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Full text of "Il gabinetto del giovane naturalista"

I L 

GABINETTO 

DEL 

GIOVANE NATURALISTA 

O V V E R 

Descrizione della natura e de 3 costumi" 
dei principali Quadrupedi , Uccelli , 
Pesci, Arniìbj, Rettili e Insetti, disposta 
in bell'ordine e adorna di 72 incisioni* 



Edizwne posta sotto la tutela 
delle Leggi 




ir. ir 



IL 

GABINETTO 

DEL 

GIOVANE NATURALISTA 

D I 

TOMMASO SMITH 

CON ELEGANTI FIGURE 



La gloria di colui che tutto move 
Per l'universo penetra, e risplencte 
In questa parte più e meno altrove. 
Dante. 



TOMO SESTO. 



TT&fi 



ano 



Presso Omobono Manini 
Tipografo ne' Tre Be 3 N. 4a85. 

1826. 



7' 2cj 




ÀMFIBT ^ 'RETTILI 



: 

IL 
1 L 



GABINETTO 



DEL 



GIOVANE NATURALISTA. 



CAPITOLO PRIMO. 

. * * * * e fatto al nuoto , 

Non men che al passo dall' arena rompe 

1/ acquatico destriero e il coccodrillo. 

Milton. 

INTRODUZIONE. 



DEGLI AMFIBJ IN GENERALE. 

Il nome d' amfibj è dato da Linneo e dagli altri 
naturalisti agli animali , che vivono alternativa- 
mente sulla terra e nell' acqua. Si dividono essi 
in due classi, cioè in rettili e in serpenti; i pri- 
mi con gambe ed orecchie senz' orlo , i secondi 
senza piedi , senza pinne e senza orecchj, E gli 
uni e gli altri hanno il sangue freddo, e per la 
singolare conformazione de' loro organi sospender 



6 DEGLI AMFIBJ IN GENERALE. 

possono il respiro e cangiar d'elemento, senza 
soffrirne. Si tengono essi ordinariamente in luoghi 
riposti, umidi, ombrosi, ove forse la natura gli 
ha collocati, onde prevenire V eccessiva moltiplica- 
zione degli animali acquatici e degli insetti, e 
preservarli ad un tempo da insidie e da pericoli 
che non conosciamo. 

Essi non masticano il lor nutrimento , ma l' in- 
ghiottono intero: e trattasi spesso d'animali poco 
meno grossi di loro , ond' hanno stomaco e gola 
capaci di grandissimo allargamento. Alcuni di essi, 
come di carni, si cibano pure di piante. Altri par 
quasi possano far senza mangiare, dacché il di- 
giuno dì più mesi loro non toglie ne salute né 
vivacità. Dice qualche fisiologo che gli amfibj non 
abbiano che un solo ventricolo; più esatti osser- 
vatori però ne assegnano loro due , che hanno 
P uno coli' altro una comunicazione immediata. 

Il sangue di siffatti animali è rosso, ma freddo 
e in picciola quantità. I polmoni, nella più parte 
di essi, consistono in un pajo di grandi vesciche, 
o serbatoj membranacei , divisi come in più celle, 
nelle quali sono distribuiti in modo ammirabile i 
vasi sanguigni. 

Gli amfibj in generale sono dotati di singoiar 
facoltà riproduttiva , sicché quando alcuno lor 
membro è leso o troncato , un altro ne rimettono 
in suo luogo. Il loro corpo è talvolta difeso da 
una corazza cornea durissima, o da un tegumento 

LESI 



DEGLI ARTFIBJ IN GENERALE. 7 

coriaceo. Alcuni pure hanno scaglie, altri protu- 
beranze molli, simili a bitorzoli. Le ossa loro sono 
più cartilaginose che quelle de' mammiferi o degli 
uccelli. Parecchi non hanno costole; alcuni sono 
armati di denti formidabili, mentre altri ne sono 
interamente privi. Chi di essi è d' indole feroce 
e vive di preda ; ehi è mansuetissimo. Il più gran 
numero certamente è poco pericoloso. 

Il corpo degli amfibj è al tatto quasi di ghiac- 
cio; la qual cosa ha molto contribuito coli' orri- 
dezza delle loro forme a farli credere velenosi. 
Pochi fra essi però, ove se ne eccettuino i ser- 
penti, e di questi tutt' al più una sesta parte, sono 
propriamente da temersi. Essi tutti hanno tenacis- 
sima la vita; e molti continuano a moversi e ad 
eseguire in parte ciò che alla vita appartiensi , 
anche privati della testa o del cuore. I lor colori 
sono spesso lividi e spiacevoli ; ma in alcuni sono 
assai brillantissimi. L 3 odore di quasi tutti è assai 
fetido, o ciò provenga dai loro schifosi nascondigli, 
o sia effetto del lor nutrimento. In quelli che non 
sono affatto muti la voce è roca, o poco armoniosa. 

Gli amfibj sono in generale ovipari, ond'è che 
quelli fra loro , i quali hanno quattro piedi, ven- 
gono appellati quadrupedi ovipari, per distinguerli 
dai vivipari. Grandissima suol essere la loro fe- 
condità. JLe loro uova sono o racchiuse in un guscio 
calcareo, o coperte d'una pelle liscia, simile in 
certo modo a pergamena ; o una specie di gelatina, 



B BEGLI AMlFIBT IN GEI-TER ALE. 

Appena deposte, Tengono abbandonate dalle ma* 
drì , e lasciate aprire ai raggi del sole. 

Le poche specie d' amfìhj vivipari, anch'esse 
hanno uova che per altro si aprono nella matrice. 

Non può dirsi che gli amfibj , sebben se ne 
trovino talvolta molti insieme, vivano in società. 
La carne e le uova di alcuni tra essi porgono un 
alimento egualmente gustoso che sostanzioso. 

Quelli fra essi , che abitano i climi freddi o 
temperati, sogliono d'inverno trovarsi intirizziti 
ne' lor covaccioli sotto Y acqua od il ghiaccio. Al 
tornare poi della primavera si rianimano a cangiar 
di pelle; anzi molti ne cangiano d ne volte l'anno, 
eccetto i rettili , che son vestiti di corazza ossea, 
la quale non cade loro mai. 

La classificazion linneana de' rettili comincia dalla 
testuggine; ma come la terrestre è chiamata da 
molti un quadrupede oviparo, noi già ne abbiamo 
data altrove la descrizione. Comincieremo qui dun- 
que dalla marittima , che può a ragione esser an- 
noverata fra gli amfibj. 

LA TESTUGGINE DI MARE. 

Le testuggini marine sì distinguono dall' altre , 
pe' loro piedi lunghi e schiacciati in forma di 
pinne, entro cui vi nascondono le ossa delle dita, 
fra le quali sol le due prime sono armate di grife 
che appariscano. La loro scaglia , come quella 



LÀ TESTUGGINE DI MARE. 9 

dell' altre testuggini , è una coperta ossea , a cui 
stan riunite le coste. In alcune questa scaglia è 
più grossa e più forte che quella delle testuggini 
terrestri. 

Sembra veramente che il mare abbia la pro- 
prietà di accrescere il volume degli animali, che 
in esso albergano. La gran testuggine del Medi- 
terraneo è di tutte la maggiore. Ma la sua utilità 
non è per nulla proporzionata alla grandezza. Non 
parlo della sua carne, sì poco buona a servir di 
alimento, che si crede perfino avvelenata: la sua 
scaglia istessa, simile a cuojo, si getta come buona 
a nulla. Fu presa nel 1739, all' imboccatura della 
Loira una testuggine, lunga quasi otto piedi e 
grossa due , con mascelle guernite di denti, e coda 
di quindici pollici ben separata dal corpo. Altre 
ne furono prese in diversi tempi sulle coste d'In- 
ghilterra, le quali pesavano sette ed ottocento lib- 
bre. Ma ogni volta che si tentò di mangiarne, se 
ne provarono spiacevoli ed anche gravi conseguenze. 
Di quelle invece, che da vent'anni in qua ci 
sono portate di lontano per delizia delle mense 
de' nostri epicurei , pare che si possano far corpac- 
ciate impunemente. Si traggono esse in gran parte, 
se non tutte, dall'Indie occidentali. 

Malgrado le loro aspre apparenze, le testuggini 
sono generalmente pacifiche e mansuete ; e appena 
quella detta maggiore e Y altra detta feroce op- 
pongono resistenza quando si prendono. Non avvi 



IO i A TESTUGGINE DI MARE. 

animale, di qualunque specie egli sia, in cui più 
che in esse abbondi la vitalità ; poiché, anche 
dopo che si è loro troncata la testa e aperta la 
pancia , continuano a vivere per più giorni. Pas- 
sano T inverno in una specie di letargo. 

Quattro sorta di testuggini si sono trovate nei 
mari del sud e dell' India , la franca, la maggiore, 
la caretta e la nasicorna. 

Le testuggini franche son numerosissime sulle 
coste delle isole e de' continenti della zona torrida 
nell'antico e nel nuovo mondo; ove si nutrono 
d' alghe e d' altre piante marine , di cui sempre 
abbondando, mai non hanno occasione di guerra 
fra loro. Come altronde sono abituate, del pari 
che tutti gli amfibj, a passar più mesi senza man- 
giare , nemmeno la mancanza di quelF alimento 
disturberebbe la pace della loro unione, a cui 
per altro non daremo nome di società. 

Sono spesso lunghe al di là di cinque piedi, e 
pesano talvolta più di cinque in seicento libbre. 
La loro forza è tanta che possono continuare il 
lor cammino, con tanti uomini sul dorso quanti ve 
ne possono stare seduti. Le loro gambe sono così 
conformi a pinne , che a nulla son proprie fuor- 
ché al nuoto. Il loro guscio (più largo sul di- 
nanzi che verso la coda , ove si restringe in punta 
ottusa) dìvidesi in tredici compartimenti di color 
bruno , orlati di venticinque fasce marginali, La 
loro bocca, si larga che s'apre da ciascun lato al 



LA TESTUGGINE DI MARE. II 

dì là degli orecchi, non è armata di denti, ma 
ha Y ossa delle mascelle durissime e fortissime, & 
guernite di punte che servono all' istesso uso. Con 
queste mascelle esse non solo triturano Y erbe ter- 
restri e le piante marine de' bassi fondi e dei 
banchi d' arena; ma possono anche frangere le 
conchiglie de* testacei , di cui talvolta si nutrono. 

Pasciute che siano si ritirano spesso nell'acqua 
dolci all' imboccatura de' gran fiumi , ove galleg- 
giano alla superficie, tenendo la testa al di sopra 
dell' acqua , forse per respirare ; ma , come si tro- 
vano cinte da molti nemici , alla minima ombra 
di pericolo , sì precipitano al fondo. 

I nativi dell' isole di Bahama si distinguono 
fra tutti per la maniera di prenderle. Perocché 
si recano essi in aprile entro le loro canoe sulle 
coste dell' isola di Cuba , e d' altre vicine , ove 
la sera al lume di luna, stanna spiando quelle be- 
stie, che vanno a terra, per deporvi le loro uova, 
e le rovesciano sul dorso, ovvero gettano loro un 
giavellotto di tre o quattro braccia in fondo all'acqua 
non lungi dalla sponda. Nel che spesso impie- 
gano molto tempo, bisognando prima stancare 
le tartarughe , che se veggono d' essere scoperte 
si mettono a fuggire. Alcuni di loro anche attuf- 
fandosi e mettendosi loro a cavallo , ne compri- 
mono 1' inferiore estremità , in modo che le ob- 
bligano a sporger la testa dall' acqua o a montare 
alla superfìcie ; ov' altri stanno pronti per gettar 



1-2, LA TESTUGCTNÈ DI 1&ARÈ. 

loro al collo un nodo scórritojo. Il signor Hans 
Sloane riferisce che gli abitanti di Porto Reale 
alla Gdamaica , impiegavano altra volta sino a qua- 
ranta vascelli alla caccia delle tartarughe , sicché 
i mercati dell' isole n' erano provveduti , quanto i 
nostri lo possono essere di carni d' animali da 
macello. 

Gateshy dice che le testuggini franche non ap- 
pariscono sulla riva , che per deporvi le uova 
nell' arena, il che avviene in aprile. Esse scavano 
a quest' uopo una buca profonda, circa due piedi 
al di sopra di quei punto ove si arrestano i flutti 
nel più forte delle maree; ed ivi lasciai! cadere 
le uova ciascuna più d'un centina] o. Il che però 
fanno in tre o quattro volte , ad intervalli di quin- 
dici giorni, sicché le tartarughe novelle nascono 
ad epoche differenti. Queste uova sono della gros- 
sezza di una palla da giuocare, bianche, rotonde, 
con pelle simile a pergamena. Coperte di sabbia 
e abbandonate al calore de' raggi del sole nascono 
in capo di tre settimane. 

Le testuggini dette maggiori sono una delle più 
grandi specie di testuggini , che si conoscono. Si- 
mili quasi in tutto a quelle della precedente hanno 
però la testa più grossa, il guscio più largo , 
quiudici divisioni sul dorso ; fra cui le medie 
tondeggianti dai lati, le gambe anteriori grandi e 
forti, le posteriori larghe e più brevi. Queste 
testuggini abitano il mare che bagna le isole 



LA TESTUGGINE DI MABE. l3 

dell' America, e si trovano pure nel Mediterraneo, 
particolarmente sulle coste dell' Italia e della Si- 
cilia. Fanno gite sì lontane, che una fa trovata 
mentre dormiva alla superfìcie dell' onde sotto il 
trentesimo grado di latitudine boreale, forse a 
mezza strada delle isole Azòre e da quelle di 
Bahama , che son le terre più vicine : cosa tanta 
più notabile , eh' era allora 1' aprile , ordinaria 
stagione dell' accoppiamento di simili animali. 

Queste tartarughe sono fortissime e ferocissime, 
capaci di difendersi vigorosamente colle loro gambe, 
e di spezzare colla loro bocca de' corpi assai duri. 
Narra Aldrovandi che essendo stata presentata una 
canna ad una tartaruga, che in Bologna si mo- 
strava al pubblico, essa abboccatala, in un istante 
la fece in due. Il principal nutrimento delle be- 
stie , di cui parliamo 5 consiste in chiocciole , che 
esse strappano dagli scogli colla forza delle loro 
mascelle. Dicesi che la loro voracità le porta per- 
fino ad assalire i giovani coccodrilli , che mutilano 
sovente, mangiandone i piedi o la coda. A tal 
uopo si nascondono esse ne' bassi fondi presso la 
riva 5 ove i coccodrilli si ritirano talvolta, cammi- 
nando retrogradi, poiché la lunghezza del corpo 
loro impedisce di volgersi con facilità, e li sor- 
prendono tanto più facilmente, che nulla hanno 
a temere dai loro denti formidabili. 

Esse pure , come le testuggini franche, depon- 
gono le loro uova neh' arena. La loro carne è 



J 4 IA TESTUGGINE DI MARE. 

rancia e di cattivo sapore, ma fornisce una quan- 
tità d' olio considerevole , che s' impiega utilmente 
in più usi, particolarmente per far lume e per la 
concia de'cuoj. Il guscio dì queste tartarughe non 
è né grosso né forte abbastanza, perchè se ne 
possa fare qualche cosa. 

Kondelet, il quale era nato in Linguadocca , 
serbò viva lungo tempo una testuggine di questa 
specie , la quale era stata presa sulla costa di Pro- 
venza. Essa facea sentire spesso uno strepito sordo, 
molto simile ad un gemito. 

La carne della tartaruga nasicorne e quella 
dell'altra, che dicemmo chiamarsi caretta, è pur 
cattivisima ; se non che il guscio di quest' ultima 
è impiegato a più usi vantaggiosamente, non es- 
sendo sottile e poroso come quello dell' altre spe- 
cie, ma di sostanza ben ferma. Esso è inoltre 
graziosamente marezzato , e composto di tredici 
compartimenti , parte piani , parte concavi , e di- 
visibili col fuoco, allorquando è dal guscio cavata 
la carne, e raschiati che siano, trasparentissimi. 

Le lamine di tartaruga da noi più ordinaria- 
mente adoperate provengono da' gusci di quelle 
specie, cui si dà il nome di imbricata, molto si- 
raigliante all' altra detta maggiore, e solita ritro- 
varsi ne' mari d'Asia e d'America, e talvolta an- 
che nel Mediterraneo. Questi gusci sono assai 
trasparenti e d' assai vario colore , onde servono 
a varj ornamenti. Si ammoliscono prima nell'acqua 



LA. TESTUGGINE DI MARE. l5 

bollente. Indi si fa loro prendere quella forma 
che più aggrada. 

Vi hanno circa diciotto specie <3i testuggini di 
acqua dolce. 

La serpentina è originaria dell'America. Quando 
è giunta al termine della sua cresciuta pesa quin- 
dici in venti libbre. Il suo guscio è ovale e un 
po' depresso, con tredici compartimenti nel mezzo, 
ì quali s' alzano in forma di punte ottuse. La sua 
testa è grossa , schiacciata , triangolare e coperta 
d' una pelle tutta bitorzoluta , con bocca larga e 
mascelle taglienti. Sebbene il collo sembri grosso 
e corto quando l' animale è in riposo , può non- 
dimeno essere allungato un terzo di tutto il guscio. 
Le dita de' suoi piedi sono legate fra loro per 
mezzo di una membrana; le grife sono lunghe e 
senza punta; la ceda è diritta, e due terzi della 
lunghezza del guscio. Il color suo generalmente 
è castagno-bruno, meno carico sotto che sopra. 
Suo cibo sono i pesci e le giovani gallinelle, cui 
piglia allungando il collo e zufolando. Si nasconde 
entro V acque fangose , sempre però in modo da 
lasciar vedere alla superficie parte del dorso; il 
che le dà apparenza d' una pietra o d' un pezzo 
di legno, e le facilita il mezzo di sorprendere gli 
animali, che senza avvedersi di lei, se le avvici- 
nano. 



IL COCCODRILLO. 

La coda di quest' animale è d' arabo i lati ere* 
stata. I piedi sono triangolari; e fra essi gli an- 
teriori hanno cinque dita, mentre quelli di dietro 
nonne hanno che quattro. La sua bocca è armata 
d' un gran numero di denti acuti , forse più di 
trenta per parte. I suoi occhi sono grandi e scin- 
tillanti , sporgenti fuori del capo , ma incassati 
entro orbite ossee , ed immobili , ond' egli non 
può vedere se non gli oggetti che ha di faccia. 
La parte superiore del muso e della fronte con- 
siste in un' ossatura che si stende fino agli orec- 
chi , i quali sono grandi, ed hanno un piccolo 
orlo ; e la cui base tocca la giuntura della ma- 
scella superiore , d' onde partono le più grandi 
fra le sue scaglie. 

Alcuui coccodrilli hanno dita uncinate così ai 
piedi anteriori che ai posteriori ; altri soltanto a 
questi secondi. La parte superiore del loro corpo 
è coperta di scaglie romboidali, sì ben legate fra 
loro , che non si può scorgere le giunture, e or- 
late tutte insieme da una fascia circolare. 

Tale armatura che forma una specie di giaco 
di maglia sul dorso del coccodrillo è veramente 
una delle cose più singolari, fra gli artifìcj della 
maestra natura. Cresciuto che sia l'animale quanto 
deve, essa è sì forte, che può respingere una palla 
d'archibugio. .Riesce anche bellissima all' occhio 



IL COCCQDKILL©.. I y 

per le sue , che chiamerebbonsi cesellatore , dir 
sposte nel modo più regolare. 

Il colore del coccodrillo adulto è un bruno , 
che trae al nero di sopra al corpo, e un bianco 
giallognolo di sotto. L' alto delle sue gambe e i 
fianchi sono chiazzati di giallo bruno , in qualche 
luogo misto di verde. 

Il coccodrillo e il caimano, cheappena differi- 
sce dall' altro per qualche particolarità, sono forse 
fra tutti gli animali quelli che hanno bocca più 
grande. Varj pittori hanno asserito che le loro 
mascelle fossero mobili , ma le più leggieri os- 
servazioni anatomiche ci convincono che non si 
muove, se non la mascella inferiore. Credesi pure 
generalmente che non abbiano lingua, eppure 
1' hanno più grassa che nou i buoi, ma tanto ade- 
rente alla mascella inferiore , che non può allun- 
garsi come quella, degli altri animali, 

In più, contrade dell' Asia e dell' Africa veg- 
gonsi coccodrilli., che oltrepassano i venticinque 
piedi.. Essi hanno generalmente i lor nascondigli 
ne' gran, fiumi , come il Nila, il Gange e presso 
le rive del mare. Sono eccessivamente voraci, e 
nondimeno*possono digiunare più settimane con- 
secutive. A meno che non siano stimolati dalla 
fame o dal bisogno, di deporre le loro uova, quasi 
mai non escono dell' acqua , ove nuotano alla su- 
perficie, per gettarsi sopra altri animali , oppur si 
tengono presso la riva, aspettando che cani, buoL 
^ Gabinetto T. VI. % 



l8 IL COCCODRILLO, 

tigri, o anche uomini si accostino per dissetarsi. 
Il loro slancio, malgrado il peso del loro corpo, 
è tale che riesce impossibile scamparne. Glie se 
ciò riesce talvolta a qualche animale , essi l' inse- 
guono di nuovo, e lo strascinano in fondo alP acqua, 
nel qual atto vien soffocata. 

Di rado s'allontanano dai fiumi, ove non sia 
per entrare in luoghi coperti di giunchi e palu- 
dosi, onde in Oriente riesce assai pericoloso l'en- 
trar ne' primi per bagnarsi , o il passeggiarne le 
rive , non che Y avvicinarsi ai secondi. 

Sebbene il loro corso sia molto rapido in linea 
retta, non lo è però tanto da raggiugnere un 
uomo, che sapesse conservare la sua presenza di 
spirito. Essi non masticano i loro alimenti; e in- 
ghiottiscono , per ciò che si dice , delle pietre , 
onde facilitare la digestione, come fanno certi 
uccelli che si nutrono di grano. 

Assicurasi che la femmina del coccodrillo sia 
sommamente circospetta , e schivi d'esser veduta, 
quando depone nell' arena in tre giorni consecutivi 
le sue uova. Queste ordinariamente sono ottanta 
o anche cento per volta, non pia grosse di quelle 
d'oca, e coperte di una pelle bianca e coriacea. 
In capo a un mese, covati dal caìor del sole , 
quasi tutti si aprono, e i coccodrilletù appena 
usciti corrono per Y acqua , ove sono spesso divo- 
rati dai pesci. Ma ciò che diminuisce più partico- 
larmente il loro numero, è la caccia che danno 



IL COCCODRILLO. 1 O, 

alle loro uova gli avoltoj ed altri animali carni- 
vori, non che i negri, che le trovano deliziose. 
Malgrado ciò che dicono Linneo ed altri natu- 
ralisti distinti intorno al mangiare che fanno i coc- 
codrilli la loro prole, moltissimi ne dubitano. Vi 
hanno de J coccodrilli denominati dalla tasca, poi- 
ché dalla natura sono appunto forniti di una specie 
di tasca , in cui i lor piccìoletti si rifuggiano al 
primo timore di qualche pericolo. Essi , a diffe- 
renza degli altri , sono' vivipari. 

Gli antichi , amici delle favole , dissero strane 
cose intorno alla lunghezza della vita de' cocco- 
drilli. Sembra però verosimile 1? opinione d'Ari- 
stotele, che loro assegna presso a poco quella della 
umana specie. 

Abbiamo più relazioni intorno ai mezzi che si 
impiegano, affin di prendere siffatti animali. Tal- 
volta gli abitanti dell' isola di Java usano a que- 
st' uopo un amo e una lenza ; il che deve sem- 
brare incredibile, pensando quai denti abbiano i 
coccodrilli. Pure questi denti poco lor giovano con 
una lenza di bambagia, poco attorta, di cui ap- 
pena dividono le fibre , senza poterla troncare. 
Molti cacciatori intanto si fanno loro addosso con 
lance , e in poco tempo gli uccidono. 

In altre parti del mondo si dà loro la caccia 
con cani assai forti, armati di collare pieno di 
punte, e benissimo addestrati. 

I Siamesi prendono i coccodrilli cpn tre o quattro 



20 IL COCCODRILLO. 

refi, elle attraversano ad un fiume, a poca distanza 
le une dalle altre, di modo che, sfuggendo dalle 
prime, debbono necessariamente incappare nelle 
seguenti. Sentendosi circondati i fieri animali, per- 
cuotono per ogni verso colla loro enorme coda, 
ma inutilmente; fino a che sfiniti a forza di dibat- 
tersi, e percossi nelle parti più tenere del corpo 
dalie lance dei cacciatori che corrono co' lor bat- 
telli ad assalirli , perdono la vita. 

Se dobbiam credere al missionario Labat, un 
negro, armato solo di un pugnale, e avvolto il 
braccio sinistro in grosso cuojo, osa sfidare il coc- 
codrillo nel suo elemento. Al vederlo apparire gli 
stende egli quel braccio, in cui Y animale pianta i 
denti; e intanto col pugnale gli apre larga ferita 
sotto il mento, per cui passando l'acqua tosto lo 
soffoca. 

In varie contrade dell'Africa i coccodrilli si ad- 
domesticano , e si mantengono in grandi stagni o 
laghi, come prova della magnificenza de'regnanti. 

Dai Romani si esponevano spesso agli occhi del 
pubblico negli spettacoli o nei trionfi questi ter- 
ribili animali. In alcuni paesi del mondo sono essi 
tuttora un oggetto di venerazione. 

Fu detto che i coccodrilli usino diverse astuzie, 
per attirare i viaggiatori; fra 1* altre che mandino 
talvolta de' gemiti come di persona che soffre. Non 
fa bisogno avvertire con Bosman che simili rac- 
conti son favolosi. 



ai 
V ALLIGATORE 
COCCODRILLO AMERICANO. 

È simile al coccodrillo , di cui pur dianzi si è 
parlato , con questa sola differenza che parte della 
sua testa e del suo collo è più liscia, e il suo 
muso più schiacciato e rotondo verso 1' estremità. 
La sua lunghezza suol essere di sedici in diciotto 
piedi. I suoi denti sono bianchi al par dell'avo- 
rio , e se ne fanno tabacchiere , borse da polvere 
per la caccia, ed ogni specie di giuocherelli pei 
fanciulli. Quelli che hanno mangiato della sua 
carne, assicurano che è bianca ed eccellente ; e 
dicesi che varie popolazioni d'America non hanno 
altro cibo fuor eh' essa. 

Probabilmente l'animale di cui parliamo, mai 
non si sarebbe conosciuto sotto altro nome che 
quello di coccodrillo, se i navigatori spagnuoli, 
percorrendo il Nuovo Mondo, di cui esso è pro- 
prio , non avessero osservato in lui grande rasso- 
miglianza colla lucerta, onde così il chiamarono, 
finché poi dagli Inglesi fu detto alligatore. 

La voce di quest' animale è fortissima anzi spa- 
ventevole, e si paragonerebbe al muggito bovino. 
Esala poi esso un odore di muschio si disaggrade- 
vole ed acuto, che, siccome narra il signor Puges, 
le acque d'un fiume, le quali ne erano impre- 
gnate , lo comunicarono a tutte le sue provvisioni, 

Yeggonsi spesso gli alligatori galleggiare alla 



33 L ALLIGATORE eC 

superficie dell' acqua come pezzi di legno, onde 
rimangono ingannati molti improvidi animali, cui 
essi strascinano al fondo e divorano a loro agio. 
Dicesi che scavino talvolta buche in riva a'fiumi, 
alquanto al di sotto della superficie, e di là as- 
salgono i pesci , che stanchi della rapidità della 
corrente cercano riposo. Come però, in grazia del 
terrore che spirano, non sempre possono procu- 
rarsi preda abbondante, la natura gli ha fatti, 
come i coccodrilli, molto sofferenti del digiuno. 

Trovansi ordinariamente nel loro stomaco pietre 
ed altre sostanze durissime. In quello di parecchi 
esaminati dal signor Gatesby non v' era che muci- 
lagine e pezzi di legno, di peso vario e fin di sette 
o otto libbre , inghiottiti , per quanto parea , da 
più mesi. Il dottor Brickell vide pur egli due al- 
ligatori uccisi nella Carolina settentrionale, il cui 
stomaco racchiudeva serpenti e legni , e fino pietre 
di quattro libbre. 

Il signor Navaretti riferisce ne* suoi viaggi un 
esempio della voracità di questi animali da lui 
udito a Manilla , ed è questo. Una giovane don- 
na , che si lavava i piedi in riva ad un fiume , fu 
presa e portata via da un alligatore. Lo sposo 
suo, a cui si era unita quel giorno stesso, avendo 
udito le sue disperatissime grida, precipitatosi col 
capo in giù nell' acqua , si diede , armato di un 
pugnale, ad inseguire il mostro. Lo raggiunse in- 
fatti, e lo combattè con tanto coraggio, che giunse 



l' alligatore ec. a3 

a togliergli di bocca la sua sposa infelice . . . ma 
ahi ! che questa , trafìtta da' suoi denti già era 
morta. 

Gli alligatori , come gli altri coccodrilli e le 
testuggini depongono le loro uova in due o tre 
tempi differenti, e in numero di venti o venti- 
quattro ciascuna volta. 

Dicesi che quelli di Gajenna e del Surinam 
formino una picciola eminenza in riva a' fiumi, la 
scavino poscia nel mezzo, vi adunino foglie ed 
altre parti vegetali, adagino in questa specie di 
letto le loro uova (ciò avviene in aprile), rico- 
prendole con nuove foglie; e che ciò produca una 
fermentazione , che aggiunta al calore de 5 raggi 
solari le fa maturare ed aprire. Gran quantità di 
queste uova sono distrutte dagli avoltoj ; immenso 
numero poi di alligatori ancor piccioli è divorato 
da varie specie di pesci appena entra neh' acqua. 

Presi giovani gli alligatori possono in qualche 
modo essere addomesticati. Il dottor Brickell ne 
vide uno in un grande vivajo, ov'era nudrito con 
trippa e carne cruda, e da cui usciva talvolta per 
entrare nella casa d' un colono , che gli stava rim- 
petto , e tenervisi alcuni istanti. Dopo sei mesi 
scomparve, rifugiandosi, per quel che si crede, 
in una picciola baja poco distante. 

Alcuni naturalisti sono d' avviso che gli alliga- 
tori sieno una varietà della specie de' coccodrilli; 
altri ne fanno una specie distinta. 



.4 

L'IGUANA. 

La coda di quest' animale , il qual trovasi ordi- 
nariamente nell' isole di Bahama è lunga e ro- 
tonda ; il suo dorso è stretto stretto , la sua cre- 
sta è dentellata. Egli ha sotto il mento una borsa 
o tasca, per la cui enfiagione viene a riuscir lungo 
i quattro e i cinque piedi. Il color suo più co- 
mune è un Terde bruniccio. 

Le frane delle rupi e le cavità degli alberi 
sono il suo albergo più gradito. Il suo nutrimento 
quasi non si compone che di vegetali e d' insetti 
ehe tranguggia interi , e il grasso del suo abdo- 
mine prende sempre il colore dell' ultimo inghiot- 
tito. L' esterìor suo è tanto schifoso , quanto son 
pigri i suoi movimenti. Sebbene ei veramente 
non appartenga alla classe degli amfibj, può, ne- 
cessitatovi , star lungo tempo sott' acqua. Nuotando 
tiene le gambe strette al corpo, e si spinge in- 
nanzi coli' ajuto della sola coda. 

Ordinariamente la femmina dell' iguana lascia 
i boschi e le montagne due mesi circa , dopo la 
fine del verno, per andar a deporre le sue uova 
Dell' arena in riva al mare. Queste uova sono 
sempre di numero dispari dalle tredici alle ven- 
ticinque ; più lunghe ma non più grosse di quelle 
di piccione ; con inviluppo esternamente bianco e 
cedevole. Quasi tutti i viaggiatori ne assicurano 
che sono preferibili a quelle di gallina, e che se 
ne fanno salse squisite. 



l' iguana. aì> 

La carne degli iguana forma il principal nudò- 
mento de' nativi dell' isole di Bahama, i quali si 
recano entro i loro battelli in tutti i luoghi vicini 
per dar loro la caccia, usando a quest' uopo cani 
di buon'ora ammaestrati. In diversa guisa sogliono 
cacciarli i Negri. Labat riferisce d'uno di questi, 
da cui fu preso un iguana sotto i suoi occhi, che 
egli portava una lunga bacchetta con nodo scorri- 
tojo all' estremità, e battendo i rovi, e scoprendo 
1' animale che scaldavasi al sole, mandò un fischio, 
onde quello allungò il collo e rivolse la testa come 
per intender meglio. Allora il negro, sempre se- 
guitando a fischiare, gli si accostò, si fece a grat- 
targli soavemente colla bacchetta i fianchi e il 
eolio, della qual cosa ei parve molto compiacersi, 
onde essendosi rovesciato sul dorso come il gatto, 
presso il fuoco, e alfine addormentato, gli strinse 
col laccio la testa e lo atterrò. 

Appena gli iguana son presi, suol loro cucirsi 
la bocca onde non mordano , se si ha intenzione 
di portarli a vender vivi alla Carolina. Talvolta 
si uccidono , si salano e s' imbarilano , facendone 
prima arrostire la carne , oppur bollire , dopo 
averne levato il grasso , che si fonde e si depura. 
Possono questi animali , ove siano ancor teneri, 
addomesticarsi facilmente. Uno già ben cresciuto 
che venne alle mani del dottore Browne , era a 
principio molto cattivo, ma fra poco tempo si 
ammansò, a segno che stava tutto il giorno nel 



a 6 1/ IGUANA, 

suo letto , e sol ne usciva la sera. Aggirandosi 
intorno alla casa , presso cui gli era dato alloggio, 
cacciava fuori dalla bocca una lingua forcuta. Per 
tutto il tempo che Browne lo tenne , e fu oltre 
a due mesi 3 mai non lo vide mangiar cosa alcuna* 

LA LUCERTA COMUNE. 

La lunghezza ordinaria di quest'animale , dalla 
estremità del naso e quella della coda, è di sei 
pollici e mezzo all' incirca. La parte superiore 
della testa è d' un bruno chiaro; il dorso e la 
coda son rigati e spruzzati di bruno chiaro, e 
cupo, di nero e di bianco; il di sotto del corpo 
è d' un bianco sporco. La coda è lunga quasi il 
doppio del corpo , e termina in una punta acu- 
tissima. 

Le vertebre, di cui essa è composta, sono sì 
deboli , che è facilissima a spezzarsi ove si ma* 
neggi un po' duramente , ma in tal caso non è 
difficile a ripullulare. Talvolta anche spaccata pel 
lungo da qualche accidente, rotondandosi nel gua- 
rire le parti divise , viene a formare due code . 
1' una delle quali contiene le vertebre , mentre 
nel centrò dell 1 altra non avvi che una specie di 
tendine. 

La lucerta comune è fra tutte la più innocua 
ed anche la più utile. Si muove con tanta agilità, 
corre con tanta prestezza, eh® quando alcuno la 



LA LUCERTA COMUNE. ' 2,-y 

turba , scompare in un batter <T occhio. Gode- 
molto il calor del sole , ma ne teme gli ardori , 
onde in estate ricerca V ombra. Ne' bei giorni di 
primavera si vede spesso distesa mollemente sul 
verde pendìo d' una collina, o sovra un muro 
esposto a* raggi del gran pianeta, agitare per 
contentezza la coda , ed esprimere cogli occhi il 
piacere , ond' è animata. Se scorge qualche pic- 
colo animale , di cui fa suo pasto , salta sovr' esso 
con celerità sorprendente, ed ove si crede in pe- 
ricolo, cerca con eguale rapidità un asilo più si- 
curo. 

Al minimo strepito si avvolge essa in forma di 
gomitolo , si lascia cadere e per qualche istante 
sembra morta di questa caduta. Altra volta si 
slancia d' improvviso fra 1' ombra dei rovi o fra 
V erba folta e si dilegua. La mirabile rapidità 
de' suoi moti è specialmente osservabile ne 5 paesi 
caldi , sicché al confronto essa deve sembrar lenta 
ne' temperati. 

E tanto mansueta che presa nelle mani non dà 
alcun segno di voler mordere o graffiare. In al- 
cuni paesi i fanciulli ne fanno oggetto di giuoco, 
e giungono a renderla assai familiare. La sola 
fame sembra renderla talvolta alquanto fiera. Il 
signor Edward vide un giorno una lucerta in atto 
di battersi contro un' augelletta , che si tenea sul 
nido sopra un ceppo di vite presso ad un muro, 
a guardia d' un suo pulcino appena nato; e crede 



-£3 £A LUCETTA COMUNE. 

che si sarebbe impadronita di questo , se avesse 
potuto cacciar la madre. Egli stette a guardar la 
lite per alcuni istanti ; ma come si accostò un 
poco, la lucerta si lasciò cadere, e V augelletta 
toIò via. 

Onde prendere gli insetti , di cui si nutre l'ani- 
male di cui parliamo, vibra loro con incredibile 
celerità la sua lingua , cb' è lunga , forcuta , di 
color rosso e coperta di asprezze impercettibili 
ma opportunissime in questa caccia. 

Come la più parte degli altri quadrupedi ovi- 
pari essa può star lungo tempo senza alcun cibo, 
e se ne è fatto esperimento , tenendola digiuna per 
più di sei mesi in una bottiglia, 

Sul principio di maggio la femmina depone la 
sue uova ( globetti di cinque linee di diametro ) 
in luogo caldo come il pie d' un muro esposto 
al meriggio , ove si schiudono a' raggi del gole. 
Prima però ed essa e il maschio si veggono can- 
giar di pelle j il che pur fanno al principio del 
verno. Passano questa stagione in una specie di 
sopore più o meno grande, secondo eh' essa è più 
o meno rigida , or nel cavo degli alberi, or nei 
fori delle muraglie, or in luoghi sotterranei , cui 
abbandonano al primo segno di primavera che 
torna. Nel mezzo giorno d' Europa ciò fanno as- 
sai presto, e la loro vivacità, che tosto ripigliano, 
si va di giorno in giorno accrescendo coi calore 
dell' atmosfera. 



IL CAMALEONTE. 

La testa del camaleonte somiglia quella d' ira 
pesce, poiché si attacca al corpo per mezzo di 
un collo cortissimo , coperto da ciascun lato dì 
membrane cartilaginose, simili agli operculi delle 
branchie di queìl' animale acquatico, fn mezzo 
alla testa^ proprio nella sommità, egli ha una cre- 
sta e due altre da ciascun lato, al di sopra degli 
occhi , fra i quali sono all'alto due cavità. Il suo 
muso non è punto acuto , e differisce poco da 
quello di una rana. Ha egli verso F estremità del 
muso istesso due aperture per narici , ma in nes- 
suna parte della sua testa appariscono orecchie. 

La lunghezza del suo corpo e circa dieci pol- 
lici, e la sua coda cilindrica è presso a poco 
lunga egualmente. Della sua bruttezza non si può 
dir male abbastanza, tanto è schifosa, ma l'in- 
dole sua è molto dolce. Ei non si nutre che di 
insetti , genere d 1 alimento, a cui la sua lingua e 
particolarmente adattata, poiché lunga, sottile, 
viscida, tubeiforme, e capace di gran dilatazione. 
Volendo prendere insetti ei la dardeggia fuor della 
bocca, e la ritrae quasi nel medesimo istante colla 
preda , che trangugia intera , fissa nella punta. 

Le sue mascelle sono armate di denti , o piut- 
tosto di un osso che ne tien luogo , e di cui egli 
non fa che pochissimo uso. La sua pelle è coperta 
di bitorzoìini o granelli ; e verso il mezzo s^ 



3o IL CAMALEONTE. 

raggrinza. I suoi piedi hanno cinque diia, legata 
a tre e a due , onde può tenersi fermo sui rami 
degli alberi , suo ordinario asilo. La sua coda 
flessibile anch' essa gli serve a tal uopo , dacché 
«gli sempre la volge intorno a' rami , finché siasi 
collocato il meglio che può. I suoi polmoni sono 
sì grandi , che gonfiandoli , egli ingrossa conside- 
rabiimente il proprio corpo. Grandi sono pure £ 
suoi occhi e di forma sferica, e mentre V uno si 
move, l'altro talvolta sta in riposo; mentre l'uno 
guarda innanzi , 1' altro guarda indietro ; oppura 
mentre quello mira all' alto , questo mira al basso. 
I suoi movimenti sono lentissimi. 

Il camaleonte è originario dell'Indie, dell'Africa, 
e delle provinci e meridionali della Spagna e del 
Portogallo. Egli è soprattutto rimarchevole per 
la singolare facoltà ricevuta dalla natura di cangiar 
colore a piacer suo. Varia è però la maniera, 
onde si parla di essa dagli scrittori. Il signor 
Hasselquist dice di non aver mai veduto per espe- 
riemze fatte, che il camaleonte prenda il colore 
dell' oggetto , postogli innanzi. Secondo lui il suo 
color naturale è grigio ferreo, oppure nero misto 
con un poco di grigio , e si cangia talvolta in un 
giallo di zolfo, più o meno chiaro. Gli altri co- 
lori, di cui lo ha veduto ricoprirsi, sono il tur- 
chino, il rosso, il purpureo. Passando il camaleonte 
dal nero al giallo, questo, ai dir suo, si manifesta 
primieramente sul basso delle zampe, indi sulla 



IL CAMALEONTE. Si 

tasca al di sotto del ventre, e in seguito sull'altre 
parti del corpo. Prendendo il color grigio ferreo 
dilata la pelle, si rotonda, si fa bellissimo; ripi- 
gliando il giallo, si contrae , sembra magro e as- 
sai brutto. Più brutto ancora se questo giallo trae 
al bianco; orribile se il colore è screziato. Lo 
stesso signor Hasselquist serbò un camaleonte quasi 
un mese. Durante questo tempo il picciolo animale 
si mostrò molto agile e mollo gajo ; cercò sempre 
la luce, e tenne i suoi grandi occbi in perpetuo 
moto. Ma come non prese mai alcun nutrimento, 
divenne alfine sì magro e sì debole, che non po- 
tendosi ornai sostenere, cadde ; ed una testuggine, 
eh' era seco nell' istessa gabbia , mordendolo , af- 
frettò la sua morte. Il poter sostenere un lungo 
digiuno ha fatto che volgarmente si creda che il 
camaleonte non viva che d' aria. 

Il dottor Russel asserisce che se al camaleonte 
si cangia posto, ei non cangia però colore al- 
l'istante, né prende sempre quello del suolo su cui 
si pone ; o non sempre almeno immediatamente* 
Se voi lo posate , dice sull' erba , supposto eh' ei 
sia d' un color leggiero di terra , questo si fa 
dapprima più scuro , poi volge al nero , poi al 
giallo e alfine diventa verde. Altre volte però ap- 
parisce verde ad un tratto, o nero o altro conforme 
al fondo su cui si pone. Malgrado 1' irregolarità 
sovraccennata specialmente osservabile nella sua ir- 
ritazione, il suo calor più costante nello stato di 



$£ IL CAMALEONTE* 

yiposo è quello del fondo su cui si trova, purché 
questo non sia rosso o turchino , colori di cui egli 
non può vestirsi. Nella cattività ei cangia colore 
meno facilmente. 

Il signor d' Obsonville pensa che il color na- 
turale del camaleonte sia il verde , ma vasàatis- 
simo nelle sue gradazioni , dal più cupo a quello 
che appena si distingue dal giallo^ Quando Y ani- 
male è libero , sano e tranquillo , il suo verde è 
bellissimo y tranne le parti ove la pelle essendo 
grossa e meno morbida , veggonsi alcune sfuma- 
ture di bruno , di rosso e di verde chiaro. 

Provocato ad aria aperta un camaleonte ben 
nudrito diviene di colore verde azzurro , ma de- 
bole e rinchiuso apparisce piuttosto verde gial- 
lognolo. Altre volte, massime all' avvicinarsi di 
qualche animale d' altra specie simile alla sua , o 
quando è assediato da gran numero d' insetti ? 
prende a vicenda e quasi nel medesimo istante 
le tre tinte di verde , che dicevamo, Morendo 
per fame, si fa quasi tutto giallognola, e comin- 
ciando a putrefarsi prende colore di foglia caduta. 

Varie sembrano le cagioni de' suoi cangiamenti. 
Primieramente il suo sangue d' un color violetto 
azzurrino, il qua! si conserva per alcuni minuti 
sulla tela e sulla carta, massime su quella che fu 
immersa in acqua di alumine. Secondariamente -il 
color giallo delle tuniche del tronco e delle ra- 
miiacazioni de' vasi sanguigni , e la trasparenza 



IL CAMALEONTE. 3S 

deli' epidermide o sia pelle esteriore. Dalla me- 
scolanza di quell'azzurro e di questo giallo vengono, 
secondo che opina Obsonville , le varie gradazioni 
del verde , che nel camaleonte si ammirano. 

Ove questo sia sano e ben nudrito , se tu lo 
irriti , il suo sangue si porta in più grande ab- 
bondanza dal cuore alle estremità; ed a misura 
che gonfia i vasi sparsi sotto la pelle , il suo co- 
lore azzurro domina sui giallo de 5 vasi medesimi, 
e produce il verde giallognolo, che si scorge at- 
traverso F epidermide. Quando all'incontro l'ani- 
male è debole e rinchiuso , i vasi esterni tro- 
vandosi più vóti , il lor colore predomina , sie- 
di' egli apparisce d' un verde ancor più giallo ,. 
finche riacquisti la sua libertà. Ove sia meglio 
pasciuto e non turbato , riacquista il suo colore , 
che risulta dall' equilibrio o riparto eguale dei- 
fluidi ne 5 rispettivi loro vasi. 

Questa differenza nelle opinioni dei dòtti per 
ciò che riguarda i colori del camaleonte ci ricorda 
la favola , a cui quest' animale ha dato motivo :. 
quei dotti ci sembrano in certa maniera simili 
agli interlocutori di tal favola. 

Prima dì cangiar colore M camaleonte fa una 
lunga ispirazione ; il suo corpo si gonfia e s' in- 
grossa il doppio del suo volume ordinario, ed a 
misura che questa gonfiezza si accresce , i suoi 
olori variano successivamente. 

Il solo segno esteriore permanente in quest'ani- 

Gabinetto T. VI. q- 



34 * L CAMALEONTE. 

male consiste in due righe brune, e sottili, che 
si estendono lungo il suo dorso. 

