nobile e distinta famiglia 
originaria di Napoli, perocché ivi pria 
del reggimento de' Normanni fa si- 
gnora della terra e castello di Mon- 
t'Alto. Un Riccardo disgustato col 
re Carlo d'Angiò passò in Sicilia ai 
servigi militari di re Giacomo d'Ara- 
gona, da cui la baronia di Buccheri, 
d' Odrogrillo ad altri feudi in premio 
ottenne. Fiorirono : Giordano barone 
di Buccheri ; Giovannuzzo cavaliere 
di gran valore sotto re Federico III; 
Troisio signore del Prato Molocca, e 
di Chimusa ; altro Giovanni straticoto 
di Messina; in oltre in Siracusa; un 
Guglielmo commendatore di san Gia- 
como della Spada pretoi^e di Paler- 
mo e maestro razionale della Zecca 
di Napoli; Antonio capitano di Pa- 
lermo ; altro Antonio avvocato fiscale 
e vicario generale del regno 1538; 
Giovanni molto favorito da re Fe- 
derico III e gran siniscalco del regno; 
un 3° Antonio ed un Troigio ch'eb- 
hero infine il titolo di regi cavalieri 
e consigliein. Né possiamo passar sotto 
silenzio il famoso dottor Ludovico Mon- 
talto avvocato fiscale reggente della 
vicaria di Napoli ecc. Vanta non pochi 
cavalieri gerosolimitani , tra i quali 
si distinsero fra Ruggiero gran com- 
mendatore e primo gran croce in Si- 
ciha 1360, fra Antonio 1529, fìvà Mi- 
chele 1542, che furono nell'assedio di 



Rodi, ed il commendatore fra Giam- 
battista 1558 che fu nell' assedio di 
Malta e morto in s. Telmo. 

Arma: palato di rosso, e d' argen- 
to. Corona di ìjarone. Cimiero un 
grifo nascente d'oro tenente un monte 
dello stesso. Divisa, Buriora concoxit. 
— Tav. LII. 15. 
Moil (aperto — Famiglia d'una chiara ed an- 
tica nobiltà derivata dalla Mongrana 
di Francia, giusta quanto ne riferisce 
Guglielmo Paradino e riporta il jNIu- 
gnos. Fu incominciata in Sicilia al 
dir di ^^illahianca da Giammatteo INIon- 
taperto commilitone di re Ruggiero, 
il di cui fi alio Giordano ottenne da 
detto re il castello e le Raffe del vinto 
saraceno Ali, d' onde il nome di Raf- 
fadali feudo e titolo della famiglia 
Montaperto. Dalla quale è tradizione 
esser derivato il glorioso s. Gerlando 
vescovo di Girgenti, che il Villabianca 
non crede affermare per manco di 
documenti. Frai personaggi illustri di 
essa meritano speciale menzione: Bar- 
tolommeo valoroso capitano nella di- 
fesa di Mazzara contro i francesi 1316 
e capitano giustiziere di Palermo 1321; 
Nicolò nobile agrigentino arcivescovo 
di Palermo 1380; Giovanni vescovo 
di Mazzara; Lamberto signore di molti 
feudi ; Luigi consigliere di re Martino 
1397 ; Giangaspare erede e rappre- 
sentante r illustre casa liberti ; Anto- 
nio detto miles luogotenente del mae- 
stro giustiziere del regno 1431; Gio- 
vanni investito dello stato di Rafiadali 
1453; Pietro deputato del regno e 



pretore di Palermo 1524, che edificò 
la terra di RafFadali avendone otte- 
nuto il privilegio di popolarla 1507, 
e l'altra di Montaperto 1523; Nicolò 
tre volte capitano giustiziere di Pa- 
lermo 1545 investito de' titoli di sua 
famiglia 1556; Giuseppe primo mar- 
chese di Montaperto 1587; Francesco 
investito 1628; Nicolò Giuseppe pri- 
mo principe di Raffadali 1646 cava- 
liere di s. Giacomo della Spada de- 
putato del regno e pretore di Paler- 
mo 1654; altro Francesco investito 
1682, capitano di Palermo in detto 
anno e pretore 1683; Domenico de- 
putato del regno, capitano di Paler- 
mo 1689 e pretore 1690; Ottavio in- 
vestito 1698, capitano di cavalleria, 
gentiluomo di camera di re Vittorio 
Amedeo di Savoja, deputato del re- 
gno, capitano giustiziere di Palermo 
1703 e pretore 1712; Bernardo inve- 
stito 1719, gentiluomo di camera, de- 
putato del regno, capitano di Paler- 
mo 1732, e pretore 1743, il di cui 
fratello Antonino fu duca di s. Eli- 
sabetta, gentiluomo di camera, mini- 
stro plenipotenziario presso la corte 
di Polonia, inoltre letterato di pregio 
e governatore della Pace di Palermo 
1746; Salvatore investito 1765, gen- 
tiluomo di camera di re Ferdinando I 
1768, cavaliere del s. Gennaro, e del- 
l' ordine gerosolimitano , tenente co- 
lonello de' reali eserciti, ed infine mi- 
nistro plenipotenziario presso la corte 
di Danimarca 1773. Segue la linea 
sino a Bernardo Montaperto e Cala- 



271 

scibctta ultimo princi})G di Pv,afltidali, 
per la di cui morte tutti i titoli pas- 
sarono in retaggio alla maggiore delle 
tre figlie Antonietta. 

Arma : diviso, nel 1° d' azzurro, con 
quattro sbarre d' argento, accompa- 
gnate da novo rose dello stesso (per 
Montaperto); nel 2'' di rosso, con una 
mezz' aquila d'argento, movente dalla 
partizione a destra; semipartito scac- 
cheggiato d' azzurro e d' oro di cin- 
que file (per Uberti); Mantello e co- 
rona di principe cimata da un cava- 
liere armato, tenente nella destra una 
lancia in atto di ferire , nella sinistra 
lo scudo, il cavallo sellato, ed imbri- 
gliato, galoppante nelle fiamme di ros- 
so. — Tav. L. 0. 
Monteliaiia o Muliliana — La famiglia JMuti- 
liana, corrottamente detta Monteliana, 
come scrive il Sigonio ed appoggia 
il Mugnos , deriva d' Alemagna , ve- 
nuta in Italia con Ottone I a. 964. 
Ivi ricca e potente, di fazione ghibel- 
lina, essendoché un Guidone fu pa- 
rente dell'imperatore, venne dalla fa- 
zione opposta perseguitata ed immi- 
serita; fu forza quindi che l'impera- 
tore Federico II ne conducesse i di 
lui figli Alarcene, Riccardo e Roberto 
in Sicilia 1239 a miglior fortuna. 
Ed in vero un Riccardo il governo 
di Aa;ria;ento si ebbe; un 2" Riccardo 
la baronia del feudo di Nadoro ; un. 
Antonio regio cavaliere il feudo del 
Giardinello. In fine si sa che dessa 
si stabili in Sciacca, ove godè di o- 
norati carichi. 



272 

Arma: d'oro, con un monte di cin- 
que cime di rosso. Corona di ba- 
rone. — • Tav. LII. s. 

Morano — Sotto re Federico II da Catan- 
zaro, dice Mugnos, un Gianluigi Mo- 
rano de' baroni di Gagliano e Cutro- 
nei venne in Caltagirone, ove piantò 
sua famiglia , ed un Rainero da re 
Martino ottenne poscia la baronia del 
feudo della Canzaria. Un Valerio fra- 
tello di detto Gianluigi, sotto re Mar- 
tino eletto capitano del Monte Erica 
s. Giuliano vi si stabili diffinitiva- 
mente e chiarissima quindi la famiglia 
divenne. Altro Valerio nel 1487 ac- 
quistò la baronia delle Saline di Tra- 
pani, ove passò ad abitare, fondando 
altro nobile e distinto casato, peroc- 
ché le prime nobili cariche di detta 
città ei tenne. Si sa dal Minutolo poi 
che un Polidoro fu inviato ambascia- 
tore al re di Tunisi 1507, e che un 
Gianfrancesco 1623, ed un altro Po- 
lidoro 1691 furono cavalieri geroso- 
limitani. 

Arma giusta il Minutolo : di rosso, 
con una fascia d'oro, caricata da cin- 
que stelle d' azzurro , accompagnata 
da nn monte d'oro di cinque cime 
movente dalla punta, ed una colomba 
d'argento con ramo d'oliva nel becco, 
posta suUa sommità. Corona di bai'o- 
ne. — Tav. LII. 9. 

Morello — Questa famigha trae origine dal- 
l' antica Castileoni di Milano, come 
accenna il Martirano segretario di 
Carlo V con queste parole : Maurelli 
jorius Castileoni dicehantur, sunt qui 



dicuni a Mantua Ciselpnae GoUiae 
urbe oriundas, alii vero Mediolano. 
Fu portata in Siciha, al dir di Mu- 
gnos, da un Gandolfo Morello nobile 
milanese a tempo de' Guelfi e Ghi- 
bellini Gasandosi in Messina , d' onde 
la famiglia si sparse in altre città del- 
l' isola, e precipuamente in Caltanis- 
setta, ove giusta il Villabianca un Fer- 
dinando Morello e Gueli acquistò la 
baronia del Trabonello 1747. 

Arma: di rosso, con un castello a 
tre torri merlate d'oro di cinque pezzi, 
sinistrato da un leone dello stesso, 
rampante contro la porta aperta del 
campo. Corona di barone. Cimiero: 
un cavallo morello nascente e inal- 
berato. — Tav. LII. n. 
Morfino — Oriunda da Verona questa fa- 
miglia, secondo accenna il Manente 
nella sua Cronaca Veronese, vuoisi 
derivare dalla Nogaroli , stante un 
Vanni di Guglielmo di Nogaroli essere 
stato il primo a cognominarsi Mor- 
fino senza lasciare l' antico di Naga- 
roli per aver mostrato calva la testa 
in occasione d'una giostra in Verona 
1261. Il Mugnos afferma essere stata 
in Siciha portata da un Guglielmo 
Morfino de' Nogaroh di Savona 1428, 
capitano de' fabrici regi in Alcamo 
ed a' servigi del conte di Modica. Da 
lui vari distinti personaggi che si di- 
ramarono in Salemi e Palermo, for- 
mando i baroni della Cambuca, e di 
Bellavilla. 

Arma : d' azzurro , con una banda 
d' oro, bordata d' argento, caricata da 



un'aquila spiegata e coronata di ne- 
ro, unghiata di rosso, afferrante cogli 
artigli due testudini di verde, in atto 
di gettarle sopra un capo calvo al 
naturale, posto sopra un grosso sasso 
di azzurro. Corona di barone. — Ta- 
vola LII. 12. 

Hoi'isco — Famiglia nobile siracusana, co- 
me scrive INIugnos, portata in Noto, 
ove figurò tra le più antiche feuda- 
tarie, occupato avendo le nobili cari- 
che di giurato e capitano giustiziere. 
Arma: d'oro, con una testa di Moro 
attortigliata d' argento. — Tav. LII. i3. 

Morra o Di Morra — Antichissima, nobile, mi- 
litare famiglia gota, perocché al dir 
di Mugnos un Morra d'Acerenza ca- 
pitano a' servigi di Totila re de' Goti 
nel partire da Sicilia fu in un attacco 
destinato a guardia dei confini del re- 
gno. Dopo di lui il nome fu mutato 
in cognome; opperò si noti che tutti 
i signori di casa IMorra eljbero lia- 
ronie nel regno di Napoli, propria- 
mente in provincia d'Abruzzo, vantando 
r onore d' aver dato alla chiesa due 
cardinali, ed il papa Gregorio Vili; 
e che solo un Girolamo secondo^e- 
nito, virtuoso cavaliere con Marcan- 
tonio Colonna passò in Siciha, casan- 
dosi con Isabella Montalto de' sio-nori 
di Buccheri, cpude baronia indi ere- 
ditò. Egli stesso, poi secondochè scrive 
il Villabianca, ne fu primo principe 
per concessione di re Filippo IV 1627. 
Da lui un Visconte Morra investito 
1640. Un Francesco di lui figlio in- 
vestito 1658 fu anche principe di Ca- 



273 
strorao 1681, la cui unica figlia Isa- 
bella maritata a Domenico Digiovanni 
principe di Trecastagne trasferì in que- 
st' ultima casa e beni e titoli a lei 
pertinenti. 

Arma: di rosso, con due spade di 
argento, manicate d'oro, poste in croce 
di s. Andrea, le punte in basso, ac- 
cantonate da quattro ruote di sperone 
d'oro. Corona di principe. — Tav. LII. i4. 
Morso — Famiglia nobile itahana, che il 
Baronie vuole fiorentina, incominciata 
in Sicilia al dir di ]\Iugnos, Minutolo 
e del Villabianca, da un Fiorello Mor- 
so, personaggio molto stimato da re 
Ferdinando I di Castiglia da cui ot- 
tenne carico di visitatore degli ufiìcì 
regi, e ne' suoi due nipoti Nicolò e 
Giovanni die origine ai baroni della 
Favarella di qual titolo fu primo ae 
investirsi Brandimarte Morso linea 
che va a sterelire ne' fratelli Dome- 
nico e Calalo Morso , ambi preti ; ed 
ai principi di Poggioreale nel quale 
ramo fiorirono : un Giovanni barone 
di Gibellina 1485; un Antonio barone 
come sopra capitano di Palermo 1615; 
un. Francesco marchese di Gibellina 
e primo principe di Poggioreale 1643; 
un Gaspare investito 1650, cavaliere 
d'Alcantara; un Pietro investito 1660, 
cavaliere di s. Giacomo della Spada 
vicario generale e maestro di campo 
in tempo della guerra di Messina, ove 
sostenne con gran valore il castello 
e terra della Scaletta, pretore di Pa- 
lermo 1680; un Gianfrancesco inve- 
stito 1720, essendo stato capitano di 



274 

Palermo 1694, poi pretore 172S, co- 
lonnello negli eserciti di Spagna, go- 
vernatore di ]\larsala, generale della 
squadra delle galere del regno , ge- 
nerale di battaglia sotto Carlo VI im- 
peratore, commendatore d'Alcantara, 
gentiluomo di camera di re Carlo III 
ed in oltre Ijarone di Castellazzo , 
Montelerose , Morrasini Donzelli , si- 
gnore dell' Abbito, di Ravanusa ecc. 
La linea si estinse colla di lui figlia 
Stefania, moglie di Luigi Naselli, conte 
del Comiso, nel di cui casato passa- 
rono i sopradescritti l)eni e titoli. Non 
rimane tuttavia a perpetuare questa 
illustre famiglia che un ramo cadetto 
diviso tra Comiso e Terranova. 

Arma: di rosso, con un braccio ve- 
stito di verde, movente dal capo, im- 
pugnante un morso di cavallo d'oro. 
Corona di principe. — Tav. LI. o. 
Morlillai'O — Famiglia nobile originaria nor- 
manna, investita delle baronie di Ca- 
drà e del Sambuco nell' epoca arago- 
nese, come dall'elenco de' baroni e- 
seguito d' ordine di re Federico nel 
quale leggesi AdiuolfoMurtillari: qual 
diploma venne dal Muscia e poi dal 
Gregorio pubblicato. Da quell' epoca 
per una coordinata successione d' uo- 
mini, che occuparono le pili distinte 
cariche del regno si perviene a Carlo 
Mortillaro barone del Ciantro, il quale 
per avere sposata Elisabetta Arena 
figlia dell'illustre i^eggente del Con- 
siglio di Sicilia e di Santa Chiara 
presso re Carlo III , il dottissimo 
marchese Girolamo Arena, della tanto 



nobile prosapia degli Arena dei Conclu- 
betti, fece si che il di lui primogenito 
Antonino divenisse marchese con di- 
ploma di re Carlo III 1754, ove chia- 
ma la famiglia Mortillaro ]jreclarissi- 
ma. E poicchè in esso diploma fu fatta 
libertà ai Mortillaro d'imporre il ti- 
tolo di marchese su qualunque loro 
terra avessero stimato, il citato An- 
tonio per riverenza al suocero lo im- 
pose sulla villa pervenutagli dalla fa- 
miglia Arena, e fu riconosciuto quindi 
marchese di Villarena. Da Antonino 
nacquero Carlo, Giuseppe e Girola- 
mo, i quali morirono celilji, onde la 
successione fu aperta in persona della 
seconda linea cioè de' discendenti del 
fratello (h Antonino, che fu Vincenzo 
Mortillaro ed Arena, padre di Carlo, 
genitore dell' attuale marchese Vin- 
cenzo, il quale si el)be il privilegio di 
marchese riconosciuto competere alla 
sua persona e a' discendenti suoi, per 
decisione della Commissione de' titoli, 
e per avviso del Consiglio di Stato, 
con rescritto dei 19 febbraro 1856. 
È egli altresì liarone del Ciantro, ba- 
rone di Pedara cavaliere costanti- 
niano e "'ran croce del r. ordine di 
Francesco I; personaggio esimio, che 
ha sostenuto alti carichi, e dato alla 
luce una folla di pregevolissime opere 
raccolte oggi in 12 volumi compresi 
il Dizionario Siciliano, le Antiche Per- 
gamene della Magione, le Notizie Sta- 
tistiche sui Catasti, un Medagliere A- 
rabo-Siculo, le Leggende Stoìnche Si- 
ciliane del secolo XIII al XIX, e di 



recente le Reminiscenze de' miei tem- 
pi; quali opere tutte ben dimostrano 
un uomo di esterminata erudizione spe- 
cialmente nelle cose patrie, un valente 
economista e finanziere, un letterato 
di merito straordinario. Figlio di sì 
illustre personaggio, è il marchese 
Carlo IMortillaro e Benso, uomo di 
fornita istruzione, distinto agronomo 
e viticultore. 

Arma giusta il Villabianca: d'az- 
zurro, con la colomba volante d'ar- 
gento, portante col becco un ramo- 
scello di mortella di verde. Elmo e 
corona di marchese. Trofeo militare. 
— T.vv. LII. 6. 

Mosca — D'azzurro, con due fascio d'oro, 
la prima caricata da una mosca di nero, 
accompagnate nel capo da un lam- 
hello di rosso di tre pendenti, ed in 
punta da un giglio d'oro. — Tav. LII. le. 
( Villabianca ). 

Mugnos — Antichissima e nobile famiglia 
spagnuola,'per come accenna Filadelfo 
Mugnos nella sua rinomata opera Tea- 
tro Genealogico delle famiglie nobili 
siciliane, parlando del suo casato con 
documenti in lingua spagnuola. Lo fa 
derivare da un Linajo di Mugnos ca- 
pitano de' romani sotto il consolato 
di Lucio Mumio assai prima dell' era 
volgare. Noi dispensandoci da una 
lunga serie di fasti in quelle contrade, 
ci limitiamo a dire, che due fratelli 
Ferdinando e Raimondo Mugnos, figli 
di D. Luigi degli antichi signoi-i di 
Cardagna, accompagnarono re Pietro I 
d'Aragona nella spedizione di Sicilia 



275 

e n'ebbero larghi compensi. Fioriro- 
no : un Consalvo capitano di Girgenti 
1448; un Francesco governatore della 
camera Reginale 1.519; un Pietro 
governatore dello stato di Butera ; 
un Giambattista di lui figlio primo 
barone di Bulgarano; altro Pietro ca- 
pitan d'arme del regno e giudice del 
Concistoro 1579; infine un Filadelfo 
Mugnos da Lentini e cittadino paler- 
mitano, dottore, cavaliere dell'ordine 
di Cristo di Portogallo, autore della 
sopracitata opera , dell' altra Teatro 
della Nobiltà del Mondo, divisa in tre 
libri, e del Vespro Siciliano, prege- 
voli opere, che dimostrano il ricerca- 
tore istancabile di cose araldiche e 
patirle, le quali comunque censurate 
per inesattezze; avuto riguardo all' o- 
scurità e bassezza de' tempi saranno 
sempre commendevoli e ricercate e 
forse senza di esse non sarebbero 
state possibili tante altre pubblica- 
zioni posteriori. 

Levò per arme: scaccheggiato di 
oro e di azzurro, di quindici pezzi, con 
la bordura di rosso, caricata da otto 
maglie di catene d' oro. Lo scudo ac- 
collato da una croce di Calatrava. — 
Tav. LII. n. 
Munsone — Un Guerao Munsone nobile ca- 
talano secondo riferisce Mugnos la 
portò in Sicilia accompagnando re 
Martino, da cui vistose vigne e ter- 
ritorii si ebbe in Catania. Ivi questa 
famiglia fiorì assai ricca, promossa in 
carichi ed ufiicì importantissimi, ed 
in vero per tacer di altri un Giovanni 



27G 
1489 ed un Pietro suo figlio 1519 
furono egregi capitani. 

Levò per ai'me : d' azzurro, con un 
agnello pascale d'oro, con la bande- 
ruola d'argento. — Tav. Lll. is. 

Muslazzo — Secondo Mugnos, flxraiglia o- 
riunda francese , portata all' epoca 
dei normanni in Sicilia. Fiorirono ; 
un Roberto Mustazzo ed un Gio- 
vanni barone di Castellenato, per es- 
sersi sotto il 2'' re (juglielnio coope- 
rati nel militar servizio di Terrasanta; 
altro Giovanni pretore di Palermo 
1332; un Giacomo pretore come so- 
pra 1347 ed altri che vissero nobil- 
mente. 

Arma : d' argento , con un gatto 
rampante di nero. Corona di barone. 
— Tav. lui. 2. 

Musliola — Da Piacenza fu portata in Si- 
cilia al dir di Mugnos questa fami- 
glia per un Giovanni INIustiola col fi- 
glio Uberto familiare di re Pietro li 
dal quale fu sempre impiegato in su- 
premi carichi del regno , fermando 
sua stanga in Agosta, ove in compenso 
di suoi servigi ottenne da re Fede- 
rico 111 i territori della Targia gran- 
de, quali poi ebbe confirmati il di lui 
figlio Franceschino. 

Arma: di verde, con una donnola i 
corrente d'argento. — Tav. LUI. 3. 

Mata Muli — 11 Mugnos appoggiato al 
Manente ed al Flaminio Rossi vuole 
sia questa un' antica e nobile famiglia 
originaria d'Orvieto di Romagna, pas- 

J) Animale mammifero. 



sata in Siciha sotto re Federico li e 
precisamente in Messina, ove vanta 
un Tono Muta beneficato da re Lu- 
dovico 1343, un Leonardo senatore 
1410, un Luca senatore 1419. Fio- 
rirono altresì in Palermo: Giacopino 
e Nicolò Muta gentiluomini assai ric- 
chi , Manfredo, Giovanni e Pietro, 
senatori ed vm dottor Mario, giudice 
della R. G. Corte che scrisse molte 
opere significanti , come a dire sulle 
Consuetudini di Palermo, sulle Pra- 
monatiche, su' Capitoli del regno, e 
sulle Decisioni. 

Arma : d' azzurro , con un' aquila 
d'oro, uscente dal mare in atto di mu- 
tar le penne, e mirante un sole d'oro, 
orizzontale a sinistra. — Tav. LUI. i. 
Muzio — Stando al Baronio ed al Villa - 
bianca, troviamo questa nobile ed an- 
tica famiglia derivare da un Cajo Mu- 
zio Scevola romano l'anno 507 av. G. 
i di cui successori giusta Mugnos — 
teatro della nobiltà del mondo — sotto 
quella repubblica ilhistraronsi colle 
cariche consolari, tribunizie, pretoria- 
ne, pontificie ecc. Intanto un ramo di 
essa al dir di Cantìi — storia degl'I- 
taliani — passò in Genova, e da qui 
a sua volta altro ramo nel 1500 in Si- 
cilia mercè un Vincenzo Muzio, come 
attestano il Cutelli ed il '^^illabianca 
medesimo. Ivi commendansi: un Giam- 
battista investito dei feudi di Jannello 
e Cascacino 1639, maestro notaro 
del senato di Palermo 1640; un Fran- 
cesco barone di Grottarossa, Giuffo 
e Capisotto investito 1639, non che 



di detti feudi di Janncllo e Cascacino 
1G43 . essendo stato maestro notare 
perpetuo del senato di Palermo 1623; 
maestro notaro ed arcUivario della 
R. Corte Pretoriana, carica comprata 
in feudo 1637, maestro segreto del 
regno 1640, e giudice di detta R. Corte 
Pretoriana 1641 ; un Casimiro Muzio 
e Groppo investito 1644, spedaliere 
di s. Bartolommeo 1680 , senatore 
1691, che con Francesca Cliacon de 
Salinas procreò Antonino e Tomma- 
so; il primo investito 1706, spedaliere 
dell'Ospedale Grande 1710 e sena- 
tore 1711, la di cui linea continuò 
sino ad Antonino Muzio e Piraino 
investito 1766, morto senza figli es- 
sendo l'eredità ricaduta nella sorella 



N 



i — Secondo l'erudito Villabianca, as- 
sai nobile ed antichissima famiglia na- 
poUtana, derivata dalla Caracciolo dei 
duchi di Martina. Fu portata in Si- 
cilia da un Nicolò Caracciolo detto 
volgarmente di Napoli d' onde il no- 
me, seguendo il partito di Federico II 
di Aragona dal quale per suoi segna- 
lati servizi si ebbe il governo perpe- 
tuo della città di Troina, ove fondò 
la famiglia, diramandosi poscia in al- 
tre città del regno e precisamente in 
Palermo. Vanta illustri personaggi; 
come un Marco di Napoli valoroso 
cavaliere sotto la disciphna del gran 
capitano Consalvo de Cordova ; un 
Francesco vicario generale del regno 



277 
Teresa maritata a Giuseppe de Ma- 
ria ed Ortolani; il secondo cioè Tom- 
maso progenitore d'Innocenzo barone 
delli ^langanelli per dritto della ma- 
dre Faustina Sant' Agata e Piata- 
mone, senatore 1753-63-72, speda- 
liere come sopra 175S, governatore 
del Monte di Pietà 1760, e tesoriere 
del senato 1762. Da questo ramo ne 
venne Innocenzo padre di Basilio Mu- 
zio e Salerno. 

Arma giusta il Villabianca: d'oro, 
con una coppa tU nero, fiammeggiante 
di rosso, col braccio destro armato 
d'argento, la mano di carnagione tra 
le fiamme, impugnante un pugnale di 
nero alto in palo. Corona di Inirone. 

— Tav. lui. 4. 



e reggente del supremo Consiglio di 
Italia 1.557; un Girolamo presidente 
del Concistoro , maestro razionale e 
deputato del regno 1594; un Giuseppe 
reggente come sopra, e fondatore nel 
1618 della terra di Campobello di cui 
fu primo duca 1638, e poi dell'altra 
di Resuttana 1624; un 2° Girolamo 
cavaliere d'Alcantara e primo prin- 
cipe di Resuttano 1627; un Vincenzo 
.vescovo di Patti, ed indi arcivescovo 
di Palermo 1648; un 2" Giuseppe in- 
vestito del principato di Resuttano 
1636, del ducato di Campobello 1643, 
governatore de' Bianchi 1654 e del 
Monte di Pietà 1673, il di cui fratello 
Pietro fu primo duca di Bissana 1670» 

35 



278 

cavaliere di Calatrava, menino della 
regina Elisabetta di Spagna, tenente 
generale della squadra delle galere 
del regno, per la qual carica in vari 
incontri ei molto si distinse riportan- 
done gravi ferite; un Federico inv. 1697. 
capitano giustiziere 1669, pretore 1701, 
vicario generale in Catania 1708 , 
grande di Spagna ereditario , genti- 
luomo (li camera del re Vittorio A- 
medeo di Savoja. consigliere di Car- 
lo VI imperatore, da cui ottenne il 
privilegio di aggiungere alla sua ar- 
ma o'entilizia un leone d' oro ed il 
motto: viro costanti 1128; un Pietro 
principe di Monteleone inv. 1704, e 
dei suddetti stati 1736, capitano giusti- 
ziere e pretore 1741 , gentiluomo di 
camera di re Carlo 111, deputato del 
regno , vicario generale alla Noara ; 
altro Federico governatore della com- 
pagnia della Carità 1755 , la di cai 
linea venne a continuare sino al vi- 
lmente Girolamo Napoli e Settimo prin- 
cipe di Resuttano ecc. Altro ramo di 
detta famiglia scorgiamo ne' principi 
di Bonfornello e baroni di Pirrana, 
di cui investissi 1718, un Cristoforo ; 

di Napoli e Bellacera, figlio di Fede- ' 

i 
rico Napoli e Lagrua principe di Re- 
suttano, oggi rappresentato dal prin- 
cipe di Bonfornello D. Francesco di 
Napoli e Settimo, mentre altre linee 
formarono i duchi di Cumia baroni 
di Boccarato Targioni e Francavilla, 
ed i marchesi di Melia baroni di Longi. 
Vanta in fine questa cospicua fami- 
glia non pochi cavalieri gerosolimitani 



trai quali notiamo fra Tommaso 1475, 
fra Giannantonio 1477 , fra Isidoro 
1575, fra Francesco 1571, fra Fla- 
minio 1579 e fra Lattanzio 1602. 

Arnia : d'azzurro, con un giglio ac- 
compagnato nel capo da due stelle, ed 
in punta da un leone il tutto d' oro. 
Motto : viro costanti dentro lo scudo. 
Mantello e corona di principe. — Ta- 
vola LIV. 1. 

Naro — Secondo il iNIugnos ed il Minutolo 
fa di una illustre nobiltà questa fa- 
miglia in Sicilia sparsa in varie città, 
e precisamente in Siragusa e Naro. 
Vanta molti gentiluomini . che occu- 
parono importanti carichi, tra essi no- 
tiamo ; un Giovanni maestro razio- 
nale della reginal camera 1407; un 
Filippo di lui figlio protomedico della 
medesima camera ; un Rinaldo ba- 
rone dei feudi di Cadedi e di Ba- 
dalesi ; altro Filippo maestro secreto 
della reginal camera: un fra Francesco 
cavaliere gerosolimitano 1521; altro 
Rinaldo gran priore di Malta in Mes- 
sina 1548; un fra Giuseppe cavaliere 
come sopra 1571, ed altri che per 
bi'evità tralasciamo. Vuoisi estinta. 

Arma giusta Minutolo : d' azzurro . 
con una testa umana d' oro. Corona 
di barone, a differenza di quella della 
città di Naro, che arma giusta INIu- 
gnos : d' azzurro, con cinque lune di 
argento ordinate 2, 2 e 1, accompa- 
gnate nel capo da una stella d' oro. 
— Tav. lui. 5. 

Naselli — Una delle nobili e cospicue fa- 
miglie d' Italia detta Nasitto e poi 



Naselli; perocché al dire del Villa- 
liianca da' baroni long(.)ì>ardi clil)0 sua 
origine. Intanto sappiamo che un Pe- 
ricone Nasello o Naselli, come cor- 
rotto da Pier o Pietro Ugone a soldo 
di re Federico II nel 1298 la portò in 
Sicilia, ottenendo in compenso di ser- 
vizi militari i feudi di Calotto e Gibil- 
calef Mucarda, non che quello della 
mastra in territorio di Batera. Il di 
lui figlio Nicolò fu altresì annoverato 
nel 1343 tra' baroni feudatari di Piaz- 
za. Ne vennero molti illustri perso- 
naggi come a dire: un 2" Pericone 
intimo familiare di re Alfonso e ba- 
rone del Comiso 1454 ; un Gaspare 
capitano d' arme a guerra della città 
di Marsala; altro Gaspare primo conte 
del Comiso 1571; un Baldassare conte 
come sopra e barone di Casalnuovo 
1599 , fondatore della terra di Ara- 
gona nel suo feudo di Diesi, cavaliere 
di s. Giacomo della Spada, governa- 
"tore della Pace 1607, pretore di Pa- 
lermo 1607, e capitano giustiziere di 
Catania 1613 ; un Luigi primo prin- 
cipe di Aragona 1625, cavaliere d'Al- 
cantara, governatore delle provinole 
di Cosenza ed Abruzzo , pretore di 
Palermo 1760 ; un Baldassare cava- 
liere del Toson d' Oro, vicario gene- 
rale delle città di Girgenti e Licata 
1676, generale d'artiglieria sergente 
generale di battaglia , gentiluomo di 
re Carlo II e pretore di Palermo 1677; 
altro Baldassare principe di Aragona 
investito 1711 , capitano giustiziere 
1724, pretore 1738, cavaUere gero- 



279 

solimitano e del s. Gennaro, maggior- 
domo maggiore consigliere di Stato 
presidente del supremo Consiglio di 
Sicilia e mecenate dell'Accademia Giu- 
. stiniana fondata nel suo palazzo 1722; 
un 3° Luigi principe di Aragona e di 
Poggioreale, marchese della Giliellina, 
conte del Comiso, signore delle terre 
di Castellamare del Golfo, e delle ba- 
ronie di Casalnuovo e Gela , grande 
di Spagna lU prima classe, gentiluo- 
mo di camera di re Carlo III. capi- 
tano della Guardia Pv,eale Viceresria 
del regno, e cavaliere del s. Genna- 
ro, il cui fratello Salvatore rifulse ca- 
valiere gerosolimitano, maggiordomo 
di settimana, brigadiere dell' esercito 
e comandante della r. squadra delle 
Galere del Regno. Questo ramo si e- 
stinse in casa Burgio duchi di Villa- 
fiorita, mentre altre linee formarono 
i marchesi di Flores derivati da Em- 
manuele Naselli secondogenito di Luigi 
Naselli e Saccano primo principe di 
Aragona, ed i duchi di Gela originati 
da Francesco Naselli primo duca di 
Gela 1697, figlio del primo principe 
di Aragona. In quest'ultima linea no- 
tiamo un Domenico governatore della 
Pace 1749, e del Monte di Pietà 1755, 
un Luigi cavaliere gerosolimitano, te- 
nente maresciallo e governatore di 
Cremona in Italia, ciambellano nella 
imperiai corte di Vienna; un Giovanni 
maestro razionale di toga del tribu- 
nale della r. camera 1772 , e final- 
mente un Giambattista principe di Fi- 
carazzi' arcivescovo di Palermo. Que- 



280 

sta linea va ad estino'uersi in casa 
Trigona principi di s. Elia. 

Arma : d' azzurro, con una fascia, 
sormontata da un leone nascente, ac- 
compagnata in punta da tre palle al- 
lineate in fìiscia il tutto d'oro. Corona 
e mantello di principe.- — -Tav. LIV. 2. 

Naso — Il Mugnos vuole questa famiglia 
d' una chiarissima ed antica nobiltà , 
facendola derivare da Firenze per un 
Giovanni di Naso ovver Nasi, che nel 
reggimento di re Federico II passò 
in Sicilia, fermato essendosi in Mes- 
sina. Un Roberto di lui figlio ottenne 
da re Federico III il casale di s. Ste- 
fano di Briga 1365. Ne vennero vari 
illustri personaggi, tra' quali un Fran- 
cesco barone di s. Stefano 1416; un 
fra Giovanni cavaliere gerosolimitano 
1464 ; altro Francesco giudice della 
Corte Straticotiale di Messina 1474 
e della G. Corte 1475; un Pietro 
giudice della detta G. Corte 150-3, 
ed avvocato fiscale 1513. Altro ramo 
scorgiamo in Trapani , derivato da 
Matteo di Naso messinese, barone della 
Salina Grande , ivi tenendo tutti gii 
ufficii nobili. Fiorì anche in Malta e 
nell'isola di Gozo. 

Arma: d'oro, con un leone di nero 
mirante i raggi di un sole orizzontale 
a destra; comunque il ramo di Mes- 
sina armasse giusta Minutolo: di ros- 
so, con un leone d'oro, ed una sbarra 
di azzurro attraversante sul tutto. 
Corona di barone. — Tav. LIV. e. 

Natale Natali — Famiglia nobile jìaìermi- 
tana, ascritta giusta Inveges all'or- 



dine senatorio; vanta poi al dir del 
Villabianca un Domenico Natale mar- 
chese di Monterosato, investito 1726. 
maestro portulano del regno; un Tom- 
maso investito 1752, letterato di me- 
rito, e portulano del regno. La linea 
maschile trovasi estinta. 

Arma: d'azzurro, con un leone co- 
ronato d'oro, tenente un ramoscello 
di verde, mirante una stella dello stes- 
so, posta nel canton destro del capo, 
ed una sbarra d' oro attraversante sul 
tutto. Corona di marchese. — Tavo- 
la LUI. 8. 
Natoli — Nobile famiglia termìnese, origi- 
naria di Provenza. Un Giovanni Na- 
toli al dir del Villabianca la trapiantò 
in Messina, ove fu aggregata all'ordine 
senatorio nel 1458. Ottenne egli Tinse- 
gna del cingolo militare come regio mi- 
lite 1517. Vanta molti i'a"guardevoli 
personaggi come a dire: un Giovan Forti 
Natoli primo principe di Sperlinga 
1627. l)arone di s. Bartolomeo, di Bi- 
lici , di Capuano , ed Alburchia ; un 
Francesco investito 1637, barone di 
s. Piero sopra Patti, che acquistò il 
vassallaggio della terra e baronia del 
Mojo, rammentato dal Collurasi, Fo- 
cili e Ricci autori storici; un 2" Gio- 
vanni investito 1669, primo deputato 
della sanità di Messina; un 2° Fran- 
cesco investito 1704, regio consigliere 
della giunta di Commercio di Messina 
1738; un 3° Giovanni investito 1741, 
duca d' Archirafi in detto anno , ca- 
valiere gerosolimitano e distinto let- 
terato , per la di cui morte i titoli 



passarono al nipote Francesco Mon- 
cada e Natoli dei principi di Monte- 
cateno. Altri rami di questa famiglia 
derivati dai principi di Sperlinga ci 
presenta il Villabianca ne' marchesi 
di Caraporotondo in Messina, e nei 
marchesi Natoli in Palermo quest' ul- 
timi rappresentati oggi dal marchese 
Giuseppe Natoli. 

