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Full text of "Intorno ad alcune opere di Leonardo Pisano, matematico del secolo decimoterzo;"

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BIBUOTRCA AMimOSli>'A IH MILANO 

('odiof K /.) |)^ì^l<• .sujx'rioro . 



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INTORNO 



AD ALCUNE OPERE 



DI 



LEONARDO PISANO 

MATEMATICO DEL SECOLO DECIMOTERZO 

NOTIZIE RACCOLTE 

DA BALDASSARRE BONGOMPAGNl 

SOCIO ORDINARIO DELL'ACCADEMIA PONTIFICIA 

de'ndoti lincei 



1 * IIII « I o 



ROMA 

TIPOGRAFA DELLE BELLE ARTI 

1854 



/^7, a.. ^^> 



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n tiii 




IH 



AVVERTIMENTO 

H presente scritto trovasi interamente stampato 
nel Giornale Arcadico di scienze^ lettere ed arti (1) » 
salvo alcune giunte che vi furono inserite nella ri- 
stampa fatta di alcuni fogli dello scritto medesimo 
dopo eh' essi erano stati già pubblicati nel Giornale 
suddetto. In questa ristampa furono anche corretti 
varii errori, e trasportati dal testo in note parecchi 
Brani. Tali mutazioni trovansi tutte eseguite nella 
presente edizione, che contiene anche tutte Ve giunte 
soprammeutovate. 

Tutti i passi che in questo scritto si leggono 
tratti da manoscritti, si riportano in esso colla me- 
desima ortografia che hanno ne' manoscritti stessi, 
salvo alcune virgole, ed alcupi pùnti, .ed accenti che 
si aggiungono in alcuni di tali passi per agevolarne 
la lettura. V '^ 

I Signori Dottori della Biblioteca Ambrosiana con 
somma cortesia mi hanno permesso di far copiare 
interamente due Codici di questa Biblioteca, contras- 
segnati /. 72, Parte superiore ed E. 75, Parte supe- 
riore e più volte menzionati nel presente scritto. Mi 
credo in dovere di far qui nota la mia viva riconoscerti 
za verso i medesimi Signori Dottori per questa gentil 
permissione ch'essi si sono compiaciuti d^accordarmi. 

Tutte le notizie contenute in questo scritto* do- 
vranno essere riprodotte ia altro mìo più ampio l£i<- 



(1) Giornale Arcadico di scienze, lettere ed Arti. lioma 1819 — 
i854, 135 volumi, in 8% voi. CXXXl, pag. 3-12», voi. CXXXII, 
pag. 3— 176, voi. CXXXni,pag. 3—91. 



IV 

voro intitolato: Della vita e delle opere di Leonardo 
Pisano ec. (1) Potrò allora presentare al pubblico 
tali notizie meglio ordinate, e riunite a molte altre 
da me raccolte intorno alla vita ed agli studi di 
questo illustre scienziato. 

(i) Vedi pia oltre, pag. i, liti. A — 8, 24 — 30, pag. 85, lin. 22^ 
26, pag. 86» 1ÌD. 1 — 6| pag. 351, lin. 2 — 9. 



