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Full text of "Il Museo egizio vaticano descritto ed illustrato da Orazio Marucchi"

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CATALOGO 



MUSEO EGIZIO VATICANO 



CON LA TRADOZIONE DEI PRINCIPALI TESTI GEROGLIFICI 



PER 



ORAZIO MARUCCHI 



DIRETTORE SPECIALE DEU.O STESSO MUSEO 



CON APPENDICE 




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2) "^^^ o, 



ROMA 

1902 

















IL 



MUSEO EGIZIO VATICANO 



DESCRITTO ED ILLUSTRATO 



DA 



ORAZIO MARUOCHI 



DIRETTORE SPECIALE DELLO STESSO MUSEO 



I 

f 







ROMA 
1899 



TIPOGRAFIA DEL CAV. V. SALVIUCCI 



PREFAZIONE 



I 



L museo egizio vaticano si aprì al pubblico nel 1839 
per munificenza del pontefice Gregorio XVI, benemerito pure 
degli studi archeologici per la fondazione del museo di anti- 
chità etrusche e poi di quello statuario classico nel Laterano. 

I monumenti del nostro museo vennero posti in ordine 
dal dotto egittologo P. Luigi M.* Ungarelli dei Barnabiti, 
uno dei primi seguaci dello ChampoUion in Italia ; e le sale 
vennero decorate nello stile egizio con i disegni del cav. de 
Fabris, che aveva allora la direzione generale dei Musei 
pontifici. 

Questa raccolta vaticana non è ricca per copia di monu- 
menti, come quelle di alcuni altri principali musei di Europa, 
ma contiene oggetti assai scelti. Essa si compone di colle- 
zioni diverse già esistenti in Roma ed altrove ; e di nuovi 
acquisti fatti per ordine del governo pontificio presso alcuni 
viaggiatori e commercianti di antichità. 



La deecriidoue dell' Ungarellì per quattifr^f^TiSir^ef " 
l'opoca in cui fu scritta è piuttosto uim prima iudicazione 
tìoiuiiiaria e apesso inesatta; e uon contiene affatto i testi 
delle iscrizioni che ai suoi giorni non si potevano ancora 
intieramente interpretare. Le due altre pi(i recenti pubbli- 
cazioni del Wiedemann e del Piehl comprendono soltanto 
i monumenti dell'epoca saitica e non trattano punto di 
quelli di età più antica. Qualche altro inonumeuto isolato 
formCt oggetto di studio ad altri egittologi e noi ne ter- 
remo il debito conto a suo luogo. 

Per ciò poi che si riferisce ai papiri del museo vati- 
cano essi furono descritti fin dal 1825, allorché stavano 
ancora in Biblioteca, con un catalogo assai sommario redatto 
dallo Champollion e pubblicato dal Mai col titolo « Cataloijo 
del papiri egiziani della Biblioteca oatìca/ia " Roma 1825. 
Una descrizione completa e particolareggiata con la tra- 
scrizione di molti testi geroglifici fu in seguito redatta 
dall'autore di questo catalogo, insieme a quella generale con- 
tenente tutti i papiri egizi del Vaticano, nel 1891 : lìfonii- 
menta papyracea Aegyptia Bibliotecae Vaticaime ecc. 
recensuit et digessit Horaiius Mamccki. 

Un inventario generale di tutto il museo egizio fu 
compilato dal ean. Enrico Fabiani di eh. mem. con la mia 
assistenza negli anni 1880, 1381, 1882. Ma questo in- 
ventario è assai compendioso e senza la traduzione dei 



— 5 



testi, dai qaali fu trascritto soltanto un qualche nome. Esso 
si conserva manoscritto per solo uso amministrativo. 

Era dunque necessario un catalogo, come ne posseggono 
tutti gli altri musei egizi. Ma essendo che il nostro museo 
non era stato mai soggetto di illustrazione speciale, questo 
catalogo dovea esser destinato eziandio all'uso degli studiosi 
che visitano con attenzione tutto il museo vaticano, i quali 
non troverebbero nelle ordinarie descrizioni di esso cenni suf- 
ficienti sulle antichità egiziane ; e perciò dovea redigersi 
non già sotto forma strettamente scientifica e per i soli egit- 
tologi, ma in modo facile e piano e con le opportune spie- 
gazioni. 

Questo lavoro venne ordinato dal Sommo Pontefice 
Leone XIII in occasione del Congresso degli orientalisti 
tenuto a Stoccolma nel 1889, dove l'autore ebbe l'onore di 
essere inviato a presentare alcune pubblicazioni di egittologia 
da lui fatte per conto della Biblioteca Vaticana. Se non che 
varie circostanze ed altre occupazioni ne ritardarono fino ad 
ora la pubblicazione. Esso intanto ha fornito occasione all'au- 
tore di studiare ed illustrare alcuni monumenti del museo e 
disporre in miglior modo parecchi oggetti nelle varie sale ('). 

Il museo egizio del Vaticano si compone di dieci sale ; 
ed in ognuna di esse la descrizione seguirà la numerazione 



(^) Oltre le dissertazioni qui sopra citate, un^altra illustrazione si è pub- 
blicata più recentemente dalPautore intomo alla celebre statuetta naofora 
con la monografia che ha per titolo: La biografia di un personaggio po- 
litico delVantico Egitto ecc. (nel period. il Bessarione 1898). 



— 6 — 

dei monumenti, onde possa servire anche all'uso prattico dei 
visitatori. 

Il presente catalogo conterrà pertanto una descrizione 
sommaria bensì, ma compiuta quanto è possibile, di ogni singolo 
oggetto; ed anche una trascrizione dei principali testi gerogli- 
fici che- si trovano sopra un gran numero di monumenti. Dato 
però per le prime sale un saggio di trascrizione egizia, mi limi- 
terò in seguito per maggior brevità a dare soltanto la tradu- 
zione dei testi, seguendo il metodo che molti sogliono oggi 
tenere. 

Le provenienze degli oggetti raramente si sono potute 
accertare ; e quelle che si indicano sono ricavate o dalla 
descrizione dell' Ungarelli, o dalle carte dell' archivio del 
Oamerlengato di cui si è fatto cenno di sopra. 

Sento in fine il dovere di attestare pubblicamente la mia 

riconoscenza a coloro che hanno incoraggiato o coadiuvato il 

mio lavoro. In primo luogo a S. E. Mons. Francesco Sa- 

lesio della Volpe Maggiordomo di Sua Santità e soprainten- 
dente dei musei e delle gallerie pontificie, ed al Comm. 

Prof. Alberto GaUi Direttore generale ; quindi al eh. Prof. 
Emesto Schiaparelli cui ho rivolto vari quesiti sulla inter- 
pretazione di alcuni testi, ed anche al eh. P. Cesare A. de 
Cara S. J., che mi ha pure favorito alcune utili indicazioni. 



Roma, 30 giugno 1899. 



Orazio Ma rugghi. 



ISCRIZIONE MODERNA 

DETTATA PER LA INAUGURAZIONE DEL MUSEO 



Le sale del museo sono decorate ad imitazione dello stile 
egiziano e nell* alto delle pareti della I^ e della 11^ sala si vede 
dipinta una iscrizione geroglifica composta dal P. Unqarelli. 
Essa è specialmente importante come uno dei primi tentativi di 
imitazione dell'antica scrittura egizia, e perciò ne daremo la 
trascrizione e la traduzione. 

[Parete di fondo della prima sala, in alto a destra di chi 
entra] : 




t[M 



AAAAt>A ^^^\jp \\ \\ A/WWv 



Mi — -tììs^ -tì^ I I I 

mai ten maa ten 

venite voi vedete voi 



[A sinistra:] 



-SS^ /wvwv tk fl ' ^ 1 ^ 

fl ^ vv ^ V\ O I ^ ' 



^ w • V V ^ 



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I 



ar enti tutu xemt 

il deposito in cui (sono) le statue dell'Egitto, 

[Presso rangole a destra vi è il cartello reale contenente 
il nome del pontefice Gregorio XVI preceduto dal sacro urèo e 
scritto cosi]: 

Krakurs 



— 8 — 

[Presso Tangolo a sinistra vi è un secondo cartello che si 
legge] : «i grande principe XVI f». 

[Nella seconda sala cominciando dalla parete di fondo a destra 
di chi guarda e continuando poi verso sinistra]: 



J^CMIMIMJ 



J] 




in 



Hon-f Arkiaràus aS neh neferu 

Sua Santità il sommo sacerdote grande signore beneficentissimo 



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1 1 1 



Krakuris meb XVI 

Gregorio XVL 

[Nella parete delle fenestre]: 



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neh àr x^t tef retu 

sovrano padre degli uomini cristiani in tutto il mondo. 



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EristEnsu em tau neb 



[Nella parete delle due colonne]: 



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P1\l !ÌJ 

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s-het en neferu-f 



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er s-nei en neieru-i narumaii tet n-f 
per far risplendere delle beneficenze sue Roma trasportò egli 



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^ 1 



I I I 




tutu aE neferu enti Kem tep 

le statue grandi e belle le quali {erano nelV) Egitto fin dal principio 



/VA/NA/W 



[Nella parete di fronte alle fenestre]: 

Hn^^ Oli 1 oi^^<§.<§.nniii 

àr-n-f àsit uà pen renpit 1839 

fece egli questa sede {questo museo) nell'anno 1839 



III 



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o 

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III 
II 



V 



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ab mu heru sas en neter net 

nel mese delV inondazione nel giorno sesto del Dio Salvatore 



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a 



nu tau )^ir àn heru en x^ 
del mondo e del giorno del sorgere 



em éap su 
del prendere egli 



I 



hw ì fs li: 

sutenit hon renpit paut 
il regno sacro anno nono. 



I. SALA 
DEI SARCOFAGI 



N. 1. [A destra entrando] ; Coperchio di cassa per mummia 
in legno sicomoro sotto forma di figura muliebre. (Collezione 
Guidi 1838. La vetrina fu a^iunta più tardi con la indicazione: 
Munif. Pii IX. P. M.). Il legno è ricoperto di intonaco sul 
quale sono dipinte varie figure simboliche di divinità e fra 
queste si leggono alcune iscrizioni geroglifiche. Dallo stile può 
giudicarsi dei tempi della XXII dinastia bubastica (secolo de- 
cimo av. G. C.)- Lui^o m. 2. 

Appartenne ad una sacerdotessa di Ammone chiamata Nes- 
xonsu, il coi nome è scritto nella maniera seguente: 

Nebt pa Kemat en Amuu Nes^onsu ma^eru 
La signora di casa sacerdotessa di Ammone Nes^onsu giustificata 

La testa della figura è coperta di calantica, sotto la quale 
scende un ricco pettorale dipinto a smalti e pietre diverse con 
i simboli degli lU'a od occhi aimbolici. 

Sopra gli ornati si incrociano due nastri rossi o bretelle riu- 
nite da un fermaglio rettangolare su cui è rappresentata la barca 
del Sole fra due serpenti urèi, due geroglifici del Tat (simbolo 
di stabilità) e due scarabei. Dal pettorale sporgevano fuori le 




— Il — 

mani chiose a pugno che doveano stringere un qualche amuleto : 
oggi manca la mano sinistra. Sotto il pettorale è dipinto il disco 
del Sole alato fra due urèi e lateralmente due figure genuflesse 
ed alate della dea Nut. Nel mezzo uno scarabeo con la corona di 
Osiride : ai lati due figure di Osiride sedute in trono e rivolte da 
parti opposte, innanzi alle quali stanno accovacciate due sfingi. 
Nella linea inferiore un'altra figura della dea Nut ad ali spiegate. 
Nel campo si veggono vari simboli degli ufa, degli scarabei, degli 
avvoltoi e dei segni della vita (d/tx)* Sotto la dea Nut due di- 
vinità sedute che pongono in mezzo lo scarabeo : nelle linee infe- 
riori il disco solare posto sopra il Tat ed in mezzo a due scarabei. 
Tutte queste rappresentanze simboliche alludono alle trasforma- 
zioni dell'anima ed alla vita divina di cui essa gode. 

Nelle due parti laterali arrotondate del coperchio che corri- 
spondono ai fianchi e fino al posto dei piedi, si veggono le une 
sotto le altre alcune scene di adorazione a varie divinità ed a 
vari geni; fira queste è notevole la prima e l'ultima che rappre- 
sentano Tanima della defunta sotto forma di uccello a testa umana 
innanzi al dio Aomione. Su questo coperchio vi sono sei linee 
verticali di iscrizioni geroglifiche, le quali cominciando dalle due 
più brevi e parallele nel centro e andando poi al fianco destro 
e quindi al sinistro possono tradursi così (i) : 

1'. pf el centro a destra] : Tatto ciò che apparisce sull'altare 
loro sulla tavola delle offerte di Tum in offerte di cibi e di 
pani in abbondanza vada nel divino sotterraneo fino allo spi- 
rito di 

2*. [Idem a sinistra] : Tutto ciò che apparisce sulla tavola 
di Ru sia preso e trasportato e comparisca innanzi all'altare 
nel luogo della purificazione. 



{}) Di queste iscrizioni dipinte sulle casse delle mnmmie ci limitiamo 
a dare talvolta la sola tradnzionc ; come poi in seguito di alcane altre ac- 
cenneremo il solo contenuto, a seconda della loro importanza. Talora però 
daremo l'intiero testo. 



- 12 - 

3*. [Nella linea più lunga a destra]: Dice Ptah Sokari 

signore del mistero del tempio di Anubij signore conceda 

esso che esca in anima vivente V Osiridiana signora di casa 

sacerdotessa di Ammone ~1 i ri) giustificata in grazia del 

Nesxonsu 
ciclo degli dei grandi dell'Amenti. 

4^ [Nella linea più lunga a destra, presso l'orlo del co- 
perchio]: Bice RHj HorvLS dei due orizzonti, Tum che risiede 
in An del mezzo giorno (Hermontis) dio grande che sorge dal- 
l'orizzonte risplendente j incoronato con la corona sua, Osiride 
signore dell'eternità che risiede nell'Amenti — Dio grande si- 
gnore di AbidOj essere benefico signore dei viventi — Ptah 
Sokari Osiride signore dei paesi tutti. Anubi signore di To-ser. 
Dieno essi le offerte e tutte le cose buone e pure e dolci al- 
l' Osiridiana signora di casa sacerdotessa di Ammone j Nes%onsu 
giustificata. 

5*. [Nella prima linea a sinistra] : (Da dirsi) : Osiride ser- 
pente duplice (^) Dio grande degli spiriti di Fliopolij Oro pa 
sop: del ciclo degli dei grandi i quali risiedono nel divino 
sotterraneo; concedano che lo spirito esca dal luogo sotterra- 
neo e non sia respinto dal luogo dove desidera di andare, 

l'Osiride sacerdote ed amico divino J^ ^^ S ^ I ^ giusti- 

f et Hor àuf anx 
ficaio (2). 

6*. [Nella linea più lunga a sinistra, presso Torlo del co- 
pèrchio]: (Da dirsi): Dice Ra Oro dei due orizzonti , Osiride 
che risiede nell'occidente, signore dell'eternità protettore della 
regione Aker (^). // re dell'alto e basso Egitto signore in eterno 



(1) Il nome dì questo genio sotterraneo così chiamato è $eper. 
{}) Costai è il marito della defunta. 11 nome significa: Parla il dio 
Horus ed egli vive. 

(3) Regione del mondo sotterraneo. 



- 13 — 

Ptah Sokari Osiride signore della dimora misteriosa dei due 

nascondigli, Anubi di To-ser. Conceda che esca V anima 

tua per vedere il disco risplendente dietro gli spiriti lumi- 
nosi Osiride sacerdote di Ammone re degli dei Tet-hor- 

auf-anx giustificato in grazia del dio grande signore del cielo. 

2. [A sinistra]: Cassa cui appartenne il coperchio ora de- 
scritto sotto il n. 1. (Collezione Guidi). È tutta adorna di pit- 
ture simboliche tanto internamente che esternamente: e quelle 
deir interno sono rimarchevoli per la meravigliosa conservazione 
e per la vivezza del colorito. Cominciando dalla parte intema 
e dall'alto si osservano le seguenti composizioni mistiche sempre 
allusive alla trasformazione ed alla purificazione delle anime. 

P. Lo scarabeo alato col disco solare fra i due urei sopra 
il Tat alato. 

2^. Il disco solare da cui sporgono fuori due braccia le 
quali stringono Y occhio simbolico ; e lo scarebeo fra due flabelli 
ed i simboli dell'oriente e dell'occidente. 

3^. [Lateralmente alle descritte composizioni]: Avvoltoi ed 
urèi sopra l'emblema del sepolcro. 

4^. Il disco solare alato con gli urèi. 

5^. [A destra] : La defunta in lungo abito bianco sta in piedi 
iimanzi all'ara delle offerte offerendo il simbolo ^AYUnx ad 
Anubi seduto con lo pschent lo scettro ed il flagello. 

[Innanzi ad Anubi si legge] : (Da dirsi) : Anubi che risiede 
neUa sala divina. 

[Innanzi alla defunta]: Parla VOsiridiana signora di casa 

sacerdotessa di Ammone c=±-=,' /ww^^ t n giustificata. 

Nesxonsu 

6^ [A sinistra]: Il marito della defunta in abito sacerdo- 
tale fa libazione ad Osiride ed Oro innanzi all' ara delle offerte. 

[Innanzi alle divinità] : Parla Oro dei due orizzonti signore 
del cielo. 



— 14 — 

[Innanzi al defunto]: Fa purificazione il defunto divino 

amico ' -S^ I I ^ giustificato, 
Tet Hor àuf an^ 

7°. La barca solare adorna di fiori di loto fra due cinoce- 
fali in adorazione e due geni a testa di serpente. Fra i cinoce- 
fali e la barca si legge: Adorazione al dio grande. 

8^. Un grande Tat sul crogiuolo versante oro : a questo si 
avvicinano da sinistra un avvoltoio e dalla destra una fenice. 
Alle due estremità gli emblemi del sepolcro e l' iscrizione : Offerta 
al dio grande. 

Nel fulcro del Tat si legge quest'altra iscrizione: 

// dio benefico signore dei due paesi y ^ fi9^^^ 

Bsserka 
del sole del fianco suo che lo ama signore della corona 



d 






(Amenofi I) dia vita stabile pura e sana e 
Àmenbotep 
gioia come il sole in eterno (^). 

Nella parte inferiore il Tat è posto in mezzo alla donna 
defunta seduta in terra ed all' uomo genuflesso con varie offerte. 

[Sulla donna]: Dice Neftis divina sorella che rende sta- 
bili gli dei del cielo, occhio di Rà sovrana della regione Pano- 
ferj conceda essa le offerte all' Osiridiana Nes%onsu giustificata. 

[Sull'uomo]: L'Osiride sacerdote amico divino che apre 
le porte del cielo in Tebe Tet-hor-auf-Rnx giustificato. 

9^. Anubi con pelle di pantera innanzi ad un'ara colma di 
oflFerte sacre, adora l'urèo presso l'emblema del sepolcro. 



0) n nome del re Amenofi della 18* dinastia non è qui un'indica- 
zione cronologica, giacché il nostro monumento è senza dubbio assai poste- 
riore, ma prova soltanto il culto che si avea per la memoria di quel Faraone. 



— 15 — 

[Sopra Anubi] : Dice Anubi che risiede nella sala divina . . . 
Prendi questa tua veste festiva, prendi la tua veste. 

Nei fianchi della cassa cominciando dall'alto: 

P. [A sinistra]: Una serie di urèi con i dischi solari. 

2^. Il defunto in piedi con pelle di pantera presso un'ara 
di offerte innanzi a Ptah Sokari seduto in trono : dietro vi è un 
cinocefalo pure seduto. 

[Sul defunto]: Adorazione dell' Osiridiano sacerdote di 
Aminone Tet'hor'àuf-anx giustificato. 

[Sulla divinità]: Parla Ptah Sokari Osiride signore del 
cielo che risiede nella sala divina al devoto verso il dio grande 
signore della città. 

3^. Quattro figure di geni contradistinti dalle teste di uomo, 
di sciacallo e di gatto sormontate dal simbolo dell'occidente. 

[Sopra] : Il dio grande signore del cielo che sta sulla terra 

che risiede nella sala divina^ dio grande, signore della città. 

4^. Altre quattro figure di geni con teste di serpenti e di 
uccelli e unite ^i simboli del disco solare e dell'oriente. 

[Sopra] : // dio grande signore della città che risiede nel- 
V Amenti signore del cielo che sta nella città. 

P. [A destra] : Serie di serpenti urèi come nell' altro lato. 

2^. Il defunto con pelle di pantera stende le mani sopra una 
tavola di offerte innanzi a due divinità sedute. 

[Sopra]: Adorazione al dio grande signore del cielo che 
risiede nella sala divina. 

Dice il ciclo degli dei, purifichi il dio grande che esce 
dal Tuau il divoto verso il dio grande signore della citta, 

3^. Quattro figure di geni contradistinti dalle teste di uomo , 
di sciacallo, di cinocefalo e con il simbolo dell'occidente. 

[Sopra]: Il dio grande signore del cielo che sta sulla 
terra che sta nella sala divina, dio grande in 

4®. Altre quatltro figure di geni con le teste di serpenti e di 
avvoltoi e con i simboli del disco solare e dell' oriente. 



Nella parte superiore vi 8ono scene diverse di adorazione. 
Neil' orlo snperiore una serie di urèi sormontati dal disco solare 
e sotto una linea di geroglifici nella quale è ripetuto il nome 
dei defunti. 

[Sopra]: Il dio grande signore della città che risiede nel- 
l'Amenti signore del cielo che risiede nella città. 

Nella parte estema della cassa vi è un estratto delle scene 
e del testo del sacro libro detto del Tuau che descrive il corso 
del sole nel mondo sotterraneo. 

A sinistra è rappresentato il Kerer misterioso, cioè l'ovale 
del divino sotterraneo in cui giace la mummia presso il sacro 
fiume detto Uernes: presso di questo ai vede la barca solare 
guidata da quattro geni. 

A destra è ripetuto lo stesso Kerer con la differenza che 
la barca solare è guidata da tre geni barbati e da tre divinità 
muliebri. 

3. [A destra della porta d' ingresso] : Sarcofago di basalte 
in forma di cassa da mummia senza coperchio (Collezione Ba- 
seggio, 1824). Epoca saìtica. Lungo m. 2,45, alto 0,60, Appar- 
tenne ad un dignitario del palazzo reale chiamato : 

Asàr se^em hatu àuf aa ran-fnefer 

Il defunto governatore delpalaxzo: Aufaa è il nome suo buono 



(sM 



Neferàbr5-meri-neit(') ma/eru 
Neferabramerineit giustificato. 



il cuore del soie, i 



9 dalla dea Neil. 



— 17 — 

Il nome di questo personaggio è formato in parte col cartello 
prenome del re Psammitico II, la quale circostanza indica che 
egli era forse della corte di quel Faraone (a. 596-91 ay. 6. C). 

Questo nome è più volte ripetuto nella iscrizione che cir- 
conda a guisa di fascia tutta la parte estema del sarcofago e 
cominciando presso la testa e andando verso sinistra, dice così : 

Ànet bir-t Mut nebt anx Nut urt ket 
Omaggio a te madre signora della vita Nut grande che risiedi 

em Tatau set pu nen Àsàr erps ha 

in Mendes il figlio tuo è la forma di Osiride, Il nobile capo 



A 




c^ 




^' -CTI 11 r ^^ 



^ Pi S } w ^\ 



ket seb smer uà se/em hatu àu-f-SE 

lavorante del sigillo amico unico il capo dei tempi Aufaa 



\ (oEI Hlkk 



Sì 



ran-f nefer NeferàbrS meri-neit em mant 
è il nome suo buono Neferabramerineit nel distender te 







^V .VWV/NA 



xer-f em ran-t pu men nen hirt 

possiedi lui nel nome tuo egli riposa senza (alcun che) sopra di te 



/n - ■ - ^ t^ 



^- ji-i %^t 



fv>"^ 



xer Se-t Àsàr mer setu ha nebu 

possiedi il figlio tuo il defunto capo delle isole settentrionali (^) 



(^) Questa espressione ha una qualche importanza, giacché è tradotta 
per il paese dei greci nell'editto di Canopo. 



— 18 — 



diin 



O 



iil ^ ti 




se/em hatu 
governatore dei tempi 



Neferàbra meri-neit 
Neferabramerineit 



ma/eru 
giustificato 




AA/NAAA 



^ 



^=^ 



em ran-t en 
nel nome tuo 



hir ur 
come superiore 



hati 
grande del cuore 



Ih 
possiede 



i-I 



mj 



« 

Asàr se/em hatu 
il defunto capo dei tempi 



(^l^ \ tj 

Neferàbra meri-neit 
Neferabramerineit 




em 
nel 






S\ 



/VA/WAA 



^^O 



n ^ 

. I AAAAAA 
I S=5 



^ III 



V 



ran-t pu en urt seken-t x^ft^ ©d 

T^owj^ /wo essendo la grande del valore tuo : (respingi) i nemici 

[Nella fronte da destra a sinistra]: 



j-i ? 



add 



H^ \ !! 



Àsàr seleni hatu Neferàbra meri-neit ma^eru 
del defunto capo dei tempi Neferabramerineit giustificato 




/VN/WV\ 



/VN/WW 



^ 



A/VA/\AA 







ì 




em ran-t en Kent ranen 

nel nome tuo nella dimora del nutrimento 



en Suten 
del Re 



em 
con 



f 



c^ 




A/VWNA 
Ci 



\ 



.W\A/V\ 



A/S/WAA 
/VAAAAA 




?5 



/VWNAA 



<^ 



anx xert em ran-t pu en ranen nexent hir-f 

^eio (^) /^^^ nome tuo essendo tu nutrice formi il volto suo 



(1) Letteralmente: ciò che si riferisce alla vita. 



— 19 — 




/N/WVNA 



\ 



VWVNA 



^ 



^^' 



em ran-t 
nel nome tuo 



pu 

essendo 



nexet urt 
formatrice grande. 



ha Asàr 
Oh defunto 



ùnn 



!\\ 



<V,VW"v/N 



l (£bj 



sexem hatu Àu-f SIE ran-f nefer 
capo dei tempi Aufaa il nome suo buono 



Neferàbra 
Neferabra 



\ n 



s 



r\/\/\/\/v\ 



® 



1 



Oi 




/VWVNA 



meri neit maxeru kers en-k tep-k àn mut-k 
merineit giustificato copre a te il tuo capo la madre tua 



0^ 



i\^M 



vv^/sA^ 



^ 



^ 



/VA/WVA 



I I I 



tut 



Nut àbek-s en-k Se-s hir en x^ru-k 

Nut si stende lei a te figlio suo per le parole tue Vimagine 



flkp 



/www 



\\ 



ur àm s meri en-s tu 

grande ivi è stata amata da lei. 



4. Coperchio di cassa da mummia in legno sicomoro ornato 
di pitture, simile a quello già descritto sotto il n. 1 e della 
stessa epoca. (Collezione Guidi, 1838). La vetrina fu aggiunta 
dopo e vi si legge : Munif. Pii IX P. M. È dei tempi della 
XXII dinastia (secolo decimo av. 6. C.)* Lungo m. 2. 

Ha la testa coperta di calantica ed è ornata di un largo 
pettorale fornito di pietre e smalti su cui s'incrociano due nastri 
rossi bretelle come nel n. 1. Sul pettorale si legge il nome 
della defunta così: 



Asàr 
La defunta 



^ I 

nebt pa 

signora di casa 



+ 



=j-fl 



A/VWVA 



^ 



UUIUU 



/WWVN 



xema en 
sacerdotessa 



i O 
I 

Àmun Ba 
di Ammon ra 



ì^^^^ 



siitenneteru /enem em xo^su Pa-se-fet-mant 
re degli dei guardiano di xotìsm Pasettetmaut 



giustificata. 



k 



Sotto il pettorale vi è dipiato lo sparviero sacro ad ali spie- 
gate circoDdato dagli arieti simbolici. A destra ed a sinistra ò 
rappresentata la defunta in atto di fare obblazione a varie diri- _ 
nità: e fra queste scene ai leggono due iscrizioni gerogliflclie 
verticali dipinte in rosao su fondo bianco. 

[La prima a destra dice] : Un' offerta per parte del re 

è fatta a Ptak Sokari ad Osiride signore del 

ad Iside grande madre divina signora del cielo ad Osiride 
solo signore degli dei tutti. Affinchè essi concedano pane ed 
offerte funebri di bevande, buoi, oche, incenso, faseie e tutte 
le cose buone e pure alla defunta signora di casa sacerdotessa 
di Ammone Ra re degli dei guardiani di Chonsu Pa-se-t'et-maut 
giustificata. 

[La seconda a sinistra] : Un' offerta per parie del re è fatta 
a Ra dei due oriizonti e a Tum signore delle due regioni di 
Eliopoli del sud al dio che esce dall' oriuonle affinchè dia egli 
pane e cibi tulli buoni e cose pure ed offerte di buoi, oche, 

incenso faseie alla sacerdotessa di Ammone Ra re 

degli dei alla guardiana di Chonsu Paxentelmaul giustificata. 

A destra e a sinistra sono dipinte varie imagini di divinità 
sedute innanzi alle quali sono tavole ricolme di offerte. 

In basso a destra e a sinistra verso il posto dei piedi si 
vede la defuata che adora il sacro sciacallo simbolo di Anubi 
e del sepolcro. 



- 21 - 

5. Cassa cui appartiene il coperchio n. 4 (coUez. Guidi). 

È dipinta internamente ed i colori dell* intemo sono ancora 
assai vivi e perfettamente conservati. Cominciando dalle pitture 
inteme e dall' alto nel fondo si osservano le seguenti rappresen- 
tanze simboliche. 

P. Adorazione del nome del dio Anubi racchiuso entro il 
sacro cartello. 

2''. I cinocefali adoranti la barca del sole. 

[A destra]: Adorazione ad Osiride, Oro ed Iside. 

[A sinistra]: Adorazione ad Oro dei due orizzonti signore 
di Eliopoli. 

3**. Il marito della defunta vestito della pelle di pantera 

propria del sacerdote chiamato [l o ^v ^ Sotem fa oblazione 

innanzi alla statua della defunta, ai piedi della quale sta genu- 
flessa una donna piangente, forse una figlia di lei. 

[SulVuomo]: Fa offerte di incenso e fascie ad Osiride 

signore di Asitma Patuxonsu giustificato ^ in grazia di 

Osiride signore dell'Amenti. 

[Sulla donna]: La defunta sacerdotessa di Ammone. 

Nella stessa linea un altro sacerdote fa sacrifìcio innanzi 
alla mummia dell' uomo sulla quale è scritto: 



^=4 



/VWWA 
A/VA/\AA 



n 






O 
I 



ì. 



I I 



n 



Àsàr uab Àmun Be suten neteru àn 

// defunto sacerdote di Ammon Ma re degli dei, scriba 



1 ì 



^ 



A/V/VW\ 



^ A/NAA/V\ 



I 



f 



A/\/V\AA 



/VVVW\ 



ì 



neter hon hotep en Àmun pa An^-f x^i^su 

sacerdote del tempio di Ammone An%eftonsu 



1 



xer 
in grazia di Osiride 



Asàr neter 



EE 
dio grande. 



• — 22 — 

[Sulla figura del sacerdote si legge]: Le oblasionij puri fica- 
zioni ed offerte di cose pure all'Osiride sacerdote di Ammone re 
degli dei scriba del tempio di Ammone An%eftonsu giustificato, 

4°. Due figure di etiopi offrono piante sacre al cartello con- 
tenente il nome del dio Oro dei due orizzonti. 

[In alto a destra] : Porta le offerte di cose dolci, offerte 
di buoi, oche ed incenso, 

[A sinistra]: Porta le offerte pure ad Osiride signore 
dell* eternità che risiede nell'Amenti, 

5°. I due coniugi seduti innanzi ad un'ara ricolma di sacre 
offerte. — Sopra vi è l'iscrizione: 

Il defunto sacerdote di Ammone, re degli dei, scriba ce- 
leste del tempio di Ammone Anxefxonsu giustificato in grazia 
di Osiride signore di Abido. 

La moglie sua la signora di casa sacerdotessa di Ammone 
re degli dei guardiana di %onsu giustificata. Si dieno loro 
offerte funebri di buoi, oche, incenso e fascie. 

Lateralmente e sempre nell'interno si osserva: 

1°. [A destra]: La defunta in adorazione innanzi allo sciacallo. 

2^. Il marito che offre incenso al dio Ra seduto. 

3°. I due coniugi genuflessi in adorazione. 

[Sull'uomo]: // defunto sacerdote di Ammone Anxefxonsu 
giustificato, 

[Sulla donna]: La defunta signora di casa sacerdotessa 
di Ammone re degli dei guardiana di Chonsu Tetmaut, 

[Dietro]: Adorazione ad Oro dei due orizzonti a Tum 
signore dei due paesi in Miopoli del sud, al dio che esce 
dall' orizzonte, 

4^. La defunta fa adorazione innanzi a tre divinità. 

L' iscrizione dice : 

Fa purificazioni ed offerte pure e dolci la defunta signora 
di casa sacerdotessa di Ammone guardiana di Chonsu Paset- 
tetmont giustificata. 



— 23 - 

5^. Il marito accompagnato dal simbolo dell'anima {Ba) 
adora il sole che sorge. 

Adorazione al dio che spunta dall' orizzonte (affinchè) 
conceda le offerte funebri in cose dolcij buoi, oche ed incenso. 

Lateralmente a sinistra: 

1°. L'uomo fa oblazione al dio Anubi. 

2®. I due coniugi genuflessi insieme ad un loro figlio. 

Fa offerte ad Osiride e purificazione ad Ammone Ra, re 
degli deh lo scriba del tempio di Ammone Anxefxonsu giustifi- 
cato in grazia del dio grande. 

[Sull'uomo]: Il sacerdote di Ammone scriba del tempio 
di Ammone Anxefxonsu giustificato. 

[Sulla donna] : La defunta sacerdotessa di Ammone ecc. 

[Sul figlio] : Si concedano le offerte funebri di buoi, oche 
ed incenso. 

3°. La donna fa oblazione a tre divinità. 

Fa offerte di cose buone e pure e dolci la defunta sacer- 
dotessa di Ammone re degli dei guardiana di Chonsu Patet- 
tetmaut. 

4°. L' uomo preceduto dal simbolo dell' anima adora il sole 
che sorge. 

Adorazione ad Oro dei due orizzonti a Tum signore dei 
due paesi di Eliopoli del sud al dio che spunta dall'orizzonte 
(affinchè) conceda le offerte di cibi e di tutte le cose pure e buone. 

Nella parte esterna della cassa si veggono varie scene di 
adorazione e di oblazione a diverse divinità. 

Nelle iscrizioni geroglifiche che le accompagnano si notano 
alcuni cartelli di nomi divini fra i quali il cartello di Osiride 
signore dell' eternità. 

A destra del riguardante è dipinta una scena assai notevole, 
cioè il convoglio funebre della mummia dalla casa al sepolcro 
secondo la descrizione che se ne legge nel così detto Libro dei 
funerali. 



— 24 - 

La mummia è collocata dentro un carro a foggia di barca 
imitante la nave solare e con essa sono riuniti tutti gli amuleti 
e le statuette sacre che devono formare la suppellettile della sua 
tomba. La barca è tirata dai buoi ed è scortata dai sacerdoti 
i quali cantano inni sacri e preghiere in onore della defunta (*). 

Questa scena è assai rara sulle casse funerarie e perciò 
questo monumento meriterebbe una speciale illustrazione che ci 
proponiamo di dare a suo tempo in un lavoro speciale. 



6. Sarcofago in basalto nero a foggia di cassa senza co- 
perchio. (Collezione Baseggio 1824. Epoca saitica). Lungo m. 2,30 
alto 0,53. 

Vi è intorno una lunga iscrizione geroglifica la quale con- 
tiene im testo quasi identico a quello già descritto del sarcofago 
n. 3. 11 testo comincia nella testata del sarcofago cioè verso la 
vetrina n. 5 e continua andando verso sinistra. 

Questo monumento appartenne ad un personaggio così chia- 
mato: 



ì 



inj 


□UE 



^. ft^ffi 



sexem 
Il capo 



hatu 

dei tempi sacerdote 



xerlieb 
xerheb 



Nexthorheb 
Nexthorkeb 



/vArs/wv 



l 



ran-f nefer 
sopranominato 



■ imiim 




Ne^tbormen^ab 
Ne%thormenxab . 



(*) Si vegga su tali cerimonie la importante pubblicazione che 
questo documento ci ha dato il chiariìio Schiaparelli, Il Libro dei funer< 
degli antichi Egiziani j (Roma, 1882-90). 



— 25 — 

Questo sacerdote porta nella iscrizione anche questi altri 
due titoli: 



i^ìki 



/WVWA 



il sacerdote delle due divinità (9orus ed Uat') 

nefer hE em suten as 
Il primo nel regio favore. 

Il re alla cui corte appartenne il defunto è molto proba- 
bilmente lo stesso Psammitico II della XXVI dinastia, al regno 
del quale abbiamo attribuito il sarcofago n. 3. 

7. Sarcofago in basalto di forma simile al precedente, ma 
rovesciato per far leggere la iscrizione geroglifica che vi è 
incisa al disotto in due linee parallele. (Collezione Guidi, 1821. 
Epoca saitica). Lungo m. 2,20 alto 0,58. 

Appartenne ad un sacerdote di nome: 



Pk^ 




Psamtik. 



L'iscrizione è la seguente: 



f^Prima linea a destra]: 



Tet Ha Ha ha-k ha son-k neter 

Dice la dea Haha dietro di te sta il tuo divino fratello 



- 26 - 



f 



I 



dietro di te, egli sta. 



nen 
Non 



a 



f 



® I 



sek-f ba-k 

distrugge egli la tua protezione 



ry.'^f\r\r^\ 





nexu ran-k %qx retu 

protetto è il tuo nome fra gli uomini. 



[Seconda lìnea a sinistra]: 



® 







A/SA/VNA 







%■ 



xepàrer ran-k 
esiste il tuo nome 



ni :zU 

xer neteru nen hetem-k 
fra gli dei. Non sei annientato 



tet-to 
in eterno. 



i 



\ 



nnn 




m 

sexet 



Asàr seleni hatu mer 
defunto capo dei tempi capo della dea Sechet 







C--S 



p 




Psamtik 
sacerdo te Psammitico 



maxeru 
giustificato. 



IL SALA 

DELLE STATUE 



8. [A destra entrando]: Statua colossale della dea Sexet 
con testa di leone sormontata dal disco solare e dal serpente 
urèo; siede in trono stringendo il simbolo dell* 5«x (vita eterna) 
nella mano sinistra appoggiata al ginocchio. Ha di restauro una 
parte delle braccia e una gran parte del disco. Alta m. 1,80. 

Questa dea è chiamata nei monumenti egiziani col titolo : 



f 






Se/et aat meri Ptah nebt pet 

Sexet la grande amata da Phta Signora del cielo 

nebt {a 

e signora della terra. 

Ad essa corrispondono pure le divinità affini, che sono altret- 
tante forme di Sexet, e si chiamano: 

|(jlj5^ Menbit 



A/WNAA 



— 28 — 

La dea Sexet sembra che simboleggiasse l' ardore divorante 
del sole, mentre Basi ne rappresentara il calore benefico. Essa 
era incaricata di presiedere ai castighi dei dannati nell'inferno 
egiziano. 

Nella città di Tebe (Eamak) vi era nna grande galleria di 
simulacri di Sexet eretti dal re Amenofi III della XYIII dina- 
stia : e di lì: provengono questa e le altre statue della medesima 
divinità che si conservano nel nostro museo, come potrà vedersi nella 
illustrazione della statua simile n. 26 di questa medesima sala. 

9. Testa colossale in basalto nero di un personaggio che 
ha un tipo alquanto simile a quello attribuito agli Hyksos o re 
pastori, i quali regnarono nel basso Egitto dopo la XIII dinastia. 
Gli Hyksos^ secondo i più recenti studi, formavano una confe- 
derazione di vari popoli asiatici fra i quali sono da ricordarsi gli 
Amu, i Cheta, i Rotennu ecc. È noto che sotto quei re stranieri 
gli ebrei sì stabilirono nella terra di Gosen nel delta orientale, 
e che il Faraone biblico di cui Giuseppe divenne primo ministro 
fa probabilmente quello chiamato Apapi. La nostra, testa che 
ha qualche somiglianza con i ritratti di quel periodo, dovette far 
parte del sarcofago di un ragguardevole persons^gio ; ed è perciò 
un monumento notevole. Fu acquistata dalla collezione Guidi 
nel 1821. Alta m. 0,60 (»). 

10. Statua colossale in granito rosso di una principessa reale 
della dinastia dei Tolomei e forse della femiglia di Tolomeo II 
Filadelfo a cui appartiene la statua s^uente di eguale fattura. 
È vestita di lunga tunica stretta alla persona ed ha il capo co- 
perto di calantica con il serpente urèo, distintivo reale. Con la 
mano sinistra si stringe al petto un amuleto, ed un altro ne 



(') Intorno a quel periodo della storia egiziana si vegga De Cara Gli 
Hiksos Re Pastori di Egitto, Roma 1889. 



- 29 - 

impugna nella destra abbassata. Si appoggia con le spalle ad 
un sostegno in forma di obelisco, simbolo sacro e solenne del sole 
raggiante, che veniva in tal modo a coprire con i suoi raggi e 
ad involgere nella sua luce la statua stessa. È notevole per lo 
stile d'imitazione egizia, che fu in uso sotto la dinastia greca 
dei Tolomei dal IV al I secolo av. G. C. Alta m. 2,40. 

Proviene dall* antica collezione egizia del Campidoglio, 
insieme alle altre due simili che sieguono. 

11. Cinocefalo d* arenaria, seduto sulle zampe. Alto m. OJO. 
Questo animale era sacro al dio Thot ed era anche consi- 
derato come un genio solare. 

Nella parte posteriore si riconoscono alcuni segni geroglifici, 
residui di una iscrizione corrosa. 

12. Statua colossale in granito rosso di Tolomeo II Fila- 
delfo (a. 285-247 av. G. C). Veste lo schenti intorno ai fianchi, 
ha il capo coperto dalla calantica con urèo, e le braccia distese 
lungo la persona, stringendo in ognuna delle due mani l'amu- 
leto menat. Nella parte anteriore della cintura si legge il car- 
tello reale col suo nome 



d^^lifìi f'°'"» 



Sull' obelisco a cui pure essa si appoggia è incisa la seguente 
iscrizione : 

Suten se^et neb taui Amonmeriuserkara 

Il re dell'alto signore Amonmeriuserkara 

e basso Egitto dei due paesi 

se Ka en xat-f meri-f neb x^u 

figlio del sole^ del fianco suo che lo ama, signore dei diademi 




- 30 - 




fì^ThH f ^ 



Q 



^ 



Ptolmis 
Tolomeo 



vivente in eterno. 



xau 

La corona (sua) 



^ 



j 




hir àsit 
sul trono 



Hot x^nt 
di Horus 



U 
UU 

kau 
che risiede 



fff 



anxu 
nella persona vivente 





Hot xuti 

di Horus dei due orizzonti. 

Il regno di questo principe è memorando nella storia per 
lo splendore a cui salì V Egitto sotto di lui, specialmente nelle 
scienze coltivate nella famosa scuola di Alessandria. Ai suoi tempi 
si attribuisce pure la celebre traduzione greca dei libri ebraici 
dell'antico testamento, detta dei settanta. 

Proviene dal Campidoglio. Alta m. 2,40. 

13. Altro cinocefalo in pietra arenaria in tutto simile al n. 11, 
ma senza alcuna traccia di iscrizione. Alta m. 0,70. 



11. Statua colossale di granito rosso della regina Arsinoe 
sorella e moglie di Tolomeo Filadelfo. Veste una lunga tunica 
stretta alla persona ed ha in capo la calantica con Turèo. Alta 
m. 2,40. 

Nell'obelisco a cui si appoggia è incisa la seguente iscri- 
zione : 



erpa 
La nobile 



Seb 
di Seb 



sat 
figlia 



D 



hat 

prima 



\ 



meri 
amata 



31 - 



iv^ 




ahu 
dalla sacra vacca (Iside) 



sat 
grande 



ur 
figlia 



m 

xaxeru 

adorna 



ur 
grande 




c^ 



]A-l 



I 




xent 
delle favorite 



^ 80 

sutenit sont liimt bent taui 

regia sorella e moglie reggente dei due paesi 



j 



m 



£ 



àst 
della sede di 



Hattor 
Hathor 



meri 
amata 



nebt taui 
signora dei due paesi 



a 



-Bas 



.VVSA/VA 



%} \ 



Arsàrna 
Arsinoe 



meri 
amata 




son 
dal fratello 



I 



meri 
amata 




neb taui 
dal signore dei due paesi 



Nello zoccolo presso il piede sinistro si legge: 




yy 



c^ a 



suten se^et 

(del) re dell'alto 
e basso Egitto 



1 ^ 

suten himt 
regia moglie 



^ooo^ 



neb taui 
signora dei due paesi 



Q 



-fe& 



/\/NA/WV 




] 



Arsàrna 
Arsinoe 




15. Testa in basalte nero della dea Sexet col consueto di 
solare aul capo. Appartiene al numeroso gruppo di queste statue 
da cui proyengono tutti gli esemplari che abbiamo nel nostro 
museo, come si disse di sopra. Alta ra. 0.48. 



I&-18. (') Due leoni maggiori del vero, scolpiti io grani) 
bigio rivolti 1' uno verso dell' altro, stando ognuno di essi acco- 
vacciato su di un plinto rettangolare ricurvo nella parte poste- 
riore : tengono incrociate le zampe anteriori e ritta la testa 
guardando di fianco, come vigili custodi di un monumento. Con 
le zampe d' innanzi tengono fermo sul plinto un intreccio a guisa 
di largo anello che rappresenta forse un amuleto, simbolo del- 
l'eternità. Lo stilo della scultura è grandioso e ammirabile spe- 
cialmente nella conformazione deUe zampe di dietro e del ventre 
e nella ricca giubba che scende maestosa sul dor^o. Se non vi 
fosse incìsa nel plinto una iscrizione geroglifica, difficilmente a 
prima vista si giudicherebbe dì arte egizia, tanto differisce dalle 
molte che già conosciamo. Quello stile appartiene difatti al tardo 
periodo dell'arte egiziana, che suol chiamarsi aaitico dal nome 
della dinastia XSVI con cui ebbe principio, e che differisce dai 
più antichi per la imitazione dell' arte greca. Ma le nostre sta- 
tue ci mostrano un carattere greco anche più sentito di alcuni 
altri monumenti saitici, e sono degli ultimi tempi del regno ^- 
ziano, allorquando sempre più frequenti furono i contatti fra i 
mistici abitanti della valle del Nilo e gli ingegnosi figli del- 
l' Eliade. Lunghezza della figura m. 1.S5. 



ni» 



I 



{'•) Di queste due magnifiche HCnltnre diamo una descrizione più delle 
altre difFasa, pei la importania del laoniinientD, e perchè ntimo ne ha fatto 
tema di illustrazione speciale, prima della monografia dell'autore di questo 
catalogo nel Ballettino Arckeol. Comun. di Roma, del novembre 1890, che 
qni riepiloghiamo. 



i 



- 54 — 

Questo perìodo può considerarsi inaugurato con la 
stia XXVI, detta anche saitica, e della quale abbiamo molti 
monumenti nel noatro museo. Psammitico I, che fu il fonda- 
tore della dinastia, si servì dell' opera dei Greci per sottomet- 
tere i suoi competitori : da quel momento V antico regno d' Egitto 
fu aperto alla civiltà greca, e da quel tempo vi fiorirono anche 
colonie elleniche, delle quali la più importante fu Naucralis, 
città di gran commercio e cultura, di cui recentemente si rin- 
vennero le rovine. Gli stabilimenti dei Greci crebbero sempre più 
d' importanza sotto 1 re saltici e specialmente ai tempi di Psam- 
mitico II e di Amasi II; e sembra che fossero sorvegliati da 
speciali magiatrati egiziani. La civiltà greca ai diffuse allora per 
r Egitto, ed ispirò specialmente l' arte figurata, che giunse ad 
assai m^gior perfezione; come ci attestano i numerosi monu- 
menti saitici raccolti nei musei, e dei quali il nostro del Va- 
ticano è riccamente fornito. E per le frequenti relazioni fra i 
Greci e gli Egiziani cominciate fin da quel tempo, avvenne pure 
che gli avvenimenti di quest' ultimo periodo furono naiTati dai 
greci scrittori ; onde è che Tucidide e Diodoro Siculo divengono 
vere fonti della storia egizia per le ultime vicende dei Faraoni. 

La dinastia saitica fini con la conquista di Gambise nel 
525 av. G. C, allorquando l' Egitto divenne una satrapia per- 
siana; ma non fini la serie delle dinastie, continuando i re di 
Persia ad essere considei-ati come Faraoni della dinastia XXVII, 
e come tali infatti sono ricordati nei monumenti Cambise, Dario, 
Serse ed i loro successori. 

Dopo la morte di Serse gli Egiziani, che già da lungo tempo 
fremevano sotto il giogo straniero, si sollevarono contro il suc- 
cessore Artaserse; e guidati da Inaro, figlio di un Psammitico 
discendente forse degli antichi sovrani, chiamarono in aiuto gli 



Ateniesi ('). Questi vennero in Egitto ( 



(■) Tocidide, Lib. 1, e. 104. 



; ma poi 1 



J 



I comando di Uegabyio riuaoin 
(j riebbero di nuovo l' natica loro coDqiiista(<). luaro fu uooÌbo, ma 
continuò a regnare Àmìrteo in uu piccolo territorio del Delta in 
neizo alle paladi. Con Amirteo ebbe principio la dinastia XXVIII 
che fini in lui e durò in tutto sei anni soltanto. Il HUCCeKBore 
di Àmirteo fu Nepborìtes, il quale dopo aver liberato in parto 
l' Egitto dai Persiani organizsò una nuova dinastift reale ohe ta 
la XSIX (a. 399 av. G. O.)- Kgli ed il suo succosaore Achori» 
ricorsero all' ainto dei Greci per combattere gli opproHBori e furono 
ila quelli soccorsi nei tempi agitati e torbidi chfì seguirono dopo 
k gnerr& civile detta del Peloponneso. Il prode Cbabria comandò 
i Greci in E^tto contro Faruabazo satrapa della Perna, ma egli 
fa richiamato dagli Ateniesi cbe volevano allora tenem amici i 
Persiani. Ad Achoris succedette per un anno nolo Paamniutii 
poi per pochi mesi nn altro Nepborìtes. Con Nektaneho I. che 
prese la corona dopo di Ini. Manetone fa cominciare im' altra di- 
nastia, cioè la XXX sebennitìca. che fn l'ultima. Nektanebo 
battè i persiani presso Hendee, e 1' Kgitt» fu liberato : e dopo 
la sua morte nel 364 regnò T«og per due anni. Ma 1' P^iifittA fi 
ribellò a questo debole prìncipe, sotto il comando di un altro 
^fektanebo cbe riuscì ad impadronirai di;l regno: e CNitui fu U 
Nektanabo II, a coi appartiene il monument» cbe stiamu illn- 
strando. Egli continuò la guerra e fu rinebiow umilia fortezza 41 1 
Tanis; ma con l' aiuto dei Greci t'ornò a r'^goart^ traniiiilUwcatf ] 
fino al 84«J, aUoiqoaido Ocbof r« di P«nu io vìdm s 1 
sottometteado di sacro tatto l' E^tto al mi» éoaAió«. M* | 
per breve tenpe ì diaceodeati dì Ciro d<nnf>ara»Q wlla 1 
dd Nilo; giM^è dapt pocU aani U grud^ UaK«4oo« 4ktnm4 
a lagBO d«^ Irtiirtdi e Cmìì* «o11« tmam ài Uatl «Mtì tt^ 
f» Tasto impara. CmI daifM Watfadw li fa raraoBMrt* taU 
(imo lUi Farmsmi. Coa lai M ts afl wdHa wria dui wmtf 



— 36 - 

indigeni dell' Egitto; e quell'antico paese non fa mai più governàES 
da un principe nazionale : onde si compi la profezia dì Ezechiele : 
et dux de terra Aegypli non erit ampliut. (Ezech. XXX. 13). 

Negli anni del ano pacifico regno, dopo che ì Greci lo libe- 
rarono dall' assedio di Tania, si die Nektanebo a far rifiorire 
r Egitto lungamente travagliato da tante aedizioni e da tante 
guerre, e si pose a restaurare i danneggiati edifìci ed a costruire 
nuovi monumenti: nelle quali opere si giovò certamente di ar- 
tisti discepoli ed imitatori dei Greci suoi alleati ed amici. Questo 
risveglio artistico dovuto a Nektanebo fu l' ultimo bagliore della 
civiltà egiziana oramai prossima a spegnersi ; ed i monumenti di 
quel re chiudono la serie dei veri monumenti egiziani, comin- 
ciando poi con la conquista di Alessandro il periodo dell'arte 
greco -egizia. 

Se anche altri monumenti non vi fossero per atteatare a 
quale avanzata imitazione dell' arte greca giungessero gli artisti 
egiziani sotto il regno di Nektanebo II, basterebbero queste due 
insigni sculture dei leoni vaticani por farcene persuasi, Eaae do- 
vettero adornare un qualche tempio edificato o restaurato dal re, 
e non già come taluno ha supposto il suo sepolcro; perchè Nekta- 
nebo dopo la sconfitta di Pelusio fuggi in Etiopia ed ivi mori 
e di più la iscrizione stessa nomina una divinità alla quale quei 
due simulacri dovevano essere consecrati. Ecco il testo della iscri- 
zione : 



Iscrisinne del ni 



[A destra di chi guarda]: 

Cominciando sotto le zampe anteriori e andando verso deatra : 

Sdx 9or Rs temft suten se^et ^H 

Oro sole vivente che rende giusHsia il re dell' alto e basso Egitto 



J 



— 37 — 



(^m ^o (^w) 





xeperkara se Ba Nekthornebf T^^ot em 

X^erkara figlio del sole Nektanebo (da) Thot di 



Beloni meri 
Rehui amato. 

Dal punto stesso dove comincia la precedente, andando verso 
sinistra: 

Enx 9or Ba tema ne^ebit ualiit 

Oro sole vivente che rende giusiina sovrano del sud e del nord 

smenx taui Hor nub 

ordinatore perfetto dei due paesi Oro risplendente 




àr neteru meri suten se^et 

che fa ciò che è caro agli dei, il re dell'alto e basso Egitto 



^ooo>. 



S^ ^ ° M. 



i I I 
neb taui x^pe^xarà se Bà neb x^u 

signore dei due paesi x^P^^f^(^^CLj fioli^ ^^^ ^^^^ Signore 

dei diademi 



Nekthornebf anx t'et-to Thot em Behui meri 

Nektanebo vivente in eterno (da) Thot di Rehm amato 



— 38 — 



Iscrizioiie del n. 18. 

[A sinistra di chi guarda]: 

Cominciando sotto le zampe anteriori e andando verso destra : 



f ^ '^ 5„ !fe II 



anx Hor Bft tema nexebit aa<it 

Oro sole vivente che rende gimtizia sovrano del md e del nord 



smenx taui Qor nub 

ordinatore perfetto dei due paesi Oro risplendente 



àr neteru meri suten sexet 

che fa ciò che è caro agli deij il re dell* alto e basso Egitto 



>•••>» 



c^ 



(2lù| 



neb taui neb àr x^t x^P^i^^^^ft 

signore dei due paesi signore assoluto xeperkara 




f i (MEI 

se B3 en x&t-f meri-f Nektbornebf 

figlio del sole e del suo fianco che lo ama Nektanebo 

anx liet-to Thot em Rehui meri 

vivente in eternOj da Thot di Rehui amato. 



— 89 - 

CominciaDdo nello stesso punto e andando verso sinistra : 



f 




«ex 



il 




I. 



djQX 9or Ba tema ne^ebit uafit 

Or^c sole vivente che rende giustizia sovrano del sud e del nord 



or» 



w 

smenx taui 
'inatore perfetto dei due paesi 



l'tnfl*! 



9or nub 
Oro risplendente 



m 



ex £X 



eh 



n n n ^ 

ài neteru meri suten sexet 

fa ciò che è caro agli dei, il re dell' alto e basso Egitto 




mi V 



o 



fe^ 





l)erkara se Ba Nektbornebf Thot 
^sperkara figlio del sole Nektanebo (da) Thot 



em 
di 




meri 
amato. 



La parola <=> fi ^ Bebn, ovvero nella forma duale Bebui, 
^ ^1 nome dei due avversari in lotta fra loro, cioè Horus e Set. 
^ttde il dio Thot è chiamato nel libro dei morti \J x \ \ 
-^^ ^-^1 àp Bebui, cioè arbitro e separatore dei due anta- 
9on.€sti. Di qui il nome della città sacra appunto al dio Thot 
invocato sotto questo titolo, la quale dicevasi : ^ ^ \j ^^^ 

j^^ ^© Pa Tbot àp Bebu, cioè: la dimora di Thot che 
^it>zde i due avversari. 



È vei'o che i leoni eaprìmono ordinarìameiite nel simbolismo 
egiziano il coraggio e la forza del re, ed anche soltanto il con- 
cetto della divinità solare; ma attesa la circostanza che la iscri- 
zione dei due leoni di Nektanebo è sacra al dio Thot della città 
di Aprehui, si può credere che essi rappresentino quei due 
mistici arversarì, cioè Ilorits e Set, i quali sarebbero stati ricon- 
ciliati da Thot, che da questo fatto prendeva il titolo di Àp-rehui. 

Nella religione primitiva del basso Egitto, rappresentata spe- 
cialmente dalle scuole sacerdotali di Mentì e di Eliopoli, Korus 
e Set erano due divinità solari beneliche egualmente ed adorate ; 
al contrario nel concetto religioso dei sacerdoti d'Abido, ed In 
generale nell'alto Egitto, Horns e Set erano nemici, il primo 
autore d' ogni bene, il secondo causa di tutti i mali. Ma questo 
ant^nismo di culto non durò sempre, e si venne poi ad un 
accordo fra le due scuole sacerdotali; ed a questo accordo fa 
allusione una frase del FÀbro dei fìnierali, sagacemente inter- 
pretata dal eh. Schiaparelli, dove accennandosi alla rivalità dei 
due culti, si dice che è colpa il conservarla, poiché: 



tì^'^ 



-7^ 



neteru 
gii dei tutti 



Cj 



sarau sebui x^nnu 

è cosa iniqua (portare) la discordia che distrugge 



alle 



h 1 e p u 
offerte ('). 



I 



Questo ravvicinamento dei due culti sarebbe sìmbole^istó, 
secondo lo Schiaparelli, nel mito della conciliazione di Oro e di 
Set per opera di Thot: ed egli crede che arbitri in quella cir- 



ci) V. Schiaparelli, Il Libro dei funerali. Parte 2", pag. 1 



4 



rostanìa dovettero essere i sacerdoti del collegio di ErmopoU, 
dorè fii il centro del culto di Thot. 

È dunque natarale il supporre che il concetto a cui si ispirò 
NtMaoebo II nel far scolpire i due leoni fosse quello di rappre- 
sentare sppnntfì le due divinità solari riconciliate da Tbot, cioè 
il mito della loro riconciliazione ; ed è perciò che lo stesso re 
nella iscrizione si identificò con Horus dicendosi amato da Thot 
il quale separa e riconcilia i dne avversari. 

Dove precisamente fossero collocati i due leoni in Egitto 
DOn può stabilirsi con sicurezza ; giacché se è probabile che ador- 
nissero il tempio di Thot nella città di Ap-Rehu, può essere 
ttiiadio che quantunque dedicati alla divinità di quel luogo, 
ftssero posti in un'altra città. Furono poi portati in Roma, ai 
tempi forse di Augusto, allorquando tante spoglie del conquistato 
%itto vennero ad adornare la metropoli dell' impero. Molte sta- 
tue ed altre scultm'e egizie furono allora radunate nel tempio 
d'Iside del campo Marzio che divenne cosi un vero museo di 
mtìchità egiziane; e le indagini di ogni tempo e le recenti sco- 
perte presso la chiesa della Minerva, dimostrano che anche dopo 
le più barbare devastazioni rimangono ancora in quel luogo gran- 
diosi avanzi dell'antica magnificenza. 

Era comune opinione che anche i leoni di Xektanebo ador- 
nassero r ingresso del tempio d' Iside insieme alle sfingi 
altri monumenti egizi in ogni tempo ivi trovati: e che dì lì fos- 
sero trasportati poi sulla piazza del Pantheon. 

Ma può anche supporsi che queste due magnifiche scul- 
tore egiziane fossero collocate io origine, cioè appena traspoiiate 
in Roma, o da Augusto o da Agrippa innanzi al portico del 
Pantheon; e che poi interrate nei tempi di mezzo, tornassero 
nuovamente in luce sotto il pontificato di Eugenio IV nel secolo 
decimoquinto. Dai dintorni del Pantheon le tolse Sisto V e 
collocò sulla fontana di Termini; donde poi finalmente vennero 




qui trasferite dal pontefice Gregorio XVI fondatore del nostro 
maaeo ('). 

17. Statua coloBsate io granito della regina Titaa, consorte 
di Seti I, e madre di Ramesse II (sec. XIV ar. Q. C). Alta 

m, 2,70 aopra il plinto. 

Queata maeatoea figura di severo stile egiziano è vestita di 
lunga tunica stretta alla persona, ed ha una lunga capigliatura 
che le scende sulle spalle e sul petto e che ò sormontata da un 
alto diadema. Nelle mani pendenti stringe \ an.% e l'amuleto 
nèìiat {-). 

Nella stela che serve di appoggio alla statua è incìsa la 
seguente iscrizione: 

suten se^et mut suten seyet 

(del) re dell'alto e basso Egitto madre del re (e. s.) 



i ^ V 5a ^ 



suten mut em ka nezt nebt taui 

regia madre del toro potente signore dei dite paesi 



Bauaermasetepenra neh xi.ii Ramessumeriàmun 
Rausermasetepenra signore dei diademi Ramessumeriatnun 
(Ramses II) 



(I) V. 0. Marucohi, / leoni del re Nektaneh, nel Bollettino archeo- 
logico comunale di lioma. del novembre ISSO. 

(') Su questa statua si fegga il cenno che ne da il Lepsiua negli 
Annali dell' latituCo, Voi. IX, anno 1837. 



Ai?! 1 : ì z 

tu anx B& ma neter ^imt suten bimt 
dà vita come il sole la divina moglie la regia moglie 



c:x 




I I I 

urt neb taui 

grande signora dei due paesi 




Sotto il fianco sinistro della statua è incisa la figura di una 
principessa reale sua figlia, con 1* urèo sul capo. Questa fu mala- 
mente restaurata come figura virile ed è accompagnata dalla 
seguente iscrizione: 



1 ¥ 1 : (H H f 1 



suten set suten bimt Hetmàra anx tà 
La regia figlia la regia moglie Hetmara vivente 

Nel diadema adorno di urèi, che la regina ha sul capo, si 
veggono alternati i noti cartelli del figlio Ramesse II con i car- 
telli suoi propri i quali ci presentano il nome scrìtto così: 



Tuàa 

Secondo lo Schiaparelli, un altro nome di questa mede- 
sima regina sarebbe stato: 



Satra 
La figlia di Ra 



ti 



11 quale nome ricordava che essa come discendente dei 
Faraoni della dinastia XVIII, con la aiia unione con Seti I 
area dato il carattere di legittimità alla nuova dinastia dei Ra- 
meaaidi ed avea secondo le credenze egiziane, trasfuso il sangue 
di Ra nelle vene del figlio Bamesse 11. Onde sotto questo aspetto 
potè a buon diritto esser chiamata figlia di Ra (')• 

Ma il Maspero è di parere che il nome di Satra appartenga 
ad un'altra principessa reale della casa stessa di Ramesse II (-). 
Sembra certo però che la regina Tuaa del nostro monumento 
appartenesse all'antica famiglia reale della dinastia XVIII e 
fosse nepote del Faraone Àmenofi III. Essa dunque divenendo 
conaorte di Seti I, legittimò l'usurpazione del padre di lui 
Ramses I. 

La nostra statua è di grande importanza per le sue dimen- 
sioni colossali e per lo stile che ci presenta i caratteri dell' arte 
tehana sotto il nuovo impero; onde può riguardarsi come una 
delle pili pregevoli di tutto il museo. 

Proviene dall' antica collezione capitolina. 



19, Frammento di statua in basalte rappresentante un nao- 

foro seduto sulle ginocchia. Alto con il plinto m. 0,70. ^H 

Nel pilastrino dietro la figura vi ò la iscrizione: ^| 

^ U ^ 



tu 1.1 a-f 
è dietro di lui 



xeft ka-f em ba-f 
il suo doppio innami a lui 



Anipu màxeru 

Anipu giustificato. 



(I) Scliiaparelli, Il libro dei funerali. Parte 2^ pag. 8. 
(') Procedings oflhe Society of Bxblical arckaeoiogy, apt 



SI 

il 



— 45 — 

20. Stataa di basalto della dea Sexet ritta in piedi con il 
"bolo dell' anx nella mano destra abbassata lungo il fianco ed 

astone nella sinistra. Il disco sul capo è di restauro. Alta 
a il plinto m. 1,62. 

21. Frammento di statua sedente di buono stile in quarzo 
lo rappresentante im personaggio seduto mancante dal ventre 

giù e mancante delle braccia. Ha la testa coperta di calan- 
ed ha il pettorale e la cintura. È dei tempi saitici. Alta m. 1. 



in 



22. Parte inferiore di una statua sedente in granito del re 
Bsi.3iiesse II della XIX dinastia. Vi rimane soltanto il trono ed 
^3. avanzo della figura ad esso aderente. Mis. m. 1,20X0,50X0,55. 
I Xati del trono sono adomi di iscrizioni geroglifiche che conten- 
goxio i nomi del Faraone ed i suoi titoli che si devono leggere 
naXr ordine seguente: 

[A destra del riguardante:] 



ì 




Stt ten sexet 
II 

e 



BausermasetepenrE 



neb taui 

^e dell'alto signore dei due paesi Rausermasetepenra 
Scisso Egitto 



rz 




Se 



O 
Ba 



Jiglio del sole 




QUI 

neb x^M 

signore dei diademi 



Bamessumeriàmun 
Ramessumeriamun 



roTcn 



1? um 

ree»! Tum 




neb taui 
signore delle due regioni 



1® 

On 

e di Eliopoli 



A f 



tu 
datore 



anx 
di vita 



O 
I 

Ba ma 

come il sole. 



meri 
amato 



- 46 — 



Nella parte posteriore in tre linee parallele ò ripetuta tre 



volte la forinola: 



i 




suten sexot 

Il re dell'alio 
e basso Egitto 



B&usermasetepenra 
Rausermasetepenra 



h- 



O 



se Ba 
il figlio del sole 



(mEIÌI 



Bamessumeriàmun 
Hamessumeriamun 

E nella linea inferiore: 



A 


f 


? E 


Si 


tu 


anjt 


Ba ma 


<et-to 


datore 


di vita 


come il sole 


in etemo. 



[A sinistra di chi guarda]: 



ì 




•***>» 



(3MJ 



suten sexet neb taui Bausermasetepenra 

il re dell'alto signore dei due paesi Rausermasetepenra 
e basso Egitto 

2 



■^ [O] 

se Ba 
il figlio del sole 



QUI 

neb x^u 
signore dei diademi 



(yElS 



,B ama 8 sumeri àmun 
Ramessumeriamun 



^o 



IH 



m 



Qor X^iì neter aa neb pet meri 

(da) Oro sole dei due orizzonti j dio grande signore del cielo amato 



A 


f 


O 
1 


il 


tu 


anx 


Ba 


ma 


datore 


di vita 


come 


il sole. 



— 47 — 

^ella linea inferiore si scorge un* altra volta ripetuto il car- 
tello del nome di Bamesse II, assai corroso, seguito da alcuni 
altri segni che sono pure poco visibili per la corrosione del marmo 
e clie possono leggersi: 

bor x*ti 

Itfonumento si è questo di grande importanza e che sarebbe 
veramente prezioso se fosse integro, perchè ci presenterebbe un 
ritratto di quel grande Faraone egiziano della XIX dinastia, 
slmile a quello che si ammira nel museo di Torino. 

Sarebbe inutile riassumere a proposito di questa statua la 
storia di quel famoso monarca perchè è a tutti notissima; ed 
ognuno sa ch(9 egli fu il Sesostri della leggenda greca ed il 
faraone persecutore del popolo ebreo di cui parla la Bibbia, e 
sotto il cui regno nacque Mosè. Sarà opportuno però di accen- 
iuu:e che secondo i recenti studi fatti sopra talune iscrizioni 
Id quali si riferiscono al periodo astronomico di Sothis, alcuni 
moderni egittologi hanno creduto di stabilire che Bamesse II 
reguò dall'anno 1349 al 1288 av. G. C. (i). 

Altri monumenti importanti di questo Faraone in Boma sono 
i saoi obelischi, cioè quelli del Popolo j del Pantheortj di Villa 
Celirnontana, e di Dogali {-). 

23. Franmiento di scultura in quarzo giallo, rappresentante 
^ figura conservata fino al ventre di un sacerdote egizio che 
dovea essere seduto sulle ginocchia. Alto m. 0,60. 

È rimarchevole per la bontà dello stile che è dei tempi 
deUa XXYI dinastia saitica. 



(^) V. Mahler, Zeittchrift far die Aegyptische Sprache, settembre 1889. 
(*) V. 0. Marncchì, Òli obelischi egiziani di Roma ecc. Roma, (tipo- 
gwfla dei Lincei) 1898 (con tavole fotografiche). 



- 48 - 

Dietro la figura si legge: 



a 

erps 

// nobile 



a 

ha 

capo 






em xQnì am On Horut'a 
dell'Harem in Eliopoli Horuta, 



• • • 



• • • 



Nella parte anteriore della cintura vi è T iscrizione: 



a 

erpa 

il nobile 



ba 
capo 





em xent 
dell'Harem 



1 ! 

ne ter hon 
sacerdote 



© 



ni 



paut neteru 
del ciclo degli dei 



M 



aat 

grande 



} 

àm 
in 



ffl 
ffl© 

On 

Eliopoli 




Disi 




9oruia-ur 
Horutaur 



maxeru 
giustificato. 



24. Statua in granito della dea <S^x^^ ìii piedi, con bastone 
a fior di loto, in tutto simile a quella segnata col n. 20 e della 
stessa altezza. 



25. Frammento di statua in granito del re Nektanebo II 
r ultimo dei Faraoni, il medesimo a cui appartennero i due leoni 
già descritti sotto i numeri 16 e 18. 

