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Full text of "I marchesi di Saluzzo e i loro successori"

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I MARCHESI DI SALUZZO 

E I LOT(p SUCCESSO'^ 



MEMORIE STORICHE 



'RACCOLTE 



CARLO DELIRAMI 

Segretaro dell'Ospedale di Carità di Saluzzo 
E DEL Comune di Castellar 



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TORINO 
7 IPOGRAFI A VINCENZO 'BONA 

1885. 



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Edizione dì sole r^o co^ie 
non vendibili. 




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ALLA NOBILE FAMIGLIA 

DEI MARCHESI DI SALUZZO 

CONTI DI PAESANA E CASTELLAR 

PER ATTI DI PIETÀ E DI RELIGIONE 

AMMIRANDA 



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Al benigno Lettore, 



L presente modesto mio lavoro ha per 
iscopo di segnalare alla pubblica stima e 
riconoscenza una nobile famiglia, la quale 
nel corso di nove secoli dalla sua esistenza 
ha sempre largheggiato in opere di Pietà e 
di Religione a vantaggio specialmente della città di Saluzzo 
e del Comune di Castellar. 

È questa la famiglia dei Marchesi di Saluzzo e dei loro 
discendenti i Conti di Paesana e Castellar, cui fu presente- 
mente concesso di riassumere il titolo di : dei Marchesi 
di Saluzzo. 

Come cittadino Saluzzese, e, da sette lustri circa segretaro 
del Comune di Castellar, io sentiva il bisogno di rendere 
questo tributo di onoranza alla famiglia predetta, che fii 
sempre altrettanto munifica, quanto modesta. 

Da questa premessa il lettore scorgerà che io non intendo 
di scrivere la biografia degli illustri personaggi di questa 



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famiglia, la quale mi somministterebbe certamente assai ma- 
teria, avvegnaché molti di essi si distinsero nella magistratura, 
nelle scienze e nell'arte della guefra, ma unicamente di par- 
lare delle succitate altre preclare dòti di cui essa, al pari dei 
suoi antenati, andò pur sempre adorna. 

Mi é d'uopo anzi dichiarare ancora, che io non parlerò 
fuorché delle opere di carità e di religione esercitate a 
vantaggio della Città di Saluzzo e del Comune di Castellar, 
come quelle che sono più specialmente a mia conoscenza; 
non volendo con ciò disconoscere il merito di molte altre 
compiute a vantaggio della Città di Torino, dove questa 
famiglia ebbe sempre la sua residenza. 

Il mio lavoro venne disposto per ordine genealogico , e 
diviso in due parti, di cui la prima tratta dei Marchesi di Sa- 
luzzo, e la seconda dei Conti di Paesana e Castellar discen- 
denti dai Marchesi predetti. 

Le presenti memorie, per quanto riguardano i tempi del 
Marchesato di Saluzzo, vennero desunte dalla Storia del 
nostro Muletti, ed alcune anche dal Compendio iàericò- dell' o- 
rigine dei Marchesi in Italia di Carlo Amedeo Dentis, Torino 
1704; e per quanto a quelle posteriori, come segretaro del- 
l'Ospedale di Saluzzo e del Comune di Castellar, le ricavai 
dai rispettivi archivi da me custoditi, e talune le ottenni 
anche dalla gentilezza del signor Parroco di Castellar, e di 
altre persone, alle quali tutte rendo distinte grazie. 

La bontà del fine che mi sono proposto valga presso il 
lettore ad ottenermi la sua indulgenza per quelle mende che 
in esso potessero ritrovarsi. 



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Parte Prima 



ORIGINE E GENEALOGIA 

dei Marchesi di Saluzzo 



"1 



EROLDO figliuolo dì Ugo, od Ugone, Duca di 
Sassonia, nacque in Madeburgo città della Sas- 
sonia nelP anno 980, e fu il primo Conte di 
Savoia; sposò Caterina Palatina, visse 44 anni, 
regnò 27 anni e morì nell'anno 1024. 
Da Beroldo Conte di Savoia nacque Umberto, detto alle Bianche 
mani^ il quale sposò Adelaide Marchesa di Susa. 

Da questo matrimonio nacquero due figliuoli, uno per nome 
Pietro, Taltro Amedeo. 

Pietro di Savoia sposò Agnese di Guiene, o di Poitiers, fi- 
gliuola di Guglielmo VI di nome. Duca di Guiena, e di Agnese 
di Borgogna-, ed Amedeo sposò un'Adella, o Giovanna, figlia 
di Rejnaldo Conte di Borgogna. 



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Pietro morì senza avere figli maschi, e lasciò a succedergli due 
sole figlie, una per nome Agnese, e Talira Alice. La prima sposò 
Federico di Monbeliardo conte di Luclemborgo ; e la seconda 
sposò Bonifacio Marchese del Vasto, Geva, Savona ed altre terre, 
figliuolo di Tete, o Tetone, pronipote di Aleramo dei Marchesi 
di Monferrato. 

Alla morte di Pietro, in virtù della Legge Salica, il fratello 
Amedeo assunse il dominio degli Stati paterni e materni, e dotò 
le predette due nipoti figlie di Pietro suo fratello. 

Tralasciando di parlare della dote assegnata alla nipote Agnese, 
cosa che non interessa la presente monografia, dirò che alla Alice, 
sposa di Bonifacio Marchese del Vasto, toccò in dote il Marche- 
sato di Saluzzo, che vuoisi facesse prima parte del Marchesato 
di Susa, e come tale, appartenesse all'avola di iquesta sposa, 
cioè ad Adelaide Marchesa di Susa. 



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BOBIBHGIO 

Marchese HI del Vasto^ Ceva, Savona e Cravesana. 



Alcuni storici, fra i quali il distinto nostro Muletti, non an- 
noverano Bonifacio fra i Marchesi di Salùzzo, e lo chiamano 
Marchese del Vasto, ecc., ecc., e Signore di Saluzzo. Il Dentis 
però che io ho sott'occhio, stampato nel 1704, non esita punto 
a chiamario primo Marchese di Saluzzo, citando un atto pub- 
blico, nel quale tale egli si sarebbe qualificato ; e per verità egli 
è anche qualificato primo Marchese di Saluzzo in alcuni mano- 
scritti ben più antichi che io potei consultare. 

Il Muletti però osserva, che Bonifacio non abbandonò mai il 
titolo di Marchese del Vasto, che anzi ne usò ancora molte volte 
inatti pubblici, che nessun documento trovasi di Bonifacio scritto 
in Saluzzo, neppure il di lui testamento, mentre molti ve n'hanno 
scritti in Loreto dove abitualmente risiedeva, epperciò opina che 
egli non abbia a considerarsi primo Marchese di Saluzzo ; ed acco- 
standomi io a quest'avviso, non posso però tralasciare di notare in 
quale alta considerazione tenesse Bonifacio il Marchesato di Saluzzo. 

Infatti Bonifacio, colla consorte, dichiarò di eleggere Saluzzo 
a luogo di loro residenza, ed eresse questo Marchesato in pri- 
mogenitura nei suoi discendenti, dichiarando di voler osservare 
le disposizioni della Legge Salica. Egli mutò inoltre lo scudo 
dell'insegna di Aleramo suo bisavo, facendo in esso campeg- 
giare il celeste, ossia l'azzurro a vece del rosso, lasciando in- 
tatto l'altro campo che era d'argento, ossia bianco, e tale si 
conservò sino ad ora. 



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E qui trovo opportuno di notare che oltre allo scudo, o stemma, 
propriamente detto, i Marchesi di Saluzzo adottarono pure una 
divisa sommamente in uso in quei tempi della cavalleria, con- 
sistente cioè in poche lettere, od iniziali inintelligibih', e come i 
Conti di Savoia avevano il FERT, i Marchesi di Saluzzo ave- 
vano il NOCH. Questo motto lo si vedeva dipinto nei castelli, 
e lo si vede tuttora scolpito in pietra di fino intaglio nel 
coro della chiesa di San Giovanni e nel presbiterio della chiesa 
di San Bernardino. Ecco la descrizione e la spiegazione che 
ne dà il nostro distinto Muletti : Nei predetti due monumenti 
in pietra è rappresentata un'asta o lancia ritta, acuta in cima ed 
uncinata dall'altra parte, con un anello movibile nel quale entra 
e s'aggruppa una funicella, locchè ci fa ravvisare un'arma fatta 
per venir lanciata a mano, ed indi venire ritirata col mezzo della 
fune. Simile piccola asta si vede poi anche in alcuni sigilli mar- 
chionali ed in alcune monete. Attorno alla detta asta, od al di 
sopra, o due per parte si collocavano le quattro lettere, o piuttosto 
il motto NOCH, onde hanno certuni preso motivo d'interpre- 
tarne, il significato per Nitet opere calligat hebendo, alludendosi 
a ciò, che una lancia si mantiene lucida adoperandola, o si 
offuschi ed irrugginisca stando neghittosa e fuori d'uso. Osserva 
però il Muletti che questa spiegazione è anche un po' dubbiosa, 
al pari di altre che gli si vogliono dare, ma comunque sia, 
quell'asta, o dardo ci dimostra che tutta guerriera è l'origine di 
quest'antica divisa dei nostri Marchesi. 

