I L
GABINETTO
DEL
GIOVANE NATURALISTA
O V V E R
Descrizione della natura e de 3 costumi"
dei principali Quadrupedi , Uccelli ,
Pesci, Arniìbj, Rettili e Insetti, disposta
in bell'ordine e adorna di 72 incisioni*
Edizwne posta sotto la tutela
delle Leggi
ir. ir
IL
GABINETTO
DEL
GIOVANE NATURALISTA
D I
TOMMASO SMITH
CON ELEGANTI FIGURE
La gloria di colui che tutto move
Per l'universo penetra, e risplencte
In questa parte più e meno altrove.
Dante.
TOMO SESTO.
TT&fi
ano
Presso Omobono Manini
Tipografo ne' Tre Be 3 N. 4a85.
1826.
7' 2cj
ÀMFIBT ^ 'RETTILI
:
IL
1 L
GABINETTO
DEL
GIOVANE NATURALISTA.
CAPITOLO PRIMO.
. * * * * e fatto al nuoto ,
Non men che al passo dall' arena rompe
1/ acquatico destriero e il coccodrillo.
Milton.
INTRODUZIONE.
DEGLI AMFIBJ IN GENERALE.
Il nome d' amfibj è dato da Linneo e dagli altri
naturalisti agli animali , che vivono alternativa-
mente sulla terra e nell' acqua. Si dividono essi
in due classi, cioè in rettili e in serpenti; i pri-
mi con gambe ed orecchie senz' orlo , i secondi
senza piedi , senza pinne e senza orecchj, E gli
uni e gli altri hanno il sangue freddo, e per la
singolare conformazione de' loro organi sospender
6 DEGLI AMFIBJ IN GENERALE.
possono il respiro e cangiar d'elemento, senza
soffrirne. Si tengono essi ordinariamente in luoghi
riposti, umidi, ombrosi, ove forse la natura gli
ha collocati, onde prevenire V eccessiva moltiplica-
zione degli animali acquatici e degli insetti, e
preservarli ad un tempo da insidie e da pericoli
che non conosciamo.
Essi non masticano il lor nutrimento , ma l' in-
ghiottono intero: e trattasi spesso d'animali poco
meno grossi di loro , ond' hanno stomaco e gola
capaci di grandissimo allargamento. Alcuni di essi,
come di carni, si cibano pure di piante. Altri par
quasi possano far senza mangiare, dacché il di-
giuno dì più mesi loro non toglie ne salute né
vivacità. Dice qualche fisiologo che gli amfibj non
abbiano che un solo ventricolo; più esatti osser-
vatori però ne assegnano loro due , che hanno
P uno coli' altro una comunicazione immediata.
Il sangue di siffatti animali è rosso, ma freddo
e in picciola quantità. I polmoni, nella più parte
di essi, consistono in un pajo di grandi vesciche,
o serbatoj membranacei , divisi come in più celle,
nelle quali sono distribuiti in modo ammirabile i
vasi sanguigni.
Gli amfibj in generale sono dotati di singoiar
facoltà riproduttiva , sicché quando alcuno lor
membro è leso o troncato , un altro ne rimettono
in suo luogo. Il loro corpo è talvolta difeso da
una corazza cornea durissima, o da un tegumento
LESI
DEGLI ARTFIBJ IN GENERALE. 7
coriaceo. Alcuni pure hanno scaglie, altri protu-
beranze molli, simili a bitorzoli. Le ossa loro sono
più cartilaginose che quelle de' mammiferi o degli
uccelli. Parecchi non hanno costole; alcuni sono
armati di denti formidabili, mentre altri ne sono
interamente privi. Chi di essi è d' indole feroce
e vive di preda ; ehi è mansuetissimo. Il più gran
numero certamente è poco pericoloso.
Il corpo degli amfibj è al tatto quasi di ghiac-
cio; la qual cosa ha molto contribuito coli' orri-
dezza delle loro forme a farli credere velenosi.
Pochi fra essi però, ove se ne eccettuino i ser-
penti, e di questi tutt' al più una sesta parte, sono
propriamente da temersi. Essi tutti hanno tenacis-
sima la vita; e molti continuano a moversi e ad
eseguire in parte ciò che alla vita appartiensi ,
anche privati della testa o del cuore. I lor colori
sono spesso lividi e spiacevoli ; ma in alcuni sono
assai brillantissimi. L 3 odore di quasi tutti è assai
fetido, o ciò provenga dai loro schifosi nascondigli,
o sia effetto del lor nutrimento. In quelli che non
sono affatto muti la voce è roca, o poco armoniosa.
Gli amfibj sono in generale ovipari, ond'è che
quelli fra loro , i quali hanno quattro piedi, ven-
gono appellati quadrupedi ovipari, per distinguerli
dai vivipari. Grandissima suol essere la loro fe-
condità. JLe loro uova sono o racchiuse in un guscio
calcareo, o coperte d'una pelle liscia, simile in
certo modo a pergamena ; o una specie di gelatina,
B BEGLI AMlFIBT IN GEI-TER ALE.
Appena deposte, Tengono abbandonate dalle ma*
drì , e lasciate aprire ai raggi del sole.
Le poche specie d' amfìhj vivipari, anch'esse
hanno uova che per altro si aprono nella matrice.
Non può dirsi che gli amfibj , sebben se ne
trovino talvolta molti insieme, vivano in società.
La carne e le uova di alcuni tra essi porgono un
alimento egualmente gustoso che sostanzioso.
Quelli fra essi , che abitano i climi freddi o
temperati, sogliono d'inverno trovarsi intirizziti
ne' lor covaccioli sotto Y acqua od il ghiaccio. Al
tornare poi della primavera si rianimano a cangiar
di pelle; anzi molti ne cangiano d ne volte l'anno,
eccetto i rettili , che son vestiti di corazza ossea,
la quale non cade loro mai.
La classificazion linneana de' rettili comincia dalla
testuggine; ma come la terrestre è chiamata da
molti un quadrupede oviparo, noi già ne abbiamo
data altrove la descrizione. Comincieremo qui dun-
que dalla marittima , che può a ragione esser an-
noverata fra gli amfibj.
LA TESTUGGINE DI MARE.
Le testuggini marine sì distinguono dall' altre ,
pe' loro piedi lunghi e schiacciati in forma di
pinne, entro cui vi nascondono le ossa delle dita,
fra le quali sol le due prime sono armate di grife
che appariscano. La loro scaglia , come quella
LÀ TESTUGGINE DI MARE. 9
dell' altre testuggini , è una coperta ossea , a cui
stan riunite le coste. In alcune questa scaglia è
più grossa e più forte che quella delle testuggini
terrestri.
Sembra veramente che il mare abbia la pro-
prietà di accrescere il volume degli animali, che
in esso albergano. La gran testuggine del Medi-
terraneo è di tutte la maggiore. Ma la sua utilità
non è per nulla proporzionata alla grandezza. Non
parlo della sua carne, sì poco buona a servir di
alimento, che si crede perfino avvelenata: la sua
scaglia istessa, simile a cuojo, si getta come buona
a nulla. Fu presa nel 1739, all' imboccatura della
Loira una testuggine, lunga quasi otto piedi e
grossa due , con mascelle guernite di denti, e coda
di quindici pollici ben separata dal corpo. Altre
ne furono prese in diversi tempi sulle coste d'In-
ghilterra, le quali pesavano sette ed ottocento lib-
bre. Ma ogni volta che si tentò di mangiarne, se
ne provarono spiacevoli ed anche gravi conseguenze.
Di quelle invece, che da vent'anni in qua ci
sono portate di lontano per delizia delle mense
de' nostri epicurei , pare che si possano far corpac-
ciate impunemente. Si traggono esse in gran parte,
se non tutte, dall'Indie occidentali.
Malgrado le loro aspre apparenze, le testuggini
sono generalmente pacifiche e mansuete ; e appena
quella detta maggiore e Y altra detta feroce op-
pongono resistenza quando si prendono. Non avvi
IO i A TESTUGGINE DI MARE.
animale, di qualunque specie egli sia, in cui più
che in esse abbondi la vitalità ; poiché, anche
dopo che si è loro troncata la testa e aperta la
pancia , continuano a vivere per più giorni. Pas-
sano T inverno in una specie di letargo.
Quattro sorta di testuggini si sono trovate nei
mari del sud e dell' India , la franca, la maggiore,
la caretta e la nasicorna.
Le testuggini franche son numerosissime sulle
coste delle isole e de' continenti della zona torrida
nell'antico e nel nuovo mondo; ove si nutrono
d' alghe e d' altre piante marine , di cui sempre
abbondando, mai non hanno occasione di guerra
fra loro. Come altronde sono abituate, del pari
che tutti gli amfibj, a passar più mesi senza man-
giare , nemmeno la mancanza di quelF alimento
disturberebbe la pace della loro unione, a cui
per altro non daremo nome di società.
Sono spesso lunghe al di là di cinque piedi, e
pesano talvolta più di cinque in seicento libbre.
La loro forza è tanta che possono continuare il
lor cammino, con tanti uomini sul dorso quanti ve
ne possono stare seduti. Le loro gambe sono così
conformi a pinne , che a nulla son proprie fuor-
ché al nuoto. Il loro guscio (più largo sul di-
nanzi che verso la coda , ove si restringe in punta
ottusa) dìvidesi in tredici compartimenti di color
bruno , orlati di venticinque fasce marginali, La
loro bocca, si larga che s'apre da ciascun lato al
LA TESTUGGINE DI MARE. II
dì là degli orecchi, non è armata di denti, ma
ha Y ossa delle mascelle durissime e fortissime, &
guernite di punte che servono all' istesso uso. Con
queste mascelle esse non solo triturano Y erbe ter-
restri e le piante marine de' bassi fondi e dei
banchi d' arena; ma possono anche frangere le
conchiglie de* testacei , di cui talvolta si nutrono.
Pasciute che siano si ritirano spesso nell'acqua
dolci all' imboccatura de' gran fiumi , ove galleg-
giano alla superficie, tenendo la testa al di sopra
dell' acqua , forse per respirare ; ma , come si tro-
vano cinte da molti nemici , alla minima ombra
di pericolo , sì precipitano al fondo.
I nativi dell' isole di Bahama si distinguono
fra tutti per la maniera di prenderle. Perocché
si recano essi in aprile entro le loro canoe sulle
coste dell' isola di Cuba , e d' altre vicine , ove
la sera al lume di luna, stanna spiando quelle be-
stie, che vanno a terra, per deporvi le loro uova,
e le rovesciano sul dorso, ovvero gettano loro un
giavellotto di tre o quattro braccia in fondo all'acqua
non lungi dalla sponda. Nel che spesso impie-
gano molto tempo, bisognando prima stancare
le tartarughe , che se veggono d' essere scoperte
si mettono a fuggire. Alcuni di loro anche attuf-
fandosi e mettendosi loro a cavallo , ne compri-
mono 1' inferiore estremità , in modo che le ob-
bligano a sporger la testa dall' acqua o a montare
alla superfìcie ; ov' altri stanno pronti per gettar
1-2, LA TESTUGCTNÈ DI 1&ARÈ.
loro al collo un nodo scórritojo. Il signor Hans
Sloane riferisce che gli abitanti di Porto Reale
alla Gdamaica , impiegavano altra volta sino a qua-
ranta vascelli alla caccia delle tartarughe , sicché
i mercati dell' isole n' erano provveduti , quanto i
nostri lo possono essere di carni d' animali da
macello.
Gateshy dice che le testuggini franche non ap-
pariscono sulla riva , che per deporvi le uova
nell' arena, il che avviene in aprile. Esse scavano
a quest' uopo una buca profonda, circa due piedi
al di sopra di quei punto ove si arrestano i flutti
nel più forte delle maree; ed ivi lasciai! cadere
le uova ciascuna più d'un centina] o. Il che però
fanno in tre o quattro volte , ad intervalli di quin-
dici giorni, sicché le tartarughe novelle nascono
ad epoche differenti. Queste uova sono della gros-
sezza di una palla da giuocare, bianche, rotonde,
con pelle simile a pergamena. Coperte di sabbia
e abbandonate al calore de' raggi del sole nascono
in capo di tre settimane.
Le testuggini dette maggiori sono una delle più
grandi specie di testuggini , che si conoscono. Si-
mili quasi in tutto a quelle della precedente hanno
però la testa più grossa, il guscio più largo ,
quiudici divisioni sul dorso ; fra cui le medie
tondeggianti dai lati, le gambe anteriori grandi e
forti, le posteriori larghe e più brevi. Queste
testuggini abitano il mare che bagna le isole
LA TESTUGGINE DI MABE. l3
dell' America, e si trovano pure nel Mediterraneo,
particolarmente sulle coste dell' Italia e della Si-
cilia. Fanno gite sì lontane, che una fa trovata
mentre dormiva alla superfìcie dell' onde sotto il
trentesimo grado di latitudine boreale, forse a
mezza strada delle isole Azòre e da quelle di
Bahama , che son le terre più vicine : cosa tanta
più notabile , eh' era allora 1' aprile , ordinaria
stagione dell' accoppiamento di simili animali.
Queste tartarughe sono fortissime e ferocissime,
capaci di difendersi vigorosamente colle loro gambe,
e di spezzare colla loro bocca de' corpi assai duri.
Narra Aldrovandi che essendo stata presentata una
canna ad una tartaruga, che in Bologna si mo-
strava al pubblico, essa abboccatala, in un istante
la fece in due. Il principal nutrimento delle be-
stie , di cui parliamo 5 consiste in chiocciole , che
esse strappano dagli scogli colla forza delle loro
mascelle. Dicesi che la loro voracità le porta per-
fino ad assalire i giovani coccodrilli , che mutilano
sovente, mangiandone i piedi o la coda. A tal
uopo si nascondono esse ne' bassi fondi presso la
riva 5 ove i coccodrilli si ritirano talvolta, cammi-
nando retrogradi, poiché la lunghezza del corpo
loro impedisce di volgersi con facilità, e li sor-
prendono tanto più facilmente, che nulla hanno
a temere dai loro denti formidabili.
Esse pure , come le testuggini franche, depon-
gono le loro uova neh' arena. La loro carne è
J 4 IA TESTUGGINE DI MARE.
rancia e di cattivo sapore, ma fornisce una quan-
tità d' olio considerevole , che s' impiega utilmente
in più usi, particolarmente per far lume e per la
concia de'cuoj. Il guscio dì queste tartarughe non
è né grosso né forte abbastanza, perchè se ne
possa fare qualche cosa.
Kondelet, il quale era nato in Linguadocca ,
serbò viva lungo tempo una testuggine di questa
specie , la quale era stata presa sulla costa di Pro-
venza. Essa facea sentire spesso uno strepito sordo,
molto simile ad un gemito.
La carne della tartaruga nasicorne e quella
dell'altra, che dicemmo chiamarsi caretta, è pur
cattivisima ; se non che il guscio di quest' ultima
è impiegato a più usi vantaggiosamente, non es-
sendo sottile e poroso come quello dell' altre spe-
cie, ma di sostanza ben ferma. Esso è inoltre
graziosamente marezzato , e composto di tredici
compartimenti , parte piani , parte concavi , e di-
visibili col fuoco, allorquando è dal guscio cavata
la carne, e raschiati che siano, trasparentissimi.
Le lamine di tartaruga da noi più ordinaria-
mente adoperate provengono da' gusci di quelle
specie, cui si dà il nome di imbricata, molto si-
raigliante all' altra detta maggiore, e solita ritro-
varsi ne' mari d'Asia e d'America, e talvolta an-
che nel Mediterraneo. Questi gusci sono assai
trasparenti e d' assai vario colore , onde servono
a varj ornamenti. Si ammoliscono prima nell'acqua
LA. TESTUGGINE DI MARE. l5
bollente. Indi si fa loro prendere quella forma
che più aggrada.
Vi hanno circa diciotto specie <3i testuggini di
acqua dolce.
La serpentina è originaria dell'America. Quando
è giunta al termine della sua cresciuta pesa quin-
dici in venti libbre. Il suo guscio è ovale e un
po' depresso, con tredici compartimenti nel mezzo,
ì quali s' alzano in forma di punte ottuse. La sua
testa è grossa , schiacciata , triangolare e coperta
d' una pelle tutta bitorzoluta , con bocca larga e
mascelle taglienti. Sebbene il collo sembri grosso
e corto quando l' animale è in riposo , può non-
dimeno essere allungato un terzo di tutto il guscio.
Le dita de' suoi piedi sono legate fra loro per
mezzo di una membrana; le grife sono lunghe e
senza punta; la ceda è diritta, e due terzi della
lunghezza del guscio. Il color suo generalmente
è castagno-bruno, meno carico sotto che sopra.
Suo cibo sono i pesci e le giovani gallinelle, cui
piglia allungando il collo e zufolando. Si nasconde
entro V acque fangose , sempre però in modo da
lasciar vedere alla superficie parte del dorso; il
che le dà apparenza d' una pietra o d' un pezzo
di legno, e le facilita il mezzo di sorprendere gli
animali, che senza avvedersi di lei, se le avvici-
nano.
IL COCCODRILLO.
La coda di quest' animale è d' arabo i lati ere*
stata. I piedi sono triangolari; e fra essi gli an-
teriori hanno cinque dita, mentre quelli di dietro
nonne hanno che quattro. La sua bocca è armata
d' un gran numero di denti acuti , forse più di
trenta per parte. I suoi occhi sono grandi e scin-
tillanti , sporgenti fuori del capo , ma incassati
entro orbite ossee , ed immobili , ond' egli non
può vedere se non gli oggetti che ha di faccia.
La parte superiore del muso e della fronte con-
siste in un' ossatura che si stende fino agli orec-
chi , i quali sono grandi, ed hanno un piccolo
orlo ; e la cui base tocca la giuntura della ma-
scella superiore , d' onde partono le più grandi
fra le sue scaglie.
Alcuui coccodrilli hanno dita uncinate così ai
piedi anteriori che ai posteriori ; altri soltanto a
questi secondi. La parte superiore del loro corpo
è coperta di scaglie romboidali, sì ben legate fra
loro , che non si può scorgere le giunture, e or-
late tutte insieme da una fascia circolare.
Tale armatura che forma una specie di giaco
di maglia sul dorso del coccodrillo è veramente
una delle cose più singolari, fra gli artifìcj della
maestra natura. Cresciuto che sia l'animale quanto
deve, essa è sì forte, che può respingere una palla
d'archibugio. .Riesce anche bellissima all' occhio
IL COCCQDKILL©.. I y
per le sue , che chiamerebbonsi cesellatore , dir
sposte nel modo più regolare.
Il colore del coccodrillo adulto è un bruno ,
che trae al nero di sopra al corpo, e un bianco
giallognolo di sotto. L' alto delle sue gambe e i
fianchi sono chiazzati di giallo bruno , in qualche
luogo misto di verde.
Il coccodrillo e il caimano, cheappena differi-
sce dall' altro per qualche particolarità, sono forse
fra tutti gli animali quelli che hanno bocca più
grande. Varj pittori hanno asserito che le loro
mascelle fossero mobili , ma le più leggieri os-
servazioni anatomiche ci convincono che non si
muove, se non la mascella inferiore. Credesi pure
generalmente che non abbiano lingua, eppure
1' hanno più grassa che nou i buoi, ma tanto ade-
rente alla mascella inferiore , che non può allun-
garsi come quella, degli altri animali,
In più, contrade dell' Asia e dell' Africa veg-
gonsi coccodrilli., che oltrepassano i venticinque
piedi.. Essi hanno generalmente i lor nascondigli
ne' gran, fiumi , come il Nila, il Gange e presso
le rive del mare. Sono eccessivamente voraci, e
nondimeno*possono digiunare più settimane con-
secutive. A meno che non siano stimolati dalla
fame o dal bisogno, di deporre le loro uova, quasi
mai non escono dell' acqua , ove nuotano alla su-
perficie, per gettarsi sopra altri animali , oppur si
tengono presso la riva, aspettando che cani, buoL
^ Gabinetto T. VI. %
l8 IL COCCODRILLO,
tigri, o anche uomini si accostino per dissetarsi.
Il loro slancio, malgrado il peso del loro corpo,
è tale che riesce impossibile scamparne. Glie se
ciò riesce talvolta a qualche animale , essi l' inse-
guono di nuovo, e lo strascinano in fondo alP acqua,
nel qual atto vien soffocata.
Di rado s'allontanano dai fiumi, ove non sia
per entrare in luoghi coperti di giunchi e palu-
dosi, onde in Oriente riesce assai pericoloso l'en-
trar ne' primi per bagnarsi , o il passeggiarne le
rive , non che Y avvicinarsi ai secondi.
Sebbene il loro corso sia molto rapido in linea
retta, non lo è però tanto da raggiugnere un
uomo, che sapesse conservare la sua presenza di
spirito. Essi non masticano i loro alimenti; e in-
ghiottiscono , per ciò che si dice , delle pietre ,
onde facilitare la digestione, come fanno certi
uccelli che si nutrono di grano.
Assicurasi che la femmina del coccodrillo sia
sommamente circospetta , e schivi d'esser veduta,
quando depone nell' arena in tre giorni consecutivi
le sue uova. Queste ordinariamente sono ottanta
o anche cento per volta, non pia grosse di quelle
d'oca, e coperte di una pelle bianca e coriacea.
In capo a un mese, covati dal caìor del sole ,
quasi tutti si aprono, e i coccodrilletù appena
usciti corrono per Y acqua , ove sono spesso divo-
rati dai pesci. Ma ciò che diminuisce più partico-
larmente il loro numero, è la caccia che danno
IL COCCODRILLO. 1 O,
alle loro uova gli avoltoj ed altri animali carni-
vori, non che i negri, che le trovano deliziose.
Malgrado ciò che dicono Linneo ed altri natu-
ralisti distinti intorno al mangiare che fanno i coc-
codrilli la loro prole, moltissimi ne dubitano. Vi
hanno de J coccodrilli denominati dalla tasca, poi-
ché dalla natura sono appunto forniti di una specie
di tasca , in cui i lor piccìoletti si rifuggiano al
primo timore di qualche pericolo. Essi , a diffe-
renza degli altri , sono' vivipari.
Gli antichi , amici delle favole , dissero strane
cose intorno alla lunghezza della vita de' cocco-
drilli. Sembra però verosimile 1? opinione d'Ari-
stotele, che loro assegna presso a poco quella della
umana specie.
Abbiamo più relazioni intorno ai mezzi che si
impiegano, affin di prendere siffatti animali. Tal-
volta gli abitanti dell' isola di Java usano a que-
st' uopo un amo e una lenza ; il che deve sem-
brare incredibile, pensando quai denti abbiano i
coccodrilli. Pure questi denti poco lor giovano con
una lenza di bambagia, poco attorta, di cui ap-
pena dividono le fibre , senza poterla troncare.
Molti cacciatori intanto si fanno loro addosso con
lance , e in poco tempo gli uccidono.
In altre parti del mondo si dà loro la caccia
con cani assai forti, armati di collare pieno di
punte, e benissimo addestrati.
I Siamesi prendono i coccodrilli cpn tre o quattro
20 IL COCCODRILLO.
refi, elle attraversano ad un fiume, a poca distanza
le une dalle altre, di modo che, sfuggendo dalle
prime, debbono necessariamente incappare nelle
seguenti. Sentendosi circondati i fieri animali, per-
cuotono per ogni verso colla loro enorme coda,
ma inutilmente; fino a che sfiniti a forza di dibat-
tersi, e percossi nelle parti più tenere del corpo
dalie lance dei cacciatori che corrono co' lor bat-
telli ad assalirli , perdono la vita.
Se dobbiam credere al missionario Labat, un
negro, armato solo di un pugnale, e avvolto il
braccio sinistro in grosso cuojo, osa sfidare il coc-
codrillo nel suo elemento. Al vederlo apparire gli
stende egli quel braccio, in cui Y animale pianta i
denti; e intanto col pugnale gli apre larga ferita
sotto il mento, per cui passando l'acqua tosto lo
soffoca.
In varie contrade dell'Africa i coccodrilli si ad-
domesticano , e si mantengono in grandi stagni o
laghi, come prova della magnificenza de'regnanti.
Dai Romani si esponevano spesso agli occhi del
pubblico negli spettacoli o nei trionfi questi ter-
ribili animali. In alcuni paesi del mondo sono essi
tuttora un oggetto di venerazione.
Fu detto che i coccodrilli usino diverse astuzie,
per attirare i viaggiatori; fra 1* altre che mandino
talvolta de' gemiti come di persona che soffre. Non
fa bisogno avvertire con Bosman che simili rac-
conti son favolosi.
ai
V ALLIGATORE
COCCODRILLO AMERICANO.
È simile al coccodrillo , di cui pur dianzi si è
parlato , con questa sola differenza che parte della
sua testa e del suo collo è più liscia, e il suo
muso più schiacciato e rotondo verso 1' estremità.
La sua lunghezza suol essere di sedici in diciotto
piedi. I suoi denti sono bianchi al par dell'avo-
rio , e se ne fanno tabacchiere , borse da polvere
per la caccia, ed ogni specie di giuocherelli pei
fanciulli. Quelli che hanno mangiato della sua
carne, assicurano che è bianca ed eccellente ; e
dicesi che varie popolazioni d'America non hanno
altro cibo fuor eh' essa.
Probabilmente l'animale di cui parliamo, mai
non si sarebbe conosciuto sotto altro nome che
quello di coccodrillo, se i navigatori spagnuoli,
percorrendo il Nuovo Mondo, di cui esso è pro-
prio , non avessero osservato in lui grande rasso-
miglianza colla lucerta, onde così il chiamarono,
finché poi dagli Inglesi fu detto alligatore.
La voce di quest' animale è fortissima anzi spa-
ventevole, e si paragonerebbe al muggito bovino.
Esala poi esso un odore di muschio si disaggrade-
vole ed acuto, che, siccome narra il signor Puges,
le acque d'un fiume, le quali ne erano impre-
gnate , lo comunicarono a tutte le sue provvisioni,
Yeggonsi spesso gli alligatori galleggiare alla
33 L ALLIGATORE eC
superficie dell' acqua come pezzi di legno, onde
rimangono ingannati molti improvidi animali, cui
essi strascinano al fondo e divorano a loro agio.
Dicesi che scavino talvolta buche in riva a'fiumi,
alquanto al di sotto della superficie, e di là as-
salgono i pesci , che stanchi della rapidità della
corrente cercano riposo. Come però, in grazia del
terrore che spirano, non sempre possono procu-
rarsi preda abbondante, la natura gli ha fatti,
come i coccodrilli, molto sofferenti del digiuno.
Trovansi ordinariamente nel loro stomaco pietre
ed altre sostanze durissime. In quello di parecchi
esaminati dal signor Gatesby non v' era che muci-
lagine e pezzi di legno, di peso vario e fin di sette
o otto libbre , inghiottiti , per quanto parea , da
più mesi. Il dottor Brickell vide pur egli due al-
ligatori uccisi nella Carolina settentrionale, il cui
stomaco racchiudeva serpenti e legni , e fino pietre
di quattro libbre.
Il signor Navaretti riferisce ne* suoi viaggi un
esempio della voracità di questi animali da lui
udito a Manilla , ed è questo. Una giovane don-
na , che si lavava i piedi in riva ad un fiume , fu
presa e portata via da un alligatore. Lo sposo
suo, a cui si era unita quel giorno stesso, avendo
udito le sue disperatissime grida, precipitatosi col
capo in giù nell' acqua , si diede , armato di un
pugnale, ad inseguire il mostro. Lo raggiunse in-
fatti, e lo combattè con tanto coraggio, che giunse
l' alligatore ec. a3
a togliergli di bocca la sua sposa infelice . . . ma
ahi ! che questa , trafìtta da' suoi denti già era
morta.
Gli alligatori , come gli altri coccodrilli e le
testuggini depongono le loro uova in due o tre
tempi differenti, e in numero di venti o venti-
quattro ciascuna volta.
Dicesi che quelli di Gajenna e del Surinam
formino una picciola eminenza in riva a' fiumi, la
scavino poscia nel mezzo, vi adunino foglie ed
altre parti vegetali, adagino in questa specie di
letto le loro uova (ciò avviene in aprile), rico-
prendole con nuove foglie; e che ciò produca una
fermentazione , che aggiunta al calore de 5 raggi
solari le fa maturare ed aprire. Gran quantità di
queste uova sono distrutte dagli avoltoj ; immenso
numero poi di alligatori ancor piccioli è divorato
da varie specie di pesci appena entra neh' acqua.
Presi giovani gli alligatori possono in qualche
modo essere addomesticati. Il dottor Brickell ne
vide uno in un grande vivajo, ov'era nudrito con
trippa e carne cruda, e da cui usciva talvolta per
entrare nella casa d' un colono , che gli stava rim-
petto , e tenervisi alcuni istanti. Dopo sei mesi
scomparve, rifugiandosi, per quel che si crede,
in una picciola baja poco distante.
Alcuni naturalisti sono d' avviso che gli alliga-
tori sieno una varietà della specie de' coccodrilli;
altri ne fanno una specie distinta.
.4
L'IGUANA.
La coda di quest' animale , il qual trovasi ordi-
nariamente nell' isole di Bahama è lunga e ro-
tonda ; il suo dorso è stretto stretto , la sua cre-
sta è dentellata. Egli ha sotto il mento una borsa
o tasca, per la cui enfiagione viene a riuscir lungo
i quattro e i cinque piedi. Il color suo più co-
mune è un Terde bruniccio.
Le frane delle rupi e le cavità degli alberi
sono il suo albergo più gradito. Il suo nutrimento
quasi non si compone che di vegetali e d' insetti
ehe tranguggia interi , e il grasso del suo abdo-
mine prende sempre il colore dell' ultimo inghiot-
tito. L' esterìor suo è tanto schifoso , quanto son
pigri i suoi movimenti. Sebbene ei veramente
non appartenga alla classe degli amfibj, può, ne-
cessitatovi , star lungo tempo sott' acqua. Nuotando
tiene le gambe strette al corpo, e si spinge in-
nanzi coli' ajuto della sola coda.
Ordinariamente la femmina dell' iguana lascia
i boschi e le montagne due mesi circa , dopo la
fine del verno, per andar a deporre le sue uova
Dell' arena in riva al mare. Queste uova sono
sempre di numero dispari dalle tredici alle ven-
ticinque ; più lunghe ma non più grosse di quelle
di piccione ; con inviluppo esternamente bianco e
cedevole. Quasi tutti i viaggiatori ne assicurano
che sono preferibili a quelle di gallina, e che se
ne fanno salse squisite.
l' iguana. aì>
La carne degli iguana forma il principal nudò-
mento de' nativi dell' isole di Bahama, i quali si
recano entro i loro battelli in tutti i luoghi vicini
per dar loro la caccia, usando a quest' uopo cani
di buon'ora ammaestrati. In diversa guisa sogliono
cacciarli i Negri. Labat riferisce d'uno di questi,
da cui fu preso un iguana sotto i suoi occhi, che
egli portava una lunga bacchetta con nodo scorri-
tojo all' estremità, e battendo i rovi, e scoprendo
1' animale che scaldavasi al sole, mandò un fischio,
onde quello allungò il collo e rivolse la testa come
per intender meglio. Allora il negro, sempre se-
guitando a fischiare, gli si accostò, si fece a grat-
targli soavemente colla bacchetta i fianchi e il
eolio, della qual cosa ei parve molto compiacersi,
onde essendosi rovesciato sul dorso come il gatto,
presso il fuoco, e alfine addormentato, gli strinse
col laccio la testa e lo atterrò.
Appena gli iguana son presi, suol loro cucirsi
la bocca onde non mordano , se si ha intenzione
di portarli a vender vivi alla Carolina. Talvolta
si uccidono , si salano e s' imbarilano , facendone
prima arrostire la carne , oppur bollire , dopo
averne levato il grasso , che si fonde e si depura.
Possono questi animali , ove siano ancor teneri,
addomesticarsi facilmente. Uno già ben cresciuto
che venne alle mani del dottore Browne , era a
principio molto cattivo, ma fra poco tempo si
ammansò, a segno che stava tutto il giorno nel
a 6 1/ IGUANA,
suo letto , e sol ne usciva la sera. Aggirandosi
intorno alla casa , presso cui gli era dato alloggio,
cacciava fuori dalla bocca una lingua forcuta. Per
tutto il tempo che Browne lo tenne , e fu oltre
a due mesi 3 mai non lo vide mangiar cosa alcuna*
LA LUCERTA COMUNE.
La lunghezza ordinaria di quest'animale , dalla
estremità del naso e quella della coda, è di sei
pollici e mezzo all' incirca. La parte superiore
della testa è d' un bruno chiaro; il dorso e la
coda son rigati e spruzzati di bruno chiaro, e
cupo, di nero e di bianco; il di sotto del corpo
è d' un bianco sporco. La coda è lunga quasi il
doppio del corpo , e termina in una punta acu-
tissima.
Le vertebre, di cui essa è composta, sono sì
deboli , che è facilissima a spezzarsi ove si ma*
neggi un po' duramente , ma in tal caso non è
difficile a ripullulare. Talvolta anche spaccata pel
lungo da qualche accidente, rotondandosi nel gua-
rire le parti divise , viene a formare due code .
1' una delle quali contiene le vertebre , mentre
nel centrò dell 1 altra non avvi che una specie di
tendine.
La lucerta comune è fra tutte la più innocua
ed anche la più utile. Si muove con tanta agilità,
corre con tanta prestezza, eh® quando alcuno la
LA LUCERTA COMUNE. ' 2,-y
turba , scompare in un batter <T occhio. Gode-
molto il calor del sole , ma ne teme gli ardori ,
onde in estate ricerca V ombra. Ne' bei giorni di
primavera si vede spesso distesa mollemente sul
verde pendìo d' una collina, o sovra un muro
esposto a* raggi del gran pianeta, agitare per
contentezza la coda , ed esprimere cogli occhi il
piacere , ond' è animata. Se scorge qualche pic-
colo animale , di cui fa suo pasto , salta sovr' esso
con celerità sorprendente, ed ove si crede in pe-
ricolo, cerca con eguale rapidità un asilo più si-
curo.
Al minimo strepito si avvolge essa in forma di
gomitolo , si lascia cadere e per qualche istante
sembra morta di questa caduta. Altra volta si
slancia d' improvviso fra 1' ombra dei rovi o fra
V erba folta e si dilegua. La mirabile rapidità
de' suoi moti è specialmente osservabile ne 5 paesi
caldi , sicché al confronto essa deve sembrar lenta
ne' temperati.
E tanto mansueta che presa nelle mani non dà
alcun segno di voler mordere o graffiare. In al-
cuni paesi i fanciulli ne fanno oggetto di giuoco,
e giungono a renderla assai familiare. La sola
fame sembra renderla talvolta alquanto fiera. Il
signor Edward vide un giorno una lucerta in atto
di battersi contro un' augelletta , che si tenea sul
nido sopra un ceppo di vite presso ad un muro,
a guardia d' un suo pulcino appena nato; e crede
-£3 £A LUCETTA COMUNE.
che si sarebbe impadronita di questo , se avesse
potuto cacciar la madre. Egli stette a guardar la
lite per alcuni istanti ; ma come si accostò un
poco, la lucerta si lasciò cadere, e V augelletta
toIò via.
Onde prendere gli insetti , di cui si nutre l'ani-
male di cui parliamo, vibra loro con incredibile
celerità la sua lingua , cb' è lunga , forcuta , di
color rosso e coperta di asprezze impercettibili
ma opportunissime in questa caccia.
Come la più parte degli altri quadrupedi ovi-
pari essa può star lungo tempo senza alcun cibo,
e se ne è fatto esperimento , tenendola digiuna per
più di sei mesi in una bottiglia,
Sul principio di maggio la femmina depone la
sue uova ( globetti di cinque linee di diametro )
in luogo caldo come il pie d' un muro esposto
al meriggio , ove si schiudono a' raggi del gole.
Prima però ed essa e il maschio si veggono can-
giar di pelle j il che pur fanno al principio del
verno. Passano questa stagione in una specie di
sopore più o meno grande, secondo eh' essa è più
o meno rigida , or nel cavo degli alberi, or nei
fori delle muraglie, or in luoghi sotterranei , cui
abbandonano al primo segno di primavera che
torna. Nel mezzo giorno d' Europa ciò fanno as-
sai presto, e la loro vivacità, che tosto ripigliano,
si va di giorno in giorno accrescendo coi calore
dell' atmosfera.
IL CAMALEONTE.
La testa del camaleonte somiglia quella d' ira
pesce, poiché si attacca al corpo per mezzo di
un collo cortissimo , coperto da ciascun lato dì
membrane cartilaginose, simili agli operculi delle
branchie di queìl' animale acquatico, fn mezzo
alla testa^ proprio nella sommità, egli ha una cre-
sta e due altre da ciascun lato, al di sopra degli
occhi , fra i quali sono all'alto due cavità. Il suo
muso non è punto acuto , e differisce poco da
quello di una rana. Ha egli verso F estremità del
muso istesso due aperture per narici , ma in nes-
suna parte della sua testa appariscono orecchie.
La lunghezza del suo corpo e circa dieci pol-
lici, e la sua coda cilindrica è presso a poco
lunga egualmente. Della sua bruttezza non si può
dir male abbastanza, tanto è schifosa, ma l'in-
dole sua è molto dolce. Ei non si nutre che di
insetti , genere d 1 alimento, a cui la sua lingua e
particolarmente adattata, poiché lunga, sottile,
viscida, tubeiforme, e capace di gran dilatazione.
Volendo prendere insetti ei la dardeggia fuor della
bocca, e la ritrae quasi nel medesimo istante colla
preda , che trangugia intera , fissa nella punta.
Le sue mascelle sono armate di denti , o piut-
tosto di un osso che ne tien luogo , e di cui egli
non fa che pochissimo uso. La sua pelle è coperta
di bitorzoìini o granelli ; e verso il mezzo s^
3o IL CAMALEONTE.
raggrinza. I suoi piedi hanno cinque diia, legata
a tre e a due , onde può tenersi fermo sui rami
degli alberi , suo ordinario asilo. La sua coda
flessibile anch' essa gli serve a tal uopo , dacché
«gli sempre la volge intorno a' rami , finché siasi
collocato il meglio che può. I suoi polmoni sono
sì grandi , che gonfiandoli , egli ingrossa conside-
rabiimente il proprio corpo. Grandi sono pure £
suoi occhi e di forma sferica, e mentre V uno si
move, l'altro talvolta sta in riposo; mentre l'uno
guarda innanzi , 1' altro guarda indietro ; oppura
mentre quello mira all' alto , questo mira al basso.
I suoi movimenti sono lentissimi.
Il camaleonte è originario dell'Indie, dell'Africa,
e delle provinci e meridionali della Spagna e del
Portogallo. Egli è soprattutto rimarchevole per
la singolare facoltà ricevuta dalla natura di cangiar
colore a piacer suo. Varia è però la maniera,
onde si parla di essa dagli scrittori. Il signor
Hasselquist dice di non aver mai veduto per espe-
riemze fatte, che il camaleonte prenda il colore
dell' oggetto , postogli innanzi. Secondo lui il suo
color naturale è grigio ferreo, oppure nero misto
con un poco di grigio , e si cangia talvolta in un
giallo di zolfo, più o meno chiaro. Gli altri co-
lori, di cui lo ha veduto ricoprirsi, sono il tur-
chino, il rosso, il purpureo. Passando il camaleonte
dal nero al giallo, questo, ai dir suo, si manifesta
primieramente sul basso delle zampe, indi sulla
IL CAMALEONTE. Si
tasca al di sotto del ventre, e in seguito sull'altre
parti del corpo. Prendendo il color grigio ferreo
dilata la pelle, si rotonda, si fa bellissimo; ripi-
gliando il giallo, si contrae , sembra magro e as-
sai brutto. Più brutto ancora se questo giallo trae
al bianco; orribile se il colore è screziato. Lo
stesso signor Hasselquist serbò un camaleonte quasi
un mese. Durante questo tempo il picciolo animale
si mostrò molto agile e mollo gajo ; cercò sempre
la luce, e tenne i suoi grandi occbi in perpetuo
moto. Ma come non prese mai alcun nutrimento,
divenne alfine sì magro e sì debole, che non po-
tendosi ornai sostenere, cadde ; ed una testuggine,
eh' era seco nell' istessa gabbia , mordendolo , af-
frettò la sua morte. Il poter sostenere un lungo
digiuno ha fatto che volgarmente si creda che il
camaleonte non viva che d' aria.
