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Full text of "Il corsaro ballo in due atti e cinque quadri"

IN BUE ATTI E CIBJQUE QUADRI 

posto in Scena dal Coreografo 




: £$^ 



IH 



posto in Scena dal Coreografo 

DOMENICO RONZANI 



Musica di R. AWAJTI 




Digitized by the Inte/net Archive 
in 2013' 



http://archive.org/details/ilcorsaroballoinOOadam 



PERSONAGGI. 



Corrado, Corsaro Amante di Medora Romani 

Seyd, Bascià dell'Isola di Cos . . Cuccoli 

Isacco Lanquedem, Padrone d'un Bazar Belloni 

Babrinto, Luogotenente del Corsaro . Ramacini 

Il Capo degli Eunuchi di Seyd Bascià Guglia 

Medora, Giovane Greca .... Rosa Guirard 

Zulmèa, Sultana favorita del Bascià . Perotti 

Gulnara, schiava del Bascià . . . Giustelti 

Medina, Mora custode del Serraglio . Monticini Maria. 

Giovani Schiave di varie Nazioni 

Almee - Odalische - Mori - More - Eunuchi - Corsari 

Schiavi - Imani - Mercanti - Compratori 

Guardie - Marinai - ecc. ecc. 



Lezione ha luogo: prima sulla Piazza d \4drianopoli, 
pei in ima grolla, soggiorno di Corrado il Corsaro, 
quindi nel palazzo di Scyd-bascià , è per ultimo 
sulla nave del Corsaro. 



Piazza d* Adrianopoli , \° Quadro. — Soggiorno del Cor- 
saro, 2° Quadro. — Palazzo di Seyd Bascià, 3° e 4° 
Quadro. — Sul ponte della Nave di Corrado Corsaro, 
o° Quadro. 



E>,£^£^rZ2EB 



ATTO PRIMO. 

QUADRO 1° 

Baccanale in cui prende parte tutto il Corpo del Ballo. 

quadro *° 

1° Passo dei Ventagli; eseguito dalla prima Danzante francese, 
signora Clara Galby, e dalle signore Giordano, Giustetti , 
Lucy, Ay mone iti , accompagnale da tutte le prime Ballerine 
di mezzo carattere. 

2° Pabflo Danzante e di Azione; eseguito dalla prima Danzante e 
Mima assoluta , signora Rosa Guirard. 

ATTO SECONDO. 

QUADRO 3° 

1° Gran Danza di tutte le Donne del Serraglio di Seyd Bascià , 
eseguila dalle Allieve della Scuola Regia da Ballo e dalle 
prime Ballerine di mezzo carattere. 

2° Passo a Due , eseguito dai primi Danzanti assoluti francesi , 
pignori Maria Hennecard e Gustavo Carrey. 

QUADRO 4° 

Passo Danzante e di azione; eseguito dalla sig. Rosa Guirard, 

QUADRO 5° 

Danza sol ponte della Nave di Corrado. 



^i 1 ! 1 © yaam® 



PRIMO QUADRO 

Piazza della città (.VA 'ària napoli. 
Nel mezzo un mercato di schiavi. 

Diverse schiave sono sedute sopra stuoie e di- 
vani. 

Turchi, Greci, Armeni stanno fumando nel mezzo 
della piazza, mentre vari mercanti vanno per acqui- 
stare le schiave. 

Una mano di corsari s' avanza, precedendo Cor- 
rado loro capo. 

Corrado s'avanza raccomanda loro la sobrietà ed 
il silenzio 5 egli mostra di cercar qualcheduno nel 
bazar. 

Una donna velata appare sopra di un balcone. 
Essa è la bella Medora, la pupilla di un vecchio 
ebreo rinnegato, chiamato Isacco Lanquedem , pa- 
drone del bazar. 

La bella giovane apparsa sul balcone, alza il velo 
riguardando il corsaro; quindi staccando dall'accon- 
ciatura del capo e dal petto alcuni iìori , ne forma 
un mazzolino parlante, di cui ogni More significa un 
sentimento, e lo getta a Corrado, il quale esprime 
la sua gioia, leggendo in esso il di lei amore. 

Medora si ritira. Corrado si avvicina ai suoi cor- 
sari e dà loro alcuni ordini segreti. 



Isacco e Mcdora compariscono nel bazar, il giu- 
deo va esaminando i diversi suoi affittitali, e mer- 
canteggiando alcune schiave, poiché ne fa traffico 
egli stesso. Intanto Corrado e Medora scambiansi 
tra loro segni d'intelligenza. 

