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Full text of "I marmi del Doni, academico peregrino"

■;v. .f^'Trw^!<^=iit^^^-)^*:xj>r.-v?,- 



i-i. J'- ^Jy^rr ; W'- 






Digitized by the Internet Archive 

in 2011 with funding from 

Research Library, The Getty Research Institute 



http://www.archive.org/details/imarmideldoniacaOOdoni 




V 

1 V 






IVI 

DEL D .. .. ^, 

A e A D E M 1 e O P E R EGRI IT 0« 



X 



1^ 1 



A/ Mt?;/'' et EcceUente S* Antonio da Feltro Biducìti^ 

ù> 




CON PRIVILEGIO 
JN <T/ I N e G I a per FRANCESCO 
MARCOLINI MDLII, 




'r**^-?f>? .■^-'M)'^*-^'-^' 



AL MAGNIFICO, 

ET NOBILISSIMO, SIGNORE, 
l-L S. ANTONIO DA FELTRO, 



NOSTRO 



D A 
AMICISSIMO* 



Gli Academici Peregrini S* 




Ili^T O G L I o N o^ 'Ecceìlefìte Signore 
'' ,/1i i fiojìrifapenti Maeflri ^ che nonfia 
hpu beila coja ^ che la congregatiofi 
ne di molti buoni ^oj^oli adunati ina 
S ìfieme ^per henepélico^ etvtìleyar^ 
|8| I iicoUrc Vvno dell'altro ^ ^ quefla 
=1 vare chefojh la prima coja che acet^ 
taj^e il M-Orìdo , del viuer tutti ^d huoniim vniti insieme -, ^ 
'^'a quefìa vnionejon uenute a crescere le citò e le Terre miraff 
hili* Poi fecondo Platone furontrouate le repuhliche 3 ^ le 
formiche ne furono inuentrici , ^ le comprefero gli huoniini 
per ucdcrfemprc quegli animili andare di pari ^ trauagliarfi ^ 
equamente prouedere tanto luna quanto Valtra , ^ hauer 
comune ooni cofa*. Veramente'edi e beilo effetto di quefii aniff 
mali che cofparimèteft datino^ s' amino ^etfgouer nino ^ Pian 
'ajìi a Dio chefojk tanta follecitadine ne gli huomini aàim^ 
parar la virtù ^ coìrle è quella ài fi fatti animali in prouedere 
(dia lor vita che forfè pi i otiofi non viuerehhon ddfudor ^ ài 
chi s'affatica^ ne f pafcerebbono gV ignoranti ^con il pane dels: 
la riccheT^i * Dopo la congregatone vennero a principiarfi 
le lettere ^ che il mondo acetto per buone j cofi feguìperla 
Ur-^ coja eoe pacej^e le leggi . Poi fé ne fono aprouate afs: 
fai , ma quefìefuron de le principali et de le più viili necejn 

A a 



4 

Jarie^ ^ projìtteuoU ♦ No/ adunque hahhkmoformata U^rh 
ma y d' vnire molti rari intelletti injìcme , ^ Jeconàariamentc 
trouare il modo da jodisfare al mondo con le lettere ^ ^ con 
leggi che fi ciparteyigano a vna tanta Academia legare gli or^ 
àini , 'cr firingere i fatti pu virtuofi che fien pojìibili di fare 
per noi ♦ Dopo quefloper dare queWhoìiore a fi fatta nobiltà 
fiamo andati ricercando douepof^iamo diflédere i rami del no^ 
firo arbore ^ acciochefiano colti i frutti deU' A cademia da tal 
mano chefia degna dì riceuer fi fatti doni ^ ^ noi riceuernc 
quell^honore dal mondo (per hucminigiudiciofi che bene im^ 
pieghiamo i noflrif udori) che debitamente fi conuìene * Md 
quadotìoi habhiamo coltiuato quefla pianta ^ noi ce ne veggias: 
mo vn'aìtra inan:^ j la quale ha due rami crefciuti in Virtìi , 
fcr in N obliti , In vno v'efcritto VIRT V del Gran sigr.ar 
MARCO (?a FELTRO 3 et nell'altro HO BÌLT A della Si:» 
gnora CAMILLA Jti penna? Onde rimirando i Noflri 
A cademici n mirabil pianta viddero due frutti mirahilijìuìii 
prodotti da quella ♦ 17 vojìro Magnifico nome ^ et quello delf 
la Signora sorella jla S+beatrice^ nonna del S* Gio^. 
Jacopotellegrinoi-Onde ciafcuno di yioiper honorar la vianta 
Diurna^ et i Trutti mirabili yVi porge ilprefente hibro di dots 
ti 'à' ■ familiari ragionamenti 3 confacrandolo al nome Voflro 
degno di queflo ^ ^ d'ogni altro honcre maggiore ajìai tprem 
gandoui che vi fia a cuore V A cademia ogni volta che u'aca* 
dej?e valerui del noflro ojfiiio ^ potere 3 ^ con V offerirci , 
molto alla Signoria voflra ci raccomandiamo ♦ Di Vinegia 
alliXVlldi Settembre M D L 1 I 'N eU' Academia 
Di V» S. 

II F refidente dell* Academia Peregrina^ 



RAGIONAMENTI 

viuerfi , fatti a i Marni di Tioren:^a ^ ^ fcritti di 
Signori Academici Veregrini* 

AL MAGNIFICOj ET NOBILISSIMO 

Signore) il S+ Antonio da F eltro ^ dedicati ^. 





L O SVEGLIATO , 

Academico Peregrino , a i Lettori ♦ 

I L L E volte vfcito che io fon del fon^ 

no j il pili delle notti ^mi fio con lafan^ 

tafia a chimeri:{^r nel letto , nonfolofoa 

praifattimiei , tnafopra quei degli altri 

anchora + N on gth in quella maniera che 

fanno i Vlehei , ne in quella forma che penfan i lettera:^ 

ti 3 ma da Capricciofo ceruello t Deh vdite in che modo ♦ 

Vrima voglio difcojì:irmi con vna digrej^ìone t Quando hus: 

ciano armeggiaua , eifaceua caflelli in aria 3 Quando Vlato:: 

nes'inalheraua poneua monte f opra monte j et quando Ouidio 

fijlillaua il ceruello j eglifchÌ7i:!;dua di nuoià Mondi ^ et formai: 

uà injìno a gli huomini difaj^i, lo che non fono nejìun di que^ 

fli cerucUifaui ^ i?ìtellctti bufi ^ mi lambicco in vn'altro modo 



6 

la memoria 3 eccomi a cafa* lo volo in aria ^ Jopra vna 

CiltH j £/ mi creio cjìer diucntuto vw' Vccellacao granie 

grande , che vsgga con vna fottìi vfu ogìii coja che vi fi fa 

dentro ^ ^fcuopro in vn'hatter d'occhio tutta la coperta dijoa 

pra onde a vn mcdefimo tempo , io veggo ciafcun'huoìno xif 

dona far diuerfi effetti , chi nella fua cafa piange , chi ride ^ chi 

^anorifce ^ chi genera , chi legge ^ chi ferine , chi mangia ^ chi 

vota ♦ V no grida con la famiglia ^ vn' altro fi folai^i, Hc^ 

coti che quello cade per la fame in cafa per terra j £/ quell'aU 

irò per troppo mangiar vomita • O che gran diuerfita veggo 

io in vna fola Citta ^^ a vn tempo me d fino*. Poi ne vo 

d^vna in vn'altra Terra ^ iy trouo habiti dvuerfi , diuerfi ras 

gionamenti ^ EiT variati t Verbi gratia ♦ In Napoli i Sis: 

gnori hanno per vfan:^ di caualcare ^ et pigiare la fera il f rea 

fco celiando quei caldi gli afialtano i. In YLomafiftamioper le 

frefche vigne , £7' per le pofliccie fontane a ricriarfi ♦ A Wia 

negia in pulitijìima Barca ^fe ne vamioper i canali frefchi &r 

per lefalate onde fuori della Citta ^ con mufiche ^ donne (f 

altri piaceri j pigliando aere da fcacciare il caldo che'l ^iono 

eglino hanno prefo , NLafopra tutti gli altri frefchi ^ ^ fopra 

tutti i piaceri mi par vedere che i Fiorentini fé lo piglino maga 

giorej qiieflo e ch'eglino hanno lapia:^ di Santa Liberata^ 

pofia nel m€:^fra il Tempio antico di Marte , Hora San 

Giouanni , ^ il Duomo mirabile moderno , hanno ( d^o ) 

alcune f calce di Marmo ^ ^ Vvltimof calino ha il piano grande^ 

fopra de i quali fi pofa lagiouentìi in quegli eflremi caldi^ eoa 

ciofia chefempre vi tira vn vento frefchijìimo^ et vnafuauifa 

fima Aura ^ ^ per fe^ i candidi Marmi tengano il f refe or dia 

nanamente ♦ Iriora quiui io u'ho di grandifiimi piacea 



7 

rtj ymhe nello fuolù:i7icif'e ycr aere imiiféilmente m'arreco 
almdofcpra di loro i ^ ajcolto er veggio tutti i lor fatti &- 
ragionamenti^ ^ perche fon tutti ingegni eleuati ^ acuti ^ 
fempre hanno mille belle cofe da dire . N ouelle , flratagemi \ 
fauole 3 ragionano d'abattimcnti , di Hiflorie , di burle , di 
fjatte , fattcfi Vvna all'altra le donne , er gli huomini tutte 
cofefuegliate , nobili^ degne ^gentili . Et vi pof^o giurare 
che in tanto tempo che io fletti a vdire le lor Serenate ( per non 
dir giornate ) mai vài parola chenonfofe honeflì\ìima £/ c/s 
uile ^ che mi panie gran cofa in tanta moltitudine di giouentu 
non vdir mai altro che virtuoft ragionamenti* Io vifoaàun^ 
quefapere che queflo mio diletto che io riceuetti , lo participai 
con tutti i noflri A e a demici ^ ^ f^ejìo ne portaua fu le ali 
quaWvno ne più ne manco come fece VA quila Ganimede^ 
ma perche pefauano troppo ^ io gli pofaua in quei nicchi Jr a 
quelle flatue di marmo a comodi luoghi ^ fecondo i Cerchi h 
ragunate^ i mucchi ^ i capannelli ^ perche vdijìeroVintero 
cofi ciafcuno di noi fa render buon coto di tutti i detti^ nouelle, 
cannoni ^ &r d'ogni cofa detta , ^ io per il primo darò prin^ 
àpio a raccontare le hiftorievdite , ^ dopo me Seguiteranno 
tutti gli A cademici che vi fi fon trouati , cofi verremo a muo:^ 
uere i penfuri di quegli altri ^obilifsimi f^iriti Fiorentini di 
quella ÌUuflrijfima hcademia , a dare al mondo gli infiniti bei 
concetti , da poi in qua ragionati , per vtile de begli ingegni , 
.^piacere di tutti gli huomini che fi dilettano di legger cofe 
rare &r mirabili ♦ 



NVNQVAM MELIVS TORQ.VEBIS IMPI05, 




aVAM VIRTVTI ET GLORIAE SERVIENDO. 



RAG IONA MBNTO^ 
PRIMO, 



MIGLIOR OVIDOTTI, ET SALVESTRO 
DEL BERRETTA» 



^^^gl O I flarefle meglio di Gennaio al fuoco Mefa 
^^pr Sdueftro ^ che di Luglio fu i Marmi 3 per^ 
'g^^ che (otcflo hemtto-n tinto ingrana^che voi por:» 

tate ( chefag^fodrato )f conuien più con il 

Verno , che non fi confa con la State ♦ 
S, Et tufiarefii meglio con Y« cektone in capo di (juefio tempo,che m coteh 
capj^uccio ; qumo tiranno p-^ìo irJc\^o i ^amì a te , che1 berrettone a 
me . Ma s'io mn ho altro come yuoì tu che io faccia , fc? poi non potrei far 
fenzs efio , tanto fono afuefatto a quefo pefo t if s'io m'aìeci^erijìiMed» 
aerei, ^ un'altro mass^e farebbe troppo ; di quefaforte chefolìe nuouo, 
mn credo che fé ne troni . Ma dimmi lu che fi grande , più de di altri , 
debbi hauer ma^ior caldo de^Ji altri , di rasione ; noi hauendcne manco , 
e non lo potendo Jcpportare; ccmeja tu a tollerar il tuo ch^e tanto maqaiore? 
M^ A rijj^ondere alla voftra dimanda bifognerebbe MaeJìroDiff 
no er non il Quidotii^che non e ne Filofopho nefantajìico j 
ma io ho vdito dire che i luoghi più alti fon più fref chi che quei 
haj^i 5 il mio luogo che io ho tolto da la B adia e più fref co che 
la mia cafa ài Firen^ie , cofifragli olmi di Fufole e miglior 
uento che fu la scala di San Girolamo ♦ lo fon più lungo di 
jìinchi , di bujlo , &r di collo di voi, pero vengo ad hauere il 
capo come dire fu la pia:^:^ola di San Francefco ^ ^ voi lo 
haueteaUa Doccia^ cofi fi ricompenfa il mio caldo gran^ 
de t con il riceuerepiu aere ♦ 



B 



^ o I M A R M I 

S. So chejlajèra io mi fono acoppiato beve, uà di che io popi portarne mih di 
buono a cafa , almeno cifoli il Geh, che mi fa rfpondere a ojnj cofa ♦ 

M, Se voJp€nfcj.jÌ€fcmpre imparare , voi fiate in errore , e hifoa 
gna anchora infegnar tal volta j lo per quefla mi faro apaiato^ 
i^ faremo bene , vno che sci ^ V altro tìo xpero alterni per:» 
che cagione fon piuicattiui ^ ^ gl'ignoranti , che i buoni 
^i dotti f 

S, T« hai rafìone , (furfa e fiata al contrario dì queh che m'interuenne con i 
Bartoìini, che emendo per h(?edio carejli.: di Vino intollerabile , if io uec* 
fl?/o non poteua far fen^ epo, tf me n'andaua a toi^ne ^inffco a cafa fu 
frajctìmana ; ma e^ìi da due Yohe in fa mi fece dir che von uè n'haueua ♦ 
luche conofco ì miei pjHi ah cal^ andai da FLidclfi e me ne feci dare vn 
jiafco , if ^ne ne portai ; con dirfratfh , e m'increfe che Vfl par tuo fio. 
fen^ vino, pero te n'ho portato Ynffco ; bei , if non dubitare che io te 
veprcuedero tutta uia, accio che tu non patfchi , Almanco, tu m%i chiama 
ta la C.itt'i ]v'r il v.mefo , if non hai uclutofare , il platonico come certi 
de ncpi i^^n. aranti, che fanno il fatcllo con ^li fritti fuoi ima faueUi da buon 
comp^'ijno : b pero ti uo dir cento beile coje . 

M* Qihfo e quello che io àefàero in tanto compariranno altri 

buoni compagni jt^ atdremo a vdirpoi i ragionamenti lo* 

ro j hor dite ♦ 
S» 1/ Male che tu di, non uìen da altro, f non che^li huomini uiuono fecondo 

il tempo , b non fecondo la ragione x oltre ahnciinatione de'da natura che è 

più pronta al m.ale che al bene, iffi da più volentieri in preda deH'ignorant 

^ , che deh uirtu , 
M* \l Tempo ^ il Mondo non \ tutto vna cofa t 
S, fa corto che vno fa il ^uoco Jy laltro il calore , come il fole , if la luce % 

ììonfono vna cofa , tr fono , lo non uo^io parlarti con i termini de^Kt. 

Tikjòphia , ne con cmhf? ffjìerie, per che tu intenda ; ma ba^afclamea* 

te dirti (he il mondo ha trcunto rimedio a ojni cofa del mondo con la ra^io* 

re , ma a tutte le cofe del tempo no ♦ 
M. NOM intendo^ vorrei ejìerpiu capace 3 di do che mi volete dim 

re sfatemi chiaro con fondamenti più facili ♦ 
5. odi; Se il fole ^offende non ne ui tu d^omhri f 



D E L D O N !♦ , , 

M* Si ^ di ragione ♦ 

S» Se il camìnar ti noia , non c'è il cmaUnre ? fé tu fpichi il mare non ^noi 
tufuura Nane ffe il freddo tipirì^e,ncn ricorri tu al ficco { lafctepar^ 
■do la ti uier.e,con il bere non te la cauì ' fcr U picjìjia che ti vuole offendere 
fubito la ragione non tifa correre al coperte ? irjìno a la pefte , h trottato 
la ragione e il modo di fiorire d'una in altra terra. Quando nno ha Mnm» 
meo , cerca di rapacifcarf , of guarda ; ofi uendica, h perfinirk àw 
te ; che tutte le ccjè dil Mondo hanno gualche poco , o afìaì di rimediot ma 
il retvpofen^ ragione che produce il vitio hf VI^norar.T'^, non ha riparo 
un ha termine , ne modo da dfenderjt l'hucmo o dafar^n\lifei::^ 

M* Vci dite il vero nel tempo deU'ajìedio ^ era for:^ fare ilfoU 
dato et far delle cofefen-:^a ragione^ Tace tmi fipoteua fare 
perche il tempo non ce la daua * 

S. Qu^rJ.0 ^i p-cque adu^ue e^li ce la diede t adunijue ^lì huomìnì fon 
forati a jare a modo del tempo , if il mondo fluita il Tempo , come hm* 
tra il (crpo ; fio hauefi da dirti tutte le cofe de miei di , che fono accadui 
te a mefolo , ti farei jlupire , ^ potrefi uedere in un fi fatto difccrfo qua* 
le e la cagione che^li huomini tirano più da vna parte ( che è la perirne) 
the da l'altra, ^"^ ' 

U^ L 'opinione che io ho di quefle cofe e^che la poca cofideratione 

che hanno ^d huomini ^fia cagione di tanto errore ■■. cia'^cuno fi 
- (confiderà maggiore J\jhna più nobile ^ fi tien più virtuofo 
fifa più prudente^ ^fi conferma ntU'ammo più cofe aj-ai che 
twnfono^yionfoìo in vno ^ ma in mille huominu Io veggo ogni 
piccolo fcrittore , che legge V altrui opere , che egli nanfa al^ 
tro che tajìarle , riprenderle , ^r voler far credere difaper far 
meglio di coloro^ che meglio di lui fanno fare ♦ 
S, Cotejìo è bere yna parte di bucn fonda>nento , a mcllr,ir che fon più ali 
ignoranti, ma io trouofokmente color che fanno, lodano ; fmpre chi non sa 
bifmafi altri , ^ loda fé medefmo , la quale fpetie di ciancia ha del cats 
tiuo più top , che del buono t if perche le chiara cofa che più fono i catti» 
Uh (he i buoni, if^U ignoranti, che i dotti, non accade fé non che io difcor-, 
rafu'l mio libro , ^ che io mfuri prima me ; forfè con quefio paffo, tè mifui 
rerahif^li altri,con il tuo if mio, fi squadreranno ben bene da cc.po a viedi, 

B j/ * 



« » . I M A R M r 

tA^ Se cofi clderminafe di fare iojj^ero d'udire qualche hella coja 
jìajera ^ tanto più che io fon per faper parte della vita vojira 
la quale fa ccfa rara a vdire ♦ Ma che diramo le brigate fa^: 
uie j éefauiefi reputano 5 fé Saluefiro del terrena ^/rà 
cofe rare* o e parrà loro impofihile ^ ^ pure fc vorrete fate 
per dir ccfefupende non canate di Ihri ^ vdìte dire^mafca* 
turite fuori deW ingegno ^ che dite Mefer Saluefiro ^ dico 
io hene ^ no t 

S, Votrehhe ejfre the io dìcepe alcune cefi non ccf amicate , perche fon cer« 
to d'ejjerrifjim imerme . 

M* Cerne farehhe a dir che 5 date vn foco in terra ♦ 

5. Son contento , ma non andar poi dicendo ([uejle ncueUe che non mi haue^int 
per |>.'^o , pr incredulo , 

M* C of faro » 

5» lo mi ricordo quando cominciai a ejfere huomo , if a conofcere la differen^ 
(he era dal Mondo , al Cielo {fé e^li mi lecito di dir tanto ) ch'io mi rif 
cop tutto tutto , if mi s'arricciarono i capelli in capo ,trcoJik carni mi fi 
raccapricciarono , y quejlo ne fu cagione la vamfà che io uidi deh nojird 
Città nel tempo deh mate ( haucndo veduta la vita ) di fra Girolamo 
Saucnarch , per la qual ccfa cominciai io ad aprir ^i occhi tf dir fa me 
mdtfm.o , Saluffro chejai tu qua f donde Jèi tu ueruto f in che ^an^^a ti 
fei tu fermato Uhi ti^uida , dov.e andrai, quale e la tuaj^nn^ ^perche ci 
fei tu nato ! Itfurcn quejìe parole di tanta forT^ , che io fetti molte hore 
come vna ^atua di pietra , quaf che io non dcuefi mai più muouermi . 

M* \ dìteje ^i huominift mette fin cotefie parole inan:{i ^ ^ le 
volefero confederare ^ penfate che molti farehhono ilfmiileyma 
ciafcuno penfa a viuer fecondo il tempo ^ ^ lafcia andare Vaca 
qua alla china y vadi pure in giù afua pofla j Ma credete voi 
che le cofe andò fero cof mal come le vanno ^ fé ciafcuno f% 
f^ecchiafe ne fatti che eg?z dehhe farei lo mi ricordo hauer lei'? 
to ne l'ior di Virili che Drufo Germanico haueuaper vfan^ 
7^ di venire a viftare ifepulchri di tutti i valenti huaminifa» 



D E L D O N !♦ 13 

tnojt j che flauano fep ulti in Italia , ^ quejìo lo faceua ogyii 
volta che egli s'haueua a j^orre in viaggio per guerreggiare *. 
V na uoltaglifu dimandato perche faceua quello * Lui ris 
jj^ofe^che nel vifitare lefepolture H Scipione is" de juoi pari 
morti famosi ^ dinan'Z^ a i quali la tetra tremaua quando eran 
Viui 3 che eglipiglimafor:{a ^ animo ^ rimirando la lorfor^ 
tuna j ^ che non fi può acqwjìar più for:^ nel ferire i nimis: 
ci ^ che ricordarft Vhuomo che egli ha da laf dar fama di fé per 
ifecoli che hanno da venire ♦ 

S. Cf?f <// tu di F/or di uirtkcotefd cofa k ferine yn]grecoJ(rìttore hen^ran* 
de , io non (redetti che tu fejcafii fi a fondo ♦ 

M# T>apoi che noi altri Plebei poj^iamo legger nella lingua ma^ 
terna ^ non accade che voi altri doni vi marauigliate ^ dicia^ 
te egli non Sfiato afludio^perchefe voifapete le cofe in Gre» 
co , 'a' in Latino , noi lefappiamo in vulgare , hora non di^ 
rete voi d'ej^erpiu come i polli di mercato ^. S 'io vi dicepe di 
quel C aualieri che venne d'Egitto ( s'el Viouano Arlotto 
non m'inganna che ne fa memoria nelle f uè facetie ) a Koma^ 
per veder s'egli era la veritk delle gran cofe che fi diceuano di 
fi fatta Citta ♦ Vedutala j^ifu detto che ve ne pare t Due 
cofe dif^e egli vorrei in queflo modo 3 portar la gloria del vo^ 
firo nome 3 ^ nel partir laf dar la memoria de voflri pajìati ^ 
perche voi nonfete manco gloriofi in vita ) della lorfamay che 
lorofamofi in morte della voflr a gloria « 

5, Ben he uoi fate ufiitt di leci^ende , come domnjà tu tanto , io mi marta 
ui^ìio che tu non ti facci adottorare,^er che farai il maggior huom di Tiren^* 

Mf Voi mi date la baia ^ io vi dico Salueflro che quefii huomini 
fi f^ecchiauano ne buoni , ^ ne virtuofi ^ ^ hoggi cofioro fi 
rimirano ne cattiui et ne gli ignoranti 3 qua fi cominda a mu^ 
tar ogni d\ , nuoue foggie di vefiimenti , a trouar nuoui in^ 



14 I M A R M I 

tingoli per paleggiare j€t nuoue chimere di girandole per ijlran 
tiare il tempo e trattener le jemine 3 le lettere jon ite a monte , i 
ccflumi antichi jjfiia nati ^ fcr gli ordini vecchi huoni perduti * 
lo fon pur già uà ne ^ mi ricordo che i vecchi erano di qualche 
autorità ^ hora lagiouentìi ha dato Jiellof corretto ^ct non cijon 
per nulla i padri antichi ♦ 

S* Vecigio è M/^/ior mio caro , che non c^e ripro , if pero quando uiUi yn 
fi dotto frate morire , if far tante materie vnafifauia Citta imi rifccfi'io . 

Ut Che penfafii voi ali' hora ^ inquelvojìro timore , oche ut 

s^'aprcfento dinan:^ t 

S. Conobbi Yn termine y un'ordine di tutte le cofe in afpettatamenteiif Jcon 
fi con PinteHitto che fra quel Cielo if qutjìa Terra, ci è Yn ordine in tutte 
le cofe che non pò preterire. Noi arriuiamo aìla State, ^iur^iamo aH'lnuerf 
m , fioriamo ah Vrimauera , if ci conduciamo ull' Autunno , non ci accora 
^endo , an-^^ defiderandofempe d'andare inanz^ , come colui che caualcanf 
do , naui^ando , quanto più forte camina, quanto più ueloce folca il ma» 
re , tanto ^iu fi contenta hnimo . 

M* Il Cielo j an:^ il nattor di quello ^ ha he?nj^imo (per conferì: 
matione dell'opinion vofira) contrapefato le cofe ^fecondo che 
io yeggo ♦ E^li ha dato corrispondente a c\o che c'è j al dolce 
Vamaro 3 al duro il tenero 3 a la luce le tenebre 3 a la fanità 
la malattia 3 al rifo , il pianto 3 al buono , il cattiuo 3 a la vÌ9 
giliaj ilfonno 3 a la pace , la guerra 3 al caldo il freddo 3 a la 
pouertn ^ la ricchcT^j^ 5 al piacere ^ il dispiacere 3 al fuoco ^ 
Vacqua j^ ala giouentu^ la uecchieT^j 'b' breuementefiit» 
te le cofe hanno ( volete dir voi ) ìlfuo contrapefo ♦. 

S. sì , ma e^^ìi c'è meglio , quando hehhì ucduto che mila c'era di netto t uoìli 
tentare ^ii jìati humani , onde mifuq^qi dal padre mio , ^ dalla mia terra , 
credendomi di fare qualche buon baratto a cambiar paefe ', ahf.ne quando 
hebbi cercato , popdi diuerfi , nationi lontane , paefi nuoui , a me ; conobbi 
che ])f r tutti i luoghi àfono le bilance pari ♦ 

M» Seprouaui a ejkr signore ^ forfè vifarefle mutato d'opinionei. 



D E L D o N r» ir 

S» Anchora in quehjlm che io non prouai mai , credo che uìfta tanU carne 
quanto ofo. che patì TSlino Re, if ^oie ; che irono tanta guerra f che fia* 
cere,b dijjìacere hebbe Semiramis a far tanti edifci f Cfcf confoktione heb' 
he, y dolore; il Greco Vlipe a naui^are tanti mari ^ Aìefiandro che S'i^na 
re^^io tanta terra , credo chejò^portajìe con quell'allegre^ injmiii d[f{urbi* 
Cejare ahjìne ne cauo Yn bel uifo di quelle tante e tante fatiche , Chi hai 
Utfe fatto contare a Cirro Re di Perjta neH'acqui^ar dell'Afe ,fe e^ìi tro* 
uaua tanto dolce quanto forte i credo che Ihaurebbe pare^^iata, Nw uo dir 
del Carta^inefe Annibale , Virro Re de Viroti, o d'Attila , che tutti cofia 
rojònojiati Signori, Signori da douero, come la mìfura è ita lor ^iujla,non ti 
fenfar che la natura e i iddio tien pri j^ari quep bilance pr non far tono 
ad alcuno * 

Mf Quefto vofìro dif correre Ji confa con la nouella de C orjali > 

^ del S ole ♦ 
S. Cbf nouella ? 

M » Vna che mai Vudifle dire a voflri giorni ♦ 
S, Hauro caro in mia uecchie:^ difentirk , ^ imprark ♦ 

M» Dice che s'era v« tratto forfè mille nani di diuerfx corfari ^ et 
Je le non erano mille Veran nouecento nouantanoue almanco > 
le cernii efendo tutte in vn^orto ragunate , jt deliberarono di 
pigliare il Sole ^ che ogni mattina vedeuano jj^untare fuori 
dell'acqua , ^ cofi tutti fi pofero a ordine con più remi ^ ^ 
più gente chepoteuano , con dire j come noi hahhiamo il So/e, 
noifiamo ricchij^erche Vaggìreremo a modo noflro j hor facen^ 
doloflare ? hora andare , eccetera , Et cofi chi più prejio fu 
in ordine , fi mefie alla regatta ^ che tunto vuol dire quanto a 
gara ^ chipiutcflo u^arriua ^ ^ dato de remiin acqua ^ chi 
a me:^:^ notte , chi due hore inan:^ giorno , chi all'alba , £?• 
chi a di chiaro ^ cofi cominciarono a diri:(^Y la vrora alla di^ 
rittura doue pareua loro che egli yfcife dell'acqua ♦ B en fa^ 
pete che alcune naui ej^endo iiian:^ ^ panna a quelli che erano 
adietro ^ ^ degli vltimi 5 che coloro fucino (^uafi quc.fi per 



,5 I M A R M I 

mettergli le mmfopra , ^ ne patiuano vn hattìctwre grande ^ 
^ quanto fui anàmano inan7^]^ìu Jì crcdeuano efìerui ap^ 
prejìo j alla fine giunferok prime a tal luogo che conobbero 
che Vera vnajìoltitia ej^rej^a , etft trouauano cofi lontani per 
pigliare il Sole ^ come .juando erano in porto. Molti che per 
iftracchi rimafero adietro , vedendo i Tsauili a dirittura della 




jherafu'l leuarfifii dijferauon ann u'ejìcr anchor loro ♦ F^ 

benché ve ne capitale male alcuni ^ non ci fìpenfaua 5 ^ an^ 

chora che tornado adietro i poueri marinari dicefìero a quei che 

erano reflati ^ che la cofa era in mal termine come prima non lo 

voleuan credere ♦ Cefi fon gli flati deWhuomoj Tgli corre per 

' giungere al contento ^ £7' non f'accarge che fempre il difcon^ 

tento lo feguita». 

Hor# 



D E L D O N r* I7 

S, Hors uedì eh tujèi ucnuto ^ah mia. lo corobbi in Yn trMO , chr io era 
(hiujòfra il àdo if h teng, ^ confiderati tumuli Stati ,m"im^imi che ci 
fo^e ( dico per j^;irl(ir naturaìmeììte ) m ri' altra uì(a,b che ^uejtajcjìe yjna 
carcere a temfo , if mi cominciai a preparare per andarui ; ma immajinati 
ho^i YM cefi , domani perfane un'altra ; fanne jla fera yna,tf àomatti» 
ta ti di/poni a farne yn'aìtra t mai tremi ccfa ( cerne carnale) che mi met* 
te^f per buona jlrada , o m'injèjnajìe la diritta ma . Ej/i mi fu. dato a crei 
aere aj?ai cofe, menatomene poi molte altr e ;h fattomene promre infmtijìii 
me che per non eper tenuto pa:;^o non uo dire;ahfìne(Ja tuafauokdel So* 
le mi mene a propcfito ) mai a trouaifeflo . 

U^ Voi nonpoteui mej^er Salueflro mio camimre fer la huoua 
uia j perche haueui due impedimetitijCattiua guida ^ ^' carico, 
hjogna f^ogìiarfi di tutti i rno/idani affetti , di tutte le pali ioni 
della ricche:^ ^di tutti i trauagli della roha,^ d'cgm faccene 
ia carnale*. Poi pigliar per compagnia qualche femplice per^ 
fona qualche mentepura^ o qualche eleuato f^ìrito 3 non ca» 
minar dietro alle pedate de Sapienti humani altierijche ft crea 
iandifapere cotnefìanno i Cieli , doue fi riuoltano le stelle 
che effetti fatino i pianeti ^ che uirtu dannagli Angeli , che in^ 
clinationi ciporgan^i hletnentije fapere le cofe di Dio per fa^ 
pien:^a acquiflata ♦ 

S* lo crederò eperjù Marmi , fuor di chìefa , Giorni trouero fu le panche 
da predica demro,hor uè di doue tufei entrato ; il mio cerueht apunto di 
(OteJ^e parole t noi non faremo d'accordo ♦ 

Ui. M(? che gente t quefla che Qpunta qtàper la uia delcocomea 
ro j fermate Saluejìro il uojìro ragionamento ^efìiamo a ueder 
^uel che ci e di nuouo^ E^Ii e Ghetto f enf ale ^ '0' il Q arafuU 
h che uengono in qua ^ e fia meglio vdir le dande che dicano 
ia che ciafcunfe ne ride^poife nonfiafera vn' altra finiremo il 
nofìro ragionamento ♦ 




MARMI 



^^^M^M 




CARAFVLLA, ET GHETTO, 
PAZZI. 




'optìion mia e , Ghetto 3 che^a-^^o uoglia dis 
re :^o^po del cerueìlo , ^ ceruello a p":^ ♦ 

Se tu, non hai il ceruello ^^orj^iato tu, if ]^artito in mille par 
te ron ua^lia , tu tifai Stroìa^o . Hor uedrofe tu ne 
fai >jn huondato ; come^ira il Sole ì 

C» 1/ Sole no gira^noi gimmo 3 la terra è (lueììa che fi uolge-, non 
fai tu che il culo fi chiama fermametìtoj'b' quando cofìor nana 
no a torno alla terra e dicono io ho girato tutta la cofmografa ♦ 

G. Quefo non dicerìa Frate Alberto del formine (he k terra ^irì , ne Fra 
Mauro d'ogni Santi , 

C* Che famio eglino che'l del giri lui* 

G. A/ ueder del andar del Sole , che ojni mattina f. lìeud , di qua , iff tìa> 
fronde di la ; la Luna if le Stelle , il di ^ la notte . 

C. Odi Ghetto^ lafciami dire^ H la terra ftef?i ferma in vnfubito 
la fi mefcolerehhe conV ac qua ^col fuoco ^e co Varia et no dure^ 
rehhe il modo ^la gira fernpre^ pero giriamo amhora noi del c6s 
tinuo. Quefìipaìa:^ che fi fendono da capo apiedi^ che i mu 
ratori dicano egli ha fatto vnpelo uien' per che e malfondato 
ne deriua da altro fé non che nel girar che fa la terra taluolta la 
da ynpoco difcojìa.ec le cafe minacciano rouina* roi non uedi 
tu che col tempo ogni cofa dagiujdagli dagli uolgi uolgi^ e hi^ 
fognerebbe bene che la cofa flejìi forte nel manico che la non 
fi dimena fi e ♦ 

G. Come fa lacfiua nel girare a non fi rouefciare quando fll' f di/òpra , aìtint 
^ÌH tut'.a ♦ 

c* To^i vnafecchia in mano per il manico ^ 6r giratela f opra il 



D E L D O N r* ip 

cavo j non fai tu che lajla ferma ^ che non fé ne verfa pur 
vna gocciola * 

G. Et Jt* colai j^frcotefii j^unto jfe ne uerfa. j^ure alquanta . 

C* Cotejio e bene la cagione che pwue ^ perche nel girar la Terra 
fijbanàe V acqua quatìdo la percuote ^ ^ fifente anchor il ro» 
mor de la percojìa ^ quel che nei diciamo il Tuono, Ma la vola 
fa e tanto grande che noi non ce ne pojìiamo auedtre ♦ Quana 
do vno nmiga ^ perche credi tu che egi recia t non per altro , 
fé non che all'hora egli e con i piedi in aere , &r e for:{a che 
getti fuori j onde infino che vno non è ajìuejano ^fempre teme 
loflare co piedi in aere * 

G. Adunque il Scìe fa fmf re fermo la Luna if le felle , if noi girando riton 
rtkmo in quel ìuojo medefmo ♦ 

C» Md?erjt i il NLare quando crefce ^ ^ quando f cerna, non vìi 
per altro in su ^t giù fé non per quel dimenarfi che fa la Ter:: 
ra in qua &r Vd ^ che manìa V acqua hora da vn canto , ^ ho^ 
ra da V altro * 

G, Uora ti credo io , per che ì terremuctì fon ditti fecondo la tua timolo^ia,terf 
ra mcpa idef moto che fa la terra , adunque la terra fi muoue , 

C, MeJ?trjt la Terra gira . Perche credi tu GheuO^ che i Filofos: 

phi habbin detto che noi famo vn' Arbore a rouefcio , 7ion per 

altro fé no ^perche la maggior parte del tempo noifliamo a caa 

pò dfotto^ ^onft vede egli chefìando fermo fermo afeder' 

taluolta , egli ci viene vn duol di capo / per ti girare che la fa 

taluoltapiu forte che'l folito ^ ^ chi non ha buon capo ^ jia 

fnfco ♦ I hanibuìi che non f ferman mai > 'cj i fanciulli men^ 

tre che crefcano^ e^ perche non fono anchora afuefatii a fare in 

piedi fopra quefla palla della terra . 

G. Tiicon bene i libri deUf^era che l'è tonda tonda 5/ i^oi Iho ueduta in quei 
cerchi difcatoìa che fanno quei^ìri , quando maefro Isicolo medico del ca> 

C ii 



20 I M A R M I 

phcc'w ariete a h (afe moue àiceua quep è iì^ìmitt , ^uefo ( reuhM 

ce , rhroj^rko , hahhabilis , mhibilitahihbus . 
C, Vecii adunque y che io non ti dico bugìe » 
G. Md e^li^ìraua i cerchi if voti la fah ♦ 
Cf Be Ghetto y e fanno corìie i Maeflri difrimia , e fi ferhano 

vn colpo per loro ^ et non vogliano chefifappi ogni cofajnon 

gìraua egli la mano doue teneua quella cofa che pare v/i' hrco^ 

laio y ^ la voltauaf otto f opra t 
G. sì, 
C. A U'hora veniua a girar la Terra , £r quando egli anajba con 

quella mano toccandola con dir qui sfotto il popolo ^ ^ qui 

fopra il panerello ♦ 

G. Come fanno eglino a farle ^ueìle palile di cerchi f per che n'ho uehte diOtt 
tone kf di Ferro » 




c* Maejìro Camillo ^ Frtwfvw dalla volpaia , le fanno con. 

l'Ancudine , ^ con il Martello 5 odi quefì' altra ^ fé la ti vh, t 

quando la Terra flefii ferma non dicano cofìoro che fotto a noi 

fon gente c'hanno i piedi , doue i nofìri piedi ^ per il contrario^ 

Gt Su 



D E L D O N I. 21 

C* Come vonefli tu che gli flej^ino in pedi j ajj^etta che io ci ho 
meglio da dire ♦ Gli StrolagU vogliono ^ che il Sole fiapiu 
grande di tutta la Terra ^ pu di dieci miglia ^ ^ che vadigi^ 
rando a tornogli in fino a me:^ i oh non farebbe egli lu» 

me fer tutto t 

C. Io non fintendcif ^er me non credo che tufi^^ì quel che tu ti àìcn.fe non 
che kfia uera che tu^iri , ^ // ceruch tì^ìri anch'e^Ii , 

Ct Si , cheti tuo monda nej^ole , tufeipa:!^pihlico, T« di:s 
raij^ur che fi troua dell'acqua incima d'vna montagna , ^ la 
non vi potrebbe già ejfere Je la cima del Monte , che ti par 
la fu alto j nonfuf^e ^ difetto t i^ quando e ft fonda in quaU 
che Ittogo^ ^ non fi troua ne fondi acquaie perche quella par^ 
te viene a e^ere difopra . 

G. Tu debbi hauere bora il cerueh dìfotto,ne uero f in pefo cafo del dire deh 
kfrolo^k tu non udì Yna Cratia , mn nel dure ilfynfcato <t le cofe che 
tijon dimandate , tu uali yn frato , come dire ; Vre^molo , chi ti frf^ 
^ amalo ; Bombarda ; rimbomba , arde , if da ; if altre girelle ♦ 

C* 'Nel guatare che tu fai nell'acqua j taluolta j non vedi tuie 
cofe a capo difotto t £r nel far della Luna, U Terra gira aU 
Ihora più forte a j? ai ^ pero chic amalato ^ ^ ha il capo debole 
non può [opportar quell'aggiramento ^ et gli fa male^chi e poi 
bene impaftato 'cf di buona natura ^ la pajsa ♦ Quado ne vien 
V Inuernata la Valla della Terra gira fotto vn' altra parte del 
Cielo 3 la Primauera vn' altra ^^ cofi di tempo in tempo* 

G» DJ pwr CIO che tu Yuoi,if aconciak a tuo modo che tutte le cofe che tu dì, 
Vho per pz^e ♦ 

Ct Come vorrefli tu che io accordaci lo jlar ferma la Terra in 
me:^ ^^ chei Cieli gira jìino i 

G. Te lo diro io, menni nel cap yna botte grande grande grande maggior che 
k ma^ior botte dì Santa lAaria J^iuoua , b- che k^irajìi forte forte , fcf 
prefo jji-tjlo fiu che non fa vn rocchetto nelfktoio mììle uolte; ifin quejla 
botte uifope yna ^ahttok di le^no , cme queh (6n chef^iuoci de |«/> 



22 I M A R M I 

ìottoìei k farebbe forcata, a far nei centro di queh Botte, if non toccar mai 
iti r.tfun luo^o ; dopo che l'hauej>ejùl principio dato quattro ^irauohe t per 
che la uiolen^ di quei moto la terrebbe in aria . 

C* M t ah t che coja da ridere j // buco del cccchiume poi j fojìe 
il Sole y^ quel della cannella la Luna lo spillo quella Si U 
la che riluce più dell'altre ^ tutta la f one fojìe bucata con V/.d 
hefma ^ che parrehhono Stelle 3 fo che tu ne hai detta vna di 
quelle marchiane . La pallotiola potrebbe anchora accqflarfi in 
vn canto^ 6^ 7ìonf^ (j^iccar mai da la Bortc*. 

G. No nò tu r.cn intrnderejli mai , tu fé pa\^ . 

C* 1/ rìiepbo ricoìga il peggio ♦ Sarei bene che noi ci pigiamo 
per v/j lembo ^ che noi hahbian JoUeua tutto quello popò» 
lo de Marmi , andiancene qua drieto al Campanile ^ £7" en^ 
treremo in caja nojìra ^ £ir faren la pace con vna meT^tta 5 
giri poi il NI ondo afuo pojìa j girereno anchor noi 4 

G. hhfrateh quejlo e uno aggiramento che o^ni vro ne participa la fin parte* 




L O 



SVEGLIATO. 

Qy \ fi kimono ififchi nel partir de i matti jj^accìati^ if per che 
vnpa-:^ ne fa cento ^ molti andau:ino lor dietro dicendolo pie 
d'oca; pie d'oca^et mafsime vn Mattio lungo orafo lojlratiaf 
uat^ ile AR A¥ V ILA rij^ondeua ^et bociaua t Mattio^ 
matto tu , ^ non io ; coft gli accompamaron infine alla f cuoia 
de cherici ^fempre dicendo; Ghetto che non ha camicia ne f ars 
Jetto j £jr pie d'Oca ^ V afati i tumulti , ijfchi ^ ^ le baie j 
Io mi poft Jopra vn cerchietto a piedi del campanile in vna di 
quelle fine frette che danno lume a Ufcula^doue fi ragionaua et 



DELDONI» ^3 

uài dire d'una comeiìa la quale ^ haueua hauufo bellijìimi ìnn 
termedij ♦ lì primo fu che il palco f'al:^ , ^Jotto u'apparue 
ynajucina di 'Vulcano ^ ^ al batter de i martelli i^udìua(fiy 
7ionfiuedeua altro che gli huomininudi che V infocato flr alt 
hattcuano) vna rnirahil mufica^ dopo la quale fi richiufe ti pala 
co j diccuano anchora che al fecondo atto ^ ejìendo la Scena foa 
pra vn perno che fi uoltaua apoco apoco che apena ì'accorfea 
ro le brigate che la fi volgejìe vi fi vedde vn Theatropier^o 
di popoli ^et nelluogo del palco vna battaglia d'alcunehanhetss 
te in acqua ^ chefaceuanoflupire in quella gran fala tutti ^li 
udienti *Fual ter^^ atto chiufa Venere ijr Marte fiotto la rete 
con vna mufica d'amori concertata con uariati ftrumenti afcofii 
che Varmonia cauaua i cuori de i petti per dolce'Z^ alleperfoff 
ne* Al quarto atto dijìero i galanti huomini ^ che s'aperfe il 
cielo 'a' fi uiide tutti gli Dei a conuito jj^kndidijìimOj ^ rica 
co 3 '(jf tanto ornato d'oro argento ^ ueftimentiyornamenti ^ et 
gioie che pareua impojìibile ejìerfi glihuomitii ima ginati tanta 
pompa^ Ne! qual conuito s'udirono molte forte di concerti di 
mufuhe ^ allegre ^ diuine ^ A l quinto atto gli De/ di cielo di 
Terra , di Selue ^ di Mare , con le nimphe loro t fecero fu la 
cena diuerfe et mirabil dan-^^ x o che beile don:^Ue , o che bei 
giouani j ^ uniuanogli atti ^ ifalti j ipafii , fcr* ciafcuno aU 
tro mottotcon le parole de i canti , che parte erano difo^ra^parfi 
te dietro alle prof^ettiue , ^ parte folto terra* "Nel Cielo , s'ua 
diuano storte violini ^ Cetere Cembanelley Arpicordi^ Flauti ^ 
Cembali y ù' uoce di fanciulli* In terra Violoni ùuti^ cìauia 
cembali , viole a braccio ^ ucci di tutte le parti , fiotto ter a 
rafonauano Tromboni ^ cor netti fen":^ bocuccio ^ 'Elauti grojìi^ 
^ a uoce pari tutti i canti^ talmente cbe quefle mufiuhe et que» 



24 I M A R M I 

fli ititermedij ftiron giudicati più jhpenài che fipokperfar 
mai ^ che mai fojìerfatti^ Quando io hchbi udito quejìe cos: 
fé ^ egli mi uennejonno ^ ^ ìoauendo da uolare un' pe7^ a 
uenire a \finegia da Ynen^^^ mi mej?i in compagnia di certi 
pipijlreìli a me':{^^aer£ et me ne ueniy\l viandate che uifupoi 
Valtrafera ni dira ciò che ni ji fece , ^ io per quefta uoka me 
n'andrò a dormire emendo flato hoggi mai la mia parte fues 
gliato* Spero bene che vdirete alcune belle tirate isT non ci 
andrà molte fere che io mi^iuado difarui vdir la comedia^fe 
colui che Vha compoflafi degnerà fidarmene vna copia : dife 
vno Tiorentino che io nonfo il nome , nel partirmi che io f e si 
à yfi che fpuoflare allegramente ad afpettctr doman da fera 
poi che ci è flato promeflo cofe allegre ^ ist dotte che ui daran^ 
no tanto piacere fi^ diletto che non vcrrefle che la fera haue^t 

FINE* 



2r 



RAGIONAMENTO 
SECONDO, 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA, 



discorso dello smarrito 
academico perhgrino. 



ffc«a;i=^-,=.!¥-^ 


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MOLTI parerà flrana fantafia la noflra ^ 
che noi vogìmio raccontare i rag'onaméti che 
jìfon fatti a Marmi in Fioreti:^ , if crede:» 
ranno d'hauer ragione per più cofe » V^nafia 
il dire che noi non ci jìamo flati 3 Vn'altra che 
noi facciamo dire a huomini morti più dìfct ^ le cofe che fi fanno 
hoggi et non mancherà chi haurd per male , che evo che fi dirafia 
cofa da noi trouata 3 et altri hauuta da queiproprij ragionameli del 
luogo X con dire^egli nonflci hene^^che dite delle cofe indegne dels 
le noflre bocche , meglio hauremmofaputo dir noi ^ eccetera^ quafi 
Vergognandoci da chi leggerà , credendo che chi legge creda che la 
fia fiata cofi infarto* Quando noialtri dell' Academia credefiimo 
queflo sfaremmo vnaprotefia con dire ? che non credine che la fia 
cofi come fi ferine ^ ma che queflo e yn trouato per ^oter fauell^re 
di varie materie jfi come fanno propriamente i Fiorentini ♦De? 
dir poi cofe che no fieno degne di quel luogo ^ la rimetterò nel giù» 
iitio de i cicalecci de Marmi a bocca ♦ circa all' e flerui flato non 
flato ^ credo che la rilieui vn non nulla , 'b' fela monta pur qual 
6ofa jpoco importa 3 Lo spenfierato noflro Cancellieri dell'Ai' 

D 



%6 I M A R M t 

CGàitnk che u'e flato , cifafecle che la coja tiene i (lue tcfnQ ad 
verifimiìe ♦ 1/ fare vltimamente fauellare il carafuìla , Ghetto ^ 
Salueflrodel Berretta j Lo stradino ^ \ifwo^ Moìfo del GriUanss 
dato 3 Carlo U7i:?^7J , ì^icoìo t/.arteUi 3 II Ghicro Rigattieri^ 
Il Tribolo 3 Borgo lintore^'a' altri che voi trouerrcte in queflo 
lihro j/e non dicon nulla loro ^pojìono amhoraflar chetigli altrii 
O e fon morti tpew haurchke a ej^er caro a ciafcuno di fargli ria 
tornir \iui 3 ^ fé pure volere alcuno ( credendo che fieno ingiù f 
riati ) di farne vendetta ♦ Potere far LÌalogare fu 71' vn lajìrico 
noi altri viui , in luogo de moti 3 che non mancheranno a^tre tane 
tiperfor.dggì ♦ Lo Stucco ^ il Malcontetito ^ lo Spedato et als 
tri nomi 'b' cognomi da mettere in Scena , che fon Ne i ^ondi^ 
fcr" nelle Trombe , 'cf per finirla ^ noi diremo , che tutto e twflro 
ietto ^ tutta noflra farina ^ ^ trouato 5 tutto ( dico ) fi dira per 
far piacere a chi torce j?e il nafo ♦ Ma auertite di tion dir poi 3 o 
quefla cofa ladijìe il tale , quefla altra la dij^e il quale ^quella in^ 
uentione la trouo colui ^ if quell'altra , queW altro ^ hociarciy 
fcr dire e vanno alla B urchia ^ efan7ìO a capo a nifcondere^ ^ 
manometterci malamente ♦ Fate come voi volete ^ ^uel che fifa ^ 
pfàper henty ^ chi Vha per male fcingaft ♦ 

IL GHIORO, ET BORGO* 

j^j/r-^TrJ^i E D E T E A quel che e condotto il mondo ^ poi chf 
•i|^W&i^"ì! non fi può leggere più cofa nejìuna piena di dottris» 
,^Ss\i^..^S j na yOdi bontìi ^ che ci4cu7iO aUe tre parole la fca^ 
^=^^^^==^=^ glia la 3 egli ci hifogriahoggi più arte afcriuere vrt 
lihro y che pc:tie7ì:^a jpiuflrolagare il ceruello a metterla vn li^ 
toh hi^^rro faccio che tu lo pigli in mano ^ et ne legga due pa* 



D E L D O N !* 27 

rotei ihencom^or Vo^eraj va di che le perfom focchwo VKofc^r:: 
tafaccio , che dica Dottrina del ben viuere , Vita 'spirituale 5 
Via te ne guardi ♦ Fa pur che lafoprafcritta d'ca Inuettiua con^ 
tra a vn'huomo da bene i P ajquinata isuoua 5 R ujfanefimi 
vecchi jO V uttana perduta^ Che ciajcuno correrà a dargli di pi:s 
glio . Seil nojìro Gello volendo infegvare mille belle cofe di Fz» 
lofophia vtìle al Chrìftio.no , non diceua Capricci del Boiiaio 
non farebbe flato huomo che gli hauejìi prefi in mano 3 e poteua 
hen metter^d nome , amacflramentt Ciuili ^ Difcorfl Diuwi^ che 
il Libro haueua fatto il pane , pur quel dir Bottaio^ et C aprica 
ci ogni vno àicej io vo veder che anfammentifon quefli ♦ anchoa 
ra il Doni yje non diceua la 'Zucca , madt finche Vhaurebbon leta 
ta tpur tocco vn libio maladeito ♦ Se non fi diceua Mondi la 
carta era gettata vìa 3 ma la gente , come la fi finte grattare con 
gualche Jofiflico litolo V orecchia , la /' impania la borja fubito ♦ 
Quefto dir Marmi jfar\ che le brigate vrteranno tutte ♦ Se alla 
Filofophia Morale , e Trattati era lajciato (dall' A cademia )dar:» 
gli lejoprafcritte ( a lui ) diceua Girelle delle beflie antiche a fi 
propriate a U girandole degli animali moderni ♦ 
Bon le fono vndi auecjii che comico , if ìea^o più uoìenrìeri Buouo d'Antoni che 
h Poetica d' Arrotile , le Pipìe di Senecn , O // trattato del ben morire ; per 
(he k mìa frofefme è trme^kre , i/ non epr guardiano di compagnie come 
Yoi, A Yoifa bene le prediche filtra Amos in mano, y a me il Furwfo , per 
(he voi fate le dicerie per amor di Dio ; ir io arme^jit il primo dì, di Ma^ 
^io , per pitcere a gli huomini , 

Cfci* E verrà tempo che voi porrete giù Varmeggerie , ^ attenderei 

te ad altro ♦ 
Btr* Ghioro , e hìfi^na che ci fa d'ogni fatta perfine^ in ocjnì profej?ìone , anchora de 

guardiani di com.pajnie , ce ne bifo^na de mc^^ buoni , if de tutti cattiui ♦ 
chì^. Troppi ce n'e egli de cattiui 5 Dio voglia che le non vadino vn ài 

é terra quefie noflr? compagnie ♦ 

D ii 



2-8 r M A R M I 

Bor. Torjc più ujlo che^ìi armc^ìmenti ♦ 

Qh'u C he lihro è cottjìo che tu hai in mano t che dice fu la coperta lega 

gè Sante . 
Por. E ben (he dicejànte; Ln^efurfarte, mi ^are a me che firn parte h nero e tutte 

chi» D i gratiaje quefto lume de la L una tijerue leggine due righe Jon 
elleno delle nojìre ^ o di quelle d'altri^ 

Bor* Voi fudirete.'Nci ncn uogìimo per cotìto alcuno che i nojlrì f.^ìiucìi hahbinotrop* 
pe ìea^e da. cpruare , ma folamente queììe de loro avtichijien mndate a efief 
emione dtììe rìuoue ìe^^ì rcvjè ve cficrui alcuna . r.cn per aìirojè r.on per che 
le moue ordirationi hèneJptfo,fcacciam i buon ccjìumi critichi . 

chi* Infvio a crin la coja non mi dij^iace^ pur Vha vn certo chetjeguifai. 
Ber» Coloro che uerranro non pcj^ipo hauere( e tanto cctr.andianio)altro che duoi Dei , 
Ynoferui loro ah una , ^ l'altro a la morte,perche e^ìi è meglio fcruirne pochi 
bene , che molti male « 

cVu Vctrehhepcìjìare quejìatmainaltri paefi cotefle mipaion legge 

de harharii, 
"Boy* Cofjcno , odi ^uejlo rejlo , Ciafcuno , per ejprtfo editto fi uejìa di panno if 

ftcalT^iif non d'altro, if tutti i uejlimentì fjeno equali , tanto aìì'uno quanto 

all'altro t per che il uariare , il tagliare , i color diuerji, if iljrapparji i panni d 

torno , ha qualche cofa del bufone ♦ 
chi* (^iefla anchora non monda nefbole ♦ 
Bor* No/ non ci contentiamo, che alcuna donna fila con huomo alcuno, Jè non tanto che 

la facci tre f.gliucli,per che tanti if tanti che nafcono metton carefia nel mondo, 

rouinano lefami^lieet diflru^ano le e a fé, y fé la donna ne partorire piu,^li fieno 

dinan^ajùoi ccchijàcrifcatijùhitoa^li Dei* 
chi* O quefta fi che fa ii buono ^ ma di cattiuo lapu':^piu a^ai , o 

che hefìalita * 
Bor, Ver h^e inuicìabile , voi ordiniamo che fé alcuno (fa dì che fepo fi uo^lia ) 

dira bujia/t mentirà ;chefen7;a altro fa fatto morire ; ferche e manco male uà 

cidere yn huom bugiardo , che kfciar ridurre da lafalfta tutto vn popolo * 

gH* C erto fé cotefla leggefofe per la C hriflianit^i , che noi ci rimar:s 
rtmtììo pochi ^ dinne vn^ altra , ^ poi andremo a fentir cianciar 
qualche capannello di brigate ♦ 



D E L D O N I* ^9 

Bo^ NfJ?«r<i vonA u'm più di quaranta anni , ^ Ihuomo cinquanta, ifjè non mua 
tono in tanto tewp ,jienjàcrijìcati a^ìi Dei ♦ 

Qhii. lojon chiaro , fa che fi doueua trouare in coteflopaefe , gli huofi 
mini radi , ^ ricchi , tanta pouerta non ci dehhe regnare ♦ Ma 
odi tu j le brigate dtucntan cattine come elleno inuecchiano ^ fi 
fanno pejìimi come coloro che fi f enfiano di non morir mai ^odi 
viuer lungo tempo ^ agruT^^^^lano ^ accio non matichi loro^ ^ 
ài qua viene che pochi godano ^ molti jìentano ♦ Ma lafciami 
f correr il libro a me alquanto ^poi chefi^hel lume di hurja cifier» 
uejla lettera ì grojìa^onde fien:;^occhiali lafii leggerebbe alharlwne* 

ter* Le^^ete forte, che io n%hhi qualche conjòìatione gnchora , ^ j^artìcip di qualche 
heia c'ofa che uifiafcritta, per che Berto Gobbo che m'ha uenduto il libro m'ha, 
detto che e^li u'e fu non fi che pria d'un Certo ^obbo che e molto beh Ai 3^^^ 
ila guardate fé la ui uenifie a le mani if ledetemela ♦ 

qU, Nel/e caje de S ignori^ ^ nelle corti^ non debbino h abitar e fuper:» 
hi huomini , perche fon nel comandare foUeciti , ^ neWvbidir in^ 

fingardi ^ non voglionferuirey fi^hene ejìerjeruiti, N on vi fitfer^ 
mi anchora perfiona inuidiofa , perche in quelle caJe doue Vinuidia 
regna u'tjempre difienfiione ♦ S ieno f cacciati poi ^i fii'^<^fi che 
agogni cofa s^adirano ^ conàofiia che non fii potrà, mai hauer feruia 
tio da fatti loro ♦ qU auari , ^ i carnali fien licentiaih perche vna 

forte piglia da tutti , Et* non da 3 Valtra cade ingraui errori per 
non hauer temperanT^ in fé ♦ I fiotti , i biaflematori^ gli infa» 

mi fi ^caccino ♦ 

Bor» Vacate inan-^i , hfciate le le^i , per che le fon cofe che non s'operuano , an^ 
tutta cotejìa pefie d'hucmìni habìta neh ma^ior parte deh corti ; ^ par che i 
f^nori non uifappino tener altri ; che tempo gettato uia a fcriuerji buoni ri» 
cordi ♦ 

chii. "NelVanno della creation del mondo di quattromila treccio cinquan 
tacinque (queflo abaco t minuto nonfofe Ve cofii come io dico^ ne 
la tetz^ efa emendo Re de ^i Afiiri Sardanapalìo 3 de^i Ue^ 



?o I M A R M I 

hrei 0:Qa , viucn^o R ca madre di Komulo nel fecondo ann§ 
dell:} yrima climpiade hòheprinci]^ioil Gran IL e de Lidi^quelm 
la Lidia dico , che t tìeW Afia minore ^a chiamata JSAeonia ^ 
^ hota detto 'Morta* Il pruno Kefu chiamato Ardifw ♦ 

Por. Taj^ate f,u inir^ , che uoi fiate adietro parecchi ufan-z^ fecondo che dice il Vìh 
r[ìo Vuìj^are che io ho in cafà,ad amare a Crefo . 

chi* Il n07:o Re fu Crefo fecondo che ferme Senofonte , che fu piu 
potente in vincerla guerra , che in aieflrar la fuaperfona : e^i 
erajìorpato d'vnpie sguercio à'vn'occhio ^f^n'^^a capegli^ ì>iaa 
no , ^ vn poco gobbo 1. 

Bor. Co)ti ccp, li'SS^te uia che Berto di^e bene. Infne o^nifmìle apetìfce i\fuofm$ 
li piTcbc" co^ui era ^obbo , fero^ìi fiace ìe cofe de^obbi , Voi che dice che it 
intenderò di beile cofe , lea^^ete uia dfUto . 

chi* Tu Crefo huomo giuflo pien di verità ^ magnanimo , piatofo^et 
fopra tutto nimico de gli ignoranti , ^ mo'to amico de fapienti* 

Bor, Ah h:jb:i d'ur.a^ran j^mc de Sì^v.cri , che fono il rouefcio dehfua medaglia , 
y// era brutto di cor^o , b- be'\i\^mo d'ardine , ho^^i i nopifon be^ìi in banci 
colfufio , if con /o Jp/r/fo_/o^^i?im/ , ^ lordi » 

G^'. T)ice Seneca nel Libro della Ckmentia , che fu tanto amico de 
Sapienti ^ che i Qreci lo chiamauano amante della Virtìi , ^ 
che mai amante f ' afatico tanto in volere hauere Vamata 5 quanto 
fi trauagliaua egli per hauere vn litterato ♦ E^'z come Eccellente 
Principe per fuo diletto particolare ^ ^ per vide vniuerfale/era 
caua dt hauere tutti i litterati di Grecia ♦ 

Bor. O chefitand huom da bene era ccfuì . 

Gfjz* Al fuo tempo foriua il Wirahil Yilofopho A natarfo che faceua 

fua dimora in Athene nell' Acadcmia ^ la quale non ricufaua di 

acce iare d'ogni yiatione , pur che Vhuomo fojìe virtuojo. 1/ Re 

Crefo vdita la fama della fapien:{a fua ^gU mando imbafciadori co 

autorità di condurlo a lui , ^ di donargli infinite ricche:{_:^e^etgU 

fcrijfe in quefìa forma ♦ C refo R e de ipopoli di L idia , a T e 



DELDONI. 31 

Andtarfo Gran Yilofopho nella A cademia à'AUne ti manda 
fallite ^ EiT defidera bene alla tua perfona* In quejia lettera tu ve» 
arai quanto ti amo ajìai ^ anchor che poco tijcnua ^ ^ fon certo 
che tu vedrai pu con Vintcìleno xl mio cuore , che con l'occhio le 
male ferine parole ♦ A ccetta primamente i doni che io ti nmido^ et 
ferchefon piccoli Jo che ti bajìa cjìendo Vhuomo che tufei, la vop 
lontct grande ♦ Io de fiderò di corregger quejìa yiatione che iofog» 
giogo et exer citar la mia perfona et il mio intelletto in opere vir» 
tuofe ♦ lo fono de contrafatti huomini che fieno al mondo ^ ^ fof 
no vn Moflro ma non mi dispiace tanto Vejìer brutto di corpo ^ 
guanto non ej^er dcWintelletto bello , come vorrei etfauio* Que:x 
fio e quello che mi accora 8^ mi tormenta ♦ Otideper queflo des 
fiderò ottima compagnia ^ ^ conuer^atione perfetta ^ cofi mi tens 
go in quefto miopala:^per morto ^ non hauendo altra compa^ 
gnia che d'ignoranti ^fi come mi terrò viuo quando hauro de tuoi 
pari sapienti. Ver che quefli viuono ^ non altra generatione 3 al 
mio gmditio ^ lo ti prego adunque per amor di tanto bene ^ che ne 
fuccedera ^ ^ ti f congiuro per gli Dei , che tu non recufi di ve» 
tìire i ^fe tu non lo vuoi fare per quel che tu f et pregato ^ fallo 
almeno per quello che tufi obligato , che e il tuo proprio conten» 
io , d'infegnare a chi non sa ♦ I m:ei Imbfciadon ti diranno a 
hocca in parole , ^ la mia lettera te lo confermerà, in fatti , che 
Venendo , tu farai Dij^enfatore de miei Te/o/i ^ vnico Configlieri 
nelle mie faccende 3 conofcitor de miei fecreti , Tadre de miei fi» 
gliuoli 3 K iform:itor dd mio Kegno j Qouernator della mia per» 
fonai Capo della mia Kepublica ^ ksT Sigi'Jo deUe mie voloritcl. 
Breiiemente tu farai in potere ^ autoritcì me medefimo ♦ Pur che 
^i V>ei faccino che io vna mmima parte della Sapien-^a fia te ♦ 
iili Dii ti guardino j ^ dij^ovghiti a fedi farmi , b' farmi con» 



|1 I M A R M I 

tento , chefia tutta la mia contente:^;^ in vederti, (f vàire i tuoi 
amaejìramcnti ♦ 

Ber, Se non ya da que^o huomo Reale , io^ne ne voglio male a (^uejlo ì'iìojòj^ho ,fi* 
funate ,fe perfcrte yìfojìe il rejio deH'HiJlcria ♦ 

chìi. P artironfi gV Lmhajmdori j^er Athene con la lettera^ et con mol^ 
io oro , ArgentOy i!r pietre pretiofe di gran valore ^ ^ arriuati lo 
trouarono nell' A caàem'a che e^i leggeua ♦ O 7ide alla prefen:^ 
di tutti gli vdientifecero Vlmhafciata , £/ presentarono la lettera 
di pugno àel^e, la quale leggendola forte , fece flupire tutto 
quel Collegio di Sapienti ^ tanto più f apendo che ivrincipi Bar» 
hari 'non teneuano mai Yilofophiper imparare ^ma per ama\:^ra 
oli t VcJifo che hehhe Anatarfo Vintentione del Ke^nonf^ mu» 
to nulla in faccia , non fece atto alcuno con la perfona , non gli 
vfci parola di bocca che pendejìe , tie fé gli anodo la lingua ^ a 
fciolfe per tal ìiouiici ^ ù" manco riguardo fi gran ricche":^ 
con occhio , che dir fi potefie auido ^ o curiofo 3 an-^^i faldo co» 
mefempre era ilfolitofuo ^ Or dinan:^i a tutti i Tilofophi gli fece 
vna mirahil rij^>ofla ^ difuo mano * 

Ber* Qi^f^A Siluro caro d'udire , maj?imanìente per ueder come e^ììfa a queh tocca 
ieì'Oro ; io per me haurei pojìo più tojlo le mani fopra il teforo , che frefa U 
penna per rifpondere , Or fu. , chi e auentitrato if , chi no , io Iho per j^a%^ 
fé non fi mene quelle ^ioie in cafà . 

Chi^ Verche voi fete tutto di queflo mondo , ^ dato ai piaceri^ non fé 
fìe cauagià altro che vitto 'a' vefiitofif quanto più teforo ha vno 
manco ne gode B* cofi e Vordine difopra ♦ 

Bor, lo ronfino amhcra ahtmo'ni mii a fimi df()ratìe,fe io ui ca^q^io Ynauolta,fi* 
prò poi come mi debbo ^ouernare anch'io , hot le^j^ete la rifpo^a , 

chi, Affatarfo minor di tutti i Filofophi^ a te Crefo il maggior di tuts 
fi i R e , manda fallite , tT ti desidera accrefiimento di virtù co» 
me tulo chiedi per latua lettera . Mo?fe cofe del tuo regno ^ di 
te fi dicon di quìi 3 come cofldfì dice di noi ^ della noflra Acap 

iemìi 



D5LDONI. ?? 

^mia y 6^ quejìo viene per il defiderio che hanno gli huomlni di 
Jayer tutte le coje che fi fanno per il mondo ♦ Volejìerogli Dei^ 
che il voler fapere la vita de buoni ^ de cattiui , fojìe per emen» 
darei vitij , i^ imparare le virtù ^ fuggendo il proceder de rihai* 
di , £7" feguitare i vefligij de buoni , ma altrimenti credo che fia 
Vvnte7itione ^perciocheft defidera fiper le cofe buone da cattiui j^ 
riprendere i cattiui , iiT ejìerfoli loro a far male -, ^ vdire le maa 
le vite^ perche la lor pejìimafola^ paia minore di tutte vtiite i-nfie* 
me ♦ Io tifo afapere che noi duriamo in quefto mondo più fatica 
a difenderci da cattiui ^ da i maligni ^ che imparar la virtù , ^ 
infegnarla . Credo poi che la tua tirannia non fu f grande come 
la fanno cofloro qua 3 pero tu anchora non debbi prejìar fede che 
io fa tanto virtucfo , come finform.ino coloro che ragionano di 
cofià ^perche chi conta cofe nuoue da vnpaefe a vn^altro^fa come 
quel pouero che mette le peT^"^ dotte e rotta la fua gonnella j EìT la 
rattoppa , che inpocofpatio di tempo \piu il panno poflicciOyChe'l 
principale j Guardati Re Crefo ^ di non imitare i cattiui Prin 
àpi "barbari -, che hanno buone parole ^ cattiui fatti , cotte coloro 
che defderano ricoprire con le paroline dolci , Vam:ire opere ♦ 
'Son ti marauioliar poi che noi filofophi fuggiamo di viuere in» 
compagnia de V rinàti ^ £7" che molti letterati fi ritirino in f olita * 
rijluoghi fuggendo le Corti : Verche i Signor cattiui cercano di 
tenere in cafa alcuni saui et Dotti ^ per coperta delle lor trifte ope» 
re t isr noi non voghamo , che quando vn Signor fa vna cofa 
difuo tefia malfatta ^ che'l popolo c'incolpi di cattiuo Confalo ^ 
perche fuol ejìer lor coflume (facendo male vna cofa)dar la colpa 
a qualche altro di Corte , ^ fé le faccende vengan lor malfatte '^ 
tali are gli huomini da bene di cafa fua * Cefi laplehr che e cieca^ 
f^ ignorante la crede come la f dice ^ ^ aproua ognigiuditio per 



14 I M A R M I 

diritto ^ amhora chefiaflortopiu che Arco ♦ Parehhe che tu non 
Japejìi ^ che'l Signore che defederà regger bene vn gran popolo j 
babbi bifogno d'vn ^auiofolantetite 3 tu fai pur cheHgiuflo vuolcj 
the a gouernar molti non Jù bene vn Jolo ♦ Tu m'hai Jcorto in 
parole per Sauio (^ per regger il tuo Kegno ) ^ per pa:^ coni 
fatti a mandarmi teforo* Laprincipal cofa che debbefare vn Fi:s 
lofopho e f^re':^r le cofe mondane y isT ejìer foUecito nelle cofc 
Celejìi 5 quelle che tu mi doni fon fango ^ et quelle che lo cerco fo^ 
no oro ♦ Non ejauio colui che fa più dei gin delle sfere Celcfii 
ma quel che rd manco de gli andari del mondo * S appi adunque 
che infettantafette anni , che io ho , che mai mi mejìi ira in cuore ^ 
fé non quando mi fon veduto a i piedi tanta ricche^j^ * Perche ho 
Veduto j che tu m'hai per molto ignorante ^ ^ tuti fei mofirato 
focofauio * lo te lorimando adunque ^ tifo intendere che tutta 
la Qreciaì fcandali^i^ta ^ perche mai fu fatto vn tanto caricoa 
la loro A cademia , come coloro che mai hanno tenutoci ricchc:^^ 
:{a mondana aUuna j ani^ chi Vhadef derata Vhannohauuto per 
infame ♦ Il fine di noi altri Filofophi ^ accio che tufappij le ma 
ftre leggi j e ejìer comandati , ^ non comandare t tacere ^ ^ non 
parlare x obcdire , ^ nonfarrefflen:^a t no acquifìar moho ^ ma. 
contentarci di poco t non vendicare offefe^ ma per donar eV ingiù* 
rie t non tor nulla di quel d'altri ^ ma dare il noflro proprio t non 
affaticarci per ^i honori , mafudarper ejìer virtuofi t finalmente 
tìoi odiamo tutto quello , che gli huomini mondani amano t perche 
tutti defderano ricche:^ t Ef ciafcun di noi , vuol lapouertk ♦ 
O tupenfaui che io douejìi riceuere il tuo oro no tfe lo credei 
ui , tu doueui amhor penfare , che io non era degno d'ef^eraceta 
tato nel tuopaìa:^^ , perche il Principe ( a dir la tua ragione ) 
non ha da tener per fuo amico chi defidera teforó ^ ìAa fé pur tu 



D E L D O N r* Jf» 

credeui che io non lo douejìe acetiare , tu non doueui affaticarti ^ 
in mandarmelo , ip' altri inyortarm€lo t perche chi acetta fen:^ 
merito rimane juergognato * lo dubito che tu non facci , o Crefo^ 
come V amalato Teftericcio ^ che vja gran diligen:^ in cercare vn 
"Medico Eccellente ^che lo guarisca , ^oi quando fente le medi» 
cine amare , non vuol cofa chegjàfia ordinata ♦ Quando tufen» 
tijìi ordinarti vtia R epuhlica ^ non credo che tipiacejìe la dista 
ip' doue non è R epuhlica o u' t rouina ^ o vi regnan poche coje. 
huone ^perche la 'B^epuhlica e iljojìentamento della virtu\ L'a» 
nimo che tu hai hora e vn muouer che fanno gli S cilopi^ mafen» 
7^ la medicina che purghi nonfipuofanar tanta malattia * Ho^ 
ra per finire il miofcriuere e farti conofcere il mio animo ti ven^ 
go con vny empio a dire ♦ 1/ lauoratore non getta ilfeme^fepria 
ma non ha lauorato il campo ^ ^ fìagionata la terra 3 vijj^onerai 
V animo tuo a metter a effetto quefle ordinationi che io tifcriuo^ ^ 
poi fauifirì) del reflo ♦ 
BW» lo fon ^erf^irkare di quejla hek cofa,o quejlo ìihro usìe ifoUifoìmetìte per qtiet 
}a rijpjia ,fcorrete m kfue ordinationi y Rifaremo pauja per ifiajèra ♦ 

chit> L iena S ignare via de la C orte tua primamente , tutti gli Adula» 
tori 5 perche chi ama Vadulatione ^ e nimico della verità ♦ 

Scaccia i buffoni , handifci i Cerretani , 'à' i ÌAaefin di Eapatella 
conciofia che fon tutti gente da beffe j 6r vn Signore cheflafem» 
preinuolto nelle cofe leggieri ^maluolentierif^edif ce grauinegotljt. 

Tutti i vagabondi , ^ gli inflahili^ftenfempre lontani da tempera 
che qucfìi fon nimici della virtù ♦ 

T!^on pigliar mai guerra ingiufìa , che chi s'accomoda all' inguifii» 
tia j maluolentieri ritorna a ejìergiufto ♦ 

"F^ggi la guerra , perche e nimica della pace , ù" e deftruggimen» 
to iella B^epuhlica^ 

£ lì 



3 6 I MARMI Dlt D03^r* 

Dijj^enfa i Tefori doue e il merito , ^ non ejìer hherale a j^om^A 
del mondo j perche vna e Sapen':^^ ^ V altra è Ta:^:^a ♦ 
'Nonpigiiardono j o ^^rejente alcuno ^ doue s'hahhi da intermet^ 

tereil tuo giuditio * 
Ta che tu non^onga mai tanta fede in vn tuo feruitore ^ che egli 
pepi rouinare alcuno dentro o fuori della tua Qorte tperfuadena 
doft di maneggiarti a modofuo*^ 
"Non credere aUe})arole d'vno che yo^iafar male a vn^ altro fé no 

odi Viiiteniione di quell'altro anchora * 
E^|?er hora non vo dirti altro^ fé non che tufia tardo a mandare in 
ejìecutione cofa che fa danno delprojìimo , et che camini nefatif 
ti della giufiitia giujìifcatamente ^ Setu nonfrincipij a metter' a 
effetto quello che w fhofcritto , credo che faro, tanto pojìih ile che 
fliamo infume ^ quanto io fa Ke-,^tu Filofopho ♦ 
Ber, Io fer quefa notte n'ho hauuto afiai , ^ufia lettìon mi kfa , rendetemi il mio li* 

hro , i^ rnirimoci ucafà * 
chi* Cefi fa fatto ^ 
Bor* A Bìo , 
Ghi^ A Dìo* 

I L F I N £♦ 



?7 

RAGIONAMENTO 
TERZO; 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA* 




IL PERDVTO ACADEMICO PEREGRINO» 




A T E ^ur confo che io ci hahhi da venire ogni 
fera a quejìi Marniti ochefrefco ^ o che ven^ 
to mirabile) io non credo che in tutta Italia fia 
il più dolce pajìatempo di queflo*. Qua ci vieti 
Mufici j qua Foeti y qua Matti j qua fi ragunan 
laui , qui fi dice de carhetii ^ ci fi contan delle ì<i0UeUe , fidala 
haia a chi la teme 5 ^ Jt dice tutte le nuoue del mondo ^ Mercato 
nuouo e. vna baiaci Tetto de Vifani l'ho per vna nouella^per vn 
fogno ^ la vancaccia del Vroconfolo y ^ il girar del Choro , a 
petto a i Marmi rimane a piedi 3 ma con chifauello io t qua non 
c't anchor comparito alcuno , i corro il campo per mio ^ almanco 
ci venijìer coloro che promifero di portar quella comedia 5 ma ec^ 
co gente , forfè che io hauro la gratia^ lafciami (poi che io fon di» 
uentato Vccellaccio inuifihile ) ficcarmi in vn di quefii nicchi^et 
affettar ciò che fi dice * O vedi quanta gente shocca di qua del 
corfoy ^ quanta ne vien da Santa Maria Maggiore , e che 
fi che io odo qualche beila cofa t E portano infino a vna lanter^ 
m j e CI farà che leggere , hor fia con Dio i. A Uè mani ^ dife 
colui che non Vhaueua ^^ il ciecco jflaremo a vedere ♦ 



18 



I MARMI 



NICOLO M ARTELLI 
£ T LO 



, V I S I N O, 
STR ADINO* 



a Venire voi Vvdirete dire , che accade di 



a fatta , bajìa che Ve bella e fi faprìt poi 
■:£^l^h- quando lafiflampera , per bora non fi dice il nome.», 
'^-' l'è qui vn tratto ^ s'ha da legger tutta 



Yìfi, La/cimi rimarco If^er^h Striom , o tu^ìi le^i tu , che io uccfio andare injìm » 
hotte^i , b mìtar di (luafen^ uenìr dejcalee . 

HiCf Tu fé Lifahctta \/ ifmo ^ ^ Vinfradicia hoggi mai ^ to to leggi ^ 

^ poi va in maVhora* 
Vifu Come io ì'hauro ietta , te la riporterò infin qua ♦ 
"tiic* NoM correr via con ejìa vien qiià Diauol ^ tu ci guafii vna beU 

la fefla . 
Vifu A uofra pfa , io tornerò hor hora ♦ 
liic, Quefiofcimonito me n'ha fatta vna^ f'fo nongne ne pago non va^ 

glia ♦ Padre Stradino , fé voi non ci [occorrete di qualche cofa 

nuoua da leggere fia fera noifiamo rouinati » 

Stri* Cacafàrcjue ueTn^a afàui , e^ìi haueua pntati i fiedi al muro di uolerìa,if uoife* 
te Y/i haccch a ìafciarueìa ufcir di mano, ^otta deh Confacrata, Dio sa quam 
do uè la renderà^ 

aie* L 'e fatta ^ qua non e' e riparo ^ moflrate , fé voi ci hauete nulla 

di bello ♦ 
Stra* lì Romuìeonne haueua tolto per ìecjt^erne unopaccio in'fakT^^ dopocena ma Wet 

ra di dar tanta udier-^ (he io non ho potuto , Eccolo . 
aie. O (he librone , e debhe ejìcre vn bel libro , poi che egli e fi granfi 

de j^ fi alta . 
Stra* Apite i/ ka^neìo , poi uè ne farete beffe . 
Nic» L icaonio fu vn Cenfore giudice in R orna d'alta flatura , p iu to* 

fio magro che grafia ^ haueua ^.i occhi lippi poca barba ^ ^ na» 
fo arcigno 3 grand' orecchie ^ ^ picciol pojolino ♦ mueua 'e vene 



D E L D O N r. J^ 

gro^e ^ riìeiLitefula fronte grande^ et le cì^k giunte ^ poifco^ 

grilla quanti nerui egli hauejìe 7j€l collo * ^ra coftui nelle leggi de 

B^omani perinj^imo , £r dottijHnw , ^ nella pratica del giudicai 

re ejberimentato * 'Naturalmeììte fauellaua poco , ^ nel rij^on:s 

dere molto rijcluto t 'Miniftraua e qualmente gì uftitia , £f non la 

YÌj^iarmaua a nejìuno * S pedina con hreuita , ne fi tojlo haueuam 

no le parti cominciato adire il cafo^ che in quattro parole y egli di» 

ceualoroilfuccejìo , tanto haueua cogìùtione de gli buomini et àt 

fatti di ^oma^Maifu alcuno che lo potere corrompere con pre^ 

ghi ^fauori , oprefenti 3 ne con hrauarie farlo ritrarre dal dritm 

to della Giuftitia» 

Stra, Se^M cotefio luc^o * 

l^iCf. Era nella pratica molto folitario 3 molto feuero nel rijj^ondere ^ ne 
fipìegaua a belle parole , che lo pregajìeroi. Crudele nel gafligare* 
Stra, Qufjlafua conditione non mi pace troppo; ìieua il fe^no * 
WCi. A hfahf Vadre S tradwo^voi no volete infegnar cofe che ojfendino^ 
Stra* Seguita j^ure t ba^a che quejìo cerchio di brigate da bene odino loro* 
Nic* S oj^ettofo era coflui molto ^ £rr omhraua d'ogni atto ^ et cenno che 
egli vedeuafare , ^ fopra tutto era da molti aborrito ^ et da tut» 
ti temuto* 
Stra* Cojìui doueua efier jratel dì Maurìtìo ; non kc^er fiu «J!i , faj?a ìnan^ ♦ 
ISJiCf Stradino queflofa buonfentire , la di^eren":^ delle nature , accio 
che le perfone ^vdendo ^ lafcino le cattine parti 3 laf datemi legger 
re anchora vnpoco ♦ Quanto foRe odiato , ^ maluoluto cojìui , 
aborrito , fuggito ^ ^ temuto ^ e impossibile ad imaginarfelo4. 
Quando vno riceueua vn'ingiuria fapeua certo che colui che Vhs 
ueua offefo , non fé ne andrebbe impunito , onde diceua fubito ^ 
yiua hicaonio ♦ \nfno quando i putti piangeuano , ^ le madri 
non gli poteuano racchetare ^ diceuano . Io andrò per Licaonio^ 
€cco Licaonio^ 



4« r M A R M I 

Stri, Come dire l'Orco , o'I B^« t e^ìi hmeua bene y/i nome kfi'ìrUr le perfine . 

t^ic* Quando fiUuaua legarti in Terra alcun:i o nouitk in prouintia 

jìrana , ciafcuno (per vna voce) diceuajhifognatnaniard Liff 

caonio y £?* àoue egli aniaua (^che vifojìe errore ) neUaua d'ogni 

coja ^ fojl^etto , Jcandolo ^ ^ male 3 onde a^ena n'era chi fi 

ricordajìe del fatto i. 

Stra, CoJ!«j frd pc^^ro che il fuoco , 

me* S e alcuno homkidio fojìe acaduto ne la Citta ? mólti cheprej^o al 
cafoft trouaumo che erano innocentijìhnij fi fuggiuxno^per pau^ 
ra d'ej^er g:ijìlgciti ^[olo^erfaj^erlo^ etfempreper il manco male 
haueua miUe tormenti apparecchiati ^ ne fu mai alcuno che gli defa > 
fé nelle mani , che non fi partile con vn ricordo perpetuo ^ £jr v«' ^ 
fegnal manifejlo di crudeltà ^ da lui ♦ Nelle terre doue era man» 
dato dal Senato j per gaflig.ir e , parcua lagiuflitia beccheria , di 
mani , di tcfle ^ di lingue , d^occhi di quarti , ù" di hujii ♦ 

Stra, che j^erderf pojìa iljème di ji fatti bcfionijo che io hiurei uoluto leunrmelo di» 
mn^ ; io filo farei ito con y/j traferi ad ama^rlo ♦ 

nic* Si^fe voi fojle flato armato^ ^ con la 'Xy^^'Zj^ra, come voifcte rif 

tratto in caja t Eb dìo ^ voi harefli anchor voi tratto quattro vefce 

come gii altri 3 Bìfogyia altro che parole , ^ attaccarla alla cona 

f aerata ♦ Laf datemi finir la hefl'.alitd di colui ♦ Egli era queflo 

huomo tanto incrudelito dentro al cuore che non rife mai . «e hebs: 

he faccia allegra , ne mai vidde drittamente in vifo alcuno, fé non 

era reo ♦ Quefli ^i ouardaua ^ riieua con loro , ^ dìceua delle 

piaceuolezj^ , ^ mentre che le buone parole andauonper aiere^i 

cattiui fatti pioueuano loro adojìo ♦ 

Stri, Bcueun ej?er ccjìui f^liuol di qualche Ca^(}m arahbiata , if doueui hauer poppato 
latte di Ti^ra, "a pàfciutojjfempre di carne di Serpente,di Bfiìfco^if di Cocco* 
drih , heuendofan^ue continumente fparfò neh hattijia de i più feroci anima* 
li che hahitivo ne bofchi . O che Animakccio era e^ìi ; da qua quejlo libro in 
miì punto che io non uo^ìio udirne più di cojhi , 

N/V, Horji 



.\'«2 



D E L D O N I* 4j 

Nfa H'orfu ecco che io paj^o parecchi quinterni ♦ 

Stra. Lecf^ìhorA ccjìi , (he io fi che dehhe epr partita la hijlorìa di ([uel mojiro cruf 
dele , if mmo di Dio , b- deh petite del mondo ♦ 

ì<iic^. N eìl'anno duodecimo della fondation di ILoma ^ il primo Ile fu 
R emulo , ilquale mando v« bando ^ ^ chimo tutti i banditi , i 
perseguitati ^ ^ gli afflitti che erano fuori della patria Jcacciati^ 
volontariamente per timor fuggiti ^ 'a' a torto perfeguitati t fa^ 
cendo loro ajapere ^ che gli rappacificherebbe , confolerehhe ^ aius> 
terehhe ^ Ù" foccorrerebbe in tutti i lor bifogni ♦ 

Ztrd, O quejio era. yn Signor da hene , Cofififa a miete efier hen ueduto^b- ben m 
luto i r/p/fija la carta in tre doppi che w non perda ([uejla beh hijioria , 

Hic*. Diuulgata la fama per tutta Italia de la pietà ^ clemen:^ , cì:e 
"Komulo vfaua in Koma (fé ^4 annali degli antichi non m'ir 9 
gannano ) fu più popolata Koma di dentro ^ di fuori in dieci 
anni , che in cento Bahillonia ^ ^ Cartagine « 

Stra. O shriofi Principe che hauepfi alto cuore t ofanto cerueh che ritrouap tanti 
pietà ; lingua benedetta che comandajlift Beati comandamanti, O che ^loriofi 
nome f // tuo; le^^ete un poco ^uel titolo a maìufcde che è in quejla altra faccia* 

Nic* II R e de Vara ^ d' Afa a i padri confritti in Koma^ et aWa^ 
uenturato Vopolo della Città ^ &r d'Italia , &r a tutti coloro che 
hanno realita, di cuore che tengano il nome di R omani clementi 
^Vietofi ^salute ^ pace ^^ Tran juimtafia data loro da gli Dei 1. 

Stra* Guardate quel che fa epr pietofo, che bel titolo al nome Romano, Vedete come 
al tempj de buoni ^li Huomini s'afaticano , a eller pietofi , per epr amati t Mf 
dia per ho^^i che i giudici cercano d'eper temuti perfora if non per amore. So 
(he fuep tempo di Romolo e il contrario di quel dì Licaone , Se i padri dì molti 
cattiui huomini rinafcejìtro , non crederebhon mai {uedendo ) d'hauer kjciatofi 
uttiuofeme in terra ♦ 

Nic* In queflo tempo fu riirouato vn Sepulchro in vna ifoJafopra quits 

tro colonne di nurmo , antichijìimo che a pena dell' Epitijjìj , a 

lettere Grece che u'era fritto dentro ^ fi poterò cauar qiiefìe parole^, 

Tuno il tempo che gli itnmortali Dei diedero vita a quefto Re , 

f 



4% I M A R M I 

fgfi accetto tutti i fatti degli huommij^er bene , ne mai volle male 
ad alcuna pcrjona ^ ^ quando fapeua vno che per cattiua jìrada 
caminafìe , con pietli if aiuto io ritiraua da tal fentiero ♦ Mai 
volle lafua Corona vincer per guerra , ma con pace ^ amore , &* 
premio 5 isT reggere ijuoijudditi con amore uole:i;j^j come proprij 
figliuoli sfaccendo conto che la Citùifojìe la caja^'a' tutti ^i hap 
hitatorj di quella la famiglia , 
Con minacele non volle mai ottener cofa alcuna ma conprieghi» 
l^utto quello che fecretamente ^malfatto ^potette rimediare ^ atnof 
me il malfattore ^ mai fifeppe , veide inpuhlico^ 
Ogntperjona ^ che egli potette corregger con auifi da fé medefmo , 
mai correjìe ^ fece gafìigare in publico ♦ 
Se fu mai punito puhlicamente alcuno ^ rendetela certipmi lettori ^ 
che colui fojìe incorrigibile ^ ^r che infinite volte dal signore fof:s 
fé flato inan:^i , riprefo con Carila ^ EjT amonito con amore ♦ 
Stm, Alla barba di moki de nopi , che ci tetujar.o per nimici capitali , if ci^afyai\o a 
torto prima che a amonifchitw a ragione , Cofuifu ^rnjanto Re , tr un Diui* 
ne fpirito , 

Niff No^i vfci mai della bocca di queflo Principe bugia alcuna ne pross 

mejìafen^ ojìeruan:^aj ne parola che nocete ad alcuno, neafcoU 

to mai alcuno che lo lodafìe^. Mai defidero roba d' altri ^mafema 

preft contctito di quello che haueua giuridicamente ^ ne cerco ocff 

cupare Stato d'alcuno che trouajìe nafcendo inpojìejìo ♦ Vcue 

fapeua chefufcitajìe nimicitie , immediate acconciaua ogni diffe^ 

TenT^ , ^ a queflo haueua moki (fecretamente)che Vauifauano*. 

Stra, Vadia pernii altri tempi paflati^chefi ter.eua cor\to per altra uia de poueri fiiiditì, 

l^ic* ISlejìuno nel R cgnofuo mori di fame mai , diflerdo^ an:^itutst 

ti tenne fempre proueduti , congiuflo ^ ragioneuol modo da vi» 

nere ♦ ^on fu prodigo , nel donare ^ne ingordo nel riceuere , ne 

ingrato di henefitio che gli fojìe fatto . 



D E L D O N !♦ 4J 

Stra* Molti de nopi tempi , pì^ìmo femj^re , if non lafciano in JèmpiternOy if dil lo* 
ro non danno , brjè danno , danno a fata per Uria, perfuperbia , if p^r^ran» 
de^i : tr non mai per uirtu , per merito , o per ricompenfi ♦ 

HiCi. Haueua grandijìimo dolore quando ^i hifognaua{tirato dalla gìu^ 

flitia 8^ dalla for'^') gcifligare vno 3 ^ haueua grande allegre:;^ - 

:^(j (venendogli occafiom) di honorare ^ premiare vn'altro + 

Stra* lo t^^3^ K'' "'^^3^^^ > ofefi troua^e tutti i Principi hoj^i Ji fatti , comejh 
r ebbe felice k uita nopa * 

WCf F" quejlo nojìro Ke , virtuofo ^ et amo ^premio di tutte lefor^ 
te vittu j nel Juo morire ^ per dolore infimti buoni morirono in 
hreue tempo ^ 'c!' fece vna morte felicifìima , onde per la Vitaj £/ 
per la morte jfiamo certi che lo fj^iritofuo andò agli Dei^ et noi 
il corpo honoraremo quanto potremo , ^Jempre chi di lui haurìi 
ricordo x glifar)i rffettionatoferuo ^Jchisuo . - 

$tr(i* I.CCO Yìfm galoppandole m'b incannato che io credetti che non tornaci altrimenti^ 
che c'è Vijino dcu'e la Comedia ♦ 

yi/t* E non me l'hanno voluta render vn monte de GentiV huomini che 

fon la in bottega ^ Carlo Le«3(o«j la legge , &r bene 3 ^ la con^ 

fidera^et n'hanno vngran piacere-, fra Valtre cofe dicono che Vaua 

tore , ha hauuto vna grande auerten:^ in queiferuitori , chefans 

no tutti i fatti j Et* che cauano i lor padroni di tutti gli intrighi ^ et 

dice che anticamente ^ifchiaui eran fnpienti^conciofiacofa che fu:: 

ron molti grandi huomini , ma per difgratia , fatti prigioni , poi 

quando haueuan tratto i lor padroni de pericoli^ de vilupp^o fat^ 

to ottenere con il loro ingegno cofa che fo^ e grata al Signore che 

per quefìo eran fatti liberi i. Bgli adunque non ha fatto come i mo^ 

derni che per via d'vnfemplice fami^io fon mefi in buon' efìere 

delle loro imprefe , i:f par che i feruitori d'hoggi ne fappmopiu 

.che i padroni ♦ 

N/V, O come ha e^li accordato cctefla cornamufi ♦ 

Yj/tt Va ^che due fuor vfciti ^ nobili ^ letterati in parte flrane , f^ac^ 



44 r M A R M r 

concino per feruidori ^ 6r alla firn f^fcuoprotio^chì efomp'fan^ 
ro parentadi mirabili , cofe rare per la fede mia ^ con gran ^udia 
tio 'b' fondamento tanto più che c^e lauate di capo a nofiri , che 
furori già r^attilani 3 che ne yd lafpallajfo che a chi la tocca f può 
dir fan Pietro la hnedua. Vedete ^filfilo va la cofa 3 chi legs 
gè quella Comedia impara tutti i Motti e tutti i Garhetti Yiorenti» 
ni 3 impara a viuere , £f a lafciar viuere ,volete voi altro che ;'e 
cauata la mafchera ♦ Le Stampe non ciufferamw già quella ♦ 

K/V, E pcfibd (he nnfi pjìifaper Vautore , comprendere a ^li andamerti che ut 
fon dt^rìtro chi la può bnuer fatta , eft conojce pur^lijlili , if la Ih^ua ♦ 

vifu Ticrcntino e egli vn tratto 3 bfifaUa di poco a dar nel fegno ^ ma 
nefiuno non ardfce a dire egli t il tak) perche hanno paura di non 
toccar del raccheto ^ Se noi vociano andare a vdirne vnoflramst 
hello fate voi ♦. 

N/f. "Non io.tutta la uo k^^ere a Ynf.ato e un mi pace ydìr k cofe in f««t/ jw^^ 

\ifu Voi che leggtui i 

Kic. Bilie cofe cciimente , non men hele che U {Ime dia * 

\ifu Vadia manco ^fate che io oda , et poi vifapro direje V\ di Bue^ 
fé lafcocera tìb ♦ 

Stra, Trcup^()ìi queh di Licaone che farebbe buona per luì, quando e da la baia in botte* 
£a aìle perfine ♦ 

N/c* Me]?er no-> Padre S tradino io ne vo legger vna^ afuo propofuo^ 
\if, Hor cefi Ccccheri trattami bene ♦ 

KzCt Gli huomini rari ^ donne che fono fiate fcritte in quejlo lihro chias 
moto Romuleonjfon quefletì^ehrot primo Tiranno j Semiramif 
che pecco con il figlio j Antenore che vendt Troia j Medea che 
ama:^-:^ ifuoi iigliuoli, Tarquino che >for:i(p lucretia 3 Brua 
io che ama':(7^o Cefare 3 Scilla che (j^arfe tanto f angue 3 CateUi:i 
na che tiraneg^o la patria 3 I ugurta , cbe amaT^ fuoi fratelli > 
Qalligula sfor:{o leforelle 3 N erone ama^^ofuo madre > He^ 



D E L D O N !♦ 4f 

Uogahalo ruho i temj^li 3 higurgo àieàe la legge a J^duàemoni } 
T^ urna Vompilio honoro i Temj^lij Qìulio Ce far e perdono Vin 9 
giurie t Ottauìano fu amato da fuoi popoli 3 Akjìandro fu la 
lerale a tutti 3 Mettor Troiano fu aninwfo in guerra 3 V lijìe fi 
vofe a gran pericoli 3 Virro IL e de viìoti trouo molti ingegni 5 
Catulo Regulofoparto Ì7ifiniti tormenti 3 Tito fu vadre de gì 
Orfani 3 11 vaiano fece grandi edificij ^ ^ Marco Aurelio feppe 

pi udi tutti 1. 
Vìfu T^U non fip^e^ìa fare ì Carnieri come me, O che Taniefon cotefie, d che prò» 
pfno hame trouato da legger uoì ccjìì. Dite meper ISùccoìo * 

N/c* Per moflrarti huomini rari ^ EìT poi dire che fu fei rarìpmo ^ n a 

far carnieri , come dire a C omedie ^ ^ quando io fcriuero le 

Cronache di Firen::^ io ti ci metterò super huomo raro , ft co:f 

me ha mejìo quejÌD antico feriti or e i grandi huomini delfuotem:» 

pò f ^ che egli ha trouatifcritti nepaj?ati*. 

Vif^ A he] ptto come uoifate le Cronache (lij^i^ìietemiui cap sfotto, che ne credete 
fadre Stradino f 

stra*. Ogni cofapuo ef^ere ^ ma io ho paura che in manco di quattro , 
cinque anni noi andremo tutti a tre al Vino 3 tu fei carico dipana 
eia j io d'anni , ù' lui e maturo fé le C ronache non dican queflo 
de fatti noflri , credo che ci farà poco altro da dire , 

Viji, "Pur che noifiamo nominati bajla * 

N/c* Io tion ci verro forfè yn' altra fera , che ioporter)) vn Capitolo , 
in lode del Carnieri ^ perche ho pregna lafantafa delle fue lodit 
fcr come ho finito quel della ¥ ornaia fuhito Varreco , 

Vi/?» Saracci e^ìi altro ^er ijìafera ♦ 

Urai. E mi par horadi ritirarft ^ le notte fon piccole ^ io fon vecchio^ Nfsf 
colo e amalato ^ e tu va vedi fé tuoi C olomhi fon Ritentati di 
gejìo. 

Vili, Voi dite il uero , mi rmomand^ ♦. 



J^6 l MARMI DEL DONI» 

Stra. SonvoflrOi, 

]SI;V, Bucnu notte ♦ 

Stra* Viftiio ricordati che la Comcàici non radia in Badia ^ e vi farh 
qualche fiiogliato e tu iionjciprai dir di m , i^erche tu fai a fidane 
7^ co'l Martello ^ ma s'egA non ti chiarifce poi nel manico del 
Capitolo del Carneri^diro ben chefia vn Barbagianni ♦ 

Kir, IO io faro ar.chor cajar àa la Ciciìia , if fecondo che vuol ej[er Couer nitore ^ìi 
faro neuìcar kfaue bianche » 

\ifu Anchor qmftafpuo legare al dito ^ al nome di Dio, voi dicici^ 
lierete forfè prima che me . 

Strci, E hafi andianne ♦ 

\ifu Sin j che tioi faremo poi tutti amici ^ qrì verremo di quejìo gioco A 



FINE* 



4T 



RAGIONAMENTO 
(ì V A R T O, 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA» 



IL PERDVTO ACADEMICO PEREGRINO* 




ORSB che lo S ueglialo non mi fece Yejs> 

fa che io ariuajìi a buon ottayCon dirmi fa che 

tu fa al ^rincipo ^ quando la hrigatava al 

frefo y egli e già due hore f coccolate che io ci 

fono ^ ^ non comparijce anima nata * Jo.gU 

dife vattene j^ure in fu lefcalee di Santa Liberata ^ ^ fo che io 

intef bene ima da poi che non ci vien ne can ^ ne Gatta ^ o che io 

non ci veggo arriuare vn teflimonioper medicina 5 io me n'andrò 

per ¥ iren:^ girandolando infm che'l fanno mi piglia , ^ riueff 

dro la Citta che più di venti^ etant'annifono 3 che io non ho ve:s 

àuta ♦ O che bel lume di Luna e par di di ♦ Ma ecco due che 

falgono apunto gli fcalini ? ^ fi fermano (al miogiuditio ) apaf 

feggiare , ^ io vdiro prima i lor ragionamenti ^ ^ poi farà 

^uel che Dio vorrà ♦ Ma e mipaion adirati ^ la farebbe bella che 

facefero vn colpo alle pugna infume , ^ face fin correr tutta 

la brigata in vn mucchio a rinfrefcarfi ^ e poi farebbe più bella che 

fé n'anda^ino ripiegati ripieg-di al Valagio dd Poteflk a vedere fé 

fon piufrefchi i ferri che i Marmi* hìora che fon più aprefo non 

la tagliano con in fi^ie il D iauol non e brutto come ei fi dipinge ^ 

vedi chepaion rappatumati infume ^ horfia con T>io, 



4S 



I MARMI 



GVGLIELMO SARTO, ET TOFANO 
DI RAZZOLINA* 




'^^^ E R o^ mi fon io vfcito di cafa ^ per non gli haues 
^ ^^ rea rom^^er la tefta t mai vidH f emina pu capare 
m hia * La vole a àifpetio ài tutto il mondo che le 
ti vonne hahhino a comandare altretanto a mariti «. 
Tofa. Cl)f ragion ci ha eh cotfjìa me^ dottor efia ? 

CU* O a(?ai y la non fa altro che leggere tutto dì^lafludia la notte pro:s 
vrio proprio come lafup dottorejìa^ et fi lieuafu quatìdo gli vien 
qualche ghirihÌ7^ nel capo ^ ^ fcriue ferine , e tanto fcriue che 
vn banchieri 7wn ha tante faccende con ifuoi libri ^ qua'nto ha lei , 
con i ftioi f cartai egli ^ 
Tcjdt voi altri arVofim , non hnuete male che non mfk bene , che non uifauìuoi ne 
ucjirì fanni.Bifi^na tor moglie f ari, come dijìe queìTiìofofho^mopando ifanciuìli, 
(he^iuauano aia troltoìa , if eran dij^ari, if non armea^iar con ìe^rande^t 




lo torrei vrd cittadina hcr che fon ricco , if uo^ìio io Stato fer quejio mez^ 
accio che la mia Moglie poj^a portar h Gammurra di Seta , if ioiì Saione 
di Vehto f O uoi fletè fato il^ran ^a^ , n9n n'accorgete uoì che tutti ci co» 

nofcia wo 



D E L D O N I. 43> 

tojcimo Putì hìtro,e che uoifute ueiuto tutto il dijù ìx bottf^^a a jjuahtjnarui 
il ^ane ì if chefohmcmc il ài delle fjle mi ui mettete ìa ^Mam-Ha de tr^} tifi 

je ; la qud cofx ìu del Vleheo a tutte pajh . I Gemii'hucvìm ummo Janpre a 
^rn modo , if ncnjtjianno a mentir h rih il di di laucro con Njo , o con ab 
tro meccmco exercitio ♦ 
€«♦ E^lz è vero w haueua a torre vna donna chefapepe rimendare ^ima 
hottire y filare , £7" cucire ? if tion fcriuere ^ leggere ^ cantare ^ B* 
fonare ♦ Voi Vha vn rigoglio di kauermi fatto Cittadino (.ht 
tionfipuoflare in cafa ^i^r chee pcQ^gio ^ i parenti che fon pone:» 
ri -, fi va ^lon qualche centinaia di ducati Vanno di quejìamia 
pa^:^a * 
^of(t* Varebbetì e^li il cuore dì ridirmi qualche ragione , che la dica che le dcnnejòn da 
quanto i mariti; per che la mia Ra^lim ha yna certa albagìa nel cap, che la 

fi chìmj fempre Jùenturata , per ritrouarjijèmj^refctto Ihuomo, io la nomilo con» 

fiare vn j^oco.GuardaJè tu ti mordi nuk , ti bajia Panimo i 

GUi. 'Nona me , tnaper che io popi ben bene imparar la cofala ne f crisi 
uè vn libro il quale da bora ( come fi dice ) vn colpo fui cerchio ^ 
^ Valtrofu la Eotte^ idep. che lime vn pe:^^ da me et vn pt7^ 
da lei>if alla fine la tira Vacqua alfuo mulino ^et per forte io n'ho 
vno foglio di fua propria manofcritto nellatafca^ ^ prefìerottelo^ 
ma fa che facci la donna nouella^come tu V'hai letto in cafa^ ^ cbe 
^i babbi nome torna ♦ 
"^ofa, Sara pur bene che ic lo le^^a . Vedi che beh lettera la fu ♦ 
QUi. M* Simon dalle Po;^^e, gliinfegnoi Guarda fé fu vuoi che 

lafcriua bene » 
Xofa, La preafampa « deh fammi yn piacere {perche io non ho occhiali) ìe^jik tu , 

accio che tu babbi il malanno if la mala pajqua . 
G«* Certo e mi fi uiene ♦ horfiedi &r afcoltafe la non pare vn Tullio 4 
Tcfa. O Dente pu tcfto ,Jè la non e per lettera , per che TuìlioJMeìlaua in bus b in 
horum ♦ 

C«f Si che la non fa dire , in quibm , anche ella ^ lafafìare il maejlro 
di Cecco afegno^ che non ha ardir di aprir la bocca • 

G 



fo I M A R M I 

Tt V. ìicr di uìa , che U ve fi tanto (juam tu ìt.ì ài , uo (he tu k facci Vcetepd * 

Qiit 1 r.fMtijonojìaU coloro (Ire Kmìo ricercati molti antichi Jcrittiper 

ja^a Vopmcm ài àojcuno autore 3 che vcminio ter.eua il marito 

Jopa la mooliere £7 cheferuitìi teneva la moglie al manto t }^er 

fotermjcriuere ai vtilita di ciascuna delle parti ^ ne maifuron rifi 

trouate coje che valejìero ^ an:Q tunefauole isTnouelle^percioche 

molti fcr inerì fi mej^ero a Jaiuere fecondo Vopinion loro , ^ non 

fecondo la ragion degli altri^ Chi dijfefe (con gli ferirti) la par p 

U della moglie , dijìe t che la teneua corpo j anima ^ ^ ragione 3 

uiucua j mcriua , £jr era hahiìe alla ge7ì€ratione come il manto j et 

per quefto fondamento ^ii pareua cheVhuomo non ci haue^e tan^ 

ta autorità quanto s'era prcfo ♦ Tanto più che naturalmente eia» 

jcuno nafce lìbero ^^ ^ero e doucre che la mcglic non fia fchiaua^ 

loci agiuygero che per aumentare la generatione fu fatta la don^ 

fia j ^ ella tiene più pena ^ osanno ^fatica , 'isf tempo f^en de ^ a 

quefìa imprefa , che non fa il marito * Egli concorre alla creation 

fola , isi' lei ad it)f\nite cofe inan:Q che la creatura nafca ♦ 

Jcfa. le ,5'/ riffcrJereì qui , che iapi che le derive prr quefìo debberò eper le ma^m'u 

che (jueh che mr. fanno f^ìiuoìi , debbano e^er trattate al centrarlo dì quelle. Li 

fifa ben difccfo dal mercato. Gii huomir.i trantergano le donne , lieuano le rijì 

fé yfofcntan le batta^He ,fi difendano dalie mmicitie, fortan laime a confermt 

tiene de^ìi Stati ama^^no he» 

CUf Qiiefofaper loro ^ che le diranno , ìopartorifcofu occidi ^ io non 

fofanguejcn pacifica j ccnferuo ^ non dtflruggo , amola pace ^ la 

quiete ^ 67 il bene de miei figliuoli ^ ^ non ufegno loro infinite 

cattiue opere. Onde per noi le Hepuhliche cref cario ^ ^ per voi fi 

iifìruogoro ♦ lìor odi il refio ♦ D elhefi confiderare anchora , che 

ìVichi hucmini maritati fono flolti , ^ le donne loro faide , pero 

ficnfia bene che le fieno fotiopofle a tahfcempi ♦ Tu veramente 

ottima legge quella che s'vio gin in A chaia , (he i mariti fojìeio 



DEL D O N r ♦ fi 

alle lor moglie folio pofli ♦ Loro tenaiano U cura ài gouernar la 
cafa come famio hor le donne ^ ^ le donne tencuano ì dinari ^ t/ 
andauan fuori trafficando reggendo ^ gouernando ♦ 

tofn. So àe le cofe doueuano andare bene , a quei temj^i , o bifytìerehhe bene che Iht 

ue^e fatto vn brutto uifò , a farmi j^aura , ah ^ ah ^ chef ciocchi huomìni àoue* 

varo ff?er quegli a quei temfi , lo mi ricordo hauer letto anch'io neh sfer^ de 

Vihni nel Sonaglio delle donne , fé ben ho memoria , che i Romani quando 

uoleuan dir wHania a uno che fi hjciape menar per il nafò dahjua donna dice* 

uar.o ; Colui fmhhe bene in Achaia » Et Vlimo fcriuendo a Vabcito^ìi dijìe ♦ 

Tufolo in Roma uiui fecondo il cojlume d'Acaia, Antonio Caracaìla , fecondo 

(hefcriue il Serafno nefuoi Strambotti ; S'inamoro di non iO che femina d' vn 

di quei Temfi , b era la fiu bella Dama Verfiana che fi trouajfe ; b perche 

gli tiraua Ugola d'hauerk ,^U j^romejjefe la yoleua copula fi con la fua Signo* 

ria , in legittimo adulterio , che per infm afl' hor a frometteua di Yiuer con lei 

fecondo il cojlume d'Acaia t 

G«f Àpunto viene apropofto quel chefeguita* 'Vedete che hcìl'intels 
letto fu quello di quella Verfiana ^ che potendo e^er padrona di 
Caracaìla , ?wn volle leuarft daUaferuitu della Dea Vefla^ ann 
sy dif^e ( per moftrar quanto fa la continen:^ della domu ) che 
più tofio vokua ejìerferua de gli D cicche padrona de g^i huomiff 
tii t Brutto effetto era quello de i Parti ^ de Traci (^dico que^ 
fìoperfarui conofcerla poca confderation de mariti ) a tener per 
f chiane lefue mogli , EìT quindo haueuano partorito tanti begli fi^ 
diuoli mafchi ^ 'a' che erano vecchie le vendeuano puhlicamente 
ìnpia:^ > ^' «^ comprauano delle giouawj O che bel rifioro di 
tanti fudori d'vna buona dorma* Cojlume certo Barbarefco ans 
tico , che le teneuano ejfenào vecchie ^r ifchiaue ^ o lefotterraua^ 
fio viue* Almanco Ligurgo fu più honeflo ^ if più temprato^ 
mi far lefue leggi <. 

tofa. Benedetti fieno ì noflri tempi che k cofà Ya mcdejlamente , b- benedetti i (cmarti 
damenti deh S. Uadre CHIESA chef bene hanno a^^.u^ato qufjla bilancia,. 
Er per dirne il Yero {fen^ le baie deh tua femina , che ya jàltando come i 
jr;ll/ ) noi ye^iamo per opra, che le Donne fon di pocaforK^ , di poco animo , 

G // 



r* I M A R M I 

fcv fiu Micale , ircìt , fi^rr , if adementate ; che nor.JòììO jjìi hucmìni i p9f 
co patìemì , h fcche m^liorano d'ir.teìlato cadendo nel temj^o t if aj?ai l^ecjcjio* 
rano, Ncn yo dire che non ci fieno de mariti minchioni , che ncnjòn buoni 
* ^'^33^^ f^ f^-cdtjimi non che yna cafa ,i^ yra famijia , ^trche ce né quah 
che coma , \o non yc^ho prtar pu a cafa mia cotefi Jcartafacci ne manco 
lecergli , ya pure e fudifl^li da te t if impara queflo che io diro hora , ]^er 
Àirlo come tufi a cafa ah Doma tua , accie che lafeppi di quanto poco creda 
tojuron le parole delle donne antiche , penfà quel che fi delbe tener conto deh 
ft fatte m.oderve , Acade nella guerra che faceuano i Romani con il Re Mitri* 
ìiate , di ccm.nrdare a tutti i Caualierì che andajfero con il Confule Sih , if nel 
amardare i Soldati , s^ahhatterom i (cmandatcri a non ne trouare yno in cafa , 
if rtlfùo ho^o rifpofe la m.c^lie in qufìo modo . Mio marito non dehhe ,rìe pu$ 
yenire ah Cjuerra , perche è paffato il fùo tempo d'andare ahfationi , if fé 
fur efclf di far.tafa di yenire ,io non yo^lio che e^li yen^a per ejfere mal 
fonditionato fc/ di tempo . Ver (jufjìa r'^fìa ji maraui^liaron tanto i ^enatori,ct 
Vhchbero per cafo tanto bfìiale ; che bandiron hi di Rcm.a , if lei mcffero in 
pricjicne , cccìcche da indi in poi , neffuna Donna foffe ardita di yoler metter 
k m.ani , inan^ al fio marito , k/ nejfun miarito de fé loro tanto, ardimento , che 
le cadejfao in tanta infilerà , 

Ciu S ''io gii do qiiefìi huona nuoua ^ lafla tutto vn mefe ingnignita ^ 
HorfufcineriT^il male da me medeprno Vho cercato come i 
medici , O Ecco tutta la brigata alfrejco ^ vane fono eglino fias 
ti iifwo a hora t 

Top. Credo chef fa fatta yna Comedia neh Sala del Vapti ♦ 

Cu. E ueroy mi niarauigliaua bene che non c'era nefunoy hora ci fi fa» 
rh qualche cofa di bello ^ e fi dira 3 noi ^a feggf remo ^ 'a' loro che 
foho flati in p'iedifedera?mo ♦ 

MOSCHINO^ TÌ?IBOLOj ET RIDOLFO 
DEL GRILLANDAJO* 

Kofi. Per la fede mia che in vioren-T^^ non fufjtto mai fi bel trouato , 
due Sccnej v?:a da vna parte dilla Sala^ et Valtra daWaltra*Due 
}iyoj^citÌHe mirahi'.i ; vna di mano di Franccfco Sa^MÌati ^ ValtraL 



DELDOnT* 5"? 

(lei BmiT^no 3 T)ue Comedie paceitoUj^itne ^^ ài nuoua in» 
uentione * La Mandragola , et VAjìihuoloJatto che era il pi* 
mo atto ài quefla yfeguitaua latto di quella jfempre accompagnai 
doft Vvna V altra ^fen:^ intermedij, in modo che vna comedia^era 
intermedio dell'altra i Solamente al principio comincio la muficai 
tt al fine yfim* lo non credo che fi pop far meglit^i quejìe due 
Comedictte le fono vna gioia 3 1/ Machiauello ^ Gzo* Maria 
mipojson comandare^ che heUi intelleiii mi piace queipap trai» 
ti del Boccaccio fi deflramentcj perche alla fine il comporre e vn 
filo che efce d'vna matafia filata di dmtrfi lini ^ in più gufiate t 

Tn. Io tìon intendo ♦ 

UoL Quel chef dice hoggi e flato detto molte volte ^ perche coloro che 
, fono flati inan:^ a noi ^ hanno hauuto i medefimi humori , più ^ 
più volte ?j) efier quefla materia deWhuomo d' una medefima fu9 
flan:^ yfapore , ^ hauer dentro tutto quello in queflijj^iritiy che 
tutti gli altri Jfiriti hanno hauuto^. Onde vengo a concludere^ che 
tutto quello chefifcriue e flato detto 3 'iif quello che s'imagina ^ e 
flato imagìnato ♦ 

Tri. Mentre che fi fon fatte le (cmedìe , per hauerìe io lette fiu yolte, mi ritrapfatf 
to iì primo Atto in Yne di quelle fmfire alfrefco , dietro a i panni , if mi yi 
accomodd cotnodatijìiwmente , b ho fatto ynjònneììinofuauefuaue* 

Moft. Che ha da fare il.dormire voflro con il difccrfo mio H 

Tri* Ver rifonder a queh parte che non è cofà detta hog^^i , che prima non fa jlatA 
detta , lo credo hauer fatto ynfyr.o , che non hjò^no mai più alcuno altro, 

Mofi Se tutti coloro che hanno fognato hauefiero fcritii i 1 or fogni , ^ 
voi gli potef^i legger tutti^voi trouerefli certamente il fogno voa 
flro y gi^iflo giuflo j che non vi mancherebbe nulla* li per conferà 
matione della mia opinione foteui moflrare a Salueflro del Bera 
tettai Sogni di Trate Angelico ( che haueua poche altre faccene 
de che fare ^ perofcriueua tutti ifogrdfuoi ) doue da tredici anm 



f4. I M A R M I 

per infwo a ottanta gli fcrijì e tutti t if quanh egli mon^n'hmtem 
ua cento 6r quatordici^ £r non era punto punto rimhamhito» ona 
de egli ajferma che pajìati i cinquanta anni > mai fogno coja nuo^ 
uajjempre daua in quelle chimere che per il pcijìato hjueua fognai 
te t ^ u'haueua fatto vnhahito dentro di tal forte, che fatto ilfosi 
gno fi deflau^uhitot et fé voi leggejle quel libro vi parrebbe vno 
depiufìrani anfanamenti , che fi posino imaginare o dire^ 

Tri Non mmuìaiUa che Salueflro e cefi fjuu a cafaccìo , if ha dei nuouo uccello , 
eon qucìlefue binarne apatie nel fare lefue cofe , ma udite il mio inan^ che 
ij me lo diinentìihi , i^ ueìo diro a^iinto ,fin%^ leuare o porre ; poi mijàj^rete 
dire Ce^ìi (fui libro di frate Angelico » 

Mof. Dite che queflo e apunto tempo ^ b' luogo da fanfalucole , &* da. 
flratiare Ihore di fi fatto caldo ♦ 

Trìf Ej/i mi prcuA d'ejler ììeh Spedale di S^ntu Mma Noua , a Yifitare il Gruhf 

ne , che comefipete e t\el letto k , h uift morra anchora ; ir j^nreumi che t 

canto a luifcpe ^rno che forte if d''un ^raue fcnm adcrmentato ft fcjìe.lti (fue* 

fio fio dormire in qufio tempo duo , Il Gruhr.efi moriuA a fatto a fatto , mi 

f arcua infogno . 

MoJ» Queflo e vn male anuntw , hora che voi fate deflo* 

Tfu Emendo adui\({ue tutti due pari da v« caperle , nonft conofceuA diferetìT^ h 
Vvno aìì'altro vi/ò . Talr.ente che tutti due pareuan morti. Stando cefi il GruU 
Une rihebbe^lijpiriti , hf faueUb in pejlo modo , ( perche noi^li dimandammo 
come e^lijlaua , ) O che Ma cofa e il dormir profondamente t io fono jlatone 
più jirani v/(7</^^/ che mai s'udifjero dire , of face fero mai , Voi mi pareua ef 
ferfen^ (òrpo , [pedito , Yokre in vn batter d'occhiojoue io voleua , e tam 
to quanto mlma^inaua haueua , s'io diceua io yoj^lio effer fino , del tal tempo 
come dir di quindici o Yenti anni,fubito mi pareua d'edere , 

Rid* VLauro caro d'vdir quefla cofa nuoua ^ perche laffomiglia a vn'al 
tra delle mie chimere ♦ 

Mof Non interrompete :Sta(e a udire ìa cofa che difì'e il Gruhnejl Tribol dira poi h 
fua , if uoi che fiate fato l'ultimo a uenire direte k uojlra ultimamente , 

irif S Ho vokua cene ^acquefref che (come defiderano ^'infermi ) pian 
ceri ^ tutto mi veniuafuhito in prò ^ et vtikf Mafolamente queU 



D E L D O N I, Vr 

te cofe ^'oj^eàeua ^ godeua ^ che alti e volte poj^eduto ^ ^ godus 

to in quefla vita haueua , ne altro mipoteua imaginare* Quando 

io mi ritrouai cefi ^ mi venne in animo di volere il mio corpo y per 

potere fruire co il corpo unito tutto quello ch'io fruiua co Vanima 

fola^et come Valtre cofe fui fodiif atto fuhito » Onde ripigliando 

il corpo Vho trouato infermo come voi vedete ♦ cof io credo che'l 

rormire ^ il aderire fa quafi vna cofa mede f ma , ma chi indugia 

a imaginarf^ o a chiedere tlfuo corpo ( mentre che dorme ) tanto 

che egli infracidi ^ penfo che egli hahhi fatto il pane , che non lo 

pojìa ribauere altrimenti ♦ 

R/(f. Qutfa e yna lek inumicne Trihcic; k Scoltura ^uefd uoltafa comfcer che U 

fu a)Jc:ti^ìkri^ i cerueUi , hcrfe^uita ♦ 

TrZf D eftojìi il compagno che dormiua > et tratto vnfoj^ìro dijìe rina 
grattato fa D io che io fon guarito * Noi che vàitohaueuamo il 
GrtiUone , domandammo che cofa diceua ♦ O , riPcofe egli , io 
fonofxato in vnpaefe fognando , doue mi fu data vna certa erba 
chiamata Vcrha della Luna , la quale era in alpeflre montagne ^et 
tìofce a ogni nuoua Luna^^ tanti di quanto la huna cref cetani 
te foglie f ci y la qual erhapar d'Mgento ♦ Et quado la Luna f cesi 
ma f cernano le foglia ^e fé la Luna non vede quefla erba per pun» 
to y come famio gli fj^ecchi concaui^che accendano il fuoco neW^ 
efca j che fé non fi troua quella retta linea diritta del Sole non 
f' accende* Cofi quefla erba nonf vede altrimenti* 

R;V, BfKfl cefi e ^uefa ,Jè lafcffe pr yera , if nonjò^m ♦ 

Tr;* Io mi ritrouai (dife Vamalato) all'hora con vn'ombra in quei luo^ 
ghi j la qual mi dijìe , togli quefla foglia ^ 'b' va tocca il tuo cor^ 
pò con ejìa , ^ fuhito farai f anato > come fifa ^ di fio ad andare 
alfuo corpo t inmagumti d'ejìerui dentro , coffeci , £jr toccane 
demi con quefla foglia fon fatto f ano ^ gagliardo^ 6r nell'imagi^ 



^6 1 M A R M f 

narmeh ritornai in mejìej^o * Il GruUofie dij^e preflaì'neìa dì grdP 
tia che io mi tocchi * V o^cte uol atro che quejia cofa mipareua 
vera vera egli yorgendogncne , ^ lui loccandojì , jecondo che 
quello guan^ il GruilonefL morìfuhito* lo da qu^jìo fogno jfau^ 
rito deUa nouitn mi dejhi ^ Ù' vedendo che le Comedie non eran 
finite^ mi rimedi g^u a dormire per no perder fi bella vifione t raU 
legrandomi ch€fojìeflatofog7io , A punto mi par uè rijognando 
d'amalarmi ( aggrauandomi l'injirmita che fu vna cofa f ubila) ^ 
ài morirmi , isr in quel mot irmi , diceuafra me^tuo damo 1 r/* 
holo^ncn ti fojìi raddormentato* Cofi mi ritrouaua di mala voglia 
perche mipareua ejìendomi morto apojìa^d'hauerfatto torto afua 
Eccellen:^ , a non gli finir prima ifuoi lauori ♦ 
Ucf Ah, ah, ah'. 
Ridi. Ah y ah ^ ah ^ 

Uof. chi non rìdmhbe , bafla che tu ci trattieni con nuoun inuentìone , et fonile, Orfu 
quch e Yn'arte che aju^a tintcMto , tf k fittura fa il fimìle anchora i noi 
filtri Mufici , ce n'andiamo pi« ah buona ,fen^- tanti amìuederi ♦ 

Tri* Standomi farneticando in aere ^ vedeua me medefimofu quella f\^ 
neflra dormire ^^ mi toccaua , ^ mi fentiua caldo ; all'hora mi 
pareua di dire ^ certo che io fon Vanima ^ ^ quel calore fon gli 
fjpiriti , deflomi io ^ o pur mi lafcio dormire , ^ ahurattdndomi in 
quefla baia mifopragiunfe vn'hunmo grande ^ bello con vn bari> 
hone^vn certo figurone come il Moi/e di Michel Agnolo in Ro:? 
ma che e allafepoltura di Giulio fecondo . Fa mi dice tribolo 
taf eia dormire il tuo corpo vnpeT^-^^et andiamo a f^afìo^ in que* 
fio me^:^ , poi tornerai a defìarlo finito le C omedie » 

Mo/T chi era cotefiui ? 

Tr^ Il Tempo y ^ tutti due andauamo di compagnia caminandoper 
aere^fen:^ rnuouer piedi ^ mafolo con quella volontà ^fi come 
farefie voi adejìo con lafantafia ad andare di qui a cafa vofìra di 



D E L D O N I» S7 

qui a Prato ^o altro luogo pia lontano^ 
VJdt Beh (ofa certo t io ]^er me ne cauo vn^rdn piacere a y dirti ♦ 

7ru Ver la uia ^ andando a meT^aere 5 ^^i comincio a dirmi come egli 
era il più antico che huomo , ^ che fapeua ogni cofa + Quando 
ve. dire che egli tutto fapeua ^domandai 3 D eh ditemi quale e la 
più bella coja che voi habhiate mai veduta t Credédomi che diceffi 
fé il Gruditio di Michel Agnolo ^ la Sagreftia ^ Il :^uccondi Dos 
natello j le cofe di Titiano ^ ^ quelle d'Andrea del Sarto , 
di R ajyaelLg da Vrhino 5 egli mi dice 3 il Mondo , aWhora co^ 
nobbi che tutto quello che e fattura humana è cofa da farcene befa 
fé 3 ^ conobbi la grandcT^j^ del fio procedere 3 'b' feguìtai* 
QjuaVe la maggior cofa chef troui i lo fono , diiìe egli^che con» 
fumo j 'à^ riceuo in me ogni cofa ♦ Io ne fon padrone ^ fonfem^ 
pre in tutti i luoghi j fono flato pref ente a quanto ;'è fatto ^ Er mi 
ritrou^ro a ciò che fi farà ♦ Veramente mi s'aperfe il core in quess 
fio dire j perche haueua fatte delle cofe per ipajìati annijChe io me 
tie vergognaua ^ coìwfcendo d'ejìere flato veduto ^ ^ mi dokua 
<he cofljiifojìe flato prefente , ^ doleuami di hauere offifo Dw^ 
che meglio di lui m'haueua veduto ^ pure riflretto in me feguìtai 
di dirgli ♦ Chi e colui chi più fa di tutti t if pofi fubito la mira 
a Vlatone , ad Ariflotile ^ ^ altri infiniti 3 madefi . Egli rijloa 
fefubito , chi sdpiu di me , chi più dirne e intelligente ^O dfi'io 
canaglia mondana ^ che credete con quattro letteruccie flitiche fa^ 
pere ogni cofa , &r apena fiate fuori deUepeT^ 3 O animaletti 
fludiantu:^:^ che fcacai^j^te con duoi pigrammi vnoflraciafoglio 
&r credete d'efier tenuti ifaui della villa 3 O imbratta me fieri , 
che rappe:^:^te fcartahegli ^ andateui a ficcare in vn cejìo 3 O 
Toetu:!;j^i che fate le voflre leggende da vnfoUo ^ ^ poi volete 
il capo infrafcato Jrafche veramente fiete 3 ciuettini ♦ N on vditc 

m H 



rS I M A R M I 

voi che'l Tempo e quel che sitano bijogna per fare Valtiero ^ il sh 
gnoYOtto , èr \l nchile jfurfantegli , figliuoli di Spadai , di Nos^ 
taiuT;^ ^ di Montanari , ^ di Tanti jj^utar |i tondo ♦ La cera 
(poucretti) vi condanna jvn pare la moria ^ Valtro vnjacchino^ei 
queWaltro^il tradimento copiato daWorigitiale , o che cere di dotti* 
Dchjìateui come laporceìlana^ ^ accompagnateui con il Tema 
pò fé volete fapere , non vdite voi che lui [olo ;rt^ lui foto può ins 
fegnare ^ E hafìa ^ dijìe il T E MP o , non ti pigliar anchor tu 




più impacci che non ti hifogni ^ lafcìafare a me ^ che io ti premete 
io Tribolo caro che alla fine alla fine ^ [e non fono quei che debbono 
efere ^ o Jìon faranno , che io ^dfaro rimaner tante bejìie ♦ Do^ 
manda , fé vuoi fapere altro t Vìaurei piacere d'intendere qual 
cofa voi hauete per più leggieri* In quello che io af^ettaua che mi 
rif]^ondefe^ il cerud del tale^ e del talej (o il mio) e dife 5 l'in^ 



DEL DONI* r^ 

tendere , VMelletto ^ pnhe pajìa i Mari ^ penetra i Cieli , et vo* 
la in vnfuhito doue egli vuole feriT^a ojfefa o ojfendere ♦ Quale 
e pili forte ♦ Oime dijìe il Tempo ^ quejia è bene vna dimanda 
de hijogna che tu tenga a mente la rifolutione ♦ L 'huomo necej» 
filato , colui che hifogna che facci vna coja ^ o voglia , o ?ion voss 
glia ♦ Quefla e vna macchina terribile ^ fortijìima più che mura» 
glia , ^ che pietra di Diamante falda ♦ 
R:i. Io pcT me {fé tufyuìti cofefi curiofè ) fin per diuentar Ynajicitutif 
Mof* Spero che il tuo fogno haura (Quella beila fine ^ da che il difcorfo e 

ft bello * 
R/i, In tanto tu mnfintìuì ì iìfi^ì del lAoinào : V elìce chi dorme cerne te ♦ 
Tr/. La più diffidi cofa chefta da conof cere ^vorrei da tefapere t Que» 
fla credo che tu Vhabhi prouata più vjlte 5 Vhuomo e la cofa più 
difficile che fa a conofcere ♦ Ma dimmi quando io faro ritornato 
nel mio corpo ^ come potrei io fare a viuer giufìamente ^ eper 
Veramente huomo da bene t In queflo cafo , poche parole bajìanot 
quel conflglio che tu dai agli altri che viuino rtttamenti 3 mettilo 
a effetto da te medejimo ♦ 
ìiìd, Q^fld mifodìsfà molto ♦ 

rrii. Odi quefì' altra ^ dijìe egli 3 fé tu vien mai S ignare , ricordati chg 
chi vuol dominar altri ^ ^ fgnoreggiare 3 che bifogna prima che 
Jappi regger fé medefmo , ^ raffrenale tutte le v olonta humane^ 
Io ho perdute le forme Tempo mio mirabile di cotejlo ricordo no 
ho io dibifogno ^ cofi in tal ragionamento egli mi lafcio . ILitrop 
uandomi cof folo ^ io mi ricordaua del Sogno ^ fognanio; eh' io 
haueua fatto inan:qyet come haueua fatto queWamxlato a ritorna^ 
re al fio corpo , mi veniua a memoria Verba et Vejfetio di queU 
la 3 ^ perche io non m'era f cor dato che chi voleua vn a cofa fé 
Vimm'iginap , perche farebbe come fé lafojìe , io che ne defideran 
m vn ramo , mi mt^i in fantafx^ fubito d'hauerla , &r' cofi V'Erba 

H a 



6o I MARMI DEL DONI* 

ha comparfé, Quado io hebbi quefla ^rhct in mano^mi venne ame^ 
moria che vno ella Vhaueuajanato , fcr V altro ama:;^:;^ato t ^ ri:» 
tornai al mìo corpo con ej^a^et ifian:^ c^e io ci yokjh entrar denss 
tro lo volli toccare con ejìa ^ accio che^e lajojìejìata a uinajceff 
ma carata et Vhauejìejatto morire , io non vi f olii flato dentro ^ 
onde 7wn farebbe (;ju u\e fendo io) potuto morire j ma l'Erba fu 
in iftdgione ^ talché la lo f ano d'alcune infinnna f ecrete ^ et intrina 
fiche ; cofi ponendognene in mano ^ gli rientrai in corpo t. Al cor^ 
fOj che io Jion voglio giurare credetemelo. Ecco quiVErbUy 
ecco che io Vkopure in mano ^ Ve pur d'ejìa , queflo e pure flato 
vn fogno mai più da alcuno fognato * Se Vhaura la virtù delfa^ 
tiare a L una crefcente e fi vedrà alla giornata , £jr Je Vama^:^:s 
rrt fimilmente a L una f cerna* 

^'^' Fatti pure in Va von mi toccar con ejìa ; fé non e uero egli e fiato un lei trouato* 

^'^f* lo voglio che noi Icuiamo vnprcuerbio , come vn muore , che di^ 
Cd egli ha tocco l'irha del Tribolo a 'Luna f cerna * 

^ìà, Ef quanh fi fama ? 

i^'o/l L 'Erba del T ribolo l'ha tocco a L una piena ♦ 

Tr/\ No« p/K ciance ,fara quel che Dio ycrra. La Luna ci lafcìa, andiancene a don 
mire che Ihora è tarda ♦ 

Mof Et cofi fa y vn' altra fera vedremo d'hauere il libro de fogni di 
Frate Mìgelico ^ 

R/W» la vf lo prometto , fcf mi raccomando ♦ 

IL FINE* 



U 



RAGIONAMEN 
Q. V I N T O, 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA» 



r o 




L'ASTRATTO ACADEMICO PEREGRINO^ 

M E Hanno dettogli Academìcij che di que» 
fle quattro fere papaie ^fempre n'hanno hauu^ 
to qualche vtil piacere ^ £jr che par loro ^ che 
quejli fiorentini apoco apoco fi vaàino accop 
moàando di ragionameli ^sHo odofi:afera quaU 
che cofa anch'io f apio darne giuditio de fatti loro * ho Smar^ 
rito if gli altri fon di fantafia ^ che da quefla prima fettimana in 
Vd y e vadino rifoluti nel ragionare y o per dir meglio^che nelle Se^ 
renate' ci mettino ordine 3 imitando il Boccaccio ^ che il primo dì 
delle f uè giornate jfece ragionare a ciafcuno^ come gli piaceua^^ 
di che materia j ma poi gli altri giorni introduce ordine mirabile 
* di materie ♦ Torfe come dicono e fioflri A endemici ^ che cofloro 
faranno ilfimile 3 termineremo la fera inanT^^di che materia e deh^ 
hon ragionar Valtrafera da venire 3 di fettimana infettimafia ^ 
altro modo a hr piacere . O Dio che pagherei che ragionatine 
Jopra i componitor Moderni vnafera jfopra dcW opere vn'altraj 
yn' altra della lingua vulgarej V altra dice^ino nouelle ^ ^ di mas 
no in mano ( come afferma il Vaduto ) motti ^ gathetti ^facetie^ 
burle j fìratagemmi , ^ varie cofe nuoue ^ fecondo la loro vjan^ 
7^* Non mancherehhe già loro fé lovole^infare ^materie Jug:^ 



él I M A R M I 

getti ^caft j^ fatti mirahili accaduti ^ &r imcjginati , prima pera 
che fono itìtelletti mirabili Jorio Uttcrati , accorti ^ acuti 3 ù'fot^ 
(ili d'ingegno 4. Grande aìlegre';^:^ hauro io fiando la nojìra hca» 
Cernia Vercgrina yerr\ vn giorìio a ragionamento con queìla^ciot 
Mademici con Acadcmici , perche f'vdira dir loro cofe mirahis 
li j onde il mondo fia per iflupire ♦ Ma ecco gente per tutto ^ faa 
rà ben che io mi cheti ? accioche vedendomi qualche vn di loro a fi 
calar cofi folo ^ da memedefimo anajfar con le. mani , che non 
dicej^ino chepa:^:^o t quefto che fuola:?^a fu fwflri Marmi ► Io 
mi tirerò adunque da parte , ^ftaro a vdire , per faper riferire 
anch'io ( de fatti loro) qualche bella cofa a nofiri Academicit. 



CARAFVLLA, GHETTO, 



SCALA NDR ONE 



ET DVBBIOSO, ET RISOLVTO 
FORESTIERU 




IVINAMENTE fla bene ^ tu ne fai vnpieti 
facco j certo n , che tu Vhai indouinata 3 la'hund 
non fa ( per quanto io ne ueggo ) altrimen^ 
^ ti fla fera* 

the. Se k non fapfera Jd dehhe hauer fatto , iffe le pre^m la farà . duejie cofe 

me l'ha infejmte la Mattematìca , io l'imparai fui libro di mio fadre, ifjò tutf 

te tutte le uolte che fa la Luna . 
cara^. La tifa dar la volta al CerucUo la L una il mio Ghetto ^ che co9 

fa tC\ e^i ni quel libro di tuo padre t 
Qhe* Cbf il cielo e tondo , ^ che per qttejhft dimxnda S^era , ma per che mes^ Yd 

dìfopra noi i if me:^ fitto , perche (jueh Spera fi taglia in due pe7^* 
cara. Come 3 jì rompano ^jj^ecchi ^ k Spere ^ 
gIj^. 1/ Mondo , il Mondo fi diuiìe in due parti , chef chiamm, non me ne ricordo • 
cara^ Emij^eri ♦ 



D E L D O N I» 6^ 

Che, Sì ,fi , Uln'ilperì . 

cara* Me:{7Q tondi ^ idefl*. 

Gl?f. O me7^ tutti , e dice pei che hifo^na marigiarjì ym ìined ♦ 

Cara*. Mangiar jì ^ o imaginarfi*. 

ohe* TanVe , ym cojà che mài atomo « 

cara^. Cinga ^ ^ non yadi^ tujeij^a":^^ 

Gbf» VA'^fe tu ♦ 

Cara* Hor ài via che io ti voglio lajciar cicalare da te fola * 

ohe ♦ Ua)]ff.(itA che Ihuomo Iha , k viene a mojirdre il Uinil^ero inferiorihus Jùj^erìtt 
ri< , ifji tocca Scorane ♦ 

cardi, Ori\:^o;ife ♦ 

che» Scorane dico , che diuide t if quando ym Stch uà in fu che k tocca ìofcon 
s^nf , laji uede , quando la cajca , la non fi uede ♦ 

Vuhi, Ecco quando Vhuomo vuol fare il dotto ^ emendo ignorante , come 
eglifauellaft conofce.^ cofloro debbono efìer'fur trop^ o matti ^coa 
me e dicono j ma queU'hauer cal^ rofate Jcarj^e difetajaion di 
ricami ^ ^ vna ca^^afcarlatta , con quel berrettone di velluto mi 
fa j^arer qualche Signor cofìui, o eglie ^o pi:^ca di huffon 
pa^iZ^ 5 ma quell' altro con il capuccio ^ mi pare vno fcimonito 
tattamella ♦ E vuol dire quando vna Stella fale daW Uemifj^ero 
di fotta al noflro , ^ giunge alì'Ori'X^nte che "è. confine fra Vvff 
fio £jr V altro 3 all'hora la fi comincia a veder da noi ♦ Cofx per 
Voppofito , quando ella tfccfa tutto il nofìro Uemif^ero ^ ^ che 
la tocca VOri:^nte Occidentale 3 che all' borala tramonta , E?* 
più non fi può vedere ♦ 

Sca* Gran ccfa che come voi fiate infieme jjèmpre fauehte dì Luna , udete che io 
ui dia yn buon coifi^ìio ; andateuene , fer che qucp giouani yi faranno 
qualche bfchenco , maeflro Antonio , andateuene fate a miojìnno ♦ 

cara* \ attene tu^ che ùeni luogo per quattro ^ 

Sca. "Et io fon ^^ai;^ anchcra a iwj^accìami con ^^a"^ ♦ 

vuh* O huomo da bene , chi fon cofìoro che voi hauete lafciati an^ 
dare in la • 



^4 I M A R M I 

Sca, "Non lofaj^ete', uoì non dcuete efier da Firen^ forfè . 

Vuh^, N on IO jfo?io N apoUtano , oper dir meglio h O mieto , al cos 

manào della Signomvojìra i, 
ScA, "Perche dite uoitìaj^cìitanOfJèJète da Oruieto Signore * 
TDub* V er ejìer fìato a 'Napoli j fiate voi GentiVhuomo Fiorentinot 
Sca, lo fin bottegaio , ^ arructo rajoi , jjff che , che uorrejle * 
Vubt Ego tallero alijwd v/r djólu:>- ^ ^ perita; ^ in litterahus Hebrea , 

Grecibuì , Lutini/q'yi. 
Sca, Affettate <iuaìche ^rn'altro dafauehre per lettera , che non m'intendo f? non deh 

mia arte d'arrotare ; iffe miete gualche cofa fauehte dal'Vccehtoio in quìt . 
Vub* N ichile aliui ♦ 
Sfd, S'io fenfaua che uoì tì'hauejie v» ramo, u'dcoT^ua con quei pa^7;ì , in tanto firci 

meglio che io uì Ufcifu ìefecchedì Barberia , il miofer Forejliero buona notte* 
Ttib* Me vobiì conìendo * 
'Rifi, S'io ui dico mHania perdonatemi il mio huomo da bene ; dice il prouerhio che Do» 

menediofa^ìi huoìnim , if lor s'acompa^nano , uoi mifete punito ah lìngua fo* 

njlkro , quando io u'ho fentito fi pa^mente fauehre uolendofare il letterato, 

mi fin fatto le croci , 
Vub* A ndaua tentando + 
ufi, il tentare e fi fatto, che cojloro fanno più dormendo , che uoi ue^liando , io ui rh 

cordo che uoi hauete a far con Fiorentini ♦ 

Dub^ lo fon più triflo di loro 5 il Diauol non Vimpatterebbe meco ♦ So 
fare il dotto , ^ Vignorante a miapofla 3 so fare il GentiV huomo 
il S ignare ^ ^ il furfante quando voglio ♦ 

"Rfi* il poter fare il S[jnore il letterato, if il Gentilhuomo e beh cofi; ma non fu mai 
Signore , Gentilhuomo , h ìitterato , che facefe il furfante. Se uoi lo potete fa* 
re , douete ejler di qualche raT^ di jìetta ferri , di far guaine, ueramente uifit 
te in corpo if in anima dato al trijìo if al furfante ♦ 

Duh* L(j cera non inganna t poche volte ♦ 

Ri/5, Fate che io ui ue^^a in ufi , per Dio che fu fokmente cotejlo colore fra il rc^o , 
if il bi^io , con qur^cjli occhietti mez^ chìufi , hf me^T^i aperti , ui condannano ; 
non ah^jate cotefo te\\o, che uifa contro afpada tratta , la barba poi pire uno 
fu^no di fècole di Porco rojìo , mal mefie infieme ; e mi par d'hauerui uedutù 
t Roma , 



TEL DONT* «fr 

t>uht. E-^ l^oma 'c!f per tutto il mondo fono jhto . ù" bora fon venuto 
quìi a veder Fioren-;:^ . 

R|/ò, HO moìto caro che fimo ìnfime j^er che ci tratterremo meglio , come è il n*# 
me uopo ? 

Dttb«. D ubbwfo ♦ 

Rifo. Afumfiiam bene acoppìatì come i pofii di mercato, lo mi chiamo Rifoìuto, ^uand 
giorni fono che uoijiate neh terra f 

Vuh,. Sta fera fono arriiiatofir voit 

Rifo* Vn mefe if pici . 

Duh* V oi rnifaprete dare informati one ^ che litteratiet che virtuofigenf 
til'huominifono in qiiefìa C itù, . 

Rj/3, Ltf ucpa ^fionomìa non mi par ^ia da cercar fi fatte ccfè , anT^i o^ni altra cofk 
mi da lammo che uorrefe ,Jaìuo che rìtrouar uirtuoft . 

Vuh» Si a fé mìa ^ per (guanto bene io vi voglio , realmente Signor ^ 
che Ve cofi* 

Rifo, Qua àfono , huomini che hanno pochi pari ai mondo » 'Nelle ìittere Grece, Ce il 
Mirabil Vittori,if altri irfniti che fono dottìpìmi in queh lìngua fatti fittola dot* 
. trina di fi rarofpirito. Le lettere Latine ci Viorfcano mirabilmente, 1/ Varchi è 
ecce^ente,b, neh flofophia molti if molti fi fanno diuini . Di Gentilhuomini poi 
che fon litterati che atendono ah faccende del mondo ; quanti ce ne fono in que* 
Jta terra ; tanti che uoifupirefe.Mcpr Vhilippo del Migliore fé ne chiama uno 
che mai praticafe, con il più raro in^e^no , gentil , cortejè, reale , et è de ^ram 
di huomini da bene che fi troui . Ma ditemi ; Yoi dimandate de dotti , yoi do* 
me efier certo ignorante , perche l'Academia di quefa Citta , lo dimojìra con 
tante opere jiampate , che tutto il mondo n'e pieno . Hauete voi cedute le leti 
imi che hanno lette molti be^.i intehtti ; l\pere del Se^ni intepidente, del Bar* 
tolifupremo , del Giambuhri raro , del Geh acutipmo , if altri infnitifaj^ienf 
ti fiorentini ? 

D«K S ignor no ^perche la profef^ion mia ì VEehreo ^ ^c* 

Rifo, "Non dite altro , che io u% ; Giudeo volete dir voi , anchor che fate hatte^ 

X^to y ne Yero f o che non credete nuh ♦ Certo che la corr'fponden^ deh pi» 

role y non traligna dah faccia ♦ 

Vuh* Voi pigliate ogni cofa in cattitia parte ^ cotefli libri fon nuoui , &* 
io perche fon mal f ano , 

I 



é^ I M A R M I 

(R j7 A;i\i per dire iì ytro , potete fr^er ptrpre d'ejjere maUtd, ]^(r U catim tei 

n che hauete . ) 
ruh. M ijìo fewpre in caja , per poter meglio fludiare ♦ 
HjjC, Cifcno opui Cd^icnì che tergono in caJa le perfine , la paura delle ma^te,T:)ehii 
tcrihus r.cjìris , "a /v{pr rt\t}rato a dito , ye cola , yedi colui , o che ^mmtc* 

refiknr.e , e fece yna yolia yr.a lettera di cambio Jalfa, if rubo con efanon 
fi quante centinaia di ducati ♦ 
t)uhi. R inpratiato fia Dio , che io ?:07ifon di quel numero ♦ 
ufi, "Non yifiufate , t^ non cercate di dijenderui, chi dice a uoiifaueh deUe ca^i» 

vii che fanno Jìare fitr.pre ^ìi huomini rir.chiuft ♦ 
Vuh, Ce ne fon dell'altre da dire ^ che calT^n megUo 3 per fare il grafia 

de j per jcirfi corteggiare , per poter dire a caja mia viene il Sis 

gnor tale , MfJ?er quale 3 il tal dotto , il tal Virtuofoi queWBc:: 

aliente , ^ quell'altro letteroto ♦. 
Rj/o, Cotrjlifin poi panni caldi ,fummi , ^ altre baie da riderfene ; pafieteui pur di 

cottjlo ; ah fé , ah fé , quando vro ha da pa^ar la pigione di cafi , hfi^nx 

altro , che vfite ; hfi^na che tu tifu^a fuori di nette , teìr.pore ; che di 
giorno ^ìi veniali te hjùali^ino , per pacare ilpadron di cafi t Diauoi' e , dif 
fé Don Santi ♦ 
Vuh* Qjidkhe meccanico cade infimil furfanterie ^ qualche parabola^ 

no che fi vanta ^ d'efer queflo Et" quello , et che toglie hahitatio» 

ne j non da fuo pari furfante , ma da GentiVhuomo per parere* 
ufi. Sìa cerne fi yc^Va , cjurfìo e vn ra^jorare , a chi tocca lofi , lo Yf^fio la vn 

inìo amico , la Signoria ycHra refi ; a riuederci yn' altra Yclta ♦ S'io non ha* 

uè fi yna faccenda che m'itt.pcrta , farei con yoì tutta quifafera ♦ Vcnìani ci 

riuedremo in pia^ de Signori . 

