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Full text of "Il gabinetto del giovane naturalista"

- 



t 

IL 

GABINETTO 

DEL 

GIOVANE NATURALISTA 

OVVERO 

Descrizione della natura e de' costumi 
dei principali Quadrupedi , Uccelli « 
Pesci, Amfibjj Rettili e Insetti, disposta 
m. beli 9 ordine « adorna di 72 incisione 



Edizione posta sotto la tutela 
delle Leggi. 



IL 



i 



DEL 



GIOVANE NATURALISTA 

D I 

TOMMASO SMITH 

; 

CON ELEGANTI FIGURE 



La gloria di colui che tutto move 
Per l'universo penetra, e risplende 
la questa parte più e meno altrove. 
Dante. 



TOMO QUTNTO. 



TO6 



ano 



Presso Omobono Maninì 
Tipografo ne Tre Re s N. £o85. 

182,6. 



£0w***in»iì^ 



\ J \m *j 







I L 

GABINETTO 



DEL 



GIOVANE NATURALISTA. 



CAPITOLO PRIMO. 

Ed ecco stretti e golfi e mari e seni 
Ir popolati d 5 infiniti pesci , 
Che di lucide squame e remiganti 
Ali vestiti, pe' cerulei flutti 
Senza prefissa via vanno a talento. 
Chi sol, chi a schiere guizza, e chi dal tergo 
A fior d 5 onda fa scoglio. Altri di algoso 
Pasco andar gode in traccia , e de' coralli 
Errar fra i labirinti , e con giulivi 
Celeri slanci della sparsa d 5 oro 
Occhiuta veste al vivo sol far mostrai 
Entro conca di perla altri a riposo 
Il nutrimento suo rorido aspetta , 
in arnese guerrier posto ad agguato . 
Sotto gli scogli di rapina vive. 

Milton. 



INTRODUZIONE, 



DEI PESCI IN GENERALE. 



JLi esperienza ha provato che gli abissi dell'im- 
menso oceano racchiudono miriadi innumerevoli 
d' esseri organizzati , di cui non conosciamo che 
pochissimo le forme , e sulla cui natura e sui co- 
stumi de' quali non abbiamo sinora che idee molto 
imperfette. Questi esseri, per altro, e per la con- 
formazione del corpo , e per la loro maniera di 
vivere , e per le loro naturali disposizioni , sono 
certamente non meno ammirabili che gli abitanti 
della terra e dell' aria. 

La struttura de'pesci, e la loro organizzazione 
così propria all' elemento in cui abitano, deve ap- 
parire a ciascuno qual prova luminosa della sa- 
pienza divina. Sono essi quasi tutti assottigliati 
alle due estremità e rigonfi nel mezzo 5 il che 
sommamente conferisce alla celerità de' loro moti 
per le liquide vie ove si aggirano. Questa loro 
forma, senza dubbio, ha suggerito agli uomini 
1' idea de' vascelli , che fendono 1' acqua sì rapi- 
damente. Nondimeno il corso del migliore va- 
scello portato da larghe vele e ajutato da favo- 
revole vento è lungi dal poter emulare quello dei 
pesci. Un vascello infatti è beo rapido se fa in 



DSI 



DEI FEST!I IN GENERALE. 7 

trafora dieci o dodici miglia; mentre i grossi pe- 
sci non solo gli tengono dietro , e gli scherzano 
intorno, come non- si movesse., ma anche di molto 
il precedono. 

La maniera dì moversi dei pesci differisce in- 
teramente da quella* degli uccelli e dei quadrupedi. 
Essi non hanno bisogno di piedi, nò anteriori né 
posteriori, ma sono provveduti di macchine com- 
poste d' un certo numero di punte elastiche le- 
gate fra loro da fine membrane. Di simili punta 
è pur composta la loro coda , e conformata in 
guisa che può restringersi , quand' essi vogliono* 
torcere cammino , e tenersi distesa , quando an- 
dar vogliono per diritta via. Quindi per mezzo 
di essa e delle pinne, di cui si diceva , si mo» 
vono come barche con timoni e con remi. 

Le pinne dei pesci ricevono dalla loro posi-t 
zione degli aggettivi che le distinguono fra loro. 
Le pettorali poste alquanta all' indietro dell' aper- 
tura delle branchie, sono larghe e forti, e ser- 
vono- insieme a tenere il corpo equilibrato e ad 
accelerarne il movimento. Le ventrali guerniscono 
il basso ventre e giovano principalmente all'al- 
zarsi e all' immergersi che i pesci fanno. Le dor- 
sali collocate sulla più alta parte del dorso sono 
larghissime ne' pesci schiacciati , e come le pet- 
torali anch' esse contribuiscono a tenere il corpo 
in equilibrio , e ad accrescere la celerità. Le de- 
retane , poste . presso all' ano e alla coda , danno 
_ ai pesci facilità di rizzarsi eoa trito il corpo. 



j£ ÌMCl PESCI là G^E&à'Dife. 

Negli «ni le pione sono Io più gran numero 
che negli altri. Un pesce monito di tutte quelle, 
ohe gli son necessarie per nuotar rapidamente, ne 
ha ordinariamente due all'aito e due al basso , -op- 
posi© V una all' altra sul fianco opposto. Quello , 
però s che ha il più gran numero di pinne , non. 
è sempre quello che nuoti meglio. Il pesce cane 
il quale passa per uno dei più rapidi nuotatori , 
non ha pinne ai basso ventre , Y eglefin intanto , 
eh' è uno dei più muniti di pinne , e che per 
conseguenza sembra dover essere in istato di muo- 
versi più presto 3 è ben lungi dal nuotar cosi 
bene. 

Alle pinne , come accennammo , 'debbono i pe~ 
-sci il loro equilibrio. Ove fossero troncate , ben 
potrebbero i pesci nuotar ancora , ma caduti o 
di fianco o supini , più non potrebbero drizzarsi . 
Quando si tengono inquiete, stendono tutte le loro 
pinne, ma sembrano riposare sovra le pettorali e 
le anali. Volendo star sovra un fianco , piegano 
quella pinna del petto , che vi è posta al di sotto. 
Volendo retrocedere \ danno alle pinne una dire- 
zione opposta alla loro direzione ordinaria. Vo- 
lendo torcer cammino, basta che pieghino la loro 
coda da un iato; che se la movono alternativa- 
mente da un lato e dall' altro, il loro movimento 
divien progressivo. E uopo osservare che alcuni 
animali acquatici, i quali non hanno pinne, come 
1 granchi! di mare 5 si movono con maravigliosa 



DEI PESCI IN GENERALE. Q 

rapidità per mezzo della loro coda, che si riguarda 
oggi come principale strumento del moto pro- 
gressivo di tutti gli abitatori dell'onde. Perocché 
ove i pesci ne siano privi, è forza che si abban- 
donino affatto all' impulso dell' onde stesse , né 
più sono in istatOjiii moversi a grado loro. 

Una materia viscosa e glutinosa, di cui la più 
parte de' pesci sono coperti, garantisce il loro corpo 
dal contatto immediato del fluido che li circonda, 
e secondo tutte le probabilità, facilita anche i loro 
movimenti. Sotto questa materia glutinosa stanno 
le scaglie, le quali formano una specie di cotta 
di maglia, e prestano ai pesci una difesa potente. 
Sotto le scaglie trovasi una materia oleosa, che 
coprendo le parti muscolari del corpo, loro con- 
serva il calore e il vigor necessario. Queste sca- 
glie sono disposte sulla pelle in maniera che si 
ricoprono le une le altre come i tegoli d' una 
casa. 1! loro officio è il medesimo cbe quello 
del pelo, della lana, delle piume degli altri ani- 
mali. 

Onde provare che i pesci , i quali hanno rice- 
vuto un' organizzazione appropriata all' elemento 
che abitano , non possono sussistere senz' aria , il 
signor Hawkshèe ha fatte più esperienze , che sono 
riferite nelle Transazioni filosofiche dell'Accade- 
mia di Londra. I pesci da lui prescelti a tal uopo 
furono chiozzi , specie che nell' acqua è piena di 
vita, e che può vivere altresì fuori d'acqua per 



TO DEI PESCI IN GENERALE". 

tino spazio di tempo considerabile. Tre di tali* 
pesci vennero da lui messi in un vaso di vetro , 
il quale conteneva tre pirite all' incirca d' acqua 
fresca, e destinati a servir di paragone a quelli 
su cui doveano farsi l' esperienze. In altro vaso 
più picciolo, e pieno sino all' ofllo d' uguale quan- 
tità d' acqua pose egli in seguito altri tre clìiozzi. 
Ma coprì questo vaso d'una lamina dì rame, al 
di sotto foderata di cuojo , onde impedire ogni 
comunicazione dell'aria esteriore colFacqua, la- 
sciandone però un poco alla superfìcie, onde me- 
glio rassomigliasse ad uno stagno coperto di ghiac- 
cio. Un terzo vaso conteneva altrettanta acqua, 
ma bollita, onde purgarla d'aria il meglio possi- 
bile, e tenuta per un' intera notte nel vóto; e in 
essa pure furono messi tre chiozzi. In capo a 
mezz' ora questi cominciarono a dar segno di disa- 
gio con un movimento più accelerato della bocca 
e delle branchie. Quelli che non erano in contatto 
coli' aria esterna salivano spesso alla superficie 
dell' acqua e ridiscendevano tosto al fondo ; ciò che 
continuarono per lungo tempo , senza dare alcuna 
prova sensibile d' un' alterazione qualunque. Cin- 
que ore dopo si scosse alquanto il vaso che con- 
teneva l'acqua purgata dall'aria, e il moto della 
bocca e delle branchie de' pesci eh* erano in essa, 
cessò d' essere cosi agitato come a principio. Tre 
ore più tardo questi si trovarono in fondo al vaso 
col ventre in aria, e più non poterono movere 



DEI PESCI IN GENERALE. IX 

ne pinna, ne coda, per iscuotere che si facesse il 
vaso medesimo. Un leggier movimento per altro, 
che si osservò nella loro bocca , diede prova elio 
non erano morti del tutto. Scoperto allora il vaso, 
due o tre ore dopo si rianimarono essi , e all'in- 
domani stavano a 4 maraviglia. In questo mentre 
anche i pesci posti al contatto dell' aria furono 
coperti, e il loro vaso fu assoggettato alla mac- 
china pneumatica, onde estrarne quant'aria vi si 
racchiudeva. Com' essi ne rimasero affatto privi , 
tutti morirono. Stavano intanto, per così dire, af- 
fissi alla superficie dell' acqua ; ma poi che fu di 
nuovo lasciata penetrare l'aria atmosferica , cad- 
dero al fondo. 

Si è supposto che le branchie de' pesci servano 
ad un' operazione assolutamente simile a quella 
de' polmoni negli altri animali. Il loro movimento 
infatti ha molta analogìa col movimento della no- 

o 

stra respirazione. Sarebbe però difficile il definire 
qual uso i pesci facciano dell'aria, e l'indicare i 
mezzi che impiegano per procurarsene quando ne 
mancano. Ecco ciò che può dirsene in generale. 
I pesci prendono primieramente in bocca certa 
quantità d' aria, che indi passa nelle branchie, le 
quali la ritengono per mezzo del lor coperchio 
osseo, fino a che i pesci ne abbiano tratta la 
quantità d' aria che loro abbisogna. Indi il coper- 
chio si riapre, lascia uscire quest'acqua, e dà pas« 
saggio ad altra nuova 7 che entra a prendere il 



12 PEI PESCI IN GENERALI.' 

luogo della prima. Se i pesci vengono privali 
dell' uso delle branchie , tosto cadono in convul- 
sione e spirano. 

Questa maniera, però, di spiegare il fenomeno 
della lor respirazione lascia da risolvere una gran 
difficoltà. Che diviene 1' aria nej corpo de' pesci ? 
Sembra che questi animali non abbiano organi 
destinati a riceverla, fuorché la vescica natatoria, 
che molti filosofi moderni credono servire bensì 
all' atto di sorgere dall' acqua od immergervisi ? 
non ad alcuna operazione essenziale della vitalità* 

Tutti i pesci, forniti d'ossa, hanno una vescica 
natatoria, la quale manca ai cartilaginosi o ceta- 
cei. Essa è collocata nella regione del dorso , e 
composta d'una, di due ovvero di tre parti. Si 
è creduto che gli animali, in cui questa si trova, 
abbiano la facoltà di gonfiarla o comprimerla , il 
che diminuisce od accresce il loro peso specifico. 
e fa che possano alzarsi alla superficie dell'acqua, 
o lasciarsi cadere al fondo, a loro volontà. L'espe* 
ri mento, che riferiremo, sembra confermare questa 
opinione. Un carpione posto sotto la macchina 
pneumatica si gonfiò presto a segno, che gli occhi 
^li uscirono del capo, e la vescica scoppiò. Esso , 
per altro , continuò a vivere , gettato che fu di 
nuovo nell' acqua, ma senza potersi innalzare alla 
superficie. Una puntura o altra piaga, fatta alla 
vescica, per cui l'aria, che vi è racchiusa, può 
fuggirne, produce gli stessi effetti 5 poiché in tal 



©EX PESCI IN GENERALE. \ > 

caso i pesci non possono che strascinarsi in fondo 
all' acqua. I gamberi d' acqua dolce , quelli di 
mare, le ostriche, i granchii, che mai non lasciano 
il fondo , non hanno vescica aerea. 

La più parte degli antichi filosofi hanno creduto 
che questa vescica servisse non solo a variare il 
peso specifico de' pesci , ma ancora ad alcuni usi 
necessari alla vita. Anche il dottor Priestley ha 
pensato che le sue funzioni nell'economia animale 
non siano limitate a favorire l' elevazione o la 
precipitazione de'pesci in fondo all' elemento che 
abitano. 

X/argomento più vittorioso, a cui tale opinione- 
si appoggia , è questo , che i pesci cartilaginosi 
s'alzano e si attulfano egualmente senza la me- 
noma difficoltà, quantunque manchino di vescica , 
natatoria; e che altronde le anguille, sebbene for- 
nite di questa vescica, non s'alzano che a stento. 

Il dottor Munro ha pubblicati diversi fatti 
interessanti , relativamente a tal questione. « E 
noto da lungo tempo, egli dice, che i pesci schiac- 
ciati non hanno vescica natatoria; ma si è trovato 
eh' essa mancava pure ad alcuni di forma allun- 
gata , come lo sgombro. Si è pur veduto che 
questa vescica comunica , per mezzo di un vaso 
col canale alimentario ». 

Nel corso delle esperienze , eh' eì fece , per 
chiarire questi fatti 3 trovò nella parte superiore 
dello stomaco d' uno storione un' apertura tonda 3 



li DEI PESCI IN GENERALE* 

la quale avea quasi un pollice di. diametro e •co- 
municava con una vescica larghissima. In un sa- 
landone trovò un'apertura capace abbastanza per 
potervi introdurre facilmente la più grossa penna 
d' oca , apertura che conducea direttamente , at- 
traverso il canale alimentario i nella vescica. In 
que' pesci, che hanno due vesciche, siccome i car- 
pioni, siffatta apertura si dirige verso la vescica 
posteriore, da cui avvi un passaggio in quella 
davanti. Da questi fatti ei conchiude che 1' aria 
rinchiusa nella vescica natatoria vi arriva passando 
pei condotti di cui si è parlato , e che sembrano 
infatti opportunissimi a quest'uopo. Poiché siccome 
essi partono dall' alto dello stomaco , è facile il 
vedere che 1' aria , la quale entra nella bocca dei 
pesci, o che per qualche operazione meno appa- 
rente si sviluppa dall'acqua, è diretta verso tali 
condotti. Per un istinto naturale i pesci distinguono 
il contatto dell' aria da quello dell' acqua , onde 
spingono 1' una entro la vescica, e rigettano l'altra. 
Ma nel gade e nell' eglefin , sebben abbiano la 
vescica grandissima e fortissima , il dottor Munro 
non potè discoprire veruna comunicazione della 
vescica colla bocca , col canale alimentario , collo 
stomaco o cogli intestini. Non potè nemmeno tro- 
vare alcun prolungamento nella loro vescica , la 
quale si estende fin nel canale alimentario , né 
votarla senza romperla. 

Si rinvenne d' altronde nell' interno della vescica 



UE! PESCI IN GENERALE. l5 

elei gade, dell' eglefin e d'altri pesci un corpo 
rosso, la cui superficie era estesissima, e il quale 
era composto d' un gran numero di foglii o mem- 
brane doppie. In quei pesci però-, ne' quali la 
vescica comunica col canale alimentario, questo 
corpo rosso è picciolissimo e d' una struttura molto 
semplice , come nell' anguilla di mare , nello sto- 
rione, salamoile, carpione ; anzi ad alcuni manca 
interamente. 

Quindi il dottor Munro suppose che l'aria po- 
tesse essere contenuta in questo corpo rosso, della 
stessa maniera , presso a poco che sembra esserlo 
nelle picciole vesciche natatorie delle piante acqua- 
tiche , ovvero nell' uova delle galline e d' altri 
uccelli. Nondimeno vi hanno parecchi naturalisti, 
i quali pensano che il merluzzo , P eglefin ed altri 
abbiano un condotto aereo , il qual comunica colla 
vescica, e che fino ad oggi è sfuggito all' occhio 
dell' osservatore. 

Egli ha trovato in tutti i pesci da lui notomiz- 
zati, che il cuore non consisteva che in un solo 
ventricolo, il quale comincia dall'una dell'ultime 
arterie e passa ai di sopra delle branchie, che per 
questa ragione il sangue, partendo dalle branchie, 
si spande in tutte V altre parti del corpo , senza 
che sia d' uopo d' una seconda valvola come nel- 
T uomo. Dietro queste osservazioni ed esperienze, 
il signor Munro asserisce che siccome il sangue 
circola ne'pesci cartilaginosi delPistessissima maniera 



x6 BEI PESCI IN GENERALA 

che nei cetacei e nei pesci che hanno ossa ; e 
come la massa intera del sangue passa nelle bran- 
chie, è assolutamente d'uopo che respirino, e non 
possono avere il polmone permeabile all' aria, 
che i naturalisti hanno loro attribuito. 

I grandi e numerosi vasi linfatici sparsi sopra 
le branchie, e il morire che fanno i pesci ove siano 
posti in- acqua, da cui venne estratta l'aria, men^ 
tre quest' acqua è atta a ricevere la materia esa- 
lata dalle branchie ed a caricarsi di flogistico > 
hanno fatto pensare al signor Munro , che 1© 
branchie o i polmoni servano non solo a rigettare 
ciò che sarebbe malefico, ma altresì ad introdurre» 
l'aria mista all'acqua; e che quest'aria sia la base 
della vitalità de'pesci, su cui peraltro non giunse 
à formarsi idee esatte, malgrado i suoi numerosi 
esperimenti. 

Gli animali acquatici hanno, generalmente par- 
lando, ricevute delle facoltà fisiche meno perfette 
che i quadrupedi e gli uccelli. Alcuni autori 
pensano che il senso del tatto non sia ne' pesci 
ben determinato , a cagione delle scaglie che li 
coprono. Ma a ciò potrebbe rispondersi che que- 
ste medesime scaglie possono essere dotate di 
brande sensitività, poiché il senso del tatto non 
è per nulla più proprio agii organi molli che 
ai duri. 

Altrettanto può dirsi dell'odorato de'pesci, poi- 
«ohe non si saprebbe spiegare P come l'odore si 



DEI PESCI IN GENERALE. IJ 

spanda nell'acqua; il che per altro non è argo- 
mento contro la possibilità eh' essi lo sentano, 
All' incontro poiché l' acqua può assorbire le esa - 
lazioni putride dell' aria , è probabilissimo eh a 
queste esalazioni miste coli' acqua, possano toccare- 
1' organo dell' odorato de' pesci , come toccano ii 
nostro , miste coli' aria. Questa idea si presentò 
pure alla mente d' un naturalista celebratissimo 5 
il quaf così si esprime. « L' organo dell' odorate*, 
de' pesci è grande; ed essi hanno facoltà di esten-: 
derlo o di restringerlo , secondo che le circostanza 
il richieggono. Colla finezza principalmente del- 
l' odorato essi discoprono i loro alimenti, nella ri- 
cerca de' quali sembra che la vista sia loro assai 
meno utile. Quando un verme che si trae di terra, 
è gettato nel!' acqua, il pesce sene accorge a gran 
distanza. Ma che a ciò- non gli giovino gli occhi 
soli può rilevarsi da questo, che se il verme è 
stato molto tempo nell' acqua, sicché abbia per- 
duto in gran parte l'odore, nessun pesce gli si 
accosta. Che se tolto, il verme dall'acqua, gli si 
facciano alcune lievi ferite , onde promovere nuove 
esalazioni , può con questo ottenersi V effetto di 
prima. Per supporre che il pesce avesse- discoperto. 
la sua preda per mezzo degli occhi , bisognerebbe 
che vi si fosse accostato in ambiane i casi ». 

Poiché adunque l' odorato è quello che giova 
principalmente a' pesci, per trovare il nutrimento, 
avviene che si lascino andar volentieri alla correli*©- 
Gabinetto T. V . h 



1-8 DEI PESCI XI? GENERALE.' 

deli' acqua , per risalirla in seguito ; polene di 
questa maniera le parti odorifere, che T'acqua 
seco strascina , toccano più fortemente ¥ organo 
olfatorio , e vi producono più vive sensazioni* 

Alcuni naturalisti hanno pure opinato, che i 
pesci non possano accorgersi jdi veruna differenza 
nei sapori. Il palato della più parte di loro, di- 
cono essi, è duro ed osseo, e per conseguenza 
insensitivo al gusto delle diverse sostanze che il 
toccano. Quindi si sono spesso vedute queste spe- 
cie d' animali inghiottire avidamente lo scandaglio 
de' pescatori , come un alimento. Infatti il palato 
degli animali voraci sembra in generale non essere 
capace di grande irritabilità , la quale non potrebbe 
accordarsi coli' impeto che li porta a trangugiare 
quanto loro si presenta. E però certo che i pesci, 
la cui voracità non è tanta , possono al pari di 
qualunque altro animale , distinguere il cibo che 
ìoro è conveniente da quello che loro nuoce. 

Del resto, in proposito di questi due sensi del 
tatto e del gusto, osserveremo che in tutti i pe- 
sci le aperture esterne per cui ¥ odore perviene 
all' organo dell' odorato sono evidentissime. Esse 
comunicano dai due lati della testa con quest'or- 
gano , il quale è composto , ha superficie molto 
estesa, e tocca due gran nervi , che chiameremo 
olfatorj. 

« In alcuni pesci, dice Munro , come 1' eglefin 
tali nervi, passando fra il cervello e il naso, tra- 



DEI PESCI IN GENERALE. I f) 

versano una palla, composta di una sostanza simile 
alla materia cineraria , che accompagna gli stessi 
nervi nel nostro cervello. Per conseguenza non 
avvi dubbio che anche ì pesci posseggano il senso 
dell' odorato. Può credersi per altro , avuto ri- 
guardo alla conformità della lor natura con quella 
dell'elemento onde sono circondati, eh' essi siano 
più sensitivi alle esalazioni de' corpi odoriferi di- 
sciolti nell'acqua, di quello che noi non possiamo 
esserlo ». 

Il cervello dei pesci è, in proporzione del loro 
corpo, più picciolo che quello dei quadrupedi o 
degli uccelli ; ma i loro nervi sono , in propor- 
zione cogli altri organi , egualmente grandi che 
in questi altri due generi d' animali. Si trova puro 
ne' pesci V istessa gran divisione del cervello in 
due parti egualmente vote al di dentro, le quali 
racchiudono più ventricoli. 

Ogni giorno si fanno esperimenti, i quali pro- 
vano che i pesci hanno vista buonissima, non solo 
per gli oggetti che trovansi nell' acqua , ma an- 
cora per quelli che sono nelP aria. I salti eh' essi 
fanno fuori del loro elemento , onde prendere 
le mosche, le quali si aggirano al di sopra, ce ne 
sono argomento. Divertonsi in simile caccia, mas- 
sime nella bella estate , anche quando il cielo è 
già così bruno , che gli occhi degli uomini più 
nulla possono distinguere. 

Il signor Munro, le cui osservazioni e sperienze 



SO BEI PESCI IN GENERALE, 

tendono a dimostrare che la vista de 5 pesci sia 
eccellentissima , ha osservato che, proporzionata- 
mente alla taglia, i loro occhi contengono più 
wmore che quelli degli animali, che vivono nell'aria. 
Gli occhi del merluzzo sono quasi così profondi 
e così pesanti come quelli del "bue. Il principale 
vantaggio della forma perfettamente sferica delle 
lenti cristalline de' pesci, e della grande convessità 
principalmente della parte anteriore ( convessità 
che nel merluzzo sopravanza l'iride sette qua- 
rantesimi d' un pollice ) è quello d' abbracciare 
un vasto spazio ; ciò che la poca mobilità del 
collo de' pesci rende necessariissimo. 

Quattro cose, in ispecie, concorrono a dare ai 
pesci la facoltà di riunire i raggi di luce, riflessi 
dalla densità dell' acqua , in un centro comune 
della retina, essendo l'asse del loro occhio egual- 
mente lungo che nei quadrupedi. 

Primo: la lor lente cristallina è più convessa e 
composta di segmenti di sfera più piccioli che 
negli animali terrestri. 

Secondo: le parti che compongono questa lente 
son più vicine fra loro, che negli animali che vi- 
vono in aria. 

Terzo: la lente de' pesci ha la facoltà di riflet- 
tere la luce assai al di là de'calcoli di quegli au- 
tori, che la supposero proporzionata al peso spe- 
cifico del corpo. 

Quarto: come l'umor cristallino de' pesci è più 



. DEr PESCI IN GENERALE. fii 

chiaro che quello degli animali terreni, esso ri- 
flette più fortemente i raggi della luce, o li riu- 
nisce in meno tempo in un centro comune. 

Alcuni naturalisti immaginarono pure che i pesci 
fossero interamente destituiti dalla facoltà di udire. 
Ma è provato che* quando sono chiusi in uno sta- 
gno , si può abituarli a venire a riva , fischiando 
e suonando una campanella; e che un grande 
strepito, come un tuono o 1' esplosione d'un' arme 
da fuoco sembra spaventarli a segno che si pre- 
cipitano in fondo dell' acqua. 

La più parte degli antichi autori pensavano che 
i pesci possedessero il senso dell' udito , sebben 
non fossero giunti a determinare la situazione 
dell'organo di un tal senso, e a rischiarare questo 
punto con esperienze. Aristotele, Scaligero, Nie- 
remberg, Geoffroy e Iohnson sono del medesimo 
avviso. Il dottore Giorgio Serger ( autore d* una 
dissertazione sopra questo soggetto, inserita nelle 
Effemeridi alemanne) dice che passeggiando un 
giorno con alcuni de 5 suoi amici nel bel giardino 
dell'arcivescovo di Salisburgo, il giardiniere li 
condusse ad una vasca d'acqua chiara, il cui fondo 
era selciato di pietre di diversi colori , e in cui 
non videro da principio alcun pesce; ma che ap- 
pena quell' nomo ebbe suonato nn campanello, 
vennero trote d'ogni parte in gran quantità a pren- 
dere ciò eh' egli loro apportava, e disparvero tosto 
che l' ebbero inghiottito. Il giardiniere assicurò 



22 DEI PESO! IN GENERALE. 

Serger e i compagni ch'ei sempre chiamava le 
trote a mangiare col suo campanello; e a mostrare 
di nuovo com' esse lo intendevano bene , dopo 
alcuni giri pel giardino, tornò con que' signori 
allo stagno , e con loro grandissimo diletto replico 
la scena di prima. * 

Il signor Geoffroy diede in un suo discorso in- 
torno all' udito una descrizione compiuta di questo 
organo in varie specie di pesci. D'altra parte non 
si può credere che l'acqua, come vogliono alcuni, 
sia un così malvagio veicolo del suono , poiché la 
giornaliera esperienza ci prova che questo si pro- 
paga non solo attraverso un tal fluido, ma anche 
attraverso i corpi più solidi. 

Il signor Mauro avendo notomìzzato un cetaceo, 
dopo molte diligenti ricerche, ebbe a dire in tal 
proposito: « poiché gli animali di questa classe 
nuotano alla superficie dell' oceano, gli organi del 
loro udito ricevono le impressioni de' suoni della 
stessa maniera che quelli dell'uomo ». 

Troppe esperienze hanno a quest' ora provato 
che i suoni sì propagano nelF acqua eoli' istessa 
facilità come nell'aria. Una campana che suonisi 
nella prima manda voce sì chiara come se fosse 
agitata nell'altra; o almeno, siccome osservò Der- 
ham , non è che di un quarto più bassa. I natu- 
ralisti hanno in generale creduto che il suono pro- 
ducesse soltanto una forte impressione sui pesci , 
che si tengono in fondo ai fiunii. Le ricerche 



DEI PESCI IN GENERALE. 2,3. 

però di quel dotto naturalista, pur or nominato, 
provano in maniera evidente l'esistenza dell'organo 
auditivo in quegli animali. Nel 1780 il dottor 
Munro fece gli esperimenti che or diremo, onde 
poter giudicare degli effetti del suono nell'acqua. 
Prese due campanucce , F una delia grandezza di 
quelle che sogliono tenersi sopra un tavolino dai 
thè, l'altra assai maggiore e più grossa , e di un 
suono tanto forte, che poteva sentirsi benissimo 
alla distanza di un quarto di miglio. Come le 
ebbe immerse ambidue nell' acqua , agitandole, si 
avvide che la loro voce ai era abbassata, ma se- 
guitava ad essere facilmente distinguibile. Per ren- 
dere più esatta la sua esperienza , egli cercò de* 
terminare il suono che mandava la campanella 
più picciola, quando sospendessi in aria, e trova 
essere il sol più alto del gravicembalo , mentr© 
nell' acqua dava V ut diesi , cioè a dire la quinta 
minore bassa del sol. In seguito ei cacciò la testa 
sott' acqua , e scosse ad un tempo la campanella 
sospesa in aria , di cui udì la voce assai più di- 
stintamente , che non istando egli fuor d' acqua e 
la campana suonandosi in acqua. Poi tuffandosi 
intero entro questa, e tenendo per mezzo di so- 
spensori, le due campanucce al di fuori, ebb© 
gran meraviglia della chiarezza del loro suono 
diverso; né l'ebbe minore dello strepito di dua 
sassi, che avea presi seca, a che percosse P uno 
contro T altro. 



'±4 I) " SI M5CI IK GENERALE. 

Quest 9 ultimo esperimento conferma 1' opinione 
del dottor Franklin, il qual dice: che il suono si 
spande più lungi e più facilmente nell'acqua che 
nell' aria. Egli assicura che immerso in un fiume 
udì V acuto rumore di due sassi urtati l'uno con- 
tro F altro nel fiume istesso, ad un quarto di lega 
di distanza. Chi sa , com' egli dice , a qual distanza 
maggiore si sarebbe potuto sentire , poiché quel 
rumore non gli parve punto indebolito , mentre 
Bell' aria appena gli giugneva all' orecchio. 

Il signor Munro calò, entro una gonfia vescica 
attaccata ad una fune, la sua campanella più 
grossa in uno stagno profondo sei piedi sott'acqua 
indi immergendosi egli stesso, e suonandola per 
mezzo di un' altra fune , a dodici aune ( V auna 
è lunga tre piedi e otto pollici) di distanza, com- 
prese che gliene veniva immediatamente la voce 
all' orecchio. Ciò gli suggerì 1' idea di far altri 
esperimenti per cercar di determinare qual delle 
due , 1' aria o 1' acqua propagasse il suono con 
maggior celerità; ma come presso Edimburgo, 
ov' egli trovavasi , non eravi lago, che avesse più 
di ottocento pie di lunghezza , gli parve questa 
una invincibile difficoltà, senza contar 1' altra di 
costruire uno speciale apparecchio, per mezzo di 
cui si potessero ottener risultati soddisfacenti e 
decisivi. Egli ciò nondimeno fé' il tentativo che 
or diremo. Caricò tre picciole bottiglie di sei 
once , all' incirca , di polvere da schioppo; iatro- 



DEI PESCI IN GENERALE. 2^3 

classe in ciascuna un tubo di stagno lungo quat* 
tro piedi , e impedì all' acqua di penetrarvi , av» 
viluppando e il collo delle bottiglie stesse e i tubi 
in quello piantati, d' un pezzo di vescica bagnata 
clie legò loro fortemente intorno. Empiti in se- 
guito di polvere anche i tubi attaccò alla loro 
estremità un cartoccio imfiammabile , in cui pose 
altre due once di polvere , proprio al di sopra 
dell' apertura de' tubi. Indi immerse le sue bot- 
tiglie in un lago, a due pie di profondità, presso 
la riva; entrò egli medesimo nelP acqua alla più 
gran distanza possibile , cioè d' ottocento piedi 
all' incirca , e si distese supino , in modo che le 
sue orecchie si trovassero sotto la superficie del- 
l' acqua, Un' altra persona diede allora il fuoco 
all' esca, e com' era mezza notte il signor Munro 
vide la fiamma del cartoccio , e subito dopo udì 
lo strepito, che produsse 1' esplosione della pol- 
vere chiusa nella bottiglia , ma conobbe ad un 
tempo ch'era impossibile determinare esattamente 
in questa maniera la celerità del suono , poiché 
non si comunicava con abbastanza prontezza il 
fuoco del tubo all' intorno delle bottiglie. Come 
adunque lo stagno non era molto esteso, e l'ap- 
parecchio non abbastanza opportuno ad una com- 
piuta esperienza, il signor Munro altro non potè 
dedurne, che non avendo, allo scoppiar delle bot- 
tiglie , sentito se non una sola esplosione , invece 
di due (perocché prima scoppiarono i tubi) con- 



26 DEI PESCI IN GENERALE. 

vien dire die 1' acqua propaghi il suono , pressa 
a poco dell' istessa maniera che 1' aria atmosfera. 
Noi dobbiamo al signor J. Hunter una descri- 
zione assai diligente degli organi dell' udito dei 
pesci, che piacerà di veder qui riferita. « Que- 
sti organi , egli dice , sono posti dai due lati dei 
cranio o della cavità, che racchiude il cervello, 
ma il cranio non forma parte degli organi me» 
desimi, come ne' quadrupedi e negli uccelli. In 
alcuni pesci tali organi sono interamente circon- 
dati dalle parti , che compongono il cranio , so- 
vente cartilaginoso , a abbiano essi la scheletro 
simile a quello delle razze , o. Y abbiano osseo 
come il merluzzo, e il salmone. La cavità del 
cranio di questi due racchiude facilmente quegli 
organi prolungandosi sui fianchi. 

« Gli organi dell' udito de' pesci sembrano ac- 
crescersi a misura che questi ingrossano, poiché 
la loro misura è sempre in proporzione di quella 
de' pesci medesimi; il che non può dirsi de' qua- 
drupedi , in cui a tal riguardo non vedesi diffe- 
renza da quando appena son nati a quando sono 
adulti. 

« Siffatti organi poi sono più semplici ne'pesci 
che in tutte le altre classi d' animali ad essi su- 
periori, come quadrupedi, uccelli, amfibj. Avvi 
però in ciò una gradazion regolare dalla prima 
di tali classi fino ai pesci. 
jk Variano gli organi dell' udito nelle varie spe- 



DEI PESCI IN GENERALE. 2 7 

eie di pesci ; in tutte però consistono nella 
unione di tre tubi curvi legati fra loro. Que- 
st' unione forma negli uni , come nel merluzzo © 
nel salmone, un semplice canale; negli altri, come 
nelle razze , un assai grande cavità. Nel luccio 
avvi un sacco o foro allungato, il quale non è 
che il prolungamento di que' tubi. Nel meri uzza 
la ior riunione si fa al di sopra d' una cavità 
ovale , e nel luccio si trovano due cavità addi- 
zionali, che sembrano dover servire al medesima 
scopo che la cavità delle razze o de' pesci carti- 
laginosi , in cui si congiungono i tre tubi. 

« Tali cavità sono composte d'una sostanza car- 
tilaginosa e dura , e in alcuni pesci coperte d' un 
ossicino sottilissimo , come per garantirle da ogni 
accidente, poiché le scaglie sono loro affatto estranee. 

« Ogni tubo descrive una curva più grande che 
un semicerchio, siccome vedesi nella più parte» 
degli animali. Due di questi tubi semicircolari 
sono posti perpendicolarmente; il terzo, meno 
lungo degli altri, è in alcuni pesci posto oriz- 
zontalmente di modo che par che serva d'appog- 
gio alle loro estremità. Nella razza dal becca 
acuto non si attacca se non ad uno solo dei ca- 
nali perpendicolari. Questi presso al punto del 
contatto si allargano in piccioli globi. 

« Nelle razze, come si disse y mettono tutti 

capo ad una medesima cavità ; nel merluzzo si 

riuniscono in un solo canale posto al di sopra 



£i 8 DEI f»ÈSGl IN GENERALE. 

della cavità primaria o delle addizionali in cui vi 
hanno due o più ossi o talvolta uno solo, op- 
pure invece d' osso una sostanza calcarea. In al- 
cune specie di pesci V organo esterno deli' udito 
è al punto di contatto de' due tubi perpendico- 
lari. Ciò vedesi in tutti quelli della famiglia delle 
razze , in cui 1' orifizio di tal organo è picciolo , 
e posto nella parte superiore e compressa della 
testa. Poche specie di pesci , però , sono fornite 
di qnest' apertura esteriore. 

« I nervi auditivi hanno il loro passaggio al di 
fuori del cervello, e sembrano terminarsi alla su- 
perficie dell' uno de' globelti o enfiagioni de' ca- 
nali semicircolari, di cui si disse. Essi non sem- 
brano già passare attraverso questi canali per ri- 
tornare nelP interno come par che avvenga nei 
quadrupedi. Quindi io inclino a credere che quello 
che negli ultimi passa attraverso i canali anzidetti 
non sia già un nervo , ma una specie di pe- 
riostio ». 

Dubbiosissimo è ancora se tutte le specie di 
animali acquatici siano fornite dell' organo del- 
l' udito, massime quelle che sono prive della vi- 
sta , come le ostriche, i datteri di mare e tutti i 
testacei. Perocché sebbene questi si contraggano 
e si ritirino talvolta nelle loro conchiglie, ciò 
sembra meno V effetto del senso dell' udito che 
di quello del tatto. 

Sebbene gli animali acquatici abbiano denti 5 



DEI PESCI IN GENERALE. S^ 

sembrano questi piuttosto destinati a prendere e 
tener ferma la preda , che a masticarla. Siffatti 
ammali si nutrono principalmente di pesci più 
piccioli di loro , o d' altri animaletti , che non 
hanno bisogno d' essere triturati coi denti , e si 
dissolvono facilmente in un liquido chilo. All'estre- 
mità interiore delle mascelle essi hanno due corpi 
rotondi , che , non diversamente dalla base dei 
bronchi, sono guerniti di uncinetti in modo da 
lasciar un passaggio libero a quanto deve entrarvi 
o da chiuderlo a quanto vorrebbe uscirne. 

ì pesci non hanno propriamente quello che 
chiamasi collo. La loro gola è assai corta e poco 
distinta dallo stomaco , poiché e Y una e P altro 
hanno egual parte nella preparazione degli ali- 
menti. Lo stomaco de' pesci è d' una forma al- 
lungata- In quello d' alcuni assai grandi se ne 
trovano altri pur grandi , che hanno conservato 
la loro forma naturale, e che si riducono ad una 
specie di gelatina quando si toccano. Questa cir- 
costanza e la molta quantità di liquido, eh* entra 
nello stomaco de' pesci , induce a pensare che la 
loro digestione si faccia per la sola forza d' un 
menstruo , senza bisogno di triturazione. I loro 
intestini sono cortissimi. 

Rimarchevole sopra quella di tutti gli altri ani- 

| mali è la longevità dei pesci , come Bacone ha 

osservato. « La più parte delle malattie degli uo- 

gli dice, provengono dalle variazioni © 



min; 



3o -DEI PESCI IN GENERALE. 

dalle alterazioni dell' atmosfera ; ma come i pesci 
stanno in un elemento poco soggetto a variare, la 
loro esistenza è uniforme, i loro movimenti senza 
sforzo, la loro vita senza pena. Le loro ossa, es- 
sendo insieme congiunte da cartilagini , possono 
estendersi indefinitamente, e ' veggonsi di fatti in 
una sola specie di pesci proporzioni di corpo va- 
riatissime. Essi possono sempre diventar più grossi ; 
che la molta età, la quale è cagione d'indeboli- 
mento negli animali terrestri, lo è per loro di 
accrescimento , e di novello vigore. Non si è an- 
cora potuto determinare la probabile durata della 
vita di un pesce: forse la vita d'un uomo a 
quest* uopo non è bastante ». 

Due indizii per altro si sono trovati, che sem- 
brano disvelare un tal segreto : il numero de' cir- 
coli, che si veggono sulle scaglie d' un pesce e 
nelle spaccature trasvessali dell'osso dorsale. Esa- 
minando per mezzo di un microscopio una scaglia 
di pesce , trovasi ch'essa è composta d'una gran 
quantità di cerchj concentrici , i quali rassomi- 
gliano in certo modo a quelli che si veggono sul 
taglio trasversale d' un albero, onde possiamo forse 
trarne la medesima deduzione, cioè che ogni cir- 
colo sulle scaglie provi, come nell' albero un anno 
di esistenza. Quanto ai pesci che non hanno sca- 
glie si può riconoscere la loro età dal numero 
de' circoli che si veggono sulla superficie trasver- 
sale , per cui le vertebre si combaciano insieme 
e formano V osso dorsale. 



DEI PESCI IN GENERALE, 3ì 

Il signor "Withe parla della morte de' pesci in 
questa maniera. « Quando un pesce è vicino a 
mandar Y alito estremo , la sua testa comincia a 
penzolare; indi sempre più gravita verso il fondo, 
sino a che, avendo egli perduto ogni equilibrio, 
la sua coda si trova in alto ; e alla fine ei sor- 
nuota senza vita alla superficie dell' acqua col 
ventre rivolto all' insù. Poiché le pinne di questo 
più non fanno F usato officio di tener cioè bilan- 
ciato il corpo dell'animale, convien che il dorso 
per la sua gravità si rovesci e tenga il luogo, che 
prima il ventre teneva ». 

I pesci, in generale, son voracissimi. Nella più 
parte di essi lo stomaco è posto vicinissimo alla 
gola, e sebbene non sia fornito di molto calore , 
pure la sua forza digestiva è grandissima, e sem- 
bra accrescersi colla quantità degli alimenti. Si è 
osservato che un luccio divorò cento triglie nello 
spazio di tre giorni, I pesci sembrano preferire , 
per nutrirsi, ciò che è vivo. Quelli di gola molto 
stretta si accontentano di vermi e del fregolo 
d' altri pesci ; quelli di gola più larga divorano 
pesci, senza distinguere se siano della loro o d'al- 
tra specie. Quelli poi di grandissima gola si sca- 
gliano sopra tutti gli esseri viventi, e si danno 
fra loro sanguinose battaglie, nelle quali la sorte 
del vinto è Y essere divorato. 

A compenso di tanta voracità i pesci sono pro- 
digiosamente fecondi , o siano essi ovipari, o vi- 



g2 BEI PESCI IW GENERALE, 

vipari, sebbene questi meno dei primi. Nondi- 
meno la loro abbondanza è ancor grandissima ; e 
se ne ha la prova nella balena, la quale partorisce 
duecento o trecento figli ad un tempo. Gli ovipari, 
il cui fregolo è abbandonato al caso o in fondo 
all' acque basse o alla superficie delle profonde, 
si moltiplicano in proporzione dei pericoli che 
corrono. Leeuwenhoek pretende che il merluzzo 
-faccia più di nove milioni d'uova in una stagione. 
Il fregolo del flezzo contiene ordinariamente quasi 
uà milione d' uova , e quello dello sgombro più 
di cinquecento mila. Se non che appena uno in 
cento ha tempo di produr V animale ; il resto è 
mangiato dai piccioli pesci, che si tengono presso 
le rive, o dagli uccelli acquatici nell'acque basse 
o alfine da' grandi pesci nelle profonde. Guai se 
così non fosse ! V oceano colla sua immensità con- 
tener non potrebbe e molto meno nutrire metà , 
de' suoi abitatori. Intanto la prodigiosa quantità 
d'uova di pesci adempie due fini saggismi d'im- 
pedire che, fra tanti perigli che corrono, le spe- 
cie non si annientino; e che a quelli che nascono 
mai non manchi un cibo adattato alla loro natura. 
I pesci come gli animali terrestri, vivono o 
solitarj o riuniti. Alcuni come le trote e il sal- 
mone, abbandonano le lor dimore ordinarie nella 
stagione di deporre l'uova; altri cornei merluzzi 
e l'aringhe si raccolgono in eserciti innumerevoli 
e percorrono così gli spazii immensi dell' oceano. 



CAPITOLO IT. 

tosto varj d'indole e figura 
Guizzaro i pesci, e fin dall'ime arene 
Tutta increspar la liquida pianura: 
delfin snellì colle curve schiene 
Uscir danzando ; e mezzo il mar coprirò 
Gol vastissimo ventre orche e balene* 

Monti,. 



LA BALENA DEL G&OENLAJNTDA. 

Jua balena è della elasse dèi cetaoei, i quali- 
danno la loro prole beli' e viva alla luce. Una 
smisurata grandezza le assegna il primo posto 
fra gli abitanti degli abissi dell' oceano 3 di cui 
prendiamo a descrivere V istoria. 

Gli antichi dissero la balena l'unga seicento 
piedi ; oggi appena se n& trovano alcune di ot- 
tanta nel mare settentrionale ; eia loro larghezza 
non eccede i venti. Quando la loro pesca era 
meno comune, e si lasciava: ad ©sse il tempo di 
crescere, se ne prendevano d'assai maggiori. Se- 
condo Adanson si veggono ancora balene di cento 
sessanta piedi di lunghezza ne' mari della zona 
torrida , ove non ha chi le turbL 

Questi cetacei han narici tortuosissime e man- 
cano di pinne dorsali. La loro testa è fuori d'ogni 

Gabinetto T. V. & 



34 £A BALENA DEL GROENLAWDA. 

proporzione col resto del corpo , poi eli' è un terzo 
delia grandezza di tutto questo ; il labbro inferiore 
è molto più largo che V altro ; la lingua è com- 
posta d' un grasso molle e spongoso , onde possono 
trarsi cinque o sei barili d'olio; la gola (cosa da 
lìon credersi in cosi enormi animali ) non ha che 
quattro pollici di larghezza. 

In mezzo alla testa la balena ha due aperture, 
attraverso le quali essa getta l'acqua ad un'altezza 
considerabile, e con grande strepito, massime 
quando è perseguitata o ferita. I suoi occhi non 
sono più grossi di quelli d' un bue, anzi quando 
il cristallino è notoroizzato non apparisce maggiore 
di un pisello. Questi occhi sono posti molto all'alto 
della testa (il che dà all'animale facilità di guar- 
dare all' innanzi, all' indietro, e al di sopra di sé, 
ove ordinariamente ritrova il suo nutrimento ) ; 
veggonsi guerniti di palpebre e di ciglia come nei 
quadrupedi, e sembrano acutissimi. Il suo udito 
non è meno buono , poiché si accorge per mezzo 
di esso a gran distanza di ciò che si prepara contro 
di lei. L' organo esterno di quest' udito è imper- 
cettibile; ma dopo aver levato la sottile epider- 
mide che sta dietro gli occhi , si vede non so che 
di nero, sotto cui è nascosto il tubo auditivo, che 
comunica coli' organo regolare dell' udito, 

I bargigli sono collocati nell 1 interno della boc- 
ca , e si attengono alla mascella superiore. Sono 
essi della natura del corno, interamente compisti 



LA E4LENA DEL GROENLANDA. 3 5 

di sostanze animali, elastici, sottilissimi, e in ai- 
cune specie lunghi ssimi. Veggonsi schierati sovra 
più linee agli orli estremi della mascella superiore, 
come i denti negli altri animali , e parallelamente 
gli uni agli altri. Hanno essi ( poiché somigliano 
a lamine ) 1' uno de' tagli rivolto verso la circon- 
ferenza della bocca, 1' altro verso il centro. I bar- 
gigli schierati al di fuori sono più lunghi , e sem- 
pre in proporzione della distanza delle due ma- 
scelle ne 5 diversi individui: giungono talvolta a 
quattordici o quindici piedi. Quelli posti sul di- 
nanzi e nel fondo della bocca sono cortissimi; 
nell' uscire dalla mascella s' inalzano perpendico- 
larmente sei o sette pollici, indi si ripiegano al- 
l' infuori. Questi bargigli cadono continuamente; 
ed altri continuamente ne rinascono in vece loro. 
La coda delle balene è larga e in forma di 
mezza luna , e quando stanno posando sovra un 
fianco, ha movimento tremulo. Essa sola può farle 
inoltrare nell' acqua. Fa veramente meraviglia il 
vedere con qual forza e con quale rapidità queste 
masse enormi fendano i flutti. Le pinne servono 
loro unicamente per volgersi e per dirigere il loro 
corso. La femmina se ne vale anche per traspor- 
tare il figlio suo quand' è inseguita, ossia per te- 
nerselo ben fermo sul dorso onde non cada. 

Il colore della balena è molto vario. In alcuna 
il dorso è rosso, ma ii ventre per lo più è bianco. 
Altre son nere; altre di color misto; altre affatto 



36 LA BALENA DEL GROENLANDA. 

bianche. Martin, dice che i loro colori fanno un 
hellissirno effetto nell' acqua, e che la loro pelle 
è molto liscia e molto lucida. L' epidermide non 
è più grossa della pergamena; e sotto di essa è 
la vera pelle, alta forse un pollice, la quale co- 
pre un adipe che sarà d' otto in dodici pol- 
lici , d'un bellissimo giallo, nello stato di sanità. 
Sotto l'adipe sono i muscoli , che hanno 1' istesso 
rosso e 1' istessa ruvidezza della carne de' qua- 
drupedi. 

La mutua fedeltà del maschio e della femmina 
(il primo de' quali è cercato dalla seconda, ma una 
volta sola ogni due anni ) è più riguardevole che 
quella di tutti gli altri animali, e degli stessi au- 
gelli. Anderson riferisce che avendo alcuni pesca- 
tori lanciato i lor ramponi all' una di due balene 
(maschio e femmina) che trovavansi insieme, men- 
tre questa fece lunga e terribile resistenza, tanto 
che rovesciò con un sol colpo di coda una scia- 
luppa, entro cui erano tre uomini, che tutti pre- 
cipitarono nell'abisso, l'altra le prestò ogni pos- 
sibile ajuto: e che, quando alfine la prima do- 
vette soccombere sotto il numero delle sue ferite, 
la sua fida compagna, sdegnando sopravviverle , si 
distese mandando gran muggiti sul suo cadavere, 
e divise cosi la sua sorte. 

La femmina tiene in grembo il suo portato per 
nove o dieci mesi, ed allora è grassa più che 
all' ordinario 3 massime quando è vicina al parto. 



LA EALENA DEL GROStfLAftDA. 3j 

Essa uon fa mai più di un figlio per volta, e 
mentre che il nutre sei trae appeso alla mam- 
mella, su per la superficie del mare. Ella lo ama 
molto, poiché mai non si distacca da lui; e quando 
è più vivamente inseguita, lo serra , come si disse, 
fra le sue pinne; e ferita noi lascia, ma il porta 
seco in fondo al mare , tornando poi più presto 
che per se non farebbe, alla superficie , onde farlo 
respirare. 

Il fatto che riferiremo , oltre lo scrittore , da 
cui è tratto, ha Goldsmith ed altri per malleva- 
dori. « Una balena e il figlio suo erano entrati 
in un braccio di mare, ove a cagione del riflusso, 
trovaronsi bentosto rinchiusi. Il popolo , che dalla 
riva se ne avvide, accorse loro sopra con varie 
scialuppe, e si diede a percuoterli con quante 
armi potè in fretta ritrovare. I due animali ri- 
cevettero molte ferite , sicché 1' onde ali' intorno 
tutte erano tinte del loro sangue. Dopo cento vani 
sforzi per i sfuggire , la madre pervenne a varcare 
alcuni bassi fondi e a mettersi in sicuro. Ma ap- 
pena lo fu, guardando al pericolo, in cui aveva 
lasciato il figlio, li rivalicò in fretta, risolutissima 
di dividere con lui la sua sorte , se riuscir non 
poteva a salvarlo. Giunse alfin la marea a liberare 
ambidue dai loro nemici, ai colpi de' quali avreb- 
bero altrimenti dovuto soccombere ». L'aneddoto 
è raccontato in questi termini da Waller. 

Le picciole balene prendono latte pey un anno 



33 LA BALENA DEL GROENLANDA. 

intero, nel qual tempo sono grassissime, onde 
ciascuna di esse può dare oltre a cinquanta barili 
d' olio ; ma la madre è allora assai magra. Lasciata 
la mammella, per un altro anno non crescono 
punto, e più non danno die venti in ventiquattro 
barili d' olio. Indi la lor cresciuta è rapida , ne 
più si distinguono esse per la loro età. 

Più specie di balene ricusano di accoppiarsi; 
ma si uniscono d' ogni specie senza distinzione, per 
fare in gran numero grandi corse da un mare 
all' altro. 

Le balene banno due nemici giurati nel ragana 
o dragon marino, e in una specie di pesce cane. 
Esse per natura sono animali pacifici anzi timidi, 
poiché non banno armi ne offensive né difensive, 
ove si eccettui la loro coda. Vivono riunite, e il 
loro principal nutrimento consiste in certi grandi} 
e in meduse. Un picciolo animale della famiglia 
delle conchiglie, appellato pidocchio di balena si 
attacca sì fortemente al loro corpo , che ogni sforzo 
per liberarsene riesce inutile; egli si ficca nelle 
crespe della lor pelle, e vive del loro grasso. La 
loro carne è molto arida e insipida. 

Una certa specie di balena ha un adipe parti- 
colare, appellato bianco di balena, il quale è dis- 
perso in tutte le parti del corpo, ma specialmente 
nella testa , e misto col grasso ordinario. 

Il gibbaro si distingue dalla balena comune per 
una pinna che ha sul dorso . posta però mollo 



LÀ BALENA. DEL GROENLANDA. S9 

abbasso e presso alla coda. La sua lunghezza è 
eguale a quella dell'altra, ma la grossezza è mi- 
nore. La superior mascella h egualmente guernita 
di bargigli e di rozzi peli, assai corti però, ag- 
gruppati , e di poco valore. Il suo grasso è poco 
abbondante. I pesci di questa specie son ferocis- 
simi, e per conseguenza la loro pesca è difficilis- 
sima e pericolosa. Indi avviene che i pescatori la 
trascurino ; e schivino anzi i mari ove 1 gibbari 
si mostrano. I Groenlandesi ne fanno più caso, 
poiché li trovano molto carnosi e di loro gusto-. 
Le labbra di questi pesci son brune , e simili a 
eorde ritorte; le narici o sfiatato] sembrano esser 
fatte a colpo d'accetta nell' alto della loro testa, 
onde gettano 1' acqua con assai più forza e a molto 
maggiore altezza che te balene ordinarie. 

La balena, chiamata dal becco in grazia del 
lungo prolungamento del suo muso , ha tre pinne 
come la precedente; due aperture sulla fronte; 
e il ventre coperto di pieghe longitudinali. La 
sua lunghezza è talvolta di quarantasei piedi, e 
di ventidue la circonferenza. 

Il quorale anch' esso ha due sfiatato] sulla fronte, 
e tre pinne : la sua mascella inferiore è assai più 
grande che la superiore. Si trova frequentemente 
come la balena dal becco sulle coste di Scozia , 
e si nutre di aringhe. 

Il narvale si distingue dalle specie precedenti 
per una gran zannala ispecie, che gli esce dalla 



4° LA BALÉNA DEL GROENXANDA. 

mascella superiore e giugne a dodici o quattordici 
piedi: arme terribilissima fra tutte quelle di cui 
gli animali marini vadano provveduti. Meno lungo 
e assai meno grosso della balena ordinaria abbonda 
anche meno d' adipe , com' è naturale. I suoi co- 
stumi, l'umor suo sono assolutamente come quelli 
della balena , tranquillo cioè e avverso ai combat- 
timenti. Vive in compagnia degli altri della «uà 
specie e di rado si trova isolato. La sua fuga è 
sì precipitosa, cbe mai non si riuscirebbe a pren- 
derlo, se il lunghissimo suo dente, il qual sem- 
bra a lui dato per sua maggior difesa , fra la turba 
degli altri compagni egualmente dentati non gli 
riuscisse d' impedimento , e non contribuisse a fari© 
divenir preda de' pescatori. 

Questa singoiar arme è ordinariamente diritta 
come uno strale, grossa quasi otto o dieci pollici, 
più bianca, più pesante e più dura che l'avorio. 
A cagione di tanta sua lunghezza i naturalisti 
1' hanno piuttosto riguardata come un corno ohe 
come un dente, sebbene somigli rper ogni riguardo 
alle zanne del cignale e dell' elefante. Ella esce 
&' un fodero posto all' estremità della mascella su- 
periore dal lato sinistro della testa, in cui la sua 
radice entra più di diciotto pollici, © si stende 
quindi in linea retta col corpo. Il maschio e la 
femmina ne sono muniti egualmente. 

La famiglia delle balene fornisce al commercio 

o 

tre articoli utilissimi^ l' olio del pesce ; quel che 




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LA BALENA DEL CROENLÀNDA, jfo 

chiamasi bianco, e i bargigli o barbe, cbe ne 
rendono la pesca molto importante. Noi termine- 
remo questo articolo con una succinta descrizione 
della medesima» 

Essa ba luogo principalmente ne' mari del set- 
tentrione. Gli Inglesi fanno accompagnare ciascun 
vascello cbe vi impiegano di sei o sette scialuppe, 
in ciascuna delle quali è un fiociniere, un timo- 
niere, uno scandagliatore , e quattro rematori, con 
entro due o tre ramponi, più lance, sei scanda- 
gli, lunghi ognuno cenlo venti braccia, e attaccati 
gli uni agli altri. 

Toste che la balena sentesi colpita dal rampone 
si precipita in fondo al mare, portando seco lo 
stromento che l'ha ferita. Il suo moto è sì rapido 
che ove la fune del rampone sia arrestata da 
qualche ostacolo si rompe come un filo sottile, o 
la scialuppa si rovescia. Quindi un uomo è incari- 
cato unicamente di far scorrere questa fune, e un 
altro d'ingrassarla di continuo ove passa, onde im- 
pedir che il legno non prenda fuoco per la confri- 
cazione. Fa veramente meraviglia che un animale 
sì enorme , come La balena , possa fender l' acqua 
con tanta velooità, poiché la sua fuga è rapida 
quanto il volo dell' aquila. 