Al suono di marziali strumenti viene nella sua 
ricca lettiga e ne discende il bascià dell' isola di 
Cos. Seyd bascià è un vecchio consunto, stemprato, 
ricco oltremodo. Ei viene per rinnovare il suo harem, 
e va osservando le schiave in aria di intelligente. 

I mercanti, per invogliare il ricco dilettante, gli 
fanno vedere le più belle donne d'ogni paese ; ma 
il vecchio bascià rimane freddo e nulla gli dà nel 
genio : una è troppo grassa, V altra troppo magra , 
questa troppo piccola , quella troppo alta. Sta per 
allontanarsene, quando gli vien veduta Medora. La 
di lui faccia si rasserena a un tratto; è dessa che 
egli vuol comperare; ma il giudeo nega di vendere 
la sua pupilla. Finalmente il bascià esibisce tesori, 
e il rinnegato pare che stia per transigere colla co- 
scienza. 

Corrado osserva con inquietudine tutta questa 
scena; trae il suo taccuino, vi scrive alcune linee 
e lo fa sdrucciolare in mano di Medora per avvi- 
sarla dei pericoli che la minacciano. Medora leg- 
gendo si turba, ma Corrado l'assicura coi gesti che 
egli veglia su di lei per salvarla. 

II bascià, preso sempre pili dalla bellezza della 
giovane greca, finisce coll'olìerire al rinnegato Isacco 
tant'oro e tante gemme, che questi accetta di con- 
cludere l'infame mercato. Il bascià si avvia per dar 
ordine al suo seguito di venire a prendere Medora; 
ma prima di lasciare il bazar, le si accosta coni- 



pimentandola e vezzeggiandola, s'allontana poi guar- 
dandola amorosamente. 

La giovane spaventata corre a Corrado; ella sente 
che per lei può esservi un rifugio, può esservi chi 
la protegga. Corrado fa cenno allora ai suoi seguaci 
di circondare Isacco, ed essi obbediscono, colmando 
il giudeo di complimenti e intrattenendolo con esa- 
gerate cerimonie. In questo momento il corsaro giura 
a Medora di rapirla al vecchio padrone che le si 
vuol dare ; e gettando del danaro alle giovani al- 
mee, fa loro segno d'intrecciare un'allegra danza coi 
suoi corsari. 

Ritorna il bastia, il quale insieme ad Isacco cer- 
cano inutilmente di far desistere dalla danza e par- 
tire la giovane greca. Finalmente il corsaro si toglie 
e fa brillare agli occhi de' suoi compagni l'aurato suo 
Zarape; ed essi a tal vista, prendendosi tra le braccia 
le danzatrici, fuggono per ogni parte con esse. Cor- 
rado porta sul suo petto Medora, sfidando il bascià 
a seguirlo. Il giudeo che pure vuol corrergli ap- 
presso, è preso per ordine di Corrado dalle sue genti, 
che il portano lontano; ed il bascià resta solo, stor- 
dito e disperato. 

SECONDO QUADRO. 

Un palazzo sotterraneo, vasto e magnifico luogo dove 
veggonsi ammassate immense ricchezze. Armi ric- 
chissime , splendidi drappi , pietre preziose , vasi 
d'oro e d'argento. 

Alcuni negri fanno ardere dei profumi ed appa- 
recchiano ogni cosa pel ritorno del loro capo e pa- 
drone. 



Giunge Corrado eonducendo seco la conquistata 
Medora. Essa va guardando ogni cosa con meravi- 
glia ed apprensione. Corrado la conforta e le dice 
che la farà regina di questi luoghi sotterranei, come 
egli è re dei mari, e le parla dell' amor suo, della 
sua felicità. « Ma perche, gli dice Medora , perche 
» vivere in sì terribile stato ? Perchè starsene sempre 
» col pugnale alla mano , e la morta nel cuore ? £ 
» non vivrete voi ora per chi vi ama? » Corrado le 
risponde che per essa può rinunziare a tutto , alla 
sua gloria selvaggia, alle ricchezze che va accumu- 
lando ogni giorno. « Io darei tutto, le dice, per una 
» tua parola, per un tuo sguardo. Or bene, risponde 
» Medora, le mie labbra non si apriranno che per 
w benedirti , i miei occhi non avranno per te che 
» sguardi di tenerezza e di riconoscenza. » 

Corrado vedendo avanzarsi i suoi subalterni va 
a sdraiarsi sopra un letto formato di pelli di tigri. 
Medora le sta seduta ai piedi, ed egli fuma il suo 
chibouk, tenendo un braccio al collo di Medora, la 
quale lo guarda amorosamente. 