RISOLVTO, ET L'ETRVSCO. 

Vno chiamato meramente Fortunato Martinen^o,et l\iltro Aìfcrfi de P<j^. 

Afe. BrN Venga il sig?ior conte Fortunato ^egìi e tanto che la S* V» 
1 Uufìre ^ e in qucfìa citta ^ &r io non n'ho anchora potuto godere 
ben che pure hai uenni di Villa, dcue fono flato più giorni \ pur 
CI vtmjìi a vedere ^ tante uolte ce Vhauete con leVere prcmefo ^ 



D E L D O N !. 67 

tdnte Ver mia fede, che cento tf mìle Yoìte ho dimnkto deh nohiha Yojln ; che 
pacere ho h hmito irjinìto defie Yojìrc tìuoue , ìj acute compofuioni ; Infne 
Yoi altri S[cjnor Viorentini , hauete tmifpito , fiate mentori di beile cofe, e t 
acutilìimi d'intehtto * 

aIJo* L'djfcttion iCinganm signor Conte^ ma lafciamo queflecofe*. dn 
era quel forefliero con chiparlaua la * S ^ V * t 

Conte A dirui il yrero , e^li e yn meccmco ignorante , cheja il dotto , if il Signore, 
fc/ l'ho conofciuto , a contrajc^ni che ne da il Doni in Yna fu o^era chiamati 
G I O R N A L E , <■?:£' fc" /o infoia brauamente , lo tratta mj/f. Ejìi ha tro* 
uato laf.ia^encalùfia di cent'anni , sa tutte le truffe che e^li hxfatto,e le cajiof 
vi perche va duna in altra terra , perche hafcopato le prifioni di Roma , if 
altri fuiamenti di Donm con trufarle di robe di danari , if d'altre cofe • 

èJfo.Qome ha egfz nome t 

Conte 'Non me ne ricordo ♦ 

Alfo,Bgli ì armato douejt uende il pane a buon mercato tegli flafrefco 

non àebbe falere che il minimo di noi^ in due horelofquuirera dit 

capo a piedi i^ 
Conte Uadesì , e fi tiene trijlo cattino deh cappeìm , ifcjlipare epre , if e forfè 
forche bene . Eajla che io tho conofciuto . Hor ditemi come vi tratta il Yojìro 
Signore , Vrincij^e Mirabile ♦ 

AlfÒf D itiinamente egli t vno de mìrahilij^imi huomini che fieno al mona 
do^ Egli ci da la liberila^ egli ci lafcia godere il noflro^ ce lo con^ 
ferua^ ce lo atmentat fa che per Vejìempiofuo conofclino la uirn 
tìi , perche UfuaEccellen-:{ì j ama i mtiiofi fopra tu:te le cofe » 
Lui premia la uirtu , riprende i mxV cofiumti ^ '^ g^l^'g^ ^^ 
ofiinati nel malfare» Vedeci tutti con occhio netto d'oiio^o d'arni 
hitione^an:Q et tien tutti tutti dal minimo al miggiore^j^ frateg^ijet 
amaci da figliuoli) dalia f uà lUujlfip* perfona tìo s'impara fé non 
ottimi amaeftramenti , affanti cojìumi . 

Conte O che Giouane prudente > lafamfia infino a bora è corrfponiente a i futi ♦ 

aI/o» Lapacefopra tutte le cofe e il fuo f^ecchio ^ breuemente la noflra 
citici e vn Cielo pieno di Angeli ♦ Qua s'attende alle lettere Qre» 

I il 



6 3 I M A R M r 

ce 3 Latine ^ 6r Volgari^ come douctefapcre^ aU' arte per iluìuem 
re ^ non uiuere otiofi . Quefla nojira A cademia e poi il nojìro 
ornamer.tOj ^ tutta la gioucntu s'ejìcrcita in uirtuofe opere* 

Conte Viuerpcpi e^ìi eternmeme , if D/o Vf lo cov.ferui in profperità : tf felicita ,. 

Alj6i.Chc ui par della Stampa rara ^ che ega ha fona uenire * Larte de 

panni di R (3:^:^0 t Doue fono premiati i litterati cofi hene i doue o 

yoj^ono uiuere i uirtucfi megliofqua àfono fcultori dafua LcceU 
IcnT^ acarcT^ti 'b' fìr apagati {per parlar e naturalmente) qua 
pittori j in fup remo grado , qui architetti , Infno al mirahilifùma 
Mifloriogrcfo del Giouic fi ripofa fotta p felice pia?ìta ♦ Egli non 
guarda ad alcuna^pefa^ a mrniener lo Studio Pifano^ fcr ha kt:> 
tori rari , perche f uà 'Eccellen:^a gli remunera oltre all'ordinario 
fcmpre * T iene poi minifìri fopra lofludio ^ if che maneggiano il 
gouerno Eccelletìtifimi , ^ feti:^ menda ♦ Veg^r'J: la honth 
realità > &r carità del Gran Lelio Torello ^ ^ hàjìa ♦ coft fé* 
fluentemente tutti i mehri che non ne falla vnOyfono imitatori della 
hotel del Icr capo^Et la pouerta dalla fua pietà e fempre foflenuta 
et alleuata , Amator della religione ^ e defenfore della chie^ 
P , f^^ fiipf^mo 3 gaftiga i ribelli di Qiefu chriflo ^ con la vcrs 
ga^ et con il mele gli vnge 3 perche il vero padre de Chrifìianifa 
cofi^metter mano allaf^ada^^ j;er infno che fifa il reo pentire ^et 
doler del fallo , s'ahafia il taglio , ma come il malfattore e ritorna^- 
to tiella via della venta ir del giufìo , fé gli porge la mano ^ ^ 
fi follie uà ♦ 

Cme Certo , che Ccfìm e vr morh peno di Tede, di Carità , if d'amore . Nw mi 
dite eìtrOj che io vi^cfiuro , che Vaììe^re^^ che io ne ho è itf.nita, ];ierche ue^* 
ciocci tptti deh ycjlie parole, et mi thmifco di tutto ({ueh che ìafamaffam 
de dthjùa lìiuflrij^ima LcceUenT^a , 

jhìfo. ^ oi in quella patria yfj^ecchio d'Italia , ^ f^kndor del monda 
Ò V ine già come la fate i 



,0 



D E L D O N r ♦ 6^ 

Ccntc 'D'iuìnmente ; Queh è ym^anz^ dajpirhi Celejli , In tutto il mondo non [tri* 
trouerebhe i fìu mirabìl ^entilhuomim. lo credo certo che ^i Angeli fabricaffert 
queljito ferjàlute de buoni , La yifono in vna Republica tanti Re , Jy eia* 
fcuno ama ìafua ptria di cuore, ìajerue , la conjèrua , if la cujhdifie > come 
la froj^ria anima , Noi Uartinen^hi ci Jèmo fiati tutti yn tempo , y ben ye* 
hti if accare7;^tì mirabiìmente . Hahhiamo hauuto feruitu ( prr non dire mit 
citia , anchora che quei Signori fono la benignità del Cielo ) con molti di quei 
Ma^nifci ihpij^imi , farticularmente ; il Claripmo Mejj'er N/ffo/ò Tieffoìo 
Dottore litteratipmo if raro , Hquale ha yn fyhuolo fiu amatore deh yirtu , 
if premiatore di queììa,chejia fiato moki anni fono, il Clarij^i, M.Domenico Mot 
rifinì fi può mettere in o^ni paragone di huomo Diuino . Sapete Mejj'er Aìfonfi 
come auerrebbe a me fio yolejk contarui i Signori ihfirifiimì Vinnianì , dotti 
Eccellenti i^fiupendi ; come a colui che yolefe numerar le Stelle del Cielo , lo 
particolarmente ho tre padroni amici unichi;ll Magnifico Mefier Vier GiorfiMf 
fer 'Niccolo Salamoni,if Me^fjer Lucca di Me^,a i quii fono fchiauo ^ ferui* 
tor per lor merito « 

AÌfo^ Ver dio che qua^ c'efartm di parecchie decine ♦ V« CUrij^imo 
Meper Pier Francejco Contarini htteratij^^ ^ etj^critoinmoU 
te lingue ♦ M» Tederigo Badoero Magnìfico* Vn M. Giero^ 
tiimo Molino mirabile , il Diuino j^irito d'un Mejkr Domenico 
Veniero c'è comendato af^ai ♦. 

Conte II Fratello MeJJer Francefco anchora , if ^U altri fono rari , if mai praticaci i 
piuhoncrati b amoreucli Gentil'huomini . 1/ Barbaro ? non e ^^^ron titolo che 
tìon^li jìcffe bene ; La Citta poi t piena di Sr^non litteratì bjpiriti dottipimi* 
Lo ihfire Si^^ncr Hercole Bentiuo^li , la fama del quale e notìjìima , tf è del 
numero de i Re della Rrpublica, il Yortumo, il Dolce ; il Danielo, il {occhio , 
il Sarfouino ; il Celefie Titiano ; L'Aretino , Lnea , il Saluiati , // Tintoretto, 
il Marcolino , il 'Nardi yofiro Gentil''huomo perfetto ; br infiniti mirabili inteU 
letti Peregrini, uiuono in buono fiato. Due Gìouani Ma^rììfcì,^ rari i/iifono deh 
(afa Cornara Mejfer Francejco , b Mejfer Gio. Vado tutti dstifi in preda ah 
yirtn , a ^i fiuài primamente della ?hilofophia, b delle buone lettere; poi ah 
Mufica , b ogni altro yinuofo e^erciiio da Genti? huomir.i honoratt i GentiU 
donne , ye n'e fenz^ numero , che fono la luce deh yin'n , 

iilfo^ L'/jorfl e tarda V* S ♦ rifiexhi a vn'ahra Sera , Valtre cofe inf\9 
nite da dire, e fé dcfiderate farmi vnfauore miracolqfOyUemte mea 
co^ a goder il mio^^ala:^'^jfiafera^ 'à' (guanto uoifiareU in fie^ 



70 ! MARMI DEL DONI» 

fta cita tfe hengìiftefìi in ulta £7* in morte ♦ 
Cme Io mn pjjò , pw/jf non fin mìo , kfin ài Mtfer Luca Hartim . 
ìilfo* \loifute con vngiouane uirtuofo ^ de b-ogU ingcg?ìi d'Italia 

andate con la buona notte , ^fatcmegli raccomandato • 
Conte* Bdcioui k mano ♦ 

L' ASTRATTO. 

lo che tanto tempo fono fl^Jo in "Vinegia ^hauendo uoluto lodare quei 
Signori che ha hodato il Qonte Fortunato M.artinengo ^ non 
hauereijaputo dire la mita*. Certo che fon degni d'ogni Impero ^ 
et d'ogtii dominio imperiale* Poi mi fon godute le loii date a quel 
Duca Ottimo y tion bifignaua manco padre diuino a fi diuini in» 
tììettij V armi mille anni d^ejìer alla Academia Peregrina per 
raccontare fi fatti et fi mirabili ragionamenti che io ho uditi ♦ 

IL F I N E* 



71 



RAGIONAMENTO 
SESTO* 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA* 




IL ZOPPO ACADEMICO PEREGRINO. 




I R A B I L Citta e FioretiT^ certamente , et 
i GentiVhuomini moUo amoreuoli , ^ molto 
cortefi 3 che beila fahrica e quefla di Mers 
caio No«o ma che gli mancano gli edifici t 

p er tutte le y iefonpaìa:{^jfer tutte le pia:^ 

7^ VI fon T empii et per ogni luogo monajìerij in E ccellen^ 
edificati * Lami pare la più bella terra del mondo ♦ L eflatue di 
marmo bellijìime fon più qua (faluo Roma) che in altro luogo ^ 
Titture , auan^^ ogni flato ^ et architetture , infvioagli Spedasi 
lipaion la beìleT^ della Carità ♦ E bifogna confe^are ^ chefia 
il vero quel che dtj^ero ^nella cr catione di Vapa Bonìfatio otta-^ 
uo i C oUeggiati prelati f apienti 3 che i F iorentini fieno il quin:: 
to elemento , come ha fritto il Landino fopra Dante 5 nel qual 
luogo fi vede tanti et tanti fioriti ingegni hauer fatto frutti diuinii. 
S e io fono arriuato tardi , patien^x^ , certo iopoteua epere flato 
quei fei giorni fono ^ dcue ne fon due apena ^ pure in quefli due , 
cofi Troppo ^oppo io ho veduto le cofe principali. Bora mi h fogna 
ridurre a Marmi che «'e tepo^etfon arto d'hauerci qualche diletto 
et qualche confolatione rara et mirabile ; oime egli c'è tanta gente 



?!»' 



I MARMI 




CARIO'LENZOMI^ Et BIAGIO CACCiNÌ 

^. - ^ 
E N O Z Z E cl?e hafat.o Mejìcr A ìej^aniro Ah» 

titìori fer ilfuo viituoj'o d gemìofij'itho figliuolo 

M» "Nicolo , non hanjw hauuto ^:aicigonc ^perche 

far: jìatc fatte con tutti quei buoni ordini^^ quel» 

le cirmohie che fia flato mai pojìihil di fare * 

B/'d» A me fono eHero pme ym cefi rara t o (he mirabile apparato , che muf che fiat 

ui,che (Imitc Jòìenne , io che u'eram una infnita de Gentildonne. O hh cofi. 

Can "M-ej^er ì^iccolo giouane hcnorato ^ virtuafo ^ gentile j nohiUfs» 
(imo, etcortefe non meritauamancohonore ^ afi:^pu^ perche 
quello fl^irito e degno à'vn Idearne » 

Bid. Cbf heh parole ,yfi^ran diceria ha fatto Monfjnore nel dar hneh f io non hi 
fotuto ydire , perche era difcofo ; vo/ che eri aj^j^rejìo di gratta riditemele a 
qurfiofrefco . 

Can \ole7ìtieriAl Vefcouo comeperfona letterata ha fatto primamen 
te ilfuofermonefopra lafacrajcrittura comendando il matrimo 
tìio z et dato h'anelìo ^ftpofero a federe douefua Signoria Re 
uerendi^ì*entro in vndifcorfo (fuori delVatto)piaceuole ^et ha rac9 
contato iìifiniti modi che ufauano gli antichi ^in fare (Quella cirimos 
nia perche a quei tempi non fi daua anello . 

B/rf. O come [ifaceua '. 

Qar* Il N oflro Qiouan boccaccio in vna fua opera tfcriue molti modi 
che eglino haueuano , accio che noi conofciamo , che differen^z^ t 
da et)ì ^aetà j da huomini a huomini 5 et da belli a brutti modi di 
cirimonie « 

BrV. Quefo ho caro io d'y/dire , che mai più Vydi dire . 

(Zar*. I cimbri , ( certi popoli flra ni ) quando erano per tor donna , la 
loro cirimonia in cambio della noflra era tale , Il marito f mo:{:f 
:^ua l'ugna^ et le mandaua a donare alla fanciulla che egli uoleug 

tme 



D E L D O N !♦ 7J 

torre ^Ua accetUua , et ta^iaiu^i le fue^ et le mjinlaua a àonare 
a lui j et da inai in poi il parentado era hello e fatto * 
Bw, O che^ofo trouato ;fi potrebbe dire a ceni che non fi modano md lynjnA , tu 
affieni di tor donra , tf anchorafi ridurebbe in prcuerbio ♦ Seguitate . 

Cdr* I Theiitonici ♦ 

hia, (c!?f p^ mm , ) 

cari. Maueuano per ufan:{a in quello fcamhio , che il marito radeua alla 

Jj^ofa il capo , et ella lo radeua a lui^ cefi come erano Zucconatty 

S i conchiudeua il si fra loro 5 et facevano cafa ♦ 
B/V» E poteuam andar tutti ad ama^r la^atta , r.on accadcua barbieri in cotefipaeft 

perche ciafcuno dcueufa^cr radere , Deh yedi pd^^ cofà ♦ 
car^ Gli A rmeni f fendeuano gli orecchi «. 
Bi(t. O tacjììauanp^ìì , come f fa a mucim ? 
car* ì^o diafcolo j Loj^ofofe?ìdeua V orecchia diritta alla moglie ^ et 

lei la manca , a lui t coffi chiamauano poi marito et moglie + 
Bìd, Almanco fi fojlero eglino sfejìo le fro^e dei nafo come fi fa d Barberino a i Cd* 

mìii bofi , 
Car* Quegli che ft chiamano Elamiti ^ il QÌouane foraua vn dito alla 

giouane^ etpoiglifucciaua il f angue ^ et ella a lui ^ et ilfvmlfa:s 

ceua t it da quefio ^ fucciare ne deriuaua , che mai più s'ah» 

handonauano 4, 
B/<?, Beh Yedi che frani medi , e pofibile che fupino fi £off , che non fapefin troua* 

re altro modo' più beh , if manco fafidiofò , lo per me non haurei tolto mojie 

in cotefi paefi altrimenti . 
Cflr* I 'tumidi vfauano quejla Cerimonia, che tutti due gli fpoft fj^ua 

tauano in terra , ^ con quello jhuto faceuano alquanto difango^ 

^ poi s'imhrattmmo la fronte , e nonfxfacem poi altro che an» 

darfene al letto ♦ 
Bìa. Quejla era poca cofa , ma quei tacjlìarf le dita b- fenierf ^ìi orecchi non mi va» 
car^ Quei di Dacia , haueuano vna vfan:^ galante ^perche non vi bifi 
fogiaua mo'ta manifattura* Vtioft pone uà acanta aT altro fir etto ^ 

ftretto^et no fi dfcojlauano che il marito poneua vn nomeallaDonn 

K 



74 f M A R M I 

naj^U hnm aU'nucmo , come s'hauenanopofio il nome^eran» 

cotigiuritiperfempre ^ ^ con quel ìwmefi chiamauano ♦ 
E?«. Vìaccmi ^uejlii , s'io hauejìi hauuto yvet mmcrm , haurei pcjloli ììfuo tìome* 
cari. I pcpoìi di rantwnia- , pjìarcno ìljegno^cw e hhbcropiu del huo:» 

no i. 1.0 s^ojo quando voleua tor moglie , le mandaua vn'ldolo 

d'Argento a dorme ^ EìT la ^poja fimìlmetite ne mandaua a donare 

vn'akro ahi ^^ quejìo era come e Vanello* 
Bìa, La daua cottjìa yfir.^ y ti (eco pi« nel ciuìk ; euuenepu , e mi forivia y/» 

t\uti afcjìidio . 
cari^ Quei di i rada haueuano vn modo di far matrimonio da ptf;^:^/^ e 

pgliauano vn ferro Jottile ^^ lo infocauano ^ ^ Vhuomo faceua 

vn carattere alla ronna 'a' la donna a Vuuomo ^ poi era coup 

chiufo il parentado ♦ 
Bw» Vnhe , da Cauaìli , con la Marcha , o che gente infenjàta ; so che doueuano hi» 

uere vm grande aììegreT^ la fera nel conuito ♦ 
Qar^ Si per Dio ^ a pena fi doueuan toccare • 
B/d» IO «/■ ricordo che e^ìi è fucco , e non poteuano toccar f foco che non eccede ajfai: 

ya in la mal temp , io che moglie non mi uenirehbe a torno; Il fuoco j^lijcot» 

hi nel nome di Dio ♦ 

Car*. 'La gente di Sicionia (^nonfo come fi domandino ) mandauano la 
f carperà della don:^lla al gioitane , ^ egli lafuafcarpetta a lei ^ 
iiT dato lefcarpette , Vera come dire impalmata ♦ I rarefitini jfi 
poneuano a rauola ^ ^ come lo spofo imhoccaua la Donna a ce» 
na j &r eUa imhoccaua lui^ non fi faceua altro che dopo cena an» 
dare al letto ♦ di Sciti ^ in cambio che noi ci diamo la mano : lof 
fi toccauano i piedi infieme , poi igiriocchi ^poi ilpetto ^ £jr viti:» 
inamente , s'ahhracciauano ♦ A il bora fi daua ne suoni , isr nelle 
allegre':^ ^ perche il matrimonio era finito , Queflifon quante 
forte di maìita:^:^fua Signoria conpiaceuole ^ allegro ^ ^ gar^ 
hato modo ha raccontato ♦ Onde vi y'è rifo molte volte ♦ 

B/tf. Le fon certamente ccfe fiacettoli , if nuoue da ydire , cnriofe if nre ; ma altnitj 



t> E L D O N r. ^f 

^éìtio ce ne fon poche che habbin^arho , E^ìifa bene ( poi chehàb'mc jprrs 

Jò alquanto dijrejco , che noi ce n'andimo a enfi . 
C4r» Sarix benfatto , 'b' lafceremo godere quèjìo refto a JUefla piouen^ 

tu * Veh vedete quanti popoli cifo-w flafera ♦ 
B/V* No» f ^ran m(irmjli;i , perche è ym caldo ra^ioneuok . 

IL FIEGIOVANNI, ET IL N0RCHIATI> 

Ben sapete che l'è con come io ve la dico •♦ 

Nor, Scriuete yoi poi tutte le cofe , che hanno fatto i Duchi f 

FJe+ Ogni minima particolarità , ciò che hanno fatto di tutti coloro hrea 
uementc che fono flati della cafa de ÌAedui ^ ér ho fatto princia 
pio dall' A ntico C ofmo ^ ^ yo finire a queflo C ofmo ^ come 
dire da v«' mondo all'altro ♦ 

Nor, Ver me non credetti che yoifacepi mai Jì fatta imprefa , come hauete Yoi narra' 
ta la cojà quando il Buca Akjfandro troub del ^rano , che ^ìi yfùrai Ihaue» 
uano ferrato , 

tiei. liofcritlo che vn'anno minacciando careflia , grande , et queWaU 
tro da venire maggiore ^ chefia Eccellen:^ come ottimo Signore 
delibero diprùuedere allapouertàj onde fatto chiamare tutti coloff 
ro ch'egli fapeìia che haueuono del grano ygli prego a vno a vno 
particolarmente che foiìer contenti di mettere a ogyii mercato fu là 
pia:{^:^ del grano , tanti Jacchi di frumento 3 al pregio che vakua 
all'hor a vno comincio a rij'j^ondcre j \loflra'Eccell€n:^aemaIe 
itf ormata che io hahhi grano 3 io vi giuro per il defderioche io ho 
che fa abondanT^ ^ che egli me ne manca dieci moggia per la mia 
famiglia , £7" aiutare i miei lauoratori ♦ Vatien":^ ^ diceva il ru^ 
la ^ ^ in tanto faceua fegnare a vno che era da p arte j al tale M» 
Tale j manca tante moggia di frumento * 

Nor» Bf/Jynd che yoì ci mettiate il nome , a che tempo , tfc. 

Fiff T utto ci metterò ♦ coyj mando per molti gentiVhuomini , et ciafcuts 

K ii 



7^ I M A R M r 

tìo trouauafcuja che non haueiia . Quando fua 'EcceìletìT^a heha 

he fetta qutjia diligen::{a ^ non volle ftare a mandare per le cafe a 

cercare ^ ^ mìjurare che troppo haiirehhe hauuto che fare 3 oltre 

a'da nouita del cafo . Niafece ( di Sicilia ) vetiir Kaui cariche^ 

( ajua inflar.:^ ) difiumer.to ^ ^ quando furono a Pifa lo fece 

Jubitamente condurre a Yioren::^ y ^fecondo che'l grano vale» 

uà ^ vcihigratia^ vn ducato lo ^taio^egU lo mej^e a cinquanta foU 

ài*c?!de gli vjurairinegauano lapatien:^ , no potendo far ven^ 

dere il loro ♦ Quando hebbe tenuto molti giorni il grano a buon 

mercato y ^ pieni ipoueri 3 egli mando vnfuo ìAotaio, a fare in:: 

tendere a quei CentiVhuomini chehaueuan detto ^ che mancaua ìora 

tJ?ito frumento ^ che douejì ero andare a leuarlo da la Qanoua di 

fua ^cceìlen:^ 3 percioche egli come buon Signore, , fapendo di 

lor bocca ^ che mancaua tanto grano ^ alla famiglia loro , per non 

gli far patire gli haiieua prcueduti y ^ che gli douejìin dare il con 

jìo*Ajìaiera l'hauerlo j atto condurre infino a ¥ioren:{a^ man» 

tener loro ^ ^ il fuo popolo ♦ Onde bifogno che lopi^iiajìino ^ et 

pagajìino , fcr lomettefsìno in granaio , il qual frumento fopra» 

uan:{o ^ con Valtro che di più haueuano , n'andò vna gran parte 

giliper ilfiutne d'Arno^ ribollito con il tempo ip' guaflo* 

Nor* P/M aìtope vorrei , più limato, ^ che haueffe vn certo fieno all'orecchia ^ran* 

de che ter.ejfe dello HJlcrio^ra^ho , non deh femmtta che conta le fie Jauon 

ìe if noueUe , 

F/a Ben fapete che nello fcritto io vopiu leccato ^ ^ la flringo me* 
glio la cofa* 

Ncr. Venite a ({ueU deh fanciulla che ifioi Cortigiani Jumono . 

lÌ€f C otefìa nari atione vorrebbe haucre qualche garbetio dentro ^ ma io 
non ci fon troppo mofca ^ io Vho narrata infimil modo, rue Gioa 
uanidi dne ^ cercarono di foUeuar e vnabella T>on:^clla da la 
madre ^ iir quello clje n'era inamoratogli promej^e ( dopo che non 



DELDONI* 77 

haueua potuto corromperla per altri infiniti mcT^i J ài pigliarla 
per donna 4 LafaticiuUa era figliuola d'vna poueretia^mdeìa ben 
gentile isT bella ♦ A Whora l(i fi fuggi da la madre , et n'andò con 
efio loro* Quando i galanti cortigiani fiì furono cauati i ghiribi:!;j> 
7^ amorofi del capo ^glifeccro yna vefietta^ et con grande dij^ias 
Cere della fi^ìa ^ ^ gran pronte jì e > la rimenarono vna notte a ca^ 
fa ^ promettendo di torla toflo ^ fare ^ 'a' dire , isj' lafciatola con 
alquanto di moneta , la piantarono ♦ La madre che temeua Vho^ 
mre ^ comincio a imperuerfare con la figliuola , ^ volerla vccis 
aere ^ ella contato tutto il cafo , fcufandofi ^ 'cf mojìrando come 
era fiata ingannata ^faceua vn rotto pianto * L a fama andò per 
la vicinanT^ come t iljohto de i cicalecci delle f emine 3 Onde la 
fu configliata ad andarfene a dolere ad A leiìandro ^ veramente 
D uca dignifiimo d'ogni gran gouerno* Egli vdito il cafo 3 Vim:s 
pofe filen:^ y ^ gli dijk fiate di buona voglia ^ 'cr lafciatc fare 
a me* Voi opererete che la vofira figliuola sfacci loro grata cera^ 
£7* mofìri buon vifo ^ (^perche dell'altre volte torneranno ) ^ ^ 
quando la vorranno menar via ^fate che la facci a lor modo ^ ma 
fiate cauta infapere in che luogo la menano ^ isf la fìan:{a e tut^ 
io 3 quefìo ch'io vi dico non mancate d'ojìeruare * Verche ogni 
volta che voi farete afenno mìo , voi vedrete quello che fa fare 
vn Vrincipe amoreuokj che porta ajfettione afudditifuoi , et fé 
confilentio vi gouernerete in qtiefla cofa (perche e bella ) io vi 
prometto che la figliuola vofira farà fiata auenturata 3 mafie anda^ 
te cicalando ^ come e ilfolito ^ quaft di tutte voi altre donne, io vi 
giuro che oltre alla vergogna vofira ( per non dire anchor la mia) 
fark il danno et vitupero della vofira figliuola , et della cafa , et 
perderà fopra'l tutto vna buona dote^ andate confilentio adunque 
et tornate da me ogni volta che ci fu la fopradetta occafione ^ 



7S I M A R M I 

Elid vhiii al "Duca ^^ loro dopo pochi giorni ^ emendo lafanm 
dulia al Sole afarfi hellajopra vnjuo poggetto , che jj^orgeus 




fopra à'vn'iìorto 3 entrati la dentro eon nuoue promefie la tornai 
rono aìlafejìa ^ ^ cojt la trafugarono vna notte , doue Vaccor* 
ta madre viàde la cuja ^ ^feppe la camera ^ ^ cojt in quella je» 
ra medejtma fece ifìtendere il cefo afua Ecc€llen:{a . Eglijuhito 
(^anchora chefoj^e notte )Jt mife in via , con alquanti Capitani , 
et la Donna , etfe n'andarono a quella cafa* Egli rimandata via 
la madre y fi fece aprire ^ 'b' voi/e veder la caja tutta ^ quando 
fu alla camera ^ pareua che i Cortigiani ( temendo ) dicejìero 5 
qua Signore e vna brulla flauT^a , non accade che voflra EcceU 
len^a vadipiu oltre 5 quejìa voglio io vedere , rij^ofe 7I Vrincipe^ 
et f accendo aprire^ vide che a tauola con molta confo! atione fi Jìa^ 
nano ifuoi Cortigiani con la bella fanciulla in me:^:^o ♦ O df» 



D E L D o N r* r^ 

Je il Duca huon^ro Signori ^ i eguali arrosti , ef vergognosi ^% 

kuarono con mólta f re/ie:^^d in piedi ^ et la timoroja fanciulla 

Jj^aurita dalla vijìa del Vrincipejì diede a piangere j ISion piana 

gete y dijìe egli , che le buone fanciulle fi flanno a cafa loro , et no 

vanno con i Cortigiani , che helVhonore voi fate alla vojlra caa 

fata et quiui dopo alcune gran minaccie^ et riprenfioni , adopro U 

buone parole , che la voleua maritare y et dargli parecchi centinai 

ia di ducati di dote* Ugli dijie , moflrandogli vno defuoi hra» 

ui etgentilipmi Capitani* Ciuefìo vi piace egli per ijj^ofo et per 

marito t illa dopo molte volte offoltata del rifpondere dijìe ► 

Io non voglio altro marito che quello ^ che m^ha promej?o di torca 

mi per Lonna , come ^ dij^e il Duca ^ adunque fete maritata t 

quejìo Signore e quello a chi hopromej^o j etu ^ voltandofi con 

vnofguardo da Vrincipe rifoluto, da temere et riuerire-, p^chepro» 

mettendoci Vhai data in preda a quejìo altro t Vamicitia signore 

n'^e fiata cagionerei il non credere di Venire all' e j^ecuttcne* Aduna 

que y dipe il D uca ^ tu non haueui dinan-:Q a ^^ occhi A lejìanf 

dro de 'Medici t che di bella fanciulla vuoi tu quefio ^ o quefl'a 

altro per marito^ altri nonvoglio io^replico la figliuola che quel» 

lo che promefio m'ha , quando piaccia alla S* V, Viacemi^difa 

fé il Duca y per ejìer cofagiufla , etperfegno ^ che le cofegiuflc 

mipiacciono^ cauatofi vn ricco anello (di valuta) di dito ^lopora 

gè a colui j che promefio haueua di prenderla per donna ^ et dij^e 

j^ofalai e tu (^voltatofi alV altro cortigiano) gli darai cinquecento 

feudi di dote ^ et io altretanti ve n'agiungnero , et fatto fipof aria ^ 

la lafcio con ilfuo marito alla buona notte ^ et f eco ne meno Val^ 

tro Cortigiano apala:^ ♦ 

Kcr» IO Amutcìifco t che quefia imprefà yi rìefca fi fatta , Ma horfa mi fiace intendi^ 
ie,^oi (e n'andremo in fan Loren^,fe j^iacera ah uopa ReuerendifiSi^noriu 



^o I M A R M I 

F/Vf Quejìe coje io ne le dico j perche fo che noi fiate perito ^fapìente 
nello fcriuere 6r latino , if vulgare , pìacerauui poi di dare 
m'occhiata al mio libro , ^ metterai la uojìra mano ♦ 

Nar. l^onfon per muncare , si per mcr ^rojlro , si perche il mio ^mnicatc e deh ca* 
fa de Medici anchora , Seguitate quefi'alm ♦ 

fie*. Verde in Mercato vecchio yVnnoJìro Cittadino vna horfa con 
quaranta ducati d'oro dentroui la quale vn'auenturato contadino' 
ricolfe uedendola in terra , ^ come colui che era defemplici fus 
hito ne fece la moflra dimandando a chi lafojìe cafcata* In quea 
Jlo me7;j^ tempo lafignoria del noflro cittadino giunfe aWufitio , 
^ nonf trouando la horfa Jì tenne me:<^'^ rouinato , ^ toflo 
chiamato v«' Banditore la fece bandire ^ con promeiìa a chi 
trouata haueua vna horfa con quaranta ducati 5 di donarci die^ 
ci di quegli ogni volta ^ che la rendeua ♦ li ViUa^io vdito la 
grida j andò uia aprefentarìa 5 egli quando Vhehhe in mano con^ 
tando i danari^ ( conofcendo che egli haueua a fare con vn'fona^ 
glio ^ £r con vn' femplice fciocco ) ^ trouandogli quaranta 
comincio a dirgli uillama ^ aqueflomodo e V lUan traditore a 
pagarti da te tu m'hai tolto dieci ducati ^ perche erano cinquanta 
isf fé non fcjìe io ti farei &r ti direi ^^felo caccio dmani^ ♦ 1/ 
dappoco ffcwo con la uerita che non gli haueua ne contati ne nulla 
fcr che lajìaua cefi come trouata Vhaueua tet con dir pacien:^iife 
n'ufci da^d'uftio, F uwn prefenti alcuni più malitiofi del contadi^ 
no , ^ andato diitro alpouero huomo , lojj^infero tanto , e tanto 
lo moleftarono , che lo fecero andare dal D uca A lejìandro ♦ il 
qual Principe vdito il cafo , ff conofcendo il r,mdino huomo da 
far quejìa 'cT meglio cauallettn £7" il \I Ulano femplice j Lo fece 
ritirare in vna cameretta , 6r tofto mando per il cittadino* Arri* 
nato che egli fu , gli dijie il Duca ^ intendo che e^:i u'e auenuta, 



D 1 L D O N I . Si 

V>i4 dijgratìaftctmani ^ (doppo che hebBe ragionato fé co di non fa 
che lajìfico) e egli vero ♦ Subito rij^oje Vhuomo , n Signore -jet 
eglije la fece contare ^ ^ nel dirla , vi aggiunfe come il villano 
era flato cattino , ^ che s'era pagato da fé medefimo. Volle ve^ 
der la horfa il Duca , 6^ i Dinari , ^ quando Vbebhe in mano y 
fece vfcir fuori il villano ^ et riconofcer la borfa j poi con vn mis 
nacciarlo di farlo apiccare per hauerla aperta &r' tolti i dinari gli 
fece grandij^ima paura j il ^ouero huomo non dijìe mai altro che 
la venta , ^ il Cittadino ajfcrmaua la bugia . Sopragiunfero i 
teflimoni chehaueuan vdito il bando di quaranta* Onde il Duca 
dijìe voltatofi al Megere la non dehbe ej?er lavoft'a^poi che Ve» 
ra di cinquanta ducati ♦ To villano va tien quefli infino che tu 
troni il paìrone ^if fetu non lo troni , goditela che buon 
proti faccia * 
N(Jr» O che male u'ha da. Yoìere colui che j^erde h horfi ,per hduere perduto , if |^f 

r'rmmre fu libri in j^erj^auo ♦ 
vie* Se io non vi mettelìe il nome importerebbe e£i ♦ 
Nor» Anxi non yarrebbe nuh k coji ,fè nonfijàpepe chi è jlm ♦ 
FJe* V aremo come voi vorrete ♦ Hor ritiriamofi alia noflra canonie a ^che 
mi par quafi bora per noi altri d'andarcene a dormire ♦ 

ZVCCHERINo ZANAIVOLO, ET BALDO MAZZIERE 

B V O N A fera Mejìere t 

Bil che fai tu qua Zuccherino ,fr(t Gent'ilhuomìni ? la tuajlanì^ e fare in Merca» 

to Vecchio , if non andare intorno a i Marmi ♦ 
ZUC* Qercaua il Pedante di Mejfer Gifmondo compare della Signor 

ria voflra ^ che venire a cafa ^ che lo voglion pagare , &r caca 

dar via^ 
Bd/t la cagione ì benché i Vedanti ne danno mìHe il d) delle cdufè , dd bajionar^l'h ^ 

maiìddr^H dh maPhord ifai tu j^erche i 

L 



Si I M A R M I 

E//C* T\ onfo troppo hene y e mi par che egli andane hkri fuori concifa 
lo ^ gU andana di dietro ^ come voifapetc che fatino tutti ipe:» 
danti ^ il fanciullo e fendo inanT^ la da Santa Maria Maga 
gìore y parue che quei Mani falco che e cola in tefla haueuapoco 
inan:q che vipafafew ^fagliato fuori vn ferro caldo ^ ^ era 
anchora rouente quando pajìando il pedante ^ fcr il ferro emendo 
rotolato vnpoco dfcofto più delfolito , il Maeflrogli dife , ri 
co£i quel ferro il fanciullo fuhito glij^ uto sìi^et quando lofen 
t\ friggere rifpofe maefiro egli e di fuoco t a che te nefei tu aue 
duto t a quejìo dife egli ^ ^ vijj^uto fU anchora ♦ Adunque 
feguì il Veda7ìte afputarfopra yna cofa fi conofce fé V\ calda j 
quefa Filofophia ho io imparata hoggi : hor vaia* B enfapete 
che'l P edante ignorante jìamani ejìendo a tauoUj evenendole 
lafagne , la fua riuerenT^per veder fé le coceuano ^ fput)) nella 
fcodcUa ) e non le vedendo friggere ; con il mefìolino fé ne caca 
ciò in goJa vna buona cucchiaiata , onde le lo cojìero malamente 
la bocca ^ le gengie ^ la lingua ^ il palato , 'b' Vvgola t tanto che 
ne pianfejpur vergognandofi ^ flette cheto , dicendo fra fé* Quep 
flo ciuettino di Carlo m'ha vccellato di quel ferro 5 et mordendofi 
il dito dijìe j io te ne pagherò ♦ Dopo defnare egli lo me?}o in ca^ 
mera ^^ la S* V. m che cofa e la dfcretione de Pedanti , egli 
tolfe ilfuofl.ffìle j che e quattro dita largo , jecondo che dice la 
fante chegne ne vide in mano fu quella furia , ^ gne ne ha date 
tante 'a' tante y che ilpouero Carlo y che ha le carni tenerine, gli 
fila tutto il forame f angue ♦ Che tutta quella cafa efottofopray E/ 
vedete di quello che egli gli ha dato ♦ vice ben la fante y io vorrei 
inah:^ chefifojìi sfogato laflÌ7^fopradi mestato chefofifue» 
lenito per jei mcfi ♦ 

Bfl/, odi fu fate ì( l'mA'^rcife^H jleffe in (afa mk ♦ 



D E L D O N r* tt 

ZuCf Andreajtiofratel maggiore Vha cencio tutto dì , per ficcargli vn 
temperatolo neìla pancia , ma non Vhafaputotrouare , ^ Mef^ 
fer yper non far tanto romore , lo vuol pagare y-if cacciarlo via 
perì) era venuto qua a ìAarmi a veder je cifojìe per difgratia . 

Bfl/. 'Non ve (creare altrimenti , che il porco dehbehauerk prefa fer la più corta, Dimt 

mi , ecci nffuna Cortigiana chejta da niente f 
Zttf* Voi Vhauete detta alla prima * 

Bai È fcpihile che non ci fa qualche cefi di huono^O di' cattino, ma che haue^i prU* 
ZuCf. La S ignora ( che io non ho a memoria quel nome Jìrano ) chefia 

la dal canto alle R ondine , per andar più inuerfo Quaì fonda da 

queW Orto del campacelo ♦ 

B<i/, T« dehhi efierejlato ah tauerna , che la lingua tis'apahttola in hocca , perche t» 

non fai dir doue , ciò e il cerueh tifmma ♦ 
Zucm So ben quella che io vo dire y ma non voglio che pappiate chi jpero 

vo girandolando ^ vedete ;'e del V edante Vho detta apunto . 
Bd/, cfjf ^roleui tu dir di cctefia Cortigiana , di cotejla che tu non yuoi che fi fept 

pi il nome , 

Zuc» lo portai la Zana a vn Sig?iore V altra fera , bene henfinita £^ 

due volte la ritornai a empiere^ cofifece anchora il Cuoco j O che 

gran catenone d^oro haueua egli al collo * 

Bai Dijfe il Concila , che i pa^i ma^^iori portan piu^rojfe (àtene* 

ZuCf Benfapete che quella Collana gli daua quattro , o cinque volte al 

collo ♦ ha buona Signora , quando egli fi fu ftracco la notte ^ 

che dormiuafodo 5 Ufi leuo su , EìT hauendo difegnalo quel chela 

voleuafare ^ &r ordinato 5 gli taglio vn gran pei^T^ di quella 

Collana ^ ^ fece da vno Orafo faldarla et acconciarla (di not^ 

te) che la nonfipareua tocca , £^ la rimejìe al fuo luogo giufla 

giufla • La mattina ^ lui medefimo aperfeja camera (che la fera 

s'eraferrato da fé ) £rr venendo le fanti , ad aprir le fincflre fi 

flette buona pe:^a ( dipe il Boccaccio ) ficco anchor nel letto, et 

comejuok acadere a chi dif ordina , 'a' dorme afiai , ad hauere vn 

L a 



$4 r M A R M I 

capo che pipare vn cejìone , àijìe ^ che haueua domito troppo j^ 
rijj^ofe la Cortigiana ^ voi hauete la tefta molto itjfiata ^ ^ gli 
ojìigrouhi ♦ Leuatojìpoi ^ ^ hreuemente volendo farelejolite 
volte della Catena j fi per Diojla 7ìon u'arriuaua a vnpe:{p{p ♦ 
Dijìe egli aWhora ^ ( accorgendofi d'ejìer trujfato ) veramente 
il capo m'ejìanotte ingrojìato j ^ finje d'ejìer cordonano ^ et la:s 
fcioftarla Catcnajtn:^a due girauolte manco ^ ^ jìando in fé» 
jìa ^ et aUegreT^ b' jfandendo feudi per prejenti^ mancie et co» 
lationi j fi guard-ma da torno fé vifojìe cofa da pareggiarfi ♦ L a 
donna che gtie ;;e vedde bere era la più allegra femma del mondo ♦. 
No« vijapreihor dire come ella s'andafie ^ il Signore fi parti , 
tutto allegro ^ come colui che vidde il modo da riicrnare Ju'l Juo 
capitale , V afiati alquariti dì , lafua Sigtwria torno aUafefia^et 
trattenendo la donna che non dormifie ( come colui ^ che haueua 
dìfegnato , isr dormito il giorno) quado Vhchhe firacca finfe ador» 
mentarfi ^ et ella fece da uerot Poi leuatofi andò per aprir le caf» 
fé y ma non ci fu mai ordine 3 la SOìte gli fu fauoreuole in quefio^ 
perche la Cortigiana era entrata la fera f eco in letto , et )ion s'era 
Iellata vna mirahilfil'Z^ di Terle dal collo ^ onde egli trouatole cofi 
al buio ^ defiramente gne ne ifil:(p , età vna a vna fé le inghiottii. 
ha mattina ^ vennero le brigate , et egli con la f olita allegre-;^ 
leuatofi ^ et forfè maggiore j faceualo f^lendido più che mal* 
Quddo la f emina s'accorfe non hauer le perle j pur flette vn p^"^ 
:{p in forfè, et cercato fé in cafiafofiero^etpoi ricordandofi chia» 
ramente d^hauerlc tenute a collo ^comincio a fare parole moltobru» 
fche con il iigno^ej egli con vna mo i e fila grande j e ce cercare tut» 
ti ifuoi panni , et dal nudo fi comincio a vcfiire^et doleuafi mol» 
tio che la Sigyiora hauefìe di lui tal concetto prejo ♦ Mora dopo lo< 
hauei tutte le (.uciture rifruflate et accompagnatolo fuori ^fi die*- 



D E L D O N !♦ Sf 

<le a Cercare minutamente sHn camera cloue la notte eraflato chiufo 
Vhauejìe ajcojìej perche trark in alcun luogo non le poteua^et non 
le trouando r'hehhe da impccare* Alla fine il signore ahandonando 
la mariuola ^ ne guadagno altretanto che eliaci haueua toltOi, 

B«7. Noi Mbkmo ìntefo , bjàj^j^imo (hi eh e . 

zuc, V oìetemi voi comandar nuUaw voglio ire a dir che io no lo trouo^ 

Bah Voi doue andrai ì 

zuc, A He Marmerucole , che io fono affettato da duo fiajchi di quel 
fonile , a defco molle ^ con il Maf cella famiglio d'Otto^da Mirif 
ciajìo hattilano ^ et da Po^otie ortolano ♦ 

Bah O che cricca . 

Zttc* Che volete voi fare , parihujìe ^ con paride ♦ 

Bai Voi dofpo lì hotììbettare che exercitio è il vojlro i 

ZuCi. Giocare da bere per vn' altra fera . 

Bai Come vi ìafùa giocare voi altri furbi il Tauernierì ♦ 

z«Cf 1/ nofìro gioco non è di carte dadi , o corna ^ o tauóla di noue^o Ìoa 
dici j ma giuocamo a indouinare , cofe d'ingegno ^ perche ci VO0 
gliamofarejj^ermentati . 

Bai Visratia dimette quattro , pi va dileguati che mai più ti Ye^a ♦ 

Z«c* 'Soi facciamo a indouinare vna coja,et chi non Vindouina mette vn 
foldo nello infrefcatoio ^ tanto che duefiafchi ne venghino ^ vna 
fecondo che noi ci trouiamo ferrata la horfa , et fumo taluolta fei 
et fette a qiiefìafefìa * Come dire 3 quale e quella cofa che fi può 
dire che ciafcuno la conofca , lapojìi adoprare , chefia in vfo et 
pfappiail nome , et poi non fi troui ^ ne Dottore , ne Voeta , che 
fappi come la fi vadia ♦ 

Bai che Diauoì di pa^ materie fon le yope ♦ 

Zuc* Ditelo voi^ et ve la diro 3 et che non che voi nonfapete qual parte, 
della Barella , va inanT^ dietro t 

Bai Khy ah y che noueh ♦ 

ZMC* QuaVì quella cofa , che non e buona fé la non e ricotta , et mai fé 



96 f M A R M I 

ne (roua CYuàd 5 che cofa e quell'altra ^ che non fé ne froua mdfe 
non cotta , et non fi pio mangiare caia 3 qud'e qiielV animai chi 
{''impregna per il becco j quell'altra coja^ che quello che la fa non 
ha hifogno , colui che la fa fare non la vuole per lui ^ et colui di 
(hi ella e ^ nongìiferue a nulla ♦ 
Bai Vattì vn ^oco a najccndcre , if jlafatio , che cotejle ^ìrandcìe non mi Yanno « 
Z«c* Io me ne vo , ma ditemi ^ chi e quello che viue , hauendo le budeU 
la fuor del corpo , et fé Vhauejìe dentro farebbe morto ^ et che jì^ 

che voi nonfapeteanchora j perche VA fino ragghia di Maggio t 
Bdl V et che va in Amore . 
Z«c* A n:{i perche non e morto il mefepajìato , et me ne vo galoppando 

buona fera alla S ignoria voflra ♦ 

CIANO, PANDOLFINO, ET LORENZO SCALA. 

V CI potete Vedere doue io mìfidaua t in effetto gli amici fon pochi J 
buoni j io credeua , c'hauendolo mandato a torre di fuori con dieci 
feudi della mia borfaj'cf poi di doue io Vhaueua cauatoj d'un luos: 
go doue egli era flato fuergognato , &r che poco ui mancaua che ui 
farebbe morto di fame 3 Vhebbtpoi amalato che lo feci guarire ^con 
tanto mio f comodo che laS *V * fi farebbe flupita ♦ Ciò che io 
ho mai hauuto ^ tutto 't flato i due ter:^fuo^ eglifaceua di me ciò 
che uoleua 3 e ogni uolta che Vhuomofa tutto quello che egli puh 
7ion e tenuto a far pili ♦ 

Tan, Sì mi credo io . 

CMf Et poi j che mi fia flato traditore am t \ egli vn'huomo da bene t 
ìgtìorante gaglioffo figliuol d'un notaiu:^:^o ^ ben halbutiente é/ 
àapoco 3 io fon brutto diperfona ^ma egli efo:2^:^o di uitafirj^ors 
chijìimo d'anima ♦ 

P(jfl. Ncn tif.dar mai più di nej^ur.o il mio Ciano da iene; che non è incannato fé non 
i koni , if non fono ir^^matife non d» trifii , ^ ti yo^ìio dejare yn^tkm 



D E L D O N r. ^7 

te luomo de diede yn brauo ricordo t ytì'aìtro * Cm il fdarfi , if al Jùt 
yiuere al monde ♦ 
CWf 1 afcoltero uokntieri , intanto che io aj^etto Vhora del forino ♦ co^ 
me la uìcne , non tarderei vn icta^ che io non me n'andati a cafa* 

tm, Lucio Seneca ,fu quel^ran miréiìej^irito che fifa ♦ F« yna volta, menato a 
'R.oma da yn certo 'Emilio fio amico ; a vedere vnafia cafi che e^li nmua* 
mente haiicua fahricata ♦ Ef <ìuando vi fu dentro f comincio in terreno , a dire 
quep {amere fin buone fer yna venuta a^limprouijla di^entilhuominiforepe» 
ri , dutjìa Ic^^ia , accioche p^in fare emcitio ; quejìo Giardino $er //pajfà 
de^e donne . 
t or* credo che ^ certo augurio ui tnenajìino lacrima uoltagrad'huomini 
eia, (Come io hof.mta la mia , vo menarci dentro , il frimo huomo di lirenT^ ,fi k 
(ofi vale a nofri tem^i ♦ 

P(i«t Voco all'hora cred'io ualeua , ^ hor manco ♦ Poi Io fecefalir le 
fcale , ^ gli moflro la Sala , dicendo^ qua fi può conuitare tutto 
ynpareritado le done poj?ano pajìeggiarci^queftatla camera del:^ 
la mia donna^ quefìefon de miei figlioli ^VeUe don:^Ue Valtra^ qua 
[sfarci la dif^enfa^in queftafi cucinerìi^et nell'altra di qua dormii 
ranno leferue , ^ dif oprale SchìauCj ^ difotto i famigli j Voi 
Jaliti più alto j gli fece uedere il luogo della munitione ^ ^ infinite 
fìan:^e difi^enfate per i hifogni d'una famiglia p Quando Seneca 
hehhe ogni cofa ueduto • Et che Emilio aj^ettdua che egligne ne 
lodajìe t flette cofifopra di fé dicendoci , tu m'hai condotto fuori 
dipala^zj^per moflrarmi latua cafa , doue e ella t Oime rif^ofe 
Emilio non uè l'ho io moftrata tutta t lo per me nonfo che cafa 
fifa la tua ^ tu cominciafli difotto ^ a dire quefle camere fon de ta 
U^ quefle de quali et cefi per infino incima ho udito dire d'ogn'aU 
tro ejìer la cafa che tua^ tu noyi ci hai pur fatta ( se l'è tua la ca^ 
fa ) vna camera per te mcdeftmo ♦ Hor folta quefti tre ricordi t 
^ conf^A , per la prima uolta che io fon ucnuto in cafa tua* Il 
^rimo ricordo fa ^ che mai , (pfla la moglie ^ ofa amico di qud 



ss I M A R M I 

forte fi uogli(j)fidi tutti i tuoi f centi ^ariT^ quei che fono à'impr^ 
tan:{agli tenghifempre in cuore ♦ 

Ur, Bico che sii doueua dire , che da queh che fi può far di manco in fuori, Ihuof 
mo non donerebbe mai dir cofa nej[una de fatti fuoi ; a me n'e incoìto parecchi 
yoìte male ; perche eji è cofa certa , che fé yno non sa tenere fecreto yna co* 
fafua/nanco yn'altro [i potrà tenere i fermate , 

lan. Ver che vlatone afe , chi confida vnfuofecreto mette la [uà lihert'k 
in miyio d'un'altro .US econdo corjfigliofarH , che tu non ti oca 
cupi tanto nelle faccende particolari ? o uniuerfali j che tu non ti 
hferhi almanco tre hore fra giorno É^ notte ^ dipoterpenfare alla 
tua perfona fiocamente , ^ alla tuo uita ♦ 

0>. Ver lafiede mia che ^uejli ricordi ^U vo ficriuere in bottega ,^ accio che tutto il 
mondo ,§i impari che vi capita , che buon per la nopa Citta fie ciafcuno pem 
fafe qualche yoìta a cafifuoi ♦ 

rati ♦ Si y perche farebbe Jor:^ chef conoficefino , di donde e uenganOy 
quel chefianno in quefio mondo ^et che fine ha da efere il loro^fer 
che hmendo a legger fui fuo libro ^potrebbe ficontrare con le partii 
te degli altri , 'cr fie uolefe dire il tale e ignorante , ^ io direbbe 
egli che fio t colui e figliolo D 'un' plebeo ^ ^ io perche uoglio aU 
:^(jrmi fcr ingrandirmi chefion da mmco ; uolendo ahajìar lui * 
Quello tiene vnafieminaj e tu chefiei nimico delle donne , che dij 
direbbe V altra partita ♦ n che Seneca gli daua mirabile amaeftrU:: 
mentali T er:^ fiu che ciaficuno donerebbe hauere vnaflan:^ ^ 
nella quale mai alcuno ui enUafie dentro ^ faluo che lui t comefia 
il Qran padrone della Scultura ^ ^ in quella hauere ifiuoi libri , 
ferini j ^ altre cofie a fino modo ♦ Quella fiojìe il fiuo fiecretario , 
il tipofiilio de fiuoi penfiieri , ^ uagliar bene bene le faccende che 
debbefiare , ^ rifioluerfit dieci uolte la dentro , inan:^ chefiuori , 
fie ne rifioluefie vna ♦ 

C/a, Stinti amaefiramenti meramente , ma doue tirate yoì la cofa ♦ 

vani- Se tu hauefii hauuti quefii ricordi inm:^ , nonfiarefii caduto neU 

Verrete 



DELDONI» 8p 

Vtrrore che caduto Jet ^ difiiarti di dire i tuoifeJ'eti d'aìleiartì la 
ferpe infeno come fi dict , di fauorire furfanti ^ dappochi ^ ignoa 
ranti^ non harejìi gettato uia il pane che datogli hai , ^ jìpefo il 
tempo alla maVhora^ dietro a un'wfamefuergognato^ uituperofo , 
^fceìlerato 3 come tu dij ^che farebbe fiato f or ':{a; hauendo riferì 
ratoti in tefiejfo , in luogo fecreto 3 H/ esaminato le tuefacccn:s 
ie 5 che tu non hauefii conofciuto in pochi giorni i riha', di t fumici 
di Dio y ^ de buoni cofiumi ♦ 

Lor, Quegli antichi eran fure i mirabili huominì , Vedete che bel modi da ìnfe^nare uìf 
uere aì!e perfine ; Ci fon ben molti che fanno , ma non hanno pi modi 
d'amaepare ♦ 

van. In quefio cafo cado che vn'huomo fen:^ elojuen'^jfia vnafla^: 
tuay Pittagora uoleua che chi era muto andajìe nelle montagne fra 
le beftie ad habUare^La lingua fi muoue dal concetto dell'anima ,- 
òr chi non tien lingua , non tiene anima , fer chi non ha anima e 
come vna beftia , pero le beftie fi caccino alla montagna * Brutta 
cofa e adunque Vejìer mutolo , bruttij^ima ilfauelìar mdej bella il 
parlare comunemente , hellijìima , ^ fen:^ comparatione ìpar» 
hre da ¥ilofopho eloquente * io per me afcolterei più volentieri 
vn Vapagallo , che vno ignorante che nonfape^e parlare . V« 
certo Re Vi erode {nimico d'Ottauiano , ) ejìenio vinto da Ot^ 
tauiano andò da lui isr pofatagìi la C orona a i piedi fece vn'ora^ 
tione con tanta doquen:^ , che non Solamente Ottauianoglipers: 
dono , ma lo rimejìe nel Regno t Hor vedete le poche belle , 6^ 
huone parole y quanti infiniti fatti l'acconciarono ♦ 

Lor. ìnfemma l'ekquen^ e la briglia de^li huominì , la catena , if la fida . Io mi 
ricordo hauer letto neììe bijìorie di Rema tnomj^hme . cbf Pirro Re de Virof 
ti era molto dolce nel parlare , hr nel rifonder molto fauio , 

Van* Egli e vero an:{ifiu che lafua eloqueni^a per fama ( none^enis 
do ^dhuominipr efinti) foloperfentir riferire le coJefuetgChuofi 

M 



so I M A R M ! 

mini h difendano , da ogni calunnia ^ 9j allafuaprefenT^y mei» 
teuano pr lui , la roba ^ la vita ^ ^ lo flato ♦ "Non vedete voi 
che i R emani ordinarotio a loro Imhcijciadori , che non douejìin 
mai negctiar con ilKe Vino ^ fé non per ter:{a perjona , duhi^ 
tanào della Jua tanta clot^uenx^ ♦ 
Cw. O hh ccfa e Nhaco , ' 

Fan* Verchegli 1 mhajci adori quando tomauano a "Roma ^ che fé co 
haueuano parlato , diuentauano fuoi Auocati , partiali , ^ pro^/ 
curatori * Marco T uUio gli farebbe giouato poco alla fua fama , 
d'ej^er flato flimato ricco Senatore , confolo 7ieW Imperio ^Ec^ 
celiente in guerra : tutto fl conuertiv.a in nudaje non era eloi^uenfi 
te j ^ per Veloquen';{a e flimato Tullio ♦ 

Lor. li Sahlìcd , s'io ho mmork ,fcme d'vn^ran filofopho deh Citta, di Carttt^U 
ne , chiamato KJrmo , che e^enic^ìi dimandato quel chefapeua , rij^ojè i par* 
hr hene . Vn'ahro ycllejàpere ciò che eji jludiaua ; di imparar lene afaueh 
kre : dij?e , if yltimamme ^li dife vv'ahro ciò che e^ìi andaua ìrp^nando ; 
hetì parlare , rifiofefuhito , qutjle cofe le diceua che e^ìi haueua, ottanta anni. 

Tarli. Tra le cofe humaneparc a me che^l bello et buon parlare ^ fla la più 

eccellente ♦ Platone nel libro delle f uè leggi afferma non ejìer co:^ 

fa che manifefli meglio^cio che vale vn' huomo , che'l parlare *. 

Ck, Banari Santo padre , </;([> // huffore , ekquen7:a in la , ho^i non e tempo di dar 
parole , i libri le mangiano if ncn^li hucmini , Andate a cicalare intorno a uno 
maro con parole vedrete Jè yoi ne cauerete mai nuh . Trejjateui ìnt-orno alle 
vcjlre (crti^iane con l'Eloquens^ f e ajpfttate la^^ratia , f) per Dio ; andateuì 
conili feudi if fiate mutolo , yedretef? farete intefo come eloquenttpmo, ¥ate 
^ d'hauere^ranfcmma di T eforo , che fi che Yoi ottenete ^ueh con efjo , chi 
mille Virri , if dieci mila Twilij non otterrebbe ♦ 

Lor* "Perche gli huomhìi fono tutti impaflati d'auaritia ^^ d'ignorami 
•X^ j £7' non di virtù ^ 'a' di nobiltà ^ Qhe n ^ che da i gentili^ et 
virtuofl Principi ^ et da mirabili gentil'huomini anchora 3 voi ri^ 
ce ucrcte da loro ciò che volete con eloquen:^ ^ con dottrina^ che 



D E L D O N U ^i 

tutto Vero dd Mondo , per altra via non gli farebbe muoucre i 
penfier loro ♦. 
Ckf Voi (otrejli fare yndfceltA (he iojidrei cheto . 

Tant L'ilo juen:^a efempreflata la Principejfa delle virtù , come fasi 
uella vn^eìoi^uente dotto ^ mai ti viene a noia ♦ Sia che mufica fi 
vuole con poche bore la ti fatta , halli , malifìimo , mefchere male 
^P^ggo 3 ma vn' Oratore mirabile , quando eglifìnifce tu te ne 
iuoli ^ 'ór dif^iaceti , che eglifi toflo habbi finito ^ I libri fono 
fratelli carnali diquefta nobilta^^quando fono pieni d'un bel nU9 
mero dolce di dire , d'vn'eloquen:^ jfuaue , €r d'vna dotta ma^ 
teria ^ ^r" mirabile , Vhuomo non fé gli f\ tuor di mano ♦ L'eIo^ 
^ueuT^ con vna mano ( oper dir meglio gVhuomini eloquenti ) 




f organo i lor libri^ ^ daW altra riceuano le catene d'oro ^ onde per 
far pari la noflra lite co dano^dir emo Q far^i piacere) che vn'9 

M ti 



SìL I M A R M I 

huomo eloquente ha quanto teforo egli vuole* "Et fé (al volta voi 
Vedete degli eloqueti che non hano^f^che non lo vogliono haue:s 
re ♦ afono a fai chefarehbono eloquenti fimi con la lingua , ma 
la Fortuna gli ha priuati di ricche:^ ^ che non hanno potuto at» 
tendere a gli ftudi ♦ Altri che hanno atìefo a gliftudi ^ ^ con la 
pernia for.o eloquentifimi ^ ei con la lingua nulla pofono ejj^ria 
mere , perche cofi ha voluto la N atura ♦ 

Cì(f, lù yorreifentire ym volta ym Doma chefujje Eloquente , chefacejje POr» 
tìoiìì , ve i {onf^lì , if tìeH' Academìe le^^ejk , if àìjputajj'e ne circoli , d'hon 
direi io bere che il mondo andajfe a rouefio ♦ 

Lor* Lelia Sabina ^ nonfoUmente haueua buona gratia nel leggere ^ma 
miglior elegantia nello fcriuere ^ 6jr dicono gli fcrittori antichi che 
la faceua molte orationi ^ É7 lefcriueua di propria mano j Qndt 
Siila (fw padre ) fé neferuiuapoi nelle fue dicerie nel Senato 
fcr* douegli accadeua ragionare ♦ 

da. Almanco ce nefcfe ecjli hog^i qualche centinaio, ài cctejle Ielle ♦ 

Van* S'io ho memoria del nome 3 eglifcriue Hiarco lìijìoriografo Gre* 
co che furon due donne Greche vna detta Afiothea^ 'à' V altra 
L aferma , molto dottifime , famofe afaifra i difcepoli di Via» 
tone > Vna di quefle era dif alta memoria , et l'altra di sipro:» 
fondo intelletto , che fé Vlatone non le vedeua a vdire la fua leta 
tione j diceua che in vam ( quaf )j^argeua lafapien:{a delle fue 
parole ♦ Ariflippo Filcfopho che fu di Socrate difcepoloi Heb:s 
he vna figliuola chiamata Aretha , che tanto fu intelligetite tieìle 
lettere Grece 3 ^ nelle Latine mirabile , che fi leuo vna fama , che 
Vanima di Socrate gli era entrata adofio : £7* non lo diceuanoper 
altro j che per veder qucfla donna leggeua e dichiaraua cofi. ben 
le cofe di Socrate ^ che p arena più toflo che lei Vhauejìe compofle^ 
che imparate ♦ Il twjìro Qic* Boccaccio fcriue che la compoje 
molti libri ^ della infelicitìi delle. Donne ^ della Tirannia) della Ke.a 



D E L D O N r* Sì 

puhlìca di Socrate ^ dell'Agricoltura degli antichi > delle maras 
uiglie del monte Olimpo ^ della prouiden:^ delie formiche ^ ^ 
del vano ordine delle fepoìture * 

Cìttf VUurehbe chefcriuere apai di quejli mpì Depcfui , Qsjè Qsjòm , Truogoli} An 
(he , AueUi , if altri fanttfiichi a^ìrmenti che fanno i viui , if crdimno j^er 
h morte ; Chi yuoìejìare in aere , chi a me^o ; yn'ahro nel muro , yno in 
terrd , Vaìtro in cima de (ammanili ; o chep:(^ ^'ìFff ^3^i * ^^ che fon ^oh 
ho , mi yofarfotterrare a federe, per i}ar più agiato t perche Thauere a fiar 
tanto fu le reni , mi potrebbe generare gualche male grande che io non ne leuerei 
mai più capo.Cotejia femina haueua un grande inteìletto,fè la faceua tanti libri» 

Pan* Ld ne fece degli altri aj^aijdella uanitk della giouentii ^ £jr un'ala 
tro della calamita della uecchie-:!^ * Venfa Ciano fé Vera dotta 
che ella legge filofophia naturale ^ morale nell' Academia d'Athene 
più di trentacinque annij ^ compofe forfè da trenta otto^ o qua^ 
tanta uolumit ^ hehheper difcepoli cento 'a' dieci flofophi-^ poi fi 
mori j d'ctìt difettantafette anni * 

da* O che^ran peccato che morire ynaft fatta. 'Semina ♦ Ordino eh ilfuo Vitaffìo 
galante , o lafua (asfa coperta di Yehto , con bullette indorate , Arme, ^ ah 
tre cofe da farf guardare , vela , ye cela sn , quella fu , quehfece f 

P(J«* ha zucco j la uirtufa dir uello la , eccolo qui, ^ non i uelluti ♦ 
i libri fanno in piedi ^ ^uiuonoj con le cafe , ^ i depofti* Gli 
Atenieftglifecero hene fepoltura honcrata^^ fcriìlerofopra alcun 
ne Ietterete la memcria miferuira a dirle ♦ 

C/rf» Si bene ;J? yoi dite di quejle , e non mi yerra mai fonno fanotte * 

Van* ha gran Qreca Aretha diace qua dentro^ che fu il Lume della 

Grecia jfu bella quanto hlelena , £jr honefla al par di Thirma ^ 

"Neglifcrittifuoi opiof ben lapenna come Ariflippo ^ nella dotn 

trina paragono Socrate^ £< lalingua hehbe equale a Homero . 

Cm. Son troj^po rare cofe , e ci farebbe fei perfine a i^uep Marmi che non ne crede* 
rebbono i due ter%i , 

Lor* lobo un libro antico a cafa parente ( all'alte:!^a ) a quegli deìlo^ 

S tradino^ doue il M odogneto ha cauato tutte lefue compof^tioni 



.^4 I M A R M I 

• Et" quel molo del dire cotrapcfato ^ lo compie vna donna chìa» 
mata iheockaforeìla di Pittagora j 'cf qui ho a canto vna lettera 
che egli gli Jcriue fra V altre quando la gli mando vn Juo libro co 
foflo della fortuna buona ^ Gr cattiua * Et credo chel Petrarca lo 
uedejìe anch' egli > 

Ck, Cojioro (he cmpor^ono ho^^ì , credo che molti il Uro , mettìno k mm fi ^ueftt 
(ofa , {/ hrafi que}' altra. , àe pafati nopi antichi . 

tor* T u ce 7ìe uedi ajìai de libri nuoui , non uè di tu che ciaf cuno rapa 
pe-Z^ ) riforma (ojpcr dir meglio il più delle uolte ) jj^c:^ , ^ 
rouina * \ledipure comefla ilpouero Centonouelle , ìt" fé non 
foj?e che egli n' e imo fcritto al tempo di Qiouan Boccaccio 
per mano à'un cittadino deUaC afata de Mannelli copiato 
dall'originale dell'autore , ^ dall'autore letto ^ acconcio difuo 
mano ♦ In guarda roba del noflro lUuflrijìimo Duca j la cofa ansi 
drébbe maleiperche di qui a pochi anni per uolerci dar di nafo certi 
faui della villa tutto di lo ridurrebhono in lingua Italiana • 

ciò. Come in lingua T altana , in che lingua e e^ìi Tedejca ^ 

Lor* A n:^ fioretitina ♦ 

C/o. O j^erche dite voi che lo ridurreUono ifc, 

Lor*. larebhonlo parlare uo dir io ^ vna parola Oruietana^ vna Vugtieff 
fé j V altra calaurefe * 

eia* Ver che non dir Ber^amafca , Lombarda , Rom^nuola , if Viamontefe ♦ 

Lor, V er non ej^er ancora tanto inan:{i * 

Van, Ve'^ran cofa quejia deforejlieri , a colere acconciare l'opere d'altri , dico yo> 
lere parere d'acconciarle , per mojlrar difapere ; con pofiiHe Greche , Latine , 
if aT^^lfare dì dieci forte tejli , ^ fapcre eìefi^ere ,{dafi ad intendere) la mit 
£Ìiore diticne , conofcere il più bel numero , iffèntire iljuono migliore di tantd 
yarieta , Noi altri cijìiamo a man^iunte , i/^li lafciamofare fèn^ ripararci^ 

lor» chi diauol riparerebbe a cento forte di flampattire, che un'correttort 
corregge in un modo , e quell'altro a un'altro t chi lieua, chi ponti 
certi fcorticano ? ^ certi altri intaccano la pelle ♦ 



yi 



D E L D O N U ÌJS* 

Tan* Quejli (he rappe^no libri per aqujjiarjt vitupero in cmiio di iuom fama ; k 
ma^ior fané , if quafi tutti , von fanno mai nuh da loro ♦ Stanno fi'! tarare, 

fu l'appuntare , ifJùH dire ♦ 
Lor* lo credo certo che il lor cerucUo hahhiprefo la mira tanto alto ^ di 

faj^er aìre ^ fare che non fi contentino ]^oi quando ueggano gli 

fcritti loro ( fé taluoUapero hanno cominciato a voler fare opera 
alcuna ) percioche nel rimirargli , la feconda volta rifcriuono^ alla 
Ur7^ trafcriuano 3 alla quarta aggiungano , alla quinta lieuano , 
allafefìa gli flanno peggio che la prima ? alla fettima fé ne for^ 
hifcono 3 eccoui finita tutta lafettimana de lorofludi al culife0 4, 
da* A«^' credo più tofo , Mejer Vandoljino padron mio , che rimirando i lorofecreti 

fcritti , a paragone de ]^ubUci famj^ati , che cafchilor le brache , if per laìba^it 
che eglino hanno nel capo di crederfi difaper dire ^ fare meglio , e ye^hino^e 
la riue^ghino , ^ la pilucchino yn pe:^ ,poi al'yltimo , e s'accorcino che gli 

fiann» male a opinione ♦ 

Lor* Odi y anchor quefta nonpu:^^ , pero cercano di rouinarci tuttii 
huonifcritton tiojìri , con fargli variare i vocaboli , le dittioni , 
i numeri , et lofcriuere 5 come fanno gli Auocati che non potendo 
vincer la lite allungano il tempo , ^ Vauilupj^ano più che pofio^ 
no j ma alla fne fi fìamper)i vn boccaccio a Firen:^da quello 
Originale ^ et alVhora il mondo conof Cerci che quefii farfalloni 
che fanno il dottoffono aggirati intorno al lume ♦ 
eia* faccino deh lorfàpien^ in mal punto , tf lafìnofare , le nope goferie* 
^am A me fanno e^ino vn gran piacere j quando mettano fu lor libri 
tradotti in lingua vulgare 3 a dire 3 Tradotto in lingua Italiana , 
perche ci darebbono vn gran carico fé dice^ero in lingua Tofca^ 
m , Fiorentina 3 perche coloro che ^i legge^ero ^ crederebbono 
che qua a f iorenT^ ft ^ ariani con , etfcriuep 3 onde noiflarem^ 
mo male ♦ Ma dicendo in lingua Italiana , non dicanobugia^et 
non fanno torto alla buona pronuntia j perche i lor Dottijìimi libri 
tradotti che non hanno pari al mondo ( coff credono ) fon pieni 



^ I M A R M r 

di numeri flrc^itojì ^di fuoni rochi , di ditiionijìrane^ di vocaho9 
li non vfitati ^ di detti mo:^ 3 wofri 7^]^ fi , ^ claufule jìorpia^ 
te 5 adun(^ue mi fanno gran giacere a dire tradotti in lingua 
Italiana » 
Lpr, E Vìfo^M (he confep'wo ( quefii facili fi rìttcri , ^fii^ìentì Htterari ) la prima ca 
fa fi fono ^ioremim ( oTofchm ) ro , Non diranno ; yci non facete aium 
que il fuono naturale , ne hauete la àolce^ del numero , O rifponderanno noi 
Vhdhuimo imi^arau , ifjludiata , i^ con kfipien^ nofira conofciamo qual dice 
meglio , iffippiamo certo difcriuer molte cofe noi che fi amo forefiieri , meglio 
che voi chefete fiorentini {^radi manco a quefta pojla . ) Quefia e buona rat 
mve fo^^iun^erei io , ma pur che la fa cof , Donde hauete yoi hauuto quefo 
mmero , fc? quefio buonfiono { dal boccaccio , dal Petrarca , et da Dante, Chi 
fono ojuron coforo < fiorentini , Quando YoifaueUerete adunque , cicalerete 
per becca di cojloro , a ycler dir beve t 'Non faranno adunque quando firìuer» 
rete bene , le yope compofitioni compojie altrimente in lingua Italiana , ma in 
fiorentina i Onde j^erche la cofa nonjla al marteìlo , voi vi ritirate con il di> 
u Italiana x ^ fate bene per non ci caricare di tanti cattiui detti , Io ho queìl'f 
Andrea Cu/mo per yn brano intelletto che almanco e^li ha fritto mirabilmente 
vehfua lingua , ^ ha fatto honcre a fi b alla patria ; perche s"ha da Yer^Oi 
gnare yno difauehre ratio '. e e^li ladro per quejlo^Ru7:^nte m'è riufiito "^n 
Vlatone ; ma mettiamo chejojje jìm vn Mihno proprio , che hauejje fauehto 
nehfua lin^ua.ma e^lifu un Tu\lic;lhaurei lodato fmilmente di quejla j^rofepi09 
ne , ma chi non vuole , non safiriuer bene neh Yiorentinafa bene afcriuer 
bene neh fa , più tcfo che male in queh d'altri . Ma io hofperanT^a che la co* 
fa s'andrà Yogliando a poco a poco tanto che fi ferra il loglio dal ^rano , Non 
hifona dire yoì altri Yiorentim dite mana , rene , if altre baie da riderfine,per 
(he noi attendiamo ah mercantia ; conciofa cheH fto ma^ro ci fa correre dietro 
a quefiafrada, if non ci lafiiafiartahehre il Boccaccio, e ^H altri a tutto tram 
fto. Ecco che e^ìi e venuto un tem.po , che ciffudia littere Grece h Latine; 
onde i nobili fanno che cofa e eloquenti , b i plebei , ho JperanT^ , per tantino* 
fri fritti , tf letticni che odono neìì'Academie , che lafceranno far di dir m» 
va , b" rene ♦ 
van*. Vor mi parete alle mani con quefli fcrittori ^ non vedete voi che 
voi f aneliate al iiento , (jua, non c'tfe non Fiorentini ♦ 

Lor* Non e maifato^i'^ neffuno tanto ardito che e^U habbi hauuto animo dì dire neltì* 
telo del fio libro , mchora , (he fa Tofcano , b ci fono fati ropani firitton 

hcceììeritii 



D E L D O N I . ^7 

Eccellenti ; dico di dire , in lifi^ua Sanefi , in lingua Vifina ; o in lingua Lk? 
(heje , per non dire da Vrm , o da Fiejole . Et / noftri corron pr ^uej{a pe* 
minen^ dì dire in lingua Yiorentina . 

Ck* \oho fomio 3 &r non voglio più ragioni ^ perche mi pare che tutti 
ahacchtat€ ^tfauelli vno ilpeggw che sa ■> hajia chefia intefo a fuoi 
hijogni * lo ho pur letto vna Ictiera del Boccaccio in lingua Ntfis 
politana , fé i'ha da fcriuere in ogni cofa come il B occaccio ^ fi 
dehhe anchora fcriuere qualche coja in IN apolitano • 

Lcr* Non entriamo in fu le baie , lo yo le^^er quefia lettera che io ho tradotta di quel 
libro compjlo da Theocìea , la quale come io who detto U friue IPitta^ora a lei 
come fìr ella fer la riceuuta di quel libro * 

Van* Hor leggete via ^ i!; poi ce ne andremo ♦ 




tor» \l lihro che tu mi mandafli della fortuna ^ infortunio Jo Vho fui» 
to letto da vn capo aWaltrOiUora conofco uermHs cara forella che 



N 



^3 ! M A R M r 

tu nonjei tndnco graue nel capone ^chegratiofa neU'infegnare t la 
qua! grada data dal cielo a noi di terra ^ uiene poche uolte in noi 
huomini Vuna ^ V altra ^ talmente che Ve marauigliaj quanio acn 
cade 3 in te adunque e marauigliofa ♦ A riflippo fu più profondo 
tiello fcriuere ck nel parlare jAmenide nel parlar fu mirahilij^i^ 
mo ypiu a^ai che nello fcriuere* Ma a te ogni coja uiene felice^ 
mente* Veraméte lefenten:^ che tuponipaion di tutti iphilofopht 
infume^ ^ par che tu hahbi ueduto ^ letto tutte le cofe pacate ♦ 
Onde tupajìi i termini di donna . Il naturai di talfej^o ^ e oca 
cupar la uifla nel preferite ^ ^ fcordarfi il pacato 5 'cT poco curarfì 
àeWauenire * lo odo che tu vuoi fcriuere (et che gù ti ejferciti) la 
guerra dtUa noflra patria 3 ^ inuerita no poj^o dire in queflo ca» 
fo altrimenti 3/e 7ìon che tu haiprefo vna difficile imprefa^ cono^ 
fcendo io che del tempo nofìrofono i trauagli da fcriuere inefirica» 
hili^ ^ a pena ^i potrei legger in vn libro , non che ricordarmeli 
nella memoria ♦ Yiora io credo che fa cofx come io m'imagino che 
tu d'ogni gran difficuWà ne ufcirai ahonore * pero ti prego per gli 
mortali Dij^ che nello fcriuer le cofe della patria tua^ tufcriua hress 
uemente 'cf puramente^ non come fi troua che hanno fatto altri che 
taluolta cimettanoyer dìflendere il lor parlare y fogni ^ bugie *, 
Et accade fpef^o che vno uifloriografo^ per ifcufar tale flato ^ resi 
puhlica j huomo bfen^a ragione ( appajìionadofi troppo per la 
patria ) con ragione la lìifloria e tenuta afof^etto* Come fi potrlì 
mai fcriuer queflo fen';{a partiaht a odi di gratiatnella pacata batta» 
glia , quei di Rodi furo da noi uinti^niente di maco , il uincitorefi 
diede in preda al uinto* In queflo cafo twn accade metterci f opra 
leflelle , ne abafiare loro , perche combatte^ero per la uendetta di 
ingiuria riceuuta . lo fono entrato in queflo auertimento^perche il 
f olito della compleflion feminile nel difender le cofe defuoi huop 



D E L D O N r* S>p 

mhnìj come vn Lione ^ gli huomini nel àìfenàer quelle delle 

f emine fon come galline t cheta ^ queflo nofacejìi qualche giù:: 

ditio a modo della 'N atura t perche aWhora mojìrerai quanto va^ 

^ia il tuo japere , che rettamente Jcriuerai le coje per cìajcus 

na parte » vo^fio hen che Vamor della patria poj?i vtia certa par^ 

te più deWaltro , ma anchora ipaejì d'altri no fono da lafciarfen^ 

5^(j loie 3 perche alla fine chi va ricercando ^ in tutti i luoghi fi può 

hiafimar qualche cofa^ et lodarne molte , ne fu mai natio ne fii per» 

fetta che nonfipotefie in qualche cofa tafiare ♦ B ilancia aduns 

que caraforella ogni cofa* Tu non puoi negare che di trefrategli 

che noifiamo ^ io nonfia il maggiore ? et io confeffopoi che d'efs 

fere il minore de tuoi difcepolt ^ ^ come difcepoìo fon tenuto a 

vbìdirti 3 &r' tu perche io tifonfratel mc^ggiore debbi credermi. So 

<he mi crederai hauendomi anchor creduto ne tuoi pochi anni che 

le poche rifolute parole fono mirabili , et lofcriuer la verità e con 

fa perfetta ♦ Concwfia chefempre Vhai ojìeruato t come quello inn 

telletto buono che hai veduto j che fi come il corpo poco vale fenn 

%^ Vanima 3 cofi la bocca deWhuomo vai meno chefia fen:^a ves 

ritìt ♦ viui felice * 

Cw. A quepfèrenate ci fi fotrehhe f{(ir fiu d'Yn'hra fju delfoìito d ydire , ^arui 
àie facciamo f ne ♦ 

j>(7«4 Ver iflafera fu fatto come vi piace ^ ofine non fine « 

IL PORCELLINO SPETIALE^ IL CERROTA 

TORNIAIO, ET BARLACCHI 

SANDITO RE* 

^or* E e^If Vero no che tu facci vn libro nuouo di cofe fiotto ferra po\ 
che tu moflri che ogni nofira materia è lafotterrata ^ ^ che apon 
io a poco efca fuori* 

N li 



100 I MARMI 

Ccr, Quffla e pure ym tófa^mJe , che a Marmi fi fap^k tutti ì fatti Mrt , (U 
t'ha detto di mio libro , miei humcri , o materie i 

Por* S i ;fi 3 è cofa puhlica ♦ 

Ccr, come puhliea, che apena n'ho fatto quattro fo^U di frittura ♦ 

por*. A f colta fé fono quattro o cinque , Vrimamente e dicono che tu ti 
fei immaginato d'efer fatto terra ^ ^ ^oter pafare per tutte le ca» 
mme ^ con quella facilita che tupfajìeggi fu quefìapaT^ j &* 
potefanàare ài cauerna in cauerna , ^ ài fatto vn monte ^ fatto 
Valtro ^ ^ hrctumente per ogni vena^ luogo fotterraneo t bagno 
P^V^ ) ^ grotta yfcn:^a impedimento come fa Vombra ♦ 

Cer, lo non ho^ia perfato tanto inan^ , cofcro dicaro più di me vn pe:^ ♦ 

Tori Venfa che gli hanno àetto che tu camini per tutti i fondi del Mare^ 
£< racconti le ncuita che tu u'hai trouate 5 ^ per parte ài quefla 
cofa per dirti ^fefi àice inan%i e vociano , che tu trouiper tutto 
doue tu vai ^ ambre ^ ambre ^ ombre ^ 

Cer, Forfè che di quejlo potrchhon dir il yero ♦. 

Tort La prima ombra e che tu t'imagini in quei profondi M mare^ d'ef^ 
fer in vn'altro monào ( come quejìo ) i!J' che tutta Vacquafa il 
tuo Cielo j fcr aere , ^ fanno che tu ti fei creàuto ^ chefubito 
cheti vien voglia come aire à'vn giardino fiorito , egfi apparifca ? 
Èr tu lo goda ^ infino che tu fai vn' altra imaginatione , come din 
d'epere a vna mefa apparecchiata^ ^ a modo tuo fornita di cibiy 
di donne ^ fer di conuitati , dopo juefla ei ti venga voglia di va 9 
lare ^ d'andare in vnfubito 3 di godere vna cofa , di fartiinuifi» 
hile 3 e tanto breuemente^ quanto tu t^imagini^ fa fatto tanto pre» 
flo j quanto fi fa il moto con Vintelletto ♦ 

Cer* V^c p^te , vi fono di cotefi humori , ma a chi io YO^lio male , che dicono. , 
she io faccio ì 

por* Subito che tu vuoi fargli diuorare da mille ferpenti infin fu I'oj?tf j 
uco fatto 3 quando tupenfi ^ di fargli di nuouo v'iui , et àinuoi^ 



DEL DONI. lot 

uo morire , con tanti tormenti quanti ti faij^enjare j S ia fatto ^ 

mille £^ mille volte ♦ 
Cer, Bjon pfr la yw . O io concio mule i miei tìimìci , ìa in quei fondi 
por* 'Dimmi il vero come chiami tu coteflo lihro ^ il titolo dico t 
Cer* Il Mondo nuouo t dimmi fé tu ne fai altro . 
Vor^ M ille cofe hanno detto che tu vi metti dentro , in coteflo ( poi che 

tu Vhai hatte:^:^to ) mondo nuouo ♦ E mi j^ar che tu voglia che 

le figure di Marmo 6r di]^ietra ^ non fl faccino dagli Scultori , 

an:{i che gli S cultori non le fanno fare ♦ 
Cer* O che fanno fare ì 

Vor* S anno f coprirle ^ che le fon dentro a quelpeT^ di marmo fatte ♦ 
Bdr. Lrf mi Ya quefa ragione , perche io ho ceduto ìeuar , leuare, y kuar tanto che 

ìafcuoj^rino , ^ come lefcoj^erta non ne lieuin pu ♦ 
vor* E coloro che leuano troppo d'una Jj^alla^o d'un piede o d'unginoc^ 

chio^ non vengano eglino a fare » 
Bar* A^uaMe dice il libro , ne yero Cerrota a. forgiar ({neh beh cofa che v' 

era dentro* 

Cer* T« Vindouinafli , xwlete uoi uedere che non fanno fare 3 che s^una 

figura e rotta di quelle antiche , e non uifon membra pofiiccie che 

^ftienhene ♦ Adunque non fanno fé non leuandof coprire , Non 

fapeteuoi di quello Scarpellino che Michel Agnolo huonarruoti ^ 

mefe intorno a quel pe:;^:^ di pietra ^ ^ dicendogli j lieua ài qu\ 

fcarpeUa vn poco da queflo canto ^fuhhia qui , da capo ^ trapana 

qua difotto j EiT lieuane vnpoco ài cofd , €^ lima vn' altro poco 

cola egli gli fece fare j un hel termine * Quando lo fcarpellinoft 

uedde quella cofa inanT^^ [e gli uólto ^ dijìe t chi haurehhe detto 

ée ci fo^e flato f heìi'huomo in queflo fa^ofl hrutto ^se uoi non 

me lo faceuate f coprire , mai ce Vhaurei ueduto dentro ♦ 

Bdr» Sara beh coja il vofiro libro fé dice di quefie cofe nuoue ; tenete menato , ^ dii 

^:^ tecene quattro altre * 

Cer* Tutte le cofe the fono , inan^Q cbe le fucino , Verano difunhe^ ^ 



lol I M A R M I 

mn e cofa bella fé la non t unita * 
Bar, Squadernatemi quejla logica fikfyhica , òe io YO tajìonì per cctefie faroìe ♦ 
Crr* V«' A rchìtettore che vuol fare vn i^'ala^^fubito si mette nel caa 

pò j calcina ) pietre , mattoni , traui^ vfci if finejire » Queflo 

ìnaeflro non è egli di terra * 
B(ir. Quefo 7\cnfipo negare , 
Cer. Ecco che egli caua dentro allafua terra sfotto terra; la prima cofa il 

difegno di ciuelpaU:;^^^ e uè lo ha tutto tutto finito apunto apunto 
Bar* Altrimevti non j^otr ebbe far modelli , chiaripimo ♦ 
Cer* Quando egli Vha dentro di che lo getti fuori 5 non mai , an:^fi con ,vO 

me egli Vha la fatto la terra ^ fa mefliero che difotto terra lo caui f* ♦"«^^ 

^ toftofa cattare ifa^i dalla calcina^ la terra da mattoni^le pietre ^^ 

per i concij ^ apoco apoco mette fu^ mette fu^ tanto che lo fa ue^ , . j. 

nir fuori della terra tuttd. 6r Vhaurchhe fatto tutto a vn tratto ma 

h fogna ejìer maeftro^et non ombra del maeflrotìion direte uoi che .^^ 

quel pala:!^:^ erafetto terra ♦ 
Bar, Sì , ma in pf^r ♦ 
Ceri. Io dico intero intero ♦ 
Bar, m ^lex^ in hnon'hora . 
Cer* hìtero in buon ponto t ma come haurefli voi tirato a vn fratto vna 

cofa fi grande che pcfa tanto fuori a vn tratto Je la fojìe flata pof^ 

fbile a fare , Vhaurebbe fatta* Vedete che VAguglia ( che era 
fotto terra anch'ella ) perche non era dipe:^fi caua fuori intera 

intera ^ ilpala:^o e dipe:{^:^ y pero non fi può trar fuori f aldo , 

fcr intero ♦ 
B<rr. Quefa n'efata pi« detta ,fù Bri , ne a bocca , e farà Mondo nuouo da douero, 
Cer* heYìgure che fi fanno di terra ? fi cauano difetto terra , ma^chele 

fon tenere hifogtia farle nafcere^ a poco a poco* 
Bar, Forjè ihc quelle chef emano difetto terra a R.oma , perche fon dure , ufcon9 

intere , \f per e^er dure fi sbarbano intere intere , 

ccr* k^uelle che manca la tcfla ^ il piede ^ la gamba , vna mano i 



t) E L D O N r* IO? 

Brfr, Somì fiate foco fotte tem, hìfosMu Ujdmde wfm che lefdcep'm tutti i mèhrU 

Cer^ Lejotì pa:{j;te da dire le voftfe * 

Bar. Sì , chejìate Salmone voi , if dite cojefauie ]^er Dio ? 

Cer, MeUmmo che voi non haue^i mai pu veduto lume^et vno vi moff 
flraj^j V71 pinocchio ,poi vi moflrap vn Vino , ^ vi dicej^i^vea 
di tu quejìo cotalino picciolo^ io lo voglio far diuentar grande co:» 
me quejìo arbore 3 voi ve ne riderefle^ N direi io^quìfotto ter^ 
ra i quejio arbore , doue io ficco quejìopoco di cofa * Egli poi na 
fcef^i 'b' crejcej^i , (^ voi viuep tanto ) infino al par di queU 
lo che direfle voi * Konpotrefti gin dir altro fé non che a poco 
a poco e fojìe vjcito di f otto terra , ^ direfte il vero . N oi altri 
mangiamo tutte le coje che difotto la terra efcono t et ce le mettian 
mo in bocca , perche le ci fanno crefcere , dira ogn'vno. Mefet 
no , che la non e cofi . L a terra da della terra alV altra terra , che 
fian noi , et noi della noflra diamo alV altra * voi alla fine noi ci 
adiriamo infieme , perche ciascuna di quefte terre gli pare e^er da, 
più , et vna dice , io ti lauoro i et Valtra io ti pafco , et tifo cre^^ 
fere ciò che tu hai , Vhai canato di quàfioUo^ dammi il mio t no 
dician noi , Vho fatto io difopra queflo pda^Tio quefla roba , ^ 
ogni cofa t ^ non e vero tutto e vfcito di quìi , ^ lo riuoglio^ 
AlV vltimo noi ci abocchiamo infieme ^ ^ andiamo dinan^ a 
chi ci giudica t ma la lite e lunga come vn f ecolo ♦ Vero fatuo 
parte su , &r parte giù , 'ór fpefo fpefo e' t fatto farela pace fiT 
fìiamo infieme y ^ a poco a poco ripigliamo tutte le noflre cofe ^ 
che uiuendo haueuamo canate difotto terra ^^ uele ritorniamo 4 

B(ir, Q^ar\ào quei paìa^ che eufil Teuereju inghiottito iah territ , douettero e^et 
coloro che u'erm dentro , che douendo andar fitto ,furon da cordo le terre in» 
fiemeMef Ihuomo if ìa terra; if fero tirarono con fj?o loro il ]fala^ in yn 
medefmo funto ,fen^ hauere a ìitisare 1 pre il fala^ en tutto d'un pf^ 
^ , if entro fitto d'un fez^ , come d'un f(^ n'ergi ufcito ♦ 



10^. I M A R M I 

Cer* chi ti uoUpe dare vm minuta di cotefle noueìle a punto , hifogm^" 
uà ej^er nato quando eglifi pof e Jopra terra^ hdfla che non fi ueda 
de mdipUi. Quando gli fcal:{aro)ìo VA guglia ^un' di quefliannij 
non fu per altro chej^ uoler uederejfe Vera ben harhataje quel» 
la gran cofa era nata quìui^ o pur cauata di fiotto terra ^ ma quan» 
do furono vnpe:^^ in gìli^trouarono che Verabarbicata bene bes: 
ne 5 ^ non fi potettero chiarire » O chipotejìe fare che la terra 
Jìefii cheta , ^ non litigafii con efio noi ^ ( in fine egli e il dia» 
nolo a piatir con i cimiteri )per ifi^atìo di trenta o quaranta mila 
anni , che ri^a faremmo noi ^ di noi medefimi t uer amente noi pa^ 
iamo tanti bachero-z^li^che andiamo bucando di quct^ dila^che ci 
aggiriamo intorno ^ torniamo ^ ritorniamo a far ^ Ejr rifare 
quelle medefime cofe^ che fatte ^ rifatte mille ^ mille uolte hab:= 
hiamo t opoueretti a noi che girandoliamo fcn:^ hauer mai vn ri? 
fofo al mondo ^per non nuUa^. a chepenfate Zarlacchi^ che uifete 
cofi affiato t 

Bf«» Pfn/5 cbe ^\ EÌempntiJi preJlAno hn Vétro, ^ quando yno ha goduto Y» pe^^ 
s;t qual cofa , l'altro la Yuok ; come dire (juando Nere ha tenuto yn pe^ il 
freddo , il fuoco , che è il caldo , Yuol^oder la parte fùa . Quando il freddo 
if il caldo; che uno e me > ^ Valtro fuoco : s'è pafciuto , l'acqua vuol la fu 
parte deh terra,e la terra uuoPquel chejejli cduienejd'acqua,di fuoco, e d'aere 

Ccr* Bene o bene i ma bifogna anchor confiderare che da quefio pareg^ 
giamentofi mantiene quefta macchina ( difie il tilofopho fecco ) 
infieme che non crefce ^ nonfcema . E ben uero , che certi faui 
della uilla teneuano; in quel tempo del diebusilli , che uiueuo; che 
il fuoco la uinca ^ idefl che a poco a poco la uadi confumandot ma 
t^i e tanto poco , che non fi può in fi poco corfo di uita cornprens 
aere 3 perche età di cento huomini^ non la uede fminuire vn dito, 
in modo che uogdon dire che il fuoco la finirà^ quefla macchina del 
globo terreno • 

B(jr, Diajcol 



DELDONT» lor 

B(fr« Bìajcoì, uoìjète ktto i la S{^mk Yoflrafa air ^(jloho . I^ ho hen mfiierato 
taluoìtA , // monte di ¥iejòle , douefi CAuano tutti ì mACÌn^hi , pfr che s'ado* 
prano afahruare in ¥iren^ if mi ^are Ym^^ran cofi , che (luel monte non 
ifcemi cauandone tante if tme migliaia difome x che fé fi j^otejììn metter tutte 
le pietre che fino vfcite di Yiefoìe l Ynafij^ra Paltn , lefarebhono aìtrettAUf 
to m.onte , 

Cen Ecco quel che io dico , che hifogmrehhe poter 'Viuere parecchi mia 

gliaia à'anni , a fare coteflo gtuditio^ et chefvyfe venire a fiefoff 

U il primo fcarpellino che vifcarpellajìe mai , che fi flap irebbe ^^ 

direbbe doue fono flati portati mai tanti cotìci^ che fono flati lea 

uati di quefla montagna t O Vera grande , la non è la meta «. 

B<tr, Yorfe che ifa^i crefcono , che fai tu di quefìo ? ma crejcano a foco a poco , come 
fanno i denti in bocca di nei altri , I denti fin pur duri , come ojlc , et pur ere» 
fcano , cofi^lijìinchi ^ le cofole, che fin dure come i denti . La terra dehbe 
far crefcer.e archor le) lefue offa , che fino i fa^i , if come Yoi aite ( perdona* 

temi , IO dico tu ^ voi , tf Ja S, V. come mi yien a bocca ; che quefia ufam 

X^ , non era de vecchi , di dire altro che tu ; ma quejle cortigianie ci hanno 
melìa qurfia vfin^a fajlidiofi , et quell'altra di cauarft la berretta , checjii uem 

ia il ^^auoaiolo i hor su . ) fift viuej^i cinquanta du^ento mila anni fi ve* 

drehhe di be^e Cronache , 

Cer* To^ietene bene t la cofa non andrebbe molte migliaia inan-^ , che 
fi vedrebbe fare il mede fimo ^ le medefime cofe , i me defimt fatti , 
hreiiemenfe voi vedrefli vna ruota che fa , ^ di fa 5 va £7* tor^ 
ìia t Vero dijìe il maeflro delle concordan:^ , nel libro del contrae 
fio di C arnejciale ^ et della Quarefima j che noi torneremo iti cas: 
pò a vn certo tempo lungo lungo^ ^ perche la memoria non f rist 
cordeuole , pero noi ce lo dimentichiamo ♦ 

Btff, Il fare che noi facciamo , b Voperare , che noi operiamo , mi par che fa , mmen 
tere infieme molte cofe difinite, if farne Yna vnita, il veder la in terra,yM 
fatua di marmo in ^e^ ,fon difmioni , mettecjli infieme fa y n'untone d'Ynn 
fsura . 

Cer* Ècco vn'efempio che e migliore ♦ Quh e vn quadro d'Andrea del 
Sarto mirabile y^ vn Vittor valente valente come hron:qno^ 

o 



10^ I MARMI DEL DqNI 

ti mcjìrerd vna tauoletta , co venticinque colori fopra ^ dice ; 
vedete voi qua , quel quadro e in quejii colori , £r chefia il vero 
lo faro conoscere adcjìo adejìo j et comincia jojpr a d'vn'altro quao 
dro a ritrarìo ♦ C hifojìe nuouo vcceìlo a quefla cofa jjlupireh^ 
he . I colori fon tutti vfciti della terra 3 prò non è marauiglia fé 
dipingono vn' huomo colorito , per che Vhuomo ha canato della 
terra anch'ìgli il colore ♦ Lt quefla terra participa di tutti gli elea 
menti , ideflgode tp come Vhuomo ne gode anch^egli* 
Bar. 1 frutti amhorajcno vfciti deh terra , ^ il Dipintore con la terra gli dipìnge 
(he faion yeri al colore , in modo che 'terra con terra , produce dì terra , fa di 
terra , if cgni ccfa ya in terra . Vero f dice ricordati che tufeì terra , if 
terra tornerai . 

Cer* l frutti fon f otto terra , cof begli , ^ cofl coloriti , fuauì^^ de^ 
Meati 3 come dfoprafecondo il mio Mondo nuouo t ma efcon fuori 
a poco a poco ^ come fa vna gran chiocciola della f uà piccola cafa^. 
Chi ti moflrajìe vna chiocciolaferrata di verno ^ et te la dipingef^ 
fi come ella e fatta ^ con le cornetta , con la bocca , occhi ^ e tante 
altre cofe 3 tion crederefle che lapotejìe capire in fi poco gufcio t 
quando Ve canata fuori 3 mai ve lafarefleflar dentro tutta et pur 
fon cofe naturali ^ che non ci fon capaci ^ O quefla cofa e nata 
qu\j nata farebbe cUafefubito aperfettione lafaltaflefuori.come 
fanno le cofe della Badia a Buonfolla:^ ^ chefl troua la prima 
fera chefl muore^, Doue il Fiouano Arlotto flflaua a far buon 
tempo ^ fecondo che ferine il Dorìi , nelle fue lettere in burla*. 

Bar* Cotcjlofara vn Mondo nuouo da yero , Andiamo ìnfno a cafa foì diremo W» 

altra fra il refo ♦ .^ 

Cer* O quante cofe vi fon dentro nuoue da dire ♦ 

Per. La mi riefce meglio che io non penfaua ; e non ne fanno il terT^ aduniiue co^orfr 

Ceri, N e anchora vn dehil principio , efl credonfaperne 

I L F I N E« 



RAGIONAMENTO 
S E T T I M O* 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA* 



i©7 




LO STVCCO ACADEMICO PEREGRINO* 




A c c I N o quanto uogliano ^ ^fcriuino eoa 
me piace loro ^^ prof e ^ uerji che amia f celta 
uorreifempre udir Rime* In quelle io ci Jena 
to vna dolce:!^ , vn' armonia y vn certo che 
di f nono y che anchora che le non fieno di quel^ 
le autentiche ^ di quelle forbite forbite 3 io fio afcoltare come va 
V orcellin grattato * Poi che io fono a vioren:^a ^ penfo che hauro 
la grafia d'udir ìLime^ ^ la ragione e quefla^ che Dante com^ots 
fé Rime ^ ^ fu ùorentino ^ Tetrarca rime ^{^ che rime ) &r 
fu fiorentino , EìT il Boccaccio profe^ ^ rime^ e fu Fiorentinifi 
fimo j poi ciò che fi ued€ ferino de Fiorentini ^^ u^hopoflopiu 
di due uolte cura 5 ofiain lettere di mercatanti ^odi altra più al^ 
ta^ haj^a gente j io le leggo tutte in uerfi ^ fé bzn le fono inproa 
fa * Cari^imo &r dolcij^imo Fratello ^ quefla farà perauif arti co^ 
me y a di dieci di Giugno ^ che fu hieri 3 Si partì tuo frateli* 
per Vifa , in fretta 3 E^ m'inpofe , ch'io tifcriue^i vn verfoi 
Auifandoti ^ che le fue faccende -^fonfucceduie^ come egli uolea 
uà 3 ^ ti prega chefiòito uzduta 3 quefia^ ti parta di Mugello 6r 
uenghi ai hauer cura di bottega , a Dio* Di Firen:^ ^adi 

o ii 



ToS I MARMI 

undici di Giugno 3 /icl mille citiquecetìto ànquanUàua » Tutto al 
feruitio uoftro ^ il uoftro Bìgiv * Lefongran cofe neramente 
i^utjìe j afcruicr ucrjijen':{a yur fe7!jara , O e non fon di quegli 
ihejìen buonij open huotiij caminfacinegliiw^ e fon pur uerfi 
^ fi uede vna vena di ciajchedun CDejmue naturale i Hio caro 
d'ejìer quìi perche jo certo ^ che a quejìi Marmi fi foUua taluoltay 
Cantare all'improuifo fu la Lira y'cr d'ogni jorte rime chepareua 
che le piouei^in giìi da quella cupola 3 Ma ecco gente ^ il meglio 
e che io mi pof; chi fon certo che hauroflafera la gratia^ d'vdirdi 
hello fi cerne io defidero ♦ 

VISIINO, NVTO PESCATORE, IL VARLVNGO 

CALZOLAIO, NICCOLO MARTELLI, 

ET LO STRADINO, 

I T E M P E R A cotejìa lira ^ch'io fon deliberato di 
fare intendere a N«to che egli non sa ciò che fipe^ 
fca 3 e tanto più quanto la mia prof efiione tdi non 
farverf j perche tioi altri bottegai c'importa piulo 
flare apenfare di matitener la famighuola , che al rimare . 
N«^ Lafcii di grafia dir pima al Varluti^o , ([ud^ fan:^ d'Orktìdo che t^\ bfflfte» 

\at^ Scrina Coi vuole in verfi fciolti rima ^ 
Di lucent' armi j d' amoroft accenti j 
Cfc' io fo deW vno if Valtro poca fìima x 
"Et fé non fofle ad afcoltarmi itìtenti 
Non curo vn quanco , eh' io non volo in cima 
De^Ii arbor ^ delle fielìe ^ fopra i venti j 
M(3 canto da me fol d' vn vantatore 
Detto FVSCELLOj aw;^ frappatore . 




D E L D O N I ♦ 10^ 

Strttt tafàafiar fujceh che egli è morto , if poi e^ìi è fiato mìo ra^d^o, quando ert 
in Vuoila cAMÌcatore ♦ 

vati. Yujieììo \ a ciahattìno che mi J?fi j^re'^o a bottega^ il fin nuouo 
:Qigo del mondo ^ ^ ha piacer chefia detto di lui dn:^ ogni dì 
fa cofe ììotahili , ( fé henfonofcekrate)^er ej^er baciato fu Uat^ 
mi ì ^ per le tauerne dell'immortalità ♦ 

Hic* Lafcìatek dir ciò che^ti piace , ma io harei hauuto caro d'Ydir d'Orlando ; Tti 
"Nuto (he di , di ([uefia mìa opinione , vuoi tu che e^li canti , 4' Orlando , o 
d'Yn Ciabattino ^a^lioffo ^fuona diju t^uto ♦ 

HuL Efca pur hor di liquidi Criftalli , 
Et lafci le battaglie gloriofe 
Le vaghe 'Nimphe per Verhofe valli y 
I rapidi torrenti, ^ Valtre cofe 
E t corra più fpediti &r ampi calli , 
Le gran vilCà moflrando in tutto afcofe 
Di quel Parabolano , vnico &r raro 5 
Che Veta noflra non ^i trouaparo* 

vati. T) end' vfciran mai tante fer tai parole 
Che pojìin rifonar quelVarrogan':^^ 
QueU 'ardimento pa:^::^ ^ il qual fi vuote 
Da fé medefmo al:^r , fen:{a jj^eran::^ 
Di Venir bajìo ^ ma come ogni hor fuole 
Vw canta inhanco cólmo dHgnoran:{a ^ 
L odar la trifla merce , &r maladetta 5 
Per buona ^ di valore ^ &* per perfetta* 

Nttf* Cedin ^i scettri ^ auorij , perle ^ fjT oflri 
Ver quejìa voltai ^ le parole altieri 



f fo I M A R M I 

cfje qua non regna flirpe in facri chioflri 
ìsiutrita 5 Bccelft regni ^ o alti imj^eri ♦ 

var* Mafcoglioji animali ^ fieri mojlri 

orrihil fetta , Mfe miluagie ^ ù' neri , 

vifu Gente peruerfa à'anujfato j^elo , 

va jj^auentar Vinferno , il uondo , e'I cielo ♦ 

N/V, Quep cefi Yd iene , cefi mi pace; fitte de uerf tutti perche e pre, meglio <ij?« 
Hfcire adofo , d'uno Mtro imffettmmente ♦ 

var* Vero con htmil vena ^ ^ bajìo flile^ 
ì^ut* (Lira f cordata j vm, vm, vw, ^ tinta) 
Var, S egnero i trofei del f angue vile 

De! Cerretan bugiardo , che ha già vinta 

ta fetta de furfanti , £jr del porcile 

Tratto Vorigin fua dHnjamia cinta, 
Witr (Vdite adunque della ra:^'^ trijla, 

cf?e con dire ^ mal far nome f'acquijìa ♦ ) 
vari. P ero Vorecchio faggio dia perdono 

AÌlo flil ro:^o j al difcordeuol fuono », 

Stra, Qjieh corda m'ha fatto il^ran giacere a rom^erft , perche non mi pkceud que^o 
tuojùono , if manco le rime ; ve/ eri entrati in v/i pecoreccio , if in vn lac* 
cetto che in tutta notte non nejàrefii yfciti ; tf poi , di chi cantaui voi , d'un 
Ciabattino che lajua vita non vale yn lupino . Lajciatefiarefmil^eme,che 
il meglio de fatti loro è non nefauehre , Bcci nejfun bel Sonettofra voi * 

HiCi. lo qui n'ho vno ^ che m't flato mandato da Vinegia ^ perche vo 
adunando rime ^ if ne voglio fare vn libro^ 'a' flambarlo 3 di dia 
uerft t con altre profe nuoue , ^ belle 3 O che bel libro voglio 
io che fa , in braua carta , con margini ^ in bel carattere , isr cor* 
reggere ^ ricorregger ben bene^acciocheft vegga vn bel libro • 



D fi L D O N !♦ f I I 

V/V, Vcìjlatefrejco cme mute in ccte^o humore , non Vi fari e^ì rìjimpato ,fu( 
hito in minor forma , con tanto marcine , (he a fena fi fotra telare il libro , e 
tagliare , corretto poi per (fuaìche ignorante , che yoì vi Piffererete ; ifjaram 
ro le mi^liara òi quegli chef y elìderanno, perche faranno a miglior mercatOjet 
poi per yno che yoi nef{am]^iate jwj a ¥iren%e , miììe ye ve faranno faU 
ti di fuori . 
Mie* B afìa che fi veghino la j^rima volta * 
vis. 1 libri f confumano , iff rflampano , if yanno poi a heniftio di IJatura* 
Kk* a dunque non fi dehhe far nulla ♦ •* 

"ViSf Far queh che Vhuomo può , ma non fé la pigliar cof calda ; bafia che la papi i e 
un hauer queh paf ione grande , fé egli yi foffe fritto V rendile per Vrincipe, 
yn punto in luogo di coma , o coma in luogo di due punti* 
Kic» A ogni modo io voglio vna jera che noi ci raguniamo qui ^ ^ U 

dif^utiamo di queflofcriuere , aj^untare ^ non apuntare • 

vis* Non ci fon buono a cotefia faccenda , chiamate qualche yn' altro ♦ 
stra* "Non p>iu cìancie , doue e il Scnettot 
"Nict Eccolo , if lo leggo ,if e il Sonetto deh rabbia ♦ 

S'alcun uien morfo da rahhiofa Fera 

Subito che'l velen al cor sHnuia 

Teme dell'acqua , oue gli par che fin 

"De la helua crudel la forma uera -, 
lEt tanto aborre quella uifla altiera, 

Che fugge anchora che di ber defia 

Ver la membran^a , ch'entro al cor gli crìa 

L,a paga, onde fanarfi unqua non fiderà* 
V ur io che fon da due folgori ardenti 

D'una Fera gentil percolo a morte y 

B ramo femptre veder quell'alma imago t 
fie fo con altro oggetto far contenti 

Gli occhi miei , ne fanar per altra forte 

Ld fiaga , che del mal medefmo aj^j^ago • 



112 ! M A R M I 

Yar, Io yorre'i qualche cojà in burla . 

VUi, E dut il uero 5 quando mi tioìete noi dare il mio capitolo in lode 

del carnieri * 
Stra* A me tocca hauerk ♦ 
Mia Poi che egli mene a tutti due in lode , fon contento di cauarlo fuori 

hor togliete ^ liuto lo leggerci ♦ 



AL PADRE STRADINO, 

NICCOLO MARTELLI SALVTE* 

o mi flaua fantajìico Valtr' heri , 
J Ctuando mi venne voglia di cantare ^ 

La traditora vfan":^ de carnieri • 
Che incominciata s'è tanto a vfare ^ 

che chi non ha alla mano vn carnierino ^ 

var che non pojìa al paragone flare*. 
Chi Vha di ier:^\anel^chi d'hermifino ^ 

chi di velluto il vuol , chi altrimenti , 

"Rompendo il capo tutto di a viftno ♦ 
Chi fa alla Tedefca i fornimenti , 

chi gli vuol di ftraforo per g^ajf.arf% , 

Ld man , per trarne , o Oro , o , hrienti * 
jy' altro non s'ode mai tra noi parlarfi* 

cfje di carnieri , in quejìa foggia e'n quella ^ 

Ver poter fi poi vago altrui moflrarfi^ 
Coft Vkntica vfan:^ di Scarfella 

E ritornata d 7ioi per foggia nuoua 

$g'n altro modo per nome s'appella i. 

Vonìi 



Vorria faper"" che piacer' vi /t troua 
Portar' vn colai pefo ciondolone 
che vaia in qua e in Vd quando ti muouai. 

Vn canal vi portauail Caue:^one 
vn Logoro vna lafcia anco taV bora 
vn' pollo freddo , o qualche Jalficcione 

Colui che'l primo fu che'l mijìe fuora 
Ver vfan:^ a portarlo meritaua 
Di flare ingogna almen' del giorno vn'hora^ 

'Et doueua alla Bocca hauer la haua 

O) gli occhi fcerpeììuC per eh' in tal modo 
il fa:^7;pletto commodo portaua ♦ 

N'««' vecchio non la biafmo e non la lodo 
cbe tal commodita hahhia alla mano 
Sen-:^ alhenduccio hauere a fciorre il nodo ♦ 

Ver che taV hor' penaua vn pe7^ inuano 
A cercar' della lafca e bene jj^ejìo 
incambio d'e^a al brachier' pon' la Mano ♦ 

Md che compofition' dicami adejìo 
vno 1 t Vhauere vna bandiera in tefla 
Spada ^ pugnale e vn carniere appreso ♦ 

Oli e come hauere intorno afe vna fefta 
Con nappe ^ fraj^pe i^ parer' vn mereiaio 
Qjiando gli auien' ti Jj^ogli o , che ti uejla «. 

Stpi mi dicejìi il portar' del vanaio 
roma pur bene e io a te rijfondo 
CtuaV e più bel che nel petto del fm ♦ 

Ch'ogni gran quantitct non molto pondo 
T' arreca i^ con la man' fempre gli fenti 
cagion di farti fiat' lieto ^ giocondo ♦ 



I i4 I M A R M I 

Et ]^uoi anidre 'à' flave infra le genti 
vormir' ben fodo ^ mai non dubitare 
ch'alcun ti tocchi che non ti rijenti ♦ 

DoMe i Carnieri injegnierien' rubare 
Ver la commoduà ci ogni Santo 
Ne! vederlo da lato j^en:^lare ♦ 

Se portar' vuoi vna lettera a canto 
vna fcritiura hai mille modi altroue 
Sen:^ ìi notai voler' tome il vanto ^ 

Se tu t'abbatti a ritrouarti doue 
sia vna tua S ignora ^ o C ittadina 
ci poruiti la man par che le gioue ♦ 

"Et cofl in tua prejenz^ t'a^a^ina 
E in su e fatti tua fa ajìegnamento 
Sentendoti pefar la Cotaìina ♦ 

Di|?e vn vedendo tale abbuf amento 
cf?e for d'ingegno hauea , feco ridendo 
(guanti fonagli fé ne porta il vento ^ 

Et coft dun<^ue da ogn' vno ependo 
Qjiefla vfan:{accia antica biafimata 
Di biafimarla folo anch'io intendo^ 

Et dico che la più fcomunicata 

Ne la più ladra mai fecca ne frefca 
Non fu ne i tempi noflri ritrouata #. 

INow è da fecolar' non e fratefca 
Se non fojìe da voi vadre Giouannì 
che la poftafte fempre alla Tedefca* 

Ne per volger di Cieli ^ o correr d'anni 
Mai non mutafle foggia e'I moflra anchora: 
Le voflre vfan:^ antiche di miU' anni ♦, 



T> E L D O N r* iif 

Però quejio CapitoV vi mando hora 

Et quanf io pojìo ve lo raccomando 

che lo mofiriate fi tuttofi popol fuora + 
Et sHo potefìi furia porre vn bando 

cbe chi non moftra d'hauer il brachieri 

No« pojìa taV vjan^^ if Jeguitando 
vi portar^ la fcarjella , o uer Carnieri * 

S^r<r, Vìacemi Mejjer 'Niccolo che voi Yifate dato al Poeta , perche yoi non Ji&te 
manco valente , che neììe frofe ♦ Ma ditemi in ricompevfa di tanto honore che 
voi mi fate, non yoìete voi che io yi doni una heh Qnz^na nuoua nuoud 
di trinca ? 

Nif* N on vo canti ^ che io non fon mufico ♦ 

Stra* lo dico parole , ^fon di quei raro humo , if mirahil in^e^no , che dipe^ìà ah 

imprcuifo a Vapa "Lione , chefonaua tanto fuauemente la Viola ♦ 
Mie*. Quale t ' 

Stra* Maefro Iacopo de Serui . 
is^ic* Come hauete voi fatta ad hauerla ^ che non vuole che lefue eoa 

fé vadino a procepone ♦ 
Stra, In modo d'archetti » 
N/f* A me farete noi vn fingularipimo piacere 0^ ve tie hauro oha 

Ugo grandij^imo ♦ 
Stra* Togliete eccouela , if è Yna delle belle cofe chef poJ?/« le^^ere* 

Quando'l Sol parte ^ Vombra il mondo copre ^ 
ht gli huomini ^ le fere 
Ne Valte felue ^ tra le chiufe mura 
Le loro af^rez^ più crudeli 'cT fere 
Scordan uinti dal fonno , ^ le lor'opre ^ 
Quando la notte e più queta ^ ficura^ 
A Vhor Vaccorta ^ bella 
Mia uaga pajloreUa 

P il 



Ii6 r M A R M I 

A la geloja Jua madre fi fura ^ 
Et àì€tro a gVcrti di Mojìo JoUtta 
A pt d'un Lauro ccrcofi^ &• m'aj^ttta* 

Emo j che tanto a me jlej^o fon caro y 
Quanto allei jon uicino , 

la rimiro o in grembo le foggiorno , 
"Ne pima daWouìl torcie il camino 
h'iniqua mia matrigna o'I padre auaro y 

C he anoueran due fiate il gregge il giorno 
Qucfla i capretti , ^ quelli 

1 manfueti agnelli j 

Qjiando di mandra il huo ^ ^ quando il torno 
Che giunto fon^ a lei ueloce ^ Uue ^ 
Ou'ella in grembo lieta mi riceue* 

Qjnui al coWio d'ogni altra cura fciolto 
L'un braccio all'hor le cingo 
ii ? che la man le fcher:^ in fieno aficofia > 
con Valtra il bel fiuo fianco palpo e flringo^ 
tt lei che al::^ando dolcemente il uolto y 
iu la mia dcjìra J^alla il capo pofia ^ 
t'« le haccia mi chiude 
Soura il gomito ignude , 
2.acio ne gli occhi ^ e'n la fircnte amorofia , 
Et con parole poi ch'amor m'infipira 
Cofii k dico > ella m'aficolta òt mira ♦ 

G I N E V R A m?(7 5 dolce mio ben , che fiola 
ou'io fila in poggio o'n riua ^ 



DEL DONI* 117 

Mi jlai nel cor ^ ho^gi e la quarta State ^ 
Voi che ballando al Crotalo ^ allaviua 
Vincefii il jj^ecchio a le no7^ di loia ^ 
vi che VÀlba ne patìjc pu fiate , 
Tu fanciuUetta aWhora 
Eri ^ piotai ch'anchora 
Quaft nonfapeagir a la Citiate^ 
Vo(fa morir hor qui ^ scarne non fei 
Viu cara che la luce a gVocchi miei ♦ 

Cofi dic'io ^ ella poi tutta lieta 
Rifj^onde fojj^irando ^ 

Veh no t'increfca amar SELVAGQlomiOy 
Che poij ch'in Cetra e'n zampogna fonando 
Vincejii il capro al natal di vameta ^ 
Onde fAontan di duol quafi morio^ 
lofio n'andrà il quart'annOy 
fai contar non m'inganno ^ 
renfa qual eri aU'hor ^ tale era anchHo 
ranto caro mi fei , che men gradita 
We di te Valma^ e la mia propria uita* 

V 

Amor poi che fi tace la mia "Donna 

Quiui fen:^ arco ^ fìrali 

Scefo per confermar il dolce affetto 

Le uola intorno 'cf folta aprendo Vali y 

yj ago hor riluce in la candida gonna 

Hor tra i hei crin ^ hor f aura il cafìo petto y 

"D'un diletto gentile 



tiS I M A R M I 

Cui prej^o ^ ogni altro e uilcy 

'N'empie fcher';{ando ignudo ^ pargoletto^ 

Indi tacitamente meco ajcolta 

Leij c'ha la lingua in tai note giafciolta* 

Ti irfi ^ Blpiny paflori audaci ^ forti ^ 
Et di età giouanetti , 
Ambi leggiadri^ ^ heìlifenT^ menda ^ 
Tirfi d'armenti^ Elpin d'Agni,^ capretti 
Vaftor co i capei biondi ambi £r ritorti 
Et ambi pronti a cantar a vicenda^ 
SpreT^ndo ogni fatica 
Ver farmi a loro amica 
Mtf nullo fia , che del fuo amor m'incenda ^ 
Qh' io Seluaggio per te cureria poco ^ 
"Non Tirfij Elpitìo^ma Narcifo et croco. 

Et me (rij^ond'io ) Nifa ancor ritroua 
Et VAlba , er Vvna isT Valtra 
Mi chiede , et prega , che di fé m^ caglia^ 
Qiouanette ambe , ogn^vna beila et fcaìtra j 
Et non mai flanche di ballar a prona ^ 
Tsl ifa fanguigna di color aggua^ia 
Le Ro/e e z Fior vermigli , 
Alba i ligujìri 'e i gigli y 
'Ma altre arme nonfia mai , con che m'ajìaglia 
Amor y ne altro legame ond' ei mi flringa ^ 
Benché tornajìe ancbor Daphne ^ Siringa 



D E L D O N r» 11^ 

Di mono amor fcher:^ancio come j^ria 
D'alto diletto immenjo 

"N'empie 'b' conferma il dolce affetto ardente^ 
Cofi le notti mie lieto ^ijj^enfo ^ 
Ei pria eh' io faccia da la donna mia 
Vanita^ veggio al halcon d'Oriente 
Da l'antico fuo amante 
L'Aurora vigilante 
E^ gì' augelletti odo fuauemente 
ILeifalutar^ ch'ai mondo riconduce 
'Nelfuo bel gremho la noueUa luce i, 



Can:^n crefcendo con queflo Ginehro 
Moftrerai ^ che non hehbe vnqua Vaflore 
Di me più lieto o più felice Amore ^ 



N/V» O che beh Caiìi^ve , maifenù meglio t if mi piace perche Pe Jcritta bene. , isr 
fen^ tante fine di punti , con comefcìamente , cafcar pop la penna di mano d 
chi non ìa ferme come taf» ^uì apunto , o che beh can^^netta amorofa , lo uè 
tcho y n'oblilo eterno ♦ 

var+ 'EUae certohella , ma perche ogni bel gioco rincrefce , Io voglio 
leggerui vn Capitolo deltnirabile Orfilago che non è duehore ^ 
che egli e flato portato da Liuorno ^ a ogni modo la hira non fi 
può adoprare , Er cofi hor con stanza , hor con bonetti , hor con 
Canzoni hauremo papato il tempo faflidiofo 

liutt Hor le^^ì yìa , if dacci J^affo top ♦ 



iftjij I MARMI 

DEL ORSILAGO 

Soj^ra il buon ejìer' di Liuorno 

AL VESCOVO DE MARZI» 

/Vlo N S I G N o R mio fé voi fapefle hena 
L'affettion ch'io vi ^ orto quanto fu 
Vlauerejìe pietà delle mie pene » 

E con troudM qualche coperta via 
Mi trare^e da Vaer di Liuorno 
Inetto difehri^ &r nido di moria^ 

Votrei pur ancor io flarui d^intorno , 
'Et Jeruir nella corte il Signor Duca 
"Et non flar qui come un bel perdigiorno* 

Deh cauatemi fuor di quefìa buca ^ 

Di cui m'ha il tanfo in tal modo conquifo 
Che ho fatto proprio vn volto di he:^ica ♦ 

E quel che me , da me flejìo ha diuifo 
E Nionfignor veder che in queflo loco 
No« c'f vifo j che vifo habbia di vifo^ 

Per queflo mi fto in cafa wtorno al foco y 
ì^ora fi queflo fcriuen do , ^ bora a quello 
Le mie disgratie e di Fortuna il gioco ^ 

Che m'ha condotto in queflo M.ongibello 
Cfce manda fuor più veknofo odore 
Clje di ciacca^ o, pu:^lente aueìlo , 

Qlie il vangel quel che io dico Mo^jjìp^orc, 
E chi qual voi y non lo credejìi vegni 
A flar ci j Cjr vfcirìt forfl d'errore ♦ 



Gii 



D E L D O N I, ili 

Qli huombì ^«ì jì fan verdi ^ gialli ^ pregni 
E chiaman queflo mal la livornese 
Che gudfla j i corpi e molto più gV ingegni < 
S'ippocrate y Auicenna ^ eH Pergamefe 
Com' io , fo^ìer qui flati a medicare , 
hiarie-n forft imparato alle lor j^efe . 
Moyè ci fu j ma quando vidde il mare} 
Fuggijsi come nel hurchtcUo e fcritto 
hajìandoci vna legge flngulare * 
Qud e^ che f' alcun fa qualche delitto 
Per cui debba a morte ej^er condennato 
Qua vuol fl mandi per maogior conflitto <. 
Qnde ogni ladroncello^ e fcelerato 

Sen":^ altre forche ^ tìe tagliar di tefta 
Quìi da varie giuflitie , t confinato ♦ 
O Fiorentini miei non fate fefla 

D'ejìere eletti a regger queflo perno ^ 
Perche venite a morte manifefla^ 
Sia di State d'Autunno^ o fia di verno 
'Nulla Val ^ che queflo aer Valma inuoU 
Come foflé vna bolgia dell'Inferno^ 
Ver tutto ne faprei leggere iti f cola 
Cofl non lo fapejn ^ ogni f ciocco 
M 'hauejìi fi dir ^ tu menti per la gola * 
So parlar di Libeccio ^ ^ di scilocco 
D i Gai hin , di Maeflro , o di moWanco , 
C he sbalordito m' han com' vno allocco ♦ 
Tof?e, catrari jpunte ^ mal di fianco ^ 
Generan quefli ^ infin che in fepoltura 
Ne va Vinfermo ^ e'ifan toflo vien manco i. 

a. 



I2t I M A R M I 

M e j^irar loro ^ o cofa homnda e fcura 
1 gli ho veduti ^ e chVl crederà mai f 
Rodere i fati ^ cotìfumar le murai 

Ma molto peggio fan di quefìo ajìai 
i fojìi i stagfii i putridi };antani 
Cagion di porne tn fempitemi guai^ 

Che fi veggion per tutti quefli piarli 
E lor merce conuien [opra noi fiocchi 
V« vapor che rie ama:^ come Canii, 

"Dipoi volti vn fé sa d'intorno gli occhi 

C'hor Botte troua hor qualche Aj^ido ford& 
Tra le fchiere di Grilli^ &r di Ranocchi ^ 

S 'in quefìo loco a fìar poco m'accordo 
Voglio fcnTia giurar che'l creda ogn'uno 
Che altrmenti karei troppo del balordo t, 

Qui fon condotto fcr non ci trouo alcuno 
C %hhi fegno di fede , o di pietate 
Onde nel petto molto f degno aduno i. 

No» hifogna penfar con tai brigate 
Ragionar di virtù eh' e lor nemica 
Viu che non fono a i Topi le granate *, 

"Pero non vi curate che io vi dica 
L(j lor natura che farebbe certo 
Vw per inpouerir durar fatica . 

Qui la brauura fì)i ^ qui Vodio aperto , 
Qui con le fraude l'aumtia regna 
Qià le fatiche altrui fan fen:^a mertn^ 

Qui pojta Bacco ^ ^ Venere Vinfegna , 
Qui la bilancia fotto fopra e volta 
Qui non e cofa di notitia degna <. 



DEL DONI» I2J 

Trd quefli pruni ho mia virtìi fepolta 

fior ?<J]?o, i mene ^cnto ^ i me ne pento ^ 
I me ne pento ^ il dico vn'altra volta * 

'Non vi dico qual fia mio pagamento 
Ne quanto , perche jj^ero in la hontade 
Del mio Signor^ che mi può far contento 4, 

Viu cofe harei da dire y ma non accade 
Che'l tempo pa^a ^ fer io d'angojcia moro 
Ver non trouarmi alla Ducal Cittadei, 

Ver me fi efco d^eflo Vurgatoro 

Fo voto d'ire a Romei Vanno Santo 
E farmi dir le mejìe di Gregoro * 

Del che glihuominiye Dio pregato ho tanto 
C'ho j^eran:^ d'ufcirne in tempo corto 
E d^altroue gioir , quanto ho qtà pianto^. 

Al Duca ho fcritto che Q_tmro anni ho f corto 
L a vecchia ^ nuoua torre ^ e'I gran fanale , 
l^a foYte-:^ y la terra ^ el molo ^ e'I porto • 

E che non la(ìi capitar qui male 

Vnihe'lferue di cor ^ Vama 6r Vadora ^ 
Vero fé Dio vi faccia Cardinale 
Vregatel che di qui mi caui fuora^ 

NKf. Quep com^ofitmì aUc^re, perchi Pode , mi pkccìom t ma perch'i lefmuno non 
mi^ary^a^m , l' ardire gii affami ài y no per dir eh >r a in rima ; fappiat 
te cbf io non ci trouo troppo piacere . lo odo volentieri Vottaua rima de Rof 
maria , if il Sonetto ; altro tempo mi pac(ine la Canine , fcf i CafitoH ♦ 

Stra* Bt le Sejlifìe come ti vanno perfantafa ♦ 

N«^ Sedine in la , le vociano arte , inuenCme , tf hraui Yerfi , onde come ynt 
fcapuccia in due languidi , tutta la Scjlina Ya in v/i Viluppo , 

Itra* 'Tu me la fai così diffìcile , che tu mi fai cafcar Valie^ io n'haueua 
yna if penfauo di Uggirla ^ rna come tu mi hai detto di languidi 



12 4- I M A R M I 

vcrfi , io credo che ejìendo io fiacco ^flracco , ^ acaudato quafi 

tacito che io mi ripiego t che i verfi gli fieno alla porta con i fiafii 

a cafii mia ♦ 
N/V, chi sa , forfè the la yofin yeiìA è d'ero ; mturaìmente ^U attempati fylmt 

ccìpire fiujàldo * 
$tra, C otefto e vn latin fiaJJo ^ e manca il verbo principale t in vna cofa 

vi fono gli andfir nell'altra Vignoran:{at pur fia come la fi vos 

glia , legger la voglio ♦ Togliete Mefier Niccolo^voi che legs 

getefen:^ occhiali * 

Chi da FortU7U ria in fr agii legno 

D'intorno t combattuto in mcT^o all'onde 
'M.al puote aÌT^r la trauagliata vela 
^ fendo in periglwfo ^ afipro fine 
O Vhnchora ferm^ìr per alcun tempo 
il qual fi cangia j^efo ^ muta flato t 

A Ila mia pace ogn'hor 'cf al mio flato 
S orge crudel tem^efla eH picciol legno 
Si perde infra le nebbie ^ fcuro tempo 
l^e controfl.ar non ^uo ne folcar Vonde 
O miferia del mondo o triflo fine 
Che il mio penfier trauaglia ^ quefla vela t 

"Et bench' io affetti ali'afannata vela 
Proj^ero vento al mio dogliofo flata 
Veggio la vita in perigliofo fine 
Si tìaud^iWto e Vinf elice legno 
Verche Vabation giorno ^ notte Vonde 
lB.t crefce la ¥oìtuna e'/ brutto tempo t 

Voi quando io prego il Ciel che mi dia tempo 
Ch'io pof^i amainar la rotta vda 



DELDONI* lij» 

AWhora il vento rio mi gonfia Venie 
Et confoncie il pregar in quello flato 
Cojt riman più che perduto il legno 
Ver non poter Jeguire il fuo buon fine t 

"Et io che pur àejìdro andare al fine 

Comincio a confortarmi in fi mal tempo 
Et tento alleggerir lo flanco legno 
"Ma contrari mi fon Votide ^ la vela 
E'I timon lajcio folo in reo flato 
Tal che la naue Je ne portan Vonde x 

Se'l Cielo adunque non mi ferma Vonde 
Il ardi giunge nouella del mio fine 
O deW amara vita o del mio flato 
O Fortuna crudel che fi per tempo 
Hai fmarrito il fentier della mia vela 
Et rotto in mille parti il dehil legno t 

Signor che Vonde arrefli ^ guidi il legno 
Deh porgi al fine vn vento alla mia uela 
Et cangia il triflo tempo in buono flato i. 

K/V, Vadre Stradino, archerà che h no hahbia , queh chef conmene a fi fatta tejlura- 
la mi fìace ^er eper yfcita di ferfona naturale come uoi , y uifo certe ancora 
che ci fin parecchi àoz^ne di uerfifcatori che non la fejìano cofi bene ♦ 

Hutt Ame piace eUx^hora mettian mano a qualche fonetto ^ poi àpi» 
glieremoper vn gerone i. 

Vdr» "Ecco il mìo ♦ 

Qtiefle lagrime fl^ argo j ^ quefli Tiori 
Signor ad'honorata voflra tomba ^ 



ft^ I M A R M f 

Vofcia che'n me non e fi chiara tromha ^ 

Ch'ijriifca rifonar voflti alti honorit 
S^argefle al mondo fi fom odori 

D'eterni frutti (h'ogfii flil rimbomba 

Del gran M E D I C O , Sr quindi qual ColomU 

'Voiafte al del j del mortai velo fuori: 
^nde quel fuccefior degno vedete 

Che virtù abraccia ^ e'I vitìo calca e atterra y 

Mentre Votme de vofiri j^afn ferba , 
Giufla cagion , ch'ambi beati fite 

L'vn che'l del gode ^ Valtro che fa' n terra ^ 

Frutti maturi ne V etate acerba ♦ 

K«t» Tkcemì uermente , if linuentione e heh ; < lodare il Duca Akjatidro in mon 
te y if Cofimo in yita , yoi direte pi M Varluv^o ncn ha irige^no; che di 
Vifm tu acmi ^ 

viu Sonniferarfi dimanda quando Vhuomo tien chiufigliocchi , ù" afa 
colta j £?' viene a vdire quando vna parola ^ quando vn' altra ♦ 

10 vo dire^oi che ogn' vn dice anch' io vna C(?«:^o«fl da bailo ^ 
che io mi feci comporre il primo di di Maggio , fcr la cantai in 
quello che io piantano il maio , alì'ufcio della mia inamorata^ 

N/V. tafana frefca a i mmorati 

Vir*. Meglio che avoi^ hor fu laf datemi dire . 

N/f» Di v/« , aicìo chef dica f afera d'ogni fatta compoftìone *^ 

Nfl vago dolce dilettofo Maggio 
Qantian Va fiori 
A pie di queflo faggio 
"Noflri felici amori 
Che'l Dio Pan porge orecchia al noftro canto t 

11 Dio Pan porge orecchie al ncfiro canto 



DEL DONI* ,ir 

E gli arhufcellt 

CroUan le verde cime 

lui ifonori augelli 

S'accordan confuo verft a nojlre rimet 
S 'accordati con fuo verft 4 nojìre rime 

Le Faftorelle 

Che nelle Jelue omhrofe 

Vafcon le Pecorelle 

Cogliendo gigli y ^ te feluaggie rofet 
Cogliendo gigli y ÒJ' le feluaggie rofe 

Vidi VaWheri 

J^a mia polita rofa 

Tm fecreti fentieri 

"Ne mai la vidi f hella e fdegnofa^ 
Ke mai vidi la mia fi humana et hella 

Se non il giorno 

Vrimo di quejlo mefe 

Ch'ella mi cinfe intorno 

Di verde foglie ^ éf d'amorofe ìmprefet 
'La vaflorella mia nafcofta , accorta 

Bagnommi a fera ^ 

In vn liorito prato 

Ver ch'io forfè non era 

Secondo la jìagion di mori ornato 
Mentre che io punto inan:Q all' vfcio il Lauro 

Al mio hel Sde 

Vidi fulgenti ré 

Col fuon di tal parole 

Tortunato per me tofio farai ^ 



\Ì7i9 t MARMI 

N/V. L<i Bahu Pdjiorak epta beh , mn fatto Jìa fé k ti rìufci cerne il cmpon'tcr 
te la difirfe ♦ 

Vjf* Bajla , w mi contentai di quello * Ecci eg'i alta che sfoderi nuUa^ 

chi ha dir dica , che la candela e al verde ♦ 

N«f» V« Madri^al yo air io , if pi mie il faefe . 

Qual doppo nuoua pioggia , 

L'arco del del ne fcopre incontro al SoU^ 

Mille vaghi colori in varia foggia 

Tra nuuoìetti adorno 

E pinge Varia intorno 

Di fior vermigli j <a' pallide viole t 
Tal fi moflro nel vifo 

Al mio pi imo aparir la donna mia 

Ond' io da me diuifo 

Ve'l tanto variar che in lei fcopria ^ 

In vn punto ( non fo per qual mia forte) 

Mille volte cangiai la vita in morte » 

Var. Afiettmi Nwfo r.onfuf^ìr cosi infuria ♦ 

Hut* H fretta t a Dio* 

Strd. Andateuene tutti , kfmtemi Ueffer t^iccolo, che io yo^lìo che mi cenfurì un'alt 
tra Sejlina , 

vift Vn'altro Madrigal vo dir io ^ cht e mia farina ^ vi lafcio^ 

\fiua fiamma nel core , 
Sento con gran dolore: 
R tuo d'vn' acqua viua 
Da ciafcuno occhio mio ^ ogn'hor detiua i 
'Non puh tal foco ardente ^ 
S eccar la fredda vena 
Che gli da noia, ^ pena 



D E L D O N r* ì2S 

Ne td p^jìion counte 
S^^egtier la pioggia chiara t 
Quejìo d'Amor ^'impara 
Vw;r due gran contrarij ^ o vita humana 
Cfe' v«' huom f^a fatto fornace ^ fontana . 

N/f. E^/i efuhitofcdj^pito , che noi/ifammo confejfare chi Vhaueua fatto » 
itra* Come vi fi farebbe fopra il bi^:^rro componimento di Mus> 
fica j ^far con le note combatter quell'acqua ^ quel fuoco £jr 
poi vnire quei due contrarij Adriano ^ Cipriano , isr il Kujfo 
vorrei che me la f^olueri-:^^ino 5 che bella mufica i'vdireb^ 
he egli * 

Kir, Vadre Stradino , o^ni yi\ofiule:(^ , ledete la yopa Semina , if pi ritirimi 

amhora noi ♦ 
Sfrtf* Togliete leggetela^ ^ poi ce n'andremo ^ ^ per la via mi direa 

te il parer voflro ♦ 

Dapoi che io Verni in quefta alpeflra valle 
Contraria in tutto alla beata luce 
fuggo la gente ^ e'n f elitaria vita 
Mi viuo j il più che io poj?o in quefla morte 
Chefemhra vn fofpir hreue ^ vn vento ^ vn' ombra '^ 
"Di pietra vn monte ^ fer di fterpi vna piaggiai 

Non e fera fi cruda in bofco , piaggia 
Che tollerale il mal di quefta valle 
Si come fopporto io al sole ^ aW ombra 
Vriuo d'ogni piacer , priuo di luce 
Berf aglio di Fortuna ^ ^ della Morte 
Che mi tormenta V anima 6r la vitai 



»2 



»jd I Marmi 

O che fuoco j^ort' io nella mia viti 
Fuoco ch'acenderia gelata piaggia 
A ogni tronco verde daria morte ^ 
^t Jeccherehhe y ^aludoja valle 
Sen:^ accender fauiUa di fuo lucei 
O viuer infelice ^ infelice cmhra ♦ 

Coft priuo di ben mi feggo aWomhra 

Sj^re':^ndo i giorni ^ gli anni in quefla vita 

Sen^^fj^eran:^ mai d'kauerci luce 

Sia in monte ^ in ^rato , riua > fiume , o paggia 

"Et grido ouunque io fa in quejìa valle 

Con Ecco che rifj^onde femj^re morte t ^ 

Ben' hehhi al nafcer mio per vita morte ^ *ViU 

Et per piacer sì jj^auenteuol ombra 
Tiu tenebrofa che camma in valle j 
Spe^^ la Parca il stame di mia vita 
T>apoi ch'in quejìa rouinofa piaggia 
"Non c'aparìfce mai giorno ne luce t 

Quando hauren mai o alma mia la luce i 
Quando vfcirem di quefla lunga morte i 
Et quando p a jìeren quejìa vii piaggiai 
Quejìa odiofa infopportabil ombra t 
Viluppo òr laccio d'ogni bella vita 
Et tenebre Ejr horror di quejìa valle: 

^terno Dio, ch'd c^tiì Pia^k y vde 

Vuoi dar k luce, if òìfcm'me ogni Omktf 
Veh trai h yu mk , ili ^uefd M O R T B ♦ 




DCLDONI. {|i 

NrV* L *< fonila di quell'altra , £^ vi veggio dentro v«' 1?koko Jhia 

rito in tutte due lajcieretemele , perche Vandro limando , et afSet» 

tando in molti luoghi che le n'^hanno hifogno ♦ 
Uh, Tur che y olendole accomkre non bifi^ni fiìft da capo , if rifarle , c^i cofi uì. 

bene . Quando yojjliamo noi una fera ridurci quattro di noi Academici Humidi, 

if dir gualche cofa di heh ? 

Nic. Odiando volete , io fono al vojlro feruitio 3 hor andianci con Dìo 
che Vhora e tarda ♦ 

ALFONSO^ ET IL CONTE* 

IRANDOLINO pur quanto che e vogliano 
Signor Conte ella e con , ù' non lo crediate alx 
trimenti ^ che mai impareranno il numero dolce 
efonoro 3 ^ che fodii facci aWvdito , come fa il 
tìoflro Fiorentino ^fe non hahitano la nojira Citici ^^ aprati^ 
chino familiarmente tutti noi , A n^ii vi dico più che fé da piccoli 
ficnf fanno j comevno e huomo fatto la cofa e diffìciliJìima^Noi 
diciamo y egli ha fatto la piega ♦ 
C^ì\ìe Qran cofa che yoi fiate così ahondantt di Motti , if detti che fon cariati, ì qun 
ìi hanno yn certo buono y'iuo , b- del pregno yiuacemente , che io mai ^ìi ho 
potuti accomodare a prcpftto del miofcriuere , come è fato cotefo del dire, e ài 
^ha fatto la j^ie^a * 

AÌfOi. Signor conte non u' affaticate ^ che mai (fé gli fludiafle mille anni) 
trouerejle il loro luogo fé non Vhauete da natura jnoi ce ne habbian 
mo le migliaia y come dire j kfon cofe che non fi gettano inpretelff 
Uj O uedi a che ottafuorta nona t di coteflo dee il conuento T« 
non ci uai di buone gambe 3 e fono vna coppia ^ vnpaio Io mi 
f^icco mal volentieri da zomba , Yorfe che la non fa le gite a mans 
tiri i &r infniti modi di riprendere ^ d'amaeflrare^ da accufare da 
difendere da mordere ^ da indolcire ^ da trattenere, Cr da licentia* 

R ii 



1 ? J f M A R M I 

to^Et certamente (ui torna dire ) tion ui ci affaticate a imparagli 
per ifcritture , o ricorgli in vn libro per che noi farete cerne colta 
che non fa difegnare et vuol ritrare vna figura jch e anchora che egli 
fappiafareffe:{^tamente occhio ^ najo ^ orecchia ^piedi^ cofce 
hr accia y pitto ^ &r reni t (quando mette infume non sa apiccare i 
memhriy ne ajìegnare i propri luoghi a i mufcoli) cofi auerra a uoi 
del noftro motteggiare » 

Conte tarati cofa ^rer mente , io yo^lio dirui àoue io ho pojio Y« de vopi Motti ♦ 
Scriuevdo a Yn'amuo mio , b sfor^ì^ar.doìo che Yenijfe da me ,jìi \ienm a dire 
COSÌ , Vieni Jen^a fallo , accio che San chimem tijaccì k^mia ♦ 

Alfot. "N on u'ho io detto che le membra fono da uoi altri ^ male apiccate ♦ 
Guardate il Macchiauello nella Mandragola , fé egli lo meRe 
afejìa^ma uoipotrejìe bene apontare i piedi al muro^ che mai tirea 
refle la cofa apunto ♦ 

Conte lnj?^Mtemi come Jt fa sfar bene' 

AÌfOi. Aiutateui con le mani ^ con i piedi da uoi ^ che a me r^on hajla 
Vanimo d'hauer tanto buono in mano che io ve lopoj^i infegna» 
re ) tJ" perche io mi diffido 5 ?ion ci andrei mai di buone gambe 
con e(?o voi ^ afxmile imprefa * 

Conte Quejla e grande certo , che tuttauia jio vi odi ^arhettare , if vfare quei modi 
di dire , h non pfi imitarui . 

AÌfOt Che fa egli a voi quejia cofa i non bafla che la lingua vojìra fon 
disfacci a tanto quanto fa bifogno al vmer voflro ^ al viaggio di 
quefta vita , nonfete voi intefo alla patria t Qhe vclete impara:» 
re vna lingua chefempre vi bifogni^ quando parlate e]?er coment 
tatore del voflro teflo t 

Conte Voi mi date la baia , io Ph caro che yci mi ferfùadiate a durare foca fatic(t,'br 
non contentare i miei^iufi defder^ , ^ honore'ucli concetti ♦ 

aI/o* S e defiderate imparar la ncflra lingua ^ flate con efo noi ^ di co» 

fa nafce cofa , £7* il tempo lagouerna j forfè che u^adeflrerete*,'^^ 

Conte im j^arero io pi i 



D E L D o N r. in 

A(fOf Quejla e U giuggiola ^ voi ve n'auedrete j^etìfo di si ♦ 

Cme Perche non fate voi altri licrentini yna. redola deh lingua, et non hauer Ufdit 

tofckar ^uefio Mare di rojcam al Bembo , i/ a tanti altri (he hanno fatto jet 

£ole , (hejònojìati molti if molti che ne hanno Jcritte ♦ 

MfOi. Bafiaua vno chefcnuejìe bene , ^ non tanti ^ poi noi altri Fio^ 
rentinifwno cattine doghe da botte ^ perche ci accofliamo mal vo* 
Xentieri a vojiri humon ^ voi la tirate a vofìro modo^ et noi a no9 
Jìro la voghamo ♦ V oifcriuete Premile , volgare , FoJ?e 5 ^ 
noi Principe j vuìgare^ et FMj?e t perche cosi eia nofliapronun^ 
tia , a non far quel romore , benché i noflri Contadini Vvfino ♦ 
Breuemente egli mi pare quafi impojìibile a farne regola , da che 
tante gramatiche fi vanno a :{uffando atorno ^^ il noflrofaueU 
lare ytr il noflro fcriucr Fiorentino ^ e nella plebe f corretto , £?* 
fen:i^a regola ^ ma negli A cademici ^ ^ in coloro che fanno ^e^i 
fìa ouim^metite ♦ Pero fé noi facemmo delle regole yCheCy che t 
yoi ci piantar efle inan';:^ vnafcrittura d'vn de nofìri t ^ u'atera 
refìe alia vofìra regola , alla quale giìi con Vvfo delle ftampe da 
voi altri approuate ^ hagidpofio il tetto ♦ Si che noifcriueremo 
a modo noflro isr fauelleremo t et voi con le regole ^^ coni voa 
fìri termini vi goderete la vofìra pronuntia ^ le fcrittu^ 
re donijìime . 