Il dottor Russel asserisce che se al camaleonte
si cangia posto, ei non cangia però colore al-
l'istante, né prende sempre quello del suolo su cui
si pone ; o non sempre almeno immediatamente*
Se voi lo posate , dice sull' erba , supposto eh' ei
sia d' un color leggiero di terra , questo si fa
dapprima più scuro , poi volge al nero , poi al
giallo e alfine diventa verde. Altre volte però ap-
parisce verde ad un tratto, o nero o altro conforme
al fondo su cui si pone. Malgrado 1' irregolarità
sovraccennata specialmente osservabile nella sua ir-
ritazione, il suo calor più costante nello stato di
$£ IL CAMALEONTE*
yiposo è quello del fondo su cui si trova, purché
questo non sia rosso o turchino , colori di cui egli
non può vestirsi. Nella cattività ei cangia colore
meno facilmente.
Il signor d' Obsonville pensa che il color na-
turale del camaleonte sia il verde , ma vasàatis-
simo nelle sue gradazioni , dal più cupo a quello
che appena si distingue dal giallo^ Quando Y ani-
male è libero , sano e tranquillo , il suo verde è
bellissimo y tranne le parti ove la pelle essendo
grossa e meno morbida , veggonsi alcune sfuma-
ture di bruno , di rosso e di verde chiaro.
Provocato ad aria aperta un camaleonte ben
nudrito diviene di colore verde azzurro , ma de-
bole e rinchiuso apparisce piuttosto verde gial-
lognolo. Altre volte, massime all' avvicinarsi di
qualche animale d' altra specie simile alla sua , o
quando è assediato da gran numero d' insetti ?
prende a vicenda e quasi nel medesimo istante
le tre tinte di verde , che dicevamo, Morendo
per fame, si fa quasi tutto giallognola, e comin-
ciando a putrefarsi prende colore di foglia caduta.
Varie sembrano le cagioni de' suoi cangiamenti.
Primieramente il suo sangue d' un color violetto
azzurrino, il qua! si conserva per alcuni minuti
sulla tela e sulla carta, massime su quella che fu
immersa in acqua di alumine. Secondariamente -il
color giallo delle tuniche del tronco e delle ra-
miiacazioni de' vasi sanguigni , e la trasparenza
IL CAMALEONTE. 3S
deli' epidermide o sia pelle esteriore. Dalla me-
scolanza di quell'azzurro e di questo giallo vengono,
secondo che opina Obsonville , le varie gradazioni
del verde , che nel camaleonte si ammirano.
Ove questo sia sano e ben nudrito , se tu lo
irriti , il suo sangue si porta in più grande ab-
bondanza dal cuore alle estremità; ed a misura
che gonfia i vasi sparsi sotto la pelle , il suo co-
lore azzurro domina sui giallo de 5 vasi medesimi,
e produce il verde giallognolo, che si scorge at-
traverso F epidermide. Quando all'incontro l'ani-
male è debole e rinchiuso , i vasi esterni tro-
vandosi più vóti , il lor colore predomina , sie-
di' egli apparisce d' un verde ancor più giallo ,.
finche riacquisti la sua libertà. Ove sia meglio
pasciuto e non turbato , riacquista il suo colore ,
che risulta dall' equilibrio o riparto eguale dei-
fluidi ne 5 rispettivi loro vasi.
Questa differenza nelle opinioni dei dòtti per
ciò che riguarda i colori del camaleonte ci ricorda
la favola , a cui quest' animale ha dato motivo :.
quei dotti ci sembrano in certa maniera simili
agli interlocutori di tal favola.
Prima dì cangiar colore M camaleonte fa una
lunga ispirazione ; il suo corpo si gonfia e s' in-
grossa il doppio del suo volume ordinario, ed a
misura che questa gonfiezza si accresce , i suoi
olori variano successivamente.
Il solo segno esteriore permanente in quest'ani-
Gabinetto T. VI. q-
34 * L CAMALEONTE.
male consiste in due righe brune, e sottili, che
si estendono lungo il suo dorso.
LA SALAMANDRA.
Ha la coda Breve e cilindrica; quattro dita ai
piedi anteriori ; corpo ignudo e poroso , di color
nero lucente, con macchie grandi ed oblunghe
d' un bellissimo ranciato ; gli occhi alla sommità
della testa alquanto schiacciata , penetranti sin
neh" interno del palato , ed ivi circondati di pic-
ciolissimi denti, simili a quelli che spuntano dal-
l' osso della mascella (come è proprio delle Incerte
e alcune specie di pesci) ; il ventre azzurro <jon
belle macchie gialle, sparse irregolarmente anche
sul resto del corpo, fino sui piedi e sulle pal-
pebre, e talvolta punteggiate di nero. Nelle fo-
reste paludose dell' Alemagna però si sono tro-
vate salamandre , il cui dorso era affatto nero e
il ventre giallo , come nell' alpi ne fu trovata dal
signor Laurenti una tutta nera.
La salamandra non ha costole niente più che
la rana ; a cui molto somiglia nella parte ante-
riore del suo corpo. Quando alcuno la tocca, si co-
pre essa d' una specie di vernice trasparente, che
è come un latte il qual trasudi da molte papille.
e assaggiato si trova accerrimo, anzi produce nella
lingua un bruciore. E ottimo, dicesi, per far ca-c
dere i peli e i capelli , ed ha certa affinità con
quello che ©ttiensi dal titimalo e dall' esula.
LA SALAMANDRA. 35
L' ordinaria lunghezza della salamandra è di
sette in otto pollici. Si trova essa in più parti
della Germania, dell'Italia e della Francia. Schiac-
ciata o compressa fortemente esala un odore di&-
aggradevole , che le è affatto particolare.
Gli antichi, per ragioni che sarebbe difficile
spiegare , attribuirono alla salamandra la proprietà
di poter vivere nel fuoco. Ma ciò che riesce an-
cor inconcepibile, si è che una tal favola sia stata
inserita come fatto positivo nelle transazioni filo-
sofiche. Udiamo come ne ragiona il conte Lace-
pede nella sua storia de' quadrupedi ovipari.
a Mentre i più. duri corpi fuggir non possono
alla forza dell' elemento del fuoco , si è preteso
che certa lucertola non solo non ne fosse con-
sunta , ma pervenisse ad estinguerlo. E come lo
favole , che piacciono , acquistano merito facil-
mente , non è stato punto difficile il far bene ac-
cogliere quella d' un animaletto così privilegiato,
così superiore all' agente più attivo della natura,
che dovea fornire tante belle comparazioni -alla
poesia , tanti emblemi galanti ali 1 amore , tante
divise brillanti al valore Gli antichi prestarono
fede alla vantata proprietà della salamandra, e,
bramando che la sua origine fosse non meno sor-
prendente , ricorsero alle finzioni ingegnose dei
poeti, e scrissero che dovea la sua esistenza al
più puro degli elementi, il quale non potea con-
sumarla 2 onde la chiamarono figlia del fuoco s
36 LA SALAMANDRA.
dandole per altro un corpo di ghiaccio. I mo-
derni hanno adottato le favole ridicole degli an-
tichi , e come è impossibile arrestarsi , oltrepas-
sati che siansi una volta i confini del verosimile ,
si giunse a dire che il fuoco più violento poteva
essere estinto dalla salamandra terrestre. I ciarla-
tani vendendola, come smorza incendj accrescevano
la volgare credulità, e bisognarono fisici e filosofi,
che si prendessero la pena di provare co' fatti
ciò che la ragione per se medesima potea dimo-
strare , cioè che la povera salamandra è ben lungi
deìY avere la virtù , che le viene attribuita ».
Essa è pure annoverata fra i rettili velenosi ,
ma troppe esperienze dimostrano erronea anche
questa persuasione. Maupertuis , che esaminò ac-
curatissimamente qual potesse essere il suo pre-
teso veleno, ha pur dimostrato che il fuoco opera
sopra di lei, come su tutti gli altri ammali. An-
ch' egli dice del fluido latteo , che quando è po-
sta nelle fiamme , trasuda per tutti i pori della
sua pelle, e tosto s' indurisce; e che dello spegnere
con esso gli ardori all' intorno non è da farsi
parola.
La salamandra vive ordinariamente all' ombra
delle foreste, sul P alte montagne, o in riva a' so-
litarj ruscelli , ne si vede che di rado e in stagione
piovosa. In inverno si tien nascosta sotto le radici
di vecchi alberi, entro buche sotterranee o nei
crepacci de' muri, unita spesse volte e ben stretta
LA SALAMANDRA. 3%
ad altre sue compagne. Essa vive egualmente
nell'acqua che. sopra la terra. Gli insetti, le lu-
machette, gli scarafaggi sono il suo cibo princi-
pale. 'Si strascina essa con molta lentezza, e teme
il calor del sole, I suoi piccioletti nascono vivi ,
dopo essere usciti dall'uovo nella matrice materna.
La femmina, dicesi, entra in acqua onde parto-
rirli; ed essi hanno a principio una specie di pinne
da ambo le parti del collo, che poi loro cadono,
finito che abbiano di crescere. Il numero de'pic-
cioletti di una sola salamandra è talvolta di trenta
in quaranta. Sono essi ordinariamente affatto neri,
e quasi senza macchie.
LA LUGERTA BITORZOLUTA.
E lunga sei in sette pollici , e coperta per tutto,
eccetto sul ventre, di piccioli bitorzoli. Le parti
inferiori del suo corpo sono talvolta d' un giallo
brillante , e per lo più d' un bruno carico spruz-
zato di nero. Essa è comunissima in Inghilterra,
ove si tien nell'acqua, oppure in luoghi umidi.
Quando nuota, la sua coda , che è schiacciata,
le tien luogo di remo. Più spesso ella striscia
in fondo all'acqua, d'onde sale di tempo in
tempo alla superficie per mezzo di un movimento
sinuoso.
Come in inverno mai non si vede, credesi che
stia allora nella belletta in una specie di sopore»
38 LA. LUCERTA BITORZOLUTA.
Essa depone le sue uova sulla fine di mag-
gio o al principio di giugno in piccioli grap-
poli , composti di più globetti d' un bruno pal-
lido gialliccio, e coperti dì una specie di glutine.
I suoi picciolini hanno pinne d' arnbidue le
parti del petto, che poi cadono quando son
grandicelli.
La lucerta di cui parliamo, come più altri ret-
tili , cangia pelle di tempo in tempo , cioè ogni
quindicina di giorni all' incirca. Il signor Baker,
che per alcuni mesi ne tenne più d' una entro
gran vaso pieno d' acqua , osservò che un giorno
o due prima di questa muta erano meno animate
che all' ordinario , e appena guardavano ai vermi
loro gettati, che in altra occasione avrebbero
pur divorato con grande avidità. La loro pelle
appariva più floscia , i lor colori erano meno
aggradevoli. Alfine la spogliavano pian piano,
cominciando dalle mascelle , e terminando colla
coda , rovesciandola , senza romperla in alcuna
parte.
Simile operazione dura talvolta una mezz'ora ,
e terminata che sia , la lucerta apparisce piena di
vita e di forza. Se la pelle, eh' essa spogliò, non
è da taluno portata via immediatamente , essa la
inghiotte , alcune volte tutta intera , alcune volte
cominciando dal capo. Che se l'inferiore estremità
per accidente è piena d' aria e d' acqua, è simile
a gonfia vescica ; è un divertimento il vedere come
LA LUCERTA BITORZOLUTA. 3$
la nostra lucerta si affaccenda per votarla, onde
possa passare per la sua gola.
Il dottore Townson, che conservò in un vaso
varie lueerte di questa specie , onde fare delle
esperienze sulla lor respirazione, riferisce che si
nutrivano di vermi , e che immergendone una
pian piano nella loro acqua, esse di tranquillis-
sime, diventavano tosto litigiose e arrabbiate. Il
che egli non attribuisce già ad invidia reciproca,
ma a finezza di odorato, e a difficoltà di distin-
guere gli oggetti , per cui mentre erano avvertite
della presenza di cosa destinata al lor nutrimento,
non sapendo precisamente ove si trovasse , urta-
vansi e facevansi una specie di guerra andandone
in cerca.
LA LUCERTA VERDE.
La 1 acerta verde comune abita egualmente £
paesi d' Europa e l' India. E anch' essa agilissima
quando fa caldo, e sta volentieri or sulle rive,
che trova asciutte, or sotto vecchi alberi ; ma s*
accorgesi d' essere guardata , si ritira prontamente
nel suo sotterraneo albergo. Il suo cibo, come di
tutte l'altre lueerte d'Inghilterra, consiste in in-
setti; ed essa medesima poi serve di pasto agli
uccelli rapaci. Dì sua ìndole è dolcissima; pure
V esterior suo è sì disgustoso , che può sospettar^
in essa un naturale ben differente.
4&- 1A. LU CERTA VERDE.
Il signor Pennant fa menzione d' una Incerta ,
uccisa nella contea di Worcester nel 17145 nel
quale avea due pie di lunghezza e quattro di cir-
conferenza. I suoi piedi anteriori erano distanti
otto pollici dalla testa , e gli altri cinque pollici
da loro. Sì gli uni che gli altri aveano due
pollici di lunghezza, e le loro estremità erano
divisi in quattro diti , ciascun de' quali armato di
grife acute. Un'altra Incerta dell'istessa specie fu
uccisa poco dopo nelF istessa contea , ma ignorasi
se questa e quella fossero o no originarie dell'In-
ghilterra, ove quasi mai le lucerte non eccedono
i sei pollici, ne hanno, come le due di cui par-
ìavasi, coda avviticchiata, squame taglienti, anche
intorno al collo.
La lucerta verde della Carolina è così denomi-
nata a cagione del suo colore. Essa è picciolissi-
ma, ha coda il doppio lunga del suo corpo, e in
tutto oltrepassa di poco i cinque pollici. Non è
punto pericolosa, e divien familiare a segno di
scherzare sulle tavole e sulle finestre , prendendo
mosche e in altra maniera. Il freddo le fa can-
giar colore , sicché in quel clima variabile, in cui
si passa nell' istesso giorno dalla più calda alla più
rigida temperatura, è veduta mutar subitamente
il verde bellissimo nel bruno più tristo. E facile
il vederla in estate ; ma ali' avvicinarsi del verno
ella si ritrae nelle fenditure degli alberi o in altri
asili più riposti ove rimane in una specie di so-
LA LUCERTA verde. ài
pore. Che se un poco di ealor solare nei eli più
sereni avvenga che la rianimi, esce allora del
suo nascondiglio, ma a grande suo danno, poiché
ìndi a poco il freddo la indebolisce a segno 3 eh©
prima di potervi tornare è morta.
CJP ITOLO IL
Saltellai! per le strade e su i balconi
Come al piover d'Agosto fan le botte.
Lippi.
LA BOTTA O IL ROSPO.
Ouest' animale, che facilmente si riconosce al
suo livido e schifoso aspetto, e al suo lento an-
dare, è per molti rispetti somigliante alla rana.
In Europa è assai grosso ; e la minor lunghezza
che abbia è di sei pollici. I suoi occhi sono assai
belli, perocché si vede in essi un' indole brillante,
di color d' oro alquanto rossigno intorno ad una
pupilla assai nera. Ma al loro confronto, quanto
il resto del corpo apparisce più brutto.
I rospi sono in sì gran numero a Gartagena,
a Porto Bello, nel Nuovo Mondo, che in tempo
di pioggia non solo le paludi, ma i giardini, i
cortili delle case, le vie se ne veggono ingom-
bre a segno che pare agli indigeni che ogni goc-
cia d' acqua caduta dal cielo si converta in uno
di essi.
Irritati schizzano dal loro corpo una specie di
fluido schiumoso, che ne' nostri climi produce al
più una lieve infiammazione cagionata dalla sua
acrimonia.
LA BOTTA O IL ROSPO. 4^
Quando i cani addentano qualche rospo, sof-
frono ordinariamente una lieve gonfiezza di gola,
seguita da una salivazione più abbondante, e nulla
più*. Perocché il fluido, di cui si diceva, non
contiene veruna qualità venefica, anzi è quasi tutto
acqueo, e l'animale non sembra gettarlo , che per
rendersi più leggiero alla fuga. U opinione ch'ei
sia venefico è dovuta alla sua bruttezza , onde-
viene perseguitato ed ucciso ovunque si trova. Da
tale opinione vien 1' altra ch'ei sia adoperato negli
usi della pretesa magìa.
La femmina del rospo depone le sue uova al
cominciar di primavera, in forma di neri globetti
uniti in collana d 1 un glutine trasparente , lunga
tre o quattro piedi e a due file. I piccioli rospi
ne escono in capo a quindici giorni, e subiscono
allora una metamorfosi simile a quella de' ranoc-
chi. In autunno ( tempo in cui si veggono più
numerosi) già sono pervenuti a quella grossezza
che la natura ad essi concede.
Essi ( per quanto ciò sembri singolare ) possono
essere addomesticati a segno di lasciarsi prendere
in mano , e portare attorno in- una camera a
prendere le mosche, le quali posano sulle pareti.
Pennant ebbe da un suo corrispondente de' cu-
riosi ragguagli intorno ad un rospo , il qual sa-
liva sovente gli scalini della casa di certa persona
del Devonshire. L' animai mio , il quale vi tro-
vava sempre buon nutrimento ? usciva quasi ogni
«J/j, ILA BOTTA O IL ROSPO,
sera dal suo buco , appena vedeva ciie v 5 era ac-
ceso il lume , e faceva cautamente , quanto gli
era possibile per entrarvi. Il fatto , veramente
singolare , eccitar doveva la curiosità delle per-
sone, sicché, malgrado 1' orrore pe' rospi ricevuto
sino dall' infanzia , anche alcune giovani donne
bramarono di veder mangiare questo di cui par-
liamo. Egli pareva appetir soprattutto i vermi, che
son nella carne, e che si conservavano per lui
in mi poco di crusca. Li seguiva , camminando
sulla tavola , e quando trovavasi loro vicino , li
guardava fisso ed immobile per alcuni minuti ,
probabilmente per prepararsi ad assalirli con im-
peto improvviso; cacciava la lingua molto fuori
della sua bocca, tirava a sé quelli che vi rimanevano
attaccati all' estremità in grazia della materia vi-
scida, ond' era coperta, e gli inghiottiva in un
batter d' occhio. Dopo trentasei e più anni fu
alfin ucciso da un corvo domestico, il quale aven-
dolo veduto entrar nel suo buco , nel fece uscire,
e lo ferì tanto crudelmente, che alfin ne morì.
È stato scritto che ogni volta che un ragno e
un rospo s' incontrano , sempre s' impegna fra
essi forte litigio , in cui il primo , usando la sua
destrezza , rimane quasi sempre vincitore. La
qual cosa, se mai è verosimile, trattandosi di lon-
tane contrade , non è punto vero nelle nostre.
Si sono scoperti dicesi rospi vivi nel mezzo di
dure pietre e di solidi tronchi. Il qual fenomeno
LÀ EOTTA O IL ROSPO. ^5
è inesplicabile , supposto pure che per alcuni meati
abbiano potuto introdurvisi le uova , clie le rac-
chiudevano ; poiché a farle maturare ed aprire,
bisognava il calor del sole , ed a nutrire poi i
germi dischiusi eran necessarie altre cose non
poche. Gonchiuderemo dunque francamente che
Y enunciato racconto è una favola.
IL PIPA.
Quest' animale , che a primo aspetto sembra
deformissimo e schifoso, è assai più grosso che
il rospo comune. Il suo corpo è schiacciato, e la
sua testa presso a poco triangolare. La sua bocca
è grandissima , e guernita agli angoli à' una spe-
cie di membrana. I piedi anteriori hanno quat-
tro dita lunghe e sottili, divise e suddivise (ove
si guardino col microscopio) all'estremità. I po-
steriori ne hanno cinque riunite da una mem-
brana.
lì pipa è originario del Surinam., e secondo la:
relazione di Ferman, non può riprodursi che una
volta. Il numero de' piccioletti , nati da una fem-
mina di tale specie , eh 5 egli osservò, era di set-
tantacinque ; tutti benissimo conformati il quinto
giorno dopo la loro nascita. Questa ha molta ana-
logia colla nascita delle sarigne. Perocché sul
dorso della madre veggonst certe cavità molto so-
miglianti alle cellette di un' arnia ; di forma ch>
É6 IL PI-FA.
colare , profonde circa sei linee e larghe tre , di-
sposte senz' ordine e assai presso le une alle al-
tre. A certo punto della covata dell' uova trovasi
In ciascuna di queste cellette un piccolo rospo, il
qual per altro s' ignora come si nutra , poiché
non è punto aderente alla celletta medesima , ma
può esserne tratto , e poi venirvi rimesso , come
in un astuccio, senza inconveniente. Le uova, già
deposte dalla femmina sopra terra, furono raccolte
dal maschio, e collocate con gran cura nelle cel-
lette che si disse, allora aperte per la feconda-
zione , ma tosto poi rinchiuse. Ivi rimangono fino
al secondo nascimento , che ha luogo in capo
circa a tre mesi ; quando i piccioletti ne escono ,
gettano la spoglia in cui si trovano avvolti.
La carne del pipa , seoondo la relazione di ma-
dama Merian, è molto pregiata dai negri del Su-
rinam , e poi eh' essi realmente non ne provano
incomodo, può almeno stimarsi come un sano
alimento.
LA RANA.
Il colore della rana comune è un bruno ulivi-
gno. Il suo dorso è spruzzato di macchie nericce,
e di sotto a ciascuno de' suoi occhi parte un segno
il qual si estende fino , per così esprimermi , alla
radice de' suoi piedi anteriori. Tutto l' esterior
suo è aggradevole, e nella sua nudità, sarei per
dire j elegante. Essa ha un perno od osso del
la rana; 4 7
petto 3 ma non ha coste uè coda. La conforma-
zione delle sue membra è propria a facilitare i
suoi movimenti. Ha quattro piedi, più lunghi i
posteriori che gli anteriori , e palmati, onde può
muoversi nell' acqua , ove si ritrae , per fuggire
i calori della state e i rigori del verno. Mentre
questi secondi durano , essa giace talvolta in un
profondo letargo o ne' fondi pantanosi , o ne' bu-
chi delle rive al di sotto dell' acqua.
La sua maniera di respirare , che pur le è
comune con altri rettili, è curiosissima. Gli or-
gani ad essa destinati non gli ha già nel ventre
e nei polmoni, ma nella bocca. Dietro la radice
della sua lingua è la picciola fenditura , che apre
la trachea arteria , e sulla sua fronte sono due na-
rici, attraverso le quali si fa Y aspirazione dell'aria.
Ove intanto si osservi bene, vedesi una frequente
dilatazione e contrazione di quella specie di ve-
scica , che la pelle forma sotto la mascella infe-
riore della rana. Pel moto delle narici l'aria in»
trodotta nella bocca produce il rigonfiamento che
dicevamo , e per la fenditura posta dietro la lin-
gua fugge ne' polmoni. Un lieve moto allora si fa
scorgere ne' fianchi , e alfine i muscoli dell' abdo-
mine scacciano 1' aria introdotta. Quindi potrebbe
dirsi che i polmoni facciano i' ufficio di mascelle
o in altri termini , che la rana inghiotta 1' aria ,
come da noi si inghiottiscono gli alimenti.
Essa è della classe degli ovipari ; eie uova che
qS LA RANA.
depone ordinariamente in marzo , consistono in un
ammasso di globetti pieni di gelatina e trasparen-
ti , in numero dai seicento ai mila. In mezzo di
ciascuno di essi è l'embrione o larva del rannoc-
chietto, senza piedi, ma con coda, onde può
nuotare. Solo in capo ad un mese o a cinque set-
timane , secondo il calore della stagione, esso viene
in luce; ed ha allora una specie di succhiello sotto
la mascella inferiore, con cui si attiene alle piante
acquatiche. Si è pure osservato che i suoi inte-
stini differiscono da quelli delle rane adulte, es-
sendo in forma di spiritale , come funicella in
miniatura. Giunto alla sesta settimana comincia a
metter fuori i pie di dietro , e quindici giorni
dopo anche quei davanti; e in tale stato somiglia
molto una lucerta. Poco tempo dopo egli prende
la sua forma perfetta , e allora si vede frequente
in riva dell' acque.
Il signor Ray nelle sue Meraviglie della crea-
zione, riferisce che essendo andato una sera a
passeggiare a cavallo nella contea di Berkshire ,
fu grandemente sorpreso di vedere una immensa
moltitudine di ranocchi , i quali coprivano larghis-
simo spazio di terreno, procedendo tutti egual-
mente verso alcuni rovi o fossi, che stavano loro
innanzi. Venivano da un grande stagno non molto
distante, il quale ne era pieno (ajutatiin ter viag-
gio dalla pioggia dirotta) in cerca di nutrimento
© di nuovo asilo.
E A RANA". Ufy
Appena i ranocchi hanno finito di cresce/e can-
giano il loro nutrimento vegetale con ttn altro
più sostanzioso , che si compone di lumachette ,
$i vermi e di insetti. La struttura della loro lin-
gua è assai propria a prendere e ritenere questi
piccioli animali; perocché la radice sua è posta
sui dinanzi della bocca , di modo che slanciasi agi-
lissimamente e molto lungi fuor de51a bocca; e
rimanendo inattiva, si ripiega colla punta verso
la gola. Questa punta poi è sì larga, dentellata,
e viscosa, che vi rimane troppo bene infìssa la
preda, cui essi inghiottiscono immediatamente.
Gemica, scena intanto è il vederli a combatti-
mento con qualche serpentello o grosso verme ,
che pare abboccherebbero volentieri, se la natura
non avesse posto un limite alla loro voracità. Il
dottore Tdwnson avea una gran rana,, che un dì
trangugiò in sua presenza un verme della gros?
sozza d'una mano, il quale dibattendosi uscì più
volte per. ben. metà della sua bocca; finche inghiot-
tito del tutto le travagliò talmente la floscia pan-
cia, che- le fece fare per un pezzo strane con^-
torsioni.
Avvi gran quantità di rane ìix quelle parti deb:
l'America, le quali circondano la baja d'Hudson,
fino al sessagesimo primo grado di latitudine set-
tentrionale, ove frequentano le rive de' laghi, degli
stagni, de* fiumi. Se non che all' avvicinarsi dei.
verno si appiattano sotto il mù/co, a notabile di--
Gobinetto T VI. a-
ho £A RANA.
stanza dall' acqua , ed ivi stanno si può dir con-
gelate, fino al ritorno della primavera; di che
abbiamo, fra gli altri, testimonio di veduta il
signor Reame. In tale stato i loro piedi si rom-
pono facilmente come cannelli di pipa, salvochè
se ne risentono. Avviluppate in pelli calde , ed
esposte a lento fuoco rivengono; e sebben muti-
late, non pare che nulla abbiano perduto della
loro naturai© vivacità. Fate però che siano abban-
donate ad un secondo gelo , e periscono infalli-
bilmente.
A certi tempi esse cangiano di pelle; e non
possono dirsi giunte alla loro perfezione che in
capo a cinque anni- Vuoisi che ne possano vivere
fino a dodici o a quindici. Il principio vitale a
buon conto è in loro sì tenace, che veggonsi darne
segno anche più. ore dopo aver perduta la testa.
Se la loro voce è sì disaggradevole , ehe fu ad
esse dato per beffa il soprannome di rossignuoli
d' Olanda ; la loro carne è buonissima , e di mol-
tissimo uso , come ognun sa.
La rana, propriamente detta comestibile, è as-
sai più grossa della comune, più bianca, più ag-
gradevole al palalo, e più ricercata. Il color suo
«sterno è un verde uìivigno , con macchie nere sai
dorso , e righe traversali anch' esse nere sui piedi.
Altre righe bea distinte, d'un giallo pallido, si)
stendono dal muso ali' estremità del suo corpo.
Il di sotto di questo è un bianco pallido c<?n verdi
LA RANA. 5l
sfumature , e macchie brune irregolari. Taluno dà
a questa rana , che è comunissima in Italia , in
Francia, in Inghilterra, in Alemagna, l'epiteto
di verde.
Di rado essa depone le sue uova prima di giu-
gno; nel qual mese il gracidare del maschio è
più sonoro, e più insopportabile che mai. I go-
mitoli, se così possiamo esprimerci, di queste
uova sono assai più piccioli che quelli della rana
comune; ma i ranoechietti che ne escono, subita
che abbiano la loro metamorfosi, il che avviene
quasi sempre in novembre , sono molto più lun-
ghi. Sono perfetti verso i quattro anni, e cam-
pano i sedici e i diciassette. La loro voracità è
tanta, che oltre ai vermi, alle lumache, agli in-
setti, va a toccare anche gli augelletti ed i topi.
La rana, conosciuta sotto il nome di muggente
è anch' essa ottima a mangiarsi, essendo carnosa
quanto un pollastrello. Dal muso ai pie di dietro
le si può dare comodamente un piede e mezzo
di lunghezza. Il suo colore è d' ulivo fosco ©
bruno, con gran numero di macchie nere, più
chiare sotto il corpo che sul dorso. Le membrane
esterne delle sue orecchie sono grandi , rotonde e
d' un rosso bruniccio con orlo giallo.
Dicesi che le rane di questa specie si tengano
a due a due nelle sorgenti e ne' ruscelli dell' in-
terno dell'America , ove principalmente s- incon-
trano. Kalm per altro assicura che non frequentino
5s 1A RANA.
se non gli stagni e le paludi. Nella Virginia sono
esse in grandissima abbondanza ; e gli abitanti che
le rispettano come i genj protettori delle fontane,
credono che ne purifichino F acqua. Le donne però
ie amano poco, dacché distruggono gli anitroccoli
e i paperi, e talvolta anche i polli che- s' inol-
trano di troppo sulle rive.
Sorprese d'improvviso, guadagnano in un salto
o due il loro buco, ove possono stare pienamente
sicure. Que' salti sono talvolta di dieci o undici
piedi ; e d' una di tali rane saltatoci ELalm rife-
sisce quanto segue:
« I nativi dell'America sono rinomati quai cor-
ridori eccellenti , come quelli che seguono anche
il miglior cavallo al galoppo. Volendo pertanto
esperimentare la celerità con cui saltano le rane
muggenti, alcuni Svedesi fecero scommessa con
un giovane Indiano , sfidandolo ad oltrepassare
alla corsa una di queste rane , che avesse sopra
di lui il vantaggio di due salti , e a cui misero il
fuoco alla coda. Il sentirsi ardere, e il vedersi
inseguire fecero sulla povera bestia un tale effet-
to , che se i suoi salti ordinar] erano lunghissimi,
divennero smisurati, onde in pochi momenti ol-
trepassò grandi pascoli, e pervenne in riva ad uno
stagno, indicato come termine, prima che 1' In-
diano avesse potuto raggiugnerla » .
1/ appellativo di muggenti è dato alle rane, di
cui si parla ; in grazia del loro gracidare simib
S
>
LÀ RANA. 53
a muggito di toro, onde nella calma delia notte
si fanno sentire a più di mezza lega di distanza.
Il già citato Kalm racconta che passeggiando uo
giorno a cavallo ne udì gracidar una assai vicino
fra alcuni rovi , e non potendo immaginare che m
orribile muggito venisse da così picciolo animale,
ne fu molto in timore, finche certi Svedesi soprag-
giunti il rassicurarono.
Pochi anni fa alcune rane di questa specie fio-
rano portate vive in Inghilterra , ove rimasero
tutt' inverno nella belletta in una specie di letar-
go , e non cominciarono a muggire che al ritorno
della primavera.
La reginetta abita l'America, la Francia, l' Ale-
magna e l'Italia, ed altre contrade d' Europa 5
ma non l' Inghilterra. E picciola , di forma svelta
ed elegante, ha il dorso verde, il ventre bian-
chiccio e picchiettato ; Y inferior parte del corpo
rossigna ; i due fianchi segnati d' una riga longi-
tudinale nericcia , o violacea scura ; i piedi esterni
lunghissimi e sottili, e l'estremità delle dita car-
nose e concave , simili quasi a bocche di sangui-
sughe.
in estate ella si tiene principalmente sul più
alti rami degli alberi , ove si aggira attraverso il
fogliame alla caccia degli insetti, cui prende con
molta destrezza , approssimandosi loro pian piano
come gatto al topo, e poi slanciandosi d'improv-
viso, talora anche ad un piò d'altezza. Le glan-
54 LA RANA.
duiette di cui è sparsa la pelle del sua abdomìne
le servono egualmente che i piedi , onde aggrap-
parsi ai rami, e tenersi fra essi nascosta.
Verso la fine d'autunno si ritira essa nel limo o
sotto le rive de' fiumi quasi assopita fino alla prima-
vera, che n'esce per deporre, come gli altri animali
dei suo genere , le uova sull' acqua. In quel tempo
il maschio gonfia la gola per istrana maniera, di
modo che forma una gran palla sotto la testa; e
fa sentire un [gracidamento più forte e più acuto
che mai. I piccioletti si sviluppano interamente
verso il princìpio d* agosto , e subito dopo comin-
ciano ad arrampicarsi agli alberi più vicini. Si fanno
sentire specialmente alla sera, quando la pioggia
è vicina; e serbati in una camera entro un boc-
cale, e ben nudriti possono tener luogo di baro-
metro , predicendo in maniera sicura i cangiamenti
di tempo.
Un chirurgo tedesco mantenne vìva una regi-
netta quasi otto anni in una mezzina coperta di
una reticella. Neil' estate era da lui cibata con
mosche, nel!' inverno appena abboccava alcuni in-
setti ritrovati fra 1' erba e il fieno guasto, che le
si porgeva, ond' era magrìssima. Giunta all' ot-
tavo inverno , e per ciò che si dice , mancandole
affatto gli insetti, morì.
Il dottor Townson anch' egli teneva delle re-
ginette in un vaso pieno d' acqua sopra una fine-
stra, e a due di esse più particolarmente addo»
LA RANA. 55
mesticate, e serbate più lungo tempo diede i
nomi di Damone e di Musidora ; celebri per un
episodio bellissimo, del poema delle stagioni. La
sera esse non mancavano giammai di rientrare
nell' acqua , a meno che non fosse freddo , nei
qual caso ne stavano fuori più giorni. Se allora
si lasciavano cadere alcune gocce su!P orlo del
vaso, vi fissavano gli ocelli, e la loro pelle, assor-
bendole, di floscia che era, si distendeva, ond'esso
apparivano rotonde e carnose. Ne pesò una prima,
e dopo essere stata una notte nell* acqua , e vide
che in quella sola notte era cresciuta d'una metà*
Da altre esperienze s'accorse poi che le reginette
assorbiscono alle volte tant 9 acqua da pesare il
doppio dell' ordinario. Alle volte anche rigettane*
V acqua fuori del corpo con molta forza e m
quantità maggiore del quarto del loro peso totale.
In autunno il dottore fece gran provvista di
mosche per la sua favorita Musidora , la quale y
allorché gliene poneva innanzi alcuna, punto non
mostrava di badarvi , ma tosto eh' ei la facea
muovere col suo fiato, Musidora le si avventava
e F inghiottiva. Un dì non avendo mosche , ei
minuzzò carne di testuggine , porgendogliela ed
agitandola nel modo che faceano quegli insetti. La
reginetta ingannata ne prese un pezzettino, ma
subito dopo il rigettò. La bestiuola si era fatta
così famigliare che veniva a prender nella sua
mano le mosche sì morte che vive , eh' ei 1&
offeriva.
~S6 "IA RAN'A.
Si sono Tedut e delle reginette mangiare delle
picciole api , ma sempre a fatica. Il più spesso
anzi le rigettano , poiché i pungoli e i peli di
questi insetti riescono loro incomodi.
Uno degli ufficiali del capitano Stedman , che
trovavasi in un battello sopra un fiume del Su-
rinam, fu testimonio del combattimento, che ebbe
luogo fra una reginetta ed un serpe in cima ad
un paletuviere. All' istante ch'ei di loro s' aTvide,
la testa e le spalle della reginetta erano già dentro
le mascelle del serpe, grande presso a poco sic-
come un attizzatojo di cucina. Egli aveva attorta
la 5ua coda ad. un forte ramo dell' albero, men-
tre la reginetta, della grossezza circa d' un pugno,
si attaccava anch' essa co' piedi ad un ramoscello.
In questa attitudine combatteano Y una per la vita,
1' altro pel pranzo. Era tuttavia sperabile che la
povera rana riuscisse co' suoi sforzi a trarsi dì
pericolo; ma le mascelle elastiche del serpente
stendendosi ognor più vennero ad imprigionarla in
guisa, che ben presto più non si videro che i
suoi piedi posteriori. Alfine staccati questi dal ra-
muscello, a cui si attenevano, essa fu tutta in-
ghiottita, formando nel canale alimentario del ser-
pente un tumore almeno sei volte grosso come il
suo corpo, mentre le sue mascelle e la sua gola
si contrassero, e ripresero la loro forma naturale.
C JP ITOLO III
Come uscito di tenebre serpente ,
Poi ch'ha lasciato ogni squallor vetusto 5
Del novo scoglio altero, e che si sente
Ringiovenito e più che mai robusto ;
Tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco:
Dovunque passa ogni animai dà loco.
Ariosto.
IL SERPENTE COMUNE.
JL arleremo ora della seconda classe degli amfìbj,
cioè de' serpenti, giusta la classificazione di Lin-
neo. Se ne annoverano ducento trenta specie ,
quaranta delle quali soltanto sono riconosciate
come venefiche. I serpenti che a queste apparten-
gono, differiscono dagli altri in ciò che hanno da
ciascun lato della testa una lunga fila di uncini in
forma di tubi, destinati a condurre il veleno dal
suo serbatoio nelle piaghe eh' esse fanno coi loro
denti. Un altro loro principale distintivo si è che
non hanno se non due file di veri denti, mentre
tutti gli altri ne hanno quattro.
Come il serpente dal collare è fra tutti il più
comune, ragion vuole che sia da noi descritto pel
primo. Esso è il più grande che si conosca in
Francia e in Inghilterra ; poiché la sua lunghezza
50 IL SERPENTE COMUNE*
eccede talvolta i quattro piedi. Il suo collo è stretto
stretto ; il mezzo del suo corpo è grosso, il dorso
e i fianchi sono coperti di picciole scaglie; e il
ventre è vestito di lamine traversali, strette ed
oblunghe. Il colore del dorso e de* fianchi , ove
questi son nudi , è un bruno scuro ; nel mezzo del
dorso, dalla testa alla coda, corrono due file di
macchiette nere; le lamine del ventre son nerìc-
ce; le scaglie de' fianchi sono d'un bianco, il qua!
trae all' azzurro. I denti sono piccioli e serrati, e
disposti in doppio ordine in ciascuna mascella.
Mitissima è la natura del serpente di cui sì
tratta. Ei si ritira ne* letama j o fra rovi in umidì
luoghi , da cui è raro che si discosti , eccetto
d' estate sul mezzo giorno, per riscaldarsi al sole»
Assalito ei cerca per prima cosa di fuggire; ma
inseguito con troppa furia ei comincia a fischiare,
e a mettersi in attitudine minaccevole, quantun-
que far non possa verun male.