Bonifacio fondò la Badia di Staffarda nel 1112, fece il suo 
testamento il 5 ottobre ii25, ein Loreto, al quale intervennero 
ventinove testimbnj recatisi dalle diverse terre che erano sotto.il 
di lui dominio, e fra questi vi notiamo un Umberto di Saluzzo, e 
Bonifacio ed Anselmo di Revello, e cessò di vivere circa il i i3o. 

La di lui consorte Alice di Savoia, a lui premorta, fu una prin- 
cipessa d'insigne pietà, e generosa per largizioni religiose. 

Dal matrimonio di Bonifacio con Alice di Savoia nacquero sette 



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1igli, cioè, Manfredo primogenito Marchese di Saluzzo, Guglielmo 
Marchese di Busca; Ugo, o Ugone Marchese di Cravesana morto 
senza figliuoli; Anselmo Marchese di Ceva; Enrico Marchese di 
Savona e del Carreto; Bonifacio Marchese di Cortemiglia morto 
anche senza figliuoli, e Otto Conte di Loreto nelle Langhe pure 
morto senza prole. 



rnHllB^eDO 

Primo Marchese di Salu:{\o. 

Questo Marchese sposò Eleonora di Giudir nipote del Re di 
Aragona. Primo suo pensiero fu quello di addivenire cogli altri 
fratelli alla divisione degli Stati paterni e materni; e siccome 
erano già morti senza lasciar prole i fratelli Ugone, Bonifacio ed 
Otto, ne venne che a. Manfredo, oltre al Marchesato di Saluzzo, 
gli pertoccò una porzione del Marchesato del Vasto e molte altre 
terre dei Marchesati di Cortemiglia e di Cravesana. 

Il fratello Guglielmo ebbe per sua parte il Marchesato di Busca, 
e la valle di Majra, ed altre terre. 

Anselmo ebbe il Marchesato di Ceva, ed altre terre dal me- 
desimo dipendenti. 

Enrico finalmente ebbe il Marchesato di Savona e del Carreto, 
non che molte altre terre. 

Questo Marchese, dopo avere egli pure fatte molte fondazioni 
religiose, morì nell'anno 1173, e fu sepolto nella chiesa di Staf- 
farda; lasciò un unico figliuolo per nome Manfredo. 






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mimB^eDO II 

Secondo Marchese di Saltf{\o. 

Manfredo II fu perciò il secondo Marchese di Saluzzo. Sposò 
Alasia sua cugina figlia di Guglielmo Marchese di Monferrato. 
Questo Marchese nel 1192 fondò la chiesa di San Lorenzo vi- 
cina al vecchio castello, nel quale i nostri Marchesi avevano 
allora la loro residenza. Ebbe varii figli, fra i quali Bonifacio, al 
quale sarebbe spettata la successione al Marchesato. Ma questi 
morì ancora vivente il genitore. Bonifacio aveva sposato Maria 
figliuola del conte Giudici della Torre Arborea in Sardegna, e da 
questo matrimonio nacque un figlio chiamato Manfredo. 

Alla morte impertanto del Marchese Manfredo II , successe 
al Marchesato Manfredo figlio di Bonifacio nell'anno 121 5. 



miFmBH€IDO III 

Ter:[o Marchese di Salu^^o. 

Questo Marchese nell'anno i233 sposò Beatrice figliuola di 
Amedeo IV di Savoia, e di Anna Delfina sorella di Margherita 
moglie di Bonifacio IV Marchese di Monferrato, morì nel- 
l'anno 1244, fu sepolto nella Badia di Siaffarda e lasciò un 
figlio unico per nome Tommaso. 



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TommH^o I 

Quarto Marchese di Saluto. 

Tommaso 1 per disposizione del padre fu allevato sotto la tu- 
tela di Bonifacio marchese di Monferrato suo zio. Egli ebbe per 
moglie Alice di Giorgio Marchese di Ceva, e morendo nel 1299 
lasciò varìi figli, il cui primogenito chiamavasi Manfredo. 

Questo Marchese fece costrurre il nuovo castello e cingere di 
mura Saluzzo, e secondando il desiderio della consorte, fondò e 
dotò il monastero di Revello. 



mHDBHeDO lY 

Quinto Marchese di Saluto. 

Manfredo IV figlio di Tommaso I sposò- in prime nozze Bea- 
trice figlia di Manfredo Svevo Re di Napoli, e da questo ma- 
trimonio nacque Federico, il quale sposò Margherita Delfina di 
Vienna. Federico morì vivente ancora il padre lasciando un figlio 
per nome Tommaso. 

Manfredo sposò in seconde nozze Isabella figlia di Barnaba 
Doria patrizio Genovese, dalla quale ebbe un figlio per nome 
Manfredo. 

Questo Marchese nell'anno 1820 chiamò a Saluzzo i Padri 
Domenicani, ai quali assegnò la chiesa di San Giovanni. Questa 






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chiesa era stata fondata nel 1281, ma non componevasi che delle 
prime tre arcate. 

Morto il Marchese Manfredo IV, nell'anno 1 840 successe nel 
Marchesato di Saluzzo Tommaso figlio di Federico. 



TOmmHjSO II 

Sesto Marchese di Salui^o. 

Questo Marchese ebbe avversa la fortuna sia durante la vita 
di Manfredo IV, il quale prediligendo il proprio figlio di seconde 
nozze per nome Manfredo, gli assegnava varie terre a danno di 
esso Tommaso figlio di Federico^ che, secondo la Legge Salica, 
sarebbe poi stato chiamato a succedergli nel Marchesato; sia dopo 
la di lui morte, poiché Manfredo e Tommaso vennero a guerra, 
e il i3 aprile 1341 Saluzzo fu soggiogata, saccheggiata ed in 
parte incendiata, ed il marchese Tommaso con due figliuoli fatti 
prigionieri vennero condotti a Pinerolo, d'onde furono poi libe- 
rati mediante lo sborso di una ingente somma di denaro e la 
cessione del castello di Dronero; egli venne finalmente rimesso 
in possesso del Marchesato per sentenza arbitrale dell'anno 1847 
di Giovanni arcivescovo e Luchino fratelli Visconti di Milano. 

Tommaso II sposò Riciarda figliuola di Galeazzo Visconti so- 
rella di Azo, od Azzone Principe di Milano. Da questo matri- 
monio nacquero sette figli e quattro figlie. Il primo dei figli chia- 
mavasi Federico e gli successe nel Marchesato; il secondo Galeazzo 
signore. di Venasca morto senza prole; il terzo Azo, od Azzone 
signore di Paesana, Sanfront, Castellar, Monasterolo ed altre terre; 
il quarto Eustachio signore di Valgrana, dal quale nacquero Co- 
stanzo pure signore di Valgrana e Federico signore di Montemale 




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e Pradleves. Dalla discendenza di costoro vennero le famiglie dei 
Conti di Monterosso, Pradleves, Montemale, Valgrana e Mone- 
siglio; il quinto Costanzo-, il sesto Luchino; il settimo Giacomo, 
questi tre ultimi morti senza discendenti. 

Tommaso II morì nell'anno iSSy, e fu sepolto nel monastero 
di Revello. La di lui sposa morì il 2 agosto i36i. 

Con A20, od Azzone, figlio di Tommaso II Marchese di Sa- 
luzzo ebbe origine il ramo della famiglia dei Conti Saluzzo di 
Paesana e Castellar, oggetto della presente monografia. 

E continuando ora la genealogia dei Marchesi di Saluzzo, a 
Tommaso II fece seguito il suo figlio primogenito per nome 
Federico. 



B^D^IHICO II 

Settimo Marchese di Saluto. 



Questo Marchese fu anch'egli il bersaglio dell'avversa fortuna, 
e per due volte ebbe a resistere all'assedio di Saluzzo, cioè nel 
i363 e nel i386. 

Egli ebbe per moglie Beatrice figlia unica di Ugo, od Ugone 
Conte di Geneva. 

Da questo matrimonio nacquero Tommaso primogenito; Ame- 
deo che fu cardinale ; Pietro arcivescovo di Vienna, ed Ugo Ba- 
rone di Montegnì in Francia ; oltre a due figlie. 

Federico II fece prolungare le mura di cinta della città di 
Saluzzo, comprendendovi i nuovi fabbricati che si trovavano in- 
feriormente fuori della prima cinta; fondò varie chiese e rico- 
strusse il campanile della Chiesa di San Domenico (San Giovanni). 






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Il medesimo poi si distinse in modo tutto speciale a vantaggio 
dell'Ospedale e dei poveri di Sai uzzo: Egli con Ist. 19 dicembre 
1378, donò ai poveri di Saluzzo ogni anno, ed in perpetuo 54 
sestieri di vino (circa 25 ettolitri) da prendersi sopra determinati 
stabili; e n. 66 sestieri di segala, convertita poi in 22 ettolitri 
di barbariato da prendersi sui molini di Saluzzo. 

Morì Federico II nell'anno iSgó, e fu sepolto nella chiesa di 
San Domenico, Prese possesso del Marchesato il seguente suo 
figlio primogenito. 

TommH^o III 

Ottavo Marchese di Salu:{\o. 