SOMMÀRIO 

Kotìste èi due eaemplarì manoscritti del Dber Abbati di Leonardo Pisano » 
p. i-^^.^-Vn^o^enòì Leonardo Pisano intitolata Flos tuper soluUonibus quO' 
rumdam quaetiionum tic. trotasi manoscritta in nn Codice della Biblioteca 
Ambrosiana di Milano contrassegnato J?. 76, Parte superiorCf p. 4* — ^^^ 
blemi risoluti in quest'opera , e proposti a Leonardo Pisano da un moestio 
GioTsnni Palermitano, filosofo delP imperatore Federico li d* Hobenstaufeo» 
p. 4.-.10. — • Dne problemi mandati da Leonardo Pisano al medesimo Federico 
n per messo d'un Robertino DomiceUus di qnest' imperatore, p. io— 18.— 
Leonardo Pisano dedicò il sno I^lot al Cardinale Raniero Capocci, p. 17— ai. 
^ Sembra cbe questo Cardinale amasse, e col tÌTSsse le matematicbe, p. 1 8.^ 
Leonardo Pisano dedicò ancbe una parte del sno Flos alPimperatore Federico II, 
p.2a— ai« — Lettera dedicatoria di Leonardo Pisano a Maestro Teodoro filosofo 
deirimperatore Federico II,p.23.^lJn opuscolo di Leonardo Pisano (fé mo<fo sol- 
vendi questianes avium et timitium da lai dedicato a questo Maestro Teodoro, 
trovasi manoscritto nel suddetto Codice Ambrosiano E. 76, Parie superiore , 
p. 39 — sS. — Questo Codice contiene il testo latino incompleto d*un* opera di 
Leonardo Pisano intitolata Liber qaadratorum, p. 3 5 — 36. — Scrittori cbe dis- 
sero perduta quest'opera, p. 3$ — 36. — Leonardo Pisano dedicò quest* opera 
airimperatore Federico II, p. 36. — Fu ignoto finora Panno nel quale que- 
st'opera fu composta, p. 37 — 38. — Leonardo Pisano la compose nel 1335, 
p. 38 — 39« — Federico II fu in Pisa nel 1335, o prima, p. 39— So.— Uno sto- 
rico Pisano afTerroa cbe questo principe tì dimorò nel 1330, p. So. — Docu- 
menti contrari a quest' asseriione, p. Si— Sg. — - Tradusioni italiane ora esi- 
stenti del Liber quadratorum di Leonardo Pisano, p. 36,59 — 44*^11 suddetto 
Maestro Teodoro propose un problema a Leonardo Pisano^ p. 44* ~~ ^^ Tinto in 
una disputa nel 1338 da Rolando Cremonese Domenicano, p. ^S — 64* — Ntl 
1359 prese un oroscopo per Timperatore Federico II, p. 64-^78. -^ Il Car- 
dinale Raniero Capocci possedette un manoscritto del Uber quadratorum di 
Leonardo Pisano, p. 78—^1 . — Passi del medesimo liber quadratorum ri- 
portati in un Codice cbe nel 1768 troTavasi nella Biblioteca dello Spedale di 
S. Maria NuoTa di Firense, p. 81 — 87. — ' Leonardo Pisano cita il suo Uber 
Abbaei io una lettera dedicatoria del suo Liber quadratorum diretta alPim- 
peratore Federico II, p. 87 — 91. — Lo cita ancbe nel suo Flos, p. 91—94. 

— nella dedicatoria del medesimo Flos al Cardinale Raniero Capocci, p. 94 r 

— e nella suddetta dedicatoria a Maestro Teodoro p. 95. — Notizie d' un- 
Maestro Domenico cbe presentò Leonardo Pisano a Federico II, p.95— ^8. — 
Il Professore Giovanni Battista Guglicimini credette cbe Leonardo Pisano 
abbia composto il suo ^i6er «/uaira/orum nel 1349*0 nel i35o, p. 98— • 107.— 
Qaest' opinione è priva di fondamento, p. 107 — J08. — Un' opera anonima intito- 
lata libro di praticha darismetriclui cioè fioretti tracti di più libri /atti det 
Uonardo pisano trovasi manoscritta nel Codice Otloboniano n.* 33o7 della Bi- 
blioteca Vaticana, p. 108,— Tradasione italiana contenuta in questo libra à^ 



