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Full text of "... Il terremoto del 16 novembre 1894 in Calabria e Sicilia: Relazione scientifica della ..."

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BBANNER GEOLOGICAL LIBRARY 

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_J£. UNIVERSITV 

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JOHN CASPER BRANNER 




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ANNALI DEL R. UFFICIO CENTRALE METEOROLOGICO E GEODINAMICO 

Serie Seconda — Voi. XIX — Parte 1 — 1897 




TERREMOTO DEL 16 NOVEMBRE 1894 



IN 



CALABRIA E SICILIA 




RELAZIOP SCIENTIFICA 'J, 



DELLA COMMISSIONE INCARICATA DEGLI STUDI DAL K. GOVERNO 



Rapporti di A. Ricco, E. Cahbrana, M. Baratta, 6. Di Stbpano 



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ROMA 

TIPOGRAFIA NAZIONALE DI GIOVANNI BERTERO E C. 

Via XTxnbrift. 

1907 

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PREFAZIONE 



Tostochè allo scrivente giunse notizia del grande terremoto, che al 16 no- 
vembre 1894 produsse tanti danni in Calabria e Sicilia, telegrafò al Direttore del- 
r Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica in Roma, il compianto prof. P. 
Tacchini, dell'opportunità di recarsi subito a studiare il fenomeno sul luogo: questi 
si interessò vivamente della cosa, ed a sua volta propose al R.^ Ministero d'Agricol- 
tura, Industria e Commercio la nomina di una Commissione incaricata di studiare 
il disastroso terremoto, indagarne le relazioni con altri precedenti, studiare le con- 
dizioni per cui in certe locahtà i danni furono maggiori, prescrivere le norme da 
seguire nella riedificazione per la scelta del luogo, dei materiali, del sistema di 
costruzione, ecc. 

La proposta fu accolta favorevolmente, e la Commissione fu composta del com- 
pianto senatore comm. prof. 6. 6. Gemmellaro, Presidente, delPing. E. Camerana, 
direttore del servizio minerario della Sicilia, e dello scrivente, direttore del servizio 
geodinamico della Sicilia ed isole adiacenti. Questa Commissione fu chiamata in 
funzione con lettera ministeriale del 29 novembre 1 894. 

Ma il senatore Gemmellaro pur troppo trovavasi in condizioni di salute non buone, 
e rispose al Ministero di non poter far parte della Commissione. Solo dopo ripetute 
insistenze, egli accettò la presidenza e ci convocò in Palermo il 19 dicembre 1894 per 
prendere i primi accordi. 

Anche a noi dichiarò che lo stato della sua salute non gli permetteva di partecipare 
subito alle escursioni necessai'ie per i nostri sludi. Però egli prese tutte le disposizioni 
atte a favorirle : ci fu largo di consigli e di istruzioni, e ci procurò libri, carte geolo- 
giche, topografiche e marine utilissime. In quella prima riunione si stabili che per 
cominciare la non facile impresa, l'ing. Camerana e lo scrivente, si sarebbero subito 
recati in Messina ed in Reggio C, ove se non per straordinaria intensità del terre- 
moto, certo per l'importanza di queste città, i danni erano stati rilevantissimi. Inoltre 
essendo ivi Osservatori meteorologici e sismici, si potevano avere informazioni ed 
avviamenti per proseguire le nostre indagini verso il centro del fenomeno. 

Per facilitare il nostro compito e perchè potessimo compierlo in minor tempo e cori 
minore dispendio, fu anche stabilito che ci saremmo giovati dell'opera e delle notizie 



che avremmo iX)tuto attingere dai Direttori degli Osservatori e dalle Autorità locali e 
governative ; per il che fummo dal Presidente muniti delle necessarie credenziali. 

Inoltre il Direttore deirUfficio Centrale di Meteorologia e (Geodinamica, accettando 
una proposta dello scrivente, dispose che il dottore M. Baratta, assumesse di redigere 
uno studio dei terremoti di Calabria e Sicilia, anteriori a quelli del 1894, anche recan- 
dosi egli appositamente presso gli archivi e biblioteche (e specialmente a quelli di 
Napoli) per raccogliervi le notizie relative. 

Noi comhicianimo subito le nostre escursioni neirultima decade dì dicembre, conti- 
nuandole (per quanto lo concedevano gli altri nostri doveri come direttori di Istituti e 
come insegnanti) nell'inverno in corso, malgrado lu intemperie che ci perseguitarono 
riuasi continuamente in (jiiella stagione, che purtroppo veniva ad aggiungere i suoi 
rigori eccezionali alle tristissime condizioni dei luoghi rovinati dal terremoto: e visi- 
tammo in |)iù riprese (juasi tutte le località più danneggiate, raccogliendo una buona 
quantità di note, informazioni, rilievi, fotografie. Ci accingenmio quindi, secondo il 
desiderio del Ministero ;\ redigere subito la parte lernica della relazione, la quale 
aveva una importanza ed una urgenza maggion.', perchè doveva indicare le zone 
più pericolose, le caust? della loro instabilità, i criteri da seguirsi nella ricostruzione 
e nella scelta dei luoghi ove poter riedilicare. 

La detta relazione. ci)iiipilala secondo il risultato delle discussioni, e secondo 
le intelligenze avute col Presidente in una seconda adunanza della Commissione, 
tenuta in Palermo neiraprile 1895, formava un volume manoscritto di pagine 53 
illustrato da molte fotografie, rilievi, schemi e progetti di abitazioni atte a resi- 
stere ai terremoti. Essa fu |jresenlata al regio Ministero d'Agricoltura dal Presidente 
della Commissione nel luglio 1895. 

Poco dopo apche il dottor Baratta compiva la sua parte, cioè la relazione 
crono-topogratica : la (juale. corredata di quadri statistici e di numerose carte si- 
smiche, formava un volume manoscritto di pagine 54, che fu presentato al Direttore 
deirUfficio centiale di meteorologia e geodinamica nell'ottobre 1895. 

Dovevansi |)erò ancora completane le escursioni e gli studi sismici e fare la 
parte geologica delle nostre indagini: ma intanto le condizioni di salute del nostro 
Presidente ancora non gli permettevano di prendei- parte attiva alle investi- 
gazioni, e siccome le dimissioni che egli ripetutamente aveva offerte al Ministero, 
non erano state accettate, per non intralciare Topera della Commissione, egli ottenne 
che alla medesima venisse aggregato il prof. Giovanni Di Stefano, allora addetto 
del K. Ufilcio geologico di Koma, ora prof, di (teologia nella R. Università di 
Palermo, (.io ebbe luogo ni principio del settembre 1895, nella (piale e|)oca ci 
riunimmo di nuovo presso il Presidente in Taormina, jier stabilire il ila farsi. 
Quindi subito il suddetto prof. Di Stefano e lo sciivente si recarono a continuare 
gli studi, visitando sj)ecialmente la parte settentrionalr ed il versante orientale e 
meridionale della Calabria Ultra e le isoli» Kolie. 



Questa ultima parte delle nostre escursioni è riuscita men completa di quel che 
avremmo voluto, perchè non avendo potuto ottenere dal Ministero della Marina 
la torpediniera chiesta e promessa, abbiamo dovuto fare i nostri viaggi cogli ordinari 
piroscafi e con barche, cioè con itinerari obbligati e limitati, anche per le difficoltà 
di navigare con piccole imbaicazioni in paraggi, che in quella stagione sono sempre 
turbati o procellosi, e non esenti da pericoli, i quali inveito abbiamo incontrato e 
fortunatamente superati senza serie conseguenze. 

Eseguita colla fine dell'autunno 1895 anche la visita di quelle località, cer- 
cammo di completare le nostre informazioni, rivolgendoci ai Direttori degli Osser- 
vatori, ai Sindaci, ai capi degli Uffici tecnici e del regio Corpo del genio civile, e 
specialmente alle Agenzie delle imposte, allo scopo di aver notizie non solo dei 
centri abitati da noi visitati, ma bensì ancora degli interi comuni. Questi docu- 
menti ci pervennero infatti, ma a poco per volta; ed il metterli insieme e discu- 
terli richiese molto tempo. 

Nell'agosto 1896 tummo di nuovo chiamati in adunanza dal Presidente in 
Taormina per riferire sullo stato dei nostri lavori di sismologia e geologia, discu- 
terne i risultati, decidere il modo in cui si sarebbero completati, e stabilire il piano 
della relazione complessiva, del quale un progetto venne presentato dallo scrivente, 
ed approvato dalla Commissione. 

Le molteplici occupazioni dei membri della Commissione, il molto tempo ri- 
chiesto per ordinare e trascrivere le note di viaggio per le 80 località visitate, 
per la compilazione dei quadri sinottici, ecc., hanno fatto tardare la redazione 
della parte geologica della relazione e la elaboraziooe della parte sismica, la prima 
formante un fascicolo di pagine 27 con tavole geologiche, la seconda formante 
un manoscritto di pagine 450 con fotografie, carte sismiche, rilievi fotografici, ecc. 

La parte sismica fu consegnata al Presidente nel giugno 1899 e la parte geologica 
nel marzo 1900. Ma pur troppo la stampa dei nostri lavori fu differita fino ad ora 
(ottobre 1906). 

Nel 1897 lo scrivente ottenne per mezzo dell'allora direttore dell'Ufficio centrale 
di meteorologia e geodinamica, prof. P. Tacchini, gli strumenti ed i fondi per 
eseguire la determinazione della gravità relativa nella Calabria meridionale e nella 
Sicilia orientale, allo scopo di vedere se vi sia una relazione fra le anomalie di 
gravità e la posizione dei luoghi più tormentati dai terremoti e dalle eruzioni 
vulcaniche; il che è di sommo interesse per gU indizi che può dare sulla costitu- 
zione dalla scorza terrestre in quelle località e sulla causa ed il meccanismo delle 
eruzioni e dei terremoti. Le esperienze per tali determinazioni furono fatte in 43 
luoghi. Un compendio dei risultati è aggiunto alla relazione sismologica in appendice. 

Lo scrivente è in dovere di dichiarare, anche a nome dei colleghi, che i membri 
della Commissione ebbero da per tutto ove si recarono cortese e premuroso aiuto 
ed utili informazioni dai signori Prefetti, Sindaci, Segretari comunali e privati citta- 



diùL Ebbero molte, diligenti e particolareggiate notizie e dati sismici dai direttori 
degli Osservatori di Messina e Reggio Calabria signori P. Landi e S. Bevacqua, e 
dai rispettivi loro assistenti. Furono pure aiutati nelle loro indagini , dairingegnere 
Capo delinjfficio tecnico municipale di Messina, dal R. Corpo del Grenio civile di 
Messina e di Reggio Calabria, e particolarmente dal signor ing. Bevacqua e dal 
Geometra signor A. Campolo, pure di Reggio Calabria. 

In Palmi ebbero come cortese guida' ed informatore IMng. D. Mezzatesta, e pre- 
ziose indicazioni ebbero dal Sotto-Prefetto cav. Abetti, e dal maggiore del Genio 
militare, signor comm. Chiarie, direttore dei lavori inerenti al ten'emoto. 

In Cittanova il signor prof. V. de Cristo ci ha date molte notizie storiche e 
sismiche, e gentilmente ci prestò la rarissima grande calla topografica della Ca- 
labria, tracciata da Padre Eliseo, la quale accompagna la relazione degli Accade- 
mici di Napoli per il terremoto del 1783, e nella quale con segni convenzionali sono 
indicati i danni prodotti da quel terribile flagello. Inoltre egli cortesemente fornì 
allo scrivente informazioni e saggi delle roccie vulcaniche esistenti nei dintorni di 
Cittanova, la presenza delle quali in Calabria costituisce un fatto importante, dal 
punto di vista geologico e geodinamico. 

A tutte queste egregie persone, comprese tante altre che qui sarebbe troppo 
lungo nominare, e che pure hanno contribuito a rendere men difficile il nostro com- 
pito e men incompleto il nostro lavoro, abbiamo l'onore di presentare i più sentiti 
ringraziamenti. 

In conseguenza del detto sopra, la nostra relazione risulta composta di quattro 
parti: la Sismologica, autore A. Ricco — la Tecnica, autore E. Camerana - la 
Geologica, autore G. Di Stefano — la Storica, autore Mario Baratta. 

Catania, ottobre 1906. 



A.. RICCO 



IL TEBBREHOTO DEL 16 NOVEHBE 1894 



iisr <3j^XjJl^:eòxj^ e sioiXjijft. 



Parte I. 



RELAZIONE SISMOLOGICA 

DI 

A.. RICCO 

DIRETTORE DEL SERVIZIO SISMICO DELLA SICILIA HD ISOLE ADIACENTI 



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CAPITOLO I. 



Descrizione degli effetti del terremoto. 



Esporremo le informazioni che abbiamo ricevute e le osservazioni che abbiamo 
fatto sui luoghi, dividendole puma secondo i Circondari, Provincie o Regioni, e 
poi disponendole nell'ordine alfabetico dei nomi delle città, villaggi, ecc. Aggiun- 
giamo le notizie favoriteci dal R. Corpo del Genio Civile, che indicheremo con 
(G. C), e quelle che abbiamo dedotte dall'importante lavoro (1) del prof. G. Mer- 
calli che controsegneremo con (M.). 

Faremo seguire anche le informazioni pervenute immediatamente all'Ufficio 
Centrale di Meteorologia e Geodinamica all'epoca del terremoto. 

Chi leggerà le notizie che -noi abbiamo potuto raccogliere dagli abitanti di quei 
jjaesi così duramente provati dalla sventura, facilmente noterà come esse notizie 
sieno spesso imperfette ed incomplete, malgrado le nostre insistenti domande. Le 
ragioni di questo fatto sono diverse. Primieramente il panico causato dal terremoto fu 
grandissimo ed in molti luoghi anche sproporzionato agli effetti che realmente prò- 
dusse. La ragione di questo è che al principio della forte scossa, corse subito 
alla mente di quelle misere genti il pensiero della tremenda catastrofe del 1783, 
e quhidi si temette che le scosse, ripetendosi e crescendo di intensità, potessero pro- 
durre gli stessi terribili danni e rovine, di allora. Per conseguenza rarissime furono 
le persone che poterono conservare la calma dello spirito per fare attenzione al modo 
di svolgersi del fenomeno; quasi tutti, presi da spavento, pensarono solo alla sal- 
vezza loro ed a quella dei loro cari; ciò fu confessato da molti, ed è ben naturale 
e giustificato.^ 

Inoltre l'ora abbastanza avanzata della sera in cui avvenne la grande scossa, 
specialmente per i paesi agricoli, come pure il tempo procelloso che regnava da 
per tutto, certamente hanno reso più spaventoso il disastro e più difficile l'osser- 
vazione di ciò che accadeva. 

Infine bisogna pur dire che, se si eccettuano i principali centri abitali, general- 
mente noi luoghi più gravemente colpiti difetta la cultura, l'abitudine alla osser- 
vazione, la possibilità di avere il tempo esatto; di più queste popolazioni avendo 
natura ardente, mente immaginosa, hanno spesso surrogato Tesatta e fredda osser- 
vazione dei fatti con inveterati pregiudizi, con singolari fantasie, suscitate dall'or- 
gasmo. E così si è verificato spesso che, malgrado il coraggio e la svegliata naturale 



(1) / terremoti delia CcUabria meridionale e del Messinese, Menioiie di Matematica e di Fisica della Società 
italiana delle Scienze (dei XL). Toni. XI, pag. 117. 



11 

marchese Tacconi, a due piani; quella del duca di Monteleone, costruita in occasione 
del terremoto del 1783, e che ora è affittata come abitazione; tale è il bello e 
grandioso palazzo del marchese Francia; e molte altre minori, ad un piano solo. 

Parecchie baracche hanno un sottosuolo in muratura, molto utile per la ven- 
tilazione e conservazione del legname. 

Ordmariamente poi nella costruzione delle case si intromette legname nella mu- i 
ratura, certamente con poco vantaggio della omogeneità e solidità della costruzione. J 

Molte famiglie agiate in Monteleone hanno una baracca, che chiamano magaz- 
zino, ed usano ordinariamente come tale, e serve di rifugio in caso di terremoti. 

Grencralmente le case hanno terzi piani, quantunque si riconosca che sarebbe 
meglio ve ne fossero solo due. I pavimenti sono sostenuti da legname. 

Nella parte inferiore della città molte case, come è visibile anche all'esterno, 
hanno subito dei danni, per alcune di esse anche gravi; invece, come si disse, nella 
parte alta i daiini furono piccoli od anche nulli, come nell'antico castello; mediocri 
sono i danni nella parte ad altezza intermedia, * ove sono i principali edifizii della 
città. Gran parie delle lesioni dipendono dal riaprirsi di fratture prodotte dai 
terrenioti precedenti, che non sempre si distinguono dalle recenti. 

Liceo, Edifizio antico di grandiosa costruzione solidissima su granito: ha pa- 
recchie lesioni vecchie dei terremoti del 1836, 1854, 1886, che ora si sono riaperte, 
aggiungendosene delle nuove. 

Collegio Vespasiano. Antico edifizio, la cui costruzione fu compiuta nel 1638: 
nel 1783 rovinò il lato NW-SE e l'ultimo pilastro del lato attiguo a ministra si 
approfondò visibilmente nel terreno che aveva ceduto. Si sono prodotte parecchie 
fratture nuove nei muri e nelle volte, specialmente nel piano SE-SW. 

Chiesa Matrice di San Laica. Nel 1783 cadde la grande cupola e si produssero 
delle fratture sottili, che ora si sono allargate a parecchi centimetri: altre nuove 
se ne sono prodotte specialmente nel corpo laterale a sud, a destra, che è assai 
danneggiato: altre lesioni si osservano nella navata principale. 

Chiesa antica del Rosario. Nel 1783 rovinò la cupola e gran parte del tempio, 
per cui fu abbandonato: è di buona costruzione e di bellissimo stile: gh archi 
delle navate laterali sono ancora illesi. 

Chiesa della Madonna del Rosario. Di recente e buona costruzione, • non subì 
alcun danno. 

Chiesa del Santo Spirito. Di vecchia costruzione, in cattivo stato, anche prima 
di questo terremotò : ha una frattura nel frontone ed altre molte, per cui essendo 
pericolose ne è stata sbarrata la porta per impedire l'accedere delle persone. 

Chiesa di Santa Maria (dei Filippini). È di buona costruzione, e restò illesa. 

Casa del farmacista Quaranta (nella parte bassa della città). Subì molte e gravi 
frattura specialmente nei muri diretti E-W: due bottiglie nella farmacia caddero 
verso ovest. 



12 

Casa Turcio (nella paite bassa): ebbe lai'ghe tratture nella facciata che dà 
sulla Via Traversa. 

La scossa delle ore 8. 15 del 16 novembre 1894 fu lieve, però avvertita dalle 
persone: alle ore 12 vi fu un'altra scossa leggera sentita da pochi: quella delle 
ore 17 non fu avvertita, quella delle ore 18.50 fu in duo nprese, coU'iuter vallo 
di un minuto secondo, sussultoria, fortissima, spaventosa. Suonarono i campanelli, 
l'orologio dell'ufficio telegrafico si fermò. Alle ore SS.* altra scosa: a ore 0. 12 
. del 17 nuova scossa ancora più forte. 

Gli animali, e specialmente i galli erano assai agitati: i cavalli del Sindaco che 
enuio attaccati, scalpitarono prima della srossa, talché il cocchiere dovette tratte- 
nerli per Ih briglia, alla testa. 

DMorizioBe del temmoto fatta dal dott. F. .). Pignatarl (1). 

Segni precui'suri: ({ui iiod se ne ebhe alcuno di qualche valore: non si sono osservate, 
né varia/.iouì di livello delle acque nei pozzi, né variazioni di temperatura delle medesime; 
non agitazione o pei-tui-bamento negli animali, non pesche abbondanti, non irregolarità nel 
flusso e riflusso delle onde del mai'e, neppure la solita speciale arif di tcrr&moli: anzi in 
ottobre e novembre si prolungò la siccità, che durava dai primi di maggio 

La sei'a del 16. non dimentico del presagio delle due scosse lievi avvenute alle (ì ed 
alle 12, sedevo tenendomi intorno la mia numerosa famiglia, quando alle ore 18. 17 la foi"- 
tissima scossa mise ÌI terrore nell'animo di tutti i miei, che tost^, educati come furono 
dall'infanzia, presero a ricovero i vani delle finestre e delle porte. A questa ora precisasi 
fermò il pendolo dell'orologio dell'Ufficio telegrafico. Notammo la ripre.sa dopo la sco-isa dei 
7 mimiti secondi, e più intensa questa, durò altri 5 o 6 secondi. In tutto da 11 a 12 se- 
condi, con intervallo fra l'una e l'altra di poco meno di un secondo. Suonarono alcuni cam- 
panelli dì porte: la luce elettrica che illumina la città e molte abitazioni private, fra cui 
la mia, durante gli 11 secondi, 3 volte si spense; y volte rapidamente si riaccese, e si spri- 
gionarono lampi per le vie a causa dell'ondulazione dei fili principali che col loro i-ecipi'oco 
contatto, e dei tetti e delle mura, tormavano corti circuiti e quindi lampi. Le mura ondeg- 
giarono; scricchiolarono a rullo di tamburro i tetti, i soffitti, le porte: e le grida di tutta 
la popolanioDe compirono l'opera di terrore. 

Esterrefatti, ma già da lunga pezza edotti del più prudente modo di condursi in siffatte 
terribili contingenze, io con i miei fummo sollecitati a prendere un accampamento che po- 
tesse offrire pili facile lo scampo verso la vicina campagna. La popolazione intanto urlava 
e fremeva: tumultariamente si rivolse alla cattedrale, e fu portata in processione la statua 
di San L^uca 

Intanto la terra sussultava con dei rambi leggieri, simili al soffio dei vento, verso le 
ore 23.32 un'altra scossa abbastanza gagliarda, ma ondulatoria prima e poi vorticosa, riac- 
cese lo spavento. Questa seconda scossa, fra le più forti, durìi 5 o 6 secondi. Sensibili ab- 
bastanza poi furono altre scosse, che si successero all' 1.40 e alle 3. 35 del 17 

La mattina del \X dalle 8 in poi non mi fu dato di rilevare oacillazioni microsismiche, 
le quali si resero frequenti nei giorni successivi e tuttora perdurano. 

(1) Il Terremoto di CBlabrin del 16 Dovembre 1894^ 




18 



Villaggi nei dintorni di Monteleone. 



Piscopio. Villaggio vicino, fondato sul terreno d'alluvione: ebbe molti d^nni. 

Vena inferiore, Vena mediai Vena sufX'riore, Maglie, Villaggi fondati sopra cal- 
care pliocene, furono illesi (prof. Pignataro). 

Mezzo Casale (ossia San Giorgio inferiore). La chiesa fu molto danneggiata; 
la volta è guasta: si è chiusa al culto. Quasi tutte le case sono danneggiate, pa- 
recchie inabitabili ed abbandonate: due case vecchie caddero. 

San Giorgio d^Tppona. Villaggio in piano con case di mediocre costruzione in 
pietrame e rottami di mattoni e tegole con malta poco buona: hanno fino 3 piani. 

s 

In generale tutte le case furono lesionate :• anche la chiesa vecchia fu danneg- 
giata; nella chiesa nuova si produssero diverse fratture nel frontone, nìell'arco 
della porta, nelle cornici: non fu più finita di costruire. 

Stefanaconi. Borgata di 2100 abitanti, posta a chilometri 1 e mezzo ad Est di 
Monteleone e m. 150 in basso, su terreno d'alluvione recente e di trasporto. 

C40struzione mediocre di pietrame minuti e cocci di mattoni e tegole: case ru- 
stiche in Oresti (mattoni crudi); alcune fabbriche sono baraccate malamente, senza 
diagonali, geneialmente vi sono due piani e alcune case arrivano a tre. 

Chiesa A/^r/r^. Di antica costruzione: dopo il terremoto del 1783 si dovette de- 
molire il campanile, e ridurlo più basso, e togliere l'arco dell'orologio sul frontone. 
La volta della cupola è rotta orizzontalmente e completamente in giro; il soffitto , 



di legname della navata laterale di shiistra è caduto. 

Chiesa de/P Assunta. Ha subito gravissimi danni: la cupola è squarciata in di- 
verse direzioni, a granato, come si dice in questi paesi; il campanile è aperto e 
spostato, come se avesse subito una torsione da S a N: e spostati sono i suoi 
pilastri: l'arco dell'altare maggiore è rotto simmetricamente ai due lati, indicando 
l'azione del movimento sussultorio (Fig. 1, Tav. I). 

Scuole elementari. Parte del muro prospicente nella via è caduto; nella scuola 
succursale vi sono pure molti danni: un muro esterno è lesionato e staccato dal 
pavimento. 

Casa Carallo. Posta sul gneiss: è rimasta illesa. 

La Casa municipale ed una trentina di case private sono lesionate, special- 
mente nei tramezzi interni alfa Siciliana, ossia di mattoni in taglio. 

Triparni. Borgata di 600 abitanti a km. 3 ad WNW di Monteleone e metii 200 
in basso: su arenaria calcare friabile, per modo da sgretolarsi colle mani. 

Costruzione cattiva di ciottoli, calce e fango, con legni frapposti. Molte case 
sono danneggiate gravemente. 

Chiesa Madre di San Nicola, ad W del villaggio. Chiesa di costruzione recente, 
per appalto, fatta male: fondata sull'arenaria- cedevole, eseguita con eccesso di 
malta ad intonaco. Ha lesioni gravissime in ogni parte: il campanile dovette de- 



14 

moliisi: aveva fatta una rotazione verso destra (in senso inverso agli indici di un 
orologio), di circa 30''; nell'interno si riscontrano varie fratture, di cui alcune oriz- 
zontali: distacco degli altari; tabernacolo girato pure verso destra: colonnine spezzate. 

Scuola elementare. Molto danneggiata. 

Molte case ^n'ivate furono gravemente lesionate, specialmente nei muri a ponente. 

Maida. 

(Isolazione del Capo uffìcio telegraferò signor V. Dohio). 

Non vi fu altro effetto che lo scricchiolìo dei soffitti ed il rumore di imposte e la 
fermata dell'orologio, il cui pendolo oscillava E-W. Nessun movimento dell'ago 
magnetico, essendosi osservata la bussola subito dopo cessata la scossa. 

Secondo informazioni della stazione termo-udometrica, si produsse qualche scre- 
polatuia nei fabbricati, specialmente in quello destinato alla Pretura urbana. 

A ore 18. 48 del 16 novembre 1894 si avvertirono due scosse in senso ondula- 
torio e sussultorio, consecutivamente, una dopo l'altra, e la seconda più forte della 
prima, della durata entrambe di 10 a 12 secondi. La direzione fra NE-SW. 

Verso le ore 23. 30 altra scossa abbastanza forte e duratura, però meno delle 
{\\\i) primfe; il relatore se ne accorse solo dal movimento delle imposte. 

Nessun'altra scossa fu avvertita dopo da alcuno (tino al 30 gennaio 1895). 



Città importante, centro di un comune di 9172 abitanti, posta in riva al mare, 
su pendio ripidissimo di roccia arenaria calcare, che ricopre il granilo. 

Costruzione delle case abbastanza buona, in granito per i primi piani, in are- 
naria {tufo, pietra di scogliOj pietra morta) negli altri, in alcune case con bresti 
(mattoni crudi); poche case sono baraccate nei piani superiori e Tintelaiatura di 
legno è contenuta fra due fogli di mattoni in taglio. Il numero dei piani è di 3 a 4. 
Poche case sono munite di catene di ferro. 

Moltissime case furono danneggiato leggermente, una trentina gravemente, una 
sola fu demolita in parte. Alcune chiese furono danneggiate leggermente. 

La scossa delle 6. 15 del 16 novembre 1894 fu leggera, avvertita da pochi: 
la scossa delle 18.50 fu forte, lunga, sussultoria ed ondulatoria nella direzione 
E-W (sindaco): alle ore 23.30 vi fu un'altra scossa minore ondulatoria E-W, 
men forte, ma che svegliò gran parte della popolazione; nel corso della notte 
vi fu pili di una scossa leggera. 

11 l'ombo precedette la scossa forte ed alcune altre. Gli animali si agitarono. 
Vi fu grandissimo allarme perchè Pi^zo nel 1783 sofferse moltissimo: la popola- 
zione uscì all'aperto. Si costruì una decina di baracche alla marina, che però 
fuiono abbandonate dopo una quindicina di giorni. 



16 



Nicotera. 



Città di 7000 abitanti, in circa 2000 case, su roccia compatta. 

Poche case ebbero delle lievi lesioni: neppure i fabbricati vecchi, in cattivo stato, 
ebbero danni maggiori. 

Nella borgata Marina, di 1500 abitanti, i danni furono alquanto più rilevanti 
per la natura del sottosuolo arenoso. 

Stazioìie ferroviaria. Nessuna lesione, eccetto due piccoli pezzi di cornice caduti 
dal r piano:, nessuna lesione nell'interno; non fu abbandonata neppure nella notte 
del 16-17 novembre. I fabbricati adiacenti non hanno alcuna lesione visibile. 

È notevole Topposizione dei piccoli danni di Nicotera in confronto ai gravi della 
vicina Rosarno, certamente per il sottosuolo di questa città, sabbioso, sciolto. 

La scossa delle ore 18. 50 fu fortissima e produsse grande panico. 



Parghelia. 

Piccola borgata di 2100 abitanti, posta su pendio all'altezza di circa 80 metri 
sul mai'e: il terreno è un conglomerato terroso, sovrapposto alla roccia cristallina. 
Costruzione delle case mediocre in pietrame d'arenaria, o granito specialmente 
nelle fondamenta: alcune mj)resti; calce di pietra del luogo o di Monte Porcr, 
che è migliore: sabbia locale. Pavimenti in legname, pochi sostenuti da volte; le 
fondamenta si scavano fino all'arenaria forte, non fino alla roccia cristallina. 
Il terremoto produsse pochi danni: vi furono lesioni in alcune case; quelle di solo 
granito hanno resistito meglio. 



Sant'Onofrio. 

Borgata di 3100 abitanti, posta su defbole pendio rivolto a SE, a m. 350 sul mare, 
in terreno arcaico, formato da schisti cristallini. 

I fabbricati sono di buona costruzione in pietra della costiera di Castelluccio, calce 
ed arena buona; pavimenti sostenuti da legname, piani generalmente in numero di 
due: fondamenta profonde circa 1 metro. 

Quasi tutte le case furono lesionate: in parecchie vi furono danni rilevanti; 
qualche muro è caduto. 

Chiesa Madre. Altare maggiore spezzato orizzontalmente a 2/3. dal basso: è ri- 
volto ad ENE: dalla sommità di esso è caduta la croce verso SE. Dalla volta di mat- 
toni in taglio è caduto l'intonaco; gli archi col .piano diretto N-S sono rotti in chiave. 
Si è aperto lo spigolo della chiesa rivolta a NNE. 

Chiesa del Rosario. Frattura nel muro di fronte che guarda SE; la sacrestia è 
molto danneggiata; la palla della croce sul frontone cadde avanti la porta verso NW. 

La direzione della scossa ritiensi dagli abitanti ENE-WSW. 



16 



Serra San Bruno. 



Nella Chiesa Madre si sono aperte delle piccole fessure in direzione NE- 
SW nella volta e negli archi; piccole lesioni nei muri divisori interni di molte 
case; caduta di piccolissimi pezzetti di intonaco in quasi tutte le case: caduta una 
divisione interna in una casupola di vecchissima costruzione. 

Rumore fortissimo nei soffitti, nelle finestre, nelle porte e nei pavimenti delle 
case; tremofio di mobili. 

La scossa fu avvertita da tutta la popolazione, fortissima nei piani superiori e di 
mezzo, forte nei piani terreni ed all'aperto. Nessun danilo alle persone. La scossa fu 
ondulatoria SW-NE; cominciò forte, poi divenne più forte, e poi fortissima; la durata 
complessiva fu di 15 secondi. Nessun rumore sotterraneo. 



Soriano. 

Città di 3700 abitanti, ricostruita più in alto dopo il terremoto del 1783; sta sopra 
forte pendio, con fondo d'arena. La costruzione delle case è mediocre o cattiva, di 
mattoni nell'abitato, dì\ pisi (mattoni crudi), intonacati, nella campagna; calce buona; 
molto legname frapposto alla muratura; alcune volte, ballatoi esterni e parapetti 
dei balconi in mattoni o tubi cilindrici vuoti: pavimenti sostenuti da legname; 
piani 2 a 3, e talora 4. 

Mólti fabbricati sono danneggiati, nessuno è caduto: nessun ferito; però i danni 
sono maggiori che a Monteleòne, ma bisogna tener conto della peggiore costruzione 
e della maggiore instabilità del suolo in Soriano. 

Chiesa di San Martino di sopra. Vi sono parecchie fratture nella volta d'incan- 
nucciata, un arco è rotto: si è dovuta rifare la volta di una cappella. 

Chiesa di San Martino di sotto: di vecchia costruzione: è nel luogo dell'antico paese. 
La facciata è strapiombata, e vi sono molto fratture nelle mura, negli archi, nei 
pilastri. 

Le grandiose rovine del celebre convento dei domenicani, distrutto dal terremoto 
del 1783 malgrado la solidissima costruzione, non furono alterate dal recente 
terremoto. 

Anche qui la scossa dello ore Ì8. 50 fu la più forte, e fu accompagnata da 
rombo. 

Si dice che le scosse leggere cominciarono tre giorni prima del 16 novembre. 



Sorianello. 

Villaggio posto su di altura dominante Soriano, ebbe minori danni, per essev^ 
fondato su roccia. 



17 



Tropea. 

Città antichissima, di 64fOO abitanti, posta in riva ai mare, su terreno molto 
accidentato, di tufo od arenaria calcarerdi varia consistenza, compatta nella parte 
alta, friabile e coperta di terra vegetale nella parte bassa. (Ci hanno fornite buone 
informazioni il direttore deirOsservatorio signor E. Licandro ed il Capo-mastro mu- 
ratore del Comune). 

La costruzione dei fabbricati è generalmente buona: negli antichi è mista di 
arenaria calcare e granito prevalente.*' nei moderni è di tufo forte in pezzi squa- 
drati (cawtowé^Wi) e mattoni. La calce è buona di Monte Poro: Tarena si può avere 
dai fiumi solo d'inverno, non nell'estate, perchè mancandovi l'acqua non ne por- 
tano, e quindi deve adoprarsi quella di mare, che non è buona. 

Le fondamenta generalmente amvano alla roccia : sono fatte con granito o con 
pietre granitiche di fiume, passate a mazza. Spesso si fa nelle case un sottosuolo, 
scavato nel tufo. La maggior parte dei pavimenti sono sostenuti da solai in le- 
g:name, altri da volte reali: le antiche fatte di cantonelli, le moderne di mattoni, 
oppure con travi di ferro e voltine di mattoni in taglio, con gesso 

Si fa poco uso di catene di ferro, però si applicano chiavi di ferro alla estre- 
mità delle travi, che così funzionano da catene. 

Vi sono pure case baraccate, anche di due piani costruite nel 1783, poche in 
città, molte fuori, ove formano un rione detto Baracche: ivi trovasi la. casa Vesco- 
vile, baraccata, a due piani. Le case baraccate regolarmente, con diagonali, hanno 
resistito bene. 

Iti campagna, nelle borgate, e qualche volta anche in città, si costruiscono 
casette baraccate, coi vuoti chiusi da mattoni crudi, o pisi^ fatti con terra argillosa 
in cui è impastata paglia corta, di quella che resta nelle aje: le fondamenta, i 
pilastri del tetto, gli stipiti delle porte e delle finestre, si fanno di mattoni o pietra ; 
quando, dopo due o tre anni, i muri sono bene asciugati e la pioggia li ha resi 
scabri esternamente, si rivestono di intonaco, e così acquistano l'apparenza di case 
comuni: delle quali non hanno certo la solidità, ma in caso di terremoti forti sono 
assai meno pericolose, e resistono bene, come è avvenuto anche per il recente ter- 
remoto. 

0- 

Nel 1783, nelle città furono demoliti molti terzi piani, ma dopo furono rico- 
struiti, ed ora si hanno case anche di 4 piani. Per quel terremoto in Tropea cadde 
solo la chiesa di San Domenico al Mercato. 

Edifizi pubblici. Furono danneggiati : il Palazzo municipale, le Carceri, la Muni- 
zione (magazzino delle polveri), la Caserma dei carabinieri. 

Palazzo municipale (ove è anche l'Osservatorio), Edifizio costruito su roccia a 
picco sul mare: ebbe molte lesioni nei muri di entrambe le direzioni ortogonali 



16 

NNW-SSE ed ENE-WSW; fratture negli archi diretti NNW-SSE; frattura obliqua 
di 30" dalla verticale verso WSW. 

Furono danneggiate la cattedrale e 4 chiese, cioè di San Francesco d'Assisi, 
dei Liguorini, della Congregazione dei Bianchì, dell'Annunziata. 

Cattedrale, Ha solo piccole lesioni. 

San Francesco d^ Assisi. Frattura nel muro di facciata, diretto da N NE-S SW, 
la lesione va dalla porta alla cima del frontone. 

Chiesa e convento deW Annunziata. Di antica costruzione, situati nel borgo a capo 
del rione Baracche. Avevano vecchie fratture che si^sono allargate: sono fondati 
su terreno argilloso alla parte di mare e del cimitero: le fondazioni erano state 
danneggiate da scavi fatti per scoli. L'arco grande a sesto acuto delPaltare mag- 
giore si è ribassato nei fianchi; la volta dell'atrio isolato su pilastri è pure ribas- 
sata, forse perchè, vi cadde sopra la volta grandissima di gesso che cop/iva il coro : 
sulla detta volta dell'atrio vi è pure un pavimento a solaio, ma probabilmente 
avrà ceduto anch'esso. 

Tutte queste lesioni indicherebbero movimento sussultorio. 

Nel cimitero vi sono tombe poco rilevanti, poste sul terreno superficiale, cede- 
vole, ove quindi non è possibile distinguere i recenti dagli antichi movimenti o 
cedimenti. L'orologio col pendolo oscillante nel piano N-S si è fermato. 

Le case particolari sono quasi tutte lesionate, seriamente: 18 nella città, 5 nelle 
borgate. 

La scossa delle ore 6. 15 non fu avvertita da tutti, quella delle ore 18,50 
cominciò sussultoria per 3 o 4 secondi, poi fu ondulatoria E-W per 7 o 8 secondi, 
quindi il moto terminò (secondo il direttore dell'Osservatorio) istantaneamente, 
come vorticoso. *" 

Caddero sopramobili, parecchi orologi si fermarono, suonarono i campanelli, ma 
non le campane grandi della chiesa e degli orologi pubblici. Panico generale: la 
popolazione uscì all'aperto. Alle ore 23. 35 altra scossa meno intensa, che però 
produsse nuovo panico. Alle ore 1.39 del 17 piccola scossa ondulatoria N-S; altra 
alle ore 3. 25. 

Il rombo, fu percepito come rumore di treno, ed alcuni sulle prime credettero 
non fosse altro, mentre alla stazione di Tropea, che sta in alto, udendo il clamore 
e vedendo il polverio che si sollevava dalla città, pensarono che fosse distrutta. 

Gli animali prima del terremoto si agitarono. 1 cavalli della corriera di Monteleone, 
che passava sulla vetta di Monte Sant'Angelo, si fermarono di botto al momento 
della scossa: i passeggeri non avvertirono che un polverio sollevato nell'aria. 

Il mare fu calmo prima e dopo il terremoto, ma ad alcuni pescatori che avevano 
calato un mestiere di pesca, furono strappate le funi, probabilmente da una frana 
nella spiaggia, prodottasi sott'acqua in causa del movimento del terremoto. 

Nessuna alterazione è avvenuta nelle fontane. 



19 



Zamxnarò. 



Villaggio di poche case su terreno d'alluvione antica e sulle sabbie post- 
plioceniche: subì molti danni: rovinò una casa in mattoni, in un'altra cadde un 
muro. La chiesa e quasi tutte le case sono lesionate. 



§ 2. — Circondario di Palmi. 

(G. c.) Caridét 

Nel comune di 1000 abitanti, tre sole case sono state totalmente danneggiate 
. e rese pericolose per la sicurezza degli abitanti; questi stabili si giudica abbiano 
un valore complessivo di lire 1200 circa. 

Di fabbricati poi, che pur danneggiati in parte, non si resero inabitabili o mal- 
sicuri, ve ne sono in numero di 75. e Timportare dei danni si stima ascendere a 
lire 13,000 circa. 

(G. C.) Clnquef rondi. 

Borgata posta sull'alluvione quaternaria, poco lungi dal contatto col granito. 
Abitanti 5700. I fabbricati sono tutti lesionati, quali più, quali meno, e per la 
maggior parte vi occorrono delle riparazioni. Circa IO case si sono rese inabitabili, 
di alcune fu necessaria la demolizione; per le altre si è provveduto alla sbadacchia- 
tura, meno per un caseggiato abbastanza importante, il cui danno ascende a 
lire 4000. 

La chiesa del Carmine ha risentito danni rilevanti, essendo il muro steridrepo 
dell'abside, ed i muri intermedii della sagrestia gravemente lesionati. Questa chiesa 
è l'unico fabbricato d'importanza e di costruzione moderna. 

Clttanova. . 

Città di abitanti 12,000, costruita dopo il terremoto del 1783, che aveva distrutto 
completamente la borgata di nome Castelnuovo; è posta in piano su terreno alluvio- 
nale. Case generalmente di buona costruzione in mattoni, di 2 a 3 piani: sono quasi 
tutte più o meno lesionate : 7 gravemente e furono puntellate, nessuna demolita. 

Cattedrale. La cupola è lesionata nella direzione N-S. 

La scossa delle 6. 15 al 16 novembre 1894 non fu avvertita da tutti. La scossa 
delle ore 18. 50 fu forte ondulatoria, accompagnata da rumore come di treno: la popo- 
lazione spaventata uscì all'aperto; agitazione e grida degli animali simultaneamente 
e dopo la scossa. Nella notte successiva non fu avvertita generalmente che la scossa 
delle 23. 50: alcuni ne hanno avvertite altre; nei giorni successivi si udirono anche dei 
rombi soli, senza scossa. 



20 

Si litìene la direzione della scossa da nord: delle fotografie su di un armadio, 
caddero infatti vei-so sud: ma un tavolino da notte cadde vei-so W. 

Il signor prof. V. De Cristo, ci ha comunicata la seguente relazione sul terremoto: 
** Poti'emmo ritenere come segni remoti precursori del terremoto i rombi ed i ru- 
mori che facevansi udire fin dall'estate sull'Aspromonte e presso Santa Cristina, come 
ci venne anche assicurato dall'amico signor Em. Spadari ; il quale ci riferì che tanto 
in periodo precedente, quanto al tempo del terremoto, in quelle campagne avverti- 
vasi come un vago tanfo di zolfo per Taria, in vari intervalli. Erano forse gas 
tellurici che sfuggivano per occulti meati dalle caverne plutoniche, in quel periodo 
di preparazione sismica. 

* Il consueto rombo fu compagno indivisU)ile di tutte le scosse forti. Alcune 
leggiere, tra cui quella delle 5 ed altra delle 6 di mattina, avevano preceduto quella 
delle ore 19; altre seguirono, ina si Je une e si le altre furono avvertite da pochi. 

* Alcuni animali pare abbiano preavvertita la scossa disastrosa. Un mio gatto, 
circa 10 minuti prima si diede a scappare col pelo arruffato, per le stanze, e pieno 
di paura si ficcò dapprima sotto una cassa. Una gallina che si era appollaiata in cu- 
cina si pose a schiamazzare e volò dal suo posto. Credetti che questa fosse stata 
spaurita dal gatto preso di bizzarria. Quando, dopo il terremoto, rientrai in casa 
verso il mattino, vidi il gatto rifugiato sulla porta del balcone rimasta aperta. Come 
siasi arramjMcato lassù io non so: ma certo dovette far ciò in momento di grande 
spavento, probabilmente dopo la prima scossa o dopo la seconda. 

•• Alla sera del 16 novembre, faceva freddo: cadeva una pioggiolina, spessa, sot- 
tile, spinta dal vento di levante, che faceva rincasare prima del tempo. Io stavo a 
studiare al mio scrittoio, quando, vei-so le ore 19, all'improvviso un cupo rombo 
rompe il silenzio che mi circonda, sorge un fremito airesteriio, come se lo spirito 
dell'abisso agitasse i suoi vanni smisurati per l'aere notturno, come se grandi carri 
di locomotiva anivassero nelle \ie, ed mi poderoso urto balza tutta la mia stanza 
che all'istante è compresa da un tremar subitaneo, strepitoso, spaventevole. Cigola 
il soffitto, tremano le |K)rte, i vetri delle aperture: i quadri, il pendolo, battono 
sulle pareti: le sup|)ellettili della mia stanzetta son prese da movimento strauo che 
fa agghiacciare il sangue. Comprendo che si tratta d'un terremoto violento: itia per 
l'intuire che cessasse allo istante, resto impassibile seduto al mio tavolo e mi ac- 
corgo di un breve momento di sosta per circa tre minuti secondi, dopo dei quali, 
più iiTuenlo il terremoto riprende la sua enei-gia. Allora sbalzo dalla mia sedia 
per mettermi in salvo: ma l'ondeggiare del pavimento, dei mobili, di tutto, il 
terrore che s'impossessa di me, mi ostacolano a guadagnare l'uscita, quasi mi ine- 
betiscono, quando tutto cessò!... 

* Ad un breve silenzio, sui*se un gran rumore nell'abitato. Era tutta la gente 
che in sussulto scappava dalle abitazioni sulle vie, gridando ed implorando per- 
dono dell'ira di Dio, invocando con clamore, con pianto, con lai la Vergine e i Santi. 



21 

« Dopo la scossa delle ore 19 il cielo si rasserenò, il vento di ponente in con- 
trasto con quello di levante spazzarono le nubi in contrarie direzioni ed i raggi 
della luna tornarono liberi a splendere sulle atterrite e minate ' nostre contrade. 

"" La scossa del terremoto fu sussultoria, di sbalzo, e istantaneamente cangiossi 
in ondulatoria, da SSW a NNE; durò da 10 a 12 secondi in tutto, e può consi- 
derarsi in tre tempi: il primo di 4 secondi, un intervallo di 3 secondi, in cui pareva 
avesse cessato il movimento, e la recrudescenza violentissima che durò 6 secondi, 
e che fu la parte più disastrosa della scossa. Alcuni volevano che fossero state 
due scosse, una succeduta all'altra, coirintervallo asismico; ma io la considerai 
come scossa unica nel modo descritto. 

" A quella prima scossa altre leggerissime successero per tutta la notte del 16; 
ma spaventosa fu quella delle ore 23. 45, preceduta da rombo, proveniente da 
Sud,. e che ebbe la durata di 5 a 6 secondi „. 



Cosoleto. 

Piccola, borgata di 800 abitanti, posta su di una altura fra burroni, alta 
440 metri sul mare, formata da gi:teiss decomposto ed in parte d'alluvione qua- 
ternaria. 

Le case sono di mediocre costruzione, per lo più. baraccate, con 2 a 3 piani, 
sostenuti da legname. 

Tutte le case furono lesionate, eccetto alcune baraccate, che resistettero meglio 
delle altre; nessuna casa è caduta o dovette demolirsi, alcune rovinarono nella 
campagna, produceùdo 2 morti ed 1 terito. 

Chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie. Di costruzione recente, non 
ancora ultimata; cadde Tarcone dell'altare maggiore; la chiusura in muratura di 
una finestra dell'abside cadde verso Sud; il campanile riportò tali lesioni che do- 
vette atterrarsi. 

Cam del Sindaco. Sta vicina alla chiesa suddetta; è di nuova costruzione, e 
tenuta da catene di ferro; non ebbe che una frattura esterna. 

Non essendosi costruite baracche, la gente dopo due mesi è ritornata nelle case. 



Dellanova d'Aspromonte. 

Città dì 7000 abitanti e circa 1000 case, aggruppate in due quartieri: Paracorio 
e Pedàvoli, posta in terreno di poca e varia pendenza, di natura alluvionale, sab- 
bioso e mollo franoso. 

Case di costruzione poco buona in pietrame e calce cattiva, per lo più lasciata 
lungamente all'aria; poche case sono baraccate; le fondazioni sono inadeguate al- 
l'altezza dei fabbricati che sovente giunge a 4 piani. 



X 



22 

Chiesa parrocchiale delP Assunta nel quartiere Paracorio, demolita perchè minac- 
ciava di cadere per molte e gravissime lesioni. Aveva le seguenti dimensioni : lunghezza 
ra. 28. 90, larghezza m. 10. 40, altezza m. 18. 08 ; altezza del campanile m. 21. 30. 
Il terremoto produsse tre lesioni nell'arco dell'altare maggiore, altre nella porta 
laterale d'ingresso; nel muro di prospetto una frattura obliqua ed un distacco dai 
muri laterali ch.e all'altezza di m. 4. 6 misurava m. 0. 083 ; pKi in alto vi erano 
notevoli fratture orizzontali che minacciavano la caduta del muro, i muri laterali 
erano fratturati in ogni senso: in quello a destra della navata si riscontravano 
8 lesioni verticali,, la rottura degli archi dei vani laterali di accesso e di luce, e 
l'uscita di posto di tutta la travata del tetto; nel muro opposto lesioni orizzontali 
per tutta la sua lunghezza. II cornicione e tutta la decorazione in gesso del sof- 
fitto caduti intieramente, nonché 15 metri di tetto. Il campanile fu fratturato da 
cima a fondo, e distaccato il cornicione, spezzate le due volte, caduta internamente 
la volta che formava la cupola: furono anche spezzati orizzontalmente i due pilastri 
che sostenevano le campane. 

Chiesa dMa congrega del Santissimo Sacramento. Arcone diretto N 40^ E lesio- 
nalo io tre luoghi; muro di prospetto diretto N 40^ E fu spinto verso N 60^ W con 
lesioni orizzontali ed una obliqua, inclinata 45° verso E; lesioni orizzontali e ver- 
ticali al muro a destra; la chiesa fu chiusa. 

Cappella del Cimitero non* ancora finita, di cattiva costruzione : era in parte 
crollata prima del terremoto: questo produsse altri danni, cadde la volta e parte delle 
mura, l'arco della porta si ruppe; una lapide 5i staccò dal muretto, portandosi 
verso SE. 

Chiesa collegiata di San Nicola Magno nel quartiere Pedavoli. Nella chiesa non 
vi fu alcuna frattura dei muri e degli archi, ma nella sagrestia fu demolito uh muro 
che era spezzato orizzontalmente e vgrtical mente: la cupola, in canne e gesso, della 
crociera della navata centrale, crollò insieme al tetto e fu ricostruita per tenere aperta 
la chiesa al culto. Nel campanile, di non buona costruzione, si riscontrarono lesioni 
tanto ai muri verso strada che agli opposti: occorre l'applicazione di 8 catene, la ri- 
costruzione di archivolti in mattoni lungo le lesioni, e riparazioni alle scale d'accesso: 
forse anche rinforzare le fondazioni, essendosi riscontrato cedimento di un muro 
perimetrale. La palla del frontone della chiesa cadendo dall'altezza di 8 metri deviò 
di 4 metri dalla verticale vers^ sud. 

Chiesa privata di SanVElia (Pedavoli) crollò il lètto ed il soffitto, gli archi e 
parte dei muri perimetrali: fu demolita. 

Nulla può rilevarsi dai monumenti poco importanti del cimitero, alcuni de quali 
sono spostati pel cedimento del terreno. 

Casa Grec), Grande, di costruzione baraccata; lesioni nelle volte in mattoni e 
negli spigoli NE e SW; fratture oblique nella facciata diretta N 70° W, l'una inclinala 
di 80° l'alti-a di 65° verso N; altre fratture di minore importanza inclinale verso sud. 



28 

In altra casa è rovinata la punta del cornicione: dalPaitezza di m. 5.60 cadde 
a m. 4.50 verso NW: probabilmente portata dal ribaltamento, non da proiezione. 

Pezzi di un muro caduto, lanciati nella direzione WSW. 

Si dice che la grande scossa del 16 novembre 1894 a ore 18. 50, fu anche vor- 
ticosa (M.), e che fu preceduta da scosse minori che produssero allarme, e così non 
vi furono morti. 

Nella fontana pubblica col terremoto diminuì Pacqua. 

Al 20 gennaio 1895 vi fu un terremoto preceduto da scossa leggera, poi rombo e 
scossa sussultoria : produsse alcune altre lesioni. 

Al 22 gennaio altra scossa avvertita da tutti. Rombi soli al 25 a ore 6. 50 e 8. 30; 
al 26 a ore 9 e 9. 15. 

A Mentì (a SE di Delianova) si staccò lo spigolo di una casa e percorse. 20 metri 
vei'so levante lasciando il solco nel terreno (forse aiutato dal pendìo): vi fu anche 
frana di pietre. Presso Mentì nel versante est si sono formate delle fratture trasver- 
sali al pendìo, lunghe più di 100 metri: vi furono anche scoscendimenti di terra e • 
frane di roccie. 

In contrada Castello^ sopra Mentì, vi furono frane di grandi massi, lungo tutto il 
pendìo, durante rinter a notte 16-17 novembre 185)4. 

Al Santuario di Bolsi^ sull'Aspromonte, il priore Macrì ed i religiosi udirono prima 
delle grandi scosse del 16 novembre, un fortissimo rombo, anzi un gran fracasso, 
che produsse un panico enorme: altri forti rombi si udirono appresso: parevano 
provenire dal Monte Alto (forse per riflessione); il convento di Bolsi è in una vallata 
d'onde non si vede il Monte Alto. 

A Matiniti, sul forte, la scossa non fu forte : nelle mura si udì un rumore come 
di campana. 

(G. c.) Oalatro. 

Abitanti 1700. I fabbricati in generale hanno dei danni di poca entità, avendo 
tutti delle non gravi lesioni. Per alcuni però i danni sono di una certa importanza. 
Quelli che era necessario sbadacchiare vennero puntellati. 

Gfr^ioia Tauro. 

Cittadina di abitanti 3200, po^ta in pendio vario, formato da alluvione quater- 
naria sul cristallino. 

Case di costruzione buona o mediocre in mattoni e calce buona del luogo: 
solai in legname: numero dei piani 2 a 3. 

Palazzo Municipale. Ricostruito di recente : è poco lesionato, e solo neirinterno. 

Cattedrale. Nel campanile vi erano delle fratture vecchie, che si allargarono 
per il terremoto del 16 novembre 1894. 



84 

Cnsa (hirgapw. Il cornicione in muratura è caduto pressoché verticalmente. 

Albergo della stazione. Cornicione di pietra calcare caduto completamente, roin- 
pendo i balconi sottostanti: molte lesioni varie nei muri esterni ed interni. 

Stazione di Gioia T. Non lesionata esternamente, mediocremente neir intemo. 
Il Capo stazione ritornò al suo alloggio al 1® piano (che è abbastanza lesionato) 
il giorno successivo al terremoto; il personale ritornò negli uffici il 6 gennaio 1895. 
Il fabbricalo delle latrine è lesionato: nel piattabanda di una porta un mattone 
presso la cliìave è sceso verticalmente per metà della sua lunghezza. 

Su 361 fabbricati danneggiati, 23 sono resi inabitabili, 338 sono riparabili. 
Nessuna casa ò caduta. I danni diminuiscono andando vei-so la spiaggia. Vi furono 
due forili. 

Nelle cisterne dell'olio, che sono fatte in muratura di mattoni, e sono sotter- 
ranee, non si pi-odusse alcuna lesione: per Toscillazione si ruppe il velo che ordi- 
nariamente si fomia sulPolio, e questo, ondeggiando, bagnò Torlo a 3 centimetri 
sopra il livello. 

Nei vx>zzi non si osservò variazione di livello. 

Al lt> noveuìbro 1904 la scossa delle ore 6. 20 fu ondulatoria, sensibile, non 
forte, ma pi\)dusse allarme; la scoss;\ alle ore 17 fu mista: alle ore 18.50 fortis- 
sima scossa mista, accompagnata da i-ombi spaventosi: alle ore 23. 30 ed alle ore 2, 
2, 15, 3. 50 del 17 altre scosse minori, Tultima con rombo fortissimo. Il Capo sta- 
zione dice che il rombo precedeva la scossa di alcuni secondi e la seguiva per 
alcuni secondi. Fece andare la gente sulle rotaie, come luogo più sicuro, anche per 
il caso di frattura del suolo. Dalla dii-ezione delle fratture e degli oggetti caduti 
si ritiene la direzione delle scosse E-W: molte lesioni sì manifestarono colle scosse 
^)Osteriorì al 16 novembre. 

Alla gnmde scossai i cavalli del Sindaco, attaccati alla carri^-^Ti che lo aspettava. 
tentai*ouo di fuggire: quelli che erano in stalla cercarono di strappare la cavezza: 
anche y:li altri animali si agitamno, e gli uccelletti nelle gabbie svolazzarono prima 
della grande scossa, ed anche prima delle successive. 

Le bìiracche sono state guastate quasi tutte, e gli abitanti son ritornati nelle 
case: t)erò il panico dura ancora (29 gennaio 1895). 



Jatrinoli. 

EJorgata di 642 case con 4650 abitanti, posta in ten-eno piano di argilla, sabbia e 
conglomerato. Case di costruzione scadente in pietrame: alcune sono kiraccate: 
piani 2 a 3. 

Chi^^tf ^amhThialt^. È a tre navate, lunga metri 25. 50. larga complessivamente 
metri 16: presenta 'jrravi lesioni: nelParcone ilìretto XK. ii^l man» diretto N\V 
e Itegli .irclìi NW: lesioii*^ tliivtta N 30* W lungo la crociera «Iella navata «it^slra 



25 

e lesione verticale nel muro NW della navata stessa: lesioni negli archi NE della , 
navata sinistra: due lati dell'ottagono che contiene la cupola sono caduti in fuori, 

verso E. Dei due campanili, quello che portava le campane fu girato nella parte supe- 

* 

riore da S per E a N; il pilastro di sinistra girò in fuori di m. 0. 1, quello di destra 
rientrò di altrettanto: fu demolito il cupolino e fu rinforzato con catene il resto della 
torretta che porta le campane. Sugli altari i vasi ed i candelieri sono caduti verso W. 
La chiesa fu chiusa al culto. 

Molte case furono gravemente danneggiate: 125 nel comune e 56 nella frazione 
San Martino: 10 dovettero demolirsi nella borgata, 15 in tutto il comune e 4 in 
San Martino; alcune crollarono da sole. 

Le scosse furono accompagnate da forte rombo, come tuono sordo, prolungato, 
proveniente da Sud. 

Nella casa del Sindaco, in quella del Segretario comunale, in quella del Perito 
agronomo signor Scriva, la caduta di vari oggetti indica la direzione N-S delle scosse. ' 

Hiaureana di Borello. 

Borgata di 6000 abitanti, posta su pendìo rivolto ad Est, in terreno di tufo 
arenaceo forte, fu distrutta nel terremoto del 1783. Le case sono costruita in gra- 
nito e pietra calcarea, con calce ottima. 

Vi sono due o tre case lievemente lesionate. 

La chiesa di Santo Spirito è leggermente lesionata, e così due o tre case. 

Laurearla Volture. Frazione di Laureana di Borello, non soffrì alcun danno, quan- 
tunque i fabbricati vi siano in parte di mattoni crudi. 

(G. c.) Maropati. 

Sta sulla linea di contatto tra l'alluvione quaternaria e le sabbie del Pliocene 
superiore. 

Quasi tutti i fabbricati in generale hanno delle lesioni, per alcuni sono di 
pochissima entità, per molti sono necessarie delle riparazioni^ e pel resto, trovandosi 
prima della scossa cjpteriorati per cattiva costruzione, perchè appartenenti a povera 
gente, si sono resi inabitabili. Le case di qualche importanza, che potranno essere 
riparate, possono ridursi a 10; quelle che dovrebbero essere ricostruite pressoché 

per intero sono 309, appartenenti a povere famiglie. 

« 

Melicuccéi. 

Borgata di 2200 abitanti, costruita su terreno molto accidentato e vario, la parte 

bassa è costruita su terreno argilloso, il resto sopra marna compatta, arenaria o gneiss. 

La costruzione delle case, specialmente nei quartieri antichi e poveri, è cattiva, 

4 



26 

mista dì mattoni cotti, crudi (hresti) e molto legname: balconi pensili, ecc.: queste 
hanno aruto i maggiori danni : invece le case del quartiere Oliveto. che sono co- 
struite in mattoni cotti e su roccia, sono illese, ijiosì la casa costruita su roccia 
alla riva del torrentello, è pure illesa. 

I fabbricati lesionati sono 380. rovinati e sgombrati 15. sono in buono stato 200. 
I danni si osservano specialmente neirinterno : ammontano complessivamente a lire 
50.000. Sono necessari 63 puntelli : ne sono stati applicati solo 35. 

Forte: abbandonato, di antica e solidissima costruzione, non ha avuto alcun 
danno. 

Palazzo Spina. Ben costruito in mattoni, pietre e buona calce, ed inoltre incate- 
nato, ha tre piani ad un lato e quattro alKaltro. essendo posto su pendio: ha solo 
leggere lesioni. 

Chiesa parrocrhiale. Vi è una spaccatura verticale nel muro diretto N-S e nella 
facciata diretta E-W: si dice che vi sono notevoli danni nelKinterno: è chiusa. 

Casa Milanese. Ben costruita, di 3 piani : non ha subito alcun danno. 

La direzione della scossa principale del 16 novembre 1894 sì dice che tu X-S: 
anche quella del 3 dicembre fu X-S. In una twttega alcune bottiglie vennero spostate 
di 3 a 4 centimetri verso y\V ed altre caddero verso SE (M). 

Melicuccà essendo costruita sulla marna compatta o sulle roccie cristalline, ha sof- 
ferto meno di San Procopio e di altre città costruite su terreno incoerente. 



Molocdiio. 

Borgata di 4000 -abitanti, posta su pendio leggero, rivolto a Xord. air altezza 
di 310 metri sul mare, in terreno sciolto, quaternario, formato da sabbia, argilla 
sabbiosa e conglomerata. 

Le case sono di costruzione mediocre, in ciottoli e mattoni con calce grassa: 
arrivano a 2 o 3 piani : molte sono baraccate : vi è poi dappertutto molto legname 
introdotto nella fabbrica. 

Tutte le case sono lesionate, 20 dovettero essere demolite. Parecchi fabbricati 
baraccati bene, con croci oblique di legname, resistettero. Nel quartiere basso si 
hanno pochi danni, quantunque il terreno vi <ia ai-euoso. molto sciolto. Nelle 
campagne tutte le case rustiche ed i trappeti per Testrazioue dell'olio furono le- 
sionati. 

Chiesa parrocchial** di Santa Maria da Mer*^hi, Tempio ad una navata lungo 
metri 22. largo metri 12.50, ebbe pochi danni: alcune lesioni antiche si allarga- 
rono, e se ne produssero altre nuove: il campanile non ha lesioni. 

Chiesa di San Giuseppe. Lunghezza metri 17, larghezza metri 9. coperta da 
soffitto: è tutta lesionata: Tangolo rivolto a Noni sti-apioinba in fuori, ed ai lati 
di esso ^i sono due grandi frattun?. 



27 

È notevole un palazzo con 4 piani, il quale presenta fratture tanto nel muro 
N-S che nel muro E-W. 

ideila vicina Fiumara Sicca si produsse nell'alveo uno sprofondamento del ter- 
reno in forma di pozzo profondo metri 8, largo metri 3. 

Alle 6. 15 del 16 novembre 1894 vi fu una scossa leggera; non è sicuro che 

ve ne sia stata un'altra alle ore 17: alle ore 18.50 il terremoto cominciò con 

scossa leggera, che poi divenne forte ; altre scosse ebbero luogo alle ore 23. 40, 

alle ore 1.40 ed alle ore 4 del 17, e poi cessarono. Si sentirono i rombi e poi 

le scosse. 

Tutti fuggirono all'aperto, e quindi si costruirono numerose baracche di cui 8 

comunali ed 8 governative, ciascuna di 28 compartimenti, capaci di contenere 7 

a 10 persone. Anche 2 mesi e mezzo dopo, tutti dormivano nelle bai'acche. 

Non vi fu alcuna vittima, eccetto un militare miseramente perito nell'eseguire 

le demolizioni. 

Oppido Maxnertlna. 

Città di 8000 abitanti, posta su di un altipiano a circa 350 metri sul livello 
del mare in terreno sciolto di sabbia più o meno argillosa. Fu costruita dopo il 
terremoto del 1783, che distrusse l'antica Oppido. Il materiale impiega;to è pie- 
trame, ciottoli e mattoni, la calce è buona di Gioia Tauro ; la costruzione è me- 
diocre, le fondamenta sono poco profonde. Fino al 1848 le case si costruivano 
legnamate, e non aveva^no più di due piani, cioè un piano terreno ed uno 
solo superiore : ora si arriva Jìno a 5 piani nelle case attorno alla piazza : ma col 
terremoto i piani superiori soffersero tanto e minacciavano così gravi pericoli, che 
vennero soppressi, riducendo l'altezza a 3 piani. 

In generale quasi tutte le case soffersero dei danni, specialmente . nell'interno, 
parecchie rovinarono o furono demolite, soffersero poco le case ad un sol piano. 

Cattedrale (Nuova). È una grande chiesa di costruzione recente, abbastanza 
buona: però troppo ampia ed alta, per un paese esposto a frequenti terremoti: in- 
fatti ha la lunghezza di m. 64, la larghezza di m. 27, e due campanili alti m. 35; 
è divisa in tre navate. 

La facciata principale è rivolta a NNW, verso la piazza; alla parte opposta 
sovrasta ad un terreno basso. Ha avuto notevoli danni. Nel frontispizio vi è una 
grande frattura verticale che va dall'arco della finestra principale alla cima del 

frontone. I campanili soffersero molto, essendo spaccati longitudinalmente; quello 

< 

di destra, quantunque fasciato da grosse catene di ferro (forse per sopperire a 
difetti di costruzione), ha grandi fratture in tre f accie, di cui una obliqua nella 
faccia posteriore (Fig. 1, Tav. II); si dovette demolire il pinacolo superiore tutto sere- 
polato, che minacciava rovina. Cadde la grande campana di 15 quintali, per essere 
uscito il suo sostegno dai gangheri coli 'allontanarsi dei muri: la campana scese 



28 

verticalmente per l'altezza di 22 metri, per modo che il battaglio andò ad infilarsi 
giusto nel foro della corda praticato nella volta che ne arrestò la caduta: la cam- 
pana neppure si fessurò, e la detta volta a lunette, che è la prima della navata 
destra entrando, fu solo screpolata. Questo fatto indica movimento puramente ver- 
ticale, almeno durante la caduta della campana. 

Nella navata di destra tutti gli archi trasversali,' nella direzione ENE-WSW, 
sono tutti rotti in chiave : le lesioni sono più larghe in quelli situati verso il fondo 
della chiesa: poche e leggiere fratture nella direzione perpendicolare. Vi sono altre 
fratture nella cappella ed in altre parti, tutte nei muri colla direzione ENE- 
WSW. Nella navata di centro ed in quelle di sinistra non vi è alcuna lesione 
negli archi: ma è caduta la volta a lunetta che copriva la parte della navata cen- 
trale presso la facciata. Un quadro che era attaccato dietro l'altare maggiore cadde 
verso N. Due altri quadri, oscillando, rimasero spostati obliquamente nel detto 
piano ENE*WSW, puntandosi Tuno contro l'altro; un candelabro fu deviato verso W. 
L'orologio, il cui piano di oscillazione era ENE-WSW, si fermò. 

Cattedrale vecchia. Ebbe rotto l'arco maggiore ed altri guasti nelle mura. 

Oratorio deW Annunziata. Rovinò tutta la volta a mattoni, fatta pochi anni ad- 
dietro, e rimase intatta quella del coro, da poco costruita. 

Fu abbattuto il campanile, perchè pericolante. 

Chiesa del Cuore di Gesù. Grandissime fratture nella facciata che è rivolta ad W, 
verso l'aperto: lesioni orizzontali nella cupola, costruita in due strati di mattoni 
in piano; nel muro d'abside frattura colla tangente diretta E-W, ed altra nel muro 
laterale a destra (Fig. 2, Tav. I); volta della finestra rotta nella parte più alta; gran- 
dissime lesioni nel muro di dietro, diretto N-S. Un pezzo di mensola della cornice 
della cupola cadde dall'altezza di circa 8 m. deviando dalla verticale di 0. 70 
verso E. Come nella cattedrale, le lesioni maggiori sono dalla parte del terreno 
libero e vallata ad W, ossia verso il pendìo, come se ivi avesse specialmente 
ceduto l'appoggio al fabbricato, per la natura poco coerente del terreno. 

In quella vallata ad W era stata costruita anticamente un'altra chiesa, che 
poi cadde. 

Chiesa del Carmine. Lunghezza 32 m., larghezza 12 m.: lesiofxi dominanti nei 
muri diretti E-W, ma vi sono anche lesioni negli archi diretti N-S. 

Chiesa abbQziale del Purgatorio. Lesioni nella parete E-W in fondo alla navata 
laterale destra, due lesioni nel grande arco centrale, parecchie lesioni nell'abside 
a Sud. Anche nella parte anteriore sono rotti i muri diretti E-W: le ti-e navate 
sono coperte di legname. Candelieri caduti, due verso W, uno verso E. 

Chiesa di San Giuseppe. Screpolata la volta del coro. 

Cappella deW Ospedale poco danneggiata: è la sola ove si celebra, oltre che 
nelle Chiese-baracche. 




29 

Nel palazzo comunale e nel seminano caddero totalmente alcuni muri di tramezzo. 

Casa Genovesi. Caduta parte del cornicione dall'altezza di 4 piani, deviando 
verso W di 4 m. : ferì una donna. 

Casa Pignataro, Muro di tramezzo, diretto N-S caduto verso W: facciata pa- 
rallela al detto muro, staccata verso W. 

Casa Zerhi. Fratture obblique nel piano N-S inclinate .50^ colla verticale verso N. 
In questa casa delle bottiglie sono cadute verso W. 

Casa Manna. Fratture orizzontali sopra una finestra; mensola di pietra di un 
cesso sospeso caduta verticalmente: questi fatti indicherebbero moto sussultorio. 

Gli effetti sui fabbricati indicano la direzione dominante delle scosse vicina 
ad E-W. 

Il Direttore di quell'Osservatorio, canonico arcid. D. Viridia, che ci ha forniti 
molti dati, riferisce quanto segue riguardo alle scosse: 

Alle 6.30 circa del 16 novembre 1894 scossa ondulatoria NNE-SSW della du- 
rata di 4 secondi: l'ondulazione si è ripetuta tre o quattro volte: fu preceduta da 
un rumore aereo confuso: si udì movimento delle porte. 

Alle 18. 50 scossa ondulatoria violentissima, fragorosa, come di treno a grande 
velocità (l'ufficiale telegrafico dice che fu preceduta da rombo); il panico da cui 
fu invaso il canonico Viridia gli impedì di fare altre osservazioni: però al mattino 
del giorno dopo notò i seguenti fatti: un quadro che era appeso al muro W della 
sua camera fu trovato a terra sbalzato di m. 0.50 da NW a SE; il globo di 
vetro della lampada, posato sopra un largo anello metallico che circondava il 
tubo rinchiudente la fiamma, fu trovato in frantumi ad un metro nella direzione 
NW dalla posizione sua primitiva: il tubo fu disperso in minuzzoli. 

Nel seminario- vescovile stavano sopra un tavolo diversi bottiglioni allineati 
circa E-W: essi non caddero, ma alcuni si ruppero urtandosi nelle loro parti 
rigonfie; ciò che deve essere avvenuto per una forte ondulazione approssimati- 
vamente E-W. 

Alla grande scossa seguì un tremolio che l'osservatore avverti come formicolio 
ai piedi. 

Nella notte sono state contate undici scosse pi'écedute da rombo, che secondo 
alcuni, era come colpo di cannone lontano, fecondo altri, come rumore di vento o 
grandine. Si dice che i rombi venivano da NW. Alcuni dicono pure che al mo- 
mento delle scosse si vedevano delle fiammelle, come fuochi fatui, che si attri- 
buivano ad azione dell'elettricità, la quale, secondo l'opinione dominante in Calabria 
(derivante dalla lettura del libro del Vivenzio sul terremoto del 1783), sarebbe la 
causa dei terremoti. 

Nel giorno 16 e 17 prima della scossa, i cavalli si agitavano e le colombe 
svolazzavano più del solito. 



30 



Si hanno a deplorare 3 feriti e una decina di contusi: nessun morto. 
Si sono costruite molte baracche, ma alla fine di gennaio 1895 molta 
era tornata ad abitare nelle case. 



gente 



Palmi 



Città di 12,500 abitanti, posta su di un altipiano a circa 260 metri sul raai-e, 
su terreno di varia costituzione, in parte cristallino, in parte sedimentario. Il 
piano della città (ricostruita dopo il terremoto del 1783 che la distrusse) è rego- 
lare, le vie si tagliano ad angolo retto ed haimo le direzioni NE-SW e NW-SE. 

In generale la costruzione delle case è pessima, fatta. in pietrame irregolare e 
malta terrosa: parecchie sono baraccate: ossia hanno una ossatura in legname, 
mal connèssa colla muratura, per cui può fino ad un certo punto impedire la 
caduta dei muri e del tetto, ma nello stesso tempo ne facilita le rotture ed i di- 
stacchi, interrompendo la continuità della muratura. 

Per questo e per la grande intensità del terremoto, tutti gli edifizi, e special- 
mente quelli di parecchi piani, furono danneggiati, molti gravissimamente, pai'ecchie 
centinaia di case rovinarono o furono demolite. 

Nella via Poeta e nella via Tribunali tutte le case sono puntellate, quantunque 
generalmente siano piccole e poche ai-rivino al 3^ piano. 

Nel Borgo inferiore tutte le case sono ridotte al piano terreno ; vi sono cadute 
perfino casupole alte 2 metri, ma di pessima costruzione. 

In generale i fabbricati sulla roccia cristallina, od anche sull'arenaria molto 
compatta, hanno sofferto assai meno: p. e. nel quartiere Spirito Santo ^ situato 
nella parte alta del paese, sul grahito, le case hanno lesioni poche o nulla, com- 
preso lo spedale che ivi trovasi; così pure le case costruite sulla collina d'arenaria 
compatta siVArandara hanno sofferto poco. 

Edifizio scolastico. Di recente costruzione: presenta grandi fratture nei muri 
laterali diretti E-W, indicanti distacco della facciata principale verso Ovest: corri- 
spondentemente nell'interno vi sono fratture anche più 
notevoli e grande distacco del pavimento in tutta la lun- 
ghezza del fabbricato. 

Caserma militare all'Annunziata. Le teste delle catene 
sono staccate ed uscite dal muro diretto N-S, non cosi 
quelle del muro diretto E-W, ciò indica oscillazione E-W. 
Monumento Vittorio Emanuele nella Villa. Il busto è 
'^ collocato su di un piedistallo (Fig. 3, Tav. I), a base qua- 
drata di m. 0. 50 di lato M' (Fig. a), e questo piedistallo 
posa soprar uno zoccolo M a sezione quadrata di m. 0. 52 
di lato. Il piedistallo ha rotato sullo zoccolo in senso opposto a quello degli indici- 



— (fsi^ ^ 




31 



Oa-. 




Fig. b 



di un orològio, spostandosi un suo spigolo perfino di m. 0. 033, da L ad L' e 
girando di un angolo di circa 5°; il centro del piedistallo è andato da C in (7 
Inoltre la base N" del busto {Fig. b) posa su dì un dado iV^ che 
ha la sezióne eguale quadrata, di m. 0. 30 di lato : la detta base 
ha girato sul dado, e lo spostamento massimo degli angoli della 
base del busto, da ad 0\ fu di m. 0. 035 e la rotazione fu pure 
nel senso opposto agli indici di un orologio^ e Tangolo di circa 
IO*'; il centro della base è passato da C a C 

Nella stessa Villa vi è una specie di baluardo che sostiene 
un giardino pensile e terrazzo, circondato ai lati N-Sed E-W.da 
balaustrata di ferro con interposti tre pilastrini di pietra da taglio calcare; si è 

prodotto cedimento e frattura del terreno sotto il muro di sostegno, specialmente 
al lato diretto E-W ed in questo lato la balaustrata è stata molto smossa, talché 
ha- spostato ed anche rotto negli incastri i pilastrini: questi hanno spostamenti 
massimi di m. 0.019, 0.022, 0.020: questi spostamenti sono accompagnati da 
rotazione; inutile dire che pure la rotazione dei pilastrini è stata prodotta dalla 
oscillazione ed urto delPinferriata, che di essi è più elastica e più mobile. 

Teatro. Di recente ed accurata costruzione con buone e profonde fondamenta 
e materiali scelti, diretta dall'abile ing. sig. D. Mezzatesta : non ha subito alcuna 
lesione notevole. 

Cattedrale. È di costruzione recente, ancora incompleta nelle decorazioni. È ca- 
duta la volta a botte di mattoni in taglio della navata centrale ed un'altra è rotta 
nel vertice; nell'abside vi sono due grandi fratture simmetriche le quali si "pro- 
lungano anche nella volta (Fig. 4, Tav. I) molti archi sono rotti in chiave; le 
maggiori lesioni sono nei muri diretti NNW-SSErNella facciata diretta ENE-WSW, 
vi sono varie fratture poco rilevanti. - 

Cimitero monumentale. Posto in terreno piano, a poca distanza dalla città. V os- 
sario tJomww^ posto nel centro ed in fondo al cimitero, ha forma, di prisma otta- 
gonale, circondato da un colonnato : è lesionato in tutte le faccie, più in quelle 
dirette E-W, come è quella dell'ingresso: l'arco della porta è seccato; la volta del- 
l'ambulatorio tùtt'attorno è rotta, però le colonne sono illese. Quattro cappelle 
appartenenti a Congregazioni religiose, di costruzioni eguali e simmetriche, hanno 
fratture nelle faccie E-W, rotture degli archi dell'altare e degli architravi situati 
nel piano E-W: sono cadute delle lapidi appartenenti ad ossarii scavati nelle pareti 
Est ed Ovest. 

Cappella Aiossa. Fratture orizzontali nella guglia centrale principale ed in tutte 
le minori: caduta di pezzi d'ornato della guglia principale; guglie minori tutte 
inclinate più o meno verso Est. 

Cappella Bora. Pietra dell'ossario superiore ad W caduta verso E; e cosi pure 
nastri, corone, ecc. 



\- 



' X 



32 

Cappella Castellano, Croce del frontone che guarda W, caduta verso E. 

Cappella Ussia. Frattura orizzontale nell'ara di marmo. 

Cappella ParrellL Lapide degli ossarii caduta da N a S. 

Cappella Gallucci. Croce del frontone caduta ad E. 

Queste osservazioni fatte nel cimitero concordano quasi tutte nell'indicare la 
direzione E-W delle scosse. 

Case particolari. Ci eravamo accinti a rilevare i principali effetti del terremoto in 
ogni casa della città, ma poi vedendo che per completare questo lavoro sarebbe 
occorso un tempo grandissimo, e molto probabilmente se ne sarebbe ricavato pochi 
dati utili e sicuri per i nostri studi, stante la irregolare e cattiva qualità dei ma- 
teriali ed il modo di costruzione, abbiamo tralasciato il detto rilievo generale, ed 
abbiamo tenuto nota speciale solo di quegli effetti del terremoto che per la loro 
importanza e qualità possono dare qualche lume sull'intensità e sulla natura del 
movimento del suolo. Di tal genere sono le fratture oblique, dalle quali si ritiene 
potersi ricavare la posizione dell'ipocentro della scossa. 

Casa all'angolo di Via San Filippo e Via Corona. Lesione obliqua in muro 
esterno diretto E-W, inclinata di 40' verso E dalla verticale: in questa casa il 3^ 
piano fu demolito. * 

Casa all' àngolo di Via Sant' Elia a Piazza Canale. In un muro esterno di- 
retto E-W due fratture oblique, la prima che interessa il S*" piano, ha pendenza 
di 40'' verso W; l'altra che interessa il 1° e 2*^ piano, ha pendenza di 10'' pure 
verso W, dalla verticale. 

Casa in Piazza Canale. In muro diretto N-S, frattura inclinata verso N di. 35^. 

Casa in Via Canale: Frattura in muro diretto NW-SE, inclinata di 30*^ verso 
NW, dalla verticale. 

Queste fratture indicherebbero che il centro della scossa ora od W o NW di 
Palmi, mentre indubbiamente era a SE; non possono quindi servire a determinarne 
la posizione. 

In una casa alta 3 piani il cornicione cadde tutto d'un pezzo verso Est, af- 
fondandosi di circa un decimetro nel terreno (M.). 

Monte San f Elia, La cima è ad un chilometro circa a SSW della città, che 
domina con ripido pendìo per l'altezza di m. 320. Al principio della salita, presso 
il casotto daziario, il muro della via è caduto verso NW. Un poco più su una ca- 
setta che sta nell'orlo di un precipizio a Sud ha una grande frattura nel muro 
diretto N-S. Sullo stesso versante a m. 450 d'altezza dal mare vi è la Casina nuova 
dell'avv. F. Ciani, sulla quale Ting. D. Mezzatesta ci ha dato ' una particolareggiata 
relazione che interessa qui di riportare. 

La Casina è di recente e buona costruzione: occupa un'area di m. 11 X^-^^' 
ha l'altezza di m. 5.60, essendo formata dal solo piano terreno: è munita di 
6 tiranti di ferro; malgrado tutto presenta gravissime lesioni : a 50 o 60 centinìolri, 



38 

dai capi delle chiavi i muri hanno molte e 'gravissime fratture verticali ed oblique 
cosicché paiono sgretolati. Al disopra delle chiavi scorre una frattura orizzontale 
netta e completa con spostamento e deformazioni tali da consigliare la demoli- * 
zione: tre casette poco lontane ed il muro di sostegno caddero la sera del 16 no- 
vembre 1894. Nei pressi della detta Casina si è prodotta nel suolo una frattura 

lunga circa m. 100 e larga m. 0. 30. 

» 

Sulla cima del Monte Sant'Elia vi è una chiesuola di vetusta e cattiva costru- 
zione in pietrame, mezzo rovinata da antichi e recenti terremoti; un piccolo corpo 
di fabbrica adiacente a sinistra della chiesa è interamente, diroccato ed abbando- 
nato da tempo: la chiesa è sostenuta da 5 speroni. Nella facciata vi sono grandi 
fratture forse antiche, riaperte: il campanile, che sta sul frontone è pure malan- 
dato, ed inclinato verso W; Tarco che sia sulla campana ed è diretto E-W, è rotto. 
L'arco dell'abside è caduto quasi totalmente: nella volta a botte vi sono due 
grandi fratture longitudinali dirette N-S; anche nella parete a sinistra vi sono* delle 
notevoli lesioni. Jja copertura al disopra dell'altare maggiore è caduta. 

Una casa rustica che sta a poca distanza, ad un livello alquanto inferiore, 
ma è di recente e buona costruzione ad un sol piano, non ha subito alcua danno! 

Sulla stessa cima la croce centrale, maggiore delle tre di un Calvario, è caduta 
verso SW. 

In Palmi la scossa delle ore 18.52 del 16 novembre 1894 fu di cosi spaven- 
tosa intensità che non si è potuto averne una descrizione esatta dagli abitanti; 
fu preceduta e seguita da rombi, che durarono tutta la notte ed il gìorna sue- 
cessi vo: furono contati 20 movimenti del suolo per circa 20". Il Capo ufficio tele- 
grafico prima avvertì un movimento non forte del suolo, accompagnato da rumore 
come dello sparo di cannoni lontani: poi il fenomeno sembrò cessare, ma subito 
seguì una fase più forte per cui sentiva il muro, cui era appoggiato, spinto di 
fianco. Un altro impiegato telegrafico, avvertita la scossa, usci dal caffè ove èra, 
percoi'se m. 50 ed il movimento cresceva sempre, e solo allora vide rovinare le 

, • ■ • 

case e cadere i comignoli con moto vorticoso (M). 

Malgrado tanta potenza delle scosse e le grandi ruine che ha^ prodotte, il nu- 
mero dei morti fu solamente di 8, e dei feriti 300: ciò devesi ad una circostanza 
singolare e fortunata, che ha; del miracoloso. Nella notte dal 15 al 16 novembre, 
precedente il terremoto, un giovane sognò che una Madonna (la quale aveva già 
fatto il miracolo di muovere gli occhi (?) ma poi era stata trascurata) gli prediceva 
una grande sventura: ed egli tanto fece che riusci a farla portare fuori in pro- 
cessione; forse indussero anche a questo le scosse premonitrici alle ore 6. 15 e alle 
ore 18. Si ripetè il miracolo del movimento degli occhi dell'immagine: e quando 
quasi tutta la popolazione la seguiva ed era giunta in luogo aperto, successe il 
grande terremoto, e così quasi tutti gli abitanti rimasero illesi, meno alcuni, che 
trovandosi nelle strade, furono colpiti da cornicioni e comignoli cadenti. Nel movi- 



5 



i- 



N 



84 

mento della scossa, i portatori della bara su cui stava l'immagine, sentirono questa 
come sollevarsi e poi gravarsi su di loro in modo da farli traballare, evidente- 
mente per effetto del movimento sussultorio (M). 

Il Sotto-Prefetto, Cav. Abetti, che era uscito per vedere quel movimento della 
popolazione, allorquando fu giunto all'estremità della città, sentì traballare il suolo 
sotto i piedi, si fermò, e vide un grande polverio e cadere pezzi di cornici ed altro 
dalle case vicine. 

Dopo la scossa delle ore 18. 52 tutta la popolazione, malgrado il rigore della 
stagione fuggì all'aperto, ove passò quella terribile notte, nella quale si avvertirono 
moltissime scosse, che insieme alla pioggia dirotta concorsero ad accrescere la rovina. 

Si costruirono e si continuò a costruire per molto tempo numerosissime baracche, 
si puntellarono (eccedendo forse nella misura) circa 1600 case, talché parecchie 
vie erano trasformate in selve di pali e travi (Fig. 5, Tav. l). Anche un anno dopo 
(settembre 1895) vi erano poche case abitate, e molte baracche. 

Le osservazioni degli effetti del terremoto, specialmente nel cimitero, ove sono 
più distinti, indicano, come si disse, quale direzione prevalente delle scosse E-W; 
ciò sarebbe confermato anche dal fatto che nella mattonaia Barbero presso Palmi 
sulla via a Vars^odio, due mucchi di mattoni sono caduti verso W. 

In generale si asserisce che le scosse furono accompagnate da rombo e da 
grande agitazione degli animali. 

L'acqua delle fontane mancò per alcune ore dopo il terremoto (M). 

L'acqua del mare presso la spiaggia si agitò, sballottando le barche (M). 



Polistena* 

Borgata di 8400 abitanti (censimento 1881) posta su pendìo vario, forte, rivolto 
a NW, a 240 metri sul mare, in terreno sciolto, quaternario, formato da sabbie, ar-' 
gilla, sabbione e conglomerato. 

Nel 1783 il paese fu raso al suolo, rimasero solo i muraglioni a scarpa su cui 
dopo fu eretta la casa dell'attuale Sindaco. 

Le case sono di mediocre costruzione in pietrame, con 2 a 3 piani; parecchie 
sono baraccate, e queste, in generale, hanno sofferto poco o nulla, come, ad esempio, 
quella sopra citata del Sindaco, che non subì alcun danno. La parte superiore del 
paese, detta Ev'olina, ha sofferto più della inferiore, detta Arco; 360 case furono 
danneggiate, 18 furono rese inabitabili, 54 furono restaurate. I danni ai fabbricati 
sono specialmente nell'interno, all'esterno appariscono assai poco. 

Chiesa del Rosario. È un grande tempio di 38 metri di lunghezza e 17 di lar- 
ghezza. Frattura nella volta di mattoni, diretta NW SE: gravi lesioni negli archi diretti 
NW-SE: distacco della facciata che è diretta NE-SW. Il campanile di ricca e com- 



r\ 



36 

plicata costruzione^ con colonne isolate, non soffrì alcun danno. I candelieri degfr 
altari sono caduti in direzioni diverse. 

Delle fontane si dice che alcune, un'ora prima della grande scossa, aumentarono, 
altre, diminuirono la portata d'acqua: quella di San Giovanni, mezz'ora prima^si 
intorbidò ; un'altra fontana, nell'abitato, si seccò. Alcmie sorgenti minerali non su- 
birono variazioni (M). 

La scossa delle ore 6.15 fu ondulatoria, non forte e non produsse danni; 
quella delle ore 18. .50 cominciò sussultoria, poi fu ondulatoria, ed allora i campa- 
nelli delle case suonarono forte; la durata si ritiene sia stata di 12*. 

Nella casa del sindaco alcuni quadrétti di fotografie, che stavano ritti su di 
un tavolo, caddero verso NNE. 

Il rombo precedette la scossa in forma di tuono lontano. 

Il parroco ha notato, dòpo la scossa principale, che i cavalli si agitavano e 
scalpitavano molto tempo prima delle altre scosse successive (M). 



Radicena. 

Città di 6500 abitanti, posta su terreno piano di argilla, sabbia e conglomerato. 
Case di costruzione abbastanza buona, in pietrame e mattoni, pavimenti sostenuti 
da legname, piani fino a 3 e 4. 

Chièsa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie. Varie lesioni gravi ai muri 
perimetrali del coro ed in quelli che si collegano all'attiguo campanile, per cui di- 
venne pericoloso l'esercizio del culto. Nel campanile, antica* torre del Grommelli, 
nel 1783 si ruppe solo una volta; in questo terremoto restò illeso. 

Chiesa del Convento. Varie lesioni non gravi. 

Casa Loschiavo. L'angolo SE deve demolirsi nel muro di facciata e nel muro 
laterale. 

Casa Romeo. Il secondo piano è in parte crollato e deve demolirsi subito. 

Casa Zerbi. La facciata ha fatto un ventre notevole a metà altezza ed ha note- 
voli lesioni laterali, ciò che richiede la demolizione. 

Casa Toscano. Lesioni che richiedono l'applicazione di catene. 

Caserma dei carabinieri. Richiede pure l'applicazione di catene. 

Il 16 novembre 1894 (secondo il direttore dell'Ossel^vatorio prof. Sofia) alle 
ore 6. 15 scossa sensibile (intensità 2 della scala De Rossi-Forel), ondulatoria N-S: 
alle ore 17 non fu avvertita scossa alcuna; a 18. 50 scossa ondulatoria N-S, oppure 
NNE-SSW, sussultoria e vorticosa, preceduta da colpo breve di vento, poi rombo 
come rumiore di grandine o di treno sotto galleria: dopo alcuni secondi, rumore di 
oggetti cadenti, rompentisi, urtantisi (tvic, tvic...), campanelli, ecc.; durata 12 se- 
condi; parecchi orologi a pendolo si fermgirono. Nelle campagne si credè vento 
e grandine che rompesse le tegole: si osservò oscillazione furiosa degli ulivi, gli 



96 

uccelli svolazzanti si rifugiarono nelle case ove vedevano lume o fuoco, gli animali 
gridarono e ruppero le palizzate per fuggire. 

Alle ore 23, 30 scossa con rombo come rullo di tamburo a lutto ; alle ore 1. 50 
del 17 novembre scossa con rombo simile al suono della, brogfia, grande conchiglia 
con cui i mandriani alla sera chiamano i porci, e colla quale si ha un suono molto 
basso, simile a boato. 

L'Agente delle tasse dice che riconobbe bene Toscillazione N-S della grande 
scossa; ritiene che il rombo precede la scossa dì pochi secondi o fu simultaneo; alle 
ore 23. 30 sentì il rombo, non lo avvertì alle scosse delle ore 2 e 3. 30 del 17 no- 
vembré 1894. 

Rizziconi. 

Borgata di 2200 abitanti, posta in piano a m. 35 sul mare, in terreno quater- 
nario, formato da sabbia, argille sabbiose e conglomerati. 

I fabbricati sono di costruzione scadente in pietrame. 

Una settantina di case sono rese itiabitabili : cadde qualche muro. 

Chiesa parrocchiale di San Teodoro. E a tre navate colla lunghezza di m. 28 
e la larghezza di m. 17. Vi sono fratture orizzontali nel pilastro a NW, stra- 
piombo del muro diretto NE-SW verso W ; lesioni nel muro diretto NW-SE e negli 
archi aventi la stessa direzione. Un pezzo del soffitto di tavole cadde da m. 2. 50 
òbbliquamente sopra Porgano, portandosi da SW verso NE di m. 3. 50. I cande- 
lieri deiraltat-e sono caduti da NW a SE. 

La grande scossa del 16 novembre 1894 fu sussultoria ed ondulatoria, pre- 
ceduta da rombo: tre persone rimasero sepolte sotto rovine, ma furono estratte 
vive (M). Un gatto spaventato si precipitò dalla finestra. 

Nella fontana l'acqua non cambiò. 

Si costruirono 18 baracche, ed anche 2 mesi e mezzo dopo si abita in ^sse, o 
nei piani terreni, o nei pagliai. 

Trappeto Cordopatri. Posto presso mi grande avvallamento del teireno prodot- 
tosi nel 1783; il casamento ed il mulino, di antica e solida costruzione, hanno 
subito pochi danni. 



Borgata di 3800 abitanti, costruita sopra un'altura di arena sciolta a metri 65 sul 
livello del mare. 

La costruzione delle case è mediocre con ciottoli, calce di Gioja, arena locale. Il 
numero dei piani è da 1 a 3 al massimo. Molte case sono legnamate: quelle che lo 
sono regolarmente, con diagonali, soffersero meno. Quasi metà delle case furono lesio- 
nate, 6 si dovettero demolire parzialmente. 



37 

Torre dell'orologio. Di recente costruzione, è lesionata nelle faccie che guardano N 
e S; un pezzo d'ornamento in granito della parte superiore, in forma di merlo, si 
staccò e cadde dall'altezza di metri 18 verso NNW deviando di m. 4. 04 dalla verti- 
cale. L'orologio, ove il piano d'oscillazione è E-W, si fermò. 

Ufficio postale e telegrafico. E caduto tutto il cornicione del corpo principale di 
3 piani : furono feriti tre impiegati ; fratture nella facciata diretta N-S. 

. Farmacia Massara. Si è prodotto distacco del muro verso sud ; le bottiglie sono 
cadute verso sud : i tubi delle lampade si sono inchinati verso N e verso sud ; vi sono 
danni maggiori negli scaffali rivolti a N o S, minimi in quelli rivolti ad E o W. 

Farmacia Mondano. Sono caduti dei recipienti solo negli scaffali che guardano 
ENE-WSW. 

Chiesa Madre. Di costruzione mediocre, posteriore al 1783: lesioni nella facciata 
diretta NW-SE; frattura nell'arco dell'altare maggiore; vòlta di canne e gesso staccata 
dal fondo dell'altare maggiore. Campanile fratturato nella faccia E-W. Nella sagrestia 
danni maggiori nel muro diretto NNW-SSE. 

Chiesa del Purgatorio. Di vecchia e cattiva costruzione in* ciottoli grossi e scaglie di 
mattoni: ha metri 12 di lunghezza e 7 di larghezza: subì danni gi*avissimi. Nella fac- 
ciata* diretta NNW-SSE vi è una frattura obliqua, che devia di SS"" dalla verticale 
verso 8SW; nell'abside il muro riportò 6 fratture verticali, la sua vòlta, il coro e 
l'arco, furono demoliti per i grandi guasti che vi erano; i muri laterali diretti NNW- 
SSE riportarono l'uno 4 l'altro 3 fratture; il campanile si inclinò verso WSW, e fu 
quindi demolito. 

La fontana (nuova), che ha conduttura di ci-eta, perdette l'acqua: al principio di 
febbraio 1895 non ne era tornata che pochissima e torbida. Presso il letto del fiume 
Mesima si è prodotto una frattura del terreno larga un palmo. 

La scossa delle ore 6. 30 del 16 novembre 1894 fu ondulatoria, quella delle ore 
18. 50 fu mista: nella notte furono contate 6 scosse. Il rombo precedeva le scosse. 
Il Capo stazione dice di non aver udito il rombo precedente la grande scossa, ma solo 
il rumore che la accompagnava, simile a quello di un tuono. Gli animali erano agita- 
tissimi. 

Un cacciatore del tasso, che era arrampicato su di un albero, cadde giù per la 
grande oscillazione della pianta. 

Nella Stazione poco distante dalla città e posta in basso, ma pur sempre sulla 
arena sciolta, non vi è alcuna lesione nel piano inferiore, nel superiore ve ne sono in 
tutti gli ambienti, talché dopo si trovò necessario applicare delle catene di ferro, 
fabbricati annessi, ad un solo piano, non hanno avuto alcun danno, eccetto un chiosco 
isolato (cesso) che è lesionato. » 

Una casa attigua alla stazióne, di costruzione recente non ancora finita, ha avuto 
gravi lesioni; nel muro rivolto ad W vi è una frattura obliqua a 45^, rivolta verso sud, 
la quale si estende a tutto il piano superiore. 



38 

Le fratture e la caduta degli oggetti in Rosarno s'accordano abbastanza a dare 
la dii-ezione principale delle oscillazioni N-S. Le fratture oblique indicherebbero 
l'ipocentro a sud di Rosarno, come è realmente. 

Sant'Anna. 

Borgata di 800 abitanti situata in piano, al contatto della marna col cristallino, 
fondata sul gneiss disaggregato. 

Case per la maggior parte costruite di mattoni crudi, sassi rotondi, e fango 
invece di calce. 

Su circa 100 case che alloggiano 100 famiglie ve ne furono 11 interamente 
rovinale, 20 a 30 mezzo rovinate, tutte furono più o meno lesionate. Parecchi muri 
sono strapiombati verso SE. 

Chiesa di SanVAnna (vecchia) di costruzione antica, poco regolai'e : è molto - 
lesionata: un grosso ornamento di granito è caduto a m. 1. 50 ad W dal pilastro 
laterale al frontpne che lo reggeva. Nell'abside vi sono due gravi lesioni la cui con- 
giungente ha direzione a NE-SW. 

Chiesa nuova ristaurata da recente; ha lesioni nuove, ed altre anteriori al terre- 
moto, in tutte le direzioni : sono gravi quelle della facciata diretta N 50° E, nel muro 
laterale diretto N 40° W, nel muro d'abside secondo la tangente WSW-ENE, e nella 
cupola, la cui volta altissima di mattoni in taglio è in paite caduta; il campanile in 
costruzione è fratturato in entrambe le direzioni N 50'' E e N 40° W. La croce sullo 
stesso, che stava nel piano N 50° E, si inclinò verso sud. 

Fra le case private è notevole quella di Laganà in via San Pietro, la quale 
rovinò completamente sul proprietario col suo gregge, ma poi egli ne uscì salvo 
(Fig. 6. Tav. I). 

La scossa, dice l'Arciprete, è stata avvertita generalmente nella direzione E-W od 
ESE-WNW. . 

Il vicino Ponte di Piania (?) ed il vicino, mulino situato in fondo al torrente non 
presentano alcuna lesione sensibile, forse per essere fondati sulla roccia, messa a 
scoverto dal torrente, e perchè il ponte specialmente, è di buona e regolare costru- 
zione in muratura. Anche gli altri ponti della regione mesosismica non presentano 
visibili lesioni. 

Santa Cristina cL*A.spronionte. 

Borgata di abitanti 2100 (cens. 1881), costruita dopo il terremoto del 1783, 
che aveva distrutta completamente la borgata dello stesso nome. 

È situata su di un'altura a 500 metri sul mare, in terreno alluvionale incoerente, 
formato di sabbia e ciottoli. 

Case di cattiva costruzione in materiale promiscuo, con due o tre piani. 



39 

Chiesa parrocchiale. Ha tre navate, la lunghezza 47 metri, la larghezza 16 metri: 
le volte a crociera ed i pila^i non ebbero danni: vi sono gli archi di due finestre 
rotti nel piano E-W, la parete del fondo, che guarda E è spostata verso E; due quadri 
sono caduti giù dalla stessa parete; in un altare laterale, col fondo pure rivolto ad E, 
il tabernacolo ha girato da N per W a S. Il campanile minaccia di cadere. 

Casa Spadaro. Vi sono grandi danni: moltissime lesioni con prevalenza nel 
piano E-W; un tramezzo di mattoni in taglio nel piano superiore ha formato ventre 
verso W, poi cadde; nella libreria rivolta ad W i libri sono caduti ad W; in un 
armadio aderente alla parete N, la parte superiore fu sbalzata versò E, uscendo dallo 
incastro profondo 3 centimetri. 

Delle 460 case del paese 3 sono crollate, 80 sono da demolirsi completamente, 
alcune sono illese, specialmente al piano terreno, le altre si debbono riattare. In 
alcune case si osservano solai staccati dalle pareti fino di m. 0. 10, talché le travi 
non vi appoggiano più. 

Vi furono 6 morti, 3 feriti gravemente, parecchi altri leggermente. 

Furono costruite 22 baracche, ciascuna capace di contenere fino 70 persone, queste 
baracche furono destinate anche a spedale, chiesa, uffici, ecc. 

Secondo il Sindaco, la scossa delle ore 6. 15, fu accompagnata da rimbombo 
come di persona o cane che corresse sul soffitto da E ad W; alle ore 17 altra 
scossa che avvertì la popolazione; la scossa delle ore 18. 50 fu.sussultorja ed ondu- 
latoria E-W, preceduta da rombo : i cani ulularono contemporaneamente alla scossa : 
il Sindaco vide sollevarsi la polvere dal pavimento della sua casa; nella notte 
seguente altre 8 scosse, di cui forte quella alle ore 23. 30: una mula scalpitava prima 
di ogni scossa, ed i galli cantavano. 

Il brigadiere signor Pompeo Siminiato, uomo coraggioso che molto si distinse 
nel prestare soccorsi, prima della grande scossa era seduto al tavolo: avvertì il ter- 
remoto, prima sussultorio e poi ondulatorio E-W: un lume sospeso oscillava larga- 
mente nella direzione E-W: un altro lume, posto sul tavolo, cadde verso W; allora 
uscì e vide oscillare i muri e l'inferriata della scala; non ha inteso il rombo propria- 
mente, ma come rumore di treno : nella notte sentì 1 1 scosse. 

Vi furono 5. morti ed alcuni feriti.' 

La scossa del 20 gennaio 1895, ondulatoria E-W, produsse altre lesioni. 

lì lungo parapetto di ferro nella piazza diretto, NNE-SSW ed i relativi pila- 
strini, non furono spostati. Nessuna lesione visibile nei grandi muri di sostegno della 
via nuova carrozzabile, diretta a Piatì per l'Aspromonte. 

