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Full text of "I maestri di musica italiani del secolo XIX;"

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DEL SECOLO XIX 



NOTIZIE BIOGRAFICHE 



RACCOLTE 



DAL PROFESSORE 



GIOVANNI MASUTTO 



TERZA EDIZIONK CORRETTA ED AUMENTATA 



VENEZIA 
iUretn. ^tnh. ^ifiagrafica di 0io. becchini 

18 3 4 




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MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 

DEL SEGOLO XIX 



DeSi- /^2- 



BARTOLOMEO Nobile CAMPANA DI SARANO 

Senatore del Regno 




fé 050, Illmtre Senatore^ intitolarle questo piccolo contributo che 

tentai di porgere alla storia, della musica italiana j Ella non 
ìxyn*à^ ne ho speranza^ moverne lagno e /armerie rimprovero. 

A qual pia degno Mecenate avrei potuto raccomandare il buon 
volere che m'inspirava codesto lavoro? A nessuno j in verità; perchè 
ìton e' è pagina nella storia delle provvide instituzioni e degli atti 
benefici che non porti scritto il Suo "nome. 

Se Ella dunque, pel vivo e operoso amore che porta a tutte le 
glorie nazionali j non disdegnerà la dedica di questa operetta^ che intende 
appunto di registrare tanta parte di quelle glorie^ avrò raggiunto il 
mctósimo dei conforti a cui le umili ma assidue mie fatiche potessero 
aspirare. 

Colla piU profonda osservanza 



devotissimo 

Giovanni Masutto. 



MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 

DEL SECOLO XIX 

NOTIZIE BIOGRAFICHE 

RACCOLTE 

DAL PBOFESSORB 

GIOVANNI MASUTTO 



TERZA EDIZIONE CORRETTA ED AUMENTATA 



VENEZIA 

STAB. TIPOGRAFICO DI GIO. CECCmNI 

1 882 






"j Harvard OnUere Library 
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>iarry N Gay. 



BOUN» iUN 23 1913 



NUOVA PRESENTAZIONE 



Parlo schietto : io non credevo che questo mio povero saggio trovasse 
tanta fortuna, e dovesse rinascere, se è permesso esprimersi così, per la terza 
volta e in tanto breve tempo. 

Ma chi legge in fronte ad un libro queste parole : terza edizione^ lia 
diritto di chiedere se sia almeno emendato e corretto, se non aumentato; 
ed io sono lieto di poter rispondere, in tutta coscienza, che ho tenuto il 
debito conto delle osservazioni che vennero benignamente fatte dalla Stampa 
alla prima e seconda edizione. In quanto poi all' averci aggiunto, affermo di 
averlo fatto, e di ciò, i miei gentili lettori, potranno facilmente convincersi 
mediante un semplice confronto. 

Mi si potrà osservare che mettendo mano ad una terza edizione era me- 
glio alla bella prima, non dar più al mio lavoro il modesto carattere di saggio, 
e fame invece, o tentare di farne, un' opera addirittura. Ma se T osservazione 
è buona e giusta per sé stessa, vi sono però delle difficoltà assai gravi che la 
rendono per lo meno inutile. E queste difficoltà stanno principalmente nelle 
forze mie, e nel genere del lavoro. 

Codesti infatti sono lavori che si potrebbero chiamare di compilazione, 
in quanto che è impossibile, o difficilissimo almeno, che uno solo sia in grado 
di procurarsi tutte le notizie che concernono tante persone vive e morte. E si 
noti, di grazia, eh' io dò le notizie biografiche di oltre 600 maestri. È vero 
che si trovano delle persone così cortesi che non si fanno tanto pregare per 
dare una mano; però, come ho detto altra volta, non sono molte, che i più, 
anzi, prescelgono di fingersi afflitti di sordità, comodissima malattia j o se la 
sbrigano con un « non so nulla » che equivale ad un « non mi seccate » vera- 
mente poco garbato. 

A tirar su di questi libri ci vuole proprio una gran pazienza. Io non pre- 
sumo d'averla in sommo grado, ma posso dire candidamente che nel rifare di 
pianta il mio libro vi ho messo il più grande amore. E questo, se non altro, 
valgami per ottenere nuovamente benevola indulgenza. 

Venezia, 31 oUohre 1882. 

Giovanni Masutto 



I MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



DEL SECOLO XIX 



ABBADIA NATALE, compositore dnin- 
roalico e da chiesa, nacque a Genova nel 
mese di marzo del 1792. 

ABELA PLACIDO, organista e compo- 
sitore di musica sacra, nacque a Siracusa 
nel 1814 e morì a Monte Cassino nel mese 
di luglio 1876. Studiò musica nel Conserva- 
torio di San Sebastiano sotto la direzione di 
Pietro Casella. Nel dicembre 1826, suo pa- 
dre, prendendo parte all' insurrezione, quale 
comandante degl' insorti siciliani, cadde nel- 
le mani dei Borboni e fu giustiziato; allora 
il giovane Abela di circa 13 anni venne posto 
dal re di Napoli, Francesco I.^, nel r. Collegio 
di Maddaloni, ove studiò il pianoforte sotto 
un vecchio sacerdote. 

All'età di 16 anni ottenne dal re il per- 
messo di farsi religioso dell'ordine di San 
Benedetto, nel convento di Monte Cassino, 
ove egli assunse il nome di Placido e fu pro- 
fessato nel 1835. Divenne organista di quel 
Santuario. Seguitò a studiare contrappun- 
to prima col De Vccchis, poi coli' Ercolani, 
per modo che la sua musica sacra è degna 
di considerazione. Molte delle sue opere sa- 
cre furono pubblicate a Napoli da Girard 
e Comp. 

ACERBI DOMENICO, precessore al Li- 
ceo musicale Benedetto Marcello di Venezia, 
compositore e direttore d'orchestra, nacque 



in questa città nel mese di novembre 1842; 
fu allievo di Nicolò Coccon. 

ACCORIMBONI AGOSTINO, composi- 
tore drammatico e da chiesa, nacque a Boma 
nel mese di agosto 1739, e vi morì in agosto 
del 1818. 

AGNELU SALVATORE, nm\m a Pa- 
lermo nel 1817; fece i suoi studi mitsicalt 
dapprincipio in uno Stabilimento di quella 
città, poi nel Conservatorio di Napoli, o v'eb- 
be successivamente per maestri Zingarcili e 
Donizetti, e n'uscì nel 1834. Scrisse moltis- 
sime opere delle quali sarebbe lungo dar 
qui r elenco. Fra le tante, compose a Mar- 
siglia la musica di tre balli : Callisto, Bianca 
di Napoli e Larosa. Tre dei suoi melodiam- 
mi sono tuttora inediti : Cromweli, del quale 
qualche cosa fu inteso in una sala da concerti 
a Parigi, circa dieci anni or sonò; Stefania^ 
in tre atti, e Gli Sforza, in quattro atti. In- 
fine egli è autore di un Miserere a doppio 
coro, d' uno Slabat Mater per piti voci con 
orchestra, e di una Cantata : V Apùiemi di 
Napoleone /, eseguita nel 1856 a Parigi con 
tre orchestre, nei giardini delle Tuilleries, 

ALBANESI LUIGI, pianista e composi- 
tore, nacque a Roma il 3 marzo 1821. Era 
figlio d'un pittore in miniatura, il quale vo- 
leva fargli seguire la sua professione. Di sei 
anni» la sua famiglia esseadosi stabilita in 



6 



I HiSSTBI DI MUSICA ITALUNI 



Napoli, cominciò a studiare il piano sotto la 
guida di un suo fratello. La musica pel fan- 
ciullo non era che un passatempo, e a 20 
anni Luigi era ritrattista, ma avendo egli 
passione per l'arte de'suoni, a quell'età volle 
essere musicista. Ebbe dal distinto pianista 
Ernesto Coop, delle lezioni di perfeziona- 
mento nel pianoforte, e coi valenti maestri Po- 
lidoro e Lavigna studiò armonia e composi- 
zione, abbandonando definitivamente la pit- 
tura, dedicandosi poi all'insegnamento del 
piano. Egli scrisse due Messe, un Oratorio 
intitolato le Sette Parole di GesH Cristo ed 
un gran numero di mottetti, nonché ha pub- 
blicato più di 150 opere di musica per pia- 
noforte, che sono d' ottima fattura. 

ALBANO GIUSEPPE, flautista, nacque 
a Napoli in dicembre 1813. 

ALBANO MICHELE, arpista, nacque a 
Napoli in marzo 1841. 

ALBINI FRANCESCO MAMA, accade- 
mico filarmonico di Bologna, nacque in Sa- 
ludecdo nel marzo 1829. Egregio e dotto 
compositore di musica sacra e drammatica, 
si fece ammirare alcuni anni or sono come 
autore di un'opera comica rappresentata al 
teatro Centavalli di Bologna, aggiungendo poi 
un grande argomento di lode per altri pregia- 
ti lavori sinfonici e corali. È consigliere d'Arte 
nella R. Accademia Filarmonica di Bologna. 

ALESSANDRI FELICE, compositore 
drammatico, nacque a Roma nel 1742 e mo- 
rì a Berlino nel 1811. 

ALFIERI PIETRO, compositore di musi- 
ca sacra, nacque a Roma nel giugno del 1801 
e vi mori nel 1863. 

ALIANI LUIGI, violinista e direttore di 
orchestra, nacque a Piacenza nel 1789 e mo- 
ri a Vicenza il 7 settembre 1841. 

Ad Aliani fu unico maestro il padre, abile 
violoncellista ; ma l'ingegno prepotente e la 



naturale disposizione supplirono alla limitata 
istruzione per modo, che già a 18 anni, stu- 
piva i professori del Conservatorio di Milano, 
ed a 20 eccitava l'ammirazione di Venezia e 
di Vicenza in pubblici concerti. — Fu ot- 
timo direttore d'orchestra, e colle sue qua- 
lità eccezionali ebbe a conquistare la stima e 
l'affetto di tutti, perchè pari all' ingegno era 
in lui la bontà e la dolcezza dei modi. 

Compose parecchie sonate e concerti per 
violino, dei quali uno solo venne pubblica- 
to cioè : una Grand' aria di bravura con 
preludio e variazioni per violino ed ac- 
compagnamento di quintetto ( Milano, Ri- 
cordi). 

AMADEI ROBERTO, compositore ed or- 
ganista, nato a Loreto, nelle Marche, il 29 
novembre i840. Incominciò lo studio della 
musica con suo padre, completò la sua edu- 
cazione col maestro di cappella di Loreto, 
Luigi Vecchiotti. Morto il Vecchiotti nel 
1836, lo surrogò Amadei padre, ed essen- 
dosi questi dopo poco tempo ritirato, lo so- 
stituì il giovane Roberto. Da allora ^li si 
diede alla composizione ed ali' insegnamento 
con grande attività. Oltre ad un gran nume- 
ro di composizioni religiose, scrisse numerosi 
pezzi per pianoforte e per canto. 

Gli si devono anche due opere serie : 
Luchino Visconti^ in tre atti, rappresentata a 
Lugo nel 1869, e Bianca de' Rossi y eseguita 
a Bari. Scrisse pure un' opera comica intito- 
lata il Bacchettone (inedita). 

ANDREOU GUGLIELMO, maestro com- 
positore e pianista, nacque a Mirandola il 
22 aprile 1835. Di sette anni suonava l'or- 
gano. Di otto anni era sopranominato il fan- 
ciullo prodigio. Di 10 anni entusiasmava gli 
uditori, avendo egli, assieme al padre, intra- 
preso un giro artistico nella provincia di Man- 
tova. Si fece apprezzare eccellente pianista 



PEL SECOLO XIX 



a Modena e Recoaro. Poi si recò a Milano, 
per dedicarsi a serii studi! sotto la direzione 
del professore Angeleri. Nel 1854 visitò To- 
rino, Genova, Nizza, Marsiglia, Livorno, Pi- 
sa, Firenze, Lucca, Pistoia, Mantova, Verona, 
Padova e Venezia, facendosi ovunque onore 
ed acquistandosi nome di esimio artista. 
Percorse animóso F Europa da Trieste a 
Vienna, da Berlino a Praga, a Monaco, a Pe- 
siti, a Bruxelles. Molte città del Reno, l'In- 
ghilterra e r Olanda lo ammirarono per la 
sua singolare valentia. Dopo tanti trionfi, nel 
marzo 1860, morì a Nizza Marittima. 

ANDREOZZI GAETANO, compositore 
drammatica), nacque a Napoli nel 1763, mori 
nel «826. 

ANGELERI ANTONIO, professore di 
pianoforte. Nacque a Pieve del Cairo (Lo- 
mellina) nel dicembre 1801, e morì a Mi- 
lano il 18 febbraio 1880. L' Angeleri diede 
egregi e numerosi allievi che l'onorarono 
in ogni parte del mondo. — Era dotato di 
squisite qualità pei*sonali ed artistiche. — 
Forse di niun altro si potrà ripetere la felice 
espressione, che di lui si diceva: f Angeleri 
fa i maestri, e questi a lor voUa. fanno gli 
allievi >. 

Nel 1872 pubblicò sotto il titolo : Il Pia- 
noforte, un manuale eccellente relativo alla 
posizione delle mani sull' istrumento e alla 
maniera di cavarne il suono. Questo libro il- 
lustrato di parecchi acidi superbi, è stato 
pubblicato col lusso e il buon gusto che la 
casa Ricordi mette nelle sue pubblicazioni. 

Egli si diede all' insegnamento di buo- 
n' ora. — Amoroso a' suoi parenti, divideva 
seco loro lo scarso pane. Un breve cenno bio- 
grafico non può dare l' idea della sua bella 
figura d'artista e d' uomo d'alto ingegno. 

ANICHINI FRANCESCO, composiU)re e 
professore all'Istituto reale di musica in Fio- 



renzo, nacque a Cortona nel!' ottobre del 
1830. Pareccfìi quarttiUi pres^entali dalFAisi- 
CHINI nei concorsi aperti M doLU Base vi ot- 
tennero ricompense e premi. Uno di tali 
quartetti venne pubblicata in partitura dal- 
l'editore Gnidi f]ì Firenze. 

L' Anichim pidiblicò varie composizioni 
e fra le tante \\\\Ate Maria a quattro voci 
(Milano, Ricordi) ed un Requiem a grande 
orchestra. 

Antonie™ da vide, maestro dì a|>. 
pella della Uciììc JhMÌ'm-Ciìlhguta in Mon- 
za, nacque in (jiiesta citta nel dicembre del- 
l'anno 1836. 

AP0LIJ3XI GIUSEPPE, nrtcque nell'a- 
prile del 1S2:2 jicUa hu\ì-^ Via^nzn, Sorli 
dalla natura svegliatissimo ingegno ed Intel- 
letto delle cose musicali, come gì' indiani mi- 
gliori lo harjno, pronto, acuto, meraviglioso 
nel toccare di slancio altezze cui poelii giun- 
gono senza Inriga fatroi. Fanciidlo, studiò il 
pianoforte per diletta] col maestro Francesco 
Cannotti, [n^j^aziorlte però, come era, sugli 
esercizii, seguiva di preferenza le ispirazioni 
dell'estro nascente, A]ìperja ebbe compititi gli 
studi legali, prese dai Cannetti stesso, valen- 
tissimo allievo del Conservatorio di Bologna, 
lezioni di contrappunto, e ne approfittò così 
da poter in breve lempo D>mfK>ri'e per piano 
forte, per organo e |*er orchestra. 

Vedendo accolli con favore i suoi lavori, 
prese coraggio a se;;uit;n'e la via ormai in- 
trapresa. Quando però era nel bel mezzo dei 
suoi studi mnsiitalì, giunse il 1 848, 

A quei giorni chiunque sentisse amore 
di patria, do>'eva jjrender parte ai moti del 
nazionale risorgimento. 

Apollonl nel cui cuore ardeva V amore 
di patria, non è a dire se abbia preso parie 
a quei movimenti, che anzi, volte a male le 
sorti d'Italia, egli dovette emigrare dal suo 



8 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



^aese, riparando a Firenze, dove trovò con- 
forto nel continuare i suoi studi prediletti. 

Ritornato in Vicenza, nel 18S2 vi face- 
va rappresentare la sua prima opera i4(fefcfci. 
E di quest' opera, che venne con successo 
rappresentata anche a Treviso (1852), egli si 
ebbe non poche lodi, ed anzi fin d'allora die- 
de sicura speranza che il suo nome si sareb- 
be un giorno unito a quello de'nostri migliori. 

Né la promessa falli, poiché tre anni do- 
po, nel 1855, veniva rappresentalo il suo 
capolavoro, che fu un vero avvenimento mu- 
sicale: L'Ebreo. 

Parlare dei meriti di quest'opera non è 
dell'indole di questo libro, ma basti l'acoen- 
nare che venne rappresentata ormai in tutti 
i teatri d'Italia ed in molti stranieri, e come 
il nostro popolo ripeta con tanta passione 
quei canti veramente ispirati. 

Non ebbe eguale fortuna la sua opera 
posteriore Pieiro d'Abano i-appresentata nel 
1856 al teatro della Fenice in Venezia. 

Dopo quell'anno l' ingegno del maestro 
parve accasciato, e soltanto nel 1866 ^li ri- 
tentò la prova al teatro la Pergola di Firen- 
ze col Conte di Kònigsmarch, 

Quesf opera venne riprodotta in altre 
città, ma, o fosse per la esecuzione non per- 
fetta, od altro, venne accolta freddamente. I 
critici però notarono anche nel Conte di Kó- 
nigstnarch pregi singolari d' ispirazione. 

Dopo il successo MVEbreo varie furono 
le sconfitte, ma non per questo àpolloni 
ebbe a scoraggiarsi, che anzi scrisse e fece 
rappresentare in Trieste nell'autunno 1872 
l'opera: Gustavo Wasa che gli valse uno 
splendido e meritato trionfo. 

In essa infatti, a quanto dicono i critid 
più valenti, la scienza del maestro si mo- 
strò più accresciuta, e il suo spartito, sempre 
di stile italiano, è ricco di quelle facili ed 



ispirate melodie ond' é si feconda la sua im- 
maginazione. 

Giuseppe Apolloni congiunge all'ingegno 
rare virtù domestiche e cittadine. Affettuoso 
verso la famiglia, devoto alla patria, resse 
la prima con amore e generosità impareggia- 
bili, diede alla seconda l'opera sua ogni vol- 
ta che ne fu richiesto. Tiene con lode pa- 
recchi pubblici uffici e si può dire di lui che, 
nato artista, eccezione rara in vero, ha sacri- 
ficato anche l'arte, supremo suo affetto, al- 
l' adempimento dei civili doveri. 

Posso aggiungere ancora che ad un cuore 
nobile davvero, il maestro Apolloni unisce 
una cortesia senza pari, e che la sua compa- 
gnia oltreché ispirare ammirazione per la 
originalità del suo ingegno, riesce altresì pia- 
cevolissima per i modi eletti e per quella 
squisitezza di sentire propria di un animo 
ben fatto. 

APPIANI VINCENZO pianista, nacque 
a Monza il 18 agosto 1850. 

ARDITI LUIGI, nacque il giorno 22 lu- 
glio 1822 a Crescentino, presso Vercelli, e 
fece i suoi studi nel R. Conservatorio di Mi- 
lano, dedicandosi al violino. 

Fino dal 1839 incominciò a risuonare il 
suo nome pei concerti eh' egli dava. Due an- 
ni dopo faceva eseguire, come esperimento, 
al R. Conservatorio di Milano la sua prima 
opera : / brigaìfUi ; ed in seguito potò occu- 
pare il posto di direttore d'onchestra in molti 
teatri italiani. 

Acquistatasi in breve la fama di valente 
direttore, egli^ come tutti coloro che tentano 
di acciuffare la fortuna, se ne andava in 
America. 

Colà dava dei concerti in Avana e New- 
York riscuotendo applausi dappertutto. 

Nell'ultima città, correndo Tanno 1856, 
scrisse l' opera : La spia. 



DEL SECOLO XIX 



Per i successi ottenuti ne' suoi concerti 
e per l' esito della sua ultima opera, andato 
a Londra nel 1857, veniva nominalo diret- 
tore d' orchestra di quel teatro Reale. Certo 
eh' egli ha non poco merito se oggi quelFor- 
chestra è una delle migliori d' Europa. 

Il nome d' Arditi è divenuto popolare 
specialmente dopo il suo famoso Valzer : // 
Bacio che fece, si può dire, il giro del 
mondo. 

Da ultimo, Arditi ha pubblicato dei 
Duetti per violino e pianoforte, un Sestetto 
di bravura per {strumenti a corda, nonché 
altre composizioni. 

Conosciuto il maestro, bisognerebbe far 
conoscere Y uomo, ma questo mi riesce diffi- 
cile di troppo. Dirò solamente che Arditi 
Luigi è di un carattere gentile e generoso e 
talvolta anche brillante, ma sempre ispirato 
alla dignità dei veri maestri. Del suo brio 
poi possono dar prova le sue composizioni. 

Nell'agosto 1873 recatosi a visitare il suo 
paese natio, si ebbe un'accoglienza veramente 
entusiastica, volendo i suoi concittadini ono- 
rare in lui il maestro che tenne e tiene tanto 
alto il decoro dell'arte italiana, anche presso 
gli stranieri. 

ARIA CESARE, consigliere d'Arte nella 
Accademia Filarmonica di Bologna, nacque in 
questa città nell'anno 1820. Compiuti gli 
studi di contrappunto nel Liceo civico, ed 
ottenuto con lode il diploma di maestro, passò 
in Francia ed in Inghilterra, dove impartì 
legioni di canto, pianoforte, e di composizio- 
ne. Tornato in patria, fu eletto maestro con- 
certatore al teatro Comunale della sua città 
natale. 

Fervendo la lotta pel riscatto nazionale, 
fn tra gli strenui difensori di Venezia e di 
Roma, meritandosi il grado d' ufficiale 

Valentissimo compositore di musica sacra, 



riscosse calorose dimostramni di ammira^i'>' 
ne allorché, celoluandosi in Bologna le ese- 
quie solenni a Rossini nella Chiesa di San 
Giovanni in Monte, fu eseguito un suo pre- 
giato Dies trae. 

Ora passa la sua vita dedicandola ai dol- 
ci e sereni afToUi della famiglia. 

ARRIGO GIUSEPPE, organista e com- 
positore. Nacque a Mede nella Lomcllina, il 9 
settembre 1838, Fu allievo di Domenico Ca- 
gnoni, poi di Carlo Coccia ed infine di Bou- 
cheron. In seguila ad un ccmc^rso, divenne 
direttore della Scuola musicale di Cassine, 
L'Arrigo ha fondato con Giuseppe de Paoli, 
ed ora dirigo solo, una gran raccolta di mu- 
sica sacra per organo, che sotlo it titolo di 
Arpa Davidica viene pubblicala dal 1869 
in Milano dair Editore Vìsmara, meritandosi 
molti elogi, K piu^e autore di varia musica 
sacra e di un'opera buffa inlilolata Don Sta^ 
ziOy ancora da raf>presetilarsi, 

ASIOLI BONIFACIO, nacque in Correg- 
gio il 30 agnslij 1769 e vi mori il 96 mag- 
gio del 1832. Fu teorico e musicista sublime. 
Dell' AsiOLi, che fu il primo prcc>eliista ita- 
liano del noftlro secolo, dovrei dare una bio- 
grafia completa, ma V indole di questo lavoro 
non mi permette se non di ao^ennare le prin- 
cipali vicende dell;ì sua vita e le sue opere. 

Fino dagli anni delia fancinlleioìa, egli 
diede segni d'indina/Zione alla musica. A cin- 
que anni di eia, Bonefaoo Asioi.i, pratico 
appena matei'ial mente delta tastatura, can* 
tava accompagtiando:«i: Romina quante pe- 
ne, arietU pnpolai^e famosa a quei giorni. La 
precoce disposizione di lui alla musica mani- 
festossi particolarmente allurchò, andato alla 
messa solenne, seJiii certo Alessandro Coc-chi 
eseguire siiirorj:,'ano una sonatina che riten- 
ne a menle, e ritornalo a casa ripetè sul cem- 
balo in preseui^^ della sorella Luigia, la qua- 






10 



I HIESTBI DI MUSICA ITALUNI 



le, sorpresa, chiamò il padre affinchè vi pò* 
Desse attenzione. 

Di nove anni aveva già composto una 
JUessa. 

La sua famiglia, dopo tali saggi, lo man- 
dò a studiare sotto il rinomato maestro An- 
gelo Morigi, del quale pubblicò in seguito il 
Trattato di contrappunto fugato, ossia il 
Corso delle lezioni dettate a lui dal Morigi 



Ancor ragazzo si recò a Bologna. Viveva 
a quei tempi il padre Martini ; Asiou desi- 
derava ardentemente di vederlo, é lo vide. 
Richiesto l'AsiOLi di dare un sa^io davanti 
a si buon giudice, rispose di temere che il 
padre Martini non volesse perdere il suo tem- 
po con un ragazzo. Avvenne altrimenti in 
casa del Conte Odoardo Popoli, grande ama- 
tore di musica, dove coi modi piò cortesi 
l'AsiOLi venne accolto ed applaudito; e nel 
Monastero di S. Isaia certa Violi, bravissima 
suonatrice di cembalo^ avendolo sentito im- 
provvisare gli scritti più difficili di. Martini, 
immantinente rovesciò il libro per l'eccessivo 
stupore. 

In compagnia d'un vero mecenate, certo 
signor Catania, l' Asiou intraprese un giro 
artistico nelle varie città italiane, non ultima 
Venezia (*). 



(*) In quella occasione yenne pubblicato 
il seguente avviso: « Il fanciullo Bonipa.- 
» zio AsiOLi di Correggio, sonatore di Cem- 
» baio a prima vista di ogni più difficile 
» concerto, ed improvvisatore sullo stesso 
» istrumento, darà un* Accademia la sera di 
» mercoledì 2 aprile in casa Bartolomeo Cam- 
» bi, detto Meo, al ponte di Dainella; il quale 
» otite i vaij suoi talenti a divertimento dei 
» concorrenti. Egli ha una sorprendente abi- 
» lità di mano, moltissima scienza musicale 
>» acquistata, e 12 anni di età. » 



Gl'intelligenti e gli amatori acxx)rsero in 
folla, non persuasi che a quell'età fossero 
possibili tanti prodigi. Ma il fatto superò 
l'aspettativa, ed infiniti applausi fecero palese 
la meraviglia. La fama con rapidità propagò 
il nome del fanciullo; il ceto nobile volle an- 
ch'esso un'accademia, alla quale intervenne- 
ro i ministri delle diverse Corti ed il duca 
di Glocester. L'Asioli, dopo aver eseguito 
qualunque suonata o parlitui'a che venivagli 
esibita al momento, dimandava ora un sog- 
getto di fuga, ora un motivo di composi- 
zione estemporanea sul cembalo. 

Ho detto che per parlare dell' Asioli con- 
venientemente ci vorrebbe uno studio spe- 
ciale ; io non posso adunque che accennare 
alle opere principali che pubblicò e per le 
quali è famoso il suo nome. 

Dall'anno 1778 aH788 compose quat- 
tro Messe, scrisse molta musica sacra, e pub- 
blicò in Parma 24 lezioni col basso fonda» 
mentale; in Venezia un Quartetto per flauto, 
violino, corno e basso in re, e molti studi per 
violino, varie sinfonie, suonate, intermezzi, 
oratori, e i drammi : La volubile (di genere 
buffo). La contadina vivace, e La discordia 
teatrale (pure di genere buffo), nonché i 
Cori per la Clemenza di Tito. 

Dal 1789 al 1796 varie cantate; il dram- 
ma serio in tre atti : Cinna, scritto per la 
Scaia di Milano; le 12 suonate per clavicem- 
balo, e r azione teatrale per tenore : Pigma- 
lione, pubblicata da G. Ricordi. 

Dal 1799 al 1813 compose in Milano 
duetti, cantate, notturni, ariette, serenate, 
sinfonie, l'atto S."" della Galzenca ; il dram- 
ma serio in due atti : Gustavo al Malabar; 
mottetti, i principi elementari di musica, 
pubblicati dal Ricordi, il corso di moduia^ 
zioni. classificate a 4 e più parti. 

Ed infine dal 1815 alla sua morte com- 



DEL SECOLO IIX 



11 



pose in Correggio dell'altra musica sacra; 
gli Esercizi per il Corno da caccia, l'Al- 
lievo al Clavicembalo, ì primi insegnamenti 
di Viola, gli Eleìuenti per il Contrabasso, 
Salmi, varie Messe, e finalmente nel 1828 
la grand-opera : Il maestro di composizio^ 
ne^ ossia seguito del Trattato d'armonia 
(Libri 3). 

ASPA MARIO, compositore drammatico. 
Nacque a Messina nel 1806 e vi morì nel 
1861. Fu educato alla musica nel rx)nserva- 
torio di Palermo. Terminati gli studi die- 
desi alla composizione di varie òpere che gli 
fruttarono un bel nome fra^ i compositori. 
Egli scrisse: TI Carcere d'Ildegonda; La 
Verga magica; La Metamorfosi fortunata; 
Federico II; Allan Mac-Aulay ; Il Mari- 
naio; n quadro parlante; Il 20 agosto e il 
deportato di Caienna; I due forzati; Bar- 
tolomeo del Piombo; Idue Savojardi; L'or- 
fana mtUa; Maria d'Arles ; Paolo e Virgi- 
nia; Il Proscritto; Guglielmo Colmann; 
n Muratore di Napoli; Werther; eca 

AUTERI-MANZOCCHI SALVATORE, 
compositore drammatico, nacque a Palermo 
in dicembre 1845. 

Oltre alla tanto applaudita Dolores, è 
anche autore di altre due opere Stella ed il 
Negriero. 

L'opera Dolores fu rappresentata per la 
prima volta alla Pergola di Firenze nel! 875, 
ottenendovi brillante successo; poscia, con 
pari vittoria, venne rappresentata in molte 
città italiane ed estere. 



L'opera SfeUa, datasi nella sera del 22 
ma^io 1880 al teatro Municipale di Piacen- 
za, ottenne essa pure uno splendido trionfo. 
L'autore ebbe trenta chiamate. Il successo di 
quest' opera, e fu spontaneo, progressivo ad 
» ogni pezzo, ogni atto. Il pubblico piacen- 
» tino si lasciò trascinare all'entusiasmo forse 
i suo malgrado. E l'entusiasmo toccò lo zenit 
> al finale secondo ed al duetto fra tenore e 
» soprano all'ultimo atto. » 

Aveva ventitre anni quando apprese le 
prime nozioni hi musica; I primi anni li de- 
dicò allo studio delle lettere. 

Ebbe a maestro il Platania, e compi gli 
studi musicali sotto la direzione del Mabel- 
lini. La sua prima opera, che però non rap- 
presentò mai, s' intitola Marcellina. 

AVOLIO GIOVANNI, compositore dram- 
matico, nacque a Napoli nel gennaio del 
1849. 

AZZONI ITALO, compositore e diret- 
tore d'orchestra, nacque à Parma nel dicem- 
bre del 1853. Studiò composizione col chiaro 
maestro Cesare Ferrarini. Nel 1878 fu ap- 
plaudita al teatro Dal Verme di Mifano la 
sua opera-ballo, in quattro atti, intitolata: 
Consalvo. — Scrisse varie Sinfonie per or- 
chestra, e vari pezzi per canto, per piano- 
forte e per quartetto d'archi. — Nel 1879 il 
Circolo Bellini di Catania premiava un suo 
Album di pezzi per piano. — Compose mu- 
sica sacra di buona riuscita, ed ora è diret- 
tore tecnico della Scuola Corale di Parma. 



BACCHINI CESARE, compositore. Na- 
cque a Firenze nell'anno 1846. Fu allievo 
del Mabellini. Nel 1871 fece rappresentare 
un' opera intitolata /{ quadro parlante, che 



fu bene accolta. Il 14 febbraio 1874 diede 
al teatro Pagliano di Firenze l' opera seria : 
La cacciata del Duca d'Atene. 

BACI ADOLFO, direttore, selettore, con 



12 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



sigliere censore del R. Istituto musicale di 
Firenze, nacque in questa città in novem- 
bre «834. 

BAFFO PIETRO naque a Rimini nel- 
Tanno 1818. Da semplice musicante, nel 
1840 fu nominato Capo-musica del R^i- 
mento Carabinieri di Roma, poi nel 1868 nel 
1. Reggimento Indigeno. — Egli si distinse 
non solo come bravo maestro di banda, ma 
altresì come buon compositore, poiché, oltre, 
ad altri lavori, nel 1869 scrisse e fece ese- 
guire la Vita militare^ composizione sinfo- 
nica, che piacque in diverse città d' Europa 
e America. 

È autore altresì dell'opera seria Jacopo 
NoveUo, che quanto prima farà eseguire. 

DAINI GIUSEPPE, compositore e scrit- 
tore, nacque a Roma in ottobre 1778 e vi 
morì in maj^io 1844. 

BALBI MELCHIORRE, nacque da Ange- 
Io, patrizio veneto, e dalla nobile Angela 
Bembo il 4 giugno 1796 in Venezia. 

Caduta, per tradimento di Bonaparte e 
per viltà dell'aristocrazia, la Repubblica di 
Venezia, la famiglia del Balbi emigrò, come 
tante altre, dalla città natale ed ebbe stanza 
per alcun tempo in Valpolicella Veronese, 
donde poi si trasferi in Padova. 

Qui il Balbi ebbe la sua educazione, 
interrotta però talvolta dagli avvenimenti po« 
litici. 

Aveva in animo di consacrarsi allo studio 
delle matematiche, onde divenire ingenero 
civile, quando, per un fatterello lesivo forse 
il suo amor proprio, abbandonò ipso facto 
quello studio, per dedicarsi invece intera- 
mente all'arte musicale. 

Ebbe a maestro l' illustre Antonio Calle- 
gari maestro di cappella nella Basilica di S. 
Antonio, e la maggior parte dello studio lo 
dedicava alla scienza dimostrativaj consul- 



tando lo Zarlino, Rameau, Tartini, Vallotti ; 
per la parte filosofica pratica Marcello, Go- 
relli, Fenaroli ; e per la esecutiva Frescobal- 
di, Clementi, Haydn. 

Appena compiuto il ventesimo anno, il 
Balbi venne eletto a maestro concertatore di 
opere per i due teatri maggiori di Padova, 
il Nuovo ed il Concordi. A trent' anni prese 
in moglie una Margherita Bracco di Genova, 
ed ebbe prole numerosa, della quale però 
non sopravissero che tre figlie : Angela, Emi- 
lia e Maria. 

Nel 1854, per la sua fama ognor cre- 
scente, dovette accettare a forza il posto di 
maestro di cap|)ella nella Basilica di S. An- 
tonio, posto questo ambito da molti, e che i 
padovani a titolo d'onore accordarono al Balbi. 

Come maestro di cappella ebbe a segna- 
larsi nella musica sacra ; scrisse all' incirca 
da dieci a dodici Messe di concerto, tra le 
quali è da annoverarsi quella pel Centenario 
Antoniano con doppia partitura per ottenere 
una giusta esecuzione, attesa la necessità di 
tener in azione circa 150 persone. Scrisse 
molti Salmi^ tra cui un Beatus vir ed un 
Misererei che sono capolavori di armonia 
sacra. 

Per r anniversario della morte di Ros- 
sini (13 novembre 1868), egli pensò e scris- 
se una Messa di requiem, componendola cjoiì 
le note stesse del grande Pesarese, tolte dalle 
sue opere Tancredi^ Otello, Gazza ladra, 
Semiramide, Stabat Mater, ecc. 

La sua idea cotanto ardita s' ebbe un esi- 
to di vero trionfo, e il Memoriale di Ros- 
sini, come volle poi denominarlo, resterà 
uno de' più rilevanti lavori della sua vastis- 
sima mente. Egli era Membro dell'Accade- 
mia del R. Istituto Musicale di Firenze, alla 
quale presentò una memoria interessantissi- 
ma sul tema: 



'V ^^ 



BEL SEGOLO XGC 



13 



e Indagare se fosse possibile ed utile pra- 
» ticamente Y inventare un sistema armonico, 
» il quale si fondasse sulla divisione dell' ot- 
» tava in dodici semitoni, ecc. » 

Tale memoria fece molta impressione al 
Corpo Accademico, tanto che dallo stesso, il 
Balbi veniva invitato a formularne altre due, 
per completare colle stesse lo sviluppo della 
nuova segnatura e delle basi fondamentali 
del nuovo sistema armonico. Egli vi corri- 
spose appieno secondo l'aspettazione, e a 
tale suo nuovo sistema musicale deve special- 
mente il Balbi la sua fama. 

Nel giorno 8 dicembre 1871 ebbe luo- 
go in Padova la prima esecuzione di una 
Messa solenne espressamente composta per 
far concertare tutti e quattro gli organi del- 
la Basilica di Sant' Antonio in unione a tutte 
le voci dei cantanti ed alla completa orche- 
stra istrumentale. L'esito corrispose felice- 
mente. II sacro tempio era gremito di gente 
come all'occasione del Memoriale del Rossini. 

Nella stessa epoca diede alle stampe per 
mezzo dell' Editore Vismara di Milano la 
prima parte del e Nìmvo Sistema Musi- 
cale ». 

Nell'aprile del 1873, il Balbi perdette 
la compagna della sua vita, e ne rimase in- 
consolabile sino alla fine de' suoi giorni. 

E inutile il dire dei molti onori conferi- 
tigli ; parmi bastante citare a sua lode come 
tutti coloro che l'avvicinarono sieno stati 
tratti ad amarlo, e come Padova tutta l'abbia 
avuto sempre iti grande stima. Morì nella 
sua città adottiva il 21 giugno 1879. 

BAJETTI GIOVANNI, compositore dram- 
matico e di musica per balli teatrali, nacque 
a Brescia. Mori a Milano nell' aprile del 
1876. 

BANDINI PRIMO naque in Parma il 
giorno 29 novembre dell'anno 1857. A 12 



anni fu ammesso alla R, Scuola di musica 
in Parma, e da questa usciva dopo sei anni, 
riportando il primo premio, tanto come 
pianista, quanto come compositore. — Il 
Bandini, olire a parecchi lavori sinfonici, 
scrisse T opera Eufemio da Messina, che 
per 15 recita fu ap[ilaudita al toatro Regio 
di Parma nel febbraio 1878, e rappresentata 
poscia per la seconda volta al teatro Sociale 
di Treviso, ove pure incontrò il favore degli 
intelligenti. Ora egli sta iiUimaudo T opera- 
ballo Fausta, libretto dì Parmenio Betlòlip 
• BAHSANTI DONATO, compositore di 
musica sacra. Nacque in Piazzano del Comu- 
ne di Lucca il 18 settembre 1759, e vi mori 
ili." novembre 1823 d'apoplessia fulmi- 
nante. 

Oltreché musiciala, era educato nelle let* 
tere. Era egli fornito di pronto ingegno, di 
molta memoria e dì carattere arguto e faceto 
così ch'era desideraLissimo nelle società. 

Fu scolare del professore Pasquale Soffi, 
— Scrìsse vari Salmi, Messe, Moteiti, Cori^ 
ecc., insomma lasciò un buon numero dì la- 
vori musicali sacri. 

BARBATI ANIELLO, professore e mra- 
positf»re. Figlio d'un rjc^o commerciante, 
nacque a Napoli il 4 settembre 1824, Stu- 
diò la musica per diletto: l'armonia con 
Francesco Catiigno ed il contrappunto e oonv 
posizione con Salvatore Pappalardo. 

Rovesci di fortuna Y obbligarono ad uti- 
lizzare i suoi talentif insegnando, a 22 anni, 
la teoria dell' arte. Scrisse tre opere che fn^ 
reno rappresentate al U^atro Nuovo di Na* 
poli; La bottega da caffè (1852), La Mar- 
chesa ed il Tambnrino (marzo 1857), Ma- 
ria la Fioraia (maggio 1839), e scrisse 
pure un gran numero di composizioni come 
Sinfonie^ Messe^ Vespri, le Quattro sta* 
gioni^ &x. 



14 



1 MAESTRI DI MÙSICA ITALUm 



BARBIERI CARLO, compositore, nacque 
a Genova nell'anno 1822 e mori a Pesth il 
29 settembre 1867. Questo valente compo- 
sitore fece i suoi studi per il canto col Gre- 
scentini e per la composizione col Merca- 
danle. Fu direttore d' orchestra nelle princi- 
pali capitali d'Europa e d'America, e fu au- 
tore di tre opere teatrali : Cristofort» Colone 
6o, Perdita e Arabella, nonché di lavori di 
musica sacra. 

BARBIERI GIROLAMO, organista e com- 
positore. Nacque a Piacenza il 2 ottobre 
1808 e vi morì il 4 giugno del 1871. In 
seguito a concorso, fu nominalo maestro di 
cappella e direttore della Scuola di canto di 
Caravaggio, e nel 1842 per altro concorso 
venne nominato nella stessa qualità a Cre- 
mona. Nel 1847 fece ritorno nella sua città 
natale dandosi alla composizione di musica 
sacra e facendo in pari tempo brillare il suo 
bel talento quale organista. Fra le tante com- 
posizioni è da nominarsi specialmente: Il 
mese di maggio dedicato a Maria, che ha 
dei veri pregi artistici. 

BASEVI ABRAMO, compositore, critico, 
è uno dei fondatori della prima Società del 
Quartetto di Firenze; nacque a Livorno nel 
dicembre del 1818. 

BASILY BASILIO, cantante, professore 
e compositore, nacque a Macerata nel 1803. 

BASILY FRANCESCO, compositore e 
pianista, nacque a Loreto nell' anno 1766 e 
mori a Roma nel mese di marzo 1850^ Fu 
maestro di cappella a Loreto , poi passò a 
Milano censore del Conservatorio. Fu chia- 
mato a Roma quale maestro della cappella 
di S. Pietro. Fu compositore tanto di mu- 
sica sacra che teatrale. Apprezzatissime sono 
le sue fughe, salmi e lavori scolastici. Tra 
le sue opere emerge : Il Califfo e la Schia- 
va, che fu eseguita per la prima volta alla 



Scala di Milano nell'autunno 1819, e nel- 
l'anno 1828 a Rio-Janeiro. Lodatissime pure 
sono le seguenti opere : Conviene adattarsi ; 
Gl'Illinesi; L'Ira di Achille; Isaura e 
Ricciardo ;VOrfana egiziana; H Ritorno 
d'Ulisse; La sconfitta degli Assiri; Lo 
Stravagante e il Dissipatore; L'Unione 
mal pensata. 

Alla scienza musicale accoppiava una sin- 
golare coltura ed era pronto e spiritoso cosi 
da entrare subito nelle simpatie di chi lo 
avvicinava (1). 

BASSANI UGO. Oltreché nel mondo 
musicale, il nome simpatico di Ugo Bassani 
é conosciuto anche in quello letterario, come 
poeta assai gentile. Di lui nessuno, eh' io 
sappia, parlò, poiché ri é voluto tutto il mio 
ardire onde costringerlo a darmi queste po- 
che notizie sulla sua vita. 

Ugo Bassani è di Verona, ove nacque 
nell'anno 1851, il 5 giugno. 

Suo maestro nella composizione fu il 
commendatore A. Bazzini. La Casa Lucca di 
Milano pubblicò del Bassani olite 30 lavori, 
ma ne ha molti di inediti. Fra gli altri, havvi 
uno studio sinfonico per pianoforte, il quale 
trovasi pubblicato nel IV volume del Gran 
Metodo per pianoforte, edizione italiana, dei 
dottori Lebert e Stark, professori del Con- 
servatorio di Stuttgart. 

Quando il celebre artista abate Liszt ono- 
rò di sua amicizia il giovane Bassani, enco- 
miò le sue composizioni, e quando sì recò a 
Venezia, volle vederlo e andò'non solo a visi- 
tarlo, ma prese alloggio in casa sua. 

Bassani é un' anima innamorata delle 



(1) 11 compilatore della presente raccolta 
possedè nna lettera di questo maestro, la qua- 
le aggiunge lustro al suo ricchissimo Album 
di autografi. 



DEL SECOLO XIX 



15 



vere bellezze dell' arte musicale e della 
poesia^ 

BATTAGLIA SETTIMIO, compositore 
di musica sacra, nacque a Cave nell'.anno 
4815. Rimasto orfano di madre nella tenera 
età di nove anni, fu posto dal padre nell'ospi- 
zio di S. Michele in Roma, ove studiò belle 
lettere. — A 14 anni studiò il canto ed il 
pianoforte. In poco tempo manifestò talento 
naturale perla musica e fu applicato agli studi 
di contrappunto. Nel 1835, in merito de' suoi 
progressi e della sua valentia, fu nominato 
maestro di cappella nella chiesa di San Lo- 
renzo in Damaso. — Nel 1840 fu somma- 
mente apprezzato il Vespero per la festa di 
Santa Cecilia consistente nel Domine ad ad» 
juvandum, Dixit Dominus, Laudate pueri, 
e l'antifona Cantatibus Organis, composi- 
zioni a tre voci con coro e orchestra, che fu- 
rono eseguite nella chiesa di S. Carlo a' Ca- 
tinari in Roma. Nell'anno 1844 compose 
l'oratorio Giaele. Nel 1855 il Battaglia 
venne nominato organista della Patriarcale 
Basilica di S. Maria Maggiore e nel 1862, 
per la morte del maestro Aldega, venne a 
lui conferita la nomina di maestro di cap- 
pella della stessa chiesa. 

E autore di pregevoli composizioni, tra 
le altre VAve maris Stella^ inno a 4 voci con- 
certato con cori ; Jesus redemptor omnium, 
Dixit, salmo a 4 voci concertate ; Beatus 
vir, salmo a tenore e basso con coro; Depro» 
fundis, salmo a 4 voci ; Laudate, salmo per 
ragazzi. 

Scrisse inoltre varie Messe ed un Credo 
a 4 voci concertate. 

A comprovare il merito artistico del Bat- 
TAGLU, anche come insegnante, basterà ac- 
cennare i nomi de' suoi allievi, quali sono 
un Moriconi, un Persichini ed un Sangiorgi, 
tre valentissimi maestri» 



BATTISTA VINCENZO» compositore 
drammatico. Nacque a Napoli ai 5 del mese 
di ottobre 1823 e vi mori nel novembre del 
1873. La sua carriera teatrale come compo- 
sitore, ebbe principio nella quaresima de) 
1844 nel massimo teatro di Napoli, coir o- 
pera Anna la Prie. Compose poi Topen 
Margherita d'Aragona pel teatro S. Carlo 
di Napoli, e a Milano ni te-atro della Sc^la 
diede Rosinna de la ForesL Pel teatro pure 
diS. Carlo scrisse l'opera Enw\ pel Fondo 
di Napoli l'opera Irene, e pel San Cariò 
ancora Leonora Dori, e Mudarra, Pel tca^ 
tro Nuovo di Napoli soriise II Corsaro, e 
nel 1851, per lo stesso teatro, 1* opera 
Esmeralda sotto il titolo di ErmeUnda, 
Quest' opera ebbe uno splendido trionfo in 
molti dei teatri italiani e fu tradoLla poi in 
inglese e rappresentata sui teati i di Londra. 

Il Battista fu autore dì altre due opei e : 
Maria Tudor e La PenlUa. Fu uomo di 
molto sapere e di ingegno ecc^ionale, 

BAZZINI ANTONIO nac*iuc a Brescia il 
10 marzo 1818. Air età di 13 anni pul>- 
blicò la sua prima composizione, e a 17 foce 
eseguire al teatro di Brescia !?ei Sinfonie a 
grande orchestra. A quel tempo il Bazzlm 
era già maestro di cappella nella chiesa di 
S. Filippo, per la quale scrisse una Messa 
e dei Vespri. Nel 1836 suonò davanti a Pa- 
ganini, che meravigliato del suo talento, Io 
strinse fra le sue brama, dicendogli : Viag- 
giate presto! L'anno seguente difatti partì ; 
pubblicò diverse comjiosizioni per violino e 
qualche romanza, facendosi smentire a più ri- 
prese e riportando doMinqne grandi successi. 
Da allora si manifestò la sua predilezione per 
la musica da camera, e sopra tutto pei capo- 
lavori di Beethoven. 

Nel 1840 un suo padi ino, Tavvocalo Bue- 
celioni, lo forni di mezzi per intraprendere 



16 



I MiXSTtLI Pi MUSICA ItiliUKl 



un gran viaggio artistico, ed il Bazzini si 
diede allora a percorrere una parte d'Europa, 
facendosi successivamente sentire a Venezia, 
Trieste, Dresda, Vienna, Berlino, Pesth, Co- 
penaghen,Varsavia o Lipsia, riscuotendo sem- 
pre grandi applausi e come compositore e 
come artista. Quando ritornò in Italia, nel 
1846, la viaggiò per intero, dando con- 
certi a Torino, Genova, Firenze, Roma, Na- 
poli, Palermo, Parma, e in tutti i luoghi de- 
stando entusiasmo. 

Visitò in seguito la Francia e la Spagna, 
andò a Marsiglia, Bordeaux, Madrid, Sivi- 
glia, Cadice, Valenza, Barcellona, Malaga; 
poi ritornò fermandosi a Parigi. — Verso 
il 1852 oltre le tre rappresentazioni che 
diede al teatro Italiano, si fece sentire una 
ventina di volte al Ginnasio Drammatico. 
Il Fétis dice : t Ero giovane artista allora, 
» e facendo parte dell' orchestra di questo 
» teatro, mi rammento l'impressione che 
» il talento del Bazzini produsse sulla mia 
» mente , I' ammirazione che provai per 
» il suo stile nobile e fiero, per le sue ar- 
» cate si solide e sì variate, producenti suoni 
i tanto patetici ed appassionati, i 

Il Bazzini è certamente uno dei più gran- 
di violinisti che vanti Y Italia. 

Egli venne nominato professore di con- 
trappunto e di composizione al R. Conserva- 
torio musicale di Milano, ed oggi è giu- 
stamente apprezzato per la sua profonda dot- 
trina e purezza di stile. Nel 1882 venne 
nominalo Direttore del Conservatorio stesso. 
BAZZONI GIOVANNI LUIGI, composi- 
tore drammatico, nacque a Milano nel 1816, 
e morì a Parigi. 

BELGIOJOSO Principe ANTONIO. Na- 
eque in Milano nel mese dì giugno 1804 da 
ricca famiglia patrizia. Dilettossi di musica 
con tale passione da divenire un provetto 



compositore. Scrisse dei bellissimi Notturni 
2i tree quattro voci, un Oratorio assai lo- 
dato, ed una Messa. Pel teatro Re di Mi- 
lano scrisse un'Opera che piacque a^sai e 
s' intitola : La figlia di Domenico. Ebl)e a 
maestro il Croff. 

BELLETTI GIO. BATTISTA, nacque 
a Sarzana nel 1815. Dell'età dì 17 anni si 
applicò alla musica, entrando nel Conserva- 
torio di Bologna sotto la direzione del Pi- 
lotti, maestro di contrappunto, e conseguì il 
diploma dì compositore e professore di canto. 

Di ritorno a Sarzana, il Belletti venne 
nominato compositore e maestro dì cappella 
di quella Cattedrale. 

Dopo alcun tempo il Belletti recossi a 
Stokolma, ed esordì colla Jenny Lind ; poi 
al teatro di S. M. la Regina a Londra; 
quindi si recò in America, poscia a Parigi e 
ritornò a Londra, riportando vittoria ovunque 
quale artista cantante valorosissimo. 

BELLINI VINCENZO, nacque a Catania 
nel novembre del 1802. La sua famiglia vive- 
va a stento col denaro che il padre ricavava 
dalle scarse lezioni di musica impartite a di- 
lettanti ; quindi il povero Vincenzo si vedeva 
innanzi un avvenire ben misero, e mal per 
lui se ancora fanciullo non si fosse delibe- 
rato di trarre dal suo ingegno e dalla sua 
perseveranza, quello che la fortuna gli aveva 
negato fin dalla nascita. 

Uno zio paterno accortosi che Vincenzo 
aveva buona disposizione per la musica, e 
anmiirata la costanza con cui il fanciullo si 
dedicava allo studio sotto la guida del padre, 
volle egli stesso incaricarsi della sua edu- 
cazione, mandandolo al Conservatorio di Na- 
poli raccomandato ad un suo amico, che colà 
abitava. 

Questo amico accolse il ragazzo in sua 
casa» rendendogli possibile di frequentare co- 



ML SECOLO XUt 



17 



rae ahmno esterno quel Conservatorio tanto 
rmomato. 

La sua attività e il suo ìngcgrio lo distin- 
sero fra tutti i suoi condiscepoli, e ben pre- 
sto ottenne quanto da tanto tempo sospirava, 
di essere cioè ricevuto gratuitamente nella 
pensione deir Istituto, 

Chi poteva dire che quel giovane avreb- 
be pochi anni dopo raggiunto il colmo della 
gloria, e sarebbe sUito chiamalo di città in 
città a ricevere applausi ed onorificenze? 
Tanto pnò l'amore dell'arte, e a tanto con- 
duce rinleJligenza accompagnata da una in- 
stancabile attività I 

Nel 1824, i suoi superiori In onorarono 
del titolo di maestro ripetitore e tre anni do- 
po il Belllni fu dichiarato primo allievo del 
Coti serva torio, ct^ll* incarico di sorvegliare ed 
ajutare i suoi condiscej&oli, dai quali si fece 
poi tanto amare. 

A 24 anni il celebre suo maestro Zinga- 
relli lo incoraggiò a scrivere una Messa in 
musica, la quale fu lodata da tutti i profes- 
sori. Vinta cosi la sua singolare timidezza, 
OJmpose un'operetta pel teatrino del Con- 
servatorio intitolata Adelson e Salvini, la 
quale fece presagire davvero il genio del 
giovane maestro. 

Il 30 maggio 1826 il Bellin[ affrontò 
per la prima volta il pubblico del teatro S, 
Carlo coir opera Bianca e Fernatido , la 
quale ottenne un grande successo. — I gior- 
nali ne pariarono con ammirazione, e para* 
gonarono il giovane maestro a Rossini, la 
cui fatua era già assicurata. Bbllim però 
non si lasciò mai illudere, e continuò nello 
studio indefesso. 

L'anno susseguente, con pari fortuna, 
diede a Milano Io spartito II Pirata. In quei dì 
il Rossini, che si trovava appunto in Milano, 
si recò a far visita ad una persona che 



abitava nell* appartamento superiore a quello 
occupato dal Bklliki ; questi ne fu avvisato 
mentre stava radendosi la barba, e tosto sen- 
za curarsi d'altro, corse sid pianerottolo, per 
attendere di pie fermo il grande Pesarese, 
che tanto stimava. 

Quando Rossini scese le scale» rise di 
cuore vedendo il giovane maestro col viso in- 
saponato e collo accappatoio sulle spalle, e 
non potè trattenersi dallo stringergli la mano 
e dirgli : Bravo; sono contento della vostra 
musica : fortunato voi che cominciate dove 
gli altri {hmcono! 

Questo elogio uscito di bocca a Rossini, 
fu pd Belleni la rivelazi(>ne del proprio in- 
gegno. Bellini prosegui la sua carriera lu- 
minosa, e scrisse poi altre opere con vario 
successo. La Straniera venne rappresentata 
a Milano, la Zaira a Parma, i Capuleti e 
MonteccM a Venezia, 

Fu invidiato e malignato, ma egli conti- 
nuò, nella sua via ormai sicura, non curan- 
dosi dei nemici. 

11 6 mas-zo i831 il suo capolavoro, la 
Sonnambula, e la Norma nel 1832, affei^ 
marono splendidamente le speranze che si 
erano concepite di lui. La sua fama di grande 
fu riconosciuta e suggellata. 

Scrisse ancora la Beatrice di Tenda; fu 
cliiamato a Londra, e di là inviato a Pa- 
rigi dal celebre Rossini, perchè ivi compo- 
nesse un altro spartito, / Puritani, Ma egli 
non potò assistere al trionfo di (juesta sua 
ultima opera, perche, giovane ancora, a 33 
anni, venne rapito dalla morte in Parigi. II 
giorno della sua morte, si chiusero in quella 
città, tutti i teatri, — Mediante una sottoscri- 
zione, iniziata dallo slesso Rossini, gli venne 
eretto un monumento, opei-a dello scultore 
Oirlo Marocchetti, nel cimitero del Pére- 
Lachaise. 



t \ 



i 



18 



t XàSSTRI di musica ITÀLUKI 



La sua spoglia venne poscia trasportata 
con solenne pompa nel 1878 in Catania. 

Il Bbllu^i scrisse dieci opere. 

L'amico suo Francesco Florimo pubblicò, 
non è molto, un interessantissimo libro di 
memorie belliniane, al quale dovranno ricor- 
rere quanti vorranno parlare del grande ca- 
tanese (i). 

BELTRÀMI LUIGI GUIDO, abate, oUi- 
mo pianista, compositore e suonatore d' or- 
gano. Nacque a Verona nel 1758 e vi mori 
il 28 novembre 1834. È assai pregiata 
la sua cantaUij che compose nel 1811, Ero 
e Leandro. Musicò i drammi di Metastasio : 
Temistocle, La clemenza di Tito, Attilio 
Regolo, Siroe. Ma sopra le altre opere sue, 
emergono : una Salve regina, due Messe da 
vivo, due Vespri, due Messe funebri, una 
delle quali, come dice l' pregio signor 
Alessandro Sala (che con gentile pensiero ri- 
cordò nelle sue conferenze tenute a Verona 
sui musicisti di quella città, la memoria del 
Beltrami) e bellissima, tale che basterebbe 
» da sola a collocarlo fra i più celebri com- 
» positori di questo genere ». 

BENINCOM ANGELO-MARIA, compo- 
sitore drammatico, nacque a Brescia il 28 
marzo 1779, e mori a Bellevllle presso Pa- 
rigi nel dicembre 1821. — Studiò, dell'età 



(1) Mentre attendo alla correzione delle 
bozze di questo mio libro, trovo annunziato nel 
(giornali che la casa editrice Gustavo Morelli 
di Ancona ba puhìAicAio -.Vincenzo Sellini, note 
aneddotiche e critiche di Michele Scherillo, 
e che questo libro contiene fra le altre cose, 
Sellini carbonaro aneddoto inedito ; la storia 
della Sonnambula, della Nonna e della Bea- 
irice di Tenda, tratta dai manoscritti del poe- 
ta, dalle lettere belliniane, dai giornali del 
tempo e dalle relazioni orali degli amici del 
poeta e del maestro. 

O. M. 



di S anni, il violino sotto il Rolla, piii tardi il 
contrappunto sotto il Ghiretli. — Colla pro- 
tezione del Duca di Parma venne accolto in 
Collegio, e nell'età di 14 anni compose una 
Messa che fece scorgere in lui il germe di 
un beli' ingegno. 

Viaggiò la Germania e la Francia, dando 
concerti. Nel 1803 fermossi a Parigi, aia 
con poco benigna fortuna. 

I quartetti che egli pubblicò sono cono- 
sciuti di gran merito. 

BENVENUTI TOMMASO, compositore 
drammatico, nacque in Venezia nel 1843. 
Esordi nel 1856, con un dramma lirico in 
quattro atti, Valenzia Candiano, composto 
pel teatino Sociale di Mantova ; poi ne scrisse 
altri cinque, l'ultimo, dei quah, /{ Falco- 
niere, datosi al teatro Rossini di Venezia, 
il 16 febbraio 1878 ch'ebbe un felice esito. 

BERETTA GIO. BATTA, prof, teorico, 
compositore critico, direttore del Liceo musi- 
cale di Bologna, membro corrispondente del- 
l' Istituto reale di musica in Firenze, nacque 
in Verona il 24 febbrajo 1819 da famiglia 
ricca. Perduta in un punto tutta la sua for- 
tuna, si vide obbligato di ricorrere all'arte 
che amava tanto, affine di poter campare. La- 
sciò moltissimi lavori, tra i quali sono nota- 
bili : un Trattato d'armonia, un Quartetto ad 
archi, cinque pezzi della cantata II Libano, 
non compiuta, un Grande trattato d' istru' 
mentazione e d' orchestraziotie , quattro 
Messe solenni ed altra musica chiesastica. 
Abbandonata la direzione del Liceo di Bolo- 
gna, si ridusse, povero, a Milano, ove gli ven- 
ne affidata la continuazione del Dizionario 
artistico^cienlificO'Storico^cnologicO'musi'' 
cale, incominciato dal professore Almerico 
Barbieri. La morte colse il maestro Beretta 
in Milano il giorno 26 aprile 1876. 

BERNARDI ENRICO, compositore e dì- 



k. 



BEL SECOLO in. 



1« 



rettore d* orclieslra , nacque a Mibno nel 
mari'.o del 1838. Principiò ne) 1850 la sua 

carrier» col suonare il primo trombone al 
teatro della Scala, e col comporre nel 1SS4 
il suo primo ballo al Carcano ìnLitolalo: Le 
lilusiùììi d'un pitture. Egli ebbe lauta faci- 
lità in questo genere dr musica che ne com- 
pire cinquaiitasei, tra i quali citiamo Z«/ixA:a 
rappresentato alla Scala di Milano nel 1860; 
Marco Vismnti^ rappresentalo al teatro regio 
di Torino nel 1862; lìda e Don Pacheeco 
rappresentali al teatro Comunale di Trieste 
nel gennaio 1868. Il ballo Ma, sotto il nome 
di Gretchen, si esegui sui principalissimi 
teatri d'Italia ed esteri, ottenendone la mu- 
sica plauso dai pubblici e dai giornali, L' ul- 
timo fu il Cola di lìienzi dato all'Apollo di 
Venezia {ora Goldoni) in unione al ballo j4fte 
nel 1873. Questi due ultimi furono dati 
anche a Milano in unione ^]YEttore Fiera- 
mosca, 

Egli è anche autore di parecchie opere: 
Faustina^ opera seria data nel 1868 a Lmli, 
poi ampliata sotto il nome : / Romani nelle 
Ga/^te posta in scena, nel 1869, a Milano, 
al teatro Cinisclli (ora del Verme} — Il 
Granduca di Gerolsteìn., rappresentata al 
Milanese nel 1871 — El Marchion di gamb 
averi, scritta appositamente per il celebre 
bufTo Dotterò, e comparsa al Castelli nel 
1879 — infine Patria!,... data a Lodi nel 
1879, Tutte queste opere furono applaudite 
e la stampa fece delle critiche assennate e 
lusinghiere per T autore. La Patria è ora 
edita dallo Stabilimento Lucca di Milano. 

Scrisse una innumerevole quantità di Eìl- 
labili stampati dalle Case filtrici di Milano, 

Fu direttore di copisteria in Casa Ri- 
cordi e lasciò tale posto per occuparsi di un 
Corpo di Musica denominato ftmda Garibaldi, 
di cui egli è Direttore Proprietario- Isti- 



tuito nel 1859, conta già li anni di esisten- 
za, e continua sempre sotto fausti auspict^ 
come quello che in valore artistico e mate- 
riale segue immediatamente il Corpo dì Mu- 
sica Municipale di Milano, 

Come Direttore e Concertatore, egli fu 
applaudilo nei priraarii teatri d'Italia, e dei- 
Estero (Eun>pa ed America). 

Nel 1878 diresse al teatro della Scala 
di Milano, alla Fenice di Venezia, ed a Bo- 
logna nelle serate in cui cantò la Patti. 

Ben di rado si troverà un maestro che 
abbia fatto la scala che egli ha (atto: comin- 
ciò c^l suonare il trombone e terminò col 
dirigere orchestre j cominciò ad essere ct^ 
pista, e terminò coli' essere direttore di co- 
pisteria; cominciò ad essere bandista, e ter^ 
minò coir essere Direttore e Proprietario di 
un Corpo di Musica distinto. 

BEBNABDINI ANDBEA, compositore, 
nac(]ue a Boti, grossa terra della Toscana, 
nell'agosto del 1824, Da una diligente bio 
grafia pubblicata dal signor V* E, cav. Dal" 
Torso, traggo questi cenni. Dotato di un'in 
leltigenza sviluppala precocemente, fece rapi-i, 
dissimi progressi neir arte de' suoni, per cui 
il suo maestro, Naldi, gli affidava V incarico 
non scJo d' impartire lezioni per suo conto, 
ma eziandio di concertare e dirigere musiche 
sacre. Il BenNARomi nella sua giovinezza fu 
per vari anni maestro di Banda a Peseta. 
Nel 1843 fu istruttore de' cori nel suo paese 
natale. Nel 1846 conobbe e strinse amici- 
zia col ,maRslro Pacini, il quale lo incorag- 
giava a persevei'are nello studio della compo- 
sizione, esorlandolo a recarsi in qualche Con- 
servatorio, ed il BEHNAnmNr, a 23 anni, si 
recava a Bologna sotto la guida del gran 
Pesarese, il quale, conoscendo i talenti non 
comuni deir allievo, lo eccitava sempre a 
fargli vedere ì suoi nuovi lavori. Fu amico 



I 



20 



I MÀESTEI BI KUSIGÀ ITÀLIÀM 



flel Bazzini e del Malpeli ini. Gli Accademici 
di Sf*nm Cecilia di Lucevi vollero fregiarlo 
del titolo ili maestro com[Kisitore onorario con 
nnalogo diploma,*^ annoverarlo traMoro mem- 
bri più illustri. Nel s^tlembre del 1868, per 
la rimrrenzadeirEsaitazione della Croce nella 
metropolitana di S. Martino in Lucca, ven- 
ne chiamato a dare e dirigere una sua Messa 
intera, nella quale aveva speso tanto inge- 
gno, tanto magistero dVtc, da riuscir cosa 
superiore a ir aspettazione. La fama del Ber- 
NARDiNt, quale eletto compositore di musica 
sacra, s' era ormai consolidata, onde il suo 
nome s' accoppiava a quello dei migliori 
scrittori. — 11 Municipio di Lucca nel 187i 
lo dichiarava cittadino lucchese, e S. M. 
Vittorio Emanuele gli conferiva il grado di 
Cavaliere della Corona d'Italia. 

BERTINI DOMENICO, professore, com- 
partitore, teorico e critico, nacque a Lucca nel 
giugno del 18^9. Discende da una famiglia 
nella quale la musica era studiata con grande 
alTeziane, 

Ecco quello che ne di(» il Fetis : 1 1 suoi 
» fratelli e le sue sorelle attivavano tutti la 
* musica per loro piacere; sua madre pos- 
1 sedeva un gran talento per cantare, e suo 
> padre, direttore del giornale ufficiale del 
i Duca di Lucca, gli fece apprendere fino 
I dalla prima età i principi dell'arte. Dotato 
» di una forte e bella voce e cantando con 
» espressione, egli fu a dodici anni ricevuto 
» air Istituto musicale della sua città nativa, 
» allora diretto da Giovanm Pacini, e riportò 
1 successivamente i primi premi ». 

Nel 1848, allorché sfioppiò la rivoluzio- 
ne, il BsRTiTiii si arruolò nell'esercito na- 
zionale corno volontario e si battè in più 
scontri, distinguendosi particolarmente nella 
giornata del 29 maggio. Ma dopo la ristau- 
razione dei Principi e T invasione d^li 



austriaci, dovette ritirarsi in campagna per 
mettersi in sicurezza. Fu allora eh' egli ri- 
prese i suoi studi musicali, questa volta 
sotto la direzione di Michele Puccini. Eser- 
citò molta attività per essere in grado di 
far eseguire nel 25 luglio 1850 una Mes- 
sa ed una Cantata di sua composizione, e 
due anni dopo, il 22 novembre 1852, un 
Magnificat a quattro voci con accompagna- 
mento di orchestra. Nominato nel i853 
maestro di composizione nella Congrega- 
zione di S. Cecilia in Lucca e maestro con- 
certatore in teatro, divenne anche direttore 
deir Istituto musicale di Massa-Carrara e 
maestro di Cappella. Sul finire del 1862 
egli si stabilì a Firenze, e da allora non cessò 
di dedicarsi all' insegnamento del canto, di- 
venendo anche direttore della Società Che- 
rubini. 

Bbrtini è autore di un manuale musi- 
cale intitolato: Compendio di principii di 
musica, secondo un nuovo sistema ; di due 
opere : Non ti scordar di me e Cinzica 
Sismondi e d'altri pezzi musicali di merito. 
Bbrtini infine è profondo critico musicale. 

BERTOiNI FERDINANDO, compositore 
di musica drammatica e sacra. Nacque a 
Salò, il lo agosto 1725 e mori a Desen- 
zano nel dicembre del 1813. — Ebbe una 
compiuta educazione che valse a renderlo, 
e per la cultura dello spirito e per la no- 
biltà delle maniere, caro e ricercato. Studiò 
l'organo ed il contrappunto in Bologna 
sotto la direzione del P. Martini. AH' età di 
20 anni già egli era perfetto maestro. Si 
trovava allora a Venezia, ove scrisse anche 
musica drammatica, e nel 1747, nella saia 
del Palazzo Labia in Cannaregio, diede : Ca* 
jetto, poi Orfeo (1776), poi Ezio. Neir an- 
no 1781 diede alle scene di S. Benedetto 
il dramma Armida, assai pregevole, e com- 



DEL SECOLO XEX 



tti 



pose molti altri lavori melodrammatici, sìa 
di Htile serio che giocoso. 

Al Bertoni si presentarono occasioni stra- 
ordinarie di brillare in Venezia innanzi a 
c-ospicui personaggi d'Europa, come il Duca 
di York e T imperatore Giuseppe IL 

Scrisse varie cantale, fra le quali mi 
piace iiolare quella composta nel 1789 per 
rassiinzioneal Irono ducale di Lodovico Ma- 
nin, inlitolaLa : Il raticinio di Proteo. — 
Nel 4 ottobre IBOiì, in onoro delF impera- 
tore Francesco, nel casino nobile de' Filar- 
monici, fece eseguire una sua bella cantata 
intitolata Evviva. Nel i803, pel giorno na- 
talizio dello stesso imperatore, fece eseguire 
al teatro la Fenice altra grandiosa cantata : 
^ria camolata. Fin qui di teatro ; ora do- 
vrei parlare dìfTiisaniente della sua musica 
sacra, ma poicliè sarebbe troppo lungo il 
trattarne come richiederebbero 1' operosità 
e il merito di questo valente compositore, mi 
rcsU'ingerò a dire ch'egli scrisse per tutti 
gr Istituti di Venezia, per tutte le Chiese 
Oratori^ MessCj Salmi , ecc. — Ermagora 
Fabio scrisse : * BEaiONi possedeva tutti i 
> caratteri dell' uomo probo, religioso, umile, 

* caritatevnie, nobile, generoso, civile, mae- 
» stoso, e nello stesso tempo dolcissimo : — 

* e tutti questi caratteri tralucean pure dal- 
» le sue opei'e. » 

BUGI ALEMANNO, violinista e diret- 
tore. Nacque a Firenze, il 20 dicembre 1806 
e vi morì in giugno 1861. Fece i suoi studi 
musicali nelle scuole dell'Accademia delle 
Belle Arti di quella città, e divenne uno 
dei migliori direttori d'orchestra del suo 
tempo. É in questa qualità che fece parte 
della musica da camera e della cappella della 
Corte grandut:aledi Toscana. Scrisse in tutti 
i generi. Nell'autunno 1840 dava al teatro 
Pergola di Fi[cnzc V epera bufla col titolo : 



i Petroni e i Geminianiy la quale è V unico 
suo lavoro di questo genere che si con osca p 
Del resto le numerosissime sue composizioni 
gli avrebbero procurato senza dubbio la ri- 
puta;cione alla quale egli aveva diritto, se non 
fossero rimaste inedite* 

Fra te sue composizioni istrumenlali non 
si deve dinienlicare un bellissimo quartetto 
per due violini, viola e violoncello, che pre- 
sentò pax) tempo prima della sua morte ad 
uno dei concorsi dovuti alla Iil>eralità del 
dott, A. Base vip — Il quartetto ottenne il 
premio, ma Tautorc era già morto. Biagi ha 
lasciato buon numero di Mottetti^ Salmi, Mes- 
se^ delle quali cinque da morto; una sola 
fu stampala a Firenze, da F. Lorenzi. Se 
nella musica sacra di A, Biagi si trova qual- 
che volta manca ni5a di melodia, si trova an- 
che costantemente un'armonia pura, una fat- 
tura abilissima, una stupenda istrumenta- 
ziane e sopratulto un'ammirabile nobiltà 
di c-oncetlo. 

Il (Governo di Toscana, che con un de- 
creto fondò r Istituto reale di musica in Fi- 
renze il giorno IS mai^o 1860, rhìamù 
A. lìufu come consigliere e censLtre. Egli 
collaborò coi signori dott. A* B asevi, e L. F. 
Casainorata alla redazione degli sttiLuti. 

BIAGI ALESSANDRO, professore di pia* 
noforte e compositore drammatico , nacque 
a Firenze il 20 gennaio 1819. All'età di 
dieci anni, principiò Io studio del piano sotto 
la direzione d' uno de* suoi fratelli, Lodo- 
vico Biagi, 6 dopo un anno entrò air Acca- 
demia delle Belle Arti, nella classe di Ge- 
remia SItólci, poi in quella di Palafuli. Egli 
olteime la prima medaglia al concorso, e nel 
1836, la stessa ricompensa gli fu accordata 
al concorso di contrappunto, che aveva stu- 
diato con NeiTcinì. Terminati i suoi sludi, 
si consacrò airina^gnameuLo del piano, e fu 



22 



I MAESTRI DI MUSICI ITÀLUNI 



chiaruaU) nel Ì857 a succedere al suo mae- 
stro PalafuU nella sua scuola deirAccademia, 
divenuta più tardi Mituto musicale. Ales- 
sandro BixGt ha gran nome, e le sue com- 
poskioriì per canto e per piano sono mol- 
to slimate. Egli feckì rappresentare 1' opera 
seria col titolo: Gonzalvu di Cordova (Fi- 
renae teatro Nazionale, 1857), che fu ac- 
colta molto bene dal pubblico. Si conosce 
ancora fra tante altre composizioni un Can- 
tico di Zaccaria (1858) a quattro voci, coro 
e orchestra, che ha ottenuto la medaglia 
d'oro al concorso accademico, e un Padre 
nostro, scritto su versi di Dante, che è 
stato eseguito dalla Società di musica clas- 
sica nelle fest« a'iebrate pel centenario del 
sommo poeta. 

BIAGGl G. ALESSANDRO, professore 
di pianoforte e compositore drammatico, na- 
cque neir anno 1815 a Milano. 

Anclm per qiieslo distinto critico e sto- 
rico musicale, ci>nvie[ie eh' io mi valga delle 
notìzie biograGche raccolte dal Fetis: 

■ Il BiAGGi entrò nel R. Conservatorio di 
i Milano il i^4 ottobre 1829 per uscirne il 
i 16 febbraio 1839, dopo di aver seguito i 
1 corsi di violino e composizione. Benché 
1 provveduto d'una istruzione musicale seria 
» e solida, il Beaggi non pensò neppure un 
» istante a seguire la carriera di composi- 

> tore, e si abbandonò tosto al suo gusto 

■ per la crìtica, la letteratura e la storia mu- 
» sicale. Spiriti! elevato ed indipendente, 

■ quantunque un po' troppo imbevuto di 
» certi pregiutlixi etl un po' troppo fermo 

> neiramrairazione del passato, egH si fece 

> nel suo paese una j'ìputazione vera e me- 
* ritata. Nel 1837 diipo lunghe meditazioni 
« sullo stato di decadenza nel quale si tro- 

> vava Tarte musicale religiosa in Italia, 
t pubblico uno scritto cosi intitolato : Della 



> musica religiosa e delle questioni ine- 
1 renti (Milano, Lucca, 1857). 

I Questo discorso di piìi di 200 pagine 

> dà prova di una erudizione solida, e quan- 

> tunque io sia lungi dal condividere tutte le 
9 idee espresse dall'autore, non devo rende- 
i re minore omaggio alla elevatezza del suo 
i spirito e al suo grande sentimento del- 

• l'arte. 

• Pochi anni dopo egli lasciava Milano 

• per stabilirsi a Firenze, dove divenne ben- 

• tosto lo scrittore musichile dell' eccellente 
1 giornale politico La Nazione, e all'epo- 
i ca della fondazione dell'Istituto reale di 

• musica, fu nominato professore di storia 

> ed estetica musicale. Il Biaggi era pure 
1 incaricato della critica musicale nella Gaz- 
1 zetta d'Italia dove segnava i suoi articol i 
» col pseudonimo di Ippolito Albano, ed è 
i lui che fa anche le riviste musicali nella 

• grande raccolta letteraria, che ha per ti- 
1 telo: Nuova Antologia. » 

II BiAGGi è considerato come un vero eru- 
dito, come un sapiente, come un musicista 
di primo ordine, e le sue opere scritte in 
una lingua elegante e chiara, piacciono, e 
sono ricercate. 

BIANCHI FRANCESCO, compositore 
drammatico, nacque a Cremona nel 1752 e 
mori a Bologna nel settembre 1811. 

BIANCHINI PIETRO violinista, compo- 
sitore e direttore d'orchestra, nacque a Ve- 
nezia nel giorno 18 ottobre 1828 da probi 
genitori. — Fino dalla più tenera età dimo- 
strava particolare inclinazione alla musica. 
A soli 13 anni, per pura intuizione, com- 
poneva terzetti e quartetti che compiac«vasi 
poi di far eseguire e dirigere egli stesso nella 
casa paterna. Nella stessa età veniva ammes3o 
neir orchestra della Fenice in Venezia, ove 
nel volgere di pochi anni divenne violino di 



DEL SECOLO XIX 



23 



spalla. Però il Bianchini, essendo dotato di 
sano criterio, comprese subito che senza studi 
severi e profondi non si diviene musicisti, e 
perciò si affida alla scorta di valente mae- 
stro, A 16 anni scrisse una Sin fonia che, 
eseguita alla Fenice, fu coronata da splen- 
dido successo. Incoraggiato da qnesto, si die- 
de con tutto fervore allo studia dt^i più ce- 
lebri compositori antichi e moderni, 

Tii'ì 1854 compose per la Società filar- 
monica di S, Cecilia una Mesm da requiem 
a tre voci con grande orchestra, per la quale 
sì ebbe molte lodi. 

Dal 1855 al 1857 si diede a ordinare 
ed armonizzare il canto liturgico armeno, 
stampalo poi nel 1877, coi tipi dei Padri 
Armeni neir isola di San Lazzaro di Venezia. 
Scrisse due Me^ife da gloria, una a tre, V al- 
tra a quattro vt>ci con gi'ande orchestra, ed al- 
tre due a tre voci con quintetto d' istrumenti 
d'arco per l'Oratorio di un Collegio, nel quale 
egli era maestro; due J^arcie funebri e due 
Sin fonie per la Cappella di S. Marco, com- 
[Hisizioni tutte notabili per originalità, giu- 
sto carattere, proprietà ed ckg^nm di stile; 
dodici preludi pastorali per violino e pia* 
uo; l'inno Alla mia patria, eseguito nella 
grandiosa serenata offerta a Vittorio Ema- 
nuele per celebrare l'annessione di Venezia, 
lavoro squisito, ove ebbesi ad ammirare in 
un al m;jsicÌ3ta il fervido patr lotta; infine 
compose una Sinfonia d'addio eseguita al 
teatro la Fenice. Questo fu V ultimo la- 
voro che il Bianchini componesse a Vene- 
zia, essendo passato nei i869 a Feltro quale 
maestro di quella Società Filarmonica. — 
Colè, nella festiva inaugu l'azione di due mo- 
numenti a Panfilo Castaldi e a Vittorino da 
Feltre, compose due Cantate eseguile da ol- 
tre cento voci con orchestra e banda sulla 
pubblica piazza. 



Nel 187i si trasferì a Conegliano e di 
là a Mestre affine di rinvigorire la salute, 
allora non tanto forte, e riposarsi alcun lem* 
pò. Portatosi quindi a Milano, si mise a seri* 
ver'e una seconda Messa da requiem, e com-^ 
pose un'altn Sinfonia per orchestra» e dieci 
studi per violino e piano. 

Nell'aprile 1874 passò da Milano a Pa^ 
renzo nel!' Istria quale maestro di queiristi- 
tulo filarmonico, e quivi compose due imnpi 
di un quarteUo (Andante e Schei^zo), che 
furono poi eseguiti con ottimo successo nel* 
l'autunno 1873 dalla Società del Quartetto 
Heller in Trieste. QuesLa fu pel Biancium 
una speciale distinzione, tenuto conto che 
quella Società non tratta che classiche com- 
posizioni. 

Nel 1876 fu a Capodistria come mae- 
stro della Società filarmonica, e infine nel 
1878 si sUìbii'i a Trieste. Qui compose un 
Ouverture di concerto a grande orchestra, 
che, eseguito il 29 novembre dello stesso 
anno dalla Società orchestrale, venne di poi 
ripetuta per unanime desiderio anche al 
teatro Comunale; una Marcia trionfale data 
con ottimo esito nei concerti sinfonici diretti 
da Franco Faccio ; composizioni queste che 
furono anzi premiale dal reale Circolo ar- 
tistico musicale Bellini di Catania. 

Ai suaccennati lavori fece seguire un Al* 
bum romantico per violino e piano, conle- 
nente i pezzi; m'Elegia pure per violino 
e piano; un quartetto per archi, che ese- 
guito al Casino Schiller, riusci acclamatis* 
simo; un Album caratteristico per violino 
e (nano composto dì sei pezzi; una Sonatii 
sinfonica in quattro tempi a grande orche- 
stra; altro Quartetto in sol minore; un CoT' 
so teorico pratico d'armonia ; i primi el&* 
menti di contrappunto ; e infìne compì la 
sua seconda Messa da requiem, die priii' 



24 



1 MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



cipiò nel tempo che fu a Milano, composi- 
zione eh' egli stessa leputa il suo capolavoro. 

Il Bu^ctiiM è &OCÌ0 onorario e membro 
corrif^poìnlerite di varie Accademie artistiche, 
letterarie e musicali- 

BIANCOLLNI MiCUELANGELO, violi- 
nista e compositore, nacque a Verona nel- 
l'anno 1822 e mori a Vicenza TU feb- 
braio 1876. Vicen^n fu la sua seconda pa- 
tria, poiché fino da fanciullo vi stabilì la sua 
dimora- Ebbe a maestro il celebre Tartini. 

BIGATTI CARIA maestro di Cappella 
e compositore drammatico^ nacque a Milano, 
nel febbiaio del 1779 e vi morì nel novem- 
bre del 1853. 

BIGLUNI VINCENZO, professore, cri- 
tico ed autore rlì composizioni da chiesa, 
nacque in Alessandria nel 1801 e morì a 
Torino in agosto 1876. Egli aveva fatto dei 
buoni studi net Seminario della sua città 
nativa, e prima dì prendere gli ordini sa- 
cerdotali, era slato professore di retorica in 
un collegio, e pi^ofessore di letteratura al- 
l'Accademia militare di Torino, di cui di- 
venne cappellano, conservando sempre la sua 
carica. — Bigluni aveva studiato la musica 
nella sua giovinezza, e non cessò di colti- 
varla lino alla morte. Si fece conoscere an- 
che come compositore, sopratutto nel ge- 
nere sacro, e si citano fra le sue opere una 
Messa funebre a tre voci con accompagna- 
mento d'orchestra, un' ode lirica intitolata 
La guerra, alcuni Canti lirico-moraHy e 
vari quartetlL II Bjgliani fu uno dei colla- 
boratori della Gazzetta Musicale di Milano, 
e scrìsse un libretto intitolato : La Messa 
in musica (Firenze 1872). 

BIGNAMl CARLO, violinista, composi- 
tore e direttore d'orchestra. Nacque in Cre- 
mona il giorno 6 dicembre dell'anno 1808 
e Plori il 2 agosto 1848 a Voghera, — 



All'età di circa 8 anni, Carlo Bignami si 
produceva in unione al suo coetaneo Manna 
Ruggero, in un' accademia al teatro Patriot- 
tico di Cremona, eseguendo col medesimo 
una suonata per pianoforte e violino di Ple- 
yel, e riscuotendo ambidue vivissimi ap- 
plausi. — Nel 1826 compose il suo primo 
Concerto da lui stesso eseguito con onore 
nel teatro Sociale di Mantova, dov' era pri- 
mo violino di spalla. Nel 1827 egli assun- 
se per la prima volta l' impegno di diret- 
tore d'orchestra per lopera al teatro della 
Concordia in Cremona. — Nel 1828 diresse 
l'orchestra al teatro Carcano di Milano, e 
pubblicava per le stampe la sua prima ope- 
ra, col titolo: Dieci capricci o studi per vio- 
lino. — Nel 1833 fu direttore d'orchesUa 
al teatro Morando di Verona. — Fu intimo 
amico del celebre Paganini. — Nel 1837 si 
stabilì nella sua patria quale direttore e 
concertatore dell'orchestra cremonese, che 
divenne una delle migliori di Lombardia. 
Scrisse vari Concerti e Fantasie per vio- 
lino. — Modesto oltre ogni dire, il Bignami, 
sebbene riverito e stimato nel proprio paese, 
e più ancora fuori, doveva lottare alcune 
volte con tali strettezze economiche, da sen- 
tirsene umiliato. Né credasi che egli non 
sapesse far calcolo dei propri guadagni, che 
anzi, semplice di costumi, non conobbe mai 
occasioni per isprecare denaro; ma affezio- 
nato oltremodo alla propria famiglia, con- 
correva a sostenere gli onesti suoi genitori. 
Per vicende politiche, nel 1848, il Bignami 
si recava a Voghera, ma essendo privo di 
guadagni, intraprese il suo viaggio a piedi. 
Il 2 agosto, arrivato in vicinanza alla città, 
sia pel disastroso cammino fatto in quella 
stagione, sia pel dolore che gli Gigione il 
distacco dalla sua famiglia, egli fu ad un* 
tratto colto da gravissimo male, per cui do- 



DEL SECOLO XIX 



25 



vette esser trasportato a Voghera, dove, po- 
che ore dopo, mori. 

Il BiGNAMi era suonatore d'una robu- 
stezza unica, e buon compositore pel suo 
strumento. 

BILETTA EMANUELE, compositore, na- 
cque il 20 dicembre 1825 a Casalmonfer- 
rato. Ebbe i primi insegnamenti musicali a 
Torino, e poscia a Bologna compi i suoi 
studi di perfezionamento, -r Pubblicò varie 
composizioni religiose e profane essendo an- 
coi*a in età giovanile. 

Nel 1848 partì per Londra dove si sta- 
bilì, e fu aggregato al teatro Covent-Garden 
quale compositore di musica da ballo. Colà 
appunto diede una sua opera in due atti, 
Wiihe Magie. 

Più lardi, nel 1853, fece rappresentare 
a Parma Y Abazia di Kelso; nel 1856 fece 
eseguire a Parigi la Rosa di Firenze, e a 
Londra nuovamente rappresentò nel 1859 
Caughtand Caged, 

Oltre alle opere suindicate, il maestro 
BiLETTA pubblicò un Metodo per canto, non- 
ché un gran numero di pezzi da camera. 

BILLEMA RAFFAELE, compositore e 
professore di pianoforte, nacque a Napoli nel 
1820 e mori il 16 dicembre 1874 a Saintes. 

BITTONI BERNARDO, compositore di 
musica sacra ed organista, nacque a Fabria- 
no nel 1755 e morì nel maggio 1829. 

BLANGINI G. M. FELICE. Nacque a 
Torino nel mese di novembre 1781, e mori 
a Parigi in dicembre 1841. Oltre a varii 
lavori drammatici di questo compositore, bi- 
sogna citare la Féte des souvenirs, inter- 
mezzo di canto e ballo, eseguito all'Opèra- 
Comique il 16 aprile 1818; Figaro o il 
giorno delle nozze, al teatro delle Nouveautés 
il 46 agosto 1827. Si citano ancora altri 
lavori cioè: Les Fétes Lacedémoniennes, 



Inez di Castro e Marie^-Thérese à Pre* 
shourg. 

BLASIS DE BLASIS FRANCESCO 
ANTONIO. Nacque a Napoli nelF-mno 1765 
da nobile famiglia, e mori a Firenze nel 
1851. Studiò sotto ilm.<* Fenarolì. Successe 
al Cimarosa nei varii Conservatorii *li Napoli 
e al Sacchini in quelli di Venezia, Scrisse 
molte opere drammatiche in italiana e in fran- 
cese, fra le quali ricordiamo: Adone e Fc- 
nere ; L'Isola di Bellamarimi: Àrminio; 
Bidone, ecc. Abbiamo di lui anche degli 
Oratori in latino e degli studi di musica 
vocale. 

BOCCHERINI LUIGI nacque in Lucca 
nel mese di febbraio 1743, e inori a Ma- 
drid il 28 maggio 1805. Studiò col Van- 
nucci tanto il violoncello quanto la comfjosi- 
zione. Nel 1756 passò a Roma per perfe- 
zionarsi nell'arte. Rimpatriato, fu nominato 
violoncellista alla Cappella della Signoria. 
Compose in Lucca vari Trii e Quartetti ^ 
Nel 1765 scrisse due Oratùriì intiiolaLi 
Giuseppe e Gioas, che furono lotlalissimì. 
Legatosi in amicizia con Filippo Manfreili in- 
traprese, nel 1767 a viaggiare T Italia, la 
Francia e la Spagna, e dappertutln tleslt) en- 
tusiasmo con le sue composizioni, — Nel 
1768, si fermò alla Corte di Spii^na, ove 
ebbe a soffrire molti dispiaceri, cigionaligli 
da' suoi emuli. — Nel 1773, diviso dal 
Manfredi, che era stato richiamata in Lucca, 
ne senti il BoccheriiNI grave dispiact^rc, tanto 
più che le mene degli invidiosi gli avevano 
tolto in gran parte \\ favore della Corte. — 
Ciò nulla meno egli non si ristette dal com- 
porre Triiy Quartetti, Quintetti, Se&teUi, che 
incontrarono sempre il favore del pubblico- 
Fra le 374 opere da lui lasciate ve ne 
sono di tutti i generi, cioè strumenLili, can- 
tabili e a piena orchestra, di genere sacra 



36 



1 MIESTKl DI MUSICI ITILUNI 



come Messe, Oratorii, Caiìtute, Oi] uno Sta- 
tai Makr a tre voci con isLrumenli, loda- 
tissìmo. 

BoccHERiM fu un imestnj comf)mitore 
di fama europea. Le sue oliere soiìo stimate 
come tipi di bello scrivere. Egli fu T inven- 
tore del quartetto istrumentale. 

BOITO ARRIGO, coni posi tore dramma- 
tico e fKiela, nacque a PaJova nel 184^. Il 
suo Mefistofde si rappi eì^ntò per la prima 
volta nel teatro alia Scala di Milano il 5 
marzo 1868^ e si riprodusse poscia, corret- 
to, in quasi tutte le maggiori città italiane, 
nonchò in Francia, in Germania, in Austria, 
in Inghilterra. Nella primavera del Ì876 
venne dato con granJe ejitusiasmo al teatro 
Rossini di Venezia - 

Ora s'aspetta una sua nuova opera iVe- 
ro?M?, alla quale di cesi che stia per dare T ul- 
tima mano. 

Coi tipi del Casanova di Torino puhbli- 
cò anche un volume di poesie che cofitie- 
ne: li libro dei versi e la fiaba ^e Orso. 
Alcune delle liriche del Boito meritarono 
Fonore di venire raca)ltc ndV Antologia dei 
poeti italiani, di Paolo Heyse. Scrisse an- 
che, sotto l'anagramma di Tobia Gorrìo, al- 
cuni libretti, come Y Amleto pel Facdo, \Ero 
e Leandro pel Bottesini, la Gioconda pel 
Ponchielli. 

Narra anzi un suo biografo, che quello 
àeìVErù e Leandro lo aveva già posto in 
musica per intero, quando mutò pensiero 
e lo cede al Bottesini, servendosi di qualche 
pezzo della musica pel Mefistofele rinnova- 
to. Per esempio la musica del duetto: Lon- 
tano, loìitaìw^ del Jl/*f/ÌEs/(>/eie era destinata 
air£ro e Leandro. . 

Arrigo Boito è uno degl' ingegni più 
forti che vanti la nostra Italia. 

BOLZONI GIOVANNI, compositore. Na- 



cque a Parma nel maggio del 1841 ed ha 
fatto rappresentare a Savona nel 1871 un 
opera intitolata la Stella delle Alpi. Nel 
1874, il Bolzoni fu premiato al concorso 
aperto dalla Società del Quartetto di Milano, 
per la composizione di una Sinfonia. 

BONA PASQUALE, compositore e prò- 
fessore di canto al Conservatorio di Milano, 
nacque a Gerignola (Capitanata) il 3 novem- 
bre 1816. 

Alla Scala di Milano fece rappresentare 
il 26 novembre 1844 i Luna e % PeroUo 
e il 23 marzo 1847 il Don Carlo; poscia 
al Regio di Torino II Gladiatore, ed al 
Carlo Felice di Genova Vittoria la madre 
degli eserciti il 26 febbraio 1863. 

Nel febbraio del 1851 fu nominato profes- 
sore di Armonia al Conservatorio di Milano, 
poscia di canto. 

Il Bona inoltre pubblicò i sette metodi per 
diverse voci, 4 Raccolte di vocalizi, 100 
Esercizi giornalieri per canto, 100 Sol" 
feggi e vart altri lavori di minor mole 

BONFICHI PAOLO, compositore di mu- 
sica sacra. Nacque a Livraga nella Lodi- 
giana il 17 dicembre 1769 e mori a Lodi 
nel dicembre del 1840. Vesti l'abito religioso 
dei Servi di Maria e nella religione stessa 
rimase fino al 1805. Riparatosi a Milano, 
si diede a coltivare la musica, e in breve 
scrisse due opere dimmene e Ahradate, che 
ebbero felice successo l'una a Parma, l'al- 
tra a Torino. Ma il genere a cui più at- 
tese fu il sacro, e lasciò infatti degli Ora- 
tori, delle Messe, delle Capitate sacre e dei 
Salmi. 

BONNETTI VINCENZO, pianista, diret- 
tore d'orchestra e compositore. Scrisse una 
Messa soleime, che fece eseguire nella Chie- 
sa di S. Eustacchio a Parigi, il 21 novem- 
bre 1860, e fu favorevolmente giudicata. 



DEL SECOLO XIX 



27 



Nel 1863 i! &:iNNitTTi diresse al teatro Ita^ 
liano di Cadice, e T anno susseguente fece 
rappresentare colà un suo spartito serio : 
Gioranna Shore^ che però non ebbe esito 
felice. Nel 1865 e i866 fu concertatore 
d'oicheslra al teatro d'Oriente a Madrid. 

Mtjri a r Isle - Adam Y ii giugno 
1869. 

BONIFORTI CARLO, compositore e prò 
fessorc ni R> Conservatorio di Milano, nacque 
.**d Arona, provincia di Novara, il 25 settem- 
bre del 1818. Fece i suoi studi a Milano 
sotto la direzione di Bonazzi, primo orga- 
nista della chiesa Metropolitana e maestro 
di Cappella della Corte, e nel 1841 snc- 
cosse al maestro nel suo duplice posto. Tre 
anni dopo, Bomforti, che voleva darsi alla 
composizione teatrale, conservò solamente 
r impiego di maestro di Cappella della Corte, 
e ben tosto produsse al teatro della Scida 
due opere serie, accolte con entusiasmo: 
VeHeda (1847) e Gioranna di Fiandra 
(1848) 

Nel 1852 venne nominato professore di 
armonia, di conlrappiinto e fuga al Conser- 
vatorio di Milano. 

Scrisse molte imposizioni religiose.— 
Nel 1869 dall'Istituto musicale di Firenze 
venne pi-erniato per la ct>mposizione Padre 
HOfttro a voci reali di siile classico, e l'Ac- 
caderaìa di Santa Cecilia di Roma lo no- 
minò suo membro onorario, in seguito al 
snccci^o ottenuto da una sinfonia fatta ese- 
guire al U?alro Argentina, 

Il BoNiFORTi morì a Trezzo d'Adda il 10 
ottobre 1879, 

BORDOGNl GIULIO MARCO. Naquc 
a Cazzati iga, provincia di Bvìrgamo, nel 1788, 
e mori a Parigi nel messe di luglio 1856. 
Fece i suoi studi musicali sotto la scorta di 
Simeone Mayr; esordi nel 1813, quale te- 



nore, col Tancredi di Rossini alla Scala di 
Milano, e dopo aver' percorsa gran parte 
deir Italia, fu per 14 anni a Parigi primo 
tenore di quel teatro Italiano; piii si recò 
a Madrid (1823), U BotiDOoNt pubblicò Eser- 
cizi, Studi e Vomlizzi per soprano e te- 
nore, di bellissima fattura. Queste composi- 
zioni furono stampate a Parigi, Lipsia e 
Berlino. 

BORNACCINI GIUSEPPE, compositore, 
nacque in Ancona nel 1803, Noto a titolo 
di curiosità, che allorquando questo maestro 
dava in Venezia la sua opera : Acw moglie 
è poco^ ffuidarla è ntolto, il teatro in cui 
veniva rappresentata aveva tuttavia T antica 
denominazione di S. Giovanni Grisostomo, 
ora Malibran. 

BORTOLOTTI LUIGI, accademico filar- 
monica, fu compositore stimalo di musica sa- 
ci'a, professore di contrabasso nel teatro Co- 
munale, Compi i suoi studi nel Liceo di Bo- 
Ingna, nella qual citUi nacque Tanno 1776, 
e morì il 13 aprile 1836. 

BOTTESINl GIOVANNI, celebre contra- 
bassista e compositore, naciiue a Crema il 
24 dicembre 1821, ed è allievo del Regio 
Conservatorio di Milano, 

Dire de' suoi meriti conosciutissimi nel 
mondo musicale, sarebbe come voler portar 
chiaccliiere in un parlamento. Il suo nome 
soltanto vale qualunque elogio, ed è una 
gloria italiana ; dell'artista dunque è inutile 
dire altre parole. Né manc>o Ciune maestro 
è meno conof^ciuto Giovanni Bottesini, — 
Dopo aver raccolti i maggiori applausi col 
suo istnimento e in Francia e in Inghilter- 
ra e in America, fece rappresentare a Pa- 
rigi, al teatro Italiano, nel 1837, la sua pri- 
ma opera : L' Assedio di Firenze, Più tardi 
diede a Milano: Il diavolo della mUe, che 
non ebbe V esito fortunato della prima. 



28 



1 MAESTRI DI MUSICA ITALUNl 



Nel Ì863 otionnc ki rivincita colia ilfa- 
rion Detorme, a Barcellona. Oltre alle opere 
eniìiiciate, egli scrisse tla ultimo Aly-Babà 
spartito adorno ili raoUi pregi artistici. A 
vari inlervnlli di tempo scrisse e pubblicò i 
suoi famosi quartelH clnmci, pei quali ot- 
tenne premi ai concorsi musicali di Firenze. 

Fu sLlmatìs-simo concertatore e direttore 
d'orchestra a Parigi. 

Nel 1879 fece eseguire a Torino il suo 
nuovo lavoro musicale Ero e Leandro, su 
libretto dì Arrigo Boìto, lavoro che ottenne 
un bellissimo successo. Ora sta scrivendo una 
nuova opera dal tilolo : La figlia dell'Ani 
gelo* 

Per dire dell' uomo, devo accennare co- 
me Giovanwi BoTTESiKi, cho avvicinai, sia 
adorno delle più pregevoli doti di cuore e 
di mente. 

BOTTINI-ANDBEOZZI marchesa MA- 
BIANNA, egregia miisicii^ta, nacque a Luc- 
ca il 7 novembre 1802. — Allieva di Do- 
menico Quilici, ben jircsto divenne maestra 
nel suonare Tarpa, e quindi, dandosi alla 
aim posinone, scrisse, mi numero considere- 
vole di opere, in diversa! generi, fra le quali 
primeggiano : un Magni fkat^ 4 voci con ac- 
compagnamento istrumenlale, un MoUettoper 
la festa di S. Cecilia, un Concerto a grande 
orchestra, un'operetta in 2 atti, Elena e Ge- 
rardo, uno Stabat Mater a 3 voci, parec- 
chie Ouverturen, e infine varii pezzi per 
canto, arpa e piano. 

La marchesa BolLini mori a Lucca il 
24 gennaio 1858. 

BOUCHEBON BAIMONDO, illustre teo- 
rico e compositore di musica sacra, nacque 
a Torino nel 1800. 

Dotato di bellissime disposizioni per la 
musica, ne intraprese lo studio a soli sette 
anni con Goletti, a Cuneo. Poi studiò a No- 



vara con un frate, del quale ignoro il no- 
me. Giovinetto, dimorava a Mondovi, dove 
attendeva agli studi letterari e filosofici, e 
col soccorso di alcuni trattati, s' apri da sé 
stesso la via agli studi dell' armonia e del 
contrappunto. Perduto il padre (un avvocato 
di grido) il BoucHBRON si trasferi a Torino, 
dove scrisse Sinfonie e pezzi di musica 
sacra, che gli valsero il posto di maestro 
municipale a Voghera. Da Voghera passò, 
nel 1828, maestro di Cappella della Catte- 
drale di Vigevano; e da Vigevano, nel 1847, 
passò, collo stesso ufficio di maestro, alla 
Cattedrale di Milano. Fu uomo studiosissimo 
ed operosissimo. Negli archivi delle Cappelle 
di Vigevano e di Milano le sue composizioni 
sacre si contano a centinaia. 

Uomo di molta coltura e di buone let- 
tere, il BoucHERON fu per gran tempo uno 
doppili valenti scrittori della Gazzetta Mu- 
sleale di Milano. E fu precisamente nella 
Gazzetta Musicale che vide la luce per la 
prima volta la sua Filosofia della mnsicay 
opera universalmente lodata. Morì il Bou- 
CHERON a Milano nel febbraio 1876. 

BOVIO ANGELO, professore d'arpa al 
Regio Conservatorio di musica in Milano, 
nacque a Pavia nell'aprile del 1824. 

BOZZANO EMILIO, compositore dram- 
matico, nacque a Genova nel gennaio del 
1845. 

BRAGA GAETANO, violoncellista e com- 
positore drammatico, nacque a Giulianova 
negli Abruzzi il 9 giugno 1829. Destinalo 
dapprima allo stato ecclesiastico, le disposi- 
zioni eh' egh dimostrò di buon' ora per la 
musica indussero i suoi genitori, malgrado 
la loro povertà, a mandarlo a Napoli, ove, 
dopo alcuni studi preparatori, fu ammesso 
al Conservatorio. — Si voleva dapprincipio 
istruirlo nel canto^ ma ben presto egli si 



ML SÈCOLO XIX 



29 



appossianù pel violoncello; divenne allievo 
di Gaetóno Cìndelli per questo istromeiito ; 
Ai Fr^nce^Cù Ruggì, poi di Carlo Conìì por 
il contrappunto ; e infine di Mercadante per 
Li composizione. Dopo essersi esercitato, solto 
la guida di questo grande maestro, a seri* 
vere molto e in tutti i generi, dopo aver 
ojii)post*n una Cantata intitolata Saul e una 
Messa a quattro voci ed orchestra, fKBR,\G.i 
bsoiù il Conservatorio, e Tanno seguente face- 
va rapprescnUire al teatro del Fondo il suo 
primo Javoro Alina, Ma il giovane artista 
voleva i n tra p render H un viaggio artistico, rosi 
che lasciato l)entyO$Ui Napoli, parti per Firen- 
ze, ove diede il suo primo C/oncerto; poi si 
recò a Vienna^ dove conobbe May seder e 
fece per alcuni mesi la parte di violoncello 
nei suoi quartetti, famigliarizzandosi così coi 
capolavori della musica tedesca. Di ritorno 
a Fireni^e, non vi restò lungo tempo, ma 
bentosto recossi a Parigi nel 1855. Là egli 
cominciò la sua vera carriera, facendosi sen- 
tire ogni giorno nei teatri, nei concerti, nelle 
sale privale, e dando prove da per tutto 
del suo fine e delicato talento, 11 Braga die- 
de a Vienna un'opera seria in due atti in- 
titolata: Estelia di S. Germano (1857). 
Scrisse in Napoli, per commissione del conte 
di Siracusa, nella inaugurazione del teatro 
del suo palazzo, un'operetta: Il Riiraito 
(1858), poi ritornò a Parigi, ove si deilicò 
-airinsegnamento del canto e compose un'ope- 
ra seria in tre atti: Margfwrita la men- 
dicante^ 

Nel 1862 Braga recavasi al teatro alla 
Scala di Milano per darvi un'opera in tre 
atti Mormlle; e nel 1867 al teatro S. Ra- 
degonda di Milano, diede pure un'opera se- 
miseria: Gii avventumrL Successivamente 
fece rappresentare al teatro di Lecco l'ope- 
ra Reginella (1871), e al teatro San Car- 



lo di Lisbona un dramma lirico: Caligola 
(1874). 

BRAMBILLA PAOLO. Nacque a Milano 
nel 1786, Fece i suoi sludi musicati nel Con- 
servatorio di Napoli, Divenne distinto com- 
positore di musìa da ballo per originalità 
e vivaciliì di pensieri, nonché per la leggia- 
dria i I eli' i strumentazione. Scrisse musica per 
teatro e per chiesa. Il suo capolavoro fu II 
Carmvale di Venezia. — Nel 1838 mori a 
Milano, lasciando una figlia che rifulse per 
molti anni fra le più festeggiate prime don- 
ne d'Ilalia- 

BRANCA GUGLIELMO, bologne^^e, ac- 
cademico fìlarmonico, nacque il 13 aprile 
1849. Studiò contrappunto nel Liceo Civico 
sotto la sapiente direzione del prof. Ales^ 
Sandro Busi, 

Nell'anno 1875 presentò la sua prima 
opera La Catalana, al teatro Pagliano di 
Firenze che fu applaudilissima, e questo fe- 
lice successo si ripetè pifj calorosamente nello 
stesso anno, al teatro Comunale di Bologna. 

BRANCACCIO ANTONIO, compositore 
drammatico da chiesa e da camera, nacque 
a Napoli nel 1813 e vi mori nel febbraio 
1846. 

BRANCOLI CESARE, nacque a Massa- 
Pisana, provincia di Lucca, l'I 1 giugno 1788, 
e vi mori il 9 luglio 1869, — Profondo 
ncirartc musicale, fu a portata, non solo di 
dar sempre aggiustati giudizii, quanto an- 
che di comporre con molto garbo e con 
purità di concetti. — Scrisse Messe e Ve- 
spri a 4 e ad 8 voci concertati con or- 
chestra. Compose pure uno Siabat Mater, 
un BenediciHs, un Mìserere a più voci con 
istrumenti, e molti altri lavori di genere 
sacro. Fu giureconsulto distintissimoj resse 
pubblici uffici con somma integrità e dottrina. 
Fu nominato dal Municipio di Lticca ispet^ 



30 



1 MAESTRI DI MUSICA ITALUNl 



tore deir Istituto Pacini, che cm tanto sa- 
pere giovò M suo consiglio e de' suoi scritti. 

BRANDANl GIOVANNI, maestro di Cap- 
pella e coiin.M)sitore, nacque a Firenze il 
24 gennaio 1792, ed ebbe per maestro Giu- 
seppe Buccioni. — Fu organista egregio e 
nel 18i5 fece eseguire una Messa di sua 
composizione. 

Scris^ gran numero di composizioni sa- 
cre e di pezzi per organo, e morì a Firenze 
il 12 dicembre 1873. 

CREGOZZO FELICE, organista e com- 
positore, nacque a Vicenza nel 1780 e vi 
morì il 5 aprile 1861. Valente esecutore 
sul pianoforte, compose parecchie Sinfonie 
ed opere di musica sacra. Fu fjer molti anni 
direttore d'oj'chestra del teatro Erctenio di 
Vicenza. 

Fu modesto, mite, gioviale; educò al- 
l' arie due figli, decoro del nome italiano 
all'estero 

BRESCIANI PIETRO, compo^^itore dram- 
malico, nacque a Brescia nel 1805 

BRICCIALDI GIULIO, celebre suonatore 
di flauto, nacque a Terni il 22 marzo 1818, 
morì il 18 dicembre 1881 a Firenze. Fin 
da bambino aveva rivelato il suo genio stra- 
ordinario per la musica, tanto che a soli 
15 anni, il Ì8 luglio 1833, fu nominato 
membro dell* Accademia di S. Cecilia di Ro- 
ma. L'anno appresso era maestro del prin- 
cipe di Siracusa, fratello al Re di Napoli. 

Percorse l'America, ed in quelle regioni 
lasciò imperitura rinomanza, 

II nome di Gilliu Briccialdi, nel pro- 
gt^mma di un concerto o di un' accademia, 
volle dire successo, trionfOj fino a che, acca- 
scialo dalle fatiche e dalle sorde invidie che 
spargevano a larga mano il fiele sulle vive 
soddisfazioni dell'artista, ammalato per l'arte, 
a cui consacE'ò mezzi ed esistenza , furono 



le sue composizioni, i suoi scolari che a 
concerti e ad accademie davano valore. 

Nel 1860 fu tra i primi ad mtrodiirre 
l'uso di dirigere le orchestre con la bac- 
chettina. 

Ora (scrisse uri giornale aca^inandone la 
morte) il suo flauto tace, la sua penna^ colta 
quale ha scritto tante pagine di musica ispi- 
rata, giace abbandonata, Giulio Briccialdi 
ha reso a Dio la sua anima in una mode^ 
sta casetta di Via Fiesolana, poco lungi da 
quella, ove tanti anni or sono, si spegneva 
un altro genio musicale. Luigi Cherubini. 
Le ire e le gelosie delle gonfie nullità non 
tacquero sul suo feretro, raa la colta e gen- 
tile Firenze che tante e tante volle l'aveva 
applaudito e che l'aveva membio della sua 
Accademia Filarmonica e accademico lesiden- 
te dell' Istituto Musicale, e l'aveva avuto a suo 
cittadino negli ultimi anni della sua travaglia- 
ta vita, Firenze tutta piange la perdita imma- 
tura, e porge alla moglie desolata il tributo 
delle sue lacrime e delle sue condoglianze. 

BRDA GIANO, musicista, nacque a Ve- 
rona nel 1836, e mori a Milano il 3 ago- 
sto 1872. — Era un giovane che promet- 
teva assai per l'arte, ma, rapito nel pid 
bello dell' età, non potè dare che composi- 
zioni da camera per canto e per pianoforte 
assai lodate per grazia melodica e per coi- 
retta eleganza. 