Conte Alla fede , da Real Caualirrì , che anchor yoijète entrati taluolta nel^ecorec* 
ciò i con quelle Mcflre Orto^raj^ihie ♦ 

a(/o* 'Noi facciamo a far cene vnaper vno * Voi hauefìe il Trijìino^et 
noi Neri d'Ortclata ♦ 'Nonfapete voi Signor Conteche ogni 
efiremo e vitiofo t 

Conte Vn' Vocahulario , dì lìrgua , ^ d'Ortc^raphia nonfàrehhe cattino ♦ 

a//5* Gli mancano i hbn dotti : La Fabricay le R iccheT^ , VAca^ 

nfio y il Calepino vulgare fcr cento altri libri x e ben vero che no 
fono de noi altri Fiorentini ♦ 



i?4- I MARMI 

Conte Voi altri fcrìuete pure cme ho yekto ve i libri , Golpe , Volpe t Corho , (on 
uo ; Lione , Leone t Lìonfante , Leofante ; iffatefen^ H huomo , ^ tdf 
ìejcriue Yuouo , ouo , i^ huouo * 

Alfof llfatfo de canali (per din a rouejcio ) non ijfd nella groppiera , 
egli e' e chi fcriueper dar la baia al mondo come il Donij 8r 
chi ferine per insegnare come il QiamhuUari ^ altri fcriuono per 
moflrar dottrina come , non lo vo dire ^perche molti dedotti anchor 
loWjper ritirar fi apartatamente fanno delle cofe^'a' le lodano^ che. 
vedendole fare ad altri le hiafimerehhano *ll B occaccio vso mol 
te parole vnafola volta ^odue j come colui che non voUe lafciar^ 
ne perdere vna che nonfo^e Fiorentina naturale j ma egli le posi 
fé tanto apropoftto^ &r tanto afefla alfuo luogo^che in altro luos 
go che quello non vaglian nulla ♦ O che auertente huomo ^ fé Ve^ 
ra parola goffa di donna , a donna goffa lapofe in bocca ^ a 
tempo, fé di \liUano ^fe di Signore ,/e di Plebeo, et breuemens: 
te 3 altri che lui non fé ne faferuire che la coIt^ bene ♦ A mepa» 
re che i traduttori de libri ci dieno il mattone alla lingua ^ perche 
trouando delle cofe latine ^ che non le fanno in lingua noftra ef^ri 
mercy caricano il bajio di vocaboli , detti , numeri , etfuon dipa 
role j che poco peggio fi potrehbon dire ♦ Noi habbiamo vn noff 
fìro ¥ iorentino gentìlhuomo ^ che perijj^aj^o f'e poflo a tradurre 
Vhifiorie d'importati:^a , ^ fi porta tanto mirabilmente ^ che lepa 
ionofcritte nella noflra lingua^et colui che Vha fatte latine^par che 
Vhabbi mal tradotte i. Bifogna poi guardar fi che le non dieno in 
Correttori teflericci ^perche non vano fecondo gli fcritti^mafana 
no a modo loro t pero fitrouaftampato vn libro bene ^ male, 63* 
vna medefima parola in diuerfi modi* A le cofe d'Aldo u'c M» 
Vaulo jA quelle del Giolito il Voice j A quelle d'Erafmo il 
Clario ', il Domenichi Signore Eccellente dottif^imo in vtriufa 



DEL DONI* ijr 

que y attencieua al M.oYgante dello Scotto dal Boiardo 5 ve* 

defe hora , chi iti quei tempi pportaua meglio ^ 
Cetile Cetre io terno dn TSiapoli , douefono per ifare yn mefe , hmro cm d'epreint 

formato d'dkuììe ccjè da yoì altri Signori che le fafete;circa ah lingua, Je j^erh 

Vt degnerete infermarmele ♦ 
Alfo* A riT^ non fa cofa che iofappia , alcun Fiorentino^ che voi non 

fate per hauer da noi infcrittura ^ in parole come defiàerate ♦ 

Voi chefiteperfarfi bel viaggio voi miporterete alcune lettere 

ad alcuni litterati , ^ gentilhuomini rari , ^ mirahili , ^ vi fa 

caro di pigiar loro amicitia ♦ 
Corte Intendo che yifino intesati viuini ♦ 
Al/5f Vdite 3 voi trouerete lo lUuflre signor Girolamo Libertino ^huo 

mo di grande autoritlì , degno 6jr mirabile , cheha vn gentilij^imo 

6r litteratogiouanefuof^iuolo , virtuofo èjt raro , chiamato 11 

Signor Af Canio ^ Vefcouo d'Auellino ♦ 
Conte CU ho ydìti nominare a Vine^ia , iff tiene ( f fer merito if dignità del p<u 

dre , ccm.e fer le mturaìi yirtu che ha in fé ) che farà yn^iorno Cardinale « 

Mfoi. Dio facci fucceder toflo tanto bene per honore della virtù fif vtim 
le de virtuofi ♦ Voi ci trouerete anchora il Signor Marchefe 
d'Oria lUuflrifimo ^ che f può mettere nel numero dello fplen^ 
dor de C aualieri honorati j Svoglio che pigliate amicitia d'vn 
fuo Giudice che e mirabile di lettere , di dottrina ^ ^ di nobiltà 5 
Il Signor Giouan Vaolo Theodoro , veramente voi lo troue* 
rete molto "Eccellente , ^ IMagnifco ♦ 

Conte Se hen mi ricorda , io ho ydito da yn gentile if cortefe lAeffer Marc'" Antonio 
Vafero lodare in molte lettere anchra cotefi Signori * 

/Ifof Lo credo perche fon Signori dafarf%.amare infm daWlnuidia^ 6r 
honorare dal biafimohorpenfatefe vn gentilhuomo gli debbecele^ 
hrare anch'egli in carte * V o^io che in mio nome facciate riuep 
ren';^al Gran Don T errante Caracciolo y lume della nobiltà j 
Al Marchefe delia Ter:^ , il Signor Giouan Maria d'A:^a , 



1^ ^ r M A R M I 

perfona famofa ìUufì.ijìima ^ degna* Al Signor Ferrante 
Q art afa ^fcriuerro alungo ^quejìo e vn Signore da tenerne coti:: 
io , ferche f la cortesia del mondo » Ef v/ darò anchor compagnia 
d'andare in Id 3 d'vnojj^irito getitik Genouefe ^ chiamato il Sis^ 
gnor Francejco Bijìi ^per mia fede molto letterato ^ ^ di noff 
bile ingegno ♦ 

Ctn* Que^a mi far a het\£Y(iU , ohe dì non e^erfoìo, à'efere accmpa^natofi honon* 

tmente . 
Affo* Qhe huone faccende y ti'hauete voi f fé fi può dire * 
Ccn* Vo fer ueàer Romit b "Napcìi a^ojia , fcr non per altro , poi ìnAnT^i che fia llm 

uernofo penftero d'andare in Vn^heria dal mio ¥rateh Monfynore che e N«n> 

tio dei Vapa al Re de 'Komani , if quiuijìarmi ripofàtmente t if ufcirdi quei 

jii trauajìi , che ho di qua . 

A(fo» Vi dimandaua delie faccende di Napoli ^ perche ho veduto non 

fo che fagotti ♦ 
Con» Son tre libri che da Vinejii fon mandati ad alcuni Signori ♦ Vno ne ya «l Con» 

te d'Auerfa ♦ 
AÌfo* Al Signor Giouan Vincen:^ B elprafo ^ dehhe andare i huomo 

reale y^jj^lendido. 

Con, Vn'aìtro al Signor Antonio da ¥ehro , if vn' altro , </ Signor Cicuan' Antonie 

Vìfino * 
Alfó. 1[ uni fon mirahili intelletti , ^ virtuofi gentiVhuomini ♦ Io fono 

flato la. vn tempo ch'io vi prometto che mai praticai ^ la maggior 

nobiltà j crean:^a , gentile:!;j^a if cortefia ♦ 
Con» La Signoria Vopa mi dia liceni^a* 

AlfOf Vigliatela al piacer vofìro * A me accade d'andare a metter ordi» 
ne a gli A cademici di fare alcuni ragionamenti a quejli Marmi ^ 
i quali fieno vtili Ef piaceuoli ♦ 

Con, Andate che io mi raccomando ♦ 

aI/o* a riuederci ^ inan^j che vi partiate , £1^ <J D io ♦ 

Bette 



D E L D O N I ♦ 1 ? 7 

BETTO ARRIGHI, NANNI VNGHEIIO 
ET DATTERO GIVDEO* 

JòeU Ogni perjomfi vuol contentare ài fahricare^ -volete voi altro 
che e^er certo , ciascuno hauere ilfuo humore in capo , da me ina 
fuori che Vho neTo^a ♦ Se voi mi volete fare il modello a modo 
mio fatelo ^ quanto che no , amici come prima ♦ 

N(tn. Vi j^are a ycì che e^Ujliti bene non hauer fnepefu k yia dinan^ frincipate, 
a peu y n'occhio per y edere chi è t foi queUa parte di me^ giorno dietro con 
fi ^ran fnejlroni non mi piace , la State u'entrera troppo Jole . 

Beti. L e farò ferrare accio che non u' entri , 6f anchor Vinuernata per 
amor del freddo ^ vifarofj^orteglij inuetriate ^impannate difuoss 
ri j a tutto ci ho riparo ♦ 

^ant I.t quando le brigate yerranno if dirannouì , chefabrica pa^ è ^uefa , o ve 
qua cofa non yfata , Ye la che fo^^ia * 

Beti. Come w temo cotefto foUetico , io fon VOchaj Eccipala:^:^ in 
F iren:^ che non vi hafìa^i V animo d'appocci i 

"Nan, Moki ; an^ tutti ♦ 

Eet* Ne anchor cafa che piaccia ad altri che a cohichela fa farcele f% pò 
te(ìefare vnajj^erien:^ noi ridereftì jfubitoche vna cafa efatta^ 
donarla a vno^ che nonfojkpoueropouero, ma di flato medioc e* 
Ei che la fojìe fatta con tutti i modegli di ¥iltppo di Ser BruneU 
. lefco j con Varchitetttira di Bramcmte , ^ d' Antonio da San 
Qallo , ^ vifojìe aggiunto ilfapere di Michehgnolo , che non 
fxpuo andar più inan'^ , chi non vn per acqua t voi vedrefli che 
non vi farebbe flato dentro vn mefe che fahricherebhe a tanto o 
quanto t con dire queftafineflra nonfla ben qui sfammi vn^ufcio 
qua j ^ lieua ÒJ' poni , fé vi douejìe rimutare il truogolo 3 egli 
non Ve per tenere a quel modo ♦ Cauanc lui , etmettiuene vn'ala 

tra tfubito e ti f ara anch'eli diflrihuirui jei palate di C alcina a 

s 



tj5 t M A R M r 

tramutare vn^ Acquaio ^ rimurare vn'ujcio , ^ in hreue tempo j la 
caja non haurehhe riauuto molti patroni , che la far ehh e vn'altra^ 
si che pochi ji contentano delle fahriche che trouanotdopo megeta 
tila per terra ^ che me ne curo poco pur che io mi contenti yÌ9 
uendo bafla ♦ 

"Ndtìr Quelle cmeme fi pkeck che a ^em yìfucjlare , v« ietto , yna tauok , ir 
due Forieri non far anno ^\a Mate ; et f ci fare mafak (he pre ynafìaT^* 

Bei, Le camere fon fatte j^er dormire ^ ^ non ^er paleggiare ^ o han:s 
chettarui dentro ^ neper hallarui 3 pero le fon d'auayiTO * hasaa 
lafta ben con , perche vi fi riduce tutta la cafa a vn tratto dentro^ 
le vonnefiflanno a piedi delle finejìre ^fi^ veder lume a lauorare 




con l'Ago le cofefottili , ^ i ricami 3 d per potere e^er comode a 
far fi dUafinefira 3 alla tauola inteflafi mangia ^ a quella da lato fi 
gioca ^ alcuni p aleggiano j altri fi fianno alfuocoy et cofi n'cluo^ 



D E L D O K r* I5> 

^ò per tutti > ^ ^er abretiiarla io vo cofi^ ioj^endo^et io mi com^ 
paccio ♦ Se poi voi hauete paura del dire^egli e modello di Ntf«s 
ni V righerò ^ lafciate flare * Anchora quando io feci Vnorto^ ^ 
che iofahricd vna loggia fi lunga ^ ìi larga , ^ vi feci far foff 
lamente , quattro picciole fian:^ ^ vnaper dormire ^ vnaper cu9 
cinare , vnaper tener le cofe , E^' Va' tra per il cauaìlo ^ fami» 
gliOf Voi la hiafimaui t poi mi dite^ e tutti lo confermano che no 
e il più bel modo difahricare ^ ne più necejìario^ sotto quella log^ 
già vifla me:{;^ 'Firen:^e a darfi piacere ♦ 
N(r«, 'Ncn gettate almanco YÌa tanto terreno ìnfarejlrade nel giardino , fi targhe V 
fi ben mattonate . 

Bet, Voifete piuofmato che Dattero Giudeo , che volete che io va» 
dia ajj^aj^o per Vioren:^ a dar di cejfo in queflo et quello / fuga 
gir afini ,fcanfar caualli ^ anafare ^ calpeflar^prefio che io no'l 
di^i jfe io ho campo , luogo ^ -danari da farlo ^ perche non deh» 
ho contentarmi t fé le non fodero con , pochi ci verrehhono ^ do» 
uè ci fi riduce ogni heWintelletto , ^ la mia diligen:^ fa che la 
State non u'epoluere ne Sole , ^Vlnuernata netta di fango «. 

-Nd»» I condotti dell'acque fin tropf , che Yokte voi fare dift^ran foh , k macine» 
rehhe vn mulino , bafia la mita a queh fonte,et a quell'altre cofe,an^ è troppo* 

V>et* S ' io non do del capo nel muro quejia volta , ne vo io bene t voi 
ftarefti bene con queW abate che fcriue il Cortigiano che mai fé di 
potette dare ad intendere di quella terra^che egli voleua che fi fa» 
cejìe vnafojìa grande per metteruela dentro^ Quanto più acma t 
tanto e più bella cofa , ma^imamente che la non ojfende nulla an» 
:^ferue , et vorrebbe più lofio e^ere altre tanta^che la mita man» 
co t vedete fé voi fiate alfegno ♦ 

Nrfn» "Non fari Riamai lodata ( por che tmto il refiante Yokte che fio. ben fritto ) queU 
la montagna alta alia che Yoi fate fare in mp^!(o dell'Orto •■, if poi nella Citta; 
la fa fiu alta che non è la cafi due Yolte , fi v/ fate kuorare otto dì tam 
ti (ktidini ♦ 

S li 



'io I M A R M I 

^etf Voi altri vecchi non pefcate ne noflrifondi^ voi fiate vjìi a pigliar 
ca^^oU 5 la fU bella coja che farà Ju'l fiorentifwfia la mia man 
tagna ♦ Vrima la àominerd tutti gli edifici ^ leftrade , onde non 
Jarà lapin bella veduta ^poi ne cauero vn mondo di vtile , per^ 
che far}i piena di fruiti ^ d'vue ^isT in cima vn'horto difempliff 
ci y che faraflupire il mondo ♦ 

Kdn. Nc/Jjo pu beh femflìcha che far monta^ve nel me^ defuoi horti , 

Beti. A ndateui con Dio ^ di gratta non mi tormentate più ♦ Ma ecco 

Dattero iojlofrefco qusfla volta ad hauerne due a vn tratto alle 

jj^aUe jfe cofluifc ne va ^ 'cj' quejìo altro refìi ^ caggio della pa» 

della nella brade ♦ Che c'è M* Dattero^ Filojopho apetitofo^, 

"Nati, Se voi non fiate aptitofo non Y/t^lk» 

Bet» Mauete voi nulla di nuouo da dirmi t 

Vat, Certi Sanefi m'hanno ferino che yorrehbon yeder k Yojlra opna chiamata la Gì* 
^antcmacchia , if mi ]^re^ano che io uifùì^j^ìichi a farla lor y edere ♦ 

Leti. I miei libri per dìrui il nero ^ fon parenti di quegli del Doni , che 
prima ft leggano che fieno fcritii ^ ^ fiflampano inan:q chefien 
compofli ^. La mia Ggantomacchia non e ancbor nata^per che non 
e il tempo del parto ^ e ben nero che io fon pregno t pero la non fi 
può uedere altrimenti ♦ 

Bat, Cfef modofotrei io fare a dir loro qualche ccfa ? 

Beti, In aere , ne potrete dir lo o ajìai delle cofe ♦- 

Hat, Verbi ^r alia ? 

Beti, S criuete come io ho formati certi Giga?iti tanto gradi e tato flupediy 
che quando e naf cono fuori del corpo della Gigatefia^ e fon grandi 
per mille uolte ancho due ^^ forfè tremilauome la nofira cupola^ 

Dcf» Ah yah , che btjìial cofe dite Yoi » 

Bet^ Dico delle pc<:!^7^e che fon tante pa'Z^n^y che U fon più belle che la 
pci:(^a j perche le fon tanto maggior della pa:^:^a quato Upa:^s 
^a e m-^ggme vn miUon di uoite. che la miafauie':^ ♦ 

D«^ ir pi ' 



D E L D O N U 14.1 

Mi. CreJconOj &* combattono ^ chi piglia la luna per ifcuh ^ chi il Sosi 
le 3 altri SiJcagUano^ Ethena if mogihello nel capo Vun V altro 
chiforbifce il mare in yna boccata , fcr lojj^uta nel tufo alfuo ni^ 
mico j con tutti ipefci j le balene ^le nani et' ^i huomini che den^ 
tro uifono ♦ L 'altro riparerà quella S orfata d'acqua con vna 
mano^i^ ripigliera queinauili i^ quei pef doni fterminati^ ^ gne 
neritrarra nella faccia* Vifon poi de più piccoli ^ che pigliano' 
con mano vn esercito con cauagli ^ artelleriej forfè di cento mia 
la perfine j ^ tutto mettano nella lor celata^ ^ la traggono in ai» 
io j che laflafei meft :nan:^ che la torni a bajìo j inmodo che ut 
fon poi dentro folamente Vojìa ^ Varme*, 

BfN che mar^m ([uefli Glgavti . 

Dati. Come quel che mangiano , eglino t hanno vn mondo da loro , il 

quale t fuori del noflro^ ^ e proportionato a loro come quea 
fio a noifir mancano delle cofe come noi altri.mafon tantomag* 
giori y come farebbe a dire chelgranel del grano fo^ e come quefta 
citta ^ tutto il dominio ^ vn cappone grande come tutta Italia j 
vn porco poi a comparatone farebbe più che la magna ♦ vnhue 
ditelo Moi, cofi àafcuìio di lorOj ne mangia poi mc:^ libra apa» 
fio y vna libbra , proprio comefacdan noi ♦ 

Bft, Gli Anici confetti dehhcno effer come faHonì da CarnefciaJe , che Qrnefcitk , if 
che pflDcri quegli de^ran^i^mi ffon^rofii come tutto F/rf«;^f , 

rat* O che buone pere moscatelle * 

Bet, lo dico le Quaglie , le Vernici , if i Ta^ìani , che pdioMte grande* 

Dat* "N o« Ji debbe trouarefi grande fiidioni * 

StcU Ben tf , io dico che e^ìi u'è o^ni cofa a froportione , injtno a^li K^hi da cucire* 

Dat* I mofcioni debboìio ej^er come Balene ^ che gran befiie debbono 
ej^ergli Elefanti . 

B(t* Venfateuek voi , che fanno i capali fipra di tauole , vi jianno dentro j>oi due 
Giorni , d trarfi di hilepa /' vno d'altro ^ 



t4i I MARMI 

VaU Doue domìn canate uoi ftp a:^:^ inuentìoni ^^ come potete uoì 

imagirmuele ♦ 

.Bet* Ve^ìo e crederle , io fio taìuoìta in ym certa materia jiSd , che e Jfetìe d'huf 
mor maìinconico , i? formo mondi ifji grandi , tr si^ran cofe , che io ho faui 
ra di loro , if mi fon tafato il cap dieci YOÌte , s'egli era intero , o fé pre 
y!/ era cremato per mf?3;p . 

rat* Quei Sanefi diranno ben che quefìe cofe fen di quelle col manico 4, 

Bett he piaceranno forfè loro , Venfatejè voi^ìi Yedefii poi fabricare v« (mpanh 
le doue Yt" nefiajopra dentro , tffi per i ballatoi le centinaia , Le Jòn torri 
quelle che iofo , che non capirebbono per kr^he^ in quejlo mondo , ne per ah 
te^ , ìepaj^ano i Cieli , et pefan tanto che le sfondano quejlo nofirohemjjpero* 

rat* Debbono hmet lunghe rìiigUa ^ che vn H noi non le caminerebbe in 
vn anno ♦ 

Bff» Se Yoi yiue^ì quanto rrùh huomini , if corredi la pofia , non andrene yh ter} 
j(o di miglio ; Non dite altro ,fe non che lefonf^ran cofe le nonft poffano ne 
dire , nefcriuere ; if qui Mejjer Giouanni Vnjhero borbotta poi , d'una lo^i 
^ìa^rande , d'vna monta^niuòìa , d'ynafaìetta , ir d'yn Viottolo ♦ 

H\an* Qredettì bene che uoi hauep degnili , ma non tanti ♦ 

Bet,. Vn di quei di quel paefe che Yoi hauefi nel capo , la coda pure , che coda , YWd 
punta di \ampa ; bacerebbe ; ma il capo non farebbe afai , bifo^nerebbe chefofì 
fé almeno almeno per centomila Yoìte , anchor du^ento mila; quanta la pah deh 
la {upola ;fi che fatemi quejlo modeìlo , che apetto a^e pax^e , che io mi fono 
ima^inato , ecjlifa minor che yn yefparo tutta la miafabrica , o comparatione 
di tutto il mondo ♦ 

nani, lo pojìo farlo fcuramente) che fé coteflo libro fi leggerci fam lafcu 
fa lui per me ♦ 

Bf^ Le fon pur cofe da riderfi del fatto Yopo ♦ 'Ditemi non e e^U Yna^ran differen 
^afra^ìi animali fen'^a ragione circa ah^raniez2i * 

Nflw» Mejìcrft j perche il Camello e gravide , ^ vna pulce e piccola * 

Bet* Vn'Llefante e grande grande ; if Yn pidiceh e piccolo piccolo ♦ 

"Nan* Che uolete noi inferir per queflo t 

Bet, Non hanno detto i Tilojcphi ( che fono Hati huomini thefàpeuano più di noi ) che 
fon più mondi ? 

N<J«» Doue uolete uoi riufcire ♦ 

Bet* Ecco doue io k tiro , Potrebbe effere'ytì'altro mondo tanto grande , (he fra jH 



DEL DONI* 14? 

mmaìì ratlonaìì k mjim ^ranicTi^ fof[e come è v« Uofàone ; if ^ìi altri 
huomirìi ratioMÌi foffm come Giraffe . Talmente che la mia. ima^mtìone non è 
fero cesi difirbitme come vi j^are , 

N<?«* S'iofa^ejìi logica ui rij^onderei , ma e minare che uoi non Vhaha 
hìate prefaper il uerjo , a far fi gran Giganti* 

Bet* "Et coloro che hanncjcritto de pigmei che fon huomini pìccoli pìccoli , che trecento 
jlanno in yn^ufcio di noce i E Ueffer tsìanni , Phuomo ha troppo pa^ cert 
ueh : Se yoifapep le pa^ cofe che faceua Yahri , Yoi YiJè^nerefie.'Non 
fu e^li Vna donna chiamata Lamia ne tempi antichi, che ^uajlaua le Donne pre» 
gne per m.an^iare il parto ? if quegli huomwi Jàluatichi prejjo al Mar ma^ìore 
che parte di loro mangiano le carne crude , parte fi deuorano l yn Vaìtro , if 
parte fi vendano if^liuolifcamhieuolmente , per fare pajlo ne lor conuitì,if ho* 
norar la tauola con queif^li cotti ♦ 

vat* lo ui lafcero , ^ prpuagio uerro a ueierui ♦ ' 

Betf Tornate perche s'è pofo ordine di ragionare conifera A <iuep Marmi dì diuerfè 
materie , if Jpero che Vi piaceranno ♦ 

"Nati, Anchora io mi riduro a cafa^che io fono fatto d'udir tatepa:^e^ 

Bet, Com.e mì piace , andate buona nette ♦ 

LO STRACCO, ET LO SPEDATO 
ACADEMICI PEREGRINI. 




E L L I s s I M I ragionamenti fono flati quegli 
chehanno fatto nella Sala del Vaj^dy gli Acade^ 
mici Tiorentini ♦ Le rifolutioni mi fon piaciute t 
mafpero di cauar più vtile de ragionamenti che 
promefo hanno di fare a i IS/iarmi con i nofln Veregrini * Ho 
j^i intefo de varij cicalecci de Marmi j et mipiaccion le hi:^:^r:: 
rie che vi fi fon dette j i verfi d'ogni fatta, ^ certi altri humori da 
ceruegli flraordinarij * Seio hauefsi dafcriuere i concetti pofli in 
campo che ho vditi non ne verrei mai alla fine . 
Spe* che difputafu queh di parte if non parte , che coloro diceuan dian^ * 
itr, S i mefie in àifputa^come fi doueuano chiamare c^ue^i huomini^ che 



144- I M A R M I 

fi tengano da yn^amko ^ figliano la parte per ejfo j colui uiem 

ad hauere vn nimico , ^ loro fimilmente fi trattengano con quel^ 

V altro che e nimico dell'amico 3 ^ Vhannoper amico * Chi due* 

uà che Vera doppie-:^ , chi honta , chi afiutia , chi arte y &r chi 

vn^andarjene a cafo , isr alcuni uoleuano chefojìe tradimento ^ 

triflitia : ma che ^ la dijj^uta f'era atacatafia vlebei^ ma poi che ui 

comparì v« Mefier Antonio Landi Gentilhuomo Keale ^ 6r 

di buona inteUjgen:^a, ( huomo molto gentile ^ molto cortefe «e^ 

ramente ) e fi quietarono, perche egli fece loro vna diflinticne dis: 

tendo t quafi a vnfiimil modo^ ( io non badai troppo alle parole 

^che attédeua a legger quella tauola intefla della jala ) che fi troua 

di tre forte huomini la prima attende a uiuer delfuotvn'altraagua 

dagnarncy et la ter:^^ a confumar quel d'altri ♦ Ciafcuna di que'7 

jiefi^etie ha due f carpe cuffie , bande^Coloro che uiuano d'inn 

irate attendano hoggi a mantener fi chi è lorfopra capo, et Vhonoa 

rane , et breuemente fanno per lui ogni cofa ♦ Se domani uieni 

vn' altro che fig^iorcggi e fanno il fimile ^perche uogli^nogoa 

deve il loro t èf hanno ragione ^ queflo fi dimanda portare le 

fcarpe da ogni piedi parimente j Glialtri che fi guadagnano il 

uiuer con le lor fatiche , portano due cuffie t quella del giorno 3 

e tenerfi amico ogniperfona t £7 quella della ?ioUe 3 è fé vn dice 

ben d' uno af collari ^ fé quelV altro dice mal d'vn altro non 

Vudire ^ et andar dietro alfuo lauoro tfen^^ curarfi punto punto 

di ciò che fi dicet Ecco che fi può chiamare quefla feconda muta 

vnferuirfi delle cuffie a quel che le fon buone^ L \ltima ra:^^ 

fono i diuoratori dell' altrui fuflan:^ , come dire , 'Kiportaton di 

dande ^ nouellieri ^ ruffiani ^ frappatoti ^ taglia cantoni Mauacsi 

ci Jatelliti j bilingui , buffoni ^ i^ altra canaglia t che vincendo 

vnofi rallegrano^ dicendo mal di chi Vd a difotto t fé quei difotto 

yincm. 



D E L D O N I. I4f 

vìncano , ^ loro dicon mal di quegli che diceuan bene , &r bene 
di chi diceuan male 3 (^uejìo e vn'hauer due bande E^ metterft hor 
Vvna j ^ hor V altra ♦ Alia fine mi prue che egli dicejìe che Vhuo 
mo era vn cattino animale ( queflo non Vafermerei , ma minarne 
d'udir dir cofi ) ^ che tanto quanto vno diuenta grande , ^ che 
eglijj^ende ^Jj^ande^ ciafcuno gli e amico ^ ^ d'ogni fatta: ma 
quando fi volta U rouefcio ^ che non ha chi lo guardi ^ 'cf ciafcuno 
fijcorda i benifici riceuuti jfia di che fatta fi voglia huomo {faU 
no iure calculi difie S cotto) et dette vn^ejìempio a quei plebei cas: 
pace alla loro inteWgen:^ 'b' che cal:^ua apunto ♦ Dijìe e£J voi 
Vedete vna bella donna hoogi , &r di quella u* itiamorate _, ^ in 
quello flato ^ fate per ejìa ogni fatica ^ ogni J^endio^et patite ogni 
àifagio * Sela muore in quel termine , voi vi volete dijherare j 
fé la viue , 'b' che la dìuenti brutta Et* vecchia ^ voi gli volgete le 
j^alle ^perche non ne trahete più il vodro vtile piaceuolet et ques: 
fio non vien da altro che dalla natura noflra ^ che e varia diuer^ 
fa , mutabile et corrotta 3 quello che hoggi ti piace ^ domani ti non 
kjin vn punto flpenderefi,e in vna frajcheria tutto il voflro j che 
pajìato Vhora ^ non guarderefli quella cofa ^ ne la torrefli fé la ti 
fcjìe donata ♦ 

SjJf» Cljf s'hn e^li (incho da fare d'Ym pecchia ? 

Wr, A iutarla , et donargli qualche cofa ^ perche e vffìtio d'huomo chri 
fliano , b" non vfare il termine fra le creature che noi vfiamo con 
le heflie ♦ Vn cauallo quando non e più buono a caualcare fé gli 
fa tirar la carretta 3 vn leurieri come e vecchio ^mandalo alla ven^ 
tura 5 ma cofi non fi debbefar d'vn'huomo , ne d'vna donna^. Io 
ho veduto de ^i huomini che in giouentu fono flati mirabili feruen 
ti j b" amoreuoli a ogni perfona ^ feruendo vn' Signore ? vna 
cafata ♦ Alla fine venire in vecchiaia^ 'b ej?er da tutti abando^ 

T 



»4^ f M A R M I 

nato t ^ morire difletito , No« fon giìì opere quejle da huoc 
mini buoni ♦ 
Spe* Il mondo fu fmj^re con , e farebbe v/i voler dare v« pu^tìo irì Cìeìo,afarf(ii 
re aUr'memi , lo credo che l'Ytììe facci fi^ìiar farte : tu mi fa^hl , tu mi dorìi, 
tu mifaiferuitio , io afpetto ben da te , io ho Jperatì^a che tu mi facci ricco ; 
queflo è il modo ajarfi paniale , if come tu von vedi k coja che facci pr tex. 
yoha , if vattene là, a tuo pofla. Ho io t'ho fatto del bene ; che rilieua, tu non 
me re puoi far più ♦ 

Str^ Cotejìo e vn ejìer Tamburino , dir ben d'vn che non merita pera 
che ti dia delfuo ^ ^ dir male d'vn'huorno da be?]e^(henonti da 
del f no i bifogua minutamcte confiderare fé Vhuomo e degno deU 
lafua cortcfia ^ofeda Un viene a cjìcr cortefe teco^ Se la tuafcr 
uitìi j la viìtu , qualche buona opera fatta inuerfo V amico ^ti fa 
degno di heneftio , efor:^a che tu confejìi ^ fé tu Vhai fatto per 
amore , oper vtile tfepervtile doueui conofcer prima con cui tu 
haueui da fare t fé per amore ^ hai torto a dolerti ♦ N on ti hafta 
che colui fi tinga il vifo con il vituptro dell'ingratitudine i ilquaa 
le e vn vitio de più terrìbili che fieno al mondo ^et vn peccato crua 
delifiimo ^ che io quafi mi vergogno a dirlo ♦ Se dall'altro canto^ 
vn cortefe gentiVhuomo , o dif cortefe S ignore , tifa bene perfua 
gentile:^'<^a , operfuo humore ? capriccio , o volontà j quado egli 
fi muta difantafia , non accade volerai male ♦ 

Spp, Qutfo mifcdisfà , perche non vcfio rijponder altro per hon ; mi ditemi che 
lettere fon cotep che u'hanno date ' 

Sfr<7* Lettere di diuerfe lingue ^ vna ce n'efcritta in lingua ìtaliana^vna 
in lingua V ulgare ^ vnainTofcano ^ 6r V altra e in lingua 
Fiorentina ♦ 

Spe, O la fa ben beh , da poi che yna lìngua ft yà minuendo in tanti pc^ > i» 
tendorfi elleno ? ^'^ 

Stra* Tu lo vedrai hora ^ 
Spe* Hor COSÌ leggetemene VM , 



DEL DONI. 147 

Strcti. Cero Frrtj maoarijcjìe voi venuto al twflrofiìo , perche vi fartfle 
tratiegnuo , col galante 'Zciììibattifla perjona in fé de de mirabile 
èr ìietterata 3 doue m haurefle riportato piafi grandemet ♦ Ma 
yoifete a vdire quello ibotafcid d' Amhrof che ciascuno che molto 
Vaf colta gli fa mljuo magone vn malfermi ♦ Irconte {fecondo 
the io aldo )fftma in cariega , ^ fonniferaua 3 come quel Si^ 
gnore che mal volentieri ode quefli figli ^ 'a' facchiati che fa bene 
ofcoltando tali a dormirf ^ lo per me fletti tutta fera a paleggia:? 
re in piajìa , madeji 3 come hebbi pamberato , perche me li nonfa^ 
cena per mefentare 5 if più tofto caccerei la pitta dalla bica che la 
non lafciiruajìe ^ mirare » 
Sjjf. Non me ne ìe^^er pu cime , che tu mifarijle Yenire U morte ; che^cfa cofi, 

come la mc'iioiw eglino in Tojcano ? 
Strai. FritcZ carij^imo , Dio vokpe che tu fojìi flato alla noflra uegiia^ 
percioche haurejii hauuto vn diletto no piccolo neW af collare i rasi 
gionamenti di QiouanBattifla , inuerita perfona tanto mirabile 
(guanto letterata * Penfo ben che vifute abattuto nel contrario ^ 
a dar brecchie ad A mhrogio da Milano , chep fi brutto vdire , 
i:^ e non meno lungo chefaftidio[o in quelfuo nouellare ^ et a me 
(^quando gli do vdien'Za)fa egli dolere il corpo non so quel che 
fi facci agli altriAl conte che lo conofcejfi mette a federe et s'a^ 
tormenta j et ha per manco male il dormire ^ cheflare intento acio 
che dice Ambrogio fi fattamente ♦ Io lo fugoiV altro hieri et più 
toflo (come hehbijatto vna buona coletione ) mi flettf a paf^eg» 
. giare in pia:{^a , cheflarmi la confeco a ragionare fedendo , Egli 
tìon e cofa che io non jacelìi più volentier che tenergli com^agma^ 
s'io doue^i andare a cacciar la Chioccia dal pallaio ^ et flare a 
guardare vn branco d'oche , di caflroni ♦ 
S]^e* l^on dir fm inar^ che di quell'altra tu non fei arriuato cojì) . La non piace ai 
mio^ujio, ^uefla anchori , ^ueh in Yoì^are ptrep tu le^^erne upc firaccio, 

T ii 



I4-S I M A R M I 

ita^ YoUtìtkri ma ajcolta ogni cofa ► 

Sj^e, Cottjìofara come Dio yorra , leg^ì pre * 

Urat H auendo ititefo ^ honorato amico 5 da certo vno , che poco dian:^ 
che'l Premile voflrofojìiinamorato nel volgare idioma^ che egli 
attendeua aìl'ojlentatione particolarmete deWartefitio dellaloque^ 
la Latina ^ quejìa petìtione che hora io ti voglio dimandare {^anv 
chor che la fia cofa menomipma) n'ho grandemente neceptci-^chc 
aìtren mi conuiene fare Vnprejente al Prencipe d' vn vocaholaa 
rio, da farlo merauigliare* lo fono flato ritrouante ottimo di moU 
ti Ui detti et efquifite parole , ccmefono * Imbrandire vna afta s 
Premipe erudito^ e cofa difortale^^T^ d' animo , 27 correrla poi 
con celerità ^ e ornamento di fortitudine ♦Voi m'interpellerete fé 
mn fono flato veggente quefle cofe 3 io per non mi arrogare agio 
ria queflo cafoj ne fon per dire vn fimiglieuolijìimo : per tenere io 
piti delfolerte , che 

Spp» Deh fraccid cotejiifcartah^jìi , if attenAi d altro dì grafìa mn mi ìeci^er queìHs 
fiorentina , che per la fede mia ccjioro fanno a chi fe^^io dice ♦ 

Stra^ I libri in volgare tradotti ,/e tu gli leggi ^ e fon pieni di queflian^ 
dari , color chefcriuano in Tofcano^ ofe lo danno a credere d'ha» 
uerfcritto Tofcano , perche Vhanno poftofu'l titol dell' opera Jan 
no anchor loro , vna infil:{ata di belle parole , e il vero faueUare 
buono , efapereper arte quello che fanno per natura i Tcfcani 
mi credo io 5 che vna parola quado lafinifce la s'appicchi con Val 
tra y con facilita ^ con armonia ^ et non con of^re";^ ^ fuono 
roco etflrepitofo ♦ 

Spe, Fochi fono che cono/chino cctejla diffèren^ , 

itra* Vìor non più ,/e non la vogliono conofcere ^flacon'Oio* Io ho 

fonno ^ etfar^ bene^ poi cheflafera non fi va a i MtJrmi ^ perche 

e pioutito j et tuttauiaf^ru:^la che noi ce n'andiamo a cafa^vn* 

akra volta farà quel che dij?e il Piouano Arlotto a colui che gli 




DEL DONI* »4P 

^imanàauaje V altro giorno farebbe caUo 3 in ^uel ài et muìcas: 

uà fi forte ♦ 

$|>^ hnàìmo dunque a rìj^cfircì ♦ 

ALBERTO LOLLIO, BARTOLOMEO GOTTIFREDI, 
ET SrLVIO SCVLTORE, 

ESSER Bartolomeo , oncle deriua che noi non da^ 
te al modo de uoflri dolci i^ favoriti frutti prodotti 
daW Intelletto voflrofertilij^imo^ ^ mirabile t non 
uedete noi come il modo s'è dato hoggi tutto alla Un 
gua Yolgaret come fé ne dilena ciascun Vrincipe^ Signore^ gen» 
tìlhuomo ^ per dir cofi ogni vlebeo alla fine vuol leggere ♦ 

Gcf» voi m%uete dato shunto doue mi duole t Che cagione vi ritiene a non fi^uitar 
difcriuere con si honoratojìile , et sì dotte cofeicome hauete cominciato di farei 

LoU il continuo ti auaglio delle faccende del mondo , alcune infirmith 
che m'hanno off efo grandemente , 'à' poi le mie cofe (pare a me) 
non fon buone ^ ne fon date in luce per infegnare^ ma Ufo per non 
parere otiofo t ^ non le reputo nulla , come colui che mi conofcho 
ne mi uoglio attribuire difapere* 

Gc^ Ltf modefia yofra non direbbe altrimenti , ma YOÌ hauete dato ai mondo tal fe^i 
^ìo deh dottrina yofra , che e^ìi non accade lodarla , fercioche tutti iVere^ri» 
nijpiriti Vamirano , conofcendo che Jète in tutte le coje Gentìl'huomo mirabile , 
if virtuofc honorato ♦ 

toh Fia bene metter da canto Vajfettione che mi portate , ^ dir che vn 
paruoflro d'animo gentile 6^ cortefe ^ non parlerebbe uerfo ifuoi 
amici altrimenti y ma ditemi ui prego ciò che ui ritiene ^ che non 
date alcuna cofa più allaflampa t 

Cot, 1/ meaUio e che io mi taccia , ( dife il Poeta ) amando if muoia * 

hoU Voj ^apete che colui che e di opere egregie fupremo ^ e degno di ?oss 
de j ma colui chefcriue bene lefue lode^ t degno d'una ottima fas 



irò I MARMI 

ma anch'egli* Voifete huomoper ujcire a honore d'ogni àiffidìe^ 
faticosa , €t uhtuoja impreja ypotrefli con loflil iiojìro Jchuere 
hiflorie^che ha del grane et del diletteuole j potrefti co l bei còcetti 
twjìri ^ej^mmendogli in carte giouare^ ^ rallegrare t quejìo dico 
per che ho delle profe uoftre nel miofcrittoiOj^ delle rimej &r in 
ciafcmoftde , in ogni materia di dire^ a nn'y Et" a molti che le co^ 
fé uofìre hanno lette ^ rilette jfodifate uci interamente ♦ 

Cot, JLÌriS^atio molto U Yojìra cortefia , if di coloro che mi ìodam , if vi j>rmetto 
mrrarui la cagione ;Je j^nma m^accemate quel che impedijce voi, 

SiU Io che non ijcher:^ con la penna ^ ma taluolta m'a:^4Jfo con i uoff 
ftri libriy diro la ragione che impedirebbe me, ;' iofopi croniihijla^ 
poeta j nouellatore yfcrittore ^ copìfla , traduttore o come uoi uo^ 
lete ch'io mi chiama jìi ♦ 

Loh Quejlo difcorjò mn mi far a àifcaro . 

lìU \o che pratico per le caje didiuerfi personaggi ^ et fono ito perii 
mondo a processione j et fon quei in v ir en:^ flato molto tempo che 
a dire il nero ci ho imparato ajìai 5 et fé uoi fiate in quefta citt^ 
qualche mefe , uoi utdrete che qua c'è ceruegli afiratti , bÌT^j^rs 
ri y fofiftichi j acuti etgagUardijì'miper rifruftore vnafcienT^ ♦ 
Solamente quefli Marmr farekbonoSuegliare ogni adormentato 
intelletto^ chi uiene vna fiate afiarft qua la fera al frefco^ pub di^ 
re quando fi parte t io ho imparato più a i Marmi di Yiren-:^ che 
f^iofofii fiato quattro ofei anni a fiudio^Egli ir ben nero che taU 
udita i nofiri y^.armi fanno come tutte VaUre cofe che la natura ha 
ordinate yinpefo et mifura òfpejSo fi^ejìo nò ci fi dice nulla alcune 
uolte non c'è \idottife non d'artigiani accade anchora , difordini 
inremediabili , onde fi fa più fere uacatione come ne glt Studi^ et 
taìhora e l'anno del bifeflo^ tal che uanno a morite tutti i cicaUcci* 

Got. Vur (he ronfia quefo arno che ncifamo venuti qua , bajla , 

Sii . E aonju mal fi gran moria^ che non refiajìe qualche vno,hene udÌ9 



DEL DONI. in 

rete di hello fé dimorate amhora i^uindui a uetiti giorni yh' A cade ^ 
miadijfuta , e àfono alcuni Peregrini di V inegia che uengano 
dall' hcademia^ et apiccano j^ejso ipejìo ragionamento con i nojìri^ 
ma lajciamo andare quefloper bora y udite la cagione che mi ri» 

terrebbe a non dar fuori nulla ♦ 

QoL Qì<f}(i ( k^ìu^ìok , toccatemi cotejlo tajio , if mi farete rìdere , s'ìmhoccot 
te allumo , 

SiL lo uoglio ìafciar da parte il traua^io de meccanici fcrittori^ che tra» 
ducono per cauare della lor pedanterìa qualche foldoj ^ fonfor» 
:;^ti a far le traduttìoni a lor dìfpettOy perforT^ fé non vociano 
morire in vna prigione , o mendicare il pane con Voeta qud pars 
eft t (dico fé nefa)ino tanto pero della Grammatica che hafìe ) &r 
a tradurre anchora per parer d'e^er viuij nonfapendo di lor fan» 
tafa comporre alcuna cofa . 

Lo/, 1/ tradurre e cofa huor.a e ytììe . 

ùlt Vedete /e !'è buona che fanno Vepijìole dedicatorie per vtile j ^ 

io j dato che i cieli m'hauej^in fatto gran maeflro 5 non haurei da» 

to vnpane a vn traduttore per tradurre ^ et a vno che hauefii cotti 

poflo opere dentiate dalla dottrina fua 3 Et" dallo ingegno , n j E^ 

bene ^ buonafomma gli haurei donato ♦ Ma queflo xappeT^f 

libriy ^ dire io gli ho mej^a vna toppa ^ sbellettato vn certo che^ 

accoT^to vocaboli sfatto vn catalogo di diuerfe bagaglie ^ ruba» 

te da quefio autore j ^ tolto impreflo da quell'altro fcartabello , 

alla fé , alla fé 3 che non haurebbono hauuto da me vn fol» 

do traditore » 

Cot, E fer Dio Bacco , che àfono a^ai deh ycfrafarìtafa hcfl^ì , rr.a medilo difat* 
ti , che r\or\ danno nda a traduttori , if fej^io ; ne anche donano a i propri) 
Autori deH'cfere ; perche ale traduttìoni , u'è fure Yna certa fcufa di dire.co* 
J!«i non ci ha difuo luHa , il libro è ccir^ofuicne d'altri ; ccfui non ha fatto 
altro che trafcriuerlo , ccfui è ^cffo , ccfui e Vedante , ya ah forche b fmii 
le cofe , vii mendica il fané a injè^nare grammatica , etceten . Hor fe^uitate* 



l^i I MARMI 

si!* Credo che nonfun f>iccoli i trauagli che fop^ortano i componitori 

primamente , ne pochi , an':Q Jen:{a numero t if ne dirh alcimit, 

Il primo f lambicarfi la memoria a trouar Vinuentione ^ fliUarfi il 

ceruello afluiiar la materia , ^ ajfaticarfi a Jcriuerla t quefta mi 

pare vna fatica ifitoUerahile 3 chi manca poi d'inuentione di dota 

trina ^ ^ dijìile , dehhe gettar goccioloni dalla tefta ^ tanti fatti t. 

Il fecondo ramo di talpa-^^a^ voìfi dir fatica 5 e il rifoluerfi che 

Voperafa buona > cattiua 3 fé Ve buona Vinuidia e in piedi) 

glijiannofrefchigli autori ♦ E mi par di vedere che in tanto j che 

vno autore fcriue 3 Vinuidiofo et il hiafimatore fi ftà in otio t Lo 

fcrittorfede etpatifce 3 et il cicalone Jj^aj^eggia et ha buon tempo^ 

in quel me;^:^()» il virtuofo la notte veglia etfludia 3 et il gaglioffi 

fo che taiìa , dorme come vn'^fno ^ ru^a* Il poueretto fin dea 

giuno perfinire di trafcriuere vnfuo libro toflo t EiT il manigoldo 

chefla fuW apuntar fempre ^ deuora come vn lupo^ et tracanna 

come vna penerà . il litterato , mentre che egli volge le carte de 

buoni autori per imparare 3 Et* i ghiottoni jj^enfierati , fi riuólta» 

no ne i vitij duhoneflit Che vi pare di quefìa tacca^dice ellamiU 

le dal canto gro^o ♦ Il ter:^ dij^iacere che mi parrebbe riceuere 

f'io componej^i t farebbe il veder condannare i mieifcritti , hiafia 

mare e ta(?ardi , da la gente ignorante ^ che f pigliano vna autos 

ritd badiale f opra di chi fcriue , proprio proprio fé fopro come 

vn Platone in Grecia ^ovn Cicerone in Koma ♦ Credo bene 

che vn litterato habbi piacere d' e^er amonito , da vno che più di 

luifappia , riprefo ^ ^ corretto ♦ Ma i furfanti che taf? ano ^ non 

fanno ^ ^ non fanno fare credo che dien loro molto nel nafo t tan 

io più quando tirano gli ferini a cattiuofenfo ^ fmile a quello che 

hanno nel cuore 5 E?* l'autore non hebbe mai fé non buona mente ^ 

■ ^perfetta intentione * Alla quarta vi uoglio ^ chefj^epo Jj^epo 

hofattQ 



D F L D o N r ♦ ir? 

ho f alio a cape^d^ altri , quando mi fon trouato in ào-^na : [b 
la mi cocerebbe quejìa ^ f'iofojìi maeflro di far libri) che vna ta^ 
uolata di brgatefxj'on fiene a cnppa corpo , chef toccherebbe il 
pajìo co'l dito ^fifon traboccanti 3 et dicono 3 da qua me-^^ do:^ 
:Qna di quei libracci per paf^ar via quefto tempo ♦ Eccoti i libri , 
ecco che^d aprono a cafo jfen':{a dar principio ^ regola , ordi^ 
ne y ma cominciano a leggere a fata 3 ¥urono opprejìi daglifj^aa 
gnoli j per Cloche il Limano haucua mandato t 

Cct, Ecco io t;ij[tm cotcjlui di quch cfprep s'iofo^i vn di coloro , benché il Eoccacf 
ciò hd-bi detto nel frimipio della prhna Giornata. Opprimere , per dir me^ìio 
taffo Yoi che Ihauete detto , chepoteui dire in altro modo * 

SiU Q[iefto e vn ragionare ♦. 

Lo/» Cbf dicano cojloro i 

Sii T^j?d?jo alla bella primj , qucftoflile e pien di dande ^ coflui Mas 
gnifca chi gli e amico ^ ta^a chi gli e nimico * 

Coi. Va mito bene , a Yaìerft defuciferru^ , 

SiL lo Vhoper ynfrapj;atore,fotto vna buona cofano fono velame d'u» 
m verit)i j il mette cento bugie ^ ^r mille ciance impertimnii , ^ 
fuor dipropofuo * O quefta e la miapafdone quefli fono flati i 
miei dif^iaceri , veder darei colpi a ^i huomini da bene 3 ma tuts: 
to mipajìj d'vn libro , dicono eglino t faluu che le tante parole 
fuperflue ♦ 

lol B'ifo^na ^ledere fé le parole fon del principale autore , c del traduttore , perche 
colui che traduce >fpejìo non safefia viuo . 

SiU Vapamo inan';^.. vngran trauaglio haurei di nofodisfare a chi vuol 
tradotto parola per parola eti'io traduce^ con : haurei quell'ala 
trofoprojìo di toccarne , per non m'hauer difiefo doue bifognaua^ 
^ apena quanto t lungo il len:^uolo * 

Cot* Circa alle tradu^onì , non credo chef popifodisfarefè non a me , per che io mi 
contento d'ojni cofa x fermiate a dire di chi comj^one , perche yoi fate fi k 

min Yid ♦ 

V 



09 

'9 
<k9 



Ir4 I M A R M I 

si?» S ta fresco ^fo che la gli ya auanga, Vrima e tocca vm huona ram 
matata àel dire non e cojafu queflo Giornale che non fia fiata det9 
ta , &r ridetta mille volte ♦ Quefla e contro alla tale , quefto non 
fi può dire ^ queflo lo ài^e il tale , quefla cofa e rubata del tal luo 
gOj quefl'altra e riuolta fet vn'' altro yer\o t coflui farebbe il me* 
glio attendere ad altro ^ la non efiwprofeflione t O veramente 
fiupendo chefappifar tanto , dire , qualche vnogìt compon Vo 
pere , che à cofljn di theoìcgia t doue ha egliflud'cto mai Filo 
fophia chef^ippi tanto fio Vho praticato molti anni che apena Ja 
peua diiflnire Cun ego C ato animaucrterem *. O Dio guarda 
chi fa flampar libri ♦ 

tol Non haurejli Yoi ,fra tm'i HìJì^kcerì fé yoìfcp Veeti , alcun piacere? 

SiU 1 / lafciargìi gracchiare per la prima « S 'io vedefli poi che miei lÌ9 
bri f affino lodati da chi e netio di partialita gongolerei jfefi ven9 
dejìcro che gli hauej^inj^eàitione a contanti mi raUegrarei molto , 
^ fopra tutte le cofeflarei di buona voglia^perche con queflimeT^ 
zi fard crepare i mia nimici ♦ 

Qot* Se qualche furfante , o qualche dottoru^ ì^norantìpimo ; Yedendo che le Yofire 
(ofejòfìo cprouate fer dotte , pfr buone , per fiaceuoli , per ytili , if per doh 
eipime xfi Yantaffe nell'orecchia di moki ; lo ho mepo colui fu la yìa del com* 
porre , locali ho fatto tutte le cofe ; b dicefe che yoi non Jàpefie ciò che vi 
pefcatefer.^ lui , che far ef e ì 

SiU 1^0 farei rimanere vna beflia , perche feparandomi da lui y andrei 

£y comporrei vna do-:^na d^opere , et farei vedere al mondo ^che 

ìafua EcceUen:^a mente per la gola * 
Cot, Se e^ìi yifcrìuefe qualche inuettìua contro , per toruì thonore, if la fama huona f 
ùU N cnpuo vno ififame far fimil cofa 5 perche bifogna prima che ria 

cuopra i fuot vituperi ^ poi fcuopri quei d'altri , ma negli altri 

fon dubbij , ^' infefle^ìofarthbon rifolutiy ciò e chefojìi vn tri* 

fio 'ór vn'ignorante ♦ 



DEL DONI* irr 

G(Jf. Ture fi kfacejìe , da ghiottone if da tradittore ? 

SiU Col tempo M ejìert; farei conoscer con V opere ^ lajua maìigmù^et 
il tempo medejìmo mamfcflerehbe anchora le Jue ghiottonerie i. io 
vi voglio dare ( diiìe vn tioflro vecchio chiamato Salueftro del 
B erretta ) vn ricordo che chi fa inueuvue contro ad altri ì.a m:ig» 
gior parte delle volte dipinge fé ynedefimo ♦ 

Lo/, Lfl mi yà , fmhe d'Yna ch"w y/ iddi ^ìa fiammata iffiritta fer mano d'vntrU 
fio ,fntta contro a Yti^icuane da bene ( if l'ho anchora ) è tutta tutta conuer* 
titafi neH'lnuentor che la fece . 

SiU Quefio farebbe vn di quei piaceri che io haurei^ che vnofi fregia jìe 
il vifo daje medef^mo,£che alla fine chi tienpmil vie d'efìer traìia 
tore agli huomini , l'attacca ancho a chi fla difopra , ^ fj^^j^^^ 
fi^cfio (^poco dwiT^ dice e ^if Oliente nel fuo fcriuere)e ^ono ìnba» 
uagàati di gia'do^et vanno aprocejìione con le torce accefe in mas 
no dando fuoco a lor libri tradotti , nonmeno goffi , chepaT^* 

Cot, Così Yfl eh bene : mafauehte Yoi d'alcun f articolare , 

iiU lofaueUo d'vn vniuerfak trillo , èj '-ow d'vn particolare^ che oU 
tre il meritar il fuoco , il barar con le carte , far del dado , epere 
maligno ignorante^ &r traditore j non crede in Dio j guardate fé 
quejìi fon particolari ♦ 

laOl E5// intenderebbe Yn fiordo . Adunque ^er concluderla fie voi componcflemohecot 
fie Yifarebbonfialtare il mojcherino . 

$iU Cosifta 4 Ma io ho detto infino a hora dell'opere buone tfe le f'a^ 

battono aejìer cattine a che fumo i hauer durato fatua ^ fuiato 5 

ffsfoil tempo j gettata via l^ifip^fia , 6i^ poifarfi vccellare ♦ 

Cut. Quejlofi chiama hauere il mal anno , hf h mala j>is(jua . lo adunpe per dirui 
t'animo mio per moke delie cagioni che ha detto Siluio , lafiiojhre difiriuere^ 

tot* "Et io per vnafola , perche non mi fxa interpetrato in cattiuo fen^ 
fio j i miei buoni pensieri i ritiriamoci a cafa , ^ verremo a vdire 
domani da fera ,/e ci fata nulla di nuouo a Niarmi ^ che ftafera 
le brigate hanno hauuto paura del tempo ♦ 

V il 




1^6 I M A R M I 

IL BIZZARRO ACADEMICO PEREGRINO 
ET L' A R D I T O, 

A Poi (he io mi fon fatto vnofludio di quanti libri 
ho potuti hauere ^ quajì quaji ch'io non ho datola 
uolta al cantotma chi ?ìon c'impa^^rehhefo e fon 
fur diuerft £ir uarij i noflri humori^ Dio ne lo dica 
per me*. Credo pur che gli fcrittori hahhino il gran piacere a uederfì 
in mano a tutte le perfone ^'cf dij^vacere amhora*Chi tijìrapa:^ 
•Z^ j chi ti loda , chi ti hiafima^ chi finuidia 3 ^ chi fforhifce de 
oli f cartabelli noflà^^ mettermi nel numero anch'io de guafla Vars: 
te* Egli e pur anchora v« bel riàerfi de ^if vittori moderni {non 
tutti qualche doT^na) che acetati di quefìafama s'inalberano 
nell'immortalità ^ et urtano nella flampa al primo tratto ^ et fi tuf^ 
fano nel mare delle chimere ♦ Ma perche fon prefi i pajìi , tolti i 
luoghi , ^ occupati ifederij eie > ; in tutte le fcien:^ ^prof estoni ^ 
materie , capricci Jantajìicherie , amori , humori , 'cr pa-zjQe ^ t 
fiato imbrattato fo^i t e fanno come colui che emendo inuitato a 
hachetto giugne quado egli ì fparecchiato-^onde uà rifruftando et pi 
luccado le cofe malmenate da tutti jVn boccon diquefto e di quell'ai 
troauan:^aticcio^et cena^idefl s'empie il corpo feben no fon le cofe 
in quella perfettione Ragionate calde^codite^et per ordine no gli da 
noia-:, s' atte de afatiare il uentre* Pur che queflifcriuani trouino de 
fimafugli no da lor noia nel far l'opere come lefi^ienoxbafa coU 
mare i fogli di parole* Quati hanofcritto in materia amorofatmila 
le millanta et (he non hanno fatto alia fine altro, che ìpiUuT^T^cafil 
re vn poco di qua fcr dita dagli antichi che prefero i yaj^i ♦ Buon 
per chi fu il primo , che trouo pajìaccio daficcarfu Benedettola il 
Doni almanco ifuopijlolotti inamoratiui furon pur nuouo troua* 



DEL D O N U «f? 

to^ Che là pare dell' humor di chi Jcriue i fogni i non e bella 
fdTi^^a anchora il far nouelle , et fauole t far diuentare vn' 9 
huomo vnafììio , £jr vn'ofino vn'huomo ^far defajiifvnilmenU 
idonne iir huomini ^corner tir e vm ¥emwa in vccello , unmafchio 
in vn barbagianni j che dolori colici debbono hauer cofloro nello 
jlomacc , a farneticar fi fatte flrauagan:^ * Paj^erìi^ fauia zuc» 
ca mai colui , chefafauellar cani , lupi , elefanti Jcimie , papa:: 
gaW mofcioni ^ ciuctte^ te^uggini , ^ granchi in cambio d'huo:: 
mini^ dicano di no^ cofloro^ Chi fa poi cicalare le mura t fra 
capi rotti bifogna metterlo ^ altrimenti non s'haura honore delfat» 
tofuo* Come può egliflare quefto latino^che vno imbratta libri ji 
popi couertire (quado capone vno comedia} in uecchio in donatiti 
putto jinfamììio infante et in bujfone^avn medefimo tempora con 
Vanirne m? direte^^ uede con VintcUetto^ Son contento ^puo egij 
uedcre ijue Iche ncnc^ ^ imaginafi ciò che non fu 6r non può 
mai efieref no crede il popolo pure Vhuomo s'imagina chele heflie 
faueUino , nego:^no ^ if fien fauie fauie come dottori y ^ dottor 
rejìe ♦ A queflofi dice che colui che fé lo crede e vna beflia lui t 
ynpa7^\o come farebbe a dire . Madefi vnpa:^o Jt gj.à egli 
non hauefie certi huominiper beflie 3 €7 haue fi fattogli faucUarc 
(come crede chefwio)da beflie^Ma quel metter fauie cofe in boca 
ca loro , chefonpa:^7^e ^ a che fiamo t Wuol dire il teflo ^ che fé 
le bejhefap e jìin parlare , come fanno loro 3 che lefarehbon me^io 
ajìai di loro ♦ llfauellare anchor qui da mefolo^fu queftì Mar:» 
mi^et rìj^onìere io a me medefimo^di che sa ella quefla cofatlapu^ 
te di cernei kgoieìi ^penfa se qualche vno mi uede^e quando io 
fono f oh \olo neda mia cafa , ^ ch'io leggo qualche cofa ^ ^ ria 
do da me da mexSoben certo che io farei tenuto pa7^ publico , 
quando mi uedefinfecretamente-^nel legger Vopere di queflo ^ ài 



IfS I MARMI 

quell'altro ignorante ^ dirgli uillania dico a quel libro 3 come fé 
ai fojìeV autor proprio m petto isT perfona * Quando iotrouo 
vno che ricoglie da queflo 'à' da quell'altro autor gojfo ^ io megli 
volto con vn dirgli dappoco ^ cajlronaccio j fé tu voleui rubare 
qualche cofaper comporre vn libro ^ per che non manometter buon 
ni autori t E mi verrà vn' altro che haura dato di mfo nel buop 
fio 3 ^ haura rubato tanto gojfamente ^ che fé n'accorgerebbono i 
bambini ^ & qui mi volto a cojìui ^ a dirgli fciocco dij^oluto , tu 
non farai mai da nuda * Come rido io quando mi viene opere di 
dotti fra Vvgna ^ che non fi credano che altri che loro fappi quelle 
cofe y che fono in Latino ^ io che fono dotto in vulgare gli jfen^ 
nacchio di parole da maladettofennO) verbigratia va attendi a dar 
lettioni a putti 3 va pratica inan:^ con le perfone , if poi ti mete 
ti a far hbri ^ egli non e cofa fu queflo tuo fcartabello che non la 
fappino infno a 'j^naiuoli t arrogante furfante ^c . De gli opus 
de Pedanti 3 non ve ne dico jiuUa ^ fé mifentijìmo , logli ris> 
fruflo purefenT^ vna df erettone al mondo ♦ Fateui in qua Ser 
V edante die' io t chi u'ha fitto tal farnetico net capo , a far gettar 
via tanta carta a librari / Perche hauete voi impedito il luogo di 
qualche dotto componimento 3 fateui inan::^ pedanti gaglwjfi ( e 
mi par ejìer loro attorno ) accoflateui tanto , che io ui giunga con 
quefto carnato tparu"" egli Pedanti ignoranti che fi traduchino i lÌ9 
hri a queflajojgu t hauete voi a rubar fempre da queflo et queU 
Valtro autore ^fij^enfieratamefite ^ nonfapete voi , che Oficina 
Tefloris non e da e fere J^ogliata fi malamente ne la PoHiantea 
da voi t Qhi iCha irfegnato ^ a rifare i libri vecchi ^ et tramutare 
il nome t Ah Vedanti Pedanti Vedanti fufanti , voi non volete 
attendere ofi altro t et dando lor quattro calci nel forame gli manf 
do alla f cuoia ^ promettendo fé non mutan verfo ^ di fargli caflra^ 



DEL D O N !♦ ifp 

re* Usi mi venne voglia di dir fate da voi ^ o componete vn^ope:a 
ra di voflro c^ipo , perche mi farebbe paruto d'hauer gettato via il 
fiato j ^ il tempo t prima perche ìion fanno , Valtra nt^uno non 
la leggerebbe ^ comef dice^e opera del tale j &r del quale j O o 
e^i t V edante , madefi , che V andrebbe alla Salfucia^, E ci van^ 
no quelle che fanno di rimefcolamenti ^ ruberie da buoni Autori 
latini , cauate jpenfate voi quel chefarebbon le lorofliettey sbu9 
caie dalla femplice Pedanteria ♦ I rattoppatori degli altrui ferititi 
mi fanno fiar mutolo vnpe:{j^ taluolta , ^guarda queflo libro ^ 
fcr riguarda quefValtroJquadernane vno^fquader nane vn' altro ^ 
f corri j confiderà , rimira j ^ pon ben mente 3 \ofon for:^to a 
fiar cheto , ^ flritigermi nelle f^ alle t ^ fé pure non vo crepcre 
d'ambaflia , traggo vnfojj^iro 3 6r dico due paroline pian piano «. 
O poueri autori , in che mano fiate voi capitati ♦ V«' altro dia 
rebbe alla prima ( non hauendo quella pai enT;^ che ho io ) cana^ 
glia che vi douerefle vergognare ad ajìajìinare i libri a quefta fog 
già , che fa qu)i quefta poflilla ^ che alle gationi fon quefle perche 
dichiaritu la fi fatta cofa con queflo fenfo a rouefcio ^ che coment 
taccio e queflo ^ che allegoria , che fracafio , ^ che florpiamento 
ha tu fatto alpouero autore t V dalla malhora ^ ferini del tuo ^ ^ 
non rattoppare quel d'altri : ^ fé punto punto Vhuomo sHncole^ 
ra^e , dar^i d'vna mano fu'l moflaccio ^ fargli mangiar tutto 
quel libro aj?ajìinato dalla fua ignoran:^aj e mi par v dir gente che 
dichino , e dice il vero ♦ Quei libri chefonfen:^ nome dell'Ani 
tore , vn nome finto mi danno il mio refio^ et Vho caro per non 
hauere a dir nulla de fatti loro ^ ne in lode ^ ne in biafimo ♦ Lo 
S tucco A cademico noflro , come e troua vn libro che non yti di 
chi eglifia ^ Vhaper letto* 'Egli fa bene ch'io non paleggi più fon 
pra quefli Marmi , io ho vnpe:;^ anaf^ato da me foto ^ come 



1^0 I MARMI 

fanno i pd'^ , ho ascoltato anchor qualche cofa 3 io me n'andrò 

a cafa perche io veggo che cojìoro fon per ftarci infino a mcz^ 

:{a notte ♦ 
ArdK Non ti partir B/\^rro ch'anchora io fin per Yenir Vid , affettami tanto che io 

intenda quundo quefi Signori vogliano dar prindpo aìle materie ordinate; et aui* 

fare t poi yen^o * 
BÌ:^* Afcolta j d'ogni cofa che tu cerchi , tifodifaro io :fi che no acs 

cade che tu uadia. Dimani che fai tu qua t 
Ardi, Son uenuto ad accompagnare \rn Poeta forejliero che ha portato una finta di moti 

ti Fiorentini , if Yuol che qualche Academico ^ne ne Jnoccioìi , if è venuto a 

pofa per que^o , come fi ^li fo^fe mancato Fiorentini fuor di qua , perche le fon 

cofe che o^ni minimo di loro le sa benijìimo , 
Bi;^» Q^uefto e quello che io ho udito dire a i Marmi che L unedi fera 

iiò^iano cominaarc a dichiarar non fo che di regole digramatica 

'di uocaboli , di detti ^ di motti , di fenten";^ ; Sj fi loho comprefa 

la cofa • 

Ardì, T^oi faremo ,fi Dio yorra anchora noi a quefa fefa ♦ 

hi-Z* Si, egli tfor-z^ , hai tu veduto la Ifira dell'opere nuoue , cheft 
flampcino bora neW A cademia i le fon la hi:{^rra cofa^. 

Ardì, Se le fon bierre debbano fjpr tue ♦ 

Biz- Non y le fono del Diuoto , deWEÌeuato ^ del Viandante^ del 

Pellegrino , ^ dei Romeo 5 quefli cinque Earbajsori hanno da^ 

to il lor maggiore , le fon la dotta , ingegnosa ^ ^ flupenda co^ 

fa *\o ti giuro che mai viddi più mirabil dottrina &r inuentione. 

Ardì, Come Ihanno eglino batte\^te ♦ 

BÌ7* Io ti diro * Bgli m'c nella Cwd molte compagnie , ^ i noflri hcas: 
demici per mojirare quanto obhgo hahhino <i Dio ( per hauergli 
amaeflrati nella Sapien-^a ) 'ór per far conojcer Vamore che por» 
tano alpro^imo j que\ìa Quarefima pafata fon iti a far certe di^ 
-cede per quelle fcuole ciò e compagnie ^ '^ hanno fatto Cinque li» 

hri vn per yno dif correndo tutto quello che fi può mai fapere ^ 

e o^ni 



D E L D O N I. l6t 

>t vgni cofafopra il vni^r dell'huomo ^ a vtilià del Chrifliano^ et 
non ai altro fine . Tw.le le malterie che ha risolute la Chieja^non 
Je nefaucUa , come coloro chetili tempo fa hanno jìahilito in loa 
ro ^ quello che ha njoluto il Sommo Pontefice t ma Vedi le fon 
cofcf hcUe j jì dotte ^ n ( ardifco dir cofi) diuine ^ che ftpub 
poco poco migliorare ♦ 

Artiì, E mi sa male d'effere fiato tanto tempfimi dfH'Acadmìti', pure il Uj^erle mi rU 
fiorerà; k faranno adunque afe ytili f 

Bi:^ À n^i ho per opinione che tutti gli htwmini ne vorranno y dico E5* 
Vajfermerei con giuramento ^ che faranno dalla fcien:^ ^ dalpia^ 
cer dell'opere tirati afor-;^ ad hauerne in cafa ♦ 

Ardi, cf;f tìtolo danno eglino a cotefii Bri mirabili ? 

hi:^* 1^ OH fono anchora fatti i primi fo^.i ^ ma iopenfo che gli chiamts 
ranno elementi del l' anima, o neramente L A 
VITA PEREGRINA* E fenonfx rifoluono diranno 

LE PREDICHE DE GLI AGADEMICI PEREff 

G RiN U 

Ardi, Quefio Titolo mi piace più, ecci egli altro di nucuo da dur fuori ♦ 

Ez;^, Mancano t Ma per la prima cofa , conofcendo d'ejìer debitori a chi 

sa^^ chi 7ion sa j vogliono a honor di Diogiouare con quefìe if 

dilettare* Tu hai letti i WLondi ne vero t 
Ardi, Siho , if fffcatcui dentro anch'io , 
hi:^, E vero mn mi ncordaua che tu eri nella Citta in quel tempo* Cofi 

comeftkil Mondo Mafiimo j cofivi fono vna parte di quelle. 

dicerie , ma io jìupifco che Vopere fon tanto curiofe , atrattiue &* 

leggiadre , che pere impofiihile * tìatinofpirito ^ ratto di mente^ et 

ti ajlraggono con gran contento dell'animo tuo ♦ 
Ardi, O^ni bora mi parerà yn'anno infino che io non le Ye^^o. Ma ecce qua quelVoe* 

ta freddo , ritiriamcci , perche farei impaniato feco tutta notte , andiamo a cu 

calare altrcue , 

JB/;^* Sara benfatto* 

X 



lèi I MARMI 

POETA FORESTIERO, ET GOZZO TAVERNIERI* 

toc. La Sta cefi come io u'ho detto ^yer altro non fon uenuto in quefla 

terra che j^cr farmi dichiarare vn libro che io ho fatto ♦ 
Gu^. Credetti che Moìjujit Yenuto pr ber Trebbiano , tatìto yi piace , Vfi non vi 

partite mai éa bomba , chi yi vedepifempre ah mia tauerm non direbbe altri» 

memi ; o che yoifufii vn Colombo di Gejfo ♦ 
Poe» T 14 f duelli a punto come ti mio hhro ♦ 
G(3^ Ditemi il ycjlro libro , come Ihauete fatto voi , if non intendete f 
POf ♦ S crittofcritto ^ no dire , copato di qua ^ di la fa tu leggere*. 
Gp^ Meprft, 

Poe* O tu mi dcureflifaper dir do che egli rilieua in lingua Tofca* 
Go^ "Ncnfo di ìiti^ue , o di bocche ,fate che io oda cotejìa Ycfrafantajia , forfè che 

io ye nefapro dichiarare ynbuondate , O che libraccio grande e^ìi ye ne deb* 

he eper ^ucHe quattro ♦ 

Poe* Vèfa tu egli e più di tre anni che io no fo altro chefcriuerefcriuere* 

Go^ "Et a yn bijo^no hauete fatto come la coda del porcho . 

Poe* lempre tu di qualche cofa del mio lihro^epli e bene che io te ne squa» 
derni a quejìofrefco qualche peT^:^ ♦ 

Cc^ Strambehf dice a Virente ; hor dite yia , 

Toe* Quefla e vna gran pejiikn:^ deglifcrittori^che ciafcuno uoglia tas 
rare Valtro + Socrate fu riprefo da Vlatone , Platotie pelato da 
Arifìotile ^ Arijìotiled'Auerr. Secilioda V ulpitio , L elio 
^a Varroue j Ennio da O ratio ^ Marino da Tolomeo^ Setieca 
da Aulogelio , ThefaTo da G alieno 3 Mermagora da Cicerone^ 
Cicerone da Saluflio , Mieronimo da B.ujfino ^ ILiiffino da 

'DonatOy'Donato da Vroj^erot 
Go^. 1/ mio Trebbiano che ye ne pare ♦ 
Voe* Che di tu di Trebbiano 

Gf^. Fauello dì quel che io m'intendo , cotejio libro non mi canta veforecchia « 
Toei. Qjieflo e il preambulo ^ tu udirai toflo il fiorentin poema . 
Co\. Se voi r.on mutate yerfo , e fa bene andare ah yoltt del rinfrefcatoìo , (hi 
j«À non ci pfo badar tanto . 



D E L D O N r. i6f 

Vosf Ecco aìlii rifolutione ♦ li magno A lejìandro , non haurehhe hoogi 

gran nome [e di lui fìonfaiueua Quanto Cu: fio j Che fai ebbe 

flato VUjìe ìjen:^ Homero* Alcibiate non era nida^j^e \eno^ 

fonte non ci metteua mano *. Et fé Chilo philofopho nonfojìefla 

io al mondo ^la fama di Ciro non fi ricordauaj Virro Re eie Vi^ 

roti nò poteuapajìar la banca per huomo da qtial cofa^fe no i^im^ 

'pacciaua àel fatto fuo^ Wirmicle tìifloriografo * Tito Liuiofece 

bene afcriuer le Deche , per amor di Scipione Africano . Che 

diro io di Traiano che non farebbe flato nulla yfe V amico fuo^ et 

famofo "Plutarco non ci daua di becco ♦ Che fi farebbe faputo 

di C efare ^finn^ Lucano 3 i Dodici C efari Jen:^ Suetonio t 

' 1 1 popolo Hebreofen:^ lofepho t 

Go^ Se nonfolje Valiamo il Trehhiano che hauete heuuto , non Jarehhe jlato alla m'm 
tauerm x ferrate cotejìo Ubo , if andiancene , che ciò che mi dite è gettato uié 
intorno a Go-^, che non sa fer lettera ♦ 

Poe* Aj'j^etta che io voglio entrar nel me:^ , poi che tu non mi vuoi 

a{coltar nel principio » 
Co^ Non ritornate più fu quei^ran maepi alti alti , andatemi come la Vorcehna , Je 

Yolete che io intenda ♦ 
Poe» Ecco fatto ♦ Lafciaflar quella fanciulla che tu vagheggi , ^^ercl^e 

tu haiprefo vnfonaglio per vn' anguinaia ^perche la ti riufcirà al^ 

leflrette come le meT^^ne dall' Imprumta 5 ^ auerratti come a 

zufoli di montagna ♦ 
Co^ Se^uitatf che io intendo ♦ 
Poe, Egli quado hebbefherT^to con i hifcheri del Lhito^^ toccato f''egli 

era bene incordato 3 fliaccio il corpo dello S tromentofu la coltri 

ce j £ir l'incajìo fen::^ più impellarlo altrimenti ♦ 
G07^ Anchor quefa e da Tauerna dite via . 

Poe* Tutte le manouelìe deW opera non gne ne haurehhon teuato da dof 

fo t ^ueflefon cofe veramente da fare a ifapper i forni * 

X a 



9 



rtf4- ' MARMI 

€c%. Ve nefapreì le^^ere in (athedra di cotelé , ma quei Qiufej^i^ì i/ P/rn", if T//^^. 
mn nejò hcfcicata ♦ 

Poe» Itifegnarìii (juejìe che tu fai ♦ 

Gc^. lime ^ure ♦ 

Fce* timer ^op tu quel piacer della tua cena ^ che ha la Botta del:» 
VH erpice * 

GC7^ La non Ya cosi, ef dice. Come dip la Botta all'Herpìce ^Jèn^ tornata, 

Poe* N on ne jon capace cofi alla prima ^ come ho finito ^ le diro tutte 
a vna a vna ♦ 

Gc^ Sta leve ; come dipe Tocào ♦ 

ree. T a di ftartifempì e in franchigia j altrimenti tu faprai a quanti dì 
vienSan Biagio j LhiVha per mal fi f cinga x a ogni modo noi 
fan per far due fuochi ^ perche tu tiftai tutto di a donzellarti Jo 
che tufei vna don:{£llina da dcmafco 5 a me non darai tu cot'ejìa 
fu:{j^accheraj ne apiccherai cotefla nefpola, Se tufei vfo a far deU 
le giacchere ^ a tuo pojìa t di quefla che f'apartiene a me , fturats 
tene gli orecchi che non fé ne farà nuUa^perche io non compro ve* 
fòche ^^ non voglio per tue baie perderla cupola di veduta* Vi 
mofìra lucciole per lanterne a chi ha i bagliori agli occhi ^ et non 
mi tenere in ponte ^ che lodato fa Dio ^ io veggo il pel fjeWhuoa 
uo t fé ben la vecchiaia vien con ogni malmendo ^ io ho a quejie 
cofe y come dijìe colui jfempregli occhi a le mani 3 ^ chifivuoa 
le ingrognare ingrogni ♦ 

GtJ^ Voi yi fiate fatto da cattiuo lato , a cominciar dal Trehhiano , voi roui^lierete 
tutta k mia Taucrna , che non ci fa chi non fi rida del fatto ycjlro , la roba 
viene h va ;fi chej^endete in quejìa dolcitudine il più che Yoi potete . Voi 
dcuete ejfre huomo randagio , ferrigno , ^ rubi^ ; Spendete pure in Trebbia» 
no y che quei danari non andranno altrimenti a^a ^rajcia ♦ Ancho il Duca 
muraua . 

Poe. Tu mi pari vhìiaco ♦ 

Gc^ Fate che non yadi mSa incapperuccia , ^ ìajciate andar Pacqua ah china , yoi 
fetef àlito su muricciuoli ,, if da che hauete^u^ato il Tribbiano ,. Yoifete tutt 



D B t D N r. téf 

te ra^mto ; hor così o^nì yno k^u^ ìjùoi ferri ♦ 

Voe, il vino tifa dar la volta ♦ 

Go^. Tujè cotto, ft dice a vìreìì^^ma io anafyo le prole atìch'io (t mente come uoil'ha» 
uetefcritte , che yva cofa. non s'accorda con hltra ♦ 

Poe* Odi anchor ijuefle quattro ^ foi andremo a Trehhianare ^ 

Co^ A tracannar Trebbiano direi io ; dite su ♦ 

Poe* Io non vorrei tanti andiriuenni y ne tante fchifiltà ^ ne mi pace eoa 
tejìo lume atiacquato^ che getta vnj^oco d'albore ^ più tofto vor^ 
rei mettere \n tallo fuH vecchio ^^ efier B eccoj^aj^jp ataci 3 che io 
non vorrei che San chimenti mifaajìe lagratiai. E mi vien voa 
glia di ridere e ho maktfapendo certo che egZz ha da ej^er vna tre^ 
fca il fatto nofiro ♦ S 'io mi racconcio la cappellina in capo > 

Qc:^ Le ccje che yoi dite fon dette la ma^^ior parte fuor del douere , ma que^a deh 
(afffìlrra pafia battaglia , arouefcijìimo ,Jimte di gratta , che'l Trebbiano y mcf 
gho afai ♦ 

Poe* Tm non fai anchor mcz^ \e mepe ^ fi che guarda doue egli Vha» 
ucua 3 perfo che ci couifotto qualche cofa^ da poi che Vaperi me» 
nano a ber VOche 3 non ti creder d'hauer queflapera monda ^ ^ 
non andare fliama:!^:^ndo ghigna ceci y ch'io non voglio rimaner 
re in fu lefecche ♦ 

Co^ NCM più di^ratia che Yoì mi tenete qu) a pihuolo come y« ^go , et fiate entra 
to in yn ìaccieto da non ne yfcire a benefiafera , al Trebbiano yi yo^ìio , et 
tutte cote jìe filatere vz suiìuppero t a ber, yi dico, fé yolete ♦ 

Poe, A ndianne ^ che tu m'hai fracido ^ con patto che tu m'accompagni 
ali' alogiamento ♦ 

Gc;^ Mancheranno i Cotti che yi daranno mano* 

Voe* ^onfxpuo già poetare fé l'htwmo non è vnpoco caUetto yperò fi 
dice Poeta Diuino ^ 

Co%^ sta bene andiano ah yoltafuA ♦ Cotflo libro guardate non h perdere ch'I pi^ 
cannolo s'adirerebbe ♦ 

Poe* Vaia che io vengo ♦ 



fi 



166 I M A R M I ^ 

IL FANFERA, ET IL LASCA* 

e 



Jo?io andato dietro a queWucceUaccio tutta fera , ^ alla fine 
J m't riujcito come io mi penjaua;\f n capo cii Re in opinione ^cer^ 
uel da repuhiica in albagia , pur che non babbi borja di Formica 
hafla ♦ Inun'altropaefe e ci najcono ^ ma qua ci pianano 3 lojìo 
infra due fé io lo debbo andare a trouare lei da Qo-:^ ^mhe egli 
e vn peccato a non aiutar diuentar pa:^ vno che fé ne muor di 
uoglia^ A7ichornonfarchbe fuor di propofto fargli jiampar quel 
libro fatto fuo nome^afuofpefeper infegna^gli comprar Vlmortali 
Ù* Ma quanti ce ne fono che pagano accio che fieno fìamp 'Ai i libri 
loYCi t Ve pure vna dolce cofa il heccarf il ceruello . Infine io non 
ci uo^io andare accio che no mifojfi detto Domenedio fa gli huo» 
minile lor f'acompagnanofaid meglio ch'io camini per i fatti miei* 

Ltf/* Taifera ,y(itu(i Vine^k dmattind ♦ 

fan* Vo j perche ♦ 

La>-, lo fU portato quejia ìijlra , i/ vho cerco dite due bore , come d'ijfe il Piounno Art 
ietto , if con il ricordo che fefa ♦ 

fan* Vnfuriofo in ottano del Qiolito^vn di quegli d'Aldo^ et vn'aU 
irò di più uecchiaftampa che uifi troui ♦ 
Vn Centonouelle , del Giolito in quarto ^ ^ vno i« dodici, vn 
Titóliuio dei Nardi , V Arcolano , le Lettere del Tolomei , la 
muftca di Cipriano , Le Sorte del Marcolino ^ le Medaglie del 
Uoni^ quelle Antiche con i rouefcu Tutte V opere che fi troua» 
no di Giulio Camillo , ^ quelle del Daniello j Quelle lettere 
prime d' Aldo 5 ^ le prime dell'Aretino , &r il primo libro di 
Rime* i Mondi del Doni ^ e i rifìolotti ♦ volete noi altro che quefli 
pochi libri t 

LdSt Troppi fon eglino , h'fyverehhe hauere v« cerueUone troppo grande a effer CMpace, 
j^atiente d le^er tmi libracci che fon fatti ho^i ; t^niyri yuòl far rime « 



DEL DONI. 167 

c^tìì YM lettere , chfcun traduce , if mclti cmponganc t hf (he (ojàccie ♦ 

fan» 'Volete che io tolga altro da parte uoflra f 

tis, Se vifclp" qualche cojà moua di quelle guerre deh Ma^m forimene x di quei* 
l'Academia ♦ 

tatù Vofe^e mi che io u^infegni vn Voeta uenuto nuouamente in TÌrena 
:{€ t et è yn cordonano da tirare ^et lo potrete ridurre in bottega di 
Vifino a trebbio fcr a cicalare con salueflro del Berretta dal Gello t 

Lfts, lo Iho bene in fui mio libro , h non m"e cofa nuoua , come ho temp da gettar ui4 
andrò a colepo j^erdiffcrnata , 

F«iflt Sta bene voi non volete altro , andate fino. In eletto chi k^^e douerebhe hauere 

quejla confideratwne,che tutti ^li Autori primamente non riueg^ano le lor opere 

come fanno yna^^ran parte, non le danno a uedere, ma hajla loro hauerne fatto {co 

me fi dice) yna l'O^. Altri àfono; fecondo che in bottega mìa fi ragiona; (he 

tal uolta fanno vnpf^^o bene, et yn pe7^ male : if quejlo auiene (he l'opere 

ya^lion più yna che Valtra , il Boccaccio fu Autore di molte opere; 1/ Yiloco* 

lo, la riammetta , b le Giornate; Ma dal mondo fon tenute in più predio le No» 

ueìle. Il Tetrarca fece molte opere, b le Rime corrono il prìuile^io del migliore* 

HCC5/ (poi yn tempo che Vijò^na ben ben far bene , chi yuol che ijuci libri fi 

ìe^(/nìno yna fola yolta. Il tener ^oi anchor qualche difcretione in fé è beh cof 

fa X if direfe il ter:{p de ^U fritti d'ogni Autore fono aprouati bajlat perche no 

(ì hog^i cofa che f pop rettamente giudicare perfetta. Voi ci yedete afiaiauto* 

ri per mia fede far miracolnbè facete che ci fon certi jlomacu^i di lettori frafche 

(he non piace loro fi no poche cof e, una certa fcelta di quei deh f rima buf ola, del re 

jlo fanno ceffo a tutti,e anchor a quei buoni torcano il nafo.Quejli de Marmi hanno dit 

fenato che non fi ragioni di dìuerfi materie più a cafo , ma fi fono acordati parecchi 

di loro a trattare d'una cofa per fera ; che cofi le faranno, dotte, plebee, ofauie , 

pa^,nouele , e altre ciane ie , et ragionamenti di poca b a^aiimportanz^inque^d, 

Seconda parte fi uè dr a. In tanto io me n'andrò a Vinegia , b come torno trouer* 

rè mih cofi di nuouo ♦ 

Il fine della Vrima parte de 'Marmi del Doni'^ 
A li' -Eccellente ^ et Magf^ S ignor A nton da Feffro dedicati* 

j N «ry I N E G I A 

PER FRANCESCO MARCOLINI M D L I I. 



L A 
SECONDA 



PARTE DE MARMI 
DEL DONI 

Al ReuerenàJi^mo Monfignor ^ li Signor Afcanio 
L ibertìno , V cfcGuo d' A ueUmo , dedicati ♦ 




7n a./lNF:GIA KELUACADEMI A PEREGP^INA 
CON P iU V I L E a i O M D L i 1 ♦ 



AL REVERENDISSIMO 

Monfignorej il Signor Afcanio Libertino ^ Vejcouo 
DigmjìimoD' Auellwo ^isr Signor Noftro Ojkrumìdij^imoi, 





Gli A caiemìcì Vcregrìni , con riueren::^ ^ fi come e fon tenuti^ 
f aiutano Vojìra Signoria Heuerendij^ima» 

V R o N Jempre d'opinione i noflri Signori 
A cademici che le coje varie ^ et le materie di^ 
uerfe piacepero molto più , che il fempre cons: 
tinuare in vna forma medefima di dire ^ ^ di 
comporre ♦ Onde fi affaticarono a fare non t 
molto £vionat ^ che fra Vvno Et" Valtro hauejìero gran diffcrena 
j^c?» Poi con diletiO loro grandij^imo fi fono occupati in certi Trat^ 
tati j canati dall'antico z opera rara certamente t if hora permag^ 
gior gufìo de he^i animali ^ hanopoflo ogni lor cura afcriuer ra^ 
gionamenti nuouial mondo; ne fi poteuano cauare d'altrouefi to^ 
fio 3 che dagli Academici Fiorentini et Peregrini (fia detto con 
pace di chi fa far meglio ) 6^ più tempo fa regiftrati neW Idea 
della memoria ^ de curiofi lor ceruelli t Queflo e il primo fondas: 
mento dd nofìw defiderio adunque ^ di porgere al Mondo cofe , 
tanto vtili aW animo Diuino^ quanto diktteuoli all'intelletto Hu^ 
mano ♦ ha feconda intention noftra e fempre fiata d'honorare le 
perfone ^ i Principi ^ i GentiVhuomini , ^ mirabili intelletti con il 
prcfentargli le noflre piccole virtù , ^ dedicare i libri flampati 
daWAcademiaachiedegnod'honorej V* S* 'Keucrendifnma 
non fi marauigli adunque ^ fé habVwno faputo far f celta d'vn n 

Ai ii 



geritile ^dotto e nohilip* gì cucine pari cJi V, S* perche Ufama ci 
ha affermato (he i meriti voflri s'al:{eramo al grado di più hono^ 
rato (/e più fi può dire per hauerlo voi ) feggio ♦ Et ne fiamo 
certiperche lo Jj^ìendore del Signore Gieronimo lUuflre , padre 
voflro ìUuflrijìimoe degno di tal figliuolo , et di vederlo ^in quel 
grado che fi desidera , ^ maggiore anchora ♦ Ecco adunque che 
tutto il mondo ci loda , €7' ci rirgratia 3 per hauer fatto fi ottima 
eletta^ a conjacrare a piedi del merito della voflra virtìi^ il prefenf 
te volume y di variati ragionamenti pieno t affermando a V* S» 
"Reuereyjdijìima ^ che fiamo anchora tutti noi ripieni di contento ^ 
conofcendo di far riueren:^ , a vn tanto Monfignor Virtuofo , 
cortefe ^ Centine , i:f liohilifiimo ♦ Et facendo fine pregamo Ids; 
dw che la feliciti , ^ molto di core ci raccomandiamo* Di Vi^ 
negiaaUi X X V di Ottobre M D L I K 
dell' Academia Peregrina ♦ 

Di V* S. R. 



VL prefidente dell' A cademia Peregrintt * 



RAGIONAMENTO 

DELLA STAMPA, 
FATTO A I MARMI DI FIORENZA* 





ALBERTO LOLLIO, FRANCESCO COCCIO, 
ET PAOL CRIVELLO.' 

O I fiamo Veramente dHnfinito ohìigo tenuti Me/* 

fer Francefcocon quel felice ingegno 5 che primo 

l ritrouo la heìlijìima inuentione delle flampe da irrif 

primer libri *. Et certo grandijìimo henefitio fece 

V ìnduflriafua agli huomini dotti del noflro tempo ♦ 

Cec, chi credere altramente farebbe a mìo^iuditio tenuto fiu tojìo maligno che i^norant- 

te : per (he io non reputo huomo chi non conojce tanta gratta ; tf chi non la ricot 

vcfce e <j«^ irì^rato che «ò . Ma chi vokp anco confjjare il >iero , non fa* 

r ebbe pero peccato in spìrito Santo ,Jefi diceffe che moki begli in^e^ni n'hanno 

per ciò riportalo di grandi jiimo danno ; tanto che chi ben mijurajje /' v/JO if hit 

tro la bilancia jlarebbe pari ♦ 

toU lo nonfo Coccio ,fe voi vi crediate queflo per vero , fé pur lo 

diciate per modo di contradire , et per hauere materia da ragionasi 

re t ne pojìo credere per la buona opinione , che non pure io , ma 

ogni huomo di gitiditio ha delgiuditio voflro , che vi dia il cuos 

re difcficnere fijirano paradojìo 3 quanto farebbe prouarmi chela 

jìampa hauejìe fatto danno a huomini virtuofu Et certo che nò mi 



6 I M A R M I 

jara dijcctro vciire come vi fondiate a così credere t che non fon 
ferì) tanto ojìinato ^ che io non af coltaci ragioni , o vere^ ofimiss 
li al vero 3 isT non crederi cofa che mifopefojficientemente proes 
nata £s' difefa ♦ 

Coc* Io terrei troppo diffciìe ìmprefa afcjler.ere , s'io uóìe^ì difputar frohahilmente quet 
fa opinione ; b- ma^^^ìcmetìte coma yoi ; iìquaìejete troppo affcttiomto a quet 
fo effrcitìo ♦ Nf Yorrei mof ranni a voi tanto nemico delle fampe , che io 
fop ^fiudicato dir centra tnefiejjo ; hauendo io buon tempo praticato con ejìe ♦ 

LoU ^txhi ne pio meglio ragionar di voi , fé pochi altri , et forfè nef:: 
funo maggior cognitione non ne ha di voi * 

Coc* Certo s'io YOÌefi dire di non intendermenem farei afai poco honcre , Ma Mefer 
Vaoìo che è qui , iffi crede forfè che^ìifa lecito farji in otìo , quando ^li ah 
tri tramenano , non debbe anch'exit entrare con ejfo noi a parte di quefa fatica f 

Cru ^ fendo io huomo pu toflo atto a imparare tacendo 6r afcoltaìido ^ 
che ad infegnare ragionando ^ dif^utando^non e lecito che teme^ 
variamente io m'interroga fra due qualfete voi*. E^ non e dubbio 
ch'io ne farei tenuto per do non meno ignorante che ardito * con^ 
tinouate dunque i uoflri piaceuoli ragionamenti ^et non mi uoglian 
te inuidiare cof grato ^ utile ripofo ♦ 

eoe* Voi non douete rimanere d'entrare in quefa battp^ììa perche temiate ài perder e, op*. 
ponendouìfcìo a due , ne per yer^ogna aco^andoui all'uno di noi ; chetici pof 
tete Mederei di maniera inimici i:f auerfari , chejperans^ alcuna non c"è rimafk 
più dì pace ne d'accordo i an7(ljècuramente potete i/fete tenuto entrare , dpi* 
^liandoui a quaì di noi vi pare che difenda la ragione t Si per digender la pan 
te deh Qiufitia , hf anco per terminar più tojlo le nofre liti col yofro aiuto ♦ 
Et Meffer Alberto qui non haura per male , che voi m'aiutiate contra lui . 

lól* A n:Q me lo reputerò a gran uentura 3 ^ io di già lo prego ch'egli 
s^umfca con efo mi t perche maggior gloria mi farà uincer due fi 
ualorofi campioni ♦ Eé non dubito punto che la uittoria farh. mia ♦ 

Cri. Mefer Alberto af[ai dehilfikriafara la vcjlra , quando pur m'haurete yinto x il 
(he nonfo cerne vi fa facile , quando anco vifofepopibile , Ma io credoben 
che il Coccio non fa con di k^^ìero per lafdarfi abattere , if^ia me lo par uff 
aere tutto pronto al contrago ♦ 



DELDONU 7 

CoCf Certo che Vintention mia non e di cotendere con Mej?er Alberto 
ma fi bene di trarlo forfè d'alcuno errore ^nel ijuaìe]^er auenturafi 
ritroua tiratom dalla dolce:{:^a della gloria , ^ deWimortalith la 
quale j non fo come ^ ifumi delleflamj^efogliono nanamente ]^ro 9 

mettere altrui ♦ 

Lei Ve tema del nome e cofa, chef pò coiferuare mhora , in materia fìufok che 
le (arte nonfovo . Ma voi mn mi negherete ^la che le carte i^lefcritturenon 
hahbìaw fatto alcuno fiufamofo che i Metaìli e i Marmi von hanno fatto ♦ B 
Mei Ihauete potuto ben comprendere nelle Statone , if nelle opere de^li antichi* 
Ver ciò che (lueUe o foco tempo f fon conferuate , o monche , o rotte fono giunte 
a ncpi temfi ; la ([ual cofa nonfo cedere come hahbia tenuto Pintento loro^Md 
quep con maraui^ììa di chi è yenuto dopo ; hanno fatte apparer Yiue , if in» 
fiere le immagini di tal che non faranno fen^fama , fé ì'ymuerfo pia non 
f difoìue , 

eoe* Se egli e nero che le fritture hahhiano hauuto poj^an-^ di fare ar^ 
riuare dopo tanti fecolifino a giorni noftri la memoria degli huot» 
mini ualoroft ^giaj^'enti , ^ ridotti inpocapolue , io nonfo ues: 
dere queftofi grande obligo che noi habhiamo hauere a GÌouanni 
cuthembergo da Magontiamientore delle flamp e Vanno M e Csi 
e cxLt poiché il mondo fi lungo tempo s'è ualuto della J^enna 
in perpetuare i nomi ^ 9sf in conferuare Veternitlì delle cofe fritte* 

Cri* Se al tempo che la lingua Latina foriua,if erano in colmo le Scien^et l'Arti, fof 
fé fata in yfo Pinuentione d'imprimere i libri ; noi di molte beile cofe fiamofpo> 
filati if cafì y lequalffonofepdte neh infnite diputtioni di Roma if d'Iti» 
Ha , che hora non defderaremmo nefofpiraremmo inuano ♦ t:\;:«^ 

Lol. Due il vero M ejìer Paolo* 

Cri, "Et qual danno f potrebbe a^ua^ìiare ah perdita della V^epublìca di x:icerone, deh 
la -Economica di Xenofonte da hi fatta Latina , de ì XXXV libri delle Ui' 

prie dì Voìibio , delle -Deche dì rito -Lìmo , della Medea rrasedia.et de ifei 
libri dei Yapi d'OuidìOydeìa ma^sm parte deh Ccmedie di rerentio ; le quali 
andarono in yifhilio infieme con la fua tìuerenu;^ , if d'ìnfnite altre di^nìfi* 

me opere , che f fono Jm.arrìte f Le quali opere , quando lapmpafcjfe fata al 

fùo tempo , come hora e al nofro ,farehbonf conferuate, malgrado de i Barbi» 
ri, che l'hanno fpente col fuoco , o portatele ìnfeme con l'altra preda fuor ieU 

mfra Italia neh Vrouincie Uro » 



S I M A R M r 

eoe* uora hatute mojìro (o Criiu'ìlo ) con U l'ciroU vojìre da ijualpara 
te pendete ♦ Et certo mi piace che mi vi ^latc dichia-ato mnnco , 
accio che iojappici ben da voi guardarmi . cjr non hahhiate modo^ 
come amico finto ^ a nimico coperto di nccermi di nafcofo ♦ Varea 
te dunque buon fenno a difendere ^ ^ riuelare chi ha bifogno di 
difeja dijofìegno * che veramente la parte vojlra jìaper cadere 
^ oprimerfi daje medesima , (ì '^ eìla debile ^ malfond)ta ♦ 

Cjf'u lo r\on mi fon pojlo a ro^'onar perche il Lo^'ohaue^e mfdcro di difefa t che io r.on 

"veggio cefi manijffimeme ip^jiuriarlo , j{imandoìo mi atto a difenderji da fé 

jiejfo , if tale non è e^i ; mn perche non nfhabbiate più a prouocare ne^e uope 

mìjchir ,if a ciò che io non mi pa con le mm a cimoh c^uindo yoì ^unrej* 

^iate infeme tfn^a che mi pre di fauorire h ragione , 

LoU Ne io tanto fon arrogante che prefuma da me fleti a potermi difendere 
dalle uoflrc calonnie] pero conferò d'hauere ohligo a Uefer yao* 
lo j ^ lo prego che me aiuti centra noi ♦ 

Cor, Se ben mi ricordo , io credo af^ai ^fùficiertemente hauerui mojìrato che1 mondo , 
comodamente ha potuto fare tante mi^lim d'anni fn^ l'Arte delia fampa . 

ì-oU Quella parola j comodamente^ a me pare che importa troppo pju che 
noi nonflimate 3 afai era dire chel mondo fi lungo fj^atio di tem^ 
pofifojìeferuito delle fritture Jen:^ pafar più oltra: ^ lofor» 
fé u'haurei conccjìo parte di quel che dite ♦ 

Cor. Già non mj potete ne^qar pejlo , 

Loff Ne uoi potrete diie^ che queflo cfercitio non hahhia fccmato altrui 
quella fi lungi ^ intoUrahile ^ continua fatica dello fcriuere* oU 
tra che vn'huomofolo fl:impa più carte in vn di che molti nofcri» 
iierebbonoin molti * 

Coc. IO r\on u'ho arco detto Vvno t ejercìtio mecanìco if firdido , if hhro Scientii 
vohik if gentile , 

LoU y/^oi inferite che lo imprimere libri t plebeo 3 ^ lo fcriuer carte 
nobile ^ honorato t 

Cor. Quep apunto Meglio dir io , 

crii. Egli fi pare bene che non vi ricordiate d'haucr Liio vna lettera di 

non 



DELDONIf ^ 

non fo chi , che tanto biaftmi lofcriuere ♦ 
Cor. vho letta , if tropj^o bene me ne ricorda. Ma quel ^aìant'Uomo non hìafimil''ir* 

te , ma la fatica ; fi come queh che era amico dell'agio , if delle comodità ♦ 
toU S 'io yolej^i haurei potuto anch'io dir mal dello Jcriuere ^ ^ agiuns 

gere alcune cofe a quella Epifìola ♦ 
Coc, Quando -^joi lo hiafimap , iirep coma voi medefimo; che per quello chenemst 
jìrano i bei (aratteri di uojlra mano , fate fede d'rjjeruene dilettato più chemei^ 
texanamente , if d'haueruìjpefo tempo a impararlo , Oìtra che lo Jcriuere non vi 
deurebhe ejfer in odio per molte cagioni , ma più per e^er padre deh Stampa* 
LoU h'intcntione mia non fu di vituperare quei che fcriuono 3 mi io 
volft ben farui conofcere la grande vtilitd che vien dallo imm 
primere ♦ 
Coc, Deh , Meffer Alberto per Dio, fé qucfia s) in^e^nojà arte yada o^ni giorno auan> 
:^ndo b- vincendo Jèjìejfa , non yi fia ^raue dirmi la tanta ytìtita , che ne 
riceue il genere humano , 
LoU QhÌ vorrei vedere affaticare voi 3 jì come quello che molto meglio 
di me lafapeteper lungo vfo , isr" per ciò potete mofìrarla altrui 
che io ^fe non da ^ochi di in qua-, che io fono in Vinegia^ non ho 
hauuto la pratica &r conofcen'^^a di lei 3 ^ la fua gran merci ^mi 
conofco efìerle molto tenuto i. 
Coc* Alcun ^ranjèrui^io vi debbe eh hauer fatto ♦ 
LoL Et chi ne dubita ^ 
Coc, Ma dite per Yojlra fé ♦ 
LoU II dirlo efopcrchio 3 ne altramke farebbe che fHo volejìi farui crea 

dere che io ho obligo a chi m'ha ingenerato ♦ 
Cri. Guardate di non dir troppo' , if di non moparui , come fijùol dire , ^uafio de 

fatti fuoi . 
LoU Io dico da douero , ^ del miglior fenno che io ne habbia ♦ 

Coc* Voifète più tojlo acconcio a mojlrarmi la^rande^;^ del Yojlro in^e^no, ejìahant 
do le cofe pìccole , che a farmi vedere il beneftio elfaucre , che vi può hauer 
fatto quepc^entil Giouane , Ma il primo non m> nuouo t eh.''} mon.io ha ^ik 
p>Huto benjimo vedere ne^ìifcritti di Mepr Alberto \.ollio Pe^oquen^s i^ofira* 

LoU V 0; di ticppo m'hono'ate , 8r lodate x benché io nonpojìofe non 



10 I M A R M r 

afprcT^T^ar U lode , che mi viene data da huomo lodato 3 amhora 
che io la conosca auan:^ne il mio merito ^ ^ procedere più tojìo 
d'amor che , gentile:^^ voflra ^ portate ame y^ alle coje mie ♦ 

Ccc* icdardcuì rcv pire ,fo quth (he io dthho , ma precuro il mio Unore ^jacenào'' 
mi tenere huomo òi ^luàitio , in honorarui qua! miji conuiene * 

Cr;«. 'Lanciamo le cirimonie Mej?er Trancejco^ ^ vegnamo aWohligo 
c'ha il LoUio con lejìampe ♦ 

lei, le Wh ^la detto (he non mi reputo e^er tenuto meno di' Arte de^ìi imprej^ori di 
quello (he a mìo Vadre io dehho, 

C0C4. 'T toppo promettete j fecondo che mi pare 4- 

LoK A«KÌ yi dico io di più. 

eoe* Hor queflo sì che mi par nuouo in perjona di tanto valore ^ ^ dì 
il chiaro jj^irito * 

Lo/. Io rrà (cncfco ìi farlo più ejfere ohìÌ£ato ée Stampe ; ch'a mio Padre nonfinoji 
quanto e da (jj'ere più apprc^i^ta , tf hauuta cara la vita dei nome et deh fai 
ma , (he non è qucfa or.d'io rcjpiro ,Quthe per effer perpetua , almeno dì 
hnéi^ìm.o tempo '. quejìa r per durare pochi anni , Wna è ^kria dello Spiri'' 
to , if di'tlnteìietto ; Valtra delle membra , if del corpo , La prima e de^ìi 
huminifmcft , h \hpi ; ìa feconda t a noi comune con le befiie , b conili 
altri a'!n:aìi . Verche potete ajfai maniftflmente y edere, che io tanto non m'im 
^anno , quanto vi dauate a credere , 

eoe* T^onadooniuno y Mej^er Alberto ^ e comef^o quefìopriuilegio 
d'eternamente viuere : perche , come dicono i ìcggifìi ^ egli e gran 
tic^fpctiale j ^ non efce della perfona^. Ne tutti quegli che fìam* 
pano hc.rwo grctia di vedere conferuarfi le loro opere . A«:^i mol 
ti fono &r infmti coloro che fanno Vejfequie alla lor fama ^ prima 
che'l corpo vada f otterrà j et quegli per auenturapiu tofìo le vegs 
gono j che per alcun tempo maggior grido al modo hanno hauutoj 
d\ quegli intendo chefetì:^ alcuna fcien-:^ , cogniticne di lettere 
hauere dati fi fono a imbrattar carte (per dire iofo la lingua He^ 
hrea , ^ la Uorefca ) comeil capriccio et la naturai fauella Ita* 
liana dettaua lorot parenti di quel Gigante Malacarne che per 



ij 



D E L D O N I» ti 

hreue fj^atio di tempo volcua guerreggiare con tutti i dotti ^ts' i'e 
HT^ijfato con Vìgnoran:^^ ^ con V Amhitione^volcndofifar tri* 
butario il mondo ♦ I quali non so come in vn momento fulmiuaU 
dalla DottritìU &r dalla Modeftia ^ degli huomini dotti ^ et virtuosi 
fi , fi fono ritrouati opprejìi fotte le machine de i monti , che epifi 
vantauano di porre vnfopra V altro per afcendere in colai modo al 

Cielo della gloria if della grande 7^:^ humana • 

Cri, Concfcerfp^Ii Yoif^jì^firji nome i 

LoU 2\ fiutargli j non che ad altro fegno 5 perche hoggimai fieramentt 
putono a ciascuno . 

ecc. ir tìel yero quep è^ran cefi a dire che IHiìfnìta (juantita de ì Yolumi , che aU 
tri ^ublica al mondo, non b^fiefer ac(juij}are il Varadìjo diuiu eterna aHefcrit» 
ture decjìifciccchi , an:^ è per y'mere più h legenda di Strafcino, che le epe* 
re di tale , c%nno fitto alla f ne k riufcita d'una girandola , rimajà la con un 
fu^o di Zolfo , fef di folue , il ^uaìe doj^o hmrlo amorhato , hi Jjannito 
il Mende , 

CrÌ4 Marauigliato mifonfempre ^^ tuttauia ftupifco non come quefti 
tali fiano flati in opinione difcrittori^ &r d'homini rari j ma che le 
perfone di grado ^ di merito non pure ^i hahbìano degnati ma 
fatti immortali anchora ne glifcritti loro ^perche fé di qui a vna 
etk due ci fofie con cefi di poter ritornare a que fio mondo uè» 
armo che quegli che dopo noi uerranno^ leggendo i nomi di quefti 
nelle opere di molti autorijgVhaurano ^ huomini di ualore^ mafiis 
mamente efiendofigiajfenteetfepolte le gojferie di lor medefimii. 
Vonghiamo^ conto ^ che vno nefuoi libri buoni nomini vn cattino 
mirabilmente &r lo lodi j dell' intentione non fi può giudicare ^ non 
credete uoi che di qui a dugento anni il meccanico habbia da ejìerc 
fiimatocome eftatofcritto ^ come dir nobile buono ^ perfojia 
d'ingegno da chi uerrà dopo noi i iquali daranno fede a quanto il 
ualente huomo ha fidato fu libri i 

Coc, Mffir no i (he io non lo credo , 

hi a 



t% I M A R M I 

cri» Chi ut domandale Ma ragione t 

Cor» urei che (hi k^ser» , ^ ccrjiderera diligentemente , moper* fé le fon vere 

iodi , if vedrà che fin taluolta yitu]^eri cederti , fiati maleinteji da chicli ri* 

cene ]^er huovi , o i^er honori , 
Lo?* 'Eccoci ai comenti ^ alle chioje » 
Cor, Direte voi che linfmia nonjt pojfrt inor]^ehre con vn« coj^ertd di gloria, fi che 

eh «pptjid y non jici ? 
LoL Diro eh' Voro i^ Vargtntofi conofcono al paragone* 
Cor» Et direte il vero t perche le^^endo dcue il ncbiìe humo loda chi n'e de^no , non 
' ritrouerete parole am^hihoìo^iche , ne chi Ji fonano pj^ìim in mala parte anco* 

n X ar\-KÌ vedrete purità di mente ,fmcerìta d'animo , if ejfahatione honorm* 
cri, "N on e duìiquejernpre honort U lode , chz mene da huomo lodato t 
Coc. An^l la lode e in o^ni tempo lode ;fi come il hiajimo in ciafcuna hora e biafimo ♦ 
LoL Voi mi concedete adun<^ue che la flamba pò fa eternare la fama de 

^À huomini i 

Ccf» "De^x hmmx h , ma deh befiie no ♦ 

loU Taccole le hejìie neflite dahuomo hauranno uita nelle opere de gli 
inteìletti chiari , pero uiuranno elle , o uituperate o lodate » 

Coc* il viuer con infamia e poco meno che h^er morto ♦ 

LoU Et io ho conojciuto de gli huomini grandi non curare del modo con 
che f'acquijìinofama^pur cheje VhahhinOi. Siue bonufme malum 
fama ejì , diiìe Gricca quando ahrucio la lettiera , mafcanfamo 
occasione di dìre^Gome mi farete noi probabile la propofition uoss 
fìraicioe che lafìampa habbia portato danno a gli huominifìudiofit 

Cor» U haueua quefio pfr cofi chiaro , che non mi credeua chefojfe hifo^no faruenefe* 
de xft come farebbe opra perduta chi voìeffe prouare che'l Sole fcaldaffe , eH 
iHOco cocete ♦ 

Cri» Voi fate quefìe uofire opinioni fi comuni > che pare che habbiate in 
fauore del parer uofìro il parere di tutto il mondo ♦ 

Cor» Il ^Anno che rihanno ricemto^li hitomini dHn^e^no , è primo de ^ìi fcrittori , i qua* 
Ufi come^qìa deìì'ejfercitio ìorofileuano auanT^^rJi i ducati , apem bora ne ^ua* 
adivano ifoìdi . 

loU Compenfate con (juefìo danno Vutilita , cf^e ne traggono tante mi* 



D B L D O N r, ij 

gliaìa d'huomm ^ che ci uiuono dietro 3 ^ la cofaandrk dinari ♦ 

C<J^, ll^ioumemo di moki , e k ejjere frepop d'Ytih di pochi t ^Jen^a dèlio in 
mtissm mmerofumfemj^re , tffono tuttauia^U Scrittori , che^ìi Impreffori, 
Uor mi fotrep dire , che difficile era in quei temj^i hauer di moki libri fer k 
grande J^ejà che fi fdceua in ej^i x h coji comodamente c^ni yno non era atto a 
poterla fare , fé non qualche ricco i^ ^raw ^f nfi/bomo t ipoueri huomini erano 
forati darf fllhrf/ mecanice, et a^ft ej^ercn^ Vili ; fi come quegli che non fot 
teuano apparare le Scien^ per carefiia di libri ♦ 

I.0U Ko« f e^i qucjìo uerijìimo ^ 

Coc* Certo Sì , ma ditemi ; quando fu ma^gìcr copia d huomini grandi , in quei tenw 
fi che le pmpe non erano anchora aì mondo , neh nopa età , che rCefi 
^ran dcuitia per o^ni loco f 

LoL In ciafcim tempo e flato gran numero d'huomini dotti ♦ 

eoe. Va/ia a dire il uero , Mejfer Alberto , non furono ejino infiniti ^li huomini do^ 

ti , if ^ìifcrittcri Eccellenti al tempo d'Au^up i 
Crii. I / numero de grandi fu femore piccolo* 
Coc, Et hora e più che mai , Hebbe quella età Cicerone ; Virgilio , Horatio , OuidiOa 

if tanti Celeberrimi Oratori , che baprono ad \hpare la lingua latina. 
toh Ha il noftrofecolo tanti poeti ^ ^ tanti Oratori ^ che fono fuffi^ 

denti a rendere la lingua Tofcana chiara ^ famofa^ sfarla gir 

di ^ari con le due già quafif^ente ^ la Qreca &■ la Latina t 

Co(, No« cosi a furia ,fermateui yn poco ; de i Vceti ne hahbiamo noi tanti , che ver 
(ìafcuno Oratore ne potremmo annouerar cento , Ma , come dije PAriop » 

Son rari ì Cigni ^ ^ gli Voeti rari 
Voeti che non flen del nome indegni « 
LoU lofto quap^ credere j y'?o ardip di dirlo , che al tempo àiuartias 
le fi ritrouajìeroflampatori di libri 5 ^ forfè inan:^ di hit perche 
quando egli uoleua infegnare la doue fi uendeuano ifuoi libri de 
gli epigrammi , dopo alcuni uerfl dice i 

Etfaciet lucrum bibliopola Tryphon^ 

Qjiafx yole^e dire, A Ido che n'ha molti da y^derejarkgran guam 



C4 I M A R M r 

dagno d^ep^et fendo chiaro (he lojcriuere a mano e di graie fbefa 
£r di molta fatica ^ olirà il confumamento di tempo certo e che 
vn libraio di poco nome come doueua ejìer ^uejìo tale^ non ne hats 
urebhc potuto fare fcriuere gran numero , da tenerci in uendita , 
€^ da farne gran mercato * 

Cri, le YJ ricordo che in quei felici tempi non era la carejlia che e hoqm di buoni Jcritf 
tori X an^ mi pure d'hauer letto ne Dijìuhi prcpr^ di Murtiaìe , dna alcuni ah 
tri autori de^ni di fede , che^li antichi teneuano Jèrui Jpetiaìmente a que^o ef 
fercitio ; perche non farebbe da maraui^liarfi , che kfcntturafojjejiata aHon 
in poco pre:^ , per ìa^ran quantità di quei che fcrmuano i ìf cosi yilmente 
f follerò yendute l'opere fcntte a mano , 

eoe* R itornando ona'io mifon partito Vahonhn:^ de i libri ^ c'hafatp , j 
to uenir laflampa ^ e fiata cagione di molti inconuenienti . o 

Lo/» B quali fon quejli difordini ? 

eoe* Vrima molte perfone nate uilmentey le quali con maggior utilità del 
mondo fi farebbon date a di molti ejìercitij meccanici > èr degni de 
oli intelletti loro ^ tirate dalla gran comodità difiudiare^fifonpos 
fie a leggere t onde n'f poifcguito che ^.i huomini nobili ^ dotti^ 
fono fiati poco apprcT^-^ti^ ^ meno premiati j ^ molti fdegnan^ 
do dihauer compagni nelle fcié:i^ le più uili brigate Joanno in tutto 
lajciato ogni buona difiplinaye cofififono marciti neWotio^e mila 
lafciuia * In quefio modo e mancata la dignità , ^ la riputatione 
delle lettere 3 £7 cefiati anco ipremij j poi che s'è potuto uedere la 
granfacihth. Ef la poca fatica ^ che t nel uenir dotti ^ letterati ♦ 

Lo/» Vinuidia e vm pe^imo y entro , ^ nimica a fatto del ben puhìico . benché io 
non credo che fi mala pcjìe habbia loco nell'animo uojiro, purgato d'ogni pajìione, 

cri* M. Tracefco poco fa m'ha fatto ricordare della malignità di coloro^ 
che mofii da inuidia ^ ^ ambitwne biafimano a torto le traduttwni 
d'uno idioma tieW altro j ^ fipecialmente di Greco ^^ di Latino 
nella ling^iici nofira ♦ 

Coc, Nf anco quefc ejj'erckio mi pare molto honoreuok , mafimamente fatte neìia fflu» 



O 



).I 



D E L D O N r* »^ 

riera c'hca^i s'ufa , if credo (he di que^a opnicrefi^ mt il LcH/'o ♦ 
lo!. Si fon per (erto ♦ 
Cri, Se vci r,'hmfr kuutc liJc/,ro , certe mdti hvro , te rir^ratierep chi ut se 

cf[i!mtc,fr.a ]^er h co^/^vìticre c'hauete deh lw(jua ìama^uifate kffe di chi tra* 

duce , tf di chi ìeg^e traduitmi * 
toU Ke ài chi traduce , tie di chi legge Jcmplic emente mi ri/i iogia mai 5 

ma f bene di chi fi mette afarcofa chenonfappa m'ho io fatto 

beffe , €r ridtrommi ogni udita , che m'oaorrir)i^ Et uo^io àirm 

tiipiu oìtra che io per me, quando poj?o hauere traduttioni fedeli^ 

£jr 'Tofcane ( ma ma ) lafcio fempref 
CC(, ( Voi dome leader manco chHo tìonferfe , ) 
loU Gli autori proprij-, fi per f amar mi fatica ^ et auan'^^ar tempo^comc 

per imparare in ejìi la lingua^ ma pochi fono quefii felici ingegni^ 
che a cw mipcj^ano indurre j ne i quali porro fempre il Titoliuio 
di Mejìer Jacopo Nardi ^ VOratoredel S » Dolce, Tucif 
dide del S. Stro7^:Qy Seneca del Boni 5 ^ qualche altro autore 
fcartahello poi , anchor che fieno le traduttioni mediocri ♦ 
Coc, Se^ìi hucmini dotti fi fojfero dati a tradurre , non haurefie cagione di dir così ♦ 
toU 1 dotti fanno da lorojche e più lodeuole ejìercitioj pare a mej^ffen 
dono il tempo in altre cofe gloriofamente veggedo che la mìferia de 
pedati.et la furfanteria delle dottoref^et^ auaritia et^ uiltà d'anis 
mOj più che per gicuare altrui , ^ acquifìar fama a feftef^i , ^' e 
pojìa a tradurre per vilijìimo pre:i(^j facetido mercantia delle vir 
tìi^isr quefla maladetìa f^erayi'Zji di guadagno ^i ha indotti apre* 
cipitare Vopere^che ep douerehhcno ^ meglio confederare^ et più 
lungo tempo aprejìo di loro rite?iere , non vedete voi che e^ii e' e 
tale che traduce a opere come fanno i manoudi t 
Coc, Le virtù che fempre hanno mendicato il pane , hr fono ot^nì di più puere , pr 
Vauaritia di molti Vrwcipi , non pedono fare altro , Verche i yirtuofi meritano 
più tofio d'edere aiutati che riprefi . 

cri, lo , che fui caufa frmettcndomi a ragionamenti vofìri di faruifar 



l6 I M A R M I 

quejla àigrepone , vorrei anco , poterai ritornare Julia via ♦ 
Lo/, eDc «on è fiata fuori di ^ropofm t if poi quejhjàìtare di palo infrafca è crdim* 

rio de i difcorji fiaceuoli , affittì fer piacere , non per acquifiarjama , 
CoCf Se ben mi ricordo ^ io era entrato a dire de i danni ^c' ha fatto la 
flamba a gli hiiomim del nofiro tempo ^perche volèdofeguire apref 
fa diro , che Vhauer tante leggende frh piedi , ci hanno fatto falir 
fu (^uefìif cartabelli , ^ penjando d'al':^rci fumo ftrama7;j^ti in 
terra^ et dato di mano in queftifcritti che dell' in chi ofiro della jìam 
pa erano fref chi , 'a' cifiamo tutti tutti imbrattati di nero il ceffo 



Talmente chefiamo beffati henej^e^o , incambio d'ejfer lodati* 

Ldf. Come potete voi dire che ìì^ran numero de libri , if k lettìone delle cofe diuer* 
fé faccia dar\no a i hejìi imeììetti ; if non più tofio micchifca la mente , fcf h 
riempia di bei concetti , fcf di rare muentioni i 

eoe* VYOuateaeferea vnatauolc douc fieno infiniti cibi diuerfi ^ ^ la 
maggior parte cattiuiuedrete come uoi u' accenderete ilgujioet lo 
ftomacotnel torre vn hocco qud et vn Ùjallafine non faperete che 
faporefìfta il buono , ne allo fxomaco il cibo utile . la Selua de 
libri che ci f para inan::;i come vn giardino di molti frutti^ hapoa 
chi arbori da cauarne cojìruttOj chi torto ^ qual me:^fecco^ vno 
marcìfce , Ef Vahropunge^ '^ P^'KJ^ ♦ Onde non u'e tempo da 
corre poi de frutti buoni fé pur fé ne trouano alcuni* uafe Vhuo» 
mo pafcejie il juo intelletto di ottima dottrina ^ che ne pochi libri e 
ripofla 3 egli partorirebbe poi frutti degni di merito ^ d'honore ♦ 
Queflo accade forfè a noflri tempi o no t fé non e uero do che io 
dico j guardate quanti intelletti uengano hoggi aperfettione^ il che 
non aueniua a quella ^ uer amente etcì Aurea d'Auguflo^ quando 
fiorirono lefcÌ€n:{e ^ Varti ♦ 

Cri, M, Francefco molte altre cofe , ^ di mailer , forila , forfè n'hanno la coltra , le 
quali credo che non faccia mefiiero ejfer raccontate a Yoi huomini d'in^je^no , ^ 
di Yaìore , perche giudico bene che ripigliate la materia deh quale ra^wnauate* 

COCf Jlprefente difcorfo era tuttauia nel fami conofcere il danno che n'ha 

fatto 



fatto la flumpa ^psrche continuando il nojlro ragiondmenfo Ji ut 
iico j che ineflunabiU mi pare il nocumento ^ che lu uanaglorij de 
gli huomini,/lfumo della ragia ha f ano almonào* ogni Pigiate fh 
jtapare vna leggenda fcaca:^utci rafpe:^\ata ^rubacchiata ^etflrap 
paia da mille leogendaccie gojfe 5 ^ fi ne va altiero per due fo^ 
^Mi^ , che pare che egli habhi biuto f angue di Drago 3 opafciu 
tofi di Camaleonti ♦ Come egli vede (gualche fua ccntafauola in 
fiera , egli oIt;^ la coda 3 t/ due fate largo 5 io non cedo al Inerti 
ho 3 [' Ariojto Vho per fogno 3 il $ana:!^'^ro ^ ^ ti Mol:^ non 
fo?i degni di portarmi dutro il Petrarcha , cofi credendo^ rubar 
la fama altrui ^ acchic^vpa su la vergogna per fé* 

Lei Qu(^o non e ^ia dinne che ìajlamps faccia ; ma fi ben Ycr^oj^iu <// coloro che 
ardijhno furio , if vituj^ero di chi ^otrebht' i:ììptdirlo , trje't cmprta, 

eoe* Se jt tagliajìe la flrada per vn editto vmuerjale : che ogni librw:^ 
7^ da trejoldi nonfiflampaj^e , EjT i'accor damerò a quefto Vvnicf 
ucrfaità de reggnneritii farebbe bello etproueduto a qut:floda?mo. 

Loì, Tlatone ordino , che nonf puhlica9e cofà coinpofia tffcrittu dn altrui , fé pimi 

non era yifla , if cenfùrau da ^erjònefcpra ciò deputate , Or /? (juejlo fi faf 

ceua in ([uel tempo , che non era cosi facile diuu[^are in o^ni parte del mondo le 

fcrittur^ , che haurebbe fatto thuomojmo in qutjia facilita che habbiamo noi di 

mandare a procejìione o^ni legenda , tf ojni facetia ^off^ if dishonejla { 

Crii. E non e dubbio alcuno che con quejia leg^e fi porrebbe freiio a mot 
ti che corrono a gara a fiaccar fi il collo ne torchi ^ ne gli flrettoi ^ 
^ s'aniegano nellinchioflro , 

Cor. Non yi pare ejli cofà infame , if Yituperofa chef ledano afamj^a tante dishof 
nrfà , come ye^iamo '. 

LoU Varebbemi che non gli irnpref^ori^i quali f' afaticano per guadagnai 

re j mai componitori , i quali non fi uergognano di ritrarre la lor 

uitiofa uita ^ ^ dar pejiimo ef^empio al mondo con adunar facetie 

uituperofe 3 fcr ne douerrebbono ejìere agramente ga^igatifir non 

fo fé noi giudicate ^ che fa lecito fiotto colore à'infegnare argutie 

C( 



4$ I M A R M I 

moflrdre Verefie manifefle , rujfianefmi , ^ colmare il hhro Mt 

pu difoncfle 'a' fuorché ferole che fi poj^m dire ♦ Et poi quefii 

tnoflri ^ Jcondature di natura Jcn qIt^ù doiie douerehhono e^cr 

Jepulti ( io mi rido che fijon fatti vna faccia inuetriata ^ non fi 

uergognano d'efereper eretici fattibadalucchi al popolo a onta {f 

hiafwio delfecol noflro C hrifliano ♦ 

Cri, Virche mn è cesi concedo a^ìi hucmini del ncpo tempo Jcrìuere neh Vir^ua che 

fautfimo ccfe lafciue , h dishcmjìe , come fu lecito a yir^ilio , Ouidio , if 

Martìdìefcriuere r.eh hatìm ^^ia che dìfie Cicerone (he c^tii ccjàj^'orcaf pò 

'teui cmoàmente efemere in c^ni idioma con parole honefie ? 

COff 'Voi mi uorrefìe ufcire per le maglie rottet ma e non ut uerrafatto^ 
non dobbiamo far paragone della licentia^ deWabufo degli anti* 
chi con la m.odeflia^ ^ con la continen:{a de i giorni noflri a loro 
che non hatteuanolume alcuno della fede ■> ne conofceuano IddiOy 
rareua chefcfe lecito ^ concefo ogni ccfafcriuere almeno 3 per 
che le leggi feuer amente puniuano chi male operaua^-A noi a i quali 
s" e manifcfìata la ueritcì ^'cfla luce di Chrifìo ^ nonfla bene^nt 
fi conuiene che uiuiamo nelle lafciuie ^ if nelle diihonefla ^ le 
quali p arcuano anche uergognofe a i Centilit perche fé ben le ferii:: 
ture loro erano laide ^ &r infami fé nefcifauanopero che la uita 
loro non era conforme aglifcritti*. 

Ijafciua efl Jiohis pagina , uita proba efl ♦ 

Ua i ncflrifcrittcrifi uantano ^ di menar uita difolutafif difa^ 
pere infegnare i moni arguti &r lefenten::^ ^ (per efer dottori di 
legge ) confauole difonefle parte da loro trouate^^ parte ricolte 
da lor pari cattiui . Ma fé tutto il mondo il dicejìe , e non piace 
■già. ad alcuno j veder fi fuorché cofe a fìapa che dicon mal di chria 
fio j del Pontefice ^ della Chierefia ^ de particolari nominai : et 
degli vniuerfali moflrati a dito ♦ 



D E L D N I. i> 

Cri Voi tirate hen di mìrx ♦ 

eoa Parlo per vero dire , non per odio d'altrui neper dij^re:!^^. 

Ld, Non è da credere che il Coccio Jia mojjo d'altra pacione , che da pra Cmtì $ 
riprendere i Y/>ij ; b- certo che in ciò molto mdejlamente e^lifauek ♦ 

eoe A Vz ringraiio della buona opÌ7none , la quale di me hauete ♦ 

Cri. "Non f e^ìi lecito fer conto d'effercitio fcriuere amhora ccfe lafciue . 

CoCf Sen:^ penfarci troppo io direi risolutamente di no ad huomo di 
buona vita ù" esemplare ^ mimano f or je i modi honoreuoli^ et ho 
nejii per i quali gloriofamente pojìiamo esercitare ^A ingegni,^ 
inuiarfi a cofe grandi * Gli antichi che inal:^aì-ono ^ honoraronò 
Soggetti bajìijìimij 'cT vilijsimi n'hamiopoflo Vej^empio inan':^ co 
le lodi della Mojca^ del Caluitio , ^ della Qusrtanate i Mos: 
derni huomìni viriuoft òf gentili con tanti begli 'cf arguti caa 
pitolt quanti fi veggono raccolti ^ jìampati ♦ 

Lo/. 1 Moderni hanno forfè paffuti i termini , alcuni dico ♦ 

CoCt Imparifi dal LoUio che fece fi bella littera^ al ejfaìtatione della viU 
la y^ dell' Agricoltura ^ 

Lol Io non merito bcofrìi le perfine d'alte^ , prmi ajfii, ejfer numerato fra quei 
poueri huomìni, che Yanno raccogliendo alcune Jp'^he , che rimangono dietro ah 
lejfaììe de mietitori , 

eoe* Troppo humilmente M* Alberto^^ gii il mondo ^c'hagufìato de 

i dolci frutti del bello ingegno uoflro , f'ha concetto altra f^cran^ 

:^ del ua'.ore ^ ^ della uirtu che e in noi ma ìion più di queflo ^ 

accio che io non paia uolerui lodare inprefcntia ♦ 

Cri» Mejfer Vrancefco molto ci hauete ragionato che la Hair.pafa a fili intefietti t tr io 
per me parte u'ho creduto , parte attribuito ah facondia Yojlra ,(he pure ci ha* 
uete -coluta mopare info^^ettoft baj?o , 

eoe* lo non mi conofco tal Ciceronemai in ccfe ft fatte che miperfuala 

di metterui a noi ^ altri ^ in cuore t diperfuadere i'faìfo 3 m^g^ 

giormente e(?endo noi tali , che ctoeuolmcfitefapete df cernere tra 

H uerOy ^ il uerifmik . Bt quello che pure n'ho ragionato in tal 

cf i i 



ao I M A R M I 

cofa j lo creh io meàefitno , ^ lo tengo ^cr uerij^imo 4 

Cri lU^a icjUcrtrà ir.tcr\ier òa yo'i , fé cltra il mandare i cerueUi per le fofe , li 
jìairi^a haurjj'e pfj<jr?y di fare apparire il diaucl nelle bcrfe » 

COu I n tr.oUi rìwdi fuo UJìampafar danno alle horje^i quali crederei che 
ni doucj^ero ejìer chiari jfen::{a che io u' aggiungevi altre parole « 

Lo/, le ho p/M ycìte ydito dire da chi ha yfatofeco , (he ^uefìa Arte ha parentadi 
(on lArchimia ; vci che ne dite * 

CoCf Confermo il uojìro dire^^j" ridico che fi come V alchimia promette a 
i leggieri di ccrucUo che gli prefian fede ^ di far diuentare il piom* 
ho Òro 3 ^ alla f ne riempie loro di fumo ^ dipohere il nafo ^ 
cofi queflo ef^crcìtio a chi no'lfafare dei a credere che i cenci 9jr 
^i inchicflrT gli hahhino a ritornar fiorini j ^ poi gli pianta Ù 
con i fondachi pieni di carte impiafiratejle quali concorrono d'e'/ 
tcrnit}t con la vana f^eranT^ de i Giudei nel Mef^ia t etffìan^ 
7,0 in arlitrio della muffa ♦ 

Le/. Io haueua pre ydito dire che Ruberto Stfari in Variai , il Griffo in Lione , 
il Trchtinio /« Paflea , ìj moki nopi Italiani in Vinelli , hanno ^uada^na* 
to le mi^ìiaia de ducati ìuh effercitio dcìleflampe { 

C0C4. Voi dcuefe c.?:co hauere mttfo d'ìvfniti c'hanno fmaltito con poco 
Vtile et gran dano di granfommadi danari^infar queflo mefliero* 

Lo/» So poco difmil trame , maho bene ydito dire che i deucratori , if ^li irfatiabili 
dth^oìa, if delia coda }cchi imprefè riefcon bene alle lor manii per non dir^i&t 
catori , b hucmini di poco ir^ffjiw ♦ 

eoe* Mettete da canto la canaglia , t^ dall' altra parte ponete tutte ìt 

verfone da bene ^ rirtuofe ^ riefcono a honore in ciafcun negotio* 

Ecco quei che fono huomini Induflri , ^ mercanti leali ^ hanno 

(licumulato dì gran j a cu' fa 3 Vedete Mefer Aldo nonpurlit* 

terato ^ ma virtuofo anchora , che fama egli s'ha procacciato co'l 

me7^ dille fue virtù*. 

Cri Sento contar tnìrccoli dthfia liberalità unfocji Uomini dotti , deh ^rande^ 
d'an'mo che e^ìi hauma {ah barba di rr.clti moderni fampatori che fono ij^rorar» 
ti , tffe non yej]^cno il^rand'ytik «o/i mterebbono yn Yirtuofo , kttcr» 



D E L D O N r* 21 

te fé non à'ym corda che hpM ) M'irfnita dìli^ertk if pì'mtìa in Yoìet 
re e^ìijlepofnrpre riuedne if ceneriere le pr eprie jìamj^e , Odo dire da^ìì 
huctr.iri del mfdefmo fjjercitio ,fra i quali , fer lo più , Jùcìe fjferefcrr.pre in* 
uidia , (he da che tcmmio lajiampa de ìikri r.cnfu mai ynjùo pm; if ^nthe 
durerà il trxndo , ardfccn dire , ihc mn yerrà (hi lo a^ua^li , 'tm pur chi 
k yinca ♦ 

cor* Ej/i hciMua arto tutte quelle huone farti che fi richieggono ai huo 
mo di udore ^ non che ad imprejìor di libri ♦ 

tol* "Luì^^o farebbe fé mi ychjle raccertare le qualità conuenientì a vaiente hucmo , 
ma yci per^raiia , fitte contento dirmi cme debbe ejjere ynojìmpatore hona 
rato f b ccjt dejiramente per m^odo d'idea , d'esemplare formatene y no Hqui* 
le deurebbe ejfere , non com.ef ritrcua. 

eoe* "Mal ui^oj^o 70 [edisfare di quefloyperche ne i miei j^irogenitori fé* 
cero mai quejìa arte ^ ne io l'hogia mai imparata t 'a' benché per 
alcun tempo ch'io dimorai in Vinegia habbia conuerfato fra librai 
isf flampatori io non ne fon pero tanto bene informato che io 
fojficie'/itcmoite ne pò fa uifruìre altrui ^perche ui prego ad ha» 
vermi fcufato , 

Cri, Se vi tc^ìiefte ir.an^ leftmpìc di Mefer Aldo , che in eie fu perfetto , fiprefie 
«punto quel che defideratefapere ,Jèn^ afaticare il Coccio ♦ 

eoe* Qtiefìo uirtuofo huomo^che s'incontro ;p buona uèturaneWoccafionc 
di i buDni tempi^era come u'ha detto dianT^ M* Vaolo hheralifimo 
cmoreuolif f^ncero e cortef^jìJa doueuedeua ti b fogno degli huo 
mini letta ati^come ha fatto et fa hoggi il Marcolino)et uirtuofit 
tratteneua in cafafua ^ ^ afuef^efe molti huomini dotti , i quali 
fon poi uenuti in grandif ima fama al mondo , Intendo che Le:» 
andrò in mirìor grado , che fu poi per merito delle fue uirtìi create 
Cardinale ^ fi riparo buon tempo aprefo di lui ♦ Erafmo^ la cui 
fama alcun termine non ferra fu trattenuto ^ acare':!^to da M* 
Aldo jùltra che egli haueua conofcen:{a ^ famigliarità di tutti 
gli huomini grandi , chefaafero profefione di lettere ^ fi ualeua 
molto delgiuditio^ ^ delJC autorità loro inpublicare buoni libri fir 



ftft I M A R M I 

fopra tutto diligentipmamente corretti ♦ Stampo molte opre Laa 
Une j ^ fra V altre quelle ài Cicerone colgiuàitìo Ejr con la cor a 
rettione ad ì^auagero 5 huomo digranàijìimajj^eran:^a ^ cui noi 
molto bene àouete hauer udito ricordare ^ forfè letto delle cofe 
file jftferui nelle fcritture volgari de i tre migliori T^ante > Pe^ 
irarcha^^ fioccacelo , delle fatiche del B emho j il quale con 
UfuapatientijìimaÌ7iiuflria ha ridotto quefla noflra lingua alla 
grandiT^ che fi vede ♦ Soleua Mejìer Aldo non perdonare 
ne ajj^efa ^ne a fatica in far d' hauere honij^imi tefli antichi t et 
que^i conferendo infume ^ et aprepo ragunando huomini erudii 
tjiinii coH giuiitio loro riformo^et emendo infiniti (errori di ferii 
ti etjìampe ) buoni autori hat'.ni : et fé la morte importuna non 
fifone interpofìa afuoi magnanimi penferi ^ et allafperan:{a che 
n'haucua concetta il mondo^ la lingua Latina non farebbe papata 
con grandijìimo biafwio noflro 3 dico d'Italia^ et a coloro che viU 
mente Vhanno comportato ^ che la vadi ad albergare in altrui ala 
loggiamenti ^ et non nelfuo proprio nido 3 et non pure la lingua 
ILomana , mala Greca ancora non fi farebbe pentita de gli ornaa 
menti ^ che le haurebbe dato la humanitìi et amoreuole^^ di lui\ 

Cri Vcccafme de ì temfi mprta affai yedete ? 

eoe* Quando egli comincio ad imprimere libri , óltra il hellifiimo carata 
terefimile agìiferitti a mano^ch'egjj ritrouo ^ almeno prima s^ar 
gomento di porre in vfo^non haueua ne fi gran numero, ne di cofi 
valenti huomini , che concorrepero con lui in vn medefimo ejìer^ 
citio t an:^ folo era guardato con marauig^ia et lodato da tutto il 
mondo^ Perche egli molto bene hehbe (fgeuolipìmo modo di acqui 
flarfama ^ et di cumular facuUìi * Hora che la flampa i venuta 
in colmo della f uà grande-:^ ^ eH numero de gli fljmpatori e cre^ 
fciutoin infinito , none cofi facile ch'altri arricchifea ^ come per 



D E L D O N r* 2| 

auenfurd ( in quei bonifdmi tempi ) fu all'hot A ♦ 

Ul Vurtjue create yci che ì'Ba r.cjlra hahhia de^ìi mpejforì , (he ^oj^m hre a 
parfl^orc d'Aido f 

eoe» O gfii (cmpcYdùoM è c^icfa ♦ II mon^o ccnojce hene quello che t 
et che non è ♦ Io vo aire le ncjìri à'hoggi alcuna cojeua^yer non 
dir miracoli^ Quegli caratteri di Parigi ^ di hione , di Bafìlea^ 
di Fioren::^ ^etài B ologna mij^aion mirahili , delle correttioni 
^oi di quelle d'Aldo a quefle ^ giudichilo chi sa ^ chi pub y et 
chi vuole . 

Cri lì hi Qrattere yeraìr.evtefa leccete y cimieri ; ma h correttìcne è de yerhì 
frìrcipaìi anch'eh ; chi fa , if ha l'ync e laìtro pcr^d la Qrova ♦ 

Coct E ci fon hene de molti cìahatlini difìampe che non hanno ne Vvno 
ne l'altro , che vergognano l'Arte , et flambando ogni baia , vers 
gognano loro et altri ♦ 

Lo/, l^tndo (^er pojfare a yn'aìtro termine ) maccjìore il yul^o de^ìi ignoranti , che 
VAcadenia de i detti , crederei che coloro , / quali jlampam c^m cefi douefe* 
ro farne miglior ^uada^no che de i huori libri noti fantìo ^H huomini di ^iuditio* 

Cof* A llafit:egUflampatori da do:^:^na vanno a monte ♦ 

loh Verche i librari auan^no quel che dcuerebbcn^uada^nar loro ♦ 

Coff Anchorafifono arrichiti con le cofe plebee ^ alcuni imprefìori , et 
p oififon dati alle maggiori ^ et flraricchiti ^. 

toh A me pare che m.olti ccmincirio a metter da parte Ihonejlo fempre , if piglino /'«# 
tìle ;fi malamente tfjcorrettamentejìampano , in cartaccie, if in lettere cacciai 
te , frette , i:f abbreuiate ♦ 

Cri* "N on entrate infatire ♦ L aflampaper hora fi ponga da canto ^pet 
che a mio giuàitio ^ ce n'andremo al noflro alloggiamentOi. Siamo 
tutti rinfrefcati a quefli Uarmi 3 et ripofandoci più tojìo che'lfos 
lito , i^ctremo demani più a buon hora andare a veder il reflo di 
quejìa mirabil Cittìì , etpotren dire che nonfolo iTiorentinigop 
dano i Icr piaceri , ma che iforejìieri ne j^articipinoanchorat. 

LolCoc, Andiamo ; che farà benfatto* 



H 



I MARMI 



ACADEMICI 
FIORENTIl^JI, ET PEREGRINI. 





E R A M E N T E la Citta ^ ^ uoi altri S igtiori } 
rijj^ondete ottimamente , alla fama chefuona della 
uojlra uirtli , ^ nobiltà. Noifiamo re fiati fodif* 
fatti molto per fi pochi giorni chefiamo qud^ ne ere 
do che cifiaper ujcir mai dt memoria , i diletti mirabili che noi ci 
hahbiamohauuto j ^ le cortefie che dalle vofire Magnificen:^ 
hahbiamo riceuute ♦ 
Fio. Quando voi poffjtf tardare , yi faremmo cedere partkoìarmente mche beile cojè, 
(he tìeUe vojlre afe habbiamo ; itfino a ho^^i voi non ne riportate altro che, 
Vyrùuerfalìù , 
Pere* Il ueder folamente vna congregaùone di virtuofi fi fiupenda^in vna 
fi lUuflre Academia 3 è cofa da marauìgliarfi, et moflrare a ditoj 
uedete (jucìlo i e quello t e quegli altri t fon tutti eccellenti nella 
dreca lingua^ quegli altrj{ a decine ne gli moflrau:ite) fono neUe 
latine et da quefi'altra parte fono mirabili fcrittorinellali7iguano:s 
flra , Dalla parte difoprafono EcctUentilìimi in natie lingue 
il moflrarci pò: tanti ^\ufici , Scultori , hrchitettt ^ Vittori , et le 
centinaia d'hommi induflriofi j et da fare fiupire il mondo j non 
che noi altri ♦ O folamente i libri che io ho uedutifcritti a penna , 
compofli da uoflri ¥ioentini jfon cofe da riuerirui mille fecali ^ et 
honorarui in perpetuo ♦ Voi nonfacefic mai miglior penfiero che 
faruentre vna beUijìima fiampa-y accio che per fi fatto me':^:^^uoi 
Jlluflriate il mondo ^ con le uoflre degne opere ♦ 

Fio, U 



D B t D O N J. j-r 

r/o. Le Yojlre nctulth cane Yìrtuofi, hf^enerofi d'animo ;fion'potrehhero fctuehre ah 
trìmentì , i/ yi rin^ratìamo d'ejjerdfi cortefi , y httrikiamp ah Yojlra ^em 
ti/f^^ /if non al nojlro merito , Ditta hora in cortefia , alcuni ordini deh uot 
Jtra Academia ? 

Pere* Son pochi x nojìri fiatati^ et debili ordimtionij onde mal uolentìeri 
fì€ riigwno j ma p.onpojìo mancare a fi honejìa dimanda j fé bene il 
manijejhre i noflrifecreti , cifojìe di uergogna o danno , 

Fio» A«^ credo che o^nì cofi Yen^ijX inprh Yojiro if honore, perche finte huomìnico» 
mef yede , si nell'opere , ccnn? neh prejènì^ , r? cojìumi , fcr nel parlare ; 
rari if de^ni di fare cjni cofi YÌrtuofi , perfettainente ♦ 

Pere* Accetto il buono animo ucfiro ♦ Lanofira Academia Sionorì 
,'Magtiifici ^ hebbe principio da fei Cittadini ^ che in Vinegiafi 
riUoudYono in lor compagnia vrìoj^irito ornato d'alcune uinìi j 
onde uedendo cojìoro il nobil uiìtuofotfi rifinnferofra loro diceria 
Ào ^perche non pojìiamo noi fare che i noftri figliuoli ^ fien creati 
di fi fatta forte ^ et cititi d'honore come queflo ingegno huonot Et 
dopo molti ragionamenti fatti fra loro ^fi rifoluerono che la for:^ 
de dinari , douejìe portare ìlpefo 3 £jr vfciti di V inegia Je n'an 
àarono a vna terra tanto lontana alla C ittlì ^ che in tre bore ^ 
per acqua ^ per t^rraft vh. ^ et in tre altre fi torna j talmente che 
fatto le faccende della Citta bene a fera poteuano andar fuori a 
quel luogo rimoto ^ et atto a tenere i lor figliuoli feparati dal vuU 
go j accioche tutti fi defiero alle virtìi . Et j^efo buona fomma di 
danari ^ in cafe i^ pojìefitonitteneuano fi come fate voi altri Fio 
rentini cafa in Villa ^ Ejr in Firen:{e ^ come cofiumaua Mefier 
Yrancefco da Colle huomo letterato ^ di fare di quelfuo luogo di 
TAontnui jfi come ci haude -narrato pochi di fa. Quando ragion 
Yiauamo de litterati particolarmente ^ ^ loro fcifolamente huomi^ 
ni fatti et di matura età : tolfero due lettori ^v no per le lettere La:s 
Une t ^ V altro per le volgari t ^ gli flantiarono in quel luogo , 

Dd 



t^ I M A R M I 

pero con la liherù che^kuua loro ^ d'andare a 'Vinegia) ^ fe^ 

va ^ mattina 3 hajlaua che nel tempo che in quel luogo dimorajìi^ 

no j si pariate con loro ^ jì ragionale ^ ^ l^gg^j^c ^ da reale ^ 

j^iaceuol negotiare ^ hhero t non rijiretto terminato ♦ "Papato 

vn tempOyVifi comincio a ridure molta yiohiltcl^e igwuani a pigliar 

modcfiia dalla norma de padri y et dai vecchi , talmente che il Jal 

ttatico luogo fu fatto domeflìchij^imo , £7* di quefio primo princi» 

pio j radice piantata ^ re fono yfciti , ^ fori odoriferi ^ etfrut 

tifuauii ^ Dottori ^ Canalier, et Capitani ^^ altri fj^iriti 

degni ♦ lue guerre velarono alquanto fi bell'ordine , et la morte 

(iiflurho il virtuofo ridotto , per alcun tempo ♦ Moggi adunque di 

^uel ceppo ne fon difccfi fei altri ^ i quali vnitft infume ( accio^ 

che il frutto diuenga maggiore ) hanno fatto vn luogo f^etiale per 

vn'Academia 5 et fatto fcpra le lor poj^ejìioni laf citi per mante^ 

tìimento ^ di si mirahil ordine , 

Ti6r* Bene habbìno eglino , foi che con ìì proprio loro , hnno fondato fi de^tid opera, 

tere* A lorfei Cittadiììi n'hanno vnito fei altri Gentil'huomini Vini* 
Hamlet fatto corpo nohilifìimo t et tutti a dodici infume eletto venti 
tiquatiro virtuofi , due per huomo i et mep in quefta Academia^ 
nella quale ^ fi legge ^ft dìfputa ,jì ragiona , et fi faflampare : 
^onorando tutti i Signori honorati j Principi lUuJìri , etperfo:: 
ne degne d'honorem N on hanno voluto che mai fi dien fuori lor 
capitoli , ordini , ne fi [appi per alcuno altro che frk loro : che 
fono numero trentafei ♦ Chiedi quefta A cademia : S aluo che 
due S ecretarìj che fono perfone conofciute j et a queftififa capo^ 
et loro vnifcano VA cademia , la quale il più delle volte , s'adu:^ 
na fuori della C itici per poter guftar e con più quiete , i virtuofi 
ragionamenti ♦ "Non curano aplaufo di brigate ^ gran numero 
d'huomini che^i Mino , an:^ fuggono la lode , et cercano d'ati» 



D E L D o N r# a7 

tendere a tutte le virtu,4. 

fio* Ottimd eìettione hnm fmx , yermente e fin d'inc^e^no ekuito i rìtrarfì daìuuh 
^0 , che offende, lacera , hiafma , if mnfi j^uofar cofi (er ferfettd che k ftg, 
che da. ciajhm la vonfta belfata in qualche corno ♦ 

PerCf Di quei Jet fondatori j/e ne legge ognifeimefi vno^ che fi chiama 
V refidente ^ et dai cinque altri^ riccuc come egli entra neWojJìtio 
vn ta:^:{one d'argento con Varme in me:^ della Citta ^ et ilfeg?jo 
dell^A cademia ♦ Egli come efce , dona alquanti libri aUa libraria 
che s'\ fatta neW A cademia , onde in pochi anni vi faranno ^ infi^ 
niti et beìiijìimi Uhri * In qusUa jìan:^a fatta per tal congregatioa 
ne )fon Vinfegne di ciafcuno Principe et Signore che e per lette» 
re fatto amko , et familiare deW A cademia ^ in tutti i libri aflama 
pafe ne fa memoria ^ etfemprefi honora. Quando ji legge i Voea 
ti latini ^ yulgari ^ gli Acadimici vengano alla lettione chepast 
iono nel numero de gli altri vdienti t ne mai tengano il grado et 
Verdine de ifeggi j/e non quando loro foli f'unifcano ^ et adu^ 
nano ^per ragionamenti doni , difpute , et altre lettioni particola» 
ri per loro ìnteUigenT^ . 

Fior, Altri cf/iij ci fino dentro che quefi che hauete detti ? 