Nei poderi del Sindaco si produssero fratture del suolo dirette N-S lunghe fiao 
metri 100, larghe 5 a 6 centimetri, che poi si rinchiusero. 

La direzione E-W delle scosse è dunque ben accertata, d'accordo con quanto 
osservaronovgli abitanti. 

Si ruppe l'acquedotto, ma non vi fu alcuna alterazione delle acque precedente il 
terremoto. 



40 

(G. G.) Lubrichi (sotto comune di Santa Gristina). Borgata di 160 case: fu molto 
danneggiata: 17 case crollarono parzialmente o totalmente, 38 furqno rese inabita- 
bili : tutte le altre hanno bisogno di riparazioni. 

Ghiesa parrocchiale ; lesionata gravemente. 

La gente si rifugiò in 8 baracconi. 

Vi fu un morto, altro persone rimasero sotto le rovine, ma furono salvate. (M). 



Santa Buf enaia. 

■ 

Gitta con abitanti 5900. La parte alta, detta Petto, è costruita sul pliocene for- 
mato da marna compatta, tenace. La parte bassa sta sul quaternario, costituito da 
sabbia gialla e detrito sciolto {talus della montagna): è costruita sulle rive franose 
del torrente Marino, che la divide in due: ha sofferto maggiormente. Le case sono 
di mediocre costruzione in pietrame, ciottoli e mattoni; pavimenti sostenuti da solai, 
copertui'e in tegole, piani in numero di 3 a 4. 

Tutte le case sono gravemente lesionate, molte rovinate (Fig. 2, Tav. II). 

Cattedrale. Grandi fratture nei muri laterali diretti N-S: pilastro rotto orizzon- 
talmente; c^'oUata la chiusura semicircolare di un arco, fatta di mattoni in. taglio 
col piano E-W: cadute le tavole dal soffitto a cassettoni. Il campanile si è indi- 
nato verso NE: le campane suonarono; si fermò l'orologio, il cui pendolo oscillava 
nel piano EW. La croce superiore della chiesa si è girata da E a W.per nord (M.), 

Chiesa parrocchiale al Petto (Fig. 1, Tav. III). Al primo movimento sussultorio 
cominciarono le lesioni della chiesa, quindi vi fu calma: poi l'altra scossa mista 
completò la rovina: cadde in paiate la fronte diretta E-W, che poi fu demolita del 
tytto. Gadde tutto il tetto e la navata sinistra, la destra fu per modo lesionata che 
si dovette demolire; il campanile, di costruzione molto migliore in mattoni, ebbe 
solo alcune fratture, non molto gravi nelle faccie E-W. 

Chiesa del Purgatorio (Fig. 3 e Fig. 4, Tav. II). Il timpano diretto NW ribaltò a 
metri 6 dalla fronte nella direzione NE; fratture oblique di 45'' piegate a SW sul 
muro laterale di destra: altre fratture in tutte le parti; cadute le volte di can- 
nicciato; crollato l'angolo rivolto a sud; campanile squarciato e rovinato in parto 
(Fig. 2, Tav. Ili); il materiale è stato gettato ad Est; il lato sinistro con navata 
coperta da cannicciato, ha sofferto meno dal lato destro, formato da parete semplice 
con pilastri ed archi. 

Chiesa del Rosario: il frontone della facciata, che fu pqi demolita', ribaltò verso 
N; fratture verticali, gravi, nel muro d'abside, malgrado i contrafforti di cui era 
munito: crollata la volta dell'abside; le campane caddero sull'organo, cioè verso E. 

Casa Fimmanò, posta nella parte alta del paese: ha da per lutto lesioni, ma 
poco gravi, quantunque sia costruita sul pendìo: però ha larghe e solide fonda- 



s. 



41 

menta; la cucina sotterranea, scavata nella marna, è coperta da volte con grandi 
archi che non furono lesionati: le persone che vi si trovavano non avvertirono la 
scossa! Gli oggetti caduti nella casa indicano direzioni diverse delle scosse, preva- 
lentemente quella di N-S. 

Casa Cinto. Si è ribaltato un muro diretto NE-SW: un muro mediano si è ab- 
bassato di metri 0. IO; sono caduti dei ti'amezzi baraccati, aventi la direzione ESE- 
WNW; una volta di tubi vuoti d'argilla è "crollata interamente. 

In una casa di 4 piani, armata di catene, nel muro diretto N 60** W vi sono 
fratture oblique, inclinate di òO^ verso. Nord. ^ 

Nel negozio di un barbiere una lampada usci verticalmente dal suo sostegno. 

Nella farmacia molte bottiglie ed altri oggetti caddero nella direzione N-S. 

Il Parroco dice che la direzione 'del movimento principale fu NW-SE. 

Al 16 novembre 1894, oltre la scossa delle ore 6. 15, ve ne fu un'altra alle 
ore 17 più leggera; quella delle ore 18.50 ^u forte per alcuni secondi, poi sembrò 
cessare, e quindi riprese fortissima, mista e vorticosa* Così accadde che parecchi 
poterono uscire dalle case dopo il primo movimento, e giunti all'aperto sentirono 
la seconda scossa e videro le case dislocarsi e squarciarsi in un nembo di polvere ; 
il terremoto cominciò col rombo. Secondo il Sindaco, cav. Fimmanò, nella notte vi 
furono altre scosse colla direzione NE-SW: fu forte specialmente <iuella delle ore 
23. 30; la scossa alle ore 2. 10 del 17, produsse altri croUamenti e fu in due ri-^ 
prese; quella delle ore 5 fu meno forte. 

Vi furono 7 morti, 42 feriti gravi, moltissimi contusi. 

Tutti abitano ancora in baracche od a pianterreno (5 gennaio 1895). 

Si è costruito poi un esteso villaggio di baracche (settembre 1895). 



(G. c.) San G^iorgio Morgeto. 

Città di 5200 abitanti. Quasi tutti i fabbricati hanno avuto delle lesioni. Stanno 
sul granito. 

Antica casa Baroìiale. Col recente terremoto le lesioni precedenti si sono sover- 
chiamente accentuate, ed il tetto specialmente trovandosi in cattive condizignì, 
spinge contro i muri, i quali perciò si sono resi pericolanti. Si è proposto la. de- 
molizione e la ricostruzione del tetto, di parte del muro, nonché la chiusura dei 
vani delle finestre. 

(G. c.) Sant'Ilario. 

NelPabitato di Saiifllano, che ha 1600 abitanti, le case danneggiate sono 50, 
delle quali 1 3 sono state in tutto e in parte demolite, presentando pericolo. 

A Condojanni le case danneggiate sono 18, delle quali 5 furono demolite per 



42 

sicurezza del pubblico. Il dannò maggiore lo hanno risentitola Casa comunale, e 
le due chiese parrocchiali; complessivamente, da una stima sommaria è risultato 
che per riparare a tutti questi danni in ambedue gli abitati, occorrerebbe una spesa 
di circa lire 17,000. 

(G. C). San Pier B^edele 

Il Colnune è posto in parte sul granito, in parte suiralluvione quaternaria ed in 
parte sulla sabbia del Pliocene superiore. La borgata ha 4fOO abitanti. Nel comune 
di San Pier Fedele e nella sua frazipne Garapoli, il numero delle case rese inabi- 
tabili totalmente è, di 8, e si stima che possano avere in complesso il valore di 
lire 1500; e le case danneggiate, ma non rese totalmente inabitabili, sono 48: 
l'importare dei danni si giudica in lire 6500 circa. I comuni di Caridà e di San 
Pier Fedele, debbono 4 danni subiti specialmente al loro cattivo stato prima del 
terremoto. Le chiese-^di regio patronato, essendo costruite in muratura regolare, 
hanno meglio resistito alle scosse. 

San Procopio. 

Borgata di circa 1500 abitanti, posta su di altipiano a circa m. 330 sul livello del 
mare in terreno postpliocenico di arenaria, sabbia gialla e ghiaia, quasi o totalmente 
sciolta, sovrapposto alla marna, e quindi poco resistente ed instabile. 

Costruzione delle case pessima cori fondamenta insufficienti, materiale vario, cioè 
mattoni cotti o crudi, pietrame, ciottoli: malta cattiva di calce, fango e sabbia locale 
terrosa. Parecchie case sono baraccate, cioè hanno ossatura di legname, male disposta; 
il numero dei piani è generalmente di uno o due. rai-amente di tre (Fig. 1, Tav. IV). 

9 

Per la cattiva qualità del suolo, per la pessima costruzione dei fabbricati e per la 
grande intensità del terremoto, qui i. danni furono massimi: tutte le case furono rese 
inabitabili, quasi tutte rovinarono parzialmente o totalmente, o fumno per necessità 
demolite; insomma il paese è ridotto in un orribile cumulo di rovine, ove si aggi- 
rano i miseri abitanti smarriti, senza tetto, senza occupazioni, e parecchi purtroppo 
senza pane! 

Casa municipale. È rimasto in piedi quasi solo il muro di facciata: cadde il muro 
laterale diretto NW, il muro di fondo, il tetto ed i solai. 

Chiesa parrocchiale. Vi sono lesioni nei muri laterali diretti E-W, più gravi nel- 
l'abside circolare al luogo ove la tangente ha la direzione SE-NW: Tarco dell'abside 
stessa è rotto in alto ed ai piedi: rotti, anzi sgretolati i muri laterali contro cui si 
appoggia: invece ha resistito la volta sferica in mattoni: è danneggiata la decora- 
zione dell'altare maggiore. La statua della Madonna cadde giù - dalla nicchia verso 
WSW. La chiesa è dr costruzione abbastanza solida, per la maggior parte in mat- 
toni, fatta 40 anni fa (Fig. 4, Tav. III). 



y 



48 

Chiesa delV Addolorata. Posta su di una balza all'orlo di un pendio ripidissimo 
a NW (Fig. 3); è caduta la parte superiore della facciata, che guarda a SE, col cam- 
panile: la campana dall'altezza di circa m. 15 fu scagliata alla distanza di 2 metri dalla 
sua verticale verso «ud e ad 1 metro in fuori dalla facciata; lo stipite destro e l'ar- 
chitrave in pietra di decorazione della porta maggiore caddero verso SE. Rovinarono 
"per i primi entrambi gli spigoli N ed W, sovrastanti il dirupo, ma rimase in piedi, 
quantunque strapiombato, gran parte del muro di fondo ridotto a forma di trapezio. 
Si produssero lesioni minori anche nei muri laterali, cadde anche la porzione del tetto 
sovrapposta alla parte posteriore della chiesa. Al momento del terremoto la chiesa era 
gremita di gente, si dice 500 persone: la rovina cominciò allo spigolo W, e fu pro- 
gressiva, talché la maggior parte della gente potè fuggire: restarono sepolte sotto le 
rovine e vi perirono 35 persone, specialmente donne, che stavano sotto alla parte di 
tetto che cadde, o perchè afifollate contro la porta per fuggire, quando nella seconda 
• fase del terremoto cadde su di esse la parte superiore della facciata e parte del tetto. 

Chiesa del Rosario. Gravi lesioni nei muri di perimetro: fratture orizzontali nei 
pilastri delParcone d'abside. Caduto il piccolo campanile con porzione del frontone 
su cui era costruito; una campana cadde in dentro verso SW. Una statua s'inclinò 
verso NW, ma poi si raddrizzò. 

Case particolari. Sarebbe impossibile una descrizione particolareggiata degli in- 
numerevoli danni e rovine prodotte dal terremoto in questo infelice paese: e inoltre 
per l'irregolare e cattiva costruzione dei fabbricati sarebbe difficile ricavare qualche 
dato positivo (Fig. 1 , Tav. IV) ; indicheremo solo alcuni effetti più notevoli. 

I muri esterni e specialmente quelli di prospetto, perchè costruiti con maggior 
cura, talvolta hanno resistito, mentre gli altri muri e specialmente quelli di tra- 
mezzo interni, sono generalmente rovinati. 

Nel vico Campanaro, diretto E-W, tutte le case caddero formando un mucchio 
di rovine, ove rimasero sepolte 4 persone: due morirono e due poterono uscirne e 
salvarsi; in tutto vi furono 48 morti e 80 feriti, di cui 25 gravi. 

Le case poste nell'estremo sud del paese hanno sofferto meno, perchè fondate 
sull'arenaria compatta. 

In un piccolo corpo di fabbrica isolato, al terzo piano caddero nettamente le 
parti laterali rivolte a nord e sud e rimasero in piedi l'altre due, che poi furono de- 
molite. 

In diverse case che hanno le mura esteme illese, si osserva uno spigolo staccato, 
molto probabilmente dalla spinta del tetto sul legno murato nello spigolo che fa da 
pilastro. 

Una casa di antica, ma buona costruzione in niattoni, quantunque sovrasti ad una 
fontana pubblica, per cui è probabile che l'acqua abbia rammollito il terreno frano- 
sissimo su cui è fondata, ha le mura esterne in buono stato. 

Nella detta fontana l'acqua mancò al tempo del terremoto, ma poi tornò. 



44 



Soldo. 



Borgata di 1300 abitanti (cens. 1881), posta su debole pendio di terreno sciolto 
di argilla e sabbia. Case in generale di povera e cattiva costruzione in pietrame 
e malta mediocre; alcune sono baraccate; piani 2 a 3. 

Chiesa Parrocchiale. Lunga metri 28, larga 9, Cadde la croce, la palla e la punta 
del frontone su cui era impiantata dall'altezza di circa metri 12, deviando dalla 
verticale di metri 4.5 verso N; lesioni al muro d'abside: pezzi di volte e di cor- 
nice caduti per la scossa sussultoria; sugli altari le palme sono cadute a sud. 
La sommità del campanile è rovinata verso W, insieme alle campane; gli archi- 
volti sottostanti sono rotti. 

Palazzo Soffre. Di costruzione barocca: si è aperto uno spigolo. 

Casa Farci. Lesionata in varie parti. 

Quasi tutte le case sono più o meno lesionate, specialmente nel quartiei-e San 
Nicola j ove quasi tutte sono puntellate; alcune illese, fra cui una di 3 piani, in- 
catenata. Un piccolo fabbricato è caduto. 

Alle ore 6. 15 del 14 novembre 1894 scossa mista non forte, altra alle ore 17 

• • 

leggera; alle ore 18.50 fortissima; nella notte continue scosse; si dice in nu- 
mero di 42; forte quella delle ore 1.30, ultima alle ore 2 del 17. Rombo prima 
della grande scossa : poi insieme al leiremoto ramore come di tuono. 1 buoi ed 
i muli non mangiavano e cercavano di scappare; i cani ed i galli strillavano: cosi 
anche nei terremoti successivi, che erano misti. 

Santa Giorgia (frazione di Scido): Piccola borgata posta su di un pendio di 
gneiss decomposto. 

Case tutte più o meno lesionate, specialmente nell'interno, poche all'esterno, 
alcune puntellate, nessuna crollata. Furono specialmente danneggiate la casa del 
Sindaco ed una casa in costruzione, ma non in modo da pericolare. 

La scossa del 16 novembre alle 18. 50 dai paesani fu avvertita come sussul- 
toria, preceduta da rombo. 

L'acqua della fontana pubblica diminuì. 



Città di 3900 abitanti: fu ricostruita dopo il terremoto del 1783, a SW ed al 
confine della città distrutta, e più in alto, su di un dorso isolato, a circa metrì 280 
sul livello del mare. 

11 piano della città è regolare: le vie si tagliano ad angolo retto ed hanno le 
direzioni NNW-SSE, ENE-WSW. Sta sul terreno arcaico, formato di gneiss e mi- 
caschisti. Però l'ampia piazza centrale trovasi al luogo di un orto irriguo ed è 
formata da teiTeno di trasporto. 



45 



11 modo di costruzione delle case in generale è cattivo o pessimo: il materiale 
usato è pietrame informe c6n mattoni, o ciottoli, calce scarsa, arena terrosa: i 
pavimenti sono sostenuti da legname: del legname è anche interposto alla mu- 
ratura, formando un sistema di baraccamento mal combinato, dannoso, anziché 
utile alla resistenza delle fabbriche. - 

Le case hanno ordinariamente 2 a 3 piani. 

I. danni agli edifizi, anche meglio costruiti, sono generali e gravissimi, incon- 
trandosi ad ogni passo fabbricati più o meno completamente squarciati, rovinati, 
puntellati, che poi neirinterno sono orribilmente sfracellati. 

Però il quartiere allo, fondato direttamente sulla roccia, ha sofferto minori 
lesioni, invece nelle case poste a valle della via Carlo V, e che comprendono ^'5 
della superfìcie della città, si hanno i maggiori danni, massimi nel rione Mortara. 

Cattedrale. È di grandiosa costruzione coronata da una vasta ed altissima cu- 
pola, il prospetto è rivolto ad oriente. Nell'interno vi sono gravissime e numerose 
fratture, anche orizzontali, nelle pareti, nei pilastri, nell'arcone e nella volta di 
mattóni in piano, di cui una parte sulle navi laterali' cadde; il gradino deiraltare 
maggiore si è spostato e ripiegato, indicando cedimento del suolo. Airesterno vi 
sono pure lesioni e distacco della facciata verso Est: (Fig. % Tav. IV) in essa 
vi è frattura nell'arco deirocchio di bue superiore; la croce di ferro, pesante 7 quin- 
tali, e la sottostante palla si sono inclinate girando verso Est di circa 45^ Nell'in- 
terno due statuette caddero verso Est rompendo. il marmo della mensa sottostante 
ed uccidendo due ragazzi. 

Chiesa di SanV Antonio. Dal campanile, posto sopra ed al lato destro della fac- 
ciata diretta a WNW-ESE, la campana venne lanciata nella direzione Sud a circa 
metri 5 dalla verticale. 

Obelisco della Croce delle Basiliane (Fig. 3). La croce era orientata, rivolta a Nord, 
ed analogamente lo era il monolito superiore F Q' (Fig. e) in forma di piramide 
quadrangolare: questo si è spostato alquanto indietro verso 
Sud, ed ha rotato da Nord verso Est a Sud, cioè nel senso 
degli indici di un orologio, di circa 20° rispetto la base PQ\ 
lo spostamento massimo di uno spigolo Q Q' è m. 0. 090; 
anche la parte superiore della base si è spostata leg- 
germente allo stesso modo; si deve notare che un perno di P'^ 
ferro, passante per l'asse del monumento, ne ha impedito 
la caduta, ma ha permesso i movimenti di rotazione. 

Fontanella della Piazza. Complessivamente ha la forma 
di un parallelepipedo rettangolo, coi lati della base minori dell'altezza, che è circa 
un metro; è girata alquanto sulla base, da Nord verso Est a Sud, come l'obelisco 
predetto: le altre tre fontanelle eguali, poste agli altri angoh della piazza, non 
furono spostate. 




Fig. e 



46 • 

Ospedale. E un antico fabbricato che tino al 1783 serviva di prigione, ed in 
quel terreYnoto sofferse pochissimo: in questo invece ha sotlerto moltissimo: tutti 
i muìi sono fratturati gravemente; però non si ebbe alcuna vittima perchè gli 
ammalati fuggirono tutti. Un fabbricato vicino nuovo, di buona costruzione non 
sofferse nulla. 

Badìa. Vecchio editìzio in rovina, abbandonato; il terremoto vi produsse solo 
la rottura e caduta di due archi superiori isolati. 

Fra gli edifizii particolari che subirono danni più signiiicanti dal punto di vista 
sismologico, citiamo i seguenti: 

(■asa del Sindaco. Di buona costruzione: presenta tre grandi fratture nel 
lato E'W. 

Casa Marzano. Un muro interno è rimasto sensibilmente piegato colla conves- 
sità WSW, e diversi altri muri interni caddero verso ENE (M). 

Casa Zangara. Ha una grande frattura inclinata di 40' verso W colla verticale 
in un muro che giace nella direzione E-W; l'interno è tutto rovinato. 

Palazzo Coltiva. Lo spigolo . che guarda SE è staccato con due fratture per 
ciascun lato. 

Casa Giofrè. Caduto lo spigolo che guarda a SE (Fig. 4). 

Casa Palazzone (Fig. 5) e vicine. Presentano un gruppo di spaventose rovine. 

Il terremoto fu violentissimo con alternative di moto ondulatorio e sussultorio 
e secondò alcuni anche vorticoso; si ritiene generalmente che la direzione delle 
oscillazioni sia stata NVV-SE, che accorderebbe coU'efifetto del distacco di spigoli 
di case rivolti in quelle direzioni, mentre invece l'inclinazione della croce della 
cattedrale e la caduta della campana di Sant'Antonio, entrambi verso sud, indi- 
cherebbero la direzione prevalente N-S. 

Tutti dicono che il rombo, simile a tuono lontano, ha preceduto ed accompa- 
gnato la scossa. 

Tutti gli abitanti fuggirono dalle case e si rifugiarono in baracche; anche 
un anno dopo pochi erano ritornati ad alloggiare nei piani terreni, ed esistevano 
ancora molte baracche. 

Nella chiesa parrocchiale, ove affluiva la folla per vedere la Madonna che fa- 
ceva il miracolo di aprire e chiudere gli occhi, e le lampade che si accendevano 
e si spegnevamo da sole (!), parecchie persone furono colpite dalle volte, che 
cadevano, 

Sinopoli. 

Città di 3400 abitanti (censimento 1881), posta su pendio vario, in terreno di 
marna bianca pliocenica, tenace. 

I fabbricati sono di costruzione generalmente mediocre in pietrame e mattoni 
cotti ed anche crudi, calce discreta, sabbia cattiva; i pavimenti sono sostenuti da 



retto NW-SE, caddero verso Nord ; quelle contenute in altra vetrina appoggiata ad un 
muro diretto NE-SW, caddero verso Sud. 

Sinopoli inferiore o vecchio. È posto sull'altra riva del torrente Jacone, in luogo 
più basso ma su di una rupe isolata, scoscesa, di gneiss e micaschisto poco friabile: 
inoltre le case sono generalmente in legname, quindi hanno sofferto assai poco: ma 
anche quelle in muratura sono state poco danneggiate; una sola dovette demolirsi. 

La scossa delle ore 18. 50 fu fortissima, accompagnata da rombo; qualcuno allq. 
fine la percepì come vorticosa (M.). 

Vi fu solo un morto, Taccendilume, per la caduta di un cornicione (M.). 



Terranova. 

Borgata di li200 abitanti, costruita dopo il terremoto del 1783, in sostituzione 
di quella distrutta: è posta su di un'altura in terreno quaternario, sabbioso, sciolto. 
Fu edificata secondo le prescrizioni governative, emanate sotto l'impressione e l'am- 
monimento di quel terribile terremoto, cioè con strade larghe, regolari (V. Foto- 
grafia della Via Roma), e case di un sol piano; ma, passata la paura, le case 
furono innalzate a 2 od anche 3 piani. La costruzione generalmente ò mediocre, 
e come materiale prevalgono i ciottoli. 

Tutte le case riportarono lesioni, 30 furono demolite totalmente o parzialmente, 
20 puntellate, nessuna è caduta. Parecchie lesioni apparvero qualche tempo dopo 
la grande scossa. 

Chiesa Madre. È lunga metri 28, larga metri 19; ha tre navate. Presenta una 
grave lesione in chiave all'arcone dell'altare maggiore, che è nel piano N-S, per 
modo che dovette essere solidamente puntellato, ed anche negli altri archi diretti 
N-S, vi sono lesioni, come pure nel muro laterale diretto E-W. 

In una casetta ad un solo piano è caduto lo spigolo rivolto ad ENE. 

AJle ore 6. 15 del 16 novembre 1894 vi fu una scossa ben sensibile che sve- 
gliò tutti. > ore 17 vi fu un'altra scossa non avvertita da tutti. Alle ore 18.50 
terremoto fortissimo, lungo, misto, con rombo terribile, cupo, prolungato, come 
tuono lontar\o. Lo scuotimento dei fabbricati era tale da rendere diffìcile il cam- 
minare. A ore 23. 30 altra scossa forte con direzione E-W, nella notte successiva, 
-16-17, furono contate 13 a 15 scosse. 

Furono costruite 24 baracche. 



Tresilico. 

Borgata di 1500 abitanti, posta a metri 300 sul livello del mare, su di una 
lunga altura (insieme ad Oppido), con lieve pendio rivolto a NW, su terreno qua- 
ternario, sciolto, risultante da sabbie ed argille sabbiose. Fu riedificata sui i-uderi 



49 

causati dal terremoto del 1783. Le case sono di costruzione cattiva, in pietrame 
e ciottoli con calce scarsa e fango, fondamenta poco profonde, con un numerò di 
piani che arriva a tre ed anche a quattro. Parecchi fabbricati sono baraccati 
(Fig. 3, Tav. V). . . . 

Quasi tutte le case furono danneggiate, pìirecchie gra veniente, uiàa dozzina 
rovinarono o furono demolite: una sessantina sono puntellate o si debbono pun- 
tellare. 

Chiesa Madre. Nel 1783 fu rasa al suolo e ricostruita nel 1797 sulle stesse 

... .••--■' 

fondamenta: la parte posteriore fu rifatta solo 50 anni fa in cattiva costruzióne ; è 
lunga metri 32, larga 8. Cadde la cupola deirabside e la volta, entrambe di cahiie 
e gesso: vi sono lesioni nei muri perimetrali diretti N-S: Tarcone dell'altare mag- 
giore e la facciata diretti E-W non hanno che lesioni leggere: il tetto del coro fu 
demolito dopo, perchè le pai-eti che lo reggevano presentavano gravi lesióni e si 
dovettero pure demolire. 

L'orologio, il cui piano d'oscillazione è E-W, si fermò: ciò indica per direzione 
prevalente delle scosse N-S, come risulta anche dalle maggiori lesioni della t^hiesa 
nei muri di questa direzione. 

* 

Anche si fermò nella casa dell'orologiaro meccanico signor Carrà, roròlógio di 
Varapodio che era in riparazione presso di lui, e postò col piano d'oscillazione 'diretto 
ÉNE-WSW: il pendolo spinto dal terremoto in direzione pressoché perpendicolare, 
che poteva essere circa N-S, usci dalle caviglie impellenti dello scappamento. 

Chiesa del Borgo. Di costruzione nuova, incompleta, ma buona, non sóflférse 
alcali danno. 

Casa Carenzi, In un muro diretto a ENE-WSW vi è una frattura obliqua in- 
clinata di 70^ verso E: in altro muro diretto NNW vi è una frattura inclinata di 45^ 
verso W, con distacco del detto muro verso Est. Altre fratture oblique nel muro 
di una casa, diretto NW-SE. 

Magazzeni Grillo. Ad un sol piano : non furono danneggiati. 

Angolo di una casa rivolto a NW rovinato. 

In una casa si osserva lo strapiombo grave di un murò baraccato (V.' Fotografia). 

Alle ore 6. 15 ed a ore 17 del 16 novembre 1894 vi furono scosse leggère; 
quella delle ore 18. 50 fu forte, sussultoria ed ondulatoria e vorticosa, secondo 
la impressione dei paesani; vi furono 11 altre scosse nella notte; quella delle 4.' 30 
del 17 noveml?re, fu fortissima, e determinò la caduta di alcune case. 

II rombo fu forte e precedette la grande scossa. Si notò canto insistente dei 
galli dalle prime scosse del mattino in poi. 

I cavalli della vettura postale di Gioia, entrando in Tresilico pochi istanti prima 
della grande scossa, si arrestarono, e sferzati fecero precipitare la vettura: la gente 
accorse, uscendo dalle case, e così molti si salvarono. 

Vi furono 11 persone ferite leggermente. 



è 

Sì dice che al momento del grande terremoto vi era una luce in alto a greco (NE). 

In principio, dopo il terremoto, tutti dormivano fuori: dopo due mesi sono abi- 
tati alcuni piani terreni, e si dorme nelle, baracche. 

Castellana (vicina borgata) vi furono ^ gravi danni nel villaggio: cadde un muro 
che uccise marito, moglie ed una bambina: un bambino fu salvato. 



Varapodlo. 

Borgata di 2500 abitanti (censimento 1881), posta su pendìo leggero, rivolto 
a Nord, a 200 metri sul mare, in terreno sciolto, quaternario, formato di sabbia, 
argille sabbiose e conglomerati. 

La costruzione delle case è mediocre, in pietiame informe e mattoni, con fon- 
damenti superficiali: i fabbricati hanno 2 e 3 piani, però generalmente ove era 
un 3** piano, questo sofifrì gravi danni. 

Chiesa di San Nicolò. Ha la lunghezza di 29 metri e la larghezza di 16 metri: soffri 

lesioni negli archi diretti NE-SW e nel muro diretto NW-SE. Il crocefisso dell'ai- 

tare maggiore fu colpito da un pezzo della cimasa del quadro dell'abside che sta 

indietro metri 1.50: la direzione della caduta è vèrso NW. I quadri sospesi della 
chiesa non si sono spostati. 

Casa Consolato Orso, Si •è staccato nettamente lo spigolo diretto ad W, e nel 
muro diretto NE-SW vi è una frattura obliqua, inclinata di 50*^ verso SW (V. fo- 
tografia). 

In altre case si osservano distacchi dei muri verso NW. ^ 

In una casa cadde un pezzo di cornicione verso NE. 

Alle ore 6. 15 del 16 novembre 1894 vi fu una scossa debole, avvertita quasi da 
tutti: alle ore 17 non fu sentita alcuna scossa; quella delle ore 18.50 dicesi sia 
stata mista, forte, e che i cavalli scalpitavano poco prima. Si ritiene che la prima 
direzione del movimento sia stata NE-SW, nella seconda fase NW-SE (M.). 

Il vice-pretore al principio della grande scossa era presso la fontana pubblica : 
percorse 10 passi verso casa sua, e gli cadde da 6 metri di altezza il cornicione 
di una casa, davanti ai piedi: lo oltrepassò e dopo altri 12 passi, gli cadde davanti 
un altro cornicione dall'altezza di 10 metri. Ciò indica, scuotimento sussultorio. 
. Nella notte dal 16 al 17 si contarono 9 scosse, fra cui fu fortissnma, ondu- 
latoria, quella delle ore 23. 30. 

§ 3. — Circondario di Gerace. 



Villaggio di 1400 abitanti, situato su ripido pendio rivolto a sud: terreno 
Oligocene (?), costituito da arenaria grossolana con lignite. Case di costruzione 



51 

piuttosto buona in pietra arenaria calcare, abbastanza resistente, e buona calce: 
pavimenti sostenuti da travi: coperture in tegole: uno a due piani. ^r 

Parecchie case lesionate, però buona parte del paese non ha avuto danni,. 

Chiesa di San Basilio. Era in cattivo stato anche prima del terremoto, fu 
molto danneggiata, cadde il tetto: si dovè demolirla. 

Casa V. Sansalone. Cadde il tetto di una camera superiore, e quindi se ne de- 
molirono i muri; inferiormente si è aperta una volta. 

L'acqua della fontana è diminuita, ma ritiensi dagli abitanti piuttosto per caiisa 
della siccità, che del terremoto. 

La scossa principale del 16 novembre 1894 fu ondulatoria NNIi-SSW, assai 
forte, senza rombo; produsse panico generale; nella notte scosse più leggere: 
agitazione degli animali al momento delle scosse. 



(G. c.) Ajitoniinina. 

Il comune è posto in parte sul granito ed in parte sulla arenaria del Miocene 
inferiore. L'abitalo ha 1800 abitanti e trovasi su di una roccia arenaria durissima, 
ma le case sono m^l costruite; quelle di due o tre piani difettano di fondazioni, 
una parte dei muri è costruita a secco o con pietre cementate da fango; gli 
architravi delle porte e finestre sono formati con tavole di legno o con pezzi di 
pietra mal tagliata, e spesso non cementati fra loro. Per queste ragioni il terremoto 
del 16 novembre ha prodotto tali lesioni, che venne riconosciuto necessario lo 
sgombro e la demolizione totale di 4 case, per misure di sicurezza pubblica, 

La ricostruzione di ciascuna importerà approssimativamente la spesa di circa 
lire 200. Degli altri fabbricati le maggiori' riparazioni, occorrono alla co^a cowiuwa/^, 
per lire 500, a quella di N. Giovinazzo per lire 300, di G. Miniano,. per lire 150, 
di G. Pelle, per lire 100, di Varocalli Maria per lire 150, ed infine per altri 24 
proprietari le riparazioni occorrenti variano dal minimo di lire 15 al massimo di 
lire 75. Il danno generale ammonta a lire 3842. 

Chiesa parrocchiale. In grazia della sua accurata costruzione e della bontà della 
calce, non ha subito il benché minimo danno. 



Axdore Superiore. 

Antica città di 3500 abitanti, costruita su di una altura in terreno pliocenico, 
fra due vallate. Case di costruzione» generalmente vecchia e cattiva in arenaria 
friabile, ciottoh, pietrame, mattoni, con malta di quasi solo fango: intonaco di 
calce e gesso o nullo: case migliori con più calce; pavimenti sostenuti da volte 
di mattoni e gesso, alcuni da legname: piani uno a due. Parecchie case vecchie 
diroccate furono abbandonate, anche prima del terremoto, come succede general- 



-i-.« 



62 

mepte in questi paesi al^i, che si tende ad abbandonai'e ; il terremoto ne ha scre- 
polate e fatte cadere alcune altre. 

Castello. Antico, diroccato prima del terremoto. 

Cattedrale. Di pessima costruzióne in ciottoli, arenaria e mattoni disordinati 
con molto fango e poca calce; è caduta porzione della volta in gesso nella parte 
centrale: lesioni spe^cialmente nei muri diretti NE-SW. 

Chiesa di San Rocco. Caduta porzione del cornicione del soffitto: fratture nei 
muri e nell'arco dell'altare maggiore. 

Scossa fortissima, mista, preceduta da rombò, come passaggio di treno; pro- 
dusse grandissimo panico ; fu presentita dagli animali. 



A^rdore Inferiore. 

Borgata costruita recentemente, non lungi dalla spiaggia, in piano; terreno 
recente, costituito da alluvione, incoerente. 

Costruzione comune delle case, come in Ardore superiore: gli edificii migliori 
in mattoni, sono meno danneggiati. 

Chiesa del pozzo. Avendo sofferto molto, specialmente nel tetto, fu abbassata 
e fatto il soffitto di legname. 

Stazione ferr^aria. Non ha lesioni esterne. 



Bov€ilino Inferiore 



Borgata di abitanti 3000, posta in piano su terreno alluvionale. 

Costruzione delle case generalmente poco buona, disordinata, in pietrame, ciot- 
toli e calce ; case povere in mattoni crudi (bresti) ricoperti d'intonaco. Pavimenti 
sostenuti da volte di getto, in gesso di Benestare con pietrame, oppure di mat- 
toni; ordinariamente due piani, talora tre. 

Casa comunale. Di antica e cattiva costruzione: è assai danneggiata nell'interno 
con molte e larghe fratture. 

Ospizio di mendicUà. Molto danneggiato; si sono dovute mettere catene per 
più di lire 300, 

Palazzo Maresciano. Lesionati tutti i capitelli delle 10 colonne di decorazione 
che sostengono il cornicione in due lati ; - volte dell'ingresso, a sesto ribassato, 
rotte tutte in chiave. 

Chiesa Matrice. Di buona e recente costruzione, non ancora decorata: non ha 

% 

avuto che minime lesioni. 

Chiesa delle Anime del Purgatorio. Di antica e pessima costruzione : è staccata 
in fuori la facciata yerso SE. 

Circa 30 case hanna lesioni di una certa entità, ed in direzioni diverse, per 



53 

« 

modo da richiedere l'applicazione di catene: quasi tulle le altre hanno lesioni più 
o menò leggiere. 

La Scossa delle ore 18. 50 del 16 novembre 1894 fu prevalentemente ondula- 
toria, forte, accompagnata come da sbuffi di vento; gli oggetti mobili traballarono; 
le galline, pochi minuti avanti, si agitarono; nella notte vi furono altre scossette 
non avvertite da tutti, non accompagnate da rombo. 

Bovalino Superiore. 

Borgata di pochi abitanti, quasi abbandonata, posta su di un'altufa su terreno 
di marna argillosa, che le acque stemprano, scalzando i fabbricati. 

Case di costruzione generalmente pessima ed antica, in ciottoli, mattoni e calce 
di Careri abbondante, oppure in bresti, oppure di pietrame e gesso di getto fra 
due tavole; pavimenti sostenuti da volte in pietrame e gesso di getto. 

Chiesa principale. Grandi lesioni nella facciata, specialmente dipendenti da co- 
struzione cattiva e poco omogenea: il campanile, di migliore costruzione, non ha 
visibili lesioni. 

Chiesa del Rosario. Stata restaurata poco prima del terremoto, non ha avuto 
lesioni esterne, • solo alcune interne. 

Le caise sono tutte lesionate, alcune gravemente; molte case mezzo diroccate, 
. sono abbandonate o trascurate, perchè si tende a lasciare il paese alto. 

Castello. La parte antica ha grandi fratture vecchie, alcune allargate di recente. 

La scossa del 16 novembre 1894 fu fortissima, mista, della durata di 17 se- 
condi, con rombo simile a forte folata di vento e rumore delle case : i maiali si 
agitarono e fuggirono dai porcili nelle strade, ove furono trovati dalla gente, 'che 
scappò più tardi dalle case. 

La gente si rifugiò in baracche, di cui esistevano ancora alcune un anno 
dopo. 

(G. c.) Bruzzano Zefflrio. 

Il comune è posto sulle arenarie del Miocene inferiore. La chiesa è abbastanza 
lesionata, pure non presenta imminente pericolo, perchè le lesioni che si riscontrano, 
. esistevano prima del tewemoto; solo ora sono un po' più accentuate, però si ritiene 
necessario per la sicurezza pubblica il diroccamento di una piccola cappella e del 
campanile, che sono ambedue addossati alla chiesa. La cappella è alta metri 7 ed il 
campanile solo metri 4 in più. Della chiesa poi il muro di prospetto, nella metà circa,, 
presenta una lesione alquanto marcata, ed anche agli angoli si vedono due lesioni, 
per cui il prospetto tende a distaccarsi dai muri laterali. Nel muro a destra, a 
metri 7 circa, riscontrasi una lesione che dalla cima giunge al pavimento, ed a sini- 
stra, quasi di fronte, altra meno sensibile, che dalla copertura giunge fino a metri 2 
dal pavimento. Si consiglia la demolizione parziale. 



54 

(G. c.) Oaulonla. 

m 

Il Comune è posto sopra un conglomerato pliocenico, sovrapposto al granito 
disaggregato. 

Chiesa parrocchiale. Sui muri, e specialmente lungo la parete della nicchia in 
fondo alla chiesa si riscontrano delle lesioni, le quali è verosimile esistessero prima 
del terremoto. Ad ogni modo esse sono di cosi piccola entità da non pregiudicare 
la stabilità dell'edilizio; per le riparazioni si prevede la spesa di lire 150. 

La scossa principale fu avvertita generalmente: ebbe la durata di 15 secondi e la 
direzione E-W. 

O-erace Superiore. 

. Antica città di abitanti 4500, posta su di una altura di arenaria piuttosto 
compatta; le case sono di costruzione abbastanza buona in pietrame, ai^enaria e 
calce; i pavimenti sono sostenuti per la maggior parte da volte di pietra: nel 
borgo inferiore alcune abitazioni sono scavate nell'arenaria. 

Cattedrale. Grande chiesa di stile normanno, di buona costruzione: ha 3 na- 
vate di cui la centrale è molto alta, coperta da soffitto di tavole, sostenuta da 
20 colonne diverse, tolte da editici dell'antic^a Locri; nel 1783 caddero la cupola 
ed altre parti che furono rifatte: in questo terremoto non ebbe alcuna lesione. 

Chiesa dell'Addolorata: di recente costruzione: ha in tutto 4 fratture, non 
gravi, nei muri e nelle volte. 

'Chiesa di San Michele. Di costruzione antica, ma buona; vi è distacco della 
facciata rivolta ad E, 2 fratture nei muri laterali, diretti E-W: è rotto l'ai-co in- 
feriore dell'altare maggiore che giace nel piano N-S, 

Chiesa di Sant'Anna. Di vecchia costruzione; lesionata nella volta, che è di le- 
gname, canne e gessò: nulla nei muri. 

Chiesa di San Michele e Seminaì^io: furono pure danneggiati (non visitati). 

Chiesa antica^ di stile normanno, grandioso, precedentemente rovinata in gran 
parte ed abbandonata. 

Nelle case, specialmente nelle povere, moltissime lesioni: alcune cisterne furono 
screpolate. Vi furono 111 esenzioni da tassa. • ' 

La scossa del 16 novembre 1894 alle ore 18.50 fu forte, mista, colla dire- 
zione NE-SW e la durata 15 secondi: secondo alcuni fu preceduta da una specie 
di sibilo, secondo altri fu preceduta e seguita da rombo, come rumore di treno; 
fu presentita dagli animali: nella notte vi furono parecchie altre scossettq, alcune 
accompagnate da rombo: abbastanza forte quella delle ore 23.23, A ore 1.37 
del 17 scossa leggera ondulatoria di 3^. 



55 



G-erace Marina. 



Borgata moderna, tagliata in grande con abitanti 1000, posta sull'arena della 
spiaggia. 

Le case hanno le fondamenta profonde fino alla sabbia granulare, a ,circa 
a 2 m.: costruzione generalmente buona in pietrame rotto, calce di pietra viva 
del luogo (abbondante) ed arena di fiume; pavimenti sostenuti da volte di mattoni 
a doppio foglio. 

Chiesa parrocchiale. Di recente e buona costruzione: nella facciata diretta SSW 
NNE, sotto il frontone, vi è strapióJnbo ed una frattura obbliqua, inclinata di 40- 
dalla verticale verso S-SE. 

Nella casa Lo Schiavo è caduto il cornicione. 

Nella casa GuiUeggiati un quarto (forse aggiunto dopo) si è staccato dal resto 
del fabbricato per una frattura. 

Secondo TUfficiale telegrafico, la scossa delle ore 18. 50 fu forte ed accompa- 
gnata da forte rombo. 

Gfr-loiosa Superiore. 

Città di abitanti 7800, posta su pendio forte di conglomerato cementato da are- 
naria; costruzione delle case in generale antica, ma buona, eccetto le più povere 
che sono fabbricate senz'ordine e senz'arte. Il materiale adoperato è pietrame cal- 
care e pochi qiottoli di fiume, passati a nìazza: calce del paese, ottima, abbondante: 
pavimenti del primo piano sostenuti da volte, i superiori da legname: nelle case 
nuove si fanno anche pavimenti con travi di ferro e voltine; numero dei piani 2 a 3. 

Cattedrale. A tre navate, situata nella parte più alta del paese, ha una frattura 
nella facciata ed anche neirinterno la volta della navata destra è fratturata in 
chiave per tutta la lunghezza, e cosi anche quella della sacrestia, che è allo stesso 
lato ; queste fratture indicano cedimento del lato della chiesa rivolto ad* E-NE, il 
quale sta a picco sul vuoto, a grande profondità. Caddero molti pezzi di cornice, 
indicando scossa sussultoria; sugli altari non caddero i candelieri. 

Nelle Case, eccettuate 7 a 8 di peggiore costruzione, o vecchie, non vi è alcun 
danno serio. 

, È diminuita col terremoto l'acqua della grande fontana pubblica, che però dopo 
è tornata anche copiosissima; nella campagna alcune sorgenti sono diminuite per 
modo da non poter servir più per Tirrigazione. 

Ari6 novembre 1894 durante il giorno non fu avvertita alcuna scossa: la 
scossa delle ore 18. 50 fu assai forte, ondulatoria e sussultoria con rombo, come 
treno lontano: gli animali si agitarono molto, specialmente gli uccelli; nella notte 
vi furono parecchie scosse, alcune abbastanza forti. 



56 



Oioiosa Inferiore. 



•• • 



Borgata nuova di abitanti 1000. Le case sono fabbricate in terreno recente, 
cedevole, di alluvione. 

Le fondamenta sono fino ad un metro e mezzo, se il terreno è .cretaceo, se no 
fino a un metro. Solo 6 case hanno lesioni di qualche entità, e poche altre lesioni 
minori. 

(G. c.) Orotteria. 

Il Comune sta sopra un lembo di calcare coralligeno del Miocene superiore, 
presso il contatto con le filladi. 

Abitanti 5000. 11 terremoto cagionò a molte case delle lesioni, senza pericolo di 
rovina. A 6 piccole e modeste case si eseguirono delle riparazioni, dopo che per ordine 
del sindaco vennero demoliti parzialmente dei muri che minacciavano cadere. Per le 
riparazioni si sono, spese lire 370; vi sono altre 10 case per le quali si consigliarono 
delle riparazioni, di cui la spesa potrà- ascendere a lire 480. Altri pochi fabbricati dì 
una certa entità, composti di due o tre piani, presentano delle lesioni, di cui talune 
precedenti al terremoto ed attribuibili a cattiva costruzione. Se ne potrà assicurare la 
stabilità mediante catene di ferro ed altri piccoli lavori. In quanto agli edifici pubblici, 
quelli che subirono delle lesioni sono: 

Casa comunale. La volta sovrastante alla scuola maschile è in varie parti 
lesionata, e si suggerì fosse ricostruita, come pure si consigliò l'apposfzione di catene 
in ferro. 

Casa della Società operaia. Fu danneggiata per le lesioni di un muro perimetrale e 
di una volta. 

Chiesa del Crocifisso. Presenta varie gravi lesioni e guasti, che si debbono princi- 
palmente alla cattiva costruzione. 



Piati. 

Borgata di 3600 abitanti, posta su pendio ripidissimo, in un burrone ove 
scorre l'acqua che dà origine al torrente di Piati; trovasi sull'eocene, al suo con- 
tatto col granito dell'Aspromonte, che ivi è tagliato a picco; il suolo è di argilla 
scagliosa, nella parte inferiore del paese, coperta da un sottile strato di alluvione 
del fiume. 

La costruzione delle case in generale è vecchia e pessima, fatta con ciottoli 
rotondi, non passati di mazza, con calce lasciata sventare, e sabbia per lo più 
terrosa, non lavata: non si fanno scavi per le fondamenta. Però da 10 anni, 
dopo che si è cominciata la costruzione della via carrozzabile Plati-Santa Cri- 
stina e dei relativi manufatti, si è imparato in paese a fabbricare meglio. I pavi- 



57 

menti delle case^ sono sostenuti da legname, e nelle costruzioni moderne da volte : 
il numero dei piani è di 1 e 2, talora 3. 

I danni prodotti dal terremoto sono stati gr?indissimi: un sesto delle case del 
comune sono state demolite, ed erano quelle in peggigri condizioni; uh settimo 
delle case sono puntellate, moltissime sono lesionate, tutte almeno leggermente. 
Ad ogni passo nel paese si incontrano case rovinate, o demolite, o ricostruite, 
specialmente al piano superiore. Certamente ha avuto gran parte a produrre sì 
gravi effetti la cattiva costruzione, la mancanza di fondamenta, la natura e giaci- 
tura* infelice del suolo, ma è altresì sicuro che lo scuotimento dev'essere stato 
fortissimo, probabilmente per il movimento discordante delle roccie diverse che 
s'incontrano pressoché verticalmente. 

Chiesa parrocchiale, E posta in basso presso la riva e nelPalluvione del fiume: 
fu restaurata prima del terremoto: si erano messe due catene nuove nell'inca- 
vallatura del tetto, si era fatto unrpavimento con travi di. ferro per il coro so- 
speso; non ha avuto altro danno che la caduta di tre delle pigne poste alla base 
del pinnaccolo: rimase in parte la quarta rivolta ad Est. 

Palazzo del Sindaco signor Oliva, Di antica ma buona costruzione: ha lesioni 
interne gravi, ma poche all'esterno: fra queste il distacco della facciata rivolta a SW. 

Casa Mittiga. Di recente e buona costruzione, situata in basso; ha pianta isolata,^ 
quadrata; tre piani: vi sono grandi fratture verticali nella facciata di retta N-S: 
grandi fratture, anche orizzontali, nella faccia dh-etta E-W, ove sono pure rotti in 
chiave gli archi delle finestre: indicherebbe oscillazione in entrambe le direzioni. 

Alle ore 6. 15 del 16 novembre vi fu una scossa, generalmente avvertita per 
il tremolìo che produsse dei grandi è piccoli oggetti, ma che non produsse alcun 
danno. La grande scossa delle ore 18.50 fu ^fortissima, prima sussultoria e poi 
ondulatoria nella direzione N-S, secondo il Sindaco; invece il messo municipale, che 
si era attaccato alle sbarre dell'inferriata di una finestra, dice di avere avvertita 
la direzione E-W. Fu accompagnata da rombo. Nella casa del Sindaco fece cadere 
giù e lontano dalla tavola un lume ad olio a becchi, di antica costruzione: il 
nipote del Sindaco raccolse il lume, scese le scale di 23 gradini e giunto in fondo, 
il terremoto durava ancora: egli dice di non aver inteso rombo, ma che durante 
il terremoto avvertì un rumore come di treno. Alle ore 23 altra scossa che pro- 
dusse nuovi danni: continuarono le scosse nella notte. 

Gli animali nelle mandrie (recinti) si agitarono molto, anche durante la gior- 
nata del terremoto. 

Roccella Jonioa. 

Città di 7700 abitanti, situata presso il mare in pendìo vario; inferiormente 
su terreno quaternario, sciolto di argille sabbiose, superiormente su conglomerato 
miocenico cementato da arenaria calcare. 

8 



58 

La costruzione delle case è mediocre, fatta con mattoni od arenaria calcare ed 
anche con pezzi di granito rotti colle mazze o colle mine: calce buona, arena di 
torrente. Le fondamenta si fanno collocando in fondo, a secco, dei grandi blocchi di 
granito (di cui abbonda il conglomerato). I pavimenti generalmente sono sostenuti da 
volte reali o da volterane con travi di ferro: alcuni pochi sono sostenuti da legname. 

Chiesa Madre. Antica cappella del Castello feodalé, posto sull'altura a circa 
m. 100 sul mare: è dì buona costruzione in granito e mattoni: non ha sofferto 
alcun danno. 

Il detto castello era già in gran parte diroccato ed abbandonato; l'altro castello 
antichissimo (Anfisi) era totalmente rovinato ed abbandonato, anche prima del 
terremoto. 

Chiesa ^ di San Giuseppe. È posta a poca altezza sul paese inferiore. Nella fac- 
ciata vi sono fratture nuove, e vecchie allargate. La volta di mattoni in taglio 
sull'ingresso è caduta sull'organo rovinandolo e sfondando l'arco che lo sosteneva. 
La cappella laterale a destra, rivolta ad E-NE, aggiunta dopo e male connessa col 
resto, è rovinata internamente; è staccata e strapiombata esternamente, anche per 
cedimento del terreno argilloso su cui posa direttamente senza fondamento; il 
terreno è corroso dalle acque scorrenti nella via ripida che rasenta la cappella. 

In alcune case particolari vi furono lesioni, ma* lievi. 

Secondo il Segretario comunale, che al momento della forte scossa a ore 18. 50 
era al balcone e fece attenzione al terremoto, questo fu prima sussultorio e poi 
ondulatorio, nella direzione NW-SE, assai forte, cosicché tutti fuggirono all'aperto, 
ma non vi fu rombo: ciò fu confermato anche dal Commesso telegrafico. 

Secondo questi, nei pozzi vi fu variazione dell'acqua che si trovò calda (?) ed 
. anche il mare avrebbe variato di livello e sarebbe stato agitatissimo dalle 
ore 11 in poi. 

Le altre scosse della giornata, oltre quelle delle ore 18. 50, non furono avver- 
tite da tutti. ^ . 

Nella notte e nei giorni seguenti vi furono altre scosse leggere. 



Slderno Superiore. 

Borgata di circa 4000 abitanti posta su di un'altura a circa 200 metri sul 
mare, in terreno pliocenico d'arenaria. 

La costruzione delle case in generale è cattiva, antica, disordinata, fatta con 
sassi piccoli rotondi, poca calce, fango ed arena terrosa. Le fondamenta delle 
case UHgliori sono in pietra tagliata e scendono a un metro e mezzo; le più 
povere sono senza fondamento sull'arenaria friabile. 

Le case in gran parte sono lesionate, alcune per modo da essere inabitabili; 
nessuna cadde o dovette demolirsi. 



59 

Chiesa parrocchiale di Santa Caterina. È di costruzione cattiva ed antica. 
Ha grandi fratture nei due muri diretti NE-SW : il soffitto in tavole dell'altare mag- 
giore è quasi totalmente distaccato: è caduto un pezzo d'intonaco della volta 
presso l'ingresso. 

In una casa in faccia alla detta chiesa vi sono due grandi fratture nei muri 
aventi pure la direzione NE-SW. 

Chiesa di San Carlo. Fratture nell'arco chiuso in un muro diretto E-W ; pezzo 
d'ornato caduto di sopra l'altare maggiore; altre fratture antiche allargate. 

La scossa delle ore 18. 52 al 16 novembre 1894 fu fortissima sussultoria ed 
ondulatoria, preceduta da rombo, come rumore di treno. 

Non si costruirono baracche. 



Sidemo Marina. 

Cittk moderna, con 10,600 abitanti, tagliata in grande e regolarmente: si va 
formando e sviluppando ora; è posta alla riva del mare, su teiTeno piano di 
alluvione quaternaria. 

La costruzione delle caàe è accurata in pietrame, calce e gesso del paese. 
1 pavimenti sono sostenuti da volte in mattoni: in poche case antiche sostenuti 
da solai; le case hanno uno o due piani. Le fondamenta dei fabbricati sono 
profonde da 1 metro a 2 metri, ma sempre nella sabbia, la quale però nella parte 
alta del paese è più compatta. 

Il terremoto produsse poche lesioni leggere, generalmente non visibili al- 
l'esterno. 

Chiesa parrocchiale. Di antica costruzione, vi sono alcune fratture lunghe e 
nei muri delle due direzioni ortogonali. 

La scossa delle ore 18. 50 del 16 novembre 1894, fu sussultoria ed ondula- 

• « 

toria, preceduta da rombo, come rumore del treno, e fu avvertita con spavento. 



§ 4. — Circondario di Reggio Calabria. 



Città di abitanti 9500 (cens. 1881), posta su pendio ripidissimo: la parte alta è 
fondata quasi tutta sulla roccia cristallina, l'inferiore, in riva al mare, sul detrito e 
sulla sabbia. 

Case di costruzione varia, spesso irregolare, in pieti-ame e mattoni : alcune barac- 
cate; pavimenti sostenuti da legname: coperture di tegole od a terrazzo: piani fino 
a cinque. Edifizii tutti lesionati, alcuni rovinati. 



K 



Oratorio delV Addolorata. Rovinò tutta la parte superiore del peristilio (Fig. 4, 
Tav. V) che era sostenuto da colonne di granito, formate da pezzi sovrapposti, di 
cui uno cadde giù dal suo posto. L'interno fu pure danneggiatissimo : cadde il 
soffitto di canne che aveva cominciato a rompersi colla scossa delle 6. 30: inoltre 
si produssero lesioni nell'abside e nell'arcone (Fig. 1, Tav. VI). La pianta della 
chiesa misura m. 15 X ^^* ^- 60. 

Bngnara alta: Chiesa deW Immacolata. Ha grandi lesioni nella facciata diretta 
N-S: fratture anche orizzontali nell'abside e nella cupola di mattoni in taglio; altre 
nel frontone, e specialmente nei due campanili, che sono spaccati e rotti in tutte le 
faccie (Fig. 2, Tav. VI). La croce infìssa in un basamento, tutto fracassato, sovrap- 
posto al frontone, si è inclinata verso Est. Il tetto dell'ala a Nord (sacrestia) è 
precipitato giù verticalmente : l'arco di una nicchia ad uso lavabo è sceso vertical- 
mente con un masso di muratura; questi fatti indicano la scossa verticale. Tutte le 
volte e gli archi hanno gravi e numerose fratture. 

Chiesa Matrice. Lesioni nella facciata e nei due muri laterali diretti E-W : la croce 
si piegò verso W. Nell'altare maggiore : candelieri caduti verso NW, croce piegata 
verso W, corona della madonna inclinata verso E. Cadde tutta la copertura di 1400 
tegole. Il danno è valutato dal Genio civile di lire 1000. 

Chiesa del Rosario. È a un solo vano di forma ovale colle dimensioni metri 
20 X in^tri 10: non è molto danneggiata: alcune fratture vi si produssero quando 
si scavò la galleria ferroviaria che passa sotto la città. La volta di canne e gesso 
soffrì pochissimo per il terremoto; lesioni nei muri di perimetro e nell'abside, se- 
condo la tangente NE-SW. Negli altari non caddero né candelabri, né vasi di fiori. 

Chiesa del Carmine. Pochi danni ; nell'interno, sulla porta, cadde un pezzo di 
ornamento d'angolo in gesso; ruppe l'orlò di un tavolino ed un quadrello del pavi- 
mento: cadendo dall'altezza di m. 10 deviò dalla verticale di m. 1. 20 verso N. Nel 
piazzale della chiesa (Piazza Monte Carmelo) si sprofondò la terra fra gli archi di so- 
stegno. 

Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Danni alle vòlte, al tetto ed agli intonachi 

per lire 150. 

La casa V. Dato in via Cassiere rovmò tutta in un colpo; vi erano 47 persone y 
compresa una monaca storpia: fortunatamente si salvarono tutti colla fuga prima che 
la casa crollasse/ (Fig. 3, Tav. VI). 

In una casa in via Aranciere cadde il tetto, restando in piedi il muro di 
facciata; marito, moglie e due bambini restarono sotto le rovine: la donna chia- 
mava, ma sopraggiunto il terremoto delle ore 23. 30, fu abbandonato il salvataggio ; 
all'indomani furono trovati tutti quattro mòrti, ma senza ferite; l'uomo era rifu- 
giato sotto il tetto ed era morto asfissiato; la moglie, era incinta di due feti; altri 
due figli di questa sventurata famiglia si erano salvati colla fuga. 

Stazione ferroviaria. Molto danneggiata, e parzialmente abbandonata. 



61 

Le Ccise sono tutte abbandonate e gli abitanti rifugiati in capanne od in locali 
a pian terréno, vicino alla uscita. 

Le case sulla roccia hanno resistito maggiormente, come per esempio quelle 
in via Pinna, alla Madonnella; così fu anche per antichi fabbricati, come le carceri, 
il convento dei Cappuccini, il convento di Porto Salvo alla Marinella, la torre di 
Rocchio, tutti anteriori al terremoto del 1783, ed il convento dei Paolotti, co- 
struito poco dopo il 1783 pure su roccia, il quale anche ha resistito. 

Soffersero maggiormente le case nella parte centrale della città, costruite presso 
il torrente, su terreno alluvionale in pendenza (M). 

Esistono in Bagnara ancora tre capanne dal 1783, costruite in legname e mat- 
toni crudi. ^ 

11 giorno 16 novembre 1894 vi furono scosse a ore 6. 15, a ore 17, a ore 
18. 50, ed altre 63 nella notte, tra le quali furono forti quella alle ore 23. 30 e 
quella delle ore 2.45 del 17, che produsse gravi danni. 

L'8 dicembre scossa forte ma inferiore a quella del 16 novembre. 11 20 gen- 
naio 1895 vi fu una scossa che per intensità seguiva pure da presso quella del 
16 novembre 1894; tu ondulatoria, istantanea, come colpo di vento. 

Si dice che tutte le scosse ebbero direzione E-W. Nel cimitero una colonna 
ed una lastra di marmo si sono spostate verso SE. Una croce di feiTO posta su 
di un obelisco ha rotato di circa 90^, ed una grande lapide, che copre una sepol- 
tura, si è spostata di 2 a 3 centimetri verso NiW ed ha girato leggermente da 
E ad W per Nord. 

Tutte le scosse furono accompagnate o precedute dal rombo: quella grande 

« 

delle ore 18. 50 al 16 novembre fu preceduta da rombo fortissimo, come colpo di 
cannone lontano, poi accompagnata dal rumore del terremoto, come gridio: trin, 
trin. . . (Sindaco). 

Vi fu agitazione degli animah prima della scossa: i canarini e cardellini si attac- 
carono alle sbarre della gabbia, sbattendo le ali, i cani gridavano molto prima. 

Vi furono 7 morti in città al momento della scossa delle ore 18. 50; altre due 
persone morirono dopo; inoltre vi fuixmo 33 feriti; nella campagna vi furono 7 
morti a Solano e 2 feriti; a Vallotta 5 pei'sone rimasero sotto 'le ruine, ma poi 
farono salvati. 

Nella campagna di Solano si apersero nel terreno larghe fratture superficiali (3i). 

In alcune fontane l'acqua cessò colla grande scossa, ritornò dopo qualche ora; 

dopo un'altra scossa finì. Le condutture sono generalmente in creta, alcune in ghisa, 

assai lunghe. 

(G. C). Oalcmna. 

In questa borgata, di circa 2300 abitanti, fondata pSrte sul gneiss e parte sulla 
sabbia del Miocene superiore, 4 case furono rese inabitabili, 5 hanno subito gravi 
lesioni: tutte le altre hanno sofferto qualche danno. 



62 

La casa comunale, la pretura, Tufficio del registro, le scuole maschili e femminili, 
il carcere mandamentale, hanno subito danni leggeri. 

La chiesa dì Santa Filomena, che serve per la leva e le elezioni, ha sofferto qualche 
danno rilevante. 

Nella caserma dei Carabinieri è caduto, un muretto di tramezzo. 

Nella frazione Leno tre case sono rese inabitabili. 

Nella frazione di Milanese 6 case furono rese inabitabili: il campanile della chiesa 
ha sofferto qualche danno. 

In generale i danni del comune di Galanna sono minori di quelli dei comuni vicini 
di Sant'Alessio e Sanbatello e rispettive frazioni'. 

Alle ore 6. 15 del 16 novembre 1894 vi fu una scossa non forte, non avvertita da 
tutti gli abitanti; alle ore 18.50 scossa fortissima sussultoria ed ondulatoria 
NVv'-SE, della durata di 12 secondi accompagnata da rombo; avvertita da tutti. Nella 
notte seguente s'intesero forti rombi frequenti; vi fu un'altra scossa abbastanza 
intensa a ore 20. 20 ed altra a ore 22. 45 ancora più forte; a ore 1. 40 del 17 altra 
scossa. 

(G. C). Campo di Calabria. 

Comune di 1500 abitanti e 800 abitazioni: trovasi sulle sabbie e sui conglomerati 
del quaternario. Solo 20 case non ebbero danni: 390 riportarono lesioni non gravi, 
260 ebbero lesioni notevoli e le coperture ridotte in cattivo stato, ma non pericolose 
ad abitarsi; 60 sono gravemente lesionate, 70 sono in parte diroccate e non abitabili. 
Le case inabitabili appartengono nella quasi totalità a contadini poveri. 

La, frazione Scoda coniiene il maggior numero delle suddette case inabitabili: i 
vicoli che serpeggiano fra di esse sono resi pericolosi a transitarsi pei sovrastanti muri 
lesionati e sconquassati. 

ha, frazione Sibusabny meno qualche fabbricato in istato soddisfacente, ha tutte 
le case inabitabili, o perchè parzialmente diroccate, o perchè molto lesionate. 

Fendine, IJhertolli, Petridli, tanto nell'abitato principale, che nelle case sparse, 
non presentano che pochi casi di abitazioni pericolanti, e nessuna diroccata. 

Nessun danno alle persone, si dovette lamentare nel comune di Campo di Ca- 
labria. 

(O. e.) Cataforio. . 

Il Comune giace sulle sabbie del Pliocene supcriore che posa sulle rocde cri- 
stalline. Gli abitanti sono in numero di 2500. 

Le case di questo comune specialmente nelle frazioni Musorafa e Salvatore, sono 
di mattoni crudi o di pietrame mal cementato. 

Sant^ Affata di Cataforio. Borgata antica di circa 160 case. 

Casa comunale. Ha sofferto pochi danni e lesioni superficiali. 






68 

Scuola maschile. È abbastanza lesionata. 

Chiesa parrocchiale. Non molto danneggiata nella muratura: il soffitto ha avuto 
danni per mancanza d'appoggio della travatura sui muri laterali; molto lesionato 
il campanile nella parte superiore che minaccia le case sottostanti. 

Delle 190 case particolari, 10 hanno lesioni leggere, 103 sono danneggiate no- 
tevolmente, 51 hanno lesioni gravi per cui occorrono riparazioni per renderle abi- 
tabili, 24 sono addirittura rese inabitabili, 2 sono diroccate. 

Frazione Salvatore. Borgata di 65 case, di cui una sola è diroccata- in parte, e 
nel resto minaccia rovina ; (0 sono gravemente lesionate e poco sicure per abita- 
zione; 144 sono più o meno lesionate; una diecina sono illese. 

Frazione Mmorofa. Borgata di 300 case: ha sofferto maggiori danni: 14 case 

sono diroccate in gran parte, alcune sono lesionate per modo da essere inabitabili, le 

altre tutte, eccetto due quasi illese, hanno. subito danni per lo più abbastanza gravi 

. da essere poco sicure per l'abitazione, considerando la poca consistenza del materiale 

di cui sono costituite. 

Le scuole subirono lesioni abbastanza sensibili. 

La chiesa parrocchiale non fu molto danneggiata nella muratura, ma fu chiusa 
per 16 stato del soffitto, di cui una parte è diroccata. 



Gfr-allina. 

Borgata di 1000 abitanti. Il paese di. Sant'Agata di Cataforio distrutto dal 
terremoto del 1783 fu trasportato in Gallina per ordine del Governo: la pianta 
del nuovo paese fu tracciata largamente, ma non tutta la popolazione di Santa 
Agata vi si trasferì. 

Trovasi in terreno piano di alluvione delle terrazze quaternarie; le case di tutto 
il comune, in numero di circa 1500, sono costruite in pietrame e rottami con 
malta poco buona.* hanno 2 a 3 piani: le fondamenta si fanno profonde m. 1; alcune 
case sono baraccate. 

Ctìf^a m?/m*cipa/e. Fabbricato vecchio: subì molte e gravi lesioni, fratture larghe; 
i muri perimetrali sono quasi completamente staccati agli angoli: fu dichiarata 
inabitabile. 

Chiesa parrocchiale. Grande ed altissima di mediocre costruzione, non ancora 
completa: ha molte e gravi lesioni specialmente nei muri laterali diretti N-S, ed 
alcune negli archi: la facciata si è staccata infuori verso S; il danno comples- 
sivo fu stimato lire 8000; ne fu ordinata la chiusura dal Sindaco. 

Tutte le case sono più o meno lesionate, 36 sono rese inabitabili, 180 ebbero 
lesioni gravi, 1000 ebbero danni leggeri o nulli. 

La scossa del 16 novembre 1894 alle ore 18.50 fu fortissima ondulatoria e 
sussultoria, avvertita leggermente con rombo simultaneo, e poi gridìo continuo. 



64 

Nella notte successiva vi furono altre 6 scosse minori, ondulatorie o miste, colla 
direzione NW-SE. 

Nessun danno alle persone, che però si rifugiarono all'aperto. - 

(G. c.) Ijaganadjl. 

Borgata di circa 1000 abitanti. Giace sul gneiss. Le abitazioni in parte diroccate 
e quindi rese inabitabili, sono IO, e le famiglie rimaste senza tetto sono complessiva- 
mente composte di 40 persone. Delle altre case 18 sono fortemente lesionate e quindi 
pericolose: le rimanenti 180 sono tutte abitabili, benché tutte lesionate in diversa 
misura: ad un terzo però di esse occorrono pronte riparazioni, per impedire il dete- 
rioramento. 

Le scuole e la casa comunale soffrirono pochi danni ; nella chiesa parrocchiale 
soffrì parecchie lesioni il muro della facciata, alla stabilità del quale si potrà per ora 
provvedere con puntelli ; fortemente lesionato fu invece il campanile, per una parte 
del quale si suggerì la demolizione. 



Melito Porto Salvo. 

Borgata di 3150 abitanti posta sopra forte pendio di arenaria friabile ed argillosa. 
Le case sono di costruzione' cattiva o tutt'al più mediocre di pietrame, cocci e mattoni, 
con calce scarsa o terra : piani 2 a 3. 

(osa Achille Gentile. Crollata, restandovi sotto una donna con 5 figli: però solo la 
donna riportò qualche escoriazione. 

Casa Michele Morradi, Pure crollata, era unita alla prima. La causa del crolla- 
mento di questa casa è da attribuirsi specialmente alla cattiva costruzione ed alla 
azione . delle pioggie precedenti il terremoto, che vi avevano rammollita la cattiva 
malta. 

V 

Casa Tropea. Un arco nel piano terreno si è defonnato e rotto. 

Caserma delle guardie di finanza. Alcune lesioni agli angoli interni dei muri pro- 
dotte dalla spinta delle travi del tetto che è sconnesso. 

Molte altre case sono lesionate specialmente nell'interno, ma non gravemente. 

La Chiesa Madre e l'antico palazzo Ramirez di buona costruzione, quantunque il 
secondo sia presso che abbandonato, non hanno subito danni. 

La scossa delle ore 18. 50 fu fortissima, sussultoria ed ondulatoria, colla direzione 
NE-SW e la durata di 10 a 12 secondi, preceduta come da un gridio di vento circa 
2 secondi prima: l'oscillazione e lo strepito dei molti alberi che circondano il paese 
era tale, che le persone che camminavano per la campagna credettero che fosse sem- 
plicemente vento. 

Si avvertirono anche le altre scosse, e specialmente quella delle ore 23. 30, che fu 



65 



forte; ad ore 1. 30 del 17, altra scossa leggera. Gli animali presentirono il terremoto 
con grande agitazione. * 

Si costruirono circa 20 baracche. 



Reggio Calabria. 

Città di 39,000 abitanti, posta in riva al mare, in pendio sensibile, rivolto a NW ; 
il terreno è generalmente incoerente, formato da alluvione recente, marina o fluviale, 
di sabbia, ghiaia e ciottoli, e da alluvione quaternaria di ciottoli conglomerati con 
sabbia ed arenaria gialla. 

La costruzione delle case, in generale, non è buona, specialmente in causa del 
materiale in cui sovrabbondano pietre informi o ciottoli arrotondati, non passati a 
mazza, che non fanno buona presa colla malta. Il numero dei piani arriva per lo più 
a tre, non di rado a quattro, per cui ì fabbricati hanno una altezza eccessiva, per un 
paese soggetto a terremoti. Spesso, anzi abitualmente, i muri di tramezzo sono 
costruiti dopo quelli di recinto, e quindi non servono a tenere connesso il fabbricato. 

Le case legnamate^ cioè armate fin dalla costruzione di uno scheletro in legname, 
ben fatto, non hanno sofferto che leggere lesioni ai luoghi d'unione, sempre difficile, 
fra la muratura ed i legni principali dell'armatura. 

Ancora miglior prova hanno fatto gli edifizi muniti fin dalla costruzione di 
catene di ferro, poiché non vi si riscontrano che fratture capillari. 

Si riferiscono i danni agli edifizi pubblici, deducendoli dal rapporto del (renio 
Civile. 

Palazzo della Prefettura. I muri perimetrali estemi di questo antico edificio non 
manifestano gravi lesioni all'infuori dell'angolo Sud; sono notevoli due fratture 
nel muro diretto NW-SE prospiciente sulla via Prefettura; altre nel muro diretto 
NE-SW, prospiciente a NW. 

Il muro di facciata ha bisogno di essere collegato all'ossatura interna dell'edi- 
ficio, converrà per tanto assicurare questo muro al muro maestro interno che gli 
è parallelo mediante catene. Nelle cinque stanze a Sud converrà collocare altre 
dieci catene. Devono essere riparate tutte le lesioni dei muri, e rifatti* i tramezzi 
sconnessi e restaui'ati i soffitti in giro alle pareti. 

Tutte le riparazioni necessarie al consolidamento dell'edificio potranno impor- 
tare una spesa non superiore alle 10,000 lire. 

Municipio^ Corte d^assise. Tribunale ed annessi. Questo fabbricato quantunque 
di considerevole importanza, è di pianta e costruzione complicata, irregolare, es- 
sendo in origine un antico convento. Al 1*" piano sono gli uffici comunali ed al 
T i Tribunali. Ha bisogno di essere consolidato nei lati rivolti a NE e NW, e spe- 
cialmente nell'angolo a Nord da essi formato, essendo il corrispondente spigolo stac- 
cato e strapiombato. Vi sono pure lesioni nella gabbia della scala, nei muri diretti 



66 

iNE-SW e NW-SE. Nell'aula del Tribunale, vi sono lesioni nel muro NW-SE e nel 

» 

muro NE-SW, con strapiombo di» questo di ra. 0,02, verso NW. 

È da notare che nell'aula della Corte d'assise, la travata principale è inflessa 
in modo tale da reclamare la sostituzione con un trave armato. Occorre poi ripa- 
rare tutte le lesioni dei muri e dei volti, specialmente nelle scale, e restaurare i 
tramezzi ed i soffitti. I locali del Municipio, quantunque lesionati non si trovano 
in condizioni gravi per rispetto alla stabilità. Nell'ufficio dello stato civile vi sono 
lesioni in un muro diretto NW-SE e nelle volte secondo la generatrice diretta NE-SW. 

Delle tre chiese annesse a questo fabbricato, già da gran tempo abbandonate, 
dovrà continuarsi a proibire l'uso pubblico, essendo rimaste dopo il terremoto in 
peggiore stato; ma si dovrà provvedere immediatamente alla rimozione del peri- 
colo che presenta al lato Sud pei viandanti la porta d'ingresso alla Cattolica dei 
Greci e la finestra soprastante. È anche pericoloso il torrino dell'orologio sopra 
il prospetto NW, essendovi lesioni dirette NE-SW con indizio di distacco verso NW. 
L'orologio non si è fermato, essendo il suo piano d'oscillazione N 60° E. 

R, Liceo e Convitto Campanella. Al pianterreno occorre ricostruire gli archi sui 
vani delle porte che mettono alle cucine ed al refettorio, al piano superiore oc- 
corre collegare il muro perimetrale intemo Nord verso l'angolo NE con due catene 
parallele. Al 2° piano il nuovo corpo di fabbrica, si è sconnesso e bisogna conso- 
lidarlo mediante catene. 11 muro perimetrale esterno Ovest, del corpo di fabbrica 
principale, deve essere collegato anche in corrispondenza del solaio e del soffitto 
del 2° piano con 24 catene. • Nella copertura del braccio Nord si móstra un incon- 
veniente che per la stabilità dell'edifizio conviene rimuovere; i puntoni del tetto 
poggiano sul muro perimetrale esterno, spingendolo all'infuori; dovrebbero collo- 
carsi n. 10 catene per Vendere solidale il muro esterno con quello pai'allelo del 
cortile. Finalmente è necessario la ripresa con muratura a mattoni di tutte le 
lesioni dei muri .perimetrali e trasversali, l'abbattimento e la rifazione dei tramezzi, 
il risarcimento delle fenditure nelle crociere delle scale e del corridoio a pianter- 
reno; essendo poi sufficiente per mascherare le screpolature dei soffitti in cannucce 
il ripassarle con latte di calce. È necessaria la spesa di lire 12,000. 

R. Istituto^tecnico. Questo fabbricato ad un piano, oltre il terreno, essendo di 
buona e recente costruzione venne pochissimo danneggiato dal terremoto. Le le- 
sioni verificatesi nei muri non sono tali da compromettere la stabilità dell'edificio, 
e le riparaziopi si riducono alla chiusura di tre vani della tribuna sulla parete 
interna della sala di disegnq, alla riparazione della piattabanda sulla parte che 
mette nel gabinetto di fisica, ed ai risaicimenti delle lesioni nei muri e nei volt 
ed al ristauro dei tramezzi che restarono sconnessi e distaccati dai muri. Occor- 
rono 500 lire circa. 

Scuola d^arte, scuola tecnica e scuole elementari. La Scuola d'arte trovasi nella 
chiesa e sagrestia di San Francesco di Sales; il fabbricato della chiesa già in 



«7 

cattivissimo stato per vetustà (anterióre al 1X83) e cattiva costruzione, venne gra- 
vemente danneggiatato dai terremoto, riaprendosi antiche fratture e producendosene 
delle nuove in tutte le direzioni; cosicché ridotto allo stato attuale, conviene de- 
molirlo. Infatti si ha frattura nel muro circolare del coro, la tangente al muro nel 
luogo della fnilturà è diretta ENE-WSW; gli archi aventi la stessa direzione sono 
pure lesionati. Cedimento verso Ovest di un muro diretto ESE-WEW e frattura 
in altro della stessa direzione, come pure in un muro diretto SE-NW. All'esterno 

• * 

lesioni nei muri diretti NE-SW e NW-SE. Nell'andito d'ingresso alla Scuola tecnica 
sarà poi opportuno murare i vani che servivano di parlatolo all'antico monastero, 
Al 1^ piano il corridoio che gira intomo la chiesa offre pericolo nell'ultimo tratto 
verso la^'via Sales, essendosi totalmente spaccati gli archi che collegano il muro 
perimetrale esterno con quello della chiesa; dovendosi demolire questa, resterà' 
demolita anche la detta parte di corridoio. Al 2° piano occorre consolidare l'an- 
golo SE deiredificio collocando 4 catene. La volta del rampante che dal 2® piano 
mette al campanile e quelle dei ripiani attigui presentano grave pericolo. Occorre 
siano riprese tutte le lesioni e restaurati i soffitti ed i pavimenti. Occorre la spesa 
di lire 3000. I locali delle Scuole elementari restarono pressoché incolumi. 

Scuola comunale ?naschtle nel fabbricato annesso alla chiesa precedente. I muri 
laterali si sono distaccati dal frontale. Notasi che le travi- del solaio sono per ve- 
tustà in cattive condizioni e nella tettoia vi é una trave spezzata già da tempo. 
Occorrono lire 2Ì50 per le riparazioni. 

Scuola comunah mista nella borgata San Giorgio. E situata al 1® piano di un 
vecchio stabile di proprietà privata, assai dannegiato dal terremoto, specialmente nel 
muro di settentrione, che si é distaccato dai suoi laterali. Sarebbe opportuno trasferire 
la scuola in altro locale. Occorre la spesa di lire 400 per i ristauri. 

Scuole femminili e maschili a Santa Lucia. Queste scuole sono situate al 1^ piano 
di una casa privata. Premesso che il fabbricato per vetustà e per i cattivi materiali 
trovasi in pessime condizioni, specialmente al 2^ piano, pur: non presentando gravi 
lesioni al piano delle scuole, richiede dei lavori di consolidamento al piano superiore. 
Si é osservato che la falda di tetto verso la strada appoggia su puntoni che spingono 
il muro esterno assai lesionato, e ciò per mancanza di catene di collegamento. 

Scuola femminile Incoronata. Questo stabile di antica costruzione è ad un solo 
piano, richiede la ripresa delle lesioni nei muri esterni e trasversali, non che la ripara- 
zione dei soffiti e dei pavimenti. Occorre una spesa di lire 500. 

Scuole elementari ed Asilo di mendicità nel fabbricato Laboccetta. Il fabbricato é 
di costruzione viziosissima. Per rimettere in buona condizione di stabilità l'edificio 
gravemente lesionato, occorre provvedere ad una radicale modifica. Siccome poi i 
muri di prospetto verso la strada e verso il cortile presentano dei distacchi dai muri 
trasvei*sali, occorre collegarli fra loro mediante 12 catene. Per consolidare l'angolo SE 
del fabbricato laterale, ove trovasi la cucina, devesi demolire e quindi ricostruire. La 
spesa occorrente potrà variare tra le 20 e 30 mila lire. 



68 

Convitto comunale femminile. Nessuna gmve lesione notasi in questo edificio, ma 
occorre tuttavia siano riparati i tremezzi sconnessi e restaurato il muro divisorio 
colla chiesa di Sant'Agostino, il quale si presenta disgregato in più luoghi, e special- 
mente in corrispondenza dell'altare dell'ala Ovest della detta chiesa. Occorre la 
spesa di lire 800. 

Convento verginelle. Anche questo fabbricato, benché di vecchia costruzione ha 
poco risentito gli effetti del terremoto. Tuttavia è necessario resta ilrare le lesioni dei 
muri, degli archi e delle volte, specialmente sopra il 2^ piano della scala interna e 
sopra il vano di una porta; ricostruire due tramezzi, e finalmente consolidare una 
trave che è spezzata alla metà. Sono sufficienti lire 600. 

Monastero delle Salesiane. Edifizio nuovo di buona costruzione, posto in luogo 
elevato su pendio rivolto ad W, fondato su di una spianata tagliata nella roccia 
arenaria. 

Non ha sofferto alcun danno serio, eccetto alcune lesioni leggere ài muri di 
tramezzo e la caduta di una mensola, come si dirà appresso. 

Ospedale civile e militare. È posto in parte alta dei dintorni della città. Presenta 
lesioni in entrambe le direzioni dei muri, maggiori in quelli diretti NW-SE, nella quale 
-furono anche spostati i letti dei malati, i quali si alzarono e fuggirono quasi tutti. Un 
torpo di fabbrica di costruzione leggera in mattoni, aggiunto al piano superiore come 
ripostiglio, si è staccato dal resto del fabbricato sottoposto con una frattura orizzon- 
tale. Nello Spedale militare vi è lesione nel muro diretto NW-SE, presso lo spigolo 
Nord. Nello Spedale civile vi è lesione della volta a crociera del portico d'ingresso, di- 
retto NE-SW; distacco della volta della scala, indicante scossa pure nella direzione 
NW-SE. Al primo piano frattura lungo la crociera del loggiato in direzione NW-SE: 
altra frattura più leggera in direzione NW SE sulla piattabanda. Lesioni nel muro 

« 

dell'infermeria degli uomini d retta NE-SW ed in un altro muro diretto NW-SE in 
prossimità dello spigolo Sud. Al 2® piano, in corrispondenza alla crociera NE-SW ; 
frattura orizzontale e frattura nella crociera del loggiato diretto NW-SE; lesioni 
fortissime ai muro diretto NE-SW della sala Piconieri. 

Nell'infermeria delle donne; lesioni nei muri diretti NE-SW e NW-SE: distacco di 
un muro verso SW. Nell'appartamento delle suore: lesione dell'arco diretto NE-SW, 
e nell'altro diretto NW-SE. Nella sala delle sifilitiche: lesione nel muro longitudinale, 
nella crociera diretta NW-SE. 

Neirinfermeria del presidio occorre assicurare il muro esterno verso la strada 
Aschenez a NW, col suo parallelo mediante due catene, e riparare tutte le lesioni dei 
muri e tramezzi con buona muratura. 

Nell'ospedale civile è necessario per le lesioni verificatesi consolidare il 1** piano 
superiore del fabbricato, mediante 3 catene. Converrà eziandio rafforzare i muri della 
sala dell'angolo SE con 2 catene. Cosi pure si dovranno collocare 3 altre catene per 
mettere in sistema il muro perimetrale di mezzogiorno col suo pai'allelo interno. 



69 

Simihneute si dovrà incatenare il muro della scala che guarda nel cortile col suo 
parallelo verso ponente. Occorre inoltre rinzeppare all'estradosso le volte e gli archi 
•lesionati, e iinalmente riprendere con buona muratura di mattoni le lesioni. 

Fra l'ospedale civile, e Tinfermeria del presidio trovasi la chiesa, nella quale per 
effetto sempre del terremoto è caduta porzione del soffitto a cannicci. Si consiglia 
inoltre di demolire l'arco cadente che trovasi n^l vano scoperto fra la chiesa e l'ospe- 
dale civile. Occorrono lire 3000. 

Teatro comunale. Il terremoto non ha prodotto lesioni da compromettere la stabi- 
lità dell'edificio. ^ 

Asilo di mendicità. Questo edificio annesso òXV Eremo A^Wa. Madonna della Conso- 
lazione ha sofferto dei danni per il terremoto. Occorre la spesa di lire 2000. 

Museo comunale. Questo fabbricato ha bisogno di poche riparazioni. Converrà 
murare il vano arcuato posteriore alla stanza del custode, murare altresì il vano di 
porta che mette allo stanzino prossimo alla sala d'ingresso al V piano, ricostruire il 
tramezzo fra le dette sale e l'adiacente stanza d'angolo e restaurare le altre lesioni ai 
muri e nei volti. Occorrono lire 200. 

Chiesa cattedrale. Questa chiesa presenta delle lesioni assai considerevoli nell'at- 
tacco col campanile, ma che rimontano ad altre epoche di terremoti. 

In seguito alla scossa del 16 novembre, si verificarono lesioni di poca gravità 
nelle due prime cappelle a destra ed a sinistra entrando; altre se ne manifestarono 
agli archi trasversali delle cappelle succesivè, ma sono di minore importanza. Nella 
cappella del Sagramento furono osservate alcune lesioni lievissime. Occorre però ri- 
costruire a mattoni l'angolo NE della retro sagrestia. Per riparazioni bisognerà una 
somma di lire 500. 

Seminario. Sono di nessuna importanza le screpolature manifestatesi. 

Chiesa della Congrega di San Francesco di Paola. I due muri laterali in vici- 
nanza dell'attacco col muro di prospetto mostrano due lesioni di qualche importanza, 
non però tali da compromettere la stabilità dell'edificio. Occorre la spesa di lire 400. 

Chiesa di San I^ietro e Paolo di propHetà privata. Vi sono delle lesioni che però 
non compromettono la sicurezza per l'ufficiatura della chiesa. 

Chiesa parrocchiale di San Giorgio extra. Le mura della chiesa non presentano 
lesioni d'importanza; bisogna però ricostruire lo spigolo sud-est della retro-sagrestia 
e restaurare il tramezzo adiacente. Occorrono lire 100. 

' Chiesa parrocchiale della Madonna di Loreto. Questa chiesa è lesionata in tutti i 
muri, meno quello di prospetto. Occorre la spesa di lire 2500. 

Chiesa parrocchiale delVIdria. Occorre riprendere tutte le lesioni dei muri, le quali 
non sono di grave importanza. Occorre la spesa di lire 500. 

Chiesa delV ex-convento dei riformati. È interessante la lesione verificatasi nella 
volta della cupola. Altre piccole risarciture nei muri dovranno eseguirsi. Occorrono 
per tutto lire 500. 







L 



70 

Chiesa Hi San Paolo annessa al monastero dalle Benedettine. Non vi sono lesioni 
pericolose, ma è necessario che quelle manifestatesi nell'abside sieno riparate, e ri- 
fatti gli archi sopra i finestroni. Occorrono lire 300. 

Chiesa parrocchiale di Santa Lucia. Dovranno essere riprese le lesioni non gravi 
verificatesi nei muri, e restaurato il soffitto. Occorrono lire 300. 

Chiesa della Congrega deW Annunziata. Questa vecchia chiesa non ha subito, 
nuove avarie dal recente terremoto; necessita che sia risarcito un arco; 

Chiesa parrocchiale di Santa Caterina.,ìidi bisogno di essere consolidata nell'ab- 
side e che sieno riprese le lesioni. Occorrono lire 350. 

Chiesa parrocchiale della borgata Archi. È lesionato il muro dietro l'altare mag- 
giore che corrisponde alla canonica; dovranno essere riprese le lesioni e restaurato il 
soffitto. Occorrono lire 200. 

Chiesa deW Eremo della Madonna della Consolazione. Questa chiesa già lesionata 
da tempo, ha bisogno di essere consolidata nella sua ossatura, essendosi le lesioni 
aggravate. Occorre per tanto collocare delle catene che colleghino il prospetto ai muri 
laterali e riprendere in maniera efficace le lesioni vecchie e nuove. 

Macello. Edifizio nuovo di buona costruzione. Vi sono lesioni nel muro diretto E-W 
ed in un arco, pure diretto E-W: lesioni leggerissime nei muri diretti N-S; nel com- 
partimento suini vi sono lesioni nel muro N-S, ed il pavimento si è abbassato di 
m. 0. 05, e si sono inclinate notevolmente le vasche a muro. 

Caserma municipale Garibaldi. Edifizio nuovo, appena finita la muratura. Un 
corpo di fabbrica ha subito lesioni, più sensibili nello spigolo Nord: pare ciò sia pro- 
dotto dalla spinta dei puntoni del tetto. 

Caserma Mezzacapo. Questo importante e grande edifizio, quantunque nuovo, ha 
subito gravi danni, in gran parte dovuti alla cattiva costruzione in ciottoli e malta 
poco buona, e fors'anche all'altezza eccessiva, in un paese soggetto a terremoti. Le 
lesioni interessano i muri di entrambe le direzioni di NE-SW e NW-SE : nei muri 
prospicienti il cortile prevalgono le fratture NW-SE. Lo spigolo che guarda W è il più 
danneggiato: vi si sta applicando un sistema di grandi catene per sostenerlo: però 
gli altri tre spigoli non sonò nelle stesse condizioni : sono meno alti sul suolo ed 
appoggiati. Si sono applicate grandi catene in tutte le sale. Vi sono lesioni anche nei 
muri trasversali NW-SE; in uno di questi si è aperta la piattabanda di una porta, 
avendo ceduto i mattoni. 

Teatro Garibaldi (già sede della Società operaia). Lievi lesioni nel muro di peri- 
metro diretto NW-SE e cedimento presso lo spigolo VV; lesioni più leggere ancora 
negli altri muri. 

Casino di Compagnia. Vi sono lesioni tanto nei muri diretti NE-SW, che NW-SE : 
però in questi pare che vi fossero delle fratture anche prima del terremoto del 16 no- 
vembre 1894. 

Cimitero. Si sono solamente ingrandite le vecchie lesioni che preesistevano nella 



71 

Cappella comunale; la Cappella della Congregazione del Rosario, costruita di recente 
con coperto e sotterraneo a sistema di voltine su travi metalliche, non ha suhìto al- 
cuna lesione. Nel resto del cimitero non si è osservata alcuna caduta o spostamento 
di croci o di lapidi, od alti'o. 

Castello. Di antica costruzione, in cattivo stato: non subì alcun nuovo danno. 

Casa Musitano. Fratturati quasi esclusivamente i muri diretti NE-SW: le lesioni 
nel muro diretto a NW-SE dipendono da cedimento del fondo per penetrazione di 
acqua. L'inquilino avvertì movimento, pure nella direzione NE-SW, amplissimo. 

Casa di fronte alla Caserma municipale. Caduto un arco nel muro di gabbia della 
scala: lesioni nelle volta e crociera. 

Casa Agata Annunziata. Di costruzione cattiva, fatta a stento ed a riprese, in- 
completa: formata di corpi alti ed isolati: hajnolte e gravi lesioni in tutte le direzioni. 

Case nuove, in via Reggio Campi, presso il convento delle Salesiane il fabbricato 
presenta varie lesioni nei muri e negli archi, prevalenti in quelli diretti NNE-SSW, 
più gravi nell'estremo libero a Nòrd verso il pendio forte del terreno. 

Casina niioimj più u Est, sulla stessa linea e via, fratturata nei muri di entrambe 
le direzioni. 

Per altre case le fratture sono indicate nella pianta, di cui appresso diremo. 

In generale le lesioni nelle case non sono gravi : spesso sono antiche fratture 
riapertesi, o distacchi o spacca'ture nei muri di tramezzo. 

Fratture. Per mezzo del signor geometra A. Campolo, sulla pianta di Reggio 
Calabria, si sono segnate tutte le fratture dei muri estemi dei fabbricati (Tav. VII), 
indicandone con tratti la direzione o piano, segnando due tratti vicini per le lesioni 
più gravi interessanti tutta l'altezza del muro: con tratti che s'incontrano ad angolo 
retto si sono indicate le fratture che producono distacco di uno spigolo. 

Si hanno cosi 104 fratture, di cui 60 più gravi. 

Quanto alla distribuzione topografica delle fratture, si vede che sono più frequenti 
nella parte più bassa della città, e maggiormente nella centrale, evidentemente perchè 
fondata su terreno d'alluvione recente, poco stabile. 

Il Direttore dell'Osservatorio, prof. S. Bevacqua, ci ha fatto osservare che da via 
Correttore verso Sud i danni sono minori che verso Nord. 

Il signor Campolo ci ha fatto notare che la zona compresa fra le strade Arcive- 
scovado, porzione del Corso Garibaldi, piazza San Filippo, largo del Carmine e via 
Sant'Eligio (cioè il quartiere a Nord e ad W attorno al Castello) non ha avuto alcuna 
casa seriamente danneggiata: molti vecchi che nacquero e vissero sempre in quella 
parte della città, hanno assicurato che i loro avi dicevano 'che al terremoto del 1783 
fu la meno danneggiata.- e che a. loro ricordanza hanno sentito delle scosse tremende, 
massime al 1847 e 1853, ma che nel detto quartiere non si ebbe a lamentare alcun 
danno. Forse ciò devesi al sottosuolo più compatto che altrove. 



72 . 

Quanto alla orientazione delle fratture, si ha : 

Piano delle fratture N-S E-W NE^SW NW-SE Totale 

Numero delle fratture .... 3 5 41 55 104 

Non si può dare a questa distribuzione un valore assoluto, perchè essendo quasi 
tutti i muri delle case della città orientati circa secondo NE-SW e NW SE, le fratture 
debbono per necessità essere quasi tutte secondo questi due piani, come si è trovato, 
però con una prevalenza sensibile nella direzione NW-SE, il che tende ad indicare 
oscillazione del suolo secondo NE-SW. Se poi si considerano i distacchi degli spigoli 
determinati da due fratture in piano normale, vicine agli spigoli stessi, si ha la seguente 
orientazione, che in generale è anche quella verso cui hanno strapiombato: 

Direzione N SE VV NE NW SE SW Totale 

Spigoli staccati ...9445 1 23 

anche qui il risultato della statistica non ha un significato assoluto, perchè quasi 
tutti gli spigoH delle case sono diretti a N, S, E, W, quindi quasi solo in queste 
direzioni se ne poteva osservare il distacco, come fu realmente; però si ha una 
forte prevalenza nella direzione Nord, ove se ne ha un numero circa doppio di quel 
che si ha nelle altre tre direzioni. Ciò indicherebbe oscillazione prevalente nella 
direzione N-S, anzi più specialmente un urto da S a N: ma siccome il terreno ha 
pendio generale verso N (o piuttosto verso NW), doveva essere più facile il di- 
stacco verso N, come si è osservato. 

Si deve anche aggiungere che il distacco degli spigoli spesso dev'esser stato 
prodotto dalla costruzione difettosa dei tetti, essendo ordinaria mente i puntoni ap- 
poggiati agli angoli dei fabbricati, senza esser trattenuti da catene, per cui neces- 
sariamente esercitano una spinta contro agli spigoli stessi. 

Riunendo i risultati della statistica della direzione delle fratture e di quella 
degli spigoli staccati si giungerebbe alla conclusione che l'oscillazione del suolo fu 
prevalentemente nella direzione all' incirca NNE-SSW. 

Il geometra A. Gampolo che, come si disse ha fatto il rilievo delle fratture Tac- 
compagna colle seguenti conclusioni che concordlano colle nostre: 

" In quasi tutti i fabbricati le lesioni sono state più gravi nei muri aventi la 
direzione presso a poco N-S; le pareti frontali prospicienti a mezzogiorno sono state, 
in quei fabbricati, gravemente lesionate, e quasi totalmente distaccate; ciò osser- 
vasi nel campanile del Duomo, nella facciata della chiesa di Sant'Anna e per tanti 
altri fabbricati danneggiati. Gli angoli dei fabbricati gravemente danneggiati hanno 
quasi tutti subito delle profonde lesioni secondo due piani verticali ai lati dello 
spigolo, questo è quasi in tutti i casi rivolto a N. Ed iti quelle case in cui A 



73 

puntoni del tetto a padiglione sono per cattiva costruzione semplicemente appog- 
giati contro l'angolo in gronda, le lesioni sono più profonde od i muri sono stra- 
piombati: ciò osservasi nel Palazzo di città, nei palazzi Genovesi, Musi tano. Cimino 
ed altri. „ 

Gli abitanti in generale ritengono che le fratture indichino che il movimento 
principale fu N-S. 



Oataloi^o delle soosse registrate neirOsservatorio meteorologico e geodinamico 
di Reggio Calabria d;il 16 novembre 1894 al 13 aprile 1895. 

(lompilato dal Direttore prof. S. Bkvacqua. 



1894 novembre 16. Ore tt. 15, debole scossa ondulatoria N-S segnata daW avvisatore Galli- 

Brassart e avvertita da moltissime persone : scuotimento di letti e 
' tremolio di vetri. 

Oi*e 18.52, scossa snssultoria-ondiilatoria N-S dell' Vili grado (scala De 
Rossi-Forel), durò circa 12 secondi. Caduta di oggetti mobili, suono 
di campanelli, arresto di orologi. In generale tutti i fabbricati subi- 
rono lesioni lievi, in parte furono gravi o gravissime. Spavento e 
fuga generale dalle case. 
Ore 21. 15, brevissima scossa ondulatoria NE-SW del IV grado: spavento 

generale; durò un breve istante. 
Ore 23.4, brevissima scossa ondulatoria SW del. VI grado; panico ge- 
nerale. 
Ore 23.26, brevissima scossa ondulatoria NW-SE del HI-IV grado: fu 
avvertita da tutte le persone. 
Id. 17. Ore 1.45, brevissima scossa ondulatoria N-S: fu avvertita generalmente 

da tutte le pèrsone; raggiunse il III grado della solita scala. 
Ore 3. 35, debole scossa ondulatoria N-S, avvertita da parecchie persone 
e durata un breve istante. 
Id. 18. Ore 2.20, debole scossa ondulatoria N-S, avvertita da molte persone. 

Id. 19. Ore 7. 20, breve scossa ondulatoria, avvertita da parecchie persone e 

non segnata dagli strumenti. 
Id. 20. Ore 14. 15, leggiera scossa ondulatoria N-S avvertita da molte persone. 

Ore 14.43, leggierissima scossa ondulatoria N-S, intesa da parecchie 
persone. 
Id. 21. Ore 4.5, leggiera scossa ondulatoria, avvertita dalle persone e non se- 

gnata dagli strumenti. 
Ore 7. 24, lieve scossa ondulatoria N-S, avvertita da molte persone. 
Id. 21-22. Nella notte scossette avvertite da parecchie persone e non segnate dagli 

strumenti. 
Id. 23. Ore 9.134, scossa sussultoria inteàa da qualche persona e non indicata 

dagli strumenti. 
Id. 25. Ore 1.40, leggiera scossa ondulatoria NE-SW, segnata dagli strumenti 

ed avvertita' da parecchie persone : fu preceduta da rombo. 

10 



74 . 

Nel pomeriggio e prima della mezzanotte due scossette avvertite da 

parecchie persone e non dagli strumenti. 
1894 novembre 26. Ore 1.51, leggiera scossa ondulatoria N-S, avvertita da molte persone. 
1894 dicembre 2. Circa le ore 23, leggierissima scossa ondulatoria indicata dal sismoscopio 

** a verghetta » e intesa da poche persone. 
Id. 3. Circa le ore 14.30, leggierissima scossa ondulatoria segnata dal sismo- 

scopio ** a verghetta „ e intesa da poche persone. 
Id. 4. Ore 3, leggiera scossa ondulatoria avvertita da parecchie persone e non 

dagli strumenti. 
Id. 6. Ore 11.50, leggiera scossa sussultorra intesa da parecchie persone e 

non segnata dagli strumenti. 
Id. 8. Ore 4.5, leggiera scossa ondulatoria avvertita da parecchie persone e 

non segnata dagli strumenti. 
Ore 17. 22, leggiera scossa ondulatoria indicata dal sismoscopio "" a ver- 
ghetta „ e avvertita da parecchie persone. . 
Id. 9. Ore 17. 12, leggiera scossa ondulatoria indicata dal sismografo * a ver- 

ghetta „ e avvertita da molte persone. 
Id. 9-10. Nella notte scossette avvertite da parecchie persone e non segnate dagli 

strumenti. 
Id. 10. Ore 2.50, leggierissima scossa ondulatoria indicata dal sismoscopio ' a 

verghetta „ e avvertita da parecchie persone. 
Id. 11. Ore 8.55, leggierissima scossa ondulatoria indicata dal sismoscopio *" a 

verghetta „ e avvertita da poche persone. 
Id. 12. Ore 14. 20, leggierissima scossa ondulatoria segnata dal sismoscopio ^ a 

verghetta „ e sentita da poche persone. ^ 
Id. 14. Fra le ore 9 e le 12 si scaricò il sismoscopio " a verghetta ,: la scossa 

leggierisjsima fu avvertita da poche persone. 
Ore 16. 20, leggierissima scossa ondulatoria indicata dal sismoscopio *" a 

verghetta ^ e avvertita da pocher persone. 
Id. 17. Leggierissima scossa avvertita da poche persone e non segnata dagli 

strumenti. 
Id. 18. Ore 1. 35, leggierissima scossa avvertita da poche persone e non segnata 

dagli strumenti. 
Id. 27. Ore 6. 58, leggiera scossa ondulatoria SW-NE, avvertita dalle persone. 

Id. 29. Circa le ore 1.30, leggierissima scossa avvertita da parecchie persone 

e non segnata dagli strumenti. 
Id. 31. Ore 2. 14, leggierissima scossa ondulatoria SW-NE, segnata dagli stru- 

ed avvertita, da poche persone. 
Ore 5.54, forte scossa ondulatoria SW-NE, avvertita generalmente da 

tutte le persone. 
Ore 19. 40, leggierissima scossa intesa da parecchie persone e non se- 
gnata dagli strumenti. 
1895 gennaio 1°. Ore 14.32, leggierissima scossa indicata dal sismoscopio ** a verghetta » 

'e sentita da parecchie persone. 
Id, 2. Circa le ore 5.50, leggierissima scossa ondulatoria avvertita da poche 

persone e ìion indicata dagli strumenti. 
Id. 3. Ore 2. 2, scossa ondulatoria W-E, un po' forte, avvertita da moltissime 

persone, fra le quali parecchie fuggono dalle case. 
Ore 9. 35, leggierissima scossa indicata dal sismoscopio '' a verghetta « 

e avvertita da parecchie persone. 