Il Brida ha lasciato un' opei'a inedita 
Maria Antonietta, che si afferma essere rio 
ca di canti bellissimi e di espressione dram- 
matica. Anzi, appena morlfl il povero Brida, 
Filippo Filippi s' espresse dm : • Sarebte 
9 un ben dovuto omaggio alla sua memoria, 
1 sottoporre la Maria Antonietta al giudi- 
» zio del pubblico, i Pur troppo, invece, il 
pubblico non ha potuto ancora apprezzare 
quell'ingegno perduto! 






T>EL SRCOLO XtX 



31 



BRIZIO PETRUCCI, compositore dram- 
matico e da chiesa, nacque a Massa Lom- 
barda nel il 31, e mori a Feri^ara in giu- 
gno 1825. 

BRUNETTI FILIPPO, musicista, presi- 
dente deir Accademia Fdarmonica e della 
Commissione Direttiva del Liceo musicale 
di Bologna, nacque in questa città neirot* 
lobre del 1829. 

BRUNETTI GAETANO, violinista e com- 
[iositore, nacque a Pisa nel 1753, e mori 
a Madrid nel 1807, 

BRUNI ANTONIO BARTOLOMEO, vio- 
linista e compositore drammatico, nacque a 
Coni in febbraio 1759 e vi morì nel 1823. 

BUONAMICI GIUSEPPE, comiìosilore e 
pianista, nacque a Firenze nel febbraio del 
1846. 

BUONOMOALFONSCcompositore dram- 
matico» nacque a Nnpoli nell'agosto del 1829 ; 
è autore dell'opera Cicco e Cola datasi al 
teatro Nuovo di Napoli nel 1857, Egli era 
figlio di un capo musica deir esercito napo- 
letana Giovanetto, perdette il padre ed en- 
trò nel R, Conservatorio, dove cominciò lo 
studio di solfeggio con Achille Pistilli e quel- 
lo di pianoforte con Giovanni Donadio. Di- 
venne poscia Tallievo di Giuseppe Polidoro, 
poi dì Pietro Casella per Tarmonìa, ed infme 
dì Raffaele Polidoro e di Alessandro Busti 
per il canto. Avendo perduta la voce, in 
causa d*una malattia, seguì un corso di com- 
posizione drammatico sotto gli auspicf di 
Giovanni Moretti. Sarebbe lungo il trascri- 
vere la serie d'opere ch'egli scrisse. 

BUSI ALESSANDRO, professore di con- 
trappunto e composizione al Liceo mtisicale 
di Bologna, nacque in quella città in set- 
tembre del 1833. — Compiuti i suoi studi 
musicali e di contrappunto sotto Tinsegna- 
mento del patire suo Giusep[)e, fu procla- 



mato, a pieni voti, maestro ed accademico 
filarmonico. 

Dedicatosi con sommo amore alla com- 
posizione di musica sacra e profana^ mostrò 
per tempissimo di divenire valente composi- 
toVe e contrappuntista. 

Molti sono i suoi dotti lavori. Pregiate 
elegie, grandi ouverlures per oi^besira, che 
furono esegui te nel Liceo musicale ed al 
teatro Comunale ; ma sopratntto va ricordato 
un ejrcehior a grande orchestra e coro ese- 
guitosi al Liceo stesso, e che dedici alh 
memoria deiraraato genitore. Codesti lavori 
meritarono Tammi razione generale e parti- 
colarmente di tutti i cultori delTarte. 

Fu professore d'armonia : j>oscia venne 
eletto prof, di contrappunto al civico Liceo, 
dopo la morte del padre, e nominato socio cor- 
rispondente dell' Istituto musicale di Firenze, 

In occasione dei solenni funerali che fu- 
rono fatti dall'Accademia filarmonica per la 
morte di Rossini, in San Giovanni in Monte, 
gli venne affidata la composixione di una 
elegia funebre, — In questa splendida pa- 
gina musicale, mostrò quanto sia grande la 
dottrina di cui è fornito: dottrina, pirla 
quale devesi annoverarlo fra i migliori mae- 
stri deirarte. 

I molli e valenti allievi che fanno parte 
dei nostri giovani maestri c^ompositori danno 
indubitata prova del saggio insegnamento 
impartito, nonché dell'amore volesta, e del- 
l'affetto che nutre sempre per i passati e 
presenti discepoli. 

Non devesi pas,sare inosservato, che oltre 
ad essere il Busi dottissimo compositore, 
egli è ottimo pianista, ed egregio maestro 
di canto, istruzione per lui sommamente 
gradita che rivela vieppiù il suo delicato 
sentire, ed il grande amore che porta al* 
Tarte prediletta. 



{ 



32 



1 MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



Aggravato da soverchie occupazioni, sa 
cogliere ancora l'occasione per creare nuovi 
componimenti che in seguito è da sperare 
voglia dare alla luce per l'utilità degli stu- 
diosi, i quali apprezzeranno sempre più la 
men?^ e la valentia del maestro, e del con- 
trappunli^Li, 

BOSI GIUSEPPE, compositore di mu- 
sica sacra, nacque a Bologna nell'anno 1808 
e vi mori nel 13 marzo 1871. 

Nei primi tempi guadagnò il proprio 
sostenlamcnlo come suonatore d'organo, stu- 
diò più lardi Tarmonia con Palmerini, e la 
composizione con Tomaso Marchesi. 

Riconosciutasi in breve la somma valen- 
tia, il grande Rossini lo prese in alta sti- 
ma e volle onorarlo affiliandogli in molte 
occasioni speciali incarichi d'arte, i quali 
disimpegi)ò sempre con senno e dignità di 
artista* 

Lasciò una numerosissima collezione del- 
le principali composizioni dei contrappunti- 
sti bolognesi dal 1500 al 1800, scritta tutta 
dì suo pugno. 

Nel 1832 fu nominato professore di con- 
trappunto al Liceo musicale di Bologna, e 
membro di queir Accademia Filarmonica. 

Si ha pure di Ini una Guida allo stu^ 
àio del cotitrapputilo fugato. 

RUZZOLA ANTONIO, Questo nome rie- 
sce a lutti caro e simpatico. E chi infatti 
non conosce qualcuna di quelle sue canzo- 
nette così semplici e gentili? 

Fra i tanti maestri, Antonio Ruzzola è 
forse runico, che abbia saputo a' nostri di 
esprimere con semplici melodie gli affetti 
più soavi. 

II Buz20L\ era nato in Adria nello scorcio 
del 1815, Retatosi ancor giovane in Vene- 
zia vi fu accolto dalle primarie famiglie. 
In hreve tempo venne assunto primo flau- 



to, indi violino dì fila al teatro della Fe- 
nice. 

Scrisse ancor giovanetto il suo Fernan- 
do che, eseguito a Venezia, fece presagire 
tanto bene di lui. 

Più che suonatore d' istrumenti, devesi 
menzionarlo quale distinto maestro di pia- 
noforte e di canto, ed accennare altresì, co- 
me egli fosse severissimo in ogni più mi- 
nuta parte di esecuzione. 

La sua meravigliosa facilità nel comporre 
quei gioielU che sono le sue Canzonette re- 
neziane, valse a far conoscere ed apprez- 
zare il suo ingegno musicale. Ma dove spe- 
cialmente viene riconosciuto il suo maggior 
merito, si è nella musica sacra, in quella 
sopratutto ch'egli compose per la Cappella 
Marciana in Venezia, di cui era maestro 
primario. 

Verdi pure apprezzò meritamente l'in- 
gegno del Ruzzola, chiamandolo a far parte 
dei tredici professori da lui scelti per com- 
porre la Messa funebre in onore del grande 
Rossini. 

Per dire dell' uomo convenientemente, 
converrebbe che io scrivessi a dilungo. — 
Ma non devo tacere però, come egli an- 
dasse adorno di una gentilezza più unica 
che rara, di un cuore ispirato dall' affetto 
più sincero ; ed in prova basti citare come 
alla sua morte, avvenuta nel giorno 20 mar- 
zo 1878, tutta Venezia si commosse; si volle 
onorata la sua memoria col pubblicare tutte 
le sue composizioni, col beneficare la sua 
famiglia, il di cui censo, se non povero, era 
molto ristretto, e coU'erigergli un busto che 
venne collocato alla Fenice fra quelli dei 
più illustri veneziani. 



t)HL SECaiiO xtx 



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CAGNONI ANTONIO, naque a Godiasco 
su qnel di Voghera, nel mese di febbraio 
del 1828. Fu allievo del R. Con^i valor io 
di Milano. 

Dopo aver rappresentala nel 1845 la sua 
prima opera: Rosalia di San Miniato^ e 
successivamente nel 1846: / due Savojardi; 
diede nel 1847 la sua famosa opera: /* 
Don Bucefalo, che divenne popolarissima 
In Italia, e che nel 1866 si ebbe a Parigi 
un grande successo. 

Nel 1848 fece rappresentare a Milano: 
// testameiìto di Figaro; due anni dopo a 
Genova : Anwri e trappole ; nel 1858 a Mi- 
lano stesso: la Valle d'Andorra; nel 1853 
scrisse la Fioraia, per Torino; La figìia 
di Don Liborio eseguita a Genova nel 1836, 
e ne] I8t50 scrisse per Torino: // vecchii* 
delta Montagna. Nel 1864 scrisse pel tea- 
tro filodrammatico di Milano : Michele Per* 
rtfi; nel 1866 pella Canobbiana di Milano: 
Claudia; nel 1870 pel Carlo Felice di Ge- 
nova : Un capriccio d\ donna \ nel 1878 pel 
Nazionale di Genova : Papà Martin ; net 
1874 pel Sociale di Lecco : Il duca di Tapi- 
gliano, e nel 1878, in febbraio, diede al teatro 
Regio di Torino: Francesca da Rimini, 

Fra i maestri de' nostri giorni, il Ca- 
GKOM occupa certamente uno dei primi po- 
sti e per l'eleganza e pel brio sempre vi- 
vace e naturale che sparse in larga misura 
nei molti e prelati suoi lavori. 

Allorquando il Cagkonj divenne maestro 
di Cappella a Vigevano, compose per Tan- 
niversario della morte di Carlo Alberto una 
Messa funebre pregiatissima (anno 1859). 

CALAMOSCA GIOVANNI, maestro di 
Cappella della Cattedrale d'Imola, morì a 
33 anni in detta città il 1.** gennaio 1878, 



CALEGARI ANTONIO, organista, compo- 
sitore e leor ice, nacque a Padova nell'ottobre 
del 1758 e vi mori nel mese di luglio del 1828. 

CAMMERRA ANTONIO, distìnto violi- 
nista, nacque a Venezia nel 1775 da po- 
polana, ma onesta famiglia. Cominciò da fan- 
ciullo a studiare il violino sotto la dires^ione 
del celebre Antonio Capuzzi, e tali ne fu- 
rono i rapidi progressi clie^ poco più che 
decenne suonò in chiesa, un concertino di 
Pleyel, per Cui sino d' allora lo dicevano il 
Capuzzelto. Giovano assai, ebbe desiderio 
di veder nuove terre. Suonò a Vienna, a 
Presburgo, ed a Parigi, ove tenne stanza a 
lungo, e pubblicò alcuni suoi Conciti per 
violino ed un Quartetto per istrumenti ad 
arco che gli valsej^o la nomina a membro 
di queir Ateneo delle Arti. Rimpatriato, non 
volle più lasciare la sua Venezia, Eletto con- 
certista per gli a solo dì violino» fu diret- 
tore d'orchestra del grande teatro della Fe- 
nice, nonché primo violino direttore della 
insigne Cap[>ella Marciana, nella quale fino 
a pochi giorni prima della sua morte, av- 
venuta in Venezia nel 1855, egli diampe- 
gnò con singolare bravura l'ufficio suo. Era 
altresì ottimo maestro e fece nel violino degli 
eccellenti allievi, fra quali uno Spada ed un 
Rovelli. Il gran Paganini lo conobbe ben 
da vicino, e in una sua lettera gli fa am* 
pi issimi elogi, intitolandolo : amico e ben 
amato compagno d'arte. Molti studi sul 
violino (manoscritti) e principalmente sopra 
la condotta dell'arco, lasciò il Cammerpa, studi 
che meriterebbero di vedere la luce, 

CAMPAGNOLI BARTOLOMEO, violini- 
sta e compositore, nacque a Cento nel set- 
tembi^ del 1751, e morì a Neu-Strelitz nel 
novembre del 1827. 



34 



I MAKSTEI DI MUSICA ITALUNI 



CAMPAJOLA FRANCESCO, composito- 
re e professore, nacque a Napoli Y 8 mag- 
gio fsm 

Scrisse, oltre a parecchi pezzi vocali e 
istrumentalì, due opere rappresentate in Na- 
poli : Papà MulinoUo e Y Olimpo. 

CAMPANA FABIO, compositore di mu- 
sica vocale da camera e di opere teatrali, 
nacque a Livorno il 14 gennaio 1819, mori 
improvvisamente a Londra il 3 febbraio 
1883, 

Fin dai primi anni della sua carriera, 
prese dimoia a Londra, ove diedesi all' in- 
segnamento del canto ed alla pubblicazione 
di numerose romanze^ canzonette, melodie 
vocali ecc^ 

Scrìsse sei opere serie, delle quali gio- 
va ciLare ErWieralda e Almina, rappresen- 
tate la prima al loatro italiano di Pietroburgo 
nel dicerabie del 1869, e la seconda a Lon- 
dra colla famosa Piccolomini. 

CAMPANELLA FRANCESCO, compo- 
sitore e pianista, nacque a Napoli il 30 set- 
tembre 1827; allievo del conservatorio di 
quella città, vi studiò armonia, contrappunto 
e composizione sotto ai valenti maestri Pari- 
si, Conti e Mercadante. 

Nel 1849» uscito dal Conservatorio, si 
consacrò air insegnamento del canto e del 
piano, e nei 1855 fu secondo concertatore 
d'orchestra al Teatro Nuovo. 

Scrisse e pubblicò un gran numero di 
composizioni dì diverso genere, cantate sa- 
cre e profane, cori, con e senza accompagna- 
mento, melodie vocali, pezzi di genere per 
piano, ecc. ecc. 

CANAL mons, LORENZO musicista. 
Nacque a Crespano veneto da famiglia ve- 
neziana il 24 agosto 1813. Ebbe a maestro 
per pianoforte ed armonia Guido Cimoso. 
La musica è una forte passione della sua 



vita. S'occuppò di proposito nello studio del- 
l' organo, trovando nuovi effetti colla peda^ 
liera. Scrisse vari lavori di musica sacra. In- 
telligente cultore dell'arte, si compiace di 
frequente d'accogliere in sua casa alcuni ar- 
tisti, eseguendo musica classica. Vive amato 
ed onorato in Venezia. 

CANAL PIETRO, patrizio veneto, figlio 
di Agostino e di Teresa Maria Boldii, fratello 
del precedente, nacque in Crespano veneto il 
13 aprile 1807. Educato nel Seminario pa- 
triarcale di Venezia e fatto sacerdote, fu nello 
stesso Seminario maestro di belle lettere; ed 
egual carico ebbe poscia nel Liceo S. Cateri- 
na, ora Marco Foscarini. Finalmente fu pro- 
fessore ordinario di letteratura latina nella 
Università di Padova, collocato a riposo nel 
1877. 

È membro dell' Istituto Veneto di scien- 
ze lettere ed arti. A quel consesso lesse uno 
scritto sulla musica antica, il quale è stam- 
pato negli Atti dell' Istituto stesso. — Lascian- 
do da parte il suo straordinario valore come 
filologo, specie come latinista, egli studiò e 
lavorò indefessamente sulla musica degli an- 
tichi, ne raccolse le opere pubblicate e sa- 
rebbe in caso di scriverne un'ampia, com- 
piuta e dotta storia. 

CANDOTTI Ab. GIOV. BATT. contrap- 
puntista scrittore e maestro di Cappella della 
CoUeggiata di Cividale nel Friuli, sua pa- 
tria, nacque in agosto 1809 e vi mori in 
aprile del 1876. Scrisse: Pensieri sul ca- 
rattere della musica da Chiesa (Milano 1851 ) 
e pubblicò infine nella Gazzetta Musicale 
di Milano una serie di articoli biografici 
interessanti sopra i musicisti del Friuli. 

CANNETTI FRANCESCO, compositore, 
nacque a Vicenza in agosto del 1807. Uscito 
da famiglia ricca dapprima non istudiò la 
musica che per suo piacere, e più tardi 



mh SSCOLQ XTX 



35 



ebbe delle lezioni dal Piiotti m Bologna. 
Ma rientrato nella sua città natale e tro- 
vala la sua famiglia complelamente rovinata 
in seguito a rovesci politici, si vide obbli- 
gato, per vivere, di dedicarsi ali* insana- 
mente delFarte che non aveva coltivata che 
per solo suo diletto, e si applicò alla com- 
posizione. 

CONNETTI ha scritto un'opera, Francesca 
d<t Rimini, che fu rappresentata in Vicenza ; 
dove ne fece rappresentare un' altra della 
quale ducimi non conoscere il nome* Scrisse 
molti pezzi da camera e di mnsim sacra, 
ed ha pubblicato pure una Messa ftme- 
hre (Milano, Luo^), un Tantum Ergo a sei 
voci (Milano, Lucca), ed un Trattalo di con- 
trappuììto, (Milano, Ricordi)* 

Elgli vive a Vicenza venerato da' suoi con* 
cittadini, ricordato con affetto da tanti suoi 
allievi che gli fanno onore- É eccessivamente 
modesto ; e forse per questo la fortuna non 
gli è stata propizia. 

CANONICA PAOLO, professore di pia- 
noforte nel K Collegio Longone in Milano, 
Dda]ue in quella città il 29 febbraio 1846. 

CAPANNA ALESSANDRO, compositore 
nacque ad Qsimo (Ancona) nel marzo del 
1814, 

CAPECELATRO VINCENZO nacque a 
Napoli nel 1815 e mori a Firenze nelF ot- 
tobre del 1874. Sotto la direzione di sua 
madre, valentissima pianista, studiò il pia^ 
noforle. Nel 1830 studiò seriamente sotto 
il Ruggi e Z ingarelli. Nel 1834 scrisse una 
Messa a grande orchestra, ad otto voci reali 
con cori, che venne tenuta in gran pregio. 
Compose un'opera in due atti: La Soffitta 
degli Artisti Donizetti, Crescentini, Z in- 
garelli. Conti e Testa la trovarono superiore 
ad ogni elogio. — Al teatro San Oirlo di 
Napoli diede un" altra sua opera : Mortedo, 



che fu vivissimamente applaudila, e venne 
riprodotta alla Scala di Milano con pari fa^ 
tona. Diede pure alla Scala, con felice suc- 
cesso, il suo Davide Bùio e a Napoli pub* 
blicò parecclii Album di diverso genere, A 
Firenze e a Ferrara piacque assai la sua 
Opera: Gastone di Ckamley. 

CAPPONI FRANCESCO, maestro di 
canto e compositore, nacque a Napoli nel 
1840, 

CAPOTORTI LUIGI, nacque ne! 1767 
a MoUetta, Inclinato fortemente alla musica, 
cominciò a studiare il violino a 7 anni di 
età sotto Y istruzione di uno dei tanti gua- 
stamestieri dell' arte. Di poi il padre risolse 
di condurlo a Napoli nel Conservatorio di 
Sant'Onofrio a Capua, e vi entrò precisa- 
mente neir aprile del 1778, sotto la dire- 
zione del professore Nasci pel violino, e di 
Giuseppe Millico pel contrappunto e la com- 
posizione. Il Picinini gli fu guida nelle com- 
posizioni teatrali. 

Usci dal Conservatorio nel 1796 e al 
Tetà di 29 anni scrisse pel teatro Nuovo 
il suo primo lavoro <f Gli sposi in rissa ■ 
(farsa) che ebbe esito felice. 

Nel 1800 compose pel teatro di S. Car* 
lo, il dramma : Enea in Cartagine, indi l'al- 
tro Orazii e i Curiazii, che piacquero. Do- 
po, pel teatro del Fondo scrisse V Oratorio 
€ Le Piaghe di Egitto >, Nel 1802 pel tea* 
tro dei Fiorentini, compose Y Impegno su- 
pernio, Obeide ed Atamure; e nel 1805 
Bref il Sordo. Nel 1811 fu nominato esa- 
minatore degli alunni del Collegio di mu- 
sica. Nel 1813, per T onomastico di Napo- 
leone I, diede al S. Carlo il dramma Jlfarco 
Curzio. Nel 1815 scrisse pel teatro dei 
Fiorentini il dramma: Ernesto e Carlino 
ed una gran Cantata^ che fa eseguita al 
S. Cario. 



36 



1 ÌÀESTEÌ 01 Mùsici ITALUTff 



Compose molla musica socra e fu mao* 
stro di (appella dì molti monasteri di Na- 
poli. Eccellente maestro dì bel canto, diede 
al teatro ottimi artì^^ti. Nel 1827 inviò alta 
Reale Accademia di Parigi una sua opera, 
e a quella fu affitto con diploma. 

Nel 1842 morì in S* Severo di Capita- 
Data, 

CAPUANO GIUSEPPE, compositore di 
musica religiosa e teorica, nacque a Napoli 
il 3 marzo 1830- Scrisse varie messe ed 
un grati numero di altre composizioni sacre 
e diede alla luce un trattato getierale di mu<* 
sica intitolato: un Vouveau Liore^ il quale 
contiene gli elementi della musica, un corso 
di armonia, di contrappunto, di fuga e di 
composizione, le r^oie dell' igtrumentazione 
eccecc», con una prefazione teorica sulla voce, 

CARACCIOLO LUIGI, professore di 
canto e compositore, nacque in Andria (prò* 
vincia di Bari), il 10 agcisto 1849. Questo 
egregio artista è maestro nell* Istituto mu- 
sicale di Dublino, 

CARAFA MICHELE, discendente ;dei 
Principi di Celebrano, nacque in Napoli il 
17 novembre 1787, cinque anni prima di 
Rossini. 

Egli era destinato dalla famiglia alla car^ 
riera militare, ma siccome aveva dalla na- 
tura le più elette attitudini alta musica, 
ne intraprese e coltivò con amore lo studio. 
Ancor giovane scrisse per una Società dì 
dilettanti un' operetta intitolata : H fan* 
iasma. 

Recatosi con la madre a Parigi studiò 
il contrappunto col maestro Cherubini, e 
ritornato a Napoli ripreso ì suoi studi col 
celebre Fenaroli. Tutto ad un tratto abban* 
donò lo studio musicale per farsi luogo- 
tenente negli usseri della pardia del re 
Murat. 



Prese parte alle guerre della Puglia e 
della Calabria ; fu fatto prigioniero, e, libe* 
rato, venne nominato scudiere del re. 

Nella spedizione di Sicilia si guadagnò 
fama di valorosissimo ed ebbe da Napoleone 
I. la croce della Legione d'onore e dal 
re Murat il decreto che lo nominava ba- 
rone. 

Nel 1814 abbandonò per sempre h 
carriera militare per far ritorno alla pre- 
diletta sua arte. 

Neir istasso anno fece rappresentare a 
Napoli r opera semi'Seria: It VaBcello d'oC" 
cidenle ch'ebbe un bellissimo successo, e 
nel 1816 produsse nel teatro del Fondo: 
Gabriella di Vergy, che venne giudicata 
la migliore delle sue opere. 

Più tardi, dopo aver fatto rappresentare 
molte opere a Napoli, a IViilano, a Venezia, 
e a Roma, diede a Parigi nel 1822 l'opera: 
li Solitario^ che ebbe un successo clamo- 
roso* 

Sarebbe lungo il numerare tutte le opere 
scritte dal Cabafji, perchè furono 34; ba- 
sterà accennare ad alcune tra le più for- 
tunata, quali sarebbero : Masaniello, te Valet 
de chambret i due Figaro, la Giovanna 
d'Arco. 

Nel 1834 il Cahapa dopo essere stato 
dichiarato cittadino francese, venne nomi- 
nato membro delfAccademia delle Belle 
Arti. 

Nel 1847 fu elevato a ulBziale della 
Legione d'Onore, ma la migliore delle ono- 
rificenze per luì fu r amicizia del grande 
Rossini. 

Il Cahapa, colmo d'onori, mori in Parigi 
il 26 luglio 1872, 

CARELU BENIAMINO, compositore, 
professore e scrittore, nacque a Napoli il 
9 maggio 1833, 



k 



DEL BBCOLO SIX 



S7 



Insegnò canto e oompcsìzione, pubblicò 
un gran numero di melodie vocali e fece 
eseguire nel 1864 al S. Carlo, per una 
festa nazionale, una sua ode^antataj che fu 
accolta favorevolmente. — Scrisse inoltre 
un curioso libro: Cronaca d'un respiro j 
allo scopo di generati^zarc la conoscenza 
deir organo vocale, libro che gli fece oU 
tenere una medaglia dal VII Congresso pe- 
dagogico italiano. 

Infine diede alla luce la prima parte 
di un metodo intitolato: VArte del Canto 
(Napoli, Cottrau 1873). 

CARFANI GIUSEPPE, nacque in Brian- 
za nel 1752 e mori a Vienna nel gen- 
naio del 1825» Fu autore di opere mu* 
Sleali, poetiche, estetiche, dettate con molta 
dottrina. 

CARULLI GUSTAVO, professore di 
canto e compositore, figlio del celebre chi- 
tarrista Ferdinando CaruHl, nacque a Li- 
Tornoil 20 giugno 1801. Passato in Francia 
con suo padre, studiò il pianoforte sotto la 
direzione del polacco Mirecki, e F armonia 
sotto Nicolò Isonard; per la composizione 
ebbe a maestro il celebre PaSr. Nel 1825 
il Carulu ritornò in Italia, e fece eseguire 
a! teatro della Scala di Milano un'opera 
buffa, dal titolo: / tre maritù Tre anni 
dopo ritornò in Francia. Nel 1845 si reeò 
in Londra, e dopo un soggiorno di qualche 
anno in quella Città, passava a stabilirsi 
definitivamente a Boulogne (Stretto di Ca* 
lais) che dopo non ha mai lasciato, e dove 
le sue lezioni di canto e d'armonia sono 
slate sempre ricercatissime, 

n Carulu possedeva una bella voce di 
tenore ed era un eccellente accompagnatore. 
Egli pubblicò buon numero di composizioni 
e lavori didattici. 

11 Cabulu è morto a Bologna nel 1876, 



CARUSO LUIGI compositore dram- 
matico e da chiama, nacque a Napoli in 
settembre 1754 e morì a Perugia nel 1822, 

CASAGUA EGISTO, pianista e com- 
positore, nacque a Firenze nel febbraio 
1831. 

CASALINI ANDREA, compositore, na- 
cque a Vicenza il 26 dicembre 1823 e vi 
morì in marzo 1859, — Fece il corso li- 
ceale e studiò musica col Cannetti. — A 
18 anni compose una Messa solenne a tre 
voci a grande orchestra, rivelatrice del suo 
vero talento musicale e di solida educa- 
zione, — Passò poi a Napoli per perfezio- 
narsi nel contrappunto alla scuola dei Mer- 
endante, dal quale, come scns.se di lui il 
dott. Caspa rei la i ritrasse lo stile grandioso, 
la ri(xhe22a istrumentale, railifìciosa ar^ 
monia i. 

Agguerrito di questi mezzi potenti, tentò 
nel 1850, sulift scene del Carignano di 
Torino, il diffìcile arringo del teatro colla 
Sposa di Murcia, che ottenne un bril- 
lante successo. 

Egli lasciò altri quattro melodrammi : 
il Re Manfredi, rappresentato al Doria di 
Genova nel 1872; il Comito di Baldas- 
sare; Elena di Montrose; Giacomo Stuart^ 
e lasciò pure parecchie Sinfonie^ uno Slabat 
Mater, Messe solenni. De profundis ed 
altri lavori di genere ecclesiastico degni di 
un allievo di Mercadante e Cannetti. 

CASALINI PIETRO, violinista e dirctp 
tore d'orchestra, nacque a Ravenna nel 
1772 e vi mori nel giugno del 18S2, 

CASAMORATA LUIGI FERDINANDO, 
prfóiidente del R. Istituto musicale di Fi- 
renze, compositore, critico, teorico e scrit^ 
tore, nacque a Wiirtzbourg il 15 maggio 
1807, ma da genitori italiani. Dell'età di 
S anni cominciò a studiar il pianoforte, e 



38 



1 HISSTBI DI MUSICA ITÀLUNI 



dopo un anno, essendo la sua famiglia ve- 
nute a slabilirsi a Firenze, seguì un corso 
completo dì studi musicali sotto Luigi Pel- 
teschi, Nel 1825 ottenne il premio di com- 
posizione al concorso Liìennale deirAcca- 
demia di belle arti, e terminò la sua edu- 
cazione, studiando il meccanismo dei prin- 
cipali strumenti- Dopo aver scritta molta 
musica ballabile, il Casamorata affrontò se- 
riamente la scena e diede al teatro di 
Pisa un' opera intitolata : Iginia d'Asti che 
ottenne ottimo successo. Per arrendersi ai 
desideri del padre, che voleva si facesse 
laureare avvocato, abbandonò per qualche 
tempo la pratica attiva della musica. 

Si applicò dunque allo studio del di- 
ritto, ciò che non gì' imi)edi di prendere 
la direzione della Gazzetta musicale di 
Firenze, e di collaborare in modo attivo 
alla Gazietta musicale di Milano quando 
questa si fondò nel 1842. Divenuto dot- 
tore in legge, riprese bentosto i suoi la- 
vori di composizione, ma abbandonando 
r idea di riprodursi al teatro, rivolse i suoi 
sforzi alla musica religiosa, e alla musica 
ìstrumentale. 

Nel 1859 il CiisAMORATA fu chiamato 
a far parte come vice-presidente della com- 
missione incaricala di organizzare la Scuola 
di musica in Firenze; quando, dietro pro- 
posta di questa commissione, l'Istituto mu- 
sicalo venne eretto, egli ricevette coi si- 
gnori Basavi ed Alemanno Biagi, la mis- 
sione di redigere lo statuto organico di 
questo Stabilimento, di cui fu poscia no- 
minato presidente. Sotto la sua direzione 
r Istituto musicale di Firenze divenne una 
delle migliori Scuole speciali d'Italia. 

Le composizioni del Gasamorata, che 
sono numerosissime, si fanno pregiare per 
lo siile nobile e puro, armonia elegante for- 



ma castigatissima, e felice ispirazione. Egli 
trattò e riusci stupendamente in tutti ì g(^ 
neri, sia nella musica teatrale, sia in quelli 
da camera e religiosa. 

n Gasamorata è anclìe autore d' un Jfo* 
nuale d' armonia , di un piccolo trattato 
storico intitolato : Orìgine, storia e ordifu^ 
mento del R. Istituto funsicale fiorentino, 
Gome presidente dell'Àcc aJemia delT MI* 
tuto reale di musica in Firenze, il Casa^jo 
RATA ha pubblicato, negli atti di questa Ac- 
cademia, molteplici studi di critica e storia 
musicale, dissertazioni sulla poetica e T este- 
tica dell' arte ecc. Grandioso e svariato fu il 
numero delle monogi-aGe ch'egli dettava per 
le sedute dell'Accademia dell' Istiluto mu- 
sicale come per esempio : Se leggi costitu- 
tive la proprietà delle opere d' ingegno pos* 
sano giovare al vero progresso della lette- 
ratura e delle arti. — Del trmnbom e dei 
suoi perfezionamenti e trasformazioni, in 
proposito alla recente invenzione del Bivi' 
bonifono. — // colore locale ìtel melodram- 
ma. — Della migliore maniera di armare 
le chiavi nei tuoni di modo minore. — Di 
un tonografo per uso delle scuole. — U o^ 
pera e la mente di Pietro Romani, — Le 
iconografie dei sei principali RAGAS della 
musica indiana. Loro iUustrazione. — Re^ 
lazione di antichi e speciosi struììwnii do- 
nati al R. Istituto dai Cai/ Vitlorio Ma- 
hillon ecc. 

Ecco un uomo che onora veramente il 
nostro paese e l'arte musicale- — Cosi io 
pensava nel 1880. L'illustre uomo è morto 
il 23 settembre 1881 a Fireniie. Egli era 
come venne scritto, bellamente, artista in 
tutta r estensione della parola. 

Musicista di grande valore, lascia nel 
genere ecclesiastico, s]TecialmenLe, lavori di 
prezzo inestimabile, oìlr& a vari tratlati di 



DEL SECOLO XIX 



39 



armonia pregiovoli e scritti musicali nei 
quali è trasfuso il profondo e immenso suo 
sapere. Avvocato di grido, veniva considerato 
come uno fra i più dotti campioni del foro, 
e letterato di vaglia lascia scritti che attesta- 
no la sua immensa erudizione. 

Alcuni dipinti che di lui rimangono di- 
mostrano la perfezione della sua coltura^ la 
vastità del suo ingegno cho, abbracciando 
tutti i rami delle arti belle, in ogni cosa sa- 
peva eccellere e fai'sì cliiaro ! 

a\SELLA PIETRO, nacque in NaiJoli 
nel 1776- Di 12 anni entrò come alunno 
nel Conservatorio di S, Onofrio, e studiò 
sotto la direzione di Carlo Cotumacci e Ge- 
ronimo Abos. Nel Ì798, dopo dicci anni ne 
uscì, e scrisse molte opere pei teatri di Na- 
poli, tra le quali due buffe, V Innocenza co- 
nosciuta e l"" Equivoco. Ne compose una 
seria pel teatro San Carlo intitolata : Paride, 
Per Roma sci'isse due altre opere buffe : li 
caniante per amore e la Donna di buon ca* 
reiitem Nel carnovale del i8!2 diede alla 
Scala di Milano T opera seria Virginia, e 
nel i8Ì3 alla Pergola di Firenze Maria 
Stuarda. Fu maestro di Parlimento e di 
Accompagnamento nel Collegio di S. Pietro 
a Majella di Napoli dal 1817 tìno al giorno 
della sua morte avvenuta il 12 dicembre 
1844, 

Era maestro di molte Chiese e Mona- 
steri di Napoli, pei quali scrisse gran quan- 
tità di Me^se, Vesperif Salmi e MoUettL 

CASIRAGHI CESARE, compositore di 
musica da ballo e di operette, nacque a Cre- 
ma nel dicembre 1837- 

CATALANI ALFREDO, compositore, 
nacque a Lucca in giugno 1854. Scrisse una 
operetta intitolala : La Falce, che fu eseguita 
a Milano nel R. Conservatorio, Fanno 1875. 

CATELANI ANGELO, compositore di 



musici sacra e scrittore, nacque a Guastalla 
nel marzo del 1811, II Cateuni ha pubbli- 
cato nel 1866 un distinto lavoro analitico 
sulle opere di Alessandro Stradella esistente 
neir archivio musicale della R, Bibliotaa pa- 
latina di Modena. 

CATRUFO GIUSEPPE, compositore 
drammatico, nacque a Napoli neiraprile del 
i77i e morì a Londra in agosto 185L 

CATUGNO FRANCESCO, nacque in 
Napoli nel 1782. Del 1793 entrò alunno 
al Conservatorio della Pietà dei Turchini, e 
vi dimorò per quindici anni. Fu allievo del 
rinomato Silvestro Palma, suo zio, a cui cor- 
rispose mirabilmente. Nel 180S scrisse nel 
Consei'vatorio l' oratorio sacro Ester ed As" 
suero, ed uscito nel 1 808 fu nominato Ma^ 
Siro di Cappella di parecchie Chiese di Na- 
poli, per le quali scrisse molta musica sacra, 

Cfjmpose pel teatro de* Fiorentini l'o- 
pera : / /inti ammalati^ e pel teatro Nuovo 
V Intrigo di Pulcinella, I due compari e le 
Stravaganze d' amore. Nel 1810 scrisse 
Partenope, cantata pel teatro San Carlo. 

Morì in Napoli il di 28 marzo 1847. 

CAVALLINI ERNESTO, clarinista e 
compositore. Nacque a Mi in no il 30 agosto 
1807 e vi mori nel gennaio 1874, — Fu 
tra i più valorosi allievi del Conservatorio 
di Milano* — Come celebre concertista, 
visitò tutta Italia : fu a Vienna, a Presburgo 
ed a Pesth, dovunque applauditiasimo. Per 
parecchi anni stette a Pietroburgo presso 
quella Corte Imperiale, come primo clarinetto 
di Camera. Il Cavallini ha composto una 
quantità di concertif di fantasie^ di dueUi, 
tCTMtti, quartetti, e di esercizii, i quali da- 
ranno sempre un' idea vivissima della sua 
potenza e a>mc esecutore e come scrittore. 
Egli superò tutti i suoi antecessori e fu 
soprannominato il Paganini del clarineUOt 



i 



40 



I MAESTRI DI MUSICA ITÀLIiNl 



CAVALLINI EUGENIO, violinista e 
compo^torc. Nacque it 16 giugno 1806 a 
Milano ove morì TU aprite 188i. Studiò 
il violino sotto il celebre Alessandro Hotla, 
il quale tanto lo amava che soleva dire di 
lui : i gli altri E^no miei allievi, ma Caval- 
lini é mio figlio » . Salito in fama ben presto 
di valente concertista e maestro, a soli 28 
anni successe al Bolla nella direzione del- 
l'orchestra della Scala e di profess?«rc di 
violino al Conservatorio, e vi stette dal 
1834 al 1868. Compose 24 studi per viola 
e 6 per violino, alcune variazioni per violino 
sopra un tema di Rossini , un duetto sopra 
un tema del Giuramento e parecchie sin^ 
fonie a piena orchestra. 

Era profondo nello studio dei classici. 
CAVOS CATERINO, compositore dram- 
matico, nacque a Venezia nel i775 e morì 
a Pietroburgo nell'aprile del 1840, 

CELEGA NICOLÒ, maestro di canto e 
compositore, nacque a Polesella ncir aprile 
1844. 

CELLI FILIPPO, nacque in Roma nel 
1782 e morì a Londra ncll' agosto del 1856. 
Percorse ne' suoi primordi la carriera tea- 
trale come bufTo, ma preferì ben presto fare 
il maestro di canto. Scrisse alcune opere che 
ebbero brillante successo ; T una fu la Sec^ 
chia rapita^ rappresentala alla Pergola di 
Firenze; l'altra Emma di Resburgo, da- 
tasi nel 1821 al Comunale di Bologna. 

CELLINI FRANCESCO, compositore di 
musica sacra, nacque a Fermo sul princi- 
pio del 1813, e il 19 agosto 1873 l'arte 
musicale italiana fece non piccola perdita 
colla morte di lui avvenuta nella sua ama- 
tissima patria. 

Fino dalla sua infanzia il C^LLim diede 
prove di molta attitudine allo studio della 
musica. 



Nel settembre del 1843, egli scrisse sulle 
norme tracciate dai grandi musicisti due 
Messe, che vennero da tutti lodate. 

Sarebbe lungo il citare tutte le sue com- 
posizioni, specialmente religiose ; basterà no- 
tare come i loro principali pregi siano chia- 
rezza, semplicità, melodìa. 

Né solo il Celuni era valente compo- 
sitore di musica sacra, ma fu anche ot- 
timo maestro concertatore e direttore di 
orchestra. Fu anche abilissimo maestro di 
canto e s' ebbe ad allievi i fratelli Fran- 
cesco e Lodovico Oraziani, Antonio Giù lini 
ed un Enrico Fagotti ecc. 

11 suo metodo d'insegnamento fu ap- 
prezzato dai più valenti e per esso s' ag- 
giunse maggior lustro al suo nome. 

Il Cellini, come scrisse il Biagi, era di 
modi facili e cortesi, modesti ssimo, tantoché 
alla sua morte venne compianto come una 
perdita dell'arte non solo, ma ben anche 
come ottimo cittadino. 

CEBIMELE MICHELE, pianista e com- 
positore, nacque in Agnone (Campobasso) 
nel settembre del 1806. 

CESABI PIETBO, professore di violino, 
maestro concertatore e direttore d' orchestra, 
nacque a Parma nel 1836* 

CESI BENIAMINO, pianista e profes- 
sore al Begio Conservatorio di Napoli, na- 
cque in questa città nel novembre 1845. 

CESI ABI ANGELO, nasceva in Chiog- 
già il 14 marzo 1823; ancora in fasce ve- 
niva condotto a Venezia, ove stabilì vasi la 
sua famiglia. Per questa circostanza devo 
porlo nel novero dei maestri veneziani; e 
dacché fu distinto giovine degno di lode, ma 
sfortunato, credo non inopportuno dare al- 
cuni brevi cenni sulla sua vita. 

Il Cestari, inclinato alla musica fino- 
dalia prima giovinezza, veniva istruito nella 



PEL SECOLO XH 



41 



scuola del vioiìno, quindi in quella del pia- 
noforte, deir armonia e dell' acustica dai 
maestro Pasquale Negri, Dal maestro Pietro 
Combi, già discepolo del Donizelti^ riceveva 
lezioni dì contrappunto con esito felicissimo, 
per modo che neirelà d'anni Ì5 fu in gra- 
do di scrivere varie composizioni e perfino 
compiere tre anni appresso, un* opera tea- 
trale: Raffaello, 

La coscrizione militare lo colse ; fu co- 
rretto ad abbandonare la casa paterna e a 
ra^ungere il suo reggimento in Germania, 
dove però non si distolse dai suoi sludi pre- 
diletti, cui anzi accudì maggiormente, perfe- 
zionandosi nella severità dello stile , non 
senza aver ocf^sione di distinguersi quale 
supplente al maestro direttore della banda 
militare del Wimpfcn. 

Di ritorno a Venezia nel 1850^ per mi- 
gliorare la sua sorte giunse ad ottenere im- 
piego in Montagnjna, nella provìncia di Pa- 
dova, quindi a S. Daniele del Friuli quale 
tmestro di Cappella e della banda cìvìc<l. In 
quest' ultimo capoluogo distrellnale scrisse 
una Mf^sm solenne, che più volle venne 
escila, sempre am plauso. Nel 1858 potè 
dare il Cleto al teatro di Udine, ove ri* 
scosse applausi ripetuti, cui fecero eco i 
giornali più accreditati. 

Nel 186i, superati ostacoli non lievi, 
giungeva a vedere coronato un nobilissimo 
suo desiderio, quello di aprire con supe- 
riore approvazione una scuola musicate gra- 
tuita, r unica in Venezia, fin dal 1866 da 
lui iniziata ; ma aggravato da soverchie fa- 
tiche; edito da fierissima febbre perniciosa, 
moriva il 2 agosto 1869, lasciando nella deso- 
lazione la moglie ed i carissimi suoi allievi. 

CHERL'BINI LUIGI, nacque a Firenze 
il 14 settembre 1760 e morì in Parigi il 
J5 marzo 1841 



Qnesto celebre maastro seppe accoppiare 
nelle sue composizioni al gusto italiano il 
francese, cosicché fu tenuto in gran conto 
non pure dalla nazione, ma da quanti gt> 
verni si avvicendarono in Francia nel lun- 
go corso della sua vita. 

Fra le sue composizioni di musica sa* 
era la Messa funebre occupa un posto non 
inferiore a quelle di Mozart, Scrisse pure 
tm Requieìu eseguito pei fnnerali del Duca 
di Berry e molte altre cose. 

Illustre compositore drammatico scrisse 
le opere : 

Les deux journées^ Lodoiska, Medea^ 
Ali Babà, Faniska. 

Nel 4809 gli venne innalzato un monu 
mento nel Chiostro di Santa Croce in Fi- 
renze 

CHIABOMONTE FRANCESCO, com- 
positore dramraat'co e maestro di canto, na- 
cque a Castrogiovanni nel 1815. Studiò a 
Palermo col Raimondi e più tardi eoa Gae- 
tano Donizetli. 

Nel 1840 il Chiaromonte cantò come 
tenore- — Nel 1844 scrisse per un teatro di 
Napoli l'opera: La[Fenma che pel suc- 
cesso ottenuto, venne poi data al San Carlo, 
— Nel 1851 fece rappresentare a Genova 
r altra sua opera: Il Gondoliere, e nella 
stessa città, nel 1852^ Giovanna di Casti' 
glia. — Nel 1853, alla Fenice di Venezia, 
diede : Le nozze di MessUm ; nel I83S alla 
Scala di Milano, Ines de Mendoza, Nello 
stesso anno al teatro Paganini di Genova pose 
in scena nn' opera comica dal titolo : Una 
burla per correzione. — Nel 1858 egli si 
recò a Parigi e colà ebbe apposito incarico dì 
scrivere un'operetta francese in un atto: 
Clara Tempète, Scrisse molte composizioni 
da camera ed impartisce lezioni di canto con 
vantaggio ali* arte. 



42 



I BUESTRI DI MUSICA ITILUNI 



aUTI GIOVANNI, compositore dram- 
jnatifx), mori a 35 anni in Firenze, nel 
maggio ihì 1874. 

CIANCH[ EMILIO, compositore, nacque 
in Firenze il 21 marzo 1833, Studiò Farle 
musicale in questa Citt;\ e nel 1854 die- 
de in una* chiesa il suo primo lavoro, che 
piacque. 

In seguito 'scrisse varie opere, e nel 
1873 fece eseguire ncila chiesa di S. Croce 
in Firenze per l' anniversario del re Carlo 
Alberto e dei martiri dell' indipendenza ita- 
liana, una Messa da Requiem, che ottenne 
un bellissimo successo. 11 CiANcni è Se- 
gretario del Reale Istituto musicale e del- 
rAccadcmia musicale Fiorentina. 

CIARDI CESxVRE, flautista e composi- 
torCi Nacque a Firenze nel giugno del 1818, 
mori a Strclna nel giugno del 1877, 

11 CiAnni fu flautista della Corte di Pie- 
troburgo; e, oltre afl' essere concertista e 
compositore pel suo strumento, scrisse an- 
che un Aìbum di canto. 

CICCARELLI ANGELO, compositore e 
maestro di canto. Nacque a Montone, pro- 
vincia di Teramo, il 25 gennaio 1806. Ri- 
masto orfano dì padre a nove anni, sua 
madre, quantunque in condizioni economi- 
che ristrettissime, prese la risoluzione, il 
1. gennaio 1815, di mandarlo in Lanciano, 
sotto la guida del maestro Filippo Gianni, 
il quale non solo s' impegnava d' istruirlo, 
ma ben anche di mantenerlo, come se fosse 
suo tìglio. Passati vari anni, il Gianni ebbe 
l'opportunità di raccomandare il Cicgarelli 
al Cav, Gasparo Selvaggi che amicissimo 
com' era del maestro Crescentini, gli fece 
ottenere favore e protezione, per modo che 
il Crescentini scorgendo in lui le più fe- 
lici disposizioni pel canto, comindò a edu- 
carlo, e contemporaneamente prego Z ingarelli 



che si fosse compiaciuto di annoverarlo tra 
i suoi allievi di contrappunta e composi-^ 
zione. La sua riuscita fu splendida, ed ai 
15 di novembre del 1829 abbandonò il 
Collegio. 

Il 19 gennaio 1830 in sepito a van^ 
taggiose offerte, il Cigcìbclle si recava a 
Dresda quale maestro di canto; e siccome 
fu ben pVesto conosciuto il suo valore artisti- 
co, cosi egli diventò il maestio di moda, fu 
pur nominato maestro della Corte Sassone. 

Nel 1841 accettò la carica a lui offerta 
di maestro di canto deiristituto Re^le de' ra- 
gazzi per i Soli ed i Cori della Cappella, 

Nel 1863 scrisse una Messa di Requiem 
per quattro voci e più strumenti, e nel 1865 
una Messa di Gloria. Compose altresì un' 
opera seria, Caterina di Guisa, che dedicò 
al re di Sassonia Federico IL Molte compo- 
sizioni da camera meriterebbero d' essere ri- 
cordate, ma qui basterà cifare soltanto le o- 
pere più importanti, fra le quali uno Statai 
Mater per sole voci di donna con accom- 
pagnamento a quartetto di corde, un'altra 
Messa di gloriay un Vespero per quattro 
voci e grande orchestra, ed un Te Deum, 
composizioni tutte di grandissimo pregio ar- 
tistico. 

Il CiccARKLLi amato e stimato pas.sa la 
sua vecchiaia a Dresda. 

CICCONETTI FILIPPO, avvocato e mu- 
sicografo, nacque a Roma il 18 luglio 1820. 

Pubblicò varie biografie: Vita di Vin- 
cenzo Bellini (Prato, Alberghetti 1859) 
Vita di Gaetano Dùnizetti (Rt^ma Tiberina 
1864), Memorie intorno a Pietro Raiìnondi 
(id. 1867), Le mie memorie artistiche, di 
Giovanni Pacini, continuate, (Roma 1872), 

CIMADOR GIOVANNI BATTISTA, vìch 
linista e compositore, nacque a Venezia nel 
1761 e morì a Londra nel 1806, 



DEL SECOLO XIX 



43 



CIMAROSA DOMENICO, nacque in A- 
versa nel dicembre del 1749, e compi i suoi 
sludi sotto jl Fenaroli nel Conservatorio di S. 
Maria di Loreto* Benché figlio di poveri geni- 
lort, la sua educazione non fu trascurata. Fu 
apprezzalo pel suo genio musicale e per Ta- 
mabilità del suo carattóre. Le opere che co- 
minciarono a dargli fama^ furono : Y Italiana 
a Londra, eseguita net 1779, — Giannina 
e Bernardone eseguita nel 1781 a Venezia 
nel teatro S. Samuele e nel 1784 YOlimpia' 
de, per l'apertura del teatro Erelenio di Vi- 
cenzn. Ma ciò che gli diede il più alto grado 
di celebrità fu il Matrimonio segreto, vero 
capolavoro che solo forse trasmetterà il suo 
nome ai posteri. Quando quest' opera fu rap- 
presenUla a Vienna nel 1792, Leopoldo II 
ne fu cosi deliziato che, fatto dar da cena ai 
cantanti ed ai suonatori, li rimandò a teatro 
e fece tosto ripetere Topera intera. Nel 1794 
al teatro dei Fiorentini a Napoli diede l' o- 
pera : Le astuzie fenimuiiii e nel carnovale 
1796-97 al teatro della Fenice in Venezia 
diede gli Orazi e CuriazL lì Cimarosà fu a 
Pietroburgo per 4 anni al servizio della Im- 
peratrice Caterina, ove compose quattro ope- 
re. In complesso se ne hanno di lui circa ot- 
tanta, oltre a molte altre composizioni sì da 
chiesa che scritte pel servizio della Corte di 
Russia. Egli fu Fanello che unì la vecchia 
scuola alla moderna. Morì immaturamente a 
Venezia nel gennaio del 1801. Il di lui busto 
JD marmo, scolpito dal Canova, è collocato 
nella Protomoteca del Campidoglio in Roma. 

CIMOSO GUIDO, organista, compositore 
e scrittore, nacque a Vicenza il 10 febbraio 
1804. L'egregio biografo Signor G. D/ Ga- 
gparella scrive di lui cosi : 

Nella famiglia Cimoso l'arte è tradi- 
zionale, ereditaria; e Guido, figlio di Dome- 
DÌco^fu degno custode delle tradizioni del 



padre, cui senza dubbio superò, e per la ver- 
satilità dell' ingegno, e per l'eccellenza delle 
opere. 

A sette anni corainciò a studiare il vio- 
lino, a nove il pianoforte, a dieci le prime 
regole armoniche. Così rapidi furono i pro- 
gressi suoi, da poter eseguire di undici anni 
a Venezia un concerto per violino del Morel- 
lato; accompagnare di dodici — come or- 
ganista — una messa corale del maestro A» 
gnola nella chiesa di S- Marcelliano, ed assi- 
dersi, di tredici tra i professori del teatro la 
Fenice di Venezia, dopo d'aver dato pubblico 
saggio di sua bravura roir eseguire un con- 
certo di Pleyel. 

Compiuti gli studi di contrappunto nel 
Conservatorio di Milano sotto la direzione di 
Bonifacio Asioli, a ventun' anno era già pro- 
vetto compositore, e fu chiamalo a Thicne 
quale organista e direttore d'una Società fi- 
larmonica- A ventiquattro anni pubblicò nn 
Trattato elementare di mmica secondo il 
metodo del suo illustre maestro, ed a ven- 
ticinque diresse rorchestra del teatro di Zara 
e Tanno dopo quella di Spalato, 

Ritornato a Venezia nel 1832, compose 
per la Società filarmonica di S. Cecilia un 
Vespro solenne a tre voci con orchestra, e 
nel 1840 sostituì il padre nello scanno di 
organista nella Chiesa di S. Antonio di Città 
nuova a Trieste, facendosi ammirare per la 
rara maestria, non meno che per la seve- 
rità ed il carattere dello stile, degno della 
maestà del tempio. 

Fu maestro di canto nelle due Capo- 
scuole di Città nuova, e nella Comunità gre- 
co-orientale. 

Dal 185e al 1873 coprì il posto di 
prima viola al teatro Comunale; dal 1862 
al 1877 quello di organista nella Catte- 
drale di S. Giusto; uffici che gli valsero 



44 



l EJIESTKI DI MUSICA ITiLUNI 



— allorché vi rinunciò — un annuo stra- 
ordinario assegno dal Magistrato civico in 
éltest^lo di bem^ merenda. 

Nella composizione fu sempre guidato 
da vasti ed elevati conce pi men li, e ^guace 
delle teorie del Gorelli — che vedca nella 
musica la potenza di esprimere i senti- 
menti^ le passioni, ì piaceri, i dolori della 
vita fin là ove può giungere la più nobile 
e feconda locuzione poetica — volle dar 
saggio di musica descrittiva con due grandi 
studi di allegorie armonico -religiose a piena 
orchestra, con pianoi armonium, ed arpa 
obbligati. 

Non indagherò se il Qmoso abbia rag- 
giunto r intento — forse inaccessibile, di 
certo audace — di tradurre in suoni senza 
parole, la mìsti(^ trilogia della Distruzione 
dell'univèrso — del Giudizio universale e 
àeìY Eternità e di descrivere musicalmente : 
It^nonio considerato nelle passioni del mal' 
tagio e mi sentimenti del giusto* 

La (Questione dell'onomatopeia della mu- 
sica è troppo ardua e dibattuta per poter 
lìssere in un cenno biografico ampiamente 
e profondamente discussa. Perù dall'esame 
di quei lavori — sulla riduzione fattane 
dallo stesso autore — parmi poter affer- 
mare, che gli studi del Cimoso hanno una 
volta di più reso evidente che la potenza 
descrittiva della musica trova il suo confine 
là dove nel mondo reale è ancora possi- 
bile esplicare materialmente tin concetto, 
od esprimere nel mondo morale un senti- 
mento suscettibile di esterna rivelazione» 

Fella sua trilogia, all'Esposizione di 
Trieste del 1871 ebbe la medaglia d'oro, 
e quella d' argento coniata nel XXV ann i- 
versario del suo pontificato da Pio IX, che 
accolse quell'opera nella Biblioteca Vaticana. 

Il secondo grande studio allegorico-fan- 



tastioo fu lodato rial Liceo di Bologna e dal 
Conservatorio di Napoli peila dottrina pro- 
fonda, per la grandezza e severità di stile 
in esso addimostrate. Il suo Trattato eie* 
mentare di musica già citato, e la Nume' 
rica applicata ai 50 salmi di Marcello, 
sono splendida testimonianza del suo ferace 
ingegno, e forse una prova maggiore, come 
si esprime il Gasparella, si avrebbe avuto 
nel suo Trattalo teorico-pratico sulla costi* 
tuzione della scala inelodica ed armonica 
e deUe modulazioni, se fatalmente questo 
lavoro non fosse rimasto incompiuto per la 
sua morte, avvenuta il 18 maggio 1878. 

Fu critico repulalissirao e rioercaio da 
periodici autorevoli ; sollecito di veder rag* 
giunta dall'arte la maggior perfezione, sotto- 
pose al Primo Congresso musicale italimio 
in Napoli la sua opinione sulla necessità di 
armare il contrabasso — anche in Italia — a 
quattro corde, trovando favorevole accc^lìen* 
za presso quel competente consesso. 

Fu onorato da importanti Accademie — 
Era modesto, operoso, affettuosissimo, spese 
la sua vita per Tarte e per la famiglia, 

CLEMENTI MUZIO, celebre pianista- 
compositore, ritenuto per il legislatore del 
pianoforte, nacque a Roma nel 1753 e morì 
in età d' ottant' anni a Londra il 10 marzo 
1832. Le sue spoglie riposano nel Pantheon 
degli uomini celebri d'Inghilterra a Vesl- 
minster. 

Il Clementi, a nove anni, ottenne per 
concorso, una piazza d'organista. Dopo aver 
studiato sotto il Santarelli e il Carpini, in 
Roma, seguì un ricco viaggiatore, sir Beck- 
ford in Inghilterra. Colà, mercè studi più 
forti, divenne in breve il più valente suo- 
natore di clavicembalo. A diciotlo anni com^- 
pose tre Sonate dedicale ad Hayden, che 
vennero Iodate da Bach. — Nel 1780 il 



DSL SEGOLO XIX 



4S 



Cluenti reoossi a Parigi, a Berlino, a Vien- 
na, e dappertutto venne salutato entusiasti- 
camente. Conobbe Haydo e Mozart ; l' Ini* 
peratore Giuseppe l[ si compiaceva (li ascol- 
tarlo, — Fatto ritorno in Inghilterra, si 
diede ad impartir lezioni, e j suoi scolari 
più cono«^iiiti furono : Cramer, Field, Klen- 
gel, Berlini e madama Bartolozzi. A Londra 
pubblicò molUssimì lavori, fra cui è debito 
notare i tre libri dei suoi ammirabili studi: 
il Gradus ad PamaBsum; quest'opera, 
come dice il suo biografo Frojo, unica nel 
suo genere, fu ed è il codice dell' esecu- 
zione e dello stile, al quale si son formati i 
pianisti dì tutte le scuole. Nel 1800 prin- 
cipiò r industria dì pianoforti, a cui la sua 
diligente la sua direzione competente diede* 
ro un valore artistico^ guadagnando così una 
immensa fortuna che ammontò a più milioni. 

Come nota il già citato Fmjo, Muzio 
Clementi viene rignanlato come il più gran 
compositore di pianoforte che abbia esistito. 
Gli stessi tedeschi non possono opporgli che 
Carlo Filippo Emanuele Bach, 

Riporto qui Tclenco delle opere lascia- 
teci dal celebre artista ; 

1. Cento e sei Sonate divise in tren- 
laquattro Opere, di cui quarantasei con ac- 
compagnamento di violino di flauto e di 
violoncello. 

2. Due Duetti per due pianoforti, Op. l.« 
e Op. 12." 

3. Quattro Duetti a quattro manL 

4. Una celebre Taccata, Op. ii.* 

5. Due raccolte di Capricci. Op, 18,*, 
36,* e 47.* 

6. Ventiquattro Valzer, 

7. Fantasia sopra Faria : Al chiaror 
della luna, 

8. Traseriziùm dell'aria di Don Gto- 
f^anni : Battif batti. 



9, TraBcrisiùne ieWImo di Hayden, 
!0, Variazioni sopra l'aria: J' ai vu 
Lise hier au soir. 

11. Sei Fughe nello siile difficile, Op. 5.' 

12. Sinfonie ed Omertures a grande 
orchestra, 

13- Preludi e punti d'Organo nello 
stile di Hayden, Koaeluk, Mozart, Sterkel, 
Wanhal e Clementi, Op. 19/ 

14, Quaranta i^relwdi nello stile facile. 
Op. 60/ 

15, Gran ^fetQdo per pianoforte, in cui 
si trovano ottimi esercizi di scale tn tutti 
i toni, 

16, Selection of practical harmony. 
Quattro volumi di Capricci, Fughe, Canoni 
e pezzi ideali scientifici dei più eminenti 
compositori, preceduti da un breve Trat^ 
tato sul Con^appunto, 

17, Gradus ad Parnassum. Cento studi 
divisi in tre libri. Questo codice pratico e 
completo di stile e di meccanismo, ebbe do- 
dici edizioni in Inghilterra; poi fu ristam- 
pato più volte in Germania, iti Francia ed 
in Italia. 

COCCHI GIOACCHINO, compositore 
di-ammatico, nacque a Padova nel 1720 e 
mori a Venezia nel 1804, 

COCCIA CARLO, nacque in Napoli il 
14 aprile 1782, Suo padre, un bravo vio- 
linista, l'aveva destinato allo studio dell'ar- 
chitettura, ma il giovanetto, che si sentiva 
invece inclinazione alla musica, facendo foraa 
alla volontà paterna, riesci ad ottenere delle 
lezioni da un oscuro maestro e si mise a can- 
tare nelle chiede di Napoli. Entrato dopo 
non pochi contrasti nel Conservatorio di 
quella città, vi ebbe a maestro nientemeno 
che Paisiello. 

Uscito dal Conservatorio e venuto in 
breve tempo in fama di valente, venne fatto 



46 



I MAESTEI DI MUSICA ITlLliNl 



professore, e dal re Giuseppa Bonaparte 

nominato accompagnatore della sua musica 
particolare. 

Pochi maestri polorona vantare la facilità 
e la creazione esuberante del Coccia* 

Ricordare tutte le sue opere, che am- 
mont^nio a più di scssanla, sar^^be un vo- 
ler&i dilungare inutilmente; basterà quindi 
ctì' io accenni qnì alle [irincìpali : 

A Roma fece rappre^nlarc H MairimO' 
niù per caìnbìale e Rinaldo d'Asti ; a Ve- 
nezia La Verità nella bugia^ Matilde, I 
Solitari, Il Sopw verificato, ArritjheUo, 
Etelinda, e Clotilde, nonché VOrfano della 
Selva a Milano e al Comunale di Trieste 
nel iSÌS Gabriella di Vergy. L'opera 
Clotilde, benché venisse accolta con favore 
in Italia, non ottenne però buon successo 
a Parigi dove fu rappresentata nel i821. 

Nel 1823 il CxKCJA andò a Londra ove 
venne nominato direttore della musica nel 
teatro Reale, e colà egli fece rappresentare, 
ottenendo uno splendido successo, la sua 
grand-opera Maria Stuarda. 

La Reale Accademia di Mtisica, stabili- 
tasi in quel tempo, lo nominò suo maestro di 
armonia e di canto. 

Ritornato in Italia, dopo avere acquistato 
bella rinoman^ia all' estero, scrisse per la 
Scala di Milano, nel 1828, V opera già ri- 
K)rdata VOrfmio della Selva; per Venezia 
Rosmunda ; Eduardo in Iscozia pel San 
Carlo di Napoli nel 1831 ; Eurico di Man- 
fori e Gi&mnna II di Napoli nel 1832, e 
Caierina Duchmm di Guisa nel 1833, 
tutte e tre per la Scala di Milano. Come 
dissi più sopra, troppo dovrei estendermi su 
questo valentissimo maestro ; mi limiterò ad 
accennare ai punti più importanti della sua 
vita artistica. 

Nel 1841, trovandosi a Torino per porre 



in scena al teatro Regio la sua opera II 
Lago delle Fate, venne nominato Ispettore 
di canto in quell'Accademia Filarmonica, che 
diresse per molti anni e ove ebbe occasione 
di far eseguire della buona musica classica, 
e particolarmente vari Salmi del Marcello. 

Nel 1840 il Coccia scKtituì il Mercadante 
nella qualità dì maestro compositore e diret- 
tore di Cappella delia Cattedrale di Novara, 

Da quel tempo non scrisse più pel teatro, 
ma si diede a comporre musica sacra. 

Scrisse molto per Chiesa, specialmente 
Messe. L' editore Lucca di Milano pubbhcò 
la Messa da requiem ed un Te Deum, La 
prima fu quella commessa dal Municipio di 
Novara per la morte del Re Carlo Alberto : 
il Te Deum per T entrata del Vescovo in 
Novara. 

Il Coccia era Cavaliere dei SS. Maurizio 
e Lazzaro, Ufficiale dell'Ordine atesso. Com- 
mendatore Mauriziano ed UiBcìale della Co- 
rona d' Italia. 

Morì in Novara nel mese di maggio 
1873. 

COCCON NICOLd. - Questo nome è 
ricordato nel Fétis, SuppL Volume I, nel 
Falaschi, II ediz., mìV Album AìUografi 
del Ricordi, etc., come quello d'uno dei 
più dotti e fecondi musicisti moderni. 

Nacque a Venezia il 10 agosto 1826, 
Inclinando alla musica, fu a dieci anni posto 
sotto la direzione del Maestro Ermagora 
Fabio, discepolo del FurUweUo, che lo am- 
maestrò nel genere classico. A quindici anni 
diede per primo saggio di composizione tre 
Mottetti per Contralti, Soprani e Bassi, 
saggio giudicato assai promettente. 

Fattosi ottimo organista, ed accompa- 
gnatore, esperto cantore e pratico del violino, 
divenne in breve padrone di quel campo 
ove più tardi raccolse meritati allori, 



DEL SECOLO XIX 



47 



L'anna 1856, in seguito a concorso, fu 
nomiaatn Organista Primario e Vicemae' 
stro della R. Cappella di S. Marco ,essen- 
done Maestro Primario il Buz zolla. 

Nel 1867, parimenti per concorso fu 
eletto Capo-Musica della Guardia Nazionale 
allora istituita in Venezia, e vi stette fin- 
ch'ebbe a durare quel Corpo, creando un 
apposito e svariato repertorio di sua ridu- 
zione, anche attualmente usato ne' concerti 
della Banda Cittadina. 

Mancato a' vivi il Buzzola nel 1871, fu 
incaricato di tenerne le veci, e finalmente 
Tanno 1873, apertosi il concorso a quel 
posto, vi fu insediato pei voti degli egregi 
esaminatori ab. G. B. Candotti, ab. Jacopo 
Tomadini, cav. Melchiorre Balbi; Angelo 
Tessarin e Carlo Rossi, 

Sorvolando ad altre nomine ed onori- 
ficenze tributate al CoceoN da Accademie, 
Istituti, nonciiè da augusti personaggi (quali 
il Principe Umberto, ora regnante, l'Im- 
peratrioì Eugenia, il Piincipe Ereditario di 
Prussia, la Corte d'Austria, etc.) citeremo : 
il diploma di Socio onorario della Asso- 
ciazione Filarmonica di Genova, conferitogli 
dair illustre cav* Angelo Mariani , dopo 
r esecuzione in quella città di alcune opere 
sacre che altrove accenneremo; il diploma 
di Accademico corrispondente del B. Isti- 
tuto Musicale di Firenze, d'iniziativa del- 
l' illustre Casamorata per le prestazioni 
assunte dal Coccola in occasione delle feste 
tributate colà air inventore del Piano, Bar- 
tolommec Crìstofori, La Scuola Popolare di 
Musica Io acclamo suo Presidente onorario. 
Il Collegio Armeno Raphael Io novera 
tra un'eletta schiera di docenti. L'Orfano- 
trofio Gesuatì lo ha come istitutore delle 
voci bianche pel servizio della R. Cappella. 
La Presiden^ del Liceo Benedetto Mar- 



cello, dopo di averlo scelto col GolimlH e 
col Balbi per esaminatore dei professori 
concorrenti alle principali cattedre di quel 
novello Istituto, ed avergli affidati onore- 
voli offici in occasione dell' Eij^posizione Mu- 
sicale di Milano e del Congresso di Venezia 
del 1881, lo invitava nel 1882 ad assumere 
interinalmente la cattedra di armonia, con- 
trappunto e composizione rimasta vacante per 
la malattia e morte del titolare prof. Fortu* 
nato Magi, direttore artistico di quel Liceo, 
encomiandone poscia in una speciosissima 
lettera di plauso e riconosa^iza lo zelo spie- 
gato ed i risultati in breve tempo ottenuti. 

Le composizioni musicali, originali del 
CoccoN, a tutto Tanno 1882, ammontano 
a 415; per la maggior parte di genere sa- 
cro; tra le quali: (lUo Messe da requietn^ 
trenta Messe da Gloria, ed una infinità di 
Salmi y Inni, e Cantici diversi^ 

Nel genero profano si notano: l'opera 
in tre alti Zaira, m libi'etto di N* Fora- 
miti, i Melodrammi Uggero il Danese, e 
Manasse, e TOperetta bufla : / due Oran^ 
gotani. Della prima, inedita, si conoscono 
alcune belle parti dall* autore ridotte per 
Banda. Il Manasse fu prodotto nel teatro dei 
Gesuali pochi anni sono, e Tanno scorso a 
Spello, su quel di Roma^ con ottimo sue* 
cesso. 

Fra le molte Cantate ed inni patriota 
tici, la Barcarola a 4 voci con orchestra, 
scritta su parole di Seismith Doda per la 
venuta dei Dotti del 1847; il Pensiero 
Funebre a Daniele Manin per Banda ed 
orchestra, eseguilo in occasione dell'arrivo 
in Venezia delle ceneri di quel grande ; 
Vlnno a Goldoni per la Società di tal nome, 
V Inno • cantata: Venezia all'esercito per 
coro ed orchestra, espressamente scritto 
pollo splendido concerto datosi alfa Società 



48 



1 MAESTRI DI lUSlCA mLIlir! 



Cico&i a prò degli inondali la sera del* 
r undici dccerabre 1882; inno che procurò 
all'autore interminabili applausi e fu bissato 
da un alTollatìssimo e scello pubblico. 

Non poche Romanze da Camera edite 
da Lucca ed Albini di Mibno, e Zandìri 
di Veuezia- 

Nel genere sacro spiccano 1 li Requiem 
pei funerali dell'Arciduca Federico d'Aii- 
sìria, celebratisi Tanno Ì8S0 nella Chiesa 
della Commenda di Malia. I cinque Salvn 
e la Mensa, scrìtti per la Cappella di S. S. 
Andrea ed Ambrogio di Genova^ che gli 
mcrilaruno la nomina surriau'data. Fra le 
nove Messe annuali d'obbligo pel S. Na- 
tale in S. Marco, quelle del 1875, 1877 
e 1879 le cui fughe celehratissime furono 
oggetto di speciali elogi della stampa mu- 
sicale e cittadina, ■ Con tali Messe egli è 
t giunto a tanta altezza da onarare assai 
» Venezia e t' Italia » . (CiOsi la Gazzetta di 
Venezia 1879 N, 343) e il periodico The 
Àccadefìiìj di Londra, nel suo N. 510 pag, 
102, anno 1882, lamenta come perdita 
degli italiani il fatto che simili lavori non 
vengano pubblicati, mentre * his worfcs 
» wouid find admirers in France, as also 
» in England i. 

L'anno 1879 egli ultimava il più gran- 
de suo lavoi'o, una Messa di Requiem a 
4 voci, orchestra, organo^ con cori d'ambo 
i se^i, che rifiutata per la soverchia sua 
mole dalia Casa Lucca di Milano, fu deside- 
rata fuor d' Italia, ed ora trovasi neir insigne 
biblioteca della Cappella di Corte di S< M, 
r Imperatore d'Austria, a fianco d'altri lavori 
de' più celebri musicisti d'ogni nazione, ono- 
re toixato a ben pochi de' contemporanei. 

Oltre a ciò scrisse pure, fuor d' obbligo 
le due Messe pei funebri Soldini 1880 e 
1881, che notansi fra le migliori* 



È anche debita accennare al cospicua 
regalo da lui fatto recentemente al patrio 
Liceo Musicale, di quaranta suoi spartiti 
per Banda di sua riduzione* 

Fra* suoi allievi si distinguono i maestri 
Domenico Acerbi, Lorenzo Poh\ Mafta- 
ruco, nonché altri egregi dilettanti. 

CODIVILLA FILIPPO, allievo del mae- 
stro Alessandro Busi, nacque in Bologna nel 
novembre dell'anno 1841. Valente compo^ 
sitore di musica sacra e sinfonica, fu nomi- 
nato accademico fìlarmonìco nella sua città 
natale. È direttore di un Corpo musicale 
cittadino e si merita Tammirazìone dì lutti 
per la somma perizia con cui lo dirige, 

COLETTI FERDINANDO pianista e 
compositore, nacque in Napoli il 4 gen- 
naio 1843 e morì in Roma il 10 novembre 
1876. 

COLLA GIUSEPPE, compositore dram- 
matico e da chiesa, nacque a Parma nel 
1730 e vi mori nel 1816, 

CONCONE GIUSEPPE, professore di 
canto e compositore, nacque a Torino nel 
1810 e vi mori nel 1861. 

CONCORDL\ DOMENICO, compositore 
e direttore d' orchestra, naù^ue a Loreto nel 
1801 e mori a Macerata il 23 marzo 1882. 
Operosissimo e coscienzioso insegnante, jdco 
minciò a 20 anni ad essere istitutore pro- 
vetto. Scrisse molta musica da camera, da 
chiesa e teatrale. Ebbe un'ilUniitata fiducia 
da Pacini e da Verdi per dirigere i loro 
primi lavori, — Nel 1845 venne nominato 
maestro di Cappella in Macerata, e diede 
airarte i valenti ointantì Cresci, Mongìnì^ 
Chini, Fioretti, Angelini, Quintilli-Léoni, e 
la Giovannoni. 

Il Concordia era artista in tutto il senso 
della parola, ed italiano con tutto lo slancio 
del cuore. 



DEL SECOLO XIX 



49 



CONTE ANTONIO ERNESTO, pianista 
e compositore, nacque a Salerno il 23 ot- 
tobre 1826, studiò il piano con Giuseppe 
Lillo, Tarmonia con suo padre e con Giu- 
seppe Barberi, e la composizione con Fe- 
naroli. 

Pubblicò non meno di 100 pezzi per 
piano, un gran numero di melodie vocali, e 
molti pezzi di musica religiosa con accom- 
pagnamento d'orchestra. 

CONTI a ANTONIO, nacque nel 1791 
a Reggio (Emilia). Se non fu celebre, fu 
però assai valente, e se la sua fama non ol- 
trepassò i confini della città nativa, ciò si 
deve alla eccessiva sua modestia. Fu eccel- 
lente organista della cattedrale, buon mae- 
stro di pianoforte nel Collegio Convitto, e 
compose sceld pezzi sacri concertati. Morì 
improvvisamente la mattina del 24 maggio 
1858, nella chiesa di Santa Teresa^ mentre 
accompagnava un Tantum ergo cantato da 
giovinetti. 

CONTI CARLO, compositore drammati- 
co. Nacque in Arpino il 14 ottobre 1797 da 
genitori agiati, i quali volevano che il loro 
Cablo studiasse chimica e medicina; però 
mostrando egli fin dai suoi primi anni in- 
dicibile trasporto per la musica, si decisero 
di collocarlo nel Real Collegio di S. Seba- 
stiano a Napoli. Fu ammesso di tredici an- 
ni, sotto la scuola del valentissimo Giovan- 
ni Forno, ad apprendere pariimenti ed ar- 
monia sonata. Uscendo in tale studio, pas- 
sò alla scuola del dotto Giacomo Tritto per 
dedicarsi al contrappunto, poi sotto Fedele 
Fenaroli, e fini di compiere i suoi studii 
di composizione con Nicolò Zingarelli; in 
quel tempo trovandosi in Napoli Simeone 
Mayer, ottenne di fare sotto la direzione di 
sì valente artista, un corso completo d' istru* 
meotazione. 



n Conti, allievo ancora del Collegio» 
scrisse pel teatrino dello stesso la sua prima 
operetta: Le truppe in Francoma (1819), 
Quest' opera sorti felice successo, presente 
fra gli invitati oravi il Rossini, Termi- 
nata la rappresentazione, il sommo maestra 
volle abbracciare il novello esordiente, ma- 
nifestandogli la sua compiacenza e lodando 
il suo ingegno. 

Nel 1820 scrisse La pace desiderala^ 
e nel 1823 II Trionfo della Giustizia, tutte 
e due pel teatro Nuovo, incontrando il f^ 
vere del pubblico. Nello slesso anno com^ 
pose per le medesime scene V opera semi- 
seria Misantropia e pentimento, che entu- 
siasmò l'uditorio. 

Al teatro Valle di Roma, neiranno 
1827, diede le opere e L' Innocente in pe- 
riglio e L' Audacia fortunata, che piacque- 
ro ; poi compose Y opera giocosa Bartolomeo 
della Cavalla y rimastavi popolarissima sino 
a' giorni nostri. 

Molte furono le opere scritte da Conti 
Carlo, ma qui mi limiterò ad accennarne 
una, colla quale si rivelò severo e pro- 
fondo contrappuntista: V Olimpia^ Questa 
opera gli procurò rinomanza tale da porlo 
a livello dei primi compositori del suo tem- 
po. Scrisse poi pel teatro della Scala dì 
Milano Giovanna Shore, e lasciò in gran 
numero altre composizioni, come a dire can- 
tate j cori, pezzi da camera, pezzi per istru' 
menti diversi, sinfonie, concerti. Di musi- 
ca sacra oltre che sei Messe solenni di glo- 
ria a grandi orchestre, e due Messe fune- 
bri, scrisse molti Salmi, Te Deum, Salve 
Regina etc. 

11 16 aprile 1840, il Comi venne no- 
minalo socio ordinario dell'Accademia di 
Belle Arti di Napoli, sezione filarmonica. 

Il 29 gennaio 1848, nella ricorrenza 



50 



I MAESTRI DI MUSICA. ITALIANI 



(Iella Costituzione data dal Re Ferdinando II, 
si eseguiva un suo Inno a guii^a di Cantala 
al San Carlot che ebbe gran sncccsstK 

Nel 1831 fu eleLU) presidente della Beale 
Accademia di Napoli, e per la morte di 
Halévy venne nominato socio corrÌE^pondente 
dell' Istituto dì Francia. 

Fu maestra a Vincenm Bellini. 

Mori in Arpino il 10 luglio 1868. 

CONTI CLAUDIO, professore e compo- 
sitorep Nacque a Capracolta nel marzo del 
1836, Di Lindici anni dimostrandosi appas- 
sionato per l'arte musicale, suo padre (nel 
1847) lo inviava a Napoli alle samle ester- 
ne del Beai Collegio di S. Pietro a Majella, 
e in men di nn anno il piccolo Claudio si 
fece ammirare per ingegno svegliato, tanto 
cbe il Alercadante lo volle fra i poclii al- 
lievi cai egli stesso insegnava finché slette 
in Collegio (anno 1860). Dei sette anni in 
cui fu a scuola dal Morcadnnte, quattro ne 
spese nel!' insegnamento, poiché gli fu com- 
messo r onoralo ufTicio di primo maestrino 
con V incarioo d* insegnare le prime nozioni 
di contrappunto ai più giovani; la pratica 
di un tale esercizio lo ha avviato a un meto- 
do savio e severo dMnscgnamento, anche 
quando uecì dal Collegio. 

Dopo molta musica che il Costi compo- 
se pel Collegio sia sacra che profana, ebbe 
a scrivere un hmo per T avvenimento al 
trono di Francesco II (anno 1859) e nel- 
l'anno stesso compose una Messa, un Credo 
ed un Inno. 

Scrisse poi molta musica per chiesa, 
molta vocale per camera pubblicata dall'edi- 
tore Clau&etti, 

È autore dell'opera applamlitissima da- 
tasi al teatro Bellini di Napoli > La figlia 
del Marinaro *, 

Nel 1867-68 pubblicò due bellissimi 



Album di musica per camera, l' uno pei tipi 
Ricordi, e i' altro per quelli di Gottrau. Nel 
1869 ebbe commissione dall' impresario del 
teatro San Carlo di comporre Vlnno per 
la nascita del Principe di Napoli e quesl' /li- 
no fu vivamente applaudito. 

Scrisse ancora il Conti un'Elegia a 
grande orchestra in memoria della morte 
di Mayerbeer di cui egli ei'a grande ammi- 
ratore. Sarebbe lungo V enumerare a una a 
una le sue accurate composizioni, poiché 
egli è indefesso scrittore. 

Nel gennaio 1871 Vittorio Emmanuele 
II gli conferì la croce di Cavaliere Dell'or* 
dine equestre della Corona d' Italia. 

CONTIN GIUSEPPE Co. DI CASTEL- 
SEPRIO, valentissimo violinista e composi- 
re, nacque a Venezia nel gennaio del 1 838. 
Nel 1877 venne nominato Presidente del 
Liceo Musicale Benedetto Marcello nella sua 
città natale. 

COOP ERNESTO A. L., nacque a Mes- 
sina nel giugno del 1812. A 14 anni pre- 
sentavasi già al pubblico come esperto pia- 
nista. Era compositore, maestro di perfezio- 
namento nel R. Collegio di musica, e pri- 
mo maestro di pianoforte nel Conservatorio 
di S. Pietro a Majella. Mori a Napoli il 
l."" novembre del 1879 nell'età di 67 anni. 
Delle sue composizioni, moltissime sono ri- 
maste popolari. Popolarissimo anche oggi, 
dopo oltre 30 anni, è il suo Pensiero Lu- 
gubre. 

COPPOLA PIETRO ANTONIO, nacque 
ril dicembre del 1793 in Castrogiovanni, 
paesello della Sicilia; ma ancora baii^bino, 
Catania l'accolse e lo adottò. 

Il padre suo, Giuseppe, lo avviò nell'ar- 
te dei suoni ed il fanciuUetto, moltissimo in- 
clinato a quel genere di studio, ne appro- 
fittò largamente. Non frequentò alcun Con-» 



BEL SECOLO XIX 



51 



servatorio, non sì recò in nessuna sala si- 
gnorile a chiedere T elemosina d'una rac- 
comandazione, non domandò alcuna pensìo 
ne al Municipio, ma mercè il suo ingegno 
ed il suo amore costante e pertinace allo 
studio, si fece tanto innanzi, che in breve 
il suo nome e la sua perizia nell' arte mu- 
sicale suonarono per tutta Europa. 

A iS anni il Coppola era direttore del 
teatro Comunale di Catania; a venti com- 
pose n figlio bandito, V Achille in Siro e 
quindi V Arlale d' Aragona che furono mol- 
to applauditi e rivelarono nel giovane mae^ 
sti-o un dottissimo compositore di musica* 
Il Coppola, allora desideroso di nuovi 
allori fuori di patria, partì per Napoli, do- 
ve nella quaresima del 1832 ripresentò pri- 
ma sulle scene del Fondo, poi su quelle del 
S. Carlo, il suo Achitle in Siro. Si trova- 
vano spettatori Rossini, Raimondi e Doni- 
leUì venuti a teatro col convincimento di as^ 
sistere a qualche fiasco colossale. Ma non 
fu C03Ì, giaccliè eruppero in fragorosi ap- 
plausi; e l'autore della Lucia più tardi eb- 
be a dire essere V Achille del Coppola il 
vero Achille della musica. 

Nuovi trionQ attendevano il Coppola, 
allorché al Valle di Roma diede la Nina 
pazza per aniore. V autore fu chiamato al 
proscenio fra gli applausi generali ed entu- 
siastici degli spettatori, ed in breve quel- 
l'opera fece il giro del mondo, destando 
dovunque un vero fanatismo. 

Nel 26 dicembre 1835 al R^fo di Tori- 
no diede gì' lllinesi, melodramma di Felice 
Romani, 

Il Gondoliere di Venezia disse allora 
di codesta nuova opera del Coppola * è 
scritta colle mani delle Grazie » e la Rivista 
di Torino h chiamò t squisitissimo parto 
di menta sublime. » 



Chiamato a Vienna nel 1836, il Coppola 
vi compose Enricketta Baienztlel, ossia La 
festa della Rosa che eccitò gli spettatori a 
tal plinto da slaccare i cavalli dalla carrozp 
za, che doleva ricondurre a ca^ il tanto 
acclamato autore. 

Nel 1839 lo si volle a Lisbona per met- 
tere in iscena al S, Carlo gVfìlimsi, La 
bella Celeste, e La Nina pazza per amore. 
Nel medesimo teatro diede la Giovanna 
prima^ che gli costò due mesi e mezio di 
fatica, ma piacque molte. Anche l'altra ope- 
ra r Ines de Castro gli fruttò nuovi trionfi. 

Lasciata Lisbona, il Coppola venne a 
Roma, e o^là» nel 1844, fece rappresentare 
1^ opera buffa: R Folletto, che gli valse la 
simpatia dei romani. Nel 1846 ritornò in 
Palermo e nel R. teatro Carolino pose in 
scena L^ Orfana Guelfa, dramma tragico, 
e nel 1847 nello stesso teatro, /( Fingal, 
opera, al dir della Falce, giornale di quel 
tempo, di una bellissima fattura, dì stampo 
originale, piena di dolcissimi canti e d'una 
strumentazione maestra. 

Il Coppola iscrisse 17 opere, delle quali 
tre in lingua portoghese ed una in francese, 
oltre ad altri pregevolissimi lavori. 

Nel ISSO fu chiamalo per la seconda 
volta a Lisbona, come Direttore del S, Carlo, 

Nel 1871 fece ritorno in patria, ma per 
non allontanarsene più. 

Ecco la vita di quest'uomo: non un mth 
mento di quiete, di pace, di tranquillità, di 
ozio; or qua, or là, oggi a Vienna, domani 
a Lisbona. E in tutte le ciltà ove il Coppola 
mette piede, è onorato, festeggiato, venera- 
to; eppure lui sempre modesto ed umile 
preferisce la pace al chiasso, e non inor- 
goglisce pei trionfi meritamente ottenuti, 
anzi pili modesto che mai, rifiuta i gradi 
cavallerachi che gli venivano offerti. E quan- 



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I HÀESTKl DI MUSICA ITÀLUNI 



do il Presidente del B. Istituto musicale di 
Firenze scrìssegli : Al m. cav. ecc., il Cop- 
pola rispose; < Prego il sig. Presidente di 
non onorarmi col titolo di cavaliere, poiché 
sin dal 1636, quando posi in scena la Festa 
della Rosa all' Imperiale teatro italiano di 
Vienna, alla prcfy?nza di Ferdinando II, mi 
prefìssi di non accettar titoli cavallereschi, 
né stranieri nò nazionali, e sin' oggi ho 
mantenuto il mio proposito ». Andate a tro- 
vare ^i nofilri tempi uno che rifiuti i titoli 
cavallereschi 1 Altro che il tuo lanternino ci 
vorrebbe, Diogene mio caro ! ... 

La morte del Coppola è pure degna di 
nota* Durante la lunga malattia che lo con- 
dusse al sepolcro, egli scriveva pagine di 
musica. Soffriva il malore con indicibile ras- 
segnazione. Non si lamentava in alcun mo- 
do, né un grido di dolore uscivagli dalle 
labbra. Negli ultimi giorni, quando il deli- 
rio della morte V invase, il Coppola riavuta 
per pochi istanti la sua mente lucida, lim- 
pida, serena, non voleva perdere un minuto 
di tempo, e come Hallevy che muore bal- 
bettando l'alfabeto musicale, egli, se ne 
avesse avuto la forza, avrebbe emanato l' ul- 
timo respiro scrivendo ancora armonie. Ma 
gli ultimi istanti di quella vita tanto pre- 
ziosa si avvicinavano. Fatti venire a sé i 
figli e raccomandato loro di conservare sem- 
pre onoralo il suo nome, il Coppola, im- 
presso un bacio sulla fronte della fedele sua 
compagna» morì in Catania il 13 novembre 
del 1877. 

CORBELLINI VINCENZO, professore di 
violino e viola al R. Conservatorio di mu- 
sica in Milano, e direttore d'orchestra, nac- 
que a Crema nel dicembre del 1825. 

CORDELLA GIACOMO, compositore 
drammatico, nacque a Napoli nel luglio del 
1786 e vi mori nell'agosto del 1846. Stu- 



diò nella sua città natale col Mercadante. 
Compose diverse opere, fra le quali Gli Ath 
venturieri, Alcibiade. Fu per molti anni 
maestro concertatore al teatro San Carlo e 
a quello del Fondo di Napoli. 

CORONARO ANTONIO, nacque in Vi- 
cenza il 29 giugno 1851. Ebbe educazione 
letteraria nel Seminario Vicentino, ove per- 
corse tutte le classi ginnasiali, studiando 
contemporaneamente il pianoforte, T organo 
e il violino. Il maestro Francesco Cannetti 
gli insegnava intanto il contrappunto. Dota- 
to di una speciale attitudine alla composi- 
zione, cominciò a scrivere per chiesa in gio- 
vanissima età ; non ancora ventenne compo- 
se una Messa funebre pei funerali Soldi- 
ni, che si celebrano ogni anno nella Chiesa 
di S. Marco in Venezia, Messa che fu assai 
lodata. Dopo questa, scrisse altre due Messe 
solenni e parecchie composizioni sacre e 
profane, dalle quali fin d'allora si rilevò 
nel ConoNARO un robusto ingegno. Disimpe- 
gnò con bravura non comune le mansioni 
di maestro di Banda ed istruttore dei Cori 
al teatro Eretenio. Il Dottor Antonio Boni, 
autore di libretti d' opera, gli scrisse il dram- 
ma : Seila che il Coronaro musicò in ma- 
niera da ottenere un pieno successo nei car- 
novale del 1879 air Eretenio stesso. Que- 
st' opera si rappresentò con entusiasmo, in 
modo da sostenere la stagione, e lasciando 
nei vicentini il desiderio di presto riudir- 
la. Del CoRONARO si può dire che quanto è 
bravo, altrettanto é modesto. Presentemente 
é maestro a Vicenza nelle principali fami- 
glie, ottimo organista, e sta scrivendo un 
nuovo spartito, nel quale é da ripromettersi 
un altro bel lavoro. 

CORONARO GAETANO compositore, 
nacque a Vicenza nel dicembre 1852. Fece 
i suoi studj al CiOnservatorio di Milano, aveq- 



DEL SECOLO XIX 



53 



do a maestro il Faa;io. Pei saggi del 1872 
fece eseguire una sua sinfonia per orcliestra^ 

che ottenne ÌJ gran premio. — < In quella 
sinfonia (cosi il Pungolo di Milano) e* è vera 
condotta musicale ; Y introduzione è gran- 
diosa; l'andante felicissimo; lo svolgersi e 
la ripresa dei bei pensieri, taluni dei quali 
di una originalità incontestabile, rivelano un 
magistero d'arte elettissimo; il finale pieno 
di vigore, rapido, i Deponente >. — Un se- 
Dindo gran premio l'ebbe il Conot^ARO nel 
1873, per la sua egloga < Un Tramonto > 
poesia di Arrigo Boito, eseguita al Conserva- 
torio a compimento dei suoi studj. — ■ In 
questo lavoro (così il Filippi nella Perseve- 
ranza) c'è un'interezza singolare di stile; 
un' armonia perfetta delle parti tra loro; un 
soflìo d'originalità che si espande per tutto », 
I suoi studj furono completati da un viaggio 
air estero. In queir anno la signora Giovan- 
nina Lucca, editrice di musica, aveva stabilito 
un premio straordinario all'allievo che più si 
sarebbe distinto negli studj e nella composi- 
zione, e come dice il Filippi nella suddetta 
Perseveranza^ questi non poteva essere che 
il Coronaro. — Infatti, Ìl giovine maestro 
riceveva dal Direttore del Conservatorio Y an- 
nuncio della deliberazione da esso meritata. 
In questo viaggio contrasse amicizia cogli ar- 
tisti viventi pili famosi, i quali gli furono 
prodighi di cortesie : Y Hemellslrerg a Vien- 
na, e r Killer a Colonia lo proposero ad 
esempio agli allievi dei due Conservatorj. 
Tornato a Milano, dopo un viaggio pura* 
mente artistico a Buda-Pest, Praga, Lipsia, 
Berlino, Bruxella, Parigi, etc., si dedicò con 
novello slancio ad una nuova opera e La 
Creola • eseguita nel novembre del 1878 al 
Comunale di Bologna ove ntteime successo 
splendido e tale da far presagire in lui un 
avvenire dei più preziosi per Tarte. — • Nel- 



la Creola, (scrisse la Patria) vi è melodia 
bella e di effetto, strumentale elegante, per- 
fetta conoscenza della scena *, — E il Pu/n 
goto: i la musica vigorosa accoppia alla 
chiarezza melodica, un* orchestrazione robu- 
sta e magistrale e un ammirando sentimen- 
to drammatico. » — II CoiìONaro venne poi 
chiamato ad occupare nel Conservatorio di Mi- 
lano il posto del Maestro Faccio (il quale si 
dava alia carriera dì direttore d orchestra) e 
vi fece due distinti allievi ; il Castegnaro e lo 
Smareglia. Il Cohonaro è pure ottimo direte 
tore d* orchestra; anzi, in assenza del Faccio, 
diresse la stagione autunnale del I88I alla 
Scala in occasione deirEsposizione Naziona- 
le* Merita infine un cenno ciò che scrisse il 
Biaggt della musica del Cotionaho: < la qua- 
le si alza d'un gran tratto sulla comune, 
perchè scritta con buona dottrina e con buon 
gusto j perchè condotta con sicurezza; per- 
chè ricca di belle modulazioni armoniche e 
di bellissimi effetti strumentali. E il Cord* 
NARO, soggiunge il Biaggi, è proprio uno di 
qtiei coscritti che hanno nel sacco il bastone 
di maresciallo », Della Creola pubblicò testé 
un' edizione elegantissima il Bicordi, già edi- 
tore dei suddetti e di altri pezzi vocali ed 
istrumentali dello stesso maestro. La prima 
pagina del volume porta lo stemma di Vi- 
cenza, e sotto la seguente dedica che dimo- 
stra r animo gentile del simpatia) giovane: 
Alla sua nativa Vicenza 
Memore e grato 
L' Autore 
Gaetano Coronaro. 

COBONINI PAOLO, violinista e com- 
positore, nacque a Vicenza il l/* maggio 
1797 e moli a Trieste il 14 gennaio 1875, 

Cultore appassionato della musica sino 
dai primi anni della sua gioventù, abbando- 
nò la tranquilla carriera degl' impieghi per 



u 



I KiESTBI DI KUSIGA ITALUNI 



darsi a quella del concerlìsta dì violino piii 
ricca di gloria e di eroozioiiì. Suooatore di 
ammirabile slancio, brillante esecutore delle 
più ardue difficoilà, meritò gli elogi del- 
l' insuperabile Paganini, a fianco del quale 
ebbe r onore di suonare in pubblico concer- 
lo nella sua città natale. 

I più celebri violinisti lo onorarono di 
profonda stima ed amicizia^ — Fu abilissi- 
mo direttore d'orchestra non solo nella sua 
citla natale, ma ben anco »1 Comunale di 
Trieste, direzione eh* egli alternava col va- 
lentissimo Scaramelli. 

II CoBONiM dedicò il sno ingegno an- 
che alla composizione e Rcrisse studi per 
violino, concerti e variazioni tanto originali 
quanto sopra temi favoriti d^ opere teatrali. 
Amava i* arte per l' arte, e ad essa dedicava 
tutte le sue cure e le for^e del suo intel- 
letto. 

COSTA MICHELE, compositore. Nac- 
que il 4 febbraio (807 a Napoli. 

Fin dai primi anni dimostrò viva dispo- 
sizione allo studio della musica, e i suoi 
genitori difatti lo fecero entrare giovanissi- 
mo nel Conservatorio della sua città ove 
ebbe a maestro il famoso Tiitto. Passò poi, 
per lo studio della composizione, sotto lo 
Zingarelli. Apprese il canto sotto la guida 
del Crescentini, del quale divenne uno dei 
prediletti allievi. Nel 18^4 scrisse una Mes" 
sa per quattro voci con orchestra, benissi- 
mo riuscita. Scrisse pel teatrino del Colle- 
gio r operetta intitolata : fì sospetto funesto 
(1826), ed una seconda nell'anno appresso. 
Il delitto punito (1827). — Nel 1828 com- 
pose pel teatro Nuovo di Napoli : /( Carcere 
d'Iìdegonda; Nel gennaio del 1829, pel 
teatro S. Carlo, T opera in due atti : Mal- 
vi uà. 

il Costa, benché giovanissimo, si recò 



a Birmingham, e senza conoscere la lingua 
inglese, col semplice suo ingegno per guida, 
diresse a perfezione imponenti masse. Dòpo 
Birmingham, si decise di prender stanza a 
Londra. 11 valore artistico del Costa venne 
in breve conosciuto ed apprezzato, onde fu 
invitato ad assumere la direzione del tea- 
tro Italiano detto della Regina, e diede non 
dubbie prove del suo ingegno e del suo 
valore nel condurre le piii difficili esecu- 
zioni musicali. 

Nel 1837 volle riprendere la sua car- 
riera di compositore teatrale recandosi a 
Parigi, e scrisse per quel teatro Italiano 
l'opera seria in tre atti : Malek-AdeL — Nel 
1855 compose un grande Oratorio, Eli; e 
più tardi un altro, parimenti grandioso, il 
Naaman, che fece eseguire a Birmingham, 
e venne accolto con entusiasmo. 

Oltre al pregiato quartetto (Ecco quel 
fiero istante) pubblicato a Milano da Ricor- 
di fino dal 1829, il Costa scrisse un gran 
numero di composizioni, che sarebbe troppo 
lungo enumerare. 

Neir ultimo festival di Birmingham, in 
cui vennero eseguite quattro opere postu- 
me di Rossini, il Costa diresse con applau- 
so unanime gli esecutori, che ammontava- 
no a più di ottocento. 

Il Costa non solo ottenne la cittadinan- 
za inglese, ma la Regina per ricompensarlo 
de' servigi resi all' arte musicale gli conferi 
il grado di Cavaliere de' tre Regni Uniti, 
che gli dà un titolo di nobiltà. 

COTTRAU GIULIO, compositore, fu per 
molti anni professore di canto in Parigi. 
Alto e snello della persona, elegante nel 
vestire, è frequentatore delle prime società 
aristocratiche. 

Egli è fratello di Teodoro e nacque a 
Napoli nel 1833. Studiò l'armonia e la com- 



DBL SECOLO XIX 



DO 



petizione col Gordigiani ; poi andò a perfe- 
zionarsi a Parigi oon Samuele David. 

Ha pubblicato a Napoli o a Parigi circa 
30 pezzi di GàniQ su parale italiane, melO' 
die, canzoni, due, tra le quali h Serenata 
Spagnmla che hanno ottenuto a Parigi un 
gran succe^ìso. 

Secondo il de Lauzières e il Poiigin, ha 
composto te seguenti opere : Une setUinelle 
perdite, opnrn mmm frnncese in un atto, 
parole di Saint Georges; Griselda, opera se- 
ria itaiian;3 in quattro atti, parole di Goli- 
sciani, il Re Lear, la Principessa Giorgio, 
h Mosca bianca. 

La Griselda fu encomiata da insigni com- 
positori e critici; da Massenet, Gounod, Ca- 
sa morata, Stefano Tempia, ecc. Essa venne 
rappresentata a Torino e a Malta con bel 
successo. 

Singoli pezzi di quest'opera e di altre 
composizioni vocali, vennero eseguiti a Lon- 
dra nei celebri Fiorai Hall Concei*(g ed a 
Parigi nei concerti della Bienfaisùnce ita- 
Henne, come pure in quelli della Carlotta 
Patti e di altri celebri artisti, come la Krauss, 
la Sanz, la Liblache Caters. 

COTTRAU GUGLIELMO, compositore, 
nacque il 10 agosto 1797 a Parigi da Giusep- 
pe Guglielmo Cottrnu ili Strnsburgo e dalla 
Conlassa Adelaide Girault di Egrefeuille di 
Parigi. 

Guglielmo, benché nato a Parigi, si con- 
sidera come italiana, perchè fu condotto al- 
l' età di sei anni a Napoli dai suoi, e poscia 
ebbe la cittadinanza italiana per decreto reale. 

Restò per tutta la vita a Napoli, dove 
morì il 3! ottobre 1847, nell'età di 50 
anni. 

Suo padre Giuseppe, uomo assai colto e 
amantissimo della musica, si può giustamen- 
te considerare, come ti ciposlipite d'una il- 



lustre famiglia, che doveva tramandare, co^ 
me una tradizione di famiglia, il culto e 
r amore per l' arte, e specialmenle per la mu- 
sica. 

Guglielmo ebbe la sua prima educaziono 
nel R. Collegio di Marina a Napoli. 

Fu stretto in intimità con le piti grandi 
illustrazioni musicali del secolo, come Ro^ 
sini. Bellini, Donizetti, Mercadante, Ilerokl, 
Halévy,Meycrbeer,Lablache, Maria Malibran, 
l)uprez, Nourrit. 

Nell'epistolario di Bellini il nome di 
Guglielmo CoTTRAu è spesso ricordato, e dalle 
lettere che il Bellini gli indirizzava sì può 
facilmente vedere qual conto Ti [lustre mae- 
stro Catanese facesse del Cottrah. 

Il nome di Guglielmo Cottrau si trova 
anche nelle lettere di Donizetti e di altri 
illustri artisti e scrittori del secolo. 

Quantunque egli prediligesse la musica, 
pure non trascurò le lettere e scrisse in Na- 
poli le Tour du Monde dans mon faiiteiUl 
e Y Omnibus et omnium. 

Il suo nome si rese notissimo per la 
pubblicazione delle Can^zrom napoli tane, che 
divennero popolari, non solo a Napoli, ma 
per l'intera Italia, e furono cantato in tutto 
il mondo. 

Il principale merito artistico di Gì gliel* 
MO CoTTRAU è la sua facoltà assi milatr ice, 
colla quale egli concretò la nenia popolare, 
vaga, indeterminata, incerta, nella canzone^ 
assoggettandola al ritmo e alla quadratura. 

È così che trascrisse, modificò e com- 
pilò informi cantilene popolari, dando loro 
Torma di canzone. 

Però molte egli ne creò di sana pianta, 
e non meno pregevoli delle prime; por 
queste ultime egli scriveva nell'istesso tem- 
po e la musica e le parole. Queste canzoni, 
trascritte o inventate, vennero in luce suo- 



66 



I MÀXSTRI DI KTJSICA ITALIiin 



cessivamente nel 1825-27-29 nei Passa- 
tempi musicali. 

A detta di Marc Monnier e di De 6u- 
bernatis (vedi Ricordi biografici Napole- 
fani di Lylircus Napoli, editore Margliieri, 
(1881) Guglielmo Cottrau si deve consi- 
derate come r inventore delle canzoni po- 
polari napolitane, canzoni ch'egli imma- 
ginava nelle sue peregrinazioni per le cir- 
costanti campagne di Napoli, dove racco- 
glieva motivi popolari, frammenti di arie 
soavi che per opera sua furono conservale, 
abbellite, ordinate, e poterono essere gustate. 

Le canzoni di G. Cottrau, a giudizio an- 
che dello stesso A. Pougin, son tutte piene di 
colore e di originalità e caratteristiche per 
spiccata individualità. Fra le più celebri bi- 
sogna notare : 

Fenesia che lucivi 

Raziellay 

La vedova romana* 

Fenesia rascia e patrona crudele 

È nato mie^'o mare, 

Michelemmà 

Dolorosa sparknza 

Ajé ffrtietore, tu m'aje lassata 

Se tu Nenna m'amave n*aufanno 
e moltissime altre. 

La musica di queste canzoni, ora melan- 
conica, ora giuliva, il pib delle volte è in 
tono minore. Doti principali sono la sempli- 
cità, la tenerezza, la grazia, e la squisita ele- 
ganza. 

COTTHAU TEODORO, compositore, fi- 
glio di Guglielmo CoUrau, nacque a Napoli 
il 7 dicembre 1827 e mori il 30 marzo 
1879. Educato dal padre al culto dell'arte, 
predilesse la musica. Studiò il piano col 
maestro Filippo Festa e la composizione con 
Pappalardo. 

TEODORO fu compositore ed editore dì 



musica, poeta, giornalista, uomo politico. 
Gentiluomo vero e perfetto, di ottimo cuore 
e d'animo espansivo e affettuoso, aveva una 
ricca, calda e nobilissima fantasia. Si am- 
mirava io lui anche una memoria ferrea. 

Combattè a viso aperto i Borboni. Dopo 
il 60 militò nelle file dei moderati, e at^ 
tacco coir istesso ardore i radicali. Però fu 
sempre patriota, quantunque francese d'ani- 
mo, anzi napoleonico. 

Ebbe una vena fecondissima di melo- 
die, e con lo spirito sempre in eruzione, 
(come scrive il Verdinois di Napoli) ad ogni 
istante improvvisava una canzone. 

Ventenne appena, egli succedette al pa- 
dre nella direzione dello stabilimento mu- 
sicale B. Girard e C.S che per molti anni 
ebbe il primato in Italia. 

A lui si deve la traduzione italiana del 
capolavoro d* Herold : Le Pré aux Clercs, 
rappresentata a Napoli col titolo: Un duello 
al Pré jiux Ctercs. 

Ma il nome di Teodoro Cìottrau, come 
quello di suo padre, è famoso per le sue can- 
zoni napolitano, le quali furono inserite nel- 
rJ?co del Vesuvio, e di alcune delle quali 
scrisse anche le parole. Sono sue fra le altre 
le seguenti, bellissime e notissime: 

Lo zoccolaro, che poi divenne la Ban* 
diera tricolore del 1849 — Teresa — La 
rà la rà — la Mariannina — la Palum- 
ffiella — Cicuzza — la Santa Lucia — la 
Sorrentina — Io ti vidi a Piedigrotta — 
Fuggiamo nel deserto — e Addio mia bella 
Napoli, che si cantano ovunque. 

Tbodoro era abituato prima di pub- 
blicare qualche sua canzone, d'insegnarla a 
parecchi monelli, orecchianti, quasi per pro- 
vare l'effetto che esse dovevano produrre 
nella città. 

Le sue ultime composizioni sono rac* 



DEL SBCOLO XIX 



57 



colte in un album dedicato alla Regina. A 
giudizio del d' Arcais, degna veramente dello 
autore è solo una melodia ; Ti ricordi che 
placida sera. 

CRESCENTINI ADOLFO, compositore 
e pianista nacque in Bologna nel mese di 
novembre 1855. 

CRIVELLI DOMENICO, nacque in Ere- 
scia il 7 giugno 1793. Studiò a Napoli sot- 
to la guida dello Z ingarelli, e maturatosi 
negli studi seri dell'arte, raggiunse il pa- 
dre a Londra, ove si fermò quale maestro 
ottenendo posti importantissimi. Mori Vìi 
febbraio 1857, lasciando un apprezzatissi- 
mo metodo per canto, molti pezzi per ca- 
mera e un'opra inedita. 

CURCI GIUSEPPE, compositore dram- 
matico e da chiesa, nacque il 15 giugno 
1808. Nell'anno 1823 suo padre, conoscen- 
do r inclinazione per la musica del suo Giu- 
seppe, lo condusse in Napoli per collocarlo 
nel Collegio di musica. Fu prima sotto la 
guida di Giovanni Fumo, poi passò sotto 
quella dello Zingarelli pel contrappunto e 
composizione. Studiò anche sotto la scuola 
del Raimondi, apprendendo contemporanea- 
mente dal Crescentini il canto. Pieno d' in- 
g^o e di buona volontà, fece rapidissimi 
progressi, tanto che scrisse una Messa per 
quattro voci ed orchestra (1829). 

Nel carnovale del 1832, per incarico 
del suo maestro Zingarelli, scrisse pel tea- 
trino del Collegio l'operetta, Un'ora di 
prigione, eh' ebbe buon successo. Nel 1833 
compose pel teatro Nuovo di Napoli l' ope- 
ra: n Medico e la Morte; Nel 1834, in 
quaresima, pel teatro del Fondo, / dodici 
tatari; nel 1835 una Cantata pel teatro 
San Carlo. Smsse pure una seconda ope- 
retta pel teatrino del Collegio intitolata : Un 
mif^monio conchiuso per bugie, e il suc- 



cesso ne fu tale che la Regina Isabella vol- 
le sentirla, e finita la rappresentazione si 
congratulò col giovane maestro. 

Uscito dal Collegio, si recò a Milano 
ove ebbe agio di avvicinare Donizetli. Pas- 
sò poi a Torino e colà nel 1837 compo- 
se pel teatro d' Angennes : // Pro^criUo , 
ch'ebbe buon esito- Scrisse pel teatro 
Apollo di Venezia, Don Desiderio, e pella 
Società filarmonica Camploy, pure dì Vene- 
zia, U Uragano, con ac^compagnamento di 
due pianoforti, che piacque assai. 

Nel 1840 si recò a Vienna, dove trovò 
splendida acr'oglienza e fortuna quale maestro 
di canto delle primarie famiglie di quella ca- 
pitale. Cantò a Corta e (u nominato maestro 
direttorp del canto al teatro Imperiale. 

Nel 1848 il CuRC[ si recò a Parigi e 
colà si trattenne fino all' anno 1856, scri- 
vendo una quantità di romanze e Fope^ 
ra bufia : Il Baccelliere ; poi si recò a Man- 
chester, ove compose il Bel Canto, opera 
scolastica dedicata a Mercadante e pubblicata 
a Londra. 

Nello stesso anno 1856 il padre del 
CuRCi essendo ottuagennario volle rivederlo 
ed abbracciarlo, ed egli, non frapponendo at^ 
cun indugio, si mif^ in viaggio per Barlet^ 
ta, ove saputosi il suo ritorno, venne da 
quel Municipio disposto che fosse ricevuto 
entusiasticamente* 

Un corteo di carrozza e bande musicali 
gli andò incontro ; egli fece veramente un 
entrata trionfale. Fu nominato direttore del 
teatro Piccinni di Bari e vi rimaneva circa 
un anno ; ma essendo chiamato dalle cure 
della famiglia fu obbligato a rimpatriare, ed 
in Barletta continuò ad esercitare Y arte di 
maestro di musica, dando eziandio lezioni 
di lingua francese per compiacere alle sol- 
lecitazioni di quel Municipio. 



58 



I MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



Scrisse molte composizioni sacre. — Ora 
vìve ritirato nella sua città. 

CURII VINCENZO, nacque a Napoli 
il 18 settembre 1836. 

Compositore e professore di piano, pub' 



blicò finora: una ouverture^ una Menna ^ 
due albutm di melodie vocali, 3 albums dì 
musica per ballo, senza contare m buon 
numero di trascrizioni e riduzioni per 
piano. 



r> 



DACCI GIUSTO, compositore e teorico, 
direttore flel R. Conservatorio di Parma, 
nacque ivi nel settembre del 1840. 

DALBESIO GIUSEPPE, pianista e com- 
positore di opere comiche rappresentate al 
Circolo degli artisti in Torino, nacque a 
Carmagnola il 14 njirìle 1834. 

DALL'ARGINE COSTANTINO, com- 
positore di musica per balli teatrali e di al- 
nine opere. Nacque a Parma nel 1842 e 
morì a Milano nel 1877. Dopo Paisiello e 
Rossini, volle egli pure musicare un Bar- 
biere di SivigUa, che, rappresentato a Bo- 
logna, non iiorti bnon esito. 