LA SALAMANDRA. 

Ha la coda Breve e cilindrica; quattro dita ai 
piedi anteriori ; corpo ignudo e poroso , di color 
nero lucente, con macchie grandi ed oblunghe 
d' un bellissimo ranciato ; gli occhi alla sommità 
della testa alquanto schiacciata , penetranti sin 
neh" interno del palato , ed ivi circondati di pic- 
ciolissimi denti, simili a quelli che spuntano dal- 
l' osso della mascella (come è proprio delle Incerte 
e alcune specie di pesci) ; il ventre azzurro <jon 
belle macchie gialle, sparse irregolarmente anche 
sul resto del corpo, fino sui piedi e sulle pal- 
pebre, e talvolta punteggiate di nero. Nelle fo- 
reste paludose dell' Alemagna però si sono tro- 
vate salamandre , il cui dorso era affatto nero e 
il ventre giallo , come nell' alpi ne fu trovata dal 
signor Laurenti una tutta nera. 

La salamandra non ha costole niente più che 
la rana ; a cui molto somiglia nella parte ante- 
riore del suo corpo. Quando alcuno la tocca, si co- 
pre essa d' una specie di vernice trasparente, che 
è come un latte il qual trasudi da molte papille. 
e assaggiato si trova accerrimo, anzi produce nella 
lingua un bruciore. E ottimo, dicesi, per far ca-c 
dere i peli e i capelli , ed ha certa affinità con 
quello che ©ttiensi dal titimalo e dall' esula. 



LA SALAMANDRA. 35 

L' ordinaria lunghezza della salamandra è di 
sette in otto pollici. Si trova essa in più parti 
della Germania, dell'Italia e della Francia. Schiac- 
ciata o compressa fortemente esala un odore di&- 
aggradevole , che le è affatto particolare. 

Gli antichi, per ragioni che sarebbe difficile 
spiegare , attribuirono alla salamandra la proprietà 
di poter vivere nel fuoco. Ma ciò che riesce an- 
cor inconcepibile, si è che una tal favola sia stata 
inserita come fatto positivo nelle transazioni filo- 
sofiche. Udiamo come ne ragiona il conte Lace- 
pede nella sua storia de' quadrupedi ovipari. 

a Mentre i più. duri corpi fuggir non possono 
alla forza dell' elemento del fuoco , si è preteso 
che certa lucertola non solo non ne fosse con- 
sunta , ma pervenisse ad estinguerlo. E come lo 
favole , che piacciono , acquistano merito facil- 
mente , non è stato punto difficile il far bene ac- 
cogliere quella d' un animaletto così privilegiato, 
così superiore all' agente più attivo della natura, 
che dovea fornire tante belle comparazioni -alla 
poesia , tanti emblemi galanti ali 1 amore , tante 
divise brillanti al valore Gli antichi prestarono 
fede alla vantata proprietà della salamandra, e, 
bramando che la sua origine fosse non meno sor- 
prendente , ricorsero alle finzioni ingegnose dei 
poeti, e scrissero che dovea la sua esistenza al 
più puro degli elementi, il quale non potea con- 
sumarla 2 onde la chiamarono figlia del fuoco s 



36 LA SALAMANDRA. 

dandole per altro un corpo di ghiaccio. I mo- 
derni hanno adottato le favole ridicole degli an- 
tichi , e come è impossibile arrestarsi , oltrepas- 
sati che siansi una volta i confini del verosimile , 
si giunse a dire che il fuoco più violento poteva 
essere estinto dalla salamandra terrestre. I ciarla- 
tani vendendola, come smorza incendj accrescevano 
la volgare credulità, e bisognarono fisici e filosofi, 
che si prendessero la pena di provare co' fatti 
ciò che la ragione per se medesima potea dimo- 
strare , cioè che la povera salamandra è ben lungi 
deìY avere la virtù , che le viene attribuita ». 

Essa è pure annoverata fra i rettili velenosi , 
ma troppe esperienze dimostrano erronea anche 
questa persuasione. Maupertuis , che esaminò ac- 
curatissimamente qual potesse essere il suo pre- 
teso veleno, ha pur dimostrato che il fuoco opera 
sopra di lei, come su tutti gli altri ammali. An- 
ch' egli dice del fluido latteo , che quando è po- 
sta nelle fiamme , trasuda per tutti i pori della 
sua pelle, e tosto s' indurisce; e che dello spegnere 
con esso gli ardori all' intorno non è da farsi 
parola. 

La salamandra vive ordinariamente all' ombra 
delle foreste, sul P alte montagne, o in riva a' so- 
litarj ruscelli , ne si vede che di rado e in stagione 
piovosa. In inverno si tien nascosta sotto le radici 
di vecchi alberi, entro buche sotterranee o nei 
crepacci de' muri, unita spesse volte e ben stretta 



LA SALAMANDRA. 3% 

ad altre sue compagne. Essa vive egualmente 
nell'acqua che. sopra la terra. Gli insetti, le lu- 
machette, gli scarafaggi sono il suo cibo princi- 
pale. 'Si strascina essa con molta lentezza, e teme 
il calor del sole, I suoi piccioletti nascono vivi , 
dopo essere usciti dall'uovo nella matrice materna. 
La femmina, dicesi, entra in acqua onde parto- 
rirli; ed essi hanno a principio una specie di pinne 
da ambo le parti del collo, che poi loro cadono, 
finito che abbiano di crescere. Il numero de'pic- 
cioletti di una sola salamandra è talvolta di trenta 
in quaranta. Sono essi ordinariamente affatto neri, 
e quasi senza macchie. 

LA LUGERTA BITORZOLUTA. 

E lunga sei in sette pollici , e coperta per tutto, 
eccetto sul ventre, di piccioli bitorzoli. Le parti 
inferiori del suo corpo sono talvolta d' un giallo 
brillante , e per lo più d' un bruno carico spruz- 
zato di nero. Essa è comunissima in Inghilterra, 
ove si tien nell'acqua, oppure in luoghi umidi. 
Quando nuota, la sua coda , che è schiacciata, 
le tien luogo di remo. Più spesso ella striscia 
in fondo all'acqua, d'onde sale di tempo in 
tempo alla superficie per mezzo di un movimento 
sinuoso. 

Come in inverno mai non si vede, credesi che 
stia allora nella belletta in una specie di sopore» 



38 LA. LUCERTA BITORZOLUTA. 

Essa depone le sue uova sulla fine di mag- 
gio o al principio di giugno in piccioli grap- 
poli , composti di più globetti d' un bruno pal- 
lido gialliccio, e coperti dì una specie di glutine. 
I suoi picciolini hanno pinne d' arnbidue le 
parti del petto, che poi cadono quando son 
grandicelli. 

La lucerta di cui parliamo, come più altri ret- 
tili , cangia pelle di tempo in tempo , cioè ogni 
quindicina di giorni all' incirca. Il signor Baker, 
che per alcuni mesi ne tenne più d' una entro 
gran vaso pieno d' acqua , osservò che un giorno 
o due prima di questa muta erano meno animate 
che all' ordinario , e appena guardavano ai vermi 
loro gettati, che in altra occasione avrebbero 
pur divorato con grande avidità. La loro pelle 
appariva più floscia , i lor colori erano meno 
aggradevoli. Alfine la spogliavano pian piano, 
cominciando dalle mascelle , e terminando colla 
coda , rovesciandola , senza romperla in alcuna 
parte. 

Simile operazione dura talvolta una mezz'ora , 
e terminata che sia , la lucerta apparisce piena di 
vita e di forza. Se la pelle, eh' essa spogliò, non 
è da taluno portata via immediatamente , essa la 
inghiotte , alcune volte tutta intera , alcune volte 
cominciando dal capo. Che se l'inferiore estremità 
per accidente è piena d' aria e d' acqua, è simile 
a gonfia vescica ; è un divertimento il vedere come 



LA LUCERTA BITORZOLUTA. 3$ 

la nostra lucerta si affaccenda per votarla, onde 
possa passare per la sua gola. 

Il dottore Townson, che conservò in un vaso 
varie lueerte di questa specie , onde fare delle 
esperienze sulla lor respirazione, riferisce che si 
nutrivano di vermi , e che immergendone una 
pian piano nella loro acqua, esse di tranquillis- 
sime, diventavano tosto litigiose e arrabbiate. Il 
che egli non attribuisce già ad invidia reciproca, 
ma a finezza di odorato, e a difficoltà di distin- 
guere gli oggetti , per cui mentre erano avvertite 
della presenza di cosa destinata al lor nutrimento, 
non sapendo precisamente ove si trovasse , urta- 
vansi e facevansi una specie di guerra andandone 
in cerca. 

LA LUCERTA VERDE. 

La 1 acerta verde comune abita egualmente £ 
paesi d' Europa e l' India. E anch' essa agilissima 
quando fa caldo, e sta volentieri or sulle rive, 
che trova asciutte, or sotto vecchi alberi ; ma s* 
accorgesi d' essere guardata , si ritira prontamente 
nel suo sotterraneo albergo. Il suo cibo, come di 
tutte l'altre lueerte d'Inghilterra, consiste in in- 
setti; ed essa medesima poi serve di pasto agli 
uccelli rapaci. Dì sua ìndole è dolcissima; pure 
V esterior suo è sì disgustoso , che può sospettar^ 
in essa un naturale ben differente. 



4&- 1A. LU CERTA VERDE. 

Il signor Pennant fa menzione d' una Incerta , 
uccisa nella contea di Worcester nel 17145 nel 
quale avea due pie di lunghezza e quattro di cir- 
conferenza. I suoi piedi anteriori erano distanti 
otto pollici dalla testa , e gli altri cinque pollici 
da loro. Sì gli uni che gli altri aveano due 
pollici di lunghezza, e le loro estremità erano 
divisi in quattro diti , ciascun de' quali armato di 
grife acute. Un'altra Incerta dell'istessa specie fu 
uccisa poco dopo nelF istessa contea , ma ignorasi 
se questa e quella fossero o no originarie dell'In- 
ghilterra, ove quasi mai le lucerte non eccedono 
i sei pollici, ne hanno, come le due di cui par- 
ìavasi, coda avviticchiata, squame taglienti, anche 
intorno al collo. 

La lucerta verde della Carolina è così denomi- 
nata a cagione del suo colore. Essa è picciolissi- 
ma, ha coda il doppio lunga del suo corpo, e in 
tutto oltrepassa di poco i cinque pollici. Non è 
punto pericolosa, e divien familiare a segno di 
scherzare sulle tavole e sulle finestre , prendendo 
mosche e in altra maniera. Il freddo le fa can- 
giar colore , sicché in quel clima variabile, in cui 
si passa nell' istesso giorno dalla più calda alla più 
rigida temperatura, è veduta mutar subitamente 
il verde bellissimo nel bruno più tristo. E facile 
il vederla in estate ; ma ali' avvicinarsi del verno 
ella si ritrae nelle fenditure degli alberi o in altri 
asili più riposti ove rimane in una specie di so- 



LA LUCERTA verde. ài 

pore. Che se un poco di ealor solare nei eli più 
sereni avvenga che la rianimi, esce allora del 
suo nascondiglio, ma a grande suo danno, poiché 
ìndi a poco il freddo la indebolisce a segno 3 eh© 
prima di potervi tornare è morta. 



CJP ITOLO IL 

Saltellai! per le strade e su i balconi 
Come al piover d'Agosto fan le botte. 
Lippi. 



LA BOTTA O IL ROSPO. 

Ouest' animale, che facilmente si riconosce al 
suo livido e schifoso aspetto, e al suo lento an- 
dare, è per molti rispetti somigliante alla rana. 
In Europa è assai grosso ; e la minor lunghezza 
che abbia è di sei pollici. I suoi occhi sono assai 
belli, perocché si vede in essi un' indole brillante, 
di color d' oro alquanto rossigno intorno ad una 
pupilla assai nera. Ma al loro confronto, quanto 
il resto del corpo apparisce più brutto. 

I rospi sono in sì gran numero a Gartagena, 
a Porto Bello, nel Nuovo Mondo, che in tempo 
di pioggia non solo le paludi, ma i giardini, i 
cortili delle case, le vie se ne veggono ingom- 
bre a segno che pare agli indigeni che ogni goc- 
cia d' acqua caduta dal cielo si converta in uno 
di essi. 

Irritati schizzano dal loro corpo una specie di 
fluido schiumoso, che ne' nostri climi produce al 
più una lieve infiammazione cagionata dalla sua 
acrimonia. 



LA BOTTA O IL ROSPO. 4^ 

Quando i cani addentano qualche rospo, sof- 
frono ordinariamente una lieve gonfiezza di gola, 
seguita da una salivazione più abbondante, e nulla 
più*. Perocché il fluido, di cui si diceva, non 
contiene veruna qualità venefica, anzi è quasi tutto 
acqueo, e l'animale non sembra gettarlo , che per 
rendersi più leggiero alla fuga. U opinione ch'ei 
sia venefico è dovuta alla sua bruttezza , onde- 
viene perseguitato ed ucciso ovunque si trova. Da 
tale opinione vien 1' altra ch'ei sia adoperato negli 
usi della pretesa magìa. 

La femmina del rospo depone le sue uova al 
cominciar di primavera, in forma di neri globetti 
uniti in collana d 1 un glutine trasparente , lunga 
tre o quattro piedi e a due file. I piccioli rospi 
ne escono in capo a quindici giorni, e subiscono 
allora una metamorfosi simile a quella de' ranoc- 
chi. In autunno ( tempo in cui si veggono più 
numerosi) già sono pervenuti a quella grossezza 
che la natura ad essi concede. 

Essi ( per quanto ciò sembri singolare ) possono 
essere addomesticati a segno di lasciarsi prendere 
in mano , e portare attorno in- una camera a 
prendere le mosche, le quali posano sulle pareti. 
Pennant ebbe da un suo corrispondente de' cu- 
riosi ragguagli intorno ad un rospo , il qual sa- 
liva sovente gli scalini della casa di certa persona 
del Devonshire. L' animai mio , il quale vi tro- 
vava sempre buon nutrimento ? usciva quasi ogni 



«J/j, ILA BOTTA O IL ROSPO, 

sera dal suo buco , appena vedeva ciie v 5 era ac- 
ceso il lume , e faceva cautamente , quanto gli 
era possibile per entrarvi. Il fatto , veramente 
singolare , eccitar doveva la curiosità delle per- 
sone, sicché, malgrado 1' orrore pe' rospi ricevuto 
sino dall' infanzia , anche alcune giovani donne 
bramarono di veder mangiare questo di cui par- 
liamo. Egli pareva appetir soprattutto i vermi, che 
son nella carne, e che si conservavano per lui 
in mi poco di crusca. Li seguiva , camminando 
sulla tavola , e quando trovavasi loro vicino , li 
guardava fisso ed immobile per alcuni minuti , 
probabilmente per prepararsi ad assalirli con im- 
peto improvviso; cacciava la lingua molto fuori 
della sua bocca, tirava a sé quelli che vi rimanevano 
attaccati all' estremità in grazia della materia vi- 
scida, ond' era coperta, e gli inghiottiva in un 
batter d' occhio. Dopo trentasei e più anni fu 
alfin ucciso da un corvo domestico, il quale aven- 
dolo veduto entrar nel suo buco , nel fece uscire, 
e lo ferì tanto crudelmente, che alfin ne morì. 

È stato scritto che ogni volta che un ragno e 
un rospo s' incontrano , sempre s' impegna fra 
essi forte litigio , in cui il primo , usando la sua 
destrezza , rimane quasi sempre vincitore. La 
qual cosa, se mai è verosimile, trattandosi di lon- 
tane contrade , non è punto vero nelle nostre. 

Si sono scoperti dicesi rospi vivi nel mezzo di 
dure pietre e di solidi tronchi. Il qual fenomeno 



LÀ EOTTA O IL ROSPO. ^5 

è inesplicabile , supposto pure che per alcuni meati 
abbiano potuto introdurvisi le uova , clie le rac- 
chiudevano ; poiché a farle maturare ed aprire, 
bisognava il calor del sole , ed a nutrire poi i 
germi dischiusi eran necessarie altre cose non 
poche. Gonchiuderemo dunque francamente che 
Y enunciato racconto è una favola. 

IL PIPA. 

Quest' animale , che a primo aspetto sembra 
deformissimo e schifoso, è assai più grosso che 
il rospo comune. Il suo corpo è schiacciato, e la 
sua testa presso a poco triangolare. La sua bocca 
è grandissima , e guernita agli angoli à' una spe- 
cie di membrana. I piedi anteriori hanno quat- 
tro dita lunghe e sottili, divise e suddivise (ove 
si guardino col microscopio) all'estremità. I po- 
steriori ne hanno cinque riunite da una mem- 
brana. 

lì pipa è originario del Surinam., e secondo la: 
relazione di Ferman, non può riprodursi che una 
volta. Il numero de' piccioletti , nati da una fem- 
mina di tale specie , eh 5 egli osservò, era di set- 
tantacinque ; tutti benissimo conformati il quinto 
giorno dopo la loro nascita. Questa ha molta ana- 
logia colla nascita delle sarigne. Perocché sul 
dorso della madre veggonst certe cavità molto so- 
miglianti alle cellette di un' arnia ; di forma ch> 



É6 IL PI-FA. 

colare , profonde circa sei linee e larghe tre , di- 
sposte senz' ordine e assai presso le une alle al- 
tre. A certo punto della covata dell' uova trovasi 
In ciascuna di queste cellette un piccolo rospo, il 
qual per altro s' ignora come si nutra , poiché 
non è punto aderente alla celletta medesima , ma 
può esserne tratto , e poi venirvi rimesso , come 
in un astuccio, senza inconveniente. Le uova, già 
deposte dalla femmina sopra terra, furono raccolte 
dal maschio, e collocate con gran cura nelle cel- 
lette che si disse, allora aperte per la feconda- 
zione , ma tosto poi rinchiuse. Ivi rimangono fino 
al secondo nascimento , che ha luogo in capo 
circa a tre mesi ; quando i piccioletti ne escono , 
gettano la spoglia in cui si trovano avvolti. 

La carne del pipa , seoondo la relazione di ma- 
dama Merian, è molto pregiata dai negri del Su- 
rinam , e poi eh' essi realmente non ne provano 
incomodo, può almeno stimarsi come un sano 
alimento. 

LA RANA. 

Il colore della rana comune è un bruno ulivi- 
gno. Il suo dorso è spruzzato di macchie nericce, 
e di sotto a ciascuno de' suoi occhi parte un segno 
il qual si estende fino , per così esprimermi , alla 
radice de' suoi piedi anteriori. Tutto l' esterior 
suo è aggradevole, e nella sua nudità, sarei per 
dire j elegante. Essa ha un perno od osso del 



la rana; 4 7 

petto 3 ma non ha coste uè coda. La conforma- 
zione delle sue membra è propria a facilitare i 
suoi movimenti. Ha quattro piedi, più lunghi i 
posteriori che gli anteriori , e palmati, onde può 
muoversi nell' acqua , ove si ritrae , per fuggire 
i calori della state e i rigori del verno. Mentre 
questi secondi durano , essa giace talvolta in un 
profondo letargo o ne' fondi pantanosi , o ne' bu- 
chi delle rive al di sotto dell' acqua. 

La sua maniera di respirare , che pur le è 
comune con altri rettili, è curiosissima. Gli or- 
gani ad essa destinati non gli ha già nel ventre 
e nei polmoni, ma nella bocca. Dietro la radice 
della sua lingua è la picciola fenditura , che apre 
la trachea arteria , e sulla sua fronte sono due na- 
rici, attraverso le quali si fa Y aspirazione dell'aria. 
Ove intanto si osservi bene, vedesi una frequente 
dilatazione e contrazione di quella specie di ve- 
scica , che la pelle forma sotto la mascella infe- 
riore della rana. Pel moto delle narici l'aria in» 
trodotta nella bocca produce il rigonfiamento che 
dicevamo , e per la fenditura posta dietro la lin- 
gua fugge ne' polmoni. Un lieve moto allora si fa 
scorgere ne' fianchi , e alfine i muscoli dell' abdo- 
mine scacciano 1' aria introdotta. Quindi potrebbe 
dirsi che i polmoni facciano i' ufficio di mascelle 
o in altri termini , che la rana inghiotta 1' aria , 
come da noi si inghiottiscono gli alimenti. 

Essa è della classe degli ovipari ; eie uova che 



qS LA RANA. 

depone ordinariamente in marzo , consistono in un 
ammasso di globetti pieni di gelatina e trasparen- 
ti , in numero dai seicento ai mila. In mezzo di 
ciascuno di essi è l'embrione o larva del rannoc- 
chietto, senza piedi, ma con coda, onde può 
nuotare. Solo in capo ad un mese o a cinque set- 
timane , secondo il calore della stagione, esso viene 
in luce; ed ha allora una specie di succhiello sotto 
la mascella inferiore, con cui si attiene alle piante 
acquatiche. Si è pure osservato che i suoi inte- 
stini differiscono da quelli delle rane adulte, es- 
sendo in forma di spiritale , come funicella in 
miniatura. Giunto alla sesta settimana comincia a 
metter fuori i pie di dietro , e quindici giorni 
dopo anche quei davanti; e in tale stato somiglia 
molto una lucerta. Poco tempo dopo egli prende 
la sua forma perfetta , e allora si vede frequente 
in riva dell' acque. 

Il signor Ray nelle sue Meraviglie della crea- 
zione, riferisce che essendo andato una sera a 
passeggiare a cavallo nella contea di Berkshire , 
fu grandemente sorpreso di vedere una immensa 
moltitudine di ranocchi , i quali coprivano larghis- 
simo spazio di terreno, procedendo tutti egual- 
mente verso alcuni rovi o fossi, che stavano loro 
innanzi. Venivano da un grande stagno non molto 
distante, il quale ne era pieno (ajutatiin ter viag- 
gio dalla pioggia dirotta) in cerca di nutrimento 
© di nuovo asilo. 



E A RANA". Ufy 

Appena i ranocchi hanno finito di cresce/e can- 
giano il loro nutrimento vegetale con ttn altro 
più sostanzioso , che si compone di lumachette , 
$i vermi e di insetti. La struttura della loro lin- 
gua è assai propria a prendere e ritenere questi 
piccioli animali; perocché la radice sua è posta 
sui dinanzi della bocca , di modo che slanciasi agi- 
lissimamente e molto lungi fuor de51a bocca; e 
rimanendo inattiva, si ripiega colla punta verso 
la gola. Questa punta poi è sì larga, dentellata, 
e viscosa, che vi rimane troppo bene infìssa la 
preda, cui essi inghiottiscono immediatamente. 

Gemica, scena intanto è il vederli a combatti- 
mento con qualche serpentello o grosso verme , 
che pare abboccherebbero volentieri, se la natura 
non avesse posto un limite alla loro voracità. Il 
dottore Tdwnson avea una gran rana,, che un dì 
trangugiò in sua presenza un verme della gros? 
sozza d'una mano, il quale dibattendosi uscì più 
volte per. ben. metà della sua bocca; finche inghiot- 
tito del tutto le travagliò talmente la floscia pan- 
cia, che- le fece fare per un pezzo strane con^- 
torsioni. 

Avvi gran quantità di rane ìix quelle parti deb: 
l'America, le quali circondano la baja d'Hudson, 
fino al sessagesimo primo grado di latitudine set- 
tentrionale, ove frequentano le rive de' laghi, degli 
stagni, de* fiumi. Se non che all' avvicinarsi dei. 
verno si appiattano sotto il mù/co, a notabile di-- 

Gobinetto T VI. a- 



ho £A RANA. 

stanza dall' acqua , ed ivi stanno si può dir con- 
gelate, fino al ritorno della primavera; di che 
abbiamo, fra gli altri, testimonio di veduta il 
signor Reame. In tale stato i loro piedi si rom- 
pono facilmente come cannelli di pipa, salvochè 
se ne risentono. Avviluppate in pelli calde , ed 
esposte a lento fuoco rivengono; e sebben muti- 
late, non pare che nulla abbiano perduto della 
loro naturai© vivacità. Fate però che siano abban- 
donate ad un secondo gelo , e periscono infalli- 
bilmente. 

A certi tempi esse cangiano di pelle; e non 
possono dirsi giunte alla loro perfezione che in 
capo a cinque anni- Vuoisi che ne possano vivere 
fino a dodici o a quindici. Il principio vitale a 
buon conto è in loro sì tenace, che veggonsi darne 
segno anche più. ore dopo aver perduta la testa. 
Se la loro voce è sì disaggradevole , ehe fu ad 
esse dato per beffa il soprannome di rossignuoli 
d' Olanda ; la loro carne è buonissima , e di mol- 
tissimo uso , come ognun sa. 

La rana, propriamente detta comestibile, è as- 
sai più grossa della comune, più bianca, più ag- 
gradevole al palalo, e più ricercata. Il color suo 
«sterno è un verde uìivigno , con macchie nere sai 
dorso , e righe traversali anch' esse nere sui piedi. 
Altre righe bea distinte, d'un giallo pallido, si) 
stendono dal muso ali' estremità del suo corpo. 
Il di sotto di questo è un bianco pallido c<?n verdi 



LA RANA. 5l 

sfumature , e macchie brune irregolari. Taluno dà 
a questa rana , che è comunissima in Italia , in 
Francia, in Inghilterra, in Alemagna, l'epiteto 
di verde. 

Di rado essa depone le sue uova prima di giu- 
gno; nel qual mese il gracidare del maschio è 
più sonoro, e più insopportabile che mai. I go- 
mitoli, se così possiamo esprimerci, di queste 
uova sono assai più piccioli che quelli della rana 
comune; ma i ranoechietti che ne escono, subita 
che abbiano la loro metamorfosi, il che avviene 
quasi sempre in novembre , sono molto più lun- 
ghi. Sono perfetti verso i quattro anni, e cam- 
pano i sedici e i diciassette. La loro voracità è 
tanta, che oltre ai vermi, alle lumache, agli in- 
setti, va a toccare anche gli augelletti ed i topi. 

La rana, conosciuta sotto il nome di muggente 
è anch' essa ottima a mangiarsi, essendo carnosa 
quanto un pollastrello. Dal muso ai pie di dietro 
le si può dare comodamente un piede e mezzo 
di lunghezza. Il suo colore è d' ulivo fosco © 
bruno, con gran numero di macchie nere, più 
chiare sotto il corpo che sul dorso. Le membrane 
esterne delle sue orecchie sono grandi , rotonde e 
d' un rosso bruniccio con orlo giallo. 

Dicesi che le rane di questa specie si tengano 
a due a due nelle sorgenti e ne' ruscelli dell' in- 
terno dell'America , ove principalmente s- incon- 
trano. Kalm per altro assicura che non frequentino 



5s 1A RANA. 

se non gli stagni e le paludi. Nella Virginia sono 
esse in grandissima abbondanza ; e gli abitanti che 
le rispettano come i genj protettori delle fontane, 
credono che ne purifichino F acqua. Le donne però 
ie amano poco, dacché distruggono gli anitroccoli 
e i paperi, e talvolta anche i polli che- s' inol- 
trano di troppo sulle rive. 

Sorprese d'improvviso, guadagnano in un salto 
o due il loro buco, ove possono stare pienamente 
sicure. Que' salti sono talvolta di dieci o undici 
piedi ; e d' una di tali rane saltatoci ELalm rife- 
sisce quanto segue: 

« I nativi dell'America sono rinomati quai cor- 
ridori eccellenti , come quelli che seguono anche 
il miglior cavallo al galoppo. Volendo pertanto 
esperimentare la celerità con cui saltano le rane 
muggenti, alcuni Svedesi fecero scommessa con 
un giovane Indiano , sfidandolo ad oltrepassare 
alla corsa una di queste rane , che avesse sopra 
di lui il vantaggio di due salti , e a cui misero il 
fuoco alla coda. Il sentirsi ardere, e il vedersi 
inseguire fecero sulla povera bestia un tale effet- 
to , che se i suoi salti ordinar] erano lunghissimi, 
divennero smisurati, onde in pochi momenti ol- 
trepassò grandi pascoli, e pervenne in riva ad uno 
stagno, indicato come termine, prima che 1' In- 
diano avesse potuto raggiugnerla » . 

1/ appellativo di muggenti è dato alle rane, di 
cui si parla ; in grazia del loro gracidare simib 



S 

> 




LÀ RANA. 53 

a muggito di toro, onde nella calma delia notte 
si fanno sentire a più di mezza lega di distanza. 
Il già citato Kalm racconta che passeggiando uo 
giorno a cavallo ne udì gracidar una assai vicino 
fra alcuni rovi , e non potendo immaginare che m 
orribile muggito venisse da così picciolo animale, 
ne fu molto in timore, finche certi Svedesi soprag- 
giunti il rassicurarono. 

Pochi anni fa alcune rane di questa specie fio- 
rano portate vive in Inghilterra , ove rimasero 
tutt' inverno nella belletta in una specie di letar- 
go , e non cominciarono a muggire che al ritorno 
della primavera. 

La reginetta abita l'America, la Francia, l' Ale- 
magna e l'Italia, ed altre contrade d' Europa 5 
ma non l' Inghilterra. E picciola , di forma svelta 
ed elegante, ha il dorso verde, il ventre bian- 
chiccio e picchiettato ; Y inferior parte del corpo 
rossigna ; i due fianchi segnati d' una riga longi- 
tudinale nericcia , o violacea scura ; i piedi esterni 
lunghissimi e sottili, e l'estremità delle dita car- 
nose e concave , simili quasi a bocche di sangui- 
sughe. 

in estate ella si tiene principalmente sul più 
alti rami degli alberi , ove si aggira attraverso il 
fogliame alla caccia degli insetti, cui prende con 
molta destrezza , approssimandosi loro pian piano 
come gatto al topo, e poi slanciandosi d'improv- 
viso, talora anche ad un piò d'altezza. Le glan- 



54 LA RANA. 

duiette di cui è sparsa la pelle del sua abdomìne 
le servono egualmente che i piedi , onde aggrap- 
parsi ai rami, e tenersi fra essi nascosta. 

Verso la fine d'autunno si ritira essa nel limo o 
sotto le rive de' fiumi quasi assopita fino alla prima- 
vera, che n'esce per deporre, come gli altri animali 
dei suo genere , le uova sull' acqua. In quel tempo 
il maschio gonfia la gola per istrana maniera, di 
modo che forma una gran palla sotto la testa; e 
fa sentire un [gracidamento più forte e più acuto 
che mai. I piccioletti si sviluppano interamente 
verso il princìpio d* agosto , e subito dopo comin- 
ciano ad arrampicarsi agli alberi più vicini. Si fanno 
sentire specialmente alla sera, quando la pioggia 
è vicina; e serbati in una camera entro un boc- 
cale, e ben nudriti possono tener luogo di baro- 
metro , predicendo in maniera sicura i cangiamenti 
di tempo. 

Un chirurgo tedesco mantenne vìva una regi- 
netta quasi otto anni in una mezzina coperta di 
una reticella. Neil' estate era da lui cibata con 
mosche, nel!' inverno appena abboccava alcuni in- 
setti ritrovati fra 1' erba e il fieno guasto, che le 
si porgeva, ond' era magrìssima. Giunta all' ot- 
tavo inverno , e per ciò che si dice , mancandole 
affatto gli insetti, morì. 

Il dottor Townson anch' egli teneva delle re- 
ginette in un vaso pieno d' acqua sopra una fine- 
stra, e a due di esse più particolarmente addo» 



LA RANA. 55 

mesticate, e serbate più lungo tempo diede i 
nomi di Damone e di Musidora ; celebri per un 
episodio bellissimo, del poema delle stagioni. La 
sera esse non mancavano giammai di rientrare 
nell' acqua , a meno che non fosse freddo , nei 
qual caso ne stavano fuori più giorni. Se allora 
si lasciavano cadere alcune gocce su!P orlo del 
vaso, vi fissavano gli ocelli, e la loro pelle, assor- 
bendole, di floscia che era, si distendeva, ond'esso 
apparivano rotonde e carnose. Ne pesò una prima, 
e dopo essere stata una notte nell* acqua , e vide 
che in quella sola notte era cresciuta d'una metà* 
Da altre esperienze s'accorse poi che le reginette 
assorbiscono alle volte tant 9 acqua da pesare il 
doppio dell' ordinario. Alle volte anche rigettane* 
V acqua fuori del corpo con molta forza e m 
quantità maggiore del quarto del loro peso totale. 
In autunno il dottore fece gran provvista di 
mosche per la sua favorita Musidora , la quale y 
allorché gliene poneva innanzi alcuna, punto non 
mostrava di badarvi , ma tosto eh' ei la facea 
muovere col suo fiato, Musidora le si avventava 
e F inghiottiva. Un dì non avendo mosche , ei 
minuzzò carne di testuggine , porgendogliela ed 
agitandola nel modo che faceano quegli insetti. La 
reginetta ingannata ne prese un pezzettino, ma 
subito dopo il rigettò. La bestiuola si era fatta 
così famigliare che veniva a prender nella sua 
mano le mosche sì morte che vive , eh' ei 1& 
offeriva. 



~S6 "IA RAN'A. 

Si sono Tedut e delle reginette mangiare delle 
picciole api , ma sempre a fatica. Il più spesso 
anzi le rigettano , poiché i pungoli e i peli di 
questi insetti riescono loro incomodi. 

Uno degli ufficiali del capitano Stedman , che 
trovavasi in un battello sopra un fiume del Su- 
rinam, fu testimonio del combattimento, che ebbe 
luogo fra una reginetta ed un serpe in cima ad 
un paletuviere. All' istante ch'ei di loro s' aTvide, 
la testa e le spalle della reginetta erano già dentro 
le mascelle del serpe, grande presso a poco sic- 
come un attizzatojo di cucina. Egli aveva attorta 
la 5ua coda ad. un forte ramo dell' albero, men- 
tre la reginetta, della grossezza circa d' un pugno, 
si attaccava anch' essa co' piedi ad un ramoscello. 
In questa attitudine combatteano Y una per la vita, 
1' altro pel pranzo. Era tuttavia sperabile che la 
povera rana riuscisse co' suoi sforzi a trarsi dì 
pericolo; ma le mascelle elastiche del serpente 
stendendosi ognor più vennero ad imprigionarla in 
guisa, che ben presto più non si videro che i 
suoi piedi posteriori. Alfine staccati questi dal ra- 
muscello, a cui si attenevano, essa fu tutta in- 
ghiottita, formando nel canale alimentario del ser- 
pente un tumore almeno sei volte grosso come il 
suo corpo, mentre le sue mascelle e la sua gola 
si contrassero, e ripresero la loro forma naturale. 



C JP ITOLO III 

Come uscito di tenebre serpente , 

Poi ch'ha lasciato ogni squallor vetusto 5 
Del novo scoglio altero, e che si sente 
Ringiovenito e più che mai robusto ; 
Tre lingue vibra, ed ha negli occhi foco: 
Dovunque passa ogni animai dà loco. 
Ariosto. 



IL SERPENTE COMUNE. 

JL arleremo ora della seconda classe degli amfìbj, 
cioè de' serpenti, giusta la classificazione di Lin- 
neo. Se ne annoverano ducento trenta specie , 
quaranta delle quali soltanto sono riconosciate 
come venefiche. I serpenti che a queste apparten- 
gono, differiscono dagli altri in ciò che hanno da 
ciascun lato della testa una lunga fila di uncini in 
forma di tubi, destinati a condurre il veleno dal 
suo serbatoio nelle piaghe eh' esse fanno coi loro 
denti. Un altro loro principale distintivo si è che 
non hanno se non due file di veri denti, mentre 
tutti gli altri ne hanno quattro. 

Come il serpente dal collare è fra tutti il più 
comune, ragion vuole che sia da noi descritto pel 
primo. Esso è il più grande che si conosca in 
Francia e in Inghilterra ; poiché la sua lunghezza 



50 IL SERPENTE COMUNE* 

eccede talvolta i quattro piedi. Il suo collo è stretto 
stretto ; il mezzo del suo corpo è grosso, il dorso 
e i fianchi sono coperti di picciole scaglie; e il 
ventre è vestito di lamine traversali, strette ed 
oblunghe. Il colore del dorso e de* fianchi , ove 
questi son nudi , è un bruno scuro ; nel mezzo del 
dorso, dalla testa alla coda, corrono due file di 
macchiette nere; le lamine del ventre son nerìc- 
ce; le scaglie de' fianchi sono d'un bianco, il qua! 
trae all' azzurro. I denti sono piccioli e serrati, e 
disposti in doppio ordine in ciascuna mascella. 

Mitissima è la natura del serpente di cui sì 
tratta. Ei si ritira ne* letama j o fra rovi in umidì 
luoghi , da cui è raro che si discosti , eccetto 
d' estate sul mezzo giorno, per riscaldarsi al sole» 
Assalito ei cerca per prima cosa di fuggire; ma 
inseguito con troppa furia ei comincia a fischiare, 
e a mettersi in attitudine minaccevole, quantun- 
que far non possa verun male. 

In inverno ei si nasconde entro buche, ove sta 
aspettando in una specie di letargo il ritorno della 
primavera, tempo in cui cangia di pelle, il che 
sembra fare anche in autunno. Terso la metà di 
settembre il signor White trovò in un campo 
presso una siepe la spoglia d' un gran serpente , 
che gli parve ancor fresca. Essa era arrovesciata 
come calza o guanto di donna, intera, anzi co- 
perta di scaglie, cominciando dal luogo degli oc- 
chi, ove le aperture somigliavano un pajo d'occhiali* 



IL SERPENTE COMUNE. Styi 

Le femmine della specie di cui parliamo, de- 
pongono le loro uova in buchi posti al meriggio' 
presso l'acque stagnanti, ma più comunemente 
ne' mondezza j in forma di catena, e ih numero 
di dodici o venti. Sono esse della grossezza circa 
dell' uova di corvo , bianchicce e coperte d' una 
membrana simile a pergamena. I piccioletti vi 
stanno avvolti in spirale in mezzo alla parte fluida, 
che somiglia il bianco d' un uovo di gallina , e 
non ne escono che nella primavera seguente. 

La stagione più precoce , in cui i serpenti co- 
minciano a mostrarsi , è il mese di marzo ; e fino 
alla metà di maggio si trovano in gran numero 
in riva all' acque poste al sole o nelle paludi. Indi 
se ne veggono pochi, verosimilmente a cagione 
do grandi calori. Si nutrono essi d s insetti , di 
vermi , di sorci , di rane , a procacciarsi le quali' 
entrano in acqua, ove nuotano con gran leggie-s 
rezza. Quando uno di loro ha divorato una grossa 
rana, o un picciolo augello, diviene pel tumore 
che formasi nel suo corpo, sì stupido e sì indo- 
lente, che non è difficile il prenderlo. Dicesi che 
siano molto avidi del latte 5 onde sovente s'insi- 
nuano nelle cascine per bere quello eh' ivi si con- 
serva ne' vasi. E aggiugnesi che si attorcano tal- 
volta ai pie delle vacche , onde giiignere alle loro* 
poppe che suggono fino a sangue; 

Questi serpenti possono in qualche modo essere 
addomesticati. Il sig. White ha conosciuto persona 



%0 IL SERPENTE COMUNE. 

; ohe ne aveva uno familiarissimo, se non" elle, 
presentandosi cane o gatto, o forestiere qualunque, 
cominciava a fischiare , ed empiva tutta la camera 
d'una specie di bava di così spiacevole odore , 
clie non vi si potea resistere. 

Valmont di Somare parla di un altro ces\ af- 
fezionato alla sua padrona , che le saliva su per 
le cosce e le braccia , si nascondeva sotto le sue 
vesti , le si accovacciava in grembo , obbediva 
alla sua voce , distingueva ogni suo moto , stava 
con lei presso al fuoco in inverno. Un giorno che 
seguiva il suo battello in sulla Senna, come so- 
praggiunse il flusso , disparve , lasciando la pa- 
drona sua oltre modo sconsolata. 

IL SERPENTE DAGLI OCCHIALI. 

Vi hanno cinque o sei specie di questo terribile 
serpente, comunissimo in più parti dell'India. I suoi 
occhi sono pieni di ferocia e di fuoco; la sua testa 
è piuttosto picciola che grande; dietro di questa, 
ina non in mezzo , è un callo , il qual si pro- 
lunga quattro pollici all' incirca , scendendo o di- 
minuendo gradatamente , finché si perde nella 
forma cilindrica del resto del corpo, ma estendi- 
bile a piacer dell' animale. 

Suol questo esser lungo tre o quattro piedi, e 
avere poco più d' un pollice di diametro. Porta 
al di sopra degli occhi una gran macchia^ la quale 



IL SERPENTE DAGLI OCCHIALA 6l 

rassomiglia appunto ad un pajo di occhiali. Il suo 
colore ordinario è un bruno rugginoso pallido al 
di sopra ; e un bianchìccio al di sotto , che trae 
all' azzurro , variato di giallo. La sua coda è af- 
filata \ e termina in punta acuta. 

Quand^esso è irritato o si prepara a mordere., 
si drizza sul dinanzi del suo corpo , piega la te- 
sta , gonfia iì callo , dì modo che sembra impar- 
ruccato o incappellato. 11 suo morso cagiona tal- 
volta la morte fra due o tre ore -, massime se iì 
veleno penetra ne' vasi sanguigni o ne' grandi mu- 
scoli del ferito. Un cane, addentato da uno dì 
tali serpenti spirò ih capo a ventisette minuti , 
un altro più grosso non sopravvisse ohe cinquanta- 
sei, un pollo morì fra un minuto secondo, altri 
sopravvìssero un pajo d' ore , dipendendo forse 
l'attività del veleno dal calore della stagione e 
dalla disposizione del serpente nel momento che 
ferisce. 

Gli Indiani lo portano , per sollazzo del pub-- 
blico, entro un paniere, dopo averlo privato de- 
gli uncini o tubi, che servono- di veicolo al ve- 
leno, onde è impotente a nuocere, e gli insegnano • 
ad eseguire una specie di danza al suono di un 
flauto. 

L' abitudine che ha questa serpente di cammi- 
nar diritto sul suo corpo, e di volgere e rivol- 
gere continuamente la testa, quasi per guardare 
iniorno a sé con gran cautela , gli valse 1' onore 



'£& Iti -SERPENTE DAGLI 'OCCHIALI. 

d'esser considerato dagli Indiani come un emblema 
della prudenza. Egli è pur l'oggetto della vene- 
••razione d' alcuni de' loro popoli , fondata sulle 
loro leggende mitologiche, onde quasi sempre ag- 
giungono al suo nome gli appellativi di regale 3 
di buono 3 di santo. 

IL SERPENTE NERO. 

Abita P America settentrionale ; è assai lìscio 
ed affilato ; nero al di sopra e d' un azzurro pal- 
lido al di sotto, eccettuando il petto che è bianco, 
lungo ordinariamente sei piedi e poco o nulla vele- 
noso. Agile a segno, che può agguagliare un ca- 
vallo in celerità , diverte moltissimo co' suoi mo- 
vimenti. Si vede talvolta arrampicarsi 1 per gli al- 
beri , onde prendervi delle reginette , ed altra 
volta rotolarsi quanto è lungo , per terra, onde 
raggiungere altri animali. Tal fiata anche si pre- 
senta mezzo ritto sul suo corpo , e in quest' at- 
titudine il suo capo e i suoi occhi sono grazio- 
sissimi a contemplarsi. Scintilla dai secondi un 
fuoco, il quale rende immobili gli uccelli e i 
piccoli quadrupedi. Il suo corpo è si fragile, che 
a quanto dicesi , preso per la coda , allorché in- 
seguito nasconde il capo in qualche pertugio, 
esso va in pezzi. 

Sebbene quasi niente venefico è però tanto ar- 
dito da assalire un uomo, a «ui per altro è fa- 



TL SERPENTE NERO. 63 

elle difendersi misurandogli un colpo di bastone, 
o di quell' arme qualunque , che si trova avere 
in mano. Se questi fugge per mancanza di corag- 
gio, dicesi che il serpente gli si attortigli alle 
gambe in modo da farlo cadere, e dopo averlo 
morso più volte dovunque può si ritiri precipi- 
tosamente. 

Nella primavera del 174$ SI dottor Golden 
avea parecchi manovali nella sua casa di campa- 
gna, fra cui uno arrivato di fresco d' Europa, il 
quale conoscea poco le abitudini de' serpenti neri. 
Per divertirsi di lui i compagni poco discreti 9 
che videro un giorno due di tali serpenti, ma- 
schio e femmina, accovacciati insieme, lo eccita- 
rono ad ucciderne uno. Egli si accostò dunque 
alla terribile coppia con un bastone, di che il 
maschio accorgendosi e venendogli risolutamente 
all' incontro , quegli impaurito gettò l' arme sua 
e si diede a correre a precipizio. Il rettile lo in- 
seguì, lo raggiunse; gli si avvolse alle gambe fa- 
cendogli perdere la ragione, non che Y equilibrio 
nò più il lasciò, che tagliato in due o tre pezzi 
dal suo coltello. 

Il serpente nero non è periglioso che in pri- 
mavera. È tanto avido di latte , che riesce dif- 
ficilissimo il tenerlo lontano dal luogo ove questo 
si serba, qualora abbia preso Y abitudine di en- 
trarvi. Si è veduto andarlo a bere nella tazza, 
eh' era st&a empita per alcuni fanciulli; ai quali però 



(jj,. IL SERPENTE NERO. 

sebben cercassero di allontanarlo percotendolo coi 
loro cucchiai, non faceva verun male. 

Di grande utile è un tal serpente in America, 
poiché distrugge i topi, inseguendoli con mira- 
bile agilità fin sotto i tetti de granaj ; onde i na- 
tivi di quella parte del mondo T hanno assai caro, 
e ne proteggono le uova, per moltiplicarne la 
specie. 

Dicesi pure die uccida i serpenti da' sonagli, 
attorcendosi al loro corpo , e soffocandoli colla 
violenza onde gli stringono. Si può bene pagargli 
uri tal servigio con un poco di latte, ed anche 
con alcune uova di polli, nel cui nido si trova 
spesso aggomitolato.. 

LA VIPERA. 

La vipera comune giugne dirado oltre ai <lue 
pie di lunghezza , onde 1' averne più di tre è gran 
meraviglia. Il fondo del colore dei suo ventre è 
un giallo sporco , più scuro nella femmina^ ^neno 
nel maschio. Il suo dorso è segnato in tutta la 
sua lunghezza da macchie romboidali , che si toc- 
cano cogli angoli; e i suoi fianchi presentano al- 
cune macchie triangolari. 