VI 

un passo del Flos di Leonardo Pisano, p. 1 08 — 1 1 9 .—Testo latino di questo pas- 
so, p. 119 — 138. — Opere di Leonardo Pisano menzionate nel roede&iroo libro di 
praticha darismeiricha, f». ia8— i3a. — Antonio de' Mazzi nghi da PerctoIa,in una 
sua opera in titolala y!ore</o,fece menzione di Leonardo Pisano, p. ia8 — I99,i3a. 
—Visse nella seconda metà del secolo decimoquarto, p. 1 32 — 144< — Notizie di 
GioTanoi dell'Abbaco discepolo del medesimo Antonio de'Mazzingbi,p.i45 — i5i. 
-—Un maestro Antonio Arismelra e Astrologo fu *amico di Franco Sacchetti , 
p. i5i — 1 61.^ E probabilmente il suddetto Antonio de'Mazzinghi da Perelola, 
p. 158—1.59. — Nel suddetto libro di praticfutdarismetrieha si legge che Filippo di 
Ser Ugolino Pieruzsi possedeva un'opera di Giovanni dell'Abbaco intitolata Lette- 
rtff p. 161 — 159.— Notizie del medesimo Filippo Pieruzzi, p.i6i — 177. — L'au- 
tore del suddetto libro di praticità darìsmetricha nacque in Firenze,pk 178-^1 86. 
— • Opere di Leonardo Pisano che quest' autore dice esistenti nel convento di 
S. Spirito in Firenze, p. 186— 188. — Alcune opere di Leonardo Pisano esiste- 
fano nel secolo decimoquinto nella Biblioteca del Convento di S. Maria Novella di 
Firenze, p. 188 — 189. — Un manoscritto intitolato Arismetrica Iconardi pisani 
è menzionato in un catalogo de' manoscritti di questa Biblioteca,. compilalo nel 
14S9 dal Padre Tommaso Sardi Domenicano, p. 189 — 190. — Notizie di que- 
sto catalogo, p. 190 — 195. — Notizie del suddetto Padre Tommaso Sardi, 
p.195 — 308. ^— Notizie di tre cataloghi de' libri eh' erano nella Biblioteca 
della Badia di Firenze, p. 209:— aa 5. — Da questi calaloglii apparisce che 
un esemplare manoscritto del lAber Abbaci di Leonardo Pisano, ed un esempla- 
re manoscritto della busì Practica Geometriae appartennero alla Biblioteca della 
Badia di Firenze, p. 209— aio, ai7 — aao, — Antonio Corbinelli, letterato fioren> 
tino del secolo decimoquinto, lasciò questi due manoscritti alla Badia di Firenze, 
It. ao9r— 224, a3i — 234< — Altre notizie relative al medesimo Antonio Corbinel- 
li, p. 226 — 237. — Traduzione che trovasi nel Codice E. 5. 5. 14 dell'I, e R. Bi- 
blioteca Palatina di Firenze d'un passo dell'opuscolo di Leonardo Pisano de modo 
iolvendi quesUones avium et sìmilium, p.238 — 240. — Traduzione che in que- 
sto Codice si trova d'un passo del Uber Abbaci ài Leonardo Pisano, p.a39 — a4i. 

— Leonardo Pisano nel suo Liber Abbaci cita una sua opera intitolala 
Jjber minoris ^u/^e, p. 242. — Testo Ialino incompleto che trovasi nel Codice L. 
Pi, 21. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena della lettera dedicatoria sud- 
detta di Leonardo Pisano a maestro Teodoro, p. 243 — 244- — Traduzione ita- 
liana contenuta in questo Codice d' un passo del suddetto scritto c/e /mo</o so/- 
vendi (f uè siiones aviuin et similiumy^n^^ — 245. — Leonardo Pisaivo compose 
uà comento allibro decimo degli Elementi di Geometria d^ Euclide y\>.if\S — 246. 

— Le opere composte da Leonardo Pisano non sono meno di sette , 
p. 247 — a48. — E da credere ch'egli ne componesse anche altre, p. 248. — Testo 
latino d'alcuni passi del Liber Abbaci di Leonardo PÌ8ano,riportato nel Codice JU 
ly, 21. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, p.a48 — 253. — Altri passi 
del medesimo Uber Abbaci citati in questo Codice, p. 253 — 270. — Testo 
latino, e traduzione italiana che trovasi in questo Codice d' un passo della 
Practica Geometriae di Leonardo Pisano, p. 270 — 273. — Paolo Dagomari 
df:tlo delt Abbaco , matematico del secolo decimoquarto, compose un'opera ìn< 