DALLA BARATTA GAETANO, compo- 
Bitore di varie opere ed autore di vari balli, 
die diàgraziatamentc non incontrarono il 
gusto del pubblico, quantunque il Dalla 
Baratta fosse dotato di non poco talento 
musicale. Nacque il 6 luglio 1815 in Pado- 
va e vi morì il 7 gennaio 1879. 

DALLA VECCHIA GIUSEPPE, pianista 
e compositore, nacque a Vicenza nel 1806 
e vi morì il 10 giugno 1848, ucciso da 
proiettile austriaco. — Scrisse circa una qua- 
rantina di pezsi per pianoforte, nella mas- 
sima parte originali ; alcuni Pange lingua 
a tre e quattro voci, ecc. — A 22 anni 
la sua abilità come pianista ed organista 
era nota anche da lontano, e l'immortale 
Rossini, non appena arrivava a Vicenza, 



chiedeva di lui, e si recava appo«;ìtam6nte 
a udire le sue improvvisazioni sull'organo 
della chiesa dei Filippini. 

DALLARI FEDERICO, accademico fi- 
larmonico di Bologna, nacque in quella città 
il giorno 13 febbraio 1810. Compositore 
di musica sacra, fu maestro concertatore 
nel teatro Comunale bolognese e all'estero ; 
ora è professore di canto nel Civico Liceo 
Musicale di Bologna. 

DALL' OLIO CESARE, bolognese, na- 
cque neiranno 1849. È accademico filar- 
monico, vei'satissimo nella scienza musicale, 
compositore di opere drammatiche e sin- 
foniche. La sua prima opera Ettore Fiera- 
mosca, su libretto di Enrico Panzacchi, fti 
rappresentata con lusinghiero successo nel 
teatro Comunale di Bologna Panno 1875. 
La seconda : Don Riego , rappresentata 
Tanno 1880 al teatro Argentina di Boma^ 
ebbe un pieno trionfo. Ripetuta nel teatro 
Comunale di Fano, nel carnovale dell'anno 
1881, le splendide ovazioni ottenute e Tarn- 
mirazione generale confermarono il verdetto 
di Roma. 

Il Dall'Olio fu allievo del Prof. Ales^ 
Sandro Busi. 

DALL* OLIO G. B., nacque a 5mo, vil- 
la nel Reggiano, il 19 febbraio 1739. Im* 
parò la musica dal celebre padre Martini. 
Fu in corrispondenza con vari illustri ita* 



DSL SECOLO XIX 



S» 



liani, fra i quali il celebre Paisiello. Le ope- 
re del Dall' Olio conf5ernenti la musica 
sono le seguenti ; Sul primo pubblico dram" 
mu musicaie italiano e sulf inventore del 
recitativo, Firenze 17B0, in 4.^ — La Mt(r 
fica» poemetto precetluto da un' erudita de- 
dicatoria al maestro Paisiello, Modena 1794, 
jn 8,*J — SuW applica::iùm della materna" 
tica atla musica, Modena 1802, in 4.*^ — 
Stil preteso moderno riprhiinamento del 
genere enarmonico dei Greci, Modena 1804, 
in 4-" — C4anzQne aW Imperatore dei Fran-^ 
eeù e Re d^Iialia, nel (jiorno 14 novembre 
1805, colla dedica all'Ispettóre del R. Pa- 
lazzo di Modena 1805, in 4,^ ^- Sopra la 
tmtatura degli orfjani e dei cembali — Mo- 
dena, 1807, in 4,^ — I^ sue opere rima- 
ste inedite sono : Avvertimenti e regole pei 
suonatori di Salterio, 1770, — SulVuso 
delle chiavi netta musica, 1770. — Pri" 
mordi dei teatro musicale italiano, opera di 
vasta orditura, non compiuta. — Giudizio 
sul merito di due valorosi caìttanti Anr 
sani e Bruni, 4792, — Analisi dell'opera 
intitolata: Idea della musica ecc. di Don 
Giuseppe Pintado. 1794* — Giudizio so- 
pra un pianoforte a campana di vetro, 
inventato dai sig* Baraldi, 1806, — Cata- 
loghi ragionati della collezione di musica 
e dei drammi ecc., che si conferva riordi- 
nata dal Dall' Oiao sli^sso nella Biblioteca 
Estense. Morì in Modena il 12 maggio 
1823, 

D' ANTONI ANTONIO . compositore 
drammatico e da chiesa, nacque a Palermo 
nel giugno del 1801. 

D'ARCAIS marchese FRANCESCO va- 
lente critico musicale e compositore, nacque 
a Cagliari il 15 dicembre del 1830, ed è 
discendente da un' antica e nobile famiglia 
di Sardegna, oggi decaduta. Egli fece buoni 



studi musicali, e a vent'anni, assunse la 
direzione d'un giornale di musica; oggi è 
l'appendicista musicale e drammatico del 
riputatissimo, giornale politico F Opinione 
di Roim, del quale divenne anche direttore 
dopo la morte di Giacomo Dina. 

Ecco quello che del marchese D' AacAis 
scrive il Fetis: 

€ Artista delicato, tjomo istruito e di 
buona compagnia, il marchese D'AncAis 
ha il talento di farsi leggere e compren- 
dere da tutti. I suoi articoli scritti in uno 
stile chiaro e facile, sono modelli di ur- 
banità e di buon gusto. 

» Il D'Arcais che é collaboratore attivo 
della Gazzetta musicale di Milano, a' è 
provato anche come compositore, e per 
tre volte con soc€4?sso affrontò il teatro, 
con dei piccoli lavori bufB: I due precet" 
tori, rappresentati quindici anni or sono^ 
Sganarello dato al teatro Re a Milano 
neir aprile del 1871 ; ed in Qne colla 
Guerra amorosa, piccola opera per due 
personaggi, data a Firenze, Egli ha scritto 
anche una Messa funebre eh' è stata ac- 
colta favorevolmente dalla stampa, ed io 
credo che abbia pubblicato anche qualche 
romanza e delle melodie vocali. Fra que- 
ste ultime ricorderò la più importante: 
L' addio del condannato, per voce di ba- 
ritono, dedicata al cantante Aldighieri e 
pubblicata a Torino dalla Ditta Editrice 
Giudici e Strada •. 
D'ARIENZO NICOLA compositore. Na- 
cque a Napoli il 24 dicembre 1843. Studiò 
armonia e contrappunto cori VincenEo Fio^ 
ravanti. All'età di 16 anni, esordì coma 
compositore drammatico, dando al teatro 
Nuovo, nel mese di giugno 1860, l'ope- 
ra bufia m dialetto napoletano intitolata: 
MoMii Gnazio o la fidanzata del par^ 



60 



I MAESTRI DI MUSICA ITÀLUNI 



rucchiere, che fu festeggiata dal pubbli- 
co. Nel febbraio del 1866 diede al teatro 
Bellìm un'altra opera io dialetto, con dia- 
logo: / dtie mariti, che fu poi rappre- 
senuta nel 1871 al teatro Re di Milano, 
tradotta in lingua colla sostituzione dei re- 
citali vi al dialogo. Nel febbraio del 1868 
fece rappresentare al teatro Bellini di Na- 
poli l'opera: Rosa. Nel 23 giugno 1870, 
nello stess4> teatro, diede : Il Cacciatore delle 
Alpi. Vii giugno 1873 al teatro Rossini 
di Napoli diede T opera: H Cuoco. 

It D' Abtenzo è professore d' armonia 
e composizione all'Albergo dei poveri ed 
al Collegio di musica di S. Pietro a Ma- 
iella dì Napoli, Venne premialo dalla So- 
cietà del Quartetto di Milano nel 1869 per 
qtéattro Notturni a 3, 3 e a 4 voci. È au- 
tore dì un Pensiero Sinfonico edito dalla 
Casa Lucca di Milano e di un gran nu- 
mero dì composizioni per canto come pure 
di un mannaie intitolato : Elementi di let- 
tura musicale (Napoli Cottrau), di un' opera 
seria : Rita di Lister, di un' opera buflb i 
Viaggi, e d' una Cantata sacra per a solo, 
cori, ed orchestra^ intitolata: Cripto sulla 
croce. 

D'AZELIO MASSIMO. Senza dubbio piìi 
di uno farà le meraviglie nel trovare Tillustre 
e caro nome dì Massimo D* Azelio fra quelli 
dei maestri di musica. Ma I'Azbuo era una 
di quelle nature che si possono chiamare 
universali. Come si sa, egli teneva un po' del 
Leonardo Da Vinci, poiché non solo lasciò 
un nome celebre come romanziere, come 
statista, come pittore, come soldato, ma, ap* 
passionalo per V ai-te musicale, trattò diversi 
strumenti, e riuscì fin anche a porre in 
musica un suo libretto. Una bella sera fece 
rappresenure la sua opera nella prediletta 
villa di Cannerò, e trolle egli stesso dipin- 



gere le scene e dirigere l'orchestra. Oltre 
l'opera, della quale mi spiace dì non co- 
noscere il titolo e che non trovo menzich 
nata nei suoi Ricordi, V Azelio compose 
varii altri pezzi musicali. 

Massimo D'AzELro^ come è noto, nacque 
a Torino nel 1798 e vi morì nel lii gen- 
naio 1866. 

DE CHAMPS ETTORE, pianìsU e com- 
positore drammatico, nacque a Firenze fS 
agosto 1835, pubblicò numerose ed ele- 
ganti composizioni per piano, e quindi 
con buon successo tentò il teatro, dando 
alla Pergola di Firenze due opere buffe, 
che furono bene accolte: i Tutori e le 
Pupille (1869) e il Califfo (1870); si pro- 
dusse in seguito con molte farse accolte 
pur queste favorevolmente. 

DE FERRARI S. A,, compositore e 
pianista, nacque a Genova nel 1824. — Fu 
allievo del Mandanici in Milano. 

Scritturato ad Amsterdam, in qualità di 
maestro concertatore, scrisse un'opera inti- 
tolata : Catilina. Tornato in patria, compa^^ 
il D. Carlo, che venne rappresentato con 
lietissimo esito sulle massime scene di Ge- 
nova nel carnovale 1853-54, Compose pure 
il Pipelet datosi al teatro Rossini di Ve- 
nezia nel novembre del 1855, — Neil* a* 
prile 1859 4iede al teatro Doria di Genova 
l'opera: R Menestrello: tutte opere buffe, 
che si ripetono con plauso nei nostri teatri. 

Il Db Ferrari scrìsse pure varie Messe 
e Vespri tenuti in pregio. 

DEGOLA GIOCONDO, compositore, na- 
cque a Genova nel 1803 e vi mori nel 
novembre del 1845. Studiò musica sotto 
la direzione del proprio genitore. Scrisse 
eleganti pezzi per canto. — Si accinse al 
genere teatrale, e vi riuscì ; poiché al Carlo 
Felice di Genova, nel 1837, diede con buon 



DEL SECOLO XH 



«1 



successo rOpera Adelisa^ Nell^autiinno del 
1839 produsse un altro spartito giocoso in- 
titolato: La donna Capricciosa, 

Fu autore del notissimo duetto Ser 
Gennaro^ Ser Giovanni, introdotto, per com- 
missione di C. Cambiaggio, nell* opera: 
Chi dura vince di L Ricci. — Compose 
D, Papirio Sindaco, indi : Il disilo alla 
pistola. — Il Degou fu pure autore di 
una Messa a due cori con due organi di 
accompagnaraento, e del Trionfo di Davide, 
cantata eseguita in Genova, 

DE GIOSA NICOLA, compositore e flau- 
lista. Nacque a Bari il 5 maggio 1820. Dal 
fratello maggiore apprese la musica ed a 
suonare il flauto; poi ebbe lezioni dal pro- 
fessore di flauto Errico Daniele, il quale 
scorgendo nel suo scolare im talento ecce- 
ziònale^ indusse il padre a mandarlo a Na- 
poli, nel Collegio di S. Pietro a Majella. 
Il quattordicenne Nicola entra nel Collegio, 
subì un esame e fu trovato di tal valentia 
da meritarsi un posto gratuito. I progressi 
che il De Gios/i fece in breve tempo, in- 
dussero il direttore Zingaretli a nominarlo 
maestrino di flauto- Studiava contempora- 
neamente prima col Ruggì, poi collo Zin- 
garelli stesso, il contrappunto. Fu allievo 
dì composizione de! maestro Gaetano Do- 
nizetti, di cui divenne il beniamino. 

Scrisse molti e svariali pezzi per flauto 
per fagotto e per violoncello, nonché delle 
Sinfonie a grande orchestra e molta mu- 
sica per chiesa. 

Nel 1842 compose pel teatro Nuovo di 
Napoli un'opera buffa intitolala: La Casa 
degli Artisti, eh' ebbe esito fortunatissimo. 
Nel 1845 per lo stesso teatro scrisse To- 
pera semiseria in tre aui: Elrìna, che 
ebbe pure lieta accoglienza. Nel 1850, sullo 
stesso teatro, diede T opera: Don Checco, 



che passa pel suo capo-lavoro; e in fatti 
ottenne uno splendido successo, e venne 
riprodotta in quasi lutti i teatri d'Italia, 

Nel 1851 compose pel teatro S. Carlo 
l'opera seria: Folco d'Arles ch'ebbe otti- 
mo successo, — Nel 1852, per lo stesso 
teatro, scrisse Guido Colmar, — Nel 1855 
pel teatro Nuovo di Napoli, compose V o- 
pera buffa in quattro atti: Un geloso e la 
SìM vedova. Nello stesso anno 1855 diede 
al teatro S. Carlo T opera seria: Ettore Fi0' 
ramo$ca,^ Scrisse pure nello stesso anno, 
pel teatro Nuovo, Le Due guide, eh' eb- 
bero brillantissima riuscita, -- Nel 1856, 
pel teatro d' Angennes di Torino, scrisse 
l'opera semiseria in tre atti, Ascanio il 
Gioiellierej che piacque. Nella stessa città 
piacque parimenti V opera bulfa in tre atti: 
L^ Arrivo del signor Zio, rappresentata 
nel medesimo anno 1856 al teatro Rossini* 
— Nel 1857 scrisse pel teatro del Fondo 
r opera comica in tre alti : Isella la Mo^ 
dista, nel 1858: La Cristiana, per Vene- 
zia, e Ida di Benevento per l'apertura del 
teatro Piccioni in Bari: nel 1859 pel tea* ' 
irò dell' Opera Comica in Parigi La ChauvC' 
souris, e pel S. Carlo di Napoli i II Gi^ 
tano. Però a quanto si dice, queste opere 
non sono state ancora rappresentate, -^ 
Nello stesso anno 1859, invitato dal Mur 
nicipio di Bari, compose una Cantata per 
solennizzare il matrimonio di S, A. B, il 
Duca di Calabria colla Principessa Maria 
Sofia di Baviera, — Nel 1864 mmposa 
pel teatro S. Carlo 1* opera seria : /( Bosco 
di Dafne, Scrisse molto, cioè stornelli, 
canzoni, ballate, ariette, duettini, terzetti 
ecc. e motti sono tradotti in francese ed 
in inglese. Fu direttore del Beai teatro di 
S. Carlo di Napoli, della Fenice di Ve- 
nezia, e del teatro del Cairo, anscì quel 



62 



1 MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



Viceré per dimosirargli la sua soildisfazione 
gF inviò le in^segrie del Medjidiè. Il Db 
GiosA scrisse pure molta musica sacra. — 
Nei gennaio e febbraio del 1879, a Ve- 
nezia si rappresentò la sua opera: Napoli 
in Carnovale, data per la prima volta a 
Napoli al teatro Nuovo nel 1876, e che 
ottenne, per il brio, la bellezza, la spon- 
taneità della musica, lietissimo successo. 

DE GIOVANNI NICOLA, violinista com- 
positore, e ragguardevole direttore d'or- 
cliestra, nacque a Genova in giugno del 
4804, — La sua prima gioventù la passò in 
un impiego commerciale. 

Tratto da naturale ingegno alla musica, 
ebbe a maestri di violino il celebre Paga- 
nini ed il Costa, e di contrappunto Uccelli 
ed il Vissley. 

Fu dal Duca di Parma eletto a direttore 
del ducale teatro, ove si fece ammirare per 
la sua energia e le sue grandi qualità cosi 
da ricucire in breve uno dei primi maestri 
d' Europa, ^ Questo illustre artista che sep- 
pe guadagnarsi una posizione gì brillante a 
una grande riputazione, mori a Parma il 
15 marzo 1856, lasciando dovunque un 
grande rammarico per la sua immatura fine. 
DE MIARI ANTONIO, compositore me- 
lo Jraraiualico e da chieda, nacque a Bellu- 
no nel giugno del 1787 e vi mori nel 1854. 
DE MEGLIO VINCENZO, pianista e 
compositore, nacque a Napoli il 9 aprile 
1825, ^ Fece rappresentare il 30 set- 
tembre 18^8 a quel teatro Nuovo: Erme- 
linda, spartito semi-serio, e una farsa : Gto- 
crisse. 

La Casa Ricordi pubblicò del De Meglio 
4 trio per piano, violino e violoncello, e 
circa 200 pezzi per piano a 2 e 4 mani. 
Fra le sue composizioni sacre va citato un 
Oratorio dal titolo: Tre ore d'agonia; 



infine sotto il nome, Eco di Napoli, riunì 
una cinquantina di canzonette napoletane, 
con accompagnamento di pianoforte. 

DE MICHELIS VINCENZO, fiautista 
e compositore pel suo strumento, nacque a 
Roma nell'anno 1825, ed occupò sempre 
il posto di primo flauto al teatro Apollo, 
della sua città nativa. Nel 1874 egli per- 
fezionò il flauto, scrivendo un apposito me- 
todo. Il Db MiGHELis è uno dei pochissimi 
flautisti che godono d' un nome distinto 
nella cerchia dell'arte. Il suo passato, e il 
suo presente rappresentano una sequela di 
successi ben meritati quale perfetto concer- 
tista. 

DE-SANCTIS CESARE, compositore e 
direttore d'orchestra. Nacque in ♦Ibano 
Laziale nell'anno 1830. Fin dai primi anni 
rivelò ingegno inclinato agli studi musicali. 
Numerose sono le composizioni sacre da 
lui scritte e le onorificenze ottenute, e bella 
è la fama che egli gode in Roma. Nomi- 
nato nel 1860 esaminatore degli organisti 
di merito dell'Accademia di S. Cecilia, ebbe 
in seguito le nomine di maestro di Cap- 
pella delle Chiese della Minerva e di S. 
Giovanni dei Fiorentini, e dal Municipio 
di Roma quelle di membro della Commisr 
sione esaminatrice delle opere teatrali dei 
maestri romani. 

Scrisse quindi una Ouverture a grande 
orchestra, che fu eseguita all'ilpoKo difRoma, 
alla Filarmonica di Firenze ed al S. Carlo 
di Napoli. — Più tardi fu scritturato come 
direttore e concertatore dìV Argentina, al- 
YApollo ed in altri teatri, talché in pochi 
anni diresse circa un' ottantina d' opere. Fi- 
nalmente, nel 1876, all'apertura del Liceo 
musicale, venne nominato socio di merito 
nella classe dei maestri compositori e ii>- 
segnante d'armonia. 



DEL SECOLO XIX 



m 



Oltre a tutto ciò, il Ds-Sàngtis ha co1« 
tivato gli studi classici, e ottenuto il diploma 
di professore di filosofia. 

Fra le varie opere musicali scritte dal 
Db Sàngtis, vauDo annoverate fra le più 
dotte e scientifiche — un Trattato di armo- 
nia, una Messa di requiem a 4 parti con 
orchestra, scrìtta per la commemorazione 
del Re Carlo Alberto nel 1872 ed eseguita 
a Torino, un Credo a tre voci con orche- 
stra, e cento fughe di genere scolastico a 
quattro voci, senza accompagnamento. 

DE VAL ANTONIO, maestro di canto 
e compositore, nacque a Venezia nell'anno 
1803 e vi mori il 10 luglio 1878. 

Fu allievo di Fabio Ermagora, il quale 
rimaneva attonito nel vedere i rapidi pro- 
gressi del giovane scolaro, tanto nel canto, 
quanto nella scienza. Il Db Val esordì, 
come primo ^nore, sul teatro S. Benedetto 
a Venezia, nella primavera del 182(}. Di 
poi la carriera percorsa da lui fu un con- 
tinuo trionfo, ora alla Scala di Milano per 
due stagioni, ora in Roma, ora in Firen- 
ze, ora a Parma, a Genova, a Torino, a 
Barcellona, a Londra. Ritiratosi dai teatro, 
ritornò nella sua Venezia, dedicandosi al- 
l' insegnamento del canto, e molti suoi al- 
lievi divennero abilissimi artisti. Il Db Val 
lasciò varie composizioni di buona fattura, 
sia sacre che profane, sia vocali che stru- 
mentali, di cui buon numero furono stam- 
pate. 

DE VASINI GIUSEPPE, nacque in 
Milano il 20 marzo 1822. Tredicenne entrò 
nel Conservatorio, ove studiò il fagotto sotto 
la direzione del professore Cantii — il vio- 
lino col maestro Alessandro Rolla — e l'ar- 
monia e contrappunto col maestro Nicolò 
Vaccay. Furono suoi compagni al Conser- 
vatorio, anche Bottesini, Cagnoni ed Arditi. 



Studiò molto, ma fino dai primi nnni 
dimostrò di prediligere il fagotto. Nel 1840 
compose, assieme ad altri, una cantata per 
r erezione in Pesaro di un monnraenlo a 
Perticari. Assieme a Pio Bellini scrisse 
poi r opera : Un giorno di nozze, Vm dal 
Conservatorio nel settembre del 1843, dopo 
aver eseguito una Sinfonia ed un Concerto 
per fagotto di sua composizione. 

Molte opere teatrali egli scrisse in poco 
tempo ed in età giovanile dopo usciio dal 
Collegio, fra le quali: 1 Ciarlatani in 
Ispagna, Corrado, Francesca da Riminij 
e le due sorelle di Corinto, tutte con esito 
soddisfacente, e quest' ultima poi diretta 
nel Carnevale 1846, dal celebre maestra 
Angelo Mariani. 

Il Db Vasini, dopo aver preso parie 
alle cinque gloriose giornate di Milano, 
fece la Campagna 1848-49 come Capo- 
musica nel V Reggimento Lombardo. 

Dopo la guerra scappò in Isvizzera e 
vi stette tre mesi, poi andò a Torino, oU 
tenne la nomina di Capo-musica, nel Reg- 
gimento Genova Cavalleria ; fu inviato a 
Casal Monferrato, e vi stette qualche tempo 
nelle guarnigioni di Vercelli e Saiuzzo. 

Intanto nel 1853, in Milano rappresentò 
Bianca di Belmonte che piacque e gli pro-^ 
curò le lodi del sommo Verdi. 

Accettò in seguito il posto di maestro 
concertatore alla Scala, ma dovette abban^ 
donarlo pel fallimento dell' impresa, facendo 
intanto il riduttore pel Ricordi, finche nel 
1856 andò maestro concertatore al teatro 
di Alessandria. 

Novara l'ebbe un anno maestro della 
Banda nella Guardia Nazionale; e quando 
ammalata la moglie, mortagli una bambina, 
ed egli stesso colpito da un patereccio, 
dovette scrivere un'opera buffa, in poco 



64 



l MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



piò di 20 giorni, tormentato dairimpresa, 
produsse: Jl Casino di Caìnpagna. 

In OsUglia nel 1857 ebl)e la nomina 
a maestro dìretLore di queir Istituto musi- 
cale e la accettò quantunque dovesse istruire 
in teoria, in tutti gì' istrumenti si d'arco che 
da fiato, e far da organista per la chiesa. 

Il suo ingegno fecondo gli fé' comporre 
parecchia musica religiosa, e le sue Messe 
ed i suoi Vesperl si contano in gran nu- 
mero. 

Scrisse molto anche per banda, e fra 
altro, una polka sinfonica intitolata : Angeli 
e Demoni^ che ebbe gran voga. Lunga sa- 
rebbe la lista degli allievi del Db Yasini 
non pochi dei quali sì distinsero come mae- 
stri. Anche il Gobatti, l' autore dei Goti e 
della LucBf prese per alcuni anni lezioni 
da lui. 

Nel 1865 fu incaricalo di scrivere una 
Messa da Requiem pei funebri di Sol- 
dini in S. Marco di Venezia, ed ottenne 
un completo trionfo, lant^ che al ritorno 
in Ostiglia gli fu fatta una splendida di- 
mostrazione. 

Ma gli invidiosi della gloria di Da Va- 
siNi non lasciarono di osteggiarlo, moven- 
dogli inaussislenii accuse* Le sopportò egli 
dapprima, ma quando lo si calunniò di non 
aver orecchio musicale (??!), capi che gli 
era mestieri di abbandonare anche Ostiglia. 
Si fé' quindi scritturare maestro concertatore 
a Savona nel Carnovale 1865-66, poscia 
maestro concertatore al teatro Carcano di 
Milano, e dicnle le sue dimissioni da diret- 
tore deir Istituto musicale di Ostiglia. 

Ma anche questa volta però, essendo so- 
praggiunta la guerra, la fortuna gli fu ma- 
trigna, e dovette, per vivere, dare lezioni 
private» Intanto scrisse messe, marcie^ duetti, 
inni pairioUici ecc. 



A Trieste, ove si recò quale concertatore, 
in pochi istanti compose un balletto in cui 
innestò un vero concerto per tromba. Di là 
passala a Salò ove scrisse una Sinfonia per 
pianoforte in memoria appunto di quel sito. 
Fu quindi a Cagliari a farvi la stagione 
1867-68, ove scrisse una Messa ed una gran 
Sinfonia per orchestra e banda. 

Nell'anno successivo musicò il Valzer: 
Lo stivale a. rattoppare, dedicandolo a Gari- 
baldi, che lo regalava d'una sua fotografia 
con autografo. 

Venuto il 1869 fu col celebre Bottesini, 
al teatro Vice-Reale del Cairo come maestro 
concertatore e direttore dei cori, e siccome 
l'estate lo passava in Italia, cosi nel 1870 
produsse in Milano l'opera : Guerra di Fate, 
che fu replicata per 30 sere. 

L' ultimo suo lavoro importante fu la 
Gran Cantata pei funebri di Vittorio Ema- 
nuele, al Cairo nel 1878, nel qual anno ap- 
punto, e precisamente il dopopranzo del 21 
di giugno, l'esimio maestro colpito d'apoples- 
sia, morì in età di 56 anni. 

Il De Vasini, oltre ad un potente inge- 
gno musicale, fu anche buon patriotta. Di 
carattere buono, fu tanto facile al perdono 
quanto alla collera. Scrisse e fece eseguire 
molta musica per iscopo di beneficenza, ma 
anch' egli, come tutti i buoni fu sventurato, 
e alla famiglia non potè lasciare che il re- 
taggio delle sue composizioni e di un nome 
onorato ed universalmente stimato. 

DEL CARLO GIUSEPPE, nacque in 
Lucca nel 1815 e vi mori il 14 ottobre 
18i3. Fu allievo di Domenico e Massimi- 
liano Quilici. — Scrisse varie composizioni 
sacre a due e quattro vDci, con istrumenti. 
Compose pure una Messa a 4 voci e grande 
orchestra. É autore di varie ariette e can^ 
tate da camera. 



DSL SSOOLO XIX 



e5 



DELLA MARIA DOMENICO, composi- 
tare drammatico^ nacque a Marsiglia da ge- 
nitori italiani nell'anno 1768 e mori a Pa- 
rigi nel marzo del 1800. — Fu allievo ed 
amico di Paisiello, Suo padre, abile suo- 
natore di mandolino, si stabili a Marsiglia, 
dando l^ioni del suo ìstrumento. Il piccolo 
DoMEiXtco mostrò di buon' ora una speciale 
inclinazione alia musica. Il mandolino gli 
divenne ben tosto famigliare, come pure il 
violoncello. A 18 anni, si fece sentire in 
un'opera rappresentata al teatro della sua 
città natia. ^ In seguito al buon successo 
ottenuto, parve al giovane Della Maru di 
non aver pìii nulla a imparare, ma un viag- 
gio gli aperse gli occhi. Non tardò a cono- 
scere che i suoi studi non erano troppo prc»- 
fondi, e da allora si mise a lavorare con 
ardore sotto la direzione di vari maestri, 
r ultimo dei quali fu appunto il suo amico 
Paisiello, Dopo essersi formato buon compo- 
sitore» scrisse e rappresentò in Italia sei 
opere buffe, fra le quali una, Il Maestro di 
Cappella^ ebbe splendido successo. Scrisse 
varie opere eh' ebbero buona accoglienza nei 
teatri di Parigi, e si occupò anche dì musica 
religiosa. 

DELLA VALLE PIETRO, naque a Va- 
rese Tanno 1782, e fu un abilissimo com- 
positore e contrabassistap 

Nel 1806 essendo stato collocato a pen- 
sione il suo maestro Domenico Zucchinetti, 
egli lo sostituì in vìa provvisoria, quale mae- 
stro di Cappella; e dopo la morte dello 
Zucchinetti, venne riconfermato allo stesso 
posto in vìa definitiva, Neirottobre del 1835 
il Della Valle lasciò la Cappella di Varese, 
per trasferirsi a Milano quale primo contra- 
basso al teatro della Scala, chiamatovi quan- 
do vi cantava la celebre Malibran. A Milano 
dimorò poco più di due anni, quindi, per 



motivi di salute, di nuovo ritornò al primi- 
tivo suo posto in Varese, che provvisoria- 
mente era slato occupato da suo figlio Gio 
vanni Battista, e colà vi rimase Qno al 21 
febbraio 1858, giorno in cui morì, dopo ol- 
tre 50 anni di servizio. 

DELL* OREUCE GIUSEPPE, compch 
sitore, concertatore e dii'ettore d' orchestra - 
Nacque a Fara (Abruzzo Chietino) nelf ago- 
sto 1848. Egli è autore dell* open Bomil' 
da de' Bardi rappresentala al teatro Mer* 
cadante di Napoli. 

DL4BELLI ANTONIO, professore e com- 
posi lore, nacque a Mattsee nel settembre del 
1781, e mori a Vienna nell'aprile del 1838. 

DI GIUUO ANGELO, nacque in Lucca 
nel 1809 e vi mori il U luglio 1838. Fu 
allievo di Domenico Quilici. Studiò con mol- 
to amore la musica, facendo rapidi progressi 
tanto come pianista, quanlo come accompa- 
gnatore. Dotalo dalla natura di felici dispo- 
sizioni, scrisse molte opere di genere sacro, 
che anche oggi si eseguiscono con effetto. 
È pure autore di composizioni drammatiche. 
Musicò anche il celebre episodio dantesco ; 
La morte del conte Ugolino per voce di 
baritono con accnmpagnamento di piano- 
forte, composizione che pubblicata per le 
stampe nel 1839, venne altamente apprez- 
zata. 

DOMINICETI CESABE, compositore* 
Nacque a Desenzano nel luglio del 1821. 
Fu allievo del Conservatorio di Milano, In 
giovane età abbandonò l'Italia per recarsi 
nella Bolivia, dove si fece una buona for* 
tuna. Dopo motti anni ritornò a Milano, e 
condusse la sua vita tranquilla in una bella 
villa che si fece edificare sulle rive del La- 
rio, Al teatro Carcano di Milano venne rap 
presentala Topera intitolata; // Lago delle 
Fate per la quale fu applaudito come mae 



M 



I litSTEl DI MUSICA ITÀLIAlfl 



stro profondo e geniale. Poi scrisse Y Eredi- 
tiera, con non molto successo^ specialmente 
perchè quest' ultima opera h si aspettava 
buffa e non lo era ; però anche in essa e' è 
molto da lodare nei particolari tecnici e in 
alcuni pezzi» che sono veramente belli. Nel 
carnovale 1853-S4 alla Scala di Milano ve- 
niva rappresentata un' altra sua opera, inti- 
tolata: La Maschera^ 

DONIZETTI GAETANO, il più fecondo 
ed uno dei più illustri maestri italiani. Na- 
cque a lìergamo il 29 novembre 1797, — 
Nei primi anni diedesì allo studio del dise- 
gno, e v' attendeva con amore, quando un 
bel giorno chiese di essere ammaestrato nel- 
r arte dei suoni. Il genio musicale sì desta- 
va in luì gigante. 

Nel 1806 entrò nel Conservatorio di 
Bergamo, nel quale insegnavano un Mayr, 
un Ca puzzi, un Gonzales ed altri. 

Dopo tre anni di studio, diede prove 
della sua valentia e nel canto e nella com- 
posizione, tanto che il Mayr ebbe un giorno 
a dirigergli quelle parole che poi si avve- 
rarono: tu diverrai un grande nmestro. 

Esordi nella sua carriera musicale con 
V opera Enrico di Borgogna, data a Vene- 
zia, e che piacque, tantoché venne richiesto 
d'altra musica. 

Seguire adesso passo passo tutti i trionfi 
che il DoHizETTi ottenne con le sue opere, 
equivarrebbe a trascrivere qui tutto il suo 
lungo repertorio, eh' è davvero una delle 
prove più luminose di quanto possa il ge- 
nio accompagnato dall' attività. In tntLi ì 
generi tentati il Donizetti riesci vittorioso, 
ma conviene specialmente notare come la 
sua carriera musicale si divida in quattro 
stadi distinti. (L' osservazione è del Feiis). 
Nel primo, cioè dal 1818 al 1830, ei 
tolse a modello Rossini, 



Nel secondo con b sua opera Anna Ba- 
lena voleva rivaleggiare con Bellini. 

Nel terzo, ormai fatto maestro neirar^ 
te, diede un saggio della sua potenza con 
la sublime creazione della Lucia di Lamef' 
moor. 

E finalmente, cedendo alle esigenze del^ 
la scena lirica francese, modificò la sua mar- 
niera, conservando però sempre lo stila me* 
Iodico della scuola italiana. 

Egli scrisse oltre a f)6 opere \ diede saggio 
di quanto fosse ricca la sua immaginazione an- 
che nella musica sacra, senza dire il numero 
non indifferente di pezzi da camera ecc. ecc. 
Al teatro Apollo di Roma nel 1882 venne 
rappresentata la sua opera postuma il Duca 
d'Alba, che ^ merito della signora Giovan* 
nina Lucca venne conosciuta. 

Dopo aver dimorato per lungo tempo a 
Vienna, ove fece rappresentare nel 1843 
l'opera: Maria di Rhoan scrìtta apposita- 
mente per quel teatro, il DoMzetri vi diede 
non poche delle altre sue opere più pi-e- 
giate. Nel 1844 recossi a Parigi, ove scrisse 
il Don Sebastiano, ed ebbe i primi sìntomi 
di quel male che dopo lunghe sofferenze, 
doveva ucciderlo nella sua natia Bergamo 
1' 8 aprile 1848. 

Donizetti fu detto V Ovidio della musi- 
ca, per la sua fecondità e per la sua vena 
creatrice veramente straordinaria. L'autore 
della Lucia, come accennò il citato Fetis^ 
verrà collocato nell'istoria dell'arte imme- 
diatamente dopo Rossini, dì cui fu il ma»- 
Simo allievo. 

DONIZETTI GIUSEPPE, direttore delle 
musiche militari dell' Impero Ottomano, na* 
eque a Bergamo verso l'anno 1793 e mori 
a Costantinopoli nel febbraio del 1856. Fra- 
tello del celebre Gaetano^ istruito anch' egli 
nella musica, fu costretto dal Governo na* 



DEL SEOOLO XIX 



67 



poleoiiìco a farsi soldato ; passò col suo reg- 
gimciìto iu Pìemante, quindi in Savoja, ed 
in breve conosciutasi la sua valentia musi- 
cale, conseguì il grado di luogotenente Gapo- 
musica. Più tardi (1832) fu dal Sultano in- 
vitato* per mezzo del suddetto Governo ad 
accettare la direzione di una Banda mili- 
tare. Giuseppe Donizbtti fu assai fortunato. 
Egli trovò nel Sultano Mahmoud un grande 
protettore, il qiialo costrinse i giovani più 
cospicui deir Impero a farsi discepoli di lui; 
talché la Banda militare del Donizetti era 
tutta composta di figli d' ottimati e di Agà. 
In tre anni essa giunse al punto di non do- 
ver invidiare alle più esperte d'Europa. 
Essa rallegrava le feste del serraglio, le ras- 
sepe deir esercito, le villeggiature del Sul- 
tano, gli Harem delle Odalische, le geniali 
adunane degli europei. Donizetti fu ama- 
tissimo dal Sultano, che gli fece fabbricare 
un palazzo sopra una delle più ridenti col- 
line del Bosforo, e volle innalzarlo ai più 
aiti gradi, e fregiarlo di decorazioni; egli 
era Uva-pascià (generale di brigata). 

DOJJZELLl ULISSE, figlio del celebre 
tenore, nacque in Torino il 29 aprile^l857. 



Accademico filc^rmonico di Bologna, egregio 
pianista e compositore dì musica da camera 
e da pianoforte, compi i suoi studi nel Li-* 
ceo musicale bolognese ; ed ora è maestro 
di musica nella città di Fano. 

Le brillanti composizioni del Donzelli 
offrono buona prova de* suoi ^xellenti studi 
e del suo fecondo ingegno. 

DRAGONETTI DOMENICO, contrahas- 
sista, nacque in Venezia neir aprile del 
1763, e mori a Londra neiraprile del 1846- 
Incominciò a suonare il oontrahasso accom- 
pagnando la Banti, che cantava pei caffè di 
Venezia, e la seguì per tutta Italia, Egli 
divenne celebre professore e scrittore pel 
suo istrumento, e la Santi una rinomata 
cantante. 

I successori del Dragonbttì furono il 
DairOcca, Anglois e Bottesinu 

DRIGO RICCARDO, pianista, direttore 
d' orchestra e compositore drammatico, na- 
cque in Padova nel 1846. Ora egli è a Pie^ 
troburgo come supplente direttore dell* or- 
chestra imperiale, 

DUCCI CARLO, pianista e compositore, 
nacque a Firenze nel mese di luglio 1837. 



£2 



ERRERÀ dotL UGO, pianista composi- 
tore e CI itico» nacque a Venezia nel mese 
di ottobre 1843- E autore di vari pezzi si 
vocali che istrumentali di buona fattura, 
pubblicati in parte dalla Casa editrice Lucca 



di Milano. Egli è frequentatore delle prime 
società aristocratiche veneziane, ed ò mem- 
bro del Consiglio Accademico del Liceo so- 
cietà Musicale Benedetto Marcello di Ve- 
nezia. 



ì 



68 



I MÀISTBI DI MUSICA ITALIANI 



3r 






FABBRI ANTONIO naque a Bologna 
il 4 dicembre 1804, compì i suoi studt nel 
patrio Liceo musicale, fu per molti anni 
presidente della Regia Accademia Filarmo- 
nica bolognese. Compositore di musica sa- 
cra, fu eziandio dottissimo professore di con- 
trappunto nel patrio Liceo, fin da quando 
ne era direttore Rossini, Ora egli è esami- 
natore per gli aspiranti al grado di mne- 
alro compositore- Da molti anni, egli gode 
i frutti delle lunghe falichei essendo ora 
pensionalo. Conserva però la direzione della 
Cappella di S- Pietro in Bologna. 

FABRIZI PAOLOt compositore di mu- 
sica teatrale e sacra, nacque a Spoleto nel- 
r Umbria, Fanno 1809. Dotato fin da fan- 
ciullo d' un senso squisito della musica, i 
suoi genitori s' indussero nel 1823 a man* 
darlo a Napoli, nel Collegio di S, Sebastia- 
no. -- Studiò sotto la direzione dello Zini 
garelli, e allorquando il Fadrizi fu al caso dì 
scrivere, il suo maestro gli fece comporre 
della musica sacra* — Oltre che composi- 
tore, era divenuto anche valente contrabas- 
sista, e nel 1831, avendo compiuto i suoi 
studi, scrisse pel teatro Partenopeo l'opera 
bulTa in due atti, La vedova di un vivo, 
rappresentatavi con buon successo nel 1833. 
Poi scrisse, pel teatro Nuovo La Festa 
di Carditiello ] indi Y opera semiseria II 
Conte di Saverna (1835). Nel 1836 com- 
pose Y opera buffa L' Inganno non dura 
e nel 1837 l'altra II Portaior d'acqua^ 
Per invilo del Municipio di Spoleto com- 
pose il melodramma pel carnovale del 1844 
Cristina di Svezia, eseguitosi in quel tea- 
tro con gran successo. — Oo^pù in Napoli 



parecchie cattedre, ebbe varie onorificenze. 

Morì in Napoli il 3 marzo 1869. 

FACCIO FRANCO — compositore, pro- 
fessore e direttore d'orchestra. Nacque in 
Verona il giorno 8 marzo 1840 da un sem- 
plice cameriere d' albergo, cosi che la bio- 
grafia di Franco Faccio dovrebb' essere 
compresa in una edizione nuova che voles- 
se fare Michele Lessona del suo Volere e 
potere. — I genitori del Faccio, desidera- 
vano veramente di farne un buon sacerdote, 
ma alla flne dovettero secondare le rare di- 
sposizioni musicati che egli dimostrava, e 
lo volsero allo studio dell'arte, imponen- 
dosi dure privazioni. Un modestissimo or- 
ganista, certo Giuseppe Bernasconi svegliò 
nel Faccio i primi amori per la musica, 
e gli fu il primo maestro. Nel 1855 entrò 
nel R. Conservatorio di Milano. In breve die- 
de prove del suo bellissimo ingegno, tanto 
da divenire oltre che pianista abilissimo, 
uno dei migliori allievi del Ronchetti-Mon- 
tevìli, che gl'insegnava la composizione. — 
Nel 18(50 attirò per la prima volta su di 
sé la pubblica attenzione, facendo eseguire 
dagli allievi, come saggio, una sinfonia di 
concerto, notabilissima per immaginazione, 
per indipendenza di forme, per ricchezza 
d' islrumentazione. Nel 1864 uscì dal Con- 
servatorio, e col suo intimo amico, Arrigo 
Boito, ottenne dal Governo un sussidio che 
gli permise di compiere un viaggio all'e- 
stero per perfezionarsi nell'arte. Ritornato 
a Milano ebbe un grande conforto : l' intelli- 
gente editore Ricordi pubblicava le sue pri- 
me composizioni. Nel 10 novembre 1869, 
aljxì Scala di Milano diede il suo dramma 



DEL SECOLO XIX 



69 



lirico in Ire alti ; I profughi fiamminghi, 
che fece presagire tanto bene del giovane 
maestro, Pìii tardi Arrigo Boito gli diede 
un librello : Aìììleto, eh' egli musicò e fece 
rappresentare al Carlo Felice di Genova nel 
1865, protagonista il celebre e compianto 
tenore Tiberini, con esito felicissimo, solle- 
vando discussioni del genere di quelle «che 
si agitarono poi ardentissime pel Mefisto- 
fele di Boi Lo. 

Buon patriolta il Faccio, sempre in 
compagnia del biondo Arrigo, indossò nel 
1866 la camicia rossa. Finita la campa- 
gna, accettò, neir inverno 1867, una scriU 
itin dì mae.sLro concertatore e direttore 
di orchestra al teatro dell'opera italiana 
a Berlino. Bichìamato a Milano, fu no- 
minato professore d' armonia e contrap- 
punto nel R. Conservatorio, assumendo an- 
che la direzione della Scala. Dopo qualche 
tempo abbandonò la cattedra di professore 
che degnamente occupava, per darsi defini- 
tivamente alta difficile carriera di direttore 
e concertatore dei primari teatri italiani e 
stranieri, meritandosi da per tutto onori ed 
entusiastiche acclamazioni. É degno di par- 
ticolare menzione Io splendidissimo successo 
eh* ^li ottenne nel 1878 a Parigi, nei 
Grandi Concerti datisi in occasione dell'E- 
sposizione Mondiale. — Il Faccio, oltreché 
delle opere già ricordate, è anche autore di 
parecchie $infonie e romanze, di un quar- 
teUo d' istrumenti ad arco, e di un Album 
di musica da camera. Egli è incontrastabil- 
mente oggi, il primo Direttore d' orchestra 
d' Italia, e ne ha in sommo grado tutte le 
qualità: Fra le altre, la sterminata memoria 
musicale, giacché egli dirige fin dalla pri- 
ma rappresentazione qualunque opera la più 
elaborata e complicata, sempre a spartito 
chìusOp 



Dopo questi cenni che rìsguardano Tar^ 
tista, dovrei soggiungere qualcosa dell' uo- 
mo. Dirò questo, che egli è dotato d' u- 
no dei temperamenti più felici: è sempre 
di lieto umoro, e la sua cordialità Io rende 
simpatico e caro a chiunque. L' ho trovato 
a Milano, a Trieste, qui a Venezia, in mez- 
zo al lavoro, oppresso dalla fatica, ma Frac- 
co Faccio era sempre lui : buono, ilare e 
gentilissimo. 

FANNA ANTONIO. Ha lasciato bella 
memoria di sé il Veneziano AntOìMo Fanna 
del quale fu mollo lamentata la morte av- 
venuta a 52 anni, nel 5 marzo 1845. Mo- 
strò fin da giovanetto forte inclinazione alla 
musica e fu suo maestro il valente Galega* 
ri. Più tardi ebbe a maestro il notissimo 
professore Ablinger. Studiò dì preferenza 
la musica classica e in poco tempo ebbe fa- 
ma di essere il primo pianista del veneto. 
Per i suoi alunni scrisse : esercizi, varia- 
zioni, e fantash, di cui fu editore il Ricordi, 
Egli si ebbe, per le sue composizioni, elogi 
dal Rossini, Donìzetti, Mercadante, Me- 
yerbeer. Paci ni, Liszt e Thalberg. 

Quando s'avea dato con molto amore 
alla composizione della musica sacra» il Pan- 
na venne da morte rapito, 

FANNUCCHI DOMENICO, nacque in 
Lucca nel 1795 e vi mori il 24 giugno 
1862. Fu allievo di Domenico Quilici per 
la composizione, e di Puccini per l'organo, 
nel quale riu^ì il primo suonatore dei suoi 
tempi. Scrisse composizioni sacre come MeS' 
se, salmi, mottetti, inni a due e a quattro 
voci, con istrumenti. Esse sono di stile facile 
e melodico, e ben condotte, per cui otten- 
nero favore. Fu maestro di canto e fece ot- 
timi allievi. 

FARINA Dott, LUIGI, fu buon legale 
e valente compositore di musica. — Era 



1^. 



70 



I lilSTRI DI imSICi ITiLUin 



autore di un opera : Camoéns, e dì molte 
altre composizioni musicali, fra cui una Eie- 
già su parole del Fiisinato. Mori in Padova 
nel novembre del 1880- 

FARINELLI GIUSEPPE, compositore 
drammatico, nacque a Este il 7 maggio 
1769 e mori a Trieste nel dicembre del 
1836, Scrisse molto pel teatro in uno stile 
piano e melodioso, — Fu a Trieste maestro 
di Cappella dì S. Giusto. Diresse gli spet^ 
tacoli dei teatro Comunale. — Fra le po- 
polari sue opere citerò: La bandiera d^ih 
gni vento ; FI colpevoìe salvato dalla colpa ; 
L' effeHo ìtaturale; Il flntù sordo ; — La 
lomndiera ; Odoardo e Carlotta ; Pamela 
nubile; l Mi d' Efeso ; Teresa e Claudio ; 
Il Testamento e seicentomila franchi ; Chia- 
rina ; La contadina bizzarra ; Ginevra 
degli Almim ; ecc. Dopo la sua morte, gli 
succedette il celebre Luigi Ricci. 

Scrisse ancora varie composizioni per 
chiesa, come Messe di gloria per due e più 
voci, un Miserere a quattro voci, uno Sta- 
bat mater per due voci ed altre composizioni 
sacre. 

FASANOTTI FILIPPO, pianista e com- 
posit4ìre, nacque a Milano nel febbraio 1821. 
Pubblicò circa 200 pezzi di genere per pia- 
no, consistenti principalmente in tinscrizioni 
e riduzioni, sopra temi delle migliori opere. 
Pubblicò pure una raccolta di 50 preludi in 
tutti i tuoni maggiori e minori, sotto il ti- 
tolo : L'Arte di preludiare (Milano, Ricordi). 

FAVI STANISLAO, direttore d* orche- 
stra e compositore di musica da camera, na- 
cque a Firenze il 16 novembre 1833. 

FEDELINI CARLO — musicista. Na- 
eque il 14 luglio 1840 in Verona, e vi mo- 
rì nel 1860, Il suo biografo Alessandro Sala, 
ne parla con vivissima commozione, nelle 
Conferenze già citale, e dice che giovanis- 



simo ancora il Esdeunf era profondamente 
esperto nel contrappunto e nella fuga. Molto 
s' occupò di musica sacra, e molto fu lodato 
un suo tniserere cosparso largamente di ra- 
re bellezze; applauditi£;sime furono altresì 
una sinfonia ad otto pianoforti, a quattro 
mani per ciascuno, ed un quartetto ad ar* 
chi di stile libero. Dice il Sala citato, che 
il compianto Fbdelini, si cimentò, come 
Galilei Vincenzo, figlio dell' immortale Ga- 
lileo, e Donizetti, a musicare T episodio 
dantesco di Francesca da Bimini. 

FEDERia VINCENZO, compositore 
drammatico, nacque a Pesaro nel 1764 e 
mori a Milano nel settembre del 1827. — 
Nel carnovale del 1803, diede alla Scala di 
Milano la sua opera: Castore e Polluce. 

FENAROLI FEDELE, compositore di 
musica sacra, nacque in Lanciano negli A- 
bruzzi nell'anno 1732, e morì in Napolj 
il 1, gennaio 1818. Sotto la guida di Du- 
rante e Leo studiò armonia e contrappun- 
to. — Passati vari anni dopo aver compiuti 
accuratamente i suoi studi, venne nominato 
maestro di contrappunto e composizione al 
Conservatorio della Pietà dei Turchini. 

È autore d'una rinomata raccolta di 
partimenti detti bassi numerati^ cifrali, os- 
sia armonia sonata. Quest'opera musicale 
del Fbnaroli è chiara e progressiva corre- 
data eziandio di Regole, Scale, Cadenze, 
Bassi numerati e Bassi senza nunwri. 
Movimenti, Temi, Canoni^ e Fughe, Essa fu 
stampata a Parigi per cura di Emanuele 
Imbimbo, che ne tradusse il tosto. 

Sarebbe troppo lungo T enumerare la 
musica sacra eh' egli scri&se, poiché ne coni- 
pose una gran quantità. 

FERRARA BERNARDO, compositore e 
violinista, nacque a Vercelli il 7 aprile i810 
e vi mori nell'ottobre del 1882, Di que- 



URL SECOLO xa 



71 



sto eaimio maestro T eminente critico G A. 
Biaggi scrive così nel giornale La Naziom : 
< Bernakdo Ferbara fu musicista di im va- 
lore assai m^iggiore del coipune. — S' ini- 
ziò allo studio del violino in Vercelli sles- 
so, con un Massena, — Nel 1822 entrò 
nel Conservatorio di Milano, dove ebbe a 
maestri: di violino, il celebre Alessandro 
Rolla; di armonia, contrappunto e compo- 
sizione, Federici, Piantanida e Basily. Un 
anno dopo il Fgrraba ottenne il premio 
d'incoraggiamento. — Nel 1828, sem- 
pre allievo del Conservatorio, venne invi- 
lato dal Municipio di Vercelli a dirigere 
l'orchestra di quel teatro, che aprivasi al- 
lora a rappresentazioni straordinarie per fc- 
ste^iare la presenza del Re Carlo Felice, 

Benché tanto giovane il Ferrara seppe 
tenere queir ufficio con lode. — Uscito dal 
Conservatorio nell' ottobre del 1829, aven- 
do ottenuto il premio d^ onore come violi- 
nista e ayme compositore, il Ferrara, pib 
per consiglio d' altri che proprio, tentò la 
carriera del concertista* Suonò a Torino e a 
Genova, e fu applauditìssimo. Pure, dati quei 
due concerti, non ne volle dar altri e prese 
dimora in Milano, — Nella memorabile 
stagione teatrale 1830-31, nella quale al 
Cercano di Milano cantarono la Pasta, il 
Rubini e Filippo Galli e nella quale il Do- 
nizetti e il Bellini scrissero l' Anna Bolena 
e la Sonnambula, il Ferrara (a perfetta 1 1- 
cenda col Petrini* Zamboni) era direttore 
d' orchestra. E anche allora egli fece così 
buona prova, da esser poi preferito dagli im- 
presari ad ogni altro, e da esser scelto dal 
Paganini come direttore dell'orchestra della 
Corte di Parma. 

A Parma, benché universalmente stima* 
to e tenuto in gran conto dal Paganini, non 
rimase che pochissimo tempo. Invitato nel 



1836 a supplire nel Conservatorio di Mila- 
no al Rolla vecchissimo ed infermo, il Fer- 
rara accettò. Da quella supplenza ebbe a 
cessare tre anni dopo, perchè non suddito 
austriaco; ma nel 1846 venne nominato 
maestro titolare. Da quell'anno ali 861 il 
Ferrara per perizia, per zelo, per senti- 
mento artistico fu un ottimo insegnante. 
Dalla sua scuola uscirono non pochi valen- 
tissimi violinisti, fra i quali basterà ricor- 
dare il Cremaschi, il Rampazziini, il Base vi. 

Nel 1861 il Ferrara fu costretto a la- 
sciare il Conservatorio collo da una infer- 
mila ben terribile per un musicista: la sordità. 

E come il Conservatorio, egli lasciò pu- 
re allora T Istituto dei Ciechi, dove teneva 
r istesso ufficio (crediamo senza retribuzione 
dì sorta), e dove il suo insegnamento aveva 
dato buonissimi frutti. Perduta affatto la spe- 
ranza di poter ricuperare Y udito e di poter 
riprendere V esercizio dell' arte, il Ferrara 
I^ece dono a quell' Istituto di tutta la sua mu- 
sica, di tutte le sue composizioni inedite, e 
di tutti i suoi strumenti, fra i quali un vio 
lino di gran prezzo regalatogli da Maria 
Luisa duchessa di Parma, Di quel ricco d<y 
no non se ne seppe che in questi giorni , 
giacché» modestissimo, egli aveva posta la 
condizione che durante la sua vita rimanesse 
ignorato. 

Il Ferrara, come violinista, ebbe meriti 
preziosissimi: una bella levala di voce, una 
beir arcata, una intonazione perfetta, un' in- 
tera padronanza dello strumento. E come 
compositore se non ebbe una fantasia rio 
chissìma, non V ebbe nemmeno povera , ed 
ebbe buoni studt ed eletto buon gusto. Di 
questo fanno testimonianza indiscutibile, per 
quanto sappiamo noi, una Sinfonia a gran- 
de orchestra, non pochi pezzi da concerto e 
un Corso d' esercìzi per violino, i 



72 



I HAESmi DI MUSICA ITILUSI 



FERBARI CARLOTTA, artista di un 
talento rimarchevole che si è prodotta come 
poetessa e come compositrice nello stesso 
tempo, è figlia di im maestro di Lodi, ed è 
nata il 27 gennaio 1837, Iniziata ai princì- 
pi deirarte da duo professori valeotissimi 
Stoppani e Fanzini, fu ammessa negli ulti- 
mi giorni deir anno 1844 al Conservatorio 
di Milano, vi studiò il canto ed il piano, e 
ne uscì alla fine di agosto 1850, Non po- 
tendo abbracciare la carriera lirica per causa 
deir instabilità della sua voce, si dette invece 
air insegnamento e nello stesso tempo fece 
un corso di composizioni sotto l'eccellente 
direzione del compianto Mazzucato, direttore 
del R. Conservatorio di Milano. Costretta a 
provvedere ai bisogni della sua famiglia, la 
Carlotta Ferrari tentò la scena presentan- 
do nel 25 luglio 1857 al teatro di Santa 
Radegonda il suo primo lavoro: Ugo, dei 
quale essa aveva scritto le parole e la mu- 
sica, e che venne accolto col più grande fa- 
vore. Nove anni passarono, avanti che la 
Ferrari si producesse di nuovo sulla scena. 
Nel 1866 diede al teatro della sua città na- 
tale la seconda sua opera drammatica : Sofia, 
lavoro che meritò dodici rappresentazioni 
consecutivo, e fu ripreso in seguito felice- 
mente a Milano ed a Torino, Essa fu a quel- 
r epoca pregata di scrivere per la cattedrale 
di Lodi una Messa solenne, che fu eseguita 
il 19 gennaio 1868, e fu tanto il successo di 
codesta composizione che le procurò V inca^ 
rico, dal ministero dell' interno, di scrivere 
una Messa di Requiem per la chiesa metro- 
politana di Torino il 22 luglio 1868, anni- 
versario della morte del re Carlo Alberto, 
In fine la Ferrari diede a Cagliari, nel 
1871, la sua terza opera Eleonora rf' Arbo- 
rea che ottenne im bel successOf e nello 
stesso anno, per le feste che furono date a 



Torino in occasione dell' arrivo della depu- 
tazione romana, venne incaricata dal Munì* 
cipio di comporre un Inno di circostanza, 
Quest' Inno, la di cui esecuzione al teatro Ca- 
Tignano produsse un' impressione profonda, 
fu eseguito in sonito a Roma collo stesso 
buon successo. — Quest' artista, della quaie 
il talento poetico è, si dice, de* più rimar- 
chevoli, e che oltre i libretti delle sue opere» 
ha scritto un' enorme quantità di versi, pub- 
blicò anche un numero abbastanza grande di 
melodie vocali. 

FERRARI GIO- RATT-, distinto com- 
positore che la morte rapì troppo presto 
distruggendo così le belle e sicure speran* 
ze che su lui avevano concepite, era nato 
a Venezia nel 1808. 

Allievo del reputato istitutore Antonio 
Cammera, il Fburari fu ancora in giovanis- 
sima età uno dei primi violini del teatro 
della Fenice e prima viola alla Cappella 
Marciana, Sotto i maestri Marsand e Fabio 
Ermagora studiò il contrappunto e venne 
inoltre incoraggiato dai sommi maestri Mer- 
cadante e Pacini, che lo amavano con amore 
singolare, e ne apprezzavano molto il suo 
beir ingegno. 

Disgraziatamente non scrisse che tre sole 
opere, oltre a molti altri lavori per camera, 
e cioè : La Maria d^ Inghilisrra^ Gli ut- 
Hmi giorni di Suly, e il Caniiam IV, la- 
vori, che fanno prova del di lui vastissimo 
ingegno musicale. Contese la palma a Verdi 
che appena allora scorgeva suH'orizzonte mu- 
sicale c-ol suo Nahucto, 

Fu altresì compositore distinto di musica 
sacra, e rimane di lui un' apprezzatissìma 
Messa con cori a voci bianche^ accompagnati 
dall' arpa. 

Come Bellini, il FeHRARi mori in fre- 
sca età, a soli 37 anni nella sua Venezia, e 



DBL SECOLO XIX, 



73 



con lui mancò una sicura gloria deli' arte e 
dell' Italia. 

FERRARINI GIULIO CESARE, compo- 
sitore e professore di violino nel B. Istituto 
musicale di Parma e direttore d' orchestra, 
nacque a Bolc^a nel marzo del 1807. 

FICCARELU STANISLAO, composito- 
re e professore di pianoforte nel R. Gonser- 
yatorio musicale di Parma, nacque in marzo 
del 1845 a Reggio (Emilia). 

FIGHERA SALVATORE, compositore, 
nacque in Gravina nelle Puglie nel 1771, 
e morì in Napoli nel 1836. — Studiò sot- 
to le cure del Fenaroli. — Uscito dal Con- 
servatorio, scrisse per la Scala di Milano 
l' opera bufla : La Sorpresa, e nella stessa 
città compose due cantate : La finta istoria 
e Lo Sdegno e la Pace. Scrisse parecchia 
musica sacra, ed uno Studio di canto, se- 
condo i precetti del Porpora, 

FILIPPI FILIPPO, critico musicale e 
compositore, nacque in Vicenza nel 13 gen- 
naio 1832. Figlio di un negoziante agiato, 
compi presso l'Università di Padova il cor- 
so di diritto laureandosi verso il 1853. — 
Ha l'amore per la musica e per la lette- 
ratura musicale lo dominava tutto fin da 
fanciullo, cosi che dedicossi con entusiasmo 
a questo genere di studi prima in Venezia, 
e poscia a Vienna. Nel 1858 divenne cor- 
rispondente e quindi direttore della Gazzetta 
musicale, ed ora da oltre vent' anni scrive 
appendici di musica nel Giornale La Perse- 
veranza. 

Il Filippi è anche autore d' un volume : 
Musica e Musicisti (Milano Brigola 1876), 
che contiene degli studi su Haydn, Beetho- 
"ven, Meyeerber, Rossini, Verdi, Wagner, 
Schuman, ecc. ecc. Non contento di farsi 
conoscere come critico, volle prodursi an- 
che come compositore, e a Milano fece ese- 



guire due suoi quartetti per ìstrumenti a 
corda, ed ha pubblicato in lutia e Francia un 
buon numero di melodie vocali e per pianta 
forte. 

. FIOCCHI VINCENZ compositore dram- 
matico, nacque a Roma nel 1767, e morì a 
Parigi nel 1843. 

FIODO VINCENZO, compositore, na-. 
eque a Taranto il 2 settembre !782. — 
Studiò sotto la direzione dei Salina, Spe^ 
ranza e Tritto nel Conservatorio della Pietà 
de' Turchini. Più tardi tludiò sotto Pai- 
siello, perfezionandosi nell' arte del compor- 
re. Nel 1804 scrisse T oratorio Giuseppe 
riconosciuto. Nel 1808 fu chiamato a Ro- 
ma e scrisse per quel teatro Argentina» : Il 
Disertore. — Nel 1809 per Parma compo- 
se: n Trionfo di Quinto Fabio, Nel 18!0, 
per Firenze, Ciro. Nel i812 andò a sta- 
bilirsi a Pisa, ove da prima incominciò a 
dare lezioni di canto, ma dopo qualche an- 
no volle dedicarsi al mestiere di suo padre 
e fece il negoziante fino nel 1820. In quc- 
sf anno ritornò a Napoli e ricominciò a dar 
lezioni di canto e composizione. Copri varie 
cariche. Compose molta musica sacra e mo- 
ri in Napoli nel 1863. 

FIORAVANTI VALENTINO, nacque a 
Roma nel 1770 e mori a Capua in giugno 
del 1837. 

Compositore distinto, fu maestro nella 
Cappella pontificia. Gli è specialmente nel 
genere buffo che Fioravanti si acquistò mol- 
ta riputazione. La sua musica, dice un suo 
biografo, eclissata dalla nuova scuota, man- 
ca forse d'originalità, ma vi si trova una 
vena comica, una schietta naturale festività, 
una felice disposizione nel ritorno periodi- 
co delle frasi melodiche principali, le^quali 
contribuirono grandemente alla fama di cui 
goderono le opere di questo mae&tro, fra le 



n 



1 MiBSTftl DI MUSICA ITALIANI 



quali emerge sempi-e qudla intitolata: Le 
cantairici viUanB. 

FIORAVANTI VINCENZO, uno degli 
ultimi compositori bufii che abbiano goduto 
Delta loro patria una vera rÌDoman?;!, era 
figlio di quel Valentioo, che fu quasi il ri- 
vale di Paisiello e di Cimarosa, Suo padre 
che aveva percorso una brillante carriera 
come compositore, voleva di Vincenzo, far- 
ne un medico, ma il giovane volle seguire 
la carriera paterna. 

Fu dunque contro T opinione della sua 
famiglia ch'egli studiò la musica* Quando 
si credette abbastan^ capace, si rivolse al* 
r impresario del teatro Valle di Roma per- 
chè gli facesse scrivere qualche cosa, E di 
buon grado V impresario gli commise un 
DueUo che doveva essere annesso in un* o- 
pera di repertorio* Ma arrivato il di della 
prova il DueUo fu trovato così cattivo che 
il direttore d'orchestra deponendo la bac- 
chetta dis^ al FioRAVAKTi : « Fanciullo mio 
studiate ancora e poi potrete scrivere della 
musica. * 

Il Fioravanti per un momento fu pie- 
no di vergogna, ma poi fattosi coraggio si 
presentò a Donizetti pregandolo dì impar- 
tirgli delle lezioni, e Donizetti vi acconsentì 
molto volentieri* 

Dopo aver studiato per qualche tempo 
con sì valente maestro, sentendosi sicuro, 
scrisse V opera buffa : PulcineHa mulinaro, 
che servì di debutto non solo per il com- 
positore, ma anche pel celebre cantante La* 
blache. 

Tutti e due ottennero entusiastiche ova- 
zioni e il Fioravanti per questo successo si 
rappacificò col padre, già in collera da lungo 
tempo. 

Nel 1819 Pulcinelta mulinaro fu rap- 
presentato al teatro S. Carlino dì Napoli, 



fi il giovane maestro lo fece poi seguire da 
una cinquantina di opere che gli valsero 
una brillante riputazione. 

Il Fioravanti nacque a Roma nel 1799, 
fu direttore della musica nel Reale Albergo 
dei poveri a Napoli ove morì nel 28 marzo 
1877, 

FISCHIETTI DOMENICO, compositore, 
nacque in Napoli nel 1729. — Studiò sotto 
la direzione del Durante e del Leo. Perfe- 
zionatosi neir arte, lasciò la patria e viag- 
gio in alcune cittii della Germania. — Net 
1766 si recò a Dresda, ove fu impiegalo 
a scrivere per chiesa. Acquistò tale rinomanza, 
che fu invitalo dall'Arcivescovo dì Salzbourg 
ad assumere la direzione della sua Cappella 
neir esercizio della quale trovavasi ancora 
nel 1810. — Scrisse varie opere teatrali e 
musica sacra. — Ignorasi Fanno della sua 
morte, 

FISCHETTI MATTEO LUIGI, pianista 
e compositore, nacque a Martina - Franca 
(I^cce) il 28 febbraio 1830, 

Insegnò Ìl piano e la composizione, e pub- 
blicò più di 200 pezzi pel suo strumento» 
fra i quali parecchie trascrizioni e composi- 
zioni vocali. 

Si produsse nei teatri con opere, fra cui 
le tre seguenti: Aida di Scafali (che fu- 
roreggiò alla Fenice di Napoli nel 1873), 
la Sorrentina (rappresentata pure a Napoli 
nello stesso anno) e: Un^ altra figlia di ma- 
dama Angot, data anche questa al Merca- 
dante di Napoli in maggio del 1874. 

FLORIMO comm. FRANCESCO. Que- 
sto Nestore della musica, eh* ebl»e ad amici 
ìl Bellini e il Donizetti, che trattò famigliar^ 
mente col Rossini , nacque a San Giorgio 
Morgeto, paesello della Calabria, ìl 1*^ gen- 
naio 1800, Poco più che quindicenne en*^ 
Irò nel Collegio di musica ; per un quarto 



DKL SSCOLO Xn 



% 



di secolo fu reggente l'Archivio musicale 
di Napoli, poco dopo ne fu nominato diret- 
tore, e da quel dì fino ad oggi, ogni sua 
cura, ogni suo jpensiero sono stati incessan- 
temente rivolti alla diffusione degli studi 
musicali. 

n Florimo è valentissimo maestro di 
canto ; ha scritto pregievolissimi libri — fra 
i quali un metodo per canto che si studia 
nei principali Conservatori dell' estero — e 
composto squarci musicali di stupenda fat- 
tura. 

Ha dato in luce un importante Cenno 
storico sulla scuola musicale di Napoli, 
ed ha scritto su Wagner ed i Wagneristi, 
oltre ad altri opuscoli. Da ultimo (1882), 
coi tipi Barbera di Firenze pubblicò: Belli' 
ni, memorie e lettere. 

Possa egli vivere ancora lunghi anni al- 
l' affetto e alla reverenza de' suoi concitta- 
dini, all'amicizia di tutti quelli che l'av- 
vicinano, perchè la morte di uomini simili 
è sempre un lutto per la nazione cui ap. 
partengono. 

FONTANA URANIO, compositore na- 
cque a Milano, ma nel 1848 si recò a Pa- 
rigi, ove mori nel marzo del 1881. 

Al teatro Carcano fece rappresentare 
una sua opera: Le Baccanti. Era molto 
stimato come maestro di canto, e tra le sue 
aUieve ricordiamo la celebre Sofia Cruvelli, 
ora baronessa Vigier. 

FORMAGLIO LUIGI, compositore dram- 
matico, nacque a Monselice il 10 marzo 
1823; è r autore delle due seguenti opere : 
Brenno aW assedio di Chiusi, rappresen- 
tato al teatro S. Benedetto di Venezia, nel 
1852, e Gismonda di Mendrisio, dramma 
lirico in 3 atti, data al teatro Apollo nella 
slessa città nel 1854 e per la Fenice di 
Venezia, carnovale 1859-60, scrisse JBrotfe, 



opera che non venne rappresentata in causa 
degli avvenimenti politici. 

Egli ora vive tranquillo a Venezia sen- 
za darsi pena di scrivere o di trovare le- 
zioni, e fa invece il commerciante in piano- 
forti. 

FORMICHI LUIGI, compositore dram- 
matico, nacque a Sina lunga il 7 giugno 
1829. Pubblicò un centinajo circa dì pezzi 
per piano nel genere leggero, fra cui molUi 
trascrizioni e fantasie su arie popolari e te- 
mi d'opere celebri. 

FORNARI VINCENZO, compositore o 
direttore, nacque a Napoli Y II maggio del 
1848. 

FORNASINI NICOLA, compositore me- 
lodrammatico nacque a Bari il 17 agosto 
1803. 

Ammesso all'età di 12 anni nel R. 
Conservatorio di Napoli, divenne allievo di 
Fumo, di Tritto e di ZingarellL Nel 1822 
faceva rappresentare nel piccolo teatro del 
R. Conservatorio un' operetta intitolata : /( 
Marmo ; scrisse poscia alcune imposizioni 
religiose, Messe, Requiem, Vesperi, Te 
Deumy Litanie, e terminati ì suoi studi, fu 
nominato capo-musica dapprima al 12^ Reg- 
gimento Svizzero, poscia al 2,^ Reggimento 
granatieri della guardia reale* Ciò non gl'im- 
pedi di far rappresentare e scrivere mol- 
tissime opere e balli. Il Fornassni posse- 
deva eccellenti qualità. Morì a Napoli nel 
24 giugno 1861. 

FORONI DOMENICO, maestro di canto 
e compositore, nacque nel Veronese e mori 
a Verona nel mese di marzo 1853. 

FORONI JACOPO. Quando nel 1878 ai 
grandi concerti del Trocadero a Parigi ven- 
nero eseguiti dei lavori di Jacopo Foroni, 
moltissimi si domandarono chi fosse code* 
sto maestro che dava prove d' m ingegno 



76 



I liKSTRI DI MUSIC A ITALIANI 



COSÌ polente. £ pur troppo non era cono- 
sciuto, né io è ancora quanto lo merite- 
rebbe. Egli morì giovane ucciso dal colèra 
del 1838, a 33 anni, < mentre raccoglieva 
le più verdi fronde d* alloro per cingersi 
il capo di una corona immortale, e se non 
fosse morto, l'Italia come disse T illustre 
Alberto Maz2ucato, ben poco avrebbe ad in- 
vidiare alla Germania il suo onnipossente 
Beethoven. » 

Per dire alcunché deir autore dei Gla- 
diatori, ci serviremo dell'opera di un egre- 
gio suo concittadino veronese, L' indole del 
lavoro non ci permette disgraziatamente, 
siccome vorremmo, di assonare nella no- 
stra piccola raccolta un posto degno di co^ 
si potentissimo ingegno rapito anzi tempo 
air Arte, 

Valeggio fu il paese che diede i natali 
a Jacopo Foroni nel 2S luglio 1825. An- 
cora fanciullo egli rivelò un intelletto slraor- 
dìnario. Attese agli studi con immenso amo* 
re, aveva memoria prodigiosa, e giova no- 
tare che in età virile conosceva e parlava cor- 
rentemente sette lingue. 

La natura lo chiamava agli studi mu- 
sicali, e a 14 anni era pianista meraviglioso, 
ben addentro nella scienza dell* armonia e 
del contrappunto, lettore a prima vista non 
solo delle più difficili suonate per il suo 
istrumento, ma altresì di intere partiture d'o- 
pere e di sinfonie. 

Di ìK anni aveva composti dei lavori 
pieni di vigore, di ispirazione e di forme 
arieggiami il classico. 

La sua prima opera Margherita rap- 
presentata al teatro Re in Milano nei lem- 
pi fortunosi del 1848 fu applaudita calo* 
resamente per i7 sere ojnseculive, e lodata 
da critici valenti, perchè piena dì grazia, di 
eleganza e di poesia. 



Di 24 anni gli fu affidata la direzione 
dell'opera italiana net maggior teatro di 
Stoccolma, ed a proposito togliamo dal li- 
bro del Sala il seguente interessantissimo 
aneddoto : 

■ Quei prof^sori d' orchestra installati 
da tanti anni in teatro, valenti si ma bur- 
banzosi, non accolsero di buon grado il gio- 
vane maestro italiano. Forse desumevana 
da' suoi modi franchi, senza ombra di bo- 
ria, di alterezza, di presunzione, che egli 
non fosse air altezza del posto che occupa- 
va se non per le operuccie italiane, come 
usavano, con acre spiritoso garbo, dì appel- 
larle t Attendevanlo — secondo loro — alle 
forche andine dei concerti classici. E ven- 
ne il giorno. Per la prima prova d' orchestra 
era segnata nel programma la Sinfonia eroica 
di Beethoven, di queir Omero dell'Arte. Il 
FoROM dà il segno dell' attacco. I pj^ofessori 
disattenti, svogliati, non curanti — ^ o a me- 
glio dire ammutinati alla sordina — suo- 
narono parte del primo tempo, ma ^enza 
colore, senza lena e con ìsbagti non pochi. 
Il giovane maestro si ferma dall' accenna- 
re il tempo, e cerca con maniere convin- 
centi di correggerli, animarli a seguirlo. 
Per tre volle ancora fu replicato quel bra- 
no, ma con eguale o minor risultato. Dì re^ 
pente egli dà un picchio di bacchetta nel 
leggio imponendo silenzio. Si leva dalla 
scranna grave, imperioso, autorevole, figgen- 
do in volto dei più riottosi rafTascìnanle 
suo sguardo d' artista, e con delfico ardore 
in pretto svedese, li ammonisce : essere in- 
degnità profanare per noncuranza o per qua- 
lunque ignobile intendimento un solo accor- 
do di quel poema ; a lui non importare gran 
fatto della loro sconsigliata condotta ; si di- 
portassero pure in tal guisa alla prima del- 
le sue composizioni che egU farà eseguire; 



DBTi SECOLO XIX 



tr 



ma diportarsi così innanzi ad uno dei più 
grandi monuraentì musicali creali dal pri- 
mo maestro del mondo, essere una vergo- 
gna inqualificabile, utia bassa mancanza di 
rispetto non ancora segnata nella storia del- 
r arte. 

Alla fine di quelle infuocate parole chiu- 
se lo spartito, tornò a sedersi calmo e rico- 
minciò la prova a memoria, come accostu- 
ma il Faccio. E quel giorno, come sempre, 
fu grande nella interpretazione. Nulla gli 
sfuggì ; accennò le sortite, corresse i più lie- 
vi errori, trascinò gli esecutori alla più fine 
espressione nelle paradisiache melodie di 
quel lavoro. La tavolozza dei suoi colori fu 
varia : ora alla Paolo Veronese, ora alla Raf- 
faello ed ora alla Michelangelo Buonarotti, 
Non una frase, un periodo, un accento ch'e- 
gli avvertisse cui non desse vita e calore 
colla sua anima possente di grande italiano. 

Nelle brevi soste delle quattro lunghe 
parti di cui è composta quella sinfonìa i 
professori si guardavano di sottecchi attoniti 
e stupefatti, E tale fu T entusiasmo susci- 
tato, a dir meglio strappato dalle anime 
loro, rhe all' ultimo accordo di quella ìuiu 
ga prova sì levarono tutti a un tratto, come 
molla che scatU, ad applaudirlo, ossequiarlo 
e festeggiarlo. 

Da quel giorno ia poi fu sempre stimate 
ed amato. > 

Con brillantissimo successo rappresentò 
nella stessa Stoccolma la sua seo^nJa opera : 
Cristina di Svezia, che dedicò al Re, il 
quale apprezzando gli alti meriti del FonoNi 
volle di sua mano ìnsipirlo air ordine di 
cavaliere di Vasa, col grado di colonnello, 
e nello stesso tempo eleggerlo a maestro di 
Corte della Cappella Reale, 

Siccome il Fononi oltreché grande arti- 
sta era anche ardente patriotta, fatto ritor- , 



no in Italia ideò di concorrere con tanti al- 
tri suoi valenti connazionali : Mazzini, Guer- 
razzi, Nicolini, Berchet, Giusti, Aleardi e 
Verdi, a tener viva la fiamma dell'aspira- 
zione alla libertà nazionale col magistero de' 
suoni. Musicò un librette del (impianto 
poeta Perumni intitolate Spartaco, ma la 
paurosa polizia austriaca non ne permise la 
rappresentazione. Povera polizia, avea paura 
perfino dello antico e coraggioso Trace t A 
forza però di istanze la polizia austriaca tel- 
se il diviete col patte che fosse cambiate il 
titolo dell* opera in quello di Gladiatori^ 
togliendone anche i pensieri e i versi da 
essa segnati. Convenne rassegnarsi e i Gla^ 
diatori valsero un vero trionfo al Foronu 
Nei Gladiatori chi bene osserva vede ger- 
minare il nuovo indirizzo della scuola mc^ 
derna, e con maggior evidenza poi lo scorge 
nei lavori sinfonici dello stesso maestro, di- 
modoché si può dire che in Italia Jacopo 
FoR0f4[ fu della scuola moderna precursore. 

Come dice il Saia, quest'opera si svolge 
senza esitanze né intoppi : cammina con in- 
cesso franco e sicuro al suo fine. Se havvi 
qua e là traccia di convenzionalismo, non 
è da incolparsi il compositore : lo lasciò 
correre, io credo, per non allontanarsi ad 
un tratto dal barocco gusto d' allora. Ma 
anche da codeste pasteie si sarebbe libera^ 
te nelle sue opere future, fattosi maestro e 
donno dell' inesorabile giudice che impera 
nei teatri : il pubblico. L' ispirazione certe 
non gli mancava. Possedeva a dovizia prò 
fonde cognizioni dell' artej della scienza, va- 
sta coltura letteraria^ studi multiformi, in- 
gegno robusto, volontà di ferro e modo d'i- 
strumenlare stupendo, come lo ha splendi* 
damente provate nelle sue composizioni sin- 
foniche di genere classico. 

Ma tante sicure fiperaaza per V arte an* 



87 



1 MAESTBl DI MUSICA ITALIANI 



darono misei'amenle perdute, poiché nel- 
r ottobre 1858, come ho accennato, il mor- 
bo asiatico rapi il Foronl Ed io non so me- 
glio chiudere questo cenno che con le se- 
guenti belle parole che Franco Faccio in- 
viava air egregio Sala relalivamentó alle 
Sinfonie del Forone, * Ogni volta eh' io di- 
rìgo taluna di quelle sinfonie che malgra- 
do i loro 30 anni non hanno messo anco- 
ra neppure una grinza e sollevano V irresi- 
stibile entusiasmo di tutti i pubblici , de- 
ploro con amarezza che una si vasta mente 
e un &ì gran cuore d' artista sieno troppo 
presto scomparsi dal mondo deir arte i. 

FORTUNATI GIOVANNI FRANCESCO, 
compositore drammatico, nacque a Parma 
nel febbraio del 1746. 

FRASI FELICE, organista e composi- 
tore. Nacque a Piacenza nel 1806 e mori 
a Vercelli nel 1879, Egli fu grande come 
compositore ed esecutore suir organo, non- 
ché per gli allievi che ammaestrò- La sua 
opera La Selm di Hervianstadt non aven- 
do avuto buona fortuna, egli si diede a com- 
porre musica sacra. Si hanno di lui due 
Messe funebri^ un Inno di S. Eusebio ecc. 
che rivelano un grande ingegno, 

FROJO GIOVANNI, pianista - compo- 
sitore e storico musicale, nacque a Catan- 
zaro il 1*^ giugno del 1847. A dieci anni 
circa cominciò lo studio del pianoforte col 
prof, Giuseppe Bassi da Genova, valente 
violinista e contrappuntista, e dopo quattro 
anni pubblicò una Mazurka ed un Valzer. 
Appassionato della musica verdiana, man- 
dava a memoria, sempre sotto la direzione 
del Bassij opere intiere di Verdi ; ed an- 
che oggi il Frojo suona a memoria tutto 
quello che interpreta. Avendo egli dunque 
di buon'ora mostrato disposizioni non fx)muni 
per la musica, suo padre pensò di condurlo a 



Napoli, e nel luglio del 1866 entrò nel R, 
Collegio di S. Pietro a Majelta, do; e fece 
breve dimora. Uscitone, seguitò lo studio 
del pianoforte con B. Cesi, prof, di perfe- 
zionamento in quel R. Collegio, ed a mae- 
Mro di armonia e composizione scelse il 
chiaro contrappuntista S, Pappalardo» Dopo 
due anni di studio diede al teatro Comu- 
nale di Catanzaro un concerto, e nel settem- 
bre 1869 si produsse al teatro Piccioni di 
Bari. Dopo questi concerti pubblici, diede 
molti altri concerti privati, non solo in "pa- 
tria, ma anche altrove. 

Nel luglio del 1870, nel Duomo di Ca- 
tanzaro, fu esegnila, sotto la sua direzione 
una Messa di Gloria da lui composta, con 
plauso di tutti gr intelligenti. Un terzo con- 
certo lo diede al teatro Comunale di Reg- 
gio Calabria il 27 rttobre del 1875, e dopo 
quell'anno non si è prodotto piò in pubbli- 
co. Fino dal 25 novembre 1873, essendosi 
ritirato nella sua città nativa, fu nominato 
maestro di musica dell* Educandato provin- 
ciale di Catanzaro e d' allora in poi si de- 
dicò air insegnamento. 

Il numero delle sue composizioni musi- 
cali tra originali e trascrizioni è già arrivato 
a circa un centinaio, pubblicate in gran 
parte presso i principali editori d'Italia. 
Nel 1874 pubblicò presso Domenico Vi- 
smara di Milano un Metodo per pianoforte 
dal titolo : La scmla del meccanismo. Que- 
sto suo lavoro e stato approvato non solo dai 
primi Istituti musicali d' Italia» ma anche da 
varie notabilità estere, fra le quali due illu- 
sti'i pianisti della scuola fj^ancese, cioè G, 
B- Duvernoy, ed A, Marmontcl, professore 
nel Conservatorio di Parigi. 

Fra le sue composizioni [per pianoforte, 
quelle che meritano di essere ricordate, per- 
chè di molto eHetto, sono le seguenti: La 



mh siooLO XIX 



Tùce del cuore^ Diverlimento elegante, op* 
39 (B, Giannini, Napoli). Costanza. Melo- 
dia, op. i4. Il Gondoliere, Divertimento 
Barcarola, op, 32- Il Conforto — Notturno, 
op- 37 (G, Maddaloni, Napoli) Valzer-Ca^ 
priccio, op, 46. — Polka-Fantasia, op. 5Ù 
JiigoieUQ, Fantasia Lrillante per due piano- 
forti, op. 70. 

La Campana dell' Eremitaggio di Sar- 
ria, Notturno, op. 85 (D. Visimra Milano) . 
Sulla riva del /omo- Barcarola variala, op. 
72. — La pOMta. Polka-Galop a quattro ma- 
ni con campanelli e trombetta ad libitum, 
op, 88. La campana delV Eremitaggio — 
fantasia brillante, op, 78 (F. Lucca Milano), 
Concert de Cloches — Polka Capricfi, op» 83, 
(Giudici e Strada Torino). L' Horloge à mi*- 
siqiàe. Divertissement, op* 84* (G. Venturini 
Firenze). 

Neir importante opera di Emilio Artaud, 
pToL atr Istituto musicale dì Parigi, è inse- 
rita una sua lezione di solfeggio a cambia* 
mento di chiavi. Il titolo di queir opera di 
grande utilità e nuova nel suo genere è il 
sedente: Solfége universel transcendant^ 
antograpke a changenienls de clefs avec 
auompagnement de piano. Le^ons, fac- 
simile inedités de style el de perfec- 
rione meni écrites par les plus itlustres 
€ompositeur$ modernes et les plus énii* 
menti professeurs de la Frante et de V ^ 
iranger. 

Di Frojo, letterato musiQlo, abbiamo 
Ragionamenti musicali — Osservazioni 
sulla musica (Due opuscoli Catanzaro! 872). 
Saggio Storico*CriiicQ salta musica india* 
na, egiziana j greca e principalmente ila- 
liuna (Un volume Catanzaro 1873). Muzio 
Cienìénti sua vita e sue opere (Ricordi MÌ- 
Jàoo 1878), Girolamo Frescobaldi sua vi^ 
ia e $ue opere^ Dizionario criiico^iogra' 



fico dei piò notevoli pianisti cùmpositori 
italiani antichi e moderni. 

Questi due lavori sono ancora inediti. 
Fra le opere del Frojo di recente pub- 
blicazione, e che meritano d'essere mcn- 
zionatSf sono : Ispirazioni Calabre Album 
vocale dedicato a S. M. la Regina Marghe- 
rita (Venturini Firenze Roma) e per questa 
dedica, s'ebbe un prezioso gioiello, fregiato 
dair Augusta Iniziale ; e nonché il Ciardi' 
no d* Infanzia, Raocotta di esercizii Del- 
l' estenzione di cinque note, destinati a pre- 
cedere lo studio di qualunque metodo per 
pianoforte, dal piii elementare al pjiì com* 
pleto (Bianchi Torino). 

FUMAGALLI ADOLFO, compo3itore o 
pianista, nacque a Inzago, provincia di Mi^ 
lano, nell'ottobre del 1828 e morì a Firen- 
ze nel maggio del 18545, Fu allievo del 
Conservatorio milanese. Uscitone giovanissi- 
mo e già ricco di fama quale pianista e 
compositore, diede la sua prima accademia in 
Milano, meritandosi lodi universali. I Liszt, i 
Thalberg, i Dòhler avevano trovato un emulo. 
Fu a Parigi e vi destò entusiasmo. L'Im- 
peratrice di Francia lo volle a Corte, accetr 
tando la dedica dì un album che poi intitolò : 
Ecùle du pianiste. Napoleone III lo colmò 
di gentilezze, Rossini, esclamò: Quando ti 
suona in tal modo^ si può dire di sap^r 
cantare, Meyerbeer aveva già presagito : che 
il Fumagalli avrebbe fatto parlare di te 
tutta Europa, G- Czerny disse: esso con-' 
quista gli animi tutti. 

Adolfo Fumagalli viaggiò per V Italia e 
la Francia, cogliendo allori da per tutto, La^ 
sciò molte composizioni pregevolissime, edite 
ed inedite. 

FUMAGALLI DISMA, professore di pia* 
noforte al R, Conservatorio di musica in Mw 
lano, nacque a Inzago nel settembre del (826, 



80 



I KilSTRI DI HUSIOÀ ITÀLUNI 



FUMAGALLI LUCA, pianista e com- 
positore, nacque a Inzago in maggio del 
1837. 

FUMAGALLI POLIBIO, professore d'or- 
gano al r. Conservatorio di musica in Milano, 
moqm a Inzago nell' ottobre 1830. 

FUMI VENCESLAO, compositore e vio- 
linista. Nacque a Montepulciano il 30 otto- 
bre 1826 e morì a Firenze nel dicembre 
del 1880. — Studiò il violino in quella 
città sotlo la direzione del celebre Giorgetti, 
divenendo egli pure valentissirllo. Col Gior- 
getti studiò pure armonia e contrappunto. 
Fu direttore, da prinw, al teatro Carcano di 
Milano, poi a Torino, a Genova, a Reggio 
d' Emilia, a Firenze, a Costantinopoli, a Rio- 
Janeiro, a Montcvideo, a Buenos-Ayres, ap- 
plaudì tissìmo sempre. 

Trovo scritto che aveva orecchio pronto 
e delicatissimo, memoria tenace, fervore ar- 
tistico e insieme, come usa dirsi, sangue 
freddo. E aveva la facoltà, più rara assai di 
quanto credesi, di legger bene la partitura, 
d' intenderne mentalmente gli effetti, di svi- 
scerarne le intenzioni dell'autore. A Firenze 
è vivissima sempre la memoria delle ese- 
cuzioni, al teatro Pagliano, del Don Gich 
vanni e della Oinorah, concertate dal Cor- 
tesi e dirette dal Fumi. Erano esecuzioni 
amorosamente studiate, e condotte ad un ul- 
timo grado di finitezza. 

Come compositore il Fumi esordi la pri- 
mavera del 1882 al teatro Lirico di Buenos- 
Ayrea, coir opera < Atala i scritta su li- 
bcetto spagnuolo, — L' Atala ebbe un lie- 
tissimo successo; e, poco dopo, ne ottenne 
tm altro non meno lieto al teatro Sulis di 
Montevideo; ma non ostante questo, il Fu- 
ni non ritentò più la carriera del compo- 
sitore teatrale. E del pari, restituitosi, a Fi- 
renze, rifiutò sempre di riprendere quella 



del direttore d'orchestra, per attendere ai 
prediletti suoi studi della composizione. 

Di quegli studi egli dette ottimi saggi 
con una Marcia solenne, con una Sinfo- 
nia e, specialmente, coi lavori sinfonici : La 
Siesta della Senorita, ali* Ombra de* Pal- 
mizi, e II Sogno di Gretchen. I due pri- 
mi vennero eseguiti dalla Società orchestrale 
di Milano, e furono applauditissimi dagli 
slscoltatori e lodatissimi dai critici. 

Come la Siesta, ebbe lodi da tutti i cri- 
tici, r altro pezzo: AW Ombra dei Palmizi 
e anche^ benché non ancora es^uito, il So- 
gno di Gretchen, giacché 1' editore signor 
Guidi ne ha pubblicate (con quella nitidezza 
che gli é solita) le partiture. E quelle par- 
titure sono manifestamente di un composi- 
tore che ha un' intera conoscenza cosi del 
maneggio come del carattere degli strumenti, 
che sa ottenere gli effetti ideali, che sa riu- 
scire al nudrito, al vigoroso e al forte, sen- 
za peso, senza confusione, senza frastuono; 
sono in una parola, le partiture di un mae» 
Siro. 

Il Fumi quando morl^ attendeva cona- 
more grandissimo, ad un' opera importante 
ad una raccolta della musica popolare di 
tutte le nazioni e di tutti i tempi, ed era col 
lavoro già molto innanzi. 

FURLANETTO BONAVENTURA, detto 
Musin, nacque da modesta famiglia in Ve- 
nezia nel 27 'maggio 1738. Ebbe a maestri 
prima il Fermenti, poscia il Rolla. 

Scrisse musica sacra, e fu maestro nella 
Cappella ducale. 

È autore di diversi bellissimi Oratori. 
Se nello stile di chiesa riesci tale il 
FuRLANETTo, dico uu SUO biografo, da anno- 
verarlo fra i maggiori luminari della scuo- 
la veneziana, egli non lasciò di coltivar con 
pari gloria anche lo stile teatrale e Qui 



DEI SIOOLO XTX 



Si 



però deggio premettere che non mai egli 
scriver volle una nota ad uso del tealro, co- 
munque ricercato ne fosse più vottet b non 
sen^a il solloLìco di non vulgar mercede. Ep- 
pure innanzi a lui non pochi maestri della 
ducale Cappella, sacerdoti ottimi» come era 
lui, anzi perfino dei regolari, come Ariostì, 
Cesti, Caàtrovillari, Ziani, non avevan cre- 
duto disdicevolo lo sfoggiare anche nell'a- 
gone teatrale la loro abihtà musicale : né il 
governo civile, comunque religiosissimo, nò 
la podestà spirituale, comunque d' ogni buo» 
na disciplina, rigida alloi-a snlla milizia ec- 
clesiastica, avea mai posto divieto ed osta- 
colo alcuno. Ma il FurlanettOj anziché a 
quegli esempi attenersi, quegli in contrario 
seguendo de' più austeri maestri, BilQ, 
Monferrato, e i paterni consigli anche in ciò 
ricordando del pio Bragadino, a chi di scri- 
vere pel tealro il tentava, fermamente ri- 
spose ch'era penna consacrata a Dio la sua 
e che non poteva profanarla. Né ciò soltan- 
to^ ma vedendosi una volta in procinto d'e^ 
servi coir autorità forzato, tacitamente dalla 
citta via si tolse. Quando perciò diss' io 
ch'egli maneggiò Io stile teatrale e n'ebbe 
altìssimo vanto, non dissi già che per la 
scena scrivesse. Peraltro in quello stile mol- 
ti Oratori compose per le sue donzelle della 
Pietà: in quello, alcuni eccellenti Divertì* 
ffienti campeètri ; in quello, la Cantala di 
Metastasio intitolata Galateas\ in quello, al- 
cune azioni sacre fra le quali 11 trioufo di 
S. Giovanni Nepomuceno, che fu nella 
scuola di quel santo presso alla chie^ di 
S« Paolo, nel 1767, da artisti distintissimi 
eseguita: in quello, alcuni capricciosi lavori 
di spontanea ricreazione nel cosi detto ge- 
nere buffo ( i quali trovaronsi quasi nasco- 
sti nelle da me esaminate sue carte dopo 
che usci di vita) ideati sopra alcun bizzarro 



avvenimento urbano. Degli Oratóri per le 
donzelle della Pietà ho già parlato ; ma 
perchè il merito grande si conosca, questo 
ancora mi resta ad aggiungere : che Y im- 
peratore Leopoldo II, di gloriosa memoria , 
ne domandò alla Signoria di Venezia alcu- 
ni, insieme con altre scelte opere ei*£lesia- 
stiche de' nostri veneziani più celebri au- 
tori : e che la Francia, avendo chiesti nel- 
ranno 1797 molti capi d'opera delie no- 
stre arti belle, secondo le indicazioni da co- 
là mandale in iscritto, trovaronsi in tali ri- 
cerche compresi anche Oratori e Messe di 

FURLA^ÌETTO. 

In tutte queste opere di stile teatrale^ 
che moltissime sono, bello è il sentire delle 
dolcissime melodie, delle piacevoli modula- 
zioni, ed una maschia e brillante istrumen- 
tazione, fra le cui grazie sovraneggia sem- 
pre la parte del canto, e dove al senso della 
parola vien sempre colla vera filosofia del* 
r arte servito ■, 

Egli fu anche autore dì un TraUato dì 
amtrappunto (inedito); fu eccellente precet- 
ore e maestro a G< Pacinip 

BONAVENTLfBV FctìLANETTO dctlo Mu^ìu, 

esempio del sacerdozio, mori il 6 aprile 
1817. 

FURLANETTO PIER LUIGT, naque 

da Eugenio, nipote dell* illustre abate Bo- 
naventura e da Angela Dalla Francesca a 
Mogliano Veneto il giorno 27 febbraio 1849, 
e morì a Venezia il 7 settembre 1 880, 

Sino da fanciullo mostrò Ìndole e fan- 
tasia musicale, insieme a una volontà fer* 
rea d'erudirsi e addestrarsi in tutti glMstru- 
menti che sogliono comporre un' orchestra. 
Studiò contrappunto sotto il maestro Pietro 
Tonassi, che di lui presagi sarebbe riuscito 
decoro della musica ecclesiastica e teatrale, 
A 16 anni avea già scritto molti Balla" 

6 



k 



m 



ì HAESTltT DI MTJStCi ItAIUKt 



bili e Cantate^ e varie composizioni per 
camera e per chiesa, alcune delle quali 
vennero stampate ; a 18 anni fece sen* 
tire una Messa a piena orchestra, che fu poi 
eseguita a Bassano, a Mestre, a Cagli e via 
via, sempre con maggiori applausi. Non an- 
dò guarì che il Convitto Nazionale Marco 
Foscarini lo volle istitutore dei suoi alunni 
pel cinto e banda, per i quali scrisse quat- 
tro operette con esito felicissimo. Stava com- 
piendo un'altra Messa a grande orchestra 
con rori, quando venne incaricato dì prova- 
re le sue foi-ze in un' opera teatrale — It 
Sansone — e in otto mesi V inventò, la istru- 
mentò e ne levò le parti ,^ facendone sentire 
grandi squarci ai più valenti e dilTicili com- 
positori odierni. — L' originalità dell' im- 
maginativa, la facihtà d' incarnare robusti 
conc-etti, e la profonda cognizione dell' or- 
chestra levarono entusiasmo per questo ge- 
nio novello, e tutti fecero voti perchè il 
trionfo dell* arte gli prooccia^e sfera più 
onorata di quella, in cui era sino allora vìs- 
suto. Mentre però i suoi ammiratori tenta» 
vano d* aprirgli le vie della gloria, che ben 
meritava qui in terra, fu colto da indoma- 
bile pleurite e, poco piti che trentenne, do- 
vette abbandonare la vita fra il compianto 
dì tutta la cittadinanza. 

FURINO FERDINANDO, valente violon- 
cellista, nacque a Napoli nel 1840. — Com- 
pi gli studi al conservatorio della sua città. 
Nel 1864 fu chiamato da Tullio Ramac- 
ciotti a Roma per eseguir musica da ca- 
mera, quindi nel 1867 fu nominato primo 
violoncello dell' Apollo, ed è ora professore 
al Liceo musicale di S. Cecilia in Roma, 



cóme compositore, il Fliuno non lavorò 
molto, ma quel poco che scrisse, è assai lo- 
dato. 

È autore di un gran Metodo per vio- 
loncello che fu adottato dal Liceo di S. Ce- 
cilia di Roma, 

FURNO GIOVANNI, professore d'ar- 
monia al R. Collegio di musica in Napoli, 
nacque in questa città nelT ottobre del 1840. 

FURNO GIOVANNI, composiu^re, na- 
cque in Capua il 1. gennaio 1748. Studiò 
nel Conservatorio di S. Onofrio nel 17?i5 
sotto la direzione del maestro Carlo Cotu- 
macci, col quale imparò V accompagnamento 
del basso numerato, il contrappunto e la 
composizione. Mostrò un ingegno pronto e 
vivace, per modo, che dovendo partire per 
r estero il suo maestro, gli venne aj&data la 
scuola di patimento, essendo il più vaien* 
te fra gli alunni. Terminati i suoi studi 
venne nominato maestro effettivo della scuo- 
la di partimento o armonia sonata, stante- 
che il Colu macci non ritornò più. 

Compose un dramma giocoso, V Alle- 
gria disturbala ^ pel teatrino del Conserva- 
torio, che venne poi rappresentala con gran 
successo al teatro Nuovo, pel quale scrisse 
ancora altre due opere. 

GiovAiNNi Fuft.NO fu il maestro deir ulti, 
ma g'enerazione {cùsii dice il Florimo), che 
brillò nella prima meta di questo secolo : 
Manfroce, Mercadante, Conti, Bellini, Luigi 
e Federico Ricci, Costa, Rossi, Curci, Lillo, 
Petrella, sono la fulgida corona di allievi 
suoi destinata a perpetuare 1^ sua memoria. 
Morì il 20 giugno 1837, 



DEL SÈCOLO tu 



83 



O 



GABRIELLI conte NICOLA compositore 
ili animatici. Nacque a Napoli nel febbraio 
del 1814. Ebbe a maestri Buonamicì, Conti, 
Z ingarelli, e Donìzettu Scrì^^ musica per 
balli. Fu direttole della mugica de' balli di 
quei R. R. teatri, posto che occupò con 
grande onore pel corso di 14 anni. Scrisse 
pure circa quattordici opere fra le quali: 
/ doUi per fanatismo ; — La lettera per* 
dìàtQ ; — La parala di Matrimonio ; — Il 
condannato di Saragozza ; — /; Bugiar- 
do reritiero; — L'Americanù; — Sara o 
la pazza di Scozia ; — L'Affamato ; — 
Giulia di Tolosa ; — It Gemello ; — La 
Marchesa e il Ballerino ; ecc, eoe» Questi 
spartiti si diedero parte al teatro Nuovo e 
parte a quello del Fondo di Napoli e fu- 
rono coronati da buon successo, — Il Ga- 
uniELLi, essendo stabdito da molti anni a 
Parigi, diede in quella capitale vari balli 
grandiosi, fra i quali uno alF Accademia 
Imperiale, nel 1861, 

GABUSSI VINCENZO, compositore 
drammatico e da camera, nacque a Bolo- 
gna nel i800 e morì a LonJra, or sono vari 
anni. 

Educato alle discipline musicali , si 
guadagnò in Italia e fuori fama di ottimo 
pianista e componitore gentile. — Lasciò 
delle canzonùim e delle romanze in buon 
numero, le quali sono tu Ite un vero saggio 
della melodia italiana e ancor si cantano 
nei convegni di Parigi e di Londra. -- Il 
GABUsst scrisse anche qualche opera come : 
Clemenza di Valoi$, eseguita alla Fenice 
di Venezia, presente il Rosmini, 

GALLI AMINTOBE, nacque in Tala- 



metto nelle vicinanze di Rimini, da geni- 
tori riminesi, il 12 ottobre 1845. Suo 
padre, Antonio, egregio architetto, lo fece 
educare nelle discipline del Brunacci e del 
Barozzi da Vignola, nel ginnasio di Bimini, 
sperando d'innamorarlo dell'arte di Vitru- 
vio. — Ma il giovane Abuntohe ali* architela 
tura dello spa/jo preferì quella del tempo,— 
Studiò armonia e contrappunto in Rimini — 
sua pati'ia legale, — sotto suo zio, il maestro 
Pio Galli, del quale in Romagna è conosciuto 
l'estro geniale, e dopo aver composto una 
Meua, alcune sinfonie e pezzi di musica da 
camera, nel 1862 fu ammesso nel R. Con^ 
servatorio di Milano alla scuola del Croff, 
noto per ave[' riportalo un premio nei concor- 
si aperti dalla Società del Quartetto di Firen- 
ze. 11 Galli esci dal Conservatorio dopo cin- 
que anni di studi assidui, profondi e dopo 
aver costantemente conseguito splendide ono* 
rificenze, fra le quali ci piace notare un pre^ 
mio e un gran prèmio di composizione. — 
Ancora alunno, nel 1804, fece eseguire a] 
teatro Vittorio Emanuele di Rìmìni una 
Grande Cantata dal titolo Cesare al ihibt- 
cone che fu molto applaudita, ripetuta più 
sere e lodatissima. Il successo del Cesare al 
Rubicone ò rimasto memorabile in Rimini. — 
Nel 1867 venne eseguita del Galli nel R. 
Conservatorio di Milano una Cantata dram- 
malica, della quale egli aveva scritto pure 
le parole, togliendo il soggetto dal Paradiso 
e la Peri, di Moore. — È un lavoio di 
lena, in tre parti. Nella sinfonia, fatto inso- 
lito ai di nostri, Taulorc introdusse una fuga. 
La parte immaginativa della Cantata non 
parve rilevare una fantasìa esuberante, m^ 



u 



1 MAESTRI DI MÙSICA ITALUKl 



tutti i frammenti fugati furono ammiratisi 
simi ed ebbero le lotli dei priEidpali crìtici 
di Milano, fra i quali il Filippi. -Bisognoso 
di una occupazione, il Guli fu costretto ad 
accettare il posto di maestro di musica al 
servizio del Municipio di Amelia neirUmbria, 
dove sì fece assai apprezzare specialmente 
per unsL Messa solenne ed uno Sttibat Maler, 
la prima per grande e la seconda per pic- 
cola orchestra, 

Appassionatissimo per gli studi di este- 
tica musicale, nel qual ramo aveva dato un 
luminoso esame al Conservaturio, dettò una 
serio dì articoli sotto il titolo di Arte Fo- 
ndlca, \)eì giornale Euterpe, (1870) del 
quale era uno dei condirettori. 

Quegli scritti vennero raccolti in un 
volumetto, oggi assai raro, ^eìV Arie Fonetica,. 
il Galli segue davvicino il Coussemaker, per 
quanto riguarda le notizie storiche, nel resto 
spiep, con nuovi principi, la genesi organica 
dcirarte, seguendo in qualche punto le dot- 
trine del di lui maestro di estetica, T illustre 
Mazzucato, Prevedendosi, dopo il fatto d'ar- 
me di Mentana, la vicina caduta del potere 
temporale del pafKi, il Galli scriveva nel 
1808 in Amelia, sul confine degli ex Stati 
Pontilici, un'opera per festeggiare la reden- 
zione di Roma. Era precisamente un'opera 
di soggetto nazionale, in due atti, dal titolo : 
Roma! Ma quando si trattò di rappresen- 
tarla a Milano, venne proibita dalla Prefet- 
tura, Liberata Roma, il Galli fu in trat- 
tative col Jacovacci per far rappresentare 
questo suo lavoro all'A|K)llo, ma ¥ impre- 
sario aveva posto per prima condizione che 
r autore garantisse una certa somma d' in- 
casso 1 D'allora in poi dell' opera Roma ! non 
se ne parlò piti. Il Galli scrisse un melo- 
dramma in 5 atti con ballo, li fìisorp' 
mentOf lavoro tuttora inedito. Ognuno ha il 



suo destino direbbesi, e il Galli non ci sem- 
bra chiamato a raccogliere gli allori del tea- 
tro! — Fu per circa tre anni direttore del 
piccolo Istituto musicate di Finale nell'E- 
milia, nel qual ]k.TÌoilo di tempo quella Scuo- 
ia fiori con soddisfazione del Municipio che 
ne sosteneva le spese. Per Finale scrìsse l'o- 
ratorio Cristo ai Golgota, e tanto piacque 
questo lavoro in chiesa che lo si volle riii- 
dire in teatro. A Finale scrisse pure un 
volume dal titolo ; la Musica e t Musici- 
sti, libro non ^^iro dì difetti, ma ca-to 
non ispregievole, anche per avviso di egregi 
critici. Il Pougiu riconosce gli utili servigi 
che questo libro può rendere ai cultori del- 
l'arte musicale. 

Un impresario gli die commissione Ji 
scrivere un' opera giocosa ; questa ebbe a ti- 
tolo il Corno d' oro, RappresentaLi a Torino 
nel 1876, non sorti la prima sera troppo fé* 
lice incontro. Ma alcuni critici, fra i quali il 
riputato Valletta (pseuden imo del conte Fran- 
chi di Torino), ne riconobbero i pr'egi e f o- 
pera, riprodotta al Teatro Principale di Bar^ 
cellona, piacque moltissimo. Un impresario 
speculatore cangiò titolo al Corno d'oro, per 
sottrarsi alla legge sui diritti d'autore, e Io 
riprodusse a Madrid, a Lisbona, a Granata, 
ed in altre città I... Anche oggi lo si rap 
presenta in America, ed anche colà sotto aK 
tro titolo e occultando il nome dell' autore. 
Il Galli scrisse poi ben sellici pezzi (scene 
e recitativi) per V opera la Valle d'Aftdorra 
di Halèvy, pel qual lavoro ebbe dagl' intelli- 
genti non iscarse lodi. Un racconto del basso 
piaceva assai al teatro Dal Verme di Milano 
ed era vivamente applaudito. Testé venne 
pubblicata una bella edizione del Lampo 
di Halèvy, ed anche quesl' opera fu com- 
pletata per le scene italiane dal musicista 
di cui parliamo, - Il Galli ridusse quasi tutta 



DEL SECOLO XTX 



85 



iiilera la collezione della Musica per tutti 
pijbblicnta dal Sonzognodi Milano. A ciascu* 
na opera il Galli fece precedere i rispettivi 
cenni ìUuslralivi aa^iilii dalla critica con fa- 
vore. Alcune di quelle prefazioni contengono 
notizie peregrine, e in tutte è manifesto il 
culto dell'autore per la grand' arte e special- 
mente pei maestri della scuola italiana. — 
Sono pur dovuti al Galli alcuni opuscoli di* 
datlìci, smerciati a migliaia e migliaia di c^o- 
pie. Citiamo le Nozioni Mimcali, gli Eser- 
Ci2i di lettura musicale e gli Elementi di 
solfeggio Quest' ultimo lavoro è basato su 
di un piano mollo radonale : prima vt è 
iraltato Telemento ritmico, poi quello tonale, 
indi i due elementi sono associati irisieme. 

Il Galli è considerato fra i più com[M?- 
tenti critici musicali d'Italia. Scrive da pa- 
recchi anni nel diffusissimo giornale il Se- 
colo di Milano. Venne incominciata dello 
stesso autore, la pubblicazione di un*opera 
di qualche moie, ed avente a titolo Storia e 
kifria della musica mililare in Europa^ 
ma r editore, spaventalo dalla enti Li ma- 
teriale del lavoro, si arrestò nel meglio del- 
l' impresa ^ 

L'editore Buffa di Milano prepara del 
Galli la pubblica/ione di un* opera dal 
titolo : L'Arimnista fìwderno. — Lo stesso 
operoso music4igrafo e musicologo sia i>er 
intraprendere la stampa di un lavoro de- 
stinato per gli Istituti di musica e s^ intitola 
Storia, Teoria ed Estetica della Musica,^ 
Il Galli scrìsse pure la Rettorica della Mu- 
sica (OriofoniaX ma siffatti lavori didattici 
in Ita! io non trovano facilmente un Editore, 
trattandosi di slampe assai ansioso e di non 
facile diffusione. Il Galli è membro d'onore 
di varie accademie fra cui sono da mencio 
nare quelle di Firenze e di Bologna, e da 
cinque anni insegna armonia, storia e filoso- 



fia della musica nello stesso Conservatorio 
dove ricevè la sua educazione musicale. Il 
Galli dirige, o meglio diremo, scrive quasi 
interamente, a Milano, il Teatro illustrato, 
&1 ha la direzione, per la parte classica, del 
giornale La Masica Popolare. 