Dietro la statua rimane una parte dell'iscrizione: 





5a 

Hor Ra 

Oro sole 



a 



^ ik 



tema nekebit uat'it 

che rende giustizia sovrano 

del sud e del nord 



rvA^WVA 



ict> 

s-menx 

che rende stabile 



r»»mth 



taui 
le due regioni 



5or nub àr meri 

Oro risplendente amato 

dall'occhio 



— 49 — 



m if (g8ù^ ^ 



neteru suten sexet x^P^^^^^^ s^ ^^ 

degli dei re dell'alto e basso Egitto xeperkara figlio del sole 




Ci 



^ 



Next-(neb-f) 
Nektanebo IL 

Nella cintura sopra Io shenti è ripetuto il cartello reale: 



Fu donato dal Comune di Nepi al Papa Gregorio XVI, 
nel 1838. Alto m. 0,85 

26. Statua colossale della dea Sexet sedente in trono con i 
consueti attributi, e in tutto eguale all' altra statua che le fa sim- 
metria, descritta già sotto il n. 8, e proyeniente come quella 
dalle royine di Karnak. 

Nella parte anteriore del trono, a destra e a sinistra della 
figura, si leggono alcune iscrizioni geroglifiche contenenti i car- 
telli reali del Faraone Amenofi III della XYIII dinastia (se- 
colo XV av. G. C). 

[A destra del risguardante] : 




Amenbòtephikuas Sexet Apt meri 
Amenofi (III) (da) Sexet di Tebe amato 



A 

tu anx 
datore di vita 




[A sinistra] : 



(ój^ 



neter nefei- neb tani Nebmàra 

Il dio benefico signore delle due regioni Nibmara 

(prenome di Amenofi HI) 



A f il 



Apt 
di Tebe 



meri tu anz Uet-to 

amalo, datore di vita in eterno. 

li questo mooumento appartiene, fu 

egiziane; e sotto di essa l'Egitto 

1, avendo esteso il suo dominio fino 



Se/et 
dalla dea Sexet 

La dinastia XVIII, a 
la più gloriosa 
giunse all' apogeo della poti 
air Eufrate ed al Tigri. 

Il re Amenofi III cominciò a regnare dopo Totmes IV, 
verso il 1438 ar. G. C. 

Una iscrizione ci dà una data del suo 36° anno di regno eO 
uii'alti-a ci attesta che il suo impero si estendeva dall'estremità 
settentrionale della Nakariiia (Mesopotamia) al mezzogiorno del- 
l' Ahiasinia. Amenofi III nel suo lungo regno fti splendido fab- 
bricatore di monumenti, e costruì una gran parte del tempio di 
Ammone a Tebe, dove è oggi il villagio di Louqsor. A lui 
appartengono i due colossi seduti nella pianura di Tebe, uno 
dei quali col nome di Memmne divenne celebre all' epoca romana 
per il suono misterioso che emanava dalla sua bocca allo apun; 
tare del sole {■). 



4 



(') Sol regno di ijnesto Faraone, oltre a vari Bcritti, pub coosuItaiEi 
la Zeitichrift fùr die aegyplische Sprache, gennaio 1889. 




I 



III. SALA 

DEL NAOPOROO) 



70. [Cominciando a sinistra di chi guarda la porta della sala 
dello imitazioni J. Statuetta sedente in granito verde, con molte 
parti di restauro. Rappresenta il re Seti I della XIX dinastia, 
il quale regnò secondo la cronologia del Brugsch dal 1366 
al 1333 ay. C, e fu il padre di Ramesse II. Il re è qui effi- 
giato con r alta acconciatura di Ammone sul capo, la collana e 
lo shenti; poggia ambe le mani sulle ginocchia e stringe Y anx 
simbolo della vita. Alta m. 1,00. 

Nel plinto, su cui posano i piedi, ricorre questa linea di gero- 
glifici : 



1 J S (oT=)| 

neter nefer neh taui Menmàra 

^^ dio benefico signore delle due regioni^ Menmara 



o (^imàmìì 1"= ^ 




Se Ra Ptah(seti)meri àmun meri 

HUo del sole Seti I amato da Ammone. 



(*) Nella numerazione di questa sala si passa al n. 70, perchè dal 
y al 69 erano già contrasegnati nel museo i monumenti della sala delle 
stazioni romane ; i quali, per seguire V ordine cronologico, saranno da noi 
descritti per ultimo. Chi però volesse visitare subito questa sala delle imita- 
zioni ne cerchi la descrizione alla fine dei presente volume. 



È da osservare io questa breve iscrizione che nel cartello 
reale del Faraone fu poi martellato il nome del dio Set ; il quale 
essendo nei tempi più antichi una divinità benefica, divenne poi, 
almeno nell'alto Egitti) per le dottrine religiose dei sacerdoti di 
Abìdo, un simbolo delle potestà malefiche delle tenebre ('). 

Seti I figlio di Ramesse I, il fondatore della dinastìa XIX, 
fu uno dei piil guerrieri fra i Faraoni egiziani e combatto glorio- 
samente contro i Schasu nomadi del deserto, contro gli abitanti 
dell' alto Libano, contro i Kotennu ed i Cheta della Siria set- 
tentrionale. Gli episodi figurati di queste spedizioni con le rela- 
tive iscrizioni esplicative si ammirano nelle sculture delle pareti 
della grande sala ipostila del tempio di Àmmone a Karnak, una 
delle meraviglie d' Egitto. 

La tomba altresì di questo Faraone è di grande Ìmpori;anza, 
ed è fra le piti ricche e grandiose fra le molte tombe reali della 
necropoli tebana. Seti I ebbe in moglie la regina Tuàa, di cui 
abbiamo descritto la statua nella sala precedente, e da lei gli 
nacque Kamesse IL 



Seguono quattro vasi di pietra arenaria, della forma detta 
canopo, con coperchio a testa umana, (vedi i nn. 71, 72, 74, 76) 
ed appartenenti ad un sacerdote di nome Taba. Alti m. 0,45. 

Tali recipienti servivano per racchiudere le interiora dei cada- 
veri imbalsamati, ed erano posti sotto la protezione di quattro 
geni: Afi, Amset, Kebseauf e Tuaumutef, e rispettivamente 
delle divinità: Nefti. Neil, Iside e Ser/c. Talvolta il coperchio 
portava le teste dei quattro animali simbolici di quei geni mede- 
simi, cioÈ: il cinocefalo, l'uomo, lo sparviero e lo sciacallo. 



(') Si regga su questo punto ciò clie sì l- dutto a proposito dei leoni 
di Kektaiiebo, nella ir sala, n. 16-17. 



J 



-ÒS- 
TI. Vaso in pietra arenaria posto sotto la protezione di Nefti. 

Il IX orna del genio ohe lo custodiva è ^ u (1 J) -^pì- 
Nella parte anteriore di questo vaso si legge: 



, «I A/WVV\ 



A/WVV\ 



fot 
dice 



nebbat 
Nefti: 



ànk en totui 

abbraccio con le due braccia 



* /www 

hir en 
sopra 



ClC^ 



\ 




J> 



ti 
ciò che è 



àm 
ivi 



sotep 
separato 



sa 
proteggo 



^1 

bir 
sopra 




A 



Api 
Api 



CI w 



enti 
^ che è in te. 



àmax 
// devoto 



A 




xer 
verso 



Àpi 

Api 



àsàr 
il defunto 



r2 ^ 

tta.b Ijir 
*<^eir-dote capo 



i\'^ 





aba 
Taba 



m^xeru 
giustificato. 



Questo vaso ed i tre s^uenti dello stesso gruppo portano 
^^gnata in nero la data dell'acquisto (1841). Alto m. 0,44. 

72. Altro canopo, come il precedente, posto sotto la protezione 
^ JVeit. Il nome del genio che lo custodiva è 1] — *^c^ Àmset. 
L'iscrizione dice: 





A^^/NA/> 



Neit 
Neit 



ànk-s totui 

siringe essa le braccia 



«op?^. 



l3ii 



ir 



quello 



AA/WNA 

enti 
che è 



— 54 — 



2 



^ 




ottMo 



^1 



ÌW 



) 



àm setep 
ivi separato. 



sa l;ir Mesta 
Protezione su Amset 



A/WVV\ 



enti 
il quale (è in te). 



Amaxi 
il devoto 



il 



xer 
verso 



Mesta 
Amset 



àsàr 



n 

uEb 



tir 
il defunto sacerdote capo 



Taba 
Taba. 




73. Cinocefalo in basalte accovacciato mancante dei piedi 
Alto m. 0,50. 

Sta su pilastrino di granito nero, alto m. 0,55. 

74. Altro canopo simile ai precedenti n. 71, 72, posto sotto 
la protezione di Iside. Il genio che lo custodiva è 



mi 



Kebsenuf 




L'iscrizione dice: 




^ j)°5 f^=^i 


d ^ fl 


t'et àsit hap 


ent tot- 


dice Iside : cuopro 


ero» le braccia 


2 

r^ lì A/WWV fi ^^ _ ca 


•««§« $1 16 


ui bir enti àm setep 


sa birkeb- 


sopra quello che è ivi separato 


protegge Kebsenuf 



(1) Per metatesi invece di 11 ^ \ ^. 



3 



— 55 - 







Ik*» 



m ji 



sennf 
quello 



enti 
(che è in te) 



àmax 

il devoto 



xer 
verso 



Kebsenuf 
Kebsenuf 



às- 



3 



è 




àr uab bir Taba mExeru 

il defunto sacerdote capo Taba giustificato, 

75. Altro canopo simile posto sotto la protezione di ^ Serx* 

Il genio che lo custodiva aveva il nome di ^ ^ V\ 

Tuaumutef. 
L'iscrizione dice: 



ì^ 



® D 






A/WVW 



^ 



/WWW 



^ 




{et Serx 
Dice Serx 



sexen en totui hir enti àm 
abbraccio con le braccia quello che è ivi 



setep 
separato 



sa bir 
protegge 



i^c^ 



^1 



Tuaumutef 
Tuaumutef 



A/WVNA 



Ik-^'ll 



enti 
gw^^tó che (è in te) 



amaxi 
il devoto 



xer 
verso 



Tuamut 
Tuaumtit' 



Cìk 



i-i n 



uà 




tef àsàr uEb bir 

tef il defunto sacerdote capo 



i'aba 
Taba. 



76. Frammento di torso di statua funebre in granito bigio 
senza iscrizioni. Alto m. 0,35. 



- 56 - 

77. Canopo di pietra arenaria senza iscrizione. 11 eopercM» 
termina ia testa abbozzata di sparviero che rappresenta il genio 
funerario Kebsenuf. Alto m, 0,35. 

78. Canopo simile con testa dì sciacallo simbolo del genio 
Tummutef. Alto m. 0,33. 

79. Piccolo frammento di torso con shenlì in basalte. Fece 
parte di una statua funeraria. Alto m. 0,20. 



80. Cauopo in pietra arenaria, appartenente alla serie dei 
due indicati con i numeri 77 e 78. Ha per coperchio una testa 
rozzamente abbozzata, ma che forse dovea essere umana e dovea 
tare il genio Amset. Alto m. 0,32. 



81. Canopo simile con testa di cinocefalo, sacra al genio 
[Mi. Alto m. 0,34. 



81 a. Zoccolo con ( 
Alto m. 0,14. 



idi di statua funeraria in 



82. Zoccolo quadrato in granito nero con 2 piedi di statua 
funeraria maggiore del vero. 0,25 X 0,55 X 0,65. 

83. Taso funerario di alabastro egìzio con due piccole anse 
e coperchio. Alto m. 0,30. 



81. Frammento in granito n 



Il cui rimangono i seguenti 



^ Ho 1 [ffli '1»""i 

ÀmunBa x^nt Àpet . 

Ammone sole che risiede in Tebe . 



- 57 — 

85. Altro canopo in alabastro egizio senza iscrizioni e con 
piccolo coperchio moderno. 

86. Stela opistografa in pietra arenaria e girevole sulla base. 
Nella parte anteriore sono incise a contomo due figure di 

coniugi sedute : V uomo si appoggia con la sinistra al bastone e 
con la destra impugna lo scettro chiamato sekem. La donna 
gli stringe con la mano destra il braccio e gli pone la sinistra 
sulle spalle. 

Sopra le due figure ricorre la seguente iscrizione che nella 
prima linea, in parte mancante, conserva il residuo del cartello 
reale di uno dei re di nome Amenhotep. Il monumento dunque 
appartiene all'epoca della XYIII dinastia. Nelle altre linee si 
legge : 



2 



A J^ flit) 

suten botep tn Asàr xent 

Un'offerta per parte del re è fatta ad Osiride che risiede 



p ^ 1 - fj 



ù^ 



Ament ^orus neter ES neb Abt 

nell'Amenti e ad Horm, dio grande, signore di Abido e 



I 



in W\ u Lf, 

neteru àmu Abt tu san 

agli dei che risiedono in Abido; affinchè concedano 



iR ^ ,'ì, ò t 



0*5 " ifx 
xer pera abu ipetu neter senter %et neb 

le offerte funebri in buoi, oche, incenso, e tutte le cose 



— 58 — 



I n 

nefer ab 
buone e pure 



f 




(di cui) vive 



1 1 

neter àm 
la divinità ivi^ 



/yy/ww 



u 

en ka 
cUr ombra 



/www 



en sen hE . . .? Neb sen 
(familiare del re ?) NebseUj 



A/VWW 



màxern àr en nr 

giustificatOj figlio del capo 



\ 



n 



snten 30 
dei trenta giudici. 



j j 

Bembu 
Bembu 



ì 



n 



/www 






mes en 
nato dalla 



nebt pa 
signora di casa 



/w/w/w 



f 



'W/w/w 



o^ 



1 




^ 



/w/w/w 



ran-f-anx 
Ranefanx : 



bimt-f 
/a $2^a moglie 



suten 



set 
reale 



Àmuntnt 
Amentutut. 



Innanzi al gruppo dei due coniugi e nel piano superiore sono 
rappresentati diritti in piedi tre loro figli con i rispettivi nomi 
scritti accanto nel modo che segue: 




^1^ M --^ 



/w/w/w 



^*"«M««^ /y n 



/w/w/w 



set-f merit-f xonsu mes en Àmuntut 

La sua figlia che l'ama Chonsu nata da Amentut. 



¥kL vl^s]!!-.. 



se-f 
Il suo figlio 



Aptuertuentà 
Aptuertuenta 



ma^eru 
giustificato. 




I 

se-f 
// suo figlio 



Bembu 
Bembu 



Q 



ma^cru 
giustificato. 



Sotto queste tre figure sono rappresentati in tre linee oriz- 
zontali alcuQÌ vasi di offerte ornati di fiori di loto, paui sacri, 
oche, uua testa di vitello, e ceste ricolme di oblazioni diverse. 

Neil' ultimo scompartimento in basso a sinistra si osservano 
alcuni altri vasi, un cofano di quelli che erano destinati a rac- 
chiudere le statuette funerarie, ed uno specchio rotondo con il 
suo manico. 

Finalmente a destra del riguardante è effigiata una suo- 
natrice d' arpa che sta genuflessa toccando il suo istrumento 
innanzi ad una tavola di offerte. Innanzi ad essa si le^e: 



^esit Àmun .... 

La cantal rice di Ammone. 

Tutta la scena ora descritta rappresenta dunque l' interno 
del sepolcro di Nebsea e della sua consorte Ranefanx, con le 
offerte presentate dai parenti e con tutta la suppellettile funebre 
consueta delle tombe egiziane. È quindi per siffatto particolare 
di grande importanza. 

La figura del lato posteriore è più antica, perchè fu segata 
allorché si fece la stela ora descritta; e rappresenta la parte 
inferiore d' una divinità poggiata ad un lungo bastone, forse il 
dio Phta. Dietro di questa havvi una divinità muliebre con \'àR% 
nella destra abbassata. Yi rest.ano alcune tracce di una iscrizione 
geroglifica disposta verticalmente, sulla quale si veggono ora 
soltanto pochi segni assai corrosi, 

87. Tavola d" offerte in granito giallo di forma rettangolare, 
con iscrizioni geroglitiehe ed i cartelli reali del Faraone Totraes III, 
della XVIII dinastia tebana, il quale regnò, secondo la crono- 
logia del Mahler, dal 1503 al 1449 av. G. C. {')- 



(") 2eiUchrift fùr die aegypt. Spraehe. Settembre 1889, pag. !)7 segg. 




Nella parte anteriore bì veggono quattro balaustrini termi- 
nati superiormente in forma di coppa e in mezzo a questi un pila- 
atrino quadi-ato con sporgenze nella parte superiore. Nella superficie 
orizzontale dell'ara sono scolpiti di leggiero rilievo sei pani sacri 
od in mezzo ad essi un vaso di libazione (m. 0,87 X 0.45 X 0,29), 

Intorno ai quattro lati dell' ara si legge una iscrizione gero- 
glifica le cui linee orizzontali superiore ed inferiore partendo dal 
centro vanno verso le rispettive linee verticali con le quali comin- 
ciano le due metà superiori. 

[Parte superiore a destra ed a sinistra]: 



5or ka next xa em 
Oro toro forte che si leva i 



nas ne;i:ebituatit 

i Tebe signore del sud e del nord 



uat sutenlt ra ma em pet neter nefer 

che estende il suo regno come il sole nel cielo, il dio benefico 



neb taui 

signore dei due paesi re i 



auten ae^et 
l'alio e basso Egitto. 



[Nelle due linee verticali a destra ed a BiuiBtra]: 



neb àr xsì Menj;eperra Àmun neb nesu 

signore assoluta Menxeperra, (da) Ammone signore dei troni 



A f ^ 



taui neb pet meri lu anx Éet to 

dei due paesi signore del cielo amato, datore di vita in eterno. 



- 61 - 

[Parte inferiore a destra ed a^sinistra]: 

T fw% Q r 

&nx ?or nub ser x^ ^^^ pebti 

// vivente Oro risplendente di apparizione e di valore 




(MH ^s? 1.?.1 



se Ba Thotmes Àmun Ba suten neteru 

e/ /ìfl^/eo del sole Thotmes (da) Aminone sole re degli dei 

meri tu anx fet to 
amatOj datore di vita in etemo. 

Il Faraone Totmes III, figlio di Totmes I, succedette a 
Totmes II, ed essendo ancor fanciullo quando salì al trono regnò 
sotto la tutela della regina Hatsepu o Bamaka, sorella e vedova 
di Totmes II, donna di gran mente e coraggio virile che governò 
per parecchi anni gloriosamente l'Egitto. Essa da principio si 
associò al regno il giovane principe, ma poi lo mise in disparte e 
regnò sola: onde Totmes III dopo la morte di lei ne fece condannare 
la memoria considerandola come una usurpatrice dei suoi diritti. 

Sotto il regno di Totmes III l'Egitto era già la prima 
potenza del mondo antico ; e questo re condusse con molta gloria 
importanti spedizioni nell'Asia e nell'anno 83^ del suo regno 
giunto nella Mesopotamia vi innalzò una stela conmiemorativa 
per avere esteso fino a quel punto la dominazione egiziana. 

Le gesta di queste spedizioni incise nelle pareti del gran 
tempio di Ammone a Kamak dettero origine ad una serie di 
leggende romanzesche, di cui il Maspero ci ha dato un saggio 
col racconto di Tahuti nel papiro Harris n. 500 conservato nel 
museo britannico. 



A questo glorioso Faraoae ed al suo 
tiene il glande obelisco lateranense {'). 



;lio Totmea IV appar- I 



88. Parte superiore di statuetta in basalte rappresentante 1 

una donna egiziana (probabilmente una statua funebre) coi 
chiome legate a boi'^^a e pendenti sulle spalle. È di stile ante- j 
riore al saitico. Il naso è di restauro. Alta m. 0,3(ì. 

89. [Su balaustrino di bigio morato]. Statuetta accovacciata 
in granito nero di un ufficiale egizio coperto di calantica e con 
le braccia ripiegate sulle ginocchia. É dì epoca saitica. Albi 
m. 0,36. 

Nella parte anteriore dell'abito, sotto le braccia, vi sono 
tre linee verticali di geroglifici disposte da destra a sinistra: 

\ ì A it -i 1 - 88^ 

sutea tn t:otep Àsàr neter neb \a.^au 
Un'offerta per parte del re è fatta ad Osiride signore di Tatau j 



xent amenti neb Abt ^u-f 

che risiede nell'Amenti signore di Abido: (affinchè) egli eonceda\ 



m^ 



»■? 



xerperu abu apetu à^et neb nefer uàb 

le offerte funebri in bmi, oche e cose tutte buone e pure 



^ ì~ 



en Ka enàmàxsnten rex mer l.ietar 

all'ombra del devolo regio parente comandate dì cavalleria. 



(') Vedi 0. Marncchi, Gli oòelUchi egiz. 



1 



8 




- 63 — 

ma 



Àa se ma non Pa-un àr nebt 

Ah figlio (del) come lui Pa-un figlio della signora 




n 
I 

pa 
di casa 



TaturSmeri 
Taturameri 



^ 



c^ 



mSx^fu nebt àmax 



giustificata signora devota. 
Alta col peduccio m. 0,45- — Appartiene all'antica collezione. 

90. Testa di sparviero sacro in granito nero con parte delle 
ali. Manca il rostro. 

Questo animale era dedicato al dio Horus e quindi rappre- 
sentava simbolicamente tale dività. Lungo m. 0,34. 

91. Statuetta in basalto verde di naoforo genuflesso. Alta 
m. 0,57. 

Dentro al naos vi è una statuetta di Osiride con corona 
scettro e flagello. 

Intorno si legge T iscrizione: 



[A destra]: 



A/WVW 



\ 



1 V 



f 



ddd 



àmax X^r Neit urt neter mut 
// devoto a Neit grande madre divina 



sexem hat 
capo del tempio 



\ 




Mi 



1.1 on 
sacerdote 



Hor 
di Horus 



ur ueii 

grande dei due diademi 



ì^-m 



Patebbu 
Patebhu 



V \ 



iMd 



Se 
figlio 



sexom 
del capo 



hat 

del tempio 



1 \ 

neter ^on 
sacerdote 






u 



Neit 
di Neit 



1 



ni 




Ahtpafaneit 
Ahtpafaneit 






!i 



[A sinistra]: 

1>-.i 1 



Amax x^r neter a& /enti Hat^eb aexem hat bir 

// devoto al dio grande che risiede neW Hatxeb capo del tempio 

setìta em Hatxeb Paté 

gran sacerdote consigliere segreto dell'Hatxeb Patebhu 



Jl^ 



art en Ta^ti 

figlio di Taxti. 

Sotto in una linea orizzontale: 



1 ì 1 


V® ?fl]] 


neter aa bir ab 


Sa 3e;(em 


rfc/ rfio grande che sta 


in Sais gran sacerdote 



Patebb u 
Patebhu 



Suir obelisco che serve dì sostegno dietro le spalle della 
statua coutittua la iscrizione nel modo seguente: 

QA destra] 



Urittjekau Uatit Patebbu 

(della dea) Urithekau e (della dea) Uaiit Patebhu 



se sexeni hat neter Ijon Neit 
figlio del gran sacerdote di Neil 



Ahtpafaneit 
Ahtpafaneil 



- 65 - 

[A sinistra]: 




o 



U 



(Tax)ti tu ta ba-f xeft ka-f 

(figlio di) Taxti è collocato il suo naos con il suo doppio (ka) 



%. 



i 



n 



A- 



em ba-f 
avanti a lui; 



nen <a retui-f nen xesef 

non si muovono le gambe sue non è respinto 



i?j 



i i:k^^ 



&b-f 
il suo cuore: 



Ani neter apu 
è il dio Ani 



giustificalo {^). 



92. Statuetta in basalto verde di naoforo genuflesso ignudo e 
calvo che regge con ambe le mani protese un* edicola sulle ginoc- 
chia. Nell'edicola è rappresentata la porta del tempio con veli 
pendenti e adoma dei segni dell' ascia come geroglifico della divi- 
nità (neter) e del simbolo della città di Sais Alta. m. 0,63. 

Sotto in tre linee verticali vi è T iscrizione: 



i>e-.^ 






1 n .^ 

àmaxu x^^ Neit semer uat 
// devoto a Neit 



ì 



amico unico 



xerp bat 
capo del palazzo 



8 



in 




s^ (11 1 ® fl\ 

nes nesit x^^t suten tep xer per &a 
preposto al trono nelV interno , il primo sotto il re, ( 



.) 



{}) Ani (o anche An) è uno dui nomi di OHÌridc. 



} ^ ssi I p-^^àflil f-f 



{comandante dei due troni ì) ... comandante delle navi? ('). . . 



neter bon 

sacerdote delle e 



X^rp liat ent 

ì reali (?) gran sacerdote dì 



P 8 a m t i k - 8 6 n e b 
Psamtikseaeb. 



Sa . . . ur Sun 
5018 . . . gran Sun 

Nello zoccolo, avanti al Naoa: 

Neit x^^P b^t ar San 

A'e/i (7 gran sacerdote gran Sun 



Il devoto a 



SUpt 

F B a m t i k 8 e n e b 
Psamtikseneb. 



Dietro la statua in una sola linea verticale: 



u 



\ i f- 



i 



neter Hor nut en seraer uat xerp sebe^ zerp 
Il dio Borus della città dell' amico unico del capo del palano 



b&t eut 
e del tempio 



(Sa?) hir 

di Sais ? capo 



seéta en pet 
dei misteri del cielo 



e) Titoli di incerto significato. 



— 67 — 



ur 
gran 



O 

Sun 
Sun 



Piamtik-seneb tu tu b&-f x^ft 
Psamtikseneb (di cui) è posto il naos con 



U 




ka-f 
il suo doppio 



em ba-f 
imianzi a lui 



ix 
nen <a 
e che non si muovSj 



su 
egli 



m '\ 



Ani pn mSx^i^u 
è Ani in verità. 

(Epoca saitica). 

Il senso di questa iscrizione può intendersi col confronto 
del capitolo 89 del Libro dei morti, in cui si tratta della riu- 
nione dell'anima al corpo. 

93. Zoccolo in basalto verde su cui sorgeva una statuetta, 
forse di un sacerdote naoforo, della quale non rimane che il piede 
destro ed un frammento del pilastrino di appoggio. Dimensioni : 
m, 0,42 X 0,18 X 0,08. Intorno allo zoccolo si legge una iscri- 
zione che comincia nella testata anteriore e va in due opposte 
direzioni. 

. [Andando dal centro verso destra]: 

'ti A Sk-^"!! ^ 

botep suten tu Imbotep Ptab Se 

Un* offerta per parte del re è fatta (id Imhotep di Ptah figlio 



ì 



A/WNAA 

/VVWV\ 



I en sSen-f 
che viene a colui che l'invoca 



6 



che caccia 



serau 
il malef 



P) Imliotep eia il dio della medicina. 



seneb 
che dà la salute 



b&Q en Ea àmaz 

alle membra per la persona del devoto 



a 



^ * ! 1 

en nut-f àt hon neter Àmnn ipt 

della sua città il padre divina tacerdote di Ammone-Apt 



1 ili 

ei Fa-Tal 
« Parta/ 


Ili n I ili 

netern ...en bat neter en Pa-'f'af 
e degli dei ... nel tempio di Pa-f i (') 


Tljot 

*■ Thol 


Pesatati ran-f Nefetborafft ^1 
Pesatak sopranominaio NeferhonUa ^H 



pfella medesima testata anteriore andando veiso sinistraj: 



\ A 



Jl 



IjOtep saten (n Ftab SotariÀsàr 

Vn' offerta per parte del re è fatta a Ptah Sokaried Osiride 



• I 



11-- f>° 1^ 

neter aa neb per neb (lir 

dio grande signore (del luogo misterioso f) di lutto quello che 

~] ¥ i ^^ 

■aia f-n xeb neb r!l neb 

é ordinato sulla tavola d' offerte sue in ogni festa in ogni giorno 



(') Città dell'alto Egitto (v. Brugsch, Dmon., pag. 449). 



M 



u 

«n Ea 
al Ka 



I 



f» 



— 6» — 

àmax àker Bast bón 

dell'addetto alla necropoli di Bast (?) 



!| 



j ^ 



neter 
sacerdote 



OO A 



I 
I 



CIO 



East 
t2i Bast 



® 

urt nel) en pa Ba 

/a grande che domina nel santuario di Ra 



^ 



Tbot 

€ (2i Thot 



aa neb 

grande signore 



imo 
1111 © 

sesennu 
rfi Hermopolis 



SS 

O 

xent 

^A^ risiede 



Anrut-f 
in Anrutef 






^t \ % 



neb Nubti suten àn 
signore di Ombos, il regio scriba 



8 



AA/VWV 



Pesatiti ran-f 

Pesatah sopranominato 

(Epoca saitica). 



Ì^i 



Neferboruta 
Neferhoruta. 



94. Spamero sacro di Horus in granito nero con occhi ripor- 
tati di smalto rosso e corona dell'alto Egitto sul capo. Sta su 
pilastrino di bigio morato. Alto m. 0,60. 

Nel plinto di verde antico si legge: 

MVNIF • PII • SEXTI • P • M . 

95. Blocco di pietra arenaria con riliero rappresentante un 
cartello reale coronato dalle penne di Ammone fra due urèi e 
posto sopra il vaso raflSgurante il crogiuolo. Dimensioni m. 0,46 
X 0,42 X 0,25. 



w 


— io- 
li cartello, che è alquanto da&nef^to nella parte inferion, 
deve restitaìrsi cosi: ^^^1 


m 






^ 


1 






1 


1 


È questo il prenome sacro del Re che avea per nome proprio : 


Ptolmis inx ietto meri Ftat> ,^H 
ossia del Re Tolomeo IX, Hopranominato Pkijskon (il corpulento* 
il quale regnò dal 170 al 165 av. G. C, e fu fratello di quel Filo- 
metore che, inimicatosi con lui, renne in Roma per recuperare 
il trono. 

A sinistra si vede pure in rilievo la parte superiore di una 
figura di divinità con l'acconciatura sacra chiamata atew. — 
Presso questa si legge: 


■ 


iax nas neh hs-f Rs (neh) ^H 

vita pura e perfetta dietro lui ogni giorno. ^^| 


1 


96. Calco in gesso di una teeta di tipo etiopico, con alcnoi 
segni geroglifici nella parte superiore imperfettamente riusciti 

nella impressione. Alta m. 0,45. --^^m 



97. Statnetta di sacerdotessa naofora di epoca saitica con 
lunga iaerìzione nella parte posteriore, che è però di difficile 
lettura per la trasciiratfizza ed incertezza dei segni geroglifici. 
Per tale incertezza del testo ci rìserbiamo di pubblicare questa 
iserizione in altro lavoro insieme anche ad altri monumenti del 
muBeo che meritano ancora un' ulteriore esame. 

Il nome della sacerdotessa sembra che possa leggersi: 



Resti 

Regge essa innanzi al petto una base cilindi'ica su cui ò 
accovacciato un piccolo cinocefalo. 

Nella base vi sono quattro linee dì geroglifici di lettura 
eziandio incerta, fira i quali si riconosce una invocazione al cino- 
cefalo, animale sacro al dio Thot. Alta m. 0,72. 



Alto 



iS. Taso di alabastro con suo coperchio a testa umana. 
n. 0,40. 



99. Statuetta in basalte di un sacerdote in piedi con le 
braccia distese lungo 1 fianchi ed appoggiato ad un obelisco. 
Nel pyramidion di questo 6 rappresentata più Tolte la %ura del 
sacerdote con lo scettro ed il segno deU'anx. ed in una di queste 
rappresentanze si legge la parola; 

jj •^:z^ neh (Signore). 

Sotto vi è una iscrizione in tre linee verticali parallele 
difficile e confusa, dalla quale si ricava che il ; 
nn sacerdote di Ammone e scriba reale chiamato: 



Pesatali se Hori 

Pesatah figlio di Hori 

^La madre chiamavasi : 



ma^eru 
giustificato. 



jj^^cl 



s i t u r. 



- 7» — 

Porta al collo un amuleto di forma rettangolare dentro cui 
è incisa la figura di ud personaggio con bastone inoanzì al 
dio Ptah. 

Nel fianco presso la gamba sinistra è rappresentato il sacer- 
dote medesimo con il simbolo dell' ^n^ e a lui dinanzi ri è un 
cartello rettangolare con alcuni gruppi geroglifici di non chiaro 
significato ma che si riferiscono ad una sacra offerta. 

Anche questa statuetta sarà oggetto, a suo tempo, di ulte- 
riore studio e di speciale pubblicazione. 

(Epoca saitica). Alta ra, 0,80. 

100. Frammento di un vaso dì alabastro giallo per sacre 
oblazioni in forma di piramide tronca rovesciata con figure ed 
iscrizioni geroglifiche incise sui lati esterni. Sembra lavoro dì 
epoca tarda. 

Sopra uno dei lati vi è la figura del dio Amraone seduto 
ÌB trono con 1' alta acconciatura delle penne sul capo. Avanti vi 
è il suo nome j\ ^^ O I "^^^^^ t\ °7!° Ammone Ra signore 
dei troni dei due paesi. 

Dietro Ammone sta ritta in piedi la dea Mut con lo pschent 
sul capo, ossia con la corona composta dei due diademi riuniti che 
rappresenta la dominazione sul settentrione e sul mezzogiorno; 
essa ha pure un lungo scettro in mano. Accanto vi è il titolo 

Tk^ '^^t ^^ n Mul la grande signora di casa. 

Queste due divinità appartengono alla sacra triade tebana 
composta di Ammone {elemento generatore), Mut (elemento mii- 
liebre) e Chonsu (divinità generata da ambedue). È proba- 
bile pertanto che nella parte mancante del monumento fosse 
rappresentato anche il dio Chonsu. 

Neil' altro lato del vaso rimane la parte sinistra di una 
scena di adorazione fatta innanzi alla barca sacra di Ammone 
da un personaggio vestito di abito sacerdotale formato dalla pelle 




— 73 — 

di pantera (proprio del Sotem) e contradistinto dal riccio di capelli 
che indica i principi reali. Della barca sacra non rimane che una 
parte della prua e innanzi a questa è collocato un sostegno su 
cui è posto un Taso di libazione ed un fiore di loto. Il campo 
intermedio ò oocupato da una iscrizione geroglifica disposta da 
destra a sinistra in linee verticali, mancante però del principio, 



nel modo seguente: 

1 



2 




9 

tir 



I 
I I 




. tu-f bir botepu £efa 

conceda egli le offerte degli alimenti . . . 



8 



m 



/VWS/VA 
/WWW 



"T-.f- 



per em ba-f Eebbu taui 

che vengono innanzi a lui, le libazioni dei due paesi 




sepi 
scelte 



sen tona . . . 
le offerte distinte 



/WWNA 



I I I 



C^ ^' 



ent neh x^t^-f 
e tutte le cose sue. 



em 
nel 



ù fl 

ù fl 

tu-f 
concedere egli 



per àm ret anx 




1 



O 



6 



f^Nsfsf^ 



u 

I 



/VWNAA 



ra neh en ka en 
di uscire come uomo vivente . . . ogni giorno, alV ombra del 



^ 




I 



mer nut Pa-Amen-mes 
capo della città Pa-Amenmes. 

Dimensioni m. 0,35 X 0,30 X 0,30. 

lOL Canopo di alabastro con testa di cinocefalo, simbolo del 
genio 5api. Nella parte anteriore si legge: 

iet isit ànk totui hir enti àm 

Dice Iside che distende le braccia su quello che è ivi 




setep sat I^ir 

teparalo e protegge sopra 



Agi]!], 

?apì 
Api 



enti àm 

ciò che è ivi 



Às&r neb 
(dell'} Osiride fignore 
Alto m. 0,45. 



snten nem Taneb 

regio interprete Taneb. 



i 

1 311^^ 



102. Canopo di alabastro con coperchio a testa umana, sii^- 
bolo del genio Amset. Appartenne alla principesBa reale: 

saten Set Tasetàsit 
la regia figlia Tasetàsit, 
Tu costei una figlia del re Amasi II della XXVI dinastìa 
Baltica (VI Bec. av. G. C.)- Alto m. 0,40. 

103. Statuetta in basalto di un Faiuone o di un principe 
reale con calantica sul capo, ornata di ur^o, e vestito dello shenti. 

Ha le braccia distese lungo i fianchi e nelle mani 1' aoiu- 
leto menat. Alta m. I. 



104. Vaso canopico in tatto simile a quello del i 



102. 



105. Altro vaso simile, ove il nome della principessa re ale 
I scritto dentro un cartello quadrato nel modo seguente: 



Suten set Tasete 



I 

I 



106. Vaso funerario in alabastro con testa di sparviero 
sac»:r^ al geoio Kebsenuf. Nel corpo del vaso è inciso lo spar- 
vie:»:-<i dì Horus e sotto vi è una iscrizione contenente la consueta 
fojTK^Knola simile a quelle dei vasi già descrìtti ai un. 71, 72 ecc. 
Vi ■i invocato il genio Kebsenuf. Alto m. 0,32. 

Queste iscrizioni trovansi pure negli altri vasi appartenenti 
al. JMinedesirao gruppo e indicati con i nn, 107, 110, 111. 

Questi vasi furono adoperati due volte, giacché il nome pri- 
m-i"tiivo fu cancellato e vi fu dipinto più tardi il nome di nn 
p^arsooaggio con caratteri assai confusi ma che sembra possano 
co^'i trascrìversi: 



Hor ari hotepn mil/eru 
3or-ari-hotepu giustificato 



PatuVor 
Pahihor. 



figlio di 

Questi quattro vasi provengono dalla necropoli dì Saktarah. 
U card. Lambruschini li acquistò dal Basseggio e passarono 
pox ael museo l'anno 1841. 

Furono illustrati dal P. UngareUi negli Atti dell'Accademia 
'''o^nana di archeologìa. Anno 1842, Tomo XII, pag. 311 seg. 

107. Vaso canopico simile con testa di sciacallo sauro al genio 
Ttiamnautef. 

Sopra la iscrizione è inciso uno sciacallo ; nel testo è invo- 
cato il genio Tuaumautef. 

108. Frammento di basalte nero con avanzi di due colonne 
^"^'^iTotte di iscrizioni geroglifiche le quali sono divise da una 

•^«^a verticale. Vi rimane due volte ripetuto il cartello reale: 



-en-Ra-setep-en-Ba, che è il pro- 

***^*i e del Fai-aone Siptah, uno degli ultimi della dinastia XIX. 

^<iolo XIII av. C.) L' iscrizione, che è eguale nelle due colonne, 

,^*^ restituirsi: abu tes suten se/et neb-taui (Ku-en 

^- setep en Ba) (se Ba meri-en-Ptalj) presenta le of- 



li 



i 



- 76 ~ 

ferte il re dell' alto e basso Egitto Siplah. Questo trammento 
ha una qualche importanza soltanto per il nome del Faraone; 
giacché sembra che circa 1' epoca del regno di questo principe si 
riacontriuo quelle condizioni storiche nelle quali potrebbe spiegarsi 
facilmente l'esodo degli Ebrei dall'Egitto ('). Alto m. 0,30. 

109. Grande sparviero sacro in basalto con lo pschent sulla 
testa ed occhi di smalto. Alto m. 0,70. 

Nel plinto : MVNIF ■ PI! ■ SEXTI ■ P ■ M ■ Sta sopra un ba- 
laustrino in bagalte. Alto m. 0,55. '^' 

110. Taso canopico e. s. con testa di cinocefalo. ^^ 
Sulla iscrizione un cinocefalo. Nel testo è invocato il ge- 
nio Hapi. 

IH. Vaso canopico e. s. con testa umana. 
Sulla iscrizione una figuretta umana barbata. Nel testo è 
invocato il genio Amset. 

112. Statuetta in basalte di naoforo genuflesso ed orante che 
tiene innanzi a se la sacra edicola con la immagine di Osiride. 
Alta m. 0,70. Le braccia sono di restauro. 

Nel plinto si legge questa iscrizione geroglilìca. 

[Andando dal centro verso sinistra]: 

i-^t^hi - ^ ì T k&s 

uà hironssh Saen se^etElbbir em àst 
// nobile defunto il grande del re, artista capo del magaizino 



h V 



ìi 



àn sesta sutenemàsu xBité,m batien "^" 
degli scribi segretario reale che sta nell'interno che è nel cuore 

(1) V. Maspero, Hìstoire ancienne de$ peuples d« VOrient, voi. II, 
pag. 444. Sa questo frammento si vegga la monografia speciale da noi 
pubblicata: 0. Maracolii, DÌ una iierUione egitia del rt Siptah. (BulL 
Arckeol. Comun.di Roma, 1884, fase. UI, pag. 107 aegg.). 



k 




- 77 - 



1 



neter 
del dio 



nefer 
benefico 



\ 



A/VW/V» 



i^ 



)^es-f en 
favorito suo 



Àsit 
del suo cuorej segretario 



/v/ws/w n n 



AA/W\A 




n 2s^ 




UUUUi^ /V^/VVA 



'i 



àb-f sesta xnemes 
dei due diademi confidente di 



ton-f 5ormenxàbnext 
Sua Santità Hormen%abne%t. 



[Andando dal centro Terso destra]: 



I55S-^ 







Tat mer tu xer uàb totui siut(?) totui 

Quello che è stabile in amore puro di mani sacro di mani. 



V 




che entra 



Qa sexef 
neWHase%ef 



l^es en suten se^et Neferàbra 
favorito del re Psammitico II 



f ^ 



9 



A/VS/VW 




O 1 



•i 



anx £et-to bir àr-f er enti em bati-f ari 

vivente in etemo sopra l'occhio suo che è nel cuore suo^ guardiano 



i -^ 




ì 






AA/WNA 




nefer b& em suten 
del diadema del reale 

J^ r"^ ®^ JS 

Qormenxàbnext 

Sormenxabnext. 



kaker 
ornamento 



xenem ?on-f 
confidente di S. S. 



» •• « ft 



[Sulla superficie orizzontale della base innanzi i 

Herbeb )>ir nefer b& em suten Kaker 
Il primo sacerdote Kerkeh del diadema del reale ornamento. 






XnemeB 
confidente 



bon-f 
di Sua Santità 



Hormen/àb 
fformenxab. 



Neil' obelisco che serve di appoggio dietro le spalle la parte 
superiora è di moderno restaaro. Nella parte inferiore due colonne 
verticali di geroglifici. 

[A destra si legge]: 



bimt-f 
moglie sua 



nefert àker en nut-f 

buona il perfetto della città sua 



àmax en neb Sa x^rp Ijat 

il devoto verso il signore di Sait il capo del palano, sacerdote 



ì<^ì 


±^n 


%> 


<-^ '^—~ 


\ 


T^^ 


xerljeb 


xnemes 


Hor 


ran-f 


5or- 


menz-à 


%erheb eon^dente reale 


Ilar, 


sopranominato Hor-nent-ab 


[A sinistra]: 










^H 


-1 ! 


<=■ 


^•=P- 


4_D 


® 1 








tu 






i sacerdoti 


per dare 




ordini 



M 



%s\ 



Sahu 
al defunto 



1.1 ir tep 
capo del 



- 79 — 

? e ^^ 

Xerp sebex Vii 

del palasso 



efi ^ua Sanlità 



Horxeb-ran-f uefer Sortnen/àb 
Hor^eb sopranominato Hormenxab. 

Dal testo trascrìtto sì ricava che il persona^io rappresen- 
tato in questa statuetta era contemporaneo del Faraone Psammi- 
tico II della XXVI dinastia (a. 594-89 av. Cr.). 

113. [In mezzo alla sala sopra una mezza colonna di bigio 
morato e con plinto girevole]. Celebre statuetta naofora in ba- 
salte verde del sacerdote Utahorresent, cbe è il più importante 
mommieiito storico del nostro museo. Alta m. 0,70. Rappre- 
senta il sacerdote suddetto, il quale con le braccia abbassate sul 
d' iimanzl della persona strìnge con ambe le mani la parte infe- 
rÌQie di un' edicola o naos, che porta scolpita nell' interno la 
figura del dio Osiride con la consueta alta acconciatura del capo 
e eoa gli attributi dello scettro e del flagello. L' edicola è poi 
collocata sopra una specie di pilastrino che sorge dalia base fra 
i piedi dell» statuetta. La testa del personaggio con lunghi 
capelli È di moderno restauro come pure il braccio sinistro. V. la 
tavola in fine (i). 

La statua, che ha ignudo le spalle e le braccia, è ricoperta 
da un' ampia veste annodata sul petto che le scende fino ai piedi 
e che è intieramente coperta da molte colonne verticali di iscri- 
aioni geroglifiche le quali formano un lungo testo continuato. In 



(1) La testa originale dovoa e 
MCerdoti egiziani. 



li Cftlva iooondo il nulo coitumo del 



esso si narra che quel personaggio era stato insignito 
uffici sotto i due ultimi Faraoni della XXVI dinastia aaitica, 
cioè Amasi II e Psammitico III, e ohe egli trovavasi in Egitto 
allorquando il re persiano Cambise conquistò quel regno (a. 525 
av. G. C.)- Egli allora mostrò al conquistatore le meraTiglie 
della citU di Sais e del tempio di Neit, di cui era sacerdote, 
ed iniziò il monarca persiano ai misteri della religione eg:Ì2Ìa. 
Questo pregevolissimo monumento proviene, a quanto sembra, 
dal Canopo della villa Adriana e fece parte dell'antica coUeitione. 

Riproduciamo qui per la sua grande importania il lungo testo 
geroglifico che già più volte fu studiato e pubblicato ('). 

La presente trascrizione fu da noi esattamente verificata 
B^DO per segno sull' originale dividendo eoa una numerazione 
continuata tutte le linee nel modo come queste si succedono 
verticalmente sul monumento stesso. Sottoporremo poi secondo 
il consueto sistema alla trascrizione una traduzione lette- 
rale pili che sarà possibile; e daremo così una pubblicazione 
completa di questo prezioso testo, che in tale maniera precisa e 



(') H gran fondatore dell'egittologia, ChampollioE, fu il primo a stu- 
diare questo monumento fin dal suo primo viaggio in Italia; e tì riconobbe 
ì nomi di Amasi, Psamraenito, Cambise e Dario e ne traduEse alcune fraai 
nella sua Grammatre {pag. 500, 501). Il Rosellini si limitò poi allo studio 
dui soli cartelli reali segaendo perù per le iscrizioni un'ordine che non 
corrispondeva all'ordine naturale del testo. [Mon. sacri, Tomo 2°, pag, 153). 
Una incisione del testo geroglifica fu pubblicata in appendice ad un» 
disseriazione del Padre Dngarelli nell'anno 185d nel Tomo XII degli 
Atti della Pontificia Accademia romana d'Archeologia. La prima illustro- 
EÌone veramente completa, dopo una parziale dell'Amji^re, fu quella del 
de Rougé letta nell'Accademia delle iscridoni e belle lettere in Francia 
nel 1851 e pubblicata poi nella fìevue archéologique (anno Vili). Altre 
traduzioni furono in seguito fatte dal Brugscb, Thesaurus inscriptio- 
num aegyptiacaTum IV, pag. 687 segg. e 682 segg; dal Revillout Revue 
égypioiogique, 1880, p. 24 segg.; dal Le Page Kenouf, Reeords of the 
Patt, X, 50; e finalmente dal Pìehl, Jnscriptioni hiéroglypkiquet recueiUiet 
en Europe et en Egypte (Lipsia, 1888, pag. 39 e segg.), che noi abbiamo 
principalmente seguito. 



A 



«moda per gli studiosi non è stato riprodotto fino ad ora da 
alcuDO. La nostra traduzione siegiie generalmente quella magistrale 
M de Rougé e la più recente ed accurata del Piebl, la quale 
si allontana in alcuni punti dalla prima, come osserveremo in nota. 

f acrizione geroglifica della sfatnetta naofora. 

Parie anteriore. — [A sinistra del riguardante sotto la 
nano destra della statua] : 

H: ^ > ì;^ =» <! m 

Neit ur netert mut àmax;:eT neteru 
(dti Neil la grande divina madre deooto (e) degli dei 



_S 



^ H 



Sa erpa )>& se^et sei? semer uSt 

^i Sais, il nobile capo^ regio cancelliere^ amico unico 



lì r :^ \^ h PI fi k 

Buten rex ma meri-f àn s-tet àn em 

regio parente vero che lo ama, scriba capo, scriba di 

iio-à ffi * ^ ti 

ta(nnt mar in xent ur xei^P ^^ 

TatmU capo scriba del grande harem (') capo del palano 



,isL^r 



ttier Buten kebnitu x^f suten se^et 

eapo delle regie navi (^ sotto il re dell'alto e basso Egitto 



(') D (la Ho ( 
(') n de Ro I 
'eli »vea preso p 
ionie Kebuit eh 



t dgl 
■ d il 



'• della grande dimora, 
eali; ma i segni che 
t e navi. Ed infatti il 
appunto la ntxve. 



]^-^r 



Ifumàbra mer suten kebnitu x^' suten se^et 
Amasi II capo delle regie navi salto il re e. s. 



(iiuj ^i^i; 



iax k» ri Utahorrestìnt àr en x^rp bsa 

PsammiticQ III Utahorresent figlio del capo dei tempi 

*a-s#(')[^ 1 S ffì 

\'u pa renp liu Ica Neit neter hon z^n'^ 

di Horus il giovane (il sagri ficatore ?) di Neit sacerdote che risiede 



rc) 



-4^_ 



&'■' 



Sa Pefaneit iet-f 

in Sais Pefaneit Dice egli: 



i pu ar eo sai 
ndo venne il principe 



(') Il de Rougé trascrisse questo nome " Ut'akorsìtten " ; il Bragsch 
u Ut'a-hor-pì-n-ris " ed il lìevillont « Ct'a-lior-resent-pa n La 
iettnT& proposta dal Piehl Ut'aljoTreaent è forse più esatta per la 
ragione che dae Tolte il nome stesso 6 scritto senza l'ulrimo segno n (pa 
o pi) onde parrebbe che questo fosee semplicemente determinativo. È da 
notarsi che invece 



lo *Xj (res) 6 sempre qai adoperato il segno si- 
I (snten). Il significato di questo nome sarebbe ^/irstejtone il ^<!;rtM 
corrette e noi 



del metiogiorno. Ad ogni modo ambedue le letture 
per brevità adotteremo quella del Fiehl. 



3oudo il Piebl, qni ai dovrebbe leggere : 



(') Qaesto segno non È precisamente come nel nostro tipo, ma è 
variante che si somiglia a questo e che non abbiamo in tipografia, 
{*) Qui comincia il racconto della venuta di Citmbise in Egitto. 



Egitto, ^^m 




Sa neb en net neb Kambdt er Eemt 

grande signore di tutto ti paese Cambìse (') in Sgitlo 

qp ^ ? ^ IS Tè X~ 

&B setu Diisetnebl^ns-fbikenf tapen 

tcco le nazioni di ogni paese con lui: governò egli questa terra 



H 



/\'^ — Pi 

a I 

erfu-f àraenÉ 

nella sua larghetta, fece . 



letem seu 
\se ì'isiedere 



un-f em 
dominò da 



^ 



bikaa entKerat sar a a ensetneb 

gran governatore l'Egitto (come) principe grande di tutto il paese 




ufu Dà hon-f àaii iir Sun ert& 

dispose me Sua Santità nella dignità di gran San (^) fece 

m g' k Pf \ r 

:n f x^prà ro ma f em semer xe""? 3Ì 

io divenissi presso di lui come amico e comandante del palatto 



rj^ 



iir nexeb-f em ran-f en auteE aexet (') 

fece comporre (scrivere) col nome suo di re dell'alto e hassoEgitto 



e) Gli egiziani con ai deraro no Cambise come un successore dei Faraoni. 
K Erodoto, ni, 2; perciò il suo nome fu scritto nel cartello riiak. 

{*) la traduzione di qaesto titolo non è certa. Il Brugscli ed il Piati 
B tradussero medico; il Le Page Benoof tesoriere; il de RongS grande 
pettore. Noi nella incerteMa adopteremo l'oapreasione «gran San". 

(») Il de Rongd tradnsse queste frasi : easendo uno dei dottori e coma»- 
nti dei piloni. Ciò fu fatto per suo decreto in suo nome ecc. 



C°¥¥l1ì^: 



Bamesut àu ertSensa bonf ar eD Sa 

Jìamesut{^). Feci conoscere a Sua Santità la grandessa di Sai» 



I 



tsit 
ehi é 


a sede 


en Neit nr mut 
di Neil grande madre 


ì 3 

mes Ka 

che genera Ra 


sa mes àu nen 

(che dà jirincipio\ sensa essere 
Kalla generazione' 


xeper mes hn5 se/er 
generato, insieme alla dottrina 


en nr 
della grandezza 


en Neit 
di Neit (ehe) 


y - .^ 

ìjet pet pa 

sede del cielo è. 


em 
nella 


seze 
dottrina 


-s neb bna se/er en 
sua tutta, con la dottrina della 


ur 
grandezza 


en 
del 


Neit ba 
tempio di Neit 


111 

neteru 
(e) degli de 


neterit neb dm sea 
e delle dee tutte che sono ivi. 



às l^na se^er en ur en 1i3txdb(^) 

^fcM insieme alla dottrina della grandezza della dimora dell'ape 



(') Questo cartello che venne da^l RoselHni attribuito al re Àpries, 
riTcce il prenome dato a Cunbise e significa generato dal sole. Il BrngBCli 



('] Nome del Serapeo di Ouiride nella città di £ 
Dici. Geogr., pag. 572. 



P^ 



UTDgson, 

J 



ft.sìt pu eot Sar nebpet ì)ui sexer e li 
- Ae é la sede del principe signore del cielo, con la dottrina della 



nr en 
^r^andexta della 


ree 
dimora 


ent pa 
del sud e 


m 

della d 


^ en 
mora 


pa 

del nord 


pa Ra 
■della dimora 


di Ra 


pa Tum 

e di Tum 


(che) 


seSta pu 

il mistero è 



l 



in ^ 

en netern neb 
<iegli dei tutti. 

[A destra di chi guarda, cominciando sotto la mano sinistra 
della statuetta e continuando la numerazione delle linee verticali] : 

Il 2? "^ i 111 ^ 5 

ueter nut-f ^ma^ zer neteruneb erpa 

^al) dio (della) sua città devoto (e) verso gli dei tutti, il nobile 

zi \& ^ Pf 2^ ì T zi 

H suten seb semer uSt suten re;i; mEl 
^apo regio cancelliere amico unico parente reale vero 

s ì S T ^i^l^ P 

merì-f ar Sun Utaliorresent mes 

pA.« lo ama il gran Sun Ulahorresenl figlio 



{') Di qui si veÌB che nel nostro t^ato il segno V è stato posto L 
^■«»«go dell'altro ^ (res). 






en Tuniàrtus(') (et-f àu aeper en 
dalla donna Tumartus. Dice : Ifo supplicato io 



ro ma 
presso 



M (^ 



3- 



!^on-f snteu sex6t 
Sua Santità il re 



li i r 8 e t u 



Kambàt 

Cambise per gli stranieri 
(a motivo degli) 



neb enti soefem emneterbat ent Neit ec ter 
tutti i quali risiedevano nel tempio di Neit per discacciare 



sen àm er ertit unneterhat Neit 
loro di li per rendere il tempio di Neit j 



1 splendore suo 



li -^ 



neb ma s £er uCu ^on-f (er 

perfetto come (era) prima. Ordinò Sua Santità di cacciar» 



|(^)oP0 



seta neb enti snet'em em neter \}&i ent Neit 
gli stranieri tutti i quali risiedevano nel tempio di Neit 



PJ»! 



xem pau sen neb sefeb sennab 

di distruggere le case loro tutte e le provvisioni loro tutte 



(') Il Brugseh legga: Tnm-i 
{') Segni restaurati. 



À 



n s t e r 1; a t 



fa 



(erano) in questa dimora divina; portai loro 



.leiBA^i^-]"^ 



. er rat ànb 

[ della porta del muro 



Pn 



« n neter Iiet ten u£ii Hon-f s-ab 

<i* questo tempio ; ordinò Sua Santità di purificare 



Qeter bet ent Neit erta reta-s neb er-a 

il tempio di Neit di rendere gli uomini suoi tutti a lei 

— X III I In 

lionu unnuta neter Ij et 

! sacerdoti oroscopi del tempio. 



ufu Ijon-f er (ut neter liotep en Neit 

ordinò Sua Santità di rendere il dominio sacro a Neit 



^> ^ 111 



iir netert mnt netern nru àmu 

'o grande divina madre (e agli) dei grandi che risiedono 




(■) Segni reatiLnrati arbilTariaimente. 

(<) Questa parte È pure di reataaro con segni fatti arbitrariamente- 



¥^ n 



m- 



Sa ma àm f iet -aiu Ijon-f 
in Sais come era prima. Ordinò Sua Santità (di restituire ì) 



Heb sen neb %^ sen neb ma àr ter 

le feste loro tutte, le processioni loro tutte, come era prima. 



\\ 



àr n bon-f oen ^ii erts 

Fece Sua Santità questo perchè detti 



w a conoscere 



hon-f ur enSa nut pii ent 

a Sua Santità la graadesta di Sais città nella quale sono 



sn 



netern neb men Ijir nea 

gli dei tutti che risiedono sul irono 



{et to 
in etemo. 



Nella parte anteriore sotto il Naos in due colonne di testo. 

[À sinistra di chi guarda cominciando nella base del Naos 
nel centro e scendendo poi giù verticalmente]: 

kmax X^^ neteru Sa ur Sun Utal.iorreBent(sic) 

Il devoto degli dei di Sais il gran Sun Utahorresent 



u 




n ^ ^ 



nen bir erta n sa bon-f ur en 

questo perché io feci conoscere a Sua Santità la grandezza 



ÌU 



, s^ ^1 i^ 



lton-8 mut pu ent B& t'es-f 

della Santità di Lei che è la madre di Ra stesso. 

fA destra cominciando sempre nel centro della base ante- 
riore del naos e scendendo poi in basso e. a.]: 

]£ -il l^«^T i^l™ 

km&x x^^ àsàr Hema^ ur Sun Ufaliorresent(3Ìc) 
Il devoto verso Osiride di Hemak il gran Sun Utahorresent 



è! :^ ^ ' 

let-f àrn Hon-f 
dice: Fece Sua Santità 



• ■^m 



tutte le feste 



1 



nel tempio 



en Xeit 
di Neit : 



smen-f erta 
stabili si facessero 



Keb en neh 

libazioni al signore 



r 



Val) em xennu Neit bat ma àr en suten 

dell'eternità nell'interno del tempio di Neit come fecero i re 

■^^^\(')^^\^ W T 2 « 

neb Cer àr en hon-f nen bir erts n sa 

tutti prima. Fece Sua Santità questo perchè (io) feci conoscere 



(') Questo titolo si trova nelle cosi dette litanie d'Osiride al capi- 
tolo 142 del Libro dei morti. 

(■) Riprende qui nel fianco del pilastrino sotto 



ainistia. I 



ion-f 
a Sua Santità 


i 

T -^ -- V 1 ^ ■ 

rexu zu neb em neter ^et tan ^^^H 
i riti tutti di questo tempio ^^^H 


(che facevaiisi) 


àn suten neb ur en ^^^| 
da parte dei Re tutti (perchè) la grandeisa del ^^^^È 


1 -Q 

aeter bat 
tempio 


^ ji .^ - m ■ 

ten àB pu ent netarn ^^^H 
questo nel quale risiedono gli dei ^^^H 


men to ^^^^^^^H 
tutti (fosse) stabile in etemo. ^^^^^^^H 



Tengono poi due righe che sì trovano sulla superfìcie oriz- 
zontale della base a sinistra di chi guarda. 

"eit àmax pu X^r tet-f A neteru urti àmu 

^^ devoto della dea Neit dice : grandi dei che abitate in 

Sa H-za ten x^ f^^^ ^r "'' ^"^ 

Sftìis ricordate voi tutto il bene che ha fatto il gran Sun 

^IM^ flS S ^ ei. 7T^ p = 

^Cahorreseat é.xt àr ten en-f x^^ °^b s-men 
^takorresent. Che cosa fate voi a lui di bene ? rendete stabile 

^ ^ I &^ X Si 

ten ranf nefer em ta-pen tet-to 

Mi il nome suo buono in questa terra per sempre. 



Dall' altra parte, sempre nella superfìcie orizzontale | 



plinto: 








1 




^i^l- 


^ 





s 

"» 


ur Sun 


UtiahorreBent 


(et-f 


DUk 


amax 


Il gran Sun 


Ulahorresent 


dice 


IO fui 


appreuato 



m 



X&r neb-f neb x^V^^ Hr erta een en & 

da ogni signore finché fui (sulla terra ?)... perciò dettero a me 



xazeru em nub dr sen en & j;u neb ^H 

ornamenti di oro e fecero a me ogni bene. ^^| 

[|Fra il braccio sinistro ed il Naos^: 

« __ 

neter Dut-f àma^xer ur Sun 

Al dio della sua città devoto il gran Sun 









Utabirrensent 
ntahorrensent 


Sì 

fet-f 
dice: 


-OT 

nuk àmax 

Io som (un uomo) devoto 



-^ 



i 



en tef-f Ijes mut-f 

tU suo padre e che onora sua madre. 



àm hati en 
che è nel cuore 



dei suoi fratelli. Confermai io loro la dignità 



M 



1 ì 



/VVN/VW 



/VVN/VW 



n 



- 93 - 

abt 



ter bon erta en sen 
i profeta detti a loro la terra 



xut em u<u 

fertile secondo l* ordine 



/^^^/^A^ 



ì 




28 



Ci 



Si 



/WWNA 



5on-f em 
£^t<a Santità 



fu {et-to àr en 

w^Wfl estensione per sempre. Io ho fatto 



i 




m 



n 



!Eras nefer em nenti Kras s-anx 

una tomba buona a coloro che non avevano tomba: ho fatto vivere 



A/VVV>A 



P 



/N/NAA^NA 



/N/NAA^NA 



CU 



AAAAAA 



^11 xrat sen neb s-men en pan sen neb 
tutéz i loro figliy ho ristabilito tutte le loro case. 



AAAAAA 



àr n-à 
Ho fatto 




^fó onori 



neb 



ma 
come 



AAAAAA 



^ 



àr n tef 
fa il padre 



en se-f 
al figlio suo. 



AAAAAA 
AAAAAA 

neéen x^P^^ 



80 





(^)^|^(|^) 



AAAAAA 



AAAAAA 



em besep ten em neéen 

(ge^am^o) la sventura fu in questa provincia nella sventura 

81 






88 



Sa ur xeper em ta <er-f 

&rande (che) fu nella terra (fino) alla sua estremità. 

[Fra il braccio destro ed il Naos"]: 



in 




® ^ 



<•— «K 








tOà 



^^ r\ AAAAAA 



(sic) 



«tera Sa &ma% x^^ ur Sun Ufat^irresent 
^^9^' dei di Sais il devoto, il gran Sun Utahorresent 



è! 

<et-f 

egli dice: 



Si è 



a-toen en 
ristabilito il 



neter botsp 
dominio sacro 



Neit urt neter mut era adi eD HoQ-f em 

di Neil grande divina madre secondo l'ordine di Sua Santità 

'q'' ^\ «^ ODO =^3= 

fu fet-to ^r en menna Neit 

nella sua pienezza in eterno. Furono fatti gli edifist di Neit 



h-® 



ì I^ ^' 



neb Sa em x^^ "^^^ nefer ma é,r en bak 
signora dì Sais con tutte le cose buone come fa il servo 



men):t en neb-f nnk e 

perfetto del padrone suo : io (fui) a 



i nefer em nut-f 

i uomo buono nella sua città 



rTTJ ■'^ 



nehem 

ho salvato io t 



retu-B 
abitanti suoi 



em nesen aa 
dalla sventura grande 



xeper-f em ta ter-f àu nen x^per raà tì-f 
che fu in tutta la terra che non ve ne fu una simile 



t! 



^1 



em ta pen ànef maur em tot user 

in questa terra. Io ho protetto il debole dalla mano del potente 




■ 95 - 



nehem en sent & sopseu-f x^P^i^ ^' ^u 

/to salvalo il pauroso ripetutamente {?) (') facendo 



T" 'Su • 



(o 



s ea 

fo/'O 



ogni 



neb 

bene 



pu e 

momento in cui 



ar ea sen 

/ie" doveva) far loro. 

[Sopra il Naos nella superficie orizzontale] : 

C^^jj 1 -=- 5o| -^ ^ -5" 

-^^. Às£li neter neb bel? tu Q& ur Sun 

<0 Osiride signore dell' eternità t Pose il gran Sun 



i^lc 



^ "Cahorresent 

Utahorresent 



totui-f lis-k em mak 

/e «MS braccia dietro di le per proteggere 






la-ic &r-n f %\ìl neb mfl ir n f 

'«z tua imagine; che sieno resi a lui tutti gli onori come egli 



mak ba l;at-k t'et-to 

Protegge dietro la tua edicola eternamente. 



{') Il de Rongié confessi di non aver potuto traJnire questa fraae; 
'^ «f mSttr. eoo. nPiehl traduce: Io ho protetto il debole contro il potente 
*ong stato la provvidenza di uolui che mi rispettava e il tuo detiderio 
^taliiìù. 



W. 



< 



- 96 — 

[Sulla parte anteriore del NaoSy intomo alla figuretta di 
Osiride a destra]: 





botep suten tu Àsàr x^^^ batxeb 

Una offerta per parte del Re è fatta ad Osiride dell' Hat^eb 



xerperu abu àpetu menx neter senter xet nefer neb 
in offerte funebri^ buoij oche, fasce, incenso e tutte le cose buone 



en Ka en àmax xer neteru neb ur Sun 
per la persona del devoto verso gli dei tutti il gran Sun 

Ut'ahirresent 
Ulahorresent. 

m 

[A sinistra]: 

48 



ì A -i I-^ 



liotep suten tu Asar !l^ema^ 

Una offerta da parte del Re è fatta ad Osiride di Eemak 

xa em tau àbu àpetu x^t neb nefer uab 

in migliaia di pani, buoi, oche e cose tutte buone e pure 




- 97 — 



WVMA 



@ 

en Ea en àmax x^r neteru Sa ur Sun 

per la persona del devoto degli dei di Sais^ il gran Sun 



Uiahorresent 
Utahorresent (*). 

Nella parte posteriore della statuetta sul sostegno in forma 
di obelisco vi sono tre linee verticaU nel modo seguente : 

[Cominciando dalla linea a destra di chi guarda]: 

44 




•VVWNA 



±, ^Wi ^ PY r; fT^ 



Erpa ha sex^t seh semer uast anx àm sen 
n nobile capo, regio cancelliere amico unico vivente fra loro 



1 i^TM^lcÉ^P-^^^^ 

Qeter bon ur Sun Utahorresent mes en Tumàrtus 
sacerdote gran Sun Utahorresent figlio di Tumàrtus. 




tet-f àu uliu n à hon suten sexet Entaràut 

J^ice: Ordinò a me Sua Santità il re e. $. Bario {^) 



{}) Qaeste due ultime brevi iscrizioni, che hanno carattere funerario, 
potrebbero essere state aggiunte dopo la morte del sacerdote. 
(«) Il Revillout trascrisse questo cartello di Dario: 






EntSràus 
nìa sul nostro monumento è scritto precisamente: 



EntSràut. 



f Si 



anx iet to Ti er Kerat às Hon-f 

vivente in eterno di andare in Egitto mentre Sua Santità 



em aramà A3 su em s&r aa en 

fera) in Aram (Sìria); ecco egli come principe grande del 



setneb l.iik aaen 

paese lutto dominatore grande 



Eemt 
d'Egitto 



[■ s - m e n 
per ristabilire 



Jn ™-^n I o 1^ — 

X& en pa ui inx em /et 

il collegio dei Jerogrammati (?) (') e farlo rivivere (?) dopo che 



^^ 



rv>"^/i 



uasem fa a-uà retu em aet er set 

era decaduto. Portarono me gli stranieri di paese in paese 



Pimi \\ 



3U6ÉU uà er kemt em nt'u en neb taui 

e mi riportarono salvo in Egitto secondo l'ordine del 

signore dei due paesi ('). 

(1) Il de Rongé traduce: una quantità dì doppie dimore della vita; 
ma osserva poi in nota che questa espreaaione significa probabilmente i col- 
legi dei jerogrammati. I sacerdoti di questa classe sono chiamati infatti nel 
testo demotico deiriscriiione di Rosetta : gli scribi delle doppie dimore 
della vita. (hcr<z. di Rosetta, linea 4). 

(*) Parte di restauro con segni arbitrari. 

(8) Il de RougÈ traduce: Io presi la cura del paese e degli uom ini 
di provincia in provincia col ristabilire l'ordine in Egitto e 



JJH 







99 - 

1 ¥ 1^'- !.£¥ P 

Ami à em nin e n à 9on-f ^er-n-à sen 
Feci io come ordinò a me Sua Santità, io provvidi loro 



em ](at-u sen neb em se sa nen )^u (*) 
degli impiegati ? loro tutti, con figli di gente senza malvagità (?) 



IkE --'à 1 



^ /WWNA 



/VVWVA 



Jl ® 



àm erta en à sen ^er tot en re^ neb 

Ho posto io essi sotto la mano dei sapienti tutti 

( ) en kat sen neb àu utn en 9on-f 

(per guidarli f) nei lavori loro tutti. Ordinò Sua Santità 



I AwvsA y^ 



orta sen xet neb nefer en meri àr sen 
^A^ il dessero a loro tutte le cose buone nel desiderio che facessero 



^ (ì^^ 2 ^ P— k^^.M 



o 



latensen neb iper-n-à sen em xvlxì sen neb 
^lavori loro tutti; forati loro degli onori loro tutti 



^ ..= ^ — "^^^ oo ^ jig 

em tebha sen neb enti em àn 
^/fe provvisioni laro tutte quali (sono) nella scrittura 



0) n HcU tadnee: Io li ho muniti del U/ro pemmale di icrxH c&me 
fgli di genie edmc4U^ i fyli dei miseroHli n&n vi eran/i awmetsu Qneslo 
PUBo è inttaim di imtttto ngmUoOo. 

(^ Parte di reslasro t/m itgDÌ ubitntL 



— _g 

sen ra 



H 



àr-n ^on-r nen 

come loro prima (si faceva). Fece Sua Santità questo 



Ijir rez'f bi ì-Ztix \bt 

perchè sapeva (che era questo il mesiof)per ridestare la vita fra 



ì"^ . 



'in 



zai neb ei' s-men ran en neteru neb 

le rovine tutte (e) per ristabilire il nome degli dei tatti. 



ropausenneterl.iotep aen sembebu 

e tempi loro, il loro dominio sacro, l'organis$azioiie delle feste 



loro 



tet-to 
in eterno. 