In inverno ei si nasconde entro buche, ove sta
aspettando in una specie di letargo il ritorno della
primavera, tempo in cui cangia di pelle, il che
sembra fare anche in autunno. Terso la metà di
settembre il signor White trovò in un campo
presso una siepe la spoglia d' un gran serpente ,
che gli parve ancor fresca. Essa era arrovesciata
come calza o guanto di donna, intera, anzi co-
perta di scaglie, cominciando dal luogo degli oc-
chi, ove le aperture somigliavano un pajo d'occhiali*
IL SERPENTE COMUNE. Styi
Le femmine della specie di cui parliamo, de-
pongono le loro uova in buchi posti al meriggio'
presso l'acque stagnanti, ma più comunemente
ne' mondezza j in forma di catena, e ih numero
di dodici o venti. Sono esse della grossezza circa
dell' uova di corvo , bianchicce e coperte d' una
membrana simile a pergamena. I piccioletti vi
stanno avvolti in spirale in mezzo alla parte fluida,
che somiglia il bianco d' un uovo di gallina , e
non ne escono che nella primavera seguente.
La stagione più precoce , in cui i serpenti co-
minciano a mostrarsi , è il mese di marzo ; e fino
alla metà di maggio si trovano in gran numero
in riva all' acque poste al sole o nelle paludi. Indi
se ne veggono pochi, verosimilmente a cagione
do grandi calori. Si nutrono essi d s insetti , di
vermi , di sorci , di rane , a procacciarsi le quali'
entrano in acqua, ove nuotano con gran leggie-s
rezza. Quando uno di loro ha divorato una grossa
rana, o un picciolo augello, diviene pel tumore
che formasi nel suo corpo, sì stupido e sì indo-
lente, che non è difficile il prenderlo. Dicesi che
siano molto avidi del latte 5 onde sovente s'insi-
nuano nelle cascine per bere quello eh' ivi si con-
serva ne' vasi. E aggiugnesi che si attorcano tal-
volta ai pie delle vacche , onde giiignere alle loro*
poppe che suggono fino a sangue;
Questi serpenti possono in qualche modo essere
addomesticati. Il sig. White ha conosciuto persona
%0 IL SERPENTE COMUNE.
; ohe ne aveva uno familiarissimo, se non" elle,
presentandosi cane o gatto, o forestiere qualunque,
cominciava a fischiare , ed empiva tutta la camera
d'una specie di bava di così spiacevole odore ,
clie non vi si potea resistere.
Valmont di Somare parla di un altro ces\ af-
fezionato alla sua padrona , che le saliva su per
le cosce e le braccia , si nascondeva sotto le sue
vesti , le si accovacciava in grembo , obbediva
alla sua voce , distingueva ogni suo moto , stava
con lei presso al fuoco in inverno. Un giorno che
seguiva il suo battello in sulla Senna, come so-
praggiunse il flusso , disparve , lasciando la pa-
drona sua oltre modo sconsolata.
IL SERPENTE DAGLI OCCHIALI.
Vi hanno cinque o sei specie di questo terribile
serpente, comunissimo in più parti dell'India. I suoi
occhi sono pieni di ferocia e di fuoco; la sua testa
è piuttosto picciola che grande; dietro di questa,
ina non in mezzo , è un callo , il qual si pro-
lunga quattro pollici all' incirca , scendendo o di-
minuendo gradatamente , finché si perde nella
forma cilindrica del resto del corpo, ma estendi-
bile a piacer dell' animale.
Suol questo esser lungo tre o quattro piedi, e
avere poco più d' un pollice di diametro. Porta
al di sopra degli occhi una gran macchia^ la quale
IL SERPENTE DAGLI OCCHIALA 6l
rassomiglia appunto ad un pajo di occhiali. Il suo
colore ordinario è un bruno rugginoso pallido al
di sopra ; e un bianchìccio al di sotto , che trae
all' azzurro , variato di giallo. La sua coda è af-
filata \ e termina in punta acuta.
Quand^esso è irritato o si prepara a mordere.,
si drizza sul dinanzi del suo corpo , piega la te-
sta , gonfia iì callo , dì modo che sembra impar-
ruccato o incappellato. 11 suo morso cagiona tal-
volta la morte fra due o tre ore -, massime se iì
veleno penetra ne' vasi sanguigni o ne' grandi mu-
scoli del ferito. Un cane, addentato da uno dì
tali serpenti spirò ih capo a ventisette minuti ,
un altro più grosso non sopravvisse ohe cinquanta-
sei, un pollo morì fra un minuto secondo, altri
sopravvìssero un pajo d' ore , dipendendo forse
l'attività del veleno dal calore della stagione e
dalla disposizione del serpente nel momento che
ferisce.
Gli Indiani lo portano , per sollazzo del pub--
blico, entro un paniere, dopo averlo privato de-
gli uncini o tubi, che servono- di veicolo al ve-
leno, onde è impotente a nuocere, e gli insegnano •
ad eseguire una specie di danza al suono di un
flauto.
L' abitudine che ha questa serpente di cammi-
nar diritto sul suo corpo, e di volgere e rivol-
gere continuamente la testa, quasi per guardare
iniorno a sé con gran cautela , gli valse 1' onore
'£& Iti -SERPENTE DAGLI 'OCCHIALI.
d'esser considerato dagli Indiani come un emblema
della prudenza. Egli è pur l'oggetto della vene-
••razione d' alcuni de' loro popoli , fondata sulle
loro leggende mitologiche, onde quasi sempre ag-
giungono al suo nome gli appellativi di regale 3
di buono 3 di santo.
IL SERPENTE NERO.
Abita P America settentrionale ; è assai lìscio
ed affilato ; nero al di sopra e d' un azzurro pal-
lido al di sotto, eccettuando il petto che è bianco,
lungo ordinariamente sei piedi e poco o nulla vele-
noso. Agile a segno, che può agguagliare un ca-
vallo in celerità , diverte moltissimo co' suoi mo-
vimenti. Si vede talvolta arrampicarsi 1 per gli al-
beri , onde prendervi delle reginette , ed altra
volta rotolarsi quanto è lungo , per terra, onde
raggiungere altri animali. Tal fiata anche si pre-
senta mezzo ritto sul suo corpo , e in quest' at-
titudine il suo capo e i suoi occhi sono grazio-
sissimi a contemplarsi. Scintilla dai secondi un
fuoco, il quale rende immobili gli uccelli e i
piccoli quadrupedi. Il suo corpo è si fragile, che
a quanto dicesi , preso per la coda , allorché in-
seguito nasconde il capo in qualche pertugio,
esso va in pezzi.
Sebbene quasi niente venefico è però tanto ar-
dito da assalire un uomo, a «ui per altro è fa-
TL SERPENTE NERO. 63
elle difendersi misurandogli un colpo di bastone,
o di quell' arme qualunque , che si trova avere
in mano. Se questi fugge per mancanza di corag-
gio, dicesi che il serpente gli si attortigli alle
gambe in modo da farlo cadere, e dopo averlo
morso più volte dovunque può si ritiri precipi-
tosamente.
Nella primavera del 174$ SI dottor Golden
avea parecchi manovali nella sua casa di campa-
gna, fra cui uno arrivato di fresco d' Europa, il
quale conoscea poco le abitudini de' serpenti neri.
Per divertirsi di lui i compagni poco discreti 9
che videro un giorno due di tali serpenti, ma-
schio e femmina, accovacciati insieme, lo eccita-
rono ad ucciderne uno. Egli si accostò dunque
alla terribile coppia con un bastone, di che il
maschio accorgendosi e venendogli risolutamente
all' incontro , quegli impaurito gettò l' arme sua
e si diede a correre a precipizio. Il rettile lo in-
seguì, lo raggiunse; gli si avvolse alle gambe fa-
cendogli perdere la ragione, non che Y equilibrio
nò più il lasciò, che tagliato in due o tre pezzi
dal suo coltello.
Il serpente nero non è periglioso che in pri-
mavera. È tanto avido di latte , che riesce dif-
ficilissimo il tenerlo lontano dal luogo ove questo
si serba, qualora abbia preso Y abitudine di en-
trarvi. Si è veduto andarlo a bere nella tazza,
eh' era st&a empita per alcuni fanciulli; ai quali però
(jj,. IL SERPENTE NERO.
sebben cercassero di allontanarlo percotendolo coi
loro cucchiai, non faceva verun male.
Di grande utile è un tal serpente in America,
poiché distrugge i topi, inseguendoli con mira-
bile agilità fin sotto i tetti de granaj ; onde i na-
tivi di quella parte del mondo T hanno assai caro,
e ne proteggono le uova, per moltiplicarne la
specie.
Dicesi pure die uccida i serpenti da' sonagli,
attorcendosi al loro corpo , e soffocandoli colla
violenza onde gli stringono. Si può bene pagargli
uri tal servigio con un poco di latte, ed anche
con alcune uova di polli, nel cui nido si trova
spesso aggomitolato..
LA VIPERA.
La vipera comune giugne dirado oltre ai <lue
pie di lunghezza , onde 1' averne più di tre è gran
meraviglia. Il fondo del colore dei suo ventre è
un giallo sporco , più scuro nella femmina^ ^neno
nel maschio. Il suo dorso è segnato in tutta la
sua lunghezza da macchie romboidali , che si toc-
cano cogli angoli; e i suoi fianchi presentano al-
cune macchie triangolari.
Si distingue la vipera dal serpente comune^
così pel colore, che in questo è più vario * P 1U
piacevole , come per la testa che in lei è pr> grossa
del corpo ; ma più particolarmente, pe' * a cocl -*
LA VIPERA. 65
assai meno affilata. E comonissima in tutto il con-
tinente europeo, non che in Inghilterra, ove abita
particolarmente le contrade aride, pietrose e cal-
caree.
Fortunatamente per V uman genere la sua fé*
condita e la sua celerità sono molto limitate. Poi-
ché le sue uova, che si aprono nel suo corpo,
giungono appena a dieci o dodici. Dicesi che i
3iioi piceiolelti quando ne han rotto il guscio si
affrettino ad uscire dal carcere del seno materna
per respirare un' aria libera, e stieno più giorni
senza prender nutrimento.
Il signor White di Selborne, diportandosi eoo
un amico, sorprese una vipera molto gonfia, che
fra l'erba ri scalda vasi al sole, ed uccisala, le trovò
nel ventre quindici viperette, della grossezza circa
di un verme da terra , le quali $osto v ne uscirono
e si diedero a fare tutti i saiti ed i moti di dif-
fidenza e di minaccia, proprj della loro specie ,
sebbene non si potesse, nemmen con occhio ar-
mato, scoprire nella loro bocca le vescichette che
contengono il veleno.
E costume di tali viperette il ritirarsi , al mi-
nimo pericolo, nella bocca della loro madre,
come altri rettili in certa tasca, di cui altrove sì
parlò. Es-se non possono dirsi perfette che verso
il loro settimo anno ; e nondimeno già cominciano
a riprodursi in sulla fine del secondo o del terzo.
Il nutrimento delle vipere si compone di rettili.
Gabinetto T. VI. 1
66 LA VIPERA.
di vermi , di augellini , cui esse inghiottono interi,
quantunque talvolta sieno tre volte più grossi di
loro. Possono però sostenere un lungo digiuno,
se tenute , come si è veduto da qualche esperien"
za , per ben sei mesi senza cibo in una cassetta ,
nulla perdono della loro vivacità. Libere, nell' in-
verno , si assopiscono ; ma la prigionìa pare che
anche in tale stagione le tenga svegliate.
Le vipere si prendono ordinariamente per la
coda , per mezzo di mollette di legno , il che non
porta alcun pericolo ; non potendo esse in tal po-
sizione mai drizzarsi, onde mordere chi le tiene.
L' organo per cui si trasmette il lor veleno }
somiglia molto a quello degli altri serpenti vene-
fici. I sintomi poi che seguono il loro morso, sono
un dolore acuto nella parte ferita , con un tumore
prima rosso, indi livido, che si estende alle parti
circonvicine; una gran debolezza, con polso fre-
quente e talvolta interrogo; gran mali di stomaco,
con vomiti di bile, accompagnati da convulsioni,
da sudori freddi , ed anche da doglie intorno al
bellico. Di rado in Inghilterra almeno succedono
effetti più tristi.
Il dottor Mead assicura che il veleno della vi-
pera, stemperato in un poco d'acqua calda, e
applicato all' estremità della lingua è molto acre ;
e ardente , ma che la sensazione da esso prodotta
cessa nello spazio di due o tre ore. Taluno , se-
condo eh' ei narra, avendo posto sulla propria
LA VIPERA. 67
lingua una goccia di tal veleno non stemperato ,
aliene segui enfiagione e infiammazione, che durò
due giorni. Altri accertano all' incontro , che il
veleno di cui si parla , non abhia nulla di acre ,
e si accosti per sapore all' olio o alla gomma.
Quanto agli effetti ch'esso produce interior-
mente , le asserzioni non sono fra loro meno di-
verse. Boérhaave assicura eh' esso non fa verun
male; ma l'abate Fontana, sebben conceda, che
non ha nulla di sgradevole al gusto, vuol però
che non si possa prendere impunemente. Si narra
frattanto, che mentre in presenza del gran duca
di Toscana i naturalisti andavano disputando se
ricevuto nello stomaco riesce o non riesce perico-
loso , un uomo , solito dar caccia alle vipere , e
presente alle lor questioni, ne trangugiò con tutta
sicurezza e grande lor meraviglia buona quantità,
e che non lo offese niente più che Y acqua.
Varj antichi popoli d'Europa ne faceano uso,
per ungerne le loro frecce, come varj popoli
selvaggi usano tuttodì al medesimo fine di quella
de' serpenti.
Quanto al morso della vipera, il qual vera-
mente può avere cattivi effetti, si rende innocuo,
ove si applichi alla piaga da esso fatta olio d'uliva.
Guglielmo Oliver , cacciatore di vipere a Bath, è
il primo, dicesi , che abbia scoperto questo rime-
dio. Nel giugno del 1785 ei si fece mordere a
sangue in presenza di gran numero di persone ?
68 LA VIPERA.
da una vìpera nera 1' articolazione del pollice della
destra. All' istante ei sentì un vivo dolore lungo
tutto il braccio, che fra poco divenne ardentis-
simo. Indi i suoi occhi cominciarono a divenir
rossi e scintillanti, e a lagrimar fortemente. Al-
fine , in meno di un' ora , egli si accorse che il
veleno gli prendeva il cuore , cagionandogli spa-
simo, e poi debolezza, difficoltà di respiro, su-
dori freddi, enfiagion dì ventre, dolor di reni,
vomito e diarrea , e per alcuni istanti perdita totale
della vista. In altre esperienze egli sempre avea
fatto uso del suo rimedio, prima di sentirsi col-
pito il cuore ; questa volta volle differirlo , per
maggiore soddisfazione della compagnia ; e gli costò
non poco. Un' ora e un quarto circa dopo il morso
ricevuto , gli fu portato un bragiere , su cui egli
distese il suo braccio più presso agli ardenti car-
boni che fu possibile, mentre la moglie sua co-
minciò ad ungerlo con olio. La forza del veleno,
com'egli assicurò, disminuì allora bentosto; ma
1' enfiagione rimase presso a poco la stessa. Le
evacuazioni intanto, e quasi tutti i dolori seguita-
rono, finché un bicchiere o due d'olio d'olivo,
che beve , gli diede un poco di calma. Come però
la sua fiacchezza era estrema , e la situazione sua
sempre pericolosa , fu posto a letto; e dietro l'av-
viso del dottor Mortimer, si ripigliarono le fri-
zioni del braccio, ma con olio riscaldalo prima
sulla bragia entro un cucchiai a. Da questo punto
LA VirEkÀ. 69
(egli poscia narrò) sentì rimettersi a poco & poco ?
finché cadde in un sonno profondo , e dopo novo
ore di riposo, risvegliandosi in sul mat:ino, si
trovò bene. Ma nel dopo pranzo, avendo bevuto
rhum e birra forte fin quasi all'ebbrezza, ricom-
parve il tumore accompagnato da dolori e da su*-
dor freddo , che al rinnovarsi delle frizioni oleose
al braccio, si dissiparono.
Malgrado i terribili effetti del morso della vi-
pera, la carne di questa era una volta stimatissima
per le sue virtù medicinali ; e il brodo ristretto ,
che se ne faceva mettendola a bollire con poca
acqua , veniva risguardato come il più valido cor-
roborante. Oggi veramente è di poco uso in prò*
porzione almeno del suo credito antico.
IL CROTALO
O SERPENTE DALLA CAMPANELLA,
Il colore di questo serpente che abita le due
Americhe, ne si trova in alcuna parte del Vecchio
Mondo, è bruno giallognolo al di sopra di larghe
fasce nere traversali. Le sue mascelle sono armate
di piccioli denti acuti; e la superiore ha inoltre
quattro grandi uncini. Alla base di ciascuno di
questi è un' apertura rotonda, la quale comunica
con una gianduia, ond' esce quand'egli morde un
liquor venefico, il qual entra nella piaga che i
denti fanno.
70 IL CROTALO ec,
La sua coda è munita d' una campanella , for-
mata d' articolazioni, le cui giunture sono assai
«deboli, e il numero indeterminato e dipendente
in qualche modo dall'età dell'animale, poiché si
crede eh' egli ne aggiunga una ogni anno. Molto
giovane , cioè al di qua dei due anni non ha
campanella.
Come la sua coda fa strepito al più leggiero
movimento , le persone vengono così avvertite del
suo avvicinarsi. Ciò per altro s'intenda nel tempo
sereno , che nel piovoso non è sempre cosi, onde
gii Indiani traversano allora i boschi con grandis-
sima precauzione. L' otlore che esala il terribile
serpente di cui parliamo , qnando si scalda al sole
oppure è irritato, lo fa esso pure discoprire molto
da lungi. Quindi i cavalli e i bestiami che lo
sentono, fuggono a gran distanza; ma se il rettile
è sotto vento del loro corso , gli uccide col suo
veleno.
La sua lingua, come quella di più altri serpenti,
è composta di due parti lunghe e rotonde, unite
insieme dalla radice fin quasi alla metà. Ei la vi-
bra sovente fuor della bocca, e la ritira tosto agi-
lissimamente. Uccide la preda cogli uncini , che
già si disse , e adopera i denti , che sono assai
più piccioli , per ritenerla. Non ha denti mascel-
lari, poiché non mastica i suoi alimenti, ma gii
inghiottisce interi.
Egli strascina d' ordinario la sua testa per terra,
IL CROTALO eC. 71
ma turbato si avvolge sovra sé stesso e la drizza
nel centro. I suoi occhi infiammati spandono al-
lora all' intorno il terrore. Fortunatamente non è
difficile sfuggirli , poi eh' egli è lento ne' suoi moti,
e poco atto agii assalti. Entra però spessissimo
nelle case, portandovi lo scompiglio; perocché,
porci, cani, polli, tutti esprimono colle loro grida,
e rizzando i piedi e le piume il lor terrore e la
loro costernazione- 11 signor Gatesby riferisce che
nella casa d' un possidente della Carolina un fa-
miglio andando un giorno per acconciare un letto
lasciato vóto poco prima in una camera a pian
terreno , vi trovò sdrajato e ravvolto in sé stesso
fra le coltri un serpente di quelli di cui si parla.
Costoro sono della classe de' vivipari. Le fem-
mine producono ciascuna dodici serpentelli all'in-
circa nel mese di ghigno; e questi verso il set-
tesobre all' incirca sono lunghi un piede. Sembra
ormai fuor di dubbio eh' esse in caso di pericolo
li ricevano nella loro bocca, siccome fanno le vi-
pere. Il signor Beauvois racconta di aver ciò ve-
duto e replicatamente coi propri occhi.
Come il serpente dalla campanella divora ogni
specie di piccioli animali fu creduto generalmente
che avesse la facoltà di ammaliarli, e di farseli
venire da sé medesimi fra le mascelle.
Pennant dice, riportandosi a Kaim , che il ser-
pente di cui parliamo si apposta sovente al pie
di un albero, su cui vide uno scojattolo ? tenen^
'*;.& SI* CROTALO CC.
dolo ben di vista , e mandando un grido lamen*
tavole. Il picciolo animale intanto va su e giù con
mon so quale strana agitazione , finché scendendo
tpgnor più basso salta in bocca all' insidioso ne-
mico, il qnal tosto lo inghiotte.
A conferma di questa specie di incantesimo Le*
vaillant soggiunge di aver veduto sopra un ramo
«<3i un albero un uccello tremante e quasi con*
valso ? e alla distanza di quattro piedi sovra un
altro ramo, un gran serpente, che allungava il
collo e teneva F occhio fisso in lui. Alfine F au*
gei lo divenne immobile , e fu da chi in quel
mentre uccise il serpente ritrovato morto; senza
che avesse in s'è indizio di piaga , che è quanto
dire per solo effetto del terrore. Poco dopo lo
stesso Levaillant vide un piccolo topo anch' esso
agonizzante alla distanza di sei piedi circa d' un
altro serpente , che lo guatava , e poiché discac-
ciato questo rettile, fu da lui preso in mano spirò.
GH Ottentotti, che aveva in compagnia, lo assi-
curarono che simili casi sono frequentissimi.
In estate i serpenti dalla campanella si trovano
il più spesso coppia a coppia; in inverno poi si
raccolgono in gran numero , e si ritirano entro
terra, onde preservarsi dal freddo. Ai primi tepori
di primavera ne escono poi talvolta sì deboli e
languidi , che è facile F ucciderli con un bastone
come Pennant racconta di un uomo, che ne spac-
ciò in poco d' ora una settantina, e avrebbe pe-
II. CR O'X alo ec, "*i%
tato farne strage più grande, se non fosse stato
V incredibil fetore , che lo costrinse a ritirarsi.
Nella calda stagione il veleno di tali serpenti è
attivissimo; e lo è non meno ogni volta che sono
irritati. Leggiamo di tino di essi ( nelle transazioni
filosofiche ) il quale legato contro terra, ed ecci-
tato a mordere un robustissimo cane in un quarto
di minuto, con una piccioia puntura ai piedi an-
teriori , lo fé' morire fra spasimi terribili ; e fra
eguali spasimi ne fé' perire un secondo , adden-
tato in un orecchio, sebbene questo sopravvivesse
due ore. Quattro giorni dopo un terzo cane assai
grosso da lui morso nell' interno della coscia sini-
stra spirò in mezzo minuto , e un altro toccato
più. esteriormente in quattro minuti. Il capitane
Halle, abitante della Carolina meridionale, che
aveva fatto queste esperienze , volle alfin sapere
se il veleno del serpente fosse mortale al rettile
medesimo. Quindi sorpesolo per metà sopra terra
si fece ad irritarlo con bas'one armato di picciole
punte, finche nel suo furore , non potendo mor-
dere il bastone , morse sé stesso , e in otto o dieci
minuti giacque senza vita. Tagliato poscia in cin-
que pezzi fu dato ad un porco, il quale lo di-
vorò impunemente.
il dottor Brikell riferisce ci' essere stato testi-
monio d'un combattimento fra un cane e un ser-
pente dalla campanella, attaccata al suolo da una
lunga fune. Qsesto si ravvolgeva, drizzava la
74 IL crotalo ec.
testa , facea suonare la coda. Il cane spintogli
contro voìea strascinarlo, e non riusciva, finché
morso all' orecchio parve mezzo istupidito e il
lasciò. Ma eccitato dalla compagnia tornò di nuovo
ad assalirlo; ma questa volta preso nel labbro
del serpente che subito dopo ferì se medesimo
divenne affatto insensibile ad ogni cosa, anche alle
carezze del suo crudele padrone e in meno di
niezz' ora morì; ciò che pur fece il rettile feritore.
Il cane di un Indiano avea fortemente irritato
un serpente dalla campanella, e saputo ad un
tempo schivare il suo morso. Il rettile intanto
contrasse i muscoli , che fanno muovere le sue
scaglie, onde il suo corpo apparve tutto brillante.
Se non che , avendo egli ferito se stesso, in breve
scomparve ogni suo splendore.
Al riferire di un americano, degnissimo di fede,
un fitta] uolo essendo un giorno uscito a mietei e
con un suo Negro, mise per caso i piedi sovra
un serpente dalia campanella , che si rivoltò con-
tro di lui, e gli morse gli stivali. Come il buon
uomo andò la sera per riposarsi , sentì di stare
assai male; si trovò tutto gonfio; e prima che il
medico potesse e sere chiamato , morì. Pochi
giorni dopo uno de' suoi figli , essendosi messi gli
stivali da lui lasciati , quando la sera fu per ca-
varli , venne sorpreso da dolori, di cui fu vittima
il padre, e all' indomani eg'i pure spirò. Il me-
dico frattanto giunse; ma incapace di congetturare la
IL CROTALO eC. 7.J
causa di così strane morti, pronunciò seriamente
che il padre e ii figlio erano stati ammaliati. Al-
fine essendosi vendute le loro masserìzie, ed un
vicino , avendo comperati e calzati gii stivali di
cui si disse, ne provò effetti niente dissomiglianti
dai sopranarrati. Questa volta per altro , chia-
mato in tempo un medico abile, che già avea so-
spettata la causa, de' due casi antecedenti, fu da
lui apprestato sicuro rimedio e salvato F infermo.
Indi esaminati diligentemente i fataìissimi stivali,
si trovò che vi erano rimasti piantati i due un-
cini venefici del serpente, i quali oltrepassando
tutta la grossezza del cuojo , ed entrando nella
pelle de' quattro infelici, aveano cagionato la morte
degli uni, e il perico 1 © dell' altro.
Il dottor Goldsmilh racconta anch' egli d'uno
della Virginia, che diportandosi per la campagna
calcò per caso co' piedi un serpente dalla campa-
nella, appiattato fra sassi, il quale tosto rizzan-
dosi lo morse in una mano. L'uomo ben presto si
accorse del pericolo che correva, e non volendo
morire invendicato uccise il rettile , che reco
tosto alla famiglia, gettandoglielo innanzi e di«
cendo : io sono assassinato , ed ecco il mio uc-
cisore! Il suo braccio che cominciava a gonfiarsi,,
fu legato fortemente presso la spalla; la piaga
della sua mano fu unta con olio , e si fece di
tutto perchè il veleno non passasse oltre. Come
trattavasi d'uomo assai robusto, ei si ristabilì, mz
>f6 Ih CROTALO £C.
non serica provare p-er più settimane dintorni ben
dolorosi. Il suo braccio al di sotto della legatura
avea più colori, e la varia contrazione de 5 muscoli
rappresentava alla sua immaginazione atterrita i mo-
vimenti dell' animale che lo avea ferito» -Preso in
seguito da ardente febbre ne perde i capelli , sof-
frì vertigini, sfinimenti, attacchi di nervi, fioclbè
la forza del temperamento ebbe trionfato della
malignità del veleno.
Ove i serpenti dalla campanella non sieno pro-
vocati 3 mai non riescono pericolosi, dacché la vi-
sta di un uomo li spaventa a segno, che lo schi-
vano quanto possono , e mai non sono i primi ad
assalirlo. Il signor John dice di averne veduto
uno, eh' era domesticissimo. Andava egli all' acqua
e nuotava ogni volta che da' padroni venivagli or-
dinato ; e ad un loro cenno pur ritornava. Essi lo
sollecitavano spesso con una spazzoletta , di che
prendeva molto piacere , dandone segno visibilis-
simo co 3 suoi movimenti. Gli erano stati tolti di
bocca gli uncinetti velenosi.
I nativi dell' America si regalano spesso carne
di serpenti dalla campanella , cui prendono, men-
tre giacciono addormentati , piantando loro sopra
il collo un bastone forcuto che li rende immo-
bili, e dando loro a mordere un pezzo dicnojo,
con cui 5 tirandolo a sé , strappano i loro uncini
venefici , di cui più, volte si è fatto parola. Indi
fagliano loro la testa , © tratta ad essi la pelle ,
-*:
Ili l?OA
IL CROTALO eC ff-
lì tanno cuocere come anguille. La loro carne ?
dicesi, è bianchissima e mollo nutriente.
IL BOA.
Il colore di quest* animale (eh' è il più grande
e il più forte della famiglia de' serpenti) è un
grigio alquanto giallo. Il suo dorso offre , in forma
di lunghe catene, macchie ovali d'un bruno ros-
signo, talvolta anche affat'o rosse, con altre più
picciole sparse meno regolarmente all'intorno. Ei
si distingue degli altri serpenti , anche per la su-
perficie inferiore della coda, coperta di scudi o
lamine legate fra loro , e simili a quelle del ventre.
Vi hanno tre specie di boa che abitano l'Afri-
ca, l'India, le grandi isole deli' India e l'America
meridionale, ove si tengono particolarmente nei
luoghi meno frequentati , in fondo a' boschi e nelle
paludi.
Il grande boa ha spesso trenta o quaranta pie
di lunghezza e grandezza proporzionata. Un si-
gnore, che aveva grandi possessioni in America,
mandò un giorno un soldato ed un Indiano a
caccia di certi uccelli selvaggi. U Indiano che sem-
pre andava avanti , sì assise per tirar meglio col-
Y archibugio- su qualche cosa, che a lui parve un
tronco d'albero; se non che sentendolo moversi,
e accorgendosi eh' era un serpente , cadde agoniz-
zante per ispavento. Il soldato che nory era lungij
78 II* E° A «
vedendo il fatto , prese la mira giusta al capo del
mostro e l'uccise; ma indarno , che il suo infelice
compagno era già morto. L' animale trasportato
poi a casa, si trovò lungo trentasei piedi, e fu
imbalsamato pel gabinetto del principe d'Orange.
Leggesi nel Corriere di Bombay, del 3i ago-
sto 1799, quest'accidente, che essendo giunto un
vascello malese presso al porto d'Amboine, e il
piloto non giudicando a proposito l'entrarvi prima
della fine del giorno, e gettando l'ancora innanzi
all'isola di Gélèbes, uno de'maiinaj scese a terra,
per discoprire ne' boschi noci di betel. Al ritorno
questi 8 addormentò, per quanto sembra, in riva
al mare ; quando verso mezza notte , gettando egli
altissime grida , e i suoi compagni accorrendo vi-
dero un immenso serpente, che già l'avea soffo-
cato e messo a morte. E come il mostro stava
tutto intento alla sua preda, essi procedettero ar-
ditamente contro di lui, e troncatagli la testa lo
portarono via. La sua lunghezza era circa di trenta
piedi, la sua grossezza eguale a quella d'un uomo
di taglia media, e l'apertura delle sue mascelleezza sembra ad alcuni
che sieno destinate ad officio ben differente, e a
noi tuttavia sconosciuto.
È pur sembrato dubbio, che gli insetti sieno
dotati dal senso dell' odorato, poiché non si di-
scopre in essi ver un organo, che lo indi ehi ; e-
sebbene sembri evidente che distinguano le esa-
lazioni aggradevoli dalle fetide, è tuttora oscuro
come ciò sia loro possibile. Il signor Barbut pensa
che un tal organo risegga ne' loro tentacoli , che
essi applicano ad ogni sorta di cose, come il
porco fa col suo grifo , per fiutarle , e tengono,
in movimento continuo.
Parecohi insetti non hanno lingua, né formano
colla loro bocca verun suono ', ma a quest' uopo
gli uni si servono dei loro piedi, altri delle loro
ale, altri di qualche stromento elastico di cui la
natura gli ha provveduti. In alcuni come nella far-
falla; la lingua è filiforme a spirale: in altri è car-
nosa e simile a tromba, come nella mosca.
La più pa^te degli insetti non hanno occhi, ma
V arganello ne ha quattro, lo scorpione sei , il
ragno otto, e lo scolopendro tre. Tutti sono privi
di sopracciglia, ma la membrana esterna de' loro
occhi è dura e trasparente, come un cristallo di
oriuolo. Questi occhi non hanno movimenti esterni
e non sono come si dice, facetati, so non nelle
farfalle e in alcune specie di scarafaggi, e di
mosclie,
DEGLI INSETTI IN GENERALE. <^£
La bocca d' un gran numero d' insetti è posta
nella parte anteriore della testa e si stende alcun
poco verso il basso del corpo, in altri si trova
sotto il petto. Parecchi hanno una tromba, la
quale non è che una bocca allungata che termina
in punta acuta. Essi hanno in generale due ma-
scelle, taluni quattro, altri di più, armate qualche
volta di piccioli denti.
Per la più parte gli insetti hanno sei gambe ; ma
alcuni, come i ragni e gli scorpioni, ne hanno
otto, gli assilli quattordici, ed altri anche di più.
L' articolazione superiore de' loro piedi , è in ge-
nerale la più grossa, e si appella femore; la se-
conda tutta eguale , è detta tibia ; la terza è co-
nosciuta sotto il nome di tarso, e l'ultima quasi
sempre doppia , chiamasi unghia. I piedi ante-
riori terminano in due picciole grife, che fanno
officio di dita.
Le loro ale sono membranacee ed intere, ec~
cetto quelle dell' alucita , che veggonsi alquanto
divise. I dipteri ne hanno due , ma quasi tutti gli
altri insetti ne han quattro. La coda generalmente
è semplice , e può raccorciarsi e allungarsi a loro
grado,
In varie specie d' insetti il maschio e la fem-
mina non possono distinguersi che difficilmente ;
in altre la loro differenza è si grande , che po-
trebbero credersi individui di specie differenti ,
come accade nelle falene, il cui colore, varia coi
sesso.
9& DEGLI INSETTI IN GENERALE.
Come gli insetti possono strisciare, volare, nuo-
tare, non avvi, per così dire, luogo tanto riposto
od oscuro, ov' essi non si ritrovino. Quindi il loro
numero e la loro varietà deve sembrarci supe-
riore ad ogni calcolo , ad ógni completa descri-
zione. Qual bisogno, però, di questa ove si prenda
a guida la lor rassomiglianza di forma, il lor
modo di propagarsi , i loro costumi ?
Tutta la gran famiglia degli insetti è stata di-
visa dagli autori più recenti in quattro ordini.
Il primo si compone di quelli che non hanno
ali , e strisciano sulle piante e sul suolo. Tutti
questi insetti, eccetto la pulce e il porcellino ter-
restre , nascono dall' uova , né mai cangiano di
forme infin che vivono,
Il secondo ordine componsi di quelli, che hanno
ali, ma disposte in maniera, che all'uscir dell'uovo
non si possono vedere.
Il terzo comprende le tignuole e le farfalle.
Esse hanno tutte quattro ale, coperte di una pul-
vecula sottile, simile a pieciolissime scaglie, i cut
colori variano all' infinito, e che toccata si attacca
alle dila e scompare.
Il quarto ordine si compone di quegli insetti
alati , che si producono d' un verme e non d' un
bruco, e nondimeno provano una specie di meta-
morfosi, simili a quelle delle tignuole e delle
farfalle.
Può aggiungersi come un quinto ordine una
3>EGLI INSETTI IN GENERALE. G;3
numerosa classe 3 recentemente scoperta 3 la qual
si appella de' zoofiti. Non si producono essi per
le vie ordinarie della generazione , ma sibbene
per incisione. Sembrano essi tener della natura
degli animali e de' vegetali , e formare un pas-
saggio fra gli uni e gli altri.
CAPITOLO V.
Tedi , o leggiadra Fillide ,
Quel fraudolento insetto ,
Che ascoso sta nell' angolo
Dell' obbliato tetto?
E che nel foro piccolo
Mezzo si mostra e cela }
Attento ai moti tremuli
Della sua fragil tela?
PlGNOTTl.
IL RAGNO.
Vi hanno più specie d' insetti di questo nome ;
e ciascuna ci offre nel suo corpo due divisioni.
La prima , che contiene la testa e il petto , e
separata dall'altra o dal ventre per mezzo di un
filo sottilissimo, pel cui voto interno però aia-
bidue comunicano insieme. L' una è coperta ,
come le gambe , da una pelle dura ed aderente;
1' altra è rivestita d' una membrana duttile e tutta
sparsa dì peli.
I ragni hanno più occhi brillanti e acuti, spesso
otto e qualche volta sei, due dinanzi, due di die-
tro e gli altri due di ciascun lato. Simili agli
occhi di tutti gli insetti, anche questi sono im-
mobili e senza sopraecigli , ma difesi da una spe-
cie di còrno trasparente.
IL HAGtfO. 9B
Sul davanti della testa de' ragni stanno due ru-
vide punte dentellate come seghe e terminanti
in grife , come zampe di gatto. Un po' più sopra
è un picciolo foro, d'onde gli insetti di cui par-
liamo, gettano un veleno poco dannoso peli' uomo
ma capace di dare pronta morte alla loro preda.
Possono i ragni aprire o stendere la loro punta
secondo che F occasione il richiede. Hanno poi
otto piedi, articolati come quelli di gamberi di
mare, a cui somigliano per altri riguardi, poiché
strappati o spezzati si rifanno come prima. Alla
«stremiti di ciascuno di essi sono tre grife mobili
e uncinate, una picciola, con cui si attaccano ai
fili della tela , e le altre due più grandi , che si
incurvano Y una verso 1' altra , come le branche
de' gamberi. Col loro ajuto i ragni tener possono
i più piccoli oggetti e camminare sopra superficie
assai lisce, di cui veggono le più impercettibili
disugguaglianze. Glie se trattasi , per esempio di
un vetro o di un marmo levigatissimo , allora essi
camminano sopra una picciola spunga, che cresce
: in punta colle loro grife , e di passo in passo get-
tano una materia viscosa, che gli attacca ad ogni
più sdrucciolevole superficie. Oltre gli otto piedi
I hanno due specie di braccia, onde s'ajutano nei
loro movimenti a volgere, come più loro torna
» acconcio, la preda di cui si sono impadroniti.
Tanti istromenti, peraltro, poco loro varrebbero
wella loro caccia ; ove non li secondasse la tela.
f&> IL RA.GNO,
che hanna distesa, implicando gli ammali , eli' essi
non possono inseguire.
Il ragno domestico si nutre principalmente di
mosche, a cui tende agguato , aspettandole i giorni
e le settimane dal centro della sua tela. Per for-
mar questa egli è abbondantemente fornito d'una
materia viscosa, contenuta in un serbatojo alla
estremità del suo corpo, e di cinque mamoaellette
con orifizj ch'egli chiude e dischiude a piacer
suo. Ei lascia dapprima uscire una goccia della
materia che dicemmo, la quale è tenacissima ; indi
arrampicandosi lungo il muro, attacca al lato op-
posto ond' è partito il primo suo filo; e percor-
rendolo innanzi e indietro lo rinforza, dipendendo
da esso la stabilità di tutta la sua opera. Altri fili
va poscia incrocicchiando in varia guisa partendo
da questa base, e nel centro di essi forma un*,
picciolo imbuto, ove tiensi nascosto.
La tela del ragno differisce dalle nostre per ciò
she in questa i fili dell' orditura sono intrecciati
a quei della trama , mentre in quella non sono
che in contatto, e non stanno uniti che per la loro
viscosità. Gli ultimi che forman l'orlo della tela,
sono doppj ° triplice doppj sono pure quelli che
la sostengono, onde non divenga ludibrio de' venti.
Di tempo in tempo il ragno volendo scuotere
la polvere dalla sua tela, spinge questa d'un piede,
java in modo che nulla si rompa. Come tutti i fili
tendono ad un centro x l'insetto è avvertito dal
IL RAGNO. 97
ì&r tremito, se fra essi è ritenuta qualche preda,
onde subito vi accorre sopra. Trattala nel suo
nascondiglio, ivi ne occulta gli avanzi che potreb-
bero ispirar diffidenza ad altri piccioli volanti.
Avviene spesso che per 1' accostarsi di qualche
grosso animale o per altra cagione rimane distrutta
m un minuto la lunga opera dell' insetto laborioso.