Si distingue la vipera dal serpente comune^ 
così pel colore, che in questo è più vario * P 1U 
piacevole , come per la testa che in lei è pr> grossa 
del corpo ; ma più particolarmente, pe' * a cocl -* 



LA VIPERA. 65 

assai meno affilata. E comonissima in tutto il con- 
tinente europeo, non che in Inghilterra, ove abita 
particolarmente le contrade aride, pietrose e cal- 
caree. 

Fortunatamente per V uman genere la sua fé* 
condita e la sua celerità sono molto limitate. Poi- 
ché le sue uova, che si aprono nel suo corpo, 
giungono appena a dieci o dodici. Dicesi che i 
3iioi piceiolelti quando ne han rotto il guscio si 
affrettino ad uscire dal carcere del seno materna 
per respirare un' aria libera, e stieno più giorni 
senza prender nutrimento. 

Il signor White di Selborne, diportandosi eoo 
un amico, sorprese una vipera molto gonfia, che 
fra l'erba ri scalda vasi al sole, ed uccisala, le trovò 
nel ventre quindici viperette, della grossezza circa 
di un verme da terra , le quali $osto v ne uscirono 
e si diedero a fare tutti i saiti ed i moti di dif- 
fidenza e di minaccia, proprj della loro specie , 
sebbene non si potesse, nemmen con occhio ar- 
mato, scoprire nella loro bocca le vescichette che 
contengono il veleno. 

E costume di tali viperette il ritirarsi , al mi- 
nimo pericolo, nella bocca della loro madre, 
come altri rettili in certa tasca, di cui altrove sì 
parlò. Es-se non possono dirsi perfette che verso 
il loro settimo anno ; e nondimeno già cominciano 
a riprodursi in sulla fine del secondo o del terzo. 

Il nutrimento delle vipere si compone di rettili. 

Gabinetto T. VI. 1 



66 LA VIPERA. 

di vermi , di augellini , cui esse inghiottono interi, 
quantunque talvolta sieno tre volte più grossi di 
loro. Possono però sostenere un lungo digiuno, 
se tenute , come si è veduto da qualche esperien" 
za , per ben sei mesi senza cibo in una cassetta , 
nulla perdono della loro vivacità. Libere, nell' in- 
verno , si assopiscono ; ma la prigionìa pare che 
anche in tale stagione le tenga svegliate. 

Le vipere si prendono ordinariamente per la 
coda , per mezzo di mollette di legno , il che non 
porta alcun pericolo ; non potendo esse in tal po- 
sizione mai drizzarsi, onde mordere chi le tiene. 

L' organo per cui si trasmette il lor veleno } 
somiglia molto a quello degli altri serpenti vene- 
fici. I sintomi poi che seguono il loro morso, sono 
un dolore acuto nella parte ferita , con un tumore 
prima rosso, indi livido, che si estende alle parti 
circonvicine; una gran debolezza, con polso fre- 
quente e talvolta interrogo; gran mali di stomaco, 
con vomiti di bile, accompagnati da convulsioni, 
da sudori freddi , ed anche da doglie intorno al 
bellico. Di rado in Inghilterra almeno succedono 
effetti più tristi. 

Il dottor Mead assicura che il veleno della vi- 
pera, stemperato in un poco d'acqua calda, e 
applicato all' estremità della lingua è molto acre ; 
e ardente , ma che la sensazione da esso prodotta 
cessa nello spazio di due o tre ore. Taluno , se- 
condo eh' ei narra, avendo posto sulla propria 



LA VIPERA. 67 

lingua una goccia di tal veleno non stemperato , 
aliene segui enfiagione e infiammazione, che durò 
due giorni. Altri accertano all' incontro , che il 
veleno di cui si parla , non abhia nulla di acre , 
e si accosti per sapore all' olio o alla gomma. 

Quanto agli effetti ch'esso produce interior- 
mente , le asserzioni non sono fra loro meno di- 
verse. Boérhaave assicura eh' esso non fa verun 
male; ma l'abate Fontana, sebben conceda, che 
non ha nulla di sgradevole al gusto, vuol però 
che non si possa prendere impunemente. Si narra 
frattanto, che mentre in presenza del gran duca 
di Toscana i naturalisti andavano disputando se 
ricevuto nello stomaco riesce o non riesce perico- 
loso , un uomo , solito dar caccia alle vipere , e 
presente alle lor questioni, ne trangugiò con tutta 
sicurezza e grande lor meraviglia buona quantità, 
e che non lo offese niente più che Y acqua. 

Varj antichi popoli d'Europa ne faceano uso, 
per ungerne le loro frecce, come varj popoli 
selvaggi usano tuttodì al medesimo fine di quella 
de' serpenti. 

Quanto al morso della vipera, il qual vera- 
mente può avere cattivi effetti, si rende innocuo, 
ove si applichi alla piaga da esso fatta olio d'uliva. 
Guglielmo Oliver , cacciatore di vipere a Bath, è 
il primo, dicesi , che abbia scoperto questo rime- 
dio. Nel giugno del 1785 ei si fece mordere a 
sangue in presenza di gran numero di persone ? 



68 LA VIPERA. 

da una vìpera nera 1' articolazione del pollice della 
destra. All' istante ei sentì un vivo dolore lungo 
tutto il braccio, che fra poco divenne ardentis- 
simo. Indi i suoi occhi cominciarono a divenir 
rossi e scintillanti, e a lagrimar fortemente. Al- 
fine , in meno di un' ora , egli si accorse che il 
veleno gli prendeva il cuore , cagionandogli spa- 
simo, e poi debolezza, difficoltà di respiro, su- 
dori freddi, enfiagion dì ventre, dolor di reni, 
vomito e diarrea , e per alcuni istanti perdita totale 
della vista. In altre esperienze egli sempre avea 
fatto uso del suo rimedio, prima di sentirsi col- 
pito il cuore ; questa volta volle differirlo , per 
maggiore soddisfazione della compagnia ; e gli costò 
non poco. Un' ora e un quarto circa dopo il morso 
ricevuto , gli fu portato un bragiere , su cui egli 
distese il suo braccio più presso agli ardenti car- 
boni che fu possibile, mentre la moglie sua co- 
minciò ad ungerlo con olio. La forza del veleno, 
com'egli assicurò, disminuì allora bentosto; ma 
1' enfiagione rimase presso a poco la stessa. Le 
evacuazioni intanto, e quasi tutti i dolori seguita- 
rono, finché un bicchiere o due d'olio d'olivo, 
che beve , gli diede un poco di calma. Come però 
la sua fiacchezza era estrema , e la situazione sua 
sempre pericolosa , fu posto a letto; e dietro l'av- 
viso del dottor Mortimer, si ripigliarono le fri- 
zioni del braccio, ma con olio riscaldalo prima 
sulla bragia entro un cucchiai a. Da questo punto 



LA VirEkÀ. 69 

(egli poscia narrò) sentì rimettersi a poco & poco ? 
finché cadde in un sonno profondo , e dopo novo 
ore di riposo, risvegliandosi in sul mat:ino, si 
trovò bene. Ma nel dopo pranzo, avendo bevuto 
rhum e birra forte fin quasi all'ebbrezza, ricom- 
parve il tumore accompagnato da dolori e da su*- 
dor freddo , che al rinnovarsi delle frizioni oleose 
al braccio, si dissiparono. 

Malgrado i terribili effetti del morso della vi- 
pera, la carne di questa era una volta stimatissima 
per le sue virtù medicinali ; e il brodo ristretto , 
che se ne faceva mettendola a bollire con poca 
acqua , veniva risguardato come il più valido cor- 
roborante. Oggi veramente è di poco uso in prò* 
porzione almeno del suo credito antico. 

IL CROTALO 
O SERPENTE DALLA CAMPANELLA, 

Il colore di questo serpente che abita le due 
Americhe, ne si trova in alcuna parte del Vecchio 
Mondo, è bruno giallognolo al di sopra di larghe 
fasce nere traversali. Le sue mascelle sono armate 
di piccioli denti acuti; e la superiore ha inoltre 
quattro grandi uncini. Alla base di ciascuno di 
questi è un' apertura rotonda, la quale comunica 
con una gianduia, ond' esce quand'egli morde un 
liquor venefico, il qual entra nella piaga che i 
denti fanno. 



70 IL CROTALO ec, 

La sua coda è munita d' una campanella , for- 
mata d' articolazioni, le cui giunture sono assai 
«deboli, e il numero indeterminato e dipendente 
in qualche modo dall'età dell'animale, poiché si 
crede eh' egli ne aggiunga una ogni anno. Molto 
giovane , cioè al di qua dei due anni non ha 
campanella. 

Come la sua coda fa strepito al più leggiero 
movimento , le persone vengono così avvertite del 
suo avvicinarsi. Ciò per altro s'intenda nel tempo 
sereno , che nel piovoso non è sempre cosi, onde 
gii Indiani traversano allora i boschi con grandis- 
sima precauzione. L' otlore che esala il terribile 
serpente di cui parliamo , qnando si scalda al sole 
oppure è irritato, lo fa esso pure discoprire molto 
da lungi. Quindi i cavalli e i bestiami che lo 
sentono, fuggono a gran distanza; ma se il rettile 
è sotto vento del loro corso , gli uccide col suo 
veleno. 

La sua lingua, come quella di più altri serpenti, 
è composta di due parti lunghe e rotonde, unite 
insieme dalla radice fin quasi alla metà. Ei la vi- 
bra sovente fuor della bocca, e la ritira tosto agi- 
lissimamente. Uccide la preda cogli uncini , che 
già si disse , e adopera i denti , che sono assai 
più piccioli , per ritenerla. Non ha denti mascel- 
lari, poiché non mastica i suoi alimenti, ma gii 
inghiottisce interi. 

Egli strascina d' ordinario la sua testa per terra, 



IL CROTALO eC. 71 

ma turbato si avvolge sovra sé stesso e la drizza 
nel centro. I suoi occhi infiammati spandono al- 
lora all' intorno il terrore. Fortunatamente non è 
difficile sfuggirli , poi eh' egli è lento ne' suoi moti, 
e poco atto agii assalti. Entra però spessissimo 
nelle case, portandovi lo scompiglio; perocché, 
porci, cani, polli, tutti esprimono colle loro grida, 
e rizzando i piedi e le piume il lor terrore e la 
loro costernazione- 11 signor Gatesby riferisce che 
nella casa d' un possidente della Carolina un fa- 
miglio andando un giorno per acconciare un letto 
lasciato vóto poco prima in una camera a pian 
terreno , vi trovò sdrajato e ravvolto in sé stesso 
fra le coltri un serpente di quelli di cui si parla. 

Costoro sono della classe de' vivipari. Le fem- 
mine producono ciascuna dodici serpentelli all'in- 
circa nel mese di ghigno; e questi verso il set- 
tesobre all' incirca sono lunghi un piede. Sembra 
ormai fuor di dubbio eh' esse in caso di pericolo 
li ricevano nella loro bocca, siccome fanno le vi- 
pere. Il signor Beauvois racconta di aver ciò ve- 
duto e replicatamente coi propri occhi. 

Come il serpente dalla campanella divora ogni 
specie di piccioli animali fu creduto generalmente 
che avesse la facoltà di ammaliarli, e di farseli 
venire da sé medesimi fra le mascelle. 

Pennant dice, riportandosi a Kaim , che il ser- 
pente di cui parliamo si apposta sovente al pie 
di un albero, su cui vide uno scojattolo ? tenen^ 



'*;.& SI* CROTALO CC. 

dolo ben di vista , e mandando un grido lamen* 
tavole. Il picciolo animale intanto va su e giù con 
mon so quale strana agitazione , finché scendendo 
tpgnor più basso salta in bocca all' insidioso ne- 
mico, il qnal tosto lo inghiotte. 

A conferma di questa specie di incantesimo Le* 
vaillant soggiunge di aver veduto sopra un ramo 
«<3i un albero un uccello tremante e quasi con* 
valso ? e alla distanza di quattro piedi sovra un 
altro ramo, un gran serpente, che allungava il 
collo e teneva F occhio fisso in lui. Alfine F au* 
gei lo divenne immobile , e fu da chi in quel 
mentre uccise il serpente ritrovato morto; senza 
che avesse in s'è indizio di piaga , che è quanto 
dire per solo effetto del terrore. Poco dopo lo 
stesso Levaillant vide un piccolo topo anch' esso 
agonizzante alla distanza di sei piedi circa d' un 
altro serpente , che lo guatava , e poiché discac- 
ciato questo rettile, fu da lui preso in mano spirò. 
GH Ottentotti, che aveva in compagnia, lo assi- 
curarono che simili casi sono frequentissimi. 

In estate i serpenti dalla campanella si trovano 
il più spesso coppia a coppia; in inverno poi si 
raccolgono in gran numero , e si ritirano entro 
terra, onde preservarsi dal freddo. Ai primi tepori 
di primavera ne escono poi talvolta sì deboli e 
languidi , che è facile F ucciderli con un bastone 
come Pennant racconta di un uomo, che ne spac- 
ciò in poco d' ora una settantina, e avrebbe pe- 



II. CR O'X alo ec, "*i% 

tato farne strage più grande, se non fosse stato 
V incredibil fetore , che lo costrinse a ritirarsi. 

Nella calda stagione il veleno di tali serpenti è 
attivissimo; e lo è non meno ogni volta che sono 
irritati. Leggiamo di tino di essi ( nelle transazioni 
filosofiche ) il quale legato contro terra, ed ecci- 
tato a mordere un robustissimo cane in un quarto 
di minuto, con una piccioia puntura ai piedi an- 
teriori , lo fé' morire fra spasimi terribili ; e fra 
eguali spasimi ne fé' perire un secondo , adden- 
tato in un orecchio, sebbene questo sopravvivesse 
due ore. Quattro giorni dopo un terzo cane assai 
grosso da lui morso nell' interno della coscia sini- 
stra spirò in mezzo minuto , e un altro toccato 
più. esteriormente in quattro minuti. Il capitane 
Halle, abitante della Carolina meridionale, che 
aveva fatto queste esperienze , volle alfin sapere 
se il veleno del serpente fosse mortale al rettile 
medesimo. Quindi sorpesolo per metà sopra terra 
si fece ad irritarlo con bas'one armato di picciole 
punte, finche nel suo furore , non potendo mor- 
dere il bastone , morse sé stesso , e in otto o dieci 
minuti giacque senza vita. Tagliato poscia in cin- 
que pezzi fu dato ad un porco, il quale lo di- 
vorò impunemente. 

il dottor Brikell riferisce ci' essere stato testi- 
monio d'un combattimento fra un cane e un ser- 
pente dalla campanella, attaccata al suolo da una 
lunga fune. Qsesto si ravvolgeva, drizzava la 



74 IL crotalo ec. 

testa , facea suonare la coda. Il cane spintogli 
contro voìea strascinarlo, e non riusciva, finché 
morso all' orecchio parve mezzo istupidito e il 
lasciò. Ma eccitato dalla compagnia tornò di nuovo 
ad assalirlo; ma questa volta preso nel labbro 
del serpente che subito dopo ferì se medesimo 
divenne affatto insensibile ad ogni cosa, anche alle 
carezze del suo crudele padrone e in meno di 
niezz' ora morì; ciò che pur fece il rettile feritore. 

Il cane di un Indiano avea fortemente irritato 
un serpente dalla campanella, e saputo ad un 
tempo schivare il suo morso. Il rettile intanto 
contrasse i muscoli , che fanno muovere le sue 
scaglie, onde il suo corpo apparve tutto brillante. 
Se non che , avendo egli ferito se stesso, in breve 
scomparve ogni suo splendore. 

Al riferire di un americano, degnissimo di fede, 
un fitta] uolo essendo un giorno uscito a mietei e 
con un suo Negro, mise per caso i piedi sovra 
un serpente dalia campanella , che si rivoltò con- 
tro di lui, e gli morse gli stivali. Come il buon 
uomo andò la sera per riposarsi , sentì di stare 
assai male; si trovò tutto gonfio; e prima che il 
medico potesse e sere chiamato , morì. Pochi 
giorni dopo uno de' suoi figli , essendosi messi gli 
stivali da lui lasciati , quando la sera fu per ca- 
varli , venne sorpreso da dolori, di cui fu vittima 
il padre, e all' indomani eg'i pure spirò. Il me- 
dico frattanto giunse; ma incapace di congetturare la 



IL CROTALO eC. 7.J 

causa di così strane morti, pronunciò seriamente 
che il padre e ii figlio erano stati ammaliati. Al- 
fine essendosi vendute le loro masserìzie, ed un 
vicino , avendo comperati e calzati gii stivali di 
cui si disse, ne provò effetti niente dissomiglianti 
dai sopranarrati. Questa volta per altro , chia- 
mato in tempo un medico abile, che già avea so- 
spettata la causa, de' due casi antecedenti, fu da 
lui apprestato sicuro rimedio e salvato F infermo. 
Indi esaminati diligentemente i fataìissimi stivali, 
si trovò che vi erano rimasti piantati i due un- 
cini venefici del serpente, i quali oltrepassando 
tutta la grossezza del cuojo , ed entrando nella 
pelle de' quattro infelici, aveano cagionato la morte 
degli uni, e il perico 1 © dell' altro. 

Il dottor Goldsmilh racconta anch' egli d'uno 
della Virginia, che diportandosi per la campagna 
calcò per caso co' piedi un serpente dalla campa- 
nella, appiattato fra sassi, il quale tosto rizzan- 
dosi lo morse in una mano. L'uomo ben presto si 
accorse del pericolo che correva, e non volendo 
morire invendicato uccise il rettile , che reco 
tosto alla famiglia, gettandoglielo innanzi e di« 
cendo : io sono assassinato , ed ecco il mio uc- 
cisore! Il suo braccio che cominciava a gonfiarsi,, 
fu legato fortemente presso la spalla; la piaga 
della sua mano fu unta con olio , e si fece di 
tutto perchè il veleno non passasse oltre. Come 
trattavasi d'uomo assai robusto, ei si ristabilì, mz 



>f6 Ih CROTALO £C. 

non serica provare p-er più settimane dintorni ben 
dolorosi. Il suo braccio al di sotto della legatura 
avea più colori, e la varia contrazione de 5 muscoli 
rappresentava alla sua immaginazione atterrita i mo- 
vimenti dell' animale che lo avea ferito» -Preso in 
seguito da ardente febbre ne perde i capelli , sof- 
frì vertigini, sfinimenti, attacchi di nervi, fioclbè 
la forza del temperamento ebbe trionfato della 
malignità del veleno. 

Ove i serpenti dalla campanella non sieno pro- 
vocati 3 mai non riescono pericolosi, dacché la vi- 
sta di un uomo li spaventa a segno, che lo schi- 
vano quanto possono , e mai non sono i primi ad 
assalirlo. Il signor John dice di averne veduto 
uno, eh' era domesticissimo. Andava egli all' acqua 
e nuotava ogni volta che da' padroni venivagli or- 
dinato ; e ad un loro cenno pur ritornava. Essi lo 
sollecitavano spesso con una spazzoletta , di che 
prendeva molto piacere , dandone segno visibilis- 
simo co 3 suoi movimenti. Gli erano stati tolti di 
bocca gli uncinetti velenosi. 

I nativi dell' America si regalano spesso carne 
di serpenti dalla campanella , cui prendono, men- 
tre giacciono addormentati , piantando loro sopra 
il collo un bastone forcuto che li rende immo- 
bili, e dando loro a mordere un pezzo dicnojo, 
con cui 5 tirandolo a sé , strappano i loro uncini 
venefici , di cui più, volte si è fatto parola. Indi 
fagliano loro la testa , © tratta ad essi la pelle , 



-*: 




Ili l?OA 



IL CROTALO eC ff- 

lì tanno cuocere come anguille. La loro carne ? 
dicesi, è bianchissima e mollo nutriente. 



IL BOA. 

Il colore di quest* animale (eh' è il più grande 
e il più forte della famiglia de' serpenti) è un 
grigio alquanto giallo. Il suo dorso offre , in forma 
di lunghe catene, macchie ovali d'un bruno ros- 
signo, talvolta anche affat'o rosse, con altre più 
picciole sparse meno regolarmente all'intorno. Ei 
si distingue degli altri serpenti , anche per la su- 
perficie inferiore della coda, coperta di scudi o 
lamine legate fra loro , e simili a quelle del ventre. 

Vi hanno tre specie di boa che abitano l'Afri- 
ca, l'India, le grandi isole deli' India e l'America 
meridionale, ove si tengono particolarmente nei 
luoghi meno frequentati , in fondo a' boschi e nelle 
paludi. 

Il grande boa ha spesso trenta o quaranta pie 
di lunghezza e grandezza proporzionata. Un si- 
gnore, che aveva grandi possessioni in America, 
mandò un giorno un soldato ed un Indiano a 
caccia di certi uccelli selvaggi. U Indiano che sem- 
pre andava avanti , sì assise per tirar meglio col- 
Y archibugio- su qualche cosa, che a lui parve un 
tronco d'albero; se non che sentendolo moversi, 
e accorgendosi eh' era un serpente , cadde agoniz- 
zante per ispavento. Il soldato che nory era lungij 



78 II* E° A « 

vedendo il fatto , prese la mira giusta al capo del 
mostro e l'uccise; ma indarno , che il suo infelice 
compagno era già morto. L' animale trasportato 
poi a casa, si trovò lungo trentasei piedi, e fu 
imbalsamato pel gabinetto del principe d'Orange. 
Leggesi nel Corriere di Bombay, del 3i ago- 
sto 1799, quest'accidente, che essendo giunto un 
vascello malese presso al porto d'Amboine, e il 
piloto non giudicando a proposito l'entrarvi prima 
della fine del giorno, e gettando l'ancora innanzi 
all'isola di Gélèbes, uno de'maiinaj scese a terra, 
per discoprire ne' boschi noci di betel. Al ritorno 
questi 8 addormentò, per quanto sembra, in riva 
al mare ; quando verso mezza notte , gettando egli 
altissime grida , e i suoi compagni accorrendo vi- 
dero un immenso serpente, che già l'avea soffo- 
cato e messo a morte. E come il mostro stava 
tutto intento alla sua preda, essi procedettero ar- 
ditamente contro di lui, e troncatagli la testa lo 
portarono via. La sua lunghezza era circa di trenta 
piedi, la sua grossezza eguale a quella d'un uomo 
di taglia media, e l'apertura delle sue mascelle 
abbastanza grande perchè passar vi potesse un 
capo umano. 

Il capitano Stedman trovandosi in una scialuppa 
sul fiume Collina al Surinam, ebbe avviso da uno 
de' suoi schiavi, che un gran serpente s'ava disteso 
fra i rovi in sulla riva a non molta distanza. 
Quindi ei sce^e a terra per far fuoco sopra di 



IL EOA. 79 

esso, e cT un primo colpo infatti lo trapassò con 
una palla. L' animale allora divincolandoci, abbaile 
ogni pianta all' intorno con quella facilità con cui 
falcierebbesi 1' erba ; e percuotendo colla coda fé* 
saltare grandi spruzzi di fimo contro gli assalitori. 
Indi si rimise in calma , sicché il capitano fece 
fuoco per la seconda volta contro di lui, ma senza 
miglior successo che la prima, perocché il ser- 
pente sollevò tanto fango, quanto avrebbe potuto 
fare un turbine; e costrinse Stedman , il quale era 
valetudinario, a ritirarsi. Pure eccitato dal com- 
pagno , vuole questi dopo alcuni istanti tentare 
con lui un terzo colpo; e ambidue, preso ben di 
mira il serpente , spararono ad un tempo e lo fe- 
rirono nella testa. Il Negro corse allora con una 
fune per strascinarlo fino al battello fermo alla 
spiaggia ; il che non potè eseguire senza gran dif- 
ficoltà, poiché l'enorme animale, sebben ferito 
mortalmente, continuava a dibattersi in modo da 
rendere pericoloso l' avvicinarglisi. Legato alfine 
al battello, per esser condotto alla scialuppa, lo 
seguì a nuoto come un' anguilla. 

La sua lunghezza, sebbene al dire del Negro 
ei fosse giovane e non avesse fatta che per metà 
la sua cresciuta, passava i ventidue piedi; e la 
sua grossezza era eguale a quella d' un fanciullo 
di dodici anni. Quando si fu per levargli la pelle, 
il buon Stedman confessa, che sebben convinto 
eh' ei non potea più nuocere , vide con sommo 



IN» I£ BOA. 

ribrezzo che un uomo ignudo si arrischiasse a 
sdruGciolarsi intorno al suo corpo viscoso e ancor 
tìvo, e tutto grondante di sangue. Si estrassero 
da lui più di sedici pinte di grasso ben depurato, 
© piuttosto d' olio , di cui i chirurgi fanno grande 
uso negli ospedali ; e le sue carni, fatte a pezzi, 
sarebbero sta'e mangiate da' Negri, se questi aves- 
sero avuti utensili di cucina onde apprestarle. 

Narrasi che nell'isola di Java, uno degli ani- 
mali di cui si parla, uccidesse e divorasse un bu- 
falo. Una lettera inserita nelle Effemeridi germa- 
niche contiene il racconto d' un combattimento fra 
un enorme serpente ed un bufalo, del quale lo 
scrittore si dice spettatore. Il serpente si era te- 
nuto per qualche tempo in riva ad uno stagno , 
nella speranza di qualche preda; e un bufalo fu 
il primo che gli si presentò. Avendogli il rettile 
lanciato il suo dardo , si fece ad annodarlo colle 
sue spire immense, e ad ogni giro si udivano 
scricchiar ¥ ossa dei bufalo con quello strepito che 
farebbe lo s oppio d' un' arme da fuoco. Invano 
ii tormentato animale sì dibatteva e muggiva, che 
il suo mostruoso nemico stringevalo ognor più, fin 
che 1' ebbe tutto franto come un malfattore sotto 
la ruota. Indi scioltolo onde- inghiottirlo più fa- 
cilmente , si diede a leccarlo e coprirlo tutto di 
jnucilagine; e alfine cominciò il gran tranguggia- 
meuto delie parti meno resistenti , dilatando la 
gola s. ©rinatamente com'era pur d'uopo, onda 
%i passasse un corpo di triplo volume del suo* 



IL BOA. 8s 

Alcuni viaggiatori assicurarono pure di avere 
trovati serpenti ,. dalla cui bocca uscivano corna di 
€ervi pur dianzi trangugiati. Fortunatamente per 
V umana specie , la voracità di questi animali di- 
viene spesso la causa della lor fine crudele; pe- 
rocché quando sono rimpinzati , come si- diceva , 
è facile avvicinarsi loro ed ucciderli. Sopportano 
essi la fame per lunghissimo tempo ; ma dopo una 
gran corpacciata, come qtie' ghiottoni che hanno 
sopraccarico lo stomaco di alimenti, divengono stu- 
pidi , pesanti e si abbandonano al sonno. Allora 
assaliti è raro che oppongano la minima resistenza* 
Fatta però la loro digestione escono in campo 
così terribili come prima ; se non che , ove la 
fame non gli stimoli, mai non mordono ; e il loro, 
mordere è senza veleno.. 

V ANFESIBENA. 

1/ anfesibena è specialmente rimarehevole per 
ciò che cammina cosi all' innanzi che alPindietro, 
onde s' immaginò che avesse due teste. Il suo 
corpo è d' egual volume alle due estremità. Il 
colore della sua pelle dura, scabra e maculata, è 
terreo. Alcuni autori hanno detto che il suo morso 
sia velenoso, ma ciò non può essere, mancando 
ella d' organi che preparino, e di veicoli che tras? 
mettano il veleno. 

Un altro serpente , che all' aspetto è giudicato 
formidabilissimo, nò poi si ritrova tale pel fatto* 

Gabinetto T. VI, 6 ' 



Ha t' ANFE5IB-ENA." 

è quello a cui per la sua lentezza si dà volgar- 
mente il nome di pigro. Ha la testa picciola, 
gli occhi rossi, e il dorso cinericcio con picciole 
macchie o righe nere. Dal collo, che è strettis- 
simo, il suo corpo cresce di volume, e serba eguale 
grossezza fino alla coda, la quale è ottusa. Come 
tutti i serpenti de' nostri climi ei giace assopito 
nell'inverno; e allora si trova spesso raggruppato 
con altri della sua specie. Appartiene alla classe 
dei vivipari. 

Ricorderemo ora alcuni serpenti quasi affatto 
Snnocui, come quello d'Esculapio in Italia, al quale 
si permette d' andare e venire a piacer suo nelle 
«camere, ed anche di sdrajarsi nel letto colle per- 
sone. Esso è giallo, avrà un' auna di lunghezza, 
«è di natura mitissima, e mai, ove non sia irritato, 
aion morde. Il serpente detto boyuna , dell' isola 
di Geylan è egualmente accarezzato. Così un al- 
tro del Surinam, che gli abitanti del paese godono 
sommamente di vedere innanzi alla loro capanna. 
I colori di questo serpente sono si varj e sì belli, 
che riesce impossibile dipingerli colla parola; e 
sono certamente la principal eausa della predile- 
zione che si ha per lui. Un serpente ancor più 
caro e più favorito è nel Giappone quello a cui 
si dà l 5 appellativo di principe. Le scaglie che 
coprono il suo dorso sono rossigne , marezzate 
d' altri colori , sicché non può immaginarsi cosa 
più piacevole air occhio di chi mira. Credo che 
aaessun altro serpente eguagli il principe in bellezza. 



jp.l*f 



ISTSta Ti 



jpjii? 







capitolo ir. 

Poi de' color piti vaghi, onde l'estiva 
Stagion delle campagne orna F aspetto; 
E de* freschi ruscei smalta la riva , 

L s ale spruzzasti al vagabondo insetto , 
E le lubriche anella serpentine 
Del più caduco vermicciuol negletto. 
Monti. 



DEGLI INSETTI IN GENERALE. 

V/uesta classe 'd'animali è considerata da alcuni 
naturalisti come la più imperfetta di tutte, mentre 
altri le danno fra tutte la preferenza. Un segnò 
d' imperfezione, dicono i primi, è il potere molti 
insetti vivere lungo tempo, quantunque privi degli 
organi necessarj alia vita degli animali , che ten- 
gono il primo luogo nel regno della natura. Pa- 
recchi hanno un polmone ed un cuore come gli 
animali più nobili ; mentre altri , per esempio i 
bruchi, possono vivere anche senza tali visceri. 
Né per la sola conformazione gli insetti sono da 
loro trovati inferiori agli altri animali , ma altresì 
pel loro istinto. È vero che la formica e 1' ape 
ci offrono esempi di singoiar sollecitudine ; ma 
quanto la loro sagacità scompare in paragone di 
quella che si osserva in animali di maggior dimen- 



84 DEGLI INSETTI IN GENERALE. 

sione ! Un ape separata dal suo sciame, è incapa- 
cissima di bastare a sé medesima, è quasi ridotta 
all' inazione. Nella corsa più rapida d'un cane da 
caccia può sempre osservarsi qualche specie di 
scelta; ne 5 labori dell'ape tutto sembra necessità. 
Gii altri animali tutti sembrano capaci d'un certo 
grado d* educazione ; il loro istinto può essere 
soppresso o cangiato. Infatti si insegna al cane a 
cercare e a portare ; all' uccello un' aria che deve 
cantare; al serpente qualche cosa che si accosta 
al danzare. Solo agli insetti non può farsi appren* 
dere nulla; e già la brevità della loro vita non 
basterebbe alla loro istruzione. 

È regola costante che gli animali più nobili 
sieno i più tardi a crescere e svilupparsi ed an- 
che i più rari di numero , quasi la natura serbi 
con essi una dignitosa economia , mentre gitta gli 
altri sulla terra con profusione, per sovvenire ai 
bisogni dei primi. 

Fra tutti gli esseri organizzati però, gli insetti 
sono incontrastabilmente i più numerosi. I vege- 
tali che coprono la faocia del mondo , non sono 
certo in proporzione colla loro moltitudine , e 
sebbene a prima vista Y erba dei campi ci sembri 
di tutte le naturali produzioni la più abbondante, 
troviamo però che ciascun filo di essa contiene 
una quantità di animaletti appena percettibili, che 
in qualche giorno compiono il giro della gioventù, 
della matura età e della vecchiezza. Nella Laponi^ 



DEGLI INSETTI IN GENERALE, 85 

e in alcune contrade dell'America gli insetti sono 
tanti , che all' accendersi di una candela ti piom- 
bano sopra a sciami in guisa, che quasi sempre 
la estinguono ; e gli infelici abitanti sono costretti 
di spalmarsi viso e corpo con catrame, od altra 
composizione untuosa per salvarsi dalle loro pun- 
ture. 

Altri , e più particolarmente Swammerdam ^ 
vantando la perfezione degli insetti, dicono che 
ove si esamini bene la natura de' piccioli e dei 
grandi animali , si trova che i primi non sono 
punto meno ammirabili dei secondi. Anzi , se no- 
tomizzando questi, riesce veramente siupenda l'ar- 
monìa delle parti che li compongono, quale sor- 
presa nel vederla poi così esattamente ripetuta 
negli altri? 

Picciolissimi animali sono le formiche ; eppure 
come non preferirle ai più grandi , quando consi- 
deriamo la loro attività instancabile , la loro forza s 
e soprattutto il loro amore per la propria prole I 
Perciocché non solo la portano ove possa trovar 
copia di nutrimento, finché sia in istato di pro- 
cacciarsi da se medesima il proprio nutrimento; 
ma se avvenga che sia uccisa e fatta a pezzi, ne 
raccoglie gli avanzi con incredibile pietà. Ove tro- 
vare negli animali che si chiamano più perfetti 3 
un esempio così singolare? 

Gli insetti hanno ricevuto il loro nome dalle 
incisioni 3 che dividono il loro corpo in due o tre 



86 DEGLI INSETTI IN GENERALE, 

parti, congiunte insieme da quasi impercettìbili 
legami. Essi respirano pei pori distribuiti sui loro 
fianchi , sono coperti di una pelle ossea , hanno 
parecchi piedi; e taluni anche hanno ale. Tutti 
sono privi di cervello , di narici , d' orecchie e di 
palpebre. Non solo il fegato, ma tutte le glan- 
dule secretorie hanno in essi il compenso di lun- 
ghi vasi, che fluttuano nelf àbdomine. La loro 
bocca è in generale collocata al di sotto della testa, 
e fornita di mascelle laterali , di labbra , d' una 
specie di denti, d' una lingua e d' un palato. Essi 
hanno per la più parte quattro o sei tentacoli, e 
delle antenne mobili, che escono ordinariamente 
dalla parte anteriore della testa, e che sono do- 
tate d'una grande irritabilità. 

Il signor Guvier , il quale non ha potuto tro- 
vare il cuore e le arterie negli insetti, che secondo 
ogni probabilità ne mancano, dice che la loro 
nutrizione sembra farsi per un pronto assorbimento, 
come ne* polipi e ne' zoofiti, la cui organizzazione 
è tanto meno perfetta. 

Quasi tutti gli insetti, ove se ne eccettuino i 
ragni, e pochi altri delia famiglia degli apteri , 
che escono per cosi dire dall'uova belli e com- 
piti, subiscono una metamorfosi in tre epoche dif- 
ferenti della loro esistenza. In generale la loro 
vita è sì corta che i vecchi di rado possono ve-» 
dere i lor figli , ond' è che ne hanno latte come 
gli animali vivipari, né come gli uccelli hanno 



DEGLI INSETTI IN GENERALE. 8? 

bisogno di covare le loro uova. Alcuni fra essi le 
depongono sulla scorza degli alberi , ovvero gli 
avvolgono entro foglie o altre sostanze vegetali; 
altri in nidi fatti apposta, e provveduti di cibi 
convenienti e diversissimi da quelli ond' essi si 
pascono: altri nel corpo di varj animali; altri li 
lasciano cadere neli' acqua. 

L' insetto appena uscito dell* uovo fu dà Linneo 
( lasciando le antiche denominazioni meno esatte ) 
chiamato larva, poiché allora la natura sua è come 
nascosta sotto una maschera. Swammerdam anzi 
ha dimostrato Y esistenza della farfalla coperta 
dalie sue ali in un bruco, la cui struttura era 
poco fatta, per lasciar indovinare la sua futura 
perfezione. Le larve sono per la più parte più 
grandi che i veri insetti, e- molto voraci, ne per- 
ciò la loro cresciuta corrisponde- a questa voracità». 

Dallo stato di larva Y insetto passa a quello di 
crisalide o aurelia, come una volta di ce vasi, ossia 
di ninfa, come si dice oggi più esattamente. Pe- 
rocché a pochi insetti è dato lo splendor dell'oro, 
mentre tutti rassomigliano da principio (il lepi- 
doptena specialmente) a' bamboli nelle fasce. Ec- 
cetto quelli della classe degli emipteri non pren- 
dono allora alcun nutrimento. 

Il nome di tonago fu dato da Linneo all'insetto 
nel terzo suo stato , quando cioè apparisce nella 
forma e colori che gli son proprj; e come allora 
più non è soggetto ad alcuna trasformazione si 



B8 DEGLI INSETTI IN GENERALE. 

chiama perfetto. In fatti ei già vola, è abile a 
propagare la stia specie, e si presenta colla fronte 
ornata di vere antenne , che prima erano appena 
percettibili. Alcuni hanno immaginato che queste 
fossero i suoi organi dell' udito , che in lui è squi- 
sitissimo , e di cui, in grazia della sua picciolezza, 
non si possono scoprire le vie. 

Varj insetti , dice il signor Barbut , sono assai 
noti pei suoni che mandano , come i grossi scara- 
faggi , le api , le vespe , le mosche comuni , le 
zanzare. La sfinge dalla testa di morte fa sentire, 
quando è urtata, un grido quasi egualmente forte, 
che quello del topo. Or ciò non è sicuramente 
senza qualche fine. E come i suoni e i gridi che 
«scono dagli insetti variano secondo le occasioni , 
può credersi che esprimano ora il piacere, ora il 
dolore, or altri affetti, e siano benissimo intesi 
dalla propria specie o dalla propria famiglia. 

Assalite, egli dice, una o più api o vespe presso 
il loro alveare o il loro nido, e udrete un grido 
lamentevole , che par che chieda soccorso a quelle 
di dentro , le quali escono tosto , sinché voi ten- 
tate invano sfuggire alla loro vendetta. Un grosso 
ragno, egH dice, da lui veduto nel parco di San 
James, avea fatto una grandissima tela sopra una 
griglia di legno , sicché stando nel «entro ritrova* 
vasi a molta distanza da tutti i punti della cir- 
conferenza. Avvenne che una mosca si avviluppò 
tra i fili della tela medesima in uno di questi 



DEGLI INSÈTTI IN GENEBALÈ. 89 

punti ma nella parte superiore a quella abitata dal 
ragno. Egli nondimeno accorse all' istante sopra 
di lei j quantunque per certo non avesse potuto 
vederla. Questi fatti, secondo il signor Barbut, 
provano ad evidenza che esiste squisitissimo negli 
insetti il senso dell' udito , sebbene , quanto al 
ragno, possa opporsi ch'egli fu, per avventura, 
avvertito della presenza della mosca dallo scuoti- 
mento della tela , distintissimo per lui da quello 
che 1' aria era solita cagionarvi. 

L' organo auditivo degli insetti si colloca dal 
succennato autore nelle loro antenne , così per la 
situazione di queste assai propria a far loro rice- 
vere i suoni , come per la loro interna struttura 
che somiglia a quella delle orecchie di varj pic* 
cioli animali. Egli non le ha mai considerate come 
armi né offensive né difensive, sebbene abbia tro- 
vato in esse un' estrema irritabilità. Al minimo 
tocco , infatti , gli insetti le ritirano , e offesi in 
esse sembrano all' agonìa. 

Gli insetti destinati a vivere sott' acqua giusta 
le osservazioni del medesimo scrittore, hanno le 
antenne, più corte che quelli che vivono sopra 
terra. Alcuni, che volano lontano, le hanno lunge 
e sottili. Tutte queste antenne poi sono molto fles- 
sibili in grazia delle articolazioni che le compon- 
gono , e scavate internamente come tubi , onde 
trasmettere i suoni proporzionatamente all' indole 
e ai bisogni di ciascuna specie d' insetti. Osser- 



€)0 DEGLI INSETTI IN GENERALE". 

vando però la loro delicatezza sembra ad alcuni 
che sieno destinate ad officio ben differente, e a 
noi tuttavia sconosciuto. 

È pur sembrato dubbio, che gli insetti sieno 
dotati dal senso dell' odorato, poiché non si di- 
scopre in essi ver un organo, che lo indi ehi ; e- 
sebbene sembri evidente che distinguano le esa- 
lazioni aggradevoli dalle fetide, è tuttora oscuro 
come ciò sia loro possibile. Il signor Barbut pensa 
che un tal organo risegga ne' loro tentacoli , che 
essi applicano ad ogni sorta di cose, come il 
porco fa col suo grifo , per fiutarle , e tengono, 
in movimento continuo. 

Parecohi insetti non hanno lingua, né formano 
colla loro bocca verun suono ', ma a quest' uopo 
gli uni si servono dei loro piedi, altri delle loro 
ale, altri di qualche stromento elastico di cui la 
natura gli ha provveduti. In alcuni come nella far- 
falla; la lingua è filiforme a spirale: in altri è car- 
nosa e simile a tromba, come nella mosca. 

La più pa^te degli insetti non hanno occhi, ma 
V arganello ne ha quattro, lo scorpione sei , il 
ragno otto, e lo scolopendro tre. Tutti sono privi 
di sopracciglia, ma la membrana esterna de' loro 
occhi è dura e trasparente, come un cristallo di 
oriuolo. Questi occhi non hanno movimenti esterni 
e non sono come si dice, facetati, so non nelle 
farfalle e in alcune specie di scarafaggi, e di 
mosclie, 



DEGLI INSETTI IN GENERALE. <^£ 

La bocca d' un gran numero d' insetti è posta 
nella parte anteriore della testa e si stende alcun 
poco verso il basso del corpo, in altri si trova 
sotto il petto. Parecchi hanno una tromba, la 
quale non è che una bocca allungata che termina 
in punta acuta. Essi hanno in generale due ma- 
scelle, taluni quattro, altri di più, armate qualche 
volta di piccioli denti. 

Per la più parte gli insetti hanno sei gambe ; ma 
alcuni, come i ragni e gli scorpioni, ne hanno 
otto, gli assilli quattordici, ed altri anche di più. 
L' articolazione superiore de' loro piedi , è in ge- 
nerale la più grossa, e si appella femore; la se- 
conda tutta eguale , è detta tibia ; la terza è co- 
nosciuta sotto il nome di tarso, e l'ultima quasi 
sempre doppia , chiamasi unghia. I piedi ante- 
riori terminano in due picciole grife, che fanno 
officio di dita. 

Le loro ale sono membranacee ed intere, ec~ 
cetto quelle dell' alucita , che veggonsi alquanto 
divise. I dipteri ne hanno due , ma quasi tutti gli 
altri insetti ne han quattro. La coda generalmente 
è semplice , e può raccorciarsi e allungarsi a loro 
grado, 

In varie specie d' insetti il maschio e la fem- 
mina non possono distinguersi che difficilmente ; 
in altre la loro differenza è si grande , che po- 
trebbero credersi individui di specie differenti , 
come accade nelle falene, il cui colore, varia coi 
sesso. 



9& DEGLI INSETTI IN GENERALE. 

Come gli insetti possono strisciare, volare, nuo- 
tare, non avvi, per così dire, luogo tanto riposto 
od oscuro, ov' essi non si ritrovino. Quindi il loro 
numero e la loro varietà deve sembrarci supe- 
riore ad ogni calcolo , ad ógni completa descri- 
zione. Qual bisogno, però, di questa ove si prenda 
a guida la lor rassomiglianza di forma, il lor 
modo di propagarsi , i loro costumi ? 

Tutta la gran famiglia degli insetti è stata di- 
visa dagli autori più recenti in quattro ordini. 

Il primo si compone di quelli che non hanno 
ali , e strisciano sulle piante e sul suolo. Tutti 
questi insetti, eccetto la pulce e il porcellino ter- 
restre , nascono dall' uova , né mai cangiano di 
forme infin che vivono, 

Il secondo ordine componsi di quelli, che hanno 
ali, ma disposte in maniera, che all'uscir dell'uovo 
non si possono vedere. 

Il terzo comprende le tignuole e le farfalle. 
Esse hanno tutte quattro ale, coperte di una pul- 
vecula sottile, simile a pieciolissime scaglie, i cut 
colori variano all' infinito, e che toccata si attacca 
alle dila e scompare. 

Il quarto ordine si compone di quegli insetti 
alati , che si producono d' un verme e non d' un 
bruco, e nondimeno provano una specie di meta- 
morfosi, simili a quelle delle tignuole e delle 
farfalle. 

Può aggiungersi come un quinto ordine una 



3>EGLI INSETTI IN GENERALE. G;3 

numerosa classe 3 recentemente scoperta 3 la qual 
si appella de' zoofiti. Non si producono essi per 
le vie ordinarie della generazione , ma sibbene 
per incisione. Sembrano essi tener della natura 
degli animali e de' vegetali , e formare un pas- 
saggio fra gli uni e gli altri. 



CAPITOLO V. 

Tedi , o leggiadra Fillide , 
Quel fraudolento insetto , 
Che ascoso sta nell' angolo 
Dell' obbliato tetto? 

E che nel foro piccolo 
Mezzo si mostra e cela } 
Attento ai moti tremuli 
Della sua fragil tela? 

PlGNOTTl. 



IL RAGNO. 

Vi hanno più specie d' insetti di questo nome ; 
e ciascuna ci offre nel suo corpo due divisioni. 
La prima , che contiene la testa e il petto , e 
separata dall'altra o dal ventre per mezzo di un 
filo sottilissimo, pel cui voto interno però aia- 
bidue comunicano insieme. L' una è coperta , 
come le gambe , da una pelle dura ed aderente; 
1' altra è rivestita d' una membrana duttile e tutta 
sparsa dì peli. 

I ragni hanno più occhi brillanti e acuti, spesso 
otto e qualche volta sei, due dinanzi, due di die- 
tro e gli altri due di ciascun lato. Simili agli 
occhi di tutti gli insetti, anche questi sono im- 
mobili e senza sopraecigli , ma difesi da una spe- 
cie di còrno trasparente. 