Grande è il pregio di questa statuetta divenuta celebro fia 
gli ^ittologi per le varie illustrazioni che se ne sono date. É 
dessa un monumento dì speciale importanza, perchè le sue iscri- 
zioni non ripetono le solite frasi vaghe oscure ed incerte, come 
iiìoltissinie altre epigrafi egiziane, ma contengono un vero testo 
storico relativo ad un episodio assai rilevante fra gli avvenimenti 
d' Egitto, quale fu la conquista che Cambise re di Persia fece 
dell'antica terra dei Faraoni nell' anno 526 av. Cristo. E l' impor- 
tanza del monumento è accresciuta dal fatto che l' iscrizione stessa 
deve riguardarsi come contemporanea di quei periodo storico. 
Infatti la statua fu collocata subito dopo la morte del sacer- 
dote in essa rappresentato, l'orse anche fu posta quando il 
personaggio medetìimo era ancora vivente, come parrebbe potersi 
dedurre da alcune frasi del testo e dalla mancanza del titolo 
majteru {giustificato) dopo il nome del sacerdote. 






iote. ^^H 



Riassumiamo pertanto in poche parole qiieBto prezioso ì 
conto contemporaneo di Etoria egizia. 

Il sacerdote UÉaljorresent aveva avuto importanti cariche 
lOtrto il lungo regno di Amasi li (634'2tì av. C.) e sotto quello 
ireTissimo di Psamraitico III (526-25 av, C). Egli era sacerdote 
ael tempio di Neit in Sais quando venne in Egitto Cambise, dopo 
la hattaglìa di Peluaio (a. 525 av- C). con numeroso accompa- 
[nantento di gente straniera. Il nuovo sovrano conferì al nostro 
ftcerdote la dignità di gran Sua e gli die l'incarico di com- 
B e di scrìvere il sno nome reale, che fu quello dì Ramesut 
Eameatu (generato dal sole). Egli mosti'ò allora a Cambise i 
monumenti della città di Sais e gli spiegò la dottrina religiosa 
lei culto della dea Neit e degli altri dei dell' Egitto. Ma gli 
stranieri che erano venuti insieme al conquistatore aveano occu- 
pato gli edilizi annessi al tempio di Neit, ridotti forse ad allog- 
giamenti militari. Onde egli supplicò il Re perchè costoro fossero 
^ ÌX rimossi e si restituisse a quel santuario il suo primiero 
splendore; e così avvenne, avendo Cambise ordinato che si di- 
striiggeasero anche le case costruite dentro il sacro recinto del 
) e vi si riconducessero invece i sacerdoti e tutti coloro 
fìlie prima vi dimoravano. Né qui ai arrestò lo zelo del nosti^o 
Personaggio ; giacché in seguito alle sue preghiere ordinò il re per- 
siano di restituire tutte le antiche feste della dea Neit, i sacri- 
, ™j le processioni e le sacre offerte tradizionali, che doveano essere 
state interrotte fin dal momento della occupazione militare. Si 
narra pure nel nostro testo che il monarca conquistatore entrato 
' ne^la città di Sais fece atto solenne di adorazione nel tempio di 
II Ifeit, come aveano fatto gli antichi Faraoni dei quali egli vanta- 
Taai sQccessore, e che inoltre presentò alla dea ricchissime offerte. 
Ma il regio favore che il nostro sacerdote avea goduto sul 
principio del regno di Cambise continuò a protejfgerlo anche 
sotto il re Dario suo successore (521-486 av. Cristo). Infatti 
Uiatiorresent per opera dogli stranieri era stato portato via 



é 



dall' Egitto ed era andato vagando di luogo Ìd luogo; n 
il quale dimorava allora nel paese di Aram (parte della Siria), lo 
fece ritornare in patria con l' incarico di ristabilirvi gli antichi 
collegi ijacerdotali, che ai erano dÌBorganiitzati sotto il dominio 
persiano. E queste circostanze ci indicano che vi fu veramente 
un cambiamento di contegno per parte di Cambise verso gli Egi- 
ziani sulla tino del suo regno. Il nostro personaggio, che forse 
avea dovuto abbandonare l' Egitto quando Cambise si mostrò nemico 
degli Egiziani, ritornò in patria ed ivi si occupò di ristabilire 
le antiche corporazioni sacerdotali ; e per ordine di Dario le fornì 
di tutto ciò che era necessario e riparò i danni recati dalla sol- 
levazione religiosa e fece rifloriie l'antica religione nazionale. 
E fra le riparazioni che fece, prese egli cura eziando dei sepolcri 
e dei riti funebri, cose tutte ohe doveano stare grandemente a 
cuore di ogni buon egiziano. 

Nella chiusa della iscrizione il nostro testo contiene delle 
frasi assai espressive riguardo alle grandi sventure che aveano 
poco prima funestato 1' Egitto ed anche alla persecuzione onde gli 
abitanti erano stati oppressi. Le quali frasi ci confermano che 
veramente Cambise sulla line del ano regno perseguitò gli Egi- 
ziani; il che dovette accadere dopo la sua guerra in Etiopia de- 
scritta con sì strane avventure da Erodoto. E tutte qneste no- 
tizie sono certamente di importanza grandissima per la storia di 
quel periodo, che fu alquanto confuso ed alterato nella tradi- 
zione tramandataci dagli scrittori greci; e rendono la statuetta 
naofora del museo vaticano uno dei più pregevoli monumenti 
storici cbe l'Egitto ci abbia conservato {'). 



(') Una illustrazione specia^lu di quiiato insigne monumento fu pab- 
biicata dall'anfore di questo Catalogo nel periudico il Beiiarione col tìtolo: 
La biografia di un personaggio politico deW antico Egitto, icritta t^ra 
la sua statua, nel muito egizio vaticano. Commento di Orazio Marucchi ecc. 
Boma, tipogr. Sttlvincd, 1898, ^^^^^^^ 




IV. SALA 

EMICICLO 



\ 



114. \^A. destra entrando]. Copetchio di cassa io sicomorD 
iella consueta forma di mummia muliebre con oalantica e pet- 
forale, mancante però in varie parti che furono recentemente 
riempite di mastice di color giallo (alt. m. 1,80). Fa parte di 
uà gruppo di casse mandate in dono al Pontefice Leone XIII 
da.1 governo Kedìyiale eginiano nel 1894, per i buoni ofBci di 
S. E. mons. Francesco Sogaro allora Vicario apostolico dell'Africa 
eentrale ed ora arcivescovo di Amida, secondato da S. E. Tigrane 
Pascià allora ministi'O degli esteri del governo egiziano. Queste 
casse appartennero ad alcune sacerdotesse di Ammone e provengono 
dal celebre nascondiglio di Deir-el-Bahì-i vicino al Bameaseum 
presso Tebe, ove si rivennero tanti tesori di antichità egiziane ('). 
Altre casse simili alle nostre e trovate nel medesimo gruppo 
faroao inviate in dono agli altri principali musei di Europa. 

Ifel mezzo della nostra cassa era dipìnta la figura della dea 
""t ad ali spiegate, ma ne restano soltanto alcuni avanzi; a destra 
^ a sinistra poi si veggono i consueti gruppi di sacre adorazioni 
"* rilievo e dipinti. Nella zona di mezzo è ripetuto quattro volte 



Sacro scarabeo con il disco solare p 



-) & varie figure 



(') Qoesta e le altre casse di qnesto gru)ipD, cbe eraoD assai danneg- 
S^&te, forono reatanrate con la massima cura a Bpesa del nostro mnseo ed 
'" ttiodo che nulla fosse alterato nella pitture e nelle iscrizioni. Di esse si 
'^ Oggi nna descrizione soltanto sommaria, ma è nostra intenzione di pab- 
"licarne in segoito una illustrazione completa accompagnata anche dalla 
^produzione fotografica dei monumenti. 




i 



— !0! — 
di divinità. Nelle due zone laterali è rappresentata la sacerdo- 
tessa defunta in atto di fare adorazione a varie divinità sedute. 
In mezzo a queste rappresentanze havvi una iscrizione gero- 
glifica di color giallo in due colonne verticali ; e da essa si deduce 
il nome della defunta e la sua qualità di sacerdotessa di Aminone 

La sacerdotessa di Ammone sole re degli dei 



Tuxebt giusli/ieala ('). '^^H 

Appartiene, come le altre che saranno descrìtte, alla dina- 
stia XXI (secolo decimo av. C). 

Hi a (-), [A sinistra entrando]. Cassa appartenente al coper- 
chio già descritto e ornata di pitture disposte nell' ordine seguente : 
[Nella parte esterna della cassa, a destra di chi guarda]: 

a. Il sepolcro presso il fiume Uernes. La vacca sacra 
adorata dall'anima, e la dea Iside che fa purificazione. 

b. Scena di oblazione ad Ammone. 

e. Il lago del fuoco sacro (il così detto purgatorio egi- 
ziano) guardato dai cinocefali. 

d. La defunta col sistro dinanzi al dio Uu, seguito da 
Iside e da Nefti. 

e. La defunta che fa obblazione di due vasetti accesi 
ad Osiride. 

(*) In questa seconda parte del Catalogo ometteremo di sottoporrà ai 
grappi geroglifici la relativa trascrizione, contentandoci della sola tradu- 
zione, come Ola generalmente si nea. E ciò per seniplificaTe la composizione 
tipografica e perchè del sistema di trascrizione abbiamo già dato un suffi- 
ciente saggio nella descrizione delle stanze precedenti. 

(') Questo casso non si sono potute riunire tutte in un gruppo, come 
sarebbe stato desiderabile, perchè fnronci collocate nel museo qnando g'Ii 
altri monumenti erano già sistemati e numerati. Per tale ragione e per 
mantencTO il sistema dì nna possibile simmetria, la nostra numerazione jj 
questo punto va da nna parte all'altra della porta d'ingresso. 



■a numerazione j^^ 

À 



- 105 — 

Questa scena è ripetuta due volte. 

{. La defunta iu piedi iunanzi a V?<! e ad hide. 
Nelle testate le pitture sodo perdute. 
[Nella parte esterua, a sinistra di chi guarda verso la testata^ : 
a. La scena medesima indicata di sopra. 
h. L'oblazione due volte ripetuta dei yasi con fuoco 
innanzi ad Osiride. 

e. La barca del sole adorata dai cinocefali e tirata da 
due sciacalli. i 

d. La dea Nut che purifica la defunta. 

e. Oblazione di sacre offerte al dio Ra. 

f. La dea Nut che purifica I' anima presso il sacro sico- 
moro. 

[Nel fondo della cassa]: La dea dell'^ffieBi/ circondata dai 
serpenti e dai geni del mondo sotterraneo. 
^(Alt. m. 1,80). 

■ US. ^A sinistra dell' ingresso]. Coperchio di cassa in legno 
sicomoro a forma di mummia con testa coperta di calantica, con 
pizzo sotto il mento ed occhi dipinti in nero. Porta incisa al posto 
"^^ petto una collana e sotto di questa la figura della dea Nut 
genufiessa ed alata con disco sul capo e i due segni simbolici 
della vita nelle braccia distese. 

Sotto la figura della dea ricorrono dieci linee verticali di 
geroglifici da destra a sinistra che contengono una parte del capi- 
tolo LXXII del Libro dei morti, il quale ha per titolo: Copi- 
^lo di uscire nel giorno e di traversare Amnah. 



tv 



-il 



defunto Uahàbrs figlio di 



n^ 



9 rf. M , 

giustificata. Omaggio a voi signori 



viventi in eterno venerabili in eterno. Che traversi io 



alla terra dello splendore. Che io sia nelle forme vostre 
in possesso degli incantesimi vostri : che io sia giudicato 



per il giudizio (vostro) ; salvatemi voi (dal coccodrillo .....) 



in questa terra di verità, datemi la boeea mia per parlare 



ivi concedetemi abbondanza innansi a voi . 



perché conosco io il nome vostro conosco io il nome 

di questo dio grande. Date gli alimenti penetra 

{il dio Tekem) all' oriaonle occidentale del cielo 



".— ^M^^iP-l 



To mi allontano 



— 107 - 



A/WV^ 



fk^PJì,^, k 




non si impadroniscano i eattivi (di me) 



ù o 

/v/wvv\ 



jTj/VVAA/VN /Vili 

che io non sia 



(respinto dalle vostre porte) .... che non sieno chiuse le vostre 




W V ^J \ /VWVNA 

^ MI 



8 






porte. Che io abbia pani a Pa e bevande in Tep. Sono 



T — à 




10 



O^ A/\/W>A 





I 



legate le mie braccia (nella) dimora divina. Conceda a me 



il padre Tum, confermi a me nella casa mia sulla terra 




(ove egli ha) del grano (vi celebrerò) la festa del (passaggio) 




della mia anima nel corpo ; (concedete a me) le offerte funebri 



iWi—^ ^ 



11 




\ 



I n 



di buoi oche bevande 



e cose tutte buone e pure 



f 1^ 




I I I 



fh l 



o §» ® 



deUe quali vive la divinità e vecchiezza buona sopra la terra 



{}) Alcuni di questi segni sono errati nella iscrizione. 



e lutto ciò che io amo. Che io discenda il Nilo nei campi 

di Aaru 

Questo monumento, come può rileTargi dal nome del defunto 
e dalla forma dei geroglifici, appartiene alla XXVI dinastìa Bal- 
tica (sec. VI av. G. C). 

(Alt. m. 1,95). 

l]5a. [A destra dell'ingresso]. Fondo della cassa cui appar- 
tenne il coperchio ora descritto. È assai danneggiato e corroso 
in varie parti ; e sul lato che poggiava in terra sono incise tre 
linee rerticali di geroglifici, disposte da destra a sinistra, delle 
quali sono leggibili soltanto le ultime due: 

Sorge pura dalla tomba eeeo risiede 



4 



f "«lini 

(fra) i viventi . 



(il defunto Uafyàbra,) giustificalo figlio 



di Asilàrius 



giustificata ; ecco 



risiede fra i luminosi 



sono ordinate le parole lue fra i luminosi in graiia degli dei 



astri non 
(Alt. m. 1,9( 



viaggianti. 



(*) Il desiderio del defunta di naaconderei fra gli astri che Doa viag- 
giano n trova espresso nel Libro dei morti al cap. XLIV, 2 ed al 
cap. CXLIX, 52. 




- 109 — 

116. Frammento di ' cassa con la figura della defunta dipinta 
a contomo nero di profilo. 
(Alt. m. 1,50). 

116 a. Frammento di coperchio di cassa di epoca tarda, con 
avanzi di cartonaggio. Vi rimane soltanto la testa e parte del 
pettorale. Sotto in una linea verticale si l^ge: 

/WVV>A 

Da dirsi dal defunto che risiede nell'Amenti, dio grande 



ìì 



fjc=3® 



l i ^ J 



signore di AbidOj affinchè conceda una sepoltura buona 





nella divina regione inferiore 
(Alt. m. 1,50). 




117. [Dentro armadio con invetriata]. Coperchio di cassa in 
pietra arenaria, di epoca tarda, dipinto a fondo di color giallo. 
É in forma di mummia con calantica sul capo, pizzo sotto il 
mento e collana sul petto dipinta a vari colori. Sotto la collana 
la parte corrispondente al corpo è fasciata da una zona verticale 
dipinta in azzurro e da quattro altre orizzontali simili. Sopra 
sono rappresentati i due occhi simbolici detti ufa e sotto due 
divinità muliebri con le braccia alzate. Presso la figura a destra 
si legge: 



jtè 



è il signore di Tatù (Mendes). 
Presso quella a sinistra: 



è Aminone. 



Nella fascia verticale ¥i è l' iacrizione : 

Un' o/feria per parte del re è fatta ad Osiride dio grande 
perchè conceda le provvigioni funebri in buoi ed oche, perchè 
dia tutte le cose pure 

Nelle fasce orizzontali, procedendo dall' atto al basso, si tro- 
vano queste brevi frasi relative al culto dei quattro geni fune- 
rari e di altre divinità. 

i s^w ^ =(^:k) 

devoto verso (il genio) Mesta (o Amsel) 



devoto verso (il genio) Api 


devoto verso (il genio) Tuaumutef 


devolo verso (il genio) Kebsenuf 


devoto verso (il dio) Anuòi 


^^■^1 




devoto verso Seb 



(Alt. m. 1,85). 



Dentro questo armadio sodo pure collocati due grossi coni 
funerari in terracotta. Questi coni rappresentavano probabilmente 
le offerte sacre dei pani fatte al defunto dalla pietà dei parenti e 
si ponevano perciò dentro il sepolcro o innanzi al suo ingresso. 
La loro forma si riferisce poi ad ogni modo al simbolismo solare. 



117 a. Sull'armadio sono collocati due frammenti di legno 
dipinto di forma tondeggiante e di uao incerto. Vi rimangono 

alcuni avanzi di segni geroglifici dipinti, 

118. Armatura in legno appartenente ad un antico letto egi- 
ziano con gli angoli rivestiti dì bronzo. È un oggetto di qualche 
importanza per lo studio della suppellettile privata degli antichi 
è notevole per la sua buona conservazione. 

(Lungh. m. 1,50). 



119. Blocco frammentato di pietra arenaria contenente tre 
linee verticali e due orizzontali di geroglifici in rilievo. È di 
epoca tarda e probabilmente dei tempi della dominazione romana. 
Le iscrizioni accompagnavano la figura di una divinità seduta, 
di cui resta un piccolo avanzo, e non danno un senso compiuto 
per la mancanza della parte inferiore. Sembra però che il testo 
fosse di ai^omento religioso, giacché nella seconda linea si trova 
la seguente espressione. 

ÌÌWÈ ^ ^-^ Ili ^ 

Dice Horus signore di Ombos dio grande signore 

del cielo, potente . . 
(m. 0,48 X 0,62) 

120. Gassa di legno per mummia con suo coperchio termi- 
volto femminile coperto di calantica. È di grossolana e 




rozza fattura senza pitture e può giudicarsi di età relativamenl 
tarda. 

Neir interno è racchiusa una mummia quasi intieramente 
disfatta, di cui restano soltanto le ossa scomposto dentro fascio 
ridotte a brandelli. Nell'involucro esterno di tela, ìd gran parte 
lacero, è dipinta a contorno nero una figura muliebre con calan- 
tica e collana. Sotto si veggono pure a contorno due dei quattro 
geni funerari e vi si legge questa breve iscrizione da cui si ricava 
il nome della defunta. 



, il dio grande che sia sopra il cielo dia 



una sepallura buona all'ombra della donna Artiru. 
(Lungh. m. 1,90). 



121. [Nel vano della fenestra]. Blocco di pietra arenai 
lìi forma rettangolare, diviso in scompartimenti quadrati da rette 
orizzontali e verticali. Dentro ogni scompartimento è incisa una 
cifra numerica ^zia. È questa una tavola di oblazioni, nella 
quale i numeri diversi indicano il quantitativo delle sacre offerte 
fatte agli dei in animali o pani, od altro clie suoleva offrirsi nei 
sacrifizi (m. 0,50 X 0,70). 

Dovea stare in origine nell' interno di un tempio o forse anche 
in un sepolcro, potendo riferirsi pure ad offerte fimebri. ■ 






121 a. Frammento di stela sepolcrale in pietra arenaria con 
figura in bassorilievo. Vi è rappiesentato un personaggio in ado- 
razione dinanzi al dio Ftal; collocato dentro un' edicola con I4. 



I. 



iscrizione : 




^^H 113 

^^" La figura sta in piedi presso di un' ara carica di offerte, e 
sostiene con la destra un vaso di purificazione, e con la sinistra 

euQ oggetto che sembra un candelabro acceso (m. 0,26 X 19). 
I 121b. Piccola stela arrotondata e. e. con la figura del defunto 
Ceduto che tiene nella mano sinistra un fiore di loto, ed ha il 
suo nome scritto sopra: 
, pi 

I Ahmes. 

' Innanzi a lui sta un' altra figura, forse del figlio, presso l' ara 
delle sacre offerte; e sotto si leggono due linee orizzontali di 
geroglifici nel modo seguente: 

<h:- III r^ jf ^ I ti I c^ K^ Ém^mn 

Osiride signore di , dio grande, signore della terra dia egli 

purificaxione e soffio di vita allo spirito di Ahmes. 

(m. 0,17 X 0,16. 

122. Coperchio di cassa di legno in forma di mummia mu- 
liebre con calantica pendenti e collana e con le consuete rap- 
presentanze sacre, parte in rilievo e parto soltanto dipinte. Sotto 
la collana hayvì lo scarabeo alato fm dne divinità ; e nell' ordine 
inferiore è rappresentata la dea Nut ad ali spiegate. 

Nelle due iscrizioni verticali del mezzo s' invocano Osiride 
ed i geni faaerari afOiichè diano pace alla defunta sacerdotessa 
di Ammone. 

Nelle altre due presso 1' estremità del coperchio sono ìndi- 
<5iite le offerte funerarie. 

(Din. XXI. Coli. Deir-el-Bahri, alt. m. 1,70). 






123. [Nel vano della fenestra]. Frammento di pietra arenaria 
<5on lettere geroglifiche a rilievo disposte in sei linee verticali. 




I 






Dalla forma dei caratteri può giudicarsi un monumento della 
dinastia XIX o della XX; e sembra l'aranzo della stela sepol- 
crale di un sacerdote. 
[A sinistra]: 

io /iglÌQ 

io nel tempio suo della verità ì ^^ 

io mi perfeziono io mi riunisco 

4 

il dio Menta io amo 9 -^^ 

l'aratro suo nella grande purificazione ì 

il sacerdote di questo dìo fa <ijfe>'la 

(m. 0,35 X 0,68). 

123 a. Frammento di stela in pietra arenaria assai duiaeg- 
giata con avanzi di figure incise. Vi rimane una afinge acco- 
vacciata su basamento sepolcrale, intorno al quale sono disposte 
tre figure con le braccia alzate, che rappresentano forse i parenti 
del defunto nell' atto di pregare attorno al sepolcro. Innanzi vi è 
un sacerdote che fa offerta dì due fiori dì loto. Presso questa 



tìgura si veggono alcuni segni geroglifìci Era i quali si possono 
distinguere ì segaenti : 



PI = Jl n H 

, scriba dell' Asii-ma, 



(m. 0,36 X 0,25). 

123 b. Piccola e rozza stela dì epoca tarda. Sopra vi i 
rappresentato il segno della vita fra ì due occhi uimbolicL Sotto 
e rozzamente rappresentato il defunto seduto seguito dalla moglie 
cui fanno offerte i congiunti. Nella parte inferiore sono pure 
rozzamente rappresentati altri individui della famiglia. Lo isori* 
zioni che accompagnano le figuro sono assai confuse ed incerte. 

(m. 0,28X0.18). 

123 0. Frammento di stela sepolcrale dì upoca tarda con 
figura di donna orante rozzamente graffita e con alcuni Nogni 
geroglifìci. Fra questi si l^e: 

. conceda està di vivere all' ombra 



o ni I 

dilla signora di cata . 
(m. 0,14x0.12). 



121. Cassa in legno dipinto, c«m« il d. \'£2., ed appartf9J)<rnt« 
pure ad una sacerdotcMt dì Antnoie, nn teoza il amai. 
[Nella parte est«nn delU eamm t éiatn di ehi giai^J: 

a. La Tacca Atk^r forno li Sm» tknui « la Umìm il 
forma di piramide gg cai è ioitto: ]ì-<s*'Jt (Otiridf). 

b. Tre g«tf ìbUrmIL 

e. la buca dd ari* pedate àiMkt Slm. 

d. La MMrtatam «nate Mtmrì ad M'ara AuAm» M 



- 116 - 

e. I Berpentì mistici del mondo sottomitieo. 

f. Dna dirinità in piedi con il segno della Tita sella 
sinistra. 

g. La saceidotestia avanti alla dea Neftì e allo sparviero 
sacro di fforus. 

piella testata] : L' amuleto Tat fra i due occhi mistici ufa, 
gli altari con i pani sacri e due gent infernali. 

[^Proseguendo all' esterno a sinistra di chi gaarda veiso la 
testata] : 

a. La sacerdotessa di nuovo dinanzi a .Vefli, e allo spar- 
viero sacro. 

b. Una divinità col segno della vita innanzi ad un'ara 
d' offerte. 

e, L' anima sotto forma dell' uccello Sa adora le sacre 
penne di Ammone. 

d. La sacerdotessa fa oblazione agli dei. 

e. La dea NiU protegge con le sue ali il dio Osiride 
seduto in trono con flagello e scettro. 

/. I tre geni a testa di leone, dì capra, e di sciacallo. 
g. La dea jVui purifica l' anima presso l' albero di sico- 
moro. 

[[Nell'interno]: Il disco solare con lo scarabeo che vien 
fuori dall'orizzonte. Sotto la dea deW Amentì. Lateralmente i 
geni del mondo sotterraneo con i serpenti mistici. 
(Din. XXI. Coli. Deir-nl-Bahri, alt. m. 1,76). 

125, [Nel vano della fenestra]. Frammento di una parete 
di sepolcro. Sembra che vi sia rappresentata in bassorilievo una 
custodia di animali con recinto di canne e liori di loto. Può 
credersi perciò che abbia appartenuto ad una di quelle scene 
figurate rappresentanti soggetti campestri, le quali frequentemente 
sì trovano nelle tombe egiziane. 

(m. 0,53 X 0,60). 



I 



- 117 — 

125 a. Frammento di st«la sepolcrale con la figura di un 
sacerdote della classe dei Sotem vestito della pelle di pantera ; 
porta un ventaglio in forma di penna nella destra ed ò nell'atto 

di adorare il dio Ptah S ^ 8 Jj ritto in piedi con lo scettro 
consueto in forma di tat. Questo sacerdote porta il titolo di ad- 
detto al santuario dell* n ì\ Asit-Mà. 
(m. 0,42 X 0,27). 

125 b. Stela sepolcrale egizio-araméa in pietra calcare. Nella 
parte superiore ò scolpita la mummia giacente sul letto funebre 
a foggia di leone. Le sta d* appresso Anubi che solleva con la 
destra il vaso del cuore ; e alle due estremità sono rappresentate 
due figure barbate piangenti di tipo semitico. 

Sotto questa scena ricorre una linea in caratteri aramaici 
che potrebbe trascriversi in lettere ebraiche e tradursi presso 
a poco così : hH^K nOJK V nnJtt 0^r\ p •'CrrOP Anhhapi 
figlio di Tahabis perfetto nel dio Osiride (*). 

La parte della stela che è sotto V iscrizione è divisa in due 
registri. Nel primo un sacerdote di tipo egizio si avvicina al sim- 
bolo del sole posto fra le due montagne : presso e dietro di lui 
si veggono varie tavole di offerte con i pani sacri e due anfore 
collocate sui loro sostegni. 

Nel secondo è rappresentata una processione di quattro sa- 
cerdoti egiziani ; il primo dei quali porta una navicella contenente 
dei pani sacri, il secondo un gallo, il terzo un bastone cui si 
avvolge un serpente, il quarto un' insegna col sacro sciacallo. 
Chiudono la processione tre donne piangenti. 

Questo monumento è assai notevole per la rarità di simili 
«tele egizio-aramée, le quali generalmente appartengono all'epoca 



Fu pubblicata nel Corpus inscriptionum semitlcarum, parte II, 
tomo I, pag. 146. Cf. tav. XIV. 



- 118 — 

della dominazione persiana, come è T altra assai somigliante del 
moseo di Berlino che fu illustrata dal Lepsius (0- 

Proviene dalla necropoli di Memfi e fu acquistata dalla col- 
lezione di Silvestro Guidi nel 1841. 

(m. 0,40 X 0,30). 

126. Grande coperchio di cassa in legno terminato con testa 
muliebre adorna di calantica e largo pettorale. 

Il restante del coperchio sotto il pettorale è decorato con le 
consuete figurette in rilievo di varie divinità sedute, innanzi alle 
quali è sempre rappresentata la figura della defunta in piedi in 
atto di fare adorazione. 

Nel mezzo havvi lo scarabeo alato e sotto di questo la dea 
Nut ad ali spiegate. 

Ai piedi del coperchio è dipinta un' iscrizione geroglifica in 
quattro linee verticali. In due di queste è ripetuto il nome della 
defunta sacerdotessa- di Ammone. 

La defunta Àxi giustificata. 

(Din. XXI. Coli. Deir-elBahri, alt. m. 2). 

127. Gassa egualmente dipinta cui appartenne il coperchio 
precedentemente descritto. 

Neirestemo, cominciando a destra di chi guarda, vi è rap- 
presentata la sacra vacca ^atlijior presso il fiume mistico del- 
r uer-nes. 

Avanti al fiume è dipinta la tomba in forma di naos sor- 
montato dalla piramide con l' iscrizione d ^^s>- Jj « Osiride »» . 

Presso il sepolcro sono indicate le consuete offerte sacre al 
defunto. 



(*) V. Zeitichrift fur àie aegyptische Sprache, 1877, tav. I, p. 127 agg. 



- 119 - 

Sìegaono in altrettanti quadri divisi da linee vertioali di 
iaenziani geroglifiche le seguenti mistiche rappresentanze. 

a. Tre geni funerari. 

b. La barca del sole, col disco solare, entro cui è dipinto 
lo scarabeo sacro. 

e- La sacerdotessa che fa preghiera innanzi all' ara delle 
laere offerte con l' iscrizione : 



(fa) splendida offerta ogni giorno. 

d. Due gent infernali con testa in forma di fiamma. 

e. Divinità in piedi col segno ielVsnx nella mano sinistra. 

f. Il dio Plah Sokari seduto ed accompi^nato da una 
dinnità muliebre. 

Nella testata della cassa è rappresentato l'amuleto Menat fra 
due geni iafernali a testa di serpente. 
[Proseguendo nell'altro fianco]: 

a. Il dio Ra seduto e seguito dalla dea tutelare del 
sepolcro. 

b. Divinità in piedi presso un'ara di ofi'erte. 

e. Genio infernale seduto con testa di serpente. Gli Bta 
ùmanzi l' uccello simbolico dell' anima {Ba). 

d. La barca del sole con l' uccello Bennu, guidata da otto 
ariioalli. 

e. Tre geni funerari a testa di leone, di ariete, e di 
^iacaUo. 

f. La dea Nut indicata dal suo nome vien fuori dal sacro 
^bero di sicomoro, e porge la purificazione dell' acqua all' anima 
sotto forma dell' uccello Ba. 

Dietro l' albero in due linee di geroglifici sono notate le 
Mnaaete offerte funebri in pani, buoi, oche, e tutte le altre cose 
buone e pure. 



[Neir intenio della cassa] : Nel fondo è dipinto il disco sola 
con r uccello Bennu posto sopra no grande Tal che alla sua volta 
è collocato sopra il sacro crogiuolo con breve iscrizione, la quale 
indica l'offerta sacra fatta a Plah Sokari. Ic^A '^ -<s>- r] 3\ 

[fili i P. (vv] a Ci ^^f ffl? 



■=■ J n '=^ n * Un'offerta per parie del re è fatta ad 
Osiride che risiede nell'Amenti, benefico signore dei viventi, 

a Plah Sokari signore di Tuau 

Nei fianctii sono rappresentati i vati gent dell'Amenti con 
i loro nomi. — (Din. SXI. Coli. Beir-el-Bahri. Alt. m. 2). 



127 a. [l^el vano della fenestra]. Stela in pietra arenaria 
del sacerdote e scriba reale ^ 8 ifl P VW Ptahmes e della bm 



madre ' 



1 Lai. 



Dallo stile sembra appartenere alla XVIII dinastia. ^" 
Nella parte superiore vi è un testo geroglifico disposto in 

otto linee orizzontali contenente una parte del capitolo XV del 

Libro dei morti che à un inno al sole. 



I Ci I ^in::» 

Innanzi a te (sia) la 



ler annientare i nemici tuoi tulli 



ki^T, 



n 



--ÌT^ 



gli abitanti della regione inferiore escono incontro 




per vedere (l'emblema) buono. Vengo (io) per vederti: sono, 
insieme a te, per vedere il tuo 



- 121 - 

8 



respinto. Si rinnuovano le membra mie nel rimirare le bellezze 



A/WA/W 



tue come i favoriti tuoi tuttij perchè io sono uno dei prescelti 
venerabili tuoi sulla terra giungo io alla terra dell' eternità 




ut: 



A/WWV 



A/vsA/NA ft n IL *v n f^^^^^CC^ 



con le offerte della terra dell' eternità. 



n reale scriba capo Ptahmes dice: Omaggio a te 



che sorgi dall' orizzonte tuo come sole che si unisce alla verità. 



Una ^^ %=, ^ ^^ ^à f 



6 



A/NAAAA 



Traversando tu il cielo, il volto di tutti gli uomini ti vede. 
Cammini tu nascosto per essi ; (quando) ti metti nel Tuau, 



prospero è il navigare con tua Santità; i raggi tuoi 



f I I 



<«? hro volto. Non si fa conto dell' electron non è 
^(mparabile atto •-'^-' — *-- Misterioso tu sei fatto unico 



- m - 



tpattiOiirUe tigtiore iella terra 'li T 



^ » • • 



0^5 



A 



zk\\ 



* ; 



999£àk di Micire all'anima di lei * '/ ' 



I viden il gole 






■ I I 



■ I 



«; 



....'■ ■ 



nàntuala favorita di nfirìd*\ In >".i " ''' '"' 



Ili) C3 f\ «'"«'VSrtrt 

Il r Hv-- 

* liu^i/ieata; per parte del fi[iU'» '/' '" ' '" '' 

n^W"" -'ìV' .:;. 

»w. «/ Mpc «tej/i scribi renli l'i"'' ">•■" 
■• 0.62 X 0,64). 

ffb. Fiunmento di stela fimebie *^^'" ' jj bienne tìj."»"'' 
' pietà arenaria. Vi rimangono U' trae.-e < ^^^^. ^^^ „„a 
wnlieTO. che rappresentavano n ^^^o la i 

l WiKaita dai geni funerari. &«>'' 
«ririone, che dice : .^ 11 '^, 1 1 I 



i *o grande signore ai 




1. 0.35 X 0.32) 



nelle trasformazioni tue sopra il Nun. Che egli cammini 
come cammina egli: che egli si fermi come tua Santità 



traversalore di spazi in milioni di anni 



tu tramonti ma sempre sussisti 

Sotto queste linee sono rappresentate in baasorilisvo le figure 
gennfleBBe ed oranti dei due defunti, quella dell' nomo a destra 
e r altra della donna a sinistra del riguardante. 

Fra le dne figure si leggono due iscrizioni che procedono 
in senso opposto. Quella dell' uomo dice: J 

Un' of erta ad Oro dei due orizsonii perché conceda il vento 



favorevole, l' incenso e le offerte tutte (?) all' ombra dei 



scriba reale capo Ptahmes di Memfi (il quale) compie 
il monumento alla madre sua Lai giustificata. 



iU^^I 




- 123 - 

L' iscrizione della donna dice : 
Per offrire ad Osiride signore della terra di To-ser 



(affinchè) conceda di uscire all'anima di lei e di fermarsi 



/VWWA 




sul sepolcro e vedere il sole che sorge all'ombra 

^ foli ^ Tni 

della madre sua la favorita di Osiride, la signora di casa 



N\f\r\r^ 



.^^ 




1v— Pf 



111 O 

Lai giustificata; per parte del figlio di lei che fa vivere 



/NA/WV» 



\W^. lìM 



il SUO nome, il capo degli scribi reali Ptahmes giustificato. 
(m. 0,62 X 0,64). 

127 b. Frammento di stela funebre assai danneggiata e cor- 
rosa in pietra arenaria. Vi rimangono le tracce di alcune figure 
in bassorilievo, che rappresentavano il defunto innanzi ad una 
divinità seguita dai geni funerari. Sotto si legge solo la 1^ linea 
della iscrizione, che dice : 

. il dio grande signore di Abido, Seb principe degli dei 
^^^^^ 

conceda 

(m. 0,35 X 0,32). 




/VWA^VA 



— 124 — 

127 c. Stela faneraria in basalto con figure incayate 
personaggio per nome I j ^ Neferrenpet 

Il defunto sta ritto in piedi presso un'ara con fior < 
e vaso di libazione e alza le braccia verso il dio Ptab, 
rappresentato nel suo consueto atteggiamento stringendo con 
le mani un lungo bastone. Sopra la figura della divinìt 
r iscrizione : ^ | [j ^^3:^ Ptah signore della verità. 

Sopra il defunto si legge : 

conceda egli vita e salute al grande sacerdote di 

11!»" M r 

primo sacerdote Neferrenpet giustificato. 

Sotto le figure ricorrono queste quattro linee orizzon 

I 
Saluto alla tua ombra Ptah Anbresef bello di volto s 

fTJìì iz? f iP ]•<• 

di Anxtaui (*) affinchè conceda vita, forza^ salute e 

n Ò <=> ^2:^ ^ I vv o 1 

di una vecchiezza felice e di contemplare avanti le sue due 

4 



IliV tó !5 i,^ J , 




è egli come Thot Hapi vivente sac 

primo del tempio di Ptah iSeferrenpet giust 

^1 f 




sull'occidente. 



(m. 0,34 X 0,20). 



(^) Quartiere di Memfi. 



— 125 — 

128. Coperchio di cassa in l^o in forma di mummia mu- 
liebre come i precedeliti con calantica e collana ed i consueti 
simboli a rilievo e dipinti. Appartiene pure ad una sacerdotessa 
di Ammone. 

Nel mezzo yì ò una iscrizione geroglifica verticale nella 
quale si augurano alla defunta le solite offerte funebri da Osiride 
che risiede nelV Amenti. 

(Din. XXI. CoU. Deir-el'Bahri, alt. 1,70). 

128 a. [Nel vano della fenestra]. Stela sepolcrale in pietra 
arenaria. Nell'alto ò scolpito lo scarabeo sacro entro il disco 
solare alato e raggiante. Sotto le ali vi è 1* iscrizione : 



® ni 



a 



Di Hut il dio e dell'alto e basso Egitto conceda 

* ^enti (favorevoli) che avvolgano la barca. 

Nello spazio ohe è sopra il testo è rappresentata la figura 
dfil defunto orante innanzi ad un' ara d' offerte col suo nome sopra: 

il defunto Am sacerdote 

è seguito da ima figura di donna, forse la sua moglie o la 
^^ madre. 

L* ara sta iimanzi a sette divinità accovacciate di profilo e 
^olte a destra con i loro emblemi ed 1 nomi scritti supe* 
nonnente. Questi nomi, che procedono da destra verso sinistra, 
sono i seguenti: 
Sopra il dio Ba: 



ji 



^'m 



M Oro dei due orizzonti conceda a lui vita dolce. 



Sopra la figura seguente di dìvioità : 

Anpe Su. 

Sulla dea Tafnut: 

Tafnut figlia di Ra. 
Sul dio Osiride: 

Asàr 
Sopra Horus: 



Sopra Iside: 



Sopra Nefti: 



Asit la grande. 



Nebhat 

La atela appartiene ad un sacerdote che porta ì nomi di 
Ara e di Pa-set-nh i quali insieme ai suoi titoli 9ono scritti 
nel modo seguente: 

Tà il !1 ìt E 

U defunto Am sacerdote che porta la corona celeste di Iside 

la grande Pasetuh figlio di Amànckpetf nato da Tafnut. 

Il testo si compone di 17 linee orizzontali di geroglifici da 

destra a sinistra; ma questo, meritando ancora uao studio più 

accurato, verrà pubblicato in altro lavoro. 



à 



Vi si contengono iuTOcazioni e preghiere al Sole, ad Osiride, 
a Neil, a Ma, a Tafnut, affinchè concedano al defunto di atare 
fra gli spiriti luminosi, che il suo nome fiorisca &a i vìventi, 
che sia nnito al disco solare, refrigerato dal vento favorevole. 
unito alla vita. Si prega pure perchè la sua parola sia fra gli dei, 
che i suoi occhi penetrino fra i figli divini, che egli faccia tutte 
le trasformazioni, risieda nell' Amenti, circoli fra gli astri, si 
unisca all' eternità ed entri nel cielo (ra. 0,88 X 0,43). 

I28b. Stela funeraria di un personaggio chiamato: 



il 



Amfechetsepaunebsu ('). 
Neil' alto sono rappresentati i due occhi simbolici detti ut'a 
e sotto di questi ricorrono due linee orizzontali di geroglifici: 

Un' offerta per parte del re è fatta a Ptka Sokari e ad 

"^^^ 'M f,'? ,0, 

Osiride affiiichè conceda le offerte funebri in buoi, oche, pani, 

^Gvande e cose tulle all'ombra di Amfechetsepaunebsu. 

Sotto r iscrizione è rappresentata in rilievo la figura del 
«©fluito in piedi, e innanzi ad esso sono disposte le offerte funebri 
^ei pani sacri delle carni delle vittime e dei vasi di libazione. 
■*-lla destra e nell'ordine inferiore si veggono le figure genuflesse 
^*i Buoi parenti con l' ordine seguente : 



glie sua la signora di casa Amenset figlia di Babà, 



i Tedi Liablein DicHon-, N. 783. 



La figlia sua la signora di casa Sehut figlia di Amenset. 



Mentukotep (fa offerta) al padre. 



Sesuhor figlio che l'ama naia da Hmnut. 
La madre sua la signora di casa Aneh-s. 



SieguoDO altre iacrizìoni che non si possono decifrare per il 
cattivo stato di conservazione del monumento. 

Ne risalta pertanto il seguente quadro geneologico per il 
defunto cui appartenne questa stela: 

Anch-s (madie) 
I 
AmtetsepannebBn (defunto) 
Bnonnt (moglie) — Àmeoaet (moglie) 

I I 

SeBnhoi (figlio) Seliut (figlia) 

Mentnhotep figlio?) 

(m. 0,47 X 0,30). 

128 c. Stela funeraria di un personaggio di nome: 
^^ Kem. 

Neil' alto è inciso il disco solare alato da cui pendono dae 
urèi, uno con la corona dell' alto e l' altro con quella del basso 
Egitto. Fra i due urèi si legge il consueto titolo di Osiride: 



-il 



Osiride dio grande signore del cielo. 



— 129 — 

Al disotto in una linea orizzontale: 




HtU dio grande signore del cielo, raggiante 




che vien fuori dall' orizzonte. 

Nella zona sottoposta sono rappresentate tre figure di divi- 
nità, cioè: B&, Iside ed Oro; innanzi a queste è collocata 
un* ara d' offerte e dietro Y ara stanno tre figure oranti, ossia il 
defunto seguito dai suoi genitori. 



Innanzi a RE si legge: 



\ /vwvv\ 




i — ) m o 



Dice Horus dei due orizzonti signore del cielo, 



\ /WW/VA 



Innanzi ad Iside: 

Dice Iside la grande. 
Innanzi ad Oro: 

A/WWA 

Dice Horus, 
Presso le figure dei tre defunti si leggono i loro nomi, cioè : 






« Kem » . 



La madre sua UCaranes 




/www 



Il padre . 



Sotto le figure ricorre una iscrizione geroglifica in sette linee 
^^zzontali, da destra a sinistra, così concepita: 



li jì 3i 



-c30>- 




li 'mi 1! tv .=f 

I- --1^^^^^ di jip sacerdote capo di Chem, Oro 

9 



130 — 



ed Iside in Ap Kem giustificato figlio del come lui 







1! 



® 



M'o 



«"r 







sacerdote capo dei sacerdoti di 5" classe di Chem di Oro e di Iside 



AA/N/VNA 



in Ap NestaràU' mahor nato da Utaranes dice: 



^ ìì 



^^Q 



a I 



r 



/WA/NAA 



O I 



O 



I 



w fn I 



sole signore 



dei raggi 



dio dell' orizzonte 




tj 



r\>^^ /wwv\ @p=r=^ 







dell'oriente del cielOj irraggia tu dal volto del defunto Kem. 




/Ci 



5^ 




^^ 1 






/ìa cAe egli ti adori nel Tuau (quando) tramonta egli 








/ — I 



AA/V<AA 



ì 



a 



n^//a /zo/^^ 27 defunto Kem giustificato questo insieme 



F=q 



^ 




C^ 




a te verso il cielo 



X 

nella barca Saktij 



^ ^^.WWNA IT j X ^£= 



AAAA/VA 



%;%^ 



penetra egli 



(m. 0,40 X 0,29). 



- 131 - 

129. Cassa appartenente al coperchio n. 128 e adoma di 
pitture. 

[Neir estemo della cassa a destra di chi guarda]: 

a. La vacca sacra con il suo vitello. 

b. Un sacerdote che nutrisce il bue A'pL 

e. Un altro sacerdote che adora la dea Hathor con la 
testa di vacca. 

d. La sacerdotessa defunta che insieme al suo marito si 
accinge a giuocare alle dame. 

e. Il medesimo gruppo di coniugi che è occupato nel sud- 
detto giuoco (*). 

/. Il dio Shu che solleva la volta stellata del cielo. 
[Nella testata]: L'amuleto Menai fra i due segni simbo- 
lici delle penne della dea Ma. 

[Prosegue nell'esterno a sinistra]: 

a. Il sacro sciacallo di Anubi. 

b. L'esposizione del cadavere della defunta, e le ceri- 
monie funebri solite a farsi innanzi alla mummia. 

e. La defunta orante nella barca di Osiride. 

d. La barca funebre carica di amuleti, trascinata lungo 

il Nilo sotterraneo da quattro sciacalli e adorata dai geni del 

mondo sotterraneo. 

[Nell'interno]: La dea dell'Amenti circondata dai serpenti, 
e dai geni sacri. 

(Alt. m. 1,70). 

129 a. Frammento dì bassorilievo in pietra arenaria. Vi 
rimane soltanto la parte superiore della figura del re Totmes III 



(') Il giuoco delle dame era conosciuto in Egitto fin «lai tempi più 
remoti. E questo giuoco si indica come una delle occupazioni dei defunti 
nel mondo degli spiriti anche nel capitolo 17 del Libro dei morti. 



- 182 — 

coperto dal Klaft o acconciatura militare e indicato dal suo car- 
tello reale: 



(t 




Ràmenxeper. 

A sinistra del riguardante si veggono le braccia di una figui*a 
che versa sopra il re un vaso di libazione da cui vengono fuori 
molti segni simbolici della vita {ànx) ; questi formano una specie 
di aureola intorno al Faraone per significare che esso è inondato 
di vita. 

Sotto le braccia appaiono alcuni segni geroglifici interrotti 
dalla frattura del monumento e vi si legge soltanto: 



n^ 



dice : purificazione 

(m. 0,60 X 0,70). 

129 b. Piccola e rozza stele in pieti*a arenaria. Nella parte 
superiore è rappresentato il defunto in piedi orante presso una 
tavola d* offerte innanzi ad Osiride seduto in trono. Vi rimangono 
pochi segni geroglifici. Nella parte inferiore si vede il defunto 
medesimo che presenta un fiore di loto alle immagini dei suoi 
genitori seduti. Dietro di lui stanno altri membri della sua 
famiglia. 

(m. 0,23 X 0,15). 

129 0. Piccola e rozza stele e. s. Vi è rappresentato il de- 
funto in piedi presso un' ara in atto di far libazione ad Osiride 
seduto in trono con flagello e bastone ricurvo. Sopra la stele è 
inciso lo sciacallo custode dei sepolcri. Sulla figura di Osiride è 
scritto il suo nome. Su quella del defunto si veggono alcuni segni 
poco riconoscibili. 

(m. 0,22 X 0,16). 



- 133 - 

130. Grande stele onoraria della regina Ramaka o Jìatasu 
della XYIII dinastia, figlia di Totmes I, moglie di Totnies II 
e tutrice di Totmes III. 

Essa divise il potere con Totmes II e poi fu reggente nei 
primi anni del re Totmes IH; e governò con saggezza e con virile 
coraggio intraprendendo gloriose spedizioni delle quali oi danno 
contezza i suoi monumenti a Deir-el- Dakar i (sec. XVI av. C). 

Neir alto della stela vi è il disco solare alato con il titolo 
due volte ripetuto: 



it 



Dio grande signore del cielo. 
Lateralmente è ripetuto pure due volte il nome del santuario 



^ S "^^- 



Nella parte centrale della stele è incisa la figura del dio 

Ammone con le penne sul capo ed il lungo scettro in mano; 

ùuianzi a lui si presenta la regina in abito virile, come reggente 

del trono, neir atto di porgere alla divinità alcune offerte sacre, 

Wetro le sta il giovane Totmes III con la corona del solo alto 

Egitto. A destra del riguardante è poi rappresentata la figura 

8iiQl)o]ica della città di Tebe con le frecce nella sinistra e Yanx 

(«imbolo della vita) nella destra. 

Presso quest'ultima figura si legge: 

Tebe ila innanzi al nifjnore nao. 
Sopra il dio Ammone: 

dfàJL 



/^ - ■ y 



Amm^jA ha ngw/re dn tjoa^. dni. yjM^. 



- 134 - 

Sopra la regina: 



concede vita come il sole Ramaka, 
Sopra il re: 

concede vita il re Ramenxeiier. 

Sotto la parte figurata del monumento ricorre un testo gero- 
glifico di cinque linee orizzontali; nel quale però vi sono alcuni 
segni di incerto significato. 

Horus vivente potente di offerte signore del sud e del nord 



K I I r»Iwto I , , , I 



A 



I I I 

fiorente di anni^ Horus risplendente signore dei diademi signore 



li M (sMi 

del sud e del nord sovrano dei due paesi Ramaka 




A/WA/NA 

/VAA/NA/\ 



' qs5-a^j 



figlio del sole e del fianco suo che lo ama Amonchnumhatshepu fece 




JIIIIIII I L /VSAA/^ l\ ^V. ^ r\ u 



i suoi monumenti al padre Ammone signore dei troni innalzò a lui 

(delle due regioni) 



135 — 



n n n 

U U LJ 




/WN^/VA 



/' edifizio che ha per nome x^fthirnebes, lavoro etemo 



/WVVNA 

I I I I /W/VSAA 






^ fsAAAAA /C^ I I II j ^ 



C 



.òaC. 



3 



I I I 



. . . fece separare (?) 



i suoi disegni. 



- D 



O 



£1^ 








ili 






Non fu fatta cosa simile dal principio sulla terra, fece . . . 



^2^a santità 



AA/VA/VN 




questo 



A/VWVA 
A/WVNA 



P 



<Ci 



jt?^r amore del padre suo 



H AAA/VNA i-J 



niTr^ 



A f 



^mmoTié « rf? <mWj gli dei. Fece (ciò) essa che dà vita 



O 



n 



Si 



come il sole in etet'no. 

Monumento di non comune importanza riferendosi ad una 
regina che è assai celebre nella storia egiziana per le sue gesta 
gloriose e per gli edifici imponenti da lei innalzati (^). 

(m. 1,10 X 78). 

130 a. [Al muro]. Stele funeraria in pietra calcare di rozzo 
lavoro e di epoca tarda. 

In alto è scolpito il disco solare alato in mezzo agli urei 

uno dei quali con la corona dell' alto e Y altro con quella del 



Q) È da notare neU' iscrizione l'uso più volte ripetuto del pronome 
femminile, quantunque la Regina si facesse rappresentare siccome un uomo. 



- 136 — 

basso Egitto. Al disotto vi sono due figure affrontate di Homs 
e di Osiride con i consueti scettri ed esse pongono in mezzo un 
piccolo naos. Innanzi al dio Horus si veggono alcuni segni gero- 
glifici poco riconoscìbili. Innanzi ad Osiride sono incisi due car- 
telli reali vuoti. 

(m. 0,52 X 0,30). 

131. Armadio munito di invetriata e diviso in cinque com- 
partimenti contenente ciascuno diversi piccoli oggetti con T or- 
dine che segue: 

[1° compartimento in alto]. Due statuette funerarie in smalto 
verde del genere di quelle che si chiamavano usebtiu (respon- 
dentes) e si credevano le immagini dei geni benefici, i quali 
lavoravano per il defunto nei campi dell'altra vita e risponde- 
vano per lui innanzi alla divinità. 

Due vasi funerari, detti volgarmente canopi, imo con testa 
di sparviero senza iscrizione rappresentante il genio Kebsenitf e 
r altro con testa simile ed alcune tracce di una iscrizione dipinta 
nella quale è ricordato il ^^ n t^'^^pio di Ammone. 

Una grande olla di terracotta liscia. 

Quattro scarabei senza iscrizioni. 

Una maschera di mummia dipinta in rosso e nero. 

Due dei cosi detti coni funerari che rappresentavano i pani 
delle sacre offerte e si ponevano nell' interno delle tombe. Appar- 
tennero ambedue ad un sacerdote di Ammone; e in uno di essi, 
che è meglio conservato, si legge l'iscrizione: 



li'ol flS I- 

Il sacerdote di 4^ classe di Ammone Neferhotep gitistificato. 

Sotto questo compartimento sono appese: Quattro fila di 
amuleti in smalto turchino e bianco rappresentanti le figure 



— 137 — 

di Seeheij Bes, Anubij Thot, Iside con IforuSj V occhio sim- 
bolico ufdj la colonnetta net' ed il geroglìfico Tat. In tutto 
pezzi D. 70. 

[2^ compartimento]. Quattro altri coni funerari in terracotta 
con le seguenti iscrizioni : 

[ Cono 1.1 

Il sacerdote di 4^ classe di Ammone Neferhotep giustificato : 

Cono n. 2 










tó moglie sua è la signora di casa Amenhotep. Il regio scriba 



{ j Cono n. 8 / j 

^apo del tesoro Amenemhat. Il regio scriba capo del tesoro 



Cono n. 4 



amenemhat. Il maggiordomo Chonsu, 

Un vaso canopico terminato in testa umana dipinta di color 
osso e con la seguente iscrizione in nero: 

Dice Iside: Ti abbraccia quello che è ivi scelto 
Protegge Mesta (cioè Amset) (il devoto) verso 





^^^^à, il defunto scriba 




-- 138 — 

Frammento di pietra arenaria smaltata e dipinta con figure 
a leggero rilievo. 

Yi è rappresentato un principe reale egiziano, indicato dal 
segno distintivo della treccia presso le orecchie, con bastone nella 
mano sinistra alzata e scettro abbassato nella destra. 

Sta presso un altare ricolmo di sacre ofiferte, e dall'altra 
parte di esso vi è un sacerdote egìzio con incensiere acceso in 
una mano, e vaso di libazione nelV altra. 

Dietro il principe reale sta ritta in piedi una sacerdotessa 
che regge il sistro. 

Nella parte posteriore del frammento è dipinta sopra lo 
smalto una iscrizione geroglifica in linee orizzontali, di cui restano 
soltanto sette linee non complete. Fra le altre espressioni vi si 
notano le seguenti, a cominciare dalla 4* linea: 



u 




^ 




ìi 



Un' feria reale (si fa) in migliaia di pani, migliaia di buoi^ 



in migliaia di fascie in migliaia di sostanze odorose. 






in migliaia di vesti (di che) vivono le divinità, al doppio 
a ^ I ^ M éM 




del nobile capo sacerdote, prefetto della città, Pasar 

_ 

I ^ /www 1 ili 

sacerdote capo di Ammone in Eliopoli. 

Questo piccolo ma interessante frammento appartiene ad un 
principe reale della XVIII dinastia addetto al tempio di Ammone 
in Tebe. 



— 139 — 

Vi sono inoltre due statuette uiebti, quattro scarabei, una 
statuetta di cinocefalo accoyacciato ; ed un piccolo coperchio 
di canopo a testa umana rappresentante il genio Amset. 

Di più vi sono appesi in due file n. 31 amuleti, cioè 4 Bes, 
1 coccodrillo, 2 scarabei, 1 Nefertum, 3 Isidi, 5 Anubi, 2 Se^et, 
1 Thot, 2 cinocefali, 1 leone, 1 coccodrillo, 1 fallo, ed altri 
amuleti di forma incerta. 

[3* compartimento]. Gruppo in pietra arenaria di due per- 
sonaggi, un uomo ed una donna (fratello e sorella) seduti e man- 
canti della parte superiore della persona dal petto in su. 

In ognuno dei tre lati del sedile è incisa una iscrizione 
geroglifica nel modo seguente. 

[A destra del riguardante]: 



Us^ M 



Un' feria per parte del re è fatta ad Hathor 



protettrice della montagna occidentale degli dei tutti, affinchè 
conceda di respirare le aure piacevoli del vento del nord 



/^f^iA/^Ak 



\ 1 I '^^^^'^ ^=: ri , ^ 1^=1 l l 

' — ' z:z=i r~\n il >— — ' fl i i 

all'ombra del Sotem ash dell' Asit ma Meri; 




la sua sorella è la signora di casa Ai. 



— 140 — 

[A sinistra del riguardante]: 

Ua offerta da farle del re è falla ad Hor-iuti^ dio grande 



H-^ -^ F=? Il III 

affinchè conceda risplendere ìiel cielo e di essere polenle nella 




terra all'ombra del favorito del suo diOj il Sotem dsh 



rm 



T=T 



dell' Asit-ma Meri giustificato e alla sua sorella 



i5:^^^:^^i5^^^ 



la signora di casa, . . 



[Nella parte posteriore]: 

Un offerta per parte del re è fatta ad Osiride che risiede 



neW Amenti, e ad Anubi signore del Ro-set-ti afflachè 




[rr. ^-= fT^il^ 

concedano di uscire^ (in anima vivente) di vivere e di parlare, 
d'invocare protezione nelle cose all' ombra del favorito 




r\/\N\N\ 



fi r**^ 11^ ^ n 

^ r^N\r\f\r\ «^ Ili ^ 

rf^/ 5^0 signore Ammone re degli dei; conceda egli 



- 141 - 

tutto ciò che apparisce sul suo altare al cadere di 



ogni giorno all'ombra del primo Sotem cish dell' Asit-md 



Ci 

ifen giustificato e alla sua sorella la signora di casa 



w^^w 




Ai giustificata e alla signora di casa 



Questo pregevole monumento appartiene alla XIX dinastia. 
Altri 4 coni funerari con le seguenti iscrizioni e figure: 
P. In alto la barca del sole e sotto due figure genuflesse 
oranti. Sotto è ripetuta due volte l'iscrizione: 

Il capo della dimora grande 




2°. Altro simile al suddetto. 

3^. Altro simile con la variante che in luogo del nome, 
dopo il titolo, siegue una invocazione al dio Thot. 
4^ 

iOllII [1=3 T,^^ 

I I AAA/WA N /WV\A/\ Q 

Il profeta di 4^ classe di Ammone Neferhotep la sua moglie 







Amen fhotep). 

5®. Due figurette uèebti. Quattro scarabei. 
Due file di n. 36 amuleti, cioè: 7 Bes, 10 Thot, e quindi 
colonnette ìiet\ occhi simbolici ut'a ecc. 



— 142 - 

[4^ compartimento]. Statuetta in calcare bianco dipinta 
rappresentante una figura seduta, di cui rimane soltanto la parte 
inferiore. Innanzi si legge il nome del personaggio: 



k 




Amenhotep gitis ti ficaio. 



Nel lato destro della sedia continua T iscrizione così: 
1 

Un offerta per parte del re è fatta ad Osmde che risiede 

_ _ _^ 







;t n ^ ^ ? A 



I I I 

nelV Amenti e ad Horus affinchè conceda le offerte funebri 






III Ili 

in buoi ed oche air ombra di Amenhotep 



(da parte di) che fa vivere il suo nome nel Neter%er 

la signora di casa Amensetti. 

Questa statuetta, che è pure di qualche importanza, appar- 
tiene alla XVIII dinastia. 

(Alt. m. 0,20). 

Due figurine funerarie (uéebti). Due scarabei. Due teste 
canopiche in arenaria con calantica nera e pizzo ugualmente nero. 
Una scatto! a contenente avanzi di pani e di grano. Una custodia 
per figurette funerarie in forma di scattola con suo coperchio. 

[5^ compartimento]. Una testa canopica dipinta. 

Due rozze figurette funerarie in smalto turchino. 



^ 



•— 143 — 

Due vasi fimerarì ano dei quali dipinto in rosso con parte 
di iscrizione dalla quale si ricava che il defunto di nome u^^^ 

(Amun) avea pure Y ufficio del Sotom-ash. L* altra di color bianco 
con riscrizione: 

La defunta Soiem-Ma giustificata. 

Un piccolo vaso di color verde. 

Una custodia di statuette funerarie dipinta con figure nere 
e rosse su fondo giallo rappresentanti i geni funerari accompa- 
gnati dai loro nomi. È fatta con pezzi di una cassa dipinta tagliata. 
Vi rimangono le figure seguenti: 

Ql^ lato]. Anubi con testa di sciacallo e la iscrizione: 

Bice il signore del Tuau, 
[2^ lato]. Osiride con T iscrizione: 

Osiride signore dell' eternità potente dì vita, 

[3^ lato]. Il dio Thot con la testa di ibis. 

\A? lato]. Il dio xviwm. 

Nel coperchio è poi rappresentato lo sciacallo di Anubi sopra 
il basamento sepolcrale. 

Un vaso arcaico con decorazioni geometriche di colore nero 
su fondo chiaro. 

131 a. Coperchio interno di cassa con figure dipinte di geni 
funebri. Nel mezzo in una linea verticale vi è un' iscrizione gero- 
glifica contenente la consueta indicazione delle sacre offerte nel 
modo seguente: 

Un' offerta per parte del re è fatta ad Osiride 



- 144 — * 



signore dell'eternità %entàmenti affinchè conceda le offerte 



in natura e manufatte di tutte le cose buone e pure ad Osiride 




III 



n 



— o 

signore delle offerte dei viventi. 

Ai lati sono dipinti i consueti geni funerari ed altre divinità. 
Alta m. 1,80. — (Coli. Deir-el-Bahri), 

131 b. Grande e rozzo coperchio di cassa di epoca tarda 
con pitture guaste ed annerite. Ha un pettorale ornato di disco 
alato e di urei. Sotto il pettorale è dipinta la scena di Anubi 
che conduce il defunto innanzi agli dei Ra, Osiride, Hathor 
ed altri. Dopo il defunto è rappresentata la bilancia delle azioni. 
Nella scena di mezzo Anubi che prende il vaso del cuore della 
mummia; e nella terza in basso il defunto nella barca del sole. 

11 nome del defunto è: 

Amunpaif'Set. 

Ed esso si legge più volte ripetuto ; ma più chiaramente in fine 
della linea orizzontale sotto il pettorale e nella prima linea 
orizzontale sotto il pettorale e nella prima linea verticale sopra 
di questa. — (Alt. m. 2). 

132. Statua grande al vero in granito scuro l'appresentante 
la dea Se^et. (Proviene dal tempio di Karnak a Tebe. Din. XVIII). 

La dea a testa di leonessa sta ritta in piedi con il disco 
solare sul capo: si appoggia con la sinistra allo scettro termi- 
nato in iiore di loto, e con la destra abbassata lungo il fianco 
stringe il segno simbolico della vita {Unx). — (Alt. m. 2). 




Presso il posto dei piedi sono dipinti i due occhi mistici 
detti ut'a; e tutto intorno un lungo serpente avvolge l'intiero 
coperchio. 

Sotto il poato dei piedi è poi rappresentata la mummia 
giacente sul bue Api in corsa coli' urèo fra le corna; e sopra è 
collocato l'uccello a testa umana (Ba), simbolo dell'anima.^ 

Il nome della defunta è: ^| 

La signora di casa Tatuàriaefert giustificata. 

Il nome del suo padre è : 

Thottiàrtus. 
E quest' ultimo nome è scritto anche con li 

Thotiartus. 

Ai lati della scena del letto funebre sono rappresentati i 
quattro geni dell'Amenti con le loro relative iscrizioni nel modo 
seguente : 



\cata. 



Tì_ 



> sono il tuo I 



io Oro che ti ama 



S k - ^^ i-1 S 

essendo sulla terra Za defunta signora di casa 

giustificata devota verso Osiride 



Tatuàrinefert 




— 147 — 




.«^'N^/WVW 



'^ssendo sulla terra (f) in festa la defunta signora di casa 



Tafuàrinefert giustificata. 

Le altre due iscrizioni relative agli altri due geni Hapi e 
^uaumutef sono quasi del tutto svanite.* 

Neir interno del coperchio è dipinta la dea dell* Amenti con 
lo sparviero e la penna sul capo. Sopra ed intorno vi sono le 
solite formolo di offerte sacre, nelle quali è ripetuto il nome della 
defunta già di sopra trascritto. 

Neil' interno della cassa è rappresentata la figura della dea 
Nut di profilo con le braccia abbassate; essa porta sul capo il 

gruppo geroglifico esprimente il suo nome Q ^ (Nut). 

Intorno e sotto alla figura ricorrono alcune iscrizioni gero- 
glifiche lineari contenenti le solite formolo di offerte sacre, nelle 
quali è ripetuto il nome della defunta così: 



1 ^ ^P -^^^T-!^ 

La defunta signora di casa venerabile Tatudri- 

i 




nefert giustificata. 

La mummia dentro racchiusa è intieramente fasciata ma 
enza amuleti e senza collana. 
Epoca tarda. 
(Lungh. m. 1,80). 



134. Capitello in pietra arenaria a forma di fiore di loto 
proveniente dalle rovine di Tebe. 
(Alt. m. 0,50). 



135. Statua in granito nero della dea Sejcet seduta eoo disco 
ed ur^ snl capo. 

Poggia ambe le mani sulle ginocchia e con la sinistra stringe 
il simbolo dell' anj. 

Questa e le altre statue simili della stessa dea in questo 
emiciclo, come pare le altre già descritte nella II sala, proven- 
gono dal gran salooe della dea Se^et nel tempio della dea Mat 
a Kamafc e appartengono alla XVIII dinastia {sec. XV ay. C.)- 

(Alt. m. 1,80). 

136. Sarcofago di pietra arenaria con coperchio terminato in 
testa Tirile coperta di calantica. Epoca saitica. CoUez. Baaeggio. 

Nella parte superiore del coperchio si legge la seguente 
iscrizione con caratteri disposti verticalmente. 

Dice il defunto sacerdote neb pehli di Honiires scriba 



primo degli arte^ci Imhotep giustificatQ figlio di 

Takalmi (nome della madre) giustificata vivente in eterno. 

È notevole in questa iscrisione il titolo sacerdotale Nebpefati 
di Eontires che non è comune sui monumenti e del quale non 
potrebbe darsi usa spiegazione sicura. ^h 

(Alt. m. 1,90). fl 

137. Statua della dea Se;cet in granito scuro. É rappresen- 
tata in piedi con disco ed urèo sul capo: con la sinistra si 
sppoggi^ ^llo scettro e nella destra abbassata stringe il simbolo 
dell' tJnx. 

(Alt. m. 1,80). 




- 149 — 

138. statua in granito scuro rappresentante la dea Sexet 
seduta su nobile trono. Essa poggia ambe le mani distese sulle 
ginocchia, mentre con la mano sinistra impugna Yànx- 

Nei due fianchi del trono è inciso il consueto intreccio del 

segno "T sam e dei fiori di loto che rappresenta Y unione del 

basso con Talto Egitto. 

Nella parte anteriore del trono stesso ricorrono due linee 
verticali di iscrizioni geroglifiche nelle quali è nominato il re 
Amenofi III, come nelle altre simili provenienti dal medesimo 
luogo. 

[A sinistra]: 
// dio benefico signore della gioia signore del diadema Nebmnra {}) 

da Sexet di Turif-em-to-rneh (^) amato, datore di vita. 
[A destra]: 

/SA/\AA/V 

il figlio del sole e del suo fianco che lo ama, il signore 

id diadema Amenofi III da Sexet di Tctrif-em-to-meh 

maio, datore di vita. 
(Alt m. 1,65). 



(^) Prenome del re Amenofi III. 
(*) Località deU' Egitto. 



139. Cassa di legno sicomoro dipinta con figure ed ort^ 
contenente aDcoi'a la mummia e posta sotto custodia con vetri. 

Nel tìanco esterno della cassa alla sinistra della mum mia 
ai leg^e il nome della defunta scritto così: ^^M 

i^i -^ ni ■f<?— 5 sW 

La defunta signora di casa Hoiephirtes giusti ficaia. 

Nella parte inferiore della cassa è dipinto a viri colori il 
disco solare posto sul simbolo della stabilità ( Tal) insieme a quello 
della rita etema {all'i) ^ collocato in mezzo alle due braccia 
mistiche. 

Quattro cinocefali per parte adorano nspettivamente il sole 
che sorge e che tramonta con le iscrizioni: 

Adorano il sole quelli che sono nella casa; ffotephirtes 
^3. 



I 



-\1 



adora il sole quando sorge. 

Al disotto Tedesi la defunta distinta dal suo nome in ado- 
razione innanzi ad Iside e Nefti accompagnate dai loro simboli 
consueti. 

Neil' interno vi sono alcune iscrizioni geroglifiche lineari in 
nero coperte dalla mummia ('). 

La mummia abbastanza ben conservata è ravvolta nelle 
fascie, ha il volto scoperto e le braccia incrociate sul petto. 
Presso il suo fianco sinistro è collocato il bastone funebre che 
si credeva dovesse servire ai defunti nel loro viaggio a traverso 
le regioni sotterranee e che vedesi rappresentato nei papiri 
funerari. 



(Lungb. m. 1,55). 



(') Non aTendo voluto toccare la 
queste iacrìiioni non sì Bono potate Tede». 



per timore di danne^gEf 



iitm^ 




— 151 ~ 

110. Coperchio della cassa ora descritta, terminato in testa 
muliebre dipinta in rosso con calantica e ricco pettorale ornato 
di una testa d'ariete con disco solare ed ali spiegate. 

Nei due lati del pettorale è ripetuto il nome della defunta 
già sopra trascritto. Sieguono al disotto varie figure dipinte 
accompagnate da leggende geroglifiche neirordine seguente comin- 
ciando dall'alto: 

I geni funebri dell'Amenti con le iscrizioni consuete. 

^ M^ <=> XB iì^^é ni 

La devota verso Hapi la defunta signora di casa 



^ ^ I 
Hotephirtes giustificata. 



y — » 



La devota verso Kebsenuf Hotephirtes giustificata. 
A sinistra presso la defunta: 

Passa ali* ingresso la defunta signora di casa 






Hotephirtes dice la defunta io vengo 

Presso la figura dell'altro genio: 

ì^i *^^ fili S jn 

Dice Tuaumutef. Viene all'ingresso la defunta 



signora di casa Hotephirtes. 



- 152 - 

La defunta ionanzi al dio ThoL Presso la donna e sctifil 
il suo nome nel modo stesso; e pre^^so U diviitità si legge il 
tìtolo : ^^ 

Il signore di Sesennu (Bermopolis). ^^H 

La defunta innanzi alla dea Ilathor. Siegue una frasu 
estratta dal capitolo 81° del Libro dei morti. 




}srj 



=i^ 



Io sono il loto puro : ecco viene la sacerdotessa ffoiephirles 

giustificala. 



Dietro vi è la figura del dio Chnum col titolo: 

Il figlio della vita (o vivente). 

La defilata condotta da Anubi e da Ilorus. 