75 



Ore 14.56, leggierissima scossa ondulatoria avvertita da parecchie per- 
sone e non segnata dagli strumenti. 
1895 gennaio 5. Ore 8.12, leggierissima scossa ondulatoria W-E, avvertita da poche 

persone. 
Ore 15. 57, leggierissima scossa indicata dal sismoscopio ' a verghetta ^ 
e intesa da poche pei*sone. 
Id. 6. Ore 10.18, 15.16, 15.32, 17.18, 19.13, 19.32, 19.41, leggierissime 

scosse indicate dai sismoscopì " a verghetta „ e intese da qualche 
persona. _ - 

Id. 7. Ore 14.55, 16.19, 22. 10, 22. 58, leggierissime scosse indicate dai sismo- 

scopì * a verghetta „ e avvertite da poche persone. 
Id. 3- Ore 7. 55, 10. 46, 13 e 14. 33, leggierissime scosse indicate dai sismoscopì 

*" a verghetta „ e avvertite da poche persone. 
Id. 9. Ore 7.58, 10.25, 12.58 è 13.5, leggierissime scosse segnate dal sismo- 

scopio *" a verghetta „ e intese da qualche persona, 
rd. 12. Ore 11.41, sensibile scossa ondiilatoria SW-NE, avvertita quasi gene- 

ralmente dagli abitanti. ♦ 

Ore 13. 2,^17. 15, 17. 25, scossette indicate dal sismoscopio ** a verghetta „: 
s'intese da qualche persona. 
Id. . 15. Ore 14.40, scossetta indicata dal sismoscopio * a verghetta »: s'intese 

da qualche persona. 
Id. 20. Ore 19.7, scossa ondulatoria W-E del III grado della scala De Rossi- 

Forel. 
Id. 22. Ore 5. 27, scossa ondulatoria SW-NE, del III grado. 

Ore 16, 16. 30, 21 e 22, scossette avyertite da qualche persona e non 
segnate dagli strumenti. 
Id. 24. Ore 16. 10, scossa ondulatoria leggerissima, indicata dal sismoscopio " a 

verghetta „ e intesa da parecchie persone. 
Ore 20. 15, scossetta intesa da qualche persona e non indicata dagli 
strumenti. ' 

Id. 26. Ore 8.41, scossa leggiera ondulatoria indicata dal sismoscopio ** a ver- 

ghetta „ e avvertita da parecchie persone, nello stato di quiete. 
Ore 9. 34, scossetta ondulatoria indicata dagli strumenti ed intesa da 
qualche persona. 
Id. 28. Ore 4. 25, scossetta intesa da poche persone e non segnata dagli stru- 

menti. 
Id. 31. Ore 7. 20, scossetta intesa^da qualche persona e non indicata dagli stru- 

menti. 
Ore 8. 9, scossetta indicata dal sismoscopio " a verghetta „ ed avvertita 
da poche persone in stato di quiete. 
1895. febbraio l*" Ore 8. 7 si scaricò il sismoscopio '^ a verghetta „: la scossa leggieris- 
sima fu intesa da qualche persona. 
Id. 10. Ore 23. 21, scossetta avvertita da poche persone. 

Ore 23. 31, forte scossa ondulatoria SW-NE della durata di 3 a 4 secondi, 

, preceduta da rumore simile a forte colpo di vento: risveglio quasi 

generale delle persone addormentate: per timore parecchie escono 

all'aperto. 

Id. 21. Ore 5.30, leggiera scossa ondulatoria W-E di breve durata, segnata 

dagli strumenti ed intesa da molte persone nello stato di quiete: 
risveglio di qualche persona addormentata. 



76 



1895 febbraio 



là. 



Id. 



ISbó marzo 



Id 



Id. 



Id. 



Id. 



1895 marzo 



Id 



Id. 



l(i. 



Id. 



Id. 



Id 



id. 



I8t)ò api'ili 



Id 



•23. Ore 14.50, acossetta avvertita da poche persone: si scaricò il sismo- 

scopio "* a verghetta ,. 
24. Ore è e 15. 23, acossette intese da qualche persona ed i^dicate di* ai- 

smoscopl ' a verghetta ,. 

27. Ore S.23, mediocre scossa ondulatoria NE-SW indicata dalVavvisafore 

Galli'Brassart e dal sismoscopio ** a verghetta «: fu intesa da molte 

persone nello stato di quiete. 
1"*. Ore 20. 40, leggierissima scossa» segnata dal sismoscopio " a vei-ghetta . 

avvertita da poche persone. 
4. Ore 1 circa, leggiera scossa ondulatoria avvertita da poche persone e 

non segnata, dagli strumenti. 

6. Ore 23.5, mediocre scossa ondulatoria intesa da moltissime persone e 

non segnata dagli strumenti. 

7. Circa le ore 22, leggierissima scossa ondulatoria avvertita da poche per- 

sone e Don segnata dagli strumenti. 

9. Ore 23w4y mediocre scossa ondulatoria S-N dell^ durata di circa 4 se- 

• condi, intesa da moltissime persone, parecchie delle quali escono 

all*aperto: scricchiolio d* impalcature. 

Vó. Ore S.*à4j leggierissima scossa ondulatoria avvertita da poche persone 
nello stato di quiete e non segnato dagli strumenti. 

'^2. Ore 3. 'i8, mediocre scossa ondulatoria N-S, segnata da tutti gli stru- 
menti ed avvertita in generale da molte persone: risveglio di pa- 
recchie addormentate. 

23. Ore 13. 2, mediocre scossa ondulatoria SW-T<E indicata dagli strumenti 

ed avvertita da molte persone. 
Ore 21.30, scossetta intesa solo da parecchie persone. 

24. Ore 2. 25, sensibile scossa ondulatoria avvertita da parecchie persone 

e non segnata dagli strumenti. 
Ore 14.31, leggiera scossa sussultoria segnata dalV avvisatore Galli- 

Brassart e intesa da parecchie persone. 
Ore 19.52, mediocre scossa ondulatoria-sussultoria N-S, segnata dagli 

avvisatori e avvertita in generale da molte persone. 

28. Ore 13. 50, leggiera scossa ondulatoria N-S, segnata dagli stinimenti e 

sentita da parecchie persone. 
Ore 19. 14, leggiera scossa .sussultoria segnata dagli strumenti e intesa 
da poche persone. 

29. Ore 11. 10, scossetta avvertita da qualche persona e non segnata dagli 

strumenti. 
Oro 17.38, mediocre scossa ondulatoria N-S. segnata dagli strumenti ed 
intesa da nioltis.sime persone. 
!^). Intorno allo oro 12, scossetta intesa solo da qualche pei^sipna. 

Oro 21.55, leggierissima scossa sussultoria segnata dagli strumenti ed 
avvortita da qualcho persona. 
31. Oro 9 TìtJ, loggiora scossa indicata dal sismoscopio ' a verghetta , e. in- 
tosa da pai'occhie persone. 
Oro 11. 15 e 19. liO, scossette sentite solo da poche pei-sone. 
.i. Allo oiv 15 si trovò scaricalo il sismoscopio ' a verghetta senza oro- 
logio -. 
7. Oi*o 4 50. loggorissinia sciVisa sognata dal sismoscopio ' a vei*ghetta . e 
intesa da qualche pei*sona. 



77 

1895 aprile 8. Ore 22. 30, leggiera scossa ondulatoria intesa solo da parecchie persone. 

Id. 9. Ore 5. 52, mediocre scossa sussultoria-ondulatoria N-S, segnata dagli 

avvisatori Galli-Brassàrt e intesa da naoltissime persone: scuoti- 
mento di letti, tremolio di vetri e d'imposte. 
La scossa fu preceduta come da forte colpo di vento. 
Ore 12. 18, forte scossa sussultoria-ondulatoria E-W, della durata di 
.^ 4 secondi: fu segnata da tutti gli strumenti ed avvertita da moltis- 
sime persone. Panico nella popolazione. 
Id. 11. Intorno alle ore 10, scossetta avvertita solo da qualche persona. 

Id. 13. Intorno alle ore 1, scassetta intesa solo da qualche persona. 



Riguardo al modo in cui fu percepita la scossa principale dalle persone, il 
dott. A. Faggiotti, professore nel R., Liceo di Reggio Calabria, così scriveva (1): 

** LaTerrasi aiosse dapprima leggermente' e con un crescendo rapido e spa- 
ventevole arrivò ad un massimo; dopo qualche istante accennò a calmarsi, ma 
invece ripigliò subito con notevole furia per pochi altri secondi, dopo i quali essa 
rimase in un ondeggiamento leggero, sia che tale sembrasse dopo la forte scossa, 
sia che tale realmente fosse „. 

Da questa descrizione resulta Tandamento del fenomeno osservato anche altrove 
ed indicato anche dai registratori. 

Il geometra A. Gampolo così ci scrive: 

** Quando il terremoto ha cominciato a far sentire le sue prime scosse, io ero 
seduto al tavolino, e questo e la libreria, che è posta di rimpetto, insieme agli 
altri mobili, incominciarono ad oscillare si fortemente che io mi aspettavo di ve- 
derli andare in fracasso, insieme al pavimento ; e poiché il terremoto è stato più 
lungo del tempo che la freccia dei secondi impiega a passare sopra 10 divisioni, 
così ho potuto osservare in mezzo a quel funesto flagello, che la mia libreria oscil- 
lava come una palma presa dal vento di borea (dutique lentamente) da Nord a 
Sud e da Sud a Nord; cessato il terremoto ho osservato che nessun libro era 
caduto di quelli che trova vansi su di essa; la slessa libreria trovasi addossata 
contro UD muro che ha quasi la giusta direzione N-S; il tavolino, saltando ad 
ogni mossa, si era spostato di circa un decimetro verso Sud „. 

Questa descrizione dimostra che l'oscillazione del suolo fu veramente nel piano 
N-S aU'incirca, altrimenti la libreria non avrebbe oscillato cosi liberamente, ma 
avrebbe battuto contro il muro e qualche Ubro sarebbe caduto: gli sbalzi del ta- 
volino poi indicano chiaramente il moto sussultorio. 

Nella scuola d'arte non caddero di sugli scaffali i vasi ed altri oggetti di plastica, 
né i cavalietti coi modelli; al momento della scossa vi erano 80 studenti; al primi 
tremiti, essendo messi in avviso dalla gcossa del mattino, fuggirono lutti, prima 



l) / terremoti Calabro- ^Siculi e loro probciìnli cause. Reggio, t895. 



7B 

che cadessero i pezzi della volta in cannicci e gesso, i quali poi, precipitando, rup- 
pero sgabelli, tavolette, ecc. 

Il mare, che prima e dopo il terremoto era calmo, si è agitato singolarmente 
al momento della grande scossa delle ore 18. 52; infatti il prof; Bèvacqua riferisce 
che alcune persone le quali erano alla riva del mare a Reggio ed a Pellaro hanno 
avvertito al momento di quella scossa uno scuotimento delle liarche a mare; ri- 
conobbero che era terremoto ed andarono a terra. ^ • 

(Cosa analoga avvenne per la forte replica del 16 giugno 1895; il prof. Bè- 
vacqua che era a bagnarsi in mare a Pontamele, osservò che l'acqua, la quale 
era calma fin al momento della sccfesa, divenne agitata e poi si calmò; i pesca- 
tori fecero allora una buona retata, ma dopo non trovarono più nulla). 

11 geometra A. Campolo riferisce che durante la grande scossa, il mare, che 
prima e dopo fu calmò, trascinò, ondeggiando fortemente, una barca che era presso 
la prima botte d'ormeggio e la portò verso Sud, come se fosse spinta da forte 
vento di borea. Inoltre, egli racconta, che nei giorni 14 e 15 ed alla mattina del 
16 novembre (dunque prima del terremoto), i pescatori della rada di Reggio Ca- 
labria hanno preso colle reti una grande quantità di cicireddi, pesciolini che vivono 
nei bassi fondi e che in quei giorni vennero in gran numero al lido. 

Quanto al rumore che ha accompagnato la grande scossa, pare non sia stato 
avvertito da tutti in Reggio Calabria vero rombo, o boato, ma solo lo strepito ri- 
sultante da tutti gli edifizi ed oggetti agitati; infatti nei rapporti del Direttore del- 
rOsservatorio non 'è fatta parola; ed il prof. Faggiotto scrive (1): 

*" Nella grande scossa e in molte altre che la seguirono, si udirono dei boati, 
e ciò riporto non tanto perchè li abbia intesi, quanto perchè è opinione comune : 
che se dovessi dire sinceramente quel che mi è sembrato, dovrei confessare che ho 
sentito un grande fracasso, ma più che darmi l'idea di boato, ho creduto fosse il 
risultato dell'agitazione di migliaia e migliaia di case ed alberi, in una parola di 
tutto ciò che sta sopra la superficie di parecchie estese provincie „. 

Il geometra A. Campolo invece ci scrive che, in generale, le scosse erano pre- 
cedute da un forte sibilo, accompagnate da rombo. 

Dopo la forte scossa molti cittadini lasciarono le loro abitazioni e si rifugia- 
rono o in campagna, o nei piani terreni, od in baracche che furono costruite in 
gran numero; alla fine dell'anno 1894 ne esistevano ancora molte, altre erano 
state demolite. 

Il signor Campolo ha os^servato che prima della scossji delle ore 18. 52 gli 
uccelli svolazzavano fortemente nelle gabbie, ed un cardellino cieco ruppe la sua 
prigione e fuggì: scapparono anche le colombe e le galline. 



(1) Loco citato. 



79 

Al prof. Mercalli fu riferito che due persone, le quali durante la grande scossa 
si tenevano abbracciate per sostenersi reciprocamente, verso la fine si sentirono 
come girate Tuna intorno all'altra. 

(G. c.) Rosali. 

Borgata di 1100 abitanti, giacente sulla sponda di un torrente posto in parte 
sull'alluvione recente ed in parte sull'alluvione quaternaria. Nessuna casa venne 
rovinata, ma i muri di quasi tutte sono più o meno lesionati. Si sono indicate 
all'autorità comunale le case, muri, logge, ecc., in n. 14 che conveniva parzial- 
mente abbattere, quelle altre in n. 8 che bisognava puntellare. 

Chiesa parrpcchiale di San Gaetano. Presenta nei muri molte lesioni, onde conver- 
rebbe chiuderla; è necessario venga demolita la parte più alta del campanile. 

Le scuole ebbero a soffrire dei danni, a cui è necessario riparare per potérle ria- 
prire. 

(G. C). Saxnbatello. 



y 



Borgata di 1500 abitanti. Sta sùiralluvione quaternaria al contatto con le roccie 
cristalline. Tanto le poche case in muratura di pietrame e malta ordinaria, quanto 
tutte le altre di mota sono più o meno lesionate nei muri perimetrali ed intermedi. 
Non pochi muri di mota sono parzialmente crollati, e moltissimi sono crollati pel 
progressivo allargamento delle fenditure a causa della pioggia. Oltre 5 case, che 
per detti muri crollati sono inabitabili, ve ne sono altre 17 in cui il tetto male si 
regge sui muri lesionati e strapiombati. 

Le chiese sono gravemente lesionate. 

(G. C). Sant* Alessio d*A8proxnonte. 

Questo comune sta sul gneiss. Nella borgata di 900 abitanti vi sono 28 case 
che non saranno più abitabih, se non si provvedere alle riparazioni dei muri e 
dei tetti. 

^ Casa comunale: gravi lesioni dei muri esterni ed intermedi; sono crollati i tim- 
pagnolì (muretti di tramezzo) a levante che chiudevano il gabinetto del Sindaco 
al 1** piano, ed al 2^ la cucina della maestra comunale. ^ 

Scuole. Hanno sofferto lievi lesioni. 

Chiesa parrocchiale. Ha diverse lesioni lievi nei muri longitudinali ed in quello 
semicircolare del coro e nel prospetto. 

Case private. Quelle di miglior aspetto fatte in muratura di pietrame e malta sono 
in generale le più danneggiate, senza però trovarsi in condizione da non potersi abi- 
tare, eccetto quella del signor Ruffo nella quale oltre ai muri ed agli archi lesionati 
gravemente, e in vario senso, vi sono vòlte cadenti che devono essère demolite. 



80 



Scilla. 



Città di 5900 abitanti, posta in riya al mare in pendio fortissimo, vario, su 
roccia cristallina, compatta, gneiss e micaschisto. I fabbricati sono di mediocre co- 
struzione di pietrame e mattoni, con pavimenti sostenuti da legname; numero dei 
piani 2 a 3. 

Circa un quinto delle case fu lesionato, di cui parecchie gravemente, per modo 
da rendersi inabitabili; dcune sono rovinate parzialmente. Il Sindaco dice che 
furono danneggiate specialmente le case che guardano verso NE. Le case vicine 
alla stazione soffersero meno perchè di recente e migliore costruzione. 

Chiesa Madre. È lìn grandioso e ricco edifizio che misura metri 45 di lun- 
ghezza e metri 18 di larghezza totale delle tre navi, ,di cui è formato, delle quali 
la centrale è larga metri 10; si osservano tagli orizzontali all'altezza di Circa un 
metro nei grandi pilastri dei muri di perimetro diretti N-S ed in quelli isolati fra 
le navate; fratture negli archi diretti E-W che sostengono le tre cupole le quali 
formano la parte principale della copertura della chiesa; nei vari muri ad archi 
diretti N-S vi sono solo lesioni poco importanti* Non furono danneggiate le colonne 
fra nave e nave, le quali sono attraversate da un fulcro di ferro ed in alto con- 
nesse con tiranti di ferro ai muri esterni. Nella facciata presenta tre spacchi quasi 
verticali sotto il finestrone (M). 11 campanile del lato di ponente fu talmente dan- 
neggiato, che dovette essei* demolito; quello di levante fu rotto orizzontalmente e 
girato di metri 0. 1 da sud verso Bagnaray cioè verso NE. Il cancelletto senucir- 
colar'e in ferro del battisterio uscì dai gangheri per cedimento del terreno, o per 
il moto sussultorio, e si spalancò. Nell'altare maggiore i candelieri, le candele e le 
corone della Madonna caddero verso est; in un altare di levante i candelieri caddero 
verso ovest. Nelle pile dell'acqua santa dicesi che l'acqua si vcisò verso nord. Un 
altro altare si staccò per intero dal muro, spoetandosi di parecchi centimetri verso 
WSW. Nella chiesa molti pezzi d'intonaco saltarono verso WSW* (M). Nella sacre- 
stia vi sono pochi danni: lo stipo si è aperto verso ENE, ed i cai>delieri sono 
caduti fuori; il balcone, che guarda verso ENE, rimase aperto, né può chiudersi 
per lo spostamento della muratura. Il danno complessivo della chiesa è stimato 
lire 40,000. 

San Rocco. Dal frontone alto metri 19 è caduta la cimasa, base della croce, e 
cadendo ha deviato di metri 3.60 verso NW; non ebbe altri danni notevoli. 

Chiesa del Rosario. Quasi nessun danno, (M). 

Castello. Antico edifizio; non ebbe alcun danno, eccetto la caduta di un mu- 
ricciuolo di recente costruzione (M). ^ 

Nella farmacia caddero diversi recipienti verso NW: lo sportello si aperse nel- 
l'armadio delle pareti opposte, rivolte a SE; non cadde giù alcuna boccetta nella 
vetrina che guarda SW: traballarono solo ed alcune si ginnono nel senso degli 



81 

indici di un orologio, altre caddero trasversalmente. Vi è una grande frattura 
in un muro vicino alla farmacia diretto E-W. 

Oratorio deW Addolorata (sulla via presso Scilla). Ha base circolare con portico 
esterno a colonne, il muro rotondo presenta una frattura orizzontale lunga metri 4 
nella parte rivolta a SE; altra obliqua visibile neirinterno della rotonda; le 
colonne sono illese; delle 4 croci vicine all'oratorio una è inclinata ad W. 

Dalla vicina riva ripidissima che fiancheggia la strada, verso la mezzanotte del 12 
dicembre 1894 caddero da S verso N dall'altezza di metri 40, blocchi di roccia del 
volume perfino di me. 4. Non è improbabile che il terremoto del 16 novembre 
abbia prodotto il distacco della roccia e che poi le intemperie od una scossa pò- 
steriore ne abbiano determinata la caduta. 

Ad un' pescatore rimase impigliato il piombino nel fondo del mare al momento 
del terremoto, certamente per qualche movimento di roccie subacquee staccate. 

Il casello ferroviario n. 11, presso Scilla, quantunque senza catene di ferro 
ma essendo fondato sulla roccia cristallina, è meno danneggiato del n. 10 (Gan- 
nitello) verso Villa San Giovanni, ed anche meno del n. 12, verso Bagnara, il quale 
presenta parecchie fratture sulla faccia N-S. 

Alla Melia (frazione di Scilla, al piede dell'Aspromonte) parecchie case furono 
rovinate, la chiesuola fu interamente diruta (M), nella campagna del Sindaco 
l'Ispettore forestale che era nella Casina, cadde a terra per la scossa delle ore 18. 50. 
Si dovette tagliare le corde e lasciare uscire all'aperto i buoi, perchè ad ogni 
scossa tentavano di rompere i legami e fuggire. Si di^ che le scosse venivano da 
terra cioè da SE. Pare che a Melia il terremoto sia stato più forte che a Scilla. 

La scossa delle ore 6. 15 al 16 novembre 1894 fu mediocre, sussultoria, della 
durata di 3 secondi, preceduta da rombo, ed avvertita da tutti, quella delle ore 17 
fu più debole, avvertita da molti; quella delle ore 18. 50 fu fortissima; nella notte 
seguente furono sentite moltissime scosse; il Sindaco dice una sessantina. L'oro- 
logio municipale avente il piano di oscillazione diretto circa N-S si fermò (M). 



Sltizzano. 

Borgata di 800 abitanti, posta su di una altura con pendio vario, in terreno qua- 

"» 

ternaria sciolto, e sulla sabbia dei Pliocene superiore. 

I fabbricati sono di costruzione scadente in pietrame e calce mediocre: pavimenti- 
sostenuti da legname: piani 1 a 2: quasi tutti i fabbricati sono legnamati. Tutte le 

case sono lesionate: sono più danneggiate quelle in basso: una decina di case sono, 

» • 

o rovinate o demolite, perchè pericolanti. 

Chiesa parrocchiale di Santa Domenica: a tre navate, lunghezza m. 23, larghezza 
m. 18. La nave di destra non ebbe danni: volta a crociera di canna e gesso lesio- 
nata nella nave centrale ed in quella di sinistra : frattura nell'arcone, diretto WNW- 

11 



\ 



«2 

ESE e nel muro dell'abside; gli archi longitudinali, diretti ENE-WSW sono intatti 
o quasi (Fig. 4, Tav. VI). 

Campo Santo: non ha subito alcun danno. 

Palazzo Tacconi. Ha sofferto poche lesioni solo neirinterno. 

La scossa delle ore 18. 50 al 16 novembre 1894 fu fortissima: essa e le altre fu- 
rono sempre precedute da rombi forti. 

Furono costruiti 4 baracconi, che anche due mesi e mezzo dopo il terremoto erano 
occupati. 

(G. c.) Solano. 

Villaggio sulla montagna, circa, 3 km. a Sud di Bagnara. 

Vi furono molti e gravi danni: caddero alcune casette rustiche. 

La chiesa di Solano superiore nel territorio di Scilla, ha necessità, per con- 
servare il muro dell'abside lesionato, della costruzione di tre contrafforti estemi 
in muratura ordinaria' in corrispondenza di tre fratture, per i quali occorrerebbe la 
spesa di lire 600. 

Villa San G-iòvanni. 

Piccola città industriale di 5100 abitanti, a poca distanza dal mare, su leg- 
giero pendìo rivolto ad W, in terreno d'alluvione quaternaria, incoerente; contiene 
notevoli stabilimenti industriali, che subirono danni per il terremoto. 

Stabilimento del signor Eduardo Eaton. Nel magazzino dei sacchi di grano la 
impalcatura di trattenuta è stata spinta verso Sud; le travi del tetto furono spinte 
da Nord a Sud con tale forza da forare uno spessore di muro di m. 0. 15 (M); 
due camini in muratura furono rotti orizzontalmente e la parte superiore si spostò 
rotando sull'inferiore ; nelle fontane diminuì l'acqua. 

Stabilimento Aricò. Rottura orizzontale del camino. 

Stabilimento Reitano. Id., id. 

Stabilimento Florio e Morra. Dxx^ fabbricati senza catene soffersero molto: un 
altro fabbricato di tre piani a giorno (per mólti flnestroni ad arco), con sottosuolo 
e tetto ad archi e pilastri con persiane di ferro, per essere munito di catene, non 
soffri alcun danno. Il camino si è rótto ed ha rotato di più che m* 0,1: fu ri- 
. fatto. Le colonnette di un pergolato, in mattoni, con sezione quadrata di solo 
m. 0. 30 X 0. 30 non subirono alcuna lesione. 

Chiesa delV Immacolata. Di recente costruzione: rovinò la volta sull'altare mag- 

■ 

giore e nei muri maestri si aprirono due spaccature, in rapporto con i punti più 
deboU delle finestre. 

In quasi tutte le case si verificarono delle lesioni, ma in generale leggiere, 
consistenti in distacchi e fratture dei muri interni di tramezzo: i20 furono dichia- 



88 

rate inabitabili. In generale la parte del paese inferiore alla strada provinciale 
soffrì più della superiore. 

Nella chiesa della ft'azione Pezzo il muro esterno di NW rimase leggermente 
spostato, e come gonfiato (M). 

Tra Villa San Giovanni ed Acciarello il terreno si aperse lungo' la via Nazio»^ 
naie per circa 30 metri di lunghezza (M). 

Nella notte dèi terremoto i cani abbaiavano fortemente prima delle scosse; si 
notò gran passo di tordi ed altri uccelletti, mentre le oche e lie papere scappa- 
vano; alcuni uccelletti accecati si agitarono per modo da rompere le gabbie e 
fuggiire (M). 



§ 5. — Sicilia. 

3arcellona Pozzo di G-otto. 

Città di abitanti 16Ó00, quasi tutta in piano, fondata su terreno alluvional6r 
Edifizi costruiti in pietrame e mattoni con sabbia di torrente e calce grassa di 
Spadafora; pavimenti anticamente sostenuti da legname: nella costruzione moderna 
si fanno volte di mattoni in piano e gesso, doppie od anche triple {reatine) ; nu- 
mero dei piani fino a 3: fondamenta profonde m.-S. 

Municipio. Lesioni nei muri diretti NW-SE; volta in gesso del corridoio lesio- 
nata. Danni maggiori nel lato di levante, perchè fondato su muro vecchio. 

Monte di pietà. Molto danneggiato nelle facciate col piano diretto N-S ; frat- 
tura obliqua, inclinata di 30** dalla verticale verso Sud (mentre l'epicentro dei ter- 
remoto è a Nord di Barcellona). 

Casa nell'angolo di vico Mandanici: fu necessario demolire il piano superiore. 

Chiesa di Santa Maria Assunta. Nella frazione Pozzo di Gotto, costruita sui 
ruderi del terremoto del 1783, in cui restò solo la facciata e la nave a tramon- 
tana ; la chiesa è a tre navate, coperte da volte di canne e gesso ; lesioni nei 
muro di facciata, diretto N-S, e distacco dei muri laterali ; lesioni in un arcone 
diretto N-S, ed in altro diretto E- W ; la croce sul frontone è piegata alquanto 
verso Nord. 

Chiesa di Gesti e Maria. Distacco del muro di facciata diretto NW-SE e le- 
sioni gravi nel muro, diretto NE-SW. 

Chiesa di San Sebastiano (Cattedrale). A tre navi : lesioni nell'arco e nella cu- 
pola dell'abside e qualche lesione nei muri della sacrestia: si staccò un pezzo di 
cornicione e cadde pressoché verticalmente. 

Chiesa del Carmine (sulla collina). È a tre navi: presenta il distacco di tre 
muri, una statua di San Giuseppe, isolata su base dì legno (cassa vuota, libera), 
si piegò verso NNW, appoggiandosi al muro attiguo : il bambino cadde del tutto 



I 



k 



84 

verso SSE ; i candelieri dell'altare maggiore caddero, specialmente verso NE ed E, 
dietro e di sotto all'altare, il quale è isolato, e deve aver oscillato tutto di un pezzo; 
infatti nell'altare laterale a muro, i candelieri non caddero. Dalla facciata precipita- 
rono 4 vasii ornamentali di terra cotta, deviando dalla verticale di circa m. 4 versò 

WSW in una caduta di circa m. 10. 

• ■» 

Al terremoto del 1783 rimasero solo le mura: laterali della chiesa fu quindi 
ricostruita la facciata ed il coro, con grandissimo spessore di pareti. 

La cisterna si è screpolata, e non tiene più l'acqua. 

Sulle colline in generale vi furono danni come in basso. 

La scossa delle ore 6. 15 fu leggiera e non avvertita da tutti; quella delle ore 
18. 53 fu fortissima, secondo alcuni preceduta da rombo fortissimo, come colpo di 
cannone lontano : si dice che tutte le scosse furono precedute da tumulto cupo, 
ma non fu inteso da tutti. Si ritiene che la direzione delle scosse fosse N-S. 

In molti pozzi diminuì l'acqua ; nelle fontane pubbliche, l'acqua che viene 
dalle montagne a Sud, non variò. 



Castroreale. 

Città di abitanti 6000, posta in ripidissimo pendio: terreno di sabbia ed are- 

■ 

narie gialle; costruzione degli edifizi mediocre, in pietrame e calqe estratta da ciottoli; 
pavimenti sostenuti da legname, raramente da volte. 

Vi furono lesioni al campanile della chiesa; caddero due tettoie; si dice che nel 
comune vi sieno 180 fabbricati lesionati. 

La scossa delle ore 6. 15 al 16 novembre 1894 fu avvertita da tutti, ma leg- 
gera: si dice vi sieno stfite altre scosse nella giornata, ma non tutti l'avvertirono; 
quella delle ore 18. 50 fu fortissima, secondo il Sindaco, della durata di 10 secondi, 
sussultoria, e poi ondulatoria N-S, preceduta da rombo, come tuono temporalesco, 
che durò fino alla fine della 2* scossa: poi vi fu una terza fase più forte della 
seconda. 

Nessun cambiamento nelle acque. 

Le borgate vicine: Bafia, CatalimUiy Melici, non hanno sofferto; invece ebbero 
danni: Rudi, Termini, Marchesano. 



Meri. 

Borgata di 700 abitanti, posta su leggero pendio rivolto a NW a metri 75 sul 
livello del mare in terreno disaggregato, quaternario, formato di sabbia e ghiaia con- 
glomerati. 

Case di costruzione mediocre in pietrame e mattoni, calce grassa e sabbia di tor- 
rente: pavimenti sostenuti da solai: piani generalmente due. 




85 

Quasi tutti i fabbricati furono lesionati: un quartiere nella borgata è reso inabi- 
tabile. 

, Chiesa parrocchiale. Ha una sola navata; è molto danneggiata: il muro di facciata, 
diretto E-W, si è distaccato in fuori, quantunque sia legato ai muri di perimetro con 
tiranti diagonali; lesioni nelParcone del coro, diretto E-W, come anche nella vòlta a 
botte del coro medesimo; distacco del muro d'abside, diretto pure E-W, ed anche nei 
muri laterali, diretti N-S. Nessun oggetto spostato o caduto indica la direzione della 
scossa. 

La scossa delle ore 6. 30 al 16 novembre 1894 fu leggerissima: invece quella a(J 
ore 18. 50 fu fortissima, prima sussultoria e poi ondulatoria. Nella nòtte scosse deboli. 
Non fu sentito rombo. 

Alcuni lasciarono le case e passarono la notte all'aperto. Non furono costruite ba- 
racche. 

Messina e Faro. 

Città di 96500 abitanti, posta in declivo verso il mai*e, sopra terreno alluvionale 
e di trasporto recente, specialmente nella parte inferiore, alla marina. 

Molti edilìzi pubblici e case private sono stati lesionati, specialmente nell'interno 
per cattiva costruzione, cioè per essere i muri di tramezzo fatti posteriormente, e 
spesso di incannicciato e gesso. In parecchi fabbricati antichi le scosse del 16 no- 
vembre 1894 hanno riaperto le fratture prodotte dal terremoto del 1783, che erano 
state risarcite male o non potevano essere riparate, che apparentemente, chiudendole 
o coprendole coli' intonaco. Parecchie ft-atture non furono da principio notate dagli 
abitanti, né da noi, ma si manifestarono dopo, sia per causa delle repliche del ter- 
remoto, sia per cedimento dei fabbricati, sia per la semplice caduta dell'intonaco; 
talché si é concluso che tutte le case subirono lesioni più o meno sensibili. Nella 
pianta della città (Tav. Vili) sono indicate le principali fratture con trattini tra- 
versali ai muri. 

Palazzo MunicipaU. Frattura importante nell'arco del porticato della facciata 
principale prospiciente ad W: la frattura si estende fino alla cornice. Frattura nella 
direzione E-W nel muro interno N-S della gabbia della scala (frattura già preesistente, 
dovuta a cedimento delle fondazioni, resa più visibile dal terremoto). Sgranatura 
lungo il contorno inferiore di 5 delle 6 colonne del piano inferiore, specialmente alle 
due estremità del diametro E-W, non alterato alle estremità del diametro N-S, il che 
indica oscillazione nel piano E-W. f^esione nei tramezzi e negli architravi dei locali 
dell'ufficio tecnico. Frattura diretta N-S nella volta dell'androne. 

Intendenza di Finanze. Tutti gli ambienti hanno riportato lesioni più ò meno gravi : 
ma parecchi muri sono vecchi e rappezzati; le fratture si estendono ai muri princi- 
pali, ai tramezzi ed alle volte d' incannicciato : alcune sono fratture vecchie allargate; 
ad alcuni muri si sono dovute applicare subito delle catene per trattenerli. 



(6. C.) Prefettura e Questura. Pai'ecchie lesioni agli ambienti verso il corso Ca- 
vour (cioè prospicienti a SE), quasi tutte negli angoli, ed aH' unione dei tramezzi coi 
muri maestri, le quali lesioni si estendono anche alle volte in senso diagonale. Il 
datino è stato valutato dal Genio civile di lire 2640. 

(G. C.) Corte cT appello (ex-convento Sant'Andrea d'Avellino). Gli ambienti che più 
furono danneggiati sono : la sala delle udienze della Corte, ed i soprastanti locali della 
regia Procura: i locali della Camera di consiglio e degli uffici e dell'annessa Caneel- 
leria, specialmente nella sezione del Gratuito Patrocinio, della Sezione civile, della Se- 
zione d'accusa e Sezione correzionale, e nel corridoio che dà accesso ai detti locali, 
non escluso l'Archivio della Corte. 

(G. C.) Regio Istituto tecnico e nautico. Lesioni di poco conto ai muri perimetrali 
del fabbricato limitrofo alle vie San Filippo Neri e via dei Verdi ed a quelli verso la 
Corte interna. All'ultimo piano invece i muri subirono un moto di rotazione verso 
l'esterno, tale da presentare delle fenditure agli angoli di circa 30 millimetri. Così 
anche i soffitti nei corridoi e nelle stanze ad uso di scuola, comprese fra i muri sud- 
detti, nonché i relativi tramezzi, sono pur essi rotti e fortemente lesionati. 

Osservatorio astronomico e meteorologico. È al piano superiore del suddetto fabbri- 

• 

cato, ed è costruito sopra i muri della chiesa di San Filippo Neri. Tutti i locali subi- 
rono lesioni: un muro principale, diretto NE-SW, ha due fratture ed un altro 
nella stessa direzione ne ha una. Nel terrazzo sovrastante* vi sono due fessure di- 
rette NE-SW. Nella scala a chiocciola in ferro, che vi dà accesso diretto dalla corte, il 
ricetto in buona e recente costruzione di mattoni, isolata, in forma di torre cilindrica 
alta metri 16 col diametro interno di metri 2. 20, non ha subito lesioni, ma si è 
staccata dal pianerottolo superiore d'entrata, ed ivi i due parapetti di ferro furono 
smossi ed in parte smurati: ciò indica oscillazione della torre costituente il ricetto, di- 
scordante coll'oscillazione del resto del fabbricato. 

Nella camera dello strumento dei passaggi, eretta sull'angolo Nord del fabbricato, 
all'incontro di due muri principali,' all'altezza di 30 metri dal suolo, lo scuotimento 
ha determinato lo smovimento e la rottura ed il distacco di pezzetti della base di 
marmo. La camera non ha subito alcuna lesione, perchè è tutta in ferro; l'orologio 
astronomico si è fermato alle 18.** 52." 0*. 

Ginnasio Maurolico e Scuola tecnica. Lesione ai muri d'ambito ed a taluni soffitti. 
Spostamento longitudinale, diretto N-S nel muro verso il cortile, avvenuto nella linea 
di separazione dalle due qualità di materiali, mattoni e pietrame, di cui è fatto il 
muro. Lesioni nei tramezzi diretti E-W. 

R. Università. Alcuni muri perimetrali hanno perduto la loro verticalità, come atte- 
stano le gravi lesioni che si riscontrano all'innesto dei pavimenti e delle volte di can- 
nicci e gesso, ed il fatto che queste sono quasi tutte screpolate in varii sensi, ed in 
parte anche cadute. Nell'aula magna vi è frattura del muro diretto WNW-ESE cedi- 
mento verso NW del muro diretto NE-SW, con lesioni. Fratture nel muro del gabi- 



«7 

netto di anatomia, diretto NE-SW. Si deve notare che i muri di questo antico fabbri- 
cato (già sede dei gesuiti) ha muri di enorme spessore, che nei principali al 3^ piano 
èdim. 1.65! 

Nella chiesa attigua (chiusa al culto) vi sono nelle pareti distacchi e gravi lesioni, 
che hanno arrecato grave danno alle volte sottostanti. Il danno totale all'edifìzio del- 
l'Università è stimato dal Genio civile di lire 50,000. 

(G. G.) Caserma dei carabinieri (via delle Rovere). Piccole lesioni che non fanno 
temere un pericolo immediato. • 

(G. G). Caserma dei carabinieri (Convento di San Francesco di Paola). Danni di 
varia intensità, consistenti specialmente nel distacco dei numerosi tramezzi dai muri 
maestri e nel lesionamento di quasi tutte le soffitte in canniccio. Nell'ala di tramon- 
tana, oltre ai citati danni, si è osservato qualche spostamento dei muri d'ambito. 

(G. C.). Collegio convitto Alighieri. In tutti i locali dei tre piani i muri di tramezzo, 
i soffitti ed i pavimenti hanno riportato gravi lesioni, tali da dover ritenere prudente 
l'immediata chiusura del Convitto. 

Cattedrale. Quest'edificio aveva subito già varie lesioni nel terremoto del 1783, 
che si sono allargate o riaperte con questo del 1894: tale è il caso della grande 
frattura verticale nel coro, sul prolungamento dell'asse della chiesa e di un'altra 
nel lato meridionale del frontone della facciata. Questo frontone poi alto una qua- 
rantina di metri sul suolo, già in cattivo stato, fu molto danneggiato: ne cadde 
la croce e grandi pezzi ornamentali in pietra da taglio ed estese porzioni di into- 
naco, talché si dovette demolire la cima o punta del frontespizio stesso per parec- 
chi metri di altezza: i materiali cadendo dal frontone medesimo danneggiarono le 
statue ed ornamenti sottostanti, cioè specialmente la statua del Padre Eterno che 
sta sul frontone a guglie della parte principale (la quale inoltre si è inclinata verso 
la piazza), ed un angelo sul lato destro della porta, che ebbe rotto un braccio. 

Nella parte posteriore dell'edificio caddero Terso levante diversi pezzi delle 
guglie: una di questo si spostò verso NW ed un'altra verso W. Nell'interno cadde 
un pezzo di mosaico della cupola. 

Chiesa di San Matteo. Strapiombo delle colonne del 2"* ordine della facciata 
verso E. Si sono allargate alcune fratture antiche dirette a N-S ed E-W. 

Chiesa della Concezione. La croce si è inclinata verso S-SW. 

Chiesa di San Gio ranni di Malta. Cadde la croce nella via Garibaldi, cioè 
verso E, dall'altezza di metri 27. 50 a metri 4 dalla facciata. 

Chiesa di Santa Maria degli Archi. Caduta di una pigna dalla facciata (di- 
retta NW-SE) dall'altezza di metri 14. 50 verso S-W a metri 2 dalla facciata stessa. 

Chiesa della luce. Lesione del muro di fondo diretto E-W. 

Chiesa di Santa Caterina dei Sardi. Campanile staccato sulle fronti NE-SW; 
la croce si spostò verso SE. 



\ 



88 

Chiesa dell Immacolata . Lesioni nel muro N-S dell'abside: altra lesione più im- 
portante nel muro E-W. 

Chiesa di Santa Maria Maddalena. Cadde una pigna èlissoidale. 

Chiesa deW Annunziata. Cadde la croce. 

Chiesa di San Francesco di Paola. Cadde la croce. 

(G. C). Caserma delle Guardie di Città. Lesioni a due muri d'ambito diretti E-W. 
Forti lesioni ai soffitti dei due dormitori delle guardie, nella latrina, ed in parte 
di quelle adibite \ prigione. 

Collegio Militare. Lesioni nei muri d'ambito NE-SW, presso lo spigolo rivolto ad E. 

Ospizio Cappellini. Distacco di tutto il muro N-S di facciata verso E: nella 
scala spaccatura E-W della volta e spostamento del muro verso N. Volta del refet- 
torio collo spessore di m. 0." 42, spaccata lungo la generatrice in chiave, di- 
retta N-S, con abbassamento di m. 0.07. Nell'antico refettorio i muri appoggiati 
al terrapieno sono fessurati in direzione E-W. Tutti gli archi del lato E e del 
lato S nel porticato della corte del pian terreno subirono schiacciamento in chiave. 

Le fondazioni scendono fino a metri 5; ma il fabbricato data dal 1508 e nel 
terremoto del 1783 ebbe gravi danni che furono alla meglio riparati, e così per 
questo terremoto si riaprirono parecchie antiche fratture. 

Pia Casa. Lesioni dirette WSW-ENE nell'androne lungo le generatrici della 
volta. Lesioni nei muri N-S ed É-W perspicienti il cortile. Lesioni E-W nella volta 
dell'infermeria, distacco di un muro N-S; distacco di un trammezzo E-W dal muro 
cui era collegato; nel muro E-W di gabbia della scala vi è una frattura inclinata 
di eO'' verso E. . 

Ospedale. Frattura allo spigolo SE e nel cornicione nella facciata NNE. Lesione negli 
architravi delle finestre e caduta di una mensola della stessa facciata. Cadde una 
mensola di pietra, sostegno di una latrina attaccata al muro intorno alquanto lesio- 
nato, diretto pure NNE: la caduta fu verticale. Nessuna lesione importante all'interno. 

Il fabbricato è antico, poiché la prima pietra fu messa al 1545, ma poi fu 
rifatto in diverse volte, e messo a nuovo da 5 lustri, e legato con chiavi di ferro. 

Magazzini generali. Frattura negli archi del portico diretto NW-SE, e lesioni 
nel muro di fondo parallelo ad esso porticato, di cui due obblique inclinate di 45^ 
e 50° verso N ed un'altra obliqua, inclinata in senso contrario: nel muro EW della 
scala vi è una lesione obliqua ed inclinata di 45° verso W. Nel 3** magazzino vi 
sono fratture in tutta l'altezza di un muro diretto N-S. 

Fabbricato delle macchine idrovore. È fondato a metri 14. 6 di profondità su 
fondo ghiaioso. Vi si osserva allargamento di antiche lesioni 6 lesioni nuove sui 
vani delle finestre, nei muri d'ambito ed in quello interno trasversale, per modo 
da reclamare pronta riparazione. In un muro diretto NW-SE vi sono lesioni oblique 
inclinate di 60° verso SE e verso NW. Rottura della vasca per l'acqua d'alimen- 
tazione delle caldaie. 



i^ 



é9 

(G. C). Bacino di carenaggio. La fondazione delle banchine è sopra palafitte a 
metri 14 di profondità. Nel muro d'ala a destra deirìmboccatura si sono mani- 
festate due lesioni trasversali, la prima a metri 2. 4 dall'eslremità N, larga 
metri 0.05: però essa preesisteva di larghezza dssal minore dell'attuale; le due 
antiche lesioni, attraversanti il canale di smaltimento, si sono pure ingrandite. 
Nel tratto di muro parallelo alla imboccatura dfel bacino si è verificato un abbas- 
samento di metri 0. 15 ed uii leggero spostamento, restando deformato il rivesti- 
mento in pietra da tàglio ed il lastricato. Diverse lesioni pure si manifestarono 
nel terrapieno retrostante al detto muro di sponda, tutte nella direzione parallela 
al ciglio della banchina. Nel muro d'ala a sinistra della imboccatura vi è allar- 
gamento delle lesioni preesistenti e sproforldaménto sensibile nella porzione paral- 
lela all'imboccatura della vasca per un tratto di metri 17, con deformazione di 
tutto il basolato non poggiante sulla muratura. 

(G. C.) Lazzaretto (ora magazzeno doganale). Nella banchina ad W del fabbri- 
cato si sono allargate tutte le lesioni antiche e si è ribassato e spostato il ciglio 
di essa. Il piazzale sterrato si è sensibilmente abbassato ed ha delle larghe fenditure 
nella dit^ezione lòligitudinale. 

Faro S. Ranieri, di 5° ordine [Faro grande). La vecchia e solidissima torre 
su cui è impiantato ha subito danni non gravi, essendosi solo allargate le lesioni 
preesistenti nei quattro muri perimetrali. Parecchie lesioni si sono riscontrate nel 
fabbricato ottagonale costruito sulla detta torre nel 1857, epoca dell' impianto del 
faro: non sono però di carattere allarmante, e vi si potrà rimediare mediante 
catene e cerchiamétlti in giro. L'apparecchio lenticolare non ha subito alcun guasto. 



Principali dàuiil àùé case fii'ivate. 

Cosà Bmcemi. Lesioni sul miiro diretto E-W. 

Casa La Via. Fratture nella facciata diretta N-E, frattura nei muri E-W e N-S 
della gabbia della scala, fratture nei muri E-W e N-S degli alloggi.. 

Casa in Via Antonio D^ Arrigo. Lesioni sugli archi nel muro di perimetro diretto 
E-W: lesioni sul muro di facciata N-S, fra cui una nel basamento di pietra. Lesioni 
sulle piattabande dell'altro muro E-W. 

Casa in via San Crispino.^ Lesioni nelle due facciate dirette E-W, lesioni sulla 
facciata diretta N-S, anzi questa è puntellata. La casa è a volte reali, le qitali furono 
tutte lesionate, e i pavimenti soffrirono distacchi ed aperture. 

Casa Cutroneo. Si demolì il T piano che strapiombava verso W, forse a causa 
della spirita del tetto. Il detto piano era di costru^.ione aggiunta dopo. 

Casa in corso Garibaldi. Puntellata la fronte lesionata, diretta N-S; l'interno è 
molto danfneggiato. 



e' . 

■t. 



90 

Casa Filato, Lesione nel muro E-W e sul muro N-S, con<ìistacco dello spigolo for- 
mato da questi muri. 

Casa via dei Verdi. Lesione sulla fronte N-S per tutta l'altezza e suirarco 
della porta; altra lesione importante sulla fronte E-W. La costruzione è isolata: 
risulta dairunione di due fabbricati di epoca diversa. Lesione e distacco lungo la 
linea di unione dei due corpi di fabbrica. 

Casa via dei Verdi (di fronte alla Chiesa). Fronte NE - SW lesionata. 

Altra Casa. Sulla fronte SE-NW lesioni nei muri e nelle piattabande, lesioni pella 
fronte NE-SW sugli archi. 

Casa sulla piazzetta della Chiesa dei Verdi. Frattura sulla fronte NW-SE lungo 
la congiunzióne di due costruzioni riunite. 

Casa in piazza N. Fahrizi. Lesioni nello spigolo NE-SW, lesioni alle finestre ed 
al basamento, lesioni nella facciata N-S. 

Casa via Cavour. Lesioni allo spigolo E. 

Casa via Bocca Barrile. Gravi lesioni nel pilastro a Nord. Nella casa di fronte vi 
sono lesioni nel muro E-W, ai davanzali delle finestre. 

Casa Bonanno in via Cavour. Lesioni gravissime nei muri NE-SW e NW-SE. 

Casa Vili in via Gran Priorato, La loggia sul tetto strapiomba verso W, con 
serie lesioni nel muro E-W. 

Casa in via Pia Casa. Lesioni oblique nel muro diretto N-S, inclinate di 50*^ 
verso W. 

Casa in via Pio. Casa. Varie piccole fratture in un muro. 
- CijLsa in via Fossato. Lesioni oblique nel muro diretto E-W, inclinate di 45' 
verso E. 

Casa in da Lascari. Lesioni in tutti i muri, puntellati verso E. 

Casa in via Plenda. Lesione nei muri E-W e N-S. 

Casa Vadala. Caduta del cornicione: non presenta altre lesioni esterne. 

Hotel Trinacria. Spaccature nei muri diretti E-W, il muro verso il mare; diretto 
N-S, manifesto cedimento verso E. 

Fraiture. Su di una pianta della città di Messina (vedi Tav. Vili) abbiamo segnata 
la direzione del piano delle principali fratture dei muri da noi osservate, ed abbiamo 
ottenuta la seguente statistica relativa allo loro orientazione : 

Direzione delle fratture N-S E-W NE-SW NW-SE Totale 

Numero delle fratture*. . . . 
Numero dei muri fratturati . . 

Si ha dunque una sensibile prevalenza delle fratture nella direzione NE-SW ed 
anche del numero di muri fratturati in questa direzione: ciò indicherebbe una 
prevalenza del moviihento oscillatorio nella direzione perpendicolare a questa, cioè 



14 


24 


35 


20 


93 • 


11 


22 


26 


16 


.75- 



,91 

secondo NW-SE, poiché le fratture di un muro (escluse le orizzontali) indicano 
oscillazioni in un piano non molto diverso dai suo. 

Questo risultato concorda con ciò che risulta dalle registrazioni degli strumenti 
e dalle osservazioni degli spostamenti di oggetti nel Cimitero. 

La direzione NW-SE è poi prossimamente quella delPepicenti-o del terremoto, 
cioè della congiungente Messina con San Procopio. 

Quanto alla distribuzione delle fratture nella città si vede che sono più nume- 
rose nella parte nord che nel resto. ' - 

Il compianto prof. P. Laudi ha notato che le volte dei mezzanini delle case pro- 
spicienti sul corso Vittorio Emanuele (cioè verso E) e sul corso Garibaldi (cioè 
verso W) furono tutte sensibilmente lesionate nello stesso modo, ed iiji direzione N-S 
circa. 

Secondo gli ingegneri dell'Intendenza di finanza i muri più lesionati sono quelli 
nella direzione. NE-SW, d'accordo colla precedente statistica. 

Secondo ring. Gonsalvo deirufficio tecnico municipale le fratture in città sono 
qu§LSÌ tutte verticali, alcune oblique, poco notevoli all'esterno, gravi e numerose nel- 
l'interno dei fabbricati. 

Il prof. Saiia, assistente nell'Osservatorio di Catania, nativo di Messina, ha osser- 
vato che nelle così dette Palnzzate, ossia nella lunga fila di palazzi e case con facciata 
comune, monumentale, rivolta alla marina, si ha quasi dappertutto rotture dei muri 
trasversali diretti E-W, presso la detta facciata, come se questa si fosse staccata e 
spostata verso mare: la rottura si prolunga anche nelle volte che coprono i vicoli che 
separano un fabbricato dall'altro. Questo fatto non era stato notato da principio, forse 
perchè le fratture non si erano ancora aperte o scoperte, cadendo l'intonaco. Si deve 
però notare che la Palazzata per la posizione e natura del terreno su cui è fondata, 
in riva ad un mare profondo, ha tendenza naturale a cedere verso il mare stesso, 
ossia verso Est. 

Cimitero monumentale. È situalo sul pendio che guarda SE di una collinetta alta 
una cinquantina di metri. È di buona e moderna costruzione in pietra calcare. Il ter- 
remoto vi ha prodotti molti e notevoli effètti che riassumiamo in cifre : 

5 vei-so SE (più esattamente verso SSE). 

1 « NW. 
Croci inclinate . "* ^_ 

13 „ NE. 

da cui risulta 

^ . . ,. . i 6 nel piano NW-SE. 

Croci mchnate , „ ^„ ^„, 

'17 , NE-SW. 

Si deve notare che tutte le croci avendo il piede con sezione d'incastro rettango- 
lare, orientata secondo NW-SE e NE-SW, la loro inclinazione non poteva succedere 
che nei due detti piani. 



93 

Si avrebbe dunque una prevalenza c^i croci inclinate verso NE, come se il primo 
urto o mossa del terreno fosse stata verso SW; aiicora più notevole è poi 1^ py^va-. 
lenza dell'inclinazione delle croci nel piano NE-S.W, come se l'oscillazione prev^ente 
del suolo fosse stata nel detto piano, che è perpendicolare alla direzione deU'epi- 
centro. 

Alcune croci di marmo si sono spezzate presso la sezione d'incastro (3 coc- 
iate) : si trovarono una a NW, l'altra a S^,, la terza fu raccolta prima d^lla npstra 
visita. 

Parecchie croci sono cadute (7 contate) e per lo più si ruppero per essere cadute 
sulle lapidi di mai'uio, cioiè verso SE. 

Tre croci hanno rotato, di cui una dei cimitero quella situala al Umile occidentale, 
da N verso E, cioè in senso positivo, per 80^ ! 

Anche la cima di un monumento ha rotato di circa 20^. 

Molte lapidi furono spostate: esse 'sono tutte disposte coU'asse longitudinale di- 
retto secondo NW-SE, ed alquanto inclinate come il pendio del terreno : era quind 
naturale che lo spostamento più probabile, come conseguenza di ripetute scosse, fosse 
un movimento parallelo verso SE ; infatti si è osservato : 

Lapidi spostate 1 1 verso SE. 
Id. 1 , NW. 

Lapidi girate: i2 da E verso nord, di cui una di m. 0. 04 nel lato superiore, mentre 
è anche scesa di più che m. 0. 06 nella direzione del pendio. 

Guglie inclinate : 3 verso SE : è da notare che queste guglie hanno un'anima di 
ferro la quale si è piegata per l'azione del terremoto. 

Guglie rotte e cadute. Si ritiene che due sieno cadute ,verso SE. 

Dunque anche nelle guglie dove non vi è l'influenza della pendenza del terreno, 
si ha prevalenza del movimento nel piano SE-NW. 

Bisogna quindi concludere che vi furono scosse nel piano NTE-SW e nell'altro 
NW-SE, d'accordo con ciò che risulta dalle registrazioni degli strumenti sismici 
di varie stazioni, e come risulta anche da altri fa,tti,'come l'oriQulamento delle 
fratture, ecc. 

Nel colonnato del peristilio del fabbricato principale alcune colonne sono sgranate 
presso la base al lato di levante: lo stesso osservasi in altre colonne del po<rt;Ì€ato 
attorno: si osservano pure alcuni architravi e volte, rotti nelle due direzioni NE-SW 
e NW-SE. 

Nel cenobio, che trovasi nella parte più alta del cimitero, la guglia principale è 
scrostata al lato nord; è caduto ilbocciuplo superiore di pietra di una guglia, oltre la 
guglia rotta e caduta del prospetto e l'altra del lato rivolto a NE colla punta inclinata 
verso SE^ enumerate sopra colle altre. 



y 



da 



Neiruuilo schema (Fig. d) eseguito dal signor Rapida, assistente dell'Osserva- 
torio di Messina, il qus^e ci ha molto aiutato nello studio degli effetti del terremoto 
nel cimitero, vi sono i seguenti segni convenaiionali : 

Frecce semplici^ indicano la direzione dello spostamento delle lapidi. 



Frecce tagliate, id. id. 

Frecce con due tagli, id. id. 

Frecce con penna, id. id. 

Frecce con doppia penna, id. id. 

Frecce con anello^ id. id. 

Croci semplici, id. id. 

Croci doppie, id. id. 

Circolo con freccia^ id. id. 

Rettangolo con freccia^ id. id. 



dell'inclinazione delle croci. 

di una cuspide caduta da una guglia. 

dell'inclinazione delle punte di una guglia. 

di guglie rotte e cadute. 

deirinclinazióne di guglie. ^ 

della caduta di croci. 

delle croci spezzate. 

della rotazione di croci. 

della rotazione di lapidi. 




Fig. d. Spostamenti nel Cimitero monumentale di Messina. 



Parte superiore. 

Orologi fermati. Dal direttore dell'Osservatorio di Messina, prof. P. Laudi, ab- 
biamo ricevuto il seguente elenco degli orologi a pendolo di Messina, di cui ha 




94 

potuto avere informazioni; nello stesso tempo egli ci ha fatto notare che il maggior 

m 

numero degli orologi pubblici arrestatisi sono situati nella parte settentrionale 
della città, che è anche la più danneggiata. DalFelenco si ricava: 

Piano d'oscillazione dei pendoli N-S E-W NE-SW NW-SE Totale 



Pendoli termali 


.. . 5 


8 





2 


15 


Pendoli non fermati. . . 


. . 3 


6 


1 


1 '- 


11 



Inoltre nelle direzioni intermedie si ha: WSW-ENE pendoli in mòto 2, NNE-SSW 
in moto 1. 

r 

Siccome i pendoli in generale non si ferniano se il piano di oscillazione del 
suolo coincide con quello della loro oscillazione propria, e si fermano specialmente 
per vibrazione del suolo normale al loro piano d'oscillazione, si ricava: 

Pendoli indicanU oscillazione del suolo N-S E-W NE-SW NW-SE 

Fermandosi , 8 5 2 

Camminando 3 6 1 1 

Indizii del piano d'oscillazione del suolo dati 

in totale dai pendoli. 11 11 3 1 

dunque il piano dell'oscillazione prevalente del suolo non sarebbe né N-S, né E-W: 
quindi o non vi é stata la direzione prevalente, oppure fu intermedia NE-SW : 
ma non fu indicata sufficientemente dagli orologi, essendo troppo pochi quelli che 
hanno tali orientazioni intermedie: sembra però che vi sia una qualche preva- 
lenza a favore della direzione NE-SW. 

In conclusione non si ha un risultato distinto e degno di molta considerazione 
dallo studio del modo in cui si sono comportati i pendoli degli orologi di Messina 
per l'azione del terremoto. 



95 



Elenco de! pendoli che si siono arrestati, od hanno continnato a camminare 
durante la grande scossa del 16 novembre 1894 ayyennta in Messina. 



-1 



(ìgservalorio Pendolo siderale .... 



Pendolo regolatore. . . 



Orologiaio sig. Rnegg . 



I 



Tre pendoli secondari 
Due pendoli id.' 



Pendolo regolatore. . 



Orologiaio sig. Schuler \ Pendolo secondario . 

f 



Orologiaio sig. Sofia . 



Orologiaio sig. Falsetti 



Pendolo piccolo . . . 
Pendolo secondario . 
Duo pendoli secondar! 

Un piccolo pendolo . 
Pendolo secondario . 



^ , . . . ,T .1 Due pendoli secondari 
Orologiaio sig. Vermi- ; ^ 

glio- ) Pendolo secondario . 



Pendolo 



id. 



Santa Maria dì Gesù . Pendolo orologio pub 

blico. 



Gasa Pia 

San Giovanni di Malta 
buomo . ■ 

San Filippo Neri . . . 
Noviziato ...... 

Maddalena 

Ponte Zaera 

San Giovanni Decollato 

Ospedale Civico . . . 



Fd. 
Id. 
id. 

Id. 
Id. 
Id. 
Id. 
Id. 

Id. 



Luogo d* instalUvione 



nella Torretta in cima ! 
airOsservatorio. 

pian terreno 



pian terreno (stessa pa- 
rete). 

pian terreno (stanza adia- 
cente, pareti opposte). 

pian terreno. . 



\ • 



id. 
id. 
id. 



2' 



piano (casa d'abita- 
zione). 

pian terreno. 

id. ...'... 

id 

id. ...... 

3^ piano (casa d* abita- 
zione). 

sul campanile. . . . . . 



2*» piano 
id. 



in cima alla facciata prin- 
cipale. ' 



sul campanile 
id. 
id. 



2® piano 



prospetto principale della 
chiesa. 



3*^ piano 



Diresione d«I piano 
d*otol1Uxfone 



NW-SE 



N-S 



W-E 

WtE 

" E-W 
E-W 

N-S 

N-S 

N-S (circa) 

E-W 
E-W 

N-S 

E-W 

E-W (circa) 

E-W (circa) 

N-S 
EW 
* NW-SE 

NW-SE 

WSW-ENE (circa) 

WNW-ESE (circa) 

E-W (circa) 

NE-SW (circa) 



/ 



Fermato. 



Fermato do- 
po avere 
battuto vari 
colpi contro 
la custodia. 

Non fermati. 



Fermati. 

Fermato. 
In moto. 
In moto. 
Fermato. 
In moto. 

Fermato. 
Fermato. 
Fermati. 
In moto. 
Fermato. 

Fermato. 

Fermato. 
Fermato. 
Fermato. 

I In moto. 

In moto. 

In moto. 
' In moto. 

In moto. 



NNE-SSW (circa) ' In moto. 



Il direttore deirOsservatorio di Messina ci ha pure comunicato il seguente elenco 
delle scosse avvertite nell'Osservatorio od in città : il detto Istituto era fornito solo 
degli avvisatori sismici GallùBrassart a colonnetta l'uno, per l'ondulatorio, che sta 
in piedi su base strettissima e che è caricata alla cima, l'altro per il sussultorio, 
a molla o vermiglione verticale con contatto a mei'curior in entrambi gli appa- 
recchi, per un congegno elettrico, al momento della scossa l'orologio si mette a 
camminare ed uii canipanello elettrico dà l'avviso. 



96 



Cronologia delle iconse di terrenoto avvenate in Meeeina dal 16 novembre 1894 

al 9 gennaio 1895. 



G. 16 novembre 1894. Alle ore 6. 14 e 48 secondi sensibile scossa ondulatoria in direziotìe 

NW-SE. 
Alle ore 18. 52 intensissima scossa di terremoto sussultorio ed ondu- 
latorio in direzione E-W. Per l'intera nottata continuano ad inter- 
vallo le scosse con rombi sordi; fra queste degna di nota quella delle^ 
ore 23. 07 alquanto forte, e quella delle ore 23. 35 fortissima. 

17-18 id. Continuano ad intervallo le scosse leggere ed i rombi sordi. 

19 id. Alle 7.^ 13° 56" scossa ondulatoria in direzione NW-SE. 

Durante la notte leggere scosse avvertite parzialmente dalle per- 
sone, e non dagli strumenti. 

20 id. Continuano ad intervalli più lunghi le scosse leggere non avvertite 

dagli strumenti. 

21 id. Alle 7.** 17° 30" scossa sussultoria indicata dal relativo avvisatore. 

22 id. Alle 1.** 41° 15" ed alle ore 9. 17 leggere scosse indicate dal sismo- 

scopio a verghetta. 
23-24 id. La maggior parte delle persone asserisce aver nulla avvertito, però 

qualcheduno accenna a scosse leggere avvenute. • 
25^ id. Alle ore 1.40; alle ore 15.03 ed alle ore 23.30 leggere scosse e 

qualche rombo sordo. 

26 id. Rombi sordi, ed alle ore 1. 40 leggera scossa. 

Dal 27 air8 dicembre 1894. Di giorno nessuoa scossa; di notte la gente ^ parzialmente „ dice 

risentire leggeri tremiti del suolo. 
9 dicembre 1894. Alle 17.' 7° 40' scossa sussultoria indicata dal relativo avvi$atoi*e. 
Dal 10 al 15 dicembre 1894. Qualche piccola >!co.ssa avvertita parzialmente. 

16 dicembre 1894. Alle ore 2. 49 ed alle ore 10. 53 leggere scosse indicate dal sismoscopio 

a verghetta. 

17 id. Alle ore 5.33 leggera scossa indicata dal sismoscopio a vei^ghètta. 
19 id. Alle ore 5. 54 id. id. id. 

Dal 20 al 26 dicembre 1894. Qualche leggera scossa parzialmente avvertita. 

27 dicembre 1894. Alle 6^. 58°. 30' scossa sussultoria indicata dal relativo avvisatore. 

28 id. Alle ore 1. 10 leggera scossa indicata del sismoscopio a verghetta. 
Dal 29 al 30 dicembre 1894. Nessuna scossa. 

31 dicembre 1894. Alle ore 5. 58 scossa sussultoria generalmente avvertita, ma noh dagli 

strumenti. 
1 gennaio 1905. Alle ore 2. 03 scossa presunta ondulatoria, non avvertita dagli stru- 

menti. 
3 id. Alle ore 2.03 sensibile scossa sussultoria indicata dal relativo avvi- 

satore. 
Alle ore 18 circa leggera scossa parzialmente avvertita. 
Alle ,ore 18. 45 id. id. 

Alle ore 12.' 13 ed alle ore 23 cir^a leggere scosse. 
Alle ore 3 circa scossa parzialmente* avvertita. 
Alle ore 3.31 circa leggera scossa, caduta la verghetta del sisraoscopitì. 



5 


id. 


6 


id. 


4 

7 


id. 


8 


id. 


9 


id. 



\ 



/ 



12 gennaio 


1905. 


• 

20 


id. 


23 


id. 


6 febbraio 


• 1895. 


8 


id! 


10 


id. 


11 


id. 


18 


id. 


20 


id. 


38 


id< 


25 


id. 



26 



id. 



27 




id. 


9 


marzo 


1895. 


22 




id. 


24 




id. 


29 




id. 


30 




id.' 


9 


aprile 


1895 


10 




id. 


8 


giugno 


1895. 


23 


luglio 


1895. 


26 




id. 




agosto 


1895. 


1 


settembre 1895. 


30 ottobre 1895. 


6 novembre 1895, 


18 




id. 



2 dicembre 1895. 



97 

Alle ore 14. 36 e 40 secondi sensibile scossa sussultoria accusata dal 
relativo sismoscopio. 

Alle ore 19.7 circa scossa generalmente avvertita: 

Alle ore 17. 5 scossa sussultoria accusata dal relativo sismoscopio. 

Alle ore 22. 29 caduta la verghetta del sismoscopio. 

Alle ore 2. 52 id. id. 

Alle ore 23. 31 sensibile scos& sussultoria (durata circa 3 secondi). 

Alle ore 17.2 leggera scossa sussultoria. 

Alle ore 23. 17 caduta la verghetta del sismoscopio. 

Alle "ore 3, 42 id. id. 

Alle ore 14. 15 circa leggera scossa avvertita da poche persone. 

Alle ore 10.52 leggera, scossa sussultoria accusata dal relativo sis- 
moscopio. 

Alle ore 13.31 leggera scossa sussultoria accurata dal relativo sis- ' 
moscopio. 

Alle ore 8. 19 sensibile scosàa sussultoria — Altra leggera a ore 13. 51 

Alle ore 11.20 caduta la verghetta del sismoscopio — Alle ore 23.4 
sensibile scòssa sussultoria avvertita da molte persone. 

Alle ore 3. 35 sensibile scossa ondulatoria N-S, generalmente avvertita. 

Alle ore 19. 45 scossa sussultoria, avvertita da molte persone. 

Alle ore 16! 16 leggera scossa sussultoria, avvertita da qualche persona. 

Alle ore 16. 15 scossetta sussultoria, avvertita dalle persone — Alle 
ore 17. 34 altra scossa sussultoria, avvertita da molte persone. 

Alle ore 12. 19 leggera scossa sussultoria, avvertita da qualche persona. 

Alle ore 4. 52 leggera scossa ondulatoria NW-SE, avvertita da qual- 
che persona. 
Non si ebbero scosse. 
Alle ore 16.36 leggera scossa sussultoria. 

Alle ore 18.44 sensibile scossa sussultoria-ondulatoria N-E; general- 
mente avvertita. 
Non si ebbero scosse. 

Alle ore 20.58 scossa ondulatoria E-W avvertita da poche persone. 

Alle ore 19.45 scossetta sussultoria, non avvertita dalle persone 

Alle ore 11.34 scossetta sussultoria, non avvertita dalle persone. 

Alle ore 17.33 forte scossa sussultoria-ondulatoria NW-SE durata 
circa 4 secondi. (Ha destato panico; molta gente restò fuori di casa 
la notte). 

Alle ore 22. 6 scossetta, avvertita da qualche persona. 



Il periodo di attività sismico iniziatosi nel novembre del 1894, pare abbia avuto termine, 
almeno per la fase di maggior attività, nel novembre 1895; poiché nei primi mesi del 1896 
non avvennero scosse, e in seguito se ne registrò raramente qlialcuna isolata, e ad' inter- 
valli di 1, 2 e più mesi. 



Mareografo. Quantunque la scossa delle ore 18.52 abbia fatto arrestare il 
pendolo e quindi anche il movimento della striscia di carta su cui si fa la regi- 
strazione delle variazioni del livello del mare, e lo -strumento non sia stato rimesso 
in moto che nel giorno successivo, all'ora «abituale delle ispezioni al mareografo, 

13 



I 



cioè alle ore 8. 30, pure si possono trarre da esso delle utili indicazioni. Perciò 
abbiamo ripi-odotto nella figura e il traccialo AA del giorno precedente 15 novembre, 
come normale od ordinario per confrontarlo coll'altro BB, del giorno seguente, in 
cui avvenne il terremoto. La liproduzione è 
in scala 'a; così le ore sono i-appresentate 
da 5 mm.; ed un decimetro di variazione 
del livello del mare è rappresentato da 7 mm. 
Si vede subito cbe le due curve AA e BB 
hanno andamento analogo prima e dopo l'jn- 
terruzioné prodotta dal terremoto, prescin- 
dendo ben inteso dalla leggera variazione 
delle fasi prodotte dallo spostamento della 
luna rispetto al sole. Alle ore 6. 15 del 16 no- 
novembre in cui vi fu una scossa sensibile 
in Calabria ed in Sicilia, ed a mezzodì in cui ve 
ne fu una pi(i leggera, sensibile in Calabria, 
specialmente presso l'epicentro, non si ha al- 
cuna variazione anormale del livello del mare. 
Al momento della grande scossa, alle ore 
18.52 si trova segnato un trailo ingrossato 
nel mezzo, una specie di fuso (simmetrico ri- 
spetto all'ultimo tratto della curva del ma- 
reografo), che certamente indica una ripetuta 
oscillazione del livello dell'acqua del mare 
con un'ampiezza massima di 108 mm. sopra 
e sotto al punto a cui si trovava l'indice nel- 
l'istante del terremoto: e si ha tale modo di 
registrazione invece di una curva sinussoi- 
dìca; perchè il pendolo e la carta dello 
strumento si fermarono. Ma poi l'indice del 
mareografo deve aver continuato il suo mo- 
vimento in senso verticale, causato dalle suc- 
cessive variazioni del livello del mare, senza 
uscire dal detto tratto o fuso: siccome però 
questo è di ampiezza complessiva maggiore 
di quella della oscillazione che avrebbe trac- 
ciato nella notte in condizioni normali, come 
si vede per il tratto corrispondente del 15 no- 
vembre, ed anche di parecchi giorni precedenti e ^seguenti nel mareogramma 
originale; e siceome inoltre il tratto pare più forte di quel che. avrebbe dovuto 





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99 

essere tracciato dalle oscillazioni ordinarie del mare nelle 13 ore circa in cui il 
mareografo stette fermo, bisogna concludere che con molta probabilità quel tratto 
fu segnato per l'oscillazione sismica alle ore 18. 52. 

Al mattino seguente, alle ore 8. 30, Tindice indicava un livello di poco infe- 
riore a quello del giorno precedente alla stessa ora; e poscia, messo in moto 
l'orologio dello strumento e la carta, tracciò una linea simile a quella del giorno 
precedente, ma alquanto più bas^a, corrispopdente ad un livello del mare più 
basso da 5 a 6 centimetri ; occorrerebbe un lungo studio (che da noi non potrebbe 
esser fatto) per sapere se questa piccola variazione dipende realmente da un 
abbassamento relativo del livello del mare, ossia da un sollevamento stabile del 
mareografo cioè del terreno su cui è impiantato, causato dal terremoto, oppure se si 
tratti di qualche spostamento avvenuto nel meccanismo dello strumento in causa 
della scossa, o se si tratta semplicemente della variazione dell'influenza lunisolare 
e di quella delle correnti marine ed aeree sulla marea, come è più probàbile. 



Descrizioni del terrexnoto 



Si riferiscono* alcune descrizioni del terremoto che sono state date da persone dalle 
quali era da attendersi la più fedele narrazione : trattandosi però di terremoto fortis- 
simo, dal quale pertanto erano da aspettarsi gravi danni, tutti gli abitanti di Messina 
furono presi da panico, ben naturale, essendo ancora vivissima in quella città la tradi- 
zione dei terribili disastri causati dal terremoto del 1783; non si può quindi contare 
di avere esatte descrizioni; le discordanze che si riscontrano fra quella date da diverse 
persone, ne sono una prova. 

Il Prof. P. Landi, direttore dell'Osservatorio, trova vasi seduto a tavola colla 
famiglia al 3** piano di sua casa, posta nel rione San Leone; Rweriì prima come 
un colpo sordo di cannone e quasi nello stesso istante sì sentì sbalzare dalla sedia. 
Riparato alla Contemplazione, in campagna, presso la spiaggia, durante tutta la 
notte sentì continui rumori simili a cojpi di cannone lontano, contemporanei a scosse 
di terremoto. 

Il prof. Fenek, insegnante matematica nell' Istituto nautico, trovavasi nella stanza 
da pranzo al 3° piano di una casa di quattro piani, posta nel rione Portolegna. Né 
luiy ne la sua signora avvertirono rombi o hoati^ ma solo una specie di fruscio che egli 
attribuì alla risultante degli scricchiolii prodotti dal movimento del caseggiato e del- 
l'aria. Dopo le scosse delle ore 18. 52 si rifugiò in un orto della Masella, dove era- 
assoluta quiete, e nella notte avvertì le due forti scosse, alle ore. 23 e 23^/2, ma nessun 
rombo o boato. 

Il prof. S. Sajia Moietta era nella sala da pranzo colla famiglia: egli era in piedi, 
la signora, una figlia ed il figlio, prof. Alfredo Saija, erano seduti; un'altra figlia al 
principio del terremoto era in cucina; il figlio avvertì come un soffio di vento fprtis-. 



100 

sinio, contemporaneo al primo movimento leggero che senti sotto i piedi. Il padre 
avendo provati molti terrera9ti senza conseguenze, rimase calmo durante tutto il 
terremoto; il figlio vide che la madre lo fissava impallidendo, e per incoraggiai*e lei e 
la sorella che gridavano per lo spavento, andava ripetendo non abbiate paura è tosto 
finito: tutti compresa la signorina venuta dalla cucina si rifugiarono nel vano di un 
balcone. La scossa cominciò leggera sussultoria poi crebbe rapidamente ; quindi parve 
declinare, poi ripigliò più forte ondulatoria; l'oscillazione era cosi ampia che al padre 
sembrava che i muri opposti si avvicinassero, ed una catastrofe fosse imminente; egli 
dice d'aver contato a mente durante il terremoto senza' dubbio oltre 20 pulsazioni ; il 
figlio, come si disse, ripetè 10 volte )a frase : non abbiate panni che tosto è finito; senza 
che il terremoto veramente cessasse, per cui ritiene che sia durato 35 a 40 secondi; 
la sorella venne dalla cucina al balcone, mentre il terremoto continuava ancora. 

Cessata questa scossa, la famiglia si rifugiò nella piazza San Martino, il figlio 
dice che avvertì tutte le scosse della notte, di cui due più violenti: prima del movi- 
mento sentiva come avvicinarsi il terremoto per un rumore speciale o gridio che pre- 
cedeva di uno due secondi la scossa, talché egli avvisava la famiglia che era ripa- 
rata in una carrozza di tramway, lontana una ventina di mètri. 

Il prof. Domenico Boi era seduto in casa nel villaggio Gesso (comune di Messina) 
che sfa sopra una collina alta circa 200 metii sul mare, avverti un forte rumore 
piuttosto cupo, e simultaneamente si spalancò la finestra rivolta a NE; seguì una 
terribile scossa sotterranea (sussultoria) che lo sbalzò dalla sedia. Fu invaso da tale 
timore che si mise a tremare in tutta la persona. Uscito dal villaggio seppe che il ter- 
remoto aveva prodotta la morte subitanea di un cane appartenente a Gerolamo Pulito. 
Alle ore 23 avvertì una seconda scossa, pure preceduta da rombo, anzi può assi- 
curare che in tutta la notte vi fu una continuazione di boati, che egli percepiva come 
tuoni lontani. Alle ore 24 terza scossa piuttosto sensibile, preceduta sempre da ]*ombo: 
fu preventivamente avvertita dalle galline appollaiate, che si misero a svolazzare, non 
che dai buoi, i quali rotti i legami, uscirono ad errare nella campagna. Il fratello 
signor Giuseppe Rol che trovavasi in Messina in un orto deserto, dietro le Due vie^ 
avvertì il rumore del principio della grande scossa, ed anzi alla scossa delle ore 24 
avvertì prima il rombo, poi le voci della gente, ed infine la scossa. 

Il prof. A. Aspa, essendo ammalato, trovavasi in letto nella sua abitazione, 
presso l'ospedale civile: tanto lui che Ja famiglia, prima del terremoto avvertirono 
una furia di vento, il cui rumore somigliava al passaggio di Un treno ferroviaiìo 
sopra un ponte: a tale strano rumore fece subito eco l'abbaiare dei cani, nidi segui 
la forte scossa: a loro, rifugiati nel vano della finesti'a, parve che nel movimento 
le mura si avvicinassero. Fuggiti di casa e riparati fuori della città in contrada Vi- 
gnarra, in una casa a pian terreno, per tutta la notte avverth'ono boati sotterranei 
il cui suono imitano così uuu. . . u. . . u. . . , ma senza scosse, e poi leggere scosse 
senza rumore; però la signora, che col figlio maggiore stava fuori in guardia, mentre 



102 



é - » 



, • •• 



sultoria^pofe preceduta da rumore come di forte colpo di vento: produsse screpo- 
.ìjitùre più o meno gravi negli angoli e nelle volte di t ut ti 4 j, locali del semaforo. In un 
alloggio cadde parte di un muro intermedio. 

L'orologio dell'ufficio sì trovò fermo alle ore 18.48; si fermarono anche gli 
orologi a pendolo del personale : uno a 18. 52, un altro a ore 20. 5. 

Nelle vicinanze del semaforo è caduta una casupola di contadini. 

Alle ore 18. 52 si è visto la lanterna del faro dello Stretto abbattersi verso SE. 

Le scosse si sono ripetute frequenti nella notte e nel mattino seguente: fra cui 
notevole quella delle ore 7. 20. 

Vi è sempre stata inquietudine degli animali,, compresi i pesci del lago. 



Faro. 



Da Messina alla punta del Faro nell'esterno dei fabbricati si vedono poche lesioni, 
ma nell'interno ve ne sono molte, ed anche rilevanti. 

Chiesa di Ganzirri. La facciata diretta NW-SE, che è di recente e buona costru- 
zione (mentre il resto è vecchio), presenta due fratture sulla porta, le quali rag- 
giungono la cornice sovrastante, ed un'altra frattura vs^ dal vertice dell'arco della 

« 

finestra fino al cornicione superiore; nel lato NE-SW che dà sulla strada, vi sono 
fratture antiche allargate ed altre due ' minori ; internamente molte lesioni special- 
mente nel coro: da un angolo si staccò una grossa pietra che cadde verso SW : al- 
cune colonne sono fratturate : gli archi del lato rivolto a SE sono tutti fratturati ; 
anche la canonica è molto danneggiata. Il campanile di recente e buona costruzione, 
ha una frattura solo nell'arco superiore diretto nel piano NW-SE. Le campane (che 
oscillano nel piano NE-SW) suonarono. La chiesa fu chiusa al culto. 

'Le case del villaggio Ganzirri soffersero poco, più sensibilmente quelle al lato W 
del lago. In questo villaggio vi è una colonna antica, lunga un paio di metri posata 
su di un capitello rovesciato: è ancora in piedi e non è neppur spostata, quantunque 
la sua base inferiore sia ristretta, cioè di solo m. 0. 30 di diametro, e posi mala- 
mente sul detto capitello. 

Lago di Ganzirri o Pantano grande. È uno stagno d'acqua marina, lungo metfi 
1600 diretto ENE-WSW, parallelo e vicino alla costa: la sua estremità meridionale, 
larga m. 200, è vicina al villaggio Ganzirri, che sta sulla riva meridionale. Per il 
terremoto delle ore 18.52 nella detta riva, dalla chiesa alla prima casa, cioè per 
un giro di circa 90^ da W a S attorno alla estremità del lago, si produssero nel 
suolo diverse fratture'^convergenti in una, colla lunghezza (in due principali) perfino 
di m. 40, colla larghezza di fino 5 centimetri, talché vi entravano i bastoni da pas- 
seggio: più marcate davanti alla trattoria della Napolitana; delle dette linee di frat- 
ture alcune erano parallele al contorno del lago, indicando un vero distacco del 
terreno o riva: altre in direzione diversa; nelle loro estremità orientali si prolunga- 



103 

Vano entro il lago. Si dice che nella vicinanza delle fratture ed in prossimità del- 
Pacqua del lago si aprì un foro da cui emanava vapor acqueo. 

La piccola banchina di pietra a SW e la piccola palizzata a Sud sono state spinte 
verso il lago, e la terra .attorno e contro di esse si è abbassata fin di m. 0.40; 
presso quel luogo si dice che il lago ha aumentato di profondità. I pesci nel tempo del 
terremoto si agitarono. 

Nel primo tempo da queste fratture esalava odore d'uova fradice (idrogenò sol- 
forato) e da alcune di esse usciva melma fetente e fumante. Evidèntemente si 
tratta di emanazioni prodotte dalle sostanze organiche, rifiuti delle case vicine, 
decomposte nello stagno e di cui sono impregnati il fondo e le rive. 

Lo smovimento del terreno e dell'acqua del lago ha fatto uscire dalle fratture 
quei gas, il fango ed anche del vapore acqueo che, trovando temperatura più bassa 
nell'aria (essendo la stagione autunnale inoltrata ed il tempo catlivo e freddo nella 
giornata), si è condensato in fumo visibile. 

Un'altra conseguenza dello smovimento dell'acqua del lago e del rimaneggia- 
mento del fondo, è stata la morte di migliaia di ostriche, le quali si allevano in 
quegli stagni. 

Si dice che anche nel 1783 il Pantano grande ebbe le sue rive fessurate. 

Villaggio del Faro (Torre del Faro e Faro superiore). Abitanti 3600. Le case 
all'esterrto presentarlo poche fratture notevoli, ma nell'interno sono quasi tutte 
lesionate. Nella 'chiesa la volta ha sofferto, caddero dei calcinacci e fu proibito di 
officiarvi. 

Una casa vecchia ha una frattura presso lo spigolo nel muro diretto N NE- 
S SW: si sono applicati due puntelli al muro normale a quello che minacciava di 
cadere. 

In un'altra casetta è caduto il balcone, indicando movimento sussultorio. 

In una casetta vecchia e di cattiva costruzione, la quale è presso il Faro, nella 
facciata diretta NW-SE il muro è rotto in gronda e se né è staccato l'intonaco in 
grande estensione: vi è una frattura sull'arco della porta ed altra grave nel muro 
laterale diretto NE-SW; è lesionato pure lo spigolo rivolto ad Est (V. Fotografia). 

Presso il faro antico vi è abbassamento progressivo attuale del suolo, indicato 
dallo scalzamento operato dal mare alla base della torre del faro ed ai muri di 
cinta, in parte caduti a mare. ^ 

(G. C). Faro di II ordine di Capo Peloro (Fig. 5, Tav. VI). L'apparecchio 
lenticolare in causa della scossa del 16 novembre 1894, a ope 18. 52, è rovinato 
in gran parte, essendo tutto rotto il tamburo diottrico, e completamente frantumata 
la falda inferiore. Nella cupola catodiottrica havvi soltanto uno scompartimento 
rotto, il resto potrà essere utilizzato. È rotto altresì il sostegno superiore dell'ap- 
parecchio. La cassa della macchina di rotazione non ha subito guasti, ma solo uno 
spostamento verso mezzogiorno. 



/ 



106 - 

tutti ; queHa delle ore 18. 5^ f» fortissima, sussultoria ed ondulatoria E-W, se- 
condo quel che si ritiene dal Segretario comunale e generalmente in paese ; alle 
ore 23. 5 e 23. 25 vi furono altre scosse, di cui la seconda sussultoria, più forte, 
quasi quanto quella delle ore 18.52; nella notte del 16-17 novembre si conta- 
rono in tutto 5 scosse. Precedeva un urlo o gridio, poi si sentivano dei colpi sordì. 

Gli animali si agitarono pochi secondi prima della grande scossa. 

L'acqua dei pozzi non mancò: 

Quattro o cinque giorni dopo il terremoto vi fu movimento del mare, che si 
alzò di circa 1 metro, arrivando fino all'altezza della banchina. 

Nelle Prigioni del Castello, la scossa delle ore 6. 15 fu debole, non avvertita 
da tutti ; quella delle ore 18. 52 fu fortissima, della durata di 10 secondi : i de- 
tenuti si spaventarono e minacciarono di ammutinarsi, cosicché si dovette farli 
uscire all'aperto ; alle ore 23. 5 e 23. 30 scosse forti e scosse leggiere nel resto 
della notte. Si dice che prima della grande scossa, i battenti del cancello di ferro, 
sbattendo, facevano un rumore simile a colpi di cannone lontano (forse era invece 
il rombo). Si avverti il movimento prima sussultorio, poi ondulatorio. Nella por- 
teria l'orologio, il cui pendolo oscillava nel piano NNE-SSW, si fermò alle ore 18. 52. 

Braccio o penisola di Milazzo^ Nella Cìnesa delV Addolorai a , costruita due anni 
fa, si produsse una frattura presso una finestra. 

Nel villino del prof. Berte, antica torre o fortino, ridotto da recente, si pro- 
dussero alcuni distacchi fra la nuova e l'antica muratura. 

Non st sa di danni nel resto del Braccio di Milazzo. Alcune famiglie rifugiate 
alla Punta (estremità Nord della penisola), dopo il terremoto del 16 novembre, 
non hanno più sentito scosse. 



Mineo 



Città di 11,000 abitanti, posta su di un'altura a metri 540 sul mare, in ter- 
reno pliocenico superiore, formato da tufo calcare consistente. 

I fabbricati sono in tufo calcare .locale, squadrato, calce buona locale ed arena 
mediocre; i pavimenti sono sostenuti da vòlte o da legname; il numero dei piani 
è per lo più 2, talora 3. Gli antichi fabbricati sono peggiori, fatti con malta di 
gesso o terra invece di calce; i più moderni sono invece di costruzione veramente 
buona. 

Secondo la relazione del Direttore dell'Osservatorio, cav. uff. G. Guzzanti (dal quale 
abbiamo avuto comunicazione, oltre delle numerose osservazioni sismiche, anche 
di tutti i dati da lui accuratamente raccolti, relativi al terremoto che si studia) 
non si ebbe alcun danno ai fabbricati, se non che alla chiesa di Santa Maria 
. caddero alcuni pezzi del cornicione in istucco dall'alto delPinterno della cupola, e 
pezzi di calcinaccio. 



f 



107 

Alle ore 6.21 del giorno 16 novembre 1894 si ebbe una legger^ scossetta se- 
gnalata solo dal microsismoseopio Guzzanti. Alle ore 18. '50 vi furono tre scosse 
successive rultima più intensa delle altre, avvertite generalmente dalla popok- 
zione, che malgrado la pioggia, uscì all'aperto gridando, certamente più che per 
l'intensità del terremoto, perchè memore dei guai causati da terremoti precedenti, 
come ad esempio quello spaventoso del 1876, fra i più recenti. 

Il terremoto fu sussultorio ed ondulatòrio, con direzione predominante SE-NW. 
Fu segnalato da tutti gli strumenti sismici deirOsservatorio, circa una ventina, 
che stanno al 1° ed al 2** piano, compresi anche i più insensibili sismoscopii a 
^verghetta. Si arrestò V orologio regolatore appeso al muro W dell' Osservatorio ed 
il cui pendolo oscillava nel piano N-S. I pendoli sismografici tracciarono nel sotto- 
stante vetro affumicato curve complicate fra cui prevalgono delle elissi coU'asse 
maggiore diretto SSE-NNW, come vedesi nella riproduzione data dalla figura 1. 

Nella notte 16-17 novembre vi furono delle scosse leggere di varia intensità, 
alle ore 21. 30, 22. 4, 23. 13, 23. 31, 23. 46, 0. 12, 3. 33, 7. 35, 20. 24, di cui alcune 
avvertite dalle persone allarmate. Anche il 18 furono segnalate scossette dal 
microsismoseopio Guzzanti alle ore 0.3, 11.10, 11.^15, 12.17, 18.23, 18.40, 
20.35. Si deve notare che i tromometri cominciarono ad agitarsi nel giorno 15. 
I microfoni che nel giorno 15 erano ancora calmi, nel giorno 16 "divennero ru- 
morosi. 

È anche da ricordarsi che l'acqua della sorgente termale di Fiumecaldo, che 
effluisce al piede dell'altura di Mineo, dal giorno 12 al 15 novembre diede 2r 9, 
al 16 segnò 20^0, al 17 21^0 ed al 18 di nuovo 21^ 9. Anche in altre acca- 
sioni di terremoti questa sorgente ha presentato oltre ad intorbidamento (che 
questa volta non si verificò) variazioni di temperatura. 

Il vicino lago di Naftia o dei Palici^ il quale emette tracce di petrolio ed ani- 
dride carbonica che esce in varie grosse polle, facendo gorgogliare e sollevare 
l'acqua di alcuni decimetri, nell'epoca del terremoto non fece alcun mutamento. 
Da quanto si è riferito devesi concludere che il terremoto fu più sensibile in 
Mineo che in Catania (che pure è più vicina al centro sismico), anche tenendo 
conto della grande sensibilità degli apparati ideati dal Dirett. Guzzanti e della sin- 
golare diligenza ed attenzione dell'osservatore. . Ciò è confermato da quanto fu 
osservato nelle località adiacenti a Mineo, il che induce a credere che ivi esista 
un focolare sismico particolare, singolarmente attivo, e pronto a risvegliarsi, quando 
si verificano perturbazioni geodinamiche in altri luoghi. La frequenza dei terre- 
moti in Mineo, le manifestazioni di residui d'attività endogena, come è quella del 
lago di Naftia e della nominata sorgente termale di Fiumecaldo, la prossimità 
della regione basaltica del Monte Lauro, ove forse le forze interne che la pro- 
dussero non sono ancora completamente estinte, rendono probabile la suddetta 
ipotesi dell'esistenza di un focolare sismico speciale nelle vicinanze * di Mineo. 



no 

La Chiesa Madre, pure fu fondata all'epoca del castello, ma poi fu costruita 
ed -ingrandita successivamente in tre volte. Ha una sola nave; presenta lesioni ai 
muri ed ai soffitti; porzione del muro del coro, nonché quello posteriore della sa- 
grestia, trovasi in grave stato, da esiger pronte riparazioni; anche la cupola, che 
è di antica costruzione, è molto danneggiata. Dalla cuspide della chiesa diretta E- W, 
cadde un pezzo di cornicione dalPaltezza di njetri 11, deviando dalla verticale 
verso NE di m. 0. 50. Il danno è valutato di lire 2500. 

Fabbricati privati. Pochissimi sono i fabbricati rimasti illesi, 169 ebbero lesioni 
di poco conto; 103 ebbero danni più sensibili; 19 ebbero lesioni talmente gravi da 
richiedere riparazioni con catene di ferro, 4 si resero addirittura inabitabili. 

Il danno complessivo si valuta lire 25,000. 

La scossa delle ore 6. 30 fu molto sensibile, ondulatoria, quella delle ore 18. 50 . 
fu fortissima, mista, diretta E-W. Nella notte si avvertirono 4 scosse: quella delle 
ore 23 fu sussultoria. Le scosse erano precedute da gridio o rumore di treno. 

L'acqua della fontana pubblica non ha fatto alcuna variazione. Le galline e gli 
uccelletti erano agitatissimi : i galli cantavano prima delle scosse. 

Le campane delle chiese suonarono a tutte tre le scosse principali : e l'orologio, 
il cui pendolo oscillava secondo E-W, si fermò; i candelieri dell'altare maggiore 
caddero vei'so mezzogiorno: questi due fatti si accordano ad indicare oscillazione 
del suolo N-S: invece ci fu detto che le persone avvertirono nella grande scossa 
di ore 18.52 la direzione E-W, e la caduta del cornicione della chiesa indica 
NE-SW. 

Fu notato anche un lieve spostamento nella rotaia del tramway a vapore; . 

Al momento della scossa delle ore 18.52 la chiesa era piena di gente: nella 

« 

furia per uscire molti si fecero male : una donna ebbe un braccio rotto : davanti le 
porte era ammonticchiata la gente caduta: fu rovesciata la pila dell'acqua santa. 



San Mstrtino (sopra Spadafora). 

Villaggio sulle alture, a circa metri 240, fondato sulle arenarie con argille del 
Miocene superiore. 

Chiesa Madre, Lesione verticale di circa metri 3 lungo le due facce che formano 
lo spigolo SE del campanile, tendenti a staccare il detto spigolo verso Testemo, il 
che indicherebbe direzione SE-NW delle scosse. Una seconda lesione, che è la prin- 
cipale, fende verticalmente le due faccie Nord e Sud del campanile dal loro estremo 
superiore fin sotto il piano delle campane, dividendo così il campanile medesimo 
in due parti, delle quali quella verso Est è appoggiata alla chiesa, ma l'altra ad 
Ovest, libera, ha fatto una leggera rotazione all'esterno, strapioijibando. (Questo 
campanile fu poi demolito). 

Nel villaggio caddero due case vecchie. 



h_ - _. 



Ili 

,Neì pozzi mancò Inacqua al tempo del terremoto. 

Nel villaggio Torregrottày a circa m. 30 sul mare caddero alcune casupole 
di vecchia e cattiva costruzione in ciottoli e malta formata di quasi sola argilla: 
le case dell'ing. Mezzasalma, di buona costruzione, non ebbero danni: i cavalli 
della carrozza dell'ingegnere stesso, che veniva da Venetico, caddero al momento 
della grande scossa. 

Venetico. 

Borgata di 800 abitanti (censimento 1881), posta su di un'altura a 300 metri 
sul mare, fondata in calcare concrezionato. 

Casa comunale. La parte di levante, adibita ad uso di scuola, ed il campanile 
che si eleva a ponente in prossimità alle scuole femminili, minacciano rovina. 

Anche la chiesa a tre navi che sta a sud del detto fabbricato, sofferse gravi 
lesioni: vi è distacco della facciata diretta N-S, il che indicherebbe oscillazione del 
suolo E-W. 

Fabbricati privati, 112 case furono danneggiate, talune gravemente: crollò una 
sola casa; vi erano tre persone e una rimase morta. 

La scossa delle ore 6. 30 fu debole, ma avvertita da tutti: quella delle ore 18.50 
fu sussultoria ed ondulatoria, fortissima: nella campagna si vedevano" oscillare gli 
alberi; quella delle ore 23 fu forte, ma breve. 

La direzione delle scosse si ritiene essere stata N-S. 

Nella borgata vi è una casa piccola bassa, in buono stato, la quale porta 
scolpita in rilievo la data 1609, nella chiave dell'arco della porta, di pietra intatto; 
ha dunque resistito a paredthi^ forti terremoti. 



§ 6. — Isole Eolie. 

Àlicuri e B'ilicurl. 

Secondo il signor Galimi, osservatore sismico di Lipari, in Filicnri vi sono 
stati danni ai muri ed ai tetti di alcune case, che in generale sono di cattiva e 
povera costruzione, con poca calce, spesso sostituita da terra. 

La scossa fu molto forte, e produsse grande e lungo tremolìo dei fabbricati. 
In Alicuri la scossa fu meno forte. 



lilpari. 

Abitanti 7500, per la massima parte raccolti specialmente nella borgata di Li- 
pari, ed altri in quella di Canneto, altri non lungi dalle due dette borgate, presso 
la spiaggia del mare. 



* 
\ 



112- 

In Lipari le case sono costruite sul tufo vulcanico ran fondamenta profonde 
metri 1 o 1,50, non sempre fino al tufo compatto, ma più spesso nel materiale 
vulcanico disaggregato. Muratura di pieti^ame vulcanico, calce di Palermo e lapillo ; 
i pavimenti delle case sono sostenuti da legname, poi impiantito di calce e lapillo 
grossolano, battuto; volte finte di cannicciato e gesso, coperture a terrazzo fatte 
. come i pavimenti ; generalmente vi sono due piani. 

In molte case si produssjBro lesioni, ma in generale assai leggere; nella chiesa 
del CasteUoy situata in alto, e di cattiva e vecchia costruzione, cadde un pezzo, 
una punta poco rilevante del frontone, che è assai alto ed isolato, ed ima por- 
zione del tetto vicino ; cadde il tetto di una casa (Mugna) che "era in cattivo stato. 

A Canneto y borgata in riva al mare: le case sono costruite con ciottoli, pie- 
trame e calce, hanno 1 a 2 piani; vi sono molti magazzini di pomice con grandi 
tettoie. 

Il terremoto fu fortissimo: produsse scricchiolìo delle case, ma non lesioni. 

Nelle cave di pomice che sono a sezione ellittica, coU'asse maggiore verticale, 
tali che vi * passano solo due uomini di fronte, scavate nel tufo pomiceo, e fomite 
di^ armatura in legname, e che hanno la lunghezza perfino di 200 metri, non si 
produsse alcuna frana; non furono avvertite le scosse durante il giorno 16 no- 
vembre 1894; per quella della sera, a ore 18. 50, i lavoratori erano usciti. 

In Lipari si avvertirono 4 scosse al 16 e 17 novembre 1894: a ore 18.55 for- 
tissima, di lunga durata, in due riprese, e che produsse spavento degli abitanti; 
si fermarono gli orologi dell'ufficio telegrafico ; caddero le verghette dei sismoscopii 
della stazione sismica; nell'ufficio suddetto vi fu scricchiolìo dei mobili, si produs- 
sero delle lesioni ai muri; a ore 23. 15 aKra scossa#quasi altrettanto forte; a ore 
23.45 e ore 2 ant. del 17 altre deboli e non avvertite da tutti. 

Nulla di nuovo nelle fumarole e soi'genti termafi defi'isola da noi visitate. 



Pftnaria. 

■ 

Abitanti circa 500, in case alcune raccolte nella borgata di San Pietro, altre 
sparse, specialmente nella costa orientale. Suolo di roccie vulcaniche; muratm^a 
di pietrame vulcanico, rotto colle mine, e calce dì Napoli: fondazione sulla roccia; 
pavimenti sostenuti da legname; copertura a terrazzo formato con travi, canne, 
pietra e calcestruzzo battuto; piani uno a due. 

Alcune lesioni leggere nelle case e nelle cisterne; nessuna nelle due chiese. 

Secondo il signor- Michelangelo la Greca, parroco, la scossa del 16 novèmbre 
1894 a ore 18.50 fu doppia: prima forte mista N-S, poi fortissima; non avvertì 
rombo, ma solo rumore del soffitto; vi fu molto panico; tutti uscirono dàlie case. 

Nessun cambiamento nelle acque termali da noi visitate: perù alcuni preten- 
dono che dopo il terremoto i bagni vi siono meno efficaci. 



113 

Non è stato avvertito alcun, cambiamento nella sorgente termale che sbocca 
in mare fra Lisca Bianca e Bòttaro, che però noi non potemmo visitare per la 
grande agitazione del mare burrascoso. 



Salina. 

Abitanti 5000 in case 2112, situate specialmente presso la spiaggia e nella valle 
fra i due monti vulcanici che costituiscono risola:^ sono raccolte in gran parte 
nelle borgate di Saìjta Marina, Malfa ed Arenella. 

Il suolo in cui sorgono i fabbricati è lava o tufo vulcanico, abbastanza coe- 
rente; sono costruiti piuttosto bene con pietrame, ciottolonì marini, sabbia vulca- 
nica e calce proveniente da Napoli o da Palermo; le coperture sono a terrazzo. 

Nessun danno vi fu agli edifici: solo furono screpolate alcune cisterne. 

Durante la giornata del 16 novembre 1894 non fu avvertita alcuna scossa; 
quella della sera ad ore 18.50 fu fortissima a Santa Marina, sussultoria ed ondu- 
latoria nella direzione N-S, secondo il capo posto del Faro; si avvertirono altre 
scosse nella notte. Alla Arenella anche la scossa delie ore 18. 50 fu sentita debole. 
Al Capo fu fortissima, ma non vi fu alcun danno né al Faro, né alle case, che sono 
di mediocre costruzione in pietrame e ciottoli marini e calce, ed il fondo é di 
tufo vulcanico con pietre e detrito. 



Stromboli. 

Stromboli. Abitanti 3500 in case situate specialmente presso la costa SE, per la 
maggior parte aggruppate nella borgata di San Vincenzo. Fabbricati di mediocre co- 
struzione in pietra vulcanica, lapillo e calce di NapoU; pavimenti di legname ; due 
piani al più, coperture a terrazzo in calcestruzzo battuto; fondamenti nell'arena pro- 
fondi metri 1 . 25. 

Chiesa di San Vincenzo, A 3 navate, coperta da volta di pomici grosse e calce, 
nella facciata prospiciente NE vi sono 6 a 7 fratture fra le porte e le finestre sovrap- 
poste, altre nel frontone ed anche nel muro laterale che guarda a SE, vi sono pa- 
recchie fratture nelle pareti della cappella, come pure, e notevoli, ve ne sono nella 
parte superiore della navata centrale presso il tettQ. Sono rotte in chiave le volte 
delle due navate laterali, dirette NE-SW; e 5 archi fra la navata centrale e le late- 
rali hanno sottili fratture in chiave, e fratture sottili vi sono anche nel mezzo della 
navata centrale. In un altare laterale caddero quadretti e candelabri nella direzione 
SE-NW; l'altare maggiore restò illèso. 

Nel campanile, dei quattro pilastri, si ruppe quello rivolto, a W, e quindi il pinna- 
colo portante il parafulmine s'inclinò a quella parte, e si dovette demolire, insieme ai 
due lati del campanile rivolti a SW e NW; anche si ruppero in chiave gli archi dei 

15 



114 

pilastri; la campana oscillando di traverso fra i due pilastri vi ha lasciato due intac- 
catare indicanti oscillazione nel piano SE-NW, paralelio a quello della facciata, come 
sembra anche confermato dalle molte lesioni di questa e della chiesa in generale, e 
dagli cretti caduti. 

U sacrestano dice che stando nella sua casa, vicino alla chiesa, udì entro a questa 
un gran rumore al momento del terremoto. 

Questa chiesa fu edificata in parte col materiale derivante dalla demolizione della 
chiesa antica, che era stata riedificata tre volte e fu poi distrutta ed abbandonata 
dopo il terremoto del 1783. 

Chiesa di San Bartolomeo. Era tutta lesionata dai teiTemoti precedenti e si stava 
ricostruendo all'epoca del terremoto attuale. 