Passato il pericolo ei cerca il meglio che può di
ristorarla, Che se per vecchiezza la materia vi-
scosa , a quest' uopo necessaria , gli manca , ei si
trova in preda a tutte le necessità. Solito a viver
d'insidie ei cerca ove possa discoprirne la tela di
im ragno più giovane e insieme più debole di
lui, onde cacciamelo e prenderne egli il possesso*
e il più delle volte gli riesce. Che se il colpo gli
va fallito allora ei si assira misero- cacciatore ,
finché il poco cibo e la molta fatica in poco, tempo
lo- riducono a morte.
Quando due ragni d' eguale grossezza s' incori-
trano e combattono , si prendono per le grife con
tanta forza, che mai non si separano, se alcun
di loro non perisce.
Leeuwenhoek però ne vide uno, il quale non
rimase che ferito in un piede, onde uscì una goccia
di sangue grossa come un grano di sabbia , e che,
mentre fuggiva, tenendolo sollevato, gli cadde dal
corpo. Quando un ragno è ferito nella testa o in.
altra delle parti superiori , sempre ne muore.
Come più insetti della famiglia degli scarafaggi.
Gabinetto T. VI. 7
ty$ IL -ragno;
quand' è spaventato dal tocco di un dito , sì dà a
fuggire con gran celerità ; ma trovandosi per ogni
parte cinto da ostacoli, e disperalo della propria
salute, ritrae a sé i piedi, e scontraffà il morto
in guisa che si lascia anche mettere in pezzi con
uno spillo, senza dar segno di movimento, come
potè farne esperienza il signor Smellie. Sciolto
<T ogni timore ei si mette a correre con quanta
maggior celerità gli è dalla sua natura conceduta.
Il ragno , a certe epoche , muta pelle ; «d esa-
minandolo da vicino gli si vede allora un' apertura
sul ventre, dalla quale trae successivamente tutte
le sue membra y lasciando l' antica spoglia sospesa
ad un filo.
Come accade sovente che i ragni divengono la
preda gli uni degli altri, si è supposto che fos-
sero tutt' insieme maschi e femmine. Ma questa
opinione è contraddetta da Lister 3 il quale assicura
che il maschio fra essi è molto meri grosso che
la femmina.
Il ragno de' giardini fa la sua tela d'altra ma*
niera che il domestico, non però con meno d'arte.
Quando vuol trasferirsi da luogo a luogo, getta
da questo a quello i suoi fili, facendosene una
specie di ponte, che poi rinforza con altri. Indi
me getta alcuni , che scendono fino a terra , e ti-
randone de' traversali vien così a formar la sua
tela, nel mezzo della quale si colloca colla testa
<s basso, onde spiar la sua preda.
IL RAGNO. 99
Il signor Le Vaillant, avendo spesso osservato
che i ragni di giardino cercano luoghi solitarj e
appartati , ove alle mosche è difficile penetrare ,
ne conchiuse ch'essi debbano stare a lungo senza
nutrimento. Ad accertarsene ne prese uno delia
grossezza d'una nocciuola, e lo chiuse in un vaso
di cristallo, in cui il tenne per sei mesi digiuno,
senza eh' egli perdesse nulla della sua vivacità ,
quantunque alfine si riducesse niente più grosso del
pomo d' una spilla. Allora ei pose con lui un altro
ragno della medesima specie , che dopo alcuni
istanti fu dall' ospite vivamente assalito. Questi io
varj combattimenti perde tutte le sue grife, e
quegli alcune , cui divorando colle altre , subito
cominciò a rimettersi. Il dì seguente poi, essendo
mangiato il grosso compagno , che rimaneva privo
d' ogni mezzo di difesa , in ventiquattr' ore tornò
qual' era all' istante del suo imprigionamento.
Le femmine fanno in agosto o in settembre sei
o settecento uova in una specie di sacco foderato
colla calugine che si strappano dal petto, e tanto
molle al di dentro , quanto è duro al di fuori. In
quindici o sedici giorni i novellini escono dal gu-
scio, e secondo che il tempo è più o meno caldo,
anche dal nido. Poco tempo appresso i vecchi seri
muojono.
Si è tentato di filare la materia di quella spe-
cie di sacco, che dicevamo, e battendone prima
la polvere, mettendola a lavare in acqua calda,
IG~8> IL RAGNO.
indi a bollire per due o tre ore in mia lisciva
composta di sapone, salnitro e gomma arabica,
poi lavandola di nuovo, facendola asciugare al sole,
e pettinandola colle dita , prima di darla allo scar-
dassatore , se n' ebbe seta cinericcia assai bella ,
facile a filarsi , più forte cbe quella dì filugello ,
e abbastanza copiosa, poiché si fece conto di
quattr' once cavate da tredici di quella materia.
Se le difficoltà non fossero molte, si potrebbe fra
una cinquantina d' a'tre specie di ragni ottenere
sete d'altri colori, come grigia, bianca, cerulea,
e color di caffè.
Il ragno saltellante è singolarissimo nelle sue
abitudini. Poiché a differenza degli altri che si
procurano la preda per mezzo della loro tela, ei
non usa a quest' uopo che della propria destrezza
ed agilità , facendo salii come una locusta , fer-
mandosi , alzandosi sulle gambe di dietro , rinno-
vando instancabilmente i suoi assalti. Il dottor
Brookes dice di averlo veduto qualche volta in
atto d' istruire alla caccia i propri figli ; e assicura
che se allora avviengli di fallire il suo colpo,
corre qua e là per vergogna , onde nascondersi in
qualche crepaccio.
Il ragno acquatico , il quale è comunissimo fra
gli abitatori delle nostre acque dolci , sembra co-
perto d'una vernice argentea, la quale altro non
è che una bolla d' aria formata dagli umori oleosi,
che traspirano dal suo corpo, e si oppongono
IL RAGNO. IOI
al contatto immediato dell' acque. Per mezzo di
questa bolla eh' ei forma, attaccando più fitì alle
piante che in esse crescono, indi levandosi alla
superficie, alzando il ventre, ond' escono principal-
mente gli umori oleosi di cui si diceva , e tosto
ritirandosi stabilisce fra 1' acque medesime la sua
dimora. La bolla del maschio, quantunque distinta,
trovasi sempre riunita a quella della femmina, la
quale ha special cura de' piccioletti , e li provvede
di bollicine simili alla propria. Ambidue in inverno
si alloggiano in conchiglie vote, che sì danno cura
di chiuder bene con una tela.
Una delle varie specie di ragni campestri è tanto
picciola che riesce impercettibile, a meno che l'os-
servatore non abbia vista assai buona. Si distingue
per la testa allungata , con otto occhi grigi disposti
in circolo , per corpo d' un bruno scuro assai lu-
cido, abdomine in forma d'uovo, e piedi giallo-
gnoli. Èssa può rendersi leggiera come V aria ,
gettando per la coda tutta la materia viscida, ondo
compone i suoi fili , che talvolta gli uni aggiunti
agli altri si estendono alcune miglia. Il signor
"White, nel settembre del 177*5 si vide per essi
forzato di rinunciare alla caccia , essendone i suoi
cani rimasti a un tratto quasi accecati.
La specie di ragni di cui parliamo, propria-
mente non forma tela, ma si accontenta di sten-
dere dall' un luogo all' altro i suoi fili, i quali sona
tanto fini eh' è impossibile vederli, se non quando
IOa IL RAGNO.
il sole vi batte contro. Essa non compare che in
autunno, mentre il ragno comune si vede per
tutta F estate. Viaggia essa ed è portata dal vento
co' suoi molti e lievissimi fili , che spesso avvilup-
pano ragni d' altra specie.
Il ragno diadema è il più grande di tutti quelli
che si trovano nelle nostre contrade. Il suo abdo-
mine è di forma ovale , bambagino , d' un color
giallo rossiccio , variabile colle stagioni , cioè or
più pallido or più scuro. Il di sopra del suo corpo
è adorno di circoli e di punti neri e bianchi, dis-
posti in maniera che rappresentano uno di quei
diademi, che circondanohe si teneva un
cagnolino fra le gambe, servitore di dietro, e
postiglione sopra uno de' sei cavalli bardati , eh©
Gabinetto T. VI. 8
$l4 LA PULCE.
pareano tirarla; ma veramente non la tirava die
un' altra pulce. Ad essa faceva pure strascinare
una catena di rame 5 lunga all' incirca due pollici
composta di ducento anelli, con uncinetto all'una
delle estremità, e chiavistello e chiave dall'altra.
Le pulci nascono da uova, che le femmine at-
taccano per mezzo di una materia viscosa alla
radice del pelo de' gatti, de' cani e d'altri ani-
mali, o alla lana delle coperte del letto o di si-
mili arnesi. Queste uova deposte a dieci o dodici
per giorno in più giorni successivi si aprono
nell' istess' ordine cinque o sei giorni dopo. Gli
insetti , che ne escono , somigliano dapprima a
■vermi bianchicci , come quelli generati nelle carni,
nel formaggio o ne' frutti. Si nutrono degli umori
naturali o assorbiti del corpo a cui sono attaccati,
si volgono, si aggomitolano come gli altri vermi.
Undici giorni dopo esser nati , cessano di mangiare
<e rimangono quasi come morti. Esaminandoli però
col microscopio si trovano occupati a formarsi in-
torno un serico inviluppo, in cui prender debbono
ìa forma di crisalidi. Dopo nove giorni veggonsi
cambiar colore , che poi vanno facendo più scuro,
a misura che- acquistano forze. Usciti finalmente
dal picciol bozzolo sono pulci perfètte e già abili
a saltare.
Gli insetti di cui parliamo trovami in abbon-
danza nei climi caldi, e particolarmente nelle pro-
TÌncie meridiorìali della Francia e dell' Italia . e
LA PULCE. 113
incomodano non solo gli uomini, ma anche tutti
i domestici animali.
IL PIDOCCHIO.
L'esteriore deformità di quest'insetto, eh' è uno
de' compagni inseparabili della miseria , deve, esa-
minata specialmente col microscopio, ispirarci schifo
insieme a ribrezzo. La forma della parte anteriore
della sua testa, sembra essere presso a poco ob-
lunga, e la posteriore alquanto rotonda. Questa
sua testa ha pelle dura che quando è distesa ,
riesce trasparente e coperta d' alcuni peli brillanti.
Sul dinanzi porta una picciola tromba che di rado
è visibile ; e da ciascun lato due antenne, ognuna
delle quali ha cinque articolazioni, ove distinguonsi
più vasi bianchi. Dietro le antenne sono gli occhi,
i quali non sembrano avere le divisioni, che si
osservano in quelli d'altri insetti, e sono circon-
dati di pochi peli. Il collo è cortissimo, e la pan-
cia è divisa in tre parti. I suoi piedi in numero
di sei, sono anch'essi coperti di peli brillanti, ed
hanno le estremità armate di due grife, l'una pic-
ciola l'altra più grossa, che gli serve a prendere e a
ritenere le cose che a lui convengono. Il suo corpo
è terminato da una coda uncinata; ha fianchi ri-
coperti di peli; sembra nel tutto insieme di per-
gamena chiara ; e compresso scoppia con strepito;
Non ha il pidocchio né becco né denti, né sorta
Il6 IL PIDOCCHIO.
alcuna di bocca ; ma invece ha una tromba, comò
si disse, vota interamente e appuntata, con cui
fora la pelle, e sugge il sangue, suo solo nutri-
mento. Il suo stomaco si trova parte nella sua
pancia, parte nel suo dorso, ma principalmente
mei ventre. Quando è vóto non ha colore; ma
empito può facilmente discernersi, massime dai
suoi moti , tantoché si direbbe un animale entro
un animale. Questo agitarsi proviene dalle mistioni
de' nuovi co' vecchi alimenti.
Se l'animale, stato digiuno per due o tre giorni,
vien posato sul rovescio della mano o su qualche
parte più tenera del corpo , massime dopo una
fregagione, china la testa fra le due zampe ante-
riori , cerca nella pelle qualche poro , vi applica
la sua tromba, e sugge il sangue, che coli' ajuto
d' un microscopio può vedersi salirgli alla testa.
Egli è sovente vittima della sua voracità, poiché
si riempie talmente , che basta la più leggiera
pressione per farlo scoppiare,
Troverebbesi difficilmente altro animale gosì
pronto a moltiplicarsi, onde è stato detto piace-
volmente, che gli basta lo spazio di ventiquattro
ore per divenir nonno. Che se questo non può
accertarsi , è però verissimo che appena la lendine,
eh' è F uovo del pidocchio , si è liberata dalla so-
verchia sua umidità, il pidocchietto che v'è rac-
chiuso spezza il suo inviluppo , e tosto egli pure
àivien fecondo.
IL PIDOCCHIO. II7
I pidocchi erano altra volta nel Messico sì nu-
merosi, che i re di quel paese non seppero tro-
vare miglior espediente per liberarne i loro sud-
diti, fuorché Y obbligarli a darne ogn' anno in tri-
buto certa quantità. Fernando Gortez ne tro\ò
nel palazzo di Montezuma dei sacchi pieni.
Questi insetti schifosi sono egualmente incomodi
a tutte le parti del corpo umano. Fu già comune
agli antichi la malattia che noi chiamiamo pedi-
culare, di cui Antioco, Erode, Epifane, il poeta
Alcmar, Ferecida, Gallistene, Siila e più altri si
dicono morti. Forse l'uso del mercurio, ad essi
sconosciuto, ne ha liberati i moderni.
Chi chiamasse i pidocchi gli insetti più univer-
sali, mal non si apporrebbe, vedendo come oltre
F uomo ne sono infestati ammali e piante. La pe-
cora, il cavallo, il porco, l'elefante, la balena, il
pesce cane, il salamene, i granchj di mare, tutte
le serre calde de' nostri giardini hanno a soffrire
di questi insetti distruttori.
IL BACHEROZZOLO.
E della grossezza d' un pulce , d' un verde bril-
lante o traente all' azzurro, e di corpo quasi ovale.
La sua estremità posteriore è la più larga e la
"più rotonda; la pancia assai stretta ; la testa ottusa.
Gli occhi possono essere distinti facilmente, e per-
chè sono sporgenti 3 e perchè di un nero luccicante,
Il8 IL BACHEROZZOLO,
Come più altri insetti ei cangia pelle in quattro
epoche differenti.
li maschio di questa specie ha quattro ale,
mentre la femmina ne ha due soltanto. Ambidue
hanno zampe lunghe e sottili , atte a farli cammi-
nare sopra la peluria delle piante e delle foglie,
e a trasportarli da luogo a luogo. La loro tromba
è sotto la loro pancia ; ed essi se ne servono onde
penetrare ne'porri delle piante, per suggervi il succo
dacché non masticano come i bruchi. Ma il sugger
loro è sì forte, che le foglie si coprono di macchie,
come se fossero ulcerate, e sempre si raggrinzano.
Più le piante hanno delicatezza, più sono mal-
trattate dai bacherozzoli, che generalmente pigliali
da esse il lor colore. Quelli che si nutrono di er-
baggi o stanno sui pruni sono di color cinericcio,
dopo essere dapprima stati verdognoli ; quelli che
si tengono sull'alno, sul ciliegio, sulle fave e su
alcune altre piante , son neri ; quelli che vivono
sulle foglie de' rosaj e de' meli son bianchi. Ma
come saltano alla maniera delle cavallette furono
da alcuni annoverati fra le pulci. Il loro colore
men comune è il rossigno; e per esso distinguonsi
quelli che si trovano sulle foglie dell' atanasia. Fre-
gati colle mani essi le tingono di un rosso non
dispiacevole.
Gli insetti di cui parliamo, sono vivipari. Escono
essi dal corpo materno primieramente colle loro
corna j indi colle zampe anteriori, e più coll'altre.
IL BACHEROZZOLO. I I O,
ma vi rimangono tuttavia attaccati per 1' ultima
]oro estremità, fino a che le loro picciole mem-
bra si siano abbastanza consolidate per sostenerli.
Allora essi cominciano ad andare in traccia da sé
stessi del proprio nutrimento , e per tutta estate
vanno arrampicandosi dovunque con grande agilità.
In inverno si procurano un ricovero presso quegli
alberi e quelle piante che potranno alimentarli al
tornar della primavera, ma non mai sotto terra,
come altri insetti, poiché non hanno organi per
ismoveria. Non possono neppure introdursi nei
crepacci, poiché le loro zampe sono troppo lun-
ghe , e il loro corpo troppo tenero , sicché ogni
picciolo scoscendimento può guastarlo. Quindi si
insinuano essi nelle fessure delle scorze , o nelle
cavità de' più forti steli , d' onde poi si slanciano
sui rami e le foglie, quando il calor del sole co-
mincia a farsi sentire.
LA CHIC A.
Quest' insetto importuno è una specie di pelli-
ccilo tanto picciolo, che quasi riesce impercettibile,
lue sue zampe non hanno T elasticità di quelle delle
pulci , e buono per gli animali , anzi pel genere
umano, poiché potendo saltare, credo che ne di-
struggerebbe da sé solo i tre quarti.
Esso è comune al S urinai», e in varie parti
dell'America ; e sempre si trova nella polvere 3
i2bo» ix cure A.,
massime ne 5 luoghi impuri. Si attacca alle gambe
alle piante de' piedi , ed anche alle dita ; e penetra
fra pelle e carne, massime sotto V unghia del dito
grosso, in maniera che a prima giunta è impos-
sibile avvedersene; e guai se non si riesce in tempa
a trarla fuori. Perchè dopo aver succhiato tutto il
sangue vi forma nido, vi si moltiplica, e il suo
rodimento va fino all' osso.
Bravissime son le giovani Negre a far di chi»
nirghe in queste occorrenze; ma f operazione è
lunga e dolorosa. Essa consiste in separare colla
punta di un ago la carne che copre la membrana
in cui le uova si trovano annicchiare, levandole
tutte, non meno che l'insetto, il quale lasciatovi
ne farebbe delle nuove, ben più difficili ad estrarre.
Guai se nei gran calori si bagnasse la parte ma-
lata ; le conseguenze ne sarebbero pericolosissime.
ILa cenere del tabacco applicata all'apertura gua-
risce il male in pochissimo tempo. Trascurando
queste cure si fa poi necessaria l'amputazione; e
talvolta ne segue la morte.
ÌL CIMICE COMUNE.
Ha il dorso schiacciato, le zampe fatte apposta
per correre , la tromba ricurva , e le antenne più
lunghe che il corsaletto. Si tiene appiattato du-
rante il giorno ne' crepacci o in altri nascondigli ;
ma la notte si aggira per tutto con grande abilità.
IL 'CIMICE ■COMUNE. I&S
onde succhiare il sangue delle persone addormen-
tate. Che se non le morde, sempre però le inco-
moda col camminare sulla loro faccia, e col suo
abbominevole odore.
Il suo nutrimento favorito , oltre il sangue , §
la pasta secca , 1' abete , il frassino , il vetrice , ©
qualch' altro legno da costruzione; di cui sugge
il midollo. La quercia, il noce, il cedro, V aca-
ju , si è provato, per esperienza che noi man-
tengono in vita.
Hia femmina di questa specie depone general-
mente in marzo, maggio-, luglio e settembre una
cinquantina d' uova per volta , bianche , jcoperte
d'una materia viscosa e tenace, che ordinaria-
mente si aprono in capo a tre settimane. Quindi
ciascuna ha almeno ducento figli , che dapprima
sono bianchicci, indi fra tre settimane si fanno
bruni, e fra undici giungono alla loro perfezione.
I ragni ne sono avidissimi , ma anche senza di
esi (ed è gran ventura) hanno spesse cortissima
vita, combattendosi ed uccidendosi gli uni gli
altri.
I letti, che furono infestati da cimici, debbono
essere disfatti a buon' ora in primavera, ed ogni
cosa ad essi spettante va lavata con acqua bol-
lente e spirito di vino o di terebinto. Indi ogni
fessura de' legni debb' essere empita di sapone li-
quido , misto verdegrigio o di tabacco polveriz-
zato. Questa composizione , se mai fossero rimasti
jaa IL CIMICE COMUNE.
rie 5 più riposti nascondigli alcuni di que' fetidi in-
setti , da loro mangiata finirebbe di ucciderli.
Abbondan i cimici in lutti i paesi caldi, ond r è
che la più parte de 5 nostri vascelli mercantili ne
sono pieni. Credesi che la cagione del lor ritira
in inverno non sia già il letargo, siccome potrebbe
asserirsi della maggior parte degli insetti, ma il
minor bisogno di nutrimento.
Il cimice singolare, che Sparrmar* vide al Capo
di Buona Speranza, somigliava per la forma e il
colore ad un' arìda foglia , i cui orli arrovesciati
fossero affatto rosi dai bruchi , ed era tutta co-
perta di picciole spine. La natura volle probabil-
mente con ciò nasconderlo e garantirlo contro gli
uccelli ed altri più piccioli nemici.
LA SCOLOPENDRA.
É all' aspetto il più formidabile fra quanti ani-
mali compongono la famiglia degli insetti, eccet-
tuato lo scorpione. Si trova nelle due Indie, e in
differenti parti dell' Africa , ove si tiene partico-
larmente ne' boschi, e sì nutre di varie specie di
serpenti. Vedesi talvolta nelle case, e assicurasi
che in alcuni distretti sia tanto frequente, che gli
abitanti sono obbligati di tenere i piedi de' loro
letti entro vasi pieni d' acqua per non riceverne
ingiurie.
Il colore e la grossezza della scolopendra non
LA SCOLOPENDRA.. 1^3
le sempre lo stesso. Alcune sono d'un bruno ros-
signo scuro , altre d' un color giallo d' ocra , o
giallo livido o leggiermente spruzzato di rosso.
Se ne veggono, ma di rado, alcune che hanno
\ più di un piede di lunghezza. Le molte loro
i zampe sono terminate da un uncino od unghia
: acutissima, d' un nero brillante e d' ineguale gran-
dezza. Essi hanno otto occhi picciolissimi, quattro
da ciascun lato della testa presso le antenne. Il
j numero degli anelli del loro carpo , si accresce
colla loro età, ciò che rende talvolta difficile il
determinare la specie.
Grenovio ci dice che tutte le zampe di questi
insetti sono velenose. Le loro arme più formida-
bili però sembrano due stromenti in forma di un-
cini acuti posti sotto la loro bocca, per mezzo dei
quali esse distruggono la loro preda. All' estremità
di ciascuno di questi stromenti è una picciola aper-
tura, onde estendesi un tubo, pel quale supponsi
che i centipedi, di cui parliamo, gettino il fluido
velenoso nella piaga fatta colle loro grife.
Per determinare la natura di questo veléno ,
Leeuwenhoek presentò una grossa mosca ad una
scolopendra , che la prese colle due zampe di
mezzo, e di zampa in zampa la passò fino alle
grife , sotto le quali tosto morì. Bernardino di
Saint-Pierre dice che nelF isola di Francia il suo
cane fu morso da una scolopendra, lunga più dì
sei piedi, e che la piaga essendosi ulcerata, stette
1-^4 ^ A S'COLOfcEflDRA.
ben tre settimane a guarire. Egli sì diverti molto,
ad osservare un'altra vinta da gran numero di
formiche, le quali l'assalirono tutte insieme, e le
portarono via le zampe , come più manovali fa-
rebbero le travi duna fabbrica. Il veleno di tale
insetto non è più pericoloso di quello dello scor-
pione , e di rado riesce fatale ai grandi animali.
Il signor Staunton assicura che 1' orrore ispi-
rato dai cimici di quest' ultima specie ad alcuna
persona , che seguirono lord Macarteney alla Gina
fu tale, che rese loro odiosissimo quel paese.
LA ZECCA.
La bocca di quest'incomodo insetto non è ar-
mata d'una tromba, ma piuttosto di una specie di
succhiello, che ha una guaina cilindrica, compo-
sta di due valvole. Le sue antenne sono com-
presse e lunghe come il succhiello, che si diceva.
La sua testa ha due occhi, uno per ciascun lato,
e il suo corpo otto zampe.
Ordinariamente la zecca vive sopra altri ani-
mali ? ma si trova anche nell' acqua , e su vari©
sostanze vegetabili. Nulla di più comune di essa.
IL TARLO,
Veduto ad occhio nudo non sembra essere che
un atomo animato, ma. coli' ajuto del microscopio
Ih TARLO, ia5
i trovaci animale perfetto , come la più parte degli
1 altri. Il suo capo è piccìolissimo , ma in propor-
' zione del resto del suo corpo. Le sue zampe sono
• armate all' estremità di picciole grife, per mezzo
i delle quali l' insetto può attaccarsi fortemente alle
i sostanze entro cui si trova. Il suo corpo è coperto
d' un lungo pelo , cui può deprimere \ e quindi
passare per le fessure, ove altrimenti non gli rle-
ì scirebbe.
La femmina che facilmente può distinguersi dal
maschio, è ovipara. Le sue uova sono tanto pic-
ciole che secondo i computi fatti, novanta milioni
di esse non empirebbero il guscio d' uovo d ? un
piccione. Si aprono esse, quando la stagione è calda
in dodici giorni , ma neìl' inverno vi si richiede
più tempo. I neonati cangiane» pelle più volte
prima che siano giunti allo stato di maturità.
La vista de' tarli è penetrantissima , e tanta è
la loro voracità , che si mangiano spesso gli uni
gli altri. Punti con un ago è facile accorgersi con
qiial destrezza cerchino di evitare una seconda
puntura. Hanno vita sì tenace, che si può con-
servarli più mesi fra due vetri concavi applicati
al microscopio. Leeuwenhoek tenne viva una fem-
mina della specie di cui parliamo in punta ad un
ago, lo spazio di dieci giorni, durante il qua!©
depose due uova che divorò per mancanza d'altro
nutrimento.
IL TARLO CAMPESTRE.
È più picciolo dell' ordinario, sicché sulla pelle
può appena scorgersi; ria forma rotonda, ventre
setoloso verso l' estremità , ed è di color rosso
brillante. In agosto e in settembre diventa im-
portunissimo , e per mezzo di due picciole brac-
cia , poste al di sopra delle zampe anteriori , si
appiglia sì forte alla pelle che non è facile di-
staccamelo. Ovunque si fissi cagiona un tumor
grosso come un pisello accompagnato d' un forte
pizzicore. La tromba per mezzo della quale si
ciba è ordinariamente nascosta.
Gli insetti della specie , di cui parliamo, ab-
bondano sui vegetali, e si è esposti alle loro pun-
ture specialmente camminando fra 1' alta erba e i
campi di biade. Nelle cave di creta dell' Hams-
fire sono essi, giusta la relazione del signor Wrthe
ài numerosi, che spesso le reti distese nelle co-
nigliere se ne trovano coperte, e i cacciatori sì
crudelmente punti, clie loro ne vien la febbre.
CAPITOLO VI.
Altri piglia le mosche, un altro grilli,
Lippi.
IL GRILLO.
Il grillo domestico , di cui si ode il canto dietro
il focolare, nelle sere d'inverno, somiglia per la
maniera di saltare e per altri rispetti alla caval-
letta. Se non che ne differisce pel colore, che è
tutto bruno ruggineo, pel nutrimento, che è più
vario , e pel luogo , ove sceglie il suo asilo , che
£ spesso , come si accennava pur dianzi, dietro al
cammino, di cui per altro esce talvolta, per ve-
nir a cantare allo splendor della fiamma. Peroc-
ché, mentre il grillo campestre è il più timido
degli animali , il domestico pare che non si sgo-
menti di nessun rumore.
Una membrana molto asciutta , la quale con-
traendosi per mezzo di un muscolo e di un ten-
dine posti sotto 1' ali del grillo, cade sopra sé
stessa presso a poco come un ventaglio , è la ca-
gione del grido acuto e penetrante , che quell' ani-
maletto fa sentire. Dicesi, che, anche troncatagli
la testa, ei possa vivere qualche tempo e cantare
al suo solito. Certo è che anche dopo morto, al
tocccargli il tendine, di cui p oc' anzi si favellava,
è facile destarne il suono usato.
Jì2& IL GRILLO*
Come il grillo vive ordinariamente nelle tene-
bre, i suoi occhi sembrano fatti per esse; e chi
voglia sorprenderlo non ha bisogno che di accen-
dere d' improvviso un lume, che lo abbaglia; gli
fa gettare alcuni gridi acuti, e gli impedisce di
trovare il camminino del suo ritiro. Se vi sono
altri grilli all' intorno udendolo , fuggono tosto
nelle loro fessure, onde evitare il minacciato pe-
ricolo.
È il grillo un piccolo animale voracissimo , il
qual si nutre di pane, di farina, di carni e di
ogni sorta d' alimenti; ma gusla lo zuecaro par-
ticolarmente. Egli mai non eessa di cantare che
quando è preso dal freddo. Mai non beve secondo
la comune opinione , rna stando più mesi dietro
mn cammino , e respirandone F aria ardente av-
viene forse , come osserva il signor Wnite, che
si sente assentissimo , ond'è poi che si trovi spesso
annegato ne' vasi ove si tiene acqua, latte, brodo
od altro liquido.
Egli ama di preferenza le cose umide , onde
fa buchi ne' panni lavati posti ad asciugare al
fuoco.
In estate vedesi talvolta , quando il tempo è
oscuro, prendere il volo fuori delle finestre e sui
tetti delle case ; onde si spiega e il suo improv-
viso abbandono del proprio asilo , e la comparsa
improvvisa in luogo ove prima non era.
Si è osservato che più specie d' insetti sem-
IL GRILLO. ìlStq
brano non fare mai uso delle loro ali, cbe quando
cangiar vogliono di quartiere, e stabilire nuove
colonie. Si muovono essi nell' aria in linee curve
ed ondeggianti , come i pivieri, aprendo e chiu-
dendo l' ali ad ogni battimento, e alzandosi e ab-
bassandosi alternativamente.
Quando i grilli domestici si moltiplicano di.
troppo, divengono assai incomodi, volando contro
il lume ed avventandosi al viso delle persone. Si
può diminuirli, per altro, con polvere da. schiop-
po, che si spara ne' crepacci ove si tengano ascosi,
I gatti,, ebe li mangiano, giuocando prima con
loro come fanno coi topi, servono ottimamente a
liberarne le case. Si pigliano ancbe e sì distrug-
gono per mezzo di ampolle piene per metà di
birra o altri liquidi , die si pongono alla bocca
de'loro asili, e nelle quali essi entrano quanti mai
possono. Un pregiudizio popolare, però si op-
pone spesso alla loro distruzione, credendosi cbe
questa rechi sventura , o per contrario la loro pre-
senza cagioni prosperità.
Il dotto Scaligero si compiaceva particolarmente
i ad ascoltare il canto de' grilli , e ne serbava pa-
i recebi in una gabbietta, cbe avea cura di tenere
! in luogo ben caldo. Altri invece banno per malin-
conico un simil canto , e cercano per ogni mezzo
di non averlo negli orecchi.
Ledei narra d' una femmina, cbe avendolo gran-
demente in avversione, e non essendo mai riuscita
Gabinetto T. VI. a
j3o il grillo.
a cacciare i grilli di casa sua , alfine ciò le venne
fatto, quando meno vi pensava, per mezzo di
certi pifferi e tamburini, che chiamò a suonare
in una festa di nozze. I poveri insetti, che non
aveano mai udito siffatto strepito, fuggirono tutti
e non tornarono mai più.
IL GRILLOTALPA.
Questo picciolo insetto, perfetta immagine della
talpa, è lungo circa due pollici e mezzo , ed ha
nove linee eh' larghezza. Le sue zampe anteriori
sono forti, e così formate come quelle della talpa,
anzi destinate al medesimo uso, di scavarsi cioè
nel suolo un asilo , il che fa con rara industria e
prestezza.
La femmina si forma una colletta di terra ar-
gillosa , della grandezza circa d' un uovo di gal-
lina, ove depone le uova proprie, che quasi mai
non sono meno di centocinquanta, bianche e pic-
ciolette , da lei coperte diligentemente , per garan-
tirle così dalle ingiurie dell' aria, che dalle insidie
d' una specie di scarafaggio nero , che sovente le
distrugge. Quindi ella si colloca all' ingresso del
nido 5 e quando viene il nemico insetto, s'adopera
di scacciarlo , mordendolo pel di dietro.
Non è a dirsi quanta sollecitudine si diano e il
maschio e la femmina per la conservazione della
lor prole. Perocché il loro nido è sempre circondato
IL GRILLOTALPA. l3l
di fortificazioni, fossi, terrapieni con vie segrete
e distorte, onde a pochissimi insetti riesce di pe-
netrarvi.
AH' avvicinarsi dell' inverno si scavano un asilo
a tale profondità che non possono avervi timore
di freddo. Ma come la stagione si raddolcisce ,
anch' essi innalzano gradatamente il loro nido, finché
il portano alla superfìcie della terra per ricevere
le benefiche impressioni dell' aria e de' raggi del
sole , come fanno le formiche.
I grillotalpa verso la metà d' aprile, se il tempo
è bello, fanno sentir sulla sera un grido cupo,
tristo e discorde , che poco differisce da quello di
un tettacapra. Le femmine depongono le loro uova
sul principio di maggio. Il signor White riferisce
che avendo il giardiniere d' una casa da lui visitata,
spinto in tal tempo troppo avanti la sua falce nel
tagliar l'erba in riva ad un canale, e smossa così
una grossa zolla , venne a scoprire una scena molto
singolare di domestica economia. Perocché vfde
più caverne con obbliqui passaggi, che conduce-
vano ad una specie di camera liscia e rotonda,
della grandezza circa d' una tabacchiera ordinaria.
Nel segreto interno di questa specie di topaja gia-
cevano quasi cento uova d' un color giallo sporco,
avviluppate in una pelle coriacea , e piene di linai
sostanza viscida. Esse stavano certamente esposte
al sole , poiché non erano ricoperte che di un lieve
strato di terra appena smossa, o piuttosto di uri
cumulo ; qual sogliono alzarlo le formiche.
l3a IL GRILLOTALPA.
Il ciel preservi dai grillitalpa le serre, ov' essi
fanno incredibil guasto , rodendo le radici delle
piante, e tagliandole colle lor zampe anteriori, le
cui estremità sono dentellate come una sega.
Il signor Gould conservò un insetto della spe-
cie di cui parliamo per più mesi d' estate , nu-
trendolo con larve e crisalidi di formiche, da lui
mangiate avidamente.
LA CICALA.
Il colore di quest' animale è verde qua! foglia,
eccetto sul dorso, rigato di .bruno j; e sulla parte
del ventre, eh' è dietro le zampe , ove si veggono
due righe, d' un verde più pallido. Del resto il
ventre, il capo e il corsaletto formano tre parti
separate. Il capo è oblungo, inolinato a terra , si-
mile in certo modo a quello di cavallo, colla bocca
ricoperta d' una specie di scudo rotondo, e armata
di denti uncinati di color bruno , e internamente
fornita d' una gran lingua rossiccia , attaccata alla
mascella inferiore; con antenne lunghissime ter-
minate in punta; e con occhi somiglianti a picciole
macchie nere , e poco sporgenti. Il corsaletto è
rilevato , stretto , e armato di punte sopra e sotto.
Il dorso è difeso da saldo scudo, a cui si atten-
gono fortemente i musooli delle zampe , intorno
ai quali veggonsi gli organi della respirazione
inanelli come neve. Le due zampe di dietro sono
LA CICALA. l33
assai più lunghe che non le due paja di quelle
davanti , ed i muscoli onde si afforzano, le fanno
propriissime al salto. Quasi alla radice delle zampe
di mezzo sorgono le due ale anteriori dell' inset-
to ; e presso le posteriori ne sorgono altre due
assai più fine e di maggior estensione quand' ei
vola. Il suo grosso ventre è composto di otto anelli,
e termina in coda forcuta , coperta di peluria come
quella d'un sorcio» Esaminando il suo interno,
trovasi al di là della gola un picciolo ventricolo;
dietro questo un altro più grosso e al di dentro
tutto solcato ; e poi un terzo , sicché la cicala può
considerarsi come animale ruminante, di cui ha
l' interiore conformazione.
Appena essa può dispiegare le sue ali, riempie
la campagna de' suoi canti, prodotti, secondo Lin-
neo, da una membrana fina e trasparente posta
al di sopra d' un pertugio , alla radice dell' ali ; e
secondo altri naturalisti dallo sfregamento reciproco
delle due zampe posteriori. Non canta propria-
mente che la cicala maschio a cui quasi sempre
qualche altro risponde, finche dalle voci si viene
al combattimento, di cui è ordinario premio la
femmina , che il vincitore piglia co' denti pel collo,
e tiene cosi per più ore.
Verso la fine di autunno si prepara essa a de-
porre le sue uova, che le gonfiano stranamente il
corpo , non essendo quasi mai meno d' una cin-
quantina, olire un centinaio. Armata la coda d' una
l34 LA CICALA.
specie di spada a due tagli , cui può trarre dal
fodero o rimettere a piacer suo, essa scava la
terra, più profondamente che è possibile , ed ivi
dà poi alle sue uova convenevole ricetto. All'av-
vicinarsi dell'inverno ed essa e il maschio, o mal-
trattati dal freddo , o mangiati da vermi, o con-
sunti da malattia periscono. Ma quelF uova si con-
servano senza veruna alterazione, sia pur rigido
tempo, sia pur tardo il ritorno de' giorni migliori.
Sono esse bianche, ovali, grosse come grani d'ani-
ce, di durezza quasi cornea, venate, e scoppiatiti
con isirepito ove si comprimano. La loro sostanza
interna è un fluido trasparente, vischioso, e bian-
chiccio. Bianchicci son pure gli insetti, della gros-
sezza d' una pulce, che ordinariamente sul princi-
pio di maggio ne nascono ; ma fra due o tre giorni
si fan neri, e poi d'un bruno rossiccio. Saltano
per 1' erbe , quasi appena usciti del guscio , con
grande agilità; ma è difficile vederli, poiché sono
sì paurosi , che al minimo rumore si rintanano
precipitosamente.
Sebbene gli insetti, di cui parliamo, abbiano
cosce carnose , e lunghe zampe di dietro assai
proprie ai salti , tratti però dal loro buco , siccome
il signor White ne fece prova, si strascinano len-
tamente, e non si servono neppure delle loro ali.
Presi in mano non fanno verun tentativo per di-
fendersi ; ma compressi sgarbatamente mordono
con furore. Ove si piglino per una zampa di
LA CICALA. 1-35
dietro, non è raro che, affin di liberarsi, ve la
lascino ; ed essa poi più non rinasce.
Si nutrono indifferentemente di tutte V erbe ,
che crescono all'ingresso del loro asilo, posto or-
dinariamente in terra bassa e feconda. Ivi cantano
dì e notte da mezzo maggio fino alla metà di
luglio. Volando fanno strepito colle loro ali.
Il signor White assicura che posti in una gab-
bia di cartone al calor del sole , e nudriti di
piante inumidite , si faranno grassi , allegri e ru-
morosi al maggior segno ; ma ove le piante man-
chino di umidità, non sarà facile tenerli in vita.
LA CAVALLETTA.
Ha eirca Ire pollici di lunghezza; la testa di
color bruno; le antenne (lunghe un pollice) del
medesimo colore; un orlo azzurro alla bocca; az-
zurro parimenti l' interno delle sue più forti zam-
pe ; verdiccio lo scudo che le copre il dorso ; il
di sopra del corpo bruno macchiato di nero, e il
di sotto purpureo ; le ali superiori brune , con
picciole macchie più scure ed una più larga alla
loro estremità; le ali inferiori più trasparenti
dell'altre, d'un bruno chiaro misto di verde, con
macchie nere verso la punta.