Quand 5 essa rimonta alla superficie per respi- 
rare, il fiociniere le porta nuovi colpi, fino a che 
la perdita del sangue l' abbia affatto indebolita. 
Allora gli altri della scialuppa dirigono il legno 



* /\2 LA BALENA DEL GROENLANDA. 

contro di lei, e le feriscono la pancia ed altre 
parti del corpo con lunghe lance armate d' ac- 
ciaio. 

Allorché il suo- cadavere sornuota, le si fanno 
de' fori nelle pinne e nella coda, ove si introdu- 
cono funi, per mezzo delle quali è strascinata 
verso il vascello, ed attaccata lungo il basso bordo, 
col dorso in acqua e la pancia in aria. 

Più uomini scendono in seguito sul suo cada- 
vere, onde tagliar la coda, che si alza sulla tolda 
e per non scivolare si attaccano degli arpioni di 
ferro alla calzatura. Oltre la coda poi tagliano 
de' pezzi quadrati d' adipe d^ un gran peso , che 
si alzano parimenti sul ponte per mezzo di un 
argano , ed ivi son fatti in pezzi più piccioli , ì 
quali si gettano in fondo alla stiva, e vi si la- 
sciano tre o quattro giorni onde farli asciugare. 
Dopo che tutto il grasso del ventre e d' uno dei 
fianchi è tagliato, si svelgono i bargìgli e le gen- 
give , si portano sul ponte, si separano fendendo 
poi i bargigli in. lamine, raspandoli e nettandoli. 
Indi si volge la balena col dorso all' insù ; si ta- 
glia il grasso del dorso medesimo , e si finisce 
col tagliar quello dell'altro fianco. Prima però di 
abbandonar il carcame all'onde sì tagliano lo due 
più grandi ossa della mascella superiore , che si 
lasciano sul ponte, si nettano, e- si attaccano alle 
sarte, mettendovi sotto de' vaselloni onde racco- 
gliere 1' olio che ne goccia , e che appartiene di 
dkitto. al capitano del vascello.. 



LA EALENA DEL GROENLANDA; àfi 

Tre a quattro giorni dopo si cavano r pezzi 
d' adipe deposti nella stiva, e si gettano in picciole 
partì pei buchi del cocchiume entro; botti a eia 
preparate. 

Una balena, il cui più lungo bargiglio ha nove 
o dieci pollici di lunghezza, dà presso a poco 
trenta botti di grasso; ma le più grandi ne danno 
più di sessanta. Una di simili balene vale quasi 
un miglia j<) di sterline; e il carico intero di un 
vascello , che contiene circa trecento botti, pro- 
duce più di cinque mila lire sterline in un sol 
viaggio. 

Sì distribuiscono premj , per la presa di cia- 
scuna balena a tutto- l' equipaggio , dal capitano 
fina ai rematori delle scialuppe, il che riesce di 
grande eccitamento. 

La pesca della balena comincia nel mese di 
maggio , e dura tutto giugno e luglio. O buono- 
o cattivo che ne sia 1' esito, i vascelli sono obbli- 
gati di ritornare per la fine d'agosto , onde non 
impegnarsi fra i ghiacci di maniera che in set- 
tembre , al più tardo, si aspettano, I più avven- 
turati prevengono talvolta 1' agosto. 

IL CASCIALOTO. 

Il signor Pennant ha contato sei specie diffe- 
renti di cetacei di questo nome. Uno de'princi- 
pali e distintivi caratteri del caacialoto. è di avere- 



44 rL CASCIALOTÒ. 

una quantità di denti nella mascella inferiore, 
mentre non ne ha che nove nella superiore. Egli 
è ben lungi dell' enorme grossezza della balena 
ordinaria. La sua testa , con muso ottusissimo , 
non ha proporzione col resto del corpo , poiché 
essa sola ne forma quasi la metà. Questo corpo 
è egualmente schiacciato , egualmente atticciato 
all' estremità che nel mezzo. La sua più grande 
lunghezza è di sessanta piedi, e, la sua circonfe- 
renza di trenta. La sua lingua è picciola, ma la 
sua gola è sì larga , che d' un sol tratto può in- 
ghiottire gran quantità di pesci; anzi inghiottir 
potrebbe un bue. Crantz, dice che un cascialoto, 
il quale era stato ferito -, vomitò un pesce cane 
intero , lungo cinque metri, e che si trovarono 
poi nel suo stomaco ossa di pesci della lunghezza 
di una tesa. 

I pesci del genere di cui parliamo danno meno 
olio che la balena comune; il che è largamente 
compensato dall' abbondanza di bianco di balena 
o sperma di cetaceo, che trovasi nella cavità della 
loro testa, e dal profumo appellato ambra grigia, 
che si forma nei loro intestini quando sono am- 
malati. 

II bianco di balena è una materia lucènte e 
semidiafana , composta di lunghi bioccoli , assai 
leggieri e molli al tatto, infiammabili e solubili 
neh" olio , ma non già ne' liquidi acquosi. Questa 
sostanza, quando è fresca, non ha che poco odore, 



TL GASCIALOTO. fé 

ma è (Turi gusto molto aggradevole, Diventa ran- 
cida facilmente quando si tiene chiusa. I fiocchi 
pia grandi e più pieni , che sono anche i più 
bianchi , si preferiscono ai piccioli anche per que- 
sto che vanno meno soggetti a inraneidire. 

Sembra che il bianco di balena sia stato a prin- 
cipio raccolto dalla superficie dell' onde ne' mari 
del settentrione, onde non è meraviglia che gli 
scrittori , non conoscendone 1' origine , lo annove- 
rassero fra i minerali, credendolo un bitume for- 
mato nelle viscere della terra, ed indi strascinato 
dalla violenza dell' acque : tale fu 1' opinione di 
Schroeder e di alcuni de' suoi contemporanei. Si 
scopri poi che la testa d' una specie di balena 
racchiudeva una sostanza crassa, la quale bollita 
e preparata d' una maniera convenevole somigliava 
perfettamente a quella travata fluttuante, e se ne 
conchiuse che potesse essere la stessa-. Chi pensò 
per altro, che fosse una materia oleosa, uscita dal 
corpo deir animale, o alla sua morte, o in altra 
maniera, indi lavata dall'acqua salsa e imbiancata 
dal sole; chi sostenne, in grazia specialmente 
della sua bianchezza, che fosse il seme dello 
stesso animale. 

Come a principio il bianco di balena si traeva 
soltanto dal cervello e dalla sostanza midollare 
del cascialoto, il suo prezzo era assai caro. W& 
oggi che si trae dall' olio di tutte le specie dì 
baleue, ossia dai loro sedimenti, fatti bollire eoa 



A6 IL CASCIALOTO. 

certa quantità di potassa d'Alemagna o eli cenere 
di perle, il prezzo ne è molto minore. 

La miglior qualità del bianco di balena si trae 
però sempre dalle cavità della testa del cascia- 
loto. Xia prima di queste cavità contiene il più 
puro, che per conseguenza è il più caro. Un' al- 
tra cavità posta al di sopra della gola , e larga 
ben sette piedi , contiene anch' essa una quantità 
considerabile di tale sostanza , ma di minor va- 
lore che la prima. E cosa osservabile che a mi- 
sura che una tale cavità viene surnotata si riempie 
di nuoto pel grasso che vi concorre da tutte le 
parti del corpo. La sostanza, di cui si parla serve 
non solo agli usi della medicina, ma anche alle 
manifatture , e se ne fanno candele non meno 
belle, e molto meno costose che quelle di cera. 

L'ambra grigia, è una sostanza solida, opaca, 
grassa, e infiammabile , del colore che esprime il 
suo nome; venata come il marmo; leggierissima, 
di superficie non liscia , e di un eccellente odore 
quando è scaldata. Si trova surnotante sull'acqua, o 
sulle rive del mare, o nelle arene , principalmente 
nell'Atlantico , sulle coste del Brasile e dell'isola 
di Madagascar, su quelle dell'Africa, dell'Indie 
orientali, della China, del Giappone e delle 
Molucche. La più gran parte di quella che ap- 
portasi in Inghilterra viene dall'isole di Bahama, 
e della Provvidenza. I pescatori di balene , so- 
gliono trovarne anche nell' abdomine di questi 



IL CASCIALOTO. 4? 

ammali , in pezzi di differenti forme e grandezze, 
che pesano dalla mezz' oncia alle cento e più 
libare. 

Quelli che non si mandano alla pesca, se non 
per far provvisione del bianco di balena , il cer- 
cano soltanto nel cascialoto dal muso schiacciato* 
Allor eh' essi gettano i lor ramponi su qnest' ani- 
male, esso vomita quanto ha nello stomaco, e tal- 
volta anche si lascia correr dal ventre gli escre- 
menti, nel qual caso più non trovano in lui am- 
bra grigia. Ma se ne incontrano uno , maschio o 
femmina, intirizzito e ammalato, come allora non 
lascia escrementi, sono quasi sicuri di ottenerne. 
Si è osservato che tutte le balene , entro i cui 
intestini si rinviene ambra grigia, sono inferme 
e più magre dell' altre. Di che potrebbe inferirsi 
che la gran quantità di tale sostanza fosse ordi- 
naria cagione del loro mal essere ed anche della 
loro morte. Gettato che abbiano i pescatori il lor 
rampone sopra alcuno di tali cetacei ammalati , 
gli tagliano subito la protuberanza di cui già si 
disse, e gli strappano gli intestini: l'ambra grigia 
che vi trova no ora in una , ora in più masse di 
sei in dodici pollici di diametro pesa ordinaria- 
mente dall' una alle venti o trenta libbre. 

Tutta l'ambra grigia, al momento che si trae 
dal corpo della balena, ha quasi lo stesso odore, 
lo stesso color nericcio che gli escrementi dell'ani- 
male. Messa in contatto coli' atmosfera non solo 



ij& 1E CA&GIÀtOTo. 

diventa più dura e più bianca , ma perde a poco 
a poco il suo cattivo- odore, e ne prende uno che 
può chiamarsi aggradevole. La buona qualità di 
quest'ambra sembra dipendere principalmente dalla 
sua età, e se quella che trovasi fluttuante sull'acqua 
stimasi migliore si è come più vecchia, e stata 
esposta più lungo tempo all'aria* I maschi ne 
contengono , generalmente parlando, in maggior 
copia, e di qualità più pregiata che le femmine* 
La seppia è il principal nutrimento del ca- 
scialoto. I pescatori ne sono così convinti, che 
quando veggono alcuni avanzi freschi di quel pesce 
sovr' acqua, ne concludono che qualche cascialoto 
si trovi ancora in vicinanza. Per vero, ogni qual- 
volta quest' animale ferito dal rampone rigetta la 
materia che ha nello stomaco, si trovano in que- 
sta alcuni avanzi di seppia. E quindi facile lo 
spiegare perchè si veggano spesso tentacoli o 
pezzetti di tentacoli di tal pesce nell'ambra grigia. 
Questi tentacoli o. braccia della seppia sono d ? una 
sostanza nera e eornea, onde passano, senz'essere 
stati digeriti, dallo stomaco negli intestini ove si 
mischian cogli escrementi. Indi o sono deposti 
cogli escrementi istessi, o se por qualche ostacolo 
che turba 1' economìa animale , questi escrementi 
son ritenuti^, formano con essi una concrezione, che 
produce una durezza di ventre , della quale il 
cascialoto o più non guarisce, o guarisce soltanto 
ger. un abscesso, all' abdomine. in ambidue i casi 



IL CA3CIALOTO. qq, 

il ventre scoppia, ed ecco in qual maniera la so- 
stanza conosciuta sotto il nome d' ambra grigia 
trovasi nuotante sopra. Y onde , o sulle rive dei; 
mare. 

E. cosa singolare che questa droga ,, aggradevo- 
lissima fra tutti i profumi , possa essere imitata > 
quanto all' odore, da una composizion di materie 
le più puzzolenti. Il signor Hornbey osservò elio 
alcuni escrementi umani, i quali erano stati lungo 
tempo in un vaso a- putrefarsi, diedero alfin un s^ 
perfetto odore d'ambra grigia, che ognun eredea 
ne fosse stata mescolata con essi gran quantità; e 
fu uopo toglierli dal laboratorio, Ove si trova- 
vano,, tanto quell' odore era, penetrante. 



Gabinetto T. V. r t 

4 



CAPITOLO III. 

Come i delfini quando fanno segno 
A' marinar coir arco della schiena , 
Che s s argomentili di campar lor legno. 

Dante, 



IL DELFINO. 

Il corpo del delfino è sottile e diritto, checché 
si dica del suo dorso , il quale non è che leggier- 
mente incurvato. Il suo muso è lungo e schiac- 
ciato come il becco d' un oca. Egli ha venturi 
denti nella mascella superiore, e diciannove nella 
inferiore, tutti più lunghi d' un pollice, in forma 
di cono molto acuto, incurvantisi al di dentro, 
poco distanti 1' uno dall' altro e disposti in maniera 
che quando la bocca (la quale è assai larga) sta 
chiusa, quelli di sopra s'incastrano con quei di 
sotto. In mezzo alla testa è un foro o sfiatato] o ; 
la coda è semicircolare; la pelle è liscia ; il dorso 
e i fianchi sono di color bruno scuro; il ventre 
bianchiccio. Nuota il delfino con molta rapidità, 
e fa sua preda i pesci. Egli è più lungo e più 
affilato che il porco marino, poiché ha nove e 
dieci pollici di lunghezza, e due soltanto di gros- 
sezza. 



IL DELFINO. 5r 

Tutte le specie di questo genere hanno pinne 
sul dorso, gran testa come il rimanente della fa- 
miglia delle balene, e somigliano tutte le une alle 
altre per l'indole, i costumi, la conformazione, 
la vivacità , la voracità , il continuo moto. Nessun 
pesce potria sfuggire ai delfini se a ciò non si 
opponesse la posizione della loro bocca , situata 
in certo modo sotto la testa. La loro agilità è ab- 
bastanza grande per salvarli dall' esser presi essi 
medesimi. Di rado essi rimangono un istante 
sopra acqua. L' ardore onde inseguono la loro 
preda, gli espone a molti perigli, Una moltitudine 
d' aringhe gli attira talvolta in fondo all' abisso ? 
che punto non gli arresta nella loro caccia, fino 
a che diano contr' esso il capo , e la marea non 
li porti in alto. 

Quando sono presi mandano talvolta alcune grida 
lamentevoli, fino al momento che spirano. 

I vascelli si veggono sovente seguiti da molti 
delfini, a cagione dell' esca loro gettata da' mari- 
na] nell 5 onde, o delle chiocciole che si attaccano 
ai fianchi de' vascelli medesimi. Essi abitano l'oceano 
d'Europa e il mar Pacifico. 

Erano i delfini rinomatissimi fra gli antichi, 
riguardati come sacri agii Dei , e rispettati per il 
loro attaccamento agli uomini. Quindi si di v ideano 
in due classi, di affezionati , cioè, particolarmente 
ai fanciulli, e di benevoli verso gli adulti. Molte 
favole si spacciavano intorno ad essi ; come quella 



$2, IL DELFINO. 

che insorgendo qualche fortuna di mare venivano 
spontanei a prendere i naufraghi sul loro dorso , 
onde trasferirli a terra. Oggi i marinaj li veggono 
piuttosto con orrore che con piacere , poiché gli 
scherzi, onde folleggiano sulla superficie del mare, 
sono il più delle volte forieri di procelle. 

Quand' essi fanno salti fuor d'acqua s'incurvano 
in modo che non è loro naturale ; ma furono rap- 
presentati sempre in tale attitudine da' pittori e 
da' poeti , che prestandosi a vicenda un tale errore 
lo hanno reso generale. 

La carne del delfino era stimata altra volta un 
cibo delicato. Il dottor Cajo dice « che uno di 
questi pesci, il quale era stato preso al suo tempo, 
cioè a dire sotto il regno d'Elisabetta, fu giudi- 
cato degno d' essere offerto al duca di Norfolk 9 
il quale ne distribuì parte a' suoi amici ; mangiò 
r altra arrostita con salsa fatta di mica di pane 
bianco, aceto e zuccaro , come si costuma col porco 
marino », Sebbene la carne de' delfini non possa 
dirsi di cattivo sapore , è però dura ed insipida , 
ed oggi appena se ne mangia quando son giovani. 
Dicesi che i delfini cangino colore prima e dopo 
Y istante della lor morte. 

IL PORCO MARINO. 

Quanto alla sua esterna conformazione egli 
molto somiglia al delfino. Non è però così grande; 



il porco marino; 53 

e il suo muso o grugno è più largo e più corto. 
Egli ha comunemente sei o sette piedi di lun- 
ghezza. Presso la testa il suo corpo è grosso, ma 
si sminuisce verso la coda e forma così una spe- 
cie di cono. In ciascuna mascella sono quarantotto 
denti, piccioli, puntuti, mobili e posti in maniera 
che quelli dell' una s' incastrano con quelli dell'al- 
tra. Gli occhi anch' essi son piccioli ; la testa ha 
nella sommità un foro ; il dorso è nero , il ventre 
bianchiccio; ma questi colori non sono invariabili. 

I porci marini abbondano in tutti i mari che 
bagnano 1' isole britaniche ò ma segnatamente nei 
fiume San Lorenzo ove ne ha una specie bianca, 
lì dottor Borsaio nel suo viaggio all' isole Scilly 
osservò una qualità di cetacei, che chiamò razze 
spinose a cagione delle loro pinne dorsali assai 
larghe, con raggi guarniti di punte. Alcuni di 
questi erano bruni , altri affatto bianchi , altri ma- 
culati. Chi sa accertare eh' essi non fossero specie 
particolari di porci marini , ovvero d' orche ? Il 
porco marino è rimarchevole pel molto adipe entro 
cui il suo corpo è involto, e dal quale si trae 
un olio eccellente. Il suo muso è guernito di mu- 
scoli fortissimi , e 1' animale puù servirsene, onde 
smuovere la sabbia, e trarne anguille e verrai: 
indi gli viene il nome che porta. Dormendo ei 
tiene il grifo al di sopra dell' acqua. 

I j3orci marini si nutrono in gran parte di pic- 
cioli pesci, Nella stagione in cui gli sgombri, le 



54 IL PORGO MARINO. 

aringhe, i pilcardi e i salmoni più abbondano, i 
cetacei di cui si tratta, gli inseguono con grande 
avidità sino entro a' fiumi. In quel tempo , mas- 
sime, che si pescano i pilcardi , fanno talvolta gran 
guasto sulle coste di Cornovaglia , stracciando tutte 
le reti, e interrompendo cosi la pesca. In alluni 
luoghi si trovano essi in così gran quantità , che 
quando s 5 alzano al di sopra dell' acqua per pren- 
der fiato, ciò che fanno spessissimo, il mare ne 
è tutto ricoperto. Come i porci marini hanno 
l'abitudine di risalire i fiumi, e di entrare nei 
bassi fondi, ecco di qual guisa gli indigeni del 
Canada s' ingegnano di prenderli. Tagliano, a sta- 
gione opportuna, molti giovani rami di salice o 
d'altri alberi, e li piantano saldamente ne'bancld 
d'arena d'un fiume, che la bassa marea lascia 
allo scoperto. Questi rami formano entro il fiume 
stesso un labirinto , che d' una parte mette capo 
alla riva, e dall' altra è aperto per dare ingresso 
a porci marini. Quando la marea ingrossa, questo 
labirinto scompare del tutto, e que' cetacei, se- 
guendo la loro preda , vi entrano e vi si aggirano 
fino a che il riflusso li sforza di pensare a riti- 
rarsi. Si volgono essi verso il mezzo del fiume; 
ma il moto dei rami d'albero, che appariscono al- 
lora sopra l'acqua, e che sono agitati dai flutti, li spa- 
venta, e li fa tornare addietro quanto è loro pos- 
sibile. L' acqua intanto diviene sempre più bassa, 
ed essi tentano più volte di uscire dal lab er iato , 



IL PORCO MARINO. 55 

ma senza poter vincere la loro paura ; e si aggi- 
rano all' intorno fino a che rimangono affatto in 
secco. Allora quelli che hanno teso loro questa 
insidia, si slanciano sovr 5 essi ben armati, e gii 
uccidono senza difficoltà. Di tal maniera se ne 
prendono fino a cento in un solo riflusso. 

Fino al regno di Enrico Vili il porco ma- 
rino parve cibo degno della mensa degli in-: 
glesi monarchi: ne perde il suo credito sotto 
quello di Elisabetta. Si mangiava con salsa di zuc- 
caro e d'aceto; oggi non v' è salsa che potesse 
farlo assaggiare. 

In America si eoncia la sua pelle con molta, 
cura: essa è tenerissima sebben alta quasi un pol- 
lice: raspata divien quasi trasparente. Gli indigeni 
se- ne fanno vesti, ed anche, dicesi,, eccellenti co* 
perte pei loro carri. 

L'acidità , con cui i porci marini inseguono la 
loro preda, è sì grande, che un pugno di p e scio» 
lini li attira ne'fiumi, d'onde poi escono a fatica. 
Sovente quindi se ne sono presi nel Tamigi ^ 
tanto al di là, come al di qua del ponte di Lon- 
dra. E cosa piacevole il vedere con che destrezza 
sanno essi ingannare quelli che vorrebber© ucci- 
derli, e come vengono a respirare un istante al 
di sopra dell' acqua. Quattro o cinque scialuppe 
si spargono intanta su quella parte del fiume, ove 
que' cetacei sono stati veduti; e appena riappari- 
scono, gli uomini che stanno in esse fanno fuoco» 
e non di rado li colpiscono. 



: 56 il porco ftA&iAb. 

Un porco marino darà circa un barile d 5 oli® 3 
ond' è che si usa nel prenderlo molto ardore. La 
sua carne, quando egli è giovane , ha, per quanto 
si dice , buon sapore 5 e somiglia a quella di 
vitello . 

Le femmine della sua specie portano in seno 
ì figli loro per sei mesi; di rado ne mettono in 
luce più d' uno per volta; e questo generalmente 
in estate. 

Si fa dell* uova di questi pesci una specie di 
caviale, che si mangia con certa concia e col pane. 

Credesi che i porci marini vivano più di 3o anni. 

IL GRAMPO O IL DELFINO ORCA, 

Plinio lo chiama una massa enorme di carne, 
armata di denti formidabili. Egli ha quindici in 
Tenticinque pie di lunghezza: la sua larghezza 
poi è affatto sproporzionata. Perocché, suppo- 
sto un grampo lungo diciotto piedi , avrà per 16 
meno un diametro di dieci o undici. In ciascuna 
mascella egli ha trenta denti. Quelli davanti sono 
ottusi, rotondi, e piccioli; ma quelli di dietro 
sono grossi e appuntati , e s' incastrano gli uni 
negli altri , come i denti del porco marino. Lo 
spiraglio o sfiatato] o del grampo è a mezzo il 
collo. Il suo dorso è di color nero, ma su cia- 
scuna spalla trovasi una gran macchia bianca, 
i suoi fianchi sono marezzati di bianco e di 



il grampo ec. 5'7 

nero; e il ventre è bianco al par della neve» Le 
sue pinne dorsali hanno talvolta sei piò di lun- 
ghezza. 

Esso è d' indole ferocissima, e dà la "caccia ai 
grandi pesci. Si attacca alla balena come il cane 
al toro 3 a segno di farle gettare grida dolorose. 
È sì vorace che non risparmia né il delfino né 
il porco marino, e dicesi che divori anche i ma- 
rini vitelli , che trova addormentati sugli scogli ? 
dopo averli percossi colle sue pinne dorsali e pre- 
cipitati in mare. 

Di rado veggo nsi grampi sulle coste d' Inghil- 
terra, ma abbondano presso al capo Nord in Nor- 
vegia. Non è facile il prenderli poiché sono 
troppo destri e non rimangono che qualche istante 
appena sopr' acqua. L'accanimento, però, con cui 
inseguono la loro preda , gli espone talvolta a 
grandi pericoli, conducendoli ne' bassi fondi. An- 
che allora però essi proseguono , senza posa , la 
loro caccia, fino a che siano colpiti da chi sta a quo* 
sto fine in aguato ; ovvero il flusso del mare venga 
in loro soccorso, 

IL BELUGA. 

Questo pesce ha dodici in diciotto pie di lun* 
ghezza, testa corta, muso schiacciato, occhi piccio- 
lissimi, bocca stretta, guernita di trentasei denti 
corti e smussati. Le pinne del suo petto sono 



58 IL EELUGA. 

presso a poco di forma ovale, e vicino alla pelle 
le ossa di queste pinne sono fesse in cinque parti, 
che formano come tante dita. La coda è divisa 
in due parti orizzontali e alquanto forcute. Il be- 
luga non ha pinne dorsali. Quando nuota ripiega 
la coda sotto il ventre come i grandi j marini, e 
la muove di questa maniera con tanta forza, che 
per essa acquista la rapidità della freccia. 

Abbonda esso ne' mari settentrionali, e si pesca 
specialmente , come il porco marino , nel fiume 
S. Lorenzo. Dà molto olio, che entra nel com- 
mercio; e la sua pelle si adopera a fare una spe- 
cie di marrocchino: sebben sottile essa è tanto 
dura da resistere alle palle d' archibugio. Il più 
sovente si prende il beluga nelle reti ; e talvolta 
anche si uccide a colpi di fiocina. La femmina 
non dà in luce che un solo figlio per volta , il 
quale dapprima è di color bruno , ma imbianca , 
a misura che ingrandisce, principiando dal venire. 
Amano i beluga di seguir le barche , come vi 
fossero accostumati, e fanno in acqua assai bella 
vista.; a cagione della loro lucida bianchezza. 



capitolo ir. 

Della tempesta gli spaventi accresce 
li can raarin. Di triplice guernito 
Schiera di denti, e dal fetor de 5 morti 
Allettato da lunge, il furioso 
Flutto 3 veloce al par del vento, fende; 
E all'Europeo, che spopolò de' figli 
La misera Guinea, chiede la preda» 
Thomson, 



IL CANE MARINO.. 

\^/uest' animai vorace ottener deve il primo pò* 
sto dopo la balena a cagione della sua mole, che 
talvolta non è meno di trenta piedi in lunghezza 
ed ha larghezza proporzionata. La sua pelle è 
ricoperta di scaglie minute , e la parte superiore? 
della sua coda è ordinariamente più lunga dell'al- 
tra. La sua gola e la canna di essa, è sì enor- 
memente larga, eh 5 ei può ingojare il corpo d'un-: 
uomo ; e non è raro il trovarglielo nel ventre». 
Egli ha la testa grande e schiacciata, e il musa 
allungato; e i suoi grandi occhi loschi, i quali gli 
escono dalla testa , fanno eh' ei possa discoprir la 
preda da ogni parte. I suoi denti soprattutto sono 
quelli, che il rendono formidabile. Sono essi forti, 



6© IL CANE MÀÌUHO. 

acutissimi, dì forma conica in numero di cento qua- 
rantaquattro, disposti in sei file. Quand' egli è in 
riposo , per una particolarità affatto sua, li piega 
e per così dire li mette a giacere ; ma poi , 
valendosi di molti e gagliardi muscoli, li drizza 
a piacer suo onde assalir la sua preda, a cui 
recar può cento ferite ad un tempo. 

Al primo aspetto del cane marino ben si scorge 
la malignità dell' indole sua. Spaventevole ai pe- 
sci di più picciola specie che la sua non è meno 
periglioso a quelli , che sono assai più possenti 
di lui, come la balena cui vince di forze e di 
agilità, quanto vince ogni altro di avidità. Le sue 
pinne sono proporzionatamente più grandi che 
quelle della più parte degli abitanti dell' oceano. 
La sua pelle è ruvida , dura, piena di punte , *e 
se ne fa zigrino per astucci di stromento ed altro. 
Il suo poter distruttivo non ha altro impedimento 
che la difficoltà d' impadronirsi della sua preda ; 
poiché la sua mascella superiore oltrepassa tal- 
mente l'altra, ch'egli è obbligato sdraiarsi di 
fianco onde ottenere il suo intento; e di questo 
snodo ei dà alla sua vittima il mezzo di fuggir- 
gli. La sua carne è coriacea e dora, e d'un sa- 
pore sì disaggradevole , che non si può mangiare 
nemmeno quando è giovanissimo. Nelle tenebre 
il suo corpo riflette una luce fosforica. Il ^uo fe- 
gato dà più quarti d' olio. 

Il signor Pennant osserva che fra i pesci cane 



IL CANE MARINO. 6r 

la femmina è più grande che il maschio, il che 
sembra caratterizzarli , assomigliandoli agli uccelli 
di rapina. Quanto alla loro fecondità, Belonio 
dice d'aver veduto una femmina mettere in luce 
undici figli ad un parto. 

Fra le singolarità del cane marino, è notabile 
la sua inimicizia peli' uomo , o piuttosto la sua 
avidità di carne umana. Poiché quando una volta 
ne ha gustato y non cessa di frequentare i luoghi 
ove spera di ritrovarne. Lungo le coste dell'Africa, 
ove i pesci cani si trovano in gran quantità , sor- 
prendono ogn' anno e divorano buon numero di 
Negri, cui preferiscono a quelli d'altro colore. Seb- 
bene il pesce cane sia in guerra con tutti i viventi 
non prova, però, resistenza che dalla parte dell'uo- 
mo, il quale ha immaginato più. mezzi di distrug- 
gerlo I marinai inglesi impiegano questo di attac- 
care un pezzo di porco ad un grande uncino; che 
gettano in mare con una catena di ferro da poter 
resistere al dente del pesce, e a cui si lega una 
grossa fune. Ei s'avvicina all' esca , l'esamina , vi 
gira all'intorno; fa per qualche tempo vista di sde- 
gnarla, come se si accorgesse dell'inganno; alfine la 
sua voracità lo stimola di nuovo, ei torna, e 
sembra pronto ad addentarla , ma i suoi sospetti 
ancora il raffrenano. Somigliante ad un giovane 
vicino a commettere la prima cattiva azione egli 
ondeggia così fra il desiderio e il timore per 
tatto il tempo, che i marinai gli presentano l'esca 



(5 a I^ CANE MARINO. 

"Quando alfine mostrano di volerla ritirare, ei vi 
si getta avidamente sopra , e la inghiotte d' un 
tratto insieme all' uncino , che gli si pianta nella 
gola. Egli fa allora grandi sforzi per trarnelo ; 
tenta di spezzare la catena co' denti, di romper 
la corda a forza di crollarla, e tanto s' agita che 
lo stomaco gli si rovescia; le forze lo abbando- 
nano , e in qneli' abbattimento i marinai il trag- 
gono a bordo , ove Y uccidono a colpi di leva in 
sulla testa. Non è però cosa facile l'alzarlo sul 
ponte, anzi riesce loro pericolosa, perchè il pe- 
sce si mostra terribile nella sua agonìa. Essi, per 
meglio riuscire, percuotono la sua testa e la sua 
coda ad un tempo; e spesso anche gli troncano 
la seconda con un'accetta onde assicurarsi dell'im- 
peto de' suoi movimenti. La vitalità nel cane ma- 
rino è sì grande, che l'estinguerla riesce assai 
più difficile che in qualunque altro animale. Egli 
s' agita ancora lungo tempo dopo che la coda è 
separata dal corpo ; ed anche dopo essere" stato 
ridotto in pezzi conserva ne' muscoli per qualche 
tempo un moto di vibrazione. 

Il dottor Goldsmith parla di un vascello, il 
quale dalla Guinea fu spinto dalla burrasca nel 
porto di Belfast nell' Irlanda. Esso era carico di 
infelici schiavi , i quali coglievano ogni occasione 
per gettarsi nel mare , quando si faceano salire 
sul ponte ad effetto di prendervi aria. Il capitano 
essendosi accorto di una femmina, che si dispo- 



IL CANE MARINO. 63 

neva a sottrarsi nella guisa che si dicea al suo 
tristo servaggio . si risolvè di dare col suo sup- 
plizio un esempio, che spaventasse gli altri. Or- 
dinò adunque che si prendesse, e legata con fune 
sotto le braccia fosse calata molto a fondo nel 
salso elemento. Poco dopo che vi fu immersa , 
ella fece urlire un grido acuto , che si attibrui 
dapprima al suo timore di annegarsi. Se non che 
principiando F onde a farsi rosse intorno a lei 9 
venne da esse tratta fuori, e si vide allora che 
un cane marino , il quale seguiva il vascello ? la 
aveva orribilmente divisa in due. 

IL CANE MARINO AZZURRO. 

Il corpo di quest' animale è d' un bellissimo 
colore azzurro cupo sul dorso e più chiaro sui 
fianchi. Le pinne e la coda sono di un azzurro 
sporco; il ventre e Y altre parti inferiori sono di 
color bianco. Dietro i suoi occhi guerniti di mem- 
brane bianche a guisa di palpebre, non veggonsi 
aperture , come nella più parte delle specie di 
questo genere. Quando la sua testa è piegata sul 
petto, una grandissima borsa bianca gli esce dalla 
gola. Eliano crede eh' essa serva di asilo a' suoi 
piccioletti quando corrono qualche pericolo; e il 
signor Pennant conferma quest' avviso , pensando 
che la natura potrebbe aver dato al pesce, di cui 
parliamo, ciò che diede al sario; ma altri sono 



&4 IL CANE MARINO AZZURRO. 

di contrario parere. Nel 1779 un cane marino az- 
zurro fu preso sulla eosta di Devonshire , e im- 
pagliato si collocò nel museo britanico» 

IL CANE MARINO. BIANCO. 

Ha sei file di denti fortissime, acutissime e di 
forma conica, ch'ei può piegare e drizzare a sua 
volontà. La sua gola aperta, i suoi occhi loschi, 
le sue gran pinne setolose , eh' egli agita come il 
iione , la sua criniera indicano assai chiaramente 
la sua natura dissimulata e feroce. Quest'animale 
è il terrore de' marinai in tutti i climi caldi, ove 
segue costantemente i vascelli , affin di prendere 
ciò che da essi gettasi in mare; e se taluno del- 
l' equipaggio è così sventurato di cadervi , divien 
infallibilmente sua preda. 

Il capitano d' una nave, la qual tornava dalla 
Guinea, narrò al signor Pennant, che avendo il 
furore del suicidio invaso i suoi schiavi, che cre- 
devano per morte d' essere restituiti alla loro pa- 
tria e alle loro famiglie, onde convincerli che i 
loro corpi non possono più. rianimarsi, ordinò che 
quello d' uno di loro che si era ucciso fosse le- 
gato pei piedi , e gettato con una fune in mare. 
Quand'esso n© fu tratto, cioè quasi subito, dopo, 
i cani marini lo aveano divorato in gran parte. 

11 signor Brook Watson, aldermanno di Lon- 
dra, nuotava un giorno a poca distanza da un 



IL CANE MASINO BIANCO. . 6S 

vascello, quando vide a se venire un oane ma- 
rino. Preso da terrore gridò tosto al soccorso, onde- 
gli si gettò una fune ; se non che mentre per 
mezzo di essa ritraevasi dall' onde, il mostro si 
slanciò sopra di lui, e<d' un- sol. colpo* di denti gli 
ruppe una. gamba. 

Nella pesca delle perle sulla cesta dell' Ame- 
rica meridionalej ogni Negro che discende in fondo 
al. mare, è armato d'un coltello tagliente per po- 
tersi difendere contro i cani marini. Gli officiali 
di vascello stanno attentissimi a questi animali vo- 
raci e quando veggono accostarsene alcuno scuo- 
tono, la corda , a cui i Negri sono attaccati, per- 
avvertirli di mettersi in guardia, o talvolta anche 
si gettano in acqua armati di coltello per andare 
in loro soccorso. Ma troppo spesso avviene che il 
loro zelo e le loro, precauzioni noia, riescono di 
alcuna utilità. 

Ughes riferisce che più uomini dell' 'equipaggio- 
d'un vascello mercantile, giunto d'Inghilterra alla* 
Barbada al. tempo della regina Anna, sì, getta- 
rono, in mare per bagnarsi., quando un gran pesce 
cane- comparve, evenne dirittamente contr' essi. 
Taluno intanto, avendoli dall' alto, del vascello, av- 
vertito del loro pericolo, essi affrettaronsi verso 
il vascello medesimo , ove giunsero sani e salvi, 
eccetto un solo di loro, che il mostro mise in due 
pezzi vicinissimo ai remi. A quest' orrido spetta- 
colo un camerata ed intimo amico dello sventu- 
Gahinetto T. V. 5 



,66' IL CAN'E MAR USO BIANCO: 

rato entrò io tal furore che avendo veduto il cane 
inarino percorrere la superficie insanguinata del- 
l' onde, per cercarvi gli avanzi della sua preda, 
si gettò disperatamente in mare , deciso di scan- 
narlo o di perire come il suo caro compagno. Il 
bravo giovane era armato di un pugnale lungo 
e acutissimo; e come il mostro, piegandosi alquanto 
eli fianco, apriva 1' enorme sua bocca onde pren- 
derlo, ei raggiungendolo colla manca un poco al 
di sotto delle pinne superiori, gli immerse quel 
ferro più volte nel ventre, lì cane marino , reso 
furioso dal dolore, si dibatteva e volgeva per 
ogni verso , onde liberarsi dal suo nemico. Gli 
equipaggi intanto de' vascelli riuniti nella rada 
videro bene che il combattimento era deciso, ma 
non sapeano qual dei due campioni fosse morto , 
sino a che finalmente il mostro indebolito per la 
perdita del sangue fu spinto dai flutti verso la riva 
col suo vincitore. Questi orgoglioso della sua vit- 
toria raddoppiò 1' ardor suo, onde toglier di vita 
il nemico, e trattolo a terra coli'ajuto della gonfia 
marea, gli cavò gli intestini , e ne trasse i tristi 
avanzi del corpo del suo amico, che in seguito 
depose cogli avanzi del pesce cane in un sepolcro 
istesso. 

Un Indiano, essendosi gettato in mare sulle co- 
ste delia California, fu preso da un simil mostro, 
ma grazie alla sua estrema destrezza pervenne 
a sfuggire, e sebben fosse gravemente ferito gli 



IL CANE IVI 'RINO 3IANCO. 67 

lanciò sangue ed acqua, onde fargli veder quanto 
sì beffasse di lui. Il crudele animale lo assalì al- 
lora per la seconda volta , e lo strascinò seco in 
un istante al fondo, senza che i camerata di lui 
sebbene vicinissimi, e dolentissimi di tal sciagura, 
gli potessero prestare alcun soccorso. 

I Negri dell'Indie occidentali, osano spesso ve- 
nire col cane marino a singolare combattimento. 
Come sanno che la conformazione della sua bocca 
gli toglie di poter impiegar tutte le sue forze, si 
attuffano essi nell' acqua appena lo scorgono , e 
rimontando subito dopo alla superfìcie lo feriscono 
prima che abbia potuto prendere la positura che 
la sua difesa richiede. Così il coraggio unito alla 
destrezza trionfa della forza e della ferocia. 

Secondo ciò che riferisce il capitano Portlork, 
gli isolani del mare del sud non hanno verun ti- 
more dei pesci cani , e nuotano intrepidamente 
presso di loro. « Ho veduto, egli dice, cinque 
o sei gran pesci cani aggirarsi intorno alla nave , 
quando noi incontrammo un centinajo d' isolani 
d' ambo i sessi, che si bagnavano in mare. Essi 
parvero affatto tranquilli riguardo a que' mostri ; 
e que' mostri non diedero appena vista di volerli 
assalire, quantunque nel medesimo tempo si get- 
tassero avidamente sull' esca ad essi presentata. 
Convien dunque conchiudere che la imperturbabi- 
lità di quella gente è fondata sulla sua sicurezza di 
poter sempre resistere agli assalti di siffatti animali. 



68 IL CANE MARINO BIANCO. 

Assicurasi che i pesci cani , malgrado la loro 
voracità , mai non toccano vermi uccello che si 
getti nel mare; laddove corrono avidissimi ai pezzi 
di carne , che loro si offrono insidiosamente , at- 
taccati ad un uncino di ferro. 

IL CANE MARINO CALORIFILO. 

Sebbene questo pesce sia assai grande, non è 
però ne così vorace né così feroce, come la più 
parte del medesimo genere 4 . Sta egli sovente sdra- 
jato senza moto, or boccone or supino sulla su- 
perfìcie dell' acqua ; e teme sì poco gli uomi- 
ni , che si lascia talvolta carezzare da loro. Il 
suo corpo è affilato , lungo da tre in dodici 
aune, d'un color plumbeo scuro al di sopra e 
bianco al di sotto. La sua mascella superiore è 
ottusa e molto più lunga che V altra ; la bocca è 
al di sotto della testa e guernita di piccioli denti, 
quelli dinanzi curvi, quelli di dietro conici e molto 
acuti. Da ciascun lato del collo sono cinque aper- 
ture branchiali, per cui mezzo il pesce respira. 
Esso ha due pinne dorsali , due pettorali , due 
ventrali, ed una presso dell' ano. In fondo alia 
bocca presso alla canna della gola ha una specie 
di picciolo harbiglio. Il suo fegato è sì grande 
che pesa spesso quasi mille libbre. Se ne cava 
una gran quantità d' olio , ond' è ricercatissimo 
dai pescatori scozzesi, poiché secondo Anderson 



IL CANE MARINO CALÒRIFlLÓ. 69 

Y olio di un solo fegato si vende talvolta venti 
in trenta sterlini. 

I cani marini calorifili , il cui nome deriva 
dall' abitudine che hanno di stendersi sulla su- 
perficie dell' acqua per riscaldarsi al sole, abitano 
in estate i mari, che circondano 1' isole Britanni- 
che 5 e si mostrano regolarmente in branchi nu- 
merosi sulle coste del paese di Galles e della 
Scozia, dopo lo spazio d' alcuni anni: negli in- 
tervalli appena se ne veggono alcuni , disviatisi 
dalle loro bande. Quando i caldi sono maggiori 
se ne incontrano anche nel golfo di Glyde e fra 
le Ebridi, ora in numero di sette o otto, più 
spesso a due a due ; e dopo la fin di luglio scorn- 
pajono. 

II loro nudrimento, sembra consistere in sole 
piante marine e in alcune specie di meduse. I 
loro moti non sono troppo animati, e ordinaria- 
mente le loro pinne superiori si mostrano alla su- 
perficie dell' onde. Veggonsi talvolta questi pesci 
scherzare coli' onde medesime, e saltare all'al- 
tezza di più piedi al di sopra di esse. 

Gli abitanti delle coste settentrionali deli' isole 
Britanniche danno loro vigorosamente la caccia, e 
sanno ucciderli con molta destrezza. Quando i cani 
marini , di cui parliamo , sono inseguiti , non ac^- 
celerano già i loro movimenti, se prima, per 
così dire, le scialuppe non li toccano, e il fioci- 
niere non lancia a loro il suo ferro mortale più 



7° 

presso alle branchie che può. Non sembra per 
altro che sentano molto il dolore di questa ferita 
poiché ancora non fuggono , finche due uomini 
riuniscono le loro forze , per far entrare il ram- 
pone più avanti nel loro corpo. Allora si preci- 
pitano essi a testa bassa in fondo al mare, e nella 
loro agonìa si avvolgono tutt* intorno la fune, a 
cui è attaccato il ferro, da cui vorrebbero libe- 
rarsi. Quando si accorgono che i loro sforzi sono 
inutili, risalgono alla superficie con una rapidità 
sì maravigliosa, da spingere contro vento, siccome 
si è veduto, a qualche distanza dal luogo ov' era 
fermo un vascello di settanta tonnellate. Conviene 
lasciare loro qualche volta fino a duce rito braccia 
di corda, anche quando hanno ricevuti nel corpo 
due ramponi; e sovente stancano essi per venti- 
quattrore l'equipaggio prima di spirare. Appena 
morti, i pescatori gli strascinano a riva, o presso 
alla nave, se dalla riva son lungi, per metterli 
in pezzi e trarne il fegato, che è la sola parte 
del loro corpo, da cui sappia trarsi qualche pro- 
fitto. Questo fegato si fa struggere in caldaj 
preparati a tal uopo , e se il pesce è grande se 
ne trae fino ad otto bariglioni d' olio , ed anche 
di più. 

LO STORIONE. 

Sebbene questo gran pesce abbia aspetto ter- 
ribile, non è però niente cattivo, e la sua carili 



LO STORIONE. 71 

è d'eccellente sapore. Egli è lungo sedici in di- 
ciotto piedi, e il suo corpo forma un pantagono 
dalia testa alla coda. Ha cinque file di gran tu- 
bercoli ossei, ciascun de' quali termina in punta 
fortissima e curva; una di queste file si stenda 
lungo il dorso, due altre da ciascun lato del me- 
desimo , e le due che rimangono fanno orlo al 
ventre. Il muso è lungo ed ottuso coli' estremità 
guernita di barbigli ; e la sua bocca posta al di 
sotto della testa, rassomiglia in qualche modo ad 
una borsa, poi ch'egli può aprirla, e restringerla 
esattamente come si fa quest' arnése. La parta 
superiore del corpo è d' un colore d'oliva sporco, 
il di aotto è argenteo, e i tubercoli nel mezzo 
son bianchi. I barbigli del muso lunghi più pol- 
lici, rassomigliano talmente a vermi di terra, eha 
a primo aspetto si prendono per tali. Gredesi eha 
eoi loro mezzo questo gran pesce si mantenga in 
i-stato-, poiché sebbene sia privo di denti, la fer- 
mezza delle sue carni prova evidentemente eh' è 
animale di preda ed ecco di qual modo egli se 
ne impadronisce. 

Dicesi eh' ei nasconde il grosso suo corpo fra 
?e piante marine presso alle coste, o all' imbocca» 
tura de' fiumi, non lasciando vedere che r suoi 
barbigli. I piccioli pesci o gli insetti acquatici che 
li prendono per veri vermi , si avvicinano onde 
pascersene , e divengono preda del lor nemico ? 
il quale non ha che ad allungare le labbra per 



-*£%_ XO S'Ì0RTÒ>7S. 

Inghiottirli. Taluni hanno pensato eli 5 ei rimovess© 
il fondo del mare o de' fiumi; ma i suoi barbigli 
die dal muso discendono al di sotto della bocca, 
debbono essergli in ciò di non piccolo impedi- 
mento. Com'egli non ba mascelle, non può pren- 
dere i suoi alimenti che succhiando; ed ecco per- 
chè trovansi d' ordinario nel suo stomaco insetti 
marini. Dalla sua abitudine di tenersi in fondo 
all' acqua gli viene il nome che porta, derivato 
•da una parola tedesca, la quale significa voltol- 
arsi nella belletta. 

Trovansi gli storioni ne' mari d' Europa e di 
America. All' approssimarsi della primavera essi 
abbandonano i lor profondi ritiri marittimi , ed 
entrano ne 5 fiumi , per deparvi il loro fregolo : -e 
'da maggio a giugno , quelli di America ne sono 
pieni. « Veggonsi spesso , dice Catesby , saltare 
fuori dell' acqua ali' altezza di più aune in post- 
tura affatto diritta e ricader poi sui fianchi con sì 
grande strepito, che nel silenzio delle sere di 
estate si sentono a gran distanza. Avviene talora 
che, cadendo nelle barchette o canoe degli indi- 
geni, le mandino al fondo, e facciano perire chi 
vi è dentro, ond' è pericoloso frequentare i luo- 
ghi da loro frequentati. Ma come non v' h cosa 
incomoda dalla quale non possa trarsi qualche 
comodo, usando barche più grandi gli Americani 
d' alcune contrade approfittano dei salti di que~. 
sti pesci per prenderli senza fatica »•. 



LO STORIONE. 7S 

Come gli storioni non son voraci, mai non se 
ne prendono coli' esca , ma si usano piuttosto a 
tal uopo reti di un fino tessuto, attraversate alla 
foce di un fiume 3 in modo che non possono es- 
sere strascinate ne dal flusso ne dai riflusso. In 
alcuni fiumi della Virginia , gli storioni furono 
trovati in sì grande abbondanza , che nello spaziò 
di due giorni se ne presero seicento , immergendo 
soltanto una pertica armata d' un uncino di ferro, 
e rìtraendola appena che vi si sentiva attaccata la 
preda. Ordinariamente i pesci di cui parliamo*, si 
prendono la notte con ramponi , attirandoli con 
faci di legno d' abete. Si veggono spesso sulle 
rive cadaveri di storioni, che ricevettero colpi di 
lancia, e ne morirono alcun tempo dopo. 

Gli Americani danno loro talvolta la caccia nel 
laghi anche di giorno. A tale effetto due uomini 
si tengono in una canoa, V uno a poppa onde met- 
terla in moto, F altra sul davanti. Quest' ultimo 
è armato d' una lancia di quattordici piedi all' in- 
circa, a cui si attacca una lunga corda, il cui capo 
tiene ad uno de' traversi della canoa. All'istante 
che scorge uno storione a sua portata , gli scaglia 
la lancia in quella parte del corpo ove la pelle 
è più tenera, e se essa vi entra, il pesce fugge 
colla più gran rapidità , strascinando la canoa dietro 
di sé. Non va però lontano più di due o trecento 
aune che muore, e allora tirando pian piano la 
corda si riduce fin presso alla canoa e si prende. 



^4 ìo STORIONE. 

Talvolta pure sì gettano lance senza corda a quegli 
storioni che veggonsi sdraiati in fondo all' acque 
tranquili e in vicinanza delle cataratte , poiché allora 
il bastone delle lance ìstesse, che sopravanza al- 
l'acqua, impedisce che sì perdano dì vista. 

Gli storioni risalgono & estate anche i fiumi 
d'Inghilterra e di Scozia, e particolarmente l'Eden 
e l'Esk, mai però in gran numero. Sono essi tanto 
stupidi, che presi, come avviene di tempo in tempo, 
in quelle reti, in cui si prende il salmone, fanno 
dì rado qualche resistenza, e si traggono dall'acqua 
senza che diano il minimo segno di vita. Saranno 
trent' anni che se ne pesò uno nell'Esk, il quale 
pesava quattrocento sessanta libbre ; e fu il più 
grande di quanti mai se ne fossero presi ne'fiumi 
d'Inghilterra. Nei 1768 ne fu pescato uno in Italia 
che pesava cinquecento cinquanta libbre, e venne 
presentate al Papa dal duca di Carpenetto. Pontop- 
pidan assicura che in Norvegia la testa d' un solo 
storione dà spesso un barile d' olìe, e che sì hanno 
pesci di questa specie del peso di mille libbre. 

Della loro fecondità si dicono gran cose.. Ca- 
tesby assicura che le femmine hanno spesso tanto 
fregolo , che se ne empirebbe un moggio ; e 
Leeuwenhcek trovò- in una di esse cento cinquanta 
migiiaja d' uova. Tutti sanno che la carne degli 
storioni è d'un sapore eccellente sul gusto di quella 
di vitello. Al tempo dell' imperador Severo si 
pregiava tanto, che portavasi in tavola da' servi 



LO STORIONE. 7 5 

coronati e precedati dai suonatori. La sua delica- 
tezza può aver dato origine all' uso che il lord- 
maire di Londra presenti ogn* anno uno storione 
al re. Oggi un tal pesce si prende nel Danubio 7 
nel Wolga , nel Don e in altri gran fiumi. 

Quand' esso è marinato -, la sua carne è più sti- 
mata in Inghilterra che altrove. I pescatori sogliono 
tagliarlo pel lungo in gran pezzi , che salano e> 
sospendono in aria, onde farli asciugare al sole, 
ed indi lo vendono in tutte le parti di Levante , 
ove supplisce a migliori provvisioni. In Olanda & 
sulle coste del Baltico lo riducono in pezzetti tras- 
versali , che mettono in piccioli barili con sala- 
moja, e dentro di essi lo portano in Inghilterra. 

Dell'uova di storioni si fa una composta ripu- 
tatissima fra i golosi , in forma di picciola stiac- 
ciata, che porta il nome di caviale. A quest'uopo 
sì levano alle uova tutte le fibrette che leganlo 
fra loro , si lavano le uova medesime in vino 
bianco o in aceto , sì distendono in seguito per 
farle asciugare, indi si mettono in un vaso, si 
salano, si comprimono colle mani , poi si chiudono 
in un sacco di canavaccio per farne gocciare tutta 
l'umidità, alfine si pongono ben calcate in vaselli 
forati in fondo perchè ne esca il resto dell' umi- 
do, e in tale stato si conservano per l'uso. 

Dicesi che i' ossa dello storione siano cosi dure 
che gì' indigeni d'America se ne servano come di 
raspe e di gratugle per la noci mosc -de. La sua 
pelle è d' c'alino uso pel coperto deUe carrette. 



^o" LO STORIONE. 

Lo streleto o storione ruteno si distingue dal 
comune in ciò che non ha se non tre file di sca- 
glie ossee , una lungo il dorso ed una da ciascun 
lato. Le punte di queste scaglie non sono così 
salienti ne così curve , come quelle dello storione 
comune. 

Trovansi gli streleti in grande abbondanza nel 
mar Caspio, nel Wolga e nel Jaick; e sono i più 
piccioli del lor genere, poiché hanno di rado più 
che quattro pie di lunghezza , e non pesano al di 
là di trentacinque libbre. Bruyne dice che sono 
i più delicati pesci che si trovano nella Russia; 
« che si fa delle loro uova una specie di caviale 
sì eccellente che riserbasi per la famiglia impe- 
riale. Essi le depongono in maggio o in giugno ; 
in agosto ritornano al mar Caspio, cai lasciano 
di nuovo in primavera per risalire il Wolga, il 
Jaik ed altri fiumi e riviere, che mettono foce 
in quel mare o gran lago. Si moltiplicano essi 
prestissimo, e si nutrono di vermi e di piccioli 
pesci , ma soprattutto d' uovi di storion comune , 
onde lo seguono costantemente. La loro carne è 
tenera e bianca , facile a digerirsi , e quindi buona 
anche per gli infermi. 

Il grande storione rassomiglia molto al comune, 
e Linneo gli ha riferiti ambidue al medesimo ge- 
nere. Esso trovasi ne' fiumi di Russia e nel Da- 
nubio. Il suo corpo è ignudo, cioè non ha pro- 
tuberanze -, la sua pelle è sì coriacea e sì forte , 



LO STORIONE. rjrj 

che se ne fanno corde per carrette ed altre vet- 
ture; la sua carne è molle e viscosa, ma salata 
acquista buon sapore e diventa rossa come quella 
del salmone. Esso giugne spesso alla lunghezza 
di ventiquattro piedi; si pesca dal principio d'ot- 
tobre fino a gennajo ; pesa dalle settanta alle quat- 
trocento libbre, ma non è cercato che per la 
grande utilità di quella sostanza che da lui si trae 
e chiamasi colla di pesce , di cui si fa tanto uso 
in medicina come d'un conglutinativo , e nell'eco- 
nomia domestica per chiarificare il vino. Sembra 
che gli antichi conoscessero questo duplice impiego 
di tale sostanza. Bingley ed altri pretendono che 
essa non si ottenga che dall' interno della vescica 
natatoria di questo pesce , e che la più gran parte 
di quella che ne porta il nome provenga da una 
specie di delfino appellato beluga, di cui noi ab- 
biamo data a suo luogo la descrizione. 

L' arte di preparare la colla di pesce fu per 
lungo tempo un segreto dei Russi; ma è poi stata 
recata a cognizione di tutti ; e il signor Humphrey 
Jackson ne ha reso nelle transazioni filosofiche 
un conto esattissimo, che vogliam riferire. 

« Ne' primi esperimenti , eh' io feci, egli dice, 
per discoprire quali sono le parti costituenti della 
colla di pesce, e qual la maniera di fabbricarla, 
ogni mia fatica riuscì infruttuosa, per essermi io 
soverchiamente fidato all'autorità di chimici, che 
m altre occasioni avea trovata rispeUahiìisshii&o 



r?S LO STORIONE. 

Infruttuoso parimenti mi riuscì un viaggio fatto 
in Russia al medesimo intento. Alfine, in premio 
di mia perseveranza 3 non solo trovai quello che 
cercava, ma di più potei avvedermi che una so- 
stanza resinosa, che altri pesci forniscono in gran 
copia, ha tutte le qualità richieste per essere ado- 
perata come la colla di pesce. 

« E noto di presente che i laghi ed i fiumi 
dell'America settentrionale sono pieni dì pesci | 
che diconsi essere della medesima specie che i 
grandi storioni di Russia, e che dar possono la 
colla più lina. La lor pesca favorita di necessarj 
incoraggiamenti , servirebbe a provvederne tutta 
Europa. 

Non si ha d' uopo di vermi calore artificiale per 
preparar la colla di pesce jj che la materia onde 
si ottiene non deve esser punto disciolta. Distrug- 
gendosi, infatti, per la dissoluzione il legamento 
delle fibre, la massa nel disseccarsi divien fragile, 
e va in minuti pezzetti ; inconveniente della colla 
forte, non mai della colla di pesce. 

« E vero che con acqua bollente si può can- 
giare quest' ultima sostanza in colla forte , ma al- 
lora non si può più renderle il tessuto delle fibre, 
eh' è il principal carattere, onde la colla naturale 
di pesce distinguesi dalla fattizia. 

a Le vesciche aeree de' pesci d'acqua dolce sono 
conservate all'uopo di siffatta colla come sostanze 
le più trasparenti, le più flessibili, le più deli- 



LO STORIONE, 7g 

cate; e danno infatti la più fina delle colle. Quella 
clie chiamasi colla ordinaria è fatta cogli intestini 
di simili pesci j e probabilmente di quello appel- 
lato peritonio. Il beluga ne fornisce la più gran 
quantità poi eh' è il pesce più grasso e il più fre- 
quente nei fiumi di Russia. Molta pur se ne trae 
da piccioli pezzi che trovatasi nel Caspio, e a più 
di cento leghe al settentrione d'Astracan nel Wol- 
ga, nel Jaik, nel Don, ed anche in Siberia. 