Tutte le case ebbero lesioni, più gravi in quelle poste in alto ed in quelle di due 
piani e di più povera o vecchia costruzione. 

La casa ove è Tufficio doganale ebbe gravi lesioni. 

Nella casa Ronda, quantunque vi siano catene di ferro, si produssero due 
grandi fratture nel muro diretto NE-SW: le camere airinterno sono lesionate ed 
il piano del terrazzo spaccato. 

Nell'altra casa Renda, ove è la Posta, vi sono parecchie gravi lesioni, e si 
dovettero applicare delle catene di ferro. 

Nella casa del capitano Tizio si produsse una grande frattura obliqua in un 
muro intemo diretto NE-SW, inclinata circa 45° verso NE. 

Parecchie cisterne si sono screpolate. 

La scossa delle ore 6. 15 non fu avvertita, quella delle ore 18. 50 fu forte in 
due riprese, ritenuta colla direzione E-W e della durata di 10 secondi, accompa- 
gnata da forte rombo; produsse panico nella popolazione e spavento delle galline 
che fuggirono svolazzando e disperdendosi per i campi, talché alcune andarono 
perdute, cadendo entro le cisterne: i cani non cessarono di abbaiare durante tutta 
la notte. Tutti gli orologi dell'ufficio telegrafico e postale e stazione sismica si 
fermarono; il pendolo a molla del sismoscopio sussultorio Galli-Brassart usci dalla 
scodelletta del contatto a mercurio, restando spostato verso W. 

Un'altra scossa avvenne alle ore 20. 30 leggera, avvertita da molti, un'altra 
alle ore 23. 15 intesa da tutti, ed- una terza a ore 23.40 più forte e più lunga, 
ondulatoria E-W, e fece cadere la verghetta del sismoscopio; a ore 1.30 del 17 
altra scossa leggera, che fece scricchiolare i mobili, ecc. 

11 cratere dello Stromboli nell'agosto 1894 emise grandi fumate in forma ài pino, 
ma dal settembre in poi si mise in vera calma, maggiore dell'ordinario. Però al mez- 
zodì del giorno 16 novembre, secondo ci riferì il Sottoprefetto di Palmi cav. Albetti, 
emise un triplice pennacchio di fumo. 



116 



Vulcano. 



Nell'isola vi si sono pochissimi fabbricati, oltre la palazzina del signor Nerlian 
e le fabbriche e magazzini per l'estrazione dell'allume e dell'acido borico. 

La scossa delle ore 18.50 al 16 novembre 1894 fu abbastanza forte, ma non 

■ 

produsse alcun effetto sui resti delle fabbriche già rovinate dall'eruzione del 
1888-890', né sulla palazzina del signor Nerlian, ben costrutta e ben ristaurata 
dei danni che ebbe nel 1888-890. 

Nulla di nuovo nel cratere o fossa di Vulcano da noi visitato. 



§ 7. — LOCALFTÀ DI PASSAGGIO. 

Efifetti del terremoto tra Palmi e Bagnara. 

Abbiamo studiato in modo speciale i detti effetti su questa linea (che ha un 
singolare interesse perchè rasenta l'area epicentrale), specialmente allo scopo di de- 
terminare al meglio possibile il luogo del massimo. Perciò abbiamo percorse diverse 
volte il tratto Palmi-Bagnara, ed esaminato il terreno ed i fabbricati che vi si tro- 
vano, tanto per la via carrozzabile che per la strada ferrata. 

Entrambe queste vie sono tracciate nel gneis, più o meno decomposto super 
ficialmente, ma la caiTozzabile si svolge tortuosamente negli alti piani di SanVElia 
e della Corona^ mentre la linea ferroviaria corre, meno brevissimi tratti, tutta entro 
la roccia, parallelamente all'erta spiaggia, ed a poca altezza. 

Ecco intanto ciò che abbiamo osservato nei fabbricati sulla via carrozzabile fra 
Palmi e Bagnara. 

Valeriggio. Lesioni esterne poche, molte nell'interno; si vive sotto capanne di 
frasche, non essendosi provveduta alcuna baracca per questa piccola borgata 
isolata. 

Barriera del Rosso (alla risvolta del Magaro). Una casa di buona costruzione 
a due piani non ha lesioni: un'altra casa- di buona costruzione a due piani pre- 
senta una frattura nel muro diretto SE-NW. 

Fondo di Calogero. Gruppo di 5 case di 1 a 2 piani, di mediocre costruzione, 
sonò tutte lesionate e puntellate: §i è abbandonato il piano superiore. 

Vitica. Un muro di cinta, diretto NE-SW su forte pendio rivolto ad W, pre-- 
senta una grande frattura vecchia, ma nessuna nuova. 

Barrettieri. Piccola borgata di parecchie case di mediocre costruzione, molto 
danneggiate, quasi tutte puntellate. Pare che a questo punto della strada il danno 
sia massimo. La chiesa (si dice) ha sofferto poco (non visitata). Una casa grave- 
mente lesionata presenta la maggiore frattura in un muro diretto NW-SE. Tre 
case di un sol piano sono lesionate. Una casetta è caduta. Gasa di 2 piani molto 



116 

lesionata. In altra casa di 2 piani (la prima venendo dalla strada) vi è una grande 
frattura obliqua in muro diretto NNW-SSE, inclinata di 40^ dalla verticale 
verso SSE. Nell'interno le case sono rovinate completamente. 

Casetta (a 1 chilometro più avanti) di un piano, gravemente lesionata, puntel- 
lata; rotto è caduto parte del muro in gronda.* 

Cantina di buona costruzione: è in ottimo stato: solo è caduto parte del mu- 
retto di mattoni che sul tetto trattiene le tegole sul prospetto principale che 
guarda Est. 

Paperone. Due grandi casamenti vicini, di un piano, contenenti 14 famiglie, di 
costruzione piuttosto recente e buona, complessivamente hanno sofferto pochi danni; 
vi è una lesione orizzontale, ed una obliqua in una testata che sta nel piano 
NNW-SSE: la frattura è inclinata alla verticale di 30'' verso NNW; i tramezzi . 
interni sono rotti. 

Ceramida. Borgata molto danneggiata; vi sono fratture in tutte le direzioni, 
meno nei muri fondati direttamente sulla roccia, anche a detta dei paesani. Nes- 
suna casa è illesa neirinterno; si è abbandonato il piano superiore, si abitano solo 
i piani terreni o baracche. 

Sansone. Questa borgata presenta minori danni di Ceramida, quantunque sia 
posta sul ciglio del pendio ripidissimo, che è rivolto a NW; parecchie case hanno 
un piano sulla strada, e due sul pendìo. Costruzione in pietrame angoloso e mat- 
toni, per alcuni fabbricati buona, per altri cattiva. Sulla strada, prima di giungere 
a Bagnara, s'incontrano molti massi caduti dal pendìo ripido e franoso, rivolto 
a Nord. 



Sulle linee ferroviarie fra Reggio Calabria e Battipaglia, 

e fra Reggio Calabria e Taranto. 

La Società italiana per le strade ferrate del Mediterraneo, ci ha cortesemente 
comunicato la seguente relazione: 

"" Il forte terremoto (con durata di circa 14 secondi), avvenuto nella provincia 
di Reggio Calabria alle ore 19 del giorno 16 novembre 1894, cagionò alla ferrovia, 
e precisamente alle linee Taranto-Reggio e Reggio-Battipaglia, tra le stazioni di 
Brancaleone, Reggio e Gioia, i danni e le avarie di cui appresso: 

** 1* Spaccature lungo Targine ferroviario, larghe fino a sette centimetri, per 
l'estensione di 120 metri presso il chilometro 5 della linea Reggio-Battipaglia; 
di 210 metri presso il chilometro 25; e di 150 metri tra i chilometri 26 e 27 
della stessa linea. 

" T Caduta di massi dalle coste montuose adiacenti alla ferrovia, tra le sta- 
zioni di Favazzina e Bagnara, e precisamente ai chilometri 28.720; 30.220; 30.420 
e 30.900: dei quali massi di peso variabile da 400 a 3000 chilogrammi ciascuno. 




/ 



117 

parte investirono il binario, rompendone le rotaie, e parte rimasero sulla sede 
stradale. 

* 3° Lesioni ai fabbricati nelle stazioni e lungo le linee suddette. 

" Tali lesioni furono più numerose ed assai rilevanti nei muri dei fabbricati tra 
le stazioni di Scilla, Bagnara, Palmi e Rosarno, ove taluni muri, per le loro gravi 
lesioni in senso verticale, obliquo, ed anche orizzontale, si presentavano come rotti 
in tutte le dilezioni. 

* Dell'entità delle lesioni si può desumere che il terremoto ebbe la sua intensità 
massima tra Scilla e Palmi, perchè relativamente furono assai più lievi ì danni nei 
fabbricati da Rosarno verso Battipaglia. 

"* Sulla linea Taranto-Reggio la scossa fu meno accentuata, ed i fabbricati fer- 
roviari che riportarono lesioni, però non gravi, sono stati quelli presso Spartivento^ 
Bava, Melito e Pellaro. 

" I manufatti e le gallerie non subirono alcun danno. 

"* Le scosse di terremoto avvenute dopo il 16 novembre 1894 non produssero 
nuove lesioni, ma valsero ad ingrandire quelle prodotte dal primo terremoto del 
giorno 16 novembre. 

** Riportarono in generale maggiore danno i fabbricati fondati su archi e pilastri 
od aventi scarso spessore dei muri, massime in fondazione, mentre quelli a fondazioni 
continue e profonde, non riportarono avarìe apprezzabili „. 

Aggiungiamo, secondo informazioni gentilmente forniteci dal signor ingegnere 
E. Fedele, impiegato nelle stesse linee, che il danno ai fabbricati della ferrovia sa- 
rebbe stato massimo presso Bagnara; e che entro le gallerie le scosse non furono 
avvertite dagli addetti alla sorveglianza, e neppure nella galleria Goccarini, ove pas- 
sava il treno - al momento del terremoto delle pre 18.50. Ciò concorda con quanto 
ci fu riferito dall'ispettore telegrafico signor Mirabelli, cioè che il personale telegra- 
fico che trovavasi sotto le gallerie non avvertì il terremoto. Secondo l'ingegnere 
Apuzzo, un guardiano che trovavasi entro una galleria lunga 2350 metri, fra Jop- 
polo e Ricadi, al momento della grande scossa, non avvertì il movimento, ma . sentì 
un rumore tanto simile a quello d'un treno, che egli presentò il fanale d'uso (M.). 



Sulle linee ferroviarie siciliane, tra Messina e Scaletta 

e fra Messina e Barcellona. 

Dalla Società Italiana per le strade ferrate della Sicilia ci è stato comunicata 
la seguente relazione per mezzo del regio Ispettorato generale delle strade ferrate : 

" Fra i terremoti di Sicilia avvenuti sullo scorcio del passato anno, quello mani- 
festatosi la sera del 16 novembre 1894 nella provincia di Messina, estese la sua 
azione sui fabbricati ferroviari sino a Scaletta (18 chilometri da Messina), lungo la 



118 

linea Messina-CataDia, e sino a Barcellona (45 chilometri da Messina) sulla Messina- 
Pattì-Gerda. 

" Quasi tutti i fabbricati della linea, compresi nella zona fra Scaletta e Barcel- 
lona, furono più o meno lesionati dal movimento ondulatorio del terremoto. Nei fab- 
bricati della stazione di Messina si verificarono lesioni capillari di poca entità special- 
mente nei soffitti. In quelli della linea Messina-Patti-Cerda le lesioni sono state di 
maggiore entità. 

** Nei fabbricati viaggiatori delle stazioni di Saponara, Bauso, Rometta, Venetico, 
Spadafora e Santa Lucia, aventi una fronte più lunga di quella dei caselli, si verifi- 
carono forti distacchi fra le pareti frontali ed i muri laterali ed interni, e sensibili le- 
sioni in tutti i soffitti. 

* Nei caselli doppi, oltre alle lesioni nei soffitti, se ne verificarono nei muri late- 
rali e sulle piattabande delle due porte delle stanze del piano superiore. 

*" 11 casello che fu maggiormente lesionato in tutti i sensi sui quattro muri esterni 
e nei soffitti al piano superiore è quello presso Barcellona. 

"^ Nei fabbricati fra Messina e Scaletta le lesioni sono di minore importanza e si 
accentuarono maggiormente in quelli doppi. 

** Le opere d'arte e le gallerie non subirono alcun danno „. 

Dalle precedenti relazioni risulta che sulla via carrozzabile fra Palmi e Bagnara 
si è trovato un massimo dell'azione del terremoto nella borgata Barrettieri a 
3 chilometri da Palmi, a 6 chilometri da Bagnara, mentre sulla linea ferroviaria 
i maggiori effetti si ebbero tra Palmi e Scilla, potendosi riconoscere un massimo a 
Bagnara; ma si noterà che nel tratto Palmi- Bagnara* la linea è, può dirsi, tutta 
in galleria entro le roccie, con pochi manufatti e nessun editìzio esterno, quindi 
non potevasi riconoscere in esso tratto il massimo: il quale pertanto resta stabilito 
a circa un terzo, a partire da Palmi verso Bagnara, luogo poco diverso da quello 
ove Parca sismica disastrosa da noi determinata (come si vedrà) va a toccare la 
linea Palmi-Bagnara. 

Quanto al fatto osservato nell'altra linea ferroviaria Reggio Calabria-Taranto, che 
i danni in essa sono notevSlmente minori, e più sensibili nella costa meridionale, da 
Pellaro a Spartivento, la quale è una volta e mezzo più lontana dell'epicentro che il 
tratto fra Ardore e Siderno, ciò concorda col risultato delle nostre indagini il quale 
dà un notevole minimo d'azione del terremoto nella costa orientale della Calabria 
Ultra, e corrisponde anche a ciò che fu osservato nel 1783 sui minori danni della 
detta costa orientale. 

Quanto al massimo di danni, osservato nella linea ferroviaria Messina-Gerda, s'ac- 
corda col fatto di una intensità di effetti maggiore di quel che corrisponde alla di- 
stanza dall'epicentro, che anche noi abbiamo rilevata nella nostra visita dei luoghi, e 
che si traduce in un allargamento delle curve isosismiche verso quelle località. 



119 

Anche il cessare degli effetti del terremoto nei fabbricati a Scaletta corrisponde a 
quello che abbiamo trovato noi, poiché presso il detto luogo passa la isosismica del 
grado VII, cioè dei luoghi ove non si ebbero lesioni ai fabbricati. 



Fra Monteleone a Briatico. 

La via è molto varia e topograficamente accidentata e pittoresca. Si svolge sui 
seguenti terreni, a partire da Monteleone, che sta sopra micaschisti granatiferi, as- 
sociati con dieriti e altre roccie; sotto a Monteleone vi è alluvione quaternaria; poi 
vengono arenarie del Miocene medio (arenarie a Clypeaster) indi ancora alluvione 
quaternaria al Piano di Cess&nidi; seguono nuovamente, per grande estensione, 
le arenarie del Miocene medio, fino a Briatico; però i paesi di Favelloni, Sciconi, 
Gonidoni, che stanno sulla via, giacciono sul calcare concrezionato del Miocene 
superiore medio (arenarie a Clypeaster), Finalmente Briatico sta in parte sulle 
arenarie ed in parte sul granito. ^ 

Cessameli. Piccola borgata su forte pendio rivolto a nord all'altezza di 430 metri 
sul mare, su terreno sabbioso. Le case sono di buona costruzione in pietra, con 
fondamenti profondi fin 4 metri; pavimenti sostenuti da legname; numero dei 
piani fino a 3. 

Quasi tutte le case furono lesionate dal terremoto del 16 novembre 1894: 
nessuna è caduta. La scossa delle ore 18. 50 fu fortissima, e dicesi che veniva 
da W. 

Favelloni. Piccola borgata posta su pendio rivolto a nord, all'altezza di 300 metri 
sul mare, su terreno formato da arenaria debole, friabile. Costruzione delle case 
cattiva, in pietrame informe di arenaria friabile e rottami. Molte case riportarono 
dal terremoto del 16 novembre 1894 delle fratture, che poi si allargarono con le 
scosse successive. La grande scossa fu accompagnata da rombo proveniente da W. 

Sciami. Piccola borgata posta su pendio, rivolta a NE all'altezza di 200 metri 
sul mare, fondata su arenaria debole. Fabbricati di costruzione cattiva in pietrame 
d'arenaria friabile. Tutte le case sono lesionate: nessuna è caduta. 

. La chiesa ha gravi fratture nei lati W e S: tutta la metà meridionale è le- 
sionata; l'arco dell'altare maggiore è rotto. 

Conidoni. Piccola borgata posta su leggero pendio rivolto a nord, a 170 metri 
sul mare. Solita costruzione e fondo cattivo delle case : quasi tutte sono danneg- 
giate, alcuni muri sono caduti. La chiesa, di costruzione migliore, nuova, non ha 
subito lesioni. 

Briatico. Borgata di 1300 abitanti, posta a poca distanza ed a poca altezza dal 
mare, su terreno gessoso-solfifero, poco coerente. Case di mediocre costruzione in 
pietrame o mattoni. 

Vi sono pochi danni. 



120 

Chiesa Madre. Vi sono molle fratture ; alcune esistevano prima, e furono allar- 
gate dal terremoto del 16 novembre 1894. 

Chiesa del Carmine (in riparazione) : ha solo una frattura nel fianco E-W, assai 
piccola. 

Palazzo Satriano. Ha grandi ambienti, e nella scala vi è una vòlta smisura- 
tamente larga. Nel tetto mancano le catene. Ha delle fratture nella facciata di- 
retta N-S ed anche neir interno. La scossa delle ore 18.50 fu forte ondulatoria 
e sussultoria, della durata di 15 secondi, avvertita da tutti; nella casa caddero e 
si ruppero diversi oggetti. Rombo paragonato al rumore di un treno sotto gallerìa. 
Altra scossa alle ore 23. 30 senza conseguenze. Nessun fenomeno presentò il mare. 

Nella frazione Potenzoni cadde il cornicione della chiesa e si ebbero sensibili 
danni ai fabbricati: in quella di San Leo minaccia di cadere i^ campanile. 

Malgrado le irregolarità degli effetti osservati, causate dalla varia costruzione 
dei fabbricati, si può ritenere che l'intensità del terremoto fu decrescente da 
Monteleone a Cessanidi e Briatico. 



§8. — Notizie sisbìiche d'altri LUOGm, prese dal Bollettino Meteorico dell'Ufficio 

CENTRALE DI MeTEOROLOGIA E GEODINAMICA IN ROMA, 

« 

Supplemento, n. 113, 16 novembre 1894. 
(Riportate in ordine alfabetico). 

Prima scossa delle ore 6, 16 novembre 1894. 

Bagaladi (Reggio Calabria). Scossa ondulatoria di 12 secondi, accompagnata da rombo ed 
avvertita generalmente: tremolio di tutti gli oggetti, specialmente delle vetriate: lesioni negli 
edifici. (Sindaco). 

Calanna (Reggio Calabria). Lieve scossa non avvertita da tutti. (Sindaco). 

Gasperina (Catanzaro). Scossa ondulatoria; panico generale. (Segretario comunale) 

Riposto (Catania). Scossa ondulatoria NW-SE di 5 secondi; molto panico nella popola- 
zione, nessun danno. (Osservatorio meteorologico). 

Semaforo di Capo Spartivento (Reggio Calabria). Leggerissima scossa avvertita da 
pochi. (Capoposto semaforico). 

Scossa disastrosa delle ore 18. 50. 

Acireale (Catania). Fortissima scossa ondulatoria o sussultoria di 10 secondi: panico nella 
popolazione. (Dal giornale La Trinacria). 

Aidone (Caltanissetta). Scossa di 1-2 secondi intesa da pochissime persone in quiete. 
(Segretario comunale). 

Ali (Messina). Scossa ondulatoria a 2 riprese di 8 secondi, intesa da tutti. (Sindaco). 

Benevento. Scossa indicata dal sismografo Cecchi, che lasciò una traccia di mill. 2, S-N. 
Il tromometro aveva un movimento circolare nella sua massima ampiezza, in modo da ren- 
dere impossibile la determinazione della direzione. (Osservatorio meteorico). 



121 

piancavilla (Catania). Scossa ondulatoria SW-NE, avvertita quasi da tutti gli abitanti. 
(Stazione termo-udometrica). ^ 

Borgia (Catanzaro). Scossa sussultoria e ondulatoria a due riprese, avvertita general- 
mente, SI in paese che in campagna: tremolio visibile di tutti gli oggetti; parecchie lesioni 
specialmente nella chiesa matrice. Si senti un rombo sotterraneo. (Ing. Severini). 

Brente (Catania). Forte scossa ondulatoria di 1 minuto, segnata dal sismoacopio (SE-NW) 
ed avvertita con panico da tutti gli abitanti, che fuggiron all'aperto : sensibilissimo scric- 
chiolio delle impalcature e delle imposte: la campana deirorologio della chiesa matrice suonò 
qualche colpo. (Ufficio telegrafico). 

Caltagirone (Catania). Scossa ondulatoria SE-NW, avvertita dalla generalità degli abi- 
tanti; presentò due riprese a 2-3 secondi di distanza. Rumori di sopramobili, apertura di 
qualche porta socchiusa: panico, nessun danno. (Osservatorio Geodinamico Mineo). 

Capizzi (Messina). Scossa sussultoria di 3 secondi circa, avvertita da pochi in quiete: 
lieve tremolio nelle campane della torre: nessuna fenditura (Segretario comunale). 

Catanzaro. Forte"scossa, sentita anche in parecchi comuni della provincia: nessun danno. 
(Da telegramma dell' Agenzia Stefani). 

Cesarò (Messina). Scossa ondulatoria di 2 secondi: fu sentita leggermente e venne av- 
vertita da molti in quiete: tremolio di porte. (Sindaco). 

Cartate (Catanzaro). Scossa ondulatoria e sussultoria N-S, di 10 secondi, avvertita univer- 
salmente: tremolio di piccoli e grandi oggetti, di porte, ecc.; suono di campanelli, qualche 
lieve fenditura in poche case mal costruite ed al campanile dell'Arcipretura; pioggia fortis- 
sima. (Prof. P. Saraceno). 

* 

Cotrone (Catanzaro). Lieve scossa ondulatoria di 3 secondi, avvertita da poche persone 
in quiete. Si è fermato l'orologio dell'Ufficio telegrafico. (Ufficio telegrafico). 

Cropani (Catanzaro). Scossa ondulatoria NE-SW da 1 secondo a 5 secondi. (Ufficio 
telegrafico). 

Filadelfia (Catanzaro). Scossa ondulatoria e sussultoria con rombo pòco sensibile:, ebbe 
varie riprese leggerissime. Nessun danno. (Sindaco). 

Franco fonte (Siracusa). Scossa ondulatoria N-S di 6 secondi, intesa da molti, tremolio di 
oggetti e d'invetriate. Nessun danno. (Sindaco). 

Orammichele (Catania). Lieve scossa: popolazione uscita all'aperto. (Stazione termo-udo- 
metrica di Castelbuono). 

Guidomandri (Messina). Scossa sussultoria e ondulatoria N-S, di 12 secondi circa, intesa 
da tutte le persone, anche in moto: tremolio di oggetti, fenditure lievi in poche case mal 
costruite. (Segretario comunale). 

Itala (Messina). Scossa ondulatoria e sussultoria NE-SW di 10 secondi: fu fortissima, 
intesa da tutti indistintamente gli abitanti; tremolio di grandi oggetti, lievi fenditure in 
poche case mal costruite. Nessuna vittima. {Sindaco). 

Laureana di Borello (Palmi Reggio). Fortissima scossa. (Ufficio telegrafico). 

Leonforte (Catania). Scossa ondulatoria E-W di circa un minuto, avvertita da pochi in 
quiete: fece oscillare i lumi appesi. (G. De Lara). 

Licata (Girgenti). Scossa ondulatoria avvertita ds( pochi e passata inosservata al sismo- 
scopio. (Ufficio telegrafico). 

Licodia Euhea (Catania). Forte scossa, panico generale, nessun danno. (Stazione termo- 
udometrica). 

Linguaglossa (Catania). Fortissima scossa ondulatoria e sussultoria, avvertita generalmente 
con gran panico. 

Manforte San Giorgio (Messina). Scossa ondulatoria e sussultoria di 12 secondi circa, 
avvertita dalla generalità degli abitanti: tremolio di grandi oggetti, fenditure dei fabbricati, 

J6 



122 

dei quali uno solo è crollato in parte : cadde un soffitto nella chiesa deirimmacolata. 
(Sindaco). . -ìM^ 

Maierato Calabro (Catanzaro). Scossa sussultoria e ondulatoria SE-NW di 12 secondi, 
preceduta da sensibile rombo e generalmente intesa: caduta di piccoli oggetti, fenditure 
lievi e gravi in molte case bene o male costruite. Nessuna vittima. (Sindaco). 

Maiori (Salerno). Scossa ondulatoria SE-NW di 12-15 secondi, intesa da pochissime per- 
sone in quiete. Nessun tremolio di oggetti. (T. Cammarota). 

Mammola (Reggio Calabria). Scossa sussultoria e ondulatoria SE-NW di 12 secondi con 
rombo intesa dall'intera popolazione: forte tremolio di piccoli oggetti, d'invetriate e porte: 
poche fenditure gravi, molte leggere, specialmente in case mal costruite: caduta di tegole 
e di pezzi di cornicione in varii fabbricati. Nessuna vittima. (Sindaco). 

Melilli (Siracusa). Forte scossa ondulatoria a due riprese con l'intervallo di 2 secondi ; 
la prima durò 3 secondi, l'altra 7: fortissimo tremolio di vetri; in alcune fabbriche lievis- 
simi crepacci. Panico generale. (Stazione termo-udometrica). 

Montalbano d'Elicona (Messina). Lievissima scossa, susseguita immediatamente da altra 
piuttosto forte di 5 secondi. (Sindaco). 

Montebello Jonico (Reggio Calabria). Scossa ondulatoria e sussultoria N-S, di 12 secondi, 
stata generalmente intesa, tremolio di grandi e piccoli oggetti: qualche lieve lesione in alcuni 
edifici. (Segretario comunale). 

Montemurro (Potenza). Scossa ondulatoria di 3-4 secondi: scricchiolio d'imposte e di 
impalcature; fu avvertita quasi generalmente dalla popolazione, parte della quale si riversò 
nelle strade. Non si scaricò il sismoscopio " a verghetta „. (Osservatorio meteorologico) (1). 

Mormanno (Cosenza). Lieve scossa ondulatoria di 5 secondi. (Stazione termo-udometrica). 

Motta Santa Anastasia (Catania). Sensibile scossa ondulatoria, nessun danno. (Stazione). 

Nicolaiew (Russia) A 18.*» 56.°* 6." nel tracciato del * pendolo orizzontale » si riscontra 
un piccolissimo impulso, ed a 18.*^ 59.™ 6." le oscillazioni si rinforzano subitamente, dopo 
di che il pendolo a poco a poco diventa tranquillo. 

Nicolosi (Catania). Fortissima scossa a tre riprese: fu ondulatoria NE-SW, durata 10 se- 
condi, fu avvertita da tutti con panico: nessun danno; inquietudine negli animali. Si scari- 
carono i sismoscopi. (Ufficio telegrafico). 

Noto (Siracusa). Scossa ondulatoria NNW-SSE di 4 secondi, a due riprese: tremolio di 
piccoli oggetti, rumori alle porte, oscillazioni delle lampade. Fu intesa da gran parte della 
popolazione. Spavento negli uccelli. Si scaricarono i sismoscopi Brassart. (Osservatorio me- 
teorologico). • 

Patagonia (Catania). Fortissima e prolungata scossa ondulatoria N-S, di 5 secondi, intesa 
da tutta la popolazione e preceduta un minuto prima da altra lieve (ondulatoria N-S, di 
2 secondi). Fu accompagnata da fortissimo rombo ; panico generale nella popolazione e negli 
animali. Movimento di mobili e d'imposte; si fermarono parecchi orologi a pendolo ; cadde 
una casetta in pessimo stato, si spezzò un cerchio di ferro di una botte piena di vino. Nei 
giorni 14-16 frequenti ed intense ondulazioni microsismiche, specialmente nella mattina 
del 16. Non si scaricarono i sismoscopi a verghetta. (Osservatorio geodinamico). 

Palermo. Lieve scossa ondulatoria NE-SW, avvertita da pochissimi ed indicata dal sismo- 
scopio • Cacciatore „ e non dal Brassart. (Osservatorio meteorico). 

Paterno (Catania). Ore 18.50 scossa sussultoria-ondulatoria E-W di circa 5 secondi, av- 
vertita generalmente con spavento. (Ufficio telegrafico). 



(1) Secondo notizie raccolte dal prof. Mercalli, a Lauria e Lagonegro la scossa fu avvertita dalla maggior 
parte degli abitanti, per cui molti uscirono dalle case ed alcuni vegliarono nella notte successiva, per timore d i 
altre scosse, che però non si verificarono. 



J5«fc: 



123 

Patti (Messina). Scossa ondulatoria-sussultoria a tre riprese, durata 10 secondi, preceduta 
e seguita da rombo; fu generalmente intesa con panico da tutti gli abitanti. (Municipio). 

Piazza Armerina (Caltanissetta). Scossa ondulatoWa E-W, di 10 secondi, avvertita da 
pochissime persone in quiete. (P. Cagni). 

Pom«r/co (Potenza). Debolissima scossa ondulatoria SE-NW di 3 secondi, a due riprese; 
fu avvertita da pochissime persone in località diverse; non produsse scricchiolio d'imposte; 
non cadde la verghetta del sismoscopio. (Osservatorio meteorologico). 

Raccuja (Messina). Scossa ondulatoria E-W, di ,6 secondi circa, intesa da tutti; nessun 
danno. (Sindaco). 

Ramacca (Catania). Due scosse ondulatorie S-N, la prima non avvertita generalmente, 
mentre la seconda fortissima, destò grave panico nella popolazione che si riversò nelle 
strade. (Osservatorio geodinamico di Mineo). 

Randazzo (Catania). Scossa ondulatoria-sussultoria EW di 12 secondi, due riprese. Fu 
avvertita generalmente per forte rumore alle porte e finestre e per oscillazione di oggetti 
appesi. (Ufficio telegrafico). 

Regalhuto (Catania). Scossa ondulatoria SW di 6 secondi senza rombo; fu avvertita dalla 
generalità degli abitanti. (Sindaco). 

Roccaforte (Reggio Calabria). Scossa ondulatoria S-N, di 20 secondi, con rombi sensibili, 
avvertita generalmente: fenditure nei muri specialmente se vecchi o mal costruiti: caduta 
di qualche porzione di muro. Si sentirono parecchie repliche. (Dott. Sgrò). 

Roccella Valdemone (Messina). Scossa ondulatoria di 15 secondi, intesa da tutti: scric- 
chiolio di grandi oggetti, d'invetriate e porte, suono di campanelli; fenditure in varie case, 
alcune delle quali di cattiva costruzione. Nessuna rovina o vittima. (Sindaco). 

Sarribiase (Catanzaro). Scossa sussultoria-ondulatoria SW-NE, di 8 secondi, intesa quasi 
generalmente con panico; lieve tremolio d'invetriate e di porte; nessuna fenditura. (Segre- 
tario comunale). 

San Fratello (Messina). Scossa ondulatoria di 10 secondi circa, intesa dalla maggior 
parte della popolazione; tremolio di piccoli oggetti. Nessun danno. (Segretario comunale). 

San Giovanni in Fiore (Cosenza). Scossa ondulatoria SW-NE di 5 secondi, avvertita 
da molte persone anche allo stato di moto; tremolio di grandi oggetti, invetriate e porte. 
Nessun danno. L'ago della bussola telegrafica è stato perturbato, avendo girato per corrente 
negativa, tanto da compiere 32 giri senza fermarsi. (Ufficio telegrafico). 

San Luca (Reggio Calabria). Scossa ondulatoria di 3 secondi, intesa da poche persone; 
tremolio di case; nessun danno. Fu seguita da altre leggerissime. (Sindaco). 

Santa Teresa di Riva (Messina). Scossa sussultoria-ondulatoria N-S, di 10 secondi, intesa 
dalla generalità degli abitanti ; forte tremolio di piccoli e grandi oggetti ; pochissime lesioni 
ai fabbricati. Si arrestarono degli orologi a pendolo. (Sindaco). 

Santo Stefano di Camastra (Messina). Scossa ondulatoria NE-SW di 4 secondi intesa 
da molte persone, tremolio di oggetti specialmente se appesi: nessuna fenditura. (Sindaco). 

Santo Stefano (Reggio Calabria). Scossa ondulatoria-sussultoria di 10 secondi, preceduta 
da rombo; fu intesa da tutti; tremolio di oggetti, rottura di vetri e lumi, ecc.; fenditure 
nelle case. Nessuna vittima. (Sindaco). ' 

Saponara ViUafranca (Messina). Scossa ondulatoria-sussultoria, E-W, di 10 secondi, 
intesa da tutti quelli che si trovavano in quiete e da pochi in moto: tremolio di grandi 
oggetti, gravi fenditure ai fabbricati: nessuna rovina. (Sindaco). 

Scicli (Siracusa). Lieve scossa quasi generalmente non avvertita. (Stazione termo-udo- 
metrica). 

Seordia (Catania). Ore 18. 50 scossa ondulatoria a due riprese di 4 secondi, intesa da 
moltissime persone, anche in moto, tremolio d'invetriate, di cristalli, di tavoli e di porte; 



126 



Paldgonia. Ore 4, lieve scossa sussultoria di pochi secondi, avvertita da qualche per- 
sona in veglia ed indicata dai soli pendoli. (Osservatorio geodinamico). 
Scorata (Catania). Ore 4 circa, lieve scossa. (Ufficio telegrafico). 



Altre repliche. 

Novembre 17. — Milazzo. Ore 7.20 scossa ondulatoria E-W di 3 secondi, panico; nei 
giorni 17-20 avvertite altre scosse. (Sindaco). 

Novembre 17. — Giarratana (Siracusa). Ore 16. 45 circa, scossa ondulatoria susseguita 
pochi secondi dopo da una ripresa ondulatoria, forse NE-SW, intesa da molte persone in 
quiete, per tremolio di mobili e di porte. (Stazione termo-udometrica). 

Novembre 17. — Briatico. Ore 22. 50. scossa ondulatoria, nessuna conseguenza. (Sindaco). 

Novembre 18. — Reggio. Ore 2. 20, debole scossa ondulatoria N-S, avvertita da molti. 
(Osservatorio meteorologico). 

Novembre 18. — Milazzo, Ora 22 circa, scossa sensibile. (Da telegrammi A%W Agenzia 

m 

Stefani), 

Novembre 18. — Pizzo (Catanzaro). Ore 23 circa, scossa di terremoto. (Osservatorio 
meteorologico). 

Novembre 19. — Pizzo, Ore e 2.45, due altre scosse. 

Novembre 19. — Messina, 1,^ 13." 56.' scossa ondulatoria NW-SE, indicata dagli appa- 
recchi e sentita da tutti. (Osservatorio meteorologico). 

Novembre 19. — Milazzo, Ore 7. 15, scossa molto sensibile. (Da telegrammi Stefani). 

Novembre 19. — Reggio, Ore 7. 20, breve scossa ondulatoria, avvertita da pochi e non 
segnata dagli strumenti. (Osservatorio meteorologico). 

Novembre 19. — Semaforo di Forte Spurio. Ore 7.20, scossa assai sensibile. (Capoposto). 

Novembre 19. — Noto (Siracusa). 7.^.43.'" 47." (± 4 secondi), scossetta indicata dai 
soli sismoscopi Brassart, (Osservatorio meteorologico). 

Novembre 20. — Reggio. Ore 14. 15, leggera scossa ondulatoria N-S avvertita da molti : 
14. 43 leggerissima scossa ondulatoria N-S, avvertita da parecchi. (Osservatorio meteorologico). 

Novembre 20. — Messina Nella giornata lievi scosse, avvertite dalle persone e non dagli 
strumenti. (Osservatorio meteorologico). 

Novembre 21. — Cortale (Catanzaro). Ore 1, scossa di terremoto. (T. Pellegrini). 

Novembre 21. — Reggio C. Ore 4. 5, leggera scossa ondulatoria, avvertita dalle persone 
e non segnata dagli strumenti. (Osservatorio meteorologico). 

Novembre 21. Isola di Lipari, Ore 7. 15, lieve scossa indicata dai sismoscopi ed. av- 
vertita da molte persone. (Ufficio telegrafico). 

Novembre 21. — Mineo (Catania). Ore 7.22, scossetta indicata da un pendolo rigido 
corto. Continua la forte agitazione dei tromometri. (Osservatorio geodinamico). 

Novembre 21. — Reggio. Ore 7. 24, lieve scossa ondulatoria N-S, avvertita da molti. 
(Osservatorio meteorologico). 

Novembre 21. — Mineo. Ore 11.20, scossetta indicata da un pendolo rigido corto ed 
avvertita da qualche persona. (Osservatorio geodinamico). 

Novembre 21. — Melilo Porto Salvo, Ore 14.30, scossa sensibile avvertita da molti. 
(Tropea Alati). 

Novembre 21. — Ala (Trentino). Ore 23 circa, alcuni aff'ermano di aver sentito una 
scossa lieve. (Prof. Goiran). 

Novembre 22. — Reggio, Nella notte 21-22 scosse tte avvertite da parecchie persone, e 
non segnate dagli strumenti. (Osservatorio meteorologico). 



128 

' alla quale però abbiamo creduto opportuno di aggiungere alcuni gradi intermedii, 
per maggior precisione e perchè il numero e la qualità dei dati che avevamo rac- 
colto ci permettevano realmente di fare con sicurezza le distinzioni corrispondenti 
a quei mezzi gradi della scala; specialmente importanti sono i gradi 8 ^^2 per la 
caduta parziale o totale di edifizi, antichi però, di cattiva costruzione o fonda- 
zione, 9 ^j2 per disastri e mine di parte non grande del paese, specialmente in 
causa di antica o cattiva costruzione o fondazione; e questi ultimi gradi intermedii 
abbiamo anche rappresentato graficamente. 

Cosi abbiamo ottenuto la stima dell' intensità del terremoto in 80 luoghi fra 
i più danneggiati. 

A questi abbiamo creduto opportuno di aggiungere quei luoghi non visitati da 
noi, ma dei quali abbiamo avuto direttamente notizie particolareggiate, distinguen- 
doli col segno *. 

Inoltre dal Supplemento n. 113 del Bollettino meteorico dell'Ufficio centmle di 
meteorologia e geodinamica abbiamo estratto le notizie per altri 70 luoghi da noi 
non visitati, ed abbiamo pure graduata e tradotta nella scala De Rossi-Forel l'in- 
tensità degli effetti del terremoto in essi luoghi (tabella II). 

Di più abbiamo potuto utilizzare per 19 località i referti del R. Corpo del 
Genio civile, i quali con provvedimento ministeriale erano stati messi a disposi- 
zione dei Direttori degh Osservatorii di Messina e di Reggio Calabria, prof. P. Laudi 
e prof. S. Bevacqua, i quali cortesemente assunsero di estrarne ciò che più ci 
poteva interessare: abbiamo quindi incorporato parte di quei referti nella nostra 
relazione, ed anche per la ventina di Comuni in essa parte considerati, abbiamo 
graduata ed espressa l'intensità degli effetti nella scala De Uossi-Forel (tabella III). 

In tutto abbiamo dunque la stima dell'intensità del terremoto per 169 luoghi. 

Abbiamo poscia trasportato sopra carte topografiche i numeri esprimenti l'in- 
tensità per ogni località, ed abbiamo tracciato delle linee che passano per i nu- 
meri eguali, cioè abbiamo segnato le isosisniiche; dapprima abbiamo fatto questo 
su carta ^in piccola scala, ed a grandi tratti, con linee che avessero andamento 
piuttosto regolare, trascurando le non grandi differenze, allo scopo di farci un'idea 
complessiva dell'andamento delle dette linee isosismiche; poi abbiamo rifatto l'ope- 
razione su carta in iscala maggiore, ed in modo, per quanto possibile; più esatto 
e completo, al fine di tener conto delle anomalie locali; così con un lavoro lungo 
e paziente abbiamo ottenuto il sistema di linee sismiche rappresentato nella ta- 
vola IX, il quale nell'originale disegno è stato fatto in iscala di 1 : lOÒOOOO; questo 
tracciato ci è sembrato abbastanza soddisfacente, per adottarlo come definitivo. E 
invero le linee isosismiche, senza avere un andamento troppo bizzarro, seguono ab- 
bastanza fedelmente i punti di eguale intensità, come è facile verificare osservando 
i numeri della scala Rossi-Forel assegnati ai varii luoghi, e confrontandoli con 
quelli spettanti alle isosismiche vicine. 



-^t^te 1. 



129 

Esaminando randamento delle linee isosismiche nel loro complesso, si vede 
che esso non è molto regolare, ma è però molto significativo. 

Primieramente le curve all'ingrosso sono concentiT^he, intorno al luogo della 
massima intensità, che è nel circondario S( Palmi, circa a San Procopio, borgata 
completamente distrutta. 

In secondo luogo osserviamo che vi sono anomalie, ossia deviazioni dall'anda- 
mento regolare, corrispondenti a tutti i principali focolari sismici o vulcanici delle 
regioni considerate. Infatti abbiamo che le linee isosismiche sì allargano notevol- 
mente verso questi focolari, indicando una maggiore estensione dell'azione endo- 
gena dal centro sismico del terremoto verso di essi, cioè verso: 

a) L'Etna, il maggiore vulcano della regione, e Paterno sede di moderata, 
ma continua azione endogena. 

b) Le Eolie, focolare multiplo importante ed in attività continua, molto 
probabilmente in relazione almeno indiretta col centro sismico del terremoto che 
si considera. 

e) Soriano, centro di potente movimento sismico nel terremoto analogo 
del 1783. 

d) Borgia, altro centro sismico del 1783, come il precedente. 

è) Monte Lauro o Val di Noto, sede del focolare del terribile terremoto del 
1693, che distrusse Catania e molte altre città e borgate, colla morte di 93,000 
abitanti; come pure dell'altro terremoto, assai minore, del 1895. Anzi in questo 
luogo vi è un massimo secondario di intensità intorno al quale le linee isosismiche 
hanno precisamente la stessa disposizione come nel terremoto del 13 aprile 1895 (1). 
Intorno Melilli vi è un altro massimo secondario; e si deve notare che nel 
grande terremoto del 1693 l'area mesosismica, comprendente le città totalmente 
distrutte, era estesa ellitticamente in modo da comprendere Mineo e Melilli (2), cioè 
entrambi i massimi di quelle due località nel terremoto del 1894. Si deve anche 
considerare che l'espansione della isosismica 5 comprende sette dei nove antichi 
centri eruttivi, che il C. Gemmellaro trovò in Val di Noto ; ed il massimo di Me- 
lilli è vicino agli altri due, che stanno presso a Villasmunda ed Agnone(3). 

Quest'andamento delle linee isosismiche indica, o che all'entrare in azione del 
focolare che produsse il terremoto del 14 novembre 1894, anche gli accennati 
focolari endogeni si riattivarono, aggiungendo i loro impulsi a quelli provenienti 
dal centro principale di scuotimento: oppure potrebbesi dedurre che nei luoghi 
dei detti focolari, essendo stata in altre epoche scossa e probabilmente fratturata 
la scorza terrestre dai terremoti, i luoghi stessi vennero ad essere punti deboli, 
che perciò più facilmente furono scossi dall'azione del centro principale. La seconda 



(1) S. AkciDiACONo. Sul terremoto del 13 aprile 1895. Annali Ufficio centrale di Meteorologia e Geodinamica. 

(2) G. Sciuto-Patti. Contribuzione allo studio dei terremoti di Sicilia, Atti deirAccademia Oioenia. 

(3) Sopra i vulcani estinti di Val di Noto. Atti deirAccademia Gioenia, sene 1% Yol. Ili. 



17 



spiegazione è più semplice e fors'anche più probabile, in quanto che fra ì detti 
focoluiì quelli dì natura vulcanica, o più in generale quelli che danno mani- 
festazioni esterne della loro attività, come le Eolie, l'Etna, le macalube e solventi 
minerali e gassose di Paterno, il Lago di Naftia e le relative polle gassose, le 
sorgenti termali minerali di Acireale e dì Ali, ecc., non hanno dato alcun indizio 
di risveglio all'epoca del terremoto in discorso; anzi si notò una grande calma 
generale, come abbiamo riscontrato nella nostra visita a tutte quelle località. 

Specialmente in causa della presenza, o della tendenza a formarsi, degli accen- 
nati massimi secondari, le Hnee isosismiche hiinno un andamento diverso non 
solo dal circolare, che sarebbe quello idealmente regolare, ma ancora dall'ellittico 
e dall'ovale, e sono in generale assai deformate. Inoltre sono tutte fortemente 
eccentriche rispetto all'epicentro. La maggiore eccentricità ha luogo nella direzione 
N\V-SE, essendo verso NW la distanza delle isosismiche dall'epicentro 2 e mezzo 
volte quella nella direzione SE; in altri termini: l'intensità del terremoto diminuì 
molto più rapidamente colla distanza verso la costa orientale della Calabria che 
nelle altre direzioni, fatto che si verificò anche nel terremoto del 1783, e che 
certamente è dovuto alla grande massa granitica dell'Aspromonte posta fra l'epi- 
centro e la costa orientale, massa che assorbì gran parte dell'energia meccanica 
del terremoto. 11 massimo intervallo fra le isosismiche, ossia la mìnima variazione 
dell'intensità, l'abbiamo fra le linee 7 e 6, nello spazio che sta, fra la punta di 
Calabria e l'Etna, in un triangolo presso a poco equilatero col lato di circa 80 
chilometri, in tutta l'area dei quale l'intensità fu di poco diversa. 

Le aree chiuse dalle linee isosismiche si possono distinguere nel seguente modo: 

Area epicentraìe disastrosissima, ossia del massimo: limitata dall'isosismica del 
grado superiore 10: è reniforme, perchè contiene uno spazio fi-a Sinopoli e Melicuccà 
ove la devastazione fu minore: ha la dimensione maggiore km. 15, l'area kmq. 80. 
Contiene San Procopio, Sant'Anna, Santa Eufemia, Seminara, paesi rovinati comple- 
tamente quasi. 

Zona disastrosa, fino all'isosismica 9 '/a: ha forma ovale, la dimensione ma^lore 
km. 25, l'area totale compresa kmq. 300. Contiene Palmi, Oppido, Santa Cristina, 
Piati, Delianova, Bagnara, luoghi ove molti fabbricati rovinarono. 

Zona rovinosa, fino alla isosismica 9: è piriforme per una espansione fino a 
Rosarno, molto probabilmente causata dal terreno sabbioso incoerente: ha la dimen- 
sione maggiore km. 40 l'area totale compresa kmq. 806. Contiene: Rosarno, Rizzi- 
coni, Scilla, paesi ove parecchi edifizi crollarono totalmente o pai-zial mente. 

Zona dannosa, fino all'isosismica 8, è coi-diforme colla dimensione maggiore 
km. 97, l'area kmq. 917Ó. I principali centri abitati che contiene sono: Tropea, Monte- 
leone, Soriano, Mileto, Nicotera, Laureana, Mammola, Gerace Superiore, Ardore 
Superiore, Bovahno, Dova, Melilo P. S., Reggio Calabria, Villa San Giovanni, Mes- 
sina, Barcellona, Mìlazzp, Panaria, Stromboli, tutti piìi o meno danneggiati grave- 




132 



Tabella I. 



Imtoasità !■ ordine decresceote deg^ll effetti wA Inoghi visitati 
ni si ebbero direttafliemte notizie particolareggiate (iadicati 



♦). 



10^ 



S. Procopio. 
1 S. Aona. 
I S. Eufemia. 
' Seminerà. 



9^ 



Palmi. 
Piali. 
Bagnara. 
S. Cristina. 
Delianova. 
Siti zzano. 
Tresiiico. 
Oppido. 
Varapodio. 
Molocchio. 
\ Barattieri. 

,' Terranova. 
' Trìpamo. * 
' Stefanaconi. 
Scilla. 



9,0 



] 



Sinopoli. 

Melicnccà. 

Scido. 

Cosoleto. 

latrinoli 

Rizziconi 

Mezzo Canale. 

Zommarò. 

Rosarno. 



/ Ceramido. 



8,5 . 



Venetico. 
Melilo P. S. 
Conidoni. 



8,5 ( 



Gallina. 

Bovalino Inferiore. 

Santa Giorgia. 

Polistena. 

Spadafora. 

Tropea. 

Messina. 

Romelia. 

Rocca Valdina. 

Meri.. 

\ilia San Giovanni. 



8,0 



Milazzo. 
Barcellona. 
Sanr Onofrio. 
Cessanlli. 
Reggio Calabria. 
Gioia Tanro. 
Santa Lucia. 
San Filippo. 
Radicena. 
Soriano. 
Stromboli. 



Ardore Superiore. 
Castroreale. 
Monleleone. 
Briatico. 

Sidemo Superiore. 
Pizzo. 

Gerace Superiore. 
Sansone. 
Panaria. 
Agnana. 
*Laureana di Borrello. 



•. * 



Nicolera. 



' Gioiosa. 

Gerace Inferiore. 
Roccella Inferiore. 
7,5 Siderno marittimo. 
Cittanova. 
Lipari. 
Parghelia. 



7.0 . 



/ 



•Maida. 

^Palagonia. 

*Mineo. 

Salina. 

Vulcano. 
•Filicuri. 



6,5 ^Linguaglossa. 



6,0 * • 



Nicolosi. 

Paterno. 

Belpasso. 
^Randazzo. 
^Santa Venerina. 



5,5 •Bronle. 



5,0 



Catania. 



. ♦Viagrande. 



'Adernò. 



■m* 



134 



Tabella III. 



Ordiae deeresoeste deD* intensità de^li effetti nei Ino^ Tintnti 

dal B. ODipo del Genio (Svile 



Campo di GaJabrìa 9,0 

Laganadì 9,0 

Caridà 8,5 

Gatoforìo. 8,5 

Rosali 8^ 

Sambatello 8,5 

S. Pier Fedele 8,5 

S. niario 8,0 

AnioDimina 8,0 

Bruzzano 8,0 



Galaona ■ . 8,0 

Cinquefronde 8,0 

Galalro 8,0 

Grolteria 8,0 

Maropati 8,0 

S. Alessio d*Aspronionte 8,0 

S. Giorgio Morgeto 8,0 

S. Giorgio d'Ippona 8,0 

Caulonia 7,0 



§ 1 — Relazione delle linee isosismiche 

COLLA costituzione DEL SUOLO. 

Per studiare queste relazioni abbiamo trasportato le liuee sismiche su carte 
geolc^che di dififerenti scale, cortesemente forniteci dal R. Ufficio geologico di 
Roma, ed ecco i risultati che emergono evidentemente, considerando la Tav. X, 
dove sono indicate le roccie cristalline e le roccie vulcaniche. 

1) L'area epicentrale del massimo d'intensità (10) giace su terreno vario, di- 
scontinuo, di roccie sedimentarie e gneiss e tonalite più o meno profondamente 
disaggregato, e quindi poco resistente. 

2) Le altre due zone di grande intensità, fino al grado 9^2 e 9, sono in 
parte sulla tonalite e sul gneiss disaggregati ed in paite sul quaternario incoerente, 
od anche sabbioso, come nella grande espansione della isosismìca 9 fino a Rosamo. 
L'ìsosismica stessa si estende verso ESE fino a Piati, al limite del gneiss, cioè 
con una espansione sulla retta epicentro-Stromboli, ma in senso opposto. 

3) L'isosismica 8 \/2 si avanza verso sud e segue il contorno del gneiss (non 
quello dei scisti) costituente il massiccio dell'Aspromonte. 

4) Le isosismiche 8 * 2 e 8 si rialzano, si allargano al loro esti-emo setten- 
trionale, per seguire il limite settentrionale dei graniti di Capo Vaticano e del 
gneiss di Briatico, rispettivamente. 

5) L'isosismica 7 s^ue ad oriente ed a settentrione il contorno del massiccio 
granitico di Serra San Bruno, fino a Squillace. 



6) Il tratto settentrionale deirisosismica 6 segue i limiti dei graniti di Catan- 
zaro e dei scisti di Nicastro. 

7) Le isosismiche 7, 6, 5, oltre Tistrao di Squillace, si stringono Tuna presso 
Taltra, indicando una rapida diminuzione del movimento tellurico, al di là della 
penisola formante la Calabria Ulteriore I, in causa della discontinuità o frattura 
delle roccie cristalline, che la separa dalla Calabria Ulteriore II, 

8) L'isosismica 4 allungandosi, varca gran parte del massiccio grar^itico della» 
Sila, da San Giovanni in Fiore, verso sud, e ne segue il limite orientale.. 

9) L'isosismica 3 lambisce Torlo orientale dei scisti di Campana. 

^0) Le isosismiche 8 \/2, 8, 7, deviano e si allargano sulla punta pelpritana 
di Sicilia per passare sui gneiss di quella regione, e Tisosismica 7 ne segna il 
limite meridionale (non quello degli scisti). 

11) Nello Stretto di Messina le isosismiche si alzano, si restringono, ipdicando 
maggiore intensità del movimento tellurico per la discontinuità che ivi presentano 
le roccie: ed inoltre le isosismiche dimostrano una rapida diminuzione verso sud. 

12) Le isosismiche 8 Y'? 8, 7, si allargano (come si disse) verso le Eolie, fin 
verso Alicuri. 

13) L'isosismica 6 si allunga verso SW in modo da abbracciare TEtna^ 

14) L'isosismica 5 si allunga e si allarga pure verso SW in modo da coao^ 
prendere il massiccio dei basalti e dei tufi di Moxite Lauro. 

15) Finalmente le ultime isosismiche 3 e 2 si espandono a sud verso i basalti 
di Pachino. 

Da tutto ciò risulta che le isosismiche in generale seguono i limiti dei mas- 
sicci cristallini o lavici più potenti per massa e resistenza, allargandosi sopra o 
verso di essi, il che indica cbe essi trasmettono le vibrazioni sismiche più che i 
terreni sedimentarli incoerenti. Le grandi espansioni delle isosismiche verso TEtna, 
verso Monte Lauro, verso Pachino, verso le Eolie, si potrebbero dunque, almeno in 
parte, spiegare senza supporre in quei luoghi un risveglio di speciali focolari si- 
smici, ed anche senza supporre una minor resistenza della scorza terrestre: m<a 
semplicemente per via meccanica, ritenendo cioè che le roccie compatte vulcaniche 
di quelle regioni trasmettono le vibrazioni sismiche da un loro versante all'op- 
posto, da un loro estremo all'altro, senza notevole diminuzione di intensità: pefò 
le anomalìe delle isosismiche ora accennate sono veramente troppo foirti per poter 
ritenere sufficiente la predetta ragione puramente meccanica per spiegarle comple- 
tamente: bisogna ammettere qualche cosa di particolare anche nel sottosuolo. 

Yi sono poi inoltre altre considerazioni che non si debbono trascurare nelld 

studio della relazione del terremoto colla costituzione del suolo. 

» 

Era opinione degli antichi geologi che nella Calabria vi fossero regioni vulca- 
niche, e specialmente nelle vicinanze di Santa Cristina d'Aspromonte. Il prof. De 
Cristo di Cittanova, comunicandomi i suoi studi in proposito, mi ha ricordato tali 



136 

opinioni, poi abbandonate dai geologi moderni, mi ha dello di aver visitati i 
luoghi e di avervi realmente riconosciuti prodotti vulcanici e tracce di crateri, e 
di più mi ha consegnato un campione di scoria vulcanica fra i tanti da lui stesso 
raccolti; la quale scoria è ricercata, ed adoperata dai paesani per costruzione, 
specialmente delle volte, come si fa in tutti i paesi vulcanici. Io presentai per 
esame quel saggio al prof. Gemmellaro ed al dottor Di Stefano, i quali vi rico- 
nobbero realmente una scoria basaltica o di lava antica. 

Di più ring. E. Cortese ha trovato presso Palmi dei filoni basaltici, fatto 
confermato dal prof. Di Stefano; e appunto presso Palmi il prof. Palazzo ha 
constatata una anomalia nella intensità orizzontale del magnetismo terrestre, la 
quale diviene spiegabile colla presenza di roccie vulcaniche in quella località, ove 
prima non erano sospettate. 

Infine conviene foi*se di non disprezzare completamente certi fatti riferiti da 
parecchie persone del tempo, e che sarebbero indizio di qualche cosa, come 
un'azione vulcanica nel grande terremoto del 1783. Si disse che a Rosamo usci- 
rono dal suolo acque fangose scottanti: che a Palmi vi furono esalazioni infuocate. 
Si disse che nel maremoto di Scilla alcuni dei naufraghi trovarono le acque scottanti 
e taluno perfino ne riportò bruciature; pare anche si sieno trovate scorie gall^- 
gianti in mare, talché qualcuno suppose vi fosse stata una eruzione sottomarina 
fra Stromboli e la Piana di Calabria. 

Sembrerebbe che questi fatti, racconti ed opinioni, «i colleghino nel dimostrare 
resistenza di prodotti vulcanici, e fors'anco di apparati vulcanici in Calabria, il 
che certamente sarebbe da mettersi in relazione coi terremoti di questo paese. 
Ma il collega prof. Di Stefano mi ha fatto presente che non si può escludere 
che le scorie basaltiche trovate presso Cittanova sieno state trasportate dalle cor- 
l'enti marine durante il Quaternario ed il Pliocene superiore, e che provengano 
dalle Eolie : poiché il prof. C. De Stefani dice di averne trovate anche nella Valle 
del Mesima, dal lato del promontorio Vaticano, ed il Seguenza padre e ring. Cor- 
tese hanno detto d'averne trovate ed il prof. G. Di Stefano ne ha osservate sopra 
Messina, al Monte dei Centri (Salice) nel Pliocene superiore marino: e le scorie 
trovate in mare nel 1783 potrebbero avere la stessa origine. I basalti poi di 
Malpasso (Palmi, presso Capo Triari) sono troppo antichi, cioè terziarii, costitui- 
scono filoni nelle roccie cristalline e non hanno crateri : quindi quell'antico focolare 
estinto difficilmente potrebbe avere relazione coi terremoti calabresi. 

Ad ogni modo sarebbe di grande interesse che la ricerca e lo studio di tracde 
di vulcanismo in Calabria fossero continuati fino a togliere c^ni dubbio in proposito. 

§ 11. ~ Danni ai fabbricati. 

Mentre Tosservazione diretta degli effetti complessivi del terremoto fornisce 
subito un'idea, ed in qualche modo anche una misuro dell'intensità relativa dello 



138 

Non è dunque sperabile dj avere la misura dell'intensità del terrenapto in 
paesi diversi dalle statistiche dei danni subiti dai fabbricati. Però, sicome queste 
statistiche costituiscono dei dati (ii fatto, relativi al terremoto, che pure hanno un 
importante significato, abbiamo creduto nostro dovere di cercare di raccoglierle e 
discuterle. ^ . 

/ 

Il dato più semplice è l'elenco dei comuni esentati dal pagamento delle im- 
poste, secondo i decreti del regio Commissario, comm. Galli (1), elenco che è 
riportato nella tabella I. 

Si vede che in provincia di Reggio il limite inferiore dei danni per l'esenzione 
è dato da Siderno e Cittanova, ove per le leggere lesioni, l'intensità del terremoto 
è stata, stimata 7 \/2, secondo la scala De-Rossi-Forel. Nel circondario di Monte- . 
leone il limite inferiore suddetto è dato, da Parghelia, ove l'intensità del terre- 
moto fu pure stimata 7 ^/s. In provincia di Messina il detto limite è dato da Santo 
Stefano di Briga, ove le lesioni furono alquanto maggiori, ed il grado di intensità 
del terremoto fu stimato 8. 

Vi è dunque un notevole accordo nel limite dei danni per Tesenzione delle tasse, 
concessa nelle diverse Provincie: corrisponde a lesioni non gravi, ed è f ra ì 
gradi 7 ^/2 e 8 della scala De Rossi-Fo^el. 



(1) Decreto del 28 novembre 1894. 

Art. 1. É sospesa a tempo indeterminato la riscossione della sesta rata, scadente il 10 dicembre p. v., delle 
imposte: 
, A) sui terreni; 

B) sui fabbricati; 

C) sui redditi di ricchezza mobile 

iscritte nei ruoli del 1894, tanto per la parte erariale, quanto per la sovraimposta provinciale e comunale a 
carico dei contribuenti dei comuni di Bagnara, Cosoleto^ Delianova, Melicuccà, Molochio^ Oppido Matturtina^ 
Palmi, Flati, Reggio Calabria, Santa Cristina, Sant'Eufemia, San Procopio, Seminara, Sinopoli, Scido, SeiUa, 
Tresilico. Varapodio (Limite: intensità 9). 

Art. 2. É sospesa pure a tempo indeterminato la riscossione della sesta rata scadente il 10 dicembre p. v., e 
limitatamente alla sola imposta sui fabbricati e corrispondenti sovraimposta Provinciale e Comunale dei raoll 
del corrente anno 1894, pei soli contribuenti dei sottoindicati altri comuni che potranno dimostrare di avere 
subito danni nei fabbricati da essi posseduti. 

Il danno sarà riconosciuto e giudicato da apposita Commissione, che verrà nominata con successivo decreto. 

Fino a quando la Commissione non avrà deciso, saranno sospese le multe stabilite dalla vigente legge sulla 
riscossione delle imposte. 

Comuni di Caraffa, Precaeore, Staiti, Gerace, Bova, Gioia Tauro, Polistena, Cinquefrondi, Galatro, MarO' 
pati, Rizziconi, Rosarno, San Giorgio Morgeto, San Pier Fedele, Radicena, latrinoli, Terranova, VUia San 
Giovanni, Campo, Caitnitello, Catona, Finmara, Gallico, Salice, Sambatello, San Roberto, Sant'Alessio, Santo Ste- 
fano, Villa San Giuseppe, Cataforio, Gallina, Bianconovo (Limite: intensità 8). 

Art. 3. Eguale beneficio sarà accordato anche ai contribuenti degli altri comuni della Provincia che prove- 
ranno di trovarsi nelle condizioni indicate nell'articolo 2. 

Decreto del 3 dicembre 1894. 

Art. 1. La sospensione a tempo indeterminato della riscossione della 6* rata scadente il 10 dicembre cor- 
rente per imposte: 

A) sui fabbricati; 

B) sui terreni; 

C) sui redditi di ricchezza mobile 

tanto per la parte erariale, quanto per le sovraimposta provinciali, comunali, viene estesa ai contribuenti dei 
* comuni di Caraffa, Precacore, Staiti, Gerace, Bova, Gioia Tauro, Polistena, Cinquefrondi, Galastro, MaropaH, 







Cw'iiS ' ' < 



*■»-•*"' .. . 



139 

Ci siamo poi rivolti per mezzo delia R. Prefettura, alP Agenzia delle Imposte 
Dirette, e dopo molto tempo e con non poche difficoltà, siamo riusciti ad avere i 
dati per molti comuni della Calabria : e con calcoli di riduzione, quando era heces- 
sario, abbiamo cercato di mettere assieme una statistica abbastanza omogenea dei 
danni in discorso, la quale è data in ordine alfabetico dalla tabella II; ove nella 
categoria delle case danneggiate gravemente si comprendono anche le puntellate, ina- 
bitabili, demolite o da demolirsi, cosi indicate talora nei quadri originali delle Agenzie 
delle imposte ; oltre il numero reale di case danneggiate nei diversi modi ed il valore 
del danno complessivo (per un certo numero di comuni), onde rendere comparabili 
i dati dei diversi paesi, abbiamo calcolato il numero relativo delle case danneggiate 
ed il valor del danno per 10,000 abitanti, ossia nella supposizione che ogni comune 
abbia 10,000 abitanti, poi allo scopo di far contribuire tutte le categorie di danni 
ed esprimere l'effetto del terremoto, abbiamo applicato i coefficienti 1, 2, 3, 4, ri- 
spettivanjente ai numeri relativi delle diverse categorie di case danneggiate: kg- 
germentej gravemente^ crollate parzialmente, crollate totalmente; naturalmente nel 
valore di tali coefficienti vi è dell'arbitrario inevitabile, poiché non si può precisare 
Come razione del terremoto debba crescere passando dall'una all'altra categoria di 
case danneggiate. Facendo poi la somma dei varii prodotti per un dato comune, 



Rizziconi, RosarnOi San Giorgio Morgeto, San Pier Fedele, Radicena, latrinoli. Terranova', Villa San Giovanni, 
Campo, Cannitello, Catana, Fiumara, Gallico, Salice, Samhatéllo, San Roberto, Sant'Alessio, Santo Stefano, Villa 
San Giuseppe, Cataforio, Gallina, Bianconovo, Caridà, Serrata, Candidoni, Laureqna di Barello, Feroleto della 
Chiesa, Colonna, Fellaro e Rosali (Limite: intensità 8), 

Art. 2. U beneficio della sospensione tanto per i comani indicati nel decreto t28 novembre, quanto per qnell 
indicati nel presente decreto, comprenderà anche i ruoli suppletivi e complementari delle imposte suddette che 
dovevano essere posti in riscossione colla scadenza della 6* rata. 

Decreto del 5 dicembre 1894. 

Art 1. Le disposizioni di favore, stabilite coi precedenti decreti 98 novembre scorso, e 3 dicembre corrente, 
a riguardo dei comuni danneggiati dai terremoti, sono estese ed interamente applicabili anche ai comuni di : 
Africo, Anoia, Bota, Bovalino, Cardtto, Cittanova, Condofuri, Ferruzzano, Giffone, Laganadi, Motta San Gio- 
vanni, Palizzi, Roghudi, Siderno, Sant'Agata (Limite: intensità 7 */«)• 

Per i seguenti Comuni dei quali i dati, forniti dai Municipii alla agenzia delle imposte di Ardore, sono 
incompleti od irreducibili alla espressione adottata nella tabella II, abbiamo i dati segnati nell'unito specchietto 
che risultarono alla Commissione per lo sgravio dell'imposta. Ad ogni colonna di tali valori assoluti abbiamo 
fatto seguire un'altra dei valori relativi. 



■ 


Numero dei fabbricati cui fu acorlata 


Ammontare dfl danno 


Comuni 


sgravio parsiale 


sKTavio totale 






Numero 
effe tti vo 


per 
10,000 abitanti 


Numero 
eff et t ivo 


per 
10,000 abitanti 


Cifre effettive 


per abitante 


BiftDCO , 

Bov&lino 


95 

80 
59 

109 
28 
64 

153 
52 
76 
57 


339 
2i8 
i2\ 
991 
179 
253 
620 
836 
938 
407 


69 
il 
10 
29 

6 
13 
73 
22 
1^4 

7 


246 
112 

70 
263 

39 

57 
296 
354 
300 

50 


L. 23 245 

14 805 
8085 

12 005 
5 410 
8 400 

64 350 
4 300 

21 695 
6630 


L. 8.30 

4. 04 


Brancaleone 

Caraffa 


5.69 
10.91 


Ferruxsano 


3 47 


Polissini 


3.32 


Piati 

Precacore 

Sant'Aerata 


26.08 

6.91 

27.12 


Staiti 


4.74 







140 

come è indicato nella stessa tabella II, si hanno numeri airincirca proporzionali 
all'effetto complessivo su tutte le case danneggiate (a -|- 2 6 -f- 3 e -|- 4 rf), 
oppure solamente sulle case danneggiate gravemente {^ e -\- 3 e -j- 4: rf), oppure 
sulle case crollate (3 6* 4- 4 d), e finalmente solo per case crollate totalmente (d). 

Scrivendo poi i nomi dei diversi comuni, cui appartengono le dette somme 
delle diverse categorie, nell'ordine decrescente dei danni, come anche di quei co- 
muni cui spettano i valori complessivi del danno per 10,000 abitanti, si hanno i 
seguenti quadri A, B, C, i). È, che danno le graduazioni delle diverse sorta di danni. 

Evidentemente nessuna di queste graduazioni, confrontata con quella ottenuta 
dalla ispezione diretta dei luoghi tormentati dal terremoto, vi coincide, e ciò era 
da aspettarsi, per le ragioni dette prima. Si noterà pure che spesso luoghi vicini, e 
che quindi debbono aver risentito il terremoto con intensità poco diversa, nelle pre- 
dette graduazioni figurano invece molto lontani, ossia come aventi danni molto diversi-. 

Nell'ordine delle case crollate precedono i piccoli centri, per modo che i grandi 
gravemente danneggiati, come Seminara e Palmi, Oppido, Delianova, Gioia Tauro, 
vengono posti dopo borgate che evidentemente hanno sofferto assai meno, e ciò 
d'accordo con quanto si è detto sopra dell'esagerazione dei danni ai fabbricati, 
che ha luogo nei piccoli centri, quando si mettono in rapporto alla popolazione. 

Nelle altre graduazioni per le altre categorie di danni si trova analogamente 
quasi sempre Seminara, Rosarno, Gioia Tauro, posti troppo in basso ; invece Ma- 
ropati, Santa Agata di Briga, Bianco, messi troppo in alto nella scala dei danni. 

Si noterà invece nel quadro E dell'ordine del valore dei danni la notevole pre- 
valenza di quelli dei centri abitati maggiori, anche nei casi in cui notoriamente 
non sieno stati i più danneggiati: come Reggio Calabria che è messo fra Delia- 
nova ed Oppido, mentre San Procopio è posto sotto Sinopoli; e tutto ciò d'accordo 
con quel che si è detto sopra. 

Siccome però i quadri statistici che abbiamo ottenuti dalle Agenzie delle im- 
poste, e che abbiamo cercato di ridurre al tipo unico precedente, non comprendono 
tutti i comuni, ed inoltre siccome la constatazione dei danni fatta dalle Agenzie 
ha naturalmente uno scopo fiscale, e riguarda specialmente i danni recati al valore 
locativo dei fabbricati, che certamente deve ritenersi non abbia un rapporto esatto 
coll'azione meccanica del terremoto, abbiamo pensato di rivolgerci anche alla 
Direzione tecnica dei lavori inerenti al terremotOy presso il Genio militare, cui stava 
a capo il signor maggiore (ora colonnello) A. Chiarie, ed abbiamo chiesto 1 me- 
desimi dati statistici, pensando che da quell'Ufficio avremmo avuto valori più 
omogenei, perchè ricavati sotto un'unica direzione (anziché dalle diverse Agenzie 
che possono avere criterii diversi); inoltre la statistica dei danni essendo fatta da 
persone tecniche é competenti, vi era ragione di ritenere che nella formazione di 
essa prevalessero i concetti d'indole meccanica, anziché finanziaria, e quindi che 
fossero in rapporto più stretto coll'azione del. terremoto. 




1 -. - ^ 



141 

4 

Si sono notate dapprima delle sensibili divergenze fra l'elenco proveniente dalle 
Agenzie delle imposte e quello avuto dal Genio militare riguardo al numero della 
popolazione ed al numero delle case di parecchi comuni: ciò dipjende in gran 
parte dall'essere state considerate o no certe frazioni dei comuni, ed anche da 
incertezze inevitabili nelle statistiche, non avendosi per questi luoghi che il ca- 
tasto del 1881-82. 

Fatte le stesse riduzioni e calcoli, come per i dati delle Agenzie delle imposte 
(meno per il valore dei danni, che non è stato stimato dal Genio militare), si è 
ottenuta la tabella III, in cui sono dati analogaipente i danni ai fabbricati per 
10,000 abitanti: e poi similmente si sono ottenuti i quadri A\ B\ C^J)\E^ del- 
l'ordine decrescente delle diverse categorie di danni nei varii comuni. 

Anche qui confrontando uno qualunque di questi quadri coi precedenti ottenuti 
dalla ispezione dei luoghi danneggiati dal terremoto, si osservano delle notevoli 
discrepanze, però differenti da quelle avute coi dati delle Agenzie delle imposte. 
Si nota infatti che Molochio, Santa Cristina, Rizziconi, Terranova, Rosarno, Me- 
lito P. S., in generale sono messi ad un grado inferiore: Sant'Alessio d'Asp., 
Capo d'Armi, Sàmbatello, Antonimina, sono messi ad un grado superiore di quello 
dato dalla prima stima fatta come si disse, col l'osservazione diretta o con infor- 
mazioni relative alle intensità degli effetti del terremoto. 

Abbiamo anche cercato di avere la stessa graduazione dei danni ai fabbricati, 
rilevati dal Genio militare, riferendola non alla popolazione, bensì al numero totale 
delle case dei diversi comuni, le colonne a\ h\ e', d\ della medesima tabella III 
danno il numero delle case danneggiate delle diverse categorie, espresso in 10,000°** 
del numero totale, ossia nella supposizione che ogni comune abbia 10000 case, 
ed i quadri A\ F\ C\ U\ E\ danno la relativa graduazione. 

Anche così si hanno delle discordanze coi dati più sicuri della osservazione 
diretta degli effetti del terremoto: e queste discordanze sono presso a poco dello 
stesso numero, e riguardano all'incirca gli stessi comuni, come nell'altra gradua- 
zione dei danni relativi alla popolazione. 

Né nell'uno, né nell'altro modo di graduare i danni si rileva con sicurezza 
che le dette divergenze indichino, come era da aspettarsi per il detto sopra, una 
esagerazione dei danni nei piccoli centri e nei comuni rurali, per esser ivi minore 
il numero degli abitanti per casa e per esser ivi le case di costruzione più povera 
e meno resistente. 

Per la provincia di Messina abbiamo ottenuto i dati relativi ai danni dei fab- 
bricati sola dalla Agenzia delle imposte, e su di essi abbiamo costruito la ta- 
bella IV, in modo analogo alle altre due precedenti, e similmente su di essa 
abbiamo fatte le graduazioni dei danni ancora nel modo in cui si fece questo per 
la Calabria (Quadra F) : non si è fatta 'la graduazione per le case totalmente crol- 
late, perché di queste ben constatate non ve ne sono state che in Barcellona, in 
numero di sei. • 



♦ 



N 



142 



Atiche in queste graduazioni si notano le solite discordanze colla graduasione 
delle ìnteusiità secondo la scala De Rossi-Forel, che comprende la provìticia di 
Messina. Inoltre si noterà che in tutte tre le graduazioni la città di Messina è 
messa molto prima» cioè con danni assai maggiori di quelli dei suoi villaggi, che 
pure per esserle ricini debbono aver risentito il terremoto colla stessa intensità. 

Avendo poi portato sulla carta topografica i predetti numeri esprimenti il danno 
relativo complessivo (a -f- 2 6 -f" ^ ^ + * ^ P^^ '^^tti i paesi, e tentato di tracciare le 
isosismiche, si sono avuti dei risultati che ci sono sembrati assolutamefnte impossibili. 

Concludiamo dunque che le statistiche delle lesioni ai fabbricati, quantunque 
sieno importatiti per stabilire l'entità dei danni prodotti dal terremoto, pure non 
possono dare criterii esatti e concordanti con quelli ottenuti applicando, dietro le 
osservazioni dirette e le informazioni, la scala De Rossi-Forel, per graduare e mi- 
surare rintensità dello scuotimento tellurico nei vani paesi. 

Raccogliendo assieme i dati fomiti dalle due statistiche, cioè dall'Agenzia delle 
imposte, e Sai Getiio militare, in modo da avere i danni prodotti dal terremoto 
nel maggior numero di comuni della Calabria, si ha questo risultato complessivo: 



Per IH Comuni danneggiati In Calabria 



Gate danneggiate 



leggermente 



grftTeraettte 



Caie erollate 



panialmente 



totalmente 



Numero reale. . . 
Per 10,000 abitanti 
Per 10,000 case (1) 



20 708 

466 

1973 



10 488 

236 

lOOO 



3 527 

79 

366 



916 
21 

87 



(1) Per alcuni Comuni di cui non si è potuto conoscere il numero delle case, lo si è supposto un terzo del numero 
degli abitanti. 



Perula provincia di Messina si hanno solo le statistiche della Agenzia delle im- 
poste per 15 Comuni danneggiati: risulta in complesso: 



Per 15 Oomanl danneggiati nella provineia di Mieeina 



Gaie danneggiate 



leggermente 



grayemente 



Case crollate 



parsial mente 



totalmente 



Numero reale. . . 
Per 10,000 abitanU 
Per 10,000 case (3) 



5349 

269 

1850 



4193 

^10 

1453 



9ÌS 
11 
79 



6 

minore di 1 

2 



(2) Per alcuni Comuni di cui non si è potuto conoscere il numero delle case, lo si è supposto un quarto dal numero 
degli abitanti. 



A questi dati aggiungiamo per informazione avuta cortesemente dalla Prefet- 
tura di Reggio Calabria che secondo la statistica compilata dall'ispettore del Genio 
civile cav. De Gregorio e dal colonnello del Genio militare Coop, il valore com- 

e 

plessi vo dei danni prodotti dal terremoto del 1894 nella proWncia di Reggio Ca- 
labria fu approssimativamente di 25 milioni di lire. 



U3 



Tabella I. 



Elenco in ordine alfiibetico dei Comuni eaisntati temporanei^mentedal pagamento 

dell4mposta Fabbrleati: 6^ rata 1894 e r e 8* del 1896. 



1* — - Provinola di foggio Oftli^bria. 



1. Africo. 

2. Anoja. 

3. Biai^couovQ. 

4. Bova. 

ò. BoYalìno. 

6. Bagnara. 

7. Cardeto. 

8. Condofarì. 

9. Gataforìo. 
U). Caraffa. 
1). Catona. 

12. Galanna. 

13. Campo. 

14. Cannitello. 

15. Cittanova. 

16. Cìnquefrondi. 

17. Candìdoni. 

18. Carìdà. 



19. Cosoleto. 

20. Delianova. 
^|. Ferruzzano. 

22. Fiumara. 

23. Feroleto della Chiesa. 

24. Gallina. 

25. Gallico. 

26. Gerace. 

27. Giffone. 
28 Galastro. 
529. Gioia Tauro. 

30. latrinoli. 

31. Laganadi. 

33 Laureana di Borello. 

33. Motta S. Giovanni. 

34. Maropati. 
35 Melicuccà. 
36. Molochio. 



37. Oppido Mameriina. 

38. Pellaro. 

39. Precacore. 

40. Palizzi. 

41. Polistena. 

42. Palmi. 

43. Piati. 

44. Roghudi. 

45. Rosali. 

46. Radicena. 

47. Rizzicom. 

48. Rosarno. 

49. Reggio C. 

50. S. Agata. 

51. S. Alessio. 

52. S. Cristina. 

53. S. Eufemia. 

54. S. Giorgio Morgeto. 






55. 8. Pier Fedele. 

56. S. Procopio. 

57. S. Roberto. 

58. S. Stefano. 

59. SaxpbateUo. 

60. Salice. 

61. Staiti. 

62. Siderno. 

63. Serrata. 

64. Seminara. 

65. Sinopoli. 

66. Scido. 

67. SciUa. 

68. Terranova. 

69. Tresilico. 

70. Villa S. Giuseppe. 

71. Villa S. Giovanni. 

72. Varapodio. 



2* — Ciroondario di Monteleone. 



1. Arena 

2. Cessaniti. 

3. Drapia. 
4 Dinami. 
5. 'Dasà. 

• 

6. Francica. 

7. Filagaso 

8. Gerocame. 



9. lonadi. 

10. Limbadi. 

11. Monteleone. 

12. Maierato. 

13. Mileto. 

14. Nicotera. 

15. Rizziconi. 

16. Parghelia. 



17. Rombiola 

18. Simbario. 

19. Sorianello. 

20. Spadola. 

21. S. Gregorio. 

22. Stefanaconi. 

23. S. Onofrio. 

24. Spilinga. 



25. Soriano. 

26. S. Calogero. 

27. S. Costantino. 

28. Tropea. 

29. Piscopio. 

30. Vazzano. 

31. Zungri. 



3* — Provinola di Messina. 



1. Barcellona. 


5. Milazzo. 


8. Roccavaldina. 


11. S. Filippo del Mela. 


2. Castroreale. 


6. Meri. 


9. Spadafora S. Martino. 


12. S. Stefano di Briga. 


3. Gualtieri. 


7. Rometta. 


10. S. Lucia del Mela. 


13. Venetico. 


4. Messina. 


? 







-.■• .-'■ 



144 



Tabella. II. 



Secondo i dati delle Àgenirie delle imposte. 













Gate danneggiate 






t 














^ 






1 
















h 


COMUNI 


% 


s 


t 


Namero reale 




Nomerò per 10,000 abitanti 




o 




9 








1 
















a 


DI CALABRIA 


• 

l 


• 
« 

o 
u 

9 

1 


• 

s 


9 

3 
a 


• 


crollate 
totalmente 


9 

a 

g 


« 
a 

9 

ì 


erollate 
parsUlmente 


erollate 
totalmente 


'9 

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2 2 

> 














1 


a 


b 


e 


d 


eo 


M 


o 





Africo 

Anoia 

Ardore 

Arena 

Benestare .... 

Bianco 

Banconovo .... 

Bovalino 

BoTa. ..;... 
Brancaleone . . . 
Bruzzano. .-. . . 
Gandidoni . . . . 

Canolo 

Caraffa 

Careri 

Cardeto 

Caridà 

Casignana .... 

Cessaniti 

Cataforio 

Gaulonia 

Ginquefrondi . . . 

Gittanova 

Gondofuri .... 

Gosoleto 

Dasà 

DelianoTa .... 
Dinami. . 1 . . . 

Drapia 

Feroleto 

Ferruzzano .... 



1753 


1962 


5824 


2432 


3 378 


280Ò 


2456 


3 666 


3248 


1421 



1601 
445 
1925 
1106 
1269 
1902 
1065 
1215 
2 495 
2 482 
8 486 
5 601 
13000 
2586 
1426 
1607 
4 707 
1635 
2988 
1076 
1557 



363 

667 

2610 



620 
800 



2 

30 

30 

127 



200 



1325 60 



621 
400 
250 
1.39 



5i 



49 
23 



307 



V 109 
49 



578 



315 
339 



1893 

1410 

4 882 

532 

346 



1113 



298 
400 



28 
74 
102 
74 
91 
96 



150 
29 



169 

113 

207 

38 

29 

60 



158 
119 

3 
67 





100 
34 
77 



14 

7 



19 

15 

98 

15 

24 

99 

164 



240 

12 

159 

344 

60 

460 

108 

32 

20 

31 



37 

1 







3 

21 





29 
3 



4 






35 




520 






6 







50 



15 



5 






12 
3 




2 




2 



20 







11 
153 

52 

522 

3 



814 
164 
166 



306 

517 

5f)6 

443 

221 

389 

958 

609 

365 

387 

1 

268 

22 

4 

14 

1052 
240 

1266 
127 
270 
385 



902 
607 



275 




407 
93 



237 



87 
157 


172 
118 
515 
141 
198 
397 
661 


428 

9 
615 
2 412 
373 
977 
661 
107 
186 
199 



211 











8 

65 






151 
27 



33 






135 




1105 






32 



34 











204 



46 











62 
27 




8 













8 


42 







769 




816 



379 




701 

189 









32 




437 


18 

3483 







96 



2 573 

1214 

16 



.550 



1630 



24 210 



8.53 



174 
314 
701 
533 
236 
1030 
282 



99 495 



826 

1322 



856 

18 

1667 

4824 

764 

5 437 

1322 

214 

372 

494 



2564 

1367 

68 

1072 



3444 

374 



1019 



480 

831 

1267 

976 

457 

1419 

1240 

1104 

1 191 

1709 



6 56 
4.08 



8.30 



4.04 
5.61 
.5.68 



2.25 

6.51 

10.91 



7.82 
5.42 



18.04 



1 124 

40 

1671 

4838 

1816 

5677 

2588 

341 

(>42 

879 



4.46 

0.54 

6.88 

84.51 



50.99 



4.04 
3.47 



"J- V 



Tabiu-a 11 {Seguito). 







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1 








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DI CALABRIA 


























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FUogaso 


686 







60 











875 











1750 


1750 




Francica 


1258 




70 


34 








556 


270 








( 


' 540 


1096 




Gallina 


6&51 




140 


234 








414 


354 











708 


943 


IO. 3S 


Galateo 


19U 


637 


38 


84 








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482 











844 


1039 


2. là 


Berace 


9 330 


1117 


133 


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142 


33 











64 


348 


8.37 


tìwoHinia .... 


1553 




270 


79 








1739 


509 











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3757 




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«813 


873 


70 


120 


8 





349 


427 


38 





84 


938 


1187 


3.16 


Gioia Tauro . . . 


317é 


530 


356 


164 








11*2 


MB 











1034 


9154 






4845 


956 


145 


aw 


39 





358 


526 


81 





343 


1295 


1553 


12.09 


lonadi 


969 




86 


18 








887 


186 











379 


1259 




Laureana 


5 807 


1619 


190 


20 








907 


34 


< 








68 


275 


0.86 


Umbadi 


3 583 




46 


44 


1 





136 


134 


3 





9 


357 


383 




Maiexalo 


3547 




74 


55 





1 


991 


316 





4 


16 


448 


739 




Haropati 


3151 


765 


300 


308 


80 


58 


1395 


1432 


379 


970 


2196 


5060 


fi 455 




Melicuocà 


3 399 


62* 


194 


179 


246 


3 


870 


803 


1104 


13 


3364 


4 970 


5840 


32.30 


Mileto 


4640 




423 


76 








912 


164 











348 


1240 




Moloehio 


3864 


801 





378 


300 


M 





1310 


698 


77 


2402 


5044 


5044 


139. 66 


Monteleoi». . . . 


13047 




130 


130 


1 


3 


108 


108 


1 


2 


11 


227 


335 




Kotta S. GioTantii . 


4115 




- 106 


130 





n 


256 


316 





f 





639 


887 


6.37 


Nieotera 


6978 




210 


43 





(1 


301 


62 











194 


435 




Oppido 


7 374 


1902 


218 


900 


^3 


89 


396 


1927 


343 


111 


1473 


3 937 


4 223 


40.68 


PaliMÌ 


2 5:w 


7K 


U 


5 


1 


I 


66 


90 


4 


4 


38 


68 


133 


3. .34 


Palmi 


109^6 


900(3 


200 


1436 


400 


30 


183 


13U 


366 


18 


1170 


3 798 


3981 


137.99 


Parghella 


41*0 




10 


19 








34 


46 











93 


116 




PeUaro 


4966 




130 


146 








3fl2 


993 











584 


846 


8.93 


Piscopio 


1197 




20 


41 





3 


167 


343 





25 


100 


78*. 


953 




PìnoDi 


1472 




178 


99 


3 





1209 


673 


90 





60 


1406 


2 615 




Piatì 


3468 


689 


153 


419 


61 


56 


620 


1698 


347 


927 


1649 


5045 


5 665 


26.07 


Polistena- .... 


8531 


2214 


350 


50 


lOO 


10 


410 


W 


117 


12 


399 


517 


997 


18.76 


Precacore 


624 


489 
























6.91 


Radlcena 


6395 


1295 


843 


187 


15 





I3lfi 


9W 


33 





69 


K>3 


1971 


15 6* 


Reg^oOlabiia. . 


40 596 




1303 


1801 








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462 


( 


( 


' 


944 


1970 


41.29 


Biwiconi 


4515 


815 


100 


186 


,. 


6 


398 


740 


60 


24 


97fi 


17.56 


2154 


15,96 



T&BiLLi II {Seguito). 






























1 


1 

1 

1 










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1 


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1 

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3 

+ 


Roccaforte .... 


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391 




95 


23 


3 




7% 


178 


S3 


636 


9096 


2096 


4.03 


Roghudì 


ÌWi 


361 




90 


10 


4 




809 


90 


36 


414 


2032 


2033 


5.23 


Rombi olo 


8 IBI 




157 


64 








498 


903 











406 


904 




Rosarno 


3808 


869 


400 


196 


8 


4 


1060 


331 


21 


10 


103 


765 


1815 


96.96 


Scido 


1500 


298 


178 


109 








1187 


680 











1360 


2547 


53.33 


Serrata 


951 


308 


40 


96 








421 


273 





" 





546 


967 


1.06 


Sidwno 


9330 


1960 


336 


26 


15 





353 


98 


16 





48 


104 


357 


1.11 


Simh&iio 


1885 




76 


16 


I 


1 


398 


80 


5 


5 


35 


IK 


593 




Seminara 


.^908 


1613 


400 


'220 


35 


22 


IM. 


663 


64 


56 


416 


1543 


9 566 


119.69 


Sinopoli 


3411 


798 


947 


363 


16 


IO 


2 776 


768 


47 


99 


367 


1793 


4569 


76. K 


Soriano 


3U01 




3.=>S 


134 


3 





1193 


446 


10 





30 


922 


3155 




Sorianello .... 


123f) 




363 


87 








9145 


710 











1420 


3565 




Spili.iga 


2. WS 




n 


Bl 








87 


941 











482 


669 




Spadola 


S83 




64 


65 





1 


791 


953 





16 


60 


1964 


2756 




SUili 


1400 


315 


35 


1 








179 


7 











14 


193 


4.74 


Stefanaconi. . . . 


1978 




70 


113 





8 


356 


573 





« 


164 


1310 


1665 




3. Agata di B. . . 


800 


900 


74 


91 


34 


I 


9» 


1138 


435 


19 


1323 


3599 


4594 


97.11 


S. Calogero. . . . 


9 706 




113 


63 


I 


■ 


115 


55 


1 





3 


113 


398 




S. Costantino . . . 


1870 




95 


31 








606 


161 











352 


830 




S. Cristina .... 


1517 


382 


51 


171 


30 


3 


336 


1197 


198 


13 


646 


2900 


3336 


69.14 


S. Eufemia .... 


5888 


1407 


30 


207 


1200 


70 


34 


351 


3038 


119 


6590 


7 991 


73M 


106.30 


S. Giorgio Uotgelo. 


5358 


1303 


160 


133 










261 











50t 


8oe 


6.33 


S, Gregorio .... 


1467 


181 


76 


101 





4 


518 


689 





97 


108 


1486 


11004 




S. Luca ..... 


1767 




13 


115 


2 





74 


651 


II 





33 


1336 


1400 




S. Onofrio .... 


2619 




80 


86 


I 


3 


305 


338 


4 


8 


U 


700 


1005 




S. PierFed^k . . 


52S 


171 


60 


33 








114'J 


440 











880 


9099 


5.?5 


S. Procopio. . . . 


951 


311 








261 


50 








9 744 


536 


10 336 


10336 


10336 


63.09 


Terrunina .... 


941 


affi 


11 


41 


10 


6 


117 


436 


106 


64 


574 


144C 


1663 


a» 


Tr«Ìli*eo 


1641 


397 


68 


369 


12 


17 


354 


1639 


73 


104 


635 


3 913 


4267 


54 78 


Tropea 


59S9 




17 


14 








29 


94 











48 


77 




Vaiapodio .... 


3581 


689 


138 


360 


2 





535 


1.395 


8 





94 


3814 


33*9 


77.49 


Vaziano 


1034 




9Ì0 


57 








3 031 


553 











1 104 


31^ 




Zuogri 


1474 




24 


36 








.. 


176 











353 


5f4 





147 



Quadro A. 

Secondo i dati delle Agende delle laq^e (CALABRfA). 

Ordine decrescente del numero delle case danneggiate (a + 25-f3e4-4(^ per 10000 abiianti 



1. S. Procopio. 

8. S. Eufemia. 

3. Maropati. 

4. Melieuccà. 

5. Delianova. 

6. Piatì. 

7. Molochio. 

8. Ck)8oleto. 

9. Sinopoli. 

10. S. Agata di Briga. 

11. Tresilico. 

12. Oppido. 

13. Palmi 

14. Sorìaneiio. 

15. Varapodio. 

16. S. Grìatina. 
17.< Vaxzano. 

18. Gerocame. 

19. Spadola. 

20. Pizzoni. 

21. binami. 

22. Africo. 

23. Seminara* 

24. Sddo. 

25. Bianconovo. 

26. Riadconi - Soriano. 

27. Gioia Tauro. 

28. Roccaforte. 
29 Roghudi. 

30. S. Pier Fedele. 

31. S. Gregorio. 



/ 


■* '9 ■ 


32. Radicena. 


63. Motta S. Giovanni. 


33. Dasà. 


64. Fermzzano. 


34. Rosamo. 


65. Pellaro. 


35. Filogaso. 


66. Gandidoni. 


36. Cataforio. 


67. S. Costantino. 


37. Condofuri. 


68. S. Giorgio Morgeto. 


38. Stefanaconi. 


69. Majerato. 


39. Terranova. 


70. Feroleto. 


40. latrinoli. 


71. Simbarìo. 


41. Gardeto. 


• 
73. Spilinga. 


42. S. Luca. 


73. Znngri. 


43. Anoja. 


74. Bruzzano. 


44 Reggio Calabria. 


75 Garerì. 


45. Ganolo. 


76. Nicotera. 


46. lonadi. 


77. Tiimbadl. 


47. Garìdà - Mileto. 


78. Bovalino. 


48. Oessaniti. 


79. Sidemo. 


49. Giffone. 


80. Gerace. 


50. Cinquefrondi 


81. Drapia. 


51. Gasignana. 


82. Monteleone. 


52. Frandca. 


83. Laureana. 


53. Arena. 


84. S. Calogero. 


54. Galatro. 


85. StaiU. 


55. Bova. 

% 


86. Palizzi. 


56. S. Onofrio. 


87. Parghelia. 


57. Garaffa. 


88. Tropea. 


58. Serrata. 


89. Ardore. 


59. Piscopio. 


90. Gittanova. 


60. Polistena. 


91. Benestare. 


61. Gallina. 


92. Ganlonia. 


62. Rombiolo. 





148 



Quadro B. 



Ordine decrescente del numero delle case danneggiate gravemente. 

(2 ft -H 3 e -H 4 d) i>«r 10,000 abitanti. 



1. S. Procopio. ' 


31. 


Gataforio-Dinami. 


61. 


San Giorgio Morgeto. 


2. S. Eufemìa. 


32. 


Stefanaconi. 


62. 


Gasignana. 


3. Delianova. 


33. 


latrinoli. 


63. 


Ferruzzano. 


4. Maropati. 


34. 


Anoja. 


64. 


Spilinga. 


5. Piati. 


35. 


Vazzano. 


65. 


Majerato. 


6. Molochio. 


36. 


Gioia Tauro. 


66. 


Rombiolo. 


7. Meiicuccà. 


37. 


Cardeto. 


67. 


Feroleto - Jonadi. 


8. Cosoleto. 


38. 


Gerocaroe. 


68. 


Zungri. 


9. Oppido. 


39. 


GifTone. 


69. 


Mileto. 


10. Tresilico. 


40. 


Reggio Calabria. 


70. 


S. Costantino. 


11. Palmi. 


41. 


Soriano. 


71. 


Gandidoni. 


12. S. Agata di Briga. 


42. 


S. Pier Fedele. 


72. 


Caridà. 


13. S. Cristina. 


43. 


Cinquefrondi. 


73. 


Limbadi. 


14. Varapodio. 


44. 


Bova. 


74. 


Careri. 


15. Africo. 


45. 


Galatro. 


75. 


Monteleone. 


16. Roccaforte. 


46. 


Gessaniti. 


76. 


Drapia. 

9 


17. Roghudi. 


47. 


Piscopio. 


77. 


Bovalìno. 


18. Spadola. 


48. 


Rosamo. 


78. 


Simbario. 


19. Sinopoli. 


49. 


Dasà. 


79. 


Bruzzano. 


20 Rizziconi. 


50. 


Gallina. 


80. 


Nicotera. 


21. Filogaso. 


51. 


Canolo. 


81 


S. Calogero. 


22. Ck)ndofuri. 


52. 


S. Onofrio. 


82. 


Siderno. 


23. Bianconovo. 


53. 


Radicena. 


83. 


Parghelia. 


24. Seminala 


54. 


Motta S. Giovanni. 


84. 


Palizzi - Laureana. 


25. S. Gregorio. 


55. 


Pellaro. 


85. 


Gerace. 


?6. Terranova. 


56. 


Arena. 


86. 


Tropea. 


27. Sorianello. 


57. 


Serrata. 


87. 


Cittanova. 


28. Pizzoni. 

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58. 


Francica. 


88. 


Ardore. 


29. Scido. 


59 


Caraffa. 


89. 


Staiti. 


30. S. Luca. 


60. 


Polistena. 




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Quadro C^. 



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1. S. Procopio. 


18, Condofuri. 


35. Spadola • Pizsoni. 


2. S. Eufemia. 


19. Seminala. 


36. Sidemo. 


3. DelianoTa. 


20. Roghudi. 


37. S. Onofrio. 


4. Bfeticuccà. 


21. Polistena. 

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38. Simbario. 


5. Mok)chio. 


22. Bova 


39. S, Luca. 


6. Maropati. 


23. Rìzziconi. 


40. Cessaniti. 


7. Piati. 


24. Sinopoli. 


41. Soriano e Gerace^ 


8. Oppido. 


25. latrinoU. 


42. Pallzzi. 


9. S. Agate di Briga. 


26. Caraffa. 

• 


43. Bovalino - Varapodi^ 


10. Palmi. 


27. Stefanaconi. 


44. Dasà. 


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28. S. Gregorio. - 


45. Maierate. 


12. Africo. 


• 

29. Rosamo. 


46. Monteleonc. 


13. Ganolo. 


30. Piscopio. 


47. fiimbadi. 


14. S. Cristina. 


31. Gasignana. / 


48. S. Calogero. 


15. Tresilico. 


32. Ferruzzano. 


49. Ardore. 


16. Roccaforte. 


33. Giffone. 


- 


17. Terranova. 


34. Radicena. 


^ 



150 



Quadro D. 



Ordine decresoeate del mmero delle case doliate totalmente. 

{d) per 10,000 abitanti. 



1. S. Procopio. 


11. Seminara. 


21. Roccaforte. 


2. Maropatì. 


12 Bova. 


22. Palmi. 


3 Piali. 


13. Delianova. 


23. Spadola. 


Ir. Bianconovo. 


14. Stéfanaconì. 


24. Melicuccà. - S. Grìsiina. 


5. S. Eafemia. 


15. Roghudi. 


25. Polislena - S. Agata di Briga 


6. Oppido. 


16. Africo. 


26. Rosarno. 


7. Tresilico. 


17. Sinopoli. . 


27 Gondojfùri - Gessanitì - 
S. Onofrio. 


8. Molochio. 


18. Garafifa - S. Gregorio. 


28 Simharìo. 


9. Terranova. 


• 

19. Pìscopio. 

• 


29. Majerato - Palizri. 


10. Canolo. 


20. Rizziconi. 


30. Monteleone. 



Quadro E. 



Ordine decremente del valeTe del danno per abitante. 



151 



1. Molochio. 



2 Palmi. 



3. Seminara. 



4. S. Eufemia. 



5. Gosoleio. 



6. Varapodio. 



7. Sinopoli. 



8. S. Procopio. 



9. Tresilico. 



la Scido. 



11. S. Cristina. 



12. DeiianoTa. 



13. Regipo Calabria. 



14. Oppido. 



15. Melicuccà. 



16. S. Agata di Briga. 



17. Rosarno. 



18. Piatì. 



19. Polistena. 



96. Brancaleone. 



37. Bofa. 



38. Carìdà. 





20. Cataforio. 

• 


39. MotU S. Giovanni. 




21. Rizziconi. 


40. S Giorgio Morgeto. 




22. Radicena. 


41. Roghudi. 


• 


• 

23. latrinoli. 


42. Staiti. 




24. Caraffa. 


43. Cinqnefrondi. 

9 




25. Gallina. 


44. Anoia. 




26. Pellaro. 


45. Bovalino - Feroleto. 




27. Terranova. 


46. Roccaforte. 




28. Gerace. 


47. Ferozzano. 




29. Bianco. 


48. Palizzi. 




> 

30 Cardeto. 


49. Giffone. 




31. Precaeore. 


50. Caiididoni. 




32 Condofuri. 


51. Galatro. 




33. Africo. 


52. Siderno. 




34. Canolo. 


53. SerraU. 




35. S' Pier Fedele. 


54. Laureana. 



55. Cittanova. 



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156 



Quadro A'. 

Secondo i dati della Direzione tecnica dei lavori inerenti al terremoto. 

Ordine decrescente del numero delle case danneggiate (a + 264-3<;-+-4(i) per 10,000 abitanti. 



1. S. Procopio. 


26. 


Gallico. V 


51. Anoia. 


2. Acquaro. 


27. 


LaganadL 


52. Cardeto. 


3. S. Eufemia. 


28. 


Scido. 


53. S. Giorgio Morgeto, 


4. Bianconovo. 


29. 


Condofurì. 


54. Cataforio. 


5. Seminara. 


30. 


S. Pier Fedele. 

• 


55. Antonimina 


6. Campo. 

• 


31. 


Melicuccà. 


56. Serrata. 


7. Sambatello. 


32. 


Piati. 


57. Feroleto. 


8. Villa S. Giovanni. 


33. 


Molochio. 


58. Gallina. 


9. S. Alessio Aspromonte. 


34. 

* 


Radicena. 


59. Mammola. 


10. Palmi. 


35. 


S. Agata del Bianco. 


60. Fermzzano. 


11. Scilla. 


36. 


Cannitello. 


61. Cinquefrondi. 


12. Delianova. 


37. 


Kizziconi. 


62. latrinoU. 


13. Lubrichi. 


38. 


Catona. 


63. Pellaro. 


14. Bagnara. 


39. 


Reggio Calabria. 


64. Motta S. Giovarmi. 


15. Fiumara. 


40. 


Roghudi. 


65. Bova - Galatro. 

1 


16. Sitizzano. 


41. 


Caridà. 


66, Gerace. 


17. S. Roberto. 


• 42. 


Bagaladi. 


67. Podargòni. 


18. Terranova. 


43. 


Villa S. Giuseppe. 


68. Palizzi. 


19. Santa Giorgia. 


44. 


Maropati. 


69. Laureana. 


20. Precacore. 


45. 


Caraffa del Bianco. 


70. Montebello. 


21. Rosali. 


46. 


Africo. 


71. Polistena. 


22. Salice Calabro. 


47. 


Rosaruo. 


72. Melilo P. S. 


23. S. Cristina. 


48 


Canolo. 


73. Siderno. 


24. S. Stefano. 


. 49. 


Roccaforte. 


74. Citlanova. 


25. Calanna. 


50. 


S. Lorenzo. 

_ 





157 



Quadro B'. 



Ordine dee f c a o w i le M Mmev Mto omo te»tggU it# gnitremenie. 

b -^ 3c -^ ^d) per 10,000 a&<e»fi/t. 



1. S. Procopio. 


26. 


Maropati. 


51. 


Ginquefrondi. 




2. Àcquaro. 