Arma giusta il Minutolo : d'azzur- 
ro . con la torre merlata d' argento , 
piantata nel fianco destro dello scudo 
sopra uno scoglio al naturale, battuto 
dal mare d' azzurro e d' argento, mo- 
vente dalla punta, sinistrata da un leone 
coronato dello stesso. Corona di mar- 
chese. — Tav. lui. I. 
Nava — Condinsalvo e Guttierre Nava ca- 
valieri castigliani, originari d'Alema- 
gna militando sotto re Martino die- 
dero principio in Sicilia, per quanto 
ne riferisce Mugnos , alla loro fami- 
glia. Indi s' impiegarono a' servigi di 
re Alfonso, da cui il Guttierre fa e- 
letto suo armigero, e nel 1521 si ebbe 
il castello e casale del Sigilo nel du- 
cato di Calabria col carico ili grande 
almirante, oltre ai feudi di Pancali e 
di Ramusuli in terra di Lentini; in fine 
comprò la baronia di Bondifè , ren- 
dendosi ceppo dell' illustre ramo di 
Siracusa, nel quale fiori un fra France- 
sco, cavaliere garosolimitano 1549. Al 
Guttierre successe il fratello Condisalvo, 
signore dell'isola di Pantelleria e del 
feudo della Marza nell'isola di Malta 
come dall' Abela — Malta Illuslrata — 
Ivi troviamo gli encomi d' uno Svero 



281 
Nava valoroso marino 1467 , d' un 
Giovanni prode nella difesa del forte 
di Casterloch in Egitto, d' un Alvaro 
capitano di due galere 1475, ed altri. 
Arma: bandato ondato d'oro, e di 
rosso di sei pezzi. Corona di barone. 
— Tav. lui. 7. 
Navarro o !\avarra — Famiglia spagnuola di 
antica nobiltà sparsa in Malta ed in 
Sicilia, ove fu portata al dir di Mu- 
gnos da un Giovanni Navarro, accom- 
pagnato avendo re Martino il vec- 
chio. Ugolino ed Andrea si ebbero da 
re Alfonso il governo dell'isola del 
Gozzo , ed Andrea ottenne il feudo 
della Miragha nel 1453; fu egli un 
distinto filantropo istituendo vari pii 
legati in favore di orfane indigenti 
donzelle, amministrati col titolo di o- 
pera tlel fu Andrea Navarro. Pel dip- 
piìi V. Elenco de Rettori della Pia 
Opera di A. Navarro per Federico 
Lancia di Brolo 1872. 

Arma : di rosso , con catenelle di 
oro, in quadrati concentrici, come si 
rileva dagli stemmi della detta Ope- 
ra. — Tav. LUI, 9. 
Navazzo — Giusta Minutolo famiglia nobile 
terminese. 

Arma : d' azzurro, con una torre di 
oro, accompagnata da una palla dello 
stesso posta innanzi la porta. — Ta- 
vola LUI. 10. 
NuVe — D'oro, con la nave di nero a vele 
spiegate d'argento, solcante un mare 
d' azzurro. — Tav. LUI. o. (Villabianca). 
Negri — Una delle primarie famiglie di 
Genova portata in Sicilia e con pre- 



282 

cisione in Palermo, come scrive Mu- 
gnos. (la un Giovanfrancesco Negri 
sotto re Alfonso, da cui consegui molti 
onorati carichi. Un Fazio Ji lui fi- 
glio comprò da re Giovanni V ufficio 
di segreto di Palermo; ed un Nicolò 
fiorì castellano di Caltagirone 1593. 
Arma: d'oro, con una fascia den- 
tellata di nero , sormontata da tre 
gigli di azzurro. — T.w. LUI. 12. 

IVegronc — Di nero, con tre pali d'oro. — 
Tav. lui. 13. (Villabiancaj. 

iVicastl'O — D'azzurro, con una torre d'oro, 
merlata di quattro prezzi aperta e fi- 
nestrate di nero , sormontata da tre 
stelle d' oro. — Tav. LIII.'u. (Villa- 
bianca). 

l\ÌCOSÌa — Di rosso, con una fascia d'oro, 
accompagnata nel capo da una croce 
scorciata d' argento . ed in punta da 
un giglio d'oro. — Tav. LUI. ir>. (Vil- 
labianca). 

I\Ìglio — Secondochè riferisce Mugnos, la 
è questa una famiglia italiana della 
città di Novara, incominciata in Si- 
cilia da Paolo ed Andrea Niglio ai 
servigi di re Alfonso, da cui gl'in- 
troiti della Regia Corte della città di 
Piazza 1443 si ebbero ; perlocliè ivi 
fecero stanza, rendendosi progenitori 
di vari distinti personaggi, che occu- 
parono cospicue cariche. 

Arma: d'azzurro, col nibbio volante 
d' oro, tenente cogli artigli un pulcino 
dello stesso. — Tav. LUI. io. 

Dììscino — Famiglia piacentina, cominciata 
in Sicilia, giusta Mugnos, da Angelo 
Niscino a' servigi di re Ludovico, dal 



quale ottenne le secrezie di Salemi, 
ove si rese progenitore di non pochi 
virtuosi gentiluomini. . 

Arma: d'azzurro, con una fascia cu- 
cita di nero, sormontata da tre oche di 
argento. — Tav. LUI. it. 
Nobili Dcnobili — Antichissima famiglia ita- 
liana , denominata de Nobili a causa 
del liiniio dominio della città di Lucca 
sua patria; come rileviamo da un an- 
tico albero di famio'lia. Primo a venire 
in Sicilia a stabilirsi in Monte Erico, 
fu Goffredo De -Nobili 1140, creato 
da re Ruggiero capitano del littorale 
e delle isole, edificato avendo la torre 
di s. Sofia. Fiorirono di essa : Bal- 
doino consigliere della regina Costanza 
e castellano di Erico 1194; Rodolfo 
presso r imperatore Federico qual av- 
vocato dell'impero 1225; Guglielmo 
signore di Bonagia; Caro regio milite 
1347; Giovanni regio milite, maestro 
razionale, e governatore della Camera 
Reginale 1378; Caro 2°,' capitano giu- 
stiziere 1411; Pietro regio familiare 
governatore di Monte s. Giuliano, e- 
letto castellano per se e suoi, da re 
Alfonso 1432; Antonino regio castel- 
lano e capitano giustiziere 1553; Bar- 
tolomeo fondatore del convento dei 
Cappuccini; Pietro 2\ castellano come 
sopra e primo a passare in Trapani, 
ove i suoi posteri tutte le nobili ca- 
riche dal 1605 in poi degnamente oc- 
cuparono. Vanta moltissimi cavalieri 
gerosolimitani, tra cui sono degni di 
speciale menzione fra Giovanni com- 
mendatore e ricevitore di Augusta, fra 



Giuseppe gran priore in Messina 1733, 
e fra Francesco commendatore al ser- 
vizio di re Amedeo di Savoja. _ 

Arma concordemente agli autori: 
d' oro, con l' aquila spiegata e coro- 
nata di nero, diviso e semipartito in 
punta di rosso e di azzurro, e la fti- 
scia palo d' argento soprastante sul 
tutto. Elmo di nobile antico. — Ta- 
vola LIV. 5. 
Nolcdo — Di rosso, con un leone rivoltato 
e coronato d' oro, ed una sbarra di 
azzurro attraversante sul tutto. — -Ta- 
vola Appendice (Villabianca). 
Nolarbarlolo — Secondo il Mugnos, ed il 
Villabianca, famiglia d'una antica no- 
biltà detta Notarbartoli. Pregiasi de- 
rivare da Bartolo signore di Ander- 
nacco nell'Alsazia, il quale passato in 
Italia con l' Imperatore Ottone nel 
979 in qualità di alfiere imperiale 
tenne il posto di governatore della 
città di Pisa. Un Lucbin di lui figlio 
fu chiamato da' pisani Lucbin d' In- 
terbartolo, valquanto dire Luchino del 
signor Bartolo, ciò che die occasione 
al nome di questa chiara famiglia, che 
ben tosto si sparse in Firenze, Siena, 
Perugia ed altre primarie città d'ita- 
li;i.. Ivi fiorirono : un Bartolo figlio 
di Luchino governatore di Pisa 1232; 
un Eugenio eletto conte di Salandra 
e di Picerno dall'imperatore Federico II 
1248; un Guido capitano dei Ghibel- 
lini in Firenze 1265; un Achelao, che 
militò a favore de' Pisani contro i 
Genovesi 1284; un Almerico cavaliere 
di Rodi 1303, e poi abate di s. Cle- 



283 

mente, un fra Pietro dottissimo nelle 
divine lettere; un Corrado rettore di 
Siena, ed altri che per brevità trala- 
sciamo. Fu portata questa famiglia in 
Sicilia, e precisamente in Catania da 
un Pier Notarbartolo fiorentino segre- 
tai-io di re Federico li dal t[uale in 
compenso di suoi segnalati servigi ot- 
tenne la carica di castellano di Po- 
lizzi 1300, quale ebbe poi confirmata 
da re Pietro 11 il di lui figlio Bar- 
tolo Notarbartolo agnominato Tarta- 
glia Farfaglia 1339. Un Giovanni 
uomo assai dotto fu vescovo di Patti 
1433, i cui fratelli furono progeni- 
tori de' baroni di Vallelunga, di Vil- 
lanova, del Sichechi, delli Manchi, 
della Tuccia, della Gulfa e della Van- 
nella, da' quali ne derivarono i prin- 
cipi di Sciara, qual titolo ottenne un 
Filipppo Notarbartolo e Cipolla, ba- 
rone di Carcaci e della Sciara per 
concessione di re Carlo 11 1671. Me- 
rita speciale menzione un Francesco 
Paolo Notarbartolo e Pilo principe 
di Sciara, gentiluomo di Camera, 
cavallerizzo di corte di re Ferdinando I, 
non che cavaliere del s. Gennaro, e 
governatore della nobile compagnia 
della Pace 1787. Ramo rappresentato 
da Francesco Paolo Notarbartolo e 
Vanni, principe di Sciara, gentiluomo 
di camera di re Francesco II, cav. del 
s. Gennaro, e del gerosohmitano, erede 
rappresentante l'illustre casa Sando- 
val principi di Castelreale e marchesi 
di s. Giovanni. Altri due rami di que- 
sta famiglia scorgiamo; nei baroni di 



284 
s. Anna Magabeci e Bombinetto oggi 
duchi di Villarosa titolo proveniente 
dalla casa Zati, pel matrimonio di Fran- 
cesco Notarbartolo con Angela Zati 
duchessa di Villarosa, e che oggi rap- 
presenta Fx'ancesco Notarbartolo e 
Moncada, cavaliere gerosolimitano, il 
di cui figlio Pietro porta il titolo di 
conte di Pi-iolo, ed è altresì erede dei 
titoli delle nobili famiglie Lucchesi 
Palli , e Marziani e nei marchesi di 
Miraelrio in persona oggi del mar- 
chese Gaspare Notarbartolo e San- 
tostefano. 

Arma : d' azzurro, con un leone di 
oro, accompagnato da sette stelle dello 
stesso poste in cinta. Corona di prin- 
cipe. — Tav. LIV. 3. 
Nolo — Secondo il Mugnos, Nicolò e Gia- 
como di Noto padre e figlio gentiluo- 
mini .palermitani servirono in Napoli 
sotto re Alfonso da cui vari compensi 
si ebbero nel 1438. I loro discendenti 
in seguito si sparsero in Messina ed 
in Malta, ove occuparono le cariche 
di giurato, e si congiunsero in pa- 
rentela colle primarie famiglie di quel- 
r isola. 

Arma: d'argento, con un leone di 
nero. — Tav. LUI. is. 
Nolo di Palermo — Famiglia diversa senza 
meno da quella riportata dal Mugnos, 



stante il primo che di essa fa men- 
zione il Villabianca è un Andrea Noto 
barone del Petraro investito 1706 , 
giudice della R. C. Pretoriana di Pa- 
lermo 1773. Ne venne un 2° Andrea 
investito 1791, che fu governatore del 
Monte nel 1771, ed altri sino al vi- 
vente barone Andrea Noto capitano 
neir esercito italiano. 

Arma: d'argento, con l'albero al 
naturale, nodrito nella campagna fio- 
rita, addestrato da una stella di verde. 
Motto : avulso uno non deficit al- 
ter. Corona di barone. — Tav. Ap- 
pendice. 
Novello — Il Mugnos ritrova questa fami- 
glia fra le antiche della città di Po- 
lizzi 1330, originata da Claudio No- 
vello provveditore del regio Palazzo 
di re Federico II, ed in seguito capi- 
tano di Polizzi. 

Arma : d' argento , con due bande 
di rosso. — Tav. LUI. io. 
Nuccio — Antica e nobile famiglia sparsa 
al dir di Mugnos, nelle città di Maz - 
zara ed Alcamo, ove sin del 1270 
ha goduto i primi uffici. Vanta un Ni- 
colò Nuccio , che mori nella guerra 
di Ravenna servendo 1' imperatore 
Carlo V. 

Arma: d'oro, col giglio di rosso. 
Tav. lui. 20. 



285 



Oddo Odili — Questa famiglia , stando a 
quanto ne riferisce il Mugnos sull'au- 
toi-ità del Crescenzi, sembra derivare 
dalla Figiiadoni, originata dalla Gon- 
falonieri, che in Piacenza fiori nel 
1131 ; sebbene il Zazzera la vuole di- 
scesa da Pietro d' Oddo fratello di 
Pierrivalle. Polagnato e Broccardo, 
quattro chiarissimi capitani germani, 
che furono lasciati dall' imperatore 
Federico II, suoi vicari in Italia, dai 
quali nacque Oddone, che fu proge- 
nitore di questa famiglia. Checcliene- 
sia di tutto ciò è ctu'to, eh' ella fiorì 
in varie città d' Italia come Piacenza, 
Fano, Lodi, Perugia e Napoli. Fu 
portata in Sicilia da Enrico, Andrea 
e Giovanni d'Oddo, che stabilironsi il 
pi'imo in Polizzi, il secondo nel monte 
s. Giuhano, ed il terzo in Noto, te- 
nendo le primarie cariche. 

Arma: d'azzurro, col calice posto 
nel canton destro della punta, accom- 
pagnato da sette stelle poste in cinta, 
e sinistrato da un leone , il tutto di 
oro. — Tav. LV. 1. 

OldoillO — 11 Mugnos sull'autorità di Gio- 
vanni Manenti, fa rimontare questa 
famiglia sino ai tempi della gran con- 
tessa Matilde, signora delle Romagne. 
Si distinse un Oldoino secretarlo della 
, predetta contessa, per la di cui morte 
si ebbe il governo della città di Cre- 
mona nel 1100, ivi fondando sua ftimi- 
glia, che in seguito si sparse in Ge- 
nova, e di là in Sicilia per un Fran- 



cesco Oldoino tesoriere delle bolle 
della Crociata, indi del regno e mar- 
chese della Grammontagna 1651, co- 
me dal Mllabianca. 

Arma giusta Mugnos: diviso; nel 
P di rosso, con la serra d'oro posta 
in banda, ed un drago dello stesso 
soprastante sul tutto ; nel 2'' d' azzur- 
ro, con tre fasce d' oro. Corona di 
marchese. — Tav. LV. 2. 

Oliveri — stando al Mugnos ed all'Inve- 
ges, famiglia d'origine spagnuola, ve- 
nuta in Sicilia col re Martino il vec- 
chio per un Ferrenchio Olivera, padre 
di Pietro, cui successe un Francesco, 
che dalla regina Isabella ottenne vari 
importanti carichi, non che la castel- 
lania di Lentini 1491. 

Arma giusta Inveges : d' azzurro, 
con r albero d' ulivo verde, accostato 
da due teste di leone d'argento. — 
Tav. LV. 3. 

Oliveri d'Acquaviva — Nobile famiglia j^a^^r- 
mìtana, della quale il Villabianca ci 
porge ; un Pietro Oliveri chiarissimo 
ministro presidente del Tribunale del 
r. Patrimonio 1675, ed indi reggente 
del Consiglio di Madrid, morto 1678; 
un Michele primo duca di Acquaviva 
1686; altro Pietro investito 1688, 
ministro superiore della compagnia 
della Carità 1708 ; un Francesco in- 
vestito 1751, ministro come sopra e 
progenitore del vivente duca d' Ac- 
quaviva Francesco Oliveri e Del Ca- 
stillo. 

36 



286 
Arma giusta Villabianca. — v. Tav. 
Appendice. 

Olloqui — Cliiarissima famiglia, che giusta 
Mugnos prende origine dalla città di 
Pamplona in Navarra, illustrata da 
un fra Martino Martines de OUoqui, 
cavaliere gerosolimitano e priore di 
Navarra. Fu portata in Sicilia dai fra- 
telli Giovanni Martinez e Martino 01- 
loqui, stabilendosi nella città di Tra- 
pani ove si congiunsero con le pri- 
marie famiglie. 

Arma : d' oro, con tre bande di ne- 
ro, e la bordura di rosso, caricata da 
api d' oro. Elmo di nobile antico, ed 
il motto: jìotìus moìn qìiam fedari. — 
Tav. LV. 4. 

Ondes D'Ondes — Famiglia nobile oriunda 
francese, dimorante in Nizza, come 
risulta da autentico diploma in per- 
gamena d'Aix 1 marzo 1668, tran- 
suntato in Palermo per ordine del 
viceré di Sicilia agli atti di notar 
Sardo e Fontana 22 gennaro 1702, 
e da un albero genealogico di fami- 
glia altresì in pergamena. In detto 
diploma nell'attestare la chiara nobiltà 
della famiglia D'Ondes, si fa menzione 
di un Lodovico de Hondis, cavaliere 
milite e signore di Castelnuovo 
1528, di un Andrea signore d'Allons 
1629, e di un Cesare signore d' Al- 
lons e de la Mottière. Ne venne una 
serie d'altri illustri personaggi, che 
imparentarono con nobilissime fami- 
glie, tra le altre la Doria di Genova, 
l'Alberti di Firenze. Un Giambattista 



D'Ondes ed Alberti secondo ne rife- 
risce il Villabianca, la trapiantò in 
Palermo , ove in seguito fu ascritto 
alle nobili confraternite della Carità 
e di s. Tommaso dei Greci , nelle 
quali r ufficio di superiore sostenne. 
Intanto rileviamo, che detto Giambat- 
tista sposò una Crisi baronessa di 
s. Ludovina, cui successe un Barto- 
lomeo, padre di Giannantonio e di 
Vito, e questi in altri documenti si 
vede titolato barone di Rosa. Il primo 
fu ceppo del vivente Bartolomeo D'On- 
des e Rau insigne professore di Dritto 
Romano nell'Università di Palermo ed 
uno dei primari del foro di detta cit- 
tà: il di cui avo Bartolomeo D' On- 
des Susinno rifulse colla carica di 
consultore del governo dal 1825-30; 
il secondo cioè Vito ceppo degli at- 
tuali D' Ondes-Reggio, cospicuo ramo 
che pregiasi d'aver dato: un Barto- 
lomeo D'Ondes e Gerbino, che fu go- 
vernatore del Banco e sergente mag- 
giore del senato di Palermo, cariche 
assai nobili, ed i viventi fratelli Vito 
D' Ondes-Reggio, insigne pubblicista, 
famoso oratore nel parlamento italiano 
per la difesa dei dritti della Chiesa ; 
Giovanni già deputato al parlamento, 
direttore del Museo di Belle-Arti in 
Palermo, autore di vari pregiati scrit- 
ti , e Gioacchino conte di Gallitano 
per regia concessione ottenuta il 26 
febbraro 1826. 

Arma giusta i citati documenti : di 
oro, con tre bande ondate d' azzurro. 



Lo scudo sormontato da elmo di ca- 
valiere con svolazzi d'oro e d'azzurro i. 
Ondo — Famiglia ligure, d'antica e chiara 
nobiltà, che il Mugnos vuole origi- 
naria di Odonetto antico console di 
Genova , volgarmente detta Oneto. 
Un ramo di essa si trasferì in Mon- 
dovi del Piemonte rendendosi chiaro 
per virtuosi soggetti, come un Gian- 
nantonio castellano di Mondovi 1399; 
un conte Alberigo segretario maggiore 
del duca Filiberto di Savoja 1472; 
un Gianfrancesco cameriere maggiore 
del duca Carlo I di Savoja 1486. Fu 
portata in Sicilia da un Arnaldo 0- 
neto inclite milite sotto re Federico II 
da cui ottenne concessione di terre 
con privilegio dato in Catania 1300. 
Un Raffaele fu riconosciuto nobile da 
re Pietro II, 1341. Dal detto Raffaele 
una serie di distinti personaggi, for- 
mando i marchesi di s. Nicolò , duchi 
di Sperlinga, principi di s. Bartolomeo; 
ed i principi di s. Lorenzo. Nella pri- 
ma linea notiamo un Gianstefano in- 
vestito dei sopraddetti titoli 1667, go- 
vernatore del Monte di Pietà di Pa- 
lermo 1673-77-78; un Domenico pri- 
mo Bisconte della terra e stato di 
Francavilla investito 1680, governa- 
tore dei Bianchi di Palermo 1685; 
un Francesco investito 1698, gover- 
natore come sopra 1709 ; altro Gian- 
stefano investito 1710, governatore 
1720, capitano giustiziere di Palermo 

1) Noi avevamo pubblicato la tavola LV col blasoue ri- 
portato dal Villabianca, quando ci pervennero i precitati do- 
cumenti che ci obbligarono a rettificarlo. V. Tav. Appendice. 



287 
1734; un 2° Francesco investito 1747 
la (h cui linea viene ad estinguersi 
con la signora Marianna Oneto e 
Monroy. Nella seconda linea commen- 
dansi: un Tommaso Oneto principe di 
s. Lorenzo 1697 ; un Giambattista in- 
vestito 1726, barone del feudo di Ci- 
polla , deputato del regno , capitano 
giustiziere di Palermo 1746, e gen- 
tiluomo di camera di re Carlo III; 
un 2" Tommaso governatore della 
compagnia dei Bianchi 1763, gover- 
natore della città di Modica 1757, ed 
altri sino al vivente Tommaso Oneto 
principe di s. Lorenzo. 

Arma giusta Mugnos : diviso, d' oro 
e d'azzurro, con un'albero d' ona fo- 
gliato di verde, sradicato, sull'oro, e 
fustato d' oro, due leoni dello stesso, 
controrampanti , affrontati al tronco , 
suir azzurro. Corona di principe. — 
Tav. LV. 6. 

Onofrio — Di rosso, con 1' acpiila spiegata 
e coronata d' argento. — Tav. LV. 7. 
(Villabianca). 

Opezzi agili — Antica famiglia ^j«5a«a^ detta 
anche Pizzinga, pregiandosi derivare 
da Opezzinga figlia dell' imperatore 
Ottone, al dire del Bandense giure- 
consulto pisano e del Mugnos, che la 
vuole stabilita in Sicilia e precisa- 
mente in Palermo e Messina, sin dal - 
r epoca aragonese; imperocché in Pa- 
lermo riporta pretori Rinaldo Opez- 
zinga 1334, Roberto 1336, ed altro 
Rinaldo 1393; in Messina un Gerardo 
stratigoto 1354, indi ambasciatore di 
re Martino 1393. Altro passaggio in 



288 
Palermo ci dà il Mugnos di questa 
nobile famiglia verso l'anno 1500 pei 
fratelli Obizio e Tillio Opezzinghi pi- 
sani. Obizio, che acquistò il casale di 
Palazzo Adriano , ed il di lui figlio 
Vincenzo, che ne fu l^arone. Cita poi 
un Pipino capitan d' arme del regno, 
ed un Pietro cavaliere gerosolimitano. 
Levò per arme : d' oro. con un' a- 
qnila spiegata di nero. Corona di ba- 
rone. — Tav. LV. 8. 

Orfeo — Secondo il Minutolo, famigUa no- 
bile di Randazzo, oriunda pisana. 

Levò per arme : d' oro, con la rapa 
di verde. — Tav. LV. p. 

Orioles — Da' castelli Arriols ed Orriols, 
corrottamente appo noi Orioles, nella 
Spagna, dice Mugnos, prende nome 
questa nobilissima e storica famiglia 
originaria di re goti; perocché veg- 
giamo taluni capi di essa figurare 
tra i principi di Catalogna e i conti 
di Barcellona, come da r. diploma 
dato a Capua il 20 giugno 1442. La- 
sciando intanto al Surita il resto delle 
glorie di tal famiglia in quelle con- 
trade, ci limitiamo a dire, che un Be- 
ringario figlio di Bernardo celebre 
nelle guerre di Spagna la trapiantò 
in Sicilia accompagnando re Pietro d'A- 
ragona, dal quale in compenso di mi- 
litari servigi si ebbe il castello e la 
terra di Sampiero sopra Patti, la terra 
di Raccuja ed il governo e la castel- 
lania di Taormina. Si distinsero: altro 
Beringario barone d'Ucria, Cianciana, 
Piraino, Martini, Fabbrica, Solicito e 
Comitini ; un 3° Beringario milite au- 



rato 1393; un Manfredo camerlentro 
di re Alfonso 1427 e stratigoto di 
Messina ; un Pietro cavaliere geroso- 
limitano, famoso nella guerra di To- 
rà, ove perde combattendo la vita; 
un Giambattista barone di Fontana 
Fredda, ministro della nobile Compa- 
gnia della Carità; una Felicia prin- 
cipessa di Castelforte ; un Gaspare 
conte della Bastiglia cav. d'Alcantara, 
letterato e mecenate, autore di varie 
poesie siciliane ; un Mauro scrittore 
non ispregevole di memorie storiche 
letterarie; un Federico sommo giure- 
consulto, giudice del Concistoro 1713, 
che lasciò preziosi manoscritti alla 
biblioteca di s. Domenico. Epperò la 
famiglia si divise in vari rami : un 
Corradino die origine ad una serie di 
baroni di Cabica e signori di Raglia, 
Sara e CoUabosa 1541 ; un ultroge- 
nito di Giambattista barone di Fon- 
tanafredda a quella dei baroni di Gian- 
cascio, Regalturco, e Petra Calata- 
soldeni ; un Gianfrancesco all' altra 
dei baroni del Comiso, Fontanafredda 
1541, poscia conti della Bastiglia 1652; 
una Margherita investita primo prin- 
cipe di Roccapalumba 1630 die co- 
minciamento ai principi di questo no- 
me; una Felicia figlia d' Orazio barone 
di Sampiero, al ramo de' principi di 
Castelforte 1657 , del qual titolo fu 
la prima ad investirsi; vin Pietro 0- 
rioles e Moncada alla serie de' baroni 
di Gattaino e Forestavecchia 1671: 
rami tutti estinti ; infine un Carlo ba- 
rone di Mancina alla linea degli at- 



tuali baroni Orioles, rappresentati oggi 
in Palermo da un Carlo Orioles e 
Natoli barone di Mancina. 

Arma giusta diploma di re Alfonso 
d' Aragona concesso al r. milite Be- 
ringario d' Orioles: di rosso, con un 
leone coronato d'oro, rampante ad 
un monte di tre cime del medesimo, 
posto nel canton destro della punta 
dello scudo. Corona di principe. — 
Tav. LV. 16. 
Orlando — Famiglia di Alcamo secondo 
Minutolo. 

Arma : d' azzurro, con una lozanga 
fiorata d' oro. — Tav. LV. io. 
Ortolano — Nobile famiglia jj«sfl;za, derivata 
da un Guido Ortolano vicario dell'im- 
peratore Federico II, che lo chiama 
suo amico anziano, ricordando d'avere 
mantenuto a sue spese per giorni dieci 
tutto r esercito imperiale, e dichiaran- 
dolo d'antica nobiltà, come rilevasi 
da un privilegio spedito in Barletta 
il 24 lu2,Iio 1235 in favore del di lui 
figlio Gualdo vessilliero del cennato 
imperatore, e che si conserva in Cefalù. 
neir archivio del vivente D. Carlo 
Ortolano barone di Bordonaro. Que- 
sta fomiglia passò in Sicilia nel XIII 
secolo, e s'ebbe la signoria dell' isola 
di Gozzo, non che i feudi di Damisa, 
Libione, Delia ed altri , come riferi- 
scono Mugnos, Muscia, Villabianca ec. 
Un ramo di essa si conserva tuttora 
in Cefalù ne' baroni di Bordonaro 
Soprano, ed ha conservato sempre il 
suo lustro pe' soggetti di merito, le 
sue dovizie, opere di liberalità e be- 



289 
neficenza, nobili alleanze, non meno 
per luminose cariche occupate di ca- 
pitano d' Agrigento, pretore di Paler- 
mo e protonotaro del regno quale e- 
sercitò il celebre giureconsulto An- 
drea Ortolano , barone di Pasquale , 
morto 1631. Meritano in oltre spe- 
ciale menzione; un Emmanuele Or- 
tolano de' baroni di Pasquale , che 
visse in Palermo sino al principio del 
corrente secolo in riputazione di di- 
stinto scienziato , avendo dato alle 
stampe varie opere, tra le quali le 
Biografie degi' Illustri Siciliani in vo- 
lume 18; un'Isabella Ortolano dei 
baroni Pasquale, che rimasta vedova 
del marchese d' Alimena e poscia del 
principe Lanza, lasciava il feudo di 
Pasquale per opere pie , e vestendo 
infine abito monacale moriva in odore 
di santità nel XVII secolo ; un Carlo 
barone di Bordonaro Soprano inve- 
stito 1739, ed altri sino al vivente 
barone di Bordonaro Soprano D. Carlo 
Ortolano e Salvo , che sposata una 
Marianna Castelli, figlia del principe 
di Torremuzza, si rese genitore di 
Gabriele. 

Arma diviso: nel 1° di verde, con 
un leone coronato, accompagnato da 
due pini, e da tre stelle nel capo, il 
tutto d' oro ; nel 2° d' azzurro, con un 
cane d'argento, legato ad un albero al 
naturale custodito da una griglia d'oro. 
Corona di barone. — Tav. LV. 13. 
Orliz — Di verde, con una torre aperta e 
finestrata di nero, sormontata da un 
guerriero armato , accompagnata in 



290 

punta da tre palme poste in banda, 
il tutto d' oro ; e la bordura cucita 
di verde caricata da quattro torri di 
oro, aperte di nero. — Tav. LV. 12. 

Oltolini — Pregiasi questa nobile famiglia 
al dir di Mugnos derivare dalla città 
di Lucca, ove tenne le primarie ca- 
riche di quella repubblica. Fu portata 
in Sicilia da un Paolino Ottolini uni- 
tamente a quattro di lui figli Paolo, 
Domenico , Giovanni e Lelio , che si 
resero progenitori di molti chiari gen- 
tiluomini, che fiorirono nelle città di 
Piazza e Vizzini. 

Arma: d'azzurro, con un monte di 
tre cime d'oro, sormontato da un 
daino d' argento. — Tav. LV. 15. 

Osorio — Prende origine questa antichis- 



sima e nobile famiglia dai conti di 
Trastauiara e marchesi di Astorga 
nella Spagna, secondo ci riferiscono il 
Mugnos e l' Inveges. Il primo, che di 
essa al dir di Mugnos passò in Sici- 
lia fu un Giovanni Osorio de Astorsja 
cavaliere di s. Giacomo della Spada, 
capitano di Fanteria spagnuola indi 
straticoto di Messina 1578. Un Giu- 
seppe fu capitano di cavalleria leg- 
giera e senatore in Palermo. A que- 
sta famiglia sembra essere apparte- 
nuto quel celebre Giuseppe Osorio A- 
larcon ministro di Vittoi-io Amedeo II 
re di Sardegna. 

Arma: d'oro, con due lupi di rosso, 
passanti l'uno sull'altro. — Tav. LV. u. 



Padiglione — Famiglia oriunda di Francia, 
ove tenne alti uffici, indi passata in 
Napoli, comprandovi delle ricche pos- 
sessioni come da antichi catasti di 
quelle provincie, nelle quali tuttavia 
vasti territorii portano il nome di 
valle di Padiglione. Altro attestato 
pel lato di Sicilia ci dà lo stemma 
riportato dal Villabianca , non che 
l'aver dato Palermo nel 1827 i na- 
tali ad un Carlo Padiglione, attuale 
stipite di si chiara famiglia, commen- 
datore dell'ordine d'Isabella la Cat- 
tolica, di altri ordini insignito, autore 
di varie opere storiche archeologiche, 
e con particolarità del Dizionario Bi- 
bliografico di S. Marino. Ella viene 



poi meritamente ricordata da' primi 
scrittori di materie araldiche, quali il 
De Magn}^ il Gaddi-Hercolani, il Fe- 
nicia, l'Herault d' Armes, l'Etat Prè- 
sent de la Nobles, il Muccioli, il Le 
Fouet, il Giordano, ed il Galluppi. 

Arma giusta i citati scrittori : di- 
viso; nel 1° d'azzurro, sta il padi- 
glione d' argento , accompagnato nel 
capo da due stelle dello stesso : nel 
2° fasciato di rosso e d' oro, di otto 
pezzi. Elmo di cavaliere. — Tav. LVI. 1. 
Palildeo — Nobile famiglia di Girgenti, giu- 
sta Minutolo, 

Arma : d' oro, col monte di verde, 
cimato da un giglio dello stesso. — 
Tav. LVI. 2. 



Pagano — Arma : d' oro , col pavone ro- 
tante d'azzurro. — Tav. LVI. 3. (Vil- 
labianca). 

Paladini — Arma: di rosso, colla croce 
scorciata d' argento , accantonata da 
quattro gigli d' oro. — Tav. LVI. 4. 
(Villabianca). 

Palagonia — Tralasciando la supposta ori- 
gine della famiglia Palagonia di Na- 
ro , che credesi derivata dalla Palici, 
noi siamo d' accordo col Mugnos , 
che dà per primo ceppo un Rainaldo 
Palagonia ricchissimo barone , che 
andò in Terrasanta, e che figurò po- 
scia nel servizio militare di re Gu- 
glielmo il Buono. Fiorirono in oltre: 
un Gianluca cameriere di re Federico 
III; un Matteo di lui figlio, capitano 
della guardia della regina Maria, ed ac- 
quistatore del feudo di Camastra 1392, 
ed altri distinti personaggi, che occupa- 
rono le prime cariche della detta città. 
Arma: d'oro, col grifo rampante 
di nero. Corona di barone. — Tavo- 
la LVI. 5. 

Palascino — Nobile famiglia di catalogna, ove 
al dir di ^lugnos fiorirono: un Pier- 
luigi Palascino governatore di detta 
provincia sotto re Giacomo II; un 
Guerao governatore di Barcellona sotto 
re Pietro IV; un Guglielmo alfiere 
della milizia di Barcellona; un Ber- 
nardo governatore perpetuo dell' isola 
deUi < Terbi 1313, il cui figlio Nicolò 
sembra essere stato il primo a passare 
in Sicilia, ottenuto avendo da re Fede- 
rico II la castellania di Lentini 1320, 
ove fu anche capitano e giurato, ren- 



291 

dendosi pi^ogenitore di molti distinti 
personaggi , che in varie città dell'i- 
sola si sparsero. Il citato scrittore la 
dà per estinta. 

Arma : d' argento, con due fasce di 
verde, caricate da cinque stelle d'oro, 
poste tre nella prima, e due nella se- 
conda. — Tav. LVI. 7. 
Palermo — Stando al Minutolo famiglia no- 
bile della città di Messina, fiorente 
sotto re Federico III. Sembra, essere 
stato primo ceppo un Salvo Palermo 
cui successe un Giovanni, ed a costui 
altro Salvo maestro segreto del re- 
gno, che passò in Modica. Da lui una 
serie d' illustri personaggi , come un 
Cesare giudice della G. Corte di detta 
città; un fra Diego cavaliere geroso- 
limitano 1645 e ball di Venosa; un 
Giovanni al dir del Villabianca, ba- 
rone di s. Stefano Inferiore e di Galati, 
non che primo principe di s. Marghe- 
rita 1708 ; un Francesco investito 
1715; un Tommaso barone di Castel- 
luccio e possessore delle terre e ca- 
sali di Messina detti s. Stefano Mez- 
zano, di s. JMargherita, di Galati e di 
Mili Superiore; un Girolamo vescovo 
diMazzara 1759, giudice della R. Mo- 
narchia Legazia Apostohca coU'ag- 
gregamento dell'abazia di s. Maria 
di Terrana 1764, ed infine arcivescovo 
di Laudicea ; un Giuseppe Giovanni 
investito de' cennati titoli 1758 e deUa 
signoria col vassallaggio Martini 1 759, 
ed altri. 

Arma giusta Minutolo : partito, nel 
1" d'oro, con un grifo rampante d'az- 



292 
zurro, sormontato da lambello di rosso, 
di tre pendenti ; nel 2° d'azzurro, con 
un leone d'oro, sostenendo sul dorso 
un giglio d'argento. Cimiero : l'aquila 
nascente spiegata di nero , imbeccata 
e coronata d'oro. Corona di principe. 
— Tav. LVI. 8. 
Pallavicino — Famiglia nobile originaria di 
Germania, secondo Mugnos, passata in 
Italia il 960 con Ottone I imperatore, 
per un Adal1)erto Pallavicino, clie qual 
generale di cavalleria avendo ripor- 
tato vittoria contilo l'esercito ribelle 
degl'imperiali di lui figli, il vicariato 
di Lombai'dia si ebbe : indi altre terre 
e castelli , non che il titolo di mar- 
chese; infine comechè possessore della 
provincia del Lazio, oggi Romagna, 
ne fu intitolato duca, togliendo in mo- 
glie una parente dello stesso impe- 
ratore, da cui si ebbe tre figli. Uber- 
tino il primo di essi fu genitore di 
Nicolò che nel XII secolo passò in 
Genova, da dove questo ramo si sparse 
in varie città d' Italia, e segnatamente 
in Sicilia per un Alberto a" servigi 
dell'imperatore Federico II re di Si- 
cilia da cui ottenne la baronia di Pa- 
lazzolo, che poscia perdettero i di lui 
discendenti, acquistando invece la ba- 
ronia della Feria. Un Giovanni fu 
quindi barone di Fiumefreddo I3I3 , 
ed un Nicolò marchese d'Antella per 
concessione di re Fihppo IV 1649 co- 
me dal Villabianca. 