La medesima innanzi ad Osiride ei a RU distinti 



I 



loro nomi. 

La stessa con l' uccello Ba sul capo è condotta per mano 
da una Sgura di genio col volto bruno ctie ba sul capo il grappo 
geroglifico deirAmenti ft rwi . 

Presso la defunta si legge il suo nome; e dietro di lei ricor- 
rono alcuni segni di traduzione non sicura. 

A destra è rappresentata una divinità con Io scettro e Va/ix 
ed il nome: 

Padre degli dei del Nu. ^^H 

Siegue la dea Mu con la penna sul capo, lo scettro e 
r nnx ed il nome sopra "^^ ti '^^ Q ^^ figlia del sole. 
In basso presso il posto dei piedi vengono altre rappresentanze- 




r 

i 



— 153 — 



[A sinistra]: Uno sciacallo accovacciato su base funebre e 



l' iscrizione : 



Dice: Apre le strade il re potente del Cielo, viene 



nel mondo sotterraneo la defunta Hotephirtes. 



A/VWVN 



\Jl destra]: Un'altro sciacallo accovacciato come sopra con 
V iscrizione : 

Anubi padre della montagna (che risiede) nella sala divina. 



^d potente dio grande signore del sepolcro. 

Nella stessa parte esterna del coperchio vi sono inoltre 
'wsndici linee di geroglifici, cioè una in mezzo verticale e cinque 
»er parte orizzontali. 

[Iscrizione verticale] : 
Dice la defunta signora di casa Hotephirtes 








^^^^ 



giustificata Apre abbatte 



^U^-e*^,'^ ^à — ^ \j^=^ 



A/\/WVA C^LL ../i 




[1* iscrizione orizzontale a sinistra in alto]: Contiene 
ima parte del capitolo 8P del Libro dei morti che ha il 



I 



- 154 — 

titolo della trasfoimazione in fiore di loto ed è del seguente 
tenore : 



O 



/NA/VWA 



31=1 




n "k^ii 



Io sono il fiore di loto puro che spunta dai luminosi. 



4^2 ^ ^ TMI \UÌ^ 

Custodisco la narice di Ra, faccio i messaggi che cerca Horm. 
[2* iscrizione orizzontale e. s.]: 



Io sono il fiore di loto puro che spunta nei campi di Rn. 

Comincia poi il capitolo 76 del Libro dei morti, che è 
quello in cui il defunto può fare tutte le trasformazioni che desi- 
dei*a e comincia con le parole: 



Dice: Io sono passato 

[3* Iscrizione e. s.]: Prosegue il cap. 76. 

per la dimora reale per V ape (?) che mi ha condotto (?) 




/vs/ww 



Omaggio a te che voli al Cielo. 
[]4* Iscrizione e. s.] : 

Astro illuminatore, il figlio è Horus ivi riunito 
[5* Iscrizione e. s.]: 

al dio grande. Ho fatto il mio cammino, ho traversato ivi. 




— 155 — 

[1* Iscrizione orizzontale a destra]: 



[2* Iscrizione e. s.]: 




i^^ 



(') 



[]3^ Iscrizione e. s.]: Contiene una parte del cap. 44 che 
ha per titolo di non morire una seconda volta nella divina re* 
gione inferiore: 

Io mi nascondo fra voi astri non vaganti io sono forte (?) 
[4* Iscrizione e. s.]: 








At/VWNA 



^ I 



^ÌS 



Io conosco io (sono) Rn che protegge se stesso. 



"'A^ì^ f 




Non som distrutto. Tu vivi, il tuo padre è il figlio di Nut. 
Q5* Iscrizione e. s.]: 

^ "^^ '^ tfj 2>. 

Io sono la ttrn flgtia grande della doppia fona. Io vedo 



I 
I 
I 

i tuoi misteri 






C) Queste due Unfj: notid di Unmio %\{f,u\i\i'MÌti\ « \it^rf'.\h nn na dk 
soltanto la tnuoizione. 





Interno de! coperchio. 



Nella parte corrispondente al capo è dipinta la testa di 
iiua tìgiira muliebre di color giallo eoa grande calanttca di colore 
azzurro; e questa figura continua in tutta la lunghezza del 
coperchio. Sul petto di essa ne è dipinta un' altra di piccole 
proporzioni la quale sorregge con ambe le mani alzate il vaso 
del cuore e forma il quadro del capitolo 26 del Libro dei morti. 
(Capilolo di rendere all'uomo il suo cuoì-e). Questo capitolo è 
poi trascritto al disotto in colonne verticali e con alcune rarìauti 
dal testo ordinario del papiro di Torino. 

Il defunto sulV Oriente dall'alto discende (il Nilo) 

il suo cuore riposa ivi ; egli mangia i pani sacri presso 
i cuori netta dimora dei cuori. A me ciene it cuore 



n 



n ^* 



nella sede. La defunta signora di casa Boiepìtìrs (aie). 

discende e salisce (il Nilo) ivi. A me viene il cuore 
nella sede. La defunta signora di casa Hotephirs 
discende e salisce (il Nilo) ivi. A me (si dieno) la bocca e le gambe 





- 157 - 

vengono a me le braccia per abbattere il nemico; 

<<^ ''^'^ B ^ r-ri— 1 >v ''^^''^ mumi 'wwvA -f^ W g\ 

z^sn unnnr ^ uiimu /wvwv « » ^^ i A -^ >-— -^ s5n^ Il j/t 

/w^ Timmr p==5 x ^ Timmr^^*T j^JlJlJ 

io apro le porte del cielo traverso le porte della terra j Seb 
principe degli dei le braccia corrobora e le gambe avvolte 



/</WS/>A 



<-^^^ K^tt^ *^^^ B tLi "^S2>- K-^^ /WWNA 5(^1 

corrobora^ apre gli occhi miei accecati : distende a me le braccia 



/WWVA 



(di) Anubi il femore. Io risorgo come esistevo. 



Vado (con) la dea Se%et che apre il cielo. Faccio quello 



che è comandato in Memfi. Conosco ciò che è nel (mio) cuore: 



fk'^k-f *hk^ k=jf®k 

posseggo il (mio) cuore, posseggo le (mie braccia), posseggo 







ìli Ti S<=>u- 

le mie gambe. Faccio ciò che vuole il (mio) doppio. 

Non è riTiehiusa V anima nel mio corpo j nella montagna 

Fimi '^iFimi^I 

dell'Occidente, nelle porte dell'occidente 




Questa cai 
museo per i su 
conservazione. 



- 15? - 
1 di miimmia è una delle più importanti del 
. testi geroglifici e per il buono stato della sua 



HO a, Sotto-copercliio appartenente alla cassa descritta eoa 
i num. 126 e 117, la quale sta dirimpetto presso il cancello. Nel 

mezzo delle consuete imagini di divinità a rilievo e dipinte vi 
è ripetuto il nome della medesima sacerdotessa che è scrìtto nel 
coperchio n. 126: 



(Alt. 1 



Axt giustificala. 
1,70. Coli, di Deir-ei-Bahri). 



4 

triata. 



111. Grande armadio centrale chiuso da invetriara 
Dentro questo armadio sono riuniti vari monumenti di diversa 
mole, cioè una cassa di mummia, un busto, un rilievo, ed altri 
oggetti di minori dimensioni che qui vengono descritti: 

1. Bassorilievo funebre rappresentante una testa di figura 
muliebre con ricca capigliatura e rivolta verso destra. Il volto è 
dipinto in rosso e la capigliatura in nero. Frammento prezioso, 
perchè dallo stile arcaico può giudicarsi appartenente all' epoca 
dell'antico impero e forse anche alla quarta dinastia memfìtica 
(4000 anni circa av. G. C). 

In questa ipotesi esso sarebbe il monumento piii antico di 
tutto il museo, 

2. Testa in pietra arenaria maggior del vero clie appar- 
tenne forse ad una statua. Rappresenta un Faraone che ha sul 
capo la corona bianca dell' alto Egitto adorna del sacro serpente 
urèo nella parte anteriore. Il volto conserva ancora molte tracce 
del colore rosso onde tutto era dipinto. La figura si appoggiava 
ad un obelisco, come tante altre statue egizie, il quale signifìcara 




1 luce solarti chti involgeva il dtifunto. N^el lato sinistro del 
eccolo obelisco è ìdcìso il cartello reale, che noa è di forimi 
littica ma rettangolare disposto però verticalmente: 



lì- 



l'altro lato è inciso il segno isolato | neter {dio). 

Questo cartello che deve leggersi: neter nefer Mentuliotep 
(il dio benefico Mentuhotep) appartiene ad uno dei Faraoni Meu- 
quali regnarono nella XI dinastia e che presero il loro 
nome da quello del dio MeiitUj protettore della città che fu la 
sede primitÌTa del loro r^no. Questa città era An-moni, in greco 
EQfiov&ig, ed oggi Ertneat, dove avea culto speciale il dio Mont o 
.Metitu. Da Ermontis poi la sede di quQBta dinastia fii portata 
a Tebe, ed ivi cominciò il glorioso impero tebano. 

Essendo stati almeno tre i Faraoni di nome Mentuhotep e 
non essendovi sul nostro monumento che un solo cartello reale, 
non si può precisare a quale di questi abbia esso appartenuto. 
Deve però con molta probabilità escludersi 1" ultimo, perchè costui 
riunì tutto l'Egitto sotto il suo dominio; mentre la nostra statua 
jorta la corona del solo alto Egitto ed ha il solo titolo di neter 

nefer che troviamo pure unito al cartello di ( A^^ — ^^ ] Antef 
il fondatore della undecima dinastia. 

Potrebbe congetturarsi che qui fosse rappresentato Montu- 
hotep II; perchè il suo nome si trova scritto nell'identico modo 
idei nostro cartello, mentre nei cartelli degli altri re dolio «tesHo 
nome havvi qualche variante di scrittura. Di piii negli scurabci 
di Mentuhotep II si trova ripetuto precisamente il titolo di 
mter nefer come sulla nostra statua ('). In tale ipotesi questo 
■monumento sarebbe di circa 290ii anni av. C, cioè anteriore ad 
Àbramo. 



t') Vedi Flinaera P«1rit, A kiitory 'if Kijypl. |I,..nii(.|i. IBI»-*). nX- li^l■ 



È dunque anche questo di gran pregio per la sua remota 
auticbità e per la rarità delle memorie dei re delta XI dinastia. 
'ò. Grrande cassa in legno con suo coperchio adorna fuori 
e dentro di pitture a vivi colori. 

Il coperchio terminato in fìgiira umana ed il rimanente della 
cassa hanno molta somiglianza con le due casse pure dipinte 
che furono descrìtte nella I sala del museo; e perciò pud giudi- 
carsi questo monumento dell' epoca stessa di quelle, cioè fra la 
XX e la XXII dinastia. Appartenne ad un sacerdote il cui 
nome è scritto così: 

^j (|=^^ 

Il sacerdote Amenhoiep. 

Nella cassa si contiene la mummia mal consertata, 
apparisce dalla testa che sola è visibile, ed ancora involta nelle 
fasce secondo il sistema consueto. Intorno alla cassa nella parte 
estema vi è un fregio di urèi e di penne simboliche della dea 
Ma. Sotto si osserva V uccello mistico dell'anima {Ba) innanzi 
ad Osiride e a vari geni funerari ripetuti piil volte. I quadri 
sono accompagnati da brevi leggende geroglifiche vellicali con- 
tenenti le consuete formole di offerte ('). 

Il coperchio è terminato in testa virile con pizzo sul mento; 
ed è adorno di un ricco pettorale dipinto, sotto cui si veggono 
le bretelle con le mani sporgenti che impugnano il manico di 
un amuleto. Nello scarabeo che sta in mezzo al pettorale sono 
incisi il nome ed il prenome del Faraone Ameuofi I riuniti in un 
solo cartello nel modo Bruente: 



, (HJ^^^ 



'U^ 



(Ra-ser-ka- Amenhoiep). 



(') Non avendo Toluto astrarre dall'armadio questa casaa r 
la mummia, per timore di danneggiarla, non ho potuto descrivere i^aesto 
importante monumenta come esso meritara, ma ho dovuto reatri n ger mi ad 
; ([nel poco che pati vedersi. 



à 



— 161 — 

E questo nome reale vi fu inciso non già perchè il perso- 
naggio fosse contemporaneo di quel re della XVIII dinastia, ma 
per venerazione verso la memoria di quel monarca, siccome ve- 
diamo che fu fatto in parecchi altri monumenti. 

Sotto la collana è dipinta una divinità con disco solare sul 
capo; ed in mezzo il disco con gli urei e lo scarabeo. Sieguono 
Hor-mib, la dea Nut, lo scarabeo alato, i due uccelli mistici 
con disco e sotto altri scarabei. Finalmente due figure di mummia 
col disco ed in mezzo altro disco solare sopra il simbolo iai. Nel 
fianco due figure di Osiride e due di Aoubi. 

[Nel fondo dell* armadio in una piccola credenza]. 

a. Tre teste di animali imbalsamati. Un paio di suole 
di scarpe in foglie di albero. Alcuni avanzi di una collana in 
smalto turchino. 

b. Un piccolo coccodrillo o icneumone imbalsamato. Duo 
teste di ibis e. s. 

e. Due vasi di terra cotta rossastra di forma tronco conica. 

d. Scatola contenente piccole pietre turchine di collttua 
con piccoli amuleti. 

4. [A destra entro credenza simile alla procedente]. 

a. Statuetta di Osiride in pietra arenaria fra due nta- 
tuette funerarie. 

b. Piccolo Osiride e. s. fra due toste di un cìiuxm^IhIo o 
di uno sciacallo. 

e. Piccola mummia di bambino con pnzjii di oiirtmin^^Kio 
che non le appartengono. Vi è dipinta la dm Niit (« vi hI Iok 
gono in nero i segni geroglifici: 



ìl^T 






da dirsi: Omaggio alla grandn tlt4 innln .... 
5. [A sinistra entro (ttinUma Mitnihi lilla |M(irM(hinU}|. 
a. Frammento di cart^^naj^^io in fonnit ili iiiiiiiiiniii non iIiih 
sciacalli accovacciati ed alcuni »<;^«iprMroj/lllÌ»l «Il Indirlo MlKiiilimilo 

II 



b. Due statuette funerarie. 

e. Avanzi di collana ìq turchìae con amuleti. 

d. Statuetta di Osiride seduto. 

e. Testa di cicogna. 

f. Piccola mummia di bambino con frammenti di carto- 
nt^gio. 

[Nella parte anteriore della stessa vetrina, a sinistra del 
riguardante]. — Cassetta di legno in forma di piccolo sarcofago 
destinata forse a custodia delle statuette funerarie. 

È dipinta di bianco, ed intorno ai suoi quattro lati ricorre 
una iscrizione geroglifica orizsontale dipinta con segni di color 
verde, e di trascurata esecuzione. Manca del fondo, ed ha un 
coperchio a superficie bombata, su cui è dipinta una ban 
vele spiegate, rappresentante la barca funebre. 

L'iscrizione dice cosi: 

U^ Ti 1®'^ 

Un' offerta per parie del re è falla ad Anubi che presiede 



rc^^_ 



alla imbalsamazione (f) affinchè conceda tulle le offerte sacre 

allaperiona del defunto sacerdote diAmmoneecapodeilavoranti 

nel tempio di Artimone un%-%onsu. giustificalo. ^^H 

Questo monumento può giudicarsi posteriore alla XS dinastia. 
[Nella stessa parte anteriore a destra]. — Custodia di papiro 
fatta a forma di naos in legno collocato sopra una specie di traino, 
alto lu. 0,40, largo alla base 0,80, alla sommità 0,75. Vi sta 
sopra un piccolo coperchio terminato in supei'ficle rotonda, e sor- 
montato da una piccola stìnge pure di legno. Neil' interno vi si con- 



— 163 — 



servano gli avanzi di un papiro ridotto in meschinissimi fram- 
menti e qnasi del tutto polverizzato. 

Nella parte anteriore è affisso con piuoli di legno l'amu- 
leto Tal in rilievo, simbolo della stabilità, e dipinto di colore 
giallo. 

Bappresenta probabilmente il Tat d' oro che è ricordato nel 
Libro dei morti come un emblema da appendersi al collo dei 
defanti. 

Al disopra di questo segno simbolico è intagliata la figura 
del dio Osiride, seduto in trono, coronato isìlV alew e rivolto 
verso destra in atto di stringere nella mano sinistra il flagello 
e nella destra il bastone ricurvo. Innanzi a questa flgura si legge 
in due linee verticali una iscrizione geroglifica in parte mancante. 



il 



wm 




Il dio Osiride che si crea da se stesso. 

Nel lato della custodia a destra del riguardante sono inta- 
gliate nel basso le figure dei due geni funerari Amsel o Mesta 
a testa umana ed Rapi 2i testa di cinocefalo. Sopra in quattro 
linee verticali è incisa la seguente iscrizione: 



lì 

VVS/NAA 

ili 



! MI 

i ^ I 






I I I 



t I I 






'fffff 



I I I 

V 



1- 



'*^f^^ 



-• • 












fja dirsi ad Amset 
e ad Ilapi: Ijate voi la 
protezione vostra al de- 
filato portinaio di Am- 
mone ArifMfenx giu- 
stificato. Che ef^ti posm 
usare al giorni/, per 
tutte le trasformaz^om 
che huole, per rMere 
ti dnco del >Me allor- 
ché tOTifC 



— 164 - 



Nel lato della custodia a sinistra del riguardante sono inta- 
gliate nel basso le figure degli altri due geni funerari; cioè 
Tuaumutef con testa di sciacallo e Kebsenufcon testa di sparviero. 

Al disopra ricorrono quattro linee verticali di geroglifici 
nel modo seguente: 




s 



^=s 



A/VWV\ 



I ^ I 

A/VNA/NA 
I I I 



^ 



I I I 



e 



.imi. 



a 



ai 

AA/\AAA 

I I I 
^ I 



J^ 




J\ 



A/V\A/V\ 



1^ 



^ I 

I I I 



Da dirsi a Tuau- 
mutef ed a Kebsenuf: 
Approvate voi^ e pro- 
teggete voi il defunto 
Arifneferu giustificato. 
Che egli esca ed entri^ 
e non siano fermate le 
sue gambe sulle porte 
dell'Amenti* 



ì 



O^Cl 



Nel lato posteriore della custodia è intagliata la figura del 
defunto orante rivolta a destra, e con lunga capigliatura che gli 
scende fin sulle spalle. Sopra questa figura si legge la seguente 
iscrizione geroglifica divisa in quattro linee verticali. 



a 



AA/>A/\/\ 



A^/WNA 



11 



y^ 



o^ 



ù— D 



> 




j\ 



/VVVV>A 

ni 

■iiiiiiiiii. 



^ 



I I I 



i\ 



/WWNA 




ra 



o 



n 



'^ 



I 



Osiride, essere be- 
nefico che viene da Nut^ 
conceda egli di uscire 
nel giorno al defunto 
portinaio del tempio 
di Ammone Arifneferu 
giustificato ^signore buo- 
no e devoto. 



— 165 — 

Dallo stile delle fignre e dalla forma dei segni geroglifici 
può assegnarsi questo pregevole monumento ai tempi della 
XYIII dinastia (secolo XY ay. C). 

Il Tat è r emblema della stabilità che sostiene Y immagine 
della divinità. 

n naos collocato sopra il segno della barca, che può vedersi 
pure in un cimelio del museo egizio di Torino, significa il trasporto 
degli arredi sacri del defunto nella barca fùnebre in cui si tra- 
sportava anche la mummia, e che simboleggiava la barca solare (*)• 

Nel mezzo entro scattola una mano dorata che appartenne 
ad una mummia forse di personaggio reale. Due suole dì sandali 
in foglie di albero. 

Quadri affissi ai due lati della vetrina centrale. 

141 a. Quadro a destra della vetrina. 

^Nella parte superiore del quadro]. 

A. — Stela di legno dipinta. Personaggio che presenta 
sacre offerte e fiori di loto sopra un altare, sul quale sono col- 
locati tre pani, al dio Ba rappresentato in piedi con il simbolo 
ielVanx nella destra abbassata, e con lungo bastone nella sini- 
stra. Dal bastone vien fuori lo stesso segno simbolico ieìVarix^ 
che il personaggio prende con la mano destra. 

Sopra le figure vi è dipinta una targhetta rettangolare dentro 
cui è tracciata a color nero la seguente iscrizione geroglifica in 
linee verticali da destra a sinistra. 

^ I 

^ I 



i A I %^ '. ^"-^ ...Il terzo por- 
^ , ^ ' '. — tiere (?) di Ammo- 



• • • AA^VNA 

^ ^ '^'^ ^ fl Osiride, fao/ferte 

"^ A : ^j--5 : fl — ^ a Hn, ad (irò dei 

due oriuorUi, a Tum signore delle due regioni di Eliopoli . . . 



_ '^^^ ne fa offerta ad 



P) Per una più completa ili astrazione -i T^gjra: 0, Mari^ichi, //* v^aa 
custodia per papiro tee,. Atti dell'Ace. jiont. rom. 'larch,, voi. VI ^a. Ir'^0/. 



— 106 — 

La stela appartiene forse alla XXII dinastìa. 

[Nella parte inferiore dello stesso quadro]. 

B. — Stela di legno dipinta, divisa in due pezzi. La j 
!iiiiÌHtra è antica, e la destra è una riproduzione dell'altro frammen^ 
originale che ne fu separato non si sa come ed ora trovasi uel 
museo egizio di Torino. Neil' alto è dipinto il disco solare alato con 
il segno del cielo fra i due stendardi dell'oriente e dell' occidente. 

Nel quadro al disotto è rappresentato un principe reale rico- 
perto dalla pelle di pantera distintivo del ttacerdote Sotem, in 
atto di far libazione aopra un altare innanzi al dio R3, che sta. 
ritto in piedi con lungo bastone nella sinistra, ed il simbolo 
dell' anx nella destra abbassata. Il personaggio fa libazione con la 
sinistra, e con la destra protesa presenta al dio R3 l' incensiere. 

Sopra le 6gure vi è dipinta una targhetta rettangolare entro 
la quale è un'iscrizione geroglifica in cinque linee veriicali da 
sinistra a destra nel modo seguente: 



u 



fijo 



>QU 



Un'offerta per parte del re è falla a Sa afjìnchè 

conceda le offerte funebri a Nimrod giustificato, figlio 

reale di Tahlotis. La sua madre è Tasep giustificala, figlia 
di Netermerikor giustificato. 

Dalla iscrizione si ricava che il monumento appartenne al 
principe reale Nemrod, figlio del Faraone Taklot I (din. XXII), 
il quale era figlio di Osorkon I, il Serak della Bibbia (circa 
000 anni av. C). 

Il nome di questo principe trovasi scritto nello stesso modo 
della nostra stela nelle iscrizioni genealogiche di Taklo 
(vedi Brugsch e Bouriant, Le livre des Rois^ n. GIS). 



— 167 — 

I re di questa dinastia bubastitica ci presentano dei nomi 
propri di forma semitica, e ciò può spiegare in qualche modo 
perchè essi ayessero così frequenti rapporti con il popolo ebreo. 

Sui monumenti relativi ai personaggi della famiglia reale 
della XXII dinastia esistenti nel Museo di Louvre si vegga il 
Beveria nella Eevue archéologique, 1863, pag. 7 e segg. 

Su questa stela può anche vedersi GhampoUion le jeune, 
Seconde lettre à Mons. le due de BlacaSj pag. 125-128. 

Per la parte che sta a Torino, vedi Catalogo del Museo 
egizio di Torino (1881) voi. I, pag. 126, n. 1468. 



141 b. Quadro a sinistra della vetrina. 
, A. — Parte anteriore di una custodia in legno degli uéebtiu 
o statuette funerarie. Vi sono dipinte tre linee verticali di iscri- 
zioni geroglifiche, da destra a sinistra, nel modo seguente: 



i 



®1 






® I ^•" ; k i 

U defunto Anx-Chonsu giustificato 

Sembra della XXYI dinastia. 

B. — Due fnunmenti ricoperti di smalto turchino con segni 
geroglifici dipinti in nero: 



IJ (£ 




/. f 



// dio benefico Rumen%eper (Tolmen III) datore di vita 



// dio benefico liamaka (la regina llamaka) 



fura 



da vita tlaòiU e pura. 
(Diii. XVIII). 



- 168 — 

C. — Kccolo frammento di stele in legno dipinta. Vi restano 
due figmre di defunti fasciati a guisa di mummie; innanzi ad 
essi si veggono le tracce di un altare di sacre offerte. 

D. — Frammento in pietra arenaria con la figura di un re 
genuflesso in adorazione, ed avanzo di una iscrizione geroglifica 
scritta in colonne verticali, da destra a sinistra, nella quale è 
nominato il Faraone Bamesse IX della XX dinastia, nel modo 
seguente : 



T'^ 



U 
o 



AA/S/V\A 



i 



T=r 




Af 






ifl 



/WWW 



- a 



H 



O 

I I I 



I I i 



k 



/WWVA 



^:ep 



oV 



Il re Ramesse IX, datore di vita in eterno, fa adorazione 
al padre Ammone Uà, re degli dei, nella festa di Rn, 

141 0. [Avanti all' armadio in basso] : Frammento di grosso 
blocco in pietra arenaria con lettere geroglifiche in rilievo disposte 
in linee orizzontali ed una verticale. L' iscrizione è mancante della 
parte superiore. Il monumento porta i cartelli del re Totmes III 
della XVIII dinastia. 

(m. 1 X 0,40). 



1 




(q=^^ 



Il re dell'alto e basso Egitto Rutnenxeper 



jlllllMUlt 

/vw^Al^ 






ì 



f AA^/W\ 



(da) Mentu signore di Uas (Tebe) in mezzo ad On (Eliopoli) amato. 



— 169 — 



il figlio del sole Tolkmes-Mk-mà dalore di vita labile ej)ura 

il :l " n' Si" 

e sana e di gioia come il sole in etemo. 
Nella lìnea verticale: 

^Pi II ^ '^ 



/^ mammelle (della) madre tua. 

Questo frammento fece parte probabilmente della porta di 
un sepolcro o di una edicola sacra dei tempi di quel celebn* 
Faraone della XVIII dinastia (sec. XV av. G. C). 

142. Gassa di mummia di epoca tarda appartenenU^ ad nna 
donna di nome: 

j\ f^^ o M Amunàrten. 

Nell'esterno della cassa, dalla parte corrispondf;nt'; alla 
testa, è dipinto il gruppo: 

^ Ba neh (Sole nigmre). 

Nella parte inferiore, che è qua.si del tutto rHHiAUTHià, 
rimangono soltanto pochi segni geroglifici. La mummia è com- 
pletamente chiosa nelle fascie e nelle bende dì teU. ffa nel po.Ht/; 
del cuore uno scarabeo alato con ali dorata e int/jrno ad fr^^V/ 
gli amoleti dei consueti quattro geni funerari. Pia in ba^^; p^^rt^i 
n. 5 borchie dorate, una laminetta egnalmente dorata. ^ jfii avanzi 
di una rete in smalto turchino. 

(Lnng. DL IJO;. 

143. Copeiduo della cassa pr^^;:rjt/> t^rrr.,:.*'/. .;* \^^*a 
mulietee em catumca e -wILiaa. n.i^ r;^i;> * :::;r:;.*A a -te* 
-V«/ a brucia dii:^s«j- Si^finivio ■- *^- -» ^.-^zr-u,. f^r^yf* 



- 170 - 
diverse accompagnate da brevi leggende geroglifiche ne! modo 
ed ordine seguente. 

. 1", La defunta è presentata da Aanbi alle quattro divinità 
Rà, Osiride, Iside e Nefti dietro le quali sono collocati i quattro 
geni funerari. Presso la defunta è posta la bilancia sulla quale 
devono essere pesate le sue azioni. 

2°. Il sacro sparviero fra il simbolo dell' occhio mistico 
{uia) ed il segno b {sey,em), accompagnato da due figure muliebri 
genuflesse. Siegne in quattro linee verticali questa iscrizione : 

¥J i 111 5 1 t - 

(A) Sab principe degli dei di Hut, dio grande signore 



del cielo 

Ed è 



af^nehè conceda offerte di ogni specie, 
poi ripetuta ai due lati l'iscrizione: 

^jii m 

Seb principe degli dei. 



4 



8°. La mummia della defunta giacente sul letto è irra- 
diata dal disco solare, mentre su di lei vola l' uccello {Ba), 
simbolo dell'anima, fra due sparvieri. Vi si legge: 



La sua figli 



1 Aptumes 



giustificata. 



rfja — 

L'amica di Ammone vivente Amunàrles. 

4°. 1 quattro geni funerari che erano accompagnati dalle 

relative iscrizioni. Di esse rimane soltanto quella del genio ^m^e^ 



« 



conceda ogni offerta . 



l; 



Ir 



0-. Altri quattro geni del mondo sotterraneo. A sinistra 
riscrizione: 




I I I V Ò K^— ^^Jy^A 

Ogni sorta di eibij ogni sorta di cose buone 

A destra mancano le iscrizioni per la rottura dell' intonaco. 

Kel meizo è dipinto il simbolo sacro delle penne di Ammone. 

6*. Nella parte inferiore, che è molto danneggiata, si 

veggono i due sciacalli sacri ad Anubi accovacciati sulle loro 

basi e con il nome della divinità (I g (Anepu). Sotto di essi 



i è r iscrizione: 




o1 




^ ^11 ^ 



il dio sole Ilorus dei due orizzonti signore, conceda 



^é offerte all'amica di Ammone Amunàrtes. 

113 a. Coperchio interno di una delle casse della colleziono 
^ Deir el-Bahari con le consuete pitture ed una iscrizione 
esposta yerticalmente che può tradursi così: 

Un'offerta per parte del re è fatta ad Osiride signore 
bell'eternità che risiede neW Amenti j essere buono, signore della 
'^nta, signore dell'eternità, e ad Anubi che risiede nella sala 
Citrina per la defunta sacerdotessa di Ammone 

114 Statua sedente in basalto nero della dea Se^et maggior 
del vero, proyeniente come le altre dal monumento di Amenofì III. 
Ha sul capo la calantica sormontata dal disco solare in gran 
parte restaurato e porta il consueto abbigliamento e la solita 
collana sul petto. Tiene appoggiate le mani sulle ginocchia e 
nella sinistra stringe il simbolo AqW un%. 




— 172 — 

La parte inferiore del trono è di restauro. Nella parte antica 
rimangono visibili due brevi lìnee della iscrizione nel modo 
seguente : 

[A sinistra]: 

Il dio benefico signore dei due paesi Nebmara. 
[A destra]: 

Il figlio del sole Ameno fi III 

H5. Sarcofago in pietra conchigliare con suo coperchio ter- 
minato in testa virile con calantica e pizzo sul mento. Epoca 
saitica. 

Nella parte superiore del coperchio ricorre una iscrizione 
geroglifica disposta in una sola linea nel senso della lunghezza 
del coperchio stesso e con i segni rivolti verso destra. 

L'iscrizione è la seguente: 

Jìi-l °-l£S IH 

Il cielo. Dice Osiride che risiede ìielVAmeniij dio grande 
signore di Abido veritiero di parole. Conceda egli le offerte 
funebri in buoi, oche e le cose tutte buone e pure (delle quali) 



vive la divinità^ all'ombra del defunto amico unico di Ptah 



sacerdote del Nebpehti il maggiordomo Samtaui giustificato. 



A/WVW 



^' ni u ^Ti PI IP 

figlio del sacerdote come lui Nesxem giustificato figlio 

K -¥?^^ PI M^ 

della signora di casa Tatsaàh giustificata in etemo. 

Ai lati di questa iscrizione sono incise Tuna sotto T altra 
le figure dei gen! funerari e di altre divinità accompagnate da 
brevi leggende geroglifiche, le quali esprimono la protezione di 
questi esseri benefici verso il defunto. 

Le figure si succedono con T ordine seguente cominciando 
dall'alto a destra: 

1. Il genio Hapi a testa di cinocefalo con T iscrizione: 

Ummmm 



Dice Hapi : io sono dietro di te (ti proteggo). 
2. Il genio Eebsenuf a testa di sparviero : 



Dice Kebsenuf : io sono dietro di te. 

3. Divinità barbata: 

Dice io sono dietro di te. 

4. n dio Anubi a testa di sciacallo: 

ìi^T-^ IH - -=>PP^ 

Dice Anubi dio grande signore della sepoltura . . . 
6. La dea Nefti : 

A^=^ -£:^ì- I ì) ^ 



0. 1 



A/VW>A 




^« Néfti : io sono dietro di te o defunto Samtaui giustificato. 



■* 

I 



— 174 — 

A sÌDÌsti'a, cominciando pure dalValto: 
1. Il genio Amset a testa umana: 












Dice Amset: io sono dietro di te. 

2. Il genio Tuaumutef a testa di sciacallo: 

i>/c^ Tuaumutef: io sono e. s. 

3. Divinità barbata: 



Bice io sono e. s. 

4. Altra divinità barbata: 



5^ ^ ^ ^ :c;;;::^^S 






Bice Horus : io sono e. s. 

5. La dea Iside: 

U MAMMA ^V..^.'^ I ^^ 

i>^t?^ /s^rf^; eo sono e. s. o defunto sacerdote Samtaui 



giustificato. 

È notevole in questo monumento il nome del defunto 
l 'T Y ^ Samtauiy il quale significa colui che unisce i due 

paesi; giacché ha un significato analogo a quello di n3^y(Za/>ia^), 
prima parte del nome dato al patriarca Giuseppe e tradotto nella 
volgata: Salvator mundi {^). 



(*) Gen. XLI, 45. Si vegga la illustrazione datane delF Ungarelli, Atti 
delVAccad. rom, d'archeol. Tomo XII, (1862, pag. 329 segg.); come pure 
la mia monografia, Di un sarcofago del museo egizio vaticano negli Atti 
medesimi (Serie 2% tomo IH, 1889). 



— 176 — 

Il coperchio è terminato in testa muliebre con calantica e 
pettorale su cui è dipinta la dea Nut. 

Al disotto è rappresentata la bilancia fra le figure dei geni 
funerari, la barca del sole e la scena di Anubi che presenta ad 
Osiride il cuore della defunta distesa sul letto. 

Sieguono cinque linee di iscrizioni geroglifiche lineari paral- 
lele contenenti le consuete formolo di offerte. 

Neil' intemo del coperchio è dipinta la dea dell' Amenti con 
lo sparviero sul capo; ed intorno ricorrono le consuete iscrizioni 
di sacre offerte in vino, latte, incenso, fasce ecc. 

Nel fondo della cassa è dipinta un'altra figura di divinità 
a braccia distese a guisa di orante ma in gran parte svanita. 
Vi sono intorno alcuni gruppi geroglifici scritti assai frettolosa- 
mente ed appena accennati, fra i quali sono ripetuti più volte 
i segni: 



A n =^= =^= =^= ^^^^ 

^^—0 1 I I I I I I I I ii:li 
Conceda le offerte 

Il fondo della cassa è guasto dai ritocchi e dalle stucca- 
ture moderne. 

La mummia è mal conservata. Le tele in cui essa è involta 
cadono a brandelli; e sopra queste si distende una copertura 
moderna di mussole di colore cenerognolo. 

N, B. — Le due casse che sono collocate subito dopo e con 
le quali finisce V emiciclo, sono state descritte in principio del- 
l'emiciclo stesso sotto i num. 11 4a e 115 insieme ai num. 114 
e 115 A, ai quali rispettivamente appartengono. 



V. SALA 

GABINETTO V DELLE VETRINE 



Amadio N. 1. — [A destra entrando]: 
I Bepiano. 

1. Statuetta di Osiride in bronzo con Vatew sul capo ed i 
consueti simboli dello scettro e del flagello. 

2. ^Piccola situla in bronzo con manico girevole. È adorna di 
rozze figure in bassorilievo che rappresentano un personaggio in 
piedi in atto di adorazione, innanzi al dio Eem itifallico, seguito 
da tre altre divinità. Sopra si scorge la barca solare. 

3. Urèo di bronzo con parte ieìV atew sulla testa. 

4. Un vasetto di bronzo con manico. 

5. Piccola figura di un gatto seduto e. s. 

6. Piccola situla e. s. e simile a quella del n. 2, con rozze 
figure di divinità in bassorilievo, le quali rappresentano M^j Kem, 
Hathor ed Iside. 



N. B, I repiani cominciano sempre a contarsi dall' alto. Le dimensioni 
delle statuette isolate variano fra m. 0,06 e 0,24 ; e per brevità si indiche- 
ranno soltanto in alcune statuette di maggiore importanza. I piccoli oggetti 
racchiusi nelle vetrine provengono in gran parte dalle collezioni Gaddi, 
Borgia e de Palin già indicate nella Prefazione. Alcune statuette funerarie 
degli stessi personaggi che prima erano separate sono state ora riunite ; ma 
altre si sono lasciate nel posto medesimo in cui furono collocate in origine, 
per non avere dei repiani affatto privi di oggetti di qualche importanza; 
e perchè talvolta le loro dimensioni diverse non permettevano di riunirle 
nello stesso repiano. 

12 



i 



ncaSt^n 



7. Piccolo busto d' Iside con disco sul capo. Sembra che 
abbia fatto parte del peso di una bilancia. 

II Repìano. 

1. Statuetta del dio Nofei-tiim in pietra arenaria, mancante 
però della consueta acconciatura sul capo. 

2. Figuretta di gatto in bronzo seduto e adorno di collana. 

3. Statuetta in bronzo del dio Horua fanciullo nel consueto 
atteggiamento di tenere cioè un dito della mano destra nella bocca. 
Ha sul capo l'acconciatura formata dalle due coma unite alle penne. 

4. Statuetta e. s. del dio Osiride con la testa coperta dal- 
l' aieu) ed appoggiata al simbolo del lai. 

5. Statuetta e. a. d' Iside seduta, mancante però dell' accon- 
ciatura consueta del capo. Manca pure la figura del fanciullo 
Honis che essa doyea tenere sulle ginocchia. 

6. Statuetta e. s. di Osiride assai mancante e corrosa.^ 

7. Piccola figura e. s. del bue saero Api con disco solare f 
capo ed urèo, 

8. Statuetta e. a. dì Homs fanciullo con riccio pendffl 
dal capo e col dito nella bocca nel consueto atteggiameutofl 

III Bepiauo. 

1. Statuetta e. s. di Horus fanciullo. Nella parte posteriorep 
vi è 1' attaccaglia per potersi appendere, 

2. Statuetta e. s. del dìo Ptah avvolto nella fasciatura sua 
distintiva e poggiato come dì consueto al bastone. 

3. Figuretta e. s. di gatto seduto. 

4. Statuetta e. s. del dio Imhotep (il dio della medicina) 
con papiro svolto sulle ginocchia. 

5. Piccola aquila e. s. ad ali spiegate. {Epoca romana). 

6. Figuretta e. s. di piccola cicogna accovacciata. 

7. Figuretta e. a, del bue Api con disco fra le coma ed i 
sacri segni caratteristici graffiti sul dorso, 

8. Figuretta e. s. di un' Osiride assai danneggiata e mancante. 

9. Altra simile. 



cinll^l 

''VI 

•e sol i 

lieriorep I 



— 179 — 

lY Bepiano. 
1. Grappo in pietra arenaria di due personaggi seduti, un 
nomo (mancante del volto) ed una donna con lunga capigliatur», 
forse due coniugi. Essi si tengono abbracciati con un braccio e 
poggiano r altro suUe ginocchia. 

Sulla veste dell'uomo: 

Comparisce sulla tavola d'offerta di lidmenxeperu ciò 



/WNA/Sft 



A^ — i © 

che si offre (ì) in Tebe. 

Sulla veste della donna: 



^ *1 T 



/v>/vvv\ ^ 




Comparisce sulla tavola d' offerta di Mut (per) la signora 



[TI]! J^^ ^^ 

ài c^a NefertetU'et. 

k destra di chi guarda, nel fianco del sedile, k incina la 
%Ur9i di una donna accovacciata con calantica sul capo, fiore di 
loto neUa destra e vaso di offerta nella sinistra. SotU) la figura 
^ -^^ge la breve iscrizione seguente: 

Da parte di sua figlia Sotempa 

A sinistra, di chi guarda, é inciga una figura viril<j v/mta/^- 
^^^^ con fiore di loto nella mano d^^stra e bra/;/;jo <ìuhUo nhsiU, 
^ ^Mo di preghiera. Dietro le spAÌlh dì /ju^<ta fiì<u;a 'Au ^//uì 
ti è scritto: 

parie di $uo t^jlio y^Mm-^.h ^^harai/i >M/'ArflMolf'.h 





— 180 — 

Sotto la figura vi è una iscrizione orizzontale nel modo 
seguente : 

Da 'parte di xuanofer giustificato. 

Questo gruppo è dei tempi della dinastia XVIII come ap- 
parisce dallo stile della scultura e specialmente dall' acconciatura 
del capo delle due figure sedenti. E forse appartiene al regno 
di Totmes IV, essendo il nome del defunto formato dal prenome 
di questo Faraone. (Monumento di qualche importanza). 

(Alta m. 0,30). 

2. Frammento di una statuetta in smalto turchino, rappre- 
sentante il dio Bes. Ne rimane solo la testa mostruosa con la 
solita acconciatura delle penne sul capo. 

3. Frammento di bronzo con rozzo scarabeo in rilievo. 

4. Statuetta in bronzo di Osiride con atew sul capo, scettro 
e flagello. 

5. Statuetta e. s. del dio Chnum a testa di ariete e disco 
con. urèo sul capo. 

6. Piccolo sparviero di Horus e. s. con lo pschent sulla testa. 

7. Parte superiore di una piccola statuetta e. s. della dea 
Beset con testa di gatto. Sta nelV atteggiamento di stringere Io 
scudo contro il petto. 

8. Piccola figuretta e. s. della dea Hathor con il disco solare 
e le corna di vacca sul capo. Havvi un piccolo anellino per 
potersi portare al collo come un amuleto. 

9. Frammento e. s. della parte inferiore di una statuetta 
d' Osiride. 

10. Impugnatura di specchio in bronzo formata da una rozza 
testa con orecchie protese. 

11. Statuetta e. s. del dio Atum con disco solare sul capo 
e pizzo al mento. Conserva alcune tracce dell'antica doratura; 
ed ha nella parte posteriore una attaccaglia per appendersi. 



r 



- 181 - 

12. Piccola figuretta in bronzo di un gatto seduto. 
18. Pìccola zampa di un'oca e. s. 

14. Sitala e. s. senza manici e senza figure. 

15. Figuretta e. s. di Iside che allatta Honis, mancante 
della parte inferiore. 

16. Pigmretta e. s. del dio Atum con disco sul capo ed attac- 
catila nella parte posteriore. 

Armadio n. 2. 

I Repiano. — [In alto]: 

1. Vasetto in pietra di forma rotonda. 

2. Statuetta funeraria smaltata di color verde con i con- 
sueti emblemi. 

Appartenne al defunto: 



•0- 
Uah-àb-Ra-Ptah-Meri. 

^i è trascritto il capitolo VI del TAbro dei morti. 

3. Piccolo vasetto di alabastro. 

4. Statuetta funeraria smaltata di color verde con i consueti 
^^'blemi. 

Appartenne al defunto: 

^ é\ ^I^i«P 

Il capo dei guerrieri Pa-x^t'-tus (?) nato (dalla donna) 





ASafif (?) giustificata. 



X 



è trascritto il capo VI del Libro dei morti. 
6. Piccola testa muliebre in legno con gli occhi dipinti in 
0. È adorna di calantica sormontata da un vaso ansato posto 
^^ di una coppa. 



6. Figtiretta funoi'aria smaltata in verde con i coQSueti 
emblemi ed il teato del capo VI del Libro dei morti. Appar- 
tenue allo stesso defunto; 



Il capo i 



i guerrieri Pa-xa-tus (?) nato ( 



mn^ 



\wn^ 



Iato ^(énl 



ASa(i(. 

7. Parte superiore di ima flguretta in legno dipinto < 

dea Beset con testa di leonessa in profilo. 

8. Statuetta funeraria smaltata in color verde che appartenne 
alla tomba dello stesso personaggio del n. 2, cioè : 



Vi i 



del I 






Cfa k-àb-Iià-Ptah-meri. 
t trascritto il capitolo TI del Libro dei morti. 

9. Vasetto di alabastro in forma di piccolo dolio. 

10. Statuetta funeraria dello stesso personaggio del n. 4 
. 6. Questa e le altre simili vennero nel museo l' anno I869| 

11. Piccolo vasetto di pasta smaltata. 
II. Repiano. 

1. Due piccole dita votive in bronzo. 

2. Due altre simili ma dì piii piccole proporzioni. 

3. Acconciatura di capo del dìo Ammone in pietra di 
contenente le penne simboliche e il dÌBco solare. 

4 Figuretta in pasta del dio Nefertum in piedi sopri 
leone accovacciato. 

5. Acconciatura in pasta del dio Osiride chiamata 
composta degli urèi, penne ed amuleti detti net'. 

6. Parte inferiore dì una statuetta d' Iside in pasta 
tata turchina. 

7. Due penne con disco in pietra dura. 



— 188 — 

8. Due dita YotiYe in pietra dura con traccio di doratura. 

9. (2^ fila). Statuetta funeraria smaltata verde con una iscri- 
tione appena accennata, contenente segni di significato non sicuro. 
Tenne nel museo nel 1869. 

10. Bozza statuetta funeraria con iscrizione poco leggibile, 
di epoca tarda. Forse dei tempi tolemaici. — Venne nel museo 
nel 1869. 

11. Statuetta funeraria smaltata verde del medesimo per- 
sonaggio del n. 10 : Pa-xa-tus capo dei guerrieri. Vi ò trascritto 
il capitolo VI del Libro dei morti. 

12. Altra statuetta funeraria come quella del n. 9 e con 
iscrizione e. s. 

13. Piccolo vasetto di alabastro. 

14. Altra statuetta funeraria smaltata verde dello stesso 
Personaggio del n. 11. Vi è trascritto il capitolo VI del Libro 
^i morti. 

15. Piccolo vasetto di alabastro fiorito in forma di stamnon. 

16. Statuetta funeraria smaltata verde con l'iscrizione: 



Fa questo defunto Ptahmes seriat //or. . .(9) 

17. Altra statuetta funeraria come il n. 11. Vi è trascritta; 
^ <^po VI del Libro dei morti. 

18. Statuetta funeraria in pasta quasi del tutto corroMt 
(^eunta nel 1869). 

19. Statuetta funeraria senza incrìzioni. 

20. Statuetta funeraria in pietra arenaria cou una iMcrìtwuH 
^quanto eonfusa, ma che sembra debba riferìnri al f/mnuufUf ra^pì- 
*»lo VI del Libro dei morti. 

ni Bepiano. 

1. (1* fila). Figoretta in paii^ della 4^ J«jd^ is^^uU ^fa« 
allatta HaroE. Ha «ni mt^. \\ ^;».i^j/. ^i^iu ^^yiu 



— !84 - 

2. Statuetta in pasta ;jinaitata turchina del dio Chuuoj 
testa di ariete. 

3. Piccolo vasetto di alabaatro. 

4. Bozza figuretta funeraria senza iBCrizione. — Epoca tarda. 

5. Altro vasetto simile al n, 3. 

6. Bozza figuretta di pasta smaltata turchiDa del dio Chem 
itifallico. 

7. Targhetta di collana in ceso. Da una parte vi è rappre- 
sentata in incavo la dea Iside che allatta Honis. Dall' altra sì 
vede lo scarabeo sopra il segno piar) ìiub fxA. i due simboli della 
vita e in mezzo a due cinocefali in adorazione. 

8. (2* fila). Piccolo modello dì sepolcro egizio in pietra 
arenaria. Dentro la porta vi è in bassorilievo una figura muliebre 
ignuda in piedi con le braccia distese Inngo i fianchi. Intorno 
si veggono tracce di geroglifici dipinti di color nero, ma elie non 
sono pili riconoscibili. 

9. Bozza figuretta funeraria in basalte senza iscrizione. 

10. Figuretta fimeiai-ia in pasta smaltata turchina con 
iscrizione simile a quelle già descritte nel l" repiano sotto i 
n. 4, 6, 10. 

11. Figuretta smaltata turchina con appiccagnolo. Rappre- 
senta una divinità a testa di ippopotamo. 

12. Vasetto in breccia che servi forse per i profnmi. 

13. Bozza statuetta funeraria smaltata turchina i 
stessa iscrizione dell' altra già descritta al 2° repìauo n. 

14. Statuetta funeraria smaltata senza iscrizioni. 

15. Altra statuetta funeraria come il n. 6. 

16. Scarabeo in pietra dura verde con traccio di doratura" 
dì fine lavoro. 

17. Rozza statuetta smaltata turchina di Iside che allaj 
Horus. 

18. Statuetta funeraria smaltata turchina dello stesso ] 
■ ) del 1° repiano n. 6. 



°4 

atura^^^ 



— 185 — 

19. Fignretta del dio Ba col disco solare sul capo. È in 
pasta di colore rosso scuro. 

20. Bozza figuretta di gatto accovacciato in pietra arenaria 
rossastra. 

IV Bepiano. 

1. (1^ fila). Gruppo di quattro vasetti di pasta smaltata tur- 
china ositi insieme. Sembra che formassero un calamaio da scriba. 

2. Figuretta muliebre seduta su larga seggiola in pietra 
arenaria dipinta di rosso scuro. 

3. Strana statuetta in arenaria rappresentante una figura 
mostruosa appoggiata ad un* anfora rovesciata. Porta sulla spalla 
sinistra un'otre e sorregge col braccio sinistro un canestro. 

4. Figuretta di un leone accovacciato in alabastro fiorito. 

5. Testa muliebre egizia ricoperta di calantica in pasta 
smaltata verde. 

6. (2* fila). Figuretta muliebre in terra cotta. (Sembra di 
^e etnisca). 

7. Statuetta funeraria dello stesso personaggio del n. 18 
^Ql repiano superiore. 

8. Modello in piccole proporzioni di un sepolcro egizio in 
pietra arenaria. Bappresenta un letto funebre con due mummia 
distese, sopra ognuna delle quali sono tracciati segni poco rico- 
noscimi ed è rappresentato l'uccello Ba, simbolo dell'anima, 
^*^^ si appoggia sul cadavere visitando il sepolcro. Ai piedi del 
^^tto gono efBggiate due figure genuflesse in rilievo. Dall'altra 
P*rte due figure graffite di offerenti. 

Intorno si legge l'iscrizione: 
[A sinistra di chi guarda:] 

Il secondo custode del temjno dd din Ành (f) 



! A ©iiili 

*» Menfi, 



Dall' altro lato : 
La ma sorella che l'ama (è) la signora di casa Ifoù 



giustificala in grazia del dio grande signore della terra. 

Nella parte poateriore vi è il cap. VI del Libro dei morti. 
(XIX dinastia?). 

9. Statuetta funeraria smaltata con la iscrizione dietrow 



PISI J-1 UV C'Pk^ l^ 



jr ft'. 



r'^ Vfi 



S'm illuminato il defunto, regio 

interprete 



la sua madre 

10. Piccolo modello di sarcofago in pietra arenaria. Vi è 
dentro collocata la figuretta funeraria del defunto con parte del 
cap. VI e. 8. ed il nome: 

il defunto capo di Mem^ Tatnuro. 

Nelle testate del piccolo sarcofago da una parte è rappre- 
sentata la dea Iside aopra il segno aìt^ chinata verso terra in 
atto di imprimere il sacro augello nel suolo (t. cap. XVII del 
Libro dei morti). Dall'altra parte nello stesso atteggiamento 
è efBgiata la dea Nefti. 

Le due fronti del monumento sono pure adorne di piccole 
figure e di iscrizioni geroglifiche disposte nel modo aegiiente: 

[^A destra:] Figura virile di genio, quindi l'iscrizione: 

Kebienuf. TI defunto Tatnuro. 



- 187 - 

Figura di Annbi, quindi T iscrizione: 

Il defunto Tataro. 

Figura di genio, quindi T iscrizione: 

// defunto Tataro. 

Siegue la figura di un basamento sepolcrale sonnontato dai 
due occhi simbolici (uta). 

Suir altra fronte, dopo lo stesso simbolo del basamento se- 
polcrale sormontato dai due ut'a, è ripetuto lo stesso nome: 



A/WV>A 
111 I 





Figura di genio virile in piedi, quindi il nome scritto così : 

-fc^*^^^^^!) Ili I 

Figura di Anubi, quindi T iscrizione: 

Tuaumutef. Il defunto Tanuro. 
Siegue un'ultima figura virile di genio in piedi. 
Monumento di qualche importanza e che può assegnarsi alla 
^ii^astia XIX. 

11. Statuetta funeraria ricoperta di smalto verde. Appartonno 
^^ Dciedesìmo personaggio del n. 7. 

12. Manico di sistro o di insegna sacra in pietra arenaria 
^<^perto di smalto verde. Rappresenta una testa muliebre coperta 
^^ ealantica sulla quale sono visibili alcune tracce di un' edicola 
^ 4el sacro urèo. La stessa testa è rappresentata dall' altra jmitte. 

^^madio IL 3. 

I Bepiano. 
1. Statuetta in legno di Osiride c^;n la connueia alla acron- 
^tura sul capo mancante degli ornamenti laterali, (ili occhi 
^iio riportati di smalto. 



- 188 — 



2. Rozza statuetta funeraria in legno dipinta a vari colorì. 
Della iscrizione si distinguono soltanto i segni: 

Sia illaminata la defunta 

3 e 5. Due avvoltoi dipinti in rosso e giallo. 

4. Elegante statuetta funeraria in legno di ottima conser- 
vazione con la calantica sul capo ed occhi dipinti in nero. Nella 
parte anteriore ricorre la seguente iscrizione: 

Sia illuminato lo scriba Ramerisu. Egli dice: 



n^ 





geni funebri 



o 1(1 !*(] 




flg 




questi ; sono giudicato io. . . (capace ?) 



u 



-ìii£. 



o ^ )>\ n I I ^ ^ 




1 



di fare i lavori tutti che si fanno nella div. reg, inferiore 



-S''W M.Y 



m 



coltivare 



i campi 



riempire 



A/VW>A 
/\A/WVN 
/WN/WA 



i canali . . 



I 1 I 



AA/WNA 



^^tJ-^^f£St-^M 



^ V-=ii ^-"^ '^'wwN I ^ -C^S^ ^^^.^^ I ' 1 

trasportare la sabbia dall'oriente air occidente. Ecco 



. wVWNA 









m 



.1^. 



I I I 







io esisto 



• • m 



J) 



(^ 



^:i:>* ^ 




u 




^k 



. . io ho l'uso della parola (?) 

Sembra della XVIII dinastia. 

6. Bozza statuetta funeraria come quella del n. 2. 



6. Statuetta funeraria con la iscrizione del defunto: 

// capo dei grandi lavoratori Mentat giustificato, 

II Bepiano. 

1, 2, 3, 4, 6, 7, 8 e 9. Statuette funerarie con avanzi di 
veriuce nera a coppale. Portano una iscrizione assai corrosa nella 
qua.le si riconoscono i cartelli reali del Faraone Seti I della 

dinastia, il padre di Ramesse II. 



Men-mà-Rà Heti-meri-en Ptah 

Provengono dalla tomba di quel Faraone dovo furono trovate 
iu grandissimo numero queste figurette degli uéebtiu^ delle quali 
alcune altre sono pure conservate in questo medesimo armadio 
liei repiano inferiore e verranno più sotto indicate. 

5. Statuetta d* Iside seduta che allatta Ilorus. Ila gli occhi 
sportati di smalto e tracce di doratura. 
III Bepiano. 

1. Piccola figuretta del dio Osiride con cr^rona, Hcettro e 
''agrollo. 

2, 3, 5 e 6. ÀYoltoi dipinti, due più grandi e due più piccf;li. 
4 e 7. Altri due sparvieri dipinti come nel piano huperìore, 
8. Pioeola statuetta del dio Nofertum mancante della con- 

sueta aeeondatnra sul capo. 
lY Bepiano. 

1, 3, 5 e 6. Altre quattro statuette funerarie ';on i carU^lli 
^^ali del Fanone Seti L 

2. Pioeola e rozza statuetta d'hìde che allatta ÌUprm. 

4 Bona statuetta foneraria con avanzi di sHttìitM ti fon4fp 
^^^cldno eoa ornati di eolor giallo. Porta ìutawM u/i appeii'ik^; 
^ fonna tn^OBoidale che è forse l'indizio dell// $fi^att, 

7. S t a t n et ta in ìegoo di (hiMn h^iuU^ ti^nza t^ia. 



- 190 - 

Armadio n. 4. 

I Repìano. 

1 e 5. Dne sparvieri sacri io legno, 1' uno dipinto (n. 
l'altro senza colore (n. 5). 

2 e 4. Statuette fuQerarie appartenenti al gruppo delle a 
già descritte nel precedente armadio e proveniente ( 
del Faraone Seti I della XIX dinastìa. Neil' iscrizione del n. 4, che 
è alquanto meglio conservata, si riconoscono le consuete frasi del 
capit. VI del Libro dei morti, con le invocazioni ^li uéebtia. 

3. Statuetta funeraria in legno con canlatica ed occhi dipìnti 
in nero. Innanzi vi è la seguente iscrizione in parte svanita: 

sia illuminato il defunto sacerdote capo sacerdote dì Ammone 

SI M-' mt _ 

Ra re degli dei Panefer. ^^| 

II Kepiano. ^^| 

1 e 7. Due statuette funemrio appartenenti ad un medeBÌmo 
personaggio ehianmto : 

Heiiauan-bast {?). ^^H 

2 e 6. Due sparvieri sacri in legno dipinti. ^^ 

3. Dréo sacro di legno con disco solare sul capo. 

4. Piccolo coperchio di una custodia per statuette funerarie 
dipinta ad ornati rossi ed azzuiri. 

5. Piccola statuetta del dio Ka con il simbolo iolVmx nella 
mano destra. Manca di una parte della testa e della gamba sinistra. 

Ili Repiano. 
1. Statuetta funeraiia con occhi dipinti in nei'o e con 1 
iscrizione: 

fi defunto Aui giustifieato. 



— 191 — 

2. Urèo in legno dortto. 

3. Testa appartenente ad nn coperchio di cassa funebre. 
BAppresenta una donna con il Tolto dipinto in rosso e gli occhi 
coloiìti dì nero. 

4. Fìgmetta in legno del dio R 2L accovacciato con il disco 
sol capo e le penne della dea Mi nelle mani. 

5 e 6. Dne statuette funerarie, la prima con iscrizione sva- 
nita 6 la seconda senza iscrizioni. 
lY Bepiano. 

1. Kguretta in l^no del dio Homs che tira Tarco. 

2 e 4. Statuette funerarie con iscrizioni svanite. 

3. Fignretta genuflessa, in pasta, della dea Nut che r^o 
^Uì Taso fira le ali spiegate. 

5. Figuretta funeraria in l^o senza iscrizione. 

6. Fignretta in legno di divinità muliebre con alta accon- 
ciatura sol capo. 

Armadio il 5. 

I Repiano [figure in legno]. 

1. Statuetta funeraria del gruppo di quelle provenienti dalla 
tomba del Faraone Seti I. 

2. Piccola e rozza statuetta funeraria dipinta con pochi so^^ni 
geroglifici. 

3. Statuetta funeraria di buono stilo sonza iscrizioni. 

4. Altra statuetta simile a quolla dol n. ± 

5. Altra statuetta funeraria della tomba di Soli I. 

II Repiano [figure in loglio]. 

1. Bozza statuetta funeraria di donna oon lun^m oapì^Uaturu, 

2. Uccello a testa umana (/fa) oon oalantlou tlipinla In noro. 
È il simbolo deir anima umana clu» vola por lo ro^ionl \\\\hU\ 
riose del mondo degli spiriti. 

3. Figura rozza in legno dipinta in nw.so o non» di nn uouu» 
in atto di lavorare con lo braooia pndoHo (Involi dolT U^nr^l 



- 192 — 

4. Altro uccello simbolico dell* anima (Ba). 

5. Altra statuetta funeraria di Seti I. 
Ili Bepiano. 

1. Altra statuetta funeraria del Faraone Seti I. 

2 e 4. Due sparvieri sacri al dio Horus dipinti in giallo 
e rosso. 

3. Statuetta funeraria dipinta a vari colori con iscrizione 
innanzi in caratteri ieratici dipinti in nero su fondo giallo e 
contenente, a quanto sembra, il nome di un: 






Sacerdote Sotem. 

Alcuni altri segni di carattere ieratico sono pure dipinti in 
nero nella parte posteriore della statuetta. Tali figurine funebri 
con iscrizioni ieratiche non sono comuni. 

5. Statuetta funeraria del medesimo gruppo delle altre della 
tomba di Seti I. 

IV Kepi ano [oggetti in legno]. 

1. Bozza statuetta funeraria senza iscrizione. 

2. Piccola copertura di custodia per statuette funerarie. 

3. Bozza figuretta funeraria con iscrizione poco leggibile. 

4. Statuetta funeraria dipinta a vari colori con la seguente 
iscrizione : 



m -ià% 1^ 



t\/sr\rsrs/\. 




Sia illuminato lo scriba delle sacre offerte della terra 

^ — ^^ — "= MMà 

di Ammone Amunem giustificato. 

5. Altra statuetta simile a quella del n. 3. 

6. Piccolo frammento appartenente ad un tavolo o ad un 
sedile. 

7. Bozza statuetta funeraria senza iscrizione. 



— 198 — 

j^noadio n. 6. 

I Bepiano. 
1, 3, 5 e 7. SUtaette fnnerarie di argilla colorite in gii 
e di ione laroio. Nella parte anteriore portano Y iscrizione : 

^--» / AMMW^ Il f^^ «^^ O 1 



il defiuUo sacerdote di Ammone Tefi-xonsu giustificato. 

2. Bozza statuetta funeraria in legno dipinta con iscrizioni 
quasi intieramente sTanite. 

4. Statuetta foneraria di argilla con linee nere e di dimen- 
sioni maggiori delle altre. 

6. Statuetta funeraria di legno dipinta con la iscrizione: 

jjr§ ^ ^=^ — Jl:r:'>5 

il defunto sacerdote Sotem-ash dell' Asìt-ma. 
II Bepiano. 

1. Piccola e rozza figoretta foneraria di argilla con isori- 
none granita. 

2. Statuetta foneraria in argilla dipinta con risoririone: 



B.^ tri *9* 



1^=^ r-ì V> 



NNNNN\ 



:! 



1 
// defunto capo della casa Ramesmea giustificato. 

3. Statuetta funeraria in argilla come quella del n. 1 e 
%. del repiano superiore. 

4. Statuetta funeraria in argilla gialla di dimeosioni mag- 
gÙKi. CMi iscrizione svanita. 

5. Altra statuetta come quella del n. S ma con isorixione 
QKrofiL 

6. Parte superiore di una statuetta funeraria in arvriUa dipinta. 

7. Bozza statuetta funeraria dipinta su cui rimangv^no $oU 

totoisegiii /lc=Ì|Ì|Ì 

Ili Bepiano. 
1. Bozza statuetta funeraria come il n. 1 dol ropiauv^ im\^ 
••^Értc e con iscrizione svanita. 



»^ 



2. Statuetta funeraria dipinta come il n. 6 del I repifl_ 
ed appartenente allo stesso personaggio Sacerdote Soiem-ash del- 
ì'Asit-ma. 

3. Statuetta funeraria in anelila gialla come il o. I e segg. 
del I repiano ed appartenente allo stesso personaggio. 

{ T'e(-xonsu). ^^ 

4. Statuetta fnoerarìa di argilla dipinta in giallo e di dì- 
meneioni maggiori con iscrizioni svanite. 

5. Statuetta funeraria come quella del n. 3. 

6. Statuetta funeraria come quella del n. 2. 

7. Rozza statuetta funeraria di ai^illa senza iscrizioni. 
IV Repiano. 

1. Statuetta funeraria dello stesso personaggio 
T'et-xotisu. 

2. Statuetta funeraria come quella del n. 2 e 6 del repiano 
precedente e appartenente a! medesimo personaggio sacerdote So- 
tem ush AeWAsil-ma. 

Manca delia parte inferiore. 

3. Statuetta funeraria di T'el~xonsu come le già descritte. 

4. Statuetta funeraria di argilla in giallo alquanto piil grande 
e con iscrizioni svanite. 

5. Statuetta funeraria dì T'et-xonsu come l' altra del n. 3. 

6. Statuetta funeraria del persona^ìo già più yolte ricor- 
dato, sacerdote Sotem mh dell' ^Si7-ma. 

7. Statuetta funeraria di T'et-xonm. 

8. Statuetta funeraria di aitila colorata in nero. Vi sono 
alcuni segni geroglifici dipinti di color bianco ; ed il nome sei 
che fosse: 



e di di - 
ioni. ^^^1 
chiamai^l 




— 195 — 

izBudio IL 7« 

I Bepiano. 

1. Fnmmento di statuetta fìinerarìa di pasta smaltata, di co- 
lore tardiino come le altre che saranno descritte nel seguente 
vmadio. 

2. Bona statuetta flinerarìa smaltata turchina di un perso- 
osggìo chiamato : 

^ ® 1^ 

Ba-en-xonsu. 

3. Statuetta funeraria di buon lavoro smaltata turchina. 
Diotro la figura vi ò T iscrizione : 



Pi^ -ili ;/k ( »pk°j 

SioE. illuminato il defunto regio interprete. Psamtik-men ; 







o^ 



ÌASol 



la ^^4a madre {è) TatunebhoteprU giustificata. 

4. Statuetta funeraria come quella del n. 2. 

5. Statuetta in pasta del dio Horus con il riccio simbolico 
l^ consueta copertura sul capo. È seduto e stringo con la mano 
^uixstra un bastone ricurvo. 

6. Grande occhio simbolico detto ut'a, smaltato turchino. 

7. Statuetta del dio Bes mancante della testa. 

8. Statuetta funeraria smaltata in turchino, del medesimo 
pci^'^onaggio Ba-en-xonsu come quella del n. 2. 

9. Statuetta funeraria del medesimo 






■ «■mini 



Psamtik-men 
«>»«ie a n. 3. 



porta il nome del defunto : ^^H 



p^iì^ 



10. Rozza statuetta con iscrÌEione nella parte anteriore, 
into ; 

^: 

Nes-m-àsit. 

11. Altra statuetta dello stesso personaggio, ove il nome 
è scrìtto con la varìante : 

Nes-su-àsi(. 
II Repiano. 

1. Piccola testa dì rozza figuretta funeraria. 

2. Piccola statuetta funeraria senza iscrizione. 

3. Acconciatura di una statuetta di Osiride in posi 
smaltata. 

4. Statuetta in pasta dipinta di colore azzurro chiaro, del 
dio Neferliim. — Manca della consueta acconciatura sul capo. 

5. Statuetta funeraria smaltata dipinta di colore celeste 
pallido. Nella parte anteriore vi sono i seguenti segni legger- 
mente tracciati: 

// regiù intendente Pa Bor en fl| 

(i. Statuetta del dio Nefertum, mancante dell' acconciatara 
del capo come l'alti-a già descritta, 

7. Figuretta bellissima in terra cotta di un cinocefalo se- 
duto. — È dipinto in turchino. 

8. Statuetta del dio Nefertwn come quella del n. 6, 

9. Statuetta funeraria appartenente al medesimo pei-sonag- 
gio di quella del n. 5. 

10. Rozza stataetta del dio Nefertum dipinta di coloi- 
verde. 

11. Piccolo frammento di pettorale smaltato in turchino. 

12. Piccola statuetta funeraria senza iscrizione. 




-''-' 13. Pìccola statuetta funeraria smaltata in turchino. — 

Djetro ?i ò il nome: 

Anejhen 

Ili Bepiano. 
1. Statuetta funeraria smaltata in turchino di un personag- 
gio chiamato: 

Psamtik mes neit 



2. Occhio simbolico detto aia smaltato in turchino. 

3. Elegante figurina di Anubi con testa di cane smaltata 
^^ turchino. 

4. Statuetta funeraria in pasta. — Nella parte anteriore vi 
^ ^na iscrizione dubbia e confusa. Sembra di epoca assai tarda. 

5. Fignretta leontocefala in piedi smaltata in turchino con 
^^^Homelle pendenti. 

6. Parte superiore di una piccola figuretta funeraria. 

7. Parecchi amuleti di pasta smaltata infilati ad una funi- 
^^Ua sospesa ad un sostegno metallico; cioè: sette scarabei, 
^^© anelli, due ibis, quattro Sechet, un Bes, due figurette della 

Nut genuflessa con disco sul capo, tre figurette della dea 
.e seduta allattante Horus. — In uno degli scarabei vi è il 

S^^ijpo : O e::^ ^ 1 Ramen Hor Suten (?J. — In un altro 

^' iscrizione : ^, Q ^ ^^z^ — In un tei-zo: J A '^^^^ ^^P^ ^^*- 

8. Figuretta funeraria di piccolissime dimensioni. 

9. Figuretta leontocefala come quella del n. 5. 

10. Statuetta funeraria di pasta con smalto di color chiaro 
^ iscrizione svanita. 

11. Figuretta dipinta in rosso di un genio funerario con 
^ta di cinocefalo. Forse il genio Jlapt- 



- 198 - 

12. Borchia metallica eoo le figure di ciiiqae divinità, lavo- 
rate a giorno, fra le quali ai riconoscono: Iside, Osiride. Oro 
e RS. 

13. Figaretta fonerarìa smaltata in verde senza iscrizioni. 
Snlla tavola di questo ripiano sono poi collocati i seguenti 

amuleti : 

Il nodo (menai), il vasetto del cuore (ab), nna figuretta di 
Iside che allatta Honis, n. 4 occhi simbolici od ul'a. Una penna 
dall' acconciatura del dio Ammone. Un piccolo cilindro. Un pic- 
colo leone. Una figuretta del Dio Cknum. 

Armadio n. 8. ^^M 

I Repiano. ^^H 

1-2. Statuette funerarie smaltate in turchino con iscrizioni 
svanite. 

3. Frammento colorito in turchino di cartonaggio di mummia. 

4. Statuetta funeraria smaltata in verde con la iscrizione 
del personaggio. 



1 



Capo dei guerrieri, Pa %a~ius(ì). 
Come le altre già descritte nei precedenti armadi. 

5. Statuetta funeraria senza iscrizione. 

6. Altra statuetta funeraria smaltata in turchino con iscri- 
zione assai confusa. 

7. Manico di sistro in pasta smaltata verde, con testa mu- 
liebre coperta di calantica. 

8. Altre statuette come il n. 6. 

9. Altra piccola liscia senza iscrizioni. 

10. Statuetta funeraria di dimensioni maggiori e di buon 
lavoro. Porta la iscrizione di un persona^io chiamato : 



W 



il defunto Uahàbra-Ptahmeri. 