Continuò anche per questo Marchese avversa la fortuna, so- 
stenne alcune guerre ed anche l'assedio del suo castello nell'anno 
141 3. Sposò Margherita dei conti di Rousy di Lucemborgo, ed 
ebbe un solo figlio per nome Ludovico, e due figlie. 

Questo Principe seguì anche l'esempio del padre nel soccorrere 
i poveri di Saluzzo ; egli confermò la donazione di un podere 
vignato fatta dal di lui padre all'ospedale di Saluzzo, ed anzi 
svincolò questo stabile da alcuni pesi di cui era gravato e lo rese 
affatto libero, e ciò con Ist. 5 maggio iSgy. 

Tommaso III morì nell'anno 1416, fu sepolto nella chiesa di 
San Giovanni, nella cappella di Santa Croce, e gli successe 
Ludovico. 



LUDOVICO I 

Nono Marchese di Salu^:{o. 

Ludovico I fu uomo bello della persona, assai d'ingegno e molto 
prudente; come tale egli era grandemente stimato dal Duca di 












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Savoia Amedeo VIIL Sposò Isabella figlia di Giovanni Giacomo 
Marchese di Monferrato. 

Durante il di lui Marchesato venne costrutto il palazzo muni- 
cipale coU'annessa torre. Egli ampliò il castello di Saluzzo e fece 
costrurre altri palazzi di abbellimento della città. Fondò pure 
alcune chiese dotandole di convenienti redditi, e fra queste la 
chiesa ed il convento di San Bernardino. E finalmente eresse il 
sepolcro dei Marchesi di Saluzzo, cioè il magnifico coro della 
chiesa di San Giovanni, 

Lasciò morendo quattro figli, Ludovico primogenito, Giovanni 
Giacomo, Federico vescovo di Carpentras, e Carlo Domenico 
abate del Vilars, Casanova e di Staffarda e priore di Pagno, e 
due figlie. Cessò di vivere nelPanno 1476, e gli successe 



LODOVICO II 

Decimo Marchese di Salu^^o. 



Ludovico II, figlio di Ludovico I, naque nell'anno 1438, sposò 
in prime nozze Giovanna figlia di Guglielmo marchese di Mon- 
ferrato. Da questo matrimonio nacque una sola figlia per nome 
Margherita. Rimasto vedovo sposò in seconde nozze Margherita 
figlia di Giovanni De Foix conte di Candala e barone di Guascogna. 
Morì in Genova il 27 gennaio 1604. Il suo corpo fu portato in 
Saluzzo e deposto nell'elegante mausoleo che si vede nel coro della 
chiesa di San Giovanni fatto costrurre dalla afflitta Marchesa sua 
consorte. 

Questo Marchese era anch'egli stimato da tutti i Principi 
d'Italia, e fu uno dei più divoti cattolici-, nel i5oo col concorso 









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di Giovanni Andrea signore di Castellar, fondò in Saluzzo la 
chiesa di Sant'Agostino. Prima però, cioè nel 1481, promosse 
ed ottenne dal pontefice Sisto IV l'erezione in collegiata della 
chiesa della Pieve in Saluzzo con un decano e diciotto canonici, 
fece riporre nella chiesa di San Giovanni la Santa Spina che il 
marchese Tommaso suo avo aveva avuto in dono da Carlo VI 
Re di Francia. Questa Spina nel saccheggio dato alla città di 
Saluzzo nell'anno 1642, venne rapita e portata in Alessandria. 
Nell'anno 1484 fondò la chiesa Parrocchiale di Revello, e nel 
1491 fondò il magnifico Duomo di Saluzzo ed il monastero 
dell'Annunziata. Finalmente edificò il castello della Morra (Ca- 
stellar) avuto in permuta dai monaci di Staffarda (*). 

Dal secondo matrimonio di Ludovico II nacquero quattro figli, 
Michele Antonio primogenito, Giovanni Ludovico, Francesco e 
Gabriele. 



miGTi<QiiG. JmTorao 



Undecimo Marchese di Saluto, 



Michele Antonio figliuolo di Ludovico II Marchese di Saluzzo 
nacque nell'anno 1496, per cui alla morte del padre non aveva 
ancora compiti i nove anni di età, fu allevato sotto la tutela della 
madre Margherita De Foix e sotto la protezione di Ludovico XII 
Re di Francia. 

Il 2 maggio i5o7 questo Marchese, venendo da Re vello, fece 



(*) Questo castello venne, alcuni anni or sono, ampliato ed abbellito dal proprie- 
tario attuale il sig. Conte Leone Martina di Cornegliano. 




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la sua entrata trionfale in Saluzzo. Ricevuto alla porta dei Vacca 
sotto uri ricco baldacchino, questo, per ordine del Consiglio Mar- 
chionale, dovevasi portare da sei nobili della famiglia di Saluzzo; 
e ad oggetto di determinare la precedenza, il Consiglio di Stato 
si radunò, e decise spettare ai conti di Paesana e Castellar, fa- 
miglia questa cui sarebbe passata la successione al Marchesato 
nel caso che si estinguesse la linea di primogenitura. 

Questa entrata venne minutamente descritta da Gio. Andrea 
Signore di Castellar, e riportata in gran parte dal Muletti; io 
non farò che aggiungervi due inscrizioni che si leggevano in quella 
circostanza, e che tolsi da un antico manoscritto comunicatomi 
dalla famiglia dei Conti di Paesana* 

Sulla porta d^ingresso al Duomo 

INGREDERE INVICTISSIME PRINCEPS 

PIETATIS THEATRUM 

TUORUM LIBERALITATE CONSTRUCTUM 

BENEFICENTIA DECORATUM 

HIC TROPHAEA MAGNIFICENTIAE TUAE 

ET GRATI ANIMI NOSTRI 

INVENIES MONIMENTUM. 

Sulla porta d'entrata al Castello 

STERNITE O POPULI 

DUM FLORENT ARVA LIMINA FLORIBUS 

EN MARS TUUS ADVENIT 

QUIBUS AUSPICIIS FLOS FRONDES GERMINET 

ET PALMAS LILIA PANDENT. 

La Marchesa Margherita, durante la tutela di ^ichele Antonio, 
Ottenne dal Sommo Pontefice nel 1 5 1 1 Perezione del vescovado 



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di Saluzzo. Più tardi poi lo stesso Marchese ottenne che i ve- 
scovi di Saluzzo dovessero ivi fissare la loro residenza, ed il primo 
che vi venne fu Giuliano Tornaboni, terzo vescovo della città e 
diocesi di Saluzzo, il quale vi fece la sua entrata il i3 luglio i5i6. 

Morto Ludovico Re di Francia nel 1614, il nostro giovane 
Marchese continuò ad essere altamente stimato dal suo succes- 
sore Francesco I, il quale lo ebbe per compagno allorché venne 
per la prima volta in Italia nell'anno 1524. Egli combattè valo- 
rosamente molte guerre, ma la sorte gli fu avversa, e ferito 
combattendo in Aversa, fu trasportato a Napoli, dove morì 
nell'anno 1629 in età di anni 44. Alcuni anni dopo la di lui 
salma fu trasportata a Roma e depositata nel tempio di Ara- 
coeli. 

La Marchesa madre Margherita de Foix per conforto al suo 
dolore, ed in suffragio dell'anima di quest'amato suo figlio, fondò 
il monastero di Santa Clara presso il castello. 

Morto Michele Antonio senza discendenti, il Marchesato avrebbe 
dovuto passare al secondogenito di lui fratello Giovanni Ludo- 
vico; ma la Marchesa madre, avida di potere, voleva a lui pre- 
ferire il terzogenito Francesco. Questa circostanza fu causa di 
molte lotte, e segnò pur troppo la rovina del Marchesato di Sa- 
luzzo. 

' Alla morte di Michele Antonio, Giovanni Ludovico per ordine 
di sua madre trovavasi detenuto prigione nel castello di Ver- 
zuolo. Molti cittadini di Saluzzo condotti da un Costanzo Signore 
di Valgrana e da Giacomo Folgore di Scalenghe, colà si reca- 
rono e riuscirono a porlo in libertà. Proclamatosi Marchese di 
Saluzzo, Giovanni Ludovico si fece giurare fedeltà dai cittadini, 
e prese possesso del Marchesato. 



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Duodecimo Marchese di Saluto. 

Non appena questi assunse il potere, la madre Margherita 
di Foix si recò subito in Francia a porgere i suoi reclami a quel 
Re, il quale dichiarò Giovanni Ludovico incapace di regnare, e 
giusta i voleri della Marchesa, investì del Marchesato il terzo- 
genito Francesco. Tutto ciò si compiva durante Tanno i52g. 



Decimo ter{o Marchese di Saluto. 

Margherita di Foix, dopo aver ottenuta l'investitura del mar- 
chesato a favore di Francesco, si ritirò nel i532 nei suo castello 
di Castres, dove poco tempo dopo mori, e fu sepolta nella chiesa 
detta Anna Maria di Parigi. 

Francesco intanto nello stesso anno 1 529, mandò tosto a prender 
possesso del Marchesato; ma questo gli venne ricusato; per cui 
dovette poscia prenderne possesso colla forza, presentandosi in 
Saluzzo con molte truppe e dodici cannoni. 