Vere* Ajìat , ma non^ii pojlo dire , perche coft e il nojlro termine^ Vi 
fono i Configlieri ^ il Theforieri , che fa fahncare , prouede le 
Il apeT^r le spanni 3 vna volta Vanno fifa con buona jhefa vna 
Comedia appagano i lettori ^ et vi fon quattro vrotettori che han 
noia cura di fare fcriuere per tutte le Vcouintiet vnoper la Ma» 
gna 5 V altro perla Spagnajperla Trancia et per Italia ^et i Se» 
<retarìj vhidifcano loro, et il P refiìente fottofcriue et figlila le lei» 
terex 1/ qual P refidente fi elegge per capo nel fw tempo del reo» 
girne nto • Sin gran Signore -^ Verhigratia ^ Il Doge di Vine» 
già 3 vn'altro ì'elegge il Duca di Fioren:!^a 3 vn' altro quel di 
Ferrara ^o.qmkhe altro gran Signore a fuo beneplacito 4. Co» 

Dd li 



l3 I M A R M I 

me il Signor Dow Ferrante GoriT^aga j .il Vrimipe di Saìer»^ 
HO 5 il Legato del Papa t vn Procurator di San Marco et fi^ ^ 
Mi gran personaggi , et fa fare la [uà Arme^ et quella del Sigfio^ 
re eh egli y'elegge ^ ctja mette nell'Academia^ con vn' Epitajfo 
Jaitto in marmo , ad eterna memotia ♦ T uttauia fi fa fare de gran 
litterati i ritratti ^ et fi mettono atorno alla Academiaj onde fa vn 
hellipimo vedere^ et mette vn grandmammo alle perfone , difeguis 
far la virtìi vedendo fi fatti huomini rari^ correre per ifecoli eter^ 
ni confi honorata fama ♦ 

F/'o. Dehhe efer yr bei luocjo , h hene dotato ahjpcfa (he vi fi fa, 

rerff Hahhiamo VittorineW A cademia che fanno quefìipref enti ^hahs 
hìamo Qentilhucmini che donano tape^^rie^et fcdtori chefcuU 
pifcano 3 maeflri d'intaglio^ che fanno gli ornamenti mirahiliy ^ 
ciafcuno mofira quanto fia amatore della fama buona j ^ de uir^ 
tuofi fatti &r opere egregie . 

Fio» Voi icuetefarefcrkere if prefentare tutto il monio . 

lere^. Ogni uirtuofo , ^ ogni Signore amatore de Virtuofi ha nofirt 
lettere ^ E^ nofire opere * 

Tic, Taìmme àe VAcadetria ^ioud d Vitìe/m , ah Y'ih Academka , if a tutto il 
mondv'f Quefio^'crdir.e mi diìetta,^ n'ho gran corfoktione,chi manec^ia lintratet 

Vere* Quei cinque cittadini^e il V refidenfe fimpre delfuo tempo riuede il 
tiitic^ N e ha^ mentre che egli e Prefidente autoritìi alcuna fopra 
Ventrate 3 ma di farle, hen miniflrarefolamente , ^ nel far delle 
faccende quei cinque gouernano ^ ^ reggono il perno ■*. 
"Fio* Ar.chcr qutfo ej^'Odohhero , tr retto^cnerno* - ■ . " '- 

Tere*. 'Doueertra Gintilhuontini ( dicode uefì gentilhuomini ) Vini^ 
fianì j Ili fiponfempre ottimi ordini ^ ^ liheri ^perche la libertà e 
R èoina del mondo ^ ■■ i» / ♦ ^ 

F/0. Vr.ajlanìpa partìcolar ^rì manca* •'"'i'^''.' 

Veret Quella di. MeJ?er Francefco Marcolitii (vn de noflrifecr€t<irij(:i 



..r.'l 



DEL DONI* 2^ 

vmjetvnd ne hahbiamofuorij j? iflampare le noftre condufioni^i 
noftri somttìj e i nojlri epigrammi y che fi portano neW Academia^ 
timo uiene la in congregatwtie flampato^dfipone in vnahellijìima 
arcat in vn'altra urna^cifono tutte le minute delle lettere chejcrif 
tie ^fonojcritte a V A cademìa , ^ in vn* altra tutte le rifpofie ♦ 
Per ciajcuno che muore chefia Academico Je^ifajart yn'o» 
raVone ponendola in vna altra urna ^ ^ VAcademia in pietra 
fcriue il filo epitaffio ad honore dilla jua fama ^e altri mirabili ordì 
ni , di poca fatica , di grand'honore > ^ perfarfi honore , non fi 
guarda a fipefa , in conto alcuno ♦ Ma tutte It nofire cofe , vanno 
fuori del corpo dell' Academia jpiufecretamente che fi può t ha^ 
fla che prima aparifcono i fatti , che s\)dino le parole i. 

fio, Vìuer fcp'eh etcrmmente che almanco la nonfajfamj^anate ài^ranàe^ di fw 
mo , ve ya ccn il Cemhoìo in cdomhaìa ♦ 

fere* Se noi fapefte con quante amore noi ci ueggiamo Vun Valtro ^ ^ 
ccn quanta carità ci amiamo flupirefle 3 non credo chefia congre» 
gatione più Jep arata dal uitw dell'odio che la nofira ^fia detto con 
pace de buoni ♦ 

F/'o. Cojà rara certo, if che pche YOÌte aaaie in fra i fari ♦ 

Pere* Ogni volta che occorerìi a far rogeJ^'Academiagli ha a mandare a 

fare vn^oratione^e apprefentar^i in nome di tutti gli Academki^ 

comefuoì okcdietitijìimi ferii) ^ tributo 3 et quefla e vna di quelle 

taT^ ci' Argento con la fua arme dentro ^etdifuoìi quella 

deW Academia 4- 
l'ior, C^ando la yofra ccn^re^atme , pfr wf^/io dir queìfeì mancheranno ? 
Vere, Ogni uolta come che VfìO muore ^ re nhlegge Vìì'altro 3 et fa quel 

medefimo dono perpetuo che ha fatto ilfiio Antecejìore ♦ 
Fior, inffutio di tempo fOt()l.i Academia, hauià parecchi cer.tirm dì ducati d'entrata ♦ 
pere^ Chi ne dubita ^non ni pere che fia fiato vn'hel trouarefe?i7^a molto 

-carico della borfa t 



90 I M A R M I 

fio. Ve fiata vnlnuetìtm dolce da trarre, fenica far male ad aUuM , che Jt farìi H 
quell'entrata * 

Vtru Votrehhefi rijj^ondere chi uend a quei tempi apersi ^ ma egli f'e 
ordinato per iflrumento reale ^confermato da i noflri Signori j che 
hauendo V A cademia ( come haurà ) fiatile di buona entrata j la 
prima cofafe ne caui il ter:^o , e di quei dinari fi falarij vn maem 
flro alla terra , puhlico che infegni humanitci a tutti i poueri figliuo 
li , che non hanno il modo afojìentarfi ^ ^ libri . L 'altro ter:^ 
fi maritino tante fanciulle pouere ^fi della terra come di contadijii 
delfuo confino ♦ 

fìOt Ottìmaniente dij^erfati t if hene . 

Vere, li refloferuaafabricare^ alle jj^efej ^ altre cofe necefiarie per 
VA cademia* 

Fic. "Non mi potrefe ycì dir cefi alcuna particolare d'alcuno Kcadem'uo ? 

VercM Quefto n'importa poco difaperlo ^ Vopera per tne:^7^ della fama ^ 
Ve ne farà chiari con il tempo ♦ Vi diro bene alcuni particulari 
d'un noftro Academìco che poco fa e morto ^ vno de Dodici primi 
Centilhuomo Vinitiano chiamato Mejìer Cipriano Morcfini » 
Httomo tafìto amator della Virtù, isr de virtuofi^che poco fi può 
dir più . ^glifi ritraheua fuori taluolta all' A cademia , ù' la» 
fciaua le dignità de maneggi per accrefcere VA cademia ^ ricu» 
jaua ^ cffitij ^ benefitij nella ci ttìi per potere flar fuori afuopiam 
. cere ^ goderfi quella congregatione virtuofa * 

fio. E rcjìi qu(h che fi yede lafua Medaglia in Rame fiammata del Doni ? 

Pere, Quello era veramente jvn'huomo ottimo che trcitieneua^prefentaua, 
donaua y pdf cena , veftiua , £7* teneua alla tauoìa, ^ in cafa fua 
ogni bell'intelletto , ^particolarmente alla f uà V Ola haueua per 
ridotto de virtuofi fatto vna flanT^n chiamata Apolline j^ in 
quella u' erano flromcnti , Viole , Leuti , Scacchi , Libri d'o» 
gni forte muficha , ^ altri libri latini ^ vulgari ^ Or del contiti 



;.I 



D E L D O N F» f t 

fìuo con ognìfmceuoU-^^^y et care:^ trattemud tutti ^i Acaa 
demici 3 ^ quanti foreflieri vij^apaudno ^ àigralo , ài lettere^ii 
riputatione ^ ^ à'honoYe : accettaua in cafajua ♦ 
Fio, Uucmo ie^r.o d'ym fi fatta metr.cm Yer mente d'ej[er yehto in uolto , if leti 
tofcfA d'ogni libro d'eternità ♦ E mi preu ben y edere in ^«fllo adornmentt 
ron so che di grande homo , ma non lo potetti intendere , che f^nifmi 
tal fregio •• 
Fere» Chi loda Signor miei Jìluflri 3 vn Gentilhuomo Vinitianoi I09 
da tutta la Kepuhlica , accio che yoifappiate , ^ chi honora U 
D iuina lor R epublica ^ fa riueren:^ a ciafcuno Gentilhuomo 
"Vinitiano i dico a intendere la co^a realmente * In capo dell'ora 
r.amento e la tejia d'vn Lione , chefignifica San Marcojili^ua^ 
le ha vnfeflone di chiocciole , et di nicchi , come quel Leone che 
f^ande lefue ali per mare anchora 3 da vn canto u'e la Vace^Se^ 
dia veramente di quello Stato Viuino *^tha legato il Litigio^ 
fercioihe tutti ^i huomini amatori della quiete ^flanno in quelno^ 
minio fe?i:^ alcun dispiacere ♦ T^all'altro canto ^ u'è la Vittoria, 
che ahrucia lej]^oglie della Guerra , sfotto Varme Morifwatdi 
quejlo ornamento ne nafce in me:^:^ quejlo ritratto di Gentilhuo 
motmojìrando che della ^epuhlica Vinitiana ^ ^ della Città 
di Vinegia D iuina n'efcano quefli huomini rari^ Nobili Re<i» 
li yfmceri j et virtuofi ♦ Eccouifodiffatto a dirui le qualiCà d'vn 
Academico Peregrino 3 et qual era ilfuo animo^. Amatore^deU 
la Virtù et conferuator de Virtuofi 4. 
¥10* Anchora non ho io ydito dire chef troui yn'altro Academico fi fatto . 
Pere* il tempo ci manca , che ve ne dipingerei molti ^et vi farei flupire 
delle mirahil cofe che partorifce quelfito ripofo di tutti i buoni* et 
hofpera:^ ^ifar vedere nell'opere dell scadcmia d'un fuo nipoff 
te et d'vnfuo figliuolo y che egli ha lafciato heredi^ài molte nohilij 
fime et virtuofe parti che hano in loro-et come ogni giorno nel fior 



?1 I M A R M I 

della gmuentu loro ^ vanno acquiflando virtù rare ^ àahonora* 
re la ]?atrìa loro^ et la memoria ài ^i raro intelletto^ a honore deU 

la B^epuhlica y ^ della cafa Morifvia ♦ 
liOt lo non YO^Ho per hora. che ilfrefco cì^oii , ne che noi ^odimo j^ìu , i Marni, mi 
che ci ritra^hmo a cafi,^ un'altra udita xjijoàisjara apenoMa in tanto che 
andremo haurei caro dìfaperjè quei forejlieri che ragionarono hierjèradehfiam 
pa ,fon de vojlri Academici . 

Pere. A ]^ocoaj?oco m' andrete cauando me:^ i fecreti di bocca , ma 
perche desiderate difaper quejìo t 

liOf Ver hnuere ydito Yna certa faueh acattata , in pt\?^/ , certi detti che paion ru* 
batì da quefio if da quell'Autore , yna certa pa^ legatura ,fpf^o fpef^o fuor 
di proj^ofito fojlì ì detti , if i parlari , che apena vi potrei dire che coja me ne 
fare , al^iuditio di chi non ha quejlo ncjlrojuono , la fare yna beh tirata , et 
io Vhofer vn beHetto , per yna certa affettatione t tanto f la non mi piace, cop 
jlrin^ata ajirin^he pecchie . 

Pere* Cojì rinuolto nella cappa vdi anchor io timo il lor difcorfo^ene re* 
ftai me:^:^Jodii fatto > Ma non tutto , Haurei hauuto caro che 
R foli ero pojìi dietro a certi componitori che fanno vn'huouofoloy 
con cento mila jìiama:^:^ 3 poi come e va aìlaflampa più d' vna 
volta ^ e te olifa?ino vn codicillo , onde chi ha compro il libro riff 
mane a piedi fé non Vha con la coda t ^ haue^in toccato anchora 
la gara de gli imprejìori ^ che fanno rape:^re ^ ^ dagli ^ ^ ri» 
dagli a concorren:^ deWvno ^ ^ dell'altro ♦ Onde ipoueri libri 
ne toccano di malejìrette t ma bifogtierehbe che chi compra fojìe 
dcWanimo mio , w che i rattoppamenti non mi farebbon foggiors 
no nello fcrittoio ♦ 

F/o. Ver la fede mia che taluoha è pur bene riueder le cojèjùe , hf ajfettarle , 

Vere*. Ver la fede mia ^ d'altri che douerebbonfempre penfare ciò che 
fanno innan':^ , ^ poi dar nella borfa de poueri uuomini , 
che tratti dalla nouitìi d'vna bugia fi lafciano trappolare 3 ma chi 
sa , vn'altra volta e diranno forfè quefle , ^ miU' altre cofe , ^ 
mojìreranno che quefli rappe'^^tori , più tcjìo douerebbon fare 

yn'dUn 



DELDONI. 5J 

vn'aUra opera , che ratacconar di nuoiio quella ogni tre meft . 
F/o. Hoifimo a (ufi , e^H è bene che ci fofumo , ^ diamo al nojiro ra^mmento 

FINE. 

LA ZINZERA, VERDELOTTO 
ET PLEBEI. 





A fiafaci infuori ogni fera cifuol ejìer qualche ra 
gìommento hi^^mo 3 io per me non ci ueggo altri 
depkbei^i'io Vhautjìe creduto non ci ueniuo altricf 
menti t 'b' s^io non ci ueniua il pan muffaua ♦ 
Ver, Almanco cìfojjero Eruett , Cornelio , if Ciarks , che noi diremmo Yna doT^^nt 

di tran^Jètte , t? pijie^^ieremmo qua quejlo mucchio di plebei . 
vie* Dd che uoi non yotete Jodhfare a noi con la mujua^noi diiìurberen 

uoi con certe ncflre nouellaccie che contiamo Vano aWaltro ♦ 
Z//I. Anch'io ne diro vna , (luando hauro vdito dire a voi altri , ciafcun kfu, 
vie* 1^01 faremo i primi ^fmn contenti • N el mille nonfo quanti ^ a di 
di luglio quando uenne yna pioua grojìa grojìa tdice chel Zucca 
Pallaio h Aliena in cafa certi f ore jìieri i q^taii eran uenuti a Firen 
:^ per palloni, ip" per forte fi truuaron quando piouue in bottega 
fua^et uedendo andare quei rigagnoli correnti giù per quelle Fogne 
gli dimandaron doue uà quell'acqua* il Torniamo che uift trono 
a cicaleccio ^ rij^ofe loro inmediate. In certi uiuai di pefci che fon 
la f orto , &r come f'al:^ V acqua ^ noi mmdian giù vn pe\i^ di 
rete ^ ^ ne tiriamo fu quanti ce ne piace* di^kro quei fo:ejtf eri 
la debbe ej?ere vna bella cofa ^ quando fé ne potrà egd pigiare t 
D omani perche hoggi V acqua fi uà alando ^ rij^ofe il Zucca ^ 

Ee 



?4 I M A R M I 

cheprefe la hoce del Torniaino^ Fote di gratia che noi uediamo 
quejla hiUa cofa , Et" loro glie lopromijero ♦ Il giorno fé quente 
prepararono i buoni compegni quattrohraue 'Zucche piene dipejci 
à' Arno j ^ vw hrauo ce\\cììino di pefce marinato , affatto ena 
trare nella Fognagli Bargiacca Coltellinaio con quelle Zucche^ 
fcr con queipejci cotti ^ marinati ^ ajj^ettaron che uenijìero quefli 
galanti huomini ^ficcato dentro certi reticini ajacchi^ne cornine 
ciarono a cauare quefli benedetti pef ci ^chtH Bargiacca ui metteua 
di mano in mano dentro ^ et quando iforeflieri Vìddcrofi begli fi 
Viuì^'b' in tanta ahor,dar:':^a di pcjce la Ciua^flauano come jbi9 
ritati ♦ Siate noi f oduf atti ^votetene voi più f dijìe ti Tiorniaino^ 
Vo[/e la forte che vn di loro dijìe ^ io gli vorrei cotti , ^ non 
più crudi j ^ mi par mille anni che noi gli mangiano j anchor dt 
coni dijìe il Zucca fé ne può hauere isr mandato giù la Refe ne 
trapero vna parte di quel del Ceflelliìio^ onde le rifa ^ ^ Vallea 
gy^'^^fu grande ♦ L tf fera a notte certi che viddero pefcare in 
quefla maniera ^ ne vennero come lafantafna , a metter le Iteti 
loro la dentro ^ credendofi di pefcare fmilmente come il Zucca E?* 
il Torniaino fatto haueanoxma vi consumarono il tempo ^etflrac^ 
ciaron le Re/7 3 onde ne fu leiiata vna can::^na per Firen:^ che 
comincitìua ,/e ben mi ricordo^. R eti^pefci, fcr" pefcatori^ etfiniua 
Tu non pe/c vi/li al fondo bel forefliero^che i plebei fu quel verfo 
del canto , £7 de verfi delle parole : hanno fatta poi quella della 
\jauandiera ♦ 
Ver, Già feci yn canto per Carnejckk , (he diceua ài cctefla noueh ; Il Qnto de 

ftjcatcriJen^fruijGtoio ,fi ch'imcu , credalo ♦ 
zin* C ofifu j io cantai il Quilio ^ ^ pefcai anchor la notte aj?ai bene* 
Vie, ti ci Ye lo crediamo , ccfif pcfcafle e^ìifaferd , ma coi frugatoio ; Dfl» di^mt , 
tia Stanerà Zin^ra dite la Ycjìra f 

1.Vih Troppo toflo mi volete legare^ ditene due altre tfe ben le fon pUf 



D E L D O N r» 3f 

hee non monta nuìla^a ogni modo a i Marmi hijogna che ciji dica 
delle belle , ^ delle brutte : da far ridere ^ dajìomaccar le per ^ 
JoMe , altrvnenti la cofa parrebbe fatta a pofla , ^ non a cafo ♦ 

Ver* Bi gratta dì ([ueìlit 7An'^rA,<iMndo il tuo Comj^are difie (he tuferrapi k Bottejd* 

Zin* Son cotìtentaper amor vojìro ♦ Pa^auano vna fera mio Marito 
( che Dio gli faccia pace all'anima ) Éjr' mio Compare da cafa ^ 
vna State j doue io mìfìaua fu lufcio alfrefco ♦ Et ben fapcte 
che io non teneua cefi ferrate le ginocchia ^ ma mijìaua la a pan^ 
cioUe comodamente per pigliare ilfrefco ♦ Dij?e il il Compare che 
mi vidde 3 C ornare hoggi t fefta e non fi tien la bottega aperta , 
pero voi farete condannata ♦ lo che intefi rif^ofi 3 il vojìro Com 
pare ^ mio Marito ^ ha cotefìo carico di ferrarla ^ et egli ne tien 
la C hiaue , fi che auertite lui , che a me tion b fogna ♦ D ijJe il 
Marito^ fila pur aperta a ogni modj non c'ho dentro nulla di buo 
no che mipo'^i ejìer tolto 3 £r iofoggiunfi ^ merce che fiate fals» 
litopoi che tanto tempo fa non ci hauete mej^o nuUa di valore ♦ 
Quiui rifero i Compari infieme , ^fe n'andarono allegramente ^ 
^ s'io u'ho da dire il vero la riprenfione fu caufa che non n'andò 
molto che la fu ripiena di mille buone cofe ♦ 

I>/^ ^fy(^SS^^f i almanco fofi io fato Figlio , accio che hauefi aiutato prtar paìche 
barlotto , 

Ver* T rateilo , fufarefli refluito fuori tfi che non ti pregar quel che non 
ti può venire in prò ^ vtile , Hor fegultate voi altri ♦ 

Z/n. chi sii queh del Ladro del Cuìifeo di Roma ? 

P?e* Io che mi ci trouai in quel tem^o 'a' dirolla per farui piacere * 

Ver* Si di^ratia , perche fecondo che il Maepo de Va^^ì mi dipe ^ìa la fu bella • 
Lajcia prima dirne yna a me , non meno Yera che k'h ; La tua "Zin^era è 

fiata fipra deh tua bottega aperta difefa , e la miafm d'yna hottr^ajnrata 
in giorno di lauorìo , Uorfate a vdire . Quc^o ir.uerno ppjfato un; {ch'io non 
la YO hora bocciare ) Gicuane btfiìpima, anchcr che \rn poco Troppa , e An 

juta Arguti , e ti so dire , che h non trali^nd da^ìifè^nati da Dio ♦ uaucua 



Ee il 



ifé I M A R M I 

cìtra il Miritc Vajiuia ¥emm uno inmcratofio mmffcretOy smanie etjrop 

Jò d'irli yemidua anm in circa , ^ cerne accade s'era adirato fece per Celo* 

Jìa d'v n'olirò che U m^heg^.aua, h per conto yeruno non la Yoleua fiu arnv 

re ; i^ lei non facendo di chi Jidarfi fé ima^ino vn bel modo da far face /eco 

facendo^qli intendere con ar^^utc modo non hauer altro amante che lui ; if emendo 

andato li Marito a P'ìjà per certe fue facccnde;'Dijpiacendc^ìi il dormir fola delìhe 

10 prcuedere ptrjùoi hifo^ni, b una mattina a hcnijìima ottaft m.ejfe yn cam'. 

pneh ah Cintola , ilijuale ^lìfpen^oìaua infine tra le cofcie , if prejè la palei» 

ta fingendo d andar peV fuoco , picchio a lufcio dil Drudo ; ^li fu aperto da^ 

Madre , la qual vedendo il Campanth dcndolare diranT;^ a ajiei , ^ìi dijìf 

e che fate uoi di quel (anpar.u^ tra le cofcie ciondoloni '. ah qual ridendo Jìn 

hito rifpcfè per ei^er andato il Marito mìo a Vifa^ia due giorni , la mia Bcfr<^ 

^afafefa, e pero vo fonando le Qmpane, ah qual rijpcjiaf rife vn' peT;^ ; 

if il Gat7;^r.ctto , chejìandcf nel letto haueuafentitoil tutto t et hauendo intefo 

henijìimo hfuto parlar deh Giouaneiijr conobbe come la fua Eotte^^a non hauei 

uà più che dua chiave , cioè yna lui if hltra il Marito , tf deliberofi con h 

jua che tal Bottega non face jìi ffìa con difpiacere deh Gicuane ,^ la fera al 

huio conili vfati contrajègnijè nVnrrò in cafafua ; if ^li aperfe più volte k 

vette la Beitela i^fn'ah ritornata del Marito nonfppe mai quando fujfe yii 

£';lia ne fifa di alcuna forte , Hor di la tua * 

liti. Haueuano molte Lauandaie , tefo mtortw al Cultfeo ài Koma i 

lor bucati isr t'erono ritirate alVomhra , i^ al frcfco , hauendo 

l'occhio Jernpre a i panni tefi t vn ladroncello che fiflaua^ quela 

le muraglie quando vide ahandonati i lampoli ^ le camicie al 

Sole , Jì auto a Pendergli , et ccmincio a far fardello ♦ Lefea 

mine corfero ^ fcr acerchiarono il Ladro ^ talmente che da nefun 

canto eglipoteua fuggire il foucro ladroncello trouandofi a mal 

partito j fi fece animo^et mefemano a vn coltellaccio largo quat^ 

tro dita fu la cojìola , et lungo vn Ur-z^ di braccio , che portaua 

fempre ( quel coltello , dicono cofloro che la contano ^ che hehbe 

poi il Gon7iella ^ o fimile a quello j che voleua tagliar le nature 

(Otte di quelle vacche , chedi^e tal carne tal coltello) 'ésT difilatofi 

adojìo a vna chegìifaceua più rej^a che V altre , te la voleua ins: 

jil:^are j ma ellajj^aurita da quejìa furia y di fi beflial coltello^ gli 



D E L D O N I* J7 

fece largo ^ fuggendo &r gli volto le jf alle 5 oncle eg?i rotto il cer 

chic yje m truno via ^ et ne fono le Camice ^ le L(tì::^oìa, 

Z/n, O (he forte di ff mine maìfrathhe; s'io n'era ,^ìifaceuci ben dar ^iu la bÌT^rii 
Io me^ìijarei voltata , if Ihaurei a^auj^vato, e tenuto tanto jirttto che io Iha^ 
rei vinta , so che non mijàrebbe {Ladroncel da forche ) J^m^to fuori delle 
mani , fé f rima non^ìi hauejje fatto lajciare le cerueììa in terra ,fjatte frette 
^ìi haurei dato al cap , tf sbattutolojòttojòpra ♦ 

pfr* Ma 3 la Signoria uojira che fa che cofafon armi , fcr s\ trottata 

in tante mfiie ^ haurebbe bene &r largagamente riparato a queflo 

cafot ma lepcuere lauondaie , non efendo fl«e;^:^e a uederf fatti 

ferri puliti ^ non hehbèro altro rimedio che uoltar lef^aìle^^ net^ 

tare iipaefe . et il ladro fi ritrajìe intanto afaluamento ♦ 

Ver, Beìlìj^ima ditene vn' altra ♦ 

Z?Wi. Vo diìla w che mi troim V altra fera alVVìoriode "FLucellaiacana 

tare douefifaceuafra quei dotti vna gran dif^uta joprail Pes 

trarca ^et u'era chi uoleua che qucfla Laura Vojìe fiata la philoìs 

fophia^et non donna altrimenti ^per quella Can:^ne che comincia^ 

Vna donna più bella afai che'lfole , 
Et di belle:^:!;^ et d'altretanta etade t 

Qual dona uolete noi che fojìe ccflet altra che la uirtu della phi» 
Ufophia: A cerio aricht^r^ mi tn^jit ailajuofchhra* L aura haueua 
forfè vna mandria di gente che lajeguifero 3 bafìa che uoleuano 
alcuni che non amafe donna terrena ma celefie ♦ A Itri ridendofe^ 
ne fé ne faceuan beffe , con affamare mille allegationiy ch'io non 
le fo dire 3 et ttneuatio i. he gli houefie amato donna donna ^ donna 
da douero 3 et che egli hauejje anco cofo ilpaefe perfuot ma come 
huomo che era religiojo^ dottore ^ uecchio^et Calonaco di Padoua 
non uoleua che refiape accefa fi fatta lucerna della famatet apiatto 
la cofa fiotto mille quefie et mille quelle 3 lapofe m bilico accio ch^ 



)S I M A R M 1 

la non fi ptej^e mai affermare ^^che ìafu coji giuflagiufla 3 ma 
che femore fi trouajìe qualche oncino à'ataaarfi in^ro et cantra • 
Allajiine egli làfu vno che dij^e ♦ 

Tennemi Amore anni uent^ uno arclendo^ 

Eé un'altro njpofe, queflefon cofe impojìMi ftar tanto tempo , 
dà ahacarfi il ceruelloj et non attigner nulla delle dolcitudini amoa 
Yofe* Al quale mi uoltai io con vn mal pglw et gli dijìiùo cono^ 
fcovna donna che flette uenticìnque^ chefemj^re uolle bene a vno^ 
etlui a leij et mai mai^fi copularow in leggittimo adulterio* Qjn 
fi leuaron le rifa et mipregaron che io hociajìe coftei fi continen» 
te che ciajcuno di loro la uoleua mettere fopra le L ucretie^ et le 
Diane : Io che Vhaueua come in conf epone la cofa , no manifes 
fiai mai nulla 3 loro non lo uoleuan credere 5 et io Vaffermaua* lì 
Guidetti dipxa T>io Xin%ira tu douejìi ejìer tu^ ne uero^quefla 
cotinentet io giuraua etjj^ergiuraua di nOjma nò ci fu ordine che 
dicipn mai altrimenti/he tu douefìi ejìer Zin^rat Non lo crea 
diate (quando fu fìracca a dir no) dijì' io che fojìi flato fi fciocca 
averder tanto tempo fen:^ fugo ^etfen-:^a cauarne vna gocciola di 
piacere* AlV hor tutti a vna hocemi dettero uinta la partitatcon 
dire la non fu lei , la non fu lei , et fi rife vn' altro poco , poi ci 

. demmo alla mufica ♦ 

Ver, Zin^ra tu mi rìefci o^ni li fn , tujeìfi calice ^er tutti ì Yerji ; tu fai di Ve 
tram ,fii dir noueìle , tudMi epre finta fotte moki mùe]ht;Ji maffjnifcifer 
ìe mam . Cluep yoìta tu m'hai acchia^pto , noti credetti che tu fejcapi coft 
frofcndamente , 

Zin* Voi altri ¥ranciofi non uolete di quefli diletti^ ma cantare ^ et han 
chettare ordinariamente , certi ftrauaganti di lingua noftra To* 
fchana non fono anchor cattiui, perfapcr cantar folamente^ la cos 
fa non hutta , hifognafaper d'ogni cofa vnpoco 5 vedete bora che 



D E L D O N I* Ì9 

VOI fiate mc;^ cori €J?o noi 3 come voi vi fiate adeflrato a tutte 
Vvjcin:^e 7ìoftre t irfm del Veftire 5 voi prtaui gw quei farjetti 
con le maniche a hrodotìi larghe , ^ quei petteni àinan^i 3 hora 
voi vcfiite atiilato , et non ve nefaprefle andare a queW ordinai 
riaccio ^ vedete che bel calcare è quello alla Spagnola ♦ 

Ver, O^m (perno è yìmfo , trcppo fretto ; quelle (dl^ intere ffiritìgate ,ffimaf 
m tAluohd non no , d'italiana è meglio* 

lin^ V« huon T aliano fa meglio ogni cofa certamente 3 perche la via 
del me:^:^efmpre mai fiata tenuta migliore > le cof accie grandi ^ 
le larghe , le lunghe ^le frette , le sfondate ^ le piccole t tutiifo^ 

no fremi ♦ 
Vie. Ah ,ah ,0 hfciate dire anchora a Noi , so che Verdektto non yoUe fmì ho* 

va queh lode data a^li S]^a^nuoH , come ffcuo^ron tofo^U af azionati ♦ 
Ver* Horfu via ^ io fon contento , io ve la fo buona pur che diciate 

qualche altra fauola * 
Z/n. sì j^erche hìfi^na ritrarf d mano a mano ♦ 

vie* lo che fon gro^o come V acqua de maccheroni^ ne dir)) vna da Mac fi 
cherone fcr non Vho cauatapero della M.accheronea ? ma Vac* 
cocchai a vna mia T^a cugina , nipote d'vn mio genero, chefufp 
pinola d'vn fratti di mio cognato x ^ fu vera vera , ne più ne 
manco fi come io ve la diro * Quando iofufoldato ^ che io era 
de trentamila della militia 3 mi diliherai(fapete chefcmpre ho ha* 
liuto il ceruel hal:^no ) di fare vn viaggio, et perche iojìaua con 
quefla mia 'ZAa , non m'ardiua a dimandargli licen:^ , conciofia 
(he io era rede 3 etje contro afua voglia mi fof e partito la m'ha^ 
rehbe sredato , òr la fiato ilfuo ( benché era poco 3 vn Forno , 
con vnofcopcrtitw a torno a torno lo. aprefo al B ucine et Wlon 
teuarchi , doue ha da fare il Yaua di Pier Baccelli che e hora 
vffciale aWhoneflìi ) isf datolo al comune di Montecatini , dos 
uè ella >'è giudicata ♦ B enfapete che la mi diceuapa:^, quanfi 



4« I M A R M I 

do uoUuo ankre con la lancia fu la cofcia a cauallo^ ^ farmi f uà 
dato famojo per tutti ipaefu lo quado hcbbi ben ben la cofa rimea 
fiata ài qua ^di Ih)^ uoltatolaper ogni uerfo^prefi partito d'an^ 
dar via a ogni modo con licen:^ 'b' jen":^ ltcen':^a^pigUapiìa ^che 
uerfo la la uolejìe: Et ui feci fu capo grojìo da buonfemio^ Hos 
ra la mi uokua vn poco di hene^ ^ w per chiarirmene afatto^ if 
far CIO che io uóieua mifnfx amalato ^ hauendo ordinato vn me» 
dico finto ^ ^ 5 che era vn mio amico 3 che mi portajìe nafcofìa^ 
mente da mangiare', fletti a dieta forte quattro giortii^^ mi aban» 
dono per ij^acciato ♦ per ciò che io non uokua pigliar nulla ♦ La 
mia Zia ueduto qutflo ^ era (ul morire di dolore ^ 'or mipregaua 
che io uolejìi mangiare , ma facendo io la Gatta morta , daua 
jj^e(?o jj^ejìo defignoi^^ che pareua il rantolo : pur tanto pianfe 
et tanto mi prego che io dicejìe che cofa farebbe^ me a farmi man 
giare ^ io me:{'3^ balbutiente gli rijj^oft pian piano , M.accheroni 
Vorrei Monna Zia* Ella toflo corfe ^ in vn batter d'occhio 
me ne fece vn piatteliino . Eccoti che la me gliprefenta^ come di» 
re dateci ogni cofa a cojiui che egli t spacciato t isT te gli haue» 
uà vnti bene , 'o in cactati 3 io quando gli viddifinfe ailegrarmiy 
EiT ne tolfi due bocconi , quafi che m'hauejìero dato la vita i et co 
minciai a pregarla cara Zia ^ Zia mia buona : di gratta fateme^ 
ne vno Staio^oime ch'io fon guarito fé voi mi fate vno Staio di 
WLaccheroni 3 la comincio a dire che gli eran troppi ^ che baflaua 
d'vna Mina ^ d'vn Quarto ^ ^ d'vn Catino t &r' io aìl'hora 
a flralunare ^.i occhi ^ Éjr voler morir d'afima 3 ella per non mi 
perdere 3 dicendo fra fé che dominfara mii ^ io gne ne faro tanti 
che io lo contenterò 3 ^ poi gli darò via 3 fé n'andò ^ ne fece 
acafijio ♦ O pouera Zia tpenfate che l'empie d^ piategli ^ fcus 
dille ^ catini > i^ pentole tutta la mìa camera piena di maccheroni 

pi 



DEL DONI, 4. f 

poi mip fece alletto ^ ^ comindo a dirmi aro 'Nipote , tei due 
hoaorìJjecco che w t'ho contentato mangia de maccheroni ^ penfate 
quado la mi n^^ ajederjul letto ^ che io uiddi tanti maccheroniy 
che iofui^ trarre vtw jcoppio dirija^ma mi ritenni ^ finire il mio. 
dift'gnoAo mi feci dare vngran catino tria:^^e qui ne ma^gm due 
altri bocconi ^ poi cominciai a ài e ^ queftì mi ritornan viuo que» 
fìifon la mia vitato Zia cara benedetta fiate voi* Maio non fon 
per mangiarne più fé voi non mi brauate ^ dite viUanii ♦ E Ha 
aWhora comincio a dirmi furfante , poltrone , marihuolo , caftro^ 
naccio jjigliuol d'vna vacca , mangia quefìi macheroni fé non 
(he io t'ama-:^-^o i^ ione taf due atri bocconcini * Deb 'Zia 
dolce armateui con le mie arme t de fi ^ poi mi brauate anchora 
io hauro paura isr mangerò ♦ Volete voi altro che Ufi Ufcio im^ 
hecherare , et armojìi , et io meglio che io potetti 3 gli alacciai Var^ 
me indofìo con i braccialetti , et l'elmetto in tefta con la vifera aU 
•^ta ; 'csr vn fiocco ne fianchi , &r la feci pigiare in mano vna 
Laharda , tir' cominciare a gridarmi trifto ribaldo tu gli mangerai 
Je tu crepafii 3 io voglio che tu gli mingi ; ( Infine V amore fii 
di che forte voglia ,/a far mille pa:;^'^e ) quefla Laharta ti fic^ 
chero io in corpo fé tu non gli mangi . S ubito che la fu entrata in 
queflo laberinto , faltai fuori del letto ^ ^ gridai alla vicinan:^ , 
quanto mai n'haueua nella canna delia gola correte , correte ^cor^ 
rete , penfate che ^i vk poca leuatura a fare correre il vicinato ♦ 
In vn baleno fu ripiena la camera et la cafat et io nel letto apia^ 
gnere . O poueretto a me che fio in fine di morte , ^ quefta m^a 
Zia e impa'^ata , fer ha fatto tutti qiiefli Maccheroni , &r poi 
s'è armata come voi vedete ^ ^ s' io non gii mangio la mi vuole 
ama-^are 3 oime poueretto , oime * S ubho le brigate gli me fiero 
le mani adofio , de per lafii:^:^a lafaceua tante pa-z^e , er di^ 



42 I M A R M I 

i€ua ame ù" loro tante riUafùe che voi Jarejìi Jlupitì , alla fine 
quanto pili diceuapiu Vhaueuano per matta jj^acciata, ^ la legas 
tono j poi nefeguì mille bei Dialoghi ^frìi lei etme * lo la (baca 
dai perpa:^7ia , 6r mejìi mano fu la roha^ ^ cominciai a trioms 
phare , ^ andai al Joldo ^ ^ ftci ^ dijìi , ^ dij?i e feci quel che 
io volli 3 onde all'horafi mejìe in vfo vn certo modo di dire^ qua» 
io vno vorrebbe qualche cofa che no e douere ( come volli io daU 
la mia Zia) e fé gli dice fubito t ei Maccherone torreflila tu «. 
Ci fon poi certi dotti in lingua Tofchana , che non direbbon mai^ 
ei Maccherone ^ per non dir come i ¥ iorentini plebei 3 ma dicos 
tio in quello fcamhiojei bietolone ^minefìrone^papp a le faue sghigna 
cecijpincione^et fmil pappolate proprio proprio da maccherone *. 

Ver* 7u m'ha fatto yenir yo^ìia di ^un Macthercni , che fono in Irancia , efo» 
m buoni ♦ 

zzw* "Mangiateuegli ^ chi vi tiene « L 'horefon tarde andiancene ♦ 

Ver. Piacemi perche hofete ♦ 

vie* IBtnoi j chi al Frafcato ^ ^ chi alle B ertuccie 3 e tu vattene con 
i tuoi Maccheroni un' altra fera tu ci dirai il reflante ♦ 

Ver» Saldi , io ne yo^Ììo dir' ym breue breue anchor io , che fu ym fauoU dg 
Gentil'huomo . 

vie* T) atea creder almanco qualche nouella y delle uoflre di Francia f. 

Z/n, 5/ , accio che fi ye^^afe noi altri ,Jiamofoli a piantar carotte no * 



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Veri. S on contento dì dirla che la fa delie noflre* N oi habhiamo in frana 
eia vn fiume grojìij^imofi come hauetc il Pouoiin ltalia,il quale 
ha le ritte profonde ^ onde come tu metti ì piedi fopra quella rena'y 
a due pa^i ir.an:^ tu te ne uai inprecipitiofir il torrente \furi09 



fo talmente che i'ajfogafetiT^ vna remij^ione al modo^Tu adun» 

que vn nojlro ricco signorotto il quale haueua hellijìima donatalla 

ami donna piaci^ue dHnamorarfi perfua buona uentura , ^fece 

eletta d'un hrauo giouane ^chehauejfe autoritk non foto dicono 

tentar lejue uo^ie ma da far refijienza anchora quando il marito 

la uolejìe offendere ♦ ( ^ ^"^J^o che io dico fi trouaneìli Vìijìo» 

tìe antiche di C arpentrajìo ) P<?]?b molti giorni chel marito non 

f^accorfe del torto che^ifaceua lafua donna , ET quando fen'a^ 

uidde conobbe tutto il male che ne poteuafeguiret Et per ciò che 

era huomo fatto , fcr dihuo?ia inteUigen:^a ,fi dihbero trouargli 

qualche modo ragioneuole a leuarfela dinan:^ 3 ma esaminatone 

molti ritrouauafempre nel fine il pericolo ^che V amante s'accorgefa 

Je dipoi del fallo , cbe egli f'hauejìe , con deftro modo ^ leuata la 

modier dinan:Q ♦ Onde V Amante nefacefìe uen detta contro di 

ku Ma chi à infegnare dell'altre cofe , lofeppe anchora ame^ 

Jlrare in quefla : Et fece cofi ♦ Prefe il marito ^ con deflro modo^ 

ttmicHia ^familiaritìi grande con coflui^i^T fu fi fatta chefem» 

pre tutti a tre erano infieme , alle caccie ^ a conuiti ^ alle no:^^et 

altri piaceri 5 onde ne feguìua una pace fra ^i Amanti , &r v» 

contento mirabile ♦ V« Qiorno la di Luglio ^a quei caldi e/?re* 

mi y ordino il M arito che vna hraua mula , che caualcaua la fua 

moglie j non^ifojfe dato da bere il giorno auanti^ et a vna C hÌ9 

neadeW Amante il fimile , ^ con danari corroppe il FamigJ.io 

a far quefio^ Il giorno fequente con vna compagnia mirabile ^egU 

^ la donna montarono a cauallo pacato il mc;:^ giorno la fu'l 

tardi ^ andati a trouar V A mante ^ con queflafalmeria j lo fé» 

cero montare in fella , £rr ^ifu data la C hinea j 'cjT quefii , Er 

quella Mula erangia due giorni che non beueuano ♦ Qofifi die» 

iero ad andare a jj^ajìo alla ciampagna ; Onde qucmdo furono 

f/ a 



44* I M A R M I 

.artiuiiti in luogo àoue tljiumefij^areggiaua con le ripe , la buone 

' yiula futa prima j a pigliar la traina c^uanào vedde l'acqua i ^ 

quanto foteua Je n' aniaua alla yóita delle onde j la Ghinea che 

Jempre accompagnaua la ^\ula ^ perche il patrone ^ jìaua api(.:f 

catojiwpre alla j emina maluagia 3 amho ella nettaua ilpaefe , ^ 

perche la Donna nonpoteua tirar fi forte il morjo chehaueua prts 

Jo la Mula con i denti ^ la fi lajciaua portate per f or :^ , egli che 

fi farebbe rattenuto non yoleua ^per non abandonar lei . Labri^ 

gaia che vedeua qiufìa gara di traina inuerfoV acqua ridetia tutta ^ 

, con dire e fanno a correre il palio ^ con le Mule i^ con le Chiff 

nee j volete voi altro che lavitiufa ^ oflinata ^ isT aj^etata M m 

la entro nell'acqua per bere , fcr non fi toflo vi fu dentro che la 

profondo i la donna f^aurita non potendo per la furia ne f altare 

nefmontare ? ne genarfi a fcaue:^collo ^ cerne colei ^ che mai 

haunbbe creduto che la Mulafojìefifcorfa jfe n'andh nell'acqua 

a gambe leuate 5 fer V Amante cbe nonfa^eua quanto fojìe lafea 

te della jua Ghinea^ laf^injeper dargli di piglio )0 aiutarla il più 

ihepoteua ^ ma la befiia in cambio d'al:{ar la tefla quando fi fen^ 

ti vjipoco di K edihe 5 ( perche non fi pctiua aiutar la Donna ^ 

£^ maneggiare il Canaio ) abafio il iejfo ^ ^ fi diede a bere^ tri 

quefìo la ripa eia f alluce , onde laje n' arido gfìi*. Il Qiouane che 

fapeua notare ^ fipofe ajar lefuefor:^^ ma indarno perche pafa 

fato più i.-wt::^ che non doueua , traV.o dall' Amore dalla pa:{f 

:Qa , dalla for:^ dtUa gicuentu ^ ^ altre heflialita di ceiuello : 

tardi accorgendofi ^ >^in:{ui} paiono d'acqua i vcflimenti ets'em^ 

pierono gii jiiuali , onde ju dalle onde rapaàlUmc annegato^ Q«e 

fia ccrr.paguiay jìupiu ^ marcuìgliùti twwfcr tutti ^ dilla tiiwua 

dhgraiia , ^ il Marito di ìei , JÌ mej^e a far quei lamenti _, ({uelff 

lepi<:{;^e ,• ^ quei pianti ^ iomefe la coja fojìc fiata altimprcm 



D E L D O N I. 4f 

uìfla y €jr con Ufa]^kn:{a fui fi vendico deWingiuria Ì!f Xtuo^ì 

dxnanT^ tanto vitupero . 
Zin* Vm ,yuiche mdkdntojia e^li (rudekcdo ♦ 
r/r* O V e fiata bella , cotefiui fu vn galante huomo ^ fé tutti coloro 

chericeuanofi fatte ingiurie ^ ne trouaf^ero vna pervnot che 

fofie cefi afaluum me fac * La cofa fi ridurrebbe in buon termi» 

ne ♦ Vìora che fi fa più quel t A Dio ♦ 
A^no, A ii\o i Verddmo ♦ 
Ver* Son voflro ♦ FauiUa^ ^ buonanotte a tutti (guanti • 



IL FINE» 



4# 

R 



ACIONAMENTI 

A R G V T I 

FATTI A I MARMI DI FIORENZA» 




GVASPARRI FALDOSSI, FRANCESCO 



SCAPPELLA 



ET MAE STRO 
M E D I C Q* 



M AZZEO 




A E s T R O Mio 'Eccellente fé Vói mi aite ài 

fi fatte hélle cofe 5 io vi prometto di Ufciare 

il forno , et venirui dietro per vdiruifaudla» 

re ♦ E jì diceua bene che ne la medicina voi 

valeui molto ^ ma del dire cofe argute , racf 

contarle d'bauerle vdite dire mai vi fu attribuita tanta lode • 

frdtì* lo , ye lo haurei fapto dire , Uaepo Ma:^o sa ^uel che fi fuo falere 

d'ogni cefi ♦ 

Ua:{4. IDa che io ve ne ho dette dimolte delle mie j vopurfaruene vdire 

alcune altre , che nonfun delle mie ♦ 
Qms, Et io volentieri afioUero , if chi vuole infornare pane inforni , ho^ì mai io Hi 

bene , if per ejfer la da Orbateh pamano , yo dar yia la cafa , if la botte» 
sa , ^ ritirarmi vn pocopiii in Yerfo il (òrpo deh Citta , Hor fe^uitate * 
Ua:^ Come io uo detto ^fletti a Carrara alcuni giorni a far quella curai 

Il Caualierifacetia apunto cauare i Marmi* £jr dopo molte cofe 

dettej io gli dimandai vna udita quali erano fiati ipiu bei Marmi 



I MARMI DEL DONI* 47 

(loefifoj^ero canati da Carrara : egli che ha il ceruellofottile non 
atiinfe a hmhe-:^ o belle::^^ di pietra;ma dijìe vn'altra cofa^ lo 
credo che i più bei Marmi chefujìermai cauati da Carrarajfien 
que^i cheMichel Agnolo mirahilijìimo^ha louorati nella Jagreflia 
di San horen::^:e principalmente qtie due capitani f opra lefepol 
ture ♦ 1/ Caualieri Bandinello quando dij^e queflo non paj^o ai 
altra intelligen^^y che alle lodi di fAichel agnolo j et uoUe dire che 
per eper huomojt diuino^ haueua fatto due flatue fen:^ paragone 
^fenT^a mendacio chefo a quanti di uienfan Biagio andai con 
il ceruellopiu alto , 6^ dijfi uoifate bene a dir cofi^ perche la cafa 
de Medici u'ha dato ^ remunerato j ma Democrito Milefio^ uè 
ne uorra male* Qjiando egli m^udifare quefla rijj^ofla ^ flette fo^ 
pra dife^^ non intendendo j dij^e sfatemi più chiaro* I^^^^ ^ìf^ 
fl che ricercandofi aprej^oUioniflo qualfojfe il miglior metallo che 
hauejìcro mej^o in operagli Atheniefijece quefla rijj^ofla Demo 
crito* Quello che fi fonde per far leflatue di Armonio ^^ di 
Ariflogitone* A che fine furon fatte cote fle flatue mi dimane ala 
Vhora d caualieri* logli difli come haueuano ama:^ti i litania 

CuAu O bene ; mefi il Caualieri i 

M<j:^« Subito 5 ma prima dormiua con la fante ♦ 

Vran, State faUi io yc Yeder s1o IHrJouino unchlo ♦ 

Ua::^lc.ccifibuiot, 

Cuasf Verche ,Jàrehhe fibrati fatto , e^U non attende ad altro , che a far conti , if h 
Jìta frofefiione è andarjène aj^a^o a Rimario , ne yero S«]jpfIIrt i 

tran* Viu che uero ^pero udite* lo haurei intefo che fi come quel brona 
^fu honoreuolmente f^efo a far leflatue di coloro che meritauap 
no y cefi tal marmo fu bene impiegatola farne il Magnifico Lo^ 
retì:^ de medici ^ ^ il Signor Giuliano t ma non fi dflefefenon 
quanto era lungo ilfuo len:^olo , ne penetro tanto fiotto « 

CiuSf La fu arguta yermente* 



4' t M A R M I 

Mtf!^. Arguta fu quella eli MeJ?er Enea deUa Stufa effendo de gli otfo 
che ucdetido un'certo trifio che haueua fuiato vn huonio da beve 
^ Vhaueua condotto a rubare ^ 'b' poi Vandaua a cufareyerfars 
\o impiccare] ^i di^e , nonii hajìaua e^i chefuf^e tuo buonfcofi 
lare j/ew^y uederlo al:^rfopra te ^ che fé flato fuo m^ejìro t 

Ff«fi, Almanco Mjawfjp e^ìi fatto f.^Hare , hf tutti du^ £afyati . 

ua:{* Coffece ♦ Anchor qutll'altra non fu brutta , che dijìe il Potefld 
di hiuorno 3 quando quei dottorici andarono a moflrare che egli 
haueua fatto due ej^rejìe pa^^e ^ vna nel fare metter nonfo chi 
in galea per dieci anni , ^ vn' altro a uita 3 dicendogli che ciafcu 
no lo teneua fecretamente perpa-:^o , a i quali egli rijj^ofe t di 
oratia Signor dottor ije mi uolete bene leuatimiui dinan";^ j accio 
che facendone vn^aUrd , e non mi tenef^in poi pa-;^!^ publico ♦ 

Cms. Ah ,ah ,(ih , /'bcl>t^ dei buono » 

fran* l^'e parente cotefìa^ d\ quella dijìe il Magnifico Loren:^^a colui 
che gli uenne a dire x dice Mej?er tale che uoi hauete fatte due 
jìoltitie^ la tale ^ la tale j ^ gH rifpofe^ e ne farà ben tante egli 
che mi fard tener fauio * 

Cuas. lo credo che tutte le cofe che f fanno , le arguùe chef dicono fen dette altre 
\jo\te ^ fatte . 

l\a'X^ Si^ma diuerf amente ^ credo bene che fé fior viuepimoajìai^ che noi 
ritroueremmo di moki medeflmi cafi , accadere 3 accaduti altre voi 
te^et io ne diro vno.Per Vafìedio della noflra Citta ^non ft fuggi 
eoli vn faldato del campo di fuori , i'f venne a trouar Malate^ 
fìa dentro con moftrarfi affettwnato alla ILepuhlica , et dijìe per 
migliore fieiiente io ho laf ciato il Caualio 3 alV boragli rijj^ofc 
fubito vn Fiorentino , tu hai faputo meglio accomodare il Cor 
uallo che te ♦ 

Frati, Ofono eglino Hati più aj^ed^ , che quejlo cafofia interuemto altre Molte *. 
Ma:^. No« quefìo ^ ma vnofmile quafi quafi a^iwto ♦. Fuggendo vrjo 

daìl'EJfercito 



D E L D O N I ♦ 45 

iall'efìercito di Cefare ,/e n'andò in quel di Pompeo fé bene ho 
memoria t tf dtjìe che per la fretta hautua lafciato ilfuo cauaìlo , 
Cicerone quando veli cofìui , efeppe il cafo^ rifpofefuhito tu hai 
del C Hallo fatta miglior ddiberattone , che di te medefimo ♦. 

Cu((s, Viacemi d'Ydirfmil coje equdi , 

Fr(?«, No«jt legge egli d'vn certo Re cfce tofe quel terrihi'. huomo aps 
prejìo di fé , if gli daua vngranpre\^ il giorno accioche la 
notte egli ama-;ì^j^e alcuni ^ ^ haucndone morti parecch' il Re 
gli dijk non fare altro ^ infno che io non te lo dico 5 &r cofijhtte 
molti giorni ^ che nonfifeppe rifoluere*. Vn il eoli chiamo que» 
flo brano , &r gli dijìe ^per hora non voglio più homicidi ^ i:r gli 
diede tljuo pagamento + NLa nel contargli i dinari dijìe : e Jion e 
flato fatto homìcidio che non mi cofli mille ducati , n pochi n' hai 
fatti temi fa male rif^ofe il hrauo 5 che non ti venghino manco 
d'vn ducato Vvno j si ho caro di far quefVarte ♦ 

Md^. Amhor voi u'adejlrerejle a dir pai cofi , 

Cua)\ Il cafo di Modon Valdeft con lafua D omia fu fvnile a cotejlo^ 
che ej^endo andata a marito , ^ haiienh fatto vna infinita di ve:s 
fle aUa Moglie Modone j gli d'^jìe quando l'hebbe dimefìuata 
fo che non è notte che non mi cofli vna vefle infino a hora ♦ "Ella 
che gli venne compajìione di lui , ^a rijj^o^e caro marito noi pofs: 
fiamo andare quattro ofei bore del giorno nel letto anchorafe tipa 
re y ^ verrai a ri>f rancarti vna gran parte di cotefla fpcfa* 

frati» chi nejàpppe apai di (juep nouele farehhe kh cofi ♦ 

M(j;^* I M-oderni fludiano ^À antichi ^ accio che voi favpiate t ^ hinno 
le cofe loro femore in memoria ^ et quando accade vna cofa apros 
pofto di quello che fanno ; no mancano di dire di quelle cofe det^ 
te* Come attenne a Saluefirodel Berretta ^ che [entendo i ladri 
in cafa ^ dijìe loro jfrategn voi perdete tempo a cercare di torre 



50 I M A R M I 

deUì roba di cafa mia ^ ^ j:ate mal pratichi , comiofia cofa , che 
ìo che a r.acqui , ài giorno non ci Japrd trcuar coja alcuna i peti 
Jate quel che farete di none voi , che non ci fete vjì , if queflo 
medefimo motto ^ dijìe vn Filojopho antico medefimamente ♦ 

Cuas, 'Non fu bel qufh (he dijìe Crfon Buffone , quando il Vrincipc ^h dije Caudot 
if e^lì rijfofe , e r.on mi fi conuìene altro rìome , ne altri in corte ìo merita* 

Mfi::^* M onfu mj?uno che iTjtendcjìe t 

Cuas, "Nf^uro , 

Ka:^, lo c'ho Vhijlcrie a mente haurei fuhito attintala cofa ; perche 
Cameade diceua che i figliuoli de Principi eran for^^ti afaper 
caualcare j percioche il Cauallo non e adulatore t cofi getta egli a 
terra vn fatnigho , come il Signore* Grifone tiro in buona par ^ 
te il detto delfuo Signore 3 come colui che efendo hujfone haucua 
autoritìi di dir cuaUhe cofa più de gli altri. 

Tran. La nic^he di Tpmhuriro Cc^re ne difff yna hth , quando U fi trouo a Treb* 
hio con certe altre donne maritate, di j^ochi mefi ♦ 

Cuar*. S ara ben che tu la dica ♦ 

Mfl^ lo V t-^^o ìfuata yra certa haiaffèra che nei faremo poco a que^i Marmj* 

fran* ¥ia bene menar la lingua accio che la fa finita a tempo* Le racf 
contcuano le loro cirimonie ^ (di IVI onnafchifa il poco ) qiian^ 
do le dormivano con i lor mariti ^perche vna diceua io non volea 
ua che mi toccafe j quell'altra io mi nafcofi fono il len:{iwldifct 
to j chi diceua m'annodai la camicia bene bene 3 &r la moglie di 
T amburino dife 3 tanto hauefe egli fatto ^ quando io Vhaurei la^ 

f ciato fare * 
Cuas, Guardcttui ,fiuard:<tfu} , che trcc^on defajTi da V« capo all'altro de Marmi* 
fran* Sarà hen netiarf ♦ 
M(j^ Figlie nei per vn gherone : mai f può dir cofa buona , conifera c'è qualche barn 

ne che ci da il Mattone , Vn'ahrafera direno il refo. 



DEL D O N !♦ 



n 



GIORGIO CALZOLAIO, MICHEL PANICHI^ 
ET NERI PAGANELLI* 





^sr A viy cheli mjìro padre , ha fatto vm bella 
predica ^ Ejr io Vho tenuta quafi tutta a mente , &* 
fé non fojìe flato certi cicaloni che m'eran dietro jU 
faprei rid^r tutta a parola per parola ♦ 

Nm Guardate a vcn dir hucjìe ♦ 

Gior, D io me ne guardi ♦ 

Mie* Nofl e^ranfatto che Yn par ycjlro fetida a mente Yna predica perche uoi fij^e* 
te a mente tutto Tra Girolamo ♦ 

Ciofi. La memoria MeJ?er Michele carijìimo non miferuepiu , da che 
mi fu tolto il haflone del vadre dinoto che io teneua con tanta di» 
uotione iiom'hohauuto a diceruellare j perche mi pare d'hauer 
perduta m?:^^ la vitai, Oime che confolatione haueua io qtian^ 
do lopigbauo in mano , et lo confiderauo bene bene 3 dicèdo quen 
fio f quel haflone doue il padre f'apoggiaui quado andana af^^f:: 
foj queflolofofleneuaperil viaggio quado ragionaua delle cofe 
della Santa fede^e^i e pure il haflone con il quale egli batte quel 
ictttiuo huomo ^ lo fece diuentar buono j et bora io nefonpriuo ^ 
penfate cheanchora anchora ne piango ♦ 

Nm Maepo Gior^^ìoe^ìi u"e flato tolto per faìute dell'Anima Yojira , perche voi ha 
ueui più fede in quel Bastone , che neh cofe alte t ma lafclate ire quefe noueh 
le , che non fin da ragionare fen'^ faflidio , diteci la predica , 

Mia I M.armi non fon luoghi da prediche 4, 

"Neri dut'h parte fifamente , dite adumjue che fa per i Marni ♦ 

G/or*. Ve ne diro vnpe:^ che vi diletterkj^che la fa tutta tutta storie*. 

Gs a 



ri I M A R M I 

M/V, Vìncerà fi ìffcno ìi (Quelle yere , if aprouate . 

Giof, S io non erro d'vn certo che , dei rejìo diro la cofajidelmente , che 
fu mi^dhile « 

N^T/ Nor i^etjjò cht' tìarrìate cefi huoM ♦ 

GW/'t E^i'i wel^É- (Z fijm^o ^ certi gafìighi grandi vemti f opragli huomia 
ni j ^ tutti gli C0UO dalle Storie ♦ 

l^eri SarAtìno c^fe manicate m\h yoìte ; rcn ne dite altro , ma rìjpondetemì a certe mn 
mute che io intendo dimandarui , E«k; rimalo altro che yoi ten^hiate caro del 
faftojùo i 

Cior* Lejue Huofe , et per disgratia mi riwajero , ch^io Vho tanto care 
che voi non ìopotrefli credere ♦ 

"Neri Altro f 

G ior^ Vn C appel di paglia ♦ 

"Neri Altro ? 

cior* Vnpaio di Forbicine da mo:^rfi Vvgna ♦ 

"Neri Altro ^ 

Cìor, Vna Pianella vecchia , vn cintol da le cc^%e ^ dueflrifighefpun^ 
tate , vria Berrenina dijaia , vna guaina del fuo coltello ^ ora 
he 5 vna Lucermja di Latta j tre pallottole da trar con il Saepn 
poloj perche traheua bene di haleflro per ricriatione trimafemivnd 
Sportellma che mi mando con vtia infalata ♦ Vw Qomitol di 
refe bianco t vn' Ago t tre M^^l/ette t vn Ganghero : la T on 
datura d'vn fuo Mantello t vna Soletta di caì-^^a , conjumata ^ 
vna Ciotola di terra j vn Yiafchettino di Vetricej rimafemi anfi 
chora vn piattello con ilfegno d'un S* M* cbe io Vho pur caro» 
Vw rne^^^o Pettine vnpe:^ di Corona difuomoroy la Fih 
Via d'una Corregga ^ un granatino uecchio , E^r" cento altre %aca 
chcre che io non mi ricordo • 

Nm Terfateui '. 

Mie*. Più toflo non le uólete dire • 

Cipr, ih , ehi 



D E L D O N I* ri 

l/iìCi 'Voiriiete f 

"Neri Ride certo perche yci lUuete kkutr.ata ; ma mn^ che voi diciate il rejlo ; 

e fare a ire ciò che yoi hauete redatO , von ya^lia due bianchi ; (he r.on le 

gettate voi Via cctep ccjè * 
Cìor, O che D io ueì perdoni , le non fi tengano per la ualuta *. 
Km Dite i ducati che v/ dette , chefurcn parecchi Jàcchetti , yci^hi^nate, tariti n'hi 

uej?i chi lìorì ha , come e furori parecchi migliaia ; b- per que^o tìe fate tante fu 

^umere del fatto fio, ìj credo che in quep cajò yoi andiate fagacemente jint 

^endo di tenere conto d'orna me^ Soletta , d'yna Correggia, d'Yno Sprone ♦ 
G'or* Chejirone , non hof^roni^ egli non cauaUaua ♦ 
Km Qutfo p modo di dire;i ducati diafcolo fono (luegli che ui fanno torcere // cohx^ /'« 

tìle che di mano in mano canate di tante paia di Scarpettoni cheuoijpedite Panno 
CÌon Cojì uà ella bene la predica , io mi credetti dami vnpoco di conjoa 

lattone , ^ twi date a me a^ai diflurbo 3 farà meglio che io ui la^ 

Jci,refìate in pace ♦ 

Mìe, La Verità partorijce odio dice quel motto , ma egli ha fatto kne , perche s'egli 

entraua neìla Predica non vjciuajlajèra , che hucmo , 
Kfri, Creerò ^ ( fc bene ho detto ccfijeco ) chejia buona perjona , egli 

attende femore a dir bene , fcr" far bene 3 da queflefue cofette di 

affettion particolari , certo non f può dir fé non bene ♦ 
Mìe, Uor lafciamo andar ; haucte Yoi intefo di quel Morte che /f aperto in Vortogah 

lo , b di queìllfola nuouamente trouata tn Mare , di queh tiaue che hanno 

prefa arriuata ch'io mi uogìia dire nel porto di Talamone i nopi , if di quel 

Moflro nato neh Magna f 
Neri Saranno trouati fon nouelle che fon fatte per dar pafìo alla plebe 

non le credo ♦ 
Mìe* Noi altri Signori , hahhiamo leletterefdeììj?ime ♦ 
Meri Ver fare vna cacciata tale ^ potrcbbono ej?er finte , 
Mìe, La mano , if il Sigìhfi rfcontrano ♦ 
neri Tanto più credo che uifia fotta inganno-^per che chi fa ccteflapro^ 

fef^ione non ui manca di nuUa 3 ma V udire i cafi forfè mipotranfi 
no tirare nella uojìra opinione 3 non fapete noi che ogni anno ci 
nafcono di cotefie nouelle^. Setoccafii a me a regger gran numero 



5*4 ! M A R M I 

di popoli , ^ che il mio flato pati jì e di qualche coja ^Juhito farei 

uenir lettere che trattenej^wo con ij^ennT^ ipcpoli «. 
Mie. Vorrejii voi che^ìi ^Jajjf dn voi bu^ìe i 
neri N oti io ma le farei ufcir da altri ^ con dire che io Vho detto^ch'io 

ho riceuuto lettere ♦ 
Uìc, Come dire ,fe vi yemp carefliii dittano , chefojfe uttm riccìto , far venir 

lettere , che ne venire qualche ^ranfòmmu , ifjarne venire prte ; tanto che 

foplifejj'ero aììe^ri . O veramente chefoje plouuto^rano , t^ che fcjje fatt$ 

vn pronojhco d'abondan:^ ♦ 
Neri I pronojìici ^ ^ le nouelle , t trouati ^ le lettere de paeft flranifon 

la confettion delle plebe Mej^er Michel carohor dite uia le nuoue « 

M/V, "Et ferche io non ci d^ìun^a , o lieuì , lesero la co^ìa deh lettera ♦ 




M A G N I F r C I S ignori j falute t qua foti cofe mioue , rare , 
twnpiu uditela' fi flupende apparfe , che ape?ia noi che le ueggia^ 
mo ^ pojìiamo crederlo* Egli era qua vna altijìima motìtagna nella 
quale n'erano alcune ue'ne d'oro; ^ di quefla più e più anni fono 
andati cauado in dentro i noflri huominit onde fono arriuati a vna 
^orta^canando^grandijlimaj alta delle braccia cinquanta^et e d'una 
pietra come diruhinom:i piuj^lendeìite ^ piupretiofa*^ quelle 
parti de gli lati che ^'aprano 'o' ferrono fon ài 'Zaffiro ^flupen^ 
dif imamente intagliate a Storie, La primi Hiflo-ia , (perche 
le fono infei quadri compartite ) e commìfa di diamanti ^come fon 
le noftre Tarf^ei if uifi uede-> vn'omhra informa d'huomo che t 
in we::^^ di molte nubi nelle quali pare che nifi rajf:^uri confai 
famtnte , vna ifìfinita di Teatri ^ di Stelle , di Figure nude di 
Fuochi^ di ghiaccia; di Citta^ dij^letidori^ Sole Luna j et altre 



D E L D O N U tf 

cofe cotìfuje^ che quel figurone chejìa la dentro inuifihile uajtfa» 

rarÀo con le proprie mani e ap arte per parte cerca di farne vn'ors 

r.Qmento ♦ qmfi ccmefefabricajìe vna cafaperfe medefimo : ons 

de chi mirafijìo^ ui uede certi j^iriti di Fuoco ^ certe figure di lu9 

ce^ ^ altri mirabili dtfiegni^ et pure e vn quadro che e tutto nube*. 

h'altro che gli e rincontro 5 moflra come egli ha finita quella ha» 

h:tatio7ìe^e diuifa in Cieli in rianeti et in ilementi il mondo,talche 

mirando fii fatta fabricaj fiì fìupifice^fii marauiglia^ iiT firefìa atto» 

nito : ne può ejìer capace chi uede tal difegno^quado la cofa s'hab» 

hia hauutopincipio ^ 'a manco fi può conofccre quando Vhabbia 

fine ♦ llttrT^o quadro yi fono fcidpitie ài ogni forte piante , crbz. 

fiori j ^ frutti ; ^r e gran cofa quefìa che Pe con ben fatta ques 

fia parte ^ che pare vedere , a chi la confiderà , crefcer del conti» 

tìuo le cofe, O che bello f^lendore ^ che bei lumi W). egli in quel 

quadro quarto i I variati , bÌ7^m yfirauaganti ^ ^ diletteuo» 

li vccellifono tutti quiui formati , et nella quinta parte tutto vi fi 

dimoflra . 'Nell'vltimofo/w i primi noflri Padri con tutta la gè» 

neratìone loro ♦ T>icono adunque quei da ben lauoranti , i quali 

fono huomini che hanno ingegno ^ che Vi vna delle belle opere che. 

fi vedefie mai interra , £7 d'vna valuta inefiimabile , 

Nfrj Ej/i w'p ^ìacktcL cotejìa frima parte , percioche io ho veduto yn Caos in Viti 
tura che mai yiddi il fìu beilo , re mi haureì fa pitto ima^irar mai fi bel modo di 
àìje^no ife U cofa rem f yera , e^li è almanco yn bel trcuato ; le^i yia ♦ 

Mie* Quando hebbero rimhafofiflupendo lauoro^ volfero tornare a die» 
tro per far noto al Re cJ? queflo pretiofo T eforo t Ma in queflo 
fu averta loro la gran porta , ^ entraron dentro , tratti dalla cu a 
riofita di vedere il refxante delle nuoiie marawglie ♦ Era vn velo' 
dentro a qiuflapcrta bianchijììmo ma in^palhabile , nefipctcua 
pafare t £7 refluiti mcT^r^j^r uriti ^fi roUuano litrarre a dietro ^ 



f6 I M A R M I 

quando vdirono vna voce che dijìe loro ♦ \lhidite a chi u'ha ddf 

to le le^gi j &' cofi riguardando ttitorno , viidero Jcrittojopa la 

forta quejlo detto i. LASCIATE IL MORTO, ET 

RIPIGLIATE IL VIVO* Et Juhìto abagliatì da vm 
rij^lendentijìima luce j che venne neWa^rirji del velo _, caddero in 
\na cecità ? 'b' agrauati dal Jenna i'adormentarofw ♦ 

Nfri lafcidte cotefia lettera , r'i^irc^ateh , h la le^^erete pi quando hauro vn j^ocofm 
il (ap a bottega , prche cotejle cofe y celiano yn pco di ekuatm di mente ♦ 
if di ^ratiaj^ie^aterìe ytCaltra * 

UiìCf y/olcnticri* 'Soihahbiamo Signori lUuflripimi nauigato per 

andare a gli Antipodi , ^ fiamo^er Fortuna arriuatia vn'ljo 

la grandiiìima Jopra della quale f montammo jf or :!^tidaWimp e :f 

to del Mare , ^ caminato alquanto ritrouammo alcune ombre , 

che cipareuanoin vn punto diuerje coje , ^ ci rapprejentauano 

varie Qpetie d'huomini ^ d'animali in quel modo , che fanno tala 

iiolta vedere i cattiui humori a certi paurojì^ come verhigratia vno 

fi crede d'hauere vn'huomo dietro , ^fi uolta con furia , if non 

tt'c nulla 3 un'altro uedendo un tronco da lontano , al harlumejfi 

imagina di ucdere una fìrana foggia d'un'animale fimile a colui 

che neìlt nubi forma àiuerfe bi:^j^rre hejìie , Giganti 'b' huomi^ 

in * hlora yioi feguitammo una di quelle ombre 3 tanto che la uè» 

demmo intrare in una C auerna 3 EìT gli andammo dietro * 

Km CCteflefimil yifiovi che tetujaro ddlhfioni diaUlìce ;fonfor(le dì quelle ccjèche 

Jòmfpìritate , perche ynhumo d'ym donm yìene a y edere yn' fantccci'o 

di paglia ahm^rouìjò , if mette vn^rido ; ondejtfpauema di forte , che la 

fpirna . Aduf^ijue J^iritando lo Jpirito yiene a yjcir di quch cofa che l'ha di 

pura futtajpiritare ; prò tutte le cofefon piene difprin che fanno altrui fp* 

ritare . lo conobbi ^la yno in Santa Maria Nuiua , che pr yeder rouinare 

yna parte d'yn monte d'o^i di morti ,fiJpirito , onde fi dìceua poi , non am 

'dare al m.me d.fclja,che tifpruerai , tìor via , le^^ì che io non ti yc^lio 

ititert empire . 

MiCf EntrM con forte cnim) tuli diiiro a quefìa fantafm'i , n^anda^ 

rem 



D E L D o N I. rr 

fono in vm ampacaucrm , 'a' che teneua granUj^imo jj^atio t la 
quale era piena piena difepolture aperte ^ tutte al giunger uoflro 
fi richiufefo^tt fletterà per alquato j'j)jitio fi ricominciarono ai ria^ 
frire^'E.cco che neìl'aprire d' una f alto fuori vn puT^o intoUerabi 
le j inguifà i'vnfumo ^ £jr in quel fumo era rimhtufo vn fuono 
d'vna voce ajj^rijhma ^ ^ befliale j che diceua ^ o giorni 

PERSI, ET MAL DISPENSATE H Q ti t^ dhm'aU 

tra toflo che quella fi fu rinchiufa , vfc\ t apprendofi anch' ella ^ 
vna nebbia folta in picciol gruppo , et la voce che n'ufciua andaa 
uà gridando^ BEN FVI TARDO A PENSARE A 
L' E E s s E R IA\ o * Qofidi mino in mano s'apriuano ^' fera 
rauano tutte 3 d'vn Sepolcro di candido Marmo n'vfcì vna fa:» 
cella accefa ^ ^ di quella fammi veniua fuori queflo verfo 3 1 l 
TEMPERAR LE COSE, E'L VERO LVME- d'un 

altro di pietra roj^a tutta crepata ^ ne veniua fuori ^vna nuhepre^ 
gna d'acqua che f^ru-z^laua , t;r diceua il fuono delle paróle t 

10 SEGVlRO DEL VERO, I PASSI e'L M0# 

T o £r ve ìie furon molti che diceuano , ìt" faceuano il fis: 
mile come qutfli altri detti . h/ia a^la fine , ve ne fu vno che 
tra di terra nera , quafi tutto disfatto che mando fuori vn' ra":^ 
come di C ometa , 'cT dijh * FELICE CHI RITROVA 
IL PORTO e' L M o L O ♦ N eZ me:^ di queft-i cauerna 
erano vn gran monte di libri , fcr noi dopo che veduto hauemmo 
le marauigAofe S epolture , ci mettemmo ad aprirgli ^ l^2,gergli^ 
onde la Cauerna fi icojìe £ir tremo afj^rifìimame?ite ♦ Etfifes. 
cero tenebre in quei luogo orrìbili , con Tuoni , Saette , Tema, 
pefle j ^ Pioggie da non fé le imaginare * M(? 7ìoi j^auentati 
con le mani per terra carponi carboni , ce jie fuggimmo fuori , ^ 
ritornammo alla N aue ♦ 

wh 



rS 1 M A R M I 

"Neri Vi ^ratìa ,fa rifcfar cctepfaurcfi , b fì^lk hìtr^ lettera perche c'è da fenjir 
fcpra yiì^ranpt^ a si fatta ituer.tìone , ìj credo che ìaf.a da gualche ccjà*. 

uic, e hi legge ha caro d'udire ìlf.ne di tutte le coje ^ voi le cercate 
di tramcXj^re * 

l^eri VAricjlo anch'eli Ufciaficì bel deìPìnterJer deh f ne , ij rifilila mcua Uì^orit 
yfa beljèntire qutìa mcua curicfua , Hor date in yn'ahro pincìfio * 

lAic^ Kcl PortonoflroEccellentijìimij^ ìUiiflrifìmi Signori e fla* 
ta dalla T ortuna j^inta vna 'Nauej la qtiale e molti et molti an^ 
ni che la vd errando j^er ^i altij^imi Mari ^ ^ è jt gran Nauis: 
lio che dieci delle maggior N ani che fi trouino nonjonfigran^ 
de a v«^c:^:^o ♦ Ella hapoigli arbori tutti d'Auorio comej^i^^ 
intagliati i^iedi di quelli ìi Storie , nelle quali vi fono i viaggi 
d'vlij^e^ Le Vele fono div.rocato^'à' le corde difeta ^ d'oro in^ 
trecciate , ^ ciaf cuna cofa che u'tfopra per vfo d'oprare ^e d'O 
YO if Argento maf^iccio 3 come fono tauole ^fedie ^f canni , ^ 
vofi d'ogni forte 3 vna ricche-:^ da non la potere fiimare ♦ hgli 
u'efcpra vna ìLeina con vna Corte di fafe cento don:^Ue 3 la 
più bella j ^ le più belle D onne y maifuron vedute ♦ I lor ue9 
fìimentifon tutti drappi difeta uarij &r ?wn più ueduti^ che il più 
brutto j e di più ualuta che 1 7:cflri Broccati ^ ^fa fi bella wfla 
che poco più fi può dcfiderare per allegrare ogni malinconico f^i:s 
rito ♦ Le i^QTi'Z^ìh tengono in Icro U7ìaìafduiahonefla ^ ^ tm' 
honcflìi Ufciua ♦ La R eina ha poi una m^efin ( in quella Vopa 
della T>J aue doue ella rifiiede infeggio triomphante ) che la tifor^ 
7^ a temerla per A more ^ ^ amarla per ^Timore * Onde ciaf» 
cuììo che corfe alla ISiaue ^ €r' uidde sì fiiipetidofj^ettacolo reflò 
confuso j attonito j flupcf atto ^ marauigliato 3 £7' me:^:^o fuori di 
fé mcdcfi.mo » 
ì\erì Sardhc bere c-i render tutte il fio , h andare a cercar ([uefìo "Nauìlio ri Hupen 
do , t acccnàaifi j^er Vecta , Uirir.aio « Quefia e yna l^aue molto ricca* 



D E L D N !♦ r^ 

Mie» VJcirorio in queflo che ch^cunoflaua a utàcrc forfè trecento huoff 
mini difetto il cajkrOjgioucini d'un trenta anni in circa^con un ca 
j^itano depili belli huomini che fi ucdejìer mai , et tutto ilrejlofia 
milmente , in ordine d'arme ^ d'hahitimarinarefchi fecondo Vef^ 
fercitio di ciafcunOjChe noi fummo ^ tal bella ueduta perrimmire 
tante fìatue di Vietra , sì ci marauigliammo ♦ Qiafcunof diede a 
ifuoi ojfitij chi afalire alle G:aggie ^ chi a tirar le Vele 3 al Tzs» 
mone > ^ altre faccende da fare bifognofc ♦ No« jì tojlo furono 
in ordine tutte le co^e ncce(ìariea far ue'a che eoli pt leuo un uen 
to in Poppe fiupendo ^ 'cf ^d cauo del noflrofeno ♦ 

fjerì Non dicejìi voi òe kfu ^refx ijueji;i N(j«? ? 

Mie* Si ^ma udite , e credettero pigliare quache cofa , ^ poi non preff 
fer nulla ♦ 

T^eri Ccteji^ifu fiu beh che tutte le cefi ;fe k non era nuh , ciò che iffrA ^renìua d 
e^cre imiftbile iff^uìtute di le^^ere , 

Mie* Nel parile che ella fece , s'udirono yiu di mille uariati flromentifo 
tiare j et ne gittarono in terra infinite •:^nette di confettioni per alff 
^^^''^^Kf', etj^anderonogranfomma di dinari ^ WLedagUe ci'O^ 
ro yù' d' A rgento ♦ Onde ciafcuno Uf dando le confettioni ats: 
tendeua alle monete ♦ Volete noi altro^che in quei confetti groRi 
n'erano fiotto Perle flupende ^ Diamanti ^ Kuhini ^ if d'ogni 
piitra pretiofa , talmente che tutti furon fatti ricchi , ^ non fi 
poteua ftimare y ne f'e anchor potuto 5 aprejìo a mìl'e mìUioni d'o 
ro j quanto fia flato il ualore delle cofe lafciate in terra ♦ 

Kfrj Non dcuettero mai ^in hauer b'ifyno coloro che rìcoìfiro * 

MrCf No« jì toflofurm uedute ^portate le gioie ^ le monete in cafia^ 
che le portarono vna maladitione con ejìo loro vnita t ^ fu que:s 
fla* Che i ricchi gli pofero tanto amore che non le uolfero mai più 
canarie fuori}, ^ i peneri non leflimarono onde vna parte le tien 

rinchiufe^ Valtra le lafcia andare^ €f queflo inconueniètepare che 

Hb ii 



6-0 I M A R M I 

jì àijì'.nàa in molti altri paeft ♦ 
"tieri lei mi diletta hjino a qui , all'altra di(?e il Cacciatore ; intinte andrò cctjìderando 
(he retto tal TslaMlio c'è nvjìerio ♦ Riferrate k lettera i if date in quel Mo/{ro» 




Miff Qua in queftj nojìra parte Settentrionale ^signori nohilijìimi^e nato a 
a vn corpo vna hanòina e vn hahino et fono tutti ào^pi ài ciajcun" 
membro ma vn3 parte fi ciba di latte , EjT Valtra no ♦ vnaparla^ 
fcr Vafra tace^vna camiua ^ l'altra non può* niente almanco tutte 
àie fon uìue ^ ìjj uiuono . L(7 maàre che Vha partorite^ ^' ilpa^ 
(ire che gh ha generati jo no ipiu nobili jj^'iriti et ipiu mirabili in^ 
gegni del mo7ìdo* Quella parte che no fi nutrijce fauella del conti^ 
nuo ( quando fa bijcgno ) con il padre ^ con la madre 3 ma aU 
tri che loro non pojìono intendere tal ragionamenti * h\ai tocca 
terra fé non il moflro che fipafce ^ Valtro non la può patire , an^ 
:^ mofìra grand'affanno ^ ogni uolta che per forte per dif gratta 
tocca con i piedi , con le mani con altra parte del corpo la ters 
ra.'iio fé oh pilo moflrar cofa che no conofca^e (he confino padre et 
confida madrenon confierifica in fino linguaggio ♦ \^' altra parte che 
s^mpie di cibo ma tiene quella che mn fiipafice-;) fifiono bene orga^ 
m:i^:!^ate infiume ♦ Chi ha cura di quefli moflri^ £f chi n'e patron 
ne') ha fiatio vn certo luogo fierrato ^ ^ uè ne moflra vna parte , 
Valtra uè la dipinge ^^ uifia chiaro efier nero ciò che egli uipros 
fone di lei t tanto del mafchio quanto della fiemina ♦ 

Nm S'io yi [upi , ycrreì vederla tutta cotefia f/tura , if non meì;^^ ♦ 
Mie* State a udire* Il Signor della citta ha ordinato che ciafictinoh 
uegga tutto ^ vna volta if non più Jen^a alcun pagamento , ^ 



D E L D O N I. ^t 

Jen:;^a angaria di coja alcum caccio che tutti gli huomini poj^ino 
confederare la ifif elicita noflra ^Dio ni conjerui £7'c» 

Km Quejld e ^ìajinHd f 

UJc* Finita ♦ 

Km Hcn (he io ycìeua yi'ire apaì dì qutp (ofa , lìcn ce v't più . Alwmo hauejje 

(h krm irfin chefotìaua le tre hcre t perche me ne farei andato con quehjan 

tafta a cafi ,if traua^ìiatomìfu libri deh Stroìo^ia , kf hmei yeduto quel che 

ft^nfca 'quejla e ofa , perche non s'ha da penfare che ìa fa fitta , o nata a cafi. 

Mie» V dite l'icore ^uoi potete andare firolaga?ìdo ogniuoltacheuoiuoletej 

Kfrz Ef // refo deh lettere quando f le^^eianno i 

mci. Vn' altra uolta* 

"Neri Tur che le ncnffmarrifchiiìo . 

Mie* Io rì'hauro cura 3 ma ecco Maeflro Giorgio ^ uoi fate ritornato t 

Cicr, Ver che, non indouìnarefe mai ♦ 

tseri Ver dirà la predica * 

Mie, A»;^ per menare a bere ♦ 

Gior^ Ver cctefiofe voi volete t ma io fon venuto che miprefliate quelle 
lettere di quelle nuoue , percioche domattina io vo alla Madda^ 
lena con il Vadre Vredicatore , ^ gne ne voglio leggere ♦ 

M/V. Son contento ma guardate di non le perdere . 

Gìor* SiatciieficuìO come voi proprio Vhauefle nella cafa ♦ 

Mie, Eccouele . 

Keri Fate che le f rihahhino , perche voglio vdne ti rejìo ^ ^ huoa 

na notte ♦ 
Mie, Mi raccomando , 
G/or» l^imaneteinpace k 



^2 



I MARMI 



MATTEO SOFFERRONI, ET SOLDO 
MANISCALCO» 







, , ■ ■ - ■' 


1 


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^3^S;=£^S<T^^ vK'^ 


^^^§^j^/ 


^^^^dìh^^^$ 


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N e O R A io leggo qualche cofa ^ fé bene attcn* 
ào alle faccende ài Nicrcato '^uouo no reflaper 
queflo che la fera io non dijj^enfi duo hore a leg^ 
gere : ^ hoprefo certe lettioni che fé durajìe la 
mia vita mille ami , haurofempre in vna medefvna materia , che 

leggere ♦ 

Sii* Di che vi allettate voi , ài rmun'Kl , ài truéw^oni Spagnole, delle cojèdel Boa 
caccio , deìle Hìforìe , o delle Rime , o altre fiaceucl cofe ♦ 

l/iaU Le Hifloriefon la mia vita , £jr ho vn piacer grande di fapere le 
cofe paliate : ^r* r'io non haue^e tanto che fare 3 a combattere con 
le faccende di cafa ^ ^ quAle di fuori , che io potefie flratiare ^ 
ver meglio ire difpcnfare vnpoco di tempo più 3 io vorrei fare 
vna fatica intorno a tutte le hiflorie ♦ 

Sci Ccmefarehhe adir che , racconciarle , correggerle , if taparle . 

Uat. No« pefco in cotefìi pella^m , mancano huornitii a far tali effetti , 
an:^ quado ne ho di quelle che non fono fiate tocche or appe-z^» 
te Vhopiu care. Ma vdite che animo e il mio , et forfè lo faro 
anchora„ lo voleuofare le concordanze delle 
H ISTORIE 3 do e fegnare tutti imedefvnicafi accaduti^ cofi 
Antichi come Moderni ♦ Tutti i Signori Tiranni che fon flap 
tiamaT^ati a vn modo 5 mettergli in vn foglio ^ tutti coloro che fi 
fono fatti per for-:^ Principi ^ ijT allegare doue in qual libro , cÉ 
le par ok formate , che dice lo Hifìoriographo i. 



D E L D O N I. 6^ 

Sei Vn certo Uro ch'imito off eia Teptore , creào che fa Yiìa cefi fmììe , fecom 

do che dice il Uatpo di Viero , che mette chi e morto di morte fuhitana , chi 

ha retto il (eh da cauaììo , chi s'è immorato , ^ cefi tutti i caf , t yn d«f 

pò Paltro . 

UaU Simile cofa , ma la debhe ejìcr hreue cotefla diceria * Io vorrei 

metter le battaglie fegiàte tutte con \afuof\ne ^ ilfuo efito t et che 

Jì yeàef^e che modo ViO quello a quel tempo^ et queflo a quefì'al» 

tro , et fi comprendejìe la d^fferenT^a del fatto , et il medefimo fifi 

ne ♦ Ver che fi troua vko hauer gouermto vn regno in vn modo 

et vn'altro in vn'altro ^ et tutti due venire a vnfegno 5 così per 

il contrario gouernare due fatti vnitamente y ethauerpoi diuerfìfa 

fimo fine ♦ 

Sol Cf)f cofa lea^efe yoì di beh hierfèra : fer kfciare andar cotefia ycflra fatici 
che terrari cefi certo : le^efe yoi coja che hahhiate a mente ♦ 

liat* lerferafufahato ^ iofcrifii ^ non lefiij Venerdifera non mifenss 
tino troj^po in ceruello perche eramo flati il giorno a Tiefole alla 
Ciciliaima Giouedi mi ricordo bene della letione quafit quafitut» 
ta e uero che i nomi particuUri ^ non credo japer^i troppo pet 
V apunto * 

Sol Voi che'lfiefco ciferue yoi ptrete ragionarne al<iuanto , 

M(j^ Al tempo dell' Imperador il gran Giufliniano^dice che fu in Ro* 

ma vn Caualiere di nation Greca , allenato in Italia ^ di medio» 

ere fiatura ^ ^ alquanto di pelo rojìo 5 ma nella legge de C hria 

fliani buon' ofieruator di quella* Meramente che a quei tempi era 

cofa amiratiua , perche nonfolo vna gran parte de caualieri erano 

A rriatii , ma molti V efcoui anchora* Queflo C auahere haueua 

nome N arfete^ ^ per efier tanto ottimo hucmo^ ^ ualorofofol* 

dato tfu eletto per capitano fopra tutto Vefiercito deWlmperiQ 

'R.omano ♦ "Era gran diligenT^a certo quella de 'Rcmaniy che don 

uefapeuano chefof^e udore sfortuna buonafif fcrte^^i in un'p 



^4 I M A R M I 

huomo cercduano d'hauerlo t 'cT queflo era in tal numero ♦Co* 

jiiiifu tanto fortunato ^ uilorofo^chefu detto da molti , che egli 

fojìe vn Hercole nella For:^^ un Hettore nell'audacia ^ nella 

generofitavn Ale j^ atidr o y nell'ingegno Pirroi ^ nella Fortu:s 

navno Scipione4.Era quejìo Narjtte Capitano molto piatofo et 

cojlantiiìimo nella fede di Chrijìo^nddar limofine Urgoìjìimo ^ 

nell'edifcare nuoui monaflerij aj^ai ajfcttuofo^ ^ mi rifar le chie» 

fefo'dtcìtij^imo , VifUauagli Spedali y et finalmente j yna gran 

for:^lo faceua ajìaltare VinimicOy^ vn a grande fiecejìita ama:^* 

:i^rlo ^ dejlruggerlo . Di tutte le uittorie ringratiauafomma» 

mente iddio y ^ Vhonoraua: con gran :{elo di diuotione^Nemn 

(fi dice) andò a fare lattaria per mrfar fangue che molte uolte 

prima non haue^e cercato di riparare in tutti i modi y che douejìe 

feguirne mortalità y ^ piatigeua prima il fangue che fi doueua 

fbargere , ^ dipoi che egli eraj^arjo y ne faceua peniten":^^ con 

gran pentimento ♦ 

So/» AnchoTA ho^i àfon cotejle auerten'^ ,fo che i nopi MOiìerni lo Yanno ìmitm 
do henijìimo ♦ 

Uati. Stando adunque Vlmperador Giufliniano in AlejìandriayTotila 

He dei Gotti faceua di gran danni per tutta V Italia y di maniera 

che i domani non ardiuano a far maggio per queUa t ùr apena 

erano fumi gli hiwmini di notte in caja , non che di giorno per le 

flrade* Fu eletto 'Narfete daW Impera dorè ad andare a reprimer 

Vinfoleyiza de Goniy'b' uenne in Italia e conjederoj^i con i Lon 

gohardi fcriuendo lettere ad Albui^w Re loro : con quelle proa 

me\ìe di FidelCà ^jT d'amore chefo^ìepo^ihile a dire^ ^ fu udi^ 

to : onde A Ibuino fece vna g^ojìa armata la quale per il mare 

Adriatico uetmein ItahayO-ide Narfetefe ne allegro molto.Coft 

dal Komanifuron gratamente riceuuti , ^ i'iwirono infume ^ 

fotti 



DELDONI* OS- 

fotto vnofleniafdo , ^ vn Capuano , che fu Narfete ► Tolda 
che intefe quello ejìcndo ardilo i:r fo te ■> non hauendo p tonata la, 
fortuna di N(2r/ete, ne lafor:;^ de Lonoohardi tfifecepjdiar:s 
do 5 £r mando ad ojferire la batta J^ja , la quAe fu accettata , ^ 
f'attcftarono inftcme a'deyknu^e à' A quilegia » Il eli della gior» 
nata fu terribile 'a' fangwnofo 3 onde Totila fu am.t:^ito con 
■tutta la fua gente ^ ù' vincendo Narfete gi fu d' vn grande ac^ 
quiflo d'honore ^^ ai Romjm d'vtile ♦ Qutnio egli hebbe 
atterrato Vinìmìco ^ dono a Dio molti preV.ofi tefori , ^ \Ymta^ 
li c7' materiali ^et a i Longobardi fece gran pref enti d'Oro^d'A 
riento ^ di Caualli d'arme ^ £7" di Gioie ^ et gd rimmdo in Pan 
noniaaljuo Re Albuino . In queflo fu molto mirabile Nar^ 
Jete , ^ più mirabilfu nel partire tutto il bottino nefuoi Soldati^ 
^ Eccellente nel prefentare il tempio y ^ Ucellentifimo nelrinn 
gratiare Dio* 

So/. Le fon cofe tutte beile , accadute ; ma io Mito che ^ìi H'ijloriojriiphi , non ^iuo» 

chino tal Yclta di ci&ncìe con la ^ennn * 
lAat. N onfo queflo 3 10 riferifco quel che ho letto « 
Soì, Seguita aiuntiue , ofit Yero , nò ; bajia trattenimento fiaceuole, if diletteuoìe 

Uati. Egli accadde dopo queflo che vennero alcuni altri per moieflar PI 
talia yfra quali fu nella Ti erra di campag'ia vn certo BucceWa 
no che s^inuermua congrofìo esercito 5 et ^arfete conprefle-:^ 
:^ inafl^ettatamcnte , con grani' impeto Vaflalì , EjT lo ruppe &r 
deflrufle ♦ Vn'altrogran Capitano che era con B uccellino ria 
trahendofl s'uni con Auidino Capitano de Gotti , et fece e]?er^ 
cito a Gaeta &r s''vnirono con molte for:^ t moleflando i Ro^ 
mani 3 ha qual ccfafipendo Harfete , flibito andò a tromrgU , 
" 6r af^altogli confiero animo , onde v'infe la bjtta^.ia , ^ prefe 
viuii Capitani , Auidino fu mindato da lui legato 'a' prefo da. 

li 



6é I M A R M I 

Vlmperadorc a Coflantino^oli ^ 6r Valtro fatto morire ♦ Vrefe 
'Narjete yn' altra hattaglia contro a Sinduaìe Ke de Brettoni ^ 
i\(^uale venne in Italia con gran copia di gente per ricuperare il 
R egno di N opoli ^ cbe gùi fecondo iljuo detto ^ fu degli an^ 
tichifuoi , ^ prefe confnta amicitia piede 3 con i 'Komani 5 poi 
ton nhiUarf s'inimico ♦ N arfete più yolte venne feco olle mani , 
fcr" vimeua 'b perdcua anchora j^tjìo t perche non fu mai fi auen 
turato Capitano ^ che non hauejk qualche disdetta ♦ Onde ha» 
ucndo fatte più ^ più crudeli battaglie infiemefi sfdarono a vna 
Cmnfita ? b comejìero tanta ^ n fatta poten:^ in vna fortu» 
m d'vn giorno t cofi atieflarono i loro ejìerciti ^ /r^ V erona ^ 
Trento t Fu vincitor l>i arfete della Giornata ^ ^ prefe il Re 
fcr lo fece morire b' perche non era , Or non e coflume di far 
quejlo , per non ejfere infamato fcrijìe , io ho fatto morire il R e^ 
non per haucrlo vinto in gucrrat ma per efurefato traditore mi:» 
la pace ♦ 
Sol Scn tutte kh cofe a falere i if Yci mi fimte , perche le raccontate affai hene* 
Uat, Quefla isr molte altre battaglie vinfe N aìfde ♦ "Dopo che tutto 
fu quietato-:, il Qran Giufliniano lo fece f no Luogo tenente ^i!f 
Gouernatore in Ccftantinopoh , di tutta quella prouintia 5 ^ fé 
mila guerra era flato valorofo 3 egli riufci mirabile nella pace^ ^ 
nella aminiflratione della '^epuhlica 'Eccellenti^imo ♦ 
3o/, Di gratta fccrrete irfivo ah morte di cc^ui ,fe hauete letto tanto /«dw^' ♦ 

lAaU S on contento ♦ T^' arfete adunque per fama era honorato^come CO0 
lui (he fu vincitore di molte battaglie ^ era ricco per molte j^ogliey 
^fnalmenteper il Gouerno molto flimato^ Hora come ho det* 
to egli era Greco di naticne ^ et per queflo era da B^omanifecret* 
tamente ( perche Vi màdia non meri mai ) odiato ^ ^ tanto più 
(k ogni giorno crefceua in ricche:^ , ^ veniuaperfuoi meriti 



DEL D O N r ♦ €7 

pili ^oriofo^ I / cufo fu vltimimite queflo^ che molti nobili Rom i^ 
ni fé n'andarono ddWlmper udore G.iujìiniano^^ dal' Imperatri 
<e Sophia ^ a dolere delgouerno di Nurfete , ^ dopo molte cofe 
iette vfaronvn fìmil modo di parlare j chehaueuano per minco 
male ejìer retti da i Goni ^ che gouernati da vn Qreco , et eunua 
co y ^ con cautele Vagrauaron molto aj^ramente con dire parti» 
cularmète che egli per fuoferuitio gli coflringeua più che per Vim 
perio j ^ gli agrauaua di coje che non erano ne lecite , negiufle , 
onde egli ci doueua in tutto riparare j ^ che voleuano più toflo 
darft in preda alR.e dei Qotti potente , che a vn Greco eunuco 
valente tiranno ♦ Vdita quefla querela Vlmperaiore ^ rifj^ofej 
Se vnofa male , impojìih ile fa fargli bene 3 Et* fé vno fa bene^ e 
gran torto ^ 'ór gran vergogni fargli male * Gli H ifìonographi 
dicono che V Imperatrice gli haueiia tratta da vno injlinto naturasi 
le , alquanto d'odio 3 n^ ef^ere eunuco Ji perche era molto ricco ^ 
et n ^cheftfaceua Voidire^et comundauapiu afìai di lei^e era te» 
muto tonde hauuta quefla occajione , n moflro contro a Narfefe 
quando gliparue tempo , vnpoco rigida ^ altiera ^ &r difdegnofa t 
et venendogli Narfete inan:^ ella gli dijìe quejìe^ ojiwl parole*. 
'NarfeteejìendotuE.unucononfeihuomOy onde non e douere 
che tu reg^a , et gouerni ^i altri huommi 3 pero io ti comindo co» 
mefeminil perdona che incambio ài dominare popoli , che tu tefìa 
€t cucia 3 Vattene adunque fra le mie donne a dar loro aiuto j che 
a coteflo ejìercitio che tu fai , non fé tu buono ♦ 
5^/» Fu mal detto , cime , if mal fatto : che cofa bepale e jlitta cotefla ; io hdurei 
tratto Yia h ^atien;^ , if mi farei me^ dij^erato , (òme andò il rejlo ? 

Mjff Rjjjofe 'N arfete*L e uoflre parole Sereniffima Imperatrice ^ non 
come parole di donna lepiglio^ ma come imperatrice^ pero quel» 
la mi comanda ^ da Imperatrice , ^ io comeferuo ubidirò, non a 

lì li 



ó3 I M A R M l 

^Uiìla j^drii de e di dcnra , ìm a. ({ud tuno ihe\ à' Imperatrice ^ 

io quanto jon più hucììio che dcmia^tanto maggior tela debbo tef:s 

fere: &r come Ccpiiaìio huomo tejìero £7 7ion come donna ^ eus: 

nuco* Lfl (^ual telafia dijfìcile ajìejìere tanto piu^ quanto io più 

tengo deWhucmo che della dona : et s'allontiif.o da lei et partilìl et 

andcj?e7ie a Napoli CiUci di Campagna j &r mando Imbajcidori 

Juhito nel Ylegno di Vannonia doue i l^cngobardi ^ haueuano il 

lor Segg.o Healc 'cf mcflro con lettere i^ con ragioni flupende 

£ir uere j quanto il "Reame d'Italia fof?e migliore che il loro ^ ^ 

dcucjsino lajàar la terra Icro ^ inculta ^ cj^ra^ fredda^ ^ jìranaì 

^ uenire ad hobitare m * talia ^ la quale era terra piana ^ fertile ^ 

temperata d'aìcre ^ £/ molto ricca ♦ Et mando loro di tutte le cofe 

buone d'Italia , accio che uedejmo ^ guflajìino , quanto e più 

mirabile il lor terreno ♦ Caualli adejìrati in eccellen::;^ ^ arme bens 

fatte riccamente ^ ben temprate yfruni molto fuaui^ metalli fxnif 9 

fmi ^ Jj^ecie £7 vnguenti ^ tir odori flupendi 5 ^ robe dijeta ^ 

doro mai a ni gì wje * Arriuaron gli Imbafciadori ^aVamwnia 

( bora Vtigheria ) ^ futon riceuuti corirjemente^et ueduta tan» 

ta mirahiì parte del mcndot con gli effetti 5 deter minar onf% i Lons 

gibardi di uenire aU'habitaticn d'italia;(t ccnqwflarla con le loro 

feroci for:^ ^ et ejìendo amici de R cma7ìi , gii lafciaron da parte 

con poco rij^ctio et fi dsliheraron di prender 'Roma ♦ 

Sci, Dice btne il yero ; l'ytìlfrcfrio yn'merfaìe ,fc(icci(i o^nì particuìare micnk, 

Uat^ Determinatifi i Longobardi di Vaj^are in Italia ♦ Fm ucdutoper 

ìe nojìre ciere uféihrienie per tutto woìti "Ejìerciti di fuoco ^ et 

con aff re battaglie rffrontarfx VunValtro-:, onde fi fpauentarono 

tutti i popoli j et conobbero d'hauere a ejìere in breue tempo de» 

flrutti et rcuinati ♦ 

Sol Stwpe yep^or.Q irfrdti if ^ratt fervali , f^rìì ucltd che e^l'i h dnfuccederemrt 



D E L D O N I • ^9 

te (li ^ran fctcno^e , b rm'm dì Gran R^^ni . 
Uat. Lauigratnumie di GwjUtiiatio in verfo Nerfete; et le catliue et 
mal dette paiole , della Imperatrice Sophia 3 furon cagione che i 
L ongohardi vcnij^ero alla dejìrutiione della bella Italia , Cofa 
veramente da notare , et che ctajcun Principe lo debba Japere^per 
ejìere molto auertenti a non offeììdere ifuoifideli Capitani ^ Mi 
nifiri j et altri per Jonaggi mirabili , etglorwfi ♦Per che egli pare 
che V Ingratitudine d'vn Sigtiore meriti ^ che vno che gli e flato 
amoreuole amico ^ gli diueati nimico crudele i et di feruo fidele ^ 

itìfidehjìimo ♦ 
S0I lo guardo che llìTiperatrìce fu cagione dì male , fecondo che la doueua ejfer di he* 

ne , perche più tojlo ejìendo l'imperadore irato haueua da fìacarlo , che emendo 

quieto , a furio aittrare . Dcue mori 'Narfete uìtimanente i perche hifo^na ef 

fèndo hcra di partirffnìrìa . 
MaL In due parole vi do liav:;^^ N arfekfe n'andò a Romd, et ama» 

lojii 3 et riceuuti tuvÀ ifacrame?iii della Qhiefa , sbando a ripofas- 

re i et lafcio il mo7ido f emina di tutti i mali ♦ 
Sol Gran giacere ho hauuto Mejfer Matteo del YcjJro Ragionamento, b- rin^ratiarn 

dcui yi lafcio in buona hora » 
lAati. V iuitc luto , che 10 mi raccomando ♦ 



IL GOBBO SARGIAlOj MEO DALPRESTO, 
ET LO ò Q_ V I T T K 




O M P A R E fate come io u'ho detto j fate 
'A fe^^^KSI P^^^^ loro ^altrimenti e non fé può hauer godimene 
W^^^^^to 1 1 miei figliuoli io giite-fìgo aficcchetto con lo 
W^j& f^auentargli^et glifo ucdae la Quarefma j et gli 
minaccio difcrgli mangiare a <^uel Drago ♦ 



70 I M A R M I 

Ufo Voi fate hene un^m mah , non [direte mi che le pure fanno morire ìfmiuHif 
Sjuu lo ho bene udito dire molte coje accadute di quefti cafi , mi vna mi 

irouai io a uedere iti cafa ♦ Gli Vjìi miei uicini ♦ 
Cobf Hmo (aro d'Y dirla ♦ 




Squi* V^oìentieri uè la diro* Giouanni haueua comprato ^ come fi fa per 
pafqua 5 vnpecorirto^ et haueua vn hel bambino in cafa^i'un^an^ 
no incirca-, et facendogli far fefìa^a queflo agnellino come fi coflu^ 
ma t egli lo toccaua^ et ridendo fi allegraua ajìai di fi fatto animai 
le in queflo che egli lo palpeggiaua ^ il pecorino trajìe vn belo^ et 
fu fi fatto il belare 3 che'l bambino fi rifcojìe^etf^auento di paura 
vdendo la boce dell'animale ♦ Qofloro acorgendofi della cofa^ co^ 
minciarono a farlo allegro^ et dire delle parole per leuargli la pau^ 
ra et V Agnello in tanto ribelo alquante volte ♦ lealmente che^l 
TanciuUino di nuouofijj^auento ^ et fu loj^auento tale , che in 
due giorni eglifi mori ♦ \ìor penfate fé non facendo lor paura t 
fifbaurifcano j come voi Vacconcicrete facendola loro ♦ 

Cok 'La fu ^rati cofa yeramente ne yero Ueo * 

Meo Io ne air)) vn' altra che inleruenne a vn noflro Caj?ieri al WÌon:s 
te, Quefta Befania pajìata ♦ Egli haueua due bambine vna di 
tre anni , et vna di cinque t et comejapete , egli e ilfoìito nojlro 
chefìfuonanoper la via tutta la fera Campanacci ^ etfapgran 
rimori t con dire in cafa J.e fon le Befane che vanno a torno^ ons 
àe i fanciulli fi nafcondono ^ et nell'andare al letto , e lor dato a 
credere fc non fi mettano qualche cofa fu'l corpo fi^{ il M.ortaio 
mapmamente ) che le Befane gne ne foreranno * Quella mag^ 
giore adunque porto il Mortaio nel ìeHo , et fé lo mejìe fu'l cor^ 



D E L D O N !♦ 71 

po 5 volete voi altro , che fu fi fatto il p efo , et il freddo del mor 
taio di pura , che la famiuUina crefo , et morip la medefima noi 
te ♦ L'altra pr la paura deUe B efcrne che la fi credette che Vha^ 
uepro la notte forato il corpo alla Sorella ;Jì f^auent\> si che la 
^ene per morire ^ 

Qoh* Mfli p/« yà\ dìrefmìl cofe , iffcn Yecchio ♦ 

Meo Voi fate anchor piccino pero j ma quando farei egrande comenoiy 
nefaprete delValtre t Che direte voi del figliuolo della Medica 
da Sanì^ iccoìo ? che non e quattro mefi che fu il cafo ♦ Bgli era 
flato vna mattina fetì:^ andare alla f cuoia , et la Madre lopreft 
con dirgli ^ poi che tu non vuoi imparare a leggere ^ afpetta che io 
mi ti voolio leuar dinanT^ , et prefolo fece vifia di volerlo gettat 
ndpoT^ , et fu f fatta la paura che e^i gridando y etflridendo 
gli mori in braccio ♦ 

Cok yd'ì dire^ia cotefo cajo , ma non utthfi ♦ 

iqui* Che uolete uoìpiu heWej^empio^et erano fanciulli grandi^di paura 

che ejfendo in quelle chiajfaiuole coperte a fiefole eerti fanciulli la 

dentro j che chiamano le huche delle fate et andando inan^i vn 

pe:^:^ con vna lanterna fi fj^enfe loro il lume^ Certi altri che era^ 

no entrati come più animofi inanT^ ; et loro che ueniuano dietro 

non gli hauiuan ueduti entrare 3 ueàendo f^egner loro il lume yfi 

mcpro a farlor paura con hoci contrafatte ^onde i fanciulli fj^au^ 

riti corfero fuori gridando j et corredone vno per paura forte ^ non 

reflo di gridar mai infm che non fi ficco in vna cafa ^ tanto chela 

notte tremando , et del continuo hauendo paura jfe ne morì ♦ 

lAec, Ver nuh non faceti mai più paura a uojlrìf^ìiuoìi , an^ifate^Iil anìmoft, moftrct» 
te loro chejcn tutte haie,e tuttefrafcherìe fategli far hefi di ^utHe ccje che non 
pojìono efendere x ^ toccar con ìa m.ano la uerita ♦ 

Cohf in Villa del miofuocero^mi ricordo bene d'uncontadinetto cheha* 

ueua paura del hupo^ et vfcendo vna volta di notte fuor dsWu^ 



7i I M A R M f 

few due paj^i 3 hehbe vm gran paura à' vna fajcìnà ^ d'vn cepa 
pò chefifojk , che'l Padre haueua portato dal carneo ^ con il 
mettere vn grande flriio ^ fiette parecchi dìj'j^auentato del hupo*. 
Meo ECCO che pur n'hauete gualche Ja^io . 




SquiU "Mancherehhono i cafi di coloro che fi fon morti di paura da dire j 
chivolejiefualigiarela BottegadelTejìitore ^ come fanno cer» 
ti chefcriuono 3 i quali non fanno dire ne fare , ne ritrouar nuU 
la di nuouo 3/e non la lieuano di pefo da glifcartahegH de gli al* 
tri . Io ne voglio dire vn'altro^ ^ poi vi lafcio ^perche ho dafas 
re aliai jlafera * Scr Francefco di San 'Niccolo ^ huomo da bes 
ne , ^ che fi diletta molto di peccare 3 emendo mandato a gettare 
il giaccio tondo vna notte ^dalfuo ^euerendo WLejìer Bernard 
do Quarateft Priore della Chiefa ^ ^ molto cortefe gentilhuos 
mo j meno il C herico che gh tenejìi fermo il fì urchielio quando 
gettaua la rete -, et gli venne frefo con la rete vn fanciullo che /'r* 
ra affogato il di medefmo per anlarfx a bagnare ♦ Wora tirando:» 
lofUy i^ pefandogH la rete , fifaceua aiutare al Qherico , ilqua* 
le fopr agiunto da qiiefìa nouitli prefe fi fatta paura , che bifogno 
farlo portare a cafa ♦ Et in fei fette giorni ilpouero Cherico 
fi mori di paura t 'csf era grande , che vifarefle marauigliato ♦ I 
figliuoli bifogna tenergli in timore ^ ^ con amore gouernar gli ^ afs 
fai fon le bmture del Padre , ^ del i)Aaejìro^ lo n'ho vno^che 
quando va alla f cuoia ^ tremi tutto di paura del fAaejìro ♦ 

GoK Mai più fo ìor paura , da tini ìvaiì'^ , YO mcjirar loro , come (fueh e v«a B«f» 
da di CocodnHo , fcf che quegli aìtnfon fantocci dafafene beffe , 

Meo» Cofx farete noi bene ♦ 

Squit^ Mi 



D E L D O N U 71 

Smu Uì mccttank a vci» 

Gob* A Jyio . 

Meo lo Yorrei , che noi andapitno I4 àoue e quel mucchio di hrì^ite , fcr yiir ^«r/ 

che dicono . 
CoK "Dehhon dir qualche cofa da Vlehei 4. 
lAeo Si che noi njionimo forfè di cofe Vktoniche * 
Go&« Andiamo -t. 

AGNOL TVCCI, VITTORIO, ET BARONE» 





01 liate molto vendicatiuo ^ io per me mi guar» 
dero y come dal fuoco ^ difarui dijbiacere ^ jìa 
piccolo j grande ^perche voi non dimenticate mai 
fecondo che io odo dire . 
Vit* Se yoi non mi dite altri furticokri non yifàj^rei dir altro ,fe non che hauete tor> 

to a dir con . 

Agrtt A me e fiato detto che ogni mifùmo dijj^iacer che ni fa fatto uoi 

cercate in tutti i modi^^ per tutte le vie di vendicarmi ^ quanto 

più v^ andate vendicando inan:^ytantopiu def derate uederneucns 

dettai quefto e vn procedere diaholico^non da cane ne da hefiialei, 

V/>» Circa a che cojà hauete Yoi queji' opinione , fèntito ragionare , che io mi 

yendici^f 

Agn* Aj^aifono i particuìari^ma non ho con a memoria^ io uè ne dirò vn 
fóto . Quando vno dice mal di uoit ui tajfa in cofa nef^una che 
ui diffiaccia . 

Biro* Anthon ime , me tfe yenuto gualche p«^ al nafo* 



74 I M A R M I 

vi^ Ciajcuno ha lihertk di air ciò che gli piace , ma egli hijogria che fc 
egli e huomo di ragione ^che fauelli da huomo ^ no7ì da beflia. In 
queflocajo uo àijiO.rere alquanto t ist poi colpiro*Che ha dafaa 
re vn'altro che non m'aparte?iga nuUa^ dell'animo^ o de fatti mieli 
Woi lurhìgratìa che non fiate ne mio padre ^ ne mio fratello ^ ne 
mio parente ne forfè mio amico , che pa:^ vi tocca egli ^ a ve fi 
nirmi a riprendere ^ nonfapendo perche / O io ho vdito dire al 
tale che tagli vuoi male : Doueuate prima domandare a me sHo 
di voleua bene t ip' s'io diceua di no 3 dimandarmi della cagione 
^ fé Veragiujla , entrar per via ragionetiole ^ cercare Vvnione 
della Caruh. t et non mi venire con vn fendente di f fatta ingiu^ 
ria a dirmi venduatiuo : ^ fauellare come gli jj^iritati . 

Aan* chi t'ha mjo a odiare il tale ,N. ? i? chi t'induce a fcriuer ferriere cmro di hit 

\ÌU Olà mi cafco l'Ago . lo per me non conofco coteflui , ne fo chi 
egli fi fai. Guardate hora con chi voi Vhauete ♦ 

A^n, Et del tale ? 

\iU No« ho detto mai male di lui io ho tolto tutto (quello che io ho tro^ 
uatofcritto difuo mano 3 che egli haueua in vitupero d'altri com 
voflo , ^ ho fatto dir la partita in lui 3 accio che vegga quanto e 
il piacere afcriuer d'altri , if dijf lacere a e j? ere fritto di fé ♦ 

/i^tì, Quefo e yn modo mouo di far vendetta , e^ìi fi chiama ter la f^ada di man$ 

al nimico , ^ dargli con lejue arme « 
\it» Cefi e vedete s'io fon valente j mala mia intentione y acciocht 

voifappiate non \ fiata d'offenderlo ^ ma e fiata per riprenderlo ^ 

accioche egli s'emendi ^ fcr* che diuenti buon Chrifliano , ^ im^ 

pari ad amar il profimo come fé medeftmo * 
/ign, che grand' ufftio di Carità ♦ 
\ iU 1 1 fc^o mio e vn piacere , che almanco io fono , ritto , rouefcio^ 

Ufo dentro fuori , non fono vnteco meco ^ C efare ^ nulla « 
Cbe vuoi tu cbe io facci come certi che fanno il fratello con €Jio0 



DELDONI* 7f 

t€CO , ^ t'intaccano la pelle in amore t 
Brfrc» Vàxte Ve yen (otejia fmafid , e ci fon certi che fame di mìi oj/rij , if non 
j^ar kr fitto ♦ 




viti, Vdite er poi yijegnate ♦ lo conojco vn certo jop piatone ^ che fa 
V amico con e^omeco 3 ^ tdìuoìta , quando io gli moflro le come* 
die che io compongo 5 et che io lo prego a dirmene il parer JuoM^ 
ducendoci molte ragioni ♦ Yerhigratia , io non veggo nelle mie 
cofe io àfono troppo ajfettionato ^ ciafcuno debbe mojìrar le fue 
compoftwni a vno amico che le giudichi ^ io ho fede in voi non 
mancate di dirne il voflro parere^ E gli fubito promette di far tuts> 
io bene ^ ^ di vederle , èr douefapra , vedrà , potr'à Jara , 'cT 
iir)i* Come io mi parto da lui j egli le mette la in vn cantone j &r 
tonando le fono fiate in preda deUa f^a:^tura ^ ^ f^ejìo ve ne 
manca vnoftraccio ^ e taluolta non fi ritrouano 5 egli ti tiene con 
il non hauer potuto d' hoggi in domani : vn certo tempo lungo t 
alla fine eg?i te le rende fen:^a hauerle pur guardate 3 Ma prima 
« quanti praticano con lui , dice io ho la tal cofa di Vittorio io 
tengo le tal fue compofitioni ^ ^fen:^a hauerle lette le giudica : et 
dice che le fono vna cof accia ^ mifurandogli altri con lafua mifu^ 
ra j^fa proprio come coloro che pigliano vn libro in mano a 
vna libraria ^ che aprendolo a cafo ^ a cafo ne leggano vn verfo 
due , dotte per forte piacerà loro , ^ comprando il libro lo lodano 
a ciafcunofen-^ hauerne veduto più altrimenti ^ Et ben fapete 
ihe non e fi degna opera che non vi fia qualche parte di compofi^ 
tion dentro , che ojfcnda la materia ^ humo^e cer nello , pa^Xia 
dì chi legge 3 ne si cattino f cartafaccio^ che non habbia in fé qiiaU 

K Jc il 



7^ I M A R M I 

che poco di nonfo che ^ la qtial coja àiletta a certi , onde Viene 
fpejìo lodato il biajimo ^ if hiafimato chi merita lode ♦ Si che 
qucfìi tali fon certi amici da tre j^cr paio come i Capponi da Sa* 
raualle * 'Di quejìi n'ho prouati parecchi , £;r hottouato all'ulti^ 
mo che egli e rnegìiofar conto che fienjepelliti viui , tt viuendo 
morti ♦ \oper me r.onjo ej^er di quejìa tacca 3 quando voglio vn' 
oncia di herie a vno yJonj'or';^to a metterci lafaculù ^ laperjona 
^' la vita 3 i vijagi per Vami(o mifon agi^ la Serwtu mi diuen^ 
ta liberta 3 la Perdita ^ guadagno- et hreucmente quando jcno ami:: 
co non mi ritiro indietro mai a far coja nejìutiapcr lui ^ fa di che 
forte f vuole , henche la non fa da fare) perche delle cofegiufleet 
ragioneuoli ^ honcjìe , isr del douere , tu fei fempre ohligato a 
farle per ciaf (uno x ma io voglio che per via dell' impojìihile che 
V artico conofca , che io ^i fono amico . S' io foj^i flato Signore y 
andana inprecipitio toflo ^ perche haurei feruito Vomico 3 fen:^ 
guardare lecito , non lecito ♦ 
Ajiì, Quefa ccfa io non la ledo , comìcfia che la npn } k chifiim , ne dd huomù 
da bene , ne fa alcuno che iodi mai cott^o efiremo , tutte le refe y obliano fefi 
tr mifùra ♦ 

\it* A poco a poco io darò in terra ^ ^' ui tirerò doue \ il douere^'Non 

fapete noi che fi diceperprouerhio^efi da Vufitio et non la difcre* 

tione ♦ E non fi Vra Vano tanto che eglifi jj^e:^^ , ne fi pela la 

gc:^:;;^ fi faita^ninte che la gridi « In (^tuflofi conofcotiofe coloro 

tifano amici quando ti comandano 3 perche nel comandare fi uede 

fé Vamicìtia e tutta perfuo proprio utk 9s hcmore, oper ciafcuno 

infume ♦ Chi'e amico reale non yalìa i termini della modefiia ♦ 

(^àdofofi l'rincpe e vno mi richiedente cofe che per cagione lo* 

YO m'hauej^e a ej?er tolto lo fiato ^non lo terrei per amico altrimetif 

ti* ofe io haucfii dieci ducati in horfa^ {fcn:^a hauere H modo ad 



D E L D O N I. 77 

hauerm d'altroue ) ^ vno me gli chiedere che mifofe amico^^ 

j^ofej^efar di mancOj^ io n'hauejìe necejìith j gli direi eccotene 

qua aro 3/e uoUj^e il rejìo ^ £ir i'adirajìepr queflo ^ lo cancelliri 

del miolihroi. 

Ear», lo (omìncio a ìntendetk , voi ankte moderando Pitiftlentìd ; Y« uero amico non 
farà Jimili infokntìe ; ne si fatte sfacciatt/t^ini ♦ 

\iU O/e io hauefii tenuto vwo per amico fei^ otto^ dieci ^ quattro anni 

quefìo è vn modo di parlar e^o per dir meglio creduto che mifof^e 

amicOiisT io hauefie due ^ tre amici in cafayoueretti , figliuoli^ 

tr mi troua^ijenT^ vno aiuto al mondo nejenx^ vna Jufì<tn:{a 

d'aiutarme , ^ i miei figliuoli^^ e^i con e^erfólo , €f potente 

ajojientarfi , gUfoJìe dato dieci ducati , non m'aiutando , di due 

di tre j €jr di meT^:^ , haurejlilo tu per amico t 

Ji^n, "Non io , thaureì fer yn^Afiro ♦ 

Vit* Se egli n'hauejìe le centinaia , ^ non tijouenij^e in vm tua dif^ 

gratia , in vna infirmita , che direjle t 
Baro* che fup yn furfante a tutto j^aflo , yn^a^ìioffo in cremìfi ♦ 
V/f* S e facendo alcun Jecreto tuo , e lo palejaffeper rouinarti t 
A^n, Cercherà d'ama^rlo , non che levarlo del lihro deìl'amicitia* 
\it* S e dicejìe mal dite t £7' con ^i ferini faponefe ilfalfo t 
Baro* Biaucl prtelo yia . 

Viti. S e Vamico^lo riprendere ^ minacciafie^et poi la rimettere in Diot 
Baro, Direi che ccfiui e yn'huomo da bene , tr crederei di yederne vendetta * 
viti, e he uendetta ne crederefìi uoi uedere t 
Baro, De malis ac<iuifitìs non^audebis tertius heres , la frima cojci* 
viti. Poi/ 

Baro* il vitupero che e^li yoleuafare <id altri , che ne cadeffejcpa di hi altretanto* 
\it, S ta bene , ecci egli altro t 
Baro, Er che tutte le cofe farete che tcjlì faceffe , fi rìuelapero , faondo chee^li erti 

mancato dì fede deh parola fé creta alhmico , 

viti. Agnolo i B arone e per la huona jlrada ♦ 



7S f M A R M I 

Ajn, Ma Yoi (he yendetta farejle dfmile amico ,jim , ioj^po , faljò , hu^krio , 
traditore , ìnjokiìte , dappoco ignorante, if triflo; come yendic(itiuo,if neri come 
Chrijliano , ma come huomo trajportato dall'Ira deUlnfoìente amico , if dal pri* 
mo impeto deh furia humana ♦ 

\iU 1^ onfono confuriofo per rijj^onderui ^ a parte per parte j perche 
io veggo che voi volete fapere tutto il mio cuore* la prima cofa io 
coftdererei il hemfitio ch'io ho hauuto da lui^e torrei la bilacia^f'io 
trouajìi che delle dieci parte del male , egli me n'hauepe fatto vna 
di hene farei ìie su ^ ne su'-, chi ha hauuto fi tenga ♦ 

B(tro» Vo/ W arrecate mólto bafiofate ch'io Whabbia per particularita ad iiìtendere » 

Vzf* Credo chefappiate come io mi diletto di compor C omedie* 

A^no* Bene fa ♦ 

Vitf Mettiamo che io hauej^i per amico qualche D ottore , foj^e come fi 
volejìe vn par di M ej?er C arlo L en:^ni che e huomo di gJu 
ditio y Mejfer Giouan N orchiati^ o vn' altro che io hauejìe opÌ9 
mone , che fapejìc più di me jft ben nonfojìe cosu Ma acciocht 
meglio fappiate , o intendiate y imaginateui che io nonface^ipro» 
fellone di Componitore , ma diperfona che fcriuej^e per pajìar 
tempo j ^ non ìftimajìe le mie cofe più che io mi facete la f^a^^ 
:^tura jf% cerne fo anchora t 6r il l^orchiati ^ o altrimiforz^f* 
fé a teyiere copia ^ fcr le copiajìe di man f uà sparendogli che lefuf» 
fino da qual cofa 3 ^ hreuemente mi tirajìe afarlefìampare - ^ 
per forte Vhauefsin credito t 

Mt), Buono vffitio p ^ucjlo , 

\iti. Se io nonfacejìi altro ^ £jr me ne faceti beffe del mio poco fapere 
^ egli s'atnhuifìe quéUa lode t ( Quardate che io non vi lleui co 
tefia pelle di hiOfie che vi fiate mejìa indojyo ) dicendo a quejio 
e quello io Vho fatta quéUa Comedia ^ egli non sa nulla ♦ 

Aan, E mal fatto direi bene io l'ho aiutato , io l'ho mejfo su , ìo^ne ne ho trafcritte, ir 
r(ip\^r,ate . 

vit*. Infm qui la sci di buono ,fe io ^ lui j egli et io ^ lajua Eccelleii0 



D E L D O N I. 7^ 

:{a ^^ìa mia R iueren:^ ^ ci dejìinio mano vn tempo Vuno alis 
Valtro jjcmi a me ^ iofcriuo a te 3 copiami quefìo libro Jcnmelo 

di bello Jcritto (^uefl' altro tu j io ho danari ^ eccctegU i io non ho 

dammene ♦ 
Biro, Amkorum omnia fon comunk ♦ 
\iL lo tocco delle bajìonate , io ti lieuo dal vitupero , jfà ^mi , non ci 

pcjìo viuere , va la non ci trouo coje che faccia per me j muta , 
jìramuta j prouati , ^ riprouati 3 cerca di metterlo inanTQ , egli e 

vn bue sfagli far fuplichey e fi cacafotto dipauraj mandaci die» 

ci f cudi y fon gettati via y che gli flaua meglio in compagnia de 

furfantegli , ^ delle meretrici 3 vefiilo di Velluto ^ eccolo vn^9 

Apnoa fatto *. 
A^n, Va troua cctejlo bandolo tu , cime , che ger^ì fono ì Ycfrì i 
V7^ Dice il Vetrarcai Qual Maeflro verrìi , ^ di qualfcuóle i In» 

tendami chi può , che mi intend'io * 
Baro, Tauehte da Yoi filo adunque , voi y/ rfoluete , toccate che yendetta voi 

farefe a chi u'a^apinajje , fitto nome d'amico * 
viti. Sempre mi piacque Vandare a beWagio t Io vedendo ranugólarei 

di malasorte ^ direi epiouera , EìT piouerehhe t conoscendo coflui 

fifceUerato 3 direi femprefempre parecchi anyii di lungo 3 voi ve» 

drete capitar male coflui , mifurando ifuoi portamenti con altri y 

come con meco fi fof e portato ♦ 
A^n, Intendo , come direfe a me che ^U ho yolutofar hene , if fatto quanto bo j^otit* 

to , e^li m% tradito , che farà e^ìi ci yn'aìtro che ^ìì fata male i 
Vit* Voi fiate fu la pìfla t coteflo chiodo bifogna battere ♦ 
Baro, lo me lo torrei dinanT^i ♦ 

Vitt Meglio fia dopo cento minacci logaflighi vnafune ♦ 
■ Ajn, hen ^ìi Ha ♦ 
Bar ♦ lo fon più uendicatiuo di uoi , alla prima f aiterei la granata > ^ te 

lo uitupererei con glifcartabegli^o lo farei dipingere con S irene a 

torno ( per il tradimento ) con Trofei di tefchi fecchi ^ ^ corde 



So t M A R M I 

(per i meriti ^i tre legni ) con Vìifloriette di Sitione fatto ^ di aifi 
ual di Troia , £7 di C/nct j poi farei vn togato ^a parte con vna 
lettera interra chefo^e heììa efìgillutaetvnafiguretta nuda che gli 
àe^e ■vnhuonmanàiritto ^ ^ la farei fiamp are ^ lo puhhchcrei 4- 
"Et poi per non patere-) conuertirei il canal di Troia ^ nel Caual 
PePflJeo* SinoneinvnVoetachehauepedeUefrafchedi Lcuro 
in manotet quel figurino che gli daua ilfuo reflo 5 in vnafama che 
Vincoronaj^e di Lauro *. 

Vit. Voi far ep hepe bene t de CApitefirep yoì , non facete Yoì , che duro con 
imo un fece imi buon muro * 

Baro* An:Q , io farei il duro che la vorrei vincere , ^ luifarehhe prejìo 
che io non dij^i la tenera o'I paflaccio ♦ 

Atìti» Altra vifl diuerfi terrei io , kuorando femore fato ac^ua , if c^li terrei Jcprt 
ahm^rouifia con certi man diritti , if certi fendenti , che direbbe i io non l'ha* 
urei mai creduto ♦ 

^itf V n' altro farthhe forfè altrimenti , con ejlergli tanto tempo nimico , 
per Vauenire quanto egli^ifo^e per il pajìato flato amico , ^ 
jboglierehhelo degli honorichegli hauejìe dato ^efcorderehbeft 
i piaceri riceuuti ^ et Rifarebbe tanto danno quato ville gii hauef 
fefattOy ^ tanto male quanto bene*. 

Baro, Cotefa non fu^ , if non sa di buono » 

Vif* La migliore adunque e la mia , che ho prefo per gafligo de miei er^ 
tori tutto il tradimento ufatomi , fer ho giudicato che fa benfatto 
d^hauer riceuuto vnafbridiatat i^ da quella pigliare ilmorfo con 
i denti , ^ dire io no far conofcere al mondo che coflui e vno 
ignorante j perche faro dell'opere fen:{a i fuoi giuditij , ^ migliori 
^ più belle lui ne far)i delie pni goffe j ergo ef\a tenuto vn pes 
dante giuflo giuflo , fjT vn' pedantijìimo i gnorante^ • 

/^n, C^efa e piufuurapada ; ìafciarìo dir male , iffar bem' ; mopar , iffr Ye* 

dere a ciajcuno con hlfempic di lui medefmo , chi ecjli e ; al rep Vittorio , 
V/^ 'Non più di quefla ra'Z^ di amici finti doppi^ma egjA ce n'e d'un*s 

tìtrt 



DELDONf* Si 

tì!ir(? che fono fcempi , che adoprano in tutte le cofe il ma. Qji?jìa 

opera e beila , ma t iiuefla figura e ben tirata ma ♦ Il tale e huomo 

da bene, ma , Fara vna buona riufcita Mej?er Tale ^ Quale^ 

ma* Malanno che dìo ti dia fi dice agli amici del ma* Io ne cono 

fco vno che mi ride fui cejfo^et mi loda et sepre ci aggiugne quado 

faueìla con altti^^ che m'è dietro alle j'j^ alle ^ma, M.a .luado io lo 

ueggo ogni cofa e benfatto* Vittorio fa ben le comedie, ma egli 

pecca vn poco poco nelVinuentione. Piero ha honijìime lettere Uff 

tine^ma non le fa ejlpriynere--iQiouan-ni è gran mufco^ma ha cattiua 

gratia nel cantare * Martino e vn f affittente fcrittor e ^ ma ejlrac» 

curato j^ pecca in Ortographia* IL'opere del Macchiauelli fon 

hellsy ma infegnano certe cofe che non mi piacciono t le cofe dcWff 

Aretino fon viue ^ ^ fopreme j ma non efìendo Dottore come 

fa e^i a farle t Le cofe del Mutio hanno vn bel flile j mi non 

lo vorrei tutto equale * he cofe delV Alamanni fon buone , ma 

egli ne fa troppe ♦ O che malanno digiuditio e quefìo t Sapete 

chi fon poi cojìoro , certi aghiacciati ^ che fanno VA.B*C,et 

fu quella fi fono affiati , ^ hanno poflo il tetto ^ dicendo egi t 

meglio fapere poco poco ■) ^ ejfere llluj\njìimo ^ ^ Eccellentif^ 

fimo j chefaperne a^ai ^ farle imperfettamente , ^ non giunger 

re a quelfupremogrado*Ma non riguardano mai tanto che b:t{le 

quefìi girandolini ^ conciofa cofa che non pofìon dar giuiitio fé no 

ài quel tanto che fanno* l^onpuo vno che non ia altro che fcuU 

pire j giudicare lepoefie 5 ne vn puro Pittore tajìar le profe t ne 

vn Qramatico dijlenderft nella ¥ ilofophia come giudice ^ 9^ man 

co vn me carsico plebeo ^ accufare vn Signore chegouerui mile ♦ 

Mdjt credon cofloro come fanno fare , verhigratia vn Sonetto: 

faper comporre vn Platone , e come egli hanno tradotto vna kg;: 

penda ^faperne comporre altretantOf O come s'auiluppano eglia 

Li 



S2 I M A R M I 

tjo ♦ Simil Bachero:^:{oli jìanno fu quel ma ♦ Malanno che 
Dio dia loro ♦ 

Bm, La vi va : fur che mentre voi cduate kfopi per furuì aàer altri , che voi 
cijàltiate demo (cn loro t (he come cieco H'accomp^nate ìnjieme ♦ 

\iU Qr^ài che 10 mi voglia atiribmre iL magiftcrio : quejìo e quato huo 
no io hahbia , che lojo certo cfce tutte le cofe mie Jon dij^oco va» 
lore 3 ^ lo comjcoper queflo t^ercioche io le foper dar pajlo al 
mondo , non lefoper ejier riputato dotto , ne eloquente ^ ne aca 
quiflarfama ^ credito , o riputatione ma per non miflare. O tu 
potrejìifar qualche altra coja di più profitto ♦ lo fon Fra L oren 
S^one^cfce la poca fatica gli era vnafanita ♦ ho fcriuere baie , mi 
ingrafia , il ridermi di chi dice che le fon belle mi diletta ^ et il far* 
mi beffe difmil ciancie ^ m'e vn'allegre:^:^ ineflimabile ^ èr cofi 
come io mi rido delle ccje mie ^ t'T che me ne mocco ilnafo , di\ìe 
il Panata 3 cofi. dell'altre Jìupif co , ogni coja mi par bella , ciafcu 
no mi par che fap pia più dime , reputo ogni ignorante y midiore et 
piuflupendo di me ♦ Perche m'imigino che egli si creda tale , £?* 
a tal fine habbia fatto la f uà fatica ^ che la fa tenuta da ciafcu» 
no che habbiagiuditio come là tengalo* In que fio fono vnpoco 
arrogante di credermi di hauer giuditio come gli altri che hanno 
piuditio in quelle co/e medefime che io m'intendo ♦ 

Ajfln, Sta bene ,fò che yoìcjiucate difcrima henijìmo t hauete voi altro da dire in di» 
fefa yofra , perche yo garrito che ditt male di chi u'c^ende '. 

viti. Ho deno parte di cagione che mi conduce a ojjendtre • 

Baro* D'altra amicitia non fi parla fafera adunque i 

Vit* Se non fojìe fi tardi , vi mojlrerei vna certa forte d'amici inauerst 
tenti j che fcinno peggio taluolta the immici 3 O che amici ignos 
Tanti , con vna parola rouinano vnafjmigliay con vnfojhetto ima 
mnato da goffi fen:^ auerten'Z^ ^ mettono al fondo vn' amico*. 

Baro, Son difficili cojloroa conofcer^li ' 



D E L D O N F* Sj 

Vz^ "Dijflcilij^mi , perche Vimuerten'Z^ t vn male che nafce da Jcem^/ 
pie:^y ^ creiuliùi ài creierji d'ejìerjagace ^ ajiuto^ ^ cono:: 
' fcere il pelo neWhuouo * 

Ajn* lofu^irei di fi^lidr Ji fatte mijla * 

vit* Il più afflai pajio chejìa al M.onio ^ e la più fallace dottrina che 
s'impari ^ è il crederai d' e^er doUo nello fquadrare le brigate • 
■ tal pare vna Miuaa ^ che t vn Serpente velenofoì vn^altropa^ 
re Orlando , if e vna pecora ♦ Chifaprofefiione difaperepiu 
che non fa ? aede che Vvno 'cf Valtro finga o che vadino alla 
"Reale , ne sii df cernere Veftto del lor procedere ^ perche i fatti 
del Mondo fon più diuerf^^ che le foglie^ et più volubili , et eia» 
fcuna anione tien del Camaleonte ♦ Il Prouerbio che dice e fi VA 
per più flrade a T^oma e perfetto ♦ 

Baro* lo non mi f aerei mai d'homo ♦ 

Vit*. Btfogna andare afotterarfi ^ chi fa cotefìo penftero , noi famo al 
Mondo j isf bifogna viuerci come porta Vvfo del M ondo : D i 
queflo flurateuene gli orecchi che V e con , if coftha da andare 
mentre che egifici in piedi , et chi più ci viue e Vingannato*. Ba:s 
fla che non c'è huouo che nongua-;^ «. 

A^fl. Dio mi guardi adunpe d'amici inauertenti . 

Vit* D a doppi anchora ^ da bilingui , da trifli ♦ 

Baro* ^f^^^ ^^^ h'fyiìi gettare il ghiaccio tondo ; if dire Diociìiheri dal male tome di* 
ce il Pater ncfro , if non ci lafci anchor noi far male ad altri ♦ 

viU 1 1 meglio fta certo pregarlo che ti caui del cuore i cattiui penfieri^ et 

che anchora agli altri gli cancelli ♦ 

Ajn» Amen. 



Li il 



S4 

RAGIONAMENTO 
DELLA POESIA, 

FATTO A I MARMI DI FIORENZA» 



-I .R?A 





BACCIO DEL SEVAIVOLO, ET GIVSEPPE 
B E T V S S !♦ 

I G R A T 1 A Se voi mi volete fare vn piacer 
■grande ^ non mi radonate di Vf rjì , perche quefla 
Vccfia ejìata tanto rimeflata^ che lapute^nonvefi 
dete voi quanti vcrjìjon multìplicati t 
G/«. lofaueUo de hcn Toeti , fer dko de buon yerji , y non de^offi cm]^onìtori , et 

de ^ìi /ciocchi ccmpotìimenti , 
B(?c* Voi m'hauete fatto paura con il ueàerui tanti ^ tanti fcartahegli 
trar fuori di quella uoflra Valigia doue hauete uoi fatto mai 
tanta ragunata di poeti t 
G/«, Tenfate che io yen^cjO da Vìne^k doue fono hfmi Spìriti Vere^rinì, et da cìafcu 

no pìglio ^uel che io pop hauere , y poìfo lafceìtn : y mi riferho il meglio » 
BaCi. Cominciate afquadernare del buono alla prima volta ♦ 
Qiu, S'io ìe^^o i più he^ìi , ^ìi altri vi parranrc brutti. 

Ftfc» 'NOyfate diflintiorie , comincidte a leggere qualche cofa d'Amore^ 
poi di burla , audate poi alle battaglie , aUe ledi particulari degli 
huomii]i j Er ccf d'una cofa nell'altra di matto in mano. Che bel 
libro è cotcfto piccolo j o bella lettera o che bei difegni « 



I MARMI DEL DONI» Sf 

Ciu, Quejìo p yn libre che m% dato Mtfcr francejcc Marcchi , ììquaìe dar a tojlo 
in luce; dcue Jìfa che le farcle s'accctdano con l'intaglio , b tutto il libro pria 
d'Amore , 

Bau Che titolo ^t il ^uot 

Ciu, AMORI FELICI, ET INFELICI, DE GLI 

AMANTI. 

haCi. "Meticte mano a qualche, co\a ài cotcflo^ per laprima^per uederefe 
le prole del Titolo che e bello ^ corrij^onàe a i fatti delle voeRe 
che ni fono feri tte dentro . 

G/«. La prima ccmpcfitione moha^ìi irfniti lacci che ledano yno Amante, prima l'At 
[more ci k^a; o da noi c'inuiluppiamo con diuerf ledami; quali buoni, quali mediocri 
iy qual cattiui. Il Gio^o del Matrimonio è ottimo , de gli altri non ne darò altru 
memi ffuditio; Ecco qui lafs^^f^ ( inuentione delUarcclim ) b la beh compi 
fittone d'Amore ♦ 




Amor ^er ch'io fcmpr' ami 
Mi tefe Ucci ^ ^ Htfmij 



8^ I M A R M I 

Et ferìTC <ì^tr' BJca o Rete, 

In vn punto fui cólto 5 

'Et come mi ueàete 

Ogni fuggir m' e tolto , 

Che nacque àal bel uolto 

Lacci j Rete Efche ^ Hami* 

Amor con tai legami 
Dolcemente mi preje 3 ^ cofi involto 

No« uoglio dal bel nodo e]?er mai fciolto 




Bdc* Vlnuemiotìe r bSpmu , y mi pace ; là fa pu diìetteuok che ^ìi Emblemi deh 
VAÌciato; lo scardo che bel trouato e jlato quejio a far dife^mre tanti attid'Af 
more ; qua fi Ye^ono^U appal?icmti di cuore, if d'ammo , i malincoTìioft , i 
d'ilf erati , i mal contenti , i felici , b- j/i infelici if afono anchora delle lette-' 
re Amorojè ♦ 

Qìu* Infinite , ma credete uoi forfè che quejio libro fa falò , e fon forfè 
dodici libri ma queflo m'e flato acomodato , per moftrare a vn di^ 
fegnatore a Roma , i!^ ueder fé egli vuol difegnarlo in hoj?olo^ 
per far gli intagli 4, 

Bdf» Sapete voi quel che io ci ye^^o dentro di mirabile , che voi non ci hauete forfè 

fenfato f 
qìu* Che cofa ^ 
B(Jf. Vna grande honep , e^li non c'ef^ura , ne farok ( per quel che io ve^o ) 

(he nonfia honeflifima , ^ buona . 
Ci«* Con fl fanno Volere hora uedcte quefla feminetta tutta malinconofa 

fola abandonata , mefla ^ aflitta che parole ella dice ♦ 



e E L D O M I«. 



57 




Che pena fi può dire > 

P iu grande che morire i 
"Maggior e la mia pena 

E pajìa ogn'ajj^ra forte , 

Cfce mai punto raffrena 

Md crefce ogn'hor più forte 5 

Io viuo, et ogni di prouo la morte ^ 
"Dunque e maggior martire 

Chi viue in doglia ^ et mai non può morire 4^ 

hac* Lafciafareai mufui^fo che troueranno delle parole a lor propoftto^ 
Giù* lo chefo (/«a/ cefi , anchom non mi fi rifoluerefe le debbo dar fuori da jiampa 

ono ,if pur fin parecchi anni che io Pho fatte ; che dite yoi di ^uejii che fu* 

hito che fanno yn'oj^era la pubìicano i 



ss I M A R M I " 

Mu Vopinione de gli antichi e fiata cotefla^diferhar U cofe alcun tepore 
poi giudicarle di nuouofif racconciarle -j perche con quel tempo il 
oiuiitiojìfa mi^àore^ Alcuni moderm le danno a giudicare ad al:: 
tn, ^ poi le mandano aììafiampat ma perche S eneca dice a L uà 
alio che vno che dice Vopmion d'altri ^ non dice mai nulla dijuo-, 
^ che egli non e. dijfcren-^ alcuna dal libro a chi parla; lo ci no» 
dio agpiugner la mia ♦ S 'io componejìi ( che Dio me ne guardi 
perche farei due mali^vnoa no ejìer riconofciuto delle mie fatiche-) 
Valtro i'ejìcr [mdacato da ^j ig?ìoranti ) con vtìa naturale indi:: 
natione o fuife uerfo oprofa t uotrei infin che dura la uena ^ lo 
jhirito del dire 3 femprefcriuere et darle ellaftampa ,fen7^a moff 
flrarle mai ad alcuno ♦ 

Gi«» Quefiajàrebbe ym nucua bi^rrìa . 

Bdc* Et dal mio ^ ci ho molte ragioni . Lap:imi e Vadulatione , Se tu 
mofl-i vn tuof cartabello a vno che ne [appi più di tei. Siate certo 
che egli cade in vna di quefle cofe . O egli fifa bejfe della vofira 
compofitione^ uè la loia efiremamente 3 egli non ui vuol dire il 
fuo parere accio che con il fuo giuditiO) le iwfire coje nonfaccin 
paragone aìlefue 3 ^ ui uà a me":^ aere . O neramente uifara 
racconciare alcune minime frafcherie , ^ di poco ualore ♦ Poi ci 
fono mille nodi iafciorre fra chi compone Vopere e chile cenfura ♦ 

G/«» Hnuro caro d'y dirne farecchì . 

BaCf Sempre chi compone ha vna particulare anemone cheVaccieca^onde 
fi crede quando vno lo biafima che ui coui [otto Qatta , inuidia , 
^ fimil girandole . Se le ranetta ^ non tifodufa maije egli ti dice 
abruciale^ ^ che tu conofca che le mentano V acciughe o'I cauiale 
V amore di quel poco di fummo catt'uo ^ di quelle gran fatiche 
che tu hai durate ti lega le mini ♦ Si che rare uolte quefie canne 
d'organo ^ quefliflrumenti i' a e cordano infume ^ Sefia qiulch 



e 

YfìO 



r 1 L D O KM. 99 

vno chejippi:i m^ncc di te non sccaie dir dito ♦ Taìudta tu 
taoar.i a yr.o che a [azere a.ìai , et poco giuiitiO', vn^ altro haurh 
giUÀino ^ 77cn lezere ^ ome lacera mifurd^jficiìijìvm .Poi 
llprmi'.egio del r.oftro abujarci il ceruello , e il creder di non hi» 
uer fura^OKe ♦ £t ^uejto ; vn giaccio tondo ^ che aiopre ( io lo 
diro pur juefta uo'.ta ) tuùi tum yfujìimo impure in concia con 
Vofinion d'una cojajola i si per Dio come vnofa dijegnare , 
t^i n fa dell' Archueno 5 i^ giudica anchora^ joritori arti» 
chi j ^ taìa i mcderìji , anccora che f:a fen"^ leUere . Vn'altro 
Jarh A rchitertorej et da ne'. m:>jUccio ale leggi ^ vn L e^.jia f^aui 
luppaneda T reo'.og:aiVn Tbe'.ogo nella Anjm£ti:avn Ahi» 
ihijia nella btro.ogia* Cefi ciaf cujiojalta ài paloinf raf era , 
"Et che e ^ che e; la pania ded^ignoran:^3 ^i ffennacchia^ I Poeti 
idtimamente ^ oltre a'IefiÌKtionl di ( mide tmdanta che tuUa norte 
canta ) bugie ^frappe: e meUat:o mano in cpni cofa tutto fanno 
loro, &■ gli altri niente^Qli S cultori ^ i V inori per far lefiguff 
re di terra come 'Domineìio fece Adamo t fanno ju^nto lajua 
maefla :Jt che ogn'unjel cecca, pero non darei mai nuli àmia a 
uedere «. 

C'.u. Tìic^ il Y^o cifricrìo ymache £te dtìJhhiTle • 

Ejc» "Deh fratello la ncftrafcri:ta dice in peg2Jorare; tu m trouiapoi che 
pa.ìato quelle furie del comporre con i^^irito^ meg^iorino U cons 
poftione j an:^ la più parte quanto più la rimeiiaio piupute t fé 
già in quel tempo medeftmo non la lima'ìino* hanojlra natura^ H 
nojìro ceruello , il noflro fapere, il noflro giuiitiof muta trami» 
ta j ^-Wli, corrompe , ^ no ijìì maifaldo mo'to tempo ^ pe^cht 
la comhujhone de ^.'i Elementi ^ ci sforala far co\ ♦ S; muti -jf 
peUe , il pelo jfi confuman lefor-^^ fi fregne il vigo'efijirac^ 
CA la compiendone ^ £r jì iiuenta d'anno m anno d'vn altra fot» 



Mn 



i^o I M A R M I 

ta : anchora il aruellofa lejue riuolutioni 3 Jì che il tener le coma 
pofitioui in v« cafone àìeà anni non mi piace €f il darle a vno 
due a giudicare twn la lodo punto ♦ 
Gi«. Afiunpe il phììcdrìe ah pìmifum di cerueììo , vi quadra , 
hac Chie flato alla fojì a finche coja eli moìto . A me e accaduto 
tutti quefli caflj'b' a dieci miei amici^ £jr cento altri che io ho co* 
7ìoJciuti , ^ non ne voglio nominare alcuno , perche non eperfo* 
na che legga , che nonfappia ch'io dico il vero ^ in vna granpars 
te sHo non dico in tutto . 
QìUf fate ò'io u'ììitenda , circa ah jìaìrj^arìe ♦ 

EaCf. In queflo cajo , tu jentiV opinione di mille ^ ^ dieci mila^ ù" ve* 
di alle tante rajferme^Je Ie|on buone cattiue j fé del continuo le 
tue opere fi vendono ^fia certo che le fono ^ Je non in tutto parte 
buone jjejolamente vna volta lefiflampano, di pure , la cofa va 
male , come i librari fuggono i tuoi ftracciafogU , va pure a fic:s 
cani la penna nell'orecchia , ^ non imbrattar più carta - Verche 
Vt vna regola general quefla che le cattiue non f% vendon mai vn 
ter:!;^ ^ fé pure le fi smàltifcano tutte 5 le vanno per via di tra* 
hal:^ ♦ Chi fa le fuc opere hoggi ^ ^ delle tre parte del libro ve 
tiefia vna buonateglife ne può andare altiero galantemt e* A dun 
que nell'udire tante £jr tante diucrfe tafie ^ riprenfioni^ sbeffametì 
fcr lode ^ biafimi , ti fanno conofcere a parola per parola quel 
che vale e tiene ne tuoi componimenti ^ lambiccamenti di cere* 
hro^ et puoi nello Ramparle vltimamente dargli lafua rifciacqua* 
ta , fargli vn buon bucato f opra . Tu ne fai più che tutti ^ tu 
può darne giuditio più di tutti y perche tu hai vdito ^ chi biafima 
chi [e ne intende , chi loda per adulationi ^ chi per vdire il giudi* 
tio de gli altri 3 chi per tirare il cordonano ^ chi per vccellare il Voe* 
ta ♦ A (fri da rabbia delle Ioli ^ fcr deìl^honore chefenton dare al* 



t> E L D O N I. 5»? 