- m - 

11. Pieoolo frammeoto amaltato di color torchino. 
I 13. BoKu statuetta ftuierarìa appartenente al dignìtarìD : 



-j ? y 



ì! h 



R defunto eopo del paiaiso, regio interprete &ax- 
13. Statuetta foneraria smaltata in turchino eoa breve iscrì- 
zione dove apparisce soltanto il principio del oome del defunto. 
II Bepiano. 

1. Scarabeo verniciato nero senza iscrizìoiiì. 

2. Fignretta dipinta in Tarde del dio Thot con testa d'Ibia. 

3. Scarabeo dipinto in turchino senza iscrizioni. 

4. .Statuetta funeraria di madori dimeusloai delle altre e 
di bnou lavoro con iscrizione innanzi divisa in dieci lìnee oriz- 
tontali. 



Appartenne al defunto: 



I 
I 



■(^ 



•io intendente delle navi Psamlik Plahmeri giustificato- 
Vi è scritto il consueto capitolo VI del Libro dei morti, 
h. Scarabeo dipinto in turchino senza ÌscrÌEÌoni. 

6. Statuetta dipinta in v^rde dei dio Nefertum. 

7. Scarabeo dipiato in verde senza iscrizioni. 

8. Cilindro dipinto in verde e terminato in testa di sparviero. 

9. Scarabeo dipinto in verde senza iscrizioni. 
10. Statuetta in piedi del dio Aitubi dipinta in turchino. 
1.1. Scarabeo dipinto in tiuchino senza iscrizioni. 

12. Statuetta funei-arìa identica a quella del n. 4. 

13. Scarabeo dipinto in turchino senza iscrizioni. 

14. Fìguretta in piedi del dio NefertHvi dipinta in turchino. 
Ili Kepiano. 

1. Statuetta funeraria smaltata in turchino con pochi s^i 
principio della iscrizione : "yy -"^^^ (| p^ S^H 



2. Figaretta smaltata in verde della dea Sochei con testa 
di leonessa. 

3. Statuetta funeraria smaltata in turchino con iscrizione 
nella parte anteriore in otto linee orizzontali. Appartenne come 
l'altra superiormente descritta al defunto : 

Vakàbra Plahmeri ^^^k 

4. Figurina smaltata in verde del dio Nefertum. ^^ 

5. Figuretta funeraria smaltata in turchino appartenente al 
deitanto 

£a-sn-xonsu. ^^| 

6. Figurotta in pasta smaltata verde di Iside che allatta 
Homs. — Nella parte posteriore vi è l'iBcrizione: 



Mi. 



,^s^ 



dice Iside la grande madre signora del cielo e dei due paesi 

per il figlio suo. ^^^ 

7. Collana funebre formata di piccoli pezzi di pietre dure 
e di paate smaltate a vart colori. Fra questi è da notarsi la 
parte superiore di una figuretta smaltata di rosso che seinbra 
di arte fenicia. 

8. Figuretta sedente in pasta smaltata verde. Rappresenta 
la dea Sechet con il sistro poliate alle ginocchia ed al mento. 
Dietro havvi il simbolo dell' «wx (t)- 

9. Figuretta funeraria appartenente al defunto Ba-en-xonsu 
come quella del n. 5. 

10. Figuretta smaltita in verde del dio Nefertum. 

11. Statuetta funeraria appartenente al defunto: Psamtik 
Ptahmeri^ come quella del n. 4 del ripiano superiore. 



periore. ^^H 



f 



- 201 — 

12. Figuretta smaltata in turchino del dio Thot in piedi. 

18. Figuretta fìmeraria smaltata in turchino con segni ge- 
roglifici svaniti. 

Avanti sulla tavola sono collocati i seguenti piccoli amuleti 
in pietre dure ed in pasta : un Iside con il dio Horus, due Bes, 
quattro vasetti del cuore {àb)^ due figurette del dio Thot, un 
gatto, due figurette funerarie. 
IV Bepiano. 

1. Figura funeraria come quella del n. 13 del ripiano su- 
periore. 

2. Scarabeo dipinto in turchino. 

3. Cinocefalo seduto, di arte finissima, smaltato in verde. 

4. Scarabeo dipinto in turchino. 

5. Statuetta di divinità leontocefala con mammelle pen- 
denti. 

6. Statuetta funeraria in pasta dipinta di rosso scuro con 
^^ seguente iscrizione: 



Siu illuminato il defunto Uahàbrà nato da Tahrer giustificata. 

(Venne nel museo nel 1860). 

7. Un piccolo gatto accovacciato. 

8. Un piccolo scarabeo dipinto in turchino. 

9. Bozzo e piccolo gruppo della dea Iside che allatta Horus, 
^ Inasta smaltata in turchino. 

10. Scarabeo con piccoli fiorellini per esser fissato alle fasce 
^^lla mummia. 

11. Statuetta flineraria smaltata in turchino con segni ge- 
^^Uflei svaniti. 

Innanzi sulla tavola sono posti alcuni amuleti, cioè : cinque 
^M simbolici di Osiride {Ut'a), le penne di Ammone, il disco 
^^ con le penne della dea Ma. 



i 



Armadio d. 9. 

I Re pi a no. 

1-2. Due tozze statuette funerarie di Ba-en-xonsu. 

3. Parte superiore di statuetta funeraria di pietra arenaria 
smaltata in rerde di arte assai Hna, con lungo pizzo al meuto, 
che tiene i consueti istrumenti agrìcoli. ^m 

Nella parte auteriore vi è la seguente iscrizione : ^H 



m^ --Èi fi 



ìi 



Sia iltuminaio il defunto capo del palano regio interprete 

anx-xem figlio della signora di casa ffir-àhis giustificata. 

Siegue poi il testo del capitolo VI del Libro dei morti. 

4. Bozza statuetta funeraria di pietra arenaria, appartenuta 
alla tomba di un defunto chiamato : ^_ 



li 01 



Hor-uia giustificato. 

5. Piccola statuetta di Osiride in pietra verde. Sta ritta in 
piedi con le braccia distese lungo i fianchi e manca della con- 
sueta acconciatura del capo. 

6. Occhio simbolico iuta) in pietra arenaria smaltata in 
verde. 

7. Piccola e rozza statuetta funeraria senza iscrizioni. 

8. Frammento di statuetta funeraria come il n. 3 appar- 
tenuta al defunto medesimo : 



\l fT(^) 



regio interprete Un%-%em. 
9. Altra statuetta funeraria dello stesso persona^io man- 
cante della parte inferiore e di una parte del viso. 
10 e 11. Due rozze statuette funerarie di t 



li epoca tarda. '•j^^| 



■ 203 - 



II. Repiano. 



tiglio delta dea 



1. Statuette fuoerarie senza iscrizione ed una con ìso 
assai sranìta ed iilegibile. 

2. Statuetta del dio Sebek con teata di coccodrillo. 

3. Statnetta del dio Nefertum T ^jtc^c ' 
Sexet e del dio Ptah. 

4. Statuetta della dea Se%el in piedi col disco solare snl 
capo. 

5. Piccolo cinocefalo in pietra smaltata sednto e con le 
XTiani poggiate sulle ginocchia. 

Ili R e p i a n 0. 

1. Piccola statuetta del dio Bes. 

2. Statnetta del dio Nefertum. 

3. Statnetta funeraria con iscrizione corrosa. 

4. Statnetta funeraria ben conservata e di buono stile con 
* scrizione appartenente al personnggio ; 



À^^^ 



*» 



:(«Pk^!l'^ 



■^ ■3"e^io intendente delle navi PsamUlc-Ptah-meri giustificato. 

B. Altra simile del medesimo personaggio. 

6. Statuetta di buono stile in pietra turchina rappresen- 
■^ute il dio Nefertum con la consueta acconciatura sul capo. 

^^"fca in piedi eopra un leone accovacciato. 

7. Altra simile mancante dell' acconciatiu'a del capo. 

8. Figuretta muliebre di piccole proporzioni accovacciata 
innanzi ad un vaao in forma di dolio. È forse una fìguretta 
votiva. 

Rozza statuetta funei'aria di epoca tarda con la iscrizione 
©guente : 



'0 devota verso Osiride ed Hapi 



figlia di. . 



- 204 - 

10. Piccola statuetta di Anubi ìd piedi. 

11. Statuetta di cinocefalo seduto con le mani sulle ginoc- 
chia ma tutte ravvolte nel paoneggiameoto. 

Sulla tavola sono collocati i segiieoti piccoli amuleti : 

Il dio Sfili che solleva con le braccia il disco solare, l'occhio 
simbolico d' Osiride { Ut'a), n. 4 scarabei, figuretta della dea Neit, 
figuretta di Horus, il vasetto del cuore (ab), testa coperta da 
calantìca con lai'ga collana. 

Nello stesso repiano si conserva una collana di piccoli amu- 
leti raccomandati ad un filo, cioè: 

Un piccolo gruppo à' Iside, Neftì, Neil', n, 4 uia od occhi 
simbolici, D. 6 Bes, n. 11 scarabei, n. 4 figurette della dea Sexet. 
un cinocefalo. Io uno degli scarabei è incisa la figura stessa 
dello scarabeo con il disco solare. In due altri scarabei vi è in- 
ciso il nome del dio n ^ 



; Amun-rU, in un'altro il nome del 



dio ^2 



IV Repiano. 
1-9. Statuette funerarie: n. 1 di un Psamtik, n. 3, 5, 9 di 
Ba-en-xoisu; inoltre una tìguretta di una rana ed una di un 
leone accovacciato. (Epoca tarda). 

Sulla tavola sono collocati i seguenti piccoli oggetti: 
Un sigillo, due piccoli amuleti, uno in forma di angolo retto, 
r altro di rettangolo con piccoli forellini, una figuretta di Anubi, 
una della dea Sexet, due occhi simbolici {lU'a), e la colonnina 
t uet', simbolo del rinascimento. 



Armadio n. 10. 

I Kepi ano. 
1. Metà superiore di una statuetta funeraria in terra cotta 
dipìnta con collana. 



à 



— »» - 

2. Metà inferiore di altra ilaitiietta fìmenria in terra cotta 
dipinta. Appartenne ad nn sacerdote della classe dei così detti 

3. Piccola statuetta fonerarìa in terra cotta gialla con la 
s^^oente iscrizione in nero: 

y-<? ^^^^^ ] =!:ì ^ ® ] ^-^ 

il defunto sacerdote di Ammone T'efixOftsu giusfi/icaio. 

4. Statuetta funeraria in terra cotta gialla di dinionsionì 
leggieri con iscrizione svanita. 

5. Piccola statuetta fimeraria del medesimo personaggio: 

^^ []C=S^ ® l.r^^ 

il defunto sacerdote di Ammone T'etixomii nitistificafo, 

6. Bozza statuetta funeraria in terra cotta dipinta gialla o 
fossa con pettorale. 

II Bepiano. 

1. Piccola e rozza statuetta funeraria in torra cotta dipinlu 
^^ ^poca tarda. 

2. Parte superiore di statuetta funeraria in tnrra (!olLu 
^^Pmta di un Sotem. 

3. Statuetta funeraria dipinta in vordr con tonta dipinta 
^^Ssa, e capelli neri e con 1* i.scriziono : 

il defunto N'ìh AhiI 

4. Gruppetto in terni vaAUi dipinta d) nponi (indu iiippi» 
^^xitante il dio Horm ignudo cho Muiwxhi i» nulilMi-»- I miImIi» 
^^ro. 

5. Piccola statuetta fun^iniria in M»mi ndhi dlpln'»» ImmIiUmi 
*^^1 nome del defant/; uhu Mmari{/ono 'In- I "»f"' 

' ••« 



6. Statuetta funeraria dì terra cotta dipinta con pettorale,, 
ed iscrizione: 



La defunta signora di casa Neferl-Neit giustifìeata, 
7. Parte Buperìore di statuetta simile a quella del n. 2. 



I 



III Repiano. 

1. Piccola statuetta funeraria dipinta. 

2. Statuetta funeraria dipinta alquanto più grande e 
torale ed iscrizione : 



1 pet- 



1 



Il defunto Ap-mate» . ..s(?J giustificato. 

3. Statuetta funeraria in terra cotta con iscrizione svanita. 

4. Statuetta funeraria in pasta smaltata di colore verdastro 
alta ra. 0.25. Ha la consueta fonna di mummia con la calan- 
tica sul capo e lungo riccio che le scende snlla spalla destra, 
segno distintivo dei principi reali e dei grandi sacerdoti. Porta 
inoltre un pettorale con finto ornato di pietre disposte a tre or- 
dini dipinte in nero a contorno. Ha le braccia, dipinte pure nello 
stesso modo, incrociate innanzi al petto e stringe la zappa, 
avendo pendente dalle spalle il consueto sacco per il frumento. 
Nella parte anteriore della statuetta vi è una breve iscrizione 
verticale, con i segni da destra a sinistra, cbe dice: 

Polì sf f'k 1? 

Sia iiluminato il defunto sacerdote Solerti figlio 7-eale 



^kf®^ 



à 



- 207 - 

Intorno àUft figura giianu quattro linee orizzontali disposte 
pure da destra a sinistra, nelle quali si contiene il testo del 
capitolo VI del Libro dei morti nel modo sedente: 

Dice egli: geni benefici se siete giudicati abili 



l\^ i-e K^ Pk 1? 

di concedere ... al defunto sacerdote Sotem figlio reale 



Choemuas giustificato di fare i lavori tutti da farsi nella 




1 H^ Wi^m 

iivina regione inferiore, (allora) io esisto io ho l'itso della parola 

T 

^lic divina regione inferiore. 

La statuetta appartenne dunque alla tomba del principe 
^^^6 Chaemuas figlio del Faraone Ramasse II della XIX di- 
'^^rtia e della regina Asit-nefert, 

Questo personaggio ha una qualche importanza nella storia 
^^Ritìana; perchè fu insignito del supremo sacerdozio del dio PtaV 
* ridestò il culto del bue Api nel celebre serapeo di MemR 
"^▼6 fa sepolto. Il ricordo della scienza sacra e della magìa cui 
^ ora dedicato fece sì che egli divenisse \ eroe di aloime leggende 
Popolari rappresentate dal racconto detto di Sedia. Monumento 
^^ Stoiche importanza {}). 



P) Per una maggiore illnstriwiono di k\\\Mk\ «r^'ouu'uti» v. t>. Mn- 
"**chi, Una statuetta reale del museo eijisio rotiettno, [HuHett aivh^oL 
^^^^^ di Roma, fase. 8-4, 189:J). 



5. Altra statuetta del medesimo personaggio ma in alai 
atro e contenente una più breve iscrizione che dice 

Il nobile capo figlio reale sacerdote di Piali- Chaemuas. 

6. StatuettEi funeraria in terra cotta con sporgenza nella 
parte anteriore imitante lo skenli e con iscrizione svanita. 

7. Statuetta fonei-aria in terra cotta dipinta. Su fondo giallo 
in caratteri neri è scritto il medesimo capitolo VI del Libro 
dei moni. Il nome del defunto è : 



1 



Aai 
8. Piccola e rozza statuetta faneraria dipinta in giallo e 
rosso con iscrizione dipinta in nero. Il nome del defunto è; 



Ilo e ' 

I 



Lo scriba un-nefer. 
IV Repiano. 
I numeri 1, 3, 7 e 9 sono statuette funerarie appartenenti 
al già ricordato sacerdote di Àmmone: 

come quelle dei n. 3 e 5 del I repiano. 

I numeri 4 e 6 sono statuette funerarie col nome della 
defunta : 

Nes-AsiL 

2. Statuetta in legno piccola e rozza senza iscrizioni. 

5. Statuetta funeraria di terra cotta dipinta. Dall' iscrizione 
in gran parte svanita sembra ricavarsi che abbia appartenuto 
ad un' ufficiale di cavalleria, 

8. Rozza statuetta in ten-a cotta di epoca tarda. 



i 



— 2011 _ 

.Amadio n. 11. 

I Sepiano. 

1. Statuetta fimerarìa in legno assai corrosa. 

2. Altra simile con pochi segni gert^lifici ìd nero illeg- 
g-ibìli. 

3. Altra simile di propoiiioni maggiori. La vernice su cui 
era l' iscrizione è quasi del tutto caduta. 

4. Altra simile più piccola con pochi avanzi di segni ge- 
roglitìci. 

5. Parte snperiore di altra statuetta fooeraria in legno con 
iacriìiione corrosa. 

II Repiano. 

1. Statuetta funeraria in legno (del gruppo di Seti I). 

2. Parte superiore dello scettro uas in legno. 

3. Testa muliebre in legno con calantìca le cui bende si 
ripiegano innanzi a guisa di ricci. Sembra che fosse la impu- 
gJiatiura di im sistro ovvero di uno specchio. 

4. Sparviero di legno in riposo dipinto di rosso e di 
gia-llo. 

5. Statuetta funeraria in legno simile a quella del u. 1. 
Ili Repiano. 

1. Statuetta funeraria in legno simile ai n. 1 e 5 del re- 
placo superiore. 

2. Sparviero dipinto in rosso e giallo come il n. 4 del re- 
piano superiore. 

8. Statuetta funera,ria di legno con occhi dipinti in nero ed 
'Strumenti agricoli dipinti egualmente. In nero è pure la iscri- 
^louo che vi si legge disposta verticalmente. 




La defunta signora di casa Àui giustificata. 
4. Altro sparviero in l^no dipinto come quello del n. 2. 
li. Altra statuetta funeraria come il n. 1. 



— aio — 
IV Repiano. 

1- Piccolo cinocefalo di legno seduto con disco solai-e sul capo. 
2. Piede sinistro di statuetta in legno. 
a. Pìccola statuetta funeraria in legno con tracce di color 
nero ed iscrizione in nero nella parte anteriore che contiene i 
segni: 



Che sia illuminato (il defunto) 



I 



4. Piccolo cinocefalo di legno diritto in piedi. 
6. Statuetta funeraria di legno come il n. 3. Vi rimangono 
soltanto ì primi segni della iscrizione dipinta in nero. 

6. Piede sinistro di una statuetta in legno. 

7. Piccola statuetta in legno di Iside che allatta Horus ed 
ha le coi'na ed il disco lunare sul capo con tracce di doratora. 



e di doratore^ 



Armadio n. 12, 

I Repìano. 
[Legno]. 1. Iside con Borus sulle ginocchia. 

2. Statuetta funeraria con iscrizione coiTosa. 

3. Id. più grande con iscrizione e. a. (del gruppo di Seti I). 

4. Edicoletta in arenaria con entro figura muliebre ignuda. 
Innanzi due divinità dipinte a contorno nero. In alto il disco 
solare alato con gli urei. 

5. Statuetta come quella del n. 3 (del gruppo di Seti I). 

6. Statuetta funeraria in legno di rozzo lavoro con pochi 
segni dipinti, simile al n. 2. 

7. Statuetta in legno del dio Ra accovacciato sul fiore dì 
loto con disco solare sul capo. È volto dì prolilo a sinistra ed 
impugna poggiandolo sulle ginocchia il simbolo della vita {anx). 

II Repiano. 

1. Due corna in legno che fecero parte probabilmente 
un' acconciatura divina o di Osiride o di Iside. 



- 211 - 

2. Piccolo coperchio di una custodia di usebti con suo ma- 
nieo. È dipinto con strie rozze su fondo giallo. 

3. Statuetta ftineraria in legno di rozzo lavoro e dipinta in 
nero, come i n. 2 e 6 del repiano superiore. 

4. Statuetta in legno dorato della dea Iside che allatta Iloncs. 

5. Statuetta in legno del dio Bes con testa mostruosa e 
eorpo panciuto e le braccia poggiate ai fianchi. 

6. Altra statuetta in legno dorato di Iside che allatta Horus, 
La dea ha sul capo il disco lunare e le corna. 

7. Altra statuetta funeraria, come il n. 8. 

8. Frammento di legno dipinto. Dagli avanzi che rimangono 
della gamba di una fiigura apparisce che vi era rappresentato un 
sacerdote Sotem rivestito della pelle di pantera. 

Ili B epiano. 

1. Sottile lamina di alabastro con figura grafiita di un per- 
sonaggio vestito di shenti ritto in piedi con istnimento a guisa 
di pala nella mano destra. 

Innanzi alla figura vi è una linea verticale di segni gero- 
glifici, i quali poi finiscono orizzontalmente sotto la figura me- 
desima: 



j /WWSA ^ ^ Vi 

^ ^egio intendente nato {dalla donna) A tu. 

2. Statuetta in legno dì cinocefalo seduto. 

3. Idem di un Bes accovacciato. 

4. Idem di Iside con corna e disco solare, la quale allatta 
2 dio Eorus. 

6. Piccolo frammento di legno su cui è graffita la figura 
^^ Dea Sexet in piedi con lo scettro ed il simbolo dell' ^«x 
Ha sul capo il disco solare adorno dell' urèo. 

6. Statuetta funeraria in legno senza iscrizioni. Ha lunga 
^Figliatura e nella parte anteriore la consueta appendice in forma 
^ trapezio. Sembra dell' antico impero. 




IV Kepiauo. 

N. 2 aitule di fonila oblunga e di piccole proporzioni senza 
manico; due statuette di Osiride, due fi^urette di Iside che 
allatta Horus, ma di digerenti dimensioni; statuetta sedente di 
Imkolep Q w\ g , il dio della medicina, rappresentato con 
un volume svolto sulle ginocobia ; uno sparviero, animale sacro 
al dio Horus e simbolo di questa dirinità rappresentato con la 
corona dell' alto e del basso Egitto sul capo posto sopra un basa- 
mento sepolcrale. Una elegante liguretta di gatto seduto, sacro 
alla dea SexeL Vi è inoltre un piccolo involto di tela. 

In questo ultimo armadio della stanza sono poi conservati 
i seguenti amuleti: 

N. 5 àò, wi' uat colonnina, tre Tal, quìndici scarabei, 
uno sparviero del dìo Horus, un bue Api, un'urèo, un coccodrillo 
sacro al dio Sebek, tre Bes, un cinocefalo, un' Iside con il trono 
suo sìmbolo sopra il capo, an'Jlorus, otto gatti, un'Iside allat- 
tante Horus, un piccolo incensiere, una Sexet, -an'Salhor, un 
piccolo gmppo di Osiride Iside e Nefii. 

Sopra gli armadi di questa sala sono collocati quattro vasi 
cauopici in alabastro con le consuete teste degli animali sac^^^ 
geni funebri e le seguenti iscrizioni : ^^| 

14. Testa dì cinocefalo. ^^ 

Dice Nefii : nascondo i segreti faccio proiezione (con) Bapi 



che è ivij proteggo il defunto Int-f-iftul giustificato figlio 

di Aneferiiiu giustificato. Il defunto anx-f-tnui giustificato 
egli è llapi. 



à 



- 215 — 

15. Testa di sciacallo. 

JHee Neil mattino e sera nel fare a te 



/VN/WNA 



Tuaumulef che è ivi protezione al defunto ani-f-mut giusti ficato 

p \x^\^\^\~^~^ 

^glio di Aneferuiu; egli è Tuaumulef. 
16. Testa di sparviero. 

Dice Serket : alla tua persona fa protezione ogni giorno 



/www 





«w te xebsenuf che è ivi protegge il defunto e. s. egli è xebsenuf. 
17. Testa umana. 

Dice Iside: distruggo il male, proteggo per 



•^^sta che è ivi, proteggo il defunto nnx'f-mut giustificato 
figlio di Aneferuiu giustificata. Il defunto ant-f-mut 



Qiustieaio egli è Mesta. 



— 216 - 
Sopra gli stessi armadi sono collocate iooltre alcune sta- 
tuette di legno. Alte in media m. 0,40. 

18. Statuetta in forma di mummia con le penne di Aramone 
e dÌ9C0 solare sul capo. 

19. Statuetta funeraria ìn legno dipinto. Nella parte ante- 
riore vi sono tracce di una iscrizione verticale, in gran parte 



mancante. Nella parte posteriore 
aposta pure verticalmente: 



i la seguente iscrizione di- 



t^ 



■Jl- 



Omaggio a te o defunto ^^J 

20. Statuetta funeraria dipinta. Nella parte anteriore hawì 
r iscrizione seguente disposta verticalmente : 

ìli -J1 S ^H>S^r>l^ 

Dice la defunta signora di casa Neil àkert giustificala. 
Nella parte posteriore è ripetuta nello stesso modo la me- 
Bima iscrizione. 

21. Statuetta funeraria di una donna in stile arcaico ìn atto 
dì camminare, ma assai guasta e corrosa. Conserva alcune tracce 
di colore. 

22. Statuetta del dio Osiride con 1' acconciatura detta atew 
sul capo, mancante delle penne laterali. È di stile assai aatioo 
ed era rivestita di bitume. 



■RIHP 



VI. SALA 

GABINETTO 2» DELLK VKTUINK 




Annadio n. L [A destra entrando]: 
I Bepiano. 
[Bronzr]. Una piccola Sigaretta di $^att/> ^MnXjf. altra ^uuì^h 
ti uiu puten eoD una zampa sollevata, u/ja t^itU di O^iridji; 
^ sìstcD con impugnatura in fon/ja di r/ja;y:;j^/a fi^;» ;i^«r//» 
fe'ttm di saeerdote. maitre pi^y^/jo jratt^/ u?j j;;^//>/ J^y^*: vi 
i*««olo Osiride 

n Bepiasc*. 

ami TU ?iii'j?>*rft-.'. fct'/.'»fef^;:tv, vii v?r<u <.» j* c** 

in Hij'ihii. 

un: At t^rniOieint^ jt umtuuii e «^u-c^. ì;m«j<ì '^w^/*' 
ifli dì Baiane. 
4^ làut nimiiiiii^ ti y^^^ ^,,. ^;:;-:>.! .. >»: *«'" 

S «Ml ULi tHfU uuili ;u;ìì - .-.r^,^ ^ - '^•.''/ ';.;^'i'.-' 

te: 







r-:a;. 



a^^ 



- 318 - 

Armadio n. 2. 

I Repiano. 

1-5. Cinque situle con le loro aase e con figure di divinità 
in rilievo sulla superficie esteroa. 

6-9. Quattro tìgurette di gatti seduti. 

10-11. Due urèi che formano paite di un'acconeiatura 
statua divina o reale. 

II Repiano. 

1. Una testa di gatto. 

2. Statuetta di Osiride ritta in piedi con i flagelli e Vaieic 
sul capo. 

3. Statuetta della dea Sechel leontocefala ritta in piedi e 
con il disco solare sul capo. 

4. Figuretta di ibis, animale saero al dio Tot. 

5. Statuetta di Iside aedento ohe allatta Horus. Ha sul capo 
il disco solare tra i due crescenti. 

6. Piguretta di un gatto seduto, 

7. Figuretta di Osiride di dimensioni minori della già de- 
scritta. 

8. Piguretta di ibis e. s. 

9. Pigm'etta di Osiride di maggiori dimensioni ma acefala. 

10. Piccola pigna. 

11. Piccola statuetta di Venere acefala, di arte greco-romaua. 
IH Repiano. 

1. Quattro figurette di gatti seduti dì diverse dimensioni. 

2. Due grandi penne con corna d' ariete che fecero parte di 
un' atew o acconciatura sacra del dio Osiride. 

3. Statuetta di Horus fanciullo {Har-pa-xrat) con la corona 
dell'alto e basso Egitto {Pscheiil) ed il riccio distintivo della 
giovinezza pendente sulla spalla destra. Ha ii braccio sinistro 
abbassato lungo il fianco ed il destro avvicinato alla bocca man- 
cante però della mano. Manca pure la pai-te inferiore delle gambe. 

4. Statuetta sedente della dea Sexel leontocefala. 



sntocefala. .^^H 



- 219 - 

5. Statuetta di una Venere d*arte greco-romana manoauto 
delle braccia con corona sul capo e ricco monile al collo. 

Axmadio n. 3. 

I Repiano. 

1. Molle di bronzo con anello per appenderlo. 

2. Specchio di bronzo di forma rotonda. 

3. Ansa di vaso di bronzo ornato di foglie e di una tigii- 
]"etta di sacerdote isiaco con cista mistica. 

4. Grande specchio metallico in forma rotonda con impugna- 
tura ornata di una testa di tipo etiopico che è sormontata da duo 
foglie di loto ripiegate. 

II Repiano, 
f Bronzi]. 1. Due piccoli stili. 

2. Una piccola molla. 

3. Un piccolo cucchiajo. 

4. Parte superiore di unalew o acconciatiini divina di 
Osiride. 

5. Due scarabei. 

6. Incensiere di bronzo con la impugnatura h t<;f<ta tU ^par 
e terminato in una mano aperta che Ahru^y^t'. un SH.mAUt 

co per contenere il fuoco. Nel mc'zzo d«;ll'aMÌa iU',\\ UUuìumS^ì 
^^"M la piccola custodia per l' incen/i'; in forma di tM,A'**M\i\u\ì 



L' ineensiere d^tVi d^g-i ^izia/ii - \ '^^ i j 'M '' * ^^''^'V'^* 



**i^i^lare, e presso di questa h f/AW/dUt una fij/Mn'ttw di m 
^^^^ote geoufleàso. 

I ' B 

^^\% p^ifisiaUjrio. x-it^ h'AwAtì'Atui'AM ì\hì'.aS!^ tofftì^ *U Ulti* fio 
^^fceBO, eome si T*4e ié.> pMurt", n<?Hi; ìtéMiUna a mii |/ii|/i/i 'l'/v*. 

^^ ■©■o «auTi-tiL :j-,.,>, ,^.f/utui po/lf^ ìiiihii^imn il fi Ih* , ♦• 



L' utensile stesso dell' incensiere è però rarissimo nelle col- 
lezioni di antichità egiziane; onde questo piccolo monumento del 
nostro museo deve riguardarsi come im' oggetto di grande im- 
portanza ed è pregevolissimo per la sua conservazione. J^^H 

Vi sono inoltre i seguenti amuleti: ^^H 

Cinque Tat. quattro ut'a, un ab, due frammenti incertC^^B 
III Eepiano. 

Due sottili striscie di legno dorato con forellini alle due 
estremità i quali mostrano che esse doveano essere cucite sopra 
le fasce di una mummia. 

Ognuna di esse è fornita di una iscrizione geroglifica fi^^a 
ticale ^^H 

i M^ -B * 

Un'offerta per ■parte del re è fatta ad Osiride che risiede 



ì: 



>Q:Ì1 e 



nell'Amenti, dio grande, signore di Abido (perchè) 

dia egli sepoltura buona nel divino sotterraneo 

nella porta del passaggio occidentale di Tebe alla persona 
del defunto addetto al culto di Ammone Tetmentmflinx 



giustificalo . 

1-6. Sei scai'abei dì differenti dimensioni, 

7-10. Quattro sottili tìgurette di proMo in legno dorato rap- 
presentanti i quattro geni funerari compagni di Osiride, Amset, 



Taanmmlef. t^itéUtf ed Uafti. Ejse eniBO cucite sull" involu- 
cro esterno di uoa mummia. 

11. Pìccolo bracciale metallico. 

12. Piccola collana formata di globetti metallici e di coralli. 

13. Scarabeo alato con discj) solare fra le zampe posteriori 
ÌQ legno dorato ed appartenente forse alla mummia medesima 
cui appartennero le quattro fìgurette dei geni funebri. 

Ti sono appese due sottili laminette metalliche, in una dell» 
*l<iati sono rappresentate quattro diviaità distinte dai loro con- 
sueti attributi, cioè Iside, Nefti ed tlathor. 

Al medesimo sostegno sono pure appesi i seguenti oggetti : 

Piccolo avvoltoio ad ali spiegate formato di sottili lamine 
'^'etalliche e di piccoli pezzi di pietre turchine e di smalti colo- 
^^■ti- Oggetto assai notevole. 

Due sottili lamine metalliche, una in forma di volatile ed 
^^J* 'altra con la rappresentanza di un piccolo pettorale. 

Vi sono inoltre i seguenti amuleti : 

Sei penne di Àmmone, tre ab, un disco solare, due u(a, 
^^tte scarabei, otto Tal. cinque ua(. ed un altro di incerto 
^igoificatfl. 

IV Repiano. 

1. Manico di specchio in legno con la seguente iscrizione: 

-•Da questa sembra ricavarsi che l' oggetto avesse appartenuto ad 
Xu custode del tempio di Ammone. (XVIII o XIX dinastia). 
Cimelio di qualche importanza. 

2. Vasetto ansato in pietra nera venata. 

3. Coppa di bigio contenente delle vaghe di grano cioè le 
Sacre offerte che suolerano collocarsi dentro i sepolcri onde le 
anime dei defunti si nutrissero nella visita da loro fatta alla 

4. Va^o di alabastro con suo coperchio in forma rotonda. ] 



Sol coperchio sono collocati alcuni piccoli amTileti io brd 
cioè: 

Un' HoriLS fanciullo, una colonnina uat' in alabastro, un' ut'a 
od occhio simbolico, un cinocefalo, una molletta ed un pic- 
colo vaso. 

5. Su peduccio di legno è collocato nn piccolo cncchiajo 
per incenso in legno dipinto a triangoletti gialli e neri termi- 
nante in testa di rolatilc. 

6. Altro Fasetto contenente de! grano posto come sacra of- 
ferta nel sepolcro. 

7. Altro vasetto dì terra cotta a due anse in forma di anfora. 

8. Un balsamario di vetro con collo lungo o stretto. 

Armadio n. i. 

I Repiano. 

[Bronzi]: 1. Figuretta in bronzo del dio Khem itifallìco. 

Questa divinità simbole^ia la forza generatrice e la ve- 
getazione. Essa rappresenta la divinità come padre e come figlio. 
Come padre è chiamato il marito di sua madre ; come figlio è 
aBsimilato ad Horus. 

2. Pìccola statuetta di un Bes con la consueta copertura 
del capo adorna di penne. 

3. Statuetta di Horus fanciullo nel consueto atteggiamento 
col rìccio pendente sulla spalla destra. 

4. Frammento di serratui-a. 

5. Statuetta muliebre con le braccia distese lungo ì fianchi. 
che sembra di arte fenìcia. 

6. Piccolo busto d' laide col disco solare ed il crescente lu- 
nare dì stile greco-romano. 

II Kepi ano. 

1. Figuretta di Osiride 

2. Penna di un sacro volatile. 

3. Frammento di un'alti"a figuretta d' Osiride. ■ 




f 



— 223 — 

4. Fibula lavorata a giorno che ha nel mezzo una fìgura 
nell'atto di tirare Varco. 

5. Figuretta di un genietto alato. 
Ili Repiano. 

1. Un piccolo campanello. 
2-8. Due gruppi di sacri urei. 

4. Una fìguretta di Anubi. 

5. Una fìguretta di animale fantastico. 
IV Bepiano. 

1. Sistro con impugnatura ornata di foglie. Una piccola pan- 
tera sta seduta nella parte superiore dell' istrumento. Sembra 
di arte romana ed appartenente al culto isiaco. 

2. Figuretta del dio Ptah tutto ravvolto nel suo panneggia- 
ixiento che con ambe le mani si appoggia allo scettro nel modo 
consueto. 

3. Statuetta di Horus fanciullo con il riccio simbolico ca- 
dente sulla spalla destra. 

4. Situla metallica di forma ellissoidica con suo manico. Vi 
ò gTa£Bta una scena di sagrifizio fatta ad Osiride ed Iside. 

Un personaggio sta in atto di adorazione presso una tavola 
^i sacre offerte, la quale è collocata innanzi ad Osiride ritto 
^ piedi con scettro e flagello. Dietro ad Osiride è efBgiata la 
«Ba Iside pure in piedi con lungo bastone terminato in fiore 
^ loto. 

Sopra l'altare delle offerte 



• ^1 



A/WVNA 



Adorazione ad 



Sopra la fìgura di Osiride: 

Osiride che risiede nelVAmentij dio grande. 



— 224 - 

Sopra la figura d' Iside : 

Iside la grande divina madre. 
Dietro la figura di Iside: 

Iside grande divina madre sovrana dell'alto e basso Egitto 

datrice di vita. 

Sopra la figura orante: 

J1 Sflì^ki' s -^ \\^ 



A/>/\t>f^ 




Il defunto Kiroiaf?) giustificalo figlio di Kinenkes 



nato dalla signora di casa Asukra giustificata. 

(Sembra di epoca non molto antica). 

5. Statuetta muliebre con la corona del basso e dell'alto 
Egitto e con Turéo sul capo coperto dalla calantica. 

6-7. Due statuette di Osiride nel consueto atteggiamento, 
una delle quali di grandi dimensioni e T altra piccolissima. 

Annadio n. 5. 

I Bepiano. 
[Bronzi]. 1. Figuretta di Horus fanciullo con il riccio pen- 
dente sulla spalla. 

2. Statuetta del dio Nefertum come le altre già descritte. 

3. Piccolo amuleto in forma di stela con foro nella parte 
superiore. 

4. 6 e 7. Tre frammenti di piccole statuette, consistenti in 
due braccia e due gambe. 



— 225 ~ 

5 e 9. Due statuette di Osiride. 

10. Una ibis, sacra al dio Tot, in atto di camminare e man- 
caiii;6 di una zampa. 
II Bepiano. 

1-2. Due amuleti in forma di gatto accovacciato con ap- 
piccinolo nella parte posteriore. 

3. Figuretta di Horm mancante di una parte delle gambe. 

4. Statuetta del Dio Nefertum con la consueta acconciatura 
simbolica sul capo. 

5-8. Quattro statuette di Osiride. 

9. Figuretta di un' icneumone. 

10. Altra figuretta del bue Api. 

11. Penna di Ammone con gli avanzi del sacro urèo. 

12. Figuretta di un gatto seduto. 
Ili Bepiano. 

1. Frammento di una statuetta di Ilorus fanciullo. 

2. Statuetta della dea Iside che allatta Horus. 

3. Parte superiore di una figuretta di Osiride. 

4. Piccolo amuleto in forma di sparviero sacro. 
ò. Altra statuetta d' Iside allattante Horus. 

6. Altro sparviero di Horus coronato dallo Pscheat. 

7. Statuetta di Osiride con V atew sai capo, con lo scettro ed 
^ flagello. 

8. Urèo sacro con il disco solare. 

9. Gruppo d' Iside con Horus fanciullo di maggiori dimen- 
^^m di tutti gli altri esistenti in questo armadio. Manca la parte 
^f'Briore delle gambe ad ambedue le divinità. Gli occhi sono ripor- 
*^ti di smalto. 

10. Piccolo campanello con suo appiccagnolo. 

11. Altra statuetta di Osiride e. s. 

12. Piccolo cinocefalo seduto. 

13. Altro gruppo della dea Iside che allatta Horus. 

14. Piccolo amuleto di un gatto seduto con suo appiccagnolo. 

15 



1$. Altra statuetta di Osiricle con l' atew sul capo, 
scettro ed il fiagello. 

Itì. Altro piccolo gruppo d' Iside con fJorus. 

17. Piccolo sparviero del dio Iforas con avanzo di corona 
Bulla testa. 

IT Repiano. 

1. Amuleto in forma di piccolo siatro che ha per impugna- 
tura la colonnina chiamata ?iet'. 

2. Statuetta di Osiride. 

3. Altra di Iside che allatta Eorus ed ha il disco 9ul capo 
con le due corna. 

4. Un piccolo stilo. 

5. Il dio JJorux sotto forma di sparviero con lo Pscheni o 
corona dell'alto e basso Egitto. 

6. Amuleto in forma di piccola cassettina su cui è rappre- 
sentato in rilievo un coccodrillo. 

7. Ansa di un vaso formata da due teste di anitra sormon- 
tate dalla figura di un pìccolo volatile. 

8. Sistro mancante delle corde metalliche e con la impu- 
gnatura in forma di testa ornata di calantica e con pettorale. 

9 (Sotto il sistro). Piccolo gruppetto delle tre divinità Osi- 
ride, Iside ed Eathor unite insieme e contrasegnate dai loro di- 
Btintivi sul capo. 

10. Testa di cicogna con parte del collo. 

11. Parte superiore di una figuretta di Osiride. 

12. Figura di cicogna di minori dimensioni. 

13. Altro stilo. 

14. Piccola situla mancante del suo manico. 

15. Statuetta di Osiride 

16. Statuetta di Nefertum col fiore di loto sul capo. 
NB. Gli oggetti di questo repiano (come indica una scheda 

manoscritta conservata nell' armadio stesso) provengono da alcuna 
escavazionì eseguite presso le piramidi di Saccara, 



' ^^^1 



- 227 - 

Annadio n. 6. 

I Bepiano. 
{^Bronzi ed altre materie]]. 1. Parte superiore di una statuetta 
del dio N$fertum in pasta. 

2-4. Tre dischi di pietra arenaria smaltata e lavorata a rose. 

5. Statuetta funeraria smaltata con iscrizione contenente il 

nome di un | [ì ^v ^~^ Psamtik che appartiene all' epoca 
saitìca. 

6. Altra simile pure smaltata con iscrizione contenente il 

nome di unYoO Uah-àb-ra dell'epoca stessa. 

7. Amuleto in forma di piccolo canopo. Vi è grafBta sopra 
la rappresentanza del sepolcro con i due sacri sparvieri di Horu$ 
I lotto il disco solare alato. 

8. Un piccolo gatto seduto in bronzo. 

9. Statuetta di Osiride in piedi. Dietro vi sono alcune linee 
gvoglifiche mancanti e corrose. 

10. Altra statuetta di Osiride seduta. Nella parte posteriore 
Ti è la seguente iscrizione : 






1 ! 



/VAA/WV 
/WVVNA 




dice Osiride dio grande signore del cielo esiste egli in 



B 



Avaris, 

11. Statuetta seduta di Horus fanciullo con il distintivo del 
riccio e nel consueto atteggiamento della mano alla bocca. 
Dietro la figura vi è la iscrizione: 







/www ^\ ^a>- /Q 



Hot T'a-Ta di Tanis del nord. 

II Bepiano. 
1. Piguretta di un' icneumone. 



2. Disco con lo sparrìero di Oro grafSto fra molte j 
fiori di loto. 

3. Dn"uréo. 

4. Una ftguretta del bue Api. di perfetta conservazione. 

5. Figuretta votiva muliebre genuflessa. 

6. Frammento di un dieco con urèi, e testa muliebre ornata 
di calantica. 

7. Piccolo prìama con figura di coccodrillo. 
Ili Repiano. 

1. Statuetta della dea Sechet leontocefala. 

2. Altra statuetta dì figura muliebre, con urèo sul capo. 

3. Frammenti di fibula con figorette di animali lavorati a 
rilievo. 

4. Statuetta di fforus fanciullo. 

5. Statuetta del dio Neferlum. 

6. Statuetta seduta del dio Imhotep assimilato ad Escnlapio, 
) ginocchia ove e scritto il aui 



apo! ] 
rati a 



Sk^ 



■"^>-5k^Af (■'" 



con papiro t 

Sulla piccola base innanzi &. loggo . y ^a _, i 

Jjotep tu ftnx). Imhotep datore di vita. 

7. Statuetta del dio Nefertum. ^^H 

8. Statuetta seduta di Horm fanciullo. ^^ 

9. Fibula rettangolare ornata nei quattro angoli da due 
sparvieri e due urèi. 

10. Statuetta di Osiride. 

11. Statuetta della dea Nut che con ambe le mani si ripiega 
sul dinnanzi le ali. 

IV Eepiano. 
1. Recipiente in forma cilindrica con gli orli ripiegati. 

2 e G. Due statuette di Osiride nel consueto 
mento. 

3 e 5. Due sparvieri di Horus con lo Pschent « 
mento anfico pure di bronzo. 




4. Statarti» dal dio Ptak eon il bastone e Yànj e con gli 
ocelli riportatì di smalto. 

7. Lnoonia di foima rotonda a due becchi. 

Amadio b. 7. 

I Repiano. 
[Bionii ed altre materie]. 1. Frammento della parte supe- 
riore di una statuetta muliebre in pietra di color verdastro. Dietro 
ri rimane una iscrizione in cui è ricordato il nome della divinità : 

■f^ Ptah-Sokari. 
L'iscrizione dice: 

Ilio-- -- T = \^ 

ftak AnbreBef signore di dax'taui, di devozione, 

(quartiere di Memfi) 



ì ■ ì-f>=>s ^- 1! 

^lendido sovrano buono . . . Sokari Osiride dio grande 





2. Statuetta funeraria ricoperta di smalto verde con iscrizione 
Soioglifica contenente il testo del capit. VI del Libro dei morti. 

3 e 5. Due dischi lavorati a rose come quelli descritti nel- 
l* armadio antecedente n. 6 ma di maggiore dimensione. 

4. Statuetta in granito verde di sacerdote naoforo acefalo 
genuflesso che sorregge innanzi a sé una edicola posta sopra testa 
Muliebre con ricca capigliatura. Nella parte posteriore della figura 
^i legge la seguente iscrizione: 



Un' offerta per parte del re è fatta a Ptah Sokari per il defunto 



Tnnmr '--' ^ X ' F' M r « ^i 



, j IP 

custode del tempio di Ptah 




t: sÈaluStta foneraria cou iBcrìzione asBai rozza e di diffìcile 
lettura. 

7. Doppio busto di figura muliebre in pietra arenaria di- 
pinta verde. Ha il pettorale, la calantìca ed un' acconciatura sul 
capo formata di urèi e di penne, in parte mancante. Vi si rico- 
nosce l'avanzo di una piccola sfinge accovacciata. 

Nel fianco del plinto si legge con segni retrc^radi il nome 
del defunto ed il suo ufiicio: 

n 18 



wd 



i^i 




Jl custode del tempio di Ptah lìrnhotep nato da 

II Repiano. 

1. Una piccola cicogna. 

2. Statuetta del dio Àmmone con le penne ed il disco solai 
sul capo ed il braccio destro proteso. 

3. Figuretta della dea Secket posta in mezzo alle due ali 
apoj^enti di un sacro volatile che le sta dietro. 

4 e 6. Lamine di smalto in forma di tempio adornate con 
figure di smalto intarsiato a colori. Vi è rappresentata la baroa 
sacra degli dei. Nella 1* vi è dietro l'amuleto laf e l'amuleto 
menat; nella 2^ vi è dietro un' orante innanzi ad Osiride con stela, 
su cui sono tracciati dei rozzi segni geroglifici. In ognuna di queste 
lamine è afQsso uno scarabeo a tutto rilievo. 

5. Statuetta sedente di Iside che allatta Horus. La dea ha 
sul capo la corona adoma del disco solare e dei sacri urèi ed 
ha gli occhi riportati di smalto. 

7. Statuetta del dio Etiem itifallico, mancante del braccio J 
destro e della parte superiore della acconciatura. 

8. Statuetta di Àmmone con la consueta acconciatura sul capo.l 

9. Figuretta del sacro bue Api in atto di camminare. 
Ili Repiano. 

1. Un grande sparviero sacro al dio Jforus- 

2 e 4. Due statuette sedenti di Iside che allatta Ilortà 




— 231 - 

k dea ]ia il eaiN) ricoperto di calantica con Y urèo e su questa 
il disco solare in mezzo alle due corna. Le due statuette siedono 
8B piccole cattedre moderne di legno. 

8. Statuetta di Osiride in piedi con i consueti attributi e di 
proponioni maggiori delle precedenti figure. 

5. Sparviero di proporzioni minori e con lo pschent ed urèo. 

6. Lastra di smalto in forma di tempietto sulla quale è graf- 
fiia ima figura in atto di fare oblazione ad Osiride. Nella parte 
poBterìore vi è la forma del sepolcro con lo sciacallo seduto con 
^.flagello e sotto il segno dell'amuleto menai. 

7. Piccola situla con la figura in rilievo di un personaggio 
wmte innanzi ad Àmmone^ Iside, Nefli ed altre divinità. 

8. Altra simile senza figure. 

9. Altra simile con figura orante innanzi alle divinità Khém, 
Itìde, Nefti e Horus. 

10. Altra simile più grande senza figure. 



imadio n. 8. 

I Bepiano. 

[Bronzi]. 1, 5 e 9. Due frammenti di zampa di volatile ed 
una simile nel mezzo più grande e meglio conservata che servi 
forse per sostegno di lucerna. 

2. Piccolo busto di Ammone con le corna ripiegate sul capo 
di rozzo lavoro e d'arte greco-romana. 

3. Una figuretta di arte fenicia. 
4 e 6. Due figurette di Osiride. 

.7 e. 8. Due frammenti di urei 

II Bepiano. 

1, 3 e 7. Tre figurette di Osiride di differenti dimensioni. 

2, 5 e 9. Tre statuette di Nefertum Qon il consueto orna- 
mento sul capo. 

4. 8 e 11. Tre figurette del dio Horus fanciullo. 



soltanto deU^^ 



6. Penna di Aminone con l'urèo 
due corna, 

lo. Figuretta di un sacerdote genuflesso ed orante. 

12. Piccolo genietto alato. 

13. Piccola tigiira di volatile, 
ni Repiaao. 

1. Piccolo frammento di bronzo. 

2. Figuretta di Iside con Horus. 

3. Figuretta di Osiride. 

4. Altra figuretta di laide che allatta Horus ma di mag- 
giori dimensioni della precedente. 

5. Horus fanciullo nel consueto atteggiamento della mano 
desti'a alla bocca e con il riccio pendente sulla spalla. Manca di 
una parte delle gambe. 

6. Figuretta del dio Anubi terminata in un serpente attsr- 
cigliato (arte romana). J 

7. Figuretta del sacro bue Api con il disco e 1' urèo. ^| 

8. Statuetta di Anubi armato di parazonio nella sinistniV 
con la mano destra sollevata. Ha sul capo una acconciatura di 
penne e di urèi (arte romana). 

9. Figuretta di un piccolo gatto seduto. 

10. Statuetta di Osiride. 

11. Piccola figuretta muliebre di arte fenicia. 

12. Statuetta della dea Seckel leontocefala sedente. 

13. Horus fanciullo nel consueto attegiamento. 
14 e 15. Due Erammenti di fìguiette di Osiride. 

IV Repiano. 

1. Le due corna di Ammone con gli urèi e gli altri 
simboli. 

2. Figuretta di Horua fanciullo con il riccio sulla spalla. 

3. Figuretta del bue Api con il disco solare e l' urèo. 

4. Figuretta del dio Neferlum col fior di loto sul capo e 
mancante di una parte delle gambe. 



ra di 

1 




II Kepiano. 

1. Piccola testa muliebre di arte greco-roiiiana con appicca- 
tolo sul capo. ^1 

2. Pìccola aquila ad ali spiegate. ^^ 

3. Mezza figuretta di rappresentanza incerta. 

4 e 7. Due figurette di Osiride una delle quali mancante 
della parte inferiore. 

5 e fi. Due figurette di Horus fanciullo nel consueto atteg- 
giamento. 

Ili Repiano. 
1,2, 3, 5, 7 e 9. Sei statuette di Oairide di differenti dimensi 
4 e 6. Due figurette del dio Nefertum. 
B. Figuretta funeraria di arte fenicia. 

IV Repiano. 

1. Piccolo volatile sopra una specie di lanterna. 

2. Piccola pigna. 

3. Bustino d' Iside di arte romana. 

4. Cinocefalo accovacciato. 

5. Piccolo tutolo con urèi. 

6. Figuretta di Horus fanciullo. 

7. Figuretta di Ammone di proporzioni anche minori. 



dimensioni. 

J 



Armadio n. 10. 

I Repiano. 

1. Horus fanciullo con lo pscke/it sul capo, 

2. Il dio Osiride. 

3. Il dio limholep seduto che tiene un papiro svolto suU'J 
ginocchia. 

4. Iside che allatta Horus. 

5. Statuetta funeraria. 

II Repiano. 

1. Una piccola acconciatura o galericolo. 

2. Pìccola testa di cinocefalo posta sopra ad una speciJ 
pettorale. 



- 235 - 

3. Piccolo scarabeo. 

4 e 6. Due statuette di Osiride, una di maggiori dimensioni 
dell' altra. 

5 e 7. Due altri minuti frammenti. 
Ili Bepiano. 

1,3, 5, 7 e 9. Cinque statuette di Osiride di diverse dimensioni. 
2. Figuretta funeraria. 

4. Piccolo campanello. 

6. Statuetta di arte greco-romana rappresentante una Venere 
^S^uda che stringe lo specchio con la mano destra e con la sini- 
stra si liscia le chiome. 

8. Figuretta frammentata del dio Ptah. 
lY Bepiano. 

1. Un piccolo amuleto uet' in forma di colonnina. 

2. 4 e 5. Tre statuette di Osiride di differenti dimensioni. 

3. Piccolo ateio o acconciatura sacra composta delle penne 
delle coma di ariete e degli m*éi. 

6. Un altro piccolo amuleto di incerta forma. 

In questa sala 2^ dopo V emiciclo, sopra gli armadi sono 

^'uati quattro vasi funerari di alabastro detti volgarmente vasi 

^anopici con i numeri 13, 14, 15, 16. — Questi quattro vasi 

^^no sormontati dalle consuete teste dei geni funerari custodi 

^^lle interiora e portano tutti una sola linea di iscrizione conte- 

^^te il nome del relativo genio e quello del defunto. 



_ n /WW/NA "=» • 




// nobile principe Kenp-Hor giustificato. 

V ordine di questi vasi è da destra a sinistra il seguente : 
^^0 (Amset)^ sparviero {Kebsenuf), cinocefalo {Eapi) e scia- 
filo {Tuaumutef). — (Collezione Lambruschini). 

N. B. I due quadri di papiri appesi alle pareti saranno indi- 
^^tì insieme agli altri raccolti nel gabinetto speciale dei papiri. 



k 



YII. SALA 

GABINETTO 3° DELLE VETRINE 



Armadio n. 1. 

I Repiano — [A destra entrando] ; 

1. [Bronzi]. Piccola situla con figure in rilievo di uu per- 
sonE^gio in atto di fare una sacra offerta presso un altare e che 
sta innanzi a varie divinità poste l'una dietro l'altra, cioè: Kem, 
Sorus, Iside, Nefii, Shu e Ra. 

2. Altra simile eoa alcune figure graffite di divinità, fra le 
quali si ravvisano Kem e Sexet. 

3. Piccolo anello senna figure. ^^ 

4. Ansa di un vaso. ^^H 

II Bepiano. ^^M 

1. Statuetta di Iside seduta, mancante della figura del 
dio fforus. 

2. Statuetta del dìo Kem itifallico mancante della consueta 
acconciatura di penne sul capo. 

3. Figuretta del bue Api con il disco solare e l'urèo fra 
le corna. 

Ili Kepiano. 

1-2. Due piccoli gatti seduti, uno dei quali mancante della 
parte posteriore. 

3. Statuetta di Osiride, mancante però dei simboli consueti, 
del flagello e dello scettro. 




— 287 - 

lY Bepiano. 

1. Un ^tto seduto di grandezza poco minore del vero. 

2. Statuetta d'Iside con il disco solare sul capo, in mezzo 
aULo due coma. Ha la sinistra abbassata e la destra protesa. 

Ajnnadio n. 2. 

I Bepiano. 
1. [Oggetti di materie diverse]. Statuetta funeraria che ha 
petto la imagine della dea Nut. Porta una iscrizione con il 
del defunto che sembra terminato con i segni seguenti. 




Ilor-pa ur (?) giustificato. 



2. [Pietra arenaria]. Altra statuetta funeraria nello stile 
della XVIII* dinastia, con grandiosa acconciatura sul capo e 
senza iscrizioni. 

3. Statuetta in legno del dio Oro ignudo con la corona sul 
^po e mancante delle braccia. 

4. Figuretta in legno di gatto seduto. 

5. Statuetta funeraria in legno senza iscrizioni. 

6. [Pietra arenaria]. Altra statuetta funeraria con iscrizioni 
®d il nome del defunto: 

(j 

Ài 
II Bepiano. 
1 e 3. Due piccoli vasi di alabastro di forma oblunga. 
2. Statuetta in legno della dea Sexet leontocefala, mancante 
^olle braccia ed assai corrosa. 

4. Vari amuleti posti sopra piccoli sostegni di legno, cioè: 
Bue cinocefali oranti, undici scarabei, cinque figurine del 

^ Tot accovacciato in atto di scrivere sulle ginocchia. 

5. Un piccolo gatto. 





0. Uua tìgiiretta della dea Iside con lo pscherU sul capo. 
7-9. Tre figure della dea Se^et leontocefala. 

10. Figuretta di Anubi. 

U. Iside accovacciata piangente. ^^ 

111 Repiaao. ^| 

1. Sei piccoli vasi di alabastro ed uno di smalto turchiiìo, 
di differenti forme e dimensioni. 

2. Dieci amuleti in smalto turchino, cioè : 

Un Nefertum col fior di loto sul capo, tre cinocefali, tre 
Tot, due Anubi, un Bes. 

3 e 4. Due tìgurette in legno di due gatti seduti, uno dei 
quali con appiccagnolo sul dorso. 

5. Busto in pietra arenaria di un person^gio reale con 
calantica ed urèo sul capo. Il tipo della figura somiglia a quello 
della XXVI dinastia. 

6, Frammento di granito in forma trapezoidale. Sopra un 
lato ri è incisa la figura del dio Iloras con lo scettro nella 
destra ed il simbolo dell' mx nella sinistra. Sotto vi è la se- 
guente iscrizione: 



ìì; 



tHiQ I 



Dice Horus signore della montagna, signore slabile del nido, 
Boms della città signore stubile del nido Horus della città, 

Y^ì * I 

dio grande che risiede in. .. 
IV. Repiano. 
1. Statuetta funeraria con iscrizioni contenenti il capo IV del 
Libro dei morti ed appartenente ad un ( 



I defunto dì nome : ^fl 




— 239 — 

2. Altra statuetta funeraria che porta il nome del defunto : 
Capo dei lavoranti Pa-xa-ius (?) nato (dalla donna) 

Tàéàf. 

3. Altra statuetta funeraria con il nome del defunto : 

Uahràbra-Ptahmeri nato dalla donna Aruirufesef. 

4. Statuetta, in pietra arenaria, di una sacerdotessa, seduta 
^ terra, con le braccia incrociate sulle ginocchia ed il capori- 
^^perto di calantica. 

5. Altra statuetta funeraria come la precedente. 

6. Altra statuetta con iscrizione illeggibile. 

7. Altra statuetta col nome Pa-xa-tus (?) ma con il titolo : 




I I I 
Capo dei guerrieri. 

8. Yentotto amuleti di differenti materie posati sopra al- 
■*^^ttanti peducci di legno torniti, cioè: Undici scarabei, tre Anubi, 
'^ cinocefali, un Osiride psicomorfo, un Tot, una figuretta di 
imia giacente sul letto con i vasi delle interiora, due urèi, 
^xie gruppi di dita votive, un piccolo leoncino, un bue Api ed 
^T-tri due incerti. 

In questo medesimo compartimento sono collocati: N. 12 
^fanamenti di terra cotta con alcune iscrizioni dipinte in nero 
iJi carattere copto. Uno di questi porta la croce monogramma- 

Vi è inoltre un frammento di tela per mummia. 



(*) Su qneste terre cotte è annunziato un lavoro del Wilcken, Grie- 
**^^€ ostraka aus Aegypten ecc. Lipsia 1899. 



Annadio q. 3. 

I Kepi ano. 

1. Piccolo Bes ia pietra di color verde. 

2. Statuetta in rosso antico di stile egizio di imitazione rap- 
presentante una donna panneggiata con la calantica ed una specie 
di egida sul petto e le braccia distese lungo i fianchi. Dietro 
vi è una rozza iscrizione egizia ed assai confusa con caratteri 
di imitazione. 

3. Frammento di forma in pietra nera con le hgurettt 
cavate di tre divinità che ni appoggiano ad un lungo scettro. 
Sembra di stile greco-romano, 

II Kepiano. 

1. Statuetta funeraria in pietra arenaria con la iscrìzìf 

Il defunto Nebmehil giustificato. 

2. Vasetto di alabastro. 

3. Altra statuetta funeraria di alabastro. — L' iscrizione' 
mìncia con la consueta invocazione ^11 usebtiu o geni funebri, 
che 8i legge nel capitolo VI del Libro dei morti. 

4. Altro vasetto di alabastro. 

5. Altra statuetta funeraria ia pietra arenaria. 
Nella iscrizioue sembra potersi leggere il nome : 



ìttro. I 

1 

lebrì. 



Ur-ftexl-etìi-às-ma-pu-ro (?). 
HI Re piano. 

1 e 8. Due figure di Osiride in basalto, una grande ed 
piccola, mancanti ambedue delle estremità ìnferiorì. 

2 e 4. Due piccoli balsamarì di alabastro, uno dei quali 
mancante della parte superiore. 

5. Figuretta in pietra color cenere della dea Se^el che porta 
l'amuleto V sa, sìmbolo della protezione. 




- 241 - 

IV Bepiano. 
1 e 8. Due estremità inferiori di statuette funerarie in gra- 
ni l^o con la iscrizione: 

Il defunto capo sacerdote xerheb Pa-tu-àmen-àpt giustificato, 
2. Piccolo vaso di alabastro di forma oblunga. 

iLnaadio n. 1. 

I Bepiano. 

1 e 3. Due piccoli balsaraarì in breccia, il maggiore dei quali 
di. forma rotonda e mancante della parte superiore. 

2. Statuetta funeraria in pietra arenaria dipinta, con molti 
ii di colore. 

II Bepiano. 
1. Metà di statuetta funeraria in pietra di color bruno. 

2 e 4. Due teste di altre due statuette simili, una in alaba- 
e l'altra in pietra dolomite, con qualche traccia di doratura. 

3. Sparviero in terra arenaria. 
5. Statuetta funeraria in pietra arenaria mancante della parte 

iore e dipinta, che sembra di antico stile. Il nome può 
»e leggersi: 



/NA/W\A 
AA/N/VNA 




AMu-mu giustificato. 
Ili Bepiano. 
1, 2, 4 e 5. Quattro vasi di alabastro, due di piccolissime 
^^Jiiensioni e due maggiori, uno dei quali a doppia ansa. 

3. Statuetta funeraria in pietra arenaria dipinta con i con- 
^^^ti simboli ed iscrizioni del cap. VI. Il nome del defunto 
^^Oabra che sia: 



/VSA/W\ 



^ /VSA/W\ 

Amen-er-tut-f 



16 



— 242 — 

IV Repiano. 

1. Estremità inferiore di una statuetta funeraria col nome di: 

Pa-tu-àmen-àpt. 

Come l'altra già descritta nell'armadio n. 3. 

2. Statuetta funeraria in basalto nero con le braccia disposte 
in modo alquanto diverso dal consueto e con una fasciatura dif- 
ferente. (Epoca tarda). 

3. Piccolo leone accovacciato in pietra arenaria, ma assai 
corroso. 

4. Altra statuetta del medesimo personaggio del n. 1. 

Armadio n. 5. 

I Repiano. 

1. Statuetta funeraria in alabastro col nome: 

Il defunto Ta-meri, 

2. Altra statuetta in basalto col nome: 

xen-tot'k'àb (?). 

3. Altra statuetta faneraria in alabastro, ma con iscrizioni 
svanite. 

II Repiano. 

1 e 3. Due scarabei in pietra dura. Il n. 1 ha una iscri- 
zione falsa. 

2. Altro grande scarabeo con iscrizione pure falsa e nella 
stessa materia. 

Ili Repiano. 

1 e 7. Due scarabei maggiori con iscrizioni false. 

2. Due dita votive in basalto. 

3 e 5. Altri due scarabei minori con iscrizioni false. 




- 243 - 



4. Collana di n. 13 scarabei, dei quali 12 piccoli ed uno 
più grande con var! simboli graffiti. Uno di questi porta graf- 
fito il gruppo: 



rs3^ 6 



che potrebbe tradursi : vita splendida e buona. 

6. Uno scarabeo più piccolo senza iscrizioni. 
Altri 8. piccoli frammenti fra i quali un piccolo scarabeo. 
lY Bepiano. 

1 e 4. Due grossi scarabei in basalto senza iscrizione. 

2 e 3. Due frammenti di legno pietrificati. 

Amadio n. 6. 

I Bepiano. 

1-3. Tre statuette funerarie, due in alabastro dipinto con iscri- 
zioni svanite ed una in pietra nera. La statuetta di mezzo in pietra 
Aera contiene le consuete formole ma il nome è poco leggibile. 

II Bepiano. 

1. Frammento di un piccolo cinocefalo in granito nero. 

2. Scarabeo con iscrizione falsa. 

3. Altro scarabeo come sopra. 

4. Altro piti grande, pure come sopra. 

5. Altro scarabeo più piccolo con iscrizione antica, nella 
'^^^^ sembra di poter leggere il nome del defunto : 

^IM Ql 

An-uah'kes giicstificato (?). 

6. Altro scarabeo con iscrizione falsa. 

7. Piccolo franmiento incerto. 
Ili Bepiano. 

1. Scarabeo con iscrizione. Vi è trascrìtta una parte del 
^ ^^tolo XXVI del Libro dei morii, dove si prega per la resti- 
none del cuore al defunto. 




— 244 — 

2. Altro simile con iscrizione molto corrosa. 

3. Altro scarabeo con iscrizione simile. 
Il nome del defunto è: 

® ® 1 

^ .^^ AA/WVA \ 

Anx'f'xonsu. 

Vi è pure trascritta una parte del capitolo XXVI. 

4. Celebre scarabeo commemorativo del Faraone Ameno fi III 
della XVIII dinastia e della sua moglie la regina Tu, conte- 
nente una iscrizione di n. 11 linee. La regina TU, sulla quale 
molto si è scritto dagli egittologi, sarebbe stata secondo il Ma- 
spero una egiziana di condizione non reale e forse originaria di 
Eliopoli (^). Il testo inciso su questo scarabeo ricorda la costru- 
zione di un grande bacino ed è il seguente: 



Nell'anno XI nel mese 3^ (dell'inond,) sotto la maestà di Hortis 



(2 ? fTT ìH" 




n-%. i \h 



toro forte nella verità^ signore dei diademi del sud e dei nord 

che fa salde le leggi e pacifica i due paesi, sparviero d'oro 

grande del valore che abbatte gli stranieri^ il re dell'alto 

e basso Egitto 



W-Vìi } 




NebmarcL, figlio del sole Ameno fi III datore di vita e 



{}) Maspero, Hutoire ancienne des peuples de VOrient, yol. II, p. 315. 



— 247 — 

I Bepiaao. 

1-8. Tre statuette Ainerarìe, due in alabastro dipinto ed una 
il Unite neio. 

n Bepiano. 
1 e 8. Dae scarabei con iscrizioni assai confuse. 
2. Scarabeo più grande con iscrizione falsa. 

in Bepiano. 

1. Una collana di piccoli amuleti in pietra dura, cioè : va- 
Ntii del cuore (Qb), piccoli scarabei, vasetti, globetti ecc. 

2. Appesi ad un sostegno yi sono n. 5 scarabei in pietra 
e n. 2 amuleti in forma di targhetta rettangolare. Vi 

inoltre uno scarabeo grande con iscrizione falsa e tre altri 
piccoli e. s. 

lY Bepiano. 
1-2 Due scarabei senza iscrizione in pietra dura. 
Nel mezzo un frammento di legno pietrificato. 

Annadio n. 8. 

I Bepiano. 
2. Statuetta funebre in pietra arenaria appartenente ad una 
donna, con la iscrizione : 

^ I o^ 



La signora di casa Ne f eri-era ...(?). 
1 e 3. Due frammenti della parte inferiore di due statuette 
funerarie del defunto: 

Pa-tU'àmen-à'pU 
IL Bepiano. 

1, 5. Due frammenti della parte inferiore di due statuette 
fonerarie dello stesso personaggio Patuamenapt. 

2, 4. Due piccoli balsamari in alabastro di forma oblunga. 



3. Frammento di pietra arenaria con avanzo di rappi 
tanze in rilievo e dipinte. Sembra di stile assai antico. 
Ili Kepiano. 

1 e 5. Due vasetti oblunghi di alabastro. 

2. Statuetta funeraria di un sacerdote del rango dei Kerheb 
addetto al culto della dea Beset e chiamato : 



fforl. 
3. Statuetta funeraria di uno scriba di nome 

Àmenhat. 



corros&^^H 
. uno raoDTfr^^ ' 



4. Altra statuetta Cineraria con iscrizione assai 
5 e 6. Due frammenti di cartonaggio di mummie, uno rappre- 
sentante r imbalsamazione del cadavere con Auubi e le due pian- 
genti. Sotto i geni funerari nell' alto si vede una parte del disco 
alato e il resìduo del nome della regione sacra di Hut. Sotto 
quattro divinità fra le quali il dio i ^^ Tarn. 
IV Repiano. 

1. Scarabeo in basalte. 

2. Statuetta funeraria in legno di buono stile dipinta 
iscrizioni corrose. 

3. Frammento di cartont^gìo di mummia con figure di 
nità ed iscrizione di buono stile. 

Vi rimangono i segni : 

Un' offerta per parte del re é fatta ad Oro dei due oritzi 



a 00^1 

I 



Tum signore di On ad Osiria 



\ - ^ |l ci^ ^i^ ^ 

'■ che risiede neW Amenti . 



soltanto delle 

à 



- 23*2 - 
6. Peana di Aminone con l'ureo ed una soltanto delle_ 
due corna. 

lo. Figuretta dì un sacerdote genuflesso ed orante. 

12. Piccolo genietto alato. 

13. Piccola figura di volatile. 
Ili Repiano. 

1. Piccolo frammento di bronzo. 

2. Figuretta di Iside con Horua. 

3. Figuretta di Osiride. 

4. Altra figuretta dì Uide che allatta Horus ma di mag- 
giori dimensioni della precedente. 

5. Horus fanciullo nel consueto atteggiamento della mano 
destra alla bocca e con il rìccio pendente sulla spalla. Manca di 
una parte delle gambe. 

6. Figuretta del dio Aniibi terminata in un serpente attsr- 
cigliato (arte romana). ^M 

7. Figuretta del sacro bue Api con il disco e 1' urèo. ^| 

8. Statuetta di Anubi armato di parazonio nella sinietr^V 
con la mano destra sollevata. Ha sul capo una acconciatura di 
penne e di urèi (arte romana). 

9. Figuretta di un piccolo gatto seduto. 

10. Statuetta di Osiride. 

11. Piccola Sguretta muliebre dì arte fenicia. 

12. Statuetta della dea Sechet leontocefala 

13. Horns fanciullo nel consueto attegiamento. 
14 e 15. Due frammenti dì figurette dì Osiride. 

IV Bepiano. 

1. Le due corna di Ammone con gli urèi 
simboli. 

2. Figuretta dì Horus fanciullo con il rìccio sulla spalli 

3. Figuretta del bue Api con il disco solare e 1' ureo. 

4. Figuretta del dìo Nefertum col fior dì loto sul capo a 
mancante di una parte delle gambe. 



icconciatura di 

sedente. ^^H 
Sì e gli altri 



A 



— 251 — 



che ti fanno nel neter-xer a far fiorire i campi di . . . . , 



8 



circolare e trasportare la sabbia dall'oriente all' occidente ecco 



_fl 



colpisco esisto (ì) 



30 11 



4igni giorno io (sono) ivi io capo di Memfl 



w/1 

Tanuro giustificato. 