Gli sciami pericolosi di cavallette, che infestano
l'Africa, non visitano che di rado l'Europa. Ad
alcune partì meridionali di essa ; però, si sano
2 35 IA «AVALUEl'IA.
più velie resi formidabili. Spesso (tanto sono in-
numerevoli) la terra ne è ricoperta per più le-
ghe. Lo strepito eh' esse fanno , sbrucando le fo-
glie degli alberi e gli erbaggi, è sentito a gran
distanza, e par quello di un esercito, che foraggi
di nascosto. Per tutto ove sono state par che l' in-
cendio abbia seguito i loro passi. Ovvero sì di-
rebbe che la verdura de' campì sia stata levata
come un tappeto , o che l 5 orrido inverno sia suc-
ceduto d'improvviso alle scene ridenti della pri-
mavera. Quando le cavallette sì mettono in cam-
mino, sempre hanno a capo una, e dì cui se-
guono i movimenti. Il loro volo è quello dì una
nube , che oscuri il giorno in mezzo al deserto.
Gli abitanti della Siria osservano eh' esse gene-
ralmente sono più numerose al succedersi Y uno
all'altro di due inverni molto dolci; e che sem-
pre vengono dal deserto d' Arabia. Non avendo
il freddo distrutte le loro mova, e mancando loro
1' erbe necessarie al nutrimento , bisogna che ne
vadano in cerca ne' paesi coltivati. Al loro com-
parire gli uomini di questi luoghi alzan nubi di
fumo per allontanarle, o aprono fosse per seppe! -
lirnele; ma non riuscirebbero a liberarsene ove
non gli ajuta$sero i venti meridionali, e i tordi
che danno ad esse la caccia.
Il loro passaggio non è dannoso che quando
non si fermano, poiché rivolte altrove; ma guai
pen la vegetazione ov' esse discendono. E ben di-
LA CAVALLETTA. l3j
verso, però, il guasto, che producono sotto i tro-
pici , e quello che fanno nel mezzogiorno d' Eu-
ropa. Poiché ivi la vegetazione è tanto attiva 3
che in pochi giorni può riparar le sue perdite j
e qui a tal uopo necessita un anno. « Una cosa ,
che sempre ini ha sorpreso, dice il signor Adam-
son nel suo viaggio al Senegal è la mirabile ra-
pidità, con cui ivi tal paese gli alberi più dan-
neggiati si rimettono in buono stato; né mai ri-
masi più attonito d' allora che , quattro giorni
dopo una terribile invasione di cavallette che)
aveano divorata ogni verdura, vidi gli alberi co-
perti di nuove fronde, quasi nulla o pochissimo
avessero sofferto. Le piante erbacee portarono al-
quanto più a lungo ì segni della devastazione j
ma in breve esse pure tornarono rigogliose ».
Non il solo morso delle cavallette , ma anche
il semplice loro tocco si vuol fatale ai vegetabili,
cui per lo meno indeboliscono. Quando son morto
infestano l' aria d' un puzzo insopportabile. E
Orozio narra che V anno del mondo 38oo , es-
sendosene annegata una gran moltitudine ne' mari
d' Africa , la loro putrefazione fu di tale effetto ,
che maggiore non lo avrebbe prodotto quella dei
cadaveri di cento mila uomini.
Nel i65o <y 90 gran sciami di cavallette si ste-
sero sulla Russia e di là sulla Lituania e la Po-
lonia , facendo piegar gli alberi sotto il loro peso,
e lasciando sul suolo mucchi delle loro spoglie
l38 LA CAVALLETTA.
morte, ben alti quattro piedi. Il danno che ca-
gionarono è indescrivibile.
Quanto siano esse formidabili alla Barbaria si
argomenti da ciò che narra ne 5 suoi viaggi il dottor
Shaw , testimonio oculare. Nel 1724 comparvero
colà per la prima volta verso la fine di marzo
cavallette in gran numero, condotte dal vento di
mezzogiorno, cbe soffiava da qualche tempo. Al
principiar di aprile già il loro numero s era tal-
mente accresciuto, che nel massimo calore del
giorno parevano nubi , che oscurassero il sole. A
mezzo maggio esse cominciarono a disparire ,
traendosi alla pianura, per deporvi le loro uova,
onde nacquero in giugno altre miriadi di caval-
lette, che coprirono più. centinaja di metri qua-
drati, e poi, essendosi mosse, cominciarono a fare
guasto infinito Gli abitanti, onde arrestarne il
corso, formarono intorno a 5 campi e a' giardini
fosse che empirono d' acqua, o d" immensa quan-
tità di canne e di rovi , a cui diedero il fuoco.
Tutto peraltro fu inutile poiché al sempre cre-
scente numero delle cavallette, che sopravveniva-
no , appena sarebbe bastato il più gran lago e il
più grande incendio. In capo ad un mese queste
cavallette avendo conseguita tutta la loro naturale
grossezza , lasciarono il loro stato di larve , e can-
giata pelle , e rinvigorite dopo alcun poco di de-
bolezza si abbandonarono più che mai alla loro
incredibile voracità. Denoite al fine le loro uova
LA CAVALLETTA. l3g
si volsero al settentrione , ed è probabile che
molte perirono in mare.
Il signor Barrow dice che nell'Africa meridio-
nale da lui percorsa nel 1797, una superficie di
settecento leghe quadrate era affetto coperta di
cavallette. Le acque de' fiumi più larghi riuscivano
appena visibili a cagione dei carcami fluttuanti di
tanti insetti , annegatisi nel cercar di divorare le
canne che vi crescevano. Non si creda peraltro
eh' essi non amino cibi assai migliori, specialmente
le biade, alle cui spiche si avventano prima che
alle loro foglie e al loro stelo. Dopo avere viag-
giato per tutto il giorno, quasi sempre secondo
la direzione del vento, si fermano la sera e si
dividono in grappi sopra i cespi erbosi, che cir-
condano gli arboscelli , per rialzarsi poscia coll'au-
rora» Ma sono spesso prevenuti dai contadini, che
spingono sovr' essi greggi di due e di tre mila
montoni, i quali ne schiacciano co' piedi un nu-
mero indicibile. L'anno 1797, in cui il signor
Barrow viaggiava, fu il terzo del soggiorno delle
cavallette nel paese di Sneuwberg , il quale per
dieci anni ne era stato libero , sebbene a caro
prezzo. Perocché tutte le più grosse cavallette
cacciate un decennio innanzi da tempestoso vento
nel mare , ed indi risospinte morte alla spiaggia ,
vj formarono , dicesi , un banco di tre o quattro
piedi d' altezza, e lungo forse diciassette leghe
francesi y onde usciva tal fetore, che si facea sen-
tire alla distanza di più di cinquanta.
i_jo la cavalletta.
Non vi hanno forse animali in tutta la creazione,
più facili a moltiplicarsi, quando il sole è caldo,
e il suolo sti cui posano, è asciutto. Ma se questo
è umido, possono appena conservarvisi. Le fem-
mine per deporre le loro uova , che non oltrepas-
sano d' ordinano una quarantina , si ritirano in
luogo solitario, tre o quattro piedi al di sotto
della superficie del suolo , ond' essere sicure dagli
insulti dell' aria e degli animali.
In alcune parti d'oriente, gli uomini volgendo
a loro vantaggio quello che sembrava non poter
essere che flagello, prendono le cavallette entro
picciole reti , le fanno friggere entro gran padelle
di terra, e se ne cibano. Dampier, che anch' egli
ne ha mangiato, le loda; ed altri assicurano che
abbiano lo stesso sapore de' gamberi.
Vaillant ci descrive la gioja de' suoi servi otten-
totti , allorché viaggiando nel 1781 per l'interno
dell'Africa, vide uno sciame di cavallette, di cui
presero gran numero, e ne fecero avido pasto, in-
vitandovi il padrone, che non volle prendervi parte.
Nel Tonquin vi hanno cavallette particolari della
grossezza d'un dito e lunghe come la falange,
che esceno di terra \ ove furono deposte le loro
nova) in gennajo e in febbrajo. Come a princi-
pio possono appena volare, e cadono ne' fiumi,
g*li abitanti le pescano con reticelle, e le mangiano
fresche o sulla graticola, oppur le salano per con-
servarle. Gonvien dire ch'ivi siano stimate assai
LA. CAVALLETTA. f^I
buon cibo, poiché si portano regolarmente sul
mercato, come si farebbe i-n Europa le quaglie e
le allodole.
La gran cavalletta o locusta dell' Indie occiden-
tali, considerata individualmente, è di tutte la più
formidabile e la più nociva. -Essa è della gros-
sezza circa d' una penna d' oca , e il suo corpo è
diviso da nove o dieci giunture , che formano in
tutto una lunghezza di sei o sette pollici. Ha due-
piccioli occhi sporgenti come quelli de' granchii ,
e due antenne simili a lunghi capegli. Tutto il
suo corpo è coperto di escrescenze, niente più
grosse d'una testa di spillo, e senza perdere- la
sua rotondità si va sminuendo verso la coda, là
quale è forcuta, e forma due corna, fra cui è
una specie di fodero, che racchiude un pungolo
periglioso. Se qualcuno tocca la cavalletta di" cui
parliamo,, è sicuro d' esserne ferito. Allora ei sente
in tutto il suo corpo un tremito , un brivido, che
può recare spavento; se non che ungendo con olio
di palma la parte ferita, si possono far cessar©
questi sintomi.
GLI SCARABEI.
Ve ne hanno più specie , le quali però tutte si
rassomigliano in una singolarità della loro confor-
mazione esteriore , cioè nell' avere due foderi per
le loro ali. Questi riescono loro utilissimi per ga-
rZjH <J-LI SCARABEI,
rantire le ali medesime . quando s' introducono nei
buchi scavati entro terra, e per mantenerle pulite
e lisce, sebbene non le ajutino al volo. Il ron-
zamelo ©he fanno gli scarabei ; alzandosi in aria,
è prodotto dal percuoterla che fanno quei foderi.
Fra le differenze delle varie specie rimarchevo-
lissima è quella della grossezza ; perocché alcune
non sono maggiori della testa d' uno spillo; mentre
altre, come lo scarafaggio elefante, non sono mi-
nori di un pugno. Alcuni scarafaggi poi passano
per tutte le loro metamorfosi nel corso di una
sola stagione , mentre altri vi mettono quattro anni,
oltre i quali vivono un quinto come insetti alati.
11 beccamorti che abita i deserti della Tartaria,
e più altre parti del continente , si tien d' ordina-
rio sotto i carcami degli ammali disseccati al sole.
Gli astucei delle sue ali sono di color nero, pun-
teggiati , rigati e alquanto scabri.
Il signor Gleditsch , il quale avea osservato più
volte come alcune talpe lasciate morte sul suolo,
erano scomparse , volle un giorno cercar di sco-
prire onde ciò fosse avvenuto. Quindi ne prese
una, che posò sovra il terreno leggiero ed umido
del suo giardino; e tornato dopo due giorni per
vedere ciò che ne era avvenuto, la trovò alla pro-
fondità di quattro dita sotto il terreno medesimo,
in una fossetta corrispondente alla misura del suo
corpo , e in quella positura che già le avea data.
Il dì seguente la fossa era colma per metà ; ed
GLI SCARABEI. \ifi
egli allora traendone la talpa, che già mandava
un fetido odore, vi trovò sotto, entro piccioli bu-
chi, quattro beccamorti , a cui restituì la talpa,
gettandole sopra un poco di terra. In capo a tre
settimane , essendo tornato a discoprirla , vide che
era putrefattissima, e tutta piena di vermi bian-
chicci, che sospettò esser prole de' beccamorti.
Successive esperienze gli provarono poi eh' egli
non s' era ingannato nella sua congettura.
I beccamorti si occupano ordinariamente de'loro
interramenti , ne' quali spiegano forza e industria
straordinaria , dai primi giorni d' aprile alla fine
di ottobre. Essi gli intraprendono meno per prò-"
curarsi il lor nutrimento , che per preparare un
comodo nido alle loro uova, e il cibo delle larve
che ne provengono.
Gli scarafaggi hanno gli astucci delle loro ali
d' un bruno rossigno, coperti d* una polvere bian-
chiccia che si distacca facilmente. In alcuni di essi
il collo è coperto d' una lastra rossa, e in altri
d' una nera. Le zampe anteriori sono cortissime ,
e proprie insieme a scavar la terra, ove questi
insetti molto nocivi ai vegetabili , fanno dimora ,
e depongono le uova. Escono da queste vermi
bianchicci con sei zampe, testa rossa, e forti grife,
lunghi circa un pollice e mezzo, e destinati a
vivere in questa forma quattro anni, duranti i
quali cangiano più. volte di pelle , fino a che pren-
dono la forma di crisalidi. Mentre soggiornano
2 _|_j, GLI SCARABEI..
sotterra sì nutrono delle radici degli alberi e d'elle-,
ijiante , e commettono incredibili guasti. Giunti
poi alla fine del quarto anno , sì preparano a su-
bire la loro metamorfosi , profondandosi più che
mai, e filandosi un bozzolo molle, ond' escono poi
In febbrajo perfetti scarafaggi, ma teneri e bian-
chi, finché in maggio ben fortificati si traggono
fuori anche dalla terra.
Gli scarafaggi si aggirano sul declinar del giorno
in que' luoghi particolarmente che sono più. arbo-
rosi. Essi mangiano foglie di sicomoro , di tiglio,
di frassino, di salice e d'altri liberi fruttiferi.
Sono però men voraci che quando erano nello
stato di larve.
Leggesi nelle transazioni filosofiche delF anno
1662, come sulla costa di Galloway in Irlanda
comparvero tanti sciami di scarafeggi, che per lo
spazio circa di una lega quadrala V aria ne era
oscurata, e lo strepito delle loro -ali somigliava
quello di lontani tamburi. Chi viaggiava sul tra-
montar del sole , quand' essi erano in movimen-
to , era ben sicuro d' esserne morso in viso , il
che non avveniva senza gran dolore. Fra poco
tutti gli alberi furono spogliati delle loro foglie ,
per lo spazio d'alcune leghe, anzi tutta la cam-
pagna , sebben fosse mezza estate, rimase nuda
come nel fitto inverno. I porci e i polli intanto,
mangiando questi scarafaggi, che divoravano in
gran parte, i loro cibi divennero grassissimi; e
Gii SCARABEI. *4'5
gli Irlandesi stessi, quasi per rifarsi dei danni
che ne soffermano , si diedero a prenderli , e a
farne pasto , che loro , per quanto sembra , nora
dispiaceva. Verso la; fine dell' estate i malefici in-
setti scomparvero sì prontamente-, che in pochi
giorni non ne rimase un solo.
Molte industrie usano i fitta juoli per farli uscir
di terra e distruggerli. Il meglio è scuotere di
mezza notte gli alberi, ove si trovano addormen~
tati e assopiti , raccoglierli ed ucciderli.
Il verderame è il più bello di tutti gli scara-
faggi- Le parti superiori del corpo della sua fem-
mina sono d'un verde brillante, che varia secondo
il giorno in cui si osserva e gli astucci delle sue
ali sono attraversati dalle sue righe bianche e giallo-
gnole. Il maschio è del colore del rame brunito
con una sfumatura di verde. Questi insetti hanno
circa un pollice di lunghezza e talvolta più. Si
trovano sui fiori, e particolarmente sulla rosa e
la peonia, e talvolta su'formicaj. Quando si toc-
cano , essi spandono, un umor fetido , che è pro-
babilmente un, mezzo di difesa ©ontro i loro-
nemici.
Le larve dei verderame si nutrono , sotterra ,
delle radici degli alberi , ne mai compajono alla
superficie, ove non siano turbati da scavi o da
altro accidente. Nascon verso la fine di giugno ,
e appena hanno acquistato forza sufficiente, si di-
vidono F una dall' altra , cercandosi un proprio:
Gabinetto T. VI. io
i46 gli scarabei:.
asilo. Giunte in quattro anni ( in ciascuno de' quali
cangiano pelle ) all' epoca della loro metamorfosi,
si fanno color di latte, eccetto la testa e le zampe
clie sono brune, si fabbricano assai presso alla
superfìcie della terra un bozzolo della grossezza
d'una noce, e alfìn eompajono in forma di veri
scarabei. Sebbene onorati del titolo di re , sono
per altro laboriosi come gli altri, coi quali si
trovano spesso faticando.
Il bovino ha poco più d'un pollice di lun-
ghezza, e il suo colore è di un nero cupo , tal-
volta verdiccio al di sopra, e azzurro al di sotto
oppure di un verde brillantissimo. Gli astucci
delle sue ale e il corsaletto sono assai lisci; i primi
con righe longitudinali; il secondo con orlo qua-
drato ed un solco nel mezzo.
Quest'insetto si trova egualmente in Europa e
in America, e nella sua maniera di vivere è dei
più singolari. Egli esce dalla sua crisalide , in
aprile; e verso la metà di settembre più non si
vede. Le sue occupazioni più costanti sono quelle
che si riferiscono alla propagazione della sua spe-
cie. Ei prepara comodi nidi di sterco bovino, in
forma di picciole palle, e in ciascuna d'esse de-
pone uno de' suoi uovi. In settembre le profonda
tre piedi nella terra, ove rimangono sino a pri-
mavera, quando le larve, rotto il loro inviluppo,
risalgono alla superficie del suolo.
I bovini sono industriosissimi, e si ajutano in-
GLI SCAHABET. iA'J
sieme a trasportare le loro pallottole per lo spa-
zio d' alcuni metri, il che fanno alzando il ventre,
e prendendole colle loro zampe di dietro. Due
o tre si mettono talvolta intorno ad una sola pal-
lottola , cui sono spesso obbligati ad abbandonare
per la disuguaglianza del terreno. Allora altri pren-
dono il loro posto, a meno che la pallottola non
sia caduta in una buca o in una fessura profonda,
onde il trarla riesce loro impossibile. Sembra eh©
i nostri insetti non facciano veruna distinzione fra
pallottole e pallottole, ma abbiano egual cura di
tutte. Si veggono con esse precipitar sovente da
picciolo eminenze ; ma non si lasciano scoraggiar
da leggieri, e rinnovando più volte i loro sforzi,
sormontano ordinariamente tutti gli ostacoli.
La loro attività e la loro forza sono tali, che
giungono talvolta a muovere corpi assai più pe-
santi dei loro. Una sera che il dottor Brickell
cenava in casa di un colono della Carolina set-,
tentrionale, furono messi due o tre di questi sca-
rabei sotto i candellieri , che ad un colpo dato
sulla tavola cominciarono a muoversi , con sua
grande sorpresa, non potendo egli intendere il
come. La sua meraviglia, peraltro, fu ancor mag-
giore, quando sollevato ciascun candelliere, vide
chi era causa del movimento.
Lo scarabeo muschiato prende il nome dal suo
odore di muschio. Le larve della sua specie ras-
somigliano a vermi assai molli e spttili; sono or-
1^8 GLI SCARAEEr.
dinari amente bianche; hanno sei forti zampe, e
penetrano ordinariamente F interno degli alberi ,
affine di procurarvisi nutrimento ed asilo, quando
sono trasformate in ninfe. Dopo F ultimo cangia-
mento lo scarabeo muschiato , traendosi fuori del
suo nascondiglio, manda un odore che si sente a
, considerabile distanza; e preso produce un suono,
che deve per avventura ascriversi ad uno sfrega-
mento del corsaletto e dell' abdomine.
Il grande scarabeo muschiato è un bellissimo
insetto d' un color verde azzurrino , lucente con
una tinta di giallo dorato. La parte superiore del
suo corpo è turchina, e le sue ali, nascoste sotto
le guaine, son nere. Le sue zampe sono anch'esse
verdi azzurre , ma un po' più pallide. Ciascun
fianco del suo corsaletto è armato d'una protu-
beranza con punte, e fra queste sono tre piccioli
tubercoli presso Fali, e tre altri presso la testa.
Gli astucci dell' ali sono oblunghi, ed hanno tre
righe un po' rilevate e longitudinali. Le antenne
sono lunghe quanto il corpo , e composte d' un
gran numero di picciole articolazioni , che si im-
piccioliscono verso l'estremità. L'insetto di cui
parliamo, si tiene sulle foglie di salice , ed ha egli
pure un odor di muschio aggradevole.
Il cervo volante è così appellato dalla forma
singolare delle sue grandi mascelle mobili , che
somigliano alle corna di un cervo, Si prolungano
esse dalla testa sino quasi ad un terzo del corpo
GLI SCARABEI. 1^9
e sono larghe e schiacciate. Nel mezzo , verso la
parte interna, esse hanno un picciolo ramo, le cui
estremità, sono forcute. La testa che le sostiene
è corta , larga ed irregolare ; il corsaletto è più
stretto che la testa ed il ventre , e orlato d' una
dentellatura ! Il color generale dell' insetto è bruno
cupo; e gli astucci delle sue ali sono affatto lisci.
La femmina del cervo volante si distingue per
le sue corna , grandi appena la metà di quelle
del maschio. Ambidue per altro le hanno rosse
come il corallo, e bellissime a vedersi
In alcune parti dell' Inghilterra questi animali
sono rarissimi. Sebbene crescano a tale grandezza,
che nei nostri climi son reputati i più grandi fra
tutti gli insetti della classe de' coleopteri ; questa
grandezza è picciola cosa in paragone di quella
a cui giungono ne'paesi caldi, ove le foreste sono
più estese. Ivi le loro corna divengono un 5 armo
offensiva ; e il loro morso è formidabile a chi
le prova.
Lo scarabeo elefante rassomiglia al cervo vo-
lante, e si trova nell' America meridionale , parti-
colarmente alla Guiana , al Surinam e sulle rive
dell' Orenoco. Egli è di color nero , e tutto il
suo corpo è coperto di un guscio durissimo e
grosso, come quello d'un picciolo granchio, La
sua lunghezza è quasi di cinque pollici ; il dia-
metro del suo corpo di due e qualche linea ; e
la larghezza di ciascun de' suoi astucci d' uno 9
l5o GLI SCARABEI.
tre linee. Le sue antenne sono di sostanza cornea;
e sembra supplire ad esse la sua mobile tromba,
lunga quindici linee, curva all' insù, e termi-
nata da due corna, di tre linee ciascuna, ma non
forate all' estremità come quelle degli altri insetti .
Tre o quattro linee al di sopra della bocca evvi
un'altra specie di corno più picciolo, cbe, troncata
V estremità , somiglierebbe al corno d' un rino-
ceronte.
Lo scarabeo cappuccino depone le sue uova
nella terra , o nelle crepature di vecchi alberi ,
ove le larve rimangono fino al momento della
loro trasformazione. Appena può esprimersi quanto
esse siano voraci.. Ne la loro voracità si limita ai
vegetali; ma si esercita anche contro gli insetti
che il caso o la superiorità di forza loro sot-
tomette.
Il carabo violaceo è di forma oblunga, di co-
lor di viola scuro , con una tinta purpurea sul
corsaletto , e sulF ale, segnate d' alcuni solchi lon-
gitudinali e profondi. Quest' insetto, comunissimo
nel legno fracido , è però grazioso a vedersi.
Il bombardiere ha testa, antenne, corsaletto e
zampe d'un rosso bruno, occhi neri, astucci dell'ali
ed abdomine azzurri, questo orlato di nero, quelli
con solchi larghi e poco profondi. L' insetto di
cui parliamo , trovasi talvolta in Inghilterra , ove
si tiene sèmpre nascosto fra le pietre, e sembra
fare poco uso delle sue ali. Camminando va a
GLI SCARABEI. l5f
salti; e toccato fa uno strepito simile allo sparo
dì una pistola, e manda dalle sue estremità un
fumo azzurrino. Questo sparo si ottiene, ogni
volta che gli si gratti il dorso con un ago ; Ro-
lander, che il primo ce ne parla, dice fino a venti
volte. Esso è prodotto da una vescica posta nella
parte posteriore del suo corpo ; e il vapore o
fluido che esce dì questa gli serve di grandis-
sima difesa , poiché lanciato negli occhi cagione-
rebbe colla sua acrimonia il dolore stesso che uno
spruzzo d'acquavite. Quando il bombardiere è
inseguito e stanco si riposa dinanzi al suo avver-
sario, il qual s* avanza per abboccarlo; ma confuso
dalla sua scarica improvvisa si arretra, e gli lascia
il tempo di nascondersi in qualche crepaccio vicino.
LA LUCCIOLA
O IL VERME LUCENTE.
La femmina del verme lucente è più grossa
del maschio; ma ambidue hanno testa dell' istessa
forma, ed egualmente nascosta sotto V osso del
corsaletto. La differenza principale fra i sessi con-
sìste in ciò che Fabdomìne del maschio è coperto
di guaine brune, e segnate di due righe longi-
tudinali; e la femmina è senz'ali. L'uno e l'altra
mandano certo splendore; ma quello del maschio
è meno brillante, e non ischizza che da quattro
punti , due de' quali pressa agli ultimi anelli
dell' abdomine.
afSis XAX.UCCIOlLA.ee.
S'incontrano spesso questi insetti, durante il gis»
gno, ne 5 boschi, ne' prati, per le -vive siepi. Come
si movono la loro luce è più viva, il che parrebbe
indicare che la dovessero alla loro respirazione.
E probabile che V acido fosforico , prodotto dalla
combinazione dell' ossigeno con alcune parti del
loro sangue esca fuori attraverso il loro corpo
trasparente. Contraendosi fanno essi disparire la
luce interamente; e stando in riposo non ne man-
dano che pochissima. Il signor Templer, che ha
fatto sovr'essi più osservazioni, dice di non averne
mai veduto alcuno spander luce, senza un sensi-
bilissimo movimento del corpo e delle zampe ; e
aggiunge che quando essa è più brillante manda
certo calore.
Schiacciando alcuni di questi insetti, e fregando-
sene la testa e le mani, queste divengono lucenti,
come se fossero fregate con fosforo. Mettendo
una lucciola in un'ampolla, e l'ampolla nell'acqua,
si vedrà questa raggiar di luce.
LA FORMICOLA PINZAJU0LA.
Ha le antenne "in forma di sega, le ali grandi
ed insieme eleganti, una delle quali distesa può
coprir 1' insetto quasi per intero , cogli astucci
corti , che appena coprono il corsaletto. Per far
capire le ali entro questi astucci , bisogna che
prima si pieghino pel lungo, come un ventaglio,
LA Fòli MI COL A PlNZAJUOLA. l'5-S
poi a due doppi di traverso ; cosa ad osservarsi
graziosissima.
La formicola pinza juola ordinaria è facile a di-
stinguersi da tutti gli scarabei per le forbicelle,
che si trovano all' estremità della sua coda. Nello
stato di larva , a cui poco manca per la sua per-
fezione , è un picciolo animale assai vivo , che
corre con grande agilità fino dall' istante , in cui
esce dall' uovo. All'istante della sua metamorfosi,
parte del suo corpo scoppiando per di dietro,
lascia che le ali si sviluppino liberamente.
Una singolarità di queste formicole si è che le
uova si covano dalle più picciole, allevate dalle
vecchie. Il signor de Geer trovò sotto una pietra
una pinza juola accompagnata da più altre piccio-
lette che pareano sua prole, e si collocavano spesso
sotto il suo ventre, come pulcini sotto l'ali della
lor madre. Egli le mise tutte in una cassetta piena
di terra nuova , nella quale non si addentrarono,
ma seguitarono a fare gran moto intorno alla più
vecchia che si tenea tranquillissima. Avendo loro
dato, per nutrirle, un pezzo di mela maturissima,
la madre subito vi corse, e ne mangiò di buon
appetito i ma le figlie con un poco meno di gusto.
In capo ad una settimana trovò che queste aveano
mutato spoglie , senza per altro gran cangiamento
nelle loro forme.
" Lo stesso naturalista, trovò sotto altra pietra
un'altra pinza juola sopra molte uova, di cui
l54 LA FORMICOLA PINZAJUOL A.
prendeva grandissima cura. Ei pose Y una e l'al-
tra in una cassetta piena per metà di terra nuova,
sparpagliandovi per altro e sopra e dentro le se-
conde. Ma bentosto la madre sì diede a raccoglierle
colle sue mascelle, e in pochi giorni formò di
nuovo il suo mucchio che mai non abbandonò.
In capo a cinque settimane nacquero le piceìolette,
tutte bianche, eccetto la coda, ove poteva scorgersi
una materia bianca attraverso la pelle, con occhi e
denti rossignì. Nutrite dì mele esse crebbero di
giorno in giorno ; e morendo la madre ne divora-
rono quasi tutto il carcame ; ciò che il signor Geer
attribuì a mancanza d' altro cibo. Fra due mesi
non ne rimase viva che una sola, che passò in
seguito allo stato di crisalide. v •
Gran danno cagionano le pinza ju|$e ne' giardi-
ni; e de' guasti che fanno ne' fiori, ne' frutti, nei
legumi, si accagionano sovente le lumache e gli
scarafaggi. Il miglior mezzo di distruggerle sarebbe
il sorprenderle in tempo di notte, quando si ab-
bandonano alle loro depredazioni. Si attaccano
ordinariamente cannelli di pipa con zampe di
gamberi dietro le bacchette che sostengono i fiori,
oppur canne dietro lo stelo degli alberi e le spal-
liere, perchè le pinzajaole introducendovisi s'im-
prigionano da se medesime.
Si è creduto eh' esse potessero introdursi negli
orecchj , penetrare fino al cervello degli animali,
e dar loro morte. Ma la verità è che se talvolta
LA FORMICOLA PINZAJUOLA. l55
vi si introducono siccome fanno le mosche, le pulci y
ed altri insetti, cercano tosto di uscirne»
L'ANOBIO.
E di colore oscuro, in qualche modo vellutato,
con macchie brune irregolari, e lungo circa tre
linee. Malgrado la sua picciolezza cagiona spessa
fra il volgo gravi timori , per lo strepito che fa
in certo tempo dell'anno, ond'è stato soprannomi-
nato orologio della morte, traendosi da tale stre-
pito un triste augurio per alcuna delle persone
della casa ove è sentito.
Verso la fine della primavera specialmente >
fanno gli anobii lo strepito di eui si parla, ed al-
tro non è che un segnale che si danno gli uni
gli altri battendo otto o nove volte una sostanza
dura colla parte superiore della testa. Si drizzano
essi, giusta le osservazioni del signor Stackhous-e ,
riferite nelle transazioni filosofiche, sovra le loro
zampe di dietro, ed indibattono con eguale agi-
lità che forza, sicché talvolta rimane impresso il
colpo che danno. Il signor StacTdiouse ne prese
uno ( ed è difficilissimo lo scoprirli in grazia del
lor colore bruno grigio simile al legno) e lo pose
in una cassetta , che poi all' indomani aprì per
fargli godere il calor del sole. L' insetto si mostrò
svegliatissimo , arrampicandosi con gran celerità
sovra pezzi di giunco e di legno fracido, finché
i56 l'anobio.
trovandosi loro in vetta, stese le sue ali per vo-
larsene via. Allora avendo Stackhouse rimesso alla
cassetta il coperchio , V insetto ripiegò le sue ali,
stette tranquillo, e sopravvisse altri quindici giorni.
Per quanto strana sembrar possa la cosa , è cer-
tissimo che si riesce a domesticare gli anobj come
altri insetti, Il dottor Derham tenne m maschio
ed una femmina in una cassetta per ben tre set-
timane , e imitando or coli' unghia , or colla punta
di una penna il loro strepito, giunse a farsi da
loro intendere e rispondere quante volte gli pia-
ceva. Quando il maschio fu morto , la sua com-
pagna rosicchiando il legno si aprì un passaggio
-e disparve.
LE TARME,
Hanno d'ordinario mia linea di lunghezza, e
a primo aspetto rassomigliano molto ai pidocchj.
La loro bocca, però, osservata con un micro-
scopio è rossigna, e gli occhi son gialli. Le loro
antenne sono lunghe e appuntate ; e il loro dorso
è talvolta , sebbene di rado , fornito d' ali.
Gli insetti, di cui parliamo, si trovano comu-
nemente nel legno fracido, ne' vecchi mobili, nei
musei e ne' libri trascurati. Il maschio e la fem-
mina fanno talvolta , per chiamarsi , uno strepito
poco differente da quello di un oriuolo. La fem-
mina depone le sue uova in luogo arido e poi-
LE TARME. 1 57
veroso, ove suppone di trovarsi al sicuro. Queste
uova molto simili alle lendini de' pidocchio si
; aprono generalmente verso il principio di marzo
o poco più tardo. I piccioli tarli, quando ne
escono, sono quasi impercettibili ad occhio nudo.
Rimangono nello stato di larva molto simili ai
vermicelli del formaggio per quasi due mesi ,
dopo i quali subiscono la loro metamorfosi. Si
nutrono dì mosche e d' altri insetti morti ; e il
loro numero, come la loro voracità cagionano
spesso gran guasto ne' gabinetti di storia naturale.
Quasi ogni sorta di sostanze serve alla loro vita ;
e si può osservarli frequentemente occupati a cer-
car briciole nella polvere , volgendole colla loro
testa, presso a poco alla maniera de 5 porci.
Nell'inverno, onde evitare gli incomodi del
freddo, questi insetti si caccian nella polvere pro-
fondamente. Nell'estate, stagione in cui sono nu-
merosissimi, corrono, appena turbati, a nascon-
dersi con tanta agilità , eh' è impossibile scor-
gerli: fanno allora sentir di rado il loro strepito;
ma ove non abbiano timore, non solo il fan
sentire come in ogni altra occasione , ma rispon-
dono a chi batte colf unghia. Ad ogni colpo il
loro corpo prova una scossa, ed è come preso da
uno slancio improvviso. Questa osservazione la
dobbiamo al dottor Derham, che ebbe agio di
esaminare un giorno questi insetti in uno fascio
di carte poste sotto la finestra del suo gabinetto»
l53 LE TARME.
Egli ne dice che il loro strepito, il qual dirado
si fa sentire prima di luglio, e dopo la metà di
agosto , nel primo di questi due mesi è quasi con-
tinuo il giorno e la notte.
CAPITOLO VII.
Come talor veggiam per lunga riga
Le prudenti formiche innanzi e indietro
Or andar or venir dal chiuso albergo
Ai campi e i colli , che involando vanno ,*
Chi tien la preda in sen, chi l'ha deposta,
Chi ricercando ancor novello incarco
Va quinci e quindi , perchè poi non manche ,
Quando il verno le assai , V amato cibo.
Alamanni.
LA FORMICA.
Ira le formiche comuni d' Europa ve ne hanno
di rosse e di nere, con pungolo e senza. Quelle
armate di pungolo, se ne servono per ferire chi
le assale; le altre fanno schizzare dalla parte in-
feriore del loro corpo un fluido acido, che fa
sulla pelle ristesso effetto dell'ortica.
Si distingue nel corpo di questi insetti la testa ,
il corsaletto ed il ventre. Nella testa sono gli oc-
chi affatto neri, e al di sotto di essi due picciolo
antenne composte da dodici articolazioni coperte
di setole fine. La bocca è fornita di due mascelle
adunche, sporgenti, e guernite d'una specie di
denti incisivi. Il corsaletto è coperto d'un fino
velluto , e dal mezzo di esso escono sei zampe ,
l6o- EA FORMICA.
lunghe e anch'esse vellutate con picciole grife
per arrampicarsi. Il ventre è più rosso che il
resto del corpo (il qual trae alla nocciuola bruna)
brillante come uno specchio, e coperto di finis-
simo velluto.
Quanto sono più grosse, tanto le formiche sono
più ardite; anzi talune il sono a segno, che non
temono di assalire animali dieci volte più grossi
di loro. Vivono esse in comunità composte di
maschi, di femmine e di neutri, che soli sosten-
gono la fatica della fabbricazione. Formano questi
in terra un nido oblungo, in cui si trovano più
passaggi ed appartamenti; e a formarlo qual di
essi alza le fondamenta con un misto di terra e
di glutine, che trasuda dal loro corpo; qual rac-
coglie piccioli fili di ramoscelli o di germi, per
farne travicelli e correnti ; qual compone di giun-
chi e d' aride erbe i tetti , sotto cui mettere al
coperto le provvigioni.
A raccogliere queste , le formiche si affaccen-
dano incessantemente. Una di loro, come ognuno
può avere osservato , porta un grano ; un* altra
una mosca morta; e spesso molte insieme si danno
a portare il capo di un insetto più grosso. Ove
incontrino sostanza loro confacente , ma troppo
voluminosa, la divorano sul luogo, fino a che
possano recarla altrove. È ben raro che tornino
al formica jo senza bottino , o non vengano almeno
per chieder compagne in qualche nuova depre-
LA FORMICA. lól
dazione. Se una di esse reca avviso di aver disco-
perto qualche cibo ( un pezzo di zuccaro , di pane,
di frutto ) anche nel piano più elevato della casa ,
tutte si schierano sopra una linea, e seguono fin
lassù la loro conduttrice.
Il dottor Franklin, essendosi persuaso che que-
sti piccioli animali avessero qualche mezzo di
comunicarsi i loro pensieri o i loro desiderj 5
ebbe ricorso a più esperienze, che tutte più o
meno lo confermarono nella sua opinione. Una
fra l'altre, però , gli parve più convincente, Mise
egli una pentola di terra, con entro un po' di
teriaca, in un gabinetto. Molte formiche accorsero
per divorare la droga; ma egli ne le cacciò. Indi
con una funicella appese alla soffitta la pentola ,
ove essendo rimasta per caso una sola formica,
fece gran corpacciata; ma quando volle andarsene,
non sapea come. Alfine dopo molti tentativi sì
attaccò alla fune, sali per essa alla soffitta, indi
guadagnò la parete, e alfin scese a terra. Mezz'ora
dopo si vide uno sciame di formiche, le quali
per la parete rimontavano alla soffitta, e da questa
per la funicella scendevano nella pentola; e di il
a poco, mentre le une venivano, le altre già pa-
sciute si partivano , onde si formavano due lunghe
righe parallele; il che continuò fino a che la te-
riaca fu affatto consumata.
Ordinariamente le formiche ammucchiano con-
siderabile quantità di differenti specie di grani> e
Gabinetto T. VI. 1 1
i-Ga ia formica-; -
per impedir loro di germogliare nelF umidità delle
celle che abitano , il loro istinto le porta a mor-
derne la parte, ond' esce lo stelo.
Le larve, che provengono dalle loro uova, e
rassomigliano a vermi senza zampe, sono ben to-
sto trasformate in crisalidi bianche, di cui spesso
si fa uso per nutrire i pulcini de' fagiani, delle
pernici e de' rcssignuoli. Ove sia scomposto il loro
nido , le formiche ne formano un altro , recando
in esso confusamente quanto poterono salvare del
primo ; e poi separando le larve delle uova dili-
gentissimamente.
Nella calda stagione esse ogni giorno dalle dieci
della mattina alle cinque del dopo pranzo acco-
stano i loro piccioli vermi, alla superficie del loro
asilo. Neil' altre ore li tengono al fondo , e co-f
minciata la stagion delle piogge, tanto più.
Le formiche alate hanno fra P a'itre distinzioni
una picciola scaglia ispida sul filo, che lega il
corpo al corsaletto.
I maschi di qualsiasi specie sono più piccioli
delle femmine, ma hanno gli occhi più grandi di
loro, e frequentano poco l'abitazione comune. La
occupazione unica delle femmine è quella di de-
porre le uova, e il rigore del freddo spesso le
distrugge. I neutri, che soli possono sopportarlo,
passano però 1' inverno in uno stato di letargo.
Questi come le femmine sono armati di un pun-
golo, che i maschi non hanno.
LA FORMICA. l63
Grandi attenzioni mostrano essi per le femmine.
Il signor Gould ci narra ch'ei ne avea posta una,
appellata regina delle specie delle picei ole formi-
che nere nere in una cassetta, nel cui coperchio era
un forellino bastante pei neutri, ma non per essa.
Quindi i neutri andavano e venivano pel suo ser-
vigio , ne come fu morta , si distaccarono da lei,
finché dopo due mesi, aperta la cassetta , ne tras-
portarono 1' insensitiva spoglia.
Le formiche s' arrampicano agli alberi , a cui
dicesi che facciano molto danno. In 1 svizzera però
si sforzano a stare sovr' essi per distruggervi i
bruchi assai più perniciosi.