Vautore 5 da huomini digiiditio jjì ficcano a lodare Vo'^cre ^ ^ 
hiafmiar Vhuomo 3 bora dicendo ^ da qucjio infuori e non vai nul^ 
la 3 egli eflracurato , egli e j^erfona a cajo io Dio ^ vedete doue 
fon le virtù ^ ^ fon parenti degli amici del ma* Le fon belle Von 
fere , ma lui e bene vna figuraccia , come dire ^ al parlare voi co 
nofcete che io biafmo coflui per la rabbia che io ho dentro ♦ 

€ìUf Ve yeripima cctejld Ycfira ragione ♦ lo ho yàito hkfmare taÌMÌta/t comfciutt 
certamente che tè tuttti cancherina ♦ Quatìdo ji biajma vnn cofa bfo^m fare 
y edere il j^arajjone t if foi dire ♦ 

UaCi. C osi sifay non e jìato malfatto il più bel tratto di quel del Donì^ 

quando egli vedde quelle fa ceti e ftampate da MeJJer LorenT^ 

T orentino noftro y ^ ragunate dall' Eccellente Signore il S/* 

gnor Dcmenichi lUuflre * 

G;«» Voi volete dire ,fe libri f Yejj^ono , if Ji vendono , che voi potete honorare 
Plnuer.tore , if lo Stamj^atcre ♦ 

BflCf Vo dire che egli fubito prefe la penna in mano , Cjr ne fece vn^als 
tro di Facetie ^ di Motti , di A rgutie^ di Senten:{e^€t di Pro* 
uerbi : ^perche egli non fi teneua dottore^ non lo intitolo NLota 
ti^ Senten:^e 3 ma lo chiamo fecondo chef fentiuafupic duoli 
idefl in gambe : dicendo fra fé ♦ S 'io fono ignorante , non ho Ut» 
fere , neper confequente non fon dotto ♦ N o« debbo io dare vn 
Titolo al mio libro come mifento t Etfcrijìe C hiacchiere^ B a^ 
ie j &r Cicalamenti ^ come dire cofe cauate dalla mia Zucca j et 
Zucca fa ♦ Poi biafmo quello ^ per quello che egli era jfpoco 
fen:^ honefÙ. , contro alla religion Chriftiatia , if vituperofiRi^ 
nio , cofififa chi vuol dire il tuo libro non vai nulla ^ fé ne fa vn* 
altro in quella materia j^ftva megliorando ♦ Et tanto più me» 
rita loie v«o, quanto la cofa più guadagna ^come dire vnfantac^ 
cino combatte con vn Capitano , òr vince j vno S colare difj^uta 
con il Lettore ^ ^ lofupera^o vno che non fa compitar dottore 

M m ii 



^£ I M A R M I 

manda a gambe ìeuate vn L egifla ♦ 
C/«. Vci farete (he io darò ah fiamma vn mio Dialogo morofi . 
f>aCf C o/ì /flfe , ^ /?flf e poi per k botteghe , t^ per le caje ^ ^ mapmt 
doue voi wnjcte conojciuto t a vedere , if vàire Vopinwne de 
gli altri ♦ Hor vdite queflo Madrigale che io vi voglio dire , il 
quale e della lega di quegli che hauete letto j et Vho hauuto anch^io 
dal Marcohm^^ vuole che gli facci difegnare da MtJ?er Gior 
gio \/QJ?arifuo compare vnaf garetta . 
G/«. Si , ma h'ifc^M (hffifcjìi dife^mre ccja che hahhiajarU ♦ 
Bac^ Ho orawe di far dipingere vna figura d'vn Giouane inamoratOyil 
quale apertofi il petto , moflri ^ che egli non ha cuore ^ ma in quel 
luogo u't vna fiamma di fuoco , ^ flara hemfsimo , fi come di» 
cono quejìe parole * 




Quando eh' ioperfi il Core 

Amor dentf a quel loco ^ 

M 'accefe vn dolce foco x 
E par pur cofa rara 

Che fen:^ core io viua 

Ma la mia fiamma cara 

Quanto più m'arde , tanto più m'auìua j 

Et quefìo fol deriua 
Da vn gran poter d'Amore 
Che cangia vn core in fuoco ^ e'I fuoco in core 4 

Cm, Vìa hdfmo ; ma urliamo s'io hauefe ^uUhe cofa huoiìd anchorti ; toficte ^ue» 
fie altre (ompfitmi kf ledete ♦ 



D E L D O N r* ^f 

v>aCf Che Lihro e queflo ferino , in H ebreo , Greco , Latino , To* 

cìe/co, Spagnolo j Francefe^^ Tofchano, Lamij^arevnamem 

defima compoj'nione in tutte quejle lingue ♦ 
Ciu* Ome date qua che io ho comipion di non Io mofirar aìtrìmem , 
B(?a Chemifturae ella^. hajmtcmileggere ilT itolo almanco 4. Il 

Baleno j il Tuono , if la Saetta del Mont^o 'Nuouo ♦ Que» 

fla dehhe ej?ere vna hi:^^ra materia ♦ 
G/«» It hejliaìe , b pa^ ? 
E(7C* 'M.olto ejcritto m tante lingue i 
G/«» Venhe s'intenda per tutto il Mondo , o per la ma^ìor parte * 
Bac* l7ìfine i Vodi ^ o gli Scrittori fon pa:^ ^ a àicianoueJoUi j^ct 

lira la maggior parte*. 
Ciu, Ditemi p;« tcjlo the i yendicatiui diéolici Jpirìtì non fi quietano mai , date qu^ 

if non dite nuh irjino che yoi non lo yedete fiammato ♦ 
Bflc» Chifomigha quefto ì^itratto ^ o egli ha la cattiua effigie , e j^are 

vn traditore 
Qiu* Somiglia per chi ecjlì t fatto ♦ 




làaCi. Hoggidi hifogna guardarfi di non hauere a fare con ceruelli bai* 
:{am ^ che non gli ratterehbe le catene de Mulini (?z Po ♦ Che 
libro di battaglie t queflo t Credetti che VArioflo hauejìepoflo 
plen^^o a R omanT^ hoggimai^o che belle figurettey o e fono i he^ 
gli intagli ^ha cofa de libri comincia hoggi ad arriuare tanto ala 
lagrande-z^ , che poco tempo ci andià^ch^elìa arriueià alla pera 
fettione , i 'Fregi ben difegnati , gli intani ben condotti , le mia 
mature bene intefe , tutto ha inuentione j £< \opra tutto i carata 
ieri fono diuerfi , variati &r nuoui ♦ Siche dei libri fé ne caua 
mille piaceri ^ oltre alVytile 4. Hor paj^iamo inan:Q y ^ vola 
ta la cariti ^ 



5'4- 



f MARMI 





'ANIMA M iremenào R odomonfe 
Che pur àìan'^Q Huggier del corpo fciolfe j 
Ardita giunfe al fiume d'Acheronte 
Ne trapalar nella jua Conca volfe * 

Ciu» Ccte^e Stani^ vifvramo paura , k foro d'vna yem firaordinarm , if von 
hanvo a far mh con i Voetì d'o^i d'imetìtme , if di beile prole ♦ Ledete 
pre imr\xi * 

Btff« Qjieìl' Anima hi^^^rra il guarda ^ ride y 

Uicendo fé i 'Demon del crudo Itferno 
S on come fé tu horrido moflro ^ 
Ver certo hoggi faro Vrincipe uoflro » 



G/K. C0ntìnuate le Stanile , non ifpe'^^te ì filetti 



DELDONZ» ^f 

tact Voi Vhauete ueàute ^ io trafcorro cofi con Vecchio ^^arie ne leggo 
pano ^ ^ j^arte forte ♦ 

Ibt come vino il mio fouerchio ardire , 
Via j^auentato il mondo ^ la natura -, 
Mor/o uo che m'hahhi anco ad ubbidire 
Del centro y ogni perduta creatura ^ 

10 fon quel ch'ero al viuere e al morirt 
S i che fuggi da me beflial figura 

Se non teco la barca £f quefte genti ^ 
La getterò fopra quei tetti ardenti^ 

Con la deflra la barba y e i crini hirfuti , 
Con la fmiflra il furiofo tiene j 
La barca eh' e di uimini intejìuti 

11 graue iy mobil pondo non fofliene ^ 
Verche d'anime d'huomin mal viuuti 
Carica ej^endo ^ arouefcìat fx uienet 
Cadder ejìe ^ egli cadde ^ e il uecchion rio 
'Nel fiume negro ^ del perpetuo oblio ^ 

L e nonpojìotìo ejìere fé non dell' A retinolo chefj^irito han 
no elleno i. 

Gw* Seguitate pre , if yedretefe ìì Lìiro ejlu^etìdo ♦ 

trff* L'alma del Re defunto a nuoto corre 

Ver l'onde tenebrofe ^ ^ feco tira 
Il Legno y l'ombre , ^ Caronte y ^ vuol torre 
L'Imperio a Fiuto y e tutto auamp a d'ira 

Qm, O che Stanche terrìhììì , Yermente altri che lui non k ptrMe fm xferiìme , 



^S I M A R M I 

(he Vìutone ha pmd del fatto fio , ledete yia, ♦ 

Btfff 'L'orrido Re de le perdute genti 

Te ferrar toflo le tartaree fOìte j 
"Et J^er guardia ha più j^etie di tormenti 
Cl?e guai la vita ^ 'cf lagrime la morte 
Le furie con le chiome de ferpenti 
S ^ armar di fdegno fbauentofo ^ forte ^ 
Bt i Demoni ujcir fuor d'ogni tomba 
Credendo che'l gran di fuoni la tromba • 

CÌH, Non ka^ete fiu che yiene in qua petite ; if non voj//o che alcun ye^a co» 

tejio libro . 
BdCf I poeti nafcono ^ acconciatela come voi volete ♦ Che cofa e quefla 

del Petrarcha fi bene feriti a ^ 

Ciu* B^/i e il fio j^riuilegio , tradotto di Latino in Vulvare; cedete fi k Voefa f cofi 
de^na, tf fé voi lo le^ne lea^erete yna beh cofi , b afcohi chi vuole quefa 
perche hauro j^iacerfche ciafcuno oda , 

BaCi. La traduttione non^t g»rt mo^o buona a quel ch'io veggo 3 infine^ 
e 7wn giouahauer fatto aliai traduttioni egli bifogna intender la 
for-x^ della lingua ^ ^ fapere il modo da ridurla in TofcanOy et 
non far le cofe per opitiioue « 

Ciu, Vu Dottor di kflge l ha tradetto ♦ 

t>ac* Se/wJ?e di Theologia non che di legge j ^ vfaf^e i vocaboli , ^ 
i numeri come io ci veggo in quefla > e^i non può e\?ere fé non 
poco auedute^a nonfapcreefbrimcre in vulgure cu che colui volfi 
le dire iri latino ^ dijìe^. 

Ciu* Lessate \)ure , if lafciate dare il^iuditio ad altri di quejlo , perche uoi altri Fiof 

rentinijiate pmiali . 
Bflf, Ver la mia fede che hauete rajjione ; noi ce ne curiamo alfai ; io mi rido che ciaf 

cuno dice i luci vecaboli proprjj da (}ue(jli che troua nel Boccaccio infucri ♦ 
Ciu, Se non sa i vo.^r/ qual volete che e^jli dica . 
t,t(* lo Vf la db vinta ; kficiatmi le^^ere , quejlo benedetto Birbile^io . 

1/ Vriuik^9 



DELDONf* ^7 

IL PRIVILEGIO DELLA 

Laurea di Mejìer Francefco Vetranha , la quale hono^ 
ratamente ^i fu donata a Koma inCai?idogUo aìli X i d'Acrile 

M C C C X L I* 





PERPETVA memom del fatto* Noi O rfo conti 

dell'AnguiUara^et Giordano dei figli d'O rfo Ca 
ualiere ^Senatori di B. orna sfacci amo fay ere a tutti 
coloro^ai quali arriueranno le preyetitioflre Ietterei, 
'Ejìendo noi ccmpofli d'anma , fcr di corporei cof\ haueniogh huo 
mini dueflrade d'acquiftarfigloriat h'una delle quali f'ejìecjmfce 
con le for:^ della mente 3 L'altra del corpo Vonnipotente Iddio 
fin da principio del mondo^uolje ch'I principato d'amendue fi ntto 
uape in fiefla gloriofijìima cittìfLa onde già y'c ueduto^cheque» 



N lì 



53 I M A R M I 

jìa medejtma C ittd p€r lo tttnpopajìato ouero ha generatolo gene 
rati altroue ha noànto ^ accrejauto ^ ^ lUuftratohifimti huomini 
ììotahili coji nell'arti d'ingegno ^quanto tieU'cjìercitio della guerra* 
Et Veramente che fra le mote coje^ ìequali fifatuio con le for:^ 
dell'animo ^ lafciando per bora di ragionare de g/i atti del corpo^ 
nella nojìra R e^-uhlica altre volte fono fiate in gradi^imo preT^ 
;(o , di floridìjìimi , ^ d'ogni lode degni hijlorici ^ ^ fopra tuta 
io Poeti . Con la induflria ^ ^ la fatica de i quali con a loro 
medefimi , come a gii altri huomini chiari , iquali fj?i degnauaa 
no nobilitare co i vcrfi fuoi ^ ne veniua a naf cere fama immortaa 
le + Per opra di cofloro principalmente n'e venuto , che noi haha 
biamo memoria di quefla Citta , dell'Imperio , de i nomi , della 
vita ^^ dei coflumi degli altri huomini lUujiri di ciaf cuna eta^ 
de 5 iquali da loco alcuno per corfo di tanti fecoli a 7ìoi non potei» 
uano aggiungere ♦ Et certo fi come l'ahondan^ de i Vceti ^ ^ 
degli hiflorici _, a molti e fiata cagione di gloriofa ^ y Diuina 
gloriai con non e dubbio , che la carejìia di quegli a lungo andaa 
re di tempo a infiniti altri ha recato indegne tenebre d'oblio alla 
eternità del nome loro ♦ Di quif^efio viene che non f apendo le 
lode di quegli huomini ? iquali fono viridi con noi (cofa marauis 
gliofa da credere ) di tutti ipiu antichi certa mtitia habbiamo*¥.t 
certo che i Voeti nella gloria del tempo pafato fono egualmente 
famofi j ^ faranno x perche ^ come habbiamo a fi medefimi , ^ a 
gli altri immortalità acquiflauano 3 £^ oltra gli honori , a- i prima 
legi , che gli erano donati dipublico , già per premio , et proprio 
ornamento deglifiudi meritauanola corona di Isauro ♦ Onde la 
R epublica di tanto honore gli giudico degni ^ che vn medefimo or 
namento della Laurea voìfe ^ che fi defeagli ìmperadori ^ ^ a 
i Poeti « Per cicche coronauano di Lauro i C efari , e i Qapi^ 



DELDONI* 99 

Unì Vmdton àop i tremagli della guerra j if Jmi^mente i Voeti 
do^o le fatiche de gUjìudi 3 volendo j^erV eterna verdura di queU 
lo Arbore figmficar e Vetertiita delia gloria acquiftata con conia 
militia quanto con Vingcgno . Et credefi^ che j^etialmente fof^ 
/e per queflo j perche fi come queflo Arbore folo non e folminato 
da Dio j con e da giudicare , che quella gloria de gli Imperado^ 
ri ^ dei Poeti, la quale a vfo di folgore tutte le cofe abbatte % 
ejfafola nonpoj^a ejìcre ojfefa dalla vuòm-zj^ * Et veramente 
ch'all'eta nojìra queflo Poetico honore^ilche con dijpacere ricor^ 
diamo , non fi sa bene , da quale tardità d'ingegni , malitia di 
tempi , di modo lo veggiamo ej^trpofto in oblio , à'anchora qmft 
non fanno gli huomini noflri quel che fi voglia fignificare queflo 
nome Poeta t credeìidofi molti che Vvjfitio del Poeta altro no fia 
che fingere ^omeììtire ♦ Che fé confojìe^parrebbe queflo ornarne 
io et cofa leggiera y et d'ogni honore indcgne.Nonfapno anchora, 
che Vvffcio del Poeta , fi come habhiamo intefo da huomini dot^ 
tifiimi , isr fapientijìimi , confifle in queflo di f^argere la virtii 
della cofa celata fotto ameni colori, &r quafi come vna beàa ombra 
ornata difigmenti , 'cf celebrata ài f onori ver fi , con lafoauità del 
dolce parlare t la quale fia più difficile d'acquiflare 3 ^ ritrouata 
diuien più dolce * Per quefla cagione intendiamo , che i famofi 
Voeti foleuunoej?ere coronati in Campidoglio a modo di trioni: 
phanti t ^ efii quefla vfan:^ di miniera inuecchiata, che da miU 
le ^ trecento anni non leggiamo , che alcuno vi fia flato di quea 
fio ornamento honorato * La qual cofa confiieranio Vingegnofo 
huomo, et ardentijìimo inuefligatore di cofi fatti fluii fin diUafua 
giouane:^:^a , MeflerFrancefco Petrarcha Fiorentino Poeta ^ 
et Hiflorico^ giudicando benfatto eh' a queflo tempo fl^etialmen^ 
te fi dcuefle aiutare quefla Scientia , quanto più cUa era f^nzj" 



"N n n 



if I MARMI 

:^ata da ^ihuomini y ^ abbandonata y do^o che egli hauuto con 
gran djhgen:^ molto i libri degli autioriy ^ dopo Vopercpro^ 
^rÌ€ del Juc proprio ingegno ^mijpimamcnte d' ì-iijìoriejCt di Poe:* 
miy parte dei quali egli ha anchora tra le mamy ardendo d'honejìo 
defederò della Laurea j non ta7ìto per gloria ^ fi come egli medea 
fimo ha affermato allaprejen:^ nojira ^ isr del PopoloìLomanOy 
quanto^ accendere ^i animi d'ogn'vno afimil defiderio de^ifltt 
di t benché chiamato da Studi t7 da Cmrt a pigliare quefio ho» 
nore akìoue tirato 5 nondimetw dalla memoria degli antichi Voe* 
ti y Et' parimente dallo affetto ^ ^ dalla riueren\a di quefla Sa^ 
crojanta C?rò di Roma 3 della quale ft sa quanto eglijanprefia 
flato feruentijì imo amatore j rifiutati iprieghi degli altri y ha dea 
liberato venir qui y doue gli altri inan:^ di lui fono fiati coronati^ 
'Et perche f opra ciò nonparefieyC'hùUefie voluto fidarfii della pro:^ 
fontionfua ^ delibero più tofto credere ad altri , che ajeflejìo : et 
per queflo riuolgendofi attorno y ne ritrouandone alcuno altro più 
degno in tuttoH mondo j partendo dalla Corte ¥Lomana laquas» 
le fa diprefente refiden:^ in A uignone ^perjonalmente s'ha trafff 
ferito fino a Napoli innan:^al Serenifimo Roberto lUufirifia 
fimo R e (Ji Gierufalem y ^ di Sicilia * \n quefio modo adun» 
quefe hafottopoflo allo efiame di quello cofi gran R f, ahondan^ 
tifiimamente rilucente de i raggi di tutte lejcientiet preponendo 
lui y a tutti ^i altri huomini ^fi come quello ^ che glie parato dÌ0 
gnifiimo fopra tutti isr certo con maturo corfiglio , etgrangium 
ditio t ac Cloche approuato da lui da ne jì uno altro potejìe efien tÌ0 
fiutato ♦ Wauindo dunque quefio Rei dopo haucrlo vdito y Éf 
letto parte dell'opere fue y giudicatolo digmfiimamente degno di 
cesi fatto honore) et fopra la fufficieniia di lui mandato a noi Ut» 
tere di tefiimonio col fuofigillo , ^ n^efii degni di fede : ^ haf 



DELDONI. lot 

uendo il àetto MeprTramcJco in queflo me iefmo giorno in 
peno C am^idogho Jolennemcntc chiejìo la Laurea VoeticaìVer 
queJU cagione dando noi certissima fede al tejìimotiio regio^et als 
lafama^ublica , la quale a lui di lui molte cofe haueua ragiona^ 
to_i ma molto j^ni credendo al tejiimonio ddVoprejue j in quejìo 
(Ciprefente , ch'c il giorno di Vasqua^ nel Campdoglio Romd:» 
no y cofi in nome del detto Re^ quanto noflro^et del popolo Ro^ 
mano ydichiaramo il prefato M e j?er¥rancef co gran IPoeta, et 
Hijìoriio j et Vhonoriamo d'illujìre nome di MaeflrOi. Ef jje:? 
tiahnente in jegno della Voefia ^ noi Orjo Conte y et Senator 
gin detto per noi j ^ per lo noflro compagno con le noflre mani 
hahhìamo poflo la corona ài Lauroju'l Capo dilui . Dandogli 
cofi nell'arte Poetica y quanto neW Hiflorica y i^r in ogni altre 
coja appartenente a lui y d'auttoritli del detto Ke y et del Sena* 
to y et popolo R cmanOyCcfi in quefla Santijìima Città y laqua* 
le non e duhhio , ch'é capo di tutte V altre Cittìtyet Terrej quan* 
to in ogni altro loco , per tenore delle prefentt lettere y libera poj^ 
Jan:^ di leggere y dij^utarey et interpretrare lefcritture degli an^ 
tichi y et con l'aiuto di D io di comp onere delle nuoue da fé flefff 
fo ^ et libri j et Voemi i'hiihhiano a durare per tutti i S ecoli t. Ei 
ch'egli pojìa anchora , ogni volta , che gli piacerà , fare quefìi 
medeftmi y et altri atti Poetici j et coronare altrui di Lauro , di 
Mirto j i'Hedra ^ fecondo ch'egli eleggerti j et farlo in quale 
gito et habito P oetico publicamente etfolennemente gli piacerci «, 
Olire di cth per vigore ii quefìt ferini approuiamo tutte le cofe ^ 
chi fino a quefla bore fono fiate fcritte , etiompofìe da lui ^ fi eoa 
me huomo confumato infimili imprefe «. L'altre cofe y che gli acs: 
caderci afcriuere nell'auenire ^per la medefma ragione giudichia» 
ino , che fiano da efiert approuate y dal Giorno y che da lui fa» 



101 t MARMI 

ranno puhlicate ^ etpofle hi luce ♦ Ordiniamo anchora , ch'egli 
hahhia a godere quei medefimi priuilegi , e\ìentioni ^ honori et in» 
Jegne , i qmli qui , et in Ogni altro luogo vjare pojìono , et fono 
vjati di potere i profejìori delle arti liberali , et honefle , et tanto 
più ^perche la Carità della profejìione lo fa degno di più ahon^ 
'danti fauori^ et di mag^^ior hene^tid. Apprejìo quefloper le no^ 
tahili doti del fuo ingegno , et per chiarijìima diuotione , laquale 
gli atti j et le parole di lui , et la fama comune teflimoniano che 
e^i porta a quefla Citta ^ et alla noflra ILepuhlica , facciamo ^ 
pronuntiamo ^ ordiniamo , et dichiariamo il medefimo M*¥rans: 
cefco Cittadin Romdwo j honorandolo del nome , et degli antiff 
chi , et nuoui priuilegi deCittadinii.'Di tutte le qualicofe infe^ 
me jCt ciaf cuna per fé , emendo folennemente domandato il Vos 
polo V^om.ano del parer ^uo^ fi come e coflume difarfi fen:^che 
pure alcuno contradicejìe, ha ^ijj^oflo gridando , che di tutte que» 
fle cofe e contento • Per teflimonio dellequali hahbiamo cornane 
dato che fi facciano le prefeuti lettere confermate dalla fofcrit^ 
tione delVvna et V altra fojìan:^ del Senato ^ et col Sigillo della 
noflra bolla d'Oro * Dato in C ampidoglio prefe7iti noi ^ et 
infinita moltitudine , con de Foreflieri , quanto di Baroni^etpo 
polo R ornano^ Allil \ d'Aprile negli anni del S ignore^ 
M C C C X L I. 



'L^^ fiata vnpoco lunghetta la cofa j ma helVvdire ha ella fatto ♦ 

G?«» lo che fon giunto hoj^gì fono fracco , fero fu bene che io mi vaiì a ripofìre* 
Bac» Son contento che egli e douere , ma lafciatemi legger ynaflan:^ di 

quelle deW A retino anchora «. 
Cìu* Volentieri , if j^oia Dio ♦ 



DEL DONI, lej 

^ac^ Deh come mi j^iacciono quejli dijegni ^tirati in (lue trattilo fon bcgìii. 




Ha 'Marj^hija due hriglie in le man àure 
Et le pefa y ^ le palpa ^ ^ le rimira^ 
Voi con parole più che morte fcure 
Con quel fuo Cor, che doue vuole aj^ira^ 
Di|?e5 ILe for-;^ mie che jep ottura 
Sono a uiuenti ^ fé le accendan Virat 
'Voglian col mio ualor fiero iracondo 
Queflo Fren porre al del ^ quefi'altro al Mondo 

Ciu, Bapuì quejla , yn'aìtrajèrd vedremo deìì'aUre (ojc ♦ 
Bac^ Hauete ragione , mi raccomando ♦ 



I04 



CHI ALTRI OFFENDE, 
SV LA RENA SCRIVE, 




ET CHI OFFESO VIEN, 
SCVLPISCE IN MARMO» 



lof 



ragionamento 
di diverse 
età' del mondo* 



FATTO A I MARMI DI FIORENZA 




r'I 



A PRIMA 'Eà y fecondo eh' io trono fcritto da 

chi fi dilettaua di dar notitia a color che verranno j 

dejuoi buon tempi xfu vna bella cofa^haueuano vn 

___^___ buon tempo al mio giuditio coloro , erano nati per 

viuer felici j tutto il contrario di quello che hahhiamo trottato noi* 

l^r. ufi" ^'vn' ofìnioM che femore ^Ujiii htc tmc freddo ^um Cdldo ; \y tant$ 

Oo 




iòè I MARMI 

piacere quanto dìfpacere si Mondo ; pre con che logica mi farete yoì (oìep 
ar^omenù ì 

ra* D koti ^.i ferini', che tutti uiueuano in pace ^ ciafcmo hiwraua vn 
pe:^:^ di terra , ^ erafua ^ piantana ifuoi clini ^ ricogticuane il 
frutto 5 Vendaniaua lefue uigne jfegaua il fuo grano , aìleuaua 
ifuoi Figliuoli 3 ^finalmente uiueua delfuo giuflofudore j ^ 
non beueua delfangue de poueri ♦ 

Rem, V/«/ deijùdor tuo dij[e iddio ad Adamo ♦ 

Ber* Seguitate voi che fiate mcT^T^p Filofopho , ^ tutto fbirito cotes> 
fìa Vredica perche vdiro volentieri il voflro difcorfo percioch 
fia raro ,fi come voifete raro virtuofo fitnilmente » 

Row, Ltf Yìrtu meramente , èfu^ire il yitio * 



e 




va* Quando adunque io paragono quella ^ aUa noflra età 3 egli efor:^ 
che io gridi ( anchora che io mi ritrouifolo nel mio fcrittoio ) O 
malitia humana , maladetto ìiofiro mondo , che mai lafci fermo , 
alcun buono [iatoj non ui mar augliate perche io batte:^ il mondo 
confi cattino nome , prima perche la terra hebhe da Dio la mala* 
ditione; poi perche d'ogni tempo cfje la Fortuna mondana ci fa» 
uoreggia^fempre^lafa qualche cattiua efiecutione nella noflra uita: 
Chi legge di queWetd)^ uede queftaj non uolge le carte del libro 
fen:{a jfarger qualche lagrima* V afiaron parecchi centinaia d^an» 
nij inanT^ che la malitia i'impatronifie del mondo, &r che ^i hno» 
mini prouafiero la fna malidttione ♦ iddio adunque per i 
mftri errori , permefk che il ferro dell'' aratro fi conuertijìe in ar^ 
mature-, I domati Tori ^inferi caualìi', Il pungolo in Lancia^ 
&■ lafempliciià nella malitiai. S egui a quefla prima antiguardia di 



DEL D o N !♦ 107 

male , la hattaglia jper ciò che il traffico delle faccende buone ^fi 
tramuto in otto di penfier canini ^ il ripofo naturale in arttfitiofo 
trauagUo diabolico 3 la pace ^ in guerra : l'amore ^ in odioj la cari^ 
Ù , in crudeltà j la giujìitia , nella Tirannia 5 V utile nel danno , 
la limofina , nel ladroneccio ^^ fopra tutto la fede in Idolatria t 
tanto che Vutile della B^epublica^prefe vn' altra flrada ^ peruéff 
ne in danno della natura humma particularmente 3 ^ in uece di 
f^argerfemeperfofìentamento deìl'huomo jfi verfaf angue uiuo a 
dijìruttione di quello ♦ 
Ec«. Chji diletta di/parler ilfatigue d'altri ,^///tf jp^ir/ò ilfuo ♦ 




-vn '( :\'. 



Beri, L 't gran cofa ueramente che Vhuomo nonpojìipiu viuere in alcuno 
flato hoggiiSia religiofofia ricco, fia pouerofia artigiano gentil 
huomo^attendi al fatto tuojno hauer ne amico ne parente fìaf olita, 
rio^uiui acompagnatojerui^ nonferuire^ non praticare ^pratica-, et 
piglia il malinconico^ ilfauio , ilpa:^7,o^ il mediocre , il quieto^ il 
hefliaUy il malitiofoj ilfemplicej habita la cima de monti ^ le collii: 
ne , le pianure^ le cauerne ^ i difertij impacciati d'ogni cofa^ non 
t'impacciar ài nulla ^fta letterato^ ofia ignorante 5 che in tutto ^ 6r 
per tutto fei ritrouato ^moleftato Jajìidito , er h fogna a dijfetto 
tuo^che tu uiua a modo d'altri t In tutto fi troua il biafmo che ti 
afa^ina , il danno che tiperfeguita ^ la noia ti tormenta , il uitua 
pero n colpe fla-, et Vardire ^ lafor:^ di ciafcuno particolare et 
vniuerfaìe j viene a turbarti il tuo flato ^ La InfatibiVtl che d)i 
bere aìl'huomo continuamente vino di deftderio per mano della 
rapina, con la ia7^ della roba; fa che ciafcuno arde difete d'irne 

Oc a 



I ©« I M A R M I 

padromfi d'ogni minimo hucmo ^ cofa yiU et dij^re^^fd'^ an^' 
chora chef:a Sipncre di tutto il rejlcnte ♦ 
Rem. {in^Hktum fjì cor r.cpUm , dcm rquiejiamus in te Domine . ) 




Ptf* Yoifcprefle dire qualche cofa anchora uoi 3 quando uoìefle 3 che 
volete più hello che hauedo vngran ricco tre quattro miglia di pac 9 

fé , ^ iohoueua fra lefue centinaia di campi , vnpicciolpe::^^^ 
di terra, EìT quella fola haueua^ 9sf me la coltiuauaj ne mai ho pò* 
tutto trarne frutto a me7^^9:^ tanfo m'ha Jìratiato che egli me ne 
ha cacciato , &r aggiunto quel poco mio , al molto fuo , ^ pure 
tre braccia di terreno gli hafleranno ultimamente , Ì:r e tanto ac* 
cecato nella roba che non fi conofce ne huomo^ creatura di dìo ) ne 
mortale * 
Rom, itjfino acH'i ammali conofcorìo lidio , if Ihuomo non lo yuol conofcere* 
Ber* No« e eg/z a^ìai efìer conofciuto beflia t animale fen:^ ragione ? 

fo che no ne cauera altro che uitio e uefìitoj uega ricco quanto egli 
sa y ^ chi più raguna roba inuita^ più n'e flratiata ^jfartita ? ^ 
confumata dopo morte A fono in vna cafa hoggi^ chefecodo c'ho 
ueduto alle preflan:^ ella ha hauuto da (ettanta quattro padroni ^ 
et hora ua^ terra; thegioua tanta auaritia--, fé il tempo et la morte 

fon Sigywri del tutto ♦ ultimamente non ci trouo altro al mondo 
che opinione : Vhuomo fi fccavna favtafia maladetta nel capo, ^ 
uà dietro a quella pafcendofi tanto che finisce ifuoi giorni; ^^EP,^fi 
conturba tutto per la roba ^domani s'adira per la dignit'à , l'atro fi 
cruccia jper i figlioli; tal horamuor di doglia ^ejj^e^o crepa d'allea 
gre-x^ ♦ cofi ogni di j ogn'hora muta uoglia ^ penfuro y faccene 
idy ^ fiato ^ 



DEL DONI» io> 

R(5W. T)ùimfon Ihcre del giorno t i/Jèmprefi Yol^ono ♦ 

W» Ogtìi cojafu dal magno fanore accomodata generalmente , Eg[z 
diede alle intelligen:{e il Cielo empireO)aUe S telle il Firmamer,tOi 
a i pianeti i mondi ceUfli^a gli elementi ti globo che noi hahitiamoj 
'L'aere agli vccelli , L'acqua a ipeja alla terra il centro ^ a i 
ferpenti ilfotterraneo^alle heflie le montagne ^di maniera che a tutto 
diede il luogo di ripofo^ ^ aWhuomo il paradijo terreflrei ma egli 
injuperhito fi perde t utt o il f uo flato perfetto ^^ cadde neWìmp 
perfettione,Quefìo e che i principi et Signori nonhanno mai vna 
bora di bene ^^ eh e fi fanno padroni di terra maladetta che produce 
j^ini e triboli^ horafofpettano del perdimento dello flato , hor te» 
mano del mancamento de danari ^ f^efio fi jj^auentano di ueleni ^ 
fcr hanno i continui fj^roni , o di tradimenti o di morte a i fianchi* 
Sen:{a il morfo della fama ^ del timor di Dio che del continuo 
gli sbriglia ^ ^ fé tal udita sfrenatamente corrono con il giannetta 
del lor defideriOj o con il cauallo deWapetito infatiabile 5 caggiono 
fcr non ? chi ^i ritenga nella fofia dell'infamia eterna ^ ^ danno 
inremediabiìe ^ perdendo a vn tratto il tempo Vhonore , Vutik ^ 
la vita t di che fi glorieranno adunque t 

Tim* chi fioriti nel Signore , fi rallegri ♦ 

Ber* Certamente , che Vlìuomo che s'è trouatopriuo del godimento del 
fuo Stato j et trouafi ridotto in terra flrana^ ^ Forefliero j non 
ha mai ripofoje non perseguita gì' altri che fono in pacifico flatOt. 
I Pefci jgli Vccelli ^gli Animali 3 ^ non contento di queflot 
anchora agli huomini da tormento ^ Ejr afe medefimo da affanno 
continuamente 3 Ver che maifi^atia di cofa che egli faccia ^ ufi^ 
fi metta in pen fiero ♦ Chi fi fonda nel parentado chi fa fondai 
mento fu l'amicitia 3 altri fi fondano fu la lor roba^ fu la for:^ 
propria Ju'lfauore Ju lafanitk , ^ fopa il lorofapere sfiato , 



Ito 1 M A R M I 

^ beni tutti Ma Tortum , fcr haiejfejfo , an:^ fempre egli i 
fondamento in "Rena ^^ in A equa corrente « 
JLm* lundmentum alma nemo fcmt , printer id qucd pcjitum efi , quod ejl chrijluf • 
Ber. ha vojìra vita veramente fadre t pnua di moki dijl'iaceri , ^ 

vi fete fondato bette ♦ 
JLm* fundmenta mea in mmibus Jàmis; Non che fa Santo Monte Morello , ma il 
Mente deh Croce bijo^na falire che è Santo , annegar ìe yoìonta del Monda 
tutti i defidet'-^ (arnaìi , che fon tutti bapi nel fango , iffòn poluere , if ombra, 
if con ìafùa Qoce feguitare // M A E S T R O , fbf f Via, Verità, h Vita* 

VdM B ifognaua che noi non hauefìmo tanti afalti a vn tratto da nimia 
ci j Chi refijìerehbe in vn tempo medefimo , aìla Qarne^ al San 
glie , alia ConcupfcenT^ degli occhi ^ alla Superbia della vita, 
ip" al heone che del continuo cerca preda i 

Brr, QuU efi ifìa ,if laudahìmus eum ? 




TLOtn* Io non niego ^ ma conferà che tutte le cofe furon create da Dio per 
Vhuomo^ma Vhuomofi come era ordinato; doueua anch' egli feruir e 
a X^io^ coiiofcendo d'ejìer fatto per quello*. M<? Vhuomofi come 
fi rihelìo a Dio^anchora le cofefoppofle a lui Je gli uoltaron cena 
trOj perche egli e giuflo che chi non vuole ubidir altri non fu uhifi 
dito lui * Quanto danno ha riceuuto V huomoper non ef?er a vn 
comandamento folo ubidiente t Se A damo amaua ^ temeua nel 
varaiifo ilfuo Creatore folamente-^ da tutti interra era e^j temuto 
Sfamato*. 'Nat r a ingrata di tanti ^ ftp retiofi benifici* foho 
neramente a me medefmo et a tutti gli huomim gran compafìionej 
uedendoci fuori del Varadifo^potefido efìer in Cielo ^conftderanff 
domi in f afprafelua mondana 5 ^ uedendo la cardie nofìra nella 



9 



D E L D O N U III 

fej^oltura in^reia de i ucrminu O che grande f catto ^ da inocente^ 
^ beato 3 a peccatore 'a' dannato* Qran paragone neramente ci 
" s'aprefenta duian":^ agli occhi . Il godere gli elementi nello jìas 
to d'ohedienT^ in prò nojìro ^ vtile j ^ dell' ej^er della diiohea 
dienT^ , in danno Et* tormento ♦ Io fono aflretto dal freddo che 
m'ama:{;{a ^ nonpojìo toccare il fuoco che m'ahrucia ^ non trapaj 
fo Vacqua perche m'annega ne entro fotio la terra , perche la mi 
ftiaccia ♦ I S erpi mi mordono ^ i C aualli mi traggono ^ i S erpen 
ti m'auelenano ^ ^ ogni cofaha laf ciato il dolce 6r il fuaueper 
me 5 ^ haprefo Vajj^ro fjT Vamarojper tormentarmi ♦ Et quelm 
lo che e peggio j quello che tutto importa ^ che e la mia rouina^ài 
co deWhuomo perpetuo ajfannOy et danno , t fiato che la mia C 
lefìe intelligen:{a m'ejlata mejìa in vn corpo grojìOj graue , mora 
tale y ^ hefliale ^ tutto il rouefcio che era prima ♦ Onde in cam» 
hio di cofe Celefli 'cf Diuine^ egli cerca Terrene ^ ìiumane* 
Cuopripur quefla Carne di Broccato ^ ch'io non voglio altro j 
dammi pur famigli aj^ai , &* mi contento : accumulami pur del 
T eforo , che io ad altro non penfo 5 adefìramì infiniti Q aualli , 
perche Tà t il mio piacere j empimi pur per Ugola il corpo de'va^ 
riati if diuerfi cibi^ perche la trouo la mia quiete jpur che io haba 
hifuperbi E difici da perpetuarmi , vadi il reflo come gli piace «. 
Qrandi Efferati^ Hegni , Vajìalliy Diletti carnali i nouita, ài 
pafare il tempo cerco iot^in altro non mi curo d'affaticare » 
O Dio yE eco la parte cattiua che f off oca la buona t ciaf cuna e 
accecato in quefla vita ^ ogni vnoeprefo da quefla Arpia ^ if 
legato da quefla ferocità infenfata ♦ Udì che nafce l'huomo non 
nafce la morte con eflo f 'Non gli fonofubito atorno le mi ferie t 
i!f egli mifero Vabraccia , ne fi conofce , ^ chi gne ne mojìraj chi 
fa yedergnent yfubito chiude gli occhi ^ ^ volge la teflay 6r fi 



f 12 f M A R M I 

fa beffe di te 3 ti chiama ftollo , dappoco , ignorante , C^ pa:{f 

:^o» Iw dijf regio del mondo ^ egli ir pur poco quel che fi gode , f 

fori pur hreui i giorni yVhore volatio in vnfuhito^ctgli annipaj* 

fano che alcuno non fé ne accorge « 
P4, Ld Morte fen:^ alcun dubbio e il nopo j^atrìmonio , l'Eredita nopi di tanti , 'et 

tanti tefori if ^ati , è yna p«^/t'nf<' j^pc/fwru ♦ 
^omi. MeJ?er Bertìardino la notte ne viene^ i marmi nonfonftan:i^piu 

da me , fecondo Vopinione del vulgo ignorante ♦ 
p<t, ignorante certo , credendo che i buoni nonjien buoni fé non ne luoghi afcop , fa 

di giorno , 
Rom* Pero Mej?er Vapi io mi raccomanderò alla uoflra carità^ domata 

tina ci uedremo 

Ber* Andate con il Sigme . 

va» Quejìo buon padre ha molto f^irito^ ^ mi piace ilfuo difcorfo,che 
fé ne uà toccando quel che bifogm aWhuomoma dubito chefauelli 
in molti luoghi che le f uè paiole faccin poco profitto ^ perche il mon 

dofìa come egli può ♦ 
Ber* lo concludo fer kj^arok che egli ha dette , che fecondo che Adamo haueua a ef 

fere ybidieute a DIO, i/nonfu; foi ciò che gli erajòttopoflof ribeHb ; 

Con i Principi , if i Sigr^ori che non temano DIO , if non fono ubidienti a 

Gmaniamenii di ({ueh i che gli habbia da fucceder loro il medejìmo, dot che 

perderanno tutte le cofe buone , lutili , if lefaktfere . 
Ptf* Beco che Veta noflra s'acof{:i a cotefìa vMap^ r/o uo^xa che i tram 

uadi non ci ajfaltino e ci faccino vna guerra tale , che noi habhia» 

mo da piangere più tempo i nofìri errori ^che non e fiata longa U 

^ifonefìa ulta che hahhiamo fatta , 
Ber* Quejla Sfun^ mn mi piace più per ifiafera . 
Pd* T\ e anchora a me perche ho faccenda 3 andiancene in verfo cafa di 

compagnia ♦ 
Ber* Andiamo , 



VICO 



DEL D O K r 



tìì 





VICO SALVIETTI, POLLO 

DE GLI ORLANDINI^ 
ET ENEA DELLA STVFA, 




E D E T E Polio la mi paretiapiu vera che f'ro 
fuj?i flato deflo ♦ D ef) vdite di gratia^ Egli mi 
j)arue d'ci^er fatto Colonello Generale del Re 
¥rancefco^e hauere a fare daventimda 'Fanti tra 
Archihufieri ^ Picche t Benfapete che io mi mejìi fuhito in 
arnefe , 'a' feci Capitani , ^ Alfieri j huoghitenenti ^ Cvpoff 
rali 5 chefo io vn mondo di Capi y ^ da danari a queflo , dagli 
a quell'altro ^ tanto che io cominciai a fare vna buona buca in vn 
tafcone di Corone ^ Eccoti che molti gioumi nobili ^ bricchi 
aj?ai bene 5 quando hchhono intefo che io haueua da far gente t mi 
vennero a trouare ben di buon ceruello 3 £if chi diccua Signore fc 
voi mi date la condotta , io ho cinquecento A rchibuferi forniti 
hraui , valenti ^ ^ attilati ^ ^ confauori , ^ granpromejìe mi 
faceuan dar la caccia ♦ lo che defideraua honore^ -vedute tante ofa 
jertefubito fborfaua , ^faceua Capitani t Volete voi altro che 
in quejio modo ^ ne feci ajìai che m^haueuano cofe alte alte inpa^ 

Vi 



» »4 I , M A R M I 

rolepromejìo , £f mi trcuai a fatti hajso bajìo , che vi fu tale che 

yoUua menar feco feicento fanti et hehbe i dinari i che non ne cof 

dujfe cento et ciuquanta,talmente che credendomi hauere vngiors 

no in teiere quindici o venti mda huomini , mi rUrouai con cwt^ue 

ofei milapeiore ♦ Venfate che io era per dij^erarmi ♦ 

•poi Quanto hmei w^rìkto , (he yihtìie hmtì io detto a quei Capitani ♦ 

\i(f N on mancau^no le brauate , ma chegiouauano t perche vno dicea 

uà egli m'e flato portato via le paghe 5 chi diceita domani ^ fla» 

fera la rete j (£^ Valtro il fegato ♦ ) fla mani quando feci la raf» 

fegna n'haueua trenta di pili , doue diafcolfon eglino andatu Qer 

ti altri Capitani biallemauano che i loro Alfieri Isr Caporali y 

haueuano condotto fanterie ^flraahe , malpratiche ^ difarmate^et 

più toflo buone da guardar vacche , &r buoi ? che far guardie ^ 

combattere ♦ 1 aie gli mctteua in ejìere per farne la moflra , che fi 

fìraccaua tanto a dar baflonate^ et correr di qua. et di lacche egh^ 

JjìraccheAi^a ftgettaua in terra 5 dicendo vada in malhora quanti 

villani portan C elata , Voreuami poi che fi fojìe fatta vnaf celta 

àe manco cattiui efojìinpofli in ordinan:^aj 6r i Capitani che ha 

ueuarrtrouati in parole i faldati 3 bifognaua che rende jìino gli f cu ' 

diitìd'etro ^ con vn btflemiare ^ perche ci haueuino mejìo del loro^ 

perche ajki s^ran fuggiti : ^ prefa per lapin corta : isT qui mi 

feci inanT^ a dar la camita ^ onde mi ritrouai come dice ilprouerbiot 

ogni buon cotto a me-x^ torna * Penjate che animo era il mio a 

Vedermi Colonello di cin quanta f e al7^ ♦ Orbe , difs'w , dame 

medefmo afpctta R e^ le fanterìe ^Jla di buona voglia che le ver^ 

ra^no bora . Io credo certamente che quella fera prima , che io heb 

hi tanta gentaglia doue io faceua \a malìa , credo che ci mancafii 

poco a dar la volta al ceruello ^ diue^itar pa":^?^ intr afatto ♦ 

O che confufione , che remore ^ che rompimenti di ceruello ♦ 



D E L D O N r* I Tf 

Egli ve n^era^oi defaflidiofì (penfate voi di mille forte f angui) 
che Moife non gli haurebbc regolati ne dato lor legge * C hi gli 
hauejìe impalati non farcbbono flati in tctmit^e ^ ne afegno . 

Vcl Tur beato che tu domiui ,J? tu eri dep e ti dduano la mala. ììotte , 

\ic. Io venni cosi dormendo in tanta colera , ^ fura , che io comin^ 
dai a ferir queflo ^ ^ dare a quell'altro ^ talmente chefudato if 
affaticato io mi deflai ♦ 

fol O che brauo Colcneh ti p^rue e^U effere aHom . 

V/c^ A meparue rifuf citare , o che aUtgre^iT^a j ^ confiderai in fatto j 
perche il mio fu fogno , che gran diff tacere , &r che dflwbo be^ 
jiiale , affanno , dolore ^ ^faftidio debbe hauere vno che fi troui 
in fi fatti bucati^ 

Voi Vessio credo che e^ìifia qumdo Ihuomo f trcua in yh Zuffa di Quéi , if di 
fanterìe a menar le mm ♦ 




vie* In cotefìe fationi almanco ft corre la forte dell'utile ^ deWhonore al 
.j^ar della vita che f perde j ma in quefte frugate^ fi uà a pericol di 



t ti I M A R M I 

fcoppiare^ 6f di rimanere vn dappoco tiegligente , mal feruenfe ^^i 
poco credito , flraccurcito 3 ^ tal uoltafi dice egli non ha uoìutoi 
cofi il perder V utile ^ Vhonore e la manco ♦ 

I/if, Io (hejòn secchio , ij ho fifdm in pu tifui ,fetì:^ il dihattemì il capo , che 
io ho fatto tami m;ijii libri , s'iojujìi ( ejttido^wuane ) fiato Cafìt(in(^* 

ViCr Voi ci mettete troppi codicilli ♦ 

Ere*. Cacafar^ue , che yuci tu che io facci hoìd f 

Via Ditechefarefìe t 

Erf, Cercherei di ^uali^narmì yn'honore ,fu^i in che cafo efi Yolejfe , ìnfoprìtgi 
re vro afedio ; in refjlere a yn'apaho ; in affrontare il mmico , tam'è quam 
do io n%utfi yinta yna ; ycrrdpoi kHo bello auiìupparmi in qualche altro 
re^otìo , y mai ^iu correr pericolo da perder queUhome the io mi haueffe m» 
quijlato con pericolo deh yita . 

P(7* V dite forfè che non farebbe cattino difegno; perche facci vno quan* 

te prone egli fa ( ne i cafi della guerra) ^ fa udiente^ gouerni la 

cofa cortgiuditio^ ^ reggafipiu retto Coe vn aubipenT^lo^poì l<t 

Sorte la Forttrna il Diauolo^ofa chef uogliafvìifiroet accidéte 

inremediabile x che lo facci perder vn tratto-) ha broda fe^i roue^ 

Jcia tutta a dof?o di lui ù' breuemente non ha fatto nulla * lo non 

uoglio hor nominare uenticinque e^empij^ non ej?er tarato difaa 

uio dopo ilfattOi^Ma ditemi non fu vn Marte il Signor , Gio^ 

uami tfi certojfe non andana afcoprire inimici fij" haueffe mant 

^ato vn^altro quando tocco la mofchettata noncra rneglio^si certo* 

1/ Signor Qio.Batifla Uontejnon era egli ualenti^imo^animoa 

Jo j^ brauijìimo Capitano jjì neramente* 'Non fi dice egli che 

fu troppo ardito ^ M'^jìer fu "Ecco che ogni poco che Vhucmopenm 

da t noifiamofu le cólpe 3 di dire e doueiiafare^ doueua dire* lo 

haurei fatto ^ lo haurei detto qnado quefii arditi riprenforiftfojìe^ 

ro tr Oliati loro vna uolta in quefìe ^quelle ^0 quell'altre fmil forbici 

forfè f or J€ che non abaierebbonoj s^'iofojìi flato nel Rf a Pania 

nel SfLAanhefe a Cerifola^o nel S» P tetro nel p a jì are in Vie^ 



D E L D O N !♦ t i7 

monte j haurei fatto ^ detto 3 ciajcmo ha bel direjotto il tetto do^ 
pò definare^et dopo cena^ ci fi frappa a^ai 3 jì che Mej?er Ewed 
noi Vhauete prefaper il verfo ^ 'cf mi piacete in cotefla opinione ♦ 
Eflf, Fm yn hrauo ahattimento quel del Vuccìnì , i^fu^ran cofa certo t ( io mi d troi 
mi ) che'l Vucmo fecale lo fiocco ne buchi deh yijiera del nimico , if Vii» 
artapejotto il ciglio , mfe f^li Ima^ «. 




ToL Fuvn leflial colpo a tagliar tanto della uifiera^ che lo flocco pajìaf 
fi dentro a morte, vna galiarda fioccata^ 

Vie* "Non fu eh mhord una granfine f a inuefiìre in luo^op diffcìle* Mejjèr E«f« 
yci che [iute fiato in tanti carnai f 

ToU ( Di che forte t) 

Vie* Uauete yw dipoi mai fognato d'ejjere Hato in qualche ahttimento , a^e mani con 

ffrjòna alcuna , che yoì habbiate hauutone ^ran htticuore dormendo f 
£«e* A diruixluero , io fognai vna volta d*ej?er LuogotenentcdelTLc 

Kuberto^Ke di Cicilia t 



I it ì Marmi 

V/V, Mot con date lìfU'aiìtìco , yoì dcueuijlar bene amato , re yero f 
Ewe» Bajta che io f arcua vnhuomo di ferro anchoraio ♦ 
Vìe* Cbf pruouefuron le yojlre * 

Ene* Io ve ne va dir dal capo alla coda t y rima ^^er che io mnfapeuafarc 
ne battaglioni , ne fare mettere in ajìettofcaramuccie 5 io andai &r 
mi feci infegnare in cafa in vna gran f ala forfè vn mefe 3 ogni (fi 
ogtii di mi pare uà che io m'efercUajìe . 
Vk* Ih yn ìun^ofo^no il yopo , 

E«ef Poi quando 10 fui alla Campagna , a dirui il uero , la non mi rlus 
fci j an7^ mi per fi ^perche da quaranta fanti ^ a otto dodici mila^ 
nulla ejì proportio ♦ 
Voi* Sta bene ♦ 

Enct Di queW andare inariT^ con vnofpuntonefu laf^alla > fy il mio 

tagaT^ con la celata &r con la picca 3 la mifodisfaceua^ oh come 

lapejìaua io hene^coìi quei pajìoni^i}ìtiri:^:^iito^hrauo j ma quundo 

jt comincio a dar ne tif taf] mai a miei di hthhi fi gran paura ^ e 

non traheua maifcoppietto ^ che io non mi tajìapi con vna mano 

^tutto il petto j ^ con l'altra mi copriua il vifo t il raccapricciarmi 

poi ^ ^ il tremar tutto da capo a piedi ^ ne lo do uantaggio ♦ 

Vie* Ah ^ ah ^ Ifcrche non fu e^lì da dcuero , 

E«e* H(?rez hauuto manco paura , benfapete 3 perche i fogni fanno pfu 

paura dormendo a vno che quando egli e deflo . 
Toh Lo credo j^er Dio . 
Ewe* V^ltimamente noi fummo rotti , ^ il mio caualloper che era mon* 

tatofu y per tener la battaglia infieme fi 
Toh (^nchor^erfu^i^irpiuprefo,) 

Ene* Mi fu l'Crtofotto 3 all'hora io ti so dire che io dijìi il Pater no» 
jìro di fan Giuliano , £7' mano a correre ^ 6r nel fuggire mipas 
reua dir tefla tejla , fate tefla ♦ 
Vie* tgìi era meglio gridar fate Cffpofircjjb 
Ene^ Tant'c il tanto correre mifaceua vn^anfa grande ^ €r miparue ar/r 



DELDONI* 11^ 

riuare , doue erano padiglioni ^ trahccche , et altre trefche et gen* 
ti da battaglia ^ ^ mi parue d' e jìcr fatto prigione t in quefto mi 
dejlai ♦ 

Toh A tcm^o hifyraua che yoìfcfi fiato veljòmo tanto che ve/ hauefii fatto taglia, 
V/c* Si ^^ poi nonffojìe trouato chi Vhatiejse voluta pagare 3 an:^ 
che vifofejlato d^tto villania , che voi non haueui faputo guia 
dar hai ìe genti ^ ne gpuernar vn Campo ^ tf che il Capitano 
non dehbe mai fuggire , Et' che fé voi non Vhauefle data a gambe ì 
la cofa non farebbe ita in maVhora^ et infino a i Saccomanni u''ha 
uejìero uccellato ^ dettoui manco che mej^ere* 
Enr. lo mi farei morto ìrfyno ,fe mifcffe acaduto tante dianelerie ; ma chi fon ccfio* 

ro che yen^ano in qua ? 
ToU Io non gli conofco ^ e mi paion Forejlieri ♦ 
\:Ene, E u'e j^ure de ncflri Cittadini anchora ♦ 
Po'* Che fi y che noi vdiamo qualche bel ragionamento flafera « 
Vie, ¥ia bene turaft , if ydir ciò che dicano, perche al parer mio vn di loro s'af[oU 
ta affai nel cicalare * 

I E«p^ R itirianci da parte che io fon certo , che non hauremofhefo quefia 
fera indarno ♦ 



I L fine della Seconda parte de Marmi del Doni 5 
AlKeuerendijìimo Monfignor Af canto Libertino , dedicati^ 

jNlyiNEGIA, 
PER FRANCESCO MARCOLINI» 

M D L I I. 




J 



LA TERZA 

PARTE DE MARMI, 

DEL DONI FIORENTINO^ 

AUo lìluflrtjfimo j er Ecceìlentìjìimo Sìgmre y II Sig^ìOf 
Don Ferrante Gon':^ga dedicati • 



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CON PRIVILhGlO* 
PER FRANCESCO MARCOLINI, 
IN'X'INEGIA MD LII» 



ALLO ILLVSTRISS. ET 

ECCELLENTISS. SIGNORE, 
IL SIGNOR DON FERRANTE 

GONZAGA, 

SIGNOR NOSTRO OSSER# 

VANDISSIMO» 




'.•'^!* '*■' t. • '}'!' 




N N I B A L E con famoftjìimo Principe fra 
I Cartagine fi ^dapoi che egli fu vinto àaW» 
aucnturatijìimo Scipione ^ ( Signor noflro 
llluftrifsimo ) fi condujìe in Afia aprefìo a 
quel valorofo Ke Antiocho , ilquale in quei 
Juoi tempi era mirahile^ ¥u riceuuto adunque gratiof amente Anf 
tiihale^ fcr comefuo compagno lo trattaua*. E hen vero che que» 
fio fu atto di pietà, i accioche i Principi conofce^ero che non f vie 
fu , che paragoni quella di chi e pietcfo in verfo gli afflitti fuens 
turati t ^ di coloro che hanno cattiua forte ♦ C oftumauano que^ 
fli duo gran Signori d'andarfene taluolta alla caccia jf^ejfo a ria 
uedere ìfuoi Efierciti 'tsf amaeflrargli 5 ne mancauano anchora di 
ritrarfi certe hore del giorno neW academia de Filofophi 
Sapienti , imitando tutti gli huomini d'intelletto , i quali ffendo^ 
no huona parte della lor vita ne gUftudi conofcendo nonejìertem^ 

a ii 



pò me^iiojj^efo di quello * A uenne , che in quella "Et a tì'éYd in 
B^hejo vn gran Yilojopho chiamato formionej il quale 
con la dottrina fua amaeflraua tutto quel R egno , &r come da la 
forte entrarono igran Sigyiori nelt' Academia , mentre che'l Firn 
lojopho legge uà ^ Quando egli uide Venire ilB^e^isT Annibale^ 
il Sapiente huomo ^JubUo to^yio lamatcria^ che cominciata haue^ 
uà j fer" all'lniprouijo j\ diede afauellare della guerra , de i modiy 
delle cautele dell'ordine delle battaglie^ ^ altre infinite materie che 
fon utili ^ bijognofeper combattere^ Le quali cofe furonfi alte 



J 



tanto nuoue jChe no ^diamente eglijj^auento dimarauiglia tutti^ma 
il "Re A ntioco preje di quefla coja gran vanagloria ancora cWvn 
fuo filojopho hauej^e sì ben parlato ^dinan:^ a vn Principe fore^ 
fliero jpari ad Annibale j conoscendo che vn Principe fauio non 
fi debbe rallegrare di coja maggiore ^che del codurre Litterati^fo^ 
ftentar Virtuoft , ^ aiutare la Virtìi , accio che la popi far lutt 
ce a tutto il Mondo i. Domando 'dopo la lettioneil He ^ al 
Grand' Annibale quel che gli jo^eparuto del fuo grandi^imo 
Tilofopho t Onde gli fu rijfoflo in quefta ^ o fmil forma * 
O HO veduto , Serenijìimo R e ( rt miei giorni)molti vecchi haa 
uer perduto il C crucilo j ma il più rimbambito vecchio di queflo 
Filofopho y non viddi io^ ne vd\ mai in tempo di mia vita j per* 
che non è maggior fegno di pa^^a d'v« che fa il Sauìoj chefaa 
fendo d'una coja poco j non prejume d' insegnarne poco ^ h chi 
manco ne sa j ma ajìai , a chi molto più di lui n'e intelligente^ per 
Pratica ^ per Scien-^a * D immiK e potentissimo ^qualfa^ 
rebbe quell'Annibale ( vdcndo vu'homicciolo ^ che tutto il tempo 
della vìtafia e jìato in vn cantone d'vno Studio , a legger Fiss 
lofophia j ^ poi fi ponevi cicalare dinan^zj; ad Annibale , ^ di» 
fputare de\ìe cofe delia guerra ) che tacere t i^ ne fauella con 



■ ¥ 

'quella atiàaciay come f^eghfof e flato Vrincìpe l'Africd^o Qa* 

pitano di R orna ♦ V erameritc fi può giudicare che egli nejapp 

poco , ihe creda che tioi manco ne fappiamo t fi come delle fut 

vane parole fi può ricorre t tenendofi per fermo che i Libri amae^ 

flrinpiu in parole il Colonello y che non fanno le Battaglie ^ gli 

Ajìalti , ^ le Giornate con i fatti , O 'Kemio S ignore , che 

gran dtjferen:^ e egli da lo Stato de Filofophi ^ a quello de grati 

Capitani ^ et che gran dijferenZ^ trouerchhe egli da leggere nel^ 

VA cademia , a ordinare vna battaglia i No;j han da far nulla le- 

lettere del Filofopho^ con Vejj^erieti:^ del Capitano valente t e€ 

fepurlefifomigUano^leficonfanno{propriamente)come le Pen 

ne alle Lande, Hor vedi^ Signor potente, con qual maniera di 

pratica fi mena Vvna ^ 'cf con qual Fot-;^ ^ Valor s'adopera 

Valtra ♦ Queflo pouero Ftlofopho non vide mai gente diguer» 

ra in C ampo 3 non vidde romper mai eserciti Vvn con Valtro j ne 

vd\ ilfuono di quella Tromba , queUa tocca di Tamburo j che 

muoue il C uore ( ad ardimento ) a i valenti ^ ^ a codardia ^ t 

poltroni ♦ Bifogna , dij^e Annibale ^ veder prima le furie de 

Caualli j CiT i pochi ^ taluolta , vincere i molti , chi vuol faper 

che cofa e guerra t Più lofio haurei voluto che egli hauepe attefo 

fi mojirar quanta falute nafce della Pace^ che era fua prof ef^ione ^ 

^ non dichiarare lecofe della guerra ^ che non e fuo meftiero 

"Ne i campi di Africa fi fludian meglio tal cofe^ meglio aj?ai di 

co j (he riellifcrittoi di Grecia ♦ Io che fono flato tanti 'cf tanti 

anni in ajj^re ^ fiere , ^ ternbil battaglie ^ cofi in tìijj^agna come 

in Italia , volendo la tua Corona , che io neparlap j apena mi 

haflerebhe V animo di ragionarne , perche noi Principi comincia^ 

mo la battaglia con vn difegno 5 che'lfne del Colorirla , non ha 

da fare nulla con ilnoflro d'internarla ♦ Noi adunque j liiwss 



fi 



é 

ftripimo ^ tf Eccellentij^ìmo Vrincìpe ^ hatteuamo penfato ù 
mandami vn libro aprefentarcj che trattale ài guerra^ ma accora 
gendoci dell'errore , cifiamo ritenuti ^ per non ejìerpoflt nel num 
mero di queflo Filofopho da vn' S^Don Ferrante Qon:^ga ♦ 
Voi penjammo di trattare della Nobilth, della C afa ÌUujìre di 
GONZAGA, fcr hahbian veduto che Vt tanto chiara , che il 
noflrofapere non gli può accrescer nulla , ne alla perjona Voftra 
aggiungere più honore ^ che quello che con la propria Virtii ella 
s'acquifla ♦ Ci fumo rifoluti adunque , con alcuni Fiori del 
lioflro ingegno , variati riuerentemente fargli honore ; isr non 
dir altro t fé no che tutta quefla academia peregrina^ 
fé gli inchina perfuo merito 5 ^ ojferendofi ciafcun ^ particolare^ 
mente ^ humilmente ce gli raccomandiamo ♦ D eW A cademta 
à Vinegia alli V l di Nouemhre M D L I I ♦ 

Vittotipmo Senatore 

Di V* llluflriji, et Eccellenti!^, perfona 



J 



L V rendente delV Academia Teregrina^et AcaiemicU^ 



IL PRESIDENTE 

DELL* A CADIMI A PEREGRINA 
A l LETTORI» 




A PRIMA ^ feconda forte de i Marmi ( re cop 
fi può dire ) ha fatto diuerft ragionamenti j sferri* 
pre hanno fauellato huominidi terra t onde i Marm 
mi fon compariti nuouamente alla frefen:{a di tutta 
la nojha A cademia isf hanno mofìrato chef avranno faueìlarean» 
Cora loro^ Leggete yoìentieri lettori che uoiudtrete certijiimamente 
molte cofe che vi piaceranno • Il dir poi cbe i Mflrmi non partii 
tìo^fegli ha fauellatola terra^perche nonpofion ragionare i Mtfr» 
mit Se le antiche flatue di Marmo 5 Idoli^ y altre cicalarono } 
perche non debbano le moderne fare ilfmile anchora i A cconciaa 
tela cerne volete , voi hauete vdito vna forte di parlamento j 
af coliate quefl' altro: poi giudicherete chifiapiuvtik if mirabile^ 
^ mi faprete dire chi più ui piace oui diletta f. 



.CHI ALTRI OFFENDI 
S V LA RENA SCRIVE, 

A VII.» Di>ia^ Ài 




ET CHI OFFESO VTEN* 
SCVLriSGE IN MARMI. 



I MARMI DEL DONI, 

A CADE MI co PEREGRINO* 




7. r.tund • la Sorte : fa occupare ti luoxo talmlta a tale ' metteiydoU 

adietro . 

PEREGRINO, ET FIORENTINO 

Et vna figura ài D otiateìlo ♦ 

_ ^^ O I , m'haude a mojìrare tutte le cofe rare ^et àe» 
g^;^^^we ài ^«ejìfl Città ^'CT ^rw oralmente le Statue 
^^fei ^^ ^^(^^^^0 de la Sagreflia di San Lore^?:^, del 
^^M^l Vala:^:^ode Medici , d'OrtofanMicheley della 
P/(?KKf^ , ^ i>articdarmente Je in cafa ne^una ce ne fono* 
rio. io non io hnimo defili altri , ma ymerfalmem a me fiaccìon tutte le Ji^ure di 

UicheìAfitìolo , if'di Dcnateh alcune . 
Pere* T u grand'huomo ncW Arte Donatello , ^ ero moftratemi qualche 

JB 



!• I M A R M I 

coja àifiio^et la j^rima per ej^ere il più antico de voflri S cultori^, 
fio, Eccoci qua apum da Or.c^rìUicheìe ; Guardate quejlo Sin G/oy;> ♦ 
rerf* O bello ^0 che hcUa Figura , oVe mirahile ^ eWe dcUe hcUe cofc 

che io vedejìi mai ♦ 
Tic, Lafaue^b Ym yoìta , quejlajlatua * 
Perei. Come parlo che era forfè qualche Idolo inan:^ t 
Fio. Uejer no, il cafofu d'vna certa forte , che e^'i ye lo dira di nuouo , if lo fOf 

irete dire anchor yoì così yeramente , fcf aprrtìare come me : rt\a h'fyna che 

yoi^ìi domandiate la cagione , perche ecjìì fàuelo . 
Vere* 'Dimandategnetie pur voi per me , ch'io non voglio che voi vi rip 

diate del fatto mio ♦ 
liOt JDì gratta ; Visura mìrahilipima , a honore dì chi diede Jt hehfcier.:^ , a colui che 

ti riduffe a perfettìor.e , fa falere la cagione a quefio Centilhucmo , ferche h 

(rima Yolta tu prlajli i 



LA STATVA DIMARMO DI MANO DI 
DONATELLO PARLA, 

E G L I è nonfo quanti anni ^ che morì vno S carpellino da Tief 
fole ^ ilquale non farebbe flato mai di ^ che non mifuj?e venuto a 
vedere la fera ^ la mattina per tutto Voro del mondo j ^ faceua 
con meco ipiu bei ragionamenti che fi potejiino vdire ♦ ^gli mi 
lodaua di pronte":^ , di attitudine ^ di viuacita , di lauoro ben 
condotto 5 EiT mille altre lodi mi daua 5 ^ poi rijfondeuaper me^ 
i^ diceua ♦ Perche non vuoi tu che io fu beila ^ egli era impojìi 
bile che D onatello mi facete altrimenti , non fai tu quanto e^i 
era valente t Vrt vedi il Zuccone del Campanile y fé gli manca 
altro che'lfato ♦ Ef egli replicaua 3 tu di il vero , ^ perfegriale 
quando egli Vhtbbe fatto ^ dandogli vno fcape:^ne di fx ^ parla 
parla i Wora egli accadde che fu fatto vn^ Hercofe che ama:^:^ 
Cacco , vn beUijìimo CoIoJ?o , ilquale voi vedrete inan'Z^ alla 



D E t D O N !♦ II 

Torta del VaUgio de Signori . Quando queflopouero ScarpeU 
lino vedde quelle Figure t quando egli le vedde t fu per cafcar» 
gli gli occhi di tejìa per il dolore * O chepaj^ionehehbee^A ^ o 
che ajfanno ♦ Subito e corje quei da me come s'io Vintendejìi ^ o 
come VhaueQi propriamente ydito t ^ mi difìe * O caro il mio 
Tigurone hello fcr* mirabile t io ho pur hoggi hauuto per te il mal 
di 3 egli s'ejcoperto due figure grande in Via-:^ ^ ^ ogni vno 
^ice belle , o belle ♦ lo che jono aue^Z^ d veder te del conti ff 
nuo ^ 'cf ho afuefatta la vifla a te jfon di contraria opinione j an7;j 
il D auitte di M.ichel A onolo mi par più bello aj^ai ^perche tiene 
della tua marnerà t talmente che io rij^ondo a tutti voi non Ve ne 
intendete , £r gli apongo ( al miogiuditio ) mille difetti 5 &r il 
mio dolore non e quefio ^ ma il veder te in queflo luogo da parte-, 
^ quello nel principale &r vniuerfale bellij^imo ftto i. Et cofi du» 
Y^o parecchi ^i a venire a dirmi que^e parole ^ andauaaveder 
quello j ^ tornaua a veder me^ Vna volta fui for:{ato a rifpo» 
fondergli y perche venuto di Pia:^a ^ rimirandomi con gran 
dolore ^ cordoglio , grido forte 3 tu mi pari ogtii dì più hello^ ma 
fatti pur bello tuopofla , che tu non hauraifi bel luogo* lo per 
confolarlo gii rij^of^fubito ♦ A me bajia di meritarlo quel luogo 
meglio di lui ^fe ben la Fortuna eia S orte u'ha condotto quelle , 
e^ buona ventura m'habbia occupato il miofito t datti patien':^a ^ 
perche io non reputo manco meritare vn Seggio (non vi emendo) 
che ej^erui pojìo , if non ef?er degno t an':Q piìi^ Il buon'huomo 
a quefla rijl^ofla ii rallegro tanto che fu per impa:^:^are > et mi fu 
più ajfettionato che mai ♦ 

Vere* Qufji'e Yn' cdjo lìon fm Ydho , che yoì altri Ficrevtim facciate parlare i Mar» 
mi ; Yokte yoì altro che pche j^erjòve io Yorranno credere , 

ViOi. Ciafcuno creda a modofuo , JS/La oltre alfauellare che e cofafiu^ 

B z; 



t% r M A R M I 

penda egU f^ìmpara anchora qual coja vtiUper noi ♦ Ve^efe che 
vnpe:^ di Marmo ci ha fatto ccnofcere ^ come taluólta noi non 
ci dobbiamo dijj^erareje noi vediamo Jalire vn' htwmo in qualche 
grado più degno di lui ♦ A quefìo proposto mi ricordo che dio* 
uan B andim vedendo vnjoldato valente portarfi in molte fcaram 
muccie mirahilmetìte gli dijìe j perche non lajci tu i pericoli mani^ 
fejìi tentare a chi tocca de tuoi maggiori ^fen^^farpiu che il tuo 
debito jpenfi tu forfè che ti mettwoper vnfegnoCelefle gli A * 
firoìcgi j ofra le Stelle ch'io mi vo^iia dire 3 e n'hanno mejio vn 
altro armato , jì che il tuo luogo'e prefo ♦ Per quejìo ( rij^ofe il 
Soldato ) non reflero io di acquiflarmi il merito di quel luogo del 
le Stelle , con la mia virtù j Se hene^i Afìrologi u'hannopoa 
fio vn' armato dipinto ♦ 

Terff Non yo^ìio dire in quejlc punto quel che mifcuiene ah memoria , an^ io Vtf» 
^Vio tacere ; Nf mi pace afirmar queh che molti dicono , che tale e hoo^i fot 
jlo ir.an:(i da Signori , che non e decjno ; if tale è tnal7;ato che non lo menta , 
ro certe ; perche credo che ciifcuno che Viene a^'alte-s^ di quaìche dignità , ui 
fra poHo meriteuolmente ♦ Ma diro bene if Vaffermero che k ricca fortuna hti 
wepo loro in mano a tali , i^^Ufa chiamar Signori : che meriterebhcno d'e^er 
pojli in ejlrema mìjèria , b- che s%uejìero a mendicare il pane con ilfudor prò* 
pio . Verciochejimil huomìni ricchi i^norantipimi , non conofcano la yirtk,non 
degnano i Yirtuofi , non accettano in caja^rado di virtù , ma tutto il loro ha* 
tiere è dfiribuito da lor minìfiri eqmli d'animo , if di penferi ; in Giochi , in 
Tfmine , in Gola , in Cani , in Buffoni , in Ruffiani , if Fohcchine ; La uit 
ta loro è Sonno , Lupuria , t? l^noran^, 

fio^. e he uoìtte mi fare ^ e non credono che fa altra virtù che il uentre y 
ne altra dignità che Vejìer ricco auaroibajìa (he fa detto al virtucys 
fo j tufarèftì degno della ricche\:(^ del tale^ tu menterejh vn re» 
gno j vnofato ^ eccetera . Et poi dar dì f ernia alla farina. Voi 
ve uedctc a\ìai (alire a tal grado ncjìuno^ejepur e iato loro quaU 
che intiatella ^ ella e a temfo , la vien tardi j la gli e tols 
ta ^oei f muore , Pierino di Baccio de Qlwrgani noflrojoora 



D E L D O N !♦ I? 

che edi f^era fatto ynpoco d'entrata buona ^ et comincìdua a mie* 

tere il frutto della f uà virtù {o che mirahil Giouane ha perduto il 

mondo ) la morte gli ha troncato lafìrada t di quejìi ej^emp , rie 

direi nulle cofì antichi come modani tfefojk flato qualche \gno0 

tante e ci uiueua tanto che tutti fi ftomacauamo delfattofuo ♦ 

fere* O che beh ru^^tf di ricchi foltrcm ho io nel capo , trfi ìa furiti deh ìinguaper 
(he non è fj/i lecito a far yn bando della lordagliela uita; if farebbe benfatto 
tcciocheJpauriti^U altri ,fi ycl^eflino a Virtuofi fatti ; if i Vktucft Jt rinco* 
rapino cedendo bafonare il Vitio ; la poltroneria , if hnfolen^ che e cacume 
che Yanno mendicando il pane . Uor non più di quejlo andiamo in Via^a i 
yederquei Colepi , alfermando effer yero quel che ha detto il Yof-ro Marmo: 
parlando di chi è pojio in luogo che non merita , if abajfato tale che meriterebbe 
d'ejjere exaitato , if che egli e meglio ultimamente , ejjer degno di Bare in cdt 
p@ di Tauola , if tenere il luogo da piedi; che indegno di.queh tejla , if pop 
federla ; perche i nopi Saui antichi dijfero t che ì%omo henora il luogo, et non 
il luogo Ihomo ♦ 




LA FAVOLA DELLA BVGIA. 

fio». Fia meglio per hora ritrarfi a Cena^ noi andremo a udir qualche ra 
gionamento de Marmi^ ^ domattina con più comodit)i andremo a 
uedere i Giganti ^ la Sagreftia ♦ 

Tere, Sin fatto come y/ piace , andiamo x iy ditemi in tanto yna noueUetta , 

A L tempo del Duca Borfo^dice che fu vnfuo Scalco il quale ha 
ueua gran diletto di dir e ^^ far credere a ciafcuno che gli fauella» 
uà j bugie : di quelle marchiane ^ ^ flupende * Tal hora diceua 
che.haueua veduto caminare vn hucmo in piedi fopra vna corda , 
\iora diceua chefapeua portare un traue di cento libbre fu denti ^ 
^efio ajfermaua difaltare tutti i fiumi da vn canto all'altro in vn 



14- I M A R M I 

Jalto ♦ Varie ài quefte cofe facettano marauigliare vm cera 
ta forte di brigate ^ parte fé ne rideuano 3 E^ alcuni pochi lo cre9 
àeuano ^ àr per maggior fede della cofa , eglifaceua che'lferuitor 
fuo con vn sì ^ rajjermaua t A uenne che partendofi vno defuoi 
teflimoni di san cènaioj egli ne tolfe^ forte vno Greco molto ajlu 
tOj 'c'fagacex lì quale gli rajfermaua femprelefue bugie con 
vn' altra bugia maggiore t come dire * Egli dice che correndo vn 
Cauallo a tutta briglia , gli piglio la coda nel corfo ^ ^ lo ritena 
ne tfubito il famiglio diceua^ ^o/ì/m, ^ lo tirafìepiu difei braca 
eia inan:q chefipotej^i tenerein piedi ^ fi gagliardamente facejli 
quell'atto • V wd mattina ho f calco di^e vn bugione difapcrfa» 
re dell'acqua vino perfetti fìimot ^ che haueua ueduto vn'huomo 
in vna campagna fopra vn bel cauallo , il quale lofactua a ogni 




^uo piacere f altare cento braccia in aere ^ et che metteua Valle la fu 



D E L D O N I. if 

alto £r quando ritornava in terra lej^ariuano t ^ il Famiglio 
^jjìe prejìamente quefle faranno bugie : cncle egli non hehhe ere:» 
aito ♦ Lajcra a caja il Vairone chiamo iljeruitore , ET gli fece 
m'apra riprafwne , Ù" gl'impofe che mai]i>iu^i contradicej^e * 
Melìere , rifj^ofe il Seruitore ^ io fon contento ^ ma fate che ans 
éor io cipopajìare ? bifogna quando voi volete dir di quelle gran 
de gravide , che voi mi domate la fera inan:Q qualche cofa , altri:» 
menti non ne fé nuUa^Son contento^ dij^e lo Scalco ^ isT feguito 
di dire lefue hugiette ^ et il famiglio a teflimoniare il fatto di fu 
Accadde che vna mattina il Padrone fi determino di dirne vna 
chepajìajìe tutte , ^ chiamo il Seruitore quando fé ne andaua al 
letto , di fece falere come lafequente mattina e^i voleuafquadtt 
nare vngran hugione , isT accioche egligne ne hauej^e da raffer^ 
mare t gli faceua un j^refente 3 ù" quiui cauatofi vn paio difudia 
te , '^ j^orche brache ^ ricamate di 'Zafferano di Culabria , tef^ 
fute per mano di T amagnino, ^ cucite da Metamaflica fuafo:: 
rellai mirabili ^ ma non finite ^percioche ve ne mancaua molti pe-;^ 
:Qperfegnald'epernuoue . llferuitoreleprefe ^ con vn dire 
abuon rendere*. "Eccoti il giorno feguente che'l buon bugiardone ft 
mejfe a dire come egli haueua fatto proue grande in lanciare vn 
palo di tre mila libre , che ilfuoferuitore da vna tefta non lopofi 
teua al'X^re , nonché leuare per trarlo ► In quello che egli af^et» 
taua d'ej^ergli raffermata la cofa 3 ^ che dicefe egli e vero ^ ne 
anchor dieci huomini lo al:^rebbon di terra t ei rif^ofe con dire , 
che Vaio \ coteflo che voi dite ricordateui bene , che ieri voi non 
trahefle Vaio altrimenti , Egli accennaua disi ^^ il famiglio di 
no 3 onde la bugia comincio a pigliare il vólo ♦ Talmente che'l 
Vadronefli:^:^tofi di^e , di che Pc vera poltrone t Alla fé mef 
fere , njjo/e il famiglio^ che Vdftropp a f concia bugia a raffermare 



té I M A R M I 

queflaperfi cattino paio di brache far vergogna al mio paefe , &• 
pne ne getto ik inprejen:^ di tutti in terra , dicendo trouatevn's 
diro the per fi poco pregio facci firmi officio che io per me non 

ci fon huono *. 
Tere* O Pe beh x if e fatta a mìo fropcfito ,fe yo'i YCÌete che io affermi che faueUi* 

no le Figure di Marmo ,jate conto di darmi qualche cofa ; altrimenti a (cjla di 

Mtì nuh iìon^:urfroji fatta bujia ♦ 
fio* hiauete ragione (gualche cofajara t intrate in cafa • 

D ICH I A R AT I ON E, DELLE NVOVB 

Immioni i neh .ij. (artefcritte a facete s 4 ♦ 




NERI PAGANELLI, MICHEL PANICHI, 
ET GIORGIO CALZOLAIO, 



Tutto ejuetlo che è fcritto ;f frìtto a nojlra dottrina: c^^ilbuoyto intelletto ielVhuom» 

continuamente lilufìra leiofefu:-e : & fi lume nelle tenebre con la Sapien3i,a 

de Santi fcrittoti antichi j al nojlro yiuerc Moderno . 




H E Cofa ha detto il\/ofìro reuerendo ^delle ntios 
ue lettere che vaigli hauete moflrato t fongVellefs 
no parate bugie , vernìi^o trouati che non hahbiff 
no ne della vna cofa , ne deWaltra t 'M.a fé fia 
huomo dHnteìlttto , come voi dite ^ egU u'haura trouata qualche 

hcUd jhofttione^ perche le tengano vn certo che del buono ♦ 
MiV. 1/ Vadre non k dcbbe hauer yedute . 
Gl'or* Come no , an-^Q gli fon parute vna bella cofat 'b' u'ha fatto fopra 

vna bella aìlegoria . 
Nfri Ditecene wna farte , e tutta Jè la non è trofpa luv^a la materia ♦ 

G/or* 



t) £ L D O N !♦ 17 

Qìou 'VoUntieriy etpiacerauui ♦ Egli ha detto che la montagna Jcura 
che fi caua dei continuo da noi , e il Mondo , al centro del quan 
le che e ilj^unto dalla morte 5 T>ìoi armiamo a quella 
PORTA inaspettatamente prò che non fappiamo in qmfla 
mifera Vitati giorno^ Vhora determinata^- ha porta t dipietn 
come rubino chefignifica il sangue del Signore checi aperfe con la 
Jua morte il Varadijo^pero dice più jj^lendente et più pretiofa- per 
che la coparatione che fifa da quella Celefle pietra diCHkiST o 
a quejìa Terrena ^ non «'è proportione jfi come non e termine dal 
finito all'infinito • Dice poi che quelle porte di Zaffiro fiìgnifica* 
no il Cielo , che dalla f uà pietìi ci fu aperto ^ ^ quiui fono Vo» 
fere Diuine del Padre eterno che fu la creatione ^ del mpndOj di 
tutte le cofe ^ ^ deWhuomo ♦ 

Nm Vkcemì tanto fiu che yìi s'accorda, chefonfei quadri , ^er ì fd ^lorri dijlirti da 
Moise , if quell'effer comejfe le Hìfiorie di Diamanti , con il Zdfjiro '. 

Qior, Egli interpetra per il Ciel Cnfiallino il Diamante^et glt altri per 
il 'Zaffiro , 

WCt Ottima fpofnione tfe^uhate ♦ ^■* 




Gwr* Quando noi altri vergiamo con la contemplatione fi mirM magis 
fiero yfi come rimirauon quei lauoranti t vogliamo tornare a die» 
tro 5 come voleuan far loro ♦ Ideft che non potendo noi e^er cas 
paci di tanta mirabile intrata , che con il nofiro fapere non la pofa 
fumo pafiare , ritorniamo a dietro per attendere alla noftra caua 5 
eie e miferia humana , ^ quello che noi habhiamo veduto per la 
dottrina che habhiamo imparata , vogliamo far. noto al M.ondo a 
gli huomini groj?i ^ al vulgo ^ ^ far conofcere fi pretiofo tesoro 

C 



iS I M A R M I 

di Dio » Ma in quel tempo che mi f enfiamo ^ tornando adietro^ 
( quafi vn dire agli ami della giouentìi ) la morte (per la cuno^ 
^td ) ci fa vedere apertamente che dobbiamo feguitare , ^ apre* 
ci la porta della vita^ perche in quejla vita f amo nella mortejfia* 
mo nelle tenebre de gli errorij cauiamo dietro continuamele a quea 
fla vena dell' Oro ^ chefignifica tutte le cofe mondane , lafciue 
heftiali^ f^ pa:i^7^ ', che non fxpo^onpof edere fen-^i^aquejìa ve* 
na dell'Oro 3 b^ pero del contitmo la cerchiamo ^ ^ gli andiamo 
tanto dietro che arriuiamo a quefìa porta jfrouedutamente deWe* 
pio di quefla vita^ Pero dobbiamo de f aerar d'eferui toflo a que* 
fla entrata jfi come diceua ^àn Paulo j io de ftderof dormi di que* 
fle tenebre , per efer con la luce cJi e H R i S T O vnito , perche 
luì è la porta della falute di Zaffiro , ciò e Celefle di Diamante 
rdi R libino^ perche luif^arfe SANGVE et KOQ^v h^che 
era Dio y^er falute deWh uomo j ¥ elice adunque chi arriua a 
quefla intrata con la gratta fua preflamente , percioihe efce di te* 
fìebre , difatice , £^ d'orrore ^ di sìfcuro isr tenehrcfo Mondo ♦ j 
Cauerna di miferie ^ fcr abifio di dolori ♦ 

Km liehhe ejjer vn ralente Theok^o , come e pcpihik che a vm lettera vemta i 
cajò , e^ìi yi faccia fi beila comematione : F>eredetto fta ejìi ijimtt il refame, 
(he io ììon potrei yd'ir cofa che mi dilettale più . 

Cfor* 1/ velo bianchiflimo i!r impalpabile ^ e. la purità della Celefle pn 
itia , che noi ve g giamo al punto eflremo , ^ J^auenta la carne ^ U 
qual teme la fua perdita, et gli duole di lafciar l'Anima che vuol 
f altre a quella chiare-;^ * Ma V Angelo di D io , che comanda 
che fl lafci il Morto , ^ che fl ripigli il viuo j fa far fubttola fepa 
ratione a la Nttura^ ^ rende al Cielo la fua portele alla Terra 
umilmente lafua ♦ In queflo il corpo riman cieco della luce im* 
mortale ^^ il ^onno delia Morte Vajìalta ♦ O felici colora 



D K L D O N r. f^ 

che f^adormentano «el s l G N o R e ♦ 

M/V. State faìdo Maejiro Giorgio , ron ejfonete fiu di cotefa , Jè prima non ledete H 
recante della lettera , perche non ne fu letta più a i Marmi quehjera . 

Neri Fw me^io che egli ej^onga prima Vaitre tanto quanto ne fu letto , 
tf poi leggeremo tutto Vintero àeìle lettere ^ et egli dira quel che 
dijìefopra di quelle di mano in mano il padre » 

M/V. Come v/ piace fa meglio , al'altra lettera adunque , 

Qior. La N aue con gli huomini dentro che vogliano andare a g^i Art» 




tipodi jfigfììfica la Naue di Vietro. ciò e la Chiefa^et le Sant^ 
erdinationi dd Somo Pontefice^Onde i chriflimi vi fon dentro^ 
ma non contenti (come flolti) di quefta nauigatione Ecclefiaflicaj 
vogliono andare a nuoui Mondi , paefij et altri ordini di viuere^ 
^ fi mettono in viaggio , ^ per camino ritrouano vn' Ifala ,• 
interpetrata per la Curiofita dell'Opinione j &r qui lafciato in 

e 3 



M 



2 I M A 11 M ! 

forto U 'Nane ^ do e ahandonanio la Chieja ^ fi mettano per 
qaeWlfola , ofide caggiononeU*omhra deU'Herefia^ che gli con* 
duce come fantasma ^ come ombra ^ come fantafia ^ feti:^ veriù. 
alcuna in vn^amj^'ia Cauerna , che e la dottrina de gli Meretici 
che tiene vn grandijìimo jj^atio ♦ Ecco il Chriftiano che fi troua 
ne gli errori dell' Herefia , isr entra nel numero de morti y perche i^j 
tknonfoìiofe non Sepulchriy chefignìficanocheglitìereticifotii , m'ù 
morti ^Jepeìliti vini ♦ Le Sepolture del continuo f'aprono ^ et" 
fi ferrano , perche del continuo fuf citano nuoue opinioni, et ritor* 
nano molti dalla cattiua opinione, alla buona in grembo alla Santa 
'Madre Chiefa B.omana* 
"Neri Non voglio mai pu dire che y« dotto huomo non j^opa efiorre tutte le cojè mi» 
rahìtmente , o quejia interpetratione mi pr tanto nuoua e tanto curiojà , che a 
pena il mio intelletto ne può ejfer capce , 
QioTt. Vwrf Sepoltura s^apre ^ di quella efce il primo motto ^ che non 
vuol dir' altro che VUeretico quando e dannato al fuoco eterno , 
£jr e fepolto neW Inferno : Grida ^ fi duole d'hauere impiegato 
lafua vita in sì cattiuifludi 5 ^ gìifiridifon terribili di tali ^ fcr 
daUa difberatione cacciati fon come befiie diuenuti , come coloro 
che prefero il cattiuo fetifo dellefcritture ^ ^ fecero qt^ello che non 

ficonueniua ♦ 

Mif* Tutta que^a ìnterpetratione e la Yerita chiaripìma if manìfefia , 

Glori. Queflo Sepolcro de i dannati Heretici laf ciato da parte il Chrt^f 

flianofcorre con l'occhio a quell'altro Sepolcro , ciò e nuoua ff e 

tie d'herefia , ^ di quella non cauafe non r.ebhia , &r la dottrtn» 

che vien fuori ir tarda ^ pigra , impotente , fcr non ci può dar al» 

tro chefcurità 3 così refla confufa ^ intendendo fer VVÌ eretico ^ 

che tardi s'accorge delfuo errore , ^ non fi emenda ♦ Vn SefoU 

ero di Marmo candido fignìf\ca colui che ha tuffato ilfuo intellet 

to neWHerefie , HiT toflofe n' efce fuori , ET va dietro alla luce 



D E L D O N 1 • ai 

chejom i buoni vettori , £f tempra Vopiniofìi ptruerfe con \e huo -^ "' 

we ^ €7" ritorna a\ pentimento ddfuo errore ♦ E eco l'altro SepoU ♦"^^''^ 

ero di Pietra rojfa tutta crepata > fcr ài (quello «' ejcc vnanuhe^^" "'^■'^ 

che j^ru:{^la acqua jfignijìca quefto il cuore dell' M eretico èr- , , ,^ 

il pianto che egli fa compunto del fuo errore j et dolendop delpaf/^ ^y.I^ 

Jdfo viaggio diabolico fi dij^one a jeguireipafi della buona dotr 

trina , £ir ?/ woto della Japien:^ perfetta ♦ Infiniti di queflifitro» 

nano veramente che vn tempo flantìofepeliti negli errori del mon 

do , ^ poi fi conuertifcano al Signore ♦ L'ulttmo era di terra 

nera , chefignìfica /'H«omo che fi conofce terra macchiata , pien 

di peccati ^ ^ tutto lordo , dalla qual cognitione n'efce vn ra:^ 

5^0 lucente ^ che e la cognitione di D io fcr della fua mifericordia 

onde egli grida ? che non e altrtt felicita, che lafciare le terrene co» 

fé ^^ cercare di trouar^ il porto ^ ^ il molo^che altro non e che'l 

Verbo incarnato "Dio &r hiuomo ♦ 

"Neri lo non yc^lio che p^i domattm l' horu di rer^ , che io veglio conojcer fi da 
gno hìnomo * 

Cior* Il Gran Monte de libri , nel me:;^ della cauerna non vuol dir 
altro che tutti i libri heretici t fer chi^i cerca di leggere , poi che 
egli ha veduto manifeflamente gli errori ^ o vuol imparare quella 
dottrina^ che la cofcienT^-, loj^irito vltimamenteglifcuote ilpetc -^ 
to y et qm da timor di dannatione ^ da dolore dell' off ef e di Dio .«i 
et dal proprio ardore del conofcere il male ^fifipauenta j ^ per la 
terra del veder fé medefimo nella fcuritìi de gli errori , ritorna i ^.1 
( vfcendo delle tenebre )a la N aue^che t la C hiefa laquale Va» 
fipetta nel porto della S alute ♦ - 

Mif* Se y'i fiaceffe per ifiajèra non ne Yorrei più ,_/? però Mtiejlro Giorgio ci promett i 

te tornar a dirci il recante , 

Qiou A ogni voflro piacere , an:^ ho caro di non dir altro per bora per 

che fono flracco , i^ volentieri m'andrei a ripofare ♦ ty^J 



jis I M A R M I 

Veri Sì iene , perche rCe anchn tempo ♦ 

don A mederei vti'altrafera adunque t to£iete le voflre lettere 4 

"Neri Serbatele che fu meglio , che nel kfi^erk haurete a memoria VEfpofttione ; Rrf^ 

cmandatemi al Reuerendo Maepo wjino a tanto che io lo vìftto . 
cior* Cofifaro 4. 
ìAiCt A riuederci confanità , br a Dio tutti . 

* A CADEMICI PEREGRINI, 

ET FIORENTINI, 

ET L'AVRORA DI MlCtìEL' AGNOLO 

BVONARVOTU 




O H A V E R veduto tante belle cofe di qucfla 

Città ha da farmi più ^ pu giorni marauigliare j 

come e eglipojiihile che v«' huomofacepe cofi bene 

ingiouentU) e bora fi mirabilmente in vecchieT^^ 

Io credo che quella Statua di quella Noflradonna fia lapin bel* 

Xafcoltura del M-ondo * 

rio. Non era e^ìi y« peccato che quel Gi^mte ^li fufii fato rotto vn braccio f 

Fere* V eramente granàijìimo ^ ma donde s^ entra egli in quejìa Sagres 

fliafi mirabile . 
Fio. Di qua per chieja , andate la , i/ entrate dentro con fatto che voi non facciate 
fome Yn'altro , 

Vere* Ofme . 

fio. Non Yifpauerìtate così top fateui prima da vn capo , ^ cominciate a rimirar 

quefi Capitanoni , quefi Fywrow, quefe arche ; if qurfe [emine , if poi fw^ 

fite , quando l'haurete conf derate a^'hora potrete dire fupefattò , oime. Uà di-. 

temi che hauete yoì che fate ff^o a rimirar que^a Aurora '. yoi non battete 

tcchio , Yifarefe mai conuertito in Marmo ? 



DELDONI. *l 




E N o n/o«o molti anni (nobili j?mi tignai) che yenedo a udermi 
yn" altro itigegnofo jf trito , in compagnia di Miche Agnolo ^ che 
Unendo e^i guardato ^ riguardato ogni cofa , ajffopoi la uifta 
tìeìla mia Sorella N otte che uoiuedete ^ pianto diedefor^a 
fuoij^iriti difeme:^ , che fi fece immobile 5 onde accorgendoci 
Michel Agnolo di queflo , non lofuegUo dalfij^o rimirar^ ^ per 
che non haueua autorità f opra la figura che dìo haueua fatto 3 ma 
fopra lafua , Ejr acojìatofi allei lafuegho , ^ la fece al^ar la te^ 
fla ♦ Onde colui che s'era tramutato in quella ferme:^:^a Jen» 
tendo if uedendo muouer quella Jtmoj^e anch' e^A^ ^ cofi perla 
virtù del diuino huomo ritorno in fé medefmoj ^ la Notte ripoa 
s'è giù la tefla^ ^ nel muouer che la fece laguafìo la prima attitu-^ 
Une del fmiftro braccio , che Miche A gnolo gli haueua fcuìpito^ 
cof%fufor:^ato a rifarne vn' altro come uoi ueiete^in yn' altra at» 
titudine chefìefsipiu uaga^ più comoda e meghoj che da fé acons 
data non s'era ♦ I Ifimile ho hauuto paura che intervenga a queflo 
Centilhuomo che fi fermo mi rimira , onde fono flata forT^ta 
{non CI efìendo chi m'hafatta)a muouermi al quanto ^accio che egli 
torni in fé medefimo daìVeflafi della mia contemplatione ♦ 
FrV» Chi crederà mai Sisnor Vere^rino che quefa Aurora u'hébi datofpmto ? Smml 
e^ìi freptofede quando a^ermerete che la u'habbi fauehto i Yoieri fur diuen 
tato immobile come lei; e fi fotra fur yederfiempre che la s'è ritornata, fredda 
l^armccon la parola meT^ in bocca Iha pre il moto chi negherà (^vedendola} 
(he la non fi muoua anchora , 
Vere^ lo fon tanto rimaflomarauigliato della for:^a che ha hauuto queflo 

Marmo in me) che apena pojio ejj^rimer la parola Jelafigur^ 



t4 t M A R M I 

diuitia fatta per mano d'un Angelo , nonparlaua , io era fempre 
pietra* O cheftupende cojejon quefte , io la tocco ja^o , £jr mi 
muoue la carne ^'ij' mi alletta più che fé viua carne io toccaj^e^ an^ 
7^ io fon Marmo ^ ella e Carne ♦ 

F/o, Ec(0 qui il luogo doue quefd Visura deh Tsiotie haueud il fio frimo bmcìo acce* 
inodato , fcr ^eràìe la non fi poiò in queh medefima attitudine , ecco Valtro che 
e^ijculfi di poi ; parui e^li vn maefiro queBo *. a rimutare tutto un hnccio dg 
kfpih a Mnaf^urafmta iffiahihta sì mirabilmente come quejia , 

Pere» In qucfio Capone macchiato chi ci diace t 

tio. Le (eneri del Gran Duca AleJ[andro cifuron p^e . 

Pere 'Dignipima \frna a tanto Vrincìpe 3 quejio Figurone armato qua 
fu dijopra t . ,-\" 

¥io, Quejlo , y Valtro M , fono fati fcuìfitì V no fer il Uagn'fco Giuliano, et hU 
tro fer il Duca Loren^ » 

pere» Chefiupcnde ho::^:{e di terra \on quefle qui hajìe i 
¥io, Hdueuanoa eji[er due Fi£uroni di Marmo che Michel Agnolo yoleuafare . 
Pere» P,erci?e non fidaua e ^i grado j (^ancoraché non j e ne curi ) if 
flato , isr ricche-:^ ^ 6^ p^l^^^ , ^ pofejìioni a vn tanto huoff 
mo j ^ che tutto il bello che egli ha fatte a K. orna fof e fiato fat^ 
to qua in quifla Citta fior del mondo t \I 01 hauete pure gli ani* 
mi feroci in uerfo i uoflri fapientij iriuerfo ì uoftri compatrioti mise 
rabili j mentre che fon viui voi glijf^^^^^^y offendete^ £7 per^ 
feguitate . Onde quel che fanno lo fanno con vn' animo carico di 
mille fafìidij 3 che fé potè jìino godere la patria con quiete^ ^ fofff 
fero riconofàuti ^ meglio a jì ai opererehhono * Il Voftro Dante 
doue e :! il vojìro Pecrarcaf II Boccaccio comefijìa t Ottimate 
mente \ìunm certo , perche godano ilpriuilegio delle virtìi loroj 
ma non gd mancaron già mai trauagU* Leggete la V ita di phi^ 
lippa di fer Brunellcfco Scritta da Mejìer Giorgio Vafari,^ 
uedrete quanta fatica egli duro a moflrar lafua uirtìi a dijj^etto 
degli inuidioft uojìri* Qual maggior Pittore harete uoi mai ^'/«? 

irea 



A 



D E L D N r# If 

irea M Sarto t doue diacmo ìefue ojìa t \\ uòjlro Gran R of^ 
foj^erche non lo hauer mantenuto quàj Perin del Vaga t o Dio 
che voi hahhiate fi fatta dote dal Cielo,^ Vuno V altro uè Iaconi 
cuhhiate ^ ^ cerchiate dificcarlafotio terra perche non àfono le 
fiatile di Pier Soderinodi Cofimo uecchio di Loren:^ del 
Signor Qwuanniy d'Anton da San Gallo del Ficino^del Po# 
litiano ^ et tanti altri infiniti in ogni Scien::^^ Arte ornati i 
Quanti anni 'e fido il voflro Bandin elio fuori i Quanti Benue 
nuto i doue e Francefco Saluiati t doue Giouann' Angelo t 
doue Michel Angelo t Doue e il Nardi , Luigi Alamanni j 
doue lo Stro:;^:^ t Se Fioren':{a godefie ifuoifi^iuoli^ qualfa» 
rehhepiu felice Patria * Il difetto non vien da gouerni ma da 
la malignità di molti , che tuiti s'vnifcano a porre a terra vn bej^ 
lo intelletto , ^ ione so qualche cofa 3 nonpatifce mapgtoran:^ 
ilfangue d' A rno , mi pare ame ^^ s'accieca da fé medefimo et 
non vede il fuo male ^ pero diceuano i uoflri nimici 3 Fiorentini 
ciechi 3 non dal non veder voi le Colonne affumicate ^ ma dal non 
Vedere i uoflri maH ( diceua il Quicciardini ) le vofire roui» 
ne , è il perfeguitarui Vuno Vakro t diflruggerui ^ rouinarui* 
Wto, lofoncjiato afcoharui come fiofoBi Bato Ynn Statuti di Marmo , 9 voi fame 
(OSI bene i fatti nopi f 




Ttrci. Kingratìatofia Dio , voi le fate tanto coperte ^et fi f ecrete le vo# 
fire faccende , che ci va gran difficuUa a conofcerle , come voi ha^ 
uete Varme tutti , intendo (he ogni di fiate a duello vi ferite &r 
éma-^te ^ ^ quando fi ragunano (^fecondo che fi dice ) le vos 

D 



le I M A R M I 

Jìre mìlìtìe non C\ mai altra faccencia che correre a veàer comhaU 

terni injìeme j ma non piti di quefto ♦ Moflratemi la Sepoltura 

honorata che voi hauete fatta al voflro Verino si gran Yilojopho* 

"Dio ih come tratterete il Vittori* Fate che io vegga VOration 

funerale fatta per Mej?er¥rancefco Campana ^ ^ ilfuojepul 

ero t ^gli Qouernatore à'vno Studio Vifano^ egli primo huop 

mo del ì^uca yofìro , egli litterato ^ dignipmo Prelato t Va 

ritrouane altro nome che quejìopoco ^ che io ne ragiono . Mej?er 

Francef co Guicciardini dalla jua Fama infuori {o quello era 

vn' intelletto) che ne apparifce t Se VArciuefcouo Antonino no 

era Frate ^ ^ da frati honorato , anche egli andaua ( da Vopere 

infuori ) a monte ♦ Fatemi veder V Vrna di D onatello t D i 

'Luigi Pulci , del PoUaiuolo Vittore ^di Lionardo ^ £jr di Tra 

Filippo t In Duomo fon due CauaUiy ^ quattro tefte Giotto^ 

il Ficino ffc^ Con qual animo volete voi che la Giouentufi 

metta a opere egregie 3 aWImprefe immortali ^ a i fatti eterni i Io 

flupifco che alcuni Eccellenti flieno , ^feno flati tanto* Il Tri 

bolo ^ il Pontorno j il Bron:^no y il Vittori , 1/ Bandinello ^ 

BenuenutOyil Varchii ma quefloViene dalla '^ohilt^idel Vrin 

tipe y che gli ha per figliuoli * Vedete ( non Vhahhiate per male) 

io non fon partiale; Quando le Cittkfon ben gouernate ^ le Ter 

re , i Caftelli , le Ville t ^ i Virtuof aiutati , i P oneri foue» 

nuti ^ chela Q iV SU IT l h fia rettamente aminiflrata , ofia 

Vno yOdue yO tre ^ fette mille che gouemino non mi dà nulla 

difafìidiot ma 'o non m'accorgo che gli e hora di vfcir di qud an^ 

diamo ^ Uf ciato àa parte qucfli modi di ragionamenti , mettete 

mano a vna nouella y ^ auianci « 

F.>, 1/ "VCjfro Vifcorfo m'e fhchto , kf fiaccmì amhorA che tìcn m'anìkte fu quelle 
Ramina , hdare il bene femore , if biafimm il mak quinto fa Vifo^m ♦ wm 



Vi 



DEL DONI* * 27 

^tr (onìpktmi metterò nuno d yna fauoìetta , tanto che faSifimo il tem^t 
tnJifìQ a afa . 

NOVELLA DELLA GENTILDONNA. 

Q_^V ESTÀ yolta iopojìo dirut di ueduta con mano^in queflo c<t» 

jo ♦ IBgWc forfè, tre ami ch'io era fuori a vnmio loghetto alla 

Villa di Scandicci^doue molte delle nojire cittadine il tempo della 

fiate alle loropojìejìionijj^ej^e nolteft riducono • Io che fon pur 

giouane andana cofi occhiando , come j^enjterato giorneone 3 ^ 

attendetia a uccellare andare a caccia Éf altri pafiatempi^^ quam* 

io mi ueniua bene faceuo lof^afimato ♦ Volete voi altro che io 

trouai in poco tempOjquello che io andana cercando^. Egli ui nens 

ne vna cittadinotta frefca , maritata di pochi mefi t vna mifalta ui 

fodire chef farebbe flr urta in bocca , e non accadeua dir carne ti» 

tante fa buon fante altrimenti ell'era vna carne flagionata che ne 

farebbe ito la maladettafj^aUa; di quefta adunque mi tiro Vapftito 

^ fen%^ nerx^it ^ ^en-^^ altra f alfa di S an B ernardo n'haua 

rei fatto vna fatoUa^hlla haueua poi vn aierotta dolce ^vnofguar* 

io che ferina con due occhi di Falcone ^ che uoltaper volta io ne 

toccano vn batticuore di parecchi male notti ♦ No« uoglio bora 

fer allungar la cofa fìarni a dire di mano biancha , leggiadro 

piede ù" gamba y ciglia arcate ^ perle ^ rubini , uiole , ogelfomi» 

ni * bafia che vna V enere dipinta da Titiano non gli hanrebbc 

fatto carico alcuno t come iofujìi concio dall'Amore , 6jr tartaf:s 

fato da C ttpido^ D io ne lo dica per me* "Egli ci manco poco che 

io non facete le materie *\o lafciai V uccellaia de tordi , ^ attefi 

a tender panioni per pigliar cofìei , non cacciauapiu lepre con ca» 

rìx mafeguiua Ui ccnpoUafìriere &r prefenti * Madejìjper la mia 

fede che la non reflò mai per cofa che io le off eri fé ^ noie fé dop 

D i^ 



23 *' I M A R M f 

7iare j d'andare dietro olfuo naturale che era eper ^ Gentildonna 

dahene<Ma il mio dij^ettocra qucflochefewprela idddiavti 

modOj tnaijì cruccio meco , mai f'intrinfico^ ma in quel modo 'cf 

quella forma che io lo nidi il primo giorno tj'emfrejìatiejalda^ £?* 

faceua (^ per fuo grafia) tanto conto di me^come s'io flato al mon» 

do nonfujìe ♦ A Ila fine mi deliberai di tendergli molti lacciuoli^ et 

tejìergli tanti uiluppiche io ne canali qualche fugo ^perche inutri* 

Ù da cordiale amico io ui giuro , che la pacione grande che io ha» 

ueua non mi laf ciana hauere un'hcra di ripofo , lo durai parecchi 

anni non mefl forfè cinque anni^ ^ la uidifempre equale difatti\ 

d'attiy di cenni ^ di paróle : come ho detto ^ Gentildonna da hene^ 

D e uìite^che occafione in ij^atio di tanti anni mi uenne alle maa 

ni , ( occafwn debole certo ^ ma a proposto ) E ella nftorfe vna 

mano in cadere a terra d'una pianella^ onde non ui emendo chignc 

ne mettere in apetto ^ tocco per forte a me^ che vn poco me ne in» 

tendo j et per la mia Uuoratora lefccifaper queflo ♦ Venfate chel 

dolore j òr la necepita la fece ej^er contenta che io gli ra^etta^t 

quell'omo della mano che era fuor del luogo fuo^ Quella medeflma 

certtWegra ^ hella^ E^ piaceuole mi fece ella chefempre era ilfoli^ 

tofuo: cio'e Gentidonna dahene^ Lamia lauoratora era pur aU 

quanto più aiimeflicata feco j che inatì:^^ Onde tal uolta la fé ne 

ueniua quado ero a Firen:{e con vna f uà fante ajj^aj^o da lei(m<l 

ii rado)e poi a cafafe ne tornauaAo che moriua di j^afimo^che da 

huon d\ e buon anno infuori ^nonfapeua che lafapejìe dir altroj et 

due parole di gran merce^quadogU mej^i la mano in ejìeretonde mi 

debberai con quefla mia vecchia cotadina venire in ragionamento^ 

i:rf coprirgli queflo mio amore : ^ con feci , òr" la pregai che mi 

éiuta^e confgliaj^e ♦ El/d quando Irebbe udito quanto buono io 

baueuo in mano ch'era vn non nulla t conobbe ueramente cbe U 



t) £ L ti O K !♦ 29 

CetìtiUomìa 7ìon era terreno da iwrui uigna tpur (?/]?e chija che 
cojìei non volejìe ^>iu toflo Arrojìo che Fumo , come dw Fatti 
et tìO)ì Varale Et fi njolue che io Vacchiapaj?efra Vufcio elmuro 
alleftrette a'foloajolo^ cofi rnt diede il modo.^ ^ fu quefto ♦ T« 
farai ( dijìe ella ) uifta d'andartene a ¥ifen:^e^ e caualca uia alla 
f coperta j ^ la fera per lojj^ortello ^ uientene qui ^ &■ io ti na^ 
fcondero in caja^ 'cf fìaracx tanto che la ci uenga come ella efclita 
vna uolta , quando la farà in cafa mettegli le mani adojìo ^ o fa 
come ti uien meglio a taglio t cofi feci*. Vnii Ejìendo in cafa if 
in camera rinchiufo ^ ^ la uecchiafìando alle telette a uederla uè» 
tìirey me lo fa intendere^ ^ ella fi nafconde nel canneto dietro alla 
cafa * La Gentildonna uiene^ ^ entra Uberamente dentro^^ cers 
cha if chiama , 6r nefiunogli rij^^onde , la fante fi ferma fu Vum 
fcio, e lei come più di cafa ne uien dìfilata difiìata infino in carnee 
ra come ella fu dentro , io che era dietro aU'ufcio la prefiper vn 
braccio ♦ O gran cofa j grande certamente ^ la non teme ^ ^ non 
fijcojìe, ojj^aurt in cofa nejìunaj an:Q con quella fua grata ceraf 
diSe il ben trouato ♦ O come hai tu mai ( di'^e ella ridendo) fat^ 
to tanto bene a lafciar ti godere t ^ come aueduta^ etfagace Qen» 
tiidonna ^ if che antiuedde V ordine in vnfuhito ^feguito il parla 
re . s'io non daua ( difie ella ) Verdine alla vecchia ^ tu non fare» 
fti mai flato da tanto , di farmi vn giorno lieta , pur tanto ho dee 
fiierato quefto giorno , che felicemente m'e fucceduto ♦Io come 
Amante afflitto vdendóla haueua quella for:^ ^ o quell'ardire che 
ha vn Vulcino j nefapeua dir'altro , ne che fare , fé non guari: 
darla *hììa all'hora conofcendomi me:^ viuo ^ mi fece animo 
con dirmi ritorna in te amorofo Giouane , et aiutami cattare que^ 
fto cangiante di doflOy che io voglio flarmi buona pe:^ tecofu'l 
ktto afoUa:i^armi , aiutami fflohiar qua flotto il braccio ♦ Jofu^ 



M f M A H M I 

hito Ufcìatamift àìth da quefte parole afkurato , a sfihhiamì ti 
così m'aiuto cauar la cotta 3 io quando la viàdi paiìartanto inanm 
:q , Vhehhi , come dire , per mia ♦ Elia affald^atola su , ^ ca* 
uatefi le VianeUe , lamejìejopra d'vnajeggiola , Cf acoftojìi in 
uerjo il letto 3 penjate s'io dijìi quejìa volta io Vho nella fcarjellat 
& avn tempo mi dice najconditi dietro al letto tanto che io facci 
venir qua la Fante mia , a tor quefle cofe , ^ mandarla a cafa 
io Vvhidi , ellafuhito chiamatola , gli dice togli quella vejla et le 
mie pianelle , ^ vattene a caja , £jr quiui m' ajj^etta ^ et tira a te 
V vjcto di C amera , che io voglio vn pex;^ dormire poi me ne 
verro in faldiglia con la Vecchia a cafa. O che allegre:^:^ heh» 
h'io quando v£i dir cosi j io non Vhaurei data per mille ducati 
quella giornata ^ penjate chc'l mio cuore hatteua come vn Mar* 
tello j io era me7;j{pfuor di me j confiderate voi Vamor di cinque 
anni , ottener Vimpoj^ihtle , ^ vedermi la cofa in mano 5 Dime 
che dolce-;^ ^ che felicita , et che contento . La Fante tolto il 
C angiante et V altre cofe s'auio fuori della Camera ^ et comin* 
ciò a ferrar Vufcio , ma perche Vera impaniata di quelle cofe ^ et 
fé gli aueniua male , dijìe ella , va In che iojerrero da me , et le» 
uatafi di sii la cajia del letto^ s'auio inuerfo Vvfio , dicendomi , 
Amante dolci fimo efci fuori , et tutto a vn tempo in quello che 
io leuo su in quattro [alti la raggiunge la Fante , et fé ne vjci di 
cafa ♦ Ond' io reflai vno finale , una beflia infenfata , et uno 
fiocco y et con lafclitu allegre:^ fia fé ne andot Ne maififep 
pe queflo cafo , mai più uznne dalla Vecchia , mai reflo di farmi 
la [olita cera j et io mai più Jopportai pafione fmile a quella di 
fiel giorno ♦ Cosi confderando la Nol?^tà àclV animo fuo , la 
virtù del fuo ingegno ^ et lageneroftta delVintelletto ^ mi iijj^oft 
4 quietarmi , et darmi pace ♦ 



D E L D O N r « Il 

fere, o che^rtin GentìUonm da bene , o cme WVcctfo eh bene , comefacefii he* 
re a kuarui da tappeto , if come hahhim fatto bene ad armare a (afa che e^li 
è apunto l'hora del Medico , So che cotejla Figura non fu di Marmo , fé hrt 
di Marmo la nonjàìtaua yia . 

lìo^ 'Hon altrimenti j andate Vd inan^ , entrate in cafa ♦ 

Fere, Con foffe entrata nel ietto la yofira amorofa , kf yoi dietro^li , fi come farete 

a Yenire in cafa , dietro a me * 
fiot Hor così j che w hahhi il male , et le beffe , fiate cheto nel nome H 

Dio ^altrimenti noi nonhaurete più Fauole * 
Vere, Scn contento i ecco che io mi cheto , if do aì ragionamento FINE» 



?* 



VARIE, ET DIVERSE 

MATERIE DETTE 
DA GLI ACADEMICI FIORENTINf, 
ET PEREGRINI» 




Ejjendo VJyuomo debitore ai Sapienti :<^.t gli \^)ioranti ; è douere che egli eperi 
con quello che egli ià ;ai Dotti dia diletto : agli indotti -vtilej 
O" alVyno C l'altro fiat piacere . 

PEREGINI; ET FIORENTINI. 



A S S I M o/« Padre i'vn fioflro A caàemic^ 
Peregrino ^ fi dilettaua caualcare fuperhi E?' 
heUij^imi cauaìli^ mafempre andana folot Poi 
quando era apiedifemprc haueua gran campai 
gnìa conerò* Et in ogni Citta che egli an^ 

daua , defideraua Japere a che fine fi faceuano tutte le C trimonic 

che eoli uedeua publiche • 

fio*. Se 




r MARMI DEL DONI» ^J 

F/o, Sé f offe venuto in ¥iren7^ per San GiouAnuì , notali hueumo che dire un fe:^* 
^ , if e^ìi che domandare yn'altro . 

Vere, Quando egli mangiauct j^erche era ricco C anali eri^fempre mangia» 
uà puhlicamente inan::^ alla porta del fuo caflello ^ &• era lecito a 
ciascuno che non haueua da uiuere uenire dentro 6r ciharft ^ 
andar via , talmente che fempre pafceun vna gran moltitudine 
di popoli, 

fio* Àtichora ^ì antichi Romani faceuano ìlfmik ♦ 

Feref Si , rm coflui lofaceuaper carità. 5 quei lofaceuano ( non come 
dicono i lorojcrittori per farne partecipe i hifognofi ) perfuperhia 
^andey;^^ €jr pompa, A nchora inan:Q che egli andaj^e a tauo^ 
ìafaceua nel più alto luogo del fuo caflello fonar trombe etpijfeff 
ri j accio che tutti ifuoif uditi fi rallegrajfero ^ che la menfafuRe 
per loro apparecchiata ♦ 

Ffc» Anchora ì nopi Signori fanno Mufuu di Tromhe quando iranno a tauok ♦ ^^ 

Pere* Sta hene , per allegreT^ ^ fauflo t andate metterui a tauok , ^ 
poi mi fauellerete , che differenT^fla da la liheraliCa, antica , alla 
auàritia moderna ♦ •'^i^ 

fio. Troppo harehhon che fare , a dar da rodere a tutti * •' "''^t 

Vere* Io c'ho cento pronte rifpofle ^ ma non le pojìo dire perche hifogne^ 
rehhe dirle con tutta la hocca apertamente ^ ^ non fra i denti che 
pochi intendessero ♦ Gli antichi haueuano del mirabile apaij non 
era egli anchora vna cofa hella^ quando trouauano le donne perla 
Via yfuhito metteuan mano allafcarfella , ^ gli donauano delle 
monete d'oro i!r d'argento ^ 

rio* facevano per ynire due cofe bape infeme ♦ j 

Vere, Baie che fl^ dicano , ^ fono fiate da gli Antichi Sfcritfo^^ 
ri a modo loro interpetrate ♦ M.olte cagioni gVinduceuano a far 
quello^. Vnapercheficonofcepe cheVhuomoe Signore della na^ 
tura F eminile j ^ tocca aWhuomo a difpenfare i tefori ^ ^ che 

E 



^2 I M A R M I 

fen:^ V aiuto deWì^uomo Ufemina no-n può coja aUum^quafi 
imperfetta 4. 'Vtf altra ine ìiejoufetie alla memoria caccio che la 
iotma pofejìe prcucdere a tutte ìe cofe chefipoteuano hauer con là 
moneta per feruitli ddl'huomo ^ ^ che la gli hauepe a minijlrare^ 
^ egli a fi uile et hajìa ccfa quanto è proueàere alle cofe per il uÌ9 
nere t non hauef^e dapenjare inconto alcuno^. Sta forfè bene a vn 
huomoper le cofe del uentre lamhiccarfi il ceruelìote forfè lecito a 
vn'huomo contender con vna donna ^ un fóldo fui mercato vn'ho 
ra 1 che vilid del noflro viucr moderno ♦ Quel che fa il non cost 
nofcerfì perfetto i SeV huomo co7!ofcefe la fua perfetione pria 
ma d'eper fatto per mano di Dio ^'CJ' membro per membro f or:: 
mato^etpoi da quello e^er fatto padrone d'ogni ccfa creata^ non fi 
metterebbe mai ad altro ejìercìtio che regnare cheejìer dominatore > 
^ gouernatore t. O che beU'ufitio dcU^huomo^ comprare il litìoper • j 
far filar lefue donne t ma che dico io di lino ^ infino a i belletti per :ì 
ijìrifciarf la faccia ^ portano gli fiocchi huomitìi alle lorf emine *. 
fio. Coloro chef kfcìano J^niare '. b- l^afoMr Me Mo^lì if dulie Fem'we^che dite ♦ 
Pere* S on cauaìli impafloiati ^ uerhigratia animali male arriuati al mona .'Ài 
do. che uilta d'unhucmo far calzari e veflniper ornar lafeminat- •i'i'J'l 
che nò lafàarfar mecchanici ejfercitij a lei per lei ej? altrii-vn'huò 
mofcal:^ Valtro huomo ^ vn'hucmofcal:^ vnafemina , vnhuoa 
mo fa riueren:{a ^ adora ( se cefi fi può dire ) vnafemina^ tef^ 
fé la tela per la f emina il panno per la f emina ^ compra da empiere 
il uentre allafemina^la coua^la lifcia^la tiene in barbagratia^ Ocaà 
Cacciani homìnififattì^ o mocciconi a noi e dato il lauorarei terrea '^ 
ni fol amente ^et del refìo epcr prou^duti , a voi tocca f arni prone. 
dere et dare tutti i beni della fortuna ifi mano alle danne che fon 
f emine come lei j et voi comandare che la gli difpenf bene tet di* 
fender la dgnna^ difenderla dico 5 perche Ve delle vcflre ofla , di 
d 



D E L D O N r . ?? 

quelle pupropme al cuore. Vedete che queflo che io dico fi cons- 
fk con gli antichi coflumi^chei B^edt Verfia dauano agVhuomim 
quadogli rijcontrauano m mano^jaeiie^ et dardi quafi che uolepin 
dir Varmejono ej^ercitio da huomini > et non il teiere panieri^far 
hottiy e guanti profumati^ retida pigliar uccelli ^et fantocci da banta 
bim^uender fruttijjcofe da ijl(t:{^^r la cafa jctjj^a:^:^arlejlrade^ 
O acciecato hucmo ^fa dell'armi , doma de caualii^ uà alle caccie^ 
Jaetta le fiere Jj^egni i malfattori^ jcriui H ificrie^ fculpifci mem09 
rie honorate j dipingi fatti egregij dell'huomo ^ ^ fabrica teatri , 
pdld^^^y ^ tèmpli j ri%7^ mole ^ apicca trofei > ^fegna le vits: 
torie dell'huomo, ^ non attendere a portare la :^n3 il céflo jpets: 
tinar lino jftillar acque da vifo , incannar feta , contar danari ^ 
farti f aggetto a due piccioli t meccanico ^ huomo uile^ che ogni dì 
conduci ( R ujfiano )femine all'altro huomo , che fepellito nella 
ahondan:^a della roba della fortuna^ s'ìpoflo a far uita difemina^ 
f^ende ilfuo tutto ti giorno in carne pu:^:^lente ,flracca dall'era 
rante vulgo » Va fa volar de falconi peregrini^ affronta de porci 
cignali , nauica per ifìranpaefi ^ cerca nuoui regni , ^ fatti Si:^ 
gnore de luoghi , che le heflie ne fon dominatrice ^ ^ non tiflare 
adare in preda hoggi a vna meretrice jc^ domani a vn'altra* No« 
uedi tu che fei fatto fimile alloro j le carne delicate &r molli , il 
ventre groj^o^le guancie grafie ^le dita morbide ^^ lamanpaflofa^ 
piena di gioieUiyVnto ^profumato ^et cinto difetafinae tiftai tutto 
il giorno con gli altri huominipar tuoi ^a darti parole 5 da^ ^ to» 
gli , piglia òr riceui mercati , d'erbe , d'oìij di lana ^ di lini di 
nini d'acque ^ di legne^ di f ufi ^ di rocche jfcarpe uecchie ^ firac9 
cij if in mal hora if mal punto ^fterco^^ litametPerche tu vuoi 
feruirepero , ilT non vuoi farti feruire ♦ 
Fio» Voi mi prete yiì predimore , in mou mmer» di Vredicare entrato , Che ]^en> 

E ij 



j6 I M A R M I 

fiere e il Ycpc ? 
Pere* "Digratiapoi che io fono in queflo farnetico qtà da te e me foto , 
Uf Clami sfogare la coìlora che io ho con gli hnomìnif emine àìuen^f 
tati 5 O huomo fuori di te medefmo che t' adormenti in braccio a 
ly alida, infenOj a Diana^ isr in grembo aUaferfualitcìJuegliati^ 
vapiojia delfefce tanto che ciaf cimo ti'hahbia apieno^vciattedere 
agli armenti ^che moltiplichino, et fa che la terra fa coltiuatapet 
joftentamento deW Huomo ^ 'cr della Donna^lafcta poi fare ilpa^ 
ne a lei fa che ella cucia , che ella apparecchi la tauola , che lei 
faccia i bucati , 6r che porti V acqua alla cucina ^ non ti auiluppa* 
re in quejli vili ejìercitij^a vile huomo^cura foj^ejorbitor diprea 
delle ^ laua cenci , parti egli coteflo Vvffitio tuo^ Chi t'ha in* 
fegnato lafciare da parte di maneggiar Varme , ^ girar in quella 
f cambio il rocchetto t qual maeflro t'ha infegnaio^ pigiare yn poa 
nero huomo , ^ vna vii f emina , &r rinchiuderla in vn cerchio di 
muraglia per danari ^ o per altra mecchanica viltìì 3 'vd va daps 
foco ^ piglia i C ignali , piglia i Tori , i C erui , i C aprica 
li j ^ fa che V AbondanT^ moltiplichi , ^ non ti fare mettere 
il grido da la vilià di fi poco valore ♦ Keggi le Kepubliche nel 
nome diDio j Ordina le Militie Jolca i Mari , ^ acquijìaa 
il degli huomini^ delle Citici pop olate^^ non degli ornamenti fé 
minili* O che bel perdere il tempo delVhuomo dietro a vn ricamot 
O che bore gettate via a far Aghi da cucire mpier Bufecchie dt^ 
carne da luì tritata^ mefccr Vini , batter Bambagia^ infilare ve;^ 
sy far Manigli , imbeccare V cecili , ^far Cordelline^ ISÌa* 
flri j^ K eticelle ♦ Babbioni infenfati ^ vili 3 di gratta andatemi 
attorno con Vuntalu:^r^j Medaglini ^ Pennacchi^ Capellettif 
Spadini , Guanti profumati , ^ Bottoni trauìfati , CoUanini, 
^ Fori et Strafori ^ voi parete le belle vonne n$ueìlef. L'fc<i# 



'4.1 



fio* 



DELDONI. ?7 

hìto deU'huomo , e Celata , ^ la toga , il reggere^ ilgouernare, 
Vacquiftare, et il difender la Repuhhca nella tejìiera del Canale 
lo er dietro alla C elata per ornamente del S oldato fi portano 
eh Spennacchi , ip' non vna codina di QaUw^^ nel tocco. Le 
Manopole isT il Guanto di magha hanno da e\ìere i Guanti cht 
portate tagliati a meT^:^ dito ^ profumatilo quel Maj^imo che 
io u'ho detto era il fiero intelletto quello teneui lo fiato da huomo , 
t< non da f emina tfempre ra^maua di Ej?erd« , di Vadtglioni, 




di Fanterie , di Cauallerie ^ di Capitani , di Regni, di nuouc 
Vrouintie , 'di Theatri , di abbattimenti , di reggimenti di Gran 
Kepubliche ,^ di forti huomini* " ' i 

ver k mia fede che io Vi fono fiato afccìure attentmente , if mofco (he1 Uom 
do ha prefo mm pddd , if J«f> è (he noi dfmo trofei , ^ mfcuno 
yornbhe ♦ 



?^ I M A R M I 

Vere^ Vorrebbe , non durar fatica ^ ma ejfer f emina ^ flarft in agi^ ^ 
ielicatc^^ , if hauer de danari a^ai per trattenerfi J€n:^a vn'ejs: 
Jeratio al mondo con le f emine , la jua caccia di due Lej^ri rm^ 
ih'mje da cento Cani ^ iljuo Capriolo apoftato ^ dugento huoa 
mini attorno ^ vnagran cauaìieria dietro , et che fi dica chi è quel^ 
lo 1 egli e il tal ricco j che vien da caccia ^ ^ haprejo due Lcff 
priy et vn Capriuolo , fcr haj^ejo cento feudi in quello Jj^aiiino 
figiato agiato , ^ bora fé ne ritorna a cafa a banchettare^. V a ve» 
di (Quante f emine vi farà ^ vnagran parte , guarda che tu vegga 
troppi Capitani^ o molti Letterati a quel conuitoj mejìer no aU 
lafua tauola fi p afono ifuoifimili , huomini effeminati , delicas: 
ti, ^ ricchi j poueri faldati , mendichi , virtuofi ^ buoni huomi» 
ni in eftrema vecchiaia et miferia condoni -^ vadinpure alìofipedas. 
le j chi f'afaticafudi ^ EìT chi lauora crepi , ma chi fj^ende li tems 
pò io otio , in lafciuia ^ ififeminil pratica t queftì n e douere che 
flien bene ^ che s'affaticano di e notte nello fluiiar d'hauer buone 
robe , nuoue carni , di fanciulle £f fi lambiccano il ceruello fu 
libri y dello Arroflo ^ de Gua:^:{etti , ^ delle Pappardelle 
delle Piume 5 ^ in cambio della Militia^fifonofiratiati in fa» 
tiare la Libidine della Meritrice ^ &r laloro flejsa amhora t. 
Queflefon le lande che fi rompono , ^ Vopere chefifcriuonoJn 
cambio d'alleuare i lor figliuoli acareT^no vna bertuccia^ ^ ims 
hoccano vnpapp agallo ^^ i loro fanciulli uanno fiotto la dfcipUna 
d'unpedantaccio ejf eminato ^golofo , lujìuriofo , ignorante ^ ro:^ 
:^o di coflumi^ vii di f angue ^ fenT^ cófiumi^ d'atti , gefif^ mo» 
di Villani y idi dappocchi , ^ feminiii* Chi vuole far buono 
vnfoldatOj lo fa e\ìer citare fiotto vn ualente Capitano ^^ non lo 
mette alla dottrifia d'un legifta ♦ Chi ha da fare ifiuoi figliuoli che 
habbino delVhuomo reale ^ fivicero ^ £7* nobile j non^i ila altrif^ 



D E L D O N !♦ IT ^1 

ftietìti fotio vn hipocnto prctetto che piace alle donne perche Ugge 

Vufitio^^s flafauioj perche nonfon cojìumi da far' imparare a cos 

loro che hiViiiO da uenìrpìu che hucmini ♦ P(?ri con pari ^ non 

pedanti ^ Signori* Gentilhucmini ^ ^ pUhei ♦ Baflahogpi 

Jj^enderpoco 3 cojìumi dottrina ^ ^ modi da huomo a tuopojìa ♦ 

Jj^enderpoco bijogna t per poter Ufciar loro da ( lo diro pure ) 

puttaneggiare , giucare^ et empier la gola 3 O quanto farebbe egli 

il meglio che gli imparajìino come fi fa ( et fojìino huomini da 

farne ) et vedere farla la roba , che jj^enderla etflratiarla ♦ Fate 

voi padri ricchi et che alleuaie i figliuoli nella bambagia nelle molx 

litie , et ne profumi jfate di gratta vn'efj^erien:^ in vita ^ man» 

dategli jfe7i:^avn a foflanT^a al mondo lontani due miglia (per 

paragone di quegli altri che hanno le virtìi ^ che vanno le mipliara 

et diuentano da qual cofa ) et vedrete come vi torneranno a cafa ♦ 

Ofe venifie nuoua gente a occupare quello chevoi lafciate loro^ 

con che lo diffenderanno / con qual via et modo n'acquifleranno 

eglino^ i lor bifogni t con la dolce:^ della carne delle meretrici 

forfè to con ilfaper ben mangiare t veramente con il profumar fi ^ 

afiai to infelice huomo che poco ^i macaaefier nella eflrema mi» 

feria delVignoran-^ ♦ 

F/V, P«r (he non ^H fa , ogni ccja Ya lene ♦ 

Pere* No«/o« già gli ordini antichi quefii^non già imirabili cofiumi loro^ 
non Vopere egregie degli antichi huomini* Gli animali hanno più 
fapien^^ di noi , mi^ior vita fanno di noi , ^ figouermno mes , 
^10 di noi i noflri uecchi non menauanogia tal vita difioluta , ^ 
quei che fon viui non ci danno pero ft fatta legge 3 Ma la licenx > 
tiofa natura ci tira ^ sfor-:^ i quefti corrotti anni ^ a viuerfij^or^ 
camente ♦ Queflofi dice a chi mena tal vita dijìoluta^^ non a chi 
attende al ben puhlico ^ ^ vtilparliculare ♦ 



4» 



I MARMI 



^ v> > VA XI <v irj ■ 

fio, Vhora è Urdt ,}a iene metter mano a vw fiaceuolfauoìa , h ritirar/i a afa, 

vcre^ Tocca a voi cotefta imprefa della noueìla ♦ 

fio* Ver Umor che yoi mi j^ortate io vi pre^o a dirla , perche ho intronato il capo dal 

penfare la miferia del nopo tempo , che ciajcun cerchi l'Odo ♦ 
Vere* Che wlete noi fare ^^er queflo non ci fi metterà mai regola^ fé la no 

uien da qualche parte chepofapiu che le for:^ humanetH.or di^ 

te vìa qtiefla fauola ♦ 
fio, fatemi quejlo piacere ditela voi per quejla Yolta , 
Vere, Son contento ^ma la diro hreue^ù' forfè che io la tirerò apropofuo 

del ragiotiamento mio*. 




FAVOLA DEL LIONE DI MARMO. 

M E s S E R Gabriello Vendramino ^gentilhuomo Vi?iitiano j 
neramente corte f-, naturalmente reale-, &* ordinariamente mirabile 
à'intelligenT^y di coflumi^ èr di virtUi. "Ej^endo io vna volta nel, 
ftto tejoro dell'anticaglie flupende^ Ù" fra quefuoi difegni diuinii"^ 
dalla f uà magnij\cen:^a raccolti con ijfefa sfatica ^ fcr ingegtw ,t 
andauamo uedendo le antiche fue cofe rare ^ vnite ♦ Et fra l'altre^^ 
mi moflro vn "Leone con vn Cupido fopra , ^ qui diforremmó"». 
molto della bella inuentio?!e ^ b' lodof^i ultimamente in queflo che 
V Amore doma ogni gran ferocità t e terribilità diperfone . Era 
conejìo noi vn galante ingegno che ci ajfermo vna bugia per uera 5 
onde noi ridemmo aliai , ^ e vna fauola apropofito del cicala^ 
mento che io ho fatto fopra (neramente cicalamèto perche nonfarh. 
proftto alcuno jtanto fono accecati gli htwmini) dife egli hauere ha > 
auto gran ragionamento ^ et gran dijj^uta con vnjuo amico della'- 

natura 






D E L D O N r» 4.1 

natura del l eom et delle mirabili f uè j^artij et entro tanto in fi fatte 
lodi , che lo atìtcpofe all'huomo t et con tali lode et tali ragiona» 
menti jc n'andamno fa^io p<Jj?o per il lor camino t alla fine tratti 
da vna gran fiete fi fermarono a yna fontana a bere , douefo^ra 
ài (Quella erafcul^ito v«'HercoIe che sbarraua la bocca a vn Lio^ 
ne*. \l compagno che era fiato afióltare tutte le ragioni infauorc 
del Lione^quando uidde h'huomo che lo Signor eggiaua^e uin^ 
ceua j riuoXtofi al compagno gli difie ♦ Queftaf coltura ab atte tutti 
ifauori che tu hai fatti al tuo animale. AlVhorail Lione fculpis 
io rijj^ofe ( et lo douete credere perche le figure di Mdrmo faueU 
Uno ) gran merci che Vha sculpito vn'huomo ^ogni udita che fi 
trouerra qualche Lione chefia scultore ^farafacil cofa che facci , 
il Lione che ama:^^ e che facci con il Juof carpello aprir la bocca, 
a vn%iomo et barrargnene da vn canto alValtro ♦ 

fio, sta bene il vopo Dìfiorfo , ma il far ìofmhre Statue , fo parlar Ti^ure che 
fer il douere fauehno , if non animaìi che non hanno la dote dal Cielo della lo* 
quela.Vero tagliere tutto il nojiro ragionamento con quefia ccnclujtone poi che fa. 
no a caJà(^non so s'io hauro dato in brocca al yopo Difcorjò) che le befiie fo» 
hjiie , if^U huomìnìjòn huominì* 

Vere* Quafi che uoi u'accofiate , ma per bora non uo dir altrove non che 
^i huomini 5 uifi d'huomini et dentro beftie jfi portano da beflie i 
et gli huominij uifi d'huomini , et dentro huomitìi y fanno femprt 
fatti j parole , et opere da huomini , 



4* 

ALLEGORIA SOPRA 

LA NAVE 

scritta mila S econia ^arte , a facete r S • 




Njw«4 iefcntione della Vortuna : yarij ejfetti che ella fa ; quanto la (la ricca (y potente'^ che 

habitationelatiene : & le fue merci qu.tnto'le (leh dannofe allafne . Onde 

l'huomo può ( conofcendo c^ueflì catti wfuoi portamenti ) aflenerft dalla fua fallace Infinga t 

Ó" promejfe fe)73^i fondamento alcuno . 

GIORGIO NERI: ET PAGANELLI. 

E N CHE non cifla Mej?er Michele , non re* 
jìero per queflo di non vi dire il rejìante di qui due 
prìncipìj delle due altre lettere. Quando faremo inm 
fieme , comodamente diro Vauan:^ . In tanto voi 

Vhaurete raggua^ìato di quello che io vi diro hora ♦ 
Nffi Anchora che ic habbi da fare , j^enhe ho definer'w d'vdir vuoue cofe , ìafiìaro per 

hora k faccende , b- afaìtnoum. La ter^ lettera costiere ^ueìa "Naue che art 

rìuo w ]^orto , fi beh con si ricche fpjie , che ìafc'io tante Confet'mi , Oro , 

Argento , if Qioie ♦ Dite gdur.^ue ♦ 




DELDONf* 4? 

&0U Lfl N<?«e ( dice il f aire ) che non e altro che la JlanT^, o la cafa 
della Fortuna ^ fta henifimo fondata Jopra vna nane che del 
continuo fla in moto : continuamente e daWonde battuta in acquei 
iel continuo pojata doue ogni fondamento e nulla * L'ejiergran 
muilio non vuol fìgfìificar altro ^ che lafua ampa hahitatione ♦ 
Quefla non e nuda , ma ueflita , quejia non e calua dietro nella, 
collottola^ nt ha i camelli dinan^ful ciuffettoj ma e intutto beUif^ 
fima Et' ornata 3 non può j^igltarla alcuno ne tenerla j ma hifogìia 
che le piaccia di uenire con il fio ricco nauilio nel porto de noflrt 
hifogni , della noflra pouert)i* Et e dijficiUj^imo a faper perche 
Uiuto la nauiga ^ che uiaggio ella vuolfare^ perche lafua nauefa 
come fanno tutte V altre f^e^e volte ^che uanno doue piace al uen» 
toù" a lei £7" come le ^iace conduce in porto^ le rompe , le da in 
mano d'altri , chi piace a lei uà inferuitii , diuien mendico ^ per fi 
de la naue ^ ìaroha^alcune volte^et alcune altre in compagnia la 
Ulta . Quanto teforo getta ella in terra t infinito certamente t Ella 
i Reina del Mare, ella (Quando le piace fa adeftraregli huomini 
■y conprefìtT^ incredibile affaticarfi ♦ Ella ha molte don:Qlle^ 
laforteja difgratia la bonaccia^ laperdita, Vutilita^ la mercantia^ 
la furia Jia tempefta , la nebbia la vecej^itk , la nube ^ la paura la 
pioggia , la Saetta , la dijj^eratione , Vinftabilitk la ricche:^ , 
la inconfxantia , Vìmpatientia , ^ altre infinite f emine ^. Voi i 
iuoi marinai ^principali ^ono i Venti , degli altri ^ u'e il Dan:s 
no , lutile , li timore , il dijj^etto^ Verrore Viriganno ^ il hifogno^ 
il Guadagno , il tempo projj^ero , il dannofo ^ il buono , il cattisi 
uo , Vchlio , il defiderio , fcr tutti ^.i altri difagi , "à^ piaceri £jf 
i:foiaccri ♦ EUa^d mand^ con ilfvto battello per tutto il M.are ^ 
fcr f(foli intrarper tutte la naui^ ^ perche fono imfihili ( ma ben 
fifcntono ) non fi può riparine a i mali che fanno * E Ha ccn vn 



. \ '4 , 1 



44 I M A R M I 

cenno f^fa uhidire , ne mai mentre che Ve nel^orto nojìrofi può 
hauerne utile alcuno ^ poi quando la uà uia^^ se glipare)lafbanfi 
de delle Jueriche7^:{e , la ne getta ahondantemente t bifogna ejìere 
auenturato e trouarfi a piedi del juo namlio in porto j et pigiare 
previamente quando la getta itejori ^ accio che altri nonuenga a 
prefìdergli ♦. . 

Nf ri Io flf « mi trouero md a (Otejii^uadajm ♦ 

Ciort Qome ella fi parte ^ tion Vagiungerehhe il uento , ìaj^arijce in v» 
Jubito «. 

Nm LA.nonft può pytim adunque $er ì Qpffli i 




Giorf. Il Vadre dice che lefonhaie cheftjcriuanoetft dipinganotMefp 

Jer no , che Ve troppa terribilf emina , andate dietro a quel nauia 

liogroj^Oj grande y potente , ^ col uento in poppe v#i 5 ofe la fi 

potej^i pigliare noi ce la prejìeremmo Vuno all'altro ^ forfè d 

farebbe tale chela legherebbe in cafa t maVt come io w' ho detto 

la cofa 3 vn* occhiata fé ne caua dsl fatto fuo generalmente quando 

la uiene in porto , nel quale bifogna ftare attento ^ nonfijj^ic» 

car mai da quella naue infino a tanto che la fi parte ^ perche come 

fé gli volta lafantafta la toglie fu , ^ netta 3 Ve poi f emina , che 

fignfca come dir perfona tefterkcia ^^ da a chi gli piace ♦ EgH 

ti'e flato tale huomo da bene ( secondo che'l padre trouafcrittoft* 

libri ) che non ;'c mai difcoflato da bomba y ^ ella non ha mai 

uoluto gettar giù fiuUa t come e^d s'ì punto punto fatto daparte^ 

ritirato indietro , £jr che uifia uenuto qualche gagliojfofubito 

tUa ha fatto gniar giù ricche-:^ ^ tcfori 3 isf' ej^arita uia , cofi 



DELDONI* 4? 

il buon huomo s'è trouato con le mani piene di mofche 4 

Km Cof(jf(J è yjM mala Feminii,ifjè mai io ho da far difwjere uva fortuna yo^lio 
(Otefla Hijlom, j^erche P e moM, if non vofar queh (he ha bendato ^li octhi 




efiedefoj^ra il Mondo con que^ofi fantocci a torno i il Vddre la déhe hmr 
tauata di qualche libro Greco ♦ ^ ' ^ \! 

don Se lafuj^e nuda^ come potrebbe ella dare tante riccher^t lo ere 
do che tutti i Tejori che fono in "Marelagli facci metter nella fua 
"Naue ^^ quando la ne vuole la facci affondare i "Nauilij ^ dofi 
uè vifonfopra tante ricche jj^oglie ♦ 

'^eri Vorjè anche che sì , ijùoì beni fon tutti Oro , Argento , Gioie , if altre mobilie 

che Yannoif yen^ano* 
Cìor, 'Nel partir che fece la Natte ^ la Fortunaf caglio fuori gran nua 

mero di confettioni , ^ in quelle erano dopo il Dólce 5 Gioe ^ 
£^ Vietrepretiofe^ 

tierì Chefynijica eìleno i : -, 



4é I M A R M I 

don 'Vuol dire che le Gioie fono vna certa doUeT^ diletfeuóle , &• 
paflo ddflehe , do t che a plebei bafta vederle ^ 

"Neri "Et non l%uere , è * 

Cior* IMejfer si • 

Neri Buonufpjitìcne * 

Qiort Adagio y dite pure il refto^. Voifapete che le Gioie fono pregiam 
te a opinioni j 67* che le vagliono più aj^ai in mmo a v/j ricco ^che 
avnpouerOf 

Nm È Yeripimo , io ne vorrei hituere apa't , per farne huon mercato . 