Iscrizione della parte posteriore: 



't.-j 



Viene dunque il defunto capo di Memfi Tamiro 



^ ii olii og^^==^K.^ (!) 

odora ^^/t le tue bellezze la tua pace è in lui bene su luì 



in te per sempre. Oh montagna grande del ro-stau 



/vw^A^ 



del trasporta per sempre la tua pace al defunto 



8 



fs/^A/'iA/^ 



capo di Memfi Tanuro giustificato poni tu lui 




neW interno im segua io l'essere benefico come quando era 



® I 
sopra la terra. 

Questa pregevole statuetta funeraria relativa a quanto semi 
ad un grande dignitario è una delle più importanti della noi 
collezione ed appartiene probabilmente alla XYllI o alla XI; 
dinastia. 

3. Ualsamario di vetro in forma di piccola boccetta. 

In queBta sala sopra gli armadi sono esposti 4 vasi can< 
pici nell'ordine seguente : 

10. Vaso con testa di sciacallo e con l'iscrizione : 



Ili h Pifl^i 



ogni giorno fa alla signora di Tiiaumautef il quale è ivi 



protezione (al) il defunto Psamtik nato dalla J 

(donna) Sebala; protegge Taaumautef il defunto Psamtik 



è (egli) TuaumaiUef. 

11. Vaso con testa umana e la iscrizione : 

Dice Iside : distruggo io il male, protegga 



— 253 - 



Mesta che (è) ivi io proteggo il defunto 



Ptamtik 



nato dalla (donna) Sebata 




giustificata 



p]ji^^«Pk^"ì>^k=^ 



^t$gge Mesta il defunto Psamtik è (egli) Amset. 



12. Vaso con testa di sparviero e la iscrizione: 



^ A/VWW 



P 



AA/WVN 



U^p<c^|-(?) 



Dice (la dea) Serk alla tua persona profumo io 




/WVN/W 







(1 




oUlfo 



proteggo te 



Kebsenuf che è ivi protegge 



;Ì-> iPk" P ™ P J*^' 

i defunto Psamtik nato dalla (donna) Sebata 

► mi 

Hegge Kebsenuf 




AA/WA/V 



i-l-apl^^lP 

ti defunto Psamtik nato dalla 



u*:k 




^fima) 



Sebata 



\ mi 

è (egli) Kebsenuf 



18. Vaso con testa di cinocefalo e con la iscrizione: 

Nefti nascondo io esercito la protenone 



Dice 



di Ha^ 




/VWV>A 



1W ^ > 

ivi proteggo il defunto 



— 254 — 

Psamtik nato dalla (donna) Sebata protegge Hapi 

il defunto Psamtik è egli Hapi. 

Sopra gli stessi armadi sono collocati altri cinque firammenti 
di legno pietrificato. 

N. B. I papiri racchiusi nei quattro quadri appesi alle pa- 
reti di questa stanza sono descritti insieme agli altri della colle- 
zione speciale dei papiri riuniti nella stanza seguente. 



vili. SALA 

GABINETTO DEI PAPIRI (»). 



I papiri egizi vennero in Roma in tempi diversi nei primi 
anni di questo secolo e si acquistarono dalla Biblioteca Vati- 
ttna. I primi furono portati in lioma dal P. Angelo da Poti 
religioso francescano reduce dalle missioni del suo ordine nel- 
Talto Egitto a Luksor presso lo rovine dell'antica Tebe. Dalla 
nota relativa a questo primo acquisto conservata nell'archivio 
della Biblioteca stessa si ricava che il suddetto missionario die' 
i papiri al Maggiordomo Monsignor Frosini, il quale ne fece 
regolare consegna a Monsignor Baldi primo custode della Biblio- 
teca il giorno 9 di marzo 1818. Questa raccolta, secondo la nota 
suddetta, era formata di n. 11 papiri in uno o più pezzi, e in 
tutto di n. 46 pezzi. Alcuni papiri erano già svolti o furono 
svolti subito dopo la consegna; altri invece si aprirono oltre 
un anno più tardi: siccome apparisce da un biglietto di Mons. 
Frosini scritto dal Quirinale il 2 luglio 1819, in cui si dà fa- 
coltà al Baldi di consegnare al P. Angelo da Pofi il resto dei 
papiri da lui portati dall'Egitto ed ora in proprietà della 
Vaticana onde poterli svolgere. 



(A) Sarà opportuno premettere alla descrizione dei papiri un cenno 
sulle vicende di questa collezione; come pure una compendiosa illustra- 
zione del loro contenuto per utilità di quei lettori e di quei visitatori del 
museo che non abbiano famigliarità con T antica letteratura egiziana. 



Compiuta la delicata operazione dello sTolgimento fxaoii 
papiri racchiusi eotro cornici con lastre di vetro e collocati nella 
sala d' ingresso della Biblioteca per cura di Angelo Mai allora 
prefetto. Questa sistemazione era già compiuta nel mese di In- 
glio 1820, essendovi una nota di spese fatte allora per aver 
provveduto le lastre e le cornici per metterai i papiri egtsiani. 
Dopo poco tempo, ma non sappiamo in quale anno non essen- 
dovi restato alcun appunto nell'archivio, il famoso viaggiatore 
Belzoni donò al cardinale Consalvi altri dodici rotoli di papiri : 
e quel celebre porporato li consegne al Mai, perchè fossero uniti 
ai primi. 11 Mai fece svolgere anche questi e li uni ai prece- 
denti. Pochi anni più tardi, cioè nel 1824. il viaggiatore inglese 
M/ Dodwell offrì alla Biblioteca vaticana altri tre papiri che 
furono acquistati per la somma di scudi 'òóO, e andarono ad ar- 
ricchire la collezione. Finalmente, sempre sotto il governo del 
Mai, altri minori papiri farono successivamente comperati e fra 
questi uno ieratico intiero dal Fontana di Trieste. 

Era l'anno 1825. ed il grande rivelatore del mistero dei 
geroglifici egiziani Francesco Champollion venne nella nostra 
Roma per continuare i suoi studi filologici sulle iscrizioni egizie 
incise nei grandiosi obelischi trasportati dalle sponde del Nilo 
a quelle del Tebro dalla potenza dei Cesari. Il Mai ammiratore 
di quel sommo e da lui visitato nella Biblioteca vaticana gli 
mostrò il recente e prezioso acquisto dei papiri pregandolo che 
ne volesse dettare una illustrazione. Lo Champollion occupatis- 
simo non potè soddisfare in tutto il desiderio dell' illustre pre- 
fetto della Vaticana; ma volendo pur compiacerlo gli lasciò un 
catalogo di tutti i papiri e ne scelse uno piii conservato e più 
facile degli altri su cui scrisse una plìi diffusa notizia. Questo 
catalogo tradotto dal francese nell' italiano idioma e accompa- 
gnato da alcune tavole incise venne subito pubblicato dallo stesso 
Mai insieme ad una sua prefazione nel medesimo anno 1825 col 
titolo: Catalogo dei papiri egiziani della Biblioteca vaticana 
e notisia più estesa di uno di essi ecc. 



- 257 - 
Uii tale lavoro è meranglìoso per il tempo in cui fu scritto, 
cioè nei primi albori degli studi egittologici: e sorprende il vedere 
come lo ChampollioD superate te difficoltà dei testi geroglifici 
i»se già slanciato cod franchezza nella lettura ancor più ar- 
dua del carattere ieratico e del demotico, benché si limitasse 
soltanto nei nostri papiri alla interpretazione dei nomi propri e 
di alcuni titoli. — Purtuttavia quella descrizione non può con- 
nderarsi come sufficiente e neppur come esatta dopo i grandi 
progressi dell'egittologia da quel tempo fino a noi: giacché vi 
manca assolutamente il contenuto dei singoli testi, ed inoltre le 
divisioni delle parti dei vari documenti funerali sono arbitrarie 
ed anche erronee, ed infine i nomi stessi dei defunti ai quali 

K papiri appartennero sono malamente trascritti. 
iPl questo catalogo dello Cbampollìon esistono nella Biblio- 
Vaticana due esemplari importanti perchè forniti di postille 
IBVginali. Uno è quello già posseduto dal Mai che sta fra i co- 
dici latini al n. 9639. Esso è corredato di note marginali auto- 
grafe dello stesso Mai contenenti specialmente citazioni di autori 
greci, dirette ad illustrare alcuni usi egiziani: e, ciò che è più 
notevole, porta un foglio scritto dì mano stesso dello Cbampol- 
lìon, come è attestato da una annotazione del Mai, particolarità 
che non fu notata nelV inventario di questo codice. 11 foglio con- 
tiene un elenco dei nomi dei mesi egiziani divisi nei gruppi delle 



ni egiziane: 






Thot 


Tobi 


Pachon 


Paopi 


Mechir 


Paoni 


Athyr 


Phamenoth 


Kpiphi 


Chojak 


Pharmonti 


Mesori 



Sotto questo elenco sono poi trascritti i gruppi geroglifici e 
ieratici dei nomi delle stoloni medesime cioè : 

ìH s = 

(V inondaiioae) (la seminagione) (la raccolta). 



I KepiaDO, 

1-5. Cinque situle con le loro aaae e con figure dì divinith 
in rilie70 sulla superfìcie estema 

6-9. Quattro figiii'otte di gatti seduti. 

10-11. Due urèi che formano parte di unacconcìatma 
statua divina o reale. 

II Repiano. 

1. Una testa di gatto. 

2. Statuetta di Osiride ritta in piedi con i flagelli e Vateit' 
Kul capo. 

3. Statuetta della dea Seckel leontocefaìa ritta in piedi e 
con il disco solare sul capo. 

4. Figuretta di ibis, animale sacro al dio Tot. 

ó. Statuetta di Iside sedente che allatta Borus. Ha sul capo 
il disco solare fra i due crescenti. 

6. Figuretta di un gatto seduto. 

7. Figuretta di Osiride di dimensioui minori della già de- 
scritta. 

8. Figui'etta di ibis o. s. 

9. Figuretta di Osiride di maggiori dimensioni ma acefala. 

10. Piccola pigna. 

11. Piccola statuetta di Venere acefala, di arte greco-romana. 
Ili Kepiano. 

1. Quattro figui-ette di gatti seduti di diverse dimensioni. 

2. Due grandi penne con coma d' ariete che fecero parte di 
un' atew o acconciatura saera del dio Osiride. 

3. Statuetta di Hoi-us fanciullo {Ilar-pa-xral) con la corona 
dell'alto e basso Egitto {Pscheiii) ed il riccio distintivo della 
giovinezza pendente sulla spalla destra. Ha il hraccio sinistro 
abbassato lungo il fianco ed il destro avvicinato alla bocca man- 
cante però della mano. Manca pure la parte inferiore delle gambe. 

4. Statuetta sedente della dea Se%ei 



tew 



e inieriore ueue gamue. ■ 
'. leontocefala. ,^^^H 



ISas il pontelicd Gr^rio XVI fondò nel Yaticano il 
museo di antichità efpzie : ed allora la ma^ior parte dei papiri, 
quelli cioè ohe dui Mai erano alati posti dentro cornice nella 
prima sala della Biblioteca, Tennero trasferiti al Museo ed ivi 
disposti ooUo speciale gabinetto dove tuttora sì custodiscono. 
Quivi stettero i papiri senza che ninno ne facesse materia di 
studio tino al 1880; allorquando la Direzione dei musei die' l'in- 
carico al Can. D. Enrico Fabiani dì eh. mem. di compilare un 
I iOTentario del Museo egizio: ed egli fu coadiuvato in tale layora 
I ddl' autore del presente catalogo. Ammalatosi però poco dopo e 
poi morto il Fabiani, il suddetto dovè compiere l'interrotto inven- 
tario e descrisse intieramente la collezione dei papiri. Ma questa 
descrizione fu molto sommaria, quale si addiceva ad un indice 
di natura piuttosto amministrativa che scientifìca, e limitata a 
mettere in relazione i papiri descrìtti dallo GbampoUion nel suo 
Catalogo del 1835 con la disposizione che essi ebbero poi nel 
Gabinetto del museo: la qual cosa non fu cosi facile come po- 
trebbe sembrare, perchè i numeri non corrispondevano più, e si 
dovette perciò studiare e confrontare ogni frammento. 

Poco dopo il dotto egittologo Edoardo Naville pubblicò 
uno dei nostri papiri, di cui il Fabiani gli avea inviato la fo- 
ti^rafia. È desso il più antico della collezione ed appartiene 
alla XVIII dinastia, cioè al secolo decimosesto o decimosettìmo 
avanti Cristo {'). 

Negli anni seguenti si die' opera in Biblioteca vaticana ad 
una migliore sistemazione di parecchi codici onde preparare nuovi 
lavori scientifici : ed allora si trassero fuori da alcuni armadi 
gli altri papiri egizi lasciati in Biblioteca o venuti posterior- 
mente al 1838, i quali giacevano dimenticati da oltre a qua- 
rantanni. Uno fra questi meritava ciu:e speciali per la sua 



(1) Dai afgyptiiahe Todtenbuah dsr XVII! Òu XX DynasHe. Ber- 
lin 1886, pag 88, 84. 



- 220 - 

L' utensile stesso dell' incensiere è però rarissimo nelle col- 
lezioni di antichità egiziane; onde questo piccolo monumento del 
nostro museo deve riguardarsi come un' oggetto di grande im- 
portanza ed è pregevolissimo per la sua conservazione. 

Vi sono inoltre i seguenti amuleti : 

Cinque Tal. quattro ut'a, un ab, due frammenti incert 
III Repiano. 

Due sottili striacie di legno dorato con forellini alle due 
estremità i quali mostrano che esse doveano essere cucite sopra 
le fasce di una mummia. 

Ognuna di esse è fornita di una iscrìzione geroglifica m^h 

ì uti -f\ m^ 

Uh' offerta per parte del re è fatta ad Osiride che risiede 



nell'Amenti, dio 



^=^ f J^=[^© 

(jrande, signore di Abido (perehè) 



dia egli sepoltura buona nel divino sotterraneo 

k s^SS ìl^ ?S - V 

nella porla del passaggio occidentale di Tebe alla persona 
del defunto addetto al culto di Amtnone T'etmentàufS,n\ 



giustificato. 

1-6. Sei scarabei di differenti dimensioni. 

7-10. Quattro sottili figurette di pro^o in legno dorato rap- 
presentanti i quattro geni fnnerari compagni di Osiride, Amset, 




Questa prima parto fu presentata dall'autore insieme alla 
pobblicazione precedente del m^gior papiro nel settembre 1889 
al congresso di studi orientali in Stoccolma, dove egli ebbe l' onore 
dì essere inviato dal Pontelice. La seconda parte a oui subito 
si pose mano aveva maggiori difficoltà per il cattivo stato e la 
confusa disposizione di alcuni papiri frammentari e si compì nel- 
l'ottobre del 1891. Si descrissero in tal modo 85 papiri diversi: 
ed essendo molti di essi formati di più fogli o frammenti, ne 
risultarono in tutto 138 numeri di catalogo che furono compresi 
in un volume di 135 pagine. Compiuto il lavoro, I' autore ebbe 
l'onore di presentare tutto intiero il Catalogo nel novembre 
dell'anno stesso al Santo Padre Leone XIU, il quale l'accolse 
assai benignamente. 

I papiri vaticani così descritti contengono nella massima 
parte testi funerari e prìocipalmente testi più o meno compen- 
diati frammentizi del Libro dei morti: alcuni in caratteri gero- 
ici, altri in ieratici. 

Questo prezioso documento dell'antica letteratura egiziana 
chiamato, come già si disse, libro del per em heru o di uscire 
nel giorno contiene ltJ5 capitoli nei quali si descrivono le vi- 
cende delle anime nelle regioni ultra terrene; ed ognuno di essi 
porta il suo titolo, per lo più in carattere rosso, nel modo seguente : 
" Bo-en ecc. ossia Capitolo di ecc. ('). Nel testo si trovano 
le invocazioni che il defilato dovea fare alle divinità custodi delle 
varie regioni; il giudizio dell'anima fatto da Osiride nel suo 
tribunale, le puriticazioai dell'anima giustificata e finalmente la 
sua apoteosi cioè la riunione sua con la divinità. 1 papiri del 



(') Cosi p. EH. il capitolo 81 ha per titolo : 



vJ' 



Capilolo di ajre la trtuformatiene iti fiore di loto ecc. 



- 222 — 

Sul coperchio sodo collocati alenai piccoli amuleti in bco^ 
cioè: 

Un' i/brus fanciullo, una colonnina Ka^' in alabastro, an ict'a 
od occhio simbolico, un daocefalo, una molletta ed un pic- 
colo vaso. 

5. Su peduccio di legno è collocato un piccolo cucchiajo 
per iocenso in legno dipinto a triangoletti gialli e neri termi- 
nante in testa di volatile. 

6. Altro vasetto contenente dei grano posto come sacn 
ferta nel sepolcro. 

7. Altro vasetto di terra cotta a due anse in forma di anfora. 

8. Un balaamario di vetro con collo lungo e stretto. 



Armadio n. i. I| 

I Repiano. 

[Bronzi]: 1. Figuretta in bronzo del dio Kkem itifallico. 

Questa divinità simboleggia la forza generatrice e la ve- 
getazione. Essa rappresenta la divinità come padre e come figlio. 
Come padre è chiamato il marito di sua madre \ come figlio è 
assimilato ad Horus. 

2. Piccola statuetta dì un Bes con la consueta copertura 
del capo adorna di penne. 

3. Statuetta di Horus fanciullo nel consueto atteggiamento 
col riccio pendente sulla spalla destra. 

4. Frammento di serratui-a. 

5. Statuetta muliebre con le braccia distese lungo i fianchi, 
che sembra di arte fenicia, 

6. Piccolo busto d' Iside col disco solare ed il crescente lu- 
nare di stile greco-romano. 

II Repiano. 

1. Piguretta di Osiride 

2. Penna di un sacro volatile. 

3. Frammento di un'altra figuretta d' Osiride. 




ottenuto quest'uso e ripreso il suo cuore {cap. 30) si Inoltra 
nel mondo sotterrEiDeo. Ma qui comiacis a trovare l' ostacolo 
delle foteivia malediche che gli si presentano sotto foima di coc- 
codrilli e mostri diversi pronti a divorarlo: egli però munito di 
formole sacre e di incantesimi li vìnce e lì aonìenta (cap. 31-41), 
Dopo ciò il defunto ìiituona un cantico di lode agli dei e 
si riposa. Allora la dea Nul gli versa l'acqua della vita per 
rinfrescarlo {cap. 59) afiinché possa continuare il suo viaggio. 
Siegue un capitolo importantissimo, il 64", in cui la luce 
divina si manifesta al defunto e gli spiega i misteri più sublimi 
della natura. L'anima così illuminata si avanza sempre conti- 
nmado le sue invocazioni (cap. 65-70), 

Dopo ciò essa può prendere tutte le forme che vuole e si 
cambia in sparviero, in fior di loto ecc., trasformazioni le quali, 
corrispondono alle stazioni che fa il sole nelle diverse ore del 
giorno. Dopo le trasformazioni, l'anima si riunisca al suo corpo 
ohe le deve servire per il restante del viaggio (cap. 89). 

VIessosì il defunto nuovamente in cammino, giunge al fiume 
infernale che lo separa dai campi elìsi; ma vi trova un falso 
nocchiero che lo vuol portare fuori di strada conducendolo verso 
l'oriento mentre egli deve navigare all'occidente (eap. 93). 

Egli però accortosi dell' inganno lo respinge e poco dopo 
incontra il vero nocchiero con la barca di salute (cap. 98). Ma 
prima di esservi ammesso deve subire un' interrogatorio, una spe- 
cie di esame da capitano di marina. Superata la prova s' imbarca 
traversa il fiume infernale e giunge ai campi detti Aam'u ohe 
lispondoDO agli elisi dei Greci. Di quei campi, ì quali costitui- 
scono un vero Egitto sotterraneo, si da il disegno nel cap. 110: 
tvi il defunto con gli altri giusti semina e miete il frumento 
della scienza divina. Dopo ciò guidato da Anubi traversa il la- 
lìrìnto (cap. 117, 119), e finalmente entra nella gran sala del 
indizio di Osiride. 

Ivi egli rivolgendosi ai quarantadue assessori che devono 



— 224 - 

Sopra la figura d* Iside : 

Iside la grande divina madre. 
Dietro la figura di Iside: 

Iside grande divina madre sovrana dell'alto e basso Egitto 

TI 

datrice di vita. 

Sopra la figura orante: 



A/VWV\ 




// defunto Kiroiaf?) giustificalo figlio di Kinenkes 



nato dalla signora di casa Asukra gimtificata. 

(Sembra di epoca non molto antica). 

5. Statuetta muliebre con la corona del basso e dell'alto 
Egitto e con l'ureo sul capo coperto dalla calantica. 

6-7. Due statuette di Osiride nel consueto atteggiamento, 
una delle quali di grandi dimensioni e T altra piccolissima. 

Armadio n. 5. 

I Repiano. 
[Bronzi]. 1. Figuretta di Horus fanciullo con il riccio pen- 
dente sulla spalla. 

2. Statuetta del dio Nefertum come le altre già descritte. 

3. Piccolo amuleto in forma di stela con foro nella parte 
superiore. 

4. 6 e 7. Tre frammenti di piccole statuette, consistenti in 
due braccia e due gambe. 



- 265 — 

M'epoet Baltica (oltre il già aceennato di Nesxem ed altri di 
niMra importanza), sono gli esemplari destinati alle tombe di 

Pa'tU'àmen-nelhneS'taui. 




Benchò il Libro dei morti sia notissimo agli egittologi per 
la molte pubblicazioni che se ne son fatte, par tuttavia è sempre 
di grande importanza lo studiarne i var! esemplari appartenenti 
a tempi diversi : perchè nel lungo periodo del regno egiziano 
d fecero varie redazioni di quel libro religioso, \ ultima delle 
inali è dei tempi saitici, cioè incirca del secolo settimo avanti 
Cristo; di più in una stessa redazione si trovano varianti rag- 
([mu:devoli tanto n^li intieri capitoli e nei titoli rispettivi e nei 
fuidri figurati, quanto nelle frasi, nelle parole e nell'applicazione 
di alcune regole grammaticali. Può dunque facilmente compren- 
dersi quanto giovi agli studi sulla religione e sulla lingua degli 
etichi egiziani il confronto accurato di molti testi di quel docu- 
mento, e come perciò non debba trascurarsene dall'egittologo nep- 
pure nn frammento benché insignificante, perchè da un frammento 
^lo può talvolta ritrarsi un qualche insegnamento Q). 

Un altro documento importante è quello chiamato: 






sat em àp ro 
Libro di aprire la bocca. 



(«) Sol Libro dei m&rti oltre le MU \mhh\kM^\'tn\ M L«|»*»i»i«» • 
delNaTiUe e UtnàmUmedeì Pierret aW;i«ii/, nu'^ìin, Uvoro M l» !'*«• 
Benoof eominekto a pubbliemi ri«j ProceUtnf/t of hihliml Sonniy. W 
dotto egittologo inglese ci dà oiu nij//v» i-, /virii|,|«U lrii/lM»lon« 'Il '(""< 
doenmeiito ameehiu di eopi.^ ^fM-, h i«)/|/Uifio dn- 'r<«iif'/ lfi.|;'/r<ii«i« 
kyoro intenotto dallm morte deirillwir* *ijf/,r.j ^.,m f.ouWmiiH^i iUir»if»" 
esumo egittologo U yrA. E. XjitjJJì!?, 



15. Altra statuetta di Osiride con V aieu) sul capo, 
scettro ed il fiagelto. 

16. Altro piccolo grappo d' Iside con Ilorus. 

17. Piccolo sparviero del dio llorus con avanzo di corona 
Biitla testa. 

IV Bepiaoo. 

1. Amuleto in forma di piccolo sistro ciie ha per impugna- 
tnra la colonnina chiamata uet'- 

2. Stataetta di Osiride. 

3. Altra di Iside che allatta Eorus ed ha il disco sul capo 
con le due corna. 

4. Un piccolo stilo. 

5. Il dio Iloriix sotto forma di sparviero con lo Pscheni 
corona dell' alto e basso Egitto. 

6. Amuleto in forma di piccola cassettina su cui è rappre- 
sentato in rilievo un coccodrillo. 

7. Ansa di un vaso formata da due teste dì anitra sormon- 
tate dalla figura di un piccolo volatile. 

8. Sistro mancante delle corde metalliche e con la impu- 
gnatura in forma di testa ornata di calantica e con pettorale. 

9 (Sotto il Bistro). Piccolo gruppetto delle tre divinità Osi- 
ride, Iside ed Hatkor imito insieme e contrasegnate dai loro di- 
stintivi sul capo. 

10. Testa di cicogna con parte del collo. 

11. Parte superiore di una figuretta di Osiride. 

12. Figura di cicogna di minori dimensioni. 

13. Altro stilo. 

14. Piccola situla mancante del suo manico. 

15. Stataetta di Osiride 

16. Statuetta di Neferlam col flore di loto sul capo. 
NB. Gli oggetti di questo repiano (come indica una scheda 

manoscritta conservata nell' armadio stesso) provengono da alcune 
escavazioni eseguite presso le piramidi di Saccara. 




— 267 - 

n liggODO i nomi delle dodici ore della notte con la for- 
inola oostuitemente ripetuta: 



// nome delTora della notte nella quale passa questo grande 
dio è (segue il nome dell'ora). 

Il testo è accompagnato pure dalle relative vignette rap- 
presentanti i geni che simboleggiano le regioni misteriose del 
Tnau ; e in queste si vede la mummia del defunto giacente presso 
le acque del Nilo infernale detto Uernes. Il testo del Tuau è 
forse il più oscuro della letteratura sacra degli antichi Egizi e 
non ancora se ne è ben compreso il significato. Perciò qualunque 
ftammento di questo libro deve tenersi in gran conto perchè dal 
coofronto di esemplari diversi può chiarirsi il significato dell* in- 
tiero documento. 

Ma fra i testi religiosi della nostra raccolta havvenne un 
altro di speciale importanza e del quale è necessario dar qualche 
cenno. 

Questo papiro è scritto in bel carattere ieratico dei tempi 
della XIX o della XX dinastia, ma è disgraziatamente mancante 
di varie parti. Lo Champollion lo descrisse nel suo catalogo come 
il panegirico di un re : ma l' autore del presente catalogo si 
avvide che esso contiene invece una parte notevole di un lesto 
magico, cioè un complesso di formolo e di preghiere contro le 
divinità malefiche e gli animali nocivi. Siffatte composizioni non 
sono molto comuni nella letteratura egizia, e l'esemplare più 
completo di un simile testo ce lo fornisce il famoso papiro Harris 
ora nel museo britannico illustrato magistralmente dallo Chabas(^). 
Nel testo vaticano, che è assai lacunoso, si sono riconosciute con 
sicurezza le formolo di scongiuri dirette contro una divinità male- 
fica muliebre aflSnchè non rechi danno alle varie parti del corpo 



(*) Le papyrus magique Harris (Chalons sur Saone), 1860. 



2. Disco iKin lo sparviero di Oro graffito fra molte piaaM 
fiori di loto. 

3. Un'urèo. 

4. Una figuretta del bue Api. di perfetta coDserTazioQ^ 

6. Figuretta votiva muliebre genuflessa. 
ti. Frammento di iia disco con urèi, e testa muliebre orn&7^ 

di calao dea. 

7. Piccolo pi'iama con figura di coccodrillo. ^^ 

III Repiano. ^^ 

I. Statuetta della dea Sechet leontocefala. ^^| 
'2. Altra statuetta di figura muliebre, con urèo sul capo. 

3. Frammenti di fibula con figurette di animali lavorati a 
rilievo. 

4. Statuetta di Horiis fanciullo. 

5. Statuetta del dio Nefertum. 

6. Statuetta seduta del dio Jmhotej) assimilato ad fisculapìo, 
con papiro sulte ginocchia ove e scritto Ìl suo nome Q^v „ 
Sulla piccola base innanzi si legge: \\ ^i. ^ ■ A T (I'™" 
botep tu anx)- l'^nhotep datore di vita. 

7. Statuetta del dio Nefertum. 

8. Statuetta seduta di Horus fanciullo. 

9. Fìbula rettangolare ornata nei quattro angoli da da« 
sparvieri e due urèi. 

10. Statuetta di Osiride. 

II. Statuetta della dea Nut che con ambe le mani si ripiega 
sul dinnanzi le ali. 

IV Repiano. ^^| 
1. Recipiente in forma cilindrica con gli orli ripiegatì.-^^l 

2 e 6. Due statuette di Osiride nel coueueto atteggia- 
mento. 

3 e 5, Due sparvieri di Horus con lo Pschent e flu 1 
mento anfico pure di bronzo. 



Pschent e bu bu|^_ 



Jimhotep nato da 




13. Statnetta fimeraiia con iscrizione asaai rozza e di difficile, 
lettura. ^HH 

7. Doppio busto di figura ntuliebi-e in pietra areoarìa WH 
pinta verde. Ha il pettorale, la calantica ed un'acconciatura sol 
capo formata di urèi e di penne, in parte mancante. Vi sì rico- 
nosce l'avanzo di una piccola sfinge accovacciata. 

Nel fianco del plinto si le^e con aegni retrogradi il nome 
del defunto ed il suo ufficio: 

Il custode del tempio di Ptah 

li Bepiano. 

1. Una piccola cicogna. 

2. Statuetta del dio Ammone con le penne ed il disco solare 
sul capo ed il braccio destro proteso. 

3. Fìguretta della dea Sechet posta in mezzo alle due ali 
sporgenti di un sacro volatile che le sta dietro. 

4 e 6. Lamine di smalto in forma di tempio adornate con 
figure di smalto intarsiato a colori. Vi è rappresentata la barca 
sacra degli dei. Nella 1" vi è dietro l'amuleto iat e l'amuleto 
menai; nella 2* vi è dietro un' orante innanzi ad Osiride con stela, 
811 cui sono tracciati dei rozzi segni geroglifici. In ognuna di queste 
lamine è affisso uno scarabeo a tutto rilievo. 

5. Statuetta sedente di Iside che allatta Borus. La dea ha 
sul capo la corona adoma del disco solare e dei sacri ur4ì ed 
ba gli occhi ripoi-tati di smalto. 

7. Statuetta de! dio A'hem itifallico, mancante del braccio 
destro e della parte superiore della ac-conoiatura. 

8. Statuetta di Ammone con la consueta acconciatura sul capo. 

9. Fignretta del sacro bue Api in atto di cammiiiara. 
Ili Repiano. 

1, Ga grande sparviero sacro al dio Form. 

2 e 4. Due statuette sedenti di Iside che allatta . 




— 271 - 

rione ocm la mano destra Ball* ara, e con la sinistra porge alla 
divinità il tniibolo acceso. 

N. 3. Papiro ieratico di un compendio del Libro dei morii 
appartenuto alla donna: 

Sacerdotessa di Ammone litnut 



(Dinastia XXII). 

A destra vi è un quadro mutilo ove apparisce la parte an- 
teriore della figura della defunta innanzi al dio Bà che siede in 
trono. Ayanti alla deftinta è ripetuto il suo nome. Avanti alla di- 
Tiniià si legge: 

^ ,' ^s il 

Uà, Oro dei due orizzonti, dio grande. 

Gap. 23, cap. 104, cap. 94. Compendio del cap. 15. (rade- 
razione del sole). 

N. 4. (Sopra) Lungo papiro ieratico del Libro dei morti 
oon figure dipinte di età tarda. 
Appartenne al defunto 

Sacerdote di Ammone in Tebe, Nes xonsu, 

n papiro manca della prima parte e comincia con i quadri 
corrispondenti ai capitoli 31-42. Siegue il quadro del giudizio 
che spetta al cap. 125. 

Nel quadro di questo capitolo vi è il nome del defunto 
scritto in carattere geroglifico. 

Cap. 126. (Lago igneo di purificazione). Siegue una parte 
assai guasta dall' umidità. 

Cap. 129, cap. 140, cap. 148, cap. 149, cap. 150. 



6. Penna di Àmmone cou l'urèo ed una soltanto i 
due corna. 

lu. Figuretta di un sacerdote genuflesso ed orante. 

12. Pìccolo genietto alato. 

13. Piccola figura di volatile. 
Ili Kepiano. 

1. Piccolo frammento di bronzo. 

2. Figuretta di Iside con Honis. 

3. Figuretta di Osiride. 

4. Altra fìguretta di liiide che allatta Horus ma di m^- 
giori dimensioni della precedente. 

5. Honi3 fanciullo nel consueto atteggiamento della mano 
destra alla bocca e con il riccio pendente sulla spalla. Manca di 
una parte delle gambe. 

6. Figuretta del dio Anubi terminata in un serpente stf 
cigliato (arte romana). 

7. Figuretta del sacro bue Api con il disco e 1' urèo. 

8. Statuetta di Anubi armato dì parazonìo nella eioìst 
con la mano destra sollevata. Ha sul capo una acconciata 
penne e di urèi (arte romana). 

9. Figuietta di un piccolo gatto seduto. 

10. Statuetta di Osiride. 

11. Piccola figuretta muliebre di arte fenicia. 

12. Statuetta della dea Ssehet leontocefala sedente. 

13. Horus fanciullo nel consueto attegiamento. 
14 e 15. Due frammenti dì fignrette di Osiride. 

IV Repiano. 

1. Le due coma dì Àmmone con gli urèi e gli 
simboli. 

2. Figuretta di Homa &ncÌullo con il rìccio sulla spalla. 

3. Figuretta del bue Api con il disco solare e 1' 

4. Figuretta del dio Nefertum col fior di loto i 
mancante di una parte delle gambe. 




— 273 — 

i è pan nello iteeso quadro un frammento di soggetto 
istiologico lieonoeciuto ^^ualmente dal eh. Lombroso (loc. cit.). 

H. 6. Fnunmento di pettorale appartenente al cartonaggio 

_ • 

ma miuninuL 

Nel mezzo pende un amuleto in forma di Nags con entro 

la figure di cinque divinità. 

N. 7. Nove frammenti della copertura di una mummia con 
figure diverse, ossia: 

Cinque fiummenti di cartonaggi dipinti con geni funerari. 

Una lunga strìscia su cui si legge la seguente iscrizione 
geroglifica con segni disposti verticalmente: 

La defunta T'es-hor-àm (?) giusti ficaia^ viene a te Anubi 
capo della sua montagna signore della terra di Toser 



_fl 





per concedere Horus splendido .... 

Tre frammenti di suole di sandali funebri. Vi sono dipinte 
le figure di prigionieri barbari con le mani legate dietro il dorso. 
Sopra una di queste si legge: 




/ tuoi nemici tutti sotto (i piedi tuoi). 
Sopra un altro si leggono alcuni altri segni che completa- 
vano la frase medesima. 

N. 8. [Nella parte superiore]. Due frammenti di cartonaggi 
di mummia con figure dipinte di geni funebri accovacciati. 

18 



— 234 — 

II Repiano. 

1. Piccola testa muliebre di arte greco-romana con appicca- 
gnolo sul capo. 

2. Piccola aqnila ad ali spiegate. 

3. Mezza figuretta di rappresentanza incerta. 

4 e 7. Due figurette di Osiride una delle quali mancante 
della parte inferiore. 

5 e 6. Due figurette di Horus fanciullo nel consueto atteg- 
giamento. 

Ili Repiano. 
1, 2, 3, 5, 7 e 9. Sei statuette di Osiride di differenti dimensioni. 
4 e 6. Due figurette del dio Nefertum. 
8. Figuretta funeraria di arte fenicia. 

IV Repiano. 

1. Piccolo volatile sopra una specie di lanterna. 

2. Piccola pigna. 

3. Bustino d* Iside di arte romana. 

4. Cinocefalo accovacciato. 

5. Piccolo tutolo con urèi. 

6. Figuretta di Horus fanciullo. 

7. Figuretta di Ammone di proporzioni anche minori. 

Armadio n. 10. 

I Bepiano. 

1. Horus fanciullo con lo pschent sul capo. 

2. Il dio Osiride. 

3. Il dio limhotep seduto che tiene un papiro svolto sulle 
ginocchia. 

4. Iside che allatta Horus. 

5. Statuetta funeraria. 

II Repiano. 

1. Una piccola acconciatura o galericolo. 

2. Piccola testa di cinocefalo posta sopra ad una ispecie di 
pettorale. 



— 275 — 

N. IL [Nella parete di fronte]. Frammenti del Libro dei 
morti in carattere ieratico con figure nere di epoca forse saitica. 
Appartenne ad una donna di nome : 



is 



mi 



Tnarpit. 
Contiene la parte superiore del quadro del giudizio del 
eap. 125, cap. 117, cap. 118, cap. 137, cap. 138, cap. 100, 
cap. 155, cap. 156, cap. 158, cap. 159, cap. 162. 

N. 12. Piccoli frammenti di testi funebri geroglifici e iera- 
tici con avanzi di figure. 

N. 13. Frammenti ieratici di papiri diversi del Libro dei 
morti. Il maggiore contiene una parte delle litanie d* Osiride che 
costituiscono il cap. 142. 

N. 14. p[n alto]. Lungo papiro in carattere geroglifico e di 
perfetta conservazione di una parte del Libro dei morti, con le 
relative figure in nero (epoca saitica). Appartenne alla donna: 

Asiturt figlia di Naàsit. 

Il testo è diviso in colonne verticali e contiene, cominciando 
a destra: 

Gap. 18, cap. 21, cap. 23, cap. 25, cap. 26, cap. 27, cap. 30. 
cap. 44, cap. 47, cap. 48, cap. 49, cap. 50, cap. 52, cap. 57, 
cap. 59, cap. 72, cap. 89, cap. 100. Quadro del cap. 125 
(il giudizio). 

N. 16. [Nella parete a sinistra]. Quadro contenente cinque 
diversi papiri con T ordine seguente: 

^ . 3fiib pTel meno]: Papiro ieratico a figure nere di età sai- 



VII. SALA 

GABINETTO S*' DELLG VETRINE 



Armadio n. 1. 

I Repiano — [A destra entrando]: 

1. [Bronzi]. Piccola situla con figure in rilievo di un per- 
sonaggio in atto di fare una sacra offerta presso un altare e che 
sta innanzi a varie divinità poste Tuna dietro Taltra, cioè: Kem^ 
Horus, Isidej Nefti, Shu e Ra. 

2. Altra simile con alcune figure graffite di divinità, fra le 
quali si ravvisano Rem e Sexet, 

3. Piccolo anello senza figure. 

4. Ansa di un vaso. 

II Repiano. 

1. Statuetta di Iside seduta, mancante della figura del 
dio Horus. 

2. Statuetta del dio Kem itifallico mancante della consueta 
acconciatura di penne sul capo. 

3. Figuretta del bue Api con il disco solare e Turéo fra 
le corna. 

Ili Repiano. 

1-2. Due piccoli gatti seduti, uno dei quali mancante della 
parte posteriore. 

3. Statuetta di Osiride, mancante però dei simboli consueti, 
del flagello e dello scettro. 



— 237 — 

IV Bepiano. 

1. Un gatto seduto di grandezza poco minore del vero. 

2. Statuetta d'Iside con il disco solare sul capo, in mezzo 
due coma. Ha la sinistra abbassata e la destra protesa. 





n. 2. 

1 Bepiano. 

1. [Oggetti di materie diverse]. Statuetta funeraria che ha 
I^tto la imagine della dea NuL Porta una iscrizione con il 

e del defunto che sembra terminato con i segni seguenti. 

éÈÈÈ 

Hor-pa UT (?) giustificato. 

2. [Pietra arenaria]. Altra statuetta funeraria nello stile 
^^IXa XVIII* dinastia, con grandiosa acconciatura sul capo e 
s^xàza iscrizioni. 

3. Statuetta in legno del dio Oro ignudo con la corona sul 
<^^I>o e mancante delle braccia. 

4. Figuretta in legno di gatto seduto. 

6. Statuetta funeraria in legno senza iscrizioni. 
6. [Pietra arenaria]. Altra statuetta funeraria con iscrizioni 
^* il nome del defunto: 



^M 



Ai 
II Bepiano. 
1 e 3. Due piccoli vasi di alabastro di forma oblunga. 
2. Statuetta in legno della dea Sexet leontocefala, mancante 
^il^ braccia ed assai corrosa. 

4:. Vari amuleti posti sopra piccoli sostegni di legno, cioè: 
T)ae cinocefali oranti, undici scarabei, cinque figurine del 
^ ^ot accovacciato in atto di scrivere sulle ginocchia. 
6. Un piccolo gatto. 



i 



— 238 — 

6. Una fignretta della dea Iside con lo pschent sul capo 
7-9. Tre figure della dea Sexet leontocefala. 

10. Fignretta di Annbi. 

11. Iside accovacciata piangente. 
Ili Bepiano. 

1. Sei piccoli vasi di alabastro ed uno di smalto turchino, 
di differenti forme e dimensioni. 

2. Dieci amuleti in smalto turchino, cioè: 

Un Nefertum col fior di loto sul capo, tre cinocefiili, tre 
Tot, due Anubi, un Bes. 

3 e 4. Due figurette in legno di due gatti seduti, uno dei 
quali con appiccagnolo sul dorso. 

5. Busto in pietra arenaria di un personaggio reale con 
calantica ed urèo sul capo. Il tipo della figura somiglia a quello 
della XXVI dinastia. 

6. Frammento di granito in forma trapezoidale. Sopra un 
lato vi è incisa la figura del dio Borus con lo scettro nella 
destra ed il simbolo dell* anx nella sinistra. Sotto vi è la se- 
guente iscrizione: 



ìì 




p 



jiniiiii 



/WWNA 




Dice Borus signore della montagna^ signore stabile del nidOy 
^ PBP !EZ J?SL 'W^ ^ 

@ Ém ^ ^> ^ ® 

Borus della città signore stabile del nido Borus della città^ 




1 




I 



dio grande che risiede in. .. 

IV. Bepiano. 
1. Statuetta funeraria con iscrizioni contenenti il capo lY dei 
Libro dei morti ed appartenente ad un defunto di nome : 



p 




Psamtik. 



I Repiano. 

1. Piccolo Bes ia pietra di color verde. 

2. Statuetta in rosso antico di stile egizio di imitazione rap- 
presentante una donna panneggiata con la catantica ed una specie 
di egida sul petto e le braccia distese lungo i fianchi. Dietro 
Ti è una rozza iscrizione egizia ed assai confusa con caratteri 
di imitazione. 

3. Frammento di forma in pietra nera con le figurette in- 
cavate di tre divinità che si appoggiano ad un lungo scettro. 
Sembra di stile greco-romano. 

II Kepiano. 

1. Statuetta funeraria in pietra arenaria con la iscrizione : 

Il defunlc Nebmehil giusltficalo. 

2. Vasetto di alabastro. 

3. Altra statuetta funeraria di alabastro. — L' iscrizione co- 
mincia con la consueta invocazione ^11 néebiiu o geni funebri, 
che sì legge nel capitolo VI del Libro dei morii. 

4. Altro vasetto di alabastro. 

5. Altra statuetta funeraria in pietra arenaria. 
Nella iscrizione sembra potersi leggere il nome 

Ur-next-evi-às-mà-pu-ro (?). 
IH Ke piano. 

1 e 3. Due figure di Osiride in basalte, una grande ed 
piccola, mancanti ambedue delle estremità inferiori, 

2 e 4. Due piccoli balsamari di alabastro, uoo dei quali 
mancante della pai'te superiore. 

5. Figuretta in pietra color cenere delia dea Sex^^ che porta 
l'amuleto ¥ sa, simbolo della protezione. 



[^^ 




- 281 - 

Nella colonna tersa si legge: 



<é:> @ 



/WVWNA 



U nome di (questa) regione sotterranea (è) del vivente degli esseri. 



A/VWW 



n . n. . >i^ o lì 

I 1 Sr il f - I /VWVSA ^ "^ /WVVSA / 



/WWW 



jf2 nom^ c{^//a j9or/a ef^/Za regione sotterranea (è quella 



che) nasconde gli anditi. 



Segaono altre formole del medesimo libro ma in parte la- 
cunose. 

Nella colonna settima si legge il nome dell'ora quarta della 
notte che dioesi il vestibolo di Sokari. 



^^.0^ ^ — zs 



U nome dell'ora della notte che conduce questo dio 



grande (i) Urtemsehaxemus. 

(oioè grande nelle sue forme). 

16 0. [A sinistra]. Papiro ieratico del Libro dei morti diviso 
in frammenti. Appartenne alla donna : 



Ta x«n ten giiuti ficaia^ nata da Nes-%onsu giustificata. 

[Nella parte superiore]: Gap. 3, cap. 18, cap. 11. Parte del 
cap. 125. A questa è unita la parte inferiore del quadro del 
cap. 110, che rappresenta la regione beata di Aanru. 

[Nella parte inferiore] : Frammento del cap. 125 con parte 
del quadro del giudìzio. Parte del quadro del cap. 148. A o 



è malamente coDgiimta la parte inferiore del quadro del cap. 151, 
e il cap. 34. 

16 d. [A sinistra in alto]. Frammento geroglilìoo del Libro 
dei morti. Vi rimane la parte inferiore del quadro del cap. 126 
malamente disposta. Parte del cap. 18. Il nome del defunto un 
apparisce. 

16e. QAl disotto]. Papiro io carattere demotico contenente 
un breve testo di quattro linee relativo alla vendita di un campo 
presso Tebe, fatta da un tale Amemsor a due personaggi Pse- 
naniìtii ed I{or. 

Nella prima linea vi è la data del 7° giorno del mese di 
Ibbi dell' anno 3" di Tolomeo IV Filopatore. cioè dell' anno 219 
av. G. C. 

N. 17. [Nella vetrina]. Testa dorata muliebre che appartenne 
alla decorazione della mummia di una donna di ragguardevole 
condizione. Era coperta di calantica dipinta in azzurro, di cui rìmaoe 
ancora qualche avanzo. Non sembra posteriore alla XZII dinastìa. 

IT. 18. Frammenti del carton^;io di un'altra mummia di 
donna, ma di età assai posteriore alla precedente, consistenti nella 
maschera con alcuni avanzi di capelli, il pettorale ed altre parti 
dell' involucro. 

Sotto il pettorale è dipinta la dea Nu{ ad ali spiegate che 
impugna le due penne dì struzzo sacre alla dea Ma ed i flagelli 
di Osiride ; essa è posta fra due cinocefali in atto di adorazione. 

Vi sono le figure dipinte dei quattro geni funebri accom- 
pagnati dai loro nomi: 



Amsel, ffapi, Tuaumaulef, Kebsenuf. 




il letto, sulla qud^ ^ \ iìkI^ l tt\H>>ì)\» Aa« «iUi^Ih^I^ 
Ml'animai, che stringe fin gli aiiìgli it «nigiio iiìuiìh^Uo\^ ìIhIU 
fiift(ftqe). 

Vi sono anche dipinte le tij^ure di olUt diviiiiU In |iiM|i|il 
di dne, una setto V altra, oon la ««^uouto ÌMori»iuiitf iiul iwanu 
disposta rertìcalmente : 




B Tmm': 



fili 



Dia il defunto lluràti yiuiiiliimh), fiuliit thllu 



signora di casa viene a te Anuhi 



é3 

che risiede nella sala divina, dm a if kfpoltfi/o ////////// 






altoeddeaU di Ti^U. 



ci^ K- ci^ W. ^. >r7 fai), >^i 441J, >./, 4^ ^4 ì^ì^a u*. 
O^. 41. Usw leWtiK ru4H0/, * / <ii^ />/ *w,. /-/, ^/Mj. >/. 



- 284 — 

zìone fotografica nei Monumenta papyraeea Bibliotheeae Vati- 
eanae, tab. II-III. 

Vi si contengono preghiere ed esorcismi contro una divinità 
malefica, perchè non rechi danno alla persona che possedeva il 
papiro, e nella cui tomba esso era collocato. 

Il testo si compone di quattro colonne verticali, mancanti 
però del principio e della fine ed è in varie parti frammentato. 

In ognuna delle quattro colonne si veggono dipinti in rosso 
i primi segni della formola deprecatoria contro la divinità ma- 
lefica, afiinchè non rechi danno alle varie parti del corpo, nel 
modo seguente: 

Colonna prima. 
[Linea terza]: 



/WVVAA 



/VN/\/VVA 



Non sorgere contro il sm labbro (^). 
[Linea quarta]: 

Non sorgere contro la sua mascella {?). 
[Linea sesta]: 

Non sorgere contro la sua lingua. 
[Linea decima]: 

Non sorgere contro il suo avambraccio. 

Colonna seconda. 
[Linea prima]: 



/WWW 



Non sorgere contro la sua coscia. 



(1) SulPuso deirespressione ^ yv h5 v. Herman nella ZeiUchrift 
far àgyptische Sprache 1899, fase. 1. 



/vy/w>A 



J w 



/vy/w>A 



- 285 - 

\jÀnM seconda]: 

Non sorgere contro le sue dita. 
[Linea qaarta]: 

Non sorgere contro la bocca del suo cuore, 
[Linea quinta]: 

Non sorgere contro il suo cuore. 
[Linea settima]: 

'^'^^ T ^ CI ^^^ ^ ' ^^^ .^ *^-^ 

Non sorgere contro l'apice della sua schiena. 
[Linea nona]: 

Non sorgere contro la sua parte posteriore. 
[Linea decima]: 

Non sorgere contro il suo membro. 

Colonna terza. 
[Linea seconda]: 

Non sorgere contro la sua fronte. 

[Linea settima]: 

•^ I ° Jì l\ ^^ ? ^ ^ 

Non sorgere contro il suo occhio. 



/www I j^ jJJ ^Srì^ o V 



— 286 - 



Colonna quarta. 
[Linea settima]: 

•^ I ° J |\ — — il ? 

'VA/VNAA T ^/\ y\ _W^ /VVVV>A A/VWVA M ^ 

iVòw sorgere contro il suo cranio. 
[Linea ottava]: 

Non sorgere contro la sua gola. 
[Linea nona]: 



/srsfAf^ 



^Ik^kU 



Non sorgere contro il suo collo. 



Sembra che queste formolo magiche fossero dirette contro una 
divinità femminile ; ciò almeno può dedursi dall'uso del determi- 
nativo femminile J| adoperato costantemente nelle formolo stesse. 

Documento di qualche rarità ed importanza (^). 

19 b. [Sotto]. Frammento ieratico di computisteria di uno 
scriba della XIX dinastia. Vi sono alcuni titoli d' impiegati fra 
i quali si osservano: 




ni\ ^.^ ^ ^®xf^! 



^ 1^/ .^. (A^ \^^ \ 



1 1 1 



I 



Lo scriba dei servi sacri. Il capo dei possedimenti (?), 

IIIMllll o < — wc 

il portiere, il medico (?) . 




(1) Dopo la pubblicazione che fece di questo testo magico T autore 
del presente Catalogo^ unendovi una riproduzione fotografica del papiro, 
esso è stato trascritto ed in parte tradotto dal eh. Erman ; il quale, propo- 
nendo una diversa disposizione dei frammenti, ha riconosciuto pure la na- 
tura magica del documento ed ha opinato che le formolo magiche fossero 
dirette contro il potere malefico di una divinità muliebre che poteva dirsi 
il veleno di Set ; V. Erman, Der Zauberpapyrus des Vatikan, nella Zeit- 
schrift far Aegyptische Sprache, 1893, Band. XXXI. 




I tk I 

I 
I 




- 287 - 

I nomi dei personaggi che fecero le varie spese ivi indicate, 
sono fra gli altri: 

Thuiitnes e yextxonsumes. 
Insieme alle note numeriche vi è il segno ieratico — i— , che 
corrisponde al geroglifico C e rappresenta la misura massima di 
capacità (>). 

19 0. [Sopra]. Frammento di papiro geroglifico del Libro dei 
morti a colonne verticali e con figure nere. Appartenne al defunto : 

-4r- fforu, 

m 

il quale era figlio di 

g A ^31 (2 ^ 

Patuàmenàpt 
e della donna 

Tut'Horu. 

Dopo alcune linee poco riconoscibili, vi è un capitolo col 

titolo : 

. w . SI 71 l'Miiiii /NA^wv r .<sr>- ecc. 
i i i i i iiii (Jj 

Capitolo di aprire le porte al defunto ecc. 

Nel quadro a sinistra vi sono rappresentati gli amuleti che 
si veggono sopra i capitoli 155, 156, 157, 158, 159, 160, 161, 
163, 165. 

Inoltre vi è un coccodrillo con testa dì avvoltoio sopra una 
base, im cinocefalo, un uomo seduto con fiagello in mano e lo 
scarabeo. 




/VWVNA •VW>'V^ 



Q) y. Cbabas, Eecherches sur les poids, mesures et monnaies des 
anciens Egyptiens, Paris 1876, pag. 8 segg. 



— 288 — 

Vi è pare V amuleto della colonna ua^, come nel eap. 159, 
e poi Taltra colonna del cap. 160. Il nome del defunto è scritto 
in un rettangolo. 

19 d. [A sinistra] . Frammento di papiro geroglifico del Libro 
dei morti con figure nere, diviso in due parti. Il nome del de- 
funto non apparisce. 

[Parte a sinistra]. Avanzo del quadro del cap. 125. Fram- 
mento del cap. 146. 

[Parte a destra]. Altro frammento del cap. 146. 

19 e. [Sotto]. Piccoli frammenti ieratici del Libro dei morii 
malamente congiunti. 

19 f. Piccoli frammenti e. s. Vi sono alcune figure mutile 
relative alle scene del mondo sotterraneo. 

19 g. Papiro demotico di 25 linee orizzontali contenente un 
atto di stipulazione dell* anno 19^ del re Psammitico I (a. 648 
av. G. C). Secondo il Bevillout si tratterebbe qui della vendita 
di un'area nella necropoli di Hermontis (0- 

19 h. Piccoli frammenti ieratici di testo funebre. 

19 i. Piccoli frammenti ieratici e. s. dell' epoca romana. 

19 k. Papiro contenente un quadro del Libro del Tuau che 
spetta all'ora undecima della notte e rappresenta i supplizi dei 
dannati nell' inferno, secondo la dottrina degli antichi egiziani. 



(^) Fu tradotto dal Revillont nella sua pubblicazione « Quelqttes textes 
démotiques arcaìques n, Paris, 1895, pag. 9. 



- 289 - 

Il titolo è scritto in geroglifico cosi : 

Adorazione ad Osiride signore dell'Occidente, 



£^^ 
r^^^ 



191. [A destra]. Papiro ieratico intiero contenente un testo 
in 86 linee estratto dal Libro dei morti, ma di epoca romana. 
A destra in basso è rappresentato il defunto orante innanzi ad 
Osiride. Presso di lui si legge: 

Adora il suo signore e lo segue in grazia di lui Clionsuthot, 

^1 s fio ftifl — ^ ® Ic^ 

figlio di Patuàsar, nato da Satchonsu. 

N. 20. Quadro contenente quattro papiri diversi. 

20 a. [Sopra]. Papiro ieratico diviso in due fogli (uno sotto 
r altro) con figure dipinte, contenente una parte del Libro dei 
mortù Appartenne al defunto: 

Primo sacerdote Kerheb Patumahes giustificato, 

[Nella parte superiore]. Vi sono i capitoli 88, 94, 95, 96, 
101, 102, 99, 100, 54, 59, 85, 86, 87, 82, 83, 84, 41, 32, 
23, 26, 64. 

[Nella parte inferiore]. Frammento del cap. 142 con le 
litanie di Osiride, quindi alcuni frammenti senza titoli. Fram- 
mento del cap. 125. 

20b. [A destra]. Papiro ieratico intiero contenente un testo 
estratto dal Libro dei morti, con figure a contorno nero. Sembra 
della XXII dinastia. 

19 




- 290 — 

Nel quadro si vede il defunto presso 1* ara delle sacre of- 
ferte innanzi ad Osiride seduto in trono. Presso la divinità si 
legge in caratteri geroglifici: 

J ^ /\ M /WWW -<E>- ^-—A TI 



Un offerta per parte del re è fatta ad Osiride signore 



Io| ffì fss® 

dell' eternità che risiede neW Amenti. 
Presso il defunto in lettere e. s. : 



^ |^^c=i:f=, /VWWN -C2>. .,-=^ 



Affinchè conceda le offerte in incenso e birra al defunto 




^1 \^ '^ydiP 

sacerdote di Ammone Setimes giustificato. 

Nel testo di diciassette linee vi sono i capitoli 23, 24, 
25, 26, 28. 

20 0. [A sinistra]. Papiro intiero in carattere ieratico e figure 
nere della XX IT dinastia. 

Nel quadro vi è la defunta con le chiome sparse, in atto di 
offrire i pani sacri ad Osiride seduto in trono. Nel quadro stesso 
si legge in caratteri geroglifici: 

Dice Osiride signore dell'eternità che risiede nell'Amenti 






^Oipc^^® ^\^ 



nel mezzo della doppia regione, dio grande, signore di Tatau 



là lì /wwvA , w . I <r ::> / 1 /wwvn *- 

— M— I I I Oz=±±=,\ J ^ I 



conceda le cose buone e pure alla signora di casa 



- 291 - 



■a4 — U A/VW/NA 



sacerdotessa di Ammone-Ru re degli dei x^^^^ %onsupa 




Ai?s xon^M^ giustificata. 

Nel testo di 18 linee vi è un compeDdio del cap. 17 del 
^ Libro dei morti, in cui si contiene V esposizione della dottrina 
mistica d^li antichi egiziani. 

Yi è ripetuta dodici volte la rubrica propria di quel capitolo : 

Che cosa è ciò ? 

20 d. [Nel mezzo]. Papiro demotico di età tolemaica con- 
tenente un testo di computisteria in cinque colonne, la prima 
delle quali è quasi del tutto svanita. 

N. 21. [Nell'alto della parete]. Lungo papiro geroglifico del 
Libro dei morti, con figure dipinte sopra le colonne del testo 
le quali sono malamente disposte. 

Appartenne al: 

Defunto Hor giustificato figlio di Ta-set-iem. 

[Cominciando a destra]. Quadro del cap. 102: 
Cap. 1-4, cap. 15, cap. 33, cap. 37, capitoli 39-40, cap. 38, 
cap. 27, cap. 26, cap. 52, cap. 53, cap. 54, cap. 57, cap. 126, 
cap. 127, cap. 128, cap. 129, cap. 138, cap. 136. 

Parte del quadro del cap. 125, cap. 146, cap. 144, cap. 145, 
cap. 148. (Dinastia XXII). 

N. 22. [NelV ultima parete]. Papiro ieratico del Libro dei 



— 292 - 



morti con figure nere, diviso in tre fogli e di tarda età. Appar- 
tenne al defunto: 

Sacerdote primo di Ammone Nesparertaui 




giustificato, 
figlio della donna 

Ta Set'xonsu. 

22 a. [Parte superiore]: Parte del cap. 16, parte del cap. 17, 
parte del cap. 18. 

22b. Parte del cap. HO, cap. 19, cap. 21. 

22 0. Parte superiore del quadro del cap. 125, cap. 38, 
cap. 54, cap. 162. 

N. 23. Piccoli frammenti ieratici malamente disposti con 
avanzi di figure. Epoca saitica. 

N. 24. Altri piccoli frammenti simili ai precedenti. 

N. 25. [In alto]. Lungo papiro ieratico del Libro dei morti 
con figure nere. Epoca saitica. Appartenne alla donna: 



1 io ^:^is»2.^pi w 

Sacerdotessa di Ammone Nestaneterten giustificata^ nata 



jL uz\ ^ ^fl 

dalla signora di casa Tapàmen. 



- 293 - 

Gap. 1-14, cap. 16. 

Sotto vi è la defunta sedente e innanzi una sacerdotessa 
<3he fa sacrifizio coir incensiere. Presso la defunta è ripetuto il 
^uo nome. 

Cap. 18, cap. 19, cap. 21, cap. 22, cap. 28, cap. 24, cap. 25, 

<5ap. 26, cap. 27, cap. 30, cap. 44, cap. 45, cap. 46, cap. 47, 

cap. 48, cap. 49, cap. 50, cap. 52, cap. 53, cap. 38, cap. 54, 

<jap. 56, cap. 57, cap. 59, cap. 60, cap. 89, cap. 100, cap. 101. Di 

nuovo il cap. 100 e il cap. 162. Alla fine delFultima colonna si 

legge (] (] B ^ (M^)' 

N. 26. Frammenti demotici di un testo di computisteria 
con una lista di nomi. Vi sono uniti alcuni frammenti in carat- 
tere aramaico. 

N. 27. Piccoli frammenti ieratici senza figure. Vi si uniscono 
etltri frammenti ieratici più antichi e forse della XXII dinastia. 



IT. 28. Tre frammenti demotici di computisteria. Neil' ultimo 
ì sono alcuni nomi disposti in colonne verticali. 



Papiri esposti nelle dne stanze precedenti a quella dei papiri. 

Oltre i papiri contenuti nel gabinetto, ve ne sono altri nelle 
ne stanze precedenti che ora descrìveremo, indicandoli con le let- 
ifere A, B, C, D, E, P, e ponendo fra parentesi il numero spe- 
dale che occupano i quadri nella rispettiva stanza. Comincieremo 
dalla, stanza che immediatamente precede quella dei papiri. 

A. (N. 14). [Sulla porta del gabinetto]. Papiro geroglifico 
del Libro dei morti, scritto in ordine retrogrado a colonne ver- 
ticali senza figure. Dinastia XYIII. 



1 I I 




- 294 - 

Appartenne al defunto: 

Amenemàpt scriba capo degli artefici^ 
figlio di 

Abai. 
Manca del principio e comincia dalla linea 12^ del cap. 1. 
Quindi il capitolo 17 (con la consueta rubrica interrogatiya 

B^ow^^^^^^l ^(?A^ cosa è ciò), cap. 18, cap. 15. Nella co- 
lonna 128 del cap. 18 si legge la rubrica: 

Chi conosce questo capitolo esce nel giorno 




A/WV\A 



. . . per fare le trasformazioni che gli concede il suo cuore j è in... 
Siegue una parte di testo che non si riconosce con sicu- 
rezza. Cap. 181. 

B. (N. 15 nella parete incontro). Altra parte dello stesso 
papiro, e che gli fa seguito. 

Continua il cap. 181 e quindi vi è il cap. 182. Vengono 
appresso le litanìe del sole (cap. 142). 

Parte lacunosa e guasta. Cap. 82, cap. 124, cap. 83, cap. 109, 
cap. 68, cap. 65, cap. 8. 

Questo papiro è di grande importanza, essendo il più antico 
di tutta la collezione e contenendo il testo del Libro dei morti 
usato all'epoca della XVIII dinastia, che è diverso in molti punti 
da quello dell'età saitica. Esso fu pubblicato dal Naville nella 
sua edizione dei più antichi testi di quel documento (^). 



(1) Das àgyptische Todtenbuch der XVIII bis XX Dynastie, Ber- 
lin 1876, pag. 83, 84. 



— 295 — 

C. (N. 16 nell'altra parete). Papiro geroglifico a colonne re- 
trograde del Libro dei morti con figure dipinte. Alcune colonne 
sono lacunose e guaste. Dinastia XIX. Appartenne al: 



i-I Pi + 



/v^A^/^A 



Defunto scriba del tesoro del signore di ambedue i paesi 






Kenen hor. 
A sinistra si legge anche l'altro suo titolo di: 

Capo dei lavoranti dei lapislazzuli. 
Ivi presso è dipinta la moglie del defunto col huo nome: 

Ptahmerit. 

Sopra di essa si leggono alcune foiTnolc di proghion) ponrlnt 
sieno date al defunto le consuete offerte e pinifìcaxioni. 

Nel mezzo vi è un frammento del quadro do! giudizio con 
Anubiei Oro dinanzi alla bilancia, quindi il cane di Anuhi ìm\ 
un serpente. Sotto l'uccello simbolico d<;iraninia {Ila) liuvvi unii 
tavola di offèrte. Siegue a destra il d'^funUi oranU) e dir^tro di lui 
la sua moglie nello stesso att^giamento. 

Yi è pure una parte del Uthì/) del cap, \2h. 

D. (N. 17). Altra parte dello Ht<;»Ko papiro divido \u ius 
frammenti malamente ricongiunti. 

Parte del testo del cap. \2'» f/fU ìa r/niUmìnnn im'KhHvw^ d<d 
defunto. Lo stesso e rApprH>j'MiuUf in pHfd) dlnuM/i »d mm'mhi Hi 
atto di far libazione. 

Parte del quadro del ';ap 110 ^ poi il ^nin l'iif in d<l qiiifdin 
del cap. 14r. 



- 296 -- 

E. (N. 11) [Nella sala precedente]. Quadro contenente n. 6 
frammenti di papiri diversi. 

a. Contratto demotico di 30 linee, con registrazione greca 
nel basso. 

b. Piccolo frammento geroglifico di epoca tarda. 

e. Frammento greco di 28 linee in due colonne di carat- 
tere unciale, contenente un testo filosofico-religioso (sembra del 
2** 3<* secolo dell'era cristiana). Vi si leggono le parole: xoafuxùùv 
d^soov ; onde il eh. prof. Comparetti credette di ravvisarvi un'opera 
filosofica nella quale trattavasi degli dei e della loro natura (v. Lom- 
broso in Atti della R. Accad, dei Lincei j 1. e). 

d. Altro piccolo frammento greco di età forse posteriore 
al precedente e quasi svanito. 

e. Frammento greco di un documento amministrativo 
(forse del 3<* secolo). 

f. Piccolo frammento copto in cui si legge il nome di un 
abbate Sabino, 

P. (N. 12). Quadro contenente quattro frammenti diversi 
di papiri. 

a. Frammento ieratico del Libro dei morti. Parte dei 
capìtoli 31-37. Il testo e le figure sono svanite e mancanti. 

b. Papiro divìso in due pezzi con caratteri ieratici del 
Libro dei moni e figure nere. Parte del testo e del quadro del 
cap. 17. Vi è una parte della scena del sacrificio dinanzi alla 
tomba che corrisponde al principio del documento. 

e. Frammento demotico di computisteria, 
d. Altro piccolo frammento demotico. 

Aggiungeremo alla fine di questo Catalogo dei papiri la descri- 
zione di un altro che è venuto testé ad arricchire la collezione ('). 



Q) Mentre si stampa il presente catalogo, questo papiro sta ancora rin- 
chiuso nello scrittoio della Direzione. 



— 297 — 

È un quadro che racchiude quattro frammenti opistografì di 
un papiro bilingue greco-copto, contenente alcune massime filoso- 
fiche e morali quasi identiche a quelle attribuite a Menandro 
(IV secolo av. Cristo), e riunite nella raccolta del Meineke (0- 
Dopo ogni sentenza greca vi è la corrispondente traduzione in 
copto; e può supporsi per tale circostanza, e per la natura del 
testo medesimo, che il papiro abbia fatto parte di un libro di 
uso scolastico. E vi è da notare che le sentenze greche sono acro- 
stiche/cioò disposte in gruppi i quali hanno per iniziali lo me- 
desime lettere dell* alfabeto disposte per ordino, dalla lettera 
alpha alla gamma nel modo stesso di alcuni salmi ebraici. Onde 
è certo che i nostri frammenti appartengono al principio del libro* 
dovendo continuare poi le altre sentenze con lo sogutMiti loUon». 
Per la forma poi dei caratteri, il papiro può ^^^1^1^^'^^^'^^ ^^^^ '"' 
circa del sesto secolo dell'era cristiana. 

Questi frammenti furono rinvenuti dall' autoro dol |>rosiMito 
catalogo dentro un armadio in un ripostiglio dol inusoo, dovo gia- 
cevano sconosciuti da lungo tempo; e furono da lui studiati «^ 
in parte tradotti e quindi mostrati al eh. prof. Oiaoonio Krall di 
passaggio per Roma; il quale dotto specialista di lotloratura oopU 
ne apprezzò Vantichità e coadiuvò Tautoro a ricomporih^ i laotM'i 
avanzi. Fu più tardi poi riconosciuto, per indicazione fornita dal 
eh. prof. Ignazio Quidi, che questi frammenti avoano appartonu(t> 
al noto letterato Emiliano Sarti e che di ossi il eh. ))rof. Pun- 
toni avea pubblicato il testo senza traduzione traendolo dalla 
copia del Sarti, ignorandosi però dovo Toriginalo fosso andato a 
finire (^). Onde deve ritenersi che il papiro si acquistasse dagli 
eredi del Sarti e poi restasse dimenticato. È quindi importante 



(^) Frag menta comicorum graecorum ed. Meineke, Horlìno IH'17, 2" vo- 
lume (Menandri monostica), pag. 1041 segg. 

(*) Gnomologii acrostici fragmentum graece una cum metaphrasi 
copto-sahidicaj e papyro Aera. Sartii ed. V. Puntoni, Pisis ex oflìcina Ni- 
striana 1883. 



il rìtroTamento di questo papiro che si credeva perduto ed è 4 
portuno darne una riproduziono fotografica per una più esatta 
trascrìzione dei testo (v. tav. IV-Y). 

Ad ogni modo la copia del Sarti era eseguita assai bene salvo 
poche Tarìantì che potranno riscontrarsi con l'aiuto della fotografia. 
Il eh. Puntoni ebbe il merito di supplire sagacemente le parti 
maucanti e noi ne seguiremo ì supplementi ; notando solo che 
abbiamo qui trascritto fedelmente anche i non pochi errori orto- 
grafici del testo originale, i quali erano stati corretti nella copia 
suddetta. È finalmente da notarsi che il papiro ha maggiormente 
sofferto, come è naturale, in questo lasso di tempo e che alcune 
piccole particelle si sono distaccate dalla fragile materia. 

Ecco pertanto la riproduzione esatta dello stato odierno del 
documento con la traduzione di quelle sentenze che ai sono po- 
tute restituire. Questa traduzione segue la parte greca del testo ; 
mentre la versione copta offre qualche variante di parole, conser- 
vando però sempre il senso medesimo. 

Framnient:o n. 1. 

1* Sentenza. 

.... [/i']»'«(«Oi,- aex'ìi aftaQTiag :: (sic) ('). 

. . . . ApX" iìnriofi.E ujuune gH ^[otpI- 
cgiUE :: JH 

(il volto ?) della donna (è il) principio del peccalo. ^^H 

2^ Sentenza. 

avanavaig sn[_i'\ narvu)!' ex rtov xojrov \^t<n]rov :: (sic) (-). 

neuiTort Rovoit niJn gii ngicc ne nujR^ :: 

// riposo per tutti dalle fatiche è il sonno. 