IL HAGtfO. 9B 

Sul davanti della testa de' ragni stanno due ru- 
vide punte dentellate come seghe e terminanti 
in grife , come zampe di gatto. Un po' più sopra 
è un picciolo foro, d'onde gli insetti di cui par- 
liamo, gettano un veleno poco dannoso peli' uomo 
ma capace di dare pronta morte alla loro preda. 
Possono i ragni aprire o stendere la loro punta 
secondo che F occasione il richiede. Hanno poi 
otto piedi, articolati come quelli di gamberi di 
mare, a cui somigliano per altri riguardi, poiché 
strappati o spezzati si rifanno come prima. Alla 
«stremiti di ciascuno di essi sono tre grife mobili 
e uncinate, una picciola, con cui si attaccano ai 
fili della tela , e le altre due più grandi , che si 
incurvano Y una verso 1' altra , come le branche 
de' gamberi. Col loro ajuto i ragni tener possono 
i più piccoli oggetti e camminare sopra superficie 
assai lisce, di cui veggono le più impercettibili 
disugguaglianze. Glie se trattasi , per esempio di 
un vetro o di un marmo levigatissimo , allora essi 
camminano sopra una picciola spunga, che cresce 
: in punta colle loro grife , e di passo in passo get- 
tano una materia viscosa, che gli attacca ad ogni 

più sdrucciolevole superficie. Oltre gli otto piedi 
I hanno due specie di braccia, onde s'ajutano nei 

loro movimenti a volgere, come più loro torna 
» acconcio, la preda di cui si sono impadroniti. 

Tanti istromenti, peraltro, poco loro varrebbero 

wella loro caccia ; ove non li secondasse la tela. 



f&> IL RA.GNO, 

che hanna distesa, implicando gli ammali , eli' essi 
non possono inseguire. 

Il ragno domestico si nutre principalmente di 
mosche, a cui tende agguato , aspettandole i giorni 
e le settimane dal centro della sua tela. Per for- 
mar questa egli è abbondantemente fornito d'una 
materia viscosa, contenuta in un serbatojo alla 
estremità del suo corpo, e di cinque mamoaellette 
con orifizj ch'egli chiude e dischiude a piacer 
suo. Ei lascia dapprima uscire una goccia della 
materia che dicemmo, la quale è tenacissima ; indi 
arrampicandosi lungo il muro, attacca al lato op- 
posto ond' è partito il primo suo filo; e percor- 
rendolo innanzi e indietro lo rinforza, dipendendo 
da esso la stabilità di tutta la sua opera. Altri fili 
va poscia incrocicchiando in varia guisa partendo 
da questa base, e nel centro di essi forma un*, 
picciolo imbuto, ove tiensi nascosto. 

La tela del ragno differisce dalle nostre per ciò 
she in questa i fili dell' orditura sono intrecciati 
a quei della trama , mentre in quella non sono 
che in contatto, e non stanno uniti che per la loro 
viscosità. Gli ultimi che forman l'orlo della tela, 
sono doppj ° triplice doppj sono pure quelli che 
la sostengono, onde non divenga ludibrio de' venti. 

Di tempo in tempo il ragno volendo scuotere 
la polvere dalla sua tela, spinge questa d'un piede, 
java in modo che nulla si rompa. Come tutti i fili 
tendono ad un centro x l'insetto è avvertito dal 



IL RAGNO. 97 

ì&r tremito, se fra essi è ritenuta qualche preda, 
onde subito vi accorre sopra. Trattala nel suo 
nascondiglio, ivi ne occulta gli avanzi che potreb- 
bero ispirar diffidenza ad altri piccioli volanti. 

Avviene spesso che per 1' accostarsi di qualche 
grosso animale o per altra cagione rimane distrutta 
m un minuto la lunga opera dell' insetto laborioso. 
Passato il pericolo ei cerca il meglio che può di 
ristorarla, Che se per vecchiezza la materia vi- 
scosa , a quest' uopo necessaria , gli manca , ei si 
trova in preda a tutte le necessità. Solito a viver 
d'insidie ei cerca ove possa discoprirne la tela di 
im ragno più giovane e insieme più debole di 
lui, onde cacciamelo e prenderne egli il possesso* 
e il più delle volte gli riesce. Che se il colpo gli 
va fallito allora ei si assira misero- cacciatore , 
finché il poco cibo e la molta fatica in poco, tempo 
lo- riducono a morte. 

Quando due ragni d' eguale grossezza s' incori- 
trano e combattono , si prendono per le grife con 
tanta forza, che mai non si separano, se alcun 
di loro non perisce. 

Leeuwenhoek però ne vide uno, il quale non 
rimase che ferito in un piede, onde uscì una goccia 
di sangue grossa come un grano di sabbia , e che, 
mentre fuggiva, tenendolo sollevato, gli cadde dal 
corpo. Quando un ragno è ferito nella testa o in. 
altra delle parti superiori , sempre ne muore. 

Come più insetti della famiglia degli scarafaggi. 
Gabinetto T. VI. 7 



ty$ IL -ragno; 

quand' è spaventato dal tocco di un dito , sì dà a 
fuggire con gran celerità ; ma trovandosi per ogni 
parte cinto da ostacoli, e disperalo della propria 
salute, ritrae a sé i piedi, e scontraffà il morto 
in guisa che si lascia anche mettere in pezzi con 
uno spillo, senza dar segno di movimento, come 
potè farne esperienza il signor Smellie. Sciolto 
<T ogni timore ei si mette a correre con quanta 
maggior celerità gli è dalla sua natura conceduta. 

Il ragno , a certe epoche , muta pelle ; «d esa- 
minandolo da vicino gli si vede allora un' apertura 
sul ventre, dalla quale trae successivamente tutte 
le sue membra y lasciando l' antica spoglia sospesa 
ad un filo. 

Come accade sovente che i ragni divengono la 
preda gli uni degli altri, si è supposto che fos- 
sero tutt' insieme maschi e femmine. Ma questa 
opinione è contraddetta da Lister 3 il quale assicura 
che il maschio fra essi è molto meri grosso che 
la femmina. 

Il ragno de' giardini fa la sua tela d'altra ma* 
niera che il domestico, non però con meno d'arte. 
Quando vuol trasferirsi da luogo a luogo, getta 
da questo a quello i suoi fili, facendosene una 
specie di ponte, che poi rinforza con altri. Indi 
me getta alcuni , che scendono fino a terra , e ti- 
randone de' traversali vien così a formar la sua 
tela, nel mezzo della quale si colloca colla testa 
<s basso, onde spiar la sua preda. 



IL RAGNO. 99 

Il signor Le Vaillant, avendo spesso osservato 
che i ragni di giardino cercano luoghi solitarj e 
appartati , ove alle mosche è difficile penetrare , 
ne conchiuse ch'essi debbano stare a lungo senza 
nutrimento. Ad accertarsene ne prese uno delia 
grossezza d'una nocciuola, e lo chiuse in un vaso 
di cristallo, in cui il tenne per sei mesi digiuno, 
senza eh' egli perdesse nulla della sua vivacità , 
quantunque alfine si riducesse niente più grosso del 
pomo d' una spilla. Allora ei pose con lui un altro 
ragno della medesima specie , che dopo alcuni 
istanti fu dall' ospite vivamente assalito. Questi io 
varj combattimenti perde tutte le sue grife, e 
quegli alcune , cui divorando colle altre , subito 
cominciò a rimettersi. Il dì seguente poi, essendo 
mangiato il grosso compagno , che rimaneva privo 
d' ogni mezzo di difesa , in ventiquattr' ore tornò 
qual' era all' istante del suo imprigionamento. 

Le femmine fanno in agosto o in settembre sei 
o settecento uova in una specie di sacco foderato 
colla calugine che si strappano dal petto, e tanto 
molle al di dentro , quanto è duro al di fuori. In 
quindici o sedici giorni i novellini escono dal gu- 
scio, e secondo che il tempo è più o meno caldo, 
anche dal nido. Poco tempo appresso i vecchi seri 
muojono. 

Si è tentato di filare la materia di quella spe- 
cie di sacco, che dicevamo, e battendone prima 
la polvere, mettendola a lavare in acqua calda, 



IG~8> IL RAGNO. 

indi a bollire per due o tre ore in mia lisciva 
composta di sapone, salnitro e gomma arabica, 
poi lavandola di nuovo, facendola asciugare al sole, 
e pettinandola colle dita , prima di darla allo scar- 
dassatore , se n' ebbe seta cinericcia assai bella , 
facile a filarsi , più forte cbe quella dì filugello , 
e abbastanza copiosa, poiché si fece conto di 
quattr' once cavate da tredici di quella materia. 
Se le difficoltà non fossero molte, si potrebbe fra 
una cinquantina d' a'tre specie di ragni ottenere 
sete d'altri colori, come grigia, bianca, cerulea, 
e color di caffè. 

Il ragno saltellante è singolarissimo nelle sue 
abitudini. Poiché a differenza degli altri che si 
procurano la preda per mezzo della loro tela, ei 
non usa a quest' uopo che della propria destrezza 
ed agilità , facendo salii come una locusta , fer- 
mandosi , alzandosi sulle gambe di dietro , rinno- 
vando instancabilmente i suoi assalti. Il dottor 
Brookes dice di averlo veduto qualche volta in 
atto d' istruire alla caccia i propri figli ; e assicura 
che se allora avviengli di fallire il suo colpo, 
corre qua e là per vergogna , onde nascondersi in 
qualche crepaccio. 

Il ragno acquatico , il quale è comunissimo fra 
gli abitatori delle nostre acque dolci , sembra co- 
perto d'una vernice argentea, la quale altro non 
è che una bolla d' aria formata dagli umori oleosi, 
che traspirano dal suo corpo, e si oppongono 



IL RAGNO. IOI 

al contatto immediato dell' acque. Per mezzo di 
questa bolla eh' ei forma, attaccando più fitì alle 
piante che in esse crescono, indi levandosi alla 
superficie, alzando il ventre, ond' escono principal- 
mente gli umori oleosi di cui si diceva , e tosto 
ritirandosi stabilisce fra 1' acque medesime la sua 
dimora. La bolla del maschio, quantunque distinta, 
trovasi sempre riunita a quella della femmina, la 
quale ha special cura de' piccioletti , e li provvede 
di bollicine simili alla propria. Ambidue in inverno 
si alloggiano in conchiglie vote, che sì danno cura 
di chiuder bene con una tela. 

Una delle varie specie di ragni campestri è tanto 
picciola che riesce impercettibile, a meno che l'os- 
servatore non abbia vista assai buona. Si distingue 
per la testa allungata , con otto occhi grigi disposti 
in circolo , per corpo d' un bruno scuro assai lu- 
cido, abdomine in forma d'uovo, e piedi giallo- 
gnoli. Èssa può rendersi leggiera come V aria , 
gettando per la coda tutta la materia viscida, ondo 
compone i suoi fili , che talvolta gli uni aggiunti 
agli altri si estendono alcune miglia. Il signor 
"White, nel settembre del 177*5 si vide per essi 
forzato di rinunciare alla caccia , essendone i suoi 
cani rimasti a un tratto quasi accecati. 

La specie di ragni di cui parliamo, propria- 
mente non forma tela, ma si accontenta di sten- 
dere dall' un luogo all' altro i suoi fili, i quali sona 
tanto fini eh' è impossibile vederli, se non quando 



IOa IL RAGNO. 

il sole vi batte contro. Essa non compare che in 
autunno, mentre il ragno comune si vede per 
tutta F estate. Viaggia essa ed è portata dal vento 
co' suoi molti e lievissimi fili , che spesso avvilup- 
pano ragni d' altra specie. 

Il ragno diadema è il più grande di tutti quelli 
che si trovano nelle nostre contrade. Il suo abdo- 
mine è di forma ovale , bambagino , d' un color 
giallo rossiccio , variabile colle stagioni , cioè or 
più pallido or più scuro. Il di sopra del suo corpo 
è adorno di circoli e di punti neri e bianchi, dis- 
posti in maniera che rappresentano uno di quei 
diademi, che circondano la fronte de' re indiani. 
Taluno de' giovani ragni di questa specie ha l'ab- 
domine di color purpureo ornato di punti bian- 
chi, e i piedi gialli, con anelli pur gialli ma più 
scuri. Tal altro ha 1' abdomine d' un bel rosso , 
adorno anch' esso di bianco , ma i piedi d'un verde 
pallido con anelli di color purpureo scuro o an- 
che nero. Amano per dimora le betulle. 

Il ragno errante è ordinariamente di color giallo 
più o meno scuro, talvolta bianchiccio, e più spesso 
verde. Ha ventre grosso , largo , quasi quadrato , 
con due righe rancie, che scendono obblique sui 
fianchi (oltre due longitudinali di colore verdic- 
cio ) e fra esse alcuni piccioli punti neri, che for- 
mano una specie di triangolo nel mezzo del ven- 
tre. I quattro suoi piedi anteriori sono lunghis- 
simi , e i posteriori brevi, ond'è ch'egli cammina 



IL RAGNO. IO-3 

eome ira granchio. Abita fra le pftmte , ed è cac- 
ciatore instancabile. Sebbene mai non mova né la 
testa né gli occhi, vede tutte le mosche, le quali 
volano all' intorno, e senza spaventarle , stende 
verso di esse le sue zampe fornite di picciole 
piume, in cui esse si avviluppano, e così ne fa 
preda. Dicesi eh' ei covi le sue uova, almeno ei 
le porta seco avvolte in una specie di tela serica 
e bianca. 

Il ragno aviculare è come ragno di grandezza 
gigantesca. Ha muscoli d'incredibil forza; e quando 
stende le sue zampe, copre uno spazio almeno di 
dieci pollici. Dalla testa all' estremità del ventre 
suole averne non meno di tre Le sue zampe sono 
grosse eome penne d' oca , e coperte di folto pelo, 
con grifo acute e forti al par di quelle degli uc- 
celli rapaci. Il suo corpo è bruno; ed ha sul di- 
nanzi otto occhi, i quali formano uà quadrata 
oblungo. 

Tale insetto non è raro nelle due Americhe, 
massime nelle parti meridionali , e particolarmente 
alla Guiana, ove può dirsi il terrore di tutti i 
volatili. Perocché stando sugli alberi, egli spesso 
ne prende i pulcini e ne succia il sangue, dopo 
averli feriti colle sue grifo, d' onde fa scorrere 
bui veleno nelle loro piaghe. 

Il capitano S-tedman, nel suo soggiorno a Su- 
rinam, avea un ragno di questa specie, che posto 
da lui in un boccale alto otto pollici e pieno di 



tx>4 a"L ragno. 

spirito di vino , toccava colle zampe dal fondo alla 
cima. Ei dice che questo animale era sì brutto , 
che facea fremer d'orrore la gente più avvezza 
alle deformità della natura. 

Il ragno rigato è originarlo di Barharia. Esso 
è della grossezza d'un pollice, ha righe gialle 
intorno al ventre, e anelli scuri intorno alle zampe. 
Abita le siepi e ì roveti, ove si tiene nel centro 
della sua tela a larghe maglie, prendendone mo*- 
seoni, vespe, scarafaggi ed anche cavallette, che 
mangia in parte se ha fame, e parte serba sotto 
aride foglie , coperte con una specie di tela, spal- 
mata d' un glutine nero e abbondante. 

I più giovani della sua specie vivono insieme 
In pace; ma fatta la loro intera cresciuta diven- 
gono i più mortali nemici gli uni degli altri, Essi 
mai non s' incontrano senza battersi furiosamente, 
fino a che il più debole soccombe, e serve dì 
pasto al vincitore. Dodici di questi ragni, essendo 
lana volta stati chiusi insieme , la loro battaglia 
durò otto giorni, e non sopravvisse che il più forte. 

Dampier ci narra che a Gampéche nella Nuova 
Spagna avvi una specie di ragno della grossezza 
quasi di un pugno, con zampe sottili ma lunghe 
e simili a quelle de' ragni comuni, armate dì grife 
ciascuna d'un pollice e mezzo, lisce, curve, ap- 
puntate. Alcuni ne fanno uso per nettare le loro 
pipe; altri per stuzzicadenti, massime quelli, a 
cui i denti fanno male , stimando che siano atti 



IL BAGNO. 16& 

i sopirne il dolore. Il dorso del ragno, di cui 
parliamo , è coperto d' una peluria di color giallo- 
gnolo scuro e morbida come velluto. Quanto al 
suo veleno , se sia vero o supposto 3 nulla sap- 
piamo dire di certo. 

Alla Giamaica avvi una specie di ragno , la cut 
femmina scava in terra un buco obbliquo di tre 
pollici , ( aH' incirca , di profondità sovra uno di 
diametro , e lo tappezza internamente di una grossa 
tela , che quando vien tratta fuori somiglia ad una 
borsa di cuojo. Ma il più curioso si è, che que- 
sta picciola casa ha una porta, la quale si aggira 
sopra i suoi cardini, ed è simile in certo modo 
alla cerniera delle conchiglie marine. Il ragno e 
la sua famiglia, ohe vi annidano, V aprono e chiu- 
dono ogni volta che escono od entrano. 

Neil' isola di Java si sono trovate ragnatele 
ordite con fili sì forti , eh' era impossibile divi- 
derle j senza servirsi d' un coltello. 

LA TARANTOLA. 

E anch' essa una specie di ragno , ed ha poco 
più di un pollice di lunghezza. Il suo petto e il 
suo ventre sono di color cinericcio con anelli traenti 
al nero verso l'inferior parte del corpo. Le sue 
grife sono rosse al di dentro ; due de' suoi occhi 
(rossi anch'essi) sono più grandi degli altri e 
sporgenti dalla sua- fronte, che ha due antenne; 



Io6 LA TARANTOLA. 

quattro disposti traversalmente verso la bocca j e 
due altri più presso al dorso. * 

La tarantola abita ¥ Italia, 1' isola di Cipro, la 
Barbaria e Y Indie Orientali. Ama i campi , ove 
si tiene in ritiro profondo di quattro pollici all' in- 
circa, e largo sei linee. Non vive mai un anno 
intero, e lascia fino a 780 uova, che si dischiu- 
dono in primavera^ 

Il suo morso, dicesi, produce infiammazione 
nella piaga, seguito poco dopo da difficoltà di 
respiro, da gran debolezza, da delirio e talvolta 
da profonda melanconia, che si riproducono ogni 
anno e finiscono col dar la morte. Pretendevasi 
ima volta che la musica fosse 1' unico rimedio 
contro un tal morso, sforzando 1' ammalato a dan- 
zare , e così prò ducendo in esso una salutare 
traspirazione. 

Kircher nel suo musurgia fa menzione, fra le 
altre , d' una giovinetta , che essendo stata morsa 
dall' insetto di cui parliamo, non potè esser gua- 
rita che dai suono dì un tamburo. E dice pure 
di uno Spagnuolo, che per fare esperienza della 
vantata efficacia della musica si fece mordere da 
due tarantole di differente colore. Vennero suo- 
natori d' arpa , di flauto e d' altri stromenti , che 
si sforzarono di trarlo dallo stupore in cui era 
caduto. Se non che, mentre per effetto del ve- 
leno d' uno degli insetti era portato a danzare, 
per quello dell' altro ne era impedito;,, e m questo 
conflitto mori. 



LA TARANTOLA.. 107 

Il medesimo autore aggiunse che il veleno della 
tarantola è acido, acuto, bilioso e s'incorpora nella 
sostanza midolare delle fibre , e che per farlo 
svaporare è ottimo il suono delle corde , che ra- 
refa l'aria, la quale pei pori dilatati viene a porre 
in gran movimento le fibre medesime. 

Per quanto simile teoria sembrar debba chime- 
rica , ha però trovato sostenitori ne' più abili mo- 
derni , come Tommaso Brown , che cita il dotto 
Kircher. Il celebre medico Baglivi , nato nella 
Puglia, ove trovasi la tarantola, nella descrizione 
anatomica di quest' insetto , riferisce anch' egli 
molte cure del suo morso fatte per mezzo della 
musica , e si appoggia a testimonj , eh' ei dice 
oculari. Roberto Boyle , confessando di avere 
avuto molti dubbj intorno a ciò che si narra in 
tal proposito, dichiara d'essersi con attento esame 
convinto che il tutto era vero. Il dottor Mead fi- 
nalmente aggiunge alle altrui relazioni i proprj 
ragionamenti che le confermano. 

Nelle transazioni filosofiche però dell'anno 1673 
leggesi 1' estratto d'una lettera del dottor Tommaso 
Cornelia di Napoli al signor Doddington residente 
britanico a Venezia ove narra che una persona assai 
giudiziosa gli disse che : « durante il suo soggiorno 
nel ducato di Otranto, ove le tarantole sono assai 
comuni, si trovò un uomo, che credendosi morso 
da una, mostrò sul collo certa picciola macchia, 
intorno a cui si formarono fra poco alcuni figlioli 



ìoS 5LA TAHANfOLA. 

pieni d' un umor sieroso e in seguito fa preso 
da violenta agitazione , da vertigini e da vomiti , 
che il trassero fra due giorni a misera fine, senza 
eh' egli mostrasse mai il minimo desiderio dì dan- 
zare o di sentir musica ». E aggiunge che la 
stessa persona gli assicurò che quanti asserivano 
d' essere stati morsi dalla tarantola , poi guariti 
nella prodigiosa maniera che si racconta , erano 
impostori o malati un po' sciocchi, e specialmente 
ragazze dolci di sale. 

Nel che concordano e il Sera© in un' epera in* 
gegnosissima stampata su tale argomento, e il Ci- 
rillo in una lettera inserita nelle transazioni filo- 
sofiche. Questi non dubita che il calore del clima 
di Taranto contribuisca ad accendere V immagi- 
nazione, specialmente delle persone volgari, e a 
produrre in esse un delirio, che può fino a certo 
segno essere guarito dalla musica. Accerta perà 
che, dietro replicate esperienze, è chiarissimo che 
il morso della tarantola altro non produce sia ne* 
gli uomini , sia negli animali , fuorché una lieve 
infiammazione , senza pericolo , la qual guarisce 
da sé medesima. 

Il signor Swinburne , durante il suo soggiorno 
in Italia, vide una vecchia la quale si dicea ta- 
rantata, e fece dinanzi a lui, secondo il suono 
éì varj stromenti , i più strani salti del mondo. 
Ma egli n' ebbe più orrore che spasso. AI dir 
suo, quando una volta i tarantati doveano danza- 



LA TARANTOLA. fOO, 

re, sì apparava loro una piazza con nastri e grap- 
poli, ed essi vestivansi a varj colori, specialmente 
rosso, verde e giallo, rappresentando poi co 5 mo- 
vimenti una specie di baccanale, a cui forse fa- 
cevano allusione. 

LO SCORPIONE. 

E uno de' più grandi insetti, ed ha molta ras- 
somiglianza col gambero , se non che la sua brut- 
tezza è assai maggiore. Come il gambero anche 
egli rinnova il suo guscio. I suoi occhi non sona 
meno di otto, tre de' quali da ciascun lato del suo 
corsaletto, e due nel mezzo. L' inferiore delle- 
sue mascelle è divisa in due, ed ha un dentel- 
lato, che fa officio di denti. Dalle due parti della 
testa esce un braccio composto di quattro artico- 
lazioni, e terminato in doppia branchia: non molto 
diversa da quella del gambero. Il ventre è di- 
viso in sette segmenti, nell' ultimo de' quali è in- 
serita la coda, armata d'un pungulo duro ed adun- 
co, il cui veleno è attivissimo. 

Vi hanno circa nove specie differenti di scor- 
pioni, distinti principalmente pei loro colori, al- 
cuni essendo gialli, bruni e cinerei, altri ruggi- 
nosi, verdi, d'un giallo pallido, neri, bianchi e 
grigi , o di colore di claretto. Sono comunissimi 
massime ne' paesi caldi intorno alle vecchie case 
e ai muri, che vanno in ruina. Mostrano molta 



HO LO SCORPIONE. 

ardimento ; drizzano la loro coda minaccevole 
aspettando il nemico, e quasi sempre si fanno uc- 
cidere piuttosto che fuggire. Nelle contrade di 
Oriente essi hanno fino ad un piede di lunghezza, 
ed è per così dire impossibile movere un mobile 
senz'esserne punti. In Europa la loro grossezza 
ordinaria non eccede i due o tre pollici, e il loro 
veleno è di rado trovato pericoloso. In alcune 
parti però della Francia e dell'Italia, sono essi 
riguardati come uno de' più. gran flagelli che af- 
fligger possano 1' umanità. 

Se non che Maupertuis facendo parecchie espe- 
rienze sullo scorpione di Linguadocca , nel trovò 
per nulla così temibile come si diceva. Ma come 
gli effetti del suo veleno furono varj , sebbene il 
più spesso pochissimo pericolosi, pare eh' essi do- 
vessero attribuirsi piuttosto a circostanze partico- 
lari , che alla natura del veleno medesimo. 

Fra i tropici , lo scorpione , essendo assai più 
grosso che in Europa , dovrebbe anche essere 
molto più velenoso. Nondimeno Elbigezio , che 
soggiornò più anni in Oriente, ci assicura che la 
sua cuspide ivi mai non gli cagionò altro die 
un'enfiagione, da cui sempre guarì, fregando la 
ferita con un pezzo di ferro od una pietra, come 
avea veduto fare agii Indiani. Seba , peraltro, 
Moore e Bosman danno ragguagli ben differenti; 
e sembra , al dir loro , che quando alla puntura 
dello scorpione non si applicano pronti rimedj, 
sia inevitabile la cancrena. 



LO SCORPIONE. 1 in 

Nessun animale più irascibile di quello, di cui 
parliamo. Preso egli entra in tanta furia , che si 
slancia contro le pareti del vaso , in cui è rin- 
chiuso , e cerca di pungere colla sua cuspide 
quanto gli si avvicina. Maupertuis mise un giorno 
tre scorpioni ed un sorcio insieme. Questi, punto 
da loro in differenti parti del corpo , si tenne un 
pezzo sulla difensiva. Straziato alfine gli uccise 
T uno dopo F altro ; e sopravvisse alle ferite rice- 
vute. Volkamer mise a conflitto scorpioni e ragni 
della più grossa specie, i quali si sforzarono in- 
vano di avvolgere i primi nelle loro tele; peroc- 
ché feriti a morte dovettero soccombere. Egli è 
però di parere che, senza la durezza della loro 
pelle, gli scorpioni, invece d'essere i vincitori 
sarebbero stati i vinti. 

La loro naturai ferocia è tanta , che si distrug- 
gono fra loro; di che pure ci è testimonio Mau- 
pertuis , il qual ne mise in un boccale un centi- 
najo , che in pochi giorni si ridussero a quattor- 
dici , essendo stati uccisi e in parte divorati tutti 
gli altri. Egli poi narra cosa ancor più crudele , 
che una femmina pregna da lui posta in un boc- 
cale si mangiava i suoi figli 5 a misura che gli 
uscivano del ventre , finché uno salitole sul dorso 
vendicò i suoi fratelli, dandole la morte. Dicesi 
che lo scorpione nella sua rabbia uccida perfino 
sé stesso ; e Goldsmith , sulla testimonianza di 
persona che in America ne avea fatto esperienza. 



I 13 LO SCORPIONE. 

riferisce d'uno, i] quale posto fra carboni ardenti, 
non potendo uscirne , si ferì da se medesimo nella 
testa , e morì. 

Il maschio e la femmina della specie d' insetti, 
di cui parliamo , possono facilmente distinguersi ; 
dacché il primo è più picciolo , e meno peloso, 
della seconda. Questa fa i suoi figli ( in numero 
dai venti in quaranta) belli e vivi e perfetti, di 
color latteo, che poi si scurisce di giorno in giorno 
fino a divenir rugginoso. I vermi e varie specie 
di insetti sono il lor principale nutrimento. 

In America avvi una specie di scorpione , il 
quale è oviparo. Le sue nova non sono più grosse 
della punta d' uno spillo , e stanno rinchiuse in 
una tela , che 1' insetto formar d' un glutine che 
gli esce dal corpo , e che porta seco fino a che 
gli scorpioncini sian nati. Questi allora si attaccano 
al dorso della madre, che stende la sua coda sopra 
di essi, e li difende colla sua cuspide* 

LA PULCE. 

Sebbene incomodissimo e universalmente sprez- 
zato, quest'insetto non è però disaggradevole alla 
vista. Quando si esamina col microscopio può os- 
servarsi eh' egli ha una picciola testa , grandi oo- 
chj , due antenne a quattro giunture, e in mezzo 
ad esse una tromba. Il suo corpo sembra avere 
un'armatura nera e politissima, sparsa d' un gran 



li A PULCE". 3I& 

numero di punte , simili a quelle del porcospino» 
Ha sei zampe con tali articolazioni , che diresti 
fatte per ripiegarsi le une, sopra le altre. Come 
egli, saltando, raccoglie assai bene tutte le su® 
forze, può slanciarsi a distanza considerabile, ed 
anche ad un' altezza, che è più di ducento volte 
il volume del suo corpo. 

Alcuni naturalisti credono quest' insetto egual- 
mente astuto che agile, poi ch'egli, dicono, si 
prepara all' assalto con tanta avvedutezza , che 
ugaglia la sua prestezza nel fuggire. Se non che, 
oltre alla, sua avvedutezza, ei deve altresì la sua 
sicurezza propria alla pieciolezza ed elasticità delle 
sue membra, essendo visibilissimo come egli si acco- 
sta, senza riguardi, ai corpi caldi, ove sono più aperti 
i pori, da cui può trarre il sangueuonde si pasce. 

La sua forza è veramente mirabile , poiché può 
strascinare una catena cento volte più pesante di 
lui, ond' è che a mantenerla ei prende talvolta 
in un giorno una quantità d' alimenti , eh' è dieci 
volte il suo peso. Il signor Boverich abile oro- 
logiajo , che viveva qualche tempo fa a Londra , 
mostrava al pubblico una carrozzetta d'avorio a 
quattro ruote, con omicino a cassetto in guisa di 
cocchiere, la quale era strascinata da un pulce. 
E un'altra carrozzetta pur fece, con quattro per- 
sone sedute entro, cocchiere, che si teneva un 
cagnolino fra le gambe, servitore di dietro, e 
postiglione sopra uno de' sei cavalli bardati , eh© 

Gabinetto T. VI. 8 



$l4 LA PULCE. 

pareano tirarla; ma veramente non la tirava die 
un' altra pulce. Ad essa faceva pure strascinare 
una catena di rame 5 lunga all' incirca due pollici 
composta di ducento anelli, con uncinetto all'una 
delle estremità, e chiavistello e chiave dall'altra. 
Le pulci nascono da uova, che le femmine at- 
taccano per mezzo di una materia viscosa alla 
radice del pelo de' gatti, de' cani e d'altri ani- 
mali, o alla lana delle coperte del letto o di si- 
mili arnesi. Queste uova deposte a dieci o dodici 
per giorno in più giorni successivi si aprono 
nell' istess' ordine cinque o sei giorni dopo. Gli 
insetti , che ne escono , somigliano dapprima a 
■vermi bianchicci , come quelli generati nelle carni, 
nel formaggio o ne' frutti. Si nutrono degli umori 
naturali o assorbiti del corpo a cui sono attaccati, 
si volgono, si aggomitolano come gli altri vermi. 
Undici giorni dopo esser nati , cessano di mangiare 
<e rimangono quasi come morti. Esaminandoli però 
col microscopio si trovano occupati a formarsi in- 
torno un serico inviluppo, in cui prender debbono 
ìa forma di crisalidi. Dopo nove giorni veggonsi 
cambiar colore , che poi vanno facendo più scuro, 
a misura che- acquistano forze. Usciti finalmente 
dal picciol bozzolo sono pulci perfètte e già abili 
a saltare. 

Gli insetti di cui parliamo trovami in abbon- 
danza nei climi caldi, e particolarmente nelle pro- 
TÌncie meridiorìali della Francia e dell' Italia . e 



LA PULCE. 113 

incomodano non solo gli uomini, ma anche tutti 
i domestici animali. 

IL PIDOCCHIO. 

L'esteriore deformità di quest'insetto, eh' è uno 
de' compagni inseparabili della miseria , deve, esa- 
minata specialmente col microscopio, ispirarci schifo 
insieme a ribrezzo. La forma della parte anteriore 
della sua testa, sembra essere presso a poco ob- 
lunga, e la posteriore alquanto rotonda. Questa 
sua testa ha pelle dura che quando è distesa , 
riesce trasparente e coperta d' alcuni peli brillanti. 
Sul dinanzi porta una picciola tromba che di rado 
è visibile ; e da ciascun lato due antenne, ognuna 
delle quali ha cinque articolazioni, ove distinguonsi 
più vasi bianchi. Dietro le antenne sono gli occhi, 
i quali non sembrano avere le divisioni, che si 
osservano in quelli d'altri insetti, e sono circon- 
dati di pochi peli. Il collo è cortissimo, e la pan- 
cia è divisa in tre parti. I suoi piedi in numero 
di sei, sono anch'essi coperti di peli brillanti, ed 
hanno le estremità armate di due grife, l'una pic- 
ciola l'altra più grossa, che gli serve a prendere e a 
ritenere le cose che a lui convengono. Il suo corpo 
è terminato da una coda uncinata; ha fianchi ri- 
coperti di peli; sembra nel tutto insieme di per- 
gamena chiara ; e compresso scoppia con strepito; 
Non ha il pidocchio né becco né denti, né sorta 



Il6 IL PIDOCCHIO. 

alcuna di bocca ; ma invece ha una tromba, comò 
si disse, vota interamente e appuntata, con cui 
fora la pelle, e sugge il sangue, suo solo nutri- 
mento. Il suo stomaco si trova parte nella sua 
pancia, parte nel suo dorso, ma principalmente 
mei ventre. Quando è vóto non ha colore; ma 
empito può facilmente discernersi, massime dai 
suoi moti , tantoché si direbbe un animale entro 
un animale. Questo agitarsi proviene dalle mistioni 
de' nuovi co' vecchi alimenti. 

Se l'animale, stato digiuno per due o tre giorni, 
vien posato sul rovescio della mano o su qualche 
parte più tenera del corpo , massime dopo una 
fregagione, china la testa fra le due zampe ante- 
riori , cerca nella pelle qualche poro , vi applica 
la sua tromba, e sugge il sangue, che coli' ajuto 
d' un microscopio può vedersi salirgli alla testa. 
Egli è sovente vittima della sua voracità, poiché 
si riempie talmente , che basta la più leggiera 
pressione per farlo scoppiare, 

Troverebbesi difficilmente altro animale gosì 
pronto a moltiplicarsi, onde è stato detto piace- 
volmente, che gli basta lo spazio di ventiquattro 
ore per divenir nonno. Che se questo non può 
accertarsi , è però verissimo che appena la lendine, 
eh' è F uovo del pidocchio , si è liberata dalla so- 
verchia sua umidità, il pidocchietto che v'è rac- 
chiuso spezza il suo inviluppo , e tosto egli pure 
àivien fecondo. 



IL PIDOCCHIO. II7 

I pidocchi erano altra volta nel Messico sì nu- 
merosi, che i re di quel paese non seppero tro- 
vare miglior espediente per liberarne i loro sud- 
diti, fuorché Y obbligarli a darne ogn' anno in tri- 
buto certa quantità. Fernando Gortez ne tro\ò 
nel palazzo di Montezuma dei sacchi pieni. 

Questi insetti schifosi sono egualmente incomodi 
a tutte le parti del corpo umano. Fu già comune 
agli antichi la malattia che noi chiamiamo pedi- 
culare, di cui Antioco, Erode, Epifane, il poeta 
Alcmar, Ferecida, Gallistene, Siila e più altri si 
dicono morti. Forse l'uso del mercurio, ad essi 
sconosciuto, ne ha liberati i moderni. 

Chi chiamasse i pidocchi gli insetti più univer- 
sali, mal non si apporrebbe, vedendo come oltre 
F uomo ne sono infestati ammali e piante. La pe- 
cora, il cavallo, il porco, l'elefante, la balena, il 
pesce cane, il salamene, i granchj di mare, tutte 
le serre calde de' nostri giardini hanno a soffrire 
di questi insetti distruttori. 

IL BACHEROZZOLO. 

E della grossezza d' un pulce , d' un verde bril- 
lante o traente all' azzurro, e di corpo quasi ovale. 
La sua estremità posteriore è la più larga e la 
"più rotonda; la pancia assai stretta ; la testa ottusa. 
Gli occhi possono essere distinti facilmente, e per- 
chè sono sporgenti 3 e perchè di un nero luccicante, 



Il8 IL BACHEROZZOLO, 

Come più altri insetti ei cangia pelle in quattro 
epoche differenti. 

li maschio di questa specie ha quattro ale, 
mentre la femmina ne ha due soltanto. Ambidue 
hanno zampe lunghe e sottili , atte a farli cammi- 
nare sopra la peluria delle piante e delle foglie, 
e a trasportarli da luogo a luogo. La loro tromba 
è sotto la loro pancia ; ed essi se ne servono onde 
penetrare ne'porri delle piante, per suggervi il succo 
dacché non masticano come i bruchi. Ma il sugger 
loro è sì forte, che le foglie si coprono di macchie, 
come se fossero ulcerate, e sempre si raggrinzano. 
Più le piante hanno delicatezza, più sono mal- 
trattate dai bacherozzoli, che generalmente pigliali 
da esse il lor colore. Quelli che si nutrono di er- 
baggi o stanno sui pruni sono di color cinericcio, 
dopo essere dapprima stati verdognoli ; quelli che 
si tengono sull'alno, sul ciliegio, sulle fave e su 
alcune altre piante , son neri ; quelli che vivono 
sulle foglie de' rosaj e de' meli son bianchi. Ma 
come saltano alla maniera delle cavallette furono 
da alcuni annoverati fra le pulci. Il loro colore 
men comune è il rossigno; e per esso distinguonsi 
quelli che si trovano sulle foglie dell' atanasia. Fre- 
gati colle mani essi le tingono di un rosso non 
dispiacevole. 

Gli insetti di cui parliamo, sono vivipari. Escono 
essi dal corpo materno primieramente colle loro 
corna j indi colle zampe anteriori, e più coll'altre. 



IL BACHEROZZOLO. I I O, 

ma vi rimangono tuttavia attaccati per 1' ultima 
]oro estremità, fino a che le loro picciole mem- 
bra si siano abbastanza consolidate per sostenerli. 
Allora essi cominciano ad andare in traccia da sé 
stessi del proprio nutrimento , e per tutta estate 
vanno arrampicandosi dovunque con grande agilità. 
In inverno si procurano un ricovero presso quegli 
alberi e quelle piante che potranno alimentarli al 
tornar della primavera, ma non mai sotto terra, 
come altri insetti, poiché non hanno organi per 
ismoveria. Non possono neppure introdursi nei 
crepacci, poiché le loro zampe sono troppo lun- 
ghe , e il loro corpo troppo tenero , sicché ogni 
picciolo scoscendimento può guastarlo. Quindi si 
insinuano essi nelle fessure delle scorze , o nelle 
cavità de' più forti steli , d' onde poi si slanciano 
sui rami e le foglie, quando il calor del sole co- 
mincia a farsi sentire. 

LA CHIC A. 

Quest' insetto importuno è una specie di pelli- 
ccilo tanto picciolo, che quasi riesce impercettibile, 
lue sue zampe non hanno T elasticità di quelle delle 
pulci , e buono per gli animali , anzi pel genere 
umano, poiché potendo saltare, credo che ne di- 
struggerebbe da sé solo i tre quarti. 

Esso è comune al S urinai», e in varie parti 
dell'America ; e sempre si trova nella polvere 3 



i2bo» ix cure A., 

massime ne 5 luoghi impuri. Si attacca alle gambe 
alle piante de' piedi , ed anche alle dita ; e penetra 
fra pelle e carne, massime sotto V unghia del dito 
grosso, in maniera che a prima giunta è impos- 
sibile avvedersene; e guai se non si riesce in tempa 
a trarla fuori. Perchè dopo aver succhiato tutto il 
sangue vi forma nido, vi si moltiplica, e il suo 
rodimento va fino all' osso. 

Bravissime son le giovani Negre a far di chi» 
nirghe in queste occorrenze; ma f operazione è 
lunga e dolorosa. Essa consiste in separare colla 
punta di un ago la carne che copre la membrana 
in cui le uova si trovano annicchiare, levandole 
tutte, non meno che l'insetto, il quale lasciatovi 
ne farebbe delle nuove, ben più difficili ad estrarre. 
Guai se nei gran calori si bagnasse la parte ma- 
lata ; le conseguenze ne sarebbero pericolosissime. 
ILa cenere del tabacco applicata all'apertura gua- 
risce il male in pochissimo tempo. Trascurando 
queste cure si fa poi necessaria l'amputazione; e 
talvolta ne segue la morte. 

ÌL CIMICE COMUNE. 

Ha il dorso schiacciato, le zampe fatte apposta 
per correre , la tromba ricurva , e le antenne più 
lunghe che il corsaletto. Si tiene appiattato du- 
rante il giorno ne' crepacci o in altri nascondigli ; 
ma la notte si aggira per tutto con grande abilità. 



IL 'CIMICE ■COMUNE. I&S 

onde succhiare il sangue delle persone addormen- 
tate. Che se non le morde, sempre però le inco- 
moda col camminare sulla loro faccia, e col suo 
abbominevole odore. 

Il suo nutrimento favorito , oltre il sangue , § 
la pasta secca , 1' abete , il frassino , il vetrice , © 
qualch' altro legno da costruzione; di cui sugge 
il midollo. La quercia, il noce, il cedro, V aca- 
ju , si è provato, per esperienza che noi man- 
tengono in vita. 

Hia femmina di questa specie depone general- 
mente in marzo, maggio-, luglio e settembre una 
cinquantina d' uova per volta , bianche , jcoperte 
d'una materia viscosa e tenace, che ordinaria- 
mente si aprono in capo a tre settimane. Quindi 
ciascuna ha almeno ducento figli , che dapprima 
sono bianchicci, indi fra tre settimane si fanno 
bruni, e fra undici giungono alla loro perfezione. 
I ragni ne sono avidissimi , ma anche senza di 
esi (ed è gran ventura) hanno spesse cortissima 
vita, combattendosi ed uccidendosi gli uni gli 
altri. 

I letti, che furono infestati da cimici, debbono 
essere disfatti a buon' ora in primavera, ed ogni 
cosa ad essi spettante va lavata con acqua bol- 
lente e spirito di vino o di terebinto. Indi ogni 
fessura de' legni debb' essere empita di sapone li- 
quido , misto verdegrigio o di tabacco polveriz- 
zato. Questa composizione , se mai fossero rimasti 



jaa IL CIMICE COMUNE. 

rie 5 più riposti nascondigli alcuni di que' fetidi in- 
setti , da loro mangiata finirebbe di ucciderli. 

Abbondan i cimici in lutti i paesi caldi, ond r è 
che la più parte de 5 nostri vascelli mercantili ne 
sono pieni. Credesi che la cagione del lor ritira 
in inverno non sia già il letargo, siccome potrebbe 
asserirsi della maggior parte degli insetti, ma il 
minor bisogno di nutrimento. 

Il cimice singolare, che Sparrmar* vide al Capo 
di Buona Speranza, somigliava per la forma e il 
colore ad un' arìda foglia , i cui orli arrovesciati 
fossero affatto rosi dai bruchi , ed era tutta co- 
perta di picciole spine. La natura volle probabil- 
mente con ciò nasconderlo e garantirlo contro gli 
uccelli ed altri più piccioli nemici. 

LA SCOLOPENDRA. 

É all' aspetto il più formidabile fra quanti ani- 
mali compongono la famiglia degli insetti, eccet- 
tuato lo scorpione. Si trova nelle due Indie, e in 
differenti parti dell' Africa , ove si tiene partico- 
larmente ne' boschi, e sì nutre di varie specie di 
serpenti. Vedesi talvolta nelle case, e assicurasi 
che in alcuni distretti sia tanto frequente, che gli 
abitanti sono obbligati di tenere i piedi de' loro 
letti entro vasi pieni d' acqua per non riceverne 
ingiurie. 

Il colore e la grossezza della scolopendra non 



LA SCOLOPENDRA.. 1^3 

le sempre lo stesso. Alcune sono d'un bruno ros- 
signo scuro , altre d' un color giallo d' ocra , o 
giallo livido o leggiermente spruzzato di rosso. 
Se ne veggono, ma di rado, alcune che hanno 
\ più di un piede di lunghezza. Le molte loro 
i zampe sono terminate da un uncino od unghia 
: acutissima, d' un nero brillante e d' ineguale gran- 
dezza. Essi hanno otto occhi picciolissimi, quattro 
da ciascun lato della testa presso le antenne. Il 
j numero degli anelli del loro carpo , si accresce 
colla loro età, ciò che rende talvolta difficile il 
determinare la specie. 

Grenovio ci dice che tutte le zampe di questi 
insetti sono velenose. Le loro arme più formida- 
bili però sembrano due stromenti in forma di un- 
cini acuti posti sotto la loro bocca, per mezzo dei 
quali esse distruggono la loro preda. All' estremità 
di ciascuno di questi stromenti è una picciola aper- 
tura, onde estendesi un tubo, pel quale supponsi 
che i centipedi, di cui parliamo, gettino il fluido 
velenoso nella piaga fatta colle loro grife. 

Per determinare la natura di questo veléno , 
Leeuwenhoek presentò una grossa mosca ad una 
scolopendra , che la prese colle due zampe di 
mezzo, e di zampa in zampa la passò fino alle 
grife , sotto le quali tosto morì. Bernardino di 
Saint-Pierre dice che nelF isola di Francia il suo 
cane fu morso da una scolopendra, lunga più dì 
sei piedi, e che la piaga essendosi ulcerata, stette 



1-^4 ^ A S'COLOfcEflDRA. 

ben tre settimane a guarire. Egli sì diverti molto, 
ad osservare un'altra vinta da gran numero di 
formiche, le quali l'assalirono tutte insieme, e le 
portarono via le zampe , come più manovali fa- 
rebbero le travi duna fabbrica. Il veleno di tale 
insetto non è più pericoloso di quello dello scor- 
pione , e di rado riesce fatale ai grandi animali. 
Il signor Staunton assicura che 1' orrore ispi- 
rato dai cimici di quest' ultima specie ad alcuna 
persona , che seguirono lord Macarteney alla Gina 
fu tale, che rese loro odiosissimo quel paese. 

LA ZECCA. 