Arma giusta Mugnos : cinque punti 
d'oro, equipollenti a quattro d'azzurro, 
col capo d' argento, caricato di un o 



steccato scorciato di nero. Corona di 
marchese. — Tav. LVI. o. 
Palici, Palizzi o Paiizzolo — L'Inveges appog- 
giato al Fazello vuole questa fcrniiglia di 
origine normanna, che INIugnos riporta 
cominciata da un Riccardo condottiero 
della cavalleria del duca Roberto Gui- 
scardo neir acquisto di Sicilia, impe- 
rocché cacciati i Mori da Calta^irone 
a Militello e sgombrato quinci il ter- 
ritorio de' laghi Palici, i di lui figli 
per immortalarne la fama da' detti 
laghi presero il cognome. Il primo di 
essi Roberto fu straticoto di Messina 
1115; locchè rilevasi da un privile- 
gio in pergamena presso il cavaliere 
Vincenzo Rosso ' leontinese , riferito 
dal Mauc'eri e fra Simone da Lentini. 
Seguendo poi l'Inveges troviamo degno 
d' onorata menzione un Nicolò Palizzi 
gran capitano sotto re Pietro I d'A- 
ragona, pel di cui valore Messina as- 
sediata dalle armi angioine fu eroi- 
camente difesa e quindi ei salutato 
venne padre della patria. El)be un 
fratello giusta Guarrasi a nome Lo- 
renzo stabilito nel INIonte San Giu- 
liano , progenitore di quel ramo Pa- 
lizzi, che in seguito fu chiamato Pa- 
iizzolo, ed una sorella Giovanna ma- 
dre di s. Alberto dell' ordine di Mon- 
tecarmelo. Tra i personaggi illustri 
intanto troviamo: un Vincigue rra gran 
cancelliere del regno, signore di Ca- 
marata 1303, quale stato die in dote 
all'unica sua fio'lia Macalda casata 
con Sancio d'Aragona; un Damiano 
gran cancelliere del regno, cappellano 



maggiore e ciantro della cappella rea- 
le, protonotaro logoteta e vicario ge- 
nerale del reono 1340. conte d'Asa- 
re , e signore di Golisaro , esiliato , 
morto in Pisa 1348; un JMatteo conte 
di Navara 1337, signore di Ciminna, 
Tripi, Saponara, Caronia colla foresta 
del feudo di Donato ne' territori di 
Castrogiovanni , maestro razionale e 
procuratore generale del r. Patrimo- 
nio, viceré del regno di Sicilia 1352, 
usato avendo del dritto di coniar mo- 
neta colle armi proprie , celebre per 
essere stato a capo della fazione la- 
tina, che trionfante governò per qual- 
che tempo sotto i reali aragonesi con- 
tro la catalana, e per la quale assas- 
sinato dal popolo in Messina finì con 
perdervi la vita insieme ad una parte 
di sua famiglia 135G; un Antonio ca- 
nonico della cattedrale di Messina, 
che per la morte del padre conte Mat- 
teo mettevasi in possesso di tutti i 
paterni beni 1356; un Francesco conte 
di Capizzi bandito 1356 per aver con- 
giurato contro lo zio Matteo, indi lo 
stesso anno reintegrato ; un Rug- 
giero barone di Tortorici 1416. Tor- 
nando ora til detto ramo di monte 
s. Giuliano, veggiamo in esso distin- 
guersi: un Francesco figlio del cen- 
nato Lorenzo , indi il nobde Gio- 
van-Pietro, primo a chiamarsi Paliz- 
zolo, perocché atteso i di lui gratuiti 
e segnalati servigi da re Alfonso eletto 



293 

venne castellano di detta città 1456, 
come risulta da certificati della Cancel- 
leria del Senato di Monte s. Giuliano, 
e da un diploma di Carlo V imperatore 
dato in Bruxelles 1553, esecutoriato 
in Palermo 1554, in persona del re- 
gio milite e cavaliere aurato nobile 
Giovanni Antonio Palizzolo. Passi ivi 
altresì menzione d'un altro Francesco 
e d'un Andrea valorosi condottieri nella 
spedizione africana; il Giovanni Anto- 
nio fu anche insignito del cingolo mi- 
litare, ed ottenne per se e suoi la 
conferma dello stemma di sua nobile 
fiamiglia, qui sotto descritto, con do- 
vervi aggiungere dice stelle d'argento 
di sci raggi nella parte superiore dello 
scudo. Da lui una serie d'illustri gen- 
tiluomini , che le nobili cariche ri- 
petutamente occuparono di gmrato , 
di patrizio e di capitano giustiziere, 
ascritti alle nobili compagnie de' Bian- 
chi di monte s. Giuliano, della Pace di 
Palermo , de' Bianchi di Catania , e 
nell'ordine Gerosolimitano. Tra essi 
meritano infine speciale menzione : 
un Francesco per aver saputo con- 
servare nel r. Demanio la sua pa- 
tria; un Salvatore consigliere della 
Suprema Corte di Giustizia in Paler- 
mo, onore e splendore della siciliana 
magistratura, morto l'anno 1831; un 
Giuseppe intendente della provincia 
di Girgenti , consigliere della Gran 
Corte de' Conti, cavaliere gerosoli- 

37 



294 

mitano coli' onore di commendatore, 
morto il 1871. padre dell'autore di 
quest' opera, i 

Arma concordemente agii autori , 
e la citata conferma e nuova conces- 
sione imperiale: d'azzurro, a tre pali 
d' argento scorciati aguzzi di sopra e 
di sotto, sormontati da due stelle di 
argento di sei raggi. Elmo di nobile 
antico con lambrequini volanti d' az- 
zurro e d'argento, lo scudo accollato 
da trofeo militare. — Tay. LVI. o. 
Pallliei'i — Stando al Mugnos famiglia in- 
glese d' antica nobiltà, sparsa in ]Mi- 
lario , Napoli ed altre città d' Italia. 
Venne poi portata in Sicilia da' fra- 
telli Riccardo e Matteo Palmiero ai 
servigi della regina Margherita, mo- 
glie di re Guglielmo I ; perloccliè fu- 
rono assai stimati. Epperò il Riccardo 
sali al vescovato di Siracusa, cbe per- 
mutò con quello di ÌNIessina 1183; ed 
il Matteo il castello ed il governo 
della città di Naro si ebbe, essendo 
genitore di Fulco uno dei primi ba- 
roni del suo tempo, che di non pochi 
feudi terre venne in possesso. Infine 
questa famiglia à sempre goduto l)a- 
ronie. feudi, ed uffici supremi. 

Arma giusta Inveges: scacchegeriato 
d'argento e d'azzurro di quattro file. 
— Tav. LVI. io. 
Palmei'i di i\(iro — D'azzurro, con l'albero 
di palma verde fustato e fruttifero di 
oro, sormontato da un giglio del me- 



1) Più copiose notizie di tutta la famiglia possono rinve- 
nirsi nella monografia intitolata: La Famiglia Pali; zi notizie 



desimo sinistrato da un leone d' ar- 
gento.— Tav. LVI. 11. (Villabianca). 
Palniei'ino — Giusta Mugnos famiglia no- 
bile pisa7ia, oriunda della Lei. Fiori- 
rono in Pisa: Pietro Palmerino an- 
ziano 1307-13; Roberto anziano 1342, 
1348-51; ed Andrea anziano 1402. 
Un Pierondrea Palmerino con sue due 
grosse navi venne in Sicilia in aiuto di 
re Alfonso 1432, seco portando il figlio 
Gianpietro , che si rese progenitore 
della Simiglia Palmerino di Sicilia. 

Arma : d' oro, col capriolo di rosso, 
accompagnato da tre palme di verde 
poste in palo, due nel capo ed uno 
in punta — Tav. LVI. 12. . 
Palmilllcri — Arma: d'oro, con due brac- 
cia vestite di verde tenenti tre palme 
dello stesso. — ■ Tav. LAT. 13. 
Palmola — Chiarissima ^famiglia spagnuola 
delle Provincie di Astui'ie e di Va- 
lenza. Un Giovan Peres Palmola, fi- 
ttilo di Alvaro Perez Palmola, al dir 
di Mugnos la portò in Sicilia, ser- 
vendo in molte guerre re Alfonso, 
dal quale ottenne le castellanie di 
Marsala e- di INIazzara. Commendasi: 
un Flaminio Palmola dottore in legge 
mudice della R. G. Corte e maestro 
razionale 1553, ed indi reggente di 
Sicilia nel Supremo Consiglio d'Italia. 
Arma: d'azzurro, con un braccio 
armato, movente dal fianco sinistro 
dello scudo, impugnante una palma 
d'oro. — Tav. LVI. u. 



e documenti pii- V. Pallzzoln Gravina Barone di Ramionc- 
Palermo Tip, Tambwello 1872. 



PilllCaldo — Famiglia lombarda, che il Mu- 
gnos dice portata in Sicilia da un Giu- 
liano Pancaldo a' servigi di re Fe- 
derico II, da cui ottenne un gran te- 
nimento di terre che avendo poscia 
infeudato si chiamò feudo di Pancal- 
do. La famiglia si estinse in Messina. 
Levò per arme : dì rosso, con un 
pane d' oro — Tav. LVI. id. 

Pancucci — Un Bartolomeo Pancucci jje- 
sa7io mal soffrendo il dominio fioren- 
tino passò in Sicilia verso Fanno 1400 
con altri nohili pisani, stabilendo sua 
dimora in Girgenti ove secondo Mu- 
gnos i suoi posteri occuparono i pri- 
mi utfìci di quella città. 

Arma: d'azzurro, col capriolo di 
oro. Elmo di gentiluomo cimato da 
un leone d' oro, tenente una spada 
dello stesso alta in palo. — Tavo- 
la LVI. 16. 

Papaleo — Giusta Mugnos antica famiglia 
messinese, oggi estinta. 

Levò per arme : d' azzurro , colla 
croce papale d' oro, di tre pezzi tra- 
versi trifooiiati. — Tav. LVI. n. 

Papardo — Famiglia di chiara nobiltà in 
Messina, ove al dir del Minutolo oc- 
cupò cariche distintissime. Commen- 
dansi : un fra Pietro cav. gerosolimi- 
tano 1570; un Francesco senatore 
1765-73 e principe del Parco, titolo 
pervenutogli per la madre Violante 
del Pozzo investita 1737 , come dal 
Villabianca; infine i due viventi fra- 
telli Giuseppe e Carlo Vittore teatini, 
il primo mentissimo arcivescovo di 
Monreale; il secondo vescovo di Patti. 



295 

Arma: inquartato; nel 1° e 4** di 
oro, con tre caprioli piìi scuri dello 
stesso cuciti; nel 2° e 3'' d'oro, con 
una fascia d'azzurro; sopra il tutto 
d' oro, al collo di pozzo di rosso, at- 
torniato da due dragoni di verde, con- 
trorampanti ed affrontati, con le code 
annodate e passate in croce di san- 
t'Andrea. Coroaa di principe. — Ta- 
vola LVII. IL 
Pape — Illustre noljilo famiglia fiamminga, 
cominciata in Sicilia da Adriano Pape 
nobile d'Anversa, discendente da A- 
riberto Papen o Papes, segretario di 
Teodorico Alfatio , conte di Fiandra 
1127, come dal Mugnos appoggiato 
al Chitffe e Paradino — Nobiliari Gal- 
lici — Ei si stabilì in Palermo, e fu 
progenitore di quel milite Giantom- 
maso Pape, che dall'imperatore Car- 
lo V, ottenne nel 1535 conferma del 
suo stemma gentilizio con l'aggiunta 
dell' aquila imperiale. Un Cristofaro 
Pape rifulse deputato del regno e pri- 
mo protonotaro di sua famiglia. Indi 
due rami formaronsi : uno dei duchi 
di Protoameno, titolo riportato da un 
Giacinto figlio del precedente sotto 
re Carlo II I67I, illustrandovisi : un 
2° Cristofaro cav. di s. Giacomo, com- 
mendatore di s. Calogero, gentiluomo 
di camera del duca di Baviera, bri- 
gadiere degli eserciti del re Cattolico, 
morto 1720 comandando l' artiglieria 
col grado di tenente generale; un Luigi 
marchese della Scaletta 1718, duca 
di Protoameno I72I, governatore dei 
Bianchi di Palermo 1722; altro Già- 



296 

cinto maestro razionale di cappa e 
spada dalla r. Camera 1758, genti- 
luom'o di camera, cavaliere del s. gen- 
. naro, due volte pretore di Palermo 
1760-66, mecenate de' letterati, fon- 
datore nel suo palazzo dell' Accademia 
delle Arti e Scienze; si estinse. Il 2° 
ramo presenta i duchi di Giampilieri, 
titolo ottenuto da im Ugone altro fi- 
glio del cennato Cristofaro sotto detto 
re Carlo II 1675, protonotaro del re- 
gno, c'overnatore de' Bianchi 1677-00, 
maestro portulano e deputato. In esso 
ramo notiamo : un Giuseppe Pape 
primo principe di Valdina 1706, go- 
vernatore de' Bianchi 1714; un Igna- 
zio investito 1743, maestro razionale 
di cappa e spada del tribunale del 
r. Patrimonio 1758 , gentiluomo di 
camera, protonotaro del regno, il di 
cui fratello Ugone fu vescovo di Maz- 
zara 1772; un Pietro gentiluomo di 
camera cavaliere del s. Gennaro e 
dell'ordine Gerosolimitano; un Igna- 
zio gentiluomo di camera; un Salva- 
tore fratello del precedente, maggior- 
domo di settimana di re Ferdinando II, 
e oran croce del r. ordine Costanti- 
niano . ed il vivente Pietro Pape e 
Vanni, principe di Valdina, duca di 
Giampilieri ecc. gentiluomo di camera 
di re Francesco II. 

Leva per arme : d' oro , con una 
fascia d'argento cucita, caricata da tre 
croci di s. Andrea di rosso, sotto al- 
tra fascia di rosso , sormontata da 
un' aquila imperiale di nero, accostata 
da due gigli di rosso, ed una foglia I 



(o pampina) di verde posta in punta. 
Corona e mantello di principe. — Ta- 
vola appendice. 

Parastanglies o Peraslaiighcs — FamigUa ca- 
talana, dice Mugnos portata in Si- 
cilia il 1443 da un Antonio Perastan- 
ghes, che da re Alfonso per militari 
servigi il feudo di P^agalbici in ter- 
ritorio di Sutera ottenne; indi stabi- 
litosi in Termini procreò Pietro ca- 
stellano 1485. 

Arma: d'argento, con tre bande di 
azzurro, abbassate sotto una rio-a dello 
stesso, caricata da tre lune rivoltate 
del campo. — Tav. LVIl. i 

Paraldi'e — Secondo Minutolo nobile fami- 
gUa palermitana , della quale si di- 
stinsero : un Vincenzo , un Girolamo 
1540 ed un Carlo barone del feudo 
di Brocato 1565. 

Arma: d'azzurro, col fiume in punta 
con tre mazze d' argento. Corona di 
barone. — Tav. LVIl. 2. 

Parisani — Antica nobile i-dmìgììa. italiana, 
originaria d'Alemagna; perocché, dice 
Mugnos appoggiato al Ritonio , un 
Lodolfo Suardi barone alemanno ebbe 
un figlio a nome ^Merino, forte e va- 
loroso cavaliere , che discacciato da 
Bergamo per odio di famiglia contra- 
ria fu d;x Carlo V accolto in Fran- 
cia, e quinci adoperato in trattativa 
di nozze tra il fratello del re (iuca 
di Lorena e la figlia del duca di Mi- 
lano. In compenso n'ottenne, che suo 
figlio Alberico sposato avesse Arma- 
childe Parisana figlia naturale del 
detto re con 10,000 fiorini d'oro di dote 



sicché passato in Milano col duca no- 
vello sposo, in grazia di tal servizio 
il governo perpetuo della città di To- 
lentino pel duca suocero conferito an- 
che ehhe. Da lui un R,uggiero , che 
lasciando il proprio cognome quello 
materno di Parisani volle adottare. 
Uno de' suoi figli Alberto intanto per 
grave disgusto colla famiglia Ugoni 
si trasferì in Sicilia e precisamente 
in Siracusa, ove casatosi, i suoi figli 
occuparono distintissime cariche , ed 
un Pv.u£ì'L>iero fu barone di jNIolocca. 

Arma: inquartato; nel 1" e 4°, di 
azzurro, col monte di sei cime d'ar- 
gento, nel 2° e 3° d'azzurro, con tre 
bande d' argento. Corona di barone. | 
— V. Tav. appendice. 
Parisi — Tra le famiglie illustri, che pas- 
sarono da Francia in Sicilia co' prin- 
cipi normanni troviamo la Parisi, che 
secondo il cronista luceburgense sem- 
bra avere avuto origine da Gualterio 
Parisio governatore di Pari"i nel 998. 
Trapiantata in Cosenza contò fra gli 
altri Pietro Paolo cardinale di s. chie- 
sa. Visse ella con isplendore eziandio 
in Napoli e Bologna, occupato avendo 
supremi carichi. Portata in Sicilia da 
Gualterio e Pagano Parisi fiori in 
Messina, Mineo e Castrot'iovanni. ricca 
di feudi e di regi asseo'namenti. Vanta 
un Ptaimondo seirretario di re Alfonso 
e presidente del regno; un Dionisio 
segretario, tesoriere e luogotenente 
di maestro segreto ; ed il Ijeato Gia- 
como Parisi da Caltagirone morto 
1529. Da' Parisi di Castrogiovanni, 



297 
baroni de' feudi li Comuni, li Rapi 
e Milocco, discendono i nobili patrizi 
di Palermo , marchesi dell' Ogliastro 
indi principi di Torrebruna, dei quali 
fiorirono: un Trajano 1G28, cav. del- 
l'ordine di Calatrava e governatore del 
Monte di Pietà 1634-35; un Simone in- 
vestito 1638, governatore della compa- 
gnia della Pace 1651, e governatore del 
Monte 1663, ed altri illustri gentiluo- 
mini che per brevità tralasciamo. 

Arma: d'azzurro, con tre fasce, ac- 
compagnate da un giglio nel capo, 
e tre stelle poste due sotto la pri- 
ma fascia, ed una in punta; il tutto 
d' oro. Corona di marchese. — Tavo- 
la LVII. 5. 

Quella di Mineo e Lentini: d'az- 
zurro, con una lancia posta in fascia, 
accompagnata da tre teste di cavalli re- 
cise, le prime due nel capo affrontate 
miranti due gigli, la terza in punta, 
addestrata da un giglio, il tutto d' oro. 
— Tav. LVII. 4. 

Parisi (li Cosenza e di Palermo — Deriva que- 
sta nobile famiglia, al dir di Mugnos, 
da Parisio , figlio del conte Pagano 
governatore di Cosenza. Un Angelo 
Parisi gentiluomo cosentino la portò 
in Palermo nel 1531, ove mantenen- 
dosi con molte ricchezze si rese pro- 
genitore di distinti gentiluomini. 

Arma : d' azzurro, con un castello 
merlato d' oro, aperto nel fianco de- 
stro , ed un braccio armato impu- 
gnante una croce patente d'oro, spor- 
gente dalla porta. — Tav. LVII. 5. 

Parlila — Secondo pensano il Crescenzi e 



298 

Flaminio Rossi, famiglia veneta, che 
Mugnos dice portata in Palermo da 
un R,uggiero di Parata nobile vene- 
to, che Gasatosi ad una Lucrezia Bar- 
resi si ebbe a fi"'li Giacomo. Simone 
castellano di Mazzara, e Ruggiero ca- 
stellano del r. palazzo , maestro ra- 
zionale e finalmente viceré del regno 
1436. Vanta non pochi distinti per- 
sonaggi, che furono straticò di Mes- 
sina, pretori di Palermo, capitani giu- 
stizieri e senatori, possedendo le ba- 
ronie della Sala, Racali e Valguar- 
nera. Si estinse in famiglia Alliata 
pel matrimonio di Fiammetta Parata 
con Giuseppe Alliata barone di Vil- 
lafranca. 

Arma giusta Mugnos ed Inveges : 

DO D 

d' oro, colla pianta di ruta sradicata 
di verde. Corona di barone. — Ta- 
vola LVII. 7. 

Pasquale — Famiglia valenziana, che Mu- 
gnos vuole portata in Palermo da un 
Giacomo Pasquale gentiluomo di Va- 
lenza, da cui un Perotto castellano 
di Sciacca 1463. ed altri personaggi 
che furono senatori. 

Arma : d' oro. con quattro pali di 
rosso, ed un agnello pasquale d' ar- 
gento con banderuola dello stesso , 
caricata da una croce di rosso sopra- 
stante sul tutto. — Tav. LVII. s. 

Pasqualino — Il Delellis annovera questa 
famiglia tra le antiche e nobili di 
Bari, facendola derivare dalla Pasqua- 
ligo di Venezia. Commendasi in Pa- 
lermo il marchese Francesco Pasqua- 
lino, letterato, illustre giureconsulto 



e presidente. Egli innanzi a' patrizi 
di detta città di Bari fecesi a pro- 
vare essere discendente diretto del 
nobile Donato Pasquahno sindaco 1571 
e 1572, e quinci ascritto allo elenco 
delle famiglie, che godono del nobi- 
le-sedile chiuso, non che a' registri 
del regno di Napoli. Un tal ramo fiori- 
sce tuttavia in Palermo, imparentato 
a molte nobili famiglie , rappresen- 
tato da Giuseppe Pasqualino e Pilo 
maggiordomo di settimana di re Fran- 
cesco li. 

Arma giusta il Villabianca : d' az- 
zurro, con la banda d'oro, sostenente 
due civette al naturale affrontate e 
beccanti. Motto — In Volucres Prii- 
dentiores. — Tav. LVII. 9. 
PassaiietO — Stando alMugnos, famiglia ?2or- 
manna, portata in Sicilia da un Rug- 
giero signore di Passanete , che ac- 
quistò alcune ville in Calabria, ed in 
Sicilia la baronia di Grassuliato ed 
altre terre. Fiorirono : Riccardo, An- 
gelino e Roberto militanti in Seria 
con Baldovino loro parente all'acqui- 
sto di Terrasanta; Giovanni barone 
di Busana; Ruggiero giustiziere del 
vai di Noto e castellano di Lentini, 
eletto dall' imperatore svevo Enrico ; 
altro Riccardo rimunerato per la sua 
fedeltà e segnalati servigi da re Fé- 
dorico del titolo di conte di Grassu- 
liato e della terra di Mazzarino; un 
3° Ruggiero annoverato nel servizio 
militare di re Ludovico 1343 fra^ pri- 
mi baroni di Lentini, indi inobbediente 
a re Martino e dichiarato ribelle colla 



confisca di tutte le sue terre. Vuoisi 
estinta. 
Arma: di rosso, con tre bande d'oro, 
ed una fascia dello stesso soprastante 
sul tutto. Corona di conte. — Tavo- 
la IjYU. io. 

Paslurellil — -Chiarissima famifrlia, origina- 
ria di Francia , di cui un Corrado 
Pasturella fu giusta Mugnos primo 
ceppo in Sicilia e precisamente in Si- 
racusa, dalla regina Maria eletto mae- 
stro razionale di sua reginal camera 
1332. Commendansi: Gerardo maestro 
segreto; Nicolò barone di Cariato e 
castellano di Lentini, ove fondò sua 
famiglia; altro Gerardo capitano, se- 
natore di Lentini e governatore della 
camera reginale 1429 . sembra e- 
stinta. 

Levò per arme: di nero, con la 
fascia d'argento, accompagnata da tre 
stelle dello stesso, poste una al capo 
e due in punta. Corona di 1)arone. — 
Tav. LVII. 12. 

Paterno — Illustre nobile ed antica fami- 
glia originaria, al dir del n. Aguile- 
ra, della consolare romana; incomin- 
ciata in Sicilia giusta il Villabianca 
da un Ptoberto Paterno uno de' piti 
strenui guerrieri del conte PtUggiero 
nella espulsione de' Saraceni. Fa egli 
giusta quanto riferisce il Mugnos, pa- 
dre di Costantino e di Arcbipreta 
moglie di Gerardo d'Altavilla nor- 
manno. Dal detto Costantino ne venne 
in Catania una numerosa serie d'il- 
lustri personaggi, tra cui citiamo un 
Arrigo pretore di Palermo 1377 ; 



299 
un Giovanni vicario generale in Si- 
racusa 1393 , e poscia gran came- 
rario reggente del real Patrimonio 
1397; un Benedetto figlio del pre- 
cedente, ambasciatore del re Martino 
presso il Papa 1393; un Gualteino 
logoteta del i"egno e perpetuo regio 
consiliario 1400; altro Gaalterio let- 
terato encomiate dal d'Amico; altro 
Giovanni arcivescovo di Palermo e 
presidente del regno 150G; un Alvaro 
senatore romano 1525 ; un Ferdi- 
nando gesuita per pietà ed erudizione 
insigne 1604, ed altri che per brevità 
tralasciamo. Si divise in vari rami: 
1° Principi di Biscari, baroni della 
terra degl' Imbaccari Sottani e Mira- 
bella, e delle baronie di s. Filippo di 
Ragusa, Regalciacca, Spinagallo, Bal- 
di, Cubba, Ragona e Sparagona, di 
Bidami ed Alminusa; illustrati da 0- 
razio Paterno erede della Casa Ca- 
stello, baroni di Biscari 1578 a con- 
dizione d' assumerne l' arme ed il co- 
gnome, da cui vari distinti personaggi: 
Agatino , primo principe di Biscari 
investito 1033, vicario viceregio in 
vai di Noto, molto accetto a re Fi- 
lippo non che alla di lui patria Ca- 
tania; Vincenzo genitore d'Ignazio 
1670; altro Vincenzo 1700 che ac- 
crebbe le avite possessioni ; altro Igna- 
zio adorno di non volgare letteratura, 
autore dell'interessante vianr"io in Si- 
cilia fondato avendo l'Accademia Let- 
teraria de' Pastori Etnei, e nel suo pa- 
lazzo un grandioso Museo ricco di 
varie collezioni, oggi venduto. 2^ Du- 



300 
chi di Carcaci e baroni di Bicocca, 
di cui un Vincenzo investito 1725 so- 
stenne r ambasceria del Senato di 
Catania a re Vittorio di Savoja, es- 
sendo stato altresì uno de' tre vicari 
generali del regno spediti in Messina 
a riparo del contagio 1743; da lui 
un Michele barone di Bicocca 1749, 
ed altri sino al vivente Francesco 
Paternò-Grifeo duca di Carcaci. 3° I 
marchesi di s. Giuhano per un Ora- 
zio Paternò-Castello ed Asmundo, in- 
vestito 1732, capitano giustiziere di 
Catania 1733 e patrizio 1739 , qual 
ramo viene rappresentato dal mar- 
chese di s. Giuhano D. Benedetto 
Paternò-Castello. 4° I marchesi di 
Raddusa dai quali provenne la linea dei 
Paterno di Spitalotto illustrati da un 
Vincenzo Paternò-Trigona pretore di 
Palermo 1 844-48 cav. gran croce del- 
l' imperiale ordine di s. Stanislao di 
tutte le Russie, e dal di lui fratello 
Giuseppe luogotenente generale del- 
l'esercito italiano, senatore del regno . 
Linea rappresentata da Achille Pa- 
terno Ventimiglia, che ai suoi titoli 
aggiunge quello di conte di Prades. 5° 
i principi di Manganelli e duchi del 
Palazzo, oggi in persona di un Antonio 
Paternò-Castello principe di Manga- 
nelli, gentiluomo di camera, e pretore 
di Palermo 1851-56, genitore di Giu- 
seppe Paterno ed Alliata duca del Pa- 
lazzo; 6° I marchesi del Toscano. 

Arma: d'oro, a quattro pali di ros- 
so, e la banda d' azzurro , attraver- 
sante sul tutto. Corona di principe e 



mantello di velluto scarlatto, frangiato 
d'oro. — Tav. LVIII. 6. 
Palli — Famiglia di antica e chiara no- 
biltà della città di Messina, dice Mu- 
gnos originata da Anfusio cavaliere 
greco, signore del castello di Stero- 
pe, il quale nell' anno 892 ivi forte- 
mente dall' almirante de' Saraceni as- 
sediato si arrese ìì. patti, che non fu- 
l'ono poscia mantenuti. Epperò l'An- 
fusio ciò prevedendo ricevuto avea in 
ostaggio il figlio del principe saraceno 
Vendecair; ed uscito co' suoi da quel 
forte , giusto nel sito ove è oggi la 
città di Patti, venne da quei barbari 
assalito; del che bravamente difen- 
dendosi nell'ira strangolò il giovine 
ostaggio a vendetta de' non osservati 

OD 

patti. Ei fuggì ricoverandosi entro 
una fortezza, ma ragsriunto infine fu 

OO 

da essi barbaramente ucciso. Quel 
sito, come dicemmo, venne a concor- 
renza de' Saraceni estesamente edi- 
ficato e quindi a perpetua memoria 
di tal vendetta chiamato de' Patti. 
La città poi si accrebbe per le rovine 
dell' antica Tindaride , e dell' antica 
Sterope di già distrutta. La famiglia 
fu anche detta de' Patti a tal riguar- 
do. Di essa fiorirono : un Ansaldo , 
figlio d' Anfusio che membro della 
commissione assicurò al conte Rug- 
giero l'esibito acquisto dell'isola di 
Sicilia; un Riccardo straticoto di Mes- 
sina 1137; un Luzio uno de' capi 
congiurati del Vespro, ricevuto avendo 
la sovraintendenza delle città di Naro 
e Girgenti, perlocchè unitamente ai 



suoi due figli Giannicolò e Pellegrino 
da Federico II 1325 fu creato baro- 
ne. Il Pellegrino intanto la foresta di 
s. Giorgio, Grassetta, Porta di Trai- 
na, la gran foresta di Signi e quella 
di s. Lucia si ebbe. Un Ansaldo fu 
uno dei primi baroni di Messina ai 
servigi di re Ludovico II, il di cui 
figlio Nicolò signore della terra della 
Scaletta, della foresta di Traina, di 
Attilia e Guidomandri ; un Giovanni 
signore del feudo della Placa in Troi- 
na ; un Anselmo ottenne il casale 
di Piazza; un Bartolomeo fa due volte 
senatore di Messina acquistando Ma- 
mula ed Agriato in Cabibria, non che 
la baronia della terra di Linguagrossa 
in Sicilia; uno Scipione cavaliere ge- 
rosolimitano ; un Andrea tre volte se- 
natore e principe de' cavalieri della 
Stella; un Donnizio giudice della Gi^an 
Corte; un Ansaldo barone di Belve- 
dere, tre volte senatore; im fra Italiano 
cavaliere di Malta 1492, ed altri. 

Arma: diviso, di rosso e d'oro, ed una 
sbarra d'azzurro, attraversante sul di- 
viso. Corona di barone. — Tav.LVII. i3. 
Paulillo — Nobile famiglia messinese, di- 
stinta sotto i Normanni, perocché un 
Antonio Paulillo, come riferisce Mu- 
gnos , fu a' servigi militari di re 
Guglielmo il malo. Indi un Eschino 
fu conservatore del Tribunale del real 
Patrimonio 1247; un Costanzo di lui 
figlio vice-grand" ammiraglio di Sici- 
lia 1259 ; un Antonino notaro regio 
di re Federico II; un Nicolò che per 
militari servigi il feudo di Rogalgio 



301 
da Federico III 1364 ottenne. Un ra- 
mo di tal famiglia passò in Gii^genti 
a motivo di matrimonio con la casa 
Monreale de' baroni di Bancnii. 

Arma: di rosso, con una banda di 
oro, sostenente un pavone rotante al 
naturale. — Tav. LVII. 14. 

Pedilepori— Il Mugnos appoggiandosi ad al- 
cuni manoscritti siracusani vuole que- 
sta famiglia romatia, incominciata da 
un cavaliere siracusano chiamato Lu- 
cio, figlio di Aulo-Lucio cavaliere ro- 
mano, che governò sotto l'impero di 
Decio e Valentiano la città di Sira- 
cusa. Da lui un Lucio Pedilepori, cosi 
detto per avere il pie destro a guisa 
di quello d'un lepre. A tal famiglia 
vuoisi fosse appartenuta la Santa Lu- 
cia siracusana. Vanta poi un Lucio 
Antonio Pedilepori detto il magno go- 
vernatore di Siracusa, che chiuse le 
porte della città all' armata dell' im- 
peratore Massenzio ; un Marco Vale- 
rio governatore come sopra nel tempo 
in cui venne l'imperatore Costanzo 
Costantinopolitano : fiorirono in oltre: 
Ripoldo senatore di Siracusa 1408; 
Marcello capitano 1411; Giacomo giu- 
rato 1414; Novello senatore 1417; 
Guglielmo, Gerardo ed Antonio giu- 
rati. 

Arma : d' argento, con un capriolo 
di nero , ed un bastone dello stesso 
attraversante in banda sul tutto. — 
Tav. LVII. 15. 

Pedivillano — Antica nobile famigha di 
Palermo , della quale il Mugnos ci 
ricorda un Antonio Pedivillano sena- 

38 



302 
tore 1444, ed un Filippo capitana" ar- 
me straordinario del vai di Mazzara. 
Arma : di rosso , con una scarpa 
ruvida d' oro, posta in fascia. — Ta- 
vola LVlll. 15. 
Pellegrino — ^ Famiglia nobile e feudataria 
sin da' tempi di re Ruggiero, a' di cui 
servizi come dice Mugnos militò un 
Papiro Pellegrino 1129; la si diffuse 
in Messina, Malta e Palermo. Com- 
mendansi: un Giovanni barone sotto 
re Guglielmo, spedito in Terrasanta ; 
un Tommaso portiere di camera del- 
l' imperatore Federico II ; un Gerardo 
governatore di Malta, ove fondò sua 
famiglia; un Pietro tesoriere del re- 
gno 1433; un Pellegrino dottore in 
legge ed avvocato fiscale della r. Gran 
Corte 1482; un Vincenzo maestro se- 
greto della Camera Reginale 1493, ed 
altro Pietro barone di Campofranco. 
Levò per arme: d'azzurro, col brac- 
cio armato d' oro, movente dal canton 
sinistro dello scudo e tenente un fal- 
cone pellegrino dello stesso. Ma po- 
scia la famiglia adottò d' azzurro , 
con un leone d'oro, vestito di pelle- 
grino. Corona di barone. — Tavo- j 

LA LVIII. 16. ' 

I 

Pensabene — 11 Villabianca ne' suoi opu- i 

scoli ci dà notizia di un Nicolò Pen- j 

sabene, ministro di stato presidente ' 

onorario ed uno de' reggenti del go- i 

verno di Sicilia 1708 ; un Matteo go- I 
vernatore della Tavola e senatore di 

Palermo 1705. { 

Arma: diviso, nel 1° d'azzurro, con 
un'aquila spiegata e coronata d'ar- 



gento; nel 2° d'oro, con tre lance di 
nero poste in isbarra, ed una fascia 
di rosso, attraversante sul diviso. — 
Tav. LVIII. 1. 
Pepi — ^^uolsi questa nobile ed antica fami- 

' glia tragga origine dalla Normandia. Il 
primo che di essa ci presenta Mugnos 
è un Guglielmo valoroso cav. della città 
di Forlì; e per aver posto nel suo scudo 
dei pepi rossi, fu cognominato Pepi, 
dinotante che bruciava per la gloria 
mihtare. Ne venne una serie d'illu- 
stri e valorosi personaggi che si spar- 
sero in varie città d'Italia e precisa- 
mente in Napoli. Fu portata in Sici- 
lia per un cavaliere Damiano Pepi, 
padre di Tancredi ed Antonino a' ser- 
vigi di re Federico III, ottenendone 
varii compensi. L' Antonino fu creato 
cav. e cameriere della regina Bianca, 
ed il , Tancredi il territorio di Stal- 
laini nel Notino si ebbe, per lochè si 
stabilì in Noto , indi eletto luoi^ote- 
nente del castello di Licata 1409. Fio- 
rirono inoltre : un Marcello barone 
di Stallaini e Bonfala, la di cui linea 
ebbe a continuare sino all'epoca del 
citato scrittore , ed un Giovanni al- 
fiere di gran valore nella Fiandra in 
servizio di Ferdinando il Cattolico. 

Arma : d' oro, con tre pepi di ros- 
so, fogliati di verde. Corona di ba- 
rone.— Tav. Lvm. 2. 

Pepoii (di Sicilia) — Una delle più illustri 
e nobili famiglie italiane, che Cesare 
Salvetti scrittore bolognese fa deri- 
vare da Arvoldo VI re d'Inghilterra 
994. Fu portata in Siciha, al dir del 



Mugnos, da un Caismigerio dei Pe- 
poli nobile bolognese, segretario di 
re Manfredi, da cui venne elotto ca- 
stellano di Trapani con privilegio dato 
in Capua 7 luglio 1257. Sono poi da 
commendarsi: un Sigerio castellano 
di Trapani 1297, ed uno de' favoriti 
cavalieri della corte di re Federico II; 
un 2° Cuismigerio figlio del prece- 
dente, eletto da re Pietro II castel- 
lano di Sciacca, quale impiego poscia 
perdette per ribellione. Possedè que- 
sta f;,uniglia le baronie di Fiumegrande, 
Culcasi , Fontanasalsa , Michilcarari , 
Rabici, Salina di s. Todaro e Sana- 
gia. Vanta in oltre varii cavalieri ge- 
rosolimitani, tra cui al dir del Minu- 
tolo fr;i Francesco 1574, fra Filippo 
1631, fra Camillo 1636, fra Taddeo 
1661, fra Mario nella guerra di Can- 
dia 1662 e fra Giuseppe 1684. Viene 
oggi rappresentata da Pietro Pepoli 
e Palizzolo barone di Rabici capitano 
di fanteria nell'esercito italiano. 

Arma: scaccheggiato, d'argento e 
di nero di sei file. Corona di barone, 
cimata da una scimia coronata d'oro, 
posta di fronte, tenente colle zampe 
e con la bocca una spada d' argento 
manicata d' oro , posta in fascia. — 
Tav. LVIII. n. 
Peralta — L'Inveges suir autorità di Con- 
tzen fa derivare questa antica ed il- 
lustre famiglia dalla Navarra. Essa 
fece due passaggi in Sicilia: primo 
per un Guglielmo di Peralta catalano 
accompagnando re Pietro I d'Aragona, 
come riferisce il Sanchez; secondo per 



303 
un Raimondo capitan generale nella 
guerra di Cerdenna, come dal Zurita. 
Da lui ne vennero gli antichi conti 
di Caltabellotta, resi celebri per un 
Nicolò gran giustiziere del regno; un 
Raimondo gran cancelliere e came- 
riero maggiore, ed un Guglielmo gran 
cancelliere e tesoriere 1475. 

Levò per arme : diviso, d' azzurro 
e d' argento. Corona di conte. — Ta- 
vola. LVllI. 4. 