(') Leggi: "QX'Ì "?s i'!'"Q'ii'^- Non metteremo gli accenti perchè tnan- 
> nell'originale. 

(') Leggi : tx icuj' xofiuij' vmoq. 




9' Sentenza. 

avEV 6f n}.i;yrfi ovdt «» ,h«v*«f« ra ygafifiaTa : 
AJCIt CHUJC «epe ?\AA.T XCAfiC CgAI :: 

5ewo ^a sferia netmm impara le Uttert. 



10' Sentenza, 



■',eos . 



'•'Z';? : 



1 



OrpuJJLiE JUnOrtHpOC OTATAJUAgTe 716 KAJt 

equ^nAJtiA.gTE on :: 

Uà uomo mtUvagio è infelice anche quando (sia) felice. 

11" Sentenza, 

OYtong eqgigovff «ovcuffg Sovouiig A.n ne 

Za vita che manca del necessario per vivere non è vita. 

12* Sentenza. 

^efiatog ?.oyic[iag rm fyviaxoji t« y^afifiaru :: 

ov^onciioc cqopx: he iteTccnfir nccgAi ; 

Il ragionamento è fermo a chi ha imparato le letttt 

13* Sentenza. 

^tov òixaiov yev\ì]<St~^ai xeXoq xaXov : ; 
n&IOC wn ^1^ — (continua nel seguente). 



Frammento n. 3. 

(seguito delia sentenza precedente). 

KA.ioc(ijA.pE neq^iJUK e&o?\ ujcjuhe ka,?\oc::' 

Da una vita giusta deriverà una bella fine. 

14' Sentenza. 

^tog aiay_vvrjg Huvctrog f^tiùìieQog :: (sic) ('). 

nujìig EXJUtEg nujinE ftA.itov niiov itgo? 
ipoq :: 

La morte è preferibile ad una vita vergognosa. 



(') ^.0, 






— 301 — 

1&^ Sentenza. 

figaToig anatSi ro xJavsiv oq>\^ByX€Tai :: {sic) (*). 

pojjute itiJUi y^^^uJCT^ ÌJÌn[juiOY] :: 

A tutti i mortali giova morire. 

* Sentenza. 

fila7TT€i (continua nel seguente) 



i 



Frammento n. 4. 

iguito della precedente) tov aoóga Oviiog \_siq] oQyrfy ne~\ aoov : : 

^A.pe ntfojitT [A^^A.njTC [juijn[pui]juie itqge git 

[oprn] :: 

L'ira che cade nel furore danneggia l'uomo. 

Frammento n. 5. 

7^ Sentenza. 

fiiog afi€Qifivog [eav'] [yi'i'at]xt f.ir] XccXrjg : : 

Aloe rf ATpooYcy ne^KjTJUiujA^e Jxtt cgijute:: 

La vita (è) senza affanno qualora tu non parli ad una 

onna. 



8* Sentenza. 

fiqairjv TVQog oQytjv eyxQarrjv y[«^]]fir yci^ot; :: (sic) (-). 

&P^^ 8^ ntfLurf'T .... K gì? TerrcpA- 



a • 



Sii lento all' ira e forte nel sopportare. 



19* Sentenza. 



[ysQiùv ejffaffrrjg €ffy(ccTri xc^xt] TVxrf\ :: 

OVg?^?^o eqnox (continua nel segueute) 



i}) pQOTois anuai. etc. 

(*) ^aàvg UQog oQyrjv eyxgttrtjg etc. 



• 302 — 



Frammento d. 6 (rovescio del frammento n. 3). 
(fine della sentenza precedente). 

Un vecchio innamorato (è) l'ultima cattiva fortuna. 

20* Sentenza. 

yQaniiara nav^avs {xaC] sXnidag e^eg xaXag :: (sic) (^). 

eitA^rroYC :: 

Impara le lettere ed avrai buone speranze. 

2P Sentenza. 

yqaniiaTa /xaSeiv dei xai fia6o\j'Jira vovv sxsiv 

. . . . TCA&o [€]cgAI A.K*TCA.Ao (continua 
nel seguente) 

Frammento n. 7 (rovescio del frammento n. 4). 

(fine della sentenza precedente). 

[K]A.rroYC JUtJUtOK :: 

Conviene imparare le lettere e a chi le ha imparate avere 
senno, 

22^ Sentenza. 

yvv[ai^i^ [naa'yxq xo^noq aixrj (poQ€i::(sic) {^). 
[nKoJcJUtoc rrcgiJUte rtiJUi ne hka.- (continua nel se- 
guente) 

Frammento n. 8 (rovescio del frammento n. 5). 

(fine dell'ultima parola della sentenza precedente). 
ptuq :: 

Jl silenzio porta ornamento a tutte le donne. 



(*) yvpai^i na<r«ig xoafÀOV aiyrj tpogei. 



IX. SALA 

DEI MONUBIENTI DI IMITAZIONE (>). 



27. Statua colossale giacente, ignuda nella parte superiore 
della persona, in marmo bigio venato rappresentante il fiume 
Nilo coronato di fronde e di bacche, con panneggio che gli cuo- 
pre le gambe. La maestosa figura regge colla mano sinistra il 
cornucopia ricolmo di frutta sormontate da una piccola piramide ; 
e poggia il braccio stesso sopra una sfìnge, simbolo deirEgitto, la 
quale tiene a so d* innanzi fra le zampe un' anfora. TI braccio di- 
ritto disteso è poggiato sulla coscia e nella mano stringe un mazzo 
di spighe. Ha il piede destro disteso e con la pianta del piede 
respinge un piccolo coccodrillo. Questi vari emblemi alludono evi- 
dentemente alla inondazione che reca la fertilità nel paese di 
Egitto — Ha varie parti di restauro. 



(^) I monuraentì di questa sala provengono nel maggior numero dal 
Canopo della villa Adriana, cioè da quella parte della magnifica villa ti- 
burtina ove era riprodotto il tempio del dio Canopo esistente presso Ales- 
sandria d* Egitto. Molti di essi, trovati nel Canopo, furono trasportati prima 
nel museo Capitolino. Alcuni poi provengono dal tempio d* Iside in Roma 
(Iseo campense) situato presso V odierna chiesa di S. Maria sopra Minerva. 
La nostra collezione è la più importante che si abbia in questo genere di 
monumenti di arte romana imitante V antica arte egizia ed è assai degna di 
studio ; onde anche di essa ci riserbiamo poi di illustrare a parte qualche 
più notevole oggetto. — La numerazione comincia dalla porta che guarda 
verso la sala H detta delle statue ; e tale numerazione fa seguito a quella 
della sala medesima. 



— 305 — 

Il plinto misura m. 2,32 X 0^71. La testa si innalza sopra 
il plinto di m. 1,32. Proviene dal museo capitolino. 

28. Statua di Osiride in granito nero brecciato, alt. m 1,50. 
IHa il capo coronato dall' atew, ed è cinta dallo shenti. Le braccia 
sono pendenti lungo i fianchi. 

28 a. Statua di Iside-Fortuna in basalto dì bello stile. Ha 
il braccio destro abbassato e con il sinistro regge il cornucopia. 

È importante per lo studio del culto di Isi-Tyches ricor- 
da qualche antica iscrizione e da una assai notevole tro- 
a Palestrina (i). 

Proviene dal museo capitolino (alt. m. 1,50). 

29. Statuetta di cinocefalo di granito verde in atto di ado- 
szione. La metà inferiore delle gambe è di restauro. 

(Alta m. 0,68). 

Proviene dal museo capitolino. 



29 a. Statuetta in basalto del dio MentUj divinità solare ado- 
3rata specialmente in Ermontis. Ha in testa il suo segno simbo- 
lico formato dal gruppo delle montagne; e porta nella mano sini- 
etra un lungo bastone a testa di levriero. 

(Alta m. 0,47). 

30. Statuetta genuflessa di un sacerdote naoforo in granito 
frecciato. Entro 1* edicola è rappresentata la figura di una dea 
eon sacra acconciatura sul capo. (Alta m. 0.52). Sta sopra un pi- 
lastrino di basalto. 



a) Vedi 0. Maracchi, Guida archeologica deW antica Frenesie (Roma 
^885) pag. 189. 

20 



- 30G - 

30 a. Arpocrate in marmo bigio con la corona dell' alto Egitto 
sul capo. È contradistinto dal riccio simbolico della gioventù e 
dal gesto di recarsi il dito della mano destra alla bocca. Gli 
occhi sono incavati ; e probabilmente doveano essere riportati di 
altra materia. Abbiamo in questa statuetta una rappresentanza 
molto accurata di tale divinità tutta propria del culto greco-egi- 
zio. Essa fu una alterazione della divinità egiziana Har-pa-Krat 
cioè : Oro il fanciullo ; e por il gesto della mano sulla bocca 
venne interpretata come la divinità del silenzio. 

(Alta m, 0,55). 

31. Statuetta sepolcrale vestita di shenti e ricoperta di calan- 
tica, con ambe le braccia distese lungo i fianchi. 
(Alta m. 0,75). 

31 a. [Sotto la tavola]. Statuetta in marmo accocoUata ed 
ignuda di un venditore di sacre offerte che porta sopra una tavola 
poggiata sulle ginocchia. La tosta coperta di largo cappuccio è di 
restauro, come pm:e l'avambraccio sinistro e una parte della 
tavoletta. 

(Alta m. 0,75). 

31 b. Statua d' Iside in granito nero con lunga veste stretta 
alla persona. Ha il capo coperto di calantica ed occhi incavati che 
doveano essere riportati di altra materia. La veste è ripiegata a 
nodo sul petto e le braccia pendono lungo i fianchi. Riproduce 
alquanto il tipo antico e può paragonarsi con un busto di statua 
reale della collezione Baracco {}). 

(Alta m. 1,40). 

31 e. Frammento marmoreo con avanzo di sparviero alato. 



{}) V. de Bissing nel Recueil des travaux etc, a. 1895, fase. Ili e IV. 



- 307 — 

32. Statua in marmo nero rappresentante la dea Iside ritta 
in piedi con il braccio destro disteso lungo il fianco e che 
stringe nella mano \nn%. Il braccio sinistro proteso è di re- 

stauro. 

(Alta m. 1,45). 

Proyiene dal museo capitolino. 

33. Statua sepolcrale in piedi con le braccia distese lungo 
i fianchi. È vestita dello zhenii ed ha il capo ricoperto dalla 
ccUantica. Granito nero. 

(Alta m. 1,U). 

33 a. Statuetta in marmo greco del dio Anubi con testa ca- 
nina. Stringe il caduceo alato nella sinistra e nella destra la borsa. 
È vestito di tunica succinta e di pallio. Ha di restauro il braccio 
destro, la mano sinistra e la parte inferiore delle gambe. 

(Alta m. 0,66). 

34. Statua sepolcrale regìa con lo shenti e la calantica 
ornata di urèo, in marmo semesanto pallido. 

(Alto m. 1,30). 

34 a. [Sotto la tavola]. Frammento in granito su cui resta 
soltanto la parte superiore di una figura orante e dietro di essa 
una mano con scettro. 

36. Sfinge in marmo bianco di arte romana. 
(Lunga m. 1,00 ; alta m. 0,55). 

36. Celebratissima statua di grandezza colossale e di eccel- 
lente lavoro rappresentante Antimo, il famoso giovane bitino favo- 
rito deir imperatore Adriano. È vestita dello shenti e ricoperte 
della calantica ed ha le braccia distese lungo i fianchi nel con- 



- 308 - 

sueto atteggiamento delle altre statue sepolcrali egiziane. Essa fu 
chiamata per la sua bellezza col nome di Apollo egizio. Le mani 
ed i piedi sono di restauro. 

Marmo greco (alta m. 2,20). 

Proviene dalla villa Adriana donde passò nel museo capitolino. 

Nella parete sopra la statua v'ò dipinto in segni gero- 
glifici egiziani il nome di questo personaggio tracciato dal padre 
Ungarelli con qualche inesattezza nel modo seguente: 



4 4 b. zi 



(') 



An-tin-s. 



L'imperatore Adriano onorò in modo straordinario la me- 
moria di questo suo favorito che foce anche divinizzare, ed al 
quale consacrò la città da lui fondata in Egitto col nome di 
Antinoe- Ed a lui eresse pure dei monumenti nella sua villa 
tiburtina, dei quali la nostra statua fu uno dei più ragguardevoli. 

37. Sfinge simile alla già descritta sotto il n. 35. 

38. Statua in marmo palombino rappresentante il dio Nilo 
coperto di calantica e cinto dello shenii. Ha sul mento una 
piccola barba simbolo della divinità e porta le mammelle pen- 



A/WNAA 



0)11 nome di Antinoo è scritto °-^|ì lì \\ ^ JjsuU' obelisco 



/^A/^/^A^ 



\ \ p J'J 



del Pincio che porta i cartelli reali dell* imperatore Adriano e della imperatrice 
Sabina. Quest' obelisco, secondo V opinione delP Erman, dovrebbe conside- 
rarsi come un monumento onorario eretto presso il sepolcro stesso di An- 
tinoo, il cui corpo egli sappone fosse stato trasferito dall'Egitto in Roma 
(e. Erman, Der obelisk des Antinous ; Htìlsen, Das Orab des Antinoits, nelle 
Mittheilungen der K. D. Inst., Band XI, 1896, Heft 2 ; cf. 0. Marucchi, 
Gli obelischi egiziani di Roma, 1898, pag. 137 segg.). Questa opinione è 
stata poi contradetta dal Gayet, u V eccploration des ruines d'Antinoe n (An- 
nales du Musèo Guimet, Tomo 26, 3* parte, 1897). 



- 309 — 

denti. Il Nilo chiamato dagli egiziani Hapi ed Atur era conside- 
rato come un' emanazione sgorgata dalle membra della divinità 
jer far vivere gli uomini e far germogliare le piante. Pertanto la 
figura del dio Nilo era rappresentata in modo da partecipare dei 
<fae sessi. Le sue statue però sono assai i*are ed anche più rare 
;soiio quelle, come la nostra, di arte egiziana di imitazione. 
(Alta m. 1,11). 



38 a. Edicola in marmo nero entro la quale è collocata una 
-ii^atuetta acefala di Iside in marmo greco che non le appartiene. 
^ dea è seduta con Horus fanciullo disteso sulle ginocchia an- 
*esso acefalo. Manca di una parte del braccio destro. 
(Alta m. 0,40). 



39. Statua sepolcrale regia in granito simile a quella indi- 
sotto il n. 34, ma di minori dimensioni. 
•(Alta m. 1). 



40. Statua in marmo nero rappresentante la dea Iside con 
^^fco le braccia sporgenti, che però sono di restauro. Nella de- 
^^^^ la un fiore di loto. 

<Alta m. 1,50). 

Proviene dal museo capitolino. 

41. Sfìnge di granito rosato. 
(Alta m. 0,30). 

41 a. Antefissa di marmo bianco in forma arrotondata. È or- 
di un gruppo di sacri urei sormontati dal disco solare. 



42. Avvoltoio sacro in marmo lunense, rappresentante il dio 
(Alto m. 0,45). 



- 310 - 

42 a. Antefìssa simile a quella del n. 41 a. 

42 b. Pìccolo busto in basalte di una donna reale con occhi 
incavati e lunga capigliatura su cui sorge il sacro urèo. 
(Alto m. 0,20). 

43. Sfinge in granito rosso in tutto simile a quella del 
n. 41. 



44. Statua sepolcrale in granito nero brecciato nel consueto 
atteggiamento delle altre già descritte. 

(Alta m. 1,32). 

45. Coccodrillo di marmo greco disteso sopra un plinto ret- 
tangolare nella parte superiore del quale sono scolpite le onde. 

(m. 1,60 X 0,40). 

46. Erma bicipite in marmo nero. La parte posteriore rap- 
presenta la testa del sacro bue Api; la anteriore la testa di 
Iside con calantica sormontata dal fior di loto. (Monumento assai 
notevole per la riunione dei tipi di queste due divinità). 

(Alta m. 0,50). 

Proviene dal museo capitolino. 

Posa sopra un capitello in forma di fior di loto mancante di 
una parte delle foglie. 
(Alto m. 0,45). 

46 a. Parte del pyramidion dell' obelisco che sorge presente- 
mente sulla piazza Navona. (Granito rosso). 
(Alto m. 0,50). 
È questo un'obelisco di imitazione romana il quale porta 



i cartelli reali dell* imperatore Domiziano scritti nel seguente 
modo, ad imitazione dei consueti cartelli dei Faraoni egizi: 




Easars Tmitians 
Cesare Domiziano (0- 

L* obelisco, eretto forse in origine nella villa albana di questo 
imperatore o piuttosto presso il tempio d' Iside in Roma, fu poi 
trasportato da Massenzio nel mezzo del circo che egli aveva de- 
dicato al suo figlio Bomulo sulla via Appia. Caduto in fi*am- 
menti vi restò fino al 1651, allorquando il papa Innocenzo X 
lo fece erigere nel mezzo della piazza Navona. 

La pmita però o pyramidion trovata più tardi fu acquistata 
dal museo Borgia di Velletri, donde venne poi trasferita nel 
nostro museo. 

In ognuno dei quattro lati è inciso superiormente il disco 
solare alato fra i due urèi sul segno simbolico del cielo ; e sotto 
rimangono le parti superiori di alcune divinità, cioè Osiride, 
Iside, Tot, Horus ecc. 

Nella parte anteriore si vede una figura orante, forse quella 
dell' imperatore. 

47. Statua in marmo nero di un sacerdote egiziano, il qualo 
con le braccia protese sorregge una tavola di sacre offerte, su cui 
è inciso r urceolo delle purificazioni in mezzo alle due sacre piante 
di loto. Il sacerdote è vestito dello shenti ed è ricoperto della 
calantica. 

(Alt. m. 1,48). 



(}) V. 0. Marucchi, Gli Obelischi egiziani di Roma, Koma 1898, 
pag. 125 segg. 



- 312 — 

48. Sfìnge in marmo bianco di arte romana. La testa è di 
restauro. 

(m. 0,40 X 0,20 X 0,70). 

49. Statua in marmo greco del dio Anubi con testa di scia- 
callo, caduceo nella sinistra ed avanzo di un oggetto incerto (pro- 
babilmente la borsa) nella destra. 

È vestito di tunica e pallio ed ha i piedi muniti di calzari. 
Porta sul capo il disco solare ed un tronco di palma gli serve 
d'appoggio. Ha di restauro le mani, parte del caduceo e parte 
della gamba destra. 

(Alt. m. l,r)6). 

Proviene dal museo capitolino. 

50. Sfinge di marmo bianco seduta sulle zampe poste- 
riori. Ha il capo coperto di calantica ed in gran parte re- 
staurato. 

(m. 0,70 X 0,33 X 0,65). 

51. Statua sepolcrale in granito nero brecciato nel consueto 
atteggiamento delle altre già descritte e delle stesse dimen- 
sioni e con urèo sul capo. 

52. Grande capitello di marmo a foglie dì loto alto m. 0,68 
che posa sopra un* altro capitello pure a foglie di loto non ancora 
sbocciate. 

(Alto m. 0,65). 

Provengono ambedue dagli scavi eseguiti sotto la casa Sil- 
vestrelli presso Y abside di S. Maria sopra Minerva, ove sorgeva 
il celebre tempio d* Iside detto Iseo campense. 

Vi posa sopra una piccola base marmorea che ricorda un 
sacro donarlo di una corona d*oro e di altri oggetti, fatto ad 



A. 



— 313 — 

Iside venerata in Subaste da Caltilia Diodora sacerdotessa Bu- 
bastiaca, come rilevasi dalla se^iente iscrizione che vi è incisa : 

ISIDI BVBa\ 

VENER ARG • P • 
CORAVR-PIII 
COR-ANALP.IV (?)1 
CALTIL • DIODORA 

BVBASTIACA 

TESTAMENTO 
DEDIT 

I^roviene dagli scavi di Ostia. 
Cm. 18 X 0,10 X 0,08). 

JPu illustrata dal P. Vercellone negli Atti della Pontificia 
piemia rom, d'archeol. Serie II, tomo I, pag. 155 segg. 



62 a. [Nel vano della fenesti-a]. A destra un piccolo fram- 
c di stela sepolcrale greco-alessandrina. Vi sono scolpiti 

i simboli derivati dall'antica arte egiziana, cioè un avvol- 
col disco solare sul petto posto in mezzo a due gruppi di 
e di struzzo; i quali vennero forse adoperati come simboli 
iani (*). 

Sotto vi è il residuo della iscrizione sepolcrale cristiana : 

.eiceGocoBOHe(o$) 

(?) a^ijPW P G B G K A 

Dnus Deus auxiliator 
(?) Amen Rebeka 

52 b. A sinistra è affissa una lastra contenente una iscri- 
zione sepolcrale copta cristiana. Appartenne ad un sacerdote {apa 



{}) Intorno a questo simbolismo derivato dall'arte egizia nelParte 
^^dstiana copta si vegga: Gayet, Les monuments coptes du muséede Boulak 
%d Sbers, Die Koptische Kunst, Sa questa stele in modo speciale vedi 
O. ICaracchi nel Eómische Quartahchrift. 1896, IV, pag. 380 segg. 



i 



Vittore) e contieue le conBiiete invocazioni alla Vergine,' 
s. Michele, alla Sibilla ecc., che sì riscontrano nelle epigrafi 
sepolcrali dell' Egitto cristiano. Non vi è alcuna data cronologica 
ma può giudicarsi dalla sua paleografia come un monumeuto dei 
primi secoli della pace. Il testo è il seguente : 

niuj//T nujHpe nenrt^ 

eTOYAA& g.AJUlHfT 

nciteiujT An*^ lepH 

A1IA.C JUn ARA CftUUX 

A.JUA ci&v^?\A.//Terf 

JUAA.V AlApiA. UIX^HTs 

nencon gH?\iAc 
ntYtyHpe AqU,TOrf 
jLumoqrtcovtyojuiiuT 

«TUJ&C. gtf OTCìpH 

HH g,AJi*HH nenco 

JUAKAptAqUlTOMli. 

juoqncovqTooir 
HKiAgK ntiton 

nnAHA &IKTUjp 
nCALyT 

Questo pnò tradursi cobi: 

" // Padre, il Figlio e lo Spirito mulo Amen. Il padre nostro 

• Abba Jeremia, con Abba Eooch e Ama Sibilla e la madre 
« nostra Maria. Michele nostro fratello. Elia loro figlio riposa 
« nel giorno 3° del mese di Tobi in pace Amen. Il nostro fra- 
li tello Macario riposa nel giorno 4° del mese di Chojak. Il nostro 

• fratello il papa Vittore " . 

Proviene dalla collezione Baseggio. 



é 



- 315 — 

53. [Avanti alla fenestra]. Coccodrillo in pietra di pai*agone 
sostenuto da un plinto imitante nella parte superiore le onde 
dell ' acqua. 

(m. 0,95 X 0,20). 

S4. Statua in marmo nero venato bianco rappresentante un 
sac^rrìote egizio con veste strettamente attaccata alla persona, 
^oxrfcsi. la situla nella mano destra per le sacre aspersioni. 

^Alta m. 1,55). 

^Proviene dal museo capitolino. 

65. Statuetta della dea Iside con la consueta acconcìatuaa 
^®^ <ìisco e delle corna che tiene il fanciullo Horm sulle ginocchia. 
Grranito lumachella. 
(m. 0,80). 

B6. Statuetta in marmo greco del fiume Nilo giacente con i 
eti emblemi della sfinge, del coccodrillo e dei putti come 
re rappresentanze della stessa figura. 
Xa testa con parte del collo ed il braccio destro sono ricom- 



lU 



(m. 0,53 X 0,33). 

57. Piccolo coccodrillo in basalto su alto zoccolo e. s. 
(Largo m. 0,50). 

58. Busto di Osiride in granito verde con atew e ealantica. 
^'^anca delle braccia. 

(Alto m. 0,80). 

58 a. Sotto la tavola di marmo che sostiene i descritti og- 
getti è poggiato il calco in gesso della celebre stela di Bosetta 
il cui originale si conserva nel museo britannico. 



L 



— 316 — 

Questa preziosa iscrizione, che fa rinvenuta nel 1799, è 
scritta in tre lingue (egizia antica, egizia volgare e greca) e 
in tre caratteri: geroglifico (parte superiore), demotico (parte 
centrale), e greco (parte inferiore). 

Essa contiene il testo di un decreto fatto a nome di tutti 
i sacerdoti egiziani in onore del re d* Egitto Tolomeo V Epifane 
che regnò dal 205 al 182 avanti Cristo. 

Nella iscrizione sono ripetuti i cartelli reali di questo mo- 
narca i quali hanno una speciale importanza, giacché il loro studio 
fu quello che aprì T adito al primo deciframento delle iscrizioni 
geroglifiche. 

I cartelli di questo Tolomeo V sono i due seguenti; dei 
quali il secondo soltanto, che contiene il nome proprio del re, è 
ripetuto sei volte nella iscrizione (linea 6, 7, 12, 14). 




Ptolmis anxt'etlo Ptahmeri. 



I primi che studiarono il testo di Rosetta furono il de Saulcy, 
l'Akerblad ed il Toung; ma il principale merito della sua in- 
terpretazione si deve allo ChampoUion, che ebbe V ingegnosa idea 
di confrontare i segni del cartello di Ptolmis con quelli del 
nome di Cleopatra riconosciuti sopra un' altra iscrizione bilingue 
rinvenuta poco dopo neir isola di Pile. 

II testo geroglifico dell' iscrizione di Rosetta fu tradotto dal 
Brugsch nel 1851 e dallo Chabas nel 1867 ; ed il testo demotico 
dall' Eisenlohr nel 1868. Una riproduzione dell' intiero monu- 
mento trovasi n^W Amwahl del Lepsius. 

59 e 60. [Ai due lati della porta]. Sfingi accovacciate di 
granito rosso. 



- 317 - 

6L Figura mostruosa in marmo greco del dio Bes accovac- 
ciato con le mani sulle ginocchia. Ha sul capo un'acconciatura 
di penne e sotto il mento una barba stranamente formata di 
ricci. Gli occhi sono moderni e riportati di smalto. 

(Alta m. 0,90). 

Fu trasportata recentemente dal museo Chiaramonti dove 
prima era collocata. 

Questa divinità non era di origine egiziana e il suo culto 
venne in Egitto dalla Arabia. Nel Libro dei Morti essa è iden- 
tificata jcon Set e rappresentò in un determinato tempo della 
storia egizia, come Set, V essere malefico nemico di Osiride. 

62. Busto del bue Api in basalto nero con il disco solare 
ix-a le coma. È mancante delle braccia ed ha sul petto il ba- 
stone a testa di levriero. 

(Alto m. 0,92). 

63. Altra figura mostruosa del dio Bes seduto su roccia e 
xìcoperto di pelle leonina. Ha le mani poggiate sulle ginocchia 
e porta una bulla rotonda pendente sul petto. 

(Alto m. 0,90). 

Proviene dalla gallerìa lapidaria donde fu qui recentemente 
trasferita. 

64. [Sotto la tavola]: Blocco di pietra sienite nera con 
avanzo di iscrizione greca che ricorda un Apollonios, il quale 
fu capo dei credenzieri del re d' Egitto Tolomeo Sotere II. (II sec. 
2iv. G. C). Il testo deir epigrafe è il seguente: 



Bacfdsa mO AEMAION 
@€ov (TtólTHPAAnOAAaNIOS 
02<I>IAOMHTOPei02 
avyys r |HSKAIAPXEAE ATP02 
ONEAYTOYEYEPFET 



L 



— 318 - 

Proviene da Alessandria d* Egitto, e fu portata in Boma circa 
il 1822 dal noto antiquario Baseggio (cf. Amati Giornale Arca- 
dico 1822, pag. 256. Cf. Corpus inscriptiomim graecarum, n. 4678. 

64 a. Capitello ionico di epoca romana ricavato da un più 
antico monumento di marmo ove era rappresentata in incavo una 
figura egizia di imitazione, forse di un Faraone seduto. Nel fianco 
del trono si riconosce il geroglifico che simboleggia Y unione del- 
l' alto e basso Egitto. 

Fu trovata fra gli avanzi di un' antica chiesetta cristiana nelle 
fondamenta della casa Buspoli in via due Macelli nel 1880. 

65. Statua di marmo nero venato bianco rappresentante una 
figura egizia che sorregge con ambe le mani lo scettro a testa 
di levriero ed ha sul capo 1* urèo. L' orlo superiore della tunica 
di cui è rivestito è riccamente lavorato. Imita probabilmente la 
figura del dio Plah. 

(Alta m. 1,55). 

Proviene dal museo capitolino. 

65 a. Statua di sacerdotessa in basalto con veste strettamente 
attillata alla persona e tavola d'offerte nelle mani protese. 

(Alta m. 0,80). 

66. [Su balaustrino di basalte). Vaso canopico di basalto 
con coperchio in forma di testa umana sormontata da un* accon- 
ciatura di penne. 

Ha sul petto un'amuleto col bue Api, sormontato da due 
sparvieri. Al disotto vi è il disco solare con gli urèi e quindi 
lo scarabeo. Lateralmente sono rappresentate due figure di 
fforus. 

67. Vaso canopico di alabastro con coperchio a testa umana. 
Sul d' innanzi vi è un gruppo di geroglifici irregolarmente disposti 



— 319 - 

assai syaniti e forse di imitazione, fra i quali sembra poter rìco- 
» nosce il titolo di Suten an {scriba reale). Al disotto è rappre- 
sentato un cartello con scarabeo sacro posto in mezzo a due leoni 
accovacciati. 

67 a. Cinocefalo orante in basalto seduto sulle zampe e col 
disco sul capo. 

68. [Su balaustrino di granito]. Vaso canopico in basalte 
di epoca tarda con testa barbata simile al n. 66. 

Ha sul petto un amuleto col sacro bue Api fra due figure 
di Hortis e sotto il disco solare alato. 

68 a. [Sotto la tavola]. Cippo sepolcrale del sacerdote isiaco 
Ij. Comelius Januarius, che era addetto al culto di Iside e Se- 
rapide ed al tempio di Bellona {fanaticus ab Isis (et) Serapis ab 
oudem Bellone) {sic). Questo personaggio è rappresentato nella 
fronte del cippo con barba raccorcia, vestito di tunica e penula e 
con patera nella sinistra ; la mano destra era protesa in avanti ma 
xuanca tutto l'avambraccio. Alla sua sinistra sono scolpite due 
£^mi spettanti forse agli emblemi di quel culto mistico. 

Sotto vi è riscrizione: 

(D) M 

L . CORNELIOIANVARIO 
FANATICOA(é)ISISSERAPIS 
ABAEDEMBELLONERVFILIAE 
V.AXXIIMXI DXXIFEC 

r 

C . CALIDIVSCVSTOSAMICO 

B • M 

(Nei lati urceolo e patera). 

(Fra il 2^ ed il 3^ secolo dell'era crist.). Marmo greco, 
tn. 0,72 X 0,37 X 0,22. 



- 320 — 

(Fa qui portato recentemente dal giardino della Pigna e 
venne restaurato dal Comm. Galli direttore generale dei musei 
pontifici). 

68 b. Statua frammentata di un cinocefalo, della specie detta 
macacco, in granito. 

Nel basamento havvi una iscrizione bilingue disposta nel 
modo seguente: 

Nella fronte rimangono alcune tracce appena visibili delle 

lettere : 

* 

ANE0HKEN 

Nel lato sinistro del riguardante sono incisi i nomi degli 
artefici Fidia ed Ammonio: 

<I>IAIAC KAI MMAOviog ainpotsqoi 
cl>IAIOY eUOlOvv (»). 

Nel lato destro vi è notata la peimissione data dal curatore 
dei tempi per la collocazione del monumento e la data: 

{locus) ADSIGN(a/«5) a Caelio 
PmdLLlANO MAX(mo curatore) 
AediWlA SACR {et op. pubi.) {d)ED 
//////SEPT • QVINTILL(o) et PRISCO 

COS (anno 159 e. v.) {% 

Fu trovata nel secolo XV presso Y Iseo Campense e die' il 
nome alla chiesa di s. Stefano sopra Cacao. 

69. Statua di Osiride in piedi in granito bigio con V accon- 
ciatura detta atew sul capo e recinta di shenti. 
Ha le braccia distese lungo i fianchi. 
(Alta m. 1,40). 



Q) Corpus inscr. Or. 6174. 
(•) Corpus inscr. Lat. VI, 857. 



69 a^ [Nel mezzo della salaj. Vaso canopìco di alabastro 
"baccellato con testa coperta di calaotica e iior di loto (alto m. 0,80) 
(Villa Adriana), Posa sopra un basamento triangolare di candelabro 
io pietra arenaria. Ognuno dei tre lati del basamento è adorno 
di simboli in rilievo del culto isiaco posti fra i sacri serpenti 
tii'éi che formano gli spigoli del basamento stesso. 

In un lato harvi la cista mistica con il sembolico frutto 
della pigna. Nel secondo è scolpito il gallo e la sacra face. Nel 
terzo si vede un' elegante intreccio della sacra patera dei sagrì- 
fìii, del sistro 6 di un altro ìstmmento forse liturgico cui sono 
appesi due volatili. Innanzi ad ognuno dei tre angoli presso la 
base vi è una figuretta egizia genuflessa. 

Questo pregevole monumento adornò probabilmente il celebre 
santuario di Iside e di Serapide posto nel Campomarzio. 

69 b. Modello della grande piramide di Cheops eseguito con 
l'rammeuti della pietra della stessa piramide. 

(Alto m. 0,50). 

Finalmente nell' alto delle pareti della sala sono affissi i 
seguenti frammenti di marmi intagliati e scolpiti. 

69 C. Frammento marmoreo sni quale si vede lavorata ad 
intaglio r acconciatura del dio Osiride che dovea essere rivolto 
a destra ma la cui figura manca del tutto. 

Dietro vi è l'avanzo di una iscrizione pur'essa di imitazione 
che si riferisce al dio Tot, rappresentato nel seguente frammento 
il quale doveva essere unito a questo. 

69 d. Frammento con busto intagliato del dio Tot a testa 
di ibis e rivolta a destra. 

Ha in mano un rotolo di papiro per indicare la sua quali- 
fica di divinità della sapienza presso gli antichi egiziani. A questo 
medesimo monumento appartiene pure il frammento Sic già 
prima indicato. 

21 



69 e. Frammento di aoa scena io bassorilievo dirisa in due 
qaadri da due archetti e rappresentante alctmì episodi della ìdod- 
dazione del Nilo. 

Neil' arenazione a destra di chi guarda si vede in alto fra 
le acque del sacro fiume una casa con cicogne sul tetto; sotto 
galleggia una barca guidata da pigmei e più avanti accora nn 
coccodrillo. Nell'arcata a sinistra apparisce nell'alto una capanna 
fra le acque con cicogna in cima; un'altra capanna si vede più 
lungi con cicogna disposta nel modo stesso e più innanzi un coc- 
codrillo e poi UD ippopotamo. 

Questo frammento fece parte probabilmente di una più gran- 
diosa composizione; e forse di una di quelle scene di inondazione 
imitanti le pitture sepolcrali delle tombe ^ziane ebe rediamo 
in alcuni anticbi musaici. L'esempio più insigne dì tal genere di 
composizione è il celeberrimo mosaico del tempio della Fortuna 
primigenia in Preneste; il quale si riferisce secondo ogni proba- 
bilità alle supposte relazioni fra il culto della Fortuna e quello 
della dea Iside ('). 



Aggiungeremo qui, per rendere più completa la descrizione, 
l'elenco di alcuni altri principali monumenti del culto egizio-ro- 
mano che trovansi sparsi nel museo vaticano, accennandoli però 
soltanto con poche parole perchè essi sono stati più volte descritti 
ed illustrati. Alcuni di essi per la loro mole non possono trasfe- 
rirsi in questa sala delle imitazioni ; per altri poi si è stabilito di 
farlo appena potranno sostituirsi al loro posto altri monumenti 
adattati. 

[Nella sala a croce greca]. — Due figure colossali di g 
rosso di tipo egiziano con lo skenti ai fianchi e calentica in t 



(') 0. Marucchi, Nuove osservazioni sul mosaico di Palatriita (BiJ 
lettino arcbeol. coimin- di Buina, 1895, fase. I). 



- 324 - 

e CAìiì l'altra (che ora è di restauro) dorea stringere raspergillo. 
(F]pr)ca di Adriano). 

N. 1 Oii. Celebre ntatua colossale rappresentante il Nilo ada- 
f{ìato sopra un basamento rettangolare e con il sinistro braccio 
pr;ggiato alla sfinge simbolo dell' Egitto. Essa ha qualche analogia 
con l'altra della nostra sala descritta sotto il n. 27. I sedici 
fanciulli che in svariati atteggiamenti la circondano si ritengono 
quali personificazioni dei 16 cubiti che indicano T altezza neces- 
saria |)et'ctiò r inondazione del fiume sia completamente yantag- 
giosa alla fertilità del suolo. 

Fu rinvenuta nel secolo XVI presso V Iseo campense insieme 
air altra simile rappresentante il Tevere che oggi sta nel museo 
del Louvre a Parigi. 

iV. //. Con la descrizione di questi monumenti deir ai'te egi- 
zia, tanto dell età faraonica quanto dell' epoca romana imitante 
quella dei tempi faraonici, sarebbe compiuto il Catalogo del mu- 
seo egizio vaticano. Ma siccome nell' ultima delle nostre sale si 
ù recontemente sistemata una piccola raccolta di monumenti as- 
siri, piuttosto come staggio di tal genere di antichità, così cre- 
diamo oppoiiuno estendere il presente catalogo anche a questa 
speciale collezione. 



Panno 1' ufficio di cariatidi e provengono dal Canopo della Villa 
Adriana. 

Due sfingi colossali di granito egiziano. L' una fu rinve- 
nuta presso la basilica vaticana costruendosi la grande scala, 
l'altra presso la villa di Giulio III fuori la porta del Popolo. 

Un mosaico a colori rappresentante un sacerdote dì tipo 
egizio in atto di versare acqua da un vaso sopra una pianta di 
fiori di loto. (Fu trovato a Fallerone nella marca d'Ancona). 

Busto colossale di Antinoo trovato nel 1790 nella rilla 
Adriana. 

[Nel gabinetto del Mercurio presso il cortile ottagono]. — 
Altorilievo rappresentante una sacra processione del culto isiaco. 
La prima figura a destra del riguardante è una sacerdotessa di 
Iside con fior dì loto sul capo. Regge nella mano destra una si- 
tuia e intorno al braccio sinistro le si arrolge il sacro serpente ; 
siegue un sacerdote a testa calva e ornata di penne di sparviero, 
il quale tiene svolto a sé dinnanzi un papiro e sta recitando un 
sacro testo liturgico (Hierogrammates). A sinistra è rappresentato 
un altro sacerdote velato dalla testa ai piedi che porta una idria 
con l'acqua, simbolo della dea Iside ; finalmente un'altra sacer- 
dotessa di quel culto mistico con le chiome discinte tiene nella 
mano sinistra la capeduncula e con la destra sorre^e il sistro. 
(Proviene dalla collezione del palazzo Mattei). 

[Museo Chiaramonti]. — N. 547. Busto colossale della dea 
Iside trovato pure nella villa Adriana e falsamente creduto di 
una Gitele. Ha il capo velato e aull" alto della testa porta l'or- 
namento del sacro flore di loto; il petto è ornato di una ricca 
collana. Può ravvisarsi in questo busto il tipo inventato nel pe- 
riodo greco-aleasandrino per rappresentare quella antica divinità 
egiziana. 

[Braccio nuovo]. — N. 31, Statua minore del vero e pan- 
neggiata di una sacerdotessa d' Iside. Ha la testa ornata dal fiore 
di loto; con la mano sinistra sorregge il vaso dell'acqua lustrale 




meno conosciuti presso di noi di quelli che ai riferiscono tBP 

l'antico Egitto. 

Questi cenni sono però diretti a quei visitatori ì quali non 
avessero sufficiente preparazione su tale argomento; gli altri po- 
tranno direttamente passare alla descrizione dei monumenti della 
sala, che comincia alla pagina 3^2. 

Lo studio della civiltà e della lingua di qnei popoli anti- 
chissimi che abitavano la Mesopotamia, cioè gli Assiri e i Caldei, 
è uno studio nato da poco, e il deciframento delle misteriose loro 
iscrizioni può dirsi insieme alla spiegaaione dei geroglìfici una 
delle conquiste che più hanno fatto onore all' umanità nel nostro 
secolo. Prima di questa grande scoperta, oltre alle poche notizie 
forniteci dalla Bibbia, nulla si conosceva della storia di quei regni 
vetusti se non quelle vaghe ed incerte tradizioni mescolate a 
favolose leggende che ci furono tramandate dalla letteratura 
greca e soprattutto da Beroso e da Ctesia. Molte favolo da essi 
narrate si accettavano come fatti storici positivi: e mentre si 
ripetevano le mitiche avventure degli eroi leggendari, si ignora- 
vano poi le vere vicissitudini di quei popoli, le gloriose dina- 
stie di tanti conquistatori e secoli intieri di civiltà. 

È vero che i grandi centri monumentali dei due antichi 
imperi il caldeo e l'assiro, cioè Babilonia e Ninive, giacevano 
sepolti sotto le sabhie dei deserti; ma le iscrizioni cuneiformi 
adoperate da quei popoli e sparse in molte contrade dell'Oriente 
e specialmente nella Persia, divenute inesplicabili, 
guardate fino al principio del nostro secolo come 
stenosi. 

I primi tentativi per la lettura di quei testi furono fatti 
dal Grotefend. dotto professore di Hannover, verso il 1802 pren- 
dendo per punto di partenza alcune brevi iscrizioni del palazzo 
reale fra le rovine di Persepoli. Egli sapeva dalla tradizione che 
quel palazzo apparteneva ai re Àchemenìdì ; e suppose che le 
iscrizioni fossero trilingui, cioè in persiano, in 



ente 

i 




in medo e in ^^sÉ^^f 



X. SALA 

DEI MONUMENTI ASSIRI 



Mancava nel museo Vaticano una raccolta di antichità asssire 
che contenesse insieme riuniti alcuni saggi almeno dei monumenti 
tanto famosi di Ninive e di Babilonia, quantunque vari fram- 
menti di sculture assire e di iscrizioni cuneiformi si trovassero 
qua e là dispersi nel palazzo Vaticano. 

Fu savio consiglio pertanto di raccogliere insieme questi 
frammenti e con l'aggiunta di altri formarne un gabinetto speciale 
cU antichità orientali iu appendice alle sale del museo egizio. 
3S ciò si deve alla munificenza del Pontefice Leone XIII, ed alle 
solerti cure di S. E. mons. Francesco Salesio Della Volpe mag- 
giordomo di S. S. coadiuvato dall'egregio Direttore generale comm. 
Alberto Galli. 

Per quanto sia modesta una tale raccolta, a confronto delle 
insigni collezioni dei musei di Londra e di Parigi e di altri 
ancora, purnondimeno essa è la sola di qualche pregio che fino 
ad ora esista in un pubblico museo d'Italia e contiene oggetti 
di non comune importanza. Crediamo perciò necessario premettere 
al catalogo di questa collezione recentemente formata un breve 
cenno generico sulle antichità assire e sul deciframento delle iscri- 
zioni cuneiformi ; tanto più che i monumenti assiri sono assai 



meno conosciuti proKSO di noi di quelli che si rifarisconoT 
l'antico Egitto. 

Questi cenni sono però diretti a qnei viaitatori i quali non 
avessero sufficiente preparazione su tale argomento; gli altri po- 
tranno direttamente passare alla descrizione dei monumenti dulia 
sala, che comincia alla pagina 332. 

Lo studio della civiltà e della lingua di qnei popoli anti- 
chissimi che abitavano la Mesopotamia, cioè gli Assiri e i Caldei, 
è nno studio nato da poco, e il deciframento delle misteriose loro 
iscrizioni può dirsi insieme alla spiegazione dei geroglifici una 
delle conquiste che più hanno fatto onore all' umanità nel nostro 
secolo. Prima di questa grande scoperta, oltre alle poche notizie 
forniteci dalla Bibbia, nulla si conosceva della storia di quei regni 
vetusti se non quelle vaghe ed incerte tradizioni mescolate a 
favolose leggende che ci furono tramandate dalla letteratura 
greca e soprattutto da Beroso e da Ctesia. Molte favole da essi 
narrate si accettavano come fatti storici positivi: e mentre si 
ripetevano le mitiche ai-venture degli eroi leggendari, si ìgnora- 
Tano poi le vere vicissitudini di quei popoli, le gloriose dina- 
stie di tanti conquistatori e secoli intieri di civiltà. 

È vero che i grandi centri monumentali dei due antichi 
imperi il caldeo e l'assiro, cioè Babilonia e Ninive, giacevano 
sepolti sotto le sabbie dei deserti; ma le iscrizioni cuneiformi 
adoperate da quei popoli e sparse in molte contrade dell'Oriente 
e specialmente nella Persia, divenute inesplicabili, erano ri- 
guardate fino al principio del nostro secolo come enigmi mi- 
steriosi. 

I primi tentativi per la lettura di quei testi furono fatti 
dal Grotefend. dotto professore di Hannover, verso il 1802 pren- 
dendo per punto di partenza alcune brevi iscrizioni del palazzo 
reale fm le rovine di Persepoli. Egli sapeva dalla tradizione che 
quel palazzo apparteneva ai re Achemenidi ; e suppose che le 
iscrizioni fossero trilingui, cioè in persiano, in mede e in assii'o 



- 327 - 

che erano le lingue parlate nel vasto impero fondato da Giro, 
e che si leggessero da sinistra a destra. Fermò allora la sua 
attenzione sulla linea che supponeva scritta in persiano : e con- 
getturò che vi fossero indicati i nomi dei re di quella celebre 
stirpe. Questa meravigliosa intuizione fu il principio della grande 
scoperta: giacché con sagaci confronti egli trovò in quelle linee 
i nomi di Dario e di Serse^ e poi vi lesse i titoli di Ksajatija 
vasarka (re grande) Ksajatija Ksajatijanam (re dei re) ('). 
Questa trascrizione che da principio trovò molti contradittori fu 
poi confermata dalla lettura che si fece dello stesso nome di 
Serse trascritto in caratteri cuneiformi ed egizi in un vaso per- 
venuto al gabinetto delle medaglie in Parigi, e di quello del nome 
di Artaserse scritto nel modo stesso su di un altro vaso che si 
conserva nel tesoro di San Marco a Venezia. Così il deciframento 
dei geroglifici egiziani fatto da poco tempo veniva in aiuto dei 
primi tentativi sulla scrittura cuneiforme. Mentre però l'egitto- 
logia rapidamente progrediva nella via aperta magistralmente 
dallo GhapoUion, lo studio del cuneiforme si arrestava a qualche 
breve testo persiano: e tutto al più nel 1836 il Bournouf ed il 
Lassen giunsero a completare lalfabeto persiano cominciato a fis- 
sare dal Grotefend. 

Ma pochi anni dopo, cioè nel 1842, avveniva la grande 
scoperta del nostro Botta che sulle rive del Tigri e nei dintorni 
ddll'odiema Mossul rinvenne le colossali rovine del gran palazzo 
dei monarchi assiri posto poco lungi da Xinive. Quelle rovine 
tornarono in luce dopo quasi venticinque secoli d'abbandono: 
giacché la gran capitale dell'Assiria, distrutta nel 625 av. 6. C. 
dai Medi e dai Galdeì, venne ricoperta dalle sabbie del de- 
Berto come da un funereo lenzuolo, cui toccava l'onore di sol- 
levare alla scienza del nostro secolo ed al genio intraprendente 



(}) Sui Uvorì del Grotefend paò consaltarsi il libro dello Scholz, 
•2)i0 KeiUchrift'Urkìmden und die Genesis. Waribarg 1S77, pag. 12 segg. 



di un dotto italiano. Dagli scavi di Nluive yenoero alla luce 
sculture grandiose dì divinità, di re, di guerrieri, scene di guerra 
e di trionfi e numerose iscrizioni cuneiformi clie richiamarono 
sempre piti l'attenzione e lo atiidio dei dotti verso quella scrittura 
e quella lingua ancora avvolte nel mistero. 

Frattanto gli orientalisti areano rivolto le loro indagiui a4 
un prezioso monumento epigraiico, ad un luogo testo cuneifonno 
trilingue da cui a buon diritto speravano di ritrarre per 1' as- 
siiiologia quei vantaggi che la celebre pietra di Rosetta avea 
recato agli studi egizi. Kra questa la grande iscrizione di Behistaa 
incisa su di un'alta rupe lungo la strada che da Bagdad con- 
duce ad Ispabau, monumento singolarissimo dei tempi di Dario 
in cui si narrano le vittorie del re Acbemenide nelle tre lìngae 
parlate dai sudditi del gran monarca, cioè in persiano, medo- 
scitico ed assiro. La prima colonna contenente il testo persiuio 
fu lungamente studiata dal Rawlinsou e la seconda specialmeote 
dal danese Westorgaard. La maggiore difficoltà, si trovò nella 
terza colonna, che si riconobbe scritta in assiro per la grande 
somiglianza che i suoi caratteri presentavano con quelli delle 
iscrizioni scoperto dal Botta fra le rovine di Ninive. La tradu- 
zione del testo persiano dava preziosi elementi di confronto nei 
nomi propri dei Ke e in quelli delle divinità e nei nomi geo- 
o-rafici: e giovarono pur molto a tale riguardo le brevi iscrizioni 
trilingui di Persepolì che abbiamo ricordato di sopra. Ma con 
tutto ciò le difficoltà di una traduzione erano sempre gravissime; 
e rOppert e il De Sauley poterono giungere soltanto insieme con 
l" Hinks a stabilire che la lingua assira era d' indole semitica ed 
a fissare il sillabismo del suo carattere cuneiforme. Con l'aiuto 
allora del dizionario semitico si tornò all' arduo lavoro : e dopo 
pazienti ricerche finalmente lo stesso Rawlinsou potè tentare 
nel 1851 una prima traduzione del testo assiro di Behistuo ('). 



(') Bawliiison, Analyiis ofthe bahylonian text at Behxttan nel Journal 
of the Toyal as'taUc society, tomo XIV, parte l. (1851). 



É 



— 329 — 

Fa questo veramente il passo decisivo alla piena conoscenza di 
quelle iscrizioni restate per sì lungo tempo indecifrabili : ed allora 
l'orientalista britannico potè stabilire le regole fondamentali del 
caneiforme assiro svelando il complicato sistema di quella scrit- 
tura e l'ufficio dei vari segni fonetici ed ideografici. La via così 
abilmente tracciata dal liawlinson fu seguita con ardore da al- 
tri dotti ; i quali si posero allo studio delle iscrizioni prove- 
nienti dagli scavi del Botta e di altri a Ninive e poi anche di 
quelle che furono scoperte nella spedizione inviata dal Governo 
francese in Caldea nel 1851, dove l'Oppert ritrovò presso il vil- 
laggio di Hillah le rovine dell'antica Babilonia. E una conferma 
clie la vera chiave del misterioso linguaggio si era realmente tro- 
iata e che potevasi aver piena fiducia nelVassiriologìa, si ebbe dal 
<S6lebre esperimento proposto nel 1857 in Londra: allorquando 
quattro diversi orientalisti fecero separatamente l'uno dall'altro 
^t3.na quasi identica traduzione del medesimo testo cuneiforme. 

Da quel momento si potò dire assicurata la scienza dell'as- 
^ irìologia, la quale in pochi anni e in mezzo allo stupore degli 
^^ruditi raggiunse e sorpassò anche per le inattese rivelazioni 
importanza degli studi pur tanto preziosi sull'antico Egitto Q). 
Un mondo affatto sconosciuto ci fu rivelato per tal maniera 
i testi cuneiformi ritrovati in gran numero a Ninive e a Ba- 
ilonia, i quali hanno fatto risorgere innanzi a noi come per 
incanto dinastie reali antichissime e affatto dimenticate dell'As- 
iBiria e della Caldea, storie di guerre e di confederazioni, poemi 
*« cantici sacri di quei popoli vetusti, in una parola ci hanno 
Testituito una civiltà spenta da secoli e che il tempo avea rico- 
perto del più profondo oblìo. 



(!) Fra i moltissimi lavori moderni che possono dirsi fondamentali 
per questi studi di lingua assiro-caldea citeremo per brevità soltanto i 
segaenti: Botta, Memoire sur Vecriture cuneiforme (Paris 1848) — Op- 
perfc, Elements de la grammaire assyrienne (Paris 1860) — Menant., 
Annales des Rois d^Assyrie (Paris 1874) — Idem, Manuel de la langue 
^uyrienne (Paris 1880) — Teloni, Crestomazia assira (Firenze 1887). 



- 330 — 

La storia dell'antico Oriente ìjì è perciò trasformata ai gioì 
nostri da quella che narravaai fino cinquantanni fa: e mentre 
si sono colmate lacune di molti secoli, pei quali fino ad ora 
restarano muti gli annali dell'umanità, nel tempo stesso le strane 
leggende tramandateci dai (rreci. ripudiate oramai dai nostri libri, 
banno ceduto il posto alla narrazione austera e documentata 
degli aTTODimenti reali. 

I documenti di questa nuova storia orientale sono i testi 
cuneiformi incisi sui marmi, sui mattoni, sui cilindri che ogni 
giorno continuano a disseppellì im negli scari della Mesopotamia; 
e gli archivi preziosi dì tali memorie si trovano nelle grandi 
raccolte di antichità assire e sopra ogni altra in quella celeber- 
rima del museo britannico che possiede a dovizia siffatti tesori. 
Anche il museo del Louvre a Parigi può vantare ima importante 
collezione di tali antichissimi monumenti: giacché oltre le co- 
lossali sculture scoperte dal Botta presso Ninive, contiene pure 
molte statue arcaiche della primitiva civiltà caldea riuTenute 
dal Sarzec nel territorio di Babilonia. 

Anche la cronologia aspira per lungo tempo oscura ed in- 
certa trovò un solido fondamento in queste iscrizioni e special- 
mente nel celebre testo contenente il Canone dei Limmu, cioè 
dei magistrati dell'antica Nìnive che davano nome all'anno come 
gli arconti in Atene ed i consoli in Eoma. Questo elenco pre- 
zioso ci è dato da sette esemplari diversi, ognuno dei quali è 
incompleto ma che posti a riscontro l'uno con l'altro si compiono 
a vicenda in guisa da formare una lista continua dì magistrati 
annuì dal 893 al 665 av. G. C. {'). 

Oramai i risultati degli studi pazienti e laboriosi degli orien- 
talisti per la ricostruzione di queste pagine così importanti della 



(') n testo troifMÌ pubblicato neilu Weiterti Asia, Iitseriptiom, i 
tftv. 52, 68, 69 e voi. Ili tav. I; cfr. Smith, The assyrian eponim cai 
cf. Fabiani, GU Eponimi aisir! (Roma 1870). 




fi questa storie orìantali scritte 5«c(Mido le recenti scoperte (^). 
Il queste opere ìspìnte alla modenia critica stoma dob 
intffiaBM pili ì (aTol«ì racconti di Nìoo, di Serainunide e dì Sar- 
hn^iato, ma leggiamo narrate )e rifonde dell'anticlùssìnio im- 
peto eueita di Nenbrod in BabUonia. e delle due oonfederaiiooi 
della Caldea intéiratte dall' inrasiose elamitiea. Io esse ammi- 
rìaiDO la potrana del primo impeio assiro dei Salmanasar e dei 
T^Utpalasar e lo splendore del secondo rappresentato dall'epoca 
gloriosa dei Sargosidi: e finalmente assistiamo alla «dota di 
quelli Tasta monarchia coi succedette U regno caldeo, diatntts 
poi alla sua Tolta dal grande conquistatore persiano. 

Ma le scoperte e gli studi nel campo déll'assiridegia mu» 
liaano soltanto recato luce inattesa snlla storia dell'antico Oriente: 
«Ile giovarono eziandìo ad illustrare in modo merariglioàD il 
saero rolome della Bibbia, confermando l'anticbìtà remotissima 
^elle più Tetoste tiadìiioni del genere amano conservate ìn quel 
^ran libro e &cendoci sempre meglio conoscere le relazioni pas- 
cle fra il popolo ebreo e gli abitanti della Caldea e dell'Assiria. 
Dal quale confronto delle iscrizioni mneiformi e dei monamenti 
assiri in generale co) testo bibliro si è ognora più dimostrata l'an- 
tichità e l'aatenticìtà del racconto saero: e specialmente dalle pre- 
ziose scoperte della cosmogonia caldea, tanto simile alla mosaica. 
e dal poema d'izdnbar contenente il racconto del dilnvìo. e dalle 
■tnmerose iscrizioni storiche posteriori le quali confermano la 



Il n umerose ia 

■ '♦oItobì fPam 



(•) Si veggano p, e.: LeDanuot. BUtoire MMcieMMe de COrint, 6 
'«olviiu (Pam 1881-38) — Masp«TO. Sittoire aneienm da ptmple* de 
fOri^Mt (ParU 1878) — Brnnenp>, L'impero di Babilo»'» e di Ninive 
deteritto teeimdo i mùnuntenti cuMei/brmi (Prato 1885); e fiiulraentt U re- 
cttite ffittoire ancienne de* peupUs dt VOrient tlauique del Haspero. tuttora 
in corso dì stampa. 



— 332 — 

verità dei grandi avvenimenti dei regni di Giada e d* Israele. 
Laonde oggi in molti luoghi, ma specialmente in Inghilterra e 
in Germania, si coltivano con amore le ricerche speciali di as- 
siriologia applicate agli studi biblici. 

Dal fin qui detto ben si comprenderà V importanza che può 
avere anche ogni piccolo frammento di scultura assira o di iscri- 
zione cuneiforme ; e tanto più una raccolta di tali oggetti, per 
quanto possa essere ristretta e modesta come è quella ora ini- 
ziata nel nostro museo. 



I frammenti assiri scolpiti e scritti che formano la nuova 
collezione vaticana furono mandati in dono molti anni fa al pon- 
tefice Pio IX da Giovanni Benni, antico allievo della Propaganda 
e nativo di Mossul in Mesopotamia, città posta sul Tigri in vici- 
nanza delle rovine di Ninive, dove egli cominciò insieme al Botta 
le già ricordate scoperte ('). La collezione si compone di alcune 
iscrizioni cuneiformi e di sculture in bassorilievo. Le prime pro- 
vengono dal palazzo reale di Sargon situato al settentrione di Ni- 
nive ove è il moderno villaggio di Khorsabad; delle sculture undici 
furono trovate fra gli avanzi dell'altro palazzo edificato da Sen- 
nacherib figlio di Sargon, nel luogo che oggi chiamasi Kojundik, 
e due soltanto provengono dagli scavi di Nimroud-Kalah. 

La descrizione comincia a destra di chi entra nella sala ve- 
nendo dal gabinetto dei papiri. 

N. 1. [Nel vano della fenestra]. Frammento di scultura su 
cui rimangono due guerrieri assiri vestiti del loro completo co- 
stume militare in atto di trasportare ricchi utensili domestici 



(M Alcuni di qaesti frammenti erano raccolti nella Biblioteca vaticana 
dove lì descrisse con una erudita monografia il Descemet di eh. mem. (Studi 
e documenti di Storia e Diritto, a. 1883, pag. 93 e segg.); ed altri pochi 
si trovavano già nel museo, dove ora molto opportunamente sono stati tutti 
riuniti. 



che SBBbmio sgabelli, o tavole riccauiente adorne. Sono questo 
IwfciMmcate le spoglie di una città conquistata: od il frani- 
■CKto dorrebbe far parte di una lunga soona rappresentante i 
TÌacitQn die conducono nell' accampamento il bottino di j^^uorra. 
Nd fondo del quadro si vede rappresentato il terreno nvcìoso. 
PiOTieae da Koyundjick. Epoca di Sonnachcrih (Vili secolo 
IT. 6. C). 

2. Un gruppo di tre guerrieri oc-cupati a tinir d arco contro il 
nemico. Essi si tengono nascosti dietro un ripan^ lìiobile costruito 
probabilmente di giunchi e di fascine che ha la forma di un grando 
corno ricurvo. Questa specie di difesa ont abbastanza comune nel- 
l'antico Oriente, e la vediamo rappresentata su parocclìi monumenti. 

Essa ci dà la spiegazione di una trasc adoperata nella Bibbia 
per indicare una valida difesa, cioè il rorna aaluiis. 
Proviene da Koyundjick; epmNi come sopra. 

3. Frammento con figuni di un personaggio assiro in atteg- 
giamento di spingere o stimolare qualcuno che gli sta d'innanzi; 
egli ò sonito da un altro funzionario di cui si vede il solo braccio. 

Bappresenta probabilmonto un sorvegliante in atto di spro- 
nare gli operai al lavoro, come si vede in altre sculture. 

4 e 5. [Nella parete di fronte alla porta]. Due piccoli fram- 
menti di iscrizioni cuneiformi. 

Provengono da Khorsabad. Epoca di Sargon (Vili secolo 
av. G. C). 

6. [Proseguendo a sinistra]. Due prigionieri seduti insieme 
ad un soldato passano un fiume su di una zattera costruita con 
travi strettamente legate insieme. Un barcaiuolo in piedi appog- 
giato al remo dirigge la zattera. 

Proviene e. s. (Epoca e. s.). 



7. Frammento sn cui rimane la 
di un guerriero assiro con elmo in t 



parte superiore della fi 



8. Figura umana alata, barbata e coperta snl capo da ricco 
diadema, la quale sta genuflessa e tocca le foglie di un albero di 
forma siogolare che s' incontra spesso ne' monumenti assiro-caldei. 
Quest'albero è presso quei popoli Ìl simbolo più sacro della Tita, 
tanti) che talvolta vi è posto sopra il disco solare alato, imma- 
gine del dio sapremo Ilu. da cui deriva ogni principio vitale. E 
lo Schroeder ha pensato che questa pianta simbolica Fosse ima 
reminiscenza dell'albero della vita descritto dal libro del Genesi 
nel paradiso terrestre. La figura alata sarebbe poi un genio a testa 
umana, di cui abbiamo pure un esempio nel museo del Louvre; 
e perciò la sua presenza presso l'albero ci fa pensare naturalmente 
al mistico cherubino duU' Eden. Ed un tale raffronto ci poi^e, come 
ognun vede, una bella conferma dell'accordo fra le tradizioni bi- 
bliche e quelle piìi antiche della Mesopotamia. Sotto questa figura 
rimangono alcuni segni cuneiformi nei quali è ricordato il j 
Assur-Nazir-fiabal, tìglio di Takulti-ninib. 
. . . . Sarru dan-nu Sar Kìssati sar mat Àssa 
.... Re potente, re delle legioni, re del paese d'Assiria. 
babai Tukulti-DÌnib sarru rabu. 
^glio di Tukulti Nini/? re grande. . 

Il re Assur-Naiir-habal regnò dall'a. 886 all' 860 av. i 
fu uno dei pifi gloriosi monarchi dell'antico impero assiro {'). 

Il nostro frammento proviene dal luogo chiamato Nimrud- 
Kalah, al Sud di Ninive, dove quel re aveva un sontuoso pa- 
lazzo adorno di numerose iscrizioni e sculture oggi in gran parte 
nel Museo britannico a Londra. 

Ala dalla presenza nella nostra iscrizione del nome di Assur- 



il ^^ 

tsiria. 



C) Bezold, Uebefblick. etc. ] 



■. 69. 



— 335 - 

nazir-habal, non ne sìegue che la figura alata sia il ritratto 
di qael re, come opinò il Descemet. Ed essa rappresenta, come 
si disse, il genio custode dell'albero sacro il quale si vede in 
altri monumenti assiri in atteggiamento simile e con gli stessi 
attributi {'). 

9. [Sopra il precedente]. Tre prigionieri carichi di legna si 
accingono ad un lavoro, e forse alla costruzione delle zattere 
per il passaggio di un fiume. 

Due sorveglianti armati di bastone li spingono airopei*a 
minacciando di percuoterli. 

Proviene da Koyundjick (Epoca di Sennacherib). 

10. Due operai, uno con bastone ed alcune funi, ed un altro 
con sole funi. Facevano parte probabilmente di un gruppo di 
figure intese a preparare un accampamento. 

Proviene e. s. (Epoca e. s.). 

U. Frammento su cui rimangono le teste di due figure le 
<3uali passano un fiume. 

Proviene e. s. (Epoca e. s.). 

12. Scena divisa in due piani. Nel superiore uno scudiero 
'^siro regge per il freno due generosi corsieri ; nell' inferiore due 
'^Itri scudieri, ognuno reggendo un cavallo di eguali svelte ed 
^leganti fattezze. Sono forse i destrieri del re Sennacherib. 

Dalla forma svelta ed elegante di questi animali si può 
Congetturare che T artista vi abbia voluto rappresentare i cavalli 
della Caldea, assai rinomati per la loro bellezza, e lodati per 
1* agilità nella profezia di Habacuc (I, 8). 

Proviene e. s. (Epoca e. s.). 



(1) Vedi Layard, Culte de Mithra, pi. XXXV, fig. 9; LIV, fig. 10. 



i 



— 336 — 

13-U. Due piccoli frammeDti con teste di personaggi as- 
siri barbati. 

15. Testa barbata di maggiori dimensioni con ricchi pen- 
denti alle orecchie. Rappresenta un dignitario della corte assira, e 
forse il gran Tartan. 

Proviene da Eoyundjick. (Epoca di Sennacherib). 

16. Frammento con gli avanzi di una scena rappresentante 
il passaggio di un fiume. 

17. Stela in basalto nero con iscrizione in caratteri nabatei 
scoperta nel 1889 in Madaba, città del paese di Moab, e donata 
al Pontefice Leone XIII dai sacerdoti del Patriarcato latino di 
Gerusalemme. L* iscrizione contiene un semplice testo sepolcrale 
che secondo la versione del eh. prof. Ignazio Guidi dice così: 

<t Questo è il sepolcro e i due monumenti sepolcrali che 
<« che sono sopra di esso che ha fatti lo stratega Abd Obodat 
n per lo strat>ega Artobel suo padre, e per Artobel comandante 
tt deir esercito in Ilartu, e per Abdatu figlio di questo stratego 
<i Abd Obodat nella sede della loro podestà che hanno esercitata 
tt in due tempi per 31 anni di Harebat re dei Nabatei, amico 
« del popolo (Areta Filodemo). 

«ET opera superiore è stata fatta nel 46^ anno di lui » . 

L' importanza di questa iscrizione consiste nella data cro- 
nologica con la quale si chiude, cioè Tanno 46® del regno del re 
Nabateo Areta. Fu costui il secondo di quel nome, detto Filo- 
demo a differenza del primo che si chiamò Filelleno ; ed egli r^nò 
secondo i più recenti computi dall'anno 9^^ av. G. C. all'anno 39 
dell'era nostra. 

Il dominio di questi re Nabatei si estendeva anche ad una 
parte della Siria, e noi sappiamo che la città di Damasco fu 
lungamente loro soggetta. 



- ay? - 

Il nomo del le Areta nominato in questa iacrizione è eolebie 
nella storia del Nuovo Testamento ; giacché l' apostolo s. Paolo 
Della seconda lettera ai Corinti ci fa sapere che ritiratosi egli 
in Damasco dopo la sua conversioue, dovette fuggire da quella 
città, perchè perseguitato dal praeposilus geillis Arelae regis; 
e fu allora che calatosi con una fune dalle mura si pose in salvo. 
{//, Corinlk., XI, 32-33). 

La data della conversione di s. Paolo sì assegna dai più 
recenti cronologi all'anno 37 ; e all'anno medesimo noi dobbiamo 
attribuire l' iscrizione di Madaba che porta la data del 4ij" aouo 
del regno di Areta. 

Questa nostra iscrizione pertanto essendo precisamente con- 
temporanea alla conversione dell' apostolo s. Paolo, è una con- 
ferma monumentale del fatto indicato nella lettera dell'apostolo, 
elle cioè nell'anno 37 dell'era nostra quando egli fuggi da Damasco 
regnava ancora il re Areta. (V. de Rossi negli Alli della poni, 
aecad. rom. d'archeoL. serie 2% tomo IV, p. 449 agg.)- 

18. [Sopra la precedente]. Lastra rettangolare contenente 
un lungo testo di scrittura cuneiforme in 21 linee, proveniente 
dal palazzo reale di Sargon a Khorsabad. 

Fu distaccata insieme a molte altre da una di quelle colos- 
sali sculture di tori alati che ornavano le porte dei palazzi dei mo- 
narchi assiri e rappresentavano i gen! sacri, custodi dell' edilizio. 

La iscrizione che è simile ad altre provenienti dallo stesso 
luogo descrive i grandi lavori eseguiti dal re Sargon nel suo 
palazzo, ed è un bel ricordo di quel potente conquistatore che 
regnò dal 722 al 703 av. G. C, e che nell'anno 722 prese la 
città di Samaria, ponendo fine cosi al regno d' Israele. 

Il nostro testo, secondo la traduzione datane dal eh. prof. 
Hjrernat, dice così; 

« Io {Sargon) ho fabbricato un fondamento profondo coperto 

, d'argento e di bronzo. Io ho ordinato delle pietre scelte 

tgliate nel monte Hamanus. 

22 



69 e. Fiammento di una scena ìu bassorilievo divisa in I 
quadri da due archetti e rappresentante alcuni episodi della inon- 
dazione del Nilo. 

Neil' arcuazione a destra di chi guarda si vede in alto fra 
le acque del sacro Rume una casa con cicogne sul tetto; sotto 
galleggia una barca guidata da pigmei e più avanti ancora un 
coccodrillo. Nell'arcata a sinistra apparisce nell'alto una capanna 
fra le acque con cicogna in cima; un'altra capanna si vede piti 
lungi con cicogna disposta nel modo stesso e più innanzi un coc- 
codrillo e poi un ippopotamo. 

Questo frammento fece parte probabilmente di una più gran- 
diosa composizione; e forse di una di quelle scene di inondazione 
imitanti le pitture sepolcrali delle tombe egiziane che vediamo 
in alcuni antichi musaici. L'esempio più insigne di tal genere di 
composizione è il celeberrimo mosaico del tempio della Fortuna 
primigenia in Frenesie; il quale si riferisce secondo ogni proba- 
bilità alle supposte relazioni fra il culto della Fortuna e quello 
della dea Iside ('). 



Aggiungeremo qui, per rendere più completa la descrizione, 
l'elenco di alcuni altri principali monumenti del culto egizio-ro- 
mano che trovansi sparsi nel museo vaticano, accennandoli però 
soltanto con poche parole perchè essi sono stati più volte descritti 
ed illusti-ati. Alcuni di essi per la loro mole non possono trasfe- 
rirsi in questa sala delle imitazioni ; per altri poi si è stabilito di 
farlo appena potranno sostituirsi al loro posto altri monumenti 
adattati. 