Questo Marchese legato strettamente alla Francia, morì com- 
battendo per essa a Carmagnola nell'anno iSSy senza aver la- 
sciato figli a succedergli. 



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Decimo quarto ed ultimo Marchese di Salu\\o. 

Morendo il Marchese Francesco, il Re di Francia Francesco I 
sospettando che Giovanni Ludovico parteggiasse per Carlo V, lo 
escluse questa volta ancora dal succedere al Marchesato, e ne 
mise in possesso Gabriele ultimo dei quattro figliuoli di Ludo- 
vico IL 

Gabriele non ambiva il Marchesato, era abate di StafFarda e 
vescovo d'Ayra in Guascogna dove se ne viveva contento. Per 
ragione di Stato egli venne obbligato a prender moglie, e sposò 
Maddalena figlia di Claudio d'Anebaud Maresciallo ed Ammira- 
glio di Francia. 

NelPanno 1641 il i5 aprile questo Marchese cedette ai Padri 
Domenicani di Saluzzo l'oratorio di Santa Cristina sui monti tra 
Verzuolo e Pàgno, con obbligo di tenerlo aperto al culto divino. 

Poco pratico della politica e specialmente delParte militare, 
Gabriele fu fatto prigioniero dagli Imperiali e detenuto in Fossano 
nelFanno 1644. Liberato alcun tempo dopo, fece ritorno a Sa- 
luzzo, In quel tempo però, cioè nel 1 647, morì Francesco I Re 
di Francia e vi succedette Enrico IL Questi fece di nuovo arrestare 
il Marchese Gabriele e tradurlo nel castello di Pinerolo; ivi morì 
neiranno 1548 nelfetà d'anni 47, in sospettò d'essere stato av- 
velenato. Non lasciò discendenza. 

o il Marchese Gabriele, restava ancora in vita il fratello 
ni Ludovico, stato già per due volte privato del Marche- 
)^uesti coU'opera di Carlo V fu mandato rimettersi in detto 
satò nell'anno i552-, ma per le sofferte persecuzioni, e per 



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23 

la burrascosa politica di quei tempi, in meno di un anno si ritirò, 
e si recò in Asti a fare vita privata; la Francia intanto si mise 
in possesso del Marchesato. 

Seguiva poscia nel ibSg un trattato di pace, nel quale non era 
neppure stato chiamato il Marchese Ludovico, e questi a sugge- 
rimento di molti Gentiluomini del Marchesato, si recò nell'anno 
i562 da Carlo IX Re di Francia a porgere i suoi reclami-, ma 
nulla ottenne, fuorché una Badia ed il Contado di Beaufort in 
Angiò, mediante rinunzia che dovette fare al detto Re di tutte 
le sue ragioni al possesso del Marchesato di Saluzzo. Ritiratosi 
poscia in detto luogo di Beaufort, ivi morì nell'anno i663 in età 
d'anni 67. Così ebbe fine la sovranità dei Marchesi di Saluzzo, 
che per cinque secoli si mantenne sempre rispettata, temuta ed 
indipendente. 

Colla morte del Marchese Giovanni Ludovico essendosi estinta 
la linea di primogenitura, il Marchesato avrebbe dovuto passare 
alla linea di secondogenitura che ebbe origine da Azzone Conte 
di Paesana e Castellar figliuolo terzogenito di Tommaso IL 

In detto anno i663 era consignore di Castellar Giovanni Mi- 
chele di Saluzzo. Questi supplicò tosto il Re di Francia affinchè 
gli volesse dare rinvestitura del Marchesato che a lui spettava, 
ma le sue preghiere non vennero accolte. Allora vedendo egli 
conculcato dalla Francia questo suo buon diritto, fece un atto di 
formale protesta, rogato dal notaio Giacomo Bruna il 3 luglio 1 564 
nel castello di Castellar. 

Dopo la morte del Marchese Gabriele, il Marchesato di Saluzzo 
passò a quattro successivi Re di Francia, Enrico II, Francesco II, 
Carlo IX ed Enrico III; quando, conquistato dal Duca di Savoia 
Carlo Emanuele I, vi seguì nel gennaio 1601 il Trattato di Lione, 
in virtù del quale, dopo tante sofferte vicissitudini, i Saluzzesi 
ebbero la consolazione di passare stabilmente sotto il paterno e 
glorioso dominio dell'Augusta Reale Casa di Savoia. 






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Parte Seconda 



ORIGINE E GENEALOGIA 

dei Conti Saluzzo di Paesana e Castellar 



ALLA sovraesposta genealogia dei Marchesi di 
Saluzzo, e da alcuni fatti nel presente accen- 
nati, il lettore ha potuto riconoscere, che 
estinta la linea di primogenitura, il Marche- 
sato avrebbe dovuto passare ai Conti Saluzzo 
dì Paesana e Castellar discendenti da Azzone figlio terzogenito 
del Marchese Tommaso II, essendo il secondogenito morto senza 
prole. 

E per seguire il mio racconto io non avrei che a ripigliare la 
genealogia da Azzone, primo stipite della famiglia dei Conti di 
Paesana e Castellar; ma considerando che fra i figli di Tom- 
maso II eravi il quartogenito per nome Eustachio, dal quale ven- 
nero i signori di Monterosso e di Monesiglio, e che dai discendenti 
di Tommaso III vennero pure i Conti della Manta e di Castel- 
delfino, i quali tutti in varia guisa si segnalarono pure nelPeser- 



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cizio di opere di carità e di religione a vantaggio della città di 
Saluzzo e del comune di Castellar, al punto in cui mi trovo nella 
presente narrazione, cioè alForigine di queste famiglie, mi credo 
in dovere di fare una digressione , sospendendo la genealogia 
dei Conti di Paesana e Castellar per accennare almeno le prin- 
cipali opere di pietà e di carità compiute da questi altri generosi 
Benefattori. 



Uno dei primi di questi insigni benefattori fu PAbate Fran- 
cesco Agostino Saluzzo di Monterosso Canonico della Cattedrale. 
Questo venerando sacerdote con suo testamento segreto delli 8 
maggio 1725, aperto con atto 25 novembre 1727, rogato Solaro, 
instituiva in suo erede universale un Seminario di chierici da 
erigersi colla denominazione di Seminario Saluzzo. Con atto 10 
settembre 1728 rogato Reggio si fece la divisione di questa ingente 
eredità con altri interessati, e con successivo atto 3 ottobre 1732 
venne eretto il predetto Seminario. Il pio benefattore dispose 
che in esso si ammettessero otto giovani a posto gratuito , dei 
quali sei di nomina del Capitolo di questa Cattedrale e due 
di nomina del primogenito della famiglia dei Conti di Mon- 
terosso. 

In questa eredità caddero, in tutta proprietà del Seminario, il 
palazzo in fondo della salita al castello, dove ebbe sede il Semi- 
nario, due. corpi di cascina e varii altri appezzamenti di terreni 
in territorio di Saluzzo, non che alcune case nel concentrico 
della città stessa. 

Un'altra insigne benefattrice si ha di questa famiglia, cioè la 
Contessa Vittoria Teresa Saluzzo di Monterosso vedova Maflfei, 
la quale, con suo testamento delli 18 ottobre 1795, legò all'Ospe- 
dale di Saluzzo lire cinquemila. La stessa pia benefattrice aveva 
onato all'Ospedale stesso il 22 luglio 1787 la somma di 
luemila. 



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27 

L'unico discendente ed erede di questa illustre famiglia è il 
Conte Commendatóre Cesare Saluzzo di Monterosso, il quale ha 
sempre conservato la sua residenza in Saluzzo. 

Il Conte Cesare di Monterosso, altamente stimato dai suoi con- 
cittadini pel suo ingegno e per l'amore alle libere instituzioni, fu 
per tre volte eletto Deputato al Parlamento Nazionale dal Col- 
legio elettorale di Saluzzo; per due volte nominato Sindaco della 
Città stessa, e da lunghissimi anni copre la carica di Consigliere 
Provinciale del Mandamento di Valgrana. 



La munificenza della famiglia dei Conti Saluzzo di Monterosso 
venne imitata da un'altra famiglia altrettanto pietosa e benefica, 
ed è quella dei Conti Saluzzo della Manta. 

Con R. Patenti delli 5 aprile 1767 il Conte D. B/enedetto Sa- 
luzzo della Manta, Cav. del Supremo Ordine della SS. Annun- 
ziata, e Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurilio e Lazzaro, 
Generale di Cavalleria e Governatore della città e provincia di 
Saluzzo, ottenne la permissione di stabilire e fondare un'Opera 
pia laicale per le povere orfane di questa città. 

Con atto poi del r agosto 1767 lo stesso Conte addivenne alla 
fondazione di detta Opera delle Orfane ed eresse nella medesima 
tre posti gratuiti, due dei quali per due figlie native di Manta ed 
uno per una figlia nativa di Brondello, assegnando a questo effetto 
un capitale di lire ventimila. 