« Le parti che la compongono e particolar- 
mente le vesciche natatorie sono cavate da ciascun 
pesGe, mentre è ancor molle e fresco. Questo 
si fende primieramente in due, onde toglierne 
le parti che si diceva, e sciolte da una membrana 
fina che le ricopre, esporle all' aria per farle un 
poco irrigidire. Indi si fanno di esse rotoli della 
grossezza di un dito; e di lunghezza proporzio- 
nata , che si uniscono insieme per mezzo di cavi- 
glie ) si comprimono in forma di cuore , e si espon- 
gono sovra essi o si sospendono , per lasciarli ben 
asciugare. Questi rotoli sono ciascuno or più or 
meno lunghi di un pollice, secondo la lunghezza 
delle membrane, che lor si avvolgono intorno. 
Quando sono bei secchi , si tolgono loro le cavi- 
glie, e s'infilzano con fiscelle per la comodità del 
trasporto. 

« Come le membrane , di cui si fa la colla or- 
dinaria, son grosse, non possono essere preparate 
d" ugual maniera , ma si piegano come si farebbe 



dO, LO STORIONE. 

un panno 5 e per mezzo di una caviglia piantata 
loro nel mezzo si tengono ferme insin che sieno 
asciutte. 

La colla di pesce in pane è fatta colle raschia- 
ture di quella in rotoli , che si gettano in una. cal- 
daja di metallo con un poco d'acqua, e si scal- 
dano fino a che se ne formi una specie di pasta , 
che poi si fa diseccare. Se furono poste a troppo 
gran fuoco , la: colla, che ne esce più non serve 
a depurare i vini, e se ne fa quindi pochissimo uso. 

« Per lungo tempo si è generalmente pensato 
che lo storione, per sua natura. molto cartilaginoso, 
dovesse fornire colla di pesce in gran quantità; 
ma esaminandolo si è trovato, che il solo interno 
della sua vescica natatoria era buono a tal uopo. 
D'altronde questa vescica, è piena di rughe, e sì 
fortemente attaccata alla membrana esterna, che 
non vai la pena di separamela il picciol vantaggio 
che se ne trae. I suoi intestini, intanto, lunghi 
più aune in alcuni individui ,. ove si nettino- bene 
dalla loro mucosità, e si asciughino a dovere, 
riescono assai forti ed elastici , e se ne fanno cor- 
de, che potrebbero utilmente essere impiegate 
dalla, meccanica. 



CAPITOLO K 

B morbida nel corpo e tutta frale 

La Tremola , e gravata da lentezza i 

Né di scorgerla già notar diresti; 

Ch'ella s'aggira per occulte vie 

Là per l'acqua canuta serpeggiando: 

Ma a lei neMombi inganno, eh 5 è fortezza 

Della viltà , piantate enunci e quindi 

A costa son gemelle acute mazze, 

Le quai s' alcun coli' appressarsi tocca , 

Tosto il vi^or, eli ammorta delle membra , 

OD , * 

E dentro il sangue si rappiglia e ghiaccia > 
Ne muover la persona ei punto puote; 
Ma dolcemente intormentisce } e fuori. 
Gon stupido torpore esce la forza. 
OepUsOo. 



LA TREMOLA O TORPEDINE. 

Vi Hanno all' incirca vent* specie dì razze, ìa* 
più rimarchevole delle quali è la torpedine a 
razza elettrica. Quanto alla struttura del corpo in 
generale essa punto non differisce dall' altre spe- 
cie del medesimo genere. I due organi elettrici 
sono in lei collocati di qua © di là del cranio o. 
delle branchie, d'onde si prolungano fino alle 
cartilagini semicircolari delle grandi pinne ; si 
estendono dall' estremità della testa fino- alla; caj-^ 
Gabinetto T. V . 6 



$.<2 LA. TREMOLA O TORPEDINE* 

tilagine trasversale, che separa il petto dall' abdo- 
me ; e riempiono tutto lo spazio circoscritto da 
questi limiti fra le due pelli. Ciascuno di questi 
organi tiene alle parti che lo circondano , per 
mezzo di un tessuto cellulare molto fitto , e di 
tendini corti ma forti, che colla loro estremità 
esteriore sì attaccano alle cartilagini semicircolari, 
di cui si diceva; alcune fibre longitudinali sono 
sparse immediatamente al di sopra di essi; e l'epi- 
dermide ricopre le une e le altre da ambo i lati. 
La lunghezza d' ognuno di tali organi è di cinque 
pollici all' incirca, e la sua larghezza all'estremità 
anteriore è di tre. Consistono essi in picciole co- 
lonne perpendicolari, che dalla superior super- 
fìcie del pesce passano all' inferiore ; sono av- 
volte in membrane, sottilissime e trasparenti, e 
variano di lunghezza e di numero , secondo la 
grossezza de' corpi. In una torpedine presentata 
alla società reale di Londra dal signor Hunter 
questo numero era di quattrocento settanta , e in 
altra assai grande di mille e cento ottanta per 
ciascuno de' due organi. Le loro membrane erano 
parallele alle basi delie colonne medesime , e l'in- 
tervallo che passava fra esse era forse la cento- 
cinquantesima parte di un pollice. 

« Ove suppongasi , dice ii signor Hunter, che 
queste membrane siano cariche d' elettricità; che | 
ciascuna di esse abbia la trecentesima parte di un 
pollice di grossezza; che una torpedine di mezza 



LA TREMOLA O TORPEDINE. 8 3 

taglia contenga mille colonnette ci' un pollice di 
lunghezza ciascuna in ambidue gli organi ; e che 
finalmente la base di queste colonne abbia il terzo 
di un pollice quadrato, si otterranno quattro milu 
e cinquecento pollici quadrati. Ciò prova eviden- 
temente che il quadro elettrico ha trentasei volte 
meno capacità che i due organi elettrici della 
torpedine , i quali non dando ad essa che una 
grandezza media, presentano una superficie eguale 
a quella di un quadro di cento sessantadue mila 
pollici quadrati. I nervi , che mettono capo a cia- 
scuno di questi organi , escono da tre grandi tron- 
chi 5 i quali hanno radice nel cervello. Sono essi 
in gran numero e assai grandi , stendono i loro 
rami fra le colonne nell' interno degli organi , e 
servono, per quanto credesi , a raccogliere e con- 
servare il fluido elettrico ». 

Nulla indica i limiti fra la testa e il corpo della 
torpedine. Essa è di forma quasi circolare ; in 
mezzo è grossa due o tre pollici, e va così smi- 
nuendosi verso le estremità, che queste divengono 
quasi taglienti. La pelle è liscia, di color bruno, 
fosca al di sopra , e bianca al di sotto ; le pinne 
ventrali formano ai due lati ed all' estremità del 
corpo quasi un quarto di circolo ; la coda è eorta a 
e le due pinne dorsali sono poste presso alla sua 
base ; la sua bocca è picciola , e come quella delle 
altre specie di razze ha da ciascun lato, e molto 
al basso 3 cinque aperture branchiali. 



84 LA TREMOLA. O TORPEDINE. 

Trovasi la torpedine in più mari d' Europa, e 
i pescatori ne veggono molte a Torbay , porto 
del Devonshire in Inghilterra, le quali sono tal- 
Tolta sì grandi , che pesano fino a venti libbre. 
Esse amano soprattutto le acque, la cui profon- 
dità è almeno di quaranta braccia, e il cui fondo 
è tutto d'arena, in cui esse nascondonsi, gettan- 
dola sopra di sé con movimento animatissimo. 
A Torbay si prendono come gli altri pesci nelle 
reti , e si ha qualche esempio che siansi attac- 
cate all' amo. Esse generano in autunno. 

La loro facoltà di intorpidire è una delle forze 
più possenti e più straordinarie nell' economia 
della natura. L' ignorante crede maneggiare una 
semplice razza, e si sente tutto a un tratto 
privo di forze per effetto improvviso del fuoco 
elettrico. 

Chi tocca col dito una torpedine sente spesso, 
non sempre , certo dolore e paralisi nel braccio 
in sino al gomito, ed anche fino al braccio o alla 
testa. Questo dolore è affatto particolare, ne può 
con parole essere descritto. Lorenzini, però, Bo- 
relli, Redi, Réaumur, che lo hanno provato , di- 
cono che rassomiglia presso a poco a quello che 
si sente urtando forte il gomito contro un corpo 
duro. Se non che Réaumur aggiunge, che questo 
non ne dà ancora che un' idea molto imperfetta. 

Tal dolore non dura che pochi momenti, e di 
acutissimo eh' è a prima giunta, diventa subita- 



LÀ TREMOLA O TORPÈDINE. 0-* 

mente nullo. Se tu non tocchi la torpedine già 
noi senti, benché vi accosti le mani il più presso 
possibile. Toccandola con un bastone, provi com- 
mozione leggierissima ; se non che quanto più 
il bastone o altro che in ciò adoperi è picciolo , 
tanto l'intormentimento è maggiore. Premendo poi 
con molta forza la mano contro l'animale, si sente 
minore scossa che in qualunque altro caso, ma 
pur tanta che obbliga a levarla* 

Réaumur spiega cosi questo fenomeno: 
« La torpedine non è già pesce assolutamente 
schiacciato , perocché ha il dorso o piuttosto la 
super ior parte del corpo alquanto convessa. Or 
si è veduto che volendo intormentire chi la tocca 
non solo diminuisce d' improvviso questa conves- 
sità, ma talvolta V appiana^ o anche la fa diventar 
concava. Uscita intanto la scintilla elettrica la quale 
passa nel braccio della persona che tocca, e la 
obbliga a ritirar la mano; ecco la torpedine ripi- 
gliare lo stato di prima, con tanta rapidità, che 
appena ti accorgi del cangiamento. Non è più ce- 
lere il moto d' una palla eh' esce dall' archibugio 
di quello della torpedine nel ripigliare la sua con- 
vessità; o almeno Y uno è ugualmente impercetti- 
bile che F altro. Il dolore del braccio è un ef- 
fetto necessario della prontezza del colpo ricevu- 
to , la quale è pur causa che la persona creda a 
prima giunta d'esser fortemente percossa in sulle 
dita ». 



86 LA TREMOLA O TORPEDINE. 

Réaumur per aìtro aggiunge che il dolore non 
è mai prodotto da un solo colpo , ma Io è piut- 
tosto da molti dati nel medesimo istante. La tor- 
pedine si appiana con graduato movimento , e 
restringendo i suoi cilindri aumenta ad un tempo 
V estensione della loro base. Indi allargandoli di 
nuovo prestissimamente dà una scossa a'nervi del 
Braccio di chi la tocca, ond' è sospeso in essi il 
corso della vitalità. Quando la sensazione di tale 
scossa è ben distinta , provasi nelle fibre de' nervi 
un* ondulazione, opposta affatto a quella naturale 
ilei braccio medesimo , e di qui viene 1' inazione 
e il dolore. Questi effetti non si provano, ove la 
torpedine si tocchi altrove che ne' grandi suoi mu- 
scoli , come per esempio nella coda; siccome ce 

10 dimostra Y esperienza giornaliera de' pescatori. 
Lorenzini ed altri hanno del pari fatto ricerche 

sugli effetti del fluido elettrico della torpedine. 

11 primo oppone a Réaumur più argomenti inge- 
gnosi, e osserva che il pesce di cui si parla pro- 
duce intormentimento nella mano , che la tocca , 
attraverso di un corpo duro , non già attraverso 
dell' aria. 

Risulta dalle esperienze di Réaumur che alla 
torpedine le sue scosse costano qualche sforzo. 
Secondo Kempfer e tutti gli altri esse molto ras- 
somigliano a quelle che si ricevono dalla macchina 
elettrica, e producono un dolore di pari durata. 
Ciò che supera fino ad ora le nostre cognizioni 



LA TREMOLA O TORPEDTWE. 87 

sr è onde venga alla torpedine la sua elettricità , 
come non si dissipi, come se ne rinnovino i colpi. 
« Appena, dice Kempfer, toccasi con mano la 
torpedine si prova una paralisi dolorosa in tutto 
il braccio , fino quasi alla spalla. Mettendo sovra 
essa un piede con scarpa, non solo il piede, ma 
tutta la coscia se ne risente , e non già come 
quando un nervo è per alcun tempo compresso, 
ma come se un vapore, penetrando i pori, tocchi 
}a sede della vitalità, e faccia credere slogate tutte 
]' ossa del corpo. Un tremito generale . un rove- 
sciamento di stomaco , moti convulsivi , una so- 
spension totale della facohà dell' intelletto accom- 
pagnano d'ordinario il dolore prodotto dalle scosse 
della torpedine. 

« Questo dolore, ei continua, è sì acuto, cTm 
tutte le nostre promesse, tutta la nostra autorità 
Bon poterono una volta indurre un marinajo a 
toccar di nuovo i] pesce di cui si tratta. Se non 
che un Negro, il qual era presente, si fece a ma, 
neggiarlo senza provarne alcun degli effetti che 
ne provano tutti gli altri. Il suo segreto, ei ci 
disse , consisteva nel ritenere il fiato ; e P espe- 
rienze fatte poi ci confermarono la verità delle 
sue parole ». 

La forza elettrica della torpedine si diminuisce 
colle altre sue forze, e cessa interamente alla 
morte , sicché questo pesce può allora maneg- 
giarsi ed anche mangiarsi in tutta sicurezza. Tal 



OO LA TREMOLA O TORPÈDINE. 

forza è potentissima segnatamente quando il pe^ 
sce è appena tratto dal mare , e più ancora ( per 
ciò die sì dice) nella femmina, che nel maschio. 

Il dottore Ingenbousz conservava entro gran 
Taso pieno d' acqua marina una torpedine , che 
ci' inverno parea venir meno. Infatti presa in mano 
e compressa dalle due parti della testa non ca- 
gionava che un tremito nelle dita, il quale du- 
rava appena due o tre secondi , sebben poi si ri- 
petesse a varj intervalli più volte , sempre rin- 
forzandosi alcun poco. La sensazione di questo 
tremito somigliava a quella che proverebbe una 
mano per la scarica di alcuue pìcciole bottiglie 
elettriche P una dopo P altra. La debolezza de l V 
pesce fu causa probabilmente che il suo fluido 
non si comunicasse per mezzo d' una catena di 
rame, e che una boccia applicatagli non ne ri- 
manesse carica. 

Risulta da alcune esperienze che il signor "Walsh 
fece sopra una torpedine molto forte e ben portan- 
te , che sebbene un tal pesce aver sembri molte pro- 
prietà elettriche, non si è ancor veduto una sola scin- 
tilla uscir dal suo corpo , e che la sua elettricità 
mai non operò sopra pallottole di midolla. Quella 
torpedine toccata dava una scossa, la quale conru- 
nicavasi a quanti si teneano per mano e forma- 
vano una catena con chi la toccava. Ripetendosi 
V esperienza quaranta o cinquanta volte di segui- 
te-, la scossa non perdeva alla fine che pochissimo 



LA TREMOLA O TORPÉDllNfE. 8^ 

della primitiva sua forza. A ciascuna di esse Fani- 
male abbassava gli occhi, massime applicandogli^ 
corpi non conduttori. Sebbene esso fosse in pieno 
vigore mai non potè lanciare il fluido elettrico at- 
traverso il minimo spazio d' aria, nemmeno da un 
anello all' altro d' una picciola catena che in aria 
stava sospesa. 

LA RAZZA PASTINACA. 

Questo pesce (terror de' pescatori più arditi e 
più destri ) è affatto liscio e d' una forma quasi 
circolare, più grossa e più rilevata nel mezzo die 
non gli altri del medesimo genere ma dai lati 
molto sottile. Ha muso acutissimo e corto, bocca 
picciola e piena di denti, che si direbbero gra- 
niti. La sua coda è molto grossa alla base , e 
rinchiude un pungolo lungo cinque pollici all'in- 
circa , cioè uti terzo presso a poco della coda me- 
desima. Questo pungalo è piano di sopra e di 
sotto, e guernito di denti molto fitti ed acuti per 
tutta l' estensione de' suoi due lati 3 durissimo e 
pungentissimo. 

Gli scrittori greci e romani, eccetto Aristotele, 
ne hanno fatto descrizioni terribili. Eliano e Pli- 
nio dicono che le sue ferite sono incurabili. E il 
primo narra di un pescatore che avendo preso 
una razza della specie di cui si parla, credendola 
un passere, altro pesce che le somiglia., tocco dal 
suo pungolo cadde estinto» 



OG £A RAZZA PASTINACA, 

Sembra che la maga Circe desse al suo figlio 
ima lancia guernita cT un pungolo di razza pasti- 
naca , qual arma invincibile, e che questi ucci- 
desse con esso, senza volerlo il suo padre Ulisse. 
Malgrado però gli effetti spaventevoli che a tal 
pungolo si attribuiscono, i pescatori dell'isola di 
Helgoland, se dobbiam credere a Schoneved , 
punto noi temono; e Kempfer ci dice cbe quelli 
del Giappone lo riguardano qual rimedio infalli- 
bile contro il morso de' serpenti, quando si frega 
con esso, la piaga, ond' è che il portano sempre 
addosso. Oonvien però notare che non hanno in 
concetto di sanatore che il pungolo tratto alla 
razza mentre è ancora viva. Linneo fra parecchi 
altri il crede velenoso; ma il dottor Bloch vuole 
che non faccia più pericolose ferite che qualun- 
que altro simile str omento. 

Il terrore cagionato forse dalla profondità di 
queste ferite, ha potuto far nascere l'idea di ve- 
leno, del quale ì Negri specialmente si mostrano 
convinti. Essi per altro mai non mo irono di tali 
ferite; e la semplicità del rimedio che per esse 
usano ( Fappicarvi cioè il corpo aperto del pesce) 
prova quanto siano po<x> pericolose. Del resto, se 
pure il pungolo della razza pastinaca è doloroso 
come si dice , non ha però in sé cavità ove na- 
sconder si possa il veleno, o glauclule adjacenti, 
onde schizzi quel fluido micidiale. Esso è pian- 
tato nella coda del pesce x come una piuma in 



fcA RAZZA PASTINACA. 91 

quella d'un uccello, e si rinnova al par di essa 
ogni anno. La razza lo adopera per arme di di- 
fesa e di offesa contro altri pesci onde prenderli 
e divorarli più facilmente ; e Plinio assicura che 
con esso rendesi formidabile fino al cane marino. 

E possibilissimo, diee Pennant, che gli antichi 
abbiano guernito Festremità delle loro lance con 
siffatto pungolo , a guisa di ferro. A' nostri giorni 
pure alcune popolazioni americane ne armano la 
punta delle loro frecce. 

Trovansi le razze pastinache in tutti i mari di 
Europa, d'Asia e d'America. Sono esse meno 
grandi che quelle dell'altre specie: Pennant dice 
che una da lui esaminata non passava in grossezza 
i diciotto pollici, e si stendeva per due piedi e 
nove pollici dalla puuta del muso all' estremità 
della coda, la base della quale era di tredici pol- 
lici. Accennammo com' esse gettano il pungolo 
ogn' anno: talvolta il nuovo spunta, che 1' altro 
non è ancora caduto, onde par di vedere una 
triplice coda. 

LA RAZZA CLAVATA O PÉROSA. 

Ha tre ordini di spine sul dorso , e una carti- 
lagine traversale nel ventre. Il suo capo e il suo 
corpo sono schiacciati e compressi; e il secondo, 
senza la coda, sarebbe quasi quadrato. Questa 
coda è lunga, stretta, piana; il ventre forma nel 



9& LA RAZZA CLAVATA eC 

mezzo una pìcciola convessità. Gli occhi alquanto 
salienti e coperti d' una pelle ignuda , sono posti 
nella parte più elevata del corpo , a distanza non 
picciola del muso: la bocca grandissima è po- 
sta traversalmente al di sotto , a distanza non mi- 
nore. 

La razza detta rovo ha tutto il corpo coperto 
di spine , sparse senz' ordine. 

Quella detta dal lungo becco non ha che dieci 
punte in mezzo al dorso. 

La razza cenerognola o bavosa ha il dorso tutto 
bitorzoluto e una sola fila di spine sulla coda. È 
pesce molto conosciuto, schiacciato e lungo sino 
a sei piedi. La sua pelle è nera, sì dura, e sì 
aspra che si adopera sovente come quella della 
foca a pulire il legno e 1' avorio. E armato di 
terribili denti, quali si convengono alla sua estrema 
voracità, nondimeno suole aver ricorso all' insidie 
onde impadronirsi della preda, e si asconde a tal 
uopo neir arena. I Francesi fanno della sua ce- 
nere un sapone , eh' è rimedio eccellente contro 
una malattia della pelle, solita guarirsi col zolfo, 
e lo appellano sapone d' angelo. Plinio attribuisce 
alla sua carne una singolare virtù, quella d'impe- 
dire che il seno delle donne (ove gli si applichi 
fresca) s' ingrossi di troppo. Le Romane se ne 
valevano a tal uopo , e Rondelet uno de' primi 
naturalisti del sedicesimo secolo, assicura di averla 
veduta esperimentare con ottimo esito. 



LA RAZZA CLAVATA eC. 0,3 

E noto che i pescatori inglesi hanno sovente 
preso delle razze che pesavano più di duecento 
libbre.. Questo peso per altro è poca cosa in 
proporzione della grossezza enorme di quelle che 
abitan altri mari che gli Europei. Noi qui rife- 
riremo ciò che Labat scrive d' una razza uccisa 
a colpi di lancia dai Negri della Guada-lupa. 

« Questo pesc& avea tredici piedi ed otto pol- 
lici di larghezza, e più di dieci pie di lunghezza 
dall' estremità del becco all' inserzione della coda, 
che sola era lunga quindici piedi e larga venti 
pollici alla base. La sua pelle era grossa come 
cuojo e piena di macchie, che in tutte le razze 
non sono che glandule, onde stilla una mucosità 
che rende la pelle- medesima liscia anzi viscida. 
Gli Europei non poterono mangiare di questo 
enorme pesce, ma i Negri ne tagliarono le parti 
più delicate , le salarono e le misero in serbo come 
cosa prelibata ». 

Le razze figliano in aprile ed m maggio, e sono 
fecondissime. Si sono cavate dal ventre di una soia 
trecento uova, coperte di una sostanza eornea, ìa 
qua! si forma nella matrice per la concrezione dei 
fluidi che vi sono sparsi. Pervenute le uova a 
maturità si aprono, e i piecioletti escono dal corpo 
materno l'uno dopo V altro ad intervallo di tre o 
quattro ore. Da maggio ad ottobre le razze sono 
magrissime, indi s'impinguano sino al maggio se- 
guente , sragione in cui la loro carne è più buona. 



t^ LA RAZZA CLAVATA eC. 

I pescatori Olandesi , infaticabili Dell'inseguirle, 
cominciano assai di buon'ora in inverno; gli In- 
glesi noi fanno né coli' istessa premura ne col 
medesimo buon successo. E gli uni e gli altri le 
prendono colla lenza; cosa incomodissima e peri- 
colosa, quantunque ordinariamente abbastanza lu*' 
erosa. Perocché e la razza cenerognola, e quella 
detta rovo sono d'ottimo sapore e di molto peso, 
dalle dieci alle duecento libbre , sicché il rischi 
e i disagi della pesca sono ben compensati. 

IL RICCIO MARTNO. 

Il carattere distintivo di questo pesce è Tessero 
quasi tutto rotondo , e l' avere la bocca simile a 
quella delle rane. Egli ha da sette pollici fino a 
due pie di lunghezza; è coperto di lunghe spine, 
che pungono da tutti i lati ; e quando é in collera 
si gonfia come una vescica. 

Si annoverano più specie di ricci marini. Gli 
uni non hanno altre armi , che le loro spine; al- 
tri hanno la loro testa coperta d' una specie d el- 
metto osseo; altri sono forniti dalla superiore al- 
l' inferiore estremità d'una specie di cotta di ma- 
glie, altri muniti d'arme così difensive che offen- 
sive , cioè d' ossa e di spine formidabili in tutti , 
e in alcune velenose. 

Il riccio , detto centrino o dalla corazza , ha il 
dorso coperto d'una scaglia ossea molto polita, 



IL BICCIO MARINO. o5 

«he termina in pungolo acutissimo, sotto cui è la 
coda, ed abita i mari che bagnano Y Indie orien- 
tali. Quello detto dal becco o rostrato trovasi nel 
mediterraneo , ed ha il corpo tutto rostiglioso , q 
lunga la coda. Arrcbidue hanno il muso acuto, la 
bocca assai larga , il ventre in forma di chiglia 
d' un vascello , le pinne ventrali riunite in una 
sola, e molto pungenti. 

Quello, che si chiama cornuto, abita i mari 
dell' India , ha un lungo pungolo dinanzi a cia- 
scun occhio e alle due parti dell' ano , e corpo 
quadrangolare coperto alla superficie d J una reti- 
cella rilevata. 

Il riccio da cinque spine abita anch' esso i mari 
indiani; ha corpo triangolare, con reticella rien- 
trante a maglie esagone ed eptagone orlate in 
dentro di nero , un pungolo breve ma forte di- 
nanzi a ciascun occhio , un altro in mezzo al dorso 
e un altro da ciascun lato del ventre presso all'ano. 
La parte compresa fra questo e la coda , è co- 
perta d' una pelle morbida e polita , e la coda è 
rotonda alla sua estremità. 

Sembra che il riccio , di cui ora parliamo , 
abbia, in caso di pericolo, la facoltà di ritirare 
<melle parti del suo corpo, che sono rimaste senza 
difesa sotto la sua rete ossea. A tal uopo le più 
vicine alle pinne e specialmente alla coda sono 
coperte di pelle pieghevole, dacché questo pesce 
va meno aiutandosi colle pinne, che movendo il 
suo corpo a sbiescio. 



g)6 IL RICCIO MARINO. 

Un altro riccio, il qual nomasi vecchia, si trova 
nel mare dell' Indie , ed ha corpo triangolare , 
dorso tagliente, armatura ossea a maglie esagone 
che il copre dalla te^ta alla coda, picciole punte 
disposte fra maglia e maglia in circoli concen- 
trici , e un pungolo durissimo da ciascun lato del 
ventre. 

Fra gli oggetti di curiosità, conservati nel col- 
legio di Gresham in Inghilterra è fatto menzione 
d' un pesce , che in tutto si assomiglia a questo 
di cui or dicevamo , se non che ha la coda co- 
perta di una crosta in forma ovale. 

Variano i ricci marini così per la grandezza 
come per la forma. Ve ne hanno di grossi come 
un harile e come un pallone ; e irritati gonfìansi 
in modo che il loro corpo ne acquista perfetta 
rotondità. Essi abbassar possono e rialzare le loro 
spine, come loro torna meglio, e render più for- 
midabile la propria difesa, quando è più grande 
il pericolo , da cui sono minacciati. Quindi gli 
Americani che ne prendono spesso pel solo piacere 
di distruggerli, adoperando a quest'uopo un amo 
a cui attaccano un pezzo di granchio, fanno ogni 
opra per trarli fuori d' acqua, ove rimangono 
senza forze e spirano. 

Si è trovato nel ventre della più parte de' ricci 
marini una specie di vescica piena d'aria, per 
mezzo della quale gonfiar possono il loro corpo 
siccome dicevamo* 



IL RICCIO MARINO* 9^ 

Il loro esterno è tanto schifoso; il loro interno 
è così pien di -veleno, che non possono esser 
cercati onde servir di nutrimento. Gli indigeni de' 
paesi , sulle cui rive se ne trovano , si danno cura 
di avvertire gli Europei del pericolo , che corre*» 
1 ebbero mangiandone. Un marinajo, che si trovava 
al Capo di Buona Speranza, non volendo badare 
a ciò che gli Olandesi gli dicevano in tal proposito, 
risoluto di farne egli medesimo l'esperienza, per 
distruggere un pregiudizio che credeva fondato 
sulla soia deformità del pesce, ne mangiò di Fatti, 
e questa imprudenza gli costò cara, poiché cadde 
tosto ammalato, ed indi a pochi giorni mori. 

LO SQUADRO* 

È del genere de' pesci cani . ma si distingue 
«agli altri pel suo corpo schiacciato, e forma, per 
così dire , un passaggio da questi alle razze o 
rombi, poiché la sua forma partecipa a quella 
dfegli uni e delle altre. La sua testa è rotonda e 
più larga che il resto del corpo; la bocca gran- 
dissima e posta all' estremità della testa. Maturo 
egli ha più denti che giovane , come vedesi in 
tutti i cani marini. I due infatti, lunghi un piede 
soltanto , che il dottor Bloch possedeva, non mo- 
stravano che due file di denti nella mascella su- 
periore e tre nell' altra; mentre Willoughby © 
Bondelet assicurano che ne hanno tre nella supe^ 

Gabinetto T. V . n 



96 XO SQUADRO. 

riore e cinque in quella di sotto. Le pinne delio 
squadro sono grandi e larghe, e la somiglianza 
loro colie ali fu probabilmente cagione che in 
alcuni paesi si desse a questo pesce il soprannome 
di angelo. I turchi fanno di certa parte delia sua 
pelle °il più bel zig rmo per casse d'orinolo, e 
in Italia se ne usa a pulire il legno e l'avorio. 

Aristotele vuole che lo squadro abbia la facoltà 
di cangiar di colore, e di prendere quello del 
pesce di cai sta per impadronirsi. Ma questo non 
è niente più vero di quanto egli dice della fem- 
mina dello squadro medesimo, che posta in gran 
pericolo riceve i suoi piccioletti nel proprio corpo. 
Più probabile è quel che narra Oppiano, ch'essa 
.cioè li copra colle sue pinne, e li sottragga così 
ao-li occhi de' suoi persecutori. Secondo Rondelet 
le uova di essa ridotte in polvere sono un rime- 
dio eccellente contro la diarrea. 

Gli squadri appartengono a quella classe di pe- 
sci cartilaginosi , le cui femmine covano le uova 
nel proprio corpo , e non mettono in luce i loro 
parti, che quando sono giunti a certa maturità. 
La primavera e l'autunno è il tempo del nascere 
de' piccioli squadri, sempre sette o otto alla volta 
ed anche fino a tredici, dice Gronovio, tutti lun- 
ghi più di otto pollici. La loro carne, migliore 
di quella de' vecchi, è però tanto cattiva, che la 
sola gente più misera delle coste del Mediterraneo 
può cibarsene. 



LO SQUADRO. 99 

Tro varisi gli squadri non solo in questo mare, 
ma anche in quelli d' Alemagna, e d'Inghilterra, 
quantunque non così grossi come nel primo. Più 
enormi ancora s' incontrano ne' golfi d' Olanda , e 
tali che forse oltrepassano il peso di duecento 
libbre; la massima lunghezza a cui giungono è di 
sette o otto piedi. 

Come pesci voraci si tengono la più parte del 
tempo in fondo al mare, e di là danno caccia ai 
passeri e ai rombi , che si trovano sovente nel 
loro stomaco. Sono anche tanto arditi da assalir 
T uomo , e Pennant riferisce che un pescatore , il 
quale ne avea preso uno in uria rete, ne ricevè 
più ferite, essendosegli accostato imprudentemente. 
Per solito si prendono con un uncino, a cui si 
attacca qualche specie di esca. 

IL CAN MARINO TIGRATO 
O SCORZONE. 

È lungo e sottile, rotondo in mezzo al corpo, 
e schiacciato verso la coda, piuttosto lunghetta 
che no. Ha testa picciola, che termina in punta 
breve ed ottusa; bocca assai grande; mascelle 
guernite ciascuna di tre file di denti acutissimi; 
palato aspro ; lingua cartilaginosa ; sfiatato; dietro 
gli occhi e presso di loro le aperture branchiali, 
e 1' ano fra le pinne ventrali e le anali. Come il 
maschio ha presso di esso anche due organi car- 



IOO IL GAN MARINO TIGRATO eC. 

tilaginosi, che non si vedono nella femmina, i na- 
turalisti li credettero essenziali alla sua maschile 
natura ; ma il dottor Bloch , alla cui diligenza si 
debbono tante scoperte nella storia naturale, ha 
trovato che sono due specie di mani, composte 
di due ossa e d' una lunga cartilagine, che pos- 
sono muoversi per mezzo de' muscoli, come nei 
rombi. 

Il pesce , di cui parliamo , abita indifferente- 
mente i climi caldi ed i freddi , si trova ne' mari 
che circondano le isole Britanniche e la Norvegia, 
nel Mediterraneo, all'isole Canarie, sotto la li- 
nea e al Capo di Buona Speranza. Giugne alla 
lunghezza di cinque o sei piedi; appartiene alla 
classe dei voraci , e non perdona neppure agli 
uomini. Osbeck racconta d'aver trovato nello sto- 
maco d' uno scorzone più polli colle piume che 
erano siati gettati in mare, non che una quantità 
di boniti, che son del genere degli sgombri. 

Pigliasi un tal pesce per mezzo di forti corde 
con uncini, a cui si attacca un pezzo di Ir. rdo, 
ovvero un pollo. Egli ha la vita si tenace , che 
troncatagli la testa e la coda, e strappategli le mi- 
nugie , ancor seguita a muoversi per un' ora. La 
sua carne è dura ed oleosa ; però non si mangia 
che in caso di necessità, e quando il pesce è an- 
cor giovane. Si taglia a pezzi, che si lasciano in 
molle nell' acqua , fino a che ne sia uscito tutto 
l'olio, che vedesi galleggiare. I legnaiuoli fanno, 
uso della sua pelle per pulire i loro lavori. 



IL CAN MARINO TIGRATO eC. IOI 

È lo scorzone un pesce vivìparo , e si accerta 
che siano stati ritrovati nove o dieci piccioletti 
nel ventre della sua femmina. Essa però non ne 
mette in luce che uno per volta; e i pescatori 
dicono che è sempre gravida. Pennant la fa più 
grande che il maschio. 

IL LIOCORNO DI MARE. 

Tutta la testa di questo pesce non consiste che 
in un solo e lungo pezzo , o corno che vogliam. 
dire, ond' egli trae il nome. Secondo Cateshy i 
suoi intestini sono pieni di picciole conchiglie e 
di particelle di corallo ; materie , che la forza e 
durezza delle sue mascelle lo pone in istato di 
triturare. I luoghi marittimi , eh' esso più fre- 
quenta sono intorno all' isole di Bahama , ove il 
corallo è molto abbondante. Non si mangia della 
sua carne , perocché si dice venefica. 

IL BALISTA. 

Non ha corpo molto grosso. Alcuni solchi lu- 
centi gli dividono la pelle come in tante picciole 
scaglie, di fianco a ciascuna delle quali è una pun- 
ticina ricurva verso la coda. La prima delle sue 
pinne dorsali ha tre pungoli , fra cui 1' anteriore 
è assai grande e dentellato come una lima , onde 
il balista fra gli inglesi ha nome di pesce dalla 



ioa IL BALISTA. 

lunga lima. L' ultimo di questi pungoli è assai 
breve e a molta distanza dai due altri. La pelle 
del dorso e del ventre è tesa e compressa alla 
base delle pinne dorsali e ventrali , che sono di 
forma triangolare , e quasi opposte fra loro. 

La pinna dorsale anteriore ha una proprietà 
singolarissima, quella cioè che nessuna forza sa- 
rebbe capace di far piegare il suo pungolo mag- 
giore ; e che appena è piegato 1' ultimo , il che si 
ottiene senza difficoltà, i due altri si abbassano 
anch' essi con quella prontezza con cui scoccherebbe 
una balestra. Indi fu dato al nostro pesce il nome 
di balista da chi lo osservò nel Mediterraneo presso 
gli Stati Romani. 

Walcott parla di un' altra specie di balista, il 
cui corpo è più compresso che quello della pre- 
cedente; e i cui raggi anteriori della pinna dor- 
sale sono appuntati, e il primo fra essi lunghis- 
simo e scabroso. Questa pinna e la schiena, presso 
la sua inserzione, son nere; il resto del corpo e 
la testa sono d'un giallo dorato; la pelle e la coda 
sono ruvide; e lunghi ed aspri pungoli tengono 
luogo di pinne ventrali. 

Una terza specie, che i naturalisti chiamano 
balista ispido , fu trovato sulle coste della Caro- 
lina. La sua pinna dorsale anteriore non è radiata, 
e 1' altra ha una macchia nera e rotonda. Il suo 
corpo è ruvido e coperto di setole presso alla 
coda, Il suo pungiglione e il suo corno è piantato 



m BALISTA. Io3 

fra gli occhi; e un altro pungolo, guarnito di 
dentelli appuntati, tien luogo di pinna ventrale. 

Più altre specie di baliste abitano il mar delle 
Indie e presso all'isola dell 5 Ascensione, e tutte 
insieme al liocorno ,. appartengono ad un mede- 
simo genere. 

IL CAVALLO MARINO, 

La testa di questo pesce sta piegata verso il 
ventre , e di qui trae il nome clie porta. Egli non 
ha mai più di nove pollici di lunghezza , e non 
è più grosso che il pollice d* un uomo. Tutto il 
suo corpo sembra composto d' anelli cartilaginosi ; 
le membrane intermedie a questi anelli sono 
guernite di varie punte; il muso è una specie di 
tubo-, all' estremità del quale evvi un'apertura con 
un coperchio , che Y animale serra e disserra a 
piacere:, dietro gli occhi sono due pinne, che so- 
migliano ad orecchie , e al di là di cai veggonsi 
due aperture branchiali ; la coda è il più sovente 
ripiegata per di sotto; lungo le coste sono due 
file di tubercoli; tutto il corpo è maculato, e di- 
cesi che il davanti sia fornito di peli, che cadono 
quando il pesce muore. Esso più che ad altri 
pesci rassomiglia ai cavalli marini della favola. 

Nel Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico se ne 
trova uno, che invece di tubercoli ha spine corte. 
Un altro, che abita lo stretto della Sonda nelle. 
Indie orientali , ha la pelle liscia e senza macchie. 



I(>4 ! EL CAVALLO MATURO. 

Perchè gli antichi lo abbiano credulo velenosis* 
simo , non è facile congetturarlo : forse gli indussse 
in questa credenza la singolare sua configurazione. 

Un viaggiatore moderno dice che sulla costa di 
Pozzuolo nel regno di Napoli trovansi de' piccioli 
animali ischeletriti , presso a poco della lunghezza 
d' un pollice d' uomo , che si appellano cavalli 
marini, ed hanno infatti la testa simile a quella 
di un cavallo, ma il loro corpo termina in coda 
non diversa da quella del pesce chiamato caprio- 
la. Le femmine, se dobbiamo credere al viaggia- 
tore medesimo, se ne servono per far latte più 
abbondante. 



€JP ITOLO ri 

Delle scaglie porporine 
Attraverso il bel color 
Entro Tonde cristalline 
Brilla al guardo un raggio d'óf, 
Gray. 



IL CIPRINO DORATO E L'ARGENTEO. 

(Questi pesci appartengono al genere delle car* 
pane , e vincono tutti gli altri per la bellezza bril- 
lante dei loro colori. Il maschio è d'un rosso, che 
sfolgoreggia dalla sommità fino a mezzo il corpo ; 
nel resto , per servirci d' una frase di Le Gomte , 
è così aureo, che ne disgrada l'oro più fino. La 
femmina è bianca; ma la sua coda e metà del 
suo corpo ha il luccicore dell' argento. Du Halde 
però , osserva che non sempre si riconosce al co- 
lor rosso o bianco il maschio o la femmina ; e che 
il vero carattere distintivo dei due sessi consiste 
nel maggiore o minor lustro delle bianche mac- 
chie, che veggensi intorno alle aperture, che loro 
servono d' organo auditivi. Due fori ha il ciprino 
per là respirazione , larghi e presso gli occhi : 
grandi scaglie coprono il suo corpo ; e la sua coda 
è biforcuta. Non avvi pesce , le cui pinne variino 
tanto come le sue. Il suo colore si cangia coll'età; 



Io6 IE CIPRINO DORATO 60. 

ne' primi anni ordinariamente è nero ; di clie non 
vedi nulla di simile in altri pesci: compajono in 
seguito sul suo corpo macchie argentee , che alfine 
tutto il ricoprono, e divengono rosse e sempre 
più belle a misura che il pesce invecchia, Si hanno 
però esempj di ciprini rossi dalla nascita. 

Questi pesci sono originar] d' un lago situato 
presso l'altra montagna di Tsienking , non lungi 
dalla città di Tchangou i: nella provincia di Kiang 
nella Cina, presso a poco sotto il trentesimo- grado 
di latitudine settentrionale. Indi furono trasportati 
e naturalizzati in altre provincie dell' impero ci- 
nese, nel Giappone, e alfine in Europa. In tutte 
quelle provincie e cinesi e giapponesi le persone 
di nobil lignaggio- ne tengono come un ornamento^ 
sia nelle vasche , le quali abbelliscono i cortili delle 
lor case, sia entro vasi di porcellana; piacendo e 
divertendo moltissimo quella bellezza di colori, e 
quell' agilità di movimenti le donne specialmente, 
* cui spassi, per le crudeli usanze degli orientali, 
sono così limitati. 

I primi ciprini furono recati in Inghilterra nel 
1-691; ma solo dopo il 172,8 furono generalmente 
conosciuti, quando ne fu mandata sì gran quantità 
al signor Dekker , che li distribuì ai contorni della 
capitale, onde poi si sparsero in mille luoghi. 
Molti ne sono oggi nutriti ne' giardini d'i Bagnigge- 
"YVells presso Pancras nel Midlesex entro un' acqua, 
la; qual proviene dalle sorgenti ferruginee e pm> 



IL CIPRINO DORATO eC; I07 

gative del luogo , e che sembra convenir loro 
particolarmente. Si moltiplicano per altro come le 
carpane in tutte 1' acque vive; 

D' Inghilterra furono introdotti in Francia , in 
Olanda, e in più città di Alemagna, ove prospe- 
rano quanto mai. Il signor Oelrichs di Brema dice 
a questo proposito: « Posseggo un gran numero 
di ciprini, provenienti da otto individui ricevuti 
dal signor Rowue , e da me posti in un bacina 
lungo circa trentasei piedi fatto fare espressamente 
per loro, che mostrano di starvi assai bene. Mai 
infatti io non ho veduto morirne alcuno ; e i primi 
otto , i quali non erano al loro entrarvi di maggior 
lunghezza della metà di un dito , or pareggiano 
quasi a picciole aringhe: gli ultimi nati stentano 
un po' a crescere , forse perchè il bacino è troppo 
pieno. Di que' vecchi , i quali una volta erano 
tutti nericci , ora due sono rossi , ed un terzo lo 
è aneh' esso eccetto sul dorso. Fra i giovani ho 
potuto vederne di affatto rossi , che ancor non 
erano della lunghezza di un dito. Dal rosso, che 
impallidisce cogli anni, i ciprini passano appoco 
appoco ah' argenteo, e finalmente al bianco sem- 
plice. Osservo che le macchie purpuree comin- 
ciano sempre a comparire all' estremità della coda 
e negli occhi. Io nutro questi miei pesci con pane 
bianco, siccome le carpane ». 

Si danno peraltro a tali pesci da chi li tiene in 
vasi di vetro o di porcellane, e chicche sminuzzate, 



to8 1L CIPUTNO dosato ec. 

e torlo à 9 uovo duro e ridotto in polvere, e carne 
di majale sottilmente tagliata, e lumachette , e mo- 
sche, di cui si dicono avidissimi. Pensano alcuni 
che non abbiano bisogno d'alcun cibo; e diffatti si 
veggono farne senza lungo tempo, purché 1' acqua 
si cangi loro sovente. Convien però dire che trovino 
in essa o animaletti o altre parti nutritive, poiché 
mandano spesso escrementi dal loro corpo, indizio 
certo di presi alimenti. Che se potesse lor piacere 
il digiuno, certo non si avventerebbero con tanta 
avidità alle miche di pane che loro si gettano, e 
riguardo alle quali è uopo essere parchi, onde 
V acqua non si inaridisca e si corrompa. Essi man- 
giano anche lenticchie palustri , e fregolo di pe- 
sciolini. In estate è uopo rinnovar loro 1' acqua 
due volte la settimana, e più spesso, ove il caldo 
sia molto grande. A tale effetto si adopera, tra- 
vasandoli, una reticella, poiché il minimo tocco 
di mano li farebbe perire. In inverno basta dar 
loro acqua fresca ogni otto o quindici giorni. Se 
il fondo del bacino in cui si conservano , è limac- 
cioso o argilloso, non si ha bisogno di dar loro 
a mangiare; ma ove sìa arenoso, convien dar loro 
pane fatto di farina di semi di canapa o di fru- 
mento. Gom' essi amano i luoghi ombrosi, è bene 
far piegare sul bacino qualche ramo d' albero , o 
porvelo dentro, purché non sia di natura da dar 
cattivo sapore all'acqua ; ciò che loro cagionerebbe 
morte. 



IL CIPRINO DORATO eC; I09 

I sintomi di questa sono particolarmente osser- 
vabili in un bacino. Quando i pesci ammalano , 
tosto bassaiìo la testa; e a misura che il male si 
aggrava , più vanno colla testa all' ingiù , sicché 
pare che si sostengano sopra di es^a. Indeboliti 
alfine a segno di perdere ogni equilibrio , danno 
una volta colla coda , e sornuotano alla superficie 
dell' acqua col ventre all' insù. Dopo la morte non 
hanno più lustro. 

Gredesi generalmente che gli occhi de' pesci 
siano immobili; ma questi di cui parliamo, possono 
farli uscire dalla propria cavità o rientrare in esse 
a piacer loro. Non mostrano di badar più che 
ftanto ad una lucerna o candela accesa, quantunque 
si tenga lor vicina alla testa. Fanno però de' salti, 
e mostrano di molto spaventarsi, quando si dà un 
subito colpo contro il loro vaso, massime ov'essi 
tengansi tranquilli o siano addormentati. Ma come 
del pari che gli altri pesci, non hanno palpebre ; 
è impossibile accorgersi se dormono o no, poiché 
sempre si veggono cogli occhi aperti. 

Dicemmo che nella Cina tutte le persone di 
condizion distinta serbano de' ciprini entro vaschette 
o gran vasi di porcellana. Di questi alberghi sem- 
brano essi moltissimo compiacersi , e vi guizzano 
lieti, e vanno sovente saltando fuori dell'acqua 
con grande vivacità. Ma sono talmente delicati, 
che un colpo di cannone sparato non lungi , un 
oloc forte , come di pece , o di catrame bruciato 



I IO IL CIPRiNO DORATO eC. 

in vicinanza, ne fa perire in gran numero. In 
ciascuno de' piccioli stagni o bacini ove si tengono , 
suol collocarsi col fondo all' insù una gran pentola 
di terra perforata , sotto cui i graziosi pesci si ri- 
coverano, quando i raggi del sole divengono troppo 
ardenti. 

Si abituano spesso i ciprini, domesticamente con- 
servati, a venire alla superficie dell' acqua al suono 
di un campanello, quando si vuol dar loro da 
mangiare , poiché hanno 1' udito buonissimo. I 
Cinesi usano per chiamarli un fischietto ; e dicesi 
pure che insegnino loro a riconoscere il passo di 
chi solitamente porta ad essi il cibo , onde il ven- 
gono a prendere senza bisogno d' altro segno. A 
Pekino, per tre o quattro mesi d'inverno, i ci- 
prini non ricevono nulla del tutto , e vivono con 
quel pochissimo che ritrovano nell' acqua. Per non 
lasciarli esposti al gelo si trasferiscono dai bacini 
all' aria aperta entro vasi di porcellana , che sono 
in casa. Nella Gina si danno loro in estate pallot- 
toline di pane e di rosso d' uovo cotto e durissimo. 
Ne' paesi caldi questi pesci si moltiplicano ra- 
pidissimamente , se però si ha cura di raccogliere 
il loro fregolo, che sornuota all'acqua, e ch'essi 
quasi sempre divorano tutto quanto. Si mette que- 
sto fregolo in altro vaso, che si espone al caloi 
del sole; il qual lo matura e ne fa nascere i pe 
sciolini. È raro per altro che i ciprini siano fé 
ctondi entro i vasi in cui si tengono rinserrati. Per 



IL CIMINO DORATO eC III 

renderli tali, secondo Le Gomte ed altri naturalisti 
che ne allevarono , bisogna metterli in serbato] 
profondi , e in cui 1' acqua si rinnovi continua- 
mente. 

« In certo tempo dell'anno, generalmente verso 
maggio, dice Grosier nella sua descrizione della 
Gina, veggonsi barche senza numero riunite nel 
gran fiume di Yang-tse-hiang, per andare in cerca 
del fregolo di questi pesci , il qual si arresta 
contro le stuoje e i graticci , onde gli abitanti 
delle rive interrompono a tal uopo il corso del 
fiume medesimo. Gom'essi il distinguono a prima 
vista, mentre lo straniero, per osservar che si 
faccia, nulla vede, attingono l'acqua, che ne 
è carica , per versarla in grandi vasi , e venderla 
poi a' mercanti, che la trasportano in tutte le 
parti dell' impero , e la rivendono per misure a 
ciii dilettasi aver pieni di ciprini i serbatoj. 

« AH' uscir dell' uovo questi pesci son neri, indi 
gradatamente si fanno bianchi e poi dorati , co- 
minciando dalla coda e poi via via per tutto il 
corpo. Pei vasi di vetro sono preferiti i più pic- 
cioli, non solo perchè vi fanno più bella vista; 
ma anche perchè vi stanno in maggior numero, 
e scelgonsi ordinariamente vasi di vetro bianco, 
ove i loro colori appariscono più brillanti, I ci- 
prini così rinchiusi mai non passano la lunghezza 
di sei o otto pollici ; ma nelle vasche giungono 
anche ai dieci o ai quattordici ». 



LÀ CARPANA. 

La bocea delle carpane è del tatto sfornita di 
denti ; le loro branchie- hanno tre raggi ; e le loro 
pinne ventrali spesso ne hanno nove. Il loro dorso 
e d' un colore azzurro , che trae al verde ; i loro 
fianchi sono d'un verde giallognolo; il ventre è 
bianchiccio , e la coda gialla o violacea. Sono esse 
piuttosto pingui, e coperte di grandi scaglie. Da 
ciascuna parte della bocca hanno una barbetta di 
giusta misura, e al di sopra di questa un'altra 
più corta. La loro pinna dorsale è lunga, e sì 
estende fin presso alla coda, la quale è forcuta. 
Esse abitano i fiumi di non rapida corrente, non 
die 1' acque stagnanti dell' Europa e d'alcune re- 
gioni dell'Asia, come la Persia, ove si trovano 
specialmente ne' bassi fondi , o tra giunchi o sotto 
le radici degli alberi Di rado oltrepassano in lun- 
ghezza i quattro piedi, e in peso le venti libbre. 
Giovio parla d' alcune prese nel lago di Como , 
che ne pesavano dugento. Presso Angebourg in 
Prussia no sono state pescate di quaranta ; e presso 
Francfort sull' Oder di settanta. Madama Garrick 
assicurò il signor Hawkins , che in Italia sua pa- 
tria ella vide portar in tavola una testa di carpana 
tanto grande da empir sola un gran piatto. Nei 
Dniester si hanno carpane di tal misura , che so- 
gliono farsi delle loro ossa manichi di coltelli. 

Gredesi che tali pesci siano stati apportati in 



LA CAIIPANA* PC > 

Inghilterra nel i5i4 da Lionardo Mascal , gentil _ 
uomo della contea di Susse, ove si trovano in: 
più grande abbondanza che forse per tutto altro- 
ve. Siffatta opinione però, che non manca di fon- ; 
damenti, è combattuta, citandosi scritti del t^é). 
che già fanno menzione delle carpane , sebbene 
considerate come cosa rara. Esse mancano tuttavia 
alla Russia propriamente detta; e in. Isvezia non 
se- ne veggono che ne'vivaj delle persone distinte. 
I fiumi invece e i laghi della Polonia prussiana 
He hanno in copia, e sì grosse, che trasportate 
ne' due paesi pur ora mentovati,, riescono d' uta, 
commercio assai lucroso. 

li sapore della carne di questi pesci differisce* 
secondo Tacque in cui vivono; quindi; si distin-^ 
guono le carpane di fiume, quelle di lago^ e queMe 
di stagno. Le prime son riputate più, buone, le 
ultime assai meno. Ma anche ne' laghi; e negli 
stagni riescon. buonissime , se questi sono regolar- 
mente rinnovati da una corrente. Il colore delle 
carpane indica in quali acque furono prese. Pe- 
rocché quelle de' fiumi o gran laghi sono gene* 
ralmente gialle; mentre quelle degli stagni sono> 
d' un verde scuro o nericcio. Come vengono dalla 
belletta, hanno anche un sapor pantanoso , cui per 
altro perdono, poste per alcune settimane in acqua: 
viva, e tenute per alcuni giorni sospese nella 
corrente d' un fiume. 

Per la prestezza concai crescono, e per .-la* loro 
Gabinetto T. V. 8" 



q I^j, LA CARPALA. 

indicibile fecondità le carpane sono fra tutti i pesci 
di stagno , di moltissimo lucro , che diverrebbe 
anche maggiore, ove si sapesse meglio allevarle. 
Uno stagno che ne sia pieno, può produrre be- 
nissimo quanto un giardino. 

L'abitudine le addomestica a segno, che sem- 
pre esse vengono da quella parte, ove si dà loro 
qualche cosa a mangiare. Il dottor Smith, nel suo 
viaggio sul continente , parlando di Chantilly, già 
castello de' Principi di Gondè , annovera fra le 
cose in esso più osservabili uno stagno o serbato jo 
pieno di carpane enormi , a cui la vecchiezza avea 
dato un color d' argento simile a quello de' ciprini, 
e tanto domestiche da venir a riva in gran nu- 
mero, tosto che alcuno si accostava: saliar le une 
sopra le altre fuor d' acqua onde abboccar il pane 
che loro gettavasi , e lasciarsi perfino accarezzare. 
Il signor Hawkins udì da un ecclesiastico amico 
suo, che nella badìa di S. Bernardo presso An- 
versa era una carpana, la quale correva dall'una 
all' altra estremità dello stagno ad un fischio di 
quello che la nudriva. 

Le carpane vivono lunghissimo tempo. Ledei 
dice che negli stagni della Lusazia se ne trovano 
di duecent' anni. Buffon riferisce di averne veduto 
egli stesso nelle fosse di Pont-Ghartrain una, che 
sapeasi averne cento cinquanta. Nel giardino di 
Gharlottenbourg, castello del re di Prussia, è 
un'altra carpana vecchissima, di cui avrò più sotto 



LA. CAMPANA. /HO 

occasione di favellare. Gessner parla aneli' egli di 
una che avea cent' anni; e nel giardino del colle- 
gio Emmanuel a Cambridge se ne nutriva una 
già da più di settanta. 

Come gli altri pesci del medesimo genere, le 
carpane vivono di piante acquatiche e di vermi 
che trovano entro la belletta. Esso depongono le 
loro uova in giugno e talvolta anche in maggio, 
cercando a quest' uopo luoghi erbosi ; ed ogni 
femmina è ordinariamente accompagnata da tre 
maschi. In quella stagione le carpane de' fiumi si 
trasferiscono in gran numero neh" acque tranquille, 
che con essi comunicano, varcando le dighe non 
molto alte che si frappongono , e poi ritornano 
dopo essersi sgravate. Sebbene perseguitate da 
diverse specie di pesci e di uccelli acquatici , si 
moltiplicano celerissimamente. Il dottor Bloch trovò 
duecento trentacinque mila uova in una sola car- 
pana, la quale non pesava che nove libbre e tre 
quarti. Qualche tempo dopo die' egli , il si- 
gnor De Schlegel gliene mandò una de' suoi vi- 
vaj , dicendo che non sapea come liberarsi d'una 
infinita moltitudine di carpioncini, che si rubavano 
r un V altro il nutrimento necessario, ed erano 
ben cento mila nati da poche madri. Questa, <K 
cui parliamo, pesava diciannove libbre; e le sole 
sue uova una libbra e quattordici once. Però es- 
sendosi numerate mille e duecento novantacinque 
uova per dramma 5 si fece ragione che non do-. 



Il6 LA CARPANA. 

vesserò in tutto essere meno di seicento venticinque 
mila oltre sei centinaia. Le carpane degli stagni 
del signor De Schlegel divenivano grassissime; ciò, 
che Bloch attribuisce alla gran quantità di piante 
acquatiche , appellate najacli che ivi crescevano. 
Dell' uova di tali pesci si fa una specie di caviale 
per gli Ebrei , che hanno lo storione in orrore. 

Forster nelle transazioni filosofiche dell'anno 1 771 
dice, che nella Polonia prussiana, e in alcune parti 
dell' Alemagna, ove il prodotto della vendita delle 
carpane è una delle principali entrate de' signori, 
il governo di tali pesci è ridotto a sistema fon- 
dato sull'esperienza di molte generazioni; e ag- 
giunge d' averne ivi osservati alcuni della lun.-*. 
ghezza d' un braccio, e del peso di venticinque 
libbre; ma non accenna di quale età. Nel serba-* 
tojo poi di Gharlottenbourg , castello del re di 
Prussia, vide più di due o trecento carpane, lun- 
ghe fra i due e i tre piedi, molto familiari e 
di grande appetito , die il custode assicurò esser 
ivi da cinquanta o sessanf anni. 

Le carpane possono vivere buono spa7Ìo di 
tempo anche fuor d' acqua e persino ingrassare. 
Pi che Forster medesimo fu testimonio nel sog- 
giorno che fece in casa d' un nobile del princi-* 
pato d' Anhalt-Dessau, e cosi ne discorre: 

« Appena le carpane sono tratte dall' acqua si 
involgono in buona quantità di musco umido, e 
sì mettono così in un sacco, di canavaccio; lasciando 



LA CAPUANA. I I 7 

k>f o qiiant' aria basti per respirare , indi . tuffato 
il sacco ne 11' aequa, si sospendono alla volta di 
una cantina. A principio bisogna bagnarle ogni 
tre o quattr'ore; ma alla fine è sufficiente il farlo 
ogni sei o sette; a principio si danno loro alcune 
picciole miche di pane inzuppate nei latte; ma 
in seguito esse ne possono prendere di più grosse 
e in più gran numero; e questo nutrimento, che 
par sì contrario alla loro natura, le ingrassa ». 

Barrington , parlando d' un pescajo de' contorni 
di Claremarket in Inghilterra, conferma in parte 
siffatte parole, poiché narra, che quell'uomo po- 
neva in un vaso senz'acqua moltissime fra tinche 
e carpane, tenendole sei o sette ore esposte alla 
vendita; e che poi le non vendute continuavano 
per più giorni a star benissimo; quantunque altro 
non prendessero che aria. 

Le carpane sono astutissime , ond' è che ven- 
gono chiamate volpi fluviatili. Sfuggono esse tal- 
volta alle reti , saltandovi per di sopra, o tuffan- 
dosi tanto addentro nella belletta, che le reti pas- 
sano sopra loro; né facilmente si attaccano all'amo. 
Nella [stagion degli amori però sono tanto man- 
suete , che possono maneggiarsi , solleticarsi, pren- 
dersi con ogni specie d' esca. 