GALLI EUGENIO, compositore, nacque 
a Luc-o il 12 febbraio 1810, fu allevato 
in questa citta dal Canonico Marco Santucci. 
Mandalo a Vienna per dar termine alla sua 
educazione, divenne im eccellente contj-ap* 
puntista ed al suo ritorno a Lucca si vide 
onorato della carica di maestro di contrap* 
punto air Istituto musicale, dove insegnò 
per molti anni. Divenuto maestro della Cap- 
pella Duc<ile, scris.se parecchie Me^^e a 
quattro vi^ci con accompagnamento d* or- 
.chestra, una Messa da Requiem che egli 
fece per la sua morte, e secondo il suo 
desiderio, depositali nelF archivio dell' Isti- 
tuto, e pubblicò anche delle fughe per or- 
gana, delle quali si dì^se molto bene. Mo^ 
riva il ì, settembre i 867, dopo aver coni* 
pletamente lasciato per qualche anno V e- 
sercizio della sua arte. 

GALLI RAFFAELE, flautista, composi- 
tore pel suo strumento, pubblica oltre cento 
opere dì diverso genere, come concerti, di- 
rertlnmiti brillanti, fantasie^ concertati a 
flauto e pianoforte. Il Gallo nacque a Fi- 
renze nel febbraio 1824 ed è professore 
onoi^rio del r. Istituto musicale di detta città. 

GALLO IGNAZIO, compositore di mu- 
sica sacra, nacque in Napoli nel 1789. Fece 
i suoi studi di contrappunto collo Scarlatti, 
e divenne cosi provetto, che fu nominato 
maestro nel Conservatorio de* Poveri di Gesù 
Cristo, ove egli era stato allevalo. Dopo la 
soppressione di questo Istituto, passò egual* 
mente maestro, a! Conservatorio della Pielà 
de* Turchini, 



86 



t MAF^STRI DI MUSICA ITALUNl 



Era stimato valente conlrappiintista e 
scrisse musiche da chiesa per molli con- 
vcnli di Napoli. 

L* anno della sua morte non si conosce. 
CAMBINI C, A„ pianista e compositore, 
nacque a Genova ncll* ottobre del 1819, e 
vi mori nel febbraio del 1865. Inclinato 
fin da fanciullo ali* arte musicale, all'età 
di otto anni si pose allo studio del pianoforte, 
facendo progressi cosi rapidi che ben presto 
potè applicarsi allo studia dell'armonia e 
della composizione. Giunto appena al terzo 
lustro, scri^^e pezzi per piaììoforte; più 
lardi compose una Mesm a grande orche- 
stra, che ne! 18i0 fu eseguita con briK 
lante successo. — Compose altresì pezzi 
vocali da cafnera, isirumentnU, Messe da 
vivo e da morto, Inni, Cantate ecc. Nel 
1851, air Accademia Filarmonica di Firenze, 
si esegui un'Ode sinfonica intitolata : Cri- 
stoforo Colombo, 

Nel 18S? al Carcano di Milano diede 
la sua opera : Eufemia da Messina, Scrisse 
pure, con plauso, altre opere, fra le quali: 
li nuoto Tartufo \ — D, Grifone ; — La 
Vendettn della Schiava : - J Tessali, e 
musicò la Passione di Alessandro Manzoni 
3 4 voci con coro ed orchestra. 

GAMMIEW ERENNIO, compositore, na- 
cque a Campobasso il di 11 mar/pO 1836. 
Nel 22 novembre 1849 entrò nel Real 
Collegio dì S* Pietro a Majclla, ed ivi stu- 
diò il solfeggio ed il canto sotto Alessan- 
dro Busti, poi compì i suoi studi di con- 
trappunto e composizione sotto la direzione 
dei maestri Parisi e Carlo Conti. 

Nel 1859 uscito dal Collegio, accettò 
il posto di maestro concertatore nel teatro 
Imperiale di Pietroburgo. — Scrìsse l'o- 
pera Chatterton, soggetto paltlico tratto dal 
dramma di Alfredo de Vigny, 



IlGAMMiBni scrìsse anche un* altra gran- 
d'opera: L'Assedio di Firenze, argomento 
tratto dal Romanzo del GuerraExi. Compose 
pure molta musica vocale e istrumentale 
tanto profana che sacra. 

GAMUCCl BALDASSARE, composiiore 
e scrittore di musica, è nato a Firenze il 
14 dicembre 1822. Dopo aver completato 
i suoi studi di letteraLtira e filosofìa al se- 
minar io di questa città e dopo avere stu- 
diato il pianoforte, egli segui un corso di 
contrappunto e di composizione sotto la di- 
rezione di Luigi Picchiami. E^ii si diede 
air insegnamento ed alla composizione, e 
nel tempo slesso che scriveva un buon nu- 
mero di opere, fondò nel 1849 la Socielà 
corale del Carmine, eh* ebbe un* esistenza 
lunga e prospera. Il Gamucci scrisse una 
opera in quattro atti: Ghismonda di Sa- 
lerno. Come scrittore musicale egli ha col- 
laborato in diversi giornali. Egli pubblicò 
un opuscolo, intorno alla vita ed alle oper^ 
di Luigi Cherubini, fioremino, ed al mo- 
numento ad es/io innuhaio in S. Croce, In 
fine il Gabcucce ha pubblicato un nianuate 
cosi intitolato : Rudimenti di lettura mu- 
sicale per uso di tutti gV Istituti $ì pub- 
blici che prirati d'Italia. È membro del- 
r Istituto musicale di Firenze. 

GANDINI ALESSANDRO, fu Antonio, 
nacque a Modena nel 1807. Fece i suoi 
studi nel Collegio di S. Carlo, poi airAc- 
cademia militare. Dalla sua infanzia studia 
musica e vi riusci tanto che nel 1827 diede 
nella città natale T opera, Demetrio, che fa 
bene accolta ed in seguilo a tale trionfo fu 
nominato maestro di Cappella aggiunto. Nel 
7 novembre 1829 diede allo stesso teatro 
Zaira e nel 17 ottobre 1830 diede Isa* 
bella di Lara. Nell'ottobre 1841 diede V o- 
pera Adelaide di Borgogna al Castelh di 



DSL SEGOLO XIX 



8Ìf 



Cams^a per l' inaugurazione del teatro Co- 
munale dì Modena, ed oltre ad altre opere 
iBatj'ali, diede un buon numero di opere 
religiose. Alessandro Ganuini mori in Mo- 
dena il 17 diojmbrc i87i. 

CANOINI ANTONIO, nacque a Modena 
nel 20 agosto 178tJ e sotto la direzione 
del celebre P. Mattel studiò nel Liceo di 
Bologna il contrappunto avendo per condi- 
seepoli Mor lacchi e Rossini- Di ritorno nella 
sua città nativa, vi fece aseguire, il IO lu- 
glio 1814, per l'arrivo del Duca e della 
Duchessa di Modena, una Cantata di ciroo- 
stauza; La Caduta dei GigafiU, che gii 
valse la nomina di maestro di Cappella della 
Corte. 11 21 ottobre 1818 fece rappresene 
tare un' opera seria, Enniniay seguita da 
altre opere, negli anni successivi. 

Questo artista, che fondò nella sua citta 
nativa una cassa di sovvenzione \m Blar- 
monici, una Società di soccorso e di ritiro 
pei musicisti in età o infermi, mori a For- 
mi gì ne il 10 settembre IS42« 

GANDOLFI RICCARDO, nato a Yfr 
ghera nel febbraio del 1839, compi i suoi 
studi musicali a Firenze, solto la direzione 
del Mabeltini. 

Nel 1863 diede a Milano lo spartito 
serio: Aldina, nel 1863 al Regio di Torino: 
Il Paggio, e nel 1872 al Carlo Felice di 
Genova, il Conte di MonreaL 

Compase inoltre non pochi lavori nel 
genere sacro e sinfonico; nel 1866 fece ese- 
guire a Firenze un RÉtjniem a grande or- 
chestra che fu eseguito anche a Torino in 
occasione della morte del re Carlo Alberto 
e di nuovo a Firenze per quella del ge- 
nerale Druetti . 

GARIBOLDI GIUSEPPE, flautista, pro- 
fessore, compositore e direttore d'orchestra, 
nacque a Macerata in marzo del 1833, 



Pubblicò un gran numero di composi- 
zioni per flauto fra cui giova citare : Le 
Répos de r étude, di fantasies (Brujcefles, 
Scholt) e le Sùiré&B du ftidiste amateur ^ 
24 trascrizioni melodiche sopra le opere di 
Verdi (Paris, Escudier). 

Scrisse duo opere comiche: Au clair 
de la Lune, e la Jmiìwsse de Hockey rap- 
presentate entrambe al te^itro di Versagha 
il S settembre 1872, e finalmente un buon 
numero di romanze e melodie vocali- 

GASPARl GAETANO, membro dell'Ao- 
cademia filarmonica di Bologna, ove coprì 
varie cariche onorifiche, nacque in Imola 
nel marzo del 1807, Studiò coutrappunto 
nel Liceo Musicale. Poi fu professore di sol- 
feggio, bibliotecario e professore di estetica 
musicale nel Liceo medesimo. 

Per la sua dottrina nominato maestro 
della Cappella di S. Petronio, ebbe largo 
campo a farsi conoscere per molti anni e 
come valente scrittore dì musica sacra, 
e come scienziato insigne nelle conferenze 
artistiche tenute nei corsi scolastici agli a- 
lunni del Liceo, 

Mori in Bologna il 31 marzo 1881, 
compianto dai colleghi, dagli alunni, e dai 
numerosi amici* 

GAZZANIGA GRJSEPPE, compositore 
drammatico, nacque a Verona nel 1743 e 
mori a Crema eira Tanno 1819, Ebbe 
fama di valente compositore di musica sa- 
cra e teatrale. Il suo stile era facile e me- 
Imlioso. Colle sue opere musicali colse ap- 
plausi a Roma ed in altre città d'Italia. 

Le opere : La Pallacorda e L^Orvietano 
sono le sue migliori. 

GENERAL[ PIETRO (Ifercandetti), com- 
positore drammatico e da Chiesa, nacque a 
Masserano (Biella) nell' ottobre del 1783. 

Pa^ i suoi primi anni a Roma, e fin 



m 



I MABSTRI DI MUSICA ITILIAHI 



da giovanetto manifcslò tanta incl inazione. 
alla musica da ottenere un posto d'allievo nel 
Couscrvatorio di Napoli, avendo egli trova- 
to un patrizio romano che colà lo tnanlonne 
lino a educaziune compiuta. — Professò la 
scienza del contrappunto a Napoli ed a Bo- 
logna. — Nel maggio 1811, al teatro della 
Scala di Milano, diede ToperabufFa: Chi 
non risica, non rosica, — Fu maestro di 
Cappella a Novara, ove ai fece ammirare 
per la profondità, la leggiadria e la mae- 
stà delle i5ue composizioni sacre, e nel 
novembre del 1832 cessava di vivere in 
questa città , lasciando gran numero di 
opere sacre e piti di 30 opere teatrali tutte 
pregiate* 

GERLI GIUSEPPE, professore al R. 
Ck)nservatorio di musica di Milano, nacque 
in questa città nel gennaio del 1811 

GERVASONl CARLO, nacqcie a Milano 
il 4 novembre 1762, e vi mori ne! giu- 
gno del 1819. — È noto particolarmente 
per la sua: Nuova teoria di musica, in 
cui si contengono interessanti nozioni in- 
tomo allo stato della musica in Italia ai 
suoi tempi ■ notizie biografiche sui musici- 
sti italiani del secolo XVIU, ed ottime con- 
siderazioni generali sulle diverse parti della 
teoria e della pratica della musica. 

GHERARDESCm FILIPPO, organisU 
e compositore, nacque a Pistoja nel 1738 
ed ebbe a maesti-o dì contrappunto il pa- 
dre Martini, Dì 25 anni fu prescelto mae- 
stro a Volterra ; vacante il posto della Cap- 
pella di Pistoja, fu richiamato in patria, 
ma vi dimorò un anno solo, poiché per 
rescritto sovrano ottenne h direzione della 
insigne Cbiesa dei Cavalieri di Pisa ove 
ebbe campo di far conoscere la sua valentia 
nel musicare Messe e Salmi, vuoi nello 
^Ule a cappella, vuoi in quello c(»ncertato, 



tanto con accompagnamento d'organo quanto 
con orchestra. 

Fra tutte le sue opere è rinomata k 
Messa di Requie, scritta pei funerali di 
Lodovico L Re d* Etruria, nel 1803, Cora- 
pose inoltre alcune operette da teatro, coi 
titoli: L'amore artigiano, che fu rappre- 
sentata al teatro del Gìglio in Luco; — 
Il curioso indiscreto ; — / risionarii ; — 
La contessina; — Le astuzie felici; — 
e infine : / due Gobbio che il Gran Duca 
Leopoldo L faceva eseguire negli inverni, 
in cui la corte toscana soggiornava in Pisa, 
nel qual tempo il Ghgparuescut era diret- 
tore dei concerti sovrani e maestro dei 
Principi figli. Sei sonate per pianoforte e 
violino col suo nome sono stampate, colla 
dedica air Arciduchessa Maria Teresa d'Au- 
stria. Fu nominato Accademico Filarmonico 
di Bologna, onore molto ambito a quei 
tempi, perchè concesso a pochi. Morì nel 
1808. 

GHERARDESCffl GIUSEPPE pistojese 
nacque da Domenico organìf^ta della Catte- 
drale e maeiytro dì Cappella, e se il padre 
ottenne un nome nella storia dell'arte, il 
figlio a buon diritto ne meritò uno di più 
eminente. 

Il versatile ingegno del Guehabpeschi 
cominciò ben presto a dar frutti; la com- 
media L'apparenza inganna da lui mu- 
sicata e messa per la prima volta alla ri* 
balta in Firenze nel 1784, rese testimo- 
nianza del profitto eh' egli aveva ricavato 
anche dallo studio del contrappunto, al 
quale, iniziato dal padre, diede opera in 
Napoli sotto la direzione del maestro Ni- 
colò Sala. 

Ma non fu la scena T arringo ove il 

maestro dovea riportare vittoria; Nò^ la 

I Chiesa 9vea più attrattive per lui, e dJfatti 



DEL SECOLO HìX 



89 



un po' per naturale inclinazione un po' per 
dovere, si diede a musicare s(iuarci chie- 
sastici di sublime fattura. 

Ia Messa dei morti, le Lamentazioni 
di Geremia y il Te Deum ed altri fra i più 
noli Salmi di Chiesa furono da lui rive- 
stiti di paradisiaci concenti. 

Nel 1807 musicò anche un Oratorio 
intitolato : il sacrificio di Jefte, a 4 voci con 
cori. La fama del suo valore musicale si 
sparse anche all' estero, anzi ebbe forse più 
rinomanza in estranei paesi il nome di 
Gherardesgui Giuseppe, di quello che in 
Italia. 

GHERARDI PARIDE, nacque in Lucca 
il 3 settembre 1836 e vi morì nel 1860. 
Allievo del Puccini, scrisse musica sacra 

GHERARDI PIETRO, compositore e pia- 
nista, nacque ad Antignano (Livorno) il 4 
ottobre 4854. Completò i suoi studi di con- 
trappunto e composizione col Mabellini; 
scrisse e pubblicò non pochi lavori musicali 
di ottima fattura, rivelandosi così composito- 
re di scuola elettissima. 

Nel 1877 fu nominato vice-direttore della 
Reale Filarmonica Livornese ove si distinse 
assai, riportando voti di plauso generale. Fu 
maestro di solfeggio nella sezione maschile, 
ed attualmente è direttore effettivo della sud- 
detta Società. — È critico musicale corri- 
spondente di reputati giornali, e 6nalmcnte 
fu nominato socio onorario della Concordia, 
Società corale Livornese. 

GIALDINI GIALDINO, allievo del Ma- 
bellini, nacque a Bescia nel novembre del 
1843. 

È compositore drammatico e direttore 
d'orchestra. — Riuscì vincitore in un con- 
corso aperto dalla direzione del teatro la 
Pergola di Firenze, per la composizione di 
mi' opera seria. Quest'opera è intitolata: 



lìosmunda. In collaborazione scrisse un'o- 
pera buiTa: La Secchia rapita, rappresene 
Lata nel 1872 ai Goldoni di Firenze, e un* 
altra biiflii alle Logge, pure Ai Firenze, 
nell'aprile 1874, dal Èitolo: l'Idolo chinese ; 
anche questa in collaborazione De Champs, 
Felici e Tacch inardi. 

GIAMBONI AUGUSTO, comimltorc, 
autore di Canzoni Popolari Toscane, mori 
a 53 anni in Firenze nel 6 aprile 1878. 

GIANNETTI RAFFAELE, era profes- 
sore di canto e compositore. Nacque a Spn* 
loto il IG aprile 1817 e mori a Napoli 
neiragosto 1872, 

Uscì dal Conservatorio nel Ì8i4 e ai 
consacrò alV ìnsegnaraenEo. 

Scrisse successivamente tre opere, clic 
furono eseguite al teatro Nuovo di Napoli, 
UGima, in due atti (1850)-- ìVLa figlia 
del pitota, in due atti (1832). — III' La 
Colomba di Barcellona in tre alti (1838). 
GlANKBTTi ha pubblicato un buon numero 
di melodìe vocali e composizioni religiose 
di eo^ellenlc gusto, nonché varie Messe. 

GIANNINI GIOACHINO, organista e 
compositore, nacque a Lucca il 20 marzo 
1817. 

Scrisse varia musica sacra a due e tre 
voci nello stile da cappella^ e alcune a 4 
voci con accompagnamento d' oi'chestra, ese- 
guite dal 1840 al 1843 per la festa di S. 
Cecilia e in altre occasioni. 

Mise in musica anche il 5 Maggio del 
Manzoni per canto e piano- 
Mori al Brasile nel 1861. 

GIANNINI SALVATORE, pianista, com- 
positore e professore, nacque a Napoli il 24 
decembre 1830. 

Pubblicò 270 opere diverse per piano 
e alquanti pezzi sacri a due voci. 

Scrisse un^ opera seria: Giovanna di 



90 



r SllSTBI DI HT;S1CA ITAIiTAHI 



Monifofi ed alcuni lavori teoretici: £te- 
«i^iir i mmicali per uso dei fanciulli ; No* 
zi ani ekmenlari di musica; e la Prima 
scuola di pianoforte. 

GIBELU LORENZO. ^ Naciiue in 
Bologna nel 1719. — Fornito dalla natura 
di una singolare disposizione alla mnsica, 
fu dal padre suo volto a quest'arte, nella 
quale riuscì egregiamente. Ebbe a maestro 
il celeberrimo G. B. Martini, che spesso 
gli diede la prefereuKa su ogni altro i)er 
cantare le parti di primo soprano nelle sue 
musiche, ed ancor giovinetto lo iniziò ai 
segreti del contrappunto. 

In casa del Conte Cornelio Pcpoli, suo 
protettore, conobbe il Ghedini, il Jacconi, 
lo Scarselli, lo Zanotti ed il Manfredi, fi- 
losofi e letterati di altissimo ingegno, coi 
quali visse in comunanza di affetti e di 
pensieri. 

Il GiBELU salì ben presto a rinomanza 
e copri le cariche di maestro di cappella 
in varie chiese, e di maestro al cembalo 
del teatro Comunale di Bologna, — Scrisse 
pel teatro S. Moisè di Venezia un*opera seria 
ed una buffa, e pel teatro di Alessandria 
della Paglia, Taltra applaudita sua opera : 
Giovanna di Napoli, 

Aprì scuola di contrappunto e canto, e 
molli vi accorsero non solo da Bologna, ma 
anche dalle vicine città. Suoi allievi soprani 
furono Teodorit Boncalli e il sommo Gre- 
scentini, che si può risguardare come il 
capo della bella scuola italiana di canto. — 
Fu pure suo allievo il celebre tenore 
Babbini, 

Nel Ì759 concorse con molti altri al 
posto di maestro di Cappella nella Basilica 
Petroniana. — Furono presentate delle 
bellissime composizioni, ma per giudizio dei 
più reputati maestri italiani^ due sovrasta-^ 



vano di gran lunga alle altre tutte T una 
del G[BELLi, l'altra dello Zanottù lì posto 
|}erò fu dato allo Zanotti, perche il suo 
competitore era già provveduto di molLb* 
sime cariche. 

Sopravvenuta l'invarione francese, il 
GiBELLi restò privo d'ogni mezzodì sussi- 
stenza. — Voile però fortuna che s' aprisse 
in quel tempo a Bologna un Liceo Filar- 
monico, nel quale entrò il Gniciu come 
maestro di canto, e mw uno stipendio Kv 
slevolc a campare decorosamente. 

De' suoi insegnamenti di canto profittò 
pure r immortale Bossini, eh' egli fece pa- 
recdiie volta cantare nelle sue musiche. 
Dopo avere per molti anni disimpegnata 
onorevolmente la carica sua, non potendo 
piò sostenere il peso d' istruire una nume- 
rosa scolaresca, venne dal governo giubilato; 
e sempre più infiacchito dagli anni, pas- 
sava la vita nel ritiro di sua casa, venerato 
e visitato da uomini di ogni età, finché 
venne a mancare il di JS novembre 1812. — 
Quantunque avesse dovuto impiegare gran 
parte del suo tempo a dar lezioni di canto, 
suono e contrappunto, lasciò un grande ar- 
chivio dì musica tutta sua, con sommo van- 
taggio degli studiosi, giacché nello stile fu- 
gato egli fu uno dei migliori discepoli del 
Martini, singolare sopra lutto per questo: 
che mentre gli altri traevano il soggetto 
della fuga dal canto fermo, egli air incontro 
sc^glievalo tra quei dolci motivi o cantilene 
che vedeva godere del fa voi" generale, co- 
sicché le sue fughe riuscivano gralissime 
airintelligente non solo, ma ben anco all'orec- 
chio del popolo. Per aò egli fu chiamato per 
antonomasia: Gibellone dalle belle fughe, 

GIOBGETTI FEBDINANDO nacque a 
Firenze il 25 giugno 1796 e vi mori il 
23 marzo 1867. 



BBL SECOLO XIX 



91 



Fu professore di perfezionamento pel 
violino all' Istituto musicale della sua paUia 
e pubblicò un Metodo per esercitarsi a ben 
sìtmiùre (a moia (Milano, Ricordi), 

GIORZA PAOLO, figlio di un cantante 
drammatico, che era anche pittore, nacque 
a Milano nel 1832. Egli ricevè da mo pa- 
dre le prime lezioni di musica. Gionz^ si 
creò una specialità, cioè quella dì scrivere 
musica da ballo, della quale il nostro pub- 
blico è così delicato. 

In venticinque anni, la sua penna in* 
ratìcalnle ha prodotto più di quaranta spar^ 
itti di questo genere, che a Ini valse una 
meritevole popolarità per la grazia, pel brio, 
il colore e lo slancio. Qoeste qualità, dice 
«n critico francese, non sono pi^ecisamente 
quelle che ha potuto rimarcare nella Ma- 
schera, che il GiofìZA scrisse a Parigi, e che 
fu rappresentata nel mese di febbraio 1864 
al teatro deirOpera, 

La sua opera : Corrado Console di Mi- 
lano, della quale il soggetto fu tratto da un 
episodio della storia lombarda, cadde alta 
Scala di Milano il 10 marzo 1860. 

Fra le tante composizioni Giorza scrisse 
nel 1866 per invito del Generale Garibaldi, 
un inno di guerra, del quale le parole fu- 
rono scrìtte dal sìg. PlarUulli segretario del 
gran patrioUa. 

GIOVACCHINI GIOVACHINO, profes* 
sore del R* Istituto musicale di Firenze, 
nacque in questa città nel giugno del 1825, 

GIRARDI ANDREA, composittrre di mu- 
sica sacra ed organista nella (appella di S. 
Marco a Venezia, nacque in questa citta nel 
novennbre del 1822, 

GIULIANI ANTONIO MARIA, autore 
dell* opera Guerra in pace, nacque a Ra- 
venna verso il 1737, Cantante, pianista e 
conapoaitore egregio, fu a Modena il soprano 



di quella Cappella ducale, piani^^ta accom- 
pagnatore presso rAccademia dei Fiiarmo- 
nici, e finalmente direttore d'orchestra. 

Mori il 2Ì febbraio 1831 di 94 anni. 

GNECCD FRANCESCO, compositore 
drammatico, nacque a Genova nel 1780 e 
morì a Torino nel 181 L — Fu allievo 
dei Cìraarosa. Scrisse molti spartiti per 
le scene italiane ed estere, primo fra i 
quali la sua opera: La prova di un'opera 
seria, 

GOBATTt STEFANO, compositoredram- 
matico, nacque a Rriganlino (Polari ne Ve- 
neto) nel 1850, Scrisse tre opere :/Go(i, 
rappresentata a Bologna, Luce a Milano nel 
teatro alla Scala, e nella sera de! 6 dicem- 
bre 1881 al Comunale di Bologna diede 
Cordelia. 

GOLINELLI STEFANO, professore di 
pianoforte e compositore, apparticrje al Liceo 
musicale di Bologna, e nactpie in quella 
città il 26 ottobre 1818. Si fece una grande 
riputazione, non solamente per il suo talento 
rimarchevole di artista, ma ancora per le 
rare facoltà delle quali diede prove nelle 
amipoi?izioni eh* egli consacra al suo istrn- 
mento. (") 



(♦) La PaUUra Muiicalg di Roma ebbe 
ad annunziare testé la pubblìcazìoDe di Vtn- 
iiquaitro Preludi per pianoforte, acrlTendo 
cos^ : <*È una recente pubbiicazìone dello Sta- 
bilimento Ricordi, e noi ci cnnpratuiiamo, 
perchè nella ecaraezza di buona musica per 
piaTiororte di autori italiani, quella dei Go- 
lineili può cbiamarsi d'importanza nario^ 
naie. Consigliamo ai concertisti, di f^rla fi- 
gurare nel loro programmi e a tante signo- 
rine, che si rompono il petto con certi pezzi 
tedeacìii, coneiffliamo di sonare la musica 
del Golinelli cb'è riera dì pensieri melodici 
ftvolii con quella maestria o cognizione dello 
strumento, quanta se ntì può aspettare dal 
celebre pianista ^. 



92 



I HAESTRl 01 MIFSICA ITAT,UN1 



I lavori del Golinelli pubblicati finora 

ammontano a più di duecenio, e si è (li- 
stìnto tanto per V eleganza e la grazia della 
forma, quanto per T elevatezza dello stile e 
dei pensiero* — Vari critici lo hanno bat- 
tezzato il Bach d" Italia, 

GONFIOTTI EMILIO, compositoi e di- 
rettore d' orchestra, nacque il 27 settembre 
1846 a Livorno, o^^e studiò i principi mu- 
sicali da osciu'o maestro; ma fu tanLi la 
sua passione per Tarle, che, apprese le 
prime norme fondamentali, con indefesso 
studio 91 perfesiionò nelf armonia, nel con- 
trappunto, ne! pianoforUìj divenendo così 
un abile compositore. 

Scrisse moltissime romance per canto 
e piano di effetto stupendo, non pochi bal- 
labili assai ricercati dagli editori, e Anal- 
mente ur»a Messa funebre che venne ese- 
guita con plauso, nella chiesa di Montenero, 
ueir occasione della morte del Re Vittorio 
Emanuele IL Questo lavoro venne giudicato 
pregevolissimo. 

Attualmente il Gonfiotti copre il posto 
di organista nella chiesa di Monte nero, ed 
è direttore della Società filarmonica Rossini, 
istruttore dei R. R- teatri eli Livorno, ove 
più volte diresse T orchestra, e finalmente 
per desiderio dell' illustre Ponchielli lo so- 
stituì nella direzione della sua opera i Pro- 
messi Sposi ^ al R, teatro Rossini. 

GORDIGIANI LUIGI, nacque in Modena 
il 2i giugno ISOtt da Antonio, tenore, — 
Fin da fanciullo dimostrò moltissima dispo- 
sizione per la musica e nel 1818 ottenne 
il posto di soprano nella Cappella de' Pitti 
in Firenze. Studiò il pianoforte sotto va- 
lenti maestri fra^ quali Gava a Brescia e 
Benvenuti a Pisa, — Pietro Romani gli 
fu maestro di accompagnamento e Disma 
Ugolini ili composizione. — Più volte si 



ft^. Bpplandire nei pubblici teatri per la 
sua valeEitia al pianoforte. — A 13 anni 
compose la cantata : Il raUo di Etmria a 
una sola voce con coro, che gli fruttò un 
dono da Ferdinando HI Imperatore d'Austria, 
allora di passaggio per Firenze- 
Tré anni dopo scrisse un'altra cantata : 
Cornala, a 4 voci con coro ed orchestra, e 
dopo altri tre anni compose pure una can- 
tata dal titolo : Mi e Gaiaka a tre voci con 
orchestra. 

In questo frattempo il Goudigiani non 
si limitò alta sota composizione delle pò* 
che cantate summenzionate, ma scrisse bo- 
na nco molti pezzi per pianoforte, astretto 
a ciò principalmente dalle sue difficili con- 
dizioni fìuanKÌarie, 

Nel 1824 passò ai servigi del conte 
Nicolò DemidolT, come concertatore dei Vau- 
devillesi che quel ricco sif^riore (diceva dare 
a tutte sue spese, privatamente nel suo pa- 
lazzo di Firenze, 

Tale ufficio non tenendolo però occik 
pato continuamente, il nostro GoRUEtiiAM 
compose poco dopo il 1824, un' opera buffa 
col titolo il RmdeZ'Vous^ che ebbe felice 
successo al teatro Cocomero, 

Il 4 maggio 1828, compianto da tutti, 
cessava di vivere il conte Nicolò DemidofT, 
ed i suoi eredi Paolo ed Anatolio assegna- 
rono al GofìDtGiANL una pensione. In seguito 
a ciò non essendo più al servizio dì quella 
nobile famiglia, egli sì dedicò interamente 
alla composizione ed all' insegnamento. — 
Scrisse alloi^a ti uè opere, che non furono 
però mai rappresentate; Velleda e Roxìnun- 
da, e compose molti e variati pezzi di 
musica. 

Nel 1835 sulle scene della Pergola av- 
venturò un suo Famto, sul genere Mo- 
zartiano, eli* ebbe però esito infelice, vuoi 



DEL àECOLÓ %lt 



93 



perchè T argomento tutto diavolerie e in- 
cantesimi, non andasse a versi del pubbli- 
co, vuoi per r esecuzione non corrispon- 
dente. 

Il GoRDiGiANi fu a Parigi, ma non es- 
sendo conosciuto in quella metropoli non 
ebbe il mezzo dì primeggiare. 

Fu quindi a Vienna coi Principi Po- 
niatowski, ed ivi esegui in varie accademie 
parecchi pezzi del suo Faust, che ottennero 
la generale approvazione. 

Ritornò, dopo un breve soggiorno colà, 
in Toscana, e fino al 1844 fissò il suo do- 
micilio in Prato, presso Firenze. — Il 2 
maggio 1840, sul teatro particolare Stan- 
tì ish, comparve con ottimo successo la sua 
opera Filippo. 

Quest'opera però non volle mai il Gor- 
DiGiANi venisse rappresentata pubblicamente 
per la sua grande affinità colla Parisina, a 
quel tempo in gran voga. 

Nel 1841 scrisse Gli Aragonesi in Na- 
poli, che fu prodotta sulle scene del teatro 
Leopoldo^ in occasione della sua apertura, 
ed ebbe esito fortunatissimo. 

Nel 1843 compose T opera: / ciarla- 
tani. — Nel 1846 piacque moltissimo un 
oratorio Ester, eseguilo nella Chiesa di S, 
Giovannino; contemporaneamente scrisse, 
nonostante la grande diversità del genere, 
la musica del ballo Ondina e una Cantica in 
istile bernesco: la Gordigianiana. 

Sul teatro del Cocomero, Tanno 1847, 
ebbe esito assai splendido un' altra sua ope« 
ra buffa: Una vendetta Córsa; più tardi 
scrisse : U assedio di Firenze, non per anco 
rappresentato. 

Nel 1851, in Livorno, riportò esito fe- 
licissimo l'opera: l'At^r^w^ttriero, composta 
in collaborazione col maestro Teodulo Ma- 
bellini. 



Altra opera infine, che speriamo verrà 
rapprasentata, ò la Carmela, 

Il GoBDiGiANi inoltre compose un gran 
numero di caìtti popolari, che tali vera- 
mente si possono chiamare e per la facilità 
e spontaneità della melo<Ua e per la notO" 
rietà che i medesimi acquistarono anche fra 
il popolo. 

Vengono quindi i canli sacri, la poesia 
di um gran parte dei quali è dello ste^sso Gob- 
DiGiAM, — Qncsti canti ottennero dovunque 
ottimo successo ed in Parigi slesso furono 
eseguiti, nelfanno 185i, dalla princjpess;t, 
Labanoff, Madamigella Hugot, Labìache e 
Moriani. 

Alla Regina d'Inghilterra dedicò 12 
canti intitolati la Rosa d' Inghilterra, com- 
posizioni che tuttavia formano la delizia 
della Corte inglese. 

Scrisse un Inno per la morte di Carlo 
Alberto, dediandolo al compianto Re Villo- 
rio Emanuele. 

Delle sue composizioni per sala, che 
ascendono a circa 300, furono fatte varie 
edizioni e molle traduzioni. 

Questo celebre musicista morì a Firenze 
il 1. maggio 1860, 

GRAFFIGNA ACHILLE, compr»silore 
drammatico, nacque a S. Martino dal T Ar- 
gine nel 1816, 

Fece rappresentare al teatro italiano di 
Parigi, il 22 marzo 1805, un'opera lieria: 
La duchessa di S. Giuliano, 

Nel 1875 fu direttore e concertatore dì 
orchestra al Goldoni di Firenze, 

. Scrisse anche V Assedio di Malta, tra- 
gedia lirica in 3 atti, rappresentata al teatro 
Sociale di Udine nel 18o4, e parecchie 
Romanze, 

Uilimamenle diede, prima a Padova e 
poi a Bologna, un suo così detto: Studio* 



94 



1 ItiESTRt DI MUSICA ITAtUìft 



musicale mi Barbiere di Siviglia di Rqs< 
sini, 

GRASSI DE JOANNON GIUSEPPE, 
pianista e compositore, nacque a Palmi 
(Reggio dì Calabria) il 26 febbraio 1825. 

Pubblicò circa 20O pe/^i per piano e 
canto, e fec6 rappresentare sei opere, ima 
seria, due ^cre e tre bufle, dal 1845 al 
18S7. 

GRASSONI GIOVANNI, compositore, 
professore di canto alla scuola normale dì 
Ancona, nacque in quella città verso il 

Fece rapprestìistarc nel teatro di Ancona 
un* o{)cra seria ; Matilde di Valdelmo, che 
ebbe ottimo successo. 

Ad onta però di ciò, ed in seguito a 
disgrazie toccategli si ridusse a fare il mae* 
stiù dei cori nei principali teatri d'Italia. 

GIULU GAETANO, compositore di mu- 
sica sacra, maestro della Cappella e Scuola 
Comuuale di Pesaro e professore al Liceo Ros- 
sini, nacque a Gubbio nell'aprile del 1819, 

11 Ghilu dopo aver studiato lìlcBolìa 
nel Ginnasio di Gubbio, sua patria, trovan- 
doci nel 17." anno d'età volle intraprendere 
lo studio musicale sotto la scorta dei mae- 
stro di quella Cappella, Antonio PauseliL 
Completato un piccolo corso d'armonia sì 
recò a Napoli, od entiù nel Conservatorio 
di S. Pietro a Majella in quel medesimo 
anno in cui venne assunto a Direttore il 
Mercadante* Studiò con ardore, e dopo di 
avere completato il corso di armonia e con- 
trappunto, riportandone il diploma, sorli, e 
prima di ripatriare, passò per Roma, onde 
essere aggregato maestro neirAccademia di 
S* Cecilia. Subì Tesarne e fu nominato. 
Gli venne quindi il desiderio di conoscere 
la scuola Bolognese, e si determinò di an- 
' dare in Bologna a studiare le fughe dal 



maestro Tomaso Marchesi, allievo del Padre 
Mattei, e dopo un anno di studio fu ag- 
gregato x\ccademico Filarmonico. Tornò quin- 
di a Gubbio ove si trattenne sei anni come 
maestro di Cappella e comunale, concorse 
a Terni ove dimorò sette anni; passò di 
poi a Pesaro ove si trova da 20 anni. 

Si è motto occupato a scrivere nel ge- 
nere ecclesiastico, Meue, Vespri, ecc, e spes- 
so fu chiamato a dirigere i suoi lavori, Ìo 
circostanze solenni, a Perugia, Città di Ca- 
stello, Umbertide, Tolentino e San Severi no» 
Fabriano, Forlì, eoe- 

Ne) carnevale del 1833-34 fece eseguire 
a Terni un'operetta semiseria intitolata il 
Reduce da Mosca eh' ebl>e esito brillante. 

Si è |joi dovuto occupare dell' insegna- 
mento pel canto e pel pianoforte, ottenendo 
molta soddisfazione. 

Scrisse molla musica per piano e ri- 
dusse per tre piano^forti a dodici mani la 
sinfonia delia Gazza Ladra dedicata a Ro^ 
sini, che gli fruttò una lusinghiera lettera 
autograia col suo ritratto. 

GROTTO Don ANTONIO, compositore, 
nacque a Vicenza il 18 settembre 1753 e 
vi mori il 20 gennaio 1831, 

Compi gli studi teologici presso ì ge- 
suiti. Alla musica rivolse fin dalla prima 
giovinezza cure assidue con sì felice risul- 
tato, da essere prescelto a 26 anni maestro 
della cattedrale della sua città nativa* — 
Una sua Messa solenne fu giudicata meri- 
tevole d'essere accolta negli archìvi del- 
l' L R. Istituto musicalo di Vienna, Un'ala 
tra Messa da requiem, fu giudicata lavoro 
degno per se ^lo di affermare la celebrità 
di un maestra 

Umile, modesto, rifiutò onori e posli 
cospicui, di nuir altro tenero, che del suo 
ufficio nella cattedrale, ove, pari alla sua 



- 1 



DEL SECOLO XIX 



ds 



valentia come compositore, facea rifulgere 
quella di abilissimo direttore. 

GUARINO PIETRO, compositore, na- 
cque a Napoli nel dicembi'c del 1830. 

GUERCIA ALFONSO, professore di can- 
to e compositore, nacque in Napoli il 13 
novembre 1841, Dopo il di lui perfezio- 
namento ncirarte musicale fu nominato pro- 
fessore di canto nel r. Conservatorio della 
sua città nativa. Quei^Uy artista diede un 
gran numero di composizioni vocali ed istru- 
menlali prt^gicvolissime, e diede pure una 
opera drammatica al teatro Mercadante nel 
14 dicembre 1875, intitolala, Rita. — È 
autore direni di un'opera teoretica: L'Arie 
del canto italiano, adotbta nelle scuole del 
R* Conservatorio di Napoli, 

GUGLIELMI PIETRO, compositore dram* 
malico, nacque a Napoli nel 1763 e mori a 
Massa in febbraio 1827, 

GUGLIELMI PIETRO CARLO, com- 
positore, nacque in Massa dì Carrara nel 
maggio 1727, - Studiò la musica sotto 
il proprio padre e si recò all'età di 18 
anni a perfezionarsi negli studi in Napoli 
nel Conservatorio della Madonna di Loreto 
sotto h direzione del Durante. — AH' eia 



di 28 anni uscì dal Conservatorio ed ebbe 
tosto commissione da varie cituì d'Italia di 
scrivere opere serie e buiTe che ottennero 
brillante successo. 

Dopo il 1762 si recò a Dresda e vi 
dimorò per molti anni quale maestro dì 
Cappella- 

Nel 1772 fu cliiaraato a Londra ove 
dimorò per cinque anni, e nel 1777 ri- 
tornò a Napoli. 

Il 3 marzo 1793 il Gugluìlmi ottenne 
la nomina di maestro di Cappella di San 
Pietro al Vaticano, Questa nuova carica lo 
animò a scrivere musica sacra dì grande ef- 
fetto e dottamente elaborala. Si contano più 
di duecento opere scritte da lui tra sacre 
e profane, 

11 Gltglielmi fu emulo del Cimarosa e 
del Paisiello, 

I suoi capolavori, ammirati anche dal 
classico Zingarelli, sono k Debora e Sisara ; 
I due Gemelli ; I Viaggiatori ; La serva 
innaniorata; I fratelli Pappamosca; La 
Pastorella nobile ; La Mia Pescalrice ; La 
Bidone ; Enea e Lavinia. 

Morì in Roma il 19 novembre del i 804, 



ISOLANI conte ALAMANNO, egregio 
compasitore di musica sacra e melodram- 
matica, nacque in Bologna TS settembre 
1834. Studiò nel patrio Liceo e fu nomi- 
nato Vicc^Presidente della R. Accademia 
filarmonica bolognese, nonché esaminatore 
per gli aspiranti al grado di maestri com- 
positori* 

l^ sua prima opera Amina, ossia : Due 
noziie in una sera^ fu rappresentata al tea- 



tro Del corso in Bologna od accolta da' suoi 
concittadini colle prove della piìi sentita 
ammirazione- Tanto modesto quanto valente 
non curò che fossero presentate al pubblico 
altre due opere successive di squisita fat- 
tura, rome afferma chi le ha esaminate, 
benché molti suoi amici Io sollecitassero a 
farlo. 

L' Isolani passa i suoi giorni scrivendo 
musica di vario genere» 



h 



dd 



1 MAISTRI DI MtSlCi ITÀLUltt 



I£ 



JANACCONI GIUSEPPE, compositore di 
musica ^cra, naC4[i]e n Roma nel 1741, e 
vi mmi fiel raar^o JeM8l6. 



KUON RAFFAELE, compositore, vio- 
linista e direttore d'orchestra, nacque a Ro- 
ma in agosto del 1837. 



LAM0EKTI LUIGI, compositore dram- 
matico, nacque a Savona in aprile 1 769. 

LAM81ASE RAFFAELE, professore di 
noììm al R, Conservaiorìo di musica in Na- 
poli, nijcqiie in questa città in maggio 1793. 

LAMPERTl FRANCESCO, professore 
(lì c^ntu al Conservatorio di Milano, nacque 
a Savona VÌI marzo 1813. Fece un gran 
ntimf^ro d' allievi, fra i quali giova citare la 
Waldmann, la SloIu, l'Albani, ed il tenore 
Campanini. 

- Pubblicò: Una tjuida teorico-pratico-ele- 
nmitare per lo studio del canto — Esercizi 
tfiormilieri per soprano e mezzo soprano, 
mudi di bravura per soprano — Osserva* 
zioni e constigli sul trillo, solfeggi nello 
stile moderno per soprano e mezzo saprano. 

LANZA FRANCESCO, allievo del Cle- 
mentì e fondatoi-e della vera scuola del pia- 
noforte a Napoli. Egli nacque in detta città 
nel 178a e vi mori nel 1862. 

LAUDAMO ANTONIO, compositore 
drammatico nacque a Messina nelFottobre 
del 1814. 

Fece eseguire nel 1829, in un teatro di 
Messina, una grande ouverture, cui tennero 
dietro un'opera: Gli amari di tre selvaggi 
e una cantata per l'avvenimento al trono di 
Ferdinando II. 

Scrìsse in seguito ; Adda Regina di Co- 
ria (1832), una cantata funebre per la 
jnorte di Bellini (1835), Ettore Fieramosca 



(1839), un Fiasco alla moda (1842), opera 
buffa che ebbe 24 rappresentazioni consecu- 
tive, Clarice Visconti (1845), Emani in 
contumacia ( 1849 ) , Caterina Howard 
(1857). 

Diede inoltre alla luce alcune composi- 
zioni da camera e sacre. 

Il Laudamo è professore di canto corale 
alla scuola normale di Messina. 

LENZI GIUSEPPE, nacque in Lucca 
nel 1772 e vi mori nel 1830. Scrisse mu- 
sica sacra ed era ottimo suonatore d' organo. 

LEVI SAMUELE, compositore dram- 
matico, nacque a Venezia nel 1813. Fece i 
suoi studi musicali col maestro Calibri di 
questa città e col maestro Dehn di Berlino. 
Ebbe un'educazione molto accurata; parla 
varie lingue ed è d'una modestia senza pari. 
Vive assai ritirato. -Fu in istretta relazione 
col Meyerbeer, con Rossini, Mercadaote e lo 
è con Fr. Florimo, che lo ama teneramente. 

Al teatro la Fenice di Venezia diede l'o- 
pera: Giuditta. — Al teatro Rossini, pure 
di Venezia, il melodramma serio : Iginia 
d'Asti, — Al teatro Comunale di Trieste : 
Ginevra degli Almieri e qualche altra che 
non ricordo. 

È altresì autore di varie canzonette ve- 
neziane di buona fattura. (') 



(*) Mentre sto correggendo le bone del 
presente lavoro mi arriva la dolorosa noti- 
zia della morte del cav. S. Levi avvenuta in 
Firenze il 18 marzo 1883. 



DEL SECOLO XIX 



97 



LIBANI GIUSEPPE, compositore melo- 
drammatioK autore delle opere Gulnara e 
Conte Verde, qiiesf ultima rappresentata per 
la prima volta al teatro Apollo di Roma nel 
1873, e poscia riprodotta in trenta città d'Ita- 
lia ottenendo dovunque un brillante successo, 
nacque in Roma nel dicembre 1845, e vi 
morì mi primi del maggio 1880, due giorni 
dopo the con lieto esito si rappresentò a quel 
teatro Apollo la sua nuova opera: Sarda- 
impalo, della quale non potè sentire che la 
ecù degli applausi. Povero Libani! Ricco di 
censo, agli ozi volgari dell'agiatezza, preferì 
e nobili lotte per l'arte. A venfanni si fab- 
In ic4> da sé una specie di pianoforte, perchè 
il padre gli avea proibito di prenderne uno. 
A 28 anni si produsse colla Gulnara al Pa- 
gliano di Firenze. La sua morte fu assai 
compianta. 

LILLO GIUSEPPE, compositore, nacque 
in Galatina (Lecce) il 26 febbraio 1814. Ini- 
ziato dal proprio padre al pianoforte e rico- 
nosciuta la vocazione ch'egli avea per la mu- 
sica, fu condotto in Napoli a S. Pietro a Ma- 
jella, dove studiò con Giovanni Fumo par- 
ti menti od armonia sonata, col Lanza il 
pianoforle, il contrappimto con lo Zingarelli. 
— Terminati i suoi studi, scrisse una Messa 
per quattro voci con orchestra, la quale in- 
contrò la generale approvazione, e con al- 
ireltanto successo, un Dixit Dominus. 

Dopo sì felici risultati, per incarico del 
direttore Zingarelli, compose pel teatrino del 
Conservatorio l' operetta t La moglie per 24 
ore i eh' ebbe entusiastiche ovazioni. — Nel 
1836 scrisse pel Teatro Nuovo, l'opera buffa 
1 U Giojetto » ; nel 1837 pel teatro di San 
Carlo, il dramma serio e Odda di Berna" 
ver * ; nel 1838 per la Fenice di Venezia 
< Rosmunda > e nello stesso anno pel teatro 
Valle dì Roma t Alisia di Rimx »; nel 1839 



per la Pergola di Firenze, l'opera comica 
f La Modista », e pel teatro del Fondo 
€ VOsteri(fdi Andujar T^ \ mi 1841 infine 
pel San Carlo di Napoli * Cristina di 
Svezia », e per lo stesso teatro nel 1842 
f Lara ». 

.Nel 1845 fu nominato Ispettore alla 
classe dei partimenti nelle Scuole esterne del 
Collegio di musica. - Nel 1846 s(TÌsse e pose 
in isc^na a Torino la sua opera t II Mulatto » 
ch'ebbe buon esito; nel 1849 cora]M)sc pel 
San Carlo t Caterina Howard » : noi 1850, 
pel Teatro Nuovo, T opera semij^eria * tìeU 
fina » per lo stesso teatro; nel 1851, scrisse 
f La Gioventù di Shakspeare, e Ser Babbeo 
nel 1853; e nel medesimo anno, pel reale 
teatro del Fondo • // figliuolo dello Schiaro». 

Nel 1859 fu nominato maestro di con- 
trappunto e composizione nel Collegio del 
quale era stato allievo. 

Mori in Napoli il 4 febbraio 1863, 

LITTA duca GIULIO. Nacque a Parigi 
nel 1822. É compositore dileitaiiLe, NellVa- 
prile 1873 si diede a Milano la sua opera 
€ // Viandante » , che venne ripetuta nel maiTio 
1880 a Firenze per iscopo di beneliceiixa ed 
ottenne sempre lieto successo. - Il Consiglio 
d' amministrazione della Societiì orche^lraJe 
del teatro la Scala fece rappresene re que- 
st'anno una nuova opera intitolala : * ì! rioH* 
lino di Cremona », sopra librelu» della mar- 
chesa Colombi. — Il nome del diuvi Litta 
rammenta una delle più illustri e palrioUiche 
famiglie patrizie milanesi, i cui figli non 
vollero godere comodamente le loro ricchez- 
ze, ma seppero rendersi utili al proprio paese 
con opere egregie, o di lettera tura, o d'arie, 
di politica. 

LIVERATI GIOVANNI, compositore 
drammatico, nacque a Bologna m^ì 1 772. 

LODI ANGELO, compositore di musia 

ì 



98 



I MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



sacra, nacque a Ferrara nel 1777 e mori a 
Fiume nel 1839. 

LOMBABDl GIACOMO, compositore 
drammalito, nacque a Parma nel 1810, e 
moli a Nafmli neir aprile 1877. 

Feco liapprima il csiritaiite e percorse le 
piit imjxirtnnli \mzic italiane, poscia si jla- 
h\\\ ^le^Initivame^te a Napoli ove fondò una 
società corale. 

Fpc-e i\np|)resentarc tte sue opere : il Ca- 
puano ed il Udore (Malia) il primo Navi- 
yatore (Ma lui 1829) ed Elfrida (Lecce 
18S3) — !scris5;p 23 Messe^ parte alla Pale- 
*lrina, parUj con aT-onipagnaraento orche- 
strale. 

Piilihliai varie «ìpcre teoretiche: Eie- 
menti di liìt{iiuagtfio mmicale. Metodo per 
nppretìdere la yimla durata delle figure, il 
Canio modtriìo, 4 libri di melodie, e l'amico 
dei principìmìti (altri 4 libri di melodie). 

LOMBARDIM GIUSEPPE, compositore 
e professore di canto, -nacque a Palermo nel 
1820. 

Giovanissimo ancora diresse una compa- 
gnia di cantanti pei quali scrisse anche una 
opera buffa: La zia Teresa, e poi pubblicò 
un* altra opera bulTa : QmUro mariti e due 
mogli. 

A 16 anni sì stabili a Napoli, ove apri 
una ^uola di canto. 

iNel 18S7 fu nominato direttore della 
scuola di perfezionamento deW Albergo dei 
fmi'eri, poscia di quella déìV Associazione dei 
dotti e degli artisti. 

Il LoMn\ RUINI pubblicò una Guida sul- 
i' arte del canto, uno Studio sulla perfetta 
iitionaziofte ; fece rap[)resentare a Napoli : 
la Sartina e iUsurah lo Spaccalegna, e 
V Albergo deir Allegria, piccoli spartiti buffi, 
e d ielle alb Iticc infine un discreto numero 
(lì romance e melodie vocali. 



LOXGO GIACOMO, compositore, nacqtie 
a Faro pres^so Mcjisina» il 15 febbraio 1833, 
— Nel 1859, al teatro di Messina, diede la sua 
prima opera: Ezzelino IIL — Quindi ar- 
rotatosi am Garibaldi, prese parte alla batta- 
glia di Milazzo, e ritornalo poi a Messina, 
diedesi all' in^^f^na mento ilei canto» fondan- 
dovi colà la prima scttola corale. Nel 1871 
divenne direttore d'orchestra del teatro Vit- 
torio Emanuele- 
La Casa Ricordi pubblica) parecchie sue 
Cantate ed Omertnres, 

LUCANTONI GIOVANNI, componitore, 
nacque a Rieti nel gennaio del 1825> — 
Scrisse la musica dì im hallo in due atti : 
Don Cliisciolte, datoci alla Scoila di Milano 
nel 1845 ; una Atessa a 4 voci, eseguila a 
Milano nel 1830; e quindi im'opei'a semi- 
seria, Elisa; ed infine, per T inaugurazione 
di un busto a Melastasio, fcco eseguire una 
sua Cantata per soprano, contralto, tenore e 
basso. 

LUCILLA DOMENICO, Nacque a Bio- 
freddo nel febbraio 1830, studiò a Rologua 
ed a Loreto sotto egregi maestri fra cui Cor- 
ticelli, Golinclli per pianoforie; Gaspari pc^r 
l'armonia ed il sommo c^jutrappuntista Veo 
chiotti. — Nel 1848 ottenne il diploma dì 
maestro compositore dal Lice<i di Bologna. 
Cominciò in quel tempo la sua carriera di 
operista, carriera che gli valse tanti allori. 
Nel 1853, il suo Soìiiario, oUeune buon 
successo al teatro Valle dì Roma, e nello 
stesso teatru, l'anno dojm, fu dau? il Giu- 
liano Sakinti, elio egualmente piacque- — 
Nel 1857 fu rappresentattj al Capnmioi : !i 
Sindaco del Villaggio, Q\^vn biilTa di fallnra 
eleginte e di stile spiglialo. Diede nel 1862 
a Reggio d'Emilia, e nel 180S a Bologna: 
L'Eroe delle Aslnrie, sparlilo serio che si 
concjuisiò le siinjjalìu di panTclii [pubblici. 



T»EL SBCOLO SII 



99 



Lucilla scrisse anche una Cantata per 
i] 2 ottobre 1871, anniversario iìr\ plebi- 
scito romano, cantata che fu eseguita al Cam- 
pidoglio, da oltre 700 vocL -— Nel 1873 
diede al Coraimale di Ferrara il Conle di 
Bengeral, die piacque assiu. Egli è nnrlie 
autore dell'opera Tomaso ChaUerton, ch^ 
fu acquistata dagli editori Gìudicì-Stradap 

Al teatro Apollo di Roma, neiranno 
1877, venne eseguita la notis.'^iraa sua opera 
seria in quattro atti: La bella faìiciuUfi di 
Perth,cjoT\ esito felice- 

Il maestro Lucilla è socio di moltissime 
Accademie e fu Presidente della R. Accade- 
mia (ilarmonica j'omana. 

LUZZI LLIGL compositore dram ma lieo 
e da camera, nacque a Olevano di Lomellirci 
nel marzo del 1828, e morì a Stradelia r^el 
febbraio del 1876. Scrisse: Chiarina (spe- 
cie d'operetta), rappresentata in un teatro 
di Torino, un Inno patriottico ; Vittorio 
Emanuele Re d'ftalia, una grande marcia 
funebre per la morte di Cavour, parecchie 
melodie e romanrt? pubblicate sotto il tilolo; 
Serate torinesi, ed infine roi>era buffa: 
Tripilla, datasi al teatro Coccia dì Novara 
nel febbraio i874, 

MABELLINI TEODULO, nacque in 
Pistoja il 2 aprile 1817 da Vincenzo, va- 
lentissimo meccanico. Ebbe dal padre, il 
. quale era anche abilissima concertista di 
tromba, le prime lezioni musiali, A nove 
anni conosCiCva le maggiori diffìcnluì sul 
pianoforte e sul flauto e cantava il soprano 
alla Cattedrale dove era maestro di Cap- 
pella Giuseppe Pillotti di Pistoia, allievo del 
celebre padre Martini. 

Il giovanetto Teodnlo apprese da Ini la 
scienza del T armonia ed il contrappunto A 
12 anni aveva già fatte molte composizioni 
stmmenlali specialmente per banda, 



Ne! 1833 passò a Firenze a studiare 
nel Liceo Musicale. Il cav* Rossi di Pistoia 
ed altri amici lo inc-oraggiarono a produrre 
un saggio di composizione melodrammatica. 

Il Mahellim scrisse la sua prima ope- 
ra ; Matilde a Toledo, che fu eseguita al 
teatro Alfieri, con esito felicissimo, ncl- 
ranno 183G. 

11 Granduca! Leopoldo IL'' gli assegnò 
allora una pensione, perchè si portasse a 
lierfezionare i suoi studi sotto *il tirocinio 
del celebre Saverio Mercatante maestro di 
Cappella a Novara^ 

11 MvBELLiM vi si portò nellanno 1837 
e vi si trattenne per tre anni e mezzo circa. 
Durante questo tempo scrisse La Caccia ^ 
per a^ro etl orchestra, che r^iTrì al Granduca 
e fu eseguita ad un conaMno di Corte. 
Compose inoltre una Messa solenne a quat- 
tro vix^i per la Cattedrale di Novara, Nel- 
Tanno 1840 fece eseguire nel teatro Ca- 
rignano a Torino il Rolla, sua seconda ope- 
ra. L'esito ne fu tale che nell'anno suo- 
cessi vo fn» netr i stesso teatro, rappresentata 
Giner-ra dì Firenze, sua terza opera, che 
ebbe pari successo. 

Terminati i suoi studi sotto il Merca- 
dante, il Mauelllm tornò a Pislnja nell'anno 
1842, Nominato membro deli* Accademia 
di scienze, lettere ed arti di quella citta, 
il Ma BELLI M compose la Cantata Raffaello 
Sanzio^ che fu eseguita per i solenni onori 
parentali al sommo pittore, da quell'Acca- 
demia ; e per commissione delTAccademia 
stessa, scrisse successivamente la Cantata 
Saul per gli onori parentali di Alfieri, e 
la Cantata : Gli Orti Oricellari per i paren- 
tali di Nicolò Macchia velli. Chiamato a Fi- 
renze nel 1843 vi fissò il suo domicilio 
ed in questo anno produsse sulle scene della 
Pergola la sua opera : Il Conte di Lavagna. 



100 



1 MAESTRI Dì «USIOA ITALIANI 



che riscosse uuivcrsi^alì appiana, Neiranno 
inedf*simo fu nomìnnto Direttore tlell'or- 
cheslm (Irlla Società filarmunica fifirentìria, 
L'Ile soUo la Mia liire^june. divenne una fielle 
pid celebri iF Italia, 

Contemporaneameole in unione al cUia- 
rii^^ìmo trjae?ilro ALìmanno Bia^ji e al mae- 
stro (rAri:ais, isti luì la S^jcietii di miilno 
soccorso fra gli artisti di musica e spese 
molte cure a farla prospera. Al Marellim 
veiwie pnraaffidat;» la tlirexione dei grandi 
concerti (Feslival) die si dierlero annuai- 
raente per il corso di JiciastUle anni nella 
celehee Sala ilei Ciuqucceiìlo in Palazzo 
Veccliio, cori nn coneorst) di circa 800 es*> 
CHtori. Nel 1844 andò a Roma e pose sulle 
w'ene del teatro Apollo Topera : 7 Venezifuìi 
a CosiantinopoU, che eblw esilo pitc^ felia\ 

Netranno successivo scrisse per com- 
missione del Grandnca l'Oralorio: Eudosaiia 
e Paolo j eseguilo da oli re 300 artisti, tra 
j quali la celebre Mariella Ca^^aniga ed il 
baritono Radiali, nel salone dei Cinquecento. 

^el 1846 si stabili dedniùvamenie in 
Firenze, e vi si acca-só. In quesl'anno scrisse 
la »ua opera Maria di Francia, che fu 
eseguita alla Pergola dalla ct^lebro can laute 
Marianna Barbieri, e per ordine del Gran- 
duca compose la CanlaU intitoiaUi ; il liitor- 
fiO, nonché una Cantata elegiaca in morie 
del celebre scultore Barlolini, eseguii;! al- 
rAocademia della Società Fdarmouica, ìSel 
1847 fu nominato maestro di Cappella della 
(Iurte di Toscana e pubblicò nell'anno slesso 
i suoi RespoHAori ad oUo vaciy e dite cori, 
una delle mit^lìorì sue opere, che lutti gli 
anni erano eseguiti, nella Cappi^lla di Carte, 
nella Settimana Santa. Nel 1848 fu nomi- 
nato maestro concerta loie alla Pargola dove, 
in seguito, ottenne il posto ancora^ di Dì- 
i'citorc d'orchestra. 



In quest'anno e nel successivo scri^tsc 
alc[uie Cantate ed Inai Nttzionali, non- 
chò rOialijrio iulitolato: Lfdtimù yiorna 
di Gernmtemme^ che fu es^■guilo jiella 
Chiesa dì S. Giovannino de^li Sc^ilopi, 

In occasione delle solenni esequie cde- 
hrate nel tempio ili S. Croce pei martiri di 
Curtatone e Montanara, il M^hellin'i vi di- 
res.^ [a sua grande Mesm di Ri^quiem, ese- 
guila da 500 artisti, dei spiali novanta virv 
lini, tra cui erano il maestro Dia^i* ed Ìl ce- 
lebre Ba^zini. Questa Meiffta ripetuta nel 
Ì83Ì nella Chiesa di San Gaetano in Fi- 
renze, ove è istituito il Collegio di profes- 
sori dì musica, susciti! t^mto entusiasmo che 
la Uegina Isal iella II* di Spagna, alla quale it 
Mabeluini avevala dedicata, volle insignirlo 
dell'ordine di Isabella la Giltolica- 

in collaliorazione col maestro Gordigiani, 
scrisse: fi Tenfunero, opera buffa che fu 
eseguita a Livorno nel 1851, 

Neiranno successivo fu rappresentata 
alla Pergola la sua grande opera: BaldaS' 
fiore, della quale il finale del secondo alto 
desiò nn vero fanatismo. 

Poco scrisse il M\!jellim ne^rli anni sue 
cassivi, lino al 1857, nel qoale espose alla 
Pergola Topera buffa Fiammetta, che finora 
è r ultima opera teatrale da lui scritta. 

Ned" anno in ciu il sommo Pontefice 
Pio IX si recò a Firenze, il MAoeLLiM 
seri-se l'IuuiK Ei'a^ meerdo^ magam. e' 
lenne Talla drre/jone della Trilogia di Rai- 
mondi, nella quale erano in una riuniti Ire 
Oratori con tre Messe vocali e tre orchi^ 
sire disllnle, esi^goila in Pal^izxo Vecchio tla 
oltre 800 artisti. 

Neiranno 1839 il Mabiclum fu nomi- 
nati) maestro di muìposizmuc nel R. IsUlulu 
musicale di Firenze, Prima ancora di que* 
si' epoca, egli occupavasi già dell' insegna- 



BEL PIBCOLO xrx 



101 



menlo, e copiosissimo è il numero degli 
allievi, che fecero onore alla sua scuola- 
Si pcys^Hio rilare fra questi i maf^sLri 
Gaetano Haìkirii, Usigìio, Gantioltì Ricarrlo, 
Ettore Celli, Pollione Rofii^i, i maestri Tac- 
chinanli. Decluimps^ Bacr.hirii, Giaidini. Fe- 
lici autori fleila graziosissima opeia comica, 
Lfi Sf^cckia rapita, erlialtre; |Kii di Au- 
Lei'i-MaiiKOfchi Rmlolfo, MattioKzi, Stanislao 
Favi, SiiJizari, Qua mie ri, Gheranli, Filli- 
ncsi, Gherarileselii, Darli] i e Bellini di Pi- 
sloja, Ciardi di Pi'aUn Niicci di Pe,scia, i 
fratelli Manciiielli Marino e Lnigi di Orvie^ 
lo, Gìnstiniani di Perugia, Beivlacqna flel 
Brasile, Murales del Messico ed altri, 

Jii ocntsione dell' ingresso in Firenze di 
S, M. ViUorio Emannele (Ì8G0) il Mabel- 
LiNi comjius<^ la Cantala intitolala: Le feste 
fìorenthte, che venne esegui tii in Pala?.w 
Vecchio, e jier commissione del Municipio 
slesso Cf impose la Canlata: Lo Spirito di 
Dante, pnre eseguita nel teatro Pagliano in 
occasione delle feste per il Centenario del 
soiomo poeta. Scrisse pnre per il teatro Pa* 
gliano \'à Cantata intitolata: La festa Rofi- 
iiniana^ che è una trascrizione delle opere 
più celebrate di Rossini. 

Da molti anni il Maubllini si occupa 
della formazione di un trattato di composi' 
zione musicale j che fra breve sarà pubbli- 
cato, È inutile dire quanto opportuna riu- 
scirà questa pubblicazione del celebre mae^ 
atro, e qtianta utilità sarà per recare al- 
l'arte r opera dì un uomo cos'i profonda* 
men te conosc i tore tie 1 1 a di f fici I e se ie nza dell a 
composizione muf^icale, opera della quale è 
assoluta mancanza in Italia, rispetto alle vi- 
genze del gusto moderno. 

Il Mabklliki, oltre alle cilate opere, è 
autore di una quantità rimarchevole di 
composizioni da Oamei*a, per pianoforte e 



canto, varie Messe ed altra musica eccle* 
siastic;ì. 

MAGI FORTUNATO nacque in Lucca 
nel mese di ottobre del 1839 e mori in Ve- 
nezia il 26 maggio 1882, 

Lo stato <li servizio di un lai unmo ra- 
pilo così immaturamente all'arte, era dav- 
vero hi'illante : e vale assai più di un dif- 
fuso e fiorito elogio. — Eccolo: — Il 31 
dicembre 1857 venne nominato al Liceo di 
Lucca maestro di organo ed armonia, non- 
ché organista della Cappella Com:male. — 
Nel 1864 allf> stes^ Liceo venne nominalo 
maestro di contrappunto e rA")m posizione, 
noncliè Direttore dei servigi della Cappella 
suddetta p 

Il 12 aprile 1872 allo slesso Lir^o ven- 
ne confermato e nominato Direttore artistico* 
scien litico. 

11 18 novembre 1874 venne nominato 
Direttore della Scuola musicale di Ferrara. 

Il 3 giugno 1876 venne nominato Di- 
rettore e Fondatore del Liceo dì Spezia» 

11 16 dicembre 1877 venne nominaUì 
Direttore artistico del Liceo e- Società mu- 
sicale Benedetto Marcello di Venezia, en- 
trando però io servizio nel mefie di feb* 
braio 1878, ~ Come direttore d'orchestra 
ebbe a dirigere due volte la Messa di Ros- 
sini a Luce», la Mesm di Verdi a Ferrara, 
lo Stabateà altri lavori. 

Nella stagione carnovale e quaresima del 
1878-79 fu concertatore e direttore dell' o- 
pera al teatro la Fenice di Venezia. 

Il Magi era Presidente onorario della 
Società orcheiitrale Boccherini in Lucca ^ So- 
cio onorario : Maestri Compositori Accade- 
mia Filarmonica di Bologna-, S<KÌo ono- 
rario dell'Accademia Filarmonica-Dramma- 
tica dì Ferrara; Direttore musicale della 
stiddetta Accademia ; Accademico corris|«)ii- 



103 



I KAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



dente del Rp Istituto musicale di Firenze; 

nominato Maestro esercente fmn esame) del- 
r Accademia di S, Cecilia di Roma» 

MAGLIONI GIOACCHINO, pianista, pro^ 
lessore d'organo nei R, Islituli> musicale di 
Firenze, nacque a Pontassieve (Toscana) in 
luglio 1814. 

Scrisse un dramma lirico Ferruccio, 
rappresentato nel 1863 al Pagliano di Fi- 
renze, una Messa solenne a ^ei voci, due 
Cori a grande orchestra, ed una raccolta vo- 
luminosa di scherzi col titolo: tes Etoiles. 

MAGNKLLl GIL-SEPPE, maestro di 
Cappella deirejt Corte di Toscana, nacque 
a Firenze nel 1774 e vi mori nel dicem- 
bre del 1847. 

MALAGOLI GAETANO, nacque a Ca- 
stellarano in quel di Reggio d' Emilia TU 
novembre 1768, Sebbene medico cìjUìvù la 
musica e ne apprese i primi rudimenti a 
Bologna dairillustrc padre Stanislao Mattei, 
Ferdinando infante di Spagna, allora Duca 
di Parma, lo nominò comp^isitore di mu- 
sica al proprio servizio. Scrisse un' operetta 
intitolata : Metodo breve, facile e sicuro per 
apprendere bene il canto, che merita di es* 
sere consultata. 

Morì a Modena il 25 dicembre 1848. 

MALIPIERO FRANCESCO, nacque a 
Rovigo il 9 gennaio del 1821. Becìitosi a 
Venezia per frequentarvi il Liceo, studiò il 
pianoforte col maestro Antonio Fauna, ed eb- 
be i primi elementi di contrappunto dal 
Ferrari ed il perfezionamento dair illustre 
Melchiorre Balbi. 

A ventanni [1841) diede con esito cla- 
moroso la sua prima opera: Giovanna di 
Napoli al teatro di Padova, opera che riprth 
dotta Tanno susseguente al Teatro Comunale 
di Bologna, gli valse per acelamazione il di- 
ploma di socio in queir Accademia. In tale 



occasione s'ebbe lodi ed eceitamenti da! som- 
mo Rossini. 

La seconda sua ofjt^ra fu Ester d'En- 
gaddì, che doveva nippresen tarsi nel 1843 
al Comunale di Bologna, ma non ^i poto 
dare per sopravvenuta raalaUia delTautore- 

La terza opera Attila si diede nell'au- 
tunno 1845 al teatro Apollo di Ventóa 
con esito completo. Quest' opera fu acqui- 
stata dal Ricordi e stampata col titolo di 
lldeijomia di Borgogna^ perchè non si con* 
fonde,ssc coli' of)era delT iMustre Verdi, il 
quale appunto in quel tempo aveva trat- 
tato lo stesso s^ìggetttj. 

La sua quarta opera Alberigo da Romano 
fu rappresentala alla Fenice di Venezia nel 
carnovale 184(j47, il che prova mu quanta 
alacrità lavorasi il MALit-iBBO. Questo lavoro 
vak? al giovane autore il diploma di socio 
di S> Cecilia dì Boma. Venne riprodotta 
nel 1848 a Padova con grande successo, 

Li rivoluzione del 1848 impedì al Ma- 
LrpiERO di adempiere la cninmÌs5^ione assmtta 
por due opere, una buffa : Il pozzo d'amore 
e Taltra seria. 

Ritiratosi a Venezia, assunse e manten- 
ne con lutto zelo, fino al ritorno degli an* 
striaci, il posto di direttane della Banda ci- 
vica, rinunziando a favore delta [Kitria ad 
ogni sua competenza, di che ebbe pubblici 
ringraziamenti dal Dittatore Manin. 

Scrisse nel frattempo una Cantata su 
parole del Fusinato, che eseguita alla Fe- 
nice fu rcpiicita. — Durante il blocoo di 
Venezia, gli fu chiesto, dall' impresa del 
teatro la Scala, V Alberigo da Rotnano, ma 
sfori unaLamente non potè aderire alla do- 
manda, perchè fu impossibile ritirare lo spar- 
tito rimasto a Padova, 

Rilnriiati gli au'ìtriaci, doveva riprodurrai 
al teatro di Padova : V Alberigo da Romano 



BEL SECOLO XIX 



103 



colia Cruvelli, Franchini, Corsi e MUrovkh, 
ma la PoWm lo proibì, perchè la musica 
ddi'Xìher'ygiì eccitava alla rivoluzione, Vo- 
l>era slessa fi» riprotlalta poi nel 1869 all'A- 
|K»llit ili Venezia, con feiicissimo esilo. 

Per la stagione di carnova!e-i|viar(^irna 
1850*51 ii^vh^ pel t&ilro la Fcnia\ la sua 
quinta opera Fernando Cortes, hi\\\:i\^ non 
potè avere il suo pieno eUf^tto, per nria strana 
pi-elesa M lenone Mirate, che non voleva 
cantare più ^It cinqne pem, mentre T opera 
ne aveva scile (!), Dal 1831 al 1858 il M\- 
LiPiERO volle (ìLarijene ìnopertwjo, slanco co- 
me era Mh guerra die gli veniva moR^i, 
Scrisse |)0i un Mìsererey ctf ebbe pieno sjìc* 
cie<iso. Nel 1872 finalmenlo dieile alla Fe- 
nice [a Sila $c^\^ openi : Linda rf'^/M//aff. 

Per n>ni|JÌere la vitn arUMic;i il*l Malj- 
i^iERo, (inl)iùama aggiungere ciregtì scrisse 
(mre vari pezici staccali per canto e per i-iia- 
noforte, che si ebbero festosa acooglienza (1), 



(1) La GazuUa Musicale di Firen^ dei- 
ranno 1878 dk i seguenti «^uidUi r 

l febbraio — « Ln Maturila di concerto 
di F Malipìero è dj un pensiero assai ele- 
fante e g'*?ntUe. » 

1 marjìo — ^^ La ^rasiiosa compoaizìuiui 
d(?l maestro Maìipicro intitolata : i^ogm do- 
ratit pflosieri per pianoforte, è un lavoro che 
afTerma il bel nome che si è acquistato fra 
ì moderni composi tori. » 

5 niag'ifio - H II fecondo maestro F. Ma- 
Hpiero ha tei^t^i pobbHcato in VenPì^ia, coi 
tipi Zandìri, una Salice Rfffiaa per soprano, 
baritono e basso con obbUg-adooe di melo- 
diura e a:;campa£rnamento di pianofopt**, e 
ne fu ptsr £|UList(i piazzo mi^li^trale t beo me- 
ritalr elof^:!, ■> 

1 aj^-osto -fi Col prìiuii brano delta Gi*&n 
Cantala in onore dì Vittorio Emanuelo primo 
He d' Italia, che è un caoone-preludìo, il 
maestro MuMpìero di*Mle nuova prova della 
au^ valentìa j fJolla profondità de' suoi «tudl 



MANCINELU LUIGI, componitore e di- 
rettore d'orchestra, nacepie a Orvieto nel 
febbre in del ISi8, Scrisse ^V intermezzi 
Wi fonici 4v\b Cleopatra di Pietro Cossa. 
e-iegnita al lealrn V;dle dì Bomn il "ìO di- 
cembre 1877. Fra i. moderni direttori d'or- 
chestra ocr:ipi un po>to di^tÌnti?isìmo, poslo 
che, del resto, d M\nci Nelli si nieriUi e pel 
talento e per le qualità morali, dì cui t 
adorno 

Neil" anno 188! venne tmminalo acca- 
demico f!larm(miro, direttore del Liceo Mu- 
sicale e maestro compo.'sitore della Cappella 
di S. Petronio in Bologna. Mostrossi valente 



e della facile vena inventiva di cui è dotato. 
É un pezzo breve, d* effetto e di faeUe ese- 
cuzione che Yorremrao facesse parte del re^ 
pertorìo delle nostre Società orchestrali per- 
chè lo eseguissero nei loro Concerti '>. 

15 settembre — Dei Cieli t dei Mari, 
Canzone per aopnino coti accompagnameli lo 
di pianoforte ed armonium. Al maestro Ma- 
li pie ro non poteva veaìrgrlì meno T ispirazione 
dovendo e^cre degrna dell' Aug-uata Donna 
S. M. R. Marijrhcrita, Reggina d' Italia, alla 
quale è fledit-ata questa Cttnzone « Per que- 
sta dedica il Malipvero riceveva un prezioso 
gioiello aL^jtrnp ijuato da lettera 10 settem- 
bre 1818 dal g-abinetto dj S. M la Rej^iuti 
Marfrherita >'-, 

3 novembre — All'ora del irami/nio. Biir- 
carola per biritono, a Ancbe in questa com- 
posizione il Maestro Malipìero ai rivela per 
un componitori ben distinto e dì una fervida 
fantasia, etc ** 

9 dicembre — Se faiH italo pipo è il 
titolo di una composizione di detto Maestro, 
piansi ero triste per voce di basso, r Più che 
una Melodiff, è un Recitatipo declamato a tem- 
po e armoni 5Sì?ato con gusto squisito. ** 

A tulU> fio devesi ag-giung-ero rapplaudi- 
tJBsima grandiosa sua Vantata eoa orchestra 
banda e cori, eae bruitasi al teatro la Fenice 
di Venezia uilla sera 14 marzo 1882, in onore 
dj Casa SavojO', che f^ repìicata. 



104 



T MAESTRI m MUSICA ITALUNI 



scrittore di musica sacra, e ne Jiede bclb 
prova di sé con un suo Gloria di skiiii^ita 
fattura eseguilo il 2 novembre 1881, giorno 
in cui it solennizzò la festa lìlolare di San 
Petronio. 

MANCINELLl MARIXO, compositore di 
mni^ica vocale da camera e direttore d' or- 
cheslra nato a Orvieto nel giugno del 1842, 
va anch' egli meritandosi sempre più bella 
fama. 

MANDANICI PLACIDO, compositore 
drammatico e da chioda, nacque a Baniellona, 
Prov; di Messina, nel 1798 e mori a Genova 
nel giugno del 1852 — Fece i mot sludt 
nel Conservatorio di Palermo solio la dire- 
zione deir illustre Baimondi. — Trattò da 
valente contrappimtista i due generi : tea- 
trale e sacro. — Scrisse pnreccbie opere 
come : /( Buontentpone ; Il fiapimenta ; fi 
Segreto. Diresse per vari aruii il massima 
teatro di Napoli. Stabilitosi poi in Genova, 
impartiva c^'à ie/Zioni di canto e centra im- 
punto. 

MANFRIN dott, GIUSEPPE, nacf|ue in 
Venezia il 19 maggio J 843. — Senza che i 
moì genitori fossero cidtori dell'arte musi- 
cale, fino dairinfanzia dimostrò disposizione 
naturale per la muj^ica, per modo che, aven- 
do in casa un pianoforte, eseguiva da se 
quelle melodie che in teatro od altrove ave- 
va occasione di sentire. — Fu perciò che 
i suoi genitori gli procuraroito abili "maestri 
fra i quali il compianto Antonio Buz55ola, 
primario della Basilica di S, Marco. — A 
dieci anni era già organista e prendeva parte 
a tutte le più imiKir tanti solennità ecclesia- 
stiche a grande orchestra. Coprì per vari 
anni il |K>sto di organista nella Basilìi^ dì 
S. Marco. 

Si applicò contemporaneamente allo stu- 
dio delle matematiche ed air età di venti 



anni fu laureato Ingegnere nella R, Univer- 
sità di Padova. 

Finora coltivò Parte musicale come di- 
lettante, dedicandosi in specialità ai Con- 
certi di pianoforte. Diede però Accademie 
e p^ibbliche e. private in molte citL^ del Ve- 
neto col piii splendido sucg^s^^i. 

La Gazzetta musicale di Milono. quella 
di Firenze, la Scena di Venezia e tutti i 
giornali veneti, pubblicarono pr lui, in va- 
rie occasioni le più lusinghiere parole. Qna?ì 
tutte le Società musicali e filodrammatiche 
lo fregiarono dei loro diplomi dì socio ono- 
rario. 

Possedè molti raana<t:ritii di sue com- 
posizioni per pianoforte in parte originali, 
in parte sopra motivi d'opera: — sono però 
tiitii inedili; — la diflicolià che domina 
quei lavori Io tenne fin qui lontano dal pub* 
hlicarli, e solo vengono da lui e^M^guiti net 
suoi Concerti. 

MANFROCE iXfCOLA ANTONIO, com- 
po:>itore, nacque in Palmi Odnhria) il 20 
febbraio 4791 e mori a Napoli il 9 lu- 
glio 4813. 

Entrato nel 4804 nel Conservatorio della 
Pietà dei Turchini, si dediai sotto la dire- 
ziona del maestro G. Fumo allo studio dei 
parlimenti od armonia sonata, indi con Gia- 
como Tritto al ainlrappmìto e composizio- 
ne. Più tardi recatosi in Roma, apprese 
dallo Zingarelli, le pratiche tutte della fa- 
mosa scuola del Durante e la maniera del 
comporre. 

All'età di 45 anni cominciò a comporro 
e mostrò nelle sue produzioni 'come dic-e 
il Fior imo) tal genio che sembrava desti- 
nato a condividere con Bossi ni, la gloria 
della rivoluzione musicale del XIX secolo, 
congiungendo le soavi mehKÌie della ScTiola 
italiana alle rìechezze della Scuola alemanna. 



PEL SECOLO XIX 



105 



E le sole due opero teatrali che giunsi* n 
comporre, Jimostnno cliianmcnte a (inai 
punto sarebbe arrivalo, se non gli fosse ve- 
nuta meno la vìla, prima Jì giungere al 
venlitreesimo anno di elìu 

Queste opere furono rappresentate furia, 
Àìzira, a! teatro Valle f)i Kouia nel 1810, 
Tal tra, Ecuba, al teatro San Carlo di Na- 
poli nel carnovale I813, 

Oltre alle summenzionate due opere 
serisse dne M^sse per quattro voci con or- 
clieslra. — Un Dixit per quattro voci cop 
orchestra. — Una Sinfonia a grande or- 
chestra. — Un Duetto per :lne tonnri con 
coro ed aecom|)agua mento di violini^ viola 
e liasso. 

MANNA RUGGERO, pairijcio cremonese, 
nacque in Tricot*! il (i aprile 1808. e morì 
a Cremona in maggio Ì86t A ^ antìi eb- 
be le prime lezioni dì pianoforte dallo zio 
materno Bassi Ladisbo, Fu alTetì di lO 
anni |K)sto a pensione in Milano, ove studiò 
pianoforte o parti meo ti sotto la direzione 
di Vincenzo Lavigna DitjMr dne anni [ìnmì 
a Bologna, affidato alle cure del a^lebre pa- 
dre Maltei, e nel 1832 scrisse una Messa 
a tre voci con orchestra^ riportando vivissimi 
elogi. Nel I82i venne rmminato maestro 
composilore Accademico Filarmonico di Bo- 
logna, all'età di circa IfS annip — Scrisse 
molte imposizioni profane e sjicre, fra le 
quali Topera Francesca da Rimini ed una 
Messa di Hequicm a qnattro voci con or^ 
chestra. — Nel 1832 l'impresa del Gran 
Teatro di Trieste gli diede incarii'o di scrì- 
vere rofiera Jacopo di Valenza, il cui insito 
fu lietissimo. Nel 1835 venne eletto Mae- 
stro di Cappella della Cattedrale cremonese. 
A Cremona egli assunse Y incarico rii con-* 
certare e dirigere le Opere, ^ Nel 1845 
per r apertura del teatro di C*asalmaggiorc 



compose r opera: Pre::Ìosaj ch'ebbe bril- 
lante succes^so. Nel !8i6 scrisse pel Teali'o 
Comunale di Trieste: Il Profeta Velato. Fu 
in relazione intima con Meyerlieer. 

MARGARINI GIUSEPPE, compositore 
e profes-^ore, nacque a Romanengn it 17 
aprile 1832. Fec4ì rappresentare, nel di- 
cembre del 1871, al (^arcano di Milano, 
un dramma lirico col titolo: Fnincifsca da 
lìlminù 

MARCELLO MARCO MARCELLIANO, 
musicista, scriUure, critico e foadalore del 
giornale It Trovafore ; nacfiue a S- Gio- 
vanni Lupatotto, provìncia di Venjua, nrl- 
Tanno 1820 e mori a Mìhino il 5 luglio 
1865. — Studiò poesia e musica. A 16 
anni fece rappresi?ntare un melodramma 
di sua composizione. Fu degno allievo del 
maestro Mercantante, e scrisse sotto la sua 
direzione dne opere cbe non furono rap- 
presentate. — Nel 1848 emigrò in Pie- 
monte ed ivi impartiva lezioni di j)ianof<*rte 
e di cauto e, ad un tem|io, scriveva in vari 
giornali. — Nel 1834 rondò a Torino il 
Troral<Jre, e nel 1859 io portava in Mi- 
lano. Pubblico musica da Chiesa, da Camera 
e da Ballo; compose molle pier^ie, e pel 
corso di quattro anni dettò articoli di cri- 
tica musicale nella Ririsfa Coutempùraìmi . 
Lasciò un gran numero ili libretti d'opera 
da lui scritti jjpr Mercadante, Pedrotli, Pa- 
cinì ed altri n(^tì maestri. 

MARCHESI TOMASO, naapie il 7 mar- 
zo 1773 a Lisliona. da genitori bLdognesi. 
Compi i suoi studi nel Liceo musicale di 
Bologna, e ne usci egregio compositore di 
musica sacra sotto l' ins^'gna mento del Padre 
Mattei. Accademico filarmonico, insegnò nm 
somma dottrina il cordrappunto e le fughe 
come maestro privato. Mori il^ fi fiiiigim 
1852. 



106 



1 MAESTRI DI 11U31CA ITALIANI 



MARCHETTI FILIPPO, il felicissimo 
fliikire dell'opera; lìui^ Blas, nacque ìq Bt> 
lugnola, picciolo custellt» situato nel ciioit 
degli Appennini a 30 cliilomotri da Came- 
rino, il 26 fcljbraio 1831. Fece i suoi slndi 
musicali nd Rea! Collegio di San Pietro a 
Majella od eljlx3 a maeslii Lillo, o Carlo 
Curili, ~ Nel 1854, dopo uscito dal Col- 
legio, sciissf* r opi a Gentile da ('arano, 
eseguita iìgI Teatro Nazionale di Torino. Nel- 
l'anno seguente scrisse pel teatro Carigna- 
no della stessa eilLà, l'opera i La detìienle, 
che nel 1857, in autunno, venne ripiodotta 
in Roma con felice i^iiccesso. Nel carnovale 
1858-59 dovevasi riprodurla sulle scene del 
teatro di Camerino, ma recandijsi C4.)là il 
maestro per metterla in iscena. c^idde e si 
fratturò una gamba, per la qual cos^i l'ese- 
cuzione venne rinies^a a pnì favorevole i^la* 
gione. Poi scrisiie il Paria che non fu mai 
rappresentato. Nel U.*mpo in ciiì si tratteiinc 
a Roma, cioè verso il 1860, impartiva lf> 
aioni di canto, perisse molti* musici per Ca- 
mera, Album, Stornetfì, Duetilui, fìomanze. 
Ariette, e svariati altri i>exKÌ, che vernvano 
da tulli ri a^ rea ti. — Scrisse per feditore 
F ra 1 1 1 '( ' SCO Li leca l 'o [ )e ra : Giul i dia e Rom eo , 
che neir autunno del 1865 verme rappriv 
sentaUi al Teatro Ckimunale di Trieste o^n 
felice successo. Nel 1807 venne rifjroitotta al 
teatro Caricano di Milano. Nel 1808, trovan- 
dosi ancora in Milano, scrisse Toper^a : Ruy- 
Blas, che venne darà alla Si^la nel 1809, con 
esito veramente entusiastico. Questa opera fece 
poi il giro di tutte te citUi iialiane, otte- 
nendo plauso universale, — Scrisse di poi 
il Don Giovanni d'Am^tria, che fu rappre- 
sentato al Regio di Torino con buonissimo 
successo. 

Dal Marchettì, ancor giovane, fltalia jmiò 
aspellarsi nuovi lavori clje serviranno ad il- 



lustrare sempre più il suo nome onorato ed 
amalo. 

Ora è Presidente deirAccademia di San- 
ta Oscilla di Roma. 

MARCHISIO ANTONIO, professore e 
c^irapositor-e, naiMjue a Rottigliera d'Asti il 
19 febbraio 1817 e morì a Torino nel 
1875. 

MARCHISIO GIUSEPPE ENRICO, pia- 
nista e c^mjK)3Ìtore, nacque a Torino rotto 
raar/yi 183L 

MAIIES GAETANO, viobnista, corapo- 
s'tore e direttore d^orchesti'a, nacque a Ti^e- 
viso nel 1793, e morì a Venezia nel 18tt2, 
Per molti anni egli fu primo violino e di- 
retttH'e d'orchestra del teatro la Fenicti di 
Venezia. Scrìsse un gran n umetto di Quar- 
telti, DneitL Suonate per riolim e piano- 
forte. Variazioni^ Concerti, Fantasie, Sludi 
per i^iolino, e diversi Concertoni per grande 
orchestra, 

MARGARIA SEBASTIANO AUGUSTO, 
comfKJsitore, nacque a Cuneo nell' ottohre 
del 1837, 

MARIANI ANGELO, ebbe i natali a 
Ravenna TU ottobre 1822, da civile ed 
ouesL-i famiglia. I primi stioi maestri noi- 
rai'ttMnusicale furono Pietro Casidini pn> 
fessorc di violino, ed il padre Le vini di Ri- 
mini Dintr^appuntista. 

Passati i primi anni nella carriera mu- 
sicale air estero, preceduto da bella fama 
rilor nossene in Italia, ottenendo il posto di 
Direttore d' orchestra nel teatro Carlo Fe- 
lice ili Genova, 

Da queir epoca il suo nome fu salutato 
sempre con entusiasmo, 

01ti*e che cclebi-e Direttore fu anche a'* 
celiente compositore. Abbiamo di lui un 
aìÌHtm m(t*icri/ér dedicato al Re d'Italia, ol- 
tre a lami altri componimenti che si re- 



DEL SECOLO XIX 



107 



sera popolari quali : Le rimembranze del Bn- 
sforo; Il Trovatore mila Liguria; Liete 
e tristi riimmbratìze, e tanti altri, 

II Mariani mori in Genova il 13 giu- 
gno 1873, nel cinqiianlaunesimo anno di 
età con grave [>crdita dell'arte e deirit^Ua 
MARINELLI GAETANO, comiKJsitorfi 
drammaliro, nacque in Naftoli nel 1760. 
SUidiò nel Ci>»sér valor io della Madonna di 
Loreto a Napoli e scrifHSc con buon succesiMn 
circa una ventina d'opere per molte citta 
principali d'Italia. 

La rinomanza delle soe opere melo- 
drammatiche, che ebbero lieta accoglienza 
anche air estero, decisero T Elettore ri i Ba- 
viera a nominarlo ajiìi ponitore alla sua Corte 
e dò avvenne nel 1790, 

Ignorasi Tanno della sua morte. 

MAKIOTTI CORINNO, com]>05Ìt()re me- 
lodrammatico, maet^itro di canto pofiulare e 
critico, nacque a Parma il 14 settembre 
Ì827 e mori a Torino nelTagosto del 1876. 

Scrìsse e pubblicò parecchie .racad te di 
canti popolari ad una e piti voci, con ac- 
compagnamente di piano: Tesoretto melo- 
dico, Braccio e cuore. Primizie melogiu^ 
me he. 

Oltre a varie altre cximposi^ionì di mi- 
nor conto, scrisse tre opereUe: / DìKlmUi, 
VOca e la Batracomiomachia. 

Infine per parecchio iempo fu mrrispon- 
dente dì vari giornali musicali e politici, 
fra cui: il Pirata, la Gazzetta miisimle, 
e la Gazzetta di Torino. 

MAUIOTTI OLIMPIO, compositore, nac- 
que a Firenze Vii giugno 1813, e vi mori 
il 29 luglio 1868. 

Prima professore di canto, divenne nel 
1860 segretario dell' Istituto musicale di 
Firenze, 

Scrisse una specie di operetta col ti- 



tolo : la Casa dimbitata, un Oratorio, Giu- 
da Maccabeo; parecchie Cantate, e un certo 
numero di composizioni s^icre, 

MARLIANI MARCO AURELIO, compo- 
sitore drammatico» nacque a Milano in ago- 
sto del 1805 e mori ferito sotto le mura 
di Bologna TS maggio 1849, — Studio 
nel Collegio di Siena filosofia e contempo- 
raneamente la musica* Fu a Parigi, sotto la 
guida del sommo Rossini, scrisse il Braro, 

Per r opera comica e per T Accademia 
nazionale, nel 1839, compo^* un grazioso 
spartito in un atto r XncarlUa. È autore 
delle oper^illdegoniìa e Ousmano il Buono. 
Nel 1848 fu nominato capitano dello 
Stato maggiore generale, a a Vicenza si se* 
guaio per la sua intrepidezza per cui fu 
nominato maggiore. Combattè sotto le mura 
di Bologna. Usciva dalla città con un drap- 
pello dì carabinieri, e vistosi cadere allato 
r amico colonnello Boldrini, spinse innanzi 
con disperato impelo i suoi pochi cavalli, 
e cadde trafitto da una palla nel petto. 

MARTINI DARIO, professore di violino, 
nato a Livorno nell'agosto del 1849, si d*ì- 
dicò giovanisgimo allo studio del violino. 

Air età di anni 14, occupava il posto di 
primo violino ai R. R. teatri di Livorno, 
e molte volle in altri teatri d'Italia, ove 
riportò sempre brillarUi successi. 

Ora il prof. Martlm è maestro all'Isti- 
tuto musicale di Livorno. 

Motte brillanti comp(»^l^ionì die alla Ince 
e varie furono stampate: si distinse sopra 
tutto publilicando 25 sfmH per rio! tuo, che 
furono riconosciuti di ottima fattura. 

MARTINI ETTORE, maestro dì mu- 
sica e violinista, nacijne a Livorno il 23 
ottobre 1865, studiò i principi di musica 
e di violino col maestro c^iv. Favilli, quindi 
compì i suoi studi al R, Collegio musicale 



108 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



di Napoli, d'orlile u&cì utlimo compositore e 
violinista. In biTve Icmpo scrisse varie ope- 
rette, fra le fpiali primeggiano: L'Isola delle 
Nebbie ; La Banmessa di GolrUìgam ; Il 
matrimonio di Figaro, opera comica rap- 
presenlata varie volte n Livorno, Pisa, Tric- 
sl'\ Zara, Udine e YalL'n/.a, ottenendo da 
per Inllo successo olliiuo. / Pirati, operetta 
i-appresenUiUi a Livorno, Padova, Milano, 
Torino, Parma, Vercelli, Casalmon ferrato, 
Maiiiova ed ArexKO, Awur opera comica in 
3 atti non ancora rappve^nlata. 

Moltó ali re cximposi/joni assai pregievoli 
ha jMibUicato ((iieslo giovane ma distinto 
muc^slro, ottenendo sempre grande favore. 

Ora 11 raaeslEO Mahtim è Direttore del- 
r Istituto Guido Monaco di Arezzo, Direte 
tore e socio onorario della Filarmonica Are- 
tina, socia onorario deUa Filarmonica Rossini 
di Livorno. — Come diieltc»re d'orchestra, 
si distinse sempre e ^jx^ial mente a Livorno, 
Genova, Pisa, FirenKC, Milano, dirigendo 
opere importanti. 

(jOnie violinista, k^i [w^hi rivali può 
contare fra i migliori professori del giorno. 

MAin l Cd GIUSEPPE. Questo esimio 
ptanìsia e compositore ebbe i suoi natali in 
Capua ìt 6 gennaio t856, da un bravo pro- 
fessore di tromba che apparteneva al II 
Reggimento di linea e che vi si trovava in 
t|uel tempo di guarfugìone. Le prime gioie 
del trionfo, Martuco ebbe a provarle in 
Nat^oli quando dì ^di i \ anni^ il 7 aprile 
i867, dopo aver destato ottima impressio- 
ne per reiettissima maniera del suono, si 
guadagno l'unico posiu di allievo di clavi- 
cembalo a quel Conservatorio. E nel 1874 
concorse con esit4* assai brillante alla catte- 
dra dì pianoforte, tessendo stato parificato 
ai sommi Palumbo, Rouchard e Simonctli. 

Il Mamtiìcgi è fpjiniìi assai giovane an- 



cora, ma compi già il giro trionfale delle 
capitali d'Europa, lasciando tutti i pubblici 
affascinati, entusiasti dalla potenza del suo 
ingegno, perocché egli tratta il pianoforte 
con tanta maestria da cavarne fremiti di 
voluttà, risa, sospiri, accenti d'ira, scoppi 
di entusiasmo, che scuotono, elettrizzano, 
impongono. 

Gli Inglesi che non sono così facilmente 
portati all'entusiasmo, nei quattro mesi che 
l'ebbero in Londra, si deliziarono alle sue 
Accademie, ed i pubblicisti di quella me- 
tropoli non ebbero pel Martucei che lodi, 
proclamandolo perfino pianisi of Continen- 
tal fame. 

Ed a Parigi quando nel 1878 vi diede 
dei concerti, si parlava del Martucci come 
di uno dei primi pianisti; lo stesso cele- 
berrimo Rubinstein manifestò pubblicamen- 
te la sua ammirazione. 

In Germania si tengono in gran pregio 
i meriti singolari del suonatore e del mu- 
sicista ; e a Pietroburgo avendo preso parte 
al concorso per un Quintetto, bandito con- 
temporaneamente anche a Milano, ottenne 
qui il primo premio fra tredici aspiranti, 
come l'ottenne là fra novantasei. 

MASCIA GIUSEPPE, compositore e vie- 
lini^tta, nacque a Rarletta il 3 febbraio 1808. 
Fu collaboratore assiduo della Gazzetta mu- 
Sleale di Milano, e dal 1868 ad oggi diede 
continuamente al giorriale Napoli musicale 
parecchi articoli sopra V estetica e la storia 
dell' arte. 

Pubblicò parecchie melodie si vocali, che 
istrumentali nei vari generi : cla.ssico, sacro 
e profano. 

MASSARI GIUSEPPE, pianista e com- 
positore, nacque a Vicenza il 25 novembre 
1818 e vi mori il 7 novembre 1878. — 
Allievo del Dalla Vecchia, si mostrò degno 



DEL SECOLO XTX 



109 



iìeì suo istilutort^, poiché diede saggi di 
f»w*wderc lìnMcrh inlt Higcnza musini le, ~ 
Improvvisaton* f<H^rtn([i^ il Massvri non h* 
R'iò che qualche lai-a composizione, e non 
tanto per dir^Uodi Tnntasia, quanto perchè 
f^liene ruanrava 11 tempo, causa le molle* 
plici sue otvnpazioni 

Fu una beUa ed appassionata tmiara 
dimmkisia — come hm disse di hii il Fi- 
lippi nella Pernerermaa 4 agosto 1878 — 
e p(*r ammirare il suo amore per Par te, 
e la facilita del suo ingegno, bastava udirlo 
nelle sue inLerminahili improvvisazioni sul- 
Porgano. 

Morendo lego alla Biblioteca Bertoliana 
i suoi libri, ed al Municipio di Virenza no 
laoilesto api tale, con cui soccorrere ad ogni 
quinquennio Ì giovnni distinti nel piano e 
Iteli* organo. 

MATTARES VINCENZO, compositore 
melodrammatico, teorico e maestro d'armo- 
nìa^ nacque a Napoli in dicembre 1639. 

MATTEI padre STANISLAO, - E il 
nome di un capo-scuola, ed è a lui che 
fartc mljsicale ilaliana, deve, qimsi si pnò 
dire, le sue glorie più splendide, — Egli 
nacque a Bologna il di 10 febbraio 1750, 
Suo padre era un povero, ma onesto ar- 
tiere, faceva il fabtiro-forrajo. Non ehbe al- 
tra educazione se non quella che davano le 
scuole di caritii, e cioè: elementi di lingua 
latina ed aritmetica, A sedici anni pronun- 
ciò i voti, vestendo Tabito dei PP, Minori 
Conventuali. Studiò musica, per la quale 
già da fancinllo, assistendo alle funzioni in 
chiesa, dava segno di grande inclinazione, 
sotto la guida del padre Martini, ri quale 
ebbe 1' estremo conforto di venire assistito 
morente dal pili Giro tra' suoi allievi, il 
WiTTEK Un diligente biografo del Mattel 
dice di non aver trovale composizioni di lui 



anteriori al 1776 : è probabile, come egli 
dice, che le alihia di^lnìlte slimandole poco 
degne di lui. Circa ìl de ito anno, il celebre 
uomo compf>>e la musica di una picchila ope* 
ra destina Li, non al teatro, ma al Semina- 
rio di Bologna, dove rappre.^ntos^i. Dice 
il De La-Fage, biografo france^^, del Mat- 
TEI, che questo slancio di scuoia scritto 
nello 5itile del Cimarosa aveva per titolo: 
// Libra jo. Non si sa che sia avvenuto di 
questo manoscritto, e nemmeno si è rinve- 
nuU» la partitura deirOntorio di Mebsta- 
sio; La Passioup fìi Gvsù Cri filo, rappre- 
sentata nel Ci) mova le del 1732. e che so* 
bienne il confi'onto colle com|}osizioni dei 
due distinti maestri: Basili e Qiniso, E, 
per isvenlura, ancfie questi lavori andarono 
p^^rdutil — Qìir invasione fr»ncese* nel 
171>8. i conventi furono soppressi, ed il 
Mattei lasciò T abito di minorila e rientrò 
nel mondo Non si sbracciò, però» il buon 
frató per le cose nuove, e per i nuovi av- 
venìmenii che Io tolsero alla vita quieta del 
convento; si dedicò invece tutto all'arte. 
Egli allora si diede air insegnamento e si 
circondò prestamente di una bella corona di 
scolari. Apcrlosi nel 1804 a Bologna il Li- 
ceo Comunale di musica, il "padre Mattei 
vi venno eletto professore di contrappunto, 
In breve la sua fama, come professore, non 
mancò di spandersi per tutta Europa, e le 
cure che egh metteva nelle diverse rfas.^i 
dell'insegnamento lo decìsero alla pubblica- 
zione, degli eccedenti Bnfisi numerali. Gli 
piovvero profjoste dì onorifici e lucrosissi- 
mi posti: eì le ricuso, pago del suo sti- 
pendio di professore del Liceo col quale 
viveva e manteneva la madre che adorava, 
Il nome celebre del Mattbi è raccomandato 
ed unito indissolubilmente a quelli de* suoi 
allievi (ne contava nel 1812 piit di 150) 



110 



1 MABSTRl DI MUSICA ITALUNI 



fra i quali hnsla ci la re i nomi di Giovachino 
Rossi ni j Gaetano Diini^jHLi, Gnel^mo Corli- 
cellì, Franco?;co Moiiacclii» Valer iu Tesei ce. 

Sino alla morte, il Mattkl tenne la 
caUfilra di ]jrofessore di c<)nlrnp[Junto nel 
Liceo Bolognese*, Nel penuUirao anno di sua 
viUì dif'de al fiubljliro i ^noi Purlimenti, le 
sne l(!ziuni cff l'glì, niudesii^^inio» ivon volea 
si stampassero, e per le quali el>lr poi l'alto 
onore per qncl lempo, di venir nominalo 
corri.^pofidenle dririslituki di Fnmcia. — 
Il i2 maggio 182o fu T iillimo della sua 
vita: ^mò in f^nella Bologna clic amò ed 
onorò innlo, e la tonale gli tributò, ben me- 
ritati, >olenni:>r^iniÌ onori. Ilo qui f^lto gli 
riccfji il ritratto M padre Mattfj. E una 
lìsonomia piena di dolcezza e di inlelligen- 
yji. Il lìiograf<>, che Ilo citato, così lo de- 
RTJvc: i Mattej era di statura mezzana; 
aveva occhi neri; i capelli clrei perdette 
in fresca età erano liioruli ; il tutto assieme 
del solit^i perfetta meiite bello, e la sua fi- 
Mnomia abitnalmeole di pace ; ma quando 
s'animava ed in isjiecie Zittendo il tempo 
nella e!^t^cnziono delle sue opere, la carna- 
gione bianca e leggermente rosea faceva 
comparire di più il vivace fnoa> de' pene- 
tranti suoi occhi, » 

A*'cen Ilare alle opere lasciate dall' illu- 
stre uomo converrelln} riportare un lungo 
caUdogo. Citerò Y opera sua teorica intito- 
lata : Pralica 4' accompagnamenfo e con' 
trnpptiììto, e i gruppi ne' quali è diviso il 
Catalogo stesso: — Messe, Vespri, iid diìivì 
Salmi - Compiek ~ Mnlfutiid — hdroili — 
Graduali e Prose. — Inni — Ufficio dei 
Morii — Ufficio della Selttmana Santa — 
MotleUi — Musica con parole italiane — 
Musica slrnmenlate (nella quale ci sono tren» 
taci nq Ite Sinfonie], 

WATTKl TITOt pianista, com{xisilore e 



direttore d'orchestra. Nacque a Campobasso 
nel maggio 1841. Studiò a Napoli sotto 
Thalberg e Raimondi. A Parigi, ove si recò 
nel 1833, diede concerti, e parimenti ne 
diede a Londra, ove si distinse anche come 
esecutore di musica da camera. Venne no- 
minato pianista del defunto Re Vittorio 
Emanuele. Tornato a Londra, vi si stabilì, 
e fu nominato direttore d'orchestra della 
nuova Opera italiana. Scrisse molti pezzi 
per canto con bellissimo esito. A Londra è 
apprezzatissimo il suo Grande Valse de 
Concert comunemente detto: Mattai grande 
Valse. Al Her Maiesty di Londra fece rap- 
presentare l'opera Maria di Gand, il cui 
libretto è stato scritto dal noto poeta Ci- 
mino. 

MATTIOZZI RODOLFO, pianista e com- 
positore, nacque a Firenze il 19 novembre 
1832 e vi mori il 14 giugno 1875. — 
Fecesi una bella fama come pubblicista di 
melodie vocali piene di eleganza e brio. 

Fra queste sue composizioni : Castelli in 
aria, Les déhardeurs, e Roma capitale me- 
ritano particolare menzione. 

Scrisse inoltre la musica di due diver- 
tissements di cui uno senza titolo, Y altro 
intitolato: la Fidanzata valacca, fu rap- 
presentato il 5 maggio 18G6 a Parigi al 
teatro italiano. 

MAZZA GIUSEPPE compositore melo- 
drammatico e da chiesa, nacque a Lucca 
in marzo del 1806. 

Studiò musica nella sua città natia alla 
scuola comunale diretta dal maestro Dome- 
nico Quilici) poscia passò a Bologna in quel 
Liceo musicale per lo studio del contrap- 
punto, sotto la guida del celebre Stanislao 
Mattei. 

Restituitosi in patria, scrisse a 19 aoDi 
pel teatro Pantera ]^ sua prima opera, La 



T)EL SÈCOLO XnC 



111 



Vigiìanza delum (opera buffa), che oUeii- 
Tjo im successo complctù, e che gli valse 
r onore i\ un monello della poetessa Bnn- 
(Ietti Ili. 

Qucst' o[ìora sì rappresalo con egnal 
successo un anno dt^po al teatro d'Anjionues; 
in Torino. 

Scrisse pel teatro della Pericola dì Fi- 
renze r Alher(/o incatitato {opera bulTa), che 
venne riproiJoLla sulle scene del U*atro nuovo 
di Napoli, ove rcsló in repertorio per di- 
veri^i anni, e fece ancora il giro dei teatri ili 
provincia del Napoletano. 

Scrisse pel teatro Vallo di Roma l opera 
^miseria, El^na e Malvìna: pel teatro del 
Fondo di Napoli, Topera seria, La Dama 
Irlandese; pel teatro Dolfuj iìl Treviso (orn 
ilìstnitto), Topera seria G(i?tìrnm ^/t Gnim, 
riprCMlotta sulle scene del teatro di Ni?7xi ; 
pel teatro Apollo di Venezia (ora Goldoni) 
Topera semiseria Leocndia, riprotlott^i nel 
teatro di Zara: pel teatro Rossiinì di Ve- 
nezia r opera seria Jefte, riprodotta sulle 
5cene del teatro Manroner di Trieste (ora 
distnillo); per lo stesso teatro Maiiioner 
scrisse r opera buffa. La Sciocca per astn- 
zia, ottenendo esito felicissimf>; pel teatro 
Carcano di Milano l'opera scria, La sacer- 
dotessa d'Iside; pel teatro Sotterra di To- 
rino l'opera buffa, La prora di nn^ opera 
seria, che fece il giro pT multi anni di 
quasi tutti i teatri d* Italia e delia Spagna 
in idioma spagnolo, acquistata dalla Casa 
Lucca. 

Fra le molte composizioni sacre scritte 
per la chiesa parrocchiale di S Antonio 
Taumaturgo di Trieste, ove si trova pre- 
se mera ente quale maestro ed organista, viene 
molto apprez7Jìta una 3tesm sohììne con 
ac&impagna mento di grande orchestica, 

Pome si vede, il maestro Mazza é uno 



scrittore operosissimo, ed aggiungerò, a tut- 
ta sua lode, assai modesto. 

MAZZOLANI ANTONIO. c*™positore e 
professore, nacque il 20 dicembre 4819 a 
Kuina (Fenara), 

Scrisse e pubblicò varie composi/Joni, 
alcune delle quali per una Società Corale 
flal medesimo fondata, un'openi intitola- 
ta: il Tradiììmita, accolLi con favore nel 
1852, e rephcata ventuna volta. Più tardi 
.«cris.^ la Giwwnda, e nel 1876, EììtÌco 
di Chnrlis, ovvero ti Ritorno dalla lìusj^ia, 
ìjì ì atti, che oUeune ottimo incontro, 

MAZZONE LUIGI, compositore, profes- 
sore di canto, e letterato musicale, nacque 
a Manfredonia (Foggia) nel dicembre 18i20. 

Pubblicò un i^rau nnmero di melodie 
^{^^XvAy mnzmem napolitaue, di pez7J jjer 
diversi istrumenti, e molte Messe, Inni e 
pezzi sinfonici. 

Fu corrispondente di parecchi giornali, 
fra cui: \ì Commercio, Ìl xVomyi//e. e dopo 
d'aver diretto la Gazzella musimle, fondò 
egli stesso un giornale: Napoli musicale. 

Sci" i sse infine u n ' ope r a : 1 o Sca mb io dei 
ritraUi, fio qui inedita. 

MAZZONI PIETRO, maestro dì canto, 
compo<!itore di musica vocale e crìtico [ora 
a Londra) nacque a Bologna in luglio del 
1833. 

MAZZLCATO ALBERTO. Fra i critici 
più illustri dell'arte mnsialc che a] nostro 
tempo abbia avuto 1 Italia e da annoverarsi 
AimiiTo Mazzucato, vanto della citta di 
Udine in cui nar<[tie nel 28 luglio 1813, 
Dapprima il Mazziijato s'era avviato agli 
studi matematici nella R. Università di Pa- 
dova, ma proprio quando sUiva per divenire 
ingegnere, abbandonò gli studi e si diede 
tutto alla musica. 

Frutti de'suoi studi musicali furono If 



112 



t MAKSTRI DI MUSICA ITÀLUNl 



opere : La fidanzata di Lamermoor rappre- 
sentala nel 183i a Padova con buon suo 
cpsso; il Don ChiftcioUe, rapprnsentalo a Mi- 
h\m nH 1836; VEsmemìda, rappresentata 
n Mantova ncH838 ; ICormrì^ rappresentati 
[i Milano nel 1840; I due Sergenti, rappre- 
milati pnre a Milann nel 1841 ; Il Luigi V, 
npprei^fnl^lo nel 1842 a Milano; L'Emani, 
rnpprnsenUito nel 1843 a Genova. 