Gwr» Gittàronpoi > Monete , Medaglie ^ tanto e 5 Oro £r Argento 
uftai ♦ 'O quefìo non t pajìo da plebei , pero i ricchi ci mejìero le 
man fopra ^ ^ lo portarono nelle cafe loro , ^ lo ripofcro ne 
fortieri , ne ^ifcrittoi , 6r ne caj^oni • I plebei cominciarono a 
leccare ^fucciar quei Confetti dolci^ ^ quando htbbero conf uff 
mato la dolcitudine , refto loro quella pietra in bocca « 

Nm Ciò e che fon ricchi ài Qioie in prole * 

Gwr* Voi mi fiate in corpo ♦ Poi vedutole lujlranti , le moftrau^no a 
quell'altra parte de ^i huomini e' haueuano attefo a raccor la moe 
neta t I quali dilettando loro quel bianco, quel roj^o^ quelturchim 
fio , quel verde , quel giallo , et quel mifiiato ♦ C ominciarono a 
barattare con quelle i loro ori et arienti 3 et la plebe che fpendeua 
fneglioper ifuoi bifogni la moneta ^ et in cambio d^vn T)iamìnir 
te ^od'vn Rubino , gliferue vn Vetro 3 a poco a poco diede via 
tutta lafua ricche^^ , et la camhw confuo difauantaggio , con^ 
ciofia y che i ricchi voleuano dar loro poco oro , con dire le fon 
baie y cofe che fi rompano , et d'adoperare per fummo et per boria 
voi Vlebei non hauete bifogno di pompe , ne di fammi ^ ma del 
ducato t Adunque eccoui i danari che fanno pili per le Signorie 
voflre plebee ♦ La gentaglia che non m di lettera fi bfcio dar di 
queflopafio ^ et nettarfi di Gioie con pochi danari , come vn ba^ 



DELDONU 47 

cin da Barbieri ♦ Cojì vnaj^arte venne ad hauer tutte k Qioie^ 
et OTe;^3(o il T eforo ♦ Ma egli non u'ando molto che ìFlebei 
f'accorjero che Veranpiu htUe che i Vetri , et che Vhaueuano qual 
che virtù ^ et voljero cominciare a ricomperar ne ^et ricambiare, ma 
i potenti cheje n'erano impadroniti j vi fecero Jo^ra vn'altropref 
gio , et fecondo che Vhaueuano comprate vna Moneta ; ne vale» 
nano dieci ^ et venti ♦ 
Nrri Cotejia v/an^d maìadetta , non s'è mtrdfpentd , vejìjfe^mà mai , 
Cior* Breuemente ^apocoapoco ^ con barattare , ricambiare ^ ettorm 
tiare , difìornare y huare , et porre ^ con Vaccrefcere et il diminuii 
re : la cofaftrefìo tutta in vna parte 5 et V altra nulla nulla , da 
quel poco de dolciore di bocca infuori ^ il Plebeo non ha altro in 
quefìo mondo ♦ 
Nm tmo (guanto e^ìi tira con il dente yerhigratk • 




Cior* A ^ena ♦ Iw quefli beni di fortuna entro vna maladitione occula 
ta , vna certa peflìlen:{afecreta , vn morbo acuto ^ vna febbre pes 
netratiua , vn certo ojfanno intollerabile , che io non uè lofaprei 
mai dire , Et credo che uè lofaceffe entrare qualche vno che puh 
più che la fortuna ^ fu quefìa la maladitione che ui fi ficco denc 
tro* C he chi haueua ufurpato il teforoje ne inamorafie^et ne jlefe 

fé male^come dire ^penf are fempre a quello hauerVocchio a quello^ 
temer di quello ^ defiderarfempre quello ^ abracciarlo > guardarlo ^ 

ferrarlo , (f non fé neferuire fé nonfor:^to dalla necejìita ^ di 
quello^Qli altri che Vhaueuano trabal-^^to^e attefo alle dolcitudini 

f^andendo et prendendo quello^ Volle chi potette j che non potejfe 
maipiufiar loro troppo in caf^a in borfa (^ cofi le gioie in dito 



4' f M A R M I 

intorno )fe non poco tempo ^ poco poco vi dkoj quanto tempo va 
aguflare qualche dolce:^:^ di bocca del rejio nulla ♦ Ma peggio 
la cofa va di tede in vede ^ poueri fanno poueri , ^ lajcian toro 
quella maladitione della pouerth , che fempre f caccino da loro , le 
Gioe j l'Oro £7 V A riento ♦ 1 ricchi poi UJciano anchor loro j 
per linea il T eforo , Ejt la maladitione infume che lo ferrino , che 
non lo dien via ^ isr fempre ardin di defidcrio d'hauerne dell'ai:^ 
troj Siche voi vdite che dichiaratione ha dato il Padre a quefla 
tiaue in fin qu) j Hor venghiamo al M.oflro ♦ 

Km Le fon cofe che ifnm baie da lecere , ma per kfeie mia che le fon tatìto yere , 
if tanto ; che poco m^^ìiof potrebbe dire ; le yna behmiention cotefa , y^j 
àete lAaefro Giorgio ; if e nuoua cofa non più detta , cotefo yojlro padre hd 
inteJletto i Hor yia all'altra dijìe il Q.cciatore . 



t: hsjl 




.:;j 



Ùiòr L'altra lettera dice (a facete 60 nella SECONDA 
PARTE,) che nella parte di Settentrione e natovn 
Mq/lro 'tsrc ♦ Il Mofìro t V Huomo , ^ per Setttntrione il 
fAondo j che e lapin cattiua parte il qual mondo e la hahitatione 
^eWhuomo in quefla vita ♦ In vnafola majìa corpo u'e lafes 
mina ^ maflio che f'intende V anima ^ la carne : vna parte fi 
ciba ^ V altra no j perche Vanimafi nutrifce di cekfle jfirito ^ if 
cofiloj^irito tace Or il corpo fauella , £jr uiuono tutti due , La 
maire ^ il padre di quefto huomo ♦ 

fieri Saldo 



DEL DONI* 4^ 

Nm sMo che petite ) quejia ; Beco vna baruffa di pcpoìi , U quìjìione e w piedi , cu 
mechejòno aìle mani a Spada b- Rotella ,Jo che o^rC Yno Jpuìe^ , fa bene 



ì 




(he noi andiamo ahroue , che io non fin buono fra quefiejpade . 
dori. Ne io y vn'altra volta diremo il rejlo j Mae vanno via a mepa* 

tono eglino ( aUnio occhio ) il Capitan Pignatta ^ ^ il Capic 

tan Ro/d« 
Nrri Sien chi [ì y oblino pur che Yadin yìa , mi bajìa* 
don Tutte le genti ( nobili et ignobili ) de Marmi gli vanno dietro 

a più potere ♦ 
Nfri Vadino nel ncme di Dio , noi faremmo più larghi , if pafjeageremo il campo pet 

tiojiro , chi intende il padre per padre if la madre per madre ? 

dor* Iddio &r la "Natura , Et" con V Anima fauella con Dio ^ ^ 
quella non tocca mai le coje terrene ^ an:^ jì duole quando il cor» 
pò fi volge nelle terrene volunta ♦ 



^9 l MARMI DEL DONI* 

"Neri Le lettera dice chef mofirii la meù , come s'intende qurp ? 

Gion II Corpo fi vede foUmente , ^ Valtra parte vnafola volta j che 

viene a ejfere alla fine della vita noflra t E eco che tornano aàiem 

tra con maggior furia , per la mia fede che s'amaT^r anno gente 

afiai , andiancem a cafa Me/?fr Neri ♦ 
Nfri Fm meglio che nei non caueremmo coputto del nopo ra^ionamentù ; tefio andtte 

vw ; che di qua è la mìa , io non reHo furto Jòdisf atto di queflAjpoftticnt « 
Cior^ Ce n'ho vn^ altra migliore» Vn'altrafera a riuederci taDtot 
Km A Dio i Poi chefiamo {dell' AHe^orit ) feruenttti a/ defiato F I N E« 



RAGIONAMENTI DE CIBI 

FATTI A TAVOLA 
DA DVE ACADEMICI PEREGRINI* 




li yiuer noflro yuol ejfcf con mìfura : (f ondine in tutte le cofe : nel bere & »el mungtd^ 

re ; nelUefercttto & nel ripofo ; nel dormire & nel Vigliare ; Nel riempierfi 

trnel yotarft ; Nell'hauer pafione & aUegrev^ : & nel pigliar aere , 

L' ARDITO: ET IL C^V TETO: ET VM 
SERVITORE. 

'ARTE della militia e tutta , o in vnagran parte 
contraria alla Sanitìì^et la vojìra che e della Quie:f 
te del fipofoy non e molto huona^voifete tutto pec^ 
eia , ^ parete pregno ♦ Vero fé noi non temperia^ 

mo le cofe che ci danno difturho , con quelle che cigiouano^penfo 

che noi faremo pochi Carnefciali infume ♦ 







^^è^i^i^^i\ 



ra I M A R M I 

Qk/>, Io dormo hne , mar^fo tome Uuete ceduto meglio ; il poco.efercmo m'èjànc,et 
h poca fati Cd fa nifi ima , (he cofa t fanìtaje ron yn nonjèrtir male* ~ 

Ardi^ 1 tiatìTij che io atiendejìe all'armi jfludiai non fo che tem^o farmi 
medico^ ^ andai in pratica^ feci mille recijpey ma ftufato di quella 
arteimi diedi a quefla tpero^ s'io diro qualche cofa fuor dell'arma 
non e granfatto^ Lafaniù adunque^ il mio signor Quieto ^non ^ 
altro che temperamento ^ ^ complejìionepari^^ vnita in tioì ala 
tri j donde procedono tutte le nojìre operationi debitamente ♦ 

Quk, che cojafa adunque la infamità , Yna confufione dijlemperata Jèn^ ordine # 
miftra , che fa tutte le cofe nojlre andare in precij^itìo . 

Ardii. N onfapete voi che il troppo efercitio uifa ajfanno , male^ ^ dia 
flurhaui tutto t il dormire afai^ uifa me2^:^o infenfato-, Vempiera 
ui tropo ^ uifa naufa^ il uotarui debilita ^ dolore* Ecco le radia 
ci deWInfirmita doue le fi fondano « 

Quìe, lo che mangio bene come pofio amalarmì f 

Ardii. Io vi diro j h fogna fare al noflro ragionamento , ^ acio che voi 
m'intendiate meglio vn poco di peduccio , ^ entrare in termine t 
vico adunque che tutto quello ch'entra nella nofìra bocca per via di 
liquido difodoj O e^i epuro cibo ^ nutrimento^o puro Vea 
Uno jpura medicina 3 cibo medicinale , uelenofa medicina * 

Quìe, Lama memoria tìon e capace di tanti termini , ditemi a cofa per cofa , che chi» 
mate voi Nutrimento , Cibo che nutrifca ^ 

Ardi, Il mangiare isr bere ^ ch'e puro nutrimento e conuertito dalla nojlra 

dìgeflione in prò del corpo ^ ^ non guafla il corpo 3 an:Qfi cona 

uertifce in fufìantia per utile 'cf conferuatione di quello t ma non 

vuol efìer tanto cibo chefuperi lafor^a dilla natura che digerifce 

perche chi ne pigUafìe molto ^ fuperchio ^farebbe male ♦ 

Quìf, A me fare d' hauere v« certo ordire che non mi alteri , if la mia compleBiotìe 
( chejò io cerne Uffa ) Calda b Uumida , Secca , Riarfa ; baHa io 
Wijfnto bene ; b mangio bene , b non voglio entrare in più redole di yiuerc, 
ne di affaticarmi , mentre che, ([uefìa mi ^ioua ♦ :'^i 



D E L D O N I. r? 

ArJ;* W oi fauellatt troppo bene , (ofifate > non accade che io dica altro* 

Quìe, An^nUuio fiaccre j^trfapere ra^icmme a yn hìfc^r.c mhm io di (olorQ (he 
trcj}p mar^jano (he ne dite ^ , .:\ ^.\ 

Aràif Gaieranoi troppi cihìju lo jlomacofuperfiuitìì, perche nonfìpóf^ 
Jonojmahire , onde fi corrornpono , &r alle volte la gran calde:^ 
%a^ ha uirXo il caldo naturale^ i!f s'\ trouato alcuni morir fithita» 
mente per troppo mangiare e troppo here* ^tcome ho dettoci cor >iinA 
rompono i cihij^e^o ^ perche la natura non ^i può regolare 3 £?* 
(^ueìla corruttione ojfende quel calor noflro temperato, ^ diflema 
pera la complejìione ♦ ^ "^ 

Quìe, Non YC^liofafere altro fer hora di quel refio (he hnuete detto di mediane ; ma 
mi ba^ajppere (he o^nì dbo (he fu troppo in quantità , qualità , ofta di trop» 
pdfujìanì^ fa danno a ncjlri (orpi tan^ a yokre (he noijìatno fini , (he jia , :..,. 
temperato . Vlnuerno , Signor mio , chefien le cofe , (he le non fieno, io 
mangio meglio a^ai iffmaliifio benìpimo ♦ . - 

Ardi* 1/ calcio naturale n'e cagione, il qual fugge le parti di fuori del corss 
pò 5 ^ Jì ritira a quelle di dentro , ^ fi unifce con piufor:^ j et- 
quella virtù più potente 6r infume ,fafmaltire meglio ^ ^ pero 
Vlfìucrno fpatif cono cìhi più grojìi^ più uifcof j che la State l^ ^ 

Quìe, Le (ofè dcld non mi fanno troppo Ytik * "' *' " 

Ardi*. Le dolci fon diletteuoli alla natura , ^ la carne le piglia più toflo 
che non e ildcuere^onde i membri fi tiran dietro a quella dolce-z^ 
gli altri cibi che non f orlo fmaltitij et vengono a ej?er vifcofi^grofii 
fcr mal cotti 3 tal che gli upilano le vene^ per la quale fìrada il nu» 
trimentofe ne va a i membri * 

Q«/^ Come io u'ho detto , la mia (cmpìejìicne non l'intenderebbe Vaquatu t if pur feti* 
to quanto yna (cfi m"e (attiua. ahfoma(0 , le doki mi nvceono t if yoi hauet 
te detto buona regione , le (arni graffe anchora non mi yannp , an^i mi fanno 
fafidio , Credo (he jia ]^er(he ho dei grafo afai , if pur troppo adojfo * 

Ardi* "Mejìer wbj tutte le cofe che fono vntuofe, vanno a galla ^ ù' uen^ 

ganofu la bocca dello jlomaco^^ coftfìuccano , ^fatiano Vapee 

titOj perche Vapetito e neUa bocca dello fìomaco ^ la digejìione 



f4 I M A R M I 

mi fondo ^ ^ per quejìo non vi fanno piacere alcuno te fanno poi 
come le fono a nuoto difopra graue:^a di tejiaperifummicattiui 
che fuaporano ^ ^ ui fanno più pigro che voi non fiate ♦ 

Quit* Ve Yen , Yeripimd ; ma ditemi y« Medico mio amico ,f(i cheto faccio fare 
fané con aìpanta farina di Spelda dentro , if non mi ha coluto mai dire fert 
the cacume . 

fifài* An:Q uè la doueua dire perche e ottima . La natura della jfelda 

acio che voifappiate e tra il caldo 'éf il freddo temperata , Éf ra^ 
fciuga con vnafua virtù-, ^ difecca tutti i cattiui humoii ♦ N eU 
V Idropico la rifolue V acqua j &r nel gra^o^comefete uoi^ conjus 
ma lagraj^e";^ ^ ^ fé nonfof^e flato quella forfè forfè che voi 
farefìi graj^o et gro^o altretanto ♦ 

Sirnu Mejfer Quieto che ufioria e ^ueh di i^ueì Gioue di Marmo la fi alto , cheSert 
pente Yelenojò e queh che^li e inan:q ? 

Qjuii. "Son mifìare ad interrompere il ragionamento , guarda quefìa hes 

fiia che Vha veduta cento volte ne mai ha detto nulla , hora cheft 

dice qualche bella cofa tu uieni a rompermi la tejla , lieuatimi dif 

tian:^ * 
Ardif Anxiha fatto bene a framettere qualche atto , io che l'ho rimirata fei volte queU 
la Scoltura , if non l'intendendo ye ne yoleua dimandare , ditemi di gratis 
^uel che kfynifca . 




LA FAVOLA DEL SERPENTE. 

Qjti^. Lo Scultore che mela diede ^ fu vn certo Fiorentino de Mini ^ 
Giouane galante , et gentile ^ et dice che la fu vna fintione d'u» 
na fauola che trotto VV nico Aretino quando era Araldo deila 
Signoria di Yiren:^ j tt Vinuentione e f fatta ♦ Voi uedete vn 



D E L D O N f* Sr 

Gìoue Di in Maeflk che riceue da tutti glianmdi qualche prem 
ferite ^per quello che eglifojìeprefentato hora L'udirete ♦ D<m 
pò il Viluuiopare a me che Gioue gli ve«i]?e vogliatformato et 
moltiplicato che furono ^i huomini yn'altra vólta/ifare vnfom 
lenne conuitot et uedert in uifo ciajcuna nuoua creatura} et lofem 
re. Poiperhonorarlo ^etfarlopiufontuofopompojo etjupera 
ho che egli ordino che tutti gli animali douej^ero portargli quaU 
che prejentejfup che cofafi uolepjCop mando Memo in tera 
ra et comando agli huomini vno per forte , che anda^ero a queflà 
lena^ o definare che fifone t^talle hefìk che portammo vnpre9 
Jenteper vna^Ve vdite che bella noueUa^fe Vt come mi raccon» 
io quel Fiorentino . Gioue ricompenfaua come cortefe Signore 
tutti i doni j con altretanto dono ^ forfè più et manco fecondo che 
gli pareua* D ice che V E le fante gli porto vn C afìello che egli era 
flato poflo adofto da gli huomini per combattere , onde eglifuhito 
lo porto in Cielo a Gioue . Qui f ^ doue Luciano fi fondo a far 
(afìelli in aria , perche s'abatte a veder queflo hionfantefra It 
nugole con queflo cafiello^et Gioue aWhoragli dette Vlntenderfa 
fra tutte le beflie y perche ^i fece fi gran prefente* U Bufolo tis 
rando nonfo che carro fi fuggi ài terrct , et lo tiro in cielo a Gfo* 
uej che fu poi (^da queUafrafca ài vhetonte)aggirato con quei ca» 
uaìli , ma perche era carro àa bufoli , pero n'hebbepoco honore di 
quella f uà imprefa*. Gioue ricompenso il Bufolo in queflo che le 
fue corna fujìero d'un mirabil Oj?o ^ et bello .11 Bue nonporc 
Co nulla perche Gioue fi fece informa fua^ onde non era lecito che 
faceti altro che farfi uedere da Gioue , et egli lo conuertì in vn 
fegno del Cielo ♦ Il Cerbio gli meno molti cerbiatti perfarpaa 
flicci et gne ne dono t Et tanti quanti beflioli ui conduce , tanA 
rami di cornici didc Gioue^con dir^i 5 tu farai ilpiubel cornutt 



5*^ I M A R M I 

to che fu al mondo ♦ h' A fino vi condujìe vm fom(f ài VinO\ 
ma vare a me che^^erla via egli ne heejn vn certo che > onde i hds 
tilt andaronjem^re digua7^:^ndo ^ ^ quando e fu la Ju alio , 
eoli faj^eua di jìantio bene bene ^ ^ tulio rotto ^ me^^ intor^ 
hidato^ T almente che fu datogli per gajhgOj che pcrtajk il S/i^ 
no ^ beeiìe V Acqua , perinjegnadi a metter bocca ne prefenti 
che vanno a gran Maejlri , li L.()jirone gUporto lana ^ la Ve* 
torà latte , la V acca vitelli , il Becco Capretti , il CauaUo cas 
do j infino agli S coiattoli gh portaron delle tiocciuole 5 alla f.ne 
dUafineil Serpente che era tutto vele?ìO , andò penfando di por» 
tardi qualche coja ^ ma non haucuafe non fumo y fuoco , veleno^ 
i^rfuperbia ♦ Pure bijognando portare ^fe n'andò in vn giardi^ 
no ^ cofe vnafrefca 'o bilia ÌLofa incarnata , ^ je ne voto 
iiinan^i a Qioue 3 così fé ^i prefenCo , ^ aly^ da lontano la tes 
(la portando in bocca quella rofa t ^ moflraua grande allegre:^ 
^ . Qioue quando lo vidde lontano Rifece cenno che afj^ettajìe^ 
f congregati tutti gli Dei , dijìe voi vedete che quefto peflifero 
animale , ejìendojiatofempre nelle grotte, nelle cauerne et ne boe 
jchi y ha voluto comparire anche egli per honorare il Conuito^ 
con vna bella Kofa in bocca*. Momo che haueua la lingua 
lunga parlo f ubilo isr fu il primo 5 et difie , egVt venuto profon» 
iuofamente cotefla befliaccia^che io non gli ho comandato chcven» 
ga ne lui , ne alcuno altro velenofo beftione j ^ non te ne fida» 
re perche con quella bella vifia d'vna Rofrt , c^i ti auelenercbff 
he tutto il coniato 5 aWhora Gioue confiderato il pericolo , andò , 
fcr lo fece fcortìcare &r la pelle la mejìe ^ diflefe la fu alto , do^ 
ine gli Aftrologi poi «' hanno apiccato non fo che Stelle , i^ lo 
getto in tara et fulmino cosi la beflia porta fempre il fuoco inboc 
ca et quella Rofa quando oli vfci di bocca fu conuertitainfj^ine. 
' ' ■ ^ dal 



D E L D O N r^ 5*7 

M fiore infuori , ^ tutte le gamhe delle Kofe fono flate fatte Jj^i 
nofe accioche le Serpi non tìepojìin più cogliere ^ ^ coyi quella 
coperta di bella Vìfìa ^ darle poi aueknate aìleperfone . IZ S er^ 
pente fupoi condannato a mangiar terra , et afcorticarfi ogni ana 
I no per ricordo del volere hauere voluto portare^ il veleno in C ies 
': lo y al Conuito di Gioue sfatto dopo il DUuuio ♦ 
' Sfruì* Sapcua bere , che kfyviffaua qua! cefi , fero n'ho dimandato * 
Krdi^ L(J dihhe hauer qualche coperta di qualche fignif catione • 
Seruì, lo che fon famiglio if non ho lettere ,^nt ne ho fatto Yna ♦ 
Ardi* D illa per tuo fede ♦ 

QK/V, Vih che io fon contento,}er uederefe h (ucinafapejeanch'ehnuh difcrittoie» 
ieruii. Credo j fecondo la miafantafu , che voglia fignificare ^ chefj^efss 
fofj^ejìo i Seruitori con le buone parole ^^ coni cattiui fatti in* 
gannano il padrone per la prima* 
Quìe^ Et per la feconda ^ 

Seruìf Che bifogna guardarfi da coloro che naturalmente fon trifli^ ^ 
ghiottoni j ^fe bene f otto fpetie di qualche cofa buona, e venga^ 
no da te con rofellinej che per conto alcuno non fi debba creder lo^ 

ro 3 Quejl'e la feconda . 

Ardi Sarehbeci la ter:;a per fòrte 

Seruii, Et /d quarta fé bifognerìi 

Quie, Seguita ♦ 

ieruif Che farebbe il meglio ^laf dar taluolta Vamicitia d'vn maligno huo 
mOy con tuo danno ^ che tenerla con qualche vtile , perche fotta 
quel poco d' vtile , tu capiti jj^ejìo male ♦ La quarta fateuela dis 
re a lui ♦ 

Ardi fauehno forfè i Marmi ? 

ierui,- Ogni cofafauella , il Cerchio dell' Oflma dice qua fi alloggia 
^ fibee^ mangia 5 i Nugoli fauellmo ^ Éjr dicon guardati che 
io tHmoUero ,/e tu non vai al coperto j il Fuoco dice anch'egli no 
mi toccare ^ ^ breuemente ogni cofafauella , pur che noi inten» 

H 






rS I MARMI DEL DONI* 

dicmo il litìguo^-^g'o t fi che lon farebbe gran fatto che faueUajìe 
amhora quei Wiarmo* 
Seruu Vdite chefaueh , yiàete s'io u'U detto il Yero ♦ 

GIOVE DI MARMO PARLA. 

L S erp ente fi fu da me f atto ^^ gli diedi gran f or :^j gran poa 
tere ^ ^ egli cojitro aWhuomo (per propria malignità) che e mio 
fvnile j 6^ e come me medifimo : hafcmpre cercato d'operare; ma 
Vhuomo s'è difefo il m.eglio che ha potuto , pur non ha faputo Ji 
hene fchermire che non babbi riceuuto danno da lui ^ adefìo^veniua 
al mio Qonuitoperfar del refìo t ma io accortomene Vhogafliga^ 
toj ^ fi può dire con per allegoria^ Che mai alcuno fi fidi d'huo 
mo che viua , per dire io gli ho fatto del bene ^ etgiouatogli , ho^ 
noratolo Sfattogli vtiìe j perche artifitiofamente e^i haprefo di 
quefìo Serpente veleno ^ ^ con le buone parole V inganna ^ ^ 
con il mele ti porge ajìentiO) et con le R ofcj^ine , Er queflo fu 
tifine dello S cultore ♦ 

Ardi, Io come fluj^ef atto mi leuero dd tumk , if non diro altro ]^er che fon fuor del mì$ 
ardire ♦ 

Q^uif. Andiancene nelnoflro Giardino domattina a definarejpoi diquem 
fio cafo raro , ^ del refìante del noflro ragionamento : ragionai 
remo a heWagio ♦ 

Serui* lo in ijuejio me^ ptro dire d'ejfere fiato cagione di far fauehre yna figuri 
di Marmo ♦ 



RAGIONAMENTO DI 

DIVERSI AFFANNI HVMANIj 

CON ALCVNE POESIE, DE GLt 

ACADEMICI PEREGRINI* 




II» oTtiip.ito : in ogni età : per tutti i tempi : l'huomo ha ti fuo carico delle afflitioni : (y 

lafuafoma ieglt affanni : chi più. fugge gli huomini ha manco dolori : Cr 

troua miglior rtpofo lO'iju.iete . 

IL DISPERATO: L'ADORMENTATO; 
ET IL NEGLIGENTE. 

E D E T E cfee dolore fu il mio^ a vedermi dinan* 
:^ a gli occhi morto il mio Signore 3 ^ e^ere fatto 
prigione , legato 8r come mal fattore condotto in 
ynaforte:{j^doue fletti molti giorni fenT^ haue» 

H Tj 




^o I M A R M I 

re aìcu>ia (Otìfdatione al mondo « 
Ador, A me non m^imj^oru più mm cefi che Mn'aìtra , io fo che io fono fiato mandati 
in que^o mondo per ijìentare , o ^are in piedi , o federe , o patir jame, o jiare 
del continuo traboccante , trcuo che tutto ha vn certo (he dijapdio , Chi vi 
cauo dth prigicniii i 

nifp. Saìi Giouan Boccct d'Oro ^ parecchi mi^iaia di ducati 4' 

Ny/i, Ccmefcjie yoi fatto prigione * 




vifp, Morto il mio Signore ^ io diedi nella furia dell' e^ercitio ^ ^ mi 
firaccai ccn il tagliare carne humana , dijf erato della mia vita^ ^ 
rifcluto di non campare ^ onde m'ajfaticai tanto che io caddi d'af^ 
fanno , d'ira , ^ dijìamhe':^ , cosi fui prefo ^ legato ^ come 
rjell' dfegnopajìatofi può vedere > 

Ador, Voi doueui compor qualche Voefa in queh pette:(^* 
Vifp» Se non volete altro quello fu il mio conforto , il fare v«' egloga 
V aflorale mefla ^ dolente . 

Ador* Viaceui e^ìi dirmene quattro yefi f 

T^ifp* A nchor tutta , ir la feci da cuore 

Ny/i. So che non mifarehhe yenuto yo^lia di poetare ♦ Hor dateci quefo piacere 4 



D E t D O N !♦ 6l 

P A S T O R AL E* 

Dìfvi. Mentre che Daj^hini il gregge errante ferha 
Oue "Rimaggio Jcorre ^ ^ Pfcilii a lato 
S cegliendo fior , da fiori fedendo in Vherha 5 
DONO piangea il lagrimahil Fato 

Del Fiorentin Vaftor che da gli armenti y 
C ome candido C igno eal C iel uólato 5 

Dicea almo Dameta qual lamenti 
Per quejii omhrofi faggi uditi forno 
Qual tra le Selue lo Jj^irar de uenti^ 

Quando i rapidi fiumi raffrettorno 
h'ufato corjo y ^ prefer varie forme 
Le "Nimphe y ch'ate amiche erano intorno^ 

"De la tua Morte pianfe ogni Orfo informe y 
^t di ciò teflimon ne fieno i monti 
Ei Marmi , oue la jj^oglia fua fi dorme ♦ 

N e più gufiar le gregge i chiari fonti 

i^e il Cithifco le Capre y i Salci amari y 
Vedendo in herha i figli lor defonti ♦ 

Crudel le Stelle y i Fati empij y ijT auari y 
Flora ahracciando le tue care jj^oglie , 
Chiamo y ne più diede Agni a i fiacri altari y 

Ke più d'Aranci orno y ne d'altre foglie 
I T empii p aflorali y ne di Verbena y 
Ma disfogo piangendo lefueuoglte* 

Muoiano i Cedri in ogni piaggia amena i 
Che'l chiaro Arno d'ogn'wtorno cinge y 
Et dìjj^erga Vodor y ée VAura mend* 



ii. f M A R M I 

E^ tutti i Gt^i y che'l terren Ì*^inge 

Mwomo in herha ^ ^fecchiV Amaranto ^ 
Con quel che nel juo fieni nome f>inget 

Ke pitt rida ne ^ihorti il luto Achanto 
Ne Ze Viole al mattutino Sole 
Sj^ar^ino al del l'odor foaue tanto} 

Quanto del tuo partir Mugnon fi duole ^ 
In tnez^ deWaflitte j^ecorelle 
Ti chiama dalle ualU afcofle ^ ^ fole : 

Vfcite homai ujcite Vaflorelle 

Dal vofl.ro albergo ^ ^ ombra fate a fonti 
Cf?e à'anno in anno ogn'hor fi rinouelle } 

Mtf tu pria che da noi il Sol tramonti ^ 
Senii daWaureo del felice jj^irto, 
Et racconfola i tuoi di quefli monti * 

Vie« godi V ombre ufate del bel Mirto , 
C hefoj^ra il tuo mortai ftaj^i fendente 
"Vien ferba'l gregge noftro humil , ^ irto » 

C ome honor fofle al mondo , la tua gente 
Kiguarday ^ la tua prole bella 6r rada ^ 
Ffl, eh" a tuo esempio al Ciel al:;} la mente i 

Accio mentre di Ti imo y Cf di Rugiada 
Si fafceranno y ^ di Celefli odori 
Tieno fatoUe l Api , ^ la Cicada^. 

S empre le lodi tue , fempre gli honori 

Se Verno fia al Sol) s' E fiate aW ombre 
Kifuonin le T^ampogne de P a fiori ^ 

Ne tempo jia chc'l tuo bel nome adomhre* 



D E L D O N !♦ 6j 

Itegli Li mi far Mìpìm ccn ah jirm ydita , ma it h veglio vedere Jcrìtta fcrp» 

terjapfr me^ijìio darre ^oiuditio , 
Difp* Qtinndofij'eppe quefia mia uirnfui canato M fondo di quella fcus 

ra prigione j e diedi al mio capitano Vinfegna che io m'haueua ac9 




fuìjìàto , neWufcir della tomha huia^ea quel proprio capitano che 
mi prefe prigione , quello flej^o ^ mi libero £jr lafciommi andare a 
procacciar la taglia*iEcco la poca uirtli mia delle lettere ^vinfe Var» 
mix per quefla volta ♦ Nejì toflofui della carcere fciolto , che io 
mi voltai al fiume di M.ugnone con quefti uerfi ♦ 



S o N A N T I liti , ^ uoi rigidi fcogli , 
Oue piangon dal vento Vonde rotte 
Diferte piaggie y ^ folitarie grotte j 
Ou^ apro ad altrui chiuji i miei cordogli 

Mugnone immenjo , che nel grembo decori 
Il fonte delie lagrime dirotte,^ 



^4 I M A R M I 

E/ al Juon de le rime aj^re interrotte 

Ver pietà cheti gVin.jUÌen orgogli ^ 
Morridi Monti ^ fcr* uoi minute Arene 

Che Jen:{a numer fete 'a' fin:{a fine , 
• Si come fono anchor mie grane petìej 
Et voi cime di Monti al del vicine 

Sargero fempre al vento fuor di jfcne 

Da gli occhi humory dal cuor voci mef chine t 

AÌor* chi non hd prouato la corte di parecchi anni d'ajpettatm ,yfoifi ueie morire 
il pàrone , /nan^ che fia remunerato, nonja che cojà fijiti dijferatione ne uc» 
ro Difperato ? 

T>ijb* lo mi ffogaua con i uerfi , ^ cantaua i miei affanni gf in rimn 
metteua i miei dolori <. 



S OLEA ogni Tontana lieto farmi ^ 
Ogni Arhufcel y ogni ILiifcel corrente 
Ogni Selua lontana dalla gente 
'EH del f carco di ì^ehhia rallegrarmi^ 

Hor nulla può dal grane duol quetarmi ^ 
"Nel garrir delli Augelli dolcemente 
Ne quanta Armonia il Ciel o'I mondo f ente 
C he ciò vedo , oio ^ guflo ^ amaro parmi ♦ 

Morto e il gran ♦♦♦♦♦♦,♦ e ogni mia voglia 
In pianto e volta , ogni gioia in martiri 
Ogni allegre":^ in infinita doglia t 

Lungo ti turbato fiume Aura che jj^iri 
No« e j ne Venticel percuote foglia 
Oni'io rinfrefchi ^ i caldi miei fojj^iri * 

Nrglf» Gran 



t>BLDON!. 6f 

l^ejTi, Cratì ccjà (he ì iokrì^rAndì non fi polììn celare , y^H a^am non f priviti co* 
^t'ire , io (hejòim h ve^ìi^er.^ ad mondo quando il vojiro Signore eia prt(it9 




nfepelììre con queh pomfi di Cauderìi dietro , if fi foìennemente con Unti 
tordo^i , fui forzato a dolermene , perche perfia cagione ferfiil bel Mutinone, 
if però tratto dal deftderìo deìì'amore che io a tal loco haueua , if dah cagione 
d'hauermelo perduto defideraua di riuederlo , fcf fcrìpi dd'alpefiro ìut^o oue Ì9 
dimoraui jfu^endo more tutto sdegnato ♦ 




Ne I LIDI f/?remr , ouz ne more il Qiorno 
Lontan dd Sol fra le gelate Netti , 
Quando più i Qiorni fon noiofi 6r hreui 
Corro veloce al mio dolce foggiorno t 



I M A R M I 

V n nuuoUtfo A mor mi fj^arge intorno 

E'wpenna il Cor ^ e i piedi arditi ^ ìieui 
l)ri:^:^a ptr V Aure , Chor fi tarde òr greui 
L à verfo oue'l S ol nafce fan ritorno « 

Che fé Deftin fon' altro Ciel mi tiene ^ 
Oue f degno d'amor mi traj^e prima ^ 
Dìfio pur di calcar le nojìre Arene t 

"Et fé non fa il dolor cWentro'l Cor lima 
Con V altro mio mortai finir la jfene 
Yedro Mugnon y^ la fua Jj^ogUa opima ♦ 

Adcr, lo che mìficjètr.prefia il letto if kttuccio , he del cmìnuo, fucr de mìei, metti 
tramj^li , b quando fenjò a miei yetchi amori ^u^ifco ale materie , che io hù 
jatte , if de yerf che io ho com^cfii mi rido , ferchejcriueud cojè da riderjèt 
te ; ydite quefio Amorofo Dialogo fia due Ammi * 




Non ardo £?* fon nel foco , 
Et io fon tutto foco in we:^;^o il ghiaccio: 
Ltf mia jferan:!^ fa ch'io mi differì 
Verche'l mio foco viene 
Da fi fuaue [guardo ch'io no'l fento 5 
Toco t 'l mio Cor ^ che di fredda paurti 
Di Qelofia s'a^' accia ardendo in pene y 
B elta mi fa jf erare ^ fiar contento 5 
Sua crudeltà la mia fbiran:^ fura 
Cofe fuor di natura ^ 



DEL D O N r» 

Viuer in gioia, ^ non poter gioire i. 
Far militi morte ^ ^ non poter morire ♦ 



67 



Vif^* Sf nelle armi iojònofuenturato ; Nelle amsrop im^refe fui sjrittatìjììmo, non pi* 



I 



tetti tMÌ conjquir cofi che io volejfe non mxi huu.'re Ym doken:{a di due pxi 
role , if d' vn' fatto , mn mi fujjmano i tunpi , fi perdeu:ino le occ{ifmi , *#• 
c^mfojì. m'Animili i trunfi , tf in mxlhorn. Onde quando hnponeuo Sonetf 
ti t^mociuo femore aU d'^firati , Dd Ydite (he Rime eran le mie ♦ 




. N A fiera felu:iggia alpeflre ^ cruda 
M'appurue vn giorno^ in vijla cheta e humuna 
Con fi bel portamento if fi gentile 
Ch'io poft in feguir lei ogni mia curai 
^ Et ripofia in dij^arte ognipa'ra 
Quanto fi può nell'età giouinile 
Incominciai lodarla in vario fiile 
Sperando lei cangiato hauer natura 4, 
Ahi fallace jj^erar y quanà'io credei 

Trouato hauer mercede non che pietade , 
Elltf in vn punto , £?* la f^eme perdei t 
Tur lafio vo cercando Vern'e State 
S'io veggio alcun vefligio anchor di lei. 
Ne trouo che mi moflre l'orme vfate^ 

AÌ0r* Yoìptefrefcofe tutte te yc^re im^refe yì riefcano dì sì fatti forte . 

Vifp^ leggio a^ai che io non dice lo ho prouato a fìar per feruo ^ 
conojceua veramente che'lpadronefìaua taluolta meco , perche fc 

I 3 



^3 I M A R M I 

yoleua andar fuori Jbifognaua che egli aj^ettafe che io mi mettej^e 
in ordine , Se leuar la mattina^ ajfettaua che io andane a vefltr* 
lo* Se andare al letto ^ io lojj^ogliaj^e ^ tanto che lut haueua Vaf 
fanno delVajfettare, et io del^eruire^ lo mi rideuo taluolte da me 
medefmo dicendo ♦ Qofìui ìion va fuori fenT^ me^'j^ercheha^aus 
ra di non f% perdere 5 et io non fon pagato da lui ad andarci die^ 
troper altro ^ che per faperlo r'imenare a cafa 5 ecco bella materie 
che e ^uefla c^e iofoj^ipofto da leflelle nelvenirgiìi a far quem 
Jl'ufitio di andar fempre dietro a vn'huomo , et eglifempre inan» 
7^ a me* 

AÌ6r, Vrcuafie yoi dìtrd urte * 

vifp^ L'ejìer religiofo , et taf dai fiare ^ perche non mi haflaua Vania 
mo di diuentarfi buono ne ojferuar tante cofe degne ^ ordinate per 
noftrafalute dalla religion C hrifiiana ♦ 

Ahr* Vanni vi giacquero foì pu che le lettere ♦ 

Dijp* An:{i le lettere prima y ma non fegiàtai , perche le veddi carichi 
di trauagli ^ difafiidi et d'affanni ♦ S'io pigliano amicitia, et che 
io laperdej^i crepaua di dolore 5 non Vhauendo , viueua da fiera , 
di bofco t tenendola ftabilmente t i fuoi trauagli erano i mieij et 
tutti i dijfiaceri de gli amici ^i fentiua in me medefmo^ S en:^ 
amicitia non fi può fare ^ gli amici buoni fitrouano radi , et cofi 
io non ci trouo vn hoccon di netto ^ per tutto c'è che fare , et cht 
trauagliare ♦ 

Ador. P«r trofeo ♦ 

HegU Io voglio pur dire vna compofition più dolce ,/e bene Ve poco ac 
uenturata anch' ella , et farmi vdire lamentar d' Amore a tutto il 
mondo , et fé ci mancajìe in qiiefle mie R ime ( non qualche co» 
fa ) non poco 5 ma ajfai ^ ruordateui che io mi chiamo il 'Seglif 
gente , et me ne contento jfe già non mi vólefte tihatte:{^re , el 
chiamarmi V l gnorante ^ 



N I. 




Q_v A ti T o più i'inuaghijce il gran depo 
Cfcff mi conduce alla Fiorita piaggia 
"De le lodi di voi jj^atiofo albergo 
Mew fo doue pofarmi , €?" di quai Fiori 
Tejìer ghirlanda a le dorate Chiome y 
"Doue io m'auolfi ^ mai fuggir non credo t 

Che quando più nel cor penfando credo 
Satiato hauere il mio dólce depo ^ 
In adornar voflre lucenti chiome , 
AU'hor la colorita ^ fresca paggiay 
Mi porge hor quefli ^ ^ hor quegli altri Fiori 
^t fo nuoua eletion nelfrefco albergo t 

E^ sHo mi uolgo al ^oriofo albergo 
Doue a la voflra fama in tutto crede 
Ordir la tela di cangianti Fiori} 
Tcflo fi tronca il filo , ù' pur defio 
Colmarmi il grembo neWerbofa piaggia 
Ver non mancare ^ a fi pretioje Chiome 4- 

Ma V altere lucenti ^ tr crejj^i Chiome , 
Son di tanto valor ch'io non m'albergo ^ 
O fermo , fopra fiori o frondi in piaggia 
S i me^iorar ogn'hor mi fiderò ^ credo 
"Nel teper cominciato del defio 
Cfcg la beìle:;^ mi tra di Fiori in Fiorii 



7* I M A R M r 

Cofi mi trono ìnuoìto in jì bei fiori 
"Et flretto p daWaìornate Chiome ^ 
ChHo m' ftaro legato nel defio 
D i lunga feruitu mio fido albergo 
( O che dolce Jeruir ) td che io mi creilo ^ 
Tofarmi in meT^:^ a fi amena J^iaggiaz 

Et fé neWampa ^ diletteuol piaggia, 
Mancaj^er gVodorati fcr frefchi fiori ^ 
Cofa che mn nella mia vita credo -^ 
II volto , il ragionar ^ gVocchi ^ le chiome 
Daranno alj^irto mio pietofo albergo ^ 
Et colmeran d'ambrofa , il bel defio : 

Ma pure in quefta piaggia ogn' hor depo 
Ornar V albergo ^ i^ poi raccoglier fiori ^ 
V et fempre coronar le chiome credo ^ 



Aicr* I vcflrì Yfrji , hamo hfyno di (mento ♦ 

vifp* Altro bifogna far bora che C omenti , a me conuien partirmi ^ che 

Vhora mi caccia ♦ 
K^jj//» "Et me preme affai , adunque yn' altra Yalta » J?guiteremo di dir mólti caft aca 

duti chi ci yiue , if pochi , a chi yiuendo non ci crede yiuere . 
Dtfp^ Io che hoprouato tanti ajfanni nefprei leggere in cathedra , ma 

il tempo mi taglia la tela , pero vi lafcio t a riuederci tojloperfifi 

tiire il nojìro Uifcorfo ♦ 
Aior* Sia fitto , i Dio n Dio . 



D E L D O N !• 71 

PEDONE SENSALE, SANTI BVGLIONI^ 
ET GIOMO POLLAIVOLO* 

Ped, C H I direbbe mai ch'io hauej^e imj^arato tanta dottrina et virtù iu 
fi poco tempo i 

Siti* lo non credo chejia fopibik ,fe yoi non me ne mojirate qualche Jà^ìo ♦ 

Ved» ha grammatica ,fia buon tejìimonio del miojapere , ^chejo metf 
ter ben le parole ch'io ferino , w dirbenijiimo la mia ragione 4, 

S(fn* La non e nuh ,J? k non fa dire i termini de yerfi , la ncbiìta deìl'Hiflorie , if 
non tiene a mente le Fauok , k mìfira deìle SiHabe : ma quejìo hauer grammo» 
tica afiai non la chiamo Virtù ♦ 

f>ed* O che chiamerefli tu virtù t 

San, Saper rifrenar la Lujjuria , ejer fpo^liato dale pure humane , if [mil cofi . 

Ved^ T« non potrai mai peruenire a cotefìa cima ài S cala fé tu no V(A 
f olendo quefli gradi ♦ 

Ciò* Se yoi fate fenfiero che iojlia a Marmi in Ycjlra compagnia accordateuì ♦ 

Ved*, lo intetido Vintention tua , come farebbe a dire fé io faro vn va» 
lente huomo nella IMufxca , non trouerro che quella Scien:^ mi 
lieui il timor dell'animo , ne che mi raffreni i defiderij^ perche coff 
me vna cofa non infegna virtìi , non la può fare 3 et fé la ce la in» 
fegna , la viene a ej^er Filofophia* Egli e certijfimo che la vir^ 
tu vci vnitaet non fi confonde mai , ma chi la infegna non e vntp 
to j an:{i difcorda j perche ciafcuno t diuerfo ^ et vario nelV ap 
maeflrare t Tu vorrefli che la virtufojìe infegnata vnita » 

^fl. Sito ,if che acquifiandola , io ne cauap frutto , if non f ore ♦ 

Vedi. No«/o f'io debbo metter nel numero de gli S toici , che tu aproui 
folo la virtù , et che non ti difcofli dalVhoneflo ♦ O pur Epicuro 
che lodaua lo fiato della vita quieta^ et viuerfenefra i piaceri diff 
letteuoli ♦ O veramente tifo A cademico^ che tu babbi vna cer» 
fa opinione nel capo che tutte le cofe fieno incerte ♦ Ver che vna 
gran parte di cofioro che fanno fantocci di terra fi fogliano lamp 



7ft I M A R M I 

hiccare jf^po Jfepo ilceruello mlle coje alte^ come^uo epere y eoe 
me ff jhto ^ ^ comejia ♦ 

Ciò. odi k^rcpd ♦ 

iarif lo credOyfe non quello che io àehho credere j £^ ui dico per tirargli 
orecchi alla vojìra dottrina , che alla mia falute non apartiene di 
ej^ere ofluoia , o tappeto t Academici Chriflianifono quegli che 
io iefidero d'udire , èr non Epicurei ♦ Cfce mi fa egli che Hece 
cuhafujie da manco che Melena ^o fé A chille haucua tanti anni 
quanto Vatroclo*. \oper me hehhifempre poca uoglia d'imparare 
fu le fette fatte dagli huomini^efc pur leggo le loro fationi sguardo 
in quello chefallafe "Vli^e j ^ confiderò bene in qiial cofa egli 
erro jfolamente per guardarmi di non errare ♦ 

Ck* "Efiueh come vn Santo ♦ 

Satif lo mi rido taluolta quando leggo certi libri che le hrigate f'ajfoltae 
no afcriuere le tem^ejìe che Mlijìehebbein mare , fer vogliono 
che tu le uegga* "Vedete che humore e il mio ^ che io credo che a 
fcriuer le tempefle , ^ a prouarle wfia vna gran dijferen:^ j 9f 
chiVhalette ^ poi leproua ^ dice che lofcrittonon infegnafi 
bene a mille miglia ♦ il fuoco cuoce trouo jcrittoj ;'io non lo toc* 
coMdi uifapro dire che cofafiafuocoj ma quando mifentiro quel 
incendio , all'hora non lo fapro infegnare anchora , per che colui 
nonfaprà mai a chi Vinfegnero che cofa e fuoco fé non e tocco al* 
quanto da e^o* 

^fH^ c!?f Yorrrjli yoifafere , o (he haurefii caro che vi/c/ff iifynato f 

Un* 1^ ^^ ^^'"^ ' lamia cofa fa difficilipma : Io mifento in vn giorno 
fare di molti aj^dtij Prima la tempefta dell'animo mal conditio» 
nato t vna mala cofa, haf\pinta che mi ^ci Viniquit^à di tutti mali 
e hejìialijìima^La helle:^ ( qual cofloro defiderano £r credano 
batterne piacere)m'offende gli occhi^^ ne refto offefo molto tem* 



DELDONI» 7J 

po y^ più ojfejo (Quando conjeguifco V'intento (leW animo mio 5 

che gli altri par loro d'ej^er migliorati* I brutti uitij degli huomi:f 

ni m'ajfannanOy et le lufwghe degli orecchi mifaflidiJcanOyOltre al 

\ ^lago de i mali che ho attorno . Vorrei imparare a Jchermir mi da 

' qiiefta pefie , vorrei poter difendermi da quefti lacci ♦ 

Pr<f, Voi yorrefie che uifojje iifynato con le purole et con ^U effetti la Vatrk , ma 
i re la Donna if i V'^ìiuoìi , Jen^ ìojiimoìo del dolore , if del danno, O lejòn 

^ran cojè , a infynark . 

i Mnt Che volete uoi adunque che io facci ^fe Penelope fu pudica no', 

ofe Vlijìe Vamaua j odiaua « Vorrei imparare che cofa epu» 

dicitia ^ &r quanto bene fi ritroui in quella 3 ^fe lafla nel corpcy 

foioso nell'animoso neramente nell'uno je nell'altro^ e poter quando 

iclafo ojitruarla. 

Ciò* Vrfnj^ofihilita va cercando quefi'huomo» > 

ian^. Io dico il uero , vno m^infegner^'à come cohfuonino fra loro le voci 

graui j ^ V acute ^ ^ farammi uedere che ejiendo le corde difuo':^ 

fìo inequale > le fi accordano * Etio vorrei più toflo imparare ad 

acordare il m\o Animo y che non dif cordale dalla Concordia 

ielle cofe di Uio ♦ Quando andana alla [cuoia , molti anni fotio 

cheiò ìmparaua a fonar di ¥ lauto , 6^ ài Viola il Maeflro mi 

^òftraaa-quali erario i tafti flebili ,^ qual più gagliardi di tuo:» 

%o l Vm volta io tra^i via il Flauto ^ ^ non ci volli mji pia 

ÌÒYiiare'^diiccn'dòf^amé ftepo.y quando fapro :^ijfolare che hauro 

hìparato ; lo vorrei più icflo qhando il fato delle tnbulationi rrti 

aj^akàj non durfuon voci doknti \ quando laprnjj^erié (fé 

pero al mondo ci fon projj^erita ) m'irìal:^a non fifchrarfi fora 

conia pa:^a4e[ p avermi ^'ejfercontenfo '4. ? 

Tel "^éfqttfpììie^fijnl^ hi fide' che defderàté'^' '-""'"" *'- ''■ < '■"-'" ' '~^ 

K 






MARMI 




Sarif La Geometria e htwm via a mijurare la grandeT^:^ de fondi y m<t\ 

tionjoje la [n ottima me:^7^am ^ a mifurare quanto hajìi aWhuo^' 

mo* O Vedone e c'è che fare ^ che dire in quefto laccieto hus 

mano • h' Arithmetica mi infegna contare ^ ^ m' accomoda le' 

dita ^ la non mi fa altro feruitw che conofcere , che chi ha ajlai e 

felice 3 £7 io vorrei che la moflrajìe all' huomo che ha tanto , £^^ 

pojìiede tanto , ^ f^ende tanto ^ quanto egli ha difu^erchio , £?* 

quanto manco gli farebbe più vtile , forfè tanto vtile , quanto il 

pu ^i t dannofo . C he giouafaper partire i conti ^ raccorci , 

delle migliaia de milioni de Fiorini , de Campi delle poj^ejiio^i 

pi ) Se io non fo partire con il bifognofo i miei beni fuperflui t 

Il a vera Geometria farebbe mifurar Se , ^ il Vropimo , con 

la mifura della Victd^ ^ con il braccio della Mifericordia * 

O fiolti huomini che dicono io godo Upoj^ej^ioni che fon mie^ che 

ne hai tu da fare t O veramente V Huomo ftolto fi duole , d'efa 

fer cacciato delle pojfej^ioni chefuron infino del BifauolfuOy ^ 

gli fon peruenute giuridicamente ♦ "Dimmi ^chi ha pojìeduta 

mei campi mille anni fono t lo nonte'lfo dire (fta bene )rje fo 

ili che natione fifone ilpojìejìorefefianta anni fono ^ non che cen9 

io ♦ O ftolto Huomo non ti accorgi taj, che tu nonfei il VadroM 

ne y ne lor furono i padroni t "Eglino entrarono come lauoratorU 

i!f non come S ignori ♦ 

QU* Que^a. cefi non jt pò negare ♦ 

Un* D i i^ifii flato tu lauoratore t dd tuo herede , et Vherede di quelsf^ 
Valtro herede , ^ quell'altro di queWaltro* Io non credo che vna 
cofa comune ( s'io non fallo per ignoran:^ ) fi pofii appropriar 



D E L D O N !♦ 7f 

fuaper yfoj^riuato ♦ Quefta pojìejìionee cofapuhlica , onde la 

viene a ej^er come il Mondo ^ tutta della Qeneratione bimana * 

L<a cognìtione di quejìe coje vorrei che fi mifuraj^e 5 O iofo mim 

furar le S felle , ridur le coje tonde in (quadro y Mijurami Vanim 

mo deli' Huomo ^ òr aWhora diro che tujappi afiai ♦ Jojo che 

coja e linea retta '^ Et io vorrei fap ere quel che hifopna ^ ù" fa^ 

ferlo fare j a far che vn'Viuomo fia retto ^ ^ io efier retto retta» 

mente ^ ^ reggermi ♦ 

VcL C^ep ccfe che voi ditefon tutte pade,wujè,if imj^mte j^erfalute deJtmom^ 
"k ben Yero (he mn le yo^ìmo falere . 

G/o» C^e accade romperfi adunque la tejìafu libri « 

Ved* Per hauer notìtia delle coje Cekjli , chefc^ra di noi fon fop* 

$an^ C he gioua japer doue la gelata Stella di S aturno alberghilo in che 
cerchio Mercurio corra t Che mi gioua faper quefto t Varammi 
flar mal contento ^ quando Saturno ^ Marte faranno oppofiti t 
ouero quando Mercurio farà ilfuo tardo pof amento che 'l vegga 
Saturno t piuprefìo imparerò quefle cofe^ che imparare che que* 
jìi àfono propitij douunque fi fiano e non fipjfon mutare . Il 
continuo ordirle de Fati mena quelli ^ et ejfendo d'immutahil cor fi 
Jo , ritornano per il loro a^egnati viaggi , et gli effetti di tutte le 
cofe , muouano y notano ♦ O veramente fanno do che accade^ 
a che ti gioua ^direbbe vn galante huomO} hauer notitia d^vna cofa 
mutabile t ouero ti fignificano Vauenire^si rijj^oderia mi rileua apro 
Uedere a quella cofa che volédo fi può fuggire t ofappi le tali cofe^ 
non le f appi, a ogni modo fi faranno ♦ Forfè che noi facciamo 
gran prouedimenti alla morte che Vhabhiamo certa inan":^ agli oc^ 
chi ogn' hora ♦ ha notte che ha da venire , il giorno non m'in^ 
ganna mai per portar nuoue cofe j inganna certamente quello che 
inttruiene a chi noi ia 5 non so (quello che auenir fi debba 5 mafo 

K 3 



7^ l M A IL U l 

quello che può interuenire ♦ L ' hora m'inganna fé mi perdona y 
Kfia non mi perdona fé m'inganna * Imperochefi comefo che tutte 
le cofepojìs>no accadere ^ certamente io affetto le cofeprofbertjet 
ade auerfe fono apparecchiato* 
Ted, Santi tu mi riefcijer le mm , yn fcffitìente bacakre ♦ lo non haurei tredutt 
(hetufafepi la tnita del mez^ , di ciò che tu dì ; pei (onojco la tua intenttone 
p.'rche tu penetri ^u alto che non pare ♦ 

san» \ erro più hajìo 5 che mi giouer^ eglifaper reggere vn C auaUo^et 
temprare con il freno ilfuo corfo 3 et io eper di difiderij infatiahia 
li sfrenatìjìimo * lo per me terrei per nuUa Vincere vn'Viuomo à 
combattere j ù' ejìtre vinto poi dalla collera) S'io hauej^i f^iuóli 
non farei imparar loro le virtìi , accio che fi dicefe 5 ma acciochc 
loro dif^onej?ino V animo a viuer virtuof amente ♦ 1/ faj^er fare 
tutte l'arti vuìgari l'ho per nulla 5 l'e^er maeflrodi (Quelle che dan 
nofpa^o agli occhi 5 me nefo bejje Je nonin tutto ^ per la maga 
gior parte ^ Solo gli farei attendere a quelle arti liberali^ che hanm 
no cura dilla Virtù ♦ ■> 

VcL Quaf che yoi u'acccjìate al mio animo , a ^ueh parte dcue io yóleui yìtìrtio 
mente cadere con la mia dottrina ; attendere a yna parte di ¥ilofophia naturtUi 
di alcuna Morale, if alcuna Ra^ioneuole ♦ 

do* Hor cefi ^ entratemi mUe ara liberali^ accio che io guadagni di cop 
tejlo ragionamento (gualche frutto . 

Ted. Quando fi viene alle quificni naturali fi fa al tefimonìo del Geomefra ♦ 

San» Lafciate dire a me circa a tutte l'arti liheralii. A dunque potren dire 
che quello che V aiuta t parte dise * 

Ved, Molte cofe ci aiutano , ma. non per quefofon nofre parti , an^ fé fojfero paftì 
. non ci aiutarehtono . 

san* Hora che noi ci cominciamo adintendere* il cibo e del corpo aiutrip 

ce 5 non dimeno noni parte di quello Al meflieri della geometria fi 

da pur qualche cofa * Cefi ella e mcejìaria alla philofophia come 

jlfabro allei 3 ma ne ntichora ilfahro e parte della geometria jtic 



^ùi. 



DEL D O *I IV 77 

tei ì parte della philofophia : oltra ài ^uefloV una e V altra ha i 
fuoifitii 4 
CÌQ, Votem per terra , Yoifauehte ah fonile , io perdo iljilo , io fin come irjènfif 
to , e^ìi mi fare intendere yn foco ; j^oi y n' altro fe^o , non yo ne in Cielo, 
ne in terra . 

sarte. Guarda fé tu attignej^i quefla per forte * Il Sauio cerca e ;à le ca^ 
gioni delle cofe naturale , i numeri ^ tnifure delle quali ilgeomea 
tra perjeguita 3 ^ fa conto di che materia fienale cofe celefli 3 che 
for:^ habbino , £7" di che natura fiano ♦ Il Sauio fa il corfo ^ 
ricordo ^ alcune oferuatìoni per le quali falgano ^fendono ,6^ 
alcuna volta moflrano difermarfi t conciofia che alle cofe celejìi 
non e le cito fermar fu II Matematico raccoglie qual cagione moa 
flri nelfj^ecchio le imagini > h'huomo fauio lo fa j II Geome» 
tra ti potrà dir queflo ^ quanto debba ejìer difcoflo il corpo dalla 
imagine i et qual debba e^er la forma dello fpecchio et che imagine 
rapprefentii. llphilofopho ti prouerìi che'l Sole e grande t quan» 
io egli fia grande tei dira, il Mathematica il qual procede per vn 
certo ufo , ^ efercitatione^ ma accio che egli proceda gli conuiene 
attenere alcuni principi^ ♦ Ma Varte non e in arbitrio di colui che 
da yn altra cerca il fondamento . 

Cto* Ci fon certe cofe che^uoHano ì miei dip^nu 

san*. Che Jan e^ino quelle cofe t 

Ved* Di^ratia non entriate in dif^ute , y non rompete il Dijcorfi che e^H e heh • 

StfWf Laphilofophia niente da nejìuna altra arte dimanda 3 ma da terra 
inal:^ tuuo ilfuo Teatro^La Mathematica^ ^fauellare e lafciarfi 
intenderefe vna cofa cheflafopratcia e fahricaf opra gli altrui [on 
iamenti , piglia i primi per henificio de quali peruenghi a cofe più 
alte* Se dafeflej^a andap alla uerit}i ^ ^ fi potè fé comprendevi 
re la natura di tutto il mondo 3 direi thefofie di grande utilità alle 
noftre menti , le qual trattando le coje cdefli crefcono^ e traggono 



7S I M A R M I 

alcuna coja daWaìtro ♦ Con vna coJafola( f'io non m^itigantio') 
p fa perfetto Vanimo ^ j^eritojper la f (.lentia immutabile del bene 
i^ del malet Uqualefolo alla philofophia fi conuiene , ma nejiuna 
altra arte cerca alcuna cofa ile beni , &r de mali . h a philofophia 
circunàa ciaf cuna uirtu * la ¥orte:^ \ àij^rey^irice ài tutte le. 
€oje chef temono , dijj^re:^a ,prouoca , e jj^e:{p^ tutte le cofe 
terribili^ le quali mettono fotto al giogo la noflra Liberta ♦ Dzw* 
mi gli fludi liberali fortificano la forte:^^ La Fede e benefanm 
tijìimo del petto nofiro , da nefiuna necejìitk ai ingannare e eoa 
jlretta ? per nejìun premio fi corrompe*. A bruciami dice ella^bats 
timiy ama:^mi , mai ingannerò j ma quanto più il dolore cerche» 
rà ifecreti ella pu profondamente gli nafcondera^. Pofionoglifiu» 
di liberali far quejìi animi t la T emperan:{afignor€ggia olii pia» 
ceri , ^ alcuni ne ha in odio , 'cr f cacciali da fé t alcuni altri ne 
difipenfa ^ a mifura utile riduce ^ ne mai uiene a quegli per efii 
proprio ♦ Sa che è ottima mifura delle cofe àefiderabili non quan» 
to vuoi ma quanto debbi pigiarne ♦ La humanit)i ti uieta che tu 
fiafuperboalli tuoi compagni 5 vietati che tufia aimo di parole , 
di cofe j di ajfetti ella e comune e facile a tutti 5 nefiun male ftima 
efiere alieno, ^ ilfuo bene^ P ero grandemente ama perche fa che 
deue efier bene per qualche vno altro* I liberali fludi t'amaefija» 
no in quefli coflumi i non più ti amaeflrano in qutfio che nella 
femplicith nella moìeflia nella temperan:^^ la quale cofi perdona 
aW altrui f angue come al fuo , ^fa che Vhuomo non debbe ufir 
Vhuomopiu che non fi conuiene * 

Tei. Qui accadereUe allegare , k Sette de^U Stoici , tr de Veripatetici . 

Gfo* Che fa Santi di Stuoie ^0 pan pepati . 

Ved, E5// eforx^ che rejàppi a come e^ìifaueh con fcndmevto , 

$an* Son contento y d'allegare^ ^ non ui Marauigliate che io hebhigia 



D E L D O N I» 79 

mìo fratello maflro Co/imo dotto in ih eolcgia/he mi fece fludiap 
Tempero ni dico^ chel Peripatetico dice che noi Stoici diciate cofi 
dicendo^, Cfce non fi può peruenire alla Virtù fen^^ gli fludij 
liberali : come negate voi ^ che quelli niente giouino alla Virtù t 
perche nefen:^ il cibo fi peruienealla yirtìt ^ non dimeno il cibo 
non fi apartiene alla Virtù ♦ 

Già. Io comincio a yenirmì a noia da me medejìmo * 

%an^ li legname niente gioua alla '^aue , benché la 'Natie non fi faccia 
d'altro che di legname «. N on ti bifogna adunque credere che -vna 
cofa fi faccia per aiutorio di quello yfen:^ il che non fi può fare ♦ 

Ved, si pò mhora dir quejlo ; chefen^ ^ìi Hudi Uhertìif pò feruenìre ahfafun 
^ , imj^ercche , hemhefia neceffario imprare h yirtn ; non dimeno non iim 
prt pr^ìi ^udi liheraìi ♦ 

san* Verche nonpoj^o io credere che vn'huomo àiuenti fauìo ^ il quale 

nonfappia lettere / 
Ciò, (Uora mi Ytene e^ìi yo^ìia di prtìrmi, che uoi comìnckte a rìheccmi infeme,) 
Stf«» Conciofia che la Sapien::{a non confifta nelle lettere ^ 
Ciò* lo faro finiamo ♦ 

lan* Gì? effetti fanno Vhuomofauio , £^ non le parole * 
Ciò* tenetemek cofi t non fajjate più W(?«^/ ♦ 
Tedi. Tu ci lafcifar beneftafera ♦ 
Ciò* Volete yoifiar qua su quep Marmi tutta la notte * 
Sfl». ìiorfu contentianlo , andiancene a cafa^. 
Tei* Voleuaprfnire il ragionamento* 
C/0* Vn'altra volta troppo e flato queflo t Mtf io vi giuro che poche 

parole ne riporto a taf a t Hor non più andate là , ée veder vi 

fo^'io Duca ciafcun di voi^ 



So 
R 



D E 



GTONAMENTO 

DI SOGNI, 
GLI ACADEMICI 

PEREGRINI* 




ri 

7 



Confideratioue delVHuomo : quante fien diuerfil'iffiapìtatiàni.riefmtfifie / 

ASCIATE dir chi vhofe'thleTi^èrJòy- e' vM 

delle gran pjjìiom chefifOj^in trouare : non e maa 

lattia j prigione , heremo , o perdita d'amici ^ ron 

roba j ^ parenti , cbe la paragoni , /e Vejolitaries 

ta ^ come e quella ^ (he >ojognai «. 

Mie* Mr 




t MARMI DEL DONI* Si 

M/r, M^ nefo beffe , Ho non me nejo Qpace bene bene ; dite queh spande *. 
frati* Imaginateui di trouarui in ^ucjìo MohJo ^ che non ci fu altri che 

voi folo^ foto ^folo* 
M/V» Haurei buon temp ♦ 




tran* Viife , adagio ♦ lomifognaua d' ejìer folo in vna Citta -, non 
^enfanào che t ite foriero cosi ^ ^ quiui mi aedi a mettere infie* 
me vejiimentì jlupendi ^ ragunai Danari ^ Gioie^ Anella^ Caa 
Une , Medaglie , Argenterie ^ lauori jìupendi ^ ù" coje che mi 
dauano yn'aUegre:^^ ^ yn contento grande * Trou^ua da man 
giarper tutte le caje 5 per tutte le botteghe ^ Compofle^Confetioff 
ta 3 Carne cotta , ^ d'ogni forte paflìcci ^ ^ il Vino imbottato 
^ il 9 anfano. Ogni notte andana a dormire in letti non più da 
me vfati , che mirabil comodità ritrouaua io per tutto penfates: 
ueh voi , tutte le Cajìe erano aperte ^ tutti gli Scrigni , tutti i 
T oy:^eri ^ ^jr ciaf cuna cafa t Onde egli era taluolta che (^ari:» 
mirarle flupende cofe che io trouaua ) io vi fìaua a tomo due t 
iregiorniper cafa » CauMper leflaUefuperhi^ Cani da caccia^ 
V^ccelli j ^ altri animali 5 per vn cinque fei ^'ior?n ^ io me la 
heuui 3 ^ me neteneua buono ♦ In quejlo tempo , cominciarono 
a corromperfi ^ per le cafe , infinite materie, I C auaUi morirono 
gli Vcceìli y &r altri animali ^ perche non poteua ^ ne manco ci 
penfauo t gouemar le beftte ^ ti Pane ftfecco , ^ diuenne muf^ 
fato ji Topi cominciarono a e jìir padroni delle cafe , ^ altri aa 
limai 3 \oche trouaua della Farina , il peggio che io feppi ^ mi 
diedi a far del Pane , et cuocerlo ^penfa che bel vedere ^era vn'sf 
huomo vejiito pompo fjìimamente , carico di Collane ^^ d'Aa 



Si I M A R M I 

'mila , ( perche m'ero tutto aàohhato ) cuocere il pane*. Ma quew 
fio era vn Truccherò di fette cotte ^ in capo a due nufi^gU Animali 
fi fecero padroni , ^ n'era pien Vacre , la terra , ^ le cafe tuts 
te ♦ Onde non poteua a pena mantenermi in vna 5 Io cominciai 
a dar fuoco alle Ville, alle Terre , alle cafe-, O quante belle cofe 
ahrucciai io j ^ me ne crepaua il cuore , pure patien:{a » Poi 
mangiauo , y'/o n'haueuo ^ per che le bcfìie et infiniti ammali de» 
uorauano il tutto ♦Io inghiottì cofe per la miagola^ che Dio ;^» 
Io mi riduci ultimamente ahandonatofi domejìico alla Selua con 
alquanti Cani , Vacche ^ ^ Vecore 3 ^ viueua di Latte et di 
Caftagne ^mai Lupi ^éf gli Orfi ^ moltiplicaron tanto 3 Le 
Volpi j le S erpi ^ et altre heflie^ che il mio armento andò in buon 
hora j ^ i cani , apena fopra vn Torrione mi potetti faluare con 
difendermi fuggendo ^ ^ gridando j con vnfacco di Marroni t et 
la m miftaua , i^ vedeua le heflie padroni della terra ♦ A U'ho^ 
ra conobbi^ che VOro^le Perle ^ gli Argenti ^ EiT i vejìimenti 
non fon buoni a nulla ,/e non tanto quanto pare a chi gli vfa. Et 
s'io non mi defìaua mi moriua di fame*. Vn' altra volta mi fognai 
d'edere vn grand' huomo da bene * Vrima io temeua Iddio , di 
tal maniera che mai haurei fatto vna minima cofa contro alV honor 
fuoo comedo fraude inuerfo il V ropmo*.'P oi non riteneua ( pa^ 
reua a me) fé non tanto quanto faceua dibifogno al mio viuere^del 
reflo difpenfaua a chi n'haueua bifogno , Vltimamentepiu toflo 
che litigare haurei fatto di gran cofe t ^ haurei dato via il me^^ 
J^o , ^ tutto quanto po^edeuo , che venirne in lite « D i quefla 
mia bontcì (fé bontà ^ nonfciocche-z^ftpuo dire che ìafujìe ) 
s'accorfe vn cattino isf fagace Gar:^ne * Onde fece vnafcritta , 
ihepareua ( anchor che la nonfu^e ) di miamano 5 ^ mi fect 
Ju quella debitore di diecifcudi t h^ ^portandomela (p^nfatc voi) 



D E L D O N !♦ 8j 

megli chiede ♦ Io quando hehhi henpenfato lo rìfoìue , di non di 
ej^er debitore * Egli minacciatomi di litigi , £jr io per non litiga^ 
re j elej^i per minor male il dargli i dieci ducati , ù' lo pregai fa^ 
cendomifare la <juitan7;a ^di tutto quello che noihaueuamo hauuto 
a fare infieme ♦ Wn' altro fiottone che inteje queflo pagamento ,• 
migiunfe con vn'altra fcrittura , io che conobbi quefìa cofa efierc 
vna trujfa ^ lo pregai che litigale con quel primo che da me haue^ 
uà ricetiuti i ducati 5 ^ facendolo condennare per truffatore ,fi 
pigliale i danari ♦ A cettete il partito coflui ^ ^ lo conuinfe tper 
che litigo fecoj èr in quefto che egli vuol torre idinariperfe j mi 
pareua che'l Giudice fofpetta^ e che nonfujìe truffatore anch'eli ,• 
e trouato ilfuo penfur vero t mi face uà rendere i miei dieci fcudi^ 
M/V, Cctefafu heh , chefetìtejìT^ mirahìle t ma più fiupenda fmhhe eh fata t 
ejj'er yfione , più top chefo^m , So^rM tu altro di bello f 




fr<in* Sognauapoi ch'io era diuentato Voeta^ et voleuo dir tutto il con» 
tram degli aUri , e dicendo mal d'vna T)onna ^ mi parve ch'ella 
montale caualcioni ^opra vna Volpe , £ir mi venifìe a tagliare a 

L ij 



14 I M A R M f 

f^K^ , oncle mi hijognofcheimire tanto che io gli forai la cioppa 
lome vn vaglio^cofi la vinfi vhimameriteyglifeci quejìo Sowetto» 
L<J mìa Donna ha i Capei coni ^ à' Argento 
ha faccia crej^a tX nero isr vi:{p^ il petto 

Scmigìion le Jue labbra vn morto fchietto 
E '/ frovte Jìretto tien 3 ben largo il mento ♦ 
Viene ha le Ciglia giunte ^ &r Vocchio indrento 
Come finefira pojìa fctto vn tetto t 
Ne/ riguardar y la mira ogn'altro obietto 
C he quella parte oue ha il fij^are intento «. 
Di ruggine ha fui denti ^ ^ poi maggiore 
L 'vn t dell'altro ^ é' rijfianate ^ vote 
Le guancie larghe priue di colore ^ 
M<? il gran nafaccio ^ che cola in fra le gote , 
Cofi ffoggiatamente Jj^onta infuore 
Che chi pajìa t'imbratta ^ vrta j ^ percuote 4. 
Vlic* F« v« W tromto a Air mi di lei , et farcii male : ma non ìjìa^ìa hene . 
Fr<tn, Cbf tr.dìe, io rifo^nni queh ifiejja rtotte fcci^icVareumi d'ejfer diuenMo MomQ* 
Mie* "Non fu ejli Memo quel che diceua mai di tutti ^ 

Iran, Momoju yn certo Faìimheìlo thejàftua fiu i fatti Jùoi che quei d'altri , if cofi 
fon'io; j^er'o mi mep a dir d'altri quel yoco di male cYiofentiuo dir de fatti lor$ 
non a trouar da me di dir male , mafcriuer quel che diceuan^li altri * 
M/f. Come dire tu eri H'f.orio^raj^ho ? 
tran, Ccfifa dille parole d'altri . . 
M/f. Votrep dire , ciò è, fauehua corneali feritati . 
Iran, Taceua in lettera quello che^ìi altri fanno a becca,» 
Mie, Moframi la mmiia ^ 
Iran, Eccola , ijuefo era il modo del miofcrìueie . 

Non «17 ricercate fé egli ha feKtre altrime^^ti , perche non me ne 
intendo 5 s'egli e ricco i non mfo'^per dir à-tro perche mi potrei 
ing'innare indigrojìo ^ perche tali (ì portano intorno tutto Vhauere 
^ tutto il potere , volete voi altro che vna bo7^ di quello che 



D E L D O N I» 8r 

ji dice t Cojìoroferpuhlka voce vogliavo che il fratello fia v;j'^ 
OMBRA che camini o vna fantasma che uadia di notte* 
Il poueretto comparirebbe meglio ]^er batìàitor della fame che j^er 
huomo» Se morijìi allefuo mani , credo che in vna occhiata fi uè» 
àrebbe tutta la notomia nelfuo corpo^ L afua P utifera gli f cu» 
fa per interpetre per hauer buona lingua^ O nde non fi toflofe gli 
dice vna parola , che la rifj^ondeper lui ^ comefaceua il fante di 
fra Cipolla A 7itanto la fi lafcia intendere con quella f uà pronun» 
tia dipapagalloy come egli Vha giuntata di trecento fiudi ^ con il 
vendergli non fo che campi di terra in India Paflinaca ^ oal 
Cairo che la fi voglia dire tanto e in quelpaefe doue egli la kuo 
dagli honori del mondo ^ per vna coppia ^ vn paio e fon dejfi ♦ 
s'iofojìi dipintore et uole^i dipigyier la nebbia ritrarei lui a natu» 
Yale j mai veddi il più anebbiato mi uenga la morte fé non pan 
vnofiron:^lo muffato , dice vna can:^na in Firen^* 
IR^oj^o mal pelo 

C hefchi-;^ il ueleno 

Di (Jì ^ di notte 

Che fchi:^a le botte ♦ 
NOI SIAMO m dubbio fé coftui e la Moria, 
fi ha cera diftiticoj ^ d'amorbato* Vefte come le dipinture fem^ 
pre a vn modo j fé fuj^i gigante con laperfona come egli e nell'oc 
pinione delfapere sfarebbe buono per un cimitero di f comunicati, 
di giudei, non gli dar mcti altro da mangiare che morti dij^erati, 
auelenati , o malandrini impiccati 3 perche e mi pare a punto vno 
flomacu:^o da fimil generatione , O che beftta a uolerfifar capo 
d'una A cademia de più he^i intelletti d'Italia , noiuogliamo vn 
àìfar correre ilfuo canale acqua lanfa, tante fiaff Hate gli uoglian 
dare» Qua àfono tefiimoni di fede (he Vhano veduto predicatore 



S^ I M A R M I 

delle pi aTi^yaltri credono chefujìe il primo canta inhanco ài Cor 

conia j qiid dice e^er la f uà patria ^non Cerretano ^ per non ejìer 

da Cerreto nonje gli può dire^ non emendo de paefe , tie manco 

archimifla perche non è ajfummicato anchor bene 3 fate uoi vna 

Jbiritata lo chiamo uedendolo aUafinejìra yjcopa prigioni ^ come 

s'ella hauejìejaputo le trappole di qutUaJua lettera f alfa fati a per 

rubare ijoldi a quel ÌS/ionjtgnore^ le truffe delle botteghe ^ egli ha 

tutti ifegnali che può hauere yn tnjìo^ uijìa bahuina^ non corta ne 

guercia perche fé ne trouano de buoni ^ ma babbuina che non ne fu 

mai alcuno buono Jìa a bocca aperta j ciò e ajj^etia Vimbecata efta:: 

to Jhid fé creta ^ &r birropub'ico*. Del credere cifwi rifoluti cheli 

fuo credo £r quelde Mcfcouiti fia tutto vno. Quanto eglthahbia 

di buono j e che egli digninaf^ejs:o in pane 67 acqua , £jr/e ne un 

quattro di della fettimanafenT^a cena al leUo 3 «0» £*è qua uirtuoa 

fo alcuno pouero che egli non lo habbi fatto ricco in tre di con le 

frappe ne libraro^ che non habbi frappato con le trappole ^ ne 

flampatore^ riflucco ^ con le dande j no uo dir che ce ne fieno flati 

de corriui a dargli capo d'arra per far nonfo che cofe ladre^ rape:^ 

:^menti di certe leggendt^p altre pedanterìe ^ma^ch e io ne fui ca» 

gione la metterò a monte ♦ Io ne MOgIzo dir vna^ e uolcua tradurre 

in otto mefi^tutie leìrìiflorie dei M achiauello in latino^ la hihbid 

cementarla tutta ^ rifare il boccaccio fi qual dice ejìer corrotto £ir 

aggiugnere alla lingua ^ corregger il Furiofo in trenta mila luoghi 

doue moflraflarmale et cheV autore nonfppe in quei uerfi do che 

fi dicepe, "cf traduceua ^ dichiaraua i comentari di C efare , E^ 

tutta quefta poca fatica faceua per cento lire^'cr due ducati et me:^ 

;^03 efubito ch'egli le haueua principiate tutte^uoleua i baiocchij lo 

flampatore come huomo di fede lo faceua volontieriyma nel uoler» 

ne vnaficurta, difuo mano^figuaflo la coda al Tagiano e uà per 



DELDONN ^ B7 

rima ^ non figlunhhe 2=) Jcidiindono ^ manco di mille la Jua 
Signoria non degnai. Volete uoi altro chegli'e uenuto in vnpaest 
fé douefifa la fama del buon grano ♦ lo non guardo mai cenan 
coli ^ che io non mi ricordi di lui , j^erche tutti gii jj^enditori di 
Chriflo hanno duo ter:Q della fuo cera . Io yo^io ejìer Vrofe* 
ta j cofluife ne va in fummo col temj^o , o diuenta inuiftbìle y o 
va in aere ^ oglie nafcoflo in vn fondo di muraglia ♦ Vngalan* 
te intelletto fenteniolo frappare , dij^e Maeflro parabolano ^ fé 
voi fate vna di cotefle pruoue qià, io fon contento di crederui tut 
to il reflante * 'None fi toflo arriuato vno in cafa che dice , hof 
hora fi parte il tale ^ fcr fempre nomina gran per fonaggi ^ i quali 
non fanno pur la cafa , non che conof chino la fua Signoria ♦ 
Quando coflui capito inVienna fece vn bel trano^ffnfe amala 
tOycfcriueua certe poli:^^a tutti coloro che haueua qualche nome^ 
con dire che defideraua d'e^erfer nitore della lor virtuofa perfona 
et doue poteuafar loro piacere fi ojferiua ^ et che farebbe ito a ve:: 
derli j ma che ^i perdonammo ^perche era amalato 5 leperfone do:: 
mandauano Vaportatore chi e coflui^ rif^ondeua il fante vn'huo 
mofauio letterato , dotto in librif greci; latri> , hebraicis et cajlroe 
nagginii ♦ C o;i per non parere difcortef noi altri ce n*andauamo 
ia coflui a vifitarlo , Ondefiprefe queflo gambone ^ con dire le 
mie Virtù mi fanno corteggiare ^ et hebbe a dire vna volta che ci 
menaua tutti per il nafo come fi menano i bufoli ♦ Alla fine e fi 
fih in quel Saione ^ et in quelle Cfll:^e 5 cheprefo a tre anni foa 
no non ;'e mai cauatej Sochei lenT^oli non gli rajfreddan le cara 
ni , alla l^omìta ^ Schiauina et Saccone , vna fua Cappa lega 
gè H ebreo et certe j^allierey che egli haueua con brocche antiche y 
non pero di molta valuta 3 i Tapeti a nolo hanno fatto la Dona 
m nomila ^ et ì Vanni Verdi che£i shracciam , per appanna 



S9 I M A R M r 

:^(j deìldfua anogin^a toflo bifogna rendergli . 
M/V, Non p/« di cotejlojiile y guarda fé tufo^mjii altro f 
lEran*^ P arenami d'ejì'erfaito Capitano , et hauer due eserciti vno neU 

la Cina dentro a buoni ^ foni haftiont ^ ^ L'altro a terno , 6r 




glifaceuojj^cpoj^ej^o ccmhattere infume j ^ ftauo a vedere con 

vn handierone in mano facendo^.i a :{iijfare ^ tanto che io ^ì vo» 

Uno fare tutti morire ♦ 

. ^ . ' '' - 

Mìe, QueHo vfio non era trc^p da huomo da hene , tu mi riufiiuì meglio a fcrb 

ucr mie , 
fran» Et afriuer^ene. ■ era a^ai migliore ♦ 

Mie* F« che io Vffl^ , o cda ìì tuo Me a dir bene . -". i ^ o^/. ..il 'j-ì 

¥ran* Son ccntcuto* lo mi me\ìi a volere fcriuer le vite de gli huomini^ 

di alcuni dico ^ £r' andare infno all'Originale del fondo delle ca* 

fati, 



D E t D O N !♦ S^ 

" fate toro , àe afcolta Ma prima che iofcrijii , come io mi ci acom 

uiodai bene . 
MrV. Di v/(J (he iopfddo , m« non mi r'mfcire con Scrittore , come Cnj^itm . 




FM«f So^rd fMtfe le fatiche humane^ ^ ogni attiom che può operare vn 
huomo in queflo mondo ^ vna ne trono io nobile honorata fer Ec:» 
celiente &r difficilijìimaj queflo rihauere il perduto honorejufcis» 
tare V antica nobilid di f angue ^ &r illuflrare con V acqmftate , ^ 
proprie virtìi il S ecolo predente ^ &r di tutte quefìe attionl dar fa» 
ma honorata a quelli che verranno. Di quefle grande^T^e debbono 
far fede due cofe 5 vna che deriua da i Principi in rimunerar tali 
yirtttofi , £ir le cofe lUuflri in honorargli 5 Vltimo V opere fle^h 
ài quello che da tanta nobilt)i egrande-:^ è honorato * Et tanto 
più meritano d\^er efaltati &r premiati tali huomini , quanto che 
con i loroftudi virtuofl ^ fatiche honorate danno maggior gios 
uamento ^ ddetto agValtri . 1 ritrouo Vantica et nobil cafa de i 
ì^accelli hauere hauuto egregihuomini nella 'Città di Campo fcf 
per molte C iuili difcordie ejìere fmembrata , &r quafi deflrutta , 
onde fi ritraj^e quel poco che reflo nelli Contadine per le C afte! a 
h y tal che perde fuflan:^e ^ graude:^:^e , er reputatwni ♦ Ma 
come ft^ejìo fuole auenire^ non permejìero i Cieli tanta deftrutio^ 
ne yfi che qualche poco di radice non refla\ìe per far gran pianta 
in non molto tempo j come ; ' e veduto per V opere dell' A utor di 
quefta dignijìima opera ♦ Che fla il uero quel che io fcriuo cm^ 
mirino^" huomini la macchina dell' A guglie j Spettacol da mtff 
rauigliarfi ^ honor ptihlico t confderino laperfettione del Lao9 

M 



99 I M A R M I 

coonte y la Mce:;;^ Me Figure , ^ la Diuimà d' Apollo 
quali fieno et quante leperfettmi che vi fi ritrouano dentro lola^ 
fciero nelgiuditio de petti fani , et delle menti j^ogliate dipapiosf 
ni j e per non ej^er lungo tante e tante opere et dijegm diuinijuoi* 
anckora che V Inuidia di molti huomìni accecati dalla malignità j 
con morfi venenofijj^'cjìo hahbino cercato atterrare la virtù , if la 
fede di chi opera virtuofamente ♦ Ei benché a queflipiu toflo^fta 
lecito tacere che rijj^onder loro per efere animali priui di ragione , 
che muoiono afatto ^ pur dal proprio artefice e flato rijfoflo j che 
i vitij de mordaci ( che molte volte fi reputano nobili ) ft fipelia 
ranno con la caja infume sfacendo a i pacati fuoi nobili A ntichi 
molto oltraggio ♦ Egli conia j^'eran:{a delle fua qualitìl fuf citare 
gli antichi honori ^ ^ racquifterci le perdute Jfoglie ♦ Ma nella 
mia mente fta fermo queflo giuditio ^ che qualunque virtuofo vuol 
diuentar perfetto operi in queflo Secolo ^ perche dalli Inuidiofi ^ 
che fono vna gran parte Jon biafimate tutte le buone operationi , 
fcr virtuofi fatti , e fepotejìero atterrerebbero gV huomini infume 
con Vopere ♦ Ma il Sole (eh e allumina tutte le tenebre e deflruga 
gè le nebbie) della Verità hafempre dato lume ^ virtù 'cf fatto 
crefcere le piante Diuine , ^ conprem^ , dignità honori , Ef 
coniproprij Ori^ Argentifuoi ^ premiato 6r mefio nelle gran 
de^{j^ i virtuofi , come apertamente ^ generalmente fi vede per 
molte Cm^ ( O antica nobiltà quanto fei lUuflre ) ^ particos 
larmente ft comprende 4. Ne B ac celli fidelij^imi alla madre 'Sa:s 
tura ♦ Al paragone della quale , fi de gli egregi fatti generali^co^ 
me de coflumi ^ ^ virtù particolari fl'd il dfcreto intelletto^ ilqua» 
le riducei rari jj^iriti ^ Diuini ingegni j^arfiin diuerfeparti^nel 
feno delfuogouerno ^ ^ reggimento conpremij ^ honori equali 
al metto ♦ Ma chef^ero io fare noto forfè quel che le bocche ) €f 



D E L D O N !♦ 51 

ìeìinguefuonano con veriùper tutto j et delle più vHuofe et hoa 
norate , €jr le proprie qualità che lo fanno hanno Dio in terra ^ 
tacer}i il mio debile fcriuer e ♦ Queflo mifia lecito dire che lepre 
fenti poche parole fieno date in luce yper moflrarfolo che anch'io^ 
(benché indegno )fotto Vombra di fi Diuina Pianta , rejj^iro^ et 
mecoflejìo nobilmente mi gloriò dello hauer Vautore di quefla dim 
gnijìima opera vna honoratafama della Cafa mia , accio che refli 
ne S ecoli auenirey a fuoi figliuoli fi degna memoria di tanto Pam 
ire 'p che con Vopere ha illujirato ilfuofangue^ e con la fede e^aU 
tatofeflej^o. 

M/V. 'Non mifarejìar j^'iu a dfyio , che quejli tuoi So^nijòn molto ìurìjhi » 

tran. Tu hai ragione , egli e hora de dormire , il reftante doman da fere 
te ^if nocciolo , faranno begli ♦ 

MrV. Se non fin meglio di quep , me non corrai tu , me non fardi tu Jiare a phuoU^ 

tranf Meglio ajìai , jt che io t'afj^etto ♦ 



M 



5)a 

RAGIONAMENTO DI 
DIVERSE OPERE, ET 
AVTORI: FATTO 
A I MARMI DI FIORENZA* 





Quanto ften facili gh huomìm grofi , a creclere alle inuentiovi de i fonili & acuti Ingt^ 
gnt trouate : & 'le yiutgran \arte di Libr: ,foti pafio da plebei, Confettioni 
dafpcìifierati , & pajìatenipi da rncìu O" otiofi ceruellt . 

LO STVCCO, ET IL SATIO ACADEMICI. 

H E bel Libro e coteflo c'hauete in mano ^ fetnpre 

vijete dilettato di libri begli ma egli e zi B occac* 

^^M^/3^ ^^^■)^^"^ Pfcflf^ffe voi hauutoapentiajì bene ferita 

t^:^^^-^- io t lo per me non ne terrei vno in caja ^ perche 

quegli A ntichi S crittcri ^f correttamente fcriueuano ♦ 

Sitìo Qutjto è vn di quegli benejcritto if ben (orretto, et ydite in che modo; Mefier 

Cicmn Buttila Manr.elìiju y« Cittadiro amator deh Virtù , if fu al tem^t 

il Giouan l^occaccìo , iì quale Jirijfe ìejue Cento ncuefle , if le (cpb dall'Ori* 

finale deli' Autore , 

Stuc* Che n'aparifce di cotefla coja i 

Satio Ecco che MfJpT Gicuan Boccaccio lo ccrreffe tutto di fio maro . 

stuc, EU'e cena ^ qucjìa e la manojua , io la conojco ^ o the Gioia di 

libro j come t'e egli uenuto nelle mani i è ep/i iuo i 
Satio 1/ libro e del Buca l^ujiripimo , if ^a nella fua Guardaroba , ma eji m' e ]tv 

to scomodato , tanto che io ne correaoa ^/no di quep a Stamj^a de mJ^liori . 
Stuc* Et Valtfo che tu hai fotta il braccio ^ che lib roei 
satio so/1 (ento lettere fo^rtt k 'NOHeJìe ♦ 



I MAR MI n E L D O N I* sf 

Stuu Debbowo ej^ere vna heìla coja ^ de lajciamene legger vna • 
Siti9 he^^i iojon contem ♦ 




VN BARONE entrate inseìcjìa; in forma di frate confefa hfua m#* 
^ìie t ìaqual Yehtafi tradir dal marito , con Ynafibita ar^m , fa rimanere 
yna iepa lui ; if ek rimane fcufata , 

n vn certo R egno di queflo mondo (per non far nome al luo* 
go) aucnne alcuni anni fono che vn nohilijìimo Caualierey quas> 

'fi vn deprimi Baroni della Corona ^prefe mo^iegiouane et heU 
la non meno di nokl f angue , che conueniente al grado fuo j Ù' 
godendofi felicemente infume era tanta ^ fi fatta Vaffettione che 

fiportauono Vuno a V altro ^ che ciaf cuna volta che'l Barone an^ 

daua per alcun hifogno del Re in paefe lontano Jempre nelris 

torno fuo trouaua o di malavoglia (quafi diflrutta dapenfieri ) o 

inferma lafua bella conforte * Bora auenne vna volta infra V altre 

che dal Kefu mandato il Barone a C efare per Imhafciadore , 

er dimorando più delfolito fuo molti mefi , oper cafi fortuiti che 

fifofie ^oper ìfptdìre facende importanti , o come fi vólefìe ^ 

diede la forte che la donna fua dopo molti dolenti fofi^iri , ^ la* 

menti di venne nel rimirare gVhuomini della fua corte indiri:^ 

:^to gV occhi doueper auentura la non haurehhe voluto ^ ^ fu 

lo (guardo di tal maniera^ che fieramente d'un paggio molto nohifi 

le^sf cofiumato, il qual laferuiua 3 fen:^a poter fare riparot alcus 

no i'inamoro * onde afpettatopiu volte tempo commodo Jen:{a 

trarre di queftofuo amore mono ad alcuno 5 vna fera gli venne a 

effetto il fuo penfierot perche chiufo defiramente la camera fingerip 



SA- I M A R M I 

io di farji porgere alcune lettere ^ leggerle^ ^ con quefla com» 
medita, dato ardire algiouane dipajìarpu inan:^ che non era ras 
gioneuóle con certi modi ornati parte d'honeflh , Or parte d'ina 
tornati di lafciuia , con certi fguardi da far arder Gioue ^ ^ taU 
hora velocemente aprendoci al(juanto il bianco ^ delicato feno ^^ 
tofto richiudendolo ^ ^jj^ej^of coprendo il picciol piede con alcuff 
m parte della candida gamba più che neue , fingendo ( comefopra 
penderò ) rifrefcarjì ^ accompagnando tali atti con alcun joipiro , 
^ tanto arditamente &r accortamente fece , che^l giouane me-;^^ 
timoroso di^e^Yìeh madonna moueteui api etìi della giouentu miat 
perche il tenermi qua rijiretto a tanto tormento , m'jtrugge il cuos 
re ♦ AUequali parole le ardenti fiamme d'amore che ferrate fi flas: 
uono nel petto d'alabaflrofimfìimOy diedero vnafantilla di fuoco 
nel volto di lei ilquale accendendofi tutto , diuento come vn lus 
centifiimo Sole ,v ^ preììdendolo per la mano ^ laquale era di tal 
maniera che haurebhe liquefatto il diamante ^ ^ dopo ajìai ragion - 
namenti ^ vna flretta fede ( cime ) colfe il frutto di quel piacer 
re cheflrugge di defio ciaf cuna amante * Auenne dopo molti ^ 
molti giorni che con gran diletto felicemente del loro amor godendo 
che vn nuouo accidente gVajìalì 3 ^ queflo fu che vn B aro?ie 
. famigliarifiimo ( i^r quafi come fratello reputato ) del marito non 
gVejìendo tenuto chiufo porta delpalaT^ , an:Q r inerito 'cf hoc 
fiorato j foleua fpej^e volte corteggiare ^^ honorare la nohil dona 
na t doue vna matina ejìendo Vhora tarda ,/e«5^a ejìer d'alcuno 
impedito per infino nella camera ( laquale per mala forte trouo 
aperta )/e ne andò , credendofifi come V altre volte non dare ims 
pedimento alcuno^ Vìaucua lagiouane ^ il bellifiimo paggio dos 
pò i piaceuolijìimi fola:^:^ prefovn grane ^ faporitofonno fi 
tome auenirfuole il più delle yolte infimil cafi 5 tal che il B aron9 



D E L D O N r» 9T 

non veàenio la donna con infolito ardire al:(o del pam^ione va 

lembo , 8^ comprejo il fallo della f emina et la projuntion delgio* 

liane non fi potè tenere in qiielfiihito (^perVajfettione che porta:» 

uà al manto ) di non gridare ^ Ah rea et maluagia f emina quem 

fiifono i modi di leale consorte 5 ah sfrenata giouentlt , eh' eque* 

flo che io veggio t èr con altre infinite parole t al qual grido de* 

fiati i due amanti fir fiorditi dal nono caso , altro rimedio non pop 

tetterò prendere ^che hiimilmente raccomandarfi non meno con caU 

de lagrime jChe flretti prieghij per Dio merce chiedendo j con afiai 

fvigoltiyda rópere ogni duro core Al Barone che non eradi fmalto 

an:^ di carne^fenti due colpi in vnfol trare d'un'arco^ il primo di 

pietà ^ di compafiione j V altro d'amore ^ di libidine > £?* d'u» 

na parola in V altra traf correndo fi quieto con queflo patto digos 

dere ( alcuna volta ) parte de i beni dal paggio felicemente pof a 

feduti , cofi reflato la f emina contenta ^efìo quieto , ^ i^p(^ig^<^ 

allegro , più ^ più giorni goderono la dolceT^ , che pafia ogni 

piacere humano^ ha Fortuna nimica de i contenti t laqualnon /i 

confcruare lungo tempo la felicita in vno flato 3 nongli baflofolo 

hauer fatto il j^rimo ^ ^ il fecondo inconueniente t Vuno ^ Vaia 

tro brutto ^ che la vi aggionfe il ter^S , hruttifiimo 3 ^ queflo fu^ 

Cfce vn frate CapeUano della Donna aflai dif^oflo della pera 

fona j erafolito pacare nella anticamera a ordinare ifuoi mifleri , 

fer trouato chiufo laflrada ^ tardando Vhora di far Vojfitiofuo^ 

con vna ordinaria profontione per alcune fiale fecrete nell'antica^ 

meraperuenne j ^ afcoltando più volte all' ufcio ^ che in quella 

entraua j ^fj^ej^o ritornandoli ^ auenne che aperto lo trouo t ma 

molto bene accoflato 5 fer con la mano pianamente aprendolo aU 

quanto^ comprefe cheH familiare Barone conia Signora a grande 

honore fé ne giaceua')^ d'ogni defidetiofuo dolcemente fi confi 



$é I M A R M I 

tentaua*. "Et ependo alquanto deftderofo di far tal viaggio ejìo 
unchora ^ penso più modi che via prender doueua a quejio fatto , 
onde vfctto il Barone del letto , ^ della camera partita ^ fubito 
ilfratefen:{a punto dimorare fé n'andò al letto della Madama èr 
gli dijie 3 ^jonopiu anni ÌUuJìre Signora mia ch'io feruo Vhos 
norato Barotie vofìro Corforte 3 ^ laferuitìi ch'io ho fatto fe:s 
co j per altro non e fiata 3 /e non mediante la hcUt::^:^ eh' Ir pofla 
nell'Angelica faccia , 6^ ne lucenti ^ folgoranti lumi de bei vo 
ftri occhi , ^ perche Vamore ch'io vi porto non ha termine ne Ino» 
go j non ha hauto anchor rifletto a religione , a conditwn mia^ 
br con V ardore de vofiri viui ra:^^ fi forte m'ha ajìalito^ che più 
volte tratto dalla firada dell'impofiibile^fonoflato vicino ad amaT^a 
:!^rmi*U fatto di tal cafo deiiberaiiutie nfolutaj non ci andana gua, 
ri di tempo che ejeqwuo la crudeltà in metma veduto amore ilfie^ 
ro mìo *ès befiial proponimento m'ha lafua merce sporto alquanto 
di lume in quefie ofcure tenebre de miei affannile quefio e fiato che 
con ^' occhi proprij ho veduto quello ^ch'alia miafalute era d'bifoa 
gnot ù" qui alla donna che fiaua piena di merauigila ^moltiparti:: 
colart narro , ìj con molte parole gli dimofiro il danno che nefea 
guìua j 'à il vituperio che lei ne nportaua 3/e di tal cofa non gli 
acconfentiua ♦ Et dall'altro proponeua vn filentio fedele vnapaa 
ce eterna ^^ vn quieto ripofo : vltimamente che lei gli donaua la 
vita , ^ a se ^ al B aronfiio ^ parimente la conferuaua 3 tal che 
la donna piatofa j fra'l timore ^ la paura , isr la promijìione del 
tenerlo fecreto: per vnafola volta gì' acconfenti con molto fuo dim 
fj^iacere fer affanno alle dishonefte voglie : ne fi parti della camera 
che'l tuttofi mefie a effetto ♦ Tlnito il tempo dell' Imbafciaria ^ il 
nobil huomo ritornato aZ Re 3 ^ parimente a cafa^trouo la donna 
fuor dtifolitofuo cofiume , nonfolamente fana 3 ma allegra ^ ^ 

afiai 



D E L D O N I. $y 

nf^aipiu heUa &* in miglior flato 3 ^ di queflo cojo tiefcce ajìai 
marauiglta , doue pu volte \mm<iginaiofl o?ìde quejh cagione de» 
riuarpotejse^'tie trouandO) ne conoscendo per modo alcuno fl nuoss 
uo accidente: tento più vie dijaperlo 3 «e alcuna giouandone^ de» 
hherò con modo non molto ragwneuolc di tal cofa chiarirfene ^ ^ 
farji certo fé (jUello che ti credeuafojìe vero ♦ Ejfendo adunque 
venuto iltempo che gVhuomim vanno a deporre la miglior partt 
ieilorfegretinelpetio de confej^ori^ando il Baione antrouarc 
vn valente padre dal quale la donna erafolita confejìarfi j ^ 
prima con i preghi^ poi oprando Vauttoritk , &r lapoten-s^afua 
fece tantOj che gli concede ^ Vhahito ^ il luogo-, Doue la don» 
ni con lefue d6n:^ll€ vna matinaper tempo fé tifando ^ ^fmce» 
ramente poftafi ginocchionijdelle fue colpe comincio a chieder per^ 
ionoj et ejìcndo arriuata aìì^atto del matrimonio ^fieramente fi die» 
ie a piagnere 3 6^ ejfendo pur domandata dal confejìore , fer ajìisf 
curata del perdono del fuo fallo la gli dijìe come d'un p aggio hono 
rato fcr molto a lei carijìimo era inamorata ^ laqual cofa gli hmeua 
prodotto più nuoui Ef più crudeli accidenti che f'udijìero mai^ ^ 
detto queflo di nuouo più forte fi diede lagrimare 3 il Baróne ha^ 
uendo hauuto quejìa prima ferita , per cercare quel che non dos 
ueua j 6f quel che non haurehbe voluto ritrouarefu quaflfbinto 
dallo sdegno afcoprirft 3 ma deftderofo di fentir più inanT^ ^ con 
huone parole l'acqueto j ^ gli fece il perdono facile di tal peccas 
to * Dijìe la donna^ doppo il paggio padre mio ^ pur con fuo con:: 
JentimentOjj^che altrimenti non ho potuto fare ^an:^ for:^tamente 
Vho fatto ne ho poflutofar di manco fé Dio mi perdonila vn nohi 
liflimo B arone tante volte quante egli ha voluto carnalmente acff 
confentire , fy doppo queflo errore ^ vltimamente ( Che mi dijfias 
ce aflai ) ffor:^ta ^ ^ contra mia voglia 3 a vn frate maladetta 

N 



9^ I M A R M I 

mijon iota in ^nàdi che triflo lo faccia iddio ^ ch'io non lo vegst 
gio mai icn fi fatti ^ anni adcj^o che io non gli dcfidcri tutti i mali 
iti Mondo j ^ dal dij^iaceie del peccato^ ^ dal dolote deWinf 
giuria j gli fopr attenne fi fieri finguìti che pia parlare in modo aU 
amo non potcua ♦ Il marito più dolente che configliato ^prefo dal 
tìuouo cafo yn furore pa:^o ^ £r dalla mar auiglia fior dito ^ tra» 
tcfi il capuccio di tefia , ^ avn tempo medefimo aperto la grata 
( dcue i confe fiori fi fìanno afcofli ) difie : A dunque maluagia 
donna non fé fiata in vano y ne haipafiaii i tuoi giorni in damo , 
che fi dishoneflamente fcr n lafiiuamente gli haifi^efi i Qui può 
imagwarfi ogni donna che infimili accidenti fi fufie ritrouata che 
dolor fu quello della f emina colpeuole , doue Veduta fi pah fata £^ 
f coperta fé n:{a riparo difcufa alcuna ^ fu quafiper tramortire non 
tanto per i cafi papati ^ quanto per la nouita del prefente ♦ Vurt 
Iddio volendo punire V inganno del tradimento yfato alla donna ^ 
^i diede non meno f or :^ che virtù j ^ al:^to gli occhi in verfo 
il manto infuriato con vn'arguto modo ( quafi che da vn nuouo 
Jonnofiie^^iatafofie ) gli dijìe con vn malpiglio ♦ O che nobil 
C aualiere ^ o che gentil f angue di S ignore o che R eal B aro* 
ne che tufei diuenuto ( o mia infelice forte) non so qual dehh'efg 
ferpiu riprefa in te delle due viltcì dell' animo che t' e entrato nel 
petto j Vimaginarti ch^la tua huona donna faccia fallo alla tua 
perfona , o Vefierti veflitofi vilmente 3 aflretto non meno da dapm 
pcccagine d'intelletto ^ che dafuriofuà dipocofenno ^ l mi cona 
tento bene , che per infino a hora tu hahhi riceuuto il premio , cht 
tu andaui cercando tBene voo ch'io non voglio vfare i termini 
con teco ^ che tu meco hai vfato ^ ^ tenerti afcofo la tua ftoUitia^ 
if non tipalefar la mia hontìì ♦ D mmifei tu fuor delfennotnon 
Jei tu paggio del Re / non fei tu Barone i vltimamente non fa 



DEL DONI* .v> 

tu diuenuto vn maladetto ^rate^ quali altri Paggif^uati altri sia 

toni t € qual altro frate ha hautu a far con meco che tu t Sei tu à 

vfcito del cerucUo che tu non lo conojca i ch'io fon vicina p que^ 

fio cafo diìhoneflo , ^ della poca fede che tu tieni nella mia per ^ 

fona quafì di trarmi gV occhi di tefta per non vedere vn ft brutto 

j^cttacolo : Deponi huomofauio n horribile folletto &r cerca 

di coprire fi f ciocco^ et fi vituperofo modo che tu ^ai vfato di ve* 

flirti Frate , ch'io giuro a Dio eh' io non popò più dinan:^ alla. 

faccia tua ftar ginocchioni , tanto mipefa quefto cafo e duole j &r 

in piedi leuataft tutta turbata in faccia fenT^a far più parole 3 alle 

fue donne fé ne torno ♦ Il Barone veduto f copertola fuapax^ 

.:^a , if creduto fermamente alle parole della valente Donna cer* 

co non meno di coprire il fallo ^ che d'emendare ìlfuo errore ♦ 

Stuc, Tìacmì Pìnufvm? , ma tu dicevi di ìe^^ere ym lettera , ir ce hai narrato una 

^oria , che s'ha da far poi del corretto Boccacào,if delle lettere * 
Satio Stamparle tutte in vn volume * 
Stuc, Sara bell'opera certamente . T« mi pari vn' librare , tu n%i ytC aìtrt in Jè» 

no che cojà è ^ue^'ahro ? 
Satio h'ideadel Theatrodel S . Giulio Camillo^ 
Stuc, Da qua che io Yo^lio yeder s'io y/ trono fipra vna cofd , da non la credere, 

c come ci menano per il nafo noi altri ignoranti quejli dotti dotti dotti . 
satio hiauro caro di notarla ♦ 
Stuc. Mcpami il libro , Uà fervendo il proposto nopo e dafapere che in noi fono tre 

anime , le quali tutte tre quantunque godano di quejio nome comune animo , non» 

dimeno ciafcuna ha anchora ilfuo nome particolare , 
satio Di quefle tre anime^egli Vhi detto un'altra uolta in una fualettera*. 
ituc. Non importa ^a pure a udireAmpercioche la più bajja, et uicina, if compagna del 

corpo nopo è chiamata l<!epes,et e quefia altrimenti detta da Moisf anima uiuens. 
satio Vedete quel che fa afaper hebreo ^ greco , &r latino i 
Stuc. Vedete quel che è non Jiar falda a quello che hanno frìtto ì dottori della chiefa ♦ 

pte pure a vdire , Et queHa percwche in lei capeno tutte le nope pojj'ejìioni , 

U habbiamo nei comune con le bepe , 

N ij 



loo I MARMI 

SGtio, L e mflre f anioni jon tutte adunque coje da h^flie , o le heflìe non 
hanno(^credo ) le ^alìioni che hahhiamo noi* 

Stuc* vditf pure ♦ 

Satio fc egli Jìampato in luogo autentico f 

Stuc* In FiorenT;^ , if at^chora in V'we/m . 

satio Sta bene ^feguitate tutto ciò che voi volete dire ♦ 

Stu(* Et di quejla Anima parìa C H R I S T O quando dice ; Trjjiis efi anima mei 
yjque ad moriem , fcr aìtroue; Qui non hahuerit odio anìmamfuam ferdit eam* 
AÌpaì Yoabulo non ajpirando la lir^ua ne Greca ne Latina non fi fuo rapprtf 
Jèntare neUe traduttioni la Jù a fyniji catione f 

satio ( Saldo ^ chi non haura in odio lafua anima^ laprder^ t adunque 
chi Vhaurk in odio , Vacquiflera . "Talmente che acquiflandola ^ 
Vhuomo guadagna vn'anima come quella delle heflie t 

Stuc» La Logica lintende altrimenti , Afcoltn prima il recante ) come, per camion d'ejì 
fempri in quel Salmo , Lauda anima mea dominum t quantunque lafcrittcr deh 
Spirito Santo habhia pcjlo in Mccahulo di Nepes , cifaììno yfare il comune. Et 
fu ben racione , che il Prcpheta yfaffe il vocabulo Nepes Yolendo lodare Dio 
con la lingua , if con altri membri , che formano li Yoce , if fono ^ouernàti 
dsh Nepef che e più yicina ah (àrne . V Anima di meì:;^^ , che e ratìonalej, 
e chiamata col rome dtìlo Spirito , eia è Ruach , 

Satio Io fon ben fatio da vero , che noi habbiamo tante anime in corpo ^ 
f'io perifaua non ccmpraua queflo libro altrimenti ♦ 

Stuc* An7^ n .perche ( ^upendo , La terT^ Anima e detta Nejfam.ath , da Moisk 
Jpiracch , da Dauitte , if da Pìtta^ora lume , Da A^opno, portion fuperiore, 

Satio Egli fi fonda benij?irno . 

Stuc, Vur che coloro YO^jlin dir ciò che efi intende o^ni cofa jla bene ; Da Platone 
mente , da Arijlottle intelletto Adente . Et jì come la Nepes ha il Diauolo che 
e le minijlra dimonio per tentatore ; Cof la 'Nejj'amath ha Dìo che le minori 
VAn^elo , La pouereh dì me^ da amerJue le parti èjiimolata . Et fé per dit 
ulna permìpicne s'inchina a far anione con la Nepcs , la 'Nepes ,f unìfce con 
la carne ; if la carne con il Dimorio , y il tutto fa tranfitd , bf trafr.utaticne 
in Diauolo , per la qual cofa dijfe CH RI STO . E^o ele^i vos duodecim , ^5^52 
ìf ynui ex ycbis Diahclus ef: , "■'■■.: 

satio A queflo modo ^ tutti hahhiamo il D iciuolo nella anima frima * 

SiHc, voi miffite yenir yo^lia di ridere , vdìte ilfne . Uà fé per ^ratii di Cb? 






DELDONf» fot 

Jlc y ( ia altri tìoii può yenìrt vn tanto benijìtio ) lAmmtt di mc^ofì dijiact 
(a, quafi per lo taglio dd colteh àtHa farcia diCHRlSTO Ma 'Ntpfitr.al 
perfuaja , ^ ji Ytìifce con la ^e^amath , la J^t^amaihàe è tutta Dìum ^ 
faf[a neh natura dell'Angelo , iy conjè^uent emente Ji tramuta in Dio, Per^Uf' 
fio CHRISTO adducendo quel tefio di Makcchiti , Ecce (50 mirro An^fi 
km meum, yud che s'intenda di Gicuannì Battifia ttajmutato in Angelo neh 
frcuiden^ Diuina ab initìt if antefecula . 

Satio A hremameìa qttefla cofajalta con il leggere perche ho fretta jU^era* 

StHc* Ecco fatto ncn fcjjofare che io non metta la Cfinione dehjcrittor del Zoar , Li 
"Nepes efre yn certo fmulacre , cuero ombra ncfira, la quale non fi parte mai 
ia Sepolcri , ^ lajcìajt non Jclamente la notte , ma anchcr di giorno da queììi , 
d quali Dio ha apertigli occhi . Et percioche il detto Scrittor dimoro all'Heremo 
per quaranta anni confette compagni , if con vn f^liuoìo per camion di ihmif 
nere la Scrittura Santa , e dice che Yn giorno vide n yno de fuoi Santi , y 
cari compagni difiaccata la "Nepes talmente , che ^li faceua di dietro omira ni 
Qpo . Et di qui s'auidde , che quefio era il nuntìo deh yicina Morte di colui* 

satio Perche tu m' hai legato la bocca con dir S anto , iy S anti^ pero fio 
cheto fer credo che queflo e maggior dono poj?a concedere Dio 
aWhuomo ♦ Ma perche GtuUo camiUo non fu santo^ non uo ere» 
Àtr dì cote fio Thestro nulla , E^r Vho per acuto ritrouatore inge* 
gncfo , ^ letterato , del refio non gli credo nulla ^ ^ non uogHo 
più cote fio libro ^ toloper te ». .j 

SlHC, Sgratis suobis , Lafciami finir quefio Capitolo ♦ Uà. con molti digiuni hf cratìoni 
ottenne dn Dio che la detta fiaccata Nepes , da capo al corpo fuo fi ricongiunfè* 

Satio 'Non me ne dir più * A Dio Jerha il libro ^ per te » 1 

Stuc* A riuederci ♦ 




STVCCO, ET SATIO, 

Tanto che'ì lihro u'epc^ruto vna hella cofa t 
SntÌQ heUìfima certo per voler dare a credere de perfone mdte cofe nucue , 'Mcjfir 
Giulie non ha pari^ 



ie£ t M A R M I 

Stu^ Yìaude voi conjìderato c?i ,^u?l r.umero che t^ìjcrìv ^V^ "^ tcf^^ 
Ufi doue e^idice 'Numcrus hominU nuììicu, . .t<i<>' 

autem heflief€XC€ntif€y:agwtaJey:,(etfeguita) Perciò toe ( fai^ 
uendo il Camillo ) il numero che arriuaa mille per la giuttta dello 
intelletto agente e il numero deWhuomo illuminato ♦ 

Utìo O H tirata acutmfnte ^ueh cofa , fafrcp yoì fer forte doue cotep j^aJ[o è 
neìl' Apocaìiffe < 

StU^ A tredici capitoli^ &r dice cofi Hic Sapien:^a ((parlando di non 
jo che heflia) qui habet intellectum computet numerum beflie^ nu* 
' merus enim hominis efl^ ^ numerus eius fe:^centifeyagirìtajey: « 

Sttìo eli antichi iiìter]^ettt che hanno detto di coCeJlo faj^o f 

Hu* NoM mi ricordo d'alcuni jìiracchiamenti greci^ma d'una intcrpetraa 
tion latina fu Dicanogli Spof^toriche quella beftia e fignific^ta 
^per Antichriflo , il qualfi chtameid la luce del mondo , £f hanno 
fcritto Die, L V X ♦ come dire dice efer lui la luce^^Jegnae 
tìo in queflo modo il numero per calcularlo meglio , che'l D ♦ dica 
^cinquecento , VI* vno j^ itC*. cento fecondo Vabaco Eccles 
fiaflico ♦ Poi j /o L* cinquanta, V V. cinque, if VX* dieci ^ 
^ lo raccolgano in quefto modo^. 



B. 


f O ♦ 


U 


1. 


C. 


I o ♦ 




6 o I queflo fa fé cento vno 


L. 


5-0* 


V* 


f* 


X* 


1 o. 



6 f* rt queft' altro fefìanta cinque^ talmente cheéoi* 
€t 6^ ♦ fanno quelnumero che dice San Giouanni nelVApOfi 
calijie 666 * che e il nome di quella beflia ♦ 



DEL D O. NiT*, I©^ 

Sitk I no^ri Me^ernì non hanno eglino detmì ijuaUhe ccfifcfd f 

Sta. No« ch'io fappk^ ma io ce neho due^nuoue nuoue fatte ài ueuhio* 

Satio Uauro caro iìfa^erìe ♦ 

%tu^ L a i:cticn:^4 adunque fu teco ^ et affetta the iodica ogni cofa , et^ 

^oitifegna. 
Sitìt Son contentìpim , hor di yìn , chHnJìno d'YÌtimo che tu Ìimì io ho firn non 
fon fer dirti ynaj^arok al mondo ♦ 




Hu* ^fienio la feuìmana santa a i diuini ufitij ne^i Angelismi venne 
alquanto da velare gli occhi jcof m'aji^oggiaiful mio bordone et mi 
^ mefii il cappello in ca^o^e dormi leggier leggiermete vn buon huoa 
nof^atio dì tempo, o che fujì eroi ]^en feri delle cofe di Dio che io 
mi riuolgeua ( inan:^ che mi venij^efonno ) nella mente onero 
f^irito huotio ^ altro nume celejìe ^ etgratia data difopra ♦ ^gli 
mi pareua d'edere in un *T empio pien pieno di popoli ^i quali 
cantauano in compagnia le Tanie , et fra V altre cofe diceuano in 
quelle piti e più volterà Beftia mala libera noi domine ^JLifueglia 
tomi in quejìo pregaua Iddio chedouejfe darmi tanto lume ch'io pò 
tej^e^nterpdrar qual era quefta befìia^ U hauedo in mano vn tefla 
mento nuouo , volle la forte che io aprile quel capitolo deWA:: 
ftocalij^e * Standomi adunque in quejlafif^ a imaginatione infno 
alfabato Santo ^quando fi cantauano le hetanie i et miparue(fO 
certo che non fu uero) mi parue che vno rifponde^e a ifacerdotiy 
g Martin Luterà , libera noi domine ♦ Quando mi parue d^udiv 
queflonome , me n'andai a cafa ^ et cominciai fopra del nome 5 a 
cdcvlar numeri, et\ gran cofa^ che altro nome che ilfuo non può 
farfecètofejìantafeijhora udite in che modo, Qià bifcgna che uoi 



f 04 I MARMI 

v'maginiate di trouarV Alfabeto perfetto ^e i Tìumerì perfetti cioè 
nonmettLr più lettere neW A B C tìe mult'plicar più numeri che 
fu il douereiVoi direte uerhigratii yro due ^ 3 . 4 ♦ f ♦ 6 ♦ 7* 
8 ♦ ^ ♦ i o ♦ come voifete al dieci fé uoi dicejìi vrìdici per ahoa 
co ♦ i i» verrejìi a raddoppiar gli vni , pero hifogna dire , dopo 
il dieci , 20» j o» 40» f o, 60. 70» S ©♦ 50 ♦ et cento ♦ » o o 
poi non dir cento vno i o i *per non duplicar ma dugento i o o. 
5oo»4co» roo. eccetera^ Vigilerete adunque V Alfabeto in^ 
tero^fen^a leuarne vna lettera^ in quejla forma ^etf otto yi mette* 
rete i numeri ^ come vedrete » 



ABCDEFGHIK LMNOP CLR S T V X Y E 
« ,» ,3 ,4, S, 6, 7, 8,9, io,iojo,4«, ;o>o,To^8o,9o,ioo,ioo,}oo,403,joo 

Qtttf«<io /o fcebbi ricotto quejìo A Ifaheto , £r queftj numeri a td 
ferfettione , che voi Vedete che non fi lieua y opoue cofa alcuna : 
ma rettamente fen:{a tirar la cofa per for:{a d'argani 5 cominciai a 
fcriuer quelle lettere ^ fecondo che miparue d'vitre nelle Letanicf. 
^ j o ìAartin » L utera ♦ 

I ooT 

pi 

40N 



260 

^ fommando queflo Abaco , trouo cfce quejìd prima parte riU» 
uà dugentofejìanta jpoiprefi V altra parte del nome , fcr «el me* 
dejìmo mO(?o ^ forma pof^ le lettere ^ i numeri fimilmente^ 

fto Luterà 



Sufio 



DELDOi». ,ef 

20 "Luterà». 
aoo V 
T 



1 00 



r E 
So R 

[_ A Et quejlof Ottima f ecento fei j accompagnate il priniù 

40^ co« iljecondo nome^ &r v«;Yc ^/i A bachi infume t 

voi trouerete the dugentofejìarita ^ &r quattrocen* 
to jti j fa giufto il nome di (Quella befìia ciò e fem 
cento Jejìantafei • 

i.60 

066 ^ Veramente che V e cofa marauigliofa a dire che con quejlo 
numero , et con queflo A baco , voi non trouerete altro nome che 
quejìo Martin Luterà y che faccia 666 y fé voip^uafii quanti 
nomi fono ho:^:^ti al Mondo ^ Con vna facile , piana et non 
tirata dichiaratione ♦Io ho finito che dite t 
Voc\ììo yeàer prima quefia cofi adagio adagio , if più top creder la \ollra,che 
quell'altra ; che ccìui Yedep dijiaccata /' Anima dal corpo ^^^ poi rappiccar» 
mia ; Si che io yedro la cofa a bell'agio , tf rifpoiìdero Mtì'attrajera, Per hot 
ra mi yo ritrarre , if ho hauuto caro quejia nouita , ma Vahra f 

StuCi. L'altra laferbo , che non h abbiate fretta , perche è più lunga gf 
al mio gmditio bellifììma 4. 

Satìo Vur che non y'in^avniate , a Dìo per if afera idunque ♦ 

ituc, Voflro 6r mi raccomando > 



O 



oé 



I MARMI 








PECORINO DALLE PRESTANZE, ET CHIMEN* 
TI BICCHIERAIO, ET VN PEDANTE. 

pfc* E MI vengono Certi libri nelle mani Chimenti mio caro ^ che io 
non glifo leggere 3 mio padre getto via i danari a mandarmi alla 
S cuoia ^ non jb Jcriuere ti dico anchora , cerne cojioro al dì 
d'hoggi • 

CW» vite voi de libri in penm , in forma f 

Pec. Informa di quefle jìampe nuoue ♦ 

chi* Anch'io fil princij^ìo mi ci acconciauo mai MOÌertieri . 

Pcf . V edeflu mai qiieìV L ihro delì^ I talia in prigione-, volfi dir liheram 
ta * che hauiua queW è , queW , queW \ , quell' a ^ queW u 5 
queW y e queìl' ^ &r queW , èr quell' , £ir queW altra lettera in 
greco ^ in diritto^ e in trauerfo : io per me non la potetti mai legs 
gere* 

Óiì* Quel (mento di Uarfiio Ticino , anch' a me mi faceua vn certo majlicamentc , 
d'a }id'è fO , ^ta quadro, if non quadro, me^;^, intncpiccok, ^rande;belle 
baie per noi altri antichi , ma come la fate voi hora , con i libri ? 

Pff ♦ B ehe bene io non gli leggo altrimenti , come io^i Veggo quella 
battaglia nuoua ^ che vna letteraporta la cora-x^ 3 v«' altra Velm 
metto 5 chi la jfada , chi loftrafcico , chi la lingua fuori , chi la 
tien dentro ♦ S uhito dico al libraio ^acitu meglio t vna volta io 
mi feci difinire al Maeflro delmio fanciullo , le lettere d* vn di 
quei libri ^ comprefi che tutta erafaua ♦ 

chi. In che modo f 

VeCf lo te lo diro , ma non dir poi che'l Pecorinofìiafu quefle cetere^e 
Ju quefli andari^ pmhe non tifarci creduto per laprima^poiflrifi 



DEL D O N !♦ 107 

Peranno del fitto tuo , ma ecco il maejlro ♦ S *io non m''ingmno • 

B en giunto fu la voflra riueren:^ , a tempo j^iu che Varrofto ♦ 
ÌAae, Quen queritis * 
Qhu C ercauo difaper il modo della C ofmografia che cojlorofcriuono in 

qutjli A B C di nuouo ♦ 
Mrff» Ortograjia yoìete dir yo/ , che Y/Vn di Ortus , che yuoì dir lìajcimento i'hui 

more che yien nel cap aìle erudite memorie . 
J?ec* V oi fiate fu la buona pejìa , toccatemi la deriuatione fecondo U 

vofìra Teologìa 4. 
chi* Non fauehte pero tanto in me che dnch' io non po^i traruì U herreta fé n» 

a^iu^netk con muno * 
ÌAae* Secondo Auenois in duodecimo Vhifuorumj et Seruio de quAn 

titate ftUaharurn , 
chi* {Oime douejcnio condotto . ) 
M<ie* L e parole vogliano ej?erc intefe ^ fien me:^ , ofien wo:^^f ^ • 

fien in vn ma:!;j;p ^fuut in Cato fcrittum eft , 
Vec* Ddtf in terra Mejfere Mar/fro , b- non entme in Unud rudihus aUrìmenti ♦ 
Mae^ Il fondamento della lo^uelaìjempre buono j perche funiatio ha» 

het duas partes ♦ 
CR (Mi raccomanderò da Signorìa No}ra ♦ ) 
Uae^ Voifeteimpatienti che vorre^ivoìfaprhreuiter t 
Vec* Comejijcrìue 'Nequitii , "Puntiate , fé la ya in Zeta , in ti ♦ 
Mtfe* Tanto e elVe come Vhuomofe Varreca , anchora lo fcriuer Vhis 

lofophia , per pi , ^ acca , fcriuerlo con effe per tutto non fa 

nulla ^pur cl)e e^i s'intenda ♦ 
chi* Chifcriuejfe pedante per P , maiufcolo , non ijlarehbe meglio , if J^norgnte 

anchora Mepr * 
Pcc» A nchora Afino va con Va maiu[cola ne vero M.aeJlro ♦ 
liae* Difiin^ua ♦ Afinus homo , « Yt befiia ♦ 
chi* B eflia megere , befìia vi dician noi con due piedi ♦ 
M«f. Non hanno due fiedi^U Afni ♦ 

P«t S i hene ^ jì dice le :^mpe dinan:Q ^^ ipie di dietro ♦ 

o § 



»o8 I M A R M I 

Uae* Benejla , che altro volete merro^ami ? 

chh Se B atiifla fifcriue con vn p ^ folo ^ o con due ♦ 

Uae, Verche i Ut'm vi mettano baptì , pero lo farei con due , 

Vcc^ B ne yVa egli con duo u ^ B une , perche [i dice B oue ♦ 

lAae, Domine non ♦ 

Pec* A dunque ne ancor B atijìa ha i'hauer due Urna ditemi exmplum, 

poi ta egli due j? ^ quel y. 
Ulte, Ita ffl , perche modernaliter fi forma ejfercìtìo , esercito . 
Cfc/* Credo che bajìerehhe vnafoUj^che a dirfimplex u')t dentro v« x, 

^ dire fcempio , che tanto rilicua quanto che dirui f ciocco , ^ 

pur nonftfcriuefmplejì . 
Uae. Voi douete hauer letto PAcabak , o la Clauicula di Salamene , f ben mi fopra* 

mate a i p^J?/ . Ma io credo che a cjli eruditi ncHe locutioni phiìojophice , non 

fòrmontì v« quanco , a trouare fcritto , efferato ,exercitio , o exerci:^o, 
PeCf A ncora ignoran^^a jperT^^^ ignorantia per t y non dehhe darp 

ui molta noia ♦ 

Mae. Si bene queUl^noranT^a impotta a noi*altri precettori , che habbiamo a difdplinare 
'le piante tenere , 

chi, R aperon:^olo , va egli per v« :^ , o per due » 

lAae. "Napuculus , rapa piccola ; con due ^-ti per amor deh me^ di:^one , perche 
ìe ([uattro lettere , fecondo il cojlume di noi altri precettori , richiedon due ^. 

ree» StronT^lo , va pur con vn T^etafolo , che d^iua da quelle quata 

tro lettere che voi dite ♦ 

Mae. Nei abocchìanio meglio le parole con due ^ri , come e me^;^ , me^ , mo^ , 
pu^ . 

chi*. Voi douete hauere fludiato dall' A Ifa , alV Omega j Ma cotefla 

ragione non m'entra , perche :^tico , ::^igo , :^ecca , ^ :^cchera 

che tutti fon nomi de vojìri proprij fi adefiran meglio a voi altri 

pedan ♦ Maeflri ♦ 

Mae. Cl7f h'imforta eji afapere la cofaf minutamente , a yt dijìinte . 

Tee* lo che tanti libri maneggio alle prefìan^S ^i vorrei correggere ^ 
^ non fo e- 



DEL DONI* 10^ 

chi ( State a vdir quel che e^ìi dice domine , if non girate il Qpt ♦ " 

Mae* lo giro perche non fon libri per gramatica fcritti ) 

Vec* Quando io trcuo dfferen^ , fé io mi dàh rifcriuer diferentia , o digerens^li , 

y arnione , variamone , VotenTiia , foten^ , ^ fotentia . 
lAde*. Potentia ^ per ejfer gran nome , ^ ftgvificar gran tenitorio ams 

piamente , va per due ff, Potten:!Qa , 
chi Vedete quel che fa ad hauer k lingua in fmiì cofe leccate i e^lifa tutti ì Yca* 

hli a chiufi occhi , 
Mtfe* La farebbe bella , che io nonfapej^i grufolar per tutti i libri ù'c ♦ 
'Pec, Sta bene , Oca , va eh , con yn e, con due , o con Paccha , e con Vo grande* 
Uae* Secondo l'età fi lieuano ^ pongano le lettere , àelV Ortografia ♦ 
Anticamente bafiaua manco lettere ^ ma alla Moderna ^Voglias 
no tutti i capi de nomi e de cognomi la lettera grò fi a ^fi che Ocha, 
vìi conVO grande , majìimamente quando fon Ochigiouani* 
Tee* Le fenìci vi yen^hino contìnuamente * 
Uae^. Come dite t 

Tee* Mi pareua fentir Ihore , if diceua iffedicì * 
cfjj* I nterpofitione^ et interpofi::^one ^ quid interefl^come giudicio^ giù 

àitio , vel giudi':qo * 
lAae* Andiamo a cafa di com^a^ma , che io guarderò fu k Fahrica del Moddo , cotefii 

parola , perche pecco alquanto di poca memoria * 
Tee* A ndiamo ^ mejfer si ♦ 

chi* \ erìgo io dietroui t 

Mae* yieffer no , che yoifete più vecchio jfempre veneranda fenectus , diffe D<in* 

ie , if poi io fon tanto aue:^^ andar dietro <i^/iJfo/<iri , che io nonfaprei far^ 

Yn fapo /«««^ . lEamus * 

BERNARDO^ GIOIELLIERI, SANDRO FORMA> 

RITRATTI, ET SERE SCIPIONE NOTAIO", 
ET VN PEDANTE DOMESTICO ADOTTORATO. 

Ben S Ho fo^i più fonane trenVanni^io vorrei me ttermi a jludiareftrof 
logia y perfaper conofcere vno alla mano fé egli e o non tjefa^ o 



fi* I MARMI 

non fa « poi farei il trattenimento di tutta la corte ♦ 

Sin. Voi Jet e troppo grande di perjòna , perojàrejìi molto /comodo d guardar fu h 
mano , perche terese troppo a difa^io il braccio di noi altri piccoli , ma che htt 
da far la Stroìojia con la Chiromantia ♦ 

Ber* VoZettO ben dir N egromantia ♦ 

San* Se voi deììe Gioie non u'intendejie altrimenti ,]iarep male * 

Peti» lo che fono eccellente in cotefla arte ne nefapro informare in due 
hore j quanto vn' altro in dieci anni ♦ 

Ber. Yoìjète il propojito mio , Di^ratia poi che noifiamo di brigata , difcorretemi un 
pQco in ([uejia Viromantia ♦ 

Vedi, ha fa vn noflrc trafiuìlo 3 date qua la vofìra mano i L 'e a^ai ben ■ 
morbida , per la prima * 

Ber* chef^nifca ì 

Vedi. II maggior temperamento chefia neU'huomo e nella palma deUa mac 

no ^^ poi nel rejìante di quella : perche quefìa uirtu dimoflratiud 

confljìe nel temperamento de ^i elementiyla qual cofa efegno ma» 

nifefio a conofcere quando Vbuorno e manco opiu temperato ♦ ^ 

egli emendo d'equahta dotato ha miglior fé ntimento del tatto ^ La 

mano adunque principalmente manifefia più la complej^ione deU 

Vhuomo che ne^uno altro membro quanto al tatto : per ciò che fé 

la mano e moUij^ima , ^ chefia temperata , &r piena difettili 

humori iiT jj^iriti , da la qual cofa procede lafapienT^y ^ fottilif 

ù dell'intelletto j ^ fela mano e ajj^ra ( per natura &r non per 

(trte duo ) £jr dura , nel toccare giudichiamo che la complejiione 

di quel corpo e fatta d'humori grojìi^i^ fimilmente difj^iriti ro:{f 

:q 5 da che procede grojk^^ d'tnteìlettOi. ha mano adunque fot* 

ale ; ^ moUi^ima ^fignìfca temperamento di complefiione , ^ 

Sottilità d^humori^ fcr confequentemente bontà d'intelletto ^ £rr per 

abreuiarla fottilud d'ingegno ♦ 

Ber* Que^a cofa per la prim.a terrò io a mente fu le^ratie , ma ditemi , che diferent 
Z^jate yoi dah m.an lun^a che coflor duono (he fa bel y edere , # ynn fort*» 



D E L D O N !♦ Ili 

Teàt. La mano hreuepoceie da frigidità t ^ la lunghe:^:^ da caìtdita j 
chi ha adunqua la mano troppo corta ha la comple^ione moltO' 
fredda d'humori j ^ groj^igli humori , dalla qual parte ne najct 
vngroj^o intelletto» ha Calidith della mano grande tien della ti» 
fannia ^fa Vhuomo poco jìahile nelle f uè fantafie^ la lo fa anchora 
defiderofo di quello che non dehbefareda lo fa crudele ultimamene 
te ^.^t quegli h uomini che fuor di modo Vhanno lunghe tengano 
la maggior parte ( non dico tutti ) della heftia , perche cercano di 
\iuer di rapina , &r quefìi hanno Vugna £< le dita lunghe , quafi 
da poter meglio far da oncinot ^ Vejj^erien:{a f't ueduta in molti 

tirannia. 

Sci M/ fdr^S^an cefi Yeramente Signor dottore , chef ppa conofier nefègni deh 
mano in queìle linee molte cofefecrete del'huomo x molto k natura non Pha pò» 
jfp in altri membri i 




Tei^ La 'Natura ha fatto quefto flrumento della mano , padrone di 
tutti gli altri jìrumenti^^ organo di tutti gli altri organi del corpo 
humano , con ordine che Vhabbi daferuire tutte le parti del corpo x 
impero che nella generatone della mano concórre la Virt\i di tutti 
i membri come a quella cofa che e neceparia a quelli j et pero efta^ 
io già detto che nella mano fi manifefla la complepione di tutto il 
corpOi. A dunque ciafcun membro ha prodotto qualche fegno nella 
mano , o grande o piccolo ^fecondo lapojìan:^ ^ virtìt di quél 
membro j^ per ola mano e fegnataù' fopra tali fegni fi viene per 
cogniti one a giudicare de la complefiione dell'huomo^ èr di tutti gli 
altri accidenti chefuccedono nella uita deWhuomo ^^la uirtu de 
membri n' e fiata cagione i. 



112 I M A R M I 

S«» Gran cofi marm^ìiofe ho y eàuto nel mìo le^^er , deh matìo . 

Ber* ly Itene qualche vna , per confermation di quel che ha detto ìajna 

Scu E5'' hd detto che tutti i membri concorroto ah generation deh mano; et io io ere 
do , perche k mano di Dio fece tutti i membri , if e k fiu nobil cefi , che Jìa 
neHnomo ♦ 

Ved* O hene , bene . 

Sdt La mano pojè il frimo Sacrìftii^fu l'altare , la mano fece il primo homicidio , la 
mano por^è il Vcwo yietato , fcr la mano lo mejje in bocca , Ma hjciamcìa cO'' 
mepomento , diciamo d'edere antefch al capo ♦ Quando il Saìuatore con le 
mani kuaua i piedi a Pietro , i^ e^ìi ricufiua , e che rifpofe tu non haurai mia 
hrr edita . Vietro dij^e nonfokmente ìauaiui i piedi ; ma le mani tr il capo ; if 
prima dijfele mani che1 (apo , 

Vedi. Ben tirata * 

Sci» Quando man^ìauano l'A/inel Vafquale , hifynaua che teneffero in maro vn $aJloi 
ne . La mano chf tccco /'ARCA, Jàpete che auenne a colui , perche non 
haueua a far qutììoffitio . Le mani di Moijè pefauano onde bifynaua nel'orn', 
re JòHener^rìcne . Pilato fi lauo le mani infi^ran mijlerio . 

Fed* Sono infinite le cofe nobili della manoje nonfofìe flato altro che 
la ferina che ella fece fui muro quando fcrijìe Manet the tei Faa 
reuGran cofa che .juel "Re de Cananei facejìe tagliare afettanta 
Re (?i Corona le manife poi gliteveua incatenati fottola tauola*, 

Sci* lo vo lafcìar parlare a voi , m>a filo vo dir (jueflo , che il nopo SALVA» 
TORE; /' v/f/wfl paroh che e^li dij^e in (roce > fu ; TsieUe mani lue Syn#j 
re raccomando lofpirno mìo . 

Ber. Sta hene infxn qui , hor uenite al mio intento principale ^ Cht linee 
grande fon juejìe che w ho ne^la rnano t 

Sci* Wr dite vìa hiafjìro , che hauro caro anch'io d'vdire , 

Teà^ 'NeWhuomo fon tre membra principali che fono pofle a GouernarCj 
reggere ^ conferuare ilfuo efiere 3 cw t li Cuore che e primis 
pio dilla Ulta ^ ^ del naturai colore * Il fecondo e il Fegato, 
che e principio di nutrire ^ fjr di reflaurare tuttoil corpo t il ter:^ 
e il cererò che e principio di dare fentimento p" del muouereal»; 

Vhuomo 



DEL DONI* I»? 

Vhuomo j adunque quefli tre membri , danno ciafcun di loro vn 
Jegno nella mano^ La virtìi del cuore adunque produce vna linea 
mila mano la qualfi chiama linea di uìta^fi come ej^o cuore eprin 
Cipro dela uitat et^ quefia linea della vita fi conojce quanto deibe 
viuer Vhuomo ^e quante tnfirmud ha d'hauere^ ^ come voi uedete 
Vha principio fra il dito gro^o ^ ^ Vindice che e quejì'altro , if 
viene ingiù , II fegato fmiilmente produce lajua linea come ha 
fatto il cuore , èr ha il fuo principio da la linea de la uita , con la 
quale voi Vedete che fa vn angulo ^per dir cefi 3 i^ tende allo 
Jcender con la mano] la ter:^ procede dal capo^ ^ con quelle due 
altre dette , fa queflo triangolo nella mano ♦ 

Sin. Bi'Hs ccfa p l Abaco t Yolfi dir Ihmer lettera , iffaper deh Grammatica. 

Ved, ^t perche lofìomaco comunica con il capo , impero tal linea procede 
dallo fiammico ^oude noi la chiamiamo linea capitale , ^ flomacale » 

Ber* Que^'ahra ^ 

Pei» Quejìa e la quarta linea che deriua ia la virtù di tutto il capo Ejt" 
e chiamata menfale i fcr comunica come uedete tra Vindice ^ ^ 
quefV altro dito di me%j^ ^fcende alquanto^ ^ ì detta menfale 
perche fra quella ^ V altra linea ui rimane vno f^atio in modo 
(Vuna menfa j uogUono alcuni che la mil:{a ci habbi alcuna parte 
in quejìa linea^del rejìo ci fon poi tutte quefV altre linee piccole che 
tutte nafcono da quejie principali , fi come da quefli principali 
membri , nafcono gli altri del corpo * 

Brr. in/fic a qui io ho o^nì cofa henipimo a mente , Ditemi hora deh YÌta lunji ♦ 

Ted* Queflo particulare non uoglio io giudicare ma io dirh bene gli effetti 
di quefla linea della uita ^ generalmente ♦ 

Ber* Come vi piace * 

IPeà* La uirtii che fi chiami vitale del cuore j quando eW e forte la pros 
duce quefla linea della vita , lunga &r grofla 5 ^ quando e debile 
la produce corta ver minuta ^ fottile^perche da la cagione forte 

P 



I 1 4 I M A R M I 

^roce^e grande et forte cjfetto 3 d da la debile debile et pìccolo*. 
Quando adunque la linea del cuore e lunga ^ grojìa ^fwi'fica U 
uirtu V'itale ejìer di gran vigore j ^ il contrario quando e minuta e 
corta ♦ B ifogna anchora cbe quefta linea fia continua ^ non dip 
Jcontinua-^perche la continuità procede daljangue che perjua hu» 
mi^tàjegue , cnde fignifica proportione , ^ temperamento ne gli 
humori 3 £jr ben che la Inea del cuore fu^e grande ^grojìa 3 ^ 
foj^e dijcontinua j ftgnificherehbe la uirtu uitale in principio ejfere 
fiata forte-) ma che wprocejìo di tempo fu^e mancata per diflem* 
peramento ddfangue ^ degli humori* Vo diruipiu inan:{i^ che 
hifogna anchora che Vhabhia debita proportione d'aprefooda lon^ 
tano alla linea del fegato j do è ne tropo fotto , ne troppo difccflo^ 
perche emendo remota aj^ai ^fignifichmbhe che il fegato f^ rimout 
infua natura dal cuore 3 £7* che egli non ha debita conuenien:{ct 
con quello onde ne feguiterebbe che ilfangue chef genera nelfef 
gato non t vnito ne proportionato al nutrimento del cuore ♦ 
Quejìe due linee debbo7W ejìere di mediocre diflantia . Quea 
fia linea del fegato poi , non vuol efer troppo lunga ne corta^pet 
che la lun^c:^^ denoterebbe gran calor di fegato , talmente che 
àijìruggerebbe la natura noflrat Et corta mojìrerebhe mancamene 
iodi caldo naturale nel fegato^ ^ cofi verrebbe il f angue generai 
io in quello a non si vnire al corpo tutto et al cuore ^ jt che uoi po^ 
lete comprendere che corpo farebbe quello di tal huomo ♦ Conclufi 
do adunque che ad hauer la uita lunga ^ bifogna che la linea del 
cuore fta lunga grojìa ^ ^ continua in debita diflantia da la linea 
del fegato ^ ^ che quella del fegato fu vna debita quantità ♦ 
tilì* Votens per terra e ci vi tante ccfe t in efitto ciafcum cofa yucÌ m'iftra , y 
prcportme , lo yidi jìa cju:irdar fu la mano a Grifone Tamhr'm , ia quel 
Greco Strola^o , if ^Vi dijfe che ejH dcueua j^erder Yn'ccchio , if così fu i in 
(h modo io yedde e^li i 



\ 



D E L D O N !• I ir 

Pc5. Ltf lifìea del cuore circa il fuo principio fignificafalimenfo^ it-tomo 

alla ricìfura della mano , vuol dir dijcendimento if male , tf la 

linea del capo dimoflra tutte le cofe che ui fon dento ^ poi certi 

punti fatti a guif a d'un carattere di lettera rapprefeyitano gli occhi ^ 

talmente che quando e fono nello fcendimento 5 uoolìan dire detri^ 

mento Et" perditione de ^À occhi y per che quel luogo ^ ^e fio di dan^ 

fio ^^ di ojfcnfione , In quejli luoghi douette Vaftrolooo conoa 

fcerche Grifone doueua riceuer qualche gran male^ ^ gl^ dotieua 

interuenire qualche gran cafo agli occhi . 

Brr. Non credete yoi chef trouì di colerò che hanno perduta la Vifa , if non hant 
no il ^rrattere nella mano '. et anchor de^ìi altri , che hanno il (àrattere et non 
^ìi j^erdano ? br di quegli che non •viene ad effetto neH'Yna nelNltra cofa ? 

Vedi. In quefio cafo non f apra che mi dire ^perche manca taluolta alcuna 
cofa 3 ma per il più non manca : ma udite ♦ Le uirtìi del corpo 
fon gouernate da i Cieli , ^ dalle fue IntelligenT^ che muouano 
quelli j ^ quattro fono le virtìi che fon necejfarie aWejìer deU 
V Huomo ciò e la virtii vitale del cuore j la virtù naturale del 
fegato j la virtù animale del cerehro ^ &r la virtli che regge , di 
tutto il corpo infume : queflefon le principali virtù del corpo * 
Le altre uirtli tutte di certi membri fon più lofio del bene efiere ^ 
che di ej?e 5 come la uirtu degli occhi ♦ La natura adunque vnis 
uerfaledel cielo y ha vna gran foUecitudine circa alle virtù princìs 
pali di produrle 3 &r anche gli fuoifegni li quili fi producono per 
forti":^ di quelle ma delle altre virtù che non fanno aWejìer del 
corpo y di necejìitd 5 non ha tanta folicitudine la natura difopra t 
impero che non produce fempre lifegni di quelle ne la mano ma 
f dio quando vuol dimojìrare vngran hene yO vngran male in 
quel membro * Impero che noi ueggiamo continuatamente yfono 
le dette quattro principali lime 5 ma V altre linee alle volte non gli 

P 3 



i i6 ì M A R M l 

fotìo , d taluolta rio* Md quando gli Jone hanno femore ajionU 

ficare cjualche cofa i dikene o di male ^^ero vodwn cvjìofi 

ro che la Chirornantiafiajvttcyojìa alla ÀJìroìogia . 

San* Guardate di^ratia quel che fyriffhirio (jutj{i fe^ri (he deriuano da quejia linei 
vitale , che prte yar\m in à ,if prte ahn^à ., 

Pe(/* Di quejìo fa rider le linee , etjalire , la cagione e chiari jìimajper* 
che Vafcenjo della mano ^ il monte del police ( dico per dir i vo^ 
caholi proprij ) fignijìca Fortuna ^ honore , ^ il difcenjo della 
mano ^ verfo la apiccatura vuol dire il contrario come e flato dets 
to ♦ Onde (quando tal linee fi partono dalla linea del cuore , Ja^ 
tendo fignificano ihe la complejìione e buona , €jr che la natura lo 
aiuterà adjalire ^ èf a jodisfare all'animo juo , ^ cefi fé tal li» 
me defcendano anuì.tiano tutto il centrano ♦ 

Siti* Vedete quejìa linea di ccfui cerne ella efoitììe , { if è quella del capo ) if con 
ta , iy que^a deh yita t ^rcjfa ìur^a , if a queh del telato proportionata , 
che yuol dire adunque qutHa JcttìUta , che e^ìi è di ottimo i^ige^no forfè i 

Fedf Gzci ho toccato cotejìo tafìo vn certo che , la vuol dire che viuerìl 
molto ma vi fa vn ramo di pa:^:^per her edita ♦ 

Ber, Ah , ah ) ah i 

Ved* A nchor quando nonecontinuatione in vna linea-.ma che fa hifor» 
cata la fgmfica ihe la virtù animale del Cerehro^ e debile ^ on^ 
de Verranno a dire che taVhucmo f infenfatOj non ha il cuore fìa^ 
bile ^ ^ e incoflante ^ cerne fcrehhe a dire ^.i vola il ccrucUo ♦ 

Sci* Da (he la Si^ncrìa >jcfra e fu qvffo rpcjcvtìmerto dicjratia irfe^natemì , e uè* 
re rifcìuetemi alcuni farticuìari (he io ho htti , in quefa materia . Vorrei fàpa 
re la dizione , quando la lirea del Fegato t ìur^a >c^rcffa , contìnua , i/ rc/i'd, 
perche }afi^nif(hi lur^a yita if buona ccmpkficne , b perche la fs^ifichi il 
coriirarìo , ejìendo bteue , minuta , non ccitrrua bfolorita . 