VII 
lilolata trailato delle quantità chontinue, p. a 74 — 376. -^ In quest' opera citò 
un passo del Ldber Ahbaci di Leonardo Pisano, cVi, e p. 3a3 — 317. — Un 
monumento sepolcrale di Paolo Dagomari fu posto nella chiesa di S. Trinità di 
Fiiense, p. a 74 — 280. — - Fu conservato fino alla fine del secolo decimosesto » 
p. aSo— ^^. — Fra il i585 ed il i655 fu distrutto, o nascosto, p. aga — 296. 
— - Paolo Dagomari fu comunemente chiamato Paolo delV Mbaco, e Paolo 
Geometra,^ 997—998. •— Sue cognisioni matematiche ed astronomiche iodate 
da Filippo Villani in uno scritto composto non più tardi dei i3 d'Agosto del 
1397, p. 998 — 3o9.— Sua a<fe7uazio/ie citata da Giovanni Villani, p.3o9 — 5o4* 
-~ Paolo Geometra è mensionato più volte da GioTanoi Boccaccio nella sua opera 
De Genealogia Deorum 9 p. 3o4 — 3o8. — E lodato pel suo sapere da Zenone Ze- 
noni,p. 309 — 3i5» —-da Franco Sacchetti, p.3 i5 — 3 16,— da Piero di Giovanni 
Minexbetti,p.3i6— 317, — edaMatteo Palmieri, p. 3i7 — 319. — Mori nel 1373» 
o nel i374f p* 3i9'-399.^Fu uno de'Priori di Firenze ne'mesi di maggio e 
giugno del i363,p.399^395.— Passi del Liber jibbaci di heontudo Pisano citati 
nel Codice E. 5.5. i4* deiri.e R. Biblioteca Palatina di Firenze, p. 32$ — 335. 
•— Antichi possessori di questo Codice, p.335 — 337. — Due opere di Leonardo 
Pisano menzionate nel Codice E. 5. 5. 18. delFI. e R. Biblioteca Palatina di Fi- 
renze, p. 338. — Passo d' una dedicatoria del Uber jébbaci di Leonardo Pi* 
sano a Michele Scoto riportato in questo Codice, p. 339. ^ Traduzione in que- 
sto Codice contenuta d' un passo del Uber quadratorum di Leonardo Pisano* 
p. ^l^o~-'i^^.-^TleÈ\o\iL\\no di questo passo, p. 344 — 347* — ^^i^i passi del mede- 
simo lÀber quadratorum tradotti nel suddetto codice E. 5.5.i8., p.348-^349. — 
Notizie del suddetto Codice £.5. 5. 18, p.349 — 35o. — Testo latino della suddetta 
lettera dedicatoria di Leonardo Pisano al Cardinale Raniero Capocci,p.353. — ^Tcsto 
latine della vita di Paolo Dagomari scritta da Filippo Villani, che trovasi mano- 
scritto nel Codice n.* 898 della Biblioteca Barberi na,p.353 — 354* — Edizioni d'un 
sonetto di Iacopo Alighieri a Paolo delP Abbaco, e d'un sonetto di Paolo dell'Ab- 
baco a Iacopo Alighieri, p.354— 355. — Esemplari manoscritti di questi due sonet- 
ti, p.355 — 359. — Edizioni d'una canzone di Paolo dell'Abbaco, p. 36o — 365. — 
Esemplari manoscritti di questa canzone, p.365 — 367. — Edizione ed esemplari 
manoscritti d'un sonetto astrologico di Paolo dell'Abbaco, p.368. — Un opuscolo 
intitolato Regoluie fu attribuito da alcuni autori a Paolo Dagomari, p.369 — 371. 
—Edizione ed esemplari manoscritti di quest' opuscolo, p. 371 — 377. — Opere di 
Paolo dfeZr^&&acostampate,secondo alcuni autori,iu Basilea nel i532,p.377 — 379. 
— Opera astronomica del medesimo Paolo che trovasi manoscritta nel Codice 
Magliabechiano Classe X/, n.** 111, P'379 — 38o — Altra sua opera astronomica 
che trovasi manoscritta nel Codice B. 8. 5. 99. dell'I, e R. Biblioteca Palatina 
di Firenze, p. 38o — 383. — Notizie d'alcune o^ierette aritmetiche dì quest'autore» 
p. 383—386. — Scritti alni attribuiti che trovansi nel Codice Riccardiano n.* 
95il,p.386— 389. — Suo trattato d'aritmetica e d' algebra citato dal Sig. Libri, 
p.389 — 390. — Opera delle mute del medesimo Paolo, citata nel Codice Riccardiano 
n.** 9953 p. 390. — Suo trattato d'aritmetica che trovasi manoscritto nel Codice 
Magliabechiano Classe XI. n.^ 86, p. 390 — 391. — Suo Libro menzionato nel 
Codice Riccardiano n.* 1 i69,p. 391—399. — Tavole astronomiche a lui attribuite 



vili 

dal Padre Leonardo Ximeoae, p.39a — SgS.— Due aoaetti di Paolo dell* Abbaco a 
Ser D orante GiOTanni, p. 394— 395. — Altri due sonetti di Ser Durante GioTanni a 
Paolo deirAbbaco, iVi. — Componimenti poetici di Paolo dell* Abbaco citati da Fe« 
derico Ubaldini, e da Leone Allacci, p.396— 397. — Esemplari manoscritti della 
traduzione italiana fatta da Francesco Baldelli Cortonese del poema di Ugolino di 
Vieri detto il f^erino^ intitolato De illutirations Urbis Floreniiaet^, 397 — 4^^^ 
— • Passo di ciascuno di tali esemplari relativo al suddetto Paolo Dagomari » 
p. 397—599. 