Vengono introdotte le prigioniere del corsaro , 
prese sul mercato d'Adrianopoli e su d'altre sponde: 
Greche, Armene, Àrabe, Turche. Isacco pure pallido 
e tremante è fra loro. Esse passano tutte davanti a 
Corrado che le vede con indifferenza , non avendo 
occhi ed affetti che per Medora. Le donzelle pian- 
genti si gettano ai piedi di Corrado, implorando la 
sua pietà 5 ma il pirata non dà retta alle preghiere, 
ed ordina loro d'eseguire delle vaghe danze per di- 
vertire la sua adorata Medora. 

Tutte obbediscono, e danzando scherzano in vari 
graziosi atteggiamenti , accompagnando i moti coi 



loro ventagli. Medora approffittando dell'ammira- 
zione del corsaro, gli domanda la grazia per le sue 
belle prigioniere, e Corrado dopo un istante d'esi- 
tanza , ordina che tutte siano rese alla libertà. Ma 
Babrinto, luogotenente di lui, radunando intorno a 
se i capi corsari, fa loro osservare che le prigio- 
niere formano parte del loro bottino e ch'essi hanno 
il diritto di dividerle tra loro. Tutti quindi s'avan- 
zano per minacciare Corrado , ma questi con uno 
sguardo ed un gesto terribile fa retrocedere gli am- 
mutinati. Non si calmano però codesti uomini fe- 
roci , e Corrado afferrando allora per un braccio 
Babrinto, lo costringe a cadérgli innanzi inginoc- 
chiato. Questa dimostrazione di forza persuade i pi- 
rati ad inchinarsi davanti al loro capo. Ad un suo 
segnale s'aprono in un punto tutte le vie della grotta, 
e le prigioniere, ebbre di gioia, si slanciano fuori 
come uccelli resi alla libertà. Dopo di ciò Corrado 
s'allontana appoggiato a Medora, minacciando con 
terribili sguardi i capi dei corsari raumiliati e pentiti. 
Babrinto ed alcuni corsari restano soli nella grotta 
con [sacco atterrito da simile compagnia. « Acco- 
» stati, dice ad Isacco Babrinto, tu non hai nulla a 
» temere da noi >• anzi tu hai a riavere la tua pu- 
» pilla, codesta iucantatrice , troppo di già possente 
» sul cuore del nostro capo-, e necessario che tu ce 
» ne sbarazzi ; insomma tu devi ricomprarla. - Quale. 
» orrore ! risponde l'ebreo sgomentato, fare io a 
» me stesso mercato della mia pupilla! —Ma tu volevi 
» pur venderla a Seyd-bascià ? — Era roba mia — 
» Ed ora e roba nostra, poiché te l'abbiamo rubata. 
» — Ma come ricomprarla? Io non ho più nulla , 
» sono spogliato, minato. — Tu menti, gli risponde 



10 

» Babrinto, e tu nascondi ciò che possiedi ». E qui gli 
si toglie il berretto, dal quale escono zecchini, gli 
si leva il vestito da cui cadono perle, gli si prende 
la sciarpa e ne piovono diamanti. — kìikl ah! gli dice 
» ridendo Babrinto, ecco il prezzo pel riscatto della 
» prigioniera. Essa e tua, noi te la rendercìno. — E 
» come pub esser ciò ? grida Isacco sorpreso. — 
» Guarda, gli risponde Babrinto, guarda, e non li 
» muovere ! » 

Il pirata va allora a cogliere dagli arbusti che 
ornano la grotta, alcuni fiori di loto, poi mostrando 
con circospezione al rinnegato una picei ola fiala di 
oro che si toglie dal petto, versa ciò che contiene 
sui fiori : quindi avvicinatosi ad un pirata rimasto 
in sentinella sulla porta, gli fa fiutare il mazzo di 
fiori. Non appena quegli ha fiutato che i segni della 
sonnolenza appaiono in lui : si stira, sbadiglia, chiu- 
de gli occhi, si lascia cadere e si addormenta. Hai 
veduto? dice Babrinto allo stupefatto ebreo, ora vieni, 
soggiunge, traendolo seco, la bella Medoro, e tua!.. 
Ecco Corrado che si avanza con essa, vieni, ritiria- 
moci tutti. 