La bocca di quest'incomodo insetto non è ar- 
mata d'una tromba, ma piuttosto di una specie di 
succhiello, che ha una guaina cilindrica, compo- 
sta di due valvole. Le sue antenne sono com- 
presse e lunghe come il succhiello, che si diceva. 
La sua testa ha due occhi, uno per ciascun lato, 
e il suo corpo otto zampe. 

Ordinariamente la zecca vive sopra altri ani- 
mali ? ma si trova anche nell' acqua , e su vari© 
sostanze vegetabili. Nulla di più comune di essa. 

IL TARLO, 

Veduto ad occhio nudo non sembra essere che 
un atomo animato, ma. coli' ajuto del microscopio 



Ih TARLO, ia5 

i trovaci animale perfetto , come la più parte degli 
1 altri. Il suo capo è piccìolissimo , ma in propor- 
' zione del resto del suo corpo. Le sue zampe sono 
• armate all' estremità di picciole grife, per mezzo 
i delle quali l' insetto può attaccarsi fortemente alle 
i sostanze entro cui si trova. Il suo corpo è coperto 
d' un lungo pelo , cui può deprimere \ e quindi 
passare per le fessure, ove altrimenti non gli rle- 
ì scirebbe. 

La femmina che facilmente può distinguersi dal 
maschio, è ovipara. Le sue uova sono tanto pic- 
ciole che secondo i computi fatti, novanta milioni 
di esse non empirebbero il guscio d' uovo d ? un 
piccione. Si aprono esse, quando la stagione è calda 
in dodici giorni , ma neìl' inverno vi si richiede 
più tempo. I neonati cangiane» pelle più volte 
prima che siano giunti allo stato di maturità. 

La vista de' tarli è penetrantissima , e tanta è 
la loro voracità , che si mangiano spesso gli uni 
gli altri. Punti con un ago è facile accorgersi con 
qiial destrezza cerchino di evitare una seconda 
puntura. Hanno vita sì tenace, che si può con- 
servarli più mesi fra due vetri concavi applicati 
al microscopio. Leeuwenhoek tenne viva una fem- 
mina della specie di cui parliamo in punta ad un 
ago, lo spazio di dieci giorni, durante il qua!© 
depose due uova che divorò per mancanza d'altro 
nutrimento. 



IL TARLO CAMPESTRE. 

È più picciolo dell' ordinario, sicché sulla pelle 
può appena scorgersi; ria forma rotonda, ventre 
setoloso verso l' estremità , ed è di color rosso 
brillante. In agosto e in settembre diventa im- 
portunissimo , e per mezzo di due picciole brac- 
cia , poste al di sopra delle zampe anteriori , si 
appiglia sì forte alla pelle che non è facile di- 
staccamelo. Ovunque si fissi cagiona un tumor 
grosso come un pisello accompagnato d' un forte 
pizzicore. La tromba per mezzo della quale si 
ciba è ordinariamente nascosta. 

Gli insetti della specie , di cui parliamo, ab- 
bondano sui vegetali, e si è esposti alle loro pun- 
ture specialmente camminando fra 1' alta erba e i 
campi di biade. Nelle cave di creta dell' Hams- 
fire sono essi, giusta la relazione del signor Wrthe 
ài numerosi, che spesso le reti distese nelle co- 
nigliere se ne trovano coperte, e i cacciatori sì 
crudelmente punti, clie loro ne vien la febbre. 



CAPITOLO VI. 

Altri piglia le mosche, un altro grilli, 

Lippi. 



IL GRILLO. 

Il grillo domestico , di cui si ode il canto dietro 
il focolare, nelle sere d'inverno, somiglia per la 
maniera di saltare e per altri rispetti alla caval- 
letta. Se non che ne differisce pel colore, che è 
tutto bruno ruggineo, pel nutrimento, che è più 
vario , e pel luogo , ove sceglie il suo asilo , che 
£ spesso , come si accennava pur dianzi, dietro al 
cammino, di cui per altro esce talvolta, per ve- 
nir a cantare allo splendor della fiamma. Peroc- 
ché, mentre il grillo campestre è il più timido 
degli animali , il domestico pare che non si sgo- 
menti di nessun rumore. 

Una membrana molto asciutta , la quale con- 
traendosi per mezzo di un muscolo e di un ten- 
dine posti sotto 1' ali del grillo, cade sopra sé 
stessa presso a poco come un ventaglio , è la ca- 
gione del grido acuto e penetrante , che quell' ani- 
maletto fa sentire. Dicesi, che, anche troncatagli 
la testa, ei possa vivere qualche tempo e cantare 
al suo solito. Certo è che anche dopo morto, al 
tocccargli il tendine, di cui p oc' anzi si favellava, 
è facile destarne il suono usato. 



Jì2& IL GRILLO* 

Come il grillo vive ordinariamente nelle tene- 
bre, i suoi occhi sembrano fatti per esse; e chi 
voglia sorprenderlo non ha bisogno che di accen- 
dere d' improvviso un lume, che lo abbaglia; gli 
fa gettare alcuni gridi acuti, e gli impedisce di 
trovare il camminino del suo ritiro. Se vi sono 
altri grilli all' intorno udendolo , fuggono tosto 
nelle loro fessure, onde evitare il minacciato pe- 
ricolo. 

È il grillo un piccolo animale voracissimo , il 
qual si nutre di pane, di farina, di carni e di 
ogni sorta d' alimenti; ma gusla lo zuecaro par- 
ticolarmente. Egli mai non eessa di cantare che 
quando è preso dal freddo. Mai non beve secondo 
la comune opinione , rna stando più mesi dietro 
mn cammino , e respirandone F aria ardente av- 
viene forse , come osserva il signor Wnite, che 
si sente assentissimo , ond'è poi che si trovi spesso 
annegato ne' vasi ove si tiene acqua, latte, brodo 
od altro liquido. 

Egli ama di preferenza le cose umide , onde 
fa buchi ne' panni lavati posti ad asciugare al 
fuoco. 

In estate vedesi talvolta , quando il tempo è 
oscuro, prendere il volo fuori delle finestre e sui 
tetti delle case ; onde si spiega e il suo improv- 
viso abbandono del proprio asilo , e la comparsa 
improvvisa in luogo ove prima non era. 

Si è osservato che più specie d' insetti sem- 



IL GRILLO. ìlStq 

brano non fare mai uso delle loro ali, cbe quando 
cangiar vogliono di quartiere, e stabilire nuove 
colonie. Si muovono essi nell' aria in linee curve 
ed ondeggianti , come i pivieri, aprendo e chiu- 
dendo l' ali ad ogni battimento, e alzandosi e ab- 
bassandosi alternativamente. 

Quando i grilli domestici si moltiplicano di. 
troppo, divengono assai incomodi, volando contro 
il lume ed avventandosi al viso delle persone. Si 
può diminuirli, per altro, con polvere da. schiop- 
po, che si spara ne' crepacci ove si tengano ascosi, 
I gatti,, ebe li mangiano, giuocando prima con 
loro come fanno coi topi, servono ottimamente a 
liberarne le case. Si pigliano ancbe e sì distrug- 
gono per mezzo di ampolle piene per metà di 
birra o altri liquidi , die si pongono alla bocca 
de'loro asili, e nelle quali essi entrano quanti mai 
possono. Un pregiudizio popolare, però si op- 
pone spesso alla loro distruzione, credendosi cbe 
questa rechi sventura , o per contrario la loro pre- 
senza cagioni prosperità. 

Il dotto Scaligero si compiaceva particolarmente 
i ad ascoltare il canto de' grilli , e ne serbava pa- 
i recebi in una gabbietta, cbe avea cura di tenere 
! in luogo ben caldo. Altri invece banno per malin- 
conico un simil canto , e cercano per ogni mezzo 
di non averlo negli orecchi. 

Ledei narra d' una femmina, cbe avendolo gran- 
demente in avversione, e non essendo mai riuscita 
Gabinetto T. VI. a 



j3o il grillo. 

a cacciare i grilli di casa sua , alfine ciò le venne 
fatto, quando meno vi pensava, per mezzo di 
certi pifferi e tamburini, che chiamò a suonare 
in una festa di nozze. I poveri insetti, che non 
aveano mai udito siffatto strepito, fuggirono tutti 
e non tornarono mai più. 

IL GRILLOTALPA. 

Questo picciolo insetto, perfetta immagine della 
talpa, è lungo circa due pollici e mezzo , ed ha 
nove linee eh' larghezza. Le sue zampe anteriori 
sono forti, e così formate come quelle della talpa, 
anzi destinate al medesimo uso, di scavarsi cioè 
nel suolo un asilo , il che fa con rara industria e 
prestezza. 

La femmina si forma una colletta di terra ar- 
gillosa , della grandezza circa d' un uovo di gal- 
lina, ove depone le uova proprie, che quasi mai 
non sono meno di centocinquanta, bianche e pic- 
ciolette , da lei coperte diligentemente , per garan- 
tirle così dalle ingiurie dell' aria, che dalle insidie 
d' una specie di scarafaggio nero , che sovente le 
distrugge. Quindi ella si colloca all' ingresso del 
nido 5 e quando viene il nemico insetto, s'adopera 
di scacciarlo , mordendolo pel di dietro. 

Non è a dirsi quanta sollecitudine si diano e il 
maschio e la femmina per la conservazione della 
lor prole. Perocché il loro nido è sempre circondato 



IL GRILLOTALPA. l3l 

di fortificazioni, fossi, terrapieni con vie segrete 
e distorte, onde a pochissimi insetti riesce di pe- 
netrarvi. 

AH' avvicinarsi dell' inverno si scavano un asilo 
a tale profondità che non possono avervi timore 
di freddo. Ma come la stagione si raddolcisce , 
anch' essi innalzano gradatamente il loro nido, finché 
il portano alla superfìcie della terra per ricevere 
le benefiche impressioni dell' aria e de' raggi del 
sole , come fanno le formiche. 

I grillotalpa verso la metà d' aprile, se il tempo 
è bello, fanno sentir sulla sera un grido cupo, 
tristo e discorde , che poco differisce da quello di 
un tettacapra. Le femmine depongono le loro uova 
sul principio di maggio. Il signor White riferisce 
che avendo il giardiniere d' una casa da lui visitata, 
spinto in tal tempo troppo avanti la sua falce nel 
tagliar l'erba in riva ad un canale, e smossa così 
una grossa zolla , venne a scoprire una scena molto 
singolare di domestica economia. Perocché vfde 
più caverne con obbliqui passaggi, che conduce- 
vano ad una specie di camera liscia e rotonda, 
della grandezza circa d' una tabacchiera ordinaria. 
Nel segreto interno di questa specie di topaja gia- 
cevano quasi cento uova d' un color giallo sporco, 
avviluppate in una pelle coriacea , e piene di linai 
sostanza viscida. Esse stavano certamente esposte 
al sole , poiché non erano ricoperte che di un lieve 
strato di terra appena smossa, o piuttosto di uri 
cumulo ; qual sogliono alzarlo le formiche. 



l3a IL GRILLOTALPA. 

Il ciel preservi dai grillitalpa le serre, ov' essi 
fanno incredibil guasto , rodendo le radici delle 
piante, e tagliandole colle lor zampe anteriori, le 
cui estremità sono dentellate come una sega. 

Il signor Gould conservò un insetto della spe- 
cie di cui parliamo per più mesi d' estate , nu- 
trendolo con larve e crisalidi di formiche, da lui 
mangiate avidamente. 

LA CICALA. 

Il colore di quest' animale è verde qua! foglia, 
eccetto sul dorso, rigato di .bruno j; e sulla parte 
del ventre, eh' è dietro le zampe , ove si veggono 
due righe, d' un verde più pallido. Del resto il 
ventre, il capo e il corsaletto formano tre parti 
separate. Il capo è oblungo, inolinato a terra , si- 
mile in certo modo a quello di cavallo, colla bocca 
ricoperta d' una specie di scudo rotondo, e armata 
di denti uncinati di color bruno , e internamente 
fornita d' una gran lingua rossiccia , attaccata alla 
mascella inferiore; con antenne lunghissime ter- 
minate in punta; e con occhi somiglianti a picciole 
macchie nere , e poco sporgenti. Il corsaletto è 
rilevato , stretto , e armato di punte sopra e sotto. 
Il dorso è difeso da saldo scudo, a cui si atten- 
gono fortemente i musooli delle zampe , intorno 
ai quali veggonsi gli organi della respirazione 
inanelli come neve. Le due zampe di dietro sono 



LA CICALA. l33 

assai più lunghe che non le due paja di quelle 
davanti , ed i muscoli onde si afforzano, le fanno 
propriissime al salto. Quasi alla radice delle zampe 
di mezzo sorgono le due ale anteriori dell' inset- 
to ; e presso le posteriori ne sorgono altre due 
assai più fine e di maggior estensione quand' ei 
vola. Il suo grosso ventre è composto di otto anelli, 
e termina in coda forcuta , coperta di peluria come 
quella d'un sorcio» Esaminando il suo interno, 
trovasi al di là della gola un picciolo ventricolo; 
dietro questo un altro più grosso e al di dentro 
tutto solcato ; e poi un terzo , sicché la cicala può 
considerarsi come animale ruminante, di cui ha 
l' interiore conformazione. 

Appena essa può dispiegare le sue ali, riempie 
la campagna de' suoi canti, prodotti, secondo Lin- 
neo, da una membrana fina e trasparente posta 
al di sopra d' un pertugio , alla radice dell' ali ; e 
secondo altri naturalisti dallo sfregamento reciproco 
delle due zampe posteriori. Non canta propria- 
mente che la cicala maschio a cui quasi sempre 
qualche altro risponde, finche dalle voci si viene 
al combattimento, di cui è ordinario premio la 
femmina , che il vincitore piglia co' denti pel collo, 
e tiene cosi per più ore. 

Verso la fine di autunno si prepara essa a de- 
porre le sue uova, che le gonfiano stranamente il 
corpo , non essendo quasi mai meno d' una cin- 
quantina, olire un centinaio. Armata la coda d' una 



l34 LA CICALA. 

specie di spada a due tagli , cui può trarre dal 
fodero o rimettere a piacer suo, essa scava la 
terra, più profondamente che è possibile , ed ivi 
dà poi alle sue uova convenevole ricetto. All'av- 
vicinarsi dell'inverno ed essa e il maschio, o mal- 
trattati dal freddo , o mangiati da vermi, o con- 
sunti da malattia periscono. Ma quelF uova si con- 
servano senza veruna alterazione, sia pur rigido 
tempo, sia pur tardo il ritorno de' giorni migliori. 
Sono esse bianche, ovali, grosse come grani d'ani- 
ce, di durezza quasi cornea, venate, e scoppiatiti 
con isirepito ove si comprimano. La loro sostanza 
interna è un fluido trasparente, vischioso, e bian- 
chiccio. Bianchicci son pure gli insetti, della gros- 
sezza d' una pulce, che ordinariamente sul princi- 
pio di maggio ne nascono ; ma fra due o tre giorni 
si fan neri, e poi d'un bruno rossiccio. Saltano 
per 1' erbe , quasi appena usciti del guscio , con 
grande agilità; ma è difficile vederli, poiché sono 
sì paurosi , che al minimo rumore si rintanano 
precipitosamente. 

Sebbene gli insetti, di cui parliamo, abbiano 
cosce carnose , e lunghe zampe di dietro assai 
proprie ai salti , tratti però dal loro buco , siccome 
il signor White ne fece prova, si strascinano len- 
tamente, e non si servono neppure delle loro ali. 
Presi in mano non fanno verun tentativo per di- 
fendersi ; ma compressi sgarbatamente mordono 
con furore. Ove si piglino per una zampa di 



LA CICALA. 1-35 

dietro, non è raro che, affin di liberarsi, ve la 
lascino ; ed essa poi più non rinasce. 

Si nutrono indifferentemente di tutte V erbe , 
che crescono all'ingresso del loro asilo, posto or- 
dinariamente in terra bassa e feconda. Ivi cantano 
dì e notte da mezzo maggio fino alla metà di 
luglio. Volando fanno strepito colle loro ali. 

Il signor White assicura che posti in una gab- 
bia di cartone al calor del sole , e nudriti di 
piante inumidite , si faranno grassi , allegri e ru- 
morosi al maggior segno ; ma ove le piante man- 
chino di umidità, non sarà facile tenerli in vita. 

LA CAVALLETTA. 

Ha eirca Ire pollici di lunghezza; la testa di 
color bruno; le antenne (lunghe un pollice) del 
medesimo colore; un orlo azzurro alla bocca; az- 
zurro parimenti l' interno delle sue più forti zam- 
pe ; verdiccio lo scudo che le copre il dorso ; il 
di sopra del corpo bruno macchiato di nero, e il 
di sotto purpureo ; le ali superiori brune , con 
picciole macchie più scure ed una più larga alla 
loro estremità; le ali inferiori più trasparenti 
dell'altre, d'un bruno chiaro misto di verde, con 
macchie nere verso la punta. 

Gli sciami pericolosi di cavallette, che infestano 
l'Africa, non visitano che di rado l'Europa. Ad 
alcune partì meridionali di essa ; però, si sano 



2 35 IA «AVALUEl'IA. 

più velie resi formidabili. Spesso (tanto sono in- 
numerevoli) la terra ne è ricoperta per più le- 
ghe. Lo strepito eh' esse fanno , sbrucando le fo- 
glie degli alberi e gli erbaggi, è sentito a gran 
distanza, e par quello di un esercito, che foraggi 
di nascosto. Per tutto ove sono state par che l' in- 
cendio abbia seguito i loro passi. Ovvero sì di- 
rebbe che la verdura de' campì sia stata levata 
come un tappeto , o che l 5 orrido inverno sia suc- 
ceduto d'improvviso alle scene ridenti della pri- 
mavera. Quando le cavallette sì mettono in cam- 
mino, sempre hanno a capo una, e dì cui se- 
guono i movimenti. Il loro volo è quello dì una 
nube , che oscuri il giorno in mezzo al deserto. 

Gli abitanti della Siria osservano eh' esse gene- 
ralmente sono più numerose al succedersi Y uno 
all'altro di due inverni molto dolci; e che sem- 
pre vengono dal deserto d' Arabia. Non avendo 
il freddo distrutte le loro mova, e mancando loro 
1' erbe necessarie al nutrimento , bisogna che ne 
vadano in cerca ne' paesi coltivati. Al loro com- 
parire gli uomini di questi luoghi alzan nubi di 
fumo per allontanarle, o aprono fosse per seppe! - 
lirnele; ma non riuscirebbero a liberarsene ove 
non gli ajuta$sero i venti meridionali, e i tordi 
che danno ad esse la caccia. 

Il loro passaggio non è dannoso che quando 
non si fermano, poiché rivolte altrove; ma guai 
pen la vegetazione ov' esse discendono. E ben di- 



LA CAVALLETTA. l3j 

verso, però, il guasto, che producono sotto i tro- 
pici , e quello che fanno nel mezzogiorno d' Eu- 
ropa. Poiché ivi la vegetazione è tanto attiva 3 
che in pochi giorni può riparar le sue perdite j 
e qui a tal uopo necessita un anno. « Una cosa , 
che sempre ini ha sorpreso, dice il signor Adam- 
son nel suo viaggio al Senegal è la mirabile ra- 
pidità, con cui ivi tal paese gli alberi più dan- 
neggiati si rimettono in buono stato; né mai ri- 
masi più attonito d' allora che , quattro giorni 
dopo una terribile invasione di cavallette che) 
aveano divorata ogni verdura, vidi gli alberi co- 
perti di nuove fronde, quasi nulla o pochissimo 
avessero sofferto. Le piante erbacee portarono al- 
quanto più a lungo ì segni della devastazione j 
ma in breve esse pure tornarono rigogliose ». 

Non il solo morso delle cavallette , ma anche 
il semplice loro tocco si vuol fatale ai vegetabili, 
cui per lo meno indeboliscono. Quando son morto 
infestano l' aria d' un puzzo insopportabile. E 
Orozio narra che V anno del mondo 38oo , es- 
sendosene annegata una gran moltitudine ne' mari 
d' Africa , la loro putrefazione fu di tale effetto , 
che maggiore non lo avrebbe prodotto quella dei 
cadaveri di cento mila uomini. 

Nel i65o <y 90 gran sciami di cavallette si ste- 
sero sulla Russia e di là sulla Lituania e la Po- 
lonia , facendo piegar gli alberi sotto il loro peso, 
e lasciando sul suolo mucchi delle loro spoglie 



l38 LA CAVALLETTA. 

morte, ben alti quattro piedi. Il danno che ca- 
gionarono è indescrivibile. 

Quanto siano esse formidabili alla Barbaria si 
argomenti da ciò che narra ne 5 suoi viaggi il dottor 
Shaw , testimonio oculare. Nel 1724 comparvero 
colà per la prima volta verso la fine di marzo 
cavallette in gran numero, condotte dal vento di 
mezzogiorno, cbe soffiava da qualche tempo. Al 
principiar di aprile già il loro numero s era tal- 
mente accresciuto, che nel massimo calore del 
giorno parevano nubi , che oscurassero il sole. A 
mezzo maggio esse cominciarono a disparire , 
traendosi alla pianura, per deporvi le loro uova, 
onde nacquero in giugno altre miriadi di caval- 
lette, che coprirono più. centinaja di metri qua- 
drati, e poi, essendosi mosse, cominciarono a fare 
guasto infinito Gli abitanti, onde arrestarne il 
corso, formarono intorno a 5 campi e a' giardini 
fosse che empirono d' acqua, o d" immensa quan- 
tità di canne e di rovi , a cui diedero il fuoco. 
Tutto peraltro fu inutile poiché al sempre cre- 
scente numero delle cavallette, che sopravveniva- 
no , appena sarebbe bastato il più gran lago e il 
più grande incendio. In capo ad un mese queste 
cavallette avendo conseguita tutta la loro naturale 
grossezza , lasciarono il loro stato di larve , e can- 
giata pelle , e rinvigorite dopo alcun poco di de- 
bolezza si abbandonarono più che mai alla loro 
incredibile voracità. Denoite al fine le loro uova 



LA CAVALLETTA. l3g 

si volsero al settentrione , ed è probabile che 
molte perirono in mare. 

Il signor Barrow dice che nell'Africa meridio- 
nale da lui percorsa nel 1797, una superficie di 
settecento leghe quadrate era affetto coperta di 
cavallette. Le acque de' fiumi più larghi riuscivano 
appena visibili a cagione dei carcami fluttuanti di 
tanti insetti , annegatisi nel cercar di divorare le 
canne che vi crescevano. Non si creda peraltro 
eh' essi non amino cibi assai migliori, specialmente 
le biade, alle cui spiche si avventano prima che 
alle loro foglie e al loro stelo. Dopo avere viag- 
giato per tutto il giorno, quasi sempre secondo 
la direzione del vento, si fermano la sera e si 
dividono in grappi sopra i cespi erbosi, che cir- 
condano gli arboscelli , per rialzarsi poscia coll'au- 
rora» Ma sono spesso prevenuti dai contadini, che 
spingono sovr' essi greggi di due e di tre mila 
montoni, i quali ne schiacciano co' piedi un nu- 
mero indicibile. L'anno 1797, in cui il signor 
Barrow viaggiava, fu il terzo del soggiorno delle 
cavallette nel paese di Sneuwberg , il quale per 
dieci anni ne era stato libero , sebbene a caro 
prezzo. Perocché tutte le più grosse cavallette 
cacciate un decennio innanzi da tempestoso vento 
nel mare , ed indi risospinte morte alla spiaggia , 
vj formarono , dicesi , un banco di tre o quattro 
piedi d' altezza, e lungo forse diciassette leghe 
francesi y onde usciva tal fetore, che si facea sen- 
tire alla distanza di più di cinquanta. 



i_jo la cavalletta. 

Non vi hanno forse animali in tutta la creazione, 
più facili a moltiplicarsi, quando il sole è caldo, 
e il suolo sti cui posano, è asciutto. Ma se questo 
è umido, possono appena conservarvisi. Le fem- 
mine per deporre le loro uova , che non oltrepas- 
sano d' ordinano una quarantina , si ritirano in 
luogo solitario, tre o quattro piedi al di sotto 
della superficie del suolo , ond' essere sicure dagli 
insulti dell' aria e degli animali. 

In alcune parti d'oriente, gli uomini volgendo 
a loro vantaggio quello che sembrava non poter 
essere che flagello, prendono le cavallette entro 
picciole reti , le fanno friggere entro gran padelle 
di terra, e se ne cibano. Dampier, che anch' egli 
ne ha mangiato, le loda; ed altri assicurano che 
abbiano lo stesso sapore de' gamberi. 

Vaillant ci descrive la gioja de' suoi servi otten- 
totti , allorché viaggiando nel 1781 per l'interno 
dell'Africa, vide uno sciame di cavallette, di cui 
presero gran numero, e ne fecero avido pasto, in- 
vitandovi il padrone, che non volle prendervi parte. 

Nel Tonquin vi hanno cavallette particolari della 
grossezza d'un dito e lunghe come la falange, 
che esceno di terra \ ove furono deposte le loro 
nova) in gennajo e in febbrajo. Come a princi- 
pio possono appena volare, e cadono ne' fiumi, 
g*li abitanti le pescano con reticelle, e le mangiano 
fresche o sulla graticola, oppur le salano per con- 
servarle. Gonvien dire ch'ivi siano stimate assai 



LA. CAVALLETTA. f^I 

buon cibo, poiché si portano regolarmente sul 
mercato, come si farebbe i-n Europa le quaglie e 
le allodole. 

La gran cavalletta o locusta dell' Indie occiden- 
tali, considerata individualmente, è di tutte la più 
formidabile e la più nociva. -Essa è della gros- 
sezza circa d' una penna d' oca , e il suo corpo è 
diviso da nove o dieci giunture , che formano in 
tutto una lunghezza di sei o sette pollici. Ha due- 
piccioli occhi sporgenti come quelli de' granchii , 
e due antenne simili a lunghi capegli. Tutto il 
suo corpo è coperto di escrescenze, niente più 
grosse d'una testa di spillo, e senza perdere- la 
sua rotondità si va sminuendo verso la coda, là 
quale è forcuta, e forma due corna, fra cui è 
una specie di fodero, che racchiude un pungolo 
periglioso. Se qualcuno tocca la cavalletta di" cui 
parliamo,, è sicuro d' esserne ferito. Allora ei sente 
in tutto il suo corpo un tremito , un brivido, che 
può recare spavento; se non che ungendo con olio 
di palma la parte ferita, si possono far cessar© 
questi sintomi. 

GLI SCARABEI. 

Ve ne hanno più specie , le quali però tutte si 
rassomigliano in una singolarità della loro confor- 
mazione esteriore , cioè nell' avere due foderi per 
le loro ali. Questi riescono loro utilissimi per ga- 



rZjH <J-LI SCARABEI, 

rantire le ali medesime . quando s' introducono nei 
buchi scavati entro terra, e per mantenerle pulite 
e lisce, sebbene non le ajutino al volo. Il ron- 
zamelo ©he fanno gli scarabei ; alzandosi in aria, 
è prodotto dal percuoterla che fanno quei foderi. 

Fra le differenze delle varie specie rimarchevo- 
lissima è quella della grossezza ; perocché alcune 
non sono maggiori della testa d' uno spillo; mentre 
altre, come lo scarafaggio elefante, non sono mi- 
nori di un pugno. Alcuni scarafaggi poi passano 
per tutte le loro metamorfosi nel corso di una 
sola stagione , mentre altri vi mettono quattro anni, 
oltre i quali vivono un quinto come insetti alati. 

11 beccamorti che abita i deserti della Tartaria, 
e più altre parti del continente , si tien d' ordina- 
rio sotto i carcami degli ammali disseccati al sole. 
Gli astucei delle sue ali sono di color nero, pun- 
teggiati , rigati e alquanto scabri. 

Il signor Gleditsch , il quale avea osservato più 
volte come alcune talpe lasciate morte sul suolo, 
erano scomparse , volle un giorno cercar di sco- 
prire onde ciò fosse avvenuto. Quindi ne prese 
una, che posò sovra il terreno leggiero ed umido 
del suo giardino; e tornato dopo due giorni per 
vedere ciò che ne era avvenuto, la trovò alla pro- 
fondità di quattro dita sotto il terreno medesimo, 
in una fossetta corrispondente alla misura del suo 
corpo , e in quella positura che già le avea data. 
Il dì seguente la fossa era colma per metà ; ed 



GLI SCARABEI. \ifi 

egli allora traendone la talpa, che già mandava 
un fetido odore, vi trovò sotto, entro piccioli bu- 
chi, quattro beccamorti , a cui restituì la talpa, 
gettandole sopra un poco di terra. In capo a tre 
settimane , essendo tornato a discoprirla , vide che 
era putrefattissima, e tutta piena di vermi bian- 
chicci, che sospettò esser prole de' beccamorti. 
Successive esperienze gli provarono poi eh' egli 
non s' era ingannato nella sua congettura. 

I beccamorti si occupano ordinariamente de'loro 
interramenti , ne' quali spiegano forza e industria 
straordinaria , dai primi giorni d' aprile alla fine 
di ottobre. Essi gli intraprendono meno per prò-" 
curarsi il lor nutrimento , che per preparare un 
comodo nido alle loro uova, e il cibo delle larve 
che ne provengono. 

Gli scarafaggi hanno gli astucci delle loro ali 
d' un bruno rossigno, coperti d* una polvere bian- 
chiccia che si distacca facilmente. In alcuni di essi 
il collo è coperto d' una lastra rossa, e in altri 
d' una nera. Le zampe anteriori sono cortissime , 
e proprie insieme a scavar la terra, ove questi 
insetti molto nocivi ai vegetabili , fanno dimora , 
e depongono le uova. Escono da queste vermi 
bianchicci con sei zampe, testa rossa, e forti grife, 
lunghi circa un pollice e mezzo, e destinati a 
vivere in questa forma quattro anni, duranti i 
quali cangiano più. volte di pelle , fino a che pren- 
dono la forma di crisalidi. Mentre soggiornano 



2 _|_j, GLI SCARABEI.. 

sotterra sì nutrono delle radici degli alberi e d'elle-, 
ijiante , e commettono incredibili guasti. Giunti 
poi alla fine del quarto anno , sì preparano a su- 
bire la loro metamorfosi , profondandosi più che 
mai, e filandosi un bozzolo molle, ond' escono poi 
In febbrajo perfetti scarafaggi, ma teneri e bian- 
chi, finché in maggio ben fortificati si traggono 
fuori anche dalla terra. 

Gli scarafaggi si aggirano sul declinar del giorno 
in que' luoghi particolarmente che sono più. arbo- 
rosi. Essi mangiano foglie di sicomoro , di tiglio, 
di frassino, di salice e d'altri liberi fruttiferi. 
Sono però men voraci che quando erano nello 
stato di larve. 

Leggesi nelle transazioni filosofiche delF anno 
1662, come sulla costa di Galloway in Irlanda 
comparvero tanti sciami di scarafeggi, che per lo 
spazio circa di una lega quadrala V aria ne era 
oscurata, e lo strepito delle loro -ali somigliava 
quello di lontani tamburi. Chi viaggiava sul tra- 
montar del sole , quand' essi erano in movimen- 
to , era ben sicuro d' esserne morso in viso , il 
che non avveniva senza gran dolore. Fra poco 
tutti gli alberi furono spogliati delle loro foglie , 
per lo spazio d'alcune leghe, anzi tutta la cam- 
pagna , sebben fosse mezza estate, rimase nuda 
come nel fitto inverno. I porci e i polli intanto, 
mangiando questi scarafaggi, che divoravano in 
gran parte, i loro cibi divennero grassissimi; e 



Gii SCARABEI. *4'5 

gli Irlandesi stessi, quasi per rifarsi dei danni 
che ne soffermano , si diedero a prenderli , e a 
farne pasto , che loro , per quanto sembra , nora 
dispiaceva. Verso la; fine dell' estate i malefici in- 
setti scomparvero sì prontamente-, che in pochi 
giorni non ne rimase un solo. 

Molte industrie usano i fitta juoli per farli uscir 
di terra e distruggerli. Il meglio è scuotere di 
mezza notte gli alberi, ove si trovano addormen~ 
tati e assopiti , raccoglierli ed ucciderli. 

Il verderame è il più bello di tutti gli scara- 
faggi- Le parti superiori del corpo della sua fem- 
mina sono d'un verde brillante, che varia secondo 
il giorno in cui si osserva e gli astucci delle sue 
ali sono attraversati dalle sue righe bianche e giallo- 
gnole. Il maschio è del colore del rame brunito 
con una sfumatura di verde. Questi insetti hanno 
circa un pollice di lunghezza e talvolta più. Si 
trovano sui fiori, e particolarmente sulla rosa e 
la peonia, e talvolta su'formicaj. Quando si toc- 
cano , essi spandono, un umor fetido , che è pro- 
babilmente un, mezzo di difesa ©ontro i loro- 
nemici. 

Le larve dei verderame si nutrono , sotterra , 
delle radici degli alberi , ne mai compajono alla 
superficie, ove non siano turbati da scavi o da 
altro accidente. Nascon verso la fine di giugno , 
e appena hanno acquistato forza sufficiente, si di- 
vidono F una dall' altra , cercandosi un proprio: 
Gabinetto T. VI. io 



i46 gli scarabei:. 

asilo. Giunte in quattro anni ( in ciascuno de' quali 
cangiano pelle ) all' epoca della loro metamorfosi, 
si fanno color di latte, eccetto la testa e le zampe 
clie sono brune, si fabbricano assai presso alla 
superfìcie della terra un bozzolo della grossezza 
d'una noce, e alfìn eompajono in forma di veri 
scarabei. Sebbene onorati del titolo di re , sono 
per altro laboriosi come gli altri, coi quali si 
trovano spesso faticando. 

Il bovino ha poco più d'un pollice di lun- 
ghezza, e il suo colore è di un nero cupo , tal- 
volta verdiccio al di sopra, e azzurro al di sotto 
oppure di un verde brillantissimo. Gli astucci 
delle sue ale e il corsaletto sono assai lisci; i primi 
con righe longitudinali; il secondo con orlo qua- 
drato ed un solco nel mezzo. 

Quest'insetto si trova egualmente in Europa e 
in America, e nella sua maniera di vivere è dei 
più singolari. Egli esce dalla sua crisalide , in 
aprile; e verso la metà di settembre più non si 
vede. Le sue occupazioni più costanti sono quelle 
che si riferiscono alla propagazione della sua spe- 
cie. Ei prepara comodi nidi di sterco bovino, in 
forma di picciole palle, e in ciascuna d'esse de- 
pone uno de' suoi uovi. In settembre le profonda 
tre piedi nella terra, ove rimangono sino a pri- 
mavera, quando le larve, rotto il loro inviluppo, 
risalgono alla superficie del suolo. 

I bovini sono industriosissimi, e si ajutano in- 



GLI SCAHABET. iA'J 

sieme a trasportare le loro pallottole per lo spa- 
zio d' alcuni metri, il che fanno alzando il ventre, 
e prendendole colle loro zampe di dietro. Due 
o tre si mettono talvolta intorno ad una sola pal- 
lottola , cui sono spesso obbligati ad abbandonare 
per la disuguaglianza del terreno. Allora altri pren- 
dono il loro posto, a meno che la pallottola non 
sia caduta in una buca o in una fessura profonda, 
onde il trarla riesce loro impossibile. Sembra eh© 
i nostri insetti non facciano veruna distinzione fra 
pallottole e pallottole, ma abbiano egual cura di 
tutte. Si veggono con esse precipitar sovente da 
picciolo eminenze ; ma non si lasciano scoraggiar 
da leggieri, e rinnovando più volte i loro sforzi, 
sormontano ordinariamente tutti gli ostacoli. 

La loro attività e la loro forza sono tali, che 
giungono talvolta a muovere corpi assai più pe- 
santi dei loro. Una sera che il dottor Brickell 
cenava in casa di un colono della Carolina set-, 
tentrionale, furono messi due o tre di questi sca- 
rabei sotto i candellieri , che ad un colpo dato 
sulla tavola cominciarono a muoversi , con sua 
grande sorpresa, non potendo egli intendere il 
come. La sua meraviglia, peraltro, fu ancor mag- 
giore, quando sollevato ciascun candelliere, vide 
chi era causa del movimento. 

Lo scarabeo muschiato prende il nome dal suo 
odore di muschio. Le larve della sua specie ras- 
somigliano a vermi assai molli e spttili; sono or- 



1^8 GLI SCARAEEr. 

dinari amente bianche; hanno sei forti zampe, e 
penetrano ordinariamente F interno degli alberi , 
affine di procurarvisi nutrimento ed asilo, quando 
sono trasformate in ninfe. Dopo F ultimo cangia- 
mento lo scarabeo muschiato , traendosi fuori del 
suo nascondiglio, manda un odore che si sente a 
, considerabile distanza; e preso produce un suono, 
che deve per avventura ascriversi ad uno sfrega- 
mento del corsaletto e dell' abdomine. 

Il grande scarabeo muschiato è un bellissimo 
insetto d' un color verde azzurrino , lucente con 
una tinta di giallo dorato. La parte superiore del 
suo corpo è turchina, e le sue ali, nascoste sotto 
le guaine, son nere. Le sue zampe sono anch'esse 
verdi azzurre , ma un po' più pallide. Ciascun 
fianco del suo corsaletto è armato d'una protu- 
beranza con punte, e fra queste sono tre piccioli 
tubercoli presso Fali, e tre altri presso la testa. 
Gli astucci dell' ali sono oblunghi, ed hanno tre 
righe un po' rilevate e longitudinali. Le antenne 
sono lunghe quanto il corpo , e composte d' un 
gran numero di picciole articolazioni , che si im- 
piccioliscono verso l'estremità. L'insetto di cui 
parliamo, si tiene sulle foglie di salice , ed ha egli 
pure un odor di muschio aggradevole. 

Il cervo volante è così appellato dalla forma 
singolare delle sue grandi mascelle mobili , che 
somigliano alle corna di un cervo, Si prolungano 
esse dalla testa sino quasi ad un terzo del corpo 



GLI SCARABEI. 1^9 

e sono larghe e schiacciate. Nel mezzo , verso la 
parte interna, esse hanno un picciolo ramo, le cui 
estremità, sono forcute. La testa che le sostiene 
è corta , larga ed irregolare ; il corsaletto è più 
stretto che la testa ed il ventre , e orlato d' una 
dentellatura ! Il color generale dell' insetto è bruno 
cupo; e gli astucci delle sue ali sono affatto lisci. 

La femmina del cervo volante si distingue per 
le sue corna , grandi appena la metà di quelle 
del maschio. Ambidue per altro le hanno rosse 
come il corallo, e bellissime a vedersi 

In alcune parti dell' Inghilterra questi animali 
sono rarissimi. Sebbene crescano a tale grandezza, 
che nei nostri climi son reputati i più grandi fra 
tutti gli insetti della classe de' coleopteri ; questa 
grandezza è picciola cosa in paragone di quella 
a cui giungono ne'paesi caldi, ove le foreste sono 
più estese. Ivi le loro corna divengono un 5 armo 
offensiva ; e il loro morso è formidabile a chi 
le prova. 

Lo scarabeo elefante rassomiglia al cervo vo- 
lante, e si trova nell' America meridionale , parti- 
colarmente alla Guiana , al Surinam e sulle rive 
dell' Orenoco. Egli è di color nero , e tutto il 
suo corpo è coperto di un guscio durissimo e 
grosso, come quello d'un picciolo granchio, La 
sua lunghezza è quasi di cinque pollici ; il dia- 
metro del suo corpo di due e qualche linea ; e 
la larghezza di ciascun de' suoi astucci d' uno 9 



l5o GLI SCARABEI. 

tre linee. Le sue antenne sono di sostanza cornea; 
e sembra supplire ad esse la sua mobile tromba, 
lunga quindici linee, curva all' insù, e termi- 
nata da due corna, di tre linee ciascuna, ma non 
forate all' estremità come quelle degli altri insetti . 
Tre o quattro linee al di sopra della bocca evvi 
un'altra specie di corno più picciolo, cbe, troncata 
V estremità , somiglierebbe al corno d' un rino- 
ceronte. 

Lo scarabeo cappuccino depone le sue uova 
nella terra , o nelle crepature di vecchi alberi , 
ove le larve rimangono fino al momento della 
loro trasformazione. Appena può esprimersi quanto 
esse siano voraci.. Ne la loro voracità si limita ai 
vegetali; ma si esercita anche contro gli insetti 
che il caso o la superiorità di forza loro sot- 
tomette. 

Il carabo violaceo è di forma oblunga, di co- 
lor di viola scuro , con una tinta purpurea sul 
corsaletto , e sulF ale, segnate d' alcuni solchi lon- 
gitudinali e profondi. Quest' insetto, comunissimo 
nel legno fracido , è però grazioso a vedersi. 

Il bombardiere ha testa, antenne, corsaletto e 
zampe d'un rosso bruno, occhi neri, astucci dell'ali 
ed abdomine azzurri, questo orlato di nero, quelli 
con solchi larghi e poco profondi. L' insetto di 
cui parliamo , trovasi talvolta in Inghilterra , ove 
si tiene sèmpre nascosto fra le pietre, e sembra 
fare poco uso delle sue ali. Camminando va a 



GLI SCARABEI. l5f 

salti; e toccato fa uno strepito simile allo sparo 
dì una pistola, e manda dalle sue estremità un 
fumo azzurrino. Questo sparo si ottiene, ogni 
volta che gli si gratti il dorso con un ago ; Ro- 
lander, che il primo ce ne parla, dice fino a venti 
volte. Esso è prodotto da una vescica posta nella 
parte posteriore del suo corpo ; e il vapore o 
fluido che esce dì questa gli serve di grandis- 
sima difesa , poiché lanciato negli occhi cagione- 
rebbe colla sua acrimonia il dolore stesso che uno 
spruzzo d'acquavite. Quando il bombardiere è 
inseguito e stanco si riposa dinanzi al suo avver- 
sario, il qual s* avanza per abboccarlo; ma confuso 
dalla sua scarica improvvisa si arretra, e gli lascia 
il tempo di nascondersi in qualche crepaccio vicino. 

LA LUCCIOLA 
O IL VERME LUCENTE. 

La femmina del verme lucente è più grossa 
del maschio; ma ambidue hanno testa dell' istessa 
forma, ed egualmente nascosta sotto V osso del 
corsaletto. La differenza principale fra i sessi con- 
sìste in ciò che Fabdomìne del maschio è coperto 
di guaine brune, e segnate di due righe longi- 
tudinali; e la femmina è senz'ali. L'uno e l'altra 
mandano certo splendore; ma quello del maschio 
è meno brillante, e non ischizza che da quattro 
punti , due de' quali pressa agli ultimi anelli 
dell' abdomine. 



afSis XAX.UCCIOlLA.ee. 

S'incontrano spesso questi insetti, durante il gis» 
gno, ne 5 boschi, ne' prati, per le -vive siepi. Come 
si movono la loro luce è più viva, il che parrebbe 
indicare che la dovessero alla loro respirazione. 
E probabile che V acido fosforico , prodotto dalla 
combinazione dell' ossigeno con alcune parti del 
loro sangue esca fuori attraverso il loro corpo 
trasparente. Contraendosi fanno essi disparire la 
luce interamente; e stando in riposo non ne man- 
dano che pochissima. Il signor Templer, che ha 
fatto sovr'essi più osservazioni, dice di non averne 
mai veduto alcuno spander luce, senza un sensi- 
bilissimo movimento del corpo e delle zampe ; e 
aggiunge che quando essa è più brillante manda 
certo calore. 

Schiacciando alcuni di questi insetti, e fregando- 
sene la testa e le mani, queste divengono lucenti, 
come se fossero fregate con fosforo. Mettendo 
una lucciola in un'ampolla, e l'ampolla nell'acqua, 
si vedrà questa raggiar di luce. 

LA FORMICOLA PINZAJU0LA. 

Ha le antenne "in forma di sega, le ali grandi 
ed insieme eleganti, una delle quali distesa può 
coprir 1' insetto quasi per intero , cogli astucci 
corti , che appena coprono il corsaletto. Per far 
capire le ali entro questi astucci , bisogna che 
prima si pieghino pel lungo, come un ventaglio, 



LA Fòli MI COL A PlNZAJUOLA. l'5-S 

poi a due doppi di traverso ; cosa ad osservarsi 
graziosissima. 

La formicola pinza juola ordinaria è facile a di- 
stinguersi da tutti gli scarabei per le forbicelle, 
che si trovano all' estremità della sua coda. Nello 
stato di larva , a cui poco manca per la sua per- 
fezione , è un picciolo animale assai vivo , che 
corre con grande agilità fino dall' istante , in cui 
esce dall' uovo. All'istante della sua metamorfosi, 
parte del suo corpo scoppiando per di dietro, 
lascia che le ali si sviluppino liberamente. 

Una singolarità di queste formicole si è che le 
uova si covano dalle più picciole, allevate dalle 
vecchie. Il signor de Geer trovò sotto una pietra 
una pinza juola accompagnata da più altre piccio- 
lette che pareano sua prole, e si collocavano spesso 
sotto il suo ventre, come pulcini sotto l'ali della 
lor madre. Egli le mise tutte in una cassetta piena 
di terra nuova , nella quale non si addentrarono, 
ma seguitarono a fare gran moto intorno alla più 
vecchia che si tenea tranquillissima. Avendo loro 
dato, per nutrirle, un pezzo di mela maturissima, 
la madre subito vi corse, e ne mangiò di buon 
appetito i ma le figlie con un poco meno di gusto. 
In capo ad una settimana trovò che queste aveano 
mutato spoglie , senza per altro gran cangiamento 
nelle loro forme. 