[Nella sala a croce greca], — Due figure colossali di granito 
rosso di tipo egiziano con lo sheati ai fianchi e calentica in testa. 



(') 0. Marucchi, Nuove osservasìo/tì sul mosaico di Palestrina. [Bai 
lettino archeol. comun- dì Roma, 1895, fase. I), 




sai mattone è assai logora, ma vi si distingue nella prima linea 
il nome stesso del Be Sargon: 

Sar-ki-na 
e nella quarta la parola in ideogramma: 
Hekal 
ossia: palagio reale. 

Quanto a queste iscrizioni le quali provengono, come si disse, 
dal palazzo di Sargon, è necessario osservare che questo colossale 
edifìzio ci ha fornito due gruppi di testi cuneiformi. Alcuni testi 
contengono in ordine ci'onoli^co la storia delle conquiste del 
grande monarca che regnò dal 722 al 705 av. G. C. e sono 
ripetuti più volte nelle pareti delle varie sale : essi furono pub- 
blicati dal Botta nell' atlante unito all' opera descrittiva delle 
sne scoperte ed ebbero il nome di Annali di Sargon ('). Altre 
iscrizioni si riferiscono pure agli avvenimenti di quel principe, 
ma senza alcun riguardo alla successione cronologica del fatti: 
e queste si trovarono sparse qua e là nelle diverse parti del 
grande edi&zio ed anche sotto le figure dei bassorilievi e presso 
le colossali sculture dì quei tori alati con faccia umana barbata, 
tipi caratteristici dell' arte assira che simboleggiano \ unione 
della forza e dell' intelligenza nella persona del re, in modo 
analogo alle sfingi dei monumenti egiziani. 

Le due maggiori iscrizioni cuneiformi della nostra raccolta 
furono staccate precisamente da alcuni di questi tori simbolici 
e contengono una minuta descrizione della magnì&cenza di quel 
palazzo che il gran re Sargon avea innalzato dopo le sne vit- 
torie. Le frasi delle due epigrafi sono quasi identiche a quelle 
] tante altre iscrizioni trovate pure nello stesso 



L' importanza delle nostre due iscrizioni consiste nell'avere 
ì appartenuto al grande conquistatore assiro dell'ottavo secolo 



(') V. J. Menant, Annales dei Roh d'Assyrie. Paria 1874. 



ar. G. C, & colui che die' il nome al periodo pib gloriin 
della monarchia niaivita e sottomise quasi tutti i popoli civili 
del tempo auo. E questa importanza si accresce per le relazioni 
che ebbe Sargon col popolo ebreo : giacché sotto di lui avreniie 
il gran fatto della presa di Samaria e della distnimne del re- 
gno d' Israele. Salmanasar V auo predecessore (a. 726-722), avea 
già cominciato l'assedio contro l' infelice città dopo avere impri- 
gionato il re Osea, reo d'essersi alleato a SabaJca Faraone egi- 
ziano della XXV dinastia, capitale nemico degli Assiri. Morto 
però Salmanasar, non si sa in qual modo durante l'assedio, l'eser- 
cito acclamò per suo re Saigon, che fino allora aveva combattuto 
come generale ed avea dato prova di grande valore- Egli ebbe 
la gloria di prendere la capitale d' Israele e di annientare cosi 
quel regno turbolento, nemico del regno di Giuda e che tante 
volte avea defezionato dal culto del vero Dio, come ci narra la 
Bibbia. La presa di Samaria può assegnarsi con molta probabi- 
lità all'anno 722: e di questo avvenimento ci dà notizia lo stesso 
re in una delle sue iscrizioni storiche, la quale conferma la 
narrazione del sacro testo e comincia con queste parole : 

■ Ina riS sarrùti-ta ina mahri pdli-ia . . . (mahasu) Sa- 
mi-ri-na-ai almi aksud. . . 

• Nel ■principio del mio regno e nel primo anno del mio 
governo {a. 722). . . assediai e conquistai la città di Samaria.. . 

E poi contìnua: 

• Io deportai 27,390 abitanti, 50 carri da guerra che mi 
sono scelto per mio bollino reale. .. Io la ristabilii e la rimisi 
nello stalo primiero. Io vi feci abitare uomini di lutti i paesi 
miei prigionieri e stabilii sopra di loro come governatori i 
miei impiegati ed imposi loro tributi e balselli come agli 
Assiri " ('). 



(') V. Winckler, KeÌlinschTÌftlicìies Texlbuck tum alien Testamént 



ténl^^^ 



- 3.1] - 

Le iscrizioni del gran palazzo di Ehorsabad, e per co&ae- 
gaenza le due della collezione vaticana, sona dunque posteriori 
all'anno 722 Ìd cui avvenne la presa di Samaria e possono con- 
I siderarsi come un ricordo delie grandi vittorie di Sargon : fra 
I le quali la sottomissione d'Israello ebbe una grande importanza, 
perchè fu soltanto dopo ciò che gli Assiri poterono ricacciare 
in Egitto il Faraone Sabaka, alleato dei piccoli principi della 
Siria, ed allora soltanto il centro di gravità della potenza nel- 
l'antico mondo passò definitivamente dalla valle del Nilo alle 
)onde dell Bufrate e del Tigri, 

21. Frammento di rilievo che fece parte di ima scena di 
Icombattimento in mezzo alle acque. Vi sono rappresentate due 
I ^ure cbe nuotano fra le acque popolate di pesci, ed un cada- 
rveie con asta confitta nel collo, 



2. Frammento forse della scultura precedente. Vi riman- 
L^no le linee delle onde ed un pesce. 

3. Grande frammento di rilievo in pietra arenaria appar- 
1 tenente ad un grandioso quadro su cui era rappresentato l'assalto 
^di una città. 

Vi si vede il recinto della città munito di merli e di torri, 
le in una fascia è scritto in caratteri cuneiformi il nome della 
► città stessa cbe però essendo in gran parte mancante non può 
rdeterminarsi. Vi si riconosce soltanto il segno ideogrammatico 
l'tìhe leggesi: Kì, ovvero Makazu; ideogramma appunto di paese 
lo luogo abitato. 

Alle mura è appoggiata una scala sulla quale saliscono tre 
[nerrieri assiri con lancia e scudo, mentre un quarto guerriero 
i salito già sulla torre. 

Nella parte superiore si veggono alcuni avanzi delle figure 
iflei difensori cbe cercano di respingere l'assalto, e sì scorge uno 
Kìdegli assalitori il quale è precipitato giti dalle mura. 




- 342 - 

Nel basso della soeoa sono effigiati cinque guerrieri i 
in atteggiamenti diversi ed intesi ad aprire la breccia net muro 
della città. 

Proviene da Kojundjick e fa trovato insieme a quei fram- 
menti importantissimi rinvenuti dal Lajard, relativi alle guerre 
intraprese dal re Sennacherib nella Sìria e nella Palestina, delle 
quali la guerra contro Gerusalemme fu il più celebre episodio. 



24. [Sopra]. Scena rappresentante il supplizio di alcuni pri- 
gionieri. 

Un ministro di giustizia con bastone in mano sta presso 
due cadaveri caduti dalle forche. A destra del riguardante è 
rappresentato un camelo su cui è etato caricato un altro prigioniero. 



25. Frammento di rilievo diviso in due zone 
di una scena di ornalo o di tributo prestato 



che 



parte 
un monarca 



Nella zona superiore vi è un personaggio nobilmente ve- 
stito, seguito da un guerriero armato di scudo e di lancia. 

Nel fondo un albero indica che la scena accade in luogo 
campestre. 

Nella zona inferiore si veggono nel fondo due alberi e in- 
nanzi sono effigiati tre personaggi, pure riccamente adornati, 
quali vanno a fare atto di omaggio al re. 



rnati^^J 



26. Grande figura alata con testa di aquila e corpo um 
che tiene una situla con la mano sinistra abbassata ed una 
pigna nella destra alzata. 

Questa scultura è identica ad un'altra del Museo del Louvre, 
nella quale il Lajard credette di riconoscere il dio Nisraeh, 
tenuto in grande venerazione dagli assiri, e ricordato in molle 
iscrizioni. Ma il Rawlinson sostenne invece che quella figura 
rappresentasse uno dei geni benefici tanto numerosi nella teo- 
gonia assiro-caldea, e che nei testi vengono chiamati con i nomi 




- 343 - 
di Schedi, e Lamassi. Secondo questa interpretazione le ali della 
figura ^primerebbero la sua natura superiore alla umana, e la 
secchia ed il frutto sarebbero i simboli dei benefizi dispensati 
dalla dirinìtà per mezzo di quel genio celeste. 



27. Frammento di una scena rappresentante un convoglio 
di prigionieri. Vi restano soltanto le figure di due donne una 
delle quali si porta io capo il povero bagaglio, e l'altra che la 
segue sostiene un fanciullo nudo a cavalcioni sulle spalle. Questa 
scena pietosa ci ricorda l'uso costante degli assiri e dei caldei 
di trasportare i popoli vinti fuori del loro paese natio in catti- 
vità; uso che segui Sargon con gl'Israeliti dopo la presa dì Sa- 
maria, e poi più tardi Nabucodònosor con i Giudei dopo che 
ebbe conquistato Gerusalemme. E simili senza dubbio al con- 
voglio rappresentato sopra il nostro rilievo, dovettero essere i 
convogli dei miseri ebrei nelle due cattività di Ninive e di Ba- 
bilonia, che ci vengono descritti a vivi colori nei Salmi (y. Salmo 
125, e 136). 

Anche questi ultimi frammenti provengono da Koyuadjictt, 
e fecero parte del medesimo gruppo di rilievi relativi alle cam- 
pagne di Sennacherib. 

Questi frammenti di scultura della collezione vaticana hanno 
un' importanza non comune, appunto perchè provengono da quel 
complesso di rovine trovate ove fu la sontuosa residenza di Sen- 
nacherib presso Ninive e che oggi porta il nome di Kojundik. 
Sennacberib, figlio e successore di Saigon (704-fi81 av. G. C), fu 
il fondatore di quell'immenso palazzo che venne poi compiuto da 
Àssarhaddon e da Assurbanipal: e quest'ultimo re vi collocò la 
celebre biblioteca contenente migliata di mattoni e di cilindri in 
terra cotta con iscrizioni cuneiformi, fra gli avanzi dei quali lo 
Smith rinvenne le preziose tavolette della cosmogonia caldea e 
quelle del poema d'Izdubar con la narrazione del gran diluvio. 
Le pareti del palazzo di Sennacherib non contenevano lunghi 



k 



— 311 - 

testi cuneiformi, come quelli di Sargon a Khorsabad, ma le sue 
iscrizioni erano più brevi e per lo più accompagnavano le statue 
le scene & bassorilievo che In gran quantità adoraavano le varie 
parti dell'edifizio. Le nostre sculture che furono rinvenute negli 
scavi fatti dal Layard nel 1847. appartengono a quel gruppo 
di monimienti i quali si riferiscono alla celebre guerra intrapresa 
dal figlio di Sargon contro i popoli della Siria e di cui fece 
parte la campagna contro il regno di Giuda. Sarà, quindi oppor- 
tuno riassumere qualche notizia su quel perìodo storico, 

Il buon re Ezechia tiglio dell' empio Achaz regnava a Gero- 
salemme e in molti anni di pace avea raccolto ricchi tesori nel 
Buo palazzo ed era riuscito a dar nuova forza e prosperità alla 
nazione; allorquando attorniato da principi ribelli al governo di 
Ninive e lusingato dalle promesse del Faraone Taraka attirò 
sopra di sé per la sua debole ed incostante politica la collera 
del terribile conquistatore assiro, che non contento dei tributi 
cavati a viva forza al misero monarca giudeo giunse minaccioso 
fin sotto le mura della sua capitale. La Bibbia ci narra gli av- 
venimenti di questa guerra nei più minuti particolari: e ci fa 
assistere al drammatico episodio degli ambasciatori assiri che 
parlano al popolo ebreo affollato sui baluardi di Grentsalemme e 
all' insulto che essi scagliano contro il vero Dio stidandulo a ve- 
nire in soccorso dei suoi adoratori. Ci descrive pure ' la coster- 
nazione di Ezechia che si rivolge supplichevole al profeta Isaia 
ed entra poi nel tempio di Jehovah vestito di cilicio e cosperso 
di cenere ove rivolge all' Altissimo una sublime preghiera {'), 
n profeta promette a nome di Dio che la città sarà salva dal 
tremendo nemico e la Bibbia conchiude narrando la strage del- 
l' esercito assiro che obbligò Sennacherib a ritornarsene a Niuive. 

I monumenti figurati e i testi cuneiformi trovati a Kojun- 
dik ed altrove, illustrano alla lor volta questi medesimi avveni- 



{') Libro IV dei Re, capo XVIII, XIX; cf. Isaia, cap. XXXVI, XXXVII. 




— 345 - 
menti e completano la narrazione biblica e la confermano. Un 
bassorilieTO del musoo brÌtanDÌco rappresenta Sennacherib assiso 
in trono in tutta la pompa della maestà reale attorniato d^H 
ennuchi che agitano sul suo capo i flabelli: e d' innanzi a lui sì 
Tede un re vinto, forse lo stesso Ezechia, che insieme ad altri 
personaggi presenta al gran monarca ricche offerte, menti-e due 
figure di tipo evidentemente giudaico si prostrano a terra in atto 
di sottomissione al vincitore. In un'altra scultura, che sta pure 
nello stesso museo, noi vediamo 1' accampamento assiro di Lachis 
ove Sennacherib HTea posto il suo qaartier generale durante la 
guerra giudaica; e Unalmente io alcune iscrizioni si narrano a 
lungo le imprese guerresche del tremendo conquistatore. La piti 
preziosa dì queste epigrafì è quella che descrive l'assedio stesso 
di Gerusalemme ed è conosciuta dagli assiriologi sotto il nome 
eli prisma di Taylor. Attesa la sua grande importanza ne tra- 
sdurremo qualche brano che più direttamente può riferirsi alla il- 
iuatrazione delle nostre sculture ('). 

t Nella mia terza campana io {Sennacherib) andai al paese 

■^i Chatti. Luli, re della città di Sidone, fu spaventato dalla mia 

■potenza e fng^ lungi nel mare. La potenza del dio Assur, mio 

signore, sottomise la grande Sidone, la piccola Sidone, Bitzittì, 

Sarepta, Machaliba ecc. e le pose sotto i miei piedi 

Nel sonito della mia campagna io assediai Bet^Dagon, Joppe, 
Benebajka, Azuru, città che non si erano prontamente sotto- 
messe ai miei piedi : io le sacche^iai e portai via il loro bottino. 
I principali dignitari della città di Ekron aveano imprigionato 
Padi, fedele alleato dell'Assiria, e l' aveano consegnato ad Eze- 
chia il giudeo {Ha-sa-ki'ia-u mal Ya-a-da-ai) con ostile inten- 



(') Si vegga la grande pubblicazione del museo britannico Western 
Atia IntcripHonx I. pi. XXXVIII, XXXIX ; Menant, Manuel de la langue 
Aìiyrienney jiag. 327 e eegg. : Wiiieler. op. cit, pag. 31 e segg. 




zione. Essi temettero nel loro cuore. Si huniroito i re del paese 
d'Egitto, i tiratori d'arco. Ì cani ed i cavalli del re d'Egitto (Ta- 

taka) e Tennero in suo aiuto 

Nella fiducia di Àssur mio signore io combattei contro di loro e li 

BconfisBÌ 

Poi mi volsi io contro Ekron e ne uccisi ì dignitari ed appesi 

i loro cadaveri intorno alla città 

Io trassi fuori da Gerusalemme ( Ur-sa-li'im-mu) Padi loro re e 

lo collocai di nuovo sul trono 

Ad Ezechia il giudeo che non si era piegato sotto il mìo giogo 
assediai 46 città fortificate e piccole città e fortezze nei loro 

contorni :ìenza numero e presi 200,150 

prigionieri giovani e Tocchi, uomini e donne, cavalli, muli, asini, 
cameli, buoi e bestiame minuto senza numero come bottino dì 
guerra. Quanto a lui (Ezechia), io lo rincbiusì come un uccello in 
gabbia dentro Gerusalemme {Ki-rib Ur-sa-li-im-mu) .... 

Le sue città che io saccheggiai separai dal suo paese e le detti 
a Mitìnti re di Asdod, a Padi re di Ekron e Sìlbel re di Gaza 
e cosi diminuii il suo territorio ed aggiunsi al tributo che già 
p^ara un nuovo tributo. Ezechia fu apaventato dallo splendore 
della mia potenza e i guerrieri che egli aveva fatto venire per 
la difesa di Gerusalemme caddero atterriti, lo raccolsi 30 talenti 

d' oro e 800 talenti d' argento, pietre preziose 

e tesori di ogni specie in gran quantità e tutto ciò insieme alle 
sua figlie, alle suo donne di palazzo ed ai musicanti feci portare 
a me in Ninive mia residenza > . 

Dopo una descrizione così minuta delle vittorie ottenute 6 
delle città sottomesse non avrebbe al certo mancato Sennacherib 
dì menare gran vanto per la conquista di Gerusalemme, come 
lo fece per altre città, se egli fosse potuto entrare anche per 
breve tempo nell' agognata capitale del regno di Giuda. Quindi 
è che il silenzio assoluto su questo punto e l' interruzione brusca 




- 347 — 

del testo che senza Ekccenaare alcun altro fatto ci riporta subito 
a Ninive dove ritorna ÌI monarca assiro, sono due circostanze 
le quali indirettamente almeno confermano il racconto biblico 
del gran disastro che impedì all' eEercito di proseguire la guerra 
contro l'Egitto ed obbligò il re a ripiegare su Ninive. Col quale 
disastro, accennato pure dagli scrittori profani, i trionfi del con- 
quistatore superbo si cangiarono contro ogni previsione umana 
in una delle più grandi catastrofi di cui la storia ci abbia con- 
servato il ricordo {Erodoto II, 141). 

Queste notizie intorno alla grande guerra di Sennacherib 
nell'Asia occidentale fino al Mediterraneo ci pongono in grado 
di apprezzare l' importanza delle sculture assire del Vaticano, la 
quali, con molta probabilità, possono riferirsi agli episodi di quella 
avventurosa spedizione. 

Potrebbe infatti congetturarsi che la città rappresentata nel 
bassorilievo del n. 23 fosse una delle città del regno di Giuda ohe 
Sennacherib conquistò secondo la testimonianza del libro dei Re 
e di Isaia Ascendit Sennacherib Rex Assyrioruin ad universas 
civitales Inda muniias et cepit eas. (Libro IV dei Re, XVIII, 13, 
cfr. Isaia SXXVI, 1). 



Finalmente è da aggiungere, per completare la descrizione, 
che nell'alto delle pareti di questa sala assira sono afiìsse alcune 
iscrizioni di natura del tutto diversa, cioè 14 iscrizioni cufiche 
ossia in caratteri arabi antichi. Tali caratteri presero il nome 
dalla città di Gufa posta alla destra dell' Eufrate, fondata da 
Saad generale di Omar, che fu la capitale dei Califfi prima che 
questa venisse, come è noto, trasferita a Bagdad. Il carattere cufico 
fu adoperato dall'epoca dì Maometto fino incirca al VII secolo 
dell' egira (XIV secolo dell' è. v.) ; ma cominciò ad abbndonarsi 
nell'uso comune circa il X secolo dell'era nostra, quando si intro- 
dusse l'odierna scrittura. Le iscrizioni cufiche vaticane furono 





— 348 - 

trovate in Egitto ; e portate in Roma da Silvestro Guidi yennero 
acquistate dal card. Giulio della Somaglia Bibliotecario di S. B. C. 
Esse sono sepolcrali e cominciano per solito con la formola: In 
nome di Dio misericordiosissimo (e segue il nome del defunto, 
la sua genealogia e la data della sua morte). La più antica è 
del 511 deir egira (=1133 dell' è. v.). 

Sopra di esse lasciò alcuni appunti il Sarti nei suoi ma- 
noscritti conservati nella Biblioteca Y. E. in Roma ; e ne fece 
una speciale illustrazione il Lanci nel suo Trattato sulle sepol- 
crali iscrizioni in cufica lettera ecc. (Lucca 1840). 

E così con questa sala dei monumenti assiri si compie la 
descrizione di tutto il museo egizio vaticano. 



Ed ora avendo cominciato il presente volume con una iscri- 
zione geroglifica moderna composta già dair Ungarelli in onore 
del pontefice Gregorio XVI fondatore del museo, sarà opportuno 
chiuderlo con un' altra simile che ricordi il nome glorioso di 
Leone XIII, alla cui munificenza si devono alcuni miglioramenti 
nel museo stesso e la pubblicazione del presente Catalogo. 



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[5^f^'fp^'ó>>Ta@?%>P^ Ì<^3B» : %)^?^3^<ii'0%)'^®\\ 



APPENDICE AL CATALOliO 



Dopo la pubblicazione del presente catalogo (a. 1899), il 
-^ixusGO egizio del Vaticano si è arricchito di una piccola ma 
Scelta collezione donata al Sommo Pontefice Leone XIII da 
S. A. R. il Khedivé d'Egitto. Si è creduto perciò opportuno 
aggiungere al Catalogo stesso questa appendice contenente una 
Accurata descrizione di questi oggetti (*). 



(^) La sistemazione di questi nuovi oggetti ha reso necessario qualche 

C2 ambi amento nella disposizione di alcuni monumenti già descritti nel nostro 

Catalogo, specialmente nell'Emiciclo. Ed ivi nei nuovi armadi si sono pure 

collocati in questa occasione alcuni altri oggetti inviati poco prima al 

xnuseo dal Comitato della esposizione di arte sacra tenuta in Torino 

xiel 1898, oggetti inviati per gentile proposta dal chiarissimo Prof. Ernesto 

Schiaparelli. Ecco una breve indicazione di questi ultimi: 

(Emiciclo) Armadio 140. B: Frammento di cartonaggio rappresen- 
tante una testa muliebre con tracce di colore. — Testa in legno di figura 
funeraria con occhi coloriti in nero. 

Armadio centrale 141: Due teste funerarie in legno con tracce di 
colore nero. — Uno specchio in bronzo. — Suole di sandali in paglia. — 
Sporte e cestelli lavorati ad intreccio di paglia (XX.* Din.* da Deir-el- 
Bahari). — Piccola mummia di coccodrillo. — Frammento di un piccolo 
libro in papiro con copertura in tela. Il papiro contiene poche linee iera- 



Di tale doni» cn^picu". che assai opportuQamente ha art 
chilo la nostra collezinne vaticana, fiobbiamo esser gititi in 
special mnd" a S. E. Mons. Francesco Sogaro vescovo titolare ili 
Amìda e ^à vicario apostolico dell'Africa Centrale, al quale 
dobbiamo anche il dono delle casse dipinte descritte nell'einìciclo 
(v. p, 103 e segg.). Egli che fu da me più volte pregato di 
interessarsi del nostro museo, venne invitato a far ciò dall' Emo 
Card. Rampolla Segretario di Stato di S. S. nel recente viaggio 
da lui &tto in Egitto, con speciale missione presso i Copti 
cattolici ; ed allora potè ottenere da S. A. R. il Khedivé questo 
pregevole gruppo di antichi oggetti egiziani. 

N. I . (') Groppo di vasi arcaici. — 1 più antichi fra questi 
possono dirsi una vera rarità non solo, ma una primizia, perchè 
provengono dai recenti scavi di Abido, dove se ne rinvennero 
parecchi altri simili; ed alcuni saggi di essi si sono inviati ai 
principali musei di Europa. Essi rappresentano quanto di più 
antico si è fino ad ora trovato in Egitto, giacché appartengono 
al periodo leggendario delle origini stesse della storia egiziana, 
cioè alla 1' dinastia di Menes, il fondatore del regno; il quale 
era originario di Tfiis o Thinis. in egizio w./.^^| © Teni. Capi- 
tale del nomo di Ahydox. città che per la sua irapoi'tanza eclissò 
ben presto la prima. 

Questi oggetti sono racchiusi nella vetrina deiremiciclc 
143 A e nella vetrina centrale 141. 



tiche di un testo s 



■. (I due ultitui oggetti furono portali in Roma d« 
e ed offerti al muEBO da S. E. il Card. Parocohi). 

Artrutdio 143. A: Piccola tasta di Faraone in basalte eou la calan- 
tica e l'urèo. Monumento assai notevole e forse dell'antico impero (co)l»> 
zione Falcioni). — Testa del dio Ammone in basalte (dagli scavi di Tab^ 
a Karnak). — Statuetta fitnei'aria in legno su larga base con avanzi dì 
pitture e di dopatnre). — Piccoli vasi di vano forme e di tempi div»ntif,,, 
alcuni dei quali di stile arcaico. 

(') Questa descrizione si è fatta in ordine cronologico per mo«trara 
anche meglio la importan?a complessiva di quef'to fcrnppo di oggetti. 



?gatti. 



Il frammenti' iii ^aso più rozzo di tutti gli altri io furuiaili 
cono ^ di argilla cotta al sole e d»vea servire a chiu<lere supa- 
l'iormente un aJtro va.sa di cui il coperchio i^ restata) adereoté' 
alla sua superficie interna (vetrina 143 A, 1° ripiano). Sulla, 
superficie esterna di ()uesto cono furono leggermente tracciate fr 
ripetute più volte alcune impressioni, le quali appena si veggoon 
sul nostro frammento, ma che si sono potute ilecifrai'e dai con- 
servatori del museo del Cairo con il confronto di alti-i esemplari 
meglio riconoscibili e rinvenuti insieme al nostro. Queste improatft 
appertengono ad un dignitario dei tempi del re ^^ Den; H 
quale nome reale non figura punti) sulle liste fin qui connsoil 
rlei Faraoni egiziani, nf" trovasi nel catalogo di Maneton& 
sul papiro cronologico di Torino, né sulle tavole ili Saqqaralb' 
e di ,A.hÌdo. La brevità del nome di questo Ke è già un indìzìn' 
della sua antichità: e siccome tutta quella suppelleltilp funebra- 
inarcata con quel nome, presenta non dubbi caratteri di epoca 
anteriore alle tombe già riconosciute come spettanti alla seconda 
diuaslia, così i dotti direttori degli scavi di Ahido hnnno attri- 
buito l'ignoto l'e alla prima famiglia dei Faraoni egiziani, cình 
ad un periodo remotissimo che corrisponde ad oltre quaranta 
secoli avanti Cristo; il che vuol dire ad un'epoca anteriore a 
qualunque altro ricordo storico. 

N. 2. Stela. - Dal nebuloso periodo del leggendai-io Dm 
la nostra nuova collezinni? ci porta, con la stela che qui appres» 
riproduciamo, all'epoca della VI* dinastia, cini a circJi 1^000 annt 
avanti Cristo (Emiciclo N. 143 C). 

L'attribuzione di tale monumento a questa dinastia piuttosto 
che ad altra h basata sulla cronologia del gruppo di tombe 
live la nostra stela fu trovata, sullo stile e specialmente sugli 
indizi dell'abbigliamento (Iella figura; essendo che ogni dinastiH 
presenta nei suoi monumenti alcuni caratteri stilistici tutti spe- 
ciali e distintivi dell'epoca, riconosciuti ed ammessi dal consenso^ 
dtigli egittologi. 




L 






N -?. — SLeia ^ella Vt» Dinastia. 



i 

J 



La nostra è una steìa a cornice che rappresenta li 
Slitto la tbnna di una casa egiziana con la sua poi'ta e la sua 
finestra al disopra; ili lì si vede il defunto, che si suppone 
[lell'intei'no ilei aepolcro, seduto innanzi ad un altare di offerte 
sacre, nell'atteggiamento di ricevere le oblazioni a lui fatte dai 
parenti e dagli amici. 

Tali imagìni poste in simili atteggiamenti spesso si veggono 
sui funebri monumenti egiziani: ed esse hanno relazione con 
la supei'stiziosa credenza che il doppio del defunto, una specie 
di ombra del morto, venisse di tratto in tratto a visitare la 
tomba per accogliere appunto le offerte di pietà dei superstiti. 
K la iscrizione geroglifica che gira intorno al nostro monumento 
accenna anch'essa, come le altre simili, a questa dottrina < 
doppio e può trascriverai e tradursi così ('): 

[Colonna lu'izzontale in alto, da destra a sinisti'a']: 

Suten hotep tu 
Una regia offerta 



Anepu tep tu-f 
è data ad Anobi sulla sua monlat 



chent neter hat 

che ì-iiiede {nella) dimora dicina. 



(') L.' iscrizior.tì eomiiicia in alto a va du delira a sinUti'H 
continua «abito sotto nella colonna verticale a sinistra del riguardante 
ijuindi nella colonna verticale a destra, ove ì segni si leggono da sinistra 
a destra. Noi però disporremo i segni sempre da sinistra a de-'tra, e kìò 
anche nelle altre iscrizioni, seguendo il sistema corannemente adottato. 



J 



[Colonna vei-ticale a sinistra]: 



H^ l'^K 1 






Kràs nefer em neter cher 

{c^finchè conceda) una sepoltura buona nel divino sotterraneo 



àma^u Àpà 
al devoto Apa.- 



[Colonna verticale a destra]: 



|£L___b AAAAAA A ^ ' T^ 



r<y\y\ 



àar-f en neter aa neb amenti 

{che) salga egli al dio grande signore dell'Amenti 



A 



a. a 



àmach Àpà 
il devoto Apa. 



Sotto la figura del defunto, che sta nel mezzo, è ripetuto 
il suo nome, ma questo fu scritto in modo più pieno, come 
pure si riscontra in altri esempi: 

àmach Àpà-hir-s-seneb-f 
il devoto Apahirsesenehef. 



— 358 — 

La quale seconda parte del nome, che generalmente ha 
un significato religioso, potrebbe tradursi nel caso nostro, rife- 
rendola a qualche divinità protettrice, con questa espressione; 
4 II volto di lei è la sua salute ». 

Lo stesso nome poi abbreviato nella forma : ^^T^ tj B (j 
Àmach Àpà < il devoto Apa » è ripetuto ancora due volte sui 
due battenti della porta al disotto; e ciò per indicare sempre 
meglio chi fosse il proprietario di quella funebre dimora. 

La iscrizione continua intorno alla figura seduta del defunto 
rappresentata nel mezzo, come già si disse, e contiene la enu- 
merazione delle offerte a lui presentate secondo il solito for- 
mulario: 

Kha ta-u Kha-àhu Kha àptu 

Migliaia di pani, migliaia di buoi, migliaia di oche. 



h: 




AA/SAAA 

Kha menchu en 

migliaia di fascie funebri, migliaia di.... {si concedano al) 

àmach 
devoto Apàhir-S'Senebef. 

La decorazione è completata da quattro figure scolpite nel 
basso della stela ; due (una virile e l'altra muliebre) sulla porta 
e due altre virili (una delle quali orante) lateralmente alla porta 
stessa. Queste rappresentano la famiglia del defunto e forse la 
moglie di lui accompagnata da tre figli che vengono a com- 
piere i funebri uffici , siccome vediamo in molti altri simili 
monumenti. 



Un'altra iscrizioii'? intìtif iluveva essere incìsa in gin> su 
tutta la cornice della stela, ma di essa non rimangoni) che 
p'wlie tracce nella parte superinri?. 

Il mirauraento finora descritto, che è forse dei tempi del 
re Pepi come si disse, appartiene ad un periudo assai impor- 
tante della storia egizia; giacché oggi è dimostrato che i Faraoni 
della VI" dinastia giunsero ad una grande potenza e dominarono 
anche in Etiopia e sopra ima parte della Siria. 

N. 3. Pìccola barca in legno di sicomoro montata da otto 
pei'sone. cioè da sei rematori che atanno vogando e da due 
altre figure le quali rappresentano il timoniere a poppa ed il 
pilota a prua (Emiciclo Armadio N. 140 E). Le figure sono 
rozzamente acolpite e dipinte, ma esprimono abbastanza bene 
gli atteggiamenti dei renaatori e si mantengono in perfetto 
stato di conservazione (Dinastia XII*). 

Questo pregevole cimelio deve riferirsi al noto simbolismo 
egiziaeo della barca solare che è spesso rappresentato sui monu- 
menti e sui papiri del libro dei morti; ma nel caso nostro può 
in particolar modo spiegarsi con il mito di Osiride quale si 
professava nella scuola sacerdotale di Abido. La quale scuola 
rìguardavasi come la più celebre, trovandosi in quella anti- 
chissima città che era uno dei centri più venerati del culto e 
della dottrina teologica e che ripeteva tale privilegiata posizione 
dal grande santuario ivi custodito, cioè dalla tomba di Osiride ; 
onde Abido era la meta di continui pellegrinaggi e potrebbe 
ben chiamai-si la Mecca dell'antico Egitto. 

Il concetto generale della teologia egiziana -sulle sorti del- 
l'anima umana nelle regioni ultramondiali ci è noto dal libro 
sacro del per em heru, detto comunemente il Libro dei morti, 
dove i capitoli dal 100 al 102 descrivono il viaggio del defunto 
nella barca solare ; ma quel concetto nel mito di Abido prende 
un particolare svolgimento. L'anima, secondo quelle strane 
dottrine, dovea recarsi là dove il sole tramontando alla sera 




entrava nelVAnienfi, ci'tè oeW'Ades; il che avveniva attraverso 
una fessura della catena dei inorili libici. E la piccola barca 
posta nel sepolcro si credeva che l'accompagnasse tìn là; onde 
talvolta in (|uei piccoli cimeli vi era rappresentato il defunto 
stesso. Penetrata così la mistica nave nella regione delle ombre 
si incamminava su! Nilo sotterraneo dirigendosi poi veì-m il 
mare occidentale inaccessibile ai viventi. Pericoloso era tal 
viaggio, ed alcune anime più timide 3Ì fermavano lungo la via 
e restavano così nell'ombra illuminate solo dal passaggio mo- 
mentaneo del sole; le più coi'aggiose perà avanzavano e c<im- 
pivano l'intiero cammino insieme al grande astro, vincendo 
i nemici che incontravano lungo la strada e traversando le 
mistiche regioni del paradiso egiziano. Ed il compimento poi 
di tutte queste vicende, che potevano durare secoli e secoli, 
era infine l'assorbimento panteistico dell'uomo nella immensità 
della sostanza divina. 

Ecco adunque l'uso superstizioso di queste piccole barche, 
le quali si collocavano dentro la tomba e in vicinanza della 
mummia in mezzo agli altri amuleti. 

E noi possiamo credere che su di queste fossero reci- 
tate nelle funebri ceremonie quelle formole di esorcismi e 
di incantesimi che il Libro dei morii ci ha consei'vatit nel 

I capitolo tOO. 

Possiamo perciò ammettere che alloi'quando nel sepolcro 

I vi fosse stata la riproduzione stessa della nave (come in quello 
cui proviene il nostro cimelio), su questa nave appunto si 

[ dovevano pronunziare tali preghiere. 

La nostra barca viene da una tomba della XII' dinastia; 
ì perciò si potrebbe anche supporre che essa abbia potuto 

\ servirp ai funerali di un personaggio contemporaneo di Abramo; 

, ritenendosi ora comunemente dagli egittologi che ii gran pa- 

[ triar<-a venisse in Egitto appunto il quel periodo della storia 

C egiziana. 



— 362 — 

N. 4. Stela della Xlir dinastia (Kmiciclo N. 146 A). Nella 
parte superiore della pietra è efligiato il defunto seduto innanzi 
alla tavola delle offerte mentre a lui d'innanzi, ma ad una 
certa distanza, sta genuflessa la sua moglie che distende la 
mano sinistra verso un'altra simile tavola di più piccole dimen- 
sioni. 

Alcune iscrizioni geroglifiche ci danno i nomi dei due per- 
sonaggi e le formole rituali funerarie nel modo seguente (*): 



Suten tu hotep Asàr clienti amenti 

Una regia offerta è dala ad Osiride che Hsiede nelV Amenti 

neter ajt neh Abti àp 

dio grande signore di Ahido, (e) a colui che apre 



I I I ^-^ M ^/ ' — ' — : — ''III 



matennu neh To-ser (*) tu sen 

le strade signore di Toser (affìncìiè) concedano 




/WVSAA F 



per cheru mench 

le offerte funebri di fa^ce,.. e dei prodotti tutti (?) 



(}) Queste iscrizioni ìacominciuno nel lo registro in- alto della stela 
nella seconda linea a destra di chi guarda e continuano in linee verticali 
parallele verso sinistra. La linea U a destra sta da se. E cosi in ordine 
vengono poi le linee del 2° registro (centrale) e del 3o in basso conte- 
nenti i vari nomi. 

(^) Una delle mistiche regioni della mitologia egizia. 



Y^^ 



^ 



■^ 






\ >''.-r- 



1' 



hàJ^r 




ix\ J 






^ 



I 







— 364 — 

en Ka en Schesu-schesihorà 

del sud e del nord alVomhra di Schesu-schesiliora 




macheru neb ara A eh. 

giustificato signore decoio. 

Innanzi alla moglie (genuflessa a destra) si legge il sud 
nome: 




^ czz: ^ fl 

himt-f nebt per (*) aaa macheru 

La sua moglie la padrona di casa Aaa giustificata- 

Nei due registri inferiori delle stela sono rappresentate tre 
figure di donne genuflesse, le quali appartengono alla famiglia 
del defunto; e nelle altre linee della iscrizione si trova regi- 
strato l'elenco dei nomi di queste donne e di altri parenti di 
lui, sepolti forse nella stessa tomba, e in modo analogo a ciò 
che vediamo in altri simili monumenti. Ecco intanto i nomi più 
chiaramente leggibili: 

[2** registro, innanzi alla P figura a destra]: 





mut-f Nehiat macheru 

La madre di lui Nehiat giustificata. 

(*) Titolo che si dava alle signore egizie. 



— 365 — 

[Innanzi alla seguente figura]: 



* ¥^ ^ _^ '^'''^ 1 ''''''^ JI 



sont-f ent raut Ran-seneb inacheru 

La sorella di lui della madre {stesffa) Ranseneb giuslifìcaia. 



[Nelle altre linee a destra di chi guarda] : 



11=^ 




^:7 



se-s Schesu-em-hotep macheru 

Il figlio di lei Schesuemhofep giustificato. 



hi 



nebt per àrsi macheru 

La padrona di casa Arsi giustificata. 



àmaclii aui macheru neh à mach 

Il devoto Aui giustificato signore devoto. 



Nella parte inferiore della stela sono registrati anche altri 
nomi, fra i quali havvene uno che si trova adoperato a prefe- 
renza nelle iscrizioni della XIII" dinastia: (Sebekse). 



[3* linea partendo dalla destra]: 

/ _ 

Sesu sebek se macheru neb àmach 

Schesusebekse giustificato signore devoto. 



— 366 — 



[5* linea]: 



É 



J] 



miiii ii 



y 




ai* a 



Sebekse macheru 
Il guardiano della porla Sebekse giustificato. 



[6* linea]: 

Il il* per 
Il capo della casa 

[7* linea]: 







n e b t per 
La padrona di casa 



A s u b u 
Asubu 



j] 



macheru 
giustificato. 



I Ve ^-•- 

Aui macheru 

Aui giustificata. 



[8* linea, avanti alla figura]: 



n e b t p e r 
La signora di casa 



A/WAAA 



r\ /VVVVV\ f\ 

(1 J (](») 

Senebà (?) 
Seneba (?) 



I 



f^ 



Il e b t à m a e h 
signora devota. 



N. 5. Tavola d'offerte della XVIII* dinastia (Emiciclo 
N. 127 A). Erano siffatte tavole dei veri altari sui quali si 
ponevano durante il sagrifizio le varie parti delle vittime immo- 
late ed anche i pani sacri o le frutta diverse che si offrivano 
agli (lei o ai defunti. Tali pietre erano poi collocate ordinaria- 
mente sugli zoccoli addossati ai muri di recinto dei tempi o 
dei sepolcri lungo i quali erano disposte le statue. 

Sul nostro monumento si veggono rappresentate nel mezzo 
le offerte sacre di un'oca, di una coscia di bue, di una testa 
di vitello e di alcuni pani di varie forme. Sotto di queste poi 



— 3ii7 — 

rimane perfettamente integro il piccolo canale da cui dovevano 

avere esito i liquidi adoperati nelle libazioni; dal elle può 

dedurai che la pietra fosse disposta sopra un piano inclinato. 









N. 5. — Tavola di offerte (XVUl* Dinastia). 

Un'iscrizione gira intorno alla cornice dell'altare; essa parte 
1 centro in alto e si divide in due direzioni opposte, terminando 
esso il piccolo canale indicato, e deve tradursi così: 

[Linea in alto, che partendo dal centro va da sinistra a 
stra e poi scendendo in giù e continua da destra a sinistra]: 

s u t e n t u 11 o t e p A ni u n R a 

Una regia offerta [è fatta ad) Amnione Ha, 



— 3G8 — 

suten neteru tu-f per-cheru àhu àptu 
re degli dei [affinché) conceda le offerte funebri di buoi, oche 






i a -u, ^ n 



III ^ 
chetu nebt nefer àbt en ka en an 

e delle cose 'tutte buone e pure alVombra dello scriba 





uthu Thutimes macheru 

della tavola Totmes giustificato, 

[Linea in alto partendo dal centro e da destra a sinistra 
e poi continuando in basso e quindi da sinistra a destra]: 

suten tu hotep Asàr un-nefer 

Una regia offerta [è fatta ad) Osiride essere buono 



A 

A^~^ & o o o 



Ù_J] ^ l^ 



l '""" l (?) 



tu-f sep 

[perchè) conceda egli di prendere [le offerte complete?) 



A^^A/^A , AAAAAA 



n\ì\f 



JL. ' /vvvvv\ 

per em bah en ka en an uthu 

che compariscono innanzi alVombra dello sa^ba della tavola 



M^ 




Thutimes macheru 
Totmes giustificato. 



— :ìW — 

Il nostro monumento appartenne a.<ì un personaggio addetto 
ad unn dei tanti collegi di scribi e precisamente a quelli chia- 
mati della lavala, i quali erano addetti al computo delle vittime 
e delle offerte per i sacrifizi. — E pure notevole un' altra simile 
tavola, ma assai più semplice, nello stesso Emiciclo N. 1Ì8 A. 

N. 6. Frammento di iscrizione relativa al Re Amennfi IV 
(XVIII» dinastia) {Emiciclo N. 128 D). Nella parte superstite 
havvi ii cartello contenente il nuovo nome aaci'o adottato da 
questo Faraone. 



'SIN 



Ci 



o 



'^1 



neb-Kau Chu-en-àten 
il signore dei diademi (Chuendten). 



N. fi. — Frammento con il csrlello reale di Anienofi IV. 
Qu&sto frammento fece parte probabilmente della decora- 
zione di una parete ove forse era rappresentato il Re adorante 
la sua pi-ediletta divinità, cioè il disco solare (Chu-en-aten); ed 
è quindi un ricordo di quel tentativo di cambiamento religioso 



— S7U - 

che non ebbe poi seguito dopo la morte di Amenufl, lUlorquaDdo 
l'Egitto l'jtiirnò alle sue antiche divinità. 

L'intima natura di tale riforma non ai è del resto abba- 
stanza stmliata; e forse non è improbabile l'opinione del Brjant 
che essa indichi una inSueaza del monoteismo semitico e quindi 
dello stesso popolo ebreo il quale dimorava ancora ai giorni 
di Amenofi nella terra di (jnsen ('). 




„ , N. 7. — Sciiltiu-H (iella XIX» Di 

N, 7. Frammento di scultura funeraria (XIX' dinasti^J^i 

(Emiciclo N. 137 A). Vi è rappresentato il defunto 

(') V. Bryanl-Read « An inscrijitioii of KlmeEialeii 
of the biblica! Sociely, 1892-9^, XV, t!!0tì-2u7. 



— 371 — 
abito di formalità con ricca acconciatura sul capo, decorato 
della collana Usech, e seduto su nobile sedia. Egli distende la 
mano verso sinistra avvicinandola ad un altare che gli sta 
innanzi, mentre con la destra stringe un sacro istrumento. Sopra 
Taltare ricorre una iscrizione geroglifica orizzontale da destra 
a sinistra contenente l'elenco delle sacre offerte ivi rappre- 
sentate : 



Kha art 
migliaia di vasi. 




I I 1 

Kha àhu 

migliaia di buoi, 




I I 1 



Kha àptu 
migliaia di oche, 



lITi 



Kha àrp 
migliaia di vasi di vino, 



Kha s i u t 
'migliaia di bracieri accesi. 



e. s. ^ 

Kha. . . 
migliaia di profumi (?), 



e. s. 

Kha eh et neb? 
migliaia di cose d'ogni specie. 



e. s. I 9 

Kha mench 
migliaia di fasce. 



Al disopra rimangono i segni finali di sette righe disposte 
verticalmente ; ma da queste non può ricavarsi alcun senso per 
la mancanza di tutta la parte superiore del monumento. 

Stupendo è il lavoro della nostra scultura che appartiene 
all'epoca classica dell'arte egiziana e ci mostra nel suo costume 
di gala un grande dignitario, il quale potè anche essere un 
contemporaneo di Mosè. 



E perciò noi possiamo ben<> imaginarcì in tal foggia vestiti 
(juei magistrati ì quali, eseguemio gli nriiini del Re persecutore, 
oppressero sì lungamente il popolo d'Israele fino a che esso 
nscì dall'Egitto; il che avvenne, secondo parecchi egittologi. 
sotto il pegno del successore di Ramesse II ('), 

N. 8. Stela funeraria assai danneggiata e con ligure ed 
iscrizioni confuse o troppo leggermente incise (XX' dinastia) 
(Emiciclo N. 144 A). Vi è rappresentato il defunto in adora- 
zione innanzi ad Osiride, Horus. Anubi. Iside e Nefti. Al di 
sopra si vede il disco solare alato sopra la duplice barca solare 
ed il segno del cielo. Al di sotto ricorrono sette linee orizzontali 
di geroglifici contenenti le consuete formole di invocazioni agli 
dei e di offerte sacre. Il nome sembra essere 



Pa-tu-kem 

N. 9. Custodia di statuette funerarie proveniente dalle 
tómbe della XXI' dinastia appartenenti alle sacerdotesse di 
Ammone in Deir-el-Baìiari (Emiciclo Armadio N. 140 B). 

(') Di tale opinione, che cioè il Faraona dell' Esoda fosse Mertefta ] 
figlio e successore di RameBse 11, si è crednto ricoaoacare Dna eoa- 
ferma nella reeenta scoperta fatta dal Flinder» Potrie della celebre 
eteìa di Menefta, in cui si nominano per la prima volta gli Israeliti 



wr]m 



(Isiràalu). Infatti la frase che i- 



gufi subito dopo quel nome, cioè ^^^ J e, «-~ (feket ben 

^^~ ,11 

pertu-f), può spiegarsi, come talnno ha proposto, « (gli Israeliti) sono 
stati sradicati « non hanno jnu seme >. V. Spiegelberg, Der Siegeshymnus 
dM AferenptoJi ecc. nella ifetUcAri/J ecc. voi. XXXI V, 1896, tav. 1. Cf. Virey, 
Revue bibUgue, ottobre 1890, p. 573 segg. Altri invece opinano che quella 
frase possa riferirsi alla precedente persecuzione avvenuta sotto Ramesse II, 
allorquando si ordinò la strage dei fanciulli ebrei. 



Nella sua parte anteriore si vede dipinta la mummia d 
sacerdotessa distesa sul letto funebre; e presso Ìl letto sono 
rappresentati i cosi detti vasi canopici , cioè i l'ecipìenti delle 
interiora estratte dal cadavere e un cumulo di pani e di offerte 
sacre. Nella parte superiore ricorre egualmente una iscrizione 
dipinta live si leg^e il nome della defunta nel modo seguente: 

S SI ^, V ^" 

àsàr nebt-per kemat en Àmun 

La defunta padrona di casa suonairice di Ammone 



=?ìPilhf. 



Tet-tu mat-ti set anch macheru 
Telu-mat-ti-sei-anch giustificata. 

Nei due lati della cassetta sono dipinti i quattro geni 
funebri con le teste degli animali a loro sacri; cioè alla destra 
di chi guarda Amset e Kebsenuf. a sinistra Hapi e Tuau- 
mautef. Finalmente nel quarto lato ricorra quest'altra linea 
di geroglifici: 



n^ 



1^ 



n 



T'et Ànepu neb Toser neb pet neter a; 

Dice Anuìn signore di Toser signore del cielo dio gi-a 



Abbiamo pure, fra gli oggetti recentemente venuti, molte 
di queste statuette funerarie che si racchiudevano appunto 
in tali cassette e che appartengono al periodo saitico della 
XXVI' dinastia, delle quali pei-ò nel nostro museo esistono 
molti altri campioni; e siffatte statuette del reato sono cimeli 
abbastanza comuni, quantunque sempre ne aia utile lo studio. 
Coteste figurine erano chiamate dagli egiziani usehliu o Hspon- 
denti; perchè si credeva che esse rispondessero in vece del 



— 374 — 

ilefunto onde eseguire per lui i lavori nel inondo sutterraneo 
necessari per conseguire la bisatitadine. Le quali cose del resto i 
si pnss<iTio vedere nella descrizione dei gabinetti ove ai con- 
flervano molte di tali piccole figure con le relative iscrìzionlfl 
(v. pag. 176 segg.). Oltre alle statuette non posso omettere dt| 
ricordare altri cimeli della nuova collezione appartenenti pressa fl 
a poco allo slesao periodo; e Fra questi è specialmente notavol»! 
una bella figura di Osiride in legno assai ben conservata e posta ' 
sopra una larga base pure di legno. (Arra. 143 A, 4° ripiano). 

N. IO. Cassa di legno sicomoro senza pitture e senza iscri- 
zioni, conttìnente una mummia di donna abbastanza ben coQser- 
vata e lunga m. 1.55 (ultimo periodo saìtico). Emiciclo N, 116. 

La mummia è ancora tutta ravvolta nelle sue fascie di 
tela strettamente legate da lunghe e sottili strisele pure di tela 
incrociate più e più volte l'una sull'altra secondo il consueto 
sistema. Tali strisele poi tenevano anche stretto un cartonaggio 
diviso in due parti, dipioto e adorno di iscrizioni geroglifiche; 
ma esse si sono dovute l'imuovere per far vedere le pitture e 
le iscrizioni. La testa è pure ricoperta di un altro cartonaggio 
dipinto che rappresenta la maschera della defunta circondata 
dalla calantica, le cui bende pendono sul d' innanzi e ricoprono 
in parte il pettorale; la faccia poi, insieme al collo, è intie- 
ramente dorata e gli occhi sono riportati di smalto. Finalmente 
al posto dei piedi si veggono ancora lo suole dei sandali per- 
fettamente conservate. 

Nell'alto della calantica è dipinto lo scarabeo alato simbolo I 
notissimo dalla resurrezione; ed immediatamente sotto havvi il. j 
gruppo (lei quattro cinocefali adoranti il disco solare. Nei due ] 
pendagli della calantica stessa a destra è rappresentato il dio 1 
Horus sedente in trono ed a sinistra il dio Osiride pure sedente' 
con i suoi attributi dello scettro e del flagello. Sotto ambedue le 
figure è ripetuto il ben noto motivo dello sciacallo accovacciato 
sopra il pilone, che simboleggia Anubi custode dei sepolcri. 



— 37H — 

fiori di loto che va solcando le acque del Nilo celeste guidata 
da tre divinità sedute nell'interno, cioè Osiride in mezzo ad 
Iside e Nefti. E questa è la barca sacra in cui si augurava 
ai defunti di compiere il mistico viaggio, come leggiamo nel 
Libro dei morti. 

Un particolare degno di essere indicato si è che la mummia 
ha ancora appeso al collo il residuo di una ghirlanda di fiori, 
la qual cosa non si riscontra nelle altre del nostro museo. 
Ma nell'Egitto spesso si son trovate siffatte ghirlande sopra i 
cadaveri; ed esse, che erano poste anche sul capo, aveano un 
significato simbolico e possono riferirsi alla corona di verità 
di cui si tratta nel capitolo XIX del suddetto Libro dei mortiy 
il quale ha per titolo: 

Roen mahu en macheru 

Capitolo della corona di giustificazione. 



Ed è a notare che in questo capitolo, dopo varie frasi 
simboliche ed assai oscure, si aggiunge che quelle parole del 
testo si doveano pronunziare: « sopra una corona sacra che 
deve mettersi sul capo del defunto > e vi si dice che « egli 
sarà uno dei seguaqi di Osiride e gli si daranno alimenti e 
bevande innanzi a questa diìnnità » . 

Tutto ciò fa conoscere quale fosse l'uso di tali corone 
presso gli antichi Egiziani e perchè talvolta esse si ritrovano 
ancora conservate dentro i sepolcri. 

Lateralmente alle scene già descritte del cartonaggio infe- 
riore sono disposte due linee verticali di segni gerogUfici con- 
tenenti la iscrizione sepolcrale. — Essa comincia a sinistra di 
chi guarda e può tradursi cosi: 



— 377 — 

[Linea 1' a sinistra del riguardante] (I segni sono rivolti 
verso destra). 



/W\A/NA 



1 A 5^ 

suten tu hotep en 
Una regia offerta [è fatta) 



i^i 



^ O 



Àsàr hiràb 

ad Osiride (che è) in ìnezzo 






3s: 



ta se Sokar em 

(alla) terra del lago, (a) Sokari della 



ta 
terra 



^^\^ 



©^ 



se 



del lago, 



i'I 



Àsàr 
(ad) Osiride 



uat' 



j 



o 
^ 



em uat' Asit 

verdeggiante (?) (ad) Iside 



urt 
grande 



1 



n e t e r 
divina 



mut 
madre 



<^ 



O 



hir ab 
(che è) in mezzo 



ta 
(alla) terra 



S©^ 



s"e 



del lago. 



Nebhat son(t) neter 
(a) Nefii sorella divina. 



^1 

AA/N/SAA A 

Unnefer 
(ad) Unnefer 



[Linea 2* a destra] (I segni sono rivolti verso sinistra). 



A— 

— M 



nefert 



crzD 
^ 



tu-s kràs nefert per-cheru 

(affinchè) conceda (una) sepoltura buona (e) le offerte funebri 



I I I 



D 

I I I 



àchu àptu 
(in) buoi oche 



— 378 — 



A/S/VAAA 



àch neb 

(e) ogni cosa 



i 



nefer 
buona 



n 



ab 
(e) pura 



U 



àm 
(che) ivi 



f 1 



s-anch neter 



i'I 



àsar 



fa vivere la divinità, (alla) defunta 




Chenemàt 
Chenemàt 




I 



1= IP 



se(t) Samtaui mes-t 
figlia (di) Samtaui nata 




AA/NAAA 



^^ 



Chenemàt 
(da) Chenemàt 



macheru 
giustificata^ 



f 



A/WSAA 



ancht 
vivente 



en beh 
in etemo. 



Questa iscrizione nulla contiene di specialmente notevole, 
giacché riproduce con qualche piccola variante le consuete 
formolo funerarie adoperate in moltissime altre iscrizioni sepol- 
crali egiziane. — Vi è però da osservare il nome della defunta 
e quello dei genitori che qui trascrivo, aggiungendovi per i 
due primi il determinativo della persona omesso dallo scriba, 
che lo appose soltanto al nome della madre. 

Essa chiamavasi ® ^^ J) Chenemàt, ed era figlia di 



tm tale 







Sam-taui e di una donna che avea lo stesso 



nome di 




A/SA/NAA 



:^ 



Chenemàt 



— 3711 _ 

Può supporsi poi pei" le proporzioni della mummia che la 
defunta Chenemat fosse una giovinetta, come pure dalla ric- 
chezza delle decorazioni si può dedurre che essa abbia appar- 
tpuuto a nobile n a ricca famiglia. 

Quanto alla data da assegnare a questa mummia è difficile 
atabilii'la dalla iscrizione che è troppo breve e manca di segni 
caratteristici speciali. Laonde tale data dovrebbe ricavarsi dai 
soli indizi dello stile dei dipinti; i quali non sono sempre sicuri, 
perchè in tal genere di monumenti ai riprodussero gli stessi 
motivi quasi nell'identico modo per lunghissimo tempo. Però 
per il confronto con altre mummie dello stesso museo vaticano 
può giudicarsi che la nostra non sia anteriore alla XXVI' dina- 
stia, cioè non sia più antica del sesto secolo avanti Cristo; ma 
con maggiore probabilità potrebbe attribuii-si all'epoca delle 
ultime dinastie egiziane. 

Una frase di qualche importanza nella iscrizione da noi 
tradotta è quella che ricorda la =-5= H^ ® a, ta se len-a 
del lago. Questa espressione deve riferirai senza dubbio all'anti- 
chissimo e celeberrimo lago Meri; e la ripetuta menzione di 
questa terra del lago nel nostro testo ci autorizza ad ammettere 
che la mummia di Chenemat provenga originariamente da quella 
regione dell'antico Egitto, ove era il famoso bacino che sei'vì 
per molti secoli a regolare le inondazioni del Nilo. 

E noto cbe la leggenda tramandataci dai Greci attribuiva 
quel grandioso lavoro ad un supposto Faraone di nome Merìs. 
Ma tutti ora sanno cbe le iscrizioni geroglifiche ci indicarono 
come autore di quell'opera gigantesca il re Amenemhat III 
della XII' dinastia (circa 2000 anni av. C). Onde venne a 
conoscersi che il nome di Meris non era altro se non la parola 
stessa egiziana ^^^ U [1 "^^ZZ^ t=t meri {=z lago), nome che 
nella forma copta ^lon (il mare) die origine a quello odierno 
di Favum. 



E presso questo lago Meti fu fabbricata all'epoca tolemaica 
i città di Arsinoe detta anche (JrocodUopolvi. ove sì adorava 



ìq special modo il dio 



'^:a. sebàuk, cioè il coc- 



codrillo. Ma oggi nulla più apparisce del lago meraviglioso t 
bea poco rimane dell'antica cittA; mentre sulle rovine di questa 
snt'ge ora il paese arabo di Medinet-et-Fayóum, capo luogo j 
della provincia dell<i stesso nome ('). 

N. Il, Piccola e rozza stela dì epoca tarda {Emiciclo 
N, 147 A). Vi è la defunta in adorazione innanzi ad Osiride 
seguita da tre altre figuro muliebri oranti, due delle quali innanzi 
ad un'ara sono poste nel piano inferiore. 

N. 12. Coperchio di sarcofago di grandi dimensioni ed 
in forma di mummia con la testa dipinta a contorno nero e 
ricoperta dalla calantica; esso è adorno (li figure e di simboli 
di qualche importanza {Emiciclo N. 133 A). (Epoca tolemaica). 

La mummia ha sul petto una collana in forma di naos 
entro cui sono poste le ìmagini di quattro divinità. A destra e 
a sinistra l'accollo Ba orante simboh) dell'anima. Sotto la col- 
lana è rappresentata la dea Nut ad ali spiegate posta in mezzo 
ai quattro geni dell'Amenti; e al di sotto si veggono le figure 
di altri sei geni tutti distinti dai loro rispettivi emblemi. 



(') Il lago dice' 
donde ebbe origine 



huriE (r inonitazio 



Ro-|.ef-hant o Lo-par hunt 
BÌgnifica temjiio alla bocca deil'iiwndiiìione, nome dato al palai 
Arnenhemat 111 ivi costruito. E da tale esproBsioiie derivi^ il nome di 
laberinto ad una paj'te del palazzo medesimo; e questo nome passò poi &] 
BÌgniflcare quei curiosi iiitrecei di coiridoi dai quali non |iu^ riuscirBÌj 
ad uscire, e che più volte vennero usati, tanto nell' età greca e romana^S 
quanto nel medio evo. Taluni credono che il lago Meri fosse identico WUj 
l'odierno Birket-el-Qei'Oun : altri suppongono che si esteadesae al nord, i^J 
nord-eat ed al sud di MedÌnet-el-Fay6um. Esso trovavasi ad ogni modo A* 
smi-ovest della odierna città del Cairo, distante da essa circa 120 chiloraetri. 



— 381 — 

Nella parte inferiore havvi la scena dell "apoteosi del de- 
l'utito, cioè la ii'i'adiaziiine solare anpra il cadavere disteso sul 
Ietto funebre; la quale scena Ìndica il momenti) in cui l'anima 
viene assorbita dal sole. Una breve isciizione geroglifica assai 
rozza e confusa, che nulla contiene di notevole, occupa la parte 
infei'iore del coperchio sotto la scena indicata. 

N. 13. Tavola di offerte assai più semplice delle due già 
precedentemente descritte, che .sono dell'epoca faraonica, ed 
appartenente ai tempi tolemaici : essa contiene soltanto due 
gi'andi incavi dì foi-raa ellittica in mezzo ai quali havvi un vaso 
per libazioni {Emiciclo N. 127 A). 

E questi ultimi oggetti sono pure utili come termini di 
confronto, giacché ci mostrami la differenza fra lo stile egi. 
ziano dei tempi della grandezza ed indipendenza nazionale e 
quello della dominazione greca, allorquando si venne formando 
quel culto tutto speciale che noi diciamo alessandrino. 

N. 14. Stela sepolcrale di arte copta (Sala delle imitazioni 
N. 52 C). La stela è in forma di porta, che rappresenta forse la 
porta stessa del sepolcro in modo analogo ai monumenti dell'età 
Faraonica, ed e adorna di un fregio in mezzo al quale sono 
posti dei riquadri con simboli sacri, [^ella parte superiore entro 
un cartello ansato si legge la seguente iscrizione: 

MHAeinie 

HC TABI K€ {') 
{cì'oce monogranimatitifi} CAPA • 

OYMC AOiA) 

NATOCeNT 

OBIOYTOYT 



« Non ti dolere - Tab 
immortale in questa vita ». 

('i Mij Ximjjfiits - Tn0i nai Inpi 



Sara (qui giacciono) - Ninno è 



\ 



— 3sa — 
feroce mimograramatica che vedesi unita alla iscrizione 
è indizio ben noto della fine del quarto secolo dell'era cristiana 
o degli esordi del quinto. 

La decorazione dei due riquadri inferiori ci offre qualche 
confronto fra il simbolismo dell'arte cristiana copta e l'arte 
antica egiziana; ci mostra cioè l'applicazione di alcune forme 
decorative dello stile antico in servigio del nuovo. Infatti in 
uno dei detti riquadri si vede un naos contenente la croce e 
nell'altro ritorna la forma del circolo, che ricorda senza dubbio 
il disco solare dell'arte antica. 

Presso a questa stela ne sono state affisse altre tre simili 
ma più piccole di arte copta, donate dal Comitato della espo- 
sizione di Torino (52 D, 52 E. 52 F). Le prime due portano 
scolpita la croce; la terza la croce monogrammatica; e nelle 
brevi iscrizioni greche che le accompagnano si contiene la 
consueta formola 6IC O QeOC ■ O ■ BOHTOC {unus 
Deus auxiliatoì-)- 

Nella medesima sala si è recentemente trasportato un mu- 
saico a colori di arte romana, proveniente dai magazzini del 
museo. Esso rappresenta una barca di forma egizia (come 
quelle p. e. del celebre musaico prenestino) la quale è montata 
da due figure e galleggia sulle acque. Questo quadro può ran- 
nodarsi a quelle svariate composizioni che aveano per soggetto 
le scene della inondazione del Nilo, o i canali ed i laghi del- 
l' Egitto, e che furono eseguite specialmente ai tempi di Adriano. 

Nella stessa parete si è poi collocato in modo più conve- 
niente, entro coi'nice, il calco in gesso della preziosa stela di 
Rosetta, il cui originale trovasi nel museo britannico e di cui 
si parlò alla pag. 316. 

Finalmente, mentre era già composta questa appendice, è 
giunta al nostro museo una cassa c(mtenente numerosi ed impor- 
tanti saggi di stoffe di arte copta tessuta a colori con svariati 
ornamenti e simboli religiosi e contenente anche una copertura 



— 384 — 

di mummia copta. Questi oggetti provengono dagli scavi fatti 

« 

presso la città di Antinoe nell'alto Egitto nel 1900, e furono 
donati dal benemerito Prof. Emilio Guimet Direttore del rinomato 

museo Guimet di Parigi; ed all'egregio donatore la Direzione 

del nostro museo rende perciò i più vivi ringraziamenti. 

Tale dono è stato anche molto opportuno ; perchè di siflfatte 
stoffe egizie del periodo cristiano, che sono pure assai importanti 
per la storia dell'arte, non si aveva ancora alcun saggio nella 
nostra collezione. 

Questi ultimi oggetti però, non possono ancora descriversi 
dovendosi prima tentarne il ricongiungimento ed il confronto 
con gli altri già conosciuti; il che non potè farsi subito e richie- 
deva lungo tempo che avrebbe ritardato di troppo la stampa 
di questa appendice già composta. Basterà quindi di averli sol- 
tanto accennati; ma essi verranno quanto prima sottoposti ad 
un esame accurato e poi se ne darà una speciale illustrazione. 



Luglio 1902. 



Orazio Marucchi: 



INDICE 

DEL CATALOGO DEL MUSEO EGIZIO 



PAG. 

Prefazione 1 

I. Sala dei sarcofagi 10 

II. » delle statue 27 

III. > del naoforo 51 

IV. Emiciclo 103 

V. Gabinetto P delle vetrine .177 

VI. > S^ > » 217 

VII. » 3- y> » 236 

A^III. » 4^ dei papiri 255 

IX. Sala dei monumenti di imitazione . . . . . 304 

X. » dei monumenti assiri 325 

Appendice 351 

Avvertenza importante. - Faccio notare che alcune date seguite in 
questo Catalogo per il regno di qualche Faraone non corrispondono a 
quelle indicate in alcuni manuali di storia egizia che il lettore potrebbe 
avere fra mani. Ciò però non deve recar meraviglia, attesa la incertezza 
su molti punti della cronologia egiziana e la varietà delle opinioni adottate 
dai diversi autori. 

Ho preso poi l'occasione dell'aggiunta deW Appendice per ristampare 
una nuova Errata Corrige indicando alcune inesattezze di trascrizione e 
di traduzione che mi sono sfuggite nel difficile e minuto lavoro su tante 
iscrizioni, alcune delle quali sono lacunose e talune altre di incerta lettura 
e talvolta forse erronee nello stesso originale. E rendo grazie al eh. egit- 
tologo Prof. Astorre Pellegrini , assai diligente nelle trascrizioni gero- 
glifiche, il quale dopo un'attenta lettura del mio Catalogo me le ha 
indicate; e cosi unisco quelle da lui segnalatemi alle altre da me già 
notate in una prima revisione. Non ho creduto però necessario di aggiun- 
gervi eziandio alcune altre poche varianti che egli mi ha pure indicato; 
essendo o cose di minor conto, e che ad ogni modo non cambiano il senso 
fondamentale delle frasi, ovvero letture da lui proposte ma non sempre 
sicurissime; o perchè talvolta il testo ha precisamente i segni da me tra- 
scritti, come p. e. a pag. 57 (linea ultima) e altrove. Del resto gli egit- 
tologi potranno facilmente correggere queste ed altre inesattezze che 
saranno rimaste nelle mie trascrizioni, e per i non egittologi tali minuzie 
filologiche non hanno grande importanza. Ed il presente Catalogo è fatto 
principalmente per uso degli studiosi non specialisti i quali amano di avere 
una descrizione particolareggiata anche di questa parte notevolissima dei 
musei vaticani. — E spero che con la ragguardevole Appendice illustrata 
e con la nuova Errata Corrige ristampata, questo mio Catalogo potrà 
essere anche più utile e rispondente allo scopo per il quale fu scritto. 

CT. MARrccHi. 



ERRATA-CORRIGE 



Errori 

Pag. 17. ^ ket che risiedi {}) 
> Id. lavorante del sigillo 
» 18, 43. "^ urt («) 

» 19. ^* iir 



Correzioni 

jt^eiit c/ie risiedi 
custode del sigillo 
^^ urt 

^^ ur 



>* -'■ fi ^ffi Ne^htcheb ^ ^ ^ Ne^t.Ho.-Ub 



27. X7 



nebt t'a 



o 



nebt-taui 



>> 44. Aiiipii 

» 4f). ^^ cZe^ due orizzonti 



Ani ])ii - K Ani (Osiride) 
^ ^ <'ei c?«fe orizzonti 



» 



5,. !> ^ ^ g hap J.O. <! ^^ e^ a hap ,^o.e,,o; 



««Wfr» 



» Id (e in altri canopi) 
separato -protezione 
» f)l. </i apparizione e di calore 
y> 78. Hor-men;^-à 

> 114. l'aratro ò7<o 

> 117. in (figlio) 

' ^/^ ^ un'oflerta 

' y ' sacerdote di 
4a classe (^) 

loto puro 



S^ — ^ ogMgo fi^ *^^^o magico di prò- 

p tezione 

dispone le corone, prima del valore 
IJor-men;^-àb 
il magazzino suo 

32 (figlio) 

si ■portje adoraiioiie 



M 



> 137 

» 155. Tw t?ti?t, il tuo padre è il 

figlio di Nut 
» 156. su ir oriente dall'alto ecc. 



Il 



IMI 

O sacerdote di 4<^ classe 

A/NAA/\A 



-M ■ j.K'O 

33Z] / I loto puro 



C 
O 

i?ire pgr ftf il tuo padre, o figlio 

di Nut 
sul lato orientale del lago degli 

amaranti ecc. 



» 156-57. 



I 



I 



ìì 



la bocca e le gambe ecc. 

» 186, 187. Tataro 

y> 188. io ho Vuso della parola 

» 195, 200. Ba-en-;^onsu 



I 



In- 




•cm|\ Tii 



» 251. 



■mw 



'-■p^fì<5aik pifi^iPk 



la bocca per parlare le gambe 

per camminare 
Ta-nu-ro 

... ti chiamo io ivi 
Bak-en-j^onsu 

(per empire i canali) 



IZEH 



_^_^ nel ttiattino e 
^ nella sera 



y> Id. alla signora di Tuaum,autef 

y> 284. (nota) 1899, fase. 1. 

y> 314. (iscrizione copta) flENON 



I vv I ^ .j (faccio il mattino e 
"^ la sera) 

ecc. ' alla difesa 




^ di Tuaum^utef 
.1889, fase. 1. 

neNcoN 



(*) Il titolo di « capo del paese dei greci » a p. 17 è spiegato nella nota. 
(2) A p. 18 dopo « nel nome tuo y> vengono dei nomi mistici di Neit. 
(^) A pag. 141 « Il capo della dimora grande » corrisponde ai primi 
segni geroglifici. I seguenti significano (della) divino, adoratrice. 



Tav. III. 




Testa maggiore del vero 

RAPPRESENTANTE IL RE MeNTUHOTEP 
XI Dirijstia (oltre a aooo anni av, Cr.) v. pag. 158-159. 



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