Percolla — Una delle più antiche e no- 
bili famiglie valenziaìte , resa chiara 
al dir di JNIugnos appoggiato a un 
manoscritto di Diego Paimirez per il- 
lustri personaggi, tra cui un Rodrigo 
Percolla familiare di re INIartino , ed 
un Pier Guerao cameriere di re Fer- 
dinando I d'Aragona. In oltre riporta 
un Gianrodrigo cavaliere valenziano 
sotto re Alfonso, maestro notaro della 
r. Gran Corte, e progenitore di vari 
gentiluomini, come a dire un Marco 
secreto di Palermo, ed un Vincenzo 
virtuoso cavaliere presidente del real 
Patrimonio, reggente in Ispagna, ed 
infine inquisitore del regno. 

Ai'ma : d' azzurro, con una sbarra 
accompagnata nel canton destro del 
capo da una stella, e da un monte 
di tre cime nella punta; il tutto d'o- 
ro.— Tav. LVIII. 5. 

Perdicari — Il Mugnos crede questa famiglia 
proveniente dalla Francia, venuta in 
Sicilia sotto il regime di Federico III, 
comunque altri scriva di Federico II 
d'Aragona, per un Bertuccio Perdi- 
cari segretario della regina Eleonora, 



304 

notaro regio del regno, secreto e pro- 
curatore degl' introiti regi , indi per 
sua fedeltà eletto conservatore delle 
armi regie; il di cui figlio Federico 
fu capitano di Polizzi, ove fondò sua 
famiglia, che per l'elasso di piti di due 
secoli occupò i primi posti, e visse no- 
bilmente possedendo la baronia di Ca- 
salgiordano, non che il feudo della 
Sparacia. Un Filippo si caso in Pa- 
lermo e tenne il carico di giurato 
1603; da lui un Francesco maestro 
razionale del regno. 

Arma : d'argento, colla fascia d'az- 
zurro, sostenente un uccello perdicaro 
al naturale. Corona di barone. — Ta- 
vola LVIII. 10 

Periconlali — Famiglia valenziana, giusta 
Mugnos e Minutolo , diffusa in Len- 
tini e Siracusa, nelle quali città nobil- 
mente vivendo tenne le primarie ca- 
riche sin dal 1470. Vanta non pochi 
cavalieri gerosolimitani, come a dire; 
fra Marcantonio di Siracusa 1583, al- 
tro Marcantonio 1616 e fra Francesco 
1628. 

Arma: d'azzurro, con tre pere di 
oro. — Tav. LVIII. 9. 

Periglios Pereilos — Antica e nobile fami- 
glia aragonese, giusta Mugnos, illu- 
strata da Raimondo de Pereilos, vi- 
sconte di Pereilos, che fu nella con- 
quista di Sardegna contro i Genovesi 
1332. Di essa fiorirono: Francesco 
capitan generale di re Pietro d' Ara- 
gona, da cui ottenne in compenso di 
suoi segnalati servigi la villa di Roda e 
Pela col titolo di Visconte ; altro Rai- 



mondo cameriere di re Giovanni I, ed 
ambasciatore presso il re di Francia 
1387 indi bramoso di oloria militare 
venuto con re Martino in Sicilia 1391, 
nel 1416 generale dell'armata di re Al- 
fonso finalmente viceré in Sicilia 1441; 
un Luigi, che nel 1455 acquistata la 
terra di Gagliano piantò questa fa- 
miglia difRnitivamente in Sicilia; il 
di lui figlio Antonio fu pregiatissimo 
cavaliere, mentre altro Luigi figlio di 
quest" ultimo avutosi in Ispagna un 
grosso maggiorasco ivi si trasferì. 

Arma : d'oro, con un leone di rosso. 
Corona di visconte. — Tav. LVIII. le. 
Perdio — Antica nobilissima famiglia /ran- 
cese, originata da un Guntrano gran 
duca d' Agen e di Perignon, che sul 
monte Peroni fabbrico, una torre in 
memoria di sue conquiste ; di là il co- 
gnome. Savasta appoggiandosi al Mu- 
gnos e ad altri scrittori , ne parìa 
amplissimamente siccome lo. principale 
nel gran caso di Sciacca in antago- 
nismo con quella de' Lima: v. Luna. 
Un Gililierto Perollo venuto in Ita- 
lia, dopo scacciati i Saraceni nel 1071, 
credè passare in Sicilia per lo stesso 
motivo d' acquistar gloria contro i me- 
desimi ; perlocchè gii vennero da re 
Ruggiero suo zio confirmate talune 
terre, che possedeva. Indi mortagli la 
moglie sposò Giuhetta vedova Zam- 
parrone, figlia del re, in Sciacca ce- 
lebrandosi le nozze; e fu allora che 
ebbe di tal città e del territorio l'as- 
soluto dominio, 1100. 1 di lui posteri 
continuarono nel possesso , quando 



Guglielmo il malo volle mutarglieli 
in altri feudi. Un Guglielmo, figlio 
della prima moglie di Giliberto, pei 
suoi grandi meriti la signoria di Ve- 
ria, la carica di maestro giustiziere 
del regno 1144-51 ottenne, non che 
quella di straticoto di Messina 1154. 
Giorgio , Matteo , Ludovico , figli di 
Giulietta pinguissima eredità si ebbe- 
ro ; e quest' ultimo fu altresì genera- 
lissimo delle armi di detto re Rug- 
giero. A parte il filo genealogico venne 
un Matteo signore di Ciminna, poi un 
Giovanni barone di Castellammare del 
Golfo, di Salina, Culla, Pandolfina, 
s. Bartolomeo ecc. maestro giustiziere, 
consigliere di stato e di guerra, e fu 
che vedendo la figlia di Nicolò Pe- 
ralta sposata ad un Artale di Luna 
d'ordine di re Martino, mentre era- 
gli stata promessa, die luogo al pri- 
mo e secondo caso di Sciacca. Lifine 
per avere egli soccorso la regina Bian- 
ca, assediata dal Caprera, con 500 
cavalli mantenuti a sue spese, n'ebbe 
tra gli altri il privilegio di sepellirsi 
con bandiera ed armi bianche, come 
dal Surita. Un Delfino fu uno de' ba- 
roni di Sciacca; un Matteo intanto 
secondogenito del Giovanni, da lui no- 
minato erede della sio'noria del ca- 
stello della Sala, della l)aronia di Ca- 
lamonaci e del Ponte, costituì un ra- 
mo, che molto si distese in Sciacca, 
illustrato da Girolamo , ìiarone del 
Ponte ed uno de' soggetti più impor- 
tanti nel detto caso di Sciacca. Un 
Gaspare terzogenito del detto Gio- 



305 
vanni, barone del Cassaro e diBonfiglio 
ci presenta anche lui una serie d'illustri 
personaggi; come un Federico capitano 
giustiziere; un Giambattista fondatore 
del collegio gesuitico di Sciacca; un Gia- 
como regio consigliere; un Domenico 
barone di Licodia; altro Domenico 
presidente sotto Ferdinando il Catto- 
lico; altro Giacomo regio ortolano di 
detta città e barone di Pandolfina, la di 
cui linea si estinse nella nobilissima fa- 
miglia Monroy, pel matrimonio di Fran- 
cesca Perollo, con Ferdinando Monroy 
marchese di Garsigliano. In fine me- 
ritano speciale menzione: un Giovanni 
vescovo di Conturhie in Francia; un 
Dionisio vescovo di Raims; un Gu- 
glielmo abate cirsterciense; un Dome- 
nico ed un Cosimo cavalieri geroso- 
limitani, ed un Accursio cav. di s. Spi- 
rito in Firenze. 

Arma: d'azzurro, con una torre mer- 
lata, d'oro aperta e finestrata di nero. 
Corona di barone. — Tav. LVIIL 3. 

Perrcinulo — Secondo Mugnos famiglia sim- 
gnuoìa, portata in Sicilia da re Mar- 
tino per un Federico Perremuto gen- 
tiluomo catalano, il quale casatosi in 
Caltagirone con una Margherita Mo- 
rana si rese progenitore di vari! di- 
stinti personaggi, che occuparono nella 
loro patria le cariche nobili di giu- 
rato e capitano giustiziere. 

Arma : d'oro, con una testa di cane 
di nero, recisa di rosso. — Tav. LVIIL s. 

Pelrulla — D'azzurro, con una banda d'oro, 
accompagnata da sei stelle dello stes- 
so.— Tav. LIX. 1. (Villabianca). 



306 

Pesce- — -Distinta antica iamìgìia. milanese, 
che il Mugnos vuole portata in Sici- 
cilia per un Nicolò Pesce, clie da re 
Manfredi la castellania d' Augusta ot- 
tenne, lllustraronsi : un Guglielmo ca- 
valiere di molto valore; un Simone 
viceré di Sardegna, celebre per aver 
fatto troncare la testa a un suo figlio 
omicida in omaggio della giustizia; nn 
Giovanni vescovo di Catania; altro Gio- 
vanni luogotenente del grande almi- 
rante di Sicilia e governatore di Ca- 
tania, ove fondò sua famiglia, che visse 
assai nobilmente, di cui un ramo si 
trasferì in Messina per un Cristo- 
foro Pesce; un Martino viceré delle 
provinole d'Abruzzo e Terra di Bari. 
Arma: d'azzurro, col pesce delfino d'ar- 
gento posto in palo. — Tav. LVIII. 7. 

Petra — Giusta Mugnos appoggiato al Cre- 
scenzi, la è questa famiglia assai no- 
bile ed antica derivata da un Petreo 
senatore romano , la cui chiarissima 
stirpe passò in varie contrade d'Eu- 
ropa e d'Italia ancora; ma dal siciliano 
Ritonio, genealogista di tutte le nobili 
famiglie italiane, apprendiamo essere 
tal famiglia proveniente di Fiandra, 
e propriamente della città d'Anversa, 
ove un Guglielmo Petra fu signore 
d'un castello detto Petra, segretario 
del conte di Fiandra nel IX secolo. 
Di là una serie di gentiluomini sino 
a Fihppo Petra passato in Pavia, ove 
fermatosi 1254 nobilmente visse. Un 
Guido fio'liuolo di costui col carico di 
prefetto della Camera Reginale sotto 
re Federico III venne in Sicilia, ca- 



sandosi in Lentini ; ebbe dal detto re 
le vigne regie, e succede al suocero 
nella baronia de' proventi ducali di 
Atene e Nupatria. Fini questo ramo 
con Gerardo morto celibe. 

Levò per arme in Siciha: di ver- 
de, con tre pietre d' oro, ordinate 2, 
e I, ciascuna caricata da cinque er- 
mellini di nero. — Tav. LVIII. 13. 

Pell'lISO — Famigha d'antica nobiltà in Ca- 
strogiovanni, che il Pirri h risalire 
all' epoca del conte Ruggiero. Altri 
la crede originaria di Catalogna ove 
nobilmente visse, ed il Mugnos ne ri- 
porta per primo ceppo un Manfredo 
Petruso da re Federico II onorato di 
varie cariche , acquistato avendo il 
feudo e casale di Bubunetto jure 
francoruM 1229. Fiorirono: un Anto- 
nio barone di Bubunetto; un Pompi- 
lio barone di Ragalmursuri ; un Tom- 
maso barone di PuUicarini, ed i ca- 
valieri gerosolimitani fra Carlo 1578, 
fra Giuseppe 1595 e fra Giovanni 
1671, colonello della veneta repub- 
blica. 

Arma: d'azzurro, con la banda di 
oro, accompagnata da sei biglietti di 
oro, poste in banda 2 e I, nel capo, 
ed 1 e 2 nella punta. — Tav. LIX. 2. 

Pellini — Famiglia nobile italiana d'ori- 
gine piemontese, come risulta da un 
certificato estratto dall'archivio Bo- 
nacina oggi Vallardi di Milano , che 
la fa rimontare al 1220. La portò in 
Sicilia e precisamente in Messina, un 
Giovan Marcello Pettini ai servigi di 
Carlo III Borbone, dal quale ottenne 



il posto di capitana' arme del Valde- 
nione carica, che solevasi conferire 
alle famiglie nobili e feudali. Un Do- 
menico Marcello figlio del precedente 
venne ascritto nella Maestra dei No- 
bili di Messina, come risulta da una 
nota del 1807, trasmessa allaR. Com- 
missione dei titoli di nobiltà in Na- 
poli nel 1819. Il Domenico occupò i 
primi posti nella magistratura sicilia- 
na, figurò tra i deputati del Parla- 
mento, fu socio di parecchie accade- 
mie, ed acquistò nel 1819 dal Prin- 
cipe di Castelnuovo la contea di Ba- 
vuso. Dei suoi figli notiamo, un Fran- 
cesco Marcello a cui con Decreto R. 
dei 27 luglio 1873, venne concesso 
per se e suoi discendenti di continuare 
a portare il titolo di Conte e fare 
uso dello §temma gentilizio, che qui 
sotto descriviamo, ed un Saverio ca- 
valiere degli ordini di Francesco 1 di 
Napoli, della Corona d' Italia e del 
Ss. Salvatore di Grecia. ■ 

Arma: inquartato; al ì° d'oro, colla 
torre di rosso, di quattro pezzi; al 2° 
di rosso, con un leone d' argento, te- 
nente colle zampe anteriori un ramo- 
scello di palma al naturale ; al 3° di 
azzurro, col braccio destro armato di 
ferro movente da sinistra, tenente colla 
mano di carnagione un nastro d' az- 
zurro, orlato d' oro ; al 4° d' oro, con 
un leone di rosso, tenente colla zampa 
anteriore destra una spada al natu- 
rale, alta in palo, colla fascia d' ar- 
gento attraversante sul tutto, caricata 
d' una stella d' azzurro d"" otto raggi, 



307 

ed il motto ne pereat, scritto a lettere 
majuscole romane di nero, sovra una 
lista bianca svolazzante in fascia sotto 
la punta dello scudo. Corona ed elmo 
di conte. — Tav. LXII. i. 

Piaggia — Dal Villabianca rileviamo essere 
questa una famiglia nobile di Savo- 
na, ricordando per primo ceppo in 
Sicilia un Pietro Giovanni Piaggia 
barone di Santamarina morto 1593, 
padre di Giuseppe Piaggia e Ma- 
rullo barone di Santamarina, letterato 
ed autore delle antichità di Milazzo. 
Arma : fasciato d' oro e d' azzurro, 
col capo di rosso, caricato da tre bi- 
santi d'oro. Corona di barone. — Vedi 
Tav. App. 

Piccolo — D'azzurro, con un guerriero ar- 
mato d' argento , l' elmo chiuso , im- 
pugnante nella destra una spada alta 
in palo, e tenente nel braccio sinistro 
lo scudo, il tutto dello stesso, posto 
sopra ini terrazzo al naturale sinistrato 
nel capo da una stella d'oro. — Ta- 
vola LIX. 5. (Villabianca). 

Pietrasanla — Una delle piti antiche e no- 
bili famiglie milanesi, godendo da più. 
secoli il feudo di Cantìi e privilegio 
del titolo di conte per tutti i maschi 
e femine, come dal Villabianca. Fio- 
rirono in Sicilia: Francesco Pietra- 
santa, principe di s. Pietro, investito 
1683, maestro di campo negli eser- 
citi del re Cattolico e governatore 
perpetuo della città di Milazzo, il di 
cui figlio Egidio investito 1744 fa te- 
nente generale, governatore della città 
di Trapani, comandante generale delle 



308 
armi della città di Palermo, reggente 
la piazza della città di Capua, cava- 
liere del s. Gennaro, ed in fine pre- 
sidente e capitan generale del regno 
1768. Addippiìi i di lui figli Rosarian- 
tonio cavaliere Gerosolimitano fu re- 
gio alcalde o castellano della vicaria 
di Palermo 1760; Pietrantonio gra- 
tificato colla collazione dell' abadia di 
s. Maria di Sala 1761 , e Francescan- 
tonio colonello negli eserciti reali. Si 
estinse nella nobile famiglia Lofaso 
duchi di Serradifalco. 

Levò per arme: d'azzurro, col tem- 
pietto di quattro colonne d' oro ; col 
capo dello stesso caricato dall'aquila 
spiegata di nero. Corona di principe. 
— Tav. LIX. 8. 

alcllì — Antichissima nobile famio-ha 
ìiapolitana, stando al Campanile, che 
ne fa rimontare 1' origine a' tempi 
della repubblica di Napoli, ricordando 
per primo stipite un Lucio Pignatelli 
contestabile della medesima. Vanta 
non pochi illustri personaggi, tra cui 
papa Innocenzo XIII. Un Ettore Pi- 
gnatelli conte di Monteleone e Borrello, 
ne trasferì un ramo in Sicilia, col ca- 
rico di viceré sotto Carlo V impe- 
ratore. Fu egli il fondatore in Paler- 
mo, del convento di s. Francesco di 
Paola fuori le mura della città, del 
monistero dei Sett' angeli e della no- 
bile Compagnia della Carità. Acqui- 
stò lo stato di Caronia, in fine ot- 
tenne titolo di duca di Monteleone. 
Fiorirono in oltre: un Andrea Fa- 
brizio erede e rappresentante per la 



madre Giovanna d' Aragona , le il- 
lustri case d' Aragona , Tagliavia e 
Cortes , unitamente a' vasti stati di 
Castelvetrano, Terranova (Siciha), ed 
ai grandi vassallaggi del marchesato 
del Valle nelle Indie; un Nicolò prin- 
cipe di Castelvetrano e duca di Mon- 
teleone, cavaliere del Toson d' Oro, 
viceré di Sardegna e di Sicilia 1719; 
un Diego investito 1724 , cavaliere 
come sopra, grande almirante e gran 
contestabile del regno, comandante il 
reggimento de' Corazzieri nel regno 
di Napoli; un Andrea Fabrizio inve- 
stito 1751, grande di Spagna di prima 
classe, il quale rivendicò gli stati di 
Noja e di Cerchiara nel detto regno; 
un 2° Ettore investito 1766, grande 
di Spagna di prima classe e principe 
del S. R. Impero, preso avendo con- 
ferma della baronia di Pietra, Belice, 
castello e baronia del Burgio, Millusio, 
castello e baronia di Belice, ducato 
di Terranova, marchesato di Favara 
con terra di Montedoro, feudo di Ba- 
latazza, ed investito delle baronie di 
Mussiaro , Guastanella , Baccarati e 
feudi di Mussiarello; un Diego duca 
di Monteleone e di Terranova ; un 
Giuseppe XII duca come sopra, gen- 
tiluomo di camera di re Ferdinando 
II e cavaliere grancroce dell' ordine 
di s. Anna di tutte le Russie , pa- 
dre di Diecro Maria Pimatelli - Ara- 
gona Cortes e Lucchesi-Palli, attuale 
duca di Terranova , marchese del 
Valle ecc. 

Arma concordemente agli autori: 



d' oro, con tre pignatte di nero, po- 
ste 2, 1. Mantello di velluto scarlatto 
frangiato d' oro. Corona di princi- 
pe 1. — Tav. LIX. g. 

Pignocco — D'azzurro, con un leone d'oro, 
rampante ad un all)ero di pegno al 
naturale. — Tav. LIX. a (Villal)ianca). 

Filali — Antica e nobile famiglia di Erice 
(Monte s. Giuliano), ove sin dal 1400 ha 
tenuto le primarie cariche. Vedesi oggi 
decorata del titolo di marchese della 
Gran Torre. 

Arma giusta il Villabianca: d'ar- 
gento, col cato manicato di nero, sor- 
montato da tre palle dello stesso male 
ordinate 1 , 2. Corona di marchese. — 
Tav. LIX. io. 

Pilo — Stando al Mugnos appoggiato a 
RaiFaele Fragnano scrittore genovese 
prende origine questa antica ed assai 
nobile famiglia da' conti di Barcellona 
nelle Spagne circa l'anno 1100. Gof- 
fredo 2° Zenofre Pelos o Pilo ceppo 
della famiglia Pilo regnava in Bar- 
cellona, ed era il quarto gran conte. 
Si ebbe due figli, Mir che fu il quinto 
gran conte di Barcellona, e Roboaldo 
il quale solcando il mediterraneo con 
tre galere catalane fu assalito dalla 
flotta genovese, battuto, e dietro un 
accanito combattimento fatto prigio- 
niero, e condotto in Genova; indi ria- 
vuta la libertà sposò una signora di 
casa Adorno come riferisce Beringa- 



(1) Anticamente le pignatte erano ardenti dinotando T ori- 
gine di tale insegna, presa in memoria di una vittoria navale 
ottenuta col mezzo di simili vasi. 



309 

rio Agilma. Da lui una serie d'illu- 
stri personaggi tra' quali notiamo, un 
Bartolomeo Pilo, che nel 1560 se ne 
passò in Sicilia. Ivi fiorirono: Lorenzo 
barone di Brucato investito 1595. Vin- 
cenzo investito DiOI, marchese di Ma- 
rineo e primo conte di Capaci di pro- 
venienza Bologna 1625; Girolamo in- 
vestito dei suddi^tti stati 1673, prin- 
cipe di Roccacolomba, vicario gene- 
rale per r estirpazione de' banditi , 
capitano giustiziere di Palermo e mi- 
nistro superiore della nobile compa- 
gnia della Carità 1693; Ignazio Lo- 
renzo chierico regolare teatino morto 
in odore di santità, lasciando ìjcn qua- 
rantacinque mila scudi per la fabbrica 
della Chiesa di S. Giuseppe di Pa- 
lermo; Ignazio principe come sopra 
investito 1720, governatore della no- 
bile compagnia della Pace 1722; Gi- 
rolamo 2'' investito de' suoi stati 1742 
celebre poeta e principe a vita della 
accademia degli Arcadi in Roma; I- 
gnazio 2° investito 1772, capitano 
giustiziere di Palermo e governatore 
della Pace 1782-98; Girolamo 3° inve- 
stito 1810, governatore come sopra 
1799-80, direttore provinciale dei Ra- 
mi e Dritti Diversi, ed in ultimo il 
vivente Ignazio Pilo e Gioeni attuale 
conte di Capaci gentiluomo di camelea, 
e cav. del s. Gennaro, già intendente 
della provincia di Palermo, padre di 
Girolamo Pilo e Denti ducadi Cefalà. 
Arma: d'azzurro, con due leoni 
coronati d'oro, affrontati e controram- 
panti ad un albero di pino al natu- 

39 



310 
rale col fusto sradicato dello stesso 
sormontato da tre stelle pur d'oro. 
Mantello di velluto scarlatto. Corona 
ed elmo di conte, cimato da un drago 
d' oro tenente colle zampe due mazze 
del medesimo poste in s. Andrea. — 
Tav. LX. 6. 

Pinelli — Di rosso, con cinque pine d'oro 
ordinate 3, 2, 1. — Tav. LIX. u. (Vil- 
labianca). 

Piola — famiglia milanese , che secondo 
Inveges passò in Genova, e da li in 
Palermo per un Bernardo Piola, ivi 
senatore. 

Arma: d'azzurro, con un albero di 
verde, piantato in una campagna dello 
stesso, accostato da un guerriero ar- 
mato di spada e rotella, combattente 
contro un leone d' oro, posto nel can- 
ton sinistro dello scudo. — Tav. LIX. 12. 

Pizzuto — D'azzurro, con la punta d'oro. 
— Tav. LIX. 13. (^^iUabianca). 

Plaja — -Famiglia catalana, scrive Inveges 
appoggiato al Sanchez; fu portata in 
Sicilia da un Ruggiero de Plaja nel- 
r accompagnare re Pietro I d' Ara- 
gona 1282. Occupò questa famiglia 
le nobili cariche di capitano, senatore, 
pretore ; possedè la baronia di Vat- 
ticani e si estinse in casa Termine. 

Arma : fasciato d' oro e d' azzurro, 
di sei pezzi; col capo di rosso, cari- 
cato da tre palle d' oro. Corona di 
barone. — Tav. LIX. 15. 

Piata — Stando al Mu2;nos troviamo es- 
sere famiglia catalana, perocché un 
Arnaldo Guerao de Piata gentiluomo 
catalano nelle varie guerre servi re 



Martino in Sicilia. Un Riccardo di 
lui flo'lio fu cameriere di re Alfonso. 
Da lui una prole, che divisa in Noto 
e Girgenti visse assai nobilmente. Si 
estinse al tempo del citato scrittore. 

Arma: d'argento, con un platano 
di verde sormontato da un rosignuolo 
al naturale. — Tav. App. 
Platamone — Famiglia recisamente greca, 
passata in Napoli, e poscia in Sici- 
lia per un Bernardo Platamone na- 
politano , il quale giusta quanto rife- 
risce Mugnos ottenne in compenso di 
militari servim dal re Federico II al- 
cuni grossi poderi, non che il r. ca- 
rico di giustiziere di Siracusa 13G6. 
Passò in Catania ove si caso , e la 
di lui prole si sparse in Siracusa e 
Palermo. Vanta illustri personaggi, 
come un Antonio benedettino vescovo 
di ]\Ialta 1412; un Giambattista si- 
gnore della città di Jaci, sommo le- 
gista e diplomatico, destinato amba- 
sciatore in varie corti e viceré di Si- 
cilia 1440; un Silvio barone del Prio- 
lo ; un Ludovico vescovo di Siracusa 
1518; un Francesco principe di Ro- 
solini 1673; altro Francesco marchese 
di Mezzojuso 1716; in fine molti ca- 
valieri gerosolimitani, tra i quali un fra 
Andrea de' principi di Rosolini che 
fu nella presa della "\^allone e nell'as- 
sedio della forte piazza della Canea, 
ricevitore di Augusta; come dal Mi- 
nutolo. 

Arma giusta Inveges e Minutolo : 
d' oro, col monte di cinque cime di 
nero, movente dalla punta, sormontato 



da tre conchiglie di rosso , allineate 
in fascia, ed un giglio del medesimo 
posto al capo. Corona e mantello di 
principe. — Tav. LXI s. 

PloUi — Diviso; nel 1° d'oro, col gallo di 
nero , crestuto e barbuto di rosso , 
sormontato da tre stelle d' azzurro ; 
nel 2° d'oro con tre sbarre di rosso. 
— Tav. LIX. 14. (Villabianca). 

Poerio — D' azzurro, col capriolo d' oro, 
caricato da un nodo a quattro punte 
di nero , accompagnato nel capo da 
due comete d' oro. — Tav. LIX le. 
(Villabianca). 

Podio Poggio — Il Mngnos vuole questa 
famiglia d'origine catalana, portata in 
Sicilia da un Gombaldo de Podio ca- 
stellano di Siracusa nel 1299, e se- 
condo afferma il Minutolo, barone del 
Cugno 1300. Indi si sparse in varie 
città dell' isola, come Noto , Palermo 
e Sciacca, rendendosi chiara, per un 
Ludovico capitano di Palermo 1440, 
un Giambattista governatore e castel- 
lano della città di Ceialìi 1560 , e 
per un Giannantonio provveditore dei 
regi castelli nel vai di Noto 1674. 

Levò per arme siusta Mugnos: di 
azzurro, con un monte di tre cime mo- 
vente dalla punta, sormontato da un 
giglio accostato da due stelle, il tutto 
d' oro. — Tav. LX. i. 

Polito — Famiglia milanese, come dice Mu- 
gnos, portata in Sicilia da Antonio 
Polito sotto il reggimento di Alfonso 
d'Aragona, da cui ottenne in com- 
penso di militari servigi delle rendite 
sulle segrezie di Siracusa. Un Cor- 



311 

rado fu castellano di Mazzara nel 1 482; 
un Andrea giudice civile di Mazzara 
1533; un Giovanni capitano 1566. 

Arma: d'argento, con una fascia 
d' azzurro, caricata da un sole d' oro. 
Tav. LIX. n. 

Polizzi — Una delle antiche nobili fami- 
glie di Sicilia, come vuole Mugnos, 
stabilita in Girgenti , ove per primo 
si sa essere stato un Simone di Po- 
lizzi, che per militari servigi da re 
Federico III 1374 il feudo di Bur- 
raiti si ebbe. Un ramo secondario 
passò in Caltagirone, da dove si di- 
ramò in Catania, ove secondo il Vil- 
labianca un Silvestro cavaliere d'Al- 
cantara comprò il marchesato di Sor- 
rentino, investito 1730. 

Arma giusta Mugnos : d' oro, con 
tre pali di rosso ritirati sotto del ca- 
po, sormontati da una stella di rosso. 
Corona di marchese. — Tav. LXI. s. 

Ponlc— Famiglia nobile originaria romana, 
stando al INIugnos, e che da Napoli 
ove nobilmente fiorì passò in Sicilia. 
Fu detta Ponte da un castello di tal 
nome nello stato di valle Narina nelle 
Umbrie in tempi assai remoti. Si sa 
che un Gerardo venne a Palermo, 
ove il 1420 si caso. Ivi notiamo uno 
Stefano di lui tiglio pretore 1442. ed 
un Paolo castellano di Salerai in 
feudo 1560. Un ramo passò a Sciac- 
ca , ed altro in Caltabellotta ; quivi 
un Giovanni il carico di novernatore 
si ebbe, ed indi quello di castellano 
di Mazzara. 
Fa per arme : d' azzurro , con un 



312 

ponte di quattro archi d' oro. — Ta- 
vola LX. 2. 

Ponlecorona — Stando al Mugnos famiglia 
fiorentina , portata in Sicilia da un 
Guglielmo Pontecora i di cui proge- 
nitori furono signoii del castello Pon- 
tecorona nella Toscana. Detto Gu- 
glielmo fu pretore di Palermo nel 
1329. Fiorirono inoltre: un Vanni se- 
natore in detto anno; un Gandolfo pre- 
tore 1350; un Antonio vescovo di 
Cefalìi 1423, indi di Girgenti 1445, 
ed altri. 

Arma: d'azzurro, con una cometa 
d' oro, infilzata in una corona all'an- 
tica dello stesso. — V. Tav. 

Porcari — Famiglia nobile romana, come 
scrive Mugnos, che la fa derivare da 
Stefano e Filippo Porcari, i quali nei 
tumulti che seguirono la creazione di 
papa Nicolò V 1447, aderendo alla 
parte popolare indegnarono il ponte- 
fice; perlocchè il primo si ritirò in 
Napoli e r altro in Sicilia , stabilen- 
dosi in Polizzi. Però il Pisanelli la 
vuole originata di Pisa , e portata 
in Sicilia sotto il reggimento di Al- 
fonso d'Aragona 1430. Checché ne 
sia di ciò, fiorirono di essa: un Ar- 
tele giurato ; un dottor Benedetto 
piti volte giudice della R. G. Corte, 
e vicario generale del regno 1560; 
un Francesco barone della Staterà; ed 
un barone Pietro cavaliere geroso- 
limitano 1590 

Arma : diviso; nel primo d'argento, 
con un porco di nero, cinto d'una fa- 
scia d' argento ; nel secondo fusellato 



d'oro e di rosso. Corona di barone. 
— Tav. LX. 3. 

Porco o Porzio — Un Genuese Porco mes- 
sinese, dice Mugnos, fu il primo sti- 
pite che si conosca di tal famiglia, 
avendo acquistato il feudo di Proto- 
notaro 1395. Da lui un Nicolò ed un 
Pietro, il primo cioè Nicolò, investito 
di detto feudo 1416, tenne carico di 
segreto e fu più volte senatore, la 
di cui linea continuò sino a Nicoletta 
ultima erede 1500. Il secondo cioè 
Pietro, si acquistò i feudi di Longa- 
rino e del Tono 1447 , e fu consi- 
gliere di re Alfonso varie volte sena- 
tore di Messina , e progenitore d' un 
lunghissimo stipite diviso in vari ra- 
mi, ne' quali sono da ricordarsi; un 
Bernardo cavaliere gerosolimitano e 
ricevitore di Messina, un Maurizio se- 
natore ed ambasciatore, ed altri che 
per brevità tralasciamo. 

Arma: di rosso, con una banda di 
oro, accompagnata da due gigli dello 
stesso. — Tav. LX. 4. 

Porro — Diviso; d'oro, e d'argento, con 
r aquila di nero nascente dal diviso. — 
Tav. LX. s. ('\'illabianca). 

Porta (della) — Da Ruggiero della Porta 
barone e signore di Vetermo, nobile 
della città di Plurio trae origine, se- 
condo riferisce Minutolo, questa fami- 
glia, che fu portata in Palermo da 
un Cipriano della Porta. 

Arma: di rosso, con una torre mer- 
lata d' oro, sormontata da un' aquila 
spiegata di nero, per concessione del- 
l' imperatore Ludovico di Baviera, e 



la Ijordura composta d' oro, di nero, 
d' argento e ■ di rosso. — Tav. LX. t. 

Porlaro — Chiara antichissima famiglia spa- 
gnuola, stabilita in Mineo , perocché 
un Pierantonio Portaro (Portier) nel- 
r accompagnare re Federico II dice 
Mugnos . la recò in Sicilia. Questi 
reso familiare del duca Giovanni figlio 
del detto re per otto anni il governo 
di quello stato (Mineo) si ebbe. Lo 
stesso carico venne poi ai suoi di- 
scendenti confirmato. Intanto un Gio- 
vanni di lui figlio fu cameriere di Fé- 
derico III ed un Giannantonio capitano 
di Mineo 1443 , ed altri vissero no- 
bilmente. 

Arma: d'azzurro, con un porto marit- 
timo, nella di cui estremità una torre 
d' argento sormontata da tre uccelli 
marini dello stesso. — Tav. LX. s. 

Porlo, Del Porlo — Famiglia molto antica e 
nobile di Vicenza, al dir Mugnos, 
indi passata in Milano ; rèsa celebre 
per una bravura d' Ippolito del Porto 
capitano dell'imperatore Carlo V; il 
quale guidando una compagnia di lan- 
cieri nella guerra contro Federico 
duca di Sassonia, nel combattimento 
lo prese valorosamente per la banda, 
e lo condusse prigioniero dal detto 
imperatore, da cui un premio di 400 
scudi annui si ebbe, il titolo di conte, 
e l'uso d'inquartare l'arme di Sas- 
sonia. Intanto da Vicenza come nota 
Inveges appoggiato al Baronio, un 
ramo di tal famiglia passò in Siciha 
per un progenitore di detto Ippolito 
■chiamato Nicolò del Porto, che si 



313 
stabili in Messina, ove si distinsero: 
un Leonardo capitangenerale delle ga- 
lere sotto il viceré De Vega, e si sa 
che acquistò i feudi di Burraiti, Gra- 
natelli e Ragalmuti; un Salvatore ba- 
rone del Summatino 1456; un Andrea 
capitano 1514; un Gascone investito 
1518, capitano 1538, provveditore dei 
r. castelli 1551, capitan di cavalleria 
1552, cavaliere di s. Giacomo della 
Spada ecc ; un Gaspare , che ac- 
quistò il titolo di conte di Summatino, 
ed un Francesco cavaliere gerosoli- 
mitano 1626, come dal Minutolo. 

Arma giusta Mugnos : partito; nel 
1° d'azzurro, con due fasce ondate 
d'argento, accompagnate nella punta 
da due bande d' oro, abbassate sotto 
d' una riga dello stesso; col capo di 
oro caricato da un' aquila bicipite di 
nero spiegata e coronata all'imperiale; 
nel 2° fasciato d' oro , e di nero di 
otto pezzi , con parte di corona di 
verde posta in banda (per Sassonia). 
Corona di conte. — Tav. LX. 9. 
Porloleva — Famiglia nobile spagnuola, dice 
Mugnos, il quale dà per primo ceppo 
di essa un Arnaldo Portoleva genti- 
luomo catalano, che venne in Sicilia 
a' servigi di re Federico II da cui 
n' ebbe in compenso la castellania di 
Agrigento 1307. Da lui una serie di 
gentiluomini distinti per carichi, e 
nobili alleanze. 

Arma : d' azzurro, con un leone di 
oro, tenente colle zampe uno stendardo 
di verde caricato da una croce d'oro 
svolazzante a sinistra. — Tav. LX. io. 



314 

Porzio — Vedi Porco. 

Pozzo Delpozzo — Chiara e d'antica nobiltà 
lombarda, chiama Mugnos questa fa- 
miglia, che prima della guerra civile 
de' Visconti signoreggiava la città di 
Alessandria della Paglia, della quale 
non le rimase che una villa, ed un 
castello posseduti da un Giovanni 
del Pozzo gentiluomo d' onorata ri- 
cordanza; di là in Milano, Cremona, 
Parma, Torino, Sicilia si diffuse. Quivi 
da Alessandria nel 1286 i due fratelli 
Guglielmo e Giovanni vennero a' ser- 
vigi di re Giacomo contro il francese 
re di Napoli, indi a quelli di Fede- 
rico II 1296 : se nonché il primo di ; 
essi cioè Guglielmo stanziò in Mes- 
sina, ove nobilmente visse, rendendosi 
genitore di Filippo primo barone di 
Curali 1394, e di altri illustri genti- 
luomini, tra' quali un marchese Gio- 
vanni del Pozzo , un Gianfrancesco 
primo principe del Parco 1650 fon- 
datore della commenda gerosolimitana 
di Alcina in Messina, un Giarraimondo 
vescovo di Estè, altro Giovanni inve- 
stito 1696, la di cui linea venne ad 
estinguersi in casa Papardo pel ma- 
trimonio di Violante del Pozzo prin- 
cipessa del Parco 1737, con Bernardo 
Papardo. Intanto il secondo cioè Gio- 
vanni si caso in Agrigento. Da que- 
st'ultimo venne un Simone, che sta- 
bili sua dimora in Palermo , ove fu 
senatore 1338. Il di lui figlio Gio- 
vanni fu capitano di detta città. Fio- 
rirono inoltre : un Filippo barone di 
Molocca 1429; un Gianluigi, che ac- 



quistò le baronie di Graziano. Galli- 
lauro , Montefusco, della Crucitla, e 
fu signore di Grottarossa e Dahella; 
un Matteo barone della terra di Motta 
d'Affermo 1.587, ed altri che per brevità 
tralasciamo. Epperò vanta dei cava- 
lieri gerosolimitani, come un fra Luigi 
priore di Pisa 1523. ed un fra Ni- 
colò 1558. 

Arma: in fondo d'oro, un pozzo di 
rosso, attorniato da due dragoni verdi 
contro-rampanti, ed affrontati con le 
code annodate, e passate in croce di 
s. Andrea. Corona di principe. — Ta- 
vola LX. 11. 