27. 


S. Agata del Bianco. 


52. 


Gatona. 




3. S. Eufemia. 


28. 


Rizziconi. 


53. 


AMco. 




4. S. Alessi<t Aspromonte. 


29. 


Precacore. 


54. 


Bagaladi. 




5. Palmi. 


30. 


Gannitello. 


55. 


Molochio. 




6. Delianova. 


31. 


Scido. 


56. 


Podargoni. 


» 


7. Bianeonovo. 


3?. 


Rosarno. 

V 


57. 


Galatro. 




8. Sambatello. 


33. 


S. Giorgio Morgeto. 


58. 

• 


Ferruzzano. 




9. Seminara. 


34. 


Lubrichi. 


59. 


Pellaro. 




10. Campo. 


35. 


Roccaforte. 


60. 


Motta S. Giovanni. 




11. Villa S. OioTanni. 

N 


36. 


Garidà. 


61. 


Feroleto. 




12. Fiumara. 


37. 


Garaffa del Bianco. 


62. 


Mammola. 


- 


13. Gallico. 


38. 


Ganolo. 


63. 


Gerace. 




U. Bai^ara. 


39. 


Antonimina. 


64. 


Laureana. 




15. Roghudi. 


• 40. 


Rosali. 


65. 


Palìzzi. 




16. Melicuccà. 


.41; 


Salice Galabro. 


66. 


Polistena. 




17. S. Roberto. 


42. 


Gataforio. 


67. 


latrinoli. 




18. Terranova. 


43. 


Gardeto. 


68. 


Villa S. Giuseppe. 





19. Scilla. 

20. Santa Giorgia. 

21. Laganadi. 

22. Sitizzano. 

23. PlaU. - Reggio Calabria. 

24. S. Pier Fedele. 

25. Galanna. 



44. Santa Gristina. 

45. Serrata. 

46. Gondofuri. 

47. S. Stefano. 

48. Anoia. 

49. Radicena. 

50. Gallina. 



69. Bova. 

70. Gittanova. 

71. S. Lorenzo. 

72. MeUto P. S. 

73. Siderno. 




158 



Quadro C/. 



(Mine deoresoente del mnmero delle case crollate. 

(3 e 4. 4 tf) per 10,000 abitanti. 



1. S. Procopio 



2. S. Eufemìa. 



3. Acquaro. 



4. S. Alessio Aspromonte. 



5. Palmi. 



6. Laganadi. 



7. Campo. 



8. Sambatello. 



9. Fiumara. 



lo. Seminara. 



11. Roghudi. 



12. S. Roberto. 



13. Antonimina. 



• 14. Maropati. 



15. Piati. 



16. Ganolo. 



17 Santa Giorgia. 



18. Silìzzano. 



19. S. Pier Fedele. 



20. S. Agata del Bianco. 



21. Bagnara - Melicuccà.. 



2i. Rizziconi. 



23. Bianconovo. 



24. Scilla 



25. Delianova. 



26. Gannitello. 



27. Gallico. 



28. S. Stefano. 



29. Anoia. 



30. Africo. 



31 . S. Giorgio Morgeto • Terranova. 



32. Santa Cristina. 



33. Rosamo. 



34. Caraffa del Bianco. 



35. Ginquefrondi. 



36. Caridà. 



37. Scido. 



38. Cataforio. 



39. Gondofuri. 



40. Lubrichi. 



41. Roccaforte - Salice Calabro. 



42. Serrata. 



43. Podargoni. 



44. Gardeto. 



iè. Gallina. 



46. Calanna • Villa S. Giovanni. 



47. Galatro. 



48 Molochio. 



49. Reggio Calabria. 



50. Radicena. 



51. Gerace. 



52. Laureana. 



53. Catona. 



54. Mammola. 



55. Polistena • S. Lorenzo - Rosali 



56. Palizzi. 



57. Melilo P. S. 



58. Jatrinoli. 



59. Cittanova. 



\ 



159 



Quadro D'. 



Ordine decrescente del numero delle case crollate totalmente. 

(d) per 10,000 abitanti. 



1. 


S. Procopio. 


13. 


Canolo. 


25. 


Serrata. 




2 


S. Eufemia. 

• 


14 


Melicuccà. 


26. 


Gardeto. 




3 


Àntonimina. 


15. 


Terranova. 


27. 


S. Giorgio Morgeto - 


Scido. 


4. 


Acquaio - SantaGiorgìa. 


16. 


Africo - Sitizzano. ^ 


28. 


Gallina, 




5. 


S. Alessio Aspromonte. 


17. 


• 
S. Roberto. 


29. 


Reggio Calabria. 




6. 


Seminala. 


18. 


Gondofuri - Delianova. 


30. 


Molochio. 




7. 


Roghudi - Sambatello. 


19. 


Bagnara. 


31. 


ICammola • Radicena 
coni - Rosarno. 


. Rizzi. 


8 


Palmi. 


20. 


Bianconovo - S. Pier Fedele. 


32. 


Canniteilo. 




9. 


Fiumara. 


21. 


Maropati. 

• 


33. 


Laureana - Melito P. 


• 

Salvo 


10. 


PlaU. 


22. 


Anoia - Ginquefrondi • Santa 
Cristina. 


34. 


Ciltanova. 


- 


11. 


Scilla. 


23. 


Gataforio. 






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12. 


Campo. 


24. 


Salice Calabro. 




• 





160 



Quadro A". 

Secondo i dalt MUi I^ìmIiim iMttiM iei Urmi htormtl al t tif C M w U » (CALABRIA). 

Ordine decrescente del numero delle case dann^giate (ir + 26 + 3c -f- 4r?) su 10,000 abitanti^ 



1. S. Procopio, 


25. Rosali. 

/ 


49. 


Pellaro. 


2. S. Eufemia. 


26. Calanna. 


50. 


Jatrinoli. 


3. Acquaro. 


27. Precacore. 


51. 


Caraffa del Bianco. 


4. Palmi. 


28. Radicene. 


52. 


Motta S. Giovanni. 


5. Delianova. 


29. Fiumara. 


53. 


Ferruzzano. 


6. S. Alessio Aspromonte. 


30. S. Pier Fedele. 


54. 


Canolo. 


7. Baccarà. 


• 
31. Melicuccà. . 


55. 


Gerace. 


8. Gallico. 


32. Cannitello. 


56. 


S. Roberto. 


9. Reggio Calabria. 


33. Roghudi. 


57. 


Feroleto. 


10. Villa S. Giovanni. 


34. Molochio. 


58. 


Palizzi. 


11. Laganadi. 


35. Gardeto e Piati 


69. 


Liaureana. 


12. Campo. 


36 Caridà. 


60. 


Bova. - 


13. Samba^lk). 


37. Gallina. 


61. 


Villa S. Giuseppe. 


14.. Seminare. 


38. Rizziconi. 


62. 


Montebello. 


15. S. Giorgia. 


39. Gataforio. 


63. 


Sidemo. 


16. Scido. 

• 


40. Cinquefrondi. 


64. 


Terranova. 

• 


7. Salice Calabro. 


41. Africo, 


65. 


• 

Galatro. 



18. Sitizzano. 



19. Lubrichi. 



20. Catone. 



21. SciUa. 



22. S. Cristina. 



23. S. Stefano. 



24. Bianconovo. 



42. S. Agata del Bianco. 

43. Rosarno. 

44. Bagaladi. 

45. S. Lorenzo. 

46. S. Giorgio Morgeto. 

47. Serrata. 

48. Mammola. 



66. Podargoni. 

67. Melito P. Salvo. 
68 Polistena. 

69. Maropati. 

70. Anoia. 

71. Cittanova. 



'.li. 



Quadro B". 



Ordine decrescente del numero delle case lesionate gravemente. 

(^ -{- Se + M) 8H 10,000 case. 



161 



1. S, Procopio. 

2. S. Eufemia. 
8. Acquaro. 

4. Palmi. 

5. Delianova. 

6. S. Alessio Aspromonte. 

7. Reggio Calabria. 

8. Sambaiello. 

9. Bagnara. 

10. Campo. 

11. Villa S. Giovanni. 

12. Laganadi. 

13. Seminara. 

14. Bianconovo. 

15. Fiumara. 
10. Rogliudi. 

17. Scido. 

18. S. Giorgia. 

19. Melicuccà. 

20. Sitizzano. 

21. Gallico. 

22. Ginquefrondi. 

23. SciUa. 

24. Cardeto. 

21 



25.. Calanna. 

26. S. Pier Fedele. 

27. Gallina. 

28. Calaforio. 

29. Cannitello. 

30. Piati. 

31. Salice Calabro. 

32. Rosarno. 

33. S. Giorgio Morgeto. 
34 Precacore. 

35. S. Cristina. 

36. Lubrichi. 

37. Caridà. 

38. Rizziconi. 

39. Rosali. 

40. Catona. 

41. S. Stefano. 

42. S. Agata del Bianco. 

43. Radicena. 

44. Serrata. 

45. Pellaro. 

46. Africo. 

47. Canolo. 

48. Caraffa del Bianco. 



49. Motta S. Giovanni. 

50. Molochio. 

51. Gerace. 

52. S. Roberto. 

53. Bagaladi. 

54. Mammola. 

55. Feruzzano. 

56. Palizzi. 

57. Podargoni. 

58. Laureana. 

59. Jatrinoli. 

60. Galatro. 

61. Ferolelo. 

62. Maropati. 

63. Terranova. 

64. Polistena. 

65. Cittanova. 

66. Bova. 

67. Anoia. 

68. S. Lorenzo. 

69. Melito P. Salvo. 

70. Siderno. 

71. Villa S. Giusep|)e. 



162 



Quadro C". 



Ordine decrescente del numero delle case crollate. 

(3c + M) 8u 10,000 case. 



1. S. Eufemia. 


21 Scilla. 


41. Calanna • Villa S. Gioì 


2. Acqnaro. 


22. Cannitello. 


42. S. Roberto. 

• 


3. Palmi. 


23. Rizziconi. 


43. Caraffa del Bianco. 


4. S. Alessio Aspromonte. 

1 


• 

24. S. Cristina. 


44. Gerace. 


5. Laganadi. 


25. Africo. 


46. Radicena. 


V 

6. Campo. 


26. Scido. 


46. Molochio. 


7. Cinquefrondi. 


27. S. Agata del Bianco. 


47. Podargoni. 


8. S. Procopio. 


28. BianconoTo. 


48. Maropati e Laureana. 


9. Sambatello. 


29. Cataforio. 


49. Galatro. 


10. Roghudi. 


30. S. Giorgio Morgeto. 


• 

50. Mammola. 


11. Gallico. 


31. GalUna. 


51. Rosali. 


12. Fiumara. 


32. Canolo. 


52. S. Lorenzo. 


13. Delianova e S. Giorgia. 


33. Rosamo. 


53. Polistena 


14. Seminara. 


34. Cardeto. 


54. Anoia. 


15. Bagnara. 


35. Reggio Calabria. 


55. Jatrinoli • Palizzi. 


16. Sitizzano. 


36. Caridà. 


56. Melito P. Salvo. 


17. S. Pier Fedele. 


37. Salice Calabro. 


57. Terranova. 


18. Piati. 


38. Lubrichi. 


58. Cittanova 


19 Melicuccà. 


39. Serrata. 




20. S. Stefano. 


• 
40 Gatona. 


« 



163 



Quadro D". 



Ordine decrescente del numero delle case crollate totalmente. 

[d) 8u 10,000 case. 



• 

1. S. Eufemia. 


21. S. Pier Fedele. 


8. S. Procopìo. 


22. S. Cristina, 


3. CJnqttefroDdì. 


23. Gallina. 


4. S. Giorgia. 


24. Cardeto. 


1 

5. S. Alessio Aspromonte. 

• 


25. Reggio Calabria. 


6. Palmi. 


96. Gancio. 


7. Acquaro. 


27. Bìanconovo. 

1 


8. Roghudi. 


28. Salice Calabro. 


9. Sambatello. 


29. Scido. 


10. Seminara. 


ao. Serrata. 


11. Delianova. 


31. S. Giorgio Morgeto. 


12. Scilla. 


32. Radicena e Mammola. 


13. Bagnara. 


93. S. Roberto. 


14. Campo. 


34. Rosamo e Molochio. 


15. Piati. 


35. Cannitene. 


16. Fiumara. 


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36. Rizziconi. 


17. Sitizzano. 


37. Melito P. Salvo. 


18. Melieuccà. 


38. Terranova, Cittanova, Maropati e Laureana. 


19. Africo. 


39. Anoia 

• 


20. Cataforio, 


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166 



§ 12. — Morti e feriti. 

Anche il numero dei morti e feriti può dare' un'idea della intensità assoluta 
e relativa del terremoto. 

Devesi però notare che certe circostanze fortuite hanno una grande influenza, 
oltre la intensità del terremoto, a produrre un numero maggiore o minore di vit- 
time: per esempio, se il terremoto avviene di giorno, quando gran parte della 
gente è fuori di casa, ed almeno pronta a fuggire all'aperto, o invece di notte quando 
tutti sono coricati od addormentati, oppure nelle ore in cui la gente è raccolta in 
casa per i pasti, od in chiesa per le devozioni, o nei teatri per divertimento. Nel 
caso presente è evidente, che se la grande scossa, invece di succedere circa 2 ore 
dopo il tramonto, avesse avuto luogo nel colmo della notte, quando la gente era 
tutta entro le case e coricata, od anche addormentata, le vittime sarebbero state 
generalmente in numero maggiore. 

Così pure il numero dei morti e feriti sarebbe stato ancora maggiore se non 
vi fossero state le scosse premonitrici del mattino, del mezzodì e della sera, spe- 
cialmente sensibili nei luoghi ove il terremoto produsse maggiori danni. Queste prime 
scosse misero sull'avviso quelle popolazioni, le quali non di rado sono provate da 
simili calamità, e che conservano viva la tradizione di antiche catastrofi. 

Nei diversi paesi poi circostanze speciali influirono à rendere il numero delle 
vittime maggiore o minore. Così a San Procopio, sventuratamente una gran folla 
era addensata nella chiesa della Addolorata, al momento della grande scossa, e 
perciò vi furono 35 morti sotto le rovine di quella chiesa; cui aggiungendo altri 
13 morti in altri punti della borgata, si ha un totale di 48 morti sopra meno di 
1000 abitanti. 

Invece a Palmi, la popolazione, essendo in gran parte uscita all'aperto fuori 
città, in processione, vi furono solo 8 morti su 12,500 abitanti; vi fu però gran 
numero di feriti e contusi circa 400, specialmente per le macerie cadute dalle case 
nelle vie. 

Nelle case rurali generalmente le vittime furono in numero minore che nei 
vicini centri di popolazioni, perchè la gente in campagna potè salvarsi fuggendo 
dalle case alle prime scosse, e trovandosi subito in aperta campagna, non fu col- 
pita dai rottami cadenti nelle vie, come avveniva nelle città e borgate popolose. 

Diamo l'elenco dei morti e feriti, dedotto per la massima parte da informa- 
zioni ufficiali, forniteci cortesemente dai Sindaci. 

Si vede che quasi le totalità delle vittime abitava nell'area epicentrale, alcune 
altre fino alla isosismica 9, pochissime al di là. 



168 



§ 13. — Oggetti lanciati a dlstanza dal terremoto: Direzione. 

Un oggetto sovrapposto ad un ediflzio oscillante può esser lanciato e cadere di- 
versamente secondo il legame prodotto dall'attrito o da vincoli materiali (cemento, 
chiavarde, ecc.) che tendono a mantenerlo unito al corpo oscillante medesimo. 

Se si tratta di un movimento od urto brusco, ed i legami non sono abbastanza 
tenaci, il corpo sovrapposto, per inerzia, cadrà indietro rispetto al movimento, e si 
troverà sul suolo spostato tanto più dalla verticale del punto di partenza, quanto più 
piccola è la forza del detto legame, e quanto meno il suolo con Tedifizio oscil- 
laute, durante la caduta delPoggetto, sarà ritornato verso la posizione primitiva, 
avvicinandosi all'oggetto stesso. 

Se il legame è più forte l'oggetto accompagnerà l'ediflzio oscillante fin verso la 
fine della prima oscillazione, e quando incomincia il movimento in senso contrario di 
ritorno verso la posizione primitiva, se il legame cede, il corpo sovrapposto, per la 
velocità acquistata, continuerà a muoversi nel senso del primo movimento e sarà 
lanciato in avanti, tanto più, quanto più pronto e completo sarà il distacco. 

Se poi il legame è ancora più resistente, il corpo sovrapposto potrà accompagnare 
l'edifizio oscillante per parecchie altre oscillazioni, finché per lo sconquasso non av- 
venga il distacco, od il movimento oscillatorio cessi. 

Si vede dunque che in generale la caduta di oggetti dagli edifizi non può dare il 
senso del primo movimento od urto, perchè il senso della caduta dipende dalla pron- 
tezza maggiore o minore del distacco. 

La caduta degli oggetti potrebbe dare la direzione del piano d'oscillazione, se 
questo fosse unico, ma essendo già dimostrato che in generale quel piano varia nel 
corso del terremoto, anche il piano indicato dalla caduta, dipenderà dall'istante del 
distacco, ossia dal legame che univa il corpo caduto all'edifizio. 

E neppure la grandezza della deviazione del corpo caduto rispetto la verticale 
del punto di partenza può dare una misura della velocità di proiezione e dell'intensità 
del terremoto. Infatti perchè il corpo caduto avesse acquistata tutta la velocità, ossia 
la massima dell'edifizio oscillante, avrebbe dovuto staccarsi da esso giusto nel mo- 
mento della massima velocità nell'oscillazione, ossia, quando l'edifizio oscillando 
passava per la posizione d'equilibrio, caso specialissimo, che si verificherà ben rara- 
mente, e che ad ogni modo non potrà distinguersi dagli altri tanti di distacchi 
in istanti diversi. Si aggiunge poi che nella detta supposizione per avere la vera • 
velocità con cui fu lanciato il corpo si dovrebbe conoscere la direzione rispetto l'oriz- 
zontale o la verticale, ossia l'obliquità dell'urto, il che richiede la cognizione della 
profondità dell'ipocentro. Infine si deve notare che il movimento oscillatorio degli 
edifizi nei terremoti ben raramente può essere regolare quale è quello dei pendoli o dei 
corpi elastici semplici, come è dimostrato dalla registrazione dei sismometrografi 
ed anche dalla impressione degli abitanti, e questo pure complica la questione, e 



16» 

rende più difficile il misurare l'intensità del terremoto colla velocità assunta dai corpi 
cadenti. 

Ad ogni modo, per ricavare tutto ciò che è possibile dalle osservazioni che ab- 
biamo fatto j nella tabella (12) abbiamo raccolto tutti i casi meglio determinati di 
oggetti caduti dagli edìfizi, indicando i dati rilevati e la velocità di p;*oiezione ottenuta, 
supponendo che gli oggetti siano stati lanciati orizzontalmente, ovvero considerando 
solo la componente orizzontale del movimento; in tal caso il tempo della caduta 
dall'altezza H è dato dalla nota formula: 



t 




<ÌH 



^ 



e la velocità si ottiene sostituendo questo tempo nella formula della velocità, cioè : 




l/lx^ 




V 

o\e'S indica la distanza orizzontale, a cui è stato lanciato il corpo rispetto 
alla verticale. E così si ottengono i valori della quinta colonna. del seguente spec- 
chietto, i quali per il detto, non possono rappresentare per lo più che un valore 
della velocità minore del vero: 



LUOGO 



H 

Altana 

della eadata 



Dlreslone 



Mnao 



8 

DitUasa 

dalla Tertieale 



V 

y«ioetu 



IHitaiisa 
dall*eplMairo 



Dlreslon* 
dell'eploenlro 



S. Procopio 
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S. Anna . . 
Semìnara . 
Scido . . . 
Delianova . 
fìagnara . . 
Oppido . . 

Id. . . 
Scilla . . . 
Rosarno . . 
MeBsina . . 

Id. . . 
Spadafora . 
Barcellona . 



Metri 

15 

S3 

10 

? 

12 
8 
10 
8 
16 
19 
18 

14.50 
27.50 
11 
10 



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SSW 

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NW 

N 
SW 

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Metri 
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8.40 

1.5U 

5.00 

450 

4.00 

1 20 

0.70 

4.00 

3.60 

4.40 

2*00 

4.00 

0.50 

4.00 



Metri 
1.14 
3.88 
1.05 
.? 

2.88 
3.13 
0.34 
55 
2.22 
2.53 
2.30 
1.16 
1.69 
0.33 
2.80 



Chilometri 



4 

5 

3 

5 
* 8 

8 

6 

7 

16 
24 
33 
33 
48 
60 



suirepicent. 

N 

S 

S 
NW 

N 

E 

W 

W 
ESE 

S 
ENE 
ENE 
ENE 

NE 



Con tutto ciò si vede che si hanno notevoli esempi di proiezione, come è quello dei 
grandi pezzi di granito della cattedrale di Sinopoli, lanciati a m. 8. 40 dalla verticale, 



22 



170 

con una velocità di m. 3. 88 al secondo : e nelle altre stazioni questa velocità è in 
generale compresa fra m. 2 e m. 3. 

Si noterà che in parecchi luoghi appartenenti all'area mesosismica, come San 
Procopio, Sant'Anna, Bagnara, ecc., si hanno velocità orizzontali assai minori, forse 
dipendenti dall'esser ivi stato il movimento prevalente verticale o disordinato. 

Confrontando la direzione dell'epicentro col piano della caduta, si vede che 
quasi sempre la detta retta giace a un di presso nel detto piano: il che indica 
che spesso la direzione dell'epicentro coincide col piano delle oscillazioni prevalenti. 
E quanto al senso, si ha presso a poco egual numero di casi in cui l'oggetto 
cadde verso l'epicentro, come in senso contrario, il che conferma quanto si disse 
sopra sul modo diverso o fase diversa in cui può succedere il distacco dell'og- 
getto sovrapposto all'edilìzio oscillante. 

Direzione. — Raccogliendo tutto ciò che abbiamo potuto osservare e tutto ciò 
che ci è stato riferito sulla direzione delle oscillazioni, si hanno 27 osservazioni, 
di cui due nell'area epicentrale, ove la direzione orizzontale non può essere deter- 
minata teoricamente; per gli altri 25 casi, confrontando la direzione osservata del 
piano d'oscillazione con quella dell'epicentro, abbiamo: 

1 1 casi concordanti : con differenze minori di 45° (dei quali 7 di coincidenza) ; 

3 casi discordanti: con differenze maggiori di iS"* ; 

11 casi dubbi: con differenze eguali a 45®. 

Dunque i casi in cui i due piani d'oscillazione e dell'epicentro sono perpendicolari 
o quasi, sono men frequenti: sono più frequenti i casi in cui sono coincidenti o quasi. 

§ 14. — Indicazioni degli strumenti sismici. 



A 18.^ 55."" 45.» 



E-W 



principio di moto sismico, indicato dal sismometrografo a registrazione 

coniinxxdL Brassart : pendolo lungo m. 4.50, massa kg. 40, 
ingrandimento 10. (Vedi Fig. h). Le ondulazioni diven- 
tano nette solo a partire .da 18.*» 57.°» 30.» a 18.*» 50." 
20.» (:±:30''): interessano quasi totalmente la compo- 
nente N-S. Sono circa 6 piccole ondulazioni, ampie sulla 
carta ^4 <li nini." la loro durata sembra 18 secondi 
ciascuna: ma ciò non é ben sicuro. Il movimento cedsa 
a ore 19.*» 00.°^ 13." Si deve notare che in quest'Os- 
servatorio si risentono più le oscillazioni sismiche le 
quali avvengono nella direzione del parallellò, anziché 
in quella del meridiano, come in questa volta; quindi 
il diagramma è ridotto a proporzioni modestissime. 



19.» 


'00." 


'13. 


18. 


59. 


20. 


18. 


67. 


80. 


18. 


55. 


45. 



S-N 
Fig. h. 



Regio Osservatorio Geodinamico 
Dott. Emilio Oddone. 



171 



00 



m 





Microsismografo Vicentini: lunghezza del pendolo m. 5. 7, massa kg. 50, velocità oraria 
della carta m. 0, 1035, ingrandimento 80 (Vedi fig. /). In corrispondenza al movimento sismico 
sentito in Sicilia, nelle isole Eolie, a Reggio Calabria, ecc. si ha un importantissimo trac- 
ciato. Esso è molto più marcato nella direzione ESE-WNW che nella NNE-SSW. Inco- 
mincia alle ore 18.^ 55™ e continua fino alle 19> 1." 30.* La parte più importante di 
questo tracciato si trova compresa nei primi 5 minuti 
e 30 secondi; in* questo intervallo si contano nòve 
gruppi ben distinti di oscillazioni di cui il quarto, 
che ha luogo alle 18.*^ 57." 30.* è il più notevole; in 
esso le ampiezze massime di oscillazione sono mm. 9 
nella componente NNE-SSW e mm. 26 nell'altra; molto 
prossimamente si mantiene lo stesso rapporto anche 
negli altri otto gruppi. 

Questi gruppi sono separati da brevi intervalli di 
sosta; nel tracciato NNE-SSW, che si presenta molto 
più chiaro, è possibile contare con molta approssima- 
zione il numero di oscillazioni; nei primi 5 minuti e 
30 secondi si contano circa 106 oscillazioni; la durata 
media di oscillazione sarebbe quindi di secondi 3. 1 ; 
se però si tien. conto che vi sono degli intervalli di 
sosta, si capisce che la durata deve diminuirsi di 
molto, e probabilmente corrisponde alla durata di 
oscillazione del pendolo, che è di secondi 2,4. 

Considerando separatamente ciascun gruppo, si 
osserva in particolare che ognuno è costituito di una 
serie di oscillazioni che vanno dapprima crescendo 
fino ad un massimo, per poi rapidamente diminuire; 
ciò che mostca l'esistenza di una serie di urti susse- 
guiti da una fase di riposo. Se poi si osserva atten- 
tamente l'intervallo compreso fra due successivi gruppi, Io si vede formato da oi^cillazioni 
molto più lente; a queste probabilmente devono corrispondere dei momenti nei quali il 
pendolo non oscilla, e le pennino segnano allora gli urti ricevuti direttamente dal muro. 
Questo modo di comportarsi si può spiegare, od ammettendo che il movimento sismico si 
debba realmente decomporre in fase di attività ed in fase di quiete, od anche per una 
semplice discordanza di frase fra il movimento sismico ed il movimento del pendolo, di 
modo che una certa serie di urti servono ad aumentare l'ampiezza dì oscillazione di questo 
ultimo, e che i successivi si oppongono a questo movimento. 

Quest'ultima spiegazione pare più probabile per il fatto che realmente il . movimento 
sismico ha una durata di oscillazione molto maggiore di quella del pendolo: infatti osser- 
vando il tracciato che segue i nove gruppi che ho ora descritto e che presenta delle pic- 
cole oscillazioni che vanno lentamente spegnendosi fino ad annullarsi alle 19.^ 6.°^, si 
osserva che la dufata di oscillazione in questo caso è di circa 6 secondi. 

Questa durata deve essere precisamente quella che corrisponde al movimento sismico. 



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?; 



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2 
> 



co 



Pfg. I. 



R. Università 

Prof. S. LUSSANA. 



172 



In questa occasione restarono perturbati tutti e tre i sismometrografi dei Col- 
legio Romano, e si è pure scaricato un sismoscopio situato sulla torre, e precisa- 
mente cpielio a verghetta elastica, sormontato da palla di piombo. 

Sismometrografo Brassart: (lunghezza m. 1.50, massa kg 10, ingrandimento 10 

(Vedi fig. ni). 11 valore semiorario dello spazio percorso dalla carta da ore 18.30 

a 19 è di 49"»,5. 

. Principio =-f 22"^"*,5, paii a + 13".30* 

Componente E-W | Massimo = ? ? 

( Fine = -|- 26™,2, ^ + 15».43* 
/ Principio =4-22°^,2, pari a -f 13M9' 

Componente N-S ; Massimo = ? ? 

(Fine = + 26°^",8, „ + 16".4" 
. Verticale: Nulla. 

Le distanze delle singole fasi sono contate a partire dal principio del contatto 

18.1» 80.°» i9>o.°* elettrico delle ore 18.30. 11 valore semio- 

, , — - N-s rario assunto di 49°*",5 corrisponde al- 

rintervallo di tempo di 29". 43\ 

N. B. Realmente il principio del mo- 
vimento sembra riscontrarsi anche prima 

^ j,^ dei valori trovati, e perciò non si andrà 

molto lontani dal vero nel ritenere che 
il principio sia quello corrispondente alla 
componente N-S. Similmente per la fine 
si assume quello della stessa componente. 
11 principio del contatto elettrico delle 
, 1— Verticale orc 18. 30 corrispoude a 18^. 30°". 15' del 



'^«•'"- ci^onometro; e poiché a questo compete 

per Torà suddetta la correzione -|- 9"- 37% cosi l'ora esatta (t. m. E. C.) del prin- 
cipio del contatto sarà 18\39"*. 52"; sarà pertanto: 

Principio = 18\ 39". 52' + 16". 19» = 18\ 53". 1 W 

Massimo = ? 

Fine = 18\39".52* + 16".4' = 18\ 55". 56'. 

19.** 0." La massima larghezza delle tracce 



i 



*■ ■ mr—^'^mm iWi* ^ | »l 




NW-SE 



"■N^IM» NE-SW 




si riscontra di circa mm. 1,0 nella N-S, 
e poco più di mm. 0,5 nella E-W. 

Nuovo sismometrografo : lunghezza 
m. 6, massa kg. 100, ingrandimento 10 
(Vedi fig. n). Il valore semiorario è 62™" ,6, 
contato fra ore 18. 30 e 19, e corrispon- 
dente a 29". 43" circa. Le distanze si 
contano a partire dal principio del con- 
tatto elettrico dalle ore 1 8. 30, corri- 



0^ 



173 



spendente esattamente a 18\ 39". 52' (t. m. R C), come sopra è stato 
trovato. 

I calcoli si effettuano nella componente NE-SW, sia perchè su questa il movi- 
mento è stato più forte e più distinto, sia perchè i 
segni orari sono meglio marcati (1). 

Principio = 4- 26°^". 5, pari a f 12». 34'; 
Massima = + 33°^". 0, « + 15". 39* ; 
Fine . = + 55™. 0, „ -{- 23". 87' circa. - 
Perciò le ore saranno: 



a 






P = 18\ 39". 52- + 12". 34' = 18\ 52". 26'; 
M = 18\ 39". 52' -f- 15". 39' = 18\ 55". 31'; 
F = 18\ 39". 52' 4- 23". 57' = 19\ 03". 49'. 

In quanto al carattere delle tracce si può dire che 
il movimento è andato da prima lievemente crescendo, 
assai regolarmente in entrambe le componenti ; poscia 
è andato crescendo abbastanza rapidamente nella 
NE-SW, fino a raggiungere il massimo (larghezza 
massima della traccia mm. 12,5); mentrechè sull'altra 
componente la larghezza massima della traccia non è 
che di mm. 5,6. Dopo il massimo principale, il mo- 
vimento va decrescendo, da prima piuttosto rapida- 
mente, e poi lentamente, fino a che poi, attraverso a 
piccoli massimi secondari sempre più decrescenti, va 
a cessare insensibilmente. . 

Grande sismometrografo : lunghezza m. 16, massa 
kg. 200, ingrandimento 10 (Vedi fig. p). In questa 
occasione per la prima volta ha funzionato il regi- 
stratore a doppia velocità, annesso a questo stru- 
mento, e precisamente la carta ha cominciato a correre 
a grande velocità circa 2 minuti dopo il principio del 
movimento sismico, vale a dire quando uno degli 
stili ha stabilito il contatto elettrico ad hoc. Il valore 
semi-orario è di mm. 132,0 tra ote 18 e ore 18.30, 
corrispondente a 30". 17'; però le distanze si contano 
a partire dal principio del contatto elettrico corrispon- 
dente a 18^. 39". 52', come sopra si è visto. 

Poiché il principio del movimento non si distingue 
sulla componente NW-SE, così ci limitiamo a calco- 
larlo sulla NE-SW. 






a 



8 



8 



a 



8 



co 
H 



co 

I . 

2: 



a 
S 



co 

r 

m 

aO 



§ 




8 

OD 



(1) I segni orari sulla NE-SW precedono di mra. 0,7 i corrispondenti sulla NW-SE, di gmsa che, abbassando 
le perpendicolari dai segni della prima, si potrebbe aver subito il mèzzo di determinare il tempo sull'altra com-. 
ponente NW-SE. 



174 

Principio =4- 54,5 mm., pari a •-}- 12". 31*; 

Comp. NE-SW j Sensibile rinforzo = + 59,0 „ ^ + 13". 37'; 

' Principio della grande velocità = -|~ ^^y^ ,» » + 1*"- ^*'- 

Poiché la sinusoide è dovuta al movimento proprio del pendolo, di cui ogni 
oscillazione doppia corrisponde ad 8 secondi, e perchè la massima elongazione del 
pendolo si verifica alFincirca dopo quattro oscillazioni doppie sulla NE-SW, cosi 
la fase massima andrebbe posta circa 32 secondi dopo lo scaricarsi della grande 
velocità, cioè + 14". 34' -f 32' = + 15". 6'. 

La fine non si può determinare, poiché la carta si è arrestata, nel mentre 
perdurava il movimento pendolare, a causa del peso motore, che dopo un altro 
mezzo minuto circa ha toccato il suolo, cioè a 4-15". 36" circa. 

Conviene notare che dopo che la carta si è arrestata, il movimento pendolare 
certamente deve avere aumentato un'altra volta le proprie oscillazioni. 

Le ore esatte delle varie fasi sono le seguenti: 

/ Principio = 18\39".52* -|- 12".31* = 18\52".23'; 

Rinforzo = „ + 13".37* = 18\53".29'; 

. Scarica grande velocità = „ + 14".34' = 18\54".26'; 

Massima elongazione = » -f" 1^"-^* = 18\54".58* circa; 

Arresto della carta . = « + 15".36" = 18\55'".28' circa; 

Fine = ? 

Poiché circa due minuti dopo il principio del movimento si è scaricata la 
grande velocità, così è importante di determinare la direzione in cui si muoveva 
il pendolo. Combinando le comp. NE-SW e NW-SE, a ciascun istante, si trova che 
da 18^. 54". 26* a 18**. 55". 28, cioè per poco più di un minuto, il piano di oscil- 
lazione del pendolo è rimasto quasi invariato, e questa direzione si trova essere 
NE 7® E— SW 7^ W, vale a dire in direzione alPincirca normale alla direzione 
coirepicentro. Al momento in cui la carta cominciò a scorrere, lo spostamento 
del pendolo dalla sua posizione di riposo fu di mm. ^1\kì X 1^"" = mm. 1. 9 
(7io della risultante delle due componenti). 
' La massima elongazione del pendolo è dì 28"", e ciò avviene a 18**. 54". 58*. 

Nel momento che si arresta la carta, l'elongazione del pendolo è già diminuita 
fino a mm. 1.8; ma dall'ispezione delle tracce 'che le penne hanno lasciato sulla 
carta rimasta ferma, risulta che l'elongazione del pendolo posteriormente è alquanto 
ricresciuta. 

Sulle larghe sinusoidi tracciate dal pendolo si vedono qua e là piccole dentel- 
lature che stanno a rappresentare il movimento vero dell'edificio (la loro mas- 
sima ampiezza -è di circa mm. 0.3 [semi-ampiezza] che effettivamente corrisponde 
a Vio 0. 3 = 0"". 03). 



175 

Ultima considerazione. Il fatto che si sia verificato un movimento proprio così 
forte del pendolo durante la grande velocità, fa ragionevolmente supporre che 
anche la prima parte del diagramma tracciato a piccola velocità sia in gran parte 
dovuto a movimenti pendolari. 

Sismoscopio a palla. Al mattino del 17 fu trovato scaricato, e furono fatti due 
confronti col cronometro a ore 3. 25 circa d'intervallo, come segue: 



Cron. 8\51"*. 0' 
Orol. 2\ 5^35" 

6\ 45°^. 25' 



12**. 5". 0' (cron. non corretto) 
ò\ 2f™. 28' 



6\ 43°^. 32' 



In base a questi due confronti si potrebbe determinare Tandamento dell'oro- 
logio, e per conseguenza risalire all'orgi esatta in cui si è scaricato il sismoscopio; 
ma essendo nato il dubbio di avere sbagliato di 1 minuto in uno di questi con- 
fronti, forse nel 2^, così non è più possibile calcolare Torà suddetta colla dovuta 
precisione, trattandosi di dover risalire 14 ore indietro. 

{R. Osservatorio del Collegio Romano — Dott.^ Palazzo e Agamennone). 



Rocca dli Papa. 

Poco prima delle ore 19 il tromometrò avvisatore lungo m. 3. 30 ed un altro tromométro 
avvisatore di m. 6.50, impiantati da pochi giorni, incominciarono quasi simultaneamente 
ad indicare colle loro suonerie l'arrivo di un moto ondulatorio del terreno, proveniente da 
un centro sismico lontano: osservati immediatamente i tromometri fotografici Agamennone 
e Cancani, le immagini luminose del primo erano in quiete, ma quella dell'altro faceva 
delle escursioni di 12 millimetri. I tromometri situati intorno la colonna centrale dell'Os- 
servatorio, i quali nelle osservazioni della giornata erano stati trovati presso che in quiete, 
furono tutti trovati in forte agitazione, dopo il terremoto, come risulta dalla seguente 
tabella : 



ORE 






Laogheisa dei pendoli 


» 




m. s.ao 


m. 1.50 


m. l.CO 


in. O.M 


lu. 0.44 


m. 0.85 


m. 0.06 


19 

20 
21 


divis. 18.5 

, 13.0 

4.0 


divis. li.O 

5.0 

n 0.3 


divis. 12 

10 

n 0.3 


divis. 12.0 
. 1.0 
. 0.2 


divis. 6.0 
. 5.0 
» 0.0 


divis. 5.0 
. 0.2 
, 0.0 


divis. 5.0 
, 0.2 
. 0.2 



Prevaleva la direzione N-S nelle oscillazioni dei tromometri. 

Degli apparecchi a scatto nessuno si è scaricato; nella zona del sismometrografo Brassart 
(lunghezza m. 1, peso 10 chilogrammi a registrazione continua) nulla si ò avuto. 

Nella zona del grande sismometrografo (lunghezza 7 metri, massa 100 kg., velocità della 



176 

carta m. 0. 448 all'ora, ingrandimento 10) si $ono avuti due gruppi di ondulazioni nella com- 
ponente NW-SE Tuno, nella NE-SW l'altro. 

Dominano in ampiezza le oscillazioni della componente NW-SE che giungono a mm. 3,2 
di larghezza, mentre quelle della NE-SW arrivano alla massima larghezza di 23 millimetri. 
Le prime ondulazioni visibili nella componente NW-SE incominciano alle 18.*» 53." 5.* cirQa, 
nell'altra incominciano circa 1/2 minuto più tardi. 

Nella prima componente il moto oscillatorio si protrae per circa 6 minuti, nell'altra per 
circa 5 minuti. 

il periodo delle oscillazioni doppie è di 5 secondi circa, che è all' incirca eguale a quello 
strumentale del pendolo. 

R. Osservatorio Geodinamico 
Dr. A. Cancani. 



irfM^ 



4 




Portici. 

Sismometrografo Brassart: lunghezza m. 1, 0, massa kg. 20, velocità oraria della carta 
98.2 mm, ingrandimento 10. (Vedi fig. q). A 18.*» 50.°» 20.* principio del movimento 
sismico nella direzione del 3^ quadrante; sulla componente NNW-SSÉ si avverte dapprima un 
gruppo di oscillazioni di mm. 1 d iampiezza, cui tengono dietro 5 gruppi di oscillazioni complete, 

di mm. 8,2 di ampiezza, e bene distinte 
. Verticale (18.»» 50."» 20.* a 18.*» 51.°» 52.* ), della du- 
rata di circa 14 secondi per ciascun gruppo; 
seguono altri 6 gruppi, pure <^ompleti, ma 
poco distinti; i quali dall'ampiezza di mm. 
' 3 Vi si riducono regolarmente a ^j^ di mil- 
limetro (da 18.*» 51.°» 20.- a 18.*» 53.« 42.- ). 
Sulla componente WSW-ENE si nota 
dapprima, a 18.*» 48.™ 50.* un ingrossa-. 

— wsw-EEN mento della linea indizio di lievi oscilla- 

I zioni, della durata di un minuto e ^/^ circa, 

ig b gQ m 20.* poi un primo gruppo di oscillazioni ampie 

Pig. ^. mm. 3 Vs» seguito da una serie di oscilla- 

zioni ampie mm. 6.5t fra cui si distinguono 
chiaramente 3 soli gruppi, avendo la pennina lasciata una traccia grossa; queste ondula- 
zioni ampie dun*no da 18.*» 50.» 20,- a 18.»» 53.°» 29." 

Viene poi un secondo gruppo di oscillazioni men ampie cioè da mm. 2 ^/^ a ^/^ di mil- 
limetro (da 18.*» 50.°» 20.» a 18.*» 55.°» 21.» ). Sulla componente verticale si nota uno spo- 
stamento della traccia per ^/^ di millimetro nel senso di un sollevamento di suolo, sposta- 
mento che rimane permanente: la nuova traccia, pel tempo che decorre da 18.*» 50°» e 20' a 
18.*» 53.°» 5* , è ampia più del doppio del normale, probabilmente per il continuarsi di 
lieve movimento vibratorio, e presenta qua e là qualche dentino, assai piccolo, dei quali 
il più distinto è meno di Vi di millimetro. 

Non si scaricarono i sismiscopi a verghetta ed^ a dischetto. 

1 tempi sono calcolati fino al ^'2 secondo, ma sono riferiti allo sparo del cannone di 
mezzodì a Napoli, che non è sempre esatto. 

R. Osservatorio Geodinamico 
Prof. G. Gerosa. 



177 

Isola d'Isolila. 

A ore 18.53 passaggio di onde sismiche avvertito da pendoli orizzontali, i quali ne 
diedero Tallarme, ripetuto poi ad intervalli isocroni per la durata di 1 minuto: dopo di 
che si sospese, ed il visibilissimo movimento di detti pendoli andò decrescendo. Osservate 
tosto le livelle geodinamiche della stazione della ** Grande Sentinella „ (Casamicciola), da 
ore 18. 55 a 18. 59 presentavano ancora oscillazioni di 1 secondo d'arco e del periodo com- 
pleto di 4 secondi di tempo. Da ore 18. 59 a 19. 3 le oscillazioni andarono gradatamente 
estinguendosi, e da ore 19. 7 a 19. 12 non si scorgevano in esse che piccoli tremiti. Dette 
osservazioni si accordano nel fornire nettamente la direzione NW-SE, la quale è confer- 
mata da una registrazione avvenuta sulla lastra del sismometrografo Brassart a lastra 
affumicata, in cui si scorge un dente di mm. 1 circa, accennante ad un moto della massa 
verso E nella componente del paralello, ed un altro identico verso S in quella del meri- 
diano: probabilmente tale registrazione è dovuta all'impulso iniziale, del quale non può 
fissarsi ristante, non essendosi trovato alcuna distinta traccia nella zona del sismometro- 
grafo a registrazione continua, e non essendosi scaricato alcun sismoscopio che abbia fatto 
partire il carretto di quello a lastra affumicata. 

Da ore 15 a 21 la bolla della livella del meridiano si spostò di secondi 0. 46 verso Sud 
e quella del parallelo di secondi 1. IKverso Est, variazioni anormali che indicherebbero una 
inclinazione permanente della superficie del suolo scendente verso NW. 

R, Osservatorio Geodinamico 
Prof. G. Groblovitz. 

Catania. 

La grande scossa del 16 novembre mise in azione 11 strumenti sismici, avvisatori o 
registratori, quattro pendoli sisnaografici e cinque tromometri diversi di lunghezza e 
collocazione. 

Sismometrografo Brassart a caria continua: pendolo lungo m. 1.00, massa kg. 10, 
ingrandimento del moto degli indici 10. 11 

diagramma di questo strumento (Vedi Fig. r) "^ ^ Verticale 

comincia con un ingrossamento della linea, 
prodotto dai movimenti microsismici che per 
molto tempo, cpme indicavano i tromometri, 
agitarono leggermente il suolo prima della 
grande scossa; probabilmente questo ingros- 
samento è divenuto più esteso e piìi sensibile 
per il fatto che col moto di va e vieni pro- 
lungato della penna durante la forte scossa, 

si era accumulato molto inchiostro sul dia- ■^ij^— w-E 

gramma, e scendendo poi col suo moto per "^^ 

circa m. 1 verticalmente, quell'inchiostro 

tendeva a diffondersi in giù nella linea retta 

tracciata dalla penna in riposo o quasi. La ^'** *'* 

prova fatta espressamente, dimostra che questa diffusione veramente succede, ma non sarebbe 

capace di produrre totalmente Tingrossamento osservato. 

Prendendo il principio di questi ingrossamenti come principio del movimento iniziale 
si hanno i seguenti tempi : 

23 



N-S 



178 • . 

Principio dei tremiti preliminari: 

i componente N-S 18»» 48°^ 50« 

Fase A n E-W 18M9" 26« 

( ^ verticale • ... 18*» 49*» 17^ 

Principio delle oscilazioni larghe: 

.N-S 18»» 50™ 22« 

Fase B ? E-W 18»» 50« 22« 

( verticale 18»» 50« 04« 

Massimo : 

I N-S 18»» 51"» 52^ 

Fase C ' E-W 18»» 51"» 42» 

/ verficale .... ; 18»» 51"» 06« 

Da cui si vede che il movimento sussultorio ha sempre preceduto il movimento oriz- 
zontale di parecchi secondi, come è stato generalmente avvertito anche dalle persone. 
La massima ampiezza (doppia) delle oscillazioni registrate è stata: . 

Componente N-S 30""» 

id. ' E-W r 22°^"» 

id. verticale ì 3"»"» 5 

Ma le oscillazioni dell'indice N-S da un lato hanno oltrapassato Torlo della carta e dal- 
l'altro si sono intrecciate con quelle dell'indice E-W e non si possono distinguere: quindi 
molto probabilmente oltrepassano i 30 millimetri. Le oscillazioni dell'indice E-W, s'incon- 
trano, come si disse con quelle dell'indice N-S da un lato, e dall'altro hanno lasciato 
delle traccie d'inchiostro isolate fino alla distanza di 17 millimetri dalla linea di riposo, il 
che darebbe un'ampiezza totale di 34 millimetri. 

Fine delle oscillazioni sismiche grandi: 

I N-S 18»» 54"» 36« 

Fase D j E-W. 18»» 53"» 05^ 

verticale . 18»» 51°» 35» 

Fine delle oscillazioni sismiche piccole (le oscillazioni strumentali cessano subito dopo 
pochi secondi in causa degli attriti ed altre resistenze): 

t N-S 18»» 55"» 3P 

Fase E j E-W 18»» 55"» 3P 

( verticale ' 18»» 54°» 18« 

Per ambedue le sorta di oscillazioni il moto verticale finisce molto prima. 

Fino a questi tempi certamente continua il movimento sismico, poiché, nel diagramma 
si vedono delle oscillazioni staccate, corrispodenti a nuovi impulsi isolati, mentre le stru- 
mentali, per la poca velocità della carta non si staccano le une dalle altre. Quindi si ha 
per la durata delle oscillazioni: 



COMPONKNTI 


E— A 


D-B 


E-W 

Verticale 


6». 41- 
6». 05« 
5». 01- 


4» 14- 
4'". 43-- 
1». 31- 



179 



N-S 



o 

O 

d 
CU 



Sismometrografo a lastra di vetro affumicata : fu fatto funzionare dalla chiusura del 
circuito, elettrico prodòtta dall'oscillazione di un sismoscopio a pendolo elastico rovescio. 
Questo sismometrografo è di costruzione uguale a quella del sismo- ^ 
metrografo a carta continua, se non che la registrazione si fa su .2 
lastra di vetro affumicata, portata da un carrello che corre per 
60 secondi, |)ercorrendo metri 0. 445 (Vedi Fig s). Per la grande 
velocità della lastra affumicata e per il minimo attrito che essa 
presenta agli aghi scriventi, la registrazione di questo strumento 
permette una buona analisi della prima parte del terremoto. 

Nel sismogramma s il senso del movimento indicato è quello 
della massa del sismometrografo. 

Al principio del movimento del carrello che porta la lastra, 
roscillazione era già cominciata, quantunque lievissima, in tutte 
tre le componenti, poiché i tre stili avevano già segnato un trat- 
tino trasversale, che nella componente E-W è dell'ampiezza di 
millimetri 1.5. 

Le oscillazioni furono ancora inferiori al centimetro per altri 
9 secondi, poi cominciarono le oscillazioni larghe, che dopo altri 
20 secondi, cioè 29 secondi dal principio del movimento del car- 
rello, raggiunsero il massimo di spostamento, di millimetri 43 per 
la componente N-S, di millimetri 40 per la E-W, di millimetri 9 
per la verticale. 

Dopo, roscillazione continua ancora nelle componenti orizzon- 
tali, invece cessa per la verticale. 

Le oscillazioni delle componenti orizzontali per il detto mas- 
simo in generale hanno un periodo più breve del pendolare dello 
strumento, cioè secondi 0.54, mentre lo strumentale è secondi 0.88, 
perciò sono d'origine sismica. Invece il periodo d'oscillazione della 
componente verticale è alquanto più lento dello strumentale che 
è secondi 0.25. 

Prima e dopo di questo massimo si hanno oscillazioni compli- 
cate di forma, e di periodo più lento dello strumentale. 

Dalla composizione dei movimenti oscillatorii delle componenti 
risulta che nel primo periodo, quando le oscillazioni della massa 
pendolare erano inferiori al centimetro, cioè nei primi 9 secondi, 
l'oscillazione facevasi prossimamente nel piano NE-SW, che al- 
l 'incirca è nella direzione dell'epicentro rispetto Catania, poi vi 
furono due oscillazioni NW-SE e sussultorie; poi vi furono 4 a 
5 oscillazioni NE-SW e piccoli movimenti sussultorii; poi un 
massimo NW-SE e sussultorio, poi una calma di un paio di 
secondi, poi sole oscillazioni orizzontali NW-SE: tutto ciò nel 
1*» minuto di terremoto. 

I due archi estesi mm. 30 per la componente N-S e mm. 25 
per la componente E-W, tracciati dagli aghi, quando il carrello 
aveva già finita la sua corsa, dimostrano che Toscillazione continuò 
anche dopo il minuto, durante il quale lo strumento fu in azione. 
. Osservando attentamente nel sismogramma originale le linee 
tracciate dalle componenti orizzontali, specialmente nell'ultima 
parte delle grandi oscillazioni, vi si osservano lievi ondulazioni se- 
condarie, di cui se ne possono contare 8 circa per ogni oscillazione (Riduiione'» i/,). 



« 

a 



semplice del pendolo: queste rapide vibrazioni hanno quindi il perìodo di secondi 0.17; 
devesi ritenere che esse siano dovute, anziché a vibrazione del suolo, ad una specie di mo- • 
vimento oscillatorio, come di nutazione, assunto dalla massa pendolare del sìsmometrografo, 
attorno al punto di attacco col filo di sospensione, per la reazione o resistenza che gl'indici 
presentano al perno attaccato sotto alla massa pendolare, la quale trasmette ad essi le oscil- 
lazioni; infatti con un urto alla massa pendolare, dato obliquamente all'orizzonte si produce 

tale sorta di oscillazioni, 
il cui periodo appunto é 
circa di secondi 0. i7. 

I diagrammi tracciati 
dai pendoli sismogra/ici 
(Fig. t, M, V, x), dei quali 

ng. '■ 'IX- "- MB. f. FIr. » ,, . , .. ■ 11.,-. 

il primo appartiene ali Os- 
servatorio dì Mìneo, confermano la predetta variabilità del piano di oscillazione, peri 
con prevalenza nel piano NW-SE, cioè perpendicolare a quella dell'epicentro: le ampiezze 
massime delle oscillazioni dei vari pendoli sono poco differenti, e così anche le direzioni 
prevalenti, come vedesi nel seguente specchietto: 



Lugh».. 


Hmailoim ■mpi«u 


OKlIlulODi 


Fig. ( . .0-, 34 


18"- 


N-S (Mineo) 


Fig. u . . 0~, 80 


/ 17-". 


NW-SE 


Fig. . . 1", 73 


18™- 


NNW-SSE 


Fig X. . 2", 60 


16— 


N-S 



La forma punteggiata che si osserva nelle curve dei diagrammi originali deve attribuirsi 
alPessere stato troppo denso Io strato dì nero fumo sulla lastrina. 

All'Osservatorio Etneo, in causa del movimento sussultorio, sì strappò il filo d'ottone 
del diametro di millimetri 0,8 che sosteneva il pendolo sismografìco, lungo metri 2. 60, pe- 
sante kg, 10, ed il diagramma sul vetro affumicato andò perduto. 

Il puteojnetro registratore di Catania risulta dì un galleggiante che posa sull'acqua di 
un pozzo profondo circa 30 metri, forato attravei-so tutte le lave, fino al pliocene: un filo 
metallico, una puleggia, un contrappeso, ed una 
specie di parallelogrammo di Watt, trasmettono 
i movimenti del galleggiante ad una penna che 
li traccia in grandezza reale su di una carta 
che avanza di cm. 4 al giorno. Questo strumento 
ha segnata un'oscillazione verticale del livello 
dell'acqua di millimetri 31 di ampiezza, 17 mil- 
limetri verso l'alto e 14 millìmetri verso il basso 
(Vedi Fig. >/), ma subito dopo il pelo dell'acqua 
è ritornato circa a! livello primitivo, continuando 
la registrazione solo dì 1 millimetro pììi elevata 
di prima: spostamento che potrebbe anche essere 
in tutto od in parte strumentale per inerzia u gioco delle parti del puteometro, in caus^ 
dello scuotimento insolito ricevuto. 









p 


udometro 


















































































, 


— 1 


__ 


■^ 












■^ 





































































Fig. y. 



181 



Troniometri (pendoli semplici e liberi che si osservano col micro- -g 
scopioj. — La seguente tabella I dà pei» i diversi termometri la direzione ^ 
e rampiezza (doppia) delFoscillazione dei pendoli in parti della scala ed 
in secondi d'arco, nelle ore ordinarie delle osservazione, alle quali se ne 
é aggiunta un'altra dopo la grande scossa, alle ore 19 e 40 minuti, quando 
erano già stati esaminati e rimessi in ordine tutti gli strumenti sismici 
dell'Osservatorio. 

Si vede che fino alle ore 12 le oscillazioni hanno ampiezza piccola, 
ordinaria: ma dalle ore 15 la forma delle oscillazioni diviene circolare 
od elittica, il che dipende da variazione nella direzione degli impulsi ed 
è un indizio di turbamento sismico; alle ore 18 vi è nei tromometri 
del pilastro, fondato sulla lava, un aumento deiragitazione, sensibile 
specialmente nel tromometro lungo metri 1.50, il quale ha una oscil- 
lazione elittica, veramente maggiore dell'ordinario, e con direzione 
alVepicentro del terremoto. 

A ore 19. 40, cioè 50 minuti dopo il terremoto, si hanno ancora, in 
generale per tutti i tromometri, amplissime oscillazioni, con direzione 
prevalente all'epicentro; alle ore 21 la agitazione straordinaria dei ter- 
mometri è quasi cessata. 

Si noterà che le oscillazioni di maggior ampiezza angolare dopo il 
terremoto appartengono al tromometro di lunghezza metri 0. 50, il cui 
tempo d'oscillazione è circa secondi 0. 7. 



NS 



E w 



Seconda scossa. 

In Catania fu puramente oscillatoria; dal sismometrografo a carta 
continua risultano i seguenti tempi del principio: 

E-W 23.^35.'»34' 

La registrazione della componente N-S risulta di una sola traccia 
fusiforme dell'ampiezza di millimetri 1 ^2* quella della componente E-W 
è ancora più ridotta, ed ha l'ampiezza di solo millimetri ^/^ : nulla vi è 
nella componente verticale. 

Il sismometrografo a vetro affumicato fu messo in azione anche 
stavolta dall'oscillazione di un pendolo elastico rovescio. Dal diagramma 
risulta (Vedi Fig. z) che il moto del carrello cominciò quando le oscil- 
lazioni strumentali erano assolutamente impercettibili. Dopo circa 14 se- 
condi si ha nella componente N-S un massimo risultante da un gruppo 
di 4 a 5 ondulazioni coll'ampiezza maggiore di circa millimetri 2 e 
con periodo di secondi 0. 54 come quelle del massimo della scossa prin- 
cipale: dopo circa altri 10 secondi la registrazione cessa. Sulla compo- 
nente E-W, dopo una piccola oscillazione al principio, si ha un inter- 
vallo di quiete per 10 secondi, e poi si hanno altre due o tre oscillazioni, 
di poco più ampie delle prime, e dopo più nulla. Tutta questa registra- 
zione, eccettuato il gruppo d'oscillazioni costituenti il massimo suddetto 
della componente N-S, risulta di deviazioni irregolari, staccate. La com- 
ponente verticale non indica alcun movimento. 



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(Rldasione a i/^)* 



182 

Dalle predette registrazioni della scossa principale, oltre i tempi delle varie fasi che 
trovansi nella tabella II dei quali ci occuperemo trattando della velocità di propagazione 
del terremoto, si ricavano pure i seguenti dati: 

Fase preliminare: chiamata preliminari/ tremors dal Milne, ritenuta come prodotta 
dalle sole onde di condensazione (o longitudinali), si distingue bene nella registrazione di 
entrambi i sismometrografi di Catania, e specialmente in quello a lastra affumicata, ove si 
vedono le corrispondenti vibrazipni di breve periodo e di poca ampiezza per la durata di 9 
secondi, ma queste oscillazioni erano già cominciate quando la lastra di vetro si mise in 
moto, come già si disse; nel sismometrografo a registrazione su carta la fase preliminare 
è diversa nelle varie componenti, cioè N-S: 1.°* 32." , E-W: 0.™ 56.", Verticale: 0." 47*. 
A Portici si riconosce per quasi 2 minuti nella componente ENE-WSW. Nel grande sismo- 
metrografo di Roma questa fase, ben distinta, dura 1 minuto e 6 secondi; in quello di Rocca 
di Papa 1 minuto e 19 secondi. A Siena nel microsismografo Vicentini, la fase preliminare 
è pure distintissima, e dura alquanto più di 2 minuti. Anche a Pavia si scorge nella com- 
ponente N-S una traccia di questa fase della durata di 1.™ 35.* Si vede che la durata della 
fase preliminare è crescente colla distanza, ma non regolarmente come dovrebbe essere: 
questa irregolarità dipende certamente dalla diversa costruzione e sensibilità dei sismome- 
trografi nelle varie stazioni. 

Dopo viene la seconda fase delle grandi oscillazioni, le quali essendo le più ampie si 
distinguono facilmente dalle altre; la loro durata registrata in Catania è di minuti 4^4 
sulla componente N-S; a Portici circa minuti 5 sulla ENE-WSW; a Roma di circa minuti 6 
sulla NE-SW; a Rocca di Papa di circa minuti 2^2 sulla componente NW-SE; a Siena 
circa minuti 3 V2 sulla WNW-ESE; a Pavia 10 secondi sulla N-S. 

Dopo questa fase il movimento ondulatorio si estingue con vibrazioni di ampiezza de- 
crescente, delle quali si vedono traccie in tutti i diagrammi, ma sono distinte solo in quello 
originale del microsismografo di Siena, ove questa terza fase si riconosce per altri minuti 
8 almeno. 

Durata complessiva. — Dovrebbe diminuire colla distanza e ridursi ad un segno del 
solo massimo nelle stazioni estreme: nella tabella si v^de che ciò non ha luogo, ma si rico- 
nosce anche l'influenza delle diversità degli strumenti, evidente per Roma. Del resto è ormai 
riconosciuto (1) che nei grandi terremoti la durata della registrazione nei sismometrografi 
molto sensibili cresce invece notevolmente colla distanza, sia per riflessioni ripetute dello 
scuotimento tellurico, sia per la diversa velocità di propagazione delle varie sorte di onde 
sismiche. Ciò risulta evidente nella durata di minuti 14 della registrazione del sensibilissimo 
microsismografo Vicentini in Siena. Si noterà poi che mentre la durata del terremoto avvertita 
dalle persone in Catania fu di pochi secondi, la durata delle registrazioni è di parecchi 
minuti: gli attuali strumenti sismici sono dunque incomparabilmente più sensibili dell'uomo 
per i movimenti tellurici. 

Ampiezza delle oscillazioni registrate. - Nella tabella II sono date le ampiezze registrate 
e le ridotte, cioè tolto l'effetto dell'ingrandimento meccanico degli strumenti, per modo che si 
abbia un'idea se non una misura dell'ampiezza del movimento oscillatorio del suolo. Si vede in 
generale la diminuzione dell'ampiezza colla distanza; l'anomalia della grandissima ampiezza 
registrata dallo strumento maggiore dell'Osservatorio del Collegio Romano dipende principal- 
mente dalla grandezza della massa oscillante (200 kg.), per la quale sono insignificanti gli 
attriti del registratore, cioè delle penne e degli organi di trasmissione del movimento alle 



(1) E. Oddonb. ;— Sulle durate delle registrazioni sismische. Rendiconti dtUa R, Accademia dei Lincei 
19 maggio 1895. 



183 

medesime: mentre ciò non ha luogo negli altri strumenti: forse vi ha contribuito anche la 
notevole altezza suhsuolo a cui era collocato il grande sismometografo di Roma. Anche nei 
due sismometrografi di Catania si vede Tinfluenza deirattrito : essi hanno massa eguale (10 kg.), 
ma in quello a carta continua, cui si riferiscono i dati della tabella, l'attrito è maggiore che 
nell'altro a vetro affumicato, e cosi in questo l'ampiezza delle oscillazioni registrate è maggiore. 

Intermittenze. — Nei luoghi abbastanza vicini all'epicentro, perchè il terremoto fosse 
percepito dalle persone, in generale si avverti una sosta od almeno una diminuzione della 
intensità dell'oscillazione, e poi una ripresa. 

Nella registrazione del sismometrografo a striscia di carta continua dell'Osservatorio di 
Catania il movimento di questa non è abbastanza veloce per staccare le diverse oscillazioni 
e farne riconoscere le intermittenze: ma nella registrazione dell'altro sismometrografo a 
lastra di vetro, ove questa percorre metri 0. 445 in un "minuto (Fig. s), si distinguono bene 
due massimi separati da un intervallo di minor movimento: ciò è specialmente notevole per 
la componente verticale in cui si potrebbero anche riconoscere tre massimi; inoltre cer- 
tamente vi è stata un'altra ripresa di movimento puramente orizzontale, anche dopo il 
minuto per cui durò la registrazione, poiché alla fine di questa si trovano due archi, di cui 
specialmente quello della componente N-S ha un'ampiezza maggiore di quella delle oscil- 
lazioni immediatamente precedenti. 

Nella registrazione di Portici, che dopo Catania è la stazione, fornita di registratori, la 
più vicina all'epicentro, si riconosce bene che il massimo della componente ENE-WSW è 
diviso per lo meno in due, ed in quelle della componente NNW-SSE si distinguono netta- 
mente parecchi gruppi di oscillazioni, separate da intervalli di quiete quasi completa. 

Nella registrazione di Rocca di Papa per la componente NW-SE, si vede chiaramente 
che oltre al massimo principale ve ne è un altro minore, superato da*un intervallo di 
oscillazione minore, della durata di circa mezzo minuto. Nell'altra componente vi sono 
•solo indizi di due altri massimi secondari, oltre il principale. 

Nella registrazione del sismometrografo medio di Roma si distinguono bene due massimi 
nella componente NE-SW; nell'altra componente orizzontale, oltre al massimo principale, 
ve ne sono anche altri 2 a 3 secondari. Nel sismometrografo maggiore si vede che dopo 
la massima ampiezza delle oscillazioni a ore 18.55, e dopo arrestatasi la grande velocità 
della carta, a ore 18.^ 55.™ 30.« , l'ampiezza dell'oscillazione è ancora aumentata, specialmente 
per la componente NE-SW. Nella registrazione del sismometrografo minore i massimi non 
si possono distinguere con sicurezza. 

Nella finissima registrazione del microsismografo Vicentini a Siena per la componente 
WNW-ESE si contano ben 9 gruppi di oscillazioni, separati da brevi intervalli di riposo 
quasi completo: sulla componente NNE-SSW si hanno all'incirca altrettanti gruppi di oscil- 
lazioni, più meno distinti. 

Nella registrazione di Pavia sulla componente N-S vi sono 6 gruppi di oscillazioni, poco 
distinte per la picciolezza del diagramma. 

Si deve dunque concludere che generalmente nelle registrazioni si riscontrano delle 
intermittenze: è probabile che veramente il movimento sismico risultasse di parecchi im-' 
pulsi distinti, ma è anche verosimile che alcune ineguaglianze aelle registrazioni per in- 
tensità e direzione derivino da interferenze del movimento oscillatorio del suolo con 
quello dei pendoli, od anche da riflessioni ed interferenze del moto vibratorio del suolo, 
diretto e riflesso, nel propagarsi per la scorza terrestre, attraverso strati di varie densità, 
struttura e natura, come si incontrano nei terreni di costituzione geologica e tettonica 
cosi complicate che intercedono fra l'epicentro e le varie stazioni contemplate; inoltre 
nelle stazioni più lontane dall'epicentro qualche intermittenza può essere prodotta dalla 
differente velocità di propagazione delle varie sorta di onde. 



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184 

Direzione registrata. — Confrontando la direzione della linea che unisce le stazioni 
collepicentro e la direzione registrata, od almeno la prevalente fra le varie registrate, si ha: 



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Dlresione 

dello 
Epicentro 


Direzioni registrate 


Direzione registrata 
prevalente 


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(a) Dai tromometri. 



Nelle registrazioni su carta a piccola velocità è impossibile fare la composizione dei 
movimenti oscillatorii registrati delle componenti, e ricavarne il moto reale del pendolo; 
poiché le diverse oscillazioni non si distinguono affatto nella registrazione, o se si di- 
stinguono, sono tanto strette Tuna presso Taltra, che è impossibile trovare con sicurezza 
e precisione le fasi corrispondenti allo stesso istante nelle diverse componenti; solo nel 
caso che una soU delle componenti orizzontali abbia registrato (come fu per Pavia) si 
può avere con sicurezza il piano di oscillazione del pendolo ; quando hanno agito le due 
componenti orizzontali, il piano d'oscillazione risultante può essere un intermedio alle di- 
rezioni delle due componenti, od uno perpendicolare ad esso, secondo che il movimento si- 
multaneo delle due componenti è di avvicinamento od allontanamento contemporaneo alla 
posizione di riposo, oppure in un dato istante Tuna se ne avvicina e l'altra se ne allon- 
tana. Nel grande sismometrografo a due velocità di Roma e nel sismometrografo Brassart 
a scatto di Catania colla velocità di circa 7 mm. al secondo, la composizione si fa bene, 
ed ha dato i risultati indicati nella tabella. 

Rimane incerta per Portici,-ma probabilmente il piano dell'oscillazione prevalente sarà 
poco diverso da quello della vicina Ischia; e perciò delle due direzioni risultanti si è pre- 
scelta WNW-ESE. 

Per Rocca di Papa l'incertezza è tolta dai tromometri i quali, subito dopo il terre- 
moto, oscillarono prevalentemente nella direzione N-S. Per Siena Tincertezza non è com- 
pleta per la notevole prevalenza in ampiezza della componente WNW-ESE. 

Confrontando le direzioni prevalenti delle oscillazioni nelle diverse stazioni, si vede che 
a Catania, forse a Portici, a Roma, fu perpendicolare alla direzione dell'epicentro; fu coin- 
.cidente in Ischia e forse in Siena; le due direzioni furono diverse in Rocca di Papa e 
Pavia. Non ha luogo dunque, in generale, la coincidenza e neppure la prevalenza del piano 
d'oscillazione registrata col verticale passante per la stazione e per l'epicentro. Ciò indi- 
cherebbe che il movimento del suolo nel terremoto non è dovuto principalmente alle onde 
sismiche longitudinali dirette: probabilmente intervengono altre sorta di onde- dirette e 
riflesse che complicano il fenomeno. 

La registrazione del sismometrografo e lastra di vetro a grande velocità e quella dei 
pendoli sismografici in Catania ed anche in Mineo, dimostrano inoltre una notevole variabilità 
del piano di oscillazione durante il terremoto, come già si disse, e d'accordo con ciò che si 
è detto sopra sulla varia natura delle onde agenti. 



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188 

1511 
fra Catania e Nicolajew V = ^ = 3^"". 5 

175 
fra Roma e Ischia V = = Q'^"». 

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181 
fra Roma e Siena V = = 1^". 2 

450 
fra Roma e Pavia F = = 2*"°*. 4 

fra Roma e Nicolajew K == .., = 4*"". 5 

24o 

fra Pavia e Nicolajew V = — ^r^- == 26*'°*. 7. 

Si vede che Siena, confrontata tanto con Catania che con Roma, dà valori di V 
più piccoli degli altri. 

Nicolajew, confrontato con Catania e Roma, dà valori di V sempre più 
grandi, il che indica il fatto noto dell'aumento colla distanza che ha luogo nella 
velocità di propagazione dei terremoti; ma il confronto con Pavia dà un valore 
esorbitante. 

Isella precedente ricerca del valore di F si è tralasciato il tempo del massimo 
di Portici, perchè essendo inferiore a quelli di Catania e Messina, confrontato a 
questi, avrebbe dato velocità negativa: tale risultato inaccettabile dipende dalla poca 
esattezza del tempo (ammessa anche dall'osservatore) determinato in Portici collo 
sparo a mezzodì del cannone di forte Sant'Elmo in Napoli. 

Andamento secondo una retta — Le altre stazioni, escluso Nicolajew, danno un 
valore di F intorno a 2 chilometri: ritenendo questo valore costante, ed il tempo 
di propagazione proporzionale alla distanza dall'epicentro, si ha per tempo del 
massimo nell'epicentro stesso, riferendosi a Catania: 

18\ 51". 57*. — — = 18\ SI". !•. 

2 

Con questo dato, e con quelli della tabella precedente (pag. 186), per le stazioni 
Catania, Ischia, Rocca di Papa, Roma, Siena, Pavia, si è fatto col metodo dei mi- 
nimi quadrati un primo calcolo per trovare la correzione del detto tempo dell'epi- 
centro e la velocità media. 

Chiamando x la predetta correzione del tempo dell'epicentro, y la reciproca della 
velocità, ossia il tempo necessario a percorrere un chilometro, la detta correzione 
più il tempo necessario a percorrere la distanza dall'epicentro alla stazione dovrà 



/ 



189 

eguagliare la differenza fra il tempo della stazione a quello dell'epicentro, espressi 
in minuti e decimi; quindi si avranno le seguenti equazioni di condizione: 

Catania x -{- 112 y — l». = 

Ischia . . . . T . . , . X + 320 y — 2". 5 = 

Roma ^ -I- 495 y — 4'". = 

Siena . . ^ x -{- 676 // — 6". 5 = 

Pavia . a; -|- 945 y - 7°. 7 = 

dalle quali si ottiene: 

^ = -(- 0". 02 ± 0". 047 

y = 0». 00848 ± 0-. 000795, 

quindi sarà la velocità media per secondo: 

<j == 1 : 60 X 0. 00848 = l*». 982; 

questa velocità si accorda con quella trovata prima fra le stazioni italiane; ma 

Terrore medio di //, che ne imporla uno di circa 200°* nella velocità, è piuttosto 

forte. 

Facciamo un secondo calcolo, escludendo anche Siena, ove per non esservi un 

Osservatorio astronomico, si potrebbe dubitare. che il tempo non sia molto esatto 

(vedremo poi che ciò non è): lasciando la relativa equazione di condizione, colle 

altre quattro si ottiene: 

a: = 4- 0°*. 004 ± 0\ 0375 

y = 0.00811 ± 0.00012, 
quindi si ha: 

Tempo del massimo all'epicentro . . . . 18^. 51". l" ^ 2' 
Velocità media al secondo 2^". 055 ± 0""*, 030 



• 



Inoltre risulta dal detto calcolo Terrore medio delle osservazioni del tempo del 

massimo: 

£ = ±0".075 = :t4'.5; 

dunque nelle stazioni italiane si può ritenere, dal piccolo valore di e, con sufficiente 
approssimazione la velocità superficiale costante e Taumento del tempo propor- 
zionale alla distanza dall'epicentro, malgrado la grande varietà ed eterogeneità 
dei terreni attraversati e l'interposizione del mare. Inoltre si vede che nelle sta- 
zioni di Catania, Ischia, Roma (e quindi anche di Rocca di Papa) e Pavia, il 
tempo del massimo fu determinato con notevole esattezza. 

Ma è evidente che anche ammessa la velocità costante, il tempo della propa- 
gazione del terremoto non può essere rigorosamente proporzionale alla distanza 
dall'epicentro, poiché, specialmente per i luoghi men lontani da esso, non è trascu- 
rabile la profondità dell'ipocentro rispetto alla distanza delle stazioni dall'epicentro. 



190 

Andamento secondo una iperbole. — Ammettendo, secondo Hopkins, che la scòssa 
sì propaghi sfericamente e con velocità interna costante dall'ipocentro 1 (Fig. a) 
al luogo L della superficie terrestre E T, supposta piana, fatta la profondità del- 
ripocentro I E = py la distanza dal luogo deirepteentro E L = rf, lo spazio per- 
corso o distanza dallMpocentro IL=ss, si avrà: 

5* = />* -1- (?, ed essendo t = - 



ove /; è la velocità di propagazione, t il tempo necessario a percorrere s, si avrà 
anche : 






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ossia, considerando i tempi come ascisse e le distanze dall'epicentro come or- 
dinate, cioè facendo t=x, d=y, sarà: 



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equazione di un'iperbole riferita agli assi, come trovò già il Seebach. 

Facendo y = o, risulta ^ == - che è la distanza del vertice dall'origine, ossia il 

semiasse trasverso, che è dunque eguale al tempo necessario per percorrere la 

1 

profondità dell'ipocentro. Se immaginiamo che l'unità dei tempi sia - (tempo per 

percorrere l'unità di spazio), con che l'iperbole rappresentativa diviene equilatera, 

avremo che la profondità dell'ipocentro ed il tempo per 
percorrerla saranno espressi dallo stesso numero, e quindi 
saranno entrambi rappresentati graficamente dal mede- 
simo segmento / E^ che sarà il semiasse trasverso. Nella 
Fig. OL E M rappresenta il ramo che si considera nel- 
l'iperbole ed i ^ l'asintoto corrispondente. 

La tangente trigonometrica dell'angolo che l'asintoto 
fa coll'asse della ascisse darà la velocità interna pei luoghi 
lontani, per i quali è trascurabile la profondità dell'ipo- 
centro. 

Nella precedente equazione dell'iperbole, i tempi x 
sono valutati da quello in cui ebbe luogo la scossa 

nell'ipocentro, tempo che non può essere osservato: chiamandolo <o, e <i, <i, <« . . . 

i tempi ordinari (non più coU'unità -J, contati da mezzanotte, in cui fu osser- 
vato il terremoto ai luoghi che hanno le distanze dall'epicentro rfi, e?,, d^ . . ., 




Fig. a. 



192 

riore a quello trovato pi-ecedentemente per l'epicentro. Del valore di p parleremo 
appresso, trattando della profondità dell'ipocentro. 

Se si rappresentano graficamente le osservazioni del massimo del terremoto in 
tutte le stazioni, prendendo per ascisse le distanze dall'epicentro e per ordinate i 
tempi (Fig. P), si vede che quasi tutti i punti XX... corrispondenti alle stazioni 
fra Catania e Pavia , giacciono in prossimità di una retta, d'accordo con ciò che 
si disse prima a proposito del calcolo col metodo dei minimi quadrati: il che 
conférma che per distanze dell'epicentro abbastanza grandi (ma non grandissime), 
si può ottenere con sufficiente esattezza la velocità media,, computando le distanze 
a partire dall'epicentro medesimo. 

Però considerando specialmente le stazioni più vicine all'epicentro e dove il 

tempo può essere abbastanza esatto, coinè Catania, Ischia, Roma, Siena, ed 

19} 00. '° 



' 






~ 


















































■^ 






























> 


y 


















.^ 














/ 


/ 










-— 


— 








3 














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s 


5 




y 






























i 


V 


y 




.^ 


























- 


^ 




— 


— 




— 








— 




— 


— 






— 


— 



Fig. p. 

anche Messina, si vede chiaramente un andamento affatto diverso dal rettilineo, 
e che accenna invece all'iperbolico della teoria svolta precedentemente. 

Se si tracciasse l'asintoto della prima parte della curva, considerata come 
iperbolica (secondo il metodo di Seebach), si otterrebbe nella sua intersecazione 
cbll'asse delle ordinate, il tempo della scossa all'ipocentro, da cui si può avere la 
profondità dell'ipocentro stesso; la quale anche con questo processo grafico risulte- 
rebbe circa della grandezza trovata prima col calcolo. 

Andamento secondo una concoide inferiore. — Ma per Nicolajew abbiamo un punto 
che si allontana grandemente tanto dall'andamento rettilineo che dall'iperbolico. 
Compl^sivamente si osserva che una linea tracciata a mano libera (Fig. |3, X X X) in 
modo da avvicinarsi al maggior numero dei punti ottenuti colla detta costruzione 



zione delle scosse dal centro C (Fig. y} non debbono essere sferiche, concentriche 
all'ipocenti-o, come si suppose prima, ma invece si allargano verso il basso e le 
linee di propagazione (brachistocrone) C B non sono raggi o rette, ma bensì curve, 
le quali passando normalmente dall'una all'altra superficie d'onda, assumono una 

forma convessa verso il basso : la 
velocità media è maggiore nelle 
brachistocrone più lontane dalla 
verticale C E, perchè percorrono 
tratti più lunghi negli strati infe- 
riori di maggior forza elastica e 
la linea che rappresenta i tempi 
in cui la scossa giunge ai diversi 
punti dalla superficie della terra 
posti in uno stesso piano verticale 
passante per l'epicentro, EA, EA', 
ossia la curva dei tempi nel ter- 
remoto,è una curva prima con- 
vessa, poi concava verso il basso, 
cioè anch'essa del genere della 
concoide inferiore. 

Propagazione dei tremiti prelù 
minavi. Riguardo alla propaga- 
zione dei primi movimenU sismici, 
siccome o%n\ impulso o scuoti- 
mento trasmesso alla scorza ter- 
restre deve necessariamente inde- 
bolirsi di mano in mano che si 
propaga a distanza, ne segue che nella fase iniziale d'agitazione crescente, collo 
aumentare della distanza, arriveranno per i primi gli impulsi appartenenti ad una 
fase sempre più avanzata: quindi a parità di sensibilità degli strumenti sismid e 
dalle altre condizioni, risulterebbe una velocità decrescente colla distanza; e se 
gli strumenti sono diversi, la velocità apparente dipenderà anche dalle loro sensi- 
bilità. Vi è dunque {almeno nel nostro caso), come si disse da principio, minor 
probabilità di ottenere buoni risultati cercando la velocità di propagazione del 
primo impulso, piuttosto che quella del massimo. Infatti, se servendosi dei tempi 
del principio delle registrazioni, quali sono dati dalla tabella del § precedente, 
ed adottando per Roma il principio nel sismometrografo maggiore, calcoliamo la 
velocità dei tremiti preliminari per le singole stazioni, escludendo Portici, per la 
r^^ione detta prima, ed Ischia, perchè, come risulta dalla relazione, ivi il terre- 
moto potè esser registrato, solo al momento del massimo, quando la osdllazione 




Pip. T- 



196 

libili tra loro gli strumenti delle diverse stazioni, e quindi i pochi dati che si 
ottengono non possono dare risultati attendibili. 

Però possiamo dire che l'andamento dei tempi al crescere della distanza è ana- 
logo tanto per il principio del terremoto, che per Tarrivo delle onde ampie del 
massimo e per il massimo stesso, e si accosta a quello della concoide (inferiore). 

Abbiamo dunque una coincidenza della legge dei tempi osservati nella propa- 
gazione tanto del massimo, quanto del principio del terremoto, con quella che 
risulta dalla teoria più completa: e questa coincidenza ne è una importante veri- 
fica. Però si deve notare che le curve trovate somigliano alla concoide, solo nel- 
l'andamento complessivo, ma in esse non si verifica la legge geometrica della 
formazione della concoide, come sarebbe facile verificare. 

Secondo lo Schmidt (1) all'ascissa del flesso della detta curva corrisponde il 
luogo della minima velocità apparente ^ alla superficie della terrs^', eguale alla 
velocità nell'ipocentro; il luogo della minima velocità apparente divide la regione 
del terremoto in un'area interna di maggiore scuotimento, ove la velocità super- 
ficiale va diminuendo dall'epicentro, ed una zona esterna di minore scuotimento 
ove la velocità va crescendo all'esterno. 

La tangente al flesso passa al di sopra dell'ipocentro, quindi il segmento che 
essa taglia nell'asse delle ordinate sotto l'origine rappresenta un tempo minore di 
quello necessario alla propagazione della scossa dall'ipocentro all'epicentro: e per- 
tanto moltiplicato per la velocità media, fra quella all'ipocentro e quella all'epicentro, 
dà una profondità del centro sismico minore del vero. Invece l'ascissa del flesso è 
maggiore della profondità dell'ipocentro (2). 

Applicando al caso nostro (Fig. P), si trova che per entrambe le curve, e quindi 
anche per la curva intermedia del principio delle onde ampie, ossia dell'aumento 
brusco del moto, l'ascissa del flesso è circa 500 km., quindi l'area del maggior 
scuotimento si estenderebbe fino a Roma, ove invece il terremoto non fu neppui'e 
avvertito dalle persone; quindi anche le altre conseguenze di questa teoria non 
sono applicabili al caso nostro. 

Quanto agli Osservatori, i cui strumenti non permettono di distinguere eoa 
sicurezza le diverse fasi del terremoto (e pertanto è dato un tempo unico); oppure 
dove il tempo non può essere molto esatto, perchè non determinato coi mezzi 
astronomici, confrontando il tempo osservato, tanto con quello del principk) del 
terremoto, quanto con quello del massimo all'epicenti'o ; cioè con 18\48"'7« ^ ^^^ 
18\ 51" ^/a si hanno i dati e le velocità per il principio (F^) e per il massimo (F^) 
del terremoto risultanti dal quoziente dello spazio per il tempo, indicati 4alla 
seguente Tabella II. * 



(1) Jahxeshefle des Vereins fiìr vaterl. Natur kunde in Wùrttemburg : 1888, p. 248. 

(2) Schmidt: loco citato. 






198 



Tabella I. 







(P) Principio 




(M) MaMimo 


daU* 


Tempi 


YeloeStà 


Differenia 


Yeloeità 


Tempi 


Yeloeità 


Differenia 


Yelodtà 


BpiMntro 
D 


in minati 
T 


media 

per Meondo 

D:flOT 


dei tempi 
per 100 Km. 

A 


nei tratti 
di 100 Km. 

100: 60 A 


in minati 
T 


media 

per secondo 

D:e0T 


dei tempi 

per 100 Km. 

A 


nel tratti 

di 100 Km. 

100: 00 A 





0.00 


• 






0.00 














0.25 


6.7 






0.25 


> 6.7 


100 


0.25 


6.7 






0.25 


6 7 












0.65 


2.6 






0.50 


3.3 


200 


0.90 


3.7 


0.85 


2.0 


0.75 


4.4 


0.75 


2.2 


300 


1.80 


2.8 






1.50 


3.4 












1.05 


1.6 


- 




0.90 


1.8 


400 


2.85 


2.3 




* 


2.40 


2 8 












1.25 


1.3 






1.15 


.1.4 


500 


4.10 


. 2.0 


1.30 


1.3 


3.55 


2.4 


1.25 


1.3 


600 


5.40 


1.9 


0.95 


1.8 


4.80 


2.1 


1.10 


1.5 


700 


6.35 


1.8 






5.90 


2.0 








^ 




0.60 


2 8 






0.65 


2 6 


800 


6.95 


1.9 


0.45 


3.7 


6.55 


2.0 


0.50 


3.3 


900 


7.40 


2.0 


0.30 


5.6 


7.05 


2.1 


0.30 


5.6 


1000 


7.70 


2.2 

• 


0.25 


6.7 


7.30 


2.3 


0.15 


11.1 


1100 


7.95 


2.3 


0.15 


11.1 


7.45 


2.5 


10 


16.7 


1200 


8.10 


2.5 


0.15 


y.i 


7.55 


2.6 


0.05 


33.3 


1300 


8.25 


2.6 


0.15 


11.1 


7.60 


2.8 


0.03 


55.6 


1400. 


8.40 


2.8 






7.63 


3.1 












0.15 


11.1 


• 




0.03 


56.6 


1500 


8.55 


2 9 


0.15 


11.1 


7.66 


3.3 


0.03 


55.6 


1600 


8.70 


3 1 






7.69 


3.5 







Tabella II. 



199 



Reggio Calabria .... 



Messina 



Monteleone 



Siracusa 



Palagonia 



Latitudine 



38». 8 



Riposto ....... 



Uriolo 



38.12 



38.45 



37.41 



38.55 



37.3 



37.19 



Longitudine 



DlatMiM 



dallo 



Epicentro 



Tempo 



OMervató 



T-T, 



T-T 



m 



««% 




30 10' E 


31 


3.4 E 


31 


3.41 E 


46 


2.43 E 


86 


4 3 E 


91 


2.46 E 


148 


2.18 E 


148 



18.52 



18.52 



18. 47 ! 



18.56 



18.50 



18.56 



18.52 



210« 



210 



450 



90 



450 



210 



30* 



30 



270 



270 



30 



Km 



0.1 



1 



0.2 



1.0 



0.3 



0.7 



m 



Km 



1.0 



1.0 



0.3 



0.5 



4.9 



Mineo 



37.15 



2.15 E 



156 



18.56 



450 



270 



3 



0.6 



Palermo 



38.6 



0.51 E 



223 



18.53 



270 



90 



0.8 



2.2 



Velletri. 



41.41 



0.19 E 



462 



18.48! 



200 



Tabella III. 



Dfflei Mcgraflci e Semafori. 



£^90 2 8$ fomiti di éivumémt i nismiei, — Bsso 1 te non forniti di strumenti sismici 

se i minuii dati sono multipli di 5*. 



Poso 



LOCALITÀ 



1 



2 



2 



1 



2 



Semaforo Forte Spuria . . 



Gerace 



Semaforo Capo deirArmi . . 



Serra San Bruno 



Maida 



Stromboli 



Linguaglossa 



Lipari 



Randazzo 



Scigliano 



Bronte 



Bianca villa. 



Paterno 



Nicolosi 



Cotrone 



DifUnsA 

dallo 
JBpl««Btro 



Tempo ouorrato 



21 



30 



42.5 



50 



75 



79 



82.5 



83.5 



94.5 



99.5 



109 



116 



120 



127.5 



138 



T-T. 



T-T 



m 



18b 52- 



18. 50. 45 



18. 54 



18. 52 



18. 48! 



18. 50 



18. 52 



18. 50 



18. 52 



18. 51 



18. 55 



18. 52 



18. 50 



18. 50. 6* 



18. 50. 30 



210 



135 



330 



210 



90 



210 



90 



210 



150 



390 



210 



90 



96 



120 



30 



150 



30 



30 



t • 



30 



210 



30 



0.1 



0.2 



0.1 



0.2 



0.9 



0.4 



0.9 



a4 



0.7 



0.3 



0.5 



1.3 



1.3 



1.1 



0.7 



0.3 



1.7 



2.7 



3.2 



0.5 



2.9 



201 



Tabella IV. 



Stazioni Temo-ndoiietrlelis «ausa telegrafo. 

Eidutfi i tempi multipli di 5". 







■ 












Peso 


LOCALITÀ 


DltUOM 
dAllO 

Epicentro 


Tempo oiaervAto 
T 

• 


T-Tp 


T-T„ 


^P 


v« 




• 


Km. 








Km. 


Km. 


1 


Sortino 


147.5 

• 


18»! •'>3°* 


270 


90i 


0.5» 


1:6 


1 


vizzini 


161 


18. 53 


270 


90 


0.6 


1.8 


1 


Galtagirone 


• 
169 


18. 58 


570 


390 


0.3 


0.4 


1 


Nolo 


171 


18. 45.30»! 


• • 


• . 


• • 


• • 


1 


Montemurro 


222 


18. 53 


270 


90 


0.8 


2.5 


1 


Maiorì 


283 


18. 54 


330 


150 


0.9 


1.9 



26 



202 



Tabella V. 



Tempi multipli di 6» 



Peso 2 per gli Osservatori, Uffici telegrafici e città importanti. — Peso t per gli altri 



Paso 



LOCALITÀ 



DUUnxa 

<UUo 
Epicentro 



Tempo OMerTAto 
T 



T-T. 



T-T. 



2 



2 



2 



2 



1 



1 



2 



2 



Palmi 



Bagpiara 



Gittanova 



S. Giorgio Morgeto . . 



Gerace Marina 



Tropea 



Roccella Ionica 



Itala 



Ali 



Stilo 



Milazzo 



Patti 



Sambiase 



Acireale 



S. Fratello 



Motta S. Anastasia 



MeliUi 



Scordia 



Licodia Eubea 



Km. 

6.5 



18.5 



22 



37.5 



42.5 



46 



48 



51.5 



55 



57 



82 



82.5 



100.5 



118 



120 



141.5 



144.5 



164 



18h 50ni 



18. 50 



18. 50 



18. 55 



18. 50 



18. 50 



18. 50 



18. 55 



18. 50 



18. 50 



18. 55 



18 55 



18. 55 



18. 55 



18. 50 



18. 50 



18. 56 



18. 50 



18. 50 







90» 


• • 


90 


• ■ 


90 


• • 


390 


210 


90 


• • 


- 90 


• * 


90 


• • 


390 


210 


90 


• • 


- 90 


• • 


390 


210 


390 


210 


390 


210 


390 


210 


90 


• • 


90 


• • 


390 


210 . 


90 


. • 


90 


• 


• 





Km. 
0.1 

0.1 

0.2 

0.1 

0.4 

0.5 

0.5 

0.1 

0.6 

0.6 

0.2 

0.2 

0.2 

0.3 

1.3 

1.3 

4 

1.6 

1.8 



1 



0.2 



0.3 



0.4 



0.4 



0.5 



• • 



0.7 



. -->.-. 



204 

Da tutto ciò ed ancora in causa della irregolarità di struttura e dell'influenza degli 
attacchi, risulta che gli indizii della direzione della scossa tendono a confondersi nei 
diversi casi. Ad ogni modo la prima condizione cui deve soddisfare una frattura 
obliqua per potersi ritenere che la sua direzione sia stata determinata da quella 
della scossa, si è che essa penda verso la parte o semicircolo d'orizzonte ove è 
il centro della scossa; quando questa condizione non si verifica vuol dire che la 
obliquità della frattura è stata prodotta da altre cause. 

Noi abbiamo rilevato diligentemente un buon numero di fratture oblique, ben 
distinte, mediante l'eclimetro di una bussola da geologo, e per la maggior parte 
le abbiamo anche fotografate, onde misurarne più esattamente l'angolo; ne pre- 
sentiamo l'elenco nell'unito specchietto, dove abbiamo distinto col nome di concor- 
danti o discordanti le fratture oblique che corrispondono o no alla suddetta con- 
dizione; perciò oltre l'inclinazione della frattura alla verticale, abbiamo indicato 
la direzione del muro ed insieme il senso o lato verso cui pende la frattura, e 
l'abbiamo confrontata colla direzione e senso della retta che congiunge il luogo 
coll'epicenti*o ; ^abbiamo considerati come concordanti quei casi in cui l'angolo delle 
due direzioni è minore di 90^, e discordanti gli altri. Si vede che sopra 33 fratture, 
16 sono concordanti e 17 sono discordanti; dunque le fratture oblique si produs- 
sero indifferentemente in tutti i sensi e direzioni; si ha inoltre che in un mede- 
simo luogo le obliquità, anche a parità delle altre condizioni, possono essere diverge 
(come a Palmi, Messina, Varapodio). Confrontando poi gli angoli d'emergenza alle 
distanze dall'epicentro, dovrebbero trovarsi decrescenti colla detta distanza; invece 
nulla di questo riscontrasi nel quadro. 

Da tutto ciò dévesi concludere che almeno gran parte delle fratture non ha 
relazione di direzione con quella dell'ipocentro. Nulladimeno se malgrado la pre- 
cedente conclusione, valendoci solo dei casi concordanti, calcoHamo la profondità 
dell'ipocentro, supponendo la propagazione rettilinea dell'urto dall'ipocentro, e 
servendoci della formola 

p = X tang. a 

ove a; è la distanza del luogo considerato dall'epicentro, a l'angolo di emergenza, 
si ottengono dei valori che variano da 1 ^/2 fino a 28 km., cioè fino circa al 
valore della detta profondità che si ottiene, come si vedrà, col metodo del Gap. Dutton, 
valore che è fra i più piccoli fra quelli ottenuti con varii metodi. 

Ciò dimostra che nei terremoti, olti'e alle fratture di maggiore obliquità alla 
verticale, le quah potrebbero dipendere dall'obliquità dell'urto, se ne producono 
altre molte di minore obliquità, che pertanto non possono servire al calcolo della 
profondità dell'epicentro. Devesi poi anche considerare che nei terremoti le fratture 
aventi direzione più vicina all'orizzontale, sono sempre meno aperte delle altre, 
talché, specialmente ove manca l'intonaco, possono sfuggire all'osservatore, mentre 



205 

le altre, per essere più vistose, ne attirano maggiormente ^attenzione. Infatti, pro- 
dottasi per l'oscillazione del suolo una frattura in un fabbricato essa, tenderà a 
chiudersi tanto più prontamente e completamente, quanto più la sua direzione è 
vicina alla orizzontale, per causa del peso della parte superiore che gravita sulla 
inferiore; e la chiusura sarà tanto più completa, perchè per la rapidità con cui la 
frattura si chiude, i detriti non avranno tempo di frapporvisi e mantenerla aperta; 
mentre ciò non avrà luogo per le fratture vicine alla verticale, che pet conseguenza 
resteranno sempre più o meno aperte. Da ciò deriva un'altra difficoltà per poter 
ottenere dalle fratture la direzione o l'angolo di emergenza^ delle scosse, special- 
mente nei fabbricati di povera ed imperfetta costruzione. 

Finalmente si deve considerare che secondo i recenti studii, non si ammette 
più che le onde sismiche, ossia le scosse, si propaghino in linea retta, ma bensì 
per linee curve: e quindi, anche per questo, si comprende come sia impossibile 
ricavare la profondità dell'ipocentro partendo dalla direzione delle fratture. 



206 



Frattue oblique. 



LUOGO 



Diitaoca 

dallo 
epicaatro 



Inetfna- 

sione 

doli* 

frattura 

alla 

reriicale 

Angolo 

di 

emergensa 



Diresione 

del maro 

e parte 

▼erao 

cai pende 

la 
fìrattnra 



Dlresione 
dello 

epieentro 
rispetto 
al laofo 



(Delianova) 



S Eufemia . 

Id. 

Id. 
Sinopoli . 

Id. . 
Seminara 

Id. 
Paperone 
Barattieri 
Paracorio 
Delianova 

Id. 
Palmi 

Id. . 

Id. . 

Id. . 

Id. . 
Oppido . 
Tresilico 

Id. 
Varapodio 

Id. 
Molochio 
Hosarno 

Id. 
Gerace Marina 
Messina . 

Id. . 

Id. . 

Id. . 

Id. . 
Tropea . 
Barcellona P. di 6 



Km 

3 
3 
3 
3 
3 
5 






6 

6 

6 

6 

8 

8 

8 

8 

8 

8 

8 

8 

9- 

9 

13 

24 

!24 

33 

33 

33 

33 

33 

33 

45 

60 



45« 

50 

40 



30 
45 
30 
40 
30 
40 
45 
IO 
25 
40 
40 
10 
35 
30 
50 
20 
45 
50 
45 
30 
35 
45 
40 
40 
45 
30 
45 
40 
30 
30 



SW 
ESE 



WNW 
WNW 

S 

w 

NNE 
SSE 
SW 
SSE 
SE 

w 

E 

E 

S 
ESE 

N 
ENE 
SSE 
SW 
SW 

w 

SSW 

s 

NNW 
N 
W 

w 

NW 

W 
WSW 

s 



NNE 



N 



SSE 



SE 
SE 

NNW 
NNW 



SSE 



E 
W 



WSW 



W 
SSE 



W 
ENE 



S 
ENE 



Discordante 
Discordante 
Discordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Discordante 
Discordante 
Concordante 
Discordante 
Discordante 
Discordante 
Discordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Discordante 
Discordante 
Discordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Concordante 
Discordante 
Discordante 
Discordante 
Discordante 
Concordante 
Discordante 



Frattura rivolta quasi al contrario. 
Dovrebbe essere quasi orizzontale. 
Rivolta quasi al contrario. 



Dovrebbe essere quasi orizzontale. 
Dovrebbe essere quasi orizzontale. 



Frattura rivolta al contrario. 

Id. rivolta quasi al contrario. 
Dovrebbe essere quasi orizzontale. 



Dovrebbe essere quasi orizzontale. 
Dovrebbe essere quasi orizzontale. 

Id. - 



Rivolta quasi al contrario. 

Id. 
Id. 
Id. 



Dovrebbe essere quasi verticale. 



• ■^ 



208 

Si noterà che la distanza del detto punto dall'epicentro è la metà del lato 
del triangolo equilatero che ha per apotema la profondità dell'ipocentro. 

Naturalmente ciò si verifica tutt'attorno all'epicentro, cioè in un circolo il cui 
diametro è il lato del triangolo equilatero suddetto, nella condizione che il ter* 
reno sia perfettamente omogeneo, ed il fuoco sismico sia tanto ristretto da potersi 
considerare come un punto, od anche se il fuoco sismico occupasse uno spazio sferico. 
Siccome queste condizioni in natura generalmente non si verificano che in modo 
approssimato, il detto circolo sarà surrogato da una curva chiusa, non regolare. 
Evidentemente questa curva è una isosismica ed è quella che passa per i luoghi 
ove la diminuzione dell'intensità del terremoto è più rapida. 

Se l'andamento delle isosismiche fosse regolare, circolare, e se le intensità del 
terremoto rappresentate dalle varie isosismiche fossero regolarmente graduate,, 
ossia se fossero tutte eguali le differenze delle intensità, passando dai luoghi che 
si trovano su di una isosismica a quelli che sono sulla seguente, sarebbe sicuro 
e facile trovare il luogo ove la variazione della intensità fu più rapida e dalla 
sua distanza x dall'epicentro ricavare la profondità dell'ipocentro, dietro la rela- 
zione stabilita, cioè: 

l) = x [/'3"= 1. 732 x\ 

ma in pratica, e specialmente nel caso iK)stro, le isosismiche hanno un andamento 
molto diverso dal circolare: il che dimostra che, almeno alla superficie della terra, 
non ha luogo la diminuzione dell'intensità in ragione del quadrato della distanza; 
ed inoltre non si può veramente credere che la Scala De Rossi-Forel sia graduata 
in modo affatto regolare, poiché è sommamenta difficile misurare l' intensità delle 
scosse di terremoto, ossia l'accelerazione che esse producono, dagli effetti che si 
osservano: e invero a noi (come ad altri) è sembrato necessario di intercalare altre 
isosismiche (9. 7-2 e 8. 72) per graduare meglio gli effetti del terremoto (l). 

Ad ogni modo per avere qualche lume, cercheremo di riparare alla irregola- 
rità delle isosismiche, prendendo il valore di x secondo diverse direzioni ; quanto 
poi a stabilire il luogo della più rapida diminuzione dell'intensità del terremoto, 
potremo ritenerlo fra le isosismiche 9. ^[-i e 9, che comprendono una stretta zona 
ove si passa dalle grandi distruzioni e gravi lesioni generali degli edifizi in Palmi, 
Oppido, Piati, Bagnara ecc., a lesioni parziali ed ai danni assai meno gravi in Scilla, 
Galanna, Santo Stefano, Gareri, Radicena ecc.: i quali effetti minori si estendono poi 
con intensità pressoché costante fino a grande distanza, in Reggio, Milazzo, Strom- 
boli, Monteleone, Soriano, ecc., fra le isosismiche 9 e 8 \/2. 



(1) Cancani dalle determinazioni fatte da Milne, Omori ed altri, aveva trovato le seguenti accelerazioni in 
millimetri al secondo per i diversi gradi della scala Mercalli-Forel : I < 2. 5, II =i 2. 5 a 5, III = 5 a 10, IV a= 10 
a 25, V = 25 a 50, VI = 50 a 100, VII = 100 a 250, Vili = 250 a 500. IX == 500 a 1000, X = 1000 a 2500. Dunque 
la progressione delle accelerazioni è affatto diversa ed enormemente più rapida di quella dei numeri che espri- 
mono i gradi della detta scala. 



209 

Le distanze da San Procopio (che rileniamo come epicentro) dal mezzo della 
zona comprèsa fra le isosismiche 9 ^/2 e 9 in quattro direzioni principali ortogo- 
nali e le risultanti profondità dell'ipocentro sono: 

Direzione SE, x = ìb km., /> = 26 km. 

•NE „ 12 , , 21 , 

SW , 12 , , 21 . 

NW , 13 „ , 22,5 , 

risulterebbe dunque la profondità dell'ipocentro fra 21 e 26 km, valore che è del 
genere di quelli trovati dai sismologi per altri terremoti e come è anche quello 
ottenuto con questo metodo dal Dutton stesso per Chai'le»ton, che è ^ = 19 km. 
Però i predetti valori di p sono di troppo inferiori a quelli trovati coi metodi di 
Seebach e di Schmidt, ed inoltre si potrebbe far osservare che anche all'isosi- 
smica 8 vi è una rapida diminuzione dell'intensità, poiché su di essa si passa dai 
luoghi molto danneggiati a quelli ove non vi fu alcun danno rilevante ai fabbri- 
cati. Su questa isosismica 8 abbiamo nelle diverse direzioni valori di x molto 
differenti, il che diminuisce anche qui la probabilità di avere un valore di p abba- 
stanza approssimato; ad ogni modo ecco i risultati: 

Direzione SE: .r = 27 km., p = 4:1 km. 
NE, , 56 , , 97 , 

SW , 42 , , 73 , 

NW , 93 , , 161 „ 

dei quali valori di p^ l'ultimo specialmente si avvicina a quelli trovati prima col 
metodo di Seebach. Ma è evidente, almeno nel caso nostro, la grande incertezza di 
questo metodo, fondato sulla più rapida variazione dell'intensità. 