Non cominciano le femmine a far uova che 
verso l'ottavo o il nono anno; e chi le tiene entro 
i viva] , per far razza , unisce ordinariamente a 
dodici di esse quattro maschi. Una carpana ; eh' è 



ì I 8 I A CARPANA. 

sul crescere, suole allungarsi in un anno due o 
tre pollici; ma nell'acque immonde va, per quanto 
si dice , fino ài diciotto. 

Pare che le carpane si compiacciano special- 
mente dell' acque le cui rive sono marnose, o il 
cui fondo è argilloso, ed amino essere ben rico- 
verate contro i venti, ed aver erbe all'intorno, 
che le nutrano ne' calori dell' estate. Così esse , 
come le tinche , vengono benissimo in vicinanza al 
mare nell'acque salmastre, ma non hanno il buon 
sapore di quelle d' acqua dolce. Si può gettar 
•loro di tempo in tempo nel vivajo grano, sangue, 
minugie di polli , ed altre cose simili che le in- 
grassano ; ma il farvi spuntar erba è quello che 
più giova; e ciò si ottiene se minando vela quando 
l' acque son basse e lasciano scoperti almeno gli 
orli. 

Il signor Tuli molto stimato per le sue nume- 
rose esperienze in tutte le parti dell' economia ru- 
rale, per ingrassar le carpane usava castrarle ; 
operazione che rallenta tutti i loro movimenti, 
onde si può ottenere prestissimo il fine che si di- 
ceva. Le carpane castrate, sono per isquisitezza 
di sapore, preferibili all' altre, come il cappone 
al gallo , il bue saginato al toro. 

Molta cura si deve alle carpane tenute ne' vii 
vaj, massime in inverno, guardando bene che non 
si soffochino sotto il ghiaccio per mancanza d'aria. 
Quando un yiyajo è gelato ; bisogna lasciarvi scor- 



LA CARPANA. H'9 

rere un po' d ? acqua , affinchè fra questa e il 
ghiaccio resti alquanto vóto; che se il ghiaccio 
non è molto forte , basta far in esso de' fori leg- 
gieri. Al cominciar del gelo, le carpane cercano i 
luoghi più profondi dello stagno , in cui si cac- 
ciano, e si stipano, come le aringhe in un barile 
e passano la fredda stagione senza moto e senza 
cibo; né per questo digiuno perdono più. di quarta 
parte del loro peso* 

Si è osservato, che ove cada il fulmine in uno 
stagno o in un lago, i pesci che 1' abitano , muo- 
iono pochi giorni appresso. Trattandosi per altro 
d'un serbatojo può prevenirsi almeno in parte un 
tale accidente, facendo tosto rinnovar l'acqua. 

Le carpane vanno soggette a due malattie ap- 
pellate il vajuolo e il muschio. La prima si ma- 
nifesta per alcune pustulette fra la pelle e le sca- 
glie; e di rado è mortale. L'altra si riconosce da 
alcune piceiole escrescenze simili al muschio , le 
quali appariscono sulla testa e sul dorso. Essa pro- 
viene dalla corruzione dell' acqua cagionata dalle 
grandi piogge; ed è sovente fatale, né può gua- 
rirsi , che rinnovando 1' acqua del serbatojo. Le 
carpane inferman pure, s& in un disgelamento 
improvviso gran quantità di ghiaccio o nevi di- 
sciolte s' introduce ov' esse fanno dimora. 

Le rane sono le mortali nemiche delle carpa- 
ne, piuttosto pel guasto , che cagionano alle loro 
uova, che per 1' abitudine (poco verosimile) di 



IS-O "LA. CARPALA. 

attaccarsi al loro capo tanto fortemente , che lo 
staccamele è difficilissimo , e le povere sofferenti 
vengono meno. 

Il signor Daniel, autore dei passatempi rurali, 
dice, che la pazienza di chi pesca colia lenza è 
sovente messa alla prova dalle grosse carpane , 
mentre le picciole si appigliano all'amo assai vo- 
lentieri. La lenza, che per esse si adopera, vuol 
esser guernita di una piuma che fluttui sull'acqua, 
e F amo vuol essere pendente da un cordone di 
seta, a cui si attacca una picciola palla di piombo, 
dodici pollici più sotto all'amo istesso. Per più 
sicurezza si adoperano anche tre lenze ad un 
tempo, la prima delle quali si lascia andare fino 
a mezz' acqua ; la seconda fino ad un piede dal 
fondo; e la terza sornuotare alla superficie, na- 
scondendo quanto si può e lenze e pertiche. Nei 
luoghi ove si vuol pescare si gettano grani, san- 
gue e vermi tagliuzzati, il tutto impastato insieme 
con limo. L' esca dell'amo poi suol essere di vermi 
rossi tratti di sotto alle scorze degli alberi , di 
mezzo alle radici de' giunchi , dal fondo delle pa- 
ludi , ovvero di piselli verdi , non più cotti di quel 
che bisogni perchè la buccia intenerisca senza cre- 
polare. Le grosse carpane, prendendo l'esca, si 
slanciano addirittura verso il lato opposto dello 
stagno o del fiume. 

In molto pregio sono le carpane fra tutte le 
nazioni orientali. Il Gran Mogol 5 prima di andare 



TLA CAMPANA, XM 

alla guerra o d' imprendere cosa eli rilievo, 'fa la 
sua preghiera posando la mano sovra uno di tali 
pesci. 

Ih BARBO. 

Questo pesce, che abita tutti i paesi meridio* 
nali d'Europa, si distingue dall'altre specie del 
genere delle carpane pel prolungamento della sua 
mascella superiore forte e contrattile a volontà, e 
per le barbette, quattro più lunghe e due più corte, 
che gli guerniscono la bocca , e gli hanno dato il 
nome in quasi tutte le lingue. Quanto alla sua 
forma esterna ei somiglia molto al luccio. Ha la 
testa oblunga terminata in punta; il dorso, onde 
s' alza una sola pinna composta di dieci raggi , un 
po' arcato , e color d' oliva ; il ventre argentato e 
piano; le scaglie molto inerenti alla pelle, in nu- 
mero, secondo Kichter, di diecimila, d'un color 
dorato pallido, orlate di nero; la coda forcuta; e 
fra questa e 1' ano un' altra pinna , che ha sette 
raggi.^ 

Egli vive di lumache, di vermi, e di pesciolini ; 
e Bloch assicura di aver trovato in gola di un 
gran barbo un picciolo pesce persico. Gusta purè 
la -carne umana , poiché nel 1 683 , quando dopo 
l 5 assedio di Vienna furono gettati indistintamente 
nel Danubio cadaveri di Turchi e di animali di 
più specie, si videro barbi in gran numero at- 
trupparvisi intorno, e se ne fece grossissima presa. 



ras IL BARBO. 

11 nutrimento di tali pesci è sì vario e copioso, 
©he non fa meraviglia se crescono con tanta faci- 
lità. Ne sono pescati nell'Oder della lunghezza di 
tre piedi e del peso di sei in otto libbre ; e nel 
Weser di dodici in quindici libbre , angi secondo 
Pennant, perfino di diciòtto. Il seme di canapa, 
che in questo secondo fiume si getta, li rende sì 
grassi e saporiti, che i salmoni lo sono poco più. 
3La pesca de' barbi nel Jaik è una delle princi- 
pali occupazioni de 5 Cosacchi durante Y inverno. 
Tali pesci si trovano pure in tutti gli altri fiumi 
e laghi della Russia , ove se ne prendono talvolta 
del peso di trenta libbre. Ad Astracan e a Terek 
si marinano le loro lingue , e si trasportano poi 
in barili a Pietroburgo. I Cosacchi che abitano le 
rive del Jaik fanno colla di pesce della lor vescica 
aerea , ma inferiore di molto a quella che si trae 
dallo storio ne. 

I barbi non figliano prima d'esser giunti all'età 
di quattro o cinque anni ; e la stagion de' loro 
amori è in maggio o in giugno, se la primavera ! 
è un po' tarda.. Risalgono allora i fiumi, e de- 
pongono le loro nova sopra pietre ne' luoghi ove ; 
la corrente ha maggior rapidità. Mentre son gio- 
vani si trovano esposti a divenir la preda di tutti 
i pesci voraci , ma particolarmente della cobite* 
In un barbo del peso di tre libbre e mezzo , 
stato preso in aprile, vale a dire poco prima del 
tempo di deporre le uova r il dottor Bloch trovò 



IL BARBO. ìa3 

che queste, non pesavano più di tre quarti d'on- 
cia; erano in numero di ottomila e venticinque, 
e somigliavano per grossezza e colore a grani di 
miglio» Li' opinione che tali uova siano velenose 
è dal medesimo Bloch affatto smentita , dietro la 
sua personale esperienza e quella di sua famiglia. 
Klein parla d' un re de' barbi, come d' una 
specie particolare , distinta dall' altre per la lun- 
ghezza delle- sue pinne. Come però egli confessa 
di non aver veduto che un solo individuo di sif- 
fatta specie in una collezione a Dresda, e nessun' 
altro autore ne fa motto, è probabile che le lun- 
ghissime pinne fossero in queir individuo uno 
scherzo della natura, non un distintivo degli altri 
barbi. 

Gli antichi faceano di essi pieciolissimo conto, 
onde inai non ne ragionano. Solo Plinio, parlando 1 
di quello che Mudano dice pescato nel mar rosso 
« che pesava ottanta libnre, quam^, <>o~in™ . ne 
avrebbero dato i golosi de' nostri dì! I barbi sono 
i men pregiati e i più fra i pesci comuni d'acqua 
dolce e non ne mangiano che i poveri, facendoli- 
talvolta cuocere con un po' di lardo, per dar loro 
sapore. Frequentano i luoghi più tranquilli e più 
profondi de' fiumi, nel cui limo cacciano il muso* 
e vivono riuniti. Si lasciano toccar facilmente, e* 
le persone del popolo ne prendono gran quantità 
solo entrando sott'acqua. Nelle notti d'estate mon- 
tano verso la superbie, solo- per cercarsi il nu~ 



££% IL BARBO. 

diimento, uè è vero die in autunno e in inverno 
si seppelliscano nel fondo , poiché i pescatori ne 
pigliano colle reti, come in tutte l'altre stagioni. 
Verso la fine dell' estate sono un po' migliori 
a mangiarsi che prima o dopo ; ma già non var- 
rebbero la pena del pescarli, se non fosse per 
divertimento, massime colla lenza, dacché si at- 
taccano all'esca, massime di vermi o di formaggio 
fresco, facilissimamente. Nel 1795 un gentiluomo 
inglese ne pigliò di questa guisa ad Hampton tre 
de' più graudi , che pesavano tf entanove libbre. 

LA TINGA. 

Secondo Artedi essa appartiene al genere delle 
carpane. E molto grossa anzi troppo massiccia in 
proporzione della sua lunghezza; il suo dorso e 
le sue pinne ventrali e dorsali sono d' un color 
W u »« , i~ t^ici, 1 nancni , e il ventre d' un color 
verdiccio misto d' oro, che nella bella stagione 
in ispecie, riesce brillantissimo. Ama le acque tran- 
quille e si trova di rado ne' fiumi: quando per 
altro viene da essi è più stimata. Comincia a de- 
por le uova in giugno, e in alcune parti continua 
fino a settembre ; nel qual tempo è meno buona 
a mangiarsi. E stupidissima e facilissima ad esser 
presa. 

Accade rare volte che una tinca pesi più di 
quattro o cinque libbre; e si ha come cosa straor- 



LA TINGA. ia5 

dinaria quella di dieci , di cui Permani ragiona. In, 
Inghilterra un tal pesce si stima cibo assai deli- 
cato e salubre; ne so come Gessner possa chiamarlo 
insipido e malsano. Veramente pare che anche gli 
antichi, se mal non interpretiamo il loro silenzio,, 
lo dispregiassero ; e Ausonio , il qua! ne parla pel 
primo, lo fa con aperto dileggio. 

Dicesi che la materia viscida, onde la tinca è 
coperta, abbia proprietà si benefiche per gli al- 
tri pesci, che il luccio, il quale ne divora quanti 
prender ne può, mai alla nostra tinca non dà la 
caccia. Di ciò per altro avvi ragione più natura- 
le, ed è il tenersi che fa la tinca in fondo all'acqua 
o net limo, lungi probabilmente dagli assalti del 
suo formidabile coabitante. 

Essa trovasi talvolta in acque fangosissime, 
puzzolenti , e piene di tant' erba , che non vi si 
può gettare la più picciola rete. Ivi divien gros- 
sìssima, e la sua pelle prende il colore della bel- 
letta. Ove si faccia ouocere appena presa , il sua 
sapore è disaggradevole, ma tenuta prima nell'acqua 
fresca riesce buona abbastanza. 

Nel i8oa, volendosi a Thornville-Royal nella 
contea d'Yorck, rinnovar l'acqua d'uno stagno y 
se ne trovò il fónda così ingombro di legna e di 
rottami d'ogni specie, gettativi nel corso di più 
anni, che si credette necessario il nettarlo. Or 
mentre fra le piante e la melma al di sotto nort 
si pensava di rinvenire che poche anguille, se xm 



I2;6 LA TINCA. 

cavarono con molta meraviglia di tutti quattrocento 
buone tinche ed altrettanti pesci persici. Come 
poi ogni cosa fu a termine, taluno si accorse di 
un animale nascosto fra le radici, che si conget- 
turò poter essere una lontra. Ma circondato il 
luogo ove fa introveduto . e presolo, si scoperse 
per una tinca di forma singolarissima , e precisa- 
mente del foro in cui era per molti anni stata 
rinchiusa , col ventre dipinto di vermiglio , come 
quello del salmone rosso. Essa avea due piedi e 
nove pollici di lunghezza , due piedi e tre pollici 
di circonferenza, e pesava quasi dodici libbre. 
Dopo essere stata esaminata da molte persone fu 
rimessa pienamente nello stagno, ove tenutasi al- 
cun tempo alla superficie , si mise in seguito a 
nuotare e aliìn disparve. 

Come già accennammo, non è agevole il pren- 
dere la tinca colla lenza. L' esca a ciò più oppor- 
tuna si compone di vermicelli rossi , che trovansi 
sotto i legni infraciditi, di larve, di vespe, o di 
vermi di palude ; e la stagione di adoperarla con 
più profitto è dal settembre al giugno. La tinca 
ai attacca all' amo in ogni ora del giorno; ma i 
pescatori più sperimentati scelgono per lanciarglielo 
la mattina e la sera. 



IL CAPOGROSSO. 

Rassomiglia molto alla carparla, ma è più lun- 
go, più rotondo, e di grossezza quasi uguale nel 
mezzo, ohe alla estremità. Le sue scaglie sono lar- 
ghe; Tiride e le gote di colore argenteo; il re- 
sto del capo e il dorso di un verde cupo; i fian- 
chi argentei, *na gialli in estate; il ventre bianco; 
le pinne pettorali d' un giallo pallido; le ventrali 
e le anali rosse; la coda forcuta e bruna, tendente 
all'azzurro verso la fine. Quanto però è bel pe- 
sce, altrettanto vai poco per la tavola, non solo 
perchè comunissimo, e di scarso sapore, ma an- 
che perchè pieno di picciole reste. Il meglio che 
si abbia di lui sono le sue uova. Gotto però in 
istufato può sembrar carpana bella e buona an- 
che a' gustaj. 

Esso abita di preferenza i fiumi di fondo sab- 
bioso, o argilloso a e le cavità di essi ombreggiate 
d' alberi e di piante acquatiche. Si trova anche 
■neir Esk in Inghilterra, fiume i cui umori cri- 
stallini corrono su letto ghiajoso. Talvolta esso 
nuota alla superficie, talvolta negli imi gorghi. 
Tenuto in vivaj, che abbiano corrente, cresce as- 
sai bene, ma di rado oltrepassa le quattro o cinque 
libbre, sebben Salviani dica otto o nove. 

Va in amore nel mese di aprile, e la miglior 
stagione di mangiarlo è il dicembre e il gennajo. 

Diverte chi lo pesca colla lenza 3 ma non quanto 



f$j$ IL CAPO GROSSO. 

ìa trota. Mordendo, i' esca fa talvolta colle ma- 
scelle uno strepito simile a quello d' un cane clie 
abbocca ciò cbe gli si getta. Se il cielo è coperto, 
o l'aria temperata, si, può prenderlo in qualunque 
ora del dì. Facendo molto caldo bisogna scegliere 
il levar del sole, e il tramonto. Nel gran freddo, 
poi è più opportuno il mezzo giorno. Sebbene 
dall' agosto al marzo si riesca sempre bene iu 
questa pescagione, pure nel crudo inverno si riesGe 
ancor meglio, L' esca per essa adoperata consiste 
in varie specie di vermi, in cavallette, scarafaggi 
ed altri insetti. 

LA LAS G A. 

La testa di questo pesce è piccola, e P iride 
d' un color giallo pallido , il suo corpo lungo, ed 
esile; il dorso chiazzato di bruno cupo e di verde 
gialliccio; i fianchi e '1 ventre sono argentati; le 
pinne ventrali, anali e caudali sovente di un rosso 
pallido , e la coda fessa per buon tratto. 

Sogliono le lasche vivere molte in compagnia, 
e si mostrano vivacissime , scherzando spesso in 
estate sulla superficie dell' acqua. Si trovano, ove 
queste sono più profonde , ma hanno meno cor- 
rente , come presso i piloni de' ponti; ed anche 
ne' buchi ombreggiati dalle foglie del giglio acqua- 
tico, e sotto la schiuma., che copre i bassi fondi 
àsk torrenti.. 



LA LASCA'.. I.2.0 

E rarov, che una lasca pesi più di ima libbra o 
mezza, non essendo mai, per ciò che Pennant as» 
serisce , più lunga di dieci pollici^ sebben. piaccia 
a Linneo di assegnargliene perfìn diciotto. 

La fecondità delle lasche è grandissima. Esse de- 
pongono le loro uova in marzo ; nò la loro frega 
dura più di tre settimane. Indi ingrassano, e già 
Terso la fine di settembre sono assai buone da, 
mangiare, sebbene non siano ottime che in feb- 
braio. Allora yuolsi che poste sulla graticola ap* 
pena fuori dell' acqua abbiano un sapore più ag- 
gradevole delle aringhe. Altri le trovano, quasi 
sempre insipide e nojosissime per le roste. 

La loro pescagione diverte assai, e si fa tutto 
V anno, eccetto il mese di marzo quando sono in 
sul figliare. Vermi d' ogni sorta e mosconi son 
T esca , a cui si appigliano- più volentieri». 

Nel M'ersey, fiume dell' Inghilterra, si prende 
un pesce , che molto lor rassomiglia , ma è più. 
picciolo ,. più smilzo, e lungo appena otto pollici. 
Il color del suo dorso è argenteo mescolato di 
azzurro ; le pinne ventrali ed anali sono più pal- 
lide che quelle delle lasche, le pettorali più rosse>: 
il sapor delle carni assai, migliore. 

LA TRIGLIA. 

Questo grazioso pesce ha, grandi occhi;, il cuì : 
cerchio è color d'oro, e l'iride rossa. Usuo corpo. 
Gabinetto T. V. 9 



l3o LA TRIGLIA. 

è molto vóto e mediocremente carnoso , il suo 
dorso è rilevato, e la sua coda forcuta. Ei tiensi 
nelF acque profonde e tranquille, ove si vede spesso 
con altri parecchi della sua specie. In estate fre- 
quenta i bassi fondi , ove si tiene sotto 1' erbe 
acquatiche, e ne' luoghi ombreggiati dagli alberi , 
o dove P acqua è torbida. 

La sua carne , quantunque sanissima , non è 
troppo gradita a cagione del gran numero di re- 
ste, di cui è piena. Le sue uova, che sono ver- 
di , si fanno rosse per la cottura , e d' ottimo 
sapore. 

La stagione di prender le triglie comincia verso 
il fine di settembre, e dura sino a marzo. In que- 
sta le loro scaglie sono molto lisce; nel resto 
dell' anno producono al tatto il medesimo effetto, 
che i gusci dell' ostriche. Si osserva che le loro 
pinne, terminato che abbia il corpo di crescere , 
sono ordinariamente rosse. 

Una triglia farà per quanto dicesi (e ciò av- 
viene verso la fine di maggio ) cinquantaquattro 
mila uova ; e per tre o quattro settimane è ma- 
grissima, e malsana a mangiarsi, Comincia poi ad 
ingrassare in giugno, ma per averne miglior boo 
cone convien aspettare P ottobre, anzi il febbrajo 
ed il marzo. Quella di fiume è di gran lunga 
preferibile a quella di stagno. Vive di piante 
acquatiche e di vermi; e varia di peso dalle otto 
oncie alle due libbre, e per singoiar caso, alle 



LA TRIGLIA. l3l 

cinque. E si stupida che le fu dato il soprannome 
di pecora acquatica. 

Essa insegue le mosche alla superfìcie del- 
l' acqua, le osserva alcuni istanti , poi le assalta e 
le inghiotte. Quindi , onde prenderla , oltre varie 
specie di vermi , si adopra Y esca di tali insetti. 

LA REINA. 

Ha largo corpo e assai vóto , testa picciola e 
liscia alla sommità ; grandi occhi ; hocca stretta ; 
non denti, ma in loro vece un osso in forma di 
rombo, con cui mastica gli alimenti; palato liscio 
e carnoso come quello- della carpana \ scaglie a 
guisa di maglia , su cui veggonsi talvolta molti 
bianchi tubercoletti; dorso convesso di color tur- 
chino ; fianchi giallognoli ; ventre rossiccio ; coda 
molto grande e alquanto falcata. La sua carne è 
tenera e pastosa, facile, secondo alcuni, a digerir- 
si, e più nutriente, che quella della carpana. Piace 
a parecchi marinata come il salmone, e se in In- 
ghilterra è poco gustata, lo è assaissimo in Francia. 

Trovasi la reina entro i fiumi profondi e poco 
rapidi, ma principalmente ne' grandi stagni, ove, 
sebbene la sua cresciuta sia lentissima, giugne alle 
tre o quattro libbre di peso , e talvolta fino ad 
otto. Essa è fecondissima, poiché il maschio ha 
un doppio latte, e la femmina due ampie borse 
piene d' uova ; il cui numero si fa ascendere a 



ìSz LA REINA. 

più. di cento trenta mila, che ne* vivaj, ove ten- 
gonsi lucci, pesci persici ed altri, servono loro 
d'eccellente pastura. 

La stagion degli amori della reina è verso la 
fin di giugno. Chi la vuol migliore a mangiarsi 
in maggio e chi in settembre ; ma in generale si 
crede tale quando è piena d' uova. 

A pescarla si adoperano paste rosse o fatte 
di pan bigio col mele, vermi, vesp*?, ed altri in- 
setti; e in giugno e luglio anche mosche verdi, e 
cavallette , a cui si strappano le gambe. Essa va 
in truppa con altre della sua specie, e si prende 
facilmente neh" acque tranquille, allor che queste 
s' intorbidano, e il vento è fresco. Ne' vivaj , più 
il vento è forte e vi forma onde, meglio si riesce. 

L' ARGENTINO. 

È altresì chiamato laterino d' acqua dolce , o 
rondinella acquatica a cagione della sua destrezza 
a pigliar mosche. Ha cinque o sei pollici di lun- 
ghezza ; picciola testa ; cranio trasparente ; occhi 
grandi con macchie sanguigne al di sotto, ed iride 
d' un giallo pallido; mascella inferiore più lunga 
dell' altra ; branchie , fianchi , e ventre d' un co- 
lore argenteo; scaglie grandi che cadono facil- 
mente; coda forcuta. Il suo corpo molto esile e 
compresso dai lati somiglia a quello del laterino. 

A certi tempi ei sembra all'agonìa; si rovescia 



L ARGENTINO. I J I 

presso alla superficie dell'acqua, non può togliersi 
di là (in tale stato i pescatori d' Inghilterra lo 
chiamano argentino folle): ma fra qualche ora 
egli rinviene e scompare. Spesso anche è così 
tormentato da una specie di verme del genere 
de'gordi, che ne muore. E vivacissimo; va a truppa 
cogli altri della sua specie , ed or frequenta le 
acque profonde e tranquille, ora i torrenti. E sem- 
pre buono a mangiarsi, eccetto in maggio quando 
figlia, e in autunno è eccellente, Si fanno delle 
sue scaglie, come quelle della lasca, perle ar- 
tificiali. 

Goldsmith, e Pennant riferiscono, che durante 
il giugno vedesi nel Tamigi presso Blackwall e 
Greenwich quantità innumerevole di pesciolini , 
ivi conosciuti sotto il nome di polverini bianchi. 
Fritti con erbe fine son deliziosi, e attirano molta 
gente a mangiarli nelle taverne vicine al luogo 
ove si prendono. Chi de' naturalisti li crede d'una 
specie loro propria , e chi novellini d' un' altra. 
Pennant si accontenta di dire che appartengono 
al genere delle carpane; che veramente hanno co- 
gli argentini maggior conformità che cogli altri 
pesci; ma non posson essere della loro specie , 
poiché quelli si trovano in tutti i fiumi d' In- 
ghilterra; ed essi nel solo Tamigi. 



i34 

IL CHIOZZO. 

Il corpo di questo pesce è rotondo ; colla mem- 
brana branchiale guernita da sei spine; e la testa 
è più larga, che tatto il resto del corpo , con due 
picciole aperture fra gli occhi, 1' una innanzi al- 
l' altra. 

La principal specie del genere de' chiozzi è 
quella chiamata cazzola di fiume, e si vede co- 
munemente in tutte 1' acque chiare d' Inghilterra . 
Tiensi la cazzola quasi sempre in fondo , o sotto 
le pietre; depone le sue uova in qualche baco 
da lei fatto fra la ghiaja, e si nutre d'insetti 
acquatici. Non oltrepassa ordinariamente i tre 
pollici e mezzo di lunghezza ; ha gran testa , ma 
schiacciata alla circonferenza, il che 1' ajuta a cac- 
ciarsi sotto le pietre; occhi picciolissimi con iride 
gialla ; in mezzo all' opercolo delle branchie una 
picciola spina ricurva all' indentro; corpo assai li- 
scio, e che si sminuisce verso la coda. Il suo co- 
lore è brutto come la sua forma, scuro cioè con 
mescolanza di giallo sporco, e bianchiccio sul ven- 
tre ; ma la sua carne è d* ottimo sapore. Il Redi 
accerta che la cazzola non ha vescica natatoria. 

Un altra specie di chiozzo è appellato scorpion 
di mare; e si vede spesso per le coste petrose 
dell' Inghilterra , ove si acquatta fra sassi , affine 
di spiar la sua preda. Ha di rado più d' otto in 
nove pollici di lunghezza j la sua testa è grande 



IL CHIOZZO. l35 

e d'aspetto formidabile, poiché fornita di grandi 
spine, che può opporre a' suoi nemici, enfiando le 
gote e le branchie; d'altre spine più picciole, ma 
acutissime è pur fornito il suo muso e il con- 
torno degli occhi; 1' opercolo delle branchie an- 
ch'esso termina in spina lunghissima e fortissima; 
la sua bocca è molto grande ; le sue mascelle 
sono guernite di denti molto piccioli ; e alcuni ne 
ha pure il suo palato , ove formano una specie 
di triangoli. 

Lo scorpion dì mare è comunissimo fra banchi 
di Terra Nuova, non che sulle coste dì Groen- 
landia nelP acque profonde presso la riva, e forma 
uno de' principali nutrimenti degli indigeni, i quali 
il trovano eoa aggradevole, che sano. Si attacca 
esso all' amo assai facilmente, finché dura la calda 
stagione. Allora, ove il cielo sia coperto, si può 
andarne alla pesca dal levar del sole fin quasi al 
tramonto ; nel resto dell' anno bisogna scegliere 
1' ore del mezzo giorno. Giova adescarlo con vermi 
rossi y ed anche di altre specie. 

IL CORIFENA. 

Si annoverano dodici specie di corifene, la più 
parte delle quali abitano mari stranieri. Il loro 
carattere generico è d'avere la testa obbliqua e 
quasi tronca ; la membrana che copre le branchie, 
fornita di sei raggi ; e la pinna dorsale estesa per 



ra-6 il 'copj.vt.yx. 

tutta la lunghezza della schiena. Fra le varie 
specie il corifena cernie , e il corifena pappagallo 
sono i più rimarchevoli. 

Gatesby dice del primo che la sua testa è di 
una conformazione affatto bizzarra , e rassomiglia 
quella del fìsetero macrocefalo o gran cascialot©. 
La stia bocGa è picciola ; ogni mascella è guerùita 
di una sola fila di denti uguali , e tanto serrati-, 
che sembrano formare un sol osso; l' iride de'suoi 
occhi è rosseggiante; sul suo dorso è una lunga 
pinna pieghevole , un poco dentellata alla sua 
estremità; dietro le branchie sono due pinne, l'una 
posta sotto 1' abdome , T altra dietro 1" ano ; la 
coda è forcuta, e tatto il corpo di colore azzur- 
ro. Questo pesce si prende sulle coste dell'isole 
di Bahama, e nella più parte de' mari situati fra 
i tropici. 

Il corifena pappagallo "ha la bocca grande, e 
per cosi dire coperta di denti ottusi e serrati, come 
il lupo marino; scaglie verdi su tutto il corpo; 
occhi rossi e gialli; la sommità del capo bruna; 
la parte inferiore, non che le branchie turchine, 
con orlo rosso carico; e dietro queste una riga 
vermiglia, che va dalla gola a quella sommità , 
ève si vede una macchia gialla e lucente. Egli lia 
inoltre cinque pinne, l'una delle quali si stende 
lungo quasi tutto il dorso , ed è color di coccola 
e cannella; due altre, poste dietro le branchie , 
sono chiazzate di nero, di verde, di purpureo, 



Ti CORIFENA. lo 7 

e oriate di tutelano ; un' altra dietro 1' ano, è lunga 
e stretta, di color verde con riga rossa nel mezzo 3 
il che è pur comune alla sua coda forcuta, la cui 
estremità descrive una curva e termina in punta. 
Più stimato per la sua bellezza, che per la bontà 
delle sue carni il corifena, di cui parliamo , si 
pesca sulle coste dell' isole di Porto Hieo 5 dì 
Cuba, e di Bahama. 



CAPITOLO VII. 

Raggiata, e rombo, occhiata , e pesce cane, 
La triglia , il ragno, il corvallo , e 'l salmone. 

Pulci. 



IL SALMONE. 

Xjra conosciuto dai Romani, ma non dai Greci. 
Si distingue dagli altri pesci per due pinne molli 
sul dorso, la posterior delle quali è carnosa e 
senza raggi; ha denti nelle mascelle e sulla lin- 
gua ; scaglie rotonde , segnate da solchi finissimi ; 
schiena, fianchi, opercoli delle branchie d' un co- 
lor grigio talvolta spruzzato di nero; ventre ar- 
genteo; muso acutissimo; e talvolta la mascella 
inferiore curva a guisa d'uncino. 

Si compiace particolarmente de' fiumi rapidi , 
il cui fondo è sassoso e senza limo. Sembra per 
altro appartenere ai mari del settentrione, poiché 
mai non si vede nel Mediterraneo , o nelF acque 
d' alcun clima caldo. Ma vive egualmente bene 
anche in altre acque, che nelle marine, poiché ri- 
sale i fiumi talvolta a più centinaia di leghe da 
esse, affin di deporre le sue uova. 

Ei non si lascia arrestare in suo corso da verun 
ostacolo; e salta perfino le cateratte di considera- 
bile altezza. Si arretra un poco, dicesi; osserva 



IL SALMONE. 1% 

immobile per alcuni minati ciò che gli impedisce 
il cammino; si avanza; torna addietro; ìndi rac- 
colte tutte le forze, con subito slancio oltrepassa. 
Per traversare i bassi fondi o i banchi d' arena 
ei si getta di fianco , e si strascina cosi finche trovi 
nuove profondità. 

Nel Liffey, fiume d'Irlanda, avvi una cataratta 
alta forse diciannove piedi. Al tempo del passag- 
gio de' salmoni , gran numero degli abitanti del 
vicinato vanno a vederli a saltarla. E come spesso 
in ciò fare avviene , che questi pesci cadano , si 
pongono presso alle rive delle paniere di vetrice, 
onde prenderli nella loro caduta. Simili passaggi 
sono dovunque opportunissimi a farne gran pesca, 
e fornirne i mercati : la loro carne è stimata ge- 
neralmente cibo sanissimo. 

Alla cataratta di Kilmorack in Iscozia, ove pas- 
sano salmoni in molta quantità , sogliono i nativi 
de 5 contorni piantar rami d' alberi negli scogli 
delle rive , e per mezzo di essi pigliar quelli , 
che fallarono il loro salto; il che avv'en di fre- 
quente pel gran spumeggiare, ohe fa l'acqua. Lord 
Lovat , che fu spesso testimonio di questa sorta 
di pesca, ne immaginò un'altra più bizzarra. Fece 
collocare sopra una delle rive una caldaja piena, 
e accendervi il fuoco sotto. Aveva es;a appena 
cominciato a bollire, che un salmone ben grosso, 
fallato il salto , venne a lessarvisi dentro da sé 
medesimo. 



I^ZJTO IL SALMONE. 

Giunti che siano i pesci di cui parliamo, àì 
luogo da lor divisato, si ajutano maschio e fem- 
mina a scavar nella rena o nella ghia j a un buco 
profondo circa diciotto pollici , ove depongono, e 
per quanto credesi , coprono le loro uova, le quali 
vi rimangono , se P acque non le portano via, fino 
al principio di primavera, quando alfìn n' escono 
i pesciolini. Alla fine di marzo cominciano già 
questi a farsi vedere; e al principio di maggio hanno 
già cinque o sei pollici di lunghezza. Si veggono 
allora a miriadi ne' fiumi; e aspettano la prima 
cresciuta per andarsene al mare , ove i vecchi 
sono da gran tempo ritornati. Verso la metà di 
giugno sono già lunghi dodici o sedici pollici; è 
sulla fine di luglio pesano già sei in nove libbre. 

Il tempo di depor l'uova ( di che i salmoni si 
spediscono in sei o otto giorni ) ne' paesi meridio- 
nali, e in Inghilterra è maggio ; ma nel settentrio- 
ne, per esempio in Isvezia, è luglio. Cosa degna 
di osservazione in tal proposito si è questa , che 
i pesci di cui si tratta, sanno ritrovare il luogo, 
ove deposero le uova un' altra volta , come ' la 
rondinella riconosce la casa, ove già fece il suo 
nido. Gè ne sia di prova un' esperienza del cele- 
bre Lalande. Egli comperò dodici salmoni dai 
pescatori di Ghàteaulin , picciolo borgo della Bassa 
Brettagna, ove ne prendono talvolta quattromila 
in una sola stagione , e posto loro un anello di 
rame intorno alla coda, li rimise in libertà. L'anno 



IL SALMONE. ì/\l 

seguente que' pescatori gli fecero sapere di avere 
ripresi cinque de' medesimi salmoni ; tre ne ripi- 
gliarono il secondo, ed. altrettanti nel terzo. I 
principi orientali, che generalmente amano molto 
la pesca, fanno anch' essi attaccar sovente anelli 
( non di rame , bensì d' oro, o d' argento ) ai sal- 
moni, ed indi ridonarli alle loro acque native. 
Dicesi che questi pesci furono causa che si sco- 
prisse la comunicazione del mar Caspio coli' Oceano 
settentrionale, e il golfo Persico. 

Appena il ghiaccio comincia a sciogliersi in 
sulle rive, i salmoni cercano l'acque dolci, onde 
trovansi in copia specialmente ne' fiumi di non 
larga foce , che più si addentrano in mare. Nei 
paesi temperati d'Europa ciò accade in febbrajo 
o in marzo , nel settentrione però , non mai prima 
d'aprile o di maggio. Verso l'autunno, se come 
in Isvezia non sono talvolta prevenuti dal ghiac- 
cino , elio gli obbliga a rimaner ne' fiumi tutto 
l'inverno, i pesci di cui parliamo, ritornano onde 
sono venuti. Osservasi che la loro pesca è assai 
copiosa , quando gli insetti che si attaccano alle 
loro branchie e si chiamano pidocchi di salmone, 
sono in gran numero». Allora infatti i salmoni vanno 
a più grosse schiere che mai a cacciarsi entro la 
correnti, onde scuotersi di dosso quegli ospiti 
importuni, che appena fuori del mare muojon^ 
e cadono. 

TaJi schiere, composte: di due linee obblique-^ 



làp* IL SALMONE. 

come i lati di un triangolo, presentano, secondo 
Bloch, l'ordine seguente. Un gran salmone (or- 
dinariamente femmina ) sta a capo di ciascuna 
schiera ; alla distanza d' un braccio seguono due 
altri , ed indi il rimanente ; r di modo che se la 
schiera è composta di trentuno individui, se ne 
contano quindici per parte, oltre quello che li 
precede. Ove le loro linee si rompano per una 
cascata d'acqua o diga o altro, essi le ricompon- 
gono, tosto che l'ostacolo è superato. Ove incon-i 
trino una rete si fermano, intanto che alcun di 
loro cerca un passaggio o di sotto o di fianco; el 
trovatolo, ripigliano poi il solito loro ordine, Le 
femmine si avviano ordinariamente le prime; ven- 
gono in seguito i più grossi tra i maschi; indi i 
più piccioli stanno al retroguardo. Tutti insieme 
formano talvolta un sì forte esercito da romper 
le reti, che si frappongono al loro viaggio, e da 
cagionare grande strepito ne' fiumi , ove si tengori 
nel mezzo presso la superficie , eccetto che in 
tempo burrascoso e caldissimo, che fa loro pre- 
ferire il fondo, sicché passano senza che alcuno se 
ne avvegga. 

Le migrazioni di questi pesci non sono brevi; 
perocché dal mare d'Alemagna essi entrano nel- 
l'Elba, cui risalgono fino in Boemia, ove alcuni 
se ne veggono nel Moldava, mentre quelli che 
rimontano il Reno van fino in Isvizzera. Quando 
vogliono oltrepassare una diga, o una caduta 



IL SALMONE. I .13 

d' acqua , si riposano prima sovra grandi pietre; 
indi si prendono la coda in bocca ( il che per altro 
è contraddetto da Pennant) e percuotono 1' acqua 
con tal forza eh' essa gli slancia cinque o sei piedi 
al di sopra della superficie. Anzi in vicinanza del 
mare , quando il vigor loro non è per anco inde- 
bolito, essi per tal mezzo possono far salti di 
quattordici piedi d'altezza, e di tre volte tanto 
in una direzione orizzontale. Se volendo oltrepas- 
sar cataratte avviene che cadano , non per ciò si 
scoraggiscóno , ma dopo alcuni istanti di riposo, 
replicano il tentativo fino a che riescano , o veduta 
l' impossibilità di vincer gli ostacoli, se ne ritornano 
pel cammino, onde sono venuti. Nella loro caduta 
sempre si lasciano piombar di fianco , tenendo la 
testa in aria , per tema di urtarla contro le pietre. 
Quand' essi veggono un cane marino , eh' è uno 
de' loro nemici, in riva ad un fiume, o sentono 
qualche rumore straordinario , tornano tosto al 
mare. Così nel 17^ accadde in Isvezia, che spa- 
ventati dallo scoppio d' alcuni pezzi d' artiglieria 
interruppero il loro viaggio. 

Secondo le osservazioni di Giessler, essi non 
fanno che una lega e mezza all' incirca nello spa- 
zio di venti quattr' ore , e la metà se il sol risplende 
sul lor cammino , poiché allora si divertano a 
scherzare e saltare fuor d' acqua. Ma questo cal- 
colo deve apparire inesatto , ove si consideri 
qual lungo spazio essi percorrano talvolta in un 



I;"44- * L SALMONE.- 

mese o sei settimane. Per esempio essi non entrana 
nel Reno prima di febbrajo ; eppure già alia fine 
di marzo se ne prendono a Rusheim, picciolo 
villaggio del paese di Baden , sicché in un mese 
hanno fatto almeno cento sessanta leghe , volendosi 
contare tutte le sinuosità del fiume» Onde prender 
riposo si appoggiano d'ordinario colla coda contro 
una gran pietra; ed altrettanto praticano incontrando 
per via qualche pericolo , fino a che sia passato. 

Nella stagion degli amori i salmoni diventano 
magri, ma ingrassano poi subito dopo il loro ri- 
torno al mare , essendosi osservato, che in sei set- 
timane si raddoppia il loro peso. In Inghilterra 
se ne sono pescati di settantaquattro, e in Isvezia 
di ottanta libbre. Denys dice di aver veduto nella 
Lnigiana salmoni lunghi sei piedi , che si nutri- 
vano di pesciolini, d' insetti, e di vermi, esca usata 
onde prenderli colla lenza. 

Della pesca solita farsi di loro nel Tweeld , 
Pennant dice esser tanto abbondante, che spesso 
in una sola mattina può caricarsene un battello , 
se questo pur basta. Perocché il prenderne cin- 
quanta o cento insieme in una rete è cosa ordi- 
naria, e qualche volta si giunge fino ai settecento. 
Tal pesca su quel fiume dovrebbe cominciar ve- 
ramente presso alla metà di novembre , ma si an- 
ticipa sempre d'un mese, odi un mese e mezzo; 
e mentre dovrebbe finir col dicembre si protrae 
fino a genr.ajo inoltrato. Suol essa affittarsi ogni 



IL SALMONE; I'45 

armo- cinque mila e settecento sterlini all' incirca ; 
a cui aggiugnendosene altrettanti che gli appalta- 
tori sborsar debbono per altre spese, si fa conto 
che per non iscapitare hanno bisogno di prendere 
almeno ducente diecimila salmoni. 

La Scozia, l'Irlanda, l'Inghilterra tutte danno 
di questi pesci in abbondanza. Ivi sì prendono essi 
o con reti o con porte di ferro oppur di legno 
così disposte , che malgrado la corrente, e-' aprono 
per dar loro libero passaggio, indi o per forza 
della corrente medesima o pel proprio peso chiu- 
dendosi , troncan loro la ritirata. I salmoni si uc- 
cidono pure con lance a più punte , che i pesca- 
tori sanno maneggiare con gran destrezza nel cuor 
della notte, attirando que' pesci col lume di una 
lanterna, o di un torchio acceso di paglia. 

Certo Graham , affittuale d' una pesca a Whi- 
tehaven, immaginò un mezzo particolare di pren- 
dere i salmoni, eh' egli chiamò caccia, e che riesce 
benissimo. Quando la marea è bassa , o lascia quei 
pesci fra banchi di sabbia presso- all' imboccatura 
de' fiumi o alla riva, è facile scoprirli all' agita- 
zione eh' essi cagionan nell' acqua rimovendo il 
fondo. Allora un uomo, armato di lancia a tre- 
punte con asta lunga ben quindici piedi percorre 
a cavallo di gran trotto o picciolo, galoppo , il 
fondo medesimo, e infilza via via e getta a terra, 
senza mai scendere, i salmoni quaranta ed anche 
cinquanta per giorno. 

Gabinetto T. V. io 



1^6 IL SALMONE. 

Nella provincia di Ghristiansand se ne fa un'altra 
pesca singolare, ma pericolosa. Essa ha luogo fra 
alcune montagne dirupate, sul fiume detto Medel 
presso il ponte di Bieland, ove l'acque si preci- 
pitano dall'alto di una rupe, e formano una bella 
cascata. I pescatori si arrischiano sotto di essa entro 
panieri di vetrice , attaccati ad un trave per mezzo 
di una corda, sicché se F una o l'altra si rompe 
sono perduti andando a battere contro gli scogli, 
come più volte avvenne. Che se la fortuna gli asse- 
conda, sicché penetrino sani e salvi sotto la volta 
della rupe, ne fanno uscire i salmoni, che vi si 
tengon nei fori , e li prendono all' istante che si 
affacciano all' apertura. 

Dacché si adoperano in Norvegia le grandi reti, 
la pesca de' salmoni è divenuta cosa di riguardo, 
prendendosene talvolta due mila in un giorno. 
Molti pure se ne prendono in Isvezia nel golfo 
di Bornia presso la Laponia , non che in Olanda 
alla foce del Reno e della Mosa. 

Un mezzo usuarissimo sul continente per con- 
servare i salmoni è quello di affumicarli. A tal 
uopo si fende loro il ventre , si tronca la testa , 
si tolgono le spine del dorso ; indi tenutili quattro 
giorni in sale, nettatili e rasciugatili si dà ad essi 
il filino per tre o quattro settimane. Ciò riesce 
benissimo con quelli che pesano diciotto o venti 
libbre , poiché i piccioli si guastano troppo presto, 
e i grandi non prendono il fumo a dovere. 



IL SALMONE. I ! { 7 

I salmoni muojono appena tratti dal loro ele- 
mento; ma quantunque grassissimi possono durare 
più setlimane senza corrompersi. Bloch riferisce 
di averne spesso ricevuto di freschi impagliati 
alla distanza di cento e più leghe; e che avendoli 
esposti all' aria li conservò ancora qualche tempo 
senza difficoltà. Egli assicura, che nel loro canale 
alimentario trovasi comunemente un verme lungo 
due o tre piedi ; e neh" ovaja d' una femmina del 
peso di venti libbre si annoverarono ventisette 
mila ottocento cinquanta uova. 

Nei fiumi del Kamtschatka i salmoni di diffe- 
renti specie sono in sì grande abbondanza , che s£ 
cacciano innanzi Y acqua a grandi ondate , e pro- 
ducono talvolta allagamenti. Nel qual caso , ov© 
l'acqua trovi nuova escita, ne restano tanti a secco 
da cagionare una pestilenza , ove gli orsi e le fo* 
che non li divorassero, e i venti violentissimi non 
tenessero l'aria purgata. 

Vuoisi che questi pesci abbiano il color rosso 
in grande avversione , ond' è che i pescatori lo 
schivano ne' loro abiti. Pontoppidan parla della lor 
ripugnanza pei corpi fracidi , sicché dice , ove so 
ne getti alcuno neh' acque in cui trovansi , tosto 
le abbandonano. Ad arrestarli i Norvegiani lancian 
nell' acque stesse una torcia accesa , e credono fer- 
mamente di ottenere il fine desiderato. 



i48 

LA TROTA. 

In generale il corpo di questo pesce è smilzo 
ed esile; nondimeno in varj fiumi d'Irlanda, e di 
Scozia divien sì grosso da pesare tre e fino cin- 
que libbre, sebben non abbia diciotto o venti 
pollici di lunghezza. La sua testa è rotonda; il 
muso alquanto simo ; la bocca larga, e come di 
pesce vorace , piena di denti non solo nelle ma- 
scelle , ma ancora nel palato, e sulla lingua le sue 
scaglie sono picciole; il dorso di color cinericcio ; 
i fianchi gialli; la coda larga, e nella stagion mi- 
gliore tutto il corpo e gli opercoli delle branchie 
segnati di picciole macchie rosse e nere. 

Vi hanno diverse specie di trote , che differi- 
scono fra di loro così per la taglia, che per le 
forme e i colori, i quali già variano in una spe- 
cie medesima , secondo la stagione e le acque. La 
femmina ha la testa più picciola e il corpo me» 
pieno, che il maschio; la sua carne è anche di 
miglior sapore. 

Malgrado la squisitezza di questo , sembra che 
gli antichi non facessero delle trote il minimo conto. 
Esse abbondavano nella più parte dei laghi del 
romano impero ; ma gli autori non parlano che 
della bellezza dei loro colori. 

In alcuni fiumi le trote vanno in frega nell'ot- 
tobre ; ma più generalmente aspettano il novem- 
bre. Verso la fine di settembre esse abbandonano 



LA TROTA. l49 

le acque profonde, ove si erano ritirate nella calda 
stagione, ed entrate nelle correnti cercano luoghi 
convenevoli a deporvi le loro uova, cioè fondi 
ghiajosi, od acque le cui rive abbondino di pie- 
tre, e il cui letto sia un misto di rena e di ghiaja. 
In quel tempo il loro capo e il loro corpo diven- 
gon neri , e la loro carne molle e malsana. Esse 
non sono mai buone a mangiarsi , che quando si 
trovano piene d' uova ; e in ciò veramente diffe- 
riscono da tutti gli altri pesci. Abbattute e infer- 
me, poiché si sono sgravate, cercano Tacque tran- 
quille , ove credesi che seguitino a languire tutto 
l'inverno. In marzo poi, e talvolta più presto 
quando il tempo è bello, si accostano alle foci , e 
ripigliate un po' alla volta le forze scelgon nei 
fiumi la loro stanza d' estate dietro un sasso , un 
tronco d' albero , un rialto di terra, contro di cui 
batta la corrente , dentro cavità fatte dall' acqua , 
fra radici d' alberi , o all' ombra de' cespugli. Sono 
esse ottime navigatrici , e fanno al par de' salmoni 
salti di cinque o sei piedi d' altezza , per oltrepas- 
sare gli ostacoli, che si frappongono al lor passaggio. 
Si è osservato che ne 5 buoni vivaj esse ingras- 
sano meglio, che ne' fiumi. Quanto al moltiplicarsi, 
quantunque non facciano moltissime uova, se non 
si divorassero a vicenda , apparirebbero oltremodo 
feconde. All' età di quattro o cinque anni sono per 
lo più giunte a tutta quella grossezza, che la lor 
natura comporta. Nei tre seguenti non crescono 



l5o LA TROTA. 

die assai poco; indi dopo due altri la loro testa 
si allarga, il loro corpo vien meno, e nell'inverno 
seguente sen muojono ; sicché la lor vita può 
essere in tutto di nove o dieci anni. 

In certi fiumi del settentrione prendonsi trote 
rosse, che sono d' ottimo sapore, e le cui ossa si 
sciolgono per la cottura. Quanto alla loro gran- 
dezza basti dire, che due pescate non è molto , 
erano lunghe ciascuna ventotto pollici. Una tratta 
dallo Stour, fiume d'Inghilterra, nel 1797 pesava 
ventisei libbre ; ed un' altra , che proveniva dal 
Hong-Neagh d' Irlanda , ne pesava trenta. 

Vuoisi che la stagion delle trote duri dal marzo 
al dicembre. Dalla metà d'agosto però a settem- 
bre inoltrato sono più grasse che in altro tempo 
qualunque. 

Si tengono esse tanto in guardia , che di rado 
si lascian prendere colla lenza, a cui non si attacca 
ordinariamente altra esca, fuorché di vermi e mo- 
sche artificiali. La stagione più opportuna a questa 
pesca è dal marzo all'ottobre, in qualunque ora 
della giornata , massime se il cielo è un po' nu- 
voloso. 

Ne' paesi ove abbondano le trote si marinano 
come i salmoni, oppur si salano come le aringhe. 
Alla sorgente dell' Orbe , che esce da una rupe 
liei cantone di Berna , in Isvizzera vi hanno trote 
del sapor de' granchii , e d' un odore graziosissi- 
nio ; quando si mangiano fresche. 



LA TROTA. l5l 

In più paesi i sovrani si sono riserbati il diritto 
esclusivo della pesca delle trote, vietandola a chic- 
chessia sotto gravissime pene. In Sassonia poco fa 
v' era la prigionìa ; più anticamente in varie pro- 
vincie d 5 Alemagna il taglio della mano; e nel 
regno di Congo in Africa ne va ancora la vita. 

In due o tre stagni della parte settentrionale 
del principato di Galles si è trovata una singoiar 
trota con una specie d' uncino presso la coda, 
eli' ivi pur si vede in alcuni pesci persici. In due 
o tre laghi d' Irlanda poi avvene un' altra appel- 
lata gillaro, con stomaco grossissimo e muscolo- 
sissimo come il ventrio-lio deg-li uccelli. Del resto 
anche le trote comuni lo hanno molto forte e 
muscoloso , come quelle che lo riempiono non 
solo di pesciolini e vermi fluviatili , ma anche di 
corichi ghette d' acqua dolce, e al par degli uccelli 
inghiottono pietruzze per ajutare la triturazione 
delle parti dure de' loro alimenti. 

La trota bruna non è , che una varietà della 
comune , da cui si distingue e pel colore e pei 
luoghi che frequenta. La sua testa è grande e di 
un bruno carico ; la mascella superiore s' avanza 
alcun poco oltre 1' altra , ed ambidue son fornite 
di denti acuti; l' iride dell' occhio è azzurra, e la 
pupilla è nera orlata di rosso; il dorso rotondo; 
i fianchi sono di color bruno, e come la testa 
sparsi di macchie violacee; il ventre è bianco e 
più esteso 5 che nella trota comune. Essa abita ? 



l53 XA TROTA. 

tome questa , Y acque chiare e fredde dei torrenti 
di fondo ghiajoso, colla sola differenza che pre- 
ferisce i ruscelli ombreggiati. La sua carne, fatta 
cuocere , diventa rossa , ed è di miglior sapore 
che quella della trota comune. 

Nello Tweeld se ne trova un' altra ( nei soli 
mesi però di gennajo e di febbraio) molto grande 
e in proporzione più. lunga della trota salmonea, 
di cui or ora parleremo. Essa pesa talvolta fino 
a dodici libbre, e -si vende in Londra per salmone. 

LA TROTA SALMONEA. 

È così detta a cagione della sua somiglianza 
colla trota, e col salmone. Ha la grossezza minima 
di questo, ed è macchiata come l'altra; abita come 
il primo ora il mare ora i fiumi , cui risale per 
deporre le sue uova ; e come la seconda sceglie 
pe' suoi amori la stagione invernale. lascia, per 
vero dire, più tardo che il salmone V acque del 
mare, poiché non si vede nell'acque dolci prima 
di maggio, e vi rimane poi fino al novembre o 
al dicembre. Egualmente che gli altri pesci del 
medesimo genere essa vive d' insetti , di vermi ., 
di pesciolini, ed ama i torrenti rapidi, il cui fondo 
è sabbioso o ghiajoso. La sua carne è rossa e di 
buon sapore massime innanzi alla stagion degli 
amori ; se non che varia secondo la maggiore o 
minor limpidezza dell' acque, in cui questa trota 



© 

s 




I 




LA TROTA SALMONE.A. 1 53 

si prende. Tratta dal suo nativo elemento la me- 
schina tosto perisce. 

Essa è di tal mole da pesare talvolta otto o 
dieci libbre. Il dottor Bloch ne descrive una lunga 
ventidue pollici sopra uno e mezzo di grossezza, 
la qual pesava cinque libbre e tre quarti. Egli 
osserva che la trota , di cui parliamo , è uno dei 
pesci di mare , che spànde luce nelle tenebre , 
specialmente dal palato , dalla lingua , dalle bran- 
chie e dagli occhi. E poiché, toccando dopo queste 
altre parti del corpo della trota niente luminose, 
vide che a un tratto lo divenivano, conchiude che 
la virtù di dar luce sia posta nella materia vi- 
scida che ricopre le parti nominate, e che gli si 
attaccava alle dita. Di che ebbe pure altra prova 
vedendo , per un' esperienza di otto giorni con- 
tinui, che a misura, che quella materia si dissec- 
cava , la virtù , di cui dicevamo , veniva appoco 
appoco a mancare. 

Affine di conservar le trote salmonee, si salano 
si marinano, o si affumicano. La loro carne è te- 
nera , delicata e d' un odore gradevole , special- 

I mente quando son grasse. Trovasi nel lor canale 
alimentario la stessa specie di verme quantunque 
più picciolo, che nel salmone. Secondo Pontop- 

! pidan esse vanno soggette ad una malattia di con- 
sunzione, per cui la loro testa cresce di volume, 
il loro corpo dimagra, e gli intestini si riempiono 
ài pustule. 



i54 

IL LUCCIO. 

La testa del luccio è compressa; gli ocelli sono pic- 
cioli e di color d'oro; la mascella superiore è larga, 
più corta dell' altra, un po' curva all'estremità, e leg- 
giermente punteggiata; i denti sono taglientissimi 
ed attaccati non solo alle mascelle , ma anche al 
palato, e talvolta alla lingua o alla gola. Oltre i 
denti, da ciascun lato delle mascelle, la cui aper» 
tura è molto grande, vedesi un osso simile a ma- 
scella di vìpera , per mezzo del quale il luccio 
può allargar vie più la bocca e la gola , quando 
vuol inghiottire la preda. Il suo corpo tende al 
lungo; ii dorso è largo e quasi quadrato, se il 
pesce è grasso; il ventre è sempre bianco. Nella 
stagione che precede quella del depor l'uova egli 
è d'un bel color verde screziato di giallo brillante 
colle branchie d' un rosso vivissimo; ma nel resto 
dell' anno il verde si cambia in grigio, e le mac- 
chie gialle perdono il loro lustro. 

Questo pesce era dagli antichi non molto co- 
nosciuto. Dicesi, ma l'asserzione non sembra avere 
gran fondamento, ch'egli sia stato introdotto in In- 
ghilterra sotto il regno di Enrico Vili, al qua! 
tempo per la sua rarià pagavasi il doppio d'un 
agnello. Oggi è comunissimo in tutte ¥ acque di 
Europa, della Lapponia e del settentrione della 
Persia , ove talvolta ha più d' otto pie dì lun- 
ghezza. Esso vive isolato, nò mai si vede andare 
ia isctùera con altri pesci* 



IL LUCCIO. l55 

Non avvi fra' suoi pari in grossezza chi l'ugna- 
gli in voracità. Udimmo narrare di un luccio che 
volendo fare di un altro della sua specie un solo 
boccone, e questo essendo troppo grosso , ne ri- 
mase soffocato. Autentica poi è la storia di quello 
rinchiuso nel canale di lord Gower a Trentham 5 
che prese la testa d' un cigno all' istante che si 
tuffava per cercar nutrimento , e serrandogliela e 
cercando inghiottirla ne morì insieme a lui. Walton 
riferisce che un suo amico, il quale avea alcune 
lontre addomesticate vide un giorno un luccio af- 
famato battersi contro una di esse per una car* 
pana che avea presa , e che le fu tolta dal suo 
nemico. 