Oltre f|noste opere egli scrisse diversi 
pezzi vociìU da camera: trad,.sse le opere 
teoriche di Garciti, di Berlioz, di Fétis, di 
SpfTond, di PanofLi: riformò ed ampliò i 
principi ekmenffin di mnm-u dell'Asioli, e 
pnbblic'ò. piTcediito da wm prefazione ai 
j4[ioi iillinvi di sforici eli lot^ fra musicale, r-4- 
tlnnte della musica antica. 

Ma come si drs^, più che il maestro era 
da ammirarsi il crii irò |x>tcntr, L^Gazzetta 
vm^iieafe di Milano, sua palestra, è una 
prova della sua conoscenza d^^ll'arte, della 
versatihia e deiraciite^za del suo ingegno 

Da qt:e4'i(omo illustre, io sono stato 
onoralo di benevolenza; enei mio Album 
ariislicoi che contiene tante preziase memo- 
rie, egli vergò le parole seguenti che mi 
piace di qui riprodurre: 

f La filosofia della musica, vuol essere 
cercata nelVuoim: mn fuori di esso come 
sin oggi si e fatto. Quando sarà trovata, i 
trattati di arnioni a dir erra uno inutili, » 

Alberto MazziiCato fu amato molto da 
Rofv^iini, da Bellini e da Verdi, Rivelò nella 
sua scuola di Milano^ D)nie nota Arrigo Boi- 
In, il genio di Benedetto Marcello. Per molti 
anni fu lustro e decoro del R. Conserva- 
torio musiche di Milano, quale Direttore 
e maestro. 

Nul gennaio del 1878 venne rapilo all'arte 
in Milano e nel giorno 3 dello stesso mese 
gli furono fatti blenni funerali ai quali as 



sistettero, fra gli altri, gl'illustri maestri 
Gounod, Comes e Maichetti. 

Fra i discorsi pronunciati .sulla sua bara, 
merita sp^x^iale menzione quello dell'editore 
Giulio Ricordi, che mandò T estremo addio 
al Mazzucato in nome del Verdi, 

MEINERS GIAMBATTISTA, composi- 
tore, nacque a Milano nel 1826. Studiò nel 
Conservatorio della sua città natale, conse* 
guendo premi pei suoi progressi rapidissimi 
nell'arte. Oltre a molti^pezzi staccati scrisse 
due opere : Francesca da Rimini e II di- 
seriore svizzero. Fu a Vienna alla scuola 
del maestro Sechtar e dopo due anni d as- 
senza ritornato a Milano, venne nominalo 
maestro di Cappella della Basilica di Ver- 
celli. — Scrisse varie opere per il teatro e 
molte per chiesa. Il nome dì Mein^bs è ri- 
verito e stimato. 

MELLARA CARLO, compositore, na- 
cque in Parma nel! 790, e vi mori nel 1840. 
Fra le sue opere teatrali, che furono più 
apprezzate, sono: Gauri (se>ia)> La nemica 
degli uomini (buffa), La prora indiscreta 
(farsa), Zilia (farsa). 

MELUZZI SALVATORE, maestro della 
Cappella Giulia in S Pietro in Vaticano, 
nacque a Roma in luglio 1813. Scrisse va- 
rie Messe di requiem, molte altre Messe di 
gloria a tre, quattro ed otto voci, MoUbUì a 
due e più voci, molte ArUifone, Inni, Sal- 
mi ed uno stupendo Misererei comjKBi- 
zioni queste, che vengono ammirate nelle 
molteplici esecuzioni delle principali chiese 
di Roma. 

Il Mbluzzi è dotto musicista e compo- 
sìtore ispirato dal sentimento religioso. 

MENOZZI GIUSEPPE, pianista e com- 
positore, nacque a Pallanza it 15 luglio 
1841. Pubblicò un considerevole numero 
di pezzi di genere per piano. 



BBL 8KCOL0 XIK 



113 



MERCADANTE SAVERIO, allievo della 
celebre scuoia che ci lja dato Durante, Leo, 
Porpora, Sacchiiii, Cimarosa, Facili ì. Per- 
golese, Paisiello, Ziugarelli, nac-qiie in Alta- 
mura nel settembre del J 795. 

Di undici anni, dimostrando irresisti- 
bile impiilsu airnrte musiale, Tu posto nel 
Collegio della Pietà dei Turchini, dovL^ a[> 
prese oltre agli elementi della musica^ an- 
che k studio del violino, nel qnaJe divenne 
in breve tempo ceceilente, tantoché a soli 
15 anni era solista e concertatore dell' or- 
chestra del Collegio, 

Ebbe a maestro il grande Z ingarelli, la 
cni sciiolu era tanto famosa che, V immor- 
tale Rossini, visitandola ebbe ad esclamare : 
I questi alnoni cominciano dove noi termi- 
niamo > e quindi, dopo di aver tidito due 
Sinfonie di Mergadamiì, volle conoscerne 
il giovane autore, e iMCiandolo se lo strina 
al seno. Quel bacio fu una cresima deirar* 
tisla. 

La prima opera dei Mbrcadante, VA- 
poùìosi d'Ercole, venne rappresentata il J2 
gennaio 1819 ed ebbe uno splendido sue- 
cesso. 

L'anno di poi fece rappresentare Topera 
semiseria Violenza e Costanza pure fortu- 
natissima, e nel 1820: L' Anacreonta in 
Samo, ch'ebbe successo ancora più splen- 
dido delle prinae due al teatro S, Carlo. 

Nel 1821 ebbe im altro splendido suc- 
cesso in Roma collo Scipione in Cartagine; 
mentre T altra opera che produsse a Bolo- 
gna, Maria Simrda, non piacque. 

Ma da quc*sLa prima sconlitta egli seppe 
riamarsi coll'i^fiM e Claudio, che parve 
scritta per vendicarsi col pubblico, e venne 
proclamata un capolavoro. 

A Milano, a Napoli, a Venezia, a Man- 
tova ijuattro suoi nuovi lavori sortirono in- 



felice esito, ma il MencAnANTE, anziché di- 
sanimarsi, tentò nuovamente la prova a 
Torino nel 1822 colla />Jrfo/ie abbandonala, 
che bi accolta con indicibile enlnsìasmop 

Da una nuova caduta ripigliava la rivin- 
cita nel 1823 cogli Amici di Siracusa rap- 
presentali a Roma. 

Prodigioiià l'acihtà in vero si fu in questo 
maestro, dacché, come si è veduto, a soli 27 
anni aveva già scritto 20 opere e assicurata 
la sua fama. 

Per ricordare cronologicamente tutte le 
sue se-'imnia opere^ dovrei difTondermi di 
troppo; mi accontenterò quindi di nominare 
quei quattro suoi capolavori che sì succe^ 
dettero nel breve spazio di tre anni, cioè : 
Il GiurameìUo, per opinione universale dei 
critici tenuta la mi^diore, scritta nel 1837 
per la Scala di Milano; Le due illusiri 
rivali, prodotta in Venezia nel 1838 ; Il 
liraw, rappresentata nel 1839 a Milano; 
e La Vestale, rappresentala al S, Carlo di 
Napoli, 

Morto il maestro Zingarelli nel 1837, 
Mercadame ^\i successe nella direzione del 
Collegio di musica di S. Pietro a Majella 
in Napoh, di cui venne confermato Diret- 
tore effettivo nel giugno 1840. 

Per k^n trent'anrii il maestro Merca- 
OAXTE diresse i) Conservatorio di NaiJoli» e 
con tanto amorfe che nei primi anni di di- 
rezione non trovò quasi il tempo per com- 
porj'e. 

Con tutto ciò nel 1841 scrisse per il 
S. Carlo: /( Proscritfo^ nò dopo questo si 
lùstette a lungo, [poiché, dopo altre tre operc^ 
diede nel 1846: Gli Orazi e Curiazii^Si^ 
colti a Napoli con pieno entusiasmo. 

A Milano nell'anno successivo voleva far 
rappresentare :La Schiava saracena^ ma non 
potò causa i torbidi politici. 



114 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



Nel 1851 oltre alle tliie opere Medea 
e Stalira, sL,ns^ Virtjiuiache non potè far 
rappresentare se non ne! 1866 al San Carlo 
di Napoli, e che ottenne cwito clamoroso. 

Le due successive opnre, Violetla e Pe- 
lagio, scritte nel 1857, stagnano il termine 
(Iella carriera artistica del Mercadante; ed 
infatti dopo>nta operosilii egli divenne in- 
fermiccio, e finalmente nel 1862 cieco af- 
fatto. 

Né tanta sventura lo disanimò dall'amore 
dcirarte, che alleile con eguale premura alla 
direzione del Conservatorio, e per di più 
dettò moltissime composi/.ioni pregio voli, fra 
cui sono da annoverarci: // lamento del 
Bardo, VOmaggio a BeUimy l'Omaggio a 
Rossini, e l'opera; VOrfana di Brono, la 
quale però non fu compiuta. 

A 73 anni questo illustre maestro mo- 
riva il giorno 17 dicembre 1870, e la sua 
memoria volle onorala la città di Napoli con 
sontuosi funerali, e col dare Ìl suo nome ad 
uon de' suoi maggiori teatri. 

MERCURI AGOSTINO, compositore 
drammatico e da chiesa, Direttore tecnico 
deir Istituto Morlacchi di Perugia e valente 
direttore d'orchestra, nacque a Sant'Angelo 
in Vado nell'agosto del 1839. Dapprima 
studiò col professore Giusep[)c Menghetti e 
dopo si recò a Napoli (18*^3), dove ebbe, 
nel Conservatorio, maestri quali il Russo, il 
Parisi, il Carlo Conti ed il Mercadante. 

Appena terminala la sua educazione mu- 
sicale ritornò a S, Angelo e fu nominato 
contemporaneamente maestro di Cappella 
nella Cattedrale e direttore della Società Fi- 
larmonica e della Banda. Nei 1860 fece rap- 
presentare in Rimini con esito felice l'opera 
AdeilQ^ che scrisse a 18 anni di età, come 
pure, in^quel tempo, ne scrisse altra in due 
alti, dal titolo ; Pi'tTo il Muratore. 



Nel 1864 venne chiamato a rappresen- 
tare la sua città nativa alle feste date a Pe- 
saro in onore di Rossini. 

Nel 1871, in occasione del centenario di 
Raffaele, fu mandato ad Urbino per scrivere 
Vlnno a Raffaele e dirigere l'esecuzione 
della Messa funebre di Vecchiotti. 

Fondò a Perugia un nuovo Istituto mu- 
sicale ove fu nominato professore d'ar- 
m<ynia contrappunto e composizione, fin- 
ché nel 1872 ricevè dalla repubblica di S. 
Marino l'incarico di scrivere l'opera per 
r inaugurazione di quel teatro. Per tale oo 
casione il Mercuri dettò YAdelinda rappre- 
sentata prima a San Marino con gran suc- 
cesso, e dopo a Ravenna e Venezia. 

Alla morte di Angelo Mariani, i Bolo- 
gnesi invitarono il Mercuri a sostituire il 
celebre maestro concertatore del loro teatro 
Comunale. 

Il Mercuri, oltre YAdello e YAdelinda, 
scrisse 1' opera in tre atti il Violino del 
Diavolo, rappresentata la prima volta a Ca- 
gli nel settembre del 1878 e, nello stesso 
anno, riprodotta anche a Venezia. 

Quest' opera ebbe il miglior dei suc- 
cessi dovunque fu eseguita. 

Nel 1882 scrisse pel Congresso Liturgi- 
co di Arezzo Y Inno a Guido Monaco, che fu 
accolto con grande favore. 

Romolo è il titolo di un'altra opera del 
Mercuri, ma che ancor non venne posta in 
iscena. 

MERIGHI VINCENZO, violoncellista e 
compositore, nacque a Parma il 7 dicembre 
1795 e morì in Milano il 29 settembre 
1849. — Fu uno dei più distinti professori 
del Conservatorio di Milano e fu maestro 
del Piatti. 

Scrisse un Divertimenio per violoncello 
tnola, con accompagnamento di pianoforte^ 



DEL SECOLO XIX 



115 



ù di quartetto ad arco *— Un Direrthuento 
e varicizioni con accompagnamento come so- 
pra. Compose pure Capricci^ Snonak ed 
altre buone composizioni, 

MICELI GIORGIO, pianista, direttore di 
orchestra e compositore, nacque a Reggio 
Calabria il 2i ottobre i 830. 

Di soli sedici anni diede al teatro Nuovo 
di Napoli un'oi>erelta : Zoe, che ottenne ben 
40 rappresentazioni, Tanno susseguente, b 
cioè nel 1853, Gli amanti sesBafjenmrii, 
che ebbe solo un mediocre successo, al Fon- 
do nel 1834 il Coìite di Rossiglione. 

Nel 1871 at teatro Nuovo di Napoli fece 
rappresentare : VOmhra bianca, spartito se- 
miserio, e nel 1875 al teatro della Società 
rdodrainmatica: la Fata, che in seguilo fu 
(laia al Politeama, sempre di Napoli. 

Finalmente il 12 marcio 1878 al San 
Carlo diede un dramma lirico: il Convitto 
di Baldassare, 

Scrisse e pubblico inoltre parecchie com- 
posizioni tanto puramente didattiche, come 
nel genere cosi detto da sala, fra cui giova 
citare un suo Miserere per voci di donna, 
con accompagnamento i strumentale, lavoro 
reputalo pregevolissimo, 

MiaiELANGEIJ AUGUSTO, maestro 
di violino e viola all'Istituto musicale Pacioi, 
direttore d'orchestra dei R. R. teatri e pre- 
sidente -di rettore della Società orchestrale 
Boccberini a Lucca, nac(iue in questa cìtlà 
in febbraio 1833, 

MICHIELLI MARIO è un maestro che 
a soli 26 anni ha già saputo conquistarsi 
un nome ed imporlo ad un pul;blÌco diffi- 
cile quale e quello di Pisa- 
La sua opera Er (carda di Vargas, che 
i giornali hanno tanto lodato, e i pisani 
tanto applaudilaj è una prova dello slancio 
e deir ingegno di cui e dotato il Michielli, 



Nato nel Friuli Tanno 18S4, il Mi- 

CHiELL! ebbe lezioni di cerahalo, ne' suoi 
primi anni, dairorganisb del suo paese. 

Dopo avere studiato ad Udine volle ah- 
braceiai-e la carriera militare ed ottenne il 
grndo di ufficiale. 

Ma quantunque occupato in altre disci- 
pline, egli studiava contemporaneamente la 
musica sotto la direzione del bravo Antonio 
Traversar!, il quale conosciute le buone di* 
sposizioni deir allievo, fece intraprendere al 
MiCHtELLi lo studio deirarmonia e quindi 
quello pili severo del contrappunto. 

Di soli 16 anni il Michielu concepì 
la prima idea di scrivere un'opera: trovato 
infatti un amico che gli fornì un libretto. 
Don Corrados, sì accinse a musicarlo. Com- 
piutine due atti, cambiò proposito e lasciò 
incompleta T opera sua. Seguitò allora a 
della re composizioni leggiere^ Romanze, Bah 
tubiti, Pretudiiy pezzi da camera e da con- 
certi, È da notarsi fra questi un concerto 
per istrumenti ad rtrco, che eseguito a Udi- 
ne, ai teatro Minerva, ebbe un bel suc- 
cesso, talché la signoivi Lucca Io acquistò e 
«e fece la pubblicaììione. 

Fu solo nel 1876 clie il Michielu avuto 
il libretto deWEricarda di Vargas^ si ap- 
prestò con fermezza alla composizione di 
un'opera seria. 

MILANI ANTONIO, maestro di musica 
e distintissimo prof, di clarinetto, nacque 
in Livorno il 18 agosto 1831, studiò in- 
defessamente musica e divenne compotììtore 
dì pregievoli Romanze, Pezzi di con^erto^ 
Batlabiii eo:,, fu rinomalo concertista dell© 
Bande militari toscane, e attualmente è mae- 
stro di musica a Montopoli in Valdarno, 
ove gode molta e meritata stima. 

MILANOLLO TERESA e MARIA. Le 
sorelle Miunollo violinisle» nacquero a 



116 



1 MAESTRI 1)1 MUSICA ITALUNl 



Savigliaoo, in Piemontó : Teresa, il 28 ago- 
sto 1827; Maria il 19 ging[»o 1832, Te- 
iiESA sM[inama) 6 della musica avendo u<lit*i 
un a solo di violino nella chiesa del suo 
paese- Studiò prima con Gio. Ferrerò di 
Savigliano, poi a Torino sotto la direzione 
dei maesh'i Calder e Morra, A nove anni 
cominciò la sua <^rrjera di concertista; fa- 
cendosi applandire in molle eitlù di Pie- 
monte ed in Francia, Visitò il lìel^io e la 
Olanda, poi riiigliiltena. - Di ritorno in 
Francia (1838), Teresa snonò prima a 
Boulogoe-siir-Mer ; poscia presentò al piib- 
hlico sua sorella Maria, che fu sua allieva. 
Appai-stì entrambe nelle città del Nord 
della Francia, si coniò loro una medaglia 
(1838). Rouen, Havre,Caen, cca le festóg- 
giarono (1839). A Cherboni'g, Nanlt^s, An- 
gers, queste ovazioni si rinnovaroito (1840), 
A Parigi (1841) il He Lnigi Filippo volle 
udire le due italiane, e chiamo! le alla au^ 
Corte. Visitarono la Gcrraariia, Vienna, Grate, 
Trieste, insomma entusiasmarono tutte le 
principali città d'Europa. I due nllnui con- 
certi, in cui si fece udire Maria, furono 
quelli che diede ad Arlon nel Belgio; e 
diciamo ulliinì, poiché Maria gravemente 
ammalatasi e condotta da'suoi a Parigi, il 
21 ottobre 1848 morì, — Teresa, rimasta 
sola, proseguì la sua carriera, che fu ima 
serie di nuovi trionfi fino ii Caprile iS57, 
poiché essa si uni in matrimonio con Carlo 
Giuseppe Teodoro Parmenlier di^ttinto di- 
lettante di musica. Teresa fu autrice di 
stupende composizioni per violino e piano- 
forte. 

MILILOTTI GIUSEPPE, compositore, 
direttore d'orchestra, maestro della Banda 
Municipale di Roma, e professore della cai- 
tcdra di canto corale al Liceo musicale di 
S, Cecilia, nacque a Ravenna TU aprile 



1833 e morì a Roma per malattia di cuore 
il 20 marzo 1883. 

MILILOTTI LEOPOLDO, compositore e 
professore di canto, nacque a Ravenna il 
6 agosto 1835, e fino dalla sua giovinezza 
si stabilì in Roma, ove fece ì suoi studi 
musicali. È scrittore elegante ^i Romanze^ 
e pregiate melodie per piano. 

MINOIA AMBROGIO, compositore e 
professore di canto, nacque a Ospitaletto 
(Lodi) nell'ottobre del 1752 e mori a Mi- 
lano nell'agosto 1825. Godette fama di va- 
lente scrittore per facilità melodica e felice 
immaginazione. 

Fra le molte sue composizioni vanno 
lodate le Opere: Tito ìielle Gatlk (1787), 
Una Sinfonia premiata (1798), nonché 
Cantate ed Inni, che in solerini occasioni 
si eseguirono alla Scala di Milano, 

MOMBELLI DOMENICO, cantante e 
compositore, nacque a Villanova (Vercelli) 
nel febbraio 1751, e morì a Bologna in 
marzo 1835. 

MONACHESI TITO, violinisla, nacque 
in Roma il 15 maggio 1849. Studiò sotto 
la direzione del Ramacciotti. Nel 1876 fu 
nominato professore di violino all' Accade- 
mia musicale di S. Cecilia. — Durante la 
Esposizione mondiale di Parigi, nel 1879, 
si distinse come concertista nella Sala del 
Trocadero. Scrisse e scrive, ma non ha an- 
cora pubblicato nulla. 

MONTUORO ACHILLE, compositore^ 
nato nel 1836 da agiata e rispettabile fa- 
miglia in Napoli, vi compiva i suoi studi 
letterari e giuridici coi musicali, pei quali 
riceveva dal sommo MercadanLo non pochi 
eccitamenti e consigli^ 

La notevole parte da lui presa negli av- 
venimenti politici, travolgendolo in perst^u* 
zioni e nell'esilio, emigrava in Francia, 



DEL SECOLO XIX 



117 



dopo aver combaUiito con segnaUtlo onore 
nell* assedio dì Venezia, in qualità eli aftì- 
ciale. In giovane età, faceva (eseguire sul 
gran teatro di Mai'siglia un suo oratorio 
Noél (Natale) c-on unanime plauso. 

Recatosi a Parigi ove, come a Londra, 
si distinse j)er lavori da camera e da con- 
oertOj vi scrisse : Les derniers momenti de 
Donizettij scena elegiaca dj cui il celebre 
Roger fece, in Francia, in Inghilterra ed 
in Germania un vero successo. 

Nel 1858 riuscì a far ricevere e rap- 
prestìnlare sul teatro Civico di Parigi una 
sua opera comia, su libr-ett^ francese dal 
De Leuven, con incontestato successo pro- 
clamato da tutta la stampa, e col più lusin- 
ghiero apprezzamento del celebre Berlioz 
nel giornate dei Debats. 

Spinto dalla eccezionale benevolenza ed 
amicizia dell' immortalo Rossini alla dire- 
zione del teatro Carlo Felice di Genova, 
ne usciva col più nobile messaggio della 
Giunta municipale di f| nella citLi 

Distratto dalle cure artistiche per im- 
pegni ed interessi domestici, ritornava al- 
l'agone facendo rappresentare nel 1869 sul 
teatro alla Scala di Milano la sua opera : 
FieBchi^ che vi ottenne ri spella hi le successo, 
connotato da speciale attestazione di quella 
direzione municipale, edotta in occasione di 
seguilo processo contro gl'Impresari di quel 
teatro. 

Un anno dopo, dava nella medesima 
città la sua nuova opera comica; L'avvo- 
cato PaicUn su parole di E. Praga, conse- 
guendo cost^nnte e clamoroso successo per 
quattordici rappresentazioni consecutive, — 
Qucst' opera venne acquistata dalla Casa 
Sonzogno insieme ad altra novella oj^era 
seria, La BaUnglla di Benevento, su pa- 
role eli L- Marenco, come Topera Fieschi 



diveniva, per la sola stampa, proprietà della 
Casa Liiuca, dietro cessione del T editore De 
Giorgi, avendo Tautore introdotto importanti 
modiflf^zioni nel primitivo concetto. 

Disertando il teatro nelle medissime 
condizioni di spirito per le quali il Pergo- 
lese dedicavasi a mistici concetti, dava opera 
ad un componimento descrittivo ed elegiaco 
a grandi masse intitolato; Alla metmria 
deiili EuinlL 

Nominato giurato alle grande Esposi- 
zione di Milano 1881, ove si distinse come 
relatore e segretario dell'Ufficio di Giuria, 
il Comitato esecutivo di quella solenne mo- 
stra nazionale facea eseguire nella cerimo- 
nia della cbi usura della grande Esposizione 
il coro dedicato dal Moxtuoro alle conso- 
ciazioni operaie milanesi: L'inno idla 
Pace, di cui la slampa italiana s'intrattenne 
tanto favorevolmente, 

MONZA CARLO, rj}mpositore dram- 
matico, naaiuc a Milano nel 1744 e vi 
morì nel 180L 

MOnELLATO PAOLO, compositore, 
naù]ue a Vicenza nell'anno 1740 e vi mori 
nel 1807. Studiò a Bologna sotto la dire- 
zione del P- Martini, Il suo ingegno si 
esplicò nella musica sacra ; ed alcune suo 
Messe da vivo^ e ristrumentazionc di tre 
Sfilmi di terza, lo a (Ter ma no cera posi lor e 
robusto. Scrisse ptu'e parecchi concerti per 
violino, ciò cbe autorizza a ritenerlo valente 
suonatore dì questo istrumento. 

MORETTI GIOVANNI, compositore, 
nacque in Napoli nell'anno J807, Studiò 
il pianoforte con Pietro Casella. Nel 1822, 
previo concorso, ottenne il posto gratuito 
in Cxtllegio e colà istudiò coi maestri Elia, 
Giovanni Forno, Tritto, Z ingarelli, e ricevè 
lezioni anche dal Raimondi. Ancora alunno, 
■frisse pel teatro Nuovo ima Cantata inli- 



118 



1 MiSTRl DI MUSICA ITÀLUNI 



folata: La Gioja dei mddili, pel ritorno 
dalla Spagn;i in Napoli M re Francesco I. 
Poi scrisse T // Premio della Rom, e La 
Strega. Nel 1830 scrisse, per invito deirirn- 
presario del teatro Nuovo rofiera : Lo spi- 
rito neWampolia, Nel 1831 Topera buffa 
L'Eredità di Pnkimlla. Neil 832 l'opera 
semiseria : La Fidanzala ed U Ciarlatano 
e nel 1833: / due Forzuti Queste opere 
vennero scritte durante il tempo passatoia 
Collegio; poi ne scrisse altre (inindici, ol- 
tre ad una grande quanttó di Duetti, Ter- 
zetti^ musica per camera e istrnracnlale. 

MORGANTI GIOVANiM, professore di 
pianoforte e compositore, nacque a Monte- 
siro (Brianza) in marzo del 183u. 

MORICONI AUGUSTO nacque nel 1844 
e suoi maestri furono il Battaglia ed il ri- 
nomato Capocci. Abita in Roma. -Ottenuti 
precelli diplomi, e cioè nel 1863 quello 
di prof, organista, nel 1868 di [professore 
cantante esercente nella sezione del soprani, 
e nel 1869 quello di maestro compositore 
esercente di merito. 

Si distinse nelle composizioni sacre e 
in pochi anni diventò or^nisìa della Ba- 
silica patriarcale di S- Pietro, e maestro 
coaudiiitore della Basilio patriarc,ile di S. 
Maria Maggiore- — Attualmente egli è uno 
dei quattro primi maestri di Caj)pella di 
Roma. 

Fra i suoi lavori sacri, gono notevoli 
iinMre Maria per tenore con coro ed ac- 
<;ompagnamcnto di arp;i, un Deus noster 
refuffium et virtus, parafrasi con alleluia 
a fuga corale a quattro parti con piena or- 
chestra ed infine il salmo: Lauda te pueri, 
a due cori, ed uno Stabat Mafer a piena 
orchestra. 

MORLACCHI FRANCESCO, nacque a 
Perugia il 14 gitigno 1784 da Alessandro 



e Virginia Terenzi. Fino dai primi anni 
mostrò grande inclinazione alla musica, e, 
ragazzo ancora, si diede allo studio del vio- 
lino, ricevendone i primi insegnamenti dal 
padre. Ebbe a maestri prima un suo con- 
giunto, il sacerdote Mazzetti, poi il mae- 
stro Luigi Caruso. AlFetà di 13 anni scrisse 
parecchi componimenti musicali che desta- 
rono meraviglia. Per raccomandazione dello 
stesso Caruso, il conte Baglioni Pietro lo 
fece istruire nel contrappunto dal celebre 
Nicolina Zingarelli di Loreto, che seppe dare 
una giusta e seria direzione al suo vivace 
ingegno. 

Dopo un lungo e faticoso studio sulle 
erudite opere del padre Mattei, ed una te- 
nace applicazione onde conoscere ogni sin- 
golo istrumento, il Morlacchi si accinse a 
scrivere per il teatro. 

L'elenco ricchissimo pubblicato dal 
Conte Gio. Batta Rossi-Scotti di Perugia, dà 
un' idea del numero copioso delle opere di 
lui, teatrali, sacre, composizioni da camera 
cantate ecc. 

L'esito felice di tutti i suoi componi- 
menti musicali, rese nolo il suo nome anche 
fuori d' Italia, tanto che il re Federico Au- 
gusto di Sassonia lo volle seco in qualità 
di primo maestro nella real Cappella, e 
Direttore di tutte le opere e concerti mu- 
sicali di Dresda. Accettato l'incarico, il 
Morlacchi, vi si recava nel 1810. Non è 
a dirsi T accoglienza con cui fu ricevuto da 
quel Principe, il quale finché gli bastò la 
vita, r ebbe sempre in grande amore e ri- 
verenza. 

Vennero intanto i tempi favoreli al L 
Napoleone e Dresda vide i monarchi col- 
legati per torgli lo scettro d'Europa. Fe- 
derico di Sassonia, fedele all' amistà con- 
tratta col Bonaparte, riparò seco lui in 



DEL SECOLO SIX 



119 



Lipsia; il MonLAccHi resiò in Dresda, con- 
ducendo una vi Li (]uarUo per Ini si poteva 
ritirala, intenln soltanto ai suoi studi pre- 
diletti : ma non tardò molto ad essere mo- 
le^-ìtato, avendolo il ministro russo coj^lrctto 
a scrivere una Canlafa onde festeggiare 
il dì genelliaco del suo iuiperatore Ales- 
sandro. Il Moiu.ACCHi con buone ragioni 
tenttj scusarsi, ma quel ministro ain un 
piglio da Isacco gV intimò di scrivere la 
Cantata,, o d'incamminarsi per la Silieria II ! 

Gli fa giocoforza obbedire, e in tanta 
ristrettezza di tempo e in mezzo a tali an- 
gustie sepjse comporre tale una musica da 
far più bello ed ammirato il suo nome. 
Ari amareggiarlo ancora, l'autocrata delle 
Russie abolì la Capjiella Sassone con grave 
danno di molte famiglie, i cui capi v' erano 
addetti: mosso da vera filantropia il Mon- 
LACCHI si recjj a Francforl, ove il monarca 
s(^iornav3, e tanto lo pregò che ottenne 
da lui stesso la revoca del decreto. 

Nell'anno siissi^^giiente Dresda fu ralle- 
grata dal ritorno del suo buon principe, e 
il MoaLAa:ni scris^ e fec^ eseguire una 
stupenda Messa nella Cattedrale onde fe- 
sleggiarc un co%\ lieto ritorno- 

Nel 1816 ottenne un permesso per 
rivedere la i^u^ cara jìatria. Non v'ha pa* 
role per esprimere laccxjglienza che n'ebbe: 
fu per Pcrngia un giorno di letizia quello 
del suo arrivo, 

A Genova j[ Morlaccui come il Bellini 
ed il DonixcUi, e col primo legò tale ami- 
cizia che la sola morte potò troncare. 

Nel 1834 ritornò in Perugia- 

De! suo ingegno fnnno fede le sue ope- 
re; del suo cuore benefico i acìccorsi che 
jK)rge\^ alla bisc^no^a virtù e sopratutto 
1* Istituto pio, che a sue spese, istituiva a 
Dresda a prò' delle vedove e degli orfani 



degli addetti al servizio della Cappella reale- 
Fino da quando era nel fiore della età, la- 
sciò T Italia; ma nell'anima fu sempre ita- 
liano, e ad onore della nostra nazione, tutte 
le volto gliene veniva T opportunità, faceva 
sentire e gustare a quegli stranieri le mi- 
gliori opere musicali, che in questo secolo 
elevarono il nome degV italiani a si grande 
altezza; in Dresda, tra oltri stupendi lavori, 
diresse la esecuzione dei capolavorc» rosisi- 
niano, il Gufflielmo Teli. Causa la malfer- 
ma salute, il MoRLACCU! fu consigliato a 
recarsi in Italia per quivi respirare l'aura 
natia, e sullo scorcio del settembre <84Ì 
ne intraprese il viaggio; ma giunto presso 
If* acque deiritin, nella capitale del Tirolo 
tedesco, in pochi di mori e precisamente il 
giorno 28 ottobre 1841. in età d'anni o7, 

MOSCA GIUSEPPE, compositore me- 
lodrammatico, nacque a Napoli nel 1772 e 
mori a Messina nel settembre 1839- Nel 
settembre 18H egli diede F opera: I pre- 
tendenti dùUm alla Sitala di Milano. 

MOSCA LUIGI, compositore melodram- 
matico, natì]tie in Napoli nel i775 e vi 
morì in novembre 1824. Al teatro alla Scala 
di Milano nelT agosto 1808 si rappresentò 
la sua opera: ^Italiana in AlgerL- 

MOSCUZZA VINCENZO, comtKJsitoi'fì 
drammatico, nacque nell' aprilo i827 a Si* 

Il suo primo lavoro drammatico che fu 
dato al San Carlo dì Na|)oli, portava il titolo : 
Slnutella ed era uno spartito serio, che fu 
bene accolto. 

Più tardi allo stesso teatrr» diede una sua 
Eufemia j nel 180^ un Don Carlos^ po- 
scia alla Pergola di Firenze ; Piccardo Do^ 
nati e nel 1869 a Siracusa: Gonzales 
Damla, accollo dai suoi c^nciltadini con 
vero entusiasmo. 



i 



120 



I MÀISTEI DI MUSICA ITALIANI 



Nel genere buiTo fu l'autore dei Quat- 
tro Rustici (Politeama, Firenze 5 Giugno 
4875). 

Lì sua ultima opera fn un ilrarama li- 
rico Francesca da Rimim (Malta 1877). 

Assicnrasi che il Mosci'ZZ\ scrisse ben 
altre 14 opere, finora inedite, 

MUSONE PIETRO, compositore dramma^ 
tico, fecesi conoscere nel mondo musichile 
per tre importatili opere, tutte rappresen- 
tate a Napoli, al Fondo, ora Mcrcadante : 
Camoens (1872), Walleufìteift (1873), Qnio 
di Borgogna (1876) quest'ultima in 4 atti 
e un prologo, 

MUSSINI NATALE nacque nella ciltA 
di Bergamo Ìl 25 dicembre 176S da fami- 
glia agiata raoilcnes^. Ingegno elettissimo si 
sacrò al culto della musica, e divenne ben 
presto valente nel violino. Nei Con«M?rvatorio 
di Napoli studiò il canto ed ii rorvtrappunto 
sotto la direzione di maestri dìstijiti, i quali 
bene augurarono del giovine maestro. Er- 
roneamente fu detto che il Mussinj cani asse 
nei teatri, mentre cantò solo nei concerti es- 
sendo dotato di una yoce esile dì tenore, che 
però riesci va gratissima, e modulava da gran- 
de artista. Compiuti gli studi a Napoli, as- 
secondando la voce del genio che ad alle 
cose lo chiamava, si recò a Parigi, dove nel- 
r 89 conobbe e strinse amicizia con Kramer. 
Nel 1792 si salvò forlunat^iracnte da morte 
sicura da aii lo avevano dannato i popolari 
furori, per commiserazione di una povera 
vittima. Si rifuggiò a Londra, indi iu Germa- 
nia sussulto dalla speranza di cingere la fronte 
di meritali allori, r3i recò a Berlino dove pre- 
caduto da fama sicura, fu onoralo da Gugliel- 
mo IL Re di Prussia della nomina tìì sijvra- 
intendente ai regii teatri e maestro di Cap- 
pella di Corte- Molla è la musica istrumen- 
lale e sacra che scrisse Ìl MussrKi e che as- | 



sodò la di lui rinomanza ; ma dove massi- 
mamente rifulse ìl suo genio si fu nelle varie 
opere scritt-e per quel teatro che tutte furono 
applaudite. Sono esse : Tutto per amore, 
opera seria posti in scena a Berlino ed a 
Postdam. Betulia liberata, Giratorio. Odoar- 
do 1. Re d' Inghilterra, Pigmaliom scena 
lirica. L a Cameriera astuta, o^reiVà bufTa 
in tre atti. Gli anjonfmtL Zemira, Le lo- 
cataire, opera comica, L'auteurdans wn 
ménage. V inciampo nella caccia. Ado- 
mira La scelta d'amore. Il riiorm di 
Ulisse. Anasilde p Zamora. L& petit fmteht. 
Benché tutto inkmlo alle opere, ette dove%^a- 
no collocarlo tra i distinti maestri comfwsitori, 
volle appalesarsi ^sempre più valente nel suo- 
no del violino, segnatamente nel quartetto^ 
interpretando i classici nel modo ìl più squi- 
sito. A Berlino incontrò Giusi?ppo Sarti e 
menò in moglie la di lui figlia Giuliana, che 
lo fece padre di 7 figli, Otttmuta nel 1818 
la pensione tornò in Italia colla famiglia e 
prese stanza a Firenze, dove amaU) e cele- 
brato decesse improvvisamente nel 1837 
colla sicurezza di aver raggiunto la gloriosa 
meta alla quale avea rivolto il fervido e pro- 
fondo ingegno. 

MUSTAFÀ DOMENICO, cantore, mmpch 
sitore di musica sacra, o direttore d* orche- 
stra, nacque a Sellano (Spoleto) nelFaprile 
1829. Fino dai primi anru si applicò al 
canto, ed essendo egli dotalo di voca di- 
stinta di soprano, nel marzo 1848 fu am- 
messo qual cantore alla Cappella Sistina e 
quindi nominato maestro della suddetta. 

MUZIO EMANUELE, compositore dram- 
matico, capo d'orcheslra e professore di 
canto nacque il 25 agosto 1825 a Zibello, 
piccolo villaggio presso Bussetto (Parmense), 

Fu allievo per la composizione del som- 
mo Verdi, e scrisse varie produzioni me- 



DEL SECOLO XIX 



121 



Jodrammaticlic : Giovanna la pazza, le due 
Regint' e In Sorrentina. 

Nel 1858 fu direttore d'orchestra a 
Londra, più tai'di a New-Yorch. 



Fissatosi .1 Parigi dal 1875, si dedi- 
cò air insegnamento , pubblicando solUìnto 
una raccolta di pe^i per canto: Les Feuil' 
les d' or. 



JV 



NACCIARONE GUGLIELMO, pianista 
e compositore, naDiue a Napoli il 18 feb- 
braio 1837. 

Fu valente concertista di piano e si pro- 
dusse nelle primarie città, ottenendo in Pa- 
rigi slesso gli elogi del famoso Thalberg. 

Scrìsse parecchie composizioni per que- 
sto istromento e ikj' opera inedita: Pier de' 
Medici, ima CanUtta, due sinfonie a grande 
orchestra, ed alquante Romanze, 

NACCIARONE NICOLA, pianista e com- 
ponitore, nacque a Napoli il 2 aprile 1802, 
e vi morì nel dicembre del 1876. 

Scrisse un' opera inedita : Sofonisba, 
parecchie composizioni per canto e piano, 
una Mù&m da requiem, eseguita nel 1859 
pei rimettali di Ferdinando II; un Sanctus 
fugato ad 8 voci ; quattro sinfonie per or- 
chestra, e varie altre composizioni di mi- 
nor conto. 

NAHDARI ALESSANDRO. Di questo 
giovane arlìsta, che posso quasi chiamar 
mio disceptjlo, nato a Treviso il 1 giugno 
1831 ed ivi morto il 7 aprile 1879, ho 
dettalo col cuore straziato queste parole nella 
Gazzetta musicale di Milano dell'undici 
maggio 1879 e in questa nuova edizione 
del mio libro lio voluto riprodurle perchè 
si ricordi almeno il nome d' un giovane 
eh' era , senza dubbio una speranza per 
l' arte, 

i Vaglio scrivere un breve ricordo di 



Alessandro Nardari, morlo nel detto anno, 
nella sua Treviso, quando stava per rac- 
cogliere il frutto de' suoi studi eh* egli 
avea fatti seriamente e con passione- Anzi la 
sua vita, così breve, ma 003Ì piena, si può 
dividere in questo modo: famiglia e studio, 
poiché unico suo sollievo e conforto nelle 
diuturne fatiche, era l'affetto de'suoi geni- 
tori, i quali nel più bello si videro di- 
strutte tutto le loro più care e sicure spe- 
ranze. 

Alessandro Nardari fin da giovinetto 
aveva il pensare e il fare deir uomo ma- 
turo. S'affrettava negli studt come se avesse il 
presentimento che i suoi anni fossero contati. 
Non si dava nessnno svago. Ne aveva tempo 
di darselo. — L'arte lo chiamava a sé di 
continuo. Come poi non fossero bastati gli 
studi musiciii, attendeva con qualche perizia 
al disegno in matita, voleva adornare il suo 
studiolo quieto e modesto di ritratti dei primi 
maestri, e aveva già compiti quelli di Verdi, 
Bellini, Donizetti, Beethoven, Era anche si- 
curo nella stenografia e conosceva a perfe- 
zione varie lingue. Pareva ch'egli ripetesse 
a sé stesso: « Impara Farte e mettila da 
parte i, ma io ritengo invece che Io facesse 
piuttosto per quel suo spirito irrequieto che 
aveva bisogno d'essere sempre occupato. 

Attraverso quei suoi occhiali che gli da- 
vano un aspetto severo, si vedevano lucci- 
care due occhietti sempre in moto, come in 



122 



I HÀESTRI DI MUSICA ITUUNI 



cerca rfi qualc^isa. Aveva indosso, poveretto, 
la febbre del lavoro, e forse il troppo lavoro 
lo uGGÌse. 

Me lo ricordo nel mio Istituto di Tre- 
viso, quando s'incamminava negli studi di 
musica. Egli era paziente, buono, perseve- 
rante; e ricordandosi che nel mio Istituto 
nveva avuto rinìxiativa alla sua carriera ar- 
listica, che non doveva pur troppo compiere, 
mi serbò poi sempre riconoscenza e affetto 
sincero. 

Era oLtimo suonatore d' arpa ; anzi tanto 
riesci va nel difficile istrumento, che l'ec- 
cellente sHonalrice d'arpa, Carolina Goujon 
Molina, che morì, sono vari anni, in Tre- 
viso, gli diede le ultime lezioni e presagiva 
già in lui Tartista perfetto. 

Onde perfezionarsi negli studi musicali, 
andò a Milano ed entrò nel Ck)nservatorio. 
Studiò con amore immenso, cosicché dopo 
pochi anni ottenne il Gran Diploma di pro- 
fessore di contrappunto. Quelle poche cose 
che lasciò scritte, e sono poche perchè egli 
era ti'oppo modesto, danno prova che in lui 
c'era la stoffa di un maestro che poteva 
un giorno far onore al nostro paese. Povero 
il mio Alessandro! E che gli valse tanto 
lavoro, tante cure, tante veglie prolungate, 
e dove sono andate quelle speranze che lo 
rendevano lieto anche tra i martirii lentis- 
simi di quel male tremendo che attacca le 
giovani vite, e non perdona mai ? 

Negli ullimi mesi, da Milano, volle ri- 
tornare nella sua Treviso, sperando che 
l'aria nativa gli ridesse quella vigoria che 
sentiva mancarsi sempre più. E si ebbe 
qualche miglioramento, e s'illuse, e chiese 
nuovamente di ritornare a Milano per ri- 
prendere certi altri suoi studi interrotti e 
attendere a tante cose cui voleva dar mano. 
Vi ritornò sorridente e pieno di fiducia. 



Avrà detto fra sé : e non ho anrx>ra vonlotto 
anni, non é possibile che la vita mi sia 
tolta così presto. Non ho goduto niente a 
questo mondo, ho lavorato sempre, ho di- 
ritto di vivere! » 

Ma é destino fatale che noi non possiamo 
vantare alcun diritto alla vita.^ Ci viene tolta 
all'improvviso, quando più ci riesce cara, 
quando più ci sentiamo felici. 

Il povero Alessandro dovelle ben presto 
chinare la sua giovine testa dinanzi al fata, 
e si ridusse mesto, ma rassegnato, nella sua 
Treviso, e l'avrà afflitto solo il pensiero 
dell'impressione dolorosa che doveva fare 
ritornando così peggiorato a^suoi vecchi go 
nitori, e il dover dare un addio per sem- 
pre a quella Milano, città deirartc moderna, 
che era sempre stata il suo sogno. 

Vi fu un alternarsi di bene più o meno 
sentito, ma in una sera di aprile si ^M\ più 
stanco del solito, non parlò più, guardava 

tutti come chiedendo loro aiuto Ma 

l'aiuto non potevano darglielo nemmeno i 
suoi vec-chi genitori, che l'amavano tanto, 
e come il naufrago che vedendosi mancare 
Y ultimo appoggio, si lascia trascinare dalle 
onde, egli piegò la sua povera testa come 
volesse dire: 

f Non posso più ». 

Non aveva che ventott'aimi, ed ei*a cosi 
buono e prometteva tanto per l'arte!! I i 

NASOLINl SEBASTIANO, com|>ositore 
drammatico, nacque a Piacenza, verfw il 
4768. Fu autore di varie opere teatrali ap- 
plaudite in Italia ed all'Estero. 

NAVA GAETANO, professore di canto 
ed autore di solfeggi, nacque a MiLino il 
16 maggio 1802, e vi morì nel marzo del 
1875. Da giovanetto si dedicA) allo studio 
del piano e solfeggio. Nel primo ebbe a 
maestro Francesco Pollini, che nel 1817 lo 



*S-_ 



DEL SECOLO XTX 



123 



fece entrare nel Con5>ci'vatorto della sua città 
natale. Nel 1824 venne licenzialo dal sud- 
detto Istituto cou un onorifico attestato. Nel 
marzo 1837 fu nominata professore di sol- 
feggio presso il Mio Conservatorio, e nel 
1848 ebbe il posto di maestro di canto co- 
rate ed cirmoli ia per le alunne- 
li Nava scrisse un gran numero di sol- 
feggi per ogni genere di voci, die furono 
adottati da tutte le Scuole di canto sia na- 
zionali che estere- 

NENCINI ANDREA, composilero, pro- 
fessore e distinto contrappuntista, n.icque a 
Siena il 27 novembre 17^ e fu condisce- 
polo di Rossini, sotto il maestro Padre Mal- 
ici, per la composizione* — Fu professore 
rii contrappunto e noto airAcrademia filar- 
monica di Ravenna. — Compose una gran- 
de Mesm ed un Requiem e qualclic cosa 
anche ])el teatro, quanluufiue in questo ramo 
non sìa arrivalo a distinguersi. 

Il NeiVGLvi meri il ÌO marm 1852. 

NERI RENEDETTO, compositore di mu- 
sica siicra e maestro di Cappella delia cat- 
tedrale di Milano, sua patria, nacque il 19 
ottobre 177i e morì nel i841. 

NICOLINI GIUSEPPE, compositore me- 
lodrammatico e da cilici, nacque a Piacen?;i 
nel 1763 e vi morì nel dicembre 1842, 
Nel 1801, in carnovale, si rappresentò nel 
teatro alla Scala di Milano la sua opera : I 
Baccanali di Roma. E nel carnevale 1807, 
a Roma, si diede un'altra sua opera: Tra- 
jam in Dada. Il Nicolini è autore di mol* 
ÌB altre opere teatrali, 

NICCOLINI LUIGI, compositore di mu- 
sica sacra, nacque a Pistoja nel I7G9, e morì 
Livoriio nel 1829, 

NINI ALESSANDRO, sorli i natali a 
Fano, città delle Marche da Imonissima fa- 
miglia» nel novembre 1805, G io vinetto an- 



cora, manifestando egli molta inclinazione 
per la music;i, fu posto a studiare col mae- 
stro Ripini che in quei tempi teneva il seg- 
gio della Cappella di Fano. Ma una disgrazia 
colse a bella prima il Nini : proprio nel mo- 
mento che dava ollima prova del suo talento 
e del trasporto suo per la musica, il maestro 
venne a morte. Ciò nulloslante il Ninì non si 
perde d*animo, anzi sempre infiammato nel- 
r amore per Tartc, se ne slava da solo per 
lunghissime oro a studiare i classici, e nei mo- 
menti di riposo godeva di intrattenersi nella 
composizione, nella quale poi in breve tem- 
po diede certa prova di capacità, né man- 
carono moltissimi che trovarono nelle gio» 
vaniti composizioni del Nrsi quei pregi che 
fanno bene sperare di un maestro. — Ma 
siccome egli conosceva per pratica che ol- 
tre air essere lungo lo studiar da soli^ non 
vi sì può neppure ottenere la necessaria 
finitezza, cosi nel 1827 si recò a Hologna 
a studiar contrappunto nel Liceo fdar me- 
nici Prima però di lasciare la sua terra 
natale, scrisse Messa e vespri che furono 
eseguiti dai cantanti della Cappella di Lo* 
reto, con molla lode degli uditori. 

Anche a Montcnovo, dove nel 1826 era 
stalo nominato maestro di Cappella, si fece 
molto onore, e molto si dolsero i monteno- 
vesi quando il maestro lasciò quel seggio 
por recarsi ad Ancona, ove fece i primi ten- 
tativi pel teatrOi scrivendo un'aria in una 
opei^a che allora si dava in quella città. 

A! principiar del 1828, noi lo troviamo 
net Liceo di Botogna tutto intento a studiar 
contrappunto sotto Tabi te direzione del mae- 
stro Palmer ini ; i progressi fnron rapidissimi 
e<l in breve il Nim fu noverato fra i primi 
della scuola. Anche oggi in tutti i suoi la* 
veri si scorge a bella prima il valente^ con- 
trappuntista, il maestro distinto netrarmonia 



124 



l MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



e neirislruraeiibzione. Pochi mesi dopo il 
giio arrivo a Bologna, lo si volle di bel nuo- 
vo a Fano con l'incarico di scrivere per 
grande orchestra h musica de' Vespri, E cosi 
fece. Lodovolmenlc eseguita, come sempre, 
dai cantanti della Cappella dì Loreto, la 
musica piacque oltre 4^dì dire, e fu giudi- 
cata pregievolissìma. Contento di questo nuo- 
vo successo, it Nini fé' ritorno a Bologna 
per compiervi i suoi studi, In Bologna egli 
comp^^e una Cantata pi^I Liceo Filarmonico, 
che piacque molto, indi, impegnato per una 
opera che si volea dare a Roma, vi si mise 
a tutL* uomo. Per- quante memorie io abbia 
consultato, non ne potei conos<^ere il titolo; 
trovai però che un tal lavoi^o fa in parte 
sottoposto al giudizio dì Rossini, che con 
lusinghiere parole animò il Nlm e lo forni 
d*ottimi consigli. Onore oodesl-o quanto som- 
mo altrettanto inaspettato pel giovane mae- 
stro, che tutta premura si foce di mettere in 
pratica i consigli datigli dal sommo Pesarese. 

Su] finire dell' anno 1830, gli venne 
offerto il posto di Direttore della Scuola di 
canto a Pietroburgo. Per un giovane di ven- 
tiquattro anni appena, posto migliore e più 
onorifico non potevasì di certo desiderare: 
abbandonata dunque a me^zo In sua opera, 
egli accettò. Prima però di lasciar Bologna, 
volle far sentire al Gasino dì quella città 
una Sinfonia condotta allor allora a termine, 
la quale gli guadagnò lodi moltissime. 

A Pietroburgo pubblicò per le stampo 
una raccolta di pez?/i per camera e molte 
il rie, Cantale, Cori e Sinfonie , gi'an numero 
delle quali furono eseguite su quei teatri. 
Non e' era che dire. Il giovane maestro di 
Fano progrediva ogni di più : a Pietroburgo, 
come negli altri luoghi, godeva di molta 
fama ed era rispettato come si doveva. Pur 
luUavìa dopo pochi anni, in sul cominciar, 



credo, del 1830, il NtNi abbandonò la Rus- 
sia e fece ritorno in Italia. 

Ida della Torre fu il primo lavoro tea- 
trale che il Nini mise mlk sceno del teatro 
S. Benedetto ili Venezia neirauUmno 1837 
ed alla Fenice di questa citta nella prima- 
vera del 1840 — ed ebbo alla seconda sua 
riproduzione, ad inl^^rpreli la Brambilla, la 
Triulzi, Storti e Ronconi. Lo spartito sorti 
un esito brillantissimo. Pubblico e slampa 
unanimi tributarono al maestro i più larghi 
encomi e di lui si fecero le più lieto spe- 
ranze: il battesimo di questo primo lavoro 
nulla lasciava a desiderare. It pubblico della 
Scala fu chiamato nella primavera vegnente 
a dar la cresima alla Ida. Il successo non 
fu clamoroso come il primo, ma però non 
devesi attribuirlo allo spartito: la vera origi- 
ne la si deve cercava negli artisti ; toltane la 
Boccabadati, gli altri erano tutti insufficienti. 

La fiera del Santo a Padova aveva pre- 
parato al nostro maestro un altro succedo 
e più splendido ancora. Il libretto era del 
Prati e il titolo: La Murescialla d'Ancre, 
una delle più belle crea:^ioni melodramma' 
fiche, che gli empresari teatrali con quel 
tatto che tanfo U disting.fM^^ ft^wno total- 
mente dimenticata. 

Nella primavera del 1840 il Nimi diede 
a Genova l'opera: Cristina di Svezia, che 
v'ebbe esito clamor-oso. 

Nel 1841, in carnovale, diede al Gran 
teatro della Fenice in Venezia T opera 
Margherita di York, riportando splendido 
successo. 

Nei carnovale del 1842 diede alla Scala 
di Milano l'opera Oialisa, che trionfò. 

Nel 1843 al C^rlo Felice di Genova in 
carnovale, diede Topera, Virginia. Di que- 
st'opera che tanto e sì melodiose pagine rac- 
chiude, si volle tosto la riproduzione a Vicen- 



UEL SEroLO %m 



135 



za, Rotna^ Firenze, Padova, Venezia, Lisbona, 
Barcellona ecc., pia<^ndo dapperLutto- Nel- 
Tanno stesso il Niisi accettò il [>osto ofTertogli 
di maestro di Capjiella nella basìlica di Nova- 
ra, Nel breve volger di torapo in cui occupò 
quel seggio, ebbe continui onori iUìh dlUì- 
dinanza novarese che numerosa accorreva in 
quel magnifico tempio ad udire le soavi me- 
lodìe del maestro di Fano. Sopra libretto 
del Baccherò musico poscia il Corsaro, che 
presentò al giudizio del pubblim torinese 
nella stagione autunnale i847 al Carignano. 
Il successo, come al solito, fuhimìnosissimo. 
Se tessendo questi bi-evi cenni avessi avuta 
l'idea dì riportare anche in sucdoto gli ar- 
ticoli risguardanli quest'illustre maestro, ne 
avrei fatto un bel volume. Critici autorevo* 
lissimif come il Romani, il Locatelli ed al- 
tri, s'occu|jarono, e con molta lode, di quo* 
st'uomo. In cambio però di ptirlarne, io 
lascierò la parola al Filippi della Perseve- 
ranza, che nel 1868 trovandosi a Bergamo 
così scriveva; 

Per confortarmi dello squallore musi- 
cale del teatro, mi sono recato la mattina 
dopo alla chiesa di S. Maj'ia Maggiore ove 
udii della bella musica eseguita dai profes- 
sori di una Cappella ch'io i*eputo fi'a le 
migliori d'Italia. Questa Cappella continua 
ad essere illustrala dal chiarissimo maestro 
Nrai, che dopo aver dato al tt^atro lirico 
molte opere pregevoli ed applaudile, ora si 
riposa nella tranquilla attività dello scrivere 
musica da chiesa. Udii una sua Messa mollo 
bella ove l'effetto si accoppia al sentimento 
ed allo stile religioso. Fu eseguita da un 
coro eccellente, e da una buona orchestra. 
Reduce da Vienna ove avea udita la Messa 
di Mozart eseguiUi bene alla chiesa de'Mi- 
noriti, devo confessare che trovai F esecu- 
zione di Bergamo più pastosa, più sicura, 



più animata. Fra i solisti havvi un bravissimo 
artista Pietro Milesi, che ha già falle con 
esito brillante, molle stagioni teatrali: è uno 
dei migliori bassi profondi delibarle. Cosa 
rarissima poi in un basso profondo, sa bene 
la musica non stuona e canta be[ie. Ho udito 
risuonare la sua voce sotto le vòlte di Santa 
Maria, con grande effetto, mentre da un lato 
udiva le belle melodie religiose del Niki, e 
dair altro guardava con pietoso animo quei 
sette putti melanconici del Vela che pian- 
gon sidla tomba del povero Donizettì* 

Fra le molteplici composìziorn per chie- 
sa vanno jier primi annoverati i Miserere^ 
le Lamentazioni, ed i Benedictus per la 
settimana santa, creazioni codeste che sa* 
rebhero bastanti a dar gloria ad un maeslro. 
Vi tengon dietro le Messe da vivo e da morto 
ed i suoi Salmi ricchi anche questi dì melo- 
diosi ed inspirati motivi. 

D' una sol cosa sì può far rimprovero al 
Nini, e non mancarono certamente coloro 
che se ne lagnarono seco lui: dopo la sua 
nomina a Bergamo a Direttore del Conserva- 
Iorio e maestro di Cappella, egli non ha più 
dato al teati'o nessun lavoro. E certamente 
codesta una cosa doloiusa. Lo aver occupato 
il seggio lasciato dairillustre Mayr non sa- 
rebbe motivo sufficiente per trascurare la 
palestra melodrammatica se da molli anni il 
NiM non soffrisse nella salute e se il clima 
dei monti non avesse grandemente influito a 
peggiorarla, tónto che il giorno 27 dicem- 
bre 1880 la morte recideva a Bergamo un 
si grande artista che fu vanto della musica 
sacra. 

NOVARO MICHELE, compositore fon- 
datore della Scuola gratuita popolare di canto 
a Genova ed autore dell' inno : Fratelli di 
Italia, poesia di Goffredo Mameli, nacque a 
GcnovEi nel dicembre del 1822, 



^ 



126 



T MAESTRI PI MUSICA ITALIANI 



o 



ODDO PIETRO, tóoi ioo e compositore, 
nacque a Castelbuono in gennaio ilei 1829, 
É autore di una grammatica della lingua 
musicale premiata all'Esposizione di Milano 
del 1881 e da quella di Messina del 1882, 
e di un pregiato Alhnm contenente 30 can^ 
zoni siciliane, 

OREFICE OLGA è naia a Venezia il 
30 settembre 18S3. La sveglialezjta della 
sua mente e la naturale inclinazione alla 
musica, clie dimostrò fino dalia tenera età, 
fecero nascere il più lieto presagio di sua 
luminosa riuscita una volta che avesse ap- 
preso Tarie dei suoni. 

Né il pronostico fallì. Assunsero la di 
lei istruzione nel piano i valenti maestri 
Zandiri e Tessarin, per l'armonia e la com- 
posizione ebbe a precettore il veneziano P. 
Tonassi. Ammirata da quanti la udivano, 
TOrefice addimtBtrò ben presto di conoscere 
i segreti deità difficile arte del contrappun- 
to, ed in prova di ciò diede alla luce qual- 
che lavoro che ottenne lodi ampie, non 
servili compiacenti. 

Natura la dolo di tenace memoria, tal- 
ché senza l'aiuto delta musica suona con 
sicurezza precisione e maestria un conside- 
revole numero di composizioni dei classici 
nostri tanto antichi che moderni. E nella 
esecuzione ella spiega una forza, agilità e 
dolcezza che daddovero entusiastano e pone 
in risalto la massima esattezza e disinvol- 
tura nei passi di difficoltà. La sua iiitelli- 
genza musicale si appalesa anche allora che 
canta con accenti squisiti ed ap])assionati, 
col buon gusto delia piti fìna artista, per- 



che essa ha pure il dono di una bella ed 
estesa voce. 

Alle sode virtù che possedè, aggiunge, 
come tutte le intelligenze elette, quella della 
più perfetta modestia lunge da ogni osten- 
tazione, da ogni pretesa, locchè rende ra- 
gione della di lei trepidanza nello eseguire 
innanzi ai profani, mentre eseguisce con 
tutta l'anima innanzi agli intelligenti supe- 
rando con disinvoltura più unica che rara le 
più ardue difficoltà che le si presentano. 

Il celebre Faccio encomiolla largamente 
più fiate e l'illustre Golinelli la giudicò di- 
zixnìa pianista. 

Al rinomato Liceo Rossini di Bologna 
subì gli esami innanzi a numerosa Com- 
missione, ed il felicissimo esito da cui fu- 
rono coronati, le meritò Tonore che venisse 
proclamata Accademica Filarmonica. 

Attesoché appartiene ad agiata famiglia 
non dà concerti pubblici dai quali, massime 
fuori d'Italia, potrebbe ritrarre cospicui gua- 
dagni; nullameno non cessa mai dal culto 
più appassionato ed intelligente della mu- 
sica, ed é ben lieta se valendosi del tesoro 
delle sue cognizioni e della sua lodata va- 
lentia le si offra occasione di essere altrui 
maestra, sempre gentile e disinteressata. 
L'autore di questa opera rammenterà ognora 
con animo grato che la riuscita nel piano 
di sua figlia Speranza è dovuta alle affet- 
tuose sollecitudini della egregia e benefica 
Orefice. 

ORLANDI FERDINANDO, compositore 
drammatico e da chiesa, nacque a Parma nel 
1777 e morì a Monaco nel 1830. — Studiò 



i 



PEÌi STXOLO XTX 



127 



a Napoli. Scrisse molte opere eh' ebbero Jieta 
accoglicnKa, Fu chiamalo a Monaco come 
maestro di quella Corte e vi rimase con 
onore finché visse. Arricchì lo scene lìriche 
italiane di molti e rìpiitatissimi spartiti, 

ORSINI ALESSANDRO, nacque a Ro- 
ma nel gennaio del 4842. A dicci anni, 
egli (lava già provo di gnnde passione per 
Tarte musicale; anzi fin dal 4847 aveva 
composto lina Canta ia che i maestri Aslolfi, 
Rìcci, Raimondi e Pappazzurri giudicarono 
cosa mirabilmente superiore alla sua te- 
nera età. 

Ne! 1862 un suo Afìtum vocak otte- 
neva il primo premio dairistituto musicalo 
di Firenze, che Tanno seguente gli confe^ 
riva la menzione onorevole per la Cantata: 
Lamberto da Pavia. 

Nel 1870 scrisse: Il genio di fìoma, 
altra cantata composta per la Filarmonica ro- 
mana, e nel 1873 ne scrisse una terxa per 
Tinaugurazione del monumento Cavour, 

L^OusiM ha diretto parecchie orchestre 
ed ha scritto molte c-ose per voci. // Ave 
Maria^ Salve del mare Stella^ e Tinno la 
Pentecoste del Manzoni^ sono lavori ottimi 
e lodati dalla stampa. 

Per la morte di Vittorio Emanuele egli 
scrisse in [joclie ore un Benedictus, Ruperha 
pagina musicale, di un effetto sorprendente. 

Altre comi>osÌKÌoni deirOrsini sono: Do- 
dki studi d^armonia pralim, Solfeffgi per 
canto, ed un libro di considerazioni sul canto. 

Ultimamente gli fu aTAdata una clas^ 
della scuola di canto e la biblioteca di 
Santa Ceciha, carica questa assai onorìfica 
e ch'egli sostiene come meglio non si po- 
lirebbe desiderare. 



Nel dicembre 1881 al teatro Costanti 
di Roma, egli diede l'opera: / Burgravi, 
dramma di Vittore Ugo (libretto del D'Or- 
raevìlle). Questo lavoro fu poco assai for- 
tunato. 

ORTOLANI ANGELO nacque a Siena 
ni aprile 1788, 

Nel 1813 fu nominato maestro dei fan* 
ciulli di coro della chiesa di S. Maria di 
Provenzano a Siena. 

Fra il 1833 e il 1836 scrisse l'opera: 
Il giorno delle nozze, mai rappresentata in 
pubblico, e più tardi sotto il pseudonimo 
di Lotario Gaukns diede alle slampe, un 
lavoro teoretico; L'arte del contrappunta, 
passatempo armonico-poetico in ottava ri- 
ma, scrisse vari libretti di melorlrammi e 
una storia della città di Siena, 

Mori nella sua patria ÌHS aprile 1871. 

ORTOLANI TERENZIO, nacque a Pe- 
saro il 4 settembre 1799 e vi mori nel 7 
aprile 1875, 

Nel 1825 ottenne il diploma di mae- 
stro di composizione dair Accademia filarmo- 
nica di Bologna. 

Nel 1830 produsse al Fondo di Napoli 
il suo primo lavoro: la Pastorella delle 
Alpi, Quest'opera non avendo ottenuto un 
buon successo, rOnroLAM disgustato del 
teatro, se ne tornò in patria, consacrandosi 
alle composizioni sacre, ed ottenendo il po- 
sto di maestro di Cappella prima in quella 
Cattedrale, più tardi in pareocliie altre città 
marchigiane e romagnole. 

OTTANI ab. BERNARDINO, composi- 
tore melodrammalirx) e da chiesa, nacque 
in Bologna nel I73S, e morì a Torino in 
aprile 1827. 



128 



j siistai m MUSICA italuni 



PACINI GIOVANNI, nacque in Catania 
Yii febbraio i79(), e veniva rapilo air Arte 
musicale il 6 dicembre 1867 a Pescia. Suo 
padre fu un valentissimo buffo e in sua 
compagnia Giovanni percorse da lanciuUo 
quasi tutta l'Italia- Da ballerino che doveva 
diventare e da cantante, dopo vinta T oppo- 
sizione del padre, diedesi tutto allo studio 
del oonlrappunto. Suo maestro fu da prima 
il Marchesi, poscia il padre Mattei e a Ve- 
nezia ii Furlanetto, 

NeU813 esordi al teatro di S, Rade- 
gonda in Milano con una farsa intitolata: 
Annetta e Lticindo, 

A voler seguire adesso la carriera arti- 
stica dell* illustre maestro, bisog[ierebbe che 
io riproducessi gran parte delle preziose me- 
morie che egli stesso ci lasciò scritte- 
Imitatore del Pesarese, di lui però non 
può dirsi che avesse tanta potenza dram- 
matica, ma in compenso, come scrive il 
D' Arcais, quasi tutte le sue opere sono mi- 
niere di melodie facili, spontanee, molte 
delle quali rimasero popolari. 

Dopo di aver assunta la direziotie del 
Liceo musicale di Viareggio e più lardi 
quella del Liceo e della Cappella di Lucca, 
e dì aver trascorsi sei anni in silenzio, nel 
1849 ritornò sulle scene, e dopo un Furio 
Camillo, che non piacque, diede al S. Carlo 
di Napoli, La Saffo, che rimase il suo ca- 
polavoro. 

Fino agli ultimi anni egli rimase imper- 
territo e laborioso nel c^mpo deirarte. 

Dice il citato D' Arcais eh' egli, f scriveva 
di continuo : scriveva, opere, nmse, cantata. 



sinfonie, quartetti, tentava tutti i generi, si 
aggrappava, ostinatamente alla vita artistica. 
E quando i teatri gli chiusero le loro porte, 
invadeva le chiese, e fra un pezm e Taltro 
di musica, dettava progetti di riforme, pro- 
I)oste al Parlamento, memorie della sua vita, 
articoli pei giornali musicali e lettere a mi- 
gliaia. 

Nel 1866 ritornò giovine di trentanni ; 
in pochi mesi pose in iscena due opere 
nuove alle due estremità della penìsola : Il 
Don Giovanni di Marana a Venezia, e La 
Berta a NapoH. Vispo ancora della persona, 
pev lui i viaggi erano uno sclierzo, non 
sentiva il peso delle fatiche e deiretà ; vi- 
veva una gran parte dell'anno a Pescia, ma 
inondava de'suoi scritti e della sua musica 
ritalia intera. » 

Io ch'ebbi la fortuna di avere in casa 
mia l'illustre maestro, iscorderò mai quel 
miracolo di attività, di prontezza e nello 
istesso tempo d'illuminata avvedutezza. 

Settuagenario, egli era là sempre pronto 
a tutte le parti; ed eccezione in un vecchio, 
era sempre di un carattere mite, gioviale 
ed affabile con ognuno. 

Le opere teatrali, cantate ed oratori! di 
Pacinì ascendono a 115, come appare dalla 
Serie cronologica compilata da Luigi Lia- 
novosanri di Venezia e pubblicata dalla Gaz- 
zeita musicale di Milano. 

PAÉR FERDINANDO, compositore e 
pianista, nacque a Parma il 1. giugno 1771 
e morì a Parigi il 3 maggio 1839. — Fece 
i suoi studi al Conservatorio della Pietà, e 
a 14 anni diede la sua prima opera Circe 



? 



DEL SECOLO Sn 



129 



che fu coronata da brillante sutìBsso. Nel 
1801 venne nominato maestro di Cappella 
a Dres*la. Nel 1832 siiccetlelle a Sponlini, 
nella direzione del teatro italiano a Parigi, 
e per qualche tempo fu professore di com- 
posizione di quel Conservatorio di musica. 
Ebbe molte onori flcenj^e. Scrisse molte opere 
pregevoli, fra le quali riguardansi come 
suoi capi-lavoro V Agnese, la Camilla e la 
Ginevra, 

PAGANINI NICOLO', illustre violinista, 
nacque nel febbraio 1774 a Genova, morì a 
Nizza nel maggio del 1840, In età dì otto 
anni sì faceva ammirare suonando il violino 
ed aveva composto vari pezzi di musica. Po- 
scia fu posto dal padre sotto la direzione del 
celebre Paer nel Conservatorio di Parma, 
ove apprese il contrappunto riuscendo valen- 
te compositore. Trasferitosi da Parma a Luc- 
ca, diresse per vari anni T orchestra della 
principessa Baciocchi. 

Dal 1815 in poi la sua vita fu un conti- 
nuo a glorioso pellegrinaggio per TEuropa. 
A Vienna^ ove si recò nel 1828, destò tale 
entusiasmo che si volle perpetuare la memo- 
ria del suo [>assaggio in quella città con una 
bella medaglia. Splendidi furono i suoi 
trionfi a Parigi ed a Londra, 

Tornato una seconda volta a Parigi, nel 
183S, non si sa per quale strano caprìccio 
(e ne aveva molli), non volle mai suonare in 
pubblico per quante istanze gli fossero fatte. 
La sua salute, già affievolitasi, lo indusse a 
far ritorno in Italia e più non se ne partL 
Lasciò un patrimonio di quattro milioni di 
franchi. 

Le principali sue opere stampate sono : 
Sonate , Studi e Capricci per violino ; Tre 
arie con variazioni; Meraviglie, Duetto per 
un solo violino, dì cui una parte si eseguisce 
con Tarco e Taltra col dito. 



PAGNONCELLI G, B. maestro dì pia- 
noforte, armonia, contrappunto e composi- 
zione, organista nella Cattedrale di Milano, 
nacque in quella città neiraprile dei 1835. 

PAISIELLO GIOVANNI. Fra i nomi più 
grandi dei fondatori della Scuola musicale 
italiana primeggia quello di G[ovanm Paisiel- 
LO. Suo merito principale fu di aver tratto 
l'arte dalle antiche pastoie, averle aperta un' 
altra via, conducendola a semplicità melodica 
e additando ai futuri nuovi orizzonti e nuovi 
mezzi. Certe opere sue anche ai nostri giorni 
non hanno perduto la primitiva freschezza,* 
e vi si sente sempre la potenza di una mente 
riformatrice. 

E^gli nacque a Taranto il 9 maggio del 
1741 e mori a Napoli il 5 giugno 1816, 

Lo stesso giorno della morte di Paisieuo 
si rappresentava al teatro S, Carlo in Napoli 
la sua opera; Nina pazza per amore. 

Nella chiesa ove fu sepolto, le sorelle di 
lui gli fecero erìgere un cenotafio. 

Le sue opere: Il Barbiere di Sivigliaj 
dato a Pietroburgo ci rat Tanno 1780; Nina 
pazza per astore, data al Belvedere presso 
Napoli nel teatro di Corte nel 1789; IGino^ 
chi d' ÀgrigeTìtù^ rappresentata per T inau- 
gurazione del teatro la Fenice di Venezia nel 
1792^ e molto altre, gli guadagnarono una 
celebrità imperitura^ 

PALLONI GAETANO, maestro di canto 
e compositore di musica vocale da camera^ 
nacque a Camerino nell'agosto del 1831. A 
sei anni principiò a studiare il piano, ed il 
maestro CelHni, gli fu precettore di canto, 
armonìa e composizione. Giovanissimo, di- 
venne l'organista favorito di Fermo, A 23 
anni gli fu ofTerta la nomina di maestro di 
Cappella della chiesa di San Benedetto del 
Tronto, nomina che egli rifiutò perchè aspi- 
rava a un campo assai più vasto* — ' Si recò 



V 



130 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



a Firenze per compiervi la sua educazione 
sotto la guida del Mabellini. Nei 1858 scrisse 
una Messa per la chiesa di S. Gaetano, che 
piacque assai. Compose in pochi anni una 
quantità di deliziose Romanze, pubblicate 
dalle casa editrici I^orenzi, Fanti e Ricordi. 
Le sue Romanze sono felici nel concetto, in- 
spirate ed eleganti. 

PALMA SILVESTRO, compositore dram- 
matico, nacque in Ischia nel 1762 e mori a 
Napoli rs agosb 1834. 

Studiò nel Conservatorio delia Madonna 
di Loreto, sotto i valenti maestri Fenaroli e 
Paisìello, La prima opera che scrisse fu la 
Finta matta, la quale datasi in Napoli al tea- 
tro dei Fiorentini, riportò successo splendi- 
do, onde fu invitato a scrivere prima per Ro- 
ma, indi per Venezia; e le sue opere ebbero 
eguale vittoria da per tutto. — Nel 1795 
compose T opera: La Pietra simpatica: nel 
1797 : Gii Amanti ridicoli. Seguirono altre 
12 opere, dalle quali tutte traspiravano la 
unità del concetta sempre felicemente svolto, 
e molta filosofia neiresposizione delle parole; 
qualità che costituiscono il fondamento della 
sua musica. 

PALUMBO COSTANTINO, pianisU e 
compositore, nacque il 30 novembre 1843 
a Torre Annunziata. Fece un giro artistico 
per le principali città d'Europa, producen- 
dosi anche molte volte con Thalberg. — Più 
tardi, e cioè nel 1873, venne nominato 
professore di piano al Conservatorio di Na- 
poli, ove pubblicò circa 70 componimenti 
per queir istrumento, — fra i quali vanno 
citati : Préludes et fugues (op. 49, 50, 51) 
Romances sans paroles (op. 3) e le Fate, 
Capriccio (op. 6). 

PANE GIUSEPPE, compositore e pro- 
fessore, nacque a Napoli il 21 mai-zo 1836. 
Fu nominalo professore di canto nel- 



lo Istituto imperiale Nicolas a Mosca nel 
1858. 

Nel 1870 fu chiamalo a Varsavia per 
coprire il posto di professore di canto in 
quel Conservatorio. 

Pubblicò a Mosca, a Varsavia e a Fi- 
renze un gran numero di composizioni vo- 
cali: M'amasti mai, Triste ritorno, Deso- 
lazione, ecc. 

PANICO MICHELE, compositore, na- 
eque a Napoli il 16 luglio 1830 e cominciò 
giovanissimo lo studio del piano al Conser- 
vatorio di Napoli. — Dotato di una memo- 
ria ed intelligenza prodigiosa, fece meravi- 
gliare il Pacini, suonando senza musica 
quasi intera un'opera da lui rappresentata 
per la prima volta al teatro di San Carlo. 

Scrisse una grande Messa per orchestre 
eseguita nel 1855: nel 1857 un'opera, dal 
titolo: la Figlia di Domenico; nel 1859 
Stella, altra opera ; e nel 1875 un'operetta : 
Si e nò, poscia Claudina, e infine un af- 
bum di melodie vocali dal titolo : le Genti-^ 
line (Napoli, Cottrau). 

PANIZZA GIACOMO. In Castellazzo 
Bormida, antica borgata a sette chilometri 
da Alessandria, nacque da famiglia discre- 
tamente agiata, Giacomo Panizza il 27 mar- 
zo 1803. Il padre Francesco, dotto in let- 
tere italiane e latine, fu il suo primo mae- 
stro, avendo poscia Giacomo compiuto il 
corso di filosofia nel collegio d'Alessandria. 
Fin dalla più tenera età egli si dimostrò 
amantissimo della musica, della quale verso 
i quindici anni apprese i primi principi sul 
pianoforte dall'organista di S. Martino, certo 
Scaramuzza. Tornato in patria, suo padre 
cedendo alle istanze della moglie e delio 
Scaramuzza stesso, concesse a Giacomo di 
prender lezioni di contrappunto da chiesa, 
maestro di Cappella nella Cattedrale di Ale»- 



DBL SECOLO XIX 



m 



sandria. Questi conobbe ben tosto l'ingegno 
deir allievo, si che consigliò suo padre a 
maDdarlo a Milano per perfezionarsi Dell'arte 
musicale. 

Fu verso il 1823 che Giacomo Panizza 
giunse nella cafiitale Lombarda con poche 
raccomandazioni e limitatissimi mezzi. Es- 
sendogli chiuso ringresso al Conservatorio 
in causa dell'età, si deciso a studiare con 
vari maestri, ma non soddisfatto dei loro 
modi d'insegnamento, visse un anno con 
poco punto profitlo de' suoi studi. 

Finalmente nel 1824 scelse il maestro 
La vigna conc-ertatore al teatro alla Scala^ it 
quale oltre al procurargli libero accesso nei 
principali teatri, lo teneva seco quale prati' 
canle» facendolo nel 1827 nominare suo so- 
stituto ad honontn, quando per la sua avan- 
zata età egli non vi poteva attendere. 

Morto il Lavigna, il Panizza venne sceU 
lo, nel 1832, a suo successore effettivo. Nel 
frattempo egli aveva conosciuto Rossini, Do- 
Dizelti, Mercadante^ Bellini ed i migliori 
cantanti, divenendo anzi uno dei piti accredi- 
tati maestri di l>el canto e di contrappunto. 

Dopo il 1848 venne scritturato maesli'O 
concertatore nel teatro Covent Garden di 
Londra, e continuò parecchi anni a vivere 
in quella metropoli nei mesi in cui era 
chiuso il teatro la Scala, Nel 1857 una 
malattìa di cuore non gli permise di lasciare 
Milano. Riavutosi alquanto nel cinquanta- 
nove dalla sua infermità, fu chiamato a di- 
rigere lo spettacolo di carnovale al teatro 
Regio di Torino, Ma appena gli fu dato di 
porre in scena YOiello di Rossini, che (tanto 
era il suo impegno perchè lo spettacolo riu- 
scisse} il suo male si aggravò, cosi da co- 
stringerlo ad abbandonare il teatro. Fu quel- 
la 1* ultima volta che il Panizza occupò la 
sedia di direttore d'orchestra. 



Ricondotto a Milano lottò dolorosamente, 
ma rassegnato, colla morte fino al 1 maggio 
1860, giorno in cui rese T anima bella a 
Dio fra l'universale compianto. 

n Pakizza fu maestro di rinomati can- 
tanti, fra i quafi il tenore Guasco ed il basso 
comico Dotter'o, Quest' ultimo non sarebbe 
forse salito in tanta fama se il Pakizza, co- 
nosciutolo per caso in Strevi presso certo 
Braggio, non l'avesse incoraggiato, col fornir- 
gli anche n mezzi per recarsi a^Milano, ove 
ben presto esordi nel noto Don Bucefalo^ 

Finché vissero i suoi genitori» ogni anno 
il Pan IZZA soleva recarsi in patria rimanen- 
dovi circa un mese, E siccome colà a cura 
e spese del sacerdote Nicola Bodrati, nel 
1836, si era istituita una scuola filarmonica, 
cosi il Pamzza nel tempo delle vacanze si 
dava air istruzione dei suoi compaesani, che 
riconoscenti posero a sua memoria, nella 
casa dove egli abitava, una lapide, 

PANZINf ANGELO, pianista e compo* 
sitore, professore del R, Conservatorio di 
Milano, nacque a Lodi il 22 novembre 1820, 
pubblicò più di 200 opere di diverso ge- 
nere per piano, canto e vari istrumenti. 

Fra queste composizioni son degne di 
nota : la Cariiàj cantata : il Briniisi, can* 
zone con tsoro ; Daniele Manin mormief 
canto i>aletico. 

Fu uno dei tre maestri ai quali venne 
affidata V esecuzione di un inno in occasiono 
dell'entrata a Milano delle truppe lilaliane : 
gli altri duo erano Mazzucato e Peretli, 

PAPINI GUIDO, violinista distinto e 
compositore, nacque a Camajore nel mese 
di agosto 1846. 

Allievo del Giorgetti, percorse la Fran- 
cia, e nel 1876 ottenne a Parigi la confer- 
ma delle sue rare doti, conferma che più 
tardi venne ripetuta a Londra. 



139 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



Scrisse il Papi?ìi varie composkioni per 
violitm, fra lo ciiiall è da ciiam Ammr, 
roraanza-tiottiirno ; A moti éloUe, romanza 
senza parole; Contes orientaux^ |ìezzo di ge- 
nere ; e inollre varie tra5^rÌ7.ionì-fantasie so- 
pra diverse opprc celebri, quali il Don Car- 
loB, la For::^a del desiino, Aida, ecc. 

PAPPALARDO SALVATORE, compo- 
sitore, nacque a Catania nel gennaio (tei 
1817, La rivista tedesca Die Tonkust, del 
febbraio 1877, che si pubblica 'a Lipsia, 
rese lino splendido omaggio a queslHlhistre 
raacstro, es^aminando con sotlile critica al- 
cune sue opere. Tale articolo non solo onora 
il maestro, ma altresì la musica italiana ; ed 
è di tanto maggior onore in quanto è noto 
come oltr'alpi sieuo restii alla lode, se non se 
quando trattisi di un ingegno incontrastato. 

PARENTI FRANCESCO PAOLa com- 
positore e maestro di canto, nacque in Na- 
poli illS settembre 1764 e morì a Parigi 
nel 1821. — Studiò l'armonia e Taccompa- 
gnamento sotto la direzione di Tarantino, 
il contrappunto col Sala, e col Traetla, nel 
Conservatorio della Pietà de' Turchini. Com- 
pose pei teatri di Napoli, e di Roma varie 
opere bufie, e nel 1790 si recò a Parigi, 
ove scrisse per l' Opera comica : / due Ri- 
traui ed / Calzolai, nel 1792, — Nel 
1793 segtiì l'operetta in un atto : L'Uomo 
infelice. Compose ancora molla musica 
sacra, come Messe e Mottetti nello stile del 
Palestrina, più un Credo, un Magnificat ed 
una Litania. 

PARISINI FEDERICO, compositore di 
musica sacra e di operette eseguite in vari 
collegi e teatri bolognesi con brillante riu- 
scita, nacque in Bologna il 4 dicembre del 
1825. Il Parisim studiò nel patrio Liceo, 
sotto il professore Fabbri Antonio. Egli at- 
tualmente è professore insegnante d'armo- 



nia e Bibliotecario nel Liceo musicale, mae- 
stro di canto corale nelle Scuole comunali 
e disimpegna con grande onore la carica di 
Presidente della R. Accademia Filarmcmica 
della sua città. 

Il Parisini è autore di eccellenti opere 
teoretiche musicali. Tenne, nell'anno 1880 
delle conferenze di estetica e storia musi- 
cale, per le quali si meritò la generale am- 
mirazione. Procurò con zelo indefesso un 
ben sentito progresso artistico all'Accademia, 
che tanto degnamente presiede. 

PARISINI a ULISSE, compositore, 
professore, organista, e maestro di Cappella 
della Metropolitana di Bologna, nacque in 
quella città nel marzo del 1829. 

PARRAVANO COSTANTINO. Ecco un 
nome che non figura nelle anteriori edi- 
zioni di questo libro ; ommissione alla quale 
ripariamo tosto e di buon grado. 

Parravano Costantino nacque in Ca- 
serta sullo scorcio del 1841, da genitori 
onesti, che vollero educato il figliuolo alla 
letteratura ed all'arte dei suoni nelle quali, 
specie in questa, egli corrispose pienamente, 
perchè sotto la guida dell'illustre Saverio 
Mercadante, potè a soli 15 anni produrre 
alla luce della ribalta un' opera seria : Isaura 
da Firenze. — Questo spartito fu rappre- 
sentato a Caserta ed a Ferrara con crescente 
entusiasmo, e lo decise a porsi allo studio di 
un'altra opera che compi nel 1867 e che 
intitolò : Colpa e Castigo, anche questa am- 
miratissima per la vena melodica, la spon- 
taneità, la chiarezza nell'espressione dei 
suoni. 

Nel 1874 scrisse VUltimo dei Mori in 
Spagna, opera che se fu giudicata inferiore 
alle altre produzioni del Parravano, rivelò 
peraltro nell' insieme i progressi da lui fatti 
nell'arte. 



DBL SECOLO XIX 



133 



Nel Ì878 sulle scene del Dal Verme a 
Milano rappresentò la Ginetra di Monreale, 
che ebbe esito felicissimo, e per la quale i 
più autorevoli critici ebbero parole di en* 
com io- 
Queste le composi/jonì di mole miggiore; 
ma ben altre di proporzioni minori uscirono 
dalla fantasia del Parravano, come leggiadre 
ballate, originali notturni e valzer elegan- 
tissimi, ìn:>iemc ad altri squarci che formano 
la delizia delle migliori sf^cielà. 

Egli compose un quartetto per due vÌo* 
lini, viola e violoncello, che fu unanimamente 
lodalo. S' aggiunga un Album di rmnanze, 
che dedicò alla Regina, ed una Fantasia 
per pianoforte che intitolò a S. E, Visconti 
Venosta. 

PASCUCCI CESARE, professore di can- 
to, organo e composizione, direttore di 
orchestra e pianista nei balli della Real Cor- 
te, nacque a Roma il 29 febbraio deiranno 
Ì84l> Il Pascucci dette prove del suo ta- 
lento quando nel Ì877 rappresentò con suC' 
cesso airArgcntina l'opera buffa : Il progno- 
sticaììte fanatico^ Oltre a questa^ il Pascucci 
è noto per a)m posizioni sacre, come gli ora- 
torii : La passione di Cristo, su parole di 
Cesare Cjantii ed il San Tomaso, oratori 
molto stimati dai principali maestri italiani. 

Ora il Pascucci dovendo dirìgere i balli 
di Corte, scrive ballabili da conquii>tare la 
simpatia dei piii severi critici» Presto si udrà 
anche una sua nuova opera buHa. 

Nelle varie sue composizioni il Pascucci 
rivela ingegno svegliato» passione per la mu- 
sica melodica n studi severi di conu-appunto. 

PASINI TIMOTEO, compositore, con- 
certatore e pianista, nacque in Ferrara nel 
1828. Studiò dapprima in patria sotto il 
padre Zaccagneni ex frate Osservante, poi a 
Ronia sotto il maestro Basìly, e quindi a Na- 



poli sotto il celebre Mercadante. — Fece rap- 
presentare con successo due opere : Imelda 
de' Lambertazzi al teatro Bonacossi di Fer- 
rara, e quindi al Comunale di Reggio Emi- 
lia ; e Giovanim Grey al Comunale di Fer- 
rara. 

Scrisse due Messe, una di gloria, l'al- 
tra funebre, e una quantità di Romanze per 
canto, Faìttasie e trascrizioni per piano- 
forte. — Fu per vari anni concertatore al 
Comunale di Ferrara. — Quando il Muni- 
cipio Ferrarese istituì il hkeu musicale nel 
1870, egli fu chiamato a dirigerlo, e ne ab- 
bandonò la direzione nel 1874, quando re- 
cossi a Montevirleo. Presentemente trovasi a 
Bucnos-Ayres- 

PAVESI STEFANO, compositore di mu- 
sica sacra e drammatica, nacque a Casaletto 
Vaprio (Crema) nel gennaio del 1779 e mori 
a Crema il 28 luglio del Ì8S0. —Nel 1810 
al teatro alla Scala di Milano davasì la sua 
opera: Ser Marcantonio e nel 1830 al tea- 
tro della Canobbiana rappresentossi Tallra 
sua opera: Donna Bianca d'Avemllo, — 
Oltre alle due opere mentovate, ne scrìsse 

altre quattro, 

PEDROTTI CARLO,— Intorno all'anno 

di nascita del maestro Carlo Pedrotti c' è 
un po' di dubbio: alcuni lo dicono nato il 
12 novembre 1817, altri il 7 agosto 1819 ; 
tutti perù s'accordano nel dargli per città 
natale Verona, I suoi genitori, piuttosto agia- 
ti, avvedutisi delle felici disposizioni che il 
giovinetto dimostrava per la musica^ gli die- 
dero a maestro Domenico Foroni. A ventun 
anno, il pEonoTTi aveva già musicati due li- 
bretti <ropera offertigli dall'amico suo Marco 
Marcello, Per chi ama conoscere tutto quanto 
si riferisce ai lavori d'un ottimo artista dò 
qui i titoli dei due libretti: Antigone, d\ir- 
gomento tragico, e La Sposa del villaggio^ 



134 



I MAESTRI DI MUSICA ITALLiNl 



semiseria, che però non vennero mai rap- 
presentati, - La prima opera che presentò 
al pubblico, nel 1840, fu: Luia che pia- 
cque per spontanee melodie, per corretta 
jstrumentazione, per condotta egregia. Nel- 
Tottobre dello stesso anno venne chiamato 
ad Amsterdam, in qualità di maestro con- 
certatore e direttore d'orchestra dell'opera 
italiana. Dimorando colà, compose per lo 
stesso teatro V opera : La figlia deW arcie^ 
re, che dedicò alla Regina d'Olanda. Tor- 
nato a Verona, nel 1846, fece rappresen- 
tare a quel teatro Filarmonico: Romea di 
MonforL Nel 18K1, nella stessa città, dava 
alla scena un vero gioiello : la fiorina, che 
passa pel suo capolavoro. Quell'altro bellis- 
simo lavoro che è Topera buffa, così popo- 
lare. Tutti in maschera, lo fece rappresen- 
tare il 4 novembre 1856, e successivamente 
nel 1859, V Isabella d^ Aragona pel Vittorio 
Emanuele di Torino, opera che fu poi ri- 
prodotta e festeggiata, nei maggiori teatri 
d'Italia e di Spagna^ a Milano nel 1861 
la Otterrà in quaUro, il Mazzepa, Marion 
Belorme^ il Favorito, e YOkma, applau- 
ditissima. 

Di Carlo Pedrotti m'è venuto sotl'oc- 
chio uno schizzetto assai ben fatto in un 
giornale di Roma, nei giorni in cui s' ap- 
prese la notizia della sua nomina a diret* 
toro dell* Istituto Ros^sini in Pesaro- Vera- 
mente non istarehbe nel F indole del mio 
libro di riportarlo, ma è tanto pieno di ve- 
rità e così succoso, eh' io non so tenermi 
dal trascriverlo: 

1 Chi ha abitato, anche per poco, Torino, 
da un quindici anni a questa parte, conosce 
certamente di vista Carlo Pedrottl— Non 
sì abita a Torino senza passeggiare sotto gli 
storici portici di Po, anche in quel tratto 
meno frequentato, ma più storico, che con- 



giunge il palazzo reale con rAccademia mi- 
litare ; e non si potevano passeggiare quei 
portici senza incontrare V insigne musicista 
diretto alla prova in teatro o a fare scuola 
in Liceo ; il passo breve e frettoloso, il pa- 
strano gettato sulle spalle per non aver tro- 
vato mai il tempo di infilarne le maniche, 
facevano chiedere chi fosse queir uomo con 
le spalle ed il capo leggermente chini, e la 
barba brizzolata, ma con il viso di linee 
forti, e di colorito fiorente, che vi guardava 
con quegli occhi chiari, ma grandi e vivi, 
e di cui il naso grosso, lungo, piegato in 
giù, ma non brutto, vi rimaneva impresso. 
E chiesto chi fosse, imparavate che era quel- 
lo di cui la sera, dal vostro palchetto al tea- 
tro Regio, vedevate là in mezzo all' orche- 
stra splendere il cocuzzolo dal cranio sotto 
i raggi di quel macchinoso lampadario non 
presago, poveretto, nella sua boria antica, 
dei prossimi trionfi della luce elettrica. Si 
quell'uomo che mostrava a cinquantun anni 
sonati la forza e Tagilità di un giovane era 
Carlo Pbdrotti. A vederlo poi si sarebbe 
scommesso che prendesse tutti i tempi trop- 
po presto : certi professori delle sue schiere 
gli davano, (con una libertà che spiega là 
dove regna in apparenza una disciplina cosi 
simile a quella militare, in fondo una in- 
disciplina così opposta al militarismo) e lo 
chiamavano il bersagliere. E dopo il nomi- 
gnolo della truppa piovvero gli epiteti della 
stampa: dei quali uno gli rimase irrevo- 
cabilmente appiccicato, ed è quello di in- 
faticabile. Difatti io ho visto pochi prodi- 
gatori di forze come lui: in tutti i suoi 
affari, nei quali occorre sempre molto di 
nervi, di polmone, di anima, egli mette di 
nervi e di polmone e d'anima tanto che ne 
avanza. Naturalmente non è un' indole flem- 
matica; e bisogna sentirlo alle prove, in 



PRL Ì5BC0L0 IIX 



13S 



mezzo a quegli inenarrabili giramenti di 
capo che sono per un concertatore le tìac- 
rone di un secondo corno, ì dirizzoni bria- 
cbi e testardi dei bassi del coro, i puntigli 
pedantissimi e vanissimi di una donna che 
non per nulla si chiama prima e poi ancora 
assoluta! Anzi mi par di rammentarmi che 
ad una certa prova, in un certo teatro, dove 
sul palco scenico gli artisti che dovevano 
attaorare dopo certi passi d'orchestra s'erano 
invece perduti a chiacchierare, volò contro co- 
storo il cappello del direttore d'orchestra, e 
li scosse più presto che gli < eih t., ahi*, là ! » 
del suggeritore. Sotto questa focosi tà di lem- 
perameuto, simpatica sempre e specialmente 
in un artista, ci è un fondo di bonarietà : 
in mezzo air orchestra, neir uomo in giub- 
ba, con la bacchetta in mano, vedete spe^ 
cialmente l'artista pieno d'anima; a casa 
nell'uomo in veste da camera e papalina, 
magari c^n la nappa ciondolante, trovate il 
buon padre di famiglia, tenerissimo per la 
moglie e per i figliuoli, » 

Come si sa, il Peurotti fu nominato 
nel 1868 Dìrellore del R. Liceo Musicale 
di Torino e maestro direttore di quel tea- 
tro Regio- Egli instituì i concerti popolari, 
per i quali i torinesi vollero pubblicamente 
dimostrargli la loro riconcecenza ed affe- 
zione, presentandogli il 23 maao 1879 una 
bacchetta d'onore in avorio con un' impu- 
gnatura in oro tempestata di rubini e dia- 
manti* 

Ora il PEDftOTTi se ne sta a Pesaro, 
chiamato a dirìgere quell'Istituto musicale 
fondato da Gioachino Rossini : è il degno 
coronamento d' una vita spesa tutta, e va- 
lorosamente, per Parte, 

PELLARIN GIUSEPPE, compositore di 
musica sacra, nacque in Venezia nel 17 feb- 
braio 1 81 5 e vi mori nel 27 settembre 1865* 



Fino da giovinetto mostrò inclinazione alle 
severe discipline musicali, e vi si mise con 
tanto ardore che ancora giovanissimo scrisse 
colla facilità del maestro provetto molti com- 
ponimenti sacri senja bisogno di ricorrere 
al pianoforte per confrontarne gli effetti ed 
accertarsi di quanto con la mente scriveva. 

Quantunque di malferma salute, pure 
egli scrisse 119 opere sacre come Messe 
di Gloria^ Messe da Requiem, Salmi, Ve- 
spri. Fra i snoi grandi lavori havvi una 
Mtua da Requiem a piena orchestra che 
egli scrisse per la Società di S. Cecilia di 
Venezia e die fu per tre volte eseguita in 
Sp Marco pei funerali Soldini ed è tenuta 
per un capolavoro. — Quando il Pellàbin 
mori, il distinto maestro Ruzzola ebbe cosi 
a compiangerne la perdita: Abbiamo per^ 
dtito li genio delta musica ecclesiastica^ 
Io stesso udii vart reputatissimi maestri a 
parlare di quest'uomo con venerazione ar* 
tistica lodando la menzionata Messa fune* 
bre e specialmente i due grandi squarci Dies 
irne ed il Tuba mirum che ai meriti e- 
stetici uniscono quelli filosofici. 

La sua inclinazione lo portava sempre 
alla composizione di musica sacra e quan^ 
tunque più volte egli venisse eccitato a scri- 
vere per teatro, non volle mai tentare quella 
palestra, ma si sacrò, finche vissej alla mu- 
sica severa da chiesa. A soli 49 anni egli 
mori^ lasciando pregiati manoscritti, 

PENDOLA CARLO, pianista e compo- 
sitore, nacque a Genova, scrisse una settan- 
tina di lavori di genere pel suo istrumento 
la maggior parte sopra motivi d'opere. 

Sue composizioni originali sono : la {Cor- 
riera, grande galoppo di Concerto ; Sulle 
Alpi (scherzo pianistico)— pubblicò inoltre 
vari pezzi per canto, fra cui una pregevole 
Ave Maria. 



136 



I MAESTKl DI aVSICA ITALUNl 



PERELLl EDOARDO, professore al Re* 
gio Conservatorio di musica in Milano, com- 
positore e criljco» nacqtie a Milano in no 
vembre 1842. Nel 1869 diede Vo^v^i La 
Martire, al teatro della Pergola in Firenze, 
e produsse pure al teatro la Scala di Milano 
l'altra opera mi titolo ; Viola Pisani, 

PERI ACHILLE sorti i suoi natali in 
Reggio nell'Emilia da Antonio e Beatrice 
Marchi il 20 dicembre 1812. 

Studiò filosofia ed umanità , e coltivò 
con passione il Ialino, lingua che gli giovò 
mirabilmente pel componimento musicale sa- 
cro, potendo cosi esprimere col suono il 
vero (incetto delle parole. 

Imparò la musica da Gregori e G- B- 
Rabitti, dal primo dei quali fu iniziato al 
piano, mentre col secondo studiò la scienza 
musicale e Tarmonia. 

Perseverando in questi studi e, da solo, 
in quello dei classici, anche a costo dell» 
salute, stimolato da amici e maestri^ inco- 
raggiato dalia lieta accoglienza fatta a qual* 
che sua c£imposizione, si rivelò ben prelato 
artista nel più vero significato della parola* 
Già a 22 anni partiva da Reggio alla volta 
di Marsiglia, per sostituirvi nella cattedra 
di pianista Y illustre G. B. Rabitti, chiamalo 
altrove da una sventura domestica. 

In parte per le raccomandazioni fattegli 
dal Rabittì, e per la presentazione a ca^^pi- 
cuc famiglia, ma più che tutto pei meriti 
reali del suo ingegno, Ìl Peri fu ammesso 
ncllfì Società ed ottenne larga copia di le- 
zioni, mercè le quali potè vivere signoril- 
mente, E fu qui che compose le Armonie, 
mirabile lavoro che rivelò in lui un inge- 
gno singolarmente precoce. 

Da Marsiglia passò a Parigi, dove ìn-^ 
trapr^o lo studio delie fughe, sotto la di- 
rezione deir insigne maestra Enrico Carafa. 



A Parigi avvicinò il Dnnizetti ed il Thiers, 
e ritornato a Marsiglia, vi rappresenti^ con 
clamoroso esito Topera: Una visita a Be- 
dlam, della quale lo stesso Donizetti aveva 
gii bene augurato. 

Frattanto il Peri agognava di ritornare 
in Italia, e difatti nel 1839 vi ritornò pren- 
dendo stanza a Reggio, dove due anni dopo 
produsse l'opera : Il sofitario che aggiunse 
nuova gloria a] suo nome e gli valse la no- 
mina di maestro di Cappella. 

Scrisse in seguito Dirc4', Y Ester d^En- 
gaddi e poi per oltre un lustro si riposò. 
L'esito di questi componimenti fu cla- 
moroso, e il plauso col quale vennero ac- 
colti li fece ripetere nei massimi teatri della 
penisola. 

Dopo una sosta di sei anni, il Pem mise 
in luce la Tancreda che fu eseguita nel 
1849 a Genova e mostrò come il suo si- 
lenzio fosse stato tutt' altro che inoperoso, 
perchè in essa vi erano profusi tesori di 
bellezze musicali, squarci stupendi e vera- 
mente inspirati. 

Orfana e Diavolo, dramma comico-fan- 
tastico, segui nel 1855 la Tancreda, e se 
quello fu generalmente ritenuto inferiore a 
questa, ne vennero però assai lodati vari 
pezzi di non comune bellezza. 

Ed anche Tanno prima: I ^dantati non 
piacquero; ma nel Ì8S7 in Reggio, apren* 
dosi il teatro Nuovo, feca rappresentare : Il 
Vittor Pisani che è forse la piti popolare 
opera del Perìj il cui successo fu pieno ed 
incontrastato. 

Seguirono la Giuditta^ YBspiaziom ed 
il Cola di Rienzo, opere queste che non 
vennero accolte con gran favore dal pubblico 
per la qual cosa il Peri si ritrasse dalla 
scena, continuando invece a scrivere musica 
sacra, che gli meritò applausi a josa* Ma in- 



Bili SJSCOLO XIX 



137 



tanto il suo Esioj andava deperendo; la sua 
tristezza Io ooslringeva a vita ritìratii^sima 
fino a che sopra (Tatto da malo, spirava il 28 
marzo del i880. 

Fu il Peri onorato dell' amicizia di som- 
mi maestri» come il Rossini, il DoniicUi, il 
Pacini, il Berlioz; ed altri ; amò intonsamente 
Tarte, tanto che negli ultimi istanti della 
sua vita ne parlava ancora, forro|Tgendo o 
ricopiando la propria musica» e mentrfi ap" 
punto nella Cattedrale di Reggio la chiesa 
colla pompa iW suoi riti c:elebrava, tra le 
armonie del Peri, la risurrezione di Cristo, 
egli chiudeva per sempre gli occhi alla 
terra. 

Reggio gli irihitò si^Iendidi funerali e 
gli decretò Terezione di un husto in marmo. 

PEROSIO dott- GIUSEPPE, poeta li- 
rico, compositore e critico musicale, nacque 
a Crocerie.schi, provincia di Genova nel mag- 
gio del 1844. Pubblicò un'accurata biogra- 
fia del maestro Giuseppe Verdi (coi tipi del 
cav. Ricordi) alla quale dovranno ricorrere 
quanti in avvenire vorranno scrìvere del Ci- 
gno di Busseto. 

PEfìOTTl GIANDOMENICO di Pietro 
Agostino e Toraci Bnnardi, appartenne ad 
illustre famiglia Vercellese in Piemonte [>er 
varie vicende di forttma scaduta dall'antica 
agiatezza, L' ingegno superiore o la passione 
speciale che nutriva, lo determinarono a 
darsi integralmente al cullo della musica* 
Ascritto alla celebre Accademia di Bologna 
studiò sello r illustre padre Martini ed ol, 
tenne diploma onori Oco di maestro*compD- 
sitore. I considerevoli progressi nelTarte, pei 
quali in breve lasso di tempo, venne in bel- 
la rinomanza, gli valsero la direzione della 
Cappella di Vercelli, posto eh' egli tenne 
fino all'epoca delia sua morte avvenuta nel 
1824. Lasciò imperitura memoria per la 



profondità delle sue cognizioni, per la cele- 
brità de' suoi scritti. Ci duole di non aver 
potuto attingere ulteriori notizie sopra que* 
sto valente maestro, sebbene da parte no- 
stra non abbiano mancato le ricerche. Ag- 
giungeremo che intelligentemente guidò i 
primi passi nello studio musicale del fra- 
tello suo Giannagostino, del quale siamo lieti 
di poter più a lungo parlare. 

PEROTTI GIANNAGOSTINO naque a 
Vercelli il i*à aprile 1769. Sotto la guida 
del fratello maggiore Giandomenico si ap- 
plicò fino dagli anni giovanili all'arte musi- 
cale; ma a fronte del grande amore che 
professava ad essa, si consacrò con tutta la 
gagliardia della mente agli studi letterari dai 
quali gli venne onore. Voleva accingersi alla 
palestra universitaria, e precisamente alle 
mediche discipline, ma le vicende politiche 
di quei tempi calamitosi gì' impedirono di 
assecondare il fortissimo suo desiderio. Ri- 
nunciando suo grave malgrado, al cammino 
che il ferace suo ingegno gì' imprometteva 
glorioso, chiese conforto e consolazione alla 
divina arte che era stata il culto degli anni 
suoi primieri. L'Accademia di Bologna fu 
lieta di annoverarlo fra i suoi discenti, si- 
cura che ne avrebbe avuto onore. Ebbe a 
maestro il dottissimo Mattei Stanislao, e 
superando con somma lode il difficile pub- 
blico esame riportò il diplomai accademico i' 
5 maggio i791. — Il Perotti, proclamato 
maestro compositore,, rimase a Bologna fino 
al 1794, Salito presto in rinomanza, sperò 
un collocamento a Torino, e per questo 
senza esitare, respinse le molle generosis- 
sime offerte che gli vennero dal di fuori. 
Ma gli avvenimenti politici di Francia Io 
pej*soasero che solo nelle Venete lagune vi 
avea sicuro asilo, e per questo si decise di 
recarsi a Venezia, ove in breve ottenne 



138 



I MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



] 



; 



fama di artista dislinto, di valente cultore 
di belle lettere. Il Bertoni, maestro nella 
Marciana, ed insigne nelT arte, gli mostrò 
l'alta considerazione in cui lo teneva. Im- 
palmaUìsi nel 1807 a Diana Spada di Faenza 
ebbe selle figli, ma le gioie domestiche fu- 
rono turbate dal dolore della perdila del- 
l'amata sposa, donna di squisito sentire, di 
ingegno svegliato, ed essa pure cultrice della 
musica. 

Avvicendando il Pebotti i componimenti 
musicali coi letterari, avea già dettato var! 
opuscoli si in verso che in prosa fino da 
quando era stato aggregato alla Società let- 
teraria dei Sofronimi ed airAccademia Ve- 
neta di belle lettere. Molti altri Corpi Scien- 
tiflci vollero fregiarsi del nome del Perotti, 
annoverandolo fra i loro Soci onorari o cor- 
rispondenti. Onore altissimo gli venne dal 
premio della medaglia dVo, aggiudicatogli 
il 24 giugno tSll dalla Società Italiana di 
scienze lettere ed arti di Livorno per la 
sua dissertazione presentata al concorso sul 
programma: e Determinare in tutta la sua 
» estensione e con gli opportuni confronti 
A il gusto e lo stato attuale (1811) della mu- 
» sica in Italia; indicarne i difetti, se ve 
» ne fossero, e gli abusi che possono es- 

> servisi introdotti^ assegnando quindi i mez- 

> zi più idonei onde allontanarli e portare 
» la musica alla maggiore perfezione. > Que- 
sta dissertazione, che rivelò Fautore un vero 
maestro deirarte, venne tradotta nelle lin- 
gue francese ed irìglese. 

La memoria del Perotti sulle opere di 
Benedetto Marcello, la guida per lo studio 
del canto figurato, ed il discorso analitico 
sullo Stabat di Rossini» furono lavori loda- 
ttssimi, come pure parecchi artìcoli arti- 
stici. 

Molte poi furono le composizioni di 



chiesa scritte dal Perotti, il quale, sebbene 
nominato fino dal 1811 a Maestro prima- 
rio nella Cappella Marciana, pure entrò io 
ufficio soltanto nel 1817, Oltre alle Messe 
per la ricorrenza del Natale, composizione 
obbligatoria, scrisse vari Offertori, Inni e 
MotieUi, appalesando sempre il suo eletto 
ingegno e la severità delle scientìfiche di- 
scipline, che avea appreso nella dotta Ac- 
cademia bolognese- Fra gli ultimi suoi la- 
vori è celebre un Mùerere alla Marcello, 
tratto dalla insigne opera dei Salmi, quasi 
r ultimo canto del cigno che miiore. Uno 
dei pregi del Pbrotii poi fu di congiungere 
alla profondità nelle scienze musicali una 
soda coltura letteraria, ed una perfetta co- 
noscenza delle lingue in cui sono vergate 
le sacre carte. 

La mancanza di lui, avvenuta in Vene- 
zìa nel giugno 1855, lasciò un vuoto lunga- 
mente lamentato tanto neir arte come nel 
cuore degli amici e degli innumerevoli suoi 
estimatori. 

PERSIANI GIUSEPPE, compositore 
drammatico, naque a Becanati nel 1805, 
e mori a Termos nelfagosto del 1869. Nel 
1835 diede al teatro S, Carlo di Napoli, la 
sua opera : Ines di Castro. Egli fu autore 
di molte altre opere, 

PERUCCHINI Nob, GIO. BATTISTA, 
segretario d'Appello, nato nel 1784 a Ber- 
gamo, da famìglia originaria di Ceneda, eh* 
be a seconda patria Venezia* Fu suonatore 
celebratissìmo di pianoforte; amico a' più 
insigni scrittori ed esecutori di musica con- 
temporanei, segnatamente al Rossini, al Bel- 
lini, al Mercadante; applaudito per le sue 
canzonette vernacole popolari ; amato e ri- 
verito per la somma gentilezza e bontà del 
suo animo. Mori a Venezia il 6 febbraio del 
i870, in età d'anni 86. 



DEL SECOLO XH 



139 



PERULLO LODOVICO, pianista e com- 
positore, nacque a Napoli il i3 giugno i839 
e Vi mori il 13 luglio 1860. 

Giovanissimo ancora, scrisse un gran nu- 
mero di composizioni per piano e per piano 
e canEo, parte delle quali Ui pubbliciita e 
parte rimase inedita. 

LVditore Coltrali di Napoli ebbe la fe- 
lice ide^i di pubblicare una parte dei vari 
lavori del Pervllo, e cominciò da una rac- 
colta: Danses napoUtanes, 

PETRALI VINCENZO ANTONIO na^ 
eque a Crema nel gennaio del 1832, 

Egli fino dalla fanciulie?j:a dimostrò mol- 
ta attitudine per la mugica, e la sua passione 
predominante l'ebbe per Torgano, — Non 
è a dire quanti elTelli egli tragga da questo 
re degli strumenti, con quell'arte che non si 
impara, ma cbe dona soltanto la natura. 

Le sue composizioni lianno im carattere 
originale: sono tutte pione di quelle bel* 
lezze armoniche e melodiche che derivano 
da una facile fantasia, sempre giovane e ar- 
dente. Suonatore impareggiabile iV organo, 
com'' è, scrisse musica quasi tutta per chie- 
sa, tolte poche cose per piano. Ognuno che 
abbia conoscenza delle sue opere^ non può 
non riscontrare nel Pètrali le più nobili 
manifestazioni deir arte animate dalla po- 
tenza deir ingegno. 

PETRELLA ERRICO, naque a Paler^ 
mo nel dicembre del 1813 e fu allievo del 
R, Conservatorio di Napoli. 

Nel 1830 fece rappresentare la sua pri- 
ma opera : Jt Diavolo color di rosa, segui- 
tando poi a scrivere quei tanti spartiti che 
qui sarebbe troppo lungo citare. 