Con atto delli 27 gennaio 1758 lo stesso Conte fece acquisto 
dal Capitolo della Cattedrale, quale amministratore dell'Opera 
pia della Beata Vergine della Neve, di una casa posta nel re- 
cinto di questa città lungo la via ora detta delle Scuole, mediante 
il prezzo di lire 7265, per essere destinata a sede del detto Orfa- 
notrofio femminile, come lo fu infatti, fino a che colla soppres- 
sione del Monastero dell'Annunziata, venne trasferto in questa 
ultima casa, dove presentemente si trova. 



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28 

Lo slesso spirito di carità ond'era animato il Conte Benedetto 
Saluzzo della Manta verso le povere figlie orfane di questa città 
si trasfuse nel suo nipote il Conte Francesco Giovenale Saluzzo 
della Manta, il quale con testamento segreto 2 marzo 1769, 
aperto con atto 17 maggio 1773, istituì erede universale la stessa 
Opera delle Orfane stata fondata dal predetto suo zio. In questa 
eredità caddero alcune cascine in territorio di Cervignasco che 
rOpera pia possiede tuttora. 

Viene in seguito una illustre donna della stessa famiglia, la 
quale volle concorrere ad un' altra opera di beneficenza, che è 
quella del Monte di Pietà di Saluzzo, ed al sovvenimento delle 
persone povere vergognose. È questa la Contessa Genovieffa Sa- 
luzzo della Manta, la quale con suo testamento delti 14 maggio 
1 784 instituiva in suo erede universale il predetto Monte di Pietà, 
Col carico di corrispondere ogni anno al Vescovo della diocesi la 
somma di lire 1100 per essere distribuite in elemosine segrete. 
L'eredità di questa nobile donna ammontò alla somma netta di 
lire ottantamila circa. 

E finalmente un altro di questa illustre famiglia, cioè il Conte 
Ignazio Saluzzo della Manta, pensò pure ai poveri infermi di Sa- 
luzzo, e con suo testamento delli 26 aprile 1768 legò all'Ospe- 
dale di Saluzzo un capitale di lire 25o ed una rendita perpetua 
di annue lire 35o. 



Venendo ora alla famiglia dei Conti Saluzzo di Casteldelfino, 
fu anche questa assai benefica verso i poveri e verso le Chiese. 
Il Conte Tommaso Alberto Saluzzo di Casteldelfino del fu Carlo 
Maria, con suo testamento delli 21 febbraio 1751 rogato Isasca, 
ha legato alPOspedale di Saluzzo lire seimila per la fondazione 
di un letto a favore di un malato affetto da malattia curabile. 
Alla Confraternita della SS. Trinità lire duecento per uria volta 
tanto, oltre a lire tremila per la celebrazione in perpetuo di fun- 




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29 

zioni religiose. Alla Chiesa parrocchiale di Castellar lire duemila 
e duecento per l'acquisto di una lampada e per mantenerla co- 
stantemente accesa all'altare maggiore di quella Parrocchia dedi- 
cato a M. V. Santissima, non che per la celebrazione di una 
Messa ebdomadaria; oltre a varii altri legati di minor conto a 
Società religiose esistenti in Saluzzo. 

Inoltre la Contessa Giuseppina Saluzzo di Casteldelfino , 
con suo testamento 25 febbraio i855 rogato Turvano, legava 
ancora alla suddetta Confraternita della SS. Trinità un capitale 
che venne convertito nell'acquisto di lire gS di rendita sullo Stato 
per la celebrazione in detta Chiesa delle quarant'orc in ogni anno. 



E finalmente la famiglia dei Conti Saluzzo di Monesiglio ha 
anch'essa fatto alcune largizioni, benché di minore importanza, 
all'Ospedale di Saluzzo ed alla Chiesa di San Bernardino della 
città stessa. 

Queste tre ultime famiglie dei Conti Saluzzo della Manta, di 
Casteldelfino e di Monesiglio sonosi estinte. 



Reso come avanti un doveroso tributo di omaggio ai predetti 
generosi e munifici personaggi discendenti pure dai Marchesi di 
Saluzzo, ripiglio il corso della mia narrazione ritornando ad Az- 
zone figlio terzogenito del Marchese Tommaso Ile suoi discen- 
denti. 




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dei Marchesi di Salu\'{o^ Signore di Paesana e Castellar. 

AzzoNE, od Azo, come Oìolte volte viene chiamato, nacque 
nell'anno i336 da Tommaso II Marchese di Sai uzzo, e Ricciarda 
figliuola di Galeazzo Visconti Principe di Milano. 

Il di lui padre, con testamento delli i5 agosto iSSy, lo 
lasciò erede e Signore di Monasterolo, Castellar, Paesana, San- 
front ed altre terre nella valle del Po. 

Azzone sposò in prime nozze Onofria di Giovanni della Rovere 
Signore di Vinovo, e da questo matrimonio ebbe un unico figlio 
per nome Giovanni. Rimasto vedovo, sposò in seconde nozze 
Maria di Giorgio Del Carreto Marchese di Finale. 

Appena venuto in possesso dì Castellar, Azzone ne ristorò ed 
ingrandì il castello ; indi vendette questo feudo al Conte Amedeo 
di Savoia con Ist. 3 luglio i363. Giova però osservare che il 
giorno successivo lo stesso Conte di Savoia investì di bel nuovo 
TAzzone del castello e delta villa di Castellar in feudo nobile, 
antico e paterno. Dopo d'allora i discendenti d' Azzone ebbero 
sempre l'investitura del detto feudo da chi era in possesso del 
Marchesato. 

Emulando in opere di carità il proprio fratello Marchese Fe- 
derico II, Azzone volle rendere più agevole all'Ospedale di Sa- 
luzzo la confezione e la distribuzione del pane ordinata dal 
predetto suo fratello, con atto 19 dicembre iSyS rogato Lau- 
renti, ed a quell'effetto il 19 aprile 1395 fece donazione al- 
l' Ospedale stesso di una casa con forno situata in fondo 
della salita al castello. Questa casa venne più tardi con- 
cessa in enfiteusi all'Abate Agostino Saluzzo di Monterosso, ed 



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evidentemente fece poi parte del palazzo che fu più tardi sede 
del Seminario di Saluzzo da lui instituito. 

Con atto 27 luglio 1412, Azzone fece un considerevole legato 
ai poveri di Saluzzo e di Paesana. Consisteva questo legato in 
titoli del Banco di San Giorgio di Genova, e dai calcoli del 
nostro Muletti, sembra che rappresentasse una rendita annua di 
oltre a lire mille: e così doveva essere, perchè era destinata a 
vestire di drappo i poveri predetti nella invernale stagione. Per 
le vicissitudini però dei tempi, dì secolo in secolo, questo lascito 
subì sempre gravi perdite, a tal che dopo la ristorazione avve- 
nuta nell'anno 181 5, venne dalla Commissione governativa li- 
quidato con un titolo 'di rendita di lire 16 e cent, io, somma 
che annualmente si percepisce dall'Ospedale di Saluzzo, il quale 
ne sborsa la metà alla Congregazione di carità di Paesana. 

Azzone fece pure una donazione alla Cappella di San Pietro 
martire nella Chiesa di San Domenico (ora San Giovanni) dove 
ordinò di venire poi sepolto, donò al Monastero di Mombracco 
duecento fiorini d'oro, e cessò di vivere nell'anno 1426. 



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di SàluiiOj Signore di Paesana e Castellar. 

Fu investito del feudo da Ludovico II li 7 ottobre 1427. 
Sposò Maria del Carreto e di Savona ed ebbe da questo matri- 
monio tre figli per nome Giorgio, Antonio e Luchino. 

Morto Giovanni nell'anno 1446, vi succedettero a Consignori 
di Castellar i predetti di lui figli, i quali vennero investiti del 
feudo il giorno 22 marzo 1446. 

Giorgio, figlio di Giovanni, sposò Giovanna di Aimone Pios- 
sasco di Scalenghe, lasciò a succedergli quattro figli. Agostino, 




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Ambrogio, Antonio e Manfredo, questi tre ultimi non risulta 
che abbiano lasciato prole, il solo primogenito Agostino fu inve- 
stito del feudo il 6 ottobre 1498', questi sposò una Saluzzo della 
Manta, e morì nell'anno i55o, lasciando a succedergli due figli, 
Baldassarre ed Enrico. 

Enrico morì senza prole, e Baldassarre fu investito del feudo 
li 9 agosto 1 56o, sposò Costanza Saluzzo di Montemale e mori 
in Francia nel i58o, lasciando a succedergli un unico figlio per 
nome Agostino morto senza prole nell'anno 1612. 

Luchino altro figlio di Giovanni sposò Lucia Provana di Cari- 
gnano; mori nell'anno 1485, lasciando a succedergli due figli, 
Giorgio e Goffredo; quest'ultimo non risulta che abbia lasciato 
discendenti; Giorgio invece lasciò due figli, Giovanni Francesco che 
morì senza prole e Luchino morto prete. 

Dal sin qui esposto resta dimostrato che dei tre figli di Giovanni, 
le linee di Giorgio e Luchino sonosi estinte, e che solo si con- 
servò la linea di Antonio. 



HUTorao 

di Saluto Signore di Paesana e Castellar. 