Ottiensi , per quanto si asserisce , dalla loro di-
stillazione un acido molto gustoso. Il signor Gon-
sett, passeggiando in un bosco presso Gothembourg
in Isvezia, osservò un giovane seduto presso una
tana di formiche , il quale se le mangiava con
gran piacere dopo aver loro strappato ali e testa.
Ei disse che il lor sapore era presso a poco quello
del succo di cedro, ma più aggradevole.
Assicurasi che le formiche dell' Africa non ca-
dano mai in letargo , e costruiscano i loro nidi ,
e facciano le loro provvisioni in maniera differen-
tissima da quelle d'Europa. Sono esse, per ogni
riguardo, assai più formidabili; e vene hanno di
tre specie , rosse , verdi e nere. Il loro pungolo
cagiona un dolore insopportabile; e il guasto che
fanno è immenso. I montoni, i polli, i sorci,
accostandosi ai loro asili, ne sono spesso uccidi.
l64 LA FORMICA.
La grande formica nera dell' America meridio-
nale punge in modo egualmente pericoloso che
lo scorpione; e dopo di essa la picciola formica
gialla è la più terribile, poiché il dolore della
sua puntura somiglia a quello prodotto da una
scintilla di fuoco. Queste formiche hanno i lor
nidi ( grandi talvolta come barili di quaranta
pinte) fra i rami o nel tronco de' grandi alberi.
Nella stagion delle piogge però si ritirano a certe
loro cittadelle sotterranee, ove conservano le loro
uova. Traccian ne' boschi de' sentieri larghi tre o
quattro pollici, e sempre riportano sul dorso al
loro formicaj o cariche pesanti, tutte della stessa
natura e grandezza.
Tre differenti sorta di formiche sì sono osser-
vate nella nuova Galles meridionale. Alcune sono
verdi come le foglie , vivono sugli alberi , e la
loro grossezza varia della testa d' un uomo ad
uno de' suoi pugni. I loro nidi sono formati di
foglie larghe come una mano ripiegata, e unite
insieme (con un fluido glutinoso che la natura
ha loro dato) in guisa di borsa. Altre formiche
sono affatto nere, hanno il loro asilo nell'interno
dei rami d' un albero , onde trassero tutto il mi-
dollo , senza che 1' albero ne soffra , e vanno ar-
mate di un pungiglione. Altre finalmente furono *
osservate nella radice d' una pianta , che cresce
come il vischio sulla scorza degli alberi. Questa
radice suol essere della grandezza media di un
IA FORMICA. l65
ravanello, e le formiche, abitandola, non le fanno
quasi verun danno essendo più picciole delle for-
miche rosse comuni. Esse hanno de' pungoli , ma
poca forza per farli sentire, sebbene, attaccandosi
alla mano e scorrendo pel corpo di chi talvolta
svelle la radice lor prediletta, cagionino un prurito
peggior del dolore.
La formica del zuccaro , comparve per la prima
volta nell'isola di Granata, o saranno quarantan-
ni, in una piantagione di canne da zuccaro presso
una baja distante due o tre leghe della città di
San Giorgio. Indi si diffuse a tutte le coste , e
non è a dire quanto guasto cagionò. La sua gran-
dezza è media; il suo colore è un rosso cupo.
Essa fa il suo nido , non solo sulla canna da zuc-
caro , ma anche sul tiglio , sul cedro e sull' aran-
cio , ove si trova protetta contro il vento e le
piogge; e per compenso dell' ospitalità ne rode
fin le radici. Essendosi proposti premj a chi tro-
vasse il mezzo di distruggerla si trovò che il
fuoco, l'arsenico e il sublimato corrosivo riusci-
vano meglio che ogni altro. Più efficace però fu
l'uragano, che sopravvenne nel 1780, fatalissimo
all'altre isole dell'Indie occidentali, ma benefico
in certo modo a quelle di Granata, ove altrimenti
potea quasi rinunciarsi alla coltura dello zuccaro.
Le formiche bianche si trovano nelf Indie orien-
tali e in più parti dell' Africa e dell' America
meridionale, ove i guasti che cagionano fanno
l66 LA FORMICA.
inorridir gli abitanti. Il signor Smeafhman, nelle
Transazioni filosofiche le divide in tre classi : di
operaje, di combattenti, e di alate o perfette,
maschj e femmine, che altra cura non hanno che
di propagare la specie. Le operaje sono le più
numerose, ed avranno tre linee di lunghezza. Le
militari o combattenti sono larviformi , lunghe
circa sei linee , con bocca fatta per forare , men-
tre quella delle prime è fatta per masticare. Le
perfette hanno testa, ventre, corsaletto differenti
affatto dall' altre , e di più quattro ali brune e
trasparenti, con cui, a stagion convenevole, si
trasportano da luogo a luogo, e formano nuovi
stabilimenti. La loro lunghezza è allora di nove
o
linee circa; e ciascuna delle loro ali avrà due pol-
lici e mezzo. Assalite dai rettili e dagli uccelli ,
che le divorano , sono spesso salvate dalle ope-
raje , che formando per ciascuna coppia di esse
una cameretta d'argilla, le rifugiano, le manten-
gono, le trattano quai regine, mentre le militari
vegliano alla loro difesa. Come la cameretta ha
per le sue interne divisioni tutte le parti di una
fortezza ; così 1© militari adempiono tutti gli offici
di una vera guarnigione. /Sènza di questa mirabile
provvidenza non si conserverebbe la specie.
167
IL FORMICOLEONE.
E la larva di un insetto molto somigliante alla
damigella, e prende il nome dal pascersi eli' egli
fa di formiche. Nella maniera di prenderle e
nella figura differisce poco dal ragno. Il suo corpo
è composto di più anelli, e il suo colore è d'un
grigio sporco, sparso di macchie nere. La sua
testa è picciola e schiacciata ; ed escono da essa
due corna, lunghe ciascuna due linee, dure,
vote al di dentro, adunche all'estremità, e ripul-
lulanti ove gli cadano. Invece di bocca egli ha
mascelle incavate, con cui sugge la sostanza degli
insetti di cui si nutre.
La sua abitazione ordinaria è un luogo arido
ed arenoso, sotto qualche vecchia muraglia, al
coperto del vento. Ivi ei si forma nella sabbia
una specie d'imbuto, di cui tiensi in fondo, aspet-
tando pazientemente la sua preda. Quando una
formica od altro picciolo incetto cammina in riva
al suo picciolo posto o nascondiglio, gli fa neces-
sariamente cadere addosso- qualche granellino, ch'è
per lui un- segnale, ond'egli si slancia fuori, op-
prime prima coir arena il- mal accorto, indi preu-
dendolo colle sue corna, succintolo ne getta il
carcame, ristaura gli scoscendimenti del suo mori-
ticello , e si ritira. Vivendo in molte astinenze
egli ha sempre molta fame; e quando mangia il
sua corpo si gonfia notabilmente.
?6S It FOHMICOLEONE»
Il signor Poupart avendo, per farne esperienze,
posto un formicoleone in una cassetta di legno
con entro un poco di rena , lo coprì in seguito
d' un vetro, in modo che altro insetto non potesse
approssimarglisi. Il formicoleone formò il suo cono
o imbuto , e si pose in agguato , coni' è della sua
natura , ma inutilmente. In altra cassetta quel si*
gnore ne mise un secondo , a cui si diede cura dì
porger regolarmente mosche e formiche; né perciò
potè scorgere veruna differenza tra i movimenti
di questo e dell' altro. Solo, quando li fece uscire
ambidue, dopo qualche mese, dalla loro prigione
trovò che il primo avea molto diminuito la sua
naturale grossezza , mentre 1' altro Y avea conser-
vata intera.
Se il formicoleone si fa la sua caverna in un
mucchio o strato d'arena pura, il suo lavoro è
facile ; ma trova gran difficoltà se è mista d'altre
sostanze. Ei però non si perde d'animo, ma cerca
di vincerle, usando la destrezza ove gli manca la
forza. Ed è mirabile ad osservarsi come trattan-
dosi di grosso ostacolo , per esempio di una pie-
tra, mentre cerca di rimuoverlo, pensa a farlo in
modo che non sia d' impedimento alle formiche ,
le quali vogliono accostarsi alla sua tana.
Dopo aver vissuto qualohe tempo nello stato
di larva, egli abbandona il suo buco e si profonda
nell'arena. Ivi avviluppasi d'una tela fina, entro
cui deve rimanere fino alla sua trasformazione in
IL F0RMIC0LE0NE. j6q
insetto alato. Questa tela è formata d' una specie
di tela , che 1' insetto fila alla maniera de' ragni 3
e d' una quantità di grani d' arena insìem cemen-
tati per mezzo dì un liquor viscido che trasuda
da' suoi pori. Neil' interno di essa, che veramente
sarebbe per lui troppo dura , e non serve che a
ripararlo dalle ingiurie dell'aria, ei ne fila un'altra
assai più pura e più fina, d'un color perlino bel-
lissimo, che copre tutto il suo corpo. Fra poco
diviene una ninfa oblunga, in cui l'occhio dell'osser-
vatore può distinguere la mosca, in cui l'insetto
va ad essere lentamente trasformato.
IL PUNTERUOLO.
Alcune specie di punteruoli vivono sugli alberi
e gli arboscelli , introducendo la tromba ne' lor
più teneri rami, e così suggendone il succo; altre
si nutrono soltanto d'erbaggi ; altre di grani di
legni , e d' alcune sorta di funghi ; e poche altre
stanno sotterra.
Il punteruolo del grano è d' un bruno neric-
cio, e di rado ha due linee di lunghezza. La sua
bocca è picciola e lunga ; il suo corsaletto pun-
teggiato, e quasi così lungo che il ventre.
Anche dopo che le uova sono aperte, le larve,
che poc' anzi vi erano rinchiuse, continuano a vi-
vere qualche tempo nel grano medesimo ; ed è
difficile il discoprir vele, tanto vi si tengono celate.
I^O IL PUNTERUOLO.
Crescono esse intanto di volarne col luogo della
loro dimora, a spese della farina che vi è con-
tenuta. Si cangiano frattanto in ninfe , restando
tuttavia sotto la vota buccia, sino a che divenuti
veri insetti ne scappano. Per conoscere i grani ,
che racchiudono i punteruoli e non la propria
sostanza, co nvien gettarli nell'acqua, ove -queir in-
dizio che non si ha dal loro volume, si ottiene
dalla loro leggierezza.
Onde rendere immuni i granaj dagli insetti di-
struttori di cui favelliamo, usano i fìtta juoli di
stendere le loro biade al sole, il che, dicono essi,
ne li fa uscire. Vuoisi pure che si giunga a di-
struggerli, mettendo fra le biade medesime rami
di sambuco e di giusquiamo. Un parigino imma-
ginò di introdurre nel suo granajo molte formi-
che, le quali fecero a' punteruoli ostinatissima
guerra, finché gli ebbero cacciati del tutto.
Il punteruolo della nocciuola, così detto poiché
trovasi spesso neh' interno di questo frutto , pro-
viene da una larva o verme bianco , uscito da uu
uovo bruno già deposto nel frutto medesimo
quànd' era ancor tenero. Serve di nutrimento a
un tal verme l' inviluppo della nocciuola , fino a
che sia diventato troppo duro o troppo secco. Al-
lora gli piace meglio la polpa della nocciuola
medesima eh' ei rode intorno intorno regolarmente,
respirando pel foro già fatto in essa da chi vi
introdusse l'uovo., e mandando per quello gli
escrementi. -
IL PUNTERUOLO. 171
Verso il settembre e talvolta un po' più tardo,
la nocciuola matura cade a terra, e allora l'in-
setto allargandone il foro che si disse , ne esce
fuori, e si nasconde nella terra, ove preparasi al
suo cangiamento. In breve diffatti divien ninfa,
sinché verso il maggio seguente apparisce in forma
di scarafaggio lungo tre linee, di color brano
grigio , alquanto ovale , con tromba rossa e d'egual
lunghezza che tutto il corpo, il quale posterior-
mente finisce in punta*
IL CAPRICORNO;
E d' un colore violaceo scuro , un po' vellutato e
punteggiato , e talvolta verdiccio sulla testa e sui
corsaletto. Questo è rotondo e spongioso, e le sue
antenne sono quasi così lunghe come il suo corpo.
Gli: astucci delle sue ali sono stretti, tondeggianti
verso la punta, e tronchi alla base. Le sue ma-
scelle sono, graudi , forti , e formano ciascuna la
sezione di un cono diviso longitudinalmente, e
servono alla triturazione degli alimenti come due
mole. La lunghezza di tutto il corpo è dalle
quattro linee e mezzo fino alle sette e mezzo.
E come larva e come insetto il capricorno pre-
dilige fra gli altri il legno di abete ? tagliato da
qualche tempo, ma non ancora spogliato della sua
scorza. La sua femmina ha nell'estremità poste-
riore del corpo un tubo, compresso ? che allunga
ir-2 IL CAPRICORNO.
o raccorcia a piacere , e pianta fra la scorza e il
legno alla profondità di tre linee , per deporvi le
sue uova, Levando la scorza è facile seguire la
traccia della larva dal punto ove usci dell' uovo
sino a quello ove compie per così dire sé stessa.
Vicina a divenir ninfa si profonda essa obbltqua~
mente nella parte solida del legno fin tre pollici
addentro; e il suo pertugio è di forma semicilin-
drica. Essa non ha zampe , è pallida , coperta di
peluria, divisa in tredici anelli, ed ba testa grande
e convessa. Generalmente viene fuori dell' uovo
in ottobre, verso marzo divien ninfa; e in mag-
gio poi o in giugno compare fuor del legno come
vero insetto. Gredesi eh' esso non vada attorno
volando se non di notte.
Il capricorno è veramente uno de' più begli
insetti. Esala un odor forte e non disaggradevole;
e preso fa sentire una specie di grido prodotto
dallo sfregamento del corsaletto o della parte su-
periore dell' abdornine contro gli astucci dell' ali.
CAPITOLO VII!
Adunque V api nell' aprir dell' anno
Son tutte di dolcezza e d J amor piene :
Allor son vaghe di veder gli adulti,
E la dolce famiglia e i lor figliuoli ;
Àllor con artificio e industria fanno
Loro edifici e celle, e con la cera
Tiran certi angoletti eguali a filo 9
Lineando sei facce ; perchè tanti
Piedi ha ciascuna : o uiagisterio grande
Dell* api architettrici e geometre!
RUCELLAI.
1/ APE DOMESTICA.
J_ja prima e più osservabile parte, che deve
considerarsi nell ape domestica, è la tromba di
oni essa fa uso, onde estrarre il succo dai fiori.
Questa non è già, come nell' altre mosche, in
forma di tubo per cui il fluido possa essere aspi-
rato, ma somiglia piuttosto a spazzola o a lingua.
L' ape inoltre ha denti, con cui dà forma alla
cera, che trae da' fiori insieme col mele, di cui
empie le cavità delie sue cosce posteriori, finche
non potendo caricarsi davvantaggio torna all' al-
veare. Il suo ventre è diviso in sei anelli , che
raccorciano il corpo, scorrendo gli uni sopra gli
i^jj, l'ape domestica.
altri. Nel ventre, oltre gli intestini, racchiude un
pungiglione , un sacchetto di veleno , ed uno di
mele raccolto, porzion del quale è da lei versata
nelle cellette dell'arnia, onde comporne i favi,
porzione mangiata , o serbata pel nutrimento del-
l' inverno.
Il pungolo che le serve dì difesa, contro i suoi
nemici è composto di tre parti, cioè del fodero
e di due dardi picciolissimi e con più punte, che
cagiona un gran dolore , e la cui ferita sarebbe
meno pericolosa, se non fosse anche avvelenata.
Talvolta il fodero stesso piantasi talmente nella
piaga , che Y ape è costretta di lasciarvelo , onde
ella poco appresso ne muore. Parrebbe a prima
giunta desiderabile eh' ella non avesse un pungolo
tanto crudele, ma poi riflettendo al gran numero
d' insetti pigri e aifamati , che tendono di conti-
nuo a godersi il frutto della sua industria, si vede
che quell' arme le è di necessaria difesa.
Vi hanno tre differenti specie d' api in ciascun
alveare, le opera j e (e son le più numerose) che
credonsi neutre, nate soltanto a falicare e nutrire
quelle, che per la loro picciolezza non possono
ancor cercarsi il cibo : i fuchi, più scuri, più lun-
ghi e più grossi di un terzo, i quali si crede che
siano i maschi e non oltrepassano i cento in un
alveare di sette o otto mila api: le regine, più
grosse de" fuchi , ciascuna delle -quali, dicesi , de-
pone quante uova bastano a formare un intero
l' ape domestica. i^S
sciame. Secondo alcuni naturalisti non avvene che
una per alveare , secondo altri più recenti e più
esatti se ne contano cinque o sei.
Le api vivono in comune , e sono modelli di
attività, di vigilanza^ d'industria, e di regolarità.
Quando cominciano a faticare ne' loro alveari si
dividono in quattro compagnie, V una delle quali
vola pe' campi in cerca de' materiali necessarj ,
un' altra si occupa della disposizione del fondo e
delle cellette , che si compongono di cera , una
terza è impiegata ad addolcirne gli angoli interni,
e la quarta è incaricata di provvedere al nutri-
mento dell' altre , e al loro sollievo quando sono
stanche. Tutti questi offici sono spesso commutati
fra loro.
Tanto è 1' ardore di cui sono animate , che in
un giorno far possono in un alveare quante celle
bastino a contenerne tre mila. Queste cellette sono
perfetti esagoni (figura, secondo il geometra Pappo,
la più convenevole , come quella per cui è per-
duto il minore spazio possibile) si alzano le une
sopra le altre , e si combaciano fra loro esattissi-
mamente. Gli alveoli, che racchiudono i favi del
mele son doppi , e chiusi al piede.
Come P abitazione dell' api ha bisogno d' es-
sere ben chiusa, ciò che le manca per ignoranza
o incuria di chi le fabbrica , è supplito della di-
; ligenza dell' api medesime , le quali ne turano
ogni picciola fenditura con gomma d' odore assai
2 76 l' ape domestica»
aggradevole e più salda che la cera. Quand' esse
cominciano a farne uso, questa gomma è ancor
tenera, ma acquista di giorno in giorno più con-
sistenza, fino a che preso un color bruno , diviene
assai dura. Le api la portano sulle lor zampe di
dietro, e credesi che la raccolgano sulla betulla,
sul salice e sul pioppo.
Se si esaminano questi insetti attraverso un al-
veare di vetro, a giudicarne della prima appa-
renza, non si trova fra essi che anarchia e con-
fusione , ma poi è facile accorgersi quanto util-
mente e con tjuale costanza ciascun di essi si oc-
cupi. I loro denti sono il loro grande strumento
di costruzione, e l'intelligenza che in questa ma-
nifestano è sorprendente. Cominciano sempre dalla
sommità dell'alveare, gettando prima le fonda-
menta de' loro fiali , che accrescono di mano in
mano secondo l'uopo, ripartendosi fra loro le
varie fatiche , onde tutta Y opera proceda con in-
finita prestezza. I fiali che racchiudono varie cel-
lette sono quasi sempre disposti parallelamente gli
uni agli altri , e fra essi avvi un intervallo © via
di sufficiente grandezza , per cui possono cammi-
nare due api di fronte. Altre viuzze coperte ab-
breviano loro, all'uopo, i passaggi. Le cellette
per le più giovani sono formate con più cura ;
quelle pei fuchi sono più grandi j quella dell'ape
regina è la maggiore di tutte.
Il miele non è la sola sostanza, di cui le api
L APE DOMESTICA, Ijy
si nutrano. La polvere seminale dei fiori, di cui
a loro cera si forma , è anch' essa uno de' loro
cibi prediletti, e mentre se ne pascono nell'estate,
ne fanno ampia provvisione pel verno, La cera
onde i loro fiali o favi sono composti , serve anche
essa al loro alimento. Quando i fiori, su cui ordina-
riamente si posano, non sono interamente dischiusi ,
e quindi non offrono loro quantità di, polvere suffi-
ciente-, esse pungono co' loro denti le antere de-
gli stami , che la racchiudono, ed affrettano cosi
i progressi della vegetazione. In aprile ed in mag-
gio- sono esse occupate da mane a sera a racco-
gliere questa polvere , ina verso mezza state ,
quando fa grandissimo il caldo, noi sono, che di
bel mattino.
Due stomachi hanno le api , uno per la cera
l'altro pel mele. Nel primo la polvere dei fiori
è- cangiata e ridotta in cera, che dapprima è
bianca , poi ingiallisce e quasi divien nera , se
sta troppo a lungo, nell' alveare. Il mele , come
già si disse, è estratto per mezzo della loro tromba
dal nettare de'fiori e dalla loro bocca passa nell'al-
tro de-' loro stomachi; la cui membrana e traspa-
rente, sicché si vede facilmente quand' esso e
pieno.
Esse vanno e vengono dai fiori all'alveare per
scaricarvi il mele raccolto , e dall' alveare ai fiori
per raccoglierne del nuovo. Avviene talvolta che-
si incontri un'ape affamata con una piena, e que»
Gabinetto T. VI. Ia
17-3 i7 ape domestica,
sta allora stende la sua tromba, apre la bocca e
in essa dal suo stomaco riduce il mele, che l'altra
parimente colla sua tromba sugge per alimen-
tarsene.
Nel cattivo tempo le api si nutrano del mele
deposto nelle celle aperte; ma fin che la campa-
gna lascia sperare qualche raccolta mai non toc-
cano il serbatojo d' inverno , che è ben sigillato
con cera.
Per quanto le api d' uno sciame sembrano nu-
merose, esse provengono tutte da una sola madre.
Réaumur dice che ove si apra in certa epoca
dell' anno il corpo di un'ape , si troverà eh' esso
contiene più rnigliaja d' uova. Egli stesso ne ha
numerate ben cinque mila.
La regina dell' api è facilmente distinguibile
dall' altre per la grandezza e la forza del suo
corpo. Da lei dipende il ben essere e la conser-
vazione di uno sciame, ond' ella è oggetto delle
cure comuni. E facile vederla di tempo in tempo,
seguita da numeroso corteggio, andar di cella in
cella , immergervi 1' estremità del suo corpo , e
lasciar cadere un uovo in ciascuna. Un giorno o
due dopo esce da quest' uovo la larva, sotto la
forma d' un vermicello , avvolto in se stesso e
dolcemente adagiato in mi letto di bianca gelatina
su cui incomincia a nudrirsi di ciò che gli por-
gono le api comuni, piene di tenerezza per lui.
Fra pochi altri giorni interamente cresciuto è da
l' ape domestica. 179
esse chiuso con cera nella sua celletta , eh' egli
tappezza interamente di cera, ed indi subisce la
sua trasformazione. Quando comincia a mostrarsi
come insetto alato è assai debole e indolente, ma
fra poche ore acquista forza abbastanza per pren-
dere il volo ed accingersi alla fatica. All' istante
che quest' insetto esce dalla sua celletta , le api
operaje le accorrono in folla d'intorno, e leccano
le parti umide del suo corpo colla loro lingua.
Altre gli apportano mele per nutrirlo; altre si
danno a pulire il luogo da lui lasciato e a pre-
pararlo per un nuovo abitatore.
Le api operaje o neutre sono sempre in un
alveare da sedici a diciotto mila, armate di pun-
giglioni, che mancano ai fuchi, i quali verso il
settembre sono da esse uccisi. Tanto è V attacca-
mento fra queste e la regina, che morendo essa,
cessano tutti i lavori della comunità, anzi tutto
lo sciame disperdesi , ove d' altra regina non sia
provveduto. Così una regina, ove sia tratta dall'ar-
nia e separata dall'api operaje, ricusa di man-
giare, e fra quattro o cinque giorni muor di fame.
Il minimo grado di freddo intirizzisce gli in-
setti di cui parliamo ; e se nell' inverno non si
tengono ben stretti gli uni contro gli altri, peri-
scono. I loro nemici sono le vespe, i calabroni,
che li fendono in due co' loro denti , onde suc-
chiare il mele, che hanno nella vescica. Si veg-
gono talvolta anche le passere portarne via nel
becco e nelle zampe.
1S0 l'ape domestica.
L' ingegnoso signor Wildham possedeva un se-
greto, per cui potea fare che uno sciame d' api
si attaccasse alla sua testa , alle sue spalle o al
suo corpo in maniera sorprendente. Più persone
lo hanno veduto bere un bicchier di vino col
volto tutto gremito d' api, alcune delle quali ca-
devangli nel bicchiere stesso ; ma il conoscevano
troppo bene perchè si sentissero spinte a ferirlo
col loro pungolo. Egli talvolta facea con loro da
generale, schierandole in ordine di battaglia sopra
una tavola , e dividendole in reggimenti , batta-
glioni j compagnie. All' istante eh' ei pronunciava
la parola: marcia! tutte si avanzavano regolaris-
simamente come truppe ben disciplinate. Ei le
avea rese tanto mansuete, che mai non pungevano
alcuna delle persone, le quali venivano ad ammi-
rare questo singolarissimo spettacolo.
L'APE MINATRIGE,
E grossa come la prima falange del dito me-
dio, e si vede in tutti i campi e su tutti i fiori.
Compone il suo nido entro buchi sotterra con
foglie aride, cera e pelurie, coprendolo con mu-
sco 3 onde preservarlo dalle ingiurie del tempo.
Questo nido., per lo più solitario, è presso a poco
della grossezza di una noce moscada, è rotondo;
e il mele vi è contenuto in una specie di sacco.
Talvolta parecchi nidi sono riuniti in forma di
grappolo d' uva.
L'APE MINATRICE. l8l
Poche sono le femmine di questa specie , e
somigliano a vespe. Quando hanno deposte le
loro uova nei nidi, che si disse, i maschj, le ri-
coprono con cera. Ignorasi se abbiano o no una
regina. Si vede però una tra esse molto più
grande dell'altre, la quale non ha ali né velluto
sul suo corpo . ed è tutta nera e lucente , come
legno d' ebano levigato. Essa visita di tempo in
tempo T opere dell' altre ed entra nelle celle ,
come per esaminarle.
Alla mattina le giovani api minatrici sono molto
pigre, fino a che verso le sette ore una delle
più adulte, mostrandosi a metà corpo fuori della
sua celletta , posta al di sopra dell' altre , e ron-
zando per una ventina di minuti , le mette tutte
in movimento. Il mele di queste api non è sì fino
e sì aggradevole, come quello delle comuni, e
la lor cera è molto men chiara e solubile.
L'APE CARDATRICE.
Quasi tutte le api cardatrici periscono nell'in-
verno, e non ne sopravvive che un picciol numero
di femmine , le quali poi compajono assai presto
in primavera. Appena infatti i salici cominciano
a fiorire , si veggono occupate a raccogliere il
mele sui gattoni delle femmine e il polline dei
maschj. I neutri si mostrano un poco più tardo;
e i maschi son più comuni in autunno , quando
iSll l'ape cardatrice.
è vicina la fioritura de' cardi , su cui si veggono
spesso quasi ioebbriati di dolcezza.
I nidi delle api, di cui parliamo, sono ordina-
riamente posti ne' prati o in altri luoghi di pa-
scolo, e talvolta anche ne' boschetti, e nelle siepi,
ove le radici sono più intricate, o anche fra cu-
muli di pietre. Quand' esse non trovano qualche
cavità , che serva al loro uopo , se ne formano
una a gran fatica, ricoprendola con grossa volta
di musco, e intonacandone interiormente le pa-
reti con una specie di cera comune. Il musco di
cui dicevamo, se lo fanno passare dall' una all' al-
tra schierate in fila di quattro o cinque, strappan-
dolo talvolta a molta distanza dai nidi , ove alfin
deposto è lavorato e intrecciato con molta de-
strezza. Questi nidi hanno spesso sei o sette pol-
lici di diametro , e s' alzano quattro o cinque al
di sopra della superfìcie della terra. Ove si levi la
coperta di musco si scoprono favi irregolari, l' uno
sopra T altro , ma non congiunti , e di grandezze
differenti. Consistono essi in certo numero di cel-
lette oblungo d' una sostanza serica , attaccate in-
sieme e formate dalle larve prima di subire la
lor metamorfosi. Sono esse di tre dimensioni ,
proporzionate a quelle dei tre sessi. Lo spazio
vóto fra cella e cella è riempito di pasta bruna
fatta con grossa cera o polline preparato con mele.
Al di sopra del favo stanno tre o quattro cellette
di cera comune in forma di pallottole , aperte
all'alto^ e ricolme d'un mele dolcissimo.
i/ape cardatrice, i83
Quelle masse di pasta bruna, di cui facevasi
cenno poc'anzi, sono destinate al nudrimento delle
larve, e in esse son deposte le uova dalle tre
alle trenta. Di rado trovatisi in un nido più di
cinquanta abitanti, fra cui le femmine son le più
grosse. Ed esse e i maschi si alfaticano insieme
coi nèutri alla costruzione e riattazione della lor
casa, esposta alle invasioni dei topi campagnuoH 3
delle puzzole, e d' altri nemici.
Le larve di questa specie sono simili a quelle
dell'api domestiche, ma hanno i fianchi segnati di
macchie nere trasversali e irregolari. Cangiate ia
ninfe tengon la testa rivolta verso il fondo , pel
quale poi escono.
Quando le api cardatrici camminano sopra terra,
ove si faccia suonare un dito dietro di loro, al-
zano tosto tre zampe dell' uno de' lati onde di-
fendersi; ciò che dà loro un' aria grottesca.
Alia stessa specie di api appartengono quella
di color rancio, quella dei papaveri, la spaccatrice 3
la foratrice-, la vellutata , ciascuna delle quali ha
certe particolarità di forme e di costumi, che sa*
ria lungo il descrivere. Gi limiteremo a dire
qualche parola della muratrice.
Essa ha circa nove linee di lunghezza ; il suo
corpo è vestito di un folto velluto , nero nella
femmina e rosso nel maschio; le sue mascelle sono
grandissime, sporgenti, e terminate in due denti
©itasi; le ali san nere con una tinta di violetto j
m L APE CARDATRICE.
F ab domine è un po' conico, ed ha al di sotto
una ciocca di velluto di color rancio; e le estreme
articolazioni delle zampe sono rossigiìe.
Quest' ape prende il suo nome dal far essa
il nido con limo o calcina , irregolarmente al di
fuori, ma con molta regolarità al di dentro, pe-
rocché vi sono distribuite molte cellette , conve-
nienti ciascuna ad una larva, simile assai a quella
dell' ape domestica. Tali cellette , che non oltre-
passano il numero di quindici hanno tutte egual-
mente un pollice d'altezza sopra uno di diametro,
e prima che l'ingresso ne sia chiuso, rassomigliano
per la forma ad un dado.
Quando una celletta è formata, l'ape muratrice
( che è sempre una femmina ) vi depone in ab-
bondanza polline misto con mele pel nutrimento
di chi deve abitarla; e depostovi il suo uovo la
ricopre , ed indi passa ad una seconda. Fra le
varie cellette sono più spazii voti , che 1' api
riempiono del cemento , di cui quelle sono for-
mate , e spargono su tutto grossa arena , sicché
alla fine l'opera diviene di tal durezza, che nem-
meno colla lama di un coltello si giugne a rom-
perla.
Potrebbe credersi che siffatta durezza , e la
tanta industria che le nostre api dimostrano, onde
proteggere la loro prole contro i nemici , che
1' insidiano , fossero a tal uopo assai più -che
sufficienti. Ma avviene che se dai nemici di fuori
tl' AFE CARDATRICE. : lo%
non hanno a temere cosa alcuna, hanno però a
temere moltissimo di quelli che loro nascono in
casa, e sono una specie d'icneumone e una spe-
cie di scarafaggio, di cui furono introdotte le uova
nelle loro cellette, prima che fossero terminate.
Le api, di cui parliamo, si fanno pur la guerra
fra loro , il più delle volte per usurparsi i nidi,
che sogliono durare più stagioni. Quindi si veg-
gono in aria andare Y una contro dell' altra con
molto impeto , ed ora cadere ambidue a terra 3
or questa alzarsi sopra di quella per avere mag-
gior vantaggio, ora per ischivarne i colpi volare
lateralmente, oppure all' indietro; il che può os-
servarsi fra le mosche comuni ed altri insetti.
Li VESPA.
Vi hanno almeno ventotto specie di vespe. La
comune è più lunga, in proporzione della sua
grossezza che non Y ape, Il suo corpo è d' un
giallo dorato con macchie triangolari al di sotto,
e nere da ciascun lato. Le mascelle sono intagliate
a crescenza ; e per mezzo di esse 1' insetto può
tagliare e trasportare checche sia, malgrado ogni
durezza.
Sogliono le vespe divorar frutta, carni, cose
zuccherine e particolarmente il mele delle api ,
gran numero delle quali divengono annualmente
laro vittime. Ogni comunità di vespe, non diver-
1 86 LA VESPA.
samente da quelle dell' api medesime , è composta
di femmine o regine, di fuchi o maschi e di
operaje. Le due prime classi sono destinate alla
propagazione della specie , e F altra al nutrimento
e alla difesa della generazione nascente.
Come r api, anche le vespe costruiscono degli
alveari e quasi con ugual arte. Scelgono ordina-
riamente un Luco incominciato da qualche topo
campestre o talpa, o altro animale a livello del
suolo, o più spesso in riva d'un luogo elevato;
lo ingrandiscono, lo rivestono interiormente di fi-
bre sottilissime di legno da loro segato e quasi
impastato con un glutine che esce dal loro corpo.
Indi formano di questa pasta medesima, che sanno
render sottile co me carta , le loro cellette con geo-
metrica esattezza. Sono esse destinate alle larve 3
provenienti dall'uovo (di color bianco, trasparente
e di forma oblunga ) che la femmina lasciò cadere
in ciascuna. Queste larve sono nudrite dalle ope-
raje, che danno loro di tempo in tempo una spe-
cie d' imbeccata , come gli uccelli ai proprj pul-
cini. Quando sono sì grosse da empire interamente
la propria cella, cessano di mangiare, e comin-
ciano a filare una seta finissima, onde chiudono
la propria abitazione. Trasformate alfine in veri
insetti escono di questa, e prendono a poco a poco
il colore e la forma delle grandi vespe.
Durante Y estate la vespa madre continua a far
taova a fkichè abbia prodotto quindici o sedici mila
LA VESPA. 187
neutre o operaje oltre cinque o sei cento fra ma-
schi e femmine. A misura che il sole si allontana
e il freddo sopravviene , le vespe divengono pigre,
e non escono che a poca distanza dalla loro abi-
tazione, per lo più sul mezzo giorno. Quando poi,
diventando rare le provvigioni, comincia la fame,
allora cominciano fra loro le stragi;, ove le larve
sono gettate fuor del nido , tutto è furore e con-
fusione. Alfin succede una malattia di languore,
che le fa quasi perir tutte nel verno , prima le
operaje , poi i maschi , poi anche varie delle fem-
mine. Quelle che sopravvivono , divengono la pri-
mavera seguente fondatrici di nuove repubbliche.
Le femmine sono più forti, e sopportano me-
glio che i maschi e ì neutri i rigori del verno.
I maschi, assai meno indolenti di quelli dell' api ,
si mostrano di rado prima della fine d' agosto , e
la loro sola occupazione sembra quella di nettare
il nido. Del resto, come appunto i maschi delle
api, sono privi di pungiglione, laddove le femmine
e ì neutri lo hanno pieno d' un liquor velenoso ,
che introdotto nella ferita produce infiammazione
e considerabile dolore. Questo pungolo consiste
in un tubo internamente vóto , la cui estremità è
acutissima, e alla cui radice è un sacco il qual
contiene quel liquido, di cui si è detto. In esso»
tubo poi stanno, come in un fodero, delle picciole
lance 9 colla punta F una un poco al di sotto del-
V altra ., e 1' astice! uola uncinata, onde si piantano
l38 LA VESPA.
nella piaga che fanno ; e talora vi rimangono ,
quando le vespe impaurite sono forzate a fuggire.
LA MANTIDE.
Hanno le mantidi figura veramente straordinaria
e romanzesca più che nessun altro animale; onde
è che la superstizione della gente ignorante e cre-
dula ha loro attribuiti poteri, che non si trovano
in tutta P estensione della natura.
La maniera straordinaria particolarmente con
cui esse stendono le zampe anteriori, ha loro
acquistato il nome d'indovine, e l'opinione che
siano atte a svelare tutti i misteri che riposano
in seno all' avvenire. E poiché stanno quasi sem-
pre sedute sulle zampe di dietro , mentre tengono
alzate e incrociate quelle davanti , si è supposto
che fossero in una specie di commercio colle po-
tenze superiori. Si è pure immaginato, vedendo
come allungano talvolta queste zampe or a dritta
or a sinistra , che additino cortesemente il cammino
a chi noi conosce.
Il dottor Smith nel suo viaggio sul continente,
racconta di loro cosa la quale è tutt' altro che cor-
tese. Perocché dice che avendo un gentiluomo
presi di tali insetti , un maschio ed una femmina ,
e messili sotto un vaso di vetro , la femmina, che
anche in questa specie è sempre la più grossa ,
divorò prima la testa e la parte superiore, poi il
resto del corpo del suo compagno.
LA MANTIDE. 289
Le uova delle mantidi sono conservate in una
specie di sacco oblungo d' una sostanza densa e
spongosa, fissato pel lungo fra i rami di qualche
pianta. Le larve all' uscirne, hanno un mezzo pol-
lice di lunghezza. E maschi e femmine , prima
gli uni e poi r altre, muojono quasi sempre in
ottobre.
La pazienza di questi insetti nel!' aspettar la loro
preda è veramente singolare, e l' atteggiamene),
di cui si parlò , accennando come fu interpretato
dalla superstizione, non è che un mezzo onde
impadronirsene. Allorché hanno fissato cogli occhi
un altro insetto, di rado il perdono di vista, ben-
ché talvolta passino più ore prima che il possano
assalire. Se accade che il veggano alquanto al di
sopra della loro testa, alzano ed allungano pian
piano il loro corsaletto, coli 5 ajuto di membrane
flessibili, che il legano al ventre; indi tenendosi
sulle loro zampe posteriori , vanno drizzando le
parti anteriori del loro corpo. Ove così riescano
ad approssimarsi all' insetto quanto è necessario ,
aprono ed allungano le estreme articolazioni delle
zampe dinanzi, il prendono e le stringono fra le
punte schierate sulla seconda di queste articola-
zioni. Ove non riescano, benché ritirino le zampe,
sempre le tengono distese, aspettando momento
più opportuno. Che se l'insetto si allontana, esse
lo seguono , volando o strascinandosi pianamente
dietro di esso come farebbe un gatto, e se quello
IOO LA MANTIDE.
si arresta, esse si drizzano come prima. Hanno
le mantidi due pupille nere^ le quali si muovono
per ogni verso, di modo che possono in ogni
punto vedere la loro preda.
La mantide foglia morta rassomiglia talmente
per la forma e pel colore ad una foglia dissec-
cata, massime quando ha piegate l'ali, che a
prima vista è facilissimo ingannarsi. Perocché essa
è d'un color bruno giallognolo, e col suo corpic-
ciuolo in sé ristretto pare una costa o picciuolo
di foglia. Questa mantide si trova nelF India.
LO SFESSE.
Gli insetti di questo nome si trovano partico-
larmente ne' boschi e fra le siepi. Le loro larve
si nutrono d' insetti morti, ne' corpi de' quali le
femmine depongono le loro uova. Essi hanno an-
tenne composte di dieci articol azioni , una specie
di bocca armata di mascelle , ali che non posson
piegarsi, e pungiglione neutro nascosto nell' interno
dell' abdomine.