1 

INTORNO AD ALCUNE OPERE 

DI LEONARDO PISANO 

MATEMATICO DEL SECOLO DECIMOTBRZO 



N 



olla sessione dei 3 d'agosto 1 851 dell' Accademia 
Pontificia de' Nuovi Lincei ebbi Tonoi^e di presen- 
tare a questa società scientifica uno scritto intito- 
lato: Della vita e delle opere di Leonardo Pisano mar 
tematico del secolo decimoterzoj ec. (1). Ho poscia 
continuato a fare diligenti ricerche intorno alla vita 
ed agli studi di questo celebre matematico, a fine 
di rendere più completo, e meno difettoso che sia 
possibile il mio lavoro testò indicato. Queste ricer- 
che mi hanno recentemente fatto conoscere tre Co- 
dici manoscritti, l'esistenza de' quali mi era al tutto 
ignota, allorché presentai all'Accademia suddetta Io 
scritto sopi*am mentovato. 

Uno di questi manoscritti è un Codice della Bi- 
blioteca Ambrosiana di Milano* contrassegnato /. 1% 
Parte superiore'^ membranaceo , in foglio , e della 
fine del secolo decimoquarto. Questo Codice , che 
contiene un'opera di Leonardo Pisano intitolata Liber 
Abbacij è composto di 125 carte, delle quali le prime 
due (2), e la 99." non sono numerate, e le altre sono 

(1) Aiti delV Accademia Pontificia de' Nuovi Lincei pubblicati con- 
forme alla decisione Accademica del 22 dicembre 1850 , e compi- 
lati dal Segretario. Roma, 1851—1852, Tipografia delie Belle Arti^ 
Piazza Poli n.9i, 3, tomi in 4% (cioè tomi I, IV, V), t.lV. Anno IF, 
(1850 — 51), pag.521. — Il mio scritto sopraccitato trovasi stampato in 
parte negli Atti dell'Accademia Pontificia de* Nuovi Lincei, (tomo V, 
Anno V. (1851—52) pag. 5—91, 208—246.) 

(2) La prima di queste due carte conlieue sedici linee manoscrit- 
te, le quali, per essere state anlicameote cancellate, e poscia volate 

1 



2 

numerate nel redo , eoi numeri 1 —34 , 36 — 37 , 
39 — 122, 125— 126.Nel redo della terza carta, prima 
numerata, di questo Codice si legge : 

Incipit liber abbaci compositus a leonardo filiorum 
bonaccii pisano in antio MJ* CG."* lls et correcttis ab 
eodem XX Vili. 

Cum genitor meiis a patria publicus scriba in dua- 
na buggee prò pisanis mercatoribus ad enm confluen- 
tibus constitutm prees^et, me in pueritia mea ad se 
venire faciensy inspeda utilitate et commoditale futu- 
ta^ ibi me studio abbaci per aliquot dies stare vohiit 
M doceri sto. 

Questo Codice nel rovescio della carta 122* (nu- 
merata 126) finisce così : 

Et si dicemus libi (1) in 3 cuiusdam censiis 

mnltiplicavi per 30 , et qtiod proveniet fnit equaìe 
additioni 30 dragmamm^ et plus 3 eiusdem censtis , 
pone prò ipso censu rem , et multiplica 30 res per 
30| venient 900 res , que eqnaniur 30 rebus et 3 
dragmis; tolle ab utraque parte 30 res^ remanebimt 
870 res equales 30 dragmisy divide ergo 30 per 870, 

1 

venient^ dragme prò qimntitate rei. 

Expficii liber magistri leonadi civitatis pisane. 
Dea gratias. 