Il Petrell\ , cbe mori a Genova nel 
1877, era in tali strettezze finanziarie, che 
il Re e il Governo dovettero pensare al suo 
mantenimento. 



Povero PetreluI È morto ringraziando 
la pietà nazionale che lo soccorreva , ahi 
troppo tardi! nei suoi estremi bisogni. E 
dire che ha lavorato tanto, e che aveva una 
ispirazione artistica, se non originale, delle 
più abbondanti. Principiò a godere della 
gloria a quarantadue anni. Non era dunque 
da fargli rimprovero, se certi applausi gli 
davano il solletico. Ora che le chiamate sono 
divenute chilometriche, non dovrebbe fare 
tanta meraviglia s' egli ci teneva agli ap- 
plausi, e a qualche aggettivo superlativo 1 
Ma gliene hanno dette tante, poveretto, tante 
da avvilirlo, se non avesse avute una natura 
di quelle che non istanno a guardarla sem- 
pre iier il sottile. 

Quando dava princìpio a un lavoro, e a 
quel che pare prima che si decidesse ce ne 
voleva, vi si metteva con entusiasmo giova- 
nile. Per la Casa Lucca scrìsse, o slava scri- 
vendo, Salattìbò^ opera seria, sulla quale 
egli contava, e il cui esito presagiva simile 
a quello della sua Jone. 

Con lotta la musica dell'avvenire cbe 
ci inonda, il Petrella che volle mantenei^si 
sempre italiano d' inspirazione, si trovava 
spostato. Ebbe i suoi momenti di gloria do- 
vuti alla Jone, alle Precauzioni, al Marco 
Visconti, alla Contessa d*Àfìml/i, e ai Pro^ 
messi Sposi. 

lì povero Petrella aveva molti avver- 
sar!. Ma era buono e perdonava a lutti, e 
voleva anche bene a tutti. Il suo nome non 
sfiderà ì secoli, poicbè quanti nomi dì uo- 
mini grandi sono già dimenticati 1 ma fin- 
ché gV Italiani ameranno la loro musica, 
vorranno ascoltare la Jone, le Precauzioni 
e la Contessa d'Amalfi (1)* 



(1) NeJ 1869 ebbi Tonore di conoscere per- 
sonatimeli te il maestro Pbtrellx^ Visitò VI- 



uo 



I MiBSTKI DI MUSICI ITiLUNI 



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PIACENZA PASQUALE, compositore, 
nacque il 16 novembre 1HI6 a Casale Mon- 
ferratn, — Suonò dapprima il flanlo ed il 
contrahassOf dandosi pifi Uirdi lutto alla com- 
posizione, e pubblicando parecchia musica 
per ballo; nel 184S fece rappresentare IV 
pera seria; H Tribuml secreto ; nel I8S8: 
Marinella, a Genova: Cipriano il Sarto e 
Monaldesca a Torino, nel 1867, 

Scrisse ancora le due operette : Le donm 
guerriere e Serafino il Mozzo, - Pubblicò 
infine nn lavoretto didattico scherzoso: StO' 
ria delta famiglia smnicromatica, che ebbe 
parecchie edizioni* 

PIATTI CARLO ALFREDO, violoncel- 
lista, nacque a Bergamo r 8 gennaio 1822* 
Studiò al Conservatorio di Milano sotto la 
direzione del Mcrighu Uticito il Putti dal 
Conservatorio di circa 16 anni, visitò la 
Francia, la Germania, ringUilterra e la Rus- 
sia, lasciando dovunque bella rinomanza. — 
Egli fa parie dell' Orchestra del teatro di 
Sua Maestà a Londra. 

PIAZZA PIETRO» organista e corapo 
sìtore, nacque a Milano nel 1781 e vi mori 
in settembre del i855. 

PIAZZANO FELICE GEREMIA, com- 



stìtiito Musichile che allora io dlripeTO a Trn- 
Tiao, e lodò corno Bivorl, 1 miei coivcittfidiTji 
p6r tener viva una casi utilo [etittizlùiic. 

Io trovai il Pethella. di nna dolcezza e 
affabiUt^ di modi senza pari. Con lui però tnì 
è occorso un caj^etto che mi pìaco ricordarp, 
£^li era molto dii^t ratto. Basti dire cho nel 
1869 gVì scrìssi una lettera^ ma eenza otte- 
nere risposta. Credei naturalmente clie iti Po- 
sta avesse smarrito la mia epistola, allor- 
quando nel 15 novembre 1871 — due anni 
dopol - il PsTaBLLA mi rispose con uno scrit- 
to eh' io conservo ancora come una cara me- 
moria fra i preEiosissirai autografi del mio 

Album artistico. 

G. M. 



positore drammatico, organista e map>stro di- 
rettore della Cappella della Metropolitana di 
Vercelli, nacque a Balzola nel giugno del 
Ì84L 

PIBER GIOVANNI, ebbe i natali io 
Trieste nel 1819. Fino dalla tenera età, 
egli manifestava particolare trasporto per la 
musica, ed, avutine appena i primi rndìmen- 
ti, compose a f 2 anni ima Messa a tre ve3cì 
con accompagnamento d'organo, la quale fu 
eseguita con plauso generale a Santa Maria 
Maggiore, e rimase [ler lungo tempo la mu- 
sica prediletta di quei parrocchiani. 

Il padre di lui agiato negoziante, avreb- 
be preferito d* indirizzarlo alla carriera com- 
merciale ; cedette però air invincibile desi- 
derio del figlio di darsi esclusivamente agii 
stiidj della musica, nei quali fe^ rapidi 
progressi, e divenne in breve andare piani- 
sta e compositore lothtissimo. 

Fallosi esperto nello discipline dell' ar- 
monia, del contrappunto e della composi- 
zione, scrisse in tempi diversi alcune Sinfo- 
nie a piena orchestra e parecchie Arie di 
bella fattura, le quali ebbero clamoroso suc^ 
cesso nei teatri Comunale, Armonia, e Mau- 
roner di Trieste. Ma pu'i ancora gli valsero 
fama di provetto compositore le molte Mes- 
se da Ini scritte a diverse voci con coro ed 
organo, e quelle in particolare per grande 
orchestra, che furono e.seguite alla perfezio- 
ne nella chiesa cattedrale di San Giusto, 
ed in quelle di S. Maria Maggiore e dì S- 
Giacomo, 

Rovesci di fortuna Io determinarono piti 
tardi a trarre dall'arte, appresa per diletto, 
un decoroso sostentamento. Gli servi a spia- 
nargli la via la bella rinomanza già acqui* 
stata ; la quale crebbe vieppiù per la riuscita 
d'ottimi allievi, i cui saggi vt^nncro accolti 
con molto favore dagli intelligenti frequen- 



DEL SECOLO XIX 



U\ 



talori del teatro Arraonin, della Società -Fi- 
larmonico -Drammatica, eco, ecc. Scrisse nel 
frattempo l'opera lirica r % Iginia d'Asti > 
la quale fu premiala colla medaglia d'onore 
aìresposizione d'industria e belle arti in 
Trieste nell'anno i871, ed in appresso die» 
de coinpiraento ad altra opera, dal titolo 
i Maria de' Bicci i di piìi oìevala fattura, 

I rinomali stabilimenti Ricordi, Lucca 
e Vismara di Milano pubblicarono parecchie 
composizioni del celebralo maestro, le quali 
incontrarono il buon gusto dei pianisti; ma 
molte fra quelle, cosi per piano come pei' 
piano e canto, rimangono ancora inedito, 
Malgrado la i^ua modestia, anche eccessiva, 
egli fu onorato con diplomi di membro e 
socio onorario di pareccbie accademie e cir- 
coli di belle arti. 

PICCHIiVNTI LUIGI, compositore, chit- 
tarrista e scrittore, nacque a Firenze il 29 
agosto 1786, e vi mori il 19 ottobre 1864. 
Fu professore di conlrappunto alla scuola 
musicale di Firenze e più tardi ottenne la 
cattedra di storia ed estetica d* arte in quel- 
l' Istituto musicale. Pubblicò un buon me- 
todo per chitarra, alcuni lavori biografici e 
critici, fra i quali ultimi una dilTusa quanto 
esatta biografia di Disma Ugolini, 

Visse sempre poveramente a Firenze. 

PICCINNI NICOLA, nacque a Bari il 
16 geQnaio {728, Era destinato al sacerdo- 
zio, ma senlendcfói trasporlato per la mu- 
sica fu anche dietro consiglio del vescovo 
di Bari, nel 1742, inviato al conservatorio 
di S. Onofrio in Napoli, dove si accinse 
tosto alla composizione di una Messa; il 
che, mentre da prima avea irritato Ìl mao* 
Siro Leo, direttore del Conservatorio, lo 
fece dopo divenire suo amico ed estimatore. 
Continuò il Picclnni nello studio in modo 
COSI proficuo che nd 1754 produsse al 



teatro dei Fiorentini Fopcra: Le donne di' 
!^petiose, che ottenne un pieno successo. — 
Scrisse di poi molte altre opere, ma quella 
che fec^ trionfalmente il giro dei teatri ita- 
liani, fu : Ceccìtim o la Buona Figlhiola^ 
su libretto dì Carlo Goldoni, Tanti fiìrono 
ì lavori musicali, cosi sacri come profani, 
composti dal PiCCìiNM da far sembrare quasi 
impossibile uscita dalla stia mente tanta 
elettissima musica. Ebbe il Piccinjsi a lot- 
tare coi partigiani del celebre maestro Cri- 
stoforo Gluk, quando nel 1776 si recò a 
Parigi, ma protetto dalla regina Maria An- 
tonietta si dedicò allo studio del Roland^ 
alla qual opera era già intento Gluk, che 
non sì tosto il seppe, stizzito, bruciò le 
bozze del suo lavoro. Il successo del Pic- 
ami pel Roland fu clamoroso, egli fu con- 
dotto a asa in trionfo, ed i parligiani dì 
luì e quelli del Glnk (allora assente da Pa- 
rigi) n' ebbero pretesto per iscambiarsi epi- 
grammi e villanie, che rinfocolarono quando 
Gluk produsse poi VArmida. Ragione per 
altro vuole si dica essere stato Gluk ben di- 
verso per indolo dal Piccinni, che questi 
aveva animo mite e buono ed in più occa- 
sioni avea proclamato grande it genio del 
suo avversario* 

Per una strana combinazione come Gluk 
lavorava sul Roland conlemporaneamente al 
Piccioni, così il Piccinni lavorava su Ifi^ 
genia in Tauridù contemporaneamente al 
Gluk che la produsse, o che Taltro lasciò a 
mez^o, per riprenderla però alcun tompo 
dopo e farla eseguire sulle stesse scene del 
primo, ove malgrado ìl C4)n Tronto enorme, 
piacque in gran parte se non del tutto. Però 
il pia bel lavoro di Piccinni ò la Didone 
rappresentata nei 1780 a Fontaìnebleau. 

Quattr'anni dopo fu nominato maestro 
di canto alla Scuola re^le di musica e 



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I lUESTBI DI MUSICA ITiXUNI 



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clamazione; e quando nel 1787 seppe la 
morte di Glvik, egli ne provò acerbo do- 
lore. 

Rilornalo il S settembre !79t a Na- 
poli, ebbe una splendida accoglienza; ma le 
vicende i-wlilìcbe del 1789 avendolo ridotto 
in miseria fu costretto nel 1798 a tornare a 
Parigi, e quando sperava di rinvenirvi i 
trionfi d'un tempo rinvenne invece la mnrle 
die lo colse a Passy il 7 maggio del 1800 
nella più squallida miseria, 

PICCIO GIO- BATTISTA, — Nacque 
il 18 agosto 1855 a Venezia, dove studiò il 
pianoforte col maestro Angelo Tassar in, e la 
composixìone prima col maestro Pietro To- 
nassi, indi al Liceo Benedetto Marcello. Re- 
catosi a Milano, fu allievo del Bazzini, Stu- 
diò anche il violino e il violoncello, ma 
poi li abbandonò^ trattava con singolare 
maestria il pianoforte e Tarmonium. 

Aveva poco più di sedici anni quando 
per cura del prof. Galvani, fu pubblicata 
a Mosca la sua prima Romanza: Cuor niorlo. 
Più tardi la Casa Lucca di Milano acqui- 
stò e diede in luce un volume di compo- 
sizioni col titolo: Fra le nebbie del passato 
contenente sei melodie per canto e piano: 
Che vorrà dir ? — Era dHnverno, tardU 
e sedevamo — Mattinata — NoUe d'au- 
tunno — Cuor morto — Quando sarai lon- 
tano ; un duetto per soprano e baritono : 
TuUo ritorna; sei pezzi per pianoforte solo: 

Alla Sagra — ? (fantasticheria)^ 

Canzone d'aUri tempi ~ Scherzo-Gavotta^ 
Ad un fiore — Vaneggianìento* 

Scrisse in seguito Miraggi e Penembre 
opere postume, edite anch' esse da Casa 
Lucca, I Miraggi sono tre composizioni per 
pianoforte^ intitolate: La Canzone dei lìe 
Magi (piccolo corale e pifferata) — Can- 
zone tedesca — Danza vUlereccia. — Le 



Penembre contengono due composizioni, 
egualmente per pianoforte ; Di sera e No- 
stalgìa. 

Egli stava attendendo a un ampio e ori- 
ginale lavoro melodrammatico, pel quale 
aveva cominciato a scrivere anche i versi, 
quando la morte io colse, quasi improvvisa- 
mente, il 22 giugno 1883 a Bologna. 

Giovanni Battista Piccio ebbe ingegno 
facile e arguto, cultura varia, ma sopra 
tutto un senso squisito e profondo deir arte. 
1 pensieri e i fantasmi della sua mente, i 
sentimenti del suo cuore gli si traducevano 
immediatamente, come per virtù intuitiva, 
in ritmo ; da ciò anche quella sua mirabile 
facilità e felicità nell' improvvisare. Note ca- 
ratteristiche delle sue composizioni, elegan- 
tissime di fattura, sono la malinconia, l'ab- 
bandono, la tenerezza vaga, il fantasticare in- 
quieto: si veda nelle Penembre il pezzo 
stupendo intitolato: Nostalgìa, Tutti i la- 
vori del Piccio furono accolti con festa 
dalla Stampa e dal pubblico e gli. merita- 
rono lodi e incoraggiamenti dal Panzac^ 
chi, dal Guerrini, dal Filippi, dal Bazzini, 
dai Mancinelli Luigi, e particolarmente dal 
sommo Liszt. La sua morte immatura destò 
vivo e universale rammarico; — Giovanni 
Battista Piccio fu pianto dagl' intelligenti 
e dai buoni come una speranza dell'arte ca- 
duta inaspettatamente nel suo fiore quando 
era legittimo ripromettersene i frutti più 
splendidi. 

PILOTTI GIUSEPPE , compositore ed 
organista, nacque a Bologna nel 1784 e vi 
mori in giugno del 1838. Studiò contrap- 
punto sotto il celebre Stanislao Mattei nel 
Liceo filarmonico della sua città natale e ne 
usci a 24 anni con uno splendido attestato 
riportato in quegli stadi severi. Fu maestro 
di Cappella nella chiesa collegiata dell'UmìI- 



DEL SECOLO XIS 



143 



tà, e arganisla accompagnatore nella Catte- 
drale. Lodati furono le sue Messe^ \ suoi 
TnnU i Salmi del Matlutino della Vergine, 
le liianiey lo Slabat^ un Tedeum, ed in- 
fine molti Concerti per strumenti che la* 
sciò scritti pei suoi scolari, dei quali diversi 
divennero illustri. 

PINELLI ETTORE, violinista e diret- 
tore della Società orcliestrale Romana, na- 
cque a Roma nell'ottobre del 1843- Alun* 
no del maestro Ramacciolli, egli è ora va- 
lentissimo professore di violino, e si distin- 
gue oltreclié come concertista, anche come 
compositore. 

Il PiKELH percorse tutta la Germania 
e ad Hannover prese diverse lezioni dal 
celebre Joachim, avendo campo di perfezio- 
nare il suo gusto con l'esecuzione della mu- 
sica classica. A Roma egli copre attualmente 
la carica di professore della scuola di per- 
fezionamento nel Liceo musicale di S. Ceci- 
lia. — Fra le sue composizioni merita d'es- 
sere citato il QuarteUOf che ha ottenuto a 
Parigi e dovunque il favore degl* intelli- 
genti» 

PINO ROSARIO ANTONIO, composi- 
tore, nacque a Palermo il 19 dicembre 
1850. 

A soli 17 anni fece eseguire a Napoli un 
Oratorio» le Tre ore di agonia. 

Pubblicò un gran numero di composi- 
zioni Tocali ed istrumentali, fra cui : Oth 
vertureSf Messe, VesperL 

Stabilitosi a Napoli, il Pino divide ora 
il stio tempo fra Y insegnamento e la com- 
padzione. 

PINSUTI CIRO, compositore melodram- 
ma tico^ nacque a Sinai unga (Firenze) il 9 
maggio 1829. — Diede T opera: li Mer- 
cante di Venezia, al teatro Comunale di Bo- 
logna nel 1873; MaUUi Cot-vino nel 1877 



al teatro alla Scala di Milano ; Margherita 
alla Fenice di Venezia nel 1882, Il Pik- 
suTi ancora fanciullo diede concerti di pia- 
no al teatro di Perugia, Ebbe a maa^tri il 
padre Gio. Battista e il Cerrachini. Passò 
una gran parte della sua vita, insegnando 
i! canto in Inghilterra, anzi nel I8S6 fu 
nominato professore di perfezionamento nel 
canto alla Royal Academy of Music, Ha il 
vanto d'aver avuti allievi che divennero ri- 
nomati arti^itì. Cosi studiarono sotto di lui; 
Ronconi, la Bosio, la Grisi, Mario, Adelina 
Patti. 

Il maestro Pinslti gode grande rino- 
manza quale compositore di musica da sa- 
ìauj e trovo accennato, ch'egli pubblicò ol- 
tre quattrocento pezzi fra vocali e strumen* 
tali. Nel 1881 compose per incarico della 
Commissione reale, T Inno per Y inaugu- 
razione deir Esposizione Universale di Lon- 
dra che venne eseguito da 1200 voci innanzi 
a 12000 spettatori e fu applanditissimo. 

PISTILLI ACHILLE, compositore dram- 
matici, nacque a Montagano (Campobasso) 
nel luglio del 1820 e morì in A versa il 29 
gennaio 1869. Fece i suoi studi nel Colle- 
gio di San Pietro a Majella (1828) sotto la 
direzione del maestro Lanza pel pianoforte, 
del Ruggì per contrappunto, del Donizetti 
per la composizione* 

Nel 1837 scrisse la sua prima Messa 
per quattro voci con orchestra, poi un Fe- 
sperOt un Tantum erffo, un Laudate Da' 
minum, ed un Magnificat, Sotto la dire- 
zione del Mercadante scrisse pel teatrino del 
Collegio Toperetta : fi Finto Feudatario che 
riscosse meritali applausi. 

Uscito dal Collegio (I8i3) compose pel 
Real teatro del Fondo Topera in due atti 
RotMfo da Brianza (1846). Per lo stesso 
teatro (18Sfi) scrisse Topera semiseria Afa- 



Hi 



I HABSTBI DI HTJSICA ITÀLUm 



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tilde i'Ostan. Nel 1863 scrisse: La Gon- 
doliera dì Venezia die fu eseguita tblle 
fanciulle del 1/ Educandala sito ai Mira- 
coli, ove il Pistilli era maestro di cauto 
e di pinnoforlc, 

PIZZATÌ Dox GIUSEPPE, mij>ici?ita 
teorico, nncquc in Pioverle dì Vicenza il 24 
febbnio 1732 e vi morì il 30 ottobre 1803. 
Fu autore di un'opera pre-gcvolis,^Ìma in- 
titolala ; La scienza dei snoni e detV ar- 
monia, direna specialnwnte a rendere ra- 
gione dei fenomem, ed a conoscere la no- 
tura e te leyifi detta medesima, ed a y io- 
vare alla pratica del conlrapiìunio. Qua- 
si' opera ò divisa in cinque parti e fu lo- 
datissima dagl' intelligenti. 

PLATANIA PIETRO, pianista e com- 
positore, già direttore del Conservatorio di 
Palermo, ora Maestro di Cappella a Milano. 
Nacque a GiUmia il 5 aprile 1828, Pub- 
blicò oltre a parecchi pezzi per pianoforte, 
un' opera seria : Matilde BentivofjUo^ data 
a Palermo nel 1852; e nel 1857, pure a 
Palermo, Piccarda Donali, — Nel 1805, 
sempre a Palermo^ un dramma lirico: Yen- 
delia Sta^a. Infine diede alla luce un Corso 
completo di canoni e fufjfie di ogni ge- 
nere^ e qualche composizione di genere sacro. 

POLIDORO FEDERIGO, professore di 
estetica e storia musicale nel R, Conserva- 
torio di Napoli, nacque in quella città il 22 
ottobre 1845. 

Nella sua città natale gode estimazione 
principalmente per le sue conferenze sulla 
storia della musica e dei musicisti, sulla 
vita di Beethoven e su quella di R, Wagner. 

POLLEDRO Già BATTISTA, violini- 
sta e compositore, nactjue alla Piova (Casal- 
monferrato) il 10 giugno 1781 e vi mori 
il 15 agosto 1853. La sua passione per la 
musica sì sviluppò fm dall' infanzia^ essen- 



dosi fatto con un [jezzo di legno una specie 
di violino, da cui ^peva cavar suoni e for- 
mare melodie. Suo padre volendo assecon- 
dare la sua vocazione lo fece iniziare alta 
musica da abili maestri prima in Asti e poi 
a Torino, ove nel 1797 diede un pubblico 
concerto seguito nel 1801 da un altro a 
Milano, entrambi con ottimo successo. Si 
recò poscia a Mosca e vi stette per cinque 
anni presso il princi]^ Tatitsceff: poi visitò 
Pietroburgo, Varsavia, Berlino, da per lutto 
applaudito. Nel 1814 fu eletto maestro di 
Cappella a Dresda. Numerose sono le sue 
composizioni edite ed inedite, come Con* 
certi per violino, Arie, Terzetti per due 
violini e basso, Esercizi per violino solo» 
Duetti a due violini, Miserere a 4 voci con 
orchestra, Messa completa a 4 voci con or- 
chestra, Sinfonia pastorale, Tre sinfonie 
per chiesa, Concerto per fagotto con accom- 
pagnamento d'orchestra. 

POLLINI FRANCESCO GIUSEPPE pia- 
nista e compositore, nacque a Lubiana, da 
famiglia italiana, nel 1763 e morì a Mi- 
lano in settembre 1840. Studiò la compo- 
sizione sotto Zingare Ili, e scrisse non solo 
per camera, ma anche per teatro. Compose 
un eccellente Metodo per pianoforte. — Il 
Pollini fu autore d' uno Stabat Mater con 
accompagnamento di due violini e di due 
violoncelli. 

PONCHIELLI AMILCARE. - Nacque 
a Paderno cremonese, il 31 agosto 1834 da 
parenti di modestissima condizione. Studiò 
al Conservatorio di Milano- Uscitone accettò 
un posto d'organista nella chiesa di Santo 
Ilario a Cremona, con meschinissimo sti- 
pendio. Fu poscia capobanda della guardia 
nazionale di Piacenza e poi di quella Cre- 
monese. — A ventanni compose l'opera ; 
7 Promessi Spost, clic dopo un primo len- 



l 



t)EL SECOLO xn 



145 



tatìvo, rimase dimenticata per ben quindici 
anni. Egli aveva già composta gli spartili 
Bertrarìdo del Bonm, h Savoiarda, lith 
derico, e musicati molti brani della Diti- 
m Commedia, quando nel 1872 vennero 
riprodotti a Milano al Dal Verme, / Pro- 
messi Sposij che furono accolli da mollisi 
simi applausi, — Il Ponchielu, che sino 
allora avea avuta conlraria la sorte, si vide 
.id un tratto aperta un' ampia via, QuesUi 
sua opera fu acquistala dall' editore Ricordi, 
il quale gii commise un nnovo spartito : / 
Lìfuanij su libretto di Ghislanzoni, Il pub- 
blico della Scala gustò assai quesb musica, 
e applaudi ed incoraggiò il maestro- — Nel 
1876, allo stesso teatro si rappresentò, l'al- 
tra sua opera Gioconda, scritta &ulla bella 
poesia di Aringo Boito, nascosto sotto l'ana- 
gramma di Tobia Gorrio» La Gioconda fece 
ormai il giro de' principali teatri, applau- 
dita sempre. — Del Ponchielli è dovere 
d'nccennare almeno a queat' altri lavori : il 
Parlatore eterno, rappresentato a Lecco nel 
1878 ; la Lina, riproduzione della Srtro- 
jarda ; la musica del ballo: Le due Ge- 
melle ; V Elegia é ftiarcia funebre in raot^te 
d'Alessandro Manzoni ; la Cantata nelle 
onoranze a Gaetano Donizetli ecc. — Nella 
stagione di Carnovale 1879-80 diede alla 
Sc^la di Milano il suo ultimo lavoro: Il 
Figliuol prodigo. Ponchielli ha ultimata 
una nuova opera; ne è argomento: Marion 
Delorme ; quindi si accingerà subito a mu- 
sicare hnko. — In una biografia dell* il- 
lustre maestro, stesa da Ro^lolfo Parrà vi- 
cini, trovo i seguenti particolari intcresr 
santi sulle sue abitudini : ■ PoiscniELLi è 
malti nicro^ compone rinchiuso nel suo stu- 
diolo, dove regna sovrano il caos. Musica, 
libri, (arte d'ogni specie, a rifascio, colla 
polvere dai tempi preistorici, È di- 



stratto, come tutti gli uomini di forti conce- 
pimenti, i quali incontrano di rado uomini 
e cose che meglio li appaghino dei propri 
pensieri. Non poche volte fu visto a Cre^ 
mona uscir di casa colla uniforme di Capo 
musica e il cappello a cilindro in testa, A 
Lecco l>eve il caffè ili un terzo, credendolo 
suo, e, quel che è più, inlasca il resto do^ 
vuto ad un altro, nella certezza che sia do- 
vuto a lui- A tavola un giorno beve il vino 
di chi gli sta d*accanto come cosa propria* 
In compagnia é faceto: scherza anche col- 
r arte sua. Passando nella via d' un comu- 
nello strappa da una cantonata e pone in 
musica Taffisso delF esattore (il quale tante 
volle gli rainaaióle pentole)» Probabilmente 
avrà scritto un giuraddio ! in tempo , . . , 
rabbiosa. » 

t Come uomo, Ponchielli è modesto 
senza affettazione, è affabile, benché asciutto; 
riguardoso nelle sentenze anche su chi me- 
glio conosce ; impressionabile, nervoso, tem- 
pra d'artista. La sua è una famiglia di buoni 
ambrosiani. La signora Teresina ha le virtù^ 
non i difetti di chi calca le scene: è affet- 
tuosa madre di due bei bambini, e il tempo 
che non dedica all'arte, lo consacra ai suoi 
cari, a Milano, o nella sua Villa di Mag- 
gianico : proprio là sul teatro dei Promessi 
Spaisi. > 

PONL\TOWSKI principe GIUSEPPE, 
nacque a Roma il 20 febbraio Ì8t6, e colà 
ebbe la prima coltura musicale dall' abate 
Queretti. 

La sua c^nr riera dì compositore fu bril- 
lante; scrisse una dozzina d'opere, alcune 
delle quali ebbero splendido successo spe- 
cialmente in Francia- 
In Italia ottenne il massimo trionfo il 
Don Desiderio, opera che ha grandi e du- 
revoli bellezze. Fra i suoi ultimi lavori è: 

10 



f 



14« 



I lÀESTRI DI HTJSICA ITALUKI 



^ 



Piero de' Medici, scritto a Parigi, dove fu 

rappresentato, 

Morì a Londra nel 1873. 

PONTOGLIO CIPRIANO, compositore e 
professore, è oggidì stabilito a Milano, ove 
tiene una ^uola stimata dì musica» Nato 
nel dicembre 183i a Grumello del Piano, 
dietlesi aSla compo&issione drammatica. Fece 
rappresentare : Tebaldo Brumto (Brescia 
1865), Don Prospero i'oaimista (Firenze 
1867), ia Schiava Greca (Bergamo 1868) 
e la Natte di Natale (Bergamo 1872 . 

Scrisse aiiche la musica del ballo Holla, 
rappresentata a Napoli nel 1877. 

POPPI GIOVANNI, di Bologna, accade- 
mÌD> lìlarmoEUCo, compi i suoi studi nel 
Cìvico Liceo musicale. Nacque il 9 settem- 
bre 1828. Compositore accuratu di musica 
per pianoforte e di altri arlistici lavori, fu 
nominato professore uisegnanltì il pianoforte 
in quella scuola in cui cou somma lode mosse 
i supi primi passi nell'arte. 

POSTIGLICNK FKANCESCO, maestro 
di canto e compositore di musica voòale da 
camera, nacque in Avellino nel marzo del 
1836. 

PRATESI GIUSEPPE, compositore pia- 
nista, 6 organista nacque a Livorno nel 
184L Studiò coi padre suo Luigi Pratesi, 
ottimo componitore di musica sacra e or- 
ganista di gran fama; quindi compi i suoi 
studi col distinto maestro Del Corona Ra- 
nieri di Livorno. È compositore elegantis- 
simo di pia[io, di canto ed istrumentista 
accurato, nonché compositore ili rau|}|ca sacra. 
Fra le molte e prcgievnlissime sue com- 
posizioni, e' è la Eteyia per grande orche- 
stra col titolo: il 9 ijeumjo, eseguita al 
funerali del Re VilUirio Emanuele. 

Attua Imeiiie GirsEPP- Pratesi è maestro 
della Cattedrale di Livoruo e socio ono- 1 



rario delle primarie Società filarmoniche 
d'Italia. ' 

PRATESI LUIGI di Livorno fu colpito 
da morte subitanea nel di 21 marzo 1871 
in età di sessantacinque anni, mentre guidava 
neir insegnamento musicale del pianoforte 
un giovanetto suo alunno. In Ul modo egli 
cadde suH' arena delle sue onorale fatiche, 
come il pittore davanti al suo quadro, come 
lo sci-ìttore fra i libri, come il soldato sul 
campo; vale a dire spirò nell'esercizio del- 
l'arte sua nella quale come fosse abile lo 
attestano alcuni de' suoi alunni, che ogp;i 
sono de' migliori insegnanti. Con quanta 
coscienza poi rispondesse agl'impegni con- 
tratti lo ripete ancor la fama verar^, dalla 
quale può trar motivo di rossore chiunque 
sente di essere non cultore ma trafficante 
dell'arte. Il Pratesi la prosegui di quel- 
l'amore bello e gentile, che indettano l'i- 
spirazione ed il gemo; per gustarne gli 
effetti bastava uduio muovere gli organi, 
da cui sapea trarre tesori di care melodie. 
Educato nei saldi principi della musica sacra 
compose per canto e suono secondo le orme 
dei celebri maestri, né volle che la chiesa 
echeggiasse di ariette teatrali : perchè rom- 
pere le leggi del decoro è sommo sfregio 
dell'arte, ed ogni maniera di bello, se non 
tiene il suo posto, produce il deforme. Lo 
udimmo nei momenti più solenni dei sacri 
riti attingere dalla sua ben nutrita fanta- 
sia concerti soavissimi, che senza ripetere 
i motivi della Norma e della Traviata, 
elevavano l'animo e aggiungevano maestà 
all' azione religiosa. D' onde avveniva che 
pur i meno usi al tempio vi traevano al- 
lettati dal magistero del PRATbSi, e V ar- 
monia degli organi suonati da lui era voce 
che discendeva n^^l cuore. Perciò veniva 
richiesto spesso anche fuori della sua città 



ì . 



&BL SBCOLO XK 



147 



in occasione di feste sacre, o per giudicare 
o inaugurare i due strumenti ne' quali era 
stimato eccellente. 

1 discepoli, i conciltadini, gli amici, a 
comuni spese, gli fecero scolpire in marmo 
da Giovanni Puntoni il busto, che verrà col- 
locato nella cattedrale che risuonò per 
lanti anni delle sue musiche, o nel cimitero 
della Misericordia ove riposano le sue 
ceneri- 

PRECERUTTF GAUDENZIO ONORA- 
TO, compositore ed organista, nacque in 
Novara il f, marzo i8!9. Studiò armonia 
sotto il Mercadanta quando questi copriva 
la carica di maestro di Cappella al Duomo 
di Novara- Venne poi nominato organista 
nella parrocchiale della vicina liorgata di 
Vespolate, dove fondò e diresse per quasi 
ire anni una piccola Cappella. 

Quando Mercadante lasciò Novara per 
occupare il posto di Direttore del R, Collegio 
di S. Pietro a Majella in Napoli, il Pre- 
CERUTTi si trasferì a Milano dove brillava 
per il suo non comune ingegno. Ivi con- 
tinuava a studiare con ardore l'arte in cui 
già mieteva allori, ma la morte Io tolse gio- 
vanissimo a' suoi parenti ed amici, i quali 
in lui avevano riposto grandi speranze, ìlori 
in Milano improvvisamente il 27 novem^ 
bre 1846, a ^li ventoU'anni. 

PROTA GARRIELE, compositore dram- 
roatico e da chiesa, nacque a Napoli nel 
1754, e vi morì nel giugno del 1843. 

PUCCINELLI FILIPPO, compositore, 
nacque in Roma neir anno 1836, Scrisse 
molto, così nel genere profano come nel 
sacro, mostrandosi però superiore nel se- 
condo. 

Fra le sue opere teatrali meritano di 
essere ricordate: Ricciarda BenHvogtio e 
Gtauco; e fra la musica sacra sono note- 



voli i suoi oratori, primo fra questi quello 
a S< Cecilia, eh' ebbe l'onore di molte re- 
pliche. 

Il PucciXELU è oggi professore di ar- 
monia al Liceo musicale di S- Cecilia e 
socio di merito dell* Accademia stessa. 

PUCCINI ANTONIO, compositore dram- 
matico e da chiesa, nacque a Lucca nel 
Ì747 e vi mori il 3 febbrajo 1832, Studiò 
a Rologna ton molto amore e profitto. Rim- 
patriato, succedette al padre come maestro 
della serenissima Repubblica, 

Fra le molte sue composizioni di ge- 
nere sacro si vuol menzionare specialmente 
una grandiosa Messa di Requiem, a grande 
orchestra, 

PUCCINI DOMENICO, compositore dram- 
matico e da chiesa, nacque a Lucca nel 
1771 e vi morì il 2S maggio 1815. — 
Studiò col Mattei a Bologna. Scrisse molte 
composizioni pregevoli di musica tanto sa- 
cra quanto drammatica, 

PUCCINI GiACOMa compositore, na- 
cque a Lucca nel 1839 ed è figlio del mae- 
stro Michele. — Il Puccini studiò musica 
c^irAngeloni, nella città natia o dr^jio col 
Bazzini e col Ponchielli nel R, Conservatorio 
di Milano. — Scrisse una Messa a quattro 
parti con orchestra, eseguita con plauso 
nella catlcdrale di Lucca, e varie composi- 
zioni da camera» 

PUCCINI MICHELE, compositore, na- 
cque a Lucca nel dicemhre 1813 e vi mori 
il 23 gennaio 1864. Mancatogli il padre 
in ancor tenera età, l'avo Anlouin ne prese 
cura speciale facendogli percorrere tutti gli 
studi necessari nelle lettere, filosofia e raa- 
leraatica, non tralasciando di avviarlo nella 
musica sotto vari maestri e finalmente nel 
Conservatorio di Napoli. Compiuti i suoi 
studi, rimpatriò già fatto profondo compo* 



I 

f 






148 



1 SAESTRI DI MUSICA ITÀLUlrt 



sitore. — Venne eklto maestro ndl' Istituto 
musicale della sua città nativa, e per la 
sua s|)eGÌaIe facilità neir esporre i precetti 
ed avviare i giovani alla composizione, ot- 
tenne ottimi risultati. 

Scrisse molto per chiesa e per teatro, 
lodatissimo sempre, 

PUCITTA VINCENZO, compositore 
drammatico e da chiesa, nacque a Civitavec- 
chia nel 1778 e mori a MiUno^in dicembre 

PUGNANI GAETANO, violinista e com- 
positore drammatico. nac(|ue a Torino nel 
1727 e vi mori nel 1803. Girò l'Europa 
e le sue peregrinazioni musiteli furono 
per Ini tanti liionlì. Ristabilitosi in patria 
fanJò una scuola, che proctirò gloria a lui 
e airitalia per gli ottimi allievi di cui fu 
feconda. Lasciò i! PltGiNAM un buon numero 
di composizioni, dalle quali tra^pare la sua 
singolare perizia ed il suo iugef?tio robusto. 

PUGNI CESARE, compositore, nacque 
a Milano nel 1810 e morì a Pietroburgo 
nel gennaio del <870, — Fu allievo del- 
rAsioli. Scrisse varie opere, fra le quali 
vanno menzionate: Il Disertore Svizzero 
e 11 Contrabbandiere, Fu reputatissimo 
scrittore di musica per Balli teatrali. Le 
sue Sinfonie di studio, ad imitazione del- 
l' Ilaydn, e i suoi lavori di musica sacra 
ottennero il favore degl* intellrgenli. 

PULITI LETO nacque a Firenze il 29 
giugno 1818, e vi mori il 15 novembre 
(875. — Pubblicò non pochi pez/J di mu- 
sica per (^nto, piano ed orchestra; molte 
monografie, inserite negli alti dell'Istituto 
reale di musica in Firenze, e infine una 
Storia musicale della citid di Firenze, che 
non vide la luce, essendo a luì sopravve- 
nuta la morie. 



PUPPO GIUSEPPE, violinista e com- 
positore, nacque a Lucca in giugno 1749 
e morì a Firenze nell'aprile del 1827,— 
Scrisse duetti per due violini — 16 fan- 
tasie ed un eccellente esercìzio per violino. 
Viaggiò la Spagna, il Portogallo, T Inghil- 
terra, la Scozia, l'Irlanda e h Francia, e 
dovunque riscosse plausi e fortuna. Per 27 
anni fu direttore d' orchestra a Parigi. 

PUZONE GIUSEPPE, compositore 
drammatico e di musica sacra, nacque a 
Napoli nel dicembre del 1821. All'eia di 
lì anni principiò a studiare i solfeggi dello 
Zingarelli e l'oboe. Entralo nel Qdlegio 
di S. Pietro a Majella, studiò il pianoforte 
sotto il Lanza, il partimento col Parisi, ed 
il contrappunto prima col Ruggì, poi collo 
Zingarelli e pel perfezionamento nella com- 
posizione col iMercadante; diretto dal quale, 
scrisse nel 1841 due grandi Sinfùnie e 
molti altri pezzi istrumentali. 

Nel 1844 venne scritturalo come mae- 
stro concertatore nel Real leatro S. Carlo, 
Nel 1845 pel teatro del Fondo scr i&se: // 
figlio dello Schiavo. — Nel 18i9 scrisse: 
Elfrida di Salerno. — Nel ÌSSi fu no- 
minato direttore del Real teatro di S. Carla. 

— Nel 1852 scrisse pel Fondo di Napoli 
Dottor Sabalo. Oltre alle opere summen- 
zionate, il PuzoNE scrisse varta musica sacra 
come Messe, Tantum Ergo, etc. 

PUZZI GIOVANNI, cornista e compo- 
sitore pel suo strumento, nacque in Parma 
circa l'anno 1800 e morì a Londra nel 
marzo del 1876. Suonò nei principali 
teatri d'Europa, e nelle pifj splendide Corti, 

— Fu direttore dei tenlri di Londra ; 
intimo amico dei più grandi maestri e dei 
più grandi artisti. Fu autore di un Metodo 
per imparare e suonare il torno. 



BEL SECOLO HTX 



149 



Q 



QUADRI DOMENICO, iemm e profes. 
sore, nacque a Vicenza nel 1801, e mori 
mì.«^n)bìle a Milano nel 1843. — Studiò 
a Bolof^na col Marches^i e PiloUi, 

Nel 1830 pubblicò in Napoli un*opera 
intitolata : La ragiùne arfnonica, dhìwstrata 
sui parimenti del P, Mattei, che porta 
per epigrafe il motto: Savoir e' est con- 
naìtre les choses par ieurs carnei. 

Nel 1831 il QiTADBt aperse in Napoli 
una gcimla d'armonia, &o:^tenendo le sue 
dottrine e riporlamlo lieto suo^sso. 

Nel 1832 pubblicò in Napoli un Trat- 
tato teorico pratico sotto il titolo : Lezioni 
di arìmnia per facilitare lo studio della 
composizione musicale, opera prcgìevolis- 
sima in cui Tcrricacia delle regole è con- 
giunta alla massima chiarezza e semplicità 

QUARENGHI GLGLIELMO, professore 
di violoncello al R, Conservatorio di Milano 
e compositore, nacque a Casa (maggiore nel- 
r ottobre del 1826 e morì a Milano il 3 
febbraio 1882. 

QUI LIGI BIAGIO, compositore, nac^ioe 
a Lucca il 24 agusto 1774 e vi mori il 
23 agosto 1861- — Scrisse varia musica 
sacra e é applicò airinst^gnamento del pia- 
noforle e dell'armonia pratica, 

QUILia DOMENICO, compositore di 
musica sacra, nacque a Lucca nel 1759, 



Fu maestro di musica dotto e profondo, 
né la sua abilità si limilo alla musica, ma 
fu valente eziandìo nelle lelteie, nelle lin- 
gue, e nelle ma tenia lidie, EWm? a maestro 
Pasquale Soffi, e Matteo Frediano, lucchesi. 
Le sue composióoni, raccolte neir Archi- 
vio della famìglia, tenuto oggi con molto 
amore dal nipote maestro Massimiliano 
Quilici; ascendono a N"" 70 opere e sono 
la maggior parto ccclesiasliche, — Vieno 
conservata neirArcliivio del seminario di S. 
Michi*4e una Mt'.ssa di Heqiiiem a 4 voci, e 
il salmo Beatus, due Moiielti, ed un Passio 
a 2 voci. 

Giovò assai al suo paese coir aprire, 
dopo la soppressione dei seminari, nel 1809, 
una Scuota di musica gratuitamente a eh iun* 
que volesse profittarne. Essa durò molti anni 
fiorente e frequentatissima, finché venne di- 
chiarata Comunale, con meschina ricompensa 
a chi r aveva fondata. 

Il QutLici fu maestro alla Corte e con- 
certatore delle opere teatrali, cariche in cui 
successe a Pasquale Soffi. 

Mori a Lucca il 9 novembre 1831. 

QUILICI MASSIMILIANO, compositore 
dt^ammatìco maestro di Cappella e Diret* 
tore d'orchestra, nacque a Lucca neiraprile 
del 1799. 



RABBONÌ GIUSEPPE, flautista rino- 
matissimo, nacque in Cremona il 16 luglio 
i800, e mori a Varenna (Lago di Como) 
in giugno 1856* 



Nell'ottobre 1817 termina i suoi stmtì 
nel Conservatorio musicale di Milano e in 
seguito f>ercorse varie città d'Europa in 
compagnia di Ernesto Cavallini^ come con- 



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! HAESTBI DI MUSICA ITALUNI 



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certisla, cogliendo applausi fragorosi ed una- 
nimi. — Fu proressore nel R. Conserva* 
Iorio milanese facendo distintiss^imì allievi, 
fra i quali mi piace ricordare V attuale pro- 
fessore Zamperoni. È autore di pregievoli 
e numerose Fantasie j Concerti, Diverti- 
vienti, Duetti, ecc., tutto per flauto cm 
accompagnamenti varii. 

RAFFAELLI RAFFAELE, composito- 
re di musica sacra, nacque in Lucca nel 
1812 e vi morì il 26 settembre 1848. — 
Studiò i! canto con Domenico Qnilici e fu 
reputato cantante defla Cappella Ducale per 
la somma sua abilità. -- Fece studi se- 
veri d'armonia e composizione sotto la di- 
rezione di Michele Puccini, — Scrisse com- 
posizioni sacre assai p^gievcli. 

RAIMONDI PIETRO, professore di con- 
trappunto, nacque in Roma Ìl 20 dicem- 
bre del 178*5 e vi mori il 30 ottobre 1853. 
Studiò in Napoli nel Conservatorio della 
Pietà dei Turchini, ove apprese il canto^ 
dal maestro Labarbera, col quale studiò an- 
che Faccoropagnamento de' parti menti. Col 
Tritto studiò contrappunto e composizione. 
Recatosi a Genova, si fece conoscere pro- 
vetto maestro 5icrivendo e impartendo le- 
zioni, per modo che fu invitalo a scrivere 
pel teatro di quella città, V opera buffa : La 
Bizzarria d'Amore, che venne rappresentata 
con buon successo nell'anno 1807, Nel- 
l'anno seguente diede la sua seconda opera: 
La forza deir immaginazione, ossia : li 
BaUìHo contento; di poi il monodramma: 
Ero e Leandro, Chiamalo a Firenze, scrisse 
per la Pergola l'opera buffa ; Eloisa Verner, 
eh' ebbe ottimo suocero. 

Nel 18H ritornato a Napoli, compose 
per il teatro 3. Carlo la cantata; U ora- 
colo di Delfo. Nello stesso anno pel teatro 
Reale del Fondo scrisse T opera buffa : It 



fanatico deluso, e Y altra : Lo sposa agi- 
fato; nel 1813 per Roma: L'Amurat Se- 
condo, che fii seguito dcilla Lavandaia com- 
posta per Napoli ; nel 1831 pel teatro Nuovo 
pure di Napoli, rapplauditissiraa opera: // 
Ventaglio. Nel 1823 fu chiamato a Milano 
per comporre l'opera : Le finte Amazzoni; 
nel 1824 venne scelto a Direttore dei Reali 
teatri di Napoli. 

Nel 1825 fu nominato maestro di con- 
trappunto e composizione nel Rea! Collegio 
di musica in Napoli ; nel 1 833 maestro di 
contrappunto e Direttore del Conservatorio 
di musica in Palermo; nel 1852 maestro 
di Cappella della Basilica di San Pietro al 
Vaticano in Roma. 

11 Raimondt dal 1807 al 1848, aveva 
scritte 62 opere tra serie e buffe e cinque 
Oratorii. Com]>ose ancora gran numero di 
opere scientifiche musicali, e quarantaquattro 
opere sacre, che Bono modelli di nobiltà e 
severità religiosa- Mn^iicò anche (re drammi 
lirici di argomento biblico intitolati : Putifar, 
Giuseppe e Giacobbe, che possono eseguirsi 
ognuno separatamente, e poscia uniti tutti 
e tre, formando un dramma trino che è 
il Giuseppe. Quest* opera è un lavoro co- 



fi AMACCIOTTI TULLIO, violinistaM:om- 
positore, fondatore nel 1859 della Società 
del Qnar letto in Roma, nacque in quella 
città, ìl 26 maggio 1819. 1 romani lo chia- 
mano il Nestore dei maestri di violina, I 
suoi concerti di musica classica sono fre- 
quentati dai più intelligenti cittadini e fo- 
restieri. 

Scrisse varie fantasie di buonìt^sima fat^ 
j tura e di grande effetto, fra le quali mi 
piace notare la sua Rondinella, mi motivo 
del Marco Visconti del Petrella. 

Molti sono ì distinti suoi allievi e basti 



\ 



LBL SiCOtO XII 



151 



citarae: un Pinelli. un Marchesi, un De 
Sarvctis eJ un Kuon ec^, 

RASTRELLI VINCENZO, compositore 
di musica sacra, nacque a Fano nel 1760 
e morì a Brescia in aprile I839< 

BAY PIETRO, &irapf)6Ìtore e teorica, 
nacque a Btjrgheltó (LoiU) nel novembre 
1773 e morì a Milano Tlt aprile 1857- 
SluJìò contrappimLo sotto la direzione di 
Nicola Sala, poi di Piccini, Termi oaLi i suoi 
sludì, venne nominato nel 1800 maestro 
di Cappi'lia della Chiesa della Beata Ver- 
gine Coronala a Lwli e vi stette a tiitUi il 
180i: indi passò a Milano, ove nel 1808 
venne nomitelo maestro di solféggio, e di 
bel canto al R, Con^rvatorio, 

Scrissi^ molta musica sacra, oratóri, can- 
taU Pel tt^atro compose un'opera buffa dal 
titolo: Gli Spensierati, rappresentata al tea- 
tro Re nel 1816. 

Inoltre dal 1828 al 1833 fu maestro 
di Cappella alla Calledraie di Monza. — 
Nel 1839 venne nominalo professore di 
composizione. Il Bay è autore di uno Stu- 
dio pratico di Coiìtrappunto e di altri pre- 
gievoli lavori, 

REBBORA ANTONIO musicista e scrìl- 
tore, nacque nel 1815 in borgo d'Ovada 
nel Genovesato, Fino da giovanetto natura 
lo avea fornito di rare disposizioni per la 
musica, corroborando le quali coir indefesso 
studio, egli .«ali ben presto in fama di va- 
lente compositore di musica teatrale, da ca* 
mera e sacra. 

Egli è autore della tanto commendata 
Galleria Clasma per teatro, scritta su poesie 
dei più celebri scrittori italiani, 

REDOCCHl ALESSANDRO nato in San- 
uazzaro, maestro compositore ebbe precet- 
tore il dotto e chia issimo Cav Raimondo 
Rouchcron, maesti^o di Cappella a Vigevano, 



poi a Milano Compiuti con onore gli studi, 
venne eletto organista del paese natio, e 
non avendo occasione di dedicarsi alle com- 
posizioni, cerco altrove più conveniente oc- 
cupazione alle felici di:^posizioni del *ìodo 
suo ingegno, e la rinvenne a Bobbio che 
fu eletto organista dietro esame di concorso 
dato dal celebre maestro cav. Frasi. Fu là 
che com[jose molta musica sacra, la quale 
fece ben presto il giro di parecchie catte- 
drali, ed accrebbe la fama del nuovo mae- 
stro, che compreso da vero amore [>ef Tarte 
potè ragunare elotta compagnia di cantori 
ed una banda egregiamente riuscita. 

Ragioni di salute T obbligarono a ritor- 
nare in patria, dove attende colla mas?^iuia 
lena e con vera maestria al culto de' suoni, 

E autore di parecchie composizioni per 
gli asili d'infanzia, le quali furono divul- 
gate colla stampa, e gli procacciarono bella 
rinomanza in questo genere di musica, nella 
quale dovette raggiungere lo scopo dell'arte 
colla massima semplicità richiesta dalla vo- 
ce e dalla intelligenza dei bambini dai 3 
ai 6 anni di età, 

REMONDl ROBEBTO nato a Flesse 
(Prov, di Bre!>cia) nel 18S0 da poveri ge- 
nitori, e avuti i rudimenti musicali dal pa- 
dre, fu nominalo organista a Fontanella a 
soli 15 anni e poco dopo organista e mae- 
stro di Cappella nel Duomo di Asola, posto 
che tenne fino al 1874- Aveva !9 anni 
quando scrisse un'operetta in trt parti: 
VArpa Merarigtiosa, Studiò per qtjasi un 
anno a Milano mantenutovi da alcuni am-^ 
miratori di Asola, dove compì i suoi stu- 
di sotto r illustre e compianto Mazzuccato, 
Nel 1875 eletto maestro di Cappella e or- 
ganista nella basìlica dei SS. Nazzaro e Celso 
in Brescia, maestro di piano del rinomato 
Collegio Peroni, e di musica neir oratorio 



/ 



152 



I BUBSTRl DI MUSICA ITÀLUNl 



ài S. Tommaso, passò nel 1876 a maestro 
di Cappella ed organista del Duomo della 
stessa città, posto che tuttora occupa con 
molto onore. 

Scrisse l'operetta: Tito i/an/io esegui- 
tasi più volte, e la Cantata per cori e più 
Kìndc ai martiri delle dieci giornate del 
1849. 

Il Reuondi è uno dei più celebrati or- 
ganisti che vafìti l'Italia, dovunque chia- 
mali) per collaudare e provare organi. Si 
distinse co' suoi concerti nelle Sale del Tro- 
cadero di Parigi in occasiocie della Espo- 
sizione mondiale del 1878 e nella Espo- 
sizione musicale di Milano del ISSI. 

L'editore Ricordi acquistò e pubblicò 
un suo lavoro, sugli organi moderni — 
lavoro che gli valse F onore della Croce di 
Cavaliere della Corona d'Italia. — Direttore 
della Banda cittadina, aiitore di varii balla- 
bili, quarletti ecc^, della Cantata per la 
Commemorazione dell' Eroe dei due mondi, 
ora lavora dietro ad un' opera lirica dal ti- 
tolo : Lamberto Malatesia. 

RENDANO ALFONSO, pianista e com- 
positore, nacque a Carolei, presso Cosenza, 
il 5 aprile 18K3 — Fu amato e protetto 
da Thalberg, e raccolse allori nelle princi- 
pali metropoli d'Europa. 

RICCI LUIGI, nacque TS luglio 1805 
in Isapoli. Ammesso nel 1814 al reale Col- 
legio di S. Sebastiano, dal Direttore Zinga- 
relli gli fu imposto di studiare il violino il 
che egli fece per qualche tempo a malincuo- 
re, ottenendo poi di passare allo studio del 
cembalo- Riccr Luigi era nato per divenire 
compositore. Sotto la direzione del rinomato 
Fnrno si dedicò all'armonia e divenne ben 
presto valente così che lo stesso Zingarelli 
lo educò nel contrappunto. — Poi scrisse 
una Messa a quatti^o voci e grande orche- 



stra, che fu il primo parto del suo bell'inge- 
gno, parto giudicato superiore alla sua tene- 
ra età. Bellini, suo coetaneo, era un grande 
ammiratore di codesta Messa. 

Recatosi a Napoli il chiarissimo maestro 
Pietro Generali, intimo amico della famiglia 
Ricci diede lezioni al giovane Luigi in se- 
greto per non urlare la suscettibilità del vec- 
chio Zingarelli, e sotto la sua direzione, il 
Ricci compose la prima operetta giocosa : 
L'Impresario in angustie, rappresentata 
nel 1823 nel teatrino del Collegio fra entu- 
siastiche acclamazioni. Seguirono : La cena 
frastornata, Aladino, Il Diavolo condan- 
nato a prender moglie, La Lucerìia d'Epit- 
tato, Ulisse, Amina o V orfana di Ginevra, 
Chiara di Rosenberg, I Due SergeMi, Chi 
dura vince o la Luna di miele. Eran due 
ed or son tre. Il Colonnello, Il Disertore per 
amore. Il Birrajo di Preston, Piedigrotta, 
Partenope, Colombo, Il Sonnambulo, V E- 
roina del Messico o Ferdinando Cortez, An- 
nibale in Torino, La neve, Il nuovo Figaro, 
Un' avventura di Scaramuccia, Chiara di 
MontalbanOy La Serva e l'Ussero, Le nozze 
di Figaro, L'Amante di richiamo (quest'ex 
pera la scrisse insieme al fratello Federico), 
// diavolo a gt*a«ro,e molte altre importanti 
I composizioni sia sacre che profane. 

Luigi Ricci s' innamorò di Lidia Stolz 
di Praga, egregia artista di canto, e la sposò. 
Stabilitosi a Trieste, il Ricci diedesi alla 
musica sacra e scrisse una grande quantità 
di Messe ed altre composizioni religiose. Non 
parlerò dell' eminente merito artistico né 
della versatilità d' ingegno del Ricci in tal 
genere di musica ; solo dirò che tanto nelle 
Messe da vivo, quanto in quelle funebri, 
il Ricci manifestò molta coscienza dell' arte 
e fonte inesauribile di novità. 

L'arrivo in Trieste nel 1849 del fratello 



L 



DEL SECOLO XIX 



153 



Federico, distolse Luigi dalle severe compo- 
sizioni, ed entrambi ritornati alle fraterne 
gioie tentarono il teatro giocoso coli' opera 
Crispino e la Comare. In questo, fortunatis- 
simo fra tanti altri lavori, si fusero in uno le 
briose melodie, e vivacissimi canti , le squi- 
site e bene calcolate ainnonie. 

Il Ricci si diede ad istituire in Trieste 
una Scuola di musica; e quantunque tutte le 
autorità municipali ed ecclesiastiche triestine 
concorressero d'accordo all'ottimo scopo e 
la Scuola avesse già cominciato sotto favore- 
voli auspicii, pur nondimeno per basse in- 
vidie di meschini professoruncoli che per 
progetto, volevano denigrare vilmente il 
Ricci (1), e per molte altre contrarietà insor- 
te, egli si avvili, ed ogni giorno la sua salute 
deperiva. 

In lotta continua col suo focoso carattere 
e coir amor proprio di artista, sembrava op- 
presso da una mano di ferro che gli pesasse 
sul capo e sentiva il bisogno di una divaga- 
zione. Propizio giunsegli V invito di recarsi 
in Praga per solennizzare il cinquantesimo 
anno della fondazione di quel Conservatorio 
(6 luglio 1858), dal quale, nel periodo di 
mezzo secolo, erano usciti tanti grandi artisti 
e celebri compositori. 

Di ritorno in Trieste, il Ricci non si 
mosse più divenendo sempre più triste e me- 
lanconico a lai segno che la famiglia di lui ' 



(1) La medesima sorte, mi sia permesso 
di farne qui cennOf toccò ad una identica 
istituzione eh* io fondai e diressi per tredici 
anni a Treviso, come risulta dal mio libro 
pubblicato nel 1869 in Treviso stesso coi tipi 
dello Stabilimento TipogralSco di G. Longo 
sotto il titolo : L* Istituto Musicale in Treviso 
— Ricordi di G. Masutto. — Grazie a Dio, 
ho avuta tanta forza da sfidare la cattiva 
Horte! G. M. 



dovette mandarlo nel famoso manicomio di 
Praga. Dapprincìpio il male fatai issi mo sem- 
brava arrestarsi, ma dopo qualche giorno il 
povero maestro cadde in un profondo irre- 
parabile abbattimento, e il 31 dicembre 
18r;9 morì. 

Il 19 gennaio 1860 pli sì fecero in Trie- 
ste splendidissimi f (infralì. 

Nel genere semi-serio e giocoso, eccettua- 
to Rossini, il fecondo Luigi Ricct, riesci 
all'altezza del Don iKeLli, e ben si può di- 
re essere egli stalo il maestro di maggior 
rinomanza nella prima metà di ijnesto se- 
colo. 

RICCI LUIGI (figlìol, nacque in Trieste 
il 27 dicembre 1832, da fjucl Luigi di cui 
ho ricordato leste le glorie e le vicende ; e 
(in da fanciullo die prova di robusto inge- 
gno, che rafforzato collo sliulio, produsse per 
primo frutto un' oper uccia biilTa in un atto; 
Frosina, la quale nel 1870 valse al giovane 
autore applausi ed ericomj dal pubblico ge- 
novese, e fu seguita Tanno appresa, dall'ai 
tra : Un curioso accidente, pure comica e 
che ebbe al raedei>imo teatro Carlo Felice, 
un lusinghiero successo- 
Dove peraltro il maestro Ricci dieiie 
prova di essersi dato a tult'animo allo studio 
musicale, si fu nell* opera scria: Cola di 
Rienzo, scritta sopra libretto di G*lì. Bottura, 
data alle Fenice di Venezia, 

Varii e disparati in alcuni punti furono 
i giudizii dei giornali f-irca la musica del 
Rienzi, poiché taluno lo disse di una tinta 
wagneriana, siccome condotto sui metodi di 
Rameau e di Gliik; tal altro accusò per fino 
il Ricci di abjura alla religione artistica di 
sua famiglia; tutti perù ebbero parole di 
schietlo encomio per V assieme del lavoro ; e 
proposto il dilemma se dovesse conslatai'si 
un successo od una adula, nessuno esitò a 



154 



I HilSTKI DI MUSICA ITiLUNI 



^ 



/ 



proiìiinziani pel primo, li numero delle re- 
cite fu (ii Ireilici. 

Il Ricci F€r i*se anche 1* peretta vainle- 
ville; Don (IhiscìOtte cliu piacque assai. 

Al giovane maestro* io rinnovo il mio 
sincero augurio, perchè i lave ri che in avve- 
nire prodtMM a siJh ^cena abbiano a raddop- 
piare il lieto osilo (lei Cola rfìe si meritò 
r applauso ftcl p^ bbiico della F**nice, intel- 
ligi'nte. ma pnnl4> facile airentni^iasrao. 

RICORDI GIULIO D TITO, i-lilore e com- 
positore di miisica, nacqne il 19 dicem- 
bre 1840 in Milano ed è ogf^i a capo del 
grandio^ stabilimento omonirao. — Egli ri- 
cevette una ottima edncazione musicale ed 
assai presto si fece slimare come compositore. 
I suoi lavori di vario genere, ammonteranno 
a circa dnerenlo. Sono da notarci: // quar- 
tetto ad arco, che ottenne il secondo premio 
al concorso Basevi nel 1804 ; Sei studi melo- 
dici per piano: ìmprovimtion musicale; Al- 
bum da Ballo; Fattftdla ; altro Album per 
Balta; la PrtncipeBBa i«f?istè/7e. anche que- 
sto Album per Ballo; e molti pezzi e fantasie 
per piano tanto originali che scopra motivi 
d'opere; e in fine una quantità di balla- 
bili : Vattz, Polcke e Mazurche staccati. — 
Giulio Rjcofìm ha scritto anche la musica dì 
un ballo che venne eseguilo alla Scala di 
Milano con im brillante successo. 

Dal suo Slabilimento> tanto rinomato, 
viene pubblicala anche la Gazzetta Musi- 
cale, il giornale più pregio vole e competente 
in (alio di mui^ica che abbiamo in Italia, e 
nel quale il BicotiDi sotto un pseudonimo 
scrive assiduamente degli articoli artistici, 
che rivelano la sua larga coltura letteraria 
e musicale, 

RIIK)LFI RAFFAELE, nacque in Lucca 
nel «810, t vi mori il 23 ottobre 1851. — 
Scrisse e trailo severamente Io stile sacro. 



Fu un buon insegnante per pianoforte nel- 
l'Istituto musicale di Lticxa. — Nei suol 
scritti traspariva la perfetta cognizione del- 
l'arte di comporre. 

BICHINI VINCENZO, Gjrapositore dram- 
matico, e da chiesa, [lacque a Bologna in 
geimaio 1756 e vi mori in agosto \%\% 

ROBAUDl VINCENZO mu^^icisia, poeta, 
soldato ebbe i natali a S, Benigno Canevese 
il 21 luglio 1819. 

A ferrea tempra, quale a soldato valoro* 
so si addice, cuore di fanciulla, anima d' ar- 
tista mirabilmente congiunse. Maggiore ge^ 
nerale dei bersalieri, allo eletto stuolo dei 
valorosi appartenne, che alla Cernala la glo- 
ria delle italiane armi rivendicarono. Ebbe 
il petto di molte medaglie fregiato, parec- 
chie pel valore militare, il cuore ad ogni 
nobile e generoso senso aperto. Tutti videro 
in lui non il generale, sibbene il padre, il 
fratello, T amico, che tutti idolatravano. La 
madre sua, per quanto ad umano cuore è 
dato, adorò, e quando essa venne a morte, 
sentì morirgli la calda iflpira7.ione deli' arie. 
A quanti sventurati, specialmente arlisli, a 
lui ricorsero, i tesori del cuore benefioen- 
tissimo largamente profuse, onde povero 
morì. 

Fu cultore profondo della divina arte 
dei suoni, fu poeta valente. Durante la guer- 
ra della Crimea scrisse una breve operetta 
il Bersagliere, che dedicò a S. M. la Regina 
d'Inghilterra. Soavissima e notevole è la ro- 
manza: Lungi dal suol d'Italia. Scrisse pure 
un' opera : Maria di Tvdor, che non finì. 
Vuoisi lamentare che, sebbene a grandi ope- 
re dal genio chiamalo, gli difettasse nulla- 
meno l'energia del lavoro. Quanto [>erò di 
queir opera rimase, prijva lurainosamcr^le la 
rara delicatezza del sentire, la profondila del 
saper suo. La sua StsUu confidente il nome 



1^ 



DSL SECOLO IH 



155 



italiano nei più ignoti lidi portò, perchè lido 
non vi ha ove non suoni la uota melodia : 
Stella d'Amor che placida — Corri le vie 
del cielo •.«. La sua romanza : Lena, è poco 
conosciuta, ma è forse la migliore. Il dolore 
è ivi maestrevolmente musicato. 

Fu anche poeta gentile, appassionato. 
Sono sue le parole della Stella confidente e 
della Risposta, ma quelle della Lena rive- 
lano il suo stile, la sua poetica anima. Col 
sorriso usato vide l' estrema sua giornata in 
Torino il ì ^ dicembre 1882. 

Quante lacrime sincere furono sulla sua 
tomba versate ! 

La patria sua, di tanto nome giustamente 
superba, gli eresse un busto in marmo, so- 
pra una colonna con capitello, piedestallo in 
granito e trofeo in bronzo — Sul davanti 
della colonna si legge la seguente iscrizione: 

A - Vincenzo Robaudi - valoroso soldato - 
Musicista insigne - Gli amici - / commili- 
toni - compaesani. 

ROBERTI GIULIO, compositore e profes- 
sore di canto corale, nacque a Barge, in 
provincia di Saluzzo, il 14 novembre 1823. 

Nel 1849 fece rappresentare al Carignano 
di Torino un Pier de' Medici e nel 18J58 
al Vittorio Emanuele, pure di Torino, un 
suo Petrarca. 

Scrisse una Messa a quattro voci, cosa 
pregevole, e fondò nel 1873, a Firenze, una 
Società corale sul genere di quelle tedesche. 

Pubblicò infine qualche lavoro teoretico 
ed è l'appendicista musicale della Gazzetta 
d' Italia. 

ROLLA ALESSANDRO, violinista e com- 
positore. Nacque a Pavia il 6 aprile 1757 
e morì a Milano nel settembre . del 1841 
Natura avea concesso al Rolla un' anima 
eminentemente armonica e melodiosa. Stu- 
diò contrappunto a Milano sotto la direzione 



del maestro Fioroni, Egli ben presto si gua- 
dagnò splendida fama fi-a i risLauralorl della 
musica italiana, fra i vioìinisli ed in grado 
emJnenU; superò i suoi predecesstjrì nel 
trattartì la viola. — La Basilica di S, Am- 
brogio di Milano, fu per liti il primo cam- 
po di gloria, e malte delle siu^ sin fonie, 
della sua mmka aacra, de' suoi concerti, 
delle sue serenate corsero rEinopa. Fu di- 
rettore della R. Orchestra di Pairaa, e delta 
Scala di Mitrino, ed ebbe la nomiiìa di pri- 
mo violino della Corte del principe Enge- 
nio di Beanharnai?^ (allora viceré d-Ilali:i) 
e maestro primario di violino e viola nel 
Conservatorio muf^icale. 

ROMANI STEFANO, compositore dram- 
matico, nacqne a Pisa, nel febbraio de! 1778. 

RONCAGLI FRANCESCO, accademico 
inarmonico, nacqne in Bologna nel novembre 
del iy42. Pianista ottimo, brillante corapo- 
sitore di musica sinfonica e per pianofurte, 
allievo del patrio Liceo, si distinse sempre 
come maestro concertatore e direttore di 
orchestra. Fu ammiralo ed encomiato a 
NÌKza, a Firenze, a Bologna ed in altre im- 
portanti città. 

RONCAGLI FRANCESCO MARIA, acca- 
demico tilarmonico, nacque in Bologna il 2 
aprile 1812. È compositore valente dì mu- 
sica sacra, ed organìsla della Basilica di 
San Petronio, Fu jjer molli anni consigliere 
d'arte nella R. Accademia filarmonica Bo- 
lognese, ove si distinse per i suoi dotti giù- 
dizìi artistici. 

RONDINELLA PASQUALE, professore, 
nacque a Napoli it 16 marzo 1825. 

Nel 1852 partì per l'America, stabilen- 
dosi a Filadelfia, ove si diede all'insegna- 
oiento del canto. 

Pubblico: un Erme metodo di canto, un 
Tratiatù d* armonia, diYev^ fantasie per 



/] 



156 



T MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 






i 



piano sopra motivi d^opera, due aXhum per 
canto, alcune tanzùnx na[}oletane, e parec- 
chie compo?;izioni religiose. ;Co5i il Pougin). 

RONZI ANTONIO, professore di canto e 
compositore^ nacque nei 1813, scrisse una 
opera seria : h\ma Strozzi^ e sotto il ti- 
tolo: l'Eco detta Veneta Lafjuna, pubblicò 
una raccolta di 9 melodie voc^ili. Mori a 
Frren;!C il 25 gennaio 1873. 
-RONZI LUIGI, maestro di canto e com- 
positore, nacque a Firenze nel giugno del 
1803 e vi morì in maggio del 1875. Ebbe 
la sua ed ucaaitme musicale nel Conservatorio 
Ji Napoli, Compose diverse operette, che 
ottennero un soffri isfaceu te plauso. 

Il Ro>zi fu distinto maestro concertatore, 
cantò in varii teatri come baritono e do- 
vunque con lieto snoresso. 

Stabilitosi a Bologna, fonJò una scuola 
di canto, che diede oUimi frutti. Nel 1847 
il Ronzi rilornava in patria seguito da varii 
de 'suoi allievi, continuando a impartire le- 
zioni di canto e gna. lagnandosi cosi una gran- 
de riputazione 

RO?JZI POLLIONE, compositore, è l'au- 
tore di un dramma lirico in 4 atti, Gastone 
di Anversa, rappresentato nel 1853 alla 
Pergola di Firenze. 

11 RoiNZi pubblicò a Milano, pei tipi Ri- 
cordi, tin Album, contenente dodici melodie 
a una o duo voci, 

ROSSARI GUSTAVO, nacque a Milano 
nel 27 dicembre 1827. Per molti anni fu 
professore nell'orchestra della Scala ; scrisse 
pregiate composizioni per banda e fino dal 
1860 egli fondò la banda Mimicipale dì 
Milano, di cui era valente Capo-musica, 
mentre teneva contemporaneamente il posto 
di professore al Regio Conservatorio. 

II Rossari mori assai compianto, il 30 
novembre 1881. 



ROSSI CARLO, compositore e suonatore 
eccellentissimo* di varii strumenti, nacque 
a Leopoli, in Gallizia, il 4 aprile del 1839, 
da padre bergama^ai e da mailre polacca. 
Suo padre dilettante di canto e chitarra, lo 
istruì nella musica ma limitandosi alle più 
elementari nozioni, si che ventito a Vienna, 
Carlo ebbe poi per oltre un anno a pnì- 
fossore di violino, Giuseppe Menzel, Nel 
1851 venne a Venem dove fissò stabile 
dimora, e dove pure cominciò a frequen- 
tare l'Accademia di belle arti, col proposito 
di riescire alcunché nella pittura, Contem- 
poraneamente alla matita e alta tavolo/«za, il 
Rossi coltivava però anche la musica, stu- 
diando armonia e contrappunto col chiaris- 
simo P. Tonassi, e tanto era il fascino 
esercitato sull'animo e sulla mente di luì 
dall'arte dei suoni che alla fme si decìse di 
lasciare per sempre i colorì per le chiari 
e le crome. 

A vent' anni volle studiare da solo l'arpa 
e vi riuscì, come prima era riescilo senza 
maestro, ottimo pianista. Più lardi studiò 
anche, e cpn predilezione, Tar moni noi ed 
il mandolino. 

Giovane ancora scrìsse parecchia musica 
per canto, pianoforte e violino ■ due quar- 
tetti per arco, sin fonie ^ romanze ed infine 
un'opera buffa, ma da lungo tempo nulla 
dà alle slampe forse per mancanza di tem- 
po, occupato com'è nelle tante lez^nì che 
impartisce in cospicue famiglie. 

II Rossi è poeta estemporaneo, e lo sa 
il Circolo degli Artisti di Venezia che tante 
volte applaudì '\ suoi brindisi in vernacolo 
pieni di sale. — Ad un' ollima coltura, 
egli unisce una lealtà di carattere ed una 
generosità di cuore, che lo rendono caro 
ai moltissimi suoi amici ed ammiratori. 

ROSSI ISIDORO, compositore, nacque il 



mx. SECOLO ni 



157 



13 dicembre 1818 a Correggio nel mode- 
nese. Fu allievo nei Conservatorio ili Milano 
del dolio Basily. — Fn impiegalo alla Mi- 
randola, a Carpi, e a Modena i^empre nrlla 
qualità di maestro di mnsica però con ma- 
gi" i stipendj, — La sua carriera fu lunga, 
laboriosa e penosa. — Scrisse molla mugica 
sacra, e mollo scrìsse pel le a Irò. E noto 
autore delle opere drammatiche Mirra ed 
Isabella Orsini che, rappresentale, pia- 
cquero assai. — Vlmelda Lambertazzi, ul- 
tima sua opera lirica, non è ancora data 
alle scene, — Da molli anni questo egregio 
compositore occupa il posto di Capo-musica 
presso il corpo bandistico musioile di Pa- 
?ia, potito che non gli fruita neppure il 
necessario per l'esistenza, — Il compianto 
Mazzuccato, ricordava sempre con la più alta 
slima e col piti dolce affetto il bravo e mo- 
desto maestro, 

ROSSI LAURO, compositore drammatico 
e da chiesa, nacque a Macerata nel febbraio 
del 1812, Essendo rimasto da bambino sen- 
za genitori, sua sorella maggiore, scorgendo 
in Ini una naturale inclinazione per la mu- 
sica, nel 1822 lo collocò nel Beai Collegio 
di S* Sebastiano in Napoli, — Furono 3U0Ì 
maestri Gio, Fumo, Zingareiru Cres(M?nlini 
e Rairaundip A 18 anni, scrisse la sua pri- 
ma opera; Le Contesse ViUane pel teatro 
della Fenice di Napoli Dopo scrisse pel 
teatro Nuovo: La Viltana Contessa. Pel 
S. Carlo compose l'opera seria Costanza 
ed Oriìujaìdo; indi, ancora pel teatro Nuo- 
vo: Il Canno di Campagna e Lo Sposo al 
lotto, opere tutte chVbboro buon successo- 
^ Nel ÌS'i% in seguito a proposta di Da- 
nizelli fu scritturato quale maestro compo- 
sitore e direttore del teatro Valle di Roma 
e colà scrisse; Il Disertore Svizzero che 
piacque assai. Nel 1834, chiamalo a Milano, 



compose per la Scaia: La Casa disabitata 
ora conosciuta col nome di Falsi Moìtefarì 
che fece il giro di tulli i teatri europei, — 
Nel Ì83S alla C^iiobbiana diede l'opera 
Leocadia, la quale basterebbe, come dice il 
Fiori mo, da sé sola a dar fama ad un mae- 
stro, — Commovenlis'ìima è Ttllegia scritta 
dal Russi in morte di Bellini, 

Il 15 olUìbre 1835 il Rossi lasciò l'Ila- 
tia e si avviò al Messio), ove era .scritturalo 
quale maestro compositore e direttore, e il 
6 gennaio 1836 arrivò a Vera Cruz 

Preaniuto da bella fama appena giunto 
al Messico era ricercatissimo dalle più cospi- 
cue famiglie. Scrisse ivi Topeia tragica: Gio- 
ita nna Shore. Compose i\m gran Messa di 
gloria, ed un gran numero di pezzi stac- 
cati. 

Per le vicissitudini politiche del paese, 
dopo due anni la compagnia fu scinlla. Ma 
egli, con altri cinque artisti, fondò allora 
una nuova società, facendo un giro nell' in- 
terno del Messico; e nel 1838 si recava al- 
r A vana, dando cola parecchie fortunate rap- 
presentazioni. 

E bello notare lo spirito, l' intrapren- 
denza, e l'operosità meravigliosa ed inde- 
fessa del Rossi, 

Una sera (racconta il Florimo), starasi 
per rappresentare ìl Barbiere di Siviglia- 
li baritono Figaro cjdde da una scala e 
si sconciò tanto da non potersi sostenere in 
piedi. 

Il teatro era pieno zeppo di spettatori, 
rintroito era straordinario: come rifiutarlo, 
mandando via il pubblico, con tanto di,q:a- 
pito della società? Tutti gli artisti mesti e 
scoraggiati sì rivolsero al maestro: Che po- 
trò fare? egli disse loro Poi li 

lasciò bruscamenle, e pochi momenti dopo 
^ si presentò nell' abbigliamento del famoso 



158 



I KIBSTBI DI tesici ITALUHI 



■\ 



i 



Figaro. Tutti Taccia marono, ed il pubblico, 
informato della risoluainne presa dal mae- 
stro, perche non mancasse lo spettacolo, lo 
rimunerò con le più grandi ed entusiastiche 
dimostf-aziofìi di affetto. Il nostro maestro 
confesFiava egli ste.sso che non dispiacque 
come artista , , , , almeno se ne lusingò; 
ma come cantante si credeva felice quando 
r orchestra ^copriva la sua modesta e certo 
non bella voce. La serata fu soddisfacente 
per tutti, * 

Nel 1839 ritornò al Messico nella sua 
primitiva qualità di comfxjsitore e diretto- 
re. — Nel Ì843, per consiglio dei medici, 
tornò in Europa^ fioiché la sua salute depe- 
riva oj;ni giorno piùp Varie sono le opere 
che scrisse dopo il suo ritorno dall'America, 
ma troppo lungo sarebbe enumerarle; ba« 
si4^rà difiB che sono ven tolto. 

Fra le prime e migliori noteremo: / 
FaUi Monetari; VAzema di Granata; Il 
Domino Nero ; h Contessa di Mons ; e 
Ln Cleopatra, Scrisse pure una gran quan- 
tità di pezzi di musia istrtjmentale. 

E succeduto alla direzione del R. Con- 
servatorio musicale di Napoli al compianto 
Mercadante, posto che poi abbandonò, per 
controversie avute, ritirandosi a Cremona. 
Ora però è ritornato a Napoli Direttore di 
quel Collegio' di S. Pietro a Majella. 

ROSSI LUIGI FELICE, aimpositore di 
musica da chiesa e scrittore, nacque a Bran- 
duzzo (Voghera) if 27higlio 1805 e morì 
a Torino nel gÌugri(Klel 1863. In gioventù 
si era dedicalo alla medicina, ma la sua 
inclinartene per la musica lo spinse a col- 
tivarla con ardore e serietà Ebbe lezioni 
di contrappunto dai maestri Mattei e Zin- 
garelli. Scrisse e trattò musiche di vario 
genere. Ciunposc parecchi trattati di musi- 
ca, che gli fruttarono fama di dotto mu- 



sicista, e Gnchè visse godè chiara riputa- 
zione. 

ROSSINI GIOACHINO. Molti scrittori si 
invogliarono di tracciare la storia del sommo 
artista, siccome quella che fornisce ampia 
materia a dissertare e discutere, e i più ver- 
satili ingegni vi spesero l'opera loro; ma 
disgraziatamente per la storia dell'arte, non 
tutti ne tesero l' esatta relazione ; e dove 
in una gli errori, le contraddizioni e le fal- 
sità intorno ai costumi ed alle abitudini del 
celebre maestro ingannano il lettore, in altra 
i malevoli e gl'invidiosi lo gettano in un 
labirinto di dubbi tendenti ad oscurare l'au- 
reola di gloria che fulgidissima splende at- 
torno al nome del sommo Pesarese. 

A porre in sodo il vero stato di cose, ed 
a parlarne con scienza e coscienza, interven- 
ne il chiarissimo Senatore Antonio Zanolini, 
che in un suo volume, edito nel 4879 dallo 
Zanichelli, narrò con dotto stile e con afletto 
d'amico, la vita di Gioachino Rossini, come 
del resto non poteva fare altri che lui : lui 
che tanto conobbe quel colosso musicale. 
Colla scorta adunque dello stesso Zanolini, 
parleremo noi pure dell'uomo e dell' artista, 
per quanto le nostre deboli forze e la na- 
tura della presente raccolta biografica lo con- 
sentano. 

Gioachino Rosmini nacque a Pesaro il 
29 febbraio 1799. Gli furono genitori Giu- 
seppe ed Anna Guidarini, entrambi artisti 
teatrali, il primo di corno, di canto l'altra. 

Fin dall'infanzia il nostro Gioachino 
addimostrò amore per la divina arte dei 
suoni, e già a nove anni qual suonatore di 
violino fu tra i secondi al teatro della For- 
tuna di Fano ; ed a 43 anni coli' archetto 
del suo strumento provvide al suo ed al 
mantenimento della famiglia. -- Ebbe a 
maestri Don Angelo Tesei per il canto e 



DEL SECOLO XIX 



159 



il padre Mattei per la composizione, e 
mercè i loro insegnamenti cominciò a ma- 
nifestare quanta e quale potenza musicale 
aveva da natura sortito, perocché poco men 
che trilustre, oltre all'aver composta la can- 
tata : Per la morte di Orfeo^ diresse a Bo- 
logna da solo il concerto delle Quattro sta- 
gioni di Haydn, destando l' universale am- 
mirazione. 

Diciottenne divenne autore di un'opera : 
Demetrio e Polibio, nella quale a larghi 
sprazzi emergevano i fondamenti della gran- 
de riforma da lui ideata. 

Poco dopo scrisse l'altra opera: La 
cambiale di matrimonio, che a Venezia fu 
portata alle stelle, e che venne seguita da 
7 altr«; fra cui ci piace ricordare: L'in- 
ganno felice, e La pietra del paragone, che 
fruttarono, in ì:;pecie quest' ultima, al gio- 
vane maestro, oltre ad applausi^ l'esen- 
zione dalla leva militare. 

Dove poi diede prove non dubbie di 
potentissimo ingegno, si fu nelle opere : 
Tancredi e l'Italiana in Algeri, che fece 
rappresentare alla Fenice ed al S. Bene- 
detto di Venezia, e che gli valsero ovazioni 
entusiastiche. 

Frattanto) dopo messe sulle scene mila- 
nesi : L'Aureliano in Palmira ed 11 Turco 
in Italia, passò a Napoli dove scrisse : VE- 
lisabetta, regina d'Inghilterra, opera che 
gli schiuse l'adito a poter far suonare e 
cantare dagli allievi di quel Conservatorio 
la divina sua musica, che prima dallo Zin- 
garelli, Direttore dello stesso, era proibita. 

A Roma cadde invece : Torvaldo e Dor- 
liska, da lui fatta rappresentare a quel 
teatro Valle. Poco curante di ciò pose mano 
a quella gemma preziosa del Barbiere di 
Siviglia. — Rifece quello musicato dal 
Paisieilo, ne cambiò il titolo, e lo annun- 



ziò al pubblico: il quale però, accusando 
il giovane maestro di presunzione, si recò 
a teatro col preconcetto che l' opera sarebbe 
finita; tra i fischi. 

Né s' ingannò : giacché sfortunatissima 
fu la prima rappresentazione, tutto essendo 
concor^^o a non far gustare quella deliziosa 
creazione. Ma la sera appresso Rossini, por- 
tato in trionfo, si rifece delle ingiurie e 
dei fischi dell^ precedente giornata. 

Passò poscia da Roma a Napoli, e di 
là a Venezia e compose: i eli e Peleo, Otello, 
La Cenerentola, La Gazza Ladra, Ar- 
mida, Mone ed altre opere ancora, nelle 
quali profuse il tesoro della propria ispi- 
razione ed una vera ricchezza di melodie 
e di armonia, di dottrina nel ritmo. - Scris- 
se in ìspecie per la valentissima donna Isa- 
bella Coibrant, che amò alla follia, e che 
condusse poscia in isposa. 

Per lei Rossini tralasciò di comporre ope- 
re buffe, e nel febbraio 1823 a Venezia fece 
cantare la Semiramide, che accolta da prima 
freddamente, fu poscia magnificata. 

Per dar quindi prova che la musica da 
lui scritta era ed è di due maniere, cioè 
briosa e con abbondanza stragrande di con- 
CGlii, di motivi e di frasi la prima, mentre 
la seconda addimostra uno studio più profon- 
do, drammatico ed armonico, Rossini die 
fuori quel colossale lavoro del Guglielmo 
Teli, dopo il quale senti imperioso bisogno 
di sosta e rolla moglie imprese il viaggio per 
Londra giungendo prima a Parigi il 9 no- 
vembre 4823, ove venne accolto quale un 
Sovrano, quantunque Parigi non conoscesse 
che di fama l' uomo illustre che ospitava, 
giacché soltanto mutilata si eseguiva la sua 
musica forse per mal animo di Paér Ferdi- 
nando. Direttore del teatro italiano. 

Eia intenzione di Rossini fermar breve 



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I MAISTRI DI MUSICA ITALIANI 



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dimora in quella metropoli, mentre invece 
vi si trattenne per dar soccorso al suo com- 
patriotLa Augusto Panseron, che dovendo re- 
c^T^ì in Bologna, e non avendo meaai. lo 
pref^ò di voler intervenire ad una accademia, 
alb qnale come si seppe che Rossini vi a- 
viebbe preso parte, accorse una smisurata 
fnlla. Dopo il concerto slavasi V illustre mae- 
stro per partire allorché Lauriston, Ministro 
della Ca^ del re, gli offerse la direzione del 
teatro italiano, ma Rosmini rifiutò deciso di 
partii e onde non recar danno al Paér. 

Addì 7 dicembre i conjngi Gioachino ed 
Isab^dla Rossini mossero per V Inghilterra, 
visitando dapprima il Re Giorgio IV, al 
quale Rossini negò di prestarsi a cantar seco 
lui un duetto in un'accademia che davasi a 
Corte, E stantechè il nostro maestro avea 
bella ed estesa voce baritonale, in altro in- 
contro dovette cantare colla pur celebre Ca- 
talani il duetto sì rinomato del Cimarosa nel 
Mairimmm Segreto. 

Si fu a Londra che Rossini gettò le basi 
di un' opera nuova : La figlia dell' aria, di 
cui però non scrisse che V atto primo, e si 
fu Kj che gli venne ancora offerta la direzio- 
ne del teatro italiano in Parigi, e che accettò 
solo quando fu ben sicuro che Paér in nulla 
sarebbe stato danneggialo e che avrebbe con- 
servalo il titolo e lo stipendio di direttore 
onorario. 

E recatosi nuovamente in quella Città 
neir occasione deir innalzamento al trono di 
Carlo X scrisse la musica per un'operetta 
di un alto : // viaggio a Reims o Valbergo 
dei giglio d'oro, che però non fece rumore, 
e che fu solo pagata con un vasellame di 
Sèvres, avendo Rossini rifiutata l'offerta di 
una vistosissima somma. — E quando a Pa- 
rigi stesso il 14 marzo 1826 fu rappre- 
sentata la Semiramide, quest'opera, certo 



non compresa, venne accolta con tale in- 
differenza che il Rossini, pressato d'altronde 
a dar musica nuova, scrisse dapprima il 
Maometto II da lui ribatezzato per Asse- 
dio di Corinto, che menò uno scalpore si 
grande, e destò così universale entusiasmo 
da essere giudicato un miracolo d'arte anco 
dai pili restii ad applaudire. 

Lusingato da questo successo, egli ri- 
fece di pianta il Mosè, e già s'erano co- 
minciate le prove, quando l'illustre maestro 
ricevette la nuova che sua madre a Bolo- 
gna versava in grave pericolo di vita : sua 
madre, la depositaria de' suoi trionfi e delle 
sue pene. — Pur diresse le prove e la 
prima recita del suo Mosè ottenendo un 
successo superiore a quello riportato col l'il5- 
sedio di Corinto, così che a nome del Re, 
il Visconte della Rochefoucault offerse a 
Rossini il diploma della Legion d'Onore, 
che egli però ricusò, ritenendosi immeri- 
tevole di tal distinzione fino a che non 
avesse dato novello saggio del suo sapere 
musicale, e si pose tutt'uomo attorno al- 
l'opera : Conte Ory che fu seguita dall'altra 
Guglielmo Teli di cui più sopra dicemmo 
e che oltre all'aver mandato in visibiglio 
gli abitanti della Senna, fu quella che indus- 
se il maestro ad accettare la già offertagli 
onorificenza. 

Frattanto Rossini, rivalicate le Alpi, in 
uno alla moglie ritornò in Bologna, dove 
erasi accinto alla creazione di una nuova 
opera tratta dal soggetto del Faust, quando 
apprese la caduta di Ciarlo X e l'assunzione 
al trono di Luigi Filippo di Orleans; il 
quale, avendo ristretto le spese dell' ammi- 
nistrazione della sua casa, tolse a Rossini 
il premio annuo di 15,000 franchi e la 
pensione annua di franchi 6,000 a lui in 
precedenza promessi. Per rivendicare i suoi 




Wtl SECOLO XtìC 



161 



diritti ti OSTINI medesimo tornossene in Fran- 
cia, dove però seppe con dolore che la mo- 
glie Isabella, datasi al giuoco e dissipate le 
sue sostanze, per riparare al vuoto di cassa 
dava lezioni di Ciìnio a prezzo elevato, abu- 
sando delta celebrità dei marito, il quale, 
al suo ritorno in Bologna, volle aver dimora 
separata da lei. 

Durante la sua ultima dimora in Parigi 
cessarono le rappresentazioni del Teli e fu 
posto in scena il Roberto il Diavolo del 
Mayeerber con istraordinario sfarzo scenico 
e con cantanti di primissimo ordine, quasi 
sfida a Rossini ed eccitamento all'invidia. 

Avrebbe egli voluto tornarsene in Bo- 
logna, ma r idea che là v' era sua moglie 
ne lo teneva discosto, mentre trattenevalo 
in Francia un'altra donna, Olimpia Pellisier, 
della quale era giunto a guadagnare l'af- 
fetto. E in Francia egli imprese a scrivere 
nel 1832 lo Stabat Mater, — novella gem- 
ma destinata alla Cattedrale di Siviglia. 

Oltre lo Stabat che il Rossini, sebbene 
ainmalato, finì di scrivere nel tempo prefisso 
compose successivamente 12 ariette che 
poscia intitolò : Soirèes musicales. 

E qui ci si permetta un'osservazione. 
Il presente lavoro sul sommo creatore di 
tanti e si variati concetti melodici, lo ab- 
biamo già detto, è un semplice estratto bio- 
grafico, talvolta ordinato in via cronologica 
tal' altra fatto a sbalzi. 

Epperò parlammo prima dell'artista, ed 
ora parleremo dell' uomo, per riparlar no- 
vellamente dell'artista e poi dell' uomo an- 
cora, e conchiudere infine con pochi cenni 
sulla musica da lui dettata. 

Fu Rossini amantissimo delle belle let- 
tere, ed è noto aver egli dichiarato che 
più apprese dallo studio di Dante che 
non dalla scuola del maestro Mattei. — 



Idolatra della madre, la pianse atnaramente 
quando mori. — Fu gioviale con tutti, cor- 
tese, ediicato. — Avvicinò persone di alto 
rango, di sangue reale, e di fama mondiale: 
regnanti, musicisti, letterati. — Fu deco 
rato di var! Ordini, fu creato membro dì 
varie Società. — Parlando della sua mwr 
sica, Rossini alludendo ai molti ripieni di 
essa diceva : alla mia musica non si 
dorme. 

E cortese e benevolo egli fu con coloro 
che a lui ricorrevano per consigli ed aj uto, 
e lo fu maggiormente con Bellini" e con 
Donizetti, suoi contemporanei, ai quali e- 
spresse la sua ammirazione, e per la im- 
matura morte del primo sentì vivo dolore.— 
Ed acerba indignazione provò quando, ri- 
conosciutosi finalmente il suo diritto a con- 
seguir la pensione e gli arretrati di essa a 
Parigi si interpolavano agli atti di Roberto 
il Diavolo, mozze e male eseguite, le arie 
di altre opere sue, si che alla chetichella 
ed improvvisamente da quella città dipar- 
tissi, e se ne andò nella sua cara Bologna 
ad abitarvi una casa da lui acquistata ; men- 
tre accortisi i parigini dello sfregio fatto si 
tennero per disonorati dalla partcn^^ del 
Grande Maestro, il quale, lasciando Olim- 
pia desolata e piangente, rivide la moglie, 
e con essa amichevolmente convenne di sth 
pararsi in via legale, mentre qualche mese 
dopo scrisse alla Pellisier di recarsi in B^ 
logna, ove giunta conobbe Isabella, e cosa 
strana I né dall' una né dall' altra parte al- 
cun motto si fece di gelosia, e quasi ami* 
che invece lasciaronsi. 

Rossini indignato per lo scempio fatto 
della sua musica al teatro di Franciri, per 
molto tempo né scrisse né volle udir par- 
lare di opere; condusse invece vita rego- 
lata e tranquilla, fino a che nel!' aprile 

11 



162 



1 MAEStRl DI MUSICA ITALIANI 



1837 ebbe la Duova che in Parigi il suo 
Guglielmo Teli , riprodotto per intero e 
cantato da eccelleTiti artisti, furoreggiava. 

Senonchè due dolori, uno dell'altro più 
grave, prostrarono le forze del Cigno Pesa- 
rese; in avvilirono e dimagrarono a)3Ì da 
renderlo in'ii:4>no:^cibile. 

La morte di un suo vecchio amico, Carlo 
Severini, reggitore del teatro italiano di Pa- 
rigi, avvenuta in seguito a un incendio e la 
perdita del padre contristarono siffattamente 
il maestro, che abbandonata V idea del com- 
porre, visse ritirato in una villa di Bologna 
dove però le raediclie cure e le amorose pre- 
stazioni di Olimpia lo ritornarono in forze, 
gli rianimarono lo spirito ; e potè tosto dar 
mano a nuovo lavoro ritoccando il suo Stabat 
Mater, che il 7 gennaio 1842 venne cantato 
a Parigi da Giulia Grisi, dall' Albertazzi, da 
Mario e da Tamhurini. 

Inuiìla e iV altronde impossibile descri- 
vere il fanatismo destato da quella musica : 
fanatismo che invogliò ì bolognesi ad udirla: 
ed avutone l'assCLiso dal Rossini stesso (che 
però lo diede condizionato, al patto cioè che 
parte degl' ìnU'oiti dovesse contribuire all' e- 
rezione di una Cassa per pensioni ai vecchi ar- 
tisti di musica bolognesi), venne eseguito la 
sera del 1 8 marzo 1 842 dagli artisti C. Chiara 
Novello -Gigliucti, Clementina degli Antoni, 
Nicola Ivanof ed il Co. Pompeo Belgiojoso, 
soll43 la direzione di Donizetti. 

Iniilile dire che quello fu un altro trionfo 
pel Grasdk Pesarese. 

Vari e disparati giudizi si pronuncia- 
rono su questa spnrtito; taluno lo reputò 
disadatto [K^r Chiesa ; tutti però furono u- 
nanimr a proclamarlo uno di quei mirabili 
capolavori che manifestano la potenza del 
genio, 

Nel seguente anno 1843, Rossini, af- 



flitto da malattia cerebrale, volle con Olim- 
pia trasferirsi in Parigi a cercarvi la gua- 
rigione, che consegui a merito speciale del 
Chirurgo Civiale suo amico. — In quella 
città compì altro caritatevole atto, scrivendo 
un Cantico intitolato appunto, Cwrilà, che 
aggiunse ad altri 2 già in precedenza det- 
tati sulla Fede e Speranza, e che donò 
al maestro Vincenzo Gabussi, affinchè po- 
tesse con essi campare, lasciandogli iotero 
il ricavato di tali composizioni. Musicò pure 
un Coro, pel centesimo anniversario della 
nascita di Torquato Tasso. 

Si ritrasse poi nuovamente nella sua 
prediletta Bologna, dalla quale fu acclamato 
Consigliere municipale, ed in cui menò al- 
legra vita, componendo e ricevendo visite 
di cospicui personaggi. 

Se non che il 7 settembre 1845 rice- 
vette pressante avviso che la medile Isabella, 
nella sua villa di Cartenaso, agonizzava.— 
Vi si trasferi immantinente ; ebbe con essa 
un lungo colloquio ed un mese dopo, quan- 
do questa morì, pianse amaramente la sua 
perdita. 

Rossini ebbe poi dall'editore Giovanni 
Ricordi un pubblico attestato di stima, pe- 
rocché nel maggio 1846, in ampia sala fu 
scoperto il busto del sommo maestro ; il 
quale intanto col ricavato delle rappresen- 
tazioni delle sue opere, con beneficiate da 
Ini organizzate, e con istraordinarie libera- 
lità, potè fondare V istituto portante il suo 
nome, avente per iscopo l'istituzione di una 
Cassa per sussidi agli artisti di teatro, nati 
e dimoranti in Bologna. 

Intanto i Parigini, a riparare la offesa 
fatta coir ingiusta lite a lui intentata, il 9 
giugno 1846 eressero nell'atrio del teatro 
dell'Opera la statua del Rossini, il quale al 
21 di agosto, successivo (suo onomastico) 



DEL SÉCOtO XTX 



un 



coDdusse in moglie Olimpia Pellissier, e 
frattanto la direzione dei teatro italiano inviò 
a lui uno spartito, formato di pezzi della 
sua musica, ed intitolato Roberto Bruce, 
con preghiera che vi apponesse in fronte 
il suo nome* 

Rossini diede a quel centone il nome di 
nobile pasticcio, ma vi appose il suo nome 
e fu eseguito a Parigi la sera del 30 di- 
cembre 1846; mentre il primo giorno del 
1847 a Roma nel Campidoglio» nell'Aula 
Senatoria, altro pasticcio veniva cantato in 
onore di Pio IX per l'amnistia conceduta 
e pel proclamato Statuto ; nella quale occa- 
. sione anche un Tantum Ergo, pur di Ros- 
sini, venne solennemente cantato in Bologna 
pel ridonamento al culto del tempio di San 
Francesco. 

Non andò, in quel torno di tempo, im- 
mune il maestro da malevoli censure, per- 
chè, all'appello fatto alla cittadinanza Bolo- 
gnese nell'aprile 1848 dall'Intendente Ge- 
nerale delle legioni civiche e dello Stato 
Pontificio, Marchese Filippo Gualterio di 
offrir destrieri e denaro, egli rispose col 
dono di due cavalli, reputato meschino dai 
suoi detrattori, i quali certo obbliarono gli 
atti munifici da lui di per dì compiuti, 
specialmente in favore dei maestri di mu- 
sica. 

Un insulto, e grave, ebbe a soffrire Ros- 
sini nella stessa Bologna da un centinaio di 
Siciliani, che non conoscendolo ed essendo 
stanchi da lunghe marcie, all'invito fatto di 
suonar davanti la casa deirillustre maestro 
una delle sue melodie, risposero con urli e 
con fischi che indignarono cosifattamenle 
Rossini che il giorno addietro, seguito dalla 
moglie, partì per Firenze. 

I Bolognesi, addoloratissimi dello sfregio 
fatto al maestro e della sua dipartita, inca- 



ricarono il padre Ugo Bassi fli inter porsi 
presso di lui pel suo ritorno in Bolognap 

Rossini, che d'altronde seppe nm essere 
stati i Bolognesi gli autori o faiUori delle 
grida, ma alcuni facinorosi, avrebbe anclie 
accolta la domanda fervidissima di quella 
popolazione^ ma una malattia della moglie 
contratta nel timore provato per la fuga pre- 
cipitosa lo ritenne a Firenze» e diresse in- 
vece un' affettuosissima lelU-ra al Bassi, 
documento prezioso per nobiltà di senti- 
mento. 

Musicò intanto un Coro di tjuerra, per 
la indipendenza italiana, e lo diadico al Mu- 
nicipio ed alla Guardia civica Bolognese, 
Coro che il 2i giugno 4848, anniverr^ario 
dell'esaltazione di Pio IX, fu eseguito in 
Bologna stessa, con entusiasmo pari a quello 
conseguito coli' Inno alla pace clje regalò al 
pittore Rosor, il quale gli offtr^^e un David 
sonante la cetra, simbolo della musica del 
suo Stabat Mater. Fece poscia una pìtxola 
composizione pel poeta Lord Ver non, illu- 
stratore celeberrimo AdVInferm di Dante, 
pel quale scrisse il racconto della Francesca 
da Rimini. 

Novello motivo di disgusti ebbe a provare 
Rossini nella sua Bologna, in occasione della 
visita del conte Nobili, GoverriiUore ad essa 
destinato dopo le giier re combattute per la 
indipendenza ; essendoché al momento in 
cui il conte entrò nella slanzn del sommo 
artista, le dame tutte che vi sì tri>v;ivaiìo, se 
ne andarono come avessero veduto il IVilletto, 
ed il Governatore vistosi cosi nmle accolto, 
se ne allontanò. 

Per tale sfregio Rossini giurò di non più 
tornare in Bologna e difatti abbandonata la 
città, non vi ripose mai il piede, 

Eppur quelle dame non avnano che ob- 
bedito alla regola, che per esse ej a legge, di 



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164 



1 HACSTRI Dt HUStuA iTlMAKl 



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non ricevere, riè conversare con militari del' 

Tornò il maestm a Firenze vi fece acquisto 
del palazzo Pucci, ove contrasse una infer- 
mità cerebnile che tenne per vario t(*mpo 
sospesi gli animi sulla sua viU, — Fortu- 
na Lamente però ^lapo una serie di amorose 
cure e prestazioni, e dopo una liuiga iu ver- 
nala di convalescen^, uella quale gli fu im- 
pedito perfino di leggere, risanò, e per se- 
guire il consiglio del medico dott. Buffa lini 
e il desiderio della nu>glie, addì 4 mHggio 
4835 trasferì la .-^na dimora in Parigi, an- 
dando ad abitarvi l^appartamento n, 2 della 
Chausàée d'Anlin, con gran soddisfazione dei 
Parigi uL 

Quivi Rossini coltivò un circolo dei più 
dilettevoli, e non cesso dal comporre qualche 
brano dì musica, ma di piccola mole, scritto 
fttjlo per darlo ai mille volonterosi di posse- 
dere suoi aiilogratì (4), 

Trasporlo in arguito la sua abitazione al 
Bosco di Boulogne, ed ivi scrisse: mlu- 
larls hostia, brano per quattro voci, una 
romanza: L'assenza e due canzoni Spagnucj- 
le : A'Granade e La rewre AmialmiRE. 

Nei teatri di Parigi peraltro era da pa- 
recchio tempo che non si udiva musica nuo- 
va del celebre artista, e fu una generale 
sorpresa il veder un giorno annunziato: Vn 
curioso accidetite, opera buffa nuovisj^ìma 
di Rossini; annunzio che però venne tosto 
levato, quando il maestro seppe trallnrsi di 
un lavoro composto di brani di altre sue 
opero, e che permise ^\ rappresentasse col- 
r aggiunta di un cnrìoso accidente del mae- 



(l) V autore di questo libro è poftsesanre dì 
un Album nrtiatico, il quale coutienp buon 
immero d'illuatfì aiitojTraflj fra i quali una 
lotterà del sommo fìos3iE^i 



Siro Rarettoni, composizione eseguita con 
niusica rossiniana. — All'impresario ciò non 
convenne e la rappresentazione non eblKì più 
luc^o^ 

Altro pregevolissimo lavoro della mente 
inesauribile dei Pesarese fu: La pelile mes- 
se solenneUe, scritta per quattro voci con 
accompagnamento di piano, ed eseguita addi 
14 mai7.o 1864, in occasione die in via 
Moncus veniva consacrata una Cappella fat- 
tavi erigere da Pillet Ville. 

A Pesaro venne intanto a Rossini innal- 
zata una statua di bronzo, donata a quella 
citt^ dalla Società delle strade ferrate Ro- 
mane, e sco[)erta addi 21 agosto 1864 con 
musiche e luminarie, e col concorso di De- 
putati, Ministri e Senatori. 

Intanto a Parigi il Rossini riceveva so- 
lenni onoranze ed il regalo di una corona 
d* oro nel giorno in cui al teatro deir Opera 
si rappresentava per la 500.^^ volta il suo 
Guglielmo Teli 

Per r esposizione universale 1867, Ros- 
sini musicò un altro Inno alla Pace, che fu 
canuto e suonato da 4000 artisti nel Pa- 
lazzo dell'Industria. 

Ebbe poscia dal Re Galantuomo la inse- 
gna dell'ordine Cavalleresco della Corona 
d'Italia, allora appena instituìto, a cui ri- 
spose con una fanfara che appunto intitolò: 
Corona d'Italia, per uno strano capriccio 
dell'insigne maestro, che, nel rimettere la 
fanfara stessa, raccomandò che di essa non 
se ne permettesse la stampa se prima pub- 
blicamenle e colfuso degli strumenti sax (al- 
lora pochissimo in voga) non fosse eseguita: 
esecnzionc, che credo non sia ancora data. 

Fratlanto la salute venivagli meno, e 
già fino dal 1867 Rossini accusava inson- 
nia e mancanza di forze. Quando il medico 
I conobbe prossima la fine del sommo artisU, 



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DEL SErOLO IIX 



165 



dair Italia e dalla Francia , si spei] irono 
messi e corrieri per aver notizie dell' illu- 
stre infermo, che dopo im perplesso slato 
di salute alle 11 poni, del giorno 13 no- 
vembre, fra le braccia della destJata con- 
sorte ed il compianto di tutta Europa, ab- 
bandonava la terra. 

Aveva allora trascorsi 76 anni, e fn 
raro esempio di amor figliale, di affezione 
perseverante agli amici, pronto a scordare 
le offese e memore ognora dei benefici. 

Fu Rossini accusato d'avarizia, di in- 
fingardaggine, di sensualità, e di gbiott<)- 
nerìa- 

Alla prima censura non eccorre confu- 
tazione. — ì^ munificenKa di Rossine può 
essere provata in cento modi : mille aned- 
doti si possono a suffragio di es,?a narrare. 
La sua attivila è luminosamente provata 
colle opere insigni lasciate, e se fu amante 
del gentil sesso e si lasciò talvolta pren- 
dere dal diletto della gola, nessuno però 
può dire che fosse libertino, o che l'abbia 
veduto briaco. 

Era allegro, giocoso, dedito agli scherzi 
ed alle burle, di acuto ingegno, facile alle 
arguxie : si prese giuoco degli sciocchi ; 
ma fu indulgente ai difetti degli allri e 
tollerò le molestie di uggirai ed impor- 
tuni. 

Parigi il 21 novembre 1868 re?^ onori 
funebri alla spogJia di tanto genio, e il 21 
agosto deiranno appresso Pesaro diede 
pubblica dimostrazione di lutto, rendendo 
r estremo onore al suo Cigno, sepolto in 
suolo stj^aniero. 

Morendo, Rossini lasciò gran parte dei 
beni alla moglie, nominò suo erede pro- 
prietario il Comune di Pesaro, colT obbligo 
perù di fondare un Liceo Musicale, si ri- 
cordò della Francia, ma prco assai dei 



parenti : ed obbitò affatto Bologna, per le 
offese jKiLite negli ultimi anni passativi : 
ed ai^che perché, essendo Rqssim un po' 
cupido di gloria e di onori, Bologna non 
gli aveva ancora eretta una statua, — Due 
abitanti di essa però, illustri per casato, 
per censo e sapere, volle esecutori ir» Ita- 
lia delle sue ultime volontà, e questi sono 
il marchese Carlo Bevilacqua, e S. E. V e\ 
ministro Marco Minghetti- 

Pesaro agognava intanto d'avere i re- 
sti mortali del suo cittadino, e Parigi più- 
li voleva, lì Governo del Re intromessosi 
decise : doversi RossiM seppellire in Santa 
Croce a Fi renose nel Pantheon degli uomini 
illustri. 

Fu Rossini amantissimo della melodia 
e riprovava altamente quei maestri, che 
(sono parole sue) trascurano la nielodia 
per modo che U canto diviene declanmtù- 
rio, ed il lavoro della mente ^tordigce tjli 
orecchi ed agghiaccia ti cuore, e sotto un 
diluvio di note si seppeitisce la voce e si 
soffoca la sensibilità^ 

Rossini si applicò fin da giovane allo 
studio della muF^ica tede^^ ; sì che fu an- 
che chiamalo dal Padre Mattei i7 lode- 
schino — pervenne alla conciliazione della 
melodia colia scienza dell' islrumentazione, 
seppe circondar quella di un cjìrteo d'ar- 
monia, di suoni e modulazioni novelle e 
ammirabili, delle quali prima di luì nes- 
suno era a giorno ; e generalizzò si ffa Iti- 
mente la mijsica italiana, da farne quasi 
una lingua universale. 

Ciò poi che forma il sorprendente nella 
musica del Pesabesr si e esser ella stata 
fier la maggior parte dettata in momenti 
che parrebbero inadatti ; perocché la Sin- 
fonìa, [jer esempio, della G^r^a ladra, fu 
scritta nella bottega di Ricordi, mentre 



\ 



166 



I MAESTRI DI lUSICA ITUUKI 



\ 



eravi quel bisbiglio tutto proprio di un 
negozio ; ed in un quarto d' ora compose 
la divina preghiera die trovaci nell'atto 
primo del suo iVasé. 

Prima di chiudere nue^^ti cenni sul 
sommo maestro, mi corro ohbligo di dir 
due parole sulla musica rossiniana, a pro- 
posito dei pensieri sulla stessa esposti dal 
signor Gìoadiiuo Paglia e pur ossi com- 
presi nell' aureo libro del diiarissìmo com- 
mendatore Zanolini. 

Premessa ima dotta ed elaborata con- 
siderarne sulla musica in generale, e ri* 
cordato che Pietro Giordani paragonò a 
quella del Bonaparte la fama del Pesarese 
e detto che entrambi furono dominatori, 
l'uno sugl'imperi e sulle nazioni, T altro 
sulle menti e sui cuori delle moltitudini, 
e detto ancora che Mcyerbeer pubblica- 
mente acclamò quale Giove della musica 
li maestro Bossjm, prosegue detto 'signor 
Paglia addimostrando che il fascino per la 
musica rossiniana provenne, non ria pro- 
fondità di dottrina, nò da sforzo di lunga 
meditazione, ma dal privilegio concesso al 
compositore italiano dì trarre dnlla pro- 
pria fantasia inspirazioni cosi soavi, facili, 
spontanee e scorrevoli da farlo ap])arire 
oltre l'he inventore inesausto di meravi- 
gliosi concetti, anche interprete divinatore 
dì queir istinto musicale, ch'è ingenito uel- 
r umana natura. 