Ved* Wno depriViCipalmembria ccrferuarlavUa ^ e ilYcgato--, dal 
qualpìocede ilfangue che nutrica tuno il corpo; ie la hnea adunm 



DEL DONI. m7 

que ha origine da quello , ^j fia ben prodotta , la moflra che'l Fc^ 

gato e hfn compie ì^iionato^ ^ ciyfojlo a generar huonjangue ^ fi 

come ho detto dell'altre coje all'altre lince ^ quando ì Juoi membri 

Jon di gagliarda natura , ma la ro^eT^ jigwfica ti jargiie ejìer 

puro ^ netto e hauer da dar nutrimento rìjìauratiuo a tutto il cor 

pò 5 dalla qual complelìtone buona procede la lunga vita ♦ C on 

fer il contrario fé ejìa linea e debile É^r hreue , &r interrotta ^ ^ 

/colorita 3 vuoi dir breue vita , cattiua compUj^ione ^ ^ malattie 

ajìai j che procedano dal Fegato per il cattino jangne ^ che egli ha. 

generato in ejìo ♦ 

Self La linea {del Telato) mia ejpe^^ta ir mìa, ma e molto rojpi neh pa te , che 
e yerfo la linea del cape , però credo che la mi mcjirì per quejio yna malattia 
in qutìo , h pcnjò aiichora che la cefi preceda dal fegato i ma s'io thauejìi nel 
principio , penfo che la dinoterebbe injiìmita del cuore pur dal Fegato derìmta , 
che dite i 

Veif Quando la linea del Fegato non continua ^ è breue £jr minuta , 

la vuol inferire mala complejìivne del Fegato ^ come già ho detto j 

^ ^^^fi g^^e^^^fangue corrotto^ doiie e adunque la roj^e:^ delm 

la ditta linea ^ quìui ftgniftca ejìer e abundantia di tal f angue ^e che 

conferifce a quel membro di tal corruttione 3 ejìendo adunque rofs 

fo , circa la linea del Capo con le predette conditioni jfignijica tal 

mancamento ^ corruttione difangue comunicare con la tejìa)^ 

fé in tal luogo difcendejìe vna linea da la linea delCapo , a la Uff 

nea del Fegato , facendo quiui vna croce , vorrebbe fignificare 

vna poflematione nel capo , che procedejìe da abotidan:{a di fan» 

gue corrotto 3 ^ ftmilmente ejìe?ido tal roj?e:^:^d , uer tal linea 

circa alla linea del cuore ^ fi debhe giudicare de le infrmitn , che 

procedano dal Fegato a ejìo cuore * 

Set, che dite voi d'i i\uefo bel tri;>v^clo di quefi fe^rì deh palma di tutta la mano ? 

j?ci» La virtù che regge ti corpo 5 quando ella t forte ^ ben dif^^ofla , 



f iS I M A R M I 

ìafignifica lunga vita , ^ tutte le opcrcitioni del nojìro corpo e/ì» 
fer debitamente fatte 3 if perche quefla virtù e (Quella che gcutrf 
na tutto il corpo , fcr diflribuifce la perfettione a tutte le vvtu de 
membri principali ^fe ej?d 'e forte , diflribuifce equalmente ad ejii 
membri principaU lafua perfettione , fer* viftìi j Siche tutti fono 
di equale forte:^a ÉJf natura del fuo genere , ^ pero le produ:* 
cono equal linee dae^i 3 ma quando le linee di ej?o triangulo fuffi 
fino inequali , che vnafufSe dell'una più lunga ijr dell' altra t fls: 
gnificano che la virtù del tutto no e fiata forte a diflribuire e<quaU 
mente la virtù a ciafcun membro principale ♦ Di che fon fatte le 
linee inequali** Impero che nonflgnificano altrimenti buona coma 
ple^ione ■■, onde nefeguita malitia à' intelletto , et majìimamente 
quando fon tutte ine quale fi^rop or lionatamente ♦ M(i vdite più 
fna«:^i alcune cofe mirabili ♦ Quanto meglio fi ccngìungayio le li» 
nee del cuore con la linea del Fegato tanto fignifca ejìer migliore 
vroj^ortione tra il Fegato et il cuore confe quentemente tra il caU 
do fer Vhumido del corpo , doue confifle la vita t Ej^endo aduna 
que Vangulo acuto di quelle due linee , fa dibifongo che le flano 
molto congiunte &r vnite infume j della qual cofafx dimojìra ottis 
ma proportione èr conuenientia tra il Fegato , èr il cuore , 6r 
tra il caldo et Vhumido , ^ confeguentemente temperamento di 
complej^ione da che procede bontìi 'cf acute:^:^ d'intelletto 5 ^ 
per il contrario quando quefte linee fon dif continue 3 fgnifcain^ 
debita proportione del caldo con Vhumido ^ et del Fegato con lo 
cuore t e quefla difcontinuitìi procede da troppo fecco^et tali huoa 
minijono di natura melenconici^ perche con come Vhumidit'k e cas 
gione della continuatione delle linee , con la ftccitd e caufa della 
difcontinuatione , onde tali huomini fono di mala natura , per la 
qual cofa ìiefeguitano i vitij , che io n'ho detti 3 come farebbe ^ 



D E L D O N I» i ìP 

Inflahiuà , ì màdia , et Tradimento * 
if'u Mi piace iì uopo rp^ìommemo effai perche è chiaro fetiz^ :ikum macchia dihht 
hi , if ho le ucjìre rcffcni prcmijìime , neri dite voi che ìa linea menfale ejprz 
do diritta ^rcj^a , tf ìun^a che ì'afynìfca tuona yirt'u et dificfitione dei cornei 

Vei* Similmente di quefla linea auiene , che dell'altre ) perche laprocem 
de da la uirtii di tutto il corpo ^ pero Je la linea e ben figurata, fignits 
' fica buona uirtliper tutto il corpo , ^ per il contrario ^ fa dimof 
flratione contraria , £^ fflvtti ♦ 

S<u Qljfh che mo^ra i colpì del capo i 




Vedf II monte del dito dime:;^:^^ &r dello indice fignificaf opra del capoj 
el defcendimento della mano vuol denotare fiopra la parte de nimis: 
ci 3 perche fi come quei monti fono nella più alta yarte de la manoj 
coji nella fuperior parte del corpo ^ e il capo ♦ Efz nimicifon cona 
trarij aìl'honore E^ efaltatione deWhuomOj ^ lo fender della maff 
tìo^contraria allafalita 3 adunque fi tagliano gli inimici dalla parte 
più bafia della linea menfale doueì il difcender della mano *Quan^ 
io adunque la linea menfale procede dal defcendere della mano per 
infino al monte dell'Indice intramettendcfi tra quello , £?* il dito 
di me7^:i^fignifica che gli inimici piglian for:^ fopra il capo &* 
Vhonore di tal huomo 3 ^ cofi come il monte deWlndice e da tal 
linea diuifo ^ cofifignifica il capo non e^er troppo ficuro , ma ri^ 
cenere ojfefe* Et molti fon refiati per tali fegni di combattere con 
ifuoi nimici conoscendo la perdita manifefia ♦ 

%cu lo ho vn mio famìglio che ha lafua linea menfale che s'ahr^a fortemente yen 
fo lindice , chefjnìfca eh f 

jPcd» Cacciatelo via , 'à vdite la rc^gione » Ogni ejfetfo che procede nel 



|2« I M A R M I 

corpo dafu^erahonàan:^ di cokra e ^roporfìouafo a "Marte^do^ 
uè fi figlia ogni cruMid ^ homicìiw perche Marte /t tiene dei 
corpo del huomo il fiele ^ ^ Vhumo'' collerico t ^ quando la aU 
lungatione e moderata ^ mediocre denota efier fatta dal caldo na^ 
turale e temperato 3 ma cenando la aUungatione d'una linea "èfitc 
perflua, ^ al luogo doue non dehhe arriuare fi^gwfica ejìerf^ttf^ di 
■ fuperfluitd di calore * Et perche la linea menfa^e dehhe comincia^ 
re fiotto al monte dell'indice ^ circundare tutti i monti de i diti , 
mi non da principio fin che vada al monte di detto indice fie dia e 
fatta debitamente ♦ Quando adunque lafiaglie al detto mo>'te fa 
cor.ofcere ahonlan:^ di caliditìt^e che tal huomo e materiale et che 
vuol dominare con crudeltìi fcr homicidio ^ come fono coloro che di 
natura fion collerici ^ ir hraui ^ jì che tal pefione fono in tutto da 
fuggire , ^ per mila praticar con ej?i , ne tenergli per cofia ♦ 

Scu che direfie voi , che e^ìi ha k Ima metìfile chef Mende da^'lndice , hr fi 
con^iu^ne (on queh del capo f if m"e fdruto cofi mou , perche poche mani 
la fanno ♦ 

Vedi. An:^ motte ma chi più ^ chi manco . Auertite che cofeflo voftro 

garT^ne e v» trifto. Quando le liner della mano non fion henproc 

portionate fecondo ifuoi luoghi naturali ^efiegnodi dehilith Òi^ 

impotentia di caldo naturale ^ et ahundantia di caldo accidentale * 

Quando adunque la linea menfalefii parte dalfiuofiito ^ et f'allun^ 

ga verfio la linea del capo ^ fig^^ifica difetto di naturai calore del 

corpo fi quale comunica a efio capo t per la qual cofa tali huomini 

fon di poco intelletto et dif erettone y et hanno falfie imaginationi ^ 

con le quali continuamente cercano d'ingannare t e quejìo e per la 

granfiiccita del cerehro che procede dafiuperfi.ua caliditcì che non e 

naturale tfit che io Vhoper vn malgar^i^one ^ et non lo terrei v«** 

bora in cafia ♦ 

•cj* Vedett 



DEL D O N !♦ 121 

Sci Vedete (juefio rmetto che far d'un' Arbore , che ejce deh mìa menfate , pìdt 
ceui egli ? 

Pe»* Come io u'ho ietto , la linea tìietìjale procede da la virtìi di tutto il 
corpo ^ et pero fi piglia da (juella tutti gli accidenti che accagiono 
al corpo j isr perche jono date due virtù ali' A ramale majìmamen 
te aWHuomo 3 ciò e virtìi ir ajcihile perla qualefijchiuanoi no» 
cumenti di fuori ^ ^ la virtìi concupifcibikjper la quale fi feguis 
tono le detteuoli cofe , b" chegiouano ♦ ^ dalla virtìi mjcihilefi 
pigliano gli inimici ^ da i quali procedano i nocumenti ^ ^ pero t 
attribuita la parte hajìa di detta linea animici ^ ^ la parte fupes 
fiore alla virtìi intrinseca di ejìo cuore ^da la qual fi pigliano le ins 
clinationi fue naturali ^ et ancho quefta linea procede molto daU 
la mil:^a ^ fecondo i C hiromanti ♦ O nde dinota f opra l ' humore 
meleìKoÌKo ^ dal quale procede ogni caduta difcordia, ^ inimis 
citia ^ ^ per tanto fecondo il numero de voftri rami di epa linea 
ne la inferior parte fi piglia lo fiato de nimici Éjr fecondo lafupep 
riore parte , lo flato di efio corpo^Chefe la detta linea nella par ^ 
te inferiore e piugrojìa &r meglio fatta che lafuperiore ^ figmfica 
gli inimici ejìer più forti , &r taVhuomo ejìerfuptrchiato da efìi ♦ 
Mafiimamente fé tal lima entra tra lo indice ^ il dito di me:^ 
^0 , Etfe lafuperior parte fujìe più grofa ^ che la parte wferiost 
refigfìifica vittoria f opra gli inimici , i^fe equale , equale abatti^ 
mento , fcr equalpojìariT^ ♦ 
Ber. BJ/ynd pur dir qualche cofa mhora a me , if non attender tanto a Sere Scipiti 

ne, yedete quéfa mìa menfale come eh è ìar^a , fìaceui eh cosi f 
Vedi. 'Lami piacerebbe fé voi mi donajìi qualche gioia di valuta ♦ Io 
vi diro bene che voi V haurefte da fare , fecondo che ella moflra '. 
La menfa della mano , accio che meglio Vintenduite , fionifca la 
complejìione diejìohuomojecodo che lui ha inclinatwne a diuem 
fé: cofe , perche come è fiato detto la linea meyfale dinota tutto il 



/i 



12? I M A R M I 

corpo. Qtttf«(?o adunque la lima del Capo f'aprof^ima mólto aU 
la lima menjale ^ non precede da altro ^ fé non da difetto del caU 
io naturale j che non ha potuto dihitamente allargare le dette linee j 
Hf con il iontrano quando fono troppo difcofìatef ^figmfca e(?o 
caldo ejìer fuperfMó , ^ quando mediocremente fon feparate de^ 
nota il caldo ej^er temperato • C ome adunque VA uaritia proce^ 
de da compkpion troppo fredda y con la prodigalità viene dalla 
compkpone troppo calda , ^ la lihcraUtìi da temperata ♦ Voi 

Jete prodigo in quanto alla mano t ^ io fon prodighif^imo a cica» 
lare , ^ vorrei diuentare auaro ^ do f andarmere a cafa ♦ 

Vtìa ame , if poi andate doue yoi yck'te . lo fui da Gicuar.e predico , ha 
rajon mifiro , ma ho y n'animo di donare yìa c^ni cojà , che dite voi dH 
fatto mio ì 

Ved* M-oflratemilamano* 

San* I.cco1a , ma le vn poco^effofa , perche ho formato non so che t(p . 

Ved^ ì^on importa ^ io ho da veder coje grandi ^ ampie ^ non fé» 

gnui^T^ * 
Un, "Ditemi la coJà , come eh}a apunto ♦ 



Sin, 



•- ggacpopr) g tv > p d a o a a J 




Vtà* II difcender della mano della menfale , fignifica il principio della 
vita y perche V huomo nafce piccolo ^ hajìo , ù" continuamente 
procede crefcendo nelfuo intelletto ^^ neW^operation fue infuno alla 
morte .Impero il difcenfo della mano mofìra il principio della vita 
et lo afcenfo lafne dot la vecchieT^ ♦ 1/ me:^:^ della mano fra 
Vvna ù' V altra parte -, mojìra il mc':^;:^ della vita,. Doue adun» 
que quefle linee fono ampie in quel tempo che fignifica quella par» 
te dinota Vhuomo ej?er largo ^ et doue fono firette mifero^et aua^ 



Sci 

Ber* 

Sch 



D E L DONI* I2J 

ro 5 voi Vhauete nel meT^o ftretta ^ ^ dal principio , et nel fine 

ampia ^perojcte bora come vn Qalloflretto y fiate flato liberale. 

£jr hoj^£ran:^a che farete prodigo ♦ ^ buona notte ♦ 
Noi ci raccomandimo tutti ♦ 

A Dio. 
Buond notte if buon'amo * 




Biagio pesci spetiale, Filippo bottaio, 



E'L galloria beccaio. 



"* ''•!^ 



hia* Non heete m3Ì la notte ^^che lafete della nette procede ne ifiani da 
cojefalaie ^ o acute o alm cibi che fiono flati mangiati la fiera jfio^ 
pra dormendogli adunque fi fortifica il caldo naturale atorno lofio 
maco ^ fa fmaltirc qua cibi che fono occafione di quella fete y^ 
tolta via Voccafionefi togli anchor V effetto , j^ero e buon tollerar 
quella fete addentale * 

F/7/p. io hfHuy VM notte , if mi fece "yrn^nn male ♦ 

Bia* Ogni cofa Filippo che prohibtfce la digeflione di tali cibi che fanno 
fide \ nocuid a talfete ♦ Il bere adunque di notte ^ viene a diflur^ 
bare la d^gefiionè , cofi impedifce che tal cibi non fi patifchino 
"Et fé bene egli p ir da prima che quel bere mitighi lafete^nuUa disi 
menala crefce poi perche fa crefcer V occafiione di queìi' arfura 
aggiungendo a quella cattiui digefiione ♦ 

Cd, Voi fiate mr\^o medico , perche fiate nella Spetieria a ^rdir raaionare i Medici , 
Yorrei che ^/cflri Eccellenti Vi dicefiìno , perche non Yo^lion chef hee dopo il 
defilare , if io pur beo , br non mi fa male . 

Biat II V ino ft fmaltifce toflo , ^ e molto penetratiuo ♦ il berlo dopo 
il paflo faria penetrare il cibo inan:Q chefufie digeflo^per la qual 

Q. i) 



■<v\1 



114- I M A R M I~ 

(ofa fi genererebbe opilationi a ji ai 5 ^ V acqua fa male anch'ella 
ferche fa andare a nuoto il pajio yiello fiomaco ^ [(parandolo dal 
letto della f uà digeflione . Però riguardateuene di bere quando il 
cibo boUe tielloftomaco ^ perche nuoce vijinitamerìte * '■ *^^^ 

Gtf/. Quando duro fatica , non ci trono cotefe diprtn^ , o^nì cojà mi fi prò , ogni 
cofa mi^'oua , i^ fa huotì mtrimem , Dd'acqua non ne ^uflo gocciola ; F/7/p# 
pò qua che mane^^ia fempre botte da vir\o , Yf ne mette fopra inan-:^ che maw 
gì ifempre tre , quattro bore , qualche poco . 

BW* ^glifa bene , perche quanto Vacqua e più mescolata con il vino^^ 
incorporata 3 tanto più fregne il fummo del vino 3 £^ unif confi in 
natura i ma al miogiuiitio io fo meglio perche Ufo bollir con il 
vinofulle (ina . 

Filippo Gran cofa che'! Yìn dolce non mi ^adi troppo perfantajta , if tanto più che non 

mi caua ìafete . ' »^^^'* v*'''^> "^^^l h, -J-^,- 'l >wa 

Bw* Tutte le cofe che gonfiano , ^ generano colera sfanno fete j poi la 
-^ arte grò fia del vino dolce che e vpihtiua va al fegato eopilando 
nuoce a quello^ ma la parte fiottile pemtra al polmone*, doue no può 
penetrare la parte gre jì a , £,f perfua fottìi ita apre quelle uie ♦ 

G<i/» Son tutte baie , chi è Va dentro , che Ye^a cotefie girandole . Io beo taluolté 
molto , tf taluclta poco , a tauolafpcfj'o , h poco ; fuor di tauok affai , fi per 
la fede mia , io ti so dire , che h'ijcgra hauer tarte auerter.:^ , /Vjpr ajfuefatto 
'a ojni cofa fa bene . Ma difcorr etemi fopra l'acqui hf il v/ro particularmente 
di gratta ; Jet medici pero u'hanno tanto infunato i 

FiU Pur che nefiappinper loro ^ io ho ueduto di quegli che non ci hanno 
vna regola al mondo ^ 8^ purfonfiani , io durai vn tempo a non 
ber vinofiul mellone , ^ poi n'ho beuuto ♦ 

Gal, Intendo che bijogna che fa buono , che dite di quefio yinofu Vuponi ? 

Ria*. Come ho detto il vi'io e penetrati uo , ^ fiubito corre alle ueni , ^ 
ne mena [eco talifrutii indigcfìi i^ fi corrompono facilmente ^ ^ 
da quefii coruttìone ne nafcano ftbrv^ adunque è me^Jo non bere^ 
opaco bere fopra quei cibi putrefattiui , come fono fimd frutti > 



DEL DON!. I2r 

Cd/. Buie v/ dico ; (he direjli yoì che'l Vin bianco m'iv^rapi , if voi dite che t di 
bue , if che k non fi può cuocere . 

BWf 11 viti Holce genera (atigue groj^o ^ la natura de membri con motta 
àikttatiòrie lo tira aje^e lo conuertifce injuo nutrimento^et quefio 
tìonemlvin hrufco ^perche nonio riceuono cojì uolentieriU 
membra ne con tanta dilettatione ♦ 

Gal. Non ho trouato altro cheH Mo/?o che mi faccia male . 

Bw# Vi diro , il moflo non e anchor a purgato ^ ma e grofio uentofo , €r 
rigonfia : talmente che la parte grojìa rimarle nelfegatOy ^ Vopia 
lai M(i quando ha fcorfo alcuno jj^atio di tempo difcendendo 
le parti fue gro^e al fondo ^ viene a rimaner più purificato ^ 
non nuoce tanto j fi chel vinnuouoe doloìofoaherey a chi non 
ha vno ftomaco gagliardo * 

Fi/, 1/ Yìn yecchio t ìa mia YÌta . 

Eia^. Voi douetefapere la ragione ^ ^ fé non lafapete uè la diro hora ♦ 
1/ uino tiuouo e molto acquofo , ^ quanto più sHnuecchia tanto 
piuf uengon a confumar quelle parti acquofe ^ rtman più netto 
^ lafuftantia refla più calda ^ ^ difeccatiua ^ poi confequente» 
mente uiene ad ejìcr il vino più potente che prima ♦ 

Cai Quando trouo de Yini Yecchì polputi , io ten^o tirato * 

Uia* N on vfate mai troppo il vino che fa troppo uecchio y perche e di 
poco nutrimento j ma difecca et rif calda x cofi anchora t da lafciare 
come ho detto il nuouo,pero atteneteui al uin di me:^^ perche ha 
ilfuo 7iutrimento più lodabile ♦ 

€«/♦ La mia donna non ha ^uepfafidi , perche bte deì'ac^ua ♦ 



'^ 




BW^. Pur che la non hahhiapiu ♦ L'acque anchor loro , hanno del huo*. 
no i^ del ctìttiuo ♦ Prima V acqua quanto e più purgata ia le 



12^ t M A R M I 

parti ferreflre ^ etfangofe tanto è migliore : A dunque la ft purga 
meglio correnàofopra il letto di terra che di iaia^ ojopra le pietre , 
perche lefue grojfeparti s"* apiccano meglio fopra il fango che jo^ 
pra ijai^i ♦ Certe altre acque ribattute dal Sole £jr da Venti ft 
purgano , et f^aj^otiglianopiu che V altre ^ et viene V Acqua per 
queflo a ejìerpiu digefla 3 tal che ella acquifta vna proprietà j et 
mtura nobile , et Viene ad ejìer piufana ♦ Quella poi che corre 
centra il Sole ^ contro afuoi raggi ^ molto f'ajìotiglia , etfiri:^ 
(calda ypercioche in fé Vi di fredda natura ^ 'cf per tal cofa vien 
meglio digefla j ma quella che corre verfo V Occidente , et non 
può elìer dal Sole rìfcaldata ^ non arriua a quella bontà delV aU 
tra ^Che direfli voi ^ che tutte Vacque che corrofw inuerfo me:^ 
:^ giorno fon peggiori di quelle che corrono inuerfo Settentno:f 
ne ^perche da le parti di meT^ ^i , vengano certi venti pieni di 
■ vapori et di fuperfiua humiditìi : con ft vtnfcano et mefcolanfi 
quefli cattiui vetìti , et vengano a non ejìer in perfettione* 
Tììip* Non mmuì£Ìm che i Medici fanno cuocer tutte hcqut , accioche le fi rifcaldino* 
Eia» La ragion che la fanno cuocere non e cotefta , ma per che V acqua 
e di fui natura ventofa , et gonfia , et ha anchora molte parti ters^ 
veflre mef colate con ej?d x et nel cuocerla , la ventofita fi viene a 
fuaporare , et le parti della terra vengano al fondo etjfiranoper 
vinìi del fuoco y che e di fua natura feparare le nature diuerfe » 
"L'acqua cotta adunque riman manco ventofa , riman più fottile , 
et più leggieri , per eper con quel cocimentofeparatafi da le para 
ti grane ^et terreflri * 

Fi//. Sapete yoì , perche vi f mette peH'Or^ dentro , if nonfipejii , mn [i kf 

Jci integro '. 
B/<lf L'or:^o/ uentofo , la qual iientofmfl corregge cofi ♦ Eof? fi mette 

nell'acqua fredda quattro hore inan:^i, etpoifl cuoce Vacqua inftn 



.\(i 



DEL DONI* ' - 127 

che la diuenti di colore acccfo ^^ ui fi mette itian':^ dentro VorT^ 
perche ptima e pigli V acque che egli boUa,^ i'iriT^ippibenifiimOj 
^che nel cuocerf^ poi caua lajujìantiaàel granello V acqua con il 
bollire et rifolue la fua ventofitci ^ ^ chi lopeftajìe non farebbe 
buona infufione ^ ^ la dicottione non farebbe perfetta . L'or:^ 
nuouo e me^io anchora perche tira più mirabilmente a fé Vacqua. 

F///, "Non (reietti che cifojfe tante cofe da fare intorno a quefe acque; io fer me non 
ne YO metter pufil Mino , L'acqua pìouana e eh buona f 

EWf Ella e di molta fottilfuflan:^ ^ perche e fatta di vapori 3 ^ viene 
a e(ìerper quejìa cagione molto putrefattibile ♦ V utrefacendofi 
adunque viene a generare humiditìi putrefatta in corpOj et ancho» 
ra ejìendo flitica di fua natura ^t cofìrettiua 5 nuoce al petto , 6r 
alla canna dd polmone difeccando ^ ^ coflringendo ♦ Cocendola 
fé gli toglie laputrefatione^ma in tutti i modi , la refìa flitica + 

III No/ altri , che habhiam tutti i po^ in cafaflianfrefchi , che k non corre , non 
ha Soie y non ya ne a Leuante , ne a Vonente . 

BÌa * Trutte le acque che hanno le uene chiufe ^ non fon molto fané an^ 
:^fon cattiue per ejìergraui , fer terreflri , S e volete vedere vna 
mirabile j^erien:^a^ togliete duepanetti^^ tenetegli in acqua.tutti 
. due d'un pefo ^ et cauati fuori etfeccati , et ripefatigli^conofcerete 
quaVt più graue dal pefo ancora ilpefar Vacque^e torlemu legpie 
ri e buon me:^ ^per tafaniti, L 'acqua generalmente e poi d'una 
natura , che per le vene delle miniere doue ellapaQa la piglia di 
quella virtli^ Se la corre doue fa oro^et argento 3 la conforta la na 
tura humana jfe la pajìaper quella del rame 5 la fortifica le debo 
le:^ del corpo 5 fé per quella del ferro , fa utile alla mil^^a et 
aiutano tali acque il coito ♦ Selapafiaper V allume 3 viene a ef^ 
fer calda et coflrettiua t et gioua afiai a iflufii * Quelle chepafs: 
f ano per il :^olfo ^fon migliori a bagnare che a bere, vltimamente 
per non cicalar più d'acque^ et finirla 3 V acque depaludofi luoghi^ 



laS I MARMI DEL DONIi 

fon maìigne^et de /'o:^^^^ più che fé ne caua^piufon migìiort . 

Gfl/t Sara me^lw (he io Yt]g^a di aue:^rìa a ber ad wino , 

fiL ho credo anch'io, 

Bw, La S^efa ti ricordo . 

ÙU Poco può effer di più ♦ 

Ga/, Non dir cctep , perche come ccjlcro che hem acqua f danro al Vwe , e rU 
fanno il tempo pap'm . 

FìL Fanne come difuo tiovi hfcio ♦ 
Cai Et io , 

2,m A riuederci con fanià j A nchora che io ne guadagni delle m<is 
huie* 






DISCORSI VTlLi 

A L L' H V O M O, 
FATTI A I MARMI 
DI FIORENZA 




Ktbaninienti di }\itural ra-^ioni , cimtro il nutle ddU opinione 
del popolo , per non dir de l>lebei . 

A C N O L DEL FAVILLA, CECCO DI 
SANDR-O ET SIMON DALLE POZZE. 



A PLEBE hifogJia fuggire , V opiniomcce del 
vulgo , hifognajcanfare , et lafciar laj^ratiu de ^li 
ignoranti che [e ne vanno dietro a vna comune vfan 
:^ y^ avn àttlo familiare j però a quefìo propos 

R 




HO 1 M A R M I 

jìto io ho vna pronta nouelletta , o fauola che io mi veglia dire » 

Egli fu V»' Vccellatcre che preje yna ghiandaia Jotto vna rete , 

che egli haueua tejo per pigliare de gli V ccellinii 11 qual \l ccel» 

latore era yytgrand'huomo da bene» Quando la ghiandaia fi ved^ 

de auiluppata in qiiejìo nuouo laherinto , la ^i preje a dire ♦ O 

valente huomo , perche non mi lafci tu andare^ a cgni modo non 

fon molto buona carne , ^ non porto vtilita alcuna a chi mi vo* 

lejìeferhar viua ^ ^ cosi gli fece grandijìimi preghi che io douejìe 

dargli il volo* Voi non vedendo giouargli coja alcuna 5 la fi me^c 

a fargli (jfcrte , ^ vna fra Valtregne nepofe a campo, lo ti fa^ 

ro ( dìjìe ella ) venir miUe ghiandaie fiotto quefia rete fé tu mi la^ 

fci jfi che vedi quanto fia meglio ^ hauer tanti vccelli^ vnfolo^ 

AWkora VV ccellatore che era huomo da bene '^gli rif^ofe , Ver 

quefla cofia fiolamcnte tu meriti la morte ^ perche per vnaparticu^ 

larità tua ^ tu vuoi afiafiinar mille tue pan « 

C(c* che yolele voi dir per que^o f 

^orii. T^ on farebbe flato vccellatore alcuno che non hauefie hauuto caro 
Vojferta 3 an:^piu tofto Vhauefie a quel riflio lafciata ir via , fé 
ben la nonfojìe tornata ♦ 
Simon lo farei fato vr di ^ue^ìi ♦ 

/^pM* Vn plebeo volcua , che io acconfentifie a vna coja filmile non t 
molto , laquale hautua Vvtìle per apparen:^ , // danno piccolo ^et 
erofiufiatofiecondo Vopinion vulgare j mafiecondo Vvjfìtio deWt: 
huomo da baie ^ era opera vituperofia ♦ 
' Cec* r^/' f verìuto yn certo tmp che non fi guarda a nuh , fur che thuowof pof 
ft mfccnder dietro a yn dito deh mano ♦ 
/prj* Qucflo è j cfce non hanno imparato per pratica a efier huomìni da 
bene , come fi fion fatti per fiier,:^i traditori ^ fceììerati ^ ^ fono 
arriuati a quella parte Jola^ che da vtile alla vita canina , ^ non 
él^'anima buona ♦ 



t> E L D O N r. tu 

Simon Come fi potreUe e^li fare a mpme ym Sden^ , (he ficcjjè vno Uomo 
da bene f 

^gfu haphilofophiay e il vero fìidio-y ma hifogtict gufl,ir lo f^irito delss 
la lettera , ^ non legger folo il carattere , e cojifi ribatte con ques> 
fio modo ^ Vlgnorawz^ del vulgo « 

Cec* Quejlo àìfcorfi , o injmìl materk , mi giacerebbe yna Yoìta d'ydire ♦ 

/igrii. lo voglio dij^utar quefloper voflro contento , non come fecondo 
la Filofophia s'hahhi da viuere , ma ben viuere : et diuiieropri:» 
ma il mio dire in due ♦ 

Simon Yate che io oda il Yojlro termìre ♦ 

£ign. Voglio rifoluerui qualparti nella Filofophia fun foprapiu t per 

che conofciate qualche cofa di più , che adej^o {forfè ) non cono» 

fette , ^ moflrarui (come io principiai ) il vìtio^ &r il male del» 

la opin'on popolare y ^ con voglio entrare in vna parte di F/V 

lofophiafolam€?ite per queflo conto * 

Cec* Dite cofi che io De fa capce ,fè volete contentarmi ♦ 

Agn*. La parte deUa Filofophia che propriamente comanda^ o dìi ordis 
ni ^ legge 3 £jr non ordina V huomo in tutte le fue cofe , vfa di 
perfuadere al marito , infegnargli come egli fi debba portare con 
la moglie , amaeflra il padre come debba alleuare i figliuoli ^ cofi di 
mano in mano j a i Signori a reggerfi con ifuoifuiditi ♦ Qusfla 
mi pare a me che hoggi s'accetti , quefia parte fola dico , che al mio 
giuditio f la manco ♦ 

Cec* Infin qui io intendo benìpim.o , if conofco chele cosi ♦ 

Agn, Mora tutte V altre parti fon taf date da canto , perche vagabonde 
fuor del noflro vtileft come tiej?uno pofej^e di vna parte perf uà» 
acre Je non colui ilquale h abbi a prima compref ala fomma di tutfi 
ta la vita ♦ 

Simon Non àfono eglino de vhilofòphi che fon contrari a coteh opinione ? 

AgHf Mancano , egli c'è vno Stoico fra gli altri cheflima quefia par m 
te che io dico e]?er leggieri^ et la quale non penetri infino al petto i. 

R ij 



IT- I ' M A R M I 

Cfi. late (he io mtenda meglio « 

J^g^i* ¥-gli (Jjftrma che i precetti o le oràinationi ài e^a Filofophia giofi 
uano afidi ^ b' la coflitutione del Jommo bene , la qude chi ottis» 
mamente intende &r ka imparata ^ che bijogni in ciajcuna cofa fa^' 
re j egli medefimofi comandaci ♦ 

Cect Ddtmi VflP ejfemfio i 




Agni. "Eccolo^ Colui che impara a trarre con Varco^ piglia prima la mia 
ra del luogo doue egli vuol trarre , o uer lanciare vna corfefca , o 
vn dardo ^ ^ accomoda poi la mano a fare Vejfetto ^ si del trarre^ 
come del lanciare ♦ M.a poi che ha imparato a trar henifiimo con 
queflo modo , &r per la pratica j vja di trarre in ogni parte ^ ^ in 
ogni cofa che egli vuole ^ come colui che non ;' ohliga a vnpartiss 
cularfegno ^ ma coìpifce doue gli piace y a ognifuo comodone ofi 
Vhuomo che e in tutta la vita amaeftratOy non defdera ejìere amom^^ 
nito particolarmente ^perche in ogni cofa e dotto^ No» vuole ima] 
parare come egli hahbia a viuere con la moglie 'a' con i figliuoli > 
ma come a viuer bene ^ 'a' ci fono degli altri di quejla opinione y 
che giudicano queflu parte ejìer vtìle , ma debile , fé la non viene 
dall' vniuerfo , oue habbia conofciuti i decreti , èr pìincipij della 
Tilofophia * 

Cec, lo fino a cafi henìfmo * 

Agn*. I« due quijìioni ( come hatieuo già cominciato poco fa a dire ) 
adunque fi diuidt queflo pajìo, V rima fé eoli è vtile o inutile^efe 
può far Vhuomo beato e^d foloAdefl(dijìe il Pedante nojiro)fe 
eg>À efuperfìuo ^ ofe tutti gli altri faccia fuperfiui ♦ Coloro che 
fon d'ofnioìie che quefìa parte fa fupcrfjia ^ arguìfcano fen:^ 



D È t D O'IN f . rrj 

luogica in quefla forma ♦ Se alcuna cofafi oppone all'occhio nos 
firo , ^ CI ritarda la vifla 5 Si dehhe non ìeuando quello , colui 
che comanda ^ ha perduto Vopera , con doue tu caminerai , quiui 
jj^orgerai la mano ♦ 

iìmon Bfyna hauere i termini , certo ; chi Yuol bene eterne capace , : 

Agni, M.edeftmamente quando alcuna cofa accieca Vanimo ^ impedifp 
celo nel riguardar defuoi ofitij nulla fa colui che comanda con . 

Cec^ Seguite , che con quel che vci direte , intenderò il detto . 

Agn* Tu viuerai con con tuopadrt t cosi con, gli altri j N uUagioue* 
ranno i comandamenti _, fino a tanto che Va7ttmo e circondato dallo 
error della mente ife quello fi jcuote j aparir\ quello , chef% dehhe 
fare intorno a qual ojftiofi voglia 3 altrimenti tu infegni quello 
che dchhefar Vhuomo Jano di mente ^ ma non per quejlo vieni a 
far fono VH. uomo * 

Cec, AH'E^emfto vi yo^ìio ♦ j 




àgnf Tu moflri al pouero , che e^i rappresenti la persona del ricche 5 
queflo come lo potrà egli fare mentre^ che far)i pouero t fa vnposs 
co a vn che hahhifame , che contrafaccia vn chefiafatio t to^i 
più tofto la fame j che gli ha nelle budella y ^ che lo trafigge ^ 
queflo medefimo voglio dir'io che tutti e vitìjMfOgna rimouer que 
gli j E^ non comandar quello , che non si può far infino a tanto 
che fon padroni j fé prima tu no caccierai via lefalfe opinioni per 
le quali noi fumo moleflatii. Ne Vauarof opera come dehha ufare 
Ufua moneta ne il paurofo come dehha farfi htjfc de pericoli ^ 



f^^ ' MARMI 

hisogna(e quejìoì il verbo principale) che tu gli facci toccar con 

mano , che i danari non fono ne bene ^ ne male 3 isf poi che tu li 

tnoflri con Viue ragioni , che i ricchi huomini fono infelicij^imi « 

pa^apiu inan:^ , è bifogm ^ che tufacei lor intendere anchoraf 

che ogni cofa che puhlicamente ci hafpauentati non e da e^er cofi. 

temuta come fi dice per fama j^ avn hifogno mifarejìi agiu 

gnerci il dolore nella morte, et chefpe^e volte nella morte la qual 

patire elegge e grandij^imo piacere t^ perche co>a i Verche\ 

nepuno ritorna j ^ che il rimedio del dolore non e altro ^ che la 

pranferme:^^ d'un bell'animo , il quale fa cofa a fé più leggieri 

quella cofa che oflinatamente ha fopportata , Et* moftra che gli e. 

ottima la natura del dolore j perche quello che e longo non può ejìer 

grande , ne quel che e grande può eper longo j &r che tutte le cofe 

con forte animo fi dehhon riceuere lequali ci comanda la necejìitìt 

del mondo 5 quanto per quefli decreti tu gli haurai fatti conofcere 

lafua conditionej^ poi conofcerd ejìer beata uita non quella che e 

fecondo i piaceri ? ma fecondo la natura quando amera la uirtli 

vnico bene del huomo , ^ fuggirà la diihonefta fuo vnico mde ♦ 

T utteV altre cofe ^ ricche:^ ^honori Janità ,for:^e ^ £r Sis: 

gnoriafaprà che e parte me:(ana , la quale ne fra i beni , ne fra i 

mali fi dehbe annouerare ^ non defiderera in ogni minima cofa il 

Maeftro , che^i dica cofi camina , cofi ti ferma; quefto al Ma^ 

rito queflo alla Moglie , queflo al huomo , quefto al non maria, 

tato fi conuiene ♦ Vercio che coloro , che con diligentia infegnano^ 

non pofiono fimil cofe lor medefimi operare^. Il pedagogo ammaea 

flra il fanciullo ^la Zia alla nipote comanda , ^ il Maeftro- 

pien d'ira vuol moftraral huomo , che non fi dehbe adirare ♦ Io 

mi rido , che fé tu entrerai in vna fcuola di lettere faprai , che 

^uefte cofe j che con fup erba cera infegnmo talifilosophi ,fono. 



DEL D O N !♦ tìf 

mUe regole àefanduUi .finalmente o tu comanderai coje chiare^ 
odubbwfe yle cofe chiare non hanno hijogno d' amonitorej ,^ 
non e credute d colui , che comanda coje dubhiofe . > 't -«^ 

Or» Seno adotiiiue difij^erchio i i^recmì * 




/p«, Quefto certamente impara cofi , che fé tu infegni cofa , chefia ofcuè 

ra^^ incerta j ti conuerrìi aiutarla conpruoue jfeti conuerrìl, 

frouarla quelle cofe per le quali tupruouifon di maggior ualore^ 

fcr a(?ai dafefìejìe haflono ♦ C osi ufa il tuo amico , cofi il citta 

dino j fcr cofi il compagno j perche i perche tgiuflacofa * Tuttt 

quefìe m' infegna il luogo della giufìitia . Io truouo che ellapef 

Je flefiafi debhe defxderare t ne per paura f amo confiretti a quella 

ne" per mercede ut famo condotti 5 ip" che colui non egiuflo al 

quale in quefìa virtìi piace altro ^ chefia fuori di ejìa ♦ Quandù 

io fono di tal cofa informato^ et conofco quelche io mi debba fare^ 

a che mi giouano quejìi precetti , i quali amaejirono , ^ infe* 

gnanot dar precetti fi color che fanno e cofafoperchia 3 ft colui che 

non sa t poco , impero che debbe vdire nonfolamente quel che gli 

fia infegnato , ma fx cerca anchora fé colui a chi tu infegm habhìa 

vere opinioni de beni ^ de mali x le quali fono necejìarie, O uè» 

To non Vhabhia ♦ C ólui che non U ha niente farà da te aiutato j 

imperoche la fama contraria a li tuoi comandamenti pojìiede le os^ 

vecchie di quello ♦ Seleha ^ha anchora per fetto giuditio delle cop 

je da fuggire ^ ^ delle cofe da defxderare 3 sa che debbe far tutte 

qtiejle cofe , anchora che tu fila cheto ♦ Tutta quefìa parte adirne 

^uefxpuo rimouer da la F ilofophia r D uè cofe fon quelle per h 



ij^ I M A R M I - 

quali noi pecchiamo t Oiu,q la malìtia che nafte da f alfe o^ iìiiùt: 
nipojiieie d ìiojiro animo , oueroje non t occuputo dJùe toji jalff 
fé 5 e inciinatv alle ccjejaije 3 ^ prejio ejkndo litato da vna cer 
ta jembian:^ , la douc non bijognu fi corrompe , A dunjue dof 
marno procurar la mente integra ^ liberar quella da i vitij, ues 
ro douiamo preuenire a quella vagante , ma inclinata alla peggio r 
j^arte* h'una &r Valtra di quejie cofe fanno gli decreti della biff 
lofophia « Adunque tal gemratione di precetti mente ja ville * 
(Jltre a queflOjje noi diamo li precetti a ciajcuno daperfe^Queìp 
fia e opera incomprenfibile. Impeto che altri precetti douicmo noi 
dare aWufuraio altri al lauoratore de terreni , altri d mercante > 
altri a colui che feguita le amicitie de Signori altri a colui che 
ama ifuoi equali ^ ^ altri a colui che ama li più hajìi di fé* N el 
matrimonio comanda come alcuno debba viuere con lafua moglie 
come con la ricca ^ come con quella che egjA ha tolta fe>i:^a dote* 
"Non credi tu che egli fa alcuna dijferen:^ fra Ujlerile^ et queU 
la che fa figliuoli t fra quella che è di più tempo^ 'àr quella che ha 
manco anni i fra la maire , ^ la matrigna i nonpojiian noi abst 
tracciar tutte lejbttie ^ ma tutte richiedor;v dapa (e U jue pros 
mietìi ♦ No^i dimeno le leggi di Fi'vjophiajon breui , 'e cvm» 
prendono ogni cofa ♦ 
Simon Q«c/^* f Ytid^ran Yera di dire , voi mi parete vn VihJcpU mcralipimo 4 



i^ 




.. ""t 



Aon* ^i^^^^i} horaa quejìo che li precetti dell' huomo fauio debbono 
ejier finiti ^ certi t fé alcuni non fé ne pojìon finire fono fuora 
ÀeUafapientia ♦ La fapientia cognofce li termini delle cofe ♦ 
Adonque quejìa parte precettiuaft deue rimuouere t perche quel* 

lo che 



DEL D O N U «17 

lo che promette a pochi non può dare a tutti ♦ Ma Jajapientia li 
contien tutti t Vra lapuhlKapci7,^a /e qucfla la qualfi tratta da 
Media no e alcuna dìjferentia tjaìuo che quefla e moiejìata daU 
la infermm t quella dalle f alfe opinioni . V na hapreje le cagw^ 
ni del furore dada infermm : l'altra e infermità di animo ♦ S e 
alcuno darà precetti ad v« hucmopa^o come debba e^J parlar ei 
tome caminare x come andare in puhlico , come inpriuato : Sara 
più pd:^7^o che colui il quale ammonifce ; perche fi dcue curare la 
<ollera negra , e rimuouere la cagione della paT^a ♦ Quefìo mes 
defimo fi deuefare in que jV altra pa:{_:qa dell'animo : ejìa fi deue 
fcuotere , altramente faranno buttate inmno le parole de li maeflri 
che amonifcono : Quefìe cofe fon fiate dette da Ariftone , alqua:: 
le riftonderemo particolarmente in tutte. Prima contra quello che 
lui dice ♦ Se alcuna ccfa fi oppone all'occhio &r impedifce la vi? 
jiafi deue rimuouere 3 confejio che coflui non ha hifogno de pre^ 
cetti per vedere t ma di rimedio , j? i[ qual fi purghi la vifta e fuga 
oa qiieìla cofa che li ritarda la vifta . ìmpiro che vediamo natU9 
talmente che ad vna cofa fi rende ilfuo vfo quando gli fi rimuo» 
ueno li impedimenti che li refifteuam ^Mala Satura non dina 
fegna quello che fi debbia fare circa ciafcuno officio. Oltre di que 
fio t colui che e curato della infirmitk degli occhi [ubi che ha ria 
cetiuto li vedere non può renderlo ad a^itrij la malnia e liberata^ 
T^on bifogna confortar Vocchio ne certamente confeg iarlo pernia 
tendere la proprietà de colon : impero che fen^ che alcuno Vamo 
nifca difcernera il bianco dal negro * Per contrario Vammo ha h^a 
fognodimohiprecettiper vedere quello che Ubifogrii fare nella 
Vita : Benché anchora il medico non foUmente curi , ma amicherà 
ammonifca gV occhi infermi , e due allo infermo , non ti bifogna 
Cubito commettere la inferma vifia alla maggior luce. Prima da k 

S 



i?S I M A R M I 

tenebre ^roceài all'ombra t poi ardijci alquanto più t ^ a poco 4 

poco aiu^'^ia la vijìa a patire la chiara luce t non fludiare doyc d 

c'bo , non comandare con gli odhi pieni di ira e gonfiati : fuggi il 

fiato del vento e lafoì\a del freddo ( che ti vengono in centra ) e 

molte a'dre cofefimili , le quali non giouano manco che fi faccino 

le medicine ♦ La medicina aggiunge il Confeglio a gli rimedij , 

ho errore dice egli e cagione del peccare ♦ Li precetti non ci tot 

glieno quefìo 3 non vincono le opinioni falfe del male e del bene ♦ 

Concedoti che li precetti 7ionfono da Je jìefìi efficaci a rimuoue* 

re la mala perfinofione da V animo t non dimeno ejìendo aggiunti 

all'altre coje giouano, P rima rinuouano la memoria poi queUe 

cofe che tutte infiemìpiu confuf amente fi vedeuano t ef^endo diui* 

fé in parti fi confiderano più diligenttmente ♦ Onero a queflo mo 

do bifogna che tu dichi che le confolationi , e le ejìercitationi fono 

fouerchie ♦ Male non fono fouerchie 3 adonque ne certamente le 

ammowtioni * E cofa pa:^ dice egli dar precelti ad alcuno che 

faccia fi comefano ejìendo egli infermo t ^ douendofegli refìituire 

lafanitd jfen:(^ la qualfon vani li precetti , Ma che dirai tu che 

Itfani y e li infermi hanno alcune cofe comune fra loro^ delle quale 

debbono efìere amoniti ^fi come di non pigliare con troppo defide» 

rio li cibi nocini t che non fi affatichino troppo ♦ llpouero , fer il 

ricco hanno alcuni precetti comuni ♦ Sana , dice eglija auaritia e 

niente harai^per ilche tu debbi ammonire il pouero , il ricco , tt 

così il defiierio dell'vno , e dell'altro fi raffrenerai ♦ Ma che dirai 

tu t che altro e «o« defiderar denari > et altro efaperli vfare t La 

mifura de quali li auari non fanno ^ anchora li non amri non 

fanno Vvfo . Togli via gli errori , dice egli , e gli precetti faran* 

nofoucrchi ♦ Queflo efalfo ♦ Penfa chefia rilavata la auaritia t 

penfa chefia riftretta la lufiurìa x e mefìo il freno alla temerità te 



DEL DONI* I j 5). 

iato ilflimoìo allapigritia 3 e poi che faranno rimojfi li vitij {e dee 
uè imparare quello cheji debbia fare y e come ji debbia fare^ N ej^u 
na vtihù faranno dice egli le ammonitioni alligrauifiimi vitij tper 
che ne certamente la medicina vince le infermità infanabile , e ve» 
ro tma ad alcuni fi da la medicina per rimedio ad alcun' altri per 
alleggerimento ♦ Ne certamente tutta lafor:^ di ejìa philofophiat 
henche tutta in quejìo metta lefuefor:^ t trarrà fuora de gli ania 
mi la già indurata , ^ antichapefìe j ma non per quejìo mipros 
uerriìi che ella non fani alcuna cofa perche non lefana tutte . Che 
gioua^ due egli , mojirare le cofe chiare e manifefle t Gwua ajìai: 
perche alcuna volta fappian le cofe , ma non vi attendiamo ♦ La 
ammomtione non infegna , ma ci fa aduertenti ^ £jr deflaci ^ ri» 
tien la memoria , enon la lafcia ricadere^ Noipajìiamo oltre mola 
tecofech€CÌfonpofleinan';{iagVocchÌ4. Lo ammonire e vnd 
certa generation di confortare . Spef^e volte Vanimo finge di non 
Vedere anchora le cofe manifefle • Deuefi adon^ue rimembrare a 
quello la notitia delle cofe notijìime ♦ In quefla parte e da raccon 
tare lafententia di Qaluo contra Vatinio ^ la qual dice . Voi 
fapete che e flato fatto Vamhito do e corrotto il popolo per danarit 
€ tutti fanno che voi facete queflo^ li u fai che fantamente le am's 
citiefi debbono ejìercitare 5 ma tu no'lfai t tu fai che e fcelerato 
queWhuomo^ il qual richiede caflitcì nella f uà moglie j e lui e cor» 
ruttore di quelle di altri 3 Tu fai che fi come la tua moglie non ha 
da fare con li altrui mariti cofi tu non hai dafa>econ l'altruimos: 
^le^ma tu nolfai^ E pero ti conuiene ridarti a memoria molte co» 
fé t et non bifogna che quelle filano nafcofe ma che ftano in prons 
toepalefe ♦ Qualunque cofe fono tfalutifere jfej?o fi debbon 
ritrattare non perche folamente ci fiano note ma perche cifiano an 
chora apparecchiate * A giungi hora a queflo che le cofe aperte fi 

S ij 



f4o I M A R M I 

debbon fare più aperte^-Sele cofe cheta injegni dice egli fono <luff 
hie ti conuerra agiuv.gerui leproue^aàonque le proue e mn li presi 
cetti già ucr anno . Ma che dirai tu t che la autorità de colui che 
amonifce giouera ancora fen:^ proue t n come la rijfofla d'vn dot 
tor di legge uale atichora che non laprout^con ragione* Oltra di 
quejìo le cofe che fi injegnano hanno dafeflej^e ajìai efficacia fé 
ouerofono ridutte in verfi : o con vna elegante profa fono riduts 
te infententia . Si come quelle fé ntentie Catoniane . Compra 
non quello che ti bifogna , ma quello che ti e nece^ario : Quello 
che non ti bifona t anchora caro per vna minima monetarsi co» 
me fon quelle , che per Diuino oracolo fon rifpofie , o fimilt a 
quefte ♦ R ij'j^iarma il tempo ^ conofci teftejìo ♦ Dimmi dimane 
derai tu la ragione fé alcuno ti dir}i quefii verfi ♦ 
Delle ingiurie il rimedio ^ e lo fcordarfi , 

<■; Aiuta la Fortuna Vhuomo arduo j 

'Refifle il pigro ^ Jf fJJ'o a je mcdefmo » 
Quefle ofimil cofe non richieggono auocato , perche toccano te 
proprie papioni ^ ^ esercitando la natura lafua forT^ ^ gioua^ 
tìo ♦ G/j animi portano li prindpij di tutte le cofe honefte. {^ieU 
le cofe che per Vamonitionefi defilano non altrimenti che vna fa» 
uilla di fuoco , aiutata dal vento dimoflra ilfuo jflendore ♦ La 
virtù quando e tocca fii diri-^j^^j o efiojj^inta ♦ Sono oltre a que» 
fio certe cofe mlCanimo--, ma ^oco pronte^ le quali cominciano a ef 
ferin ejbedttione quando che le fon dette , alcune altre ghiacciono 
fparfe in dìuerfii luoghi 3 le quali la non efiercitata mente ^ ?ionpuo 
ridurre irfiume ♦ 

Simon 10 "<• àif^raùo Yn de nofri ìettori dehfiudio , yoì facete fi belile cofe ? 

jign^ A dagio t A dunque fi debbono ridurre infieme , if giungere ac» 
(iochefiano più forte ^ ^ ifial:^nopiu Vanirno* O vero fé ipres 



DEL D O N !♦ 141 

atti non aiutano aà alcuna cofa ogni dottrina jt dehhe rimuouere : 
Dobbiamo ej^er contenti di ej^a ISl atura ♦ Coloi^ che dicano 
quejìo non veggano che altro e l'ingegno delVhucmo dejlo , ET" a^ 
ueduto 3 altro quello delVhuomo tardo ^ pigro *. 

Cec. Veramente che yiìo e fm in^e^tìofò che un'altro ♦ 

Agnt Lafor-^^a delV ingegno fi nutrica if crefce per i precetti 5 ^ alle 
naturali aggiunge nuoue perfuafioni , et quelle che fono fiate gua 
fie j emenda . Se alcuno dice egli non ha diritti (per dir con) de^ 
iteti j a che gli gioueranno le amonitioni efiendo alli vitù ubligas 
io t a quefio certamente , acciochefit liberi ♦ ìmpetoche la naturai 
hcnta non ejfenta in lui , maft bene ofcurata ^ opprejfa, Cofi 
anchora fa pruoua di rikuarfi , ^ si ffor:^ contro alle cofe catg 
tiue* Ma trouandofoccorfo &r ejìendo aiutata da li precetti fi fa 
forte : pur che quella continua p e fie non V habbia tinta &r ama':^^ 
:^ta ♦ Imperoche ne certamente la difcipUna della ulofophia con 
tutto il fuo sfor:^o aiutandola la potrà rifiituirei, Conciofia che no 
e altra dijferenT^a fra li precetti j delle leggi di Filofophia ,/e fìon 
che quelli fon generali ^ ^ quelle fono jletiali «. 

Simon Vym if laìtra amaepif 




Ag»* Md vna in tutto , ^ V altra particularmente*. Se alcuno dice egli 
ha le leggi diritte ^ ^ honefie , cofiuifara amonito difuptrchio* 
N on f vero j perehe cofiui anchora e dotto a far quello che debs 
he t ma a quefio a bafianz^ non riguarda ♦ C ome dire noi fiamo 
f diamente impediti dalle pafiioni che non facciamo cofe laudabili j 
ma dalla ignoranza di trouar quello ^ che ciaf cuna cofa richiede'^ 
ìi abbiamo alcuna volta V animo ben compofio ^ ma pigro ^ èr in* 



142 I M A R M I 

esercitato a frotiar la via dellifuoi ofitij , la qua! gli moftra Vamo 
nitioue ♦ C<(^a via ( dice egli ) kj]ilje opinioni de beni ^ ^ de 
mali j ^ rimetti le vere in luogo di quelle 3 if V amonitione non 
haurh nuUa che fare ♦ Sen:{a dubbio con quefla ragione fi ordina 
Vanimo t ma non follmente con quefla , perche , benché fia flato 
con argumenti raccolto quaì fiano i beni , et ijuah i mali t non dia 
meno i precetti hanno anchcra le lordarti ♦ Ef laprudenT^ 3 et la 
giuflitia deìli vfitij fi fanno . hi ojitij per i precetti fi dij^ougouOj 
oltre di queflo ilgiuditic de beni ^ ne mah fi conferma per la e/ss 
fecutione delli ofitij ^ aUa quale li precetti menano ♦ Percioche Vu» 
no ^ Valtrofra di loro fi confentono y ne quelli pò fiono precedei 
re , che quefii nonfeguitmo ♦Se quefle feguitano il fuo ordine ^ 
apparifce che quelli precedeno . S ono infiniti e precetti dice egliy 
queflo e fafo diro io , Perche delle cof e grandi ^ necefiarie non 
fono infiniti j ma hanno poca dijferentia ^ le qual richieggono i 
tempi j i luoghi £jr le perfone ♦ M<j a quefli anchora fi danno i 
general precetti ♦ N ejìuno , dice egli , con i comandamenti cura 
la pa:^a j adunque ne certamente la malitia * Quefle fon cvfe 
difiimiliy impero che fé tu togli lapa:{'^a^firende fubito lafanis 
W ♦ Se noi hauremo efclufe le falfe opinioni non feguira egli 
fuhito VinteWgen:;^ delle cofe che fi dehbonfare t ^ [efiguval'a 
moniti one fortificherà la retta fenten:^a de beniy et de mali. Quels 
lo anchora ffalfo che gli precetti , aprejìo depa:^-^ , non faccino 
alcuna vtilita , perche fi come foli non giouano ^ cosi aiutano la 
curatione. Vedetelo ,V amonitione eia g^iftigatione ^ haraffre^ 
natiipaT^». 

Simcn D' ?««?' aite voi * 

Agn*. Di quei pa-:^ parlo io ^ la mente de quali f comefia ^ non toU 
ta in tutto ^ 



DEL D O N N 14? 

Simon SU heite ♦ 

Agn^ Leleggi ( dice anchora) non cifannnofar quello che hifogna^e-che 
altro fon le leggi che precetti ccnmìnaccie m'^Jcolatifpmcipalmen* 
te quelle non persuadono che minacciano j Ma quefli comanda^ 
menti non cojìringano , ma pregano. Oltre di queflo j le leggi ci 
jj^auentano dal peccato ♦ Li precetti ci confortano a ben fare ». 
Aggiungete a queflo che leggi giouino anchora circa ihuon cofìu 
mi « Certamente cefi Cjfe nonfolamente comandano ^ ma anchora 
infegnano ♦ I« quefta cofanon mi accordo io con quel Pojìidonio 
altrimenti t penhe alle leggi di PLATONE fono aggiun» 
ti principij^f)ercio chela legge debbeejìer breue , accio che più 
ageuolmenti^ gli ignoranti Vhahbino a memoria ^ fi comefojìe vna 
noce mandata dal cielo 3 la quale comandi ^ et non dijbuti 3 N ef» 
funa cofa mi pare più fredda^ ^ piuro:^ che vna legge a modo 
di diceria ♦ Dimmi quel che tu vuoi che io faccia, io non imparo^ 
ma ubidfco ♦ A dunque giouano ^ perche tu vedrai ufar cattiui 
coflumi ad alcune Citik che hanno ufate cattiue leggi ♦ M<i non 
giouano aprejìo dt tutti 5 ne anchora la philofophia e per queflo 
non e ella già inutile a forrnar V animo ♦ 

C^c* che coja termìmte voi che fa Yikfofhia i 




Agm Che altro t ella Je non legge della yìta*M a ftimiamo che le leggi 
non giouino j nonfeguitaper queflo che ne le amonitioni anchora 
giouino^ onero cofi^ niega che le confolationi giouino j tutte queflc 
fon generationi di amonitioni , per quefle peruiene alperf etto flato 
àelVanimo^Nejìuna cofa veflepiugli animi delle cofe honefle^if 



14 4 I M A R M I 

li duhhìj e inclinahili aìlepraue co/e , riuoca alla ragione 5 che la 
conuerfatJone de ^t buoni huomini f Conciona che apoco apoco 
difcende daWanimo ^ ^ ottiene for-^^a di comandamenti quello che 
jj^sjìoftode j l<jJej?o fiuede^ S contraffa anchora nell'huomo 
fauio gioua j ^ e alcuna cofa neìl'huomo grande , che tigwua ♦ 
1^ e facilmente ti diro comegioui &r come 10 intendo chem'habs 
hia grecato. Alcuni minuti ammali (fi come dice Phedone) 
quando mordono nonfifentono cefi e foitile ^ ingannatrice nel 
pericolo la lorfor:^ ^ poi V enfiatura dimoflra il morfo 3 ^ in efia 
tumefatione nefiuna ferita aparifce * Queflo medefimo ti auerrk 
nella conuerfatione degli huomini faui j tu non conofcerai come e 
quanto t'hiìhhino giouato 4. 
Simon A che propfuo dite voi cotesto f 

Agn* "Ecco ♦ Varimente i buoni precetti ti gioueranno fé fono apre^o di 
{'t comelìbuoni efiempi . P ittagora dice che diuien d'altra forte 
Vanimo di colui che entra net tempio j ^ che da prefio u^de te 
imagini delli Dei^ ^ aj^etta la voce di qualche oracolo , orijboff 
fla* Ma chi e colui che niega che ftano feriti efficacemente da aU 
cuni precetti anchora ^ii i^noratijìimì fi come ia quefie breuijìime 
voci t le qua'À hanno a'^ai efficacia* Il troppo auaro animo non fi 
fatiaper alcun guadagno . A Inetta da altri , quello che tu farai 
ad altri ♦ Quando noi vdiamo quefie cofe con vna certa compun» 
tione j ne ad alcuno e lecito dubitare , ne dimandar perche « Così 
la verità anchora fe>ì:^a ragione pruoua ^guida* Se la riuerens 
•Z^ raffrena gli animi uero i vìtlj 5 pzrche non può quefio mes 
defimo VamomttO':€ t Se /(? cafiigatione impone vergogna etrofs 
fore j perche no'l debhe fare Vamonitione t Anchora fé vfiamo 
i [empiici precetti , Ma quella f più efficace fcr più profondamen 
te penetra , la quale aiuta la ragione ^ la qual comanda , la qual 

accrefcc) 



DEL DONI. I4f 

eccrefce j e perche fi debba fare qualunque cofa . E qudl frutto 
affetta colui che fa et obeàifce aUi comaniamenti ^ fé per il coman 
lamento fcr per Vamonitione fi faccia frutto t parimente ^ fi fa 
frutto per il comandamento . A dunque ^ anchoraper Vamoni» 
tione ^ La Vìrtìifi dmide in due parti , nella contemplatione del 
"Vero ^ nell'anione ♦ La inflitutione daUa contemplatione ; Ld 
amonitione deWattione 3 L a diritta attione ejkrcita ^ dimojìra la 
~VirrÙ3 ma fé colui che perfuade giouerìì a colui che efferata la 
\iriu i anchora colui che amoyiifce ligiuuerd ♦ Adunque la di^ 
ritta attione t necejfarìa alla Virtìi , ^ Vamonitione dimojìra la 
iiritta attione t anchora Vamonitione e necef^aria* Due cofe dan* 
no af^aifortcz^ all'animo ^ la fede del vero , 'b' la fidaw^ ♦ 
Vamonitione fa Vvna^ Valtrat perche fi crede a quella ^ isT poi 
che gli è creduto , lo fi^irito genera grandi animi , if empiefi difi^^ 
Ìan:{a ♦ A dunque Vamonitione efouerchia ♦ Marco Agrippa 
huomo di grand' animosi! qualfolo di quegli che per leCiide bat* 
taglie furon fatti alti ^ potenti jfu in pubìico felice jfoleua dire 
the era molto vhligato a quefiafenten:^ ♦ 

Per la Concordia le piccole faculik crefcano , 

Per la Idifcordia le grandi jìtme rouinano * 

Con quefla diceua e^À e^erfi fatto 'a' fratello ^ amico ottimo ♦ 

Se quefle fimilifenten:^ familiarmente nell'animo riceuute fora 

mano quello ^perche quefla parte di Filofophia , la qualfifa di 

talfenten:^e ^ nonpojìa queflomedefimo t Vna parte della virtlt 

confifle nell' A rtiftio^altra neW Ejìertitatione . B ifogna mpas 

rare^ gjr quello che ;'e imparato con V attione confermarlo ♦ ìlche 

fé e COSI j le cofe folamente che fi fanno giomno alafapien-^h mt . 

anchora li precetti i qUyih fi come vno editto raffrenano ^ isT oblia 

gano li noflri animi . h ^ Filofophia {dice egli) fi diuide in {ut^ 

T 



t/^é I M A R M f 

fte due (ofe ^ in fcien:^a ^ in hahito àeW animo ; impero che ' 

colui che ha imparato ^ comanda quello che fi de fare e quello che 

fi dee fuggire non e anchorafauio t fé prima V animo non fi traìfia 

guru in quelle cofe che haimparate * Quefla ter:^ patte da impas 

rare e dall' vno e Valtro j e da le leggi ^ e da Vhabito t adonque "t 

fouerchia ad empire la virtù , alla quale quefle doi cofe hafiino « 

adonque a queflo modo la confolatione anchora efouerchiaj impea 

roche anchora quefia procede dall' vno e dall'altro: e laperfuafioa 

ne y e la efiortatione , 6r efia argomentatione , perche quefia an^ 

(hora procede daWhahito dell'animo ordinato e forte* Ma benché 

quefle venghino da l'hahito de l'animo 3 lo ottimo hahito de Vania 

mo procede da quefle e da quelle ♦ Indi quefla opera , la qual tu 

dici e gth di huomo perfetto , e giunto alla fomma della humanafe 

licititi. Ma a queflo tardi fi per uiene^. Infra tanto fi deue dimoa 

flrare anchora a l'huomo imperfetto , ma che faccia frutto la via 

delle cofe che fi dehhonfare « Quefla forfè fen:^ ammonitioni li 

moflrarìi lafapien:{a ^ la quale a tanto ha condotto l'animo , che 

nonfipofla muouerefe non in bene. Certamente alli imbecilli ins 

gegni e bifogno che alcuno vadia inan::^ ♦ Queflo tu fuggirai ; 

queflo farai ♦ Oltra di queflo fé afpetta il tempo nel quale per fé 

fìej^ofappia quello che fia meglio da fare 5 fra. queflo me:^:^ ers 

rara. 5 ^ errando farà impedito che non pofla peruenire a tale che 

fia contento difeftejìo ♦ Deuefi adonque reggere^ mentre che ina 

cominca a poflere ejìer retto ♦ I fanciulli perfcrittura imparano j 

tengorfi le dita di quegli j e con la altrui mano fon menati per te 

figure delle lettere ypoi gli e comandato che imitino lo efiempio , e 

fecondo quello r formare tlj'critto . Con il noflro animo , mentre 

che fi ammaeflra , e aiutato da qutUo che di e prefcritio*. Quefle 

fono le cofe ^pa le quali fi pruoua quefla parte della Filofophià 



DEL DONI* 147 

non ej^erfouerchia ♦ D omaniafi poi fé a far Vhuomofauìòfolam 
mente fu hafleuole • A quejia queftione daren mi il fuo giorno ♦ 
Tra tanto : pretermettendo li argomenti, apparifce che noi habbian 
hifogno di aduocato il quale ci ammaeflri contra li precetti delp09 
polo ♦ Ogni cofa che ìioi odiamo ci epericolofa 5 ci nuoceno C09 
loro che ci defidran bene e coloro cfje ci defdran male ♦ Imperoche 
il mal dire di quejìi ci aggiunge falfi timori 3 e lo amor di quegli 
€i infegna male deftderandoci bene* impero che ci manda a li lon^ 
tani beni et incerti ^ infìahilipoj^endo noi trar di cafa la felicita^ 
lNo« mi e lecito , dira alcuno , andar per la Via deritta j^che mi 
tirano allaprauita mio padre ^mia madre , e limici ferui^ Nej^uno 
errarkperfefolo^ ma f^arge la pa':^^a frìl il proj^imo e riceueU 
infumi ♦ E pero in vnfolofono i yitij di più popolij perche il pò 
l^ulo li ha dati quelli , mentre vn'huomfa Vostro peggiore anchoa 
ra lui douenta peggiore . Via imparate le cofe peggiori e poi le ha 
infegnate j e quella nequitia e fendo fatta maggiore^ e radunata in 
vwojt sa qualonque cofa pej^ima ♦ Sia adonque alcun guardiano 
il qual ci turici orecchi ^ e cacci via li romori ^ e riprenda coloro 
the ci lodano . Tu erri certamente fé credi , che li yitij naf chino 
con efio noi , eìli ci fon f opra venuti efonociflati aggiunti» A dun 
^ue con le Jf ef?e ammonitioni ^ le opinioni che intorno ci rifuo^ 
nano raffreniamo ♦ A nej^un vitio , la Natura ci fa (pertem^ 
^0 alcuno ) amici j ella ci ha generati liberi ^ integri^ Niente in 
Vero ella hapojlo inpalefe che poteri incitar la noftra A uaritia «. 
El/d ci ha poflofotto li piedi Voro e lo argento ^ hacci conce jìo 
che lo dehian premere e calpeflar co piedi : et ogni altra cofa per la 
qual noifiamo oppre^i e calpeflati*. Quella ha deri:^to il noflro 
af petto al Cielo t e qualunque cofa la quale magnifica maras 
uigliofa hauea fatta ha voluto che fi ueda da coloro che riguardano 

T 3 



14^ I M A R M I 

in alto^ L i mjdmenti e li occafi delle fleìle t et il voluhil corjo del 
veloce mondot il quale il giorno ci moflra le cofe tenenet e la notte 
le cofe cehfle t li tardi caniim delle Jìelle fé leajìome^i al tutto e 
uehcij^imi fé tu confederi quanti jj^atij circondino maiinterlajìan^ 
io la loro vdocita^ Lidefetti del Sole e della Luna deli quali Vu 
fio all'altro foi pone', e molte altre cofe dipoi degne di amirationet 
le quali ouero Vengono per il loro ordine t ouero perche dafuhitc 
cagioni fono mojk , Jt come li fuochi notturni chiamati halenite li 
f^letìdoìi dd Cielo li quali fi fcopreno fen:^ alcun romore ofuo^ 
no t e le colontie : e le tiaui isr ahre miagine di fiamme ♦ Tutte 
qucjìe cofe la natura ha ordinate f opra di noi. VQro certamente e 
V argento e il ferro il qual mai per quefìifapact ficome malefojìi 
innoflremani lalìato volle naf condire * Noi mcdefvni habian 
rechato a luce quelle cofe per le quali Vun con Valtro hauejìimo a 
coìnhattere, N oi le cagioni de noflri pericoli e li infrumentitruia 
nando il pefo della terra cauiamo, N oi habian dati in man diforss 
luna li noflri mali: ne ci vergognamo che quelle cofefiano aprefso 
di noi filmate fomme le quale erano nel più hafo luogho della tera 
ra* \J ci tufapere quanto fia falfo lo splendore che inganna ^ia 
occhi tuoi t N efiuna cofa e più brutta ne più ofcura di quelli fi» 
no a tanto che fono rauudti nel fuo fango 4 E perche non debba 
egli fjìer cosi t quando per le tenebre de le longhijìime grotte fi ccL 
uan fuori t nefuna cofa e più difforme di quelli fino a tanto che 
non fi Uuo'ano efeperarfi da lafua feccia ♦ Tinalmente riguarda, 
tìd ijìi artifici per man de li quali lafierile generatione della ters 
rà è àffcrme ^ fi purga, Tu vedrai da quanta f uligine fiano tin» 
ti e circondati ♦ M(? c^uefìi macchiano pm V animo che' l corpo j e 
maggior hrit£:{7^a e ndpof^ef^ore di quelli che nello artefice ♦ E 
adunque necefiario d'e fiere ammonito e di hauire alcuno aduocato 



D E L D O N I* i4P 

fli huona mente 5 ^ in tanto remore ejlrepito di coje falfe odire 
finalmente vna voce ♦ Qualjarh quella voce t quella certamente 
la quale ti metta ne gli orecchi parole jalutif ere y eiìenio tu ajìorts 
. dito da romori attMttcfi , la qual voce ti dicli ^ non ti bijogna ha» 
uere wwdia a cotejtoro Ji quali grandi e felici dal pcpolojonchia^ 
mati * ISl on ti bijognajcuctcre da te Vhahito della buona mente e 
lajanitaper lufwghe che altrui ti faccia ♦ ìson tifarafaflidio del» 
la tua tranquillità quel Cotfw.e vefìito di porpora * N on ti bi» 
fogna giudicar più beati coloro alli quali li ojficialt fanno far lar» 
go nella via ^. Setu vuoi esercitare vna Signoria a te ville &r a 
mjìuno molefìa ^ caccia via da te li vitjj , Trouanfi molti che 
mettono f-uoco nelle Citta , alcuni altri li quali buttan per terra 
lofe inej^ugnabili e ficure per molte età j alcwf altri chefabricano 
ripari , i quali alle rocche , e fcrollano con injìrumenti bellici le 
murafahricate in marauiglicfa alte:^:^a ♦ Sono molti che inan:^a 
fé cacciano lefchiere , e grauemente moleftano li inimici drieto al» 
lejj^alle , ^ giunti fino al mare grande fi fidandone alla occafion 
de gli huomini ^ ma anchora cofloro j benché habbian vinto lo ini» 
mico fon fiati vinti dalla cupidità. ♦ NeJ^uwo refifie loro quando 
vanno incontro al nemico ^ ma ne anche loro fono reflati allaam» 
hitione ^ alla crudeltà ♦ Quando cheparea che loro difcacciaf^i» 
no altri , erano difcacciati ♦ Il furore difcacciaua il mifero Alef» 
fandro di faccheggiar le altrui facultà , e mandauale in diuerfi. 
paefx , C redi tu che fojìi fano di mente colui il quale incomincio 
primamente dalle diflruttwni di Grecia , nella quale fo ammae» 
Jirato j e tolfe ad cgn'vtio quello che haueua migliore t comando 
she Lacedemoniaferuijfe , che Athene tacejìiy non contentando^ 
della mina di tante Citta , le quale ouero haueua vinte Filippo 
fuo padre , oueio hmea comprate^ alcune in diuexfi luoghi ne edi» 



rro > MARMI 

fica , e per tutto il Mondo porta le arme ♦ "Ne fx ferma in alcun 
luogo 'd ajfatìcata Qruàcìtà de liferocipmi animali^ la quale aU 
cuna volta morde più che la fame non richiede i. Qia ridujìe mol» 
ti regni in vn Re^MO. Qia ^i Grecite gh Persij tcnteuono quel 
medeftmo ♦ Qùx anchora le nationi che erano libere dMo imperio 
a D ano riceuéno d giogo ♦ C oflui medefimo pajìo oltre il mare 
Oceano^ oltre al Sole ^ esdegnafi riuocare adrietolafua vit^ 
toria dalle Colonne di Hercole , e li Segnali di Bacco^E vola 
le far viokn:{a ad ejìa N atura ♦ Lui non vuole andare^ ma non 
piofermarfu No;j altrimenti che f\ facci vn pefo^quando e hut* 
tato aW ingm ^ alquale iifermirR e fine di andare «Ne anchora 
a Qneo VcmpeiOy o la propria virtù , o la deritta ragione per f 
fuadeuaa douer far guerra alle ftrane tiationi , ma vn sfrenato 
amore della faUa grande:^7^ * Viora in Spagna contra le Serto* 
riane armi ♦ Mora a raccorre li Pirati , ouer C orfali òr a paci» 
ficare il mare andaua ♦ Quefle cagioni trouaua egli per far mag* 
giove la f uà potè ntiat. Qual cofa condujìe quello in Africat 
^uale in S cttentrione t qual contra Mitridate e li Armenij e tut 
ti li cantoni di Afa t Certamente la infinita cupidità di crefcem 
re , parendo afe me depmo poco grande ♦ Qual cofa fé andare 
lulio C efare parimente nella fua ruina e della Kepuhlica t U 
Qloria e VAmhitione , et il voler fen:^ mifura ejìerfopra gVal 
tri 5 Egli non potette f apportare che vnofoj^i inan:Q a lui , con* 
tiofia che la B^epuhlica doifopra di fé nefopportajìi ♦ Che credi 
tu che Qaio Mario vna volta Confule (imperoche vnfolo cons 
fiÀato riceuette ^^i altri rapi per for"^) quando fupero li Te* 
defchi e li Cimbri , quando perfeguitaua lugurtaper li deferti di 
Ajfrica defideraj^i tanti pericoli per inflinto di Virtù t Mario 
guidaua lo esercito , e la Ambitione guiiaua Mario » Cofioro 



DEL DONI* nfa 

quando faceUàti tremare tutto il mondo > tremauan loro a modo de 
la ventoja Tempejìa ^ la quale le cofe rapite ne porta via* E pet 
quefle cofe ne fon portati con maggiore impeto ^ perche non hanno 
nlcunapodeftkfopradifeftej^ii. Adonque hauendo nociuto 9 
molti y anche lorofenteno quella pefiif era forz^^ con la quale han 
nociuto ♦ N o« credere che alcuno fi facci felice per la altrui ins 
felicitìì^'T utti queftiejìempij^ li quali cifonpofliinan:^ agVocm 
chi j ^ ^'orecchi douem noi rifiutare ^ ^ euacuare il nojìropet» 
to yilquale e pieno di falfo parlare * T)euefì indurre nel luogo 
occupato la virtu^ la quale fuella da noi le bugie che contra la ve» 
ritk piacciono y la quale cifeperi dal Fopolo , alqual noi troppo 
crediamo , ci reflituifca alle fncere opinioni * E quefta e la 
Sapientia , de gli huomfm , conuertirfe alla Natura , e ritorna^ 
re in quel fiato donde il comune errore ti haueua cacciato » E 
gran parte della fanita hauer lafciati coloro che ti confortano alla 
pa:^a j ^ da quefta compagnia hauer difcacciate le cofe che co» 
munemente nuocono ^ ^ acio che tufappia quefto eRer vero , ri» 
guarda che ciafcuno altrimenti viue al popoloj ^ altramente afe*. 
La folitudine dafeftefia non \ maeftra della inocentiajne le uiUe 
finfegnano a uiuer temperatamente ♦. Ma quando non tó'c tefli» 
monio e un che ti riguardi inprefeniia^ li uitij alquatop acqueta» 
fiorii frutto de quali e e^er moftrati ^ ej^er veduti* Chi fi vefli» 
rk mai la porpora per non moftrarla ad alcuno t Chi hafecreta» 
mente la viuanda nafcofa nell'oro tChie colui che flandofi fatto 
Vomhra di vn ruflico arbore afefolo haftpiegata la pompa delfuo 
lujiuriofo viuere ♦ Ne/?tt«o e delicato fol amente per ilfuo occhioy 
ne certamente folo per pochi i fuoi familiari -^maftpende loappa» 
recchio delti fuoi uiti^ fecondo la quantità della turba cheriguarda^ 
Adunque colui chef mar auiglia (^ e confapeuólc > quaficomc 



ira I M A R M I 

ftimolo a tutte le cofeper le quali , noi imp(i:^i^amo ♦ Tu farai 
che non defidereremoje poi fare che non moflriamo^ L'ambitioney 
la pompa , ^ la impotentia dtfdratjo il popolare j^ettacolo *. T« 
Janerai quefle infirmitafe le naf condii A dunque fé noi fumo cóla 
locati in mc:;jfi dello flrepito delie C ittci , habhiamo allato vno 
amonitore il quale contro alli lodatori deìli gran patrimonijlodi eoa 
lui che di piccola cofa \ ricco ^ et fecondo Vufo mifura le ricche':^ 
;(e j contra coloro che inal:^no la gratia ^ lapotentia 3 lodi egli 
Votio dato alle lette- e , Vanimo delle altrui cofe allefue ritornato j 
dmojlrt^ che coloro liquali per coflitutione del vulgo fono beati , 
tremano ^ fono attotnti in quella fua inuidiofa alte-^j^ , et hanss 
no aj^ai diuerja opinione dife fle(^i che non hanno gli altrij perche 
le cofe a gli altri in loro paiono alte ^fon pericolofe ^ cagione di 
gran ruina ♦ Ìò.tper que^o perdono V animo e tremano ogni volta 
the penfano nella caduta della loro alte:^:{a t. Perciò chepenfano 
uarij cafi che nella maggiore Qlti':i;^fo^iono ejìere più labili 5 ^ 
lallorii temono le ccfe già def derate ♦ E quella f eh cita che ad altri 
gli fa molefli ^ a loro e molto più graue * AU'hora lodano il tems 
terato otio^e hanno in odio lo jj^lendore che e infuapotejìàj e cer^ 
cano lafugajìando anchora in piede le fue facultk* AWhora ve a 
irete che per paura jì da opera allaphilofophia e della iìfermafor» 
tuna ifani conf^i^ Impero che fon quafi contrarie quefte due eoa 
fé 5 la buona fortuna ^ la buona mente ♦ Et cofifiamo noi più 
fauij nelle auerfita t conciofu cofa che la projj^erit'd ci tira adietro 
dalla buona via , 

Ma con chi parlo io f voi dormite» O virtù douejei tu condota 
tacche non troui che ti uogVa^^ non hai chi ti riceua ^ ne pur due 
orecchie che ti uoglino udir parlare: Sia con Dio > poi chefete 
adormentati ^ dormendo ui lafcio ♦ 



LO SPEDA 
V I A N D 
AC A DEMI C I 







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PEREGRI N I 


♦ 





iJELLiSSlMO fu quel difcorfo Filofophì cocche 
vii hierfera , oheìlo : mn pochi vàitori ji ritro» 
nano hoggi ^ che fi diìemno d'altro che di haie^qual 
che noueìetta dapajfar tempo ^ qualche beila tirateU 
la di dande , o difauole j eia chiane del gioco ♦ 

Vm«» Veramente che le con ; io fon anchora ài cotejia ormone , che fé ynofcrìue , # 
ra^iOM , iffempre raj^ioni di cofe alte , dotte , profonie , jìupende , if mira* 
bili , che ledente poco foco fé ne curano; ma come tu entri infanfalucoìe ,jnt 
te bene ^'à , dijìe il Boccaccio , 

Spe*. L 'altra fera egli fu raccontato vn cafo d' vn che tolfe dite mogli , 
vna giouane , fcr Vaìtra vecchia ♦ 

VitfH. A ({uel tempo s'ufaua figliarne due forfè f. 

%pe* S i che ci mancano i trijìi hogg' ♦ Hora coflui ft traumi più tojlo 
nel tempo da comindare a lafciar flar le Donne , che a goderle ^et 
di già haueua il capo me:^j^ canuto *. La giouane che haurehhe 
voluto più tofto giouentu , che vecchie:^:^ atorno , haueua in 09 
dio quei capelli d'ariento , ^ con comincio a cauargnene fuori j 
bora della Barba , ^ hora del Capo ^ tanto che a poco a poco la 
tion ve ne lafcio nejiuno ♦. 

Viali, O che ^olto marito a lafciar f y e celar e di sì fatta forte ♦ 

Sjje» O che jlolta femina a crederft di riugiouenirlo ♦ Tutti due hreut» 



If4 ' MARMI 

mf"'e h^iucuanoj^ocojak in T^aca ♦ L'altra moglie ch'era di tcfft 
fo fette a veder qu(fiajlck,tia 5 if poi Viààe con ejfctio che per 
h(Jt1ir troppo il chiedo , volendo coti la gicuane far del gagliardo j 
ilfio manto afuo dij^etto ( dfeccandojì Vhumore per altra via ) 
veniua canuto ^ a furia ♦ F.t per farlo conofcer pa:^:^ a fatto vea 
dendogli pochi peli rimajìi in capo ^ la^d dijfe vn giorno ♦ Caro 
marito , comeflaui tu bene a quefli giorni fen:i^ vnpel canuto al 
mondo 3 da poi che ti fono rinafciuti^ apparifce molto brutto il tuo 
capo*. Pero fu contento (bruendo aconfentito a quella altra Eon^ 
m)che anchora 10 nehabbialapartemiadi quefìo contento U 
traiti via quei che vi fono rinati , 

Vm». O chefmìm maìiticfa , perche era Yecchii ♦ 

Spet II buon moccicone fette f aldo al martorio , onde ella ^i cauo tanti 
capelli j chepareua lapiupa-:^^ cofa del mondo ♦ Vedete quanf 
do vno fi pela ^ che fgura da C emboli eipare . Onde fi leuo 
quella canT^ne in lingua Francefe ♦ 




Qui fé veult mettre en marjage 

Il fault chercher la Femmefage^ 

De la folle ne tenir conte , 
Qui ne fait que dommage ^ honte ♦ 

^ Si lamenteranno poi talifcìmc?ùti , che fon mal maritati , qmnlo 
fon menati fi fattamente ^ per il nafo y niente di manco , pofsono 
f chrrmir fi d^ fi f:iiti errori^ 
Vìan, E mi j^aion furenti deh Dis^m'j , iffono sfortuiti* 



M 



.Hftl^ 



t) E L DONI* irs* 

Spe* No^i ^ir con , che la Fortutia non ti ferita di grafìa , che per la 
mia fede la ti farebbe conofcere , che haurefli il torto , if fopta 
quefta cofa afcolta quefiafauola ♦ 

V'mn, Dì YÌa , chf quejlefom apm cofe da dire a i Marmi ♦ 

S^Cf Sedendo vn hellijìimo giouane immorato fopra Vorlo d'unpo:^:^ 
fcr aiormcntojìi dolendofi della fortuna , che gli era fi contraria a 
ifiioi amori ♦ Onde dormendo uznne la fortuna ^ ^ lo dejib dis 
cendoglu Fratello fé qualche V no ti haiiejìe dato vnaj^vnta^ 
fattoti cadere mlpOA^fchc haurefli detto poi Ve fiata la miafor» 
tuna cattìUat Perche ordinariamente fratel caroj voi^ da voi mes 
defmi vi mettete 7ìe pericoli ejlremi^ et per ifcufaruipoi delle V09 
jìre floltitie che uoifate^ accufate la Fortuna , la quel non f^ima 
paccia inconto alcuno de fatti voftri ♦ 

V'mn. CcteHe voueìlette Iho y edule in vn libretto FranceJ? ♦ 

Spe« Le fono in qmfìo che tu uedt^ et àfono le Vite antiche de Poeti 
prouen:^lij quelli chefuron da Dante tanto lodati et dal Petrar 
caz^ àfono anchora le rime loro amorofe ♦ 

Vwn. Cbi fha accomodato di si fatto libro ? 

Spe, IB^àera del Heuerendij^imo Bembo ^^ e flato donato al ILeuea 
rendij^imo M.onftgnor hodouico Beccatello* Legato del Papa 
a Vinegia ♦ 

VMHf Q^eì mirabile intelletto ? io ho Ydito dire deh nobiltà del fùo animo cofe ^upeiif 
de , if marauì^ììofe . 

Spe» Ttt non hai vdite tante che egli non ne fa più. Prima egli e Cora 

tefe ^ uirtuofo , poi aiuta tutti i letterati ^ £f be^i ingegni che 

^i uengano inaniiq ^ quel che naie e tiene , è j cb' e^i ha pos 

chi fuoì pari che fieno huomini da bene come lui ^ fj^ecchiati nella 

fua corte ^ ne coflumi di tutti * 

V/un» So ben chf e^li ha due y ditori , Dottori mirabili , Meffer Yrancefco , if Mejjer 
Rocco . 

$p€f Tutta la famiglia hreuemente e U crean:^ della gentile ■^:^ ♦ 

V 3 



tr^ I M A R M r 

VUn, Mejfcj Cajf&ro , t/ Don Gicuanni , the ne dite i 

S/f ♦ D ko quel che ho detto , et duo mille volte ^ che toro &r tutta lafug 

coite ^ mofit ino quanto fi(j il merito deWEccellen:^ ^^ della 

rìohiltadeW animo del lor Signore* 
Vian, CV farai di cottjlo libro ì 
Spf. Stamperaj^iJuhUo* 
Vian. OenfiinoiyerfietFrancefeltaìiam*' 
^pt\, Qucjìofio heljentire ^ A scolta di gratta quefla prima vita • 
Vian. Qufp altri fcritti da farte che fono ? 

Ipe^ ^ on miei , perche hoprouato a far vna vita alla moderna ♦ 
Vian. Come con ah Moderna i 
SpCi. Perche quefle fon fatte aW antica j qual vuoi tu che io ti legga pris 

ma , V antica loro , o la moderna mia ♦ 
Vwn» Q^al vi ^if^ce > prefa meglio ydìre prima l'antica ♦ 




L a Ulta à' A rnaldo D anicUo ♦ 



Spe* Arnaldo Daniillo fi fu di quella contrada donde fu Arnaldo di 

lAarueill 3 del uefcouado di Veircgors d'un ccsfìello che ha nome 

" 'B^ìhairac 5 ^ fu GetitiUucmo isT opperò hen lettere , ^ fece fi 

giocolari ^ ^ preje vna maniera di trouare in care rimeAl perche 

Jue canT^pni non fono leggiere ad intendere ne ad apprendere , if 

an^o vna alta donnei di Quafccgra moglie di Qulielmo di B ou^ 

Mia ma non fu creduto che la dolina mai gìifacejìe piacere in 

dritto d'amore, L a onde egli dij^e» lo fono A rnaldo^ che amaf^ 

fo "Laura ^ et caccio la lepre col bue ^et nuoto contra iietìto tem^ 

pefìofo.Ft qui fono delie (uè can:^7iifi come uoi udirete ♦ 

Vw«. Volete yoi aìtto de le mi pìac-cicnp in cctffìaffn:^hcìta f tf non le yorreì tk 



DHL DONI* 

tmerti , pre hauro caro d'vdir la. Yojira cùnij^ofitione , 



ir7 



$p€* Ep// e jcrT^ che io la caui da ijuejio j^oco , tr non poj<o air a 

ui altro ♦ 
Vian, Dite yia , hajla Yfder ^ud che Yoifate da Moderno , a fara^one dtfmUe , 

cerne dir tradotta , sjiorea^iata , ampliata , dipfa , o yna parujri.j^. , ne ueroi 
Sf?e* Tu me la tm troppo alia la coja , ajcolta i^uello che eiia è , tu là 

Jentirai if poi mi dirai ti tuogiuditio ^ f^io la àehhofar così» 




E non t dubbio che i cieli in ogni eta^hamwjempre prodotti i^g^g^^ 
mirabili ^e per tutte le parti del modo del continuo ne najcey horain 
ma coja , 6r hora in vn^ altra eccellentipmi . Quefto auieneper 
che gli ordini Celefli del contìnuo operano ♦ 'Noifapiamo che la 
mente Angelica ha dall'Onnipotente fef Mepmo Tatore Vefr 
fere , il viuere , ù' Vintenderez Cosi V anima rationale , che da 
epa mente e prodotta 3 ha lo intendere , il mucuere , e'I fingere . 
Verche Vanima rationale intende fé ^ ^ le altre cofe incorporee 5 
muoue le corporee isf Valtre incorporee 3 muoue le corporee^ che 
K fono eterne 3 quali fono i cerchi Celefli , fabrica ^ finge le cor:: 

porte corrottibili mediante il moto de corpi eterni ^ perche mouen:f 
do loro : dipinge nella materia inferiore quelle forme delle cofe , 
qualiha in fé concette ? ^ dalle quali forme ^ raggi dell' Intelligi^ 
hile Sole ^ t illuminata ^ £jr cosi come lei dalla Angelica mente 
rictue^ COSI anchora alla materia le communica t per tal modo adun 
que ciò che ejìa in fé contiene^ diffende producendo ogni altra na^ 
tura particolare ^ che dopo lei fi troua 3 £ir perche da efia ? cioè da 
Vatìima rationale "è prodotta V anima fenfitìua et motiua del corpo^. 
Vww. Ma ,fe tu mi fai di cotefli difcorfia tutte le yite ♦ 
spe» Lif dami finire* 



ir^ f M A R M I 

Vìaiìf Io VfiJ^o vtìii^rmìJle [crìttura , if comprendo che tu yuoì mojlrarf , che cotet 
Jlo Vcct.i hiueua v« km mirabile Iaì Cielo , tf àa. ([ueHo inteììi^ente i ma la» 
Jcia per bora i difcorji b- vieni ah vita ♦ 

Spe^ Tu mo':^:^i H più hello ♦ 

Vian, Vri'aìtra volta con più comodità x di via k vita , pnjfa inan^ ♦ 

Spe* N on la voglio altritnenti leggere s'io non la leggo per ordine ♦ 

Vwn, Le^i^i le Rime neH'vna , if hhra lingua . 

Spe* Soncorìtento y maaucrtifci^ che i verjì non fono mifurati ^ hafla 
che tu odi ìlfuggetto > isr attendi più alfenfo ^ che alle parole ♦ 




Arnaut Daniel , 

Loferm voler ({ueì cor mìntra 
Non potrei becx efcoijjendre ni on^k 
'De knten^ier Jitot de mxldirfarmcL 
E pos non ku< batrab ram ni ah uerjja. 
Sìnah afrau hi on non aurai onde 
ìmtirai ioi enuer^ier odins cambra ♦ 

Can mifoue de la cambra 
On a mon danfaì que nuih om non intra 
hns mi [on tu^pìus quefraire ni onde 
Kon ai membre nomfremìfca ni on^k 
Vlusque no fai knfans denan k uer^a 
tal^aor ai^ueiUjia trcp de marma ♦ 

"Del can ìifos non de ìarma 
Em conjèntis ajekt dm fa cambra 
Que phi me rafral cor que coìp de uerga 
Carlo fiensjèrs ki cn ìH es non intra 
"Deleifferai a fi com carns b on^h 
E non (reirai caiticx damic ni donde* 



Arnaldo Daniello , 

Il fermo uo'er , che nel cuore m'entra , 
Non mi puobeccofcofcendere,neu\cfhi(i 
D'amico (òJiardo,tutto che de mal dir s'armi* 
E poi che no l'ofo batter con ramo.ne co uer^a 
Almeno di nafcofo , la oue non hauro ^o, 
Vrcderhjioia in^iardino,o dentro a camera • 

Quando mifcuiene deh camera , 
Oue a mio danofo che nejìun^huom non entri 
An^ mi fon tutti più che fateti, o ^o. 
Non homembro,che non mi tremi,ne vr^hia, 
Pi« che non fa il fanciullo dinan^ah uer^a. 
Tal paura ho che uifia troppo di mia alma • 

Col corpo vi fo^i , y ccn Palma , 
E mi consècilfe cehta'r.cte dentro a fu camers 
che più mi feri f ce il cuore che coìp di uer^a, 
Pero che ilfuo fèruo la oue eh è non entra , 
Di kifaròcos) come carne if vn^hia , 
Et non ubidirò a safi^o d'amico, ne di z^o * 



D E L D O N r ♦ if^ 

yiarjt. Nort dir più ^ ecco il Pfl:^:^o , 6jr il Sauio ^ Acadcmici noflri ^ 
fo che fono accoppiati per vna volta j ajcoltiamo il Icroragio» 
namento ♦ 

SAVIO, PAZZO^ VIANDANTE 
ET LO SPEDATO* 

'S(i. Ttt dehhi hauer fatto rider ogn'uno con cotejla tua opinione ^ ma 

dimmi Valtra t 
Vwn» Nw Yo^ìiam yàìr anchora noi ♦ 
Pa;^* Voi fiate i ben uenutitegli mi fa male che voi non ui hdhhia te tro^ 

uato alla dif^uta de mali che uengano &r uanno nel corpo nofìro ♦ 
Io ho mandato a monte gli argomenti -, le fophijìerie ^ le logiche jì 
feruitiali , le medicine et ogni cofa 5 ^ ultimamente venni con la 
pratica (perche u^eran forfè tremila plebei ) ^ dijìi vna nouella 
nuoua non più detta ? ^ mi uenne mdete 3 in vnfubito alla mes 
moria*- Dtce che s'aera vn tratto( la nel principio del mo7ido)tutti 
gli huomini ragunati infume ^^ che fé lo diuifero tutto tutto a vn 
pe':{^per vno^ 6r ciascuno aiutaua V altro a mantenere ilfuo co» 
me dire^ ill^edi Trancia dafauore alKe d' Inghilterra ^ queU 
Vd^lngi-Alterra^ ^ quel di Trancia alKe d'ItaliQj queflo d'is: 
talia emendo moleftatoil Kedi Francia V aiutaua^ &r uattene la^ 
M(? quando cofloro diuifero il mondo fra di loro , e non haueuaa 
no cognitione^fe non d'vn certo che^ perche anchora no haueua» 
no folcati i mariane nauicatoper tutte le P rouintie habitabili ^ ^ 
inhabitabili , alla fine comparfero nuoui popoli ^ EjT trouatopre& 
fa la parte miliare fi diedero a trouare inuentioniper dominare ^ 
per hauer qualche cofa , ^ per ufirpare deWufurpato t Et qui 
(Cominciarono a dire non mangiate quefìa cofa che la fa male ; non 



1^9 I MARMI 

ujate quefta altra perche la nuoce , isrfjtta f(tta ia toro 3 fifec 

cero chiamare ì ^enàici ; comufia che onhuan mcnàicando ^ 'tS 

Japete in che moàot come fanno hoggi i ^ottiU tj«j'i bauaidojatto 

V« libro j lo uanno aprejentare a ijualche gran maejìro ^ ^ ^ui^ 

ui Jì tinpiuma?io^ rimetton le penne cw e ^ u:uattano d'un defis 

tiare ài due feudi , d'una mancietta ^ £7" vn prejentUT^ , alla 

fine j eglino fi ritrouanoficut erat in priffapioj come t M endui j 

i quali aricchitifi ^ fi fon fatti perfor:^ di f oidi chiamar medici j 

anchora i poeti quando diuentano potenti di vnj alone di tcr;^ 

pelo £7' d'un fiorino j fi fanno dar del Signor perla tejìa , etfu 

titoli dell'opere del Mejìere , if della madonna. Mora imendici 

portauano vn lattouare che iterano lambiccato nel ceruello , nerbi 

gratta ? manna , arfenico^ olio rofato^ &r uerdcrame ^ Zucche ff 

ro jf^lo dauano per pref ente a quei ricchi ^ et loro inuerfo i men^ 

dici faceuano come fanno i gran maefìri inuerfo i poeti j dauano 

vn pi:^cotto di Fiorini loro ^ e taluolta nulla , ^ f^ejìoglihaff 

ueuano in odio ^e fouente gli uedeuano mjl uolentieri^ come fanno 

ìgran Signori i peneri poeti j perche creieuano quei de mendici 

che quell'unguento nonfojìe buono a guarire i Cancheri ^ ma che 

Vhauejìer fatto ^ truffargli qualche feudo j concicfu che japeuano 

di certo no hauer altrimenti il canchero ncU'ojfa: cofifon ^ij^rcs^ 

T^ti i poeti anchorper quejio da loro S ignori j periihe uerùi caufa 

fsr fcafimìdeo lor donano vn libro a qualche Bacalare Eccell n^ 

tipmOjO K euerendifiimo ^0 lUufirijìimo^ Magnifico ^oricx 

co j fubito colui che e donato legge la pi fi ola ^ et qiund) che egli 

MÌtroua dentro ^ liberale ^ corteje^fiupendo virtuofOj eccellente^ 

n ohile , gentile , reale j^>lendido , benefatior de virtuofi . R aro 

d intelletto , et uattene la malinconia )fubito egli dice cojìui men» 

te per la gola j perche da i beni che mi fon dati d-iìla fortuna in» 

fuori, 



D E L D O N !♦ i^i 

fuori , io fono vn a s i N o uerhigratia ifon plebeo , non ho vn4 
lettera almondojdn:^ je nonfojìe quefli pochi Joldi che ho heredim 
tati , do e peruenmro a mio padre da vrì'altroj ^ V altro daìTalm 
irò j €r (quell'altro da quell'altro tanto che gli arriuano alla linee 
cheperfor^a fé ne fece Signore a bacchetta t lo mi morrà fur^ 




fante di corpo ^ con come io fon d'animo aìlofipedaU ♦ V«' altre 
parte p diede a far legge 5 ^ cominciarono ad auilupparla , con 
termini con C iuile ^ con C riminale con cafo penfato , confort 
tuito j 6r dir la nonpuoflare , la va con , la t'intende colhtat}» 
io che cauaron delle mani a quegli altri vfurpatori yna gran parte 
de beni vfurpati ♦ Con vnopigliaua vnaflrada , et Valtro vn'* 
altra ♦ E trouaron le dipinture ^ le cantilene , Vaftrologiey le chim 
rorra?]tfe , Ufiiioncmk , k natiuitk^ le piromantie 5 che diauol 

X 



»^» I MARMI 

non atìàaron eglino ra:{p(olando per metter mano a quel che nonha 
ueuano , &r i goffi fi Ujciaron menar per il nafo^ ^ cominciaroff 
tìo a creder che lafojìe come ella era lor detta j ^fe nefìauano al 
parer degli altri , ^ in tanto fi lajciauano cauar dalle mani mille 
buone entratelle ♦ 

SfiU* Vad'm per ho^i, che i tìcpi rkchi rcn fin fonagli , an^ji tendano il Uro Hrettt 
eretto ) yft la tiecepita non^li cacna. , non ishorfino . 

P<?^* Io t'ho intefo come dir e j fé non hauej^in paura di morire^non vors 
rehon veder mai M edici ^ 6r i ìAedici che conoscano la loro 
A s I N E R I A , ( dico a coloro che fono ) gli pelano ynpe-:^ 
^ poi te gli jf edificano , dicendo-, va làfirìi ipiu ^ fcr Ufiia co^ 
tefta roba , a v«' altro che fila più degno di te , che tu non fie des. 
gno di goderla ♦ 

Vian, Voi mi toccate v« certo tajlo che mi face , 




pjr* Wdite qucji 'altro fie vi dilettera meglio . Io credo che D amene r 
dio j quando egli vede ^ che^i huomini manchino di quello , che 
fiono vhligati di fare ^ che gli lafici cader poi in qualche continuo 
male ♦ C omefiarehbe a dire coflui ha vn helpala:^:^o ^ laficia^ che 



S$e* 



D E L D O N !♦ léj 

io non voglio che egli lo goda ^ an:!Q pia toflo che fia hahitato da 
gii Scorpioni , da KagnatcUi ^ ^ da Topi ♦ Lafci^mi difunir 
la famiglia , lajcia che non habbino heredi ^ fa cbe i lor parentadi 
fieno infami ^fa che tunoVanan":^ della roba , che lor la confa» 
mino j in Qani R uffiani^ 'cf Meretrici^ che mai hahhino vn'9 
hora di bene ^ ma tutto il tempo della vita viuino in tramai 3 al» 
la fine muoino disperati ^ fcr con poco honore gran vergogna 5 pò» 
co ville ^ &r gran danno facendo ^ a chi i^ impaccia con i fat» 
ti loro . 

Di colepi tèi , ne fa^ret dir qualche ym t ma, dimmi Pa^ , perche hai tu pn» 
ra^omi , con i Medici ccn i Poeti { 




Vfi:{* Perche f trouano pochi poeti ^^ pochi medici huoni^et ajìai catti» 
ui 3 ogni vno vuol medicare ^ Er ciafcun vuol poetare* I medici 
ama-^^no gli huomini con le medicine ^ i poeti con i verfi , et 
con far la vita loro infame ^i medici rifanano mille mali ^ et i poeti 
danno buona fama a i cattiui taluolta • htjj^ejfo i medici ama-:^ 
:^no vn che fia projj^erofo ^ fano 5 £^ i poeti vn huomo da bene 
crucifggorio con le leggende *T aluolta i medici dicono a vn d'una 
cattiua et difcordata coplepion di natura che egli efano^et di buo» 
napafla, ^non ?♦ Anchora i poeti fanno gli huomini dotti , £5* 
gentili come ho detto difopra , ^fe ne mentonper la gola t Éjr io 
fono vno di quegli che ho dedicato de libri a tali , sfatto honore^ 
che meritauano danno ^ uergogna ♦ 

San* "Et ^ero u'hamo eglino }o^^ato con le yofire opere ♦ 
P(j:^* Et pero fon eglino ASINI inueritìi ♦ 
SdU* Et pero hai tu mentito per U^ok ♦ 

X jj 



léf 



I MARMI 




Td^* htpero mi ridirò io ♦ Vltimatamente i medici hanm cominciato é 
hiafimare infinite co[e che fon buone a mangiare , con dir che le fon 
uentofe^talfecche^ tal frigide ^chel buon vin puro fa male ^cheCam 
uidiìattefon pej^imi , che Varroflo difecca , che Vagnelloyper e^ef 
carne fredda tt humida la genera flemma ♦ Cfce ^ueUa di bue e 
malincònica^ che quella di Cerbio fa gro^o f angue ^et quella del 
forco efiendo fredda ^ humida ancora ^ che la fìringe i uapori 
dell'orina ♦ 

SiU* Queh deh pecora f 

Pa;^* i^uella del bufolo t 




StK. io vorrei (he cote^i Medici m' andaj^ino membro per membro , if coji per 



cofa 



Va:^* A ncor a quefìa biada particolare hanno mcf?o mano^ dicendo chel 
cerueìlo ( per farmi dal capo ) e freddo , et allo flomaco fa fafii^ 
dio t Chela lingua t di gran temperamento ♦ 



DEL DONI. >>^r 

S*«. E mentcn per U gola , the k mn t cesi . 

fir^. In quanto a cotefio , ella tien dell'uno ^ dcTaltro , Quando fu 

prefentùto a Cejare mi conflitto di Tunifi quella lingua falata^j^ 

àie in quel luogo fu aj^ai)la gli fu donata con quaftì quattro ucrfi* 

1 1 mio prefente t C ejare vna lingua , 

Il meglio èr peggio , di ciaf cuna carne j 

Ttt che molti odi ^ puoigiuditio darne ^ 

C ome ella molti fmagra ^ ^ molti inpingua «. 
Siu, lì rejlo poi f 
Ptf;^» La carne magra fa ilfangueftcco , il fegato è caUo ^ humido ^ 

ha mH:<^ genera fangue negro II cuore e duro afmaltirc ♦ - 
SrtK. "Bt iì 9^mon( che fa * ' 

fw;^^ DcipOiO ;uìnm€*ìto ^ ff e frigido di f uà natura * 
Saft, La cqAa ■ 
Va:^ N uoce àUojìcmaco , genera coUora rojìa Ef aj^ai » 

Vai^j raìwo il f angue wfcofo » 

5(J«, Bora , ccìgo i tuo lAedia , ^ual' carne e migliore , ìief i quarti àìnan^ , t fué 

di dietro ? Quali Yo^liano calino , che fen fin Yt//; ah no^ra conjcr* 

uatione ? 

Pfl:^* he membra dinan:q , per la maggior parte ^on calde ^ 6f legff^^^^ 
E^ quelle di dietro fredde òr greui • 

Viali, Non so come s'accordino i Poeti di cotelé parti f 

P<?;^* L odano anchor loro la parte dinan:^ ^ chiaramenAeT efìimonio il 
Petrarca ^ al libro di madonna haura nel capitolo dell' Amore ^ 
et "Dante al teflo di Beatrice ^ B occaccio alla ¥ lametta et celerà^ 

Vidfl. "Perche yfano i Voeti Moderni ho^i il contrario ? 

^a\> llprouerbio ueVinfegnaitoda il monte ^e iienti al piano *hiaf mare 
vna cofa a ciò che gli altri la lafcinoflare; et laf dandola la^uenga 
loro alle mani ♦ 'Non fifa egli che la carne di cofcia e vn taglio 
mirabile ^ ofia porco uitello man:^ ^ o capretto i ofa dinan:{i 1$ 



té6 I MARMI DEL DON!. 

cofcia) di dietro alla cofcia^pur che ìafia cofciay i poeti mnfan9 
no tanta difiir.tione , pur che fé ne piglino unpaflo bafta ♦ 
Siu* Amhord a i Medici , i^iaccion fmìl ta^U , if nel comprare ho yeduto far UÌe 
eletta . 

va:^ hafcienT^a de medici moderni e tenuta da molti per cofa leggieri ^ 
^ le compofttioni , de poeti dal di à'hoggi , e giudicata vn yen» 
to j vna penna ^ &r vna cofa kggierifiima . 

Siu. Di^ratiafnifci per hora , Yn'aìtrn vòlta ci riduremo a dire il reptìte ♦ 

ipci, Dite il vero 5 a riuederci a Dio*, 



->r^ . .. .,- 



Il fine della Ter:^ parte de Marmi d'tl Do«f ^ 
D edicati allo lUuJlrijiimo Signor Don Ferrante Qon^gM^ 



IN V I N E Gì A 

PER FRANCESCO MARCOLINI* 
M D L I I« 



LA 
a V A R T A 

PARTE 

DE MARMI DEL DONI. 

AI R* Monfignor Bernardino Argentino Dedicati ^ 



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JN VINEGTA per FRANCESCO MARCOLINO 
CON PRIVILEGIO. M D L I I. 



AL SIGNOR BERNARDINO 

Argentino^ Canonico del Duomo di Padoua^ lllujlre} 
^ mio Signore fempre oj^eruanàijìimo . 





O N S 1 G N o R m?o j Keuerendo^ lo credo 
ihe'l mondo fi fia marauighato ^ che hauendo 
lo ferino in vn'anno forfè dieci o dodici libri ^ 
compofli <cr flampati , ^ dedicatone alcuni a 
perfine indegne di tali honori per non me ne 
hauerle Signorie loro ne grado ^ ne gratta tenendo poco con» 
to della Fama buona ^ che vien lor data 5 Onde mi ffor» 
•^ro di farne ricordo 5 Dico certo che chi ha conofciuto V amor 
che mi portate ^ le careT^ che mi fate ^ ^ iprefenti ch'io da voi 
ho riceuuti i nati dalla voflra cortefe natura , fen:^ mio merito 
mi dehhe hauer giudicato , difcortefe ^ ingrato 3 la cagione per 
che io fon refiato non t fiata altra , fé non per non voler parere di 
Jodtifare tanta him:ìwta ^ gentile:^-^ voflra , con cjUiWo fogli 
ftampati , con vna Epiflola dedicatoria ^che vi lodaci e per ama', 
tor de virtuofi , per benefattore , per cortefe , per liberale , Ma» 
gwfco , generofo , sfinii cofe che ciafcuno coftuma di dire in n 
fatti ferini: Ma ajfenauo che V^ S^ R. mi comanijjìe quaU 
che cofa per feruitiofuo ^ doue hauefìe a eflporre Vhauere ^ il 
poter mio non tanto per parte di fo di if anione , ma accioche la fera 
uitli mia apparifce guanto la fa defiderofa diferuirui , et vltima» 

AA à 



«^ 



4 

tamente ^ cerne io yiforofidelferuìtore ♦ Maf)er(he V* S. hi 
femore hauuto animo da gemrofo Prelato , co e di vokrfar cor 
tefujempre ^ £jr hauer per prmilegio il merito fuo , fcr ficn yc» 
Urjì di ccfa alcuna degli altri j pero non ha voluto mn comandare 
mi , mafempre accare:^armi beneficarmi ^ ^ honorarmi * lo 
con quejìo libretto piccolo , ^ debile come fon loproprio j vew* 
go alla vojìrapreJen7;a tutto vergognoso , prima per ejìer tardato 
molto , poi perche ciafcuno che fa quanto fia il mio debito grande 
con V* S, fi rideran di me 5 dedicandoui fi picciol libro , De 
vedete Monfignor che animo e il mio in queflo punto (che io feri 
uo quefla lettera)Egli mi par che voflra Signoria cortefijiima rm 
dica , Quel che io ho fatto inuerjo di te Doni mio carijìimo non 
efcritto nel libro de miei debitori^ per cheVho fatto per pura caria 
tày et non voglio che me ne babbi vn'obltgo al mondo* Con quea 
fla rijj^ofla , che mi fu V* S* Iole diuento fchiauo conofcendo 
che io nonpoteuapagar tanta cortefia , fé non con la voflra mes 
àefima corte fia ^ Alla quale fen:^ altro dire , mi raccomando 
^ mille ^ mille volte* Di Vinegiaalli V 11 di Dicembre 
M D L I I. 

S eruitor obligatij^imo 



Il Doni. 




IL NOBILE, ET IL PERDVTO 
ACADE MICI PEREGRINI. 




N e H o R A che nuouatnente da i Mderm 
venghhio dati in luce , fcr aìle flamj:e molti ^ 
auT^ infiniti libri j non reflaper queflo che egli 
non fé ne troni de gli antichi ^ ^ begli , ^ 
nuotii d'inuentione ♦ 
Ver* Ah fede, che io creilo che j^ochi ne j^opno yenir fuori , che non ce ne fa paìcìte 

foco M Urne ♦ 
Hobi. lo ne ho vno raro certo , fer f nuouo > 
Ter, Di che tratta , o come Phauete hauuto ? 

Mob, E fon forfè tre anni che io rtii ritrouai in Qenoua j con vngran 
Qentilhtiomo chiamato il S* Gregorio Spifioìa^il quale era Si^ 
gnor di Campo^vna terra che e pofla mi me":^:^ delle montagne^ 
quando fi uà da Otri per arrimre in Lombardia , luogo EcceU 
lentijìimo per la State ♦ Hora egli auenne che vn'altro Signore 
pur Q.entilhuomo ^andando f eco ad vnfuo cafìello chiamato Mas 
olone ) poche miglia lontano da Campo ^fulaflrada maeflra^. 
Egli ci racconto vn cafo nuouo ^ da marauigliarft ♦ D ijìe quel 
Signor di Magione che emendo vna mattina fui Molo di Genoa 
ua^ egli ui ritrouo vn huomo d'un hello affetto ^ forfè dt eih di 
trenta^ o poco più anni il quale latinamente gli prefe a dimandare 
in qual parte e^i potrebbe nauigare che foj^e paefe flerile diferto ^ 
orrido ^ ^ foUtario ^ per ciò che e^i intendeua di fare vna vita 
ber emitica 3 jìupì il Signore udendo ^ uedendo queflo huomo» 



^ I M A R M I 

voile la forte che egli hauejìe ottime lettere 3 ^ gli ^ij}Oje , onde 

uennero in fi fatta cognitione chel Signore conobbe cojiui ejìer di 

molte lingue ^ di molte fc̀n':!^e dotato perfettamente* egli haueip 

uaVVìebrea^ la Caldea^la Grecarla hatina^la Spagnola ¥ran 

cefe y ^ la T odefca lingua ( che era lafua naturale ) famis 

o^iarif^ime ^^ bene Vintendetia* Onde molto gli diuenne il Sis 

onore ojfettionato ^ promittetidogh difodisfare alfuo dtfiitrio 

lo meno fe(o a cafa in Gcnoua , doue conobbe in lui vna creane 

7^ Signorile ^ vn procedere da gran maeftro ^ ^ da Princt^ 

ve isJ' Vanda (pttr latiyiamente ^perche italiano non irttndeua 

nulla ) con molti ragion Jmenti^ tentando di quejiop a. ticvJ armanti 

te d' che terra eglifojìe ^ ofiginiol di cui t Ma in conto alcuno 

non nepotitte ritrar mai nuUa ♦ Uopo alcuni giorni lo meno [eco 

infru quelle alpejìie Mo?ìtagne ^ alfuo caflello 3 doue non mol» 

to lontano nelfo'.to de hofchij tt'f vna rouina grande d^vn mona» 

jlerio antico ^ tutto ferrato da EUere ^ Caflagni ^ faggi , et ter^ 

rihil Querele 3 del qualfohtario heremo non era in piedi altro che 

V« J?e:^XP ^^^^ cappaneUa grande della Chiefa , 67 alquanto di 

muraglia ♦ Piccque il dferto paefe al Todefco, Onde il St^no^ 

re tojìo confahriche a modo fuo lo fece chiudere ^ accomodare t 

£f phfece la prouifone alfuo viuere da bwno Vìeremita, Was 

ueua coflui alcuni hhri di ìiuerfe lingue ^ ^ ferratofl in quel luor 

00 con alcu'io non haueua comtrtio ^ opraticaua ^ Je non quauf 

do il Signore u' andana ( di raro ) ^ feco menaua quaUhe vno j 

Onde per abreuiarla gli fu rubato vna volta vn libro in lingua 

A raha , compoflo da vro A Imadalle ^ ilquale da mirabili huo» 

mini è ^afo yoi ridotto nella nofira lingua ♦ 

Ver, Come fi chiame. egW ccujio libro , e ài che tratta ì 

Hob^llTitoloequefio^ LA CHinVt DE SECRETI* 



DELDONf* 7 

Ver, Sarehhe efi mi , ìa Cìauicuìa di Salamone '. 

Mot» Now jo altro ^ Jo ben che Uggendone il Signor Gregorio 'pirws 

la alcuna p arte fu^l principio del libro , che io tenni a mente ogni 

cofa , ^ lejcrijìi ♦ Vuoi tu altro che quìi in Fioren:^ il libro 

m'ha dato mlle mani ♦ 
Ver. Cofa da maraui^iarf; era e^Vijcrfe neh libraria di San LorenT^ * 
Nob. h^i era doue e toccaua bafìay che io Vho nelle mani ♦ 
Ver, Hor dimmi qualche cofa di (^uep ^ran fecrni , prche emendo Perduto , mi ptre* 

jiifcrjè ritrouare . 
Kob» 1- efm^rritejì ritrouano ^ ma le perdute no ♦ Mora pf colta lapri» 

ma parte , et il primo jecreto • Egli tHnjegna il modo dajaptr moU 

te coje auenire , ^ jon quefle . 

Se combattendo tu vincerai , o hauendo nimicitie ^ o liti tu farai 
fuperiore al tuo auerfario ♦ 

Se tu farai vita felice ♦ 

Se la tua fine fia buona » 

S e haurai forte nel tor donna ♦ 

Se le tue rendite Verranno a buon fine « 

Se la tua linea durerei molto ♦ 

Sei tuoi amici chetu credi che ti fieno amici^fo ottimi amiamo no* 

Se racquiflerai il perduto » 

Se il tuo ti fia occupato ♦ 

S'un tuo uiaggio da fare fia di buona Fortuna « 

Se il tuo fiato ft manterrà felice i. 

Se d'una tua impreja(fia che cofa fi. uo^ia)faraifortito^ o no* 
Ver» E^li mi fare vn ìibro deh yenma , o d"vm Ceomantia , ma feguita , perche 

nel reflo ccvcfcerbjè le cofa da credere o w , perche io credo che in Arabia 

fieno fiati amicamer.te , h in Caìicutte de cerue^li td/^^ari , cerne i nofiri UOf 

derni chefifiien dilettati di dir cofe grande , ma in effetro ìefiien foi baie , 
Noi;, ìopermecipreflo molta fede jtu udirai^ Primamente tu non 

fuoifaper nulla de fatti d'altri ^perche quefìa riuelatione difccreti 



S I M A R M I 

fionft dijìetidefe non nella propria perfom di colui che la fa^'EgU 
hijogna che tu vadia la notte quando fono quei beijcreni chel cie^ 
lo èpien diflelle^ £^ ti hifogna ejìer flato tre giorni inan:^fen:^ 
ujare il coito t ^ andare dodici pajìi fuori della porti della cafa 
^oue tu hahìti^ iy fubito al:{are ^.i occhi al cielo^ Ej rimirar tan^ 
to che tu uegga (^comefi dice dal popolo ) cadere vna jlella . Et 
ueduto queflofegnare Vhora che quel vapore ha fatto quel moto ♦ 
llgiornofequente a tante hore di d'inquanto fono fiate di notte tu 
fcriuerai , isrfegnerai , con penna che non hahhia più fcritto , ^ 
fopra carta non più ufata il N ome di quefli propheti , ^ nejìuno 
ha dafapere quel che tu faccia 

Amos * 

A hdia « 

Aggio. 

Abacuch ^ 

B aruch ♦ 

X) aniello f, 

Dauitte^ 

"Ex^cchiel . 

hlienmia ♦ 

liaia 

ìona^ 

loheL Voi la notte fequente tufegneraiper ciacfun propheta ^a 

queWhora medefima ) vna jìeUa per vno fatto il nome fi come fi 

uede a queflo 

Amos 



A hdia 






Etcofi 



DELDONI^ S 

"Et cofi farai Jotto ciafcuno , h'altro giorno chejara il fecondo 
di aWhorafoUta ^ tutaglierai tutte quefte dodici poli';{e) et la net» 
tefeijuente chefia la tcr^;^ notte , tu ritornerai al medefimo luogo 
doue tu vedefli cader la fteìla j ^ invn Bojìolo, o Vafetto 
non più vfato , metterai le dodici poli:^ ^fubito che tu vedrai ca» 
aere vn' altra flella* Il ter 7;p dì^fcriuerai allafolita bora del giora 
no j in dodici polÌT^ queflo che tu vedrai ♦ V erhigratia tu vuoi 
faperefe tu hauerai lunga vita ♦ 
Le tre prime poli:^ diranno cofx ♦ 
L<t mia vita fa j o^( o y o , o dieci non importa)anni felice* 
La mia vita fa molti anni felice ♦ 
L(? mia vita fa fempre felice ♦ 
Ma non pajìare il numero de ^i anni di tuo padre , o viuo ^ o 
morto ^ch'egli fa ; feri uendo la prima poU:{a , al pili j al meno 
come ti piace ^ poi ne fcriui tre altre che fieno contrarie a quelle , 
clje dichi'/io in quefla forma ♦ 
La mia vita fa traua^Jata in queflo mondo , 1 5* , T o , 4_, o^ ^^ 

anni ^ come ti piace ♦ 
ha mia vita fa sgratiata6o anni ♦ 
ha mia vita fa fempre infelice « 
Tre altre ne farai bianche , fcr* V altri tre che fanno dodici tu vi 
metterai vna flellafegnata fopra . La quarta notteyfi come tu in» 
hoj^olafli le prime de i Propheti tu metterai le feconde in vn' aU 
tro vafetto . 

II quarto giorno allafolita hora tu leggerai [opra quefli Vafetti , 
dodici f almi , come la tua mano aprire il libro del Salmifla , ciò e 
a cafo y guidato folamente daf^irito ♦ 

La quinta notte in queWhoramedefma ^ tu metterai i vafi fcpra il 
libro della Bibbia^et pregherai Iddio che dijj^onga la forte in tuo 

BB 



IO 



I MARMI 

vtile , ^ in homre della fua Maeftìt . 

Il quinto giorno tu accenderai dodici lumi ^ come giaccia (ite ^ ^ 
Rifarai ardere ^ o corjimare , in cerchio intorno al libro ^ ^ ai 
vafi » Lajejìa nette in qucW hora medtfmia Johta tu trarrai àt 
vafi j quando caderci vna Stella ( e fendo in quel luogo mede fi» 
mo y chefcjìi Valtre volte ) vnaj^oh'^^a de Frophtti^ et vfia deU 
Valtro vafttto ; 6:r aprendo il libro le metterai dentro fen7;a legs 
gerle , o vederle , ^ non toccherai Valtre poli:^e altrimenti . 

Il feflo giorno a queWhora debita , tu getterai prima nel fuoco tut* 
teValtrepch:^ y ^' poi aprendo il hbro Uggerailapoli:!^ d^l 




Vropheta , ^ vedendo quell'altra j fé la fa fcritta felice .^ fucco 
dera citimumente 3 Je itìf elice ilfmile , ciò e infelicnd ♦ Selafia 



D E L D O N I • Il 

bianca aj^rirai il libro del Propheta yche hai perforfe canato fuoff 
ti j 'a' ai àoìici yerfi ^ doue ti vena afone aperto leggerai ^ ^ 
qiiiui trouerrai lajoàiffattione delVanimo tuo^fefia dubio il ver:: 
fo , fìonfia ne in vtile tuo , ne in danno » Se venijìe una di quel» 
le , doue la Stella efegnata . La notte tu la terrai fotto la tejìa 
dormendo y if inuifio ne intenderai quanto tu de fideri 4. Et con 
com: con quijio pruno modo s'intende vn di queflifecreti j in fi* 
milefifa a tutti ♦ Benché nel libro a vno per vno e fon tutti diff 
fiefi j ^ vi fono Vinterpetrationi de fogni ^ ^ la dichiaratone di 
tutti i dodici verft de Prophetijnterpetrati ciafcuno in dodici mo9 
di yCon VautoritcL di dodici antichi fallenti* 

Ver, Quefa è ynu hn^x cofi , im non e dfficik a fare , egli ye ne àehhe ejfer 
molte f 

NoL De gii A ugUYìj y delle mutationi de tempi , infino fopra i tuoni i 
vifono fignifcati fopra i lampi , ^ quafi tutti i moti del Cielo 
ampiamente dilucidati ♦ 

Ver, Sarebheui mai alcun rimedio fer quejia Refj^ok , che io ho in quehjamha f 

Hcbi. Anchorache tu ti facci beffe delle mie parole ynonvo reftar di dira 
ti il rimdio y che egli tt'è perfettij^imo ♦ Il fummo del legno del 
Vino , con il tenerui fotto accefo vn pe:{p^tto di tauola i^ moa 
uendola in qudy^ la , che'l calore y if fummo la tocchi yin quattro 
b cinque volte ytutto quelVhumor venenofofi difecca* Vroua quea 
pa ^^fe la non ti ritfce ( benché tu puoi prouare anchor Valtta') 
non credere il reftante . 

Ver* Almeno yififfe egli anchora un fecreto per il mio fanciullo che e caduto fòpra il 
fuoco , ^ tutto guafofi il Yìjo , if i Medici con il metterui filtra mile imj^iat 
jiri i l'hanno j^ea^io che ^orfiato ♦ 

Noi?* Non vorrei , che fu cfedefte con quefle tue dande , ridur sì mì:s 
rMhhro yper vn Kecitario ^ ma a quefto cafo m' e il rimedio 
anchora yjecreto hellij^imo 5 Vna parte d'olio dolce d'Oliua , et 

BB ij 



I 2 



I MARMI 



v/j' altra di Vin himohuono , tanto delVuyw ^ quanto M'aU 
tro ; er la mitd manco , tor mele 3 £jr infonderle al fuoco in nuo^ 
uo vafo ^ della quale infufione , ne viene vno unguento mnahi:: 
le , er con quello fotiilmente vngilo ^ chejubito cejìerìì il dolore , 
bt in pochi giorni fìa libero 4 

Ver. "Emi mk ; pmìcukrmeme da conojcere Vhmo ? 

Hoh* C of e mirabili 1, 

Prr. Hor ditemene albume ♦ 




Not* Io mi fai e dal capo ♦ Chi ha gran circuito di capo , può procedere 
da due cagioni 5 vna fìa per gran materia concorfa nel generarlo , 
con la debole:^ della virtù che genera ♦ O nde tal huomo infif 
mil cafo non può hauer perfctione ^^cioche efiendo la uirtu debile 
non può far le dibite operationi onde uiene a rimanere vnpe:^;^ 
a carne con due occhi > perche la natura non può regolare fi fatti 
iif ordini * ha feconda cagione della grande:^ del Capo e la 
moltitudine de la natura , ma acompagnata con la virtù generati^ 
uà forte ^ tal capo e di buona complefìione difua natura perche 
Vanima Signoreggia con lefue virtù in tal capo et fagli produrm 
re molte opere perfette ^ fwgulari* llfegno a conofcerla granm 
de:^ del capo per moltitudine di materia conforte:^^ di virtù 
generatiua ^ da quella che e con debilita jfie che la tefìa grande 



D E L D O N 1» n 

del C AV O /-o^ 



ben figurata fecondo la debita Figura 




cede tal grande:^:^a dalla Wirtu generatìua forte , che ha ^oi 
tuto figurare ^ formare tal caj^o debitamente ♦ 



14. I M A R M ! 

Ver, Come dehhe e fi effer (jueh Visura, di Capo, datemene notìtia f.u minuta yfecm 
do il Vojiro libro ì 

Nobf Lfljr^urfl conueniente del capo ^ dehhe epre in quejlo modo t che 
Vhahhia due ( fer dar^i vn vocahulo latino ) atiineti:^ , vna 
dalla pane dìnan':^ , £^ V altra dietro^ ^ Ubarti deìle tempie fi:s 
en piane qiiefla e ottima figura ♦ 

Ver, credo -veramente che cìjia da fare affai a mofcere i Cafi , fé non Jì Ye^a* 
fiorii effetti ; Eemhe yn'huomof muta , if rimuta , fc? tramuta cento volte il 
giorno , y obliamo noi dire the chi haueffe il Cap tutto d'un pe^;^ Hcfi mefiof 
mche c'è tanti fe^ comedi , che /cprcro fcf ferrano , che è yna morte , if 
in qu.fii moti credo che Phuomof muti , 

NoK Le cctnettiture dd capo non fon fatte per quel che tu di^ ^ chi ha:: 
ue^e vn capo che tutto Voj^ofojìe d'un pe:i^:^o Jarehbehuomo di 
pocogìuditio ^ manco ragione ^ ^peggio che heftia ♦ 

Ver* Vite fu aduv^Ae di quejli fe^ , intanto s'io uokjìi diuentar medico , Cerufco , 
impreio qualche ccja . 

Kob* T u mi daifcmpre la baia , ma per queflo non reflero di dirti tutto 
àud che mi dmanderai,Laprima cagione chd noftro capo ha più 
comettiture eperchefipojìmo uotare , ufcirfuori^ efalare lefuff 
mo/ifrt chefalgono alla teflaper conferuation di queìì'o\ìo ^perche 
la natura non haunhhe potuto far comodamente vna cofa di rara 
(opofmone^ chefu^e dura^com'e dehitaméte Vojìo dd capofiqua 
le \ vn dfenfor , ^ gouernator di tutta lafujìantia dd cerueUo « 
Veramente qud Craneo (cofi chiamato) ha cinque comettiture^ 
^ viene a cometterle infume Ù tejhrle^e_p quelle fonili j^imamke 
ey^alar.o lefumofta, V na e detta coronale vn'altrafagittale^ la ter 
:^a e detta Lauda da i Gred , quejìe tre fon le uerej huonper co 
lui che ha qucfle comijìure che efalino , perche gli fono utili * . 

Ver* Qualche vdta efi e krefpe^r la ttffa a vno , accioche sì exali ì fimmì, a 
P^'K.^ /(jj^rffj&t- ottima cofa ; ma lefemineej^endo da meno (he fi huom\n\ non 
f debbano potere exalare i e Yero < 

Nob* La f emina ha le comejìurepiufìrette 9 



D E L D O N I. ir 

Ver, (nfijì^Uite ) 

^ot♦ ^ puf iccole j talmente che Ufwncjìtìì twn hanno tanto exito ^, 
^fyoi la donna e di fin humida ^ fredda compìepione , onde la 
gencta mìa t(fla,j^.mti moho.graj^ip' torbidi , che malejìpfr 
jon^^rgaxe* Cuoche per ^ucfla cagione la nonfuo arriuare alla 

ferfetione deWhuomo ♦ 
Ver, "D'fymmi un Capo prcpcrtm.atc, accio pepa conojcere le farti huone,if le cattiue* 
ì^ohi. he figure del Capo fon molte , o uerpoJ?ono efìer molte^ La fri:* 



<^?^ 




■ /' 



ma e che egli non hahbia alcuna eminentia nella parte àinanTi^ma 



h6 I M A R M I 

jt bene neUdfarte ài dietro , La feconda che non hahhia eminenfi 
:{a neìla parte fofleriore , ma fi neWanteriore 4. Late r:{a che U 
fu tutta rotonda * La quarta ci uà U dijìantia delle tempie,. Che 
gente fon quelle , a cauaìlo^ ^ a piedi , che vengono in qu'h t 
Veu è // har^eh , che mena y«' prì^'me legato fipd yn duah, non lo wedete, 
dite qualche ajà deìjùo cap ♦ 




NoK Vedimi fegni ha nel volto il pouerino 3 poca harha ^ curta e larga 
fronte , e reo colore sfotto il Cielo non e il peggiore* 

Ver, Horfe^uìtate il uopo ra^mamento . 

La quinta che glifta eleuato^Lafefla che fa più lungo da leorec 
chie inan:{i che di dietro Lafettima che nella f uà rotonditaìetem^ 
pie fieno fchiacciate yn poco piane* Diciamo adùque che emendo 
fatto il capo de Ihuomo perferuire a operationi nohilijìime del cor 
po^ come fono intendere^ imaginare , penfare^ ricordare ^ ha hifoa 
gnato che tal figura fxa fatta con quelle operationi che fi pojìano 
produrre a tali effetti. Ecco che hifogna che ui fieno due concaui» 

Ù, t vna 



t) E L D O N !♦ 17 

ta : vna àimnz^ ^ yna di dietro j con vna via meT^^^a tra Vuna 
i^ aValtratper la quale hahhino dapaj^areglijhidtt dall'una tf 
Valtra concauiià , Adunque fu bifognodicom^ onere il capo che 
non fujìe tutto ritondo ^ma mef colato con alquanto di piano 
E,jìe?idoper queflo la memoria pojìa nella concauità del capo die 
irò x'b' la imaginatione ^ il conoscere in quella concaunk dinan 
:q j queWhuomo che dietro non haurìi quel concauo^ manca fot te^ 
mente di memoria^ist non Vhauendo dinan":^ patifce dtgiuditio tt 
d'intelletto • 

Ver* chi mancale ài tutte due * 

t^oh* Haurebbe dello fcimonito , £^ quella del me-^^o jìarehhe male . 

Ver, Sta falde qwjlefon ccfe che mi dilettano poco , Sarebbeui ejH fer forte f opra c¥ 
tejlo tuo libro ^u-^'che beh piaceuole^ i 

Voh* infinite , ^ belle ♦ 

Ter* llfà^io d'Yna ne correi , 

liob* La prima che m'e venuta a memoria e quefla ♦ ^glifu vn Qre« 
co molto liceo j ^ buon compagno fopra tutto ^ haueua vna 
particuìar V mli in fé ^ ^ quejlo era , che fempre fu nimico 
de Buffoni i, 

Ver, Benedetto fia e^U , ah barba de molti de nojìri , che non fanno yiuer fènT^ h 
compagnia di cotfle beSiie ; cljf Domenedio dia ìor tanto da fare , che i buffo» 
ni ef ch'in ìor di mente , f come fi fino fcordati i Yirtuofi per i^ar troppo bene , 
the fece di piaceucle cotejlo Greco ì 




tioh» E^?i di S tate fempre defuaua a porta aperta ^ ^ quanti virtuofi 
veniuan Cd , tutti pafceua ; A uenne che la State , che [i mangia 
in terreno ^foco itianzQ che fi mettelìe in tauoìa^ e venne vn bufi: 
Jone ^ ^ jì comncio a trattenere con gli ètri di cafa ^ ^ dir delle 

ce 



iS [MARMI 

ttoueUe , ieìli cìamie ^ et altre cofe dajuopari y onde tutti ^àfea 
€ero cartT^ » Eccoti il SJgt:cre , isT non fi tcfw armato m caa 
fa 3 quefi.o Bvjfcneje glifa irìcotìiro conjue haie* il Greco c/Je 
tra ajluto ^jagace Signore ^pref e quelle fue ftoltnie per huone^ 
€?* care , ^ con vn air gli tufia il ben venuto ^quanto tempo e che 
io t'aj^etto y io voglio che tu fila qua in capo di taiwla ^ per 
Vna volta io ti vo far godere , ^ quiui gli fece vedere , ilpaflo 
tutto preparato in tauola^fecegli ajìaggiare vnvwo pretwjo^et co 
vn rtwdo garbati jìimo p refe a dire . Signori ^ voi fapete la noflra 
vfan:^a : che inan:q che nefun di noi fi metta a tauola , /i fa tre 
folti aWinsìi per poter meglio definare ^ ^ tre lanci per la piana 
fer chi vince aWinsìi , ha il fecondo luogo della tauola ^ fer chi per 
lo lungo jfik in capo di quella 3 &r io faro fiamatiina ilprimOj ^ 
fatti tre f alti in aere ^ vinfe 3 dopo luifalto il bujfone , et tutti ^i 
altri ♦ Worfu dijse il Conte egli mi tccca il fecondo luogo ♦ Et 
quiprefe la corjaper lo lungo della fian:^ ^ fcr fece trefaltetti ^ 
tanto che egli arriuofuor della porta rneT;^ braccio ♦ Il Bujfoff 
fie fuhito prefe la corfa ( per guadagnarfi il primo luogo ) isr con 
tre folti quanto potette folto ^ onde egli vf ci fuori più di due bracp 
eia ♦ il Greco che s\ra fermato dentro all'vfcw , moflrando di 
Vedere chi piufaltaua 3 quando lo vide fuori diede di mano alla 
porta et lo ferro fuori ^ tutìauia dicendo t va che noi te la dia» 
mo vinta ♦ Onde il B ujfone s'accorfe d'efere flato vccellato « 
IZ Signore poflcfi a tauola mangio quella mattina con le porte 
chiufe y cofa che mai più afuoi giorni non ^i era accaduta*. 




Vtu 



O Ufu hch 3 md ^ìu hehfarehhe eh hufe il huffotìe hauejje dette , Si^mt 



D E L D O N r# 1^ 

kfon di u:(^ di Cmhero , chefito indiare, if Mfì incn^, if (hi cmhdfif 




hìfo^nerehk chefacepe j^enfero d'andare indietro, if non inan7;l,J^rona]?e ^«d» 

to y/i volej?e , 

HÓb* Pur che non hauejìepoi tolto vn haftone , Èr detto come dijìe il 
Viouano A riotto ♦ lo ti faro veder che tu andrai come vna N<i 
uè j non che vn C anaìlo reflio ^ Éjr vn Qamhtro «. 

Ver, Cfjf altre afe Vi fin dentro di beh , io yorrei trouare yno che mi dicepe ; 
quaihe ccjà moua .j 

Kob,. N uoua t i'Tìj^ojìibil quajì , fé gì a, di molte com^ofitioni antiche no 
fé ne facete vna nouijìima ♦ 

Ter. in che modo ì 

Kob» C ome farebbe a dire^ lo ti voglio moflrare me":^ do:^na di Re 
grandijìimi amia della virtù ^ èiT de virtuosi gran henefattoi j et 
J^oi ti vo far vedere il rouejcio^ ciò è altre tanti Signori nimici de 

ce ji 



*• I M A R M r 

la virtù j ^ che hanno in odio i Virtuoft» 

Ver, Lafciajlare cctfjli che fon più di mille , non che wc^g^a dc^va , tf fmmi cem 
fcer (jup^Ii chejòtw mici de virtucfi , o per dir meglio furcno ; percicche forfè 
forfè dico i r.opi S'tj^nori Vritìcipi , if Reuercjìdif^imi ( fi park di coloro che 
fotìo ) che yo^^ìicn rumi titoli neSeJcprajniite di ihjìrijìimo , di TMeììemij^i} 
moy di Rruerendipim , di Liberai ijì. irò , di Cortfpimo , far di V irtitojipimo , 
pctrebtcn imparare a ejjer amatori de Virtucfi . 

Mot*. Credo che w perderò tempo 3 perche Jon Cornacchie di Campam 

fìile , e non efconperfuin di parole ^ e fon formicon diforho trop» 

popratichi , hufa pur quanto tu vuoi che non cfcon altrimefiti _^ 

bufare ♦ B fogna ofaetta a quelle ^ ^ fuoco a quegli altri 3 cofi 

a yna gran parte de nofìrigran "^aefìri , hifognerehhe vn mor^ 

ho a cauallo a cauallo ^ che gli rifrufìajìe , vna guetretta foda 

foda y sfalda che gli lafciaf e grulli grulli 3 et io trcuandogli poi 

fopra vnafìrada me:^:^ aghiadati^c a vn vfcio a chieder per D io, 

m'hauefi a far le crcciy con vn marawgliarmi e pofibile che quett 

Jìofia niefer tale t e ^ucflo il tal S gncrc f pcueretto f'egli ha* 

uè fé a tefo a imparar la virtù almanco f p otr ehhe pafcer co lafua 

mano 3 fcr non con quella d'altri , ^ per carità gli vorrei dar la 

mitn de f oidi che io hauefe jfenT^ rinfacciargli ^ e dirgli ^ poue* 

retto fé tu hauefi hora i dinari , che tu hai jf e fi in V acche y Ga* 

nimedi , R uffiani , B ujfoniy Parafiti , 6r Cani j non haure* 

-fli bifogno del pan d'altri . IVI a direi folo t Togli D io ti doni 

buona ventura ^^ ti ritorni nel tuo primo fiato , ma infieme con 

quello tifa cortefe di ceruellofano , ^ di buono intelletto ^ accio^ 

che tufappi regger te , ^ far bene a chi merita , ^ me ne andrei 

in la dolendomi di non lo poter fouenire in quel modo , che edi 

già ricco ^ potente poteua fouenir me . 

Ver, Afolta , "Nohiì Peregrino ;fe cctfj{i tali y difero , ifpiu, che le parole che tu 
di Vhaurfero imn:^ fritte ; ma io d:ro archcr tr.ejio t fé f compur^efivo in 
ìor medejmi cotep ricconi , La computìtione dureri» tmo loro , guanto il temp$ 



D B L D O N I. 2.1 

del ìrg^er k prole ;fi come fa la parola di Dio , che efce di Ucca del Vredn 
calore ; a trijìi , (he mentre che^ìi odono il fuon della yoce , conojcovo il lort 
errore : pjÌ!i:o (jutUo, la ccfa yà in oblio ; Ma dimmi vr j^oco di ^uei Ke , 
che amaron tanto la Virtù , if UJcia coloro neh loro i^norai^ * 
Mot* ^orìtrouaì ^là due gran L.cìp:tant a ragionamento infieme ^ vno 
de quali erajmontato da Cauallo , perche era ricco^pero caualca» 
uà , fcr" l'altro pouero che fé n' anàaua a pieiu T)oleuifi il pouee 
re d'ejìer male auenturato ^ et ajfermaua , che chi hi da poter fa» 
refenT^a la merce d'altri ( Je non fempre ^almanco i due ter-^^i delle 




ydìte )fifa hejfe di chipatifce , ha hifogno ^oein necejìita * ^i 
chi efempre aue:^ a flar pafciuto non crederà maiy che gli altrr 
hahhinfame ♦ V dite adunque quel che dif?e cofloro^ (per Ufcii 
^uejìolihro antico antico da parte , ^ venir alquanto inan:q. ) 
Se Oy INTO CVRTIO nonm'inganategli 



ftft I M A R M I 

iice che Ahfìandro Magno che fu Figliuolo iel Rf Filippo 
di M.cJcedonia non meritò tanto quel nome di M.agnoper hauer 
le migliaia i' huomini nell'ey^ercito ^ quanto ne fu degno anchora, 
perche egìihebhe più Filofophi neljuo Qorf^glw ^ che Principe 
della fua fcr' nojìra età ♦ ISonprefe mai pugna di guerra chepri» 
ma per i fuor Saw non fojìe in fua prefen:^ ben bene examinata 
la cagione 5 Vordine ^ ^ che via doueua tenere in quella* Et in» 
uerita era il douere , conciofa che quella cofa fi debbe f^erar che. 
vadiaper buona uia^et babbi prof^tro fuccejìoj alla quale inan:^ 
w'e preceduto maturo 6r ottimo configlio , E bella cofa a veder 
Vamhiguiici di tutti coloro che hanno ferino del Magno A lefìan^ 
dro j con Greci , come Latini , che non fi jonofaputi rifoluere 
^ualfujìe nella f uà perfona , maggiore i la ferocità che egli tes 
rena nel ferire inimici ^o la humanita che eglihaueua neWaccettac 
re i Confici* Furori molti quei nlofophi cheftauano con Alefs: 
f andrò j ma Ariflotile ^ Anafarco ^ ^ Oriaficrate erano quei 
che gli pcteuan comandare ^ ^ da quelli accettaua il vero confi» 
pio * Et era benfatto , Et' e : pigliar configlio da molti faui , &* 
riftringerpoi la cofa nel parer di pochi • De odi che gran cofa era 
quella di fi gran Vrincipe , che egli ^ non contento di tener tanti 
Saui apprcjìo di fé ,' andaua del continuo a vifitar gli altri Saui 
huomini che nonflauanofeco i^ltrime-'iti^ ^ faceua lorferuitu^ ^ 
hono-au(^^ii.'Dice che vna volta gli fu detto , a che propofito fas 
te voi tanta fcruitu a quefli Filofophi i ^ e^d rif^ofe ( rif^ofìa 
propria da vn' Ale jl andrò Magno ) I Principi che fi fanno fer 
uide Sapienti huomim j imparano a ejìer padroni di tutto U 
Mondo • 

Ter* O (he hrmd ri/pc/?<i , che detto k tenetU ad mtinuo i tnrrmid . 



D E L ; D O N f« 5> 

No^* Al tempo ài qucjìogran Signore viueua Diogem il qud ncn^ ne 
perpromejìe ne per prieghi^ mai uoUe ondar Jeco ♦ Arì^^^gU dijìe 
che jì voleua acquiftare il nome di Nìagtw fuggendo il mondo da 
buon philofophojecondo che egd ;e Vacquiflauafacendofi Signor 
del mondoj et che non era ìapeggior coja che perder U propria He 
hertìi^. 

ver* Cbi haueffe bora qui imn^ iì Tefchio d'Akffandro , if quel di Diogene ( quejl$ 
yorrei che conjiderajìmo coloro che foro ajjajhnatori deh Virtù ) non faperebf 
he difcervere quaì de due caj^i dif^reT;^ il Mondo^o qual lo Si^norec^^o.Sei^uitg* 

Kob* Akj^andro 5 vdite le parole del gran philofopho , uoltatoft a tutti 
grido con gran uoce ^ "ksT dijìe * Io ui giuro per lo Dio Marte ^ 
che s'io non fujìeil Re Aìefìandrotche io uorreiej^er Dioge^ 
ne p hiìo^opho':) ^ queflo dico^ perche al parer mio hoggi non ere* 
Ao che fa altra felicita f aprala terra e quale a quefta t Vn Re 
Alef andrò che comandi a tutti , £7" vn Diogene che comandi a 
Vn'A lejìandro*. Mora quefto Magno Re 3 /ì come teneuapara 
ticulare ajfdtwne afilofophi,particularmente leggeua anchorapiu 
vn libro che vn'altro* La fera quando andana a dormirei uede* 
uà lafuaf^ada ^ il libro d'Omero doue tratta della dijìruttion 
iiTroiat il quale fempre haueua in mano nel tempo conuenientei, 
Tilippofuo padre quando gli nacque Alejìando mando molti do» 
ni al tempio^ òtfcrijfe vna Epifloìa ad Ariftotile doue fon den* 
tro quefle final parole ^ loho rendute molte gratie agli Dei 
£7" gli ho prefentati a^ai per hauermi dato enfiglielo ma più ne 
rendo loro anchora , per che me V hanno dato in tempo che viue fi 
eccellente filofopho come fei tu t perche f^ero che tu melo alleuefi 
mi in talmaniera.^che fi potrìi dire chefia mia figlio^ e tu fuo padre* 

Ter» AUrì Re che Alejfandro , douefòvo ? 

Hob^ Tolomeo ottano Re de oli Egittij fu molto amico defaui , cofi 

de Caldei come de Grech H.cbbe per familiare StilponMega* »->/ 



14 I M A R M I 

, refe fiìofopho mirabile , 6^ non fohmetite ìo tetieua a mangiare 
allajua tauoìa-ma gli dona ber (on lajua coppat Onde vna voU 
tJ porgendogli ilK.e il vino nella coppa dopo che egli hebbe be* 
uuto al quanto j uifu un caualieri Egittio che di^e al Re ♦ Io 
fenjo Signore che mai ui cauiate lafeteper lafciar da bere ajìai a 
STIlPONE^ ^ Stilpone ^ non fé la fntij anch' egli col 
desiderar che uè ne lanciate vnbuondato ♦ Tu di il nero dijìe ti 
Re j che io non credo chegli faccia profiuo quel che foprauan:^ 
del mio bere j a Stilpone ^ ma credo ben che ti farebbe buon prò, 
fé tu ti cihajh delfoprauani^ della Filofophia che egli ha dipiu 
di quello che ha di bifogno ♦ 
Ver* Cotep huomini ril^ondeuano ottimametìte , perche faueììauano del continuo con Sai 
u\ , con Letterati i/^^an Fiìojòphi . Va di che Yna pane ( per non dir tutti) 
de nopì ma^mi , jàppi rifpondere quando ^/no fàuio huomofaueUa loro , ol9 
manàitìC da un'altro; o fanno dargli rifpojìa , o prej<o che io non lo dipi , tapi 
(hefappino i punti della ^ok , la crean^ delle femine , if le raf^ioni dell' Auari» 
tia ; del rejio baHa loro dormire , iffarji beffe , di chi sa qualche cofa ; Al ter 
:^ Re dì Y/a . 