II secondo de' tre manoscritti sopra indicati è un 

far rivivere, sono presente fiMnle in uno stato inintelligìbile. Nel 
rovescio tdi questa carta leggesi un indice de*capiloli del Liber Ab- 
bùci di Leonardo Pisano. La seconda delle due carte suddette con- 
tiene sol reeto^ e sul verso trentotto mani dipinte, atteggiale per 
Bit>do da indicare colle dita i numeri da i a 9(H). 

(1) La lacuna indicata con cinque punti nella linea 15 di questa 
pagina 2 trovasi anche nel rovescio della carta 122 numerata Ì2G 
del Codice Ambrosiano |. 72, Parie superiore. 




3 

Codice della Reale Biblioteca Borbonica di Napoli, 
contrassegnato Codici Fbmesicmij Armadio VlIIy Più-- 
teo Cj n."" 18, cartaceo, in foglio piccolo , di 285 
carte numerate, della seconda metà del secolo dc- 
eimosesto, o del principio del secolo decimosettimo. 
Questo Codice, nel quale trovasi manoscritto il sud- 
detto Liber Abbaci di Leonardo Pisano, incomincia 
nel recto della terza carta così : 

Leonardus fUius Bonaccij Pisani Michaeli Scolio 
summo philosopho. 

ScripsisU mihii Domine mi et Magister, Michael 
Scolte summe Philosophcy ut librum de numero quem 
dudum composui vobis transcriberem. 

Nel recto della carta quarta di questo Codice 
si legge: 

Incipit Liber Abaci compositns à Leonardo filio 
Bonaccij Pisano in anno MCCIL 

Cam Genitor meus à Patria publicus scriba in 
duhana Bugeae prò Pisanis mercatoribus ad eum con- 
fluentibus conslilutus praeesset , me in pueritia mea 
ad se venire faciensj impecia ulililate et commodi-- 
tate futura^ me in studio Abaci per aliquot dies in- 
strui voluit et doceri. 

Nella metà della carta 255 verso questo Codice 
finisce così : Pone prò ipso censu rem^ et muUiplica 
30 res per 30, venient 100 resj quae aequanlur 30 
rebus et 3 dragmis. Tolle ab utraque parte 30 reSj re- 
manebunt 870 res aequales 30 dragmis. Divide ergo 

30 per 870, venient ^ dragme prò quantitate rei. 

Di questi due Codici manoscritti del Liber Abbaci 
di Leonardo Pisano saranno da me date altre no- 
tizie in alcune giunte che mi propongo di fare alla 



4 

parte già stampata del mio scritto intitolato: Della 
vita e delle opere di Leonardo Pisano. 

Il terzo de' tre manoscritti soprammentovati (1) 
è un Codice della Biblioteca Ambrosiana di Milano 
contrassegnato E. 75, Parte superiore^ membranaceo, 
in quarto piccolo, e del secolo decimoquinto. Questo 
Codice, composto di 42 carte, contiene tre opere im- 
portanti di Leonardo Pisano, una delle quali è intito- 
lata {2):Flos super solutionibus qiianimdam questionum 
ad numerum et ad geometriam vel ad utnimque perti- 
nentium. Trovansi in quest'opera risoluti alcuni no- 
tabili problemi, tre de*quali furono proposti a Leo- 
nardo Pisano da un maestro Giovanni Palermitano, 
in Pisa, alla presenza di Federico 11 d'Hohenstaufen, 
vigesimosesto imperatore d' Alemagna. Questi tre 
problemi sono i seguenti: 

1." Trovare un numero quadrato x^ tale, che si 
abbia simultaneamente : 

x*-+-5 = i/^ , x^ — 5 = 2*, 

!/*, z^ essendo due numeri quadrati. 

2.'' Trovare per mezzo di ciò che Euclide in- 
segna nel decimo libro de' suoi Elementi di geome- 
tria un numero x tale che si abbia: 

x»-+-2x*-hl0a; = 20 

3." Tre uomini avevano in comune una somma 
di denaro, della quale una metà era del primo, una 
terza parte del secondo, ed una sesta parte del terzo 

(1) Vedi sopra, pag. 1, lin. 12 — 16. 

(2) Questo titolo trovasi nel recto della prima caria del Codice 
Ambrosiano E. 75. Parte supcriore; giacché nelle due prime linee 
di questo recto si legge: Incipit flos Leonardi bigoUi pisani super 
solutionibus quarumdam questionum ad numerum et ad geometriam, 
vel ad utrumque pertinentium. 