Prades — Famiglia d' antica ed alta no- 
biltà aragonese, perocché scrive Inve- 
ges appoggiato al Surita. 'l' infante 
D. Pietro terzogenito di re Giacomo II 
ne fu primo ceppo. La trapiantò in 
Sicilia D. Giaime Prades ed Aras'ona 
secondogenito del 3'^ conte di Prades, 
allorché accompagnò il re Martino da 
cui fu fatto consigliere, maestro ra- 
zionale, maestro portulano del regno, 
e governatore della città tU Catania. 
Indi ottenne la terra di Caccaino, il 
carico di contestabile di Sicilia e di 
Aragona, non che l'almirantato. 

Levò per nrme : inquartato in croce 
di s. Andrea, il capo e la punta d'oro, 
con quattro pali di rosso . fiancheg- 
giato del secondo con sei gigli d'oro. 
— Tav. LX. 12. 

Prado — Stando all' Inveges troviamo es- 
sere una antica noliile e ricca fami- 
glia di Spagna, ove possedeva molte 
ville, e venne illustrata da rilevanti 



personaggi, tra' quali citiamo, un Mar- 
tino Dies de Praclo a' servigi militari 
di re Alfonso VII, da cui la villa di 
Albires 1180 ottenne. Un ramo fu 
portato in Sicilia da un Pietro del 
Prado di Salum nel regno di Leone 
Gasandosi in Palermo con la dama 
Galletti, e tenendovi il carico di ca- 
pitano giustiziere 1564-70-78; quale 
ramo si estinse con un Francesco. 

Levò per arme : di verde, con un 
leone di nero. — Tav. LX. i3. 

Presti <) Lopresli — Famiglia, dice Mugnos 
stimata nobile ed antica nella città di 
Sutera, ove i primi carichi sostenne. 
Anania un Prospero Lopresti cavaliere 
gerosolimitano 1585. 

Arma: d'oro, con due bande di 
verde. — Tav. LX. i4. 

Priolo — Arma: paleggiato d'azzurro e di 
argento di otto pezzi, col capo (ii ros- 
so. — Tav. LX. 15. (Villabianca). 

Precida — Arma: d'azzurro, con la tom^e 
d' oro, sormontata da un leone dello 
stesso, tenente colle zampe una ban- 
diera di rosso svolazzante a destra, 
e la campagna cucita di rosso, cari- 
cata da uno squadro d'oro, accostato 
da due rotelle dello stesso. — - Tavo- 
la LX. Ili. (Villabianca). 

Procopi Procopio — Nobile famiglia messi- 
nese, giusta ÌNIinutolo, die rammenta 
un Giovansalvo Procopio, barone del 
feudo di Siamaca a' servigi dell'im- 
peratore Carlo V. 

Arma : d" azzurro , con duo alberi 
d'oro fooliati di verde. — Tav. LX. n. 



315 

Prosici — Famiglia messinese, come vuole 
Minutolo. 

Arma: di rosso, con tre sbarre di 
oro, accompagnate da tre scimie dello 
stesso. — Tav. LXI. 1. 

Proto — Noljile famiglia j)attese, dice Mu- 
gnos, illustrata da Biasio Biaggio 
lo Proto arcivescovo di Messina ; la 
quale tenne le prime cariche della 
città di Patti sin dal 1496. Un ramo 
di essa scorgiamo in Milazzo , ove 
nacque un Visconte Proto benedettino 
vescovo di Cefalù. Viene rappresen- 
tato dal marchese Flaminio Proto e 
Cumbo. Sappiamo intanto di un Paolo 
Proto e Foresta marchese della Sca- 
letta. 

Arma: d'azzurro, col capo di Pro- 
teo di carnagione, barbato e orinato 
di nero, uscente dal mare al naturale 
movente dalla punta. Corona di mar- 
chese. — Tav. LXI. 6. 

ProtOjltipa — -Dal Mugnos apprendiamo es- 
sere una antica e nobile famiglia ca • 
tanese, di cui primo ceppo appare un 
Bertrando Protopapa senatore 1426. 
Vanta altri personaggi, che occupa- 
rono la stessa carica. Un ramo di essa 
passò in Siracusa per un Melchiorre 
Protopapa. 

Arma: di rosso, con un castello di 
argento, sormontato da due croci pa- 
pali posti in s. Andrea. — Tav. LXI. 2. 

Pro\enzailO — Secondo scrive Minutolo, no- 
bile ed illustre famiglia ericina, (Monte 
s. Giuliano) nella quale città fiorirono un 
Perno Provenzano senatore 1448; un 



316 



Nicolò capitano giustiziere 1449; un 
Pietro barone di Cudia, che fu il pri- 
mo a trasferire la sua famiglia in Tra- \ 



pani, 



ove tenne carico di seo'reto e 



di senatore 1491, ed altri. 

Arma : d' azzurro, col monte di tre 
cime d' oro, movente dalla punta, sor- 
montato da un braccio vestito di rosso 
impugnante un ramo di fior di giglio. 
Corona di barone. — Tav. LXI. 3. 

Prossìmone (Proximone) — Famiglia nobile 
di Randazzo, come vuole Minutolo. 

Arma: di verde, con una fascia di 
oro. — Tav. LXI. 4. 

Pucci — Stando al Villabianca famiglia no- 
bile fiorentina , trapiantata in Sicilia 
verso il 1570. Fiorirono : un Leo- 
nardo barone del Gibbis 1707 ; un 
Carlantonio investito delle terre della 
Chiesa 1717; un Domenico della ba- 
ronia di Monaco Soprano 1723 ; ed 
un Giuseppe Egidio del feudo di san 
Giuliano 1754, oggi marchesato. 

Arma : d' azzurro, con un pozzo ac- 
costato da un leone coronato che tira 
un cato, sormontato da tre stelle al- 
lineate in fascia il tutto d' oro. Co- 
rona di barone. — Tav. LXI. r 

Pnjades o Pugiada — v. Bajada. 

PulcrÌDOllO — Arma: d'azzurro, con un ca- 
priolo sormontato da due grifi contro- 
rampanti e coronati , accompagnato 
nel capo da una stella, ed in punta 



da un giglio ; il tutto d' oro. — Ta- 
vola LVI. 9. (Villabianca). 
PullicÌDO — Famiglia francese, come ac- 
cenna Mugnos, che la vuole portata 
in Genova da un Gottardo Pollicino, 
ed in Roma da un Oddo, nipote di 
papa Urbano IV, a' servigi militari 
di Carlo I di Napoh, da cui nel 1364 
la città di Ostunibono e la signoria 
d'Anglone e di Cilanza si ebbe. Un 
Ruggiero , figlio del precedente per 
disgusti col re Carlo lo zoppo di Na- 
poli se ne passò in Sicilia, ove da re 
Federico III ottenne il feudo di Ragalgio 
e la terrà di Tortureti 1369; un Fe- 
derico s' investi nel 1453 del casale 
e feudo di Graniti in territorio di 
Francavilla, il di cui figlio Pietro ebbe 
i feudi di Camastra, e la terra di Ca- 
stelluzzo. Vuoisi estinta. 

Levò per arme: di rosso, col pulcino 
d'oro. Corona di barone. — Tav. LXI. io. 
PurpagliailO — Distinta nobile famiglia di 
Catalogna , vuole Mugnos , e comin- 
ciata da un Giovanni Guerao di Pur- 
pugnano veghiero o capito.no giusti- 
ziere 1420. Primo a portarla in Sicilia 
fu Gabriele di Purpugnano governa- 
tore di Mazzara 1517 e giurato 1533. 
Un Antonio la trapiantò in Palermo. 
Levò per arme : d' azzurro, con un 
albero di pino verde, a tronco d'oro. 
— Tav. LXI ii. 



317 



Ouarailla — Arma: d'azzurro, con quattro 
numeri X romani di rosso, allineati in 
fascia. — V. Tav. Appen. (Villabianca). 

Qucrall — Antica famiglia catalana, dice 
Inveges, quale un Pietro de Queralt 
trapiantò in Sicilia nell' accompagnare 
re Pietro 1 d'Aragona 1282. Possedè 
Caccamo, Castronovo , Mazzara , Bi- 
vona ed altre terre. Fiorirono : un 
Pietro vicario camerlearo e consigliere 
1396; un Garaldo arcivescovo di Mor- 
reale 1404; ed un Galdo cameriere 
di re Martino, capitano e castellano 
di Palermo. 



Levò per arme : scaccheggiato di 
argento e di rosso di cinque file, col 
capo d' oro caricato da un leone di 
nero passante colla branca destra erta 
coml)attente. — Tav. LXII. 2. 
liros — Arma: d'argento, con due chiavi 
d'azzurro passate in croce di s. Andrea, 
accompagnate da quattro gigli dello 
stesso, poste 2 in capo e 2 in punta, 
accostate da quattro rose di rosso 
poste in palo, e la bordura di rosso 
caricata da 8 croci di s. Andrea d'oro. 
— Tav. LXII. 3. (Villabianca). 



Ragnioa — Vuole Mugnos, appoggiato ad 
Elimando monaco basiliano, ed a Gio- 
vanni Rivaldi — trattato della nobiltà 
schiavona; che questa famiglia prenda 
orio'ine da antichi baroni romani e si- 
gnori della città di Ragnina, d' onde 
il nome. Vanta illustri personaggi, 
come a dire un Giulio vescovo di 
Zara; un Filiberto vessilliere dell'im- 
peratore Rodolfo d'Austria; un Gian- 
basilio governatore di Marlocca, Le- 
benico, Spalatro, ed altri. Fu portata 
in Sicilia e precisamente in Messina 
da Marco Ragnina, da cui non po- 
chi distinti gentiluomini provennero. 
Levò per arme: diviso; nel 1° d'ar- 
gento, con tre ragni al naturale : nel 
2° d' oro , con tre bande di rosso. 
Corona di duca, ed elmo cimato da 



un leone d'oro tenente colle zampe 
una spada in atto di combattere. — 
Tav. LXII. 4. 

Ragusa di Mazzara — Secondo il Villabianca 
Opuscoli , famiglia nobile della città 
di Mazzara ove sin dal 1579 figurò 
per le cariche occupate di giurato. 
Un Giovanni Ragusa e Rossi fu ca- 
stellano del castello di detta città e 
regio maestro segreto 1745. 

Arma: d'azzurro, con un monte di 
tre cime d'oro, quello di mezzo ci- 
mato da un castello dello stesso tor- 
ricellato di tre pezzi, con una ban- 
diera d' argento svolazzante a sini- 
stra, ed un sole nascente d'oro. — 
Tav. LXII. 7. 

Ragusa di Palermo — Famiglia di Alcamo, 
trapiantata in Palermo, ove secondo 

40 



313 
riferisce il Villabianca Opuscoli, si di- 
stinsero vai"! personaggi per le cariche 
occupate nella magistratura. 

Arma: d'azzurro, con l'aquila spie- 
gata d'argento, nascente dalle fiamme 
di rosso. — Tay. LXII. o. 
Raineri — Tra le varie casate che fiori- 
rono in Italia col cognome di Rai- 
neri ne porta a buon dritto il pri- 
mato quella de' conti e marchesi Rai- 
neri di Perugia, dai quali è piti che 
probabile discendere la nobile razza 
de' Raineri di Brindisi progenitrice 
di quella di Messina, secondo Mugnos 
per qualche emigrazione nei tanti po- 
litici sconvolgimenti e guerre civili 
che agitarono la città di Perugia. De' 
Raineri messinesi furono ragguarde- 
voli ; Giovanni filosofo ed illustre me- 
dico del re Federico, che nell'anno 1299 
donogli per i suoi servigi il feudo di 
Piazza Bajona nel territorio di Traina 
e l'altro di Gusti ossia Carcaci; Rai- 
nero tre volte senatore nobile mes- 
sinese, il quale nel 1412 intervenne 
ne' magistrati e magnati che presta- 
rono il giuramento di fedeltà al no- 
vello sovrano Ferdinando 1; Pietro 
tre volte senatore 1459-61 e 66; Gio- 
vanni Pietro capitano del distretto di 
Messina; e Giovanni Castellano di mi- 
lazzo. Si trapiantò di poi in Castro- 
reale ove Pietro Raineri fu giurato 
di quella città, da dove un ramo fece 
novella stanza nella città di S. Lucia, 
qui portato da Antonino Raineri figlio 
di un barone Andreotta Raineri verso 
la metta XVII secolo. Né mancò an- 



cora di distinguersi in quest' altra re- 
sidenza dappoicchè oltre avere eser- 
citate le cariche nobili, si distinse anco 
per soggetti rimarchevoli sì nelle let- 
tere, che nelle dignità ecclesiastiche, 
e pel titolo di barone di cui se ne in- 
vestì Rainero Raineri nell'anno 1803. 
Sembra estinta nella casa Galluppi 
pel matrimonio della Vincenza Raineri 
con il barone Francesco Galluppi. 

Arma : D' oro, con un leone di ne- 
ro, ed il capo d'azzurro, caricato da 
tre stelle d' oro. Ma quei di S. Lucia 
adottarono d'azzurro, con un sole d'o- 
ro, figurato di rosso, tramontante nel 
mare al naturale movente dalla punta. 
Corona di barone: come si scoi'Q'e da 
varie lapidi sepolcrali marmoree esi- 
stenti in diverse chiese di quella cit- 
tà, e nel portone del palazzo Raineri 
nella strada della SS. Annunziata. — 
Tav. LXII.io. 

Baisi — Secondo Mugnos, famiglia nobile 
di Saragozza, portata in Sicilia da un 
Giammatteo Rais a' servigi militari 
di re Martino da cui in compenso ot- 
tenne la castellania di Bruca, e po- 
scia il governo d'Augusta. Si distin- 
sero in oltre; un Pierantonio maestro 
razionale della Camera Reginale 1420, 
ed un Gianfilippo cameriere della re- 
gina Maria, e castellano della città 
di Noto. 

Levò per arme : d' azzurro, con un 
pesce raja d' argento, posto in fascia. 
— Tav. LXII. ii. 

Raja — Il Mugnos riferisce essere varia 
r opinione degli autori sull' origine di 



di questa famiglia die si vuole dì Ge- 
nova di Napoli. Si sa che visse no- 
bile ed assai splendidamente in Mes- 
sina ed in altre città dell'Isola. Un 
Lodovico e Giorgio Raja furono ai 
servigi di re Alfonso nell' acquisto del 
regno di Napoli: ricorda del pari un 
Nicolò e un Giampietro castellani di 
Castroreale, in line un Abate Raja in 
Messina personaggio assai distinto. 

Arma: d'azzurro, con un raggio 
solare d' oro , posto in palo. — Ta- 
vola LXIII. 1. 

Rajadelli o Rajadellis — Famiglia catalana, 
secondo Mugnos, che le dà per ceppo 
in Sicilia un Luigi Rajadellis signore 
della terra di Caltavuturo sotto re 
Martino. Da lui un Giovanni Alfonso 
e Berengario Rajadelli, che vissero ono- 
rati dei primi uffici nella città di Ter- 
mini loro patria. 

Levò per arme: d'azzurro, con un 
aquila d' oro , mirante i raggi di un 
sole del medesimo orizzontale a de- 
stra. — Tav. LXIII. 2. 

Raniirez — Prende origine questa famiglia 
secondo riferisce Mugnos, dalla Na- 
varra per un Pietro Ramirez Lidalgo 
descritto ne' Lidalghi di Ptoysecco. 
La trapiantò in Sicilia un Bartolomeo 
accompagnando il viceré duca di Me- 
dina Coeli. Ne venne un Vincenzo ca- 
pitano d' infonteria spagnuola, capi- 
tano giustiziere di Naro indi di Ce- 
falù, governatore di Bisacquino, e fi- 
nalmente di Civitareale nel Napoli- 
tano, 

# 

Levò per arme: d'argento, con un 



319 

leone di rosso, rampante ad un albero 
di verde, e la liordura di rosso cari- 
cata da otto crocette di s. Andrea di 
oro. — Tav. LXIII. 3. 

Rani, Raiiis o Ramo — Antica nobile famiglia 
catalana , venuta in Sicilia coi primi 
re Aragonesi scrive Mugnos, e dopo 
lui r Inveges, i ipiali ci danno notizia 
d'un Pietro Ramo straticoto di Mes- 
sina 1299, di un Domenico vescovo 
di Lerida e viceré del remilo 1418 , 
di un Benedetto che acquistò il feudo 
di Risalaimi 1517, giurato di Palermo 
1520, ed altri che furono giurati ecc. 
Levò per arme: d'oro, con un ra- 
mo d'albero di verde. — Tav. LXIII. 4. 

Ramondclla Ranioiidello— ^v. San Martino. 

Raiiioiido Raimondo — Famiglia nobile o- 
riunda di Savona, della quale Mugnos 
ricorda un Riccardo Raimondo scudiero 
maggiore di re Martino stabilito in 
Catania , ove tenne i primi uffici , e 
fu padre di Egizio, che nel 1450 da 
re Alfonso ottenne le segrezie di Pa- 
lermo. 

Leva per arme : scaccheggiato di 
rosso e di argento, ed un leone di 
rosso, coronato d'oro soprastante sul 
tutto — Tav. LXIII. 5. 

Rampolla — Nobile famiglia di Polizzi, de- 
rivata al dir di Mugnos appoggiato 
al Pisanelli dall' antica Roncioni di 
Pisa, della quale Guido e Simone fu- 
rono capitani delle navi pisane nella 
, spedizione di Terrasanta. Fu detta 
Rampolla , dal perchè Ludovico e 
Gaddo Roncioni si divisero dalla loro 
famiglia, che aderiva all'impero ale- 



320 

manno parteggiando essi per la Fran- 
cia; perciò detti Rampolli, vai quanto 
dire essere un rampollo solo rimasto 
devoto ; ed invece del cavallo stemma 
dei Rondoni presero l' arme qui sotto 
descritta. Ella tenne in Pisa sin dal 
1225 le primarie cariche di priore e di 
anziano. Trapiantata venne in Sicilia 
nel 1398 da un Prospero Rampolla, 
che Gasatosi in Messina con Anna Sac- 
cano generò Girolamo cav. gerosohmi- 
tano. Ne venne tra gli altri un An- 
tonino PvampoUa, che fu il primo a 
stahilirsi in Polizzi verso l'anno 1500, 
ove i suoi discendenti occuparono le 
cariche di capitano giustiziere e di 
giurato, ed un Antonino ottenne titolo 
di conte del Tindaro nel 1730, la di cui 
linea continuò sino al vivente conte 
del Tindaro D. Vincenzo Rampolla ed 
Errante. 

Arma: d'azzurro, con due leoni af- 
frontati e coronati d' oro, tenenti colle 
zampe un' asta, cimata da un giglio 
dello stesso. Corona di conte — Ta- 
vola Lxn. 5. 

RaQZano — Antica nobile famiglia jja^^rmfte- 
na, giusta Mugnos, tenente le prime ca- 
riche sin dal 1326. Ricordasi con onore il 
vescovo Pietro Ranzano dell'ordine da 
Predicatori, autore delle rinomate storie 
di Palermo rimaste inedite presso la 
Biblioteca Comunale di detta città. 

Levò per arme : d'argento, con un 
monte di tre cime di nero , sormon- 
tato da un leone dello stesso — Ta- 
vola. LXIII. 7. 

Rau — Fiorì, dice Mugnos, questa fami- 



glia in Pisa tra le nobili e ricche di 
fazione ghibellina ; e poicchè aborrì la 
dominazione fiorentina, con molte ric- 
chezze passò in Sicilia, fermando sua 
stanza in Messina, da dove poscia in 
altri luoghi dell'isola. 11 primo che di 
lei si à memoria si è un Francesco 
Rau, da cui un Giacomo barone della 
Mezza — Sigona, avendo acquistato la 
metta de' fondi di Sambuca e Franca- 
villanel territorio di Lentini. Commen- 
dansi: un Gianfrancesco maestro ra- 
zionale dal regno , indi presidente di 
giustizia; un Francesco marchese della 
Feria; un Simone vescovo di Patti; 
un Vincenzo principe di Castrorao 
1730, senatore di Palermo e maestro 
portulano del regno; un Carlo liarone 
di Camemi e senatore di Palermo, ed 
altri. 

Arma : d' azzurro, con una fenice di 
argento sopra la sua immortalità di 
rosso, guardante il sole d' oro, oriz- 
zontale a destra. — Tav. LXll. 6. 
Ravasclliera — Una delle più antiche, nobili 
ed illustri famiglie italiane, derivata 
dalla celebre Fieschi della Liguria, dei 
conti di Lavagna, e della quale parla 
Mugnos appoggiato al Ritorno. Si dif- 
fuse in Napoli sotto Carlo d' Angiò 
tenendosi dalla parte guelfa, perlochè 
grossi stati e privilegi ottenne, pos- 
seduti da' discendenti principi di Bei- 
monte e Satriano in Sicilia per un 
Raffaele Ravaschiera adopratosi per 
la liberazione di re Alfonso , da cui 
in compenso la terra di Rametta si 
ebbe, il feudo di Bertolino ed altro, 



che donò al nipote Giambattista Ra- 
vaschiera, il di cui figlio Giacomo ebbe 
da re Giacomo mutato il feudo di Ra- 
metta ne' territori di Passalacqua, con- 
fermandogli quel di Bertolino 1460. 
Gli succedo Giannicolò suo figlio ca- 
sato in Girgenti , la di cui linea si 
estinse con Beatrice, sposata ad un 
Inolercara nobile di Genova. 

Levò per arme: bandato d'azzurro 
e d' argento. Corona di barone. — Ta- 
vola. LXIII. 8. 

Reda — Famiglia di antica nobiltà nella 
città di Trapani ove al dir di Mugnos, 
rammentasi Pier Tolomeo Reda, che 
da re Ferdinando il Cattolico ottenne 
nel 1490 le saline di Trapani in feudo, 
che furono poi costruite dal figlio 
Bartolomeo 1510. A lui successe un 
Giacomo, che visse nobilmente nella 
sua patria, e fu padre di Francesco 
Reda domenicano personaggio di grandi 
virtù. 

Arma : d' azzurro , con un cocchio 
d'oro, tirato da due cavalli bianchi, 
sormontato da tre stelle d'oro. — Ta- 
vola LXIII. 9. 

Reggio Riggio — L'Inveges parla diffusa- 
mente di questa nobilissima ed illu- 
stre famiglia sparsa in Toscana, Na- 
poli e Sicilia. Primo ad essere men- 
tovato in Sicilia fu un Antonino Rig- 
gio, padre di Pietro cittadino di Len- 
tini , signore del feudo del Carmito , 
r. cavaliere, maestro razionale del real 
Patrimonio. Da lui una serie d'illu- 
stri personaggi stabiliti in INIessina, 
Randazzo e Palermo , di essi sono 



321 

da rammentarsi: Nicolò capitano e ca- 
stellano della terra e castello di Fran- 
cavilla, non che cameriere di re Fe- 
derico III; Antonio cameriere, r. ca- 
stellano di Siracusa 1364 ; Farinaio 
r. milite; Giuliano capitano di Paler- 
mo , r. milite e r. consigliere 1496 , 
Fabrizio senatore di Palermo 1581, e 
commissario generale per la fabbrica 
de' ponti 1584; Girolamo abate di 
s. Lucia, e cappellano maggiore del 
regno 1585; Stefano capitano di Pa- 
lermo 1638, pi'etore 1648, maestro 
razionale 1650, marchese della Gine- 
stra 1652, primo principe di Campo- 
fiorito 1660, e straticoto di Messina; 
Luigi primo principe della Catana 
1668, maestro razionale, cav. di san 
Gennaro e pretore di Palermo 1673. 
Da lui due rami distinti provennero: 
1° quello di Stefano Riggio e Sala- 
dino di lui figlio primo principe di Jaci 
s. Antonio e s. Filippo, cav. di Ca- 
latrava, capitano giustiziere di Paler- 
mo 1671, gentiluomo di camera di 
re Carlo II 1689 e due volte pretore 
1682-94. Dopo lui fiorirono: un 2° 
Luigi investito di tutti gli stati di sua 
famiglia 1695, cav. di Calatrava, com- 
mendatore di s. Calogero, generale 
delle galere del regno, capitan gene- 
rale di Biscaja, viceré di Valenza, 
ambasciatore del re Cattolico alla re- 
pubblica di Venezia, grande di Spa- 
gna di P classe, capitan generale, 
ambasciatore straordinario e ministro 
plenipotenziario presso la corte di 
Francia, cav. del s. Michele di Spi- 



322 
rito di Francia e del s. Gennaro di 
Napoli; un ÌNIichele balio gerosolimi- 
tano, cavaliere del Toson d' Oro e del 
s. Gennaro, capitangenerale delle ga- 
lere, e di tutta la marina, con l'onore 
di ex-vicerè di Napoli; uno 2° Stefano 
principe come sopra, gentiluomo di 
camera, tenente generale, comandante 
il r. Castelnuovo di Napoli, ambascia- 
tore alla corte di Madrid, capitange- 
nerale di tutte le armi della r. corte 
di Napoli , ed uno de' reggenti per 
il regno nel 1751, unitamente al suo 
consanguineo Michele Reggio, molto 
encomiato dal di Blasi; un Carlo ca- 
valiere gerosolimitano, gran croce del 
r. ordine della Concezione e tenente 
generale di mare delle armi di Spa- 
gna; un Raifaele maresciallo di campo 
in Spagna e cavaliere gerosolimitano; 
un Giuseppe tenente generale gentiluo- 
mo di camera cav. del s. Gennaro e Pre- 
tore di Palermo 1820, epoca in cui perde 
la vita essendo stato assassinato dal po- 
polo tumultuante; un Andrea tenente 
generale ajutante generale di S. M. gen- 
tiluomo di camera, cavaliere del san 
Gennaro e di altri ordini insignito, la 
di cui linea continua con Giuseppe Rig- 
gio e Riggio principe di Jaci e Catena. 
Il 2° ramo fa quello di Antonino Reg- 
gio e Saladino principe della Catena 
figlio del succennato 1° Luigi inve- 
stito 1681, maestro razionale, con- 
sigliere e tesoriere generale flel r. E- 
rario. In esso fiorirono altresì : un 
Andrea investito 1 737, fondatore della 
terra di vassallaggio con popolazione 



detta Catenanuova nella baronia di 
Melinventre, governatore della Com- 
pagnia della Carità di Palermo 1738; 
un Agatino vescovo di Cefalti 1752, 
arcivescovo di Iconio 1755, e o'iudice 
della r. monarchia, morto 1764; un 
Antonio maestro notare dell' Audienza 
in capite della gente di guerra di tutto 
il regno, r. consigliere e tesoriere ge- 
nerale della r. camera 1762, e go- 
vernatore della Compagnia della Ca- 
rità 1768. ed altro Agostino canonico 
di Palermo ed abate di s. Giuseppe 
Lo Pisano, abadia di jure patrrmatics 
di casa Reggio, fondata un tempo dal 
fa monsignore Andrea Reggio vescovo 

O Do 

di Catania e patriarca di Costantino- 
poli. Ramo estinto in casa Grifeo pel 
matrimonio di Antonia Grifeo e Re- 
quesens con Leopoldo Grifeo , Mi- 
gliaccio de' principi di Partanna. 

Arma : d' azzurro , con una fascia 
d' oro, accompagnata da quattro stelle 
dello stesso, poste 3 al capo, ed 1 in 
punta. Corona di principe. — Tavo- 
la LXII. s. 

Renda — D'azzurro, con una staffa d'oro 
sormontata da tre stelle del medesi- 
mo.— Tav. LXIII. 10. 

Repesens — Famiglia spagnuola, secondo 
riferiscono concordemente gli autori 
nostri nobiliari, portata in Catalogna 
da Carlomagno per un Requiseno prin- 
cipe alemanno, fratello d' Otoger Ga- 
lante principe della Lusazia. Detto Re- 
quiseno fu valoroso cavaliere e fondò 
in quelle contrade il cosidetto castello 
Requiseno, sposando un'Ermisinda so- 



rella del re di Leone, da cui una se- 
rie d'illustri personaggi, bastandoci ci- 
tare, un conte Guglielmo governatore 
di Catalogna, ed un Luigi gran com- 
mendatore di Castiglia, che fu alla 
battaglia di Lepanto, governatore di 
Milano, uno de' viceré de' Paesi-Bas- 
si, valoroso e celebre guerriero. Intanto 
ella fece in Sicilia due passaggi, uno 
per un Bernardo Requesens, venuto col 
carico di viceré sotto Alfonso d'Ara- 
gona, e fu progenitore de' principi di 
Pantelleria, conti di Buscemi e di Ra- 
galmuto; il secondo passaggio per un 
Berlingerio Requesens generale delle 
galere di Sicilia e ceppo de' baroni 
di s. Giacomo oggi estinti. Nella li- 
nea di Bernardo si distinsero : un 2° 
Bernardo gran cancelliere del regno, 
pretore di Palermo, straticoto di Mes- 
sina e capitandarme a guerra • nelle 
città di Trapani e Marsala; un Anto- 
nio vicario generale del regno 1598, 
più volte deputato del regno, pretore 
di Palermo 1611-21-28 e principe di 
Pantelleria 1720; un Francesco prin- 
cipe di Pantelleria 1720, deputato, 
capitano di Palermo 1728 , pretore 
1731, e gentiluomo di camera di Car- 
lo III; un Giuseppantonio cassinese, 
vescovo di Siracusa; un Giovanni ca- 
pitan generale in Sardegna, cav. della 
SS. Annunziata, e grancroce de' santi 
Maurizio e Lazzaro, morto in Torino 
1772; altro Giuseppantonio principe 
come sopra 1748, tre volte deputato 
del regno 1762-66-74, governatore 
del Monte di Pietà di Palermo 1772, 



323 

conte di Ragalmuto, signore di Ven- 
timiglia e Calamigna, fondatore della 
terra di s. Paolo in vai di Noto; un 
Luigi cavaliere gerosolimitano ed am- 
basciatore dell'ordine presso il viceré 
di Sicilia 1773; un Michele gentiluo- 
mo di camera e cavaliere del s. Gen- 
naro; ed in fine un Emmanuele ulti- 
mo principe di Pantelleria, personag- 
gio importante nella storia di Siciha 
morto nel 1848, col quale venne ad 
estinguersi questa illustre famiglia. 

Levò per arme: inquartato; nel 1° 
e 4° d' azzurro , con tre torri d' oro, 
(per Requesens) ; nel 2" e 3" d' oro , 
con quattro pali di rosso (per Arago- 
na); e la bordura dentata d'oro. Co- 
rona e mantello di principe, — Tavo- 
la LXIII. 6. 

Resìgliano — Famiglia nobile ed antica di 
Palermo, ove come dice Mugnos, tenne 
sin dal 1308 le cariche di giurato e 
di capitano. 

Levò per arme: d'ai'gento, con un 
albero di pomo verde, fruttifero d'oro. 
— Tav. LXIII. 11. 

Restii» — Scrive Mugnos, essere stata que- 
sta una famiglia catalana, portata in 
Sicilia da un Guglielmo Lopez la Re- 
stìa, secretarlo del duca di Noto go- 
vernatore di detta città, e castellano 
perpetuo di Randazzo 1430. Notiamo: 
un Giacomo capitano e segreto di Ran- 
dazzo; un Paolo governatore e capi- 
tandarme di Modica, il quale comprò 
i feudi di Piombo, Boncompello, Ber- 
dia. Anelila, Niscesa, Canicarao nel 
contado di Modica, indi marchese di 



324 
Canicarao 1627; ed un Giuseppe mar- 
chese come sopra 1633. 

Levò per arme : d' azzurro, con un 
guerriero posto in profilo d' argento, 
r elmo chiuso , tenente colla destra 
una lancia in resta. Corona di mar- 
chese. — Tav. LXIII. 12. 
Belano — Famiglia antica e nobile di Bi- 
scaglia nella Spagna, come dice Mu- 
gnos, che la vuole portata in Sicilia 
da un Giovanni Retano senatore di 
Palermo 1661. 

Levò per arme: partito, nel 1° di 
rosso, con sette pine d' oro, ordinate 
3, 2 e 2 (per Poetano); nel 2° di rosso 
con un albero di verde e due lupi di 
oro passanti (per Biscaglia). — Tavo- 
la LXIII. 13. 
Reuniiludi — Secondo Mugnos, nobile antica 
famiglia palermitana , riportando un 
Pietro Reuniiludi giurato 1320, e da 
questi una serie di distinti personaggi. 
Levò per arme : di argento , con 
tre lupi correnti al naturale. — Ta- 
vola LXIII. 14. 
Ribadeiieyra — Famigha oriunda di Galizia, 
giusta quanto riferisce Inveges; indi 
un ramo passato in Castiglia, ed al- 
tro in Siciha. Ed in vero un Alvaro 
Ribadeneyra dalla città di Ugo in Ga- 
lizia venne in Palermo e quivi fu pre- 
tore nel 1618, 19 e 20. 

Levò per arme: d'argento, colla 
croce di rosso, caricata da cinque con- 
chiglie d' oro. — Tav. LXlll. is. 
Ribaldi — Nobile famiglia pisana, trapian- 
tata al dir del Villabianca Appendice, 
da un Antonello Ribaldi see^retario 



dell'Imperatore Federico II, diraman- 
dosi poscia in Siracusa, Noto e Cac- 
camo. 

Arma: di rosso, col mare in punta 
fluttuoso d'argento, sormontato da tre 
stelle d'oro. — Tav. LXIII. le. 
Ribasaltas o Ripasailas — Il Mugnos e l'In- 
veges, convengono essere questa una 
famiglia d'origine catalana, venuta in 
Sicilia sotto re Martino, e diffusa in 
Sciacca, Palermo, con molte ricchezze. 
Fiorirono; un Giannandrea governa- 
tore di Sciacca 1430; un Giovanni 
conservatore del r. Patrimonio, pre- 
tore di Palermo 1496, capitano giu- 
stiziere 1503. 

Levò per arme : d' argento, con una 
rupe di nero, piantata in un mare di 
azzurro fluttuoso d'argento — Tavo- 
la LXIII. 17. 
Riccardi — Si vuole dal Mugnos, essere una 
famiglia oriunda da un duce goto al 
tempo di re Totila 540, essendosi dif- 
fusa in NapoH, Firenze, Sicilia; ivi 
fu portata da un Bonifazio Riccardo 
prefetto del real palazzo, che per ser- 
vizi resi a Federico lì d'Aragona la 
baronia di Mazzacalar e poi il governo 
della camera Reginale ottenne, casan- 
dosi in Siracusa, da dove i suoi po- 
steri fecero vari passaggi. 

Levò per arme: diviso, innestato, 
merlato di rosso e d'oro, di sei pezzi. 
Corona di barone. — v. Tav. App. 
Riccio, Rizzo, Riccioli — Una delle più anti- 
che celebri famiglie d'Europa, come 
scrive Mugnos appoggiato al Crescen- 
zi, passata da Napoli in Sicilia verso 



il 1300, sotto Federico II d'Aragona. 
Commendasi : un Sergio Rizzolo o 
Riccio 1321, essendocchè dal detto re 
ottenne poter fortificare il castello di 
Trapani. Da lui vari illustri perso- 
naggi che si sparsero in Palermo , 
Messina, Catania e Trapani. In Pa- 
lermo per un Tommaso Rizzo 1392, 
tesoriere del regno 1398, e senatore 
1401; quale linea si estinse con Luigi 
tesoriere 1521. In Messina per un 
Giovanni, che da re Martino molti 
beni ottenne, non che la baronia del 
Comiso; da cui derivarono i baroni 
di Ribino e di s. Giacomo , e quelli 
delli Miri. In Catania per un Pietro 
a' servigi del succennato re Federico 
e poscia della regina Maria, dalla quale 
nel 1388 ottenne titolo di remo fa- 
miliare, essendo stato progenitore della 
nobilissima Riccioli , che nella detta 
Città le primarie cariche ha sempre 
occupato. In Trapani finalmente per 
altro Giovanni Rizzo progenitore esi- 
mio di personaggi rilevantissimi, trai 
quali sono degni di special menzione; 
un Issa regio cavaliere, barone del 
Grano, e per ragion di dote delle ba- 
ronie di Favignana, Levanzo, Maret- 
timo ; un Geronimo dall' imperatore 
Carlo V creato regio cavaliere otte- 
nendo conferma del suo stemma col- 
r aggiunta dell' aquila imperiale ; un 
Placido barone di s. Anna. Vanta inol- 
tre non pochi cavalieri gerosolimitani. 
Arma: vaiato d'oro e d'azzurro, 
col capo del primo caricato da un 
rizzo al naturale, abbassato sotto altro 



325 
capo d' oro caricato da un' aquila spie- 
gata di nero, memlji'ata, imbeccata e 
coronata d'oro. Corona di barone. — 
Tav. LXIV. 5. 

Rinaldi — Antica famiglia fiorentina, al dir 
di Mugnos, portata in Palermo nel 
1408 da un Rinardo Rinaldi nobile 
di Firenze. Fiorirono : Ubertino bravo 
dottore di quel tempo, promotore della 
R. Gran Corto e maesti'o notare di 
Palermo 1438 : Francesco senatore 
di detta 1526-51; Antonio cavaliere 
gerosolimitano. 

Arma: d'oro, con un leone di rosso, 
ed una banda d' argento attraversante 
sul tutto. — V. Tav. App. 

Rivarola — Chiarissima ed antica famiglia 
genovese , che il Mugnos appoggiato 
ad un privilegio del duca Giovan Ga- 
leazzo Visconti fa derivare dalla no- 
bilissima Laudi di Bologna. Secondo 
poi riferisce il Villabianca Gregorio 
ed Uberto Rivarola fratelli, ebbero 
nel 1496, dall'imperatore Massimi- 
liano privilegio di nobile del S. R. Im- 
pero, colla conferma dell'arme gen- 
tilizia qui sotto desci'itta, qual diplo- 
ma venne poscia confermato dall'im- 
peratore Carlo V. La trapiantarono 
in Palermo, i fratelli Agostino e Pie- 
tro Rivarola nobili genovesi verso il 
1560. Ivi notiamo; Angelo barone di 
RafForosso senatore di Palermo 1610, 
1613, e protonotaro del regno; Ot- 
tavio cavaliere gerosolimitano; Ga- 
spare principe della Roccella, investito 
1728, governatore del Monte di Pietà 
1748-51; Francesco investito del prin- 

41 



326 
cipato della Roccella 1764; altro Ga- 
spare abate cassinese di s. Martino 
della Scala, dottissimo teologo. La rap- 
presenta oggi Gaspare Rivarola prin- 
cipe della Roccella. 