Consignore, di Paesana e Castellar, figlio di Giovanni, nacque 
nell'anno 1414, venne investito del feudo assieme ai suaccennati 
suoi fratelli e sposò Anna di Ugonino Saluzzo Signore di Carde. 

Antonio ed il di lui fratello Giorgio, degni pronipoti di Az- 
zone, beneficarono largamente la Parrocchia di Castellar. 

Le prime nozioni che si hanno di questa Parrocchia salgono 
all'anno 1329, e risulta che essa era dedicata a San Dionigi, e 
che la Chiesa era situata vicino al castello, locchè proverebbe 
che sin d'allora essa godeva già la protezione dei Marchesi di 
Saluzzo. 



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Questi Consignori di Gastellar riflettendo alle poco floride 
condizioni in cui apparentemente si trovava quella Parrocchia, le 
fecero donazione di un podere situato in dietto territorio, e Mon- 
signor Rjomagnano Vescovo di Torino, con sue lettere delli 23 set- 
tembre 1450, riconoscendo la donazione fatta bastante per costi- 
tuire la dotazione di detta Parrocchia, accordava alla famiglia 
dei Donanti a perpetuità il Gips Patronato della Parrocchia stessa. 
Collo stesso Ist. delli 23 settembre 1450 alla cappella di San Dio* 
nigi venne unita quella di S; Ponzo, e sembra che sia stata 
in allora abbandonata quella chiesuola presso il castello, e che 
la sede della Parrocchia medesima sia stata trasportata in 
un'altra chiesuola situata al basso nel centro dell'abitato, dirim- 
petto alla cappella attuale detta di San Giovanni, dove vi stette 
per tre secoli circa. 

Valendosi del diritto di patronato, i predetti due fondatori no- 
minarono per la prima volta al benefizio parrocchiale un monaco 
spagnuolo per nome Stefano de Girones de Burgandis. 

Nel i525 fu pure investito del detto benefizio parrocchiale un 
Manfredo dei Conti Saluzzo di Paesana e Castellar. 

Antonio cessò di vivere nell'anno 1497, e lasciò due figli, 
Giovanni Andrea e Giovanni ; quest'ultimo non ebbe discendenti, 
e gli succedette perciò Giovanni Andrea. 



Giovanili HriDiieM 

\ . (ii Salario Signore di Paesana e Ca^Ullar. 

Nacque Giovanni Andrea nell'anno 1464, sposò in prime nozze 
Caterii^^ di Domenico Coccast^llo di Montiglio; e fu investito 
deljJeijKlo |i 20 maggio 1498, Rimasto vedovo, sposò il 9 gen- 
naio i5o2 Margherita figliuola de} Marchese di Saluzzo Lu^ 
dovico II. 



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Giovanni Andrea fu Consigliere e Maggiordomo del Marchese 
Ludovico II, al quale rese distinti servizi. Egli lasciò un prezioso 
manoscritto, redatto con una sincerità meravigliosa, nel quale 
sono narrate tutte le cose più importanti che succedevano allora 
nel Marchesato. Questo manoscritto è ritenuto dalla fanfiiglia dei 
Conti Saluzzo di Paesana. 

Il Conte Giovanni Aildrea fu un ottimo personaggio : egli come 
Signore di Paesana, benché costretto a prender parte alla inqui- 
sizione promossa dalla Marchesa Margherita de Foix contro gli 
eretici del Marchesato nella valle del Po, fu sempre verso di 
loro assai mite, ed appena lo potè, cioè verso il fine del- 
l'anno i5i4, venne coi medesimi ad un accomodamento, in di- 
pendenza del quale essi furono lasciati in pace. 

Morì Giovanni Andrea circa Tanno i555 e gli succedettero due 
figli : Giovanni Gerolamo morto senza prole, e Giovanni Michele, 
nati dal secondo matrimonio. 



di Salu:{io Signore di Paesana e Castellar. 

Nacque Giovanni Michele li ii agosto i5i6, sposò Anna di 
Filiberto Solaro Conte di Villanuova e fu investito del feudo li 
3o luglio 1564. 

Questo Conte Giovanni Michele è quegli che per ultimo so- 
stenne ancora i suoi diritti al Marchesato di Saluzzo in faccia 
al Re di Francia, come se n'è fatto cenno nella prima parte del 
presente, parlando del Marchese Gabriele. 

Dopo Giovanni Michele, si ha un periodo di oltre ad un secolo 
durante il quale non evvi più a registrare alcun atto di pietà e di 
beneficenza compiuto da questa famiglia ; ma ciò non deve recare 
meraviglia se si considera quanto erano burrascosi i tempi di 






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allora, e per nulla ptopizi all' esercizio di opere di carità e di 
religione. Non faccio perciò altro che continuare la genealogia 
della famiglia. 

Giovanni Michele morì nell'anno i58i, lasciando due figli, 
Giovan Andrea morto senza prole e Giovan Giacomo. 



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di Salui\o Signore di Paesana e Castellar. 

Venne investito del feudo nell'anno i582. Sposò Anna di 
Baldassarre Saluzzo di Castellar, sua cugina, morì giovanissimo 
nell'anno 1606, lasciando a succedergli quest'unico suo figlio 

di Saln\:{p Signore di Paesana e Castellar. 

Ottenne r investitura del feudo li 24 novembre 1606. Sposò 
Lucrezfa Della Chiesa di Cervignasco, morì nell'anno 1657, la- 
sciando tre figli, Nicolino morto senza prole, Giovanni Andrea 
prete e Giovan Giacomo. 

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di Saluto Signore di Paesana e Castellar. 

Giovan Giacomo figlio di Carlo venne investito del feudo li 
IO dicembre i658. Sposò Maria Caterina dei Marchesi di Me- 




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36 

iassà e Conti di Ricaldòne, dalla quale ebbe tre figli, Carlo 
Maria primogenito, Giovanni Michele religióso, e Giacomo morto 
celibe, e morì nell'anno 1659. Lasciò a succedergli il figlio 
Carlo Maria. 



di Saluto Conte di Paesana e Castellar. 

Figlio di Giovan Giacomo sposò nell'anno i665 Ludovica di 
Chiaffredo Vacca Conte di Piozzo, ottenne l'investitura il 20 set- 
tembre 1670, e morì il 1° gennaio 171 5. Lasciò due figli, il 
primogenito Baldassarre, ed il secondogenito Tommaso Adal- 
berto o Alberto dal quale vennero Azzone Conte di Casteldelfino, 
Francesco Giacinto, oltre a due ahri figli. Amato morto senza 
prole, e Chiaffredo prete, ed a tre figlie. 

Il Conte Carlo Maria fu uomo dotato, di non comune ingegno 
e moho studioso. Egli si propose di raccogliere notizie storiche, 
genealogiche ed araldiche dei Marchesi di Saluzzoe dei loro suc- 
cessori; e quanto all'araldica, estese anche quei suoi sludii alle 
principali famiglie del Piemonte ed alle famiglie dei regnanti di 
tutti gli Stati d'Italia e dei principali d'Europa: Queste memorie 
le raccolse in un grosso volume manoscritto in carattere fittis- 
simo, attorno al quale ha indubbiamente lavorato per molti anni ; 
questo prezioso volume è in possesso del Marchese Federico di 
Saluzzo. 

Carlo Maria fu anche uomo d'insigne pietà, e lo si argomenta 
dai commentì che fa ai fatti da lui riportati, tutti improntati a 
considerazioni filosofiche, morali e religiose. 

Ùalla gentilezza del' signor Barone Manuel di San Giovanni 

3resi ancora che il Conte Carlo Maria applicavasi anche alla 



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industria serica, constando da un Istn** del 5 dicembre i683 
della Società fatta colli fratelli Calzta per la costruzione fn Sa- 
luzzo di un edifizio filatore da seta. Da questlst.^ consta appunto 
giver egli già assunto il titolo di Conte. 



di Saluto Conte di Paesana e Castellar. 

Il Conte Baldassarre Senatore, figlio primogenito di Carlo 
Maria Conte di Castellar, Paesana, ecc., sposò nell'anno 1697 
Costanza Camilla di Alfonso Arborio di Gattinara, ed ottenne la 
investitura li 12 settembre 1712V 

Il Conte Baldassarre ed il suo fratello Tommaso Alberto Consi- 
gnore di Castellar per divozione alla Vergine Maria sotto il titolo 
della Immacolata Concezione, nell'anno lyrS fecero costrurre un 
pilone a questa dedicato, a pochi passi di distanza ed in pro- 
spetto air attuale Chiesa parrocchiale di Castellar che venne poi 
costrutta poco dopo. 

Il Conte Baldassarre intanto riconosceva, che per la sua ve- 
tustà la chiesuola parrocchiale d'allora era divenuta indecente, e 
che era anche troppo angusta, e d'accordo col predetto suo fratello, 
ricorse al Consiglio comunale di Castellar nell'anno 1722 propo- 
nendogli di- traslocare la sede della (chiesa parrocchiale, ed of- 
frendosi disposto a donare il sito, ^d a farne costrurre a tutte 
suQ spese un'altra più sontuosa nelle vicinanze del suddetto pi- 
lone, con rasa attigua ad uso di abitazione del Parroco. 