5 
uomo. Volendo essi porre in luogo più sicuro questa 
somma, ciascuno di loro ne prese a caso una parte, 
ed avendo trasportato tutta la somma stessa in luogo 
più sicuro, il primo pose in comune la metà di ciò che 
prese, il secondo la terza parte, ed il terzo una sesta 
parte. Avendo poscia diviso in parti eguali fra loro 
ciò che fu da essi posto in comune, ciascuno di loro 
ebbe una certa porzione. Si domanda quale fu quella 
somma e quanto ciascuno ne prese (1). 

(1) 11 primo (leHre problemi »opra indicati (Vedi sopra , pag^ 
4y lÌD. 17 — 20) fu da Leonardo Pisano risorulo, com'egli stesso at- 
testa, nel sopraccitato suo Flos dicendo (Codice Ambrosiano E* 75 i 
Parte siftpert ore, carta 1, recto, \in.29 — 33, e carta 1, verso, lin.l — 10): 
Cf^M coram maieslate uestra^ gloriosissime prineeps Frederice, ma- 
gister Johannes panormiianus phylosophus uester pisis meeum mul- 
ta de numeris eonlulisset , inierque duas quesUones que non mi- 
nu$ ad geometriam quam ad numerum pertinente proposuii. Qua- 
rum prima fuit ut inueniretur quadratus numerut aliquis^ cui 
addito uel diminuto quinario numero , egredialur quadratus nu- 
merus , quem quadralum numerum , vt eidem magistro lohanni 
retuli f inueni e^se hunc numerum : vndecim , et ducu tertias , et 
eentesimam quadragesimam quartam unius. Cuius numeri radix 
€$t temarius, et quarta, et FI.'* unius, cui quadrato numero si 
addantur quinque, prouenient XFl. , et due tertie, et una cente- 
sima quadragesima quarta] qui numerus est quadratus, cuius ra- 
dix est quatuor et una duodecima. Item si auferantur V. ab eodem 
quadrato numero^ remanebunt FI., et due tertie, et una centesima 
quadragesima quarta, qui numerus etiam quadratus est. Cuius ra- 
dix est duo , et tertia^ et quarta unius. 

Ciò che si legge in questo passo del suddetto Flos dalle parole 
quarumprima fuit (Vedi le linee i7 — 18 dì questa pagina 5) sino alle 
parole quarta unius (Vedi la linea 29 di questa pagina 5) può es- 
sere tradotto nel modo seguente : < Il primo dì tali problemi fu 
9» (li trovare tre numeri x, y, s tali cbe si abbia simultaneamente: 

jra ^ 5 = y^ , x^ — 5 = Z». 

> Trovai, come riferii al medesimo maestro Giovanni, che 

. «»=„+-+ _=^-)= (3+.- +-j . 



6 
È certo che Leonardo Pisano tenne alla presenza 
dello stesso imperatoi*e Federico II in Pisa un lungo 
ragionamento con Giovanni Palermitano, filosofo dì 
questo imperatore, di cose relative alla scienza dei 
numeri. Ciò apiwirisce da alcune parole del suo FloSj 
riportate di sopra, che sono : Cvm coram ma" 

» e però: 

97 2401 /49\^ / Iv» 

^ i44 144 W2 / \ 12/ 

^ ^ 97 961 .31va / 1 1 V" 

^^144 144 \S2/ \ ^3 4/' 

» quindi: 

il I 11 

.^=34---^—, ,-4^.— , .:=24-— -h- 

Il secondo destre problemi suddetti è enunciato da Leonardo Pisano 
nel sopraccitato suo Flos colle seguenti parole: (Codice Ambrosiano 
£, 75, Parte fuperiore^ carta 1, verso^ lin. i% — 20) : ALtera nero 
que$tio a praedicto magistro Johanne proposiia fui/, vt inueniretur 
quidam cubus numerus, qui cum suis duobus quadraiis, et decerti ra- 
dicibus in unum collectis, essenl uiginti, ex Ms que contincntur in 
X" (tòro EucHdii. Leonardo Pisano dimostra nel suo Flos (Codice 
Ambrosiano E. 75, Varie superiore, carta 1, verso, lin. 18 — 33 , 
carta 2 — 5^ carta 6, recto, carta 6, verso, lin. 1 — ^2) che la radice x 
deirequazionc 