Cerchiamo ora di determinare direttamente la profondità dell'ipocentro col solo 
dato della diminuzione della intensità del terremoto proporzionalmente al quadrato 
della distanza dall'ipocentro, e supponendo che i gradi della scala De Rossi-Forel 
siano veramente proporzionali alla intensità del terremoto, talché possano rappre- 
sentare le y, e ritenendo che l'intensità del terremoto all'epicentro sia rappresen- 
tata da 10, crime è il caso nostro, sarà 

10 p' ^ d' 



y p 




V d 

p = ' ' ^ 



iO-y 



Se si applica questa formula ai diversi luoghi ove fu osservato il terremoto e fu 
stimg+o il valore di y, si hanno dei valori di p molto discordanti, come era da 
h 



210 

aspettarsi, per Tirregolare diminuzione della intensità colla distanza, che è dimo- 
strata evidentemente dall'andamento irregolare delle isosismiche. 

Anche prendendo i valori di y e di rf sulle isosismiche stesse (che regolariz- 
zano alquanto la intensità) e passando dall'una all'altra isosisraica, si hanno va- 
lori di p molto diversi; e ciò pure prendendo le medie delle quattro distanze delle 
isosismiche dall'epicentro in direzioni normali. 

Solo procedendo nella direzione ESE dall'epicentro, direzione nella quale le di- 
verse isosismiche sono serrate l'una presso l'altra ed hanno un andamento rego- 
lare ed uniforme, si ottengono valori di jo concordanti; si ha infatti: 

per le isosismiche 9,5 9,0 8,0 8,0 

le profondità dell'ipocentro 52 54 50 52 

la media è 52 km. 

Con questo metodo e nell'unica direzioqe ESE, siamo dunque condotti (con 
notevole accordo per le diverse isosismiche) ad una profondità dell'ipocentro intorno 
alla cinquantina di chilometri, valore intermedio agli altri due trovati col metodo 
di Dutton, e con quello dell'iperbole. 

lEsprimiamo ora l'intensità y osservata, anziché colla scala Rossi-Forel, colla 
scala delle corrispondenti accelerazioni di Cancani, adottando i limiti inferiori, 
perchè per la cattiva costruzione delle case, che prevalentemente si ha in Calabria, 
i danni certamente sono prodotti con minori accelerazioni; colla precedente formola 
si ottengono corrispondentemente i seguenti valori di p: 

km. 21, 18, 16, 15; 

cioè valori minori e più discordanti, che però si avvicinano a quelli trovati col 

metodo di Dutton. 

Facciamo ancora uh tentativo, provandoci di trovare a posteriori quale pro- 
fondità sia da preferire fra la media dei primi valori trovati col metodo di Dutton 
24 km., la media dei valori trovati colla formola diretta 52 km., ed il valore tro- 
vato colle iperbole 159 km. Perciò vediamo come dovrebbero variare le intensità 
secondo le ipotesi delle tre profondità suddette (ammettendo la diminuzione del- 
l'intensità secondo il quadrato della distanza), e confrontiamole con quelle osser- 
vate nelle quattro località San Procopio, Palmi, Gioia T., Pizzo, ove dalla distru- 
zione si va quasi al nulla, come effetto del terremoto sugli edifizi: traduciamo 
anche le intensità nelle accelerazioni date da Càncani come limite inferiore pei 
vari gradi della scala Rossi-Forel, ed ove al grado 10 corrisponde l'accelerazione 
1000 mm. = 10 dm.: abbiamo i seguenti dati e risultati. 






211 





Difetania 

dallo 
epicentro 


Intensità 
oMeryata 


Accelera- 
slonl 


Intensità calcolata 


Intensità caleoIaU 


Intensità ealeoiau 


LUOGO 


p = Si km 


RidotU 

a 
decimi 


p =;: 52 km 


RidotU 

a 
decimi 


p = 159 km 


RidotU 

a 
decimi 


S. Procopio . . 
Palmi .... 
Gioia Tauro. . 
Pizzo 




7 

16 

56 


10. 
9.5 
8.5 
8.0 


dm 
10.0 

7.5 

.3.8 


I 

4- 24^ 

I 


10.0 
9.0 
7.0 
1.6 


I 


10.0 

9.8 

> 

9.2 
4.6 


I 


10 

10.0 

9.9 

9.9 


+ 52* 
I 


4- 159* 
I 


7» + 24» 
I 


7* 4- 52* 
I 


7* 4- 159* 
I 


16* -f 24* 
I 


16* + 52* 
I 


16* 4- 159* 
I 


56^ 4- 24* 


56* 4- 52* 


56* 4- 159* 



Confrontando le intensità calcolate colle osservate si vede che il primo valore 
^ = 24 Km. dà una diminuzione dell'intensità troppo rapida nelle prime stazioni, 
rapidissima nell'ultima; il secondo valore ^ == 52 Km. dà una diminuzione len- 
tissima nelle prime stazioni, troppo rapida nell'ultima ; il terzo valore^ =159 Km. 
dà una diminuzione dell'intensità pressoché nulla nelle prime stazioni, troppo 
piccola nelle altre. Confrontando le intensità calcolate alle accelerazioni corrispon- 
denti alle intensità osservate, si vede che tutti tre i valori di p danno una dimi- 
nuzione troppo lenta, eccetto p = 24 che la dà troppo rapida, ma solo per la 
stazione più lontana. 

In conclusione nessuna delle tre profondità provate soddisfa completamente 
alla osservata diminuzione dell'intensità colla distanza. 

È dunque chiaro che la legge della diminuzione dell'intensità del terremoto 
secondo il quadrato della distanza non può avere e non ha che una troppo 
grossolana approssimazione in causa dell'eterogenità del mezzo, cioè delle roccie, 
attraverso le quali ha luogo la propagazione, ed anche per Testensione e forma 
che può avere il focolare sismico; e perchè certamente la propagazione delle scosse 
non ha luogo in linea retta. Ed è altresì evidente che è bene difficile che la scala 
De Rossi-Forel e quella delle accelerazioni di Cancani, dietro gli effetti distruttivi 
prodotti sugli edifizii, rappresentino veramente la scala delle intensità dello scuoti- 
mento. Si noterà poi che nelle precedenti discussioni ci siamo sempre limitati al 
grado 8 della scala De Rossi-Forel, perchè per gli inferiori il criterio per valutare 
la intensità della scossa è diverso, cioè fondato sopra effetti di genere differente 
da quelli sui fabbricati: e quindi anche più difficilmente al disotto del detto grado 8 
si può avere continuità e regolarità di misura delle intensità del terremoto. 

Recapitolando, abbiamo visto che dallo studio delle fratture non si può otte- 
nere la profondità dell'epicentro ; che il metodo di ricerca della detta profondità, 
fondato sui tempi di propagazione rettilinea della scossa, cioè il metodo dell'iper- 



212 

bole dà 159 km. ; che il metodo di Dutton e gli altri fondati sulla supposizione 
della diminuzione di intensità della scossa secondo il quadrato della distanza, 
danno valori delle profondità minori, fino ad una ventina di km. Siccome poi 
l'irregolarità delle isosismiche dimostra non esatta la diminuzione dell'intensità 
secondo il quadrato della distanza, ed inoltre siccome devesi ritenere che il foco- 
lare sismico non sia un punto, e neppure sia di forma . sferica ; siccóme inoltre è 
molto difficile esprimere esattamente le vere intensità (od accelerazioni) spettanti 
alla scossa ; siccome vi è ragione di dubitare della propagazione rettilinea del 
moto sismico nell'interno della Terra, i valori minori della profondità dell'epicentro 
dedotti dalle predette supposizioni, che non sono esatte, meritano poca fiducia, 
ed è probabile sieno più vicini al vero i valori maggiori di 100 km. derivanti dallo 
studio dei tempi di propagazione dell'urto sismico, trovati nel § IX. 

Però si può anche pensare, (non senza fondamento) che la discordanza dei 
risultati ottenuti con metodi diversi ed in luoghi diversi indichi che il focolare 
sismico è esteso, anche in profondità, e che i differenti valori di p ottenuti si 
riferiscano a punti diversi del focolare medesimo. 

Quanto alla forma e natura del focolare sismico di questo terremoto è arduo 
ricavare qualche lume dalle osservazioni. L'andamento delle linee isosismiche che 
si allargano in grandi archi, aventi per corda la parte orientale della Sicilia (par- 
tendo dall'Etna) la costa occidentale della Calabria, la Valle del Mesima fino 
all'istmo di Catanzaro, potrebbe indicare un movimento della grande e classica 
frattura, che secondo l'opinione prevalente dei geologi, separò la Sicilia dalla Ca- 
labria; ma abbiamo anche da considerare la estensione delle isosismiche di mag- 
giore intensità, in forma di elissi col diametro maggiore diretto a Stromboli, e 
l'espandersi ancora più notevole delle isosismiche successive verso le altre ìsole 
Eolie, le quali espansioni potrebbero indicare o il movimento di una frattura 
diretta dal centro del terremoto a Stromboli, oppure il risveglio simultaneo di un 
focolare sismico nelle Eolie (1). Ad ogni modo la porzione della frattura che ebbe 
maggior movimento dev'essere sempre sotto, o quasi sotto al circondario di Palmi, 
e poco lungi dalla riva del Mare Tirreno. I dati del tempo della scossa in Calabria 
non possono essere, ed evidentemente non sono abbastanza esatti (per le ragioni 
dette nella Introduzione) in modo da far riconoscere se, e quali luoghi furono 
scossi simultaneamente, da cui si avrebbe un dato prezioso per stabilire la forma 
dell'ipocentro; solo a partire da Ischia verso Nord, e da Catania verso Sud, si 
hanno tempi esatti su cui poter contare. 

In conclusione, fondandoci su questo e sulla forma delle isosismiche, e colla 
riserva però, che molto probabilmente la maggior parte delle anomalie del loro 
andamento sono semplicemente dovute alle differenze orografiche e geognostiche 



ri) Anche nel terremoto del 1905 il prof. Rizzo ha trovato una espansione delle ìsosismiche secondo la dire- 
zione Epicentro- Stromboli e l'opposta (Contributo allo studio del terremoto della Calabria del giorno 8 settembre 
1905 — Atti deUa R. Acc. Pel., voi XXII, fase. I). 



• 218 

dei luoghi scossi, si può ritenere che il terremoto fu prodotto dal risveglio dello 
antico focolare sismico della Calabria Ulteriore I*, situato a parecchie decine di 
chilometri sotto di essa, probabilmente al limite della scorza solida terrestre, ed 
airincirca verticalmente sotto la riva del mare (come si verifica in molti terre- 
moti); che molto probabilmente questo focolare ha forma allungata, all'incirca 
parallela alla costa occidentale di Calabria ed allo stretto di Messina; e che forse 
insieme a questo focolare alquanto si agitarono, anche per semplice ripercussione, 
quelli delle Eolie, quello di Mineo, quello dell'Etna. 

§ 18. — Moto vorticoso. 

In questo terremoto, come in tutti i terremoti di grande intensità, alcune per- 
sone hanno avvertito, oltre al movimento sussultorio, verticale, ed all'ondulatorio, 
orizzontale, in una od anche m due direzioni successivamente distinte, altresì un 
movimento diverso, e se non propriamente rotatorio, come spinte in direzioni 
varie, succedentesi rapidamente e disordinatamente; per modo che a taluni produceva 
vertigine e nausea; evidentemente contribuendo lo spavento a rendere confusa la 
percezione del vero movimento ed a produrre effetti penosi nell'organismo. Inoltre 
nei grandi terremoti, ed in questo pure, si sono osservate delle rotazioni di og- 
getti (pietre od altri solidi) sul loro posto, le quali sarebbero spiegate nel modo 
più diretto, se non più vero, colla rotazione del suolo durante il terremoto. 

Ma è evidente che tale spiegazione condurrebbe ad ammettere l'esistenza di 
un vortice, sotto ciascun oggetto che ha rotato, in tutta l'estensione dell'area scossa 
dal terremoto; ed inoltre questi vortici dovrebbero anche girare in sensi diversi; 
ed a qualche distanza dal centro di questi vortici si dovrebbe avere tale sposta- 
mento del suolo, da essere inconciliabile coll'osservazione, ed affatto impossibile. 
. Così la piccola rotazione di un grado, che molto probabilmente riuscirebbe inav- 
vertita ai sensi, alla distanza di metri 100 dal centro importerebbe uno sposta- 
mento del suolo di quasi metri 2. Che dire poi delle rotazioni di molti gradi che 
ad alcuni è parso di percepire? 

Però, tanto la rotazione degli oggetti, come l'impressione di moto vorticoso 
avuta dall'uomo, che sono fatti d'osservazione, si possono spiegare con un movimento 
ondulatorio del suolo in varie direzioni, succedentesi rapidamente, il che non ha 
dell'inverosimile, anzi si accorda in qualche modo coU'impressione, ed è attestato 
dalle registrazioni dei sismometrografi. E fondandosi su ciò, i sismologhi hanno da 
tempo proposte diverse spiegazioni del terremoto così detto vorticoso^ e degli effetti 
che gli si attribuiscono. 

Mallet da prima propose l'ipotesi che la rotazione di un oggetto rispetto un 
altro cui è sovrapposto, fissato il secondo invariabilmente nel suolo, dipenda dal- 
l'essere la direzione della scossa in un piano verticale diverso da quello che 
contiene il centro di gravità od il centro di resistenza od attrito allo spostamento 



214 

orizzontale di un oggetto rispetto l'altro. Si immagini un perno verticale, eccentrico, 
che congiunga i due pezzi come spesso si trova nei monumenti : si comprende che 
se la direzione della scossa è diversa da quella della congiungente il centro di gra- 
vità col detto perno, dovrà nascere una rotazione, e si comprende pure che si potrà 
avere lo stesso, efifetto, immaginando surrogato il perno da un luogo di maggiore 
adesione per cemento o per maggiore pressione prodotta da un rialzo della super- 
ficie o da un corpo interposto in quel punto fra i due oggetti sovrapposti. Questa 
ipotesi così semplice può spiegare facilmente lo spostamento angolare dei pezzi 
tenuti da assi o chiavarde, come pure delle lapidi, e simili oggetti, che hanno 
estesa base di contatto nella quale facilmente Tadesione e l'attrito possono non 
essere eguali in ogni parte: ma non può spiegare le grandi rotazioni con piccolo 
o nessuno .spostamento laterale, e non spiega affatto l'impressione di moto vorti- 
coso provata dall'uomo. 

Mallet stesso dopo avanzò un'altra teoria, secondo la quale la rotazione Sja- 
rebbe prodotta dall'essere l'oggetto per una prima scossa inclinato su di un an- 
golo o spigolo, poi da una seconda scossa in direzione dive'fsa verrebbe rotato, girato, 
intorno al detto angolo o spigolo; il meccanismo di questa spiegazione corrispon- 
derebbe al modo con cui in pratica i manovali producono la rotazione e lo spo- 
stamento di pesanti blocchi di pietra: cioè prima inclinandoli con una spinta in 
modo da farli gravare su di un angolo o spigolo, poi con altra spinta obliqua 
rispetto alla prima, facendoli rotare su quell'angolo come perno. 

Gray ritiene giustamente che basterebbe una sola spinta in direzione diversa 
da quella della congiungente il centro di gravità con un angolo per produrre la 
rotazione intorno questo. / 

Certamente le due ultime teorie si possono applicare ad oggetti di una certa 
altezza, nei quali il terremoto può produrre oscillazione; ma entrambe esigono che la 
rotazione abbia luogo intorno ad uno spigolo od angolo, ossia intorno, un punto del 
contorno della base, mentre l'osservazione e le misure prese (anche da noi) dimo- 
strano che la rotazione può aver luogo intorno qualunque punto della base, anche 
interno. La ipotesi del Gray poi non spiegherebbe la sensazione del moto vorticoso. 

Davison (1) considerando che il focolare da cui proviene il terremoto non è un 
punto, ma ha una certa estensione, ne deriva che le scosse provenienti da diverse 
parti del focolare, arrivano alla superficie del suolo in tempi diversi e con. dire- 
zioni differenti, e quindi possono dare l'impressione del terremoto vorticoso e pro- 
durre la rotazione degli oggetti nei modi detti prima. 

Oldham (1), considerando che dietro l'osservazione di tante generazioni, deve esi- 
stere un altro tipo di movimento del suolo diverso dall'oscillatorio e dal sussultorio, 



(1) Memoirs of Qeological Survey of India, voi. XXIX. Report on the Great Earthquake of 12** june 1897, 
by R. D. Oldham, A.B.S.M. F.G,S.; Suprainlendant Geological Survey of India, pag. 226. 



215 

e corrispondente in qualche modo a quello chiamato vorticoso: e non potendosi 
ammettere.il movimento vorticoso o rotatorio del terreno in massa per le ragioni 
dette sopra, dimostra potersi spiegare la rotazione di oggetti elevati (che possono 
dondolare, come le colonne o pilastri isolati) sia con un movimento circolare delle 
particelle vibranti, sia con un movimento di va e vieni^ orizzontale, in direzione 
continuamente variante, accordandosi così con la teoria del Davison. 

In conclusione il terremoto vorticoso si spiega con una serie di spinte che si 
succedono rapidamente e con direzione variabile; infatti questa è la teoria a cui 
convergono le precedenti, spogliandole di ciò che è inammissibile; e Tosservazione 
per mezzo dei moderni strumenti sismici dimostra appunto la detta variazione 
della direzione delle scosse durante un medesimo terremoto; e nel capitolo che 
tratta delle registrazioni sismiche si è visto'* che ciò si è verificato anche nel terre- 
moto in discorso. Però la rotazione di oggetti, ossia lo spostamento angolare, e 
specialmente per angoli piccoli, può anche spiegarsi (e più semplicemente) colla 
prima teoria del Mail et e con quella di Gray che non esigono che una sola dire- 
zione deiroscillazione del suolo. 

Nel terremoto del 16 novembre 1894 ed anche nella scossa maggiore delle 
ore 18, da pochissime persone fu avvertito moto vorticoso, ed altresì in modo 
poco notevole e distinto. Fu segnalato da alcuni a Delianova, Reggio-Calabria, 
Seminara, Sinopoli, Tresilico; in nessun luogo fu avvertito generalmente; invece 
in molti luoghi si è notato il cambiamento di direzione delle scosse, oltre che 
(come si disse) è stato indicato dagli strumenti sismici. Invece si hanno parecchi 
casi di rotazione di oggetti intorno un asse verticale in senso or positivo (p) or 
negativo (n), vale a dire secondo o contro il moto del sole o degli indici di un 
orologio; cioè a Bagnara (n), latrinoli («), Messina {py w). Palmi (n). Santa Cri- 
stina (w), Santa Eufemia (n), Scilla (n), Sinopoli (p), Seminara {p), Villa San Gio- 
vanni (?). Si ha una prevalenza delle rotazioni negative; ma non sono le sole, 
anzi nel cimitero di Messina si ebbero entrambe le rotazioni. 

Le principali rotazioni da noi osservate sono le seguenti: 
« '» 

Monumento di Vittorio Emanuele nella villa di Palmi, di cui si è già parlato 
nel capitolo che riguarda la descrizione degli effetti del terremoto: il piedistallo ha 
rotato di un angolo di circa 5^ in senso negativo sullo zoccolo, eccentricamente ed at- 
torno ad un angolo della sua base, come vedesi nella figura a, pag. 30, ove C e C 
sono le posizioni del centro del quadrato base del piedistallo prima e dopo del 
terremoto, ed ove M è l'angolo presso cui ha avuto luogo la rotazione. Eviden- 
temente qui la rotazione è stata prodotta dall'avere una prima scossa nella 
direzione circa della diagonale, da NW a SE fatto inclinare il piedistallo, e pun- 
tare sull'angolo M, poi una seconda spinta in direzione diversa, all'incirca perpen- 
dicolare, ossia presso a poco da NE a SW, ha prodotto la rotazione: siamo dunque 
in un caso deciso delPapplicazione della 2* teoria di Mallet. 



216 

Inoltre poi in questo monumento il busto colla sua base quadrata ha rotato 
sul dado che lo sostiene (Fig. 6, pag. 31), pure in senso negativo, eccentricamente, 
intorno ad un punto interno, posto fra il centro e l'angolo a NE: qui l'applica- 
zione della 2* teoria è meno netta, probabilmente per il ripetersi delle scosse che 
hanno alterato i primi efifetti prodotti su questa parte più mobile del monumento, 
determinando forse qualche scorrimento. 

Obelisco delle Basiliane in Seminara (Fig. e, pag. 45) : ha rotato in senso posi- 
tivo di circa 30° intorno un asse verticale, poco lontano dal centro della base. 
Nell'interno essendovi un perno di ferro, non si avrebbe dovuto avere spostamento 
da C a C\ come invece si è trovato: ciò significa, o che il perno è molto più sottile 
del foro del monolito in cui entra, o che il detto perno è posto eccentricamente. In 
questo caso è evidente che per la presenza del perno l'obelisco non può aver 
rotato che per il dondolamento in posto secondo piani diversi, il che come di- 
mostra rOldham (1) dà luogo ad una rotazione intomo un asse verticale: e ciò 
è altresì facile verificare coU'esperienza. Anche la base che sta sotto Pobelisco 
ha girato nello stesso senso, quantunque per la poca altezza non potesse dondo- 
lare: ma la sua rotazione si può spiegare considerando che la detta base deve 
essere stata trascinata nella rotazione del pezzo superiore: infatti ha girato hello 
stesso senso, ma di un angolo piccolissimo. 

Quattro pilastrini in muratura di mattoni non ancora ben consolidati, \n un 
terrazzo sulla casa del Sindaco di Sinopoli: sono stati rotti orizzontalmente a 
circa Y4 dell'altezza, ed i ^^ superiori hanno girato tutti nello stesso senso po- 
sitivo di un angolo fra i 10"" e 15*. 

La rotazione dei quattro pilastri nello stesso senso, che solo con minima 
probabilità potrebbe esser casuale, dimostra che la rotazione non dipendeva dal 
modo di adesione della parte superiore colla inferiore; quindi resta esclusa la 1* 
teoria del Mallet, e per la lunghezza delle parti superiori che hanno rotato, devesi 
ritenere che la rotazione sia stata prodotta da diverse oscillazioni o dondolamenti 
in piani diversi, secondo la teoria sopra esposta. 

. Nel cimitero monumentale di Messina : si sono notate due rotazioni di lapidi 
entrambe in senso negativo, le quali, come si disse, si potrebbero spiegare anche 
con una sola scossa in direzione non coincidente con la direzione della congiungente 
il centro di gravità col punto di maggior adesione. Nello stesso cimitero si sono 
osservate due croci che hanno fatto notevoli rotazioni in senso contrario. È chiaro 
che per simili oggetti che sono incastrati entro una base od infilati in un perno, 
deve considerarsi l'azione del contatto ed attrito della superficie cilindrica convessa 
colla corrispondente concava, il quale attrito avendo luogo in punti diversi al 
variare della direzione della spinta, tende a far rotare l'oggetto intorno un asse 



(1) Loco citato. 



217 

verticale, ed in sensi contrarii secondochè Poggetto ha il suo piede incastrato 
nella base, o l'oggetto stesso è infilato in un perno nella base, e precisamente in 
senso opposto nel primo caso, nello stesso senso nel secondo, rispetto alla rotazione 
della base, od al senso in cui si succedono le diverse direzioni del movimento 
del suolo, come si può verificare colla esperienza. Ciò forse spiega il senso con- 
trario della rotazione delle due dette croci del cimitero di Messina, quantunque 
non si sia potuta constatare la detta differenza nel modo di essere unite al pezzo 
che le sostiene, per essere le croci inaccessibili senza mezzi speciali, in causa 
dell'altezza a cui si trovano. 

Non crediamo sia necessario continuare nello studio degli altri casi di rotazione, 
meno importanti e meno significanti, per dimostrare che in questo terremoto la 
sensazione del moto vorticoso e le rotazioni di oggetti sono spiegate dalle varie 
direzioni, rapidamente succedentisi, in cui ebbe luogo il movimento oscillatorio 
del suolo. 

§ 19. - Fenomeni PRECURSORI e concomitanti. 

Condizioni meteorologiche nell'epoca del terremoto^ stato dei vulcani e delle sorgenti 

minerali, terremoti precursori, rombo, agitazione degli animali. 

Il giorno 16 novembre 1894 non presentava alcun che di veramente singolare 
nelle condizioni meteorologiche. 

La temperatura in Calabria e Sicilia alla mattina del 16 novembre era uniforme 
intorno a 17° e di poco superiore alla media: durante il giorno le variazioni ter- 
miche furono un po' più ristrette deiroi'dinario, ma in complesso con andamento 
piuttosto normale. 

La pressione al mattino del 16 novembre in Calabria e Sicilia era uniforme, fra 
mm. 763 e 765, crescente in tutto il giorno di mm. 4. 

L'umidità era alquanto maggiore della normale; inoltre la giornata fu nebbiosa, 
piovosa, ventosa, còsa per nulla straordinaria nell'autunno. La stagione in Calabria 
e Sicilia era generalmente più calda ed asciutta dell'ordinario, quantunque però le 
piogge non sieno mancate completamente. 

Non abbiamo credulo necessario di tener conto qui di ciò che in forme più o 
meno fantatistiche e discordanti ci è stato detto in vari luoghi sull'aspetto strano 
del cielo o delle nubi, sopra singolari scariche elettriche, sul preteso tempo od aria 
da terremoti (espressione di cui si fa uso ed abuso in Calabria dall'epoca della 
grande catastrofe del 1783 in poi), perchè secondo la nostra opinione tali racconti 
ed osservazioni, per lo più a posteriori, dipendono generalmente da prevenzione e 
pregiudizii, o da eccitamento ed alterazione della immaginazione, causata dal peri- 
colo corso, per cui a quelle genti è rimasta una vaga impressione di cose che 
realmente non furono esattamente constatate nei momenti terribili del terremoto: 

i28 



218 

bisogna però convenire che la temperatura piuttosto elevata, la siccità precedente 
ed il turbamento atmosferico in quel giorno fatale, debbono aver contribuito a 
suscitare le suddette idee. 

Come si disse già, non vi furono veramente singolari manifestazioni dell'attività 
endogena terrestre nelle regioni circostanti alla sede del terremoto; infatti ecco il ri- 
sultato delle nostre indagini. 

Vesuvio. — Secondo ci scrisse cortesemente il prof. Mercalli, presentò una sensi- 
bile recrudescenza il 28-29 ottobre 1894, emettendo un piccolo rigagnolo di lava 
neirinterno del cratere; durante il mese di novembre anche le esplosioni furono in 
.generale (eccetto pochi giorni) alquanto più sensibili e più frequenti che nei mesi 
precedenti. Ma questo vulcano fin dal 1891 si trovava in un periodo di singoiare 
attività eruttiva, e prima e dopo del 1894 vi si formavano di frequente delle nuove 
fenditure del cratere superiore, da cui sgorgavano nuove lave; perciò il predetto 
risveglio, alquanto precedente il terremoto, non può avere che ben poco signi- 
ficato. 

Etna. — Lo stato di questo vulcano nel novembre 1894 fu il seguente, secondo 
la cronaca giornaliera tenuta nell'Osservatorio di Catania, dall'assistente per la Geo- 
dinamica, signor ing. S. Arcidiacono. 

1. Mediocre pennacchio di fumo bianco al cratere centrale nel mattino ; nel pomerìggio e a 

sera era diventato abbastanza denso. 

2. Etna calmo, cioè senza fumo. 

3. Id. id., id. 

4. Id. id., id. 

5. Id. id., id. 

6. Deboli emanazioni di vapori bianchi dal cratere centrale. 

7. Al mattino deboli emanazioni di vapori bianchi al cratere centrale, i quali gradatamente 

aumentarono ; alle ore 9 erano cosi forti da costituire un piccolo pennacchio di fumo, 
il quale alla sua volta aumentò di grandezza fino a trasforhiarsi in una colonna di 
mediocri proporzioni alle ore 10. 45. 

8. Al mattino, fino le ore 9, piccolo pennacchio di fumo al cratere centrale ; dalle ore 9 in 

poi Etna coperto da nubi. 

9. Etna coperto per quasi tutta la giornata; verso le ore 16 scoperto per poco con denso 

pennacchio di fumo bianco al cratere centrale piegato ad est. 

10. Etna coperto da nubi. 

11. Al mattino, sino alle ore 9, Etna con denso pennacchio di fumo bianco al cratere centrale, 

piegato a SW; dalle ore 9 in poi coperto di nubi. 

12. Deboli emanazioni di vapori bianchi al cratere centrale ; fortissime ai crateri del 1892, 

specialmente dal settentrionale. 

13. Forti emanazioni di vapori bianchi al cratere centrale. 

14. Densissimo pennacchio di fumo bianco al cratere centrale piegato a NE; fortissime ^na- 

nazioni di vapori dal cratere settentrionale delleruzione del 1892. 

15. Etna coperto da nubi. 

16. Ore 7: fumo bianco denso in lunga striscia bassa diretta ad est. Etna coperto da nubi pel 

resto della giornata. 



219 

17. Etna coperto da nubi. 

18. Etna ad intervalli colla cima scoperta e quasi calma. 

19. Etna al mattino per poco scoperto, e quasi calmo. 

20. Etna coperto da nubi. 

21. Etna al mattino (ore 8) scoperto per poco, col cratere centrale calmo. 

22. Al mattino (ore 8) forti emanazioni di vapori bianchi al cratere centrale ; verso le ore 9 

coperto da nubi e cosi pel resto della giornata. 

23. Al mattino Etna scoperto e calmo. Fortissime emanazioni di vapori dal cratere setten- 

trionale dell'eruzione del 1892, che scomparvero verso le ore 9. Indi Etna coperta da 
nubi pel resto della giornata. 

24. Mediocre pennacchio di fumo un po' grigio al cratere centrale, che aumentò conside- 

revolmente verso mezzogiorno. Nel pomeriggio Etna coperto. Anche il cratere set- 
tentrionale dell'eruzione del 1892, nel mattino emetteva considerevoli masse di vapori. 

25. Al mattino (ore 8) pennacchio di fumo bianco al cratere centrale. Alle ore 8. 30 l'Etna 

cominciò a coprirsi di nubi. 

26. Denso pennacchio di fumo bianco per tutta la giornata. 

27. Al mattino mediocre pennacchio di fumo bianco che si assottigliò considerevolmente 

verso. le ore 10. A quest'ora l'Etna si ricopri di nubi. 

28. Debolissime emanazioni di vapori bianchi al cratere centrale. 

29. Deboli emanazioni di vapori bianchi al cratere centrale, che aumentarono un po' nel 

pomeriggio. 

30. Al mattino (ore 8) discreta quantità di fumo cenerognolo al cratere centrale, che au- 

mentò poco a poco, fino a costituire un mediocre pennacchio. Alle 10. 30 PEtna era 
già coperta da nubi. 



li vede che nei giorni 9-11, 14, 16, 24, 26, 30 vi fu una certa attività; ma non 
bisogna dimenticare che l'eruzione del 1892 era cessata da men di due anni, ed il 
vulcano da allora non era ancora tornato completamente alla calma. 

Stromboli. — Secondo il rapporto del signor Renda, incaricato delle osservazioni 
geodinamiche in quell'isola, da 15 a 20 giorni prima del terremoto quel vulcano 
era nella massima tranquillità, che continuò anche dopo, emanando pochissimo 
fooco. Però secondo quanto ci riferì cortesemente il Sotto-Prefetto di Palmi, 
cav. Abetti, a mezzodì del giorno 16 novembre si sarebbe visto da Palmi sullo 
Stromboli un triplice ed insolito pennacchio di fumo. 

Vulcano. — Non ha avuto alcun risveglio all'epoca del terremoto: le fumarole 
acide e dense del fondo del cratere dell'eruzione del 1888-90 sono in diminuzione, 
quelle dd Pianò delle Fumarole^ sotto l'orlo, sono rimaste nello stato abituale. La 
sorgente termale e gli aitici fenomeni endogeni dell'isola non ebbero alcun cambia- 
mento. 

Lipari. — La sorgente termale di San Calogero e la fumarola dell'isola non 
hanno fatta alcuna variazione. 

Panaria. — Le sorgenti termali non hanno avuto sensibile cambiamento: si dice 
però che dc^ il terremoto i bagni in esse siano meno efficaci (?). 

Maccalube di Paterno. — Sono rimaste nello stato abituale, e così si dica delle 
sorgenti d'acque acidule. 



. ■ ■>• 



220 

Le sorgenti termali di Castrorealej AD, Acireale, Termini, Sciacca e le emana- 
zioni di vapori del vicino monte Coronio non hanno presentato alcun che di notevole 
all'epoca del terremoto. 

Non vi è stato dunque in precedenza alcun fenomeno straordinario nella regione 
del terremoto e nelle vicinanze : pure ò un fatto che nei due mesi prima del grande 
terremoto 'nella Calabria Ultra, e specialmente a Seminara, Palmi, Radicena, si cre- 
deva che si avverassero dei prodigi: le statue della Madonna aprivano e chiude- 
vano gli occhi, impallidivano, sudavano, a vista se non di tutti, di molti cre- 
denti: le lampade ardevano innanzi alle immagini sacre, senza consumare olio; 
le popolazioni in grande concitazione offrivano ricchi doni, chiedevano proces- 
sioni e funzioni religiose ad ogni momento: le quali erano seguite con gran 
fervore, mentre da tutti si pronosticava un prossimo cataclisma. Ed il Vescovo di 
Mileto dovette recarsi in persona a Palmi per calmare quelle genti e vi rimase 
fino al mattino del 16 novembre; ed alla sera, all'ora del terremoto, egli era in 
Radicena per lo stesso scopo. Non volendo ammettere cose sopranaturali, bisogna 
concedere che qualche cosa nella terra o nell'aria producesse una così grande e 
generale suggestione. 

È fuori di dubbio che vi avranno contribuito le piccole frequenti scosse, che 
certamente in numero maggiore saranno state percepite dalle persone dotate di 
singolare sensibilità, che potrebbe anche essere ereditaria in quelle popolazioni le 
quali per tradizione sono abituate a temere ed a stare in guardia contro il frequente 
flagello del terremoto. 

È noto che lo spavento per il terremoto produce alterazioni persistenti del si- 
stema nervoso: chi scrive ricorda ancora gli occhi stralunati di parecchi abitanti, 
e specialmente delle donne in Ischia, anche 4 anni dopo la rovina dell'isola ; ricorda 
pure che dopo il forte terremoto del 1893 parecchie donne di San Piero in Patti 
erano litenute come spiritate, in causa della grave scossa che aveva ricevuto il loro 
sistema nervoso per lo spaventò. Si comprende quindi che i figli nati da donne 
nelle suddette condizioni possano avere ereditata una specie di sensibilità morbosa 
per i minimi movimenti del suolo, che li fa paventare il pericolo di cui altri non 
hanno sentore. 

Ed invero, come in generale avviene per i grandi terremoti, anche questo fu 
preceduto da scosse leggere, premonitrici. Però nei giorni precedenti il terremoto 
le scosse ebbero luogo in regioni lontane dall'area epicentrale, furono leggere e 
non ben precisate dagli osservatori, talché può restare qualche dubbio sulla loro 
connessione col terremoto del 16 novembre 1894. 

Secondo notizie raccolte dal prof. Mercalli, vi fu una scossa debole a Zungri 
(Mileto) il r novembre, ed a Pizzoni si ebbero due scosse nei dieci giorni prece- 
denti il 16 novembre. Secondo il Pignattaro a Soriano si ebbero scosse lievi. Il 
microsismoscopio Guzzanti in Mineo indicò otto piccole scossette nel giorno 10 ad 



221 

ore 18.59, 19.1, 20.20, 20.46, 20.59, 22.7, 22.29, 22.56; nel giorno 11 ne 
segnò quattordici ad ore 6. 30, 6.44, 10.44, 10,48, 11.38, 11.54, 12.10, 12.43, 
13.3, 15.30, 15.55, 6.25, 17.20, 18.47. I tromometri di quell'Osservatorio 
diedero aumento del moto microsismico nei giorni 10, 11, 12, 15; altrettanto si 
ebbe a Catania nei giorni 10, 11, 12, 14, 15. 

m 

Circa alle ore 6 \/4 del 16 novembre fu sentita nell'area epicentrale una scossa 
di mediocre intensità, avvertita dalle persone fino a Monteleone e Messina, segna- 
lata anche dai delicati strumenti avvisatori di Mineo: questa scossa produsse spa- 
vento in alcuni luoghi, ma nessun danno. 

Dalle ore 6 ^/4 sino alle ore 6. 56 sono segnalate in Calabria e Sicilia diverse 
scosse piuttosto leggere, che forse potrebbero, almen in parte, riferisi a quella 
delle 6 ^/4 per inesattezza nel rilevare il tempo : però quella alle ore 6. 56 è 
sicura, e fu avvertita con panico in Riposto. Pare che queste scosse non sieno state 
sentite presso l'epicentro, e che quindi ivi non avessero il massimo di intensità. 

Verso mezzodì vi è stata un'altra scossa, ancor più leggera, che fu avvertita 
da alcuni abitanti dell'area epicentrale, e da pochi in Monteleone (prof. Pignattaro). 

Sono poi pervenute all'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica le se- 
guenti notizie di scosse avvenute nella sera del 16 novembre, prima del grande 
terremoto. 

Ore 1 7 circa a Filicuri (Eolie) forte scossa sussultoria ed ondulatoria che pro- 
dusse tremolio n^i fabbricati {Uff. Post). 

Ore 17. 15 a San Martino in Pensilis (Larino-Campobasso) ; brevissima scossa 
avvertita da qualche rara persona {A. Pollice). - 

Ore 17.45 a Calanna (Reggio C): leggera scossa non avvertita da tutti {Sin- 
daco). Questa scossetta sarebbe stata avvertita anche a Palmi e Bagnara, secondo 
il prof. Faggiotto. 

Ore 17.45 a Aidone (Piazza Armerina): scossa di un minuto secondo, intesa 
da pochissime persone in quiete {Segretario comunale). 

Ore 17. 45 a Piazza Armerina (Caltanissetta): scossa ondulatoria E-W di 10 se- 
condi, avvertita da pochissime persone in quiete (P. Cagni). 

A meno di supporre grossolani errori nel tempo, poco probabili, bisogna am- 
mettere che da più di un'ora prima della grande scossa vi sieno stati dei movi- 
menti del suolo a Filicuri, in Calabria ed in Sicilia. Anche queste scosse non 
sarebbero state avvertite tutte presso l'epicentro; però quivi si è detto da parecchi, 
che molte persone si salvarono, perchè messe in guardia da scosse leggere che 
precedettero la maggiore: fra queste pare accertata una scossa verso le ore 18, 
abbastanza sensibile, ed accompagnata da rombo come scoppio, avvertita nell'area 
epicentrale. Al monastero di Polsi presso il Montalto di Aspromonte, dicesi che 
dieci minuti (?) prima della grande scossa si sentì come una fortissima detona- 
zione proveniente dal Montalto, forse per ripercussione. 



i?S-- 



222 

Dopo la grande scossa delle ore 1 8. 50 ve ne furono nella notte moltissime 
altre, specialmente nei luoghi vicini all'epicentro; a Bagnara ne furono contate 63, 
a Scilla 60, a Santa Eufemia 50, a Seminara 4!2, a Villa San Giovanni 40; al* 
cuni abitanti di quei luoghi dicevano anzi che la terra fu agitata in tutta la notte: 
ma forse è da tener conto dello stato d'animo di quelle povere genti, per cui fa- 
cilmente possono aver subito qualche allucinazione. 

Fra le dette scosse della notte furono specialmente notevoli per intensità quella 
delie ore 23.30, e quella delle ore 2.5 del 17; la prima registrata dagli stru- 
menti di Catania e Mineo, la seconda da quelli di Riposto, e che quindi possono 
ritenersi sicure per il tempo; nelle altre vi è grandissima confusione ed inesat- 
tezza, per modo che è impossibile identificarle nei diversi luoghi: i tempi più pro- 
babili di queste scosse sono intomo ad ore 20, 21, 23 del 1 6 e ad ore 3. 30 e 
7 del 17 novembre. 

In condusìoue nel giorno 16 novembre 1894 vi furono alcune scosse preli- 
minari alla grande, delle quali è sicuro il tempo solo per quelle delle ore 6. 15 e 
delle ore 6. 56; dopo la grande scossa, nella notte ve ne furono moltissime, circa 
una sessantina, avvertite dalle persone che si trovavano nell'area epicentrale. 

Bombo. Abbiamo raccolto per una sessantina di località informazioni esplicite 
riguardo al rombo: il quale è stato definito in modi diversi, cioè come: 

Rumore di treno .in 13 luoghi 

Vento „ 8 „ 



Tuono lontano, cupo „ 6 

Sparo di cannone lontano ^ 5 






Altri l'hanno percepito come urlo o gridìo, altri come rullo di tamburro a 
lutto, ecc., differenze dipendenti, non solo da differenze reali del fenomeno o da 
differenze nell'orecchio dell'osservatore, cioè diversa attitudine a percepire i suoni 
bassissimi (come certamente è il rombo), ma altresì da ciò che evidentemente si 
confonde il rumore del terremoto che viene di sotterra direttamente, il vero 
rombo, con quello vario ed alterato che esce dagli edifizi, dalle piante, ecc., e 
che viene trasmesso per l'aria insieme agli altri rumori di fratture vicine, ca- 

« 

date, ecc., causati dal terremoto alla superficie della terra. Il prof. Faggiotto 4i 
Reggio-Calabria dice a proposito del rombo: ** Ho sentito un gran fracasso, ma 
più che dai*mi l'idea del boato, ho creduto fosse il risultato dell'agitazione di mi- 
gliaia e m^lìaia di case ed alberi „. 

Si comprende pure che questi diversi rumori arrivano con diversa intensità e 
in tempi diverd all'osservatore, secondo la distanza del luogo da cui derivano, 
e secondo che si propagano attraverso la terra od attraverso l'aria; nei quali 
due mezzi, come è noto, la velocità di propagazione è molto diversa, cioè mdto 
maggiore nella terra che neiraria. 



ss» 

Quanto alla precedenza, o meno^ osservata nel rombo rispetto al terremoto^ 
abbiamo avuto le seguenti osservazioni: 
in 33 luoghi rombo precedente; ^ 
„ ib „ rombo simultaneo; 
„ 2 „ rombo seguente; 
„ 9 ^ nessun rombo udito. 

Dalle informazioni che abbiamo avute resta dunque confermata Topinione che 
in generale si abbia la precedenza del rumore o suono del terremoto, percettibile 
alPorecchio umano, rispetto al terremoto giunto al grado di intensità meccanica 
da essere sensibile all'uomo. 

Quanto ai nove casi in cui non fu udito rombo, quantunque in luoghi più 
lontani dall'epicentro il fenomeno non fosse mancato, possono spiegarsi o dalla 
natura del suolo che abbia estinto il suono, o da interferenze di vibrazione dirette 
riflesse, rifratte variamente, o da disattenzione o preoccupazione dell'osservatore 
per l'imminente pericolo, od anche da inattitudine del suo orecchio a percepire 
suoni molto bassi, come pare debba non di rado jiccadere, e come opina il Da- 
vison (1). 

I luoghi ove fu udito il rombo sono entro l'isosismica 8, però ve ne sono al- 
cuni pochi anche oltre, come Siderno marina, e Palagonia, sull'isosismica 7, 
Patti fra la isosismica 7 e 6. 

Agitazione e presentimento degli animali. Fu osservata agitazione degli animali 
per il terremoto in 17 luoghi; in 13 l'agitazione degli animali precedette le scosse 
sensibili all'uomo. 

I luoghi ove fu osservata questa agitazione degli animali giaciono entro l'iso- 
sismica 8, alcuni pochi anche oltre, come Scordia che sta fra le isosismiche 7 e 6, 
e Nicolosi alla isosismica 6. 

L'eguaglianza che presso a poco si ha delle linee sismiche, limiti dell'audibilità 
del rombo e dell'agitazione degli animali, fa naturalmente pensare che forse l'agita- 
zione ed anche il presentimento degli animali dipenda dallo spavento per il suono o 
rumore del terremoto, basso, cupo, insolito, che dagli animali potrebbe essere udito 
meglio che dall'uomo, poiché è noto che essi generalmente hanno udito più fino di 
quello dell'uomo. Ma il presentimento degli animali potrebbe anche dipendere 
semplicemente dalla loro maggior attitudine a percepire i tremiti preliminari, che 
non sono avvertiti dall'uomo, i cui sensi forse hanno perduto della loro acutezza 
primitiva; ed inoltre e principalmente perchè l'uomo è distratto dalle occupazioni e 
preoccupazioni della vita civile. 

Polverìo. — Da molti abitanti della regione mesosismica è stato osservato un 
gran polverio che si sollevava nell'aria al di sopra dei centri abitati, nel momento 



(1) On Earthquake Sounds. From the Pkilophical MagaziiM for Januavy 1900. 



224 

della grande scossa; questa polvere nei luoghi più funestati accresceva Toscurità e 
Porrore della scena. Pare che tale fenomeno si possa spiegare semplicemente come 
effetto dello scuotersi, rompersi dei tabbricati e cadere delle rovine al suolo; non 
è necessario supporre un soffio speciale uscente dalla terra, che abbia sollevato 
quel polverio. 



§ 20. — Repliche del terremoto. 

Nella Tabella I abbiamo raccolto tutti i terremoti, successivi a quello del 16 no- 
vembre 1894, che si sono ritenuti prodotti, od almeno riferibili agli stessi focolari 
sismici che entrarono in azione in quella grande commozione tellurica ; e sono quelli 
della Calabria e del Messinese : cioè di San Procopio, di Soriano, di Messina ; cui si 
aggiungono, come si vede nella tabella, scosse localizzate a Pizzo e Melito Porlo 
Salvo; inoltre si hanno i terremoti provenienti dal focolare di Val di Noto: cioè di 
Mineo, Palagonia, Noto; quelli delle Eolie; quelli dell'Etna. Nella tabella I abbiamo 
anche indicata l'intensità delle scosse (colla scala De Rossi-Forel) nel luogo ove fu 
maggiore, che è distinto con carattere più forte. 

Malgrado l'irregolare distribuzione di questi fenomeni nel tempo, è facile ricono- 
scere nel detto elenco il rapido diminuire della loro frequenza ed intensità, interrotto 
da bruschi rialzi. 

I principali periodi di risveglio dell'attività sismica sono i seguenti, che abbiamo 
messo in relazione colle fasi e distanza della luna, per mettere in vista le possibili 
influenze. 

16-22 novembre 1894: periodo primo e principale delle grandi scosse e delle mi- 
nori, quotidiane e numerose; 13 novembre luna nuova, 16 luna perigea. 

31 dicembre-3 gennaio 1895: periodo secondario di terremoti forti ed estesi: 
21 dicembre luna nuova. 

12-13 gennaio: terremoti forti ed estesi: 11 luna piena, 12 luna perigea. 
10-11 febbraio: al 10 terremoto forte ed esteso; 9 luna perigea e piena. 
22-24 marzo: terremoto forte ed esteso; 26 luna nuova. 
8-13 aprile: terremoti forti ed estesi; 7 luna perigea, 9 luna piena. 

22 giugno: terremoto forte ed esteso; 22 luna nuova, 25 luna perigea.' 

23 luglio: terremoto forte ed esteso; 22 luna nuova. 

» ' ■ - 

26 luglio: terremoto molto forte; 22 luna nuova, 23 luna perigea. 

15-16 settembre: terremoti forti e molti; 18 luna nuova. 

18 novembre: terremoto forte ed esteso; 18 luna nuova. 

\^ aprile 1896: terremoto forte; 29 marzo luna piena e perigea. 

4 settembre: terremoto forte; 7 luna nuova. 

17 settembre: scosse forti e numerose; 21 luna piena. 



225 

12 febbraio 1897: terremoto forte ed esteso; 17 luna piena. 

19 maggio: terremoto mediocre: 16 luna piena e perigea. 

Dopo non si hanno più in Calabria che scosse rare e deboli. 

Non si può fare a meno di notare che il terremoto cominciò colle grandi scosse 
del 16 novembre 1894^ quando appuntaJa luna era perigea^ ossia alla minima distanza 
dalla terra, e che questa coincidenza si è verificata approssimativamente altre quattro 
volte nelle principali repliche. 

Altre tre delle principali repliche avvennero colla luna nuova: e tre periodi di 
risveglio avvennero intorno alla luna piena, ossia quando per essere il nostro 
satellite in linea retta colla terra e col sole, l'azione attrattiva esercitata dai due 
astri sulla terra è cospirante. 

Degli altri periodi di attività sismica, altri 4 cominciarono in tempi più vicini alle 
sizigie che alle quadrature^ e 4 soltanto si verificarono più vicini alle quadrature. 

Tutto ciò non si può ritenere come completamente casuale e destituito di 
significato. 

Allo scopo di rendere più sensibile il modo di diminuire del movimento sismico 
col tempo, nella Tabella II abbiamo raccolto il numero delle scosse verificatesi in 
ciascun mese successivo al 16 novembre 1894, giorno della scossa principale, fino 
al 16 gennaio 1898, distinguendo in apposita colonna i terremoti spettanti veramente 
alla Calabria ulteriore 1^: nella colonna attigua abbiamo dato il prodotto del numero 
delle scosse, per la loro intensità, a fine di tener conto anche di questa, nel mettere 

in evidenza il modo di diminuire dell'agitazione tel- 

90-1 , . 

lurica. 

Per il giorno 16 novembre 1894 abbiamo ritenuto 
che nell'epicentro le scosse siano state le due note 
durante il giorno, poi 60 durante la notte succes- 
siva; ed abbiamo attribuito a tutte l'intensità media 4 
della scala De-Rossi-Forel, ed i rispettivi numeri 
62, e 62 X * = 2*8, li abbiamo aggiunti ai corri- 
spondenti 28 e 18, 94 e 60, che risultano dalla 
tabella I per il mese dal 16 novembre al 16 dicem- 
bre 1894; ed abbiamo avuto: 62 -f 28 = 90, 
r r ^rT^r i 62 -f IS = so, 248 -f 94 = 342, 248 + 60 = 308, 
QSocoQir, oc/^dsooj come vedesi nelle Tabella II. 
^^^^^^^^^^^^ Abbiamo voluto anche rappresentare graficamente 
>?i fc s <i z fe a <i :2i fa s < l'andamento del fenomeno, prendendo come ascisse 
^^^^^^^^^^^^ . ^^j^pj ^ come ordinata i detti numeri di scosse 

'^ '^ per mese (Fig. S); la linea è assai irregolare, ma 

indica chiaramente il rapido diminuire della frequenza delle scosse, che ha luogo 
da principio: poi il lungo strascico di scosse rare e leggere, per modo che la linea 

29 



80 

70 - 

60 - 

60 - 

40 - 

30 - 

20 - 

10 - 




in fine assume un aDdamento che può ritenersi asintotico rispetto l'asse delle 
ascisse, aodamento che è caratteristico delle repliche dei grandi terremoti, come 
ha già fatto rilevare il sismologo giapponese prof. dott. F. Omorì (1). 

Il numero totale delle scosse avvertite dalle persone è stato 240 col centro in 
Calabria o nel Messinese, e 197 col centro nella Calabria ulteriore I, dal 16 novem- 
bre 1894 alla fine di m^gio 1897, epoca in cui sì può ritenere chiuso il periodo 
sismico, perchè negli 1 1 mesi seguenti non si ebbe più alcuna scossa nella Calabria 
meridionale. 

Abbiamo voluto vedere se anche le osservazioni tromometriche indicano tale 
diminuzione deiragitazioue del suolo: le stazioni meno lontane dall'epicentro, fornite 
di tate slruniento sono Catania e Mìneo; dalla ispezione dei valori osservati dell'am- 
piezza della oscillazione dei pendoli ti'omometrìà lunghi m. 1. 50, ed anche dalle loro 
medie diurne, non si rileva la detta diminuzione: le medie mensili sono riportate 
nella Tabella III. Tanto in Catania, come in Mineo, si riconosce la solita influenza 
delle perturbiuioni meteoriche, per cui le medie invernaU sono costantemente mag- 
gìorì delle estive: si nota però inoltre che in entrambe le stazioni la media di novem- 
bre 1894 è una delle più grandi, e che quella di dicembre è la m^giore dì tutte, il 
che polrebl» essere in relazione col terremoto che sì studia. 

(1) AiiniM'H. Th«- Afler-sliorks of Earthqaatea - Xalurml Seiftu*. voi. IV. n. 40. Ione ISS&. 




227 



Tabella 1. 



Bepliche. 



Data 



Intensità 
reUtiT» 



Località OTe fa aTrertit* la tooMa 



1894. 

t7 novembre . . . . 

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18 novembre . . . . 

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19 novembre . . . . 

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90 novembre . . . . 

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SI novembre . . . . 

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Notte 21-32 . . . . 
22 novembre . . . . 
25 novèmbre . . . . 

id. . . . . 
id 

id. . . . . 

29 novembre .... 

id 

30 novembre .... 

7 dicembre .... 

id 

8 dicembre .... 

9 dicembre .... 



3 
3 
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3 
3 

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3 
4 

3-4 
3 
3 
3 

4-5 
3-4 
3 
3 
3 
4 
3 
4 
3 
3 
4 
4 

3-4 
3-4 

3 

3-4 
3-4 
4 
3 
3 
3 
4 



Monieleone. 

Borgia (Catanzaro). 

Galanna, Gerace Superiore, Gioia Tauro; Itala, Maierato, Melilii, Melito 
Porto Salvo, fifilazzo* Patti, Reggio Calabrit, Riposto, Stromboli, 
Tropea, Vìzzinì. 

Gioii Turo (con rombo fortissimo), Milazzo. 

Gioii Turo (con rombo fortissimo), Palagonìa, Reggio Calabria, Scor- 
dia, Tropea. 

Milazzo. 

Briatico. 

Reggio Calabria. 

Milazzo. 

Pizzo. 

Piz2o. 

Pizzo. 

HoooIm, Milazzo, Noto, Reggio Calabria, Semaforo Forte Spuria. 

Reggio Calabria. 

Messina, nella giornata lievi scosse. 

Cortole (Catanzaro). 

Reggio Calabria. 

Llpirl, Mineo, Roggio Calibrla. 

Reggio Calabria. 

Melito Porto Salvo. 

Mineo. 

Reggio Calabria. 

Melito Porto Salvo. 

Bagaladi, Calanna, Melito Porto Salvo, Messina, Mineo, Oppido Ma- 
mertina, Reggio Calabria (preceduta da rómbo). 

Oppido Mamertina. 

Reggio Calabria. Nel pomeriggio e prima della mezzanotte due scos- 
sette. 

* 

Messina, Reggio Calabria. 

Palagonia. 

Patagonia. "^ 

Palagonia. 

Palagox^ia. 

Mineo. 

Reggio Calabria. 

Messina, Roggio dllbrli, Varapodio. 



.**■.. 31 



228 



Tabella I {Seguito). 



1 
1 

; Intensità 


■ 


Data , 


Località ove fu avrertita la acoMa 




reUtiTft 




Segue 1894. 




- 


9 dicembre 


3 


Randazzo. 


10 dicembre ...... 


3 


Reggio Calabria. 


11 dicembre 


3-4 


Reggio (nella notte avvertite solo da parecchie persone). 


26 dicembre 


3 


Noto. 


id 


3 


Castelbuono. 


27 dicembre 


4 


Castelbuono, Catania, Filicudi, Lipari, Messina, Mineo, Patti, Reggio 
Calabria, Santo Stefano di Camastra, Stronboli. 


id 


3-4 


Salina (rombi continui). 


id 


3? 


Filicudi. 


Id 


3-4 


Filicudi. 


28 dicembre 


3 


Messina. 


31 dicembre 


4 


Lazzaro, Oppido Mamertina, Radicena, Reggio Gtltbrìa. 


id. 


3 


Oppido Mamertina. 


id 


5 


Oppido Mamertina. 


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4 


• 

Radicena, Lazzaro. 


id 


5 


Reggio Calabria, Messina. 


1895 






• 


ì*" gennaio 


• ••••• 


4 


Messina. 


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1 • 








3 


Reggio Calabria. 


2 gennaio 


1 • 








3 


Reggio Calabria. 


3 gennaio 


1 • * 








5 


Castellace, Cosoleto, Lipari, Messina, Mineo, Moioollio, Oppi^K) Mamer- 

tma, Radicena, Reggio Calabria, Stromboli, Terranova, Tropea. 


id. 










3 


Reggio Calabria. 


id. 










3 


Reggio Calabria. 


5 gennaio 










3 


Reggio Calabria. 


id. 










3 


Reggio r«alabria. 


6 gennaio 










3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


iJ. 










3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


7 gennaio 










3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


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3 


Reggio Calabria. 


8 gennaio 










3 


Reggio Calabria. 


id. 










3 


Reggio Calabria. 



230 



Tabella I (Seguito). 



Data 



Inteniità 
relativa 



Lo«alitA ove fu avvertita la seoaia. 



Segue 1895. 

24febbraio 

27 febbraio 

id. 

9 marzo 

22 marzo 

23 marzo 

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24 marzo 

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id. ...... 

28 marzo 

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29 marzo • • • -^^ • 

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30 marzo 

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31 marzo 

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8 aprile 

9 apjile 

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10 aprile 

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11 aprile 

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12 aprile 

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13 aprile 

15 aprile 

12 inagno 

22 giugno 

29 giugno 

4 e 5 luglio 



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4 

4 
4 
3 
5 
5 
3 
5 
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3 
5 

3 
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Reggio Calabria. 

Oppido Mamertina. 

Forte Spuria, Mes-sina, OppIdo Mtfflertlnt, Palmi, Reggio Calabria. 

Forte Spirla, Ganzirri, Messina, Mineo, Patti, Reggio Calabria, Stromboli. 

Forte Spurìa, Ganzirri, Messina, Oppido Mamertina, Reggio Ctltbrlt. 

Filicudi. 

Foirta Spuria, Oppido MaaertJlia, Reggio Calabria. 

Btgnara, Delianeva, Ptlml, Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Forte Spuria, Ganzirri, Messina, Oppido Hanortint, Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Palmi 8. Eofèmia, Reggio Calabria, Stromboli (fortissima eruzione). 

Messina. 

Reggio Calabria. 

Messina. 

Messina. 

Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Reggio Calabria. 

Roggio Calabria, Scilla. 

Bagnara Calabra. 

Bagnara Calabra, Messina, Roggio Calabria, Scilla. 

Messina. 

Bagnara Calabra. 

Bagaara Calabra, S. Eufemia. 

Reggio Calabria. 

Oppido Mamertina. 

Oppido Mamertina. 

Messina, Solila. 

Bagnara, Forte Spuria, Oppido Mamertina, Paini, Reggio Calabria, 
Scilla, Sinopoli. 

Catania, S. Venerina, Zaflisrana Etioa. 

Etna. 

Bagnara, Oppido Mamertina (forte scossa avvertita in tutto il circon- 
dario), Psdmi, San Procopio, Seminara. 

Etna. 

Bagnara (parecchie scosse). 



232 



Tabella I (Seguito). 



Data 



21 febbraio 
19 marzo 
^ marzo 
21 marzo 
5 aprile 
30 aprile 



InfensltA 
relativa 



Località ov« fu avvertita la acoMa 



i8g6. 

"2 gennaio 

4 febbraio 

25 marzo 

1® aprile . . . . . 

25 maggio ...... 

5 agosto 

4 settembre 

8 settembre 

17 settembre 

ili. 

id 

26 settembre 

28 settembre 

15 novembre ...... 

10 dicembre 

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i897- 

18 gennaio 

12 febbraio 



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3-4 



3 
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3-4 

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4 
4 



6 
6 



4 

5-6 
5-6 
5-6 
56 
5 



Reggio Calabria. 

Oppido Mamertint, Reggio Calabria. 

Messina, OppIdo Mamertint, Reggio Calabria. 

Bagaiadi, Catania, Forte Spuria (Messina), Meiito, Mattina, Milazzo, 

Mineo, Oppido Mtmertlna. Palmi, Radicena, Reggio Galaliria, Soldo, 
SinopolL 

Reggio Calabria. 

Marattt, Normanno, Trooolila. 

Cotenza, Maida, Monteieoae, Pizzo, S. Giovanni In Fiore, Selillmo, 

Tiriolo. 

Catania, Francofonte, Messina, Mlneo, OppIdo Mamortina, Palagonla, 

Reggio Calabria, Sortino. 

Milea. 

Bianoo, Catania, Caltagirone, Cetona, Gallico, Geraoo Marita, Ischia, 
Messina, Mlloa, Mineo, OppIdo Mamortina, Pellaro. Randazzo, Villa 
S. Giovanni. 

Caltagirone, Mlloa, Mineo. 

S. Giovanni in Fiore. 

Caltagirone, Mineo, Monteleone. 

Bagnara, Gallico, Gioia Tauro, Messina, Monteleone, Oppido Matiar- 
tlna, Palmi, Reggio Calabria, Villa S. Giovanni. 

Mormanno (Castro vi Ilari). 

Reggio Calabria. 

Stromboli. 



Mineo, Caltagirone, Catania, Reggio Calabria. 

Acri, Badolato, Bari, Belvedere, Biancavilla, Borgia, Caltagirone, Ca- 
stellanett, Catania, Celico, Cozzo Spadaro, Floridia, Forte Spuria, 
Calati Mamertino, Gerace Marina, Giarratana, Lipari, Gtnosa, Mes- 
sina, Milazzo, Mineo, Modica, Monteleone, Nolo^ Noci, Nicolosi, Op- 
pido Mamertina, Pachino, Palagonia, Pisciotta, Pizzo, Reggio Cala- 
bria, Riposto, Sant'Agata di Militello, San Sosti, S. Venerìna, Scalea, 
Scicli, Scigliano, Sinopoli, Siracusa, Sortino, Stilo, Stromboli, Taor- 
mina, Taranto, Tiriolo, Tropea, Valletta, Vizzini, Vittoria, Zafferana 
IStnea. 

Oppido Mamertina. 

M<fMleleone Calabro. 

Monteleone Calabro, Soriano Calabro. 

Monteleone Calabro. 

Maierato, Monteleone Calabro. 

Monteleone Calabro. 



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Tabella III. 



Medie mensili tromometriohe. 



235 



M K B I 



Gennaiu 



Febbraio 



Marzo 



Aprile 



Maggio 



Giugno 



Luglio 



Agosto 



Settembre 



Ottobre. 



Novembre. 



Dicembre 



CataniA 



1894 



1.0 



1.7 



3.9 



1895 




1.5 


1 5 


1 9 


1.4 


1.7 


0.9 


0.4 


0.5 


1.1 


1 6 


1.3 


1.8 



l^" 



4 1 



1.3 



l.« 



1.2 



0.7 



0.3 



- 0.5 



0.6 



1.6 



17 



1.7 



l'.6 



1.4 



4 



1.6 



1.1 


0.7 


0.7 


0.5 


0.8 


1.3 


1.5 


> 
19 



1.7 



1.8 



1.6 



1.3» 



1 ^ 



0.5 



0.5 



0.4 



7 



0.9 



±7 



2.1 



Mlneo 



^ itéé 


1895 


i«te 


1897 


1898 

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0.4 


0.5 


0.4 


0.5 


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0.6 


0.8 

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0.8 


0.9 


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0.9 


0.8 


0.8 


1.1 


0.7 


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1.6 


1.2 


1.1 


1.0 


1.3 



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236 



§ 21. -Qi 



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Geologhe* 



Petrografie* 



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8% 46' 



Ardore Buperiore 



38% 11' 8% 48' 



Bagnar». 



88% 17' 



Bareelloua 



• • • 



BoTalino Inferiore. 



GIttanova 



Cosoloto 



Castroreale . . . 



Delianova . 



Faro 



Gallina 



Jatrinoli. 



Lipari. 



Melicuccà 



88% 9' 



88*, 9' 



Gerace luperioro . 



Gioia Tauro. . . . 



Gioiosa auperiore 



38-, «' 



88-, 17' 



38-, 6' 



38*, 14' 



38% 16' 



38-, 5' 



88% 16' 



88«,»6' 



38% 19' 



38% 21' 



38% 28' 



38-, 18' 



3% 21' 



2% 46' 



3% 44' 



3% 38' 



3% 29' 



«•, 46' 



8-, 28' 



8% 11' 



8% 14' 



8% 46« 



3% 27' 



3% 51' 



8% 34' 



2*, SO* 



8% 26' 



Metri 
190 

280 



10-100 



50 



400 



440 



400 



650 



230 



470 



29 



40 



190 



16 



800 



Fisiea 



Meeeanica 



Topografica 



Fabbki 



Foadaxione 



Materiale 



Galee 



Arena I Lifi 



Oligocene ? 



Pliocene 
■uperlore 



Arcaico 



A renarle diacretamente 

groMolane retlatente 
eon lignite 

Ifabbie gialle incoerente 



Alluvione 
quaternaria 

Pliocene 



GneisBf 
micaaeistl, 

filoni 
di granito 



Sabbia 
argillosa 

Sabbioao 



Pendio forte 
a Bnd 



Altura 



compatta 



QnaUmario Sabbia 

alluvionale e ghiaia 



Arcaico 



Pliocenico 



Quaternario 
alluvionale 



QnaCemario 
reeente 



Quaternario 
delle terraaze 



Eoeene # 



Quaternario 
sul oristallino 



Bocene 



Quaternario 
antico 



Vulcanica 



Varia 



Gneiss 
decomposto 



SabbU 
e 'ghiaia 



Argilla sab- 
biosa e sabbia 



Sabbia 



Conglomerati 

rosai 

e sabbioni 



Arenaria 



Gneiss 
decomposto 



Conglomerato 



Argilla 
sabbia con- 
glomerata 



Tufo 
vulcanico 



Tonante 

decomposta 

marna, argilla 

arena 



disaggregata 



sciolta 



soiolU 



reslstensa 
eresoente 

coUa 
profondità 

compatta 



sciolta 



sciolta 



Incoerente 

o molto 

debolmente 

oementato 



forte 
abbastanza 



eonsisteuEa 
crescente 
col fondo 



resistente 
abbsstanaa 



sciolta 



resistente 



compatto 



Pendio a NW 
fortissimo 



Piano 



Piano 



Piano 



Altura ad W 



Pendio 
ripidissimo 



Pendio debole 
aNW 



Plano 



Piano 



Altura 

con pendio 

a SW 



Pendio a E 
vario 



Pendio forte 
a B 



Piano 



nessuna 



In parte 
sulla roccia 



a 2" 



poca 



arenaria 



poco profonda 



poco profonda 



a 1" 



suirarenaria 



alluvione 



poco profonda 



alluvione 



Pendio vario 



Pendii forti 
valletta 



da !■" a 1.5 



varia 



Arenaria 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e eiottoli 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame, 

eiottoli 
e mattoni 



Pietrame 
e rottami 



Pietrame 
e arenaria 



Mattoni 



Pietrame 
e ciottoli 



Pietrame 



Pietrame 

lavico 
o eiottoli 



Mattoni cotti 
e crudi 



buona 



poca, gesso 
e fango 



mediocre 



baona 



I •■ 



mediocre 'pareed 



mediocre 



media 



cattiva 



pooQ buona 



buona 



medloere 



buona 



di SleilU 



fango e oalee 



discreta 



cattiva pansd 

' in 
bt 



eattlva 



ban 



terrosa ! akn 
I bea 



baona 



buona 



laplUo 



akBi 
bw 



JÈ 



Tica. 



237 



■kvnti 
i«ti da 



Soffitto 



Piani 



Costrusione 



SCO0M 



Rombo 



Tbbbkmoto 



Inteniltà 



« 

•a 

l'i 



n 



9 
M 



£ 



Direzione 



dello 
Epicentro 



osserTAta 



isme 



Ite 



Legname 



Solai 



Ite 



Gesso 



Solai 



Solai 



Solai 



»lte 



»lte 

• nteno 
eéneir 



1 a 2 



1 a 8 



S a 5 



mediocre 



cattiva 



ordinaria 
irregolare 



forte aaaai 



fortisaima 



fortissima 
mista 



8 a S 



8 a S 



8 a a 



8 a 3 



8 a S 



Volte 
o legname 



Solai 



Volte l** piano 
legname 
V piano 



Gesso 



Solai 



non baona 
disordinata 



mediocre 



ordinaria 



mediocre 



scadente 



mediocre 



forte 



nessuno 



precedente 



7,5 



precedente e I^O'IO 
simultaneo 



forte 
ondulatoria 



fortissima 



fortissima 



1 a 3 



8 a 8 



1 a 8 



8 aS 



1 a 3 



buona 



baona 
o mediocre 



cattiva 
o mediocre 



scadente 



mediocre 



generalmente 
cattiva 



fortissima 
sassaltorla 



forte mista 



fortissima 
mista 



forte ondai, 
e sossnltoria 



fortissima 



precedente 



comò folata 
di vento 



simnltaneo 



precedente 



forte 



8,0 



— 0,5 



9-10 



8,5 8,0 



8,5 



7-8 



U 



8,5 



9-10 



aimaltaneo 
e poi gridio 



precedente e 
seguente 



precedente 



simultaneo 
cupo 



accompagnato 
lungo, sordo 



fortissima 



fortissima 



8,5 



8-0 



8-9 



10 



7,6 



9-10 



9,0 



8,5 



-I- 0,6 
4- 0,5 



-1,0 



-1,0 



4- 1,0 



7,5 



8,5 



7,5 



8,0 



9 



7-5 



9 



9 



7,5 8 



9 10 







— 0,5 



— 0,6 



-0,5 



— 1 



E 



K 



NE 



N\V 



8W 



NE 



N 



E 



NE 



W 



NW 



W 



NE 



W 



Snsanltorio 



E-W 



NB 



N-8 



N-81 



N-S 



N-8 



N*8 



E-W 



E-W 



ENE-WSW 



N-S? 



HOTB SPECIALI 



Alcune case vecchie cadute ; presentimento 
degli animali 



Peszo d'ornamento della chiesa del Car- 
mine caduto verso N; presentimento degli 
animali. 



Croce di 8. Maria Assunta piegata alquanto 
verso i^. Diminuita Tacqua in molti poKil. 



Pala&zo Murescfano: lesionati tutti i capi- 
telli delle 10 colonne decorative che so- 
stengono Il cornicione; presentimento 
degli animali. 



Agltaxione degli animali. 



Illese alcune caae baraccato od incatenate. 



Direzione ritenuta N-S; fratture e frane 
nelle campagne. 



N-S 



Chiesa grande ed altissima non ancora 
completa : molte lesioni specialmente nei 
muri N-S, distacco delle facciate verso sud: 
indicherebbe direzione N-6. Casa muni- 
cipale inabitabile (veeohia). 

Cattedrale di costruzione normanna, buona, 
non ha sofferto: le altre chiese veeehie e 
nuove hanno sofferto. Alcune cisterne 
rotte. 



Le cisterne deirolio non fàrono lesionate: 
si ruppe il veto deirolio, e ftirono ba- 
gnati gli orli per 0">,08 di altezze. 

Gravi lesioni nella Matrice, posta in alto 
all^orlo del pendio quasi a piceo. Dimi- 
nuite le aeque nella città e nella cam- 
pagna. 

Vasi ornamentali caduti dalla cattedrale 
verso W. 



Caduto parte del frontone isolato della 
Chiesa del Castello di veechia coltra- 
zione; caduto il tetto di una casa in cat- 
tivo stato. 

Soffersero poco le case sul granito • le ben 
coetrnite; oggetti caduti verso SE (M). 



k.*^ 



238 



LUOGO 



Nome 



Melilo P. S. 



Meri 



MoMina 



Mliatto 



Mlueo 



Molocliio 



MoDteleone . 



Oppido 



Palmi 



Panaria . 



Pino 



Piati 



POHsten» 



B«die<ma 



Rfttieoni 



nocecUa Ionica. 



Bo0crtla. 



Rosarno. 





M 






• 






K 2 




9 




« 


P 
1 


2^2 







M (3 

3 S 





•J 


^ 


5 



Reggio Gatabrla. . 



37-, 


56' 


88-, 


W 


38-, 


1%' 


38-, 


I4f 


37-, 


15' 


38% 


19' 


88», 41' 


88«. 


17' 


88-, 


81' 


38-, 88' 


38-, 


44' 


88% 


13' 


38-, 


24' 


38-, 


M' 


88-, 


7'. 


3^, 


S5> 


88-, 


80' 


38-, 


11' 


w, 


2r 



3% 80' 



8% 48' 



Metri 



80 



75 



3*, 0' ' 0.80 



8», 48' 10 



2% 14' 



3% 85' 



3% 39' 



3-, 38' 



3% 84' 



8*, 3' 



S», 43' 



S». 86' 



8», 88* 



3», 34' 



3% Uf 



3% 31' 



8-,.5T' 



8', 58* 



»•, ar 



464 



314 



500 



347 



850 



80 



107 



800 



848 



218 



a 80 



86 



80 



580 



05 





CotTITUSIOMB 


DEL TKRRBNO 






* 


Fidca 




Oeologiea 


Potrograflca 


o 


Topografica 






Meccanica 




Miocene 

• 


Arenaria 
ed argilla 


friabile 


Pendio forte 
a S 


Quaternario 
recente 


Sabbia 
e ghiaia con- 
glomerata 


disaggregato 


Leggero 
pendio a NW 


Alluvione 
(loatemarlo 


Ghiaia 
e labbia 


sciolto 


Pendio a B 


Alluvione 
quaternario 


Sabbia 


disaggregatb 


Piano 


Pliocene 
superiore 


Tufo calcare 


consistente 


Altura 


Quaternaria 


Sabbia 
argilla' e con- 
glomerati 


sciolto 


Pendio debole 
a M> 


Primiyva' 


Sciati sopra 
alluTìone int 


forte in alto 


Pendio a \V 
ripido e vario 


Quaternaria 


Sabbia 
argillosa 


sciolto 


Pendio debole 


Aroair-a 


Tonante 

disgregata e 

sedimentario 


vario 

< 


Altipiano 


Vulcanica 


Roccia 


resistente 


Pendio 
moderato 


Quaternaria 


Arenaria 
calSare 


forte 


Pendio a NW 
fortissimo 


Roeeneln 

contatto 

col granito 


Argilla 
scagliosa 


poco 
resistente 


Pendio fort^ 
a SW 


Quaternario 
antico 


Argilla 
. sabbiosa e 
conglomerato 


sciolto • 


Pendio a NW 
forte e vario 


Quaternario 
antico 

• 


Argilla 

sabbiosa e 

conglomerato 


sciolto 


Pendio a W 
debole 


Quaternario 
recente 


Ghiaia 
e sabbia 


disaggregato 


Pendio a NW 


Quaternario 


Sabbia 
argilla e con- 
glomerato 


iACoerente 


Piano 


Tn alto mio- 
cene in basso 
quaternario 


Conglomerato 
* e argilla 


compatta in 

alto, sciolta 

in basso 


Pendio d«lN>)e 
a SSR 


Pliocene 


Calcare e 
sabbia gialla 


• • 


Pendio a N 


Quaternario 
antico 


Sabbia 


sciolU 


Altura 



F ABBKtC 



Fondasione 



Materiale 



Calce 



Arena 



da a 1 



m 



poco profonda 
fino a 5"* 



superficiale 



scisti in alto 
alluvione inf. 



poco profonda 



varia 



sulla- roccia 
a E 



roccia 



nessuna 



alluvione 



alluvione 



poco profonda 



arenaria 



MoccM 
di* granito 



sabbia sciolta 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Tufo calcare 



Ciottoli 
e mattoni- 



Pietrame 
e mattoni 



dettoli 
e mattoni- 



Pietrame 
irregolare 



Pietrame 
la^oo 



Granito e tufo 



Ciottoli 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 



Pietrame 



Calcare* 
e mattoni 



Pietrame 
e mattoni 



Pietrame 
e ciottoli 



grassa 



buona 



magra- 



buona 



di 



grassa 



mediocre 



buonadi Gioia 



di Napoli 



buonissima 



grassa 



booiM^ 



medioere 



salifera 



di torrente 



mediocre 



moUs I 



terrosa 
fossile 



pareecU 



terrosa 



▼nleaalea 



baraci 



aleme 
baraci 



di flnue 
terrosa 



di torrente 



buona 





*■»»#««*»« 






Saaita 


Plui 


OulnuloBe 


■CIIHII 


RoBbo 


bUDdtl 1 Dlr»loi» 


# 


«... 


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Ss 


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Bplo=..r. 


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BNRWBW 

NK-SW 




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«te 

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BoUl 
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« .DHIIOC» 

bnoDii 
iwdloera 


Itortiwia* 

fgrtr 

foitloliu 

fori lui ■» 
(srM mltu 

torb. d.1,1. 
rnrllHlwii 

rortlMiiu 

D1>«. I uw. 

ftiriiiilaB 
fo>U »1>U 




«,8 
8-9 

8-10 

e.0 

B-IO 

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«■" 

8,9 

8, fi 

1 


8,0 
8,0 

a.i 

8,0 

8,S 

»-10 

8,0 
8,0 
B.B 

«.0 

0.0 

8,6 
8.8 


4 0,5 

+ 0.6 

-0.B 
-0,» 

-fl.1 
- 1.» 

-1- 0.Ì 
■1-0, f. 

+ n.s 


K 

SW 

NNB 

li 

NW 
N\V 

HE 


HiDori l»tgiil iD bwo. 

0»dB10 OD ■»• d-ÌBlO«M d.llt voli, dell* 

Murioa. Vnr.uloDB di lomperMiira odi* 

"-« fr-tlorB L* udnlii di eggtilii iDdlcAno 
"d'.%rn^ "™'™' l^-lon»; oltan» n>l1« 

Ctilua tolrulu •Dll'UlavIoDB del torrrnla, 
FWiffBrKii dal EiiDpulle .Dio Hddoro t» 

foga d<«ll .oimlt. ^ _ 

TX'oU d<l uIBlt. d«IU Chlw wd.u 
«m> RNBL 

Dumi nsUTall oalU chleu di S.QIiiKppc. 
IrlH di bnana caiiriiEion^ poiU ani con- 

H-KW. HtallurB prmo il Bnina Haaiin*. 


Mute «ridia 

nop Iorio 
pr«»d>DIa 

esDUi triDo 
prercdfiDlii 



240. 



LUOGO 



GotTITDZIOlIK DSL TRRRIKO 



Nome 





•* 




« _ 




H ® 




s Ss 




J3 «* 


•o 


2*5 


5 


*& § 


^ 


s i 


ij 


ij 



9 

9 



Geologica 



PetrograflcA 



Fisica 

o 

Meccanica 



Topografica 



FaBBIIi 



FoDda%ione 



Matarialo 




Arena 



Palina 



8. Anna 



8. Cristina d'Aspr. 



8. Eufemia . . 



8. Lucia del Mala. 



8. Onofrio. . 



8. Procopio . . 



38", 34' 



88«, 19' 



88*, 16' 



38*, 16' 



38% 9' 



38*, 48' 



Metri 



«•, 25' 



3-, 26' 



840 



3-, 32' ì 617 



Scldo 



Belila 



Seminara 



Siderno superiore. 



Slnopoli. . 
8itl«Bano . 



Soriano 38«, 36' 



38% 17' 



88', 15' 



38-, 15' 



88% 20' 



3% 25' 



8*, 60' 



8-, 42' 



3% 26' 



8% 29' 



3», 16' 



3% 25' 



38% 17' 3% 49' 



38% 16' 
88-, 17' 



Spadafora 8. M. 



8teCAnaconi . . . . 



8trombolÌ 



Terranova. . . . . 



Trceilieo 



Tripami 



Tropea 



Varapodio, 



8«*, 14' 



3% 26' 
8«, 30' 

3*, 47' 
2-, 66' 



88«,41' 3*, 41' 



Venatieo 



Villa 8. Giovanni . 



38-, 49' 



38% 19' 



8à», 18' 



88% 41' 



88% 41' 



88% 19' 



38-, 18' 



88*, 16' 



2-, 47' 



3% 34' 



8% 88' 



r, 37' 



3% 27' 



8% 88' 



2*, 66' 



3«, ir 



447 



860 



360 



Vulcanico 



Arcaico 



Quaternario 



Tufo e rocoia 
lavica 



Cristallino 
e marna 



Sabbie 
ed argilla 



Pliocenico e Argilla sab- 
quaternarie biosa e marna 



Eocene 



Arcaico 



850 

450 

80 
320 

191 

449 
827 

850 



Argilloso 
e calcare 



Scisti 

erIsUllini 

vari 



disgregata 



sciolto 



poco coerenti 



vario 



disaggregato 



Postpliocene ! Sabbia gialla 



Quaternario 



Argilla 
e sabbia 



Arcaico Gneiss 

! e micascisto 



850 



10 



260 



800 



890 



60 



200 



860 



16 



Arcaico 



Pliocenico 



Pliocene 



Quaternario 
antico 



Pliocene 
Alluvione 

Quaternario 

fl 

Vulcanico 

Quaternario 
Quaternario 
Quaternario 
Quaternarie 

Quaternario 



Tonante 
e micascisto 



Arenaria 

Marna bianca 

Sabbia 
o argilla 

Sabbia 

Sabbia 

Alluvione 
Sabbia 

Sabbia 
Sabbia 



Arenaria 
calcare 

Arenaria 
calcare 



Sabbia e 
conglomerati 



Miocene Tufo calcare 



Recente 



Alluvione 



sciolto 

sciolto 

compatto 
vario 

firlabile 

tenace 
sciolta 

sciolta 
disgregata 

incoerente 
sciolta 

sciolta 
sciolta 
friabile 



compatta 
variamente 



sciolta 



compatta 



sciolta 



Pendio vario 



Pendio a SE 



Pendio a N 
vario 

Pendio vario 



Pendio ripido 
a NNW 

Pendio a SE 
debole 



Pendio a NE 
debole 



Pendio debole 
aNW 



Pendio vario 
fortissimo 

AlUra 



Vario 



Pendio a NE 



Altura 
pendio vario 



Pendio aNW 
fortistlmo 

Pendio a 

NNW quasi 

piano 

ValletU 
pendio a B 

Pendio 

moderato 

a NE 

Altura 



sul tufo 
o sulla lava 



gneies 
disaggregato 



poco profonda 



poco profonda 



a 1°» 



Ciottoli 



Ciottoli 

e mattoni 

crudi 



Mattoni 
e pietrame 



Pietrame 



Pietrame 



di Napoli 



poca o fango 



da pietra 
del flome 



mediocre 



buona 



vnleaniea 

terrosa 

cattiva 
cattiva 

di torrente 
buona 



II 
ealsi 



poco profouda 



poco profonda 



in parte 
sulla roccia 

varia 



profonda 
daO'Oal'"'/! 



poco profonda 



poco profonda 



Pietrame 
e mattoni 



alluvione 



ncirarena 
a 1» 



superficiale 



Pendio a NW POCO profonda 
debole 



Pendio a N 
moderato 



Pendio a 
vario 



N 



Pendio a N 
debole 

Pendio aNW 



Pendio a W 
debolissimo 



arenaria 

arenaria 
compatta 

superficiale 



Pietrame i 
e mattoni ! 

Pietrame 
e mattoni 



Ciottoli 



Mattoni 
cotti e crudi 

Mattoni 

cotti e crudi 

e pietrame 

Mattoni 
eetti e erudì 

Mattoni 



Pietrame 
minuto 

Lava 



Ciottoli 



di Gioia 
e fango 



mediocre 

medioere 
poca 

scarsa e fango 

discreta 
medioere 

buona 



medioere 
di NapoU 



poco profonda 



Pietrame 
e ciottoli 

Ciottoli 



Granito 
calcare 



Pietrame 
e mattoni 



poca elkngo 

cattiva e fiaaffo 

buona 



cAttiva 

cattiva 

eattiva 
terroaa 

terroaa 

cattiva 
cattiva 

buona 
di flume 



tUè% 



parMcfe 

bini 



▼aleanlea 



Pietrame * 



Mattoni 



mediocre 



lifi 

parwd 
bait 



medioere 







dene 






Boaiio 


Plani 




BeoMa 


Rombo 


InUndU 


Dir» 




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Mfcho 

Vi 


Solai e colle 

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calmeole dall' liiea«lro, v i|>o»ito ad R. 
Dirriione prenlenlc degli oni'llt cadmi 

Palla delli croce della Cblc.a dfl noiiria 
caduta vorio NW: •peniamo oriiinntii- 

:;;rdV."^K":-'^"-'""'" •"^"•' 

Oorc „ palla delia CbiM. caduti a Word. 

Bau dolli crae» dtUa Clilcia ili K. Hocco 

Friltiiri. al lago Tofilo. HoUiioae deil'Olo- 
IIK'O deli. BMillaue. 

Letloni note.oli nelle dno chieto ed in .1- 
L-inpanile da'^Addoferala Whk. " 

giorni prima dei IS novembre. 

Orari lt>loal nctie cbleie, Indlcanll tirrc- 
nioto iDaiDUorio. 

eoBda HW-SB, ha prodqllo inlaccature 
nei pllaalri. 

La usua era tale- da render dlfflcilo il 

Una Da» ersilipdo leppelli S pcrione: una 
rlntic u«ÌH. 

Pratlura e roIuioDe di camini. AgHulon* 



e 



242 

§ 22. — Confronto del terremoto del 1 894 con jquello del 1 783. 

Per stabilire un confronto fra il terremoto del 1894 e quello del 1783, si è 
cominciato con esprimere nella scala De Rossi-Forel l'intensità del terremoto del 
5-6 febbraio 1 783 secondo la relazione degli Accademici di Napoli (relatore il Bar- 
coni) e per i luoghi in essa non considerati colla relazione del Vivenzio (1).J Ab- 
biamo potuto anche consultare la grande carta topografica e sismica della Calabria, 
eseguita da Padre Eliseo, ove presso ai luoghi è indicata l'intensità del ten^emoto 
con un numero crescente di crocette. Ebbimo prestata questa carta preziosa dalla 
cortesia del signor prof. V. De-Cristó di Cittanova. Nella nostra graduazione si è 
creduto miglior partito tener conto deil'effetto complessivo del terremoto, sembran- 
doci molto difficile poter separare nelle descrizioni gli effetti dalle diverse scosse. 

Poi la stessa graduazione si è fatta per l'altra scossa del 28 marzo 1783: le 
Tabelle I e II danno i valori così ottenuti. Quindi trasportati i relativi numeri sopra 
carte topografiche a diversa scala, cominciando da quelle in piccola, per tener conto 
di Un maggior numero di paesi, e tracciando le curve isosmifche, si è giùnti alla 
loro rappresentazione nel miglior modo che ci è stato possibile, come è dato 
dalle linee punteggiate della Tav. X per il terremoto del 5-6 febbraio 1783. 

Si deve notare che noi abbiamo creduto conveniente di aggiungere alla detta 
scala il grado XI, perchè gli effetti, e quindi anche l'intensità del terremoto del 
1783 nell'area epicentrale sono stati molto superiori a ciò che ebbe luogo nel 1894, 
anche a San Procopio, per il quale abbiamo espressa la intensità con IO: infatti 
Terranova, Oppido, Santa Caterina, Polistena, ecc., nel 1783 furono presso che com- 
pletamente rasi al suolo, e le rovine furono sepolte per le enormi frane e scorri- 
menti del terreno; ed in questo si produssero larghe e lunghe fratture che non 
ebbero riscontro nel 1894. Il grado 10 poi nella nostra intenzione almeno, corri- 
sponde alla stessa intensità in entrambi i terremoti. 

I gradi di intensità XI a VII e le linee isosismiche così ottenute per il 1783 
sono discretamente sicure fino al grado 8, e per la parte orientale anche per Pise- 
sismica VII, ma per gli altri gradi, i dati sono insufficienti e le isosismiche mal- 
sicure. 

Naturalmente le linee isosismiche che noi abbiamo ottenuto così non possono 
essere identiche a quelle ottenute dal dottor M. Baratta con un'altra scala sismica 
e tenendo separati gli effetti delle singole scosse. 

Dalle isosismiche della Tav. X si vede subito che l'area epicentrale del terremoto 
del 1894 è compresa in quella della scossa principale e prima al 5 febbraio 1783, la 
quale produsse la massima e completa distruzione nella piana di Calabria, cioè a Ter- 
ranova, Oppido, Santa Cristina, Polistena, San Giorgio, Morgeto, Molochio, Radicena, 



(1) Istoria e teoria dei terremoti in generale, ed in particolare di quelli di Calabria e Messina del 1783. 



248 

CosoletOy Scido, San Procopio, Sant'Anna, Seminara, Bagnara, Rosarno, Rizziconi, 
Laureana, Tresilico, Gittanova . (Gastelnuovo), comprendendo i luoghi del massimo 
danno nel 1894 ed inoltre avanzandosi di più verso Terranova, Gittanova, Lau- 
reana, Rosarno e Rizziconi, cioè estendendo i suoi limiti e la sua forza special- 
mente verso NE, cioè sulla piana di Gioia, mentre il limite di SW restò pressoché 
identico nei due terremoti; tutte le altre zone dei danni sono notevolmente più 
estese nel terremoto del 1783 che in quello del 1894. 

Nel 1783 Tepicentro fu nella piana di Gioia, presso Terranova, che fu comple- 
tamente distrutta, mentre nel 1894 Tepicentro fu più a SW, presso San Procopio, ove 
gli effetti del terremoto furono massimi,^ la borgata fu quasi completamente rovinata. 

Il primo confronto, relativo alla intensità, risulta appunto dal detto sopra, cioè 
che il terremoto del 1783 si jnanifestò con intensità il cui massimo fu molto su- 
periore a quello del terremoto del 1894. 

Questa intensità del grado XI, superiore al massimo del 1894, si verificò nel 
1783 in un'area 6 volte maggiore dell'area epicentrale del grado 10 nel 1894. 

L'intensità del grado 10 (massimo dell'area epicentrale nel 1894) si verificò nel 
1783 lino a distanza circa 5 volte maggiore di quella a cui ai'rivò nel 1894, e 
si estese ad un' area 25 volte maggiore. Analogamen1,e l'estensione e l'area com- 
presa dalle altie isosismiche del 1783 sono notevolmente maggiori delle corri- 
spondenti del 1894; come risulta dal seguente specchietto: 



TERREMOTI DELL*AHN0 



1783 



1894 



Rapporll 



Isomsmica del grado 11 esteufiione massima 
Isoflismica del grado 11 area 

Isosismìca del grado 10 estensione massima 
Isosismica del grado 10 area 

Isoelsmica del grado 9 estensione massima . 
Isostsmica del grado 9 area 

Isosismica del grado 8 estensione massima . 
Isosismica del grado 8 area 



34 km. 
486 kmq. 

72 km. 
9025 kmq. 

115 km. 
5061 kmq 

200 km 
19840 kmq. 



15 km. 
80 kmq. 

40 km. 
806 kmq. 

97 km. 
9170 kmq. 



4.8 
25.3 

2.9 
6.3 

2.1 

2.2 






Ammettendo che nella propagazione delle scosse di terremoto l'intensità vada 
diminuendo in ragione inversa del quadrato della^ distanza, se in due tenemoti le 
cui intensità nelPepicentro sieno i^ ed i^y a distanza diverse r, ed r, si abbiano 
eguali effetti meccanici, sarà : 



il : ri = i^ : r\, od anche i^ : «g = r] : r- 



244 

ossia le intensità dei due terremoti stanno fra loro come i quadrati delle distanze, 
o prossimamente come le aree delle isosismiche corrispondenti nei due terremoti, 
poiché le figure delle aree che si confrontano potranno, grosso modo, ritenersi simili. 
Siccome non si conosce la profondità dell'ipocentro, dovremo valerci delle distanze 
dairepicentro, il che non può farsi con sufficiente approssimazione che per le grandi 
distanze; perciò faremo solo il confronto per l'isosismica del grado 8 che è la più 
estesa e ancora abbastanza bene determinata, anche per il terremoto del 1783. 
Si avrà quindi: 

«i783 : h^ : : 19840 : 9170 :.: 2,2 : i,0 

dunque cosi risulterebbe la intensità del terremoto del 1783 superiore al doppio di 
quella del 1894. 

Si noterà pure che nel terremoto del 1783 l'isosismica del grado 8 si estese 
allevante ed a ponente quanto l'isosismica 6 del 1894. 

Riguardo alla forma delle isosismiche, osserviamo da prima che quelle del 
terremoto del 1783 non possono essere assai vicine al vero andamento, perchè 
la Commissione che studiò il terremoto non fece la stima numerica della intensità 
relativa del teiremoto nei v vari luoghi, e per molti di esj?i mancano i necessari 
particolari per farla suUa descrizione, e per conseguenza le isosismiche del 1783 
che abbiamo potuto tracciare hanno probabilmente un andamento più regolare e 
più geometrico di quel che dovrebbe essere; pure vi sono delle differenze coU'an- 
. damento delle isosismiche del 1894, così rilevanti, che non possono essere messe in 
dubbio. 

Primieramente l'area epicentrale del 1783 è ovale coll'asse maggiore diretto 
NE-SW, come Tasse della catena dell'Aspromonte, mentre quella del 1894 ha Tasse 
maggiore diretto perpendicolare alla prima direzione, cioè secondo NW-SE (1). 
E per conseguenza le isosismiche dei gradi XI, X, EX hanno forma ovale coll'asse 
maggiore pure diretto NE-SW, mentre nel 1894 Tasse maggiore, specialmente 
delle isosismiche maggiori, fu diretto NW-SE. Sarebbe troppo arrischiato il con- 
cludere da ciò che nei due terremoti era analogamente differente la forma e dire- 
• zione del focolare sismico: poiché per la grande differenza di ampiezza delle 
corrispondenti isosismiche nei due terremoti, esse si estendono sopra terreni molto 
differenti di natura: quindi, anche solo per questo, erano da aspettarsi delle grandi 
differenze di percorso delle isosismiche medesime. Però è anche probabile che esista 
veramente una qualche differenza dei due focolari. 

Per le altre isosismiche vi è analogia nei due terremoti: cioè vi è in entrambi 
compressione e vicinanza a levante: dilatazione e distacco a ponente, specialmente pei 



(1) Questo singolare risultato è confermato anche da ciò che hanno trovato i chiarissimi sismologi prof. C. 
Mcrcalii e dott. Baratta. 



2i6 

alle ore 8. 30 del 1 7 novembre, dopo tutte le scosse della notte, si trovò il 
livello registrato del mare presso a poco all'altezza normale, o più esattamente, 
di pochi centimetri più basso. 

Anche nelle coste calabresi fu osservato al momento della grande scossa un 
ondeggiamento insolilo del mare; ed a Tropea, Bagnara e Cannitello degli ordegni 
da pesca andarono perduti, o guasti, certo perchè travolti da un movimento o 
spostamento di massi nel fondo del mare. Infine a Reggio fu osservata Tapparizione 
del pesce di fondo, detto cicirelloy fatto che si verificò anche nel 1783, ma in modo 
molto più notevole e per maggior estensione delle coste calabrò-sicule. 

Tutto ciò indica che anche nel terremoto del 1894 vi fu oscillazione delle acque 
e qualche movimento del fondo del mare, per quanto assai limitato e lieve (1). 

Nel 1783 vi fu una lunghissima serie di scosse che fece seguito alle princi- 
pali, con frequènza ed intensità decrescente col tempo, fin verso la fine del 1786, 
e colPandamento stesso che si verificò nelle repliche del 1894, di cui si è parlato 
prima. Nella Tabella III noi riportiamo il numero mensile delle scosse registrate a 
Monteleone nel (giornale Tremuotico del Pignataro, a Catanzaro dal Andrea de 
Leone, a Messina nel Giornale di A. Gallo: anzi poiché nelle due prime cronache 
sono indicate anche le intensità delle scosse colle denominazioni di deboli, me- 
diocri, forti, fortissime, disastrose; per tenerne conto abbiamo corrispondentemente 
applicato i coefficienti 1, 2, 3, 4, 5, e cosi nelle seconde colonne della detta ta- 
bella abbiamo date le somme dei prodotti del numero delle scosse per la loro in- 
tensità. Nei numeri di Monteleone e di Messina si vede chiaramente Tandamento 
del fenomeno analogo a quello del 1904, cioè che Tagitazìone del suolo non cessò 
subito, ma diminuì rapidamente da prima, poi lentamente, talché in tutti i dieci 
mesi successivi al febbraio se ne hanno notevoli tracce: e nella cronaca più cona- 
pleta del Pignataro si vede che il movimento del suolo continuò anche negli anni 
successivi fino al 1786. 

Anche in Catanzaro si vede traccia dello stesso andamento, quantunque la ero- 
rj^aca sia probabilmente incompleta nei primi tempi, e duri poco, perchè forse dopo 
il luglio le scosse erano così deboli e così rare, da non meritare (almeno secondo 
il cronista) la pena di essere registrate. Nelle Fig. e e C abbiamo rappresentato il 
numero delle scosse per mese come risultano dalla cronaca di Monteleone e Mes- 
sina: si vede evidente l'analogia di queste linee tra loro e con quelle della Fig. 5 
per il terremoto del 1894. 

Nel 1783 vi furono enormi scoscendimenti, frane, scorrimenti e fratture del ter- 
reno, alterazioni del corso dei fiumi, assorbimento delle loro acque, produzione di 



(1) Il mareogramma di Ischia dei giorno 16 novembre 1894, cortesemente comunicatomi dal prof. GrabloTÌtz, 
è affatto normale. Anche in Ischia il livello del mare registrato al mattino del 17 è alquanto più basso che 
alla sera del 18, m -causa della diminuita attrazione Inni-solare per ravvicinarsi della quidrcUura, 



248 

violenta eruzione che durò parecchi giorni: però né il Waltershausen, né Gemfnellaro, 
né il Ferrara ammettono uno straordinario parossismo Etneo. Secondo il Mercalli (l) il 
risveglio dei vulcani non fu causa, ma effetto dei terremoti del 1783. 

Nel 1894 né l'acque termali di Sicilia, né le maccalube di Paterno, né le sorgenti 
termali, né le fumarole, né i vulcani delle Eolie presentarono alcuna anomalìa, né 
TEtna cessò dal suo stato di quiete, in relazione al terremoto del 16 novembre: in 
quel mese il Vesuvio ebbe un leggero aumento di attività. 

Il Vivenzio opinava che il terremoto del 1783 fosse prodotto dalla elettricità, e 
colla sua autorità creò molti proseliti alla sua idea: ma lo studio spassionato dei 
fenomeni concomitanti quel grande movimento tellurico, ha dimostrato che Telet- 
tricità dell'aria o della terra vi fu affatto estranea. Nell'epoca del terremoto del 1894 
il tempo era irregolare, temporalesco : ma i fenomeni elettrici notati con cura e forse 

esagerati anche dai tardi seguaci in Calabria delle idee del Vivenzio non presentarono 

• > 

alcun che di speciale. 

Gli effetti meccanici ed i danni prodotti dai terremoti del 1783 sui fabbricati furono 
enormemente superiori a quel che furono nel 1894: basti il dire che nel 1783 tutte 
le città e borgate comprese in un area di circa 500 chilometri quadratri (entro l'isosi- 
smica 11) furono completamente atterrati; mentre nel 1894 anche nell'area epicen- 
trale, come a San Procopio, Sant'Anna, Serainara, Sant'Eufemia, Delianova, in parec- 
chie delle migliori case le mura esterne ebbero poche lesioni. A produrre tale grande 
differenza concorrono diverse cause oltre la differente intensità delle scosse. 

Secondo le descrizioni del Sarconi, del Dolmieu, del Vivenzio, ecc., il suolo della 
Calabria prima del terremoto del 1783 era diviso, smembrato, da profondi torrenti, 
specie di canons, i quali segavano il terreno vegetale, non solo ma anche il sottoposto 
di sedimento, fino alla roccia viva granitica; fenomeno che si osserva anche ora; il 
fertilissimo terreno vegetale col potente intreccio delle radici delle piante impediva lo 
smottamento degli strati superiori e la formazione della scarpa: donde una grande 
instabilità dei tratti di terreno di natura incoerente, e in tal modo diviso. Così av- 
venne che per le frequenti e copiose piogge invernali e per le veementi e ripetute 
scosse del 1783 in grandi e molte porzioni di terreno si produssero scorrimenti e ras- 
settamenti, precipitando i colli nelle valli, nei burroni e nei torrenti, che ne venivano 
ostruiti, travolgendo le case che così venivano non solo diroccate, ma ancora, rove- 
sciate e sepolte. 

Naturalmente questo cataclisma produsse una condizione del terreno meno insta- 
bile. Inoltre nella ricostruzione di alcune città e borgate si lasciarono le alture ed in 
generale le località che l'esperienza aveva dimostrato più pericolose. Di più si deve no- 
tare che il materiale da costruzione ed il modo di edificare in Calabria, che ora 
sono cattivi, nel passato erano veramente pessimi, come vedesi nelle antiche fab- 



(1) I terremoti della r4alabria meridionale e del Messinese, pag. 110. 



24» 

briche ordinarie, e quindi anche per questo le conseguenze degli antichi terremoti 
dovevano essere maggiori delle attuali. . 

In conseguenza del detto sopra nel 1783 si ebbe per effetto del terremoto in Ca- 
labria un danno alla proprietà complessivamente di circa 133 milioni di lire; invece 
il danno complessivo del terremoto del 1894 in provincia di Reggio Calabria si 
stima lire 25,000,000. 

Infine nel terremoto del 1783 si ebbero circa 30,000 morti e 300,000 feriti; in- 
vece nel 1894 vi fu circa un centinaio di morti e più di 700 feriti. E mentre nel 1783 
in alcuni paesi morì perfino il 75 per cento della popolazione, come a Terranova, 
nel 1894 la mortalità in San Procopio, ove anche un caso disgra'iiato contribuì a 
renderla massima, fu del 5 per cento degli abitanti. 

Si deve infine considerare che nel terremoto del 1783 ebbero minori danni gli 
edifizii fabbricati sopra roccia, e che lo stesso^si verificò nel 1894. 

Riassumendo le analogie e le differenze del terremoto del 1783 e di quello del 
1894 abbiamo: 

Epicentri vicini ma non del tutto coincidenti. 

Centri secondari coincidenti, notevoli nel 4783, appena indicati nel 1894. 

Intensità nel 1 783 notevolmente superiore. 

Area disastrosa e rovinosa del 1783 comprendente quella del 1894, e tre volte più 
estesa di essa. 

Isosismid^e nei due terremoti di forma non molto diversa: in entrambi schiac- 
ciate e compresse tra loro a levante, ove il terremoto ebbe minore intensità. 

Ipocentro nel 1783 più profondo che nel 1894. 

Scoscendimenti e frane grandissime nel 1783, minime nel 1884. 