Con questo trasloco la Parrocchia veniva ad essere un po' di- 
stante dall'abitato, e quantunque la proposta del signor Conte 
fosse molto generosa, tuttavia per siffatto motivo, il Consiglio 
comunale non .si credette autorizzato a deliberare, e convocò in 






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assemblea generale i ' capi di casa, i quali tutti, assieme ai 
Membri del Consiglio accettarono con sensi di riconoscenza la 
offerta del Conte Baldassarre ed approvarono il trasloco. 

Fra le condizioni per Ja costruzione della nuova Chiesa, eravi 
pur quella che questa dovesse venire dedicata alla Beata Ver- 
gine dell' Immacolata, e che il suaccennato pilone si dovesse 
trasportare, ed avesse a servire di ancona per l'altare maggiore 
della Chiesa stessa. Siccome l'immagine della Beata Vergine di- 
pinta su quel pilone aveva già incontrato molta venerazione, 
quella condizione fu pure accettata. 

L'apposizione della prima pietra fondamentale della nuova 
Chiesa fu fatta dal canonico Derossi per delegazione del Vescovo 
di Saluzzo. 

Dopo tre anni, cioè nell'anno 1726, quella Chiesa essendo già 
terminala, veniva benedetta ed aperta alla celebrazione dei divini 
uffizi. 

Morì Baldassarre nell'anno 1736, lasciando quest'unico suo figlio 
oltre a tre figlie. 



di Saluto Conte di Paesana e Castellar. 

Morto il Senatore Conte Baldassarre, vi succedette il figlio per 
nome Carlo Tommaso, il quale nell'anno 1719, vivente ancora 
il padre, aveva sposata Marta Maria di Cesare Alberico Bal- 
biano di Viale. Egli ottenne l'investitura il 2 novembre 1737. 

Il Conte Carlo Tommaso, con suo test** delli 27 agosto 1768 
rogato Parrocchia, legò all'Ospedale di Saluzzo lire mille per una 
volta tanto, pregando l'amministrazione a voler anche soccorrere 
un povero di Castellar, quando accidentalmente venisse a trovarsi 



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a Saluzzo.Legò inoltre alla Parrocchia di .Castellar un capitale 
per funzioni religiose. 

Carlo Tommaso fu padre dì tre figll> Cesare Fedierico, Giovan 
Maria e Luigi, non che di sei figlie. Gli successe il primogenito 



di Saluto Conte di Paesana e Castellar. 

Cesare Federico nel lySS sposò Teresa Nicola Fallettl di Poca- 
paglìa figlia di Domenico Amedeo. Ebbe numerosa prole, cioè un* 
dici figli, Carlo Ignazio, Angelo, Michele, Paolo, Carlo, Gaspare, 
Lino, Giuseppe, Alessandro, Luigi e Pancrazio, non che due 
figlie. Maria Teresa che fu sposa al Conte Bianco di San Se- 
condo, e Gabriella sposa al Conte Brucco di Sordevolo. 

Lasciò a succedergli il figlio primogenito 



di Salti:{\o Conte di Paesana e Castellar. 



Nato nel 1764, sposò in prime nozze li 11 gennaio 1776 
Costanza di Giuseppe Angelo Piòssasco di Scalehghe e Bardes- 
sono, le da questo matrimonio ebbe. quattro figli tutti morti in 
tenera età \ ed in seconde nozze sposò Gabriella di Lorenzo 
Maria Bianco di Barbania, 

Da /quest'ultimo matrimonio nacquero due figli, il primogenito 
per nome Alessandro nejl'anno 1802, il secondogenito per nome 



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Luigi nelPanno i8o3. Nacquero pure due altri figli, Carlo Giuseppe 
morto celibe in età giovanile, e Lorenzo niorto sin dairinfanzia. 
Decedette il Conte Carlo Ignazio nell'anno 1 809 e gli successe 
il figlio pripnogenito 



di Salu^io Conte di Paesana e Castellar. 

Il Conte Alessandro sposò in prin)e nozze Luigia Piossasco 
d'Ajrasca, la quale cessò di vivere il 23 novembre i833, e da 
questo matrimonio ebbe quattro figli e due figlie. Ad eccezione 
del primogenito, per nome Federico, tuttora vivente, gli altri 
cinque, Manfredo, Amedeo, Teresa, Felicita e Maria, morirono 
tutti in tenerissima età. 

In seconde nozze sposò Emilia dei Conti Cromo di Ternengo, 
e da questo matrimonio ebbe un figlio per nome Carlo ed una 
figlia per nome Maria, oltre ad un altro figlio per nome Ales- 
sandro morto in tenerissima età. 

Siccome gli atti di pietà e di religione compiuti dal Conte 
Alessandro hanno relazione colla successione del di lui fratello 
il Cav. Luigi a lui premorto, il lettore mi permetterà che di 
questi io prima lo trattenga. 

Il Cav. Luigi Saluzzo di Paesana p, Castellar ereditò dal padre, 
fra mohi ahri beni, il castello coir annesso teni mento di Ca- 
stellar dove egli fissò la sua abituale diAiora. 

II medésimo passò la sua vita nelPeserciziodi opere di .pietà 
e di reDgióne^ è mori celibe il 4 gennaio 1854, Coa suo testa- 
mento delli 2 gennaio 1854 aperto li ì3 dello stesso mese con 
atti^cogati Pòveri, egli coronò Topéra benefica deir intiera sua 
vita coi seguenti legati, che chiamare si possono vere munificenze. 



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Legò in perpetuo ai poveri delle due Parrocchie della città di 
Saluzzo lire 600 annue che sono distribuite dall'Ospedale della 
città stessa. 

Al Comune di Castellar per T instituzione di una scuola 
femminile lire cinquecento annue. La nomina della maestra 
spetta agli eredi e discendenti, e mancando questi, al Vescovo 
della Diocesi. 

Ai due Beneficiati di S. Bernardo di Saluzzo, in aumento alla 
dote dei loro Benefizi, lire 200 annue. 

A Monsignor Vescovo per la manutenzione dei fratelli della 
Dottrina Cristiana, finché questi resteranno air insegnamento in 
Saluzzo, oppure siano per ritornarvi, lire mille annue. 

Alla Parrocchia di Castellar lire cento annue da impiegarsi 
per gli esercizi spirituali da darsi ogni tre o quattro anni. 

Alla Chiesa della Consolata di Saluzzo, per la manutenzione 
del Cappellano, lire 400 annue, con facoltà a Monsignor Ve- 
scovo di assegnarle al Parroco della nuova Parrocchia che venisse 
ad erigersi in quelle vicinanze. 

Al Cappellano di Praguglielmo (Paesana) in aumento del suo 
onorario lire cento annue. 

E per ultimo i seguenti legati per una volta tanto: 

A Monsignor Vescovo di Saluzzo per un uso confidenziale lire 
duemila. 

All'Asilo Infantile di Saluzzo lire 260. 

Al Parroco di Castellar pei poveri infermi lire 100. 

Alla B. V. delle Grazie nella Chiesa dei Cappuccini di Saluzzo 
lire 100. 

Chiamava finalmente a suo erede universale il di lui fratello 
Conte Alessandro. 

Fra i legati suaccennati v'era quello di grande importanza pel 
Comune di Castellar, per Tinstituzione, cioè, in esso della scuola 
femminile. 

Quel Consiglio Comunale, mentre esternava al prefato Conte 

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Alessandro i sensi della sua riconoscenza pel ricevuto lascito, gli 
esponeva, con grande suo rammarico, come il Comune non 
fosse in grado di rimborsargli le lire mille cui ammontava la 
tassa di successione, e far fronte ad un tempo a tutte le altre spese 
necessarie all'impianto della scuola, circostanze queste che avreb- 
bero cagionato un notevole ritardo nell'apertura della scuola stessa. 

Il Conte Alessandro, degno emulo del fratello, rinunziava al 
rimborso di quella tassa di successione, dichiara vasi inoltre di- 
sposto a corrispondere al Comune l'interesse del legato dal giorno 
successivo al decesso del Testatore, e senza pregiudizio dei di- 
ritti che gli competevano, autorizzava anche il Consiglio Co- 
munale a proporgli per la nomina una maestra che fosse stata 
di suo gradimento. 

Riconoscente per tutte le anzidette concessioni, il Consiglio 
Comunale di Castellar, in sua seduta delli 21 agosto 1854, de- 
cretava un pubblico attestato di gratitudine alla famiglia dei Conti 
di Paesana colla erezione di una lapide avente la inscrizione che 
segue, quale lapide trovasi affissa all'esterno della casa comunale. 

LUIGI SALUZZO 

DEI CONTI DI PAESANA E CASTELLAR 

BENEFICO MUNIFICO 

PER INDOLE DI CASATO E PER AFFETTO 

PROVVEDEVA IN PERPETUO 

all'istruzione femminile di CASTELLAR 

IL FRATELLO ALESSANDRO EREDE 

VANTAGGIAVA UN TANTO BENEFIZIO 

IL MUNICIPIO RICONOSCENTE 

POSE QUESTA LAPIDE 

PER SEGNALARE l' OPERA PIETOSA 

ALLA BENEDIZIONE DEI POSTERI 

1854 

>co tempo dopo il figlio primogenito di Alessandro Conte 
;rìco sposava la Contessina Aurelia Cacherano di Bricherasio. 