" Lo stesso naturalista, trovò sotto altra pietra 
un'altra pinza juola sopra molte uova, di cui 



l54 LA FORMICOLA PINZAJUOL A. 

prendeva grandissima cura. Ei pose Y una e l'al- 
tra in una cassetta piena per metà di terra nuova, 
sparpagliandovi per altro e sopra e dentro le se- 
conde. Ma bentosto la madre sì diede a raccoglierle 
colle sue mascelle, e in pochi giorni formò di 
nuovo il suo mucchio che mai non abbandonò. 
In capo a cinque settimane nacquero le piceìolette, 
tutte bianche, eccetto la coda, ove poteva scorgersi 
una materia bianca attraverso la pelle, con occhi e 
denti rossignì. Nutrite dì mele esse crebbero di 
giorno in giorno ; e morendo la madre ne divora- 
rono quasi tutto il carcame ; ciò che il signor Geer 
attribuì a mancanza d' altro cibo. Fra due mesi 
non ne rimase viva che una sola, che passò in 
seguito allo stato di crisalide. v • 

Gran danno cagionano le pinza ju|$e ne' giardi- 
ni; e de' guasti che fanno ne' fiori, ne' frutti, nei 
legumi, si accagionano sovente le lumache e gli 
scarafaggi. Il miglior mezzo di distruggerle sarebbe 
il sorprenderle in tempo di notte, quando si ab- 
bandonano alle loro depredazioni. Si attaccano 
ordinariamente cannelli di pipa con zampe di 
gamberi dietro le bacchette che sostengono i fiori, 
oppur canne dietro lo stelo degli alberi e le spal- 
liere, perchè le pinzajaole introducendovisi s'im- 
prigionano da se medesime. 

Si è creduto eh' esse potessero introdursi negli 
orecchj , penetrare fino al cervello degli animali, 
e dar loro morte. Ma la verità è che se talvolta 



LA FORMICOLA PINZAJUOLA. l55 

vi si introducono siccome fanno le mosche, le pulci y 
ed altri insetti, cercano tosto di uscirne» 

L'ANOBIO. 

E di colore oscuro, in qualche modo vellutato, 
con macchie brune irregolari, e lungo circa tre 
linee. Malgrado la sua picciolezza cagiona spessa 
fra il volgo gravi timori , per lo strepito che fa 
in certo tempo dell'anno, ond'è stato soprannomi- 
nato orologio della morte, traendosi da tale stre- 
pito un triste augurio per alcuna delle persone 
della casa ove è sentito. 

Verso la fine della primavera specialmente > 
fanno gli anobii lo strepito di eui si parla, ed al- 
tro non è che un segnale che si danno gli uni 
gli altri battendo otto o nove volte una sostanza 
dura colla parte superiore della testa. Si drizzano 
essi, giusta le osservazioni del signor Stackhous-e , 
riferite nelle transazioni filosofiche, sovra le loro 
zampe di dietro, ed indibattono con eguale agi- 
lità che forza, sicché talvolta rimane impresso il 
colpo che danno. Il signor StacTdiouse ne prese 
uno ( ed è difficilissimo lo scoprirli in grazia del 
lor colore bruno grigio simile al legno) e lo pose 
in una cassetta , che poi all' indomani aprì per 
fargli godere il calor del sole. L' insetto si mostrò 
svegliatissimo , arrampicandosi con gran celerità 
sovra pezzi di giunco e di legno fracido, finché 



i56 l'anobio. 

trovandosi loro in vetta, stese le sue ali per vo- 
larsene via. Allora avendo Stackhouse rimesso alla 
cassetta il coperchio , V insetto ripiegò le sue ali, 
stette tranquillo, e sopravvisse altri quindici giorni. 
Per quanto strana sembrar possa la cosa , è cer- 
tissimo che si riesce a domesticare gli anobj come 
altri insetti, Il dottor Derham tenne m maschio 
ed una femmina in una cassetta per ben tre set- 
timane , e imitando or coli' unghia , or colla punta 
di una penna il loro strepito, giunse a farsi da 
loro intendere e rispondere quante volte gli pia- 
ceva. Quando il maschio fu morto , la sua com- 
pagna rosicchiando il legno si aprì un passaggio 
-e disparve. 

LE TARME, 

Hanno d'ordinario mia linea di lunghezza, e 
a primo aspetto rassomigliano molto ai pidocchj. 
La loro bocca, però, osservata con un micro- 
scopio è rossigna, e gli occhi son gialli. Le loro 
antenne sono lunghe e appuntate ; e il loro dorso 
è talvolta , sebbene di rado , fornito d' ali. 

Gli insetti, di cui parliamo, si trovano comu- 
nemente nel legno fracido, ne' vecchi mobili, nei 
musei e ne' libri trascurati. Il maschio e la fem- 
mina fanno talvolta , per chiamarsi , uno strepito 
poco differente da quello di un oriuolo. La fem- 
mina depone le sue uova in luogo arido e poi- 



LE TARME. 1 57 

veroso, ove suppone di trovarsi al sicuro. Queste 
uova molto simili alle lendini de' pidocchio si 
; aprono generalmente verso il principio di marzo 
o poco più tardo. I piccioli tarli, quando ne 
escono, sono quasi impercettibili ad occhio nudo. 
Rimangono nello stato di larva molto simili ai 
vermicelli del formaggio per quasi due mesi , 
dopo i quali subiscono la loro metamorfosi. Si 
nutrono dì mosche e d' altri insetti morti ; e il 
loro numero, come la loro voracità cagionano 
spesso gran guasto ne' gabinetti di storia naturale. 
Quasi ogni sorta di sostanze serve alla loro vita ; 
e si può osservarli frequentemente occupati a cer- 
car briciole nella polvere , volgendole colla loro 
testa, presso a poco alla maniera de 5 porci. 

Nell'inverno, onde evitare gli incomodi del 
freddo, questi insetti si caccian nella polvere pro- 
fondamente. Nell'estate, stagione in cui sono nu- 
merosissimi, corrono, appena turbati, a nascon- 
dersi con tanta agilità , eh' è impossibile scor- 
gerli: fanno allora sentir di rado il loro strepito; 
ma ove non abbiano timore, non solo il fan 
sentire come in ogni altra occasione , ma rispon- 
dono a chi batte colf unghia. Ad ogni colpo il 
loro corpo prova una scossa, ed è come preso da 
uno slancio improvviso. Questa osservazione la 
dobbiamo al dottor Derham, che ebbe agio di 
esaminare un giorno questi insetti in uno fascio 
di carte poste sotto la finestra del suo gabinetto» 



l53 LE TARME. 

Egli ne dice che il loro strepito, il qual dirado 
si fa sentire prima di luglio, e dopo la metà di 
agosto , nel primo di questi due mesi è quasi con- 
tinuo il giorno e la notte. 



CAPITOLO VII. 

Come talor veggiam per lunga riga 
Le prudenti formiche innanzi e indietro 
Or andar or venir dal chiuso albergo 
Ai campi e i colli , che involando vanno ,* 
Chi tien la preda in sen, chi l'ha deposta, 
Chi ricercando ancor novello incarco 
Va quinci e quindi , perchè poi non manche , 
Quando il verno le assai , V amato cibo. 

Alamanni. 



LA FORMICA. 

Ira le formiche comuni d' Europa ve ne hanno 
di rosse e di nere, con pungolo e senza. Quelle 
armate di pungolo, se ne servono per ferire chi 
le assale; le altre fanno schizzare dalla parte in- 
feriore del loro corpo un fluido acido, che fa 
sulla pelle ristesso effetto dell'ortica. 

Si distingue nel corpo di questi insetti la testa , 
il corsaletto ed il ventre. Nella testa sono gli oc- 
chi affatto neri, e al di sotto di essi due picciolo 
antenne composte da dodici articolazioni coperte 
di setole fine. La bocca è fornita di due mascelle 
adunche, sporgenti, e guernite d'una specie di 
denti incisivi. Il corsaletto è coperto d'un fino 
velluto , e dal mezzo di esso escono sei zampe , 



l6o- EA FORMICA. 

lunghe e anch'esse vellutate con picciole grife 
per arrampicarsi. Il ventre è più rosso che il 
resto del corpo (il qual trae alla nocciuola bruna) 
brillante come uno specchio, e coperto di finis- 
simo velluto. 

Quanto sono più grosse, tanto le formiche sono 
più ardite; anzi talune il sono a segno, che non 
temono di assalire animali dieci volte più grossi 
di loro. Vivono esse in comunità composte di 
maschi, di femmine e di neutri, che soli sosten- 
gono la fatica della fabbricazione. Formano questi 
in terra un nido oblungo, in cui si trovano più 
passaggi ed appartamenti; e a formarlo qual di 
essi alza le fondamenta con un misto di terra e 
di glutine, che trasuda dal loro corpo; qual rac- 
coglie piccioli fili di ramoscelli o di germi, per 
farne travicelli e correnti ; qual compone di giun- 
chi e d' aride erbe i tetti , sotto cui mettere al 
coperto le provvigioni. 

A raccogliere queste , le formiche si affaccen- 
dano incessantemente. Una di loro, come ognuno 
può avere osservato , porta un grano ; un* altra 
una mosca morta; e spesso molte insieme si danno 
a portare il capo di un insetto più grosso. Ove 
incontrino sostanza loro confacente , ma troppo 
voluminosa, la divorano sul luogo, fino a che 
possano recarla altrove. È ben raro che tornino 
al formica jo senza bottino , o non vengano almeno 
per chieder compagne in qualche nuova depre- 



LA FORMICA. lól 

dazione. Se una di esse reca avviso di aver disco- 
perto qualche cibo ( un pezzo di zuccaro , di pane, 
di frutto ) anche nel piano più elevato della casa , 
tutte si schierano sopra una linea, e seguono fin 
lassù la loro conduttrice. 

Il dottor Franklin, essendosi persuaso che que- 
sti piccioli animali avessero qualche mezzo di 
comunicarsi i loro pensieri o i loro desiderj 5 
ebbe ricorso a più esperienze, che tutte più o 
meno lo confermarono nella sua opinione. Una 
fra l'altre, però , gli parve più convincente, Mise 
egli una pentola di terra, con entro un po' di 
teriaca, in un gabinetto. Molte formiche accorsero 
per divorare la droga; ma egli ne le cacciò. Indi 
con una funicella appese alla soffitta la pentola , 
ove essendo rimasta per caso una sola formica, 
fece gran corpacciata; ma quando volle andarsene, 
non sapea come. Alfine dopo molti tentativi sì 
attaccò alla fune, sali per essa alla soffitta, indi 
guadagnò la parete, e alfin scese a terra. Mezz'ora 
dopo si vide uno sciame di formiche, le quali 
per la parete rimontavano alla soffitta, e da questa 
per la funicella scendevano nella pentola; e di il 
a poco, mentre le une venivano, le altre già pa- 
sciute si partivano , onde si formavano due lunghe 
righe parallele; il che continuò fino a che la te- 
riaca fu affatto consumata. 

Ordinariamente le formiche ammucchiano con- 
siderabile quantità di differenti specie di grani> e 

Gabinetto T. VI. 1 1 



i-Ga ia formica-; - 

per impedir loro di germogliare nelF umidità delle 
celle che abitano , il loro istinto le porta a mor- 
derne la parte, ond' esce lo stelo. 

Le larve, che provengono dalle loro uova, e 
rassomigliano a vermi senza zampe, sono ben to- 
sto trasformate in crisalidi bianche, di cui spesso 
si fa uso per nutrire i pulcini de' fagiani, delle 
pernici e de' rcssignuoli. Ove sia scomposto il loro 
nido , le formiche ne formano un altro , recando 
in esso confusamente quanto poterono salvare del 
primo ; e poi separando le larve delle uova dili- 
gentissimamente. 

Nella calda stagione esse ogni giorno dalle dieci 
della mattina alle cinque del dopo pranzo acco- 
stano i loro piccioli vermi, alla superficie del loro 
asilo. Neil' altre ore li tengono al fondo , e co-f 
minciata la stagion delle piogge, tanto più. 

Le formiche alate hanno fra P a'itre distinzioni 
una picciola scaglia ispida sul filo, che lega il 
corpo al corsaletto. 

I maschi di qualsiasi specie sono più piccioli 
delle femmine, ma hanno gli occhi più grandi di 
loro, e frequentano poco l'abitazione comune. La 
occupazione unica delle femmine è quella di de- 
porre le uova, e il rigore del freddo spesso le 
distrugge. I neutri, che soli possono sopportarlo, 
passano però 1' inverno in uno stato di letargo. 
Questi come le femmine sono armati di un pun- 
golo, che i maschi non hanno. 



LA FORMICA. l63 

Grandi attenzioni mostrano essi per le femmine. 
Il signor Gould ci narra ch'ei ne avea posta una, 
appellata regina delle specie delle picei ole formi- 
che nere nere in una cassetta, nel cui coperchio era 
un forellino bastante pei neutri, ma non per essa. 
Quindi i neutri andavano e venivano pel suo ser- 
vigio , ne come fu morta , si distaccarono da lei, 
finché dopo due mesi, aperta la cassetta , ne tras- 
portarono 1' insensitiva spoglia. 

Le formiche s' arrampicano agli alberi , a cui 
dicesi che facciano molto danno. In 1 svizzera però 
si sforzano a stare sovr' essi per distruggervi i 
bruchi assai più perniciosi. 

Ottiensi , per quanto si asserisce , dalla loro di- 
stillazione un acido molto gustoso. Il signor Gon- 
sett, passeggiando in un bosco presso Gothembourg 
in Isvezia, osservò un giovane seduto presso una 
tana di formiche , il quale se le mangiava con 
gran piacere dopo aver loro strappato ali e testa. 
Ei disse che il lor sapore era presso a poco quello 
del succo di cedro, ma più aggradevole. 

Assicurasi che le formiche dell' Africa non ca- 
dano mai in letargo , e costruiscano i loro nidi , 
e facciano le loro provvisioni in maniera differen- 
tissima da quelle d'Europa. Sono esse, per ogni 
riguardo, assai più formidabili; e vene hanno di 
tre specie , rosse , verdi e nere. Il loro pungolo 
cagiona un dolore insopportabile; e il guasto che 
fanno è immenso. I montoni, i polli, i sorci, 
accostandosi ai loro asili, ne sono spesso uccidi. 



l64 LA FORMICA. 

La grande formica nera dell' America meridio- 
nale punge in modo egualmente pericoloso che 
lo scorpione; e dopo di essa la picciola formica 
gialla è la più terribile, poiché il dolore della 
sua puntura somiglia a quello prodotto da una 
scintilla di fuoco. Queste formiche hanno i lor 
nidi ( grandi talvolta come barili di quaranta 
pinte) fra i rami o nel tronco de' grandi alberi. 
Nella stagion delle piogge però si ritirano a certe 
loro cittadelle sotterranee, ove conservano le loro 
uova. Traccian ne' boschi de' sentieri larghi tre o 
quattro pollici, e sempre riportano sul dorso al 
loro formicaj o cariche pesanti, tutte della stessa 
natura e grandezza. 

Tre differenti sorta di formiche sì sono osser- 
vate nella nuova Galles meridionale. Alcune sono 
verdi come le foglie , vivono sugli alberi , e la 
loro grossezza varia della testa d' un uomo ad 
uno de' suoi pugni. I loro nidi sono formati di 
foglie larghe come una mano ripiegata, e unite 
insieme (con un fluido glutinoso che la natura 
ha loro dato) in guisa di borsa. Altre formiche 
sono affatto nere, hanno il loro asilo nell'interno 
dei rami d' un albero , onde trassero tutto il mi- 
dollo , senza che 1' albero ne soffra , e vanno ar- 
mate di un pungiglione. Altre finalmente furono * 
osservate nella radice d' una pianta , che cresce 
come il vischio sulla scorza degli alberi. Questa 
radice suol essere della grandezza media di un 



IA FORMICA. l65 

ravanello, e le formiche, abitandola, non le fanno 
quasi verun danno essendo più picciole delle for- 
miche rosse comuni. Esse hanno de' pungoli , ma 
poca forza per farli sentire, sebbene, attaccandosi 
alla mano e scorrendo pel corpo di chi talvolta 
svelle la radice lor prediletta, cagionino un prurito 
peggior del dolore. 

La formica del zuccaro , comparve per la prima 
volta nell'isola di Granata, o saranno quarantan- 
ni, in una piantagione di canne da zuccaro presso 
una baja distante due o tre leghe della città di 
San Giorgio. Indi si diffuse a tutte le coste , e 
non è a dire quanto guasto cagionò. La sua gran- 
dezza è media; il suo colore è un rosso cupo. 
Essa fa il suo nido , non solo sulla canna da zuc- 
caro , ma anche sul tiglio , sul cedro e sull' aran- 
cio , ove si trova protetta contro il vento e le 
piogge; e per compenso dell' ospitalità ne rode 
fin le radici. Essendosi proposti premj a chi tro- 
vasse il mezzo di distruggerla si trovò che il 
fuoco, l'arsenico e il sublimato corrosivo riusci- 
vano meglio che ogni altro. Più efficace però fu 
l'uragano, che sopravvenne nel 1780, fatalissimo 
all'altre isole dell'Indie occidentali, ma benefico 
in certo modo a quelle di Granata, ove altrimenti 
potea quasi rinunciarsi alla coltura dello zuccaro. 

Le formiche bianche si trovano nelf Indie orien- 
tali e in più parti dell' Africa e dell' America 
meridionale, ove i guasti che cagionano fanno 



l66 LA FORMICA. 

inorridir gli abitanti. Il signor Smeafhman, nelle 
Transazioni filosofiche le divide in tre classi : di 
operaje, di combattenti, e di alate o perfette, 
maschj e femmine, che altra cura non hanno che 
di propagare la specie. Le operaje sono le più 
numerose, ed avranno tre linee di lunghezza. Le 
militari o combattenti sono larviformi , lunghe 
circa sei linee , con bocca fatta per forare , men- 
tre quella delle prime è fatta per masticare. Le 
perfette hanno testa, ventre, corsaletto differenti 
affatto dall' altre , e di più quattro ali brune e 
trasparenti, con cui, a stagion convenevole, si 
trasportano da luogo a luogo, e formano nuovi 
stabilimenti. La loro lunghezza è allora di nove 

o 

linee circa; e ciascuna delle loro ali avrà due pol- 
lici e mezzo. Assalite dai rettili e dagli uccelli , 
che le divorano , sono spesso salvate dalle ope- 
raje , che formando per ciascuna coppia di esse 
una cameretta d'argilla, le rifugiano, le manten- 
gono, le trattano quai regine, mentre le militari 
vegliano alla loro difesa. Come la cameretta ha 
per le sue interne divisioni tutte le parti di una 
fortezza ; così 1© militari adempiono tutti gli offici 
di una vera guarnigione. /Sènza di questa mirabile 
provvidenza non si conserverebbe la specie. 



167 
IL FORMICOLEONE. 

E la larva di un insetto molto somigliante alla 
damigella, e prende il nome dal pascersi eli' egli 
fa di formiche. Nella maniera di prenderle e 
nella figura differisce poco dal ragno. Il suo corpo 
è composto di più anelli, e il suo colore è d'un 
grigio sporco, sparso di macchie nere. La sua 
testa è picciola e schiacciata ; ed escono da essa 
due corna, lunghe ciascuna due linee, dure, 
vote al di dentro, adunche all'estremità, e ripul- 
lulanti ove gli cadano. Invece di bocca egli ha 
mascelle incavate, con cui sugge la sostanza degli 
insetti di cui si nutre. 

La sua abitazione ordinaria è un luogo arido 
ed arenoso, sotto qualche vecchia muraglia, al 
coperto del vento. Ivi ei si forma nella sabbia 
una specie d'imbuto, di cui tiensi in fondo, aspet- 
tando pazientemente la sua preda. Quando una 
formica od altro picciolo incetto cammina in riva 
al suo picciolo posto o nascondiglio, gli fa neces- 
sariamente cadere addosso- qualche granellino, ch'è 
per lui un- segnale, ond'egli si slancia fuori, op- 
prime prima coir arena il- mal accorto, indi preu- 
dendolo colle sue corna, succintolo ne getta il 
carcame, ristaura gli scoscendimenti del suo mori- 
ticello , e si ritira. Vivendo in molte astinenze 
egli ha sempre molta fame; e quando mangia il 
sua corpo si gonfia notabilmente. 



?6S It FOHMICOLEONE» 

Il signor Poupart avendo, per farne esperienze, 
posto un formicoleone in una cassetta di legno 
con entro un poco di rena , lo coprì in seguito 
d' un vetro, in modo che altro insetto non potesse 
approssimarglisi. Il formicoleone formò il suo cono 
o imbuto , e si pose in agguato , coni' è della sua 
natura , ma inutilmente. In altra cassetta quel si* 
gnore ne mise un secondo , a cui si diede cura dì 
porger regolarmente mosche e formiche; né perciò 
potè scorgere veruna differenza tra i movimenti 
di questo e dell' altro. Solo, quando li fece uscire 
ambidue, dopo qualche mese, dalla loro prigione 
trovò che il primo avea molto diminuito la sua 
naturale grossezza , mentre 1' altro Y avea conser- 
vata intera. 

Se il formicoleone si fa la sua caverna in un 
mucchio o strato d'arena pura, il suo lavoro è 
facile ; ma trova gran difficoltà se è mista d'altre 
sostanze. Ei però non si perde d'animo, ma cerca 
di vincerle, usando la destrezza ove gli manca la 
forza. Ed è mirabile ad osservarsi come trattan- 
dosi di grosso ostacolo , per esempio di una pie- 
tra, mentre cerca di rimuoverlo, pensa a farlo in 
modo che non sia d' impedimento alle formiche , 
le quali vogliono accostarsi alla sua tana. 

Dopo aver vissuto qualohe tempo nello stato 
di larva, egli abbandona il suo buco e si profonda 
nell'arena. Ivi avviluppasi d'una tela fina, entro 
cui deve rimanere fino alla sua trasformazione in 



IL F0RMIC0LE0NE. j6q 

insetto alato. Questa tela è formata d' una specie 
di tela , che 1' insetto fila alla maniera de' ragni 3 
e d' una quantità di grani d' arena insìem cemen- 
tati per mezzo dì un liquor viscido che trasuda 
da' suoi pori. Neil' interno di essa, che veramente 
sarebbe per lui troppo dura , e non serve che a 
ripararlo dalle ingiurie dell'aria, ei ne fila un'altra 
assai più pura e più fina, d'un color perlino bel- 
lissimo, che copre tutto il suo corpo. Fra poco 
diviene una ninfa oblunga, in cui l'occhio dell'osser- 
vatore può distinguere la mosca, in cui l'insetto 
va ad essere lentamente trasformato. 

IL PUNTERUOLO. 

Alcune specie di punteruoli vivono sugli alberi 
e gli arboscelli , introducendo la tromba ne' lor 
più teneri rami, e così suggendone il succo; altre 
si nutrono soltanto d'erbaggi ; altre di grani di 
legni , e d' alcune sorta di funghi ; e poche altre 
stanno sotterra. 

Il punteruolo del grano è d' un bruno neric- 
cio, e di rado ha due linee di lunghezza. La sua 
bocca è picciola e lunga ; il suo corsaletto pun- 
teggiato, e quasi così lungo che il ventre. 

Anche dopo che le uova sono aperte, le larve, 
che poc' anzi vi erano rinchiuse, continuano a vi- 
vere qualche tempo nel grano medesimo ; ed è 
difficile il discoprir vele, tanto vi si tengono celate. 



I^O IL PUNTERUOLO. 

Crescono esse intanto di volarne col luogo della 
loro dimora, a spese della farina che vi è con- 
tenuta. Si cangiano frattanto in ninfe , restando 
tuttavia sotto la vota buccia, sino a che divenuti 
veri insetti ne scappano. Per conoscere i grani , 
che racchiudono i punteruoli e non la propria 
sostanza, co nvien gettarli nell'acqua, ove -queir in- 
dizio che non si ha dal loro volume, si ottiene 
dalla loro leggierezza. 

Onde rendere immuni i granaj dagli insetti di- 
struttori di cui favelliamo, usano i fìtta juoli di 
stendere le loro biade al sole, il che, dicono essi, 
ne li fa uscire. Vuoisi pure che si giunga a di- 
struggerli, mettendo fra le biade medesime rami 
di sambuco e di giusquiamo. Un parigino imma- 
ginò di introdurre nel suo granajo molte formi- 
che, le quali fecero a' punteruoli ostinatissima 
guerra, finché gli ebbero cacciati del tutto. 

Il punteruolo della nocciuola, così detto poiché 
trovasi spesso neh' interno di questo frutto , pro- 
viene da una larva o verme bianco , uscito da uu 
uovo bruno già deposto nel frutto medesimo 
quànd' era ancor tenero. Serve di nutrimento a 
un tal verme l' inviluppo della nocciuola , fino a 
che sia diventato troppo duro o troppo secco. Al- 
lora gli piace meglio la polpa della nocciuola 
medesima eh' ei rode intorno intorno regolarmente, 
respirando pel foro già fatto in essa da chi vi 
introdusse l'uovo., e mandando per quello gli 
escrementi. - 



IL PUNTERUOLO. 171 

Verso il settembre e talvolta un po' più tardo, 
la nocciuola matura cade a terra, e allora l'in- 
setto allargandone il foro che si disse , ne esce 
fuori, e si nasconde nella terra, ove preparasi al 
suo cangiamento. In breve diffatti divien ninfa, 
sinché verso il maggio seguente apparisce in forma 
di scarafaggio lungo tre linee, di color brano 
grigio , alquanto ovale , con tromba rossa e d'egual 
lunghezza che tutto il corpo, il quale posterior- 
mente finisce in punta* 

IL CAPRICORNO; 

E d' un colore violaceo scuro , un po' vellutato e 
punteggiato , e talvolta verdiccio sulla testa e sui 
corsaletto. Questo è rotondo e spongioso, e le sue 
antenne sono quasi così lunghe come il suo corpo. 
Gli: astucci delle sue ali sono stretti, tondeggianti 
verso la punta, e tronchi alla base. Le sue ma- 
scelle sono, graudi , forti , e formano ciascuna la 
sezione di un cono diviso longitudinalmente, e 
servono alla triturazione degli alimenti come due 
mole. La lunghezza di tutto il corpo è dalle 
quattro linee e mezzo fino alle sette e mezzo. 

E come larva e come insetto il capricorno pre- 
dilige fra gli altri il legno di abete ? tagliato da 
qualche tempo, ma non ancora spogliato della sua 
scorza. La sua femmina ha nell'estremità poste- 
riore del corpo un tubo, compresso ? che allunga 



ir-2 IL CAPRICORNO. 

o raccorcia a piacere , e pianta fra la scorza e il 
legno alla profondità di tre linee , per deporvi le 
sue uova, Levando la scorza è facile seguire la 
traccia della larva dal punto ove usci dell' uovo 
sino a quello ove compie per così dire sé stessa. 

Vicina a divenir ninfa si profonda essa obbltqua~ 
mente nella parte solida del legno fin tre pollici 
addentro; e il suo pertugio è di forma semicilin- 
drica. Essa non ha zampe , è pallida , coperta di 
peluria, divisa in tredici anelli, ed ba testa grande 
e convessa. Generalmente viene fuori dell' uovo 
in ottobre, verso marzo divien ninfa; e in mag- 
gio poi o in giugno compare fuor del legno come 
vero insetto. Gredesi eh' esso non vada attorno 
volando se non di notte. 

Il capricorno è veramente uno de' più begli 
insetti. Esala un odor forte e non disaggradevole; 
e preso fa sentire una specie di grido prodotto 
dallo sfregamento del corsaletto o della parte su- 
periore dell' abdornine contro gli astucci dell' ali. 



CAPITOLO VII! 

Adunque V api nell' aprir dell' anno 

Son tutte di dolcezza e d J amor piene : 
Allor son vaghe di veder gli adulti, 
E la dolce famiglia e i lor figliuoli ; 
Àllor con artificio e industria fanno 
Loro edifici e celle, e con la cera 
Tiran certi angoletti eguali a filo 9 
Lineando sei facce ; perchè tanti 
Piedi ha ciascuna : o uiagisterio grande 
Dell* api architettrici e geometre! 

RUCELLAI. 



1/ APE DOMESTICA. 

J_ja prima e più osservabile parte, che deve 
considerarsi nell ape domestica, è la tromba di 
oni essa fa uso, onde estrarre il succo dai fiori. 
Questa non è già, come nell' altre mosche, in 
forma di tubo per cui il fluido possa essere aspi- 
rato, ma somiglia piuttosto a spazzola o a lingua. 
L' ape inoltre ha denti, con cui dà forma alla 
cera, che trae da' fiori insieme col mele, di cui 
empie le cavità delie sue cosce posteriori, finche 
non potendo caricarsi davvantaggio torna all' al- 
veare. Il suo ventre è diviso in sei anelli , che 
raccorciano il corpo, scorrendo gli uni sopra gli 



i^jj, l'ape domestica. 

altri. Nel ventre, oltre gli intestini, racchiude un 
pungiglione , un sacchetto di veleno , ed uno di 
mele raccolto, porzion del quale è da lei versata 
nelle cellette dell'arnia, onde comporne i favi, 
porzione mangiata , o serbata pel nutrimento del- 
l' inverno. 

Il pungolo che le serve dì difesa, contro i suoi 
nemici è composto di tre parti, cioè del fodero 
e di due dardi picciolissimi e con più punte, che 
cagiona un gran dolore , e la cui ferita sarebbe 
meno pericolosa, se non fosse anche avvelenata. 
Talvolta il fodero stesso piantasi talmente nella 
piaga , che Y ape è costretta di lasciarvelo , onde 
ella poco appresso ne muore. Parrebbe a prima 
giunta desiderabile eh' ella non avesse un pungolo 
tanto crudele, ma poi riflettendo al gran numero 
d' insetti pigri e aifamati , che tendono di conti- 
nuo a godersi il frutto della sua industria, si vede 
che quell' arme le è di necessaria difesa. 

Vi hanno tre differenti specie d' api in ciascun 
alveare, le opera j e (e son le più numerose) che 
credonsi neutre, nate soltanto a falicare e nutrire 
quelle, che per la loro picciolezza non possono 
ancor cercarsi il cibo : i fuchi, più scuri, più lun- 
ghi e più grossi di un terzo, i quali si crede che 
siano i maschi e non oltrepassano i cento in un 
alveare di sette o otto mila api: le regine, più 
grosse de" fuchi , ciascuna delle -quali, dicesi , de- 
pone quante uova bastano a formare un intero 



l' ape domestica. i^S 

sciame. Secondo alcuni naturalisti non avvene che 
una per alveare , secondo altri più recenti e più 
esatti se ne contano cinque o sei. 

Le api vivono in comune , e sono modelli di 
attività, di vigilanza^ d'industria, e di regolarità. 
Quando cominciano a faticare ne' loro alveari si 
dividono in quattro compagnie, V una delle quali 
vola pe' campi in cerca de' materiali necessarj , 
un' altra si occupa della disposizione del fondo e 
delle cellette , che si compongono di cera , una 
terza è impiegata ad addolcirne gli angoli interni, 
e la quarta è incaricata di provvedere al nutri- 
mento dell' altre , e al loro sollievo quando sono 
stanche. Tutti questi offici sono spesso commutati 
fra loro. 

Tanto è 1' ardore di cui sono animate , che in 
un giorno far possono in un alveare quante celle 
bastino a contenerne tre mila. Queste cellette sono 
perfetti esagoni (figura, secondo il geometra Pappo, 
la più convenevole , come quella per cui è per- 
duto il minore spazio possibile) si alzano le une 
sopra le altre , e si combaciano fra loro esattissi- 
mamente. Gli alveoli, che racchiudono i favi del 
mele son doppi , e chiusi al piede. 

Come P abitazione dell' api ha bisogno d' es- 
sere ben chiusa, ciò che le manca per ignoranza 
o incuria di chi le fabbrica , è supplito della di- 
; ligenza dell' api medesime , le quali ne turano 
ogni picciola fenditura con gomma d' odore assai 



2 76 l' ape domestica» 

aggradevole e più salda che la cera. Quand' esse 
cominciano a farne uso, questa gomma è ancor 
tenera, ma acquista di giorno in giorno più con- 
sistenza, fino a che preso un color bruno , diviene 
assai dura. Le api la portano sulle lor zampe di 
dietro, e credesi che la raccolgano sulla betulla, 
sul salice e sul pioppo. 

Se si esaminano questi insetti attraverso un al- 
veare di vetro, a giudicarne della prima appa- 
renza, non si trova fra essi che anarchia e con- 
fusione , ma poi è facile accorgersi quanto util- 
mente e con tjuale costanza ciascun di essi si oc- 
cupi. I loro denti sono il loro grande strumento 
di costruzione, e l'intelligenza che in questa ma- 
nifestano è sorprendente. Cominciano sempre dalla 
sommità dell'alveare, gettando prima le fonda- 
menta de' loro fiali , che accrescono di mano in 
mano secondo l'uopo, ripartendosi fra loro le 
varie fatiche , onde tutta Y opera proceda con in- 
finita prestezza. I fiali che racchiudono varie cel- 
lette sono quasi sempre disposti parallelamente gli 
uni agli altri , e fra essi avvi un intervallo © via 
di sufficiente grandezza , per cui possono cammi- 
nare due api di fronte. Altre viuzze coperte ab- 
breviano loro, all'uopo, i passaggi. Le cellette 
per le più giovani sono formate con più cura ; 
quelle pei fuchi sono più grandi j quella dell'ape 
regina è la maggiore di tutte. 

Il miele non è la sola sostanza, di cui le api 



L APE DOMESTICA, Ijy 

si nutrano. La polvere seminale dei fiori, di cui 
a loro cera si forma , è anch' essa uno de' loro 
cibi prediletti, e mentre se ne pascono nell'estate, 
ne fanno ampia provvisione pel verno, La cera 
onde i loro fiali o favi sono composti , serve anche 
essa al loro alimento. Quando i fiori, su cui ordina- 
riamente si posano, non sono interamente dischiusi , 
e quindi non offrono loro quantità di, polvere suffi- 
ciente-, esse pungono co' loro denti le antere de- 
gli stami , che la racchiudono, ed affrettano cosi 
i progressi della vegetazione. In aprile ed in mag- 
gio- sono esse occupate da mane a sera a racco- 
gliere questa polvere , ina verso mezza state , 
quando fa grandissimo il caldo, noi sono, che di 
bel mattino. 

Due stomachi hanno le api , uno per la cera 
l'altro pel mele. Nel primo la polvere dei fiori 
è- cangiata e ridotta in cera, che dapprima è 
bianca , poi ingiallisce e quasi divien nera , se 
sta troppo a lungo, nell' alveare. Il mele , come 
già si disse, è estratto per mezzo della loro tromba 
dal nettare de'fiori e dalla loro bocca passa nell'al- 
tro de-' loro stomachi; la cui membrana e traspa- 
rente, sicché si vede facilmente quand' esso e 
pieno. 

Esse vanno e vengono dai fiori all'alveare per 
scaricarvi il mele raccolto , e dall' alveare ai fiori 
per raccoglierne del nuovo. Avviene talvolta che- 
si incontri un'ape affamata con una piena, e que» 
Gabinetto T. VI. Ia 



17-3 i7 ape domestica, 

sta allora stende la sua tromba, apre la bocca e 
in essa dal suo stomaco riduce il mele, che l'altra 
parimente colla sua tromba sugge per alimen- 
tarsene. 

Nel cattivo tempo le api si nutrano del mele 
deposto nelle celle aperte; ma fin che la campa- 
gna lascia sperare qualche raccolta mai non toc- 
cano il serbatojo d' inverno , che è ben sigillato 
con cera. 

Per quanto le api d' uno sciame sembrano nu- 
merose, esse provengono tutte da una sola madre. 
Réaumur dice che ove si apra in certa epoca 
dell' anno il corpo di un'ape , si troverà eh' esso 
contiene più rnigliaja d' uova. Egli stesso ne ha 
numerate ben cinque mila. 

La regina dell' api è facilmente distinguibile 
dall' altre per la grandezza e la forza del suo 
corpo. Da lei dipende il ben essere e la conser- 
vazione di uno sciame, ond' ella è oggetto delle 
cure comuni. E facile vederla di tempo in tempo, 
seguita da numeroso corteggio, andar di cella in 
cella , immergervi 1' estremità del suo corpo , e 
lasciar cadere un uovo in ciascuna. Un giorno o 
due dopo esce da quest' uovo la larva, sotto la 
forma d' un vermicello , avvolto in se stesso e 
dolcemente adagiato in mi letto di bianca gelatina 
su cui incomincia a nudrirsi di ciò che gli por- 
gono le api comuni, piene di tenerezza per lui. 
Fra pochi altri giorni interamente cresciuto è da 



l' ape domestica. 179 

esse chiuso con cera nella sua celletta , eh' egli 
tappezza interamente di cera, ed indi subisce la 
sua trasformazione. Quando comincia a mostrarsi 
come insetto alato è assai debole e indolente, ma 
fra poche ore acquista forza abbastanza per pren- 
dere il volo ed accingersi alla fatica. All' istante 
che quest' insetto esce dalla sua celletta , le api 
operaje le accorrono in folla d'intorno, e leccano 
le parti umide del suo corpo colla loro lingua. 
Altre gli apportano mele per nutrirlo; altre si 
danno a pulire il luogo da lui lasciato e a pre- 
pararlo per un nuovo abitatore. 

Le api operaje o neutre sono sempre in un 
alveare da sedici a diciotto mila, armate di pun- 
giglioni, che mancano ai fuchi, i quali verso il 
settembre sono da esse uccisi. Tanto è V attacca- 
mento fra queste e la regina, che morendo essa, 
cessano tutti i lavori della comunità, anzi tutto 
lo sciame disperdesi , ove d' altra regina non sia 
provveduto. Così una regina, ove sia tratta dall'ar- 
nia e separata dall'api operaje, ricusa di man- 
giare, e fra quattro o cinque giorni muor di fame. 

Il minimo grado di freddo intirizzisce gli in- 
setti di cui parliamo ; e se nell' inverno non si 
tengono ben stretti gli uni contro gli altri, peri- 
scono. I loro nemici sono le vespe, i calabroni, 
che li fendono in due co' loro denti , onde suc- 
chiare il mele, che hanno nella vescica. Si veg- 
gono talvolta anche le passere portarne via nel 
becco e nelle zampe. 



1S0 l'ape domestica. 

L' ingegnoso signor Wildham possedeva un se- 
greto, per cui potea fare che uno sciame d' api 
si attaccasse alla sua testa , alle sue spalle o al 
suo corpo in maniera sorprendente. Più persone 
lo hanno veduto bere un bicchier di vino col 
volto tutto gremito d' api, alcune delle quali ca- 
devangli nel bicchiere stesso ; ma il conoscevano 
troppo bene perchè si sentissero spinte a ferirlo 
col loro pungolo. Egli talvolta facea con loro da 
generale, schierandole in ordine di battaglia sopra 
una tavola , e dividendole in reggimenti , batta- 
glioni j compagnie. All' istante eh' ei pronunciava 
la parola: marcia! tutte si avanzavano regolaris- 
simamente come truppe ben disciplinate. Ei le 
avea rese tanto mansuete, che mai non pungevano 
alcuna delle persone, le quali venivano ad ammi- 
rare questo singolarissimo spettacolo. 

L'APE MINATRIGE, 

E grossa come la prima falange del dito me- 
dio, e si vede in tutti i campi e su tutti i fiori. 
Compone il suo nido entro buchi sotterra con 
foglie aride, cera e pelurie, coprendolo con mu- 
sco 3 onde preservarlo dalle ingiurie del tempo. 
Questo nido., per lo più solitario, è presso a poco 
della grossezza di una noce moscada, è rotondo; 
e il mele vi è contenuto in una specie di sacco. 
Talvolta parecchi nidi sono riuniti in forma di 
grappolo d' uva. 



L'APE MINATRICE. l8l 

Poche sono le femmine di questa specie , e 
somigliano a vespe. Quando hanno deposte le 
loro uova nei nidi, che si disse, i maschj, le ri- 
coprono con cera. Ignorasi se abbiano o no una 
regina. Si vede però una tra esse molto più 
grande dell'altre, la quale non ha ali né velluto 
sul suo corpo . ed è tutta nera e lucente , come 
legno d' ebano levigato. Essa visita di tempo in 
tempo T opere dell' altre ed entra nelle celle , 
come per esaminarle. 

Alla mattina le giovani api minatrici sono molto 
pigre, fino a che verso le sette ore una delle 
più adulte, mostrandosi a metà corpo fuori della 
sua celletta , posta al di sopra dell' altre , e ron- 
zando per una ventina di minuti , le mette tutte 
in movimento. Il mele di queste api non è sì fino 
e sì aggradevole, come quello delle comuni, e 
la lor cera è molto men chiara e solubile. 

L'APE CARDATRICE. 

Quasi tutte le api cardatrici periscono nell'in- 
verno, e non ne sopravvive che un picciol numero 
di femmine , le quali poi compajono assai presto 
in primavera. Appena infatti i salici cominciano 
a fiorire , si veggono occupate a raccogliere il 
mele sui gattoni delle femmine e il polline dei 
maschj. I neutri si mostrano un poco più tardo; 
e i maschi son più comuni in autunno , quando 



iSll l'ape cardatrice. 

è vicina la fioritura de' cardi , su cui si veggono 

spesso quasi ioebbriati di dolcezza. 

I nidi delle api, di cui parliamo, sono ordina- 
riamente posti ne' prati o in altri luoghi di pa- 
scolo, e talvolta anche ne' boschetti, e nelle siepi, 
ove le radici sono più intricate, o anche fra cu- 
muli di pietre. Quand' esse non trovano qualche 
cavità , che serva al loro uopo , se ne formano 
una a gran fatica, ricoprendola con grossa volta 
di musco, e intonacandone interiormente le pa- 
reti con una specie di cera comune. Il musco di 
cui dicevamo, se lo fanno passare dall' una all' al- 
tra schierate in fila di quattro o cinque, strappan- 
dolo talvolta a molta distanza dai nidi , ove alfin 
deposto è lavorato e intrecciato con molta de- 
strezza. Questi nidi hanno spesso sei o sette pol- 
lici di diametro , e s' alzano quattro o cinque al 
di sopra della superfìcie della terra. Ove si levi la 
coperta di musco si scoprono favi irregolari, l' uno 
sopra T altro , ma non congiunti , e di grandezze 
differenti. Consistono essi in certo numero di cel- 
lette oblungo d' una sostanza serica , attaccate in- 
sieme e formate dalle larve prima di subire la 
lor metamorfosi. Sono esse di tre dimensioni , 
proporzionate a quelle dei tre sessi. Lo spazio 
vóto fra cella e cella è riempito di pasta bruna 
fatta con grossa cera o polline preparato con mele. 
Al di sopra del favo stanno tre o quattro cellette 
di cera comune in forma di pallottole , aperte 
all'alto^ e ricolme d'un mele dolcissimo. 



i/ape cardatrice, i83 

Quelle masse di pasta bruna, di cui facevasi 
cenno poc'anzi, sono destinate al nudrimento delle 
larve, e in esse son deposte le uova dalle tre 
alle trenta. Di rado trovatisi in un nido più di 
cinquanta abitanti, fra cui le femmine son le più 
grosse. Ed esse e i maschi si alfaticano insieme 
coi nèutri alla costruzione e riattazione della lor 
casa, esposta alle invasioni dei topi campagnuoH 3 
delle puzzole, e d' altri nemici. 

Le larve di questa specie sono simili a quelle 
dell'api domestiche, ma hanno i fianchi segnati di 
macchie nere trasversali e irregolari. Cangiate ia 
ninfe tengon la testa rivolta verso il fondo , pel 
quale poi escono. 

Quando le api cardatrici camminano sopra terra, 
ove si faccia suonare un dito dietro di loro, al- 
zano tosto tre zampe dell' uno de' lati onde di- 
fendersi; ciò che dà loro un' aria grottesca. 

Alia stessa specie di api appartengono quella 
di color rancio, quella dei papaveri, la spaccatrice 3 
la foratrice-, la vellutata , ciascuna delle quali ha 
certe particolarità di forme e di costumi, che sa* 
ria lungo il descrivere. Gi limiteremo a dire 
qualche parola della muratrice. 

Essa ha circa nove linee di lunghezza ; il suo 
corpo è vestito di un folto velluto , nero nella 
femmina e rosso nel maschio; le sue mascelle sono 
grandissime, sporgenti, e terminate in due denti 
©itasi; le ali san nere con una tinta di violetto j 



m L APE CARDATRICE. 



F ab domine è un po' conico, ed ha al di sotto 
una ciocca di velluto di color rancio; e le estreme 
articolazioni delle zampe sono rossigiìe. 

Quest' ape prende il suo nome dal far essa 
il nido con limo o calcina , irregolarmente al di 
fuori, ma con molta regolarità al di dentro, pe- 
rocché vi sono distribuite molte cellette , conve- 
nienti ciascuna ad una larva, simile assai a quella 
dell' ape domestica. Tali cellette , che non oltre- 
passano il numero di quindici hanno tutte egual- 
mente un pollice d'altezza sopra uno di diametro, 
e prima che l'ingresso ne sia chiuso, rassomigliano 
per la forma ad un dado. 

Quando una celletta è formata, l'ape muratrice 
( che è sempre una femmina ) vi depone in ab- 
bondanza polline misto con mele pel nutrimento 
di chi deve abitarla; e depostovi il suo uovo la 
ricopre , ed indi passa ad una seconda. Fra le 
varie cellette sono più spazii voti , che 1' api 
riempiono del cemento , di cui quelle sono for- 
mate , e spargono su tutto grossa arena , sicché 
alla fine l'opera diviene di tal durezza, che nem- 
meno colla lama di un coltello si giugne a rom- 
perla. 

Potrebbe credersi che siffatta durezza , e la 
tanta industria che le nostre api dimostrano, onde 
proteggere la loro prole contro i nemici , che 
1' insidiano , fossero a tal uopo assai più -che 
sufficienti. Ma avviene che se dai nemici di fuori 



tl' AFE CARDATRICE. : lo% 

non hanno a temere cosa alcuna, hanno però a 
temere moltissimo di quelli che loro nascono in 
casa, e sono una specie d'icneumone e una spe- 
cie di scarafaggio, di cui furono introdotte le uova 
nelle loro cellette, prima che fossero terminate. 

Le api, di cui parliamo, si fanno pur la guerra 
fra loro , il più delle volte per usurparsi i nidi, 
che sogliono durare più stagioni. Quindi si veg- 
gono in aria andare Y una contro dell' altra con 
molto impeto , ed ora cadere ambidue a terra 3 
or questa alzarsi sopra di quella per avere mag- 
gior vantaggio, ora per ischivarne i colpi volare 
lateralmente, oppure all' indietro; il che può os- 
servarsi fra le mosche comuni ed altri insetti. 

Li VESPA. 

Vi hanno almeno ventotto specie di vespe. La 
comune è più lunga, in proporzione della sua 
grossezza che non Y ape, Il suo corpo è d' un 
giallo dorato con macchie triangolari al di sotto, 
e nere da ciascun lato. Le mascelle sono intagliate 
a crescenza ; e per mezzo di esse 1' insetto può 
tagliare e trasportare checche sia, malgrado ogni 
durezza. 