E l'ora ih cui Corrado suole cenare. E recata una 
tavola colma di sontuose vivande. Il corsaro se ne 
viene con Medora, le accenna la tavola e la invita 
a sedere , rimandando i suoi schiavi per rimanere 
solo con lei. Qui comincia una scena d'amore. Me- 
dora ricusa di sedere presso Corrado 5 essa vuole 
servirlo, e riempie la sua coppa, e gli reca il ehi-* 
bouh. Tutte queste attenzioni sono frammezzate da 
graziose danze e di baci che il corsaro coglie nel- 
l'ebrezza dell'amore. 

Intanto pian piano comparisce una giovinetta mora. 



li 

portante sopra di un piatto d'oro il mazzo fatale di 
loto, su cui Babrinto ha versato il suo potente son- 
nifero. La giovinetta guidata da Isacco, s'accosta a 
Medora, la prega di offerire al corsaro i suoi fiori 
e si ritira all' istante. Medora prende il mazzo , e 
come per acquistargli maggior pregio agli occhi del 
suo amante, lo stringe sul suo cuore, poi glielo pre- 
senta. Corrado 1' accetla con affetto, lo bacia e ne 
gusta il profumo j ma tosto che l'aroma funesto ha 
colpito il senso , la persona del pirata par cadere 
in languore. Egli si tocca la fronte, si tocca gli oc- 
chi, come per cacciare il sonno che lo assale , ma 
il sonno è più forte di lui, e Corrado a poco a poco 
s'addorme, appoggiando la testa sui cuscini dell'ot- 
tomana. Medora lo contempla con tenerezza, pensa 
di vegliarlo, ma s' ode un piccolo rumore ; essa a- 
scolta, e vede con terrore due uomini, coperti il 
viso, comparire dagli antri della grotta. S'alza allora 
tremante, quando altri uomini s'avanzano per un'al- 
tra parte, poi due altri ancora. Piena eli spavento/ 
Medora, corre al corsaro e tenta svegliarlo, ma inu- 
tilmente. Gli uomini si avvicinano minacciandola coi 
loro pugnali. Allora essa esclama : « Che volete voi 
fare di me ? — Toglierli a costui-, rispondono essi 
accennando Corrado — Voi non mi toglierete mai a 
lui!)) grida Medora, impossessandosi del pugnale di 
Corrado. L'audace Babrinto vuol disarmarla, ma ella 
il ferisce in un braccio. Alla vista del proprio san- 
gue, divenuto pili furioso Babrinto, fa per gettarsi 
sulla sua preda, ma un fracasso che pare a lui ed 
ai suoi compagni di udire , li costringe a correre 
verso il fondo della grotta, per assicurarsi che non 
sianvi testimoni del loro delitto. Medora profittando 



12 

di questo istante, scrive in fretta alcune righe su un 
foglio del taccuino datogli da Corrado al mercato 
dell'isola di Cos , e lo mette sotto la mano di lui 
sempre immerso nel sonno, 

Tornano i pirati, circondano la giovane, le avvol- 
gono il capo in un velo, e la rapiscono malgrado 
ogni sua resistenza. Isacco va loro dietro , fregan- 
dosi le mani, contento della riuscita. In questo men- 
tre Corrado rinviene dal suo letargo , cerca Me- 
dora, s'accorge del portafoglio che tiene in mano, 
e leggendo il contenuto, freme, impallidisce e fu- 
rente corre in cerca di Medora. 



FINE DEL PRIMO ATTO 



13 

Ji^i© SEI®©!!©© 



TERZO QUADRO. 

Palazzo del bastia nell'isola eli Cos. — / bagni delle 
donne del bastia in mezzo a magnìfico gict'dino. — 
La vista dei bagni è tolta in gran parte dai ricchi 
panneggiamenti delle tende. 

Le donne del bascià escono dal bagio, parte di 
esse acconciandosi , altre s' inlreccian) le lunghe 
chiome , altre miransi negli specchi pesentati loro 
ìagli schiavi, e coronansi di fiori e di perle; al- 
cune scherzano fra di loro. Zulmea . la sultana fa- 
vorita, in mezzo alle odalische, accrta con degna- 
zione le loro cure. Le odalische d? loro canto e- 
sprimono dispetto di dover obbe ire l' imperiosa 
sultana. 

Dopo una tal scena, mescolata >ure di danze, ve- 
desi venire Gulnara , la giovine rivale di Zulmea, 
poiché gode essa pure dell'afTeP del bascià. Tutte 
le odalische preferiscono la gaziosa Gulnara alla 
superba sultana; ridono degli rdini che questa lor 
dà, e pigliano a gabbo l'eunuca ballandogli intorno. 
— Ma questa e una vera ?Hv^ a , dice in furia l'eu- 
nuco, e ciò avviene per quell cervellina , soggiungo 
accennando Gulnara ; ma i bastia saprà porvi ri- 
medio. 