Boulker racconta come il padre suo avendo 
preso un luccio lungo un'auna, del peso di tren- 
tacinque libbre, e fattone presente a lord Chol- 
mondeley, questi il fece mettere nel vivajo del 
suo giardino pieno allora di gran quantità di pe- 
sci. Un anno dopo, cangiandosi l'acqua di que- 
sto vivajo, si trovò che il nuovo ospite gli avea 
tutti divorati , eccetto una grossa carpana del peso 
di nove in dieci libbre, a cui per altro avea dato 
parecchi morsi. Posti nel vivajo altri pesci , in 
capo ad un secondo anno il luccio non ne avea 
lasciato vivo alcuno; e ciò non bastandogli si era 
pappate anitre ed altri uccelli acquatici quanti ne 
avea potuti avere. Fu quindi dato ordine, che da 
allora in poi si nutrisse di trippe provvedute al 



i56 iti luccio. 

macello ; il qual ordine essendosi eseguito trascu- 
ratamente, egli ne morì, per ciò che sembra, di 
fame. 

Nel dicembre del 1765 fu preso nell'Ouse, 
fiume d'Inghilterra , un luccio , che pesava oltre 
a ventotto libbre, e fu pagato una ghinea. Quando 
venne aperto si trovò nel suo stomaco un oriuolo 
con nastro nero e due sigilli , che apparteneva , 
come poi seppesi, ad un cameriere annegatosi un 
mese prima. 

Narransi da varj scrittori storie veramente sin- 
golari della ferocia del pesce , di cui parliamo. 
Gessner, fra gli altri dice, che un luccio affamato 
del Rodano si attaccò alle labbra di un mulo, che 
bevea , e fu così tratto fuor d' acqua ; e che pa- 
recchie persone, bagnandosi ne' fiumi , si sentirono 
dare alle gambe morsi crudeli , che poi si accor- 
sero venire da pesci di questa specie. 

Il più smisurato di tutti i lucci, cbe, per quanto 
si crede, siansi veduti in Inghilterra, fu preso a 
Lillishall, presso Newport, in uno stagno, da cui fa- 
ceasi uscir 1' acqua , ed ove non era^stato pescato 
a memoria <T uomini: esso pesava più di cento 
settanta libbre. 

Se devesi prestar fede alle asserzioni di più 
autori , i lucci vivono lunghissimo tempo. Gessner 
parla di uno, preso nella Svevia, a cui si davano 
cento sessanta sette anni , eh' era di grossezza 
enorme^ e mostrava realmente una decrepita età. 



IL LUCCIO. t5y 

Esaminatolo , gli si trovò al muso un anello di 
rame, su cui era scritto : a Federico II impera- 
dore mi gettò di sua mano in questo stagno il 
5 ottobre 1262 » , onde si conchiuse che vi era 
stato al di là dei duecento sessant' anni. 

Le uova di luccio sono poco sane , anzi pro- 
priamente insalubri ; ma il grasso , il fegato , il 
fiele, le ossa delle mascelle ridotte in polvere si 
adoperano utilmente dalla medicina. 

I poeti hanno chiamato questo pesce il tiranno 
dell'acque; e realmente egli è tale, poiché assalta 
e divora quanti gli cedono in forza, siano d'altra 
specie o anche della sua propria; e chi gli sfugge 
noi deve che alla propria picciolezza e agilità, o 
al proprio coraggio. La sua presenza produce fra 
gli altri pesci minori quel terrore medesimo, che 
ispira ai piccioli augelli il nibbio ed il falco. 
Quand' egli dorme sdrajato alla superficie del- 
l' acqua, il che gli accade sovente , essi gli si ag- 
girano d' intorno in gran numero , ma non senza 
grande sospetto, e moltissima circospezione. 

Come il luccio è riputato boccone eccellente, è 
raro che si lasci invecchiare, poiché la sua bontà 
è in ragione della sua giovinezza. Sul continente, 
3ve abbonda, si fa disseccare, e si trasporta a luo- 
ghi lontani. La sua fecondità debb' essere ben 
grande, se in una sola femmina si sono trovate 
cento cinquanta mila uova. Il tempo di deporlo 
à per essa il marzo 1' aprile. 



l53 IL LUCCIO. 

Molto divertimento dà il pescarlo colla lenza , poi 
eh' esso morde Y amo arditamente. Il chiozzo e la 
lasca di grossezza media sono l'esca migliore, che si 
possa offerirgli. Il più gran luccio, che, per quanto 
sappiasi, abbia mai dato onore alla lenza, è quello 
preso nel 1784 dal colonnello Thornton in Iscozia, 
poiché pesava quasi cinque libbre. Egli stette at- 
taccato all'amo per cinque quarti d'ora, prima 
di sottomettersi alla sua sorte. Avea nel ventre 
ima piaga cagionata da un uncino entratovi forse 
diec' anni prima, per quanto si congetturò dietro 
certe relazioni di pescatori. 

I lucci si prendono sovente, mentre dormono 
alla superfìcie dell'acqua; passando loro pian piano 
al di sopra della testa un laccio attaccato ad una 
pertica, il quale si può stringere con somma 
prontezza. 

L'ANGUILLA. 

Le anguille hanno la testa assai liscia ; il muso 
in forma di tubo; le membrane branchiali di dieci 
raggi; il corpo quasi cilindrico, e sì molle, che 
sguscia. La loro testa e le pinne dorsali e caudali 
non formano, che una sola cosa; e l'apertura bran- 
chiale è dieiro la testa o le pinne pettorali. 

Si annoverano circa r,ovè specie di anguille. I 
Romani non ne faceano gran caso; ma i Sibariti 
le pregiavano moltissimo. 



Per la loro conformazione sembrano esse desti- 
nate dalla natura a formare un anello fra i ser- 
penti ed i pesci, e non che somigliano ai primi 
non solo per V esterno , ma anche per diverse 
abitudini. 

È noto, che le anguille lasciano sovente il loro 
elemento, e si aggirano la sera e la mattina pei 
prati in cerca di lumache, d' insetti e di vermi, 
ed anche si trasferiscono per terra da un vivajo 
all'altro. Ciò è provato dal trovarsene talvolta ove 
non ne furono mai, di che Plott fa menzione nella 
sua Storia naturale dello Staffordshire , e da al- 
cuni versi d'Oppiano pare, che se ne fossero ar- 
yeduti anche gli antichi. 

Possono le anguille sormontare ocfni ostacolo , 
che le arresti in loro corso , agglutinandosi al- 
l'ostacolo medesimo. Anderson infatti narra nelì© 
sue transazioni filosofiche del giugno 1746, che 
visitando egli le chiuse presso Norwich vide gran 
I numero d' anguille arrampicarsi alle sponde e alle 
j palanche vicine cinque o sei piedi sopr' acqua , 
j con grandissima agilità , sebbene i legni fossero 
I molto secchi e lisci. Prima di uscir dei tutto daì- 
ì Y acqua teneano per alcuni istanti la testa e metà 
b del corpo alla superficie , applicandole contro i 
I legni medesimi , onde venne in pensiero ad An- 
I derson che ciò facessero per lasciar condensar© 
| all' aria il loro glutine, affinchè meglio 1© so- 
stenesse. 



1 6o L ANGUILLA. 

Lo stesso autore poi nella sua Ape riferisce 
una singolarità da lui osservata riguardo all' emi- 
grazione delle giovani anguille ne' fiumi. « Tro- 
vandomi , egli dice , alla campagna d 5 un mio amico 
nella contea d'Aberdeen, sovente io prendeva di- 
letto a diportarmi pe' banchi di rena del fiume. 
In una di queste mie passeggiate mi accorsi un 
giorno di non so che , somigliante ad un cor don 
nero, che si agitava ne' bassi fondi del fiume me- 
desimo. Guardando più da vicino vidi essere un 
gruppo di giovani anguille così strette le une alle 
altre, che a prima giunta si potevano credere un 
solo corpo. Ad evitare ogni ritardo, e a non essere 
impedite dalla corrente esse teneansi contro fi letto 
per tutta la lunghezza del loro viaggio, seguendo 
le sinuosità del fiume. Ogni volta che entravano 
in uno spazio comodo e tranquillo, il loro gruppo 
si allargava in maniera che aveva allora un pie 
di estensione; ma dovendo passare una punta di 
terra, ove la corrente era rapida, si restringevano 
di nuovo, fino a che ne fossero uscite. 

« Così camminarono dì e notte senza interru- 
zione per più settimane; e sarebbe stato facile il 
prenderle sebbene agilissime. Esse erano intera- 
mente formate, ma non aveano che due pollici 
di lunghezza; e poiché tutto il gruppo appariva 
di dodici in venti pollici , convien dire , eh' esse 
fossero molte. Mai non potei sapere d'onde venis- 
sero o dove andassero. Il luogo ov' io le vidi era 



^ANGUILLA. l6l 

a due teglie del mare; e fui assicurato che ogni 
anno alla stessa stagione vedrei simile cosa ». 

Gli antichi credettero , che le anguille fossero 
generate dal limo de' fiumi , o prodotte dalle spo- 
glie che le lor madri deponevano qua e là sulle 
pietre. Queste opinioni ed altre simili, che fanno 
sorridere ogni persona di mezzano buon senso, 
hanno anche in tempi recenti trovata accoglienza 
fra quelle che si stimano dotte. 

Le anguille tengonsi più volentieri che altrove 
nella belletta, sotto l'erbe, le radici o i tronchi 
d' albero -, ne' banchi d'arena, o in fondo allo 
acque , cui perciò amano tranquille. Esse sono vi- 
vipare. Vengono , per la loro specie , ad enorme 
grandezza^ perocché nel 1667 ne fu presa un* 
vicino a Pietroburgo lunga quasi sei piedi; © 
del 1799 un' altra nel Kennet presso Newbury ? 
la qual pesava quindici libbre. 

Quelle che si serbano negli stagni, distruggono 
le picciolo anitre; di che il signor Hawkins ebbe 
prova nella sua campagna di Twickenham. E 
quando fece mutar t* acqua al suo vivajo , trovò, 
nel fondo anguille grossissime , nel cui stomaco 
erano ancora le teste od altre parti delle lor vit- 
time, che non aveano potuto, digerire. 

Mai le anguille non escono dai loro nascondigli 

se non la notte ; e allora si cerca di prenderle 

con lenze, a cui sono attaccati più ami. In inverno, 

si profondano nella belletta, ove rimangono» carne 

Gabinetto T. V. n 



ifià l' ANGUILLA. 

I serpenti in una specie d' intirizzimento. E tanto 
è il lor timore del freddo , che gettandosi in uno 
stagno un fascio di paglia , "tosto vi s\ rifugiano ; 
sicché si usa non di rado un tal mezzo per averle 
con poco disagio. 

Hanno esse la vita sì tenace , che anche scuojate 
e fatte a pezzi seguitano a muoversi per buon 
tratto. Nessun pesce poi regge al par di loro fuor 
d'acqua sì lungo tempo. Il signor Swallow, andando 
da Pietroburgo a Mosca, ove le anguille sono 
assai rare , ne prese con se alcune per farne un 
regalo. Prima però le espose all' aria per farle 
gelare ; e come in breve parvero morte e ghiac- 
ciate , rinchiusele in un canestro o sporta con neve, 
se ne andò pel suo viaggio. Arrivato quattro giorni 
dopo a Mosca, e fattele mettere inacqua fresca, 
ove disgelarono, esse diedero a poco a poco segni 
di vita , e fra non molto furono interamente rista- 
bilite. 

La miglior stagione per le anguille è dal mag- 
gio al luglio; ma si pescano colla lenza fino in 
settembre. Dopo un tempo di pioggia si può pe- 
scarle tutto il giorno; male più grandi e migliori 
si prendono di notte. La loro esca consiste in 
vespe, lumache, piccioli ciprini e chiozzi. Nell'isole 
britanniche la miglior pesca d'anguille si fa nel 
Ban , fiume d' Irlanda- 

Varia il loro colore dal nero di fuliggine al verde 
chiaro d' oliva. Quelle appellate argentee hanno 



l'anguilla. i63 

il ventre bianco , e tutto il resto del corpo d' un 
colore che vi si accosta. Le anguille che chiamansi 
nere (pochissimo bnone a mangiarsi, massime tratte 
da acque stagnanti) han nero il dorso e il ventre 
giallo. 

L' anguilla , detta di sabbia , non oltrepassa un 
piede in lunghezza; ha testa schiacciata e meno 
grossa che altra parte del corpo , il quale è di 
forma cilindrica; la mascella superiore più picciola 
che l'inferiore; e le scaglie appena visibìli. Ella 
si avvolge in cerchio , e sfonda 1' arena nel centro 
colla sua testa. In estate si trova sopra la maggior 
parte delle rive sabbiose. Quando la marea è 
bassa , ella si nasconde ne 5 luoghi ove resta ap- 
pena un piede d' acqua , e si cava di là profon- 
dandovi uncini fatti apposta a quest' uso. Si fa 
delle sue carni esca per altri pesci , quantunque 
siano cibo delicatissimo anche peli' uomo. Esse 
piacciono molto al porco marino , il quale caccia 
il muso nella rena , come il majale nei fango. 

L'ANGUILLA ELETTRICA 
O TREMANTE. 

Il dottor Garden , stando a Carlestown nella 
Carolina meridionale , ci fa di questo singoiar 
pesce, che per la forma e il colore molto somiglia 
all' anguilla comune 9 la seguente descrizione: 



if4 



L ANGUILLA ELETTRICA ec. 

« Il maggiore de' pesci che ho qui veduti, avrà 
forse tre piedi ed otto pollici nella sua più gran 
lunghezza , e la circonferenza della più. grossa 
parte del suo corpo sarà di quattordici pollici. La 
sua testa è grande, schiacciala, liscia, piena di 
aperture, che sembrano fatte con un ago spuntato, 
e sui fianchi specialmente sono in grandissimo nu- 
mero e in fila. Il muso è rotondo e senza punta; 
le due mascelle sono dell' istessa lunghezza del 
muso , e la loro apertura è assai grande. Da cia- 
scun lato del muso istesso sono due sfiatato] , i 
primi più capaci e in forma di tubi elevati al di 
sopra della superficie; gli altri più piccioli a li- 
vello della pelle, distante un pollice l'uno dall'altro. 
Gli occhi sono piccioli addentrati, di colore azzur- 
rognolo, e posti dietro a tre quarti di pollice 
dietro quegli sfiatatoj un po' più verso i lati della 
testa, la qual mi parve ben ferma, ma non potei 
assicurarmi se avesse ossa o cartilagini. A qualche 
distanza da essa il corpo è grossissimo e rotonda, 
ma più oltre s' impicciolisce , e si svóta maggior- 
mente verso la coda , che è come tronca. Il dorso 
e i fianchi sono coperti di macchie d^ un color 
lucente, disposte sovra più linee ad intervalli con- 
siderabili , e verso la coda in ispecie più numerose 
e più appariscenti. 

«. Tutto il corpo del pesce, cominciando quat« 
tro pollici sotto la testa , sembra essere diviso in 
quattro parti ben distinte. La superiore o il darsa 



l'anguilla elettrica ècì" i65 

è rotonda, separata dall'altre per mezzo di linee 
laterali , che vengono dalla base della testa al di 
sopra delle branchie pettorali, e formano solchi 
profondi. La seconda parte , che può propriamente 
appellarsi il corpo, essendo la più forte di tutte, 
è d' un azzurro più chiaro e più lucido che il 
dorso; si rigonfia sui fianchi, ma verso il basso 
si restringe, e forma in seguito la terza divisione. 
Questa può chiamarsi la carena o la chiglia, e si 
distingue dalle due parti antecedenti pel suo im- 
picciolimento, la sua poca tensione, e il suo co-- 
lore grigiccio. Quando il pesce nuota pian piano 
in un' acqua profonda si distingue facilmente sovra 
quest' ultima parte una maglia romboidale ; ma 
nei bassi fondi raccorciata essa più non forma che 
pieghe longitudinali. Sembra al vederla molt© 
muscolosa, e dove si attacca alla division prece- 
dente, larga forse un pollice e diciotto linee. Si 
assottiglia più giù presso la quarta parte , eh' è 
una pinna lunga, soda, liscia, ondeggiante che 
comincia a tre o quattro pollici dalla testa , e si 
estende lungo la carena fino all' estremità della 
coda , allargandosi anch' essa nel mezzo e restrin- 
gendosi nel fine. La posizione dell' ano del nostro 
pesce è affatto singolare, poiché nessuno si argo- 
menterebbe di trovarlo ad un pollice incirca da- 
vanti alle pinne pettorali. 

« Queste , se pure si può chiamarle di tai 
nome, sono due; cominciano alquanto al di sopra 



166 l'anguilla elettrica ec. 

dell'aperture branchiali, non hanno che un pol- 
lice di lunghezza , son di forma rotonda e di com- • 
posizion delicata. Sembrano servire pri nei pai meni e 
a sostener la testa, quando l'anguilla elettrica vuol 
respirare , il che fa ogni quattro o cinque minuti, 
mettendola fuor d'acqua. Di qui può conchiudersi 
ch'essa abbia polmoni e sia di genere amfibio. "Veg- 
gonsi sulla sua pelle molte linee trasversali o di- 
visioni anulari, che le danno cèrta somiglianza coi 
Termi, accresciuta dall' allungare e raccorciare che 
essa fa il proprio corpo a piacer suo. Quella da 
pie misurata, che aveva tre piedi ed olto pollici 
di lunghezza , contraendosi si riduceva a tre piedi 
e due pollici. Altra somiglianza co' vermi le dà 
il poter nuotare all' innanzi e all' indietro colla 
medesima facilità. Quando la nostra anguilla si 
avanza, il movimento ondeggiante delle sue pinne 
e della sua carena comincia dall' alto, e finisce 
alle parti inferiori ; ma quando retrograda , e la 
coda va innanzi, 1' ondulazion delle pinne comin- 
cia all' estremità , e si comunica alle parti supe- 
riori. Ogni volta ch'ella si sdraja di fianco, quasi 
per riposare , possono vedersi distintamente le 
quattro divisioni da noi descritte. Quando poi è 
tratta dall' acqua e distesa sul suo ventre , la ca- 
rena e le pinne si ripiegano sull' un de' fianchi , 
come le pinne ventrali del riccio marino, quando 
strascinasi sul fondo ». 

Piacciono all' anguilla elettrica le acque chiare., 



l'anguilla elett r ica ee. 167 

ond' ella si tien volentieri presso le rive pietrose 
del mare ed alla foce de' fiumi, cui spesso risale, 
anzi entra talvolta ne' laghi che vi comunicano. Si 
alza frequentemente al di sopra della superficie 
del salso elemento ; e priva d' aria tosto sen muore. 
La sua carne è grassa e d' ottimo sapore; quella 
del dorso più soda e piena di piccìole reste; quella 
del ventre più molle e più viscida. I Bianchi e i 
Negri la mangiano indistintamente.' 

La proprietà galvanica di quest' animale , che 
come la torpedine elettrizza uno o più corpi, i 
quali comunicano insieme, eccitò 1' attenzione degli 
studiosi della natura. Richer, mandato nel 1671 
dall'Accademia di Parigi a Ga Jenna per farvi al- 
cune osservazioni relative alle matematiche , fu il 
primo a far conoscere ai filosofi d' Europa una 
tale proprietà. « Grande sorpresa, egli dice, mi 
cagionò il vedere un pesce lungo tre o quattro 
piedi , simile ad un' anguilla , privar di movimento 
per un quarto d' ora il braccio e la parte più 
prossima al braccio di chi lo toccava col dito o 
col bastone. Né solo fui di ciò testimonio oculare, 
ma l' espeiimentai ih me medesimo con uno, sel> 
ben ferito, che i selvaggi aveano tratto dall'acqua. 
Essi non poterono dirmi come si chiamasse; ben 
mi accertarono che percuoteva gli altri pesci colla 
sua coda, onde instupidirli e in seguito divorarli; 
il che mi parve probabilissimo, considerando l'ef- 
fetto, che il toccarlo produce va negli uomini ». 



i63 l'anguilla, elettrica ec, 

La relazione di RicHer per altro , fece s\ poca 
impressione sui dotti , i quali professavano allora 
uno scetticismo eccessivo, che per settant' anni non 
se ne parlò. Verso la metà dello scorso secolo fi- 
nalmente il signor de la Condannine ne' suoi Viaggi 
d'America £ece menzione di un pesce che produ- 
ceva gli stessi effetti che quello descritto da Ri- 
cher. Il signor Ingram in una lettera del f ebbra jo 
iy5o venne a parlare del pesce medesimo (chia- 
mandolo per altro torpedine) e disse eh' era cinto 
d' un' atmosfera carica di fuoco elettrico , poiché 
volendolo toccare con un pezzo di ferro , il suo 
braccio senti una sì forte scossa, che fu costretto 
desistere. Il signor Gravesende pel primo scoprì 
definitivamente la natura di questa scossa, scrivendo 
da Rio Essequebo ad un professore tedesco nel 
novembre del 17 05 che « la scossa era propria- 
mente la stessa della bottiglia di Leida , colla sola 
differenza che non si vedeva uscire scintilla dal 
corpo del pesce, sebben questo quando è grande, 
crolli interamente ed anche abbatta il corpo di 
chi lo tocca ». 

Gronovio pubblicò in seguito alcune esperienze 
che persona da lui conosciuta avea fatte in Ame- 
rica sul pesce di cui parliamo; onde si prova in- 
contrastabilmente la proprietà galvanica del pesce 
medesimo. Da esse risulta pure che il fluido elet- 
trico si comunica a più persone , la prima delle 
quali tocchi di sua mano la testa del pesce, e 



i/anouilla elettrica ec, ifjm 

Y ultima a qualche disianza tenga la mano nel- 
l'acqua; e che d'altra parte non vi ha scossa, toc- 
cando il pesce con sostanze elettriche per se mede- 
sime ; come seta o cera lacca. Muschembroeck, gran 
partigiano dell'elettricità animale, diede subito con- 
tezza di queste esperienze al suo amico Noli et ; 
ma esse non bastarono a togliere ogni dubbio at- 
tribuendosi da alcuni ciò che dicevamo della no- 
stra anguilla a certi suoi muscoli simili a quelli, 
che Réaurnur assicura di avere scoperti nella tor- 
pedine. Ma Vander Lott venne con nuove espe- 
rienze in appoggio dell'opinione de' galvanici , 
facendo vedere che se toccavasi V anguilla con 
diversi metalli si sentiva un forte colpo, e se con 
cera lacca o altro della stessa natura, non se ne 
sentiva alcuno. Fermili aggiunse questo fatto, che 
quattordici schiavi, i quali si tenevano per mano, 
avendo Y ultimo di essi la manca rìdìV acqua, pro- 
varono tutti insieme una scossa, quando il primo 
toccò il pesce con un bastone. 

Il dottor Wiìliamson in una lettera inserita 
nelle transazioni filosofiche dice che toccando cobi 
una mano la nostra anguilla si prova una sensa- 
zione simile a quella prodotta dal toccare il con- 
duttore d'una macchina elettrica; e toccandola con 
una certa bacchetta di ferro si prova la sensazion 
medesima , quantunque meno forte. Mentre altra 
persona eccitava il pesce, il dottore, che mise la 
sua mano neli' acqua alla distanza di tre piedi , 



1<J0 L ANGUILLA ELETTRICA ec» 

sentì rielle giunture delle dita non so che di spia- 
cevole. Alcani pesciolini gettati nell' acqua stessa 
furono dall' anguilla immediatamente storditi • e 
poi divorati. Rimase del pari stordito un pesce 
più grosso gettatovi poco dopo; ma quanto al di- 
vorarlo non ne fu nulla. Altro pesce somigliante 
fu offerto all'anguilla, che si mosse contro di lui 
e poi tornò senza fargli verun male: se non che 
fra pochi istanti gli si accostò nuovamente , lo 
guardò fiso , indi il percosse in modo che il 
rovesciò sul dorso e il rese immobile. Il dottore 
che teneva la mano nell' acqua , provò di nuovo 
in questo punto alle dita quella sensazione, di cui 
poc' anzi si- fé' cenno. Un terzo pesce fu in se- 
guito percosso dall'anguilla, che accorgendosi di 
non averlo ucciso gli diede un altro colpo più 
forte del primo, e gli tolse di moversi mai più. 
Quand' essa era toccata con una mano, e si te- 
neva l'altra a qualche distanza nell' acqua, si sen- 
tiva nelle due braccia ed attraverso il petto un 
colpo fortissimo simile a quello d' una bottiglia 
elettrica. Otto o dieci persone, che si tenevano 
per mano, la prima delle quali toccava all' an- 
guilla il capo , 1' ultima la coda provarono simile 
scossa. Un cane, messo in ìschiera con queste 
persone , si diede a guaire dolorosamente. Toc- 
candosi la nostra anguilla con seta, vetro o altro 
non conduttore , più non si parlava di scossa. Da 
queste replicate esperienze YfUiiatuson credette 



I 7 l- 

poter eonehiudere che quanto serviva di condii t» 
tore al fluido elettrico lo era altresì del fluirlo 
galvanico dell' anguilla , di cui si ragiona , e re- 
ciprocamente. Osservò egli per altro, ch'essa non 
adopera il suo fluido che irritata e cóme un mezzo 
di difesa; poiché avendola egli palpata lungo il 
dorso e da tutti i lati , ed anche sollevata leg- 
giermente dall' acqua; non ne provò la minima 
sensazion dolorosa. 

Il signor Bryant in altra lettera , egualmente 
inserita nelle transazioni filosofiche, parla d J una 
scossa ricevuta attraverso un legno non sottile, che 
al racconto apparirà ben singolare. Una mattina 
stava egli guardando un suo servitore a dar or- 
dine ad un vagello , in cui era un anguilla elet* 
trica. All' istante che questi il sollevò, per farne 
uscir T acqua , sentì un colpo tanto violento che 
11 lasciò cadere. Il signor Bryant chiamò allora 
un altro perchè lo ajytasse; ma mentre si affa- 
cendavano ambi lue a rilevare il vagello, onde: 
versarne il rimanente dell' acqua , sehhen Io te- 
nessero pel di fuori , provarono una fortissima 
scossa , che li costrinse a desìstere. 

Della forza di tali scosse basta il dire, che es- 
sendo stata un' anguilla elettrica pescata entro un?v 
rete e da questa r)OÌ fatta cadere in terra, un 
marinaj o inglese, che, malgrado gli altrui avver- 
timenti, volle prenderla, fu da essa rovesciato 
senza sentimento e in aspetto d' uomo che sog- 



172, l'anguilla elettrica ec. 

giacque a orribile dolore. Gom' egli a gran fa>- 
iica rinvenne dichiarò che all' atto di toccarla 
sentì il fluido elettrico passargli dal braccio nel 
corpo , e andargli a ferir dritto al cuore. Un Ne- 
gro , che volea raccogliere colle due mani altre 
anguille di questa specie , ebbe le braccia per 
lungo tempo paralizzate. 

Per riceverne scossa, dice il dottor Garden, bi- 
sogna tenere toccandola una mano a certa distanza 
dall'altra; « poiché, non ostante ogni contraria 
asserzione , è certissimo che chi lo fa con una 
mano sola , è come se non la toccasse »; intorno a 
che adduce la propria personale esperienza. Indi 
prosegue: « ho spesso osservato che toccandosi la 
nostra anguilla con una mano, e mettendo l'altra 
nell' acqua sotto il suo corpo , senza toccarla , si 
riceve un colpo violento ; e che , ove più persone 
fra la prima che tocca e l'altra, che non tocca 
si tengono unitamente ad esse per mano, il colpo 
è per tutte il medesimo. Può asserirsi della nostra 
anguilla ciò che non si potrebbe della torpedine, 
che tutti i fenomeni cioè della sua elettricità ani- 
male somigliano a quelli dell' atmosferica. La 
scossa eh' ella dà si comunica attraverso gli stessi 
conduttori , ed è impedita dagli stessi non con- 
duttori , come quella prodotta dalla macchina 
elettrica. Quegli, da cui io ebbi la mia anguilla 
mi assicurò eh' era stata pescata nel Surinam a 
gran distanza del mare , ove mai non penetra 



L* ANGUILLA ELETTRICA ec. tjS' 

acqua salsa , ed aggiunse che in molti luoghi sa- 
rebbe mangiata e riputata boccone eccellente. 

« Le anguille elettriche si nutrono di pescio- 
lini , di vermi e d' altri animaletti che possano in- 
ghiottire. Quando si gettano loro nell' acqua pesci 
vivi , li percuotono tosto onde ucciderli o almeno 
renderli immobili , e divorarseli poi a loro agio. 
Se sono alquanto grossi, danno loro più colpi di 
seguito , ma vedendo di non poterli trangugiare 
gli abbandonano. Avendone io esaminato alcuni di 
questi pesci abbandonati non potei scoprire in 
essi alcune tracce di denti , o piaga o scalfitura. 
Altri più piccioli , che dopo la scossa , sembrano 
mezzo morti , posti in acqua fresca spesso rinven- 
gono. Quando le nostre anguille sono stimolata 
dalla fame, inseguono la loro preda con ardore; 
ma presto si trovano soddisfatte , poiché il loro- 
stomaco è di picciola capacità. Un'anguilla di tre 
piedi e più di lunghezza non può inghiottire un 
pesce di tre pollici e mezzo. Sono stato assicu- 
rato che nel Surinam si trovano talvolta anguilla 
elettriche lunghe più di venti piedi ; e che una 
loro scossa è morte per chi la riceve ». 

La relazione del capitano Stedman differisce da 
quella del dottor Garden in un punto essenziale; pe- 
rocché dice che non è punto necessario toccar l'an- 
guilla con ambidue le mani, onde ricever la scossai 
e ne reca anch' egli in prova la sua propria espe^ 
?ienza. Per guadagnare una scommessa egli tenta 



i^i l'anguilla elettrica ec. 

più volte di prenderne una con una sola mano ; 
ma ad ogni nuovo tentativo riceveva un colpo che 
gli si faoea sentire sino alla spalla , onde al ven- 
tesimo fu obbligato darsi per vìnto. 

Il signor Hunter nelle sue ricerche ingegnose 
intorno all' animale, di cui parliamo, osserva che 
gli organi , in cui è contenuta la materia elettrica 
prendono forse più di un terzo di tutto il suo 
corpo. Questi organi (due per ciascun lato), sono 
d'una struttura semplicissima , cioè lamine com- 
poste di picciole membrane d' inegual lunghezza 
e larghezza , poste parallelamente le une sopra 
le altre, con intervalli proporzionati alla grossezza 
del pesce, e destinate, per ciò che sembra, all'istesso 
officio delle colonne elettriche della torpedine. 
Sono esse munite di più nervi , quasi di molle ; 
ma delicate a segno , che poco basta a lacerarle. 
Ancora non si è potuto spiegare , né forse mai si 
spiegherà come organi tanto semplici producano 
effetti sì maravigliosi in un elemento così poco 
adattato alla loro natura. 

Sebbene l'esistenza della virtù elettrica nell'an- 
guilla, di cui parliamo, sia provata in maniera 
troppo convincente da gran numero d'esperienze, 
certi naturalisti seguitano a negarla, per la ragione 
che non è accompagnata da scintilla visibile. Pure 
il signor Walsh, riputatissimo per le sue osserva- 
zioni sulla torpedine, riuscì ad ottenere siffatta 
scintilla, e rende conto del come in una lettera in- 



X ANGUILLA ELETTRICA eC 7 7 5 

dirizzata al signor Leroi. Ei mise cine pezzi di 
metallo sopra di un vetro ; indi trasse il pesce 
dall'acqua, lo irritò, lo applicò all'uno di quei 
due pezzi metallici , e allora vide distintamente 
la scintilla passare nell'altro. Quest' esperienza fu 
ripetuta dieci o dodici volte , sempre col mede- 
simo risultato, ed ebbe testi mouj , fra molti uo- 
mini intelligenti , i signori Pringle e Mageilan. 
In proposito del quale aggiungeremo , com' egli 
scrive, che ventisette persone, le quali formavano 
circolo, tenendosi per mano, avendo la prima di 
esse toccata un'anguilla elettrica , ricevettero tutte 
ima scossa simile a quella che produce la bottiglia 
di Leida. 

Prendonsi le anguille, dì cui parliamo, entro 
le reti; ed ove i pescatori ve ne trovino una 
alquanto grande, l'uccidono a colpi di leve per 
non essere esposti all' effetto del suo iluido elet- 
trico. Al Surinam sa ne conservano alcune pic- 
ciole in vasi fatti apposta , e si nutrono cori pe- 
sciolini, con vermi e con insetti, ai quali special- 
mente si avventano con grande avidità. Molta 
materia viscosa trasuda dalla loro pelle, ond' è 
necessario il dar loro acqua fresca almeno una 
volta al giorno, facendo prima uscire la sporca 
per mezzo di un tubo piantato in ciascun vaso. 
In tal occasione esse rimangono spesso ore intere 
all'asciutto e senza moto ; ma toccate , danno scossa 
tanto forte, come se fossero nel loro elemento» 



476 li ANGUILLA. ELETTRICA eC. 

L'asserzione del dottor Garden, die si sono 
vedute anguille elettriche lunghe più di venti 
piedi , le cui scosse cagionavano la morte di tutti 
quelli che le toccavano, è formalmente contraddetta 
dal capitano Stedman, il quale nel suo lungo 
soggiorno nelì' America meridionale, ove trovansi 
tali pesGi in gran quantità, potè fare esatte ricer- 
che su tale proposito. 

L'OMBRA, 

Questo pesce è alquanto meno grosso d'una 
trota , e di forma assai elegante. Ha la testa pic- 
ciola; gli occhi sporgenti; l'iride di color argen- 
teo, spruzzato di giallo; la bocca di media gran- 
dezza , e la mascella superiore più grande che 
l'altra. Queste, come il palato, sono piene di 
denti picciolissimi che fanno al tatto il medesimo 
effetto della lima più fina. La testa è dì color 
bruno ; e gli opercoli delle branchie sono di un 
verde lucido ; ma e F una e gli altri anneriscono^ 
allor che il pesce ha fatto la sua cresciuta; nel 
che veramente egli differisce dal resto degli ani- 
mali acquatici. Il suo dorso è di un verde scuro, 
e i suoi fianchi sono d' un grigio argenteo ; al- 
l' istante però eh' ei viene tratto dall' acqua sem- 
bra coperto di pagliuzze d' oro e di macchie nere, 
sparse senz'ordine. Le sue scaglie sono grandi, 
-solle estremità inferiori d' un bruno cupo , e si 



l'ombra-, i'77 

trovano disposte in linee diritte dalla testa alla 
coda, profondamente spaccata. Il suo dorso- è ri- 
levato , e la pinna- dorsale a varj colori , ma le 
altre sono di un solo. 

Gredesi che queslo pesce cerclii il più spesso 
la sua pastura in fondo all'acque. Egli ama quelle 
che son rapide e chiare, e massime i torrenti 
nelle montagne. Trovasi in Inghilterra comune- 
mente; e in Lapponia , ove è pur comunissimo 3 
gli abitanti adoperano i suoi intestini in luogo di 
gaglio per far rappigliare il latte di renne, onde 
compongono il loro formaggio. Di rado un tal 
pesce ha più che sedici pollici dì lunghezza. Pen- 
nant ne cita come cosa straordinaria uno di mezza 
auna che pesava quattro libbre e sei once., ed era 
stato preso a Ludlow. Se ne pescò un altro presso 
di Shrew.bury, il qual era del peso di cinque 
libbre. 

La carne dell' ombra èr molto pregiata , poiché 
bianca e d' ottimo sapore per gran parte dell'ari- 
no , cioè dal settembre- al gennajo-, disputando 
però alcuni se più in ottobre o in dicembre. Non 
bisogna per altro mangiarla subito d.opo la pe- 
scagione. 

Le ombre si tengono tranquille e ristrette 1© 
une contro le altre per tutto ¥ inverno ; e non 
cominciano ad andare in frega che in aprile- od 
in maggio. Allora e durante l'intera estate danno 
caccia ad ogni specie^ di mosche^ di sui. 33&Q . avi-- 

Gabinetto T. V . r-Q 



ìn$ 1/ OMBTlA. 

dissime», e che trovano in riva e all' origine dei 
torrenti. Fanno salti più arditi che le trote, riè 
sì lasciano scoraggiare da tentativi infruttuosi. 
Malgrado però la loro vivacità, quando si sen- 
tono prese all' amo rimangono immobili , forse 
perchè hanno gli orli della bocca sì teneri , che 
ad ogni poco di scossa si straziano. Nel mese di 
settembre si ritirano entro alcuni fori, ond'escono 
a prendere le picciole mosche, lanciate loro alla 
superficie dell' acqua. Walton dice che vengono a 
galla anche per mangiare certi piccioli ghiozzi; 
ma i pescatori sperimentati non trovano che que- 
st'esca sia molto opportuna. Se il tempo è fre- 
sco e coperto ogni ora del giorno è opportuna a 
pescarle. Nella stagione calda è più buono il le- 
vare e il tramontar del sole; nella fredda il 
meriggio. 

Il nome d'ombre viene ad esse dalla rapidità 
de' lor movimenti. Altri (e Linneo è fra questi) 
le appellano timalli , a cagione dell' odor di timo 
falsamente loro attribuito. 

IL MERLUZZO. 

La testa del merluzzo è liscia; il dorso e i 
fianchi sono color d' oliva pura con macchie gialle; 
il ventre è bianco; una linea bianca laterale va 
dritta insino all' ano ove un poco si curva ; le 
scaglie sono picciolissime e molto inerenti alla 



IL MERLUZZO. I 7 ) 

pelle; gli ocelli essi pure son piccioli; all'angolo 
delle mascelle è una sola barbetta non più lunga 
di un dito; la lingua è larga, e come quella del 
laccio guernita di più file di denti; altri denti 
ha il palato; ed altri se ne veggono presso alla 
gola e alle branchie; tre pinne si attaccano al 
dorso , due alle branchie , due alla pancia , e 
due dietro 1' ano ; la coda non è forcuta. 

Non si trovano merluzzi che ne' mari del set- 
tentrione ; ma abbondano sopra tutto presso i 
banchi di Terra Nuova , della Nuova Scozia e 
della Nuova Inghilterra, ove trovano gran quan- 
tità di vermi, loro cibo favorito, e a cui, dopo 
aver deposto le loro uova alle rive de' vicini mari 
del polo , tornano appena i ghiacci, cominciando a 
sciogliersi, ne danno loro la via. Si possono quindi 
collocare i merluzzi a capo de' pesci di passaggio. 
Non se ne prendono che pochissimi nel setten- 
trione dell' Islanda ; ne mai essi si avanzano fino 
alla latitudine dello stretto di Gibilterra. 

Prima della scoperta di Terra Nuova le prin- 
cipali pesche de' merluzzi si facevano ne' mari 
d Islanda e dell' isole situate all' occidente della 
Scozia. Sotto il regno di Giacomo Primo gli In- 
glesi impiegavano a quest' uopo fino a centocin- 
quanta vascelli. 

Oggi i luoghi più celebri per tali pesche sono 
la baja del Canada, il gran banco di Terra Nuova 3 
e quelli dell' isole di San Pietro e di Sable. S' im- 



l8o IL MERLUZZO. 

piegano in esse vascelli di cento e fino a ducente 
tonnellate: ciascun de' quali porterà nn carico di 
trenta e più mila merluzzi. L' uncino e la lenza 
sono i soli mezzi adoperati onde prenderli ad una 
profondità di sedici in sessanta braccia. 

Il gran banco di Terra Nuova rassomiglia ad 
un'immensa montagna alta cento settanta legbe 
sopra quasi cenlo di larghezza ; e il numero dei 
marinaj ivi impiegato alla pesca sarà di quindici 
mila. La stagione per essa più favorevole è dal 
principio di febbrajo alla fine di aprile ; e quan- 
tunque ciascun pescatore non pìgli che un pesce 
per volta, se è destro, può prenderne fino a 
quattrocento per giorno. Il freddo del clima e il 
peso del pesce rendono questa fatica molto penosa. 
Appena il merluzzo è tratto fuor d' acqua gli si 
taglia la testa, si sventra, si sala , edindi si pone 
in fondo alla stiva in mucchio con altri, sovra ogni 
strato de' quali si ha cura di sparger sale. Dopo 
averli lasciati così per tre o quattro giorni, onde 
ne sgoccioli l'acqua, si cangia lor posto, si sa- 
lano di nuovo , ne più si movono ; e si attende 
frattanto a compiere il carico del vascello. Talora 
questi pesci si tagliano a grozzi pezzi; e si met- 
tono entro barili per la comodità del trasporto. 

A Terra Nuova si trae da merluzzi la vescica 
aerea prima che possa putrefarsi , e netta d' ogni 
viscosità e salata si fa entrare in commercio. Così 
è delle lingue , le quali sono poste in barili , che 



IL MERLUZZO. l8l 

peseranno quattro in cinquecento libbre ciascuno. 
Dal fegato poi si estrae quantità d' olio gran- 
dissima. 

I Norvegi pescano i merluzzi sulle loro coste 
in reti di spago forte, lunghe venti braccia ognu- 
na, sicché legate insieme, a diciotto a ventiquattro, 
tengono spazii di quattrocento braccia ove l' acqua 
ne avrà cinquanta o settanta di profondità. Co- 
munemente queste reti si distendono alla sera, e 
non è raro il trovarvi tre o quattrocento bei mer- 
luzzi , quando si levano alla mattina. 

In Lapponia e in alcuni distretti della Norvegia 
il merluzzo ed il torsk, altra specie dell' istesso 
genere , che si pescano d' inverno , sono disposti 
in alte stipe entro bastimenti costrutti a tal uopo 
coi fianchi aperti, onde lasciar libero il passaggio 
all'aria. Da questi, appena il tempo si raddol- 
cisce, si trasportano in altri , per asciugarli e ac- 
conciarli. Quelli, che si prendono in primavera, 
sono sventrati e rasciutti immediatamente; ma i 
presi in estate non si possono conservare che a 
forza di sale. 

I merluzzi si nutrono principalmente di pescio- 
lini di mare, di vermi, di conchiglie e di gran- 
chi. Moltissima è la forza digestiva del loro sto- 
maco, e non minore la loro voracità, onde si 
gettano su quanti piccioli corpi muovonsi nell'ac- 
qua, perfino sui sassi. 

Della loro fecondità basti dire., che Leeuwen- 



IÌ52, IL MERLUZZO. 

lioek trovò al di là di nove milioni d' uova in 
ima delle femmine di grandezza media. Ne' mari 
d'Europa esse cominciano a deporle in gennajo 
(aloune tardano fino ad aprile) tramezzo agli 
scogli; e allora così esse come i maschj sono di 
una grande magrezza; indi ritornano al buono 
stato di prima. 

Il peso ordinario d* un merluzzo è di quattor- 
dici in venti libbre; ma spesso è assai più. Il più 
grande forse , che siasi veduto in Inghilterra , fu 
pescato nel 1775 a Scarborough, edera del peso 
di settantotto libbre, avendo cinque e più piedi 
di lunghezza , e cinque di circonferenza. Non ogni 
parte di tal pesce è ugualmente buona a man- 
giarsi: le più grasse de' fianchi e della coda son 
preferite. 

L' EGLEFINO. 

È del genere de' merluzzi ; ha picciole barbe 
alla bocca; tre pinne sul dorso; la mascella su- 
periore più lunga che l'altra; la coda un po' for- 
cuta ; da ciascun lato e sotto le branchie una mac- 
chia nera , che i superstiziosi dicono essere un 
segno del pollice di San Pietro, quando per or- 
dine del suo maestro tolse dalla bocca del pesce 
la moneta , con cui pagò il tributo. 

Verso la metà dell' inverno , eserciti immensi 
d' eglefini arrivano sulle coste del Yorckshire ? di 



l'eglefino. 18S 

cui occupano lo spazio d' una lega di larghezza 
sopra sedici di lunghezza, dal capo Flamborough, 
al castello di Tinmouth, e forse più oltre. Per 
dare un'idea della loro grande abbondanza, il 
signor Bingley riferisce che tre pescatori del porto 
di Scarborough caricavano spesso il lor battello 
due volte al giorno di tali pesci , riempiendo cia- 
scuno un barile. Appena hanno figliato (il che 
sempre è d'estate) passano, per ciò che credesì, 
a visitare le coste d'Alemagna e del Jutland y la- 
sciando dietro se una prole innumerevole. 

Mai essi non divengono molto grandi; è raro 
che pesino dodici o quattordici libbre ; e al di 
sotto di quattro sono più delicati. Fra le molte 
specie d' animaletti acquatici fanno preda special- 
mente d' aringhe. Dicesi che nelle tempeste si 
nascondano entro l'arena od il limo, ovvero sotto 
le piante marine. Le femmine depongono sovra 
queste le loro uova presso la riva , cominciando 
in novembre, e continuando per due mesi. I no- 
velli sono buonissimi, da maggio a febbrajo ; gli 
altri da maggio al novembre. 

Altra specie di merluzzo è il merlano, il quale^ 
fra gli altri distintivi, ha il mancar di barbette. 

LA COBITE. 

E un pesce viscoso, senza scaglie, e di forma 
oblunga; ha la bocca picciola, posta al di sotto 



V84 LÀ COBITE. 

© senza denti; come il barbio e il ghiozzo caccia. 
fuori i baffi , quattro all' estremità del muso e 
due agli angoli della bocca; la sua testa, il suo 
dorso, i suoi fianchi or sono di color bianco ora 
d' un giallo sporco , graziosamente spruzzato d'un 
gran numero di punti neri ; le sue pinne pettorali, 
dorsali e caudali sono anch' esse maculate ; ma il 
ventre e le pinne, che da esso spuntano, sono di 
imbianco puro; la coda è larga e rotonda; gli oc- 
chi sono posti alla sommità della testa ; la mem- 
brana, che copre le branchie, ha quattro o cinque 
raggi ; V intero corpo è liscio , e quasi tutto di 
eguale grossezza. 

Trovasi la cobite in varj piccioli fiumi d' In- 
ghilterra ; e dal suo tenersi in fondo all' acqua , 
©ve cerca il nutrimento, gli vieti il nome in va- 
rie lingue. Essa è frequentissima nel torrente che 
passa in vicinanza d' Amersbury nel Wiltshire; e 
i pescatori la inghiottono talvolta beli' e viva in 
un bicchiere di vin bianco. La sua carne è nu- 
trientissima e d' un sapore aggradevole. Una delle 
più rare, di cui Pennant avesse udito parlare, era 
lunga quattro pollici e nove linee: V ordinaria mi- 
sura è di tre pollici. 

Si prende la cobite con piccioli vermi, che le 
si gettano attaccati alla lenza insino al fondo, ove 
si tiene; e serve essa medesima d'esca per altri 
pesci, principalmente per le anguille. 

La femmina è ordinariamente piena d' uova 
tutto r estate. 



■*35 

1/ EPERLANO.' 

iSe ne conoscono due specie: 1' eperlano detto 
gioele, e 1' altro cui si dà il nome di meni- 
dia. TI primo (che si trova ne' mari del setten- 
trione ed abbonda presso le coste d'Inghilterra 
principalmente in vicinanza di Southampton) è 
graziosissimo pesce semitrasparente e coperto di 
scaglie d'un colore argenteo misto di giallo con 
picciolo macchie nere sotto la linea laterale ; non 
oltrepassa generalmente i cinque pollici di lun- 
ghezza ; ha la mascella inferiore più lunga del- 
l' altra e munita di quattro gran denti ; la coda 
profondamente fessa e dodici raggi alla pinna 
anale. Il menidia è anch' egli picciolo pesce tras- 
parente j spruzzato d'una quantità di punti neri; 
ha alcuni denti sulle labbra, ma nessuno sulla 
lingua o nelle mascelle; e conta ventiquattro raggi 
nella pinna dell'ano. Trovasi ne'fiumi della Carolina. 

Pennant, parlando degli eperlani , w in generale 
dice che abitano i mari settentrionali d'Europa né 
mai s* incontrano nel mediterraneo ; che la Senna 
è uno de' fiumi di Francia da loro visitati, ma 
eh 5 è incerto se visitino quelli che corrono più a! 
mezzo giorno ; e che volendosi credere alle rela- 
zioni dei viaggiatori , (troppo affrettati o troppo 
occupati d'altre cose , per darsi un serio pensiero 
di queste minutezze ) nello stretto magellanico se 
ne prendono di quelli che hanno venti pollici di 
lunghezza e otto di circonferenza. 



l86 K EPERLANO. 

Veggonsi tutto V anno pe' mari che circondano 
V isole britanniche , né si allontanano dalle coste 
che per risalire i fiumi colla marea. Se ne prende 
gran quantità nel Tamigi e nel Dee dal novem- 
bre al febbrajo. In marzo e in aprile depongono 
1' uova, indi tornano al mare, e più non n'escono 
per tutta estate-. Osservasi che mai non entrano 
nei Mersey fin «he alle sue acque si mischiano le 
nevi sciolte. 

Narra Wallon che anni sono il Tamigi ne fu 
sì pieno, che donne e fanciulli si misero a pren- 
derli coli' amo ; e fra Londra e Greenwich ben. 
duemila persone al giorno si vedevano occupate 
in questa pesca. Vermi, paste, pan bianco, code 
di pesciolini ed anche carne di pesci della loro 
specie sono l'esca, con cui si cerca di attirarli. 

Gli eperlani variano moltissimo di misura ; il 
più grande ricordato da Fennant era lungo tredici 
pollici e pesava mezza libbra. Oltre Y eleganza 
della forma, la bellezza del colore, e la traspa- 
renza del capo lodasi in essi una finezza singolare 
di pelle per tutto il. corpo, onde con un buon 
microscopio potrebbe osservarsi la circolazione del 
loro sangue. 

Si disputa sul loro odore, dacché gli Inglesi 
danno ad essi un nome che equivale a fragranti, 
e i tedeschi un altro che suona invece puzzolenti. 
Quanto alle loro carni tutti si accordano in dirle 
delicate e d' ottimo sapore*. 



CAPITOLO VI IL 

Quale ai cefali amor sciagura adduce \ 
Poi che seguendo la beltà fiorita 
Di colei che gli accese j e giù pei flutti 
Da lievissimo fil pian piano è tratta , 
Seco rinchiusi entro non vista rete 
Sentonsi ohimè! presso la ripa infida. 
Oppiano. 



IL CEFALO.^ 

IX assomiglia in qualche modo alla lasca per ri- 
spetto alla forma; se non che è molto più grosso. 
Ha la testa quasi quadrata e compressa alla som- 
mità; il muso schiacciato; la bocca senza denti; 
e invece il labbro superiore e la lingua con al- 
cune scabrezze; fra gli occhi e la bocca un callo 
durissimo; le pupille nere con cerchio argenteo; 
il colore del dorso bruno cupo chiazzato d' az- 
zurro e di verde; i fianchi argentati con larghe 
strisce brune e parallele , che si estendono dalla 
testa alla coda, la quale è forcuta; scaglie grandi 
non inerenti alla pelle, e sparse anche sulle bran- 
chie, sull' alto della testa, e perfino sul muso. 

I più grandi fra i cefali avranno una mezza 
amia di lunghezza; ma e grandi e piccioli sono 
a mangiarsi eccellenti. I Romani stimavano sopra 



l83 IL CEFALO. 

tutto i cefali rossi, non già perchè migliori, come 
sono di maggior dimensione, ma perchè più dif- 
ficili a procurarsi. Orazio e Giovenale fanno men- 
zione di quello che dai golosi lor contemporanei 
si pagavano Questi golosi voleano vederli morire 
per esser sicuri che fossero freschi , di che ab- 
biamo Seneca per testimonio. Quindi nelle sale , 
ove mangiavano i gran signori, teneansi i cefali 
in vasi trasparenti , onde passassero per cosi dire 
dall' acqua alle pancie di quegli illustrissimi, che 
prendeano pure infinito piacere a mirare i varj 
riflessi de' loro colori mentre agonizzavano. Api- 
cio, per dar loro un gusto più delicato, li soffo- 
cava in una salamoja squisita , che appellavasi 
cartaginese, e sapea fare del loro fegato una salsa 
deliziosa. 

Trovansi i cefali in grande abbondanza presso 
le rive arenose del mare , e frequentano le pic- 
ciole baje ove si gettano dai fiumi. In estate ri- 
salgono l'acque dolci a grandi schiere ajutati dalla 
marea , cacciano il muso nella sabbia e nella 
melma come i porci, vi fanno grandi buchi ro- 
tondi, indi col riflusso tornano al salso elemento. 
Sono astutissimi, e vedendosi presi in una rete, 
spesso ne fuggono tutti saltando per di sopra ; 
poiché basta che alcun di loro trovi un' uscita, e 
gii altri il seguono. 

Si pescano pur colla lenza in ora di flusso , 
prima che V acqua s' intorbidi ? offrendo loro 



IL CEFALO. 189 

quelle mosche artificiali, che si adoperano colle tro- 
te, e eh' essi preferiscono ad ogni altr'esca. Bisogna 
che la lenza sia molto forte, perchè sentendosi 
attaccati all' amo, si dimenano con violenza. 

Presso Marti gues in Provenza se ne prendono 
molti entro certi serbatoj, che si formano ne'bassi 
fondi, circondandoli con giunchi.. Del latte del 
maschio e dell' uova della femmina si fa quello 
eh' ivi è detto boturgo , e si mangia ordinaria- 
mente con olio d' oliva e succo di cedreno. Il 
migliore vien da Tunisi di Barberia , e se ne 
consuma in levante gran quantità. 

IL ROMBO. 

Il rombo , come più altre specie di pesci schiac- 
ciati, diviene talvolta grandissimo. Ei nuota costan- 
temente sovra di un fianco ; ha gli occhi da una 
sola parte della testa; il di sotto del corpo d'un 
bianco brillante , e il di sopra colorato e macchiato 
in maniera da renderlo impercettibile , quando è 
per metà nascosto nell'arena o nel limo. La qual 
cosa egli mostra di saper bene , poiché sentendosi 
in pericolo vi si caccia e tiene immobile ; finché 
questo sia passato. Quindi i pescatori, che non 
si fidano della propria vista, solcano spesso con 
falciuole le rive , ove credono che possa trovarsi, 
massime fra certi chiusi di pietre che essi fanno 
apposta, Come il rombo non è vorace , non è 



jgO IL ROMBO. 

provveduto di veruna specie d' arme difensiva , e 
non deve la sua salvezza che all' inganno che usa ; 
mentre la razza ricciuta ed altre specie divoratrici 
ed armate di pungiglioni fortissimi hanno colori 
più appariscenti , onde i pesci meno forti possano 
vederle e fuggire- 

In più luoghi vendesi il rombo e il fletano 
indistintamente l' uno per Y altro , quantunque siano 
fra loro distintissimi , poiché il primo è coperto 
superiormente di gran tubercoli disuguali ed ot- 
tusi, mentre l'altro lo è di scaglie oblunghe e 
lìsce, molto inerenti alla pelle. Il rombo non pesa 
mai più di trenta libbre. Quello che frequenta le 
coste d' Inghilterra e d' Olanda , è di miglior sa- 
pore degli altri. Sebben si tenga nascosto in luo- 
ghi profondi, non si usa però a pescarlo altro che 
la lenza ; ed ecco ciò che si pratica per tal pesca 
sulla costa del Yorkshire. 

In ciascun battello peschereccio stanno tre uo- 
mini muniti di tre lenze, a ciascuna delle quali 
sono attaccati duecento ottanta uncini , distanti gli 
uni dagli altri sei piedi e due pollici. Queste 
lenze si piantano ordinariamente nove a nove, 
sicché formano per così dire una sola linea guer- 
nita di duemila e più uncini, la qual si estende 
sovra uno spazio lungo forse una lega di traverso 
alla corrente. Due degli uomini del battello in- 
tanto si riposano, mentre un terzo veglia perchè 
i flutti non portino via il picciol legno , o la tem- 



IL ROMBO. 10,1 

pesta non li sorprenda. Ogni battello porta il ca- 
rico di una tonnellata; è lungo venti piedi e cin- 
que largo, munito di tre paja di remi e d* una 
Tela , che si spiega se non in caso di bisogno , e 
costruito in maniera da poter resistere all'impeto 
del mare. Se talvolta se ne adopera qualcuno più 
grande, vi si trovano sei uomini , oltre un mozzo. 
Giunti però che siano al luogo della pesca, met- 
tono all' acqua due legnetti che tengono a bordo, 
e non hanno altro vantaggio sui primi di cui si 
diceva 3 se non che portano un doppio numero di 
lenze per sostituire di continuo le une alle altre, 
né loro bisogna aspettare un nuovo flusso per tor- 
narsene, potendo adoperare quando che sia il va- 
scello grande. È costume de' pescatori 1' entrare 
due volte la settimana in porlo, alfin di deporvi 
la loro preda-. 

L' esca di cui si valgono comunemente col rom- 
bo, consiste in aringhe tagliate a pezzi; ma sono 
pur ottime picciole lamprede, minuzzoli d' egle- 
fino, vermi d'arena, datteri di mare, patelle; e 
in mancanza di tutto ciò alcuni assaggi di fegato 
di vitello. Il minimo principio di corruzione nel- 
T esca allontana il rombo che è su ciò delicatissimo. 

LA SOGLIOLA. 

Quest' eccellente pesce è rimarchevole per ciò 
che fra gli altri prodotti marini inghiotte anche 



Ijga LA SOGLIOLA. 

le conchiglie, sebben là sua bocca non sia ninnila 
d' alcun istrumento capace di prepararle per ìa 
digestione-. In una lettera inserita nelle Transazioni 
filosofiche il signor Go-llihson assicura che più di 
una soglia da lui comperata avea il ventre- duro 
e gonfio.-, e che sparata vi si trovarono chiocciole 
quali più, quali meno, ma pur tutte in qualche 
maniera disciolte. Potendo aver uova e pesciolini 
appena nati credo eh' essa lasci volentieri da parte 



i cibi meno digeribili. 



Si trovano sogliole presso le coste di Francia 
e d'Inghilterra. Quelle de' mari situati all'occi- 
dente della seconda sono assai più grandi che quelle 
de' mari posti al settentrione , poiché talune pesano 
fin sei a sette libbre. 

IL FLETANO. 

Non è molto più largo della sogliola, ed ha il 
corpo affatto liscio e senza spine ; bruno al di so- 
pra , e bianchissimo al di- sotto. Fra tutti i pesci 
schiacciati egli è forse il più grande. 

Ne' mari d' Inghilterra si sono trovati fletani , 
che pesavano dalle cento alle trecento libbre. Ma 
di maggior peso ne danno i mari di Terra Nuova, 
del Groéniand , e dell' Islanda , ove si pescano a 
notabile profondità per mezzo di un uncino at- 
taccato ad una lenza. Essi fanno parte degli ali- 
menti de' Groenlandesi 5 che li tagliano a grossi 



IL FLETANOi 2 9 -3 

pezzi , e li fanno disseccare al sole. In grossi 
pezzi pur si vendono sui mercati di Londra ; ma 
ohi ne mangia ha ben buono appetito. E vero che 
le parti vicine alle pinne laterali, come sono 
molto grasse, sono anche di buon sapore: non vi 
è però stomaco, il quale possa -facilmente dige- 
rirle. 