Arma: diviso; nel 1° d'oro, con 
un' aquila spiegata e coronata di nero: 
nel 2° d' azzurro, con un leone coronato 
d'oro. Cor. di Principe— Tav. LXIV. 6. 
Rizzari — Giusta quanto riferisce il Mu- 
gnos, una delle antiche patrizie fa- 
miglie delle città di Caltagirone e 
Catania, oriunda dalla Slesia, in an- 
tico appellata Nederrdo. Un cavaliere 
Loffrido venuto in Italia militando col- 
l'imperatore Eni'ico VI nel 1 195 ac- 
quistò in premio del suo valore il go- 
verno della città di Brescia, ove piantò 
sua famiglia. Ne venne un Idone, che 
per avere i capelli ricci, in dialetto 
rizzi, fu detto Idone Rizzari. I di 
lui fratelli Giovanni e Goffredo stando 
al servizio militare dell' imperatore 
Federico II, la recarono in Sicilia; 
il Giovanni fu castellano di Traina 
1243. Notiamo in oltre vari altri di- 
stinti personaggi, come a dire: un 2° 
Giovanni giustiziere del valle d' Enna 
1253; un Odone castellano di Calta- 
girone; un Manfredo castellano di Giu- 
dica ; un 2" Manfredo capitano di Cal- 
tagirone 1403; un Pietro ambascia- 
tore della città di Catania, spedito a 
re Alfonso 1434; un 3° Manfredo ca- 
stellano di detta città ; altro Pietro 
giurato, maestro razionale, barone di 
Grano e Friddani, da cui ne vennero 
i baroni di Bidamo, i chiarissimi poeti 



Giannicolò ed Ottavio; un Giuseppe 
duca di Tremistieri , investito 1683, 
capitan giustiziere di Catania 1686, 
ed altri. 

Arma : d' azzurro , col palo d' oro 
per concessione di re Ludovico Piò 
a Ladislao Nedernio capitan di cavalli. 
Corona di duca. — Tav. LXIV. 2. 
Rocca tarocca — Nobile famiglia arago- 
nese, secondochè scrive Mugnos, sotto 
re INIartino portata in Sicilia 1391 da 
un Giacomo Larocca distinto cava- 
liere, il di cui figlio Antonio a' ser- 
vigi di re Alfonso si stabili in Mes- 
sina, e fu ceppo della famiglia Larocca 
di questa città, che die varii cava- 
lieri, senatori, tra' quali notiamo, giu- 
sta quanto riporta l'Ansalone : Nicolò 
protonotaro del regno; Antonio ba- 
rone de' feudi di Serradifalco , Colle 
soprane e sottane. Tamburello, Ra- 
cuja e Mihtello. Seguendo poi il Vil- 
labianca, Pietro barone di s. Michele 
primo marchese di Roccalumera, e 
primo principe di Alcontres 1644, la 
cui linea continuò con Caterina La- 
rocca e Digiovanni, che Gasatasi con 
Michele Arduino e Fui^nari marchese 
della Foresta trasferì in questa illu- 
stre famiglia tutti i beni e titoli della 
casa Larocca, oggi rappresentata dalla 
nobile famiglia Stagno di Messina. Al- 
tro passaggio di questa famiglia av- 
venne in Palermo, giusta quanto ri- 
ferisce Mugnos , per un Francesco 
Rocca valoroso cavaliere spagnuolo 
nativo di Barcellona, che morto nel 
1636 lasciò vari figli. Un ramo della 



famiglia Larocca proveniente da quella 
di Messina, sappiamo esistere in Sa- 
lemi, ove vari personaggi di essa oc- 
cuparono le cariche nobili di giurato 
e capitano giustiziere. 

Arma: di rosso, con una croce di 
oro, piantata sopra un monte di tre 
cime. Corona di principe. — Tavo- 
la LXIV. X 

Roccaberli — Consultando Marquilles, Ve- 
spertillo, De Angli ed altri scrittori 
spagnuoli, troviamo esser questa una 
antichissima e nobile famiglia prove- 
niente da sangue reale goto. Il Mu- 
gnos sostiene averla portata in Sici- 
lia un Dalmao Roccabert catalano pre- 
fetto del palazzo della regina Costan- 
za, come da una lettera dell' impera- 
tore Federico II, 30 giugno 1220, da 
cui ebbe concesso il castello della Zisa 
di Palermo una con tutte le sue giu- 
risdizioni e preminenze. 

Levò per arme : d' oro con tre pali 
di rosso, accostati da dodici rocchi 
di scacchiere di nero, 4, 4 e 4. — Ta- 
vola LXIV. 4. 

Roccherio — D'azzurro, con due leoni af- 
frontati e contro-rampanti ad un monte 
il tutto d'oro. — Tav. LXIV. 7. (Vii- 
bianca). 

RodaDU — D'azzurro, con un leone d'oro 
la testa rivoltata abbrancato ad un 
albero al naturale. — Tav. LXIV. 9. 
(Villabianca). 

Rombao — Stando al Mugnos famiglia ca- 
talana, in Sicilia portata da Raimondo 
di Rombao signore di Villaber in Ca- 
talogna. Un Luca Rombao fu milite 



327 
e familiare della r. Casa, capitano giu- 
stiziere di Palermo 1445. Un (tu- 
giielmo fu giurato 1469. 

Levò per arme giusta Inveges : di 
azzurro con tre fasce d' oro. — Ta- 
vola LXIV. 10. 
Romeo — Ilde Angil storico spagnuolo vuole 
quest'antichissima e nobile famiglia de- 
rivata da Bernardo duca di Sassonia 
1003. Qui à luogo un curioso aned- 
doto, pel quale si vede nascere per 
viaggio in mezzo a svariati accidenti 
un di lui figlio che pel color bruno è 
detto Aquilon Romeo; di là in seguito 
il cognome, perocché costui diviene 
progenitore d'una serie d'illustri per- 
sonaggi, come a dire i conti d'Arizzi, 
i visconti d'Aleret, i signori di Rugat 
che non è del nostro compito individua- 
re. Epperò dal Villabianca apprendiamo 
essersi un ramo di essa trasferito in 
Siciha, dal perchè un Raimondo Ro- 
meo miles accompagnò re Martino 1 393, 
acquistato avendo la baronia di s. Mar- 
tino. Il di lui figlio Francesco ne ac- 
crebbe il possesso con de' casali di 
s. Anna, Partinico, Glippari, Piccolo 
e Floccari ; i posteri stanziarono in 
Randazzo. Si distinsero: un Francesco 
paggio di re Alfonso , da cui la ca- 
stellania di Milazzo e la terra di Ga- 
gliano 1438 si ebbe; un Giovanni ca- 
stellano come sopra; altro Francesco 
barone di Casalgiordano; un Bartolo- 
rameo visconte di Francavilla; un An- 
tonio che acquistò la baronia e terra 
di MeliUi 1599; un Pierantonio barone 
di Sant' Alessi; un Michele barone delle 



328 
Tande Regie di Randazzo; un Rinaldo 
barone di Carcaci; un Ignazio barone 
di Biggeni, primo marchese della pe- 
nisoletta dalli Mangbisi 1685, luogo- 
tenente di protonotaro del regno, e 
governatore del Monte di Pietà di Pa- 
lermo, la di cui linea venne infine ad 
estinguersi nella no1)ile Casa Giusino. 
(v. Giusino). 

Levò per arme giusta il Mugnos: 
d'azzurro, col bastone del pellegrino 
accompagnato a destra da tre conchi- 
glie poste in palo, ed a sinistra da un 
ramo di rosmarino il tutto d'oro. Co- 
rona di marchese — Tav. LXIV. ii. 

Roniero — D'argento, con l'albero di verde 
— Tav. LXV. 13. (Villabianca). 

Rosa larosa — Da Gerardo Rosa .potente 
cavaliere bresciano dice Mugnos, trae 
origine questa nobile famiglia , che 
sotto l'imp. Federico II venne a sta- 
bilirsi in Siracusa. Di essa fiorirono: 
Maurizio Larosa castellano di Castel- 
lammare di Palermo 1320; Antonio 
Castellano del r. palazzo e giurato 1345; 
Giovanni senatore di Palermo 1475; 
Vincenzo senatore 1584, indi inviato 
ambasciatore a re Filippo III 1604, 
ed altri che in varie città dell'isola si 
diffusero. Epperò un rampollo di essa 
in Palermo esiste in Francesco Larosa 
maggiore al intiro dell' esercito ita- 
liano, essendoché ammesso nello squa- 
drone delle R. Guardie del Corpo in 
Napoli provar dovette con documenti 
la sua nobiltà, e quindi la provenienza 
dalla famiglia in parola. 

Arma: d'azzurro, con una banda 



d'oro caricata da tre rose al naturale. 
— Tav. LXV. 1. 

Kosano — Arma: d'oro, con la banda d'az- 
zurro caricata da un leone del primo, 
accompagnata da due rose al natura- 
le. —Tav. LXV. 2. 

Rosselli Rossel — Stando ad Inveges an- 
tica e nobile famiglia di Catalogna, 
sparsa in Francia, Inghilterra, Italia, 
e finalmente in Sicilia, ove fu portata 
da un Vincenzo Rossel nel 1573; il 
. quale sposatosi ad una Isabella Spe- 
ciale si rese progenitore di molti il- 
lustri gentiluomini, che occuparono le 
nobili cariche di capitano giustiziere e 
senatore. 

Arma: d'argento, con un leone al na- 
turale coronato d'oro. — Tav. LXV. 3. 

Rosso Rossi — Da Ugone Rosso, uno dei 
figli di Guglielmo d'Altavilla signore 
normanno, e consanguineo di re Ru- 
giero, secondochè scrive Mugnos, trae 
origine questa nobilissima antica e sto- 
rica famiglia. La troviamo illustre in 
vari punti d'Italia, e con precisione 
in Sicilia, ove fiorirono: Enrico Rosso, 
barone delli Martini, il di cui fratello 
Goffredo,- Conte di Montescaglioso nel 
Napolitano fu ceppo dei Rossi d'Ita- 
lia; Rosso Rosso Conte di Sperlinga; 
Enrico Conte di Aidone e Cerami; Ca- 
taldo ambasciatore al re di Aras:ona 
1293, e gran camerlengo del regno; 
altro Rosso conte di Aidone e di Scla- 
fani, barone di Cerami, Sanfiladelfo, 
Scordia Sottana, Calatabiano, Monte- 
rosso, Caltavuturo, Motta Santanasta- 
sia, Sinagra, Militello, Saponara, Sper- 



linga, Sirumi, Pietraliscia, Nucifora, 
Ravagliuso, Granavilla, Graniti, Ca- 
latamauro e delli Martini, grande Am- 
miraglio e grande giustiziere del re- 
gno, strategoto di Messina, dichiarato 
padre della patria per aver salvi quat- 
tro re di Sicilia dall'anarchia feudale, 
non ostante aver perduto gran parte 
de' suoi beni nella rivolta dei suoi co- 
gnati Chiaramonti; Nicolò signore delli 
Gulfi e castello di Naro, Favara, Sala- 
dino, Giannone, Falsina, Faruri, Min- 
tina, Fundarò e delle terre attorno la 
città col mero e misto imperio, capi- 
tano giustiziere e governatore perpe- 
tuo di Naro, non che progenitore de' 
Rossi di detta città, da' quali deriva- 
rono i Baroni di Settefarini indi conti 
di Sansecondo; Damiano barone di Ra- 
vagliuso, Peragaggi, Bandaccino, Pi- 
scopo e Cametrici, alfiere maggiore 
del regno ereditario, titolo da lui tra- 
smesso agh eredi di Guglielmo Rosso 
oggi principi di Cerami; Guglielmo ba- 
rone di Militello, Cerami e Sirumi in 
Catania, da cui provennero i principi 
di Cerami, alfieri maggiori del regno, 
quei di Militello ed i baroni di San- 
giovanni: i primi fioriscono in Cata- 
nia, i secondi si estinsero in casa Gal- 
lego, gii ultimi in casa Grimaldi. In- 
tanto da vari documenti risulta, che . 
altro ramo di questa famiglia si sta- 
bih in Aci Aquilea, da dove passato 
in Aci S. Antonio e Filippo, produsse 
molti chiari personaggi, tra i quali: 
Andrea e Filadelfo Rossi, giurecon- 
sulti nel secolo XVII; Ignazio Colo- 



329 

nello sotto Filippo V; Leandro va- 
lente giurista nel secolo XVIII, lodato 
dal Decosmi, e padre di Francesco giu- 
dice della R. G. Corte in Palermo, 
commissario con alter ego nella città 
e contado di Modica, segreto e rice- 
vitore del porto in Messina ed inten- 
dente di quella dogana, ascritto al pa- 
triziato di Catania ed autore d' una 
opera importante di dritto feudale ; 
Emanuele insigne letterato e pubblici- 
sta, celebre nel parlamento Siciliano 
dal 1812 al I8I4, ed in quel di Na- 
poli del 1820, Consigliere di Stato; 
Andrea Cav. dell' Ordine di Cristo; 
Giovanni Canonico della Cattedrale di 
Catania, ed Andrea magistrato e cit- 
tadino benemerito, deputato al Parla- 
mento siciliano nel 1814, più volte 
consigliere provinciale. Rappresenta 
questo ramo il cav. Ignazio Emanuele 
Rossi residente in Aci Catena. 

Leva per arme: di rosso, con una 
cometa d' oro , ondeggiante in palo. 
Corona di principe. Motto Serenai. — 
Tav. LXIV. 8. 

Rostagni — Nobile famiglia savoiarda, tra- 
piantata come dice Villabianca in Si- 
cilia ne' primordi del secolo passato. 
Un Gioacchino fondò una commenda 
dell' Ordme Costantiniano 1782 e fu 
governatore del Monte di Pietà 1791 e 
1793. Porta il titolo di duca di S. Fer- 
dinando. 

Arma: diviso, d'azzurro e di rosso, 
con sei rose d'oro, 3 nel primo e 3 
nel secondo — Tav. LXV. 4. 

Rota De Roda — Di questa nobile fami- 



330 

glia catalana primo a presentai'si dal 
Minatolo è un Gaspare Piiigde Roda, 
signore della terra di Roda 1465; poi 
un Antonino visitatore delle fortezze 
del vai di Mazzara 1500. il di cui fi- 
glio Giovannello dimorò in Palermo. 
Segue la linea sino a Michele dimorante 
in Girgenti. 

Arma: d'azzurro, con una torre d'o- 
ro, sormontata da due corone del me- 
desimo — Tav. LXV. 6. 

Rotondo — Nobile famiglia ennese (Castro- 
giovanni), dice Minutolo, che le dà 
per primo ceppo un Silvestro Roton- 
do. Fiorirono: un Antonio 1495; altro 
Silvestro giurato 1525; ed un 2*^ An- 
tonio capitano giustiziere 1548. 

Levò per arme : d' azzurro , con 
nove stelle d'oro poste 3, 3 e 3 — Ta- 
vola. LXV. 7. 

Rovertero Rovertcra — Arma giusta Mugnos: 
d'argento, con due fasce di rosso ac- 
compagnate da tre ruote d' azzurro. 
— Tav. LXV. 3. 

Rovipo — Da un castello detto Rovigno 
in Istria provincia d'Italia prende il 
cognome questa nobile e distintissima 
famigha, giusta quanto riferisce Mu- 
gnos, essendocchè il primo a compa- 
rire suir orizzonte deUa storia è un 
Pompeo Rovigno signor di Rovigno 
ambasciatore all'imperator d'Oriente 
1200 per gravi affari della repubblica 
di Venezia. Un rampollo di lei con 
chiara nobiltà si stabilì in Liguria, 
secolo XIII. Un Pietro Giulio Rovi- 
gno genovese a' servigi di re Fede- 
rico II col grado di grande almirante 



1300 si ebbe in compenso la baronia 
di Pietralonga in Sicilia , e acqui- 
stò il territorio di Rieni d'unita a' 
molini di Castrone vo 1301. Fioriro- 
no : un Pierantonio di lui figlio fon- 
datore dal monastero di S. Benedetto 
in Lentini; un Corrado paggio di re 
Alfonso; un Manfredo regio cavaliere; 
un Giovanni, che fondò sua famiglia 
in Catania e poi in Girgenti. 

Arma: d'oro, con tre fasce di rosso 
accompagnate da un albero di rovere al 
naturale, piantato sopra un monte di 
tre cime di rosso movente della pun- 
ta, ed un capriolo d'argento caricato 
da cinque alberetti sradicati di ver- 
de, soprastante sul tutto — Tav. LXV. 9. 
Rabbino o Rubbini — Antica nobile famiglia 
francese, secondocchè scrive Mugnos, 
che la fa derivare da un Aliprando ca- 
valiere di Leone 1114. Vanta non 
pochi cavalieri, come a dire: un Nicolò 
capitano di quattro galere venete 1 364; 
un Giulio capitano de' Veneziani 1375; 
ed un Amedeo segretario di papa Mar- 
tino. Fu portata in Sicilia da un Pier- 
maria Rubbini sotto re Martino e la 
regina Bianca col carico di maestro 
razionale della Camera Reginale. Quat- 
tro figli si ebbe, de' quali Corrado fu 
fatto cameriere dell' infante D. Gio- 
vanni. Ne vennero molti chiari gen- 
tiluomini, che si sparsero in Noto ed 
altre città dell'Isola. Un Nicolò fu mae- 
stro portolano del regno 1429; un Gia- 
como barone di S. Bartolomeo; ed i 
cavalieri gerosolimitani fra Giannanto- 
nio 1401, e fra Antonio 1506. 



Levò per arme: d'oro, con un brac- 
cio armato, movente dal fianco sini- 
stro dello scudo, impugnante una picca 
con due rami di verde alloro, sormon- 
tata da un rubino. Corona di barone 
— Tav. LXV. io. 

RuflÌDO — Dagli antichi consoli romani , 
stando al Mugnos appoggiato a Ge- 
ronimo Enigens, antiche famiglie ro- 
mane , e propriamente dal console P. 
Cornelio Ruffino anno 429 di Ro- 
ma, trae origine questa rinomata fa- 
miglia. Ella venne diffusa in Francia, 
e in Lombardia, donde ovunque uo- 
mini illusti'i e di alta tempera. Un 
ramo sotto i Normanni figurò in Si- 
cilia; e si sa che in Siracusa un An- 
tonio Ptuffino fu giurato 1421, Rug- 
giero consigliere, Enrico barone di Ca- 
popassaro e di Carnami, senatore e 
consigliere, ed altri. 

Levò per arme : di rosso, con un 
leone d' oro , tenente tre ghirlande 
di verde alloro. Corona di barone — 
Tav. LXV. ii. 

Ruffo — Una delle più cospicue e nobili fa- 
miglie napolitano, ascritta come scrive 
Villabianca ne' primi sedili di Capua- 
no, originaria da consoli romani, fe- 
conda di porporati e di personaggi il- 
lustri nelle lettere e nelle armi. Un 
ramo di essa fiorì in Messina ne' prin- 



331 
cipi della Scaletta, incominciato da An- 
tonino Ruffo, figlio di Carlo duca della 
Bagnara signore di Nicosia 1650, prin- 
cipe della Scaletta 1673 essendo stato 
s enatore 1660el661. Fiorirono in oltre: 
un Placido primo principe della Foresta 
1670, della Scaletta 1678; un Antonio 
principe come sopra 1710, signore di 
Guidormandin , barone di Giampilieri, 
del Molino, ed Artelia, gentiluomo di 
re Vittorio Amedeo è poi di re Carlo ITI; 
un Calogero investito dei cannati stati 
1740; un Giovanni egualmente 1745; 
ed un Antonio gentiluomo di camera, se- 
natore 1762 e governatore degli azzurri 
1763. Da tale ramo vuoisi poi deri- 
vato il marchese Girolamo Ruffo mi- 
nistro della R. Casa, cavaliere del 
Toson d'Oro d'Austria e del S. Gen- 
naro, grancroce di vari ordini, e gen- 
tiluomo di camera; il di cui figlio Giu- 
seppe rifulse gentiluomo come sopra, e 
grancroce dell'Ordine Costantiniano. 
Arma: diviso inchiavato d'argento 
e di nero. Martello a corona di prin- 
cipe. Cimiero : una testa e collo di ca- 
vallo inalberato di nero — Tav. LXV. 5. 
Ruiz — D'oro, con un leone di rosso, ram- 
pante ad un albero, sradicato di ver- 
de ; e la bordura di rosso, caricata da 
dieci crocette di Sant'Andrea d'oro — 
Tav. LXV. 12. (Villabianca). 



Sabia — Da Roberto Sabi barone normanno 
e siniscalco di re Carlo VII vuoisi giu- 
sta Mugnos, derivata questa nobile fa- 



miglia. Un Gerardo Sabia di lui figlio 
la recò in Sicilia sotto re Alfonzo, dal 
quale ottenne in compenso di suoi mi- 



332 

litari servigi il governo della città di 
Nicosia; di In, i suoi posteri si spar- 
sero in Polizzi, Palermo ed altre città 
dell'Isola. Un Nicolò Sabia fu maestro 
razionale di cappa e spada del tribu- 
nale del R. Patrimonio, avendo otte- 
nuto conferma dei feudi Rocca, Ge- 
race, Valdilli 1474, non che del feudo 
di Malpertuso 1479. 

Levò per arme : d' azzurro, con una 
fascia cucita di rosso orlata d'oro, ca- 
ricata da due mezzelune affrontate d'ar- 
gento.— Tav. LXVI. 1. 
Saccano — Chiara nobile famiglia siciliana, 
dice Mugnos, sin del tempo degl'im- 
peratori greci dominanti in quest' Iso- 
la; perocché un Arcadio Saccano pa- 
trizio messinese visse l'anno 670 del- 
l'era nostra. Da lui discese un Gia- 
copino cavaliere, che indusse i due fra- 
telli normanni Roberto e Ruggiero a 
liberare la Sicilia da' Saraceni. Ne 
venne una serie d'illustri personaggi 
che supremi carichi della pa.tria, cioè 
di Messina occuparono, tra cui un Cor- 
rado 1 150, un Gualterio 1189, un Ge- 
rardo 1286 straticoti; un Giovanni ba- 
rone diSantostefano della Briga al ser- 
vizio militare di re Ludovico; un Fer- 
dmando barone di Librizzi, un Gio- 
vanni barone della Torre del Giglio ; 
un Angelo vescovo di Catania, ed i 
cavalieri gerosolimitani: fra France- 
sco gran priore di Capua e bali di 
Santostefano , fra Ottavio 1547, fra 
Vincenzo 1583, fra Gaspare 1592. 
Arma: di rosso, con due pali di 



vaio d'oro e di rosso. Corona di ba- 
rone— Tav. LXVL2. 

Sagariga — Distintissima famiglia catalana, 
stando al Mugnos appoggiato al Mar- 
quilles. Ei ci dà per primo ceppo in 
Sicilia un Francesco Sagariga, che 
per essersi adoperato a pacificare re 
Martino co' Chiaramontani e sopra- 
tutto pel suo valore e prudenza la 
terra di Sortino in vai di Noto ottenne. 
Arma: d'argento, con uno scoglio 
di verde piantato in un mare movente 
dalla punta — Tav. LXVI. 3. 

Sala — Famiglia di un'antica nobiltà cata- 
lana, che il Mugnos vuole fiorita in 
Sicilia sin dal tempo de' primi re ara- 
gonesi per un Aloisio Sala sotto Fe- 
derico III, dal quale ottenne de' be- 
nefici nella città di Girgenti. Sappiamo 
in oltre che un Giaime o Giacomo ca- 
talano passò in Sicilia con molte ric- 
chezze acquistando i feudi delli Diesi 
e Sparacia, padre di Giuseppe e di al- 
tro Giacomo; il primo percettore del 
vai diMazzara e capitandarme a guerra 
di detta città 1607, il secondo capi- 
tandarme. Un ramo di questa fami- 
glia si conserva in Marsala. 

Arma giusta il Baronio e l'uso della 
famiglia: di rosso, con tre mezze co- 
lonne abase d'argento — Tav. LXVI. 4. 

Saladino — Antica celebre famiglia di Na- 
varra, della quale scrive una storia 
il Redin; perocché si sa che un ca- 
valiere Navarrino per avere 

nella guerra contro i Mori 1080 uc- 
ciso a singoiar tenzone un Capitano 



detto Saladino, da lui la famiglia prese 
indi il cognome. Un Ulbertino Sala- 
dino cavaliere navarrino 1393 a' ser- 
vigi di re Martino la portò in Sicilia, 
prendendo stanza in Palermo . ove i 
suoi posteri vissero con molto splen- 
dore e nobiltà, tra' quali notiamo : un 
Francesco reggente nelle Spagne il su- 
premo consiglio d' Italia ; un Alfonso 
barone di Valguarnera; un Giovanni 
vescovo di Siracusa morto in odore 
di santità; un Giovanni barone delli 
Milici ; ed un Pietro maestro segreto 
del regno. 

Arma: d'oro, con una fascia di ros- ! 
so, sormontata da un albero di palma | 
al naturale, ed accompagnata in punta | 
da una testa di Moro attorcigliata i 
di rosso. Corona di barone — Tavo- ! 

LA LXVI.S. 

Salamone o Salomone — Questa famiglia fiorì 
antica e nobile nelle città di Sutera, j 
Licata e Palermo ove trovasi ascritta 
nella Senatoria. Trae ella orio-ine da 
quel Ruggiero Salamone siciliano, fa- 
moso cavaliere nel duello della Ceri- 
gnuola seguito tra Spagnuoli e Fran- 
cesi. Si distinsero secondo Minutolo 
e Villabianca: un Paolo regio prov- 
veditore delle fortezze detRegno 1469; 
un Antonino prefetto di Licata e ca- 
pitano di fanteria 1543; un 2° Anto- 
nino barone di Pietravina 1565; un 
Pompeo barone di Belvedere; un Fran- 
cesco cavaliere gerosolimitano 1632; 
un 3° Antonino cavaliere come sopra 
1671 ; un 2° Pompeo maestro razio- 
nale del r.- Patrimonio e primo duca 



333 

di Albafiorita 1092; ed un Giuseppe 

investito 1720, govei-natore della no- 
bile compagnia degli Azzurri di Mes- 
sina 1736. 

Arma giusta il Baronio: partito; 
nel 1° d'azzurro , con tre bande d'oro; 
nel 2" del primo con una sbarra d'oro, 
ed un palo dello stesso soprastante 
sul tutto. Lo scudo cimato da elmo, 
accollato da due braccia vestite di 
nero, le mani in alto tenenti il gruppo 
di Salamone di nero. Motto: nec vi nec 
metìi.—Tw. LXVI. e. 

Salazar — Famiglia oriunda spagnuola, giu- 
sta Inveges appoggiato a fra' Giro- 
lamo Dicastro; portata in Sicilia da 
Andrea Salazar castellano del Castel- 
lammare di Palermo 1580, e pretore 
di detta città 1590. 

Levò per arme : di rosso con dodici 
stelle d'oro 3, 3, 3 e 3— Tav. LXVI.r 

Salerno — L'inveges vuole questa famiglia 
originaria di Provenza, trapiantata in 
Palermo ne' primi del sec. XVII per 
due cugini Luigi ed Onorato Salerno, 
i di cui discendenti occuparono la ca- 
rica di senatore. Però dal Villabianca, 
Ojniscoli, abbiamo sulla testimonianza 
del p. Giovanni Fiore, Calabria Illu- 
strata, che venne detta famiglia portata 
in Sicilia dal nobile Giovanni Salerno 
sec. XVI, lochè anche risulta dal suo te- 
stamento presso notar Lojacono 1550. 
Fiorirono di essa: Francesco giudice 
della r. Corte Pretoriana 1609 ; Vin- 
cenzo barone del Mezzograno inve- 
stito 1639; Carlo governatore del Monte 
di Pietà 1729 e senatore 1740; Tom- 

42 



334 
maso portulano 1783; Cesare sena- 
tore 1767 e deputato del regno 1790. 
Arma giusta Inveges: d'azzurro, con 
tre sbarre d'oro, col capo di rosso, ca- 
ricato da tre crescenti d'argento, soste- 
nuto da una riga d'oro. Corona di ba- 
rone. — Tay. LXVI. 8. 
Salonia — Dal Minutolo rileviamo: un An- 
tonino Salonia signore di Bindicari e 
nobile di Noto 1441; un Calcerano ca- 
pitano e giurato di detta città lo stesso 
anno; un Giuseppe barone di Reda 
1529; un Battista barone come sopra 
1565; ed un fra Battista cavaliere ere- 
rosolimitano. 

Levò per arme: d'azzurro, con una 
torre d'oro aperta del campo e mer- 
lata di tre pezzi, piantata sopra una 
campagna di verde. Corona di baro- 
ne— Tav. LXVI. 9. 
Salvago — Famiglia genovese, come scrive 
Minutolo , in Messina portata da un 
Vincenzo Salvago, aggregato alla no- 
biltà 1564. Ne venne un fra Geronimo 
cavaliere gerosolimitano. Si estinse. 

Levò per arme : d'argento, con un 
leone di nero — Tav. LXVI io. 
Salvarezzo — Antica nobile famiglia geno- 
vese, che il Minutolo vuole portata in 
Messina da un Pantaleo Salvarezzo , 
aggregato a quella nobiltà 1453. Si 
estinse. 

Levò per arme ; diviso, d'argento e 
di rosso, con un leone coronato d'oro 
soprastante sul tutto — Tav. LXVI. 12. 
Salvo — Da un privilegio di re Filippo II 
in forma autentica eseguito in Palermo 
il 28 ottobre 1575 risulta, che Santo 



e Santoro Salvo furono consiglieri nei 
magistrati di Napoli e giudici del Tri- 
bunale della G. C. in Palermo; Egidio 
regio milite e cavaliere curato ; Cri- 
sostomo abate cassinese. Stabilitasi in 
Termini, la vediamo poscia, in Palermo 
decorata del titolo di marchese di 
Pietragansili. ed a nobili famiglie con- 
giunta. 

Arma giusta il Galluppi : d'azzurro 
con un leone d'oro tenente colle zampe 
una crocetta del medesimo. Corona di 
marchese — Tav. LXVII.t. 
Sanniartino — Da un Imperiai privilegio di 
Federico II 1235, citato dal Villabianca, 
p. 2^. raccogliamo essere nobile an- 
tichissima famiglia « proveniente da 
un Raimondo Samnartino della Gua- 
scogna signore di Miger e Tourpes 
cavaliere di gran valore, e che mili- 
tando nelle guerre di Terrasanta fu 
il primo che salito sidle mura della 
santa città vi piantò lo stenday^do, onde 
in memoria di sì gran fatto l' impe- 
ratore suddetto gli concesse il privilegio 
di potere alzare nel suo blasone V aquila 
imperiale , che tiene uno stendardo 
colle armi gerosolimitane. » Fu portata 
giusta Mugnos in Sicilia da un Antonio 
Sanmartino a' servigi militari di re 
Pietro II, e di lui maggior cameriere. 
Ne venne un Giacomo, padre d'Isa- 
bella, che sposò un Ramcndetto San- 
martino venuto anche in Sicilia con 
re Martino, di lui familiare , e che in 
compenso di militari servigi ottenne 
il governo della reginal camera non che 
molti beni: acquistò il feudo del Pardo 



investitosi 1406. Da lui secondo Vil- 
labianca una serie d' illustri perso- 
naCT, come a dire: un Nicolò secondo 
barone del Pardo, il quale unitamente 
air antico cognome di Sanmartino fé 
precedere quello di Ramondetto di lui 
padre; un Giovanni vicario generale 
nel vai di Noto; altro Raimondo 6° 
barone del Pardo e di Santacaterina, 
egregio letterato, reggente del Supre- 
mo Consiglio d'Italia, morto 1583; da 
cui un Vincenzo padre di Raimondo 
primo principe del Pardo 1684, la di 
cui linea continuò sino al vivente prin- 
cipe Francesco Sanmartino e Spucches; 
e di Giovanni duca di Sanmartino 1682 
reggente del Consiglio d'Italia in Ispa- 
gna, presidente luogotenente di mastro 
giustiziere del Regno, il quale ebbe 
due figli, Vincenzo e Raimondo. Il pri- 
mo cavaliere di San Giacomo della Spa- 
da duca di Sanmartino investito 1691, 
govei-natore del Monte di Pietà 1692, 
duca della Fabbrica 1694; linea estinta 
con Isabella. Il secondo cioè Raimondo, 
ceppo dei Duchi di Montalbo, nel cui 
ramo notiamo: Giovan Maria Barone 
di Campobello di provenienza Trigona, 
e primo duca di Montalbo 1710, per- 
sonaggio insigne per le occupate cariche 
di maestro razionale del r. Patrimonio, 
maestro portulano del Regno, tesoriere 
ed amministratore generale della S. Cro- 
ciata in tutta la Sicilia e sue Isole 1746, 
intendente generale degli eserciti, pre- 
tore di Palermo 1741-55, gentiluomo 
di camera, e cav. gerosolimitano, morto 
1756; Antonio inv. 1757, colonnello 



335 

ne' reali eserciti, pretore di Palermo 
1766, gentiluomo di camera e cav. 
gerosolimitano, maestro razionale del 
Trib. del r. Patrimonio, morto 1783; 
Stefano fratello del precedente inv. 
1785, colonnello come sopra gent. di 
camera, cav. gerosolimitano, gover- 
natore della compagnia de' Bianchi, e 
maresciallo di campo, morto 1796; 
Giovanni inv. 1797, gentiluomo di ca- 
mera, cav. del S. Gennaro e dell'or- 
dine Gerosolimitano, capitano giusti- 
ziere, colonnello de' cacciatori Licata, 
morto 1837; Stefano adorno degli a- 
viti titoli, gentiluomo di camera, ca- 
valiere degli ordini Gerosolimitano , 
della Corona di Ferro d'Austria di 2* 
classe, commendatore di Francesco I, 
direttore col grado di ministro segre- 
tario di Stato dei dipartimenti degli 
affari Esteri, Interni, Finanze e Po- 
lizia, presidente della camera dei Pari 
nel 1848, direttore generale del Gran 
Libro 5 governatore della compagnia 
de' Bianchi, tesoriere ed amministra- 
tore della SS. Crociata in tutta la Si- 
ciha, ed Isole adiacenti, morto 1856; 
Giuseppe fratello del precedente, mag- 
giordomo di settimana, tenente colon- 
nello, ed intendente di Siracusa; Rai- 
mondo fratello del precedente mag- 
giordomo di settimana, decorato, del 
titolo di conte trasmissibile a' suoi di- 
scendenti per decreto degli 1 1 mag- * 
gio 1857 , consigliere della commis- 
sione de' titoli di nobiltà in Napoli , 
e cav. gran croce dell'ordine Costan- 
tiniano, padre del conte Stefano deno- 



336 
minato duca SanmavMno maggiordo- 
mo di settimana, già inviato straor- 
dinario e ministro plenipotenziario 
presso la Corte di Spagna, cav. gran 
croce degli ordini Costantiniano e 
Francesco I di Napoli, d'Isabella la 
Cattolica di Spagna , commendatore 
con placca del Carlo ITI di Spagna ed 
uflSziale dell' ordine imperiale della 
Rosa del Brasile. Del defunto ultimo 
duca di Montalbo Stefano Sanmar- 
tino e Notarbartolo, rimangono le due 
figlie Marianna, attuale duchessa di 
Montalbo vedova Mule, e Maria Fe- 
lice Sanmartino, in Chianello di Maria 
Zappino. 

Leva per arme : d' oro , con una 
banda di rosso, accompagnata da due 
rose del medesimo gambute e fogliate 
di verde. Corona di principe. Sop- 
porto l'aquila imperiale di nero al volo 
abbassato coronata nelle due teste, af- 
ferrante col destro artiglio lo sten- 
dardo gerosolimitano — Tav. LXVI. h. 
Samminal o Sanminiato — Famiglia nobile ed 
illustre originaria di Catalogna e di 
Aragona, come riferisce Mugnos ; pe- 
rocché un Guerao e Bundo da San 
Minai furono signori della villa di San 
Minat sotto Carlomagno imp. Un Cal- 
cerano de San Minat nell' accompa- 
pagnare il re Pietro d'Aragona la 
portò in Sicilia, dal quale ottenne in 
compenso di militari servigi la castel- 
lania di Licata con civile e criminale 
giurisdizione. Da lui una scine di di- 
stinti personaggi che possedettero il 
feudo di Ragalmallima e Sabuci , la 



baronia, di Tripi, e la terra e castello 
di Palagonia. 