Agitazione e maremoto probabilmente prodotto da frana nel 1783; semplice on- 
deggiamento del mare nel 1894, senza variazione permanente e notevole di livello. 

Repliche: nel 1783 furono in numero 5 volte maggiore, ebbero maggiore durata, 
ed in generale furono più intense che nel 1894. Però il modo di diminuire delle re- 
pliche fu lo stesso nei due terremoti. ^ 

Eruzioni vulcaniche corrispondenti al terremoto non ve ne furono, né nel 1783, 
né nel 1894. 

Le sorgenti termali e minerali non fecero alcun mutamento in corrispondenza ai 
terremoti del 1783 e del 1894. 

/ danni prodotti alle proprietà nel 1783 furono in Calabria più di 5 volte mag- 
giori di quelli del 1 894. 

Il numero dei morti nel terremoto del 1783 fu circa 300 volte quello che vi fu 
nel 1894. 

1 minori danni nel 1783 e nel 1894 li ebbero i fabbricati fondati sulla roccia. 

In conclusione il terremoto del 1894 ò una replica del terremoto del 1783 in pro- 
porzione fortunatamente molto minoro. 

32 



250 



Tabella I. 



Terremoto del 6, 6, 7 febbraio 1788. 

Effetto eomptessivo. 



11 



1041 ! 



Bagnara. 

Gasalnuovo. 

Castellace. 

Cosolelo. 

Jatrinoli. 

Laganadi. 

Laureana di Borello. 

Lubrichi. 

Molochio. 

Oppido. 

Rizziconi. 

Scido. 

Scroforico. 

Seminara- 

Sitizzano. 

S. Anna. 

S. Cristina. 

S. Giorgia. 

S. Procopio. 

Terranova. 

Tresilico. 

Varapodio. 

Anoia. 

Ci nquef rondi. 



( Rosarno. 



10 



Acquaro. 

Arena. 

Briatico. 

• 

Capistrano. 

Garìdi. 

Faro. 

Ferruzzano. 

Francica. 

Fiiogaso. 

Gerocame. 

Gioia Tauro. 

Joppolo. 

Maierato. 

Mileto. 

Montesanto. 

Naro. 

Nicastello. 

Panaia. 

Palmi. 

Pedavoli. 

Pizzo. 

Piscopio. 

Polistena. 



10 



9-10 



9 



8-9 



Porcurio. 
ScUla. 
Sinopoli. 
Soriano. 
Stefanaconi. 
) S. Gregorio. 
S. Fili. 
S. Eufemia. 
S. Nicola. 
Tripami. 
Vailelunga. 
Vena. 

Gastroreale. 

Messina. 

Mileto. 

Antonimina ? 

Benestare. 

Caraffa. 

Carerì. 

Girella. 

Gosoleto. 

Colubro. 

Gerace. 

Grotteria. 

Lazzone. 

Mammola. 

Monteleone. 

Nieotera. 

Patti. 

Precacore. 

Rizziconi. 

Reggio. 

Roccella. "^ 

Rometta. 

S. Agata. 

S. Giorgio. 

S. Lucido. 

Stilo. 

S. Stefano del Bosco. 

Africo ? 

Amantea. 

Barcellona. 

Beimonte. 

Bova ? 

Lipari. 

Milazzo. 

Mileto? 



8 



7-8 



2 

1 



Paola. 
Pellaro? 
8-9 l StaiU? 

Stromboli. 
Lipari. 

Borettorinco. 

Gastelnuovo. 

Cenido. 

Cetraro. 

Ciminà. 

Cortale. 

Francavilla. 

Foscaldo. 

Girifalco. 

lonadi. 

Linguaglosaa. 

Maida. 

Montemoro. 

Polinolo. 

PlaU. 

Randazzo. 

S. Ilario. 

S. Martino. 

S. Onofrio. 

Squillacé. 

Falconara. 
Ferolelo? 
Lago. 
Scalea. 

Augusta? 

Catania ? 

Cropani. 

Diamante. 

Policastro. 

Soveria. 

Taverna. 

6 Cosenza. 

- . / Gallipoli. 
( Monopoli. 

* Palinuro. 

Agropoli 
Palermo? 



Vietri. 
Napoli. 



Tabella II. 



Terremo!» del 88 mano 1788. 



251 



11 



Cortale. 



10-11 Borgia. 



.0/ 



Caslelmonardo. 
' Cortale. 
Guringa. 
Francavilla.. 
Gimigliano. 
Girifalco. 
Maida. 
Marcellina. 
Messina. 
Montesoro. 
Montemoro. 
Pizzo. 





PoUa. 

/ 

Poliolo. 




Rocaletta. 




S. Florio. 


- 


S. Onofrio. 




S. Pietro. 




Squillace. 


Vena. 



9-10 { 



9 



Amato. 

Badolato. 

Genadi. 

Ghiarayalle. 

Fabrizia. 

Montauro. 

Soriano. 

Soverato. 



Amaroni. 

Belcastro. 

Catanzaro . 

Grosia. 

Gropani. 

Feroleto. 

Gasperina. 

Gerace. 

Gioiosa. 

Gizzerìa. 

Mesuraca. 

Policastro. 

Roccella. 

Sarria. 



Scala. 

Serrastretta. 
Sidemo. 
Tiriono. 
l Tropea. 

Gotrone. 





Gaghano. 




Nicastro. 


8 


Longobuco. 




Rovella. 




S. Severio. 




\ Tlriolo. 


7-8 


Gastellace. 




Gotronei. 


7 


Isola. 




Niato. 




^ Vinolisi. 



3-6 



Provincia di Basilicata. 

Id. Salerno. 

Id. Napoli. 
Terra di Lavoro. 



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1186 













254 ^ 

Dunque risultò nella mia determinazione una differenza in più di solo un de- 
cimo di millimetro: ben piccola se si considera che le determinazioni furono fatte 
con l'intervallo di 4 anni, e con pendoli diversi, benché dello stesso tipo; e deter- 
minando il tempo, gli austriaci col sestante, io con trasmissioni telegrafiche dell'Os- 
servatorio di Catania. 

Possiamo dunque ritenere che le mie determinazioni si possono collegare con 
quelle della rete gravimetrica austriaca ; e cosi quando finalmente sai'anno fatte 
le determinazioni anche entro il ti-iangolo Catanzaro, Taranto, Castellammare, si 
avrà' la gravità relativa conosciuta in tutta l'Italia meridionale e la Sicilia. 

Inoltre il prof. Venturi, sempre allo scopo di controllare e collegare le nostre 
determinazioni di gravità, ha ripetuta quella di Milazzo; ed ecco il risultato di 
quest'altro confronto : 

Venturi 1906, gravità 980^* 150 

Ricco 1898, gravità 4. . . . , 980. 143 



Differenza . . . -|-0, 007 

Si ha nel mio valore una differenza in nfieno di solo 7 centesimi di millimetro, 
in un intervallo di 8 anni, avendo adoperato pendoli diversi, ed avendo deter- 
ratinato il tempo il prof Venturi mediante osservazioni di stelle con un Universale^ 
io generalmente con trasmissioni telegrafiche. 

Dunque le gravità relative da me ottenute si possono collegare anche con 
quelle del prof. Venturi. 

Le due dette differenze, essendo di segno contrario non se ne può inferire im 
errore, e quindi una correzione da farsi alle mie determinazioni. Senza occuparci 
per ora dell'origine delle dette differenze e del modo più rigoroso di ridurre ad 
un unico sistema le determinazioni fatte dagli ufficiali della Marina austrìaca, 
quelle fatte dal Venturi e quelle fatte da me, stante la piccolezza delle differenze 
risultate nei controlli, prenderemo i valori della gravità relativa g come sono stati 
determinati dai vari autori e ne faremo il confronto di tutti colla gravità teorica, 
quale risulta dalla formola data dal prof. dott. Helmert nel 1901 : 

Yo = 980~»- 632 1 1 — 0,002644 cos 2 9 + 0,000007 cos^ 2 9 ( (1). 

Si deve notare che le predette gravità relative, perchè siano comparaliili tra 
loro, sono state ridotte al livello del mare e sullo sferoide liscio, cioè si è elimi- 



(J) Nelle mie prime determinazioni di gravità adottai la formola data dal prof. Helmert nel 1884: nel 1901 
egli diede raltra formola citata dicendo essere probabile che vi si dovesse fare una correzione di -fr- 16; nel- 
l'ultima pubblicazione di tutte le mie determinazioni adottai la seconda formula colla predetta coriesione; 
avendo poi visto che questa è stata defmitivamente abbandonata, anche dai geodeti prussiani, ora ho adottato 
la formula del 1901, senza correzione; e ciò anche per desiderio ed accordo col prof. Venturi. 



257 

poroso, come suppone il prof. See. Invece sull'Etna, vulcano attivo, la pressione 
ha avuto uno sfogo locale, ancora persistente, con grande penetrazione di magma 
poroso; e ciò spiegherebbe il minimo di gravità relativa, centrato su di esso vulcano. 

Nelle nostre linee isanomale di gravità vi sono tre punti singolari, nei quali 
l'anomalia non si accorda con quella dei luoghi vicini,' ma presenta una brusca 
variazione. 

Tale è il massimo isolato di Mineo, il minimo isolato di Giarre, il minimo 
isolato di Mazzara. 

Ma è noto che Mineo è luogo tìì eccezionale attività sismica, Giarre è posta 
allo sbocco della Valle del Bove, perciò in regione di singolarissima costituzione 
geologica: anzi il Deecke (1) dice che tale singolarità potrebbe spiegarsi collo 
spostamento dell'asse eruttivo dell'Etna dalla Valle del Bove verso la posizione 
attuale, lasciando grandi vuoti. Il prof. Gaetano Platania (2) ha messo in evi- 
- denza le molte fratture del suolo in questa regione (a Macchia, San Leonar- 
dello, ecc.), ed inoltre ha dimostrato che mentre da Acicastello ad Acireale vi è 
sollevamento della spiaggia, da Archirafi a Riposto vi è abbassamento. Quindi 
non vi è da sorprendersi delle predette due singolarità della gravità. Men facile 
è spiegare quella riscontrata in Mazzara; ma appunto per questo è molto inte- 
ressante; e forse non è fuori luogo il ricordare che in Campobello di Mazzara 
vi sono stati dei notevoli periodi di attività sismica, singolari in una regione gè- 
neralmente calma. 



Anomalie del magnetismo terrestre in Calabria e Sicilia. 

In parecchi luòghi della terra si è trovato coincidenza di anomalia del magne- 
tismo . terrestre con anomalia della gravità e con singolarità nella costituzione del 
suolo. Facciamo vedere che ciò ha luogo pure in Calabria e Sicilia. 

Nel 1891 (quando non si credeva più alla presenza di roccie vulcaniche in 
Calabria), il prof. Palazzo (3) trovava presso Palmi una anomalia del magnetismo 
che egli descrive così: *" Le rimanenti stazioni di misure (magnetiche) assolute...., 
appartenenti al Salernitano, alla Calabria, alla Basilicata, giacciono tutte lontane 
da distretti vulcanici e si riferiscono a terreni neutri, cioè privi d'azione diretta 
sugli strumenti (magnetici). I valori magnetici in esse ottenuti nulla offrono d'ano- 
malo alla nostra considerazione; tra le stazioni secondarie, soltanto Palmi, su rocce 
cristalline arcaiche, ha dato un valore di // (intensità della componente orizzon- 



(1) Der Geologische Bau der Apenninenhalìmi^el und die Schweremessungen. Neues Jahrbuch fur Miner. 
Oeol. u. Palìlonl. Festbànd, 1907, pag. 129-158. 

(2) Sur ìeR anomalie^ de la grarìft' et leu hradifsismea dans Ut région orientale de VEtna. Comph^s-rentìus, 
23 nov. 1903. 

(3) Rendiconti della H Accademia dei Lincei, voi. Vili, sem. 2*-, serie 5*, fase. 1*>. 

33 



#.--. li ^r.z^.'. 



268 

tale) inferiore al normale per circa 0. 001 unità C. G. S., mentre la declinazione 
è risultata regolare „. E nel 1900 il prof. G. Di-Stefano trovava presso Palmi 
delle roccie basaltiche. 

Nella Sicilia orientale, ove mi sono risultate forti anomalie della gravità, il 
prof. L. Palazzo nei rilevamenti magnetici, fatti nel 1890 da lui e dal prof. Gr. Chi- 
stoni, ha trovato pure ivi delle anomalie del magnetismo (1): e precisamente ha 
trovato uno spostamento della isogonica di 9*^. 30' verso est, ed una forte e sin- 
golare inflessione della medesima linea verso NW nella region^e basaltica di Val 
di Noto; analogo ripiegamento presenta la isogonica di 9^0' verso Capo Passero, 
ove sono i basalti di Pachino. 

La linea di eguale intensità 0,252 della componente orizzontale del magne- 
tismo terrestre, ha una forte e br'usca inflessione da Novara di Sicilia a Taor- 
mina, poi si rialza verso Reggio di C, riprendendo dopo il corso normale. 

Si deve notare che le predette anomalie del magnetismo terrestre sono risul- 
tate, quantunque il prof. Palazzo* abbia avuta l'avvertenza di tracciare le linee 
magnetiche senza valersi delle osservazioni magnetiche fatte sopra o presso ter- 
reni vulcanici, i quali, come è noto, sono dotati di forte magnetismo pròprio ed 
anche di polarità magnetica. 

, Malgrado la detta opportuna precauzione è probabile, come ritiene il prof. Pa- 
lazzo, che parte delte anomalie riscontrate dipenda da azione a distanza delle 
rocce magnetiche: ma certamente altra parte' delle anomalie stesse è dovuta alla 
speciale costituzione di quel suolo così tormentato; e quindi sono sicuramente in 
relazione colle anomalie della gravità, come già affermai in altra occasione (2). 

Si potrebbe anche notare che la intensità o quantità delle anomalie magne- 
tiche in discorso è piccola; ma confrontando Tandamento tortuoso delle corrispon- 
denti linee magnetiche della Sicilia orientale coll'andamento regolare che hanno 
altrpve, non si può fare a meno di riconoscere l'importanza ed il significato delle 
anomalie in discorso. 

Il prof. Deecke (3) ritiene che la coincidenza delle anomalie del magnetismo 
terrestre colla singolarità della costituzione del terreno dipenda dal variare in tali 
regioni il corso e l'intensità delle correnti elettriche telluriche, alle quali sì deve 
il magnetismo terrestre. 

Concludiamo dunque che in Calabria ed in Sicilia si ha coincidenza delle tre 
anomalie: della costituzione del suòlo, della gravità, del magnetismo teiTestre, e 
possiamo aggiungere pure la coincidenza di singolare sismicità. 



(1) Carle Magnétique de la Sicile, par L. M. Palazzo - Térregtrial Magnetismi voi. IV, n. 2. 
(9) Bullet. delVAcc, (Hoenia in Catania, fase. LXXX, feh. IIKÌ* 
(3) Loco citato, pag, precedente. 



259 



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STAZIONI DI GRAVITÀ 



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1 Pachino (Sicilia) 



Pantelleria (Id.) 
Yiltoria (Id.) . 
Noto (Id.) . . . 
Terranova (Id.) 
Siracusa (Id.) . 
Licata (Id.) . . 
Buccheri (Id.) . 
Sortino (Id). . 



Augusta (Id.) 



Mineo (Id.) 



Girgenti (Id.) 
Scordia (Id ). 



Bamacca (Id.) . . 
CMlanissetta (Id.) 



Sciacea (Id.) 



Catania (Id.) . . . 
Paterno (Id.) . . . 
GasUogiovanni (Id.) 



Gaienanova (Id.). 



Nicoloei (Id.) 



Mazzara del Vallo (Id.) 



Acireale (Id ) 
Ademò (Id.). 



Vicarelto (Id.) 



CUuitoniera (Id.) 
Milo (Id.) . . . 



Giarre (Id.) 

Osservatorio Etneo (Id.) 



36.0 42',8 



36. 48,8 

36. 56, 9 

36. 53, 3 

37. 3,9 
37. 3, 5 
37. 6,1 
37. 7,5 
37. 9,4 
37. 13,8 
37. 15,9 
37. 18,6 
87. 17,7 



37. 33, 1 
37. 29, 3 
37. 30, 3 
37. 30, 2 
37. 33, 9 
37. 34, 
37. 34, 1 
37. 36, 8 
37. 39*0 
37. 36,8 
37. 40, 
37. 40, 2 
37. 41,8 
.37. 43,5 



37. 43. 5 
37. 44,3 



Petralia (Id ) 37. 48, 3 



Bronte (Id.) 



Gorleone (Id.) 



37. 47, l 
37. 47, 4 



15.*» 5',3 
11. 57,3 

14. 32, 3 

15. 4,4 

14. 1,50 

15. 17,7 

13. 56,4 

14. 51,1 

15. 1,7 
15. 13,3 
14. 41.5 

13. 34, 9 

14. 50, 9 
14. 41,6 

14. 3,6 

13. 5,0 

15. 4,7 

14. 53, 9 
14. 17,0 

14. 41,5 

15. 1,5 
12 a5,2 
15. 10,0 
14. 50,0 

13. 56, 7 

14. 59,7 

15. 6,8 
15. 11,0 
14. 59, 9 
14. 5,5 
14. 50, 
13. 17,0 



60 

243 

175 

128 

36 

19 

21 

797 

438 

17 

533 

297 

125 

260 

559 

83 

43 

235 

900 

173 

700 

13 

163 

560 

545 

1883 

750 

85 

2993 

1012 

793 

625 



980,029 ; 980,040 
979,947 980,003 



979,986 
980,027 
979,963 
980,074 
979,934 
973,907 
979,995 
980,092 
979,972 
979,851 
980,054 
979,983 
979,773 
979,994 
980,063 
979,986 
979,720 
979,971 
979,910 
980,010 
980,064 
979.912 
979,835 
979,659 
979,905 
980,018 
979,367 
979,789 
979,871 
979,901 



980,023 
980,055 
979,972 
980,078 
979,939 
980,066 
980,085 
980,095 
980,091 
979,917 
980,060 
980,034 
979,894 
980,016 
980,091 
980,031 
979,935 
980,014 
980,047 
980,013 
980,097 
980,020 
979,959 
980,031 
980,054 
980,040 
979,969 
980,007 
980,034 
980,036 



OniTità 
teorìe» 

To 
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979,991 
979.902 
979,913 
979,906 
979,923 
979.931 
979,927 
979,927 
979,929 
979,936 
979,939 
979,944 
979,942 
979,949 
979,961 
979,961 
979,960 
979,965 
979,965 
979,965 
979,969 
979,974 
979,%9 
979,974 
979,977 
979,977 
979,979 
979,979 
979,980 
979,988 
979,984 
979,977 



AnomaU* [ £ 

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■+• 0,149 H 

4- 0,101 V 

+ 0,110 V 

+ 0,149 K 

+ 0.049 V 

-4- 0,157 R 

■+• 0,012 V 

+ 0,139 R 

4- 0,156 R 

+ 0,159 R 

4- 0,152 R 

— 0,027 V 
-f- 0,138 R 
+ 0,065 R 

— 0,067 V 
+ 0,065 V 
+ 0,131 R 
-f 0,066 R 

— 0,030 V 
-f 0,049 R 
+ 0,078 R 
+ 0,039 V 
+ 0,128 R 
+ 0,046 R 

— 0,018 V 
+ 0,064 R 
+ 0,075 R 
+ 0,061 R 

— 0,011 R 
+ 0,019 V 
+ 0,050 R 
+ 0,059 V 



260 



a 
•3 

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STAZIONI OI GRAVITÀ 



Latitudine 



LoD^tudlne 


« 

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Gravità 


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1 


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33 

34 

35 

30 

37 

38 

39 

40 

41 

42 

43 

44 

45 

46 

47 

48 

49 

50 

51 

5<2 

53 

54 

55 

56 

57 

58 

59 

60 

61 

6!2 

63 

64 



Litigua^lossa (Sicilia). 



Taormina (Id.) 



Randazzo (Id.) 



Mistretta (Id.) 

Melilo Porlo Salvo (Galabina) 
Termini Imerese (Sicilia) . . 



Favignana (Egadi) 



Ali (Sicilia) 



Cefalù (Id.) 

S. Agaia (Id.) .... 
Novara di Sicilia (Id.) 



Trapani (Id.) 

Bianconovo (Calabria) . . . 



Reggio (Id.) 



Palermo (Sicilia) 



Palli (Id ) 



Romelia (Id.) . . . 
Messina (Id.) . . . 
Milazzo (Id.). . . . 
Delianova (Calabria) 



Bagnara (Id.) 



Roccella Jonica (Id.) 



Cillaiiova (Id.), 



Lipari (Eolie) .... 
Nicolera (Calabria). . 
Serra San Bruno (Id.) 



Soveralo (Id.) 



Uslica (Eolie) 



Pizzo (Calabria) . 
Slroroboli (Eolie) 



Calanzaro (Calabria) 



Castellammare di Slabia . . . 



37.' 50' ,5 
37. 51,0 
37. 52, 4 
37. 55, 7 
37. 55, 2 
37. 59, 1 

37. 55, 7 

38. 0,2 
38. 2,3 
38. 4,1 
38. 0,9 
38. 1,0 
38. 5,4 
38. 6,4 
38. 6,9 
38. 8,1 
38. 10,3 
38. 11,5 
38. 13, 1 
38. 14,0 
38. 17,3 
38. 19,2 
38. 21, 3 
38. 27, 2 
38. 33,0 
38. 34, 7 
38. 41, 4 
38. 42, 4 
38. 44,0 
38. 48,2 
38. 54,3 
40. 41,6 



15.» 8',5 
15. 16,9 
14. 56, 7 

14. 22,0 

15. 47. 1 

13. 41,9 
12. 19,2 

14. 25, 4 
14. 1,2 

14. 38,0 

15. 7, 9 

12. 22,9 
16 9,2 
15. 38,5 

13. 21,7 

14. 58,0 

15. 24,8 
15. 33,4 
15. 14,5 
15. 55, 2 

15. 48,4 

16. 24,2 
16. 4,9 

14. 57,4 
15 56,3 
16. 19,9 
16. 2,8 
13 11,0 
16. 9,6 

15. 14, 1 

16. 35, 6 
14. 28,7 



540 


979,%4 


980,089 


979,989 


270 


980,030 


980,087 


979.990 


760 


979,907 


980,063 


979,993 


92) 


979,869 


980,063 


979,999 


50 


980,048 


980,059 


979,9% 


23 


980,064 


980,071 


980,003 


5 


980,102 


980,104 


979.999 


5 


980,070 


980,074 


980,004 


50 


980,095 


980,111 


980,008 


19 


980,082 


980,088 


980,011 


617 


979,952 


980,073 


980,005 


3 


980,097 


980,098 


980,006 


5 


980,056 


980,058 


980,011 


10 


980,101 


980,104 


980,013 


20 


980,090 


980,095 


980,015 


149 


980,082 


980,117 


980,017 


450 


980,023 


980,120 


980,018 


5 


980,128 


980,130 


980,020 


3 


980,143 


980.143 


480,023 


650 


979,961 


980,104 


980,024 


15 


980,122 


980,132 


980,029 


5 


* 980,074 


980,076 


980,032 


407 


980,024 


980,119 


980,035 


2 


980,179 


980,180 


980,044 


190 


980,102 


980,141 


980,052 


800 


979,958 


980,136 


980,054 


7 


980,140 


980,143 


980,064 


250 


979,147 


980,201 


980,067 


40 


980,189 


980,204 


980,068 


48 


980,229 


980,241 


980,074 


345 


980,090 


980,162 


9^,083 


4 


980,338 


980,342 


980,243 



H- 0,100 
4-0,097 
4- 0,070 
4-0,064 
4- 0,063 
+ 0,068 
+ 0,105 
4- 0,070 
4- 0,103 
4- 0.077 
4-0,068 
+ 0,092 
4-0,047 
4- 0,091 
+ 0,080 
4- 0,100 
4- 0,102 
4- 0,110 
+ 0,120 
+ 0,080 
4-0,103 
+ 0,044 
+ 0,084 
4-0,136 
+ 0,089 
4- 0,082 
4-0,079 
4 0,134 
4- 0,136 
4- 0,167 
4-0,079 
+ 0,099 



H 

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R 

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V 

V 

R 

V 

V 

R 

V 

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— .— *. 




ANNALI DEL R. UFFICIO CENTRALE METEOROLOGICO E GEODINAMICO 

Serie Seconda — Voi. XIX — Parte I — 1897 




TERBEIOTO OEL 16 NOTEIBRE 1894 



IN 



CALABRIA E SICILIA 



RELAZIONE TECNICA 



DI 




ROMA 

TIPOORAFIA NAZIONALE DI O. BBRTBBO Si O. 

Via Umbria 

1907 




V 



.%.*. 



IL TERREMOTO DEL 16 NOVEMBRE 1894 



iisr (ja.XjJl'jb'SjXJl e sioilij^ 



Parte IL 



RELAZIONE TECNICA 



DI 



£1. 



in frammenti T Che Tanfibolite era ridotta ad un materiale marnoso e che qua 
e là e al contatto col granito e collo gneiss si osservavano delle sirisciature di 
argilla nera che manifestavano movimenti di masse rilevanti. 

Di guisa che si può concludere col Cortese che le parti di roccie resistenti sono 
disseminate solo irregolarmente nella massa della montagna formandone Tinte- 
laiatura. 

Dalla parte del mar Ionio si appoggia allo gneiss la formazione fiUadica, che 
ritrovasi pure nel Messinese. Sopra di questa, come anche direttamente sopra il 
granito di Serra San Bruno, riposa il terziario in estesi bacini eocenici e pliocenici. 

Sul versante tirreno dell'Aspromonte a N. E. di Reggio, addossata alle roccie ora 
descritte, si estende una plaga miocenica formata in massima parte di ciottoli e di 
conglomerati, mentre nel versante nord della catena Peloritana il terreno mioce- 
nico è rappresentato da estese plaghe di argille sabbiose. 

Sul versante medesimo, presso Palmi, compare il calcare siliceo dell'epoca ges- 
soso- solfifera, ma il terreno terziario specialmente sviluppato è il pliocene, rappre- 
sentato — in serie ascendente — da marne bianche, da argille sabbiose azzurre 
e da sabbie gialle più o meno cementate, riposanti direttamente sul cristallino. 

A nord di questa formazione pliocenica si distendono gli ^mpli terrazzi della 
alluvione quaternaria della piana di Calabria, costituita da sabbie, da argille e da 
conglomerati, che si sovrappone verso est al granito della Serra San Bruno. I 
depositi quaternari compaiono poi ancora in molti altri punti della regione, sovrap- 
posti direttamente al cristallino, specialmente sui piani di Aspromonte e lungo la 
spiaggia tanto di Calabria che di Sicilia, ove formano gli ultimi ondeggiamenti 
collinosi che si sfumano nella alluvione attuale. 

Lungo il suo margine settentrionale la piana di Calabria confina con un'altra 
plaga depressa di terreno pliocenico che da Rosarno si estende fin presso a Fila- 
delfia e separa Tuna dall'altra due formazioni granitiche, quella del Capo Vaticano 
e quella di Serra San Bruno. Queste due formazioni, che si riuniscono presso 
Maida, sono poi interrotte dalla depressione pliocenica quaternaria dell'istmo di 
Catanzaro al di là del quale ritrovasi la massa cristallina di Catanzaro. 



Effetti del terremoto — Distribuzione delle rovine. 



L'azione danneggiante del terremoto si esplicò per una zona vastissima che si 
estende dalla provincia di Messina a quella di Reggio Calabria e in minima parte 
a quella di Catanzaro. 

hi Sicilia l'area danneggiata incomincia da Messina e si propaga sino a Bar- 
cellona, essendo essenzialmente interessati i versanti N.O. e N.E. della catena 
Peloritana, e la piana di Milazzo: lungo la costa orientale i danni cessano rapi- 



muri esterni, dovuti alle spinte delle incavallature imperfette, le lesioni nelle 
piattebande, nei muri interni e sopratutto nei tramezzi: si osservò pure qualche 
lesione obliqua. In generale i danni maggiori si produssero ai terzi piani. L'in- 
tensità della scossa provocò nell'alluvione della spiaggia una spinta così notevole 
da danneggiare seriamente la banchina della darsena e del lazzaretto. Immuni 
rimasero, fra gli altri edifìci, il teatro e la cassa di risparmio, ben costruiti. 

Lesioni sensibili si riscontrarono lungo tutti i fabbricati che conducono al vil- 
laggio del Faro, specialmente nella borgata di Ganzirri, ove fu seriaìnente dan- 
. neggiata la chiesa e si produsse un avvallamento e frattura ^ungo i margini 
dello stagno. 

Gravi i danni che riportò la torre del Faro, edificata a quanto si dice sulla 
roccia, con una fondazione di circa 7 metri; cadde l'apparecchio ottico, riscon- 
trandosi nella torre tre lesioni, due orizzontali ed una obliqua, interessanti non 
solo la muratura esterna ma bensì la colonna interna di pietra in corrispondenza 
alle soste della costruzione, accompagnate da uno scorrimento verso ovest. 

Percorrendo il versante settentrionale della catena Peloritana si riscontrano 
pochi danni negli abitati di Bauso e di Saponara, mentre rilevanti furono quelli 
verificatisi a Spadafora. In questo comune costruito sull'alluvione recente, su 
circa 1300 fabbricati, se ne contano 53 gravemente danneggiati, fra cui 6 ina- 
bitabili, oltre ad uno crollato. Parecchie costruzioni munite di catene in ferro eb- 
bero lesioni gravi, ma giova subito notare che il sistema di incatenamento era 
difettoso. Guasti piuttosto seri si riscontrarono nella vòlta e nella cupola della chiesa, 
fatte in canne e gesso. 

Sebbene le costruzioni sieno piuttosto basse e vi abbondi la muratura di mat- 
toni (di cui si fa ampia fabbricazione sul sito) con calce piuttosto magra ottenuta 
dalle vicine marne plioceniche, poche furono le case assolutamente incolumi. 

Né differenti sono le condizioni di Milazzo. 

Nella città, che sorge sull'alluvione attuale la quale costituisce il sottosuolo 
di tutta la pianura di Milazzo, i fabbricati sono in generale poco elevati e co- 
struiti per lo più in pietrame e mattoni con calce di Spadafora. Si dovettero ese- 
guire 14 puntellamenti di case pericolanti, oltre ad una demolizione; alcune chiese, 
fra le quali quella di Santa Maria della Luce, di Santa Maria Maggioie, e della 
Immacolata, ebbero gravi danni, specialmente per il distacco dei muri di facciata. 
Fu poi specialmente danneggiato il quartiere di via Siena, ove parecchie case, a 
dir vero di cattiva costruzione, si dovettero sgombrare. 

Le costruzioni antiche del castello e quelle anche recenti del promontorio, 
poggianti sul cristallino, ebbero danni insignificanti. 

Hanno invece sofferto gli abitati della piana e specialmente la borgata di 
Santa Marina ed il villaggio di Meri, ove furono 'gravemente lesionate le chiese. 

Anche a Barcellona, costruita sul margine sud della alluvione recente della 



6 

I danni più gravi si manifestarono specialmente in antichi ediftzi di costruzione 
interna irregolare, quali il municipio, il tribunale, la scuola d'arti, l'orfanotrofio, ecc., 
comparendo quasi ovunque lesioni nelle volte, negli archi, nelle piattebande e nei 
muri; furono altresì sensibili, sebbene in minor misura, in fabbricati recenti, quali 
il macello, l'ospedale civile. 

Deirinfluenza del sistema di costruzione offre un bellissimo esempio il con- 
fronto fra due edifici moderni: la caserma Mezzacapo e il collegio delle Salesiane, 
entrambi grandiosi: il primo di questi fabbricati ebbe lesioni gravissime in tutte 
le più importanti ossature (producendosi persino degli scatti nell' imposta degli 
archi), dovute in gran parte alla difettosa qualità della muratura fatta alla rinfusa 
con pietrame grosso, arrotondato, ciottoli minuti, pezzi di mattoni, ecc., sebbene esi- 
stessero collegamenti in ferro, i quali però non funzionarono pel difettoso sistema 
di unione; nel collegio delle Salesiane invece, costruito con molta cura e scelta di 
materiali, i danni furono minimi, riducendosi alla screpolatura di qualche tramezzo. 

In complesso Reggio fu specialmente danneggiata nella regione verso sud; sulla 
distribuzione dei danni non pare però che abbia avuto grande influenza la pendenza 
del suolo; ma piuttosto la costruzione, fatta con calce troppo grassa e con fre- 
quente impiego di sabbia di mare. 

Procedendo lungo il litorale verso nord, si riscontrano lesioni abbastanza gravi 
nei numerosi centri abitati della costa: Santa Caterina, Archi, Gallico, Catena, 
Villa San Giovanni, Cannitello, edificati tutti in piano sull'alluvione litoranea re- 
cente. Fra queste costruzioni, sebbene per la massima parte di limitata importanza, 
non è raro il riscontrarne qualcuna resa inabitabile per le gravi lesioni, ma non 
si lamentano rovine. 

Merita speciale menzione lo stato dei fabbricati di Villa San Giovanni, ove è 
fiorente l'industria manifatturiera e quindi si hanno esempi di • edifici di costru- 
zione speciale. Questi stabilimenti industriali, in mattoni, piuttosto alti, risentirono 
danni seri, e dovettero la loro resistenza alla buona qualità dei materiali. Vi sono 
numerose le lesioni negli archi e nelle piattebande; per contro ebbero poco danno 
i vasti ambienti a soffitto in ferro. Della violenza della scossa danno prova le 
lesioni avvenute nei camini, alcuni dei quaU subirono fratture orizzontali accom- 
pagnate da spostamenti verso ovest di circa 5 cm., in analogia a quanto si 
osservò nella torre del- faro di Messina. 

Da Villa San Giovanni a Scilla, la costa, tagliata quasi a picco nel terreno 
cristallino assai tormentato, presenta in qualche punto, sopratutto presso Scilla, 
indizi di frane, di non grande entità peraltro, e verificatesi agsai posteriormente 
al terremoto, per Fazione delle pioggie, facilitate probabilmente dallo scuotimento 

precedente. 

Le costruzioni di Scilla, scaglionate in gran parte sulla forte pendenza del 
terreno, tranne per il quartiere a mare, soffrirono danni rilevanti, sopratutto nella 



8 

si verificarono, perchè moltissime abitazioni poggiano, se non in lutto almeno in 
parte, sul gneiss quarzoso a mica nera, che ivi appare resistente. Vi furono non- 
dimeno gravissimi guasti e direi inseparabili, perchè, come nella parte bassa, rimase 
assolutamente compromessa la stabilità degli edifici per le profonde spaccature nei 
muri e pel distacco dei muri stessi dai solai. E fu ventura che in queste abitazioni 
fosse abbandonata la costruzione a volte. 

Nella chiesa delllmmacolata in Bagnara alta sono caratteristici i tagli oriz- 
zontali della cupola in mattoni e nel muro di abside, indicanti la violenza della 
scossa, e le lesioni dei due campanili, spaccati secondo due prismi verticah a croce. 

Nel territorio del comune di Bagnara, sulla montagna ed in prossimità della 
strada che conduce a Sant'Eufemia ed a IJalmi, sopra un pendio ripidissimo di ter- 
reno, giacciono le borgate di Solano, Sansone, Pellegrina e Ceramida. Quivi, malgrado 
questa sfavorevole condizione, che nelle case di Sansone per l'altezza dei fabbricati 
sopratutto avrebbe potuto dare effetti rovinosi, non si osservano croUamenti 
(fuorché a Solano fabbricato sullo gneiss decomposto), pur essendo i danni gravi 
nell'interno delle abitazioni, sopratutto ai secondi piani: è da rilevare però nelle 
costruzioni di queste case, come per quelle di Bagnara, una circostanza favorevole 
alla solidità: l'impiego cioè di pietrame di cava, rotto a faccia grossolanamente 
spianata, che permette alla malta una presa migliore, o se non altro conferisce ai 
muri una solidità maggiore che l'impiego dei ciottoli e dei sassi rotolati dalle fiu- 
mare, adottati altrove. 

In alcuni fabbricati di queste borgate, specialmente a Ceramida ove spunta in 
vari luoghi il granito grigio compatto, i danni furono minori. E probabilmente per 
queste ragioni ebbe danni in proporzioni lievissime l'elevato viadotto a tre arcate 
detto di Cavavella. 

Risalendo la strada che conduce a Palmi in vicinanza della vetta si riscontrano 
vari fabbricati bassi, solidi, destinati a cantine, che non presentano lesioni gravi: 
assai più sentite invece sono le lesioni riportate dalle case della borgata Barrettieri, 
costruite suiralluvioné sabbiosa del quaternario. 

Abbandonando la cresta, la strada scende verso Palmi, scavata nello gneiss 
con feldspato alterabilissimo, che solo ad una certa profondità raggiunge qualche 
apparente compattezza, essendo sempre ricoperto da uno strato terroso sciolto. Di 
questo materiale è costituito il monte Sant'Elia ove la chiesetta omonima ebbe a 
subire gravi danni, poggiando sul terriccio, mentre una vicina casetta, sul cui 
suolo appariva la roccia un po' compatta, non ebbe guasti di sorta. 

Quest'alterazione dello gneiss unitamente ai detriti alluvionali, forma raltipiano 
sul quale è edificato Palmi. 

Ricostruita dopo il 1783 su pianta abbastanza regolare, con vie spaziose, 
Palmi ha assunto una certa importanza in questi ultimi anni per il fruttuoso 
commercio degli olii, e del benessere della città fanno fede l'importanza di talune 



costruzioni; è da deplorare però che nella crescente agiatezza i cittadini, dimen- 
tichi del disastro subito dalla loro città, non abbiano mantenuto nell'edilizia quelle 
cautele che, fin dal secolo scorso, erano state imposte. Risulta infatti che in 
principio del secolo, le case di Palmi, baraccate in gran parte, erano tutte ad un 
solo piano : ora invece abbondano le costruzioni a tre ed a quattro piani. Sebbene 
si fossero abbandonate le volte, riducendosi all'esclusivo impiego dei solai, ben 
poche sono le case risparmiate. Le abitazioni, per lo più ristrette di area, non 
hanno quella uniformità d'altezza che contribuisce alla solidità dei massi murali 
costituenti un isolato, ma mentre talune case si mantennero all'altezza di un solo 
piano, come erano state costruite, altre si innalzarono sul piano già fatto, senza 
rinforzare per nulla le fondazioni, che appena adeguate per un fabbricato di un 
solo piano, diventarono insufficienti per il nuovo edificio, e questa è un'osserva- 
zione d'indole generale che si può estendere a tutti i paesi visitati. 

A Palmi i danni furono enormi, ben poche le case che furono risparmiate: a 
lutto dicembre, le case demolite totalmente o parzialmente ascendevano a 400; 
non si esita a credere che questo numero siasi poi accresciuto notevolmente in 
seguito alle pioggie ed alle scosse successive: le vittime — per una fortunata com- 
binazione che trasse gli abitanti fuori delle loro case al momento della scossa — 
furono solo 8, i feriti circa 300. 

Numerosissime le case crollate all'interno, pur conservandosi in piedi i muri 
di perimetro; non rari i crollamenti della parte alta dei muri esterni; frequenti 
le lesioni oblique nei muri di facciata interessanti l'altezza intera della casa; 
immancabili poi le lesioni verticali sopra tutti i vani dei muri; poche però le lesioni 
orizzontali, sebbene la scossa sia siata accompagnata da moto vorticoso come 
lo provano gli spostamenti subiti dal monumento a Vittorio Emanuele e dai pi- 
lastrini della Villa. Fu specialmente danneggiata la parte centrale della città: in 
questa zòna, sebbene abbondassero le case baraccate, le strade sono trasformate 
in una vera foresta di puntelli: anche il quartiere del Borgo Superiore al- 
l'estremo N.E. fu devastato, e queste regioni corrispondono ad un sottosuolo limac- 
cioso la cui potenza raggiunse quasi 20™ negh assaggi fatti per la costruzione del 
teatro. Giova ricordare come questo edificio sia rimasto immune di danni, la sua 
fondazione poggia sopra una costipazione artificiale del suolo, a 4 metri di pro- 
fondità, e si innalza su muri di 0". 95 di spesisore, fatti con pietrame e sabbia 
scelta. 

Danni meno gravi si ebbero nel quartiere Cittadella e minori ancora nel quar- 
tiere Spirito Santo, nei quali affiora il terreno cristallino, su cui poggiano le case. 

Fatta eccezione del teatro, gli altri edifici pubblici, quali la sotto-prefettura e il 
palazzo delle scuole, ebbero danni gravi; alcuni, come il tribunale, rimasero in- 
teramente frantumati airintorno; talune case grandi a 2 piani, baraccate, sulla piazza 
Vittorio Emanuele fecero puie cattivissima prova per il marcimento dei legnami: 

2 



tu:'' À'.'m, 



10 

le chiese dell' Oratorio e del Rosario rovinarono e la nuova cattedrale, tuttora 
incompleta, fu ridotta in condizioni tristissime. Questo vasto tempio misura 
circa 60 m. di lunghezza e 34 di larghezza, è a tre navate; sopra la nave centrale 
poggia la volta di untolo corso di mattoni messi in piatto, che si sfondò, come 
si sfondò parimenti la vòlta della cupola nelle stesse condizioni: fratture gravis- 
sime poi risentirono i muri di perimetro, gli archi e le vòlte delle navate laterali 
e la facciata in mattoni : a tanta rovina non fu certamente estranea, • oltre che 
l'esagerata ampiezza del vano, la cattiva qualità della malta, fatta con poca calce 
e sabbia terrosa, e la condizione del pietrame. 

Di ancor maggior entità sono i danni risentiti da Seminarà, cittadina situata sopra 
un piccolo pltipiano appartenente alla massa dello gneiss, ma costituita del solito 
materiale alterato. La regolarità della pianta a reticolato ortogonale ed il gran nu- 
mero delle case baraccate ne rivelano la recente costruzione; all'inconveniente 
già lamentato per Palmi dell'eccessiva altezza di fabbricati mancanti di base, si 
aggiunge qui una peggiore costruzione di muri, fatti con pietrame e terra e talora 
con mattoni crudi. Difettosa, come d'altronde quasi ovunque, è la costruzione 
dei tetti, mancanti di catene. Più che a Palmi furono qui numerose le rovine: 
si può asserire che nessuna casa andò immune: moltissime le abitazioni interna- 
mente sfracellate, con caduta delle scale, dei soffitti e dei tramezzi, e strapiombi 
di muri; i danni furono eccezionali nel rione del Mortaro. 

La chiesa cattedrale, vasto edificio a tre navate, riportò lesioni gravissime nei 
pilastri, nel volto, nelle chiavi d'arco, accompagnate da distacchi di muratura, di 
cui fu vittima l'arciprete. Nella chiesetta di Sant'Antonino le campane furono lan- 
ciate in direzione N.N.O. a distanza di 5 metri, l'obelisco sorgente avanti il teatro 
si spostò di un angolo di 30'' circa sulla sua base. 

Danni relativamente minimi risentirono il monastero e la chiesa di San Mer- 
curio disabitati, costruiti sulla roccia inalterata. 

Di parecchie case baraccate rimase solo l'ossatura in legname, lesionandosi 
gravemente i muri, che poi precipitarono. Anche qui la disgrazia si estese alle 
persone: si contarono 8 morti e 160 feriti. 

Addentrandosi verso il centro dell'area disastrosa, si trova la frazione Sant'Anna, 
appartenente al territorio di Seminarà, che non risentì minor danno del capoluogo: 
parecchie furono le case, fatte in mattoni crudi, che crollarono per intero: quasi 
dappertutto caddero i tramezzi interni, danni gravi risentirono le due chiese, 
rimaste chiuse al culto ; in complesso nessuna casa fu incolume. In questa borgata 
di 800 abitanti, che conta circa 100 casie, ne rovinarono completamente undici, 
una trentina circa rovinarono in parte e le rimanenti si resero inabitabili. 

Differenti assai furono i danni risentiti a Melicuccà; questo comune giace sopra 
un pendìo abbastanza inclinato lungo il contatto del terreno cristallino che forma 
il sottosuolo della parte alta dell'abitato, colle marne bianche che compariscono 



12 

furono pure i danni della chiesa dell'Addolorala nei muri e nella cupola. Rimase 
per contro quasi illesa la povera borgata di Sinopoli basso, costruita sulla roccia: 
vi abbondano le case esclusivamente fatte in legname, poggianti sulla roccia talora 
coirintermezzo di pali che poterono resistere alla scossa. Anche le poche costruzioni 
in muratura andarono quasi esenti da danni o almeno questi furono in proporzioni 
di gran lunga minori che altrove. 

A Sant'Eufemia si ritrova la dolorosa constatazione di grandi rovine. Distrutta 
nel 1783, doveva essere per intero ricostruita sopra un altipiano ove sorge ora il 
borgo del Petto, che è quanto si eseguì della costruzione progettata secondo il 
piano regolatore imposto allora. A causa di dominanti volontà locali, il paese si 
estese nuovamente nell'antica sede, sulle ripide sponde di un rio che attraversa 
la formazione di sabbie plioceniche, mentre la località del Petto è costituita da 
argille sabbiose. Malgrado le molte case baraccate, i crollamenti furono numerosi, 
specialmente nel quartiere in riva al torrente. L'altezza eccessiva dei piani, ascen- 
dente a 3 e talora a 4, e Tessere questi piani stati successivamente innalzati su 
fondazioni insufficienti, contribuì al disastro. 

Per la violenza della scossa si verificarono anche ribaltamenti completi di 
muro, e per il sussulto si ebbero numerose lesioni orizzontali nelle case e cadute 
di balconi. Danni gravissimi subirono le chiese, specialmente quella del Petto, ove 
morirono 7 persone, quella del Rosario e quella del Purgatorio ove il campanile 
fu squarciato. La rovina quasi completa del quartiere posto in riva al torrente è 
specialmente da attribuirsi alle corrosioni del corso d'acqua. Certamente nella rico- 
struzione del paese si dovrà abbandonare questa località. 

Una delle migliori abitazioni costruita nel quartiere del Petto, col sistema 
baraccato, con intelaiature di legnami diagonali, non cadde, ma subì gravissime 
fratture. Né la violenza della scossa rispettò una casa a 4 piani solidamente in- 
catenata con tiranti in ferro, che fu gravemente lesionata. 

Da Sinopoli piegando verso S.E. e percorrendo il contatto del pliocene col 
cristallino, trovasi Delianuova, paese di montagna, costruito allestiremo contatto 
della formazione quaternaria colla massa cristallina dell'Aspromonte; delle due 
frazioni di cui si conlffeoe. Pedavoli e Paracorio, la prima, situata su un pendìo 
piuttosto ripido, fu specialmente danneggiata. La costruzione è in generale sca- 
dente, difettando le località di buona calce; poche sono le case baraccate e troppo 
alte le abitazioni. La cattedrale ebbe danni tali da richiedere la demolizione imme- 
diata; nella chieda del Collegio rovinò la cupola fatta di canne e gesso; nella 
chiesa del SS. Sacramento si produssero lesioni orizzontali nei muri di perimetro. 
Appena qualche casa rimase, ^se non del tutto illesa, almeno con poco danno; 
anche nei fabbricati di recente costruzione, fatti con una certa cura, si verifi- 
carono lesioni gravi, persino nelle volte del pian terreno. A tutto il 26 gennaio 
1895 si ebbero 5 demolizioni totali e 83 parziali, sopra un totale di tOOO fabbri- 
cati, e danni gravi in tutti. 



14 

Nella piana, che fu il campo principale dell'azione sismica del 1783, i danni, 
sebbene rilevanti, furono minori che nella regione montuosa, ma vi si riscontrano 
parecchie anomalie negli effetti della scossa. A Gioja, ove la costruzione è so- 
vente in mattoni ed abbonda una buona calce, ottenuta dal calcare miocenico che 
affiora a poca distanza, e l'altezza degli edifici è limitata, i danni furono 
relativamente pochi: si contano 351 case danneggiate, delle quali 23 inabi- 
tabili. 

Risentì danni Rizziconi in proporzione sensibile, mentre^ fu quasi immune 
Radicena:' alPincontro fu danneggiatissimo Jatrinoli posto ad un chilometro circa 
da Radicena e nelle identiche condizioni di sottosuolo: a Jatrinoli Pintensità della 
scossa produsse un taglio accompagnato da scorrimento nei due campanili delle 
chiese, oltre alla rovina di qualche casa e lesioni gravi in quasi tutte. 

Rimase relativamente risparmiata Cittanova, distrutta nel 1783, situata presso 
alle falde dei monti granitici della Serra. Invece fu assai danneggiata Polistena 
situata nella pianura; i guasti si estero ad un gran numero di abitazioni, e sono 
specialmente rilevanti nella chiesa del Rosario, sebbene di costruzione recente; 
anche Polistena era stata distrutta nel 1783. 

Danni maggiori si riscontrarono a Rosarno, costruita sulle sabbie quaternarie, 
ove su 800 fabbricati se ne contano ben 312 lesionati e 6 demoliti: fu distrutta 
quasi totalmente la chiesa del Purgatorio. 

L'intensità della scossa fu dannosa nei villaggi di Triparno e Stefanaconi 
presso Monteleone, poggianti sopra l'alluvione quaternaria, e nella parte bassa di 
Monteleone, mentre a Monteleone alta, edificata sopra un terreno roccioso, si eb- 
bero pochi guasti. 

Tropea andò quasi immune, contandosi appena 18 case lesionate gravemente. 



Effetti della scossa in relazione col sottosuolo. 



Le constatazioni fatte conducono a questo risultato: che le costruzioni pog- 
gianti direttamente sullo gneiss compatto o sul granito, ebbero meno danni delle 
altre poggianti sopra le argille, le arenarie plioceniche o sopra l'alluvione qua- . 
ternaria. 

Come si è accennato, il cristallino, che costituisce la gran massa della regione, 
si altera con gran facilità alla superficie e non ha nemmeno, probabilmente, compat- 
tezza considerevole all'interno, sebbene in talune località, come in qualche punto 
di Bagnara, di Palmi, di Seminara, di Melicucch, di Sinopoli Basso, si rilevino 
affioramenti di roccia compatta quai'zosa; si comprende che questa roccia, moven- 
dosi come una sola massa, agisca, rapporto all'edificio, come una solida platea, 
per mezzo della quale anche nei moti più pericolosi, l'edificio viene sollevato od 



17 

Bagnara è pure N.E.-S.O. nella parte bassa nuova, e N.O.-S.E. nella parte alta riedi- 
ficata sulla pianta antica : a Palmi è incerta. A Seminara, Oppido, Terranova, Git- 
tanova, Cinquefronde, l'orientazione dei fabbricati è N.O.-S.E. e nel piano regolatore 
di Santa Eufemia, che poi non venne eseguito, era la stessa, cioè in complesso 
parallela alla direzione ritenuta prevalente delle scosse. 

Devesi però osservare che siccome è molto difficile determinare col solo sus- 
sidio dei sensi la direzione dell'oscillazione del terreno, tanto più che questa dire- 
zione è varia attorno al centro di scuotimento, ed anche durante uno stesso terre- 
moto, una speciale orientazione dei fabbricati difficilmente poteva portare qualche 
vantaggio. 

Giova notare inoltre che nell'area disastrosa essendo il moto prevalentemente 
sussultorio, quell'orientazione non ha potuto influire, mentre probabilmente avrà 
influito per i paesi come Messina, Reggio e quelli della piana, ove la componente 
sussultoria fu di minore intensità. Ciò potrebbe forse concorrere a spiegare la dif- 
ferenza notevole dei danni che si verificarono fra Gittanova e Polistena, non es- 
sendovi in questo paese l'orientazione N.O.-S.E. precisa e netta dei fabbricati di Git- 
tanova, anzi prevalendovi forse quella ad essa perpendicolare. 

Per quanto concerne le fondazioni si può asserire che sono quasi dappertutto 
insufficienti: si attribuiscono a difetto di fondazione i danni della Palazzata di Mes- 
sina e sopratutto del palazzo comunale; e difatti il nuovo fabbricato della cassa 
di risparmio, posto quasi nelle stesse condizioni del palazzo comunale, ma costruito 
con molta cura ed alquanto più entro terra, fu immune. Una prova evidente che 
ì fabbricati ben fondati hanno resistito, l'abbiamo nel teatro di Palmi. 

In generale se si spingono di qualche poco le fondazioni pei fabbricati di qualche 
rilievo, nei fabbricati modesti si può dire che mancano affatto o non sono mai in 
relazione con la natura del sottosuolo e non è raro l'osservare i muri poggiati 
semplicemente sul suolo. Nei paesi montuosi poi come a Santa Gristina, a Delia- 
nuova, a Sansone- molti fabbricati sorgono in siti ripidi con deboli muri di sostegno. 

Occorre, ora, esaminare il sistema di costruzione: prescindendo dalle case ba- 
raccate, delle quali si dirà poi, e di qualche esempio di casa totalmente in legname^ 
come a Sinopoli Inferiore, tutti gli edifici sono costruiti hiteramente in muratura. 
Le costruzioni esclusivamente in mattoni sono rarissime: si limitano forse agli 
opifici industriali di Villa San Giovanni ed a qualche chiesa o fabbricato speciale : 
meno rari sono in provincia di Messina. 

Si fanno talora in mattoni i muri di facciata delle chiese e delle case e sopra- 
tutto gli stipiti delle finestre. 

A Reggio ed a Messina i mattoni s'adoperano, oltre che per le volte, che ivi 
sono diffuse, anche per la costruzione di muri divisori : in quei paesi della Gala- 
bria nelle cui vicinanze esistono sedimenti argillosi, come presso Seminara, Meli- 
cuccà, Sinopoli, l'impiego dei mattoni cotti è alquanto più diffuso: essi sono di 



18 

discreta qualità, ma servono solamente o per nvestimento o per le volte o per sta- 
bilire i corsi della muratura. I mattoni buoni costano a Palmi lire 30 il mille, 
quelli scadenti lire 15 il mille. Per cui si può dire che il pietrame è d'impiego 
generale. 

È da osservare poi come non si adoperi sempre pietrame di cava, rotto a faccie 
piane, ma, nella pluralità dei casi, si utilizzino i ciottoli di fiume, arrotondati, 
di qualunque dimensione sieno, mettendo alla rinfusa nella massa murale ciottoli 
grandi e piccoli; anzi parecchi paesi si fabbricarono coi ruderi del terremoto del 
1783; e in parecchie ricostruzioni, attualmente in via di esecuzione, si adopera lo 
stesso materiale ora caduto. 

Tale sistema potrebbe ammettersi qualora si adoperassero malte di qualità 
superiore ed e rapida presa, in guisa da formare come un calcestruzzo; ma ciò 
non succede. A Messina, assieme alla pozzolana s'impiega buona calce di Taoimina ; 
nella piana di Milazzo la calce magra di Spadafora e nei paesi montuosi della 
catena Peloritana la CBlce grassa ricavata dai ciottoli di fiumare. Nei paesi di 
Calabria, per la natura stessa del terreno, fa difetto la buona calce: la migliore 
è quella di Gioia che costa a Palmi lire 24 il metro cubo. Una calce magra di- 
screta si potrebbe ottenere dalle marne bianche a Seminara, a Sinopoli, ecc. Si 
utilizzano pure i ciottoli calcarei delle fiumane, ma forniscono per lo più calce 
troppo grassa, e ciò si verificò in parecchie demolizioni, nelle quali si riscontrò che 
la malta messa in opera da qualche anno non aveva ancora fatto presa. Non si 
ha poi, specialmente in paesi montuosi, nessuna cura per conservarla: si lascia 
la calce per mesi e mesi quasi allo scoperto. 

Non mancano le buone sabbie di cava, ma i trasporti le rendono costose^ A 
Palmi, p. e., la sabbia buona costa lire 4. 50 a 5. 00 il metro cubo. A Reggio, a 
Villa San Giovanni e nei paesi del litorale, si adopera sabbia di mare. In generale 
poi la sabbia proveniente dalla decomposizione dello gneiss è troppo feldspatica 
e quella delle formazioni plioceniche o quaternarie è argillosa. Perciò nelle costru- 
zioni dei paesi dell'interno s'impiega malta molto terrosa che non fa presa di 
soi'ta. 

Questo si è constatato quasi dovunque, e noii solo per le costruzioni modeste, 
ma anche per le chiese. Si comprende come in tali condizioni la muratura di pie- 
trame si riduca ad un cattivo muro di pietra a secco, non funzionando la malta 
come materiale cementante e per giunta non avendosi quella sovrapposizione di 
assise che alhieno si ritrova in un muro a secco fatto con pietrame di cava. 

Vi sono evidentemente delle eccezioni, ma la pratica generale è quella descritta, 
che se è tollerabile nelle condizioni ordinarie, non lo è assolutamente in paesi soggetti 
a terremoti. 

Invece del pietrame in taluni paesi si adoperano dei succedanei: p. e., a Villa San 
Giovanni si fanno dei conci di sabbia di mare e gesso. A Melicuccà, Seminara e San 



liJ^ ■* 



k^. 



20 

Si è già fatto notare come i danni all'interno delle abitazioni siano dovunque 
gravi: fabbricati che all'esterno non presentano guasti, sono invece completa- 
mente frantumati all'interno. E specialmente i muri interni hanno sofferto, e non 
solo i tramezzi, ma anche i muri maestri, e le piattebande delle porte e delle 
scale. 

I tramezzi poi fatti in canne con intonaco di gesso, caddero in moltissime 
case. Nelle case alte i secondi ed i terzi piani furono sempre i più danneg- 
giati. 

Se relativamente pochi furono i rovesciamenti completi di muri di perimetro, 
furono invece comuni i distacchi, gli strapiombi e le spaccature gravissime verticali, 
oblique e talvolta orizzontali, che interessano l'intera facciata, e che nei piani 
superiori diedero luogo a croUamenti parziali. 

Numerosi poi gli spigoli che si sono aperti, e non infrequenti i crollamenti 
degli spigoli stessi. 

Si osservò pure la mancanza di legame fra case adiacenti per la scarsezza degli 
addentellati fra i muri comuni; ben sovente il fabbricato si spaccò lungo la linea 
d'unione. 

Occorre ora parlare delle case baraccate: anche questa costruzione raggiunse 
l'altezza di tre piani e di quattro; ma i ritti verticali non sono continui per tutta 
l'altezza del fabbricato: l'innalzamento dei piani si fece sovrapponendo una 
gabbia ad un'altra, facendo poggiare il ritto superiore sopra una mensoletta in- 
chiodata alla cima del ritto inferiore, e completando l'unione con chiodature. Si 
comprende come il sistema sia tutt'altro che solido, giacché le varie gabbie du- 
rante la scossa hanno un movimento di rotazione propria rispetto all'asse di 
unione, e il fabbricato non forma più una gabbia sola, dipendendo la stabilità 
esclusivamente dalla solidità dell'unione. Il collegamento delle travi orizzontali e 
verticali, invece di esser fatto con legnami diagonali a croce di Sant'Andrea in 
guisa da rendere il sistema indeformabile, è generalmente ottenuto con semplici 
ritti verticali e talora con legnami orizzontali che non possono opporre ostacolo 
alla deformazione della gabbia. 

Un altro grave difetto lo presenta il rivestimento o imbottitura: questa è 
sempre troppo pesante perchè fatta in pietrame, e si comprende quale effetto 
dannoso si produca nelle violenti oscillazioni' di questo materiale a un terzo o 
quarto piano; inoltre anziché essere ristretta allo spessore necessario per riem- 
pire il vano fra i ritti, ha uno spessore eccessivo, per l'idea errata di far con- 
correre la muratura ad accrescere la solidità del fabbricato; l'ossatura di le- 
gname rimane per tal modo racchiusa nella muratura, e siccome l'unione fra la 
muratura e il legname é sempre difettosa e l'elasticità é diversa, ne deriva che 
i ritti determinano nella massa murale un piano di spaccatura: il muro, sotto 
l'azione della scossa, si divide longitudinalmente in due e può rovesciarsi parzial- 



V, ■ :^.': _. 



22 

come a Cosoleto. Danni gravi si osservano generalmente nei muri circolai*i delle 
absidi e nelle cupole, qualcuna delle quali si è sfondata, come si verificò a Palmi, 
Oppido e Delianuova. 

Nelle chiese a soffitto, invece, non si ebbe che a constatare qualche distacco 
d intonaco, indipendentemente, s'intende, delle lesioni dei muri perimetrali, che 
furono gravissime quasi ovunque, e talvolta tali da produrre la caduta del muro, 
come a San Procopio é a Sant'Eufemia. 

Rimane ancora da accennare all'effetto prodotto dagli incatenamenti dei muri. 
Le case incatenate non sono in gran numero : ve ne sono a Messina, a Reggio, a 
Palmi, a Sant'Eufemia, a Bagnara e qualcuna in altri paesi. Da quelle esaminale 
si può inferire che, ove la scossa fu più violenta, le catene, se hanno evitato il 
rovesciamento del muro, non ne hanno però impedito lesioni cosi gravi da ren- 
derli in parecchi casi inservibili. Si osserva che mentre nelle case non incatenate 
le lesioni dei muri sono frequenti in vicinanza degli spigoli, nei fabbricati incate- 
nati si producono invece nel mezzo. 

Mettendo a confronto i risultati ottenuti dalle case bai'accate in legname con 
quelle incatenate con ferri, si può dedurre che queste ultime si comportarono me- 
glio, perchè non vi erafto i difetti esiziali riscontrati nella costruzione delle prime : 
ma se l'incatenamento è utile pei piccoli cedimenti o pei- scosse essenzialmente 
ondulatorie, è insufficiente nelle forti vibrazioni sussultorie. 



Proposte. 

La succinta descrizione delle località danneggiate serve a dimostrare quale sia 
stata Tarea colpita dal terremoto del 1894, e come anzi questa sia interamente 
compresa nell'area mesosismica del terremoto del 1783, di cui il movimento av- 
venuto nell'anno scorso non è che una pallida e ridotta ripetizione. 

Tutta la regione comprendente il versante N.O. dell'Aspromonte, la piana di 
Gioia e i versanti N.W. e N.E. dei monti Peloritani, fu danneggiata più o meno gra- 
vemente, rimanendo quasi immune il versante S.E. dell'Aspromonte. 

« 

Paragonando l'area mesosismica della scossa del 14 novembre 1894 con quella 
dei terremoti di epoche precedenti, e particolarmente del 1783, risulta come il 
centro dello scuotimento recente pressocchè coincida con quello principale del 1783 
e degli anni anteriori, sebbene assai diiferente sia stata T intensità e l'estensione della 
scossa; risulta altresì la conferma di quanto è già stato accennato, circa la necessità 
di considerare tutta la regione come soggetta a movimenti sismici più o meno accen- 
tuati, che quivi si ripetono da epoche remotissime: come è anche dimostrato dalla 
scomparsa, pressoché totale, dei monumenti che certamente lasciarono le varie 
dominazioni che si succedettero nella regione. 



24 

è troppo saltuaria e troppo ristretta, le loro condizioni topografiche troppo inco- 
mode per imporvi le ricostruzioni, ed anche facendo astrazione da questi incon- 
venienti, la garanzia di immunità non sarebbe in ogni caso così assoluta da far 
trascurare lo spostamento d'interessi e l'urto colle abitudini ed affezioni tradizio- 
nali che ne deriverebbero. 

Ma appunto perchè non è possibile inibire totalmente la fabbricazione, è indi- 
spensabile che entro questa zona, in cui le costruzioni furono a più riprese distrutte, 
s'impongano norme severe, tenendo specialmente conto degli ammaestramenti del 
passato. 

La circoscrizione della seconda zona, cioè di quella meno pericolosa, non può essere 
definita pel momento: potrebbe intanto ritenersi quella che comprende tutti i comuni 
esentati temporaneamente dal pagamento delle imposte; cioè, essa deve estendersi, 
come si disse, a tutta la regione in cui si ebbero lesioni gravi, ma potrà anche ab- 
bracciare località rimaste relativamente immuni nell'ultimo terremoto, che per lo 
studio geognosticorsismico in corso risultassero in condizioni tali da esser sottoposte 
a norme speciali di fabbricazione. 

Ed ora occorre esaminare se le norme edilizie contenute nel regolamento 
29 agosto 1884 per l'isola d'Ischia siano applicabili alla ricostruzione della zona 
maggiormente danneggiata, e quali debbano estendersi alla zona meno pericolosa. 

Le disposizioni principali del Regolamento dell'isola d'Ischia si possono riassu- 
mere così: 

a) Divieto delle costruzioni in muratura quando non siano fatte col sistema 
baraccato in legno o in ferro, fatta eccezione degli edifici a un piano sopra terra co- 
struiti sopra solida base di tufo ben cementato e in lunghi piani, specialmente lungo 
la marina, riconosciuta meno pericolosa. 

b) Altezza delle nuove costruzioni limitata a 10 metri; e il numero dei piani 
abitabili sopra terra non maggiore di due, compreso il pian terreno. È ammesso però 
un piano sotterraneo purché non si elevi m. 1. 50 dal suolo. 

e) Divieto nei nuovi edifici, di qualunque genere di costruzione, d'impiegare 
volte, archi a piattébande in muratura nei piani sopra terra. 

d) Permesse solamente le volte nel piano sotterraneo che non si elevi da terra 
più di metri 1. 50, purché fatte con saetta non inferiore ad Va della corda. 

Sono accettabili le prescrizioni relative alla inibizione delle volte, degli archi e delle 
piattébande in muratura, alla limitazione a 10 metri dell'altezza e del numero dei 
piani abitabili a due, compreso il pianterreno, e sono anzi da estendersi alle ricostru- 
zioni di entrambe le zone. Ma nella zona maggiormente pericolosa, stante il sistema 
di costruzione che vi si dovrà adottare, non si potrà coprire con volta il piano sotter- 
raneo; questo piano, la cui sporgenza fuori terra dovrà limitarsi a metri 1. 50, deve 
essere ricoperto di travatura. Nella zona meno pericolosa potrà ammettersi la volta 
del piano sotterraneo che non si elevi più di metri 1. 50, purché fatta con saetta non 
inferiore a ^/s della corda. 



26 

Gli inconvenienti che ne risultarono sono noti : bisogna assolutamente che non si 
rinnovino, rimovendo le cause che li hanno originati. 

Conviene quindi escludere la muratura di pietrame come riempimento : questo 
non potrà esser fatto che con mattoni vuoti o con mattoni crudi di terra e paglia 
triturate, o altro meteriale leggiero come la pomice, e in ogni caso dovrà sempre 
essere contenuto e trattenuto entro l'ossatura. 

Il materiale da impiegarsi per l'ossatura può essere il ferro o il legname. Il le- 
gname presenta l'inconveniente di alterarsi (1), ed a ciò si può in parte ovviare con una 
conveniente preparazione, ma l'inconveniente principale consiste nel poco legame 
che fa colla muratura, se questa è destinata a concorrere alla solidità dell'edifìcio : 
ma se invece la stabilità della casa è unicamente affidata all'ossatura e la mura- 
tura di mattoni non funziona che come riempimento, e per di più è convenientemente 
trattenuta, la sconnessione, che può verificarsi fra il legname e la muratura, non 
produrrà danno sensibile. 

E qui giova un'osservazione: prescrivendo che il materiale di riempimento 
debba essere contenuto entro l'ossatura, ne deriva che lo spessore dei muri, 
qualora questa si faccia in legname, sarà tutto al più quello corrispondente alla 
grossezza di un trave, cioè m. 0.30 al massimo : con muri di questo spessore non 
sarà possibile che le costruzioni s'innalzino notevolmente, per cui il distacco del 
materiale di riempimento, che potrebbe essere di pericolo per gli ambienti situati 
a notevole altezza dal suolo, rimane eliminato. 

Per evitare poi il caso che nell'innalzare al secondo piano un edificio o anche nel 
costruirlo di sana pianta a due piani, i legni verticali principali e di angolo an- 
ziché essere continui, sieno invece in due pezzi o semplicemente collegati, in 
guisa da avere invece di una gabbia- unica, la sovrapposizione di due gabbie, 
occorrerà prescrivere tassativamente che queste travi debbano essere di un solo 
pezzo e di altezza adeguata al numero dei piani che si vorranno innalzare. 

La costruzione in ferro e muratura si può attuare in tre mòdi: 

l^' mediante un'ossatura di travi di ferro rivestiti di muratura in modo 
che la parte metallica rimanga sepolta entro la muratura stessa; 

2° mediante un'intelaiatura metallica di montanti verticali e di travi oriz- 
zontali debitamente collegate con diagonali, in modo da formare una solida 
gabbia, riempendo i vani con mattoni vuoti od altro materiale leggiero, debita- 
mente trattenuto; 

3^ mediante una doppia gabbia di ferro nella quale sia compresa la mu- 
ratura. 

Le. cose dette relativamente al modo di funzionare degli incatenamenti fanno 

(1) A Casamiccìola, nei locali baraccati deirOsservatorio, il legname si è alterato a segno da doversi rinno- 
vare la costruzione. 



Per cui se le costruzioni baraccate sono possibili per la classe agiata, non 
riuscirebbero pratiche per la classe povera, alla quale è appunto più necessario 
provvedere. 

Non essendo ammissibili, per le considerazioni svolte, le costruzioni in pie- 
trame, anche limitate ad un solo piano, viene di necessaria conseguenza l'impiego 
delle costruzioni esclusivamente in legname, che sono anche le più sicure. 

Queste costruzioni potrebbero anche poggiare sopra un piano sotterraneo che 
non si elevi più di m. 1.50 fuori terra e che servirebbe di cucina, o di stalla, o 
di pollaio, avendosi cosi economia senza aumento di pericolo. 

Dovrebbero poi queste case avere le pai'eti intonacate o dipinte con sostanze 
incombustibili, onde ottenere nettezza e riparo dagli incendi. 

Contro le costruzioni in legname esiste un po' di ripugnanza che sarebbe ne- 
cessario vincere: le case in legno appositamente costruite, quali si usano in Ame- 
rica, in climi anche più caldi di quello di Calabria, nQf) hanno nulla a vedere 
colle baracche provvisorie. Sarebbe opportuno che il. governo facilitasse la diffu- 
sione di queste costruzioni in legname, valendosi delle offerte che alcune Ditte 
americane costruttrici hanno fatto per mezzo de! console amei'icano in Catania 
Louis BrQhl, e facendo eseguire con questo sistemale ricostruzioni, aduso esclu- 
sivo delia classe povera, che si devono attuare in Calabria. 

Si fa eseguire il prezzo delle case di legno costruite in America con solide 
intelaiature, doppia parete, pavimento ben piallato, tetto di ferro galvanizzato; 
dipìnte all'interno e all'esterno; in pezzi numerati da unirsi facilmente con chiodi 
o bolloni (1). 

I disegni schematici di queste abitazioni sono riportati nella tavola allegata. 





DiniemùoDi: 


3-" 60X6- 00 X a- 40; casetta ImIbU di -i 
4 tìQestrK, 3 porte e un trameno con uscio L. 


y 

sì 


li 




Ili 


il 
-'1 


>. 


433 82 


(iOG.Otì 


■ 
1547.50 


mó 06 


961. -S 


1* 


Kila dì case 


come la precedente 


ognuna aggiunta . 


, 


407.92 


433.44 


Sli'I.SO 


735.56 




2« 


4 camere e 


6" 00 X 7" *> X 

n 6 finestre, 2 porte 


2» 40; casa isolata 
4 tramezzi con 3 usci 


di 


833.46 


I,0«.a9 


l,99.\0O 


1,4^.94 


1,683.50 


2» 


Fila di caae 


come la precedente 


ognuna ^(giunta . 




807. 5fi 


78(i. :ir. 


1.165 50 


1,414. It 





Le indicate Ditte hanno accompagnate le loro offerte con disegni e conti par- 
ticolareggiati. "* 



(!) Si deve notate cbe queste case di legno potrehliero sempre servire anche per altri scopi, come sani- 
tari, militari, di colonizzazione, ecc. ; per cui una prova che bì facesse non sarebbe mai una perdita completa. 



29 

Il trasporlo da New- York a qualche porto dellltalia raeridionale- costerà lire 55 
per ogni casetta tipo V e lire 100 per ogni casa del tipo 2* (1). 

Per le tre prime Ditte si dovrebbe aggiungere il costo del trasporto dalla fab- 
brica al porto di New-York. 

Anche la Ditta W. Barnett, 22 Chesebrough Street, New- York, offre case di 
legno degli indicati tipi colla stessa costruzione ed agli stessi prezzi della Ditta di 

Corona. 

Per la zona meno pericolosa si potrà permettere l'impiego della muratura, che 
dovrà esser fatta però in base a norme speciali e colPobbligo di far funzionare 
le travi ed i tavoloni destinati a sopportare l'impalcatura da collegamento dei 
muri e possibilmente da unione fra un solaio e Taltro contiguo. 

Inoltre si potrebbe introdurre la stessa prescrizione contenuta nelle norme per 
la ricostruzione e il restauro degli edifici nei^ comuni liguri, cl^e cioè redifìcio a 
ciascun piano fuori terra e all'altezza del rispettivo solaio, debba essere rafforzato 
da una rete dì collegamento cosi formata: 

a) dalle travi e tavoloni stessi del solaio -destinati a pollare l'impalcatura 
by da un'opportuna serie di catene di ferro, disposte in senso normale alla 
muratura suddetta ; 

e) da una cintura di ferro, la quale serva di telaio alte travi, ai tavoloni, e 
alle catene di ferro e venga s^plicata estmocmente all'edificio sui lati in cui esso 
troxasi isolato. 

Dòpo di avere esposto in qual modo si possano estendere i criteri essenziali 
del regolamento dell'isola d'Ischia, giova esaminare varii altri provvedimenti con- 
tenuti nell'articolo 6. . . 

Si ritiene provvido mantenere per entrambe le zone le disposizioni contenute 
nel primo capoverso relativo alla costruzione sui terreni in forte pendio o sopra 
suolo franoso, per la formazione della base degli edifìci. 

Tenendo presente quanto siano dannose le vibrazioni di un edificio costrutto 
sopra un sottosuolo incoerente, come è quello della massima parte dei paesi della 
Calabria, e quanto invece sia utile il fare in modo che l'edificio posi sopra una 
platea unica, che costipi artificialmente il sottosuolo, sai^à opportuno stabilu*e una 
platea unica di calcestruzzo, almeno per tutti gU edifici pubblici, come chiese, 
scuole, ospedali, ecc., di tutta la regione non poggiante sulle roccie o su argilla 
compatta. 

Circa la costruzione dei muri delle case baraccate, bisogna, come si è detto, 
escludere nella zona più pericolosa tassativamente il pietrame: per la zona meno 
pericolosa si potrà tollerare il pietrame, a coadizione che le pietre sieno grossok- 



(1) Il trasporto potrebbe farsi più economicamente con navi italiane, incaricando un rappresentante del go- 
verno di controllare i colli prima delPimbarco. 



L 



t:' 




30 

nameiite squadrale, escludendo i ciottoli e inibendo le costruzioni cosi dette a 
saccoy quando non siano fatte con malta tale da formare calcestruzzo: gioverà evi- 
dentemente mantenere la prescrizione relativa alla costituzione della malta, esclu- 
dendo ogni miscela di terra. 

Gioverà parimenti per entrambe le zone mantenere il divieto di praticare nella 
grossezza dei muri, gole di camini od altri vani. 

Sarebbe opportuno aumentare la distanza alla quale si devono tenere i vani 
delle porte e delle finestre dalle cantonate e dai muri divisori, portandola a due metri, 
conservando la prescrizione relativa alle piattebande, che dovranno sempre essere 
fasciate. 

In vista dei frequenti distacchi di cornici cui diedero luogo soventi le spinte 
dei tetti mal costruiti, converrà vietare le cornici in muratura, permettendole solo 
in lamiera; mantenendo le prescrizioni relative ai balconi di legno o di ferro che 
dovranno esser sostenuti da mensole in ferro collegate alle travi dell'ossatura; 
negli edifici baraccati e in quelli in muratura, si potranno dare le prescrizioni 
contenute nell'articolo 15 delle norme pei comuni liguri. 

Sarà poi opportuno stabilire le norme colle quali devono esser fatte le inte- 
laiature delle case baraccate in legname o in ferro: prescrivendo che le intelaia- 
ture debbano essere rinforzate con diagonali e con pezzi formanti triangoli, indi- 
cando specialmente, pel caso di costruzioni in ferro e muratura, le dimensioni da 
assegnarsi ai varii sistemi di ferri montanti, orizzontali o diagonali, che formano 
le due gabbie, con l'assoluto divieto di rivestimento delle pareti con muratura, 
prescrivendo invece che il materiale di imbottitura deve essere interamente conte- 
nuto nell'ossatura e convenientemente trattenuto. 

Relativamente alla costruzione dei tramezzi in mattoni nelle case in muratura 
non baraccate, occorrerà prescrivere che sienó ben immorsati e che gli accoltellati 
siano rafforzati da fili di ferro tirati verticalmente a distanza fra loro minore della 
lunghezza di un mattone, com'è indicato nell'articolo 14 delle norme pei comuni 
liguri. 

Le disposizioni relative alle costruzioni dei tetti dovranno essere mantenute, 
completandole anzi con quelle di cui all'articolo 16 delle norme anzi dette. Pari- 
menti occorrerà ripetere le presa'izioni relative alle qualità - dei legnami e dei ferri. 

Una disposizione tassativa converrà introdurre per la costruzione delle scale, 
che negli edifici baraccati dovranno essere o in legno o in ferro. 

Sopra un argomento è di somma necessità insistere, cioè sulla costruzione delle 
chiese, la cui struttura, come si è notato, non è assolutamente compatibile colle 

■ 

esigenze delle località. Per tali edifici oltre alle norme già indicate per tutte le 
fabbriche in genere, sarà da imporsi la costruzione a navate, possibilmente con 
colonne di ferro e che le decorazioni interne siano in legno o in carta pesta e le 
esterne sommamente sobrie e ben assicurate: il collocamento delle campane 



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INDICE 



della parte tecnica (R. Camerana)- della relazione snl terremoto 
del 15 novembre 1904 in Calabria e Sicilia. 



Cenni geognostici Pag. 2fò^ 



fifTetti del terremoto — Distribuzione delle rovine 



. 266 



Effetti della scossa in relazione col sottosuolo 



, 278 



Sistema di costruzione impiegato 



. 280 



Proposte 



286 




■- \ 



1 



IL TEBREIOTO DEL 16 NOVEMBRE 1894 



iisr 0-a.Ij-a.biòi-a. :e3 sioili^ 



Parte III. 



Relazione di M. BARATTA: 



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I TERREMOTI NELLE CALABRIE 



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I 

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I TERREMOTI NELLE CALABRIE 



Ricerclie di MARIO BARATTA 



Scopo del presente lavoro è di determinare le zone sismologicamente instabili delle 
Calabrie, di studiarne le manifestazioni e le loro probabili connessioni. 

Fin da quando ebbi l'incarico di svolgere tale argomento (1895), misi ogni cura nel 
compilare un esteso e particolareggiato catalogo descrittivo dei maggiori terremoti che du- 
rante il corso dei secoli hanno colpito la penisola calabrese, corredandolo di appositi car- 
togrammi illustrativi e di un copioso indice bibliografico dei molti lavori che trattano dei 
calabri terremoti, 

11 ritardo frapposto alla stampa rese subito necessarie varie modificazioni al mio lavoro; 
infatti la sopravvenuta pubblicazione per parte del prof. Mercalli di una dotta monografia 
sismica sulle Calabrie stesse mi indusse, per non fare inutili duplicati, a sopprimere non 
solo la cronistoria documentata, ma eziandio la bibliografia, ed a svolgere di preferenza 
invece, e con maggiore ampiezza di particolari, la parte riguardante la distribuzione topo- 
grafica dei fenomeni sismici in quella regione. 

Il lavoro pertanto con si fatti criteri venne totalmente rifatto nella primavera del 1898, 
epoca in cui si sollecitava la riconsegna del manoscritto per la sua pubblicazione. 

Ma la stampa essendo ancora stata differita, nel frattempo venne in luce (1901) la mia 
monografia sui terremoti dltalia e la carta sismica che ne forma il necessario comple- 
mento, in cui oltre alla descrizione dei singoli maggiori parossismi trovasi pure studiata 
nelle linee generali la loro distribuzione topografica. 

11 fatale e complesso terremoto del 1905 mi ha fatto riprendere il problema della sismi- 
cità delle Calabrie, e modificare in parte anche i miei concetti sopra i terribili parossismi 
che ne sconquassano con inaudita violenza e terribile frequenza il suolo; concetti che sono 
venuto sviluppando in varie note pubblicate nel 1905 e nel 1906. 

Finalmente ora, essendo stata decisa in modo definitivo la stampa della voluminosa 
relazione sui* terremoti del 1894, di cui il mio studio era destinato a far parte, parve a 
me necessario rivedere ancora il lavoro per tener conto di tutti fatti acquisiti posterior- 
mente e per coordinarlo con le nuove vedute, tanto più che in oltre dieci anni le idee si 
modificano e si perfezionano, specialmente avendo avuto campo di fare nuove ricerche di 
notizie ed osservazioni dirette sulla regione fatalmente concussa (1). 

11 prof. Palazzo, direttore dell'Ufficio centrale di metereologia e geodinamica, avendo 



(1) Per le ra^onì dianzi dette lio dovuto, quando era necessario, accennare alla fenomenologìa presentata 
dai terremoti del 1894 e del 1905. 



6 

approvato la proposta da me fatta, mi sono accinto (gennaio 1907) ad una completa revi- 
sione del mio studio, con il proposito di non fare inutili ripetizioni descrittive dei singoli 
fenomeni, e di limitarmi unicamente allo studio della topografia delle zone instabili e delle 
correlazioni che presentano le loro manifestazioni, come appunto prescriveva la lettera 
con cui mi si dava ufficialmente l'incarico di redigere lo studio. Ecco spiegata la ragione 
per la quale nella presente relazione non si fa alcun cenno sulla causa dei terremoti cala- 
bresi, argomento che per altro formerà oggetto di una trattazione separata. 



I. 

Prescindendo dalle notizie più incerte riguardanti i terremoti che travagliarono il ter- 
ritorio reggino negli anni 18 e 362 d. C, e quelle che si riferiscono ad uno scuotimento 
che rovinò Rossano nel 968, ricorderò, come nel 1184 gli Annali Cassinesi ne menzionino 
uno terribile, avvertito con la maggiore intensità nella valle del Grati: molti paesi in si 
fatta congiuntura rimasero diroccati, e Cosenza stessa riportò danni talmente gravi che i 
pochi abitanti superstiti dal generale rovinio pensarono di riedificare la loro città sulla 
sponda del fiume, un po' più ad oriente dell'antica sua posizione. 

Reggio fu danneggiata da una grave concussione del suolo il 5 aprile 1230, che i cro- 
nisti ricordano preceduta da forti rombi sotterranei. 

Subentrò quindi, se non vi sono lacune nelle istorie, un'epoca di grande quiete, non 
essendosi con probabilità avvertite nel Reggino che di consenso le maggiori manifestazioni 
dei periodi sismici che travagliarono Messina nel 1493-94 e quindi nel 1499-500. 

Nel secolo xvi abbiamo notizia di parecchi terremoti riusciti più o meno funesti a 
Reggio e dintorni accaduti negli anni 1509, 1538, 1544, 1549, 1559 e 1598-99; d'altra 
parte ci è noto come Rossano sia stato colpito rovinosamente da una commozione tellurica 
successa nel novembre 1566. 

Nel secolo xvii i ricordi si fanno più numerosi e più completi: oltre alle catastrofi 
che ridussero in un mucchio di rovine Girifalco (1626) e Badolato (1640); oltre a molte 
minori concussioni, la storia sismica ci ha serbato particolareggiate notizie di due immani 
parossismi, l'uno accaduto il 27 marzo 1638 e l'altro nel di 5 novembre 1659. 

Il primo mise a soqquadro in modo speciale il territorio che si stende dai pressi di 
Nicastro a quelli di Cosenza, propagandosi con gravi rovine da Bisignano a quel di Mileto ; 
moltissime località, fra le quali Nicastro, Martirano, Sant'Eufemia . . ., vennero del tutto 
abbattute. La scossa della notte fra r8 ed il 9 giugno completò il terribile quadro di ro- 
vine e di vittime, conquassando in modo speciale il cotronese, stato fino allora risparmiato. 

Malgrado che la scossa fatale del 27 marzo fosse stata preceduta nel gennaio da scuo- 
timenti preparatori, talché il Recupito ebbe a scrivere: *..... terraemotus initio len- 

tior monuit incolas ut in apertas planities, atque in loca tutiora profugerent „ 

pur tuttavia sotto le rovine perirono, secondo la relazione ufficiale, 9571 persone, di cui 
6811 nella Calabria Citra e 2760 nella Ultra. 

11 secondo parossismo accennato, quello del 1659, riusci disastrosissimo nell'alta valle 
del Marepotamo, del Mesima ed in quella dell'Angltola ; le massime rovine si riscontra- 
rono in una zona ristretta ed allungata fra Arena e Castel Monardo (ora Nuova Fila- 
delfia). Immensi furono i danni causati da questo terremoto: per farcene un'idea dirò 'solo 
che sotto le rovine degli infranti edifici furono spente 1800 persone. 



N 



Un attento e dotto osservatore, il dottor Pignatari, a Monteleone nel 1783 registrò 
950 scosse, di cui 503 leggiere, 235 mediocri, 175 forti, 32 molto forti o fortissime e 5 
rovinose o disastrose; nel 1784 le repliche discesero a 144 delle quali solo 3 molto forti o 
fortissime; a sole 50 nel 1785 e quasi tutte leggiere o mediocri ed a 42 nell'anno seguente. 

Ma quasi ciò non fosse bastato, nel 1791, verso Tavemaria del 12 ottobre, un nuovo 
terremoto disastroso susseguito da varie repliche, colpi in modo speciale il circondario di 
Monteleone facendovi rovinare in tutto od in parte 39 paesi con 15 vittime. 

Ma per le sventurate Calabrie nemmeno il [secolo xix volse tranquillo : per non ricor- 
dare che i maggiori parossismi, dirò che nel 1832 un disastroso terremoto urtò il Cotro- 
nese, riducendo in un^^ammasso di rovine Cutro, Roccabernarda, Mesuraca, Marcedusa, ecc.. 
causando 234 vittime', moltissimi feriti, ed un danno di oltre mezzo milione di lire. 

Nel 1835 una violenta concussione adeguò al suolo Castiglione Cosentino, Zumpano, 
Lappano e San Pietro in Ouarano, propagandosi con danno più o meno grave a Cosenza, 
a Rose, a Paterno, ecc., e con lesioni ai fabbricati entro un'area rij?tretta ed allungata da 
San Lorenzo Bellizzi a Tiriolo, da Paola ai pressi di Longobucco. Circa 150 furono le 
vittime, delle quali un centinaio nel solo piccolo paese di Castiglione. 

Un anno dopo (1836, aprile 24) un nuovo parossismo colpi il versante jonico della 
stessa provincia, mostrandosi più che altrove intenso a Rossano, ove su 1538 edifici urbani, 
370 furono interamente distrutti e 592 resi rovinosi e non suscettibili di riparazione; il 
danno si fece ammontare a ducati 400,005; i morti causati dal rovinio dei fabbricati fu- 
rono 589, e 237 i feriti. 

L'attività sismica fino allora aveva risparmiato la Calabria Ultra ; per altro nel Reggino 
il 27 agosto 1839 si iniziò un periodo di agitazione tellurica notevole non per la violenza 
delle manifestazioni, ma per il loro numero; da tale giorno fino allo spirare dell'anno 
furono avvertite 165 scosse, per lo più accompagnate da rombi; delle quali 45 furono forti, 
52 mediocri e 68 leggere; con un massimo di 43 scuotimenti', di cui 13 forti, al 22 ottobre. 
Con il terminare deirahno l'attività non si era ancora esaurita; nel 1840 parecchie con- 
cussioni urtarono di bel nuovo il Reggino, il territorio di Cosenza e quello di Catanzaro. 

Nel 1841 un secondo periodo di agitazione interessò ancora Reggio; la serie degli 
scuotimenti fu abbastanza numerosa, es.sendosi in tale anno avvertite 144 scosse, delle quali 
5 forti, 33 mediocri e le altre leggere; le maggiori infersero qualche danno alle case. 

Nel gennaio-aprile 1851 un terzo periodo sismico scosse Reggio e Messina, causando 
lievissime lesioni ad alcuni fabbricati di quest'ultima città; dopo una tregua abbastanza 
lunga, al 30 dicembre ricominciarono i terremoti intensi e frequenti, specie nel gennaio 
(1852) ed un po' meno nel febbraio; durante tale spazio di tempo furono in Reggio 
avvertite 67 scosse leggere, 32 mediocri, 14 forti, molto forti o fortissime. Alcune di 
queste furono più veementi a Tresilico presso Oppido, altre invece nella regione compresa 
fra Capo d'Armi e Capo Bruzzano. 

Mentre tali fenomeni si avvicendavano nell'estrema parte della Calabria, nel Cosentino 
ad intervalli di tempo assai lunghi furono sentite alcune commozioni abbastanza conside- 
revoli. Un vero massimo sismico colpi poi tale provincia il 12 febbraio 1854; Piane Grati, 
Donnici, Trenta, Zumpano e Rende andarono quasi òompletamente distrutti ; gravi danni 
risenti Cosenza e gli altri paesi del Vallo fino a Rose; le vittime superarono il numero 
di 350. Specie nella zona più^ violentemente commossa continuarono a tutto il maggio 
successivo repliche forti e numerose; decrebbero nei mesi susseguenti fino al gennaio 



10 

In altri miei lavori ho esposto i criteri phe conducono a si fatti risultati, perciò ora 
reputo inutile dilungarmi sopra questo argomento, ma solo giova allo scopo del presente 
studio far conoscere in modo sintetico le conclusioni cui sono addivenuto, le quali costi- 
tuiscono i capisaldi di queste ricerche (Tavola XIV). 

1) Zona del versante SWW. dell Aspromonte. — Irraggiano terremoti frequenti ma 
non troppo intensi, alcuni dei quali si presentano sotto forma di periodi sismici che col- 
piscono in modo speciale Reggio; i più accentuati massimi però si propagano con grande 
intensità anche a Messina. 

Fra i vari esempi .ricorderò le numerose scosse sentite a Reggio dal 25 febbraio 15()9 
in avanti e perdurate per circa cinque anni: esse vi causarono rovine più gravi di quelle 
sofferte dalla vicina Messina; cadde pure in questa occasione il villaggio di Sant'Agata. 

Nel settembre ed ottobre 1747 per ben quarantun volte fu scosso il suolo reggino; in 
quattro mesi del 1770 furono sentiti circa 150 scuotimenti abbastanza violenti, talché gli 
abitanti credettero prudente abbandonare le case, che avevano sofferto considerevoli lesioni. 

Del periodo sismico 1839-1841 ho già in precedenza parlato. 

Alle manifestazioni di questa zona con tutta probabilità dobbiamo ascrivere gran parte 
dei terremoti che nei tempi antichi hanno sconquassato in modo più o meno grave Reggio; 
ciò per altro non può con certezza essere affermato, perchè anche le maggiori concussioni 
avvenute, nella Piana hanno sempre, proporzionatamente alla intensità avuta nella regione 
mesosismica, causato danni più o meno rilevanti a quella città, il cui piano regolatore, 
che la rende ora si bella, venne appunto attuato dopo la catastrofe del 1783, che la di- 
strusse in gran parte. 

Egli è impossibile con le notizie che si trovano nei catalogi sismici determinare anche 
approssimativamente i confini della zona instabile reggina, tanto più che certi terremoti 
risultano egualmente violenti a Messina, concussa pur anco da speciali manifestazioni co- 
rocentriche, di cui avrò occasione di parlare in altro lavoro. 

Fra i terremoti reggino-messinesi ricorderò le numerose scosse ivi avvertite dair8 giugno 
a tutto l'agosto 1599, le, quali causarono danni non lievi ai fabbricati. 

D'altra parte invece l'assenza assoluta di notizie relative alle località entrostanti la 
zona della Piana, e l'andamento di certi terremoti minori ci confortano nel ritenere indi*- 

« 

pendenti molti fenomeni che si avvicendano nel territorio reggino. 

Infine è uopo tener presente che pure il grande terremotp di Scilla (1783, lì, 6) inferse 
danni notevoli a Reggio e che anche quelli che colpiscono con maggiore intensità le loca- 
lità fra i capi dell'Armi e Bruzzano si propagano violentemente a Reggio, come ce lo 
dimostrano le scosse del 1851 irraggiate da questa regione. 

2) Zona di Scilla-Faro ~ Comprende i dintorni della rupe scillese e la punta del 
Capo Peloro: terremoto tipico è quello della notte 5-6 febbraio 1783 (ore 1. 6 ant. circa), 
susseguito dal celebre maremoto di cui a suo luogo ho già parlato. 

3) Zona della Piana di Gioia. — Comprende l'area mesosismica del priìno fatale 
massimo del 1783 che da Bagnara per Delianuova, Santa Cristina d'Aspromonte, San 
Giorgio, Cinquefrondi e Rizzigoni termina a mare nei pressi di Gioia. 

■ 

Nella parte meridionale trovasi inclusa l'area mesosismica del disastroso terremoto 
del 1894, una di quelle più violentemente concusse pure nel 1905. 

Noto che a Tresilico più che altrove furono intense molte scosse del periodo sismico 
del 1851; a Palmi quelle del 12-13 marzo 1828; a Polistena e Cinquefrondi varie del 
maggio 1724, dell'aprile 1881 e dell'anno 1886. 



u 

4) Zona sismica del Meshna-Angitola-Poro, — Comprende l'area mesosismica del 
1659, entro cui trovansi quelle del 7 febbraio e del P marzo 1783; con la prima delle 
quali si identifica con probabilità il terremoto del 1791. 

Include pure i dintorni di Monteleone, ossia il centro principale del parossismo del 
1905, dal quale irraggiarono eziandio molte scosse, anche abbastanza intense, segnalate dal 
dott. Pignatari dal 1783 al 1786, ed altre sentite nel 1735, nel 1869, nel 1884, nel 1886, ecc. 

Sul lido troviamo Parghelia completamente abbattuta nel settembre 1905, che si 
eleva non lungi da Tropea, urtata da un violentissimo terremoto corocentrico successo il 
2 ottobre 1687. 

5) Zona, meridionale della sfretta di Catanzaro. — Comprende la mesosismica dei 
disastrosi terremoti del 1626 e del 28 marzo 1783; fu violentemente concussa anche 
nel 1905. 

6) Zona del bacino del Savuto ed alto Grati. — Si estende da Santa Eufemia-Fero- 
leto ad Aprigliano in provincia di Cosenza entro i limiti della grande e complessa zona 
mesosismica del fatale terremoto del 1638. Questa comprende la regione instabile di Mar- 
tirano-Ajello, centro secondario del terremoto del 1905, e quella delFalto bacino del Crati, 
epicentro delle disastrose commozioni del 1870. 

7) Zona sismica del Vallo Cosentino, — Comprende anzitutto Tarea mesosismica del 
terremoto del 1854, e quelle del 1835 e del 1886. Essa in parte fu pure concussa nel 1905. 

8) Zona di Bisignano. — Venne urtata dal parossismo corocentrico del dicembre 1887, 
e danneggiata anche nel 1905 e da altri terremoti. 

9) Zona di Rossano. — Si stende fra il Crati ed il Capo Trionto e comprende i din- 
torni di tale città e di Crosia, località distrutte nell'aprile 1836 e nei secoli anteriori dai 
terremoti del 968 e del 1556: furono inoltre danneggiate nel 1824 e qualche poco ebbero a 
soffrire anche per le scosse del 1846. 

10) Zona del Cotronese. — Si stende nella regione del Tacina e del Neto e comprende 
la zona mesosismica della seconda grande scossa del periodo sismico del 1638, che racchiude 
inferiormente gran parte delFarea disastrosa del 1832 e superiormente la fortissima del 
1822; l'ultima delle quali più che altrove riusci intensa a Belvedere ed a iUmbriatico. 

11) Centro della Sila. — E fomite di scosse abbastanza frequenti, ma quasi sempre 
avvertite entro un raggio assai ristretto, cioè nei dintorni di San (Hovanni in Fiore. Fra 
le maggiori manifestazioni ricorderò gli scuotimenti del 27 maggio 1889, del 6 dicembre 
1887, ecc. Noto peraltro che potrebbero identificarsi con la scossa del 1822 sopra indicata. 

12) Zona del versante Jonico della Serra. -- Comprende alcuni centri molto localizzati; 
la maggiore manifestazione è costituita dal terremoto del 1640, che causò la rovina di Bado- 
lato con l'eccidio di oltre 300 persone. 

Devesi pure ricordare il centro di Stilo, la di cui più intensa manifestazione pare il 
terremoto del 12 dicembre 1679. Questa località insieme a Bruzzano fu pure urtata da 
due scosse accadute il 9 e 16 luglio 1712, che fecero aprire varie fenditure nei muri. 

13) Zona di Roccella Jonica-Catilonia. — Fu concussa da alcune scosse del 1715 (?); 
presso il lido si ebbe il 7 gennaio 1784 un notevole maremoto, sul quale mi riservo di parlare 
ulteriormente. 

14) Zona del versante orientale dell' Aspromonte. — Comprende i dintorni di Gerace 
e di Siderno: è il più attivo dei centri della regione jonica meridionale. Le maggiori sue 
manifestazioni sono quelle accadute nel settembre 1720, nel di 29 luglio 1783 (?), il 14 
ottobre 1784 e nell'anno 1806. 



12 



15) Zona sud-orientale dell'Aspromonte. — Alla sua attività appartengono varie scosse 
del periodo sismico del 1851, quelle cioè che il Paci afferma essere state più violenti fra i 
capi dì Bruzzano e d'Armi; le quali con probabilità si identificano con il terremoto del 
29 maggio 1899, che sappiamo riuscito più che altrove intenso ad Africo ed a Bova. 



III. 











Plf. %\ 

Periodo ài*mico 1851-6t. 






Flg. 1". 
Periodo eiemieo del 1783. 



Da quanto ho detto sul complesso periodo sismico iniziatosi con i fatali terremoti 
del febbraio 1783 risulta che le maggiori manifestazioni riuscirono in modo speciale 
violenti in località diverse, le quali alla loro volta furono colpite da speciali terremoti 

coro centrici. Cosi noi abbiamo un esem- 
pio tipico di un periodo sis^nico policen- 
tHco (fig. 1*). 

La storia delle luttuose catastrofi che 
hanno desolato le Calabrie ce ne offre altri, 
sopra i quali reputo ne- 
cessario insistere breve- 
mente. 

1851-52 — Nel gen- 
naio-aprile furono avver- 
tite numerose scosse nel 
territorio reggino ; ma 
pare — come ho detto — 
che più che altrove siano state violenti a 
Messina (fig. 2*). 

Dopo alcuni mesi di tregua, al 30 di- 
cembre ebbe inizio una nuova serie di commozioni telluriche, intense e frequenti specialmente 
nel gennaio. 

Il Paci afferma che ** insino a maggio venivano scossi tutti i comuni della provincia, 
ma con maggior violenza quelli che essendo compresi tra Capo d'Armi e Capo Bruzzano 
trovansi nella estrema regione della catena degli Appennini, e con minore intensità gli. altri 
sui terreni terziari della pianura di Gioia sul Tirreno, distendendosi finalmente nella pro- 
vincia di Catanzaro „. Ciò concorda con alcune notizie raccolte dal Mercalli, secondo le quali, 
per esempio, a Bagaladi lo spavento causato sarebbe stato maggiore che non a Reggio. Può 
darsi che varie scosse siano riuscite molto più forti sul versante jonico dello Stretto, ma 
è bene avvertire che, eccettuando di certo quelladelle P 25 ant. del 26 gennaio 1852 (la quale, 
a quanto si sa, risultò più intensa a Monteleone, ove fece svegliare la popolazione e che 
fu assai sensibile a Reggio ed a Messina) la maggior parte delle altre colpirono Tresilico, 
località appunto sulle colline terziarie addossate al cristallino dell'Aspromonte. Quivi non 
solo dalla fine del dicembre del 1851 al febbraio successivo le scosse furono numerosissime, 
ma anche tali da causare lesioni nelle case e da incutere spavento generale negli abitanti. 
Ciò induce ad ammettere che la complessa serie dei terremoti sovra ricordati sia irrag- 
giata da due zone principali di scuotimento: una tirrenica e l'altra posta sul versante meri- 
dionale dell* Aspromonte. 




l'ig. 7*. 
Periodo sismico 1889. 



14 

1889 — Dopo alcune scosse sentite a Tiriolo (10-11 gennaio), a Stromboli (11 gennaia- 
15 maggio), a Messina (7, 8, 17, 18 febbraio, 2 e 6 aprile, 9 e 14 maggio) ed a Lipari 

(10 e 19 maggio), verso le 10 antimeridiane del 29 maggio 
un piccolo massimo colpi più fortemente Africo e Bova nel 
reggino (fig. 7*). Subentrò un periodo di quiete perdurato 
fino al 5 ottobre, allorquando fu avvertita una forte scossa 
a Tropea; riusci questa (fig. 21^) meno intensa a Stromboli 
ed a Rosarno e fu intesa isolatamente a Gerace, ove poi 
nel di 14 se ne ebbe una forte, riuscita sensibile ad Oppido. 
Al 23 novembre ed al 21 dicembre eruzione a Vulcano e 
scossa a Lipari. 

1892 — Prescindendo da una scossa molto forte sentita 
nella regione siracusana (23 gennaio), il 7 marzo successivo 
se ne ebbe una fortissima a Lipari ed al 16 una rovinosa ad Alicuri, intesa solo lievemente 

a Reggio e susseguita da varie repliche. Quivi il 7 aprile 
vennero avvertite generalmente due scosse, state meno 
intense a Messina; I-ultima fu forte a Sinopoli, a Delianuova 
ed a Valanidi, ecc. Al 2 luglio Pizzo e Monteleone furono 
scossi da una forte commozione tellurica e nella sera del 4 
un'altra produsse in Stromboli panico generale. Quest'ul- 
tima fu un po' meno intensa a Milazzo ed a Messina, sen- 
sibile a Nicotera ed a Tropea ed infine leggera a Reggio, 
a Gioja, a Rosarno, a Briatico ed a Cortale (vedi per questa scossa la fig. 22); nel giorno 7 
dello stesso mese un tremito sismico scosse il reggino, e nel di susseguente qualche ter- 
remoto sensibile interessò la regione etnea, finché, preceduta da una fortissima concussione 
e da molte altre più o meno generalmente intese, ad un ora e 20 minuti pomeridiane del 9 
si squarciò il lato meridionale dell'Etna a nord del teatro eruttivo del 1886. 




ng. 8\ 

Periodo Htmieo 18tf8. 