I fletani vengono riguardati come i più voraci 
de' pesci schiacciati ; e si ha esempio d'alcuni che 
inghiottirono sino il piombo degli scandagli dei 
marinai* 

IL PASSERE: 

È molto grasso e< di forma assai più quadrata 
che tutti gli altri pesci compressi. Dietro l'occhio^ 
sinistro ha una fila di sei tubercoli, che si sten- 
dono fino al cominciamento della linea laterale. 
Il di sopra- del suo corpo e le pinne sono di un. 
bruno chiaro , con grandi macchie brillanti di co- 
lor rancio ; il ventre è bianeo. 

T pesci di questa specie sono comunissimi sulla: 
più parte delle coste d'Inghilterra, e se ne pren- 
dono talvolta del peso di quindici libbre, e più 
spesso di otto o nove. I più grandi e i migliori 
si pescano sulle coste di Sussex-, dell'Irlanda e- 
dell' Alemagna ; e sebbene siano aneli' essi insipidi', 
sono gustati da molti. Il tempo di depor Y uova-i 
è per tali pesci il principio di febbrajo^ 

Gabinetto T. V. pSì 



s 9 4 



LA LIMA. 



Trovasi la lima ne' luoghi stessi in cui si trova 
il passere , ma è meno comune. I suoi fianchi 
son ordinariamente d'un color hruno uniforme, e 
talvolta con un orlo più scuro. Le scaglie sono 
picciole e scabre; uno de' caratteri distintivi di 
questa specie. La linea laterale è molto curva alla 
sua. origine, ma verso la coda divien quasi affatto 
diritta. Il di sopra del corpo è bianco. 

La miglior stagione per mangiar le lime è dal 
febbrajo all' aprile. Esse vanno in frega nel mag- 
gio e nel giugno , e pel resto dell' estate sono molli 
e sciapite ; ma pur sempre di miglior sapore 5 
quantunque più picciole che il passere ed il fleso. 

IL FLESO. 

La parte superiore del corpo di questo pesce 
è di color bruno pallido con alcune macchie tal- 
volta di giallo sporco; e il ventre è bianco. È 
facile distinguerlo dal passere e da ogni altra 
specie del medesimo genere , guardando alle pic- 
ciole spine acute, che fanno orlo al suo corpo là 
appunto ond' escono le pinne, e all'altre che se- 
gnano la linea laterale , e si estendono luDgo la 
metà del dorso. 

d Pennant dice di aver inteso parlare di un fleso 
che pesava sei libbre; e questa è cosa rara, poi- 
ché il peso ordinario ghigne appena a tre. 



IL FLESO. 195 

• Il tempo in cui i flesi fanno 1* uova è maggio 
e giugno ; e in tutto il resto dell' anno possono 
mangiarsi. Vivono a schiere , e s' attaccano volen- 
tieri all'esca loro presentata in qualunque ora del 
giorno , massime a marea crescente o quando fa 
tempo caldo con un poco di vento. Si fa di loro 
miglior pesca che altrove nelle parti superiori dei 
torrenti, il cui fondo è coperto di ghiaja fina, 
ovvero presso i banchi d'arena. Si piantano a tal 
uopo due o tre lenze unite e forti, guernite di 
pallottole di piombo, perchè tocchino il fondo, e 
di ami con qualche specie di vermi. 

Abitano i flesi tutti i mari d'Inghilterra e di 
Francia, e risalgono tutti i fiumi che vi comuni- 
cano. Alcuni anche rimangono in questi, e vi de- 
pongono un fregolo abbondante; e dicesi che rie- 
scano poi di maggior grossezza e di miglior sa- 
pore che gli altri. Sono anche tenuti ne'vivaj con 
utilità de' padroni, perocché ingrassano in poco 
tempo ; se non che ivi non si moltiplicano. Possono 
altresì vivere a lungo fuor d' acqua, e per conse- 
guenza essere trasportati a distanza considerabile, 

LA LAMPREDA. 

Al primo aspetto le lamprede hanno molta so- 
miglianza colle anguille , ma sono più grasse e 
d'un color più chiaro; con bocca non diversa da 
quella delle sanguisughe P cioè rotonda , e posta 



196 LA LAMPREDA. 

un po' obbliquamente sotto la punta del muso. 
Hanno pure uno sfiatatoio all' estremità della testa, 
attraverso il quale gettano 1' acqua come i cetacei ; 
«ette aperture branchiali da ciascun lato , e pinne 
(o piuttosto prolungamenti della pelle) senza raggi. 

I naturalisti distinguono il lampredone dalla 
lampreda. Il primo non ha che una fila di pic- 
cioli denti al palato, e alcuni più grandi al di 
sotto , e giugne appena talvolta alla lunghezza di 
un piede e mezzo; l'altra ha circa, ventidue file 
di denti , e giugne alla lunghezza di ventidue 
piedi e mezzo e al di là. 

Le lamprede erano in molto pregio presso gli 
antichi, almeno presso i Romani. Gii scrittori ci 
narrano che Augusto cenando un giorno presso 
uno de' principali senatori , famoso per la sua ta- 
vola, trovò tutte di suo gusto , ma le lamprede spe- 
cialmente. Volendo quindi sapere qual mezzo 
usasse per renderle sì buone, l'epicureo non esitò 
a dirgli che facea gettare ne' suoi vivaj gli schiavi 
che incorrevano la sua disgrazia. Sembra che 
all' impera ore non piacesse punto la ricetta, poi- 
ché ordinò tosto che avesse ugual destino 1' uomo 
crudele , e che indi i suoi vivaj si empissero di 
rottami. 

Probabilmente le lamprede d' Italia sono della 
razza stessa di quelle degli antichi, poiché esse 
pure si tengono entro serbatoj , e i golosi le ri- 
guardano come cosa ghiotta. 



LA LAMPREDA. T97 

Muralto , nella sua iroppo succinta descrizione 
che ci fa delle lamprede, non parla de 5 suoi pol- 
moni , la cui particolare struttura è però causa 
eh' ella si tenga quasi sempre alla superficie 
dell' acqua , e si possa facilmente soffocarla , cac- 
ciandola sotto. E molto verosimile che le due 
glandole rosse intralciate fra nervi , eh' egli dice 
poste verso la sommità della testa, altro non siano 
che i polmoni del pesce , dell' esistenza dei quali 
non può dubitarsi , vedendo in lui tanta necessità 
di respirare aria. 

Le lamprede lasciano ordinariamente il mare al 
principio di primavera, e poi vi ritornano dopo 
aver soggiornato qualche mese ne' fiumi , in cui 
depongono le loro uova. Quelle che mai non fu- 
rono nel!' acque salse riescono meno buone delle 
altre. La miglior stagione di mangiarle è dal marzo 
al maggio ; e si prendono spessissimo nelle reti 
stese ai salmoni , e ne' canestri, che pongonsi in 
fondo ai fiumi. 

Alfine di deporre le loro uova esse fanno, ove 
questo fondo è più ghiajoso, de' buchi, se, se in- 
contrano un sasso alquanto grande, si valgono 
della loro forza di succiare, per iscavarlo. Si di- 
stinguono anche dagli altri pesci ovipari per ciò, 
che non abbandonano quell' uova alla ventura ; 
ma le femmine vi stanno vicino, fino a che la 
prole sia nata. Anzi si veggono scherzare spesso 
fra di essa (che mai non è molta), e alfine, se 



Iq8 LA LAMPREDA. 

può sostenere il viaggio , condurla come in trionfo 
nel!' oceano. Dopo il fregolo le lamprede hanno la 
carne molle e di poco sapore 3 massime avvici- 
nandosi il caldo. 

In alcune contrade d' Irlanda la gente minata 
non osa toccarle. Q nelle che si pescano nel Sa- 
vern , fiume d 1 Inghilterra , sono riguardate come 
dilicatissime fra tutti i pesci. E già era antica 
usanza della città di Gloucester il presentare ogni 
anno al re pel natale un pasticcio di lamprede , 
che in tale stagione essendo difficili a ritrovarsi, 
venivano pagate qualche volta una ghinea V una. 
Sotto il regno di Enrico V due persone erano 
specialmente incaricate di comperare e far pescare 
per la corte quante lamprede avea la Senna fra 
Roano e Harfleur, ed altre due quante ne avea 
fra Harfleur e Lislebon ; che il monarca non era 
punto spaventato dall' indigestione , che costò la 
vita a Enrico I. 

Quanto alla facoltà che hanno le lamprede di 
movere suggendo, come dicemmo, le grosse pie- 
tre, essa è attribuita all' applicazione ermetica della 
bocca alle pietre medesime, mentre per mezzo 
dello sfiatato]" o che è nella testa vien discacciata 
tutta l'aria che hanno in corpo. Quindi il peso, 
eh' esse possono sollevare , è determinabile d' una 
maniera esattissima, dovendo essere uguale ad una 
colonna d' aria del diametro della loro bocca. Ag- 
giugneremo che la loro facoltà di suggere è ac- 



LA LAMPREDA. IQO, 

cresciuta dalla materia viscida, che copre tutto il 
loro corpo come quello delle anguille, e mantien 
nella pelle la pieghevolezza necessaria per pro- 
curar loro quel grado di calore, di cui abbiso- 
gnano. Due glandole linfatiche, poste dai due lati 
del loro corpo, servono a segregare e fornir loro 
in abbondanza una tale materia. 

Le lamprede non hanno altri intestini che un 
solo canale , il qual si estende dalla gola all' ano, 
ed è più largo in mezzo che alle due estremità. 
Il loro appetito corrisponde alla semplicità della 
loro interna conformazione, poiché non sembran 
cibarsi, che delle parti glutinose che trovan nel- 
1' acqua de' fiumi , o di insetti sì piccioli , che 
sono appena visibili. Forse nel mare esse pro- 
vano bisogno di maggior nutrimento. 

La loro vita è brevissima. I>opo aver depost» 
Te loro uova esse divengono molli e magi e ; in- 
vecchiano assai presta, e in capo a due anni pe- 
riscono. 

LO SGOMBRO. 

Lo sgombro comune ha il corpo grosso, ro- 
tondo e carnoso, il qual per altro si restringe 
verso la coda, che- è forcuta. Bellissimo di forma,, 
è vieppiù illeggiadrito da brillanti colori, azzurro, 
verde e bianco argenteo, che la morte cangia un 
£oco, 5 ma non. cancella. 



-SO C- LO SGOMBRO. 

Più specie di sgombri abitano l'oceano; sono 
£utti voraci, e divengono talvolta grandissimi. Come 
trovansi nei mar Baltico, in quello d' Alemagna 
e nel Mediterraneo, non fa meraviglia che gli 
antichi naturalisti gli abbiano conosciuti. Aristo- 
tele ne annovera sei specie e Plinio sette. I loro 
successori poi ne Iranno scoperte fino a trenta , 
delle quali tre sole si prendono sulle coste di 
•Francia e d' Inghilterra , cioè lo sgombro comune 
-che dicevamo , il bastardo ed il tonno. 

Gli sgombri del Baltico e del Mediterranea 
sono più piccioli che quelli del mare d' Alemagna, 
poiché non hanno più di un piede di lunghezza 
e non pesano che circa una libbra, mentre l'altro 
■è spesso lungo due piedi, e pesa comunemente 
due libbre, e talvolta, secondo Pennant, fino cinque. 

Trovansi gli sgombri anche intorno alle Cana- 
rie, al Surinam, all'isola di Santa Croce, nelle 
ìndie occidentali e 4n più altre parti dell'oceano. 
Essi compajono ad epoche regolari in immense 
schiere; e sono certo de' più delicati che visitino 
le nostre coste; ma la lor carne è sì tenera, che 
non può trasportarsi lontano. In inverno si nascon- 
dono essi negli abissi del mare. © in primavera 
si veggono di nuovo presso alle rive, o per de- 
porvi il loro fregolo, o per cercarvi il lor nutri- 
mento, che trovano ivi più facilmente che fra le 
alte onde. Anderson e più altri assicurano che m 
inverno abitano i mari settentrionali, e come 1© 



LO SGOMBRO. Ù.OÌ. 

aringhe Tanno a visitare le coste dell'Islanda, della 
Scozia e dell' Irlanda -, ed ivi si dividono in due 
bande , 1' una delle quali si vede poi sulle coste 
di Spagna, e l'altra su quelle del Baltico e del- 
<Y Olanda. Gonvien dire che gli sgombri facciano 
più lunghi viaggi che le aringhe, poiché se ne 
trovano fino in Egitto, al Giappone, al S urinanti, 
■e quasi presso tutte le isole dell' America , tanto 
meridionale che settentrionale. 

La pesca degli sgombri è cosa di riguardo per 
diverse nazioni. Ne' mesi di giugno . di luglio e 
d' agosto, i mercati d'Alemagna ne sono pieni, e 
per tutto estate , ma in giugno particolarmente., 
anche quelli d'Inghilterra. Come sono molto grassi 
e facili a guastarsi si lasciano in questo paese ven- 
dere pubblicamente anche in domenica ; il che par- 
Tebbe sacrilegio riguardo ad ogni altro pesce. In 
Norvegia essi compajono alla primavera in eserciti 
immensi, con grande rabbia de' pescatori, poiché 
inseguono le aringhe avidissimamente, e spesso le 
costringono ad abbandonare le coste,, se non vo- 
gliono essere tutte divorate. 

Gli scombri mandano una luce fosforica all'istante 
che sono tratti dal mare. Fuori del loro elemento 
essi muojono tosto; e muojono in esso pure, ove 
dai flutti siano spinti con troppa violenza contro 
le reti. Si> pescano anche per mezzo di uncini 
•guerniti d' aringhe o di pezzi d' altri pesci o di 
carne. In alcuni luoghi si prendono altresì cor 



aoa LO SGOMBRO. 

lenze dai battelli, poiché corrono volentierissimo 
all' esca, massime se spiri un vento fresco. Una 
delle pescagioni più considerabili di tali acquatici 
si fa sulle coste occidentali d' 'Inghilterra , ed è sì 
estesa, che s' impiega un capitale di duecento 
mila lire sterline. I pescatori si inoltrano alcune 
leghe in mare, e vi distendono la notte, attraverso 
la corrente della marea le lor reti, che occupano 
talvolta lo spaziò di tre miglia. Si è veduto qual- 
che volta vendere il carico d ? un sol battello riem- 
pito in una notte quasi settanta sterlina 

Dicesi che gli sgombri appetiscano la carne 
umana; e se ne recano in prova alcuni fatti. Ba- 
sti questo^ narrato da Pontoppidan. Un marinajo 
d'un vascello ancorato in un porto della Norve- 
gia si gettò con altri nel mare per bagnarsi. A 
un. tratto i suoi camerata si accorgono, eh' egli è 
scomparso-, ma poco dopo il veggono venire a 
galla, con un gran numero di sgombri attacoati al 
suo corpo. Corrono in di lui soccorso entro un 
battello ; ma già è troppo> tardi. A gran pena po- 
terono scacciare quei pesci voraci; e il povero 
uomo dopo alcuni istanti spirò. 

Gli sgombri depongono le loro- uova in giugno 
fra gli scogli presso la riva; e la loro fecondità 
è veramente prodigiosa. Bloch parla dell' uova 
di una femmina di questa specie, la qua! pesava 
una libbra e due once, ed erano in numero di, 
einquecento quarantasei mila x seicento, ottanta. 



LO SGOMBRO. 30-3; 

In primavera gli occhi degli sgombri sono co- 
perti d' una membrana bianca , la quale vien loro 
nelF inverno , e cade regolarmente al principio 
d 5 estate. 

Questi pesci sono un boccone eccellente ; ma 
poiché grassi e quindi indigesti non convengono 
a persone di cagionevol salute o convalescenti. 
In Italia si conservano marinandoli, in Norvegia 
salandoli, il che si fa di due maniere: o empien- 
doli di sale, dopo averli sventrati, e di sale pur 

, ricoprendoli strato a strato entro barili ;. oppur 
mettendoli, prima che in questi, ad inzupparsi 
entro salamoia. Un passo di Golumella e un altro 
di Plinio provano che tal mezzo di serbare gli 
sgombri era pur conosciuto da' Romani. Di tali 

i pesci componevano essi la loro salsa famosa ap- 
pellata garo; e sembra che l'avessero imparata 

1 da' Cartaginesi, ne' cui mari, secondo Strabone, 
si pescavano moltissimi sgombri. Anzi, a sentir 

i Plinio, il garo, adoperato altresì qual farmaco* 

Inelle malattie di fegato e in altre, era pei Car- 
taginesi un oggetto importante di commercio. In 
Iscozia gli sgombri si conciano come le aringhe ; 

Ii e scelgonsi a tal uopo i più grandi e i migliori. 
Sulle coste del Mediterraneo si fa caviale delle 
I lor uova, che si lavano prima con aceto, onde 
purgarle dal sangue e da ogni viscosità ; indi ben 
nette da nervi e da membrane si salano e si fanno 
i asciugare fin che siano- proprie all' ileo a cui si. 
I destinano. 



a 04 

LO SGOMBRO BASTARDO. 

Rassomiglia molto al comune ; ha gli occhi 
guerniti superiormente d' una membrana e sul 
fianco sessantotto scaglie o maglie ossee, che si 
coprono in parte 1' una 1' altra come i tegoli di 
un tetto , e sono armate di una punta che curvasi 
tyerso la coda. E anch' esso molto vorace. 

Presso di Kiel nell'Holstein questo pesce non ha 
più di sette in otto pollici di lunghezza; ma sulle 
coste d'Inghilterra trovasi facilmente lungo un 
piede, ed anche due nel Mediterraneo. Gli anti- 
chi naturalisti noi conosceano , o forse noi distirv- 
gueano dallo sgombro comune. 

Egli vive come questo in compagnia d'altri 
molti della sua specie ; come questo compare in 
primavera sulle coste ; depone il fregolo nel tempo 
medesimo ; è spesso preso con lui all' amo o nelle 
reti; ma la sua carne non è né così grassa né cosi 
tenera come quella dell' altro , quantunque anche 
essa difficile a digerire. A Kiel si riguarda come 
boccone delicato; ma in Italia non già. Si sala 
ordinariamente come le aringhe. 

IL TONNO. 

Il corpo del tonno è rotondo, grosso, carnoso; 
ma la testa e la coda terminano quasi in punta. 
La pelle del suo dorso è molto grossa e nera 3 quella 



IL TONNO. 20 5 

de' fianchi e del ventre è bianca , spruzzata d'az- 
zurro chiaro e di porpora pallida; la coda è fal- 
cata colle punte assai distanti 1' una dall' altra; e 
le pinne, che stanno fra quelle del dorso e della 
coda, e costituiscono il carattere distintivo della 
specie, sono in numero di otto ad undici. 

Questo pesce era molto ricercato dagli antichi 
e da' Romani in ispecie. Si trova oggi nel mare 
d'Alemagna, nei Mediterraneo , sulle coste della 
Guinea, del Brasile, dell'isole d'America, del 
Chili e della Gina. La sua misura ordinaria è di 
due piedi; nia giunge talvolta a grandezza mo- 
struosa. Alla Guinea, per esempio, se ne tro- 
vano d'alti' come un uomo; e quelli , che si pren- 
dono al Brasile , sono talvolta lunghi sette piedi. 
Pennant ne descrive uno , il quale avea sette piedi 
e dieci pollici di lunghezza, cinque piedi e due 
pollici dì circonferenza , e pesava quattrocento 
sessanta libbre. Schoneveld parla d' un altro, che 
fu preso sulla eosta dell' Holstein , ed era lungo 
otto piedi e mezzo. Aristotele anch' egli fa men- 
zione d'i un tonno smisurato, che pesava seicento 
cinquantadue libbre, e Getti assicura che non sono 
rari quelli che ne pesino persino mille, o mille 
e ottocento. Ma Aristotele è in errore, quando 
dice ohe questo pesce ingrandisce sì rapidamente, 
che può osservarsi il suo crescimento giornaliero; 
e s' inganna del pari quando fissa a due anni la 
durata di sua vita. Il tonno è probabilmente il pili 



jg,o6 IL TONNO. 

grande fra gli abitatori del mare, che servono 
di cibo all' uomo; e la sua enorme dimensione 
lo ba fatto riguardare da più autori come una spe- 
cie di balena. 

Rechler dice che il tonno era fra gli antichi 
l'emblema della felicità corrugale, onde quasi 
sempre se ne trovava un piatto ai banchetti di 
nozze. I Greci V aveano consacrato a Diana. 

Vuoisi che il tonno maschio ingrandisca più 
della femmina. Il loro nudrimento ordinario sono 
le aringhe, ma essi danno pur la caccia agli 
sgombri. Il loro più gran nemico è il pesce 
cane. 

Aristotele e Plinio riferiscono che nella calda 
stagione i tonni son tormentati da un insetto non 
più grosso di un ragno e della forma d'uno scor- 
pione, ii qual si attacca alla loro pelle sotto le 
pinne ventrali. Quando quest'insetto li punge, 
essi divengono furiosi e saltano , se deve credersi 
ad Oppiano, sulle navi, e sulle rive. L'essere la 
pelle dei tonni assai tenera, massime sul ventre e 
sotto le pinne, è cagione che l' importuno insetto 
piuttosto che ad altro pesce si avventi a loro. 

Secondo l'opinion comune essi passano dai mari 
del settentrione al mediterraneo ; pure Getti assi- 
cura che se ne trova tutt' inverno gran quantità 
presso la Sardegna. Essi entrano nel Mediterra- 
neo verso l'equinozio d'autunno; e formano in 
lor cammino una falange triangolare, la cui punta 



IL TONNO. a 07 

serve mirabilmente a fendere i flutti, e la cui 
base molto estesa presenta alle maree e alle cor- 
renti una gran superficie, che ne riceve ajuto al 
movimento, e non danno. 

Essi cercano i caldi mari della Grecia per farvi 
le loro uova, passando lungo le coste d'Europa 
a centina]' a a centinaja. Sebbene siano pesci molto 
grandi, quelle loro uova non sono più grosse di 
un grano di miglio, e li depongono ove il mare 
è più basso, a cento piedi forse di profondità. 
Ài ritorno si avviano verso le coste d'Africa, e i 
loro piccioletti formano la vanguardia. Non lasciano 
il levante che in maggio; e allora abbondano nei 
mari di Sicilia e della Calabria. In autunno si 
dirigono verso il settentrione ; e fanno grande stre- 
pito ne' loro viaggi. Secondo Plutarco essi proce- 
dono in dense file come le aringhe; ciò che spie- 
gherebbe un passo di Plinio, ov' egli dice della 
flotta di Alessandro Magno : « Che le navi non 
poteano passare a traverso un grandissimo esercito 
di pesci, cui si cercò invano di spaventarli con 
strepiti , onde fu uopo andar contro loro in ordine 
di battaglia ». 

Su varie coste del Mediterraneo si fanno pesche 
di tonni molto grosse, adoperandovi grandissime 
reti in forma di sacco , alle quali unite insieme 
sì dà il nome di tonnaro. Al principio d' aprile 
i pescatori, a cui ne presiede uno col titolo di 
gran comandante, costruiscono a gran spesa e in 



ao8' iij tonno* 

alto mare una specie di fortezza marittima este- 
sissima con grandi reti , cui fermano al fondo per 
mezzo d' ancore e di enormi pesi, in modo che- 
le tempeste più violente non possono smuoverle. 
Questo è il tonnare di cui dicea pur dianzi, il 
quale tiene tanto spazio, che Getti narra d'aver- 
messi tre quarti d' ora su barchetta leggierissima 
per andare dall' una all'altra delle sue estremità. 
Si colloca esso generalmente in ìstretti passaggi, 
fra gli scogli e le isole, che i tonni frequentai^ 
più che altri luoghi. L' ingresso di tali stretti è 
ben chiuso da reti, a cui non si lascia che pie- 
ciola apertura chiamata la porta esterna, la qual 
conduce alla prima parte dell' edifizio , detta la 
piazza. Appena certo numero di tonni è qui en~ 
trato , i pescatori che stanno in guardia, chiudono 
quella porticella esteriore, facendo cader d'alto 
un pezzo di- rete, e ne aprono una interiore che 
mette a quella che chiamano anticamera. Per farvi 
entrare i pesci cercano di spaventarli , gettando 
loro manate di ghiaja, o alzando spauracchi di 
pelle di montone o in altra guisa. Quando sono 
riusciti nell' intento , chiudono la seconda porta, e 
riaprono la prima per dare ingresso a nuove schiere. 
Talvolta il tonnare è composto di parecchie ca- 
mere, ciascuna delle quali ha nome particolare , 
ma 1' ultima si appella sempre della morte, ed è 
munita di reti più fòrti e d' ancore più grosse 
die l'altre* In essa i pescatori ; armati di lance, 



IL TONNO. 2,09 

assalgono gli inermi animali , che talvolta divenuti 
furiosi si slanciano fuor d'acqua, rompono le reti^ 
e varino? a frangersi il capo contro gii scogli o le 
Barche. \ 

I tonni sono per gli abitanti delle \oste del 
Mediterraneo ciò che le aringhe per quelli delle- 
coste de' mari settentrionali. Si fa ascendere il 
numero di quelli che entrano nel primo per lo 
stretto di Gibilterra a quattrocento mila. Immensa 
quantità pur vi entra dal mar Nero pei Darda- 
nelli. Da trentanni là pesca de' tonni è divenuta 
eosa importantissima per V isole di Sardegna, in- 
torno al!a quale se ne prenderanno annualmente 
quarantacinque mila in una dozzina di tonnari. 
Fino dal tempo de' Greci e dé ? Romani si facea 
grandissima pesca dì tonni al capo Bisanzio, come 
si raccoglie dà Aristotele -, Eliàno »,. Strabone e 
Plinio; ma poi nella decadenza d' ogni arte anche 
essa fu dimenticata. Gli Spagnuolì poi fecero in. 
processo di tempo una tal pesca quasi esclusiva- 
mente. Ma un solo giórno bastò per distrugger© 
i lor bellissimi tonnari , e fu quello in cui Lisbona^ 
venne rovesciata dà un tremuotOi, che staccò gran, 
quantità d 5 arena e d ? altre materie dalle cost© 
dell'Africa, e le gettò su quelle d'Europa, sicché 
mentre i porti di Tètuan, dì Sale , di Barberia, 
se n© trovarono sgombri, presso le rive della 
Spagna il mare più non formò che bassi fondi». 
La primavera seguente i tonisi «al lor. passaggio. 

G (Annetto T. V. $M 



aio ii, tonisto. 

dall'Oceano nel Mediterraneo, scontrandosi in essi, 
se ne tennero a gran distanza, e come sarebbero 
bisognate reti di smisurata lunghezza per pren- 
derli, avvenne che la loro pesca fu trasferita sulle 
coste di Napoli e di Sardegna. 

Quantunque i tonni, guardando alla loro gros- 
sezza debbano supporsi temibili, si trova che in- 
vece sono assai timorosi. Come sentono che il 
primo sforzo per trarsi di rete riesce infruttuoso, 
si sottomettono alla lor sorte , e se ne stanno tran- 
quilli. Si mangiano e freschi e marinati. Affin di 
salarli i pescatori li sospendono per la coda, loro 
fendono il ventre, ne traggono gli intestini, sepa- 
rano la carne dalla spina del dorso, la tagliano 
a pezzi, e la mettono in una salamoia. Gran quan- 
tità se ne manda a Costantinopoli, e una volta 
anche più che oggi, poiché le aringhe d'Olanda 
e d'Inghilterra, il caviale di Russia, e le acciu- 
ghe di Francia attirarono a se porzion del com- 
mercio. 

I tonni frequentano anche le coste d'Inghilterra, 
ma in minor numero che quelle del Mediterraneo. 
Molti se ne incontrano nei golfi e nelle baje di 
Scozia, ove danno caccia alle aringhe, e cadono 
spesso di notte nelle reti , che si tendono a queste 
e vi cagionano gran guasto. Quando alla mattina 
i pescatori vengono per portar via le aringhe, i 
tonni montano alla superficie onde averne la loro 
parte. Allora si gettano ad essi lenze con forti 



IL TONNO. 211 

uncini, a cui si attaccano le aringhe da loro ap- 
petite ; ed è raro che di questa guisa non si 
prendano. 

La quantità di tonni che si consumano ogni anno 
nel regno delle due Sicilie, è quasi incalcolabile. 
Il loro sapore varia all' infinito , secondo T acque 
in cui si prendono ; e la loro carne or è soda or 
è molle , or s' avvicina a quella di vitello , or a 
quella di porco. 

"Nel mese di maggio , in cui i tonni son pieni 
d' uova, essi passano per malsani, e a prevenire 
ogni cattivo effetto , la loro carne si frigge prima 
con olio , indi si sala. Fresca ella somiglia al co- 
lore quella cruda di bue; cotta impallidisce, e 
prende un odore simile a quello del salmone. 

IL PESCE PERSICO. 

Questo pesce era molto pregiato al tempo dei 
Romani , e lo è pur oggi a cagione della fermezza 
e delicatezza delle sue carni. Il suo corpo è piut- 
tosto grosso ; le scaglie sono aspre ; il dorso è ar- 
cato ; la linea laterale molto all'alto. Egli ha l'iride 
dorata , piccioli denti , cosi alla mascella che al 
palato; ed una gran bocca. Gli orli degli oper- 
culi delle branchie son dentellati ; e all' estremità 
del più grande fra questi è una spina con punta. 
Vuoisi che nella sua testa si annoverino almeno 
ottanta ossa. Il suo dorso e parte de' fianchi sono 



$IA. IL PESCE PERSICO. 

di un verde carico, segnato di larghe strisce nere 
dall'alto al basso; il ventre è bianco, ma con 
qualche mescolanza di rosso; le pinne ventrali 
sono di un bel colore scarlatto ; ma quelle dell'ano 
e della coda, alquanto forcuta, sono d' un rosso 
meno sfolgorante. 

I pesci persici vanno a schiere, e si distinguono 
da tutti gli altri d'acqua dolce (che pur vanno 
di questa t ^uisa) per la voracità che li spinge ad 
assaltarsi e divorarsi fra loro. Essi crescono lenta- 
mente, e non giungono che a picciola grandezza, 
sicché parlasi come di cosa rara d'alcuni che pe- 
savano sette o otto libbre. Il loro peso ordinario 
non eccede generalmente le due, e la loro con- 
sueta lunghezza è di dieci in sedici pollici. Nel 
Malham, fiume dell' Yorkshire , si pescano spesso 
di cinque e più libbre ; ed è osservabile che i 
più grandi sono o guerci o affatto ciechi. 

Frequentano Y acque rapide e chiare, il cui letto 
è ghiajoso, arenoso e argilloso. Sembrano prefe- 
rire le non molto profonde, e compiacersi degli 
asili che trovano in riva ai torrenti , sotto 1' erbe 
e le radici degli alberi , presso i piloni de'ponti. 
I fossi che comunicano co' fiumi , e gli stagni 
alimentati da ruscelli non disconvengono alla lor 
natura. 

Essi hanno tenacissima la vita , dacché se ne 
sono veduti resistere al viaggio di venti leghe, 
sebbene involti nella paglia. Si nutrono principal- 



IL PESCE PEBSIGO. 2.IÌ) 

mente di pesciolini , ma divengono a vicenda cibo 
de' Jucci , e più spesso delle anguille ed anche 
dell' anitre. Credesi però che i lucci rispettino i 
pesci persici un po' grandi , per non avere impac- 
cio colle spine delle loro pinne dorsali, cui driz- 
zano alF avvicinarsi del ne mico. 

I pesci persici , secondo alcuni , fanno le uova 
in febbrajo ed in marzo; comunemente però si 
crede in aprile o in maggio. Il numero dell'uova 
di ciascuna femmina si fa salire a duecento ot- 
tantamila; e dicesi che per farli uscir dal suo 
ventre si freghi contro qualche corpo duro. 

La miglior stagione di prendere i pesci persici 
( il che si fa colla lenza e dà molto divertimento ) 
è dall' aprile al gennajo nell' ore tiepide non calde. 
L'esca per essi più opportuna si compone di va- 
rie specie di vermi, di piccioli ghiozzi, di caval- 
lette. Per mezzo di essa ( tanto sono voraci ) un 
pescatore un po' destro che ne trovi molti insie- 
me, può prenderli tutti l'uno dopo l'altro; ma 
se uno solo che abbia sentito 1* uncino gli sfugge, 
strascina seco tutta là comitiva. In inverno essi non 
mangiano , e però non corrono a verun' esca , se 
non a metà di un giorno ben soleggiato. In un 
bel dì di primavera se ne vede talvolta qualche 
dozzina in un buco all' ombra de' rovi o degli 
arbusti; e un pescatore che sappia fare, può dirla 
sua 

Nel lago di Llyn Raithlyn, nel Mórionetshire 



£l4 !L PESCE PERSICO. 

in Inghilterra se ne trovano d' una specie singo- 
lare con dorso gibboso , e spina dorsale bizzarra- 
mente aggirata verso la coda. Hanno altresì da 
ciascun lato una protuberanza , che il signor Bar- 
rington aprì con un coltello , e trovò che non 
differiva punto dal resto della carne, eh' è del 
sapore di quella degli altri pesci persici. Di questi 
gobbi se ne sono trovati anche ne' piccioli laghi 
delle montagne della Svezia, 

L'ARINGA. 

L' aringa comune si distingue dall' altre pel 
prolungamento della mascella inferiore che alquanto 
si curva, e pei dieci raggi, onde componsi la sua 
pinna anale. Ha la testa e la bocca piecioìa; la 
lingua corta , appuntata e guernita di denti ; gli 
operculi delle branchie variati ordinariamente da 
macchie violacee o purpuree, che scompajono 
dopo la morte del pesce , vale a dire appena egli 
è tratto dall' acqua. Pennant scrive d' essere stato 
assicurato che presso Yarmouth si prendono tal- 
volta aringhe con macchia nera sul muso, e lun- 
ghe ventidue pollici e mezzo. 

Abbondano di aringhe specialmente i mari set- 
tentrionali , ov' esse trovano in una quantità d'in- 
setti sufficiente nutrimento, e ne' ghiacci e nel 
rigore del clima quella difesa che lor bisogna per 
vivervi tranquillamente. In autunno però e in pri- 



l' aringa. a I 5 

mavera ne sbucano fuori da que' ghiacce! immense 
schiere, che volgonsi alle foci de' fiumi , per de- 
porvi le loro uova e cercarvi altro pasto. Il gran 
numero de* loro nemici sembra essere il mezzo , 
con cui la natura ha voluto controbilanciare la lor 
prodigiosa quantità. Poiché si calcola che se in 
venti anni una sola aringa potesse moltiplicarsi 
sicuramente senza perdita di fregolo o dì prole, 
il numero d' aringhe che ne risulterebbe, forme- 
ria una massa dieci volte più grande che tutta la 
terra. 

Questi pesci, oggi così generalmente conosciuti, 
poiché vanno sulla mensa del povero come del 
ricco, lo erano anche da' nostri maggiori in tempi 
assai remoti. Non formavano però una parte di 
commercio tanto grande, poiché non si aveva an- 
cora l' arte di preservarli dalla corruzione per 
mezzo del sai marino. Essa è dovuta a Guglielmo 
Beuckel fiammingo, il quale morì nel 1897. Cento 
cinquant' anni appresso l'imperador Carlo V, per 
onorare la memoria di questo, che può merita- 
mente chiamarsi benefattore degli uomini, mangiò 
un' aringa sulla sua tomba. 

Gredesi generalmente che in inverno le aringhe 
si ritirino nel mar glaciale, ed indi imprendano 
le loro migrazioni ai mari meridionali dell'Europa 
e dell'America. Varj sono i pareri sulla causa di 
tali migrazioni. Leeuwenhoeck le attribuisce ai 
'pesciolini ed ai vermi, che le aringhe vanno a 



:»LÓ à£ AR"Mf<5*. 

cercare verso il meriggio , dopo averne votato af- 
fatto il settentrione. Anderson crede che mai non 
lascerebbero i loro pacifici asili sotto il ghiaccio, 
«e T accrescimento eccessivo del loro numero non 
le costringesse a cercarsi, a guisa de' sciami d'api, 
nuove dimore. Altri pensano che viaggino per 
deporre V uova àn climi, ove la loro prole possa 
meglio avvivarsi che sotto il polo. 

Un celebre naturalista si esprime in tal propo- 
sito così: « Le aringhe spaventate dal gran nu- 
mero de' loro nemici si ritirano nel mar glaciale ; 
o*re questi non possono vivere sotto il gelo, per 
mancanza d' aria. Ma come si moltiplicano fuor 
di misura, la mancanza di nutrimento le obbliga 
a mandare ogn' anno in primavera, colonie in al- 
tri mari. Queste formano corpi che tengono più 
di cento leghe; ma i tanti nemici che incontrano 
per via , rompono la loro ordinanza , e le dividono 
in due gran bande, Tana delle quali si volge 
all' occidente e Y altra al levante. La prima tutta 
unita cerca un asilo sulle coste d' Irlanda , ove 
giugno in marzo -, indi torcendo fra Y occaso e il 
meriggio perviene al gran banco di Terra Nuova 
ov' è dispersa. L' altra diretta al mezzo giorno si 
suddivide in due colonne , T una delle quali scende 
lungo le coste di Norvegia, e passa il Sund, e i 
Beiti nel Baltico , mentre Y altra piega verso le 
Orcadi e l' isole di Shetland ; poi si divide nuo- 
vamente in due schiere, Tuna delle quali oltre- 



passa la Scozia, e lungo le coste della Zelanda e 
della Fiandra entra nell'Atlantico; l'altra seguendo 
le coste della Scozia e dell' Inghilterra entra nei 
mar d'Alemagna, e alfin si ricongiunge alla pri- 
ma. Come dopo certo tempo più non resta trac- 
cia di tante aringhe sulle eoste d'Europa, si pre- 
sume che ritornino al lor glaciale ritiro ». 

Bloch per altro dice essere impossibile, che 
le aringhe facciano un viaggio d' oltre a mille le- 
ghe nel breve spazio di tempo che si suppone, 
e domanda perchè mai , posto eh' esse abbando- 
nino , per tema delle balene , i mari del setten- 
trione, seguitano ad allontanarsi per più centinaja 
di leghe, dopo che il pericolo è passato? come 
possono ritornare, per mettersi alla mercede delle 
loro formidabili nemiche ; e com' è che non si 
trovi traccia del lor ritorno? Ma ogni difficoltà è 
tolta, egli dice, prendendo a norma le regole 
immutabili, che la natura segue in tutte le sue 
operazioni. « Come altri pesci moltissimi (sono 
sue parole) le aringhe lasciano le loro abituali 
dimore alla stagione degli amori ; escono , come 
essi, dal piano fondo del mare, e cercano luoghi 
resi ineguali dai torrenti affin di deporvi le loro 
uova. Quest'istinto, adunque, non il timore delle 
balene, le induce alle loro migrazioni. Esse met- 
tono giù l'uova in tre tempi differenti, secondo 
la loro età , onde può calcolarsi quello del loro 
arrivo ? avuto riguardo anche alla temperatura 



ai 8 £ ARINGA. 

dell'aria e dell' acqua. Per esempio nel Baltico e 
sulle coste della Norvegia apparisce in primavera 
una picciola specie di aringhe, che ha figliato pur 
dianzi; in estate ne viene un' altra più grande, 
seguita poi in autunno da una più minuta del- 
l' antecedente, e che sta per isgravarsì. 

« È noto che i pesci de' mari e de' laghi , che 
entrano in primavera ne' fiumi, non ritornano ai 
loro usati soggiorni che in autunno. Cosi senza 
dubbio fanno le aringhe; ed ecco perchè più non 
si veggono in inverno. E anche possibile ch'esse, 
non meno che varj pesci dell'acqua dolce ,. fi gì imo 
più d' una volta all' anno. Come i piccioli pesci 
divengono ordinariamente la preda de' grandi , 
necessita che si moltiplichino più rapidamente di 
questi, onde la natura permette loro di ripro- 
dursi più spesso. La prodigiosa fecondità dell'arin- 
ghe ha portato alcuni a credere che faccia l'uova 
anche sotto ì ghiacci del polo ; se non che riflet- 
tendo agli immensi spazj dati loro ad abitare, 
nessuno sì farà più meraviglia che siano tante ». 

Alcuni secoli sono le coste della Norvegia erano 
frequentatissime dalle aringhe, come il gran banco 
di Terra Nuova è tuttavia il più visitato dai mer- 
luzzi , onde migliaia di vascelli europei vi si re- 
cavano per farne pesca. Ma poco prima dell' anno 
1600 le abbandonarono per quelle dell' Alemagna, 
e diedero così alle città anseatiche nuovo mezzo 
per arricchirsi col venderle salate. Saranno cento 



lì ARINGA. ai9> 

anni, che le loro più grosse schiere prescelsero 
a farvi lunga dimora le coste d' Inghilterra e di 
Irlanda; e per quai cagione poi anche da questo 
si siano allontanate, non sarebbe facile congettu- 
rarlo. Può accertarsi , peraltro , che malgrado 
queste diserzioni, non è pei luoghi già da loro 
prediletti cessato interamente il vantaggio della 
loro annua apparizione. 

Le aringhe tengono, come ì salmoni, certo or- 
dine nella loro marcia. I>ue o tre giorni dopo 
aver deposto le uova presso le coste, ritornano 
in pieno mare con uno strepito , simile a quello 
di una pioggia dirotta. A quanti pericoli dapper- 
tutto siano esposte, non è a dirsi. L'uomo spe- 
cialmente fa loro una guerra continua, non solo 
sulle coste , ma anche tra gli alti flutti con nu- 
merose navi 3 alcune balene le distruggono a mi- 
glia ja; gli uccelli stessi slanciansi sopra quelle, 
che si tengono alia superficie ; e servono così dì 
guida ai pescatori, indicando .loro ove gettar pos- 
sono le loro reti. 

Quantunque così esposte alla voracità degli al- 
tri abitanti del mare, le aringhe sono esse me- 
desime del genere de' pesci voraci. Il loro prin- 
cipal nutrimento consiste in granchj , in vermi o 
in certi insetti crostacei detti porcellini dì mare; 
e come si prendono spesso con mosche artificiali, 
sembra probabile eh' esse diano caccia anche agli 
insetti alati. 



29© I»' ARINGA. 

Si possono naturalizzar questi pesci nell'acque, 
che non aveano costume di frequentare, come si 
è fatto in Isvezia; e il modo di riuscirvi è fatto 
chiaro da questo passo dei viaggi di Kalm ; il 
quale riferisce un racconto fattogli da Franklin. 
« Nella parte della Nuova Inghilterra , ove vivea 
iì padre di Franklin medesimo, due fiumi si get- 
tano in mare , nelF uno de 5 quali pescavasi gran 
quantità di aringhe , mentre dall' altro non se ne 
aveva una sola, quantunque le foci d' ambidue 
fossero fra loro poco distanti. Si osservò che le 
aringhe risalivano ogni anno il primo, onde de- 
porvi le loro uova ; e il vecchio Franklin che 
stava frarnezzo, volle tentare se fosse possibile 
di farle rimontare anche 1- altro. A tal fine egli 
gettò in questo le reti , di cui si era servito in 
quello, e a cui stava attaccato molto fregolo. La 
cosa riuscì, com'ei 1' avea pensata; poiché in se- 
guito si pescarono aringhe egualmente in tutti e 
due i fiumi. Giò ne fa credere eh' esse amino il 
loro luogo nativo , o i luoghi almeno da loro vi- 
sitati la prima volta che abbandonarono il mare, 
per deporre le loro uova ». 

Il commercio delle aringhe è molto antico , 
poiché se ne hanno memorie del duodecimo se- 
colo e del tredicesimo. Nel i357 poi Odoardo III 
d' Inghilterra stabilì a Yarmouth una fiera di tali 
pesci, ordinando che non si vendessero se non in 
questa città. Gli Olandesi ? che prima compera- 



l' ARINGA-. 22 2 

vano aringhe sulle coste, onde rivenderle ad al- 
tre genti, furono dunque obbligati di mandare 
essi medesimi delle navi alla loro pesca. Nello 
stesso tempo il commercio delle aringhe era con- 
siderabilissimo sulle coste della Norvegia ; ed oggi 
pure è per essa una delle principali sorgenti di 
ricchezza. L' abete , di cui i Norvegi fanno i loro 
barili, dà alle aringhe un gusto, che a tutti non 
è aggradevole , ma che ai Polacchi piace moltis- 
simo. Non sono molti anni che il governo di Da- 
nimarca ordinò che que' barili si facessero d'i legno 
di quercia; ma si trovò una gran diminuzione 
nella vendita, in grazia specialmente de'PoIacchi 
mal soddisfatti, onde convenne ritrattare il. co- 
mando. 

Ma il gran commerciò delle aringhe è fatto da- 
gli Olandesi, i quali ne ritraggono più oro, che 
non poc* anzi gli Spagnuoli dalle loro miniere del 
Perù e del Messico. Nel 1-4 1-6 essi fabbricarono 
ad Hoorn le prime gran reti, onde farne pesca; 
e da quel tempo in poi sempre impiegarono in 
questa numerosi bastimenti. Nel i552 la sola città 
d' Enckhuysen uscì in mare con cento quaranta, © 
nel 1601 la repubblica intera ne allestì mille e 
cinquecento. Se non che in seguito la cosa andò 
allentandosi. Nel 1736 non s' inviarono alla pesca 
più che duecento diciannove vascelli ; e nel 1773 
questi si ridussero a cento sessantanove. E perchè 
il loro numero noa si restringesse davvantaggio 3 



223 L ARINGA. 

fu uopo che gli stati generali nel 1776 conce- 
dessero un premio di cinquecento fiorini per cia- 
scuno di essi ; il che veramente giovò. Malgrado, 
infatti, il suo decadimento la pesca delle arin- 
ghe è ancora una delle principali industrie del- 
l' Olanda, e nutre presso a poco dieci mila uomini. 

Da quasi un secolo gli Svedesi , che si provve- 
devano d'aringhe presso l'altre nazioni, comin- 
ciarono a farne essi medesimi tanta pesca da po- 
terne vendere. Nel 174$ stabilirono a tal uopo 
una compagnia incoraggiata dal governo , per cui 
ebbero gran voga le aringhe specialmente di Go- 
thembourg. Nel 1764 questa città inviò ad Am- 
burgo venti vascelli carichi di tali pesci , che fu- 
rono riputati di così buona qualità come quelli 
di Olanda. Questo commercio andò poi sempre 
crescendo; e aggiugnendosi quello dell' olio di 
aringhe (per ciascun barile del quale son neces- 
sarj ventitre bariglioni de' pesci onde si trae) 
può immaginarsi quanto ne sia il prodotto. Peroc- 
ché nel 1782, a cagione d'esempio, si esportarono 
da Gothembourg duecento mila bariglioni d'arin- 
ghe, e venti o ventidue mila barili d'olio, 

I Danesi non si limitano a trasportare in Ale- 
magna le aringhe che pescano in primavera e in 
autunno sulle coste settentrionali del Jutland e 
dell'isole di Féroè; ma inviano ancora vascelli 
sulle rive di Scozia. Nel 1767 si stabilì ad Al- 
tana una compagnia per la pesca delle aringhe, 



L ARINGA. 2.2. -> 

la quale oggi impiega cinquanta bastimenti. Gli 
abitanti delle coste d'Holstein esportano essi pure 
ima gran quantità d' aringbe affumicate ad Am- 
burgo , e in altre città vicine. 

Nel 1770 si formò ancbe a Berlino una com- 
pagnia per la pesca delle aringbe; e nel 1776 
furono all'istesso oggetto inviati da Embden verso 
le coste di Scozia alcuni vascelli, il cui numero 
poi si accrebbe fino a cinquanta. 

In Ingbilterra e in Iscozia il commercio delle 
aringbe è assai riguardevole , e stimasi che la sola 
città di Glasgow ne esporti annualmente pel va- 
lore di venti mila sterlini. 

Nel 1778 le aringbe furono per due mesi tanto 
abbondanti sulle coste di Scozia, che, secondo alcuni 
calcoli abbastanza esatti, se ne caricavano ogni notte 
nel golfo Terridon mille e seicento cinquanta 
scialuppe che faceano quasi venti mila toneìlate. 

Fu tanta una volta la quantità d' aringhe sulla 
costa occidentale dell' isola di Skye , da non po- 
tersi trasportare tutte quelle che si erano prese. 
Dopo averne ben cariche le scialuppe, e prov- 
veduti esuberantemente i luoghi vicini, bisognò 
delle rimanenti fare ingrasso , con cui si concimò 
il terreno la primavera seguente. 

Sarà mezzo secolo che le aringhe entrarono nel 
golfo Urn in si immenso esercito che lo empi* 
rono dalla foce all' altra estremità , il che forma 
lo spazio di più che mezza lega, e ne ingombra- 



aa4 &' aringa* 

rono le rive , ove formavano mucchii alti da set 

ai diciotto pollici. Quest'esercito era sì denso e 

sì forte che cacciò innanzi a se quanti altri pesci 

si trovavano nel golfo, i quali tutti perirono eoa 

essa. 

Le principali pescagioni dell' aringhe nell' isole 
Britanniche si fanno sulle coste di Scozia e di 
Norfolk. Si adoperano in esse reti guernite di 
piombo da un lato e di segnali di vascello dal- 
l'altra-, onde restano sospese ne 1F acque perpen- 
dicolarmente* Esse non si tendono che fra le te* 
nebre; e la presa è tanto più sicura e copiosa 
quanto più la notte è scura e agitata da venti. 

Tutta la gente di un vascello prende parte alla 
preparazione delle aringhe che si sono pescate: 
chi le sventra, chi le sala, chi le imbarilai Le 
aringhe rosse vengono poste in una salamoja, ove 
restano per ventiquattr' ore , e poi sono infilzate 
per la testa in bacchette di legna e sospese in un 
cammino fatto apposta, ove da scarso fuoco rice- 
vono moltissimo fumo, indi messe entro barili per 
la comodità del trasporto» 

Le aringhe morte si guastano prestissimo. In 
estate specialmente basta ehe stiano qualche ora 
fuori d' acqua per non essere più buone. Che se 
Tè toccano appena per alcuni minuti i raggi del 
sole, non vagliono più nulla afìktto; non si può 
più nemmeno salarle. Vi hanno circa undici spe- 
cie di aringhe , di cui descriveremo, le principali. 



IL PILO ARDO. 

È più picciolo dell' aringa, comune, da cui dif- 
ferisce in questo principalmente che ha il corpo 
atticciato e rotondo. Il suo muso alquanto rivolto 
all' insù, è in proporzione- più lungo che quello 
dell'aringa; la mascella inferiore è più corta; ìì 
cforso più elevato; il ventre meno affilato. Le sue 
scaglie sono fermamente aderenti alla pelle, men- 
tre quelle dell' aringa comune cadono facilmente. 
Infine la sua pinna dorsale è posta sì basso, che 
ove si' prenda per essa-, colla testa fa 1' altalena , 
mentre prendendo per la pinna dorsale F aringa 
comune, questa rimane in equilibrio. 

Verso la metà di luglio i pilcardi appariscono, 
a: grosse schiere sulle coste delle Cornovaglie , e 
vi soggiornano sino alla fitje di ottobre , ritirandosi 
allora, per ciò che sembra, a qualche distanza 
nella profondità del mare, onde passarvi l' inver- 
no* Mezzo secolo fa non disparivano che in di- 
cembre inoltrato; e questo cangiamento nell'epoca 
della partenza che sembra aver buone testimo-*- 
nianze, è ben singolare. Si trovano in gran nu- 
mero presso l'isola di Wight nella Manica, e 
presso d' Ilfracomb nel canale di Bristol. 

Il dottor Borlase ci dice che la pesca de' pil- 
cardi occupa in Inghilterra gran numero d'uomini, 
ed anche di donne e fanciulli, a cui è commesso, 
di sventrarli, lavarli e salarli; che portandosene 

Gabinetto T. V. j,5 



Sa6 IL PILCAT3D0. 

in passato all' estero almeno trenta mila botti per 
anno , se ne ricavavano quasi cinquantamila lire 
sterline. 

« I battelli destinati alla pesca de'pilcardi ( scrive 
il dottor Maton, cbe una volta volle assistervi a 
Fowy presso Looe nelle Gornovaglie ) si stanziano 
ordinariamente ove 1' acqua non ha die dieci brac- 
cia di profondità, e non è rotta da alcuna punta. 
Alcuni battelli più piccioli sono disposti a qualche 
distanza affine di avvertire i pescatori se si avvi- 
cina qualche schiera degli acquatici aspettati. Spesso 
si metton uomini di guardia sulle rupi vicine ap- 
pellati gridatori, perchè ne danno avviso colle 
loro grida. Le reti che formano un seno, hanno 
spesso duecento braccia e al di là di circonferenza , 
e circa diciotto d' altezza. Dicesi che alcune pos- 
sano contenere duecento botti , ognuna delle quali 
sarà di tremila pesci all' incirca. La pesca non è 
sempre egualmente felice, e talvolta manca del 
tutto». Dieci anni innanzi alla visita dell'autore, 
i pescatori infatti si videro costretti a vivere colle 
loro famiglie di patelle e d'altre chiocciole, di 
cui mai in altro tempo non avrebbero volute 
mangiare. 

I pesci cani sono i gran nemici de' pilcardij e 
ne divorano spesso un' immensa quantità. 



a&7 
IL LATERIiNTO. 

Abita i mari d'Europa e rassomiglia molto 
all' aringa ; ma è più picciola ed ha tredici raggi 
alla pinna dorsale. Si pesca nel Tamigi dal prin- 
cipio di novembre fino al marzo ; e fornisce ai 
poveri di Londra un nutrimento tanto più utile y 
quanto più viene a proposito. 

Talvolta il laterino vien marinato ; il che gli 
dona quasi il sapor delle acciughe, da cui non si 
distingue che per le sue reste , le quali non si 
disciolgono. A Yarmouth si concia come le arin- 
ghe rosse. 

L'ALOSA O LACCIA. 

Le alose hanno il muso forcuto, e macchie 
nere sui fianchi. Quelle che verso la fine di mag- 
gio o al principio di giugno rimontano il Tamigi, 
sono credute di cattivo sapore; ma quelle che si 
pescano entro il Severa sono molto buone. Fino 
dai primi ^giorni in cui appariscono, vale a dira 
in maggio, o se il tempo è caldo anche in aprile, 
si ricercano come cose delicate, massime nei con- 
torni della città di Glocester , ove si pagano tal-, 
volta più care che i salmoni. Esse sono sempre 
piene d' uova quando risalgono i fiumi; ma igno- 
rasi quai luoghi scelgano per deporle; né ancora 
si è potuto avere cognizione sicura dei loro pic- 
cioletti. 



aa8 

Di tempo in tempo si prendono le alose del 
Severa entro il Tamigi ; nella qual pesca si ado- 
perano le reti. Il peso dell' aiosa è ordinariamente 
di quattro libbre. 

Gli antichi naturalisti dicono eh' essa è un pe- 
sce di passaggio del Nilo ; che si trova anche nel 
Mediterraneo presso Smirne , e sulle coste d'Egit- 
to, dove oggi è Rosetta; che in dicembre e gen- 
najo essa rimonta il Nilo sino a Memfi, oggi il 
Cairo. Essi aggiungono poi che riempita di mag- 
giorana fa quasi ebbri quelli che ne mangiano, 

L'ACCIUGA. 

Non ha che tre pollici all' incirca di lunghezza ; 
pur se ne cita qualcuna di sei e mezzo. Il suo 
muso è appuntato; gli orli delle mascelle sono 
guerniti di una dentatura finissima; la mascella 
superiore è più lunga che 1' altra ; gli occhi son 
grandi; il corpo rotondo ed esile; il corpo d' un 
verde carico; i fianchi e il ventre d' un bianco 
argenteo; fra le pinne del ventre è una scaglia 
guernita di lunga punta; la coda è forcuta. Essa 
abita F oceano Atlantico e il Mediterraneo ; nei 
mesi di maggio , di giugno e di luglio entra nello 
stretto di Gibilterra, e si porta verso il levante. 

La pesca delle acciughe più considerabile si fa 
a Gorgano, isoletta situata presso le coste della 
Toscana ; ove si attirano la notte entro le reti per 



l' acciuga. 229 

mezzo di un lume che si colloca in poppa ai 
vascelli. 

Pei 1 marinarle si taglia loro la testa, si cavano 
il fiele e gli intestini, si aspergono di sale, indi 
si calcano entro barili. E quasi inutile il dire, che 
messe a fuoco si liquefanno pressoché interamente. 
Mangiate fresche sono d' ottimo sapore. 

Quanto all' altre specie di acciughe , che abitano 
per la più parte i mari della Cina, anzi dell'Asia 
generalmente e quelli dell'America, non hanno 
alcuna particolarità che voglia da noi un partico- 
lare discorso. 

IL PESCE VOLANTE. 

Rassomiglia molto all' aringa ; anzi non ne dif- 
ferisce che per una diversa conformazione della 
testa e del dorso che in lui è schiacciato. Egli ha 
comunemente nove pollici di lunghezza e quattro 
al più di circonferenza. La sua pelle è straordi- 
nariamente forte; e le sue scaglie sono grandi ed 
argentate. Le pinne pettorali sono lunghissime ; 
quella del dorso è picciola e posta presso la coda, 
la quale è forcuta. Gli occhi sono collocati sulla 
grossa sua testa in modo che scorger possono il 
pericolo o la preda da tutti i lati , e quando il 
pesce li fa alquanto uscire dalle loro orbite, ne 
ingrandisce vie più il raggio visuale. 

Esso abita i mari d'Europa e d'America, e il 



2,3o IL PESCE VOLANTE. 

golfo d'Arabia; ma trovasi segnatamente fra i tro- 
pici. Le ali, per mezzo di cui può elevarsi in 
aria, altro non sono che le sue grandi pinne pet- 
torali , composte di sei o sette raggi , legati fra 
loro per mezzo di una membrana flessibile 3 tra- 
sparente e viscosa. Escono fuori vicino alle bran- 
chie , e possono essere agitate innanzi e indietro. 
Servono altresì ad accelerare il moto del pesce 
nell' acqua , che, a giudicarne dalla lunghezza e 
larghezza di questa specie di remi , relativamente 
alla picciolezza del ccrpo , debb'esser rapidissimo. 

Da ciascun lato , dietro e presso alle branchie, 
è un osso schiacciato , il qual corrisponde alle cla- 
vicole e agli scapulari degli animali terrestri; ed 
e inserito nella medesima base che le pinne pet- 
torali. 