Il torniajo selvatico ( una della specie di que-
sto genere ) si tiene in luoghi abitati degli uo-
mini , a cui mai non fa valontariamente alcun
male; ma è il terrore di tutti gli insetti più pic-
cioli di lui. Egli abita de' buchi entro terra sul
pendìo delle colline o delle rupi, o ne' muri delle
capanne e delle case isolate. Le uova delfa sua
LO SFESSE, I9I
femmina sono deposte in fondo a cellette , prov-
vedute di carcami d' insetti pel nudrimento delle
larve, e in seguito ricoperte.
Lo sfesse della sabbia comune, 1? a due antenne,
composte di tredici articolazioni, sul dinanzi della
testa 4 F abdomine in forma di mazza , riunito al
corsaletto per mezzo di un peduncolo di doppia
articolazione ; e il colore così del corpo come
dell'ali, alternativamente nero e ferrugineo.
Quest' insetto è comunissimo ne' dintorni delle
montagne sabbiose esposte al sole nelle contee di
Norfolk e Suffolk, ma di rado si vede in quelle di
Londra. Si distingue facilmente pel peduncolo pro-
lungato di cui si disse, e per le sue ali, ebe sono
aliai picciole. Quando vola porta sempre l' abdo-
mine in aria, di modo che forma quasi un angolo
retto colla parte del suo corsaletto, che vi si trova
attaccata.
Lo sfesse della sabbia azzurra , quand' è alato ,
ha circa nove linee di lunghezza. Le sue antenne
son nere e le ali sfumate d' azzurro , e frangiate
di nero. Quest'insetto si trova nella Carolina e
in alcune altre parti dell' America settentrionale.
Lo sfesse della sabbia di Pensilvania ha più
d'un pollice di lunghezza, è di color nero, con
ali traenti al violaceo. Si trova comunemente
nell'America settentrionale, ove si nutre di locu-
ste e d' altri insetti , non che di varie sorta di
frutta.
I(}2- LO 3FESSS.
Le ultime due specie di sfessi, di cui abbiamo
parlato, formano il loro nido con molta intelligenza.
LA CICADELLA.
Si trova nell'Oriente e nell'America. Gli astucci
delie sue ali sono verdi con orli rossi e ricurvi ,
e le ali sono macchiate di nero. A lei debbono
j Cinesi quella cera bianca e sì fina, che tanto
è stimata nell' Indie orientali , e veramente vai
meglio di quella delle api. La raschiano in autunno
dai rami degli alberi , su cui la cicadella suol
deporle, la fanno fondere e coagulare ed indi
mischiandovi olio, ne compongono candele.
Quando la cicadella è ancor larva, si fa ammi-
rare per la sua forma veramente elegantissima.
Altra specie di questo genere è la cavalletta
d'America, la quale è comunissima specialmente
nella Pensilvania. Essa apparisce dapprima nello
stato di ninfa, e poi d' insetto alato. Per qualche
tempo è affatto bianca, ha gli occhi rossi, e sem-
bra molto debole e delicata. Ma tosto si fa ro-
busta, acquista un colore bruno scuro, e spiega
quattro ali graziosamente colorate e trasparenti.
Volano gli insetti della specie, di cui parliamo,
da un albero all' altro con molta agilità. Il ma-
schio attira la femmina col suo canto strepitoso.
Questa depone le sue uova sulla fine di maggio,
foraado a tal uopo i rami più teneri degli alberi
LA CICA.DELLA. I0,<5
col dardo della sua coda. Le uova sono ivi de-
poste a dodici a diciotto in linee molto strette ;
e le larve che ne escono vi trovano nel midollo
un cibo molto conface vole alla loro debolezza-
Giunte a maturità si lasciano cadere a terra ove
si formano asili profondi due piedi e forse più»
In breve poi divenuti insetti si spargono per la
campagna, e cagionano danni grandissimi a tutti
gli alberi fruttiferi.
Altra specie di cicala è la cecrepide schiumosa ;
la quale è di color bruno con alcune macchi©
bianchicce all'orlo dell' ali superiori, Essa è co-
munissima ne' pascoli , e tanta agile che ove
tenti di prenderla la vedi saltare alla distanza
di due o tre piedi. Le larve che escano dalle
sue uova depongono sulle foglie delle piante una
sostanza schiumosa, entro cui in un quarto d' ora
si cangiano in ninfe e poi in insetti alati».
LA COCCINIGLIA.
La testa e il tranco dell' insetto conosciuto sotto»
il nome di cocciniglia sembrano non formare che
un sola eorpo compressa, ovale e rosso, della
forma presso a poco e della grandezza d'un pic-
ciolo pidocchio. Questo corpo presenta all'occhia
dodici anelli trasversali; il dorso ha la forma d'una
chiglia di nave, e il ventre è schiacciato. Le sue
antenne eguagliana in lunghezza la metà del' corpo.
Gabinetto T. VI. *3
igj LA COCCINIGLIA.
sono filiformi e divergenti, e guernite di due o
tre peli. La sua coda è un picciolo punto bianco,
onde partono in direzione orizzontale due peli
egualmente lunghi che tutto il corpo.
Le larve di questa specie escono in novembre
e dicembre dal ventre della loro madre. Per qual-
che tempo esse percorrono i rami su cui vennero
alla luce, e si fissano alfine sulle estremità succu-
lente de' giovani germogli, ove si vedono ancora
verso la metà di gennajo entro un liquido gelatinoso
e semitrasparente, che accrescendosi, forma una spe-
cie di celletta o sacco rosso, ond' escono poi in-
setti verso la metà di marzo.
Nell'indie orientali trovansi le cocciniglie special-
mente sugli alberi delle montagne non coliate ,
« sulle due rive del Gange, ove la na4fàr¥ v -ne è
stata così liberale, che, malgrado la continua loro
distruzione, i mercati sempre ne sono abbondan-
temente forniti. Esse non richieggono altra fatica
se non quella Wi rompere i rami, i quali ne sono
gremiti.
Le cocciniglie dell' America sono originarie del
mezzo giorno di questo continente; hanno forma
convessa, zampe d'un rosso chiaro e brillante, e
antenne moniliformi. Il maschio è un insetto de-
licato e assai bello, di colore quasi di lana rossa;
con corsaletto dittico e leggiermente attaccato alla
testa; con antenne un poco più lunghe della metà
del suo corpo ; zampe d' un rosso più brillante
LA COCCINIGLIA. 10,5
che quello dell' altre parti ; due filamenti fini e
bianchi, lunghi circa tre volte come V insetto , i
quali escono dal suo abdomine, e due ali diritte,
d' un tessuto delicatissimo e d' un colore che trae
al pagliarino. La femmina non ha ali , ma è di
forma elittica e convessa di sopra e di sotto ,
particolarmente sul dorso, il quale è coperto d'un
velluto bianco finissimo. Il suo abdomine è se-
gnato di righe trasversali; la sua bocca posta nei
corsaletto ha una tromba d' un color bruno pur-
pureo che penetra nella pianta su cui vive. Le
sue sei zampe sono d' un rosso chiaro e bril-
lante.
Questi insetti presi nello stato di letargo in
cui sk trovano sulle foglie del cacterio , formano
quell' articolo di commercio , che chiamasi cocci-
niglia, il quale è di tanta utilità ai tintori e ai
dipintori.
C J P IT O LO IX.
Scorre ogn 3 erba, ogni arboscello}
Ogni fior più vago annasa 3
Per iscegliere il più bello
E fondarvi la sua casa.
Sulla querce non s s arresta ,
Non sul pin , non sull' oliva ,
Troppo rozza è quella e questa ,
La farfalla è troppo schiva.
PlGNOTTI.
LA FARFALLA.
fer può considerare il corpo delle farfalle come
diviso in tre parti; la testa, il corsaletto ed il
ventre. Questo è la parte posteriore e si compone
di anelli, ordinariamente nascosti sotto lunghi peli.
Il corsaletto è più duro che il resto del corpo ,
e ad esso sono attaccate le ale anteriori e le zampe.
Sebbene queste siano sei, le farfalle non fanno uso
che di quattro , due delle quali, cioè le anteriori
vengono talvolta coperte dai lunghi peli del corpo.
Gli occhi delle farfalle sono or più or meno gran-
di, or più or meno sporgenti, ma la loro cornea
è tale che possono di scoprir visi tutti i colori
dell'arco baleno, e rassomiglia ad uno specchietto
di varie facce , o piuttosto ad un diamante ric-
camente tagliato,
la farfalla: 197
Questa moltiplicità di faccette degli ocelli è co-
mune alla più parte degli insetti, e Leeunwenhoek
pretende che in ciascuno di quelli d'un pulce ve
ne abbiano più di sei mila. Puget, collocandone
la cornea sotto un microscopio, in maniera che
veder si potessero tutti gli oggetti di traverso ,
dice che per essa un soldato rappresentava un
esercito di nani , il ponte d' un fiume una serie
d'archi infinita, la fiamma d' una candela una su-
perba illuminazione. Ignorasi per altro se Y in-
setto vegga un oggetto unico , quando è tale , e
un numero d'insetti corrispondente a quello delle
sue facce.
Le ali delle farfalle differiscono da quelle di
tutti gli altri insetti alati. Sono %sse in numero
di quattro, ma due sole, ove si tronchino le due
altre, bastano ancora al loro volo. Per la sostanza
di cui si compongono, dovrebbero essere traspa-
renti, ma per la polvere che le ricopre, sono
opache. Osservate con un buon microscopio ap-
pariscono gremite d' una quantità di piccioli grani
di varie forme o dimensioni , e sostenute da pic-
cioli steli.
Come la più parte degli altri insetti alati , le
farfalle hanno sopra la loro testa due organi si-
mili a corni, appellati antenne, i quali sono* mobili
alla base, e composti di certo numero d' artico-
lazioni. Qual vero uso esse ne facciano non è an-
cora ben certo, Fra gli occhi la più parte dello
JG.3 LA FARFALLA,
farfalle hanno una specie di tromba, che, quando
esse non sono occupate a ricercare il loro nutri-
mento , si ripiega in se stessa e sembra arriccia-
ta , ma si allunga onde penetrare nel calice dei
fiorì, qualunque sia la sua profondità. Essa è coni'
posta di due tubi eguali , internamente vóti 5 ed
esattamente congiunti Y uno all' altro.
La farfalla de' cavoli è una delle specie più
comuni ne' giardini, e quando è ancor bruco vi
fa gran guasto massime dal giugno all' ottobre.
Il suo colore ordinario è bianco, sebben sull' ali
del maschio appariscano alcune macchie nere. Si
mostra essa primieramente verso la metà di mag-
gio , e sulla fine dell' istesso mese depone le sue
uova in gomitoli sulla foglia de' cavoli. I bruchi
ne escono poco dopo, e continuano a nutrirsi in-
sieme sino alla fine di giugno, allor che cercano
luogo più convenevole per trasformarsi in ninfe.
Trovatolo, ciascun attacca la sua coda, per mezzo
di un filo , che stende in seguito d' intorno alla
sua testa, e così sospeso spoglia in poche ore la
veste di bruco. Quindici giorni appresso diviene
insetto alato. I bruchi dell' ultima covata non si
cangiano in ninfe se non in settembre , e dopo
essere stati sospesi tuit' inverno alle schiene dei
muri che circondano i giardini, ai pali, o ad altri
luoghi sicuri dall' intemperie delle stagioni , subi-
scono poi al principio di maggio la loro ultima
trasformazione.
LA FARFALLA. $99
Il corrìdone è una piccola farfalla, la quale
non lia più di un pollice e mezzo d' aprimento
d'ali. Il color suo è un rancio bruniccio, sparso
di giallo e di nero. Il di sotto dell' ali è più
chiaro , e il giallo vi è più dominante.
I bruchi di questa specie abbondano partico-
larmente in settembre. Passano V inverno quasi
in uno stato di letargo } avvolti in una tela fina,
che si filano intorno, per non sentirne i rigori.
In primavera, rompono il loro inviluppo; everso
la fine di aprile , facendosi quasi un arco d'alcuni
fili d' erba, onde preservarsi dal cattivo tempo e
dagli uccelli, sotto di esso trasformaci in ninfe.
Dopo quindici giorni diventano veri insetti, i
quali, sebbene errando alla ventura, conservano un
singolare amore pel luogo nativo.
La testuggine è una delle farfalle più belle e
più comuni in Inghilterra. Le sue ali superiori
sono rosse, e segnate alternativamente di righe
nere e rance pallide , con varie macchie nere e
bianche; le inferiori sono anch'esse rosse, con
una gran macchia nera alla base. L'orlo di tutte
r ali è nero , adorno di macchie azzurre.
Questa farfalla esce dallo stato di ninfa, e com-
pare alata verso l'aprile, e poco dopo sparge al-
cune gocce d' un fluido rossigno , che ha 1' ap-
parenza del sangue, e fu già preso come segnale
di terribile augurio. Depone le sue nova in gran-
dissimo numero al principio del seguente mese
SOO LA. FARFALLA.
sogli steli piti «levati delle ortiche, ed indi se ne
muore,
IL BACO DA SETA.
Questo mirabile insetto ritrovasi naturalmente
nella China sovra i gelsi , e in alcune altre con-
trade orientali, onde fu introdotto in Europa sotto
il regno dell' imperadore Giustiniano. Gola egli
vive libero , e forma all' aria aperta il suo boz-
zolo prezioso, onde si trae la seta. Fra noi ha
d' uopo d' essere custodito in camere ben chiuse,
onde preservarlo dal freddo che gli è fatale ; e
nutrito con sempre nuove foglie del suo albero
prediletto.
Le uova, ond" escono i bachi da seta , sono a
principio di color di paglia, e della grossezza, circa
d'una testa di spillo. All'istante della lor nascita
questi bachi sono lunghi presso a poco come una
formica, e di color nero che serbano per otto o
nove giorni. Tengono collocati sopra tavolette di
vetrice o cannini , coperte a principio con carta
ed uno strato di foglie tenere di gelso, che for-
mano un letto. In capo ad otto giorni i nostri
vermi sono lunghi circa tre linee, e allora provano
una specie di sonno letargico ; durante il quale
mutano la pelle. Indi stanno desti per un' altra
settimana , mangiando e crescendo notabilmente
di volume , quando sopravviene loro un secondo
sonno. Ne' dieci giorni, che succedono, fanno al-
IL BACO DA SETA. aq*
tre due dormite , dopo le quali hanno più d' un
pollice di lunghezza sopra due linee di grossezza.
Mangiano in seguito per cinque giorni ancora
coir appetito più vorace, indi ricusano ogni nu*
trimento, divengono trasparenti con una tinta leg-
giera di giallo, e lasciano sulle foglie tracce se-
tolose : il che indica esser vicini a formare il
bozzolo in cui debbono trasformarsi in ninfe. Si
piantano allora ne' lor graticci felci e ginestre , a
cui si arrampicano , e in cinque giorni al più si
filano il prezioso tessuto, entro cui stanno chiusi
altri quarantasette o cinquanta.
L' esterno del loro bozzolo è composto d' una
bambagia non lavorata, che appellasi borra; e
1' interno di sete più regolari e più distinte, che
poi filate si trovano d'una incredibile finezza. I
migliori bozzoli sono duri, suonanti, d'un colore
puro e senza macchia, e rotondi alle due estre-
mità. Quelli d' un giallo brillante danno più seta,
ma i pallidi sono generalmente preferiti poiché
prendono meglio certe tinte, e contenendo meno
gomma, fatti bollire perdono meno.
Fra due o tre settimane gli insetti di cui par-
liamo , si trasformano in farfalle , e si apparecchiano
ad uscire dalla prigione, che li chiude, e ch'essi
rodono a quest'uopo, all'una delle estremità. I
maschi non durano che assai poco; e le femmine
loro non sopravvivono che quanto tempo è neces-
sario per deporre le uova 3 le quali si aprono poi
nella primavera seguente.
203
LA TIGNUOLA.
Trovatisi le tignuoìe principalmente ne' panni ,
ove per istinto depongono le loro uova. Uscite
appena da queste le larve cominciano a farsi un
nido, filandosi una veste serica adattata al proprio
corpo, e facendo a questa veste una specie di fo-
dero colia lana del panno su cui si trovano, e che
esse tagliano co 5 loro denti. Volendo nutrirsi, spor-
gono la testa dal lor bozzolo , e volendo ( sebbeu
di rado ) cangiar posto , ne escono colle sei zampe
anteriori, rimanendovi entro colle due posteriori,
e strascinandoselo dietro. Divenute troppe grosse
bisogna che lo dilatino, il che fanno fendendolo
longitudinalmente co' loro denti simili a forbicette,
e poi aggiugnendo quanto occorre»
Fatta la loro intera cresciuta si trasformano in
ninfe, e in capo circa a tre settimane escono far-
falle , con ali assai piccìole e di color grigio ar-
genteo. Poco si veggono di giorno, piacendo lor
meglio- aggirarsi nella notte in cerca di nutrimento.
Se tu accendi un lume, eccole volare e rivolare
intorno ad esso, fino talvolta a rimanervi arse.
LE MOSCHE.
Fra le varie specie di questo nome, sceglieremo
le più notabili.
La mosca carnivora e la mosca azzurra delle
LE MOSCHE. 20-3
earni molto si assomigliano fra loro. La prima
peraltro è un poco più picciola , e d' un color
brano brillante che apparisce grigio per certe ri-
ghe irregolari del corsaletto e del ventre. Le sue
zampe son nere, i suoi bilancieri, posti al dì
sotto delle sue ali , sono bianchicci , e i suoi oc-
chi reticoferi sono rossigni. Questa mosca depone
vive le sue larve, che rassomigliano in tutto per
forma e per costumi a quelle della mosca azzurra,
e fra sette o otto giorni abbandonano le carni che
le han nudrite , e vanno a nascondersi in qualche
terriccio per subirvi la loro metamorfosi.
La mosca d'Assia non ha forse tre linee di lun-
ghezza. 11 suo corsaletto è di colore scuro, segnato
longitudinalmente di due righe gialle. Le sue larve
son bianche, e lunghe circa due linee, hanno dieci
anelli, la testa che termina in punta, si alloggiano
entro lo stelo de' grani subito al di sopra delia
radice, e sono voracissime. Trasformate in ninfe
sono gialle, brillanti, lunghe poco più d'una li-
nea, e composte di anelli.
La mosca del formaggio è lunga circa il decimo
di un pollice , di colore oscuro , con ali bianchic-
oe, e segnate ciascuna di una riga nera. Le loro
larve , che sono que' vermi che trovansi nel for-
maggio, sono vigorosissime, e facendo anello di
se stesse saltano ad una distanza , eh' è quattro
volte la loro lunghezza. Vicine a cangiarsi in ninfe
escono dal loro asilo nativo, e tre o quattro giorni
&o4 L S MOSCHE.
appresso rimangono come senza vita. Alfine, de-
posta la pelle, compajono vere mosche avendo
1' ali a principio mal formate, ma in un quarto
d'ora spiegandole perfettamente. Ducento cinquan-
tasei uova furono trovate in una sola femmina di
questa specie.
La mosca camaleonte è uno degli insetti di due
ale i più comuni. Proviene da un uovo deposto
nel tubo di una canna o d'altra pianta acquatica,
ond' esce dapprima una larva di singolare struttura
che corre sull' erbe, o anche galleggia alla super-
ficie d' un' acqua stagnante > ha il corpo composto
d'undici anelli, la pelle alquanto simile a perga-
mena , e di colore verdiccio. L' ultimo anello del
suo corpo è aperto , e serve di conduttore all'aria.
Da questo anello escono più peli , che esaminati
col microscopio si trovano essere vere piume, le
quali impediscono all' acqua di penetrare nel tubo^
che serve di passaggio all' organo della respira-
zione. Quando l'insetto vuol attuffarsi nell'acqua
ritira i filamenti del suo anello, dando loro la
forma di una palla ; e 1' aria che nelF interno del
suo corpo gli serve a tenerlo in una posizione
verticale.
Da ciascun lato la mosca di cui parliamo, ha
due gran vasi o trachee , che occupano quasi metà
del suo corpo , e mettono capo all' anello di cui
si è detto. In mezzo alla sua bocca è una sostanza
cornea, appuntata e immobile, con due membrane
LE MOSCHE. HO 5
sporgenti da ciascun lato , le quali sono come due
zampe o braccia, onde si ajuta camminando, e ri-
mescolando la melma o il pantano , come fa il
porco. Di larva si fa ninfa e poi vera mosca verso
la metà di luglio.
La mosca mascherata depone sempre le sue
nova in luoghi umidi , come quelli frequentati
dalla lucer ta nera ordinaria. In istato di larva
rassomiglia un poco a quella d'un rospo, avendo
la parte anteriore molle, grossa e rotonda, e la
coda picciola e affilata. Essa è bianca, ma coperta
sempre d' un fluido vischioso sembra color del
fango, in cui per esso trovasi avvolta. L'estremità
del suo abdomine è per essa l'organo della respi-
razione. Si attuila Dell' acqua onde cercarvi il suo
nutrimento.
La zanzara è provveduta di una tromba lunga
e delicata, o d'una guaina flessìbile, che racchiude
cinque setole appuntate ; ed ha due antenne fili-
formi o guernite di piume. Frequenta i luoghi
boscosi e vicini all' acque , e vive del sangue che
sugge ai grossi animali.
In istato di larva ha la testa armata d' uncini ,
e quattro pieciole pinne, con cui può nuotare o
strisciare sul suolo. Trasformata fra due o tre set-
timane in ninfa s'astiene dal mangiare, e rimane
quasi immobile alla superficie dell' acqua. Fra
pochi giorni poi diviene zanzara perfetta ; e se
allora s' alza un vento che faccia entrar V acqua
200 LE MOSCHE.
nel bozzolo, onde non è ancora bene uscita, là
fa annegare.
La zanzara femmina depone le sue uova sulla
superficie ,deu" acqua, e le circonda d'una mate-
ria crassa onde vi si sostengano, mentre le assi-
cura con un filo attaccato al fondo, perchè non
ondeggino in balìa d' ogni aura.
Il mosquito è una specie di grande zanzara, e
trovasi frequentissimo ne' boschi e ne' paduli di
tutti i paesi caldi. Nella corta stagione estiva tro-
vasi anche nella Laponia, nella Norvegia e nella
Finlandia, e in altre contrade presso il polo. La
femmina di questa specie punge e sugge il sangue
con tanta forza , che alza vesciche , e fa piaghe
di tarda guarigione. Il maschio fa com' essa un
ronzìo da turbare a chiunque il notturno riposo,
ma non morde.
Il tafano de' buoi , sì conosciuto nelle campa-
gne pel male che fa a questi ammali , ha 1' ali
brune senza macchie , P abdomine segnato d' una
fascia nera nel mezzo, e de' peli la cui punta è
d' un giallo scuro. La sommità del suo capo è
bianca e vellutata; il corsaletto è giallognolo da-
vanti , nero nel mezzo e cenerognolo di dietro.
. La femmina differisce del maschio per ciò che
ha un dardo nero all' estremità dell' abdomine.
Essa depone le sue uova sul dorso de' buoi, e le
larve , che da esse nascono vivono fra la pelle e
la membrana cellulare de'buoi medesimi. Al prin-
LE MOSCHE. 207
cipio sono lisce , bianche e trasparenti ; poi si
fanno brune scure, e divengono armate di molti
uncinetti, che mossi nell'interno dell' abscesso da
loro prodotto e che serve loro di nido , ne fanno
uscire una secrezione d' umori più o meno ab-
bondante per proprio nutrimento. Vicine a can-
giarsi in ninfe escono di quest' abscesso, (che al-
lora si chiude e in pochi giorni guarisce ) e si
lasciano cadere a terra. Indi nascoste sotto un co-
perchio triangolare si fanno mosche , fra tutte le
altre d'Europa, veramente bellissime, se non che
riescono al bestiame troppo terribili.
Il tafano del cavallo si distingue per una riga
nera nel mezzo , e due punti all' estremità delle
sue ali bianchicce. Il suo ventre è d' un giallo
bruno, con macchie nere alle giunture degli anelli.
La femmina è più bruna che il maschio; e il suo
ventre termina in un dardo spaccato. Le loro
larve sono que' vermi schifosi, che si trovano co-
munemente nello stomaco de' cavalli , e talvolta
ne' loro intestini in gomitoli talvolta d' un centi-
naio. La lingua de' cavalli medesimi serve ad in-
trodurvele , e ad affrettare il loro nascimento ,
scaldandone 1' uova deposte fra i loro crini.
Il tafano della pecora ha movimenti prontis-
simi. Quando esso le tocca il muso , la povera
bestia scuote il capo , battendo il suolo co' piedi
anteriori; indi lo china e fugge guardandosi sem-
pre intorno; per vedere se è da lui inseguita;
SO& LE MOSCHE.
ed o^ti' erba che annasi teme di sentirlo saltar
o
fuori ; e non potendo , come il cavallo attuffarsi
neir acqua, caccia il muso nelle tane o nella pol-
vere delle strade per garantirsene. Indi è che
questa parte del suo corpo divieti sovente infiam-
mata, e piena d' ulceri dolorose.
Le tignole rassomigliano per la loro forma alle
zanzare. Hanno esse una tromba assai breve e
membranosa, sull'esterno della quale è una sca-
nalatura, die racchiude una setola, due tentaroli
ricurvi, più lunghi della testa, e le antenne per
la più parte filiformi. Le larve prive di zampe ,
sono lisce e cilindriche. Quelle della specie più
grande si nutrono della radice delle piante, o del
midollo de' vecchi alberi. Quelle della specie più
picciola abitano Y acqua , e variano molto per la
grossezza e il colore. Perocché alcune, simili al
polipo , hanno due braccia ; altre si stanno entro
tubi cilindrici, aperti alle estremità. Queste nuo-
tano agilissimamente; ma quelle si rimangono en-
tro i buchi fatti in riva ai ruscelli. Alcune filano
un bozzolo setoloso intorno al proprio corpo ; e la
loro costituzione è sì delicata- , che un semplice
tocco basta per ischiacciarle.
La mosca delle biade, della specie delle figliuole,
è lunga circa una linea e di colore giallo sporco,
ma con ali bianchicce e frangiate. Le sue larve
si tengono longitudinalmente nel grano , di cui
salgono la sostanza lattea , che il gonfia , e tal-
LE MOSCHE. a O^
volta il privano di tutta la sua umidità, onde iu-
tristisce e dimagra. Guai pe' nostri campi se altri
insetti non le distruggessero, specialmente un certo
icneumone , della stessa grandezza della mosca
delle biade, il qual depone le sue uova nelle
larve di cui parliamo^ Di questa notizia siamo,
debitori ad alcune curiose esperienze del signor-
Kirby.
L'icneumone dalla lunga coda ha circa un poi»
lice di lunghezza dalla testa all'estremità dell'abdo"
mine; la sua coda ne ha uno e mezzo; e le an-
tenne ne hanno poco più di mezzo. Il suo corpo
è nero; e le zampe sono di un colore oscuro.
Tutti gli icneumoni depongono le loro uova
nel corpo di qualche altro animale come in un
nido. Il signor Marsham ne osservò uno della
specie sopra descritta sull'alto d'un travicello nei
giardini di Ivinsinghton, il quale correva tenendo
le antenne curvate in forma d' arco fino a che-
trovò il buco d'un altro insetto, ove potesse cac-
ciare la testa. Indi v'introdusse anche il suo tubo
e chi sa cos'avrebbe fatto, se non era spaventato
dall' osservatore, che volle aecostarglisi di troppo.
Se non che un altro giorno , vedendone parecchi
affaccendarsi nel medesimo giardino intorno ad un
altro buco, il qual racchiudeva probabilmente;
delle giovani api, ebbe ragione di sospettare che
volessero farvi il loro nido. L' industria, l'attività^
la costanza con cui lavorano, difendendosi ad u«.
Gabinetto T. VI. ri
aio LE MOSCHE.
tempo contro il vento che minacciava di rove-
sciarli, gli parvero ammirabili.
L'insetto conosciuto sotto il nome di damigella
è lungo circa quattro pollici, ed ha grossezza pro-
porzionata. I suoi occhi sono azzurri e grandi ;
il suo corsaletto è chiazzato di verde , di giallo
e di nero; il suo ventre è d' ordinario azzurro e
nero; la sua bocca è armata di mascelle; le sue
antenne sono sottili, e più corte del corsaletto; le
ali estese; e la coda del maschio è forcuta. Molto
ei si compiace al sole, tenendosi nascosto fra i
rami degli alberi quando il tempo è coperto; ed
è dei più belli, forse, che possono vedersi.
Verso la fine di maggio, quando la femmina è
presta a deporre le sue uova, cerca i luoghi più
caldi e più difesi in riva agli stagni ed ai fossi ;
e lascia da quelli cadere nell'acqua, onde poi
escono le larve di color bruno sporco con sei
jzainpe, e con mascelle in forma di branchie. Le
ninfe non differiscono dalle larve, che per un co-
minciamento d'ali, chiuse entro brevi astucci sul
loro dorso. Due anni dopo, queste ninfe, lasciata
la loro spoglia sullo stelo di qualche pianta
acquatica, si cangiano in veri insetti e spiegano il
volo per V asciutto campo dell' aria.
L' effimera differisce a più riguardi da tutti gli
altri insetti. Come larva essa vive nell'acqua, ove
il limo sembra essere per tre anni il suo solo nu-
trimento. Quand' è per cangiarsi in ninfa s' alza
LE MOSCHE. SII
alla superficie ; e nei suo rapido movimento la-
scia la spoglia antica. Indi fornita coni' è d' ali ,
sen vola a qualche muro o albero vicino , e la-
sciando tosto il suo secondo inviluppo diventa ef-
fìmera perfetta. La sua bocca non ha mascelle ,
ma è guernita di quattro tentacoli picciolissimi e
iììiformi. Le sue antenne sono brevi e anch' esse
somiglianti a fili. Le sue ale sono diritte , ma più
corte le inferiori che le superiori ; e la coda ter-
mina in due lunghe setole.
La vita dell'effimera perfetta è cortissima: tal-
volta non oltrepassa la mezz' ora, eh' è appena
il tempo bastante per riprodursi. Quantunque
chiamata insetto d' un giorno è raro eh' essa
vegga la luce del sole, accadendo quasi sempre
in una breve notte di estate e la sua trasforma-
zione e la sua morte.
La gran mosca lanterna getta si gran luce che
basta, dicesi, alla sicurezza de' notturni viaggia-
tori, i quali la portino seco attaccata ad un ba-
stone. Essa ha la testa piuttosto lunga e schiac-
ciata , e le ali picchiate, con una macchietta in
forma d' occhio sulle inferiori. Le sue antenne
sono composte di due articolazioni, Festerior delle
quali è globulare; la tromba ne ha due, e serve
mirabilmente a trarre il succo dalle piante ; le sue
zampe sono opportunissime al salto. La lunghezza
totale di questa mosca , la quale suol vedersi in
più parti dell' America meridionale ? è di tre o
quattro pollici.
aia
LA SANGUISUGA.
II corpo della sanguisuga è cartilaginoso, oblungo
e tronco , quasi fosse stato tagliato a ciascuna delle
sue estremità. Si muove essa allungando la testa
e la coda, e contraendosi in forma d'arco.
La sanguisuga medicinale si trova neh" acque
degli stagni e de' fossi. Il suo colore è ulivigno
nero , con sei righe giallognole al di sopra e al-
cune macchie gialle al di sotto. Il suo corpo lungo
spesso due o tre pollici, è formato d'anelli, che
essa stringe o stende a volontà. La sua coda ter-
mina in un muscolo circolare o succhiello , che
applicato a qualche sostanza vi si fissa, e assicura
così ne' suoi movimenti il resto del corpo. Ciò
che la sanguisuga fa della coda, fa anche della
testa, la quale è armata di tre denti, forti abba-
stanza per forare la pelle d' un bue o d' un ca-
vallo. Il sangue eh' ella sugge dai fori , che ha
aperti, scorre entro un serbatojo membranoso ,
composto di ventiquattro cellette che ha nello sto-
maco, ed ivi si si ferma più mesi, quasi senza
coagularsi, e tien luogo di nutrimento. Alfine
svapora per la traspirazione, fermandosi alla su-
perficie del corpo , onde si distacca talvolta in
forma di piccioli filamenti.
La sanguisuga, di cui parliamo è vivipara, e
non produce che una sola piccioletta per volta ,
verso il mese di luglio. Conservata ìa un vaso di
LA SANGUISUGA. 21 3
cristallo entro una stanza dà colle sue agitazioni
sicuri indizii del cangiamento di tempo.
Avvi una specie di sanguisuga, la qual depone
le sue uova sulle piante acquatiche: qualche altra
le porla sotto il ventre. Parecchie specie si pos-
sono moltiplicare , tagliandole a pezzi.
LA CHIOCCIOLA.
Il corpo della chiocciola è oblungo, ed ha sul
dorso una specie di scudo carnoso , con un disco
longitudinale al di sotto , il qual serve al movi-
mento ; un'apertura sul lato dritto ; quattro corna
o antenne al di sopra della bocca; e un occhio a
ciascheduna estremità delle due più grandi.
La chiocciola è animale voracissimo ; e cagio-
nerebbe grandi guasti ne' campi e ne* giardini , se
più quadrupedi e uccelli non mettesero un limite
alla sua moltiplicazione.
La maggior parte delle chiocciole può vivere
lungo tempo, anche più mesi , senza cibo. Tron-
cando loro la testa o la coda, queste parti diven-
gono chiocciole intere.
La chiocciola agreste, è di color bianco grigie-
ciò, con scudo giallognolo, ed ha comunemente
nove pie di lunghezza. E frequente ne' boschi e
ne' luoghi ombrosi. Essa trae dall' inferior parte
del suo corpo la seta, che fila, allungando e riti-
rando alternativamente la testa con molta agilità.
I VERMI.
Comineieremo da quelli che abitano il corpo
di differenti animali. Si tengono essi ordinaria-
mente nel canale alimentario , e il più sovente
verso la parte superiore, ove avvi grande abbon-
danza di chilo, che sembra essere il loro princi-
pale nutrimento. Essi quindi non sono provveduti
degli organi usuali della digestione. Il loro corpo
è compresso e composto d'articolazioni numerose,
la loro bocca è quasi sempre coronata d'una dop-
pia specie di uncinetti, e al di sopra di essa sotto
quattro orifizii , i quali corrispondono per mezzo
di un tubo corto con due canali del ventre.
Fra i vermi che travagliano la specie umana
presentasi prima il verme solitario comune. Il
suo corpo è composto d'un gran numero di pezzi
distinti , uniti insieme , ciascun de' quali si attacca
per mezzo di un organo suo proprio alle pareti
interne dell' intestino. Le articolazioni più vicine
alla testa sono sempre picciole , e divengono più
grandi a misura che se ne allontanano; eccetto verso
la coda , che finisce in una articolazioncella se-
micircolare senza apertura. La testa , alla sua
estremità , mostra un' apertura rotonda , che ri-
guardasi come la bocca 5 e comunica per un coi>
duttore, con due canali , che circolano intorno a
tutte le articolazioni del corpo del verme. La
parte esterna di queste articolazioni è rivestita
r vermi. aie
d'una pellicola fina; simile a membrana, sotto cui
è un sottile strato di fibre longitudinali e para-
l'elle le une alle altre. La struttura interna è cel-
lulare e vasculare , e la sua sostanza , di color
Bianco, somiglia un poco alla parte linfatica del
sangue umano coagulata. La lunghezza del verme,
di cui parliamo , varia dai tre ai trenta piedi; e
se ne è veduto qualcuno di più di sessanta, com-
posto di più centinaia d 5 articolazioni.
Il verme filiforme della Guinea è comune nelle
due Indie. Ei s' introduce- ne' piedi ignudi degli
schiavi, e loro cagiona prurito incomodissimo, ed
anche infiammazione con febbre. Entra anche nei
muscoli delle braccia e delle gambe, e non può
estrarsi che con un filo di seta aggruppato al suo
colio; operazione delicatissima, perocché ove rom-
pasi, la parte che ne rimane cresce rapidissima-
mente, e diviene vie più terribile. Questo verme
ha cinque- o sei aune di lunghezza ; ma la gros-
sezza sua non è corrispondente;
La furia, comune in Isvez-ia-, ha corpo lineare-,
d' ugual grossezza in ogni sua parte, e guernito
da ciascun lato d'una fila di punti cine ricurve, &
vicinissime le une alle altre. Suol esser lunga
circa un pollice, di color incarnato, e spesso nero
all'estremità. S J insinua lungo lo stelo dei giunchi
e dell'altre piante paludose, d' onde spesso è por-
tata dal vento sopra le persone che ne provano
dolorose puliture, infiammazioDe ; cancrena ed an-
éi;6 i vermi.
che morte , se il verme non è tosto levato dalle
loro carni. A quest' uopo, secondo i Finlandesi può
giovare un cataplasma di latte rappreso ed anche
eli cacio.
Fra i vermi dell* acque stagnanti o correnti si
distingue il dracuncolo comune; il quale non è
più grosso d' un crine di cavallo, ma giunge fino
a dodici pollici di lunghezza. La sua pelle è un
po' lucida e d' un bianco giallognolo , eccetto la
festa e la ^oda, che son nere. Egli ama V acque,
il cui fondo è d'argilla pura, e in cui nuota
come un pesce. Trovasi talvolta nella terra, mas-
sime ne 1 giardini dopo la pioggia. Egli porta an-
che il nome di orinone, ch'ei deve alla sua so-
miglianza con un crine cavallino, che fosse stato
gettato nell'acqua. Linneo gli ha dato quello di gor-
ello, per la sua abitudine di piegarsi e ripiegarsi
io modo complicatissimo. Tenuto in un vaso pieno
«T acqua sembra talvolta senza movimento. La
puntura, ch'egli fa, cavandonelo, cagiona un' ulcere
appellato panericcio.
Fra i vermi di terra , tutti rotondi , anulari , e
ruvidi al tatto, il più rimarchevole è quello detto
della rugiada. Esso non ha ne ossa , ne cervello ,
né occhi, né zampe. Bensì ad ogni anello del
suo dorso ha un'apertura, per cui respira. Questi
anelli sono guerniti di muscoli a spirale, ond' egli
-può facilmente penetrare il suolo; e coperti di
picciolo spine., eh' ei drizza o deprime a suo grado.
I VEBMt. Ù.X-*
Attraverso V apertura degli anelli trasuda una
materia viscida, che facilita ogni suo movimento.
Presso la testa è collocato il cuore, di cui può
osservarsi il battito assai distintamente.
Il dracunculo comincia a comparire in marzo
o in aprile, se la stagione è dolce. Nelle notti
piovose si aggira intorno al suo asilo, come ap-
parisce dal sentiero sinuoso ch'ei traccia nel molle
terreno ; e anche nelle più serene se ne allontana
di poco, per potervisi rifugiare al minimo peri-
colo. Fra gli animali , di cui egli sta continua-
mente in guardia , è la talpa , la qual lo insidia
ov' egli si tiene più sicuro. Un filo d' erba , una
foglia caduta basta al suo nutrimento. Neil' inverno
ei si ritira a grande profondità entro terra, ma
non cade in letargo.
I ZOOFITI.
Tengono il di mezzo fra il regno animale ed
il vegetale, dacché la più parte di essi prendono
radice, e mandano fuori tronco e rami. Alcuni
son lisci e nudi; altri coperti di un duro inviluppo.
I coralli sono composti di tubi capillari, le cui
estremità passano attraverso di una crosta calca-
rea, e s'aprono alla superficie in forma di pori.
Si tengono interamente sotto l'acqua del mare;
e come le loro ramificazioni danno ad essi molta
somiglianza coi licheni , furono per lungo tempo
2 1 8" I ZOOFITI.
annoverati dai botanici fra le piante criptogame.
Se peraltro la loro forma può farli credere del
genere vegetale, il loro involucro calcareo basta
a provare che appartengono a una classe più ri-
levata.