*** 



Ora se nel complesso periodo sismico iniziatosi con il febbraio 1783, e negli altri che 
abbiamo dianzi ricordato, si notò uno spostamento di centro con le successive manifesta- 
zioni di attività, abbiamo certi terremoti i quali entro la regione devastata presentano delle 
zone di maggiore distruzione, che corrispondono alle aree mesosismiche di altri parossismi 
ed a quelle nelle quali con maggiore frequenza si avvertono scosse più o meno sensibili, ma 
con carattere di fenomeni locali. 

Egli è certo che nella produzione di si fatte anomalie nella distribuzione dei danni 
entrano altri fattori indipendenti dalla violenza avuta dal terremoto — quali, ad esempio 
la natura litologica e lo stato di aggregazione delle roccie sulle quali s'innalzano gli 
edifici; la tectonica degli strati; la forma del terreno; le condizioni statiche dei fabbricati; 
i metodi adoperati nelle costruzioni, ecc., ecc. Ma pur tenuto in debito conto tutti questi 
fattori, non può essere esaurientemente spiegata la ragione di certe oasi di distruzione, se 
non con lo ammettere la coesistenza di due o più epicentri. Qualunque sia la causa che 
dà luogo ad una si fatta fenomenologia, noi ci troviamo in presenza di veri terremoti poli- 
centrici, dei quali pure la storia sismica della Calabria ci porge alcuni esempi che meri- 
tano una speciale illustrazione. 




Così deirimmaBe paroBsismo del 1659 (fig. 9), che ridusse in un cumulo di spietate 
macerie quasi tutti i paesi situati entro la valle dell'Angitola e l'alto bacino del Mesima, 
la zona dei massimi disastri ha forma dì una grande croce con l'estremo settentrionale 
a Castelmonardo (Filadelfia), l'oriente a Cbiaravalle- 
Olivadi, il meridionale a Gerocarne e l'occidentale nei 
pressi di San Gregorio d'Ippona nel monteleonese. 

Tenendo presente questa speciale forma della zona 
di totiile di distruzione, vediamo che il suo a; 
giore si stende nel golfo pliocenico interposto fra i 
massicci del Poro e della Serra, e che dai pressi di 
Filadelfia, sempre allargandosi, raggiunge la grande 
piana (li Gioia ricolma di depositi quaternari. 

I paesi più danneggiati si trovano o sulla forma- 
zione disgregata (per esempio Filogaso), oppure al con- 
tatto fra questa con gli gneiss ed ì graniti (Polla, 
Monterosso, ecc.). 

II braccio sinistro della nostra croce si spìnge, ^* ^'' 
come ho detto, fino a Chìaravalle; a proposito di ciò 

giova notare che si fatta località sorge entro una insenatura assai frastagliata, aperta fra 
gli gneiss ed i micascisti, e ripiena di depositi pliocenici in qualche punto rivestiti da sab- 
bioni quaternari. Quindi tale paese viene, rispetto alla stabilità sismica, a trovarsi nelle 
medesime condizioni degli altri retro accennati; lo stesso dicasi di Olivadi, che in tale 
congiuntura ebbe 66 morti ed 85 case distrutte. 

Se però la costituzione geologica del suolo sul quale s'innalzano le fondamenta degli 
edifici, ha avuto una influenza fatale nel determinare aumenti nelle rovine, d'altra parte 
invocando esclusivamente si fatta causa non si può rendersi ragione della forma della zona 
mesosìsmìca di questo terremoto. Infatti se tanta distruzione ritraesse solo sua ragione 
dalla natura del suolo, avrebbero dovuto le gravi e luttuose rovine, con pari ferocia, inte- 
ressare tutta la regione occupata dai terreni sciolti fra la Serra ed il Poro. Invece, ad 
esempio, Mileto, Francica, Sant'Angelo, Calabro ed altre località, benché elevautisi net bel 
mezzo della depressione del Mesìma-Marepotamo, quantunque rimasti tutt'altro che immuni 
di danni, furono ben lungi dal soffl>rre la quasi universale devastazione, che ridusse in un 
mucchio di spietate macerie (Jaatelmonardo, Polla, Filogaso, Soriano, ecc. 

Per rendersi ragione di tutto ciò, è uopo tener presente che all'estremo .settentrionale 
dell'area di massima devastazione trovasi Polla, dai cui dintorni irraggiò il terremoto 
del 1' marzo 1783; che al lembo meridionale abbiamo Soriano, entrostante la zona meso- 
sismica di un'altra delle maggiori scosse dello stesso periodo sismico, quella avvenuta a 
20 ore e 20 minuti italiane del 7 febbraio; e che infine il bi-accio di sinistra termina nella 
classica zona dei terremoti moiiteleonesi, ove ebbe il suo epicentro principale il recentis- 
simo parossismo del 1U05. 

Dato ciò, e pai" fatta la debita parte alla influenza nefasta delle condizioni litologiche, 
tectoniche, topografiche ed edili^iie, mi pare di non andar errato ammettendo che la terribile 
ed estesa concussione del lti5V) abbia messo a soqquadro una complessa zona instabile, stata 
altre volte pari^ialmente colpita da speciali e locali massimi sismici distruttori. 

Per di più dobbiamo anche tener presente che, mentre incontestabilmente dalle rela- 
zioni che noi possediamo sopra i disastri allora avvenuti, il versante tiri'eno" risulta il più 



16 



y 



colpito dal furore distruttivo del movimento sismico, l'area disctstrosa sul jonico si mostra assai 
più espansa correndo da San Floro a Caulonia, mentre dalla'parte del Tirreno non oltrepassa 
Dinami e Melicucco nel bacino del Marepotamo, e Jonadi nella regione del Capo, ove Tisosisma 
che la delimita va restringendosi in modo da escludere non solo Nicotera, ma eziandio Tropea. 
Sullo stesso versante jonico troviamo, fatte più gravi le vestigia del terremoto, ed ac- 
cresciuta la mortalità degli abitanti lunghesso la costa, specie fra Satriano, Badolato e 
Monosterace, il che potrebbe additarci il probabile risveglio contemporaneo di qualche 
centro costiero. 

Nel parossismo del 1894, secondo Ricco, le maggiori rovine si sarebbero verificate a 
Seminara, a Sant'Eufemia, a Sant'Anna, con il massimo a San Procopio. Secondo Mercalli 
dovrebbero essere nell'area epicentrale inclusi gli abitati di Bagnara con Solano, di Ca- 
stellace, di Oppido, di Santa Cristina d'Aspromonte, ed esclusi invece quelli di Sant'Eufemia 
e di Sant'Anna. 

Lo stesso Mercalli, riguardo alla posizione dell'epicentro era già venuto nella conclu- 
sione che lo studio delle direzioni portava ad ammetterne uno' nel versante occidentale 
dell'Aspromonte entro la zona sopradelimitata, e l'altro nel mare tra Palmi ed il Pelerò. 
Studiando la distribuzione dei danni (fig. 10), noi troviamo che, mentre in generale nel 

monteleonese la scossa fu solo fortissima o molto 
forte, si verificarono invece parziali e non isolate 
rovine in un gruppo comprendente Stefanaconi, 
Sant'Onofrio, Triparni e Favèlloni, località situate 
entra la grande zona sismica del Capo Vaticano. 
Lo studio preliminare della distribuzione dei 
massimi efi'etti dinamici del terremoto drf settembre 
1905, ha ofierto alcuni ri- 
sultati interessantissimi . 
La zona gravemente dan- 
neggiata si estende dalla 
parte settentrionale della 
provincia di Cosenza fino 
quasi all'Aspromonte. L'e- 
picentro principale trova- 
si nella regione del Poro 
in gran parte abbattuta e 
precisamente fra Pisco- 
pio, Zammarò e Triparni. 
Ma allo infuori di questa, 
si rinvengono altri ag- 
gruppamenti di località 
che con quasi eguale vio- 
lenza vennero conquassa- 
ti. L'unita cartina (fig. 11) 
ci mostra nel modo più 
evidente la ubicazione 
delle zone più devastate 
dal nostro terremoto che sono: i dintorni di Palmi (press'a poco le stesse località rovinate 
nel 1904); di Carida-Feroleto ; di Monteleone-Briatioo, di Maida-Borgia (epicentro 1783- 





Flg. 10\ 

Terremoto del 16 novembre 1894. 

I sona metoaiamicA disattroMi; II xona ro%*inos«; III quasi 
rovinosa; IV forUa«Ìma; V molto forto e VI forte. 



Pig. 11». 

Terremoto dell*8 eeUemhre 1906w 

I-VII ione dei magglorf 
efltetti dinamici. 



18 

27 marzo 1G38, ridusse in un cumulo di macerie tutti gli abitati compresi in una zona di 
larghezza irregolare, lunga km. 35 circa, che da Sant'Eufemia si spinge a settentrione lino 
ad Aprigliano ed ai pressi di Dipignano. Oltre a ciò abbiamo, dopo una non breve inter- 
ruzione ove gli effetti dinamici furono alquanto minori, più a nord la località di Castiglione 
Cosentino rimasta pure essa totalmente distrutta e delle cui condizioni sismologiche dovrò 
fra poco discorrere. 

In altro mio lavoro parlando di questo fatale terremoto, avevo già accennato come la 
estesa zona mesosismica j*isulti costituita da due sotto zone ben distinte: la più settentrio- 
nale corrisponde all'area disastrosa del parossismo del 1870, che sovverti in tutto od in parte 
i paesi allineati fra Aprigliano e Santo Stefano di Rogliano. L'altra, più meridionale, si 
sviluppa fra Martirano, Ajello, Sant'Eufemia, Nicastro e Scigliano; ivi la distruzione degli 
edifici è stata pure completa e le vittime straordinariamente numerose. 

La vera posizione ed estensione di questa seconda sotto zona riescono meglio precisate 
dallo studio topografico del terremoto del 1905. Però a questo proposito conviene notare 
che nel 1638 Nicp-stro ebbe tutte le sue case e chiese distrutte con 1200 morti, e che Mar- 
tirano fu pure interamente spianato con 517 vittime. Nel 1905 invece mentre in Nicastro 
il terremoto non raggiunse il grado di rovinoso, in Martirano su 429 case non ne resta- 
rono in piedi che una quarantina. Ma in gran parte il disastro ultimamente accaduto è 
attribuibile non solo alla violenza del movimento sismiòo, ma ben anco alla cattiva 
costruzione degli edifici, alla loro soverchia altezza e vetustà, ed alle condizioni geologiche 
del suolo sopra cui sono fondati. Anzi v'ha di più: le vittime, 16 sopra 17, si ebbero nella 
frazione Verdesca, formata da casupole vecchie e già fatiscenti, poggiate sopra una roccia 
friabile e disgi'egata. 

Invece altri paesi, per es. Motta Santa Lucia — nel 1638 stata completamente abbat- 
tuta con la perdita di 532 abitanti — benché distante da Martirano soli 4 km. circa, soffri 
molto meno, e ciò non solo perchè le sue case erano basse e meglio costruite, ma perchè 
le condizioni del sottosuolo erano più favorevoli a resistere agli urti sismici. 

Dal complesso dei dati raccolti risulta adunque che l'intensità di scuotimento della 
zona di Martirano nel parossismo del 1905 è stata incontestabilmente minore di quella 
avuta nel 1638. Con ciò si spiega non solo perchè Nicastro, ma ben anco Feroleto e Sam- 
biase abbiano nell'ultima catastrofe sismica delle Calabrie soflFerto in modo ragguardevol- 
mente inferiore. 

In fine sono d'opinione che tutte le scosse di cui abbiamo solo notizia per Nicastro, 
l'abitato più importante di questa regione, siano nella loro maggior parte la eco di più 
intense commozioni avvertite nella regione del Savuto, dalla quale, per l'isolamento in cui 
si trovano i suoi paesi (molto maggiore nei tempi passati), difficilmente potevano giungere 
specificate notizie. Fra queste ricordo il terremoto del 20 luglio 1609 intorno al quale 
sappiamo da Agazio di Somma che in Nicastro fece abbattere alcune case; l'Arcovito 
aggiunge che furono rovinate in si fatta occasione anche altre piccole terre e che tale 
scuotimento venne avvertito pure a Messina. Con ogni probabilità identica origine ebbero 
le scosse dell'agosto-ottobre 1821, del giugno-agosto 1826, ecc. 

Ma riprendendo le considerazioni" sul parossismo del 1638, dirò che dopo la prima 
scossa fatale continuò il suolo a scuotersi; nell'aprile e maggio successivo la terra non 
era ancora in quiete; all'8 di giugno un nuovo terremoto causò altri danni nella regione 
già devastata, e finalmente nella notte fra il di 8 e 9, ad ore 6 italiane circa, una vio- 
lenta concussione colpi il cotronese, che poco aveva sofferto per la prima scossa. L'epi- 



19 



centro di questo parossismo deve trovarsi al certo nella regione orientale della Sila e 
pi*ecisamente fra il bacino del Tacina e del Neto; giacché Rocca Bernarda, Rocca di Neto, 
Zunghi, Gasabuona, Scala Coeli ed altri paesi vennero in buona parte rovinati. 

Quantunque siano incomplete le notizie che possediamo intorno a questo secondo massimo 
sismico, vediamo che entro la estesa sua zona mesosismica trovansi, come ho già detto in prin- 
cipio, la fortissima del 1822 (Belvedere, Umbriatico) e gran parte della disastrosa del 1832. 

Caddero pure molte case in Crosia, compresa nella zona dei terremoti di Rossano, ed 
in Longobucco; oltre queste località le notizie ufficiali ricordano che Castiglione Cosentino, 
San Benedetto, San Pietro di Guarano, Lappano, Zumpano, ecc., furono si violentemente 
commossi da risentire nuove rovine e piangere qualche vittima. Per esser breve dirò che 
si fatti abitati — il primo solo eccettuato — subirono danni molto maggiori di quelli 
toccati ad altri più colpiti dal pi'imo terremoto ed anche più prossimi alla zona mesosismica 
di quest'ultimo. 1 già ricordati luoghi sono gli unici della zona violentemente concussata 
dal primo parossismo, cui il nuovo terremoto inferse danni gravi", quantunque inferiori 
d'assai a quelli subiti anteriormente, tenuto sempre in debito conto che la seconda grande 
scossa urtò edificii in precedenza già danneggiati. 

Bisogna aver presente che fra Castiglione e Zumpano si distende la zona disastrosa 
del 1835,* il cui massimo appartiene ad un periodo sismico di grande importanza intorno 
al quale è necessario insistere brevemente. 

11 12 ottobre 1835 un terremoto disastroso urtò il Cosentino con epicentro, come dianzi 
ho detto, fra Castiglione e Zumpano, i quali con Lappano, San Pietro in Guarano, San 
Benedetto e Rovello rimasero in gran parte abbattuti. Per tutto il mese e per i due sus- 
seguenti numerose repliche tennero agitato il suolo, 
con due massimi accentuati, uno al 22 novembre e 
l'altro al 25 dicembre successivo, di intensità quasi 
uguale a quella avuta dalla prima scossa. L'attività 
andò quindi dal Vallo a trasportarsi sul versante jo- 
nico, ove al 24 dicembre IS'Si) una scossa disastrosa 
distrusse quasi interamente Rossano e Crosia, danneg- 
giando fortemente Calopezzati, Paduli e Corigliano, un 
po' meno Caloreto, Scala e Cropalati, meno ancora 
Longobucco, Bisignano, Acri, Cariati, ecc. 

In questa occasione Cosenza, Castiglione, Zumpano, 
Rose, Motta, Rovito, Donnici, San Pietro e Rovello, 
cioè la località maggiormente colpite dal terremoto 
del 1835, soffersero esse sole nella regione del Vallo 
nuove rovine. Si ebbe dunque in linea generale a 
ripetere quanto era successo nel 1638, in cui i ter- 
remoti da prima violentemente urtarono la zona del 
Crati, quindi misero a soqquadro una delle regioni 
sismiche del versante orientale della Sila, accrescendo in pari tempo simultaneamente i 
danni subiti dal territorio circostante a Cosenza. 

Aggiungo per di più che al violento parossismo del 18^30 seguirono numerose repliche 
sentite a Rossano con qualche massimo minore (15-22 maggio, 19 giugno, 27 luglio), mentre 
nel frattempo anche Reggio era travagliata da scosse locali per altro non di grave intensità. 






— leit 







^/^A * 






Fig. 14*. 
T«rrewo/t del 1835 e 1836. 



20 



IV. 



Come è noto fra le falde estreme della Sila e della Serra la formazione cristallina 
subisce una vera interruzione in corrispondenza dei golfi di Sant* Eufemia e di Squillace, 
là appunto ove la penisola presenta una specie di strozzatura — detta dal Melograni istmo 
catanzarese — larga poco più di una trentina di chilometri. 

Dai pressi di Gizzeria a quelli di San Biase, di Nicastro, di Feroleto, di Marcellinara 
e di Tiriolo le filladi ed i graniti si inabissano sotto una potente coltre di terreni terziari 
in parte ammantati da ciottoli e da «gabbioni quaternari. 

Medesimamente dalla parte opposta, ai piedi dei rilievi scistosi e granitici di San Piero 
a Maida, di Girifalco, di Valle Fiorita, di Squillace, ecc. le formazioni arcaiche appaiono 
ricoperte da depositi pliocenici. 

Si fatte roccie in tutto il tratto istmico non si scorgono più emergere, nemmeno sotto 
forma di scogli e nemmeno entrò le valli profondamente erose dai due maggiori fiumi che 
scorrono lungo l'istimo calabrese: l'Amato ed il Corace. 

Alla stroncatura geologica, come è risaputo, corrisponde anche una interruzione altime- 
trica, talché la cresta di displuvio alla cappella Sant'Elia si eleva solo a 250 metri sul 
livello del mare. 

In così fatta regione avvertiamo pure una vera interruzione nelle manifestazioni si- 
smiche, giacché quelle irraggiate sia dal territorio Nicastrese e Cosentino, sia quelle che 
colpiscono con speciale violenza la Piana e la zona del Mesina, nella stretta decrescono 
sensibilmente di intensità, il che é reso evidente dall'esame delle varie isosisme dei princi- 
pali terremoti. 

Nel 1638 ad esempio, come abbiamo già visto (vedi fig. 13), le massime rovine nella 
parte meridionale della zona mesosismica si limitarono a Feroleto, a San Biase, a Sant'Eu- 
femia, e Castiglione Marittimo, località rimaste totalmente disfatte con grandissima morta- 
lità, specie nelle prime due. All'incontro Vena, Maida, San Piero e Curinga risentirono 
gravi danni, però di gran lunga inferiori a quelli subiti dai paesi precedentemente nominati. 

Nel 1659 (fig. 9) la zona della massima devastazione non si spinge oltre Olivadi e 
Castelmonardo: Girifalco, Borgia e San Floro sono compresi in quella dei disastri minori; 
oltre tali limiti i danni debbono essere stati meno terribili, giacché non abbiamo speciali 
notizie nei rapporti ufficiali d'allora: sappiamo solo che Catanzaro in tale congiuntura ebbe 
poco a sofi'rire. 

Anche considerati nel loro assieme i danni causati dai parossismi del 1783 si scorge 
che la distruzione generale o quasi degli abitati termina a Maida, Jacurso, Cortale, 
Borgia, ecc.; al di là di tale linea il disastro assunse proporzioni meno formidabili; si entra 
subito nella zona dove le rovine furono di gran lunga meno importanti. E qui bisogna 
ricordare che se alcune località dell'istmo catanzarese si trovano fra le più devastate, lo 
furono non dai massimi irraggiati dalla Piana o dalla regione del Poro-Serra, ma bensì 
caddero per il parossismo del 28 marzo, riuscito fatale specie a Girifalco, a Borgia, a 
San Floro, ma pur anco disastroso ò quasi a Settignano, a Carafia, a Vena, ecc. 

Nel terremoto del 1791 (fig. 12*) San Pietro a Maida e Cortale sono, come ho già 
detto, le ultime località a settentrione state conquassate gravemente il 12 ottobre. Nel 
parossismo cosentino del 1835 Tiriolo rappresenta l'estremo punto meridionale che risenti 
in modo fortissimo lo scuotimento (fig. 14*). In quello del 1854 i danni minori si arresta- 
rono a Martirano ; a Catanzaro la scossa fu solo abbastanza forte (fig. 18*). 



•22 



VI. 

Il Sarconi parlando degli effetti dinamici causati dai grandi parossismi del 1783, rilevò 
per primo la differènza con cui furono colpiti i paesi del versante tirrenico e quelli pro- 
spicienti il mare Jonio: * colà „ egli scrive ** si troveranno ruine le più terribili, che si 
possano mai imaginare, e quivi non si rinverranno se non danni di mediocre importanza, 
e tali, che senza il duplicato e il triplicato impeto de'tremuoti, forse la rovina avvenutavi 
sarebbesi rimasa ne' semplici limiti di leggiera lesione „. 

Infatti studiando anche con i nostri criteri la distribuzione topografica dei paesi intera- 
mente distrutti, si vede che quasi tutti sono collocati sul displuvio tirrenico della Serra e 
dell'Aspromonte ; anzi la linea di contatto fra le formazioni terziarie e quaternarie con i 
graniti, gli scisti e gli gneiss segna, in tesi generale, il limite della zona di universale 
distruzione. Le poche eccezioni che si appalesano sono imputabili quasi tutte alle speciali 
condizioni. topografiche e geologiche delle località sopra le quali sorgono gli abitati, oppure 
all'abito sismico dei medesimi. 

Si fatto comportamento è anche comprovato dallo studio del parossismo del 1894, a 
proposito del quale ebbe a notare il Mercalli, che diminuì rapidamente d'intensità verso 
il Jonio; infatti a Capo dell'Armi, a Melito, a Gerace, a Siderno Marina, a Stilo, ecc. non 
superò il grado di forte, mentre fu molto più intenso nei pressi di Milazzo e di Messina, 
a Roccella Valdemone, ad Itala, a Santa Teresa a Riva, a Linguaglossa, a Randazzo, ed 
in altri luoghi più lontani che non i primi dal. supposto epicentro. 

Ad identiche conclusioni in linea generale pure si giunge costruendo una topografia . 
del parossismo del 1905, avvertendo però che in questa occasione a rendere più gravi i 
danni lungo il displuvio jonico dell'istmo catanzarese e la marina sottostante, è intervenuta 
un'altra causa di cui parlerò in seguito. 

La notevole differenza fra il modo con cui sono colpiti i due versanti della Calabria 
appare oltremodo manifesta nei terremoti della Piana, per i quali anzi sembra che la catena 
cristallina opponga una vera barriera— 'alle onde sismiche rovinose o disastrose. Invece* le 
concussioni che scuotono il gruppo del Poro e si mostrano più violenti nella valle del Me- 
sima e dell'Angitola, recano danni anche notevoli non solo nella parte dell'istmo prospiciente 
il mar Jonio, ma ben anco ai paesi dello stesso versante del gruppo montuoso della Serra. 

Così, per esempio, il parossismo del 1659 (fig. 9*) cosparse di rovine la costa jonica 
dai pressi di San Floro a quelli di Caulonia, con un massimo sia pure secondario di effetti 
dinamici fra Satriano e Monosterace; quello del 1905 inferse danni abbastanza rilevanti 
agli abitati fra la marina di Catanzaro e la Punta di Stilo. 

* 

* * 

Non è raro poi il caso in cui isolatamente a Gerace si avvertano scosse state più in- 
tense nella Piana ed al Poro; come pure durante periodi di attività sismica interessanti 
in modo speciale il versante tirrenico, si sentano a Gerace scosse locali abbastanza 
sensibili. 

Così, come altrove ho già detto, alcuni massimi secondari della serie di scuotimenti 



r- 



24 




I flonfthon» 



Castrovillari 115 chilometri circa: a Monteleone, invece, nemmeno a chilometri 100, la 

scossa è stata solo forte (fig. 16*). 

I terremoti che hanno origine nella regione del Grati, mostrano una spiccata tendenza 

a propagarsi con maggiore facilità in senso meri- 
diano, cioè lungo Tasse di detta valle; perciò le 
varie isosisme, generalmente parlando, hanno forma 
di un élisse con Tasse maggiore disposto nella di- 
rezione dianzi accennata. 

Anche nei terremotici esocentri che interessano 
il Vallo, l'influenza è manifesta, ma giova a tal 
proposito osservare che esso costituisce un vero 
golfo ricolmo di sedimenti pliocenici e quaternari. 
Nel 1638 la prima scossa, come molte volte 
abbiamo ripetuto^ cosparse di rovine le provincia 
di Catanzaro e di Cosenza; ora (fig. 19) mentre la 
regione delTistmo da Catanzaro a Sant'Eufemia sog- 
giacque più meno al furore del terremoto, oltre- 
passato il parallelo di Serrastretta, la linea Confleuti- 
Bisignano segna il limite netto della zona devastata; 
a sinistra tutto andò a soqquadro, il Cotronese ed il 
territorio di Rossano invece furono risparmiati. 
Ivi però il secondo massimo sismico (9 giugno) 
determinò rovine non trascurabili, risparmiando 
invece quasi interamente la regione stata dalla 
prima scossa abbattuta. 
Medesimamente (fig. 14) nel terremoto del 1836 con centro nei pressi di Rossano, la 

isosisma quasi rovinosa ha per limite settentrionale ed occidentale il Crati, di cui segue 

fedelmente il corso anche alTaltezza di Tarsia, ove il fiume, 

cambiata direzione, per una ristretta gola incisa fra le filladi ed 

i calcari miocenici, corre verso il Jonio. Non risulta infatti che 

in tale occasione abbiano sofi"erto danni né Tarsia, né Terra- 
nova, né Spezzano Albanese, località sulla sponda sinistra del 

Crati; mentre furono qi^asi rovinate altre ugualmente distanti, 

oppure anche più lontane ; fra queste ricorderò Bisignano, che 

ebbe vari edifici crollati e Cosenza con i paeselli fra Zumpano e 

Rose, che sofi*rirono pur essi, sia pure, danni minori; ciò, come 

ho già detto, è accaduto anche in occasione della seconda grande 

scossa (9 giugno) del periodo sismico del 1638. 

A quanto sono andato dicendo farebbe eccezione il terremoto 

del 1870; l'epicentro del quale (fig. 17*) fu indubbiamente fra 

Santo Stefano di Rogliano ed Aprigliano. La zona dei disastri 

minori, dopo aver compresa Pietrafitta, Zumpano e Colico, si 

stende fino a Longobucco, che sorge sopra un deposito lacustre 

nel bacino del Trionto, alla confluenza del torrente Macrocioli. 

Questa località è bene osservare non risulta fra le danneggiate dal terremoto del 1854 

che pure ha avuto intensità incomparabilmente maggiore. Cosi nel suo complesso la zona 



Plg. 16«. 
Terrvniùto deW6 marzo 1832. 

I zona disastrosa; II rovinosa; III qua«l rovinosa 

« IV fortissima. 




Fig. 17«. 
Terremoto del 4 ottobre 1870. 



\ 



26 



Vili. 



Tutti i terremoti della Piana ed i maggiori del Monteleonese sono avvertiti con quasi 
uguale intensità tanto a Reggio quanto a Messina. 

Benchò quelli del 1783 abbiano causato in quest'ultima deplorevoli rovine, pur tut- 
tavia la loro importanza riuscì un po' minore di quella avuta in Reggio, quantunque il 
numero delle vittime sia stato in questa città molto inferiore (119) a quello delle persone 
rimaste schiacciate sotto le macerie di Messina (617). Ma bisogna pur tener presente che 
quivi, oltre i danni causati dal rovinio prodotto dalla violenta >- concussione del suolo, 
sopraggiunse un indomito incendio scoppiato, come spesso succede, fra i diruti edifizì. Nota 
a tal proposito il Sarconi che molti, cui riusci salvarsi dal precipitare delle case, rima- 
sero purtroppo vittima delle fiamme voraci. 
. Nel 1894 e 1905 in ambedue le città la scossa fu solo fortissima. 

Nel 1638 invece mentre il terremoto del 27 marzo in Reggio, quantunque violento, 
non causò danni di sorta, in Messina fece precipitare il campanile della chiesa maggiore, 
determinando qualche vittima. Parimenti in si fatta occasione rimase danneggiato anche 
Milazzo. 






Il legame fra le manifestazioni delle zone instabili della regione del Poro con quelle 
della Piana oltre che dalle violenti concussioni del 1783, è stato messo in evidenza dai 
terremoti del 1894 e del 1905. I primi ebbero, come abbiamo visto, la loro zona mesosi- 
smica alPestremo lembo SW. di quella del 1783, ma causarono un aumento negli effetti 
dinamici nel Monteleonese, là appunto ove presso a poco deve essere collocato l'epicentro 
principale del terremoto del 1905, il quale a sua volta diede luogo ad un incremento note- 
vole di danni nella zona da cui irraggiò il parossismo precedentemente ricordato. 

Notisi inoltre che a Polistena, entrostante la zona episismica del primo massimo del 
1783, furono più numerose e sensibili alcune scosse del 1724 e del 1886, e che fra Cinque- 
frondi e Dinanii si stende una delle aree più concusse nel 1905, la quale costituisce il 
tratto di unione fra la zona instabile della Piana e quella del Mesima, che fa parte a sua 
volta di quella del Poro. 

Nei pressi di tale zona si trova Limpidi, frazione di Acquaro, la sola località che in- 
sieme a Monteleone ebbe a soffrire qualche lieve danno per il terremoto del 6 febbraio 
1886, con epicentro circostante a quest'ultima città. 

Mentre perduravano le repliche susseguite ai grandi massimi del 1783, o meglio 
mentre andavano affievolendosi le manifestazioni sismiche nelle zone più concusse dai 
maggiori parossismi allora accaduti, furono intese a Cosenza alcune fortissime scosse (ot- 
tobre 1784, luglio 1785), le quali sembrano fenomeni affatto locali; inoltre abbiamo già 
visto come appunto nella regione del Vallo si siano, avuti notevoli incrementi di danni 
causati in quell'anno fatale. Sì fatto legame è pure comprovato da altri fenomeni verifl- 
catisi in occasione di alcuni periodi sismici e di vari scuotimenti che hanno interessato 
quelle regioni si soggette a terremoti. 

In primo luogo dirò che alla scossa disastrosa del 12 febbraio 1854 (epicentro Rende- 
Piane Grati) sono susseguite numerose repliche, fra le quali degna di menzione è quella 
dell'I 1 aprile (ore 8. 15 pom.) che fu forte isolatamente a Monteleone e Taltra del 19 giugno 
(ore 5 ani) che fu lieve a Nicastro ed assai sensibile a Nocera e Martirano (vedi fig. 3). 



27 
Ma sopratutto riesce oltramodo evidente la successione dei fenomeni avvenuti nel 
1869-70, Bel 1886 e nel grande terremoto del 1905. 

Nel periodo sismico del 1869-70 (fig. 4) al 28 novembre fu violentemente concusso 
il monteleonese ed al 4 ottobre 1870 caddero in rovina molti paesi della Calabria Citra'; 
nel 1886 (fig. 6) la prima serie di commozioni telluriche fu, più che altrove, violenta 
a MoDteleonc, la seconda colpi a sua volta in special modo alcuni paesi posti sulla sinistra 
del Grati, in vicinanza di Cosenza. Sui 'fenomeni occorsi nel 1905 rimando a quanto ho già 
detto ed a quello che aggiungerò fra poco. 

Fra la regione sismica della penisola del Capo Vaticano e la Cosentina si stende quella 
di Martirano, la quale costituisce l'anello di congiunzione fra la sismicità della Calabria 
meridionale (Poro, Serra, Aspromonte) con la settentrionale (Vallo, Sila). 

I mutui rapporti sono rappresentati non solo dalle repliche del 1854 già menzionate, ma 
nel modo più evidente dalla policentricità del parossismo del 19*)5, che, come abbiamo visto, 
sconquassò alcune zone (Piana sud-occidentale, monteleonese, pressi di Martirano, Cosen- 
tino, eoe.) fra loro disgiunte da regioni in cui il fenomeno ebbe meno funeste conseguenze. 
~ Anche la distribuzione dei danni del terremoto del 1854 ci dimostra che nella zona 
ilelle minori rovine furono coinvolti Rogliano, Carpanzano, Altilia e Scigliano, che'costi- 
tuiscono come un'appendice della 
relativa area isosisnlica, interes- 
sante il bacino del Savuto. 

Sempre limitatamente alle zone 
instabili del nicastrese e dell'alto 
Crati ricorderò qui pure, come 
queste siano stsite funestate dalle 
maggiori rovine nel 1638, notando 
a tal proposito che quella dell'alto 
cosentino, os.'^ia del 1870, comprende 
oltre i paesi sul displuvio del Crati, 
cioè Aprigliano. Piane, Figline e 
Cellara, anche Mangone tagliato 
"" ^_^^_jLii,^Z^ — t ''*"'' spartiacque, e Santo Stefano 
di Kogliano nel bacino di uno dei 

Tit. 18'. " 

TtrrtmeU. mtnlmo del iRM. ppiml affluenti del SavutO, 

i.'iDtoDtiudei iniieigio «lanp- Infine a proposito del terre- 

moto del 1638 bi-sogna tener pre- 
sente una singolarità che si o^tserva nella distribuzione dei 
danni. Oltrepassata la stretta catanzarese, campeggiano qaa 
e colà alcuni gruppi di abitati, nei quali più funesti riu- ''"■ ""■ 

scirono gli effetti rovinosi del terremoto. Così, ad esempio, 

le case di Jacurso caddero tutte o quasi, mentre Maida e San Pietro furono meno ."^con- 
quassatì; Girifalco ebbe la maggior parte de' suoi edifizì abbattuti, all'incontro in Cortale 
e Vena fui-ono devastate 30 case con la morte di tre persone, e Borgia risenti pochi guasti: 
inoltre sulla linea -lacurso-Filogaso si verificò un accentuato e fatale massimo di distru- 
zione, giacché Castel monardo fu quasi totalmente disfatto (morti 63) ; Francavilla ridotta 
in stato miserando (morti 20); Montesanto quasi del tutto abbattuto (moi-ti 20) e così dicasi 
di Filogaso (morti 10(1) e di Panaja che vennero spianati (morti 811). Per di più la zona 





28 

delle gravi rovine si prolunga sensibilmente in tale direzione e per Piscopio (56 case 
cadute) e San Costantino Calabro (quasi tutto crollato) giunge ai pressi di Mileto, ove 
rimasero abbattuti 141 edifici con qualche vittima. Da ultimo troviamo San Pier Fedele, 
Carida e Garopoli che costituiscono un piccolo gruppo di località, nelle quali il terremoto 
fece rovinare varie case, causando qualche vittima; mentre in Briatico ne rimasero demolite 
sei sole ed i paeselli circostanti risentirono solamente gravi lesioni. 

IX. 

È noto come i vulcani eolici ancora attivi, cioè Vulcano e specie Stromboli, non rare 
volte presentino incrementi nelle loro manifestazioni eruttive poco prima o poco dopo i 
massimi sismici calabresi. La idea di questa correlazione è si profondamente radicata nella 
mente dei naturali che abitano sulla costa o sopra i terrazzi, che essi sogliono attribuire 
la causa dei terremoti che infestano la loro regione alla maggiore o minore attività dello 
Stromboli, che dalle case e^dalle campagne scorgono fumante in mezzo al mare. 

Cosi nel 1638 tale vulcano si mise in forte dinamismo poco prima del disastrosissimo 
terre&oto cosentino-catanzarese: racconta a tal proposito il padre Kircker che 2 o 3 ore 
prima della grande scossa, trovandosi egli in mare, poco lungi dalla costa del Capo Vati- 
cano, vedendo in forte attività quell'ignivomo monte, e per di più scorgendo le acque ri- 
bollire in modo inusitato, preannunziò il terremoto. Ancora il giorno dopo, aggiunge, il 
vulcano si trovava in grande animazione. 

Secondo F. A. Grimaldi dopo il parossismo del 5 febbraio 1783 lo Stromboli aumentò pure 
i suoi fuochi, ed i rombi furono sentiti anche sui lidi di Calabria, che maggiormente erano 
scossi ogni qualvolta le eruzioni scemavano in modo notevole di energia. Questa notizia ripor- 
tata pure dal Ferrara, per altro poco si accorda coji quanta riferisce THamilton: cioè * è stata 
fatta qui Tosservazione che il vulcano Stromboli che è in faccia ed all'intera vista della città, 
alla distanza di circa 50 miglia, aveva gettato meno fumo e vomitato meno materia infuo- 
cata in tempo di questo terremoto, di quello che avesse fatto in questi ultimi anni ,.. 

Nel 1905 verso le ore 5. 30 del 30 agosto lo Stromboli fece ,una violenta detonazione 
accompagnata da proiezioni di scorie e di ceneri per la quale si scossero le imposte delle 
case; immenso fu il panico causato negli abitanti. Dal 1® settembre però il vulcano non 
presentò nulla di notevole, tranne la sua ritmica attività, forse un po' più accentuata. 

Riguardo a Vulcano attesta Agazio di Somma, a proposito del parossismo del 1626 che 
colpi Badolato, che * si vide sul punto del terremoto con strepitoso rimbombo innalzare 
oltre Pusato le ruote delle fiamme e del fumo, e fu poscia notabilmente osservato che di 
rado non mai ripigliava il terremoto i suoi assalti Senza precedere i tuoni di quella bocca 
infernale quasi che ne bandisse la guerra „. 

Secondo il già citato Ferrara i terremoti del 1783 sarebbero pur essi stati accompa- 
gnati da un notevole risveglio nelle manifestazioni eruttive di Vulcano ; ma questa notizia, 
tratta dallo studio sopra i terremoti del 1823, trovo in contraddizione con quanto lo stesso 
autore aveva scritto antecedentemente (1810) nei suoi Campi Flegrei della Sicilia, ecc., 
ove, parlando di Vulcano, dopo accennate le eruzioni verificatesi nel 1771, aggiunge * da 
quell'anno sino al giorno di oggi [1810 circa] il Vulcano è stato in una perfetta calma „. 

I terremoti del 1886 infine accaddero durante un singolare periodo di interna attività 
caratterizzata da abbondanti emissioni di vapori accompagnate da sordi ed intensi boati : 
quelli del 1889, mentre a Vulcano perdurava la intensa fase eruttiva cominciata al 3 ago- 
sto 1888 e terminata il 22 marzo 1890. 



29 



*** 



t99fXX,X. 



I 



■^^^*8#| 




Fig. -V . 



Mentre, come egregiamente ha osservato il Mercalli, le isole vulcaniche in generale 
mostrano una specie di isolamento rispetto ai maggiori terremoti che scuotono il vicino 
continente, ciò non succede allo Stromboli: infatti tale isola nel 1783, nel 1894 e nel 1905 
— proporzionatamente alla intensità avuta dal sisma all'epicentro — venne più o meno 
danneggiata : anzi nelle due ultime occasioni si ebbe a constatare che i danni sofferti fu- 
rono di gran lunga superiori a quelli inferti a località del continente più prossime alla 
zona episismica. 

Non è raro poi il caso che commozioni telluriche di ordine affatto secondario agitanti 
in modo precipuo la regione del Capo Vaticano, siano avvertite con quasi eguali intensità 
allo Stromboli, come d'altra parte mentre perdurano periodi sismici scuotenti tale zona, è 
facile che terremoti locali urtino sì fatta isola, come abbiamo già notato 
a proposito dei periodi di attività endogena del 1889 e del 1892. 

Soprattutto riesce interessante la topografìa di un piccolo terremoto 
il quale non ha causato danni di sorta, ma tuttavia fu sentito sopra 
un'estesa zona prospicente il Tirreno. Questa scossa, avvenuta alle ore 
4.30 antimeridiane del 22 settembre 1891 (fìg. 20*), fu forse un po' 
più intensa a Stromboli, sensibilmente avvertita a Messina, a Reggio, 
a Mileto, a Maratea in quel di Lagonegro, ed in modo lieve a Tropea, 
ad Oppido, a Maida, a Scigliano ed a Mormanno. L'esser stata percepita 
con quasi uguale intensità da Messina a Maratea, l'esser passata inav- 
vertita affatto sul versante jonico fa supporre una origine sottomarina 
del fenomeno: lo scuotimento cioè di un vero radiante sub-tirrenico. 

Quantunque mi riservi di ritornare nuovamente sopra questo argomento, è necessario 
aggiungere che mentre il citato terremoto interessò la costa prospiciente il Tirreno da 

Messina a Maratea, un altro (1889. ottobre 5), riuscito 
più che altrove (fìg. 21) intenso a Sti^omboli, a Tropea 
ed a Rosarno, fu invece limitatamente sentito nel Poro, 
nella Piana, nell'estremo lembo messinese ed isolata- 
mente anche a Gerace suU'Jonio. 

Più ristretta nel senso della larghezza, ma maggior- 
mente sviluppata rispetto la lunghezza, è la zona inte- 
ressata da un altro piccolo parossismo (1892. luglio 4) forte a Milazzo ed a Stromboli è 
stato più o meno sensibile da Messina a Cortale ,(fìg. 22). 

Infine grande analogia con il 'pi'imo dei terremoti dianzi ricordati presentano pure 

altre due scosse occorse il 27 aprile 1881 (fig. 23*) 
ed il 26 maggio 1879 (fig. 24*); queste per altro 
passarono inavvertite a Stromboli ma interessarono 
sensibilmente l'estremo della Sicilia, il territorio 
circostante a Reggio, la Piana-, il Poro, l'istmo ca- 
tanzarese ed il littorale tirreno da questo a Paola. 
La singolare disposizione della zona scossa nei 
terremoti precedentemente ricordati è pure comune 
ad altri che hanno commosso in modo speciale la costa sud-orientale della Sicilia; ma di 
questi parlo a lungo e particolareggiatamente nel mio lavoro sulla sismicità di tale isola. 




Fig. 21^ 




Fig 2S*. 



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Fig. SS". 



Fig. 24». 



30 

Non bisogna nemmeno qui dimenticare la scossa fortissima avvertita a Tropea ji 2 otto- 
bre 1687, infine pure giova tener presente che a Maratea termina la grande zona instabile 
della Lucania ; che Mormanno è un luogo frequentemente commosso dai sismi del Pollino ; 
che Scalea costituisce la prima località i cui edifici presentarono leggerissime lesioni in 
occasione dell'orribile disastro del 1783. 

L*area disastrosa del parossismo deir8 settembre del 1905 in nessun punto raggiunge 
il Jonio, invece è aperta verso il Tirreno, la cui costa da Scilla, ma più specialmente dal 
Capo Vaticano a Belvedere Marittimo, partecipò con grande violenza al movimento sismico, 
il quale inferse notevoli danni agli abitati che sovra di essa si elevano. 



X. 



Ora tenendo presente la speciale posizione delle zone di instabilità sismica, i mutui 
rapporti fra le loro manifestazioni e la tendenza che hanno i terremoti a propagarsi in de- 
terminate direzioni, si rendono manifesti alcuni allineamenti sismici, dei quali giova far 
conoscere varie particolarità del loro decorso. 

Grande radiale calàbra. — Dal distretto sismico di Messina per il centro scillese 
entra nella zona instabile della Piana, e quindi per Polistena, Cinquefrondi interessa la 

regione di Feroleto e San Pier Fedele; poscia corre fra So- 
riano e Polla, tagliando il golfo terziario del Mesima e l'alto 
bacino deirAngitola, cioè la grande zona del terremoto del 
1659; quindi, oltrepassata Maida, si piega nella depressione 
istmica per correre verso Girifalco, Borgia, e quindi lambire 
la costa e spingersi fino a Capo Rizzuto, nei cui pressi il mare 
si agitò poco innanzi Me terribili concussioni che nel 1783 
misero a soqquadro la Piana ed il Valdemone. 

Non credo necessario anche semplicemente enumerare 
la serie dei sismi che hanno urtato questa grande ed impor- 
tante radiale; ne ho già diffusamente parlato nella analisi 
fatta dei vari fenomeni occorsi; solo giova ricordare a pro- 
posito dei movimenti del mare dianzi ricordati, quanto scrisse 
il Vivenzio; che cioè la località- chiamata '* le Castella „ 
posta sopra una piccola punta vicino a Capo Rizzuto, ebbe 
mezzo diroccato il castello e notevolmente lesi i suoi edifici; 
però non si ebbero in tale congiuntura a deplorare morti 
perchè la popolazione poche ore prima della scossa del 5 febbraio 1783, avendo visto il mare 
retrocedere dal lido, abbandonò le case, temendo che le acque, nel ritorno, con violenza 
sopra di esse si rovesciassero. Invece le onde rioccuparono poscia quietamente il lido 
da esse normalmente bagnato. 

Dai pressi di Maida per Sambiase,'le cui termali (temp. 39'») secondo Mercalli in oc- 
casione del terremoto del settembre 1905, non solo raddoppiarono quasi di portata, ma 
anche aumentarono di temperatura; per quelli di Nicastro e di. Martirano, tagliando la zona 
del 1638, quindi per Rogliano ed Aprigliano, epicentro dei terremoti cosentini del 1870, 
interessando il Pian del Lago — località singolarmente depressa fra la Sila e la catena lit- 
torale, riempita da depositi quaternari direttamente poggiati sopra gli scisti granatiferi, che 




Fljp. 2ft«. 

Principali allineamenti sisviiei 
della Calahria, 



82 

femia e quella di Gioia; le curve di fondo accennano ad un'ampia piattaforma assai regolare, 
la quale circuisce la terra emersa, e segue allo incirca l'andamento del margine conti- 
nentale. Però nel mare fra Tropea e detto capo, a km. 14 circa, gii scandagli accusano 
nettamente un rilievo, i cui minori fondali raggiungono m. 74. Il fondo scende rapida- 
mente alla quota di 50 e poscia a quella di 1000 metri di profondità; la isobata di m. 1000 
non solo unisce la costa sicula con lo zoccolo sul quale s'innalzano le isole di Vulcano, di 
Lipari, di Salina e df Panaria, fna si spinge fino al golfo di Policastro. 

Ora queste considerazioni insieme con i rapporti già notati fra l'attività endogena dello 
Stromboli e le manifestazioni sismiche del vicino continente; l'andamento di certe scosse 
tipiche, quali quella del 22 settembre 1891, di cui a suo luogo ho già parlato; l'aumento 
d'intensità e dei conseguenti effetti dinamici dei maggiori terremoti lunghesso il lido, ci 
fanno intra v vedere la presenza di una vera radiale sismica del mar Tirreno, fra la costa 
calabra e lo Stromboli, diretta in senso NE-SW. circa, vale a dire nella stessa direzione 
della costa medesima e delle varie isobate, ^he le corrono quasi in parallelo, arcuandosi 
accentuatamente nel golfo falcato di Policastro. Questa radiale a sua volta dovrebbe essere 
connessa mediante un'altra linea allo Stromboli; e questa, prolungata, seguendo con pro- 
babilità l'orlo settentrionale del rilievo sottomarino della regione del Poro dianzi accennato, 
unirsi al grande allineamento Calabro. Questi concetti nji riservo di precisare meglio e di 
corroborare con la scorta di osservazioni e di fatti nel dianzi menzionate lavoro sulla 
sismicità della Sicilia e delle Eolie, che costituirà il necessario complemento delle pre- 
senti ricerche. 



• * 



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IL TERREMOTO DEL 16 NOVEMBRE 1894 



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Parte IV. 



Relazione del dott. GhlOVi^LNNI DI-STBFAl^O : 



11 



IL TE 






IN RAPPORTO CON LA TEHONICA E LA COSTlllNE DEL SUOLO 



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DoTT. GIOVANNI DI-STEPANO 



IL TERREMOTO CALABRO-SICULO DEL 1894 

I 

* ìb rapporto con la tettonica e la costituzione del soolo. 



La piccola Carta geologica che accompagna la presente Relazione ci permetterà 
di esaminare succintamente le idee che sono state emesse sulle -relazioni tra 
i terremoti e la tettonica della Calabria e dei M. Peloritani. Queste idee riposano 
spesso sopra vedute teoriche non del tutto corrispondenti ai fatti che si osservano 
in tali regioni e sopra conoscenze geologiche incomplete; del resto siamo ancora 
lungiy malgrado tanti lavori, dall'avere una concezione tettonica non controversa 
dei monti cristallini siciliani e calabresi. Indicheremo infine le relazioni tra gli 
scotimenti sismici e la costituzione litologica del suolo. 

Da quando il Volger (1857-58) fece notare che l'attività sismica si manifesta 
in determinate regioni e indicò per* primo la necessità di mettere i più grandi 
terremoti in rapporto con la costituzione del suolo, i territori abituali di scoti- 
mento sono stati oggetto di studi speciali ed estesi. Sebbene la scienza non abbia 
potuto sinora dare una teorica del tutto soddisfacente dei terremoti (1), tuttavia 
le osservazioni di Mallet, v. Lasaulx, Suess, Seebach, Credner, Heim, Bittner, 
Hoernes, Fouquè, Taramelli, Issel, Serpieri, Mercalli, ecc., permettono di esaminare 
tali fenomeni da punti di vista razionali. Risultato essenziale di tante differenti 
opinioni è la distinzione dei terremoti, secondo le cause che li producono, in terre- 
moti di scoscendimento, vulcanici e orogenetici, nonostante ci siano dei casi speciali 
in cui la netta separazione di queste due ultime categorie non riesca sempre 
possibile. 



(1) Si tenga conto che la presente parie della Relazione sul torreniuto Calabro-siculo del novembre 1894 è 
Btata scrìtta dodici anni addietro (1896) e che quindi giunge troppo in ritardo. Per questo non si fa qui menzione 
dtsgr importanti lavori del de Montessus de Ballorc e di altri, né vi sono discusse nuove teorie tettoniche. 

{Nota aggiunta durante la stampa,) 



K'.: .-1 



I terremoti tettonici o di dislocazione o orogenetici hanno caratteri propri 
e sopratutto un'area di propagazione troppo grande, perchè possano essere pro- 
dotti da impulsi eruttivi, i cui effetti sono limitali. Si è osservato che non è pos- 
sibile mettere certe aree sismiche, come p. es. quella svizzera, in relazione con 
vulcani ; che i grandi terremoti dell' America del Sud sono indipendenti dai 
vulcani attivi; che nella regione vulcanica dell'America centrale le città meno 
danneggiate dai terremoti sono prcdisamente quelle vicine ai vulcani attivi e che 
neirEifel i terremoti non sono in relazione con quei vulcani estinti, perchè il 
movimento sismico irradia da fuori deU'ai'ea vulcanica. Studiando invece la 
distribuzione geografica dei terremoti, si è visto che i più veementi si presentano 
in regioni abituali che hanno subito e subiscono intensi movimenti orogenetici e 
e che ci sono territori di scotimenti sismici in dipendenza di linee di dislocazioni 
conosciute. Si è visto inoltre che in vari grandi terremoti si sono prodotte fratture 
grandiose con spostamenti, le quali non sono superficiali, ma interessano profon- 

« 

damente la. compagine terrestre. Su queste basi, principalmente per opera di 
Dana, Suess e Heim, si è fondata la teoria tettonica o orogenetica dei grandi 
terremoti, per la quale questi sono ritenuti come una manifestazione delle forze 
orogenetiche, come una conseguenza necessaria del corrugamento terrestre. Secondo 
questa teoria, lo stato di compressione e di tensione in cui si trovano le masse 
rocciose per causa del corrugamento deve risolversi in rottura di equilibrio, in 
ispostamenti di masse, e queste dislocazioni debbono produrre vibrazioni di varia 
intensità nel suolo, cioè dei terremoti, che ne sarebbero un pallido riflesso. Anche 
il perpetuo movimento di materiali che avviene sulla superficie terrestre deve 
influire sulla risoluzione di tali tensioni. D corrugamento terrestre viene ricondotto 
alla diminuzione di volume della terra per causa del lento raffreddamento dovuto 
all'irradiazione del calore senza un sufficiente compenso. Che il raffreddamento 
debba prodorre una contrazione della crosta terrestre è una verità fisica, come 
bene ha osservato il Gdnther; ma noi non. dobbiamo discutere questa teoria 
dell'origine delle montagne, né altre; dobbiamo però notare che il corrugamento 
terrestre non è un'ipotesi, ma un fatto reale, e che la sua esistenza non piiò 
supporsi senza quelle rotture di equilibrio che debbono mettere in vibrazione la 
crosta terrestre. La teoria orogenetica di grandi terremoti ha dunque un fonda- 
mento indiscutibile di verità. Certamente altre cause secondarie o occasionali 
possono tenersi di conto in questa categoria di terremoti; ma la causa principale 
e atta a produrre le azioni più intense e generali dobbiamo riconoscerla nella 
risoluzione delle tensioni dovute al corrugamento. 

Uno dei territori il cui studio è servito in parte di base alla moderna dottrina 
sull'origine tettonica dei grandi terremoti è quello degli scotimenti sismici Calabro- 



' direzioni, e quelle periferiche, che non dipendono direttamente da un vulnano, seb- 
bene mostiìno relazione con esso, ma stanno in legame con linee di frattura. Egli 
determina poi tre principali aree sismiche in Sicilia, come sono indicate nella Cartina 





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che qui annettiamo per meglio far comprendere le sue idee; assegna un posto 
speciale all'Etna in una zona sismica dipendente da quella calabra e stabilisce la 
possibilità di una frattura che per Mineo, la Salinella di Patemò, l'Etna e i monti 
Peìoritani (sui quali, aggiungiamo noi, una frattura di tal carattere esternamente 
visibile non è provata) giunge fino a Vulcano nelle isole Eolie. Venendo all'esame 
dei fenomeni sismici calabro-siculi, egii nota che essi mostrano una stretta relazione 
con !a struttura della regione e la posizione dei vulcani. Ci sono fatti sismici in 
Sicilia e in Calabria intimamente connessi, perchè corrispondenti, secondo l'illustre 
geologo di Vienna, a quella Imea di frattura che indica l'inabissamento di una 
catena montuosa tirrena e separa le rupi di Scilla e il Capo Vaticano dagli altri 
massicci cristallini calabresi. La regione che comprende questi frammenti e il piano 
fra essi interposto, nota il Suess, è il campo principale di distruzione, mentre ad 
Est dei massicci cristallini i terremoti sono più leggieri e più rari. Egli studia 
"r importante area sismica della Piana di Gioja e della Valle de! Mesima, estenden- 
dola fino ad AH e Fiumedinisì, le cui scosse somigHano a quelle calabresi ; quella 
del Vallo di Cosenza e quella che egli chiama di Orsomarso e Papasidero, arbi- 
trariamente messa in relazione co! Vulture. Determina anche dei centri sismici 
indipendenti nel mare presso Rossano e a SE di Capo Rizzuto. 

Se si riuniscono, continua il creatore della geologia comparata, ì punti colpiti 
dalie scosse periferiche, da Luzzi nel Vallo di Cosenza, Donnici, Santo Stefano, 
Rogliano a Girifalco, Pizzoni, Soriano, Terranova, Oppido, Santa Cristina e ad Ali in 
Sicilia, si ottiene un arco di cerchio nel cui centro sta il gruppo delle Lipari. Questa 



8 

artificioso di fagfie locali separate e ben distanti fra di loro. Vedremo appresso 
del resto in che misura siano accettabili le idee del Cortese. 

Le opiniom del Suess sulla struttura della Calabm e dei M. Peloritani sono 
in dipendenza della sua teoria generale sull'origine dei rilievi terrestri, per la quale 
è ammesso che le montagne sono formate dall'azione di un'unica spinta laterale, 
che in Europa viene dal Sud. Per opera di questa spinta le masse rocciose si 
muovono sulla loro base e sono spinte contro un ostacolo preesistente; ne risul- 
tano catene il cui lato estemo è formato di pieghe inclinate nel senso della spinta, 
mentre quello interno si spezza e s'inabissa. Egli non ammette una forza eleva- 
toria e quindi dei movimenti dal basso in alto della crosta terrestre, salvo quelli 
che possono prodursi in modo indiretto e subordinato nella formazione delle 
pieghe. Per lui gli sprofondamenti di grandi porzioni della cròsta terrestre sono 
gli elementi essenziali del rilievo della superficie terrestre: die Einbniche sind es 
loelche die Werner in tiefeìi Weltmeeren gesammelt haben; hiedurch ersi sind Continente 
entstanden. . . {Das AntUtz dei* Erde, 1, pag. 778). L'Appennino, le Alpi, i Car- 
pazi sono catene a corso arcuato, che hanno nel loro lato intemo depressioni come 
il mar Tirreno, la pianura del Po, il piano ungherese, formate pel Suess da una 
spinta proveniente dal Sud e dal conseguente sprofondamento di un lato. 

In via generale sono state fatte alla teorìa del Suess gravi obiezioni, le quali 
dimostrano che è impossibile non ammettere oscillazioni dei continenti ; che l'im- 
portanza da lui data agh sprofondamenti nella formazione del rilievo terrestre è 
esagerata; che lo studio della distribuzione dei mari nelle epoche geologiche mostra 
che l'accrescimento delle terre è stato superiore alle perdite ; che le oscillazioni 
del livello del mare non sonò state, né possono essere così grandiose come la 
teoria deve necessariamente ammettere; che per lo più le montagne sembrano 
essere nate per l'azione di forze bilaterali e che la causa dell'unilateralità di certe 
catene montuose e del loro corso arcuato rimane sempre oscura. Nel caso nostro, 
al fatto dello sprofondamento nel Tirreno di un grande nucleo montuoso, che, 
secondo i sostenitori dell'ipotesi del Suess, comprese per lo meno le isole toscane, 
la Corsica, la Sardegna e la Sicilia, si oppongono obiezioni dì non minor conto. 
L'esistenza di un'antica terra sul posto della presente fossa tirrena ha trovato in 
Italia convinti sostenitori nel Lotti e nel Forsyth-Major e un fortissimo oppositore 
nd prof. C. De Stefani. Malgrado la vigorosa confutazione del De Stefani l'esistenza 
dell'antica Tyrrhenis è ancora ammessa in lavori speciali e in trattati generali della 
scienza. Non spetta a noi fare l'esame generale della questione; per la natura e 
le proporzioni dì questa Relazione dobbiamo limitarci a discuterla brevemente sol 
per quanto riguarda la esistenza della pretesa conca di sprofondamento delle isole 
Lipari (1). 



(1) Un sunto di questa discussione è stata pubblicata di già nel 1904 nella Memoria: 6. Di-Stepano. Osser- 
vazioni geologiche nella Calabria settentrionale e mi Circondario di Rossano. Mem. descrittive della Carta geol. 
d'Italia (Append. al voi. IX). 



10 

al Flysch eocenico sporgono delle grandi masse di calcari e dolomie del Trias, del 
Lias e del Cretaceo, con sopra lembi di calcari numm alitici o di argille scagliose 
e roccie associate, formanti in generale delle grandi curve anticlinali e sinclinali, 
spezzate in tanti modi da fratture longitudinali e trasversali, con accavallamenti 
senza. 

L'aver supposto che gli scisti filladici sono più recenti degli scisti micacei, 
degli gneiss e dei graniti e che formino solo una zona sulla parte esterna della 
Serra San Bruno, 4eir Aspromonte e dei M. Peloritani è un'altra delle ragioni che 
hanno indotto il Suess ad ammettere l'unilateralità di questi massicci cristallini. 
Abbiamo detto avanti che anche noi riteniamo la così detta Formazione delle 
filladi come la più antica dell'Italia meridionale. È certo che le filladi si presen- 
tano sul Tirreno nei monti del Cocuzzo e di Paola, e nelle petfdici di Maida e 
Cortale, che appartengono al versante tirreno, e, in Sicilia, sulla parte interna 
dell'arco dei monti Peloritani. Su questa catena gli scisti filladici non si osser- 
vano solo dalla marina d'Itala e da Taormina a Francavilla e a Sant'Agata di 
Militello, ma scendono anche nel lato interno tra Capo Calava e Patti e fin sotto 
Tripi, sicché non formano una zona esterna sovrapposta ad altre roccie più antiche; 
sibbene una fascia che interseca obliquamente la catena principale, estendendosi 
^al mar Jonio al Tirreno (1). Crediamo dunque che dalla posizione e dalla distri- 
buzione della complessa Formazione delle filladi non possono tifarsi argomenti per 
sostenere l'uniteralità dell'Appennino calabrese e della sua continuazione, cioè dei 
M. Peloritani. 

Gli autori che ammettono l'esistenza di un'antica Tyrrhenis non sono d'accordo 
per quanto riguarda il tempo del suo inabissamento. Il Suess ammette, cjome ab- 
biamo detto, che la fossa tirrena cominciò a formarsi sui litorali toscani alla fine 
della deposizione dello Schlier^ quindi nel Miocene medio; il Forsyth Major, dopo 
aver stabilito che la Tyrrhenis esisteva ancora nel Miocene superiore e che nel 
Pliocene n'era avvenuto il parziale sprofondamento, ha finito con l'ammettere che 
questo ha avuto luogo in un'epoca molto remota e indeterminata; il Lotti ha 
esclusa la possibilità che l'avvallamento sia avvenuto avanti o durante il Pliocene 
ed ha ammesso invece col Savi che si è verificato nel Quaternario. Ha invece ben 
dimostrato il De-Stefani che nell'Eocene, nel Miocene, nel Pliocene e nel Quater- 
nario il mare ha sempre occupato, restringendosi lentamente, la regione nella 
quale si vuole esistesse una terra. L'esistenza del Pliocene sui litorali toscani e 
nell'isoletta di Pianosa toglie per quelle regioni l'ultimo importante argomento 



(1) Dopo che queste parole erano scritte è stata applicata alla Sicilia, dai signori Lugeon e Argand, la teoria 
dei grandi carreggiamenti. Ce ne riferiamo a quanto di già ne abbiamo detto nel 1907, confutandola in due 
Note (/ pretesi grandi fenomeni di carreggiamento in Sicilia, I e li. Rend. d. Acc. de' Lincei, XVI, !• sem. s. 5, 
1907). Avremo però occasione di esaminarla di nuovo a proposito dì una recente pubblicazione del Sig. P. Arbenz 
(Zur Tektonik Siciliens, 1908), che ripete le cose scritte da Lugeon e Argand, ma certamente con inesatta e 
assai scarsa conoscenza della geologia della Sicilia. (Nota aggiunta durante la Hampa). 



■\ . 



12 

supporre che le Madonie, i M, Peloritaiii, le rupi di Scilla e il promontorio 
Vaticano seguitino a sprofondarsi come frammenti della Tirrenide, che anzi tutti 
i sedimenti terziari e quaternari, le panchine recenti e le linee di spiaggia, mo- 
strano il contrario, come sostenne nel 1831 F. Hoffmann e dopo anche vari autori 

* 

italiani. Le anomalie positive della gravità nelle regioni tirreniche della Calabria e 

* 

della Sicilia non rendono necessaria l'ipotesi di una terra già emersa che si spro- 
fonda, quando ivi ce ne sono altre che emergono. 

Se si ammette l'esistenza di tale sprofondamento sol perchè non t>otrebbe 
escludersi un movimento di compenso alla lenta emersione delle coste Calabro - 
sicule, si crea una nuova ipotesi, alquanto differente dalla prima, ma arbitraria. 
Non si tratta di vedere se un tal fatto è teoricamente possibile; ma se invece 
i dati di osservazione raccolti neiritalia meridionale la rendono necessaria e la 
sostengono. Questo non ci pare il caso, se non si vogliono interpretare i fatti in 



rìore, suirEocenef sul Titonico, sul Lias superiore, sulle fìlladi auticlu» e sul granito; il superiore sul medio e 
BUirEocene; il Pliocene sull'Eocene, sul Miocene superiore e sul crislallino; il Pleistocene marino sul Pliocene, 
sul Miocene, sull'Eocene, sul Trias superiore e sulla serio cristallina. 

I terreni che formano i monti Peloritani sono, oltre la serie cristallina fondamentale già desciiita, il Lias 
inferiore (finora non conosciamo da quali strati sia rappresentato il Trias), il medio, il superiore; il Dogger 
inferiore e medio; gli strati con Peltoceras transversarium (Oxfordiano), quelli con AspìdoceroH, aeanthicutn 
(^Kimmeridgiano), il Titonico inferiore, il Ncocomìano, il Rotomagiano, restando dubbio il Senoniivno ; PEocene 
medio e superiore, il Miocene inferiore, in cui qui resta per brevità compreso POligocene, il medio e il superiore; 
il Pliocene, il Pleistocene, marino e terrestre e i sedimenti recenti. 

II Lias inferiore poggia sulle fìlladi; il medio sulPinferiore e sul cristallino, il superiore sul medio, sulPinferiore 
e sulle filladi della serie cristallina ; il Dogger inferiore in discordanza sul Lias superiore (strati con Hild. hifrons e 
FùM, Bronni), sul medio e sulle filladi; il medio su quello inferiore, sul Lias superiore e sul medio; POxfor- 
diano sul Dogger medio; il Kimmeridgiano sull'Oxfordiano o sul Lias medio; il Titonico sul Dogger, sul Lias 
superiore e sulle filladi; il Neocomiano in concordanza sul Titonico; il Rotomagiano sul crìstaUino; TEocene, 
per mezzo dei conglomerati, sul Neocomiano, sul Titonico, sul Dogger, sul Lias, sulle filladi e, con le argille e 
gli scisti marnosi, sul Titonico, sul Lias inferiore e medio e sui terreni cristallini ; il Miocene inferiore sulPEo- 
cene e sulle filladi; il medio sulPCoce'ne e sul cristallino; il Pliocene sul Miocene superiore, sul Lias e sulle 
formazioni cristalline; il Pleistocene marino ìrul Pliocene, sui vari membri del Miocene e dell'Eocene, sul Lias 
e sul cristallino. 

Come si vede, la successione dei terreni in Calabria e neirangolo NE della Sicilia è delle più irregolari. 
Avviene in pochi casi rincontrarvi delle sezioni che mostrino completa o quasi la serie che abbiamo descritta. 
Le lacune, le trasgressioni, le fratture, gli accavallumenti e le somiglianze litologiche rendono i lavori geologici 
molto difficili in quelle regioni, specialmente sui monti Peloritani. L^irregolarità di successione non sempre può 
esservi dovuta ad emersioni, denudazioni e susseguenti trasgressioni, perchè a&sai spesso assume un carattere 
troppo ristrettamente locale, come nei dintorni di Taormina; ma può dipendere da mancata deposizione, dal- 
rabrasione marina e forse, in casi speciali, da scivolamento di strati. Però nei casi più generali è in relazione 
con movimenti orogenetici e con estese trasgressioni. 

Nella Calabria settentrionale il Trias superiore sta sui terreni cristallini e su di esso vi è il Lias ; in quella 
centrale e meridionale, nonché sui monti Peloritani, il Lias inferiore poggia direttamente sul cristiFlIino. In queste 
due ultime regioni il Trias non si conosce ancora. Le ricerche ulteriori potranno forse mettere in chiaro dei lembi 
di Trias; pertanto, essendo difficile che esso non vi si sia depositato, quando nel resto della Sicilia, nella Ca- 
labria settentrionale e nella Basilicata vi è cosi sviluppato, è da ritenere che in grandissima parte sia stato denu- 
dato anteriormente alla deposizione del Lias inferiore. 11 De Lorenzo ha sostenuto in vari lavori che un piccolo 
movimento orogenetico, avvenuto nel tempo in cui avrebbe dovuto deporsi il Retico, abbia prodotta un'emer- 
sione, durante la quale gran parte dei sedimenti triassici dovettero essere denudati. Non possiamo ancora es- 
sere del tutto sicuri che manchi compiutamente il Retico in Calabria ; ma certamente fino ad ora non si co- 
nosce. Pertanto non v*è dubbio che la parte meridionale di questa regione subì una denudazione avanti la 
deposizione del Lias inferiore. Come è noto, questo piano, tanto sui monti Peloritani che nella Calabria meri- 
dionale, sta sulle roccie della serie cristallina, sulla quale s'inizia con conglomerati di ciottoli cristallini e con 
anageniti, quarziti e arenarie, che neirinsieme raggiungono talvolta, come sul monti Peloritani, uno spessore 
di 300 metri. Conglomerati e anageniti si presentano in lémbi staccati e salgono in Calabria, fino all'altezza di 



■N 



14 

tate. Sì tratta infatti di uno dei tanti problemi difficili della geologia. Può darsi, 
per quanto riguarda il caso nostro, che sul posto delle presenti regioni italiane 
meridionali nelle quali si osservano i conglomerati terziari di ciottoli cristallini, 
ci fossero emerse delle antiche piccole isole costituite dì roccie cristalline o par- 
zialmente di sedimenti secondari, e che esse, tenuto conto delle oscillazioni e delle 
trasgressioni subite dalla penìsola italiana, siano state distrutte dall'abrasione 
della trasgressione eocenica e forse anche in minor parte da quella pliocenica e 
servano ora di base non emersa ai depositi terziari. . 

Comunque sia, per quanto riguarda la Calabria e l'angolo NE della Sicilia, non 
si può sostenere con argomenti positivi che i monti di Paola, il promontorio Vati- 
cano, l'Aspromonte e i M. Peloritani siano i frammenti di una catena scomparsa 3 
che essi stessi siano in via di sommersione. Si può dimostrare invece che queste 
masse cristalline sono sempre in via di emersione, come risulta dai noti lavóri del 
prof. Issel, del Carbone-Grio, del Fischer, del De-Stefani, del Cortese e dalle stesse 
nostre osservazioni. Dalla foce del fiume Castrocucco, che sbocca sul Tirreno ai 
confini con la Basilicata, fino alla Punta del Pezzo, la linea di spiaggia ha subito 
e subisce un movimento negativo; dal Pezzo al Capo dell'Armi un movimento 
negativo. Le prove del primo caso si trovano nei seguenti fatti. Si osservano panchine 
recenti a Diamante, elevate poco più di 4 metri, e poi tra Briatico e Santa Venere, 
presso il Pèzzo; inoltre sulle pareti dolomitiche del dirupo delle grotte di Praja 
d'Ajeta c'è, a 8 metri, la linea di spiaggia indicata dai fori dei Lithodomus. Noi 
stessi ne abbiamo raccolti parecchi esemplari dì queste conchiglie. Tale linea si 
ritrova suU'isoletta di Dino e da Praja d'Ajeta al Capo di Scalea. Si ritorna ad 
osservare sull'isola di Cìrella, presso Cetraro e Presso Amantea, a circa 8 metri. 
Sulle coste granitiche del Capo Vaticano l'antica lìnea di spiaggia è a 5 metri. 
Queste prove di emersione indicano che il recente rilegamento alla costa dirupata 
di Tropea dei grossi scogli di arenaria miocenica detti di San Leonardo e della 
Madonna dell'Isola, l'interramento avvenuto tra la spiaggia e la Torretta dì Bria- 
tico, che nella seconda metà del secolo scorso era sopra uno scoglio a 5 metri 
dalla spiaggia (De Stefani), la formazione dei cordoni litorali sul golfo di Sant'Eufemia 
e forse anco l'odierna posizione a 700 metri di distanza dal mare dell'antico ca- 
stello di Bivona, sono dovuti all'accumulo dei materiali portati dai corsi d'acqua 
in concomitanza con il movimento negativo del litorale. Sulle coste scoscese dal 
Capo Triarì, a Bagnara, si osserva, secondo Cortese, non dì raro l'antica linea di 
spiaggia a circa 4 metri, e questo spiega l'accrescimento rapido delle spiaggie di 
Bagnara e di Fa vazzina, . sulle quali non sboccano fiumare degne di nota. • 

Il Carbone-Grio raccolse vari fatti per dimostrare che la spiaggia tra la Punta 
del Pezzo e il Capo dell'Armi subisce invece un movimento d'immersione. La 
rada di Pentimele e quella dei Giunchi e la spiaggia di Reggio si sommergono. 
A Reggio il mai-e si avanza ora fin sotto la Sanità marittima (odierna Fontana 



16 

rossa); davanti il Gastelnuovo c'era la spiaggia fino al 1848, mentre ora il mare 
ne batte e demolisce le mura. I caselli ferroviari presso Reggio, già costi'uiti soli- 
damente sulla spiaggia, sono ora demoliti dal mare, nel quale sono sparite le pa- 
lizzate erette a difesa di essi. A Lazzaro, a Sud di Reggio, il mare invade di già 
gli agrumeti. Il Cortese ha visto un pozzo, già lontano 20 metri dal mare, sparire 
in pochi anni sotto di questo. Tali movimenti d'immersione avvengono nonostante 
che le fiumare versino su quei litorali enormi quantità di alluvioni. 

I movimenti della linea di spiaggia non sono facilmente costatabili sui litorali 
jonici, sui quali dominano le spiagge strette e le roccie poco adatte a conservare 
i solchi di erosione e i fori dei molluschi litofagi. Il De-Stefani ha indicato pan- 
chine recenti a 90 metri di altezza presso Riace; inoltre vi conosciamo avanza- 
menti di spiaggia a Roccella, alla foce del Neto; da Soverato a Capo Grillone; dalla 
foce del Trionto a Trebisacce, ecc. ; ma non possiamo costatare se questo avviene in 
concomitanza con movimenti negativi. Al Capo Colonna i ruderi della scuola di 
Pitagora formano ora una secca a 500 metri dalla spiaggia; a Capo Rizzuto sono 
scomparse le tre torri delle Castella. Questi fatti sono attribuiti sui luoghi a delle 
frane, e che possano riferirsi a movimenti delle linee di spiaggia sembra dubitare 
il prof. Issel. Le immersioni sono invece dovute alla compressione e al rassetta- 
mento dei detrìti di quelle spiaggie alluvionali. Le panchine recenti dei litorali 
jonici indicano invece un'emersione. 

II Cortese ha messi in relazione i movimenti d'emersione e d'immersione che 
si verificano a Nord e a Sud della Punta del Pezzo con quelli di emersione della 
costa sicula da Catania a Messina e d'immersione del Capo Peloro, per dedurne 
che ci sia una linea di fulcro da questo Capo alla Punta del Pez:Jo o Promontorio 
Cenidio, attorno alla quale la costa sicula e la calabrese eseguiscono per causa 
tettonica dei movimenti di altalena, ma in modo che mentre quella sicula s'in- 
nalza a Sud e si abbassa a Nord del Peloro, per contrario la Calabria eseguisce 
dei movimenti invei'si a Nord e a Sud del Pezzo. Noi crediamo che questi movi- 
menti, anziché ad una causa tettonica, si possano ricondurre ad una spiegazione 
più verosimile. Senza voler negare in via generale la possibilità di movimenti con- 
trari in luoghi vicini per causa tettonica, perchè altrove ne sono stati provati, 
rileviamo che il movimento di emersione è cosi generale nell'Italia meridionale da 
rendere poco accettabile la supposizione della diversità dei movimenti per causa 
tettonica in quei luoghi contigui. I fatti addotti per provare gli abbassamenti sono 
reali, però è da notare che in Calabria la spiaggia, dalla rada di Pentimele al 
Capo dell'Armi, è tutta formata di alluvione e che il faro vecchio del Capo Peloro, 
come del resto il nuovo, è fondato su quella distesa di sabbie e di ghiaje recenti 
che ha rinchiuso le acque salmastre dei cosi detti Pantani e sta addossata alle 
colline di alluvione quaternaria che vanno dalla spiaggia del Tono fin oltre Mes- 
sina. I fenomeni d'immersione in quei luoghi sono piuttosto dovuti ai cedimenti 



16 

delle masse alluvionali per compressione dei detriti e per rassettamento, che a 
una causa tettonica. Anche il prof. De-Lorenzo crede più verosimile questa spiega- 
zione. Aggiungiamo che la verosimiglianza di essa è anche indicata dal fatto .della 
sparizione improvvisa di una lingua alluvionale di terra avvenuta sulla spiaggia 
di Reggio il 16 dicembre 1562. Questa immersione, per la rapidità con la quale 
avvenne, non ci pare che possa essere messa in rapporto con una causa tettonica. 

Il movimento di emersione più recente cominciato sul finire del Pliocene si è 
continuato fino ad oggi anche sui Monti Peloritani. Oltre che dalla posizione dei 
depositi pleistocenici marini a più di 500 metri e dalle terrazze marine, questo movi- 
mento si deduce dalle linee di spiaggia, dalia panchine recenti e dalle ghiaie cemen- 
tate di Messina. Le panchine sono elevate a Milazzo di 83 metri al Faro e furono 
a torto attribuite in parte all'Elveziano. Le ghiaie cementate recenti sono emerse 
di 4 metri a Messina nel piano di Terranova e nell'ansa che chiude il porto; ad 
altezza minore si trovano al Capo Sant'Andrea (Taormina). Le antiche linee di 
spiaggia sono visibili nella penisoletta di Milazzo e da Taormina al Capo di Scaletta. 
I solchi dì erosione di tali spiagge, accompagnati spesso dai fori dei molluschi 
litofagi, sono a metri 4. 70 sul mare al Capo Taormina, a metri 5.80 sull' isoletta 
contigua, a metri 5. 70 al Capo Sant'Andrea e a circa 8 metri tra i valloni 
Sant'Antonio e Sant'Agostino sotto Taormina. 

Questo movimento di emersione si constata ancora, per non parlare che del lato 
orientale della Sicilia, su tutta la costa da Capo Passero a Taormina, come già 
hanno mostrato il prof. G. G. Gemmellaro, il prof. T. Fischer e il prof. A. Issel. Però 
al Capo Peloro il mare demolisce il vecchio faro, dal quale sino a venti anni fa era 
separato da una .larga spiaggia, e per conseguenza si è dovuto costruirne uil nuovo 
piuttosto lontano dalla spiaggia. Chi scrive queste righe ha dovuto constatare il 
.progresso di tale demolizione nel 1887 e poi nel 1891 insieme con l'ing. Cortese 
e nel 1894 insieme col prof. Ricco. Però il Cortese, per questi fatti, ha amipesso 
che il Peloro subisce, per causa tettonica, un abbassamento, mentre invece tutta 
la costa siciliana dell'angolo NE è in continua emersione. Abbiamo già detto avanti 
che. gli abbassamenti delle spiagge alluvionali del Capo Peloro e del Reggiano, tra 
il Pezzo e il Capo dell'Armi, si possono attribuire a movimenti di rassettamento 
del materiale detritico. 

Le ipotesi del Suess dunque e del mio valente amico Cortese debbono ridui^i 
in confini più modesti ed essere accettate solo là dove rispondono ai fatti. Abbiamo 
già detto che il grandioso sistema di faglie ammesso dal Cortese è troppo ipote- 
tico. Sono bensì reali le fratture del piede meridionale del Pollino ed è impossibile 
lo spiegare l'origine della Valle del Mesima, della Piana di Gioja e dello Stretto 
di Messina senza ammetterne; ma il i')orre' in relazione queste fratture per sup- 
porne una grandiosa che da Siracusa per l'Etna, lo stretto di Messina, la Piana 
di (xioja, la Valle del Mesima, l'Istmo di Catanzaro, Petilia Policastro e San Nicola 



17 

deirAltd, giunge a Punta Alice sul mare Jonio e più oltre riesce sforzalo ed 
artificiale. 

Il prof. G. Dé-Stefani, dichiarandosi avversario delle idee del Suess e del Cor- 
tese, ha ammesso nella sua Escursione scientifica in Calabria. 1877-78, e nella 
Nota Studi geologici per la galleria ferroviaria a traverso lo Stretto di Messina, 1883, 
che le depressioni rappresentate dall'Istmo di Catanzaro, dalla Valle del Mesima 
e dallo Stretto di Messina corrispondono semplicemente a delle sincli nali g che la 
Sila, il promontorio Vaticano, l'Aspromonte e i monti Peloritaiii sono delle elissoidi 
complete e indipendenti. Le osservazioni sul terreno non confermano però questa 
opinione dell'illustre e benemerito geologo: sta il fatto che ne l'Istmo di Catan- 
zaro, né la Valle del Mesima, ne lo Stretto di Messina rappresentano delle sincli- 
nali. Gli scisti cristallini del lato settentrionale della Stretta di Catanzaro pen- 
dono in media a EsJ e quelli del lato meridionale a Sud, quindi non vi è 
una sinclinale in quell'Istmo; il promontorio Vaticano è rilegato alla Serra San 
Bruno da una massa di scisti cristallini uniformemente pendenti a Sud; per quanto 
riguarda lo Stretto di Messina, è ben vero che gli scisti cristallini dell'Aspromonte 
inclinano a SO, cioè verso lo Stretto, ma invece le roccie cristalline dei monti Pelo- 
ritani inclinano in generale a NO e, di là dello Stretto, cioè a Taormina, anche 
a SO. Non ci pare dunque che possa spiegarsi l'origine di quelle depressioni am- 
mettendo resistenza di sinclinali. Crediamo che per chiarirne la formazione sia 

necessario di ricorrere all'azione erodente del mare, facilitata da una preparazione 
di fratture. ^ '"'"" - *^-o... -»-——,* ., r.^w*^*,^,.-..**^-^'"" "^ 

Il Suess e il Cortese hanno ammesso che lo Stretto di Messina si sia formato 
per fratture, avvenute, secondo Tultimo di questi autori, nel Miocene medio. È cer- 
tamente difficile il precisai'e quando sia avvenuto il distacco dei monti Peloritani 
dall'Aspromonte; ma rimossa la spiegazione dell'esistenza di una sinclinale, la for- 
mazione dello Stretto non può attribuirsi chea fratture. Noi crediamo che l'esame 
delle coste da Taormina ad Ali possa rischiarare l'origine di quelle da Ali a 
Messina, perchè tutte formano un allineamento di coste scoscese evidentemente 
dovute a una causa comune. Le faglie e pieghe-faglie, con o senza accavallamenti, 
che si osservano lungo i litorali di Taormina, del Capo Sant'Alessio e di Ali, spie- 
gano la forma scoscesa di quelli che ne sono la diretta continuazione. Le roccie, 
da Ali a Messina, salvo una lieve inversione a Scaletta, pendono in generale e in 
media a NO, e sono troncate parallellamente allo Stretto. Sembra quindi evidente 
che quelle coste si siano formate per frattura. Nell'Eocene superiore lo Stiletto era 
già iniziato, come mostrano le argille scagliose che si osservano sopra Pezzolo 
(Sicilia) e sopra Pellaro (Calabria), e nel Miocene medio si era del tutto formato, 
il che è stato anche sostenuto con argomenti biologici dal Kobelt. 

Da allora in poi, l'emersione che è stata la risultante di vari movimenti positivi / 
e negativi, ha sempre ristretta (|uella depressione, il cui fondo, per effetto degli spo- { 

3 * 



18 

stamenli avvenuti nei vari tempi geologici, dalla formazione delle rocce cristalline dei 
due lati dello Stretto e da quella dei noti strati di Ali in (jua, è ineguale. Già sin 
dal 1831, come avanti abbiamo detto, F. Hoffmann riconobbe che lo Stretto si è 
andato sempre più restringendo, ed è stato riconosciuto da tutti i geologi poste- 
riori, salvo che dal Suess. Se crediamo che l'origine dello Stretto non possa spie- 
garsi senza ammettere delle fratture, non per questo riteniamo giustificato che 
esse si debbano immaginare estese in Calabria fino alla Punta Alice sul mare 
.Ionio. 

La Valle del Mesima e l'annessa Piana di Gioja non corrispondono a delle 
sinclinali; senza ammettere delle fratture e l'opera dell'abrasione marina in con- 
comitanza con quello dell'erosione di acque scorrenti superficiali non potrà spiegar- 
sene l'origine. La Valle del Mesima e la Piana di Gioja formano insieme una singo- 
lare depressione colmata da sedimenti del Miocene superiora, in modo subordinato, 
ed essenzialmente da quelli del Pliocene, che vi è con sicurezza, e del Post-pliocene. 
Essa riproduce sul Tirreno quella depressione che è costituita sul mar Jonio dalla 
pianura di Sibari e dal Vallo di Cosenza. * Così come quest'ultima è certamente pro- 
dotta da quella serie di fratture che si osservano da San Sosti a Lungro, a Sai'a- 
cena, al piede meridionale della catena del Pollino e del Pizzo dell'Armi, anche 
con fratture deve assai probabilmente essersi formata la prima. L'origine dell'una 
rischiara quella dell'altra, nella c[uale, purtroppo, il rigetto di terreni più recenti 
contro i cristallini non si osserva, perchè forse mascherato dai sedimenti che riem- 
piono la valle. Durante il corrugamento post-eocenico e prima che si deponessero 
gli strati del Piano Pontico, è probabile che avvenissero delle fratture con scorri- 
mento nella parte meridionale e occidentale dell'odierna Piana di Gioja. Ma non 
solo delle fratture dovettero concorrere a preparare la depressione che s'insinua 
fra le roccie cristalline; anche l'erosione dovuta ad acque superficiali dovette con- 
correre a formare -la Valle del Mesima. Vi sono anche prove dirette a Sud del- 
l'Istmo di Catanzaro di un periodo di emersione e di denudazione anteriore al 
Miocene superiore. L'ing. V. Novarese ha gentilmente attratta la nostra attenzione 
su questo fatto. Non - precisamente nella Valle del Mesima, ma nell'altipiano 'di 
Stalettì, si osservano dei valloni scavati nella tonalite, dentro i quaU si sono de- 
posti in istrati orizzontali i membri del Miocene superiore, cioè le argille ligni- 
tifere, i t ripoli superiori e le calcare silicico che termina la serie. L'erosione re- 
cente ha tornato ad escavare quei valloni ed ha rimesso a nudo nel loro fondo 
la tonante. Quindi la superficie del cristallino era stata già modellata dall'erosione 
avanti la deposizione del Piano Pontico. È probabile che ciò sia avvenuto durante 
le osciMazioni oligoceniche, perchè il Miocene medio rappresenta da noi una grande 
trasgressione. Certamente nello spiegare l'origine di quelle depressioni il geologo 
si trova davanti a una questione difficile; ma esse non sono certamente dovute a 
delle sinclinali. Anche recentemente il prof. De Lorenzo l'ha negato. Crediamo anche 



19 

che lo stretto teraiario interposto tra le rocce cristalline, fra la Serra San Bruno 
e l'Aspromonte propriamente detto, sia dovuto all'abrasione marina, che ha agito 
localmente, perchè delle fratture post-eoceniche con o senza rigetto ne dovettero 
sul luogo agevolare l'opera. 

Ridotte a proporzioni più modeste le ipotesi delle grandiose fratture, non per 
questo dobbiamo ammettere ancora che la hnea sismica principale della C4a[abria, 
interessante la Valle del Mesima, la Piana di Gioja e lo Stretto di Messina, sia il 
piano fondamentale lungo il quale si prepara un nuovo sprofondamento. L'emer- 
sione ha portato fuori i sedimenti che colmino la Valle del Mesima e rimpicciolito 
lo Stretto di Messina; (juoslo movimento generale di emersione, come avanti ab- 
biamo detto, ha duralo fino al tempo presente e nessun argomento abbiamo che 
dimostri il contrario in epoca slorica, perchè gli abbassamenti che avvengono sulle 
spiagge del Peloro e su quelle del Reggiano dai dintorni di Reggio al Capo dell'Armi, 
sono dovuti a movimenti locali di rassettamento dei depositi alluvionali. Le isole 
Eolie, anziché in un'area di sprofondamento, si sono formate, come già ha ben soste- 
nuto il prof. C. De Stefani, in una di sollevamento. Le terrazze e la panchina recente 
(non quaternaria) di Lipari mostrano che esse sfesse, salvo qualche punto dubbio di 
abbassamento, si sono sollevate, o per causa vulcanica o per generale sollevamento 
della base dovuti a movimenti organici. Parimenti i terremoti calabro-siculi avven- 
gono, non in una regione in via di abbassamento, ma in una di sollevamento. Le 
varie serie di terrazze quaternarie dei litorali calabresi non si corrispondono, il 
che indica che la terraferma si è sollevata, né è facile ammettere che dal Quater- 
nario ad oggi il mare abbia subito nel Mediterraneo un abbassamento di liyello 
di 800 metri, per tacere di uno più grande che dovrebbe accettarsi, considerando 
l'altezza massima alla ([uale giunge presentemente il Pliocene in Calabria (m. 1300). > 
La continuazione di questi movimenti la vediamo nelle panchine recenti e nelle linee ^ 
di spiaggia. Non sarà facile dimostrare che i movimenti delle linee di spiaggia 
della Sicilia e della Calabria siano attribuibih ad abbassamento del livello del mare, 
quando non sempre sono parallele. La Sicilia e la Calabria non sono due regioni 
stabili; i movimenti creatori di continenti, iniziatisi dopo l'Eocene, vi continuano, 
accompagnati da fenomeni vulcanici e sismici (1). Queste idee, che nelle linee 
generali corrispondono a quelle emesse sullo studio di altre regioni da Darwin, 
Dutton, Geickie, ecc., sono state anclie sostenute in Italia dal De Stefani e recen- 



(IWi geolo^'o americano W. H. Hobbs (On somk principlg?: ok scismk: «eolo(jv — Tiik ijkotkitomc and (ìku 
DiNAMic ASPKCTs oF Dalahria ANI) XoHTMKASTKRN SiciLY. (jfevlattds BeiirUge z. Geopht/scf,-, lift. Vili, 1907) aKscrifiiiM» 
giuslaiiiente che la shiiiicitii (l«;lla Malahria t; (lell*aiigoIo NE delia Sicilia luoslra che i nioviinentì tettonici non 
sono ancora roni|>iti in que.sle re}/ioni: però nnn <• accettabile il suo arlilìciale reticolato «lì 17 linee sismo-tetto- 
niche. Esse coiTisponderebhero ad altreUanti piani di dislocamento, che separerebbero «lei coni|)artinienti dtdia 
crosta terrestre ; senonch»> tali linee di frattura non esistono in grandissima parte sul ^.terreno e sono soltanto 
ipotetiche. Abbiamo j^'ià detto (|uali si possano ammettere e in che misura siano accettabili le fratture supposte, 
per lo stretto di Messina, la Valle del Mesima e il Vallo di Crati. (Mota aggiunta durante la stampa). 



/ 



20 

temente dal prof. G. De-Lorenzo. È impossibile che i movimenti orogenetici iniziatisi 
dopo l'Eocene avvengano senza rottm-e di equilibrio, il che è una verità fisica; la 
risoluzione di queste tensioni si traduce nei terremoti, che per parlare solamente 
della cosi detta linea sismica principale della Calabria, trovano nella valle dei 
Mesima con la Piana di Gioja e nello stretto di Messina due i-egioni di minore 
resistenza, sia pel loro modo di formazione che per i materiali che le riempiono. 
Sarebbe stato necessario di eseguire livellazioni di precisione per stabilire se si 
sono prodotti mutamenti nella orografia della regione ; ma noi purtroppo non 
siamo stati messi in condizioni di fil'le; E giacché il corrugamento terziario con- 
tinua e quindi si ripeteranno i terremoti, è da far voti che simili livellazioni si 
eseguiscano nell'avvenire. 

Certamente in una regione sismica posta, come quella calabro-sicula, sul peri- 
metro dell'area vulcanica delle Eolie, non è facile il distinguere sempre se un terre- 
moto dipenda da causa orogenetica o irnmediatamente da una vulcanica. Valenti 
geologi e sismologi italiani,' come Stoppani, Taramelli, Mercalli, Serpieri, hanno fatto 
rilevare che tra vulcani e teiTemoti perimetrici si manifesta talvolta una simpatia. 
Così i terremoti di Naso (Sicilia), specialmente quelli del 1739, del 1786 e del 1823, 
sembrano in relazione con lo stato dei vulcani eolici ; però delle relazioni non sempre 
esistono, in vari casi possono essere accidentali e in altri prodotte dal fatto che dei 
movimenti tettonici possono influire sui vulcani. Da vari autori furono indicati dei 
rapporti tra lo stato di Stromboli ed i terremoti calabresi (Kircher, Grimaldi, conte 
Ippolito); ma a queste affermazioni manca qualunque rigore scientifico e si può 
asserire che finora ogni tentativo di mettere i grandi teiremoti calabro-siculi in 
rapporto con lo stato delle isole Eolie è fallito. Quelle isole risentono invece gli 
effetti di quei disastrosi scotimenti. È supelfluo aggiungere che nessuna relazione 
si è osservata tra il teiTemoto del 1894 e lo stato dei vulcani eolici o dell'Etna 
e del Vesuvio. 

Il terremoto del 16 novembre 1894 è stato una ripetizione di quello del 1783, 
ma con una intensità molto minore. Esso ha colpiti i paesi devastati allora, ma 
non ha prodotti quei danni gravissimi. Come allora la massima manifestazione 
del terremoto si è avuta press' a poco nella Piana di Gioja, ma alquanto più a 
sud, al piede occidentale dell'Aspromonte. Gli effetti degli scotimenti sono stati 
molto minori sui versailti jonici, salvo che per un paese (Piatì), del quale diremo 
più sotto. Le curve isosismiche, secondo le osservazioni del prof. Ricco, si espan- 
dono verso le Eolie e si appiattiscono e si addensano lungo l'Aspromonte e la 
Serra San Bruno, il che indica che la ma^sa di roccie cristalline di questa catena 
produce una diminuzione più rapida nell'intensità delle scosse. 

I danni maggiori sono avvenuti nel circondario di Palmi, principalmente a 
Seminara, Sant'Anna, Sant'Eufemia e San Procopio e poi a Sinopoli, Palmi, Bagnara, 
Delianuova, Gosoleto, Oppido, Varopodio, Tresilicò, Santa Cristina, ecc. Tutti questi 



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21 

paesi (vedi raniiessa tavola di sezioni) stanno o sul limile lia le roccie cristalline 
e i terroni terziari o presso di esso. Il Pliocene e il Quaternario sono costituiti 
in questa regione, come del resto bella valle del Mesima, da manie saibbiòse, 
argille, sabbie, ghiaie o conglomerati. Queste roccie, come già ha notato Dolomieu 
a proposito del leiremoto del 1783, ricevono un rimbalzo nel passaggio dello 
scosse dalla massa dello roccie cristalline e uno scotimento disordinato, il che 
spiega lo rovine. Ma non solo i paesi posti sui teiToni terziari si trovano in 
queste tristi condizioni. Palmi e Bagnara stanno sulle roccie cristalline, eppure 
hanno avuti danni grandissimi: lo roccie cristalline di quella regione sono, 
come anche ({uelle dei M. Peloritani, in gran parte profondamente alterate o 
disgregate in situ. (Gortese, Le roccie cristaìlìne delle due parti dello Svetto 
di Messina). Nei lavori per i trafori della strada ferrata Battipaglia-Reggio 
Calabria si sono trovate le amtiboliti trasformate in una roccia ai-gillosa, molle, 
e la tonaliti e il gneiss in un accumulo franoso di piccoli elementi. A Palmi e 
a Bagnara e nei terreni circostanti il gneiss e la tonali te sono trasformati in 
posto in una sabbia grossolana, che raggiunge non di rado lo spessore di circa 50 
metri; essa si comporta nel ricevere le scosse come un deposito di sabbia terziaria 
e ne riceve un sussulto di rimbalzo. Per queste ragioni Palmi e Bagnara ebbero 
danni gravissimi; ma a Palmi furono un po' minori là dove la tonalite è meno 
disgregata. Le piccole borgate Solano, Pellegrina e Ceramida, interposte tra Palmi 
e Bagnara, furono ben poco danneggiate, perchè meglio costruite con pietrame di 
cava laddove il gneiss è poco disgregato. 

Santa Cristina d'Aspromonte fu danneggiata quanto Palmi. Essa sta sulle 
ghiaie con sabbie del quaternario, poggianti sulle sabbie del Piano Siciliano, sul 
limite tra i terreni cenozoici e il cristallino. Delianuova, assai gravemente colpita, 
sta sui depositi detritici delle terrazze addossati al cristallino; Oppido sulle sabbie 
con ghiaie del (Quaternario, depositate sopra argille marnose plioceniche, poggianti 
sul cristallino; Cosoleto sul limite tra il Quaternario e le roccie cristalline; Sino- 
poli superiore in gran parte sulle marne plioceniche e in minore sulle sabbie 
post-plioceniche ad esse sovrapposte. 

I paesi maggiormente colpiti stanno tutti sul limite tra i terreni terziari e 
le roccie granitoidi disgregato di quello sperone che l'Aspromonte spinge verso 
Palmi e Crioja Tauro. Seminara è in grandissima parte fabbricata sulla tonalite 
profondamente disgiegato, mentre poche case stanno sulle marne plioceniche n 
altre, in alto, sopra fin f)iccolo lembo di alluvione quaternaria. Queste condizioni, 
oltre la cattiva costruzione dello case, hanno accresciuti i disastri per causa della 
disordinata propagazione delle scosso e pel rimbalzo della roccia cristallina disag- 
gregata dello ghiaie del quaternario. Sant'Eufemia giace sulle sponde di un 
torrente od i* fal)l>ricata por la massima parte nelle sabbie giallo post-plioceniche, 
sostenuto dallo marno bianche, lorlomonto inclinate e poggianti sul cristallino. La 



22 

piazza è sopra un lembo di alluvione recente. La parte alta del paese sull'allu- 
vione quaternaria, che sta sopra il cristallino. Si comprende, in queste condizioni, 
perchè molle case siano crollate e la chiesa del borgo Petto sia stata distrutta. 
La borgata Sant'Anna è sul limite tra i terreni cenozoici e il gneiss tonalitico; 
però è interamente fabbricata su questa roccia profondamente disgregata. I danni 
maggiori avvennero a San Procopio, , che fu quasi distrutto. Esso ha case di pes- 
sima costruzione, come del resto tutti i paesi di quella regione, e sta sopra un 
lembo di sabbia gialla incoerente, con ghiaie (Post-pliocene), riposante sulle marne 
bianche. Melicuccà, fu meno danneggialo degli altri dell'area più disastrosa. Esso 
sta al limile tra il Pliocene e i terreni cristallini: ma le sue case sono basse e stanno 
sulle marne plioceniche e non su lembi di roccie varie. Le marne sono certamente 
più omogenee e trasmissive che le roccie cristalline disgregate profondamente, le 
sabbie e le ghiaie. 

Abbiamo già detto che i paesi dei versanti orientaU dell'Aspromonte soffersero 
relativamente poco, salvo Piatì, che ebbe danni gravissimi. Questo piccolo e 
povero paese ha case assai malamente fabbricate con grossi ciottoli appena saldati 
da terra impastata; dippiù giace proprio sul limite tra i graniti e le argille sca- 
gliose dell'Eocene superiore. Il sussulto di rimbalzo, che ha rigettate e scosse ir- 
regolarmente quelle argille nel passaggio della scossa dai graniti, ha rovinate 
quelle mal connesse casipole. 

Nel terremoto del 1783 le devastazioni non si limitarono, come in quello del 
1894, agli orli meridionali della Piana, in montagna o quasi; invece furono distrutti 
dei paesi che stanno proprio sopra di essa. Nel 1894 l'intensità del terremoto fu 

è 

almeno due volte minore, sicché gli scotimenti,. indebolendosi attraverso la spessa 
massa dei depositi alluvionali, produssero danni minori. I depositi alluvionali, ghaje, 
sabbie e fanghiglie, offrono, è vero, poca resistenza ai moti scismici; però questi dimi- 
nuiscono d'intensità, attraversandoli, quando lo spessore di quei sedimenti è note- 
vole. Però Rosarno ha molto sofferto perchè, pur trovandosi sulla Piana, non sta 
sullo spesso deposito deiralluvione quaternaria, ma sopra una collina di sabbia gialla 
incoerente, che appartiene al Piano Siciliano e fuoriesce dal Quaternario. 

Notevole è il fatto che le molte case rurali della campagna tra Palmi e Gioju 
Tauro risentirono appena gli effetti del terremoto che devastava da un lato Palmi 
e dall'altro Rosarno, perchè in gran parte fondate sul solido calcare miocenico a 
corali ari. 

Danni su per giù eguali ebbero Soriano nella valle def Mesima, Reggio Ca- 
labria e i paesi dell'estremità NE di Sicilia. Barcellona segna in Sicilia restremo 
limite dei danni rilevanti. Anche in questi paesi, lontani dall'area ove avvenneì'o 
i disastri maggiori, i danni, oltre che in dipendenza della solidità e dell'altezza degli 
edifici, sono pure sempre in rapporto con la costituzione del suolo. In generale quelli 
più gravemente colpiti sono sempre su suolo alluvionale e sul limite tra i terreni 



ai 

Pessima è la condizione dei paesi fabbricati proprio sul limite tra i terreni 
cenozoici e quelli cristallini; essi risentono tutti danni gravissimi. Invece i rari 
paesi che sono eretti quasi sul limite tra i terreni secondari, costituiti di solidi 
calcari, e quelli cristallini, come ce n'è qualcuno sui versanti jonici della catena 
cristillina meridionale e sul fianco meridionale della Sila, risentono assai meno gli 
urti sismici di altri che non si trovano nelle stesse condizioni. 

Nel terremoto del 1894 non si sono avuti quegli sconvolgimenti del suolo e 
quei movimenti di masse che si osservarono nel 1783. Solo avvenne un cedimento 
dei depositi alluvionali intorno al lago di Ganzirri (Messina) e si ebbe qualche 
principio di frane sulla costa scoscesa tra Scilla e Bagnara. Sarebbe qui inutile 
aggiungere che non ò sussidiata da prove l'opinione emessa dal Carbone-Grio elio 
nel terremoto del 1873 si ebbe un ribassamento di tutta la Piana di Gioja e 
molto meno lo sarebbe per quello del 1894. 



Il nmmoto dil 16 lov. 1894 
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Voi. HI - putì r - 1897. 






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Il Temmoto del 16 loi. 1894 
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Flg, *. — S. PROGOPIOi Cblua punKchlalc. 



U TtmMto lei 16 Mi. 18M 
Tal. IV. 



ini. dtl R. III. Ctnlr. lettor, e Geod. 
Voi. m ■ perte i" ■ 1891. 








Il Ttmmoto dtl 16 loi. 1894 
Tav. V. 



inn. del 8. HI. Centi. Iiteef. i 
Voi. XIX ■ parte 1" ■ 1897. 







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I Timmolg dtl lir loi. 1SI4 
TsT. VI. 



ini. del R. DI. Cenlr. Itttor. t Geod. 
Vtl. Ili - piTtt 1' - 1897. 










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IJ Terremoto del 16 Nov. 1894 
Tu. VII 



Ann. del R. HIT. Gentr. Heteor. e Geod. 
Voi. XIX - pirla 1- - 1897. 




ramoU) del 16 Rov. IS94 




MESSINA - SfìBlB 1 : 10.000 



Il Terremoti) del 16 »ov, 1894 

TaV. IX LINEE ISOSISMICHE 



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■iDoto del IG Noi. 1894 



Ann. del R. Uff. Csnir. Ueteoi 
Voi. XIX - p»rle I- - 1891. 




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