Quando il pesce sollevasi in aria, stende non 
solamente le sue pinne ma anche la sua coda; 
rade talvolta la superficie del mare come la ron- 
dine, ma in linea rettissima; e per maggior ras- 
somiglianza con essa ha il suo dorso nero , il suo 
ventre bianco, e la sua coda bipartita. Ei può 
così percorrere in aria uno spazio di cinquanta in 
sessanta aune , e rinnovare i suoi slanci a più ri- 
prese, toccando ogni volta per alcuni istanti la 
sommità delle onde. 

Il pesce volante non va mai solo, ma sempre 
in ischiera con altri della sua specie; la qual vista 
è una delle più belle che possano aversi sull'Oceano 



IL PESCE VOLANTE» 2,3l 

fra il decimo e tredicesimo grado di latitudine 
settentrionale , e fra il ventesimo e trentesimo di 
longitudine occidentale, ed anche nel mare delle 
Indie. 

Gli sforzi che dall' una parte fanno i nemici 
de', pesci volanti onde prenderli, e i mezzi che 
questi impiegano dall'altra, onde loro sfuggire, 
presentano anch' essi una scena, che molto diverte. 
Poiché veggonsi il pesce cane, il porco marino, 
il delfino e 1* orata slanciarsi sopra i pesci volanti, 
che cominciano dal cercare scampo col nuoto; ma 
alfine stanchi hanno ricorso al volo. Stendono 
quindi le lunghe loro pinne, s' alzano con esse 
sopra dell'acqua, e via via sen fuggono, fino a 
che i muscoli delle loro pinne medesime indebo- 
liti cedono, ed obbligano il pesce ad attuffarsi di 
nuovo. Se non che fra poco ripigliano la forza 
necessaria per reggere ad altro volo. Ma come i 
nemici mai non lasciano d' inseguirli ; alfine del 
tutto svigoriti più non possono loro sottrarsi , e 
quando non siano loro preda, lo divengono degli 
uccelli del tropico, degli albatri, delle fregate, 
e de' folli. 

Si ebbe torto di dire che tutti gli esseri viventi 
sembrano collegati insieme contro il povero pesce 
volante; che la sua doppia facoltà di volare e di 
nuotare non fa che esporlo a tanti più pericoli ; 
e che non può eludere gli sforzi de' pesci voraci, 
che per cader neU' unghie degli uccelli marini , i 



sSOa IL PESCE VOLANTE. 

quali stanno aspettando che si levi in aria. Poiché 
.potrebbe dirsi d' altra parte eh' egli non ha nnlla 
a temere dagli uccelli nache non lascia il salso 
elemento; e che slanciandosi al di sopra della sua 
superficie sfugge spesso alla rabbia degli altri suoi 
nemici. La sua carne ha, pel sapore } qualche 
somiglianza con quella dello sgombro. 

Il picciolo pesce volante ha , come il precedente 
alcune rughe da ambidue le parti del ventre; ma 
-ne differisce per maggiore esilità di corpo, e mag- 
gior lunghezza delle pinne ventrali , destinate per 
ciò che sembra, a cooperare al suo volo. 

Il gran pesce volante ha le pinne ventrali della 
•roism-a del picciolo ; rna il suo corpo è molto più 
grosso. Egli inoltre è lungo quasi 3ue piedi ; 
•mentre quello della specie comune non lo è che 
di otto pollici, e il picciolo se non di sei. 

LA RONDINE DI MARE. 

Somiglia in qualche modo al pesce volante. La 
su\ testa è quadrata e guernita posteriormente di 
due punte; 1' operculo delle branchie termina an- 
ch' esso in spina 'durissima ; il suo corpo è rotondo 
ed esile ; un solco profondo e longitudinale si 
stende sulle sue scaglie ; fra le pinne del dorso 
è un ago assai corto; le pinne del ventre sono 
lunghissime, e toccano la coda ; quattro appendici 
o barbe stanno sotto la gola, e si riuniscono in 
un nodo ; la coda è forcuta. 



LA RONDINE DI MARE. ^33 

E' ordinaria lunghezza di questo pesce è di 
diciotto pollici. All' istante eh' egli vien tratto 
dall'acqua, il suo dorso è d'un rosso più o meno 
carico; il ventre è bianco, e le pinne ventrali 
picchiettate di varj colori. 

Egli abita l'oceano Atlantico, il mare dell'In* 
die e il Mediterraneo. Quand'è inseguito dall'orata 
o da altri pesci, sbalza fuori dall'acqua, e salta, 
coli' a] ut o delle sue pinne ventrali, alla distanza 
d'un trar di pietra. E comunissimo ne' mercati 
del continente d' Italia , non che della Sicilia e 
di Malta. 



CAPITOLO IX. 

È ne 8 pelaghi ancor la tieninave 
O remoFa compagna , che di vero 
E distesa a vedere, e di lunghezza 
D' un braccio , e di color fìligginosa;, 
E ad anguille rassembra il taglio suo. 

Sotto la testa acuta bocca è posta s 

Curva, sembiante a punta d'amo tomdo. 
Della lubrica remora prodigio 
barrano i naviganti , che n'iuno 
Udendola nel suo cor dariagli fede* 
Oppianov 



LA REMORA. 

JNon si conoscono che tre specie di remore, le 
quali abitano il Mediterraneo e il mar Pacifico. 
La comune , che si trova in quasi tutte le parti 
dell' Oceano, ha ordinariamente un pie dì lun- 
ghezza; una gran testa così grossa come il corpo., 
la massa del quale diminuisce verso la coda, che 
è picei ola e forcuta; dorso arcuato e nero; e sei 
pinne, due dietro le branchie , due sotto il petto, 
una lunga sul dorso, e un altra simile a questa 
per forma e per grandezza, sotto il ventre. 

La principale singolarità di questo pesce è la 
sommità del suo capo , il. quale è compresso e di 



LA REMORA. s35 

forma ovale. In essa vedesi una ruga longitudi- 
nale ,* tagliata da sedici trasversali , che lasciano 
tra loro de' solchi profondi. Per la quale confor- 
mazione la remora può attaccarsi fortemente ad 
altro pesce o corpo qualunque, siccome più volte 
si è veduto , ed anche a fianchi di un vascello. 
Quanto al poter arrestare il corso di un vascello 
o di una balena , è favola troppo assurda , perchè 
la confutiamo. Non è però difficile che ne rallenti 
un poco il movimento ; il che le è comune colle 
conchiglie , i coralli e simili. Fortis racconta che 
diportandosi egli un giorno in una barchetta nel 
golfo di Venezia , un gondoliere gridò a un tratto 
al suo compagno di uccidere una remora , che 
si era attaccata al remo , e che , siccome Fortis 
medesimo ebbe più volte occasione di esperimen- 
tare, tardava e disviava la piacevole gita. Ciò per 
altro, che può in qualche modo esser vero di una 
picciola barca, fu da Plinio e da Oppiano mal 
a proposito asserito delle grandi navi. 

La remora aderisce talvolta sì fortemente ai 
fianchi del pesce cane , che non si può strappar- 
nela che con gran difficoltà. Gatesby riferisce che 
se ne presero un giorno cinque attaccate ad un 
solo; e aggiugne d'averne veduto nuotare libera- 
mente intorno alla bocca d' un altro , senza che 
questi facesse il minimo segno di volerle adden- 
tare, cosa che gli parve inesplicabile. Il signor di 
Saint-Pierre dice che avendo posate più remore 



.o-36 LA REMORA.. 

sovra un vetro pulito, non gli fu mai possibile di 
staccamele. . 

Fra 1' altre favole degli antichi sul conto della 
remora era pur questa, che in qualunque modo 
fosse data a mangiare diveniva fatale agli amori, 
e distruggeva in ambidue i sessi le più forti af- 
fezioni. 

Gli indigeni delia Giamaica e dell' isola di 
Cuba adoperavano altra volta le remore , onde 
prendere altri pesci , come i cacciatori adoperano 
i falconi nella caccia degli uccelli. Le tenevano 
essi quindi entro serbatoj , eie nutrivano con 
ispecial sollecitudine. In una mattina tranquilla , 
volendo alcun di loro far pesca , ne sceglieva 
Tina , e la conducea seco , attaccata ad una cordi- 
cella sottile ma forte, lunga più braccia , e an- 
nodata alla canoa. La remora posta in mare, ap- 
pena vedea un pesce, quantunque a gran distanza, 
si slanciava sovr' esso colla rapidità A } una freccia 
e aggrappavasi al suo corpo ; e 1' Indiano che 
avea seguito sempre la traccia della funicella col- 
V ajuto d' un segnale, accortosi che la preda era 
sicura, traeva pianamente la remora con essa alla 
riva. Oviedo narra d' aver veduto prendere di 
questa guisa una testuggine marina tanto grossa 
e pesante, che una sola persona non avrebbe po- 
tuto sollevarla. 

Il sapore della remora , che da alcuni si man- 
gia , somiglia, dicesi ; a quello de' carciofi in 
graticola. 



LA BANDOLIERA. 

La testa e la bocca di questo pesce sono pic- 
ciole; ed egli può , allungando le labbra, for- 
marne un tubo , o restringerle a sua volontà. I 
suoi numerosi denti rassomigliano alle setole di 
una spazzola, poiché sono flessibili e spessi. La 
membrana branchiale ha dai tre fino ai sei raggi. 
Il corpo è largo, compresso e coperto di scaglie; 
le pinne dorsali ed anali sono il più spesso guer- 
nite di spine. 

La phx rimarchevole fra; le bandoliere è quella 
dal becco, la quale abita presso le coste e all'im- 
boccatura de' fiumi dell' India e delle sue isole. 
Ha più di sei" pollici di lunghezza ; è di color 
bianchiccio o bruno pallidissimo , con quattro o 
cinque fasce trasversali e nericce ; il suo corpo 
è di fórma ovale e compresso ; i suoi occhi sono 
grandi , e 1* iride è di color d' oro ; il muso è 
allungato e cilindrico ; le pinne dorsale ed anale 
sono grandissime ; e la prima di queste è abbel- 
lita d' una larga macchia in forma d' occhio. 

Questo pesce si nutre principalmente di mo- 
sche e d' altri piccioli insetti , che sorvolano alla 
superfìcie del mare. Quando vede una mosca su 
qualche pianta marina, Ghe cresce ne' bassi fondi, 
le si avvicina pian piano e colla più gran cautela 
possibile, fin che si trovi quasi perpendicolar- 
mente al di sotto di essa, Allora prende una pò- 



3 3-8 LA BANDOLIERA. 

sizione obbliqua , in cai resta immobile alcuni 
istanti , per prendere giusta la mira; indi col tubo 
del suo muso lancia un getto d' acqua contro la 
mosca , senza mostrar la testa al di sopra della 
superficie; e ciò con tanta destrezza che quasi 
sempre la fa cadere , sebbene alla distanza di 
quattro, cinque o sei piedi. 

Il signor Hommel , direttore dell' ospizio di 
Batavia , presso cui trovatisi talvolta delle bando- 
liere , volle convincersi co' propr j occhi , s' era 
possibile, della verità di quanto pur ora si disse. 
Fece quindi empire un gran vaso d' acqua di 
mare e mettervi alcuni di tali pesci ; e come fu- 
rono abituati a questo serbato jo cominciò con ra- 
moscelli e con mosche le sue esperienze. Egli ne 
ebbe molto divertimento, e trovò precisissimo il 
racconto de' naturalisti. 

La carne della banderuola dal becco è bianca 
e d' ottimo sapore. 

IL PESCE SPADA. 

Il nome di questo pesce deriva dal prolunga- 
mento duro , spadeiforme , della sua mascella su- 
periore. La bocca è senza denti: la membrana 
branchiale ha otto raggi; il corpo è rotondo , nò 
vi appariscono scaglie. 

Il pesce spada è assai grande e forte ; e giu- 
§ne talvolta alla lunghezza di venti piedi e d' av- 



IL PESCE SPADA, <2,3ì) 

vantaggio. La sua voracità è senza misura , poi- 
ché si esercita su quanti incontra. Ei trapassa i 
grossi pesci colla sua arme , a cui pochi possono 
resistere o sottrarsi, ove non lo sfuggano beri 
dalla lunga. 

Due sole specie si conoscono di pesce spada : 
l'uno non abita che i mari d'Europa; l'altro ap- 
pellato F indiano o spadifero dalle pinne larghe 
si tien ne' mari del Brasile e dell'Indie orien- 
tali. Il corpo di questo è bianco azzurrino , ec- 
cetto le parti superiori del dorso , la testa e la 
coda , che sono d' un bruno carico. La pelle è 
liscia e le sue scaglie visibili. Il prolungamento 
appuntato del muso gli dà molta rassomiglianza , 
con quello d'Europa; ma si distingue da esso, 
specialmente per una pinna dorsale larghissima, 
e due appendici o punte sospese al petto. ìti 
giugne spesso alla lunghezza di venti piedi e al 
di là. 

Quando nel. 172$, dopo il suo ritorno dalla 
Guinea e dall'Indie occidentali, il vascello inglese 
detto il Leopardo fu racconciato per servir nel 
canale , si trovò nel suo fondo parte della spada 
del pesce , di cui parliamo , volta da poppa a 
prora. Essa era scabra al di fuori , e nel rotto 
somigliava ad avorio di cattiva qualità. A vea tra- 
passato la fodera esterna alta un pollice, gli assi 
di ben tre pollici , e si era profondata altri quat- 
tro e mezzo nel legname di rovere. Il che i^ichie- 



£^0 IL PESCE SPADA,. 

eleva pure una gran forza , poiché il vascello , in- 
vece di secondarla col suo movimento; piuttosto 
vi si opponeva ; e il legnaiuolo dichiarò che non 
sarebbe giunto a cacciar sì avanti un chiodo con 
meno di otto, o nove colpi d' un martello del peso 
di venticinque libbre. 

Saranno vent'anni che il signor Banks, come pre- 
sidente della Società reale , ricevette una lettera 
dai capitano d' un vascello dell'Indie orientali che 
conteneva un altro esempio della forza meravi- 
gliosa dell' animale di cui si parla. Poi eh' esso 
avea piantata la sua arme quant' era lunga in fondo 
al vascello medesimo, ed era morto per la violenza 
dell' urto. Quest' arme si conserva oggi colia parte 
del vascello, in cui era entrata, nel museo Bri- 
tannico. 

Dicesi che il pesce spada e la balena mai non 
s' incontrino senza combattersi e che il primo sia 
sempre l' aggressore. Talvolta la balena è forzata 
d' aver briga ad un tempo con due di tali pesci 
e allora dura fatica a sostenersi. Appena essa ne 
vede alcuno pronto a slanciarsi sopra di lei, ella 
si precipita, in fondo al mare , ove il suo nemico 
la segue, e la sforza: a tornare alla superficie. Ivi 
la pugna dura, finche il pesce spada ha perduto 
di vista la balena, che vinta, specialmente, dall'agi- 
lità di lui non può far di meglio che ritirarsi. 

Stando ai rapporti de' navigatori la balena , 
sempre che il. vede in lontananza , è presa da 



IL PESCE SPADA. sai 

singolare agitazione, e cerca di andarsene per op- 
posta parte. Essa non ha, incontrandolo, altra di- 
fesa che la sua coda, con cui cerca percuoterlo, 
e, se vi riesce, d'un sol colpo lo annienta ; ma 
egli cosi agile quanto l'altra è forte sempre schiva 
51 pericolo. Perocché salta in aria , indi ripiomba 
sulla balena , non già per trapassarla colla sua 
spada; ma per recarle ferite ■ ancor più perigliose 
col taglio dentellato di quest'arme terribile. Al--. 
Jbra il mare si tinge all' intorno del sangue della 
balena, che fa vani sforzi per offendere l'assali- 
tore, e batte colia coda i flutti, facendo ad ogni 
colpo quel Foratore che falò sparo di un cannone. 
I>el resto 1' arme del pesce spada è per lei piut° 
tosto dolorosa che fatale, non essendo abbastanza 
lunga da penetrare al di là del grande adipe, eh© 
la difende. 

IL GASTERQSTEQ AGIJLEATO. 

Di rado ha più di due pollici di lunghezza; 
ed è comunissima ne' fiumi del Ljncolnshire. Porta; 
tre punte in sul dorso, che gli servono insieme 
d'arme offensiva e difensiva , poiché le drizza 
alla minima apparenza di pericolo , e ogni volta, 
che vuol assalire altri pesci. Presso la coda il suo. 
corpo è quasi quadrato; e i fianchi sono coperti 
|di lamette ossee trasversali. Il suo colore ordina- 
rio è il verde oliva al di sopra; e il bianco al di: 

Gabinetto T. V. 16 



aJp il GASTER0STEO ACULEATO. 

sotto ; qualche volta ha la mascella e il ventre d 5 un 
bellissimo chermisi. Trovasi spesso nel Baltico , 
presso Danzica, ove se ne fa olio, e più ordi- 
nariamente si dà all' anitre e a' porci , per in- 
grassarli. 

Malgrado la sua picciolezza fa gran guasto fra 
gli altri pesci , distruggendone il fregolo e la prole 
spietatamente. Il signor Arderon riferisce , che un 
gasterosteo aculeato, eh' ei teneva in un boccale 
divorò in cinque ore settantaquattro laschettine , 
lunghe un pollice , e avrebbe seguitato a fare al- 
trettanto ogni giorno , ove gliene fosse stata data 
materia. Dal boccale ei lo trasferì in un vaso di 
vetro col fondo coperto di sabbia, onde fare al- 
cune esperienze sopra di lui , e osservarne le abi- 
tudini per quanto poteasi in così picciolo spazio. 
Per alcuni giorni il pesce rifiutò ogni nutrimento , 
ma poi rinnovandoglisi spesso P acqua , cominciò 
a mangiare alcuni piccioli vermi, che gli si gettavano 
di tempo in tempo dal signor Arderon; e alfìn 
divenne sì famigliare che veniva a prendere il 
suo cibo dalla mano del signor Arderon mede- 
simo. Anzi, che dico familiare? Divenne ardito; 
poiché quando era sazio , o quello , che gli si 
offeriva, non piacevagli , drizzava le sue spine, 
e percoteva di tutta la sua forza le dita del pa- 
drone, se questi le metteva nell' acqua. Non sof- 
friva altro pesce nell'istesso recipiente, e si slan- 
ciava contro qualunque, fosse pure dieci volte più 



IL GASTEROSTEO AGULEATO. 2,fó 

grosso di lui. Per divertirsi , il signor Arderon 
gli mise un giorno nel vaso un pesciolino , che 
subito il gasterosteo assali, strappandogli un pezzo 
di coda ; e 1' avrebbe infallibilmente ucciso , se 
non si levava fuori. 

L'animale, di cui parliamo, non diviene la 
preda degli altri pesci voraci, che il timore dei 
suoi aculei tien lontani da lui. Varj celebri na- 
turalisti hanno osservato eh' egli soffre molto pei 
vermi, che vivono ne' suoi intestini. 

Nel Welland , fiume d' Inghilterra , presso 
Spalding nel Lincolnshire i gasterostei sono in sì 
gran numero , che quando lo risalgono sembrano 
formare un solo corpo, il qual ne occupi tutta la 
grandezza. Eppure, perciò che si crede, non 
tono che F avanzo di eserciti immensi , che si 
raccolgono ne' bassi fondi, e di cui si fa ingrasso 
per le terre. Pennant dice che non appariscono 
in quel fiume se non ogni sette o otto anni. 
Ond' è che si congettura essere colonie spedite» 
periodicamente dai banchi di sabbia vicini , quando 
questi più non bastano al loro numero eccessivo. 

Gli sforzi eh' essi fanno nelle loro migrazioni , 
quando si presenta qualche ostacolo in lor cam- 
mino, sono veramente mirabili. Perocché , sebbene 
i più grandi fra essi non siano lunghi oltre i due 
pollici, veggonsi saltare perpendicolarmente all'al- 
tezza di diciotto ; e obbliqu.arn.ente ancor d'avvan- 
taggio. 



%\\ il gasterosteo aculeato. 

Depongono le loro uova in aprile ed in giu- 
gno sopra le piante acquatiche. Si moltiplicano 
prestissimo, ma non vivono che poco tempo, dac- 
ché toccano appena il terzo anno. Sono troppo 
piccioli, e forse troppo pieni di reste, per ser- 
vir di cibo agli uomini. 

IL GASTEROSTEO PUNGIGIO. 

È ancor più picciolo del precedente, poiché 
non pesa più di un' oncia e mezza. Bloch dice 
eh' è il più picciolo di tutti i pesci , e il solo che 
non sia di veruna utilità agli uomini. Si trova nel 
Baltico e nel mar d' Alemagna , ma non si prende 
che assai di rado , poiché passa attraverso le ma- 
glie di qualunque rete. Né i pescatori già il cu- 
rano ; ma anzi , trovatolo a caso fra altri pesci , 
il rigettano in mare , come buono a nulla. 

IL GASTEROSTEO SPINAGHIA. 

È il più grande del suo genere , e molto affi- 
lato, poiché non ha che un pollice di grossezza 
sopra nove di lunghezza. Il suo muso è allun- 
gato , e il corpo é pentagonale presso la coda , 
la quale è compressa: la bocca è picciola e la ma- 
scella superiore più lunga che 1' altra ; le branchie 
e le lamette ossee del corpo sono brune all' alto, 
e listate d' argento nelle parti inferiori. Egli ha 



IL GASTERCSTEO SPINACHIA. GijO 

due pinne pettorali ed una dorsale che formati 
triangolo. Quest'ultima pinna e la testa presen- 
tano quindici punte pendenti verso la coda , le 
quali non sono per nulla sensitive al tatto , quando 
Tengono depresse. Le pinne del ventre sono com- 
poste di due punte, l'anteriore delle quali è più 
lunga che 1' altra. La pinna anale contiene an- 
ch' essa una spina alquanto curva ; ma le altre 
non hanno punta di sorta alcuna, e i lor raggi 
formano varie ramificazioni. 

Il pesce , di cui parliamo , ahita , come il pre- 
cedente , nel Baltico e nel mar d' Alemagna ; ed 
è comunissimo in ispecie davanti a Lubecca e sulle 
coste d' Olanda. Bloch dice che la sua taglia or- 
dinaria non eccede i sette pollici , e che si tro- 
vano de' piccioli granchii nel suo stomaco. Egli 
mai non lascia il mare , per entrar ne' fiumi , come 
i gasterostei dell' altre specie. E attirato di notte 
nelle reti, accendendo fuoco in sulla riva. Si cava 
da lui una specie d' olio da ardere ; e del resto 
si fa letame pel terreno. La gente più povera tal- 
volta lo mangia. 

Il primo a descriverlo fu Schoneveld. I natu- 
ralisti venuti dopo non lo hanno creduto degno 
di grande attenzione ; altrimenti Linneo , Pennant, 
e quelli che li copiarono, non avrebbero asserito 
ch'egli non ha pinne ventrali. Bloch dice che il. 
suo fregolo è diviso in due lobi cilindrici , legati 
insieme presso l' ombelico , e che contiene cento 



2/J.6 il GASTEROSTEO spinachia. 

attantaquattro uova d' mi colqr giallo pallido , e 
grandi come i grani di miglio. 

IL RE DELLE ARINGHE. 

Questo pesce è riconoscibile per una macchia 
bruna, che ha su ciascun fianco. La sua forma è 
presso a poco quella del fleso ; la sua testa è schiac- 
ciata dai lati , e la sua bocca eccessivamente gran- 
de; il suo dorso e il suo ventre sono armati di 
punte acute, una fila delle quali guarnisce il primo 
dalla testa alla seconda pinna dorsale , ed altre 
due d'* inegnal lunghezza si stendono da questa 
pinna alla coda. Le sue scaglie sono picciolissime 
e sottili , onde alcuni de' naturalisti dubitarono se 
egli ne aveva. Le sue macchie gli valsero l'onore 
di rivaleggiare coli' eglefino meli' esser creduto il 
pesce, da cui san Pietro cavò la moneta, onde 
pagare il tributo. Aldrovandi riferisce che , per 
questa ragione , si vedea sovente sospeso nelle 
chiese. La sua lunghezza è d'un piede o diciotto 
pollici; e il suo peso di dieci o dodici libbre. 

Egli abita il mare d' Alemagna e particolar- 
mente, il mediterraneo. Bisogna dunque, allorché 
Ovidio lo qualifica per pesce raro , intendere ciò 
dell' eccellenza delle carni. La sua grande vora- 
cità lo porta ad avventarsi ad ogni specie di esca. 
Si tiene principalmente sulle coste del mare , 
d'onde insegue i pesci, che vengono a deporvi 
le uova. 



IL RE DELLE ARINGHE. s4? 

Come accennammo, egli è di un sapore eccel- 
lente, massime quando è grasso. Dicesi che il suo 
aspetto bruttissimo lo avesse fatto bandire dalla 
tavola degli inglesi, fino a che il celebre attore 
ed epicureo Quin gli diede gran voga, onde fu 
in seguito ricercato come cosa squisita. 

IL PESCE RE. 

È dell' istesso genere dell' antecedente , ma , 
molto più grande, poiché ha tre o quattro piedi 
di lunghezza, e più di due di larghezza; e pesa 
talvolta fino a cento quaranta libbre. Sui fianchi 
è molto compresso. 

Il signor Mor timer nelle transazioni filosofiche 
per l'anno 1 760 ne parla in questi termini. «Ha 
la pelle liscia; una sola pinna dorsale , che spunta 
presso la testa e si estende fin presso all' ano ; 
da ciascun lato fra il dor^o e il ventre un' altra 
pinna, che va fino alla coda, la quale è grande 
e forcuta; gli occhi non piccioli con iride color 
di scarlatto, e cerchio aureopurpureo; le narici 
poste al di sopra degli occhi; il dorso e tutta la 
parte superiore del corpo di colore azzurro ca- 
rico o violaceo con macchie bianche ed oblunghe; 
i fianchi d' un verde brillante anch' essi macchiati 
di bianco; le mascelle d'un rosso pallido; il 
muso , le branchie e il ventre di colore argenteo 
e le pinne &' uno scarlatto sfolgorante; la bocca 



S..1S IL FSSOE RE. 

picciola e senza denti; la lingua grossa e quasi 
formata come quella dell' uomo, ma aspra e piena 
d' una quantità di barbe o punte curve in mòdo , 
die ogni cosa può sdrucciolarvi sopra per entrar 
nella gola, e nulla per uscirne; le branchie simili 
a quelle del salmone; il corpo, che si rotonda 
restringendosi verso la coda ». Tal descrizione fu 
fatta dall' autore alla vista di un pesce re preso 
-sulla costa di Scozia presso Leith, il quale avea 
Ire piedi e sette pollici di lunghezza , e tre piedi 
e due pollici di circonferenza nella parte più grossa 
del suo corpo. 

Nel 1767 se ne pescò un altro presso New- 
castle, che il sig. Harrison ha descritto nella sua 
Zoologia Britannica; e un terzo nel 1772, a Brix- 
ham, il qual pesava cento quaranta libbre. Se ne 
conserva uno imbalsamato nel Museo Britannico, 
il quale ha tre piedi e quattro pollici di lun- 
ghezza, e diciannove di larghezza ove questa è 
maggiore. 

Certo il pesce re è de' più belli che possono 
vedersi per tanta vaghezza e varietà di colori , 
come si accennò. Nò Linneo , né Willoughby ne 
fanno menzione , onde potrebbe concludersi che 
sia molto raro. Pennant dice che la sua carne 
rassomiglia a quella di bue e pel sapore e per 
l'apparenza, e che il suo petto consiste in un osso 
tagliente , simile per la forma alla chiglia d' un 
vascello. 




e 

r- 
5 

l 

o 






*49 

L' O K A T A, 

È uno de 3 più belli , de' più agili e insieme dei 
più voraci fra i pesci spinosi. Gli tocca di conti- 
nuo di far la guerra sia per difendersi dal pesce 
cane , sia per prenderne altri , che bisognano al 
suo nutrimento. Si trova in ispecie fra i tropici ■; 
ed è lungo circa sei piedi , e più grosso che uri 
salmone. Il gran numero delle sue pinne gli dà 
modo di fender V acque con mirabile rapidità. 1 
suoi grandi e begli occhi sono resi ancor più va- 
ghi da' loro cerchi dorati; il suo dorso è punteg- 
giato di verde, d'azzurro e di argenteo; la sua 
coda e le sue pinne sono di color d' oro ; tutte 
Je sue tinte sono tali, che nessun dipintore po- 
trebbe farle così brillanti. Egli è uno de 5 più 
terribili nemici del pesce volante. 

IL LUPO MARINO. 

Si annovera fra i pesci più voraci e più feroci. 
Quando è preso si scaglia sovra tutto ciò che gli 
si presenta; ond' è che i pescatori, i quali temono 
i suoi denti , cercano di rompergli al più presto 
possibile quelli davanti, e in seguito l'uccidono, 
dandogli gran colpi dietro la testa. Schoneveld 
dice di tali denti che sono sì forti, che lasciano 
il segno nelle ancore de' vascelli. 

Pare che un tal pesce sia confinato alle parti 



&5o IL LUPO MARISTO. 

settentrionali del nostro globo , poiché non si trova 
die presso il Groénland, l'Islanda, la Norvegia, 
e sulle coste di Scozia, dell' Yorckshire e del- 
l' Olanda. 

Sii quella del Yorckshire si prende talvolta 
qualche lupo marino della lunghezza di quattro 
piedi; e secondo il signor Johnson ne è stato pe- 
scato presso l'isole di Shetland qualche altro.,, che 
ne avea più di sette. 

La sua testa è un po' compressa sulla sua som- 
mità; il muso è piuttosto schiacciato; le narici son 
picciolissime; e picciolissimi son pur gli occhi, po- 
sti quasi all' estremità del muso. I suoi denti an- 
teriori sono fortissimi, di forma conica, un poco 
distanti gli uni" dagli altri, e molto sporgenti dalle 
mascelle ; ora cinque , ora sei , così al di sopra 
che al di sotto. Dai due lati poi delle mascelle 
medesime è una fila di denti pjòk piccioli, in nu- 
mero di diciassette o diciatto nella mascella supe- 
riore, e d' undici o dodici nell' altra. L'inferiore 
è convessa al didentro, il che molto contribuisce 
ad aumentare la sua forza, e a facilitare Fazione 
de' muscoli , di cui la testa è composta. Le estre- 
mità de' denti molari della inascella inferiore sono 
più alte al di fuori che al di dentro, ove si ri- 
piegano. In mezzo al palato sono pure due file 
di denti forti e piani , piantati sovra una base 
oblunga. Una cartilagine molle lega insieme sul 
davanti le due os^a che compongono la mascella 



IL LUPO MÀRTNO. fi5r 

inferiore. All'ingresso poi della gola trovansì due 
altre ossa guernite di punte ma picciolissime, per- 
ciocché gli alimenti già triturali più non richieg- 
gono che poca fatica. Il corpo è allungato, e un 
po' compresso sui fianchi; la pelle è liscia e quasi 
viscosa, e non ha linea laterale. Le pinne petto- 
rali sono composte di diciotto raggi, non però vi- 
sibili finche il pesce è vivo; quella del dorso e 
l'anale si estendono fino alla coda, la quale si 
rotonda all'estremità, e componsi di tredici raggi. 
I fianchi , il dorso e le pinne sono d' un color di 
piombo livido; se non che i primi e il secondo 
veggonsi vaneggiati senz' ordine da liste, che nel 
pesce vecchio son brune e nel giovane verdiccie. 

Il lupo marino si nutre principalmente di cro- 
stacei e di testacei , come granchj , gamberi , lo- 
custe , datteri di mare , petonch j , da lui masti- 
cati co' suoi denjk molari , e "trangugiati insieme 
ai gusci. Pare che questi non siano disciolti ne! 
suo stomaco , ma rigettati cogli escrementi, ond'ò 
che l'orifizio dell'ano è in lui più grande che 
negli altri pesci della sua taglia. Ne' mesi di feb- 
brajo , di marzo e d' aprile la sua femmina è 
piena d'uova, che poi depone in maggio ed in 
giugno . 

Riguardo all' orribile bruttezza de' lupi marini 
basti il dire ohe a Scarborough, ove spesso ne sono 
presi, nessuno vuol mangiarne, eccetto i pescatori, 
che li preferiscono anzi al fletano ; ma che sena- 



at>2, IL LUPO MARINO. 

pre tagliano loro la testa e li scuojano prima di 
recarli in sulla mensa. 

X* AGUGH1A. 

Ha ricevuto il suo rjome della forma allungata, 
e affilatissima del suo corpo ; su cui , invece di 
scaglie, ha scudi a più angoli, in numero di di- 
ciotto : sulla coda poi , la quale è quadrata , ne 
ha trentasei legati fra loro per mezzo di giun- 
ture. Di rado la sua lunghezza eccede un piede, 
e la sua grossezza un dito. 

Oltre il nome d' aguchia di mare , porta pur 
quelli di helona, d' orfia e di pesce dalla pipa. 
Abita 1' Oceano , il mar del Settentrione ed il 
Baltico; e si prende ordinariamente con altri pe- 
sci ne' luoghi profondi presso alle rive. 

Essa è vivipara come le raz^ e il pesce cane; 
cioè a dire dà in luce la sua prole beli' e viva , 
essendo questa uscita dall'uova nel seno materno. 
17 aguchia, non avendo carne, servir non può che 
d' esca per alcuni pesci, i quali vi corrono tanto 
più volontieri, poiché più a lungo d' Qgn altra la 
trovano in vita. 

Il gran pesce dalla pipa e un' altra specie di 
aguchia. Come questa ha il corpo di forma esa- 
gona; ei l'ha d'ottagona, coperto eli ventisei scudi: 
la sua coda, la quale è esagona, ne presenta tren- 
tasei. Anch' egli si pesca nel mare del Settentrione 



l' aguchia. 2 5 3 

e del Baltico ; anch' egli serve d' esca come l'agu- 
chia. Pennant e Gronovio confondono 1' una col- 
V altra, ma olire che il gran pesce ha due o tre 
piedi di lunghezza , si distingue altresì pe' suoi 
scudi, che hanno sette angoli 3 mentre quelli del- 
l' aguchie non ne hanno che sei. 

Il picciolo spadone è quasi rotondo, poiché gli 
angoli de' suoi fianchi non sono in gran numero , 
né quasi sensibili. Egli non ha che una pinna ; e 
il suo corpo è diviso in anelli , come il corpo dei 
vermi. Giugne ad una lunghezza di due piedi; 
e non è più grosso d y una piuma di cigno. Abita 
anch'esso il mare del Settentrione ed il Baltico 3 
e rassomiglia pel resto ai due precedenti. 



CAPITOLO X. 

Vibra , se il tocchi , i dardi , 
Onde 1' arcato dorso 
Natura a lui armò ; 
E dal compresso corpo 
L'aria e l'umor disserra * 
Che ad arte radunò. 

Anonimo. 



IL GURNARDO. 

or possono riconoscere i gurnardi al vedere di- 
nanzi alle loro pinne pettorali certi organi com- 
posti di varie piceiole articolazioni , mobili a pia- 
cer loro , che alcuni autori non senza ragione ap- 
pellarono dita , poiché servono* ad impadronirsi 
della preda. La loro testa è grande e coperta di 
una specie d' elmo osseo, guernito di punte sulla 
sommità e dai lati ; e la loro coda è picciola. Pa- 
rtcchj gurnardi hanno sulla fronte due pungi- 
glioni. Tutti poi sono voraci. Toccati drizzano 
la pinna dorsale, armata di punte, per difender- 
si ; e comprimono ad un tempo il corpo , facenr 
done schizzare con grande strepito l'acqua e Farla, 
cine vi è accolta. Sulle coste occidentali dell' In- 
ghilterra, ove se ne prendono molti, la gente 
minuta li fa bollire, e li tiene in seguito entro 
rana salamoja. 



IL «URWAfcBO. a55 

Il corpo <I©1 gurnardo grigio è allungato e af- 
filato ; la sua testa è più grande che quella del- 
l' altre specie ; dai lati di questa veggonsi più 
stelle composte d* un gran numero di punti ar- 
gentei e alternate con liste rosse. Un tal pesq« si 
trova nel mar d'Alemagna, nel Baltico, e sulle 
coste dell'America meridionale. Quello, che si 
prende nel Baltico, non ha ordinariamente eh© 
djciotto pollici di lunghezza; ma quello delle co- 
ste d' Inghilterra è lungo due o tre piedi. Fre- 
zier riferisce che gran quantità di gurnardi grigi 
s' incontra sulla costa del Chili , nella rada di 
Valparaiso , e che la loro carne è d' ottimo sa- 
pore. Si tengono essi in fondo al mare, ove si 
nutrono di granchj e di datteri ; e fanno le uova 
in maggio ed in giugno , nel qual tempo si avvi- 
cinano alle coste. Sono sì voraci che si attaccano 
a qualunque pesef loro si offre per esca, e fino 
ad un pezzo di drappo rosso. 

Il gurnardo rosso prende il nome dal suo bril- 
lante colore , e si riconosce da una macchia nera, 
la qual si vede sulla prima sua pinna dorsale. Si 
trova nell'acque stesse che il gurnardo grigio; eé 
anche al capo di Buona Speranza. Non ha più 
di un piede di lunghezza ; i suoi colori sono n«l- 
1' acqua bellissimi a contemplarsi , ed anche fuori 
di questo elemento , allorquando fa sole , uè é. 
perdono per bollitura. Egli è voracissimo j né si 
avvicina alle coste , se non per deporvi le uova. 



a. 5 6 li, GURNARDO* 

La «uà carne è assai più ferma e più delicata, 
che quella delF antecedente ; in primavera, ed" 
anche in giugno e in luglio è bianchissima, e non 
lia che pochissime reste. 

Il gurnardo azzurro è anch' esso bel pesce;, ri- 
guardevole specialmente per le sue pinne petto- 
rali , assai larghe e d' un verde pallido elegan- 
temente orlato , e punteggiato- d' azzurro carico. 
Le sue pinne dorsali si trovano fra due file di 
spine granite ; il dorso è verdiccio, i fianchi sono 
screziati di rosso; e il ventre è bianco. Egli ha 
due piedi circa di lunghezza , si trova negli 
stessi mari, e cerca lo stesso nutrimento che il 
gurnardo rosso; si tiene in fondo all'acque più 
alte ; le sue grandi pinne pettorali gli danno fa- 
coltà di nuotare rapidamente. La sua carne è dura 
e in Danimarca vien salata e ben asciugata all'aria 
onde poi serve all'approvvigionamento de'vascelli. 

Il gurnardo volante, secondo la descrizione che 
ne porge il dottor Shaw , è uno de' pesci più belli 
insieme e più singolari. Ha circa tredici pollici 
di lunghezza; al di sopra è chermisi, al di sotto 
bianchiccio; la sua testa è ottusa, e armata da 
ciascun lato di due spine grandi e forti rivolte 
all' indietro; tutto il corpo e coperto di scaglie 
taglienti e sì ben legate fra loro, che non si può 
separarle interamente le une dalle altre ; la prima 
pinna dorsale è d'un color violetto pallido, con 
larghe liste trasversali, e due raggi isolati e più 



li, GURNÀRDO. £s5'^ 

lunghi che gli altri ; la seconda è ancor più pal- 
lida, e i suoi raggi son rigati di bruno. Le pinne 
pettorali sono grandissime, trasparenti, di color 
verde d' oliva , e seminate di brillanti macchie 
azzurre; i prolungamenti in forma di dita, non- 
separati come nell'altre specie, formano da ciascun 
lato del suo petto quasi una piceiola pinna. La 
coda è d' un color violetto pallido ; i suoi raggi' 
sono spruzzati di bruno, e rinforzati dai due lati 
della loro base da due picciole ossa obblique. 
Esso* abita il Mediterraneo, l'Oceano atlantico, e 
i mari dell' Indie , ove vive con altri moltissimi 
della sua razza , e si vede spesso alzarsi al di 
sopra dell' acqua , e volare ad una distanza con- 
siderabile. 

LA SEPPIA, 

Ha due piedi e al di là di lunghezza; e la sua ; 
struttura è veramente delle più singolari. Peroc- 
ché il suo corpo è di forma cilindrica, e in al- 
cune specie interamente circondato da una guaina 
carnosa , in alire soltanto per metà. Essa ha otto: 
tentacoli o braccia, e due antenne ancor più lun- 
ghe di queste braccia, fornite e- le une e le altre- 
di proposcidi circolari e fortissime, per mezzo- 
delle quali ritiene la preda, o si attacca fortemente- 
agli scogli e ad altri corpi duri. La loro bocca 
è composta d' ima sostanza simile al corno, e ras- 
somiglia cosi per la forma, come per le sue parti 

Gahinetto T. V. 17 



SL 5 8 LA SEPPIA. 

costituenti al becco d' un pappagallo , e serve a 
spezzare il guscio de' testacei di cui si nutre. Sotto 
la pelle dei dorso ella ha una specie d'osso com- 
posto di laminette posate parallelamente le une 
al di sopra dell' altre , e sostenute ciascuna da 
picciole colonne disposte come in triangolo. Que- 
st' osso è di forma ovale, meno sottile nel mezzo, 
più alle estremità 5 leggierissimo, quasi sempre 
elastico, e nell' animai vivo, trasparente come vetro. 

Nel ventre della seppia è un vasellaio pieno 
«i' un liquor nero , eh' ella spande per mezzo della 
compressione, quand' è irritata. Questo liquore 
Sion solo tinge 1' acqua all' intorno da occultare il 
pesce a tutti gli sguardi, ma la rende ancora sì 
amara da cacciar tosto i di lui nemici. Swammer- 
dam ha creduto che Y inchiostro della China altro 
non fosse che il fluido nero della seppia conden- 
sato , e misto con qualche aroma. Allorché si di- 
scioglie tale inchiostro in buona quantità d'acqua, 
questa fra pochi giorni si putrefa, il che indica 
chiaramente Y origine animale dell' inchiostro me- 
desimo. 

I piccioletti della seppia provengono dall'uova 
eh' essa depone sulle piante marine in modo che 
rassomigliano a grappoli d'nva. Essi dapprima son 
bianchi ; ina il latte del maschio li rende neri; 
hanno forma rotonda con una picciola punta, e 
ciascun di essi racchiude un embrione , che nuota 
in una specie di gelatina. 



la seppia. aoa 



La femmina è sempre seguita dal maschio, e 
quando viene assalita , egli sfida tutti i perigli per 
salvarla anche a rischio della propria vita. Appena 
però essa vede il suo compagno ferito fugge, ab- 
bandonandolo alla sua sorte. Ogni seppia, quando 
è tratta dall' acqua , fa un rumore simile a quello 
del porco , che grugnisce. 

La seppia officinale era boccone pregiatissimo 
dagli antichi, e lo è tuttavia in Italia. L'osso del 
suo dorso inaridito e spolverizzato serve agli orafi 
a fare le loro forine , in cui gettano cucchiaj , 
anella ed altri ornamenti. Se ne fa altresì quella 
che chiamasi polvere di pomice. 

La seppia di otto tentacoli abita i climi caldi ; 
e giugne talvolta alla misura di dodici piedi, non 
parlando delle sue braccia, che ne hanno quaranta 
o cinquanta. Quando gli Indiani traversano ne'loro 
legnetti i luoghi eh' essa frequenta , stanno sempre 
in timore che gli avvinghii con quelle lunghe 
braccia, e li rovesci: quindi vanno armati di scuri 
onde poterle troncare. 

LA STELLA DI MARE. 

Trovasi neh" arena e fra gli scogli in riva al 
mare. E coperta d'una guaina coriacea, che la 
difende dalle offese degli animali. Cinque e più 
raggi partono e insiem divergono dal centro ove 
è la sua bocca. Ciascun raggio è guernito d'una 



&6o LA STELLA Di MARE. 

quantità prodigiosa di tentacoli, o di tubi corti, 
molli e carnosi che non solo servir sembrano a 
tener la preda e ad ajutare i movimenti, ma an- 
cora ad aggrapparsi agli scogli e a resistere alla 
violenza de" flutti. Quando si stende la stella ma- 
rina sul dorso, vedesi uscire dal suo inviluppo, 
come le chiocciole dal loro. Essa va lenta lenta 
per mezzo de' suoi raggi , il cui molo ondeggiante 
la fa fluttuare nell' acqua. Se uno di questi raggi 
si spezza , il che avviene spessissimo , poiché sono 
assai fragili, in poco tempo si riproduce. La sua 
bocca: è guernita di denti ossei , con cui tritura i 
gusci de 5 testacei di cui si pasce. Dalla bocca si 
estende un canale in tutta la lunghezza di ciascun 
raggio, restringendosi a misura che si avvicina al- 
l' estremità. 

Uno scrittor recente dice che ove pongasi la 
stella di mare nell'acquavite o nello spirito divi- 
no , in modo che i raggi sieno ben distesi , si può 
per mezzo d' una picciola punta trarne interi lo 
stomaco e gli intestini dall' apertura della bocca. 

LA STELLA DI MARE 
ARBORESCENTE. 

Trovasi questo singoiar animale in quasi tutti 
i mari, non però facilmente. Il dottor Shaw dice, 
nella descrizione che ne porge , eh' esso ha cinque 
raggi, i quali escono dal centro, e si dividono in 



LA STELLA DI MARE ARE Oli £ S'UNTE. SO I 

due altri, che pur dividonsi in altri due, di modo 
che le sue ramificazioni passano il numero di mille. 
Ogni raggio d' un individuo di tre piedi di dia- 
metro avrà cinquecento dodici estremità; le quali 
fra tutte faranno duemila cinquecento sessanta. 
Siffatta struttura dà all' animale la sembianza dì 
una rete viva, e un'incredibile facilità d'impa- 
dronirsi degli animali, che gli servono di nutri- 
mento. 

Il colore di questa specie di stella di mare 3 
mentre essa vive , è un rosso incarnato carico ; 
dopo morte poi divien grigio Convien farla dis- 
seccare in luogo ombreggiato e aperto ai venti ; 
poiché esposta al sole può disciogliersi , e priva 
d' aria sufficiente putrefarsi. Onde conservarla in- 
tera in tutte le sue parti pei gabinetti di naturale 
istoria, i pescatori sono obbligati di allontanarsi 
molto dalla riva , e di usare gran cautela per non 
romperne i raggi, e non lasciare che si contrag- 
gano e s' intrichino. Quelli del capo di Buona 
Speranza non vendono a meno di sei o sette ris- 
dalleri una di tali stelle. 

IL RICCIO MARINO. 

E di forma rotonda e somiglia ad un palloue 
alquanto schiacciato. Il suo corpo è coperto di una 
crosta ossea, ordinariamente guernita di punte 
flessibili che il difendono dagli assalti de' nemici s 



a6a IL RICCIO MARINO. 

e ad un tempo gii servono per trasferirsi da un 
luogo all'altro. Queste punte in alcune specie di 
ricci son numerosissime , perocché giungono al di 
là delle duemila. La bocca è in tutte al di sotto ; 
e nella più parte di esse è guernita di cinque 
denti. 

Il riccio di mare comune , il qual si alloggia 
nelle fenditure degli scogli, e trovasi su quasi 
tutte le coste dell'isole Britanniche, è di forma 
quasi globulare; il suo teschio ha sei divisioni, 
presso a poco simili a quelle d' un arancia ; la sua 
bocca è posta nella parte inferiore , e guernita di 
cinque denti forti e appuntati; lo stomaco e gli 
intestini sono lunghissimi e disposti in forma di 
cerchj ; il corpo intero è sostenuto da una fila di 
ossa o colonne perpendicolari ; V esterno del teschio 
è guernito d' un gran numero di punte flessibili , 
di color violaceo e verdiccio, articolate, piene di 
tubercoli, legate alla pelle fortissimamente. Con 
queste punte ei si move agilissimamente in fondo 
al mare, ed usa principalmente quelle intorno 
alla bocca, la quale allora sta rivolta all' ingiù; 
anzi dicesi che per camminare ei si volga sopra 
sé stesso come una ruota. Appena turbato da 
qualche cosa dirige verso la parte, onde gli vien 
T offesa, tutte le sue punte, e in tale attitudine 
si prepara a difendersi. Ha la vita sì tenace che 
non è raro vedersi movere le parti del suo te- 
schio quantunque staccate. Secondo Oppiano gli 



IL RICCIO MARINO. 263 

antichi credevano che ove il riccio di cui si parla 
fosse fatto a pezzi con coltelli , questi pezzi get- 
tati in mare si ricongiungerebbero , e renderiano 
la vita all' animale. 

Fra le punte che escono dalle divisioni del te- 
schio è una quantità infinita di picciole aperture, 
le quali comunicano con altrettanti tentacoli posti 
al di sotto. Questi servono al riccio per avvin- 
ghiare un corpo qualunque ; sono flessibilissimi , 
ed egli può allargarne 1' estremità per fissarsi 
contro gli scogli o altro. 

Il teschio di questo riccio è spesso, quando gli 
sian cadute le punte come avvien dopo morte, di 
color rosso pallido ; e i tubercoli , onde uscivano 
quelle punte, rassomigliano allora a perle. 

I Romani mangiavano i ricci conditi con idro- 
mele , prezzemolo , menta ed aceto. A Marsiglia 
e in altri porti del continente , si vendono i ricci 
comuni, come ostriche, e si mangiano cotti comò 
uova. Di rado però essi hanno l'onore della mensa 
de' ricchi. 

LO SCORPIONE DI MARE. 

La testa dello scorpione di mare è armata di 
spine fortissime e acutissime, fra cui le anteriori 
sono più. picciole che le posteriori ; la bocca è 
grande ; le mascelle e il palato hanno denti molte* 

aguzzi ; il corpo si restringe a un tratto verso li 



S,6i 10 SCORPIONE DI MARE. 

coda , e invece di scaglie è coperto di piccioli 
scudi , che il rendono aspro al tatto , massime 
quello della femmina; il ventre è largo, bianco 
nella femmina e giallognolo nel -maschio ; le pinne 
.pettorali di questo sono più grandi che nell'altra ; 
i raggi delle sue pinne ventrali sono di color car- 
neo punteggiato di bianco, mentre quelle della 
femmina sono listate di bianco e di nero. 

Questo pesce abita il Baltico e i mari del set- 
tentrione , particolarmente presso le coste del 
Groènland, di Terra Nuova e della Siberia; ma 
trovasi anche nel Mediterraneo. Ne' mari meridio- 
nali egli giunge appena ad un pie di lunghezza^ 
Mentre in quelli di Norvegia , per ciò che dice 
Pontoppidan, è talvolta lungo due braccia. Ei si 
liene il più spesso in fondo all'acqua, e non ap- 
parisce alla superficie , che quando è stimolato 
dalla fame. Nuota celerissimamente coll'ajuto delle 
sue gran pinne pettorali. Se all'istante in cui vien 
preso si tiene in mano., fa un grande e singolare 
strepito cacciando 1' aria che ha nel suo corpo , 
aprendo la bocca quanto gli è possibile, stendendo 
le sue pinne, e tremando. 

In estate ei s'avvicina alle rive; in inverno 
abita le profondità. E vorace ed ardito, onde si 
avventa ad ogni esca ? s' affronta sovente con pesci 
più grandi di lui, e dà la caccia specialmente ai 
piccioli salmoni e alle aringhe. Si prende alcuna 
volta col torsk e altri acquatici eh' ei segue entro 



io -scorpione di mari:. &65 

le Tcti. Ei depone le sue uova in dicembre o in 
gennajo sulle piante marine. 

In alcuni paesi questo pesce non si mangia poi 
eh' è creduto velenoso. Questo pregiudizio pro- 
viene senza dubbio dalle ferite eh' ei fa colle sue 
spine. In Danimarca è creduto indigestissimo , e 
lasciato alla misera plebe. In Norvegia non si ado- 
pera che il suo fegato per trarne olio; ma i 
Groenlandesi se lo assaporano cotto, disseccato e 
anche crudo , e il danno perfino agli ammalati 
come cibo sanissimo : gustano inispecie le sue uova. 

IL CALLIONIMO. 

Vi hanno più specie dì callionimi , tutte cogli 
occhi 1' uno al di sotto dell' altro e vicinissimi ; gli 
operculi delle branchie affatto chiusi ; una «ola 
picciola apertura da ciascun lato del collo; la menr- 
brana branchiale di sei raggi; il corpo liscio e 
senza scaglie; le piune ventrali bassissime. Essi 
abitano il Mediterraneo , il mar d'Alemagna , e 
quelli dell'Indie; sono molto voraci, e di rado 
più lunghi d'un piede. 

Il callionimo chiamato sorcio di mare sì distin- 
gue per la lunghezza straordinaria del primo rag- 
gio della pinna dorsale, che eguaglia quella del 
pesce intero. La testa è oblunga, larga, arcata 
alla sommità, schiacciata al di sotto; la bocca è 



a66 IL CALLIONIMO, 

grande e guernita di molti piccioli denti ; il corpo 
affilato, liscio e senza scaglie apparenti: le pinne 
pettorali e ventrali sono d'un tessuto finissimo, 
grandi e rotonde; quella del dorso è triangolare, 
e composta di quattro o cinque raggi, il primo 
de* quali assai più lungo degli altri. 

Quello che si prende nel Mediterraneo è tal- 
volta picchiettalo di bruno e di turchino, e tal- 
volta di rosso ; e secondo i pescatori v' è distin- 
zione fra il maschio e la femmina, la quale è 
bruna con macchie rosse. Permani, descrivendo il 
sorcio di mare giunto alla sua perfezione, dice 
che ha le pupille d' un bell'azzurro zaffirino; 
V iride di vivo carbonchio ; le pinne pettorali d'un 
bruno chiaro; la linea laterale diritta; la pancia 
nera ; il corpo d' un color misto di giallo, bianco 
e cilestro bellissimo e scintillante. 

Trovasi il sorcio marino nel Mediterraneo, nei 
mari che circondano l' isole Britanniche e in quel 
d' Alemagna. Esso divieti lungo dodici o quattor- 
dici pollici; la sua carne è bianca e d'ottimo sa- 
pore; si pesca in estate colle reti; e ne' mari 
deli' America settentrionale si prende nel tempo 
stesso delle aringhe. Mùller assicura eh' esso nu- 
tresi di sanguisughe e di stelle marine. Pontop- 
pidan, che mai non vide vivo questo pesce, e 
che per conseguenza era poco ben informato a 
suo riguardo, pretende che s' alzi molto al di 
sopra dell' aequa, anzi che possa volare alla di- 



IL CALLIONIMO. 367 

stanza di più tiri di cannone; ma le sue pinne 
pettorali e ventrali son troppo picoiole in para- 
gone di quelle degli altri pesci volanti, per po- 
terlo sostenere qualche tempo nelF aria. 

lì dracunculo che per la sua somiglianza col- 
1' antecedente è stato da alcuni autori creduto della 
medesima specie, ha la testa molto più arcata , e 
il primo raggio della pinna dorsale, cosi lungo 
come la testa. Questa pinna è nericcia, mentre 
nel sorcio marino è picchiettata di giallo e di az- 
zurro. La lunghezza poi del dracunculo non ol- 
trepassa mai gii otto pollici; mentre quella del 
sorcio marino giugne ai dodici e ai quattordici. 

« La pinna anteriore del dorso , dice Pennant, 
ha quattro raggi , il primo de" quali somiglia ad 
una setola e oltrepassa un poco gli altri, l'ultimo 
è cortissimo; la pinna dorsale ha dieci raggi, le 
cui estremità oltrepassano le membrane che sono 
trasparenti ; le pinne pettorali sono composte di 
venti raggi: le ventrali di cinque larghi e rami- 
ficati; le anali di dieci, e la coda d'altrettanti 
biforcuti ali' estremità. I suoi colori non sono già 
così vaghi come quelli del sorcio marino; poiché 
domina in esso un giallo sporco misto di mac- 
chie bianche , eccetto il ventre, che è tutto bian- 
co, e alcune pinne, che son ferruginee ». Mùlier 
dice che è di colore cinericcio; che la sua pinna 
caudale è gialla e in alcuni individui adorna di 
due liste nere. 



■■A 68 IL CALLIONIMO. 

Secondo Linneo il dracunculo si trova presso Ro- 
ma , Genova e Lisbona. Pennant dice che abita i 
mari che circondano l' isole Britanniche. Mùller lo 
annovera fra i pesci che si prendono sulle coste di 
Danimarca j e Duhamel il vide su quelle di Nor- 
mandia. 



CAPITOLO XT. 

Or quando V ostriche 
Schiudendo delle lor porte i serrami , 
E la melma leccando , e andando all' acqua , 
S' apron sedendo in cavità sassose , 
Dal lido il granchio una petruzza tolta } 
Portala obbliquo nell'acute zampe, 
E ascosamente accostasi,, e la pietra 
Pone in mezzo dell' ostrica , ove poi 
A suo bell'agio stando, cara mensa 
Solennizza. Ora quella ,_ ancor che brami 
Chiuder le coppe quinci e quindi, polso 
Non ave , ma per l'orza ella sta aperta > 
Finch 5 ella muoja e '1 predator satolli. 

Oppiano, 



L' OSTRICA. 

Jlj- un testaceo bivalve» a valvole disuguali , non- 
dentellate 5 e consistenti in una cavità ovale con 
solchi trasversali, onde si eopre assai di buon'ora, 
e che gli servono d'abitazione. Ha organi alimentar j, 
un fegato , de' polmoni , un cuore assai voluminosi. 
Respira per mezzo d' una specie di branchie , le 
quali attirano l'acqua nella sua bocca, o picciola 
apertura nella parte superiore del corpo , facen- 
dola entrare in un lungo canale y d' onde poi la 



2,70 L OSTRICA. 

rigettano , ritenendo Y aria necessaria per le in- 
terne funzioni. S' aggrappa agli scogli e alle ra- 
dici degli alberi in riva al mare. 

Le ostriche mangiabili abitano i mari d'Europa 
e dell'Indie, e trovansi in abbondanza sulla più 
parte delle coste d' Inghilterra e di Francia. Si 
prendono per mezzo di una rete guernita di ra- 
sta, che strascinasi per gli scogli; e si ammuc- 
chiano in fosse preparate a tal uopo , e in cui 
può nell' ore di flusso penetrar Y acqua. Come 
questa è stagnante , diviene bentosto verde , mas- 
sime quando fa caldo , e tinge i gusci dell' ostri- 
che stesse 3 che indi acquistano pregio , ma non 
sono veramente buone che in capo a sei settimane 
o due mesi. 