Ecco giungere Seyd-ba^à> circondato da' suoi 



u 

ministri. Egli è ancora adirato per la sfortuna toc- 
catagli nel bazar d'Adrianopoli, e vuol vendicarsene 
con qualcuno. Ei viene col corruccio in fronte. 11 
prime eunuco lagnasi con esso lui dell'insubordi- 
nazione delle donne dell' harem. Zulmea per sua 
parte fognasi dell' insolente Gulnara, che mancò di 
rispetto a lei, sua favorita. Le donne alla volta loro 
si lamentano dell'orgoglio della sultana. Il povero 
bascià ncn sa a chi dar retta. Stordito da tanto fra- 
stuono coisulta i suoi ministri. — SHo facessi loro 
troncare il capo, dice egli , bisognerebbe poi cerca- 
re delle aire donne e saremmo sempre alle stesse. 
Chiama inmnzi a se le ribelli , le quali s'avanzano 
con aria alhra e ironica , incoraggiate dalla gio- 
vane Gulnara 

Il bascià odina ad esse d'inchinarsi in sua pre- 
senza e di reidere omaggio alla sultana favorita, la 
quale guarda Ulte con aria di trionfo. Tutte chi- 
nano il capo, ntimidite dalla collera del loro pa- 
drone; tutte, ecetto la pazzerella di Gufa ara, che 
ride alle spalle t\\ bascià, lo sgrida, e sembra sfi- 
dare l'ira sua. El^ danza allegramente intorno al 
sultano istupidito t\ tanta audacia ; quindi il vecchio 
lasciandosi sedurredalle attrattive della giovinetta, 
a poco a poco si asserena ; dà il torto al primo 
eunuco ed a Zulmev, e giunge fino ad offerire a 
Gulnara la testa dell umico, che Gulnara s' affretta 
di ricusare. Zulmea, tignata della preferenza del 
suo padrone, va sulle Vie $ il sultano ride; e preso, 
sedotto, trascinato dai ^ zz i di Gulnara, le gitta il 
fazzoletto, in mezzo all&gioia del serraglio , ed al 
massimo furore della suK na Zulmea. Gulnara rac- 
coglie il prezioso fazzotyo con simulata umiltà, 



15 

quindi io getta ad una delle sue compagne, la quale 
lo rimanda ad un'altra, e questa ad un'altra ancora, 
finche giunge per rimbalzo ad una vecchia mora, 
stordita di vedersi cotanto onorala. Zulmea è ven- 
dicata. Il bascià si avanza allora furibondo centro 
Gulnara , ma essa gli fa uno scherzoso inchino e 
fugge. Il bascià alloga dalla rabbia, e non sapendo 
come far passare la sua collera, ordina che vengano 
le sue almec a divertirlo con le loro danze. « 

11 trionfo di Zulmea e di breve durata, poiché non 
appena il bascià torna a divenire buono per lei, ecco 
che si annunzia un mercante di schiavi, e y edesi a 
comparire il vecchio rinnegalo Isacco, che a forza 
conduce seco una donna velata. Essa è Medora. 11 
bascià trasalisce per gioia vedendo la bella greca , 
già rapita dai corsari. Zulmea noia con paura la viva 
emozione del bascià. Da questo punto Medora ha 
una nemica, di più. Medora chiede giustizia al ba- 
scià contro l'infame Isacco 5 ma vedendo infine che 
l'ebreo riceve il prezzo della di lei libertà; toglie 
al bascià il pugnale per trafiggere il rinnegato, ma 
è disarmata a un tratto, ed Isacco fugge spaventalo, 
intanto che il bascià ride sgangheratamente del suo 
spavento. 

Gulnara e le altre donne del bascià vengono a ve- 
dere con curiosità la nuova loro compagna. Le trovano 
mille difetti, criticano la sua bellezza; ma Gulnara, 
vedendo le sue lagrime, le corre vicino, le prende 
la mano, la conforta, e mentre il bascià dà degli or- 
dini ai suoi eunuchi, le due giovinelle si capiscono, 
s' intendono , e sembrano eoi legarsi contro il loro 
comune padrone. 



16 

La precedente scena viene interrotta da un grande 
movimento che succede nei giardini dc\V harem. Ve- 
desi nel fondo sfilare una lunga carovana di pelle- 
grini e di dcrvis che vanno alla Meca. Capo della 
carovana è un vecchio e divoto dcrvis, il quale 
viene a chiedere ospitalità al bascìà per se e per 
le sue genti. 