Sogliono le vespe divorar frutta, carni, cose 
zuccherine e particolarmente il mele delle api , 
gran numero delle quali divengono annualmente 
laro vittime. Ogni comunità di vespe, non diver- 



1 86 LA VESPA. 

samente da quelle dell' api medesime , è composta 
di femmine o regine, di fuchi o maschi e di 
operaje. Le due prime classi sono destinate alla 
propagazione della specie , e F altra al nutrimento 
e alla difesa della generazione nascente. 

Come r api, anche le vespe costruiscono degli 
alveari e quasi con ugual arte. Scelgono ordina- 
riamente un Luco incominciato da qualche topo 
campestre o talpa, o altro animale a livello del 
suolo, o più spesso in riva d'un luogo elevato; 
lo ingrandiscono, lo rivestono interiormente di fi- 
bre sottilissime di legno da loro segato e quasi 
impastato con un glutine che esce dal loro corpo. 
Indi formano di questa pasta medesima, che sanno 
render sottile co me carta , le loro cellette con geo- 
metrica esattezza. Sono esse destinate alle larve 3 
provenienti dall'uovo (di color bianco, trasparente 
e di forma oblunga ) che la femmina lasciò cadere 
in ciascuna. Queste larve sono nudrite dalle ope- 
raje, che danno loro di tempo in tempo una spe- 
cie d' imbeccata , come gli uccelli ai proprj pul- 
cini. Quando sono sì grosse da empire interamente 
la propria cella, cessano di mangiare, e comin- 
ciano a filare una seta finissima, onde chiudono 
la propria abitazione. Trasformate alfine in veri 
insetti escono di questa, e prendono a poco a poco 
il colore e la forma delle grandi vespe. 

Durante Y estate la vespa madre continua a far 
taova a fkichè abbia prodotto quindici o sedici mila 



LA VESPA. 187 

neutre o operaje oltre cinque o sei cento fra ma- 
schi e femmine. A misura che il sole si allontana 
e il freddo sopravviene , le vespe divengono pigre, 
e non escono che a poca distanza dalla loro abi- 
tazione, per lo più sul mezzo giorno. Quando poi, 
diventando rare le provvigioni, comincia la fame, 
allora cominciano fra loro le stragi;, ove le larve 
sono gettate fuor del nido , tutto è furore e con- 
fusione. Alfin succede una malattia di languore, 
che le fa quasi perir tutte nel verno , prima le 
operaje , poi i maschi , poi anche varie delle fem- 
mine. Quelle che sopravvivono , divengono la pri- 
mavera seguente fondatrici di nuove repubbliche. 
Le femmine sono più forti, e sopportano me- 
glio che i maschi e ì neutri i rigori del verno. 
I maschi, assai meno indolenti di quelli dell' api , 
si mostrano di rado prima della fine d' agosto , e 
la loro sola occupazione sembra quella di nettare 
il nido. Del resto, come appunto i maschi delle 
api, sono privi di pungiglione, laddove le femmine 
e ì neutri lo hanno pieno d' un liquor velenoso , 
che introdotto nella ferita produce infiammazione 
e considerabile dolore. Questo pungolo consiste 
in un tubo internamente vóto , la cui estremità è 
acutissima, e alla cui radice è un sacco il qual 
contiene quel liquido, di cui si è detto. In esso» 
tubo poi stanno, come in un fodero, delle picciole 
lance 9 colla punta F una un poco al di sotto del- 
V altra ., e 1' astice! uola uncinata, onde si piantano 



l38 LA VESPA. 

nella piaga che fanno ; e talora vi rimangono , 
quando le vespe impaurite sono forzate a fuggire. 

LA MANTIDE. 

Hanno le mantidi figura veramente straordinaria 
e romanzesca più che nessun altro animale; onde 
è che la superstizione della gente ignorante e cre- 
dula ha loro attribuiti poteri, che non si trovano 
in tutta P estensione della natura. 

La maniera straordinaria particolarmente con 
cui esse stendono le zampe anteriori, ha loro 
acquistato il nome d'indovine, e l'opinione che 
siano atte a svelare tutti i misteri che riposano 
in seno all' avvenire. E poiché stanno quasi sem- 
pre sedute sulle zampe di dietro , mentre tengono 
alzate e incrociate quelle davanti , si è supposto 
che fossero in una specie di commercio colle po- 
tenze superiori. Si è pure immaginato, vedendo 
come allungano talvolta queste zampe or a dritta 
or a sinistra , che additino cortesemente il cammino 
a chi noi conosce. 

Il dottor Smith nel suo viaggio sul continente, 
racconta di loro cosa la quale è tutt' altro che cor- 
tese. Perocché dice che avendo un gentiluomo 
presi di tali insetti , un maschio ed una femmina , 
e messili sotto un vaso di vetro , la femmina, che 
anche in questa specie è sempre la più grossa , 
divorò prima la testa e la parte superiore, poi il 
resto del corpo del suo compagno. 



LA MANTIDE. 289 

Le uova delle mantidi sono conservate in una 
specie di sacco oblungo d' una sostanza densa e 
spongosa, fissato pel lungo fra i rami di qualche 
pianta. Le larve all' uscirne, hanno un mezzo pol- 
lice di lunghezza. E maschi e femmine , prima 
gli uni e poi r altre, muojono quasi sempre in 
ottobre. 

La pazienza di questi insetti nel!' aspettar la loro 
preda è veramente singolare, e l' atteggiamene), 
di cui si parlò , accennando come fu interpretato 
dalla superstizione, non è che un mezzo onde 
impadronirsene. Allorché hanno fissato cogli occhi 
un altro insetto, di rado il perdono di vista, ben- 
ché talvolta passino più ore prima che il possano 
assalire. Se accade che il veggano alquanto al di 
sopra della loro testa, alzano ed allungano pian 
piano il loro corsaletto, coli 5 ajuto di membrane 
flessibili, che il legano al ventre; indi tenendosi 
sulle loro zampe posteriori , vanno drizzando le 
parti anteriori del loro corpo. Ove così riescano 
ad approssimarsi all' insetto quanto è necessario , 
aprono ed allungano le estreme articolazioni delle 
zampe dinanzi, il prendono e le stringono fra le 
punte schierate sulla seconda di queste articola- 
zioni. Ove non riescano, benché ritirino le zampe, 
sempre le tengono distese, aspettando momento 
più opportuno. Che se l'insetto si allontana, esse 
lo seguono , volando o strascinandosi pianamente 
dietro di esso come farebbe un gatto, e se quello 



IOO LA MANTIDE. 

si arresta, esse si drizzano come prima. Hanno 
le mantidi due pupille nere^ le quali si muovono 
per ogni verso, di modo che possono in ogni 
punto vedere la loro preda. 

La mantide foglia morta rassomiglia talmente 
per la forma e pel colore ad una foglia dissec- 
cata, massime quando ha piegate l'ali, che a 
prima vista è facilissimo ingannarsi. Perocché essa 
è d'un color bruno giallognolo, e col suo corpic- 
ciuolo in sé ristretto pare una costa o picciuolo 
di foglia. Questa mantide si trova nelF India. 

LO SFESSE. 

Gli insetti di questo nome si trovano partico- 
larmente ne' boschi e fra le siepi. Le loro larve 
si nutrono d' insetti morti, ne' corpi de' quali le 
femmine depongono le loro uova. Essi hanno an- 
tenne composte di dieci articol azioni , una specie 
di bocca armata di mascelle , ali che non posson 
piegarsi, e pungiglione neutro nascosto nell' interno 
dell' abdomine. 

Il torniajo selvatico ( una della specie di que- 
sto genere ) si tiene in luoghi abitati degli uo- 
mini , a cui mai non fa valontariamente alcun 
male; ma è il terrore di tutti gli insetti più pic- 
cioli di lui. Egli abita de' buchi entro terra sul 
pendìo delle colline o delle rupi, o ne' muri delle 
capanne e delle case isolate. Le uova delfa sua 



LO SFESSE, I9I 

femmina sono deposte in fondo a cellette , prov- 
vedute di carcami d' insetti pel nudrimento delle 
larve, e in seguito ricoperte. 

Lo sfesse della sabbia comune, 1? a due antenne, 
composte di tredici articolazioni, sul dinanzi della 
testa 4 F abdomine in forma di mazza , riunito al 
corsaletto per mezzo di un peduncolo di doppia 
articolazione ; e il colore così del corpo come 
dell'ali, alternativamente nero e ferrugineo. 

Quest' insetto è comunissimo ne' dintorni delle 
montagne sabbiose esposte al sole nelle contee di 
Norfolk e Suffolk, ma di rado si vede in quelle di 
Londra. Si distingue facilmente pel peduncolo pro- 
lungato di cui si disse, e per le sue ali, ebe sono 
aliai picciole. Quando vola porta sempre l' abdo- 
mine in aria, di modo che forma quasi un angolo 
retto colla parte del suo corsaletto, che vi si trova 
attaccata. 

Lo sfesse della sabbia azzurra , quand' è alato , 
ha circa nove linee di lunghezza. Le sue antenne 
son nere e le ali sfumate d' azzurro , e frangiate 
di nero. Quest'insetto si trova nella Carolina e 
in alcune altre parti dell' America settentrionale. 

Lo sfesse della sabbia di Pensilvania ha più 
d'un pollice di lunghezza, è di color nero, con 
ali traenti al violaceo. Si trova comunemente 
nell'America settentrionale, ove si nutre di locu- 
ste e d' altri insetti , non che di varie sorta di 
frutta. 



I(}2- LO 3FESSS. 

Le ultime due specie di sfessi, di cui abbiamo 
parlato, formano il loro nido con molta intelligenza. 

LA CICADELLA. 

Si trova nell'Oriente e nell'America. Gli astucci 
delie sue ali sono verdi con orli rossi e ricurvi , 
e le ali sono macchiate di nero. A lei debbono 
j Cinesi quella cera bianca e sì fina, che tanto 
è stimata nell' Indie orientali , e veramente vai 
meglio di quella delle api. La raschiano in autunno 
dai rami degli alberi , su cui la cicadella suol 
deporle, la fanno fondere e coagulare ed indi 
mischiandovi olio, ne compongono candele. 

Quando la cicadella è ancor larva, si fa ammi- 
rare per la sua forma veramente elegantissima. 

Altra specie di questo genere è la cavalletta 
d'America, la quale è comunissima specialmente 
nella Pensilvania. Essa apparisce dapprima nello 
stato di ninfa, e poi d' insetto alato. Per qualche 
tempo è affatto bianca, ha gli occhi rossi, e sem- 
bra molto debole e delicata. Ma tosto si fa ro- 
busta, acquista un colore bruno scuro, e spiega 
quattro ali graziosamente colorate e trasparenti. 

Volano gli insetti della specie, di cui parliamo, 
da un albero all' altro con molta agilità. Il ma- 
schio attira la femmina col suo canto strepitoso. 
Questa depone le sue uova sulla fine di maggio, 
foraado a tal uopo i rami più teneri degli alberi 



LA CICA.DELLA. I0,<5 

col dardo della sua coda. Le uova sono ivi de- 
poste a dodici a diciotto in linee molto strette ; 
e le larve che ne escono vi trovano nel midollo 
un cibo molto conface vole alla loro debolezza- 
Giunte a maturità si lasciano cadere a terra ove 
si formano asili profondi due piedi e forse più» 
In breve poi divenuti insetti si spargono per la 
campagna, e cagionano danni grandissimi a tutti 
gli alberi fruttiferi. 

Altra specie di cicala è la cecrepide schiumosa ; 
la quale è di color bruno con alcune macchi© 
bianchicce all'orlo dell' ali superiori, Essa è co- 
munissima ne' pascoli , e tanta agile che ove 
tenti di prenderla la vedi saltare alla distanza 
di due o tre piedi. Le larve che escano dalle 
sue uova depongono sulle foglie delle piante una 
sostanza schiumosa, entro cui in un quarto d' ora 
si cangiano in ninfe e poi in insetti alati». 

LA COCCINIGLIA. 

La testa e il tranco dell' insetto conosciuto sotto» 
il nome di cocciniglia sembrano non formare che 
un sola eorpo compressa, ovale e rosso, della 
forma presso a poco e della grandezza d'un pic- 
ciolo pidocchio. Questo corpo presenta all'occhia 
dodici anelli trasversali; il dorso ha la forma d'una 
chiglia di nave, e il ventre è schiacciato. Le sue 
antenne eguagliana in lunghezza la metà del' corpo. 
Gabinetto T. VI. *3 



igj LA COCCINIGLIA. 

sono filiformi e divergenti, e guernite di due o 
tre peli. La sua coda è un picciolo punto bianco, 
onde partono in direzione orizzontale due peli 
egualmente lunghi che tutto il corpo. 

Le larve di questa specie escono in novembre 
e dicembre dal ventre della loro madre. Per qual- 
che tempo esse percorrono i rami su cui vennero 
alla luce, e si fissano alfine sulle estremità succu- 
lente de' giovani germogli, ove si vedono ancora 
verso la metà di gennajo entro un liquido gelatinoso 
e semitrasparente, che accrescendosi, forma una spe- 
cie di celletta o sacco rosso, ond' escono poi in- 
setti verso la metà di marzo. 

Nell'indie orientali trovansi le cocciniglie special- 
mente sugli alberi delle montagne non coliate , 
« sulle due rive del Gange, ove la na4fàr¥ v -ne è 
stata così liberale, che, malgrado la continua loro 
distruzione, i mercati sempre ne sono abbondan- 
temente forniti. Esse non richieggono altra fatica 
se non quella Wi rompere i rami, i quali ne sono 
gremiti. 

Le cocciniglie dell' America sono originarie del 
mezzo giorno di questo continente; hanno forma 
convessa, zampe d'un rosso chiaro e brillante, e 
antenne moniliformi. Il maschio è un insetto de- 
licato e assai bello, di colore quasi di lana rossa; 
con corsaletto dittico e leggiermente attaccato alla 
testa; con antenne un poco più lunghe della metà 
del suo corpo ; zampe d' un rosso più brillante 



LA COCCINIGLIA. 10,5 

che quello dell' altre parti ; due filamenti fini e 
bianchi, lunghi circa tre volte come V insetto , i 
quali escono dal suo abdomine, e due ali diritte, 
d' un tessuto delicatissimo e d' un colore che trae 
al pagliarino. La femmina non ha ali , ma è di 
forma elittica e convessa di sopra e di sotto , 
particolarmente sul dorso, il quale è coperto d'un 
velluto bianco finissimo. Il suo abdomine è se- 
gnato di righe trasversali; la sua bocca posta nei 
corsaletto ha una tromba d' un color bruno pur- 
pureo che penetra nella pianta su cui vive. Le 
sue sei zampe sono d' un rosso chiaro e bril- 
lante. 

Questi insetti presi nello stato di letargo in 
cui sk trovano sulle foglie del cacterio , formano 
quell' articolo di commercio , che chiamasi cocci- 
niglia, il quale è di tanta utilità ai tintori e ai 
dipintori. 



C J P IT O LO IX. 

Scorre ogn 3 erba, ogni arboscello} 
Ogni fior più vago annasa 3 
Per iscegliere il più bello 
E fondarvi la sua casa. 

Sulla querce non s s arresta , 
Non sul pin , non sull' oliva , 
Troppo rozza è quella e questa , 
La farfalla è troppo schiva. 

PlGNOTTI. 



LA FARFALLA. 

fer può considerare il corpo delle farfalle come 
diviso in tre parti; la testa, il corsaletto ed il 
ventre. Questo è la parte posteriore e si compone 
di anelli, ordinariamente nascosti sotto lunghi peli. 
Il corsaletto è più duro che il resto del corpo , 
e ad esso sono attaccate le ale anteriori e le zampe. 
Sebbene queste siano sei, le farfalle non fanno uso 
che di quattro , due delle quali, cioè le anteriori 
vengono talvolta coperte dai lunghi peli del corpo. 
Gli occhi delle farfalle sono or più or meno gran- 
di, or più or meno sporgenti, ma la loro cornea 
è tale che possono di scoprir visi tutti i colori 
dell'arco baleno, e rassomiglia ad uno specchietto 
di varie facce , o piuttosto ad un diamante ric- 
camente tagliato, 



la farfalla: 197 

Questa moltiplicità di faccette degli ocelli è co- 
mune alla più parte degli insetti, e Leeunwenhoek 
pretende che in ciascuno di quelli d'un pulce ve 
ne abbiano più di sei mila. Puget, collocandone 
la cornea sotto un microscopio, in maniera che 
veder si potessero tutti gli oggetti di traverso , 
dice che per essa un soldato rappresentava un 
esercito di nani , il ponte d' un fiume una serie 
d'archi infinita, la fiamma d' una candela una su- 
perba illuminazione. Ignorasi per altro se Y in- 
setto vegga un oggetto unico , quando è tale , e 
un numero d'insetti corrispondente a quello delle 
sue facce. 

Le ali delle farfalle differiscono da quelle di 
tutti gli altri insetti alati. Sono %sse in numero 
di quattro, ma due sole, ove si tronchino le due 
altre, bastano ancora al loro volo. Per la sostanza 
di cui si compongono, dovrebbero essere traspa- 
renti, ma per la polvere che le ricopre, sono 
opache. Osservate con un buon microscopio ap- 
pariscono gremite d' una quantità di piccioli grani 
di varie forme o dimensioni , e sostenute da pic- 
cioli steli. 

Come la più parte degli altri insetti alati , le 
farfalle hanno sopra la loro testa due organi si- 
mili a corni, appellati antenne, i quali sono* mobili 
alla base, e composti di certo numero d' artico- 
lazioni. Qual vero uso esse ne facciano non è an- 
cora ben certo, Fra gli occhi la più parte dello 



JG.3 LA FARFALLA, 

farfalle hanno una specie di tromba, che, quando 
esse non sono occupate a ricercare il loro nutri- 
mento , si ripiega in se stessa e sembra arriccia- 
ta , ma si allunga onde penetrare nel calice dei 
fiorì, qualunque sia la sua profondità. Essa è coni' 
posta di due tubi eguali , internamente vóti 5 ed 
esattamente congiunti Y uno all' altro. 

La farfalla de' cavoli è una delle specie più 
comuni ne' giardini, e quando è ancor bruco vi 
fa gran guasto massime dal giugno all' ottobre. 
Il suo colore ordinario è bianco, sebben sull' ali 
del maschio appariscano alcune macchie nere. Si 
mostra essa primieramente verso la metà di mag- 
gio , e sulla fine dell' istesso mese depone le sue 
uova in gomitoli sulla foglia de' cavoli. I bruchi 
ne escono poco dopo, e continuano a nutrirsi in- 
sieme sino alla fine di giugno, allor che cercano 
luogo più convenevole per trasformarsi in ninfe. 
Trovatolo, ciascun attacca la sua coda, per mezzo 
di un filo , che stende in seguito d' intorno alla 
sua testa, e così sospeso spoglia in poche ore la 
veste di bruco. Quindici giorni appresso diviene 
insetto alato. I bruchi dell' ultima covata non si 
cangiano in ninfe se non in settembre , e dopo 
essere stati sospesi tuit' inverno alle schiene dei 
muri che circondano i giardini, ai pali, o ad altri 
luoghi sicuri dall' intemperie delle stagioni , subi- 
scono poi al principio di maggio la loro ultima 
trasformazione. 



LA FARFALLA. $99 

Il corrìdone è una piccola farfalla, la quale 
non lia più di un pollice e mezzo d' aprimento 
d'ali. Il color suo è un rancio bruniccio, sparso 
di giallo e di nero. Il di sotto dell' ali è più 
chiaro , e il giallo vi è più dominante. 

I bruchi di questa specie abbondano partico- 
larmente in settembre. Passano V inverno quasi 
in uno stato di letargo } avvolti in una tela fina, 
che si filano intorno, per non sentirne i rigori. 
In primavera, rompono il loro inviluppo; everso 
la fine di aprile , facendosi quasi un arco d'alcuni 
fili d' erba, onde preservarsi dal cattivo tempo e 
dagli uccelli, sotto di esso trasformaci in ninfe. 
Dopo quindici giorni diventano veri insetti, i 
quali, sebbene errando alla ventura, conservano un 
singolare amore pel luogo nativo. 

La testuggine è una delle farfalle più belle e 
più comuni in Inghilterra. Le sue ali superiori 
sono rosse, e segnate alternativamente di righe 
nere e rance pallide , con varie macchie nere e 
bianche; le inferiori sono anch'esse rosse, con 
una gran macchia nera alla base. L'orlo di tutte 
r ali è nero , adorno di macchie azzurre. 

Questa farfalla esce dallo stato di ninfa, e com- 
pare alata verso l'aprile, e poco dopo sparge al- 
cune gocce d' un fluido rossigno , che ha 1' ap- 
parenza del sangue, e fu già preso come segnale 
di terribile augurio. Depone le sue nova in gran- 
dissimo numero al principio del seguente mese 



SOO LA. FARFALLA. 

sogli steli piti «levati delle ortiche, ed indi se ne 
muore, 

IL BACO DA SETA. 

Questo mirabile insetto ritrovasi naturalmente 
nella China sovra i gelsi , e in alcune altre con- 
trade orientali, onde fu introdotto in Europa sotto 
il regno dell' imperadore Giustiniano. Gola egli 
vive libero , e forma all' aria aperta il suo boz- 
zolo prezioso, onde si trae la seta. Fra noi ha 
d' uopo d' essere custodito in camere ben chiuse, 
onde preservarlo dal freddo che gli è fatale ; e 
nutrito con sempre nuove foglie del suo albero 
prediletto. 

Le uova, ond" escono i bachi da seta , sono a 
principio di color di paglia, e della grossezza, circa 
d'una testa di spillo. All'istante della lor nascita 
questi bachi sono lunghi presso a poco come una 
formica, e di color nero che serbano per otto o 
nove giorni. Tengono collocati sopra tavolette di 
vetrice o cannini , coperte a principio con carta 
ed uno strato di foglie tenere di gelso, che for- 
mano un letto. In capo ad otto giorni i nostri 
vermi sono lunghi circa tre linee, e allora provano 
una specie di sonno letargico ; durante il quale 
mutano la pelle. Indi stanno desti per un' altra 
settimana , mangiando e crescendo notabilmente 
di volume , quando sopravviene loro un secondo 
sonno. Ne' dieci giorni, che succedono, fanno al- 



IL BACO DA SETA. aq* 

tre due dormite , dopo le quali hanno più d' un 
pollice di lunghezza sopra due linee di grossezza. 
Mangiano in seguito per cinque giorni ancora 
coir appetito più vorace, indi ricusano ogni nu* 
trimento, divengono trasparenti con una tinta leg- 
giera di giallo, e lasciano sulle foglie tracce se- 
tolose : il che indica esser vicini a formare il 
bozzolo in cui debbono trasformarsi in ninfe. Si 
piantano allora ne' lor graticci felci e ginestre , a 
cui si arrampicano , e in cinque giorni al più si 
filano il prezioso tessuto, entro cui stanno chiusi 
altri quarantasette o cinquanta. 

L' esterno del loro bozzolo è composto d' una 
bambagia non lavorata, che appellasi borra; e 
1' interno di sete più regolari e più distinte, che 
poi filate si trovano d'una incredibile finezza. I 
migliori bozzoli sono duri, suonanti, d'un colore 
puro e senza macchia, e rotondi alle due estre- 
mità. Quelli d' un giallo brillante danno più seta, 
ma i pallidi sono generalmente preferiti poiché 
prendono meglio certe tinte, e contenendo meno 
gomma, fatti bollire perdono meno. 

Fra due o tre settimane gli insetti di cui par- 
liamo , si trasformano in farfalle , e si apparecchiano 
ad uscire dalla prigione, che li chiude, e ch'essi 
rodono a quest'uopo, all'una delle estremità. I 
maschi non durano che assai poco; e le femmine 
loro non sopravvivono che quanto tempo è neces- 
sario per deporre le uova 3 le quali si aprono poi 
nella primavera seguente. 



203 

LA TIGNUOLA. 

Trovatisi le tignuoìe principalmente ne' panni , 
ove per istinto depongono le loro uova. Uscite 
appena da queste le larve cominciano a farsi un 
nido, filandosi una veste serica adattata al proprio 
corpo, e facendo a questa veste una specie di fo- 
dero colia lana del panno su cui si trovano, e che 
esse tagliano co 5 loro denti. Volendo nutrirsi, spor- 
gono la testa dal lor bozzolo , e volendo ( sebbeu 
di rado ) cangiar posto , ne escono colle sei zampe 
anteriori, rimanendovi entro colle due posteriori, 
e strascinandoselo dietro. Divenute troppe grosse 
bisogna che lo dilatino, il che fanno fendendolo 
longitudinalmente co' loro denti simili a forbicette, 
e poi aggiugnendo quanto occorre» 

Fatta la loro intera cresciuta si trasformano in 
ninfe, e in capo circa a tre settimane escono far- 
falle , con ali assai piccìole e di color grigio ar- 
genteo. Poco si veggono di giorno, piacendo lor 
meglio- aggirarsi nella notte in cerca di nutrimento. 
Se tu accendi un lume, eccole volare e rivolare 
intorno ad esso, fino talvolta a rimanervi arse. 

LE MOSCHE. 

Fra le varie specie di questo nome, sceglieremo 
le più notabili. 

La mosca carnivora e la mosca azzurra delle 






LE MOSCHE. 20-3 

earni molto si assomigliano fra loro. La prima 
peraltro è un poco più picciola , e d' un color 
brano brillante che apparisce grigio per certe ri- 
ghe irregolari del corsaletto e del ventre. Le sue 
zampe son nere, i suoi bilancieri, posti al dì 
sotto delle sue ali , sono bianchicci , e i suoi oc- 
chi reticoferi sono rossigni. Questa mosca depone 
vive le sue larve, che rassomigliano in tutto per 
forma e per costumi a quelle della mosca azzurra, 
e fra sette o otto giorni abbandonano le carni che 
le han nudrite , e vanno a nascondersi in qualche 
terriccio per subirvi la loro metamorfosi. 

La mosca d'Assia non ha forse tre linee di lun- 
ghezza. 11 suo corsaletto è di colore scuro, segnato 
longitudinalmente di due righe gialle. Le sue larve 
son bianche, e lunghe circa due linee, hanno dieci 
anelli, la testa che termina in punta, si alloggiano 
entro lo stelo de' grani subito al di sopra delia 
radice, e sono voracissime. Trasformate in ninfe 
sono gialle, brillanti, lunghe poco più d'una li- 
nea, e composte di anelli. 

La mosca del formaggio è lunga circa il decimo 
di un pollice , di colore oscuro , con ali bianchic- 
oe, e segnate ciascuna di una riga nera. Le loro 
larve , che sono que' vermi che trovansi nel for- 
maggio, sono vigorosissime, e facendo anello di 
se stesse saltano ad una distanza , eh' è quattro 
volte la loro lunghezza. Vicine a cangiarsi in ninfe 
escono dal loro asilo nativo, e tre o quattro giorni 



&o4 L S MOSCHE. 

appresso rimangono come senza vita. Alfine, de- 
posta la pelle, compajono vere mosche avendo 
1' ali a principio mal formate, ma in un quarto 
d'ora spiegandole perfettamente. Ducento cinquan- 
tasei uova furono trovate in una sola femmina di 
questa specie. 

La mosca camaleonte è uno degli insetti di due 
ale i più comuni. Proviene da un uovo deposto 
nel tubo di una canna o d'altra pianta acquatica, 
ond' esce dapprima una larva di singolare struttura 
che corre sull' erbe, o anche galleggia alla super- 
ficie d' un' acqua stagnante > ha il corpo composto 
d'undici anelli, la pelle alquanto simile a perga- 
mena , e di colore verdiccio. L' ultimo anello del 
suo corpo è aperto , e serve di conduttore all'aria. 
Da questo anello escono più peli , che esaminati 
col microscopio si trovano essere vere piume, le 
quali impediscono all' acqua di penetrare nel tubo^ 
che serve di passaggio all' organo della respira- 
zione. Quando l'insetto vuol attuffarsi nell'acqua 
ritira i filamenti del suo anello, dando loro la 
forma di una palla ; e 1' aria che nelF interno del 
suo corpo gli serve a tenerlo in una posizione 
verticale. 

Da ciascun lato la mosca di cui parliamo, ha 
due gran vasi o trachee , che occupano quasi metà 
del suo corpo , e mettono capo all' anello di cui 
si è detto. In mezzo alla sua bocca è una sostanza 
cornea, appuntata e immobile, con due membrane 



LE MOSCHE. HO 5 

sporgenti da ciascun lato , le quali sono come due 
zampe o braccia, onde si ajuta camminando, e ri- 
mescolando la melma o il pantano , come fa il 
porco. Di larva si fa ninfa e poi vera mosca verso 
la metà di luglio. 

La mosca mascherata depone sempre le sue 
nova in luoghi umidi , come quelli frequentati 
dalla lucer ta nera ordinaria. In istato di larva 
rassomiglia un poco a quella d'un rospo, avendo 
la parte anteriore molle, grossa e rotonda, e la 
coda picciola e affilata. Essa è bianca, ma coperta 
sempre d' un fluido vischioso sembra color del 
fango, in cui per esso trovasi avvolta. L'estremità 
del suo abdomine è per essa l'organo della respi- 
razione. Si attuila Dell' acqua onde cercarvi il suo 
nutrimento. 

La zanzara è provveduta di una tromba lunga 
e delicata, o d'una guaina flessìbile, che racchiude 
cinque setole appuntate ; ed ha due antenne fili- 
formi o guernite di piume. Frequenta i luoghi 
boscosi e vicini all' acque , e vive del sangue che 
sugge ai grossi animali. 

In istato di larva ha la testa armata d' uncini , 
e quattro pieciole pinne, con cui può nuotare o 
strisciare sul suolo. Trasformata fra due o tre set- 
timane in ninfa s'astiene dal mangiare, e rimane 
quasi immobile alla superficie dell' acqua. Fra 
pochi giorni poi diviene zanzara perfetta ; e se 
allora s' alza un vento che faccia entrar V acqua 



200 LE MOSCHE. 

nel bozzolo, onde non è ancora bene uscita, là 
fa annegare. 

La zanzara femmina depone le sue uova sulla 
superficie ,deu" acqua, e le circonda d'una mate- 
ria crassa onde vi si sostengano, mentre le assi- 
cura con un filo attaccato al fondo, perchè non 
ondeggino in balìa d' ogni aura. 

Il mosquito è una specie di grande zanzara, e 
trovasi frequentissimo ne' boschi e ne' paduli di 
tutti i paesi caldi. Nella corta stagione estiva tro- 
vasi anche nella Laponia, nella Norvegia e nella 
Finlandia, e in altre contrade presso il polo. La 
femmina di questa specie punge e sugge il sangue 
con tanta forza , che alza vesciche , e fa piaghe 
di tarda guarigione. Il maschio fa com' essa un 
ronzìo da turbare a chiunque il notturno riposo, 
ma non morde. 

Il tafano de' buoi , sì conosciuto nelle campa- 
gne pel male che fa a questi ammali , ha 1' ali 
brune senza macchie , P abdomine segnato d' una 
fascia nera nel mezzo, e de' peli la cui punta è 
d' un giallo scuro. La sommità del suo capo è 
bianca e vellutata; il corsaletto è giallognolo da- 
vanti , nero nel mezzo e cenerognolo di dietro. 
. La femmina differisce del maschio per ciò che 
ha un dardo nero all' estremità dell' abdomine. 
Essa depone le sue uova sul dorso de' buoi, e le 
larve , che da esse nascono vivono fra la pelle e 
la membrana cellulare de'buoi medesimi. Al prin- 



LE MOSCHE. 207 

cipio sono lisce , bianche e trasparenti ; poi si 
fanno brune scure, e divengono armate di molti 
uncinetti, che mossi nell'interno dell' abscesso da 
loro prodotto e che serve loro di nido , ne fanno 
uscire una secrezione d' umori più o meno ab- 
bondante per proprio nutrimento. Vicine a can- 
giarsi in ninfe escono di quest' abscesso, (che al- 
lora si chiude e in pochi giorni guarisce ) e si 
lasciano cadere a terra. Indi nascoste sotto un co- 
perchio triangolare si fanno mosche , fra tutte le 
altre d'Europa, veramente bellissime, se non che 
riescono al bestiame troppo terribili. 

Il tafano del cavallo si distingue per una riga 
nera nel mezzo , e due punti all' estremità delle 
sue ali bianchicce. Il suo ventre è d' un giallo 
bruno, con macchie nere alle giunture degli anelli. 
La femmina è più bruna che il maschio; e il suo 
ventre termina in un dardo spaccato. Le loro 
larve sono que' vermi schifosi, che si trovano co- 
munemente nello stomaco de' cavalli , e talvolta 
ne' loro intestini in gomitoli talvolta d' un centi- 
naio. La lingua de' cavalli medesimi serve ad in- 
trodurvele , e ad affrettare il loro nascimento , 
scaldandone 1' uova deposte fra i loro crini. 

Il tafano della pecora ha movimenti prontis- 
simi. Quando esso le tocca il muso , la povera 
bestia scuote il capo , battendo il suolo co' piedi 
anteriori; indi lo china e fugge guardandosi sem- 
pre intorno; per vedere se è da lui inseguita; 



SO& LE MOSCHE. 

ed o^ti' erba che annasi teme di sentirlo saltar 

o 

fuori ; e non potendo , come il cavallo attuffarsi 
neir acqua, caccia il muso nelle tane o nella pol- 
vere delle strade per garantirsene. Indi è che 
questa parte del suo corpo divieti sovente infiam- 
mata, e piena d' ulceri dolorose. 

Le tignole rassomigliano per la loro forma alle 
zanzare. Hanno esse una tromba assai breve e 
membranosa, sull'esterno della quale è una sca- 
nalatura, die racchiude una setola, due tentaroli 
ricurvi, più lunghi della testa, e le antenne per 
la più parte filiformi. Le larve prive di zampe , 
sono lisce e cilindriche. Quelle della specie più 
grande si nutrono della radice delle piante, o del 
midollo de' vecchi alberi. Quelle della specie più 
picciola abitano Y acqua , e variano molto per la 
grossezza e il colore. Perocché alcune, simili al 
polipo , hanno due braccia ; altre si stanno entro 
tubi cilindrici, aperti alle estremità. Queste nuo- 
tano agilissimamente; ma quelle si rimangono en- 
tro i buchi fatti in riva ai ruscelli. Alcune filano 
un bozzolo setoloso intorno al proprio corpo ; e la 
loro costituzione è sì delicata- , che un semplice 
tocco basta per ischiacciarle. 

La mosca delle biade, della specie delle figliuole, 
è lunga circa una linea e di colore giallo sporco, 
ma con ali bianchicce e frangiate. Le sue larve 
si tengono longitudinalmente nel grano , di cui 
salgono la sostanza lattea , che il gonfia , e tal- 



LE MOSCHE. a O^ 

volta il privano di tutta la sua umidità, onde iu- 
tristisce e dimagra. Guai pe' nostri campi se altri 
insetti non le distruggessero, specialmente un certo 
icneumone , della stessa grandezza della mosca 
delle biade, il qual depone le sue uova nelle 
larve di cui parliamo^ Di questa notizia siamo, 
debitori ad alcune curiose esperienze del signor- 
Kirby. 

L'icneumone dalla lunga coda ha circa un poi» 
lice di lunghezza dalla testa all'estremità dell'abdo" 
mine; la sua coda ne ha uno e mezzo; e le an- 
tenne ne hanno poco più di mezzo. Il suo corpo 
è nero; e le zampe sono di un colore oscuro. 

Tutti gli icneumoni depongono le loro uova 
nel corpo di qualche altro animale come in un 
nido. Il signor Marsham ne osservò uno della 
specie sopra descritta sull'alto d'un travicello nei 
giardini di Ivinsinghton, il quale correva tenendo 
le antenne curvate in forma d' arco fino a che- 
trovò il buco d'un altro insetto, ove potesse cac- 
ciare la testa. Indi v'introdusse anche il suo tubo 
e chi sa cos'avrebbe fatto, se non era spaventato 
dall' osservatore, che volle aecostarglisi di troppo. 
Se non che un altro giorno , vedendone parecchi 
affaccendarsi nel medesimo giardino intorno ad un 
altro buco, il qual racchiudeva probabilmente; 
delle giovani api, ebbe ragione di sospettare che 
volessero farvi il loro nido. L' industria, l'attività^ 
la costanza con cui lavorano, difendendosi ad u«. 

Gabinetto T. VI. ri 



aio LE MOSCHE. 

tempo contro il vento che minacciava di rove- 
sciarli, gli parvero ammirabili. 

L'insetto conosciuto sotto il nome di damigella 
è lungo circa quattro pollici, ed ha grossezza pro- 
porzionata. I suoi occhi sono azzurri e grandi ; 
il suo corsaletto è chiazzato di verde , di giallo 
e di nero; il suo ventre è d' ordinario azzurro e 
nero; la sua bocca è armata di mascelle; le sue 
antenne sono sottili, e più corte del corsaletto; le 
ali estese; e la coda del maschio è forcuta. Molto 
ei si compiace al sole, tenendosi nascosto fra i 
rami degli alberi quando il tempo è coperto; ed 
è dei più belli, forse, che possono vedersi. 

Verso la fine di maggio, quando la femmina è 
presta a deporre le sue uova, cerca i luoghi più 
caldi e più difesi in riva agli stagni ed ai fossi ; 
e lascia da quelli cadere nell'acqua, onde poi 
escono le larve di color bruno sporco con sei 
jzainpe, e con mascelle in forma di branchie. Le 
ninfe non differiscono dalle larve, che per un co- 
minciamento d'ali, chiuse entro brevi astucci sul 
loro dorso. Due anni dopo, queste ninfe, lasciata 
la loro spoglia sullo stelo di qualche pianta 
acquatica, si cangiano in veri insetti e spiegano il 
volo per V asciutto campo dell' aria. 

L' effimera differisce a più riguardi da tutti gli 
altri insetti. Come larva essa vive nell'acqua, ove 
il limo sembra essere per tre anni il suo solo nu- 
trimento. Quand' è per cangiarsi in ninfa s' alza 



LE MOSCHE. SII 

alla superficie ; e nei suo rapido movimento la- 
scia la spoglia antica. Indi fornita coni' è d' ali , 
sen vola a qualche muro o albero vicino , e la- 
sciando tosto il suo secondo inviluppo diventa ef- 
fìmera perfetta. La sua bocca non ha mascelle , 
ma è guernita di quattro tentacoli picciolissimi e 
iììiformi. Le sue antenne sono brevi e anch' esse 
somiglianti a fili. Le sue ale sono diritte , ma più 
corte le inferiori che le superiori ; e la coda ter- 
mina in due lunghe setole. 

La vita dell'effimera perfetta è cortissima: tal- 
volta non oltrepassa la mezz' ora, eh' è appena 
il tempo bastante per riprodursi. Quantunque 
chiamata insetto d' un giorno è raro eh' essa 
vegga la luce del sole, accadendo quasi sempre 
in una breve notte di estate e la sua trasforma- 
zione e la sua morte. 

La gran mosca lanterna getta si gran luce che 
basta, dicesi, alla sicurezza de' notturni viaggia- 
tori, i quali la portino seco attaccata ad un ba- 
stone. Essa ha la testa piuttosto lunga e schiac- 
ciata , e le ali picchiate, con una macchietta in 
forma d' occhio sulle inferiori. Le sue antenne 
sono composte di due articolazioni, Festerior delle 
quali è globulare; la tromba ne ha due, e serve 
mirabilmente a trarre il succo dalle piante ; le sue 
zampe sono opportunissime al salto. La lunghezza 
totale di questa mosca , la quale suol vedersi in 
più parti dell' America meridionale ? è di tre o 
quattro pollici. 



aia 

LA SANGUISUGA. 

II corpo della sanguisuga è cartilaginoso, oblungo 
e tronco , quasi fosse stato tagliato a ciascuna delle 
sue estremità. Si muove essa allungando la testa 
e la coda, e contraendosi in forma d'arco. 

La sanguisuga medicinale si trova neh" acque 
degli stagni e de' fossi. Il suo colore è ulivigno 
nero , con sei righe giallognole al di sopra e al- 
cune macchie gialle al di sotto. Il suo corpo lungo 
spesso due o tre pollici, è formato d'anelli, che 
essa stringe o stende a volontà. La sua coda ter- 
mina in un muscolo circolare o succhiello , che 
applicato a qualche sostanza vi si fissa, e assicura 
così ne' suoi movimenti il resto del corpo. Ciò 
che la sanguisuga fa della coda, fa anche della 
testa, la quale è armata di tre denti, forti abba- 
stanza per forare la pelle d' un bue o d' un ca- 
vallo. Il sangue eh' ella sugge dai fori , che ha 
aperti, scorre entro un serbatojo membranoso , 
composto di ventiquattro cellette che ha nello sto- 
maco, ed ivi si si ferma più mesi, quasi senza 
coagularsi, e tien luogo di nutrimento. Alfine 
svapora per la traspirazione, fermandosi alla su- 
perficie del corpo , onde si distacca talvolta in 
forma di piccioli filamenti. 

La sanguisuga, di cui parliamo è vivipara, e 
non produce che una sola piccioletta per volta , 
verso il mese di luglio. Conservata ìa un vaso di 



LA SANGUISUGA. 21 3 

cristallo entro una stanza dà colle sue agitazioni 
sicuri indizii del cangiamento di tempo. 

Avvi una specie di sanguisuga, la qual depone 
le sue uova sulle piante acquatiche: qualche altra 
le porla sotto il ventre. Parecchie specie si pos- 
sono moltiplicare , tagliandole a pezzi. 

LA CHIOCCIOLA. 

Il corpo della chiocciola è oblungo, ed ha sul 
dorso una specie di scudo carnoso , con un disco 
longitudinale al di sotto , il qual serve al movi- 
mento ; un'apertura sul lato dritto ; quattro corna 
o antenne al di sopra della bocca; e un occhio a 
ciascheduna estremità delle due più grandi. 

La chiocciola è animale voracissimo ; e cagio- 
nerebbe grandi guasti ne' campi e ne* giardini , se 
più quadrupedi e uccelli non mettesero un limite 
alla sua moltiplicazione. 

La maggior parte delle chiocciole può vivere 
lungo tempo, anche più mesi , senza cibo. Tron- 
cando loro la testa o la coda, queste parti diven- 
gono chiocciole intere. 

La chiocciola agreste, è di color bianco grigie- 
ciò, con scudo giallognolo, ed ha comunemente 
nove pie di lunghezza. E frequente ne' boschi e 
ne' luoghi ombrosi. Essa trae dall' inferior parte 
del suo corpo la seta, che fila, allungando e riti- 
rando alternativamente la testa con molta agilità. 



I VERMI. 

Comineieremo da quelli che abitano il corpo 
di differenti animali. Si tengono essi ordinaria- 
mente nel canale alimentario , e il più sovente 
verso la parte superiore, ove avvi grande abbon- 
danza di chilo, che sembra essere il loro princi- 
pale nutrimento. Essi quindi non sono provveduti 
degli organi usuali della digestione. Il loro corpo 
è compresso e composto d'articolazioni numerose, 
la loro bocca è quasi sempre coronata d'una dop- 
pia specie di uncinetti, e al di sopra di essa sotto 
quattro orifizii , i quali corrispondono per mezzo 
di un tubo corto con due canali del ventre. 

Fra i vermi che travagliano la specie umana 
presentasi prima il verme solitario comune. Il 
suo corpo è composto d'un gran numero di pezzi 
distinti , uniti insieme , ciascun de' quali si attacca 
per mezzo di un organo suo proprio alle pareti 
interne dell' intestino. Le articolazioni più vicine 
alla testa sono sempre picciole , e divengono più 
grandi a misura che se ne allontanano; eccetto verso 
la coda , che finisce in una articolazioncella se- 
micircolare senza apertura. La testa , alla sua 
estremità , mostra un' apertura rotonda , che ri- 
guardasi come la bocca 5 e comunica per un coi> 
duttore, con due canali , che circolano intorno a 
tutte le articolazioni del corpo del verme. La 
parte esterna di queste articolazioni è rivestita 



r vermi. aie 

d'una pellicola fina; simile a membrana, sotto cui 
è un sottile strato di fibre longitudinali e para- 
l'elle le une alle altre. La struttura interna è cel- 
lulare e vasculare , e la sua sostanza , di color 
Bianco, somiglia un poco alla parte linfatica del 
sangue umano coagulata. La lunghezza del verme, 
di cui parliamo , varia dai tre ai trenta piedi; e 
se ne è veduto qualcuno di più di sessanta, com- 
posto di più centinaia d 5 articolazioni. 

Il verme filiforme della Guinea è comune nelle 
due Indie. Ei s' introduce- ne' piedi ignudi degli 
schiavi, e loro cagiona prurito incomodissimo, ed 
anche infiammazione con febbre. Entra anche nei 
muscoli delle braccia e delle gambe, e non può 
estrarsi che con un filo di seta aggruppato al suo 
colio; operazione delicatissima, perocché ove rom- 
pasi, la parte che ne rimane cresce rapidissima- 
mente, e diviene vie più terribile. Questo verme 
ha cinque- o sei aune di lunghezza ; ma la gros- 
sezza sua non è corrispondente; 

La furia, comune in Isvez-ia-, ha corpo lineare-, 
d' ugual grossezza in ogni sua parte, e guernito 
da ciascun lato d'una fila di punti cine ricurve, & 
vicinissime le une alle altre. Suol esser lunga 
circa un pollice, di color incarnato, e spesso nero 
all'estremità. S J insinua lungo lo stelo dei giunchi 
e dell'altre piante paludose, d' onde spesso è por- 
tata dal vento sopra le persone che ne provano 
dolorose puliture, infiammazioDe ; cancrena ed an- 



éi;6 i vermi. 

che morte , se il verme non è tosto levato dalle 
loro carni. A quest' uopo, secondo i Finlandesi può 
giovare un cataplasma di latte rappreso ed anche 
eli cacio. 