Gettano le ostriche ordinariamente il loro fre- 
golo in aprile od in maggio sovra scogli , pietre , 
conchiglie o altri corpi duri , a cui tosto si at- 
tacca. Prima di coprirsi d'una conchiglia, rasso- 
miglia in certo modo a gocce di sego , ma sono 
di color verde. Dalla stagione del fregolo sino 
alla fine di luglio dicesi che siano ammalate e 
di cattivo gusto, e non si trovino ristabilite che 
verso il finire d ; agosto II loro stato di malattia 
si riconosce da una pièGÌolà macchia sulle bran- 
chie 5 la quale e oei i iiél -raschio e bianchiccia 
nella femmina. 

Solo in capo a ' > .> mési sogliono esse ri- 
guardarsi come basmé ^ tavola; e trovando- 



l os rive .. a 7 r 

sene di più giovani entro le reti , sempre si ri- 
gettano in mare. I pescatori conoscono la loro età 
dalla distanza più o meno grande, che avvi fra 
gli anelli della valvola convessa. Le ostriche ser- 
bate ne' fossi non si attaccano a nulla, mentre 
quelle che mai non lasciarono il mare sono fisse 
colla valvola inferiore a qualche corpo duro. Di- 
cesi , che onde non perdano la loro bontà è ne- 
cessario , quando si ammucchiano , posarle almeno 
in maniera che la valvola piana resti al di sotto. 
La pesca delle ostriche , sulla più parte delle 
coste d' Inghilterra , è soggetta ai regolamenti 
deh' ammiragliato, i quali non la permettono che 
in maggio. La ragione della grossa ammenda, a 
cui si condannano i contravventori, si è che di 
mano in mano che si distruggono 1' ostriche , si 
aumenta il limo, e succedono ad esse datteri e 
petronchii, i quali alfine ne usurpano affatto il 
luogo. È invece comandato, sotto altra ammenda, 
di distruggere le stelle di mare, che quando sono 
in gran numero fanno tra le ostriche incredibil 
danno, poiché cacciano i tentacoli ne 5 loro gusci 
semiaperti e le divorano. 

Diquemare, il quale ha osservato i costumi 
dell' ostriche e d' altri animali marini , assicura 
eh' esse hanno la facoltà di trasportarsi da un 
luogo all'altro, schizzando con molta forza l'acqua 
dalla loro conchiglia , e gettandosi in quest' atto 
o supine o di fianco, siccome più loro aggrada, 



&y& l'ostrica.. 

Egli soggiugne che si può fare di ciò piacevo!» 
esperienza in un vaso, il qual sia pieno d! acqua 
di mare. 

Pareccbj autori hanno descritte le ostriche per 
animali che non possano moversi , ma il vero è 
che possono eseguire tutti que' moti che sono pro- 
porzionati ai loro bisogni , o necessarj alla loro 
difesa. Lungi dal non provar sensazioni , esse pos- 
sono anzi acquistare esperienza e metterla a pro- 
fitto. Vediamo infatti che ove si traggano dal salso 
elemento ai luoghi del tutto asciutti, esse, ignare 
di ciò che loro convenga, aprono al solito la con- 
chiglia , e lasciatane fuggir l'acqua muojono in 
pochi giorni. Che se invece dal fondo dei mare 
s'alzano ai luoghi, da cui esso non si ritira che 
appoco appoco , allora non aprono le conchiglie 
ehe al ritorno dell'acqua, poiché temono il calor 
del sole od il freddo , ovvero gli assalti de' loro 
nemici. 

Le ostriche, in cui si trovano le perle , hanno 
una grande e forte conchiglia bianchiccia, rigata 
e scabra al di fuori, ma liscia e argentea al di den- 
tro. Oltre le perle si trae da esse quella, che 
chiamasi madreperla, ed altro 'non è che lo strato 
interiore della conchiglia, somigliante alle perle pel 
colore e per la sostanza, ma non d' ugual pregio. 
Si pescano le perle in Asia e in America; qui 
pere assai meno che una volta , onde oggi la pe- 
acaè ridotta principalmente al golfo Persico presso 



1/ OSTRICA. S7$ 

l'isola Bahrein. « Gli infelici, scrive Goldsrnith, 
dannati a questa penosa e perigliosa fatica> sono o 
Negri o Persiani poverissimi. Essi non solo corrono 
rischio di annegarsi, di rimaner soffocati o divo- 
rati dai pesci cani; ma costretti a ritenere per 
lungo tempo il fiato si espongono quasi inevitabil- 
mente a sgorghi di sangue. E vero che si scel- 
gono i giovani più robusti e più sani; ma è- raFo- 
che la durino più. di cinque o sei anni. Le loro 
fibre si irrigidiscono; le loro pupille divengon 
rosse; ed essi muojono il più spesso di consun- 
zione* Assicurasi che restino al fondo lo spazio 
di tre quarti d' ora senza prender fiato , mentre 
chi non vi fosse avvezzo perirebbe in capo a dieci 
minuti. Essi depongono le perle, o piuttosto, le 
ostriche in cui son chiuse, entro battelli lunghi 
circa ventotto piedi , che si mettono in mare a 
trecento o' quattrocento alla volta. Ciascuno di 
questi ha sette o otto pietre , che gli servono di 
ancora , e cinque in. otto uomini, che scendono a 
vicenda in fondo al mare. Sono tutti ignudi, ec- 
cetto che hanno una rete intorno al collo, ove 
pongono l'ostriche, e de' guanti alle mani, per 
difenderle dalle contusioni. Si calano per mezza 
di una corda, a cui è sospesa una pietra di ben 
cinquanta libbre, ed essi stanno attaccati colla 
manca , mentre colla destra si turano il naso , 
onde non e»ca la rnolt' aria a disegno aspirata; e 
tengono i piedi in una specie di staffa. Giunti al 
Gabinetto T. V. 18 



374 L " OSTRICA. 

fondo cominciano dal dare un segnale a quelli 
del battello, onde sollevino la pietra; indi si met- 
tono a raccogliere conchiglie ed empirne la rete 
quanto più presto è possibile. Danno in seguito 
un altro segnale, onde sia tirata su questa rete, 
e subito dopo si fanno essi medesimi cavar dalle 
onde. Tutte le conchiglie sono trasportate in sulla 
riva, ed ivi tenute ammucchiate finché duri la 
pesca , la quale suol prendere il novembre e il 
decembre. Essa non è sempre egualmente pro- 
duttiva , poiché , oltre la maggiore o minor quan- 
tità delle perle , é da guardarsi alla loro qualità , 
«ioé alla grandezza, alla forma, al colore, onde 
£ tanto differente il pregio in cui si tengono. Pe- 
rocché ve ne hanno di oblunghe e di quasi ro- 
tonde; di bianche affatto e di gialliccie; di ros- 
signe, ed anche di nere, sebbene siano queste in 
picciol numero. 

IL PETONGHIO. 

Il peloncino può muoversi sopra terra, e nuo 
tare sulla superficie dell'acqua. Allorché la marea 
bassa lo lascia in asciutto, egli apre largamente 
la sua conchiglia, indi la chiude subitamente; il 
che gli dà una scossa, che lo solleva spesso all'al- 
tezza di cinque o sei pollici, e lo riporta così, 
a più riprese, nell'acqua. 

Quando il mare è in calma } veggonsi sovente 



IL PETONGHIO. 2,^0 

i petonchii nuotare a picciole schiere, er! alzare 
una delle valvole della loro conchiglia al di sopra 
dell'acqua, come una specie di vela, mentre 
1' altra , posata orizzontalmente suIF acqua mede- 
sima , sembra la chiglia d' un vascello , che so- 
stenga l'animale, e gli impedisce d' esser rove- 
sciato. AH' apparir d' un nemico essi chiudono 
tosto la conchiglia , e si precipitano tutti al fondo. 
Ignorasi per quali mezzi essi risalir possano alla 
superficie. 

IL DATTERO. 

Questor testaceo si distingue per una conchiglia 
bivalva , la cui cerniera è senza denti, e non con- 
siste che in un solco longitudinale. Egli si aggrappa 
a diversi corpi per mezzo di barbe setolose. 

I datteri di certa specie penetrano l' interno 
delle rupi calcaree, vi si annicchiano , e si met- 
tono così al coperto d' ogni periglio. Altri si » at- 
taccano esteriormente agli scogli e alle pietre, in 
modo talvolta che gran forza si richiede per di- 
staccameli. Altri si trovano in fondo al mare , e 
sono raccolti da marangoni per le perle, che la 
lor conchiglia rinchiude. Di questi anche i Ro- 
mani faceano molto caso. 

Tutti i datteri sono forniti di un organo , che 
loro serve al moto, ed è una specie di lingua o 
di piede, che allungar possono a piacer loro, e 



a?6 IL DATTERO. 

a cui danno, contraendolo, la forma di un cuore. 
Quest'organo è vóto al didentro, e interamente 
coperto d' una guaina composta d' un tessuto di 
fibre trasversali e circolari d'un color carico di 
porpora. Volendo cangiar posto, lo fanno uscir 
dalla conchiglia, allungandolo quant' è possibile, 
e fissandolo in un corpo qualunque. Volendosi 
poi fermare, è loro di ajuto ad attaccar le barbe 
setolose , che dicevamo , ad una pietra , di modo 
che sfidano l'agitazione de' flutti, come vascelli 
all' ancora. A quest' uopo essi hanno una gianduia, 
onde traggono una materia viscida, che mandano 
fino alle barbe, facendola passare pel canale del 
loro piede. Cosi fissati in fondo al mare , si nu- 
trono di picei ole parti di terra e di piccioli ani- 
mali , che 1' acqua spinge nella loro conchiglia. 

Trovasi il dattero commestibile comune aggrup- 
pato agli scogli ne' mari d'Europa e dell'Indie; 
ma ingrandisce assai più fra i tropici che verso 
settentrione. Abbonda sulle coste di Francia e 
d'Inghilterra, ove si mangia come cosa d'ottimo 
sapore e sanissima. Esso però cagiona spesso alle 
persone delicate gonfiezze, pustule, e tumori, 
difficoltà di respirazione , attacchi di nervi , ed an- 
che talvolta il delirio, a cagione, per ciò che si 
pensa , d' un picciol granchio , che si trova nella 
sua conchiglia. Sembra che un poco d'olio, con 
succo di cedreno o anche aceto , sia buon rimedio 
contro la maggior parte de' suoi cattivi effetti. 



T.277 



T-ZJP-Zte 




PESCI TESTATE! EC. 



IL DATTERO. 2,77 

Il dattero dalle perle ha una conchiglia schiac- 
ciata e quasi circolare , lunga circa otto pollici e 
un poco più larga. Il suo colore esterno è varia- 
tissimo , ora di verde mare , ora castagno ; talvolta 
listato di bianco, talvolta bianchiccio, con liste verdi. 
La conchiglia di questo dattero, quando è picciolo, 
somiglia a quella de'petonchj, poiché ha barbe della 
sua propria lunghezza. La perla, che in essa rac- 
chiudesi, è un calcolo o una concrezione formata 
da qualche malattia dell'animale. Talvolta anche 
essa trovasi al di fuori, come nell'ostriche e nei 
datteri comuni. Ma le perle di questi sono ordi- 
nariamente picciolissime, e quindi di poco valore. 

L' ARGONAUTA. 

Ha sei o otto pollici di lunghezza ; è presso a 
poco sottile come la carta; e si trova nel Medi- 
terraneo e nel mare dell' Indie. È il famoso nau- 
tilo degli antichi , il qual credesi che abbia dato 
ai primi marinaj l'idea d' un vascello. Quand'egli 
vuol vogar sul mare rigetta una grande quantità 
d' acqua dalla sua conchiglia; ciò che il rende più 
leggiero , e il fa salire alla superficie. Ivi egli 
stende due de' suoi tentacoli , guerniti alla loro 
estremità da membrane ovali, che formano una 
specie di vela, mentre gli altri sei oltrepassano i 
due fianchi della conchiglia, e servono di remi. 

Talvolta, quando il mare non è agitato dal 



278 L* ARGONAUTA. 

\enti, vedesi gran numero di argonauti percor- 
rerlo lievemente ; ma appena s'alza la procella o 
in alcun modo sono turbati, caricano la conchi- 
glia di quanta acqua è loro possibile, e si pre- 
cipitano per mezzo di essa infìno al fondo. Il 
signor Le Vaillant narra , die avendone osservati 
molti presso il capo di Buona Speranza, e vo- 
lendo pure averne in mano alcuni , mandò var j 
de' suoi marinaj per prenderne ; ma che questi 
mai non riuscirono, tornando addietro dispettosi 
d' essersi lasciati corbellare da picciole conchiglie ; 
perocché queste al* loro avvicinarsi affondavano , 
e al loro allontanarsi sempre ricomparivano. Tali 
conchiglie sono univalve , membranose , fatte a 
spirale, e non hanno che una sola casa o cella 
che vogliam dire. 

Il nautilo perforato o dalle perle appartiene ad 
altro genere , e non ha che picciola rassomiglianza 
col precedente , sì avuto riguardo alla struttura e 
si a' costumi. Veduto fuori della conchiglia po- 
trebbe piuttosto essere confuso colla seppia di otto 
braccia, poiché la sola differenza che passi tra 
loro è che i tentacoli di questo nautilo sono ap- 
pianati in maniera , che possono servirgli di vele. 

L' ANATIFERO. 

Le specie più conosciute di questo genere di 
testacei sono T anatifero comune ; che trovasi spesso 



l' anatifero. 279 

attaccato agli scogli ed alle conchiglie d' altri te- 
stacei; e quello detto anserifero. Hanno essi più 
valvole disuguali, e ventiquattro tentacoli $ riuniti 
due a due presso la loro origine; e inseriti in 
ima base comune. I dodici più lunghi s alzano 
dalla parte superiore della conchiglia, sono un 
po' arcati , somigliano a piume gialle arricciate ; 
appariscono trasparenti , d' una sostanza simile al 
corno, e composti di più articolazioni, le cui 
giunture si veggono guernite dalla lor parte con- 
cava di due file di setole; e servono ai cetacei di 
cui parliamo , come di rete per cogliervi la preda. 
Gli altri dodici sono più piccioli , posti dinanzi 
ai grandi; più pieghevoli di essi, coperti di mag- 
gior numero di setole, e destinati, per ciò che 
sembra, a far F officio di mani. Dal mezzo dei 
tentacoli esce la tromba, più lunga di loro, e a 
moversi agevolissima. E dessa un tubo trasparente 
eomposìa d' auelli, che divengono più piccioli a 
misura che si accostano all' estremità, la quale 
anch' essa è circondata di setole egualmente fles- 
sibili. Nell'interno di questa tromba è la lingua 
fatta a spirale, d'un color scuro; che si raccorcia 
e si allunga secondo Y uopo. La bocca, molto 
simile per le sue pieghe all'apertura di una bor- 
sa, è posta fra i piccioli tentacoli, e guernita di 
sette o otto lamine di corno, che fanno F officio 
di denti. Al di sotto della bocca sono lo stomaco, 
gli intestini e i tendini ? per cui i nostri testacei 



-2,0© L ANATTFERO. 

stanno attaccati alla conchiglia. Degli anseriferi in 
particolare noteremo che si appendono al fondo 
de 5 vascelli in guisa di gomitoli, per mezzo dì 
alcuni tubi 3 che rassomigliano a ^ami di corallo. 

L' ASGIB I A. 

Ha conchiglia bivalva , ed oltre la grande 
apertura, parecchie più picciolo nella cerniera, 
che è convessa e sguernita d' una cartilagine. ln- 
teriormente, sotto di questa, è un dente ricurvo. 

Le ascidie forano l'argilla, le pietre porose, 
e i legni, e talvolta si trovano perfino scogli da 
loro pertugiati in ogni verso. 

Due delle aperture , che accennammo, possono 
esse allungarle in forma di tromba e farne zam- 
pillar Y acqua. 

La più parte delle ascidie contengono un li- 
quore fosforescente , che spande nelle tenebre una 
luce chiarissima, e comunica la stessa proprietà a 
tutto quello che tocca. 

L'ASGIDIA DATTILA. 

E oblunga , e segnata di righe guernite di spine. 
Giunta alla sua perfezione ha quindici linee di 
lunghezza, e quasi cinque pollici di larghezza. E 
di color bianchiccio, e rassomiglia, per la sua 
forma esteriore, ad un dattero, Trovasi frequen- 



L ASCIDIA BATTILA. Sci 

tisslma presso di Ancona in Italia , ed anche sullo 
coste di Normandia e di Poitou, non che su quelle 
di Scozia. I gustaj ne fanno lor cibo delizioso. 

La facoltà di penetrare i corpi più duri , ag- 
giunta alla sua apparente stupidezza, fu in ogni 
tempo soggetto di maraviglia per gli studiosi della 
natura. Spoglia della sua conchiglia mostra un 
corpo rotondo e liscio; né è armata d'alcun or- 
gano che sembri fatto per forare nemmeno le so- 
stanze più molli. È vero che ha due denti, ma 
posti in maniera che nulla possono fuori della 
bocca. La conchiglia ha due angoli salienti , che 
s'aprono e si chiudono da ciascun lato, ma inetti 
a servire ad alcuna escavazione. Il solo stromentd 
che l'ascidia, di cui parliamo , adoperi a tal uopo 
è una specie di lingua larga e carnosa , che ve- 
desi uscir dal fondo della conchiglia. 

Giunta eh' ella sia, a forza di perseveranza, a 
fare un picciolo pertugio nella pietra e ad an- 
nichiarvisi , vi continua poi a vivere agiatissima- 
mente, poiché l'acqua del mare penetrandovi, le 
fornisce di che pascersi in abbondanza. Di questo 
non può dubitarsi, vedendo come la nostra ascidia 
ingrandisce presto a segno , di dover dare più 
estensione alla propria dimora. 

Il suo movimento è lentissimo ; nondimeno 
sembra che gradatamente si ravvivi. Perocché, a 
misura che la nostra ascidia cresce, scava la rocca 
più profondamente. Giunta poi a certo segno } 



&8a L'ASCI IMA BATTILA. 

cangia direzione , e si fa a perforare dall' alto al 
basso , di modo che, quando l'abitazione è finita, 
rassomiglia ad ima pipa. Ivi chiusa ella vive nel- 
l'oscurità e nell'inazione; ma poiché non le manca 
il nutrimento, che le abbisogna, vi si trova con- 
tenta e mai' non ne esce. La sua solitudine per 
altro non è assoluta, mentre si sono trovate più 
di venti ascidie alloggiate nel cuore di un sasso, 
nella maniera che si è descritta, a pochi pollici 
di distanza le une delle altre» 

IL SOLENE. 

E bivalvo, oblungo, simile ad un manico di 
rasojo, ed aperto alle due estremità della sua con- 
chiglia , la quale è guernita d' uno e rare volte 
di due piccioli denti carvi e incisivi. Nel resto 
il solene ha molta conformità coli' ascidia. 

Più, testacei bivalvi hanno la facoltà di muo- 
versi innanzi e indietro, per mezzo di un organo, 
che rassomiglia ad un piede e che appellasi lin- 
gua; ma il solene può dare a quest' organo tutte 
le forme che i diversi usi;, eh' egli vuol farne, 
richieggono. Ksso è in lui collocato nel centro del 
corpo, è carnoso, di forma cilindrica, molto 
lungo e può prendere all' estremità la forma di 
una pallottola. Quando il solene è sdrajato sulla 
sabbia e vuol profondatisi , fa uscire tale estre- 
mità della conchiglia, a foggia di paletta appun- 



IL SOLENE. 28 3 

tata e di doppio taglio, e si scava un buco di 
quella misura che gli accomoda. Allor che poi 
Tuoi risalire converte 1' estremità in palla , che 
gli serve d' appoggio nello sforzo che fanno i mu- 
scoli 3 e così via via si spinge fino all' orifizio del 
pertugio. Le quali cose chi vedesse con quanta 
destrezza e prontezza sieno da lui eseguite , non 
potrebbe che rimanerne meravigliato. 

Sebbene egli abiti il mare, mostra però pel 
sale grandissima avversione; poiché appena se ne 
getta alcun poco nel suo foro ei lo abbandona. 
Quindi i pescatori ne usano spesso per farlo uscire 
e prenderlo. Dicesi che rientratovi, dopo essere 
stato toccato dalle mani dell' uomo , per sale che 
vi si getti ? mai più non ne salta fuori. 

I GRANCHJ. 

La più parte di questa specie di crostacei hanno 
otto piedi; alcuni non ne hanno che sei, ma altri 
ne hanno dieci. Essi inoltre hanno tutti de' grandi 
tentacoli, che loro servono di braccia. I loro due 
occhi sono collocati sovra protuberanze, e mobili 
per ogni verso; e quando si osservano con un 
microscopio , si vede che sono composti d' una 
quantità di lenti, come quelli degli insetti. I gran- 
chj hanno pure delle antenne; hanno un cuore 
pieno d'arterie e di vene, e branchie per la re- 
spirazione; le loro mascelle sono trasversali; forti 



4B2| I GRANCHJ. 

e in gran numero ; e lo stomaco è interiormente 
fornito di denti. 

Essi gettano regolarmente ogni anno il loro 
teschio; operazione che dura qualche tempo, e 
sembra dar loro molta pena. Come la loro nuova 
armatura non s' indurisce che a poco a poco, essi 
divengono allora più facilmente preda de' loro ne- 
mici. In quel tempo trovansi nel lor stomaco al- 
cune concrezioni calcaree appellate occhi di gran- 
chio. Quando un tentacolo si spezza o è strappato., 
allora ne spunta ad essi un altro. 

Questi granchj abitano generalmente il mare ; 
se ne trovano però alcuni nell' acque dolci ; e al- 
cuni anche , ma pochi , passano il più. del tempo 
a terra. Si nutrono d'ogni sorta di cose, di piante 
acquatiche o marine, di piccioli pesci, di mollu- 
schi, ed anche di carni fracide. 

Le femmine portano le loro uova sotto la coda, 
che in certe specie è per tal ragione più larga 
che quella dei maschi. 

„ I granchj di terra o violacei sono proprj delle 
isole di Bahama e della più parte di quelle situate 
fra i tropici. Quanto alla loro conformazione so- 
migliano essi in certo modo ad alcuni granchj , 
chiamati dalle zampe nere. I più grandi avranno 
circa sei pollici di lunghezza; sono varj di colore, 
ma la più parte d' un violetto nericcio ; alcuni son 
neri affatto, altri rossi, ed altri rabescati. Si di- 
stinguono specialmente per la giuntura de' piedi 
puerilità di spine. 



I GRANCHJ. a85 

Taluni son velenosi, massime i neri ; e si narra 
di più persone perite per averne mangiato. Quelli, 
il cui colore è chiaro , vengono pregiati come i 
migliori ; e infatti quando sono in carne , hanno 
sapore gustosissimo. Riescono in certe isole del- 
l'America, d'un gran soccorso ai Negri, che senza 
di essi farehhero assai magro pasto. 

Questi granchj abitano le fenditure delle rupi, 
le cavità degli alberi , o i pertugi eh' essi mede- 
simi si sono fatti ne' monti. Ne' mesi di aprile e 
di maggio scendono e si radunano in eserciti di 
più milioni sulle rive del mare per deporvi le 
loro uova: ne verun ostacolo quasi mai riesce a 
distornarli dalla lor via. Si dividono comunemente 
in tre battaglioni, ed osservano l'ordine esatto di 
un esercito condotto da abile capitano. Il primo 
è composto de' maschj più forti, che appianano 
le difficoltà del cammino, e fanno fronte ai peri- 
coli più imminenti. Il principal corpo consiste in 
femmine disposte in colonne, che spesso hanno 
una lega di lunghezza. Segue alfine, alla distanza 
d' alcuni giorni , la retroguardia , composta indi- 
stintamente de' maschj e delle femmine più deboli, 
che non tengono verun ordine. 

Si mettono ordinariamente in cammino di notte ; 
ma se di giorno piove, ne approfittano. Quando 
i raggi del sole sono ardenti, si arrestano sempre 
fino alla sera. Spaventati si sbandano , tenendo 
sempre le loro zampe in aria, e scuotendole in 



2,85 I GRANCHI. 

alio minaccioso. Ove si trovi fra loro alcuno troppo 
debole per continuare il cammino, si gettano so- 
pra di lui e il divorano. Il loro andare è lentis- 
simo, perocché mettono talvolta tre mesi e al di 
là per guadagnare il lido. 

Ivi giunti si avanzano fino alla riva estrema, e 
si lasciano passar l'onde per dne o tre volte so- 
pra il corpo ; dopo di che cercano un ritiro entro 
la terra, Allora lasciano scappare dal lóro corpo 
le uova, che si attaccano alla parte inferiore della 
coda in forma d' imo scrigno della grossezza d'un 
uovo di gallina, e somigliano affatto al fregolo 
delle aringhe. In seguito si accostano di nuovo 
all' acque per deporvi quest' uova, e lasciarvele 
maturare dal calor del sole. Due terzi di essi di- 
vengono la preda de' pesci , che vengono agni anno 
apposta per mangiarle ; dal resto che rimane sotto 
T arena , escono milioni di granchj , i quali si 
veggono fra poco abbandonar le rive, e guada- 
gnar lentamente le alture. 

Al lor ritorno i vecchi son deboli, magri, e si 
abbattuti, che sono appena in istato di strascinarsi. 
Molti rimangono al piano finché abbiano ricupe- 
rate le loro forze; ed ivi gettano la lor corazza 
intatta, sicché non vedesi per dove il corpo sia 
passato. Ignudi e senza molo diventano grassissimi 
e delicatissimi. Hanno allora nello stomaco quat- 
tro pietruzze bianche, le quali si diminuiscono a 
misura che la nuova corazza indurisce, e scom- 



I gkànchj. smy 

pajono affatto dopo sei settimane, quando alfine 
sono in istato di ripigliare il cammino delle mon- 
tagne. 

Questi grancli j vivono di vegetabili e lasciano 
di rado le loro alte dimore fuori dell' occasione 
accennata. Gli isolani gli aspettano nella lor discesa 
alla pianura, e li prendono a migliaja d'i noite 
colle faci. Quando i grandi] si veggono assaliti, 
si gettano sul dorso, e stringono fortemente colle 
rampe tutte le cose da cui si sentono toccare. Chi 
però è pratico li prende per le gambe di dietro, 
e non ne resta offeso. Wafer dice che gli abitanti 
dell' isole Caraibe li tengono per tre giorni m 
terra di patate, per rendere la loro carne più 
ferma e di miglior sapore. 

I granchj dalie zampe nere o commestibili abi- 
tano le coste petrose dell'Europa e dell'Indie, 
e vengono preferiti a tutte 1' altre specie. Sono 
rimarchevoli pel cangiamento del loro guscio e la 
riproduzione delle zampe rotte. Nel tempo che 
cangian guscio , vale a dire fra Natale e Pasqua, 
si ritirano nelle fenditure delle rupi e sotto grosso 
pietre. Intanto, per ciò che Darwin assicura sulla 
testimonianza di persona, istruita, un granchio co- 
perto della sua armatura fa sentinella dinanzi ai 
ritiri dei compagni , per impedire agli insetti ma- 
rini di penetrarvi e assalire chi è privo di difesa. 
I pescatori si accorgono da esso ove possono tro- 
vare granchj ignudi ? che loro servono d' esca per 
i pesci. 



a&8 z GRAN.CHJ> 

Nella parte inferiore della corazza de' granchj 
scorgesi una sutura in forma di mezza luna, che 
s' apre al momento in cui essi sono per svestir- 
sene , e lascia così un passaggio al loro corpo; 
indi si distacca anche il torace , e finalmente i 
piedi escono dalle loro guaine. Darwin aggiunge 
che i granchj; gettano col guscio anche gli intestini 
e lo stomaco, il quale serve loro di nutrimento, 
quando hanno fatto un guscio nuovo. 

Dicesi che se i pescatori prendono un granchio 
e gli fanno con qualche ferro tagliente un segno 
sul guscio ; questo segno si riproduce sulla nuova 
spoglia. Si pretende altresì che gettato anche ad 
una lega di distanza nel mare , sempre ritrova il 
cammino verso il luogo ove fu preso. 

I granchj son naturalmente litigiosi , e fanno 
spesso tra loro fieri combattimenti. Colle loro gran 
zampe cercano di prendere i piedi ai loro avver- 
sar] , a cui ne strappano facilissimamente qualcuno, 
e sei portano in trionfo. A mostrare la loro grande 
irascibilità, un pescatore ne stuzzicò uno in presenza 
del signor Golliuson, facendogli prendere con una 
delle proprie zampe più picciolo un' altra delle 
più grandi. L'animale non accorgendosene, seguitò 
a stringere finché s' ebbe rotta la guaina di quella 
zampetta; e benché si sentisse ferito ancor non 
cessò. 

Assicurano i pescatori che ì granchj possono 
viver chiusi in una pentola o in altro vaso per 



r GHANcnr. 289 

più mesi, senz' altro nutrimento che quello che 
trovano in un po' d' acqua di mare ; e che questo 
non diminuisce punto il loro peso. 

L' eremita o granchio soldato è ordinariamente 
lungo quattro pollici. Egli non ha guscio, ma è 
coperto sino alla coda d'una pelle rozza, che ter- 
mina in punta. È poi armalo di due zampe della 
grossezza d' un pollice d' uomo, e sì forti , che 
possono fare piaghe profondissime. Come nessuna 
parte del suo corpo è difesa da una corazza 5 ei 
supplisce coli' industria a quello che la natura gli 
diniego, annicchiandosi nelle spoglie d'altri granchj. 

E cosa piacevolissima il vedere quest' animale 
percorrere i mucchj di ciottoli, e di conchiglie } 
che i ilutti gettano in sulla riva , e strascinarsi alla 
coda una spoglia divenuta troppo picciola per ìuì 3 
fino a che- ne abbia trovato altra più comoda , 
provandosi a tal fine or in questa or in quella. 
Talora due granchj eremiti si disputano una spo- 
glia medesima, si danno per tal cagione acerbe 
punture, fino a che- l'uno cede, e il vincitore, 
superbo del suo acquisto, si aggira per qualche 
tempo con esso dinanzi al suo rivale invidioso. 

Ogni volta che il granchio eremita è preso > 
manda un grido lamentevole: né perciò si resta 
dal pungere con quanta forza è in lui ; e ìì sol© 
mezzo dì liberarsi dalle sue zampe è lo spezzar- 
gliele. Egli si nutre di pesei, e d' inserti : si chiama 
eremita, poiché vive solitariamente ritiralo carne ia 

Gabinetto T. V. J.& 



aQO I GRANCHI. 

una specie di cella, e soldato, poiché paragonasi 
la sua abitazione ad una tenda militare. 

Il granchio di sabbia è picciolo, e d'un colore 
bruno chiaro. Ha otto piedi e due zampe, l'ima 
delle quali è il doppio dell'altra; e due occhi 
eli forma quadrata, che sporge e ritira a piacer 
suo. Gorre prestissimo , e al minimo periglio sì 
nasconde ne : piccioli fori, ch'egli scava nell'arena. 
Non trovasi, che sulle coste sabbiose d' alcune delle 
isole di Bahama. 

Il granchio rosso screziato ha il corpo rotondo ; 
i piedi più lunghi e più larghi che quelli dell' al- 
tre specie; le zampe rosse, e il resto del corpo 
screziato di rosso e di bianco d' una maniera ag- 
gradevolissima. Egli abita gli scogli in riva al 
mare ; è di tutti i granchi il più attivo , e corre 
con mirabile agilità lungo, massime per sottrarsi 
agli uccelli di preda, che il perseguono. Traspor- 
tato dai flutti in fondo all'abisso torna quanto 
prima sull' alto degli scogJi , dacché non può vi- 
vere sott' acqua , sebbene ne ami la vicinanza più 
che altro crostaceo. 

Il granchio dalla testa rossa è grandissimo, e 
si prende il più spesso in fondo all'acqua pro- 
fonda dei mare. I suoi piedi son piccioli in pro- 
porzione del resto del corpo s ; ma le due branche 
sono più che proporzionate. L'intero guscio è 
coperto d' una quantità innumerevole di piccioli 
tubercoli , tinto d' un rosso carico , e picchiettato 
di purpureo. 



I GHANCHJ. fio,! 

Il grancliio dalle branche rosse è picciolo e di 
color bruno; ha due branche di grandezza ine- 
guale e rosse all' estremità , otto piedi , di cui 
sembra servirsi ben meno che gli altri granchj 
non fanno tra loro; poiché in fondo all'acqua ei 
si trascina piuttosto che non cammini ; ma vedesi 
il più delle volte sospeso per le sue branche alle 
piante marine. 

Quel granchio, che porta il nome di bernardo 
l'eremita, ha un corsaletto liscio, rotondo, inte- 
ro , e la coda egualmente grande, che il corpo. 
Egli si alloggia nelle conchiglie de' datteri, e mal 
a proposito è creduto velenoso. Il male, che può 
cagionare piuttosto che da lui , dipende dalle di- 
sposizioni di chi lo mangia. Gli antichi credettero 
eh' esso abitasse ordinariamente colle pinne, ed al- 
tre conchiglie bivalve , che non avendo istinto ab- 
bastanza fino per accorgersi della preda, ne sono 
avvertite da questo vigile compagno. 

Il granchio comune ha tre tacche in sulla fron- 
te , e cinque denti serrati per parte. Le sue bran- 
che sono dritte ; la prima giuntura della sua coda 
è dentellata ; e i piedi posteriori sono in forma 
di lesina ; il suo colore è verde sporco, ma divien 
rosso per la cottura. Abita tutte le nostre rive ; e 
si nasconde sotto l' alghe , o ne 5 fori , eh' egli si 
scava nell' arena. 

Il granchio vellutato ha cinque intaccature nel 
corsaletto; la sua pelle è coperta di sete corte e 



f>Q3 T GRANCHT.' 

brune, e cosi rassomiglia a velluto; le trancile 
sono sparse di tubercoli; la seconda giuntura della 
coda è guernita superiormente di picciole spine ; 
i pie' di dietro son larghi. Arristotele ne fa men- 
zione , parlando degli ammali di piedi schiacciati, 
i quali, secondo lui, servono al nuoto, come i pal- 
mati degli uccelli acquatici. Trovasi sulla costa 
occidentale dell 3 isola d' Anglesey. 

Il granchio ispido è molto grande , ha il muso 
allungato e fesso in due parti divergenti ; il suo 
corpo è cordiforme ; le branche , e i piedi sono 
coperti di spine lunghe e acutissime. Abita le co-* 
ste orientali della Scozia. 

IL GAMBERO DI MARE. 

Il gambero comune di mare ha un torace li- 
scio ; un muso corto e stretto ; lunghissime an- 
tenne, fra cui due più picciole dell'altre; branche 
bifide la maggior delle quali coperta di tubercoli , 
e nodosa; e coda d'otto piedi e sei articolazioni. 
Colla branca più grande si attiene alle piante 
marine; coli' altra, più pericolosa della prima, 
spaccia la sua preda assai destramente. 

Muta ogni anno, come tutti gli altri del suo 
genere, il guscio ond' è vestito. Poco prima di 
tal mutazione si mostra languido e ammalato. 
Mentre poi è ignudo e si tiene ascoso, per non 
essere divorato dagli altri più forti dell' istessa 



IL GAMBERO DI MARE. 298 

sua apecie. Co] guscio rinnova anch' egli lo stomaco, 
e gli intestini. 

Il nuovo guscio è a principio flessibile come 
una membrana , e non s' indura che a poco a 
poco. Finché conserva un poco di mollezza il 
gambero può ingrandire. 

Trovasi questo sulla più parte delle coste della 
Gran Brettagna , e prendesi talvolta colle mani , 
ma più spesso entro pentole , e trappole fatte di 
rami d' alberi , a cui si attaccano busecchie per. 
attirarlo. 

Sulla costa del Nortliumberland si prendono 
gamberi marini in sì gran quantità, che verso il 
1769 , il prodotto, che si ricavava dalla loro espor- 
tazione annua a Newbiggen ed a Newton , mon- 
tava a quasi mille e cinquecento lire sterline , 
senza contare quello dell' isola Holy 5 il quale è 
considerabilissimo. 

Tali gamberi sono fecondissimi. Il dottor Ba- 
ster ha contate dodici mila quattrocento quaran- 
taquattro uova sotto la coda d' una femmina , ai 
quali bisognerebbe aggiugnere gli altri, a lei ri- 
masti in corpo. Allor quando le uova compajono 
sotto la coda sono picciolissirne e affatto nere; ma 
appoco appoco s'ingrossano, fino a che siano come 
grani di sambuco maturi ; e verso il tempo , in 
cui debbono essere deposte , il loro colore si can- 
gia in un bruno carico. Sebbene ogni femmina 
deponga tutto l'anno uova in sull'arena, sembra 



394 IL GAMBERO DI MARE. 

però che il sole non le faccia nascere, che in lu- 
glio e in agosto. Trovatisi allora gamberini in 
gran qantità nuotanti in quelle picciolo acque, che 
le maree lasciano fra gli scogli. 

Il gambero marino può in qualunque caso sal- 
varsi nel salso elemento , correndo o saltando colla 
coda innanzi con quella celerità con cui gli uccelli 
volano. Ma cosa più sorprendente è F esattezza 
della mira, eh' ei prende ne' suoi salti, andando 
proprio a cadere nel buco della sua tana , quan- 
tunque strettissimo , e a distanza considerabile. 

Dicesi, che al rimbombo del tuono o del can- 
none gli cadono le branche, e che quelle che indi 
rimettono mai non sieno così grandi, come le prime. 
Onde prendersi spasso di quest' animale i marina] 
salutano talvolta i pescatori con qualche sparo. 

Sebbene il granchio, e il gambero di mare dif- 
feriscano quanto alla forma esterna; molto però 
si rassomigliano per l' interna organizzazione, e pei 
costumi. Essi non hanno sangue, che circoli nelle 
loro vene, non hanno calorico nel loro corpo; 
eppure non sono voracissimi, sino a mangiarsi fra 
loro, e a fare lor primo nutrimento gli intestini, 
che gettano al tempo della muta. 

Appena i gamberini lasciano i gamberi grossi, 
cercano un rifugio nelle più picciole fenditure de- 
gli scogli , e ne' crepacci del fondo del mare. Ivi 
senza prendere verosimilmente altro cibo , che 
quello fornito loro dall'acqua., che vi penetra., in- 



IL GAMBERO DI MARE. 2.0,5 

grossano nello spazio d' alcune settimane, e si 
coprono ad un tempo di un guscio duro e forte, 
che e per loro una vera armatura. Allora escono 
dai lor nascondigli, e s'aggirano arditamente in 
cerca di alimenti più sostanziosi, come il fregolo 
de' pesci, i novellini della propria specie, e mas- 
sime i vermi. Vanno in seguito a fissare la loro 
stanza fra gli scogli , ove niente loro manca al 
vivere, e nulla mancherebbe alla perfetta sicu- 
rezza, ove, come fra i pesci, i più piccioli non 
fossero spesso le vittime de' più grandi. 

Il cangiamento del guscio è non solo per essi 
dolorosissimo, ma anche pericoloso, poi che molti 
ne fa morire. Alcuni giorni prima essi rimangono 
quasi senza moto. Giuntone poi il momento si 
gettano su pini; appoggiano le branche 1' una con- 
tro H altra; agitano le antenne; si gonfiano, e tre- 
mano in tutto il corpo ; le giunture della loro 
corazza cominciano ad aprirsi in sul ventre, e se- 
guitano via via, finche i sofferenti animali ne siano 
del tutto liberati. Rimangono allora , per vero 
dire, in tale stato di debolezza, che divengono a 
centinaja la preda de* merluzzi, delle razze, e 
d' altri pesci. Se non che presto ripigliano forza ; 
e quando il nuovo abito è formato, si trovano dì 
tanto ingranditi , che fa meraviglia come potessero 
prima essere contenuti in sì picciola spoglia, come 
quella che hanno lasciata. 

Per i spi e gare la prestezza, eon cui il gambero 



£0*5 *£ CAMBERÒ DI MARE. 

si ricopre d ? altro guscio, si è supposto cli« rac- 
chiuda in sé stesso un fluido, il quale abbia fa- 
coltà di petrificarsi. Bisogna convenire per altro , 
che tale ipotesi non fa, che sostituire mistero a 
mistero. 

Il gambero di mare sfogliato ha il muso con 
punta , in forma di piramide , il corsaletto sfo- 
gliato d'una maniera elegante, poiché ciascuna 
foglia è segnata presso la sua giuntura di corte 
liste; le branche più lunghe del corpo, grosse e 
coperte di spine, e di tubercoli; sei piedi sola- 
mente e coda larga; e appena giunge a sei pol- 
lici di lunghezza. Abita le coste dell' isola Au- 
glesey sotto le pietre, e le piante marine; è agi- 
lissimo; e quando si prende, batte della coda il 
corpo con molto strepito , e molta violenza. 

li gambero atomo ha il corpo sottile , le antenne 
filiformi; e tre paja di piedi vicini alla testa, die- 
tro la quale sono due paja di vescichette ovali , 
sotto cui sono tre altre paja di piedi. La coda è 
inserita fra i due ultimi, e tanto picciola, che 
spesso fu d' uopo d' un microscopio per «sa mai- 
narla. 

Il pulce marino ha cinque paja di piedi e due 
branche imperfette ; e il corpo composto di do- 
dici articolazioni. È comunissimo nelle sorgenti e 
ne r fuscelli; nuota con molta agilità rovescio sai 
suo dorso , e tutto curvo. Tiene e protegge i suai 
piccioletti frammezzo ai piedi. 



» GAMBJEBÌO DI MARE. 20 7 

Il gambero cavalletta ha quattro antenne, e due 
paja di branche imperfette. Il suo corpo è com- 
posto di quattordici articolazioni , fra cui la prima 
è ovale. In estate si trova frequentissimo per le 
rive sotto le pietre e le alghe , e salta con molta 
agilità. 

IL GAMBERO DI FIUME. 

I gamberi d' acqua dolce hanno il muso allun- 
gato; il torace liscio ugualmente, che il dorso, 
da cui non spuntano che due picciole spine per 
ciascun lato; le branche grandi e sparse di tuber- 
coli; le due paja di piedi anteriori in forma an- 
ch' essi di branchie ; la coda composta di cinque 
articolazioni; ed una pinna rotonda. 

La loro carne rinfresca e inumidisce lo stoma- 
co, ond' è che si giudica ottima per gli ammalati 
di consunzione: dicendo carne, intendiamo la co- 
da , e le zampe. Se ne fanno sovente zuppe, di 
cui si accrescono le virtù medicinali ; mischiandovi 
erbe ed altri ingredienti. La bontà del loro odore, 
e del loro sapore dipende specialmente dalla qua- 
lità dei loro alimenti. 

Questi crostacei abbondano moltissimo nell' Obra, 
fiume che scorre sulle frontiere della Silesia , ma 
se ne fa picciol conto in grazia del loro gusto 
amaro e disaggradevole. Esso viene probabilmente 
dai giunco aromatico, il quale cresce ne' bassi 



298 2 ^ GAMBERO DI FIUME. 

fondi di quel fiume , e delle cui radici i gamberi 
si pascono avidamente. 

Abbondano pure nel Don in Russia, ove sì 
ammucchiano per farli putrefare, e trarne in se- 
guito i calcoli, appellati oechj dì gambero. Sono 
ghiotti di carne , onde si attnippano intorno ai 
cadaveri gettati nell'acqua, ed alle rane morte, e 
ne divorano, finché ne rimane. Nella Svizzera vi 
l'i anno gamberi rossi o turchinicci mentre ancor 
vivono. Ce ne sono pur altri, cbe non diventano 
rossi per la cottura, ma rimangono nericci. 

I gamberi , egualmente cbe i grandi j , gettano- 
il loro stomaco; ed anehe, secondo Geoffroy, i 
loro intestini nel tempo stesso che il loro guscio, 
©ne fanno il loro primo nutrimento dopo la 
muta. Quando una delle loro branche si rompe , 
essi gettano la parte lesa; e in capo ad uno o 
due dì, una membrana grossa e rossa, simile ad 
un pezzo di drappo chiude la loro piaga, Questa 
membrana è a principio tutta compressa '? ma fra 
quattro o cinque giorni diviene convessa, e prende 
alfine la forma d'un piccolo cono alto una linea. 
Verso il decima giorno esso ha già tre linee , è 
pieno di carne, e mostra un eominciamento di 
nuova branca. Verso poi il quindicesimo questo 
cono s'inclina verso la testa, indi si curva ognor 
più, e rassomiglia a branca morta; nò in capo 
ad un mese, o a cinque settimane l'animale può 
ancor servirsene. Alfine^ caduto ogni tegumento. 



IL GAMBERO DI FIUME. aQCj 

la nuova branca apparisce, e quantunque delica- 
tissima , e non lunga come la prima fa gli offici 
ottimamente. Le branche ripullulano anche rotte 
alla quarta articolazione: cosi ripullulano facil- 
mente le antenne. Ma se il gambero perde la 
coda, non sopravvive che pochi giorni. 

Trovansi gamberi in molti de' nostri fiumi, ove 
si scavano fori entro banchi d' argilla ; e si giudica 
migliore quell' acqua, in cui è maggiore il numero 
di tali crostacei. Si prendono con pezzi di legno 
piantati nella belletta , e fessi all' estremità , ove 
gli incauti vanno ad imprigionarsi , cercandovi. 
F esca a loro danno preparata. 

LA LOCUSTA DI MARE. 

Ha il muso stretto e rivolto all' insù ; tre pa|a 
d' antenne filiformi e lunghissime ; picciole zampe 
e corsaletto lisoio; coda con cinque articolazioni > 
e pinne esteriori compresse e rotonde. E comune 
su varie coste, ove si anmcchia sotto le pietre. 
Talvolta anche si trova nel mare ad una profon- 
dità di più di trenta braccia. Viva è di color di 
cenere; e d' un bel rosso allorquando è cotta.- 

LA CAPRETTA. 

Ha lunghe antenne sottilissime , fra cui sono due 
lamine sporgenti; zampe con una sola branca ino-' 



3oO LA CAPRETTA. 

bile, curva in forma d'uncino; sei piedi; coda 
composta di sette articolazioni ; pinne ( eccetto 
quella di mezzo ) rotonde e guernite di frange , 
e due di esse guernite di spina. Trovasi frequen- 
tissima sulle coste di Francia, e della Gran Bre- 
tagna, ed è d'ottimo sapore. 



LA SQUILLA. 

Il suo muso rassomiglia a quel della locusta 
marina, ma è più incavato e affilato; le anten- 
ne , in proporzione della grandezza del corpo , 
sono più lunghe ; le pinne sono più larghe. Fatta 
eh' elF abbia la sua intera cresciuta ancor non 
giunge alla grossezza dell'altra. Essa abita la costa 
della contea di Kent , e si vende a Londra sotto 
il nome di capretta bianca , poiché cuocendo im- 
bianchisce. 

LE LUMACHE. 

La lumaca de' giardini avrà qui il primo posto 
fra le specie di questo genere, poiché sarà più 
facile descriverne le particolarità, che d'altronde 
ha in buona parte comuni con quelle, che si tro- 
vano in fondo al mare. È vero che i naturalisti 
le pongono insieme alle conchiglie in una classe 
a parte, cui indicano col nome di testacei; men- 
tre formano de' granchj ; de' gamberi e simili 



LE LUMACHE. 3oi 

un' altra classe , a cui danno il nome di crostacei. 
Come però noi le consideriamo principalmente 
quali abitatrici dello stesso elemento che i pesci , 
abbiamo creduto dover loro assegnare un luogo 
alla line di questo volume. 

Le lumache a prima giunta non sembrano che 
pezzi di materia inanimita , coperti da una con- 
chiglia. Ma , esaminandole dappresso , ritroveremo, 
che son dotate di tutte le facoltà richieste dalla 
maniera di vivere ad essa particolare; che i loro 
organi sono così perfetti , come quelli de' più 
grandi animali, ch'esse hanno una lingua, un cer- 
vello, de' condotti salivarj , delle glandule , dei 
nervi, uno stomaco, degli intestini, un fegato, 
un cuore , de' vasi sanguigni , ed una tasca di co- 
lor purpureo , che fornisce in abbondanza un fluido 
fosso alle diverse parti del corpo; e de' tendini 
forti, che le attaccano alle loro chiocciole. 

Ma altre singolarità più speciali offre la loro 
organizzazione; e la più rimarchevole si è questa, 
che i loro occhi sono posti al? estremità delle più 
grandi delle loro corna. Quando le lumache si 
muovono, veggonsi in esse quattro corna distinte, 
fra cui le due superiori molto più grosse che le 
altre. Gli occhi posti alla loro estremità hanno la 
forma di due macchie nere e brillanti. Sono du© 
piccioli bulbi , composti d' una sola membrana e 
di tre umori non diversi da quelli, che si trovano 
«e^li occhi desìi altri animali , cioè il vitreo , 



3ofi 1^ LUMACHE. 

1' acqueo, e il cristallino. Le lumache dar possono 
ai raggi visuali tutte quelle direzioni, che vogliono, 
«d onde preservar gii occhi da ogni offesa, possono 
farli rientrare co' lor sostegni nel corpo. Al di sotto 
delle picciole corna è posta la bocca; e sebbene 
ì denti convenir non possano alla natura di ani- 
mali così molli , essi però ne hanno otto , per 
mezzo de' quali fanno a pezzi le foglie , ed altre 
sostanze , che sembrano avere più consistenza, che 
le lumache ktesse , a etri infatti avvien talvolta di 
rosicchiar la propria conchiglia. 

Un'altra particolarità di questi animali si è, che 
i due sessi trovansi riuniti nello stesso individuo; 
e che mentre 1' uno feconda Y altro , può egli me- 
desimo essere fecondato da un terzo. In capo a 
diciotto giorni depongono quindi le loro uova in 
buchi scavati nella terra. Queste uova sono ro* 
tonde, bianche e coperte d'una membrana molle, 
in gran quantità, e unite insieme per mezzo di 
un glutine, in modo che formano piccioli grap- 
poli. All' uscir dell' uovo ciascuna lumachetta non 
è coperta che d' una picciolissima conchiglia, com- 
posta di un solo cerchio, il qual ben tosto si al- 
larga , e dà origine ad altri cerchj , che nelle lu- 
mache de' giardini mai non sono più di quattro, 
e nelle marine giungono a più di dieci. 

Le lumache non solo hanno la facoltà di ritirarsi 
neir interno delle loro conchiglie, ma possono an- 
cor rifarle, o accomodarle allor che sono infrante. 



LE LUMACHE. «3o8 

Le conchiglie cosi racconciate sono una specie di 
rabesco, polche i pezzi nuovi riescono eli più 
chiaro colore che gli antichi. 

Grande è la voracità delle lumache , le quali 
si nutrono principalmente di foglie , scegliendo le 
più delicate. All' avvicinarsi del verno si profon- 
dano nella terra , o si ritirano in qualche buco , 
ove aspettano mogie, e intirizzite il ritorno della 
bella stagione. 

Si movono esse sopra una pelle larga e musco- 
lare, che oltrepassa 1' orlo della conchiglia, e sten»- 
dendo l' una quanto possono per forza di contra- 
zione, si strascinano addietro l'altra. I loro movi- 
menti sono pur secondati da un glutine abbondante, 
che trasuda dal loro corpo , e non solo agevola 
ad esse il cammino, ma le pone altresì in istato 
di strascinarsi lungo gli alberi. 

La loro vita è d' una straordinaria tenacità. 
Si hanno esempj di lumache rianimatesi , dopo 
essere state per morti una quindicina di giorni 
in gabinetti di storia naturale; e d'altre (cosa 
incredibile) che messe in un vaso , empito a più 
riprese d' acqua bollente si sono vedute all' indo- 
mani arrampicarsi per le pareti del vaso mede- 
simo, aggirarsi per la tavola all'intorno o prender 
cibo. 

Vi hanno quindici specie all' incirca di luma- 
che marine , otto d' acqua dolce e cinque di terra, 
che tutte somigliano molto a quella de' giardini. 



3o4 U£ LUMACHE. 

Le lumache acquatiche però hanno questo eli 
particolare, che tutte sono dotate della facoltà di 
montare alla superfìcie dell' acqua o di precipi- 
tarvisi al fondo. ÀI qua! uopo aprono esse, o chiu- 
dono l'apertura, eh' è a destra del collo, e fornita 
di muscoli; e a cui danno qualche volta la fórma 
di un tuho , cui stendono al dr sopra della super- 
fìcie deir acqua, onde rigettarla o aspirarla. Sono 
esse per la più parte ovipare. Alcune poche (se- 
condo le esperienze di Swammerdam) producono 
le loro lumachette helle e vive e formate } anzi 
coperte delle lor picciolo conchiglie. 

I Romani faceano gran caso delle lumache com- 
mestibili , fra le quali , secondo Varrone , se ne 
trovavano alcune, che aveano la conchìglia del peso 
di due libbre e mezzo; cosa che oggi appena 
ritrova fede. 

LA TROTTOLA. 

Si ascrive comunemente al genere delle luma- 
che. Essa non ha bocca, ma una specie di tromba 
lunghissima, carnosa, muscolosa, flessibile, inter- 
namente incavata , con estremità cartilaginosa , e 
dentellata al pari di una sega. Essa vive di preda, 
eie fra le conchiglie ciò che la tigre, 1' aquila, 
il pesce cane sono fra i mammiferi , gli uccelli , 
ed i pesci. I testacei in generale la fuggono; e 
per quanto siano dure e forti le loro conchiglie, non 
si sentono sicuri abbastanza contro una tal nemica. 



LA TROTTOLA. 3ò5 

Ella, malgrado la grossezza della sua chiocciola, 
si move più lesta degli altri testacei, assalta la 
preda con molta destrezza , ed è raro che questa 
le sfugge. Perocché la trottola vi pianta uno dei 
suoi piedi simile ad un succhiello, e , o salga alla, 
superficie dell'acqua, o si precipita al fondo, più 
non la lascia, finché non. ne abbia succiata tutta 
la sostanza. 



FINE VEL TOMO QVINTO, 



Gabinetto T. Vi ao- 



INDICE 

DEL TOMO QUINTO. 



(rapitolo I 


. 


• ^g. 


5 


Introduzione. Dei Pesci in generale . 


» 


6 


Capitolo II 

La Balena del Groenlanda . 


» 


33 


• » 


ivi 


Il Gascialoto , 




» 


4 


Capitolo III . *..---» 




» 


5o 


Il Delfino 




» 


ivi 


Il Porco marino 




» 


5a 


Il Grampo o il Delfino orca 




» 


56 


Il Beluga .... » 




» 


% 


Capitolo IV .... 




» 


5 9 


Il Cane marino . 




» 


ivi 


Il Cane marino azzurro 




» 


63 


Il Cane marino bianco 




» 


«4 


11 Cane marino calorifilo 




» 


68 


Lo Storione 




» 


7° 


Capitolo V 




> » 


8i 


La Tremola o Torpedine . 




» 


ivi 


La Razza pastinaca 




» 


8 9 


La Bazza clavata o perosa 




» 


$* 


Il Riccio marino 




» 


94 



3o8 INDICE DEL TOMO QUUTTO. 


Xo Squadro 


. 


Il Can marino 


tigrato o Scorzone. 


Il Liocorno di 


mare . . 


Il Balista 


» . 


Il Cavallo marino . . . ; 


Capitolo VI 


• •••". 


Il Ciprino dorato e F argenteo . 

La Carpana J . ' r « 


Il Barbo , 


•» --. , 


Lia Tinca ; 


m -. .' . 


li Gapogrosso 
La Lasca 


. 


La Triglia 


2 . . . 


La Reina : 


: 


L' Argentino 


-V 


Il Ghiozzo 


; 


Il Corifena 


: 


Capitolo VII 


..... 


Il Salmone 


. . '. ". e 


La Trota ; 


« 


La Trota salmonea *. 


Il Luccio . 


. « • • 


L' Anguilla . 


..'... 


L' Anguilla elettrica o tremante . 


L' Ombra . 


. 


Il Merluzzo 


; 


L' Eglefino. 

la a Cobite . 


. 


L'Eperlano 


■4 * * ' " 



INDICE DEL TOMO QUINTO. 

Capitolo Vili . 

Il Cefalo ...... ; 

Il Rombo . 

La Sogliola **.•=• 

Il Fletano . 

Il Passere , 

La Lima 

Il Flesso. . . . 

La Lampreda * 

Lo Sgombro 

Lo .Sgombro bastardo 

Il Tonno . 

Il Pesce persico 

L' Aringa . 

Il Pilcardo 

Il Laterino 

L' Aiosa o L accia 

L' Acciuga . . . . 

Il Pesce volante 

La Rondine di mare . 

Capitolo IX 

La Remora 

La Bandoliera . 

Il Pesce spada . 

Il Gasterosteo aeuleato 

Il Gasterosteo pungigio 

Il Gasterosteo spinachia 

Il Re delle Aringhe . 

Il Pesce ro 





So 9 


Pag. 


187 


» 


ivi 


» 


189 



» 


194 


» 


ivi 


}) 


195 


» 


199 


» 


204 


» 


ivi 


» 


air 


» 


214 


» 


ìi a 5 


» 


112,7 


» 


ivi 


» 


aa8 


» 


22,9 


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a3j. 


» 


a34 


» 


ivi 


» 


a37 


» 


a38 


» 


a4i 


» 


244 


» 


ivi 


» 


a46 



3lO INDICE DEL TOMO QUINTO. 

L' orata 

Il Lupo marino 

L' Agucliia 

Capitolo X 

Il Gurnardo 

La Seppia . 

La Stella di mare 

La Stella di mare arborescente 

Il Riccio marino 

Lo Scorpione di mare 

Il Callionimo 

Capitolo XI 

L' Ostrica . 

[1 Petonchio 

Il Dattero . 

L' Argonauta 

L' Anatifero 

L' Ascidia , 

L' Ascidia dattila 

Il Solene . 

I Granchj . 

II Gambero di mare 
Il Gambero di fiume 
La Locusta di mare 
La Capretta 
La Squilla . 
Le Lumache 
Xa Trottola 

FINE DELL'INDICE 



REGISTRO 

DELLE TAVOLE INCISE 

CONTENUTE IN QUESTO TOMO 



.Frontispizio . 
La pesca della Balena 
Il Grampo o Delfino Orca 

I Pesci 

II Cane Morino bianco 
La Trota Sulmotiea ' 
Il Lupo Marino. 
I Pesci Testacei ec. * 







• Pag- 


3 




» 


4* 






> » 


56 






» 


5 9 






» 


64 






» 


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