Il vecchio dcrvis sembra molto turbato nel tro- 
varsi in mezzo alle donne de\Y harem, ed abbassa 
gli occhi e gli rivolge modestamente. Il vecchio ba- 
scià, tornato di buon umore pel comico imbarazzo 
del sant'uomo, comanda alle sue donne di lasciare 
i veli innanzi a codesto degno figlio di Maometto , 
e permette alla carovana di riposare ne 1 suoi giar- 
dini. 

Il sant' uomo fa preci al cielo per il bascià e 
tutti si prostrano. Ma vedendo una donna immersa 
in profondi pensieri, le si avvicina e riconoscendo in 
essa Medora, si scopre a lei gettando il suo sontuoso 
abito, e si mostra per Corrado il corsaro. 

Le maglie della sua armatura e la sua spada sono 
scintillanti ; la sua fronte austera e gli occhi suoi 
pieni di fuoco, lo fanno sembrare a suoi nemici un 
genio infernale a cui difficilmente possano sfuggire. 
Egli si volge verso il fondo della scena, dà fiato al 
suo corno, e pellegrini e dcrvis e tutta la falsa ca- 
rovana, lasciando cadere gli abiti divoti, compari- 
scono simili al loro capo , preparati alla pugna. \ 
corsari han tratto i pugnali, hanno impugnati i mo- 
schetti , tutto è confusione e terrore, ed il bascià, 
seguilo dalle sue donne e dalla sua corle fugge 
spaventato. 



17 

Corrado serrasi al petto Medora semiviva per 
paura e per gioia; essa lo prega di seguirla, ma il 
corsaro resiste, asseverando di non voler lasciare 
la pugna senza la vittoria. In questo mentre una 
donna inseguita da Babrinto si getta ai piedi di 
Corrado implorando la sua protezione; essa è Gul- 
nara. Corrado intenerito, la rassicura, dicendole che 
non viene a far guerra alle donne, ma a colui che 
voleva togliergli Medora. Alla vista di Babrinto è 
subito colpita Medora da una trista reminiscenza -, 
le pare di riscontrare nella persona del luogote- 
nente di Corrado della somiglianza col mascherato 
sicario che l'ha rapita dalla grotta. Lo va esami- 
nando accuratamente: la sua statura, la sua anda- 
tura, tutto la fa tremare d'orrore. Si conferma nei 
suoi sospetti e pensa di svelarlo a Corrado ed ab- 
bandonarlo alla sua vendetta. Menlre Corrado im- 
pone a Babrinto d'allontanarsi, ella s'affretta di at- 
traversargli il passo , e lo afferra e il riconduce 
pallido innanzi al suo capo. Racconta poscia a que- 
sti la terribile scena che l'ha posta in potere dei 
suoi rapitori e finisce per indicare Babrinto come 
capo di que' scellerati. 

Corrado arde di sdegno ; impone a Babrinto di 
giustificarsi, ma questi nega impudentemente il de- 
litto appostogli. Or bene, dice Medora , ardisci di 
giurarlo innanzi al cielo che ti fulminerà se mentisci. 
Il sicario esita un istante, poi si decide; ed alzando 
la mano giura come gli è imposto. Medora ferma 
allora il suo braccio come inorridita , ma Babrinto, 
alla stretta della di lei mano, dà segni di dolore, 
poiché si risente ancora della ferita fattagli da Me- 
dora. E desso, è desso ! grida Medora , e rialzan- 



18 

dogli la manica, mostra a Corrado la ferita appena 
rimarginata ch'ella stessa gli fece nella grotta. Ba- 
brinto confuso, tremante, confessa il delitto. Pro- 
strati, gli dice Corrado, prostrati alla tua vittima, 
o iniquo! e lo costringe a cadere ai pie di Medora, 
quindi tolta dalla cintura una pistola, glie l'appunta 
in fronte; ma Gulnara e Medora gli fermano il brac- 
cio, e il colpevole alzandosi ratto , sen fugge con 
minacciosi gesti. 

Scossa da tante e sì diverse emozioni, Medora è 
vicina a svenire nelle braccia dell' amante , ma le 
cure di Gulnara e la tenerezza del Corsaro la rin- 
francano , talché s'appresta ad allontanarsi con lui. 
Quand'ecco le guardie di Seyd-baseià , riunite dal 
traditore Babrinto, penetrano nei giardini, circon- 
dano Medora e la trascinano rapidamente , mentre 
Corrado riceve i ringraziamenti di Gulnara , per a- 
verla salvata da chi voleva farla sua preda. Subito 
s'accorge Corrado della nuova sciagura , e fa per 
correre dietro ai rapitori ; ma è trattenuto dal nu- 
mero de'suoi nemici. Il bascià , esultante di gioia, 
ha in mano il corsaro disarmato , in mezzo ad un 
cerchio di fucili appuntati al suo petto; dispone che 
il prigioniero sia condotto alla morte , e Corrado 
parte gettando sul bascià uno sguardo di sprezzo. 