E bene disse, i^vò che uno dei pregi 
più singolari per cui le melodie del Pe- 
sarese si resero popolari non solo ia Ita- 
lia, ma benanco in Europa tutta, e quello 
del ritmo cui sono informate : ritmo che 
costituisce l'ossatura {ci à permetta la 
frase) della musica tutta e^I in ispecie della 
melodrammatica, e che, comunque oggi 
dagli avveniristi si dica aver passato il suo 



tempo, pure ogni qualvolta o per tocco di 
archetto, o per squillo d'ottone, ovvero 
per suono di umana voce si appalesa ed 
estrinseca, agita d' improvviso le più inti- 
me Gbre del cuore, desta entusiasmo, pro- 
duce una dolcezza ineffabile, crea im de- 
siderio di immergersi quasi in quelle beate 
fantasie, e fa erompere dall'animo, sincero, 
spontaneo, altitonante un grido di evviva 
a Rossini, che di novità, di vaghes^za e dì 
melodia lasciò imperitura memoria. 

Ed a proposito di ritmo riferiremo in 
compendio quanto disse il Gran Maestuo 
al suo amico Zanolini. 

Ragionavano entrambi a Parigi di mu- 
sica, ed il secondo accertava il grande Ar- 
tista, che nelle creazioni di lui rinveniva 
un gran potere di imitazione, cui rispondeva 
il Pesarese: 

La musica non è un'arte imitatrice, 
ma bensì ideale quanto al princìpio : ed 
imitativa ed espressiva quanto allo scopo. 
La pittura e la scultura sono arti essen- 
zialmente imitatrici, perchè imitano il vero: 
ma l'arte dei suoni non intende, non può 
farsi pervenire all' orecchio una sembianza 
di ciò che l'uomo non ode: ma Io risve- 
glia, lo anima in mezzo ai perìcoli delle 
battaglie, lo conforta e lo allieta, e con 
nuovo linguaggio gli parla al cuore, ride* 
sta le più vive affezioni, lo rallegra, rat- 
trista, atterrisce o commuove. — La mu- 
sica può imitare solo ciò che produce suono» 
ma imperfettamente : la pioggia, il tuono, 
la grandine, un lamento pieto^ od un fe- 
stevole strepito; ma ciò non dice che la 
musica abbia per attributo essenziale Timi- 
tazioné, no: essa è un'arte sublime a[- 
punto perchè, non avendo mezzi per imi- 
tare il vero, si innalza al di là della na- 
tura comune in un mondo ideale. 



j 



DSL SECOLO XIX 



167 



n suo lioguaggio è comune ad ognuno 
perchè s' intende col cuore : — Vi sono, 
è vero, cose molteplici attorno a noi, che 
non per forza imitatrice, ma per virtù 
propria esprimono ed eccitano i nostri af- 
fetti; un cielo sereno non imita un riso, 
eppure, perchè ci allegra lo diciamo ri- 
dente; e triste chiamiamo la notte nella 
quale svegliati, siamo assaliti da melanco- 
nici pensieri. 

Così è della musica; che questa tien 
luogo di quelle cose (non le imita) e que- 
sta forza di espressione si chiama rtlmo, 
nel quale consiste la potenza della musica 
di cui i suoni non sono che gli elementi 
da cui esso è composto. 

Fin qui il Gran Maestro. 

Ora, essendo la musica il linguaggio 
dell'anima, significato coi suoni, e l'anima 
umana potendo variamente esser commos- 
sa, così vario è il linguaggio che se ne fa 
interprete. — Noi italiani, possiamo ben 
dirlo, avemmo, sempre natura disposta a 
sentire ed esprimere ogni sorta di affetto; 
e r impero che tenemmo sulle arti belle, ne 
è la più splendida testimonianza. 

Rossini diede prova di una versatile 
fantasia, perocché riusci stupendamente an- 
che nella musica buffa : e // Barbiere di 
Siviglia, La Cenerentola, l'Italiana in 
Algeriy II Turco in Italia, La Matilde, di 
Shabran son là a provarlo ; ma meglio rag- 
giunse l'intento allorché musicò il dramma 
o la ti*agedia. 

Che dire della Semiramide, che del- 
l' OWto, del Mosè, e del Guglielmo Tell?.^. 
Qual penna adoprare per ritrarvi i gemiti 
dell'assediata Corinto ?... 

E, per parlar di musica scritta a rap- 
presentare uno stesso soggetto, vale a dire 
un temporale, quale diversità di concetti, 



e di fi*asi da quello del Barbiere, all'altro 
del Teli, nel primo dei quali è solo un 
acquazzone che bagna Siviglia, mentre l'al- 
tro riproduce con verit«ì incontestabile i 
sibili del vento fra le gole dei monti El- 
vetici, lo scoppio del fulmine, lo scrosciar 
della pioggia, ed il sordo mugghiar del 
tuono: — quale disparità di fedele nar- 
razione della natura diversamente scon- 
volta ! 

Né si arrestò Rossini a dettar pel tea- 
tro, che dalla fecondissima mente sgorga- 
rono ariette e duetti per sala, ai quali pose 
il nome (come più indietro dicemmo) di 
Soirée» musicales, che fermano sempre l'at- 
tenzione dei cultori di musica, non meno 
che dei profani. 

E non lasciò di scrivere pel genere sa- 
cro, e due celestiali colossi ebbe a creare 
nello Stabat Mater e nella Petite Messe so- 
lénnelle ; né in minor pregio sono a te- 
nersi gl'inni alla Fede, Speranza e Carità, 
nei quali la soavità religiosa, la purezza, 
l'innocente candore dei pensieri musicali, 
inteneriscono il cuore e lo rivolgono a sen- 
timenti angelici ; come i sopradetti colo<^i 
che rappresentano un innalzamento dello 
spirito a Dio, un'esclamazione di lode al- 
l' autore del creato, un inno insieme misto 
di duolo e di gioia al Cielo, provano chiara- 
mente che il Grande Maestro in ogni com- 
ponimento fu sommo. 

La natura del presente lavoro non mi 
permette quella diffusione e quella copia di 
appunti che avrei a fare per celebrare 
quanto merita la musica del Pesarese, il 
quale fu certo dotato di due rarissimi 
pregi: la novità inesauribile d^ invenzioni, 
— e la divina bellezza delle idee ; e vanno 
grandemente errati coloro che appuntano 
di convenzionalismo la sua musica, dicendo 



168 



1 MABSTKI DI MUSICA ITALIINI 



\ 



modellate quasi ad una stcs.^ forma le sue 
sinfonìe. 

Ligio {lei rp>^to air assioma del solo 
Dio senza difeUi, non tacerò alcune leg- 
giere mende, che possono hm al Grande 
Artista, le quali, del re*to, non scemano 
affatto la immortale sua celebrità. 

Fu mosso dunque biasimo per l'abuso 
che fece Rossini di fioriture, gorgheggi, ed 
abbellimenti, — Certamenle die i rapidi 
slanci e le agilità della voce umana, oltre 
a destar diletto e meraviglia, Ciincorrono 
air effetto drammatico iu modo inlinilo ; ne 
certo si accuserà Rossini per averne usalo 
nel suo Otello quando Desdemoria, con di- 
speralo dolore prorompe : Se il patire m'ab- 
bandona, da chi operar phtà ? 

il soverchio uso di essi può. è vero, 
degenerare in barocchismo, e forse anco de- 
turpare lo stile, e il Gran Maestro nella 
Semiramide stessa, incorse in questo di- 
fetto. Era però difetto o gusto de' suoi 
tf^mpi- 

E d'altro più grave venne tacciato, 
quello cioè di non aver tenuto f^ian conto 
de! poeta e del dramma, e quasi neanche 
del pìibblico* — Ma, o che si presumesse 
troppo, che avvezzo ad otlnner dalla sua 
immaginativa ispirajiioni sublimi, od altro. 
certo è che in molte del fé sue opere vi ha 
qualche punto in cui la musica non pareggia 
il soggetto che deve esprimere o palesa una 
evidente svogliatezza. 

La critica aceusò di teatrale lo stile 
dello Stabat: ma errò, chù il tema della 
musica chiesastica è soggetto pericolosissimo 
a chi il voglia trattar con troppo late pro- 
porzioni e coi me?zi forniti dalla istruraen- 
lazione d'oggidì; ed allora si potrebbe dire 
lo stesso della Petite Mesi^e, molti brani 
della quale, o stanno nel giusto mezzo fra 



la musica di teatro e quella da camera, ov^ 
vero sono apertamente U?atralt , quali il 
Gratias ed il Domine Dem. 

Senonchè oltre a 140 lavori e compo- 
nimenti diversi giaciono ancor sepolti ne!- 
r oblio, e ben pochi sono coloro che \y>v* 
zione d'essi n'abbiano intesa. 

Deh ! cessi (conchiuderemo ancor nd 
col signor Paglia) deh ! cem finalmente il 
vergognoso ostracismo inflìtto alle ultinì^ 
inspirazioni di tanto itìtHletto E allora 
l'arte e V Italia altameììte eBulteranm: 
girella pel possesso di nvt>ri tesori, qnestft 
per F acquisto di nuova fflorin, 

ROTA GRISEPPE, nacque a Trieste lì 
25 settembre 1836 ; si dedicò alia musica 
a 12 anni studiando il Pianoforte; ma ben 
presto si sentì inclinato alla composizione. 
onde passò sotto il celebre maestro Lnìgi 
Ricci. 

A 17 anni compose, con altri tre al- 
lievi del Ricci, un'opera buffa intitolata: 
// Lazzarone che venne rappresentata in 
patria al teatro Mauron«»r: piti tardi a 19 
anni scrisse l'opera: / Romani in PmH- 
pejano che si rappresentò a] teatro Comin 
nale nel 1856 e gli valse bella fama. 

Intanto il Rota ded invanii conti nna- 
mente allo studio, non solo dell' arte sua. 
ma pur anco della letteratura e di altretali 
discipline. Quando poi gli jiarve lein)n\ 
partì per Vienna, Milano, Torino, ecc, e 
da per tutto diede Concerti di Piano e di 
Armonium. Secondo igiornali,diqiiest'ull inni 
strumento venne giudicito primo concerti' 
sta, e più tardi la casji Alexandre di Pa- 
rigi gli donava un magnifico strumento dell^ 
sua rinomata fabbrica. 

Nel frattempo ammalava a Trieste il 
Ricci, che mori nel 18f»0 : allora il Rota. 
che già lo suppliva, gli successe nel po^lo 



DEL SECOLO XIX 



Ifilì 



di Maestro Concertatore al teatro, ed in 
quello della cappella di S. Giusto e della 
Scuola di canto quale Direttore. 

Sopraccaricato di tanti impegni, il teatro 
gli fu forse più di danno che di utile, perchè 
gli precluse, sul fior degli anni, la carriera 
della composizione, meta cui egli aspirava 
sempre con ardore. 

Ciò non pertanto rimase 13 anni al 
teatro, durante i quali, scrisse : la Ginerra 
di Scozia pel teatro di Parma, ove la si 
rappresentò nel 1861 per 14 sere e gli 
valse da quella Direzione una riconferma 
per altra opera. La Ginevra venne rappre- 
sentata pure alla Scala di ìVIilano ed al- 
trove. 

L'anno dopo ritornò a Parma per met- 
tere in scena : La Beatrice Cenci. Dopo 
la prima recita, le rappresentazioni vennero 
sospese per disposizione di quel Prefetto, 
perchè sulla scena rappresentavansi : V in- 
terno di una chiesa, gli altari e personaggi 
ecclesiastici e cosi via. Disgustato per l'ac- 
caduto, scrisse un'opera buffa, pel teatro 
Comunale di Trieste sotto il titolo : PenC" 
lope, che venne rappresentata per due sta- 
gioni consecutive. Scrisse ancora Spartiti 
sacri, Romanze da camera, Cantate, Inni di 
circostanza. Fondò la Società filarmonica di 
mutuo soccorso, pubblicò articoli, opuscoli, 
satire, che per la spigliata franchezza e ve- 
rità gli procacciarono non pochi nemici. 

Infine scioltosi dal teatro, per ragioni 
privale, il Rota si recò a Parigi Tanno 
1873. Ivi diede subito Concerti pubblici e 
si procacciò ben tosto bella fama; venne 
pure eletto parecchie volte a membro del 
Giurì musicale francese ; poi, non si sa per 
quale felice idea, penetrò nell' istituto nazio- 
nale dei sordo-muti di quella città. Appena 
dopo pochi esperimenti, il Direttore di quel- 



r istituto sig Etsheverry fece un rapporlo 
al ministro dell'istruzione pubblica, Oum 
de Broglie, nel quale menzionava coi* t^n- 
tusiasmo i brillantissimi successi chi riih- 

neva il maestro italiano uell'istruzio Ir i 

sordo-muti restituendo ad essi la r:ivell;i. 
Ben presto il Rota presentò in pubMisNi [ 
suoi allievi, considerati fra i più ribr Ili ;ij- 
Y ammaestramento perchè figli essi \k\\v 4i 
sordo-muti; i quali pronunciarono di ^i orsi, 
recitarono alcune scene di commedia. ( finta- 
rono brevi solfeggi con accompagna menUt 
di Piano-forte. Tutti i giornali delti r;i [ai- 
tale e dell' Europa intera ne parlarono inn 
entusiasmo ed ammirazione. Alle pi]l>blìi hr 
conferenze intervennero : il Presidenti' \\A\\\ 
Repubblica maresciallo Mac-Mahon \ mini- 
stri, medici, artisti, professori e per<*oii(^ il' o- 
gni ceto. 

In seguito, colpito da una sventura iU* 
mestica, ripatriò, ed invitato dalle ;iiiiorÌi;i 
municipali, pubblicò un' opera letteci i.i ili 
non lieve mole, un volume di circa 4W jm- 
gine, intitolata : V Emancipazione demonio- 
muti, contenente pure un progetto [h r l;i 
fondazione di un istituto di sordo-muti si^ 
condo il suo nuovo sistema che era rjiu^lln 
di t dare la parola a questi infetiit pn 
mezzo della musica ! » 

Tale opera venne accolta col nKK>iaio 
favore dovunque, ed il suo autore fu urn^nitu 
da parecchie Accademie d'Italia e da iifto- 
matissimi autori. 

Presentemente rileviamo dai j^mninli 
come egli prosegue nella filantropia o|mi;i 
ottenendo sempre i più ammirabili risuliaiu 

ROTOLI AUGUSTO, maestro di man 
e compositore di musica vocale da c^irunn, 
nacque a Roma in gennaio 1847. I'] >fri(- 
tore brillante; passa la sua vita ii< IT iiti- 
partire lezioni di canto e di organo o Ir 



.i 



no 



I HAESTSI DI MUSICA ITALIANI 



k 



me pregiate composizioni da camera sono 
riiviilgate M principali editori italiani. 

ROVELLI PIETRO, violinista, nacque 
a Bergamo il 6 febbrajo 1793 e vi mori 
rS settembre 1838. Giovanetto, veniva e- 
ducato alla musica da suo padre, distinto 
violinista, e da suo avo Gio* Batta. Più tardi 
fu condotto ihl genitore a Monaco, ove si 
fece ammirare valente concertista. Ma resosi 
vacante a Bergnmo il posto di primo violino 
per la morte del maestro Capiizzi, Pietro 
Rovelli fu richiamato in patria, a sosti- 
tuire I* illustre ©stinto. Fu avversato sem- 
pre dalla fortuna, com che mori accorato. 

ruggì FRANCESCO, compositore, na- 
cque a Napoli nel <826, — Scrisse le se- 
guenti opere : Una festa di paese (Napoli 
1858), / (tue Ciabattini (Napoli 1860), 
Loretta V Imìorim (Napoli 1862), Nadilla 
la stntua di carne (Napoli 1868). 

Pubblicò inoltre parecchie melodie vo- 
cali e numeroat^ composizioni sacre. 

RUSTICI ALESSANDRO, nacque in 
Lucca il i8 aprile 1798, e vi mori ili 5 
giugno 18^6. — Studiò sotto la direzione 
del Santucci, Fu maestro della Cappella Du- 
cale, E autoi'e di varie composizioni sacre a 
due e a quattro voci. Scrisse pure una 
Messa ed un Vespero, che furono eseguiti 
in occasione delibi festa di S. Croce e nella 
ricorrenza della festa di S- Cecilia. 

RUSTICI GIUSEPPE, compositore di 
musica sacra ed organista, nacque a Lucca 
nel 1813 e vi mori nel settembre 1856. — 
Fu allievo di Quilici Domenico. -- Mostrò 
speciale attitudine ali* insegnamento vocale 



e al pianoforte. — Fu abilissimo accompa- 
gnatore ed eccellente suonatore d'organo 
anche in istile legato. — Scrisse varie com- 
posizioni di genere sacro, come Messe, ve- 
speri e motteUi. 

Compose pure un pregiato Miserere a 4 
voci con strumenti. — Si occupò anche di 
musica drammatica scrivendo un'Opera, 
e Cantate di buon gusto. 

RUSTICI JACOPO, nacque in Lucca 
nel 1766, e vi mori il 6 marzo 1827. — 
Scrisse varia musica sacra e fu maestro di 
pianoforte nell'Istituto detto di S. Dome- 
nico. Fu ottimo maestro de' cori al teatro di 
Lucca. 

RUTA MICHELE, compositore, nacque 
in Caserta nel 1827. — Nell'anno 1841 
venne ammesso al Collegio di S. Pietro a 
Majella sotto il Lanza, pel pianoforte, sotto 
il Parisi pel partimento, e pel canto sotto il 
Crescentini. Da Francesco Ruggi e Carlo 
Conti apprese il contrappunto e dal Merca- 
dante la composizione. 

Successero i rivolgimenti politici del 
1848, ed il R[jta, abbandonato il Collegio 
per entrare nelle file dei volontari, parti 
pei campi lombardi. In quel tempo scrisse 
un Inno patriottico per quattro voci con ac- 
compagnamento di Banda militare. Altro 
Inno compose in Lombardia ed ebbe tanto 
successo che il Ricordi lo pubblicava per le 
stampe. 

Avvenuta la catastrofe di Novara, il Ruta 
ritornò a scrivere per chiesa, per camera, 
opere teatrali e didascaliche che troppo lun- 
go sarebbe enumerare. 



ì 



DBL SECOLO XIX 



171 



S 



SALA ALESSANDRO. — Valeggìo, 
terra ispiratrice, poetica, la patria de' Foroni, 
è pure la patria di Alessandro Sala. Avute 
le prime nozioni di pianoforte e di armonia 
da Domenico Foroni, divenne uno dei più 
distinti esecutori, un vero pianista. Improv- 
visatore, artista variato e robiisto da restare 
sorpresi, ottenne veri trionfi. Ma per l'uo- 
mo d'ingegno superiore la esecuzione non 
basta, si senti compositore e volle esserlo 
vincendo coraggioso tutte le difficoltà. 

Ginevra di Monreal fu la prima sua 
opera rappresentata a Verona nel 1857, 
ebbe un esito indiscutibile. Anche oggi, non- 
nostante i gusti mutati del pubblico, si ri- 
corda la bellissima romanza del tenore nel 
primo atto. Più tardi fu rappresentala alla 
fiera di Sinigaglia, e più tardi ancora per 
12 sere a Madrid. 

La seconda opera del Sala fu Rice 
Allighieri su libretto del Bagatta, rappre- 
sentata per i4 sere al teatro Ristori nel 
1865. Inedita è l^ sua opera V Usuraio in 
trappola, che doveva darsi al teatro Nuovo, 
ma che dovette ritirare per effetto delle 
mene degl'invidiosi. 

Il Sala scrisse una quantità di cose ; 
ritarderemo fra esse la Donna Italiana e 
Danze e lagrime, che fu proibita dalla Cen- 
sura austriaca pel solo suo titolo. 

Alla Esposizione musicale di Milano del 
1881 venne premiata la sua Trilogia Sin^ 
fonica, che fu festosamente accolta. 

Il Sala è citato come componitore di 
musica chiesastica. Ricorderemo la sua 
Messa solenne e Messa funebre pel XXV 
anniversario di Carlo Alberto (i876j un 



J/w^r^re eseguito nel 1878, e Y Elegia per 
la morte di Vittorio Emanuele riprodotta 
dal Pedrotti nei concerti di Torino. 

SALA MARCO, compositore, nacque a 
Milano nel febbrajo del 1842, pubblicò, 
coi tipi Ricordi di Milano, parecchi album 
di musica per ballo : Danze del carnoraU 
(5 pezzi), Ricordi di San Maurizio (4 
pezzi). Danze (7 pezzi), — molti Waliz, 
— una rac<X)lta vocale : Cinque melodie^ 
ed alcune Romanze, barcarole e can2(h 
nette. 

SALA NICOLA, compositore dramma- 
tico e di musica sacra, nacque nel 1701 a 
Renevento e morì a Napoli nel 1800, di 
quasi cent' anni. Studiò nel Conservatorio 
della Pietà dei Turchini, sotto la direzione 
dei maestri Fago, Abos, e Leo. — Succes- 
sore al suo maestro Fago, scrisse : metodiche 
lezioni sopra tutte le parti della composi- 
zione, che per più di 60 anni insegnò 'ò^Vì 
alunni del Conservatorio della Pietà. Qi»e- 
st' opera, pubblicata, porta il titolo : 

€ Principi! di composizione delle scuole 
t d'Italia, formati dalla riunione de' ma- 
» dell! di Sala, Martini ed altri rinomali 
> maestri. » 

SALADINO MICHELE, professore dai- 
monia e contrappunto al R. Conservatorio 
di musica in Milano, nacque a Palermo ucl- 
l'aprile 1835. 

SALIERI ANTONIO, compositore, na- 
cque a Legnago il 19 agosto 1750 e mort a 
Vienna il 12 maggio 1825. — Anaira 
giovanetto fu condotto a Vienna dal Gassmati, 
maestro di Cappella della Corte imperiale, 
e sotto di lui studiò, e rappresentò la sua 



172 



1 MAESTRI DI MUSICA ITÀLUNl 



prima opera inlitólata: La Fiera di Vene* 
zia, — Neir inaugurazione del teatro della 
Scala dì Milauo, venne invitato ìl Salieri a 
scrivere un'opera, che intitolò: L'Europa 
riconosciuta^ — Nel i774, fatto ritorno a 
Vienna, fu nominato, morto il Ga!^inan, suo 
amatissimo mr^estro, compositore di camera 
da Giuseppe U e maestro della imperiale 
Cappella. Dietro invito del sommo Gluck, 
scrisse jier l'opera di Parigi Le Danaidiy 
fortunatissime. Due anni dopo pel medesimo 
teatro scrisse Gli Orìazi e Curiazi, meno 
fortunali delle prime. — Ebbe invece splen- 
dido successo col Tarare. — Il Salieri 
scrisse 49 opere, — Fu amicissimo di 
Haytln e diresse i primi studi di musica 
lirica del Beethoven. — 11 Calieri, che fu 
chiamato il musicista della ragione, aveva 
delle fissazioni assai bizzarre ; talvolta era 
obbligato per Tecondare la sua immagina- 
zione, ad uscire di casa, percorrere le vie 
più frequentate della città, ranngiando dei 
confetti, avendo sempre alla mano fogli e 
matita per cogliere al volo le felici idee che 
gli passavano pel capo, 

SALVI \fATTEO,era direttore del Liceo 
Musicale di Bergamo. Nac4ine in Bergamo, 
nei primi anni del sectilo, studiò con pas- 
sione, con intensa volontà, onde scoprire i 
segreti dell'arte, egli, che ne aveva rice- 
vuta dalla natura l'ispirazione; deve alla 
fortuna T ottima scuola, a sé stesso, Taverne 
saputo approfittare. 

Nel 1847, accolse meritati allori sulle 
scene del Comunale di Trieste con la sua 
opera Caterina Ho/rard, eh' eblie colà e 
al Teatro delT Opera a Vienna e su parec- 
chie altre scene primarie un favorevolissi- 
mo successo. Egli scrisse altri spartiti che 
sortirono pure ottimo esito. 

Più che una celebrità, Matteo Salvi, 



è una di quelle menti privilegiate, uno di 
quegli eletti ingegni, onde un paese può 
andar superbo. 

A Vienna, il credettero degno d'essere 
scelto, meglio che ogni altro maestro, a 
dirigere il maggior teatro di quella capi- 
tale eminentemente musicale, ove tuttora 
trovasi. 

SAMPIERl ANTONIO, compositore, na- 
cque a Bologna in maggio del 1828. A arca 
6 anni incominciò a studiate il pianoforte 
col maestro Antonio Sarti, organista, poi 
maestro di Cappella della Basilica di San 
Petronio e Bibliotecario al Liceo musicale 
di Bologna, e più tardi il violino prima 
col prof. Gaetano Covoni bol(^ese, buon 
violinista, poi in Modena per 7 anni nel 
Collegio dei Nobili, ora S. Carlo, col Sighi- 
celli suonatore di Corte di bella fama e di- 
rettore al teatro Municipale. Fu poi suo 
primo maestro di composizione T illustre 
cavaliere Giuseppe Busi professore-insegnan- 
te al Liceo musicale di Bologna, padre del 
giovane Alessandro che oggi occupa tanto 
degnamente il posto del defunto genitore, 
dottissimo nella scienza del contrappunto, 
delle fughe e severe composizioni. Dopo 
ottenuta la laurea in legge, il SAMPism ri- 
prese gli studi musicali sotto la guida di 
Francesco Roncagli, oggi organista alla Ba- 
silica Petroniana. 

Dopo poco tempo si recò a Roma pres- 
so il celebre Raimondi per far pratica di 
comporre Antifone e Canoni, — NeJ 1851 
passò a Firenze onde perfezionarsi nelFor- 
chestrazione colla guida del maestro Pacini, 
ed in Firenze ed in Viareggio il conte Sam- 
piERi diede principio e flne al suo Oratorio: 
Ruth e Noemi. — Ritornato poscia a Bolo- 
gna diede un esperimento air Accademia 
Filarmonica ottenendo nel 1868 dalla stessa 



bit sficotiO xlx 



m 



il diploma di maestro compositore e socio 
onorario ; e nel 24 novembre, del medesimo 
anno, 1' Accademia-Congregazione di S. Ce- 
cilia di Roma gli rilasciò pure il diploma di 
maestro compositore di prima classe. 

L' Istituto regio musicale di Firenze, 
r Accademia Filarmonica Drammatica di 
Ferrara, la regia Accademia Raffaello di 
Urbino, l' Istituto di Belle Arti delle Marche, 
altre Accademie e Sodalizi di Napoli e Pa- 
lermo lo annoverano ancora fra i loro soci 
onorari. 

Da S. M. Amedeo I Re di Spagna gli 
fu conferito l'Ordine Cavalleresco Spa- 
gnuolodi CarloTerziero con relativo Diploma. 

S. M. Luigi I Re di Portogallo lo volle 
creare Cavaliere dell'Ordine Militare" Por- 
toghese della Concezione con Diploma por- 
tante la sua firma. Antonio Sampieri dei 
CONTI DI S. Bonifacio, dice un suo bio- 
grafo, è uno dei più perseveranti, dei più 
generosi, dei più distinti cultori dell'arte 
musicale che vanti Bologna. 

Nei lavori del Sampieri le idee melo- 
diche sono tutte belle, hanno un carattere 
serio, ritraggono al vìvo il sentimento 
della poesia a cui si accompagnano e sono 
svolte e condotte con vera e schietta ori- 
ginalità. 

Moltissimi sono i lavori musicali del 
conte Sampucri, fra i quali Le Lezioni di 
Gtotte, scritte per S. M Luigi I di Por- 
togallo ; una Messa solenne per S. M. l'Im- 
peratore d'Austria; una Marcia trionfale 
per S. M. Don Amedeo I Re dì Spagna; 
lo Stabat Mater scritto, dedicato e perso- 
nalmente offerto alla Regina Margherita 
allora Principessa di Piemonte, composi- 
zioni tutte di gran Iena, dove ad uno stile 
classico e ad un gusto squisito s' accoppiano 
limpide e armoniose melodie. 



Il Sampieri è anche eccellente compcv 
sitore di quelle romanze e cannoni che sono 
forme dell'arte bellissime e serlucenti ; mi- 
niature che raccolgono quelle delicate niaiii' 
festazioni dell' affetto e del i^entimenlu, che 
passerebbero inavvertite neir ampiezza óvl 
melodramma, e che, scompagnale dalle pa- 
role, perderebbero nella sola muì^ioa huv- 
mentale la maggior parte delle loro attrat- 
tive. 

SAMPIERI marchese FRANCESCO, ci>m- 
positore melodrammatico, na(t[Me in Bcilfigna 
nel 1790 e mori a Parigi nel 1863, 

SANELLI GUALTIERO, oimposiloro 
nacque a Parma nel marzo del I8!*>, *> 
mori a Marakao nel mese di dìceailre 
1861. Fu autore di varie opere teatrali, fra 
le quali è da ricordare // Fornaretto, che n 
diede a Parma nel 1851 a quel teatro Du- 
cale. 

SANGIORGI FILIPPO, nacque il 16 
aprile 1831 a Roma. Fino da gìovinello 
mostrò ingegno vivace nello studio della 
filosofia e delle lettere, ma disposizioni 
prepotenti lo chiamavano alla musica. Di 
15 anni appena occupava in orchestra il 
primo posto di flautista, perfezionandosi 
alla scuola del Nicoletti. Abbandonato il 
flauto per ragioni di salute, si dedicò a! 
contrappunto, avendo a maestri, prima ^lì 
Albega e i Battaglia, poi l'illustre Raimondi. 
A 19 anni scrisse una Messa solenne per 
la festa del Patrocinio di S. Giuseppe, la 
quale fu giudicata una rivelazinne della sua 
mente artistica e dello splendido avvenire 
a cui era serbato. Pigliando lena da ciò, ^i 
diede a cose di maggior momento. La Men- 
dicante fu la sua prima opera, che a fìoma, 
a Recanati, a Spoleto* consegni successo 
pienissimo. Per incarico del Municipio di 
quest'ultima citti scrisse la Guisamberga 



Ì74 



1 MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



da Spoleto, che fu accolta con grande entu- 
siasmo, etl applaudita successivamente nei 
teatri di Roma e di Torioo. 

Nel 1873, quando oggi mai il Sangiorgi 
gorleva di fama secura, ebbe dalla Ditta 
Lucca la D>mniis!SÌone dell' opera Giuseppe 
Balsamo^ che fu rappresentala, con ap- 
plausi, al teatro Dalverme di Milano. Per 
ìficarieo della DitUi medesima il Sangiorgi 
scrisse la Diana di Chaverny, che al teatro 
Argentina gli meritò le ovazioni della cit- 
tatliiìanza romana, e le attestazioni più ono- 
ri liche della celt^bre Accademia di S. Ce- 
cilia di Bomo. 

Nel 1807 il SANGtonoi era Direttore 
del Concerto dei Pompieri Municipali a 
iioma, ma perseguitalo dalla polizia papale 
pei suoi principi liberali dovette emigrare 
e recarsi a Torino, dove fu conosciuto di 
leggieri il suo valore artistico, ed eletto 
Maei?tro direttore di quel Concerto delle 
Guardie NaKÌonali, 

Tornò in patria quando la breccia di 
Porta Pia fece sventolare dal Campidoglio 
il vessillo tricolore, e Roma Io confortò di 
splendide onoranze, e gli affidò subito la 
direzione di uno dei concerti della Guar- 
dia Nazionale. 

SANTOLI RAFFAELE, accademico fi- 
lar manico ed esaminatore per gli aspiranti 
al grado di maestro compositore, nacque 
in Bologna il 24 ottóbre 1837. Distinto 
compositore di musica religiosa, scrittore 
brillante per pianoforte e di altri prege- 
voli lavori, fec(i i suoi studi di contrap- 
punto nel patrio Liceo. 

Per le sue preclare dotti artistiche, fu 
nominato profe^yiore inj^ef^nante di canto co- 
rale nel Liceo bolognese, ove è amato e am- 
miralo da' suoi numerosi alunni. 

SANTI CCI MARCO, compositore da 



chiesa, nacque a Gamojore il 4 luglio 1762 
e mori in Lucca nel 1843. Fu allievo del 
Fenaroli per l'armonia e il contrappunto. 
Nel 1790 fu nominato maestro di Cappella 
a Lucca, e nell'aprile 1794 si ordinò sa- 
cerdote. 

Tre anni appresso succedette air An- 
fossi come maestro di Cappella in S. Gio- 
vanni Laterano a Roma, impiego che lasciò 
nel 1808, quando venne eletto canonico 
della Metropolitana di Lucca. 

Molte sono le composizioni musicali 
scritte dal Santucci e che si conservano 
nell'Archivio del Conservatorio di Napoli 
e consistono in Messe, Salmi, MoUeUi, a 
4 e ad 8 voci con orchestra. — Una Meg^a 
da Requiem a 4 voci concertata con stru- 
menti ; uno Siabat Mater a 4 voci con 
strumenti ; i notturni dell' ufficio dei morti 
a 4 voci ed organo e molti altri pregevoli 
lavori. 

Musicò anche vart drammi di Meta- 
stasio, ma poi per scrupolo ebbe a distrug- 
gerli, sembrandogli che quel genere di 
opere non si confacesse a chi vestiva l'abito 
sacerdotale. 

É autore di una dissertazione letta al- 
l' Accademia letteraria lucchese, di cui era 
socio ordinario, e fu pubblicata coi tipi Ber- 
tini in Lucca nel 1828, avente per soggetto 
la melodia, l'armonia ed il canto. 

Coltivò sempre l'arte anche nella più 
tarda età, facendo allievi che recarono de- 
coro al paese ed incremento all' arte, e fra 
questi basti ricordare Michele Puccini ed 
Eugenio Galli. 

SARMIENTO SALVATORE, composi- 
toro di musica teatrale e sacra, nacque in 
Palermo l'anno 1817 e mori a Napoli il 
13 maggio 1869. A cinque anni cominciò 
ad apprendere i principi della musica e a 



btl SÉGOLO Xlt 



175 



13 anni nel teatro di S. Cecilia di Palermo 
eseguiva sul pianoforte svariati pezzi di 
difficoltà che gli procacciarono meritali 
elogi. 

Dopo sì promettente saggio del suo sa- 
pere si recò a studiare la scienza ed i! 
perfezionamento nel pianoforte nel Collegio 
di Musica in S. Pietro a Majella in Na- 
poli, ed ebbe a maestri lo Zingarelli, Gio. 
Fumo e Donizetti. — Nel 1837 scrisse pel 
Real tealro del Fondo la sua prima ope- 
retta : Valeria la Cieca. — Nel 1838 pel 
S. Carlo: il//bn*o d'Aragona. — Nel 1841 
Rolla e, per lo stesso teatro, Eloisa. — 
Nel 1843 pel teatro S. Carlo: Costanza 
d' Aragona^ ed in quello stesso anno pel 
teatro del Fondo V opera semiseria in un 
atto: // Tramonto del Sole. 

Oltre alle suaccennate opere, ne com- 
pose varie altre che ottennero liete acco- 
glienze. Scrisse pure molta musica da 
Chiesa. 

SARRIÀ ENRICO, compositore melo- 
drammatico, nacque a Napoli il 19 feb- 
braio 1836 e vi morì il 29 gennaio 1883. 

11 Sarria esordiva Tanno 1853, fa- 
cendo eseguire al teatro Nuovo di Napoli 
la sua opera buffa : Carmosina, alla quale, 
con quel lieto successo che non mancò alla 
prima, fecero seguito T Eslellina e Ma- 
nuela. 

Nel gennaio 1872 al teatro Rossini di 
Napoli si rappresentò la sua opera : Il Babbeo 
e r Intrigante y e nell'autunno 1879 fu 
pure rappresentata al teatro Ceruti di Ca- 
gliari con lietissimo incontro. 

L' ultimo lavoro del Sarria fu la Re» 
gina e Contadina, rappresentata con gran 
successo nell'anno 1882 a Napoli e a To- 
rino. 

SARTI GIUSEPPE detto il Domeni- 



chino della musica, figlio di Roberto ed 
Anna Rampi, nacque in Faenza il 1.'^ di* 
cembre 1729. L'amore del padre alla mu- 
sica contribuì ad accendere nella vergine 
anima del Gglio la scintilla che doveva 
creare tanti maravigliosi lavori. Fece i 
primi studi nella città natia dove Y arte 
musicale in quel tempo fioriva. L' Alber- 
ghi gli fu maestro di contrappunto; suc- 
cessivamente studiò sotto il celebre pndre 
Martini bolognese, che segnò una splenditla 
pagina nella storia musicale del secolo passat^^ 

A 19 anni, terminati gli studi a Bo* 
legna, tornò a Faenza, e fu allora che ri- 
velò il suo talento musicale e fece pvem- 
gire la futura di lui grandezza. L' oj^icrR 
intitolata: Pompeo in Armenia, datasi in 
Faenza nel 1752, aperse al Sarti la via 
della celebrità. Le successive opere : Il Re 
Pastore, L'Avaro, Il Medonte furono pure 
lodatissime, ma le Gelosie vt7{an^ suscitarono 
vero entusiasmo. 

Nel 1755 andò per la prima volta a Co- 
penaghen, regnante Federico V, che Io ac- 
colse festevolmente e gli affidò due posti 
onorevoli, l'uno di direttore del teatro, l'al- 
tro di maestro di camera del principe Cri- 
stiano ; in appresso fu maestro della Cn|K 
pella reale. Sebbene occupatissimo, scrisse 
il Demofonte, il Ciro riconosciuto, V Olim- 
piade, e dopo 12 anni tornò in patria chia* 
mato dalla morte dell' ottimo suo padre. Il 
Sarti rimase in Italia ancora tre anni, la- 
vorando incessantemente. Ben cinque oiwù 
serie riuscì a far rappresentare in vari teatri 
d'Italia in brevissimo tempo, e sono : il Mi" 
Iridate, il Vologeso, la Nitteti, la Semira- 
mide riconosciuta, la Bidone abbandonata. 
Se non tutte ebbero successo pienissimo, 
provarono nullameno la forza del suo inge- 
gno, la potenza della sua fantasia. 



il 6 



i KAESTEI Di MUSICA ItALUiil 



Nello stesso tempo scrisse alcune opere 
buffe: la Figlia ricuperata, la Giardi- 
niera brU(aìtie, i Cotìtrattevijyi, i Preten- 
denti delusi^ laiche lenendo eor^lo ilei le 
opere composte in Danimarca e di quelle 
^'rltte prima dì andarvi, il $AtiTi <) 3U anni 
avea dati alla scena ben 16 sparti li, Fn a 
Londra, dove, poco forlunato, fu custrcLto 
a dare lezioni di canto e clavicembalo, e 
dove compose per questo istrumenlo sei 
siu^nate che furono gìndicate una delle mi- 
gliori produzioni del genere. — Nel 1770 
tornò in Danimarca, regnnnte Gristiano\lI 
che gli conferì la dignità dì nobile danese. 
Scrisse indi ii Calzoìajo di Arasbargo che 
ebbe fortuna, come piacque la Cleome tw data 
nel 1770, 

Nel 1771 musicò la Clemenza di Tito 
e la Coniadìiia Fedele ^ e da ultimo nel 
177^ compose: Finti Eredi, che dopo 19 
anni ebbero l'onore di essere rappresen- 
tati in Milano sulle scene del grande teatro 
delta Scala* 

Gii avvenimenti politici, che successero 
a Copenaghen, furono la c^usa per la quale 
dovette lasciare la Danimarca, quando si 
era già sposato a Caterina Fasi bolognese, 
ed era padre di una vetrosa bambina. 
Venne a Venezia già sede della musica, e 
convegno dei più v:j lenti musicisti e suona- 
tori, dei più celebrati cantanti d'Europa. 
Qui brillo il suo ferace ingegno segnata- 
mente nella sua cantata a tre voci l'amor 
della patria, e nelle opere; il Farmice, 
Tra i due liiigaììti il terzo gode. In solo 4 
anni dopo il suo ritorno dalla Danimarca, 
scrisse 14 opere teatrali. Occupò il posto 
di maestro del coro delle Pie Figlie della 
Pietà e scrisse molta musica sacra somma- 
mente lodata- Lasciò Venezia benché cir- 
condato dalla comune estimazione ed am- 



mirazione e si recò a Bologna dove fu mae- 
stro al celebre Cherubini. 

A Milano ottenne il posto tanto am- 
bito di maestro di Cappella del Duomo. 
Accolto con sommo onore da quella nobile 
città, seguito dal prediletto suo allievo Che- 
rubini, ebbe nuovo campo a [jalesare la 
potenza del suo ingegno musicale, e venne 
segnatamente onorato da Giusep()e II di» 
sceso per la seconda volta in Italia. L'ai-- 
chivio dei Duomo di Milano è ricco della 
musica del Sarti, frai la quale vi lianno 
le tre belle Messe dì commissione del Duca 
Serbelloni. 

Dal 1780 al 1783 egli compose nove 
opere, fra le quali ricordiamo: Giulio Su- 
bino, in cui la sua musa divinamente ispi- 
rata gli dettò soavissime mel^KJie ; le Nozh 
di Dorina^ opera buffa, tanto lodata anche 
dal Lavoìx valente scrittore di cose musicali, 
e che più tardi ebbe un brillantissimo suc- 
cesso a Vienna e a Paj'igì ; Il Trionfo 
della Pace per l'apertura del nuovo teatro 
di Mantova fu il componimento che chiuse 
la lunga serie dei lavori condotti a fine 
dal Sarti in Italia. 

Nel 1784 lasciò Milano, e viaggiando 
attraverso V Austria giunse a Vienna, dove 
conobbe ii grande Haydn. Recatosi a Pietro- 
burgo, regnando Caterina II, ebbe subito 
il posto a cui era stato chiamato, tenuto ^ 
precedentemente dal Paisiello, Rimaserfl 
celebri in Russia i due Te Deum musicati 
dal Sarti in occasione delle vittorie ripor- 
tate dal Potemkier sui Tm chi, e la Messa 
da requiem per l'infelice monarca Lui- 
gi XVI. 

La prima opera scritta in Rus,sia tu il 
Rinaldo ed Armida. Musicò un libretto 
scritto da Caterina il, Il principio dei re- 
gno di Oleg, e queir opera venne stampala 



ttL SiCOtO XH 



177 



con gnu lusso nel 179i, ornata d' incisioni 
rappresentami le scene principali del dram- 
ma. — La Gloria del Nord, altra opera 
in lingua russa, ottenne immenso suc- 



II Sarti, che era già insignito dei ti- 
toli di Consigliere e di Colonnello, venne 
innalzato alla prima nobiltà dello Stato, ed 
ebbe larghi doni di terre, rilevanti gratifi- 
cazioni e lautissimi assegni, ma poco ^li 
conservò di tanta fortuna, perchè di cuore 
troppo generoso e banefico. 

Oltreché sommo musicista, fu distinto 
scienziato ; e. lo prova la sua nomina a 
Membro dell' Accademia delle scienze di 
Pietroburgo. 

Altri lavori musicali compose durante 
r impero di Paolo I, e l' ultimo Enea nel 
Lazio, opera seria in due atti, venne 
eseguila nel teatro imperiale di Gatchina 
il IS agosto 1799. — E qui fini la vita mu- 
sicale di Giuseppe Sarti, il quale giunto 
air età di 70 anni, dopo un lavoro inces- 
sante e febbrile, avea tutto il diritto di 
darsi al riposo. Il suo primo pensiero si 
fu il ritorno alla patria amata, e partito 
dalla Russia neir aprile 1802 si pose in 
viario per T Italia; ma giuuto a Berlino 
fu colto dalla malattia, che doveva trarlo al 
sepolcro. Il valente maestro Natale Mussini, 
abitante allora a Berlino confortò il Sarti, 
che amava devotamente, e innamoratosi di 
sua figlia, la ottenne in isposa. 

Il grande maestro mori il 20 luglio 
1802. 

Né si può a meno di lamentare che la 
sua musica divina, di cui pochissima a 
stampa, sia tra noi quasi ignorata, mentre 
dalla dotta Germania è conosciuta, studiata, 
tenuta in altissimo pregio. 

SARTI STEFANO ANTONIO, accade- 



mico filarmonico, nato a Bologna nel 1784. 
Compositore di musica sacra, compi i suoi 
studi nel patrio Liceo, ove fu professore 
insegnante l'armonia. Emerito maestro della 
Basilica Petroniana. Morì il 4 settembre 
1855. 

SARTORI ab. LUIGI. -- A Spresiano, 
paesello che dista pochi chilometri da Tre- 
viso, nacque nel 19 maggio 1817 T abate 
Luigi Sartori. Il padre suo, ch'ora abile 
e passionato cultore della musica, gì' inse- 
gnò i primi elementi di quest'arte, av- 
viandolo in pari tempo agli studi nel semi- 
nario trevigiano. 

Neir aprile 1840 fu ordinato sacerdote. 

Fin da quando era studente di teologia 
nell'Università di Padova, attese con vivis- 
simo amore alla musica e si diede allo stu- 
dio del contrappunto. 

Nel 1841, essendo precettore presso 
una nobile famiglia, recossi con la stessa 
a Nizza ove conobbe e strinse amicizia col 
celebre Thalberg. — Recatosi poscia a Pa- 
rigi, ebbe agio di sentire f più valenti suo- 
natori di pianoforte e sopra tutti il Liszt, 
dal quale ottenne singolare estimazione. 

Poscia si recò a Monaco di Baviera, 
che gli fu larga di generose accoglienze, an- 
che da parte della corte. 

Nell'aprile 1843, passando per l'Olanda 
e pel Belgio, rilornò fra i suoi, ma vi stette 
per poco, poiché nel mese di giugno dello 
stesso anno, si recò a Trieste ove diede 
tali prove del suo valore nell'arte da sor- 
passare la fama che pur l'aveva prece- 
duto. 

Nell'anno stesso si recò a Vienna e 
colà la sua salute cominciò a declinare. 

Nel gennaio 1844 andato a Dresda con 
parecchie lettere commendatizie, innanzi a 
tutto col chiaro suo nome fu presentato ai 

12 



17S 



I MAÈSTRI 1)1 MÙSICA ITALUIO 



più distìnti per^naggu dai qnali ottenne 
ammirazione ed adelto. 

£ ìnulite dire che ancbe a Dresda 
venne festeggiato e fu appUuditìssimo ; 
qnando assalito da ft-bbre nervosa, contro 
cui tornò vano ogni soccorsa» dei medici, la 
sera del 22 febbraio del 1 844 rese l' ultimo 
respiro. Alla scon«;r»]ala famiglia si scrisse 
da Dresda che la morte del Siìrtori fu 
sentita colà siccome itn pubblico infortunio, 
e le ragguardevoli persone della città, gli 
artisti piii distinti, i suoi amici gli resero 
nn estremo tributo accompagnandone la 
salma che fu deposta nel luogo riservato ai 
sacerdoti cattolici. 

A Treviso» sua patria, fu identità con 
generale dolore la [M?rdita di questo illu- 
stre pianista e c^mpr^sitore, e ai volle il 
iO maggio 1844 rendergli un ultimo tri- 
buto con una solenne funebre commemora- 
zione. 

SASSAROLI VINCENZO, organista e 
compositore, nipote ed allievo di Merca- 
dante, nacque a Tulentino. 

Scrisse un* opera seria : Biccardo duca 
di York, data nel 1872 al Doria di Ge- 
nova ; un'opera buffa : Santa Lucia, e un 
lavoro teoretico: € Considerazioni sullo 
stato aìtuale deWarte musicale in Italia e 
$uW importanza artistica detC opera Aida, 
€ della Messa di Verdi , Genova Ì876). 

SAVI ALFONSO, compositore e vio- 
loncellista, nacque a Parma in dicembre 

n73- 

SAVI LUIGI, compositore drammatico, 
nacque a Parma nelTanno 1820, e mori 
a Firenze nel gennaio del 1842. .Scrisse 
con brillante successo varie opere a Fi- 
renze, fra le qtiali: 1/ Avaro o Un episodio 
del S- Michele, datasi l'autunno 1840 al 
teatro Carlo Felice dì Genova. 



SAVOJA PAOLO, compositore di mu- 
sica teatrale e sacra, nacque a Gerace ìM7 
agosto 1820. Nel 1839 entrò nel Collegio 
di Musica in Napoli e studiò sotto i maestri 
Ruggì, Donizetti e Mercadante, — Scrisse : 
Messe, Sinfonie, Tantum ergo, DixU. — 
Dal 1842 al 1858 fu capomusica militare. 

— Nel 1856, invitalo, scrisse pel Teatro 
Nuovo un'opera giocosa in tre atti intito- 
lata: Un maestro ed un poeta. — Nel 
1861 venne nominato capomusica della 
Banda della settima Legione della Guardia 
Nazionale di Napoli. 

SCARAMELLI GIUSEPPE ALESSAN- 
DRO, direttore d'orchestra e compositore 
di musica per balli, nacque a Trieste nel- 
l'anno 1820 e mori a Venezia nel mese di 
luglio 1876. 

SCARAMELLI GUSTAVO, figlio del 
precedente, violinista e compositore, nacque 
a Trieste nel mese di aprile 1850. 

Benché giovane ha date bellissime prove 
del suo ingegno e de' suoi profondi studi 
nel contrappunto. Si hanno di lui varie 
Sinfonie, Ouvertures, Marcie sinfoniche, 
Duetti ed altri pezzi. 

SCARANO ORAZIO MARIO, composi- 
tore, nacque in Mottola provincia di Lecce. 

— Studiò contrappunto e composizione in 
Napoli, sotto la direzione del maestro Gior- 
gio Miceli, ed a ventidue anni esordì quale 
compositore con una Messa e con un Quar^ 
tetto per istrumenti d'arco. — Di questo 
maestro furono rappresentate, con lieto suc- 
cesso, parecchie opere al Teatro Nuovo, ed 
al Circolo Nazionale di Napoli, e scrisse al- 
tresì vari lavori sinfonici, di genere classico, 
nonché una Messa solenne che piacque as- 
sai. — É altresì autore di una nuova opefa 
semiseria intitolata : Non toccate la Regina, 
che presto verrà presentata al pubbtioot 



l)EIi SECOLO itX 



m 



SCHIRA FRANCESCO, compositore 
drammatico e da camera, nacque a Malta 
da genitori milanesi, nel settembre 1810, 
e morì a Ix)ndra iM5 ottobre 1883. — 
Studiò nel Conservatorio di Milano sotto 
la direzione del maestro contrappuntista 
Basily. — Scrisse parecchie opere rappre- 
sentate alla Scala di Milano, al S. Carlo di 
Lisbona, — un gran numero di Balli e 
Cantate ; fra i Balli, la musica che ottenne 
un successo clamoroso fu quella per la Ri- 
volta del Serraglio, di Vestris, che si diede 
a Milano e a Venezia, e che tuttora suo- 
nano in gran parte le Bande militari in 
Germania. — A Venezia, al teatro la Fe- 
nica nel febbraio 1875 si rappresentò la 
sua opera : La Selvaggia. — Viaggiò le 
principali città d'Europa, diresse le più 
importanti orchestre a Londra, Parigi, Li* 
sbona, etc. 

SCONTEUNO A,, compositore, nacque 
a Trapani circa l'anno 1850. Studiò com- 
posizione a Palermo sotto la direzione de] 
chiaro Platania. — Nel 1879 al teatro Dai 
Verme fece rappresentare la sua opera : 
Matelda, eh' ebbe un lieto successo ; e nel 
1881 scrisse per la Società orchestrale di 
Milano, una pregevole ouverture per la Cele- 
ste del Marenco. — Il suo Progettista, pri- 
ma a Roma e dopo a Milano, piacque assai, 
ed il Sortilegio, opera buffa dello stesso 
giovane maestro, è imminente all'Alfieri di 
Torino. — È pure autore fortunato di vari 
pezzi da camera. 

SCUDERI SALVATORE, compositore 
di musica vocale da camera, nacque a Ter- 
ranova (Caltanisetta) in gennaio del 1845. 

SEBASTUNI ERNESTO, pianista e 
compositore, nacque a Napoli il 6 gennaio 
1843. 

Scrisse parecchie «opere teatrali fra cui: 



il Marchese Taddeo (Napoli. Bellini 1807), 
il Povero diavolo (Fenice 23 novembre 
1876) e Raffaello e la Fornarina (Roma, 
agosto 1878)» (fella quale ultima scrisse pa- 
role e musica. 

SECCHI BENEDETTO, compositore, 
nacque a Mandovi il 28 geunaio 1831, fece 
i ftuoi stEittl ol Conserratorio di Milano dal 
1844 al 1847. - Il 22 ottobre 1856 fece 
rappresici Lire con sur^^esA^^ al teatro alla Ca- 
nobbiari^ di MilBno I^ ^ua opera seria la 
Faììciulla delle Asturie, cho ebbe felice in- 
contra. 

SELVAGGI GASPARE, musicista teo- 
rico, nacque a Napoli il 13 gennaio 1763 
e vi mori neiranno I8'*7, — StuJiò il 
contrappiiìilo sotto Zrngarelli, — Oltre agli 
scrini musicali, la sna opera più importante 
fu il : Trattalo di armonia ordinato con 
nuovo metodo e corredato di tavole a di' 
chiara zioìie delle cose in esso esposte. 

SERRA GIOVANNI, compnsitore e di- 
rettore iV orclie^tra, nacque a Genova nel 
1787 e vi morì nel dicembre del 1876, — 
Egli era il nestore dei maestri di musica 
genovesi, occupò con raolU> plauso il posto 
di direttore tleli* Istituto musicale, e fa 
compositore di musica sacra pregevolissima- 

SEHRAO PAOLO, compositore, nacque 
a Fibdelfia provincia di Catanzaro nel 1830, 
Fece i suoi studi nel Collegio di mu^^ìca 
in Napoli , sotto la direzione dei maestri 
ljjin7Jà pel pianoforte, Parisi pel partimenlo 
od armonia sonata e Carlo Conti pel con- 
trappunlt> e composizione. Sotto la direzione 
del Merodante scrisse una Messa per 4 
voci e glande orcliestra, un Credo, un 
Di3:^it Dominus, una Salve Regina, un Te 
Deum, un Tatitnm Ergo, e diversi Inni e 
Litanie che piacquero assai. 

Nel 1853 scrisse Topera seria in quat- 



m 



1 Maestri di musica itat.iasi 



tro atti : Dionora de' Bardi. Nel 1857, pel 

teatro del Fondo, m\9se T opera semiseria 
GìambaHìsia Pergolesi, e ne compose con 
buon €^ilo miìlte altre. 

Nel 1863, dopo l'avvenuta morte del 
Lillo, verme egli nominato maestro di con- 
tra|ipiinlo e composizione. 

SERASSI GIO. BATTA, nacque a Ber- 
gamo il 9 maggio 1727 e vi mori il 13 
maggio 1808, — Si^ntitosi di buon'ora vo- 
mume per la carriera sacerdotale, entrò 
nella medesima , senza abbandonare per 
que^Yto i suoi studi musicali, anzi acquistando 
in breve una ini valentia nell'organo da es- 
sere ricercatissimo. 

V abate Serassi oltreché distinto orga- 
nista, fu compositore di musica sacra e di 
canzonette, 

SESSA dolL CARLO, maestro compo- 
sitore, nacque a Trani in gennaio del 1843. 
SETTIMII FRANCESCO, di Napoli, 
ove nacque il 24 settembre 1828, è scrit- 
tore di musica af^ai coscienzioso; vive in 
Tocco Casauria dirigendovi quella Filarmo- 
nica. 

Neir armonia de' suoi lavori, secondo 
mi vien detto da persona ^limabilissima, 
vuol lodarsi quella s^ìbria fusione della vec- 
chia con la nuova scitola, che è il desiderio 
del secolo nostro, 

SGAMBATI GIOVANxNI, pianista e com- 
positore, nacque in Roma nel 1843. — Fu 
il primo ad eseguire in Roma i grandi con- 
certi per pianoforte ed orchestra scritti da 
Beethoven e Liszt. — Come compositore, 
lo Sgambati pubblicò ire pezzi originali 
per [>iauo, canzoni, ed un quartetto per 
isLruraenti ad arco ; nel 1866 un quintetto, 
che fu eseguito in tutta Italia, e nel 1870 
ottenne grandioso successo il Graduale di 
S. Cecilia, lavoro per cori ed orchestra. In- 



flne, ogni qualvolta si se^nta la m^ Sinfonia 
in re magifiore, bisogna persuadersi che Io 
ScAMnATi sa insfììrarsi ai pi li alti conceUi 
artistici, e de vesi giudicarla una composizione 
magistrale. 

Allorquando Riccardo Wagner intese lo 
Sgambati in un concerU) dato in suo onore 
nel palazzo Cafllirelli, sede dell* Ambasciata 
germanica, rimase Lti mente sotidisfalto dei 
suoi lavori, che s' interessò vivamente, ac- 
ciocché fossero pubblicati e diffusi in Eu- 
ropa. Scrisse iEifalli all'editore Scholt di 
Magonza, il quale s' affretto a stampargli 
le partiture de' suoi due Quintetti per 
piano e strumenti ad arco, ed altre compo- 
sizioni. 

Lo Sgajuuti fu onorato di una meda- 
glia d'onore dall' Ac^idemia di S, Cecilia 
di Roma, od ha la sodilisfazione eha i suoi 
lavori vengano eseguiti ed apprezzati non 
solo in Europa, ma ben anco in America. 

SIGISMONDl GIUSEPPE, maestro di 
canto e compositore, nacque a Napoli in 
novembre 1739 e vi mori in maggio 
1826. 

SILVI FRANCESCO, flautista e compo- 
sitore, nacque a S» Maria Nuova di Jesi in 
ottobre 1836. 

SINICO FRANCESCO, nacque in Trie- 
ste il 12 dicembre 1810. Studiò il piano- 
forte col maestro Andreuzzi, indi composi- 
zione coir illustre Farinelli allora maestro 
di cappella alla cattedrale e concertatore al 
teatro Comunale di Trieste. 

Nel 1841 perisse per qiiel teatro Mau- 
roner, ora distrutto da un incendio, / rir- 
tuosi in Barcellona^ opera semiseria che 
sortì un esito felici.^^imo; in seguito ne 
scrisse altre due, la Bosmunda e la Zaira, 
che però rimasero incomplete, essendo tutti 
i suol pensieri rivolta alle scuole popolari 




DEL SÈCOLO XIX 



181 



di canto .da lui ideate e più tardi, a tutto 
suo merito, fondate in Trieste. 

Oltre alle succitate opere, scrisse molta 
musica ecclesiastica, inni, canzoni popolari 
e quanto occorreva di studi e metodi per le 
accennate sue scuole. 

Morì in Trieste il i8 agosto 1865, la- 
sciando però air arte, oltre quanto ei fece, 
un degno erede del sìio nome nella per- 
sona del proprio figlio Giuseppe. 

SINICO GIUSEPPE ebbe ì natali nella 
slessa Trieste il tO Febbraio 1836. 

A 10 anni, il padre, scorgt^ndo in lui 
spiccatissime inclinazioni musicali, gli fece 
studiare il violino col maestro Coronini, 
mentre egli stesso lo istruiva nel solfeggio 
e nel pianoforte, su cui già da solo, per 
naturale ingegno, strimpellava quanto veni- 
vagli dato di sentire, canti o suoni. Più 
tardi poi il violoncello col rinomato Bruno 
e i principi d* armonia col padre. 

A 15 anni avea già fatto eseguire pa- 
recchie sue composizioni ecclesiastiche ed 
a 16 veniva scritturato quale maestro dei 
cori al teatro di Fiume. 

Due anni dopo ottenne un vero suc- 
cesso entusiastico colla prima sua opera 
Marinella data a quel teatro Mauroner. — 
Riveduta di poi ed in parte cambiata , la 
riprodusse nel 1862 nella stessa sua città al 
teatro Armonia. 

Nel 1859, per quel teatro Comunale, 
scriveva il suo capolavoro : / MoscheUieri, 
opera che acquistata dal Ricordi, si diede a 
Firenze, a Torino (per parecchie stagioni) a 
Reggio d'Emilia, a Genova, a Verona, a 
Nizza, a Piacenza, a Vercelli, a Cuneo, a 
Pesaro, ad Ancona, ed in altri luoghi an- 
cora. 

Nel 1861, allo stesso Comunale, si pre- 
sentò coir Aurora di Nevers , riprodotta 



poi al Carcano di Milano, e due anni 
dopo, diede in Lugo, nella stagione della 
Fiera, una quarta opera scritta per commis- 
sione dei conjugi Tiberini : Y Alessandro 
Stradella. 

Si era accinto i scrivere anche il Don 
Carlos, ma allorché dai giornali seppe 
che il Verdi stava musicando il medesi- 
mo soggetto, abbandonò tosto il suo propo- 
sito. 

Lungo sarebbe l'annoverare quanto ei 
scrisse ancora di musica ecclesiastica e da 
camera. Quello però che merita particolare 
menzione, poiché da solo basterebbe ad 
illustrare un maestro si è il Padre nostro 
di Dante scritto pel sesto centenario dalla 
nascita del sommo poeta, celebratosi anche 
a Trieste, nella sala del Comunale. 

Male per l'arte che in questo frattempo 
gli morisse il padre, dappoiché riniasto 
unico sostegno della numerosa sua fami- 
glia, dovette interrompere quasi del tutto 
la ben avviata carriera di compositore per 
continuare T opera del padre, sia nella 
scuola popolare di canto, ora sostenuta dagli 
eredi Reyer, sia nelle chiese, greca ed il- 
lirica, dove tuttora è maestro direttore. 

Tuttavia é da sperare ancora nell'atti- 
vità artistica del Sìnico, tanto più che è 
già voce pubblica, es[li stia musicando un 
libretto di Ernesto Palermi intitolato Spar- 
taco. 

PIROTTI FRANCESCO, nacque a Reg- 
gio (Emilia) 1*8 ottobre 1750. Compose 
molta musica sacra e musicò il Pigma- 
lione, azione drammatica rappresentata al 
teatro Carcano di Milano nel. 1793, e 
Y Aristodemo, cantata del dott. Donnino 
Bertolini , eseguita a Reggio 1' 8 Marzo 
1811 nella sala della Società Filarmonica, 
dai signori Natale Sirotti, figlio del ma^^ 



182 



I MAESTBI DI lUSICi ITiLUXI 



\ 



£tro e Carkilta Zaccaria, reggiana. Morì il 
26 maggio 1815. 

SIVORI CAMILLO, violinista composi- 
tore, nacque a Genova nelPottobre dvì 1818. 

Qtiest' emulo di Paganini, col snono del 
suo islruraenki, s'acquistò fama mondiale, 
dovuta p^irte alle sue disposizioni raeravi- 
gli(Ksamenl€ precoci e squisite, parte al suo 
studio indefesso. 

L' entusiasmo accompagnò dovunque il 
grande violinista, che dopo aver raccolto 
allori nelle Capitali tutte della vecchia Eu- 
ropa, si trasportò nell'America, ove fece 
andare in visibilio quegli abitanti, ritornan- 
dosene carico di onori e di quattrini. 

Lun^o sarebbe l'enumerare di quali 
ovazioni fu fatto segno il SnroRi ; dirò solo 
che non v'ha città dell'Italia che ascol- 
tando le noie angeliche divinamente cavate 
da) suo strumento, non abbia mandato un 
entusiastico saluto a quel prediletto figlio 
d' Euterpe, che il cielo vorrà conservare 
ancora per anni parecchi ad onore del no- 
stro paese. 

SOFFI PASQUALE, compositore, na- 
cque a Lucca verso il 1732, e vi mori nel 
18ia 

-Ottimo organista, formò un bfion nu- 
mero di suonatori di questo diDBcile istru- 
mento. 

Scrisse parecchie composizioni dì ge- 
nere sacro : Messe, Vesperi, Mottetti, etc. 
Fra 1 suoi allievi, vanno nominati : Dome- 
nico Quìlici e Donato Barsanti. 

SOLERÀ TEMISTOCLE, musicista, poe- 
ta melodrammatico ed autore di alcimi li- 
bretti d'opere, nacque a Ferrara nel di- 
cembre 1815. 

Fra i suoi libretti ve ne hanno quattro 
musicati dal Verdi : Nabucco, i Lombardi, 
Giovanna d' Arco e Attila. Ebbe una vita 



assai fortunosa, e mori da qualche anno a 
Milano. 

SOLIVA CARLO, compositore melo- 
drammatico e da chiesa, nacque^ a Casal- 
monferrato nel 1792 e morì a Parigi nel 
dicembre 1853. — Nel 1816 egli dava la 
sua opera : Testa di bronzo, al teatro alla 
Scala di Milano. 

Nel 1821 venne chiamato a Varsavia 
quale fondatore e direttore d' un istituto 
musicale; e nei 1832 venne nominato da 
S. M. r Imperatore delle Russie Maestro di 
Cappella. 

SONZOGNO ANTONIO, compositore, 
nacque a Venezia il 16 agosto 1852. Ne- 
gli studi ebbe a guida i chiari maestri ve- 
neziani Pietro Tonassi e N. Coccon. En- 
trato nel R. Conservatorio di Milano ot- 
tenne meritatamente nel 1878 la Gran Men- 
zione d' onore, e nel 1879 il Diploma su- 
periore di Maestro compositore. Nel 1881 
fu proclamalo Dottore nelle scienze giuridi- 
che dalla R. Università di Padova. Di que- 
sto appassionato cultore della musica ricor- 
deremo le seguenti lodate composizioni : 
Marcia trionfale a S. M. Umberto I ese- 
guita a Milano, Venezia, Bolc^na, Padova : 
una romanza per tenore premiata al con- 
corso di Catania ; una Messa solenne a 4 
voci con cori, organo, arpe e grande orche- 
stra lodata dal Rocchetti e dallo stesso 
Verdi, che ne vide la partitura ; un' Ave 
Maria a cinque voci concertata coli' organo, 
ed un preludio e fuga per istrumenti ad 
arco dedicata all'illustre suo maestro comm. 
Antonio Bazzini. 

È arrivato alla sua Opera 67; tra cui 
molte stampate. 

I tenori Ravelli e Runcio eseguirono a 
Londra, Romanze del Sonzogno, che fu- 
rono applauditissime. 



DEL SECOLO XIX 



183 



SPERANZA ANTONIO, compositore 
drammatico, nacque a Mantova nel 1811 
e mori a Milano nel 1850. — Studiò il 
contrappunto in Napoli sotto la direzione 
dello Z ingarelli. Compese per Torino la 
sua prima opera Idue Figaro, Scrisse altre 
opere che ebbero lieta accoglienza. Era 
uomo nutrito d' ottima educazione ed oltre 
alla musica si dilettava di poesia, preferendo 
il genere berneso). 

SPIGA LODOVICO, nacque in Bolo- 
gna Tanno 1835. — Dotato da natura di 
una bella voce di tenore, studiò canto 
sotto il celebre Tadolini e percorse dopo, 
per ben sette anni, la carriera teatrale, otte- 
nendovi meritati applausi. — Ma, cantante, 
non dimenticò lo studio severo della musica 
e prese sempre lezioni di pianoforte e di 
armonia fino al giorno in cui, consigliato da 
amici, disertò le scene per intraprendere 
un corso regolare di contrappuntò e compo- 
sizione nel Liceo Rossini di Bologna, dove 
gli fu maestro il Busi Giuseppe. — Ter- 
minati i suoi studi, si dedicò alla musica 
religiosa e scrisse varie Messe^ parecchi 
Vesperi, ecc. 

Nel 1870 poi, in seguito a splendido 
esame che gli valse la stima d' un Lauro 
Rossi, d' un Mazzucato e d'un Ronchetti, 
fu nominalo a professore di bel canto 
nella regia Scuola musicale di Parma — 
Dalla sua scuola uscirono distintissimi al- 
lievi tra cui la Gabbi ed il Cappelletti. — 
Ma questo nuove occupazioni non impedi- 
rono però che egli si dedicasse, come pel 
passato e con amore, alla composizione. — 
E noi lo vediamo scrivere Romanze per 
camera, Vaudeville, Operette, Cori ese- 
guiti sempre con successo, Metodi per 
canto, e diversi Studi; quaranta dì questi 
ultimi, per soprano e tenore, vennero adot* 



tati dai Conservatorii di Milano, Napoli e dì 
Pesaro. (1). 

SPONTINI GASPARE, nacque a Maj > 
lati in quel di Jesi il 14 novembre 1774 
e venne destinato dai suoi parenti tilb teo- 
logia, ma ben presto abbandonò qtic^to 
studio per recarsi al Conservatorio di Na- 
poli, a studiarvi la musica sotto il Siila e il 
Tritto. Un impresario, certo Sismomii, gli 
propose di comporre un'opera per ìiii teatro 
di Roma, ma tion avendo egli finito il mo 
corso di studi, dovette fuggirsene dal Cm- 
servatorio. 1 puntigli di donna, piacqtjero 
a Roma, per cui potè poscia ritorn:irj.- alla 
Scuola. 

Ardimentoso com'era, spinto dalla sma- 
nia del nuovo, nel 1803 diede un aiklio 
al suo paese e se ne andò a Parigi, ove 
scrisse La finta filoso fia^ e vi trovò niolt^ 
ostilità. Ma con la protezione di Napcvjeont^ T 
potè rappresentare nel 15 dicembre IH07 
all' Accademia Imperiale di Musica Ln Ve- 
stale, (sopra libretto di Jony, che [nima 
venne offerto a Cherubini e Méhuij, die 
ebbe uno splendido successo. 

Un altro successo lo ebbe due anni ap- 
presso col Fernando Cortes, Cadutagli I al* 
tra opera Olimpia, lo Spontini se ne andò 
a Berlino, ove ebbe il posto di direttore ge- 
nerale della musica. In quella città compoi^e 
molti lavori, fra i quali : Nurmakal, Alci» 
dor, Agnese di Hohenstauffen. E^li fu 
amico grande di Guglielmo Ili di Prus^^io 
ma, accusato di aver sparlato contro di 
lui, fu destituito, poi richiamato al suo 
posto. 

Tornato nel suo paese visse mode^^l^- 
mente, facendovi del gran bene, e come a 
Berlino aveva istituito un ospizio degli ar* 



.1 



(1) Cosi la Musica Popolare di Milano. 



184 



I MAESTRI DI MUSICA ITALTAin 



listi vecchi ed infermi, vi fondò no altro 
ospizio ed un monte di pietà. 

L' illustre maestro morì a Majolati nel 
24 gennaio 4851. 

STABILE FBANCESCO, compositore, 
nacque in Potenza nel 1804, e morì in 
Napoli nel 4856. Studiò nel Collegio di 
S. Sebastiano. Furono di lui maestri Salini 
pel solfe^io ed Elia pel pianoforte. Da 
Fumo e^Zingarelli imparò il partimento, il 
.contrappunto e la composizione. Terminati 



i suoi studi, scrisse una Messa ed un Ve- 
spero per quattro voci con orchestra. Nei 
4826 compose pel teatrino del Collegio IV 
peretta giocosa intitolata : Lo Sposo al loUOs 
che piacque. 

Nel 4828, stabilitosi in Napoli, si diede 
air insegnamento del canto e del pianoforte. 
Nel 4836 scrisse pel teatro S. Ciarlo l'opera 
seria in due atti intitolata: Palmira, che 
fu r ultima. 



TABELLINI VINCENZO, accademico 
filarmonico di Bologna, nacque in quella 
città il 47 ottobre 4846. Egregio compo- 
sitore di musica sacra, ora maestro della mu- 
sica comunale, e della Cappella della Catr 
tedrale io Sinigaglia, è stimato assai dai lu- 
minari dell'arte pei suoi dotti lavori, e per 
la sapiente istruzione impartita ai suoi alun- 
ni. Compì gli studi musicali nel patrio Liceo. 

TÀDOLINI GIOVANNI, compositore 
drammatico e maestro di canto nacque a 
Bolc^na nel 4793 e vi mori nel novembre 
4872. — Mattei e Babini gli furono maestri. 

All'età di 46 anni andò a Parigi, e fu 
accompagnatore al teatro italiano sotto la 
direzione dello Spontini. Scrisse varie 
opere^ che incontrarono buona fortuna. — 
É autore di romanze, rondò, cantate, e 
quale maestro di canto si distinse avendo 
fatti ottimi allievi. 

TAGLIONI FEBDINANDO, composi- 
tore, professore di canto, e scrittore di 
cose musicali, nacque a Napoli il 44 set- 
tembre 4840. 

Dopo due opere bene accolte al Fondo di 



Napoli, dai titoli: I Gualderano (4838), e 
/ due mariti (1839], diedesi tutto all' inse- 
gnamento del canto. — Fu anche maestro 
di Cappella della B. Casa di Lanciano, e 
nel 4849 fissatosi definitivamente a Na- 
poli vi disimpegnò la carica di maestro 
concertatore. — Scrisse molto sulla teorica 
e didattica, biografica e critica. 

TARGHI ANGELO, compositore melo- ' 
drammatico, nacque a Napoli nel 4760, e 
morì a Parigi in agosto 4844. 

Nella primavera 4785 nel teatro di 
Mantova eseguivasi per la prima volta : 
L' Arminio, 

Il Demofonte veniva dato nel 24 set- 
tembre 4786 al teatro di Crema nell'occa- 
sione della sua apertura. — Nel 4794 al 
teatro S. Benedetto di Venezia, eseguivasi 
L'Apoteosi d'Ercole. — Nel 4798 al Be- 
gio di Torino venne rappresentata la sua 
o; era : L'Alessandro nelV Indie. 

TEMPIA STEFANO, era un composi- 
tore non comune, un violinista abilissimo, 
critico, professore di canto distinto. 

Nato a Bacconigi (Piemonte) il 5 dicem- 



DEL SECOLO XTX 



185 



bre del 1832, si spense in Torino il 25 no- 
vembre del 1878. 

A cinque anni cominciò lo studio della 
musica ed a sette quello del violino. La 
sua educazione letteraria la ricevette noi 
Collegio di Alais ove più volte diede saggio 
della sua abilità come violinista in alcune 
accademie. 

Iniziato alla composizione ed alla istrii- 
mentazione dal proprio genitore Giovanni 
Battista, che era capo musica militare — 
compi tali studi al suo ritorno in Italia 
(1848) sotto Luigi Felice Rossi. Rimasto 
orfano a 18 anni, il Tempia si diede all'in- 
segnamento e alla direzione dell' orchestra 
del teatro di Sutera, continuando sempre 
i suoi studi e non lasciando di scrivere 
musica. 

Nel 1853 fu nominato maestro di Cap- 
pella nella Collegiata di Trino (provìncia 
di Vercelli) dove rimase sino al 1839, 
quando passò Direttore d' orchestra al tea- 
tro Carignano di Torino e quindi ad altro 
teatro. 

Nel 1861, dietro concorso, fu tra dieci 
scelto maestro della R. Cappella di Torino 
e poscia nominato successore del Rossi — 
lo spirito del quale sembrò trasfondersi 
in lui — nell'Istituto della Provvidenza e 
nella scuola delle aspiranti maestre, scuola 
istituita per iniziativa ed a spese di una 
società privata composta di uomini dotti, 
operosi e benemeriti dell' istruzione pojKv 
lare. 

Era maestro onorario della R. Cappella; 
socio corrispondente della R. Accademia 
musicale di Firenze e di molte altre illu- 
stri Accademie. Come critico musicale era 
collaboratore di parecchi giornali. Nomi* 
nato nel 1869 professore nel Liceo musicale 
di Torino, fu incaricato invece dal Muni* 



ci pio di ricoprire il posto di professore di 
canto corale nelle scuole municipali di 
Torino. Fu premiato in vari concorsi, com- 
pose motta musica sacra e molto scrisse 
pei suo favorito istrumenlo. La sua vita fu 
tutta dedicala al culto deir arte che sem- 
pre professò con amore, nulla curando le 
animosità degl' invidiosi e degli incili* 

TERZL\NI EUGENIO, romano, nato 
nel 1828, è scrittore di musica sacra e 
profana. — La caduta di Gerico^ orato- 
rio ; La Giovanna di Napùli e V Alfredo, 
((pere rappresentale al Vallo e all' Ajinllo 
di Roma, attestano nel Tkhzunì nn talento 
non comune e versatile. — Fino dal 187 Si 
egli copre k carica di professore di com- 
pt^sizione nel Liceo di Roma, essendo poi 
anche capo del Comitato tecnico di dello 
Liceo musicale. 

Il TeHZLAT^i studiò a Napoli prima sotto 
r abate Baini poi mi Mcrcadante facendo 
presagire di sé grandi cose. Nel 1867 fu 
direttore del teatro della Scala e vi rimase 
fino al 1871, epoca nella quale tornò a 
Roma richiaminovi dal Municipio, — Fu in 
varie epoche direttore d* orchestra nelle 
principili citta tV Europa come Madri tt 
Milano, Roma, Venezia, e in occasione 
delle feste a Rossini che si fecero a Pesaro 
fu prescolto pella direzione. Scrisse pure 
un ftiììo sinfonico per le feste a Pale- 
siri na, scelto fra Limi s(unttori dnl Comi- 
tato per la solennità. e<i ha scritto pnre 
una nuova opera dal titolo: V Asaedio di 
Firenze. 

Qtiando in Roma fnrono C4^|el)rate le 
st^lenni esequie al defnrito Re Vittorio E- 
manuele IL a lui venne affidata la dire- 
zione della Messa di Requiem del sommo 
Chernbini, alla quale egli aggiunse il Li- 
bera di sua fattura, ammirato dai cultori 



1S6 



I MiBSTHI DI MUSICA ITALIANI 



e dai critici; e tanto favore gli ha meri- 
tato, che per l'anno 1882 nell' anniversa- 
rio della morte del Re d'Italia, egli fu in- 
caricato di far eseguire la sua Messa espres- 
samente composta per la funebre circ(»- 
stanza, e fece una profonda impressione. 

Il cav. Terziani vice-presidente del- 
l'Accademia di S. Cecilia è eziandio con- 
certatore e direttore dei teatri di Roma. 

Egli è una vera illustrazione, ed il suo 
nome, noto in tutta Europa, ha guadagnato 
in pochi anni una fama bellissima e ben 
meritata. 

TESSARIN ANGELO, pianista e com- 
positore, nacque a Venezia in agosto 4834. 
Egli gode nell'arte moderna moltissime 
simpatie.' Il suo nome va associato a dei 
lavori fatti non soltanto con coscienza d'ar- 
tista, ma anche con una finezza ed una 
leggiadria che innamorano. È pianista fra 
i migliori, e dal suo ingegno l'arte no- 
stra ed il paese, possono aspettarsi, di si- 
curo, molti frutti. 

TESSARIN FRANCESCO, pianista e 
compositore, nacque a Venezia nel 3 di- 
cembre 4820. — Compose musica sacra 
e scrisse un' opera col titolo : L' ulUmo 
Abencerragio. Pubblicò coi tipi di F. Lucca 
vari pezzi per pianoforte e per canto. 

TINTO MICHELE, pianista e composi- 
tore pel suo istrumenlo, nacque ad Aversa 
(Caserta) il 40 febbraio 4822. — Fu al- 
lievo di Lanza e Nacciarone, per poco tem- 
po anche di Zingarelli e di Mercadante. 
Consacratosi air insegfiamento del piano- 
forte fece parecchi e buoni allievi e pub- 
blicò un centinajo di pezzi di genere per 
piano, parte originali, parte sopra motivi di 
opere. 

TOFANO GUSTAVO, di Napoli, fece i 
suoi studi prima nella sua città natale, poi 



a Bologna e a Pisa. Egli è maestro oom- 
positore e pianista distintissimo, brillante 
ed erudito scrittore di musica* per p ano- 
forte, autore di opere comiche eseguite nel 
teatro del Corso in Bologna con esito felicis- 
simo. 

Per la sua valentia artistica fu nel 
4873 nominato professore di perfeziona- 
mento nella scuola di pianoforte nel Liceo 
musicale Bolognese e accademico filarmo- 
nico. 

TOMADINI ab. JACOPO, compositore, 
organista e maestro di Cappella nella Col- 
legiata di Cividale nel Friuli, ove nacque 
nel 4820, mori in Udine, il 24 gennajo 
4883. Fu uno dei più intelligenti e zelanti 
propugnatori della ristaurazione della mu- 
sica liturgica. 

Fu allievo del Candotli, ed essendo 
valentissimo nel suonar l'organo, veniva 
chiamato dal Danjou a coprire un posto 
d'organista in Parigi. 

Il ToMADiNi riportò parecchi premi, e 
i suoi maggiori trionfi li ebbe a Nancy e 
a Firenze. La sua Messa edita in grande 
partitura d'orchestra dal Berletti di Udine, 
e V Oratorio la Risurrezione, trasmette- 
ranno il nome del Tomadini alla posterità. 

TOMEONI FLORIDO, nacque in Lucca 
nel 4757 e mori a Parigi nel 4846. Fece 
i suoi studi nel Conservatorio di Napoli e 
nel 4783 si recò a Parigi quale maestro 
di bel canto. Ha pubblicato un Metodo per 
apprendere l'armonia e l'accompagna- 
mento, e la Teoria della musica vocale ac- 
creditatissima. — È autore altresì di varie 
suonate ed altri pezzi vocali ed {strumen- 
tali. 

TONASSI PIETRO, nestore de' musi- 
cisti italiani, grande contrappuntista, vero 
maestro de^o d' un nome illustre, mori 



'/>• 



DEL SSCOLO XIX 



187 



il 4 novembre 4877 in Venezia, senza che 
quasi nessuno se ne accorgesse. 

Io, raccoglitore di queste biografie, non 
so rassegnarmi a non veder più quel suo 
sguardo indagatore che luccicava dietro 
quelle grossissime lenti, non so persua- 
dermi di non vedere più quel sorriso tra 
il benevolo e l'accorto che illuminava il 
suo volto rugoso, di non sentire quella sua 
parola grave ed arguta I Quando stavo in 
sua compagnia, e ci stavo per tante ore, 
p<3Ìchè il maestro Tonassi mi onorava da 
più di 26 anni della sua confidenza, io mi 
compiacevo di guardare quella sua testa 
tremolante, quella sua fronte spaziosa e 
sgombra da nubi, e dicevo tra me.: ecco 
un uomo grande che passa fra noi quasi 
ignoto ! 

Ma io non lo vedrò più, egli è partito 
per sempre I 

Pietro Tonassi nacque in Venezia nel 
gennaio 1800 da genitori onesti, ma poco 
agiati. Fino dai primi anni dimostrò gran- 
dissima inclinazione alla musica : ebbe i 
primi elementi di violino dal padre, ed 
istudiò per lo spazio di sei mesi sotto il 
professore Cammerra. Con questo solo in- 
dirizzo, guidato dall'ingegno e dal buon 
volere, il Tonassi si distinse in ogni ge- 
nere di musica. 

Giovanissimo, incominciò a suonare il 
violino in orchestra, poscia il violoncello, 
ed a 26 anni era primo violoncello del 
gran teatro la Fenice di Venezia ; per 
quattro anni copri il posto di violino di- 
rettore d'orchestra nello stesso teatro. Fu 
maestro di Banda Militare nella R. Marina 
Austriaca, e più tardi correttore e revisore 
oello Stabilimento Ricordi in Milano. 

Le sue opere più notevoli sono due 
Messe di requiem, tre di gloria, una delle 



quali inedita, uno Siahal Maier a quattro 
voci ed orchestra ; i cinque inni sacri del 
Manzoni parimenti per orchestra ; il cinque 
Maggio dello stesso per baritono, cori, ed 
orchestra; una grande sinfonia di stile 
classico ; diverse sinfonie ouvertures tutto 
per orchestra. Tre terzetti per piano vio- 
lino e violoncello, un grande quartetto per 
due violini, viola e violoncello. Egli com- 
pose poi due melodrammi, imo semiserio 
dal titolo : Una costanza rara, V altro tra- 
gico intitolato: Rosmunda, ambidue ine- 
diti. 

Sarebbe lungo poi il citare una infi- 
nita quantità di fantasie^ pout-pourris, ri- 
duzioni etc. 

Più che recitare imo dei soliti pane- 
girici sui meriti del Tonassi, ricordo due 
aneddoti, dei quali garantisco l'autenticità. 

Quando il grande Rossini si recò a 
Venezia, gli vennero presentati vart lavori 
del Tonassi. Esaminatili attentamente, e 
invitato a darne un giudizio, egli s'espresse 
con queste parole : godo che a Venezia 
abbiate un vero maestro, Ed è stato, a vero 
dire, non piccola cosa I 

Quando il Tonassi era maestro nella 
musica della R. Marina, di stanza in Ve- 
nezia, il maestro Saverio Mercadante tro- 
vavasi in questa città per farvi rappresen- 
tare nel teatro della Fenice la sua opera : 
/ due rivali, che ebbe un vero trionfo. La 
sera dopo la prima rappresentazione, tro- 
vandosi il maestro napolitano a diporto in 
piazza S. Marco, vi sente suonare dalla 
musica della Marina diretta dal Tonassi, 
il finale intero della sua opera, e come ne 
restasse sorpreso non è a dire. Terminato 
il pezzo chiamò a sé il Tonassi, e dopo 
avergli espressa la sua compiacenza per la 
inappuntabile esecuzione, to richiese in 



m 



-'il 



188 



I HiESTRI DI MUSICA ITiLUNI 



\ 



1 



qiial modo ^i tosse appropriato parte della 
sua musica, e il Tonassi rispose come 
l'averla udìla per una sera soltanto gli era 
stato bastante per riportare a memoì^ia il 
bellissimo Hriale esegnito allor allora dalla 
Dan da. Meraviglio ancor più il maestro 
Mercadante a tale risposta, o non mostran- 
dosi convinto di una Ugnaci l-à sì forte di 
memoria, il Tonassi oBTil di dargliene un 
saggio evidente. 

Ed ecco in qual modo : 

locatosi il giorno appresso alla casa 
abitata dal Mercadante, questi lo invitò alla 
prova* Sedutosi al pianoforte, suonò un 
pezzo di musica di tutto suo capriccio ed 
invenzione, poi nchief>e al Tonassi di tra- 
scriverlo, come gli ^veva proposto. 

Lasciato solo^ il maestro veneziano tra- 
pcrisse bravamente il pezzo udito, e lo tra- 
scrisse con tanta precisione che ritornato 
il Mercadante non potè fare a meno d'ab- 
bracciarlo e a sua volta si convinse appieno 
quale fos-se la prodigiosa memoria di cui 
andava fornito il bravo maestro 

Di luì quale artista ho detto quanto 
potei, non tutto però, ma non voglio tra- 
lasciare di riportare qui un brano della 
Gazzetta di Venezia del 21 luglio 4877 
n. i9i 

fl Funerali Soldim — 19 luglio 1877. 
Oggi, nella Basilica di S, Marco, chiude- 
vasi il solito triduo annuale^ Soldini. La 
sacra cerimonia ebbe qnesl'anno un lu- 
stro ancor maggiore deiriisalo per la Messa 
da Requiem del chiarissimo maestro To- 
nassi, Messa ch^ vetme eseguita giovedì 19, 
e ripetuta il 2i corrente. Molta gente as- 
sisteva ali* esecuzione di questo nuovo 
gioiello artistico delT insigne maestro. — 
Fra i vari pezKi, tutti stupendi e nei quali 
domina lo stite Marceltiano, il Dies irae 



rivela maggiormente la scienza profonda 
deir illustre autore- Sarebbe opera improv- 
vida il passare in rassegna, versetto per 
versetto, tutto questo meraviglioso Dies 
irae perchè, a sommesso nostro parere, 
quest'analisi pamale rimpicciolirebbe il 
concetto grandioso complessivo di questo 
pezzo magistrale, il quale ritrae la sua 
straordinaria grandezza appunto dall' in- 
sieme. 11 maestro Tonassi è uno dei più 
profondi teorici d' Europa ; il maestro To- 
nassi è addirittura un' arca di sapienza, e 
noi, contrariamente air um invalso oggidL 
di aspettare, cioè, che gli alti ingegni 
muoiano per poi con tardo allo di resipi- 
scenza innalzare alla loro memoria lapidi 
e monumenti, glielo abbiamo detto in ad- 
dietro, e lo ripetiamo. » 

Ora mi resterebbe a dire deiruomo* 

Dirò come il cuore detta 

Egli era di carattere veramente intero 
sdegnoso della cortigianeria, amantissimo 
della verità anche a costo che nel dirla 
potesse averne dispiaceri. 

Fu molestissimo, tanto che per molti 
egli era quasi sconosciuto* In questi ulti- 
mi tempi in cui vennero profuse tante deco 
razioni, Pietro Tonassi non fu nemmeno 
ricordato. È ben vero eh' egli era supe* 
riore a tante meschine ambizioni, e ne 
rideva. 

Visse povero e contento, 

L' arte gli fruttò tanto da vivere lavo- 
rando sempre. 

Basti accennare che delle sue compo- 
sizioni pregiatissime non gli venne mai 
chiesta la proprietà. 

Il Museo Correr, la Metropolitana e 
il Liceo Musicale Benedetto Marcello, do- 
vrebbero acquistare i preziosissimi suoi la- 
vori. 



Dtt sicòto IH 



189 



Cogli amici veri era affettuosissimo. 
Amava i giovani e li incoraggiava. 

Per l'amor dei giovani accettò la no- 
mina di maestro onorario di contrappunto 
nella Scuola popolare di musica in Vene- 
zia, della quale era vanto. Nella stessa dava 
lezioni ad un giovane di cui presagi bene 
per r arte, e lo amava immensamente. 

Il nome del maestro Tonassi, inosser- 
vato quasi dai suoi contemporanei, verrà 
senza dubbio scritto nel libro d'oro del- 
l' arte, accanto a quelli dei nostri più illu- 
stri musicistìi 

TOSTI PAOLO, maestro di canto e 
compositore di musica vocale da camera, 
nacque a Ortona (Abruzzi) in aprile 4846. 
Questo elegante scrittore di romanze, ne 
compose, in pochi anni, un numero consi- 
derevole e sono pregevoli per spigliatezza 
e brio. — Tutte le signorine, che cantano, 
esegui>cono con piacere la musica del To- 
sti. Da diversi anni è stabilito alla capi- 
tale, e scrive per commissione della Casa 
Bicordi di Milano. 

TRITTO GIACOMO, compositore, na- 
cque nel 1735 in Altamura delle Puglie. 
Nel 4743 venne ammesso nel Conservato- 
rio della Pietà de' Turchini in Napoli, e 
vi studiò il violoncello. Fece poi progres- 
sivamente studi serii sotto la direzione del 
Cafaro e del Sala. — Scrisse molta musica 
sacra per una serie d'anni. — Nel 4779 
venne nominato maestro di armonia e di 
accompagnamento in quello stesso Conser- 
vatorio in cui fu allievo, e dopo la morte 
del Sala gli venne conferito il posto di 
maestro di contrappunto e composizione. 
Dal 4780 al 4810 compose 45 opere tra 



serie e buffe pei principali teatri d' Italia 
e si può dire che ebbero in generale felice 
successo. — Nel 4816 43opo la morte di 
Paisiello, fu dal Re Ferdinando I nominalo 
maa<itro della sua Beai Camera e Cap- 
pella. 

Mori in Napoli nel 47 settembre del 
4824 in età di 89 anni. 

TRIVELLI EUGENIO, nacque a Hpg- 
gio d'Emilia il 7 settembre 4829 dal ki' 
rone Diego Trivelli e dalla contessa Teresa 
Spalletti. — Mori improvvisamente, aridi 
6 giugno 4874. 

TROMBETTI ALESSANDRO, vìc^-^- 
gretario nella Regia Accademia Filarmonir^ 
di Bologna, nacque in quella città nel 3 
marzo 1826, fece gli studi di contrappunto 
e ne sorti maestro compositore, nel patrio 
Liceo Musicale. 

Militò onorevolmente dal 4848 al 4866 
nell'esercito italiano, facendo le campagne 
per l'indipendenza nazionale e guadagnan- 
dosi il grado di maggiore. Liberata Y Ita- 
lia, ritornò all'esercizio deirarte sua pre- 
diletta conseguendo il grado di professore 
di canto nel Liceo Bolognese. 

TBOMBINI CESARE, compositore, vio- 
linista, maestro concertatore e direLU)re 
d' orchestra del teatro Imperiale di Var^i- 
via ed ora a Pietroburgo, nacque a PaJuva 
nel febbrajo 4835. 

TRUZZI LUIGI, pianista professore e 
CQmpositore, nacque a Mantova il 29 set- 
tembre 4799, e morì a Milano il 6 ollo- 
bre 4864. — Oltre il Metodo completo per 
piano, pubblicò più di seicento pezzi per 
pianoforte, parte originali, parte sopra temi 
d' opere in voga. 



190 



1 lABSTItl DI irstCA ITALUlrt 



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UGOLINI DISMA, compositore e pro- 
fessore, nacque a Firenze nel 4755 e vi 
morì nel 1828. — Fecesi conoscere collo 
sci'iverc un hmm numero di componimenti 
per chieso, hreti cantate, ariette, fughe e 
solfeggi. — Nel 18H fu nominato profes- 
sore di corttrnffpunto nella scuola di mu- 
sica deil*Acx;:ulrmia di Belle Arti della sua 
patria. — Fece un bel numero di allievi 
fn ì quali il Picchianti, che ha pubblicato 
uu' inti^ressanle biografia sul suo maestro. 

UNIA GIUSEPPE, pianista, professore 
e compositore, nacque a Dogliani il 2 feb- 
braio Ì818, e mori a Recanati il 23 no- 
vemtire 1871. 

Risiedette gran parte d Ila sua vita a 
Torino ove insegnò la composizione. 

Scrisse più di 200 composizioni per 



pianoforte, inspirate a motivi d'opere in 
voga, e parecchi studi ed esercizi pure per 
questo istrumento. 

L' Unia godeva il titolo di pianista del 
Re d' Italia. 

USIGLIO EMILIO, compositore dram- 
matico, maestro concertatore e direttore 
d'orchestra, nacque a Parma in gennaio del 
4844. 

Diede al teatro S. Radegonda di Milano 
nel giugno del 4864, la sua opera. L'ere- 
dità in Corsica ; al teatro Alfieri di Firen- 
ze, nel 4868, Le educande di Sorrenio; e 
nel febbraio del 4879 a Madrid: Le danne 
curiose, ch'ebbero un esito splendidissimo. 
Non è molto eh' egli scrisse e fece rappre- 
sentare un' altra opera : Le nozze in pri- 
gione. 



VACANl LUIGI MARIA, compositore, 
nacque a Genova circa l'anno 4809. Gio- 
vanissimo si recò in Spagna, e nel Brasile 
cm MercadaiUe, in qualità di maestro con- 
03rtalare. Fermatosi colà a lungo si dedico 
air insegnamento della musica e n' eblìe 
plauso e ricc;he?;za. Tornò in Italia già inol- 
trato negli nnni, e visse in patria fino al- 
l' aprile del 1881. 

VACCAI NICOLA, compositore di Imu- 
sica, nacqne a Tolentino in marzo 4790 
e mori a Pesaro in agosto 4848. 

Il Vaccaj non avea che soli quattro, 
anni quando si recò con suo padre a Pe- 
saro, e in qiiest' ultima città s' ebbe i primi 



insegnamenti della musica. A sedici anni 
si recò a Roma per istudiare diritto, ma 
natura lo chiamava all'arto musicale, e ad 
essa infatti dedicò il suo ingegno. 

Più tardi gli fu maestro per la composi- 
zione di stile drammatico il sommo Paisiello. 

La prima cantata che scrisse fu : L'o- 
maggio alla gratitudine e qualche com- 
posizione di stile ecclesiastico. 

Diede delle opere a Venezia, a Napoli 
a Milano ed a Trieste. In tutti i suoi la- 
vori campeggiano un'elegante maniera e 
soavi melodie. La sola ultima scena di 
Giulietta e Romeo lo colloca fra le fulgide 
stelle musicali. Quest'opera venne rappre- 



bth siscoLo Iti 




sentala per la prima volta al teatro della 
Canobbiana di Milano, nel 1825. 

Nel 1829 recossi a Parigi e colà die- 
desi alla carriera di maestro di canto, otte- 
nendovi una grande riputazione. 

Due anni dopo si recò a Londra e colà 
pure diede lezioni di canto 

Ritornato in Italia, si dedicò di nuovo 
a scrivere pel teatro, e net 4838 fu no- 
minato censore e maestro di composizione 
nel R. Ck)Dservatorio di Milano nel quale 
ufficio, rimase fino alla mortis. 

VAGGINI AGOSTINO, professore, na- 
eque a Genova il 1.® novembre 1824. A 
vent' anni incominciò ad insegnare il canto 
ed in ispecie quello corale 

Nel 1856 pubblicò un Metodo per 
l'insegnamento del canto corale, di cui 
furono fatte 3 edizioni, e poco tempo dopo 
fu nominato professore di canto corale in 
tutte le scuole comunali della sua patria. 

È autore anche di un metodo per piano, 
edito dal Ricordi, intitolato: Le Maitre de 
pianOy e di parecchi pezzi di genere per 
questo {strumento. 

VALENTINI CARLO, compositore dram- 
matico, nacque a Lucca nel 1790 e vi 
mori il 1.^ aprile 1853. - Fu allievo del 
Pacini. — Ha scritto sedici opere di ge- 
nere semiserio e buffo, e fra queste ven- 
nero rappresentate con buon successo le 
seguenti : // sonnambulo, Hdegonia, A- 
mnay II figlio del signor Padre, U or fa» 
nella di Ginevra eseguile a Napoli ed a Pa- 
lermo. — Compose le sette parole con ac- 
compagnamenlo di pianoforte — Scrisse 
pure vespri e mottetti di buon effetto. — 
Era buon maestro di canto e stampò in 
Lucca, nel 1848, una raccolta di vocalizzi. 

VANDUZZI FILIPPO,- bolognese, na- 
cque nell'anno 1803> Studiò contrappunto 



nel patrio Liceo musicale. — Proclamato 
maestro compositore, mostrò la sua valen- 
tia in moltissimi lavori di musica sacra al 
qual genere s' era dedicato. 

Infortuni domestici lo indissero ad eser- 
citare quell'arte che tanto amava. — Inse- 
gnò contrappunto e composizione; come 
maestro privato, ebbe molti scolari, parte 
dei quali oggi onorano l'arte e la sua memoria. 

Tenne con lode la Presidenza della 
R. Accademia Filarmonica in varie epoche. 
Era buono, operoso ed affezionato alla stia 
cara famiglia. Morì il 26 ottobre 1879. 

VARISCO GIOVANNI, maestro di canto 
corale e compo<5Ìlore, nacque a Goncorezzo 
iu febbraio 1835. 

VECCHIETTI VEDASTO, nato a Poi- 
lenza presso Macerata nel 1844, studiò il 
corno fino a 16 anni, con ottimi risultati. Nel 
1868 si applicò in genere agli {strumenti 
di ottone, perfezionando la sua educazione 
sotto il maestro Rucchi. 

Nel 1877 fu a Parigi, e nello stesso 
anno al suo ritorno fu nominato professore 
di strumenti d'otlbne presso il Liceo di Santa 
Cecilia, e .scrisse in seguito un metodo per 
corno a macchina, che venne adottato da 
parecchi Conservatori e fra questi quello 
di Vienna. 

Il Vecchietti gode in Roma ìiima di 
esecutore perfetto e di valente maestro. 

VECCHIOTTI LUIGI, maestro di Gap- 
pella della Rasilica di Loreto, compositore 
di musica sacra e drammatica, nacque a 
Servigliano (una volta Castelclementino) 
nelle vicinanze di Fermo il 4 maggio 
del 1804, e morì a Loreto il 10 febbraio 
1863. 

VENTURELLI VINCENZO, composi- 
tore drammatico, nacque a^autovs^in aprile 
1851. 



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192 



1 MAÈSTRI DI MUSICA ItALIAlfl 



YENZANO LUIGI, violoncellista com- 
IK}sitorfi, mo]\\e a Genova' verso il 1815, 
' e vi morì il 26 gennaio 1878. — Fecesi 
conoscere per la pubblicazione di un gran 
numero di m^odie vocali, fra cui il famoso 
Vaì»e di Vetizano, slato per tanto tempo 
ìntercalaLo iitlla scena delia lezione del Bar- 
bieTÈ di Siviglia. 

fra le altre Comiiosizioni del Vekzano 
è da citarsi la Zingarella, canto fantastico 
e U musica del ballo Lidia. 

Questo artista diede anche alla sala 
Sirori^ di Genova un'operetta buffa la 
Notte degli schiaffi. 

VERA EDOARDO, ccjmpositore dram- 
tnatico e da camera, nacque a Roma nel 
febbraio d<jt 1821. È pianista di vaglia e va- 
lente maci^lro. 

Nel 1840 incominciò i suoi giri arti- 
stici b Pari^M e Londra, ove levò bel grido 
di sé, - Più tardi, nel 1843, si esegui 
albi Swia di Milano la sua Anelda da Mes 
Sina, nel 1856 all'Argentina di Roma oU 
t4?ncva plauso p onore di parecchie repliche 
la sua Adriaita di Lecouvreur, e per ultimo 
la Valeria al Comunale di Bologna, con 
distinti canlafiti, ebbe successo incontra- 
stalo, che Al poscia confermato al Vittorio 
Emajiuele di Torino, quantunque tale spar- 
ti lo, po£ una di quelle anomalìe che non si 
spiegano, sia caduto alla Pergola di Fi- 
renze. 

Il Vera ò da dieci anni maestro di 
canto di S. M la Regina Margherita di Sa- 
voja- 

VERARDl CARLO, bolognese, accade- 
mico filarmonico, nacque il 17 aprile 1831, 
fece i suoi studi musicali nel patrio Liceo, 
mostrando fin da fanciullo una \alentia 
straordinaria per^ lo studio del violino, per 
cui rimasto vacante nel 1865 il posto di 



professore insegnante nello stesso Liceo per 
la' morte del suo maestro Manetli, egli fu 
scelto a surrogarlo. Occupò questo posto 
con tanto onore, che non solo mantenne, 
ma crebbe la fama della scuola bolognese 
di violino, dando alla sua patria una schiera 
di esimii violinisti. 

Mori ancor giovane compianto da' suoi 
concittadini ed allievi nel mese di novembre 
1878. 

VERDI GIUSEPPE. Nella schiera de- 
gli uomini rnsigni per divine creazioni 
musicali, va certamente annoverato il som- 
mo maestro Verdi ormai di fama mondiale, 
e le cui opere si rappresentarono già in 
quasi tutti i teatri del mondo. 

Quale sovrumana potenza di inventiva, 
quale copia di armonie squisite che toc- 
cano il cuore e l' anima : quale potente 
estro in lui che, nato da umile famiglia, 
seppe coir amore allo studio levarsi tan t'aito 
da eguagliare i più illustri maestri nell'arte" 
dei suoni ! 

Vi fu rivalità fra le borgate di Roncole 
e di Russeto, perchè ognuna di esse si 
vantava d'aver dato i natali al grande 
compositore, ma in realtà il maestro Gcd- 
SEPPE Vkrdi nacque nella frazione di Ron- 
cole addì 9 ottobre 1813, quando la fra- 
zione stessa non faceva parte del Comune 
di Russeto, dal quale dista tre buone miglia. 

Nulla di notabile offre la sua infanzia ; 
ma a dieci anni egli cominciò, sotto la 
direzione dell'organista di Russeto, Fer- 
nando l^rovesi, ad apprendere i rudimenti 
dell'arte. 

Quantunque il Provesi non ne fosse troppo 
esperto, pine con amore imprese ad bu- 
care la mente del giovanetto, che in breve 
tempo s'impossessò delle cognizioni del 
precettore e le sorpassò. 



DEL SECOLO XHC 



193 



Senonchè un ostacolo, e grave, si frap- 
poneva all' inclinazione del giovane Verdi : la 
povertà nella quale versavano i suoi parenti. 

Ma un generoso mecenate, al quale 
l'Italia in parte va debitrice della cultura 
del Verdi, Antonio Barezzi, intravedendo 
nel fanciullo di Busseto il genio, lo fornì 
dei mezzi necessari per continuare gli 
studi musicali, completandone in pari tempo 
l'educazione. 

E come riuscisse il Grande Artista, 
ce lo provano luminosamente gli spartiti 
da lui composti, da lui eh' ebbe ed ha 
ognora in mente ed in cuore la cara me- 
moria del suo benefattore. 
, Dopo tre anni di studio a Milano col 
maestro Lavigna, il Verdi ritornò a Bus- 
seto per condurre in isposa la signorina 
Barezzi; alla quale da parecchio tempo lo 
legava un vivissimo affetto. 

Ma inclinato per natura più alla vita 
turbolenta delle grandi città che a quella 
monotona del villaggio, il Verdi fé' ritorno 
a Milano, la città dove raccolse i più splen- 
didi allori. 

Si schiusero a Verdi le scene del teatro 
della Scala iM7 novembre 1839 per la 
sua prima opera Oberto, Conte di Sam- 
bonifaciOy che interpretata da valenti attori, 
ebbe festosissimo esito. 

A questa tenne dietro un' opera buffa 
in due alti : // finto Stanislao, od un 
giorno di Regno, e precisamente il 5 di- 
cembre 1840. 

L'aspettazione era grandissima, per- 
chè, come saggiamente osserva il signor 
Perosio dal cui libro stralciamo qualche 
nota, nel suo primo lavoro il giovane mae- 
stro aveva dimostrato di possedere la stoffa 
di un vero artista, e perchè anche l'opera 
buffa era in quel tempo tenuta in gran 



conto, ciò che non è al giorno d* oggi grazie 
le tante operuccie e vaudevilles pervenuiici 
d'cltr'Alpn, 

L' esilo pura non corrispose air a?ipet- 
tativa, e per lo stato d'animo del Verdi, 
che avendti iv quei giorni la moglie mo^ 
ri benda, non poteva musicare briosamente 
lazzi e farexie — e per T esecuzione tra- 
scurata e (Ijletiosissima. 

Senonchè un trionfo inaudito s'ebbe il 
Verdi, ra[tpresentando il 9 marzo 1842 il 
Nabuccodonosor , scritto dopo la perdila 
della sposa e frutto di studi severi, 

11 successo di tale opera fu confermato 
ed accresciuto alla rrippresentazione dei 
Lombardi alta prima Crociala eseguiti IMI 
febbraio 1843, che destarono entusiasmo e 
collocarono VEimi, al livello di Rossini, Do- 
nizelti e Bellini. 

Ma siccome le opere fino allora scritte 
aveano tutte una impronta di sacro, fu dai 
malevoli rilennto che Verui non potesse 
trattare coi suoni le forti passioni, 

Verki volle provare i) contrario, ed 
eccolo Olir Ermììi, rappre.?enLìlo alla Fe- 
»nice di Venezia il 9 marzo 1844, — Dire 
del successo di quest'opera sarebbe portar vasi 
a Samo: l)asti ricordare ch'essa convinse 
i più ritrosi del genio del Verdi — con- 
vincimento che andò ognora più crescendo 
qudiììdo aW Emani tennero dietro: / Fo^ 
scari^. La Giovanna d'Arco, U Alzira, il 
iH/acèett/segiiitì alla lor volta dai Marna* 
dieri, dallo Stifféio, e dal Trovatore, 

E Venezia che, come dicemmo, ebbe 
per prima a gustare Y Emani, V Attila ed 
il Rigoletìo, potè eziandio il 6 marzo del 
1853 asa>U3re le dolcissime melodie della 
Traviata e quelle del Simon Boccanegra, 
ultima delle opere di Verdi che abbia avuto 
il battesimo nella citta delle Lagune. 

13 



194 



I MAKSntl DI MUSICA ITALIAin 



Né oramelleremo di citare : La forza 
dd destino, il Don Carlos, e L^ Aida, ulti- 
ma questa delle opere in musica che il 
Gran Maestho scrisse per la scena. 

Se r indolo di questo libro lo permet- 
tesse, polrebbcsi scrivere con qualche diffu- 
sione intorno a questo colosso; per ora 
diremo che 27 sono le opere teatrali com- 
poste da Vehdi; vari gli squarci pubbli-, 
aiti per camera, fra cui sei romanze, un 
^ìùliurno, ed uno stornello, nonché un quar- 
teUo, 

\I ultima creazione però di tanto genio 
fu la Messa da Requiem, composta espres- 
samente pei fdnebri di Alessandro Man- 
zoni, e per la prima volta eseguita nella 
chiesa di S. Marco in Milano il 22 maggio 
J874, nnnivcr<iarif> della morte del grande 
scrittore. 

Le parole sono inadatte ad esprimere 
la potenza musicale di codesto lavoro ; di- 
remo solo che ovunque venne eseguito, il 
successo fu tale da non avere quasi ri- 
scontro nella storia dell'arte musicale. Di 
volo, per quanto ce lo concede la natura 
del libro, riparleremo dell' uomo e dell'ar- 
tista. 

Ed a cominciar da quest'ultimo, con- 
viene osservare che lo stile Verdiano va 
divìso in tre maniere alla prima delle 
quali appartengono le opere scritte fino al 
Rigoìetto inclusivo, — alla seconda quelle 
dal RigoleUo al Ballo in maschera — ed 
alla terza infine La forza del Destino, il 
Don Carlos e V Aida, nelle quali tutte 
però b melodia domina sovrana. 

Verdi, come tutti i sommi, fatto segno 
agr invidiosi, come rispose ai vilissimi at- 
tacchi ? 

Fu detto non esser egli drammatico, e 
diede Y Emani ; fu accusato amante della 



gran cassa, ed eccolo musicar la Trariain 
e la Luisa Aliller, dalle quali bandiva il 
sonoro strumento ; fu infine chiamato fan- 
tastico, ma non artisUi, ed e^s<> replicò col 
Rigoìetto che fece seguire dal Mncbeih. 

L'autore del libro presente, eh' ebbe la 
rara soddisfazione di poter conosa^re Ver- 
di, e che anzi a proposito di un opu^o- 
letto intitolalo : La musica ebbe a riceverne 
la qui trascritta lettera, può accertare essere 
falsa la qualifica di burbero che molli gli 
danno; anzi egli è un uomo col quale è 
un vero diletto la conversazione: è gio- 
viale, affabile ed e.spansivo. — Per la ve- 
rità, diremo che Verdi assume due diffe- 
renti caratteri a seosnda che avvicina una 
persona qualunque, od un amico ; perchè 
mentre con quella è forse severo e rigido, 
con questo invece è dolce ed amoroso- 

Ma ecco intanto la lettera accennala: 
f Genova 27 dicembre i878- 
• Egregio signor Giovanni MasuttOt mae- 
t Siro direttore del Concerto all'Orfano- 
» trofio manchile di Venezia, 

» La ringrazio del bel libric^ino: La 
» Musica eh' Ella gentilmente mi ha spe- 
> dito. — Peccato che non abbia maggior 
» sviluppo; ma tal qual'è, può esser uli- 
I lissimo, e merita ogni lode, — E merita 
» pure ogni lode il voto ch'Ella fa per la 
I istruzione musicale popolare e sopratutto 
f di musica vocale. 