Arma: d'argento, con tre bande di 
rosso ritirate dal capo, ed un palo del 
medesimo soprastante sul tutto. Co- 
rona di barone — Tav. LXVI. 14. 
Sancez Sanchez — Antica nobile famiglia 
originaria di Spagna e propriamente 
della r. Casa d'Aragona vuoisi la pre- 
sente, che al dir di Mugnos portata 
venne in Sicilia da Rodrigo Sances 
neir accompagnare re Pietro d'Ara- 
gona, da cui la terra delle Grotte in 
compenso ottenne. Sono da ricor- 
darsi: un Pietro ambasciatore del Par- 
lamento Siciliano in Saragozza per 
l'elezione di Ferdinando re di Castiglia 
e re di Sicilia; un Giovanni vescovo 
di Cefalìi 1515; un Luigi protonotaro 
del Regno 1516 e barone della Motta 
di S. Anastasia; un fra' Antonio cava- 
liere gerosolimitano; altro Pietro vi- 
sconte di Gao'liano 1541. Si estinse 
con Isabella baronessa di S. Stefano. 
Levò per arme : d'azzuro, con quat- 
tro bande d'oro, ed un leone di rosso 
soprastante sul tutto. Corona di ba- 
rone— Tav. LXVII.i. 
Sandalo — D'azzurro, con una corona d'oro 
all'antica, ed una sbarra del medesimo 
attraversante sul tutto — Tav. LXVII.2. 
(Minutolo). 
Sandoval — Una delle più grandi famiglie 
della Spagna , come vuole il Villa- 
bianca, originaria della casa reale di 
Leon, e stando al Barouio il privilegio 
si ebbe di batter moneta, essendo di 
tal famiglia i conti di Castro e di Au- 



gusta, Adelantadi maggiori di Casti- 
glia, i duchi deirinfantado e di Ler- 
ma, i marchesi di Vighena, di Villa- 
vezàr, i conti e signori della Ventosa, 
ed i marchesi di Carasena. Un Gio- 
vanni di Sandoval e Paceco, 4° figlio 
di Antonio Sandoval Portocarrero si- 
gnor di Carasena, la portò in Palermo 
sull'inizio del sec. XVII. Da lui altro 
Giovanni primo marchese di S. Gio- 
vanni la Mendola 1648, primo prin- 
cipe di Castelreale 1671, signor della 
Mezzagrana e della Zisa. Fiorirono 
dappoi secondochè riferisce il Villa- 
hianca: un Diego investito 1680; un 
Antonino 1704 deputato del regno e 
maestrorazionale del r. Patrimonio; 
altro Diego 1757, per dritto dotale 
conte di Naso , duca di Sinagra , si- 
gnore di Capo-d'Orlando e del fondo 
Grande; un Giannantonio conte di Na- 
so , letterato e principe dell' accade- 
mia palermitana de' Pastori Erenei. Si 
estinse in casa Notarhartolo di Sciara. 
Levò per arme giusta Mugnos : 
d'oro, con una banda di nero, ingol- 
lata da due teste di leone del mede- 
simo. Corona di principe. Sopporto due 
leoni d'oro — Tav. LXVII.5. 
Sanfllippo — Famiglia valenziana, portata 
come dice Mugnos in Sicilia nel 1292 
da un cavaliere Velasquez de Mena a' 
servigi di re Federico II , da cui la 
castellania di S. Filippo d'Argirò 1316 
ottenne. Da lui un Ilisoldo, in dialetto 
Misilisoldi, che da re Ludovico 1344 
fu fatto castellano di S. Filippo d'Ar- 
girò; perlochè i suoi posteri Sanfi- 



337 

lippo cognominaronsi. La famiglia indi 
si sparse in Palermo e Piazza, van- 
tando capitani giustizieri e giurati. 
Commendansi: un Desiderio che acqui- 
stò la baronia di Grotte 1634 e pri- 
mo duca di essa 1648, cavaliere ge- 
rosolimitano, uomo assai benefico per 
pie opere e legati di maritaggio nella 
detta città di Piazza; a lui contem- 
poranea fu suor Maria Caterina morta 
in odore di santità, come un fra' An- 
tonio domenicano riportati dal Pirri; 
un Tommaso 1650, cav. d'Alcantara, 
barone di Sortavilla, governatore del 
Monte di Pietà di Palermo 1698-99, 
e maestro portulano del regno, nella 
di cui figlia Ippolita, maritata a Vin- 
cenzo Lagrua e Talamanca principe 
di Carini, venne ad estinguersi questo 
ramo. 

Arma: d'azzurro, con un leone d'oro, 
ed una banda di rosso attraversante 
sul tutto. Corona di duca. — Tavo- 
la. LXV1I.3. 
Sansone — Antichissima famiglia italiana, 
della quale il Mugnos ci dà per primo 
ceppo un Sansone capitano chiarissimo 
dell' imp. Onorio. Un Adriano di lui 
figlio fu capitano in Milano, ove si sta- 
bih ; e da esso due rami partirono , 
quello di Cipri, e l'altro di Mazzara in 
Sicilia, per un Giangeronimo Sansone 
cav. milanese, nipote d'un Ambrogio 
Sansone ambasciatore dell'Imperatore 
Carlo V, visitator generale delle for- 
tezze del Regno 1536. Questo ramo si 
divise anche in due; nel primo tro- 
viamo i baroni di Campobianco, titolo 



338 

ottenuto da Girolamo Sansone 1634, 

il di cui tìglio Diego fu altresì barone 

della Scannatura 1694 , senatore di 

Palermo 1716, la di cui linea continuò j 

I 
con la baronessa Luisa Sansone ve- j 

dova Goessemann: nel secondo i du- i 

I 

chi di Gallizia volgarmente detti du- \ 

chi di Sansone in Mazzara. i 

Arma: d'azzurro, con un leone d'oro j 

in atto di abbrancare onde sollevar i 

i 

da terra una colonna del medesimo. 

i 

Corona di barone. — LXIl.e. \ 

Sanlagiila — Chiara, nobile, ricca originaria | 

di Napoli, fu mai sempre la famiglia j 
Santagata, che un Petruccio maestro 
generale de' cavalieri dell'abito di San 

Lazzaro, unitamente al di lui fratello \ 

Guglielmo, nell'accompagnare re Mar- | 

tino recò in Catania. Epperò questi ' 

passato in Messina, ivi fondò sua fa- ; 

^ _ i 

miglia, che die molti distinti genti- 
luomini. 

Arma: di rosso, con un'ancora d'oro. 
— Tav. LXIL4. 
SantacoloDlba — Da' re goti, secondo ne ri- 
ferisce Mugnos appoggiato al Marquil- 
les grave scrittore catalano, trae ori- 
gine la rinomata nobihssima famiglia 
Santacolomba, cosi detta per un Ama- 
lerigo visconte di Santacolomba in 
Catalogna, discendente da Eumberto 
figlio di Enrico re goto. Un Arnaldo 
prode capitano la trapiantò in Sicilia 
neir accompagnare re Martino ; indi 
capitan generale della regina Bianca, 
cui poscia rivolse avverse le armi 
per seguire la fazione del Caprera, 
mostrato avendo in quell' occasione 



non poca sagacia e valore. Pel ma- 
trimonio con una Ventimiglia ebbesi 
la terra d' Isnello 1398; ottenne in 
enfiteusi il feudo Siniscalco, non che 
le baronie di Bonvicino Delbosco e di 
Savoca; infine fu capitano giustiziere 
di Palermo 1426. Fiorirono in oltre : 
Arnaldo-Guglielmo gonfaloniere del re- 
gno 1437 , investito d' Isnello 1453 ; 
altro Arnaldo conte d' Isnello 1625; 
Pietro investito del detto Stato d'i- 
snello unitamente alla baronia d'A- 
spromonte da Casa Farina rivendi- 
cata, la di cui linea nella famiglia 
Termine si estinse; restando un Lucio 
marchese di Santacolomba 1671. 

Levò per arme : d'azzurro, con tre 
colombe d' argento, la prima tenente 
un ramoscello d'oliva verde in bocca. 
Corona di conte. — Tav. LXVII.s. 
Santapau — Il Mugnos la vuole illustre e 
d'un' antichissima nobiltà nella Cata- 
logna, da' fratelli Ugone e Ponzio di 
Santapau sotto re Pietro 1° d'Ara- 
ragona portata in Sicilia. L' Ugone 
comprò la baronia di Butera 1390, e 
fu padre di Calcerando investito 1399, 
ottenendo conferma delle terre di Viz- 
zini, Licodia, e Biveri di Lentini : indi 
acquistò la terra dell' Occhiala. In- 
tanto si distinsero : un Raimondo in- 
vestito di Butera Fulconeri, Radali, 
Margaravit , Sangiovanni , terra di 
Minneti, e detto Biveri di Lentini, 
presidente del regno 1485-88; altro 
Ugone marchese di Licodia 1509; un 
Ponzio investito dello stato di Lico- 
dia 1511, capitan generale e presi- 



dente del regno 1516, 1540; un Am- 
brogio marchese di Licodia 1542, mae- 
stro giustiziere, capitan generale, pre- 
sidente del Regno 1546-47 , primo 
principe di Butera 1563, cavaliere del 
Toson d'Oro, e stratigoto di Messina, 
nella quale carica si distinse con so- 
stenere l'assalto de' Turchi ; un Fran- 
cesco cavaliere come sopra, ultimo 
marchese di Licodia e principe di Bu- 
tera, stratigoto di Messina 1567, a- 
vendo comprato lo stato di Palazzolo, 
che unitamente al marchesato di Li- 
codia ed a' feudi Alfano, Moliseno, 
Bomhiscura lasciò in testamento a Ca • 
milla Santapau sua figlia legittimata 
1576. È con lui che si estinse la fa- 
miglia, essendo il principato di Butera 
passato ad Antonia Santapau sua so- 
rella moglie di Girolamo Barrese , 
marchese di Pietraperzia. 

Levò per arme : fasciato , d' oro e 
di rosso. Corona di principe. — Ta- 
vola LXVII.9. 

SaDtOCanr.le — D'azzurro, con la fascia cucita 
di rosso , accompagnata nel capo da 
tre stelle d'oro, e nella punta da un 
mare fluttuoso d' argento. — Tavo- 
la LXVIl. 10. (Villahianca). 

Santoslefano — Famiglia nobile ed antichis- 
sima, originaria di Biscaglia, e secondo 
riferiscono il Mugnos ed il Villabianca, 
un conte Sancio Diaz ne fu il primo 
ceppo. 1 di lui successori acquistarono 
la signoria d'Ajala; e perchè in un loro 
maggiorasco nella vai di Carranza in 
Biscaglia riedificarono un antica torre 
gota a difesa de' Mori, essendo ivi 



339 

un eremitaggio dedicato a S. Stefano 
dal Santo presero il cognome. Fece due 
passaggi in Siciha: primo con Martino 
Santostefano a' servigi di re Ludo- 
vico d'Aragona, coU'ufficio di maggior- 
domo , tenendo in possesso lo stato 
d' Avola ed i feudi di Falconeri, Maz- 
zarone, Ginestra e castello d'Arquillo; 
il di cui fratello Giovanni fu in Mes- 
sina gran priore dell' ordine gerosoli- 
mitano nel 1361; linea estinta in casa 
Reggio pel matrimonio di Caterina 
Santostefano con Luisri Resalo. Se- 
condo passaggio nel 1590 con Die- 
go Santostefano visore della squadra 
delle galere del regno e segretario del 
tribunale del Sant'Uffizio di Palermo, 
padre di Giuseppe Santostefano e la 
Cerda cavahere d'Alcantara, barone 
di Calcusa e di Fontana Murata, pri- 
mo marchese della Cerda 1659, go- 
vernatore del Monte di Pietà 1696-97, 
e di Luigi Senatore di Palermo nel 
1646. Notiamo inoltre: altro Giuseppe 
investito nel 1737, colonello nel r. 
esercito e governatore del castello del 
Molo di Palermo; Alessio investito nel 
1764 , governatore della Compagnia 
de' Bianchi 1773; altro Alessio mar- 
chese della Cerda, gentiluomo di came- 
racon esercizio, intendente delle Provin- 
cie di Messina, Lecce e Caserta, con- 
sultore di Stato, commendatore dell'or- 
dine di Francesco 1 di Napoli , mi- 
nistro dell' Interno e poscia delle Fi- 
nanze del governo provvisorio di Si- 
ciha nel 1818-49; e Fulco di lui fra- 
tello attuale marchese della Cerda, 



340 

colonello di Cavalleria in ritiro, com- 
mendatore degli ordini Mauriziano e 
della corona d'Italia, fregiato della me- 
daglia commemmorativa per le guerre 
combattute per l'indipendenza italiana. 
Arma: diviso, nel 1.'' d' azzurro con 
una torre d' oro piantata nel canton 
destro della punta e sormontata da 
un soldato in atto di suonare la troni- 
tetta, accompagnata nel canton sini- 
stro da un'albero di verde, dalla cui 
sommità pende una catena con caldara 
d'oro, e due lupi di rosso passanti in- 
nanzi l'albero; nel 2° di rosso con l'a- 
quila spiegata d'oro; la bordatura com- 
posta di sedici pezzi il primo di rosso 
colla torre d'oro, il secondo d'oro con 
un leone di rosso, il terzo d" azzurro 
coi tre gigli di Francia e così suc- 
cessivamente. Corona di marcliese. — 
Tav.LXVIII.6. 
Sarei — D'azzurro, con un pesce al natu- 
rale sopra un mare agitato d'argento 
sormontato da tre stelle d'oro. — Ta- 
vola LXVII.n. (Villabianca). 
Sardo — Famiglia nobile di Lentini , a 
quanto ne dice Minatolo , che le dà 
per primo ceppo un Antonio Sardo, 
barone della terra di Motta Camastra, 
da cui altri ed il cav. gerosolimitano 
fra Narciso Sardo. Altro ramo poi 
scorgesi in Trapani col titolo di ba- 
rone di Fontana Coperta, di cui venne 
investito un Giuseppe Sardo 1720. 

Arma: d'azzurro, con tre fasce di 
oro, sormontate da tre gigli del me- 
desimo. Corona di barone. — Tavo- 
la Lxvm.i. 



Sartorio — D'azzurro con un leone d'oro 
rampante ad un albero al naturale 
col fusto attorcigliato da un serpente 
di verde. — Tav. LXVI1I.2. (Vili.) 

Sarzana — Secondo rileviamo dal Montaner 
Cronaca delle famiglie di Catalogna, 
e dal processo dell'Ordine Gerosoli- 
mitano per l'ammissione del nob. Giu- 
seppe Sarzana e Fici , è questa una 
delle antiche e nobili famiglie catalane 
venuta in Sicilia sotto il re Martino 
il giovine , per il magnifico Jorlando 
de Sarzana giudice della città di Cor- 
leone 1397, non che progenitore della 
famiglia Sarzana di Corleone, Marsala 
e Palermo, nelle quali città ha tenuto 
cariche ragguardevoli, veggendosi an- 
che decorata dei titoli di marchese di 
S. IppoUto, di barone di Ramata, del- 
l'altro di Barabino, e di conte del S. R. 
Impero. Notiamo di essa : i cavalieri 
militi, Pietro regio familiare consi- 
gliere e castellano di Monteforte in 
Sicilia; Giovanni camerario e regio 
portolano di Sicilia morto in Cor- 
leone 1448; Filippo Pregio milite; Be- 
rengario portulano di Sicilia; ed i ca- 
valieri gerosolimitani fra' Michele, fra' 
Giovanni bali, fra' Pietro Paolo bali, 
Giuseppe marchese di S. Ippolito, altro 
Giuseppe marchese come sopra; e fi- 
nalmente il conte Giuseppe Sarzana e 
Fici, cavaliere di giustizia degli or- 
dini Gerosolimitano , e Costantiniano 
di Napoli. 

Arma: d'oro, con un basilisco di 
verde passante in un mare d'azzurro 
Corona di marchese. Tav. LXVI.13. 



Scaglione — Antichissima famiglia aleman- 
na, che IMiignos appoggiato allo sto- 
rico Landolfo Lauterhurgh vuole por- 
tata in Italia da Uberto Scaglione po- 
tente barone di Colonia, unitamente ai 
di lui fratelli Rodolfo ed Enrico, i quali 
ardenti di gloria militare a' Normanni 
accoppiaronsi. Ed in vero dietro si- 
gnificanti servigi delle cariche dal con- 
te Ruggiero ottennero, cioè l'Uberto 
in Abruzzo, Rodolfo in Otranto ed En- 
rico in Calabria; epperò il primo ri- 
tirar si volle in Sicilia, ove acquistò 
la terra di Sperlinga. 

Levò per arme: partito, nel 1° d'az- 
zurro, con un leone d'oro; nel 2° d'ar- 
gento, con tre bande di rosso, ed una 
grue al naturale colla sua vigilanza, so- 
prastante sul tutto — Tav. LXVIII. 3. 

Scalaillbro — Famiglia, come dice Mugnos, 
oriunda francese, della quale primo a 
segnalarsi fu un Enrico, figlio di R,i- 
naldo cavalier francese della schiatta 
di re Pipino. Si sa che detto Enrico 
con duemila 'fanti recatosi nel 1249 
alla spedizione di Damiata cinta d' as- 
sedio da' francesi, sotto quelle mura 
vi fé prodigi di valore; perocché sali- 
tovi il primo la prese d'assalto. Fu 
per questo che la villa di Schir nel 
ducato di Borgogna da re Luigi il 
santo si ebbe; con assumere il cogno- 
me di Scalamber, conquistatore della 
muraglia, e con aggiungere al giglio 
antico stemma di famiglia, la scafo i^'oro. 
Ricordasi con onore in Sicilia un Filip- 
po, che da re Carlo d'Angiò grossi 
poderi, rendite e poi la carica di vi- 



341 
cario generale in vai di Pachino ot- 
tenne, ivi fondando sua iamiglia. Fu 
poscia creato giustiziere, barone, e ca- 
stellano di Sortine. Fiorirono in oltre: 
Martino barone di s. Giuliano 1387, 
senatore in Siracusa 1414; Simone ba- 
rone del Casale; Giovanni cappellano 
del re cattolico, abbate di s. Maria della 
Terrana ed inquisitore del Regno ; 
Sebastiano barone di Serravalle, Gazzi 
e Poggiorosso 1506 con castello; Alfio 
barone delli Pozzilli 1523; Matteo re- 
gio consigliere, barone delli Pozzi, Mar- 
gi e Torretta con mero e misto Im- 
pero, non che dell'Arbiato e di Verbo 
in Caudo 1536, capitandarme a guerra 
d'Agosta 1557. 

Arma: inquartato; nel 1° e 4° d'az- 
zurro, con una scala d'oro alta in palo, 
sormontata da un giglio del medesi- 
mo; nel 2*^ e 3^ con 15 punti di scac- 
chiere d'oro e di rosso. Corona di ba- 
rone— Tav. LXVllI. 4. 
Scanimacca — Nobile antica famiglia ale- 
manna, oriunda d' Alsazia ove posse- 
deva sotto Carlo Marno molti castel- 
li. Il Mugnos, appoggiato al Paradin 
nohiliario gallino, riporta per primo 
ceppo un Blascone Scanimac valoroso 
cavaliere , che nella spedizione con- 
tro i Mori di Spagna l'anno 755 ne 
uccise 200 di propria mano; perloc- 
chè quei barbari atterriti lo chssero 
scanimac, vale a dire terribile ucci- 
sore. Di là il cognome , in italiano 
Scammacca. Ebbe 15 figli maschi , 
che si diftussero in varie contrade di 
Europa; un ramo rimase in Arago- 

43 



342 

na , da dove per un Blasco Scara- 
macca si trapiantò in Sicilia . pro- 
priamente in Lentini, ivi possedendo il 
feudo del Murgo ed altre baronie. Ne 
vennero vari distinti personaggi, tra 
cui un Antonio cavaliere gerosolimitano 
1 575; un Blasco barone del Murgo e pri- 
mo principe di Lercara 1708; un Mario 
primo duca 1708 e primo principe di Ca- 
salraonaco 1725. Intanto sappiamo che 
tal famiglia fiorisce in Catania, ove à 
tenuto le primarie cariche, e posseditrice 
delle baronie della Bruca e Crisciunà. 
Arma: d'oro, con un monte di tre 
cime di rosso sormontato da due leoni 
affrontati e controrampanti del medesi- 
mo. Corona di barone — Tav. LXIX. s. 
Scandurra di Siracusa — Nobile assai di- 
stinta famiglia originaria dalla Spa- 
gna. Sappiamo di essa, che un Scan- 
durra appartenente ad un ramo che 
subì confisca da re Filippo II, rifug- 
giossi in Ptoma nel XVI secolo; indi 
reintegrato in Ispagna servì col grado 
di capitano nell'armata reale e colle 
truppe austro -spagnuole passò in Si- 
cilia, ed a causa di matrimonio in 
Siracusa 1669 fermò sua stanza ove 
i suoi posteri un lungo patriziato so- 
stennero, trovandosi ascritti alla no- 
bile compagnia de' Bianchi, ed a pri- 
marie famiglie congiunti. Sono a ri- 
cordarsi : Santi dotto giureconsulto 
morto I74I; Vincenzo colonnello dei 
reali eserciti , comandante gì' Invalidi 
in Sicilia, barone di S. Elia, il quale 
sposòunaGiuseppa de Fages de' conti di 
Rochemur appartenente ad una illustre 



famiglia francese oriunda del Perigord; 
Ludovico dottissimo legista; Corrado 
senatore patrizio rammentato dal Ca- 
podieci nella sua opera , Annali di 
Siracusa; Girolamo ufficiale superiore 
di cavalleria , insignito di vari ordi- 
ni; Paolo intendente della provincia 
di Messina, commendatore dell'ordine 
mil. di s. Giorgio della Riunione, in- 
signito di altri ordini, ed onorato di 
lettere autografe di re Francesco I, 
progenitore del vivente Paolo Scan- 
durra Migliaccio residente in Palermo. 
Intanto è da notarsi che il barone 
Giuseppe Scandurra ed Impellizzeri 
rappresenta oggi la linea primogenita 
residente in Siracusa. 

Arma: partito; nel 1° d'oro con due 
leoni affrontati impugnanti quello di de- 
stra una spada insanguinata, e quello 
di sinistra una rotella anche insansfui- 
nata, incrociate ad un'alabarda, il tutto 
di nero, sormontati da tre stelle d'az- 
zurro: nel 2° d'oro, con una banda d'az- 
zurro (per de Fages.) Elmo di nobile an- 
tico con lambrequini volanti d'oro, d'az- 
. zurro e di nero. Si rileva da varie 
antiche lapidi e monumenti nella città 
di Siracusa — Tav. LXVIII.t. 
Scandurra di Calania e Palermo — Di questa 
famiglia conosciamo , che il vivente 
Luigi Scandurra ed Epiro , figlio di 
Francesco e di Giuseppa d' Epira e- 
redera della baronia (h Salsetta e 
Montao'na, trovasi ascritto alla nobile 
compagnia della Pace di Palermo e 
con decreto ministeriale de' 30 giu- 
gno 1874 ottenne riconoscimento del 



suo antico stemma gentilizio clie è : 
d'azzurro, ad uno spadone a due ma- 
ni d' argento, in palo, la punta all'in- 
giìi, sormontata da tre stelle di sei raggi 
dello stesso , ordinate in fascia , con 
un crescente pure d' argento , rove- 
sciato, atiraversante alle sommità delle 
lame sotto il manico, e tenuto con le 
zampe anteriori destra e sinistra ri- 
spettivamente da due leoni d' oro af- 
frontati lateralmente allo spadone, con 
una striscia bianca svolazzante in fa- 
scia sotto la punta di detto scudo, 
caricato del motto Scander scritto a 
lettere romane di nero. Esso scudo 
sormontato da elmo d'acciaio chiuso, 
liscio in pieno profilo a destra ornato 
di cercine e svolazzi d' oro e di ar- 
gento.— Tav. LXVIII. 8. 
Scarella — L'antica nobile casa di Scarella 
nella città di Savona . dice Mugnos , 
presenta per primo ceppo un Emma- 
nuele 1440, sendochè i di lui ante- 
nati non poche terre della Liguria 
signoreggiarono. Ne venne un Ago- 
stino signor di Gamesio e del castello 
di Parnassio ; se non che i di lui fi- 
gli Francesco. Girolamo, Emmanuele e 
Stefano, coll'occasione di mercanteg- 
giare in Messina trasferironsi 1502, 
Francesco passato poi in Lentini 1518, 
i di lui figli in Messina ristabilironsi, 
ove delle cariche di molto rilievo oc- 
cuparono, ^"anta dei cavalieri di Malta 
e di s. Stefano. 

Arma: di rosso, con un leone di 
argento sbarrato d'oro di cinque pezzi. 
Lo scudo sormontato da elmo di ca- 



343 

valiere cimato da un leone uscente 
d' oro caricato da quattro sbarre cu- 
cite del medesimo. — Tav. LXVIII. ;». 

Scasso — D'azzurro, con una torre d'oro, 
sormontata da un'aquila d"oro uscente 
dalla sommità fiammeggiante di rosso, 
accompagnata nel canton destro del 
capo da una luna rivoltata d'argento 
e nel canton sinistro da un sole fi- 
gurato d'oro.— Tav. LXVIII. io. (Vil- 
labianca). 

ScalOZZa — Famiglia nobile di Noto, al dir 
del Minutolo. 

Levò per arme: diviso d'oro e di 
nero, con un leone dell'uno e dell'altro 
e dell'uno e nell'altro— Tav.LXVIII. ii. 

Sclieglia — Nobile famiglia messinese, che 
Minutolo dà per estinta. Pregiasi a- 
ver dato un Eliseo Scheglia cavaliere 
gerosolimitano 1585. 

Levò per arme: di rosso, con una 
sbarra di nero, mezzo per traverso. — 
Tav. LXVIII. 12. 

Scllialllni— Famiglia nobile, stando al Mu- 
gnos, originaria di Germania, peroc- 
ché nel Lussemburgo fu detta Schet- 
zel, poi Schettin, e appo noi Schiat- 
tini, che significa della medesima schiat- 
ta. Vantò colà dei virtuosi cavalieri, 
un rampollo per motivo di negozio 
si stabilì neir isola di Scio, e di là in 
Genova, da dove un Giambattista se- 
colo XVI venne a trapiantarsi con 
molte ricchezze in Sicilia, e si sa che 
un Nicolò di lui fratello comprò la 
terra di Vizzini, della quale prestati 
servigi alla real corte ebbe il titolo 
di duca 1649. Altro Giambattista di 



344 

lui figlio ebbe concesso il titolo di 
marchese di s. Elia 1651 , e fu si- 
o-nore della terra e marchesato della 
Feria, la di cui linea si estinse colle 
sorelle Brigida ed Oliva Schiattini. 

Levò per arme : d'azzurro, con tre 
croci di s. Andrea d' oro allineate in 
fascia, accompagnate da sei stelle di 
oro poste 3 nel capo e 3 nella punta. 
Corona di duca. — Tav. LXVIII. w. 
Scirolla SirolUl (Xirotta) — Famiglia no- 
bile anconitana, per come la descrive 
Inveges coll'appoggio di Flaminio Ros- 
si, del Baronio, Mugnos ed altri, pas- 
sata in Sicilia sotto il reggimento di 
re Martino con Antonio e Alberto 
Scirotta, creati camerieri del real pa- 
lazzo. Dal primo venne un Girolamo, 
che si caso in Capua colla tiglia di 
re Alfonso 1443, dalla quale ebbe un 
figlio Antonio, che molto si distinse 
nelle guerre di Spagna ed Italia in 
favore del re cattolico, fermando sua 
dimora in Palermo , ove in s. Cita 
esiste di lui un magnifico mausoleo 
1527. Fiorirono altresì: un 2° Ruti- 
lio maestro razionale del r. Patrimo- 
nio 1591, conservatore del regno 1598, 
presidente del tribunale della sacra 
regia coscienza 1607 , e presidente 
del detto r. Patrimonio 1609, carica 
che rinunziò per farsi gesuita 1614; 
un 3° Antonio sotto re Filippo av- 
vocato fiscale nella R. G. C. e reg- 
gente il Supremo Consiglio d'Italia 
1647; un Francesco figlio di detto 
Rutilio primo marchese di s. Elisabet- 
ta, sapiente ministro regio, che dopo 



avere governata la città di Palermo 
colle primarie cariche , in occasione 
della peste in Nicosia abbracciò il go- 
verno di quest'altra città 1626, indi 
conservatore 1627 . maestro razio- 
nale di cappa e spada 1634, morto 
carico di onori 1647 ; un 3" Rutilio 
di lui tìglio primo principe di Mon- 
tevago 1641. e 2° marchese di s. E- 
lisabetta, cavaliere d'Alcantara ed o- 
norato non meno del padre d'impor- 
tanti cariche; un Alessandro fratello 
del precedente cavaliere gerosolimita- 
no; ed un Saverio investito 1666, per 
la di cui morte ereditò la sorella Gi- 
rolama. maritata a Giovanni Gravina 
duca di s. Michele, nella di cui casa 
questa rinomata famiglia si estinse. 

Levò per arme: d'azzurro, con una 
banda sormontata da un lupo passante, 
accompagnata da tre stelle, poste una 
nel canton sinistro del capo, e due in 
l)anda nel canton destro della punta, il 
tutto d'oro. Corona di principe, cimata 
da un s. Francesco Saverio in abito di 
pellegrino ed il motto Te duce ad pa- 
triam. — TAV. LXVIII. 5. 
Sclafani — Il Mugnos sull'autorità di gravi 
scrittori riferisce essere originaria ale- 
manna questa nobile e distintissima 
famiglia, imperciocché un prode ca- 
valiere Aldizzone de Esclafan villa 
sulla riva del Danubio ai servigi del- 
l' imperatore Carlo Magno passò in 
ItaUa, ed in compenso n'ebbe talune 
ville e castelli in Lombardia. Indi un 
suo discendente Giovanni Sclifano o 
Sclafano. capo d'una colonia di Lon- 



gobardi, venne in Sicilia a' servigi di 
re Gimiielmo detto il malo, e fattosi 
nella congiura di Matteo Bonelli di- 
fensore della vita di detto re n'ebbe in 
i?uiderdone il castello Megerio e suoi 
annessi. Da costui un Goffredo, che 
appare stabilito in Lentini, ove fondò 
un monastero; il di cui figlio Giaco- 
mo per follia fu esiliato 1 194, e passò 
in Lombardia. Fiorirono intanto : un 
Matteo 1° conte di Adernò 1303, conte 
e signore di Sclafani 1330 , signore 
degli stati di Centorbi , Ciminna e 
Chiusa , potentissimo barone di quel 
tempo e rivale ai Chiaramonte, morto 
1354, avendo edificato in Palermo il 
magnifico palazzo 1330 divenuto gran- 
d' ospedale ed oggi quartiere militare 
della Trinità, la chiesa e monastero 
di s. Chiara 1341 di provenienza Ter- 
mine , la chiesa di sant' Agostino e 
quella di s. Nicolò dell' Albergarla. 
Per mancanza di prole maschile la li- 
nea si estinse, ed i beni e titoli pas- 
sarono in casa Moncada. 

Levò per arme : partito; di nero e 
d'argento, con due grue dell'uno nel- 
r altro. Corona di conte. — Tavo- 
la LXIX. 6. 
Scovedo — Famiglia spagnuola , trasferita 
in Sicilia nel 1573 per un Giovanni 
Scovedo , cavahere di Bisdella nelle 
Asturie, col carico di contatore del- 
l' arsenale di Messina, come dal Mu- 
gnos. 

Levò per arme: di rosso, con 5 
scope d' oro, ordinate 3 e 2. — Ta- 
vola LXVlll. 14. 



345 
Scribano o Scribani — Famiglia nobile ori- 
ginaria francese, cosi denominata da 
un maestro razionale in quel luogo 
detto scriban sotto Ludovico Pio l'anno 
857. Si sa che i re di Aragona e di 
Valenza fecero molta stima di questa 
famiglia passata nella Spagna, ove 
sostenne cariche interessantissime, e 
che circa il di lei passaggio in Sicilia 
non altro ci viene indicato dal Muenos 
essersi un Girolamo ed un Giovanni 
Ambrogio stabiliti in quest' Isola pro- 
venienti da Genova, ov' erano grandi 
e ricchi signori per attendere ad affari 
di regia corte. Intanto dal Villabianca 
rilevasi che il detto Giovanni Ambrodo 
possedè la terra baronale di Montagna- 
reale in vai Demone, morto il 1665. 

Arma : d' oro, con quattro delfini 
neri moventi dagli angoli dello scudo, 
formanti una croce di s. Andrea. — 
Tav. LXIX. 1. 
Secnsio — Famiglia giusta Mugnos di ori- 
gine francese, venuta in Sicilia nel 
tempo del conte Ruggiero. 11 primo 
che di essa si fa menzione è un An- 
tonino Secusio abitante in Caltagi- 
rone, locchè fa fede un privilegio di 
re Alfonso dato in Messina il 30 Ot- 
tobre 1422. Ne vennero molti distinti 
personaggi, che occuparono in detta 
città le nobili cariche di giurato, e 
capitano giustiziere. Fiorirono : Otta- 
vio religioso francescano insigne pre- 
dicatore generale dell'ordine, inviato 
nunzio straordinàrio dal Papa Cle- 
mente Vili . in Francia , Fiandra e 
Savoja, eletto patriarca di Costanti- 



34G 

nopoli ed indi vescovo di Catania ove 
mori 1618; Bonaventura maestrogiu- 
rato del vai di Noto 1613; un Ferdi- 
nando ascritto alla nobiltà di Messi- 
na; Ottavio secreto di Messina 1630, 
cavaliere di s. Giacomo della Spada 
e primo principe di santa Flavia 1649. 
Levò per arme: d'azzurro, con due 
fasce accompagnate da un 5 posto in 
abisso, e da due stelle poste una al 
capo, ed una nella punta il tutto d'oro. 
Corona di principe. — Tav. LXIX. 2. 

Sedegno — Un Cristoforo Sedegno, nobile 
spagmiolo fu il primo al dir di Mi- 
nutolo che trapiantò sua famiglia in 
Sicilia e precisamente in Modica, ove 
sostenne carica di luogotenente e go- 
vernatore 1544, da cui ne venne un 
Francesco capitano di fanteria 1561. 
Levò per arme: partito; nel 1° di 
verde, con un'aquila spiegata d'oro; 
nel 2" di rosso, con un castello d'ar- 
gento torricellato di tre pezzi, quella 
di mezzo sormontata da un guerriero 
tenente una lancia alta in palo; semi- 
diviso di verde con tre teste di moro 
attorcigliate di rosso , e la bordura 
composta d'oro e di rosso di 12 pezzi. 
— Tav. LXIX. 3. 

Serio — D'oro, con un destroscerio vestito 
di verde impugnante una spada alta 
in sbarra, accompagnato nel capo da 
due gigli d' azzurro . e da tre monti 
di verde moventi dal mare nella pun- 
ta. — Tav. LXIX. 4. (Villabianca). 

Serrovira — 11 IMugncfs sull' autorità di vari 
scrittori spagnuoli ricorda essere la 
famiglia Serrovira una delle più no- 



bili ed illustri di Catalogna , clie ha 
dato uomini chiari armati cavalieri 
da Carlo INlagno al tempo della libe- 
razione de' Mori. 11 primo a passare 
in Sicilia fu un Calcerano Serrovira 
capitano a' servigi di re Pietro di 
Aragona dal quale fu eletto gover- 
natore e castellano della terra e ca- 
stello (li Licata 1282, non che ono- 
rato del titolo di barone. Sono da 
ricordarsi : un 2° Calcerano milite 
sotto re Ludovico 1343 , dal quale 
ebbe concesso il fiume Salso; un Vi- 
tale cameriere di re Federico ; un 
Francesco consigliere di guerra di 
re Martino; altro Vitale castellano di 
Girgenti, capitandarme a guerra 1435, 
armato regio cavaliere da re Alfonso; 
un Nicolò regio familiare; un Giu- 
seppe barone di fiume Salso , cava- 
liere virtuoso e ricco, che a sue spese 
edificò in Licata un monastero di donne 
dell'ordine cistcrciense; un Nicolò Gu- 
glielmo cavaliere gerosolimitano as- 
sai prode 1613. 

Arma: d'argento; con tre conchiglie 
di rosso, poste 2, 1. Corona di baro- 
ne. — Tav. LXIX. t. 
Sellimo — Nel novero delle più nobili ed 
illustri famiglie pisane è da porre 
senza meno la Settimo, derivata dai 
conti Settimo antico castello nel pi- 
sano, come rilevasi da una lapide del 
1063, esistente nel Duomo della città 
di Pisa. Vanta ella distintissimi per- 
sonaggi, che in quella repul)blica fu- 
rono gonfalonieri , anziani , capitani , 
potestà e vicari. Nel 1431 da un 



Antonio di Settimo , già anziano e 
priore 1430, trasferita venne in Si- 
cilia, ove acquistò la baronia di Tavi, 
il castello di Mazzara, ed a nome del 
tìglio Simonetto lo stato di Giarra- 
tana. Questi il carico tenne di came- 
riere di re Alfonso, di maestro por- 
tulano del regno, cinque volte pretore 
di Palermo 1471-87, in flne strati- 
coto e capitandarme di Messina 1488. 
Ebbe due figli Giovanni Antonio e 
Baldassare; il primo fu ceppo de' mar- 
chesi di Giarratana indi principi di 
Fitalia; ed il secondo de' l)aroni di 
Cammaratini, che vennero ad estin- 
guersi nella prima linea, come da In- 
veges e Villabianca. Fiorirono di questa 
famiglia in Sicilia: un Giovan Luigi di 
Settimo barone della Sambuca; una 
Luisa fondatrice del monastero di 
Montevergine in Palermo 1409; un 
Giannantonio investito dello stato di 
Giarratana 1504, capitano giustiziere 
di Palermo 1505, e barone di Fitalia 
per ragion di matrimonio con una Cal- 
vello; un Matteo capitano giustiziere 
di Palermo 1510; un Michele pretore 
di Palermo 1593; un Ruggiero pretore 
come sopra 1631; un Girolamo investito 
de' suoi stati 1656, che giovinetto 
subita confisca dello stato di Giarra- 
tana a causa di grave delitto, ne venne 
poscia reintegrato, come dal Testa, 
Auria, Caruso rilevasi; altro Rug- 
giero investito 1715 principe di Ganci, 
barone di Cammaratini, Misilini, Dra- 
gonara , Prainito , Arcirito e Carbo- 
najo, signore del Pantellarotio e San- 



347 
tadomenica, gentiluomo di camera con 
esercizio , governatore della compa- 
gnia della Pace 1728, e pretore di 
Palermo 1749; un Giovanni principe 
di Belmontino inv. 1752, governatore 
della compagnia di Bianchi 1754, mor- 
to sacerdote e frate dell'ordine di san 
Francesco ; un 2° Girolamo colon- 
nello ed ispettore generale dell'eser- 
cito, distinto matematico e letterato, 
morto 1762; un Trajano principe di 
FitaUa, inv. 1763, alfiere delle guar- 
die italiane e gentiluomo di camera; un 
3" Paiggiero retro ammiraglio della 
marina napolitana, maggiordomo di 
settimana, decorato della medaglia di 
oro per la difesa della r. piazza di 
Gaeta 1815, gran croce del r. ordine 
di s. Giorgio della Pùunione, presi- 
dente del governo provvisorio di Si- 
ciUa 1848, cavaliere dell'ordine su- 
premo della ss. Annunziata, morto in 
Malta 1863 , in(U sepolto in un bel 
monumento erettogli dalla famiglia 
nella chiesa di s. Domenico di Pa- 
lermo ; ed un Pietro principe di Fita- 
lia ec. gentiluomo di camera com- 
mendatore del r. ordine di France- 
sco I, ed Intendente della provincia di 
Catania. Lo splendore di questa fa- 
miglia accresciuto per ogni secolo da 
tant'illustri personaggi è tuttavia man- 
tenuto in Palermo dall'egregio Giro- 
lamo Settimo e Turrisi principe di Fi- 
talia e marchese di Giarratana. 