Fra i vermi dell* acque stagnanti o correnti si 
distingue il dracuncolo comune; il quale non è 
più grosso d' un crine di cavallo, ma giunge fino 
a dodici pollici di lunghezza. La sua pelle è un 
po' lucida e d' un bianco giallognolo , eccetto la 
festa e la ^oda, che son nere. Egli ama V acque, 
il cui fondo è d'argilla pura, e in cui nuota 
come un pesce. Trovasi talvolta nella terra, mas- 
sime ne 1 giardini dopo la pioggia. Egli porta an- 
che il nome di orinone, ch'ei deve alla sua so- 
miglianza con un crine cavallino, che fosse stato 
gettato nell'acqua. Linneo gli ha dato quello di gor- 
ello, per la sua abitudine di piegarsi e ripiegarsi 
io modo complicatissimo. Tenuto in un vaso pieno 
«T acqua sembra talvolta senza movimento. La 
puntura, ch'egli fa, cavandonelo, cagiona un' ulcere 
appellato panericcio. 

Fra i vermi di terra , tutti rotondi , anulari , e 
ruvidi al tatto, il più rimarchevole è quello detto 
della rugiada. Esso non ha ne ossa , ne cervello , 
né occhi, né zampe. Bensì ad ogni anello del 
suo dorso ha un'apertura, per cui respira. Questi 
anelli sono guerniti di muscoli a spirale, ond' egli 
-può facilmente penetrare il suolo; e coperti di 
picciolo spine., eh' ei drizza o deprime a suo grado. 



I VEBMt. Ù.X-* 

Attraverso V apertura degli anelli trasuda una 
materia viscida, che facilita ogni suo movimento. 
Presso la testa è collocato il cuore, di cui può 
osservarsi il battito assai distintamente. 

Il dracunculo comincia a comparire in marzo 
o in aprile, se la stagione è dolce. Nelle notti 
piovose si aggira intorno al suo asilo, come ap- 
parisce dal sentiero sinuoso ch'ei traccia nel molle 
terreno ; e anche nelle più serene se ne allontana 
di poco, per potervisi rifugiare al minimo peri- 
colo. Fra gli animali , di cui egli sta continua- 
mente in guardia , è la talpa , la qual lo insidia 
ov' egli si tiene più sicuro. Un filo d' erba , una 
foglia caduta basta al suo nutrimento. Neil' inverno 
ei si ritira a grande profondità entro terra, ma 
non cade in letargo. 

I ZOOFITI. 

Tengono il di mezzo fra il regno animale ed 
il vegetale, dacché la più parte di essi prendono 
radice, e mandano fuori tronco e rami. Alcuni 
son lisci e nudi; altri coperti di un duro inviluppo. 

I coralli sono composti di tubi capillari, le cui 
estremità passano attraverso di una crosta calca- 
rea, e s'aprono alla superficie in forma di pori. 
Si tengono interamente sotto l'acqua del mare; 
e come le loro ramificazioni danno ad essi molta 
somiglianza coi licheni , furono per lungo tempo 



2 1 8" I ZOOFITI. 

annoverati dai botanici fra le piante criptogame. 
Se peraltro la loro forma può farli credere del 
genere vegetale, il loro involucro calcareo basta 
a provare che appartengono a una classe più ri- 
levata. 

Le spongbe consistono in una massa di rami- 
ficazioni di tubi capillari che parecchi hanno 
supposto essere F opera d' una specie di vermi, 
trovati spesso nelle loro cavità. Alti-i hanno im- 
maginato che fossero semplici vegetali. Ma è ben 
evidente che sono dotate d 5 un principio di vita, 
poiché contraggono e dilatano alternativamente i 
loro pori, e si ritirano sotto la mano che le tocca 
neh' acqua ove son nate , e di cui si nutrono. 
Le loro specie differiscono molto le une delle al- 
tre, sia per la forma esteriore, sia per la struttura. 

Le sponghe officinali sono elastiche, piene di 
pori, formano lobi irregolari d' una sostanza la- 
nosa , e aderiscono agli scogli per mezzo di una 
Base assai larga. Trovansr principalmente intorno 
all'isole del Mediterraneo, ove son róse e pene- 
trate da gran quantità di animaletti marini; e ta- 
gliate perpendicolarmente , vedesi che consistono 
in piccioli tubi ramificati , le cui aperture circo- 
lari sono le bocche , e la cui sostanza viscosa in- 
terna è la carne delle sponghe medesime , a cui 
non dubiteremo di dare il nome di animali. Quando 
sono tratte dall' acqua hanno un forte odore di 
pesce, e. si costuma di ben lavarle, onde si pre- 
servino dalla putrefazione. 



I ZOOFITI. 2.icy 

I polipi sono animali di natura gelatinosa, i 
qnaìi consistono in un lungo corpo tubolare, fis- 
sato colla inferiore estremità, e cinto alla bocca di 
braccia o tentacoli. Le particolarità della loro "vita, 
il modo della loro propagazione , e la facoltà che 
hanno di riprodursi, dopo essere stati tagliati in 
più pezzi, sono invero sorprendenti. 

II polipo verde può dare sufficiente idea di 
tutta questa famiglia di zoofiti. Trovasi nell'acque 
limpide, e specialmente ne' piccioli fossi o nei 
canaletti che circondano i prati , massime in aprile 
ed in maggio. Ei si fissa sul rovescio delle foglie 
o sui rami delle piante acquatiche. Ha la testa 
guernita di otto o anche dieci tentacoli , e turbato 
può contrarsi in modo da sembrare una macchia 
verde oppur nera. Egli è voracissimo, e si nutre 
di varie specie di vermi e d' altri animaletti, die 
attira nella sua bocca, e inghiotte come il serpente 
le rane. 

Talvolta due polipi si combattono per l'istessa 
preda, é l'uno entra nella bocca spalancata del- 
l' altro , e poi ne esce non solo^ incolume ma an- 
che vincitore. Il corpo di un polipo ha tal facoltà 
di estendersi che può riceverne in se un altro , il 
quale abbia tre volte la sua grossezza. 

Tagliato in quante parti si vuole 1' animale di 
cui parliamo, nulla soffre, ma ogni parte anche 
non ben distaccata dall' altre diviene un polipo 
perfetto. Rovescialo è- ancora quel di prima, e 



2£Ó I ZOOFITT. 

ricomincia tosto a nutrirsi, e a fare tutto ciò che 
è della sua natura. Ove pongansi a contatto due 
sezioni trasversali di polipi, si riuniscono pronta- 
mente e non formano che un solo animale. Quindi 
la testa d' un polipo qualunque può essere inne- 
stata sul corpo d' altro di specie differente. Se un 
polipo è introdotto per la coda nel corpo d'altro 
polipo , le due teste si uniscono e formano un solo 
individuo. 

I polipi conservano la loro attività per la più 
gran parte dell' anno , finché il freddo dell'inverno 
li riduce al letargo. Se in questo tempo si asten- 
gono da ogni nutrimento, se ne compensano poi 
ampiamente colla loro voracità in primavera, si- 
mili in ciò a tutti gli animali soggetti a rimanere 
assiderati, a cui il pasto d' un giorno potria ba- 
stare più mesi. 

Il FIORE ANIMALE. 

II signor Hughes lo riguarda come una specie 
di sensitiva, dotata di varie proprietà degli ani- 
mali. Fu scoperto nella parte settentrionale dell'isola 
della Barbada in una caverna a pie d'una rupe 
bagnata dal mare. È bellissimo e radiato , d' un 
giallo pallido o pagliarino , brillante , con una 
sfumatura di verde. La sua corona è composta 
di gran numero di petali simili per la grandezza 
e la forma a quelli del norrarnio de' giardini. 



IL FIORE ANIMALE. 32 £ 

Tentò il signor Hughes di coglierlo, o almen 
ài toccarlo, ma invano. Quando le sue dita o la 
sua canna gli si avvicinavano , il fiore piegava i 
suoi petali e rientrava ne' fori della caverna, d'onde 
non usciva che di lì a quattro o cinque minuti 
e con molta precauzione. 

Il nostro osservatore distìnse nel suo centro 
quattro pistilli di colore scuro , simili alle zampe 
di un ragno , e quasi sempre in moto. Il corpo 
gli parve dell' istesso colore, grosso come una 
penna di corvo , e fisso nella rupe. 

GLI ANIMALETTI MICROSCOPICI. 

Trovansi principalmente nelle sostanze animali 
o vegetali messe in infusione. 

La vorticella è fra essi la più rimarchevole 
per la struttura , le abitudini , e la maniera onde 
fi riproduce. Ha, come i polipi, un corpo nudo 
e contrattile, con tentacoli intorno alla bocca, è 
picciolissima , e trovasi d' ordinario in estate nel- 
l' acque chiare ma stagnanti, attaccata alle pianti- 
celle acquatiche, ove si nutre d'animaletti ancor 
più piccioli di lei , che attira eccitando intorno a 
sé con un movimento notatorio una specie di ri- 
flusso. Si trova spesso riunita in gruppo con molte 
altre; e a questo gruppo, fu dato da alcuni na- 
turalisti il nome di mazzolino di polipi; la fem- 
mina porta la sua prole racchiusa in un inviluppo 



SS2, GLI ANIMALETTI MICROSCOPICI. 

ovale esteriore, d'onde a suo tempo, 1' ajuta ad 
uscire torcendosi il corpo. 

Altro fra gli animaletti più noti è il vibrione 
anguilla che trovasi nella pasta inacidita, in quasi 
tutti i sedimenti de' grani ed anche nell' aceto. Il 
suo corpo è trasparente e affilato verso le due 
estremità, e molto somiglia a quello dell'anguilla 
eccetto nella lunghezza, che di rado oltrepassa una 
linea. Ove si tagli per mezzo quelìo della fem- 
mina , si vede uscire gran numero de' suoi pic- 
cioletti , aggomitolati , e chiusi ciascuno in una 
membrana. 

Il proteo ha preso il suo nome dalla «ingoiar 
facoltà compartitagli dalla natura di prendere dif- 
ferenti forme, ond' è talvola difficile riconoscerlo 
pel medesimo animale. Si trova spesso, fra molti 
altri animaletti, sulle pareti di un vaso, nella cui 
acqua siasi tenuta alcun giorno qualche sostanza 
animale o vegetale. È trasparente e gelatinoso , 
nuota con gran facilità, ha comunemente un lungo 
collo e un corpo bulboso. Turbato si raccorcia, 
divien opaco e lento. Si avvolge a ruota, onde 
attirare in una specie di corrente la sua preda; 
indi si allunga di nuovo e si trasforma in più 
guise. Gon nessun microscopio si sono ancora po- 
tuti scoprire i suoi occhi. 

Il volvoco globuloso ha un corpo ovale, simile 
a bolla di sapone. Più volvoci uniti in vaso pieno 
d 5 acqua di mare descrivono intorno ad esso un 



GLI ANIMALETTI MICROSCOPICI. Sa3 

circolo 3 a cui ciascuno contribuisce , colla sola 
compressione del suo corpo, effetto probabilmente 
della reazione dell' aria di cui è pieno. 

Chiunque esaminerà attentamente, le differenti 
classi d' animali, di cui questi volumi contengono 
la descrizione , sarà costretto di riconoscere 1' on- 
nipotenza e la saggezza di chi formò quest' am- 
mirabile catena d' esseri diversi, e di esclamare 
con Thomson : 

Oh se fia mai, eh' io 1' argomento eccelso 
in obblio ponga, o il primo fior si mostri , 
O il raggio dell' estate arda le arene , 
O rida in mezzo a' suoi te sor 1' autunno , 
O si rinfoschi F aer ne' dì più brevi, 
Irrigidisca il labbro mio; sien l'ali 
Tronche per sempre al mio pensiero, e cessi 
Di palpitarmi il cor spento alla gioja. 



FXHM BEL SESTO ED VITJUO TOMO-, 



INDICE. 

BEL TOI.ìO SESTO ED' KKEIMCt 



c. 



APITOLO I . , 

Introduzione. Degli Amfifoj iti generale 
La Testuggine di fepre 
Il Coccodrillo • 
L'Alligatore o Gocc^drttìa Àmer 
L' Iguana . 
La Lucerta comur^. 
Il Camaleonte 
La Salamandra . 
La Lucerta bitorzoluta 
La Lucerta verde 
Capitolo II 
La Botta o il Rospo . 
Il Pipa 
La Rana 
Capitolo III 
Il Serpente comune 
Il Serpente dagli occhiai 
Il Serpente nero 
La Vipera . . „ 

Il Crotalo o Serpente dalla campanell 
, Gabinetto T. VL- i5 



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60, 



INDICE DEL TOMO SESTO. 



2^6 

Il Boa 

L' Anfesibena 

Capitolo IV. 

Degli Insetti in generale 

Capitolo V. 

Il Piagno . 

La Tarantola 

Lo Scorpione 

La Pulce . 

Il Pidocchio 

Il Bacherozzolo . 

La Ghica . 

Il Cimice comune 

La Scolopendra . 

La Zecca . 

Il Tarlo . 

Il Tarlo campestre 

Capitolo VI. 

Il Grillo . 

Il Grillotalpa. 

La Cicala . 

La Cavalletta 

Gli Scarabei 

La Lucciola o il Verme L 

La Formicola pinza juola 

U Anobio . 

Le Tarme . 

Capitolo VII. . 

La Formica 



ucente 



INDICE DEL TOMO SESTO. 

Il Formicoleone . 
Il Punteruolo 
Il Capricorno 
Capitolo Vili. 
L' Ape domestica 
L' Ape minatrice 
L' Ape cardatrice 
La Vespa . 
La Mantide 
Lo Sfesse . 
La Cicadella 
La Cocciniglia 
Capitolo IX. 
La Farfalla 
Il Baco da seta 
La Tignuola 
Le Mosche . 
La Sanguisuga 
La Chiocciola 
I Vermi 

I Zoofiti . 

II Fiore animale 
Gli Animaletti microscopici 





237 


Pag. 


l67 


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171 


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173 


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ivi 


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» 


2l3 


» 


2l4 


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217 


» 


220 


» 


221 



FINE DELL INDICE. 



REGISTRO 



DELLE TAVOLE INCISE 

CONTENUTE IN GUEST' ULTIMO TOMO 



Prontispizio 

Amfibj e Rettili 

L'Alligatore o Coccodrillo Americano 

Il Camaleonte 

Il Pipa 

La Rana Mugghiante 

Il Serpente nero 

Il Boa 

Insetti. 

La Tarantola 

Il Baco da Seta e la Farfalla 



• Pag- 

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29 


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77 
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2,00 



INDICE GENERALE 



QeMe luctteue contenute iveitct «teoente © 
DISPOSTO PER ORDINE ALFABETICO 



nezou- 



A 




Aboumra (L') tomo IV , 


, Pag. 3oo, 


Acciuga (L') t. V 


» 228 


Agami (L') t, III 


» 2,5 1 


Agouti (L') t t II 


» 2,2, 


Agucchia (L') t, V ; ♦ 


» 2 52, 


Ai (IAj t, I ... 


» 3ia 


Airone (L'j t. IV 


» I O I 


Airone (L') bianco t. IV . 


» 335 


Alano (L') t. II. 


» n4 


Albatro (1/) t. IV . 


» 244 


Alce (L') t. II . 


» 226 


Alligatore (L') o Coccodrillo Americano 


t.VI.» 21 


Allodola (L') t. Ili . 


» 234 


Allodola (L J ) dei boschi t. Ili . 


» 288 


Allodola (L') di mare t. IV 


» 1 45 


Allodola (L') mattolina o de' prati t, 


III. » 239 


Aiosa (L') o Laccia t. V » 


» 22 7 


Alupato (L') o il Cantore t. III. 


» 2o3 


Anatifero (L') t. V 


» 278 


Anfesibena (L') t. VI. 


» 81 


Amfibj (Degli) in generale t. VI 


» Si 



«ì3.& INDICE '-GENERALE. 

..Anguilla (L 9 ) tomo V. . ^ a g- 

Anguilla (L7) elettrica o tremante t. V. » 

Animaletti (Gli) microscopici t. VI . » 

Aninga (L 5 ) *. IV . » 

Anitra (L') t. IV 

Anitra (L') altera t. IV 

Anitra (L') artica t. IV 

Anitra (L 5 ) clipeata t. JV 

Anitra (Uj dal becco adunco t. IV 

Anitra (L') dalla coda lunga t. IV 

Anitra (L') selvatica t. IV . 

Anitra (L') del Madagascar t. IV 

Anitra (L') di Moscovia ovvero Moscada 

Anitra (L') -dalla testa grigia t. IV 

Anitra (L') piccola dalla testa grossa t. 

Anitra (L') penelope t. IV. 

Anitra (1/) ridente t. IV . 

Anitra (L') selvatica dal collare t. IV 

Anitra (L') selvatica ordinaria t. IV 

Anitra (L 5 ) sibilante t. IV . 

Anobio (L') t. VI 

Antilopa (L 5 ) Boscli-Bock t. II . 

Ape (L') cardatrice t. VI . 

Ape (L') domestica t. VI . 

Ape (1/) minatrice t. VI . 

Aquila [IL') barbata t. Ili . 

Aquila (V) dorata t. III 

Acmila (L') vocifera t. Ili . 

Argalo (L'J o grande Gru t. IV< 



t.IV» 
IV. » 



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i6.3 
2,21 
33 7 

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181. 

173 

180 

60 

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77 
no 



INDICE GENERALE, 

Argentino (L 5 ) tomo V 
Argonauta (L') t. V , 
Armadillo (L') o il Taton t. II . 
Aringa (L') t. V 
Aringhe (Il re delie) t. V 
Arzavola (L') t. IV . 
Arzavoia (L 5 ) di Francia t. IV 
Ascidia (L') t. V 
Ascidia (L 5 ) dattila t. V 
Asino (I>) t. II . 
Attagaso (L') t. IV . 
Avoltojo (L') t. III . 
Avocetta (L') t. IV . 

B 

Babiroussa (II) t. II . 

Babbuino (li) propriamente detto t. I 

Eabbuino (II) con muso, di cane t. I 

Babbuino (II) orsino t, I 

Bacherozzolo (II) t. VI 

Baco (II) da seta t. VI 

Baleia (La) del Groenlanda i. V 

Balish (II) t. V . 

Bandoliera (La) t. V . 

Barga ^a) t. IV 

Barga (\ a ) -abbajatrice t. IV 

Barbo (I) t. V . . 

Bassotto (1) t. II 

Beccaccia ^ a ) t. IV . 





2 33 


• Pag. 


i3a 


» 
» 


277 

2l4 

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. » 


ivi 


» 


280 


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1-16 


» 


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117 


» 


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33 


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» 


237 


» 


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» 


335 


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121 


» 


119 


» 


127 



234 INDICE GENERALE 

Beccaccina (La) tomo IV 
Beccafico (II) t. Ili . 
Becco (II) d'uccello t. I 
Beluga (II) t. V. 
Berretta (La) Cinese t. I 
Bertuccione (II) t. I . 
Bissonte (II) t. I. 
Boa (II) t. VI . 
Borgomastro (II) t. IV 
Botta (1!) o il Rospo t. VI 
Bracco (II) del Bengala t. II 
Branta (La) t. IV 
B ubalo (II) t. II 
Bue (II) t. II . 
Bufalo (II) t. I . 

G 



Calao (II) t. IV. 

Calderugio (II) t. III 

Callionimo (II) t. V 

Callitrice (La) t. I 

Camaleonte (II) t. VI 

Camelo (II) t. I. 

Camoscio (II) t. II 

Canarino (II) t. Ili 

Cancroma (II) t. IV 

Cane (II) t. II . 

Cane (II) dell'Isola di Terra Nuova 

Cane (II) di Siberia t. II . 



INDICE GENERALE 

Cane (II) da caccia tomo II 

Cane (II) da seguito t. II . 

Cane (II) da pastore t. II . 

Cane (II) marino t. V 

Cane (II) marino azzurro t. V 

Cane (II) marino bianco t. V 

Cane (II) marino calorifilo t. V 

Cane (II) marino tigrato o scorzone t 

Canuto (II) t. IV . 

Capinera (La) sarta t. Ili 

Capogrosso (II) t. V . 

Capo (II) Moro t. Ili 

Capra (La) t. Il 

Capra (La) azzurra t. II 

Capretta (La) t. V 

Capricorno (II) t. VI . 

Caracal (II) t. II 

Carasoo (II) t. IV 

Carbonaj a (La) picciola t. III 

Garpana (La) t. V 

Cascialoto (II) t. V . 

Casoara (II) t. Ili 

Castoro (II) t. I . 

Cavaliere (II) t. IV . 

Gavalier (II) verde t. IV 

Cavalier (II) rosso t. IV 

Cavallo (II) t. II 

Cavallo (II) marino t. V 

Cavalletta (La) t. VI . 





a35 


Pag. 


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5 9 


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1 9 


» 


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» 


l35 



aS6 INDICE GENERALE. 

Cavopollino (II) tomo I 

Cefalo (II) t. V . 

Cervo (II) t. II . 

Chacal (II) o Lupo dorato t. I 

Ghacal (II) di Barberia o l'Adivo 

Chica (La) t. VI 

Chiocciola (La) t. VI . 

Ghiozzo (II) t. V 

Cicadella (La) t. VI . 

Cicala (La) t. VI 

Cicogna (La) t. IV . 

Cicogna (La) Brasiliana t. IV 

Cignale (II) t. Il 

Cigno (II) t. IV. 

Cigno (II) selva! <co t. IV . 

Cimice (II) comune t. VI . 

Cingallegra (La) barbuta t. Ili 

Cingallegra (jua) azzurra t. Ili 

Cingallegra (La) della coda lung 

Cingallegra (La) del Capo t. Ili 

Ciprino (II) dorato e l' argenteo t. 

Giufolotto (XI) t. Iti . 

Coa (II) t. II . 

Coaita (II) t. I . 

Coati (II) o Battone t. I 

Coati (II) mondi t. II 

Cobite (La) t. V. 

Coccodrillo (II) t. VI . 

Cocciniglia (La) t, VI. 



Pag. a 6 1 
» 187 
» 12, 



t. Ili 

V 



INDICE GENERALE. 

Colìbri (II) o l'uccel Mosca tomo III 

Colligiano (II) t. Ili . 

Combattitore (II) o Pavone di mare t 

Commendatore (11) t. Ili 

Condoo (II) t. Il 

Condor (II) t. Ili 

Conepato (II) t, II 

Coniglio (II) t. I. 

Cormorano (II) t. IV 

Cormorano (II) picciolo o il Balordo t 

Cormorano (II) Pigmeo t. IV . 

Corifena (II) t. V 

Cornacchia (La) t. Ili 

Cornacehietta (La) t. Ili . 

Coraica (II) t. Ili . 

Corvo (II) t. III. 

Couguar (II) t. II .-.■... 

Crick (lì) dal capo e dal petto giallo t 

Crotalo (11) o Serpente dalla campanella i 

Cuculo (li) t. Ili 

Cuculo (II) brillante t. III. 

Cuculo (I!) d'America t. Ili 

Cuculo (II) del Capo t. Ili 

Cuculo (II) della Giamraaica t. Ili 

Cuculo (II) indicatore t. Ili 

Cuculo (II) sacro t. Ili 

Culobianco (li) t. III. 

Gurvirostro (II) t. III. 

Gutrettola (La) t. III. 



IV. 



s3 7 

Pag. 208 
» 193 

IV » 1-34 

12,9 
a 33 

4i 

362, 

267 
265 
» 267 
» i35 
» 97 

» 94 

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» 90 
» 3o4 
III » 122 
VI » 69 
» i5a 
» 159 
» i5S 

i58 

154 

i5 7 

I96 
240 

I 9'7 



a83 



INDICE GENERALE. 



D 

Darnan (II) di Siria tomo II 
Daman (II) del Capo t. II . 
Damigella (La) di Numidia t. IV 
Dattero (II) t. V. 
Delfino (II) t. V. 
Diana (La) t. I . 
Dodo (l\) t. IV . 
Donnola (La) t. I 
Dnnlino (II) t. IV 



Pag. a8i 



» 2,87 
» 149 
» 2,76 
» 5o 
» a44 
» 76 
» 3a5 
» 146 



Eglefino (L 5 ) t. V . 

Eider (L') o l'Anitra morbidissima t. IV 

Elefante (L s ) t. I 

Eiorio (L') t. IV 

Elorio (L') dalla testa nuda t. IV 

Eiorio (L') rosso t, IV 

Emen (L') t, III 

Eperlano (L') t, V 

Etiope (L') o ilPappagallodelìaGuineat. Ili 



i8a 
i65 
189 
3s5 
3s8 
32-9 
3a 
i85 
iao 



Fagiano (II) t, III . 
Falarope (Le) t. IV . 
Falcone (II) segretario t. III 
Fanello (II) t. III 
Farfalla (La) t, VI . 



a54 
ia4 
65 
180 
J96 



INDICE GENERALE. 

Fiammante (II) o Fenicontero tomo IV. 

Fiore (II) animale t, VI 

Flesso (II) t.V. 

Fletano (II) t. V 

Foca (La) t. I , 

Foca (La) dal naso a bottiglia t, I 

Folaga (La) t. IV 

Forbicifero (II) t. IV. 

Formicola (La) pinzajuola t, VI. 

Formica (La) t. VI . 

Forrnicoleone (II) t. VI 

Formicofago (II) t. II. 

Fragola (La) o Quaglia della China t 

Fregata (La) t. IV . 

Frisone (II) t. Ili 

Frisone (II) cardinale t. Ili , 

Frisone (II) granatiere t, III 

Frisone (II) dell' Abissinia t. III. 

Frisone (II) del Bengala t, III , 

Frisone (II) socievole t. III , 

Fulmar (II) o Procellaria Falombara t 

Furetto (II) t. II 



&3g 

Pag. i5i 

» 22,0 

» 194 

» 192 

» 2,70 

» a8a 

» 121 

» 3u 

» i5a 

» 159 

» 167 

» 2,63 

III » 284 

» 2-5 1 
242 

344 

ivi 

245 
246 
248 

293 

267 



» 
» 

» 

IV » 



G 



Gallina (La) regina t, III , 

Gallina (La) regina di Laponia t. III. 

Gallina (La) regina dei Namachesi t, Ili 

Gallina (La) regina dei Itenaj t ( III , » ^96 



» 290 
» 293 
» 294 



^4o INDICE GENERALE, 

Gallinella (La) e la Folega tomo IV 
Gallo (II) t, IV, 
Gallo (II) di montagna dal collare' t, IV 
Gallo (II) d'India t. IV . 
Gambero (II) di mare t, V 
Gambero (II) di fiume t, V 
Garrese (II) 't, IV . 
Garrulo (II) t, IV . 
Gasteroteo (II) aculeato t, V 
Gasteroteo (II) pungigio t» V 
Gasteroteo (II) spinacchia t, V 
Garzetta (La) t, I 
Gatto (II) selvatico t, II . 
Gatto (II) domestico t. II , 
Gatto (II) d'Angora t, II , 
Gatto (II) tigre t, II', 
Gazza (La) t, III 

Gazza (La) bruna del Canada t, III 
Gazzella (La) t, II , 
Genetta (La) t, II 
Gerbo (II) t. I , 
Ghiottone (II) t, I 
Giraffa (La) t. I 
Gnou (II) t. II . 
Goelando (II) e il Laro t. IV 
Goelando (II) vario o ,grigiccio t, IV 
Goelando (II) del mantello nero t, IV 
Goelando (II) del mantello grigio-bruno o 
Borgomastro t, IV , , » 



INDICE 


GENERALE. 


241 


Goelando (II) bruno o i 


. Cateratta t. 


IV. Pag. a84 


Gracchia (La) t. Ili . 


, 


59 I04 


Grampo (II) o Delfino 


orca t, V 


« 56 


Granchiero (II) t. II . 


. . 


. » 3 1 o 


Granchj (I) t. V 




» a83- 


Granchivori (I) t. IV . 


. 


» 336 


Graiichivoro (II) azzurro t, IV ; 


» 33 7 


Grebo (II) t. IV 


, » 


* ia5 


Grillivoro (II) t, III , 


. > 


, » 180 


Grillo (II) t. VI. 


, , 


» 12, 7 


Grillo (II) talpa t, VI 


. 


» i3o 


Grimmo (II) t. II 


*"> 


» a35 


Gru (La) t. IV. 




» 107 


Gufo (II) t, III, 


, 


» 04 


Guibo (II) t. II. 


, , 


» 64 


Gurnardo (II) t. V . 


» 


, » 2,54 



H 



Hamster (L') t. II 



178. 



Itóao (L') t. IV * 


- 


- 


» 


70 


Icneumone (L') t. I . 


». 


0. 


» 


34r 


leti (L') il Boccamele t. I 


.. 


0. 


» 


33* 


Iena (La) t. I 


.. 


» 


» 


53; 


Iena (La) picchiettata t. I .. 


- -. 


» 


»■ 


5 9 


Iguana (L') t. VI 


.. 


0, 


» 


§4 


Imantopo (L 5 ) t. IV . 


► 


» 


» 


142. 


Imbrim (L') il grande Smergo- 


del 


mar 




Settentrionale t, IV. 


i. 




)> 


ilio 


Gabinetto T. VI. 




*6 







2/Ja INDICE GENERALE, 

Ippopòtamo (L 5 ) tomo I . 
Indetti (Degli) in generale t, VI. 



Pag. i 9 4 
» 83 



Jacana (II) t. IV 
Jaguar (II) t. II. 



» 343 
» 292 



K 



Kamichi (II) t. IV 
Kanguro (II) t. I 



» 148 
» a 62 



Lagopede (II) la Gal 


ina 


regina 


bianca 


t. IV . 




. 


» 85 


Lama (II) t, II , 




, 


, » 3i6 


Lamentino (II) t, II , 




* 


, » 3a e 


Lampreda (La) t, V , 




* < 


» 195 


Laro (II) t. IV . 




♦ 


» w 2.69 


Laro (II) bruno t. IV 




» 


» 277 


Laro (II) ridente t, IV 




, 


, » 278 


Laro (II) bianco t, IV 




, 


> » »8o 


Laro (Il gran) cinericcio 


dai 


piedi £ 


tzzurri 


t. IV . 




, 


, » ivi 


Laro (II) pezzato t, IV 




, 


» a8& 


Lasca (La) t, V. 




. 


, » 12,8 


Latermo (li) t, V 




♦ 


» aay 



INDICE GENERALE, 

Lemingo (II) tomo II, 

Leone (II) t, I . 

Leone (II) marino t, I 

Leopardo (II) t, I 

Lepre (II) t, I . 

Leroto (II) t, II. 

Levriere (II) t, II , 

Lima (La) t, V . 

Lince (II) t, I . 

Liocorno (II) di mare t, V, 

Locusta (La) di mare t, V, 

Lontra (La) t. II 

Lontra (La) di mare t, II 

Lori ([!) tardigrado t, I 

Lucerta (La) comune t, VI 

Lucerta (La) bitorzoluta t, VI 

Lucerta (La) verde t, VI , 

Luccio (II) t, V. 

Lucciola (La) o il verme lucente t, 

Lumache (Le) t. V . 

Lupo (lì) t. I , 

Lupo (II) marino t, V 

M 

Macao (II) o 1' Ara verde t. Ili 
Mainate (II) t, IV . 
Mangiavespe (II) t, IV 
Manicou (II) t. I . , « 

Mantide (La) tomo VI , 3 





s4-3 


• Pag. 


186 


. » 


ii 


♦ » 


285 


♦ » 

♦ » 


45 

355 


. » 


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. » 


122, 


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249 


♦ » 


124 

76 


• » 


70 


♦ » 


208 


i. » 


188 



^44 INDICE GENERALE. 

Manucode (II) o re degli uccelli 

diso tomo III 
Marangone (II) t, IV . 
Marangone (II) col ciuffo t, IV 
Marangone (II) dalla Cina t, IV 
Marmotta (La) t, II . 
Martin (lì) Pescatore o l'Alcione 
Martora (La) t. ì. 
Mergo (II) t, IV 
Mergo (II) coronato e il Merg 

rosso t, IV , , , 

Merino (II) t. II 
Merlo (II) t. III. 
Merlo (II) azzurro t, III , 
Merlo (II) acquatico t, IV , 
Merluzzo (II) t, V . 
Mioteria (La) Americana t, IV 
Molosso (II) t. II 
Monco (II) t. IV 
Monco (II) magellanico t. IV 
Monco (II) crestato o saltatore t 
Montone (II) d'Islanda t. Il 
Montone (lì) di larga coda t, II 
Montone (II) selvatico t. Il 
Moriglione (II) t, IV . 
Morso (11) t. I . 
Mosche (Le) t, VI , 
Motaciila (La) t, IV . 
Motteggiatore (II) t, III t 



t. Ili 



dal 



IV 



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49 


» 


176 


» 


388 


» 


303 


» 


i34 


» 


383 



INDICE GENERALE. 

Muschio (II) tomo II . 
Muscicapa (II) t. IV , 
Musetta (La) t, II 

N 
Nibbio (II) t, III ....", 
Nil-Ghau (II) t. I . 
Nottola (La) t. Ili , 
Nottola (La) o Pipistrello t. I. . 

O 
Oca (L') selvatica t. IV 
Oca (L') domestica t. IV . 
Oca (L') delle isole Ebridi t. IV 
Oca (L') bermela t. IV 
Oca (L') armata t. IV , . » 

Oca (L') bronziana t. IV , 
Oca (L*) del Canada t. IV 
Oca (L') di neve t, IV , 
Oca (L') grigia delle isole Falkland 
Oca (L') delia cuffia nera t, IV. 
Oca (L') dal collo rosso t, IV , 
Oca (L') Kasarka t, IV . 
Oca (L') della Guinea t, IV ; 
Oca (L') artica t, IV , 
Oceloto (L') t. I 
Ombra (L>) t. V. 
Ombretta (L') t. IV . 
Orangotano (L 5 ) t. I . t 

Orata (L') t. V • 



. Pag. 


245 
£3 3 

81 


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389 


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390 

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a 49 



2,^6 INDICE GENERALE 

Organista (L') tomo IV 

Orso (L') bianco t, I . 

Orso (L') comune t. I 

Orso (L') d' America t. ì 

Orso (L 5 ) marino t. I. 

Ortolano (L') t. IV . 

Ostralega (L') o Beccaccia di mare t. 

Ostrica (L s ) t. V 

Ottarda (L') t. Ili . 

Ottarda (L'j piccola t. IV 

Ouarino (L') t. I 

Ouistiti (L') t. I, 



Pag. 79 

» 121 

» io5 

» 114 

a 2,77 
» 72, 

» ia3 
» 2,69 
» 269 
» 82 

» ;a3i7 
» 2,33 



IV. 



Palombo (II) dalla colanna purpurea t. 

Pangolino (II) t. II . 

Pantera (La) t. I 

Pappagallo (II) cenerognolo t. Ili 

Passere (II) t. Ili 

Passera (La) mattuggia o di montagna t 

Passere (II) pesce t. V 

Pavone (II) t. Ili 

Pavone (II) bianco III 

Pavone (II) con pennacchio ed altri t, 

Pavonella (La) t, IV . 

Pazzi (I) t. IV • 

Pazzo (li) comune t. IV . 

Pazzo (Il gran) t. IV 

Pazzo (li) di Bassa» t. IV; 



III. 



III. 



Ili 



» 274 
» 2,49 

» 49 
» n4 
» 218 
»> 221 
» 193 
» 140 
» 148 
» 149 
» f 37 

» 3i4 
» 3«9 

» 321 

» 32a 



Pag. 



INDICE GENERALE. 

Pecora (La) tomo II • 

Peccari (II) o porco del Messico t. Il 

Pellicano (II) t. IV . 

Pellicano (II) rosso t. IV 

Pernice (La) t. IV * 

Pesci (Dei) in generale t. V 

Pesce (II) persico t. V. 

Pesce (II) volante t. V 

Pesce (II) spada t. V. 

Pesce (II) re t, V 

Peloncino (II) t, V , 

Pettirosso (II) t, III . 

Pica (La) t. III. 

Piccione (11) t. III , 

Piccione (II) di passaggio t 

Piccione (II) verde dalla testa grigia d'Anti- 
gua t, III ,-"■, , » . » 

Piccione (II) pompadour t, III , . » 

Piccione (II) dell' ali rosse del mare del Sud 
t, III 

Piccione (II) cenerognolo ferrugigno dell'Isole 
del mar Pacifico t. III » 

Piccone (II) del becco ricurvo t, III . » 

Piccione (II) bianco muscadivoro t, III » 

Piccione (II) violaceo dalla testa rossa d'An- 



III 



III 



Picchio (II) verde t. III ; , » 

Picchio (II) nero t, III » 

Picchio (Il gran) nero con becco bianco t, III » 



a 4? 
43 

3^4 
334 

2Ó8 

29 

6 

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2,2,9 
a38 
247 
a 7 4 
i 9 t 
107 
263 
2,67 

268 

270 

2.?r. 

ivi 

272 
273 

ivi 

160 
ivi 

164 



a48 INDICE GENERALE. 

Picchio (II) nero con ciuffo rosso t. III. Pag, 1 65 

Picchio (Il gran) variato t. III t 

Picchio (Il piccolo) variato t. Ili 

Picchio (II) detto Merlo doralo t, III 

Picchio (II) grigio t. Ili . 

Picchio (lì) con ciuffo t. Ili 

Picchio (II) piccolo detto rampicatore 

Pidocchio (II) t. VI . 

Pietta (La) o il piccolo Mergo crestato 

Pilcardo (II) t,.V 

Pinguino (Il gran) o germano magellanico 

Pinguino (II) semplice t, IV 

Pipa (II) t, VI , 

Pipra (II) o il Manaldno t. IV 

Piteco (II) t. I . 

Piviere (II) piccolo t, IV . 

Piviere (II) dorato t, IV . 

Piviere (II) pavonella t, IV 

Piviere (II) dal collare t, IV 

Piviere (Il gran) volgarmente detto E Iorio di 

terra t. IV 
Piviere (II) dal collare t, IV 
Porco (II) t, II . 
Porco (II) spino t, I . 
Porco (II) d'Etiopia t. II 
Porco (II) d'India t, II 
Porco (II) marino t. V 
Procellaria (La) t, IV 
Procellaria (La) cinericcia t, IV 



» 


166 


» 


167 


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167 


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169 


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171 


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INDICE GENERALE. 2^9 

Procellaria (La) bianca e nera o lo Scacchiere 

tomo IV Pag, 391 

Procellaria (La) azzurra t. IV . . » 394 

Procellaria (La) palombara o il Fulmar t, IV » 295 

Procellaria (La) massima t. IV , , » 299 

Pulce (La) t. VI , ; . , » 112, 

Punteruolo (II) t, VI. . » » » 169 

PUZZOIO (II) t, II , . , , » Q.'Jl 

Q 

Quaglia (La) t. Ili , 
Quaglia (La) della Gajenna t. Ili 
Quaglia (La grande) del Madagascar t. Ili 
Quaglia (La) dell'Isola di Logon t. Ili 
Quaglia (La) della Virginia t. Ili 
Quaglia (La) del Bengala t. IV . 
Quaglie (Il re delle) t. IV 

R 

Ragno (il) t, VI 

Rampicator (II) rosso t. Ili 

Rana (La) t. VI 

Razza (La) pastinaca t. V , 

Razza (La) clavata o perosa t, V 

Reattino (II) t. Ili . 

Reina (La) t, V, 

Remiz (II) t. Ili 

Remora (La) t, V » 

Renne (II) t, IL 

Riccio (II) t, I , , . , 



» 380 
» 286 
» 288 
» ivi 
» 2,89 
» 83 
» 84 

>> 94 

» 174 

» 46 
» 89 
» 91 
» a 02, 
» i3i 
» aa^ 
» 334 
» 5 
» 3ai 



Pag. 



3 So INDICE GENERALE 

Riccio (II) marino tomo V. 

Riccio (lì) marino i>. V 

Rinoceronte (II) t, I , 

Rinoceronte (II) a doppio corno t» I 

Rombo (II) t. V 

Rondine (La) di mare t, V 

Rondine (La) casereccia t, IV 

Rondine (La) agreste t, IV 

Rondine (La) di riviera t. IV 

Rondini (Le) di mare t. IV 

Rondine (La gran) di mare t. IV 

Rondine (La piccola) di mare t, IV 

Rondine (La) di mare nera o lo Spauracchio 

t. iv ; 

Rondine (La) di mare dalle grandi ali t, IV » 
Rondine (La) di mare screziata t, IV 
Rondone (II) t, IV . 



94 
» 261 
» 180 
» 187 
» 189 
» a3a 
» 4 a 
» 5x 
» 55 
» 399 
» 3oa 
» 3o6 



Saiga (II) t. II . 






» 67 


Saimiri (II) t. I , 






, » 2,43 


Sajou (II) t. I . 






» &A2, 


Salamandra (La) t, VI 






» 34 


Salangane (La) t. IV , 






» 59 


Salmone (li) t. V 






» i38 


Sanguisuga (La) t, VI 






» aia 


Scarabei (Gli) t. VI , 






» i4* 


Scojattolo (Lo) t. I , 






» 344 


Scojaltolo (Lo) grigio t, I 


1 


- 


» 347 



INDICE GENERALE. 


a5i 


Scojattolo (Lo) volante tomo I , 


. Pag. 349 


Scolopendra (La) t. VI 


, » 12,2. 


Scorpione (Lo) t. VI , 


, » IO9 


Scorpione (Lo) di mare t, V 


, » 263 


Scorticatore (Lo) t. Ili 


» 7 8 


Seppia (La) t. V , 


» 257 


Serpente (II) comune t. VI 


» 67 


Serpente (II) dagli occhiali t, VI 


» 60 


Serpente (II) nero t, VI 


» 62 


Servai (II) t. II» 


» 299 


Sfesse (Lo) t. VI 


» 190 


Sgombro (Lo) t, V . . ; 


» i~99 


Sgombro (Lo) bastardo t, V , 


» 204 


Sogliola (La) t. V , ', 


» 191 


jSoIene (II) t. V. 


» 282, 


Sorcio (II) delle messi t, II , 


» 190 


Sparviero (Lo) t. Ili , » , 


» 75 


Spatola (La) t, IV , 


» i5o 


Squadro (Lo) t. V 


» 97 


Squilla (La) t, V 


» 3oo 


Stambecco (Lo) t, II , 


» 60 


Stella (La) di mare t. V , 


» 2,59 


Stella (La) di mare arborescente t, V 


» 260 


Storione (Lo) t, V , 


» 70 


Stornello (Lo) t. Ili , 


» 214 


Strige (La) t, III , / 


» 86 


Struzzo (Lo) t. Ili . 


» at 


Svegliarino (Lo) o Quaglia di Java t, 


III » 284 


Subusa (La) t. III , , 


» 74 


Suricate (II) t, II . % 


» 3o8 



a5a 



INDICE GENERALE. 



Talpa (La) tomo I . " . 




. Pag. 3o3 


T'angari (I) t. IV 




» 79 


Tanrec (II) t. II 




, » 3o 7 


Tapiro (II) t, I , 




» 1 98 


Tarantola (La) t, VI. 




» io5 


Tarlo (II) t, VI. 




» 124 


Tarlo (II) campestre t, VI. 




» 126 


Tarme (Le) t. VI . 




» i56 


Tasso (II) t. I . 




» 1 34 


Testuggine (La) t, II. 




» 2,55 


Testuggine (La) di mare t, VI 




» 8 


Tetrao (II) o gran Gallo di montagna 


t. IV » 2,0 


Tetrao (II) piccolo o Gallo di montagi 


ia dalla 


coda biforcuta t, IV , 


» 26 


Tignuola (La) t. VI . 




» 202 


Tigre (La) t. I . 




» 34 


Tinca (La) t. V. 




♦ » 124 


Tingmik (II) t. IV . 




» 268 


Tiranno (II) t. Ili . 




» 82 


Tonno (II) t. V . 




♦ » 204 


Topo (li) t. II . 




« » 1 70 


Topo (II) muschiato t, II , H 




» 174 


Topo (II) economo t. II , 




» 176 


Topo (II) campagnuolo t, II , 




, » 189 


Torabuso (II) t. IV . 




» » n3' 


Torcicollo (II) o l'Ortolano t, I\ 


r 


» 7 a 



INDICE GENERALE 

' Tordella (La) tomo III t 
Tordo (II) t. Ili 
Tordo (II) viscivoro t. Ili . 
Tortorella (La) t. Ili 
Tortorella (La) sanguigna t, III 
Tortorella (La) del Surinam t. III 
Tortorella (La) dell'ali dorale t, III 
Touraco (II) t, IV . 
Toucan (II) t. III 
Tremola (La) o Torpedine t, V 
Triglia (La) t. V 
Troglodita (l'I) t, III . 
Troilo (II) t. IV 
Troilo (II) piccolo t, IV . 
Trota (La) t. V . 
Trota (La) Salmonea t. V . 
Trottola (La) t. V • 
Trupialo (II) t. Ili • 
Tzeiran (II) o Antilope azzurra t. II 



2.53 



Pag. 


2,2,1 


» 


i 7 5 


» 


178 


» 


a 74 


» 


a 77 


» 


278 


» 


ivi 


» 


64 


» 


12,7 


» 


Si 


» 


139 


» 


2,00 


» 


£119 


» 


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» 


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» 


i5a 


» 


3<4 


» 


i3i 


» 


240 



Vampiro (II) t. I 


» 299 


Vermi (I) t. VI. 


« 214 


Vespa (La) t. VI 


» i85 


Vipera (La) t. VI 


; » 64 


Volgipietra (I!) t. IV . 


» 145 


Volpe (La) t, I . 


» 76 


Volpe (La) del Polo Artico t- I. 


» 82 



a54 



INDICE GENERALE. 



u 



Uccelli (Degli) in generale tomo III . 
Uccello (Il grande) del Paradiso t. Ili 
Uccello (Il piccolo) del Paradiso t. Ili 
Uccello (1/) Mosca del petto rosso o 

bino t. Ili , . • , 

Uccelli (Degli) acquatici t. IV 
Uccello (L') reale t. IV . 
Uccello (L') del Tropico t. IV . 
Uccello (L 5 ) delle tempeste t. IV 
Ursone (L') t. II 
Usignuolo (L') t. Ili . 



Pag. 


5 


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88 


» 


146 


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. » 


3o6 


. » 


186 



Zeca (La) t. VI. 

Zebro (II) t> I • 

Zibellino (II) t. I 

Zibetto (II) t. I. 

Ziccliio (II) o Tordo vi scada t. Ili 

Zoofiti (I) t. VI. 

Zoppo (II) o piccolo Smergo t. IV 



ia4 
384 
33 9 
334 
a2-3 

ai 7 
ai3 



FINE DELL WVICE GENERALE.