Nob. A ntìgono * 

Ver* Cotefofi diede in preda a mólte cofe che nonfauan bene , cred'io ♦ 

Nob*. Si ^ma egli fu molto amico defaui , per ciò chehaueua prefo là 
jirada d' Alejìaniro in qU:fla partenti pala:^:^ del quale era v«i 
f cuoia di tutti iphilofbphi del mondo * Da quefìo ejìempiof può 
imparare quanto faccin bene i Signori a tener fapienti ne le lor 
cotti^ perche t lor familiari 'cT i lorfuiditi imparano le cofe mira» 
bili ^ degne ♦ Md oime doue fono hoggi gli Alcjìandri ^ dal 
C ardirà' e l polito infuon^e certi pochi altri che io non uoglio no 
minare perche non crede jìino che io adulajìiy doue fono^ fate che 
io gli uegga j ma peggio doue fono i precettori grandi che fon di 
ti a i figliuoli de Principi i 

Ver* A k Ulta che tendano i lor padri , if hatino tenute y tengano ; troppo è e^li v» 

ftmplice 



DEL DONI* ir 

Jftnpìice pedantaccìo , perche uc^Iioro alcum sì^r.m che ì krfyfmì't mpatmo n 
gncar-hete , a carppular nr^lio , if luj^umr del cmimo , b r.cn lettre o 
praticar fhiìofcphi , ofcpieiu hucmim aitrifrìenti , 
Kob, i^vejio A hugoro hthhc gromie amiatìa avchcra con due Vilofo^ 
yh (^T aljuo tempio fiorirono Amemdeo &r Abictìc de quali 
A hwm era il più dotto ^ in ejìremo pcuenjìimo ♦ O che eù 
era quella 3 mjìuno philo(opho ccflumaua di legger puhlicamente 
philcjophia che tenfjìi faccende per vn carlino , J più faui phìlon 
fvphi deW A cademia d' Atene^ eran quegli che manco haueuano^ 
Pfr, Hofl^i chi ha rcba if danari e termo fauio ; if chi ha lettere b v;>f); fhefm 
pouero è tenuto vrìa b^jlia , vn mano , Ynojciocco , vn'injfnfato , io io db 
10 pure chi è pouero fi yadi a riporre perche fa da irfi:iti ricchi ignorami , tet 
ruto vn' A S I N O , 
Kol;. Chi manco ttncua ^ Ueniua ad hauerpiu .Otide non fi gloriauano 
di tenere lUÌ al traffichi^ madifaper molta philofophia . 'Nota 
queflo bel Qafo ^ Ejìendo giunto Ahioneagli anni della decres 
f'iùi s'inf rmo a morte * O nde i/ R e A ntigono lo manà)> a uÌ9 
fvtar per il fuo proprio figliuolo ^ ^ jli mando granfomma di das. 
pati \ facendo ofcpefg^ che douej^e accettate ilprefente cofi he* 
tamente come ^i tra fiato mandato^ \l buon filoJofoj^n:^:^il 
ieforo ^ lo rimando , dicendo algiouane t direte a/ R e W ofìro 
fadre che w lo ringratio del grande accare:^armi che egli in vita 
m'ha fatto ^ ^ del prefente che bora egli mi fa m morte . ma poi 
(hefettantacinque armi io ho triom^huto nudofen:{a alcun pefo^ 
che dj grava non mi voglia caricare bora nella morte ^ne d Oro ne. 
dt roba perche mal uohntieri pajìerei quefio pelago che uà da que 
fta all'altra wta. Ut dfgli che da qui inan:^ nonfoccorra in morte 
rnai più alcu-'o d'oro d'argento ma che l'aiuti d'un maturo di :ì 
fcorfo ^ buon canfglio;per ciò che L 'oro fa lafciar questa vita 
mal uolentieti , et il Conftgliofa ahracciar quell'altra di buona 
uoglia^ 

DD 



t MARMI 



^6 

Itu O \)€r\e , Ine ♦ 

Mo[? ♦ A rchelaofu vn' altro R e c^e ol^re f^e egli flette fra Vaiiglioni , 

e-^eweii^me, che dijcefe dalfanguedi quelRe Menelao^ ^.^^ 




Ter. 



antico Ke di Grecia ^ che fi trono (cred'io alla diflruUiondi 
Troia) ^fu molto amico defapienti huomini ♦ Maueua coflui 
Jefo vn gran Voeta chiamato Euripide ^ ilquale in quei tempi no 
teneua manco nome nella fua Voefia , chef tene fé della grande^ 
a^ij della corona Archelao per efer Redi 'Macedonia* Ancora 
hoggi( che virtù mirabile de Cieli ) noi hahhiamopiu ajfettiofi 
ve , ^ portiamo più riueren7;a ^ honore a chi ha fatto belli ^ 6^ 
buoni libri , che a chi ha hauuti gran Regni ^ gran T! efori* ¥u 
grande la fede che hebbe A rchelao in queflo Euripide , perche no 
difboneua cofa alcuna delfuo R egno ^ fé prima non je ne conf* 

^iaua con lui ♦ 

CoteHo Voeta non doueua ejjer Ma ra^ Ma fiu prie de nofri , che fonò 
{^ratÌA ài Dio ) ptT la j^r'm cofa i^normi, if befie ,fu^eìhi , confati , prò* 



D E L D O N I. a7 

Jòntuof , tmem'^ , ^ infolentipmi ♦ 
No[>* Mora con come hoggi regna Vinuiiiafra trifli^^ non fra huoniy 
coiì regnaua all'hora j V ignorant e Caudier cortigiano ^ Vigno» 
rantì^imo maeflro di cafa 3 il Caftrone camerieri , il B ufolo aU 
sy portiera , VA fino teforieri 3 il gentiVhuomo in opinione della 
corte Afi?io et gli altri fatelìiti acetati d'una inefiingmhil fete bc 
file Meramente da due piedi , ruiegauano il Mondo ^ che quefto 
Voeta la facete fi bene 3 onde ne crepaumo d'ira , ^ sdegno ♦ 
'Vnafera Euripide reflo a faucUar con z/ Re d' alcune hijìorie 
de tempi pacati ^ gli conuenne di notte ritornarfene aUa fua ha» 
hitatione t talmeritc cheifuoi nimici lo fecero da i Cani non fofi 
lamente ama:^7^re ma deuorare me-^^T^ 3 coìì sbranato con le ofa 
fé rimafe in terra ♦ K Re quando vdi que fio fu fi fattamente do 
lente , che egli fi fece rader la barba , tagliar i capelli , et muto ve 
jìimenti , ^ fopra tutte le co'^e , gli fece grandijìimo honore nelle 
ejìequie ♦ No.>i contento di quefto . Egli fece defi-oi nimici ven 
detta ^ 'cf crudelìpima giujìitia ♦ Dopo quefle cofe^ difìe vnCa 
ualier Greco vn giorno al Re Archelao* Tutto il regno fi man 
rauiglia ^ che per fi poca cofa la voftra Corona habbia fatto sì 
gran cofe ^'^ jj^arfo tante lagrime* Il B^efubitogli rij^ofe in fin 
mil forma ♦Io vdi gui dire a m^o padre vna volta che i Princin 
pi non doueuan pianger mai {jcome Principi ) fé non per cinque 
cagioni ♦ 

ftr* lo ìe diro anch'io , per caricar ài gran pacjamenn , b- di£ahe\!e i fuo'iJùéJìtì,per 
hauer Violato Ihonor delle fanciulli' , dei (ùo fiato t j^er cacciar fuor della patrìtt 
ì Virtucfi injf^ni , if non^ìi dar da mamenerfi fuori ; per occupare jpcjiujìaf 
mente a vro ilfuo , per darlo a un'altro , Et per dar cattino >j dolorofo ejìem 
fio del fatto fio , per hauer quejli cinque peccati douerehbe piangere vn Si^nOf 
re , Vogliamo noi dire cheje trouino a no^ri tempi alcuno ' 

Noi», No;; lo >o ^ so ben che fi ridcrehbon di te^fe t'udijìero etche quen 

DD ij 



^S- I M A R M I 

fte the io dir voglio fon altre cinque^ Lacrima cofa che àehhefar 
piangere vn Principe , dijfe il Re /e la perdita della Jua R epu 
blica , conciofia chel buon Prwciyefi dehhe /cordar tutte le ingius 
rie ^ che gli Jon fatte alla perfora , fcr per vendicar la minitna che 
fia fatta alla Republìca^ dehhe non che piangere ^ma ejior la prò* 
pria perfona * 
P^T. Cenejènpochichelcfaccin ,mej[ere. 



W<^à 




Koht- La feconda cagione ^perche deue piangere , e qua?ido egli fia t0C9 

co neWhonore ^ percioche non fi dolendo a caldi occhi il Principe, 

quando e offefo nelfangue , ^ neWhonore 5 può inuita andarfi à 

fòtterrare ♦ Later-^ lagrima che dehhe vfcir dell' occhio del Sia 

gnoie , e per vedere coloro che poco ha?mo dafofientarfi^ ^ afiat 

àaftentarfi ^ £jr per la mia fede che chi non piange la miferia de 

Juoifuditiy chefonpofli in calamitìi poueri &r medichi /i può dir fi' 

gli ^ che egHfen:^ profitto alcuno viuafopra della terra . D ebbe 

pianger atichora il buon Principe la projj^erita , la gloria , ^ la ■ 

felicità che tengano i Tiranni^ che veramente quel Principesche 

non gli dif^ìace U tirannia de cattiui , e ifidegno d'eper amato ^'cf 

feruìto da buoni ♦ V^llimamente j debhe il buon P rincipe pianger 

molto la morte de faui huoniini ^ perche non ha nel fuo dominio 

perdita alcuna il Signore ^ che fia equale a quella , perdendo 

vn de Sapienti del fuo configgo ^ ^ della fuo Repuhlica* Quea 

fie furono adunque le paiole , che fece il Ke^per rifpofia a quel ' 

Caualieri ( tion so ;'/o lo debbo dire ) ignorante , poco accora 

to * Certo certo cfoe furonfempre i Saul huomini in grande fii^ 



DEEDONU' 2^ 

ma fra i Greci^^fra Koma7ìi potenti ♦ Glifcrittori antichi ne- 
hanno tenuto di quejìo buon co?ìto : ^ fra V altre da notare e que 
fla . Qicie noto al mondo chifujfe Scipione Vticenfe : &r dilla 
gran gloria che hebbe R orna di lui , ^ il fecola prefente ne ha^et 
nello auenire n'haurafempre ^ non tanto ^er la vinta d'Africa y 
quanto per il gran valore dilla f uà pcrfona ♦ he fon due cofeche 
fi, debhon tenere in gran pregio ^ Vejìcr vi^-tHofo , fcr auenturatot 
molti furon gloriofi per la virtìi della Lancia , ^ della Spa^ 
da , che dipoi per la cattiua vita cancellaron fi fatti honori ♦ Cos 
loro chefcrijìero l'Hiflorie h^omane dicono che'l primo chefcrÌ9 
uejìc in Heroico Verfo della Latina lingua j fu il Poeta Ena 
nio j (per moflrarui come fu reputato da grandi ) dice che S eia 
pione j quando egli morì , ordino nelfuo tefìamento , che nel coU 
mo delfuofepulcro ^glifojìe pofla la flMta d' Ennio Poeta; ^ 
e gran cofa che volej^epiu tofìo honorare lafuafepoltura ^ 6r or^/ 
tiare con tanto pouero huomo ^ che d'intornarla di bandiere , ofìen 
dardi famoft , che guadagnajfe in Africa j Ma af colta quefì'al» 
tra* Nei tempo di Pirro Re eie p/z E^iroti ^fori vngran ¥Ì9 
lofopho chiamato Qinno^ et dicono che fu la mifura di tutte VE:: 
ìoquen:^ del Mondo ipercioche hebbe vn numero fuaue nelfa» 
uellare , ^ nel concludere fu profondo con lefenten::^ *. Seruia 
uà quefìo Qinno ^fìando in cafa di Pirro Re , a tre cofe ♦ Il 
primo vftiofuo era il dir cofe paceuoli , trama difacetie^ nouela 
le ^ ^ motti che dilettajiino alla menfa del Re j conciofia che ne 
le cofe di burle , egli haueua vna grandijìima buona gratta *. 
Ver* De "Vf<// a quel cheferuiua vn n fatto huomo , 

Nobf La feconda fua faccenda erafcriuer VHiflorieyft come colui che 
era eccellentijìimo infìile da tanta imprefa^ Ef era ottimo tefiimoa 
nio per affermar la veriiàAl ter:^feruitio che e^xfaceua in cor^ 



|o I M A R M I 

te era Vandare ìmhafcidore a tutte le cofe d'importan:^adel Ke^ 
fcr in quejit negotìj era acutifimo ^ et molto auenturato nello jj^ee 
dir delle facce?ide . Egli trouaua alle cofe tante uie , tatìti me:^ 
^ì ^ J^p^i*^ fi ^^n perjuadeYe^ che mai nelle cofe che egli termi^ 
rio hebhe uergogna^ injìno a i patti della guerra jOfaceua treguelar 
ghifiimeperìljuo i^ignore ^ ojiniua w pace perpetua * Pirro 
fauellando vna volta in fuolode 5 dijìe quefle parole ♦Io rendo 
gratti infinite if immortali agUDei (0 Cinno) perire cagioa 
ni* Wna perche mi hanno fatto Re ^ nonferuoj che al mio 
giuditio e vno de gran beni che poRwo hauere i mortali^ Voi che 
fi comanda a tutti ^ ^' nejìuno vuole ejìcr ubidito da noi* h'als: 
tra coja ( perche io ringratw gli D E I ) è jìata , che m'han^ 
no dato vngenerofo cuore ^ et v n' animo generofììimo * La fera 
:^ ^ Vultima gratia che io riconofco da loro^ e che m'hanno da^ 
to te per compagno 3 a regger la mia republica ^ terminare lefac^ 
tende della guerra^ ^ darmi con le parole tue donij^ime vtile 6r 
honore ♦ ht s'è ueduto che ioho acquijìato perla tuafapienT^ 
tal Citta^ che la mia landa non bafìaua a difenderla i. Hor nega 
ghino vnagran turba de moderni Principi quanto fi pojìono apref 
fare alle pedate de gli antichi Signori: ^ fé ì virtuoftfon da loro 
amati j trattenuti ^ mantenuti ^ aiutati yOfauoriti. A mepare 
xbefenefiafpento ilfems ^ da alcune poche piante ÌJìfuori ^la 
cofa jìa male ♦ 

Ver* Voi JipreHi meglio far de Bri vecchi y n'opera moua , (he non ha fatto quei 

Comj^cfitor vecchio a dir cofe nuoue * 

Hobt. Hora nonf dira altro di nuouo ne di uecchio^noifiamo fiati tutta 
notte a quefli frefchi Marmi ^ pero fa il douere ritirarcene a cafa^ 

Ver. Wauete rn^j'me , io per me farei ^ato a cicaleccio tuttd quefltt notte , s) mi diteti 
tamm le Yojhe iruentioni , 

Nobf Mi raccomandO) aDio^ 



D E L D O N r ♦ ? I 

IL TEMPO; LIMPATIENTE, 

ET IL VENDICATIVO, 
AC AD E MI CI PEkEGRINI. 




Iwfd, 




E R T A M E N T E /e voi ajj^ettauì me , voifa» 
ceui ogni cofa bene t E parrebbe che voi nonfa^ 
pejìi quel che io fo fare ^ quel che io fono quariff 
^ tafia la miafor:^ , il valore , ù' la virtù j voa 
ftro danno vn'altra volta non correte con a furia ♦ 
chi fé tu ? cime tu mi pati vn de nofri VeHegrim , if pur mn ti conofco , che 
Yuol dir quffo mutarti di yfo a c^ni peto ; che faccia hai tu i la mi par uec» 
(hia di méanni , la mi par gicuar\e , la diuem difanciuh , la f comertifce 
in mexss ^^^^ > ^ f«?«''^^<^ ^'^ P^^i vn'/jKomo più che decrepito ; Di grafia dicci 
(hi tujei , poi che sì fattamente ci riprendi , br di j che fé noi afpettaumo te, 
(he hauremmo fatto tutto hene ♦ 




Tfm*. Bifogna caricategli che io mi cominci vnpe:^:^ a dietro a dirui 
del fatto mio-, et re noi nonfoftì viandanti &r peregrini come fon 
io , mai m'haurefle ueduto^Hora per dar principio a molte cofe 
grandi forfè non più udite ^eccoui la chiare-^^T^ di parole che io fo 
no , ^ poi ve ne certificherete con i fatti ♦ lo fui anticamente vn 
maeflro d'orihuoli ^ ^ il primo che io face fi mai fu all'Elemento 



j£ » !l M A R M t 

deWac^ua accio che eUafapfjie quando doueua ctefere et quatir 

toetjcemare^ Quato doueua durare a})wutre ^c^et io feci d'acx 

qua con certa mijura^ comejìfapcrrìiolthL'hUmnìto dclfuoe 

co me ne fé ce poi fare vn^altro ^ onde fui for':;(ato a far nuoua m 

uetìtione isf cefi mi rrtjìt interro a CjUffl'ipere^ et ne feci vn'ala 

irò al S ole. Qi^Scio Velitnento dfUa terra uidde il mio itwegnomi 

prego che io ne douejìefar vtio , alla qual demanda io ruvfai vn 

ve7^ * L.^ Aria che defideraua anch'' Sa reggo fi ahore ^^ 

punti t< minuti ^ffecemanT^iisr mi prego a jarne vno anchor 

ferlei,Tanto che io fui forT^to a farne v«o (he feruUìe all' A ^ 

ria , ^ alla terra * Onde per far qu(fla cofa h fogno che ioriues: 

la(?i vngranfecreto de Qieli di donde io fono vjcito ^ doue io fon 

nato y crefciutOy et alleuato ♦ E( queflofu il metter girelle in opea 

ra* Qhe mai gin ^ totìdi , ^girelle erano fiate vedute ^ quagm 

fra uoi j/e non il tondo del Sole j 2/ tondo della Luna^ et l Ar 

<o B aleno* V okte voi altro chefuh^to che io hehbi dato in que * 

(le girelle , fcr fatto VOrihuolo , che tutti gli huomìni vi detton di 

graffo (0 che hclle:^:^ di girelle u'era egii dentro)^ parendo los 

ro vna cofa bella ^ rara ( in effetto ft come ella e )fe le portare^ 

fio a cafa ^ f nujìero a torno a qutfle girelle , ^ ne cominciai 

rono a far porre per comune 3 particolarmente poi per tutte le cas: 

fefaceuano OrihuoU , &r mano a girelle , ^ quefle girelle non 

feruiuano ad altro ,ch^ a dij^enfare il giorno ^ £jr la notte . La 

Terra fu contenta chef mettejìero afacco le girelle , ^ che eia:: 

fcuno ne piglia lì e quanto egli voleua ^ ma V Aere s''adiro^ et vov- 

leua che Vurthuolofujìe me:{;:^ofuo ^ La lite di quefìo cafo fu 

rimeiìa in Gioue in quel tempo che faceua la girella del 'Z.od^aco^ 

onde epli quando hehhe vdite le parti ^ diede per fenter.-xa che tuts 

tigli Oro'ogij fujiero mej^i in aere , ne' più alti luoghi che ji 

potejìei 



D E L D O N !♦ n 

potej^e 3 ET* con f'ufa tnfino a hoggi , ^ che tutte le girelle che as 
uatì:^uano ( che furon fen:^ numero iyfer}:^afine ) glihuomifi 
nije leficcajìero 7ìel corpo ^ isr quiui le tenejìero ripojìe , ^ fe^ 
conio Voccafiont le niettepin fuori ^ più &r meno fecondo chefacess 
uà lor hìfogno • L a terra per dij^etio che fempre fleRino in aere 
andò , &r ne fece far dipoluere , ^ de piccoli da portar nafcofli 
i quali poche volte fi mojìrano aWaria ♦ 

Ven, Come ti chiami tu f 

Tew* Io mi chiamo il tempo ♦ 

Ven, Quale , il luono , o il cattiuo ; Se tu (jueìlo che fai maturar ìe "Mefpole con la pi 
^liii , cerne f dice , e ncn e Tfwpo da dar fieno a oche , quafi volendo dire, 
coflui non è quel Tempo che dà delfeno all'oche , Però ci debbe eRer un'altro 
chjefi chiama- d Tempo , che da delfeno ahche . 

rem* io fono vna certa fgura che piglio 3 non tutti i colori come il Ca^ 
maleonte 710 3 ma piglw tutte le forme t ^ perofolo nonpojìofar 
cofanefuna. La mìa donna ^ ^ io facciamo molte faccende 
infieme . 

Imp, Come ha eh nom.e '. 

lem* L'occafwne , al comando della Signoria voflra . Hora come iovi 
dico , mi trasformo , in tutti iperfonaggi * Taìuoltafon Co:^* 
- :^ne di causili ^perofi dice per lettera . Tempore Icetapatì , fre 
na docentur ^equi * Ideft ^ con il Tempo , ^ con il morfofi do^ 
mano i Cau.illv, ecco chefenr^a ti morfo non farei nuHa dt buono^, 
Anchoragii Oroìogij fon fatti di me con diuerfe materie ^ ferro ^ 
Oro , A rgento , Ottone , R ame ifc . 

Ven, lì Tempo y la vita noha non e tutto vno ' perche Ji dice nel corfo deh ulta. 

nofira , io ho tanto tempo , io n'ho quanto t cinque anni , Yenti ifc , if chi hi 

tempo ha vita ♦ 
TcrWf Me/fer no 3 perche T empo ^e fempre il verbo principale , ma cos 

me io u'ho detto , vrf accompagnato ♦ Vero fi dice ;' io ho tempo 

&r vita ^faro ^ diro . Se mai in mia vita verrd quel tempoj so 

EE 



f4 I M A R M I 

che io voglio 6r fare if dire ♦ Scìa vita ^ il tempo fope vna 

medefima minefira jjì direbbe s'io ho vitajolamente^ o s'io ho fem 

fo ^ ^ hajìerehhe ^ out^ì fi dice s'io ho vita e verrà tem^o vngior 

no , da fare ^ fcr da dire ♦ Et perche voi Jappiate quello che mai 

hauetejaputo 4 Quando feci gli Onhuoliagìi Elemerìtij lomi 

feci far vna ferina di Icr mano , che mai potejìin far cofa nej^una 

fen:^ me ^ £f ciò che facej^ero o dicefero da indi in poi fempre 

mi chiamajìero , €^ a tutto doue^i io cj?er prefente ♦ IVI a inan"^ 

che io^alefafe quefla fcrittura , Io me n'andai da Gioue. perche 

iofonfuo Figliuolo (ma a dirlo a voi io fon nato di legittimo ac 

iulterio ) ^ mi feci fare vn prefente di tutte le ccfe che producef 

fero gli Elementi j quando io vi fojìi prefente^ Onde Gioue non 

penso alla malitia , che non Vhaurehhe fatto ^ an:^ difcorfe da fé 

con dire a che fi può egli mai trouar coflui prefente i Egli non e 

glia altri che vn'huomo 3 non può già efìerper tutto* Quando heb 

hi ottenuto queflo ♦ lopofi nomea tutti ^i horthuoli Tf^o^ onde 

fen:^ il Tempo ^ ao efen:^ me j non vaglion nulla* Et chefia 

il vero che fi fanno per molti qmfti mieifecreti j vedete che fi di» 

ce, et non vd a tempo queflo horihuolo^ con mi fono (fcoperta la 

fcrittura ) fatto padron di do che fi fa ^ ogni cofa è mio per here» 

ditìi j ^ per il T eflamento di Qioue ♦ Quando gli Dei vid^ 

dero qucflofi congregarono a concilio ^ gjr mifecer contro t tanto 

che mi condannarono a non ejìere flahile ^ ma ejìer vn'Orihuolo^ 

come dire vngirellaio ^ et che io non mi douejìe mai mai fermare* 

Ven, Quefe feti ^ran cofè , ne da me mai fm yàite . 

*Itm* Affettate che io ve ne diro dtll'altre ♦ Hauendomì gli Dei fatto 

fi tcrrihilfenten':^a contro t Come auahhe V):o di loro s'impaccia 

di cofefuor del Cielo j che s'apartenghino a i quattro Elementi , 

e fi faccino fra quefli elementi ^^ iomi vendico* Vdite in che 



D E L D O N !♦ jr 

modo io feci a fare ingannare V enere ^ Marte t Quando e fu 

ronoinftemej Gallo ^lorferuitorehaueiia temperato V Orihuo^ 

lo yperfaper quante hore egli haueua a flare a chiamargli* lofum 

hito tirai VOrihuolo a dietro _, fcr con di mano in mano ^ che egli 

caminaua lo ritiraua ♦ Gallo guardando ip' riguardando cento voi 

te queflo juo Orihuolo , gli ^areuano lunghe le hore j alla fine 

flracco dall' affettar tanto s'aàormento , et aiormentojìifu quell'ff 

hora che fi doueua dejlare . Onde ne venne il Sole if acade 

quella difgratia che fu f coperta la cofa. AlVhora il pouero feruta 

tor Gallo fu condannato ad hauerfempre a far Vvfitio delVOrifi 

huolo y perche non lofeppe temperar htne ♦ Ltì cofafifeppepoi 

fcr io fui cacciato di Cielo ^ onde chi fate al Cielo ^fale con Vau 

toriùi mia , ^ perinfvio che egli va per quei Cieli bajìi io fono 

il dominui j ma quando entra in quel più perfetto ^ vifìa fen:^ 

me , cos\ f^dice ^ e vijìafempre , che efen:^ tempo ^ termine^ et 

fen:^afine ♦ 

Imp, ^fàì ({Mnte nucue materie io odo hc^^i ? de Yedi (he Vere^rino e quejlo , diny 
mi di gratin perche ti òimano eglino cattino , buono ifc* 




X\'' 



Tem» Lo ejiere io immortale qua giù fra voi , m^ ha fatto vedere tante , 
Eir tante vojìre cofe , ^ riuedere ^et vedere , É7 da capo riuede» 
re , che io fon fatto cattiuo ^ an7^ triflo ^ dolorofo , et per tras9 
formarmi a ogni mio piacere in ciò che io voglio ^vengo a far quea 
jìe nouita * Ho poi la maladitione della inftahilita adojìo^et Vi^ 
nttnicitia fra gli Dei ^ et me 5 penfate che io faccio mille malijoro 
fanno nafcerle cofe ^ et io per dì jf etto le dijìruggo ; et gli huomifi 

EE ij 



?ó I M A R M I 

ni che non fanno Vinimicitia nojira^fipenfano anchora che per con 

to loro facci tal cofe ^ pero taluclta mi maìadfcono mi heflemia» 

no ♦ Che fa il nero che io ho le mani in tuUe ìepafte del mondo 

fcr che io mi troni yrejente a ciò che fifa 3 e cofa chiara ^ fen:{(t 

me non fi può hereditare ^fen:^ me non fi può far w:^5^c ^ ihchi 

fogna affettare che lafj^ofa et loj^ofo hahbia il Tempo (fi dice) 

Ejt duefi bifogna affettar il tempo delle no\7^^dafar no-:^ non 

fon i tempi adej?o ^c, 1 pagamenti de danari ^ hifogna che io vi 

fia ^ produci vna fcritìura ivanT^ a vno fen':^a me j vedrai che 

fubito e dice 3 e 7ìon e tempo 5 tanto che s'io non cifono^ mai fi ti» 

vano i danari 3 ^ chi fa le cofe che non le faccia a Tempo le fa 

male 3 ciò e contro alla voglia mia ♦ Perche V Imperadore andò 

aWimprefa d' A Igieri ^contro a Tempo , idefi fen'Z^ cfoe iofofii 

in ceruello come dire e non mipiaceua che egli u'andafie aW ho9 

ra che ne veniua Vhmerno ■ io mi crucciai et gli fé ci quel dtfwwo» 

Quando egli andò poi nella Magna a far guerra Vlnuerno^ egli 

mi prego che io nonglifojìi contro , cerne ad A Igeri ^ ^ iogne 

ne detti vinta . Et che fia il vero ^ e /ì dice 3 V Imperatore ha af» 

petiato il Tempo ^ con il tempo s'è gouemato V imperatore* Si 

marauighan poi quefli ignoranti del mondo-, quando e veggano 

Vn giouanefauio htterato ^ ^ mirabile 5 ^ dicano 3 come e egli 

pofiihile , che m s\ poco tempo cofluifappi tanto t O goffi, in vn 

punto fo tanto quanto mi piace* N ofapete voi che'l Tempo in^ 

fegna ^ chi t miglior maeflro di me ♦ Credete adunque che io non 

popi far quefle fcr maggior cofe ♦ Chi ha me in fua compagnia ha 

tutto ♦ Co? tempo fi piglia leforte:;^ , le Citt'ci ^gli Stati ^ ^ 

come ho detto ci hifogna compagnia ìneco. Cerne dir A rtiglierie 

'Exerciti , AbondanT^ j Tcr:^, Valere , Virtìi^ et pati en 9 

^* Mfl tutte quefle brigate ^ ^ quefle cofe fon miei vafiaUi^ ^. 



DEL DONI* ?7 

mie regalie ♦ Io m'inamoro taluolta 4i quefte vojìre creature ^ isT 
(Jb loro tutti i piaceri che j:a pojsibile ♦ Oì]de voi dite pei ^ o eoe 
Jìui ha il bel tempo 3 ao e il tttnpojuo gli da buon tempo . S la 
pure vno ricco , ogicuatie , tiohiìe ^ Re 3 cfce cojafi voglia 
che ì^io non voglio ^mai haurd buon ttmpo , afi:^gne ne darò catst 
tino a ogni mìo piacere , ^ buono . Se taluolta 10 vo bene a vno 
^ che io nonpc^i {per hauer aWhcra che fare) feruirlo in aiiaU 
che jua faccenda i lo gli mando lapaiieri:^a ^ ^ fo andar la mia 
Donna ( VOccafone ) ^ poijubito che io arriuo ^lo feruo mie 
Yùbilmente ♦ V edtte che fi dice ^ egli e venuto il T^ empoj lovo 
fare ^ disfare ^ dire 'à ridire t Chi ha tempo ( perche mi muto 
difantofia ) non affetti tempo ♦ 1/ Vetranha che fapeua che io 
àoueua tornare aUuiper vnafua faccenda dijìe ♦ Tempo verrà 
che all'vjatofoggiorno , Tor?ìi la bella Fera ^ manfueta* Che 
in vulgare vuol dir così ♦ Quando il tempo vorrà io faro con 
Inaura ^c'Efi dice bene quefìo detto che non mi piace , ruba» 
to dal Petrarcha ♦ Qiiafido la plebe dice, E verrà ben tempo che 
io mi vendicherò ♦ Queflo e mal detto ^ perche nonpofìoflartrop 
fo in ceruello ^ Et* non voglio tauolta j perche mi par che mi fa 
comandato a dire a quel modo, ma per dir corretto ft debbe più t09 
fio dir COSI ♦ Se"/ Tcwpo vorrà ( fcr non verrà ) io faro le mie 
Vendette ♦ No« jt dice egli io afpetto lOccafone , isr poi faro 
€jt' dirOy MeJ?er sì » Ecco che chi dice co>i ^ viene ad hauer la 
mia volontà nelpugno , perche fé ne fa certo quando io gli mando 
VOccafwne mia Donna* Et quando ella arriua io pojìopoiftar 
focùicome colui che fon di carne anch'io ^ 'a' mipiaccion le done 
tie*Vn'altro dira ^ non ho mai hauuto in vita mia vn' hora di 
buon tempo ♦ Sempre mi fono affaticato' ^ ho trauagliato di dì ^ et 
di notte che maladettofia quejìo ^ quello ♦ Chi mi vuole hofi 



fS I M A R M I 

u^r per compagno hifogna che babbi parecchi parte in fé ^ altrimen 

ti non vo a jìarfeco mai ♦ 
Imp. Quejle hamo caro difafere . 
Tem* Spensierato per la prima; non hauerfopra capo^ non hauer moglie. 

nongouerno ài cafa , nefaftiiio de fatti con altri*. Poi venga che 

vuole y farfi. beffe d'ogni cofa » 
Veti, Afj , flfj , eh' IO non ti yedro mai m cafa mìa , perche ho donna , if^ouerno di 

famiglia . 



^^^g^^ 



Tem* louengohentaholta aflarmi certi pe':^;^ con voi altri ^ù' con 
tutti fio qualche poco^ ma non mi fermo tanto ^quanto io mi dimoro 
con gli J^et furati * io fon poi Signore di tutto il mondo ^ ma non 
uoglio che vna citta Err ^i huomini che iofo miei luoghi tenenti , 
dominino più che tanto : perche hifogna compiacere a piuperfone • 
E^r cofi giuoco afcacchi de gli itati fcr di tutte Valtre cofe ufcite de 
gli elementi^ Al tal tempo fi faceua ^ al tal tempo ft diceua})Ogff 
gi non fi fa più , almanco fu^i il tempo hoggi che era i tali anni «. 
Il Tempo d'hoggi vuol cofi , il tempo pacato , uoleua coTà ♦ il 
Tempo porta quefi'ufan:^ ♦ Etjt dice anchora , Mora che tu 
hai tempo fappiti vendicare* Tu hauefli il tempo di far la tal eoa 
faj^lo lafciafli fuggire Tuo danno ♦ Eirne, dice quell'altro j 
che io non fono a Tempo, Perche conofce che io non ^i fon pros 
pitio ♦ E^/i non e anchor tempo di far cotefia [accenda ♦ lofof 
noarriuato atempo^Bifognafaper conofcereil tempo* O chi 
potejìe pigliare il tempo ♦ Io nonfo che tempo io m'habbia^ A/* 
cune volte 'o fono con uoi , 6r uoglio che uoi facciate vna cofa ^ 
ma non uiftimulo , an:^ ui lafcio in voflra liberila , come farebbe 



Imp. 



DEL DONI. 39 

g dire 4 io ui metto Voccafione inan:{i , cheuoi fiate in camera con 
Vfia donna che noi defiderate , fcr" cominciate a dargli la hattagliai 
ella dice e non e tempo bora , vn'^altra uolta , di gratta non fate 
the non <r tanpo* N on ui lafciate uccellare in quella uolta perche 
io ho mandata Voccafione mia magherà inafiT^perferuirui^quan^ 
do uo i la uedete andate pur dì buone gambe , perche fon fubito da 
uoi t cheje uoi fiate troppo troppo a darpaflo di parole ^ L'ocff 
caftone fla mal uolentieri a difagio doueioia mando ^ isrfe ne 
parte 4- Gt io Dio sa poi quando mi ricorderò di uoi ^vn'altra 
uolta 3 fi che V occcficne viene inar^':^ a me quafi Jcmpre come ti 
lampo j et il tuono tpero fi dice^ chi ha occofione non metta tempo 
in me^:^ j ciò e non e da tardare perche il tempo ejuhito quiui «. 

IP mi fon marauyiato a Yedertì mutare in tante maniere , b hcra non me ne 
maraui^lio più , ma dimmi quando tu fai re^^er le Citta , metti tu /' yfan^ tu 
ài tuafaniajia , o i^ur fecondo k yolontà de^H huomini i 



^^d 




lem* Vi diro j uoi hauete intefo come io fono flato quello che ho por» 
tato le girelle al mondo , onde ^i huomini me le manomejìero. Io 

fono il padron delle girelle che hanno gli huomini j talmente che 
loro et io j come accade giriamo f^e\ìo infieme , Dalle mie girelle 

-eglino hanno fatto tondo il modo^tondi i cieliy le z^ne^aterra^ et 
Valtre cofeAl i^rimo che face fii f bucar fori delle girelle deicapofu 
vn grafio graffo huomo che haueua vna fiate vn gran caldo , et le 
mcjche gli dauan gra fafiidio il nome del quale era arrofio*OnÌe 
trouo la rofia che fa due effetti a vn tratto ^ (o che helVìnuen^ 
tione ) ciò t caccia le mofche et fa uento che rinfrefca ♦ Egli era 



40 I M A R M I 

poi goìofo y etji cauo vn^'aUra girella del capo ^ d trouo ilmoh 
di girar lojìidione , et cofiR uiene volgédo a cuoca la carne* ^ 
àaUuifi chiama , et per lui arrojìo ^ et rcfia, I danari fon tondi^ 
cioè girelle ujcìte dei capo vojìrojgli anelli fon tondi 3 girelle ufci 
te del capo ^ et mejìe in dito , il hallo t tondo ^ et gii huomini et 
le donne giran tondi tondi perche le girelle del lor capo girano > 
tt lefanìiOperfor'Z^ de contrapefi girare ♦ lue girelle fanno trar 
delVelemento dell'acqua j del po:!^i^ dico tle girelle tirano gli 
huornim in aere quando f coliano le girelle menon via la ter a 
ra con Carri ^ ^ Carrette , le girelle portarono vn Carro di 
fuocoin cielo ♦ Cojì tutti gli elementi girano , il cielgira , il 
ceruel gira ^nellofcriuer ji gira fempre le penna che le gira la maa 
no , che la fa girare il capo ^ che le girelle che uifon déntro giranti 
do fanno girare , if cofi ogni cofa gira ^ il Sole ^ la luna ^ le 
Stelle ♦ ^ chi crede di non girare gira più di tutti 3 perche cofi e 
in ejfttto dejìinato dall'ordine mio che ogni annone ogni cofa giri*. 
Ep// e ben uero che tutte le cofe non girano a vn modo 3 chi già 
ra vna volta Vanno , chi vna vota il mefe , chi vna volta il dì ^ 
£7 chi ogni hora , &r tale gira del coutmuo ma che t chi gira vna 
volta V anno ^ fa niiggior volta , onde la cofa va poi tutta a vn 
Jegno ♦Voi douete hauer prouato quando eri fanciulli ad aggiff 
rarui attorno attorno cento volle jfapete che quando voi vijers 
maui che tutto quel che uoi uedeui pareua che grafìe 3 ^/e uo» 
leui correr uoi cadeui in terra* 

iwp. Si , l'è Yera , 

lem* Vw he,voi girate ancora adef^o fimilméte^ma fatele uoìte più gran 
àty come dire fiora a Vintgia , hora a J^ orna hora a cafa^hora in 
pia:^^ hor fuori in uilla ^ hor dentro nella cittd t horfaiite^ hora 
fcendetep^ ogni di^^ ogni mefe^ ^ ogni anno , tornate a fare 

aito 



D E L D O N !♦ 41 

c^nto ^ mille volte quel meÌeJÌmo , ciò e girar intorno intorno 
non vi partendo di quel punto di me:^ dd centro ♦ Et quando 
hauete aggirato aggirato v« tempo ^ voi vi fermate a vedere il mon 
do , &r conoscete certamente , che tutti gli huomini et tutto il mon 
do gira 3 Ma fé volete andar via Jubito voi cadete in terra Jdefl 
(nella buona hora ) in vnafojìadi ferra^ ^ confinifce l'aggira^ 
mento * Et chi fi crede che io dica hora girelle , e piugireUaio di 
me ♦ Se confiderà poitlfuo viuere^ trouerra alla fine alla fine che 
tutto il mondo ^'aggira ♦ Quel gira Stati ^ quel Fahriche , quel 
poj^ej^ioni j quel veflime?ìti , quell'altro libri dottrina ^ queW altro 
fcritture ^ conti , botteghe , traffichi , ejìerciti Joldati . bandiere y 
falconi^ ^ infifìo alle medaglie furon fatte in foggia di girelle^ ^ 
vi metteuonju le tefle loro , i ritratti dico 3 accioche conofcejìino 
quei che haueuan da venire , che anchor loro haueuan parte delle 
noflre girelle t 6r i moderni per imitarla fi fanno anchor loro insi 
medagliare per dmoftrar che fon girellai 3 et vi fi mette il capoper 
che ^'intenda che le girelle fon nel capo ♦ 
Ven, O /'f beh quefla ^ìrauoìta , infne il Tempo sa c^ni cefi ,if sa tutti ijè^reti, 
temi. Le cofe d'ìmportan::^ fon tutte in foggia di Girella , il pane e 
tondo j non fi può far la farina fen:^a le girelle dell'acqua , che 
girino ^ ^ le macini in foggia di girelle che girino • L e botti fon 
in tondo da girare ^avfo di girelle ^ che confiruano il vino ce* 
ro la natura fece il grano deìTvua tondo ^accio che tenefìe della gin 
fella 3 Chi bee troppo di qud vino , che e [ce del tondo dell'vua et 
della botte tonda , girafen:^ alcuna rimifiione , quando fi dì pia 
cere al popolo , fi corre alla Q_uintana nell* Anello che e tondo ♦ 
h'huouo e tondo per vn verfo , ^ V altro lungo t Onde i Ros: 
mani fecero il C uhfeo , che teneua del tondo ^ dell" ouato ^perche 
non fi può dir ouato che non tenga del tondo ^ fare ouati che 

FF 



42 I M A R M I 

prima non ji faccia tondi ^ perche V huouo ejce del tondo della 
Gallina ♦ 

Iff-p. Veicft può chiamar Cuìifeo ; quaji vfcito M mào , cme iir , àth Gallina . 

Ttm* 1/ Cembalo che ja ballar le fanciulle è tondo ^ il Tamburo de fola 
daii tondo 3 gli Arcolai che a^gìran le donne fon tondi i Filatoi 
da Seta , da Lana ^ da far tela lina fon tondini fubbi doue s'auol 
con le tele fon tondi ì Qurri de mangani ^on tondi , i B loccos^ 
Beri de maefìri difcrimafcn tondi , factJido le Girelle il tormaio 
efor:^a che le faccia girando . Gli huomini adopron volentieri le 
cofe tonde ^ perche fono apropriate a lor ceruello che e tondo j co» 
me fon i danari ^ il giuoco delle pallottole , il trarre a T^ni^ i V af% 
fi fanno tondi ^ ccn vna girella tonda girando 3 amacflrando Qa» 
ualli fi girano in tondo ♦ Stampando libri fi gira vn mulinello:) ^ 
fi gira vna vite * Si mangia f opra taglier tondi^ fi taglia la carne, 
fi mette in piatti tondi 5 fi bene da bickier che hanno la bocca tona 
da j i bicchier fi fanno con aggirar vn ferro intorno if s' alunga il 
Vetro ^ la fornace e tonda^ doue fi fanno j ìefaliere doue fio. ilfa^ 
le fon tonde j lefcodelle doue fi tengano i datiari a banchi fon tona 
de* 1 Zufoli fon totidi ^ i buchi de gliflrumenti tondi , y' apre 
con le dita ^ ^ chiude tondi ^ chi vucl fonar diflufellOi. Lecopa 
pette da cenar f angue tonde , tutti ipefi che fi tirano in alto vi fi 
adopran girelle ^ argani tondi j I Calamai dafcriuer tondi £rr le 
penne tonde . MtJ che accade che io moftri che ogni cofa e tonda 
a vfo di girella ver infino a hreui che portano a coUoi bambini) fé 
ogni cofa^ per dir meglio fé tutte fon girelle vfcite del nojìro cas 
pò t £< Mappamondi ^ Sphere ^ ^ Strolahij ♦ 

Veti. Voi (he c^m vn^ra , tuttf le cofe evirano ,fón vfcni tutte di Girelle , if noi 
fiatr,o plichi , e foi^ che ml^cutrmrci , ci a^^iriamo anchora ; ne yero i 

Tcm. N ì ♦ 

\en. Ma in che modo fi può e^ìl y edere che y n'alito ^iri ,fe luijirti mhon ♦ 



D E L D O N !♦ 4j 

Tettif J^ e girelle prefenti , £^ igiraco d'auenìrenonp veggano * Male 
pajìati girelle come ìejonofcorfefi veggano per eccellen:^ ♦ 

Imp. Ternate Ju'l^ouerno yopo , b- àe ^ìi huomìm , che voi Jmte ^ìradcloni tut* 
ti due , 

7 etti* E e co fatto i. Et vengo con girelle d'autorità^ diDottrina^ €r 
d'Ejìempio 4, 

Iwp. Quejle faranno deh hucne . 

Tem» I?i/ri2 tutte Vamicitie t^ compagnie di qtiejla vita , non e vna tale, 

quale e quella del marito ^ ^ della moglie che viuano in vna cafa 

infume 3 Valtre amicitie ^ fìrette:^ f cauf ano per volontà foUff 

mente *Etil 'Matrimonio per volontà , ^ per neceiìità » Non 

\poi nel mondo "Lione tanto feroce , neferpente tanto veìenofo , 

altra fera , ihe da vno irìfirAo naturale non fi vr.ifca itifieme 

vna volta Vanno 5 queflogiro di natura fa variare gii hucmini , 

^ le hefiie , pureflanno nel centro del punto fermo che e la con» 

giuntioneper moltiplicare^ ^ per crefcere 5 con quefla legge dels: 

la natura ne viene vn'altra che e vn'altra ^ ^ s' vnifce , isr' con 

gira di età in età j da queflogiro ^ noi impariamo ^ maftamo cai 9 

tiuifcolari ^ perche giriamo d'im'altra maniera , ^ facciamo Ver 

dine del girare altrimenti girare * 'Noi veggiamo che dopo il moti 

do creato j non fu cofa prima che'l matrimonio 6r il ai ^ che fu 

fatto Vhuomo celebro le no":^ della fua mogUere* Il primo bene» 

ftio che viene dal Matrimonio , e la memoria che reiìa di fé me» 

de fimo ne figliuoli y ^ fecondo che diceiia Pittagora quando vn 

padre muore , £?" laf eia figliuoli ^ non fi può dir che muoia ^ma che 

fi ringiouanifca ne figliuoli * L 'altro hetie chefeguita ^ e che Va» 

morefalifce ^ afcende 5 va in fu , 6r non torna adietro ^ ofinifce* 

C onferuaft poi Vindiuiduo £?'a Sodìff^lìi anchora V animo _, per 

cW Vhuomo defìdera honor nella vita ( che magg.or che hni^r fis 

gliuoli /) ^ memoria nella morte ^ ( che miglior che laf dar ilpro9 

FF ij 



44 1 M A R M I 

prwfigUuoJo i ^^er^etuarfi di buona fama, Hora vUte ^ fé io 

oggìrauo ì legislatori ^ il mio epere a vn tratto i. N ella legge che 

Soìofie Sahminodiede a^i A the ni e fi f otto gran comandamene: 

to jfu quefla (he douejìero tutti hatier donna^ Ù' per confequente 

far (afa 3 ^ fé 7K(?uno figliuolo mfceua d' Adulterio , era del 

comun della C ittafchiauo ♦ I "Kcmani che in tutte lefue impre^ 

fé antiueddero comandarono in quelle leggi delle dieci tauole^ ^ 

yólftro che i figliuoli nati di legittimo adulterio non fusero heredi 

dehen paterni i. Quando il grand' Oratore 'Ef chine andò fuor 

d' Atene ? fcr fi condufie in R odi ^ non dijìe mai cofa con tanto 

f^irito , quanto che egli fece leperfuaficni , a perfuadcre a quei 

di Kodi j che s'amogliafiero , ^ lafciafiero quel modopa:^o di 

mancepparfi ♦ ISiella R epuhlica , foli coloro che haueuan donna 

haueuano nella K epuhlica cffitij ♦ Dice Cicerone , in yna jua 

familiare lettera^ Che Marco Portio non volle acconfentire chel 

iKufo hautfie vn certo offitìo mila "K epuhlica , et quefio era per 

non hauer moglie ♦ Qjiando la Donna e virtuofa , £jr VHuomo 

virtuofo j che felice matrimonio 3 che bene alleuati figliuoli ^ 

che pace mirabile , ^ quiete di cafa ♦ 

Ven* Vetfo s'io non m'inganno che il numero fa irfinito di coloro che fono cani if ^att 
te in enfi , i^ quei che yiuon come tu dì , fi pctrehbon contar con il nafi ♦ 

tem. ì^on\ hora che io alleai , vi dica chifla bene , male amoglia^ 
to t Ajfermero veramente , per quello che io ho veduto ^ che doa 
uè e vn marito ^ una moglie d'intelletto , ^ virtuofi , che in 
quella cafa u'e ilparadifo ♦ 

Veti, Et pfr // contrario , credo che vi fa Vlnferno , hf ìafoma dei Uatrimonio , mi 
me yn de ir.a^ìor carichi che ]^cj?a hauere yn'huomo . Se la Yemina e rea , 
iHuomo ha ym Diauoì per cafa ;fe e^Vi e feruerfo ; eh n'ha miììe , Se tutti 
due fon hflie , ijjnorarti ,,9fl^/'# > ^ fa:^ , non e j^ena s) Miaìe , ne ton 
mento s) terribile quanto habitare in kr comj^a^nia , ne vero '. 

Tcm» Vur troppo x ma nfoluendo quefio primo cerchio che del continuo 



D E L D O N !♦ A-r 

gìra^dico j che le leggi furcn diuerfe arca quefto niarkarfi. Vho^ 
ronco m la legge che e^^ìi diedf a gli ìrgWij uolle cfcc Jone g^an 
legami , l hucmo doucjif tor dontid ^ Je non la togUeiia non yos: 
tejìe hauer nella l^ei^uhlica cjfìtij ^^cke nonjagouernar Kepub 
liche (diceua egli) chi non ja gouemar cafa ♦ S olone tìelìa Ifgg^y 
che egli diede a gli A theniejì ^ ^erjuade loro che uolontariamente 
toglìepn donna ipeio a i Capitani che gouernauano la guerra co 
msndo che la toghcjìeropcrfor:^ 5 mojlranio che gli huomini che 
fi danno in^reda delle meretrici ^ fon poco grati ag'i Dei j 'b' 
hanno poche uittorie de fatti loro ♦ Ligurgo Gouernatore ^ datar 
di legge de Lacedemoni comando che Capitani de gli ^jìerciti 
toghe jìer Domia ♦ Vlinw in una lettera a Falconio fuo amico ^ 
lo riprendeua , perche non f'era anchor maritato ♦ Il Pretore , il 
Cenfore , il Dittatore , il Qjf eflore , ^ il Maeflro de Caua^ 
heri degli antichi Rom^awi ^ quefli cinque ojfitij^dico^ non fi da^ 
unno ad alcuno che 7ionfoJìe amogliato , Et era ben fatto ^perche 
nonfla bene che huomini che non fanno che cofa fia gcuerno di ca» 
fa j ^ di famìglia , gouernino un popolo , ^ lo regghino* Vlua 
tarco ferine ^ che ifacerdoti del tempio 5 non uoleuano che era da 
maritar fi ^ poteri e feder nel tempio ^ ^ le fanciulle orauano fuori 
della porta ^folamente i maritati fedeuano t Ei i Vedoui orauano 
ginocchioni ♦ Plinio in una Epiflola che eglifcriue a Fahato^dis 
ce che Vlmperadore Auguflo haueua per coflume di non far dar 
da federe mai ^ a chi non era maritato ? €?' chi haueua moglie^non 
uoUua cheflejìe in piedi ^ 
Itnp, Ej/i è douere che colui che ha sì fatto cibo dolce , hahhi vn poco d'amaro * 
Tcmf FlI per finir queflo primo cerchio , dico 5 Che in Corinto pochi 
uoleuan tor moglie , fcr* poche f emine uoleuan marito ♦ Onde fi 
fece un'ordinatione , cbe chi fi moriua , et non foj^e flato maritUf 



4(^ I M A R M f 

to in Ulta 5 non hauejfe Sepoltura in morte » , 

Veti, Se non m^ueffer fatto in yha altro , in morte me ne farei curato poco ♦ 
TeWf Voi potete conofcere per gli ejìempi che io ko detti j di quanta 
eccellm^fia il matrimonio ♦ Bifogm moftrare vn bene foto aU 
manco che uten da quello ^fen:^ dir dejiglioli ^ cafa , famiglia 
€Cetiera*ma ditoni quante paci ^ f'^e fatte per vn matrimonio ^ 
quante guerre finite t quanti litigi tagliati t if quante ingiurie fi 
fon rìmejìe t Infiniti me";^ ^ trouati ^ ligamenti , promejìe ^ e 
termini fi fono pofli in ufo per terminar le rzj?e , ma non ce «' e 
flato mai alcuno chepaj^iil legame delparentado.Vedete beile prò 
uechefecer Vompeo^ C efare dopo che non furon parenti^ Il 
rapir delle S abine yqueW ingiuria dico fi quieto per Vatto del ma? 
trlmonio * l Lidi uoleuano che ifuoìYlehauejìer donna j^ 
fé per forte reflaua uedouo ^ loro in quel giorno mede fimo pi gjÀaa 
uano il gcuerno , ^ egliflaua tanto fen":^ il regno quanto pe^ 
natia a rimaritar fi ♦ Selafciauafi^aoli piccoli , non hereditauano 
per infino chefujìero in etìi di tor donna : quando Vhaueuan tols: 
ta jfuhitogli era confegnata la Corona • 
Iwj). Hor COSI incominciatmi afrefconer qualche cjir eh . 
Tem. Wora ne vengno a far girar parecchie ♦ l^elV aprouare ^nel 
lodare ^J neWacettare il matrimonio , mai e flato fecolo alcuno 
contrario all' dtrot ma nelle cirimonie dico nel contrarrlo , gran^ 
dijìime differen:^ àfono fiate neramente. Vlatone nella fua repu 
hlica voleua che tutte le cofefufier comuni ♦ perche il dir queflo t 
mìo ^ quello è tuo , guafla ogni cofa di bello ^ ^ rouina il 
Mondo * 

Yen, Di qu fu faccenda non so s'io me to lodo ,fi come io lodo di molte altre ; A me 
not) ^kce Yeder le mie cofe comuni , i/ tanto più. la Donna che io amo ; Bafi 
frjintate il rejlante defie girelle * 
lem, L tf C iìà di Tarento fra gli antichi ben famofa haucua per coflu» 



D E L D O N !♦ 47 

me di tor donna , ^' far cafa infume ^ if quefìa faceiia i figliuoli 

legittimi , ^oi ^poteiianoi mariti tor due altre fitnine peri fuoi 

piaceri , 6r diletti * 
Ittìp. Di auol famuli , a pena fé ne puofodisfare ym , non che contentar due, 
Temp^ Ifaui d'Athene ordinaron che ^'hauefie due moglieri legittime ^ 

ma che non fi potere poi tener concubine ♦ 
Ven. Girelle , Girelle , so che tu , e loro ^irauate per EcceUen^ . 
Tew* Secondo che dice Plutarco ^ quejìo era fatto perche ftandone vnd 

malata ^ V altra fi potè jìe godere ♦ 
"Ven, Amaìate ft fojjero elleno tutte , accicche tutti ^odejjero carne malfana * 
Tem» Quella che faceua figliuoli era la padrona 5 èr quell'altra che era 

flerile diuentaua la fante * 
Jtnp, Girehi a contami , 
TeWt Socrate n'hebhe anch'egli due^ìe quali gli fecero di cattila ^cher:^ 

£jr gli gridauano tutto il giorno per il capo . I Lacedemoni poi 

chefemprefuron contrarij a gli A theniefu 
Ven, {La ccfiifa ben così , yna^inHa^iri per vn yerfò , if l altra per l'altro, ) 
7enh hi aueuano per legge legittima ^ non che vn'huomo facefìe cafa con 

due donne ^ ma che due huomini togliejìero vna moglie ^ 
Imp. O che bejlie , che Girehi , 
7em, Perche ^ accio che efiendo vn marito alla guerra ^ V altro foRe 

in cafa * 
Imp, lAaàe in buonafede à , Doueuanfar come ì Lan^ mìnefr, menarfeìa dietro con 

ilfacchetto aHefpaHe , 
lem* ÌAade in buona fede no ^ più tofio ferrarle in una caj^a ^ infxn 

che tornaua ♦ 
Imp. Con quattro a^uti , Noi l'hauete indouinata ; Sonci più girelle ? 
lem. Gli £gWij ne piguauano quante ne pcteuan tenete ^ ^ flauano 

quanto poteuano d'cccordo ^ poi d'accordo fi lafciauano anchora, 
Ven, E mi par che quel tuo primo orihuoìo hauej[e di^ran Gire^e , da che fi n'empè 

tutto il Mondo , 
lem, Giulio C efare ^ferine nefuoi comentari ^ che i Brettoni haueuan 



4>9 I M A R M I 

per coflume di far caja citique di loro^ con vmfoU àonna • 
Iffi]>» Non me ne air p;» , che girandole ci efce e^Ufucr del Capo '. ofe egli t uer^^ 
^m a Yn'huomo tener due donne,non è e^ìi yer^c^na a ma Donna tenerne p/«? 

*Tem* I Cimbri togUeuctn le figliole proprie ^ cigli egittij haueuan tutti ifi 
gliuoliper legittimi dicendo ^ che il padre concorre non la madre ♦ 

Veti, Cojiume da brjlie , yfan^ d'animi Jàìuatichi , b- mn da huominì ragionevoli * 

Tem* Quei d' Armenia Vauiauano al Ilio del mare , le lor fanciulle ^ ^ 
al porto y fcr coft guadagnauano la dote ^ 

Ven, "Non dir j^iu , e hajla noi finn chiari del fatto tuo . 

Impi. Si ueramente j mai RomafUchcfuronpiufaui ne tolfero folo ^ 
una et noi ynafir vnafaj ma dimmi vn poco noi uorremmo che 
infacete qualche vtile ^ et qualche honore alla noflra A cademia* 

Tem, Lo faro Yeramertf,prrche fte deh mm le^a,Viandanti if caminate delccntinuOf 

Ven* Vur che 7ioi no hahbiamo la maladitio diflar poco in ceruello hajìa^ 

Tem, Kon an^ andrete di tempo in tetrpo inan'^l crefcendo con vtile bf con honore ♦ 

Imp, So quel che hifognaa uoler vnirft conil tempo^cio e con e^oteco^ 

Tem, Cf?f cofafa mefieri { 

Imp^ hiauer delfenno « 

Veti, Non mi difpiace ♦ 

Tem, Am ^ am ^ ah t oh i lo rido doue uoi m'haucte uolufo corre « 

Imp, Boue i 

tem*. Quando il Piouano Arlotto andò da quella F emina chela gU 

àif^e y io non po^o perche ho il mio Tempo t £7 egli gli rif^ofe j 

che importa ^^ ioho il mìo fermo * 
Imp. Tu fei molto afuto , tu hai ricordo d'ogni ccfa . 
Tem* Il mio tempo none quello eoli e deUe donne ♦ 

Veti, Hor uicL tu (arai il nofiro tu ; ma vedi trattaci bene, in tanto noi (ì ritrarremo é 

cafa , perche tu non uuoi che Hiamo più a i Marmi, if coffan contenti . 
Tem, lo me ne vo. 
Imp. A Dio , 
rem* A riuederci , ma tenete a mente che hifogra hauer del jenno afìai 

amhor con ej^o meco ♦ 



D E L D O N !• A9 

IL DOTTORE^ ET LIGNO* 

R A N TE, 
ACADE MICI PEREGRINI* 





I T A homim ^ eft vmbrafuper tenam ♦ 
Vercheji dice e^ìi , domine Doctor , che k yita ncjlra p^a 
come ombra '. 

V roj^tcr fugam tfecundum illud loh al cap ♦ xij ♦ 

Tugit velut ymhra , ^ nunquam in eoclem flatu permanet *. 
l^vo, ISlon me la tagliate cosi letteralmente minuta minuta , fate che io u'intenda , 
Votf L ^cmbra y,al moto del corpo ji muoue , fer tanfo quanto eoli jì mu 

tày ^ cUd anchora ^fe tu corri , la corre ^ fé vai piano la tijegut4 

ta fempre pianamente ♦ 
ì^no. Quando voi dif^utafii con l'AHratto nopo , yoi diceuì fur non fi che d' Arifot 

tììe , if di Vlatone ♦ 
Dot* 'Noiparlauamo di varie omhre , ^ dwerfe dell' A nima ♦ 
l^no, Cb^ ombra d'Anima , l'Anima ha cHa ombra , ditemi qualche cofa accioche io imi 

fari , chefipete che io mi chiamo l'Ignorante ; che dijfmfii yoi di rationale , 

iy non rationale * 

Voti. A nima rationalis efì umbra intelligenti^ perche fecondo il Cans 
cellieri P anfienje parlando delle trepotentie che conojcono^ le vi 
chiamando per varij nomi ♦ 

I^BO. D/0 m'aiuti che io poj?/ intenierui ♦ 

Voti TnJ am inteWgentia nominai vmhram intelleéìuf angelici , rationem 
umbram intelligentiie fimplicif ♦ Vim cognitiuam fenfualem vm^ 

GG 



-.u^^i 



ri 



fo I M A R M 1 

hramnominatrationiuOndeegiie da co>ifiderare(fecodo Dio* 
tiifìoal cap*. vìj^ de nomi Diuini) Inprogrejìu rerum a Deo fit 
(oncatenatio qucedam j vt injimum fupremorumfit primum itiferio 
rum ♦ A ngelm a quo minoratus eflpaulo mìnus homo ^ quoniam 
eji inteìligentia fimplicior homine habet in fua natura illud quafi 
infimum ^ quod homo hahet injua natura jupremum , vtfecudum 
hanc vim inteìligentia coniungantur ahfque medio alterim Jj^eciei} 
Angelicuf intelleftuf , ^ humanuf , yndeficut A ngelus eft um 
hra Dei ^fu inteìligentia jimpley: eft in vmhra Angeli ♦ 'Ratio 
in vmhra ftmplicis intcUigentice , ^ viffenfualif cognojcitiua in 
vmhra rationis 5 in qua vifenfuali varij gradus diftinguntur prò 
varietate fuorum ojficiorum 5 nam eflimatiua collocatur in vmhra 
rationii tfantafta in vmhra eflimatiue i fenjm comunif in vmhra 
fantafte , fenjui vero eyierior qui eft nouijìima luxpotentice eoe 
gnitiue j qui deficit &r occidit inpotentiafolum vegetntiua ^ jeu 
nutritiua ^ fcr in vmhra fenjus comuni f ♦ 
j^W* Bcue crede d'ejpr la Signoria ycfin in Catedra ? che fi io di Ycpe extericre, 
if comune , iffantaju t lo un fin l" Apatto chefaffi tanta lettera . le che 
fino Pì^mante vorrei fiper da voi qualche beh cofa , if que^aferebbe unt, 
perche fi dice la vita ncflra è y n'ombra ? 

Dcf* Io ho intefo ^ tu vorrefti vn poco di dottrina galante^ ^ facile fati 
àie j ^ in vuìgare : E eco fatto * ha vita noftra per lamifura fi 
può chiamar ombra , Et diremo così , qtianto il giorno e maggio» 
re 5 Vomhra del mftro corpo r minore ^ isr la cagione e quefta ♦ 
Quanto il Sole ci vien più fcpra il capo , tanto manco facciamo 
ombra j ^ quando egli è per linea retta ^ noi non ne facciamo pun 
io ieWomhra .Et per il contrario quando principia il giorno,^ 
(he ti Sole e hajso , noi moftriamo più ombra ♦ 

T^no, A que}o modo faro io dal Mopo , (^nel tanto pr lettera non ne mangio ♦ tìordh 
temi gualche bda interjietrmne ♦ 



D E L D O N r* fi 

VoU Cosi accade a gli hucmini , perche quanto il (Ji della projj^eritìi e 
alto j tanto ej^iuhreue Vombra della vita ^ fi come e Jcntto nello 
Ecclefiaflico al capo ♦x* Omnn potentati hreuis ulta ♦ 

l^M* Ver sì fochi bus b has ,jì(iro io cheto per che intendo ; pr che non papino tre 
({uttro prole , io intendo fé non la lettera , almanco fer difcretione . 

voti. Tre ragioni confermano quefia autorità . Lacrima e Vlnuidia 
che vuol male a grandi più che a i piccioli , onde toflo caggiono da 
Valte:^:^e ♦ Ij a feconda t , che laricchexj^ ^ eflrema grande:^ 
:{afa cadere per difordini del corpo in varie malattie ^fcendax 
no al centro della morte ♦ L<a ter^^a e l'ordine deWordin Diuino 
che non fi può intendere^ che per diuerjefcalefafcenderc: al haj:s 
fo jfolametiteper moflrarci che le cofe terrene jon da ejìer diJbreT^ 
:^te, Qi^ vn certo Vietro da "Kauenna dottore nefcrijìe^é'mo 
flro infinite ragioni y perche ifommi Stati , il più delle volte ven 
gano jj^cjfo jj^ejìo al bafio , Ejr chi viue in miferia , Ejr che delle 
projj^erita del mondo nonjente nulla ^i par la vita lunghissima et 
rincrejceuole , EjT quefto e vn modo a moflrarti che la vita nojlra 
e vn^omhra ► 

J^n9* QueBa farte mi contenta ; ma s'io ho memoria , quando andauo afcuoìa , y che 
io imfaraua i Yerji d'Ouìdio , ( non so s'io me ne ricorderò ) e^li aj?omì^liau(i 
li yita nofira aìtac^ua corrente ♦ Vretereunt anni morejiuentis aquce* 




tot* Anchora nel fecondo libro de K e al cap* y:iiìj ♦ dice noi moìamo 
tutti correndo alla morte come V acqua fu per la terra ♦ "Etpoi fi 
come tutti i fiumi hanno dal Mare principio , al mare finifcono «. 
Lrt vita noflra comincia in pianto , ^ finifce in pianti i. E^ nel» 
V^cclefiafiicotfctitto da quel luogo doue hanno exito i fiumi , 

GG 5 



5-2 I . M A R M I ' ''• 

quiui ritornano » L 'origin noflra fu tetra , ù' in terra ci cannerà 
tiamo . L,"* acqua ha il moto continuo , noi ci mouiarìwfempre^els 
la correnào porta vìa ogni cofa furiojamente ^ rouina ^ noi irati 
infuriati £jr terrìbili in quefla vita Jacciamo il fimik ^p affati t no 
ftri anni perdiamo il nome , if ci rifoluiamo in terra 3 Vacqua do 
pò ilfuo corfo arriua al mare ^ &' perdendo il nome del fuo fiume) 
Ji conuertifce in mare 3 D;j?e bene Ifaia ^ Quafifluuius violene» 
tus vita quamj^irituf domini cogit * 
JanOt I^Mc^</o mi pr tutto fatica , b- ciò che cift fa frettato Via eccetto il bene* 




T^ot, "Diceua ben fa' amone ) Qiii addii fcientìam addii laborem^ma 
me^ào^ Quado io mi WfJ?/ a riguardare con vna intellige:!^ fattile 



tutte quelle cofe che le mie mani haueuano operato , ^ le fatich 
grande c^hopoi comprefo d'hauerfudaio ìnuano^ Io uidi in tutto 
uanita^ comprefo che tutta è vn'inuetione da tormentare vn animo 
et eia che efotio il fole uà in nulla Ji conuertifce in ombra; alla fine 
tanto fa il dotto quanto Vindotto.^ ccncicfia che la morte fa tutti- 
equali * Vero io dico che quefta uita m'c vnfajìidio ^ vntor*> 
mento y^che ciò che io ufo che fiafotto la luce del Sole trouo tutto 
ultimamente uanitìi ^ eflitione dijj^irito* Tutti igwrnideU 
Vhuomo neramente j fon pieni di dolori difaftidi infoportabili j ne 
pur vna notte , può flore in ri'pcfo la mente \j tutto efottopoflo al\ io 3 
tormento j ^ ogni cofa ritorna a vn punto^ al centro della terrUy, 
lei lepartorifce , ^ Ielle riuuole 3 a che penar dunque tanto in ji 
efìrema mferia i %icut egreiluy e fi homo nudus de utero matris 
Jue jfu reuertetur , ^ nìhil aufcret de labore fuo^. 



D E L D o N r ; f ^ 

Jm* Ccnojco ben yermente chefcj^ra tutti mi Ce y mirati nube che d tiene cccu*. 
pati nel tormento , ^ habhimo del coumuo vn^raue^io^oful colio, ve maire'' 
pmo di tirarci prji defpaHe injòppcrtabili ,ftiìO che nei da quelli nonjìamo ti' 
tati neMrcmo precij^nio deh mone , if deli anima ci ricordiamo poco. 



^^ 




tot, lltioflro Quintiliano dij^evna beila JentenT^a* iti hac ajj^errima 
codhione fragilitatif human f nemopcene mortalium impune uiuit*. 
'Egli e vn tempo che io mi cominciai a far beffe di quefia ulta , 
perche Tè yna cauerna tenebrofa , i!r jj^auenteude y ^ beato a 
chi r,egujìa manco ^ e tal ricchi carnali uorrebbonfempreflarci , 
non concfccndo che quanto più Jì fanno padroni del tempo et de i 
beni delia fortuna j tanto pm fi tirano carico adofìo ♦ Quiduas 
Ut argentum j quid annisuiuere centumtVcjì miferunfunm ^ 
puluis isr umbra fumus ♦ Vhuomo nato di donna ^poco tempo ci 
regna ♦ Che fon cento uenti ami a un' huomo i vnfoffio , v» 
uento^ yn punto di tempori noflri lauorifon vna tela di ragna» 
telo j poco durabili , £^ vna fatica gettata uia t da fettunta anni 
hi Va j tutto e dolore ♦ Che tipaion le cofe pacate t 

J^no* "^uh ffumo, . 

rot. Quelle che in dubiofei per paf areiche credi tu che lefun^ eterei 

l^iìo* Manco chemh ,fe cesi fi può dire ♦ 

Vott AHa fine fon meno che tu non ti puoi penfare* V n punto di^e S e 

neca e quello che noi uiuiomo ^ ^ manco d'un punto * breue ^ 

caduche ^on tutte le cofe , ^ dtWinfinito tempo che ha da uenire > 

^òn occupano nuUa nuUaò ptnhe nulla fono* Senti quel che dis» 

fèS* Bernardo* Omnia qucé cernii uanariim gaudia rerum* 

"V mhr a uelut tennis V elocifinerecedunt ♦ 
ì^no. Seti pur^^ji^vdìpìmejìcìtitie, e jer éir meglio ^li huxminìfcr pur pa^ a vuocerft 
Ty/io d'altro , if perche i o irfnito eritre che per ccje fi caduche , f fragili/ 



f4 I M A R M I 

per baie di amie tfer noueUe di prole , per ombra ,fumo, et cefi chejt cm 

fimi , come e k roba ; che yen^hino ojjvjt tanto Ji huomini { 
VoU he fon circa a quattro cofe che cacciano vn'huomo a far che egli 

nuoca all'altro ♦ &* qui ti uoglio insegnare come tu debbi fare a 

fuggirle j ^ uiuer più ficuro • 
l^no. Voi m'infe^nerefii la beh cofa ♦ 
Dotf hofcultore bifogna che troui la materia dijj^ofla a introiurui ien^ 

tro la figura ♦ 
ì^no, lo iiìtendo doue voi YOÌete colpe : fur dite v« ♦ 




DoU Acioche la uita tua fij più f cura, lo ti uo dir breuemete queUo che 
tu debbi j ojìeruare 4. Pero ti prego cheft attentamente mi dia 
orecchio a quefli amaeftr amenti ^ come proprio io ti uolejfe infegna 
re ej^endo amalato ^a farti libero daìlainfirmita ^fanartijfen:^ 
dubitatione , Mafujìi certo fatto quel rimedio fubito guarire • 
C Sfiderà primamente qualftano quelle cofe che infuocanoun'huo 
mo , all'accenderlo contro all'altro . Setu ben le riguardi , lefo* 
no molte j ma ridotte in pochi capi* V erhigratia ^'ìnuidia^* 
Speran:^^ Odio ^ paura , 67" dìjf regio ♦ Di tutti quefli il tifi 
more e tanto leggieri che molti fi fon viuuti in efioper cagion di 
rimedio j il quale fé alcuno lo dijj^re:^:^ ^ fé lo mette fatto i pie» 
di yfen-;^ alcun dubio , mapafia oltre ♦ "Nejìuno pertinacemen» , 
te ne con diligen:^a nuoce a colui che e dif^regiato*. A nchora nella 
battaglia nefiun combatte con colui che^iace^ma con colui chefta 
in piedi , ^ con Varme in mano ♦ Tu fuggirai lafj^eran:^ degli 
iniqui fé tu non haurai alcuna cofa , la qualpofii accendere Vaia 
trui cupidità jfenefiuna cofa di grande flimapoj^ederai , perche 



,ri^ 



DELDONI* 7f 

fon defiderate anchora che fww poche conojciute ♦ Et cosi tufug 
girai Vlnuidia , fé gli tuoi beni non metterai dinan::^ a di occhi 
degli huomini ^ isr je non ti vanterrai di ejìi ^ ^ ti japerai go^ 
dertegli nel tuojeno ♦ ÌAa tu fuggirai Iodio che vien dalla cffem 
fa in queflo modo j non f accendo ingiuria aperfona, negratifican 
doti ad alcuno , dal quale odio ti difenderli ilfenfo comune 5 per* 
che queflo eflatopericolùfo a molti^ Alcuni hanno hauutoVOtf 
dio e non nimico* Et accio che tu non fu temuto tigiouerìi la me* 
diocritk della Fortuna , la humiltk dello ingegno quando gli huo* 
minifapranno , che tu fa tale che fen:;^ pencolo tipoj^tno ojfens 
dere * La tua riconciliatione jfa che la fia facile , 6r certdi, Ma 
lo ejìer temuto con in cafa , come fuor di cafa , e moleflo j cosi da 
ferui come da Uberi ♦ Ogni vno hafor:{a ajìaiper nuocere* Ag:» 
giungi bora a queflo , che colui che e temuto , teme* Nefluno mai 
e pojìuto ejìer terribile Sicuramente j R efla per bora a dirti del 
dijf regio , la mifura del quale ha infuapotefld colui che afe ftef* 
fo lo aggiunge , colui che fi lafcia dij^regiare ^ perche vuole 3 non 
perche debbe *ha incomoditi di queflo tfcofla da le buone artit 
fcr Vamicitie di coloro che fon potenti aprejìo a qualche yn poteri 
te 3 al quale faro, vtile accoflarfi , twn auilupparft con c]?o , aca 
ciò che (alle volte )nonticofli più il rimedio ^ che il pericolo * 
Ma nejìuna cofa certamente tanto tigiouerd quanto ef^ere inquie* 
te j ^ parlar poco con altri ^ ^ apai con te medefimo . Egli e 
vna certa doUe-;^ del parlare di alcuno che tacitamente ti entra 
nell'animo , ^ lufingati^ e non meno che la briache^j^ Vamo* 
re tifa manifeflare litiwifecreti * Nejìuno tacerà quello che ha 
udito 5 nej^uno fauellera tanto quanto haurà uiito , colui che non 
tacerà vnfecreto 3 non tacerli anchora colui che gne ne ha detto » 
Ciafcuno huomo ha alcuno alqual dice tanto quMo e flato detto 



fi I 1M A R M I 

g lui 'Et per conjeruare lajua loquadù ctfia contento degli orecc 
chi d'uno jìfark vn popolo ♦ Et coft quello cl?e poco dwi:^ era 
Jecreto /e couertito infama* \nagran parte della fuurta^e niente 
iniquamente fare ♦ C onfufa uita et perturbata fanno gli huomini 
itipotentij tanto temono quato nuocono ne mai fono Jen:^ timorej , 
Impero che temono poi che hanno fatto il male 3 ^ la cofcien:^- 
£i rimorderei no gU lafciafar altroiet poi gli coftringe rij^ondere 
afefìejìa^Coluifoftien la pena che Vaf^etta^ma colui Vajpetta che 
la merita* Vuo ben Vhuomo di mala cofcienT^ ejìerfuuro in alcu 
tia cofa dil corpo ^ma in nefiuna può e^er mai fuuro dell'animo*' 
Impero che anchora che non fa dif coperto , f neie dipottrefer 
tempre valefato t ^ tal dormendo f muoue > ^ ogni volta che\ 
parta delle altrui fcellerag^ini > egli penfa del continuo allefuety 
€jr non gli pare che' l fuo peccato fa in tutto cancellato ♦ Onde, 
(perrifoluerti , perche ho alcune faccende da fare ) ti dico ^ 6?*' 
nota ben quefla mia fenten^^ 5 i^he mai il peccatore tien celato il 
fuo male per confdenT^^ ma per fortuna 3 alcuna volta /t crede 
che fa fecreto , fcr mi raccomando . 
Uni, Smitor di yopa merci , ^ bacio k man di YoUra Signoria ♦ 



DELDONf* r7 

DISCORSO DEL BORDONE 
ACADE M ICO PEREGRINO, 

Allo S tracurato ^ accio chejappi regger henje^ et ifueijigliuolu 

DICERIA UMILIARE* 





lé!^" V T T I i mortali che cercano offaticarfi -S Uuef 
huotì frutto del lor trauagho^ debbano ricorrere aU 
VEttrno p i T T o K e , cbe co\or\ il M-ondo^ ^ 
.- -.__„„- in quello rimirare 3 confederando poi ^ che egli con* 
fideri tutto quello che facciamo^ Et certo chi fi ftima-che Iddio 
vegga tutte lefue opere , e impoj^ibile che egli erri * Poi bifogni 
che Vmitiamo in molte cofe er yna principale e quejìa . Quello 
che noiperfede teniamo^per ifcriuura leggiamole quello che PE* 
terno Maeftro in molto hreuefpatio creo al mondo confuapoten 
:^a , ma veramente con vn largo ^ gran tempo lo conferita : con 
molta fapienT^ j Vo dire che la fatica e hreue del fare vr.a cofa , 
ma il covferuarla apai e Vimportan^iu . Ogni giorno accade cht 
vahrauo Capitano apicca vna :^ujfa , £r alfine Iddio gli dona 
vittoria 3 ma domandiamo hora a colui che vince , quale e la fui 
maggior fatica , er doue egli ha più pericolo inan-^agli occhilo 
mllhauerhauutoVhonore^ imonferuarfelo 5 perche vna cofa 
jììnel valor d'vn nimico , fer Vagirà nella forT^^ dcT Inwdia ^ 
àeHa mMa . C erto che non u' e comparatione da vn traui^iù 
ùU'altro \ perche con vna (bada in vn'hora s'acquifìa vna vittoria 
^ HH 



^$ I M A R M I 

maptr conferuar U riputatione fa hijogno ilfudore di tutta V EU 
d'vn'huomo* lo ho letto in haertio mi libro che egli pone le vim 
te de Filofophi vna bella materia * Egli dice che'l Diuin Platom 
ne fa ricordo nella fua ILepuhlica che vdendo i Thebani , come 
i Lacedemoni teneuano molto buone leggi , per le quali pareua 
the fusero fauotiti dagli Dei^ ^ dagli huomini molto honora» 
ti* Onde fi deliberarono di mandarui vn gran Tilofoj^hOj che fri 
loroflej^e alcun tempo , ^ dij^ofero d' vn Vhetonio huomo agia 
le a tal cofa Ef mirabile accioche tornando con quelle leggi impaa 
rate Vinfegna^e loro ^ù" ilor ottimi cojìumi 5 così Vimpofero che 
ben mirajìe tutti i coflumi , ^ ordini* Erano a quei tempi i The 
hani huomini generofi ^ valorofi ^ di tal forte che la fine della 
loro intentione era d' ac qui flar fama ^per via d'edifici^^far vna 
memoria immortale per darfi tutti alla virtù* A vna cofa è buona 
la curioftÀ 3 all'altra ci bifogna buoni Ftlofophi ♦ Partijii il F/s» 
lofopko vhetonio ^^ dtmoro nel regno de i Lacedemoni poco man 
co y opiu à* vn' anno ^fempre guardando minutamente ^ ^ confi* 
deraniofottilmente ^ tutte le cofe di quel R egno : perche ifempli* 
ci huomÌ7ii fi fodis fanno con vna occhiata , ma ifaui le confiderai 
no per conofcere i lorofecreti ♦ Dopo che'l buon Filofophofi ve 
defodiifatto y ^ d' hauer comprefo tutte le cofe de Lacedemoni , 
e^àfi mef^e in viaggio , ^fe 7ie torno a i Thehani 5 i quali cof 
niefeppero la fua venuta ^ concoifero tutti a vederlo , tutto ilpos 
polo [e gli accerchio intorno ^ percioche voifapete che egli ^e più cu 
riofo d'vdir Vìnuention nuoua , che difeguire V antiche , anchorà 
the vnafcjìe danno ^ £jr Valtra vtile* Come il popolo fi fu acco* 
molato inpìa^:^--) il Filofopho vi fece rxT^re vna forca in me\ 
^0 -y colteUo , ^ altri jì^umenti dafargiuflitia ^ ^a/I/gcire i mal 
fattori ♦ I Ti hebani veàuto quefia cofa ^ fi fcarìdali:^:^rono da 






D E L D O N !♦ T5* 

v« c^nfo , ^ M'altrofij^auentarono t In cjk^o il Fihjo^ho 
faueUo in quefla forma * Voi altri Tehani m'inuiafli a i La9 
ceiemoni , perche io imj^araj^i le lor leggi ^ orM , er ccfami^ 
Inueriù che io fono flato Va vn'amo , comejapete , ^ ho minut» 
tamente confiierato il tutto , perche fono vhligafo nonfolamente 
afaperloj^er riferirui , ma come Filofopho anchora a darne , £r 
foter darne buona ragione. L a mia rij}ofla dell' imhafceria e que 
jia* I Lacedemoni tengon vna ftmil forca per ama^are i ladro 
ni , quell'altro tormento , gafligano i hiaflematori , con quel col 
iello vccidano i traditori : aimddtcenti danno quell'altra pena , 
fcditioft con queli' altro tormento riprendono ♦ Et cosi di cofa in 
coja mofìro i vitij , er il gafljgamento . Quefla non e legge ch'io 
u'hahU portata ferina , ma il modo da conferuir la legge ♦ Spaus» 
ritiptr le pene i Thehanigli rifl^ofero^ Noi non fhabhimo man 
dato a i L acedemoni per inflrumenti da amaT^re^ o tormentar la 
vita , ma per legge , per regger la Repuhlica ♦ Keplico all'hora 
il Filofopho* O Thehani, lo vi fo intendere chei Lacedemo» 
ni non fon tanto virtuofl per le leggi ^ che i lor huomini morti vi* 
uendo ordinarono , quanto per il modo che hanno vfato per foa 
flentarla a fuoi viui : perche la Qiuflitia conflflepiu neWexequir^ 
la ^ conferuarla , che in comandarla , isT ordinarla. Facilmen» 
te s'ordinano le Uggi.pero con gran difficulta fi e^eguifcano'-, per 
cicche a farla fl ritrouano mille huomini fl^ejìe volte 3 ma a man* 
iarla a effetto non comparile ne^uno 5 Molto poco e quello che 
noifappiamo hora, a rifletto di quello chefeppero i noflnpa^ati^ 
fur con il mio poco fapere m' ingegnerò d' ordinar le leggi tanto 
buone a voi Thebani , quanto fi fien quelle de Lacedemoni^ con 
cofia che non e cofa più facile che cauar dal buono , et nonfl trofi 
ua^iu comune errore , chefeguire il cattiuo* Uon vedete voi che 

HH à 



6q I M a R M I 

poihe volte s'adtrnpijcano tutte le coje insieme ♦ Se fi troua chi 
facci la legge ^ nonf troua chi Vinte fida , €f /e ji troua chi Vin» 
tenda j non fi troua chi Vfjìeguìjca y ifjefi troua chi Vejìegutjca 
non Wt chi la conjerui tje u'e chi la conjerui^non a'<r chi laguar» 
di t Htpoijen::^ comparatione fon più quei che mormorano del 
huono che quegli che contradichino al male*. \ oi ui Jcandali:^ . 
s^afli j per che io feci condur quefli flrumenti dinan:^i agli occhi* 
I^'hauere le Corte piene di leggi , la 'Kepuhlìca piena di vitij 
non e altrome:!;^^ che la GiuJiitKì ^ che fu huono ^ ad'accomofi 
dare quefla vnicne* Con queflo me:^ofi conferuano i Lacede» ; 
moni y ^ fé defiderate dopo che vi farete dijj^ojii d'ojìeruar la kg 
gè y che io la legga , ve la faro veder tofiofcritta , ma fé non vi 
d^fbcnete d' cjìeruaìla non accade ^ che io ve la legga* 
1 O mi contenterei , che voi hggefte con vn ouhio ^ ma vor^ 
rei ben con tutta Uperfona^ dico^ mi piacerebbe che la conjeruafìei 
perche haurete più gloria ajìai in ejìequirla ^ che in leggerla * y 
'Voi nonhauete a tenerui uinuofi nel cuore^ne con la bocca exaU "jt 
tar la uirtii , ma haucte dafaper che cofa ì uirt'uj ^ metter ad eff 
fett Vcpere della uirtli * ultimamente u'hauett da faticare per 
ionferuarla che certo fon dolci ifudori chefijfendanoinfifatta 
opera* Qucfte furon parte delle parole che dijìe il philofopho a 
f Thtbani 3 le quali fecondo che dice Platone , temeronpiu^ che 
non fecero la legge che porte loro ♦ I» queflo c^fo iolodero il 
philofcpho ^ loderò i Thehani 3 lui per le buone parole ^ £?' i 
T^ ebani per cerce.r buona legge per uiuere « Il fine delfilojopho 
fu in cercar buon me':{^i per corferuaroìi nella uirtu ^ et per r^ue» 
fio di par uè il miglior meT^o che fi fotcfie trcuare a porloro di» 
nan-:^ a ^i occhi il gofligo che fi fa a gli fceleratifen:{a uirtu per 
mano deÙagiufiitia 3 concicfia che i ribaldi fi rojfienano tal uoltfL 



D E L D O N I« ér 

più per là paura del gafligo che perche eglino amino il buono ♦ 

Stri, Verrei falere a (hefne tu m'ha fatto quejìo àìfcoifi ? Tanto fiu (he e^li mi]^ar4 
(he tu tenda ad inje^nare a Vrìndfi in (otejlc tuo dire ♦ 

^ordt Tutto quello che io ho detto infino a qui ( £jr quel che iojbero d^ 

dirti) ho fatto perche gli huomini curwfi tuoi p ari Joifogna che co* 

mincinole cofe ^ ^ che perfeuerino , ma perche il principio 'efa* 

Cile , njjerto alla conjeruatione 3 pero l'uno facihjìimamente vi 

vien fatto ^ 6r Valtro dijficilijìimamente mejìo ad effetto ♦ Verro 

prima a i grandi , per tuo ejimpio ^ ^ poi uerro ate . Che gw» 

umo a igran Signori i grandi flati t L'efier fortunati in gran 

parentadi t L'hauer gran thefori t Èy uederfi legrauide mogli ^ 

^ i bei figliuoli partoriti inan:^^ EìT bene allattati ^ ^ crefciutit 

fé poi non gli danno buoni maefìri x che non folamente infegnino 

loro le buone lettere , ma la creanT^ del uero , reale ^ ^ untuofo 

Qaualiere t E^ccomi a te, I padri che rompano il cielo con ifo» 

jfiri^i^ del continuo con Vorationi chiamano a Dio^Juoifan* 

ti ( importunamente ) ^ chieggano figliuoli ^ douerebhano prif 

inamente penfare quel che hanno dibifogno per utile de lor figlia 

noli ♦ C onofce I ddio a che fine fi dimandino 5 ^ pero gli nieoa 

j^efio * Al parer mio donerebbe defiderare il padre vnfi^Molo 

accio che nella uecchie:^glifofienti co honore la uita ^ ^ dopo 

mortegli tenga viua la f uà fama t ^ fé il padre non defiderafi^ 

gliuoli per queflo^ almanco donerebbe cercargli perche in uecchie:^ 

:^ honorin la cafa ^ £^ in morte , redmo la ricche'Z^ ♦ Mafie» 

tondo che noi veggiamo ogni ^or no j pochi figliuoli habbiamo ve 

dutofar qiiefio ^ innervo i padri , perche t perche i perche t per» 

che i padri nongìi hanno bene allenati ingiouentu jfe il frutto no 

fa fiori ^ foghe nella Vrimc^uera della giouentli ^ mal fé ne può 

affettar frutto neW Autunno della vecihie:^;^* lobo vdito dan 



S>% I M A R M r 

cru^e querele alla vita <ie figliuoli j ia la lingua ^epairi f^r Uà 
n io ne fon cagione ^ perche diedi troppa haldanT^ alla jua gio» 
ueniu . No« hanno adunque da dolerfi in vecchie:^-:^! d 'altri ibe 
di lormedefmijefonojupethi , &r dijohedicnti , ìojìupìfco ^ ^ 
reflo tutto injenjato ^ quando veggo trauagliarji^ vn S ignore^vn 
nohile , vn ricco , vn huomo ordinario , 6r ojfaticarfi, tutta la vi 
taper i figliuoli di quel cattiuo allieuo ( lo diro pur con vergogna 
della nation C hrijìiana ) che fi vedàe hoggi in alcuni , che hoggi 
fi vede in molti , dico infoienti , giucatori Juperhi ^ auari , goif 
lofi , puttanieri , vfurpatori di quel d^altri 3 infami , dìshonefii^ht 
fiiali , caparbi , gaglioffi , ^ turnici diDio^ della Virtù ♦ 
Dico veramente , cheftupifco ^ che f'ajfannino a lafciar^j rie* 
thi ^ non virtuofi^ come fé nonfapefiino che quefio e vn hfcias 
te il fuo in mano a debitor falliti 5 che [e ne caua del Sacco U 
corde ♦ 
Strie* Tu m'afrì l'intelletto , io comj^rendo hon a chi tufaueUi ife^uìtd „ 
Zord* Gli huomini degni che temano dell'honorem dehbon por tutta la dia 
Ugen:^ loro nel creare ottimamente i lorfigliuolit ^ confederar be 
ne fé fon degni della fua herediia^ lo mi fcandili:^:{€rei molto 
quando uedej^e vn padre honorato lafciare lo fiato ^ a vnpa:{^^ 
ignorante , e triflo figliuòlo t sfarebbe fiata vna cofa floltifiima 
affaticarfi fauiamente ^ per lanciare ilfuopa:^'^mente ♦ "Lafas: 
rebhe ueramente vnafioltifiima cofa a raccontare , quando s''ha9 
uefie a dire della gran folle citudine che ha ufato vn padre fauio in 
far la robafif la grandifiima ftracuraggine d'un figliuolo ufata in 
confumarla *\n quefio cafo (^comehuomo di difcretione) io chia» 
merei il figliolo fuenturato, ^ fgratiato nell'her editarla ^^ ilpats 
dreflólto r.el lafciargnene afiio dimino,. I padri fono obligatiper 
Ut cofe ad allenare bene i lorfigliuólip Vnaj^erchcfonfuoifiglit 



D E L D O M r« -^7 

V altra j^enhe fono ipiu j^roj^imiy ^ la ter:^ perche déhanche^ 

redttare ilfuo^ come coloro che in uita afatkanàofi ^ in :ncrte non 

gettin -via tutti if udori ♦ Hiarco h'ìjìoriogra^ho Greco narra vr.a 

iijj^uta che fu fatta dinan:^ al Gran Solone philofopho t di due 

querele vna ne diede il padre ^ Valtra il figliuolo* lo mi dolgOy 

iiceua il figliuolo jChe mio dadre^ ha toltomi VhereditA che legittima 

mente mi fi conueniua, ^ Vha data vn^ altro che egli s^eprefoper 

figliuolo adottiuo*. La rijj^ojia del padre fu^ che Vhaueua diredap 

to perche s'era portato fempre da nimico^ ^ non da figliuolo Je» 

fOj ^ chefempregli era flato contrario a tutte lefue buone impre 

fé* lo confejfOj diceua il figliuolo^ che da un tempo in quhfono 

flato tale 5 ma la colpa e flatafua che da piccolo , €?* dagiouane 

m'ha fatto tale con alleuarmi malamente , "Replico il padre fcu9 

fandofi che VeCd era uerde ^ ^ non matura da pigiare t buoni co^ 

fiumi j €^ reggerfi ottimamente tma quando^ flato grande ho he^ 

ne ufati i debiti gaflighi , &r amonitioni , &' infegnatogli buona 

dottrina , ^fe nella et)i piccola fofie flato capace Vhaurei fatto 

all'hora ♦ Io/o ^ difle ilfigliuolo^ che per efiermi tu padre ) egli e 

àouer che io ceda 3 &* per ej^er io giouane fenT^ barba , ^ tu 

uecchio canuto^ babbi ueramente d'hauer lafenten:^ in tuofauo» 

re t "Non perche io uegga che hoggi la poca autorità della perfona 

eflerne tenuto poco conto , efier dij^re:{7^ta , &* che fi facci poca 

Qiuflitia a chi poco può 5 ma perche egli e douere che io contrae 

dicendo alla tua uolontct^ babbi il torto* Ma dirofoUmente que^ 

flo che tu doueui farmi amaeflrare in f:ìnciuUe:^a , ^ non in 

giouentu , perche aWhora haurei forfè fatto bene 5 douepoi^ non 

potendo farlO) ho fatto mde^ ^ per aUro non doueui farlo Je non 

^che io non hauefii bora a doltimi^^^' chi s'io ho colpa^ tu nonfei 

fcol^ato* Vai quefle -parole il Yilcfophù^ Diede per fcntsn:^^^ 



^4- I M A R M I 

perche il Padre non gajìigo il figliuolo ^ che dopo morte non f)^ 
uejìefep ottura ♦ 
itrti* O guanti fiati reprehhon pedo, de^li y cecili ♦ 




Bori* ^t quandofoj^e morto il uero figliuolo fojìe hrede^ ma che maneg 
giajìeVhereiitìiconil gouerno diduefaui hucmini^ accio che la 
dìj^enfiafiie ottimamente * Seflo Cheroneje conta d'un cittadia 
no d'Athene quejìa hifloria ♦ Che fu vn cittadino il quale ana 
(Jb a trouare D iogene philojopho : ^ gli dipe. Dimmi che modo 
dehh'io tenere aflar bene con i ddio ^ nonfìar mal con gli huo9 
mini j perche ho udito dire a uoi altri ^hilofophi ch'egli e molto 
differente quello che cerca Dioyda quello che amano gli huomini^ 
Diogene gli rijfofe in quefìa forma ♦ Tm di più di quello che tu 
penfi j dicendo che Dio cerca vna cofa , 6r gli huomini ne amass 
no yn'altraf Vercioche gli Dei fono vn centro di clemtn:^ , ^ 
gli huomini vn ahi fio di mahtia^ Tu hai da far tre cofefe tu de» 
fideri godere del ripof odi quejìa vita ^^ conferuar con tuttila 
tua inocen's^^ll V rimo fu che tu debba honorar molto gli Dei^ 
per che queW l^uomo che a faci propru DEI non fa (eruis 
tio j di quelferuitio che fi può intender ^ di fare uefo^.t DEI 
in tutte le cofe jaià fuenturato ♦ il fecondo ^ metti tutta la 
tua diliger) :^ tn allenar bene i tuoi fidinoli ^ pei che Vhuomo ?ìon 
tien tal 7!Ìmico faflidwfo al mondo , quanto e vn proprio figliuol 
creato ♦ ìlter::^fa d\^er a tuoi amici &r benefattori grato , ^ 
fìon ingrato , perche i' Oracolo d' Apollo dijìe vna volta ^ che 
ciafcun che fa ingrato tutto il mondo V aborrire . ht pero dico 

4 te amico 



D E L D O N !• 6x 

« te amico che n'hai dihifogtio che tifia detto che di quefle ire cofe 
vna debbi cercarne al preferite ^ quejìo e il creare ^ far aìleuif 
bene i tuoi fi^Auoli ^ Di quejìa maniera fu la rifhojìa che fece 
Diogene ♦ ixli ej^erti non fanno infegnare quello che hanno ibe^ 
rimentato^lnan:^ che tu fujìi padre nonfujii tu prima figliuolo^ 
in che tempo ti ajìalto l'ignoran:{a f quando tiprefe lafuperbia t 
quando i'infignon di te Vauaritiat il Vitto a quali anni ti cinfet 
fer in quanti t'adormentafli per non uolere imparar uirtìi t No« e 
e^i crudele yn padre che e flato per fi fceìlerate uie 3 a lafciarui 
caminare i figliuoli ^ non fai tu che alfine di quella flr aia u'da 
morte, il uitupero; il danno^et la uergogm ♦ da mano ìì i figliuoli^ 
sfagli ritornare al huonfenturo , non ghlaf dar pente* Impof^ 
fibile e conferuar la carne da i uerminifen:^a ilfale ^ impojhbile 
chelpefcefen:^ acqua uiua^ ^ la rofa e imponibile che nonfacs 
ci laf^inaj cofi e im^^ofisibile ancora , chel padre e onifuoi figliuoli 
male alìeuati viua bene ^ ne caui buon frutto^ lo mi ricordo haa 
uer detto alcune cofe già d'ff chine ^ ma vna e quefta che in vnd 
oratione che egli fece a RoiiottJ doue moflro per autorità che fi 
iehhono difcredare i cattiui figliuoli ^e fé vno n'hauejìe piuj al più 
uirtuofo concedere ilfuo ♦ Io non mi marauiglio hoggi^ diceua il 
mio maeflro^fe vna parte de i grandi fienfuperbi ^ fieno adulteri 
golofi y èr nella otiofitìì del continuo j perche i padri fono di poca 
ej^erien:^ ^ ^ manco uirtìi t ^ trouono Vhereiita carica di ros 
ha a^la qual uà dietro uolentieri il uitìo^^ la ^ouera virtù e fjtta 
fuggire nuda ^ ficai :^ ^ ^ da tutta la ricche:^^^ efcacciatai.Se 
hoggi ci fujìe quefta hgge che Vheredita andajìe a ipiuuirtuofi 
del parentado ^ i più uirtuofi valenti foldaV fi facejìcr Capitai: 
ni^ipiu uirtuofi religiofi hauefiin le badie i più uirtuofi pnti i he 
nifici , ^ i più uirtuofi f ufi ero inal:^ti , che età farebbe la noa 
Jìra i Ma per dieci virtuofi chefalg^mo da vna part^ , daTaltn 

H 



a I M A R M I 

tìe fàglie mille ', per vn buon figliuolo che eredi ^ le mìgUara de i 
trifli reditario j ^fe hauendopoi Vintrata efojìe canino , ^ di» 
uentajìe triflo 3 che la gUf^^j^e tolta ^ ^ mai pia la potejìe riha* 
uere ^Etche fi che metterehhon dilige?ì:{a gli huomini a ejìer da 
hene , huoni ^ ù" virtuofi * 
Stn* Verrei che tutto il mende ti Ydijfe , if mhor fuUdipe , md dubito che tu fa* 
ueHi in Yìtno , if t'ajfatichi fer nonnuh . 




Bordf 'Non niego che fecondo la diuerfitcì de i padri nonfien varie le in% 

dinationi defigliuoli^ e chifegue il ben naturalmente non fa buo» 

no , £^ ^i altri non f accendo refifìen'Z^ al male fien cattiui , ma 

dico che fi debbonfcmpre ccfìumare con quella maniera che meri* 

tano y &r che fi conuiene ^ perche il male fi ripara, £rr il bene mol 

tiplica j ^ far che V amor filiale non ci inganni ♦ S crine S efio 

Qheronefe che vn Cittadino Thehano ^ era vn giorno in merca* 

to ai A thene a comprare molte cofe , le quali per la qualità della 

perfonafua erano per la più parte , an:^ quafi tutte jfuperchiej et 

poco n'haueua b fogno « In queflo cafodiro vna parola che hogf 

gì fono in queflo errore ^ poueri et ricchi 3 perche egli e tanto pò 

co quel che hafla alla vita , ciò e che gli e necejìario 3 che non è 

huomo j benché poco hahbia^ che non tenga qual cofa difuperchio, 

A qud tempo adunque A thene non uoleua che ifuoicomprajìe^ 

ro cofa ) vendefìero ^fe prima da vn Fihfopho la non era con* 

fideratii * Perche inuerita non e cofa che più diflrugga vna R«* 

puhlica che lafciar vendere a ciafcuno come tiranno , &r compra* 

re a ciafcurw comcpa:^:^, Quando compraua quelle cofe il The 

hanO)Vifi abbatte pref ente vn Filofopho^il quale gli dijh^Dim* 



D E L D O N !• ér 

mi Thehatio , perche fai tu fifu]^erfluajj^efa t ^ 'j^enài i tuoi 
danari iti cofe che non tifi ccnuengano t R zjjoje il compratore io 
tifo intendere che tutte quejìe coje io le compro per portarle a vn 
mio figliuolo che ha venti anni^ il qual mai in cofa nefiuna mi CO0 
traàijìe , ne egli mi dimando cofa alcuna ^ che logli negafie ♦ 
O ( difie il Filofopho ) bene auenturato padre , &r fi come fei 
padre sij. fiato fidinolo j 'a' fi come dice il padre avermi ilfigUuof 
lo , ^ il figliuolo pofia dir cofi anchor defuoi che hauer)i, , 6^ tu 
àel tuo dicafimihnente ♦ Son cofe difficili a credere cotefia come 
pra non mi corrijj^onde , non fon cofe da contentare ifuoi figliuoli 
ne fon cofe da comprare buon padri a fiuoi figliuoli «. 'Non fai tu 
che per nfino a venticinque anni il padre non ha da confentire a 
^i apetiii del figliuolo t hora ti voglio riprender ^ perche tupafit 
la naturai legge , ^ dirti che'l tuo figliuolo t'e padre , ^ ^u gli 
Jei figliuolo : ma auertifci , che quando tu farai vecchio ti pentirai 
non ha uer fatto refiften:!ia alla f uà giouentu » Et concludo che lo 
Stracurato viuertuo nonfia in danno alla giouentu de tuoifigliuo^ 
li j perche nella tua vecchie":^ tu patirai le pene de tuoi fallii U 
a te molto mi raccomando ♦ 

DICERIA DEL L IN (ÌVIE TO 
ACADEMICO PEREGRINO* ' 
A L D O N !♦ 



E Voflre hizx^rre compofitioni > m* hanno fatto 
ricorrere a voi ^ come a vno Oracolo per vna mia. 
gran necejìitcì , i:r quefia e che io non trono ripofo 
ne di di ^ ne di notte ^ per amor di non poter fare 
vna vita che mi contenti ^^ s' io n'ho prouate D io ve lo dica 

II 3 




6S f M A R M I 

per me j ^ fé non vi annoia ve ne ano almanco tre j o quattro \ 
latiti AjfoUfrcJ? ben ne dicep mille ♦ 



'-^^^^^^^^^ 




in^uit Qtianào io fui lìbero àaìle mani del T edante , che non fu poco j 
mio padre mi mejìe vna briglia alla borfa^ onde nonpoteuofben» 
der tanto quanto m\ra dibifogno^ma quanto piaceua a lui in que^ 
fìa ritirata di redine , io feci flrahal:^ , flracoUi ^ Ejr come fi dice 
gettai via del mio inan:^i che io logode]?i ♦ Dopo vn certo tem^ 
pò egli fi mori j y conofcendomi gagliardo di ceruello comejìe a 
quattro huomini da bene che mi tenejìin le mani ne capegìi , ^ che 
non mi lafciapn dar Vamhio alla roba* Io quando mi viddi lega* 
te le mani , cominciai a ritrouare quefli miei fopracapi , i^ due e 
tre e dieci volte ti giorno andaua loro aj^e-^^r la tefìa con din 
re e bifognafar qua , e bifogna f^ender la j io non intendo che fi 
getti via in quefio modo , ma voglio che la mia entrata megliori in 
queflo altro* ^^g^^ brauauo con dir voi hauete a fare ti debito 
voflro j non fi vuol pigliar carichi chi non gli vuole mantenere ♦ 
Che bella ge7ìtile:^a , voler tener le mani nell'intrate d' altri per 
non le me^iorare * Et andauo apunto nelle hore che eglino haue» 
nano più faccende ^ ^fe me rimandauano indietro ^ mi doleuo a 
i miei Ejf lor maggiori ^ onde e mi s' arecarono a noia più chel mal 
del capo . Quando gli trouauoper la firada m' apiccauo loro al 
mantello ^ ^ glifeguitauo con domande fafiidiof e tanto ^ che ri» 
mgauano la pacien:^ . Semi dauano in cafa vdienT^a mai la 
finiuo jfempre haueuo che dire 3 ^ fempre fantaflicaua la notte 
quello che inpoli:^ metteua il giorno j fcr" con quella liflragli an» 
dauo ad afrontare* Volete voi altro che in manco di tre mefi tuta 



D E L D O N r« 6^ 

ti a quattro à' accordo rinunciarono al tefìamento ^ fcr" mi hfcias 
tono domine dominantio ♦ Io aWhora cominciai a c^uakare hìaui 
Qauaìli in compagnia ^ con hraue D omie in groppa j £? m no a 




iato 






aaBmmmT-ìrt nwMUfjmirtM 



darmi huon tempo , tanto che io mep al difotto alcune centinaia di 
feudi che erano in cajaper parte di parecchi mila che vi reflarono* 
Fatto queflo tale humorefcorje , non che io lo facepi per conto 
de danari , apunto ; che ringratiatojìa mio padre , e nonpareua 
chefofi tocco il monte t ma perche tal Vita mi venne a noia «.Et 
lanciato queflo perdimetito di tempo mi mej^i a ritrouarmi con miei 
pari compagni , éìT quiui con varij giuochi ^ et giornate malej^est 
fé mi dimorai vna buona età* Et anchor quefla mi venne afaflia 
àio ♦ Cominciai poi a ritrarmi dalla conuerfatione , £?* ridurmi a 



70 I MARMI 

glijj^ajìi della mìa Villa , a gìifludi de miei libri ^ ^ alle hore 
del mio ripofo ♦ Godetìdomi di qualche rnujica^ di qualche conuip 
to raro , di qualche mona vtfla , £ir altre curicfita che accagoioa 
no alla giornata « M.a quejìa mia vita abbracciala troppe cofe 
onde non poteuo dijktidermi tanto j ^ pr tripartito dijìagharla ♦ 
Trima iopofìgran diligen^^ m veder chi mi fodisfaceua viu nel 
j^arlare ? o z viui ^ o i morti 5 tanto che io mi ridujfi a non poter 
ajcoltare vini ^fijcioccamtnte mipareua che parla fino , ne i mor 
tijempre leggeuo qualche cofa nuoua^ £jr ne i viui vdiuo replicar 
miUe volte ^ mille coje vecchie ♦ Poijìatidomi in caja non riporr 
taua quel dij^iacere , che w haueiia quando andauo fuori fi che 
vedete chejalto io feci da primi miei principi ^ a quei tempo ♦ 
'Doni Voi hdueui j^refa buona ^rada ♦ 




inpit I miei amici mi cominciarono a dire che m' haueuaprefo V htimor 
malinconico , onde mifor:^rono a rientrare in hallo 3 tanto che io 
diuenni Camakonte^^ rideua con chi rideua^ doleuami con chi fi 
doleua j diceuo quel che gli altri , ^ faceuo quello chefaceuano 
gii altri yfpendeua il tempo ^ lo gettauo uia^ lo pacano con dilettiy 
lo dijfenfaua in piaceri t fer uattene lei ♦ Tanto che egli mi fece fi 
grande flomaco il fare rifare ^ ritornare oflare uenire , trouare , 
&r ritrouarefempre le medefime cofe , che più uolte mi tocco vn 
pa-:^ di dar del capo in vn muro ♦ Mz uennepoifete di fare il 
grande , ^ d'ejìer reputato^ ^ m^acquiftai con promej^e , moU 
tifatelìiti ,&r' con pafleggiargli , tal che io miflimaua vn Conte * 
Vetwemi afaftidiopoi quella fer uitìt ^ perche conobbi ef^refas 



D E L D O N !♦ 7f 

mente , (he ài libero m'era fatto Jeruo : coft deflramente fen:^ 
]f>ure accorgermene , ^ fl^ule-^^i la canaria da tornami tal che 
miparue di rinafcere ♦ Inqueflo^ il motiio m'hehhe perpd3^:^o j 
per foco flahik , ^ manco }oco che non mi moflrajìtno a dito ». 
Io mi difj^ofi di andar cercando paefi , per uedere fé V humore 
mishallaua , isr fatto gita per tutta vna State mi piacque per 
vn tempo j poi mi s'aperferogli occhi fer nidi ef^re^amente che 
tutta la terra e fatta a vn modo ^perche uedutone due miglia^ coti 
e fatto tutto il rejìante , £jr tutti gli huominifono a vn pefo^come 
tu gli pratichi j if quello che non fi uede in vna Citta grojìa no^ 
bile Or potente ^ non fi uede in tutto il refiante del mondo chi già 
non uolejìe andare a i monocoli ^o fra gli huomini faluatichi^, lo 
mi fono ultimamente ritornato a cafa^'cr uorrei eleggermi vna làff 
ta che fojìe lodeuole chefojìe utile , piaceuole , galante ^ ciuile 
€jr chtfo io come pare a noi , in quel modo che giudicate fecondo 
il uoflro hi:^arro intendere; Et quefta e la cagione perche ricora 
ro da uoi . io fon ricco ^ fon d'un trentafette anni /fon liheroj ho 
qualche poco di lettera , vnpoco di Zolfa , fo aj^ai buona lettera 
come uedete t ma hofolo vnpeccatiglio 5 di fiar poco f aldo ^ Vn 
feruitor non mi conteyita da due giorni in la 3 vna fante mi mene 
a noia in vnafettimana ♦ Vnaf emina m vn'hora . Giocare ho 
dato il mio maggiore perche mi pare vnafloltitia ejj^rejìa ( ii eoa 
me ho letto nelle uoflre opere ) perche s'io piglio vn paio di cari^ 
iff che io me le meni per mano vn'tcr':^ d'hora due dadi £7* gli 
tragga et ritragga ^mifaùo-.fenT^fiar tutto d\ e tutta notte dando ^ 
pigliando ^rimef colando e traèdo. Cento udite Vanno fo mutar la ta 
uola per cafa douc io tnangio ^perche da due pafli in Vd , non polio 
flare in quel meiefimo luogo ♦ I[ letto non ifla mai vnafettimana 
fermo^ non hofìauT^ chefia buona per me più che per tre giorni 



jt I M A R M I 

quattro* loj^aiovm gatta che tramuti mucini ognidì ♦ In fin 
fieWhorto , in corte ^Jul t€na\:{0 , a pie delle fitujire^ dentro ala 
Vujcio y ^ Vho fatto con le corde j^ejìo apiccare in aere* Deleta 
ti pofìicci n'ho fatti far diecimila a miei giorni *. Sonojìatopoi 
inhiXj^ariadiprouartutteleuite degji hiiomuìi ^ come farebbe 
a dire : Monaco alla Badia ^monaco alla Certofa ^ yupe-::^ 
ài quei di San Benedetto jVn pe:^o frate di San Francefco ^ 
voi 'Zoccolante , capuccino , Zanamolo , Corrieri^ Tauolac:* 
cino cantor d'Or •:^michele ^campanaio di Santa Liperatatems 
verar VOrihuoìo del comune ^et dar da mangiare a Lioni^ Trutte 
cofe di pochi penfieri nuoui j o di lunga fatica « lltor moglie 
non w'è entrato mai infatìtafia 4 
Doni Vcifete yn^ran Sauio , if chi n'ha fer Va^ e v/ifl h^fid da cento ^mbe^ 




m^ui^ lì giorno lo camino quafi tuttO) hora infino a S aminiato ^etguar^ 
do tutto FireM;^e difopra , et dico quanti mal maritati fon la 
dentro i quanti litigano il fuo i quanti perdigiornata uanno 
atorno la dentro^che hanno il ceruellofopra la barretta come met 
aliati ribaldi uifon détro chefìanbbd me £10 {otto chef opra terra* 
O quanti ignoranti f godano il modo, che loflento douerebbe toc^ 
car lor la mano i de quanti et quanti buomini da bene fon mortii 
oquati fonoin carcere tormentati t quante pouer e donne fono 
flratiate , ^fono fiate in quelpiccol cerchio di mura t quante 
fanciulle per for:{^ fono jlate mej^e monache ^che w fìanno con p 
na et con affanno ne monifleri i quanti religofi fono ne couen 
ti che hanno ingegno^che uornbbon uenirfuori^ et fi uergognaa 

noi 






D E L D O N !♦ 7? 

«0 t et quanti da yadri quando fon fanciulli ut fon mej^i ^ acioche 
non fi muoiono di fame ^ ofefipotejìt uedere i lambiccamenti de 
gli artigiani che fanno con il lor ceruello per rubare chi compra^ le 
^nT^uaate degiifbctiali^ U truffe delle lane et delle fete^ lefal^ 
fua di ciafcuna ccfa t Voi dico di qua a cento anni , O canaglia 
chehaurete uoijatto ^non nulla* Chi goderà t chi dijìipera il uo9 
jìrof non potrebbe eg.i uenire un morbo et torla granatat Ef cefi 
mi lambicco il ceruello unpe:^7^ , et me ne torno a cafa * Vn' aìm 
frodi folojolo con il mio C aualltno ^ il famiglio me ne uo ci 
Fiefoìe j ^ guardo l'anticaglie , difcorro la guerra , che fu in 
fuel tempo <inticQ ^ £jr perche ^ if per come , £5' penfo che coloro 
a quei tempi anafpauano anchor loro ^ come tìoi , &r che alla fine 
alla fine noi fumo vna gabbiata di pai^ ^ qua non ci refia , ne 
ritte agughe , ne fìanno in piedi molle , qud in quefìo mondo fi 
(tengano l'arme fi difìtuggano le famiglie ^ fi confumano le pia 
tajjìerie j t termini fi lieuano ^ isr ^^eggo che non u't fondo di ca9 
fa , che non habbi hauuto dieci mila padroni 3 fcr di nuouo mi fo 
beffe deli' eikr noftro , &r nonpojìopoi fìar nella pelle anch' io 
confiderando , che ogni co[a tramuta flato ^ padrone , moia ^ iif 
termine anT^fi muoue del continuo ^ va,^ riua ^ i^ torna Ef 
ritorna , come fono a cafa , io mi rido del penfiero di mio padre ^ 
chefipenfaua con il darmi fopr acapi ^ che la roba jìejìi fempre a 
va modo 3 poco dìfcorfo ^ e poj^ibil che egli non conofcejk , cbe 
non gli veniuafoldo nelle mani , che non fojìe flato in diecimila i 
^ fi credeua che douejìe flar fempre nelle f uè* I Danari fono ffi 
riti folletti 3 V n pe^^-^forio in cafia , vn pe-zjo tu gli coflrngi 
g flar nella f e arf ella , vn' altro pe:^-^ nella borfa* Eccoti che viea 
ne vno con vna bella lama di Spada ^ con vn bel Cauallo ^ con 
y« nuouo libro ^ ^ te gli incanta ^ onde efaltanfuori della bar» 

KK 



74 i MARMI 

fa , iella fcarfella , ff della ca\ìa t Et cosi vrt il monh giranU 4 
lo fo taluolta tutta la mia giornata m Cupola , ^ ja^tte (pel 
che mi paio» le cafe ^ gli huomìrìi dtlla Cittcì t jormuhe ^ far» 
micai y vej^e ^ vejfai , chi va , chi viene , chi torna ^ chi en* 
tra , chi efcc 3 chi va più intano , chi camma più forte 3 chi porta ^ 
chi lieua 3 chi lafcia ^ chi porge , chi riceue * Chi ft nafconde , ^ 
chi vien fuori . Et qm mi rido del loro anaj^amento «. S' io vo 
poi per la Citta , Confdcro Varti infnite che vi fonofupcrflue* 
e trouo che poche cofefon necijìarie t ma che tanti e tanti trouati ^ 
inuentioni trapoìe ^ grilli nuoui ^ fono flati pofli in vfoperfa 9 
tiare la hoflra pci-^'qa 5 mide fo£gie d'anedi a chefitie t tre mih 
arme variate da effondere ^ ^ altri tanti fornimenti ^ perche i le 
pcnr.e delle berrette fon in cento foggie t i colori de veftimenti t i 
modi flr allaganti de gli habiti ^irftno a gli occhiali fi fanno a ven» 
tifoggie^pifi , pefein , pefu::(j^ , mìjure ^ tnifurette^ forme Jor^ 
mette 5 modegli , modelletti j intani ^ ritJgi Jr a fljgli ^ girelle ^ gi 
randole ^frafcherie , £7' trenta mila para di diauoli , che nepors 
tino tante trefc'oe , W n giorno ( vedete ;' io ho poca faccenda ) 
io mi mejìi a jcriuere quanti danari io flpenderei a comprare fola» 
mente vna cofa per forte d'o,,ini coja 3 come dire vn tegolo ^ vn'9 
embrice ^per farmi in ama ♦ V na pianella ^ vna cai^-^MoId ài cai 
dna , vna traue ^vn corrente , vn mattone , vrafnefiradi legno ^ 
vnoflipito 3 quefto e quanto allafabrica , laf dando la rena ♦ Poi 
ne venni alle ma\ìerìtie , In" cominciai alle baie 3 vm buhim , vnA 
guaflada , vnajdura , vn rijrefcatcio , vna ampolla ^ vna ta-z^ 
7^ ( quejìtfon Vi tri ) tr vnjifco ♦ V olete voi altro che il Te 
foro dì C lejo che C refo i tutti i danari che batte la "Zecca non 
mi baflauano a comprar la mita d^vra cofa ^ per coja ♦ Varu'e^i 
the le girandole fen crefdutc dal Diluuio m ijua i horpenfatefc 



D E X D O N !♦ fX 

vQóttì non ci hauejiìn fauo de fuochi Jopra come noi flarewmo ♦ 
Vw vogliolojo , credo che fatijca la gran pena , jfierche , cih che 
Vede apetijce j tf poi tion le può hauere , perche non gioua rics 
cheT^, ìlpala':^o de gli Stro:^ mi piace ^ vrt yn poco ajarm 
ne vno , o tu lo compra.) vedrai quanti e u'andra a fare il nume» 
ro deducati . Io vorrei vn giardino come quel di CafieUo ^ vn 
luogo j come il poggio a Calano 3 fi fi , a beli' agio te ne cauerai 
la voglia . Io non mi ma^auidw più fé fi fa guerra per pigiar 
pctefl ^ perche le fon voglie che nafcono a gran maejìri * 
Beni Anchor le Ranocchie mcrderebbonofe Ihduej^in demi* 
Inqui* igli t vna beila cv\a trouar la cafa fatta , isr acconcia ♦ cotto , &r 
appareichiato ♦ òo che nonfipenfa a direfaren noi hcìie ^ male 
voi giufiamente , ron giuflamente ♦ (^ando C efare hcbhe peri 
fato vnp£:!^::^fifcaruo la cofcien:^ con quefio detto , 
Se la G.iujì:t!a ^ la 'Kagione e da violare * 
E davidarlaper Signoreggiare • 

Et Jì credette hauer hello ^ pagato Vhofle , pero , difìe Brutto ^ 
^ quegli altri homacàoni YLomani^ chi fa il conto fen:^a l'hofle^ 
l'ha far due volte , ^ ogni conto malfano (dijìe Cicerone in li» 
hro de Senettute ) debhe fìornare * Et gli diedero fui capo^ come 
fi fa alle bìfce , 
veni Ci mancano ^h ejlemfi modetm . 

Inqui* pochi giorni fa^ io fui menato a vedere vnofcrittoio d^artica^àej 
£jr colui che mi vi meno al mio parere e piupaT^ che non fon 
io y fé già IO non fono come la maggior parte de gli altri , che crea 
dano ejkrfauifoli loro . Egli mi comincio a mofìsare vna tefia 
di NI armo ^ a lodarmela ( le fon tutte albagie , chef mettr.no in 
fantpfia gli huommi ) per la più jìupenda cofa dà mondo , poi cet 
ti bufìi , certi piedi , certe mani ^ certi pt:^ , vti facco di meda» 



7^ t M A R M I 

die , vv.a cadetta ài hi:{^arie:> vn Granchio difeso ^ vna chicca 

dola cotdiertJta in pietra j v« le^no mez^ legno 8r me7^ tus 

fo fodijiimo j C erti V elfi chiamati Lacrimarij ^ doue gli antichi 

piangendo ilor morti rif'Oneuano le lor lagrime ^ certe lucerììe di 

terra vajì di ceneri , ^ altre mille noueile • Quando iofuifla* 

to a dijagio quattr^ hore , if che io veddi che tante tanto teiiera» 

mefite era inamorato di quelle Juepe:^:^ difajìu Con vrijojj^is 

ro io gli dijìi * O fé voi fojìi flato padrone di quefle coje tutti 

quando V erano ititere el?*''0 dio che picere haurei io hauuto nj^i 

fé eglhSe poi voi le hauefle vedute come hora f farei morto^ dijl 

ilgalanthuomo ♦ O che direfle voi che fé ne farà delgejìo ancoi 

ra j perche fa manco fatica , che di peT^ le diuenttn gejìo 5 eh 

non e fiata di hellij^tme ftatue diuentar peTJ^ hrunh ^ moflrato: 

gli il Sole gli dìjìe y fratello quello t vna bella anticaglia , £jr ce 

n'eper qualche anno 3 ^ non .juefie fcagjje boccali , lucerne , &* 

noutUe che fi rompono if vanno in mal punto , fcr in maVhora * 

Io vorrei hauere in cafa quello^ et non Vhauendo veduto mai piu^ 

mofirandotelo , ti farei fiupire . hafcia andar cotefle noueile , 

vattene a R orna che per vn mefe tu tifatierai ^ ^ quando tornea 

tal a cafa ^ ^ che tu riuegga quefie tue cofe , te ne riderai ^ come 

fo io 5 Per me non trouo cofa che mi diletti più d'vn giorno , io 

fono infiabiHjsimo inquieto ^ ^ non cappio in me me defimo * 

Guardate hora voi Doni ^fe mifapefie trouare qualche ricetta , 

che miflagnajìe il [angue ♦ 
t>6nì Vcrhcm rcn yo dir altro , perche la ^(flra Vicer'm t fiata fi ìun^a che ic né 
Jòrofcordato il j^rir.cifw , Tojlo yifato rifj^ojla , perche lo r«ffflppt'^rò , ri* 
mdirJomi define^ , b dil ¥ine * 



D E L D O N I . 77 

IL PELLEGRINO, IL VIAN* 

DANTE, ET IL ROMEO, 
ACADE MICI PELLEGRINI. 




oi chefapeteìaìvigua Todefca ^ douefli hauer 
più piacere afìai che il Romeo , vdenclo faucìlare 
quel Re ir Boemia , ^ quegli altri gran Moe^ 
jìrij corre fece Ma7itouagranfefla^ lajuavenutat 

tLomeo BfDrt p^r tal ccja d'mj^rcujìa, 

Viatì* N on accadala far jijie , perche era vnpajìaggio , ^ poi di qucff 
fle vifte la Citta n'ha ffejìo ♦ 

PfCf. cbf coja n'hauete voi riportato di queh Corte , (he ^ifodisfacejje ? 

VM«. V« certo rallegramento che fanno itìferne vna volta il meje ( mi 
credalo ) o quando piace a/ Rr , ét" (7f^<? R eina ♦ 

PfDr, Cfjf raììcjramemo ; quejìo è vn mcuo modo di piacere ; Cene, Banchetti, M/r* 
Ji(he , Donne , ^ tìucmini a bah , o fiochi i 

Vid»» I« quel modo che noi dopo cena con le donne trouiamo de giochi^et 
^i facciano ^loro n'hano vno^ma nofofe sepre vfano ilmedefmo* 

TeJìe. Haurò caro d'intenderlo , 

\ìan* Et io dì diruelo ♦ V^pafera circa a vn^hora di rotte ♦ Si aduna* 
rono in vna hellijìima flan':^a et bene ornata con il R e ef /a R ef 
gina j tutti i primi S ignori ^ gran baroni della corte j nella quale 
fianZ^ u'erano come in cerchio di luna federi per tutti 5 molto cos 
modi fcr pompofi , ^ qwui da ( chifojfe che lo facete non m'a* 
€orfi ) ;! R E oda altri fu dato vn luogo a vna T)on:{ella 
^ a vn Gentilhuomo ^ ^ cof di mano in mano ^ fecondo che 
pareua a lui ^ dede da federe ♦ Coji ;« vnfubito furon tutti pom 
fati , 'a' fi uedeuano in uifo , Vuno V altro perche era me:^^ cers 
chio * La ReJwd dij^e fli Re che era in piedi che douejie andare 
g federe doue gli piaceua più quiui nonu' era dcunjeder uacuo 



7t t M A R M I 

il Rcjìpdrti , ^ a vngran barone cheftaua a canto alia Re/i» 
m yS'aprojìimo , b" quiui comincio con grandijìime ragioni a 
mojirare che quel luogo fi perueniiia alai ^ ^ che douejìe anda^ 
re a cercar d'altra donna j il Barone con altre bellijìime ragioni lo 
ricufauUfet non voleua cedere^ vltimamente i[ Re vinfe con soma 
eloquaiT^tet egli^i cede, con ioma riueren-^ il luogo* li Barone 
leuatofije n'andò da vn gentiVhuomodqu^le haueua a canto vna 
don:^lla^et mcflro come quel luogo nò era ilfuo con ottime parole 
et egli rijfòdcndo etfortijicanio il dir [uo^ nonjì poteuan cedere 
tanto ben diceua ciifcuno* ha dijftrenT^ fu rxmejsa nella Re?«tf ^ 
lacuale replicate breuemtnte le ragioni di ciafchedun Signore fi ri 
Jolue che quello c'haucua il luogo lo tenef^ejtt che il Barone dos 
ue^e andar a cercar lafua donna^che quella non era dejìa* Fu bel 
vdire il lamento che fece il Barone hauendo d'abandorare fi bella 
donna^et a prouederfi di nuoua Donna* Voi fu bellijìimo afena 
urlo mutar nuoua inuentione et materia per voler cacciar vn' altro 
delfeggiOjCon moftrare che non meritaua quel luogo^et che la bel* 
la donna chegh ftaua a canto haueua da ejìer amata da altro huo» 
mo etlrt vi furon gran parole honorate jOlla fine d Barone vinfe^ 
et e^A cede ilfuo luogo ^et andò ma fuori della ftanT^a . La dona 
di queflo ne fece vn piatojo lamento , et il Baronela conforto da 
vohonde infieme diffutado fecero bellijìimi difco^fi^ne mai la dòn 
ria volle accettarlo^ amante^ ma con gran ragione mojìro che'lfuo 
amore era vnorie mai nitro amor voleua che quello viuendoo mo 
rendo. Leuciti il Barone. et n^ando da vn'ahro^et lo vinfe^onde 
il vinto gì ^hiefe in dono la perdita ^et egli gne ne fece vn dotio ♦ 
La doma lo ringratio con tal parole ^che loflupiua^ etjìaua attom 
nito penfando come fo^ìe po^ìiblle cbe alV improuijo v/(||?e di hoc 
ca a tutti tanta eloqucn:^ ♦ 



DELDON!* 79 

Tele. Certo che cotefo e vn btUfimc ^(j'wco , ma r^li dcueud fj[er compcjio, ^ àafctt 

lìo àoui uà filiere lejùe rij^'ijle a mente . 
\iatj* Tctnbie cjtere ^ tutu gì udienti che iritetidetiatio (ratwper vjcir 

di loro j tna la bella cojafu quejìa che voìjentiui v« abattimento 

in ìwgua Spagnola ^ vno in lingua Tojcana , vno in Trance^ 
fé » v^; Latino , èr vn Todefco ♦ 
Teh* Tarn fiu mi cfrtijico che la cofa era fatta per arte ; ma 'veramente fé hfftn 

cfjfc , in Ym ìw^uajck ,fra nei aìì'iwprouijci che la farebbe bella cofa. 
Vian* TSé oi ci habhiamo talijpiriii ài donne ^ Eìt d'huomini hoppi al mon 

do j che io credo che facilmente la f\ farebbe is bene*. 
Velie, Quarto duraron cotejie dicerie ? 
VMw* Più di quattro hore^et a me paruero quattro quarti d'horafi eccela 

lentcmète fi f audio ^et confi belle ragioni^detti.propcfle^et ^ifpofle 
Rom. lo mi fart),b andai a yn'aìtrajefia particolare , doueftfaceua yrCaltro^mo , 

pur d'Elcquen^ , 

via», A nchor quello era bello , 

"Pelle, 'Ente ch'io n'odi due prole . 

Rom* Per la mia fede che teiera dijficilifiimo &r hello * Ciafcuno de 
nobili ^ delle donne chefojìero eloquenti ^ fi prefero vna parola 
per nome . che s^apartene^e a vn lamento d'amore ^onde vnotoU 
fé Suenturato 5 L'altro Dolore 3 &r vn'altro Lajìo ^ '^ erano 
forfè jfe ben mi ricordo da noue che faceuano quejìo* Vndi lo» 
ro comincio a fare il lamento ^^ quando non uokua più dire mei» 
teua nel fine deljuo ragionamento^ La^o ^ Dolore , eccettera^ 
Colui che haueua tal nome feguitaua apiccando nuoue pa» 
Yole , ^ nuoue inuentioni ^ chi faUaua ciò t che non fapef^e dire 
ufciua di gioco ^ Ejr u'entraua vn^altro che gli baftajìe Vanimo di 
dire ♦ Onde faceuano betfentire ^ quello che io dico del lamento 
(L'Amore ^duoatichora , d'una difperata^ d'un ringr:itiamentot 
d'una allegreT^ eccettera • 

fejif, Anchor ^uefo era yn beHif impicco . 



8o I M A R M I 

Viam D itetr.i hora ame ^U noflra A cademia che ha ella fatto ài mouo^ 

da yoi in ^un the noi apartm'nofnoì hahbiamo veduto la Zucca^ 

ìe Voglie j7 Fiori.^ i Frutti j i quali fon letti molto volentieri* 

Teìle, ytjli c'è me^ho , 

hom. Come jt caua fante co[e colui del capo . 

V/fln. SejccuKa , ppvjo che rie farà le centinaia, ma (he e' è e^li di meglio ? i Mondi 

^h hcbb.arhO ceduti . q 

TeUe* li Seme dtUa Zucca * 

V/flU. Come il Seme deh "Zucca , chef ne è il fio ,fapetelo voi f 

Ielle* V na parte*. D itemi bautte uci mai Utio li fecondo I. ìhro di Ltó# 

Ciano delle uere narrationi t " > .^Il,q 

Vian. l/ìej^er Sì ch'io l'ho letto , 

Ielle*. Che dice egli di hello i 

\ian, P.$/i d'.ce yna certa fuafraua^avte vaui^atior.e , fcf racconta quel che e^li yeie, 
i3 ]ra l'altre racconta d'haurr trouato m certo juo mare , Zuccacorjari , come 
dir ìrkjìe , Riucimim , Gahre , h altri k^m da Corfiri di mare , if dice che 
fcno hucminifìoci , ijuefiZuccacorJàri , if che eglino hanno le naui loro ^ram 
d\ìim.e fatte di Zucche ; b che ìejòn lunghe più di lèjìanta braccia, b che deh ' '•' • • 
ìe foylie della Zucca nr fanno ìe Vele , de cjambi delia Zucca Antenne , fcr che ♦W0>1 
con il iteme dclde Zucihe friuano bejhaìmente . . Hor vedete doue diauolo eqli 
Va a cauar Itmcncìone d'una afa i r^jh ha fatto cjue^o Seme deh Zucca , che 
cc'po per coìpo (fende , da a queiio , dà a qurU'attro , if di tal forte ch'io vi 
premi tto che mai vdi le più terribil cofe, le più beHiali,ne le più capricciojè ♦"^'. 

Telle* Lefemi di qutfa Zucca fi flamberanno toflo adunque t 

Vian, Non ve lo so dire , di qutjìc non ha e^ìi anchor voqìia , fé /ih qualche Stampa* 
tore non^re ne ficejìe venire con dorarqlt cjualche ber hhri per fornire iì Cuo 
Scrittoio che rdi ha cominciato che farà vn' Arca di Ncf » dot d'ogni ìibt» 
n'ha vn ptrjorte , 
Telle* P oca f atea. 

Vian. Et molta Jp fa . ''^^* 

felle. Ha egli altro di nuctw t '"^ 

Roir. \no libro che fi ha da Campire prrfo prep ; Beco appunto che io n'ho in fent 
vna parte , che mi è fata data , perche io U mandi al Marcolini che la f ampi* 
^ i in^ F ate ch'io gli dia vn' occhiata*, ■ - 



Si 



INFERNI 

DEL DONI. 
ACADEMICO PEREGRINO 




IN VINEGIA PER FRANCESCO MARCOLINf* 
M D L I I u 

LL 



SETTE INFERNI. 

P' INFERNO DE GLI SCOLARI, ET DE PEDANTI. 

Tyoue fon puniti della negli gen:^a gli vm 5 i!^ gli altri deWignot 
ran:^ , con lesene appropriate a ciafcunvitio del cattino f colare 
fcr i Pedanti tormentati per ogni trìflitia fatta in quefio mondo 
fette volte il giorno • 

IL INFERNO DE MAL MARITATI, ET DE GLI 
AMANTI, 

In qu'fio Kadcimanto , dopo molti gaflighi ^ per gli errori co^ 
mejìi j gli pone in liberta 3 parte ne torn ano al mondo ^ £jr parte ft 
naf condono ^ ^ fi vede ifuccej^i di tutti finalmente ♦ 

IIL INFERNO DE RICCHI AVARI, ET POVERI 
LIBERALI. 

N uouigaflighi agli auari 5 premìj infiniti a liberali ( fecondo il 
luogo ) y^ fi Vide con gli ejftui ^ if per ejìempi antichi isr moff 
derni , quanto difilla e eia V A uaritia^ perche hanno pene grandifs: 
fime j neWvltimo i Liberali caualcano gli Auari , ^fe nefer^ 
uanoper Caualli , Muli ^^ A fini 4. 

IIILINFERNO DELLE PVTTANE, ET DE RVFFIANI. 

Qua fon conuerti i Kujfìani in Puttane^ ^ le Puttane in Kuf 
fiani y ^ figafiigano Vvn' V altro , di tutte le triflitie che hanno 
fatte j ^ fanno infume , ^ fatte fare ♦ 

V, INFERNO DE DOTTORI IGNORANTI, ARTI» 
STI, E T LEGISTI. 

Tutti coloro che hanno adottorato quefìe heflie fon puniti delle 

LL H 



84 

medefime pene che fon tante j che non u'ì tante crtifere nel Cf* 
polla i m tonte àiauolerie ne Battoli , €ir m Baài . O che 
pa-J^ Inferno^ qiiejìo ♦ O che gran hejìionì ài Dottorelk fi 
Vede e^i dentro , che moi oltre all'altre e of e: fanno altro del cone 
tinuo che mangiar libri , 6r inghiottir e fcrittur e • 

VI* INFERNO DE POETI, ET COMPONITORI. 

Chi vuol veder tutte te difgratie^tutte le girelle che fi pofsinoima^ 
gmare ^ le malitie , che hapofle in vfo Vìgnoran:{a) legga que 
fio Inferro ^ noti hen tutte lesene de Voeii , che gli haur^ 
buona memoria , s'egli le terra tutte a mente • 

VIL INFERNO DE SOLDATI, ET CAPITANI 
POLTRONI. 

O Dio che grand' F per cito j quel di Xerfe e vn'omhra^ Legg 
cete pure ^ vedrete qu<inti fjT quanti ^ Ef le pene hi':{j^rYe^ che 
patifcono del continuo . 



HVOMINI CHE SON GVIDA 

ALL'AVTORE 
AD ANDARE ALL'INFERNO. 




VIRGILIO, 

DANTE, 

MATTEO PALMIERI, 

ME N I P P O, 

LA SIBILLA DA NORCIA, 

LA FATA FIESOLANA, ET 

OR P HEO* 

ACADEMICI PELLEGRINI, 
ANDATI ALLINFERNO. 

IL PER D VTO, 
LO SMARRITO, 
I L P A ZZ O, 
IL SAVIO, 
L' A R D IT O, 
ILVELOCE,ET 
LO S TI N A TO, 

M O M O vct con tutti , riferifce , injegna , toàa , hiapma , 
ùuuja , Sititcntia , ^ ja ogni mak contro a i dannati ♦ 



S^ I M A R M I 

Vìan* Quefto e v« terrihik inuentore ♦ V tigrati ceruello aflratfo ♦ 
liotn. Egli mi piace perche jìferbajempre vti colpo maeflroperfe* 
Felle* Et di chefortey eifece i Motìdi , Éf rijerba a fare il mondo NttO 
tto, che e la chiaue 3 E fece le Zucche ^ ^ riferbafi il Seme^, 
EglifagVitferni , ^ riferbafi a fcriuer Vltìferno de Vrofoti» 
tuoft if Arroganti ♦ Viafcrittogùiitre libri di Medaglie , ^ 
ferba il quarto libro delle Falfe . Con de Marmi la quinta par^ 
te vuol che fi chiami lo Scarpello de Marmi ^ ^ con piace a 
me , Rare a vedere quel che fi dice 3 conofcere inati:^ la gente , if 
poi fare quel che e il Douere , ^ la fine del Gioco farà il libro 
del Giornale de debitori ^ creditori • Talmente che quando ha» 
urà dato fuori tuui i fuoi libri ve ne refieranno fei da flame 
pare ^ ciò e . 



MONDO NVOVO. 
SEME DELLA ZVCCA* 
INFERNO DE GLI A R R O ir 

GANTI, 
MEDAGLIE FALSE* 



LO SCARPELLO, fio e 

Marmi ^ if e 
GIORNALE DE 
ET CREDITORI, 



(piatita parte de 
DEBITORI. 




Vtan, Chi haurehhe mai creduto che cofluifacefii tante cofe , lui fé ne 
uà femprf a jj^ajìo , ha fiuàiato poco ^ ^ legge manco ♦Do* 



D E L D O N r* Sr 

uè fi ragiona ^ ^ egli cheto ^ &r con mifaftupire . 
Pelle,, Ajfetiate vn heWjìimo libro ^ dmijo in due farti ^ che lo intitola 

I CIELI, ^ potvijegnerete^ 
Vw«» Sia con Dio , ritmanci adunque ^ ajfettando tempo più como^ 

do a fare alcuni altri noflri ragionamenti ^ che in veriCà , e non e 

più hora di Jìare a perdere il tempo intorno a i Marmi ♦ 
Velie* Laf datemi prima leggere yna lettera Jcritta al Doni , et lajua ri* 

jfofta j chepenfo certo , che non vi dij^iaceranno ♦ 
\ian* Horfii -cominciate prefio ^ che e tardi ^ 



SIA DATA AL MAGNIFICO 

DONI* A VINEGIA, 

IN CASA DI M. FRANCESCO 

MARCOLINO 




E N T R E C hHo leggo j le voftre opere ^non 
po^o fare che a ogni nuouo concetto de voftri 
che io ui ueggio fculpito , non iflia vn f e:^:<^o 
a lambiccarmi il ceruello fopra : talmente che 
io mi rifoluo a tante varie Inuentioni vojìre , 
a tanti Concetti ftrauaganti , a tanti trouati bÌ7^arri^ et a tan» 
tafcien:{a che io ui trouo dentro i arte^ dottrina > ^ profondit^d di 





^M 


1 




iB 


1 



ss I M A R M I 

intender forfè più inari'^ che Vhuomokggendóìe per piaceuole:^ 
za non fi crede j duo che io credo che habbìate vnoj'j^irito ( come 
fi dice) in qualche vafo\ o in qualche pala di uetro legato , ^ 
coflrinyendolo lo facciate dire ao (he voi volete ♦ Ma udite in che 
modo io fono andato flrolaganio , che voi lo dimandiate , ^ egli 
vi rifbonda , isf iujepni ♦ Tengo veramente (fi come e il vero ) 
ihe voifappiate come il Demonio e padre della me n':^gna ^ et 
dimandandogli voi , che vi dicejìe il vero ^ anchor che egli ve lo 
promette{ìe 3 non ve lo direbbe ♦ C onfapendo voi queflo ^ pen^ 
\o che andiate feco da galanVhuomo con dirgli ♦ Diauol maladetss 
io io vorrei fcriutr comedi altri , molte bugie 5 molti trou^ti hu 
piar il j ma io vorrei chefujìero tanto maggiori ^ quanto tufei mag 
gicY di loro nel air le bug'e ♦ Pero ti prego per il defiderio , che 
tu hai eh' io ti lafci v\cir di cotefla prigione , che tu mi aiuti dir 
mille et millanta kugieT;^che hoggi e molti che credono più al Diaa 
uol le hugie^che a vn ^anto la verità. Se /o ìpìrìto che t laiflefc 
fa trifiitia vi rij^^ondefie , egli non ijù. bene a te a dir le bugie che 
fai profejìion difcriuere lì vero ^ ( lafciano andare che voi direfle 
iofcriuerro quelle che tu mi dirai ) jubito foggiungfrefle ejkndo 
fcrittor delle publi che ciance , e for:^ dir delle materie come tutti 
gli altri Cicaloni fcrittori hanno fcritto , Et che fa il vero ^ cifos 
no fati di que^i tbe haìiyìO voluto fcriuer le virtù delle pietre , et 
hanno detto che il R ubino ^ e timedio ottimo al vchno , Che il 
Berillo fa inamorare , che il Caltidonio^ conferua la mefite. La 
Cornmv-a^mitioa Vodio ♦ // Corallo j^egne lafete^ et diconfo -■ 
lamente qufie bugie , per hauer trouato vna venta , che'l Cris 
fallo tii la carne ^ et la Calamita il ferro i ma che diro io di que^ 
fé poche Clou j a tutte hamw trouata la fua proprietà ♦ l Ba^ 
lofio dicono che non ft falda al fuoco j Loro intendono che ace 

cojlandvlo 



D E L D O N U *^ 

cojìanhlo alfuoco^ e^À non rijcaUi td io intendo che per conto 
alcuno ehòji debba jcaldare alfuoco^perchefiguajìa.La Gra» 
nata dicon cojìoro che Varreca aìlcgre^^ , ^ contento ♦ B ijo^ 
gna dtjìinguer di chejorte granata ♦ Quelle che jf ^^.^5 ^^ ^^f'^ > 
arreca ptdit£:{_:^a ^ ^ laphteT.'^a (^j^arlandoperva di Loica) 
porta contento , perche quando Vhuomo vede pulita la caja , je ne 
ha vn cedo contemo galantemente ^ Et chi ejcopato dalla granai 
ta non ci troua dentro quella vmu altrimenti ♦ Io credo che il 
Corallo j^tnga lafete in quejìo modo , cbe hauendone dì vende» 
re Q^ai^'àr cauatone i danari^ et andare a comprare da bere^ et he^ 
re X Così il Ballilo facci inamotare , cauarne degli Jcudi , er 
^pagare le donne > aU'hora tu vedrai chele r in moleranno. Qtte*: 
jie fon bugie piuceuoli t parenti di quelle che dannosa Epitetti d 
U heflie , come dire , Il Capriolo e dejlro , la Go'pe e mMio» 
Ja , i Tajìo e fonnacchiofo , il Pardo e macchiato , VElefante e 
reigio'o ^U F cnice e immortale ^V Aquila altera ^il Cignoca* 
fìOìO , zi Valcon veloce , la Cornice prejaga , e^ altre baie ridi» 
co afe . L uciano che vedde anchora lui , che molti fcriìton dicea 
uan le bugie fu galanVhuomo , perche Jciiuendo le fue bugie per 
Vt-re mrrationi , protejìo tnan:Q , con auifargli che fcriucUì bup 
gie 3 ma qurgi che jcriuon le cofe per verità, , che fon fal\\\ìis 
me bugìe i-ome va la co^a i II dir che'l Yonte di Paphlagonia , 
fa ìmbriHar chiunque ne hme 5 cl?e'l Foj'fe del Sole bolle la noi 
te^^ll d\ fu freddo 5 che'l Fonte dell' Epiro accende ogni co» 
fa che e j],^enta , ^r fpegne ciò che i accejo ♦ Vna ne credo io fi» 
curamele , perche tutte V altre acque fpengano amhor loro . S i 
che quzfiefon biine anchor lo di qii.lle mcirchiine ♦ Novi fjrìi 
sdunque d,ì marau^gliafi alcuno , che i vofin l N F h R N i^qua» 
Il mka mofirato Melìcr Danefc da Foni , g.ouane Utteratijìi» 

MM 



S>9 I M A R M I 

mo ^ tìobiU^et otiimo intenditore delle buone Uttere Grece jiqtiacf 
li fé vn Folletto di quel deW Ampolle non ve ne hautj^e Japuto 
dir qualche ccja ? penjo che non haurefle mai trouato , tatite jea 
mine Jolennijiime meretrici ^ tanti R ujjìani famofi , tanti dottori 
ignoranti ^ tanti Soldati poltroni ^ ^ tanti P edanti ignoranti , 
Jopermeftupt ^ (^ non virimafi mez,"^ , quando lejìi si jira^ 
uaganti Inferni , £7* tante innumerahil pene* Doue vifete voi 
imaginati mai fi mirabili affanni ne gli Amanti i Wora torno a 
bottega , £jr dico che il libro e tutto jfirito^etfen:^ qualche granfi 
àejj^irito non poteui far opera , fi piena dij^iriti che fa j^iritar 
me ^^ chi la leggerai , credo cheftj^iritera diftupefatione • Si 
che io vi prego a dirmi chef^irito t quello che hauete , 6r chi Vha 
coflrettoaflare in luogo che voi ne fiate padrone > accioche faccen 
'io tanti bei libri habbiate da riempier il Mondo , isr V Inferno 
tlinuouifj^iriti^ A ili X 1 X di Dicembre 

M D L I I. 



Quello che in Spirito fi raccomanda 5 
i/ u^e feruitor fen"^ cirimonie , ma alla rtale^ 



Yrancefco Spirito da Verona* 

Scolare in VadouiU 



Vian* Mi piace Vhumor di wflui * 

Rom. Et anchora me piace ♦ 

Velie. Af coliate la r^j^ofia ^ et vn Somttofcritto al Doni noftro 



DEL DONI, 

AL GENTlLISSr 

MeJ?er Francefco Spirito ^ da Verona i. 
In Bromholo aprej^o a Santa Agata 



91 
M O 



I N 



PADOVA 




V O r chefete tutto jj^irito non accade Jcriuere 

cìcejj^irito e quello il quale io ho i'^egU e fami ^ 

Jiare j buono ^ o CaUiuo 3 pecche lojpmto 

voflro lo f apra meglio difcerneret vi diro bene 

che egli è vnoj^mto coflretto in vn vafo far 

Je quaìtr'amujono chi uè lo cojiringejìe 7ìOJÌfa apunto ^ ma^ con 

otetture^ ragioni nere per la maggior parte ^e ptr quel che iotrouo 

fcritto egli ejbirito^etfauellaj rijj^onde a chi lo dimanda ^ JhcRo 

(per il più ) cicala dafe ^ ^ pian piano ragiona di belle coje^ Il 

Vafo perche non me ne intendo e di materia antichijìima 3 come 

terrra y ma non e terra ^ è fatto modernamente al mio giuditìo , 

aW antica foggia , apai bello , certamente ^ Vho caro vn teforo 

infinito per quello f^irito che u't dentro ^fen:^ quello j^ rito ^non 

Ve ne darei vn danaio * Il vajofu donato a mio padre ^ ^ gli fu 

detto che u*era ^ da non so che Afìrologi ( N tgromanti nonfo 

troppo bene) vno jlpirito f umiliar dentro j ma alle f uè mani lo (hi 

rito ha detto poche cofe fjT di poco uahre 3 ma da poi che io ne 

fono fiato padrone dice mille infinite materie^ Grad'inuentor di co 

fé nuoue* Leggete tante opere c'ho fatte in si poco tempo ^s' io has 

urei potuto apenafcriuere , non c^e comporle j fen:^ vno Spinto 

familiare* Delle bugie i'io vokjìifcriu^re quante e^i fé ne ima» 

gina j credo che farebbe fìupirui fette volte più ^ che non hauete 

fatto ^ Ma queflo per priuilegio ^ che fempre ama chiglifaca» 

MM ij 



9% I M A R M I 

Y^X^)^ (hi tienjua amiutia. Et fé voi gii fate vn dijfetto (nS 
ficcoìo j che non gli teme , an:^Je ne ride )fvnile a efhrgli ^ com 
me air traditore jfacendoui bene , dir mal di lui ^ €r ejiergli in* 
grato ; mcJiput vi vuol hene ^ ^ fé futejìe vfcir di quel vafo^con 
Upoten:^ ^ che dice , che crede hauere ^ ( o vorrebbe ) farebbe 
ogni male t^ vi rouinerehbe in ter:^ ^ ^ quarta generatione ^ 
le fotio intorno a vn'opera che fi chiama I C 1 E L l^per 
che hauendo fattoi MONO Ideigli INFERNI 
efor:{afare anchora i deli ^ la qual operaci dijj^iace^tanto che 
voi VI marauigliarefle , ^ quefla opera e fiata cagione di fare 
fioprire vnfecreto maggiore che io nonfapeua ^ cbe e fiato il co» 
Tìofcere , che per vtm bocca d'vn vafo efcono tre diucrfi ragiona* 
menti fatti da trej^iriti t onde credendo che ue nefojìe vno ^ ce 
ne ho trouati tre^ C cme e fieno ^ di che natura ^ ofcien:{a , o aU 
tra cofathe defideriate intendere ^non ue nepoj^o con gli fermi far 
capace*. Venite qua a Vinegia , èr ui faro fauellare con tutti ^ 
tanfo quanto ui piacerà, tforje che uoi trouerrete ragionando con 
efio loro , donde e deriuata la uofira cafata ^^ avn hifogno i 
voflri antichi ne doueuano hauer legati in qualche uafo anchor IO0 
ro ♦ E uero che i miei fon fiorentini , nonfofe voflri ^ ( ependo 
voi da V erona)farano Veroncfi^perche glipotrehbonper vn bifa 
gno hauergU hauuti 1 vofiri^di quelpaefe doue fono ufciti i miei^ 
Di Vinegia aìli XX ili di Dicembre M D L I I* 

A Iferuitio vofiro con tutti ifuoifj^iriti 

Il Doni* 

vian, Hor/w al Sonetto , ^ poi andiancene * 
fcUei- Eccolo , credo che vi piacerai * 



D E t D N !♦ ^? 

SONETTO 
DEL S* GIROLAMO MEDICI 
AL D O N !♦ 

DONI a cui tanti Doni ha il del Donate 
Che Donar non f^ puon Doni maggiori t 
Be« conucngono al Doni quefli honori y 
Voi che co Doni fuoi fa IMuom beato ^ 

Ter te Doni gentil fian fup erato 

Arpino y 'b' M^antoa y con tuoi Don^ migliori y 
Et Donando flupor a gli human cori ^ 
¥ai che'l Cielo ti Dona , oltra Vujato^ 

Cosi dicean le Mwfe, e m compagnia 
Wauean le gratie ^ e'I Monte d'Helicona 
Voggiando , ne Jalian liete , ^ contente « 

Tm lor di verde Lauro aWhor f'ordia 

( Ch'ai Don dar la voleano) vna Corona ^ 
lEt s'uàt in tanto iZD O N fuonar fouente * 



Rom* Per la fede mia , che le hello • 
Vian, Si fHO dir beJìipimo , non che beh , 
Velie* Viacemi hauerutfodis fatti , buona notte ♦ 
SLom, Buona nottf et buon'anno »(i Dio ^ 

\im* A riuederci a qualche altro piacere yirtuofo ',poi che fi e fattoio 
quefli Kagionamenti Fine * 



JFINB DE MARMI DEL DONI» 

REGISTRO 

Vrima Varte* 

ABCDEFGHIKLMNOP Q^ R S T V X» 

Seconda Varie* 
Ai Bt C; vi Ee F/ G^ Hh li Kk L/ Mm N« Oo Vf* 

Ter:{ci Varte* 

ABCDEFGHIKLMNO 
P Q_R S T V X. 

Quarta P^r/c* 

AA BB ce DD EE FF GG 

HH II KK LL MM. 

Tutti fono Quaderni, 



IN V I N E G I A 

PERFRAN CESCO MARCOLINI 

M D L I I !• 









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