19 
QUADRO QUARTO. 

Appartamento del bascià in un elegante chiosco. 
Una finestra che dà sul mare. Gran porta in fondo. 

Seyd-bascià sta in mezzo a' suoi gran dignitari in 
atto di rendere giustizia. Ordina al suo primo eu- 
nuco che gli sia condotta Medora ed il corsaro. 

Seyd-bascià fa accostare Medora e le dice : Sce- 
gli tra la mia mano, il mìo trono e la vita di colui 
che tu ami ... ma Medora non lo lascia terminare 
e rifiuta la sua proposta, e corre al corsaro espri- 
mendogli: a qual patto la sua sorte sta. I due a- 
manti si gettano fra le braccia l'uno dell'altro, con 
atti di disperazione. 

Gulnara, che si è introdotta segretamente nel chio- 
sco, sentendo le loro parole, s'avanza e dice che 
v'è pure un altro partito a prendere, un altro mezzo 
di salvezza. Tu mi hai proletta da 1 tuoi pillati, dice a 
Corrado, ora e giunto Vistante di provarti la mia gra- 
titudine. Accetta la vita che t'offre Seyd, nobile Corrado; 
e tu bella Medora accetta la mano che Scyd t'offre, ed 
entrambi non sarete meno felici di quanto bramiate. 
Confida a ciascuno un suo pensiero. 

Un lampo di gioia brilla nei volti d' entrambi e 
stringono con viva gratitudine la mano del loro an- 
gelo salvatore. 

Bramoso di sapere qual partito abbiano scelto i 
suoi prigionieri, Seyd si rivolge a Medora e le chiede: 
Or bene dev'egli vivere o morire? Risponde Corrado: Io 
non posso lottare con te; il mio amore e la mia errante 



20 

vita non valgono certamente il tuo trono. Medora ac- 
cenna di sottomettersi. Il bascià ebbro di conten- 
tezza, annunzia a' suoi cortigiani la propria felicità; 
ed intanto Corrado, Gulnara e Medora s' intendono 
fra loro. Dopo un nuovo giuramento fatto da Gul- 
nara di vegliar su di loro, Corrado dice a Medora 
che a mezza notte verrà a toglierla alla sua pri- 
gionia-, a mezza notte, ripete, e fino a tal punto veglia 
sulla mia felicità. — eh' ci vada libero , dice Seyd 
accennando Corrado, eh 1 ci vada e che nessuno osi 
attentare a suoi giorni. Corrado s'allontana, ripetendo 
con cenni a Medora la promessa del suo ritorno. 

Seyd comanda a' suoi ed a Gulnara di allontanarsi 
e rimane solo colla sua nuova sposa, e le si acco- 
sta con tenerezza per sollevarle il velo; ma la gio- 
vane si ricusa con pudore. Seyd però insiste, e fi- 
nalmente il velo le cade ai piedi. Medora appare nel 
più seducente abbigliamento. Le sue grazie, appena 
palesi, raddoppiano la passione di Seyd. L'aerea crea- 
tura svolazza e saltella intorno all' ardente bascià. 
Tratto tratto mostra la sua impazienza di veder passare 
sì lentamente il tempo; ma l'ora della sua liberazione 
non è suonata ancora. V'è un istante in cui pare col- 
pita da terrore osservando il ricco pugnale che Seyd 
porta sul petto e lo indica al bascià, mostrandone pau- 
ra. Il galante bascià glie l'offre, ma la tema di lei si fa 
maggiore mirando le pistole di Seyd, ed il bascià le 
depone col pugnale nelle sue mani. Egli sta allora 
per impossessarsi di lei, ina ella fugge ancora, e la sua 
danza si rifa più vivace. Finalmente il bascià le cade 
ai piedi, supplicandola d'udirlo, ed essa pare col- 
pita da una pazza e graziosa idea, vedendo che Seyd 
le stende la mano. Si toglie la dorata sciarpa che 



21 

la ricinge, e ridendo, ne fa nodo alle mani dèi suo 
adoratore. Ride pure di tale follia il bascià,ma gli pare 
che il nodo stringa un po' troppo. Intanto suona 
mezza notte, la finestra s'apre e v' appare Corrado 
minaccioso. Seyd, pallido, tremante all' improvvisa 
apparizione, vede con ispavento come Medora offra 
al corsaro il suo pugnale. 