Arma : d' argento, con tre caprioli 
di rosso. Corona e mantello di prin- 
cipe. Lo scudo in petto dell' aquila di 



348 

nero al volo aljbassato, armata e lin- 
guata di rosso, coronata d'oro. — Ta- 
vola LXIX. 7. 

Siconio — Stando ad Amico, lessico topo- 
grafico di Sicilia, nobile famiglia di 
Calatafimi, ove fiori un Vito Sicomo 
integerrimo avvocato, promotore del 
r. erario e del fisco della Magna Cu- 
ria , presidente del Concistoro , fon- 
datore e primo barone della terra di 
Vita 1615, al quale morto senza fi- 
gli succede il nipote Vito figlio del 
fratello Nicolò, investito 1627. Segue 
la linea sino a Giacomo investito 1736. 
Questa famiglia esiste in Trapani. 

Arma: d'oro con un albero di pino 
sradicato al naturale , accompagnato 
da un sole di rosso, orizzontale a de- 
stra. Corona di barone. — Tav. LXIX. a 

Sidoti — Il ^Nlugnos fa derivare questa no- 

, bile ed antica famiglia dalle Astu- 
rie, dandole per primo ceppo im Gue- 
rao de Sidot; da cui un Alfonso Si- 
doti, che da re Giovanni d'Aragona 
il 1443 fu di là proposto a governa- 
tore della città di Patti, ove si sta- 
Inlì. La famiglia indi tenne le nobili 
cariche di giurato e di capitano giu- 
stiziere. Un Giandomenico passò in 
Mineo, da lui un Stefano luogotenente 
del s. Officio e capitandarme straor- 
dinario del regno. In fine un Nicolò 
la trapiantò in Palermo. 

Arma : di rosso, con sei stelle d'ar- 
gento ordinate 3 e 3. — Tav. LXIX. io. 

Siglier Insigner — Famiglia nobile cata- 
lana, di cui un ramo al dir di Mu- 
gnos passò in Messina per un Fran- 



cesco Signor Insigner, qual maestro 
di prova della zecca del regno 1444. 
Arma : d' azzurro, con una croce di 
oro , accantonata da quattro corone 
del medesimo. — Tav. LXIX. il 

Signorino — Dal Mugnos apprendiamo es- 
sere questa una nobile famiglia mes- 
sinese , di cui primo ceppo ricordasi 
un Rainero Signorino, che da re JNIar- 
tino in compenso di suoi servigi beni 
e rendite in detta città 1405 otten- 
ne. Ne vennero un Biasio, che possedè 
le Saline del Pantano Grande , un 
Pietro molto accetto a re Alfonso , 
ed un Silvio , investito de' feudi di 
Cattaini e Foresta Vecchia 1594. Vanta 
in oltre un Francesco senatore, ed un 
Zenobio cavaliere gerosolimitano 1585, 
come dal Minutolo , che la vuole e- 
stinta. 

Levò per arme : d' azzurro , con 
una banda d' oro, sormontata da un 
leone passante del medesimo. — Ta- 
vola LXX. 1. 

Sigona — Antica nobile famiglia aragonese, 
che tolse nome dalla villa de Sigon 
presso Daroca. Intanto Mugnos ci fa 
sapere che un Giovanni Andrea Si- 
o'ona cavaliere aragonese co' suoi due 
figli Silvio-Andrea e Pellegrino ac- 
compagnò re Pietro nell' acquisto di 
Sicilia, e che detto Pellegrino in com- 
penso di militari servigi molte ren- 
dite ed i territori di Marziliano in 
Lentini si ebbe, jure francorum in- 
feudandoli 1291 col titolo di primo 
barone della Sigona. Ne venne Fe- 
derico 2" barone della Sigona 1343; 



altro Pellegrino creato da re Fede- 
rico Il maestro razionale del regno ; 
Simone barone come sopra e sena- 
tore in Catania 1427-37; Enrico, che 
per avere in tre mesi con 200 soldati 
propri soccorso re Alfonso nelle guerre 
di Napoli, n' ebbe il carico di governa- 
tore della Camera Reginide 144S uni- 
tamente alla baronia del Pantano 1452; 
acquistò altresì il feudo di Monte Pel- 
legrino in territorio di Buscemi 1455. 
Notiamo in oltre : un Eusebio cava- 
liere gerosolimitano 1574; un Giovan 
Simone ed altri che furon giurati e 
capitandarmi. 

Arma: d'oro, con due leoni di ros- 
so, affrontati e controrampanti ad un 
albero di palma verde fruttifero del 
campo. Corona di barone. — Tavo- 
la LXX. . 
Silipigni — Famiglia originaria di Ravenna, 
trapiantata in Messina da un Anto- 
nino Silipigni capitano nelle truppe 
di re Filippo II di Spagna. I discen- 
denti di costui presero stanza nella 
città di Castroreale, ove occuparono 
tutte le nobili cariche. Altro Antonino 
al cominciare di questo secolo la ri- 
stabilì in Messina, avendo qui spo- 
sato la signora Giuseppa Cianciolo 
ereditiera del titolo di barone della 
Terza Doa;ana di Catania. Sostenne 
gli uffici di assessore del Gran Prio- 
rato di Malta, di avvocato fiscale as- 
sessore straordinario del senato e di 
giudice della R. Gran Corte ; ed in 
considerazione dell' antica nobiltà di 
sua famiglia, che provò con regolare 



349 
processo, e de' suoi personali meriti; 
il detto Senato con privilegio, 2 set- 
tembre 1812, lo aggregò ai nobili 
messinesi in uno a' suoi discendenti. 
Da lui un Felice barone Silipigni, che 
ha occupato onorevolissime cariche, 
tra le altre quella di Sindaco di Mes- 
sina e di Sottintendente in Patti. 

Arma giusta Galluppi : d' azzurro , 
con tre pini al naturale, nodriti so- 
vra un terrazzo dello stesso, sormon- 
tati da tre stelle d' oro ordinate nel 
capo. Elmo e corona di barone. Di- 
visa : Ut solae pini usqiie ad sydera. 
— Tav. LXX. 3. 

Silva — Antichissima ed assai nobile fa- 
miglia spagnuola, che Inveges vuole 
sparsa in Portogallo, Napoli e Sicilia, 
ove fu portata da un Ferdinando de 
Silva cavaliere portoghese, unitamente 
ad Andrea de Silva ed Alarcon di lui 
parente. Detto Ferdinando disposata 
una Giovanna de Marinis divenne mar- 
chese della Favara 1559. Fu altresì 
deputato del regno, presidente e ca- 
pitan generale 1559-60; non ebbe fi- 
gli. Continuò però la linea di Andrea, 
della quale commendansi; un FréUi- 
cesco de Silva capitano di Fanteria, 
cinque volte senatore di Palermo e 
sindaco di detta città; ed un altro An- 
drea cavaliere di s. Giacomo della 
Spada, e capitano di fanteria. 

Levò per arme : d' argento, con un 
leone di nero. Corona di marchese. — 
Tav. LXX. 4. 

Silvera — Da un Enrico, fìgliuol naturale di 
re Alfonso I di Portogallo, trae ori- 

44 



350 
gine dice Mugnos la nobile famiglia 
Silvera, così denominata dalla villa e 
contea de Silveyra accordatagli dal pa- 
dre. Pregiasi aver dato capitani, mag- 
giordomi maggiori , consiglieri , gran 
cancellieri, presidenti ed ambasciato- 
ri. Da essa derivarono i conti di Sor- 
tella, di Gois, di Sacerdos, ed i mar- 
chesi di Sobrera Fernosa. Un Rode- 
rico Gomez de Silvera de' conti di 
Sacerdos la portò in Sicilia col carico 
di commissario generale della caval- 
leria leggiera del regno, e fu pretore 
di Palermo 1585. Ne venne un Luigi, 
che fu giurato 1622. 

Levò per arme: d'argento, con tre 
fasce di rosso. Corona di conte. — 
Tav. LXX. 5. 
Simone — Secondo gli autori Giliberti e 
Paradin, trae origine cpxesta nobilissi- 
ma famiglia da' signori della Rocca 
de Simon nel ducato d' Angiò. Un 0- 
livero de Simon nell' accompagnare 
re Cai'lo d' Angiò la portò in Tra- 
pani, di cui fu fatto castellano. Ne 
vennero molti distinti personaggi, che 
si sparsero in Mazzara e Palermo oc- 
cupando le cariche di giurato, sena- 
tore e capitano giustiziere. Notiamo 
intanto un Giovanni castellano di Monte 
Erice 1506; un Simone capitandarme 
di Marsala 1520; un Giannicolò vi- 
sitatore generale delle fortezze del re- 
gno e capitandarme delle città e ma- 
rine orientali nel vai di Noto 1537. 
Arma: d'azzurro, con un leone d'oro, 
mirante i raggi d'un sole del medesimo 
orizzontale a destra. — Tav. LXX. 7. 



SiQOZieri — -Famiglia nobile terminese, stan- 
do a Mimitelo. 

Arma: diviso; nel 1° è un mare 
agitato d' argento , con un' ancora di 
oro; nel 2° d'azzurro, con tre stelle 
d'oro allineate in fascia. — Tav. LXX. 8. 

Sirapsa — Fiorì assai nobile in Ispagna, 
dice Mugnos, la famiglia Siragusa o 
Saragosa, così denominata da un cava- 
liere, che il jrnmo dì tutti da poter 
de' Mori la fortezza della città di Sa- 
ragozza d' Aragona tolse. La portò in 
Sicilia un Tommaso Sirasrusa, che fu 
barone di Vizzini 1283 , da dove , 
stando ad Inveges, si diffuse in Pa- 
lermo, Noto e Sciacca, producendo 
una serie di distinti personaggi , che 
oltre le primarie cariche ivi occupate 
possedettero le baronie di Muscia, Ca- 
stelluzzo e Floridia. Meritano intanto 
speciale menzione : un Antonio reg- 
gente del Supremo Consiglio d'Italia 
in Ispagna 1558; ed un Carlo cava- 
liere d'Alcantara e capitano giustiziere 
di Palermo 1630-31. 

Arma : d' azzurro , con un castello 
d'argento, torricellato di tre pezzi. Co- 
rona di barone. — Tav. LXX. 9. 

Sitajolo — Secondo Vuanpenbuch scrittore 
delle famiglie germaniche, la Sitayol- 
lio visse chiarissima nella Svevia sotto 
l'imperatore Ottone II, mercè la si- 
gnoria del castello Sitayollio, d'onde 
il cognome. Un Gerardo la portò in 
Pisa 1090, ove i di lui discendenti 
occuparono le prime cariche di quella 
repubblica. Venendo alla Sicilia sap- 
piamo dal Mugnos che un Roberto 



Sitayolo Sitajolo dall' iuipei'atore 
Federico II fu nominato gran .sini- 
scalco del regno 1238. Dopo lui si 
distinsero : un Micola Giovanni ves- 
silliero di re Alfonso , capitandarme 
e vicario generale delle città e terre 
marittime; un Girolamo capitano dei- 
Tarmata marittima di Pisa e di Si- 
cilia, governatore della Camera Re- 
ginale; un Gian Vincenzo maestro ra- 
zionale, ed altri che in Palermo tiau- 
rarono nella senatoria. 

Arma: di rosso, con una l)anda di 
argento, ed una sbarra d' oro sopra- 
stante sul tutto, accompagnate da una 
stella d' oro nel capo e da altra d'ar- 
gento nella punta. Lo scudo cimato 
da elmo di nobile. — Tav. LXX. g. 

SniorlO — Famiglia nobile messinese, stando 
al Minutolo. che la vuole fregiata di 
una serie di cavalieri gerosolimitani. 
Arma : di nero , con cinque ver- 
ghette d' oro, ed un bastone del me- 
desimo posto in banda attraversante 
sul tutto.— Tav. LXX. io. 

Solilo — La famigha Solises (sic. Solito), 
dice Mugnos appoggiato a Tolomeo 
Luca scrittore delle cose di Spagna, 
visse da gran tempo illustre in quella 
penisola non che divotiijsima alla corte 
di re Pietro II d'Aragona. Un Pier- 
garsia Solises o Solito sotto re Gia- 
como d'Aragona la portò in Siciha, 
ove il carico si ebbe di governatore 
di Siragusa e di castellano di Jaci, 
ivi morto combattendo contro i fran- 
cesi. Da lui una serie d'illustri per- 
sonaggi, come a dire: un Blasco go- 



351 
vernatore di Siragusa; un Giovanni 
cameriero dell'infante Violante mo- 
glie del duca Roljerto di Napoli , e 
ceppo della linea Solito di questa cit- 
tà; un Pietro maestro razionale sotto 
la regina Maria; un Garibaldo giudice 
e capitano di Termini 1406; un Vin- 
cenzo capitano giustiziere di detta città 
sotto Carlo V imperatore; ed un Giu- 
seppe giurato , capitano giustiziere , 
segreto , governatore e promaestro 
portulano di Sciacca e Girgenti. 

Arma : d' azzurro, con un sole fi- 
gurato d' oro. — Tav. LXX. 12. 

Sollillia — Un cavaliere tedesco detto Sol- 
lima, dice Mugnos, die origine a que- 
sta nobile famiglia 1232; la quale in 
Messina vanta de' senatori. Epperò 
ella si divise in due rami, Sollima de- 
gli Orinali e Sollima de' Merli, assai 
cospicui e fregiati di cavalieri gero- 
solimitani. Intanto segnaliamo: un An- 
tonino Sollima degli Orinali senatore 
di Messina 1513, protonotaro del re- 
gno e segretario del viceré; un Giu- 
seppe piimo marchese di s. Marina 
1648, governatore della Compagnia 
de' Bianchi di Palermo 1661. 

Arma: d'azzuro, con tre bande di 
argento caricate da dieci pignatte di 
solimato, poste 3, 4 e 3. Corona di 
marchese. — Tav. LXX. 11. 

Sollima (le Merli — d' oro, con due bande di 
rosso, la prima portante un merlo del 
medesimo. — Tav. LXX. 13. 

SorlillO Sciorlino — Antica e nobile fami- 
glia di Noto, al dir del Mugnos, de- 
rivata dalla Orsini di Roma che le 



352 

dà per primo ceppo un Mainetto Or- 
sino signore della terra di Sortine 
d' onde il nome. Vanta altresì un Ri- 
naldo straticoto di Messina, e molti 
cavalieri gerosolimitani. 

Arma : bandato d' argento e di ros- 
so , col capo d' argento , caricato da 
una rosa di rosso, sostenuto da una 
trangla cucita d'oro ; caricata di una 
anguilla serpeggiante d' azzurro. Co- 
rona di barone. — Tav. LXXIII. 4. 
Spadafora — Da un Basilio Spadafora ca- 
pitano della guardia dell' imp. Isauro 
Comneno prende origine dice Mugnos, 
questa nobile anticbissima femiglia gre- 
ca, che portò in Sicilia onorata del carico 
di esarca 1058. Aderendo a' baroni nor- 
manni, Basilio tolse in moglie Umfrida. 
figlia di Umfrido normanno, dalla quale 
coppia ne venne un Rolierto, un Rug- 
giero ed un Corrado . dal duca Ro- 
berto e conte Ruggiero loro zii te- 
nuti al sacro fonte, riusciti essendo 
valorosi guerrieri tanto da fare im- 
mensa strage de' Mori. In Sicilia sono 
a ricordarsi: un Corrado castellano del 
Salvatore di Messina, ove stabilì sua 
famiglia; un Enrico castellano del Ca- 
stellammare di Palermo 1 1 36, e ceppo 
della famiglia Spadafora di detta cit- 
tà; un Ruggiero signore di Ciminna. 
Vicari, Caltavoturo; altro Corrado va- 
loroso cavaliere nel torneo di Bar- 
letta; un Damiano eletto barone da re 
Pietro I d'Aragona 1283; altro Rug- 
giero giustiziere del vai di Castro- 
giovanni e Demone 1364; un Fede- 
rico castellano e governatore di Taor- 



mina 1391, consigliere e maestro ra- 
zionale 1399, che servendo la veneta 
repubblica il titolo di nobile veneto 
per se e suoi 1409 acquistossi; altro 
Federico da re Alfonso eletto maestro 
razionale del real Patrimonio , indi 
per servigi resi all' Ordine di Malta 
il privilegio si ebbe della croce in 
'per'petmtm nella linea maschile e fe- 
minile, quale si estinse in casa Bardi; 
un Annibale vescovo di Mazzara 1485; 
altro Annibale archimandrita di ]\Ies- 
sina; un Domenico beato, dell'ordine 
de' Predicatori 1521; Angehco, Bar- 
tolomeo, Giuseppe , Placido e Tom- 
maso letterati tutti di qualche rino- 
manza. Intanto sappiamo che dal cen- 
nato Corrado castellano di Messina 
due rami assai cospicui, per signorie 
feudali per eminenti uffizi di capitani 
giustizieri, senatori, pretori e genti- 
luomini di camera, derivarono : 1" i 
principi di Maletto, e di Venetico, mar- 
chesi di s. Martino , baroni di Maz- 
zarrà, della Cavalleria, Pirago, Per- 
sinaci e della Vigna del Re, ramo e- 
stinto in casa Ascanso; 2° i principi 
di Spadafora, duchi di s. Pietro, mar- 
chesi di Policastrello e di Carletto, 
conti d' Andria, baroni delli Carriaggi 
di s. Pietro, signori del Mortellito, 
Treponti, Pedalacia, Terra del Bor- 
donaro, Fiume Cerramo, Magnavacca, 
Torre Spagnola, oggi in persona del 
principe Muzio Spadafora residente in 
Marsala. 

Arma : di rosso , col braccio de- 
stro armato movente dal fianco sini- 



stro dello scudo, impugnante una spada 
d' argento alta in isbarra. Elmo e co- 
rona di principe. — Tav. LXXI. 5. 

Spallella — Un Filippo Spalletta fu il pri- 
mo, dice Mugnos, che illustrò questa 
famiglia, meritando pe' suoi militari 
servigi molti beni nel territorio di 
Sciacca 1394, ove tenne l'ufficio di 
segreto. 

Arma: d'argento, con una banda 
d' azzuro. — Tav. LXX. 14. 

Spallolla — Giusta Minutolo famiglia no- 
bile palermitana, di cui primo a ri- 
cordarsi è un Antonino Spallottal324, 
abitante in Piazza ed in Mazarino. Un 
Roberto fu barone di Formica 1347. 
Arma: di verde, con un leone di 
oro tenente una spada d'argento guer- 
nita d'oro, alta in palo. Corona di 
barone. — Tav. LXXI. i. 

Spanò — D'oro, con un leone di nero, ram- 
pante ad una palma al naturale ac- 
compagnata nel canton destro del capo 
da una crocetta di rosso. — Tavo- 
la LXXI. 2. (Villabianca). 

Speciale — Ne' volumi del Villabianca tro- 
viamo assai nobile ed antica questa fa- 
miglia, illustrata da un Nicolò Speciale, 
che scrisse del Vespro. Fu questi viceré 
del regno 1424, conseguito avendo gii 
stati di Paterno, Spaccaforno, Castel- 
luzzo, Graneri, Cassibile, Sammarco, 
Celso, Monteclimito e Cipulla, morto 
in Noto 1444. Un Pietro fu altresì 
viceré del regno 1448, signore d'Al- 
camo e Calatafimi, maestro razionale 
del regno e pretore di Palermo 1461. 
Intanto un Vassallo di lui fratello fu 



353 
inviato ambasciatore di Sicilia a re 
Giacomo d'Aragona; un Andrea duca 
di Valverde e Bologna 1728, due volte 
superiore della Compagnia della Carità 
di Palermo 1737 e 1740, governatoi'e 
del Monte di Pietà 1749; un Giuseppe 
onorato delle stesse cariche del padre, 
e de' titoli di duca di Valverde, infine 
signore dei feudi di Ducco, Aquila e 
Gemaria in vai di Mazzara. 

Ainna giusta Mugnos: di verde, con 
una banda d' oro , caricata da una 
branca di leone di rosso accompagnata 
nel canton sinistro del capo da una 
stella d' oro, di otto raggi: Corona di 
duca. — Tav. LXXL 6. 
Spinelli — Nobihssima famiglia napolitana, 
in Sicilia portata dice Mugnos dai due 
fratelli Matteo e Giacomo Spinelli del 
ramo dei principi di Scalea, stabiliti 
essendosi in Piazza, ove estinto il ra- 
mo di Matteo fermo rimase quello 
dell' altro, che fu progenitore de' ba- ' 
roni della Scala, delli Friddani e della 
Barrerà, quali vantano una serie di 
capitani giustizieri, giurati e senatori 
nelle città di Piazza, Caltagirone e 
precisamente in Palermo ove in atto 
viene rappresentata da Andrea Spi- 
nelli e Reggio barone della Scala. 
Arma: d'oro, con una fascia di ros- 
so, caricata da tre stelle del campo. 
Corona di barone. Lo scudo accollato 
dell' aquila spiegata di nero. — Ta- 
vola LXXI. 3. 
Spinola — Una delle quattro più nobili ed 
illustri famiglie di Genova é la Spi- 
nola, di cui un ramo ah antico fiori 



354 

in Sicilia coli' ufficio di maestro por- 
tulano del regno. Così dal Mugnos. 
Arma: d'oi'o, con una fascia scac- 
chefirmata di rosso e d' argento di tre 
file, sormontata da una spina di Ijotte 
(spillo da' Toscani) di rosso. — Ta- 
vola LXXI. 4. 

SpÌDOtlo — Famiglia genovese, della quale 
il Villaijianca ci presenta un Giovanni 
Spinotto console di quella repubblica 
morto 1750; ed un Antonio di lui figlio 
regio consigliere, investito de' feudi 
di Tuzia 1740, di Butti e Mangialiviti 
1747, barone di Marcatobianco 1750. 
Arma : d' oro. col tronco d' albero 
spinoso al naturale. — Tav. LXXII. 3. 

Spoto — D'azzuro, con due leoni coronati 
d'oro aff'rontati e controrampanti ad 
un albero al naturale. — Tav. LXXII. 4. 
(Villabianca). 

Spucclies — Antica nobile famiglia spagmio- 
la, che come dice il Villabianca pregiasi 
riconoscere la stessa origine di quella 
del gran maestro di Malta Raimondo 
Despuig di Majorca. Fiorirono di essaia 
Sicilia: il gesuita p. Spucclies, insigne 
predicatore 1649; un Vespasiano barone 
di Calamonaci, deputato del regno 
1588, da Mongitore commendato; un 
Biagio chiarissimo presidente del real 
Patrimonio e duca di s. Stefano di 
Briga per la moglie M. Agata A- 
niato; un Antonio commendatore e 
cavaliere gerosolimitano ; un Giam- 
battista duca di s. Stefano 1753, ba- 
rone di Kaggi, signore del castello di 
Schisò ; altro Antonio duca di Cacca- 
mo, gentiluomo di Camera, gran croce 



dell' Ordine Costantiniano , commen- 
datore de' ss. Maurizio e Lazzaro, ca- 
valiere gerosolimitano, presidente della 
deputazione di salute pubblica, e go- 
vernatore della nobile Compagnia della 
Pace 1848-52; in fine un Giuseppe de 
Spucclies e Ruffo principe di Galati, 
gentiluomo di camera, pretore di Pa- 
lermo 1856-GO; cav. gerosolimitano, 
commendatore dell'Ordine de' ss. Mau- 
rizio e Lazzaro , governatore della 
Compagnia della Pace 1847-1869, 
distinto letterato, poeta e sommo gre- 
cista. 

Arma: d'azzurro col monte di tre 
cime d' oro, sormontato da un giglio 
del medesimo. Lo scudo accollato delle 
croci di Malta e di Montesa, cimate 
da un vescovo vestito di bianco e mi- 
trato tenente colla sinistra lo sten- 
dardo dell'ordine di Montesa. Tenenti: 
due guerrieri portanti le bandiere dei 
due ordini. Corona e mantello di prin- 
cipe. — Tav. LXXI. x 
Squiglio — Famiglia nobile oriunda roma- 
na, portata in Sicilia secondochè scrive 
Muo'nos da un cavaliere romano detto 
Cinzio Esquilio , nel nostro dialetto 
Squiglio. Fiorirono poi di essa , a 
quanto ne pensa il Villabianca: un 
Antonio castellano di Castroreale 1395; 
un Bernardo paggio della regina Ma- 
ria e maestro razionale della Camera 
Resinale 1399; un Giacomo investito 
della baronia di Valledolmo, e de' feudi 
Cifilliana e Mezzamandra Nuova 1627; 
un Pietro Gloriando barone come so- 
pra, e della terra di Galati 1628; un 



Giovanni investito del feudo del Car- 
pinello 1631; altro Pietro Gloriando 
barone del Landro per ragion mater- 
na ; altro Giacomo barone come so- 
pra, ed erede per la madre della ba- 
ronia di Re ccarciofolo; ed un Pietro 
barone del Landro investito 1717, 
governatore de' Bianchi di Palermo, 
e del Monte di Pietà 1745. 

Arma giusta il Villabi anca: di ros- 
so, col cavallo vivace, impennato e ri- 
voltato d' argento. — Tav. LXXII. 5. 

Stabile- — Abbiamo dal Villabianca opuscoli 
che uno Stefano Stabile fu giudice 
della r. G. C. Pretoriana 1743, non 
che del Concistoro 1757. 

Arma : di nero , con un leone , di 
' oro, rampante ad una colonna d' ar- 
gento. — Tav. LXXII. i. 

Stagno — L'Ansalone desila familia rife- 
risce essere questa una delle piti no- 
bili ed antiche famiglie di Messina, 
originaria di Spagna; e nota che un 
Bernardo Estagnol uno de' favoriti 
della corte di re Federico II essendo 
stato da lui fatto governatore di Neo- 
patria ed Atene 1313, ebbe un figlio 
Tommaso Stagno al servizio militare 
di re Ludovico 1344. Possedè que- 
sti i feudi di Scuderi , Passarelli e 
Calandrino in terra di Messina. In- 
tanto il Villabianca ci offre una serie 
di distinti personaggi che in detta 
città le prime cariche occuparono , 
decorati dell' abito gerosolimitano , e 
possessori dei principati di Montesal- 
so , Alcontres e Palizzi , del mar- 
chesato di Soreto . della contea di 



355 
Gasandola, in fine della baronia delle 
Sahne di Castrogiovanni. 

Arma: di rosso, con tre bande di 
argento. Corona di principe. — Ta- 
vola LXXI. 8. 
Staili — Da Pisa dice Mugnos, sotto Fe- 
derico II imperatore venne a stabi- 
lirsi in Messina un nobile Gualdo 
Staiti, di fazione ghiljellina. La fami- 
glia col tempo in vari punti dell'iso- 
la, come a dire Sutera, Palermo, Tra- 
pani si difiuse , dando una serie di 
gentiluomini , che le primarie cariche 
occuparono. Ed in vero un Nicolò qual 
uno de' fautori del Vespro fu castellano 
e governatore di Sutera; un Giovanni 
ed un Gì ubo straticoti di Messina, 
1300 e 1361; ed altri che furono giu- 
rati, senatori, capitani giustizieri e 
cavalieri gerosolimitani, non senza il 
possesso di varie baronie, cioè di Fiu- 
medinisi, Isnardo e Chiusa Grande. 

Arma: d'oro, con un leone di ros- 
so. Corona di barone. — Tav. LXXII. i. 
Stancapiane — D'azzurro, con un leone di 
oro, tenente colle zampe una mazza 
del medesimo, accompagnato nel can- 
ton destro della punta da un monte 
di tre cime d'oro, sormontato da un 
gallo del medesimo crestuto di rosso. 
— Tav. LXXIII. i. (Villabianca). 
Starrabba — Vuole Minutolo sia questa una 
delle più antiche e nobili della città 
di Piazza, onorata di cariche e ricca 
di baronie. Notiamo intanto : Pietro 
barone della gabella del vino e del 
feudo della Gatta, giurato 1531; Gio- 
vanni barone della Gatta e Saccolicci, 



356 
giurato 1571 ; Vincenzo barone di 
Scibini e Bimissa, primo principe di 
Giardinelli 1710, dal quale chiari per- 
sonaggi nella città di Palermo pro- 
vennero, adorni di lusinghiere reali 
onorificenze , come a dire Gaetano 
principe come sopra, intendente di 
Provincia e gentiluomo di camera, pa- 
dre del vivente Francesco Starrabba 
e StateUa principe di Giardinelli, gen- 
tiluomo di camera di re Francesco li; 
Francesco-Paolo maggiordomo di set- 
timana, governatore della nobile com- 
pagnia della Pace 1833, e cavaliere 
del r. ordine costantiniano; Antonio fi- 
glio del precedente, sindaco di Pa- 
lermo 1866 , prefetto in detta città 
1867, ministro dello Interno del re- 
gno d' Italia e grande ufficiale dell'or- 
dine de' ss. Maurizio e Lazzaro ; in 
fine Raffaele barone di s. Gennaro, 
egregio letterato e scrittore. 

Arma: d'azzurro, col mondo d'oro. 
Corona e mantello di princip e. — 
Tav. LXXII. 8. 
Siateli» — Da un Accursio StateUa 1326, 
della famiglia Statel di Francia ap- 
partenente a' duchi di Borgogna, pro- 
,viene a quanto ne pensano gli scrit- 
tori di cose nobiliarie sicule, quella 
non poco illustre di Sicilia. Ricordia- 
mo intanto con distinzione : un Gletto 
StateUa carissimo a re Roberto di Na- 
poli dal quale ottenne conferma deUo 
stemma gentihzio di sua famiglia che 
era quello de' conti StateUa antica- 
mente duchi di Borgogna ; un Arrigo 
signore di Castania e della Limina; 



un Francesco gran siniscalco del re- 
gno; altro Francesco barone del Mon- 
giolino, gran siniscalco del regno, ca- 
pitano giustiziere di Catania, barone 
di Spaccaforno e di altri feudi, che 
rinunziato il mondo si fece gesuita; 
un 3° Francesco, XX conte di Statel- 
la, VI gran siniscalco del regno e pi-imo 
marchese di Spaccaforno 1598; un An- 
tonio investito dei detti Stati 1626, go- 
vernatore deUa nobile compagnia deUa 
Pace 1636 e pretore di Palermo 1643; 
un 6° Fi'ancesco primo principe di Sa- 
buci (Montegrifone), primo principe di 
Villadorata e capitano giustiziere di Pa- 
lermo 1702; un 2° Antonio, investito 
1711, già governatore deUa compagnia; 
deUa Pace 1705 ; un 7° Francesco , 
marchese di Spaccaforno , investito 
1732, principe di ViUadorata e di Sa- 
buci, signore delle r. Segrezie di Taor- 
mina, barone de' feudi di Mongiohno, 
s. Cataldo, della Fusca, Casalvecchio, 
delli Servi e della Sposa, Pietraros- 
sa. Colle Soprana e Sottana, Gallura, 
Cannata, Tamburello, Li Cogni, Graf- 
folongo, s. Basiho, delle Marine della 
Morza , e di s. Maria del Focallo , 
XXVI conte StateUa, XII gran sini- 
scalco del regno, gentUuomo di ca- 
mera con esercizio, cavaliere del san 
Gennaro e dell'ordine gerosolimitano, 
brigadiere dell'esercito; un 8° Fran- 
cesco, principe di Cassaro, gentiluo- 
mo di camera, segretario di stato del 
ministero di giustizia , fregiato del 
s. Gennaro e del s. Ferdinando, luo- 
gotenente e capitan generale del re- 



gno di Napoli ISIO , consigliere di 
stato , e maggiordomo maggiore ; un 
3° Antonio, principe di Cassaro am- 
basciatore alla corte di Torino ISIG, 
a quella di Spagna 1827, di Vienna 
ministro d'affari esteri in Napoli 18-10, 
presidente del ministero 1859, gen- 
tiluomo di camera, grande di Spagna, 
di prima classe, gran croce degli or- 
dini di s. Ferdinando , s. Gennaro e 
Fi'ancesco 1 di Napoli , della santis- 
sima Annunziata di Sardegna, del To- 
son d' Oro e di Carlo III di Spa- 
gna, del s. Stefano d'Ungheria ec. un 
Giovanni, tenente generale, coman- 
dante la r. piazza di Napoli; un En- 
rico ed un Giuseppe marescialli di 
campo; un ultimo Francesco, marchese 
di Spaccaforno, principe di Cassaro ec. 
gentiluomo di camera, consultoi^e di 
stato, direttore del ministero di Sici- 
lia, commendatore dell'ordine di Fran- 
cesco I, cavaliere del s. Gennaro, e 
dell'ordine gerosolimitano, per la di 
cui morte tutti i titoli passarono al 
fratello Cesare, il quale essendo ri- 
masto celibe viene oggi la rappresen- 
tanza di questa illustre famiglia a ca- 
dere in persona di Pietro Statella e 
Moncada principe di Mongiolino, la- 
sciato erede di tutti i beni del con- 
nato ultimo Francesco di lui fratello. 
Arma : inquartato ; nel 1° e 4° di 
oro con un'alabarda d'argento, mani- 
cata di nero; nel 3° e 4° di rosso con 
un castello d'oro. Corona e mantello 
di principe. — Tav. LXXII. 2. 
Stella — Un Guera- Guglielmo Stella di- 



3,-) 7 
scendente da Guglielmo Stella, uno dei 
primi baroni di Barcellona, dice Mu- 
gnos, passò in Sicilia con Costanza di 
Aragona moglie dello svovo impera- 
tore Federico II. Fiorirono di questa 
fami"lia: un Imerano arcivescovo di 
Capua e gran cancelliere del regno 
di Napoli nel 1320 ; un Albertino 
coppiere della regina Eleonora ; un 
Ludovico maestro portulano dei ca- 
ricatori della Camera Reginale ; un 
Francesco cubiculario ed armato ca- 
valiere da re Alfonso 1439, dal quale 
la conferma dello stemma qui sotto 
descritto si ebbe; un Giampietro cap- 
pellano maggiore del regno 1414; un 
Girolamo barone della Nunziata; altro 
Girolamo barone come sopra, più volte 
capitano giustiziere e giurato di Ca- 
tania, capitandarme del regno, ed ar- 
mato regio cavaliere dal re Filippo- IV; 
un Pietro barone di Bonagìa, marchese 
della Granmontagna 1579; un Anto- 
nino barone e marchese come sopra 
investito 1676, deputato del regno e 
governatore del Monte di Pietà 1709; 
un Giuseppe vescovo di Mazzara 1742; 
altro Pietro primo duca di Casteldi- 
mirto 1749, marchese della Granmon- 
tagna e della Scaletta, barone di Bo- 
nagìa, della jNIarca, e della Salina di 
s. Todoro; finalmente un 3° Pietro ed 
un 2° Antonino cavalieri gerosolimi- 
tani. 

Arma: d' azzurro, con tre spiche di 
orzo d' oro, nodrite sopra un terreno 
al naturale, e sormontate da una stella 
d'oro. Corona di duca.. — Tav. LXXII. 7. 



45 



358 

Stendardo — Inveges vuole sia questa una 
famiglia francese, in Italia portata da 
un Guglielmo Stendardo nell' accom- 
pagnare re Carlo I d' Angiò nel 1263, 
dal quale ottenne la carica di vicario 
generale in Sicilia. Due figli si ebbe, 
Guglielmo il giovine e Galas; l'uno 
onorato d' eminenti uffici , stabilitosi 
in Napoli . 1' altro cioè il Galas ma- 
ritato a Sancia di Podio -Riccardi, 
erede delle signorie di Caccamo e di 
Gagliano in Sicilia, ivi fermò sua di- 
mora; epperò questa linea bentosto 
si estinse. 

Levò per arme: d' argento, con un 
leone di nero, ed una banda di rosso at- 
traversante sul tutto. — Tav. LXXIII. 5. 

Strozzi — Il primo cbe di tal cognome fosse 
venuto in Sicilia giusta il Villabianca 
appare un Orazio, della nobile ed il- 
lustre famii^lia Strozzi di Firenze, de- 
rivata dalla consolare ed imperiai casa 
Anicia romana. Fu egli confidente , 
paggio e gentiluomo di camera di re 
■ Filippo 111 di Spagna, onorato altresì 
dell' ordine di cavaliere d' Alcantara , 
del titolo di marchese di Flores per 
concessione di i^e Filippo IV 1637, e 
delle caricbe come di capitano giu- 
stiziere e pretore in Palermo . vica- 
rio o'enerale delle valli di Mazzara e 
Noto , veditore generale delle genti 
di guerra, conservatore del r. Patri- 
monio , maestro razionale , castellano 
del forte del Salvatore di Messina, stra- 
ticoto, morto il 1654. Da lui un Giu- 
seppe cavaliere di s. Giacomo, primo 



principe di sant' Anna 1645 , capi- 
tano di Palermo 1675 e pretore. Si 
estinse. 

Levò per arme giusta Mugnos: di 
oro, con una fascia di rosso, caricata 
da tre lune crescenti d' argento. Co- 
rona di principe. — Tav. LXXIII. 3. 

Suraniariva — D'azzurro, con tre bande di 
oro, accompagnate nel canton sinistro 
del capo da due lune d'argento ad- 
dossate.— Tav. LXXIII. T. (Villab.) 

Suriano — Un Pasquale Suriano nobile ca- 
talano fu il primo_ al dir di Minutolo 
che trapiantò la sua famiglia in Castro- 
giovanni. da re Martino ottenendo il 
1400 il titolo di barone di Ramursu- 
ra; indi in una Caramanna Suriano 
baronessa di Ramursura, maritata a 
Cesare Petruso barone di Bombetta 
di Castrogiovanni, si estinse. 

Levò per arme: d'oro, con tre sbarre 
cucite d'argento. — Tav. LXXIII. 8. 

Susilino — Famiglia nobile della città di 
Palermo, ove come scrive il Villabianca 
trovasi ascritta all' ordine senatorio. 
Sono a ricordarsi : un Guglielmo Su- 
sinno milite imperiale, senatore 1564, 
ministro superiore della Carità, si- 
gnore del feudo di Calcerano di Par- 
tinico e de' feudi di Cippi e Bona- 
grazia; un Vincenz