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Per rottima relazione che passava tra la famiglia patrizia e la 
Comunale Amministrazione di Castellar, il Conte Alessandro le 
partecipava questo fausto avvenimento, ed il 7 agosto 1867, 
giorno fissato per l'ingresso degli Augusti Sposi nel Comune, 
vennero questi ricevuti alla porta dell'abitato, convenientemente 
addobbata con iscrizione analoga, dalla rappresentanza del Co- 
mune e dalla popolazione festante. 

Il Conte Alessandro morì il 2 aprile 1872 lasciando a succe- 
dergli i suaccennati due figli e la figlia, non che la degnissima 
di lui Consorte tuttora vivente. 

Il Conte Carlo sposò Emilia Ollivero dei Conti Bruco di 
Sordevolo, dalla quale non ebbe prole, e mori il 3i agosto 1878, 
lasciando erede delle sue sostanze la propria consorte. Questa non 
sopravvisse neppure molto al marito, e decedette il 27 maggio 1880. 
Questa nobil donna, seguendo T esempio degli antenati di suo 
marito, con suo testamento olografo depositato presso il notaio 
Gaspare Cassinis di Torino, legò all'Ospedale di Saluzzo la 
egregia somma di lire quindicimila. 

Al Conte Alessandro succedette il precitato suo figlio primo- 
genito per nome Federico nato il 25 agosto 1827. 



Conte di Paesana e Castellar novello Marchese di Saluto. 



Nella divisione del patrimonio paterno gli venne assegnato 
il tenimento di Castellar, e questi, non appena entratone in pos- 
sesso, per dimostrare il suo affetto alla popolazione dì detto 
luogo, fissò ivi la sua residenza, e vi trasferì anche il suo domi- 
cilio politico. 



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Al Conte Federico ed alla degnissima di lui Consorte era data 
la fortuna di vedere realizzato un desiderio di più secoli, quello 
cioè, di poter riassumere il titolo di: dei Marchesi di Saluzzo. 
La famiglia dei Conti di Paesana e Castellar, gelosa delle antiche 
sue glorie, mantenne sempre alto ed onorato il nome del suo 
Casato ; infatti, molti di essa famiglia sì distinsero nelle scienze 
e nella carriera delle armi; altri nell'esercizio di opere emi- 
nenti di carità e di religione; tutti poi si distinsero nell'amore 
alla nostra cara patria, e nella fedekà agli amatissimi nostri 
Sovrani, che seppero renderla unita ed indipendente. 

Gli anzidetti meriti di questa famiglia non potevano venire 
ignorati da S. M. il Re Umberto I, il quale volle di motu pro- 
prio autorizzare il nostro Conte Federico a riassumere il titolo 
di Marchese di Saluzzo trasmessibile ai suoi discendenti. 

Ecco il tenore del relativo Decretò: 



UMBERTO I 

PER GRAZIA DI DIO E VOLONTÀ DELLA NAZIONE 

RE D'ITALIA 



Veduto l'articolo 79 dello Statuto fondamentale del Regno, 

Di nostro moiu proprio 

Abbiamo conceduto e concediamo 

Al Conte Federico Saluzzo di Paesana del fu Alessandro nato e 
residente in Torino, la facoltà di riassumere il titolo di Marchese 
già posseduto dai suoi maggiori con la qualificazione di « dei Mar- 
chesi di Saluzzo » trasmissibile ai suoi discendenti maschi da maschi 
in linea e per ordine di primogenitura in infinito. 

Il nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dello Interno 



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è incaricalo deiresecuzione di questo Decreto, che sarà registrato 
alla Corte dei Conti, trascritto sui Registri deirArchivio Generale del 
Regno e veduto dalla Consulta Araldica. 



Dato in Roma addi 31 luglio 1879. 

firmato: UMBERTO 

controfirmato: T. Villa. 

Registrato alla Corte dei Conti, addi 5 settembre 1879, Voi. 543, 
Dti Personali a carte 137. 

firmato: G. Crodara Visconti. 

Trascritto al Registro Araldico presso la Sovraintendenza degli Ar- 
chivi di Stato a carte 37 e ritenuto T esemplare dello stemma. 

Roma, li IO ottobre 1879. 



// Sovraintendenle : fio : E. De Paoli. 



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UMBERTO I 

PER GRAZIA DI DIO E VOLONTÀ DELLA NAZIONE 

RE D'ITALIA 



Ci piacque con Decreto di motu proprio del 31 luglio scorso, con- 
cedere al Conte Federico Saluzzo di Paesana la facoltà di riassumere 
il titolo trasmissibile di Marchese, già posseduto dai suoi maggiori 
con la qualificazione di « dei Marchesi di Saluzzo ». Ed essendo 
stato questo Nostro Decreto trascritto, come avevamo ordinato, nei 
Registri della Corte dei Conti, della Consulta Araldica e dello Ar- 
chivio Generale del Regno, Vogliamo ora spedire solenne documento 
della Nostra Greizia al Concessionario. Perciò, in virtù della Nostra 
Autorità Reale e Costituzionale, dichiariamo spettare al Conte Fe- 
derico Saluzzo di Paesana, del fu Alessandro, nato e residente in 
Torino, il titolo e la dignità di Marchese con la qualificazione di 
« dei Marchesi di Saluzzo ». Trasmissibile ai suoi discendenti maschi 
da maschi in linea e per ordine di primogenitura in infinito. Dichia- 
riamo inoltre che il predetto Marchese ha facoltà di usare per arma 
gentilizia lo stemma miniato nel foglio qui annesso, che è « d'argento 
« al campo d'azzurro; col cimiero di un'aquila di nero coronata 
« d'oro col motto NOCH scritto a lettere maiuscole romane di nero 
« su di una lista bianca svolazzante in fascia posta sotto la punta 
« dello scudo ». Esso scudo sarà cimato d'elmo, sormontato da co- 
rona marchionale, ornato di burletto e svolazzi d'argento, d'azzurro 
e di nero quanto al concessionario ed ai suoi successori nel titolo; 
sarà cimato d'elmo sormontato da corona di Nobile cogli ornamenti 
suddetti, quanto agli altri discendenti maschi di lui; o sormontato 
da corona di nobile, omessi gli ornamenti, quanto alle femmine, le 
quali porranno l'arma entro uno scudo assestato da due rami di 



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palma al naturale decussati sotto la punta dello scudo medesimo. — 
Ordiniamo poi alle Nostre Corti di Giustizia, ai Nostri Tribunali ed 
a tutte le Podestà Civili e Militari di riconoscere e mantenere al 
Marchese di Saluzzo ed ai suoi discendenti diretti i diritti specificati 
in queste Nostre Lettere Patenti, le quali saranno sigillate col Nostro 
Sigillo Reale, segnate da Noi, dal Nostro Ministro Segretario di 
Stato per gli Affari deirinterno e vedute dalla Consulta Araldica. 

Date in Varese addi sei del mese di settembre dell* anno mille 
ottocento settantanove, secondo del Nostro Regno. 



UMBERTO 

T. Villa. 
L. S. 

Vedute e trascritte nei Registri della Consulta Araldica oggi dieci 
settembre mille ottocento settantanove. 



Per il Cancelliere della Consulta Araldica 
firmato : Bentivegna. 



A questo punto io dovrei far menzione degli atti di pietà e di 
religione che continuamente compiono i nostri novelli Marchesi ; 
ma la loro modestia non mi permette di farlo ; non voglio però 
tacere del vivo interesse che prendono per Tistruzione, provve- 
dendo anche neirinvernale stagione per la custodia di bambini 
di Castellar, in mancanza di apposito asilo infantile locale. 

Intanto egli è per me consolante il constatare, che fortunata- 
mente non andrà perduto l'esempio di così belle virtù, poiché i 



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nostri novelli Marchesi hanno già famiglia, la quale lascia di sé 
le più belle speranze. 

Questa si compone di due figli' e di due^ figlie, il primogenito 
Marco Aurelio, nato li 9 aprile 1866, ed il secondogenito Lu- 
dovico, nato li 4 novembre iSyS; le figlie, giovanissime pur 
esse, chiamansi Luigia e Carmine. 

Egli è superfluo il parlare della squisita educazione che fu 
data a questa famiglia, e degli studii ai quali venne essa di 
buon'ora applicata; dirò piuttosto, quanto ai figli, che essi spie- 
gano un ingegno eletto. Infatti, Marco Aurelio, il quale ha ap- 
pena testé compiuta Tetà di diciannove anni, termina già pre- 
sentemente il corso dell'Accademia Militare, e fra pochi giorni 
indosserà la divisa di ufficiale nelle armi dotte ; e Ludovico attende 
col massimo impegno agli studi ginnasiali. 

Pongo perciò fine a questo mio piccolo lavoro facendo voti che 
la famiglia dei novelli Marchesi di Saluzzo continui a rendersi 
utile alla patria, come è devota al suo Re, ma nello stesso 
tempo non venga mai meno a quegli efsercizi di pietà e di reli- 
gione che cotanto distinsero i suoi Antenati. 



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