Egli fa per correre verso il fondo e domandare 
aiuto , ma Medora impugna e gli rivolge contro le 
sue pistole, minacciandolo di morte s' ei fa un ge- 
sto, s' ei manda un grido-, e proteggendo in tal modo 
la fuga del corsaro che la trae verso la finestra, per 
quella, escono entrambi, e la finestra si chiude. Seyd 
bascià riuscito a slegarsi le mani, corre al suo tim- 
bale di rame e vi batte nella massima furia. A tal 
fracasso s'aprono tutte le porte. 

Accorrono per ogni parte gli ufficiali. 11 bascià 
indica ai medesimi la finestra ; subito viene aperta, 
ma il balcone è vuoto , e sentonsi rimbombare tre 
colpi di cannone in lontananza. I fuggitivi si sono 
salvati , essi ritornano al vascello corsaro che li 
chiama e li aspetta. 11 furore del bascià è al colmo 
e cade soffocato dalla collera e dallo stupore. 



QUADRO QUINTO. 

Cielo e acqua. Un'immensa nave, la nave del Cor- 
sarò, s'agita fra i marosi, sollevata appena dalla 
brezza della sera. 

Corrado è seduto sul ponte del vascello te- 
nendosi tra le braccia F amata. Alcune schiave 
stanno qua e là sedute , marinai e corsari stanno 
fumando sul davanti della nave. È una bellissima 
sera. Gli amanti ritorneranno alla loro felice grotta ; 
il corsaro ne mostra a Medora in lontananza la terra. 
Alcuni marinai e pirati compaiono sul ponte, chia- 
mati da Corrado. Egli vuol celebrare una festa a 
bordo per la felice liberazione sua e di Medora. Di- 
stribuisce danaro a' suoi pirati, e fa portare un ba- 
rile di rhum. Un'altra festa succede a questa. Alcune 
giovani greche circondano Medora, ed una aerea e 
lieta danza succede alla baccante gioia dei corsari. 
Corrado sempre più innamorato dai vezzi della sua 
bella se la stringe al seno e le giura eterno amore, 
innanzi all'equipaggio, testimonio del suo solenne 
giuramento. 

In questo punto alcune nubi s' abbassano lenta- 
mente sulle acque e spengono 1' ultima luce della 
sera: s'ode un rumoreggiare di tuono. Corrado im- 
bocca il porta voce e chiama l'equipaggio sul ponte. 
L'oragano s'avanza e minaccia d' essere terribile : i 
lampi rischiarano funestamente la nave; tutti vanno 
agitandosi per la comune salvezza ! chi corre alle 
vele, chi agli alberi, chi al timone. La tempesta cre- 
sce, il mare è gonfio; s' ode il sinistro tuonare del 



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cannone d' allarme; la nave s' alza e s' abbassa con 
orribile violenza-, eccheggiano le grida di spavento; 
scoppia un fulmine e la nave n' è colpita. Comincia 
allora una orribile scena. 1 pirati alzando le brac- 
cia chieggono soccorso e pietà al cielo che spesso 
maledirono ; ma pare che il cielo voglia che il mare 
inghiotta a un tratto codesta orda di banditi. Sode 
uno spaventoso scroscio ; il vascello comincia ad 
essere invaso dall' acqua 5 il mare vi getta furiosa- 
mente i suoi cavalloni. 

Corrado , Medora , tutti i pirati, le loro donne, 
precipitati innanzi indietro dalla tempesta, veggono 
inorriditi il sommergersi della nave nell' immenso 
abisso, e ben presto tutti calano con essa in fondo 
all'oceano che si rinchiude su di loro. 

EPILOGO. 

11 mare s'è calmato. I flutti inghiottirono il te- 
muto vascello e i suoi terribili ospiti. L' onda, sic- 
come un gran lenzuolo, ha tutto ricoperto. Una chia- 
rissima luna inargenta le acque, e scopronsi al suo 
raggio due creature sopra uno scoglio , strette tra 
loro. Sono Corrado e Medora prodigiosamente scam- 
pati al naufragio. Cadono inginocchiati rendendo 
grazie al cielo. 

Dopo un tal giorno il terribile corsaro pili non 
ricomparve. L'amore gli potè ispirare il pentimento 
e il pentimento gli apportò la pace e la felicità. 

ULTIMO QUADRO. 



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Prezzo Cent. 40. 





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