I Con tutta stima mi dico 

» Devotiss, : Giuseppe Vkrdi. t 

La lettera presente la pubblico perchè 
mi tengo ben onoralo di aver ricevuto e 
poter conservare un pre?:ioso autografo del 
cigno di Busselo, con cosi lusinghiere espres- 
sioni al mio indirizzo. 

E torno al seminato. 

Verdi ottenne lo swpo che si era pre* 



DSL SttOOTiO XII 



lft5 



fisso, quello cioè di generalizzare ovunque 
il gusto per la musica italiana, ed a que- 
sto effetto Egli stesso, benché alieno dal 
comparire innanzi al pubblico, volle per- 
sonalmente nelle Capitali Francese, Tede- 
sca ed Inglese dirigere l'esecuzione della 
sua Messa. 

E di caldo affetto amò pure la patria ; 
e i suoi compaesani ben a ragione lo man- 
darono loro deputato al Parlamento. 

Per dare un' idea della prontezza con 
cui il Gran Maestro mette sulla carta le 
sue idee musicali, ricorderò che il famoso 
Misererà del Trovatore fu scritto al tavolo 
di una locanda, non appena egli era sceso da 
vettura. 

Se però egli è pronto nello scrivere, 
studia, e porta in mente i suoi lavori per 
mesi e mesi, e quando li sente finiti, si 
affretta a porli in luce. 

Dove Verdi più che in altra cosa si 
affatica, è nelle prove dei suoi spartiti. Egli 
è addirittura inesorabile ; vuole che gli ar- 
tisti ricomincino magari dieci volte un dato 
brano per dare alla sua musica il colorito e 
l' intuonazione che, scrivendola, egli intese 
imprimervi. 

Nella vita di famiglia poi è mattiniero ; 
visita le fattorie, si diverte a remare su un 
laghetto, ed a percorrere i viali del parco. 
La stanza di composizione del maestro è a 
pianterreno, prospettante il giardino ; e là 
dentro passa le ore del giorno meditando 
armonie, e facendo scorrer le dita sulla 
tastiera del piano, al disopra del quale un 
dipinto ad olio ricorda il suocero amato, An- 
tonio Barezzi. 

Riammogliatosi, Verdi sposò la signora 
Giuseppina Strepponi, artista di canto, che 
si ritieDe, l'unica fedele interprete della 
parte dì Abigaille nel Nabucfie. 



Giuseppe Vkrdi, per lacere dei moltis^ 
si mi ordirti avajlereschi di cui venne insi- 
gnito, è Senatore del Regno* 

VESPOLI LUIGI, compositore, nacque 
il lì gennnjo 1834 in Avellino. Nel 1849 
entrò nel Colli^^io di S. Pietro a Majella 
di Napoli e colà vi studiò col Parigi la 
scuola del parti mento, col Russo il piano* 
forte, e col Mercadantó il contrappunto e 
la comjiosi/àone* Scrisse pel teatro del 
Fondo r opera in tre alti : La Caniante^ 
che piacque assaL 

Come compositore e pianista oltre alla 
musica scrina e pubblicata per le stampe, 
ha comporto ancora Dodici Siudi per pìa-^ 
noforle dedicali al suo maestro Merca- 
dante, 

VIANESI AUGUSTO, compositore. Ini- 
ziato allo studio della musica dal proprio 
padre, che a sua volta fu allievo del cele- 
bre padre Stanislao Mattei, compi i suoi 
studi con Pacini a Lucca e col pianista 
Dohler. 

Augusto Vianesi fu dappoi direttore e 
maestro della Banda del i° Regg,"* Grana- 
tieri di Sardegna, quindi maestro civico a 
Casale-Monferrato, e finalmente, ransigliato 
dall' esimia Giuditta Pasta, che l'onorava 
di uri affetto quasi materno, lasciò T Italia 
e sì reco a Londj'a, ove nel I8S7 comin- 
ciò la sua luminosa carriera di Direttore di 
orchestra. 

Egli diresse i leatri Imperiali di Mo- 
sca. Pietroburgo, Londra, Madrid, Barcel- 
lona, LiverpooL e fìnalmenta desiderando 
di ricevere il battesimo artistico in un 
teatro iLiliano, accettò con vero trasporto 
r impegno di dirigere l'opera Tannhàuser 
a Trieste, in quella città che incoraggiò i 
suoi primi passi nelTarte musicale, allor- 
ché fu con suo padre al teatro Filarmonico 



4 

I 



^i 



196 



I MAESTRI DI MUSICA ITALIANI 



din una compagnia di fanciulli toscani per 
rappresentare le opere : Il Barbiere di 
Simyivj, Don Pasqìmle e la Cenerentola 
in cui ìt VuKEsi sasteiiiìe con plauso le parti 
dì Figuro, di Don Pasquale, e di Don Ma- 
gnifico, 

Nel 1869 il ViANESi successe a Mi- 
chele Costa nella Direzione delT opera ita- 
liana al legio teatro dì Covent-Garden di 
Londra, ove rimase per dieci anni. 

Egli fu in ìntime relazioni con Rossini, 
Meyerbeer, Pacini, Donizelli, Coccia, Feli- 
ciano David, Riccarda Wagner, Luigi e 
Federico Ricci, e tailcra Io è con Verdi, 
Ambroise Thomas, Gonnod, ecc. 

11 YiAXESi è in tutta Europa il Direte 
Inre di orchestra più conosciuto e si è for- 
malo quindi una onorìfica e ricca posi- 
zione a Londra- Egli ebbe sotto la sua di- 
rezione la Crisi, Ih Per:5Ìani, Viardot Garcia, 
TAlboni, la Krans-<^, la Penco, le sorelle 
Marchisio, Friecija Patti, la Belval, l'Al- 
bain, la Scakhi, la Sass, la Ungher, Mario, 
Tamberlick, Casolari, Gayarre, Nicolini, De 
Bassini, paure, Grazìani, Maurel, Cotogni, 
Sivori, Btìzzini, Old Bull, Wienawsky, 
Wilhelmy, Joadiim, Ciardi, Briccialdi, Bim- 
boni, Piatti, DavidolT, Bottesini, Rubinstein, 
Jaell, Vieuxtemps, ecc, 

S. M. rinaperatore di Russia lo nominò 
con decreto reale maestro di Cappella degli 
stabilimenti musicali di Russia e membro 
del Giurì per la stagione musicale all' E- 
sposizione di Londra : inoltre è membro 
accademico filarmonico d' innumerevoli So- 
cietà artistiche. 

Oltre d'essere un ottimo Direttore di 
orchestra è anche un direttore artistico- 
lécnico. 

Egli nacque a Livorno il giorno 7 no- 
vembre 1827. 



VIANESI GIUSEPPE, maestro di canto 
e di pianoforte ed oboista, nacque a Pi- 
stoja nel 4799, e mori a Lucca negli ul- 
timi di maggio 1883. — Fu allievo del 
Mattei a Bologna ; fu condiscepolo di Ros- 
sini ed amico di Donizetti e Bellini. — 
Finiti i suoi studi, si stabilì in Livorno, e 
potè, col suo felice ingegno, dedicarsi al- 
l' insegnamento del canto. — Fu per mol- 
ti anni professore d' Oboe al principale 
teatro. 

VICECONTE ERNESTO, compositore 
drammatico, nacque in Napoli il 2 gemfiaio 
1836. — Nel 1848 i suoi genitori cono- 
scendo la sua inclinazione per la musica, 
lo fecero entrare nel Collegio, per istu- 
diare seriamente la scienza musicale. E 
difalti il Lillo, Carlo Conti e Mercadante 
furono i suoi maestri. 

Nel 1854 il ViCECONTE venne promosso 
air ufficio di primo maestrino. Scrisse va- 
ria musica sacra, ed una -serie considere- 
vole di musica da camera e ballabile, nonché 
tre opere melodrammatiche. 

VILLAFIORITA G., compositore, na- 
cque in Palermo il 22 maggio 1845. — 
Laureato nelle matematiche, contempora- 
neamente coltivava la musica. — Fu pro- 
fessore di scienze positive nelle Scuole Su- 
periori di Palermo, solo quel tempo che 
imperiose circostanze di famiglia richiesero. 

Come maestro, esordiva con una Messa, 
un Ballo grande (dato con successo alla 
Canobbiana di Milano) e pezzi da camera; 
come operista con un lavoro semiserio in- 
titolato : Di chi è la colpa ? 

V applauso degli spettatori lo indusse 
a perseverare, e qualche anno dopo pose 
in iscena, alla Pergola di Firenze, l'opera 
seria: Il Paria, premiata all'esposizione 
di Palermo, e riprodotta, sempre con lieto 



DEL SECOLO XIX 



197 



esito, al Dal Verme di Milano, ed ai teatri 
delle Muse di Ancona, e Comunale di Tera- 
mo, di Adria, ecc. 

Al Paria fece seguito T opera-ballo : 
Notti Romane, che doveva essere rappre- 
sentata alla Scala di Milano, e che vide la 
luce invece sulle scene di Adria, per pas- 
sare su quelle primarie di Ancona. 

Or non è molto del Villafiorita venne 
rappresentata un' altra opera : Jolanda, cui 
in breve lasso di tempo applaudirono Adria, 
Ferrara ed Ancona. Il pubblico e la critica 
furono unanimi nel dichiarare questo la- 
voro pregevolissimo per fattura, originalità di 
stile e di melodie e per modernità di forme. 

Il Villafiorita si è occupato pure di 
critica musicale. Lo vedemmo infatti, anni 
or sono, appendicista della Gazzetta di Mi- 
lano. — É stato pure uno dei promotori 
della Esposizione musicale di Milano, nella 
quale coprì la carica di segretario generale. 

Questo distinto maestro ha ora ultimato 
un nuovo melodramma romantico : Gugliel- 
mo Radcliff. 

VILLANIS ANGELO, compositore dram- 
matico, nacque a Torino nel 4824 e morì 
in Asti nel settembre del 4865. — Studiò 
il diritto e si addottorò, ma amantissimo 
dell'arte musicale come era, volle impa- 
rarla con serietà sotto la sapiente direzione 
del maestro Luigi Felice Rossi, uno dei piìi 
dotti contrappuntisti della città — Il primo 
suo parto fu una Farsa, eseguitasi al teatro 
Gerbino di Torino nell'anno 4849, intito- 
lata : / Ciarlatani in Ispagna. — Diede 
poscia al teatro Sutera di Torino, nella 
primavera del 4850, La Spia, ovvero : Il 
Merciaiuolo Americano. — Nel carnevale 
del 4854 all' Apollo di Venezia, fece rap- 
presentare : La Regina di Leone ed altre 
opere eh' ebbero buona fortuna. 



VINCI PIETRO, D)rapositore dramma- 
tico e da chiesa, nacqun dn poveri ma onesti 
genitori Ìl 15 ottobre 1822 nel picelo 
villaggio di NJcoIosi posto alle falde del- 
TEtna, ed ora trovasi in Catania damato e 
stimato. 

È autore delle opere : Maria di Man- 
forte — (i^p- in tre atti) — habeUa di Va* 
his — (op. in quattro alti) — Pirata d^E- 
fjiìta — (op. in 4 atti). — li maestro Gio, 
Pacini, in occasione che il Municipio Cata- 
uvse sottometteva al suo giudizio il Pirata 
d' Etjina, risjxmdeva : Quesf opera merita 
oijììi lode per la purezza di scuola infor- 
mata a quei principii che venmro tra* 
smessi dai nostri classici. In essa vi è un 
fraseggiare scorrevole ; un' istrufiientazio* 
ite semplice e corretta^ ed una regolare 
condotta. 

Il Vlnci scrisse molte comtKisizioni che 
vennero pubblicale dalle Case Edit. Lucca e 
Canti di Milano e Bianchi di Torino, nonché 
fantasie e romanze pei principali giornali 
musicali di Milano Firenze e Torino, — 
Scrisse un Vaudeville, — Don Bartolo, 
che prodotto sulle scene del Circolo di 
Catania, riscosse lodi della slampa ritbdina, 
e per unanime desiderio si eseguì air A- 
rena Pacini. 

Nel 1872 moriva Y illustre Bianchi 
pel quale il Vinci ohhi', i narice di scri- 
vere un Omaggio funebre e Io scrìsse così 
toccante e patetico da strappare le lacrima 
al numeroso uditorio, — Scrisse in se- 
guito per le raj^az^io delle scuole operaio : 
Il trionfo d' Italia ed il Bersagliere di 
Patestro, le quali furono eseguite nel teatro 
del Circolo, all'Arena Pacini ed al teatro 
Comunale, meritandosi le Iodi del com- 
pianto Coppola. 

II Vinci è pure autore dell'opera in 



19S 



J HAESTHI DI MUSICA ITiLUNi 



qiiaUro atti: la Regina Bianca^ e d* un 

dramma sacro in due parli dal titolo : 
Leila. 

VIOTTI GIAMBATTISTA, violinisU e 
compositore, nacque a Fonlanelto da Pò 
(Vercdti) nel 1753 e mori a Londra in 
juarzo del i8^4. Suo padre avrebbe voluto 
ch'egli professasse il suo mestiere di ma- 
niscalco, ma il giovanetto sentiva neir ani- 
ma di dover percorrere la carriera musi- 
cale ed ebbe la fortuna d'ollenere k prò- 
beziorn* del principe della Cisterna, Sor- 
retto da questo mecenate delle Arti, potè 
snbito frequentare la scuola del Pugnani, 
in cui trovò non solo un maestro, ma un 
amico, tantoché nel 1780 viaggiò con lui 
in Germania, in Russia e nell' Inghilterra, 
dovunque ottenendo plausi e corone- - — 
Visitata Parigi, la Real Corte volle ch'egli 
si stabilisse nella capitale della Francia, 
che egli aderì. — Venula la rivoluzione 
francese, dovette nuovamente fieregrinare, 
e vivere la burrascosa vita del concertista. 
— Nel I80I ritornò a Parigi, ed i pari- 
gini memori dei suoi prodigi sul violino, 
lo applaudirono entusiasticamente. In quel 
tempo Jondò e diresse queir insigne scuola, 
da cui uscirono tanti celebri violinisti, — 
Nel Ì819 gli si affidò la direzione del- 
r Opera. - Lasciò molle opere comprovanti 
la sua valentia e il suo ingegno, 

VISETTI ALBERTO ANTONIO, nato 
nel 1841 in Spalala di Dalmazia, dimo- 
strando, fino dall' infanzia, speciali dispo- 
sizioni per la musica, fu mandato dal pa- 
dre al H, Conservatorio di Milano, dove 
gli vetme fatto dì studiare la composizione 
sotto maestri valentissimi. I progressi rapi- 
dissimi che fece, gli ottennero una pen- 
sione annua prima dal Governo Austriaco 
poi dairitaliano iwrché potesse condurre a 



fine i suoi studi — Per gli esami di li- 
cenza, scrisse una Cantata su parole di Arrigo 
Boito, che fu applauditissima. 

OlTembach lo conobbe a Nizza, quando 
si era dato alla direzione di orchestre tea- 
trali, e lo consigliò a tenere dei concerti 
pei quali conseguì fama di pianista valer-- 
tissimo. — A Parigi, venuto in grande 
estimazione del maestro Auber, potè essere 
presentato, col suo mezzo, a Napoleone IH 
ed avere l'onore di dare lezioni di musica 
all'Imperatrice Eugenia. — Stimalo da 
Dumas (padre) che si era projHDsto di seri' 
vergli un libretto, ma che sgraziatamenle 
morì prima di ultimarlo, andò a Londra, 
condotto dal solerte impresario Federico 
Gye, ove al teatro Co ven i-Garden conobbe 
mad. Adelina Palli per la quale scrisse il 
VaUzer-Dirùf ed altre p regie voi issime com- 
posizioni. 

S, A. R. il Duca di Edimburgo gli 
affidò la direzione della parte voc«i!e nel 
nuovo Conservatorio di musica in Londra, 
posto cheoccupa anche oggidì contemporanea- 
mente ad altri importa nlìssimi ed onorifici. 

Pubblicò il libro di Hullah (storia della 
musica] con una dotta prefazione dedicala 
al suo condiscepolo Boito ; ed ora sta pu]> 
blicando degli studi su Wagner, Chopin e 
Beethoven di Francis llueffer ; ed in in- 
glese una Storia deW arte del canto. 

Fece molli allievi tuttora applaudili, 
intimamente fu uno del Giuri, sotto la 
presidenza dì Gounod, pel gran concorso 
dei cantori a Brigton. 

VISETTI VINCENZO ALBERTO, na- 
que in Padova nel 1817. Studiò sotto i 
maestri Melchiore Balbi e Alberto Mazzo- 
calo, e tutto consacrandosi all'arte fu nomi* 
nato professore di cauto nella Scuola Popo- 
lare del conte Gritti di Venezia, 



BEL SÈCOLO XIX 



199 



Nel 1846 pa^ a Spalato Oùme maestro 
di Cappella di quella Cattedrale e tenne 
quel posto per 32 anni, lasciando colà, 
quando parti, molti allievi lodati e pregie- 
volìssime rom posizioni sia sacre che pro- 
fane. 

Ora da circa 6 anni vive a Vi^ner.ia go- 



dendo in seno alla famìglia il frutto della 
sua operosità e del suo ingegno. Padre 
amorosissimo educo ì fìglì colle cure più 
intense, e gode la gioia di vederli avviati a 
brillante carriera, e segnatanienle il suo 
Alberto che vive a Londra e tiene alto il 
vefv^illo deirarte musicale italiana. 



2; 



ZANARDIM doti. ANGELO, musicista, 

|»oeia meluiframraaiico, traduttore di libretti 
d'opere di Gluck, Weber, Spontini, AulM?r, 
Halévy, Flolow, ecc. nacque a Vencain in 
aprile 1820, 

ZANDIRI MICHELANGELO, ebbe i na- 
tali a Venezia T H giugno 1836. — Alla 
Miisajdei suoni si senti fino da* prim' anni 
inclinato, ond* è che si dedicò tutto ad essa. 
È autore di molte composizioni quasi tutte 
inedite, ad eccezione di jina Sinfonia jior 
piano dedicata a S> M. la Regina d' Italia, 
pel^quale lavoro la Gazzetta Musicaie di 
Firetìze scrisse parole lusini^hìere per T-au- 
lorc. — Altro lavoro lodato si è tm Pensiero 
lugubre scritto in morte del celebre P. To- 
naci. 

Si produsse anche nella musica sacra 
con una Messa a tre voci e grande orchestra. 

Elogio speciale dubbiamo tribtitargh pel 
felice pensiero eh' egli ebbe di fondare a 
Venezia, nel 1878, uno Stabilimento di 
Calcografia musicale, e facciamo sinceri voli 
perchè, perdurando con sfempre maggior lena 
nel lodevole cimento, consegua dalle sue fa- 
tiche il più completo successo, 

ZANDIRI ODOARDO, nacque a Vene- 
m 1*8 dicembre 1837. É valente pianista, 



compositore e concertatore. Dove desta Tam- 
mirazione di tutti si è nel leggere a prima 
vista qualunque partitura comunque scritta 
erroneamente o con carattere quasi inintel* 
liggibile, correggendo suU' istante le inesal^ 
tezze ed appalesando in^gralmente il con- 
cetto dell'autore. È dotato di un ingegno 
versatile, sveglialissimo, e sarebbe riuscito 
un' eminente notabilità se avesse atteso con 
intensa sollecitudine agli studi severi delia 
musica. 

ZESEVICn ANDREA di Vc^nezia vide 
la luce nel 1841- — Passò a Trieste ancor 
giovinetto, dove il bravo maestro F. C. Lieti 
lo guidò allo studio del pianoforte, e il ce- 
lebre Ricci Luigi a quello della composi* 
zione- — Contava 20 anni quando si recò a 
Vienna, ove il distinto Simeone Sechter gli 
fece continuare lo studio della composizione, 
— Tornalo a Trieste diede lezioni di pia- 
noforte e fu inicstro concertatore. Pubblicò 
alcuni lavori, segnatamente per canto, e fu 
autore di alcune opere pei teatri di Trieste 
e Rimini, le quali ottennero pid meno 
fortuna. 

Nel 1870 poi volle sacrarsi alla carriera 
artistica quale Baritono, e calca alcuni teatii 
con discreto successo. 



200 



I BUISTIil DI MUSICA ITÀLUNI DEL SECOLO XJX 



ZINGARELU NICOLO' ANTONIO, na- 
eque a Napoli il 4 nprìle 17>*S2 o morì il 5 
m;iggio 1837. 

Egli all'eia (li 7 anni perdette suo 
padre, professore di canto, e fu messo nel 
Conservalorio di Loreto, ove studiò il vio- 
lino. Penarci i gì' insegnò Y acounpagnamenlo 
ed il contrappunto. 

Il gno primo lavoro di musica dram- 
matica fu Io spartito: / Qnnnt^o Pazzi. Gli 
allievi del Conservatorio Io c^oguirono in 
mejKo agli applausi dei professori. 

Nel i794 fu maestro di Cappella della 
Santa Casa di Loreto, ove scrìsse una in- 
f ] n i ta f I i m ns i ca ecc] e i^ì ast icn . 

Alla morte di Guglielmi, avvenuta nel- 
l'anno i804, In Zi^GARELLi fu invitato a 
sostiltiirlo quale maestro di Cappella di 
S. Pietro del Vaticano. PopcÌ;u per avveni- 
menti politici, fu arre.stato e mandato a 
Parigi, ma con raccomandaziane speciale di 
Napoleone I, di usargli lutti i rigunrdi relativi 
al gran maestro. 

Nei 4813 fu nominalo direttore del 
Collegio reale di musica di S. Sebastiano 
di Napoli. Venne nominato membro ono- 
rario di varie accademie dì Francia, Italia e 
di Berlino, e cavaliere dell' ordine reale di 
FranceiHX) I di Napoli. 

Oltre a tante e tanle ojìere che sa- 
rebbe Itmgo enumerare , lo Zingarelli 
scris.se nn vero capolavoro : Giulietta e 
Romeo, — opera che rappresentata nel gen- 
naio Ì796 alla Scala di Milano, gli valse 
njolli onori. 

In luglio 1857 gli fu creilo un monu- 



mento nella chiesa di S. Domenico Maggiore 
a Napoli. 

ZOBOLI GIOVANNI, compositore di 
musica teatrale e sacra, nacque in Napoli il 
22 luglio 1821. Nel 1839 principiò i suoi 
studi di solfeggio con Paolo Cimarosa, il 
partimento col Parisi, ed il contrappunto 
col Ruggi. Nel 1843 usciva dal Collegio e 
si dedicò a scrivere per chiesa. 

Nel febbrajo del 1850 fu nominato il 
ZoBOLi maestro di contrappunto e compo- 
sizione nel Reale Albergo dei Poveri in 
Napoli. — Nel 1856 scrisse pel teatro 
Nuovo della sua città natia 1' opera buffa 
in due atti : Il figlio di Papà, e nel 1857, 
per lo stesso teatro, le altre due opere buffe : 
La Villeggiatura, Cesare e Cleopatra, che 
piacquero. — Oltre alle succitate opere ne 
compose altre ancora, e si dedicò pure a 
scrivere, con successo, musica sacra. 

Da vari anni il Zoboli è maestro inse- 
gnante e direttore della Randa del Munici- 
pio di Ariano. 

ZONGHI GIBSEPPE, compositore e 
professore, maestro di Cappella nella Cat- 
tedrale di Tolentino, nacque a Fabriano 
(Ancona) il 20 febbraio 1820. 

Nel 1842 fu nominato al posto di mae- 
stro di Cappella sopra accennato, essendo 
chiamato nello stesso tempo a dirigere la 
scuola musicale del Comune. 

Scrisse un gran numero di componi- 
menti sacri per organo ed orchestra, e fece 
rappresentale al Comunale (fi Tolentino, nel 
settembre 1868, un'opera per titolo: Un 
Paggio del Duca di Savoja. 



APPENDICE 



Il grande amore ch'io posi nel rifare quasi di piante questo mìo libro, 
come dissi nella prefazione 31 ottobre 1882^ è stato la causa per la quale 
mi fu d' uopo ajgiuugerOj un' appendice, perchè anche durante la stampa 
delle puntate non mi ristetti dal raccogliere pazientemente nuovi elamenti 
biografici, dallo estendere le maggiori possibili ricerche. 

Per le ragioni che ho esposte nella mia relazione e resoconto pubbli- 
rato contemporaneamente alla diramas^ione della settima puntata delfoperaj 
non avrei dovuto fuor di dubbio procedere più in là di quanto fosse abbiso- 
gnato per adempiere agli obblighi assuntimi verso i benevoli assocìatij ini- 
imperciocché F aumento della materia importava naturalmente un maggior 
mio sacrificio economico. 

Ma io volli assecondare l'impulso dell'amore anziché por mente a ra- 
gioni d' interesse ; e però sono lieto di presentare V Appendice^ la quale 
contiene gli accennati elementi, e ini sorride la speranj^a d'aver fatto cosa 
gradita a quei gentili che incoraggiarono la mia opera, annuendo all' asso- 
ciazione. 

Il poco di buono che ho potuto aggiungere al mio libro^ lo si accetti 
come attestazione di sentita, riconoscenza verso la Stampa e verso tutti co- 
loro che agevolarono il successo delle mie povere fatiche. 

Evidentemente anche in quest' ultima prova non potevano bastare, per 
la natura dell'opera, le sole mie forze, e mi fu mestieri di valermi delle 
nozioni fornitemi da gentili persone, alle quali professo la più \ìva grati- 
tudine ; e mi è doveroso e caro ricordare particolarmentB i sigg, Gambara 
Agostino e Salvioli cav. Giovanni, 

Se la storia dell'arte con questo mio lavoro ha qualche cosa guada- 
gnatoi come dissero gentilmente un giornale di qui ed altri di fuori, io ho 
ottenuto già il compenso più ambito al quale le povere mie fatiche avessero 
potuto aspirare. 

Ycnesia^ SO muno 1BB4* 

Giovanni Mìsutto. 



I 



^ 



\ 



i 



ABBA-CORNAGLIA PIETRO del fu 

Maurizio, valente ciillore delle arLi belle, e di 
Angela Moli nari nacque il 20 marzo 1851 
hi Alessandria Piemonte: è quindi italiano e 
non egiziano, come fu da taluno erroneamente 
creduto. Mortogli i[ padre, essendo e^ìi an- 
cora bambino, e la madre passata a seconde 
nozze col maestro Pietro Coi'naglia, ebbe da 
questo ) primi rudimenti dell'arte dei suoni, 
nei quali spiegò tanta valentia che a sei 
anni suonava T organo, ad otto eseguiva 
Messe solenni di concerto. Compi uU in 
Alessandria gli studi classici a>ll'onore del 
primo premio, pa^ò noi ^868 al Conser- 
vatorio di Milano a perfezionarsi nel pia- 
noforte ed organo, a studi-ire il nonlrap- 
pimto. Ebbe a maestri TAngeleri, TAIma- 
sio, il Lauro Rossi e poi il Mazzucato uon- 
cbè TR Praga. — Come compositore esordi 
nel 1871 con una Cantata: Caino e Abele, 
eseguita all'Accademia pubblica nel R. Con- 
servatorio per saggio di laurea, e gli venne 
aggiudiSaic» il gran premio, eia 1/ meda- 
glia d'onore. 

Venuto ben presto in liei la rinomanza, lo 
veggiamo a Torino nel 1875, dove diede 
uno splendido eoncerto a beneficio del Co- 
mi lato dei Veterani delle patrie battaglie 
1848-1849. Sono molte e tutte lodaiissime 
le composizioni da camera e di musica sacra 
dovute all'ingegno eletto dell' Abba ; ma 
e*;li anelava di adergere monumenti più 
splendidi del suo valore musicale cui affi- 
dava la gloria del suo nome. 



Prescelto dall' Accademia dì S. Cecilia 
scrisse una Me^sa da Beqniem pel 5ì7.*' 
anno defia morte di S. M. Carlo Alberto 
eseguita a grande orchestra nella Basìlica 
dì Torino. Questo stupendo lavoro che fu 
premiato da S M Vittorio Emanuele sulla 
proposta dei Ministri della P, 1, e dell' In- 
terno, ebbe pur l'onore di venir ricercato 
testé, per essei' eseguito in tutte le chiese e 
pubbliche accademie della Spagna. — La 
Isabella Spinola, opera-ballo in 4 alti, pub- 
blicata dalla Casa Lucca, incontrò il pieno 
favore degl' intelligenti di Milano e di Ge- 
nova nel 1877 e 1878, ed assodo la fama 
deir eminente ingegno musicale del giovine 
maestro, che non dormendo sugli allori ha 
già ukimata una nuova opera ballo in 4 atti 
— Maria di Warden — cui speriamo di 
veder presto sulla scena. 

L' Jlalia Artistica, la Rivista Italiana, 
la Musica p</poiare ed altri autorevoli gioj"- 
nali tributarono meritamente sperticate lodi 
air illustre maestro in ocai^ione della slampa 
di ahuine sue com\ii\mìonÌ : Follìe di Gio- 
ventit, Amarezze della vita, Lmian dagli 
occM ?/, Fior di metnoria, — U omaggio 
delle due ultime fatto dalT autore in uno ad 
altre precedenti a S. M.T augusta nosira 
Regina, gli meritò 1' onore dì una lettera 
molto lusinglnera a nome della prefata 
M, S. e il dono di un prezioso gioiello. 
La Casa Savoja, che incoraggiò sempre le 
arti belle, ebbe più Gate ad esternargli la 
sua estimazione e considej^azionc. 



2oe 



r MAISTEI 1^1 KUSICl ITALUin 



L'opuscolo : SulV introduzione del Canio 
Popolare in InUe le masse di comumtà è 
specialmente nelle scuole^ stampato nel 1880 
e la splendida conferenza sulla storia e filo^ 
sofia della musica fnlta nel teatro comunale 
d'Alessandria provano molto bene la vasta 
coltura deirABBA, e il d] lui amore vivissimo 
per la musica. 

Altamente estimati) da' suoi concitta- 
dini, attende ora ad una scuola propria dì 
contrappunto, compof^idone, canto e piano- 
forte, nonché alla Cappella del Duomo di 
Alessandria, quale maestro ed organi^^ta, 
dove ammirasi uno dei più grandiosi or- 
gani d'Italia. — La sua eia ancora giova- 
nissima lo aISda giustamente alla speranza 
di salire ad ancor più superbe altezze, e 
questa speranza viene condivisa da quanti 
amano il progresso e la gloria della divina 
arte dei suoni. 

L' ABBA'CofìiVAGUA è insignito della 
croce di^ cavaliere della Corona d' Italia, e 
premiato di diverse medaglie conseguite in 
Esposizioni artistiche, Concorsi ecc. 

ANGELI ENRICO, compositore e pia* 
nista distinto, nacque a Venezia nel 16 
dicembre Ì820 da Angelo magistrato, e da 
Marianna Pascoli, valente pittrice. 

Educalo a Vienna, egli possedeva la 
piena conoscenza della lìngua tedesca e 
francese. 

Fanciullo ancora, egli dimostrava incli- 
nazione per l'arte dei suoni, e i di lui 
genitori, non tardarono di farlo esercitare 
dall'abile maestro di pianoforte e di ar- 
monìa, il professore Marsand, — A Vienna 
nel 1840, quando studiava legge, ebbe la 
ventura di stringere relazione con Thal- 
berg, e di] ricevere dalla viva sua voce utili 
dettami, e colà sì perfezionò anche nella 
scienza del contrappunto sotto la guida del 



medesimo precettore di Thalberg. maestro 
di Corte, Sechter. — NeM 8 agosto 1842 
TAngeu diede il suo primo concerto nelle 
sale della Società Apollinea in Venezia fa- 
cendosi grande onore, e da quel dì ogni 
suo concerto gli fruttava in copia lodi ed 
onori- Padova, Trieste, Bologna, Ferrara^ 
Parma, Reggio Emilia, Firenze confermarono 
ampiamente il primo suo debutto di Venezia 
tanto come valente pianista quanto come 
compositore, 

Rossini allorché V udì a Bologna gli 
disse che avea l'anima italiana e le dita 
tedesche. 

L'AxGBLi morì in Trieste nel 25 gen- 
naio 1844. 

ANULOIS LUIGI, nato a Tarino nel 
1801 e morto in patria nel 1872 si può 
aggiungere alla celebre trìade italiana del 
secolo XIX, cioè il dall' Olio, il Dragonetti, 
ed il Bottesini, perchè fu famoso concer- 
tista di contrabasso. — Scrisse un eccel- 
lente Metodo per contrabas&o e vart altri 
pezzi pel suo diletto istrumento. — Fu 
professore nel patrio Liceo musicale. 

ARRIGO GIUSEPPE, organista e com- 
pteitore [ì). — Nacque a Mede nella Lo- 
mellina il 9 settembre 1838, ove passò la 
sua prima gioventù, trasferendosi prima a 
Badi come maestro della Banda ed di-gani* 
sta^ poscia a Cascine ed in fine a Torino, 
dapprima senz' appoggio alcuno, ma pochi 



(1 ) Trovo opportuno rl^re di euna pianta 
la. biografia del maestro Aeb(gd, troppo mao* 
cbevolì pssendo ì brevi cenni riferential a 
questo brafo compositot-e e cìie stanno al 
loro posto a pajr, 9 di quest' opera, mentre 
non posso a meno di nngrajiare chi ebbe 
la cortesìa e premura di darmi ì^ notiile 
mancantemi. 



BIL SICOLO XIX 



207 



mesi dopo quale maestro-direttore della Cap- 
pella ed organista di S. Carlo. 

La maggior parte delle composizioni di 
questo distinto maestro appartiene al genere 
sacro, ma parecchie altre ne ha in quello 
profano, fra le quali ultime un' operetta 
buflfa : Don Stazio, che fu molto favorevol- 
mente accolta all'Accademia filodramma- 
tica torinese e benignamente giudicata dal- 
lo stesso Tempia nella Gazzetta Piemon- 
tese del li decembre 1876. — Nello stesso 
anno scrisse una Messa funebre per 1' anni, 
versario della morte del Re Carlo Alberto 
per commissione del Municipio di Torino, 
che ne curò anche la pubblicazione pei tipi 
Cantoni. 

Nel 1879 fu nominato direttore degli 
studi musicali nell' Istituto delle figlie dei 
militari, in surrogazione del compianto Ste- 
fano Tempia, e nel medesimo anuo compose 
altra Messa funebre a tre voci con accom- 
pagnamento d' organo per 1' anniversario 
della morte del gran Re V. E., la cui prima 
eseciizione ebbe luogo a Torino, per cura e 
conto del Municipio. 

Questa composizione ebbe il plauso di 
tutti gli intelligenti, e chi ne amasse la 
prova, legga il giudizio che ne diede il 



corrispondente dell* Opimone nel numero 
del 14 gennaio 1879. 

Questa Messa fu pubblicata dall'edi- 
tore Muzzi di Roma in tre diverse parti* 
ture e cioè: per canto con accompagna- 
mento di solo organo, col solo quartetto ed 
accompagnata da un settimi no di banda, 

L' Arrigo, che alle cognizioni pratiche, 
unisce la conoscenza profonda di quelle 
teoretiche, pubblicò anche un Trattato ieo^ 
vico pratico per organo che gli valse una 
lettera di encomio del maestro A. Cagnoni, 
ed altra dalla Direzione degli Studi musi-* 
cali del Regio Collegio di musica di Na- 
poli, lettere che sono per lui preziosissimi 
documenti. 

Il numero delle composimni dell' in- 
stancabile maestro ascende a circa 200^ 
fra le quali, 3 Messe Tuncbri, ed una da gloria. 

Infine T Arrigo' è Cavaliere della Co- 
rona d' Italia, ordine dì ciii fu insignito di 
motu proprio del Re Umberto I. 

AVOLIO GIOVANNI compositore, na- 
eque a Napoli nel gennaio 1849, — È au' 
tore dell'opera buffa in tre alti : Rosetta la 
Giardiniera^ eh' ebbe soddisfacente suc- 
cesso al teatro Rossini della sua città natale, 
neir aprile 1872. 



BAUR ANTONIO, compositore dram- 
matico, nacque a Parma nell'ottobre del 
1830 e mori a Milano nell'ottobre del 1874. 
— Il Baur si distinse quale felicissimo 
compositore di ballabili. 

BEAUPUIS (de) GIUSEPPE si diede 
fino dalla piii tenera età allo studio del 
violino in Napoli, dove nacque nel 5 marzo 
1820. Per tal foggia ebbe ad emergere, 



che a soli 17 anni gli si affidò T incarico 
di funzionare da direttore d'orchestra al 
teatrino della Fenice. Più luminosamente 
poi fé' valere il suo ingegno a Bari, a 
Lecce, ed in molte altre città, ognora come 
Direttore. 

Le operette buffe: / Due Pedanti^ 
Monsieur des Chalumeaux, Miss Babà, 
ch'egli fece rappresentare a Caserta, a 



208 



I MAESTRI DI MUSICA ITALUNI 



Trani e a Napoli, gli fniltarono meritati 
encomi. — DivtMine mae.^tro di Cappella di 
parecchie case religiose dopo che si pro- 
dusse in un converUo con una sua Messa 
di gloria, talché elilie occasione di scrivere 
molta musica sacra che assodò la bella ri- 
nomanza a cui era salito. Oggidì dedicasi 
lutto allo insegnamento. 

BELLOLI LUIGI, cornista e composi- 
tore pel suo strumento, nacque a Castel- 
franco Bolognese nel febbraio 1770, e 
mori a Milano ne! novembre 1817. 

BENELLl ANTONIO PELLEGRINO, 
studiò coiitrappunto sotto i distinti mae- 
stri Martini n Mattei, e divenne abile com- 
positore segnatamente pel suo bello stile 
da chiesa, — Fu autore di un Metodo 
per canto, di parecchi Solfeggi, Cantate 
ed altre produzioni. 

Nato a Forlì nel settembre 1771 morì 
a Bornichen nel T agosto 1830. 

BERTOCCm ANNIBALE, compositore, 
nacque in Bologna, l' a imo 1855, ed è fi- 
glio ad un distinto oiusicìsta, il professore 
Federico Bertotxhi, organista del grandioso 
organo dì San Domenico, in Bologna. 

Egli compi gli studi musicali sotto la 
dire/Jone del padre, e diede V esame di 
maestro-cnmpositore nella Reale Accademia 
Filarmonica dì Dologna nel 1878. 

A lui sono dovute dodici Suonate, pa- 
recchie fantasie, sei fioUurni originali; 
ima dati za moresca ed una traduzione 
deir opuscolo : Defitiizione della musica 
del Baraeau. 

BORDESE LUIGI, sorli i natali nel 
1815 sotto il limpido cielo di Napoli. Sa- 
rebbe lunga cosa lo enumerare ed annun- 
ciare ttitte le composizioni di questo eletto 
ingegno dì questo lodato autore melodram- 
matico, 



Ne citeremo alcune, e cioè : Metodo ele- 
mentare di canto seguito da vocalizzi e da 
esercizi giornalieri ; L' arte di vocalizzare 
secondo Rossini ; Messa solenne di gloria a 
3 voci, coro ed organo ; Messa dello Spirito 
Santo a 2 voci, coro ed organo ; Messa da 
requiem ; 15 Settimana religiosa delle Si- 
gnorine ; il Tesoro musicale dei fanciulli ; 
Fiori d'Italia (14 canti); Fratello e stj- 
rella ; Fa ciò che devi ; Oreste e Pi- 
lade ecc. ecc. — Scrisse molte Melodie, 
Romanze, Canzoni, ed altro, lavori tutti 
che fanno prova assoluta del robusto suo 
ingegno. 

£ autore dell'opera intitolata : La Fio- 
raia, che non venne rappresentata. 

Il Bordese; si stabilì giovanissimo a Pa- 
rigi, dove diedesi allo insegnamento ed alla 
composizione. 

BRACCIOLINI GIOVANNI, compositore, 
nacque a Pistoja nel 1808 e vi mori nel 
1852. Essendo di condizione agiata coltivò 
la musica per passione. Studiò armonia 
con Luigi Gherardeschi. Scrisse pel teatro 
Comunale di Bologna, l'opera: Emma di 
Antiochia, che non piacque, e pel teatro 
di Pistoja scrisse : Niccolò de' Lapi che 
ebbe esito felice. — Poi scrisse un Idilio 
in tre atti : La Rosa degli Abruzzi, che 
non verme mai rappresentata. — Nel 1839 
compose un' Aria con cori per gli * onori 
parentali di Michelangelo Buonarotti, e nel 
184S scrisse una Cantata a 4 voci con 
accompagnamento di orchestra e cori, in 
occasione degli onori parentali resi a Ga- 
lileo Galilei. 

BRANCA GUGLIELMO, (Vegg. biog.* 
a pag. 29.) Al treatro Nuovo di Firenze 
la sera del 21 aprile 1883 si diede l'o- 
pera-ballo: Hermosa, che ottenne liete 
sorti. 



BIL SECOLO XIX 



209 



BUSCOVICH MARCO, compositore e 
pianista, nacque a Venezia il 2 dicembre 
1836. — Ebbe a maestri Cimoso Domenico 
pel piano, Antonio Buzzolla per Y armonia. 

Negli anni 1856-57 fece gli studi su- 
periori nel R. Conservatorio di Milano 
sotto la guida del valente Stefano Ron- 
chetti-Monteviti, e riportò classificazioni 
distinte e premi onorifici. — Appassiona- 
tissimo dell'arte il Buscovich è autore di 
molte composizioni sacre e da sala, nonché 
di Sinfonie, le quali fanno prova del suo 
eletto ingegno. 

È uomo culto, gentile e si dedica ad 
impartire lezioni di piano; vive modesta- 
mente e ritirato senza far la menoma 
pompa del sodo suo sapere. 

BUZZOLLA ANTONIO. - Di questo 
illustre maestro, tanto caro peculiarmente 
ai Veneziani, ci occorre di parlare ancora, 
sia per aggiungere nuovi elementi alla 
biografia esposta a pag. 32, sia per retti- 
ficare qualche errore incorso nello esten- 
dere la biografia suddetta. 

Il Buzzolla dopo l'accennata opera 
teatrale il Fernando (recte Ferramondo) 
scritta nel 1836 e datasi con plauso al teatro 



Gallo» produsse nel teatro istósso nel 1841 
il MfiMino. — Alia Fenice poi egli fece 
rappresenLare i seguenti s]>:jrtiLi : Gli Av- 
venturieri, opera giocosa, nella priinavern 
1843 : Amhfo, opera seria ael carnovale 
1848: Elimheita di Valois nd raniovale 
1850- — UAmMo oltónne più lusinghiero 
successo delle altre summenzionate, poiché 
dovette es.^re ripetuta per 13 sere. 

Reduce da \\n viaggio di ire anni che 
fece in Germania, in Rnssia, in Polonia, 
poi in Parigi, ({ove fu confortato da sin- 
golari onori, i-ecò la stupenda Messa da 
Requiem \m' la quale nllÌ>simo onoie gli 
venne. 

Ac^giungiamo il bdati^simo Cnuto po- 
polare f Veneicia liberata al suo Ro Vit- 
torio Einanui^ie », fatto eseguire alla Fe- 
nice noir autunno 1866 ; la Cantijla fu* 
nebre dei m'Itili di SrAferino e San Mar* 
tino, per T inaugurazione degli ossari. 

Ricordiamo infine che all' epoca di sua 
morie, la (|iiale avvenne il giorno ^0 
marzo 1871, e non 1878, egli stav:! scri- 
vendo un' optila su libretto in dialetto vene* 
ziano di Pietro Fausti ni, intitolata : La pula 
onorata. 



c 



CAMBINI GIOVANNI GIUSEPPE, com- 
positore, ebl>e i natali nella città di Livorno 
nell'anno 1746, dove mori nel 1815. — I 
suoi lavori : il Tutore avaro ; il Buon pa- 
dre ; la Statua ; i Tre Guasconi ; lo posero 
fra r eletto numero dei compositori melo- 
drammatici. 

CAMPIANI LUCIO, compositore dram- 
matico da chiesa e da camera, nacque a 
Mantova nel settembre 1822. 



Fn coUalnratore del giornale : Tftblettes 
de Polymìue, scrisse vari articoli in un fo- 
glio speciale, la Corrispondenza defjti ama- 
tori mumiati, rie Coatrix. 

CANAL comm< PIETRO (Vegg. bìogn a 
pag.34) morì a Crespano Veneto il 15 ot- 
tobre 1883. Il discorso cru(iiti<»simo, letto 
all'Ateneo Veneto da queir apostolo del 
bene e della pietà, che è il chiarissimo 
corom. Iacopo mons- Bernardi, [loi-gf* piena 

14 



210 



i MÀESTKI DI MUSICA ITiLUm 



luce sui 'meriti eminenti del Canal, vera 
illustrazione italiana, sia quale scrittore di 
cose mii^^ic^ili, clie Ji -'iigomonti filologici. 

CAPUZZI GIUSEPPE ANTONIO, nato 
a Bergamo nel 1740, morto in patria nel 
1818, ehbfi a maestro noi violino il cele- 
bre Antonio Nazari, Divenne egli pure ce- 
lebre violinista, onde fu chiamato l'Orfeo 
della sua età, — Scrisse musica istru- 
menlale, che fu lalalisj^iraa, e qualche bel 
drammi! di genere giucost», — Appartenne 
alla Cappella marciana di Venezia; da ul- 
timo fra primo violino Direttore nella Cap- 
pella di Bergamo- 

CARACCIOLO LUIGI MARIA. - Ci 
corre il debito di pari n re più diffusamente 
dì quanto abbiamo fatto a pag. 36, di 
questo egregio composimrc, del quale giu- 
stamente rUaìia si onora. Nato in Andria il 
i. agosto 1847, e mostrando per tempo vo- 
r-aziorie peculiare alla musica, venne nel 
186i actìjito nel Collegio di Musica di Na- 
poli, dove studiò pianoforte e composizione. 
Venne applaudita la cantata intitolata : Gof' 
fredù che presentò qtiale saggio tinaie dei 
suoi studi compiuti nel 1^69 La sua opera 
in quallro atti: Maso il montanaro che pro- 
dusse nel 1874 al tt:alro Piccioni di Bari, 
ottenne il piti liisinj^hieriJ dei successi, mal- 
grado la povertà del libretto, ma egli a 
fronte di aver destato, am questo lavoro, le 
piti belle speranze sul suo avvenire volle 
in segnilo ripudiarlo, e a torto, secondo l'ap- 
prezz.imento di alcuni intelligenti, lo dannò 
inesonliil mente alle liamnie 

Diedesi in appres,so all'insegnamento 
del canto. Nel 1878 fu chiamato a Dublino 
dove rifi rttiando e dirigendo le scuole di 
auto della Royal Irish Académy of Music, 
si creò in breve tempo una posizione invi- 
diabile sotto ogni rapporto. Nel 1881 si re- 



cò a Londra, dove trovasi tuttora, atten- 
dendo air insegnamento del canto e della 
composizione. 

Sono innumerevoli le composizioni del 
Caracciolo , tutte figlie della ispirazione. 
Ricordiamo soltanto le famose, e cioè : Dan- 
za delle Memorie, la Mattinata, Un sogno 
fu! Rime popolari. 

Alle doli squisite della mente questo 
egregio maestro congiunge perfetta lealtà di 
carattere, nnl)i|ià di cuore sensibilissimo. 

CASORTI ALESSANDRO, oriundo da 
famiglia di Conegiiano, nel Veneto, Si*b- 
bene nato a Sa\e Coburgo nel 1830, stu- 
diò giovanissimo la musica. — Ebbe a 
maestri il Beriot pel violino, il Lasser per 
l'armonia. — Visitò le principali città della 
Germania, del Belgio, della Danimarca e 
dell' Italia dando brillanti concerti unita- 
mente al pianista Semler. Venne poi eletto 
primo violino nel gran teatro della Fenice 
di Venezia, posto che gli fu forza di ab- 
bandonare per malattia agli occhi. 

Scrisse molta musica anche per canto, 
e a Napoli compose un' opera che non 
venne rappresentata fino a che egli visse. — 
Il Casorti era uomo assai estimato anche 
perchè largamente istruito. — Morì a Dre- 
sda nel 18()7. 

CATALANI ALFREDO, nato a Lucca 
nel giugno 1834. — Figlio di un egregio 
maestro di musica, dal quale ebbe i primi 
rudimenti, sviluppò fino dagli anni pri- 
missimi un ingegno speciale per la divina 
musa dei suoni. Aveva 6 anni quando fu 
sorpreso dal padre al pianoforte mentre 
ripeteva una cavatina di Mozart, che avca 
udita insegnare ad un allievo; ne contava 
13 quando diresse con plauso generale uria 
Messa a quattro voci, ond' è^ che eblie a 
rivelarsi un ragazzo veramente prodigioso. 



BBL SIOOLO ine 



911 



Per questi lieti auspici il padre invìollo al 
Conservatorio di Parigi. Venne poi a Mi^ 
lano per completare la sua educazione mS- 
sicale dal Bazzini guidato. Usci da quel 
Conservatorio dopo aver scritto un saggio 
finale. La Falce, che gli ottenne dalla stam- 
pa concordi encomi ben meritati. 

U Elda è la prima opera di questo 
giovane compositore, il quale mercè il pa- 
trocinio della Signora Giovannina Lucca, 
che ne ammira T ingegno, potè farla rap- 
presentare con successo al Regio di Torino, 
ed air Imperiale di Varsavia. 

Successo molto più lusinghiero conse- 
guì il secondo suo spartito, la Dejanice, 
opera fortunata, la quale contiene bellezze 
non comuni, e fu salutata come una bella 
promessa per 1' avvenire del teatro melo- 
drammatico. 

Il Catalani ha ingegno fornito di ali 
robuste, talché abbiamo sicurezza che volerà 
ad alte sfere, alle quali indarno si provano 
le mediocri intelligenze, cogliendo quelli 
allori, che soli al vero genio si addicono. 
(Vegg. biogr. a pag. 39). 

CECCHERINI FERDINANDO, cantante 
e compositore, ebbe i natali a Firenze nel 
1792 dove studiò la musica e il canto 
avendo a precettore Y abate Filippo Allegri. 
Dotato di voce portentosa arrivò in breve 
lasso di tempo ad un grado elevato di per- 
fezione. Nella carriera teatrale avrebbe rac- 
colto splendidi allori, ma egli o per sover- 
chia timidezza di carattere, o per religiosi 
pregiudizi non volle percorrerla, e tutto si 
diede alla musica sacra. 

Fu anche distinto professore di canto e 
fece allievi eccellenti fra i quali citiamo il 
principe Giuseppe Poniatowski. 

Emerse pure come compositore, e la sua 
musica si distingue per V espressione e no- 



bilta dei pen sieri ^ pel buon gusto e l^i buona 
fattura. 

CeccHEruM diresse per alcun U^mpo la 
scuola di musica dell* Accademia di Belle 
Arti di Firenze ; fu primo tenore per mii* 
sica d;i camera, e di cappella dell' antica 
corte Tojicanii, — Tenne pure altri onori (ici 
posti, ed in Lutti appalesò T amore tipnrot^t 
al culto delta musica, T armonia soave della 
candida sua anima. 

Mnpi in patria onorato e compianto il \ì 
gennaio 1858. 

CESABl PIETRO. composiUm- o diret- 
tore (rorch^sira, nacqne a Parm:* nv\ 183G- 
Studiò il vigilino col professore (Arjiandìni, 
e coi maesiji Rusca e Pietro Totia^^i dì 
Venezia armonia e composizione. 

11 Cesari è autore di parrccliif com- 
posizioni vrcali ed istrumentali n^'l cosi 
detto genera: di musica da arniera : ed è 
vaiente couciTtatore. — Scrisse pure molUi 
musica bri!l;mte per balll^ nonché la Sto- 
ria della mmica. (Vegg. biogr. a pag, 40 , 

CHILESOTTl doti. OSCAR. n<m\m a 
Bassano il f2 luglio Ì848. Diadica to^i allo 
studio classico, ìmlì a quello della giuri- 
sprudenza Cii/Éscgnì la laurea doLU>rnte nella 
celebre Università di Padova. Ma st^on- 
dando le is]nrazionì del genio, (ino dai 
primi suoi anni coltivò con amore intenso 
le discipline musicali studiando T armonia 
da sé sui trattati del Boucheron e del 
Fétis, 

Suona magistralmente il flauto e ìf vio- 
loncello. 

Di questo dotto maestro abliiamo le se- 
guenti opere stampate : 

i881 coi tipi Lucca: Caprkà armo- 
nici sopra la Chitarra ^pagiiuoh del vonif 
Lodovica Roncali (1692), trai^mzìQne 
nella moderna notazime (con Prefaziom 



212 



I liSSTRI 91 msiGk rrALUHl 



/ 



e spiegazione delV Intavolatura). Questa 
lodalis$Jma opera fu premiata con diploma 
d^tifiorr all'Esposizione musicale di Milano. 

1882. / nostri maestri del passato, 
note biografiche sui piò grandi musicisti 
itnìiani da Palestrina a Bellini. Milano 
Ricordi, 

i\>] Ì88U conlinciò la pubblicazione di 
una Biblioteca di rarità musicali col 
motto : Studiamo V antico per compren- 
dere il presente. — Il primo volume di 
questa biblioteca ìia il titolo : Danze del se- 
colo XVI trascriUe in notazione moderna 
dalle opere : Nobiltà di Dame, del sig. Fa» 
brilio Garoso da Sermoneta (1600), Le 
gratie d' amore, di Cesare Negri milanese 
deUo il Trombone (1602). — Il secondo vo- 
lume che ftorlirà fra pochi giorni, avrà per 
titolo : hìtavohiiura di Balli d' arpicordo 
di Giovanni Picchi (1621). Ogni volume 
ha la prefazione scritti! dal chiarissimo Chi- 

LESOTTL 

Bastano ad esuberanza questi lavori 
per assodare il convincimento della capacità 
distinta del preclaro maestro, il quale ad 
un'agiata condizione congiunge un'anima 
aperta ad ogni elevato e nobile sentimento e 
r amore svis^cerato per lajgloria della divina 
arte dei suoni, 

CIPOLLONE MATTIA, compositore 
drammatico e da chier^, nacque a Lanciano 
(Abruzzi) neir aprile del 1837, ed è mae- 
stro di Cappella della SS. Annunziata di 
Sulmofia, — É autore di un opuscolo in- 
titola to ; Opinioni sulla musica contempo- 
ranea (Sulmona 1873), e dell' opera in 
3 atti: Euyenia dM/6(»S5Ìwi^ eseguita nel 
25 febbrajo 1876 a Sulmona dagli allievi 
della R'uola magici raie. 

COCCON NICOLO'. (Vegg. biogr. a 
pag, 46). — Ci è di viva compiacenza l'oc- 



cuparci di nuovo di questo distinto mae- 
stro, vera iljustrazione di Venezia e della 
musica. 

Ce ne porge la occasione l'entusiastico 
successo ottenuto dalla sua operetta Saul 
che fu eseguita per la prima volta il giorno 
10 febbrajo 1884 e parecchie volte ripetuta, 
dagli allievi dell'Istituto Rosi di Spello (Pro- 
vincia di Roma) nel quale vi sono figli di 
case principesche, e notabilissime. 

Gì' intervenuti formavano tutto ciò che 
di più eletto si può desiderare per intelli- 
genza, agiatezza e posizione sociale. 

Il nostro CoccoN era già molto bene 
conosciuto in precedenza, perchè negli anni 
decorsi, e nello Istituto medesimo, furono 
date ed ammirate altre due di lui operette, 
quelle che scrisse per l'Orfanotrofio dei 
Gesuali di Venezia. 

La sua presenza, quasi inattesa, destò il 
più vivo interesse, onde le accoglienze avute 
dalle autorità e da cospicui cittadini non 
potevano essere più solenni ed espansive. 

Questo trionfo fu salutato con gioia dai 
tanti ammiratori ed amici del preclara mae- 
stro, al quale auguriamo sempre maggiori 
conforti. — Il maestro CoccoN nel dicembre 
1 883 fu nominato Socio Onorario della Reale 
Accademia di Santa Cecilia in Roma. 

COiNTRUCCI ETTORE, concertatore e 
direttore d'orchestra, maestro di piano e 
canto, nacque il 15 gennaio 1851 in Prato 
(Toscana). — Fece i primi studi in pa- 
tria sotto i maestri Bertini e Borgioli. Poi 
si recò in Firenze e in queir Istituto mu- 
sicale ebbe a maestri il Castelli e il Mabel- 
lini. Diresse 1' orchestra in parecchi teatri 
di Firenze, anche quando si diedero spet- 
tacoli importantissimi quali VAida e Gli 
Ugonotti al teatro Pagliano. Fu pure a Pisa 
e a Lodi. 



DBL 8BC0L0 XIX 



213 



Nel 187? partì pel Messico dove si 
trattenne un anno. Nel carnevale 1880-84 
si fece molto onore dirigendo al teatro Co- 
munale di Ferrara : Gli Ugonotti, il Faust 
— e — Ugo e Parisina opera nuova del 
maestro G. B. Bergamini. Nella stessa stagio- 
ne rappresentavasi nel teatro dell'Orfanotro- 
fio Magnolfi di Prato una sua operetta in- 
titolata : // renajuolo delVArno. — Nel mag- 
gio i881 partì alla volta di Santiago, capitale 
del Chili, dove avendo diretto per due sta- 
gioni consecutive e con plauso, gli spetta- 
coli che si diedero a quel teatro Nazionale 
trovasi tuttora in qualità di maestro di 
pianoforte e di canto. 

Ija rara abilità di questo giovane mae- 
stro fu in questi ultimi mesi meritamente 
compensata, poiché il governo Chileno gli 
affidò l'onorevolissimo incarico di riordi- 
nare il Conservatorio musicale di Santiago. 

COPPOLA RAFFAELE, nacque a Ca- 
pua nel maggio 1854 da poveri genitori 
talché gli fu forza di sobbarcarsi a dure 
prove, a sagrificl d' ogni maniera per poter 
apprendere i primi rudimenti musicali. La 
pertinace sua volontà seppe vincere mano a 
mano ogni ostacolo, ed entrato quale suona- 
tore di flauto in una banda militare, a furia 
di studi, divenne capo-musica. 

Nella forte tempra e nella costanza in- 
vincibile nello studio fu degno emulo al- 
l' illustre Amilcare Ponchielli al quale suc- 
cesse nel posto di maestro direttore della 
banda musicale di Cremona. 

É autore di lavori pregiatissimi d'ar- 
monia, di due Messe da requiem^ una delle 
quali fu prescelta pei funerali di Carlo Al- 
berto. — Scrisse pure tre melodrammi 
che furono applauditissimi : Demetrio, Cri- 



stoforo Colombo, ed il Cid. Di quest' ul- 
timo scrisse egli stesso i versi dopo lunghi 
studi a tal' uopo occorsigli. 

L' Accademia di Bruxelles, che bandi 
un concorso internazionale, gli conferì l'o- 
nore del premio per un poema sinfonico 
intitolato : Aminta. È lavoro alTatto pere- 
grino la Marcia funebre che detìkò alla 
memoria del compianto Rossaro Carlo, 

Egli orgogliosamente può scrivere sulla 
sua bandiera : Volere è potere. 

CORTICELLI GAETANO, nato in giu- 
gno del 1804 fu esimio pianista e oom* 
positore. Studiò in Bologna, sua patria, il 
pianoforte sotto la direzione del Donelli, 
ed il contrappunto sotto quella del padre 
S. Mattei. — A 17 anni fu acclamalo ac- 
cademico filarmonico. Ebbe dimora per 
.alcuni anni a Firenze, e ritornalo in pa- 
tria fu eletto professore di pianoforte in 
quel Liceo. Sono assai ricercate in Italia e 
fuori le sue composizioni per piano, — Mori 
nel marzo 1840. 

CRESCENTINI GIROLAMO, cantante 
e compositore, nacque a Urbariia in feb- 
brajo del 1766 e mori a Napoli in aprile 
del 1846. — Era celebre cantante soprano 
e fu sopranorainato l' Orfeo italiano. La 
Semiramide e Giulietta e Roìneo fitnmo le 
opere, in cui poteva dirsi innarri vabi le, — 
Si segnalò anche come maestro ryompositore, 
e fra altri molti suoi lavori egli scrisse la 
Preghiera di Romeo. — Napoleont^ I che 
sapeva valutare i talenti in ogni ramo, e 
fra le battaglie si ricordava delle Arti, ri- 
mase cosi impressionato dell' esecuzione del- 
l' opera Giulietta e Romeo, per parie del 
Crescentini, che lo nominò Cavaliere della 
Corona Ferrea. 



314 



I IlESTRI DI ItTSIGÀ IXÀLUKI 



13 



DA PONTE ALESSANDRO, nacque a j 
Vonf!/Ja il 3 agosto 1787. Seguendo l' ispi- ! 
raziorjf ilell* anima, si consacrò al difficilis- 
simo studio del violino, e vi riusci splendi- . 
(fniTiGMla. — Fu dapprima distinto primo . 
vi<t|intK [ìnmn celebralo Direttore al gran 
U'atro Mìa Fenice a Venezia. Fu pure Di- 
rellore della e\ I, R, Cappella marciana. — 
A suo ti mpo il Da Punte venne tenuto in 
grande unore quale quartettista, e segnata- 
mente nello interpretare i quartetti del 
sommo Uaydn. — Nel 1830 cessava dal fun- 
gere qualsiasi ufficio, e moriva in patria il 
f7 aprile 1834, largamente estimato ed 
amalo, 

DEL VALLE DE PAZ E. è nato in 
Alessandria d'Egitto il 18 ottobre 1861 
da genitori italiani colà stabilitisi. 

Atipiche ad un impiego commerciale, 
come gli ii^arebbe 'slato dal bisogno impo- 
sto, dedjcossi con tutte le forze dell'anima 
alla musica, studiando pianoforte e compo- 
sizione nel R- Conservatorio di Napoli, 
avendo a maestri il Gelsi pel primo, il 
SeiTao pei secondo. 

(Juale concertista di pianoforte emerse 
in Alessandria, nel Cairo d' Egitto, e ad 
Aix-les-Rains, 

Benché giovine, è autore di molli pre- 
giati lavori per canto e pianoforte solo; 
scrisse Barbarina, operetta in due atti, ed 
altre importanti composizioni. 

DE MEGLIO VINCENZO iVegg. biogr. 
a pag. 62J, mori d'apoplessia in Napoli nel 
giorno 2 marzo 1883. 

DENZA LUIGI, il melodista tra i più 
segnalali e popolari dMtalia, nacque nel 
febbrajo 1846 in Castellamare di Stabbia, 



e fino da fanciullo mise in chiaro senza 
ombra di dubbio, la sua vocazione per 
l'arte, onde sedicenne fu accolto nel Regio 
Conservatorio di Napoli, e in pochi mesi 
vinse il posto gratuito nelle scuole di pia- 
noforte e di composizione. — Ebbe a mae- 
stro di armonia e contrappunto l'egregio 
Serrao, e lo stesso Mercadante, quantunque 
vecchio e quasi impolente, gli fu largo di 
consìgli e di benevolenza. 

Scrisse centinaia di Romanze, Canti- 
lene, Ballate e Canzoni edite dal Ricordi, 
che fecero il giro dei mondo. Ricordiamo 
la meravigliosa canzone, F allicuorde, im- 
posta a 23 anni, quella intitolata: Fttiit- 
culi-Funicolà, e // Telefono. 

Nel 1876 produsse un'opera in quat- 
tro atti: WaUenstein, che ebbe un esito 
splendidissimo, ma che fu posta in oblio 
immeritato stante il cattivo libretto che 
musicò. 

Noi facciamo voti sinceri perchè l'illu- 
stre melodista ritenti la prova, sicuri che 
avrà a cogliere ben meritati allorì. 

DE-VASINI EDOARDO, naque in 
Casale 1' 11 agosto 1848. — Nelle musi- 
cali discipline ebbe prima a precettore il 
proprio padre; in seguito venne ammesso 
come allievo sopranumerario nell' istituto 
di Ostiglia, dove per la svegliatezza del- 
l' ingegno ben presto si distinse talché, as- 
sente il padre, egli giovanissimo dirigeva 
l'orchestra, e percorse alcuni teatri quale 
professore di violino. — A soli 20 anni, 
venuto ormai in bella rinomanza, sì gua- 
dagnò il posto di maestro di Banda nella 
città natia, posto che copre tuttora. 

Molti e molti giornali parlarono itera- 



I 



DKL 81C0L0 XII 



215 



tamente con lode di questo giovine mae- 
stro sia pel valore intrinseco delle svariate 
sue composizioni, sia per la distinta sua 
intelligenza nel dirigere grandi orchestre e 
funzioni religiose. 

Si rese e si rende tuttavolta beneme- 
rito dell'arte, avendo fondato in Casale uno 
stabilimento di musica, che farebbe onore 
daddovero ad una città di ben maggiore 
importanza. 

Per opera sua vide la luce per tre 



anni la Gara Musicale, pubblicazione che 
avea la àimpntin degli inl£]|ìgenti. 

Noi lamentio ino che il De Vasim non 
abbia as[jÌraU} a più vasti orizzonti, perchè 
è fuor (li d nibbio eh e? in ima cercliia più 
estesa egli a^rehl>^ fatto brillare più difTusa- 
menlc il sodo suo in^i^gno, l'amore sviscerato 
per b musica, tanto più ch'egli è dotalo di 
caralt*jrc energico, di volunlii iiuloinita. Ed 
è questo T augurio che noi di tutto cuore 
facciamo pel giovine maestro e componitore. 



E 



ELIA GIOVANNI di Napoli nato in I deta isLrumentale di Landra, The Musical 
dicembre 1802, fu fondatore della So- Union, ^ 



F* 



FEDERICI FRANCESCO. — Di questo 
autore esiste un ritratto (inciso dal Rados) 
a piedi del quale si leggono le seguenti pa- 
role : 

f Federici Francesco — genovese — 
» Rinomato per molte belle produzioni, ma 
» specialmente per la Zaira, e rapito al- 
» 1 Italia questo dotto maestro e composi- 
» tore di musica ; egli raccolse applausi ed 
» onori nelle Spagne, dove non ha rivali 
» nella sua nobilissima arte. • 

Dal costume si argomenta che il Fede- 
rici appartenga al secolo corrente. 

FESTA GIUSEPPE è nato a Trani nel 
1771. — Imparò \l violino dal celebre Fran- 
cesco Mercieri, ed avendo da natura avuto 
le più feHci disposizioni, divenne celebre 
violista. A convincersene basti il ricordare 
che nel 1802 era direttore dell'orchestra 
deir Opera a Parigi. Nel 1805 venne accolto 
nel teatro di San Carlo in qualità di violino 



neir orchestra ; successivamente ne fu il di- 
rettore, appalesandosi uno dei migliori di 
Italia. 

In aprile 1839 mmp\ a Napoli T estre- 
ma sua giornata. 

FORNARl VINCENZO, compositore e 
ilirettiire, uact|uea Napoli nel maggio 1848. 
— È amore dell'opera: Salambò, 

FOSCHINI F. GAETANO nato a Pole- 
sella di Rovi^s^o il 25 agosto 1836, fino 
dalla prima età diessi appassionatamente allo 
studio della musica. Guidolio a' primi ci- 
menti il padre ?iio, che godeva rinomanza 
di valente organista e compositore di musiti 
cecie sìnslica. Completò gli studi di contrap- 
punto e fuga diretto dall'egregio prof, Dt> 
racnico Foroni. Oont^va soli 13 anni quan- 
do gli venne a morte il padre, al quale suc- 
cps^e nel |Kisto <V org^inista del Duomo di 
Cologna Venel:}. ove vi ha \m eccellente 
organo doppio delF antica fabbrica Calido 



216 



I lAKSTEI DI MUSICI ITILUNI 



di Venezia, Recatosi nel 1885 a Milano si 
iledìcò alla carriera teatrale quale maestro 
concertatore e direttore di opere. Viaggiò 
lungamente air estero esercitando la nobile 
sita professione ed ovunque colse larghi e 
meritali c^ìnforli. È autore di un'opera, Gior- 
gio a Bandilo che rappresentata a Coslan- 
lÌLKi[Kilì ehbe un e^ilo pienamente lusin- 
ghiero, 

Ni.i *875 venne eletto direttore del- 
l' ktituto di musica della Città di Asti, po- 
sto alt^iniente onorifico, che tuttora copre col 
plauso dogi' inlelligenli. Scrisse e pubblicò 
molL'i Jtmsìca per pianoforte, una Meisa so- 
lenne il grande orchestra, un De Profundis 
a 3 voci, organo e quartetto, e varie Sinfo- 
nie* per ordiestra, lavori tutti che hanno 



posto in rilievo il versatile ingegno del lo- 
dato ed estimato maestro. 

FRAIA BERNARDO compositore dram- 
matico nacque a Pozzuoli Cassinese la lu- 
glio del 1763; morì in marzo del iSlV 

FRONTINI F. PAOLO compositore, na- 
cque a Catania V anno 1860. — Studiò com- 
posizione, prima a Palermo col Platania, e 
dopo a Napoli col Lauro Rossi. — Nel 
1880, al teatro Comunale di Catania, fece 
rappresentare una sua opera seria, Nella, 
che ottenne esito felice, e nel 1882 veniva 
incaricato dal Consiglio Municipale di Ca- 
tania di scrivere un'azione biblica in tre 
parti. Sansone che venne eseguita, con 
splendido successo, nell' agosto dello stesso 
anno in occasione delle feste a Sant' Agata, 



O 



GALLI ANDREA di URBINO, nacque 
da famìglia civile nel 1808. — Volevano 
i suoi che percorres^ la carriera burocra- 
tica, vera negazione del genio; ma egli si 
ribelJò, e a fojTà di fatiche e di pazienza 
vinto ogni ostacolo, potè a suo grande agio de- 
dicarsi Ci^lusìvamonie alla musica, alla quale 
provvida natura mirabilmente Taveva dispo- 
sto. Il celebre maestro Vecchiotti lo annoveò 
fra i suoi allievi, a nel 1828 lo vediamo fre- 
giato della prima medaglia d'argento assegnata 
dalle ^ihAe musicali di Urbino, accompa- 
gnata da imo scritto della Commissione esa- 
mi natrice, che si dichiarava meravigliata del 
talento del giovine studente. Il Galli sup- 
plì il suo oaaestro nelle musicali discipline, 
riportandone onorifiche attestazioni. Nel 
1832 si condusse a Venezia che divenne se- 
conda sua patria, dove si diede con tutte le 
forKC della mente all' insegnamento privato 
di musica e specialmente di canto, che doq 



abbandonò se non pochi anni prima della 
sua morte. Ragioni di famiglia lo consiglia 
reno, a rinunciare al posto di professore di 
canto neir Istituto filarmonico di Fiume a 
cui era stato chiamato. Moltissimi furono 
gli scolari del Galli, e molti di essi calca- 
rono con onore le scene. Moltissimi pure i 
lavori di vario genere e di maggiore o mi- 
nor lena composti dal Galli. Non ci occu- 
peremo delle Romanze, Canzoni, Stornelli, 
benché lodatissimi; ricorderemo solo il Mi- 
serere eseguito nella chiesa di S. Geremia 
che daddovero fanatizzò; il Pater, lavoro 
di squisita fattura, tanto encomiato dal R. 
Istituto musicale di Firenze; ìe Sette parole 
dette da G. C, spartito tenuto in altissimo 
pregio; la composizione perla serenata of- 
ferta dal Municipio di Venezia a Vittorio 
Emanuele II, Padre della Patria, la sera 
12 novembre 1866. Il Buzzolla ebbe sem- 
pre lodi aperte e larghissime pel nostro 



\ 



BBL SECOLO XK 



217 



maestro, già circondalo dalla comune esti- 
mazione. — Il Galli si distinse nel genere 
buffo, e lo prova la sua farsa per musica : 
/ due caporali, rappresentatasi con successo 
nel 1837 nel teatro S. Benedetto di Vene- 
zia, nonché l'ilio di nuova slampa, musi- 
cato nel 1848, ed altri ballabili scritti pel 
teatro la Fenice. — Le altre sue opere pò 
sero in maggior rilievo iì sodo suo inge- 
gno musicale, e gli meritarono fama di chia- 
rissimo compositore, sono esse : Vavbek, 
opera in tre parti rappresentata nel 1843; 
Giovanna dei Cortuso datasi a Padova con 
esilo entusiastico nel 1846, ed acquislnUi 
dal Ricordi ; l' applauditissimo ballo : Gli 
Vngheri all'assedio di Bergamo; il Seso- 
stri rappresentato a Torino nel 1852, il 
cui spartito con infame doppiezza gli venne 
trafugato. L'ultimo lavoro del Galli fu 
Y Eufemio di Messina^ opera veramente 
magistrale, terminata pochi mesi prima del- 
la sua morte, avvenuta in Venezia nel 27 
febbraio 1878. 

GENTILI RAFFAELE nato a Roma nel 
1837 dovette giacere vittima del cholera a 
soli 30 anni. Ebbe la ventura di avere 
eletti maestri e di poter fare ottimi studi, 
talché a 23 anni producevasi in uno dei 
teatri della città natia coli' opera Stefania, 
Due anni dopo offriva al pubblico romano 
il secondo suo spartito: Werther, che fu 
favorevolmente giudicato. Il suo dramma li- 
rico in 4 atti, Rosmunda ebbe la prima 
rappresentazione nel marzo 1867, quattro 
mesi prima del fatale morbo che lo dannava 
a morte nel fiore della età, e gli troncava 
una carriera si bene incominciata. 

GHERARDESCHI GIUSEPPE, nac^iuc 
a Pistoia nel 1759 e vi mori nel 1813 
(Vegg. Biogr. a pag. 88). 

GHERARDESCHI LUIGI, compositore 



nacque a Pistoia il 5 luglio 1791 e vi morì 
il 21 marzo 1871. Compi i suoi studi sotto 
Disma Ugolini nella R. Acx^deraia delle 
Belle Arti a Firenze, ov» ottenne il primo 
premio nella compo&izione- — Nei compo- 
nimenti clje uscirono dalla sua penna^ vuoi 
in quelli a cappe tla, vuoi in quelli a grande 
orchestra la parte melodica è così bene ar* 
monizzata e conformala alle perfette regole 
della scienza, che i profondi conoscitori di 
eàsa, ne rimasero sempre allettali e com- 
mossi, — Egli era abilissimo organista, spe- 
cialmente nel genere legato. — Riuscireb- 
be qui troppo lunga V enumerazione dei di 
lui lavori musicali sacri e profani, ricorde- 
rò soltanto fra nitri che nell'anno 1827 
r Accademia pistoici^e per rendere più deco- 
rosi gli onori parentali a Cristoforo Colombo 
ricorse al GHEBABnEscm che scrisse una 
Cantata a voce di tenore con cori e grande 
orchestra. 

Pochissime cose sue sono pubblicate per 
le stampe, 

GIOVANNINI ALBERTO nato verso il 
1842 [lercorse gli studi di coEnposìziot^o 
nel Conservatorio di Milano dal quale ven- 
ne accolto nel gennaio del 1860 e licen- 
ziato ueir agosto 1863 dopo che feee ese- 
guire, al saggio annuale delle scuole, una 
Cantata dal titolo; Gli Oppressi^ che ri- 
scosse sincere lodi^ La Cantali patriotica : 
La Liberazione di Vemzia, è lavoro euco- 
miat^j del Gìovanniisi che la fece eseguire 
nel 1867 al leatio sociale di Udine. 

A Modena nel 1870 si produsse col- 
r opera : Irene che piacque. — L' opera 
Tito Vezio datasi all'Argentina dì Roma 
nel febbraio lS8i fu un avvenimento artì- 
stico della massima importanza ; critici au- 
torevoli emisero concordemente giudizi as- 
sai lusinghieri. 



ns 



I MAESTRI DI MUSICI ITÀLUNI 



Nel 1872 abbiamo veduto questo bravo 
Rnisicista, maestro concertatore al teatro di 
Piacenz.a. 

Coi tipi Lucca di Milano venne pubbli- 
cata una raccolta di Melodie vocali del Gio- 
VANKiNi che anche per questi lavori ebbe 
merita*! compensi morali. 

GONFIOTTI i^MlLIO nacque nel 27 
settembre de! 18i6 a Livorno ove studiò i 
principii musicali da oscuro maestro, ma 
tanta fu la sua p:issione per Y arte, che dopo 
apprese le prime norme fondamentali, con 
indefesso studio si perfezionò nell'armonia, 
nel contrappunto, nel pianoforte, e divenne 
abile compositore- 

Scrisse moltissime Romanze per canto e 
pianoforte di effetto stupendo, non pochi 
baUabili assai ricercati dagli editori videro 
la luce, e finalmente compose una Messa 
funebre che venne eseguita con plauso, nel- 
la Chiesa di Monte Nero nella circostanza 
della morte dol Uè Vittorio Emanuele. 
Questo lavoro venne giudicato pregievolis- 
simo. 

Attualmente il maestro Gonfiotti cuo- 
pre il posto di organista nella chiesa di 
Moii tenero, è Direttore della Società filar- 
monica Rossini, istruttore dei cori dei RR. 
teairi di Livorno ove più volte diresse l'or- 
chestra, e finalmente per desiderio dell' il- 
hi&tre maestro Amilcare Ponchielli lo sosti- 
tuì nella direzione della sua opera i Pro- 
messi Sposi al R. teatro Rossini. Questo 
giovane maestro gode molta stima ed è as- 
sai ria^rcato per dare lezioni. 

GRAZZINI REGINALDO, nome caris- 
simo alle musicali discipline, ha per patria 
la citta de' fiori, la illustre Firenze, dove 
nacque il 15 ottobre 1848. Quel R. Istituto 
musicale gli fu palestra nei primi suoi studi 
ed in essa apprese lo insegnamento della 



composizione, guidato dall' egregio maestro 
Mabellini Teodulo. Lusinghiero diploma co- 
ronò i primi cimenti del futuro maestro, 
il quale tutto amore per la musica, a cui 
per forza di robusto ingegno era chiamato, 
dedicossi precipuamente air insegnamento 
del canto e del contrappunto. Nel tempo 
istesso emerse meritamente, la sua lodata 
valentìa appalesandola, nel dirigere spettacoli 
nei teatri di Firenze ed in altre città. Nel 
1881, quando oggimai era salito in fama 
di maestro distinto, conseguì l'onore di ve- 
nire a voti unanimi nominato Direttore del- 
la civica Scuola musicale e della orchestra 
del teatro comunale di Reggio di Emilia, 
e ciò per titoli, locchè naturalmente accreb- 
be valore alla di lui elezione. A questo po- 
sto, comunque onorifico, rinunciò nel feb- 
braio 1882, per accettare quello di profes- 
sore di armonia, contrappunto e composi- 
zione e direttore artistico nel Liceo Benedetto 
Marcello di Venezia. 

Il Gr AZZINI conseguì meritamente l'ono- 
re, che alcuni di lui pezzi corali, di stile 
severo, venissero premiati in vari concorsi 
accademici. Largamente lodossi una di lui 
Cantata biblica, eseguita alla filarmonica di 
Firenze nel 1875, e così pure una Messa 
a tre voci ed orchestra scritta a Reggio, ed 
eseguita in quella città, con esito felicissimo 
nell'ottobre 1882. 

Oltre a parecchie Sinfonie e pezzi da 
sala, molti dei quali appartengono oggimai 
al pubblico, scrisse un' opera in quattro atti 
la quale però non venne ancora eseguita 
né pubblicata. Facciamo voti sinceri, che 
ciò avvenga in breve, nella certezza che il 
lavoro dell' egregio maestro accrescerà me- 
ritamente la di lui rinomanza. 

GUARNERI ANDREA, compositore e 
violoncellista nacque in agosto del 1840 a 



i 



DEL SECOLO XIS 



219 



Pieve d' Olmi, nel Cremonese, ed è allievo 
del Conservatorio di Milano. — Fu soldato 
dapprima, e dopo maestro della musica del 
63** fanteria, dove rimase per ben dodici anni, 
fino al giorno cioè in cui potè occupare, 
in Cremona, il posto di capomusica fino al- 
lora tenuto dal Ponchielli — Al teatro Car- 
lo Felice di Genova fece eseguire, con lieto 
successo, una sua opera dal titolo : Gulnara. 
li GuARNERi è altresì autore di varia mu- 
sica vocale, quartetti, sinfonie ed una se- 
conda opera: Gismonda da Mendrisio. At- 
tualmente egli è miaestro direttore del corpo 
(li musica municipale di Milano, meritan- 
dosi lodi sincere. 

GUERCIA ALFONSO è distinto artista 
ben noto per un numero grande di lavori 
musicali da esso pubblicati. IM4 dicem- 
bre 1875 fece rappresentare al teatro Mer- 
cadante di Napoli un'opera seria, intitolata : 
Rita, che fu acquistata dall' editore Ricordi 
di Milano. L' opera istessa venne prodotta 
a Malta nel 5 marzo 1883, ed ottenne 
lieto successo. 

Il Guercia pubblicò pure coi tipi del 
suddetto Ricordi un lavoro importante e 
giustamente lodato: L'arte del canto ita- 
liano, metodo per voce di soprano o mezzo 
soprano adottato nella scuola del regio 



Con&t^rvatorio di musica di Napoli, ed é 
professore di canto nel Conservatorio mede- 
simo. 

Questo maestro valentissimo nacque a 
Napoli nel H novembre 1831. 

GLÌEKRERA NICOLO; componitore e 
direttore d' orchestra, nacque a Monleleone 
di Cahbria nel 1852. — Stuiliò la mu- 
sica prima a Napoli col maestro Stiifla, poi 
a Miìuno (X)I Mazziicato. — Il GtiEUHERA, 
scrìsse molte composizioni da camera ; ed 
un' opera-ballo in 4 atti, /)oni, eseguita al 
Dal Verme di Milano l'anno 1880, e con 
lieto successo, 

Oltreché distinto compositore, il GuEft- 
REHA, è valeiitisj^imo direttore d' orchestra , ed 
in fjuest'iiUiniaijualilà lo applaudirono parec* 
chi dei princì|>ali k^'itrì si iliiliani che esteri, 

GULNDANl EDOARDO, compositore, 
nacque a Villi Rocca, sul Cremonese nel- 
l'anno 1854, — luii^iato dal padre negli 
studi mu liticali, compi la sua educazione 
nel Conservatorio di Milano uscendone mn 
diploma d'onore. 

Anc^r giovane d'anni ha scritto tre 
opere melodrammatiche, una delle quali 
dal titolo : Agnesfi^ venne rnppreseniaia 
con favorevole esito al Comunale di Pia- 
cenza ed al Sociale di Crema, 



I£ 



KUON RAFFAELE, gloria di Roma, 
dove nacque, e d' Italia, venne da suo^a- 
dre, Giovanni, istruito nel violino, e addi- 
mostrò tale valentia, che a soli 11 anni 
diede il suo primo concerto. I migliori 
maestri di Roma lo guidarono allo studio 
della composizione, ed egli ne trasse tale 
profitto, che diede alla luce molti lavori 
di genere sacro, ed altri per orchestra e 



per camera, nonché pel favorito suo islrih 

mento. Benché giovanissimo venne chiamalo 
a dirigere spi^itacoli teatrali, prima a Ro- 
ma, poscia a Milano, a Venezia e nei pri- 
mi teatri di altre primarie città d'Italia e 
deir estero 

[l KroN e gindicalo imo dei celebri 
direttori d' orchestra (Vegg, a pag, 96). 



220 



I MÀBSTRI DI KUSICi ITiLUNI 



LABLACHE LUIGI, ebbe i natali a 
Napoli nel 1794, dove mori nel gennaio 
del 1858. — Fu una delle maggiori ce- 
lebrità di mi sì onori il teatro italiano, sia 
come sommo attore, che come distinto can- 
tarne, Napoli, Palermo, Milano, Vienna gli 
offersero le prime corone ; Londra, Parigi 
e Pietroburgo assicurarono la sua fama. 

Pubblicò un Metodo per canto, e scrisse pu- 
re varin mnsic-a dn camera, che fu lodatissima. 
LAUREATI march, cav. PIETRO, il 
Paganini del Violoncello, nato a Grotta- 
mare nel 1802, e morto nel febbraio 1876, 
oltre alla nobiltà del casato, possedeva in- 
gegno svegliato e coltissimo, ed un ricco 



censo. — Fu volontario nella milizia, ma 
lasciò il grado di tenente-colonnello perchè 
la politica di que' tempi non si addiceva 
ai principi liberali da lui professati. — 
Dedicossi quindi alla musica, e segnata- 
mente al suono del violoncello, e recatosi 
all'estero diventò celebre in breve tempo, 
e r idolo delle Capitali delle corti straniere. 
Per ben 20 anni occupò a Londra il po- 
sto di primo grande violoncellista dell' o- 
pera. Il Laureati era amicissimo di Beetho- 
ven, di Spontini, di Rossini, ed in rela- 
zione coi primi illustri letterati e politici 
della sua epoca, tra i quali Balbo, Gioberti, 
Giusti, d' Azeglio e Gino Capponi. 



IME 



r 



MAGLIONI FERDINANDO di Gioao 
chino, pianista e professore d'organo nel 
R. istituto musicalo df Firenze, nacque in 
quella città nel 1854 e fu allievo del pa- 
dre suo. — Divenne pianista distinto, buon 
organista e compositore. Scrisse alquante 
oporij musicali die a tutto il 1880 non 
erano pubblicate. Interpreta la musica clas- 
sica da uomo provetto e consumato nello 
studio, È già professore onorario al R Isti- 
tuto musicale patrio. 

^ MARCHESI LUIGI, nato a Milano nel 
nSS fu uno degli ultimi cantanti soprano 
d'Italia, e scrittore dì alcune belle Arie da 
lui musicate, già stampate a Londra ed a 
Vienna, ~ In tutta Italia ed all'estero fu 
proclamato up portento, e godette fama di 
primo soprano de' suoi tempi. Ebbe ric- 
chezze ed onori. Mori in patria nel dicembre 
1829. 



MASUTTO RENZO di Giovanni (I) 
nacque a Treviso il 25 aprile 1858. — 
Comunque poco più che ventenne, è salutato 
oggimai valente concertista e compositore 
felicissimo. 

Chiamato dalla voce dell'anima al culto 
della musica, vi si consacrò con tutto l' en- 
tusiasmo di una passione profondamente 
sentita, e nell'Istituto di Treviso, allora 
dal padre suo diretto, cominciò ad otto 
anni ad apprendere il violino guidato dal 
chiarissimo professore Vincenzo Cozzi e il 
pianoforte coir egregio maestro Guglielmo 
Sa?tori. ^ 

Ma lo pungeva desiderio vivissimo di 



(1) Abbiamo inserito questa biografia, 
solo, perchè il pregiato giornale La Musica 
Popolare di Milano ebbe a tracciarla nelle 
sue colonne del 1883. 



tilL SEGOLO xn: 



221 



dischiudersi più vasto orizzonte, che me- 
glio rispondesse alle felici disposizioni della 
mente, talché a 12 anni volle perfezionarsi 
nelle musicali discipline recandosi al Regio 
Conservatorio di Parma, dove il Del Maino 
e il Ferrarini gli furono maestri di vio- 
lino, il Ficcarelli di pianoforte e 1' esimio 
Rossi cav, Giovanni di armonia. Ebbe poi 
a precettore dì composizione Y illustre Pie- 
tro Tonassi di Venezia. 

Nel campo dei concerti come pianista 
e come violinista il R. Masutto si produsse 
parecchie fiate meritando sempre ed ovun- 
que encomi non compri, ch'egli raccolse 
con queir atteggiamento modesto che rivela 
il suo dolce carattere, e che è lontano 
dallo imbaldanzire, proprio delle mediocri 
intelligenze soltanto. 

Nel campo della composizione ha oggi- 
mai camminato con passo sicuro e felice, 
dacché é autore a quest'ora di oltre set- 
tanta lavori, che dalla stampa indipen- 
dente e dagli intelligenti furono ampia- 
mente lodati. 

È poi a dirsi che fra essi lavori vi 
hanno sei Ouverture; un'opera descrit- 
tiva : Le grandi manovrey ed un' opera 
in un atto : Il ritorno del Coscritto ; com- 
posizioni queste che furono salutate quali 
lieti pronostici per l'arte drammatica mu- 
sicale. 

Le case editrici Fr. Lucca, Vismara di 
Milano, Giudici e Strada di Torino, Gian- 
nini di Napoli e De-Vasini di Casalmon- 
ferrato pubblicarono vari scritti del giovane 
maestro, il quale per la feracità dell' in- 
gegno di cui é fornito, pel sentire squisito 
che nutre per la musica saprà certo rag- 
giungere quella meta luminosa che le riu- 
scite prove, a cui si accinse, sinceramente 
gì' impromettono e che i molti suoi cono- 



scenti ed ammiratori gli augurano di tutto 
cuore. 

MAZZOLANI ANTONIO (1) nacque a 
Ruina (Ferrara) da famiglia povera, — 
Fino da fanciullo mostrò grande disposi-* 
zione per la musica, e suo padre, eccel- 
lente suonatore di cembalo e di organo, 
per tempo ne lo iniziò. — Ebbe a primo 
maestro l'ex minore osservante Francesco 
Zagagnoni contrappuntista. Da questi ap- 
prese per tre anni il sistema armonico ed 
ebbe poscia pel pianoforte Filippo Ferrari 
ed Angelo Lodi, e divenne un distinto ese- 
cutore per piano ed organo, mentre, se il 
bisogno non lo avesse astretto a dare lezioni 
di musica, ne sarebbe divenuto un distinto 
concertista. Trasferitosi, allo scopo di miglio- 
rare la sua condizione, a Lucca, s' ebbe dai 
Puccini, dirò così, gli ultimi tocchi deiri- 
struzione scientifica e consigli circa la prima 
sua opera : Nicolò de^ Lapiy che venne 
con successo rappresentata in Lucca stessa 
nel carnovale 1851. — Questo spartito 
venne più tardi rappresentato anche a Li- 
vorno, e nel 1853 nella sua patria^ Fer- 
rara, ov'ebbe l'esito il più splendido. — 
Scrisse quindi: Rosmunda, che in soli 8 
mesi condusse a termine, e che venne data 



(1) A tutto merito e per squisita genUtezja del si- 
gnor Gustavo (lott. Calabria di Ferrara, f^ono lieto ili 
poter aggiungere parlicolari interessanti alla presente 
biografìa, per la quale a suo posto non potei clic sten- 
dere brevi notizie. 

Accenno tale circostanza, in primo luogo per renr^ 
dere il dovuto omaggio alla cortesia del ^ulioduto Sì* 
gnore, ed in secondo laogo anche percht^ non posso, 
giacché mi capita, come si suol dire, la palla al bii\v\ 
passare sotto silenzio il deplorevole fotto, elit: sif Tosìsì 
stato corrisposto, da quei lilunicipii e piiv.iti, ai rfitaEL 
indirizzai sollecitazioni onde avere nozioni iitlornn a 
distinte individualità, non avrei ommesso iiiU u là 
nomi e circostanze salienti per diverse illui^Lrazioul 
dell'arte, mentre V opera sarebbe riescita plìi completa 
e di mole ben maggiore. 



222 



! liSSTRI DI VUSICi ITILUNI 



al Cnmiiti;ii(' di Fi/rrara con esito brillante, 
;éiE v\ìU\ che. piH^ J' [ispra guerra mossagli 
A:ù \m\\\ invidiosi, un tal lavoro non avesse 
ju)iiihi ts<rr iìnUi su! le scene del Tordinone 
di Roma, rtifii'rci jjiQgetto dell' autore. — 
Ri[>i;,dju i'o>ì il' ^iii' lezioni di pianoforte 
(h1 t'l>l>i* rt^nllisqinj allievi, mentre nel 
ctiiUonijiiì n\\^' *u\ l'ITetto un suo disegno, 
gii ih lrfiì)Ki v:i^i5!i!].5giato, d'instituire cioè 
una Sa"ìt'l:i nn'ntr, che dehominò degli 
Àliti fili, die in lirvve prese incremento e 
]m\r [ii'estnmrnt^^ *hr saggio di sé con pro- 
siterò snmssoJ^^fn infaticabile operosità det- 
Uivn il M\z/rn,AM ili rontinuo -componimenti 
ainili, i*he nvrelklkMo potuto chiamarsi Con' 
€f*rti df'l ip^nere, r lali componimenti, a 
niiìiilrticr ?i£iiì[Mv sivii ne* soci l'amore alla 
lìKisiru, h'^;il.H;t :.i][a suddetta istituzione, 
onda sv m* \aW^m\ quando si produceva 
[Mdt1>IÌG^iih'nii^ K «piale esito ottenessero 
tali i:urn|MKq/.ÌiHii, j^iovi citare qui il giu- 
di /io {.spres.'^j dal Petrella: t che in nes- 



» suna città ebbe ad udir mai composizioni 
1 si difficili, ed insieme scritte con eguale 
> finezza di gusto. > 

Troppo lungo sarebbe qui l' enumerare 
tutti i Cori composti dalla fecondissima 
fantasia del Mazzulani, basti il citare: il 
Rataplan, il Coro dei Ciarlataniy il Rosi" 
gnolo, la Tarantellay la Marcia funebre e 
le Campane di Ferrara. 

Abbenchè però il nostro maestro si 
avesse dato a questo nuovo genere di com- 
posizioni, non abbandonò tuttavia i lavori 
teatrali e scrisse nel 18G4: Il Ritorno 
dalla Russia, ossia : Enrico Charlis, in 
quattro atti, che per circostanze speciali 
non fu rappresentata che nel 4876 in Fer- 
rara, ove ottenne splendido successo e le 
lodi più ampie di tutti i giornali della 
penisola (Vegg. biog. a pag. 111). 

MICHIELLI MARIO, nacque a Palma- 
nova nel 9 marzo 1853 (Yeggasi biog. a 
pagina 115). 



lEt 



RAIZZIM! MATTEO VENANZIO, na- 

('([iie a W^mii \w\ 1747 e morì a Bath 
nel IH 10, — Fu ivlebre cantante e com- 
juL^iLoiT mnkn |irM|'<JMdo. 

KtCCI I'EDi:UICO, come il di lui fra- 
le! lo Luigi, cìit' venne troppo presto ra- 
pile ;dr arltN per irrondità di pensieri, per 
bontà di slik v per ricco corredo di pro- 
fi fnde cojj;ni/ji>ni rnn>ìcali, fu uno dei più 
disUnti curili loditi ir i ^^io^^rni. 

Kgli ebbe ì naiadi in Napoli nell' otto- 
bre IHOIK 

Fra le me t)[K re serie e buffe ne 
^ris,^* aienne assinne col defunto fratello, 
ma in ^Mtdle ch'egli scrisse da solo, vi 
appare mi indegno più severo e più pro- 



fondo del Luigi e si addimostrò amante 
del genere serio, ed in questo infatti gli fu 
superiore. Nella sua opera Luigi Rolla egli 
profuse tutta la squisitezza del suo sentire, 
tutta la mestizia dell'anima sua. 

L'accennare come egli fosse ascritto 
alle Accademie più illustri , non varrebbe 
tanto quanto il ricordare come in riva alla 
Neva, quale maestro di canto nell' Imperiale 
Conservatorio, egli onorò colà il nome ita* 
liane. 

Federico Ricci, compose 19 opere, 
quattro delle quali colla collaborazione di 
suo fratello Luigi, come asserisce il Palo- 
sebi. — Mori il 10 dicembre 1877 in Co- 
negliano, Provincia di Treviso. 



ì 



BEL SECOtiO XCL 



223 



RIGHI TELESFORO, maestro compo- 
sitore di musica, ebbe i natali a Brescello 
nel' 1842, e studiò neir Istituto musicale 
(li Parma, — Scrisse molte belle Messe e 
varie Sinfonie che furono onorate di pre- 
mio, — Fu felice nella composi/Jone di al- 
cune opere pel teatro, fra le qnali va ricor- 
dala Marceliina, che si diede a Parma nel 
r marzo 1873. 

ROMANI CARLO di Avellino, dove 
nacque nel maggio 1824, sino da giova- 
netto dedito allo studio delh musica ebbe a 
maestro il Palafuti pel pianoforte, il Pic- 
chiami pel contrappunto. — Il venerando 
Pietro Romani lo diresse negli studi di per- 
fezionamento, compiuti i quali divenne com- 
positore di musica teatrale e da chiesa. — 
Tutti amanti fu la prima sua opera che a 
23 anni egli ebbe a comporre, e che ot- 
tenne spleuilido successo. Le opere succes- 
sive che scrisse, accrebbero la di lui rino- 
manza e fecero il giro di molti teatri. — 
// Mantello fu rappresentato al teatro Leo- 
poldo io Firenze nel novembre 1832, e fu 
coronato da un esito felice. — Fu artista 
operosissimo ; diede lezioni , fu maestro 
concertatore e direttore di vari teatri. — 
Lasciò scritta molta buona musica, e mori 
a Firenze nel marzo del 1875 da tutti esli- 
mato e compianto come lo provarono le 
splendide e speciali onoranze che gli ve:> 
nero rese. | 

ROMANI PIETRO, compositore e mae- 
stro di canto al R. Istituto musicale di Fi- 
renze, ove mori in gennaio 1877. Egli 
nacque a Roma in maggio del 1791. 

Il Romani è autore dell' aria : Manca 
un foglio, che generalmente cantasi nel 
Barbiere di Siviglia, in luogo del pezzo 
originale di Rossini : il un dottor deUa mia 
tesar. 



ROMANIELLO VINCENZO , composi- 
tore, nacque in Napoli nell'ottobre 1858, 
ed è allievo di quel Collegio musicale dì 
S. Pietro a Maiella. — In questo Istituto 
egli veniva, nel 1879-80, nominato pro- 
fessore di pianoforte, e nel 1880-81 pro- 
fessore di ima scuola teorico-pratica, ed 
anzi per quest' ultima egli compilò un Me- 
todo, — Il Romaniello è valentissimo con- 
certista di pianoforte, e come tale raccolse 
più volte meritati applausi a Napoli, a 
Roma ed a Firenze. — Come compositore 
egli si dedicò specialmente, e con lieto 
successo, a scrivere per l' istrumento suo, 
e, fra editi ed inediti, a lui sono dovuti, 
oltre che 60 pezzi tra Capricci, Romanze, 
Melodie, Notturni, un Trio per pianoforte, 
violino o violoncello. 

Il 1 ^ M vNiELLO, alla cultura musicale 
unisce* ([ .ella letteraria, ed è collaboratore 
della Musica, periodico di Napoli. 

RONCHETTI-MONTEVITI STEFANO, 
contrappuntista, nacque in Asti il 18 set- 
tembre 1814, e morì a Casale-Monferrato 
in ottobre 1882. — Ancora fanciullo venne 
dai genitori condotto a Milano dove ben 
presto si appassionò per Y arte musicale e 
volle ad essa sacrarsi. — Alla difficile pa- 
lestra gnidaronlo il Ronazzi e il Benedetto 
Neri da Rimini. 

La robustezza dell' intelletto e gli studi 
profondi forniti gli apersero l' armoniosa 
e delicata anima alle più lusinghiere spe- 
ranze, onde nel bollore degli anni e della 
fidanza sulle forze della mente volle ten- 
tare il teatro melodrammatico sognando le 
gioie d' un vero successo ; ma le speranze 
fallirono, dacché la sua opera Pergolesi non 
pose sul capo del giovine maestro l' ambito 
alloro. — Queir opera non riusci, e quindi 
non visse lungo tempo, perchè le opinioni 



224 



I MÀISTRI DI KUSICi ITÀLU5I 



furono divise, sebbene il Rovani ne fosse 
enlijsiasUi, Eppure vi era della musica as- 
sai buona, eppure era siala scritta da un 
artista che si sentiva dalla natura ad alte 
cose chiamato. Le tre sue composizioni : H 
Lamento di Minvana ; il Lamento di Mair 
vina; il Canto ddrombra di Toscarre, argo- 
menti tutti e tre tratti dalle poesie d'Os- 
sian, rivelarono al mondo^degli intelligenti 
com'egli avrebbe dovuto essere fortunato 
anche in un campo più vasto. Vi ha tanta 
passione, vi ha tanta finezza d' armonia in 
questa musica squisita da far arrossire le 
mille cose, che pure a' giorni nostri otten- 
gono favore e menano vanto. 

Il Ronchetti al genio della musica re- 
ligiosa chiese filici conforti che il teatro 
melodrammatico, certo a detrimento del- 
l' aria» ebbe c-apriccioso a negargli, e dedi- 
catosi alla restaur^^zione dello stile Palestri- 
nìano, in larga copia li ottenne. 

L' alta estimazione in cui lo avea il 
Consiglio Accademico del Conservatorio di 
Milano e la fiducia bene locata del Governo 
gli valsero la onorifica elezione di direttore 
degli studi nello stesso rinomato Istituto, 
posto eh' egli coperse coli' amore il più ar- 
dente, colla operosità la più efficace, sem- 
pre rivolto il profondo suo pensiero alle 
riforme domandate dallo incedere dello 
scientìfico progresso. 

Quanta doglia non gli dee essere ve- 
nuta quando ostinato malore lo costrinse di 
abbandonare quel seggio da lui tanto amato, 
e di ritirarsi in campagna nella fiducia, 
invano nudrita, di robustare l'affrallito 
corpo I 

Nel campo religioso il Ronchetti lasciò 
scritta molta musica d' incontestato valore ; 
oltre a ciò scrisse altri e non pochi lavori che 
portano Y impronta di quell'anima elevata, 



di quel sentire tutto ideale che ne formava 
il carattere. — Ricordiamo il Coro di spi- 
riti eletti dei prodi cadttti nelle cinque 
giornate del 1848; il popolarissimo Inno 
del 1848: per la patria il sangue han 
dato ; il Mottetto, ultimo suo lavoro pubbli- 
cato ed eseguito nei grandi concerti dati 
alla Scala dalla Società Orchestrale. 

Solenni, oltre ogni dire, riescirono le 
onoranze funebri rese a questo distinto ar- 
tista il quale, secondo quanto giudicò il suo 
amico Carlo Reale, • se avesse potuto vi- 
> vere in una atmosfera consona alla sua 
• vera indole, avrebbe certo lasciato una 
» traccia poderosa nell'arte sua ». 

ROSSARO CARLO, pianista-composi- 
tore, nacque a Crescentino nel Vercellese 
nel 1828, e mori a Torino il 7 febbraio 
1878. 

ROSSI GIOVANNI, nacque in Borgo 
San Donnino, Provincia di Parma, nel giorno 
S agosto 1828. 

I primi rudimenti nella musica li ebbe 
dal padre, il quale riscontrando in lui una 
inclinazione per tale studio, lo mandò al 
Conservatorio di Milano. 

Nel 1848 ne usciva per recarsi al suo 
luogo natio ove fino all' anno 1853 non fu 
che un semplice organista ; ma nello stesso 
anno venne nominato maestro concertatore 
a Parma, assumendo pure colà la direzione 
di quel Conservatorio di musica. 

Oltre a varie opere il maestro Rossi nel 
1871 scrisse appositamente, pel teatro Mu- 
nicipale di Borgo San Donnino, l'opera: 
La Contessa d' Altemberg, che ottenne uno 
splendido successo. 

n maestro Rossi ora trovasi da var! 
anni in Genova, quale Direttore di quel 
Liceo musicale e concertatore al Carlo Fe- 
lice, godendo le simpatie e la stima di 



y 



DEL SEGOLO XIX 



225 



quanti lo avvicinano, perchè dotato di un 
carattere dolce, leale e disinteressato, come 
potei io stesso constatare allorquando ebbi 
la fortuna di avvicinarlo. 



ROSSI ISIDORO (Veggasi biografia a 
pagina 156), mori in Pavia il 4 gennaio 
1884. 



S 



SABBATINI LUIGI ANTONIO, reli- 
gioso francescano, scrittore, didascalico e 
compositore da chiesa, nacque in Albano 
nel 1739, e morì in Padova nel 1809. 
L'illustre Padre Martini gli apprese il 
contrappunto. — Successe al Vallotli nel 
posto di Maestro di Cappella nella chiesa 
del Santo a Padova. — Scrisse molta mu- 
sica sacra, che in copia si conserva, lodata 
per nobile stile, per grande ilDttigliezza nel- 
l'arte. Però egli è principalmente cono- 
sciuto come scrittore didattico. 

SALVONI MICHELE, nato a Napoli 
nel 180S era discendente da nobile ed 
antica famiglia. Per seguire il suo genio 
musicale non volle percorrere qualsiasi car- 
riera e si dedicò tutto alla musica, studiando 
nel patrio Conservatorio, nel quale a soli 15 
anni venne eletto primo violino. Progre- 
dendo neir armonia, a 23 anni era già mae- 
stro di Cappella. — Scrisse pel teatro di 
Napoli un' opera : In dieci anni tre parole, 
in due atti, con obbligo di darne uno a capo 
di un mese, e l' altro nel mese successivo ; 
opera che fu coronata da gran successo. — 
Scrisse pure altre opere buffe e serie che in 
Italia ed in Francia furono applaudite. - 
Fu autore di Concerti per violino, di Messe 
e varia altra musica. Emulo ed amico di 
Bellini, di Donizetti e di Ricci fu altamente 
stimato dal Mercadante e dallo stesso Ros- 
sini. Mori a Lione nel 1860. 

SIGHICELU ANTONIO, naque il 10 
luglio 1802, e mòri in Modena il 20 ot- 



tobre 1883. — Appartenne a famiglia che 
fino dal secolo XVII illustrò di gronde 
splendore la scuola di violino italiana. — 
Esordi la sua carriera quale allieva *k\- 
l'avo suo Giuseppe, e di Giovanni Mari. 
Fu dapprima capo orchestra a Cento, poi 
Filarmonico nell'Accademia di Bologna, 
Capo orchestra di Ferrara e nella Capftflh 
Ducale Austro-Estense in Modena. 

Le vicende politiche del 1859 dìsppr- 
sero quel corpo, d' onde avvenne che ot- 
tenesse una pensione, e si ritirasse a me- 
nare tranquilla vita in seno all'amala fa- 
miglia. — Da quel giorno la sua casa di- 
venne il desiderato convegno di tutti i mi- 
gliori artisti, e di persone rispettabilissime 
che amavano al sommo lo Sighicelli. 

Distintissimo violinista ed uno dei mi- 
gliori capi d'orchestra d'Italia, fu tenuto 
in alta considerazione da tutti gli insigni 
dell'arte, fra i quali notiamo Rossini t 
Donizetti. Venne giudicato meritamente unsi 
illustrazione non solo di Modena, ma del* 
r arte musicale. 

SPIGA LODOVICO, nacque in Rtio- 
gna l'anno 1835. — Dotato da natur-ì di 
una bella voce di tenore, studiò canto sotto 
il celebre Tadolini e percorse dopo, per 
ben sette anni, la carriera teatrale, Me- 
nendovi meritati applausi. — Ma cantante, 
non dimenticò lo studio severo della mu- 
sica e prese sempre lezioni di pianoforte 
e d' armonia fino al giorno in cui, consi- 
gliato da amici, disertò le scene per in- 

15 



226 



I HIRSTRI DI lUSIGÀ ITUiUXI 



traprender un corso regolare di contrap- 
punto e composizione nel Liceo Rossini di 
Bologna dove gli fu maestro il Busi Giu- 
seppe> Terminati i suoi studi, si dedicò alla 
musica religiosa e scrisse varie Messe, 
parecchi Vespri, ecc. — Nel 1870 poi, in 
seguiLo a splendido esame che gli valse la 
stima d' un Lauro Rossi, d' un Mazzucato 
e (V un Ronchetti, fu nominato a profes- 
sore di bel canto nella regia Scuola musi- 
cale di Parma. — Dalla sua scuola usci- 
rono distintissimi allievi tra cui il Gabbi 



ed il Cappelletti. Ma queste nuove occu- 
pazioni non impedirono però che egli si 
dedicasse, come pel passato e con amore, 
alla composizione. E noi lo vediamo scrivere 
Romanze per camera, VatukvilleSy Operette, 
Cori, eseguiti sempre con successo, Metodi 
per canto, e diversi Studi; quaranta di que- 
sti ultimi, per soprano e tenore, vennero 
adottati dai Conservatori di Milano, Napoli 
e di Pesaro (4). 



(1) Così la Jfuiica Popolare di Milano. 



T 



TACCHINARDI NICOLA, ebbe Livorno 
per patria, dove nacque nel settembre 1772. 
Fu sommo cantante tenore, esimio maestro 
di carilo e buon compositore. Rossini, Paér 
e Sponlini lo elogiarono pei suoi lavori, 
modello di genio e di scienza. — In patria 
suonò anche il violoncello, meritando ono- 



rifiche distinzioni. Ma pel suo canto spe- 
cialmente raccolse in tutta Italia ed a Parigi 
favolose ovazioni. Il sommo Canova volle 
onorare il Tacchinardi facendogli marmoreo 
ritratto. Carico di anni e di onori mori a Fi- 
renze in marzo del 1859. 



VACCARI FRANCESCO, ebbe a Mo- 
dena i natali nell'anno 1773. Di precoce 
ingegno, a soli cinque anni cominciò a suo- 
nare il violino, a sette leggeva la musica a 
prima vista facendo sorprendere lo stesso 
Pugnanì^ chiaro violinista, a tredici eseguiva 
in pubblico a prima vista il concerto pre- 
sentatogli dal violinista Pichl. Ebbe a maestro 



il Nardini» e divennne lodato compositore 
di musica da camera, come lo provano i 
molti di lui lavori stampati. — Viaggiò per 
r Italia, la Francia, la Germania, la Spagna, 
il Portogallo, ovunque acclamato. Fu primo 
violino alla R Camera e Cappella di S. M. 
C. il Re di Spagna. Ignorasi il luogo e Tepoca 
di sua morte. 



ERRATA- CORRIGE 



l^ag;. 32 colonna 2 riga 3 — Fernando leggi — Ferramondo 



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2 — Uggero il Danese 


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— Ruggiero 


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36 - Messe 


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— masse 


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» — Nicolina 


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— Nicola 


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26 — empresari 


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— impresari 


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182 


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17 — Rocchetti 


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— Ronchetti 


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187 


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82 - i due rivali 


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— Le due illustri rivali 



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maestri di musica itaUani dd ae 



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