Le spongbe consistono in una massa di rami-
ficazioni di tubi capillari che parecchi hanno
supposto essere F opera d' una specie di vermi,
trovati spesso nelle loro cavità. Alti-i hanno im-
maginato che fossero semplici vegetali. Ma è ben
evidente che sono dotate d 5 un principio di vita,
poiché contraggono e dilatano alternativamente i
loro pori, e si ritirano sotto la mano che le tocca
neh' acqua ove son nate , e di cui si nutrono.
Le loro specie differiscono molto le une delle al-
tre, sia per la forma esteriore, sia per la struttura.
Le sponghe officinali sono elastiche, piene di
pori, formano lobi irregolari d' una sostanza la-
nosa , e aderiscono agli scogli per mezzo di una
Base assai larga. Trovansr principalmente intorno
all'isole del Mediterraneo, ove son róse e pene-
trate da gran quantità di animaletti marini; e ta-
gliate perpendicolarmente , vedesi che consistono
in piccioli tubi ramificati , le cui aperture circo-
lari sono le bocche , e la cui sostanza viscosa in-
terna è la carne delle sponghe medesime , a cui
non dubiteremo di dare il nome di animali. Quando
sono tratte dall' acqua hanno un forte odore di
pesce, e. si costuma di ben lavarle, onde si pre-
servino dalla putrefazione.
I ZOOFITI. 2.icy
I polipi sono animali di natura gelatinosa, i
qnaìi consistono in un lungo corpo tubolare, fis-
sato colla inferiore estremità, e cinto alla bocca di
braccia o tentacoli. Le particolarità della loro "vita,
il modo della loro propagazione , e la facoltà che
hanno di riprodursi, dopo essere stati tagliati in
più pezzi, sono invero sorprendenti.
II polipo verde può dare sufficiente idea di
tutta questa famiglia di zoofiti. Trovasi nell'acque
limpide, e specialmente ne' piccioli fossi o nei
canaletti che circondano i prati , massime in aprile
ed in maggio. Ei si fissa sul rovescio delle foglie
o sui rami delle piante acquatiche. Ha la testa
guernita di otto o anche dieci tentacoli , e turbato
può contrarsi in modo da sembrare una macchia
verde oppur nera. Egli è voracissimo, e si nutre
di varie specie di vermi e d' altri animaletti, die
attira nella sua bocca, e inghiotte come il serpente
le rane.
Talvolta due polipi si combattono per l'istessa
preda, é l'uno entra nella bocca spalancata del-
l' altro , e poi ne esce non solo^ incolume ma an-
che vincitore. Il corpo di un polipo ha tal facoltà
di estendersi che può riceverne in se un altro , il
quale abbia tre volte la sua grossezza.
Tagliato in quante parti si vuole 1' animale di
cui parliamo, nulla soffre, ma ogni parte anche
non ben distaccata dall' altre diviene un polipo
perfetto. Rovescialo è- ancora quel di prima, e
2£Ó I ZOOFITT.
ricomincia tosto a nutrirsi, e a fare tutto ciò che
è della sua natura. Ove pongansi a contatto due
sezioni trasversali di polipi, si riuniscono pronta-
mente e non formano che un solo animale. Quindi
la testa d' un polipo qualunque può essere inne-
stata sul corpo d' altro di specie differente. Se un
polipo è introdotto per la coda nel corpo d'altro
polipo , le due teste si uniscono e formano un solo
individuo.
I polipi conservano la loro attività per la più
gran parte dell' anno , finché il freddo dell'inverno
li riduce al letargo. Se in questo tempo si asten-
gono da ogni nutrimento, se ne compensano poi
ampiamente colla loro voracità in primavera, si-
mili in ciò a tutti gli animali soggetti a rimanere
assiderati, a cui il pasto d' un giorno potria ba-
stare più mesi.
Il FIORE ANIMALE.
II signor Hughes lo riguarda come una specie
di sensitiva, dotata di varie proprietà degli ani-
mali. Fu scoperto nella parte settentrionale dell'isola
della Barbada in una caverna a pie d'una rupe
bagnata dal mare. È bellissimo e radiato , d' un
giallo pallido o pagliarino , brillante , con una
sfumatura di verde. La sua corona è composta
di gran numero di petali simili per la grandezza
e la forma a quelli del norrarnio de' giardini.
IL FIORE ANIMALE. 32 £
Tentò il signor Hughes di coglierlo, o almen
ài toccarlo, ma invano. Quando le sue dita o la
sua canna gli si avvicinavano , il fiore piegava i
suoi petali e rientrava ne' fori della caverna, d'onde
non usciva che di lì a quattro o cinque minuti
e con molta precauzione.
Il nostro osservatore distìnse nel suo centro
quattro pistilli di colore scuro , simili alle zampe
di un ragno , e quasi sempre in moto. Il corpo
gli parve dell' istesso colore, grosso come una
penna di corvo , e fisso nella rupe.
GLI ANIMALETTI MICROSCOPICI.
Trovansi principalmente nelle sostanze animali
o vegetali messe in infusione.
La vorticella è fra essi la più rimarchevole
per la struttura , le abitudini , e la maniera onde
fi riproduce. Ha, come i polipi, un corpo nudo
e contrattile, con tentacoli intorno alla bocca, è
picciolissima , e trovasi d' ordinario in estate nel-
l' acque chiare ma stagnanti, attaccata alle pianti-
celle acquatiche, ove si nutre d'animaletti ancor
più piccioli di lei , che attira eccitando intorno a
sé con un movimento notatorio una specie di ri-
flusso. Si trova spesso riunita in gruppo con molte
altre; e a questo gruppo, fu dato da alcuni na-
turalisti il nome di mazzolino di polipi; la fem-
mina porta la sua prole racchiusa in un inviluppo
SS2, GLI ANIMALETTI MICROSCOPICI.
ovale esteriore, d'onde a suo tempo, 1' ajuta ad
uscire torcendosi il corpo.
Altro fra gli animaletti più noti è il vibrione
anguilla che trovasi nella pasta inacidita, in quasi
tutti i sedimenti de' grani ed anche nell' aceto. Il
suo corpo è trasparente e affilato verso le due
estremità, e molto somiglia a quello dell'anguilla
eccetto nella lunghezza, che di rado oltrepassa una
linea. Ove si tagli per mezzo quelìo della fem-
mina , si vede uscire gran numero de' suoi pic-
cioletti , aggomitolati , e chiusi ciascuno in una
membrana.
Il proteo ha preso il suo nome dalla «ingoiar
facoltà compartitagli dalla natura di prendere dif-
ferenti forme, ond' è talvola difficile riconoscerlo
pel medesimo animale. Si trova spesso, fra molti
altri animaletti, sulle pareti di un vaso, nella cui
acqua siasi tenuta alcun giorno qualche sostanza
animale o vegetale. È trasparente e gelatinoso ,
nuota con gran facilità, ha comunemente un lungo
collo e un corpo bulboso. Turbato si raccorcia,
divien opaco e lento. Si avvolge a ruota, onde
attirare in una specie di corrente la sua preda;
indi si allunga di nuovo e si trasforma in più
guise. Gon nessun microscopio si sono ancora po-
tuti scoprire i suoi occhi.
Il volvoco globuloso ha un corpo ovale, simile
a bolla di sapone. Più volvoci uniti in vaso pieno
d 5 acqua di mare descrivono intorno ad esso un
GLI ANIMALETTI MICROSCOPICI. Sa3
circolo 3 a cui ciascuno contribuisce , colla sola
compressione del suo corpo, effetto probabilmente
della reazione dell' aria di cui è pieno.
Chiunque esaminerà attentamente, le differenti
classi d' animali, di cui questi volumi contengono
la descrizione , sarà costretto di riconoscere 1' on-
nipotenza e la saggezza di chi formò quest' am-
mirabile catena d' esseri diversi, e di esclamare
con Thomson :
Oh se fia mai, eh' io 1' argomento eccelso
in obblio ponga, o il primo fior si mostri ,
O il raggio dell' estate arda le arene ,
O rida in mezzo a' suoi te sor 1' autunno ,
O si rinfoschi F aer ne' dì più brevi,
Irrigidisca il labbro mio; sien l'ali
Tronche per sempre al mio pensiero, e cessi
Di palpitarmi il cor spento alla gioja.
FXHM BEL SESTO ED VITJUO TOMO-,
INDICE.
BEL TOI.ìO SESTO ED' KKEIMCt
c.
APITOLO I . ,
Introduzione. Degli Amfifoj iti generale
La Testuggine di fepre
Il Coccodrillo •
L'Alligatore o Gocc^drttìa Àmer
L' Iguana .
La Lucerta comur^.
Il Camaleonte
La Salamandra .
La Lucerta bitorzoluta
La Lucerta verde
Capitolo II
La Botta o il Rospo .
Il Pipa
La Rana
Capitolo III
Il Serpente comune
Il Serpente dagli occhiai
Il Serpente nero
La Vipera . . „
Il Crotalo o Serpente dalla campanell
, Gabinetto T. VL- i5
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171
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»
6i2,
60,
INDICE DEL TOMO SESTO.
2^6
Il Boa
L' Anfesibena
Capitolo IV.
Degli Insetti in generale
Capitolo V.
Il Piagno .
La Tarantola
Lo Scorpione
La Pulce .
Il Pidocchio
Il Bacherozzolo .
La Ghica .
Il Cimice comune
La Scolopendra .
La Zecca .
Il Tarlo .
Il Tarlo campestre
Capitolo VI.
Il Grillo .
Il Grillotalpa.
La Cicala .
La Cavalletta
Gli Scarabei
La Lucciola o il Verme L
La Formicola pinza juola
U Anobio .
Le Tarme .
Capitolo VII. .
La Formica
ucente
INDICE DEL TOMO SESTO.
Il Formicoleone .
Il Punteruolo
Il Capricorno
Capitolo Vili.
L' Ape domestica
L' Ape minatrice
L' Ape cardatrice
La Vespa .
La Mantide
Lo Sfesse .
La Cicadella
La Cocciniglia
Capitolo IX.
La Farfalla
Il Baco da seta
La Tignuola
Le Mosche .
La Sanguisuga
La Chiocciola
I Vermi
I Zoofiti .
II Fiore animale
Gli Animaletti microscopici
237
Pag.
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171
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173
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ivi
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180
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217
»
220
»
221
FINE DELL INDICE.
REGISTRO
DELLE TAVOLE INCISE
CONTENUTE IN GUEST' ULTIMO TOMO
Prontispizio
Amfibj e Rettili
L'Alligatore o Coccodrillo Americano
Il Camaleonte
Il Pipa
La Rana Mugghiante
Il Serpente nero
Il Boa
Insetti.
La Tarantola
Il Baco da Seta e la Farfalla
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INDICE GENERALE
QeMe luctteue contenute iveitct «teoente ©
DISPOSTO PER ORDINE ALFABETICO
nezou-
A
Aboumra (L') tomo IV ,
, Pag. 3oo,
Acciuga (L') t. V
» 228
Agami (L') t, III
» 2,5 1
Agouti (L') t t II
» 2,2,
Agucchia (L') t, V ; ♦
» 2 52,
Ai (IAj t, I ...
» 3ia
Airone (L'j t. IV
» I O I
Airone (L') bianco t. IV .
» 335
Alano (L') t. II.
» n4
Albatro (1/) t. IV .
» 244
Alce (L') t. II .
» 226
Alligatore (L') o Coccodrillo Americano
t.VI.» 21
Allodola (L') t. Ili .
» 234
Allodola (L J ) dei boschi t. Ili .
» 288
Allodola (L') di mare t. IV
» 1 45
Allodola (L') mattolina o de' prati t,
III. » 239
Aiosa (L') o Laccia t. V »
» 22 7
Alupato (L') o il Cantore t. III.
» 2o3
Anatifero (L') t. V
» 278
Anfesibena (L') t. VI.
» 81
Amfibj (Degli) in generale t. VI
» Si
«ì3.& INDICE '-GENERALE.
..Anguilla (L 9 ) tomo V. . ^ a g-
Anguilla (L7) elettrica o tremante t. V. »
Animaletti (Gli) microscopici t. VI . »
Aninga (L 5 ) *. IV . »
Anitra (L') t. IV
Anitra (L') altera t. IV
Anitra (L') artica t. IV
Anitra (L 5 ) clipeata t. JV
Anitra (Uj dal becco adunco t. IV
Anitra (L') dalla coda lunga t. IV
Anitra (L') selvatica t. IV .
Anitra (L') del Madagascar t. IV
Anitra (L') di Moscovia ovvero Moscada
Anitra (L') -dalla testa grigia t. IV
Anitra (L') piccola dalla testa grossa t.
Anitra (L') penelope t. IV.
Anitra (1/) ridente t. IV .
Anitra (L') selvatica dal collare t. IV
Anitra (L') selvatica ordinaria t. IV
Anitra (L 5 ) sibilante t. IV .
Anobio (L') t. VI
Antilopa (L 5 ) Boscli-Bock t. II .
Ape (L') cardatrice t. VI .
Ape (L') domestica t. VI .
Ape (1/) minatrice t. VI .
Aquila [IL') barbata t. Ili .
Aquila (V) dorata t. III
Acmila (L') vocifera t. Ili .
Argalo (L'J o grande Gru t. IV<
t.IV»
IV. »
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2,21
33 7
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64
181.
173
180
60
5a
77
no
INDICE GENERALE,
Argentino (L 5 ) tomo V
Argonauta (L') t. V ,
Armadillo (L') o il Taton t. II .
Aringa (L') t. V
Aringhe (Il re delie) t. V
Arzavola (L') t. IV .
Arzavoia (L 5 ) di Francia t. IV
Ascidia (L') t. V
Ascidia (L 5 ) dattila t. V
Asino (I>) t. II .
Attagaso (L') t. IV .
Avoltojo (L') t. III .
Avocetta (L') t. IV .
B
Babiroussa (II) t. II .
Babbuino (li) propriamente detto t. I
Eabbuino (II) con muso, di cane t. I
Babbuino (II) orsino t, I
Bacherozzolo (II) t. VI
Baco (II) da seta t. VI
Baleia (La) del Groenlanda i. V
Balish (II) t. V .
Bandoliera (La) t. V .
Barga ^a) t. IV
Barga (\ a ) -abbajatrice t. IV
Barbo (I) t. V . .
Bassotto (1) t. II
Beccaccia ^ a ) t. IV .
2 33
• Pag.
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277
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121
»
119
»
127
234 INDICE GENERALE
Beccaccina (La) tomo IV
Beccafico (II) t. Ili .
Becco (II) d'uccello t. I
Beluga (II) t. V.
Berretta (La) Cinese t. I
Bertuccione (II) t. I .
Bissonte (II) t. I.
Boa (II) t. VI .
Borgomastro (II) t. IV
Botta (1!) o il Rospo t. VI
Bracco (II) del Bengala t. II
Branta (La) t. IV
B ubalo (II) t. II
Bue (II) t. II .
Bufalo (II) t. I .
G
Calao (II) t. IV.
Calderugio (II) t. III
Callionimo (II) t. V
Callitrice (La) t. I
Camaleonte (II) t. VI
Camelo (II) t. I.
Camoscio (II) t. II
Canarino (II) t. Ili
Cancroma (II) t. IV
Cane (II) t. II .
Cane (II) dell'Isola di Terra Nuova
Cane (II) di Siberia t. II .
INDICE GENERALE
Cane (II) da caccia tomo II
Cane (II) da seguito t. II .
Cane (II) da pastore t. II .
Cane (II) marino t. V
Cane (II) marino azzurro t. V
Cane (II) marino bianco t. V
Cane (II) marino calorifilo t. V
Cane (II) marino tigrato o scorzone t
Canuto (II) t. IV .
Capinera (La) sarta t. Ili
Capogrosso (II) t. V .
Capo (II) Moro t. Ili
Capra (La) t. Il
Capra (La) azzurra t. II
Capretta (La) t. V
Capricorno (II) t. VI .
Caracal (II) t. II
Carasoo (II) t. IV
Carbonaj a (La) picciola t. III
Garpana (La) t. V
Cascialoto (II) t. V .
Casoara (II) t. Ili
Castoro (II) t. I .
Cavaliere (II) t. IV .
Gavalier (II) verde t. IV
Cavalier (II) rosso t. IV
Cavallo (II) t. II
Cavallo (II) marino t. V
Cavalletta (La) t. VI .
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Pag.
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»
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»
l35
aS6 INDICE GENERALE.
Cavopollino (II) tomo I
Cefalo (II) t. V .
Cervo (II) t. II .
Chacal (II) o Lupo dorato t. I
Ghacal (II) di Barberia o l'Adivo
Chica (La) t. VI
Chiocciola (La) t. VI .
Ghiozzo (II) t. V
Cicadella (La) t. VI .
Cicala (La) t. VI
Cicogna (La) t. IV .
Cicogna (La) Brasiliana t. IV
Cignale (II) t. Il
Cigno (II) t. IV.
Cigno (II) selva! <co t. IV .
Cimice (II) comune t. VI .
Cingallegra (La) barbuta t. Ili
Cingallegra (jua) azzurra t. Ili
Cingallegra (La) della coda lung
Cingallegra (La) del Capo t. Ili
Ciprino (II) dorato e l' argenteo t.
Giufolotto (XI) t. Iti .
Coa (II) t. II .
Coaita (II) t. I .
Coati (II) o Battone t. I
Coati (II) mondi t. II
Cobite (La) t. V.
Coccodrillo (II) t. VI .
Cocciniglia (La) t, VI.
Pag. a 6 1
» 187
» 12,
t. Ili
V
INDICE GENERALE.
Colìbri (II) o l'uccel Mosca tomo III
Colligiano (II) t. Ili .
Combattitore (II) o Pavone di mare t
Commendatore (11) t. Ili
Condoo (II) t. Il
Condor (II) t. Ili
Conepato (II) t, II
Coniglio (II) t. I.
Cormorano (II) t. IV
Cormorano (II) picciolo o il Balordo t
Cormorano (II) Pigmeo t. IV .
Corifena (II) t. V
Cornacchia (La) t. Ili
Cornacehietta (La) t. Ili .
Coraica (II) t. Ili .
Corvo (II) t. III.
Couguar (II) t. II .-.■...
Crick (lì) dal capo e dal petto giallo t
Crotalo (11) o Serpente dalla campanella i
Cuculo (li) t. Ili
Cuculo (II) brillante t. III.
Cuculo (I!) d'America t. Ili
Cuculo (II) del Capo t. Ili
Cuculo (II) della Giamraaica t. Ili
Cuculo (II) indicatore t. Ili
Cuculo (II) sacro t. Ili
Culobianco (li) t. III.
Gurvirostro (II) t. III.
Gutrettola (La) t. III.
IV.
s3 7
Pag. 208
» 193
IV » 1-34
12,9
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362,
267
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» 267
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III » 122
VI » 69
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» 159
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i58
154
i5 7
I96
240
I 9'7
a83
INDICE GENERALE.
D
Darnan (II) di Siria tomo II
Daman (II) del Capo t. II .
Damigella (La) di Numidia t. IV
Dattero (II) t. V.
Delfino (II) t. V.
Diana (La) t. I .
Dodo (l\) t. IV .
Donnola (La) t. I
Dnnlino (II) t. IV
Pag. a8i
» 2,87
» 149
» 2,76
» 5o
» a44
» 76
» 3a5
» 146
Eglefino (L 5 ) t. V .
Eider (L') o l'Anitra morbidissima t. IV
Elefante (L s ) t. I
Eiorio (L') t. IV
Elorio (L') dalla testa nuda t. IV
Eiorio (L') rosso t, IV
Emen (L') t, III
Eperlano (L') t, V
Etiope (L') o ilPappagallodelìaGuineat. Ili
i8a
i65
189
3s5
3s8
32-9
3a
i85
iao
Fagiano (II) t, III .
Falarope (Le) t. IV .
Falcone (II) segretario t. III
Fanello (II) t. III
Farfalla (La) t, VI .
a54
ia4
65
180
J96
INDICE GENERALE.
Fiammante (II) o Fenicontero tomo IV.
Fiore (II) animale t, VI
Flesso (II) t.V.
Fletano (II) t. V
Foca (La) t. I ,
Foca (La) dal naso a bottiglia t, I
Folaga (La) t. IV
Forbicifero (II) t. IV.
Formicola (La) pinzajuola t, VI.
Formica (La) t. VI .
Forrnicoleone (II) t. VI
Formicofago (II) t. II.
Fragola (La) o Quaglia della China t
Fregata (La) t. IV .
Frisone (II) t. Ili
Frisone (II) cardinale t. Ili ,
Frisone (II) granatiere t, III
Frisone (II) dell' Abissinia t. III.
Frisone (II) del Bengala t, III ,
Frisone (II) socievole t. III ,
Fulmar (II) o Procellaria Falombara t
Furetto (II) t. II
&3g
Pag. i5i
» 22,0
» 194
» 192
» 2,70
» a8a
» 121
» 3u
» i5a
» 159
» 167
» 2,63
III » 284
» 2-5 1
242
344
ivi
245
246
248
293
267
»
»
»
IV »
G
Gallina (La) regina t, III ,
Gallina (La) regina di Laponia t. III.
Gallina (La) regina dei Namachesi t, Ili
Gallina (La) regina dei Itenaj t ( III , » ^96
» 290
» 293
» 294
^4o INDICE GENERALE,
Gallinella (La) e la Folega tomo IV
Gallo (II) t, IV,
Gallo (II) di montagna dal collare' t, IV
Gallo (II) d'India t. IV .
Gambero (II) di mare t, V
Gambero (II) di fiume t, V
Garrese (II) 't, IV .
Garrulo (II) t, IV .
Gasteroteo (II) aculeato t, V
Gasteroteo (II) pungigio t» V
Gasteroteo (II) spinacchia t, V
Garzetta (La) t, I
Gatto (II) selvatico t, II .
Gatto (II) domestico t. II ,
Gatto (II) d'Angora t, II ,
Gatto (II) tigre t, II',
Gazza (La) t, III
Gazza (La) bruna del Canada t, III
Gazzella (La) t, II ,
Genetta (La) t, II
Gerbo (II) t. I ,
Ghiottone (II) t, I
Giraffa (La) t. I
Gnou (II) t. II .
Goelando (II) e il Laro t. IV
Goelando (II) vario o ,grigiccio t, IV
Goelando (II) del mantello nero t, IV
Goelando (II) del mantello grigio-bruno o
Borgomastro t, IV , , »
INDICE
GENERALE.
241
Goelando (II) bruno o i
. Cateratta t.
IV. Pag. a84
Gracchia (La) t. Ili .
,
59 I04
Grampo (II) o Delfino
orca t, V
« 56
Granchiero (II) t. II .
. .
. » 3 1 o
Granchj (I) t. V
» a83-
Granchivori (I) t. IV .
.
» 336
Graiichivoro (II) azzurro t, IV ;
» 33 7
Grebo (II) t. IV
, »
* ia5
Grillivoro (II) t, III ,
. >
, » 180
Grillo (II) t. VI.
, ,
» 12, 7
Grillo (II) talpa t, VI
.
» i3o
Grimmo (II) t. II
*">
» a35
Gru (La) t. IV.
» 107
Gufo (II) t, III,
,
» 04
Guibo (II) t. II.
, ,
» 64
Gurnardo (II) t. V .
»
, » 2,54
H
Hamster (L') t. II
178.
Itóao (L') t. IV *
-
-
»
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Icneumone (L') t. I .
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0.
»
34r
leti (L') il Boccamele t. I
..
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Iena (La) t. I
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53;
Iena (La) picchiettata t. I ..
- -.
»
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5 9
Iguana (L') t. VI
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0,
»
§4
Imantopo (L 5 ) t. IV .
►
»
»
142.
Imbrim (L') il grande Smergo-
del
mar
Settentrionale t, IV.
i.
)>
ilio
Gabinetto T. VI.
*6
2/Ja INDICE GENERALE,
Ippopòtamo (L 5 ) tomo I .
Indetti (Degli) in generale t, VI.
Pag. i 9 4
» 83
Jacana (II) t. IV
Jaguar (II) t. II.
» 343
» 292
K
Kamichi (II) t. IV
Kanguro (II) t. I
» 148
» a 62
Lagopede (II) la Gal
ina
regina
bianca
t. IV .
.
» 85
Lama (II) t, II ,
,
, » 3i6
Lamentino (II) t, II ,
*
, » 3a e
Lampreda (La) t, V ,
* <
» 195
Laro (II) t. IV .
♦
» w 2.69
Laro (II) bruno t. IV
»
» 277
Laro (II) ridente t, IV
,
, » 278
Laro (II) bianco t, IV
,
> » »8o
Laro (Il gran) cinericcio
dai
piedi £
tzzurri
t. IV .
,
, » ivi
Laro (II) pezzato t, IV
,
» a8&
Lasca (La) t, V.
.
, » 12,8
Latermo (li) t, V
♦
» aay
INDICE GENERALE,
Lemingo (II) tomo II,
Leone (II) t, I .
Leone (II) marino t, I
Leopardo (II) t, I
Lepre (II) t, I .
Leroto (II) t, II.
Levriere (II) t, II ,
Lima (La) t, V .
Lince (II) t, I .
Liocorno (II) di mare t, V,
Locusta (La) di mare t, V,
Lontra (La) t. II
Lontra (La) di mare t, II
Lori ([!) tardigrado t, I
Lucerta (La) comune t, VI
Lucerta (La) bitorzoluta t, VI
Lucerta (La) verde t, VI ,
Luccio (II) t, V.
Lucciola (La) o il verme lucente t,
Lumache (Le) t. V .
Lupo (lì) t. I ,
Lupo (II) marino t, V
M
Macao (II) o 1' Ara verde t. Ili
Mainate (II) t, IV .
Mangiavespe (II) t, IV
Manicou (II) t. I . , «
Mantide (La) tomo VI , 3
s4-3
• Pag.
186
. »
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208
i. »
188
^44 INDICE GENERALE.
Manucode (II) o re degli uccelli
diso tomo III
Marangone (II) t, IV .
Marangone (II) col ciuffo t, IV
Marangone (II) dalla Cina t, IV
Marmotta (La) t, II .
Martin (lì) Pescatore o l'Alcione
Martora (La) t. ì.
Mergo (II) t, IV
Mergo (II) coronato e il Merg
rosso t, IV , , ,
Merino (II) t. II
Merlo (II) t. III.
Merlo (II) azzurro t, III ,
Merlo (II) acquatico t, IV ,
Merluzzo (II) t, V .
Mioteria (La) Americana t, IV
Molosso (II) t. II
Monco (II) t. IV
Monco (II) magellanico t. IV
Monco (II) crestato o saltatore t
Montone (II) d'Islanda t. Il
Montone (lì) di larga coda t, II
Montone (II) selvatico t. Il
Moriglione (II) t, IV .
Morso (11) t. I .
Mosche (Le) t, VI ,
Motaciila (La) t, IV .
Motteggiatore (II) t, III t
t. Ili
dal
IV
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380
»
46
»
48
»
49
»
176
»
388
»
303
»
i34
»
383
INDICE GENERALE.
Muschio (II) tomo II .
Muscicapa (II) t. IV ,
Musetta (La) t, II
N
Nibbio (II) t, III ....",
Nil-Ghau (II) t. I .
Nottola (La) t. Ili ,
Nottola (La) o Pipistrello t. I. .
O
Oca (L') selvatica t. IV
Oca (L') domestica t. IV .
Oca (L') delle isole Ebridi t. IV
Oca (L') bermela t. IV
Oca (L') armata t. IV , . »
Oca (L') bronziana t. IV ,
Oca (L*) del Canada t. IV
Oca (L') di neve t, IV ,
Oca (L') grigia delle isole Falkland
Oca (L') delia cuffia nera t, IV.
Oca (L') dal collo rosso t, IV ,
Oca (L') Kasarka t, IV .
Oca (L') della Guinea t, IV ;
Oca (L') artica t, IV ,
Oceloto (L') t. I
Ombra (L>) t. V.
Ombretta (L') t. IV .
Orangotano (L 5 ) t. I . t
Orata (L') t. V •
. Pag.
245
£3 3
81
»
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390
88
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2,^6 INDICE GENERALE
Organista (L') tomo IV
Orso (L') bianco t, I .
Orso (L') comune t. I
Orso (L') d' America t. ì
Orso (L 5 ) marino t. I.
Ortolano (L') t. IV .
Ostralega (L') o Beccaccia di mare t.
Ostrica (L s ) t. V
Ottarda (L') t. Ili .
Ottarda (L'j piccola t. IV
Ouarino (L') t. I
Ouistiti (L') t. I,
Pag. 79
» 121
» io5
» 114
a 2,77
» 72,
» ia3
» 2,69
» 269
» 82
» ;a3i7
» 2,33
IV.
Palombo (II) dalla colanna purpurea t.
Pangolino (II) t. II .
Pantera (La) t. I
Pappagallo (II) cenerognolo t. Ili
Passere (II) t. Ili
Passera (La) mattuggia o di montagna t
Passere (II) pesce t. V
Pavone (II) t. Ili
Pavone (II) bianco III
Pavone (II) con pennacchio ed altri t,
Pavonella (La) t, IV .
Pazzi (I) t. IV •
Pazzo (li) comune t. IV .
Pazzo (Il gran) t. IV
Pazzo (li) di Bassa» t. IV;
III.
III.
Ili
» 274
» 2,49
» 49
» n4
» 218
»> 221
» 193
» 140
» 148
» 149
» f 37
» 3i4
» 3«9
» 321
» 32a
Pag.
INDICE GENERALE.
Pecora (La) tomo II •
Peccari (II) o porco del Messico t. Il
Pellicano (II) t. IV .
Pellicano (II) rosso t. IV
Pernice (La) t. IV *
Pesci (Dei) in generale t. V
Pesce (II) persico t. V.
Pesce (II) volante t. V
Pesce (II) spada t. V.
Pesce (II) re t, V
Peloncino (II) t, V ,
Pettirosso (II) t, III .
Pica (La) t. III.
Piccione (11) t. III ,
Piccione (II) di passaggio t
Piccione (II) verde dalla testa grigia d'Anti-
gua t, III ,-"■, , » . »
Piccione (II) pompadour t, III , . »
Piccione (II) dell' ali rosse del mare del Sud
t, III
Piccione (II) cenerognolo ferrugigno dell'Isole
del mar Pacifico t. III »
Piccone (II) del becco ricurvo t, III . »
Piccione (II) bianco muscadivoro t, III »
Piccione (II) violaceo dalla testa rossa d'An-
III
III
Picchio (II) verde t. III ; , »
Picchio (II) nero t, III »
Picchio (Il gran) nero con becco bianco t, III »
a 4?
43
3^4
334
2Ó8
29
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263
2,67
268
270
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ivi
272
273
ivi
160
ivi
164
a48 INDICE GENERALE.
Picchio (II) nero con ciuffo rosso t. III. Pag, 1 65
Picchio (Il gran) variato t. III t
Picchio (Il piccolo) variato t. Ili
Picchio (II) detto Merlo doralo t, III
Picchio (II) grigio t. Ili .
Picchio (lì) con ciuffo t. Ili
Picchio (II) piccolo detto rampicatore
Pidocchio (II) t. VI .
Pietta (La) o il piccolo Mergo crestato
Pilcardo (II) t,.V
Pinguino (Il gran) o germano magellanico
Pinguino (II) semplice t, IV
Pipa (II) t, VI ,
Pipra (II) o il Manaldno t. IV
Piteco (II) t. I .
Piviere (II) piccolo t, IV .
Piviere (II) dorato t, IV .
Piviere (II) pavonella t, IV
Piviere (II) dal collare t, IV
Piviere (Il gran) volgarmente detto E Iorio di
terra t. IV
Piviere (II) dal collare t, IV
Porco (II) t, II .
Porco (II) spino t, I .
Porco (II) d'Etiopia t. II
Porco (II) d'India t, II
Porco (II) marino t. V
Procellaria (La) t, IV
Procellaria (La) cinericcia t, IV
»
166
»
167
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167
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ago
INDICE GENERALE. 2^9
Procellaria (La) bianca e nera o lo Scacchiere
tomo IV Pag, 391
Procellaria (La) azzurra t. IV . . » 394
Procellaria (La) palombara o il Fulmar t, IV » 295
Procellaria (La) massima t. IV , , » 299
Pulce (La) t. VI , ; . , » 112,
Punteruolo (II) t, VI. . » » » 169
PUZZOIO (II) t, II , . , , » Q.'Jl
Q
Quaglia (La) t. Ili ,
Quaglia (La) della Gajenna t. Ili
Quaglia (La grande) del Madagascar t. Ili
Quaglia (La) dell'Isola di Logon t. Ili
Quaglia (La) della Virginia t. Ili
Quaglia (La) del Bengala t. IV .
Quaglie (Il re delle) t. IV
R
Ragno (il) t, VI
Rampicator (II) rosso t. Ili
Rana (La) t. VI
Razza (La) pastinaca t. V ,
Razza (La) clavata o perosa t, V
Reattino (II) t. Ili .
Reina (La) t, V,
Remiz (II) t. Ili
Remora (La) t, V »
Renne (II) t, IL
Riccio (II) t, I , , . ,
» 380
» 286
» 288
» ivi
» 2,89
» 83
» 84
>> 94
» 174
» 46
» 89
» 91
» a 02,
» i3i
» aa^
» 334
» 5
» 3ai
Pag.
3 So INDICE GENERALE
Riccio (II) marino tomo V.
Riccio (lì) marino i>. V
Rinoceronte (II) t, I ,
Rinoceronte (II) a doppio corno t» I
Rombo (II) t. V
Rondine (La) di mare t, V
Rondine (La) casereccia t, IV
Rondine (La) agreste t, IV
Rondine (La) di riviera t. IV
Rondini (Le) di mare t. IV
Rondine (La gran) di mare t. IV
Rondine (La piccola) di mare t, IV
Rondine (La) di mare nera o lo Spauracchio
t. iv ;
Rondine (La) di mare dalle grandi ali t, IV »
Rondine (La) di mare screziata t, IV
Rondone (II) t, IV .
94
» 261
» 180
» 187
» 189
» a3a
» 4 a
» 5x
» 55
» 399
» 3oa
» 3o6
Saiga (II) t. II .
» 67
Saimiri (II) t. I ,
, » 2,43
Sajou (II) t. I .
» &A2,
Salamandra (La) t, VI
» 34
Salangane (La) t. IV ,
» 59
Salmone (li) t. V
» i38
Sanguisuga (La) t, VI
» aia
Scarabei (Gli) t. VI ,
» i4*
Scojattolo (Lo) t. I ,
» 344
Scojaltolo (Lo) grigio t, I
1
-
» 347
INDICE GENERALE.
a5i
Scojattolo (Lo) volante tomo I ,
. Pag. 349
Scolopendra (La) t. VI
, » 12,2.
Scorpione (Lo) t. VI ,
, » IO9
Scorpione (Lo) di mare t, V
, » 263
Scorticatore (Lo) t. Ili
» 7 8
Seppia (La) t. V ,
» 257
Serpente (II) comune t. VI
» 67
Serpente (II) dagli occhiali t, VI
» 60
Serpente (II) nero t, VI
» 62
Servai (II) t. II»
» 299
Sfesse (Lo) t. VI
» 190
Sgombro (Lo) t, V . . ;
» i~99
Sgombro (Lo) bastardo t, V ,
» 204
Sogliola (La) t. V , ',
» 191
jSoIene (II) t. V.
» 282,
Sorcio (II) delle messi t, II ,
» 190
Sparviero (Lo) t. Ili , » ,
» 75
Spatola (La) t, IV ,
» i5o
Squadro (Lo) t. V
» 97
Squilla (La) t, V
» 3oo
Stambecco (Lo) t, II ,
» 60
Stella (La) di mare t. V ,
» 2,59
Stella (La) di mare arborescente t, V
» 260
Storione (Lo) t, V ,
» 70
Stornello (Lo) t. Ili ,
» 214
Strige (La) t, III , /
» 86
Struzzo (Lo) t. Ili .
» at
Svegliarino (Lo) o Quaglia di Java t,
III » 284
Subusa (La) t. III , ,
» 74
Suricate (II) t, II . %
» 3o8
a5a
INDICE GENERALE.
Talpa (La) tomo I . " .
. Pag. 3o3
T'angari (I) t. IV
» 79
Tanrec (II) t. II
, » 3o 7
Tapiro (II) t, I ,
» 1 98
Tarantola (La) t, VI.
» io5
Tarlo (II) t, VI.
» 124
Tarlo (II) campestre t, VI.
» 126
Tarme (Le) t. VI .
» i56
Tasso (II) t. I .
» 1 34
Testuggine (La) t, II.
» 2,55
Testuggine (La) di mare t, VI
» 8
Tetrao (II) o gran Gallo di montagna
t. IV » 2,0
Tetrao (II) piccolo o Gallo di montagi
ia dalla
coda biforcuta t, IV ,
» 26
Tignuola (La) t. VI .
» 202
Tigre (La) t. I .
» 34
Tinca (La) t. V.
♦ » 124
Tingmik (II) t. IV .
» 268
Tiranno (II) t. Ili .
» 82
Tonno (II) t. V .
♦ » 204
Topo (li) t. II .
« » 1 70
Topo (II) muschiato t, II , H
» 174
Topo (II) economo t. II ,
» 176
Topo (II) campagnuolo t, II ,
, » 189
Torabuso (II) t. IV .
» » n3'
Torcicollo (II) o l'Ortolano t, I\
r
» 7 a
INDICE GENERALE
' Tordella (La) tomo III t
Tordo (II) t. Ili
Tordo (II) viscivoro t. Ili .
Tortorella (La) t. Ili
Tortorella (La) sanguigna t, III
Tortorella (La) del Surinam t. III
Tortorella (La) dell'ali dorale t, III
Touraco (II) t, IV .
Toucan (II) t. III
Tremola (La) o Torpedine t, V
Triglia (La) t. V
Troglodita (l'I) t, III .
Troilo (II) t. IV
Troilo (II) piccolo t, IV .
Trota (La) t. V .
Trota (La) Salmonea t. V .
Trottola (La) t. V •
Trupialo (II) t. Ili •
Tzeiran (II) o Antilope azzurra t. II
2.53
Pag.
2,2,1
»
i 7 5
»
178
»
a 74
»
a 77
»
278
»
ivi
»
64
»
12,7
»
Si
»
139
»
2,00
»
£119
»
aaa
»
i48
»
i5a
»
3<4
»
i3i
»
240
Vampiro (II) t. I
» 299
Vermi (I) t. VI.
« 214
Vespa (La) t. VI
» i85
Vipera (La) t. VI
; » 64
Volgipietra (I!) t. IV .
» 145
Volpe (La) t, I .
» 76
Volpe (La) del Polo Artico t- I.
» 82
a54
INDICE GENERALE.
u
Uccelli (Degli) in generale tomo III .
Uccello (Il grande) del Paradiso t. Ili
Uccello (Il piccolo) del Paradiso t. Ili
Uccello (1/) Mosca del petto rosso o
bino t. Ili , . • ,
Uccelli (Degli) acquatici t. IV
Uccello (L') reale t. IV .
Uccello (L') del Tropico t. IV .
Uccello (L 5 ) delle tempeste t. IV
Ursone (L') t. II
Usignuolo (L') t. Ili .
Pag.
5
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i33
[
i36
il Ru-
jt
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»
88
»
146
7>
a48
»
a 97
. »
3o6
. »
186
Zeca (La) t. VI.
Zebro (II) t> I •
Zibellino (II) t. I
Zibetto (II) t. I.
Ziccliio (II) o Tordo vi scada t. Ili
Zoofiti (I) t. VI.
Zoppo (II) o piccolo Smergo t. IV
ia4
384
33 9
334
a2-3
ai 7
ai3
FINE DELL WVICE GENERALE.