a?3 ^2x^ -f- lOa? = 20, 

non è un numero iiHero, né una frazione, né alcuna delle quan- 
tità composte di radicali di secondo grado trattale da Euclide nel 
decimo libro de^suoi Elementi di Geometria, Dopo aver ciò dimo- 
strato, Leonardo Pisano soggiunge (Codice Ambrosiano E. 75, Parte 
tuperiorcy carta 5, verso, lin. 2 — 7): Et quia hec questio solui non 
potuit in altquo suprascriptorum studui solutionem eius ad propin- 
quitatem reducere. Et inueni unam ex X radieibus nominatis sci- 
licet numerum ab, secundum propinquitatem esse unum et minula 
XXII. , et secunda FIl.^ et tertia XLII. , et quarta XXXIII, , et 
quinta mi , etsexta XL, Cioè « L'equazione 

» a?3 -h a«a -h lOa? = 20 , 

• non potendo essere risoluta in alcuno desmodi scritti di sopra, 
» procurai di risolyerla per approsnimazionei e trovai cosi : 



7 

iesUUe uestraj gloriosissime princeps Fredericej magi* 
ster Johannes panormitanus phylosophus uester pisis 

da = 1.22'. 7". 42'". 33iv. 4V. 40 vt. 

Il terzo fie^probleini riportati di sopra fa proposto a Leonardo Pisa- 
no da maestro Giovanni Palermitano in Pisa» nel palaxso del suddetto 
imperatore Federico 11^ ed alla presenza di questo imperatore. Lo 
stesso Leonardo Pisano ciò attesta nel suddetto Floi scrivendo (Codice 
Ambrosiano E. 75, Parte iuperiore, carta 6» terso Un. 8 — 15) : 
Tres hominei habebant peeuniam eomunem , de ^ua nuéietae mrad 
primi, tertia seeundi, sexia quoque par$ ietlii hominis, et eum eam 
in tutiori loco habere uoluiseent, ex ea unus quùque eepit fortuitUj 
et eum totam ad tutiorem iocum deportastetUf prinms ex hoe quod 
cepit posuil in comune medielatem^ secundus tertiam , tertiut te- 
xtam, et eum ex koe quod in comune positum fuit inter se equeUé- 
ter diuisissent, suam unus quisque habuit portionem; queritur quan- 
ta fuit illa pecunia, et quot unus quieque ea ea eepit, U$^ 4tofUl 
questio^ domina serenissime imperator, in palatio uestro pisis, corani 
uestra maiestate^ a magislro JoHanne panormitano mihi fuit propo- 
sita. Questo problema può essere enunciato co8Ì: « Tre uoopinì b^n- 
» no una somma t di danaro comune. Al primo di questi tre uo- 

» mini appartiene -« (, al secondo ;r- 1 , al terzo ^ I. Volendo es- 

2 3 6 

n si porre la somma t in luogo più sicuro, il primo ne prese una 

• parte x , il secondo una parte y , il terzo una parte f. Il pri- 

ti mo pone in comune — d? , il secondo — • tf , il terzo — f . 
^ 2 3 6 

» Ciascuno di essi prende poscia 

1 /i i ì \ 

91 Si domandano i valori dì I, a? , y , i . •» 

Leonardo Pisano dà nel suddetto Flos (Codice Ambrosiano E. 75, 
Parte Superiore, carta 6, verso, lin. 20 — 28, carta 7, recto, e carta 
7, verso, lin. 1 — 15) una soluzione di questo problema che può 
essere tradotta in linguaggio algebrico nel modo seguente. 

Se 



z= ^i^ X -^ ^y -+-— «1» 
8 \2 3 6 / 



•i ba: 



8 
mecum multa de mimcris contulissel (1). E da credere 

1 i 

^X = — i — II, 

2 2 

— «=— l - I — tt I . 
6 5 \6 / 

» Da queste equazioni si Irae: 

a? = < — 2ii , 

» Sommando queste tre equazioni si ottiene : 

» quindh 

» ^ ( = ( 4 H I II, 

iO \ 10/ ' 

• Moltiplicando per iO questa equazione si ba: 
(C) 7/ = 4711. 

» Se 

14 = 7, 

li l'equazione (C) dà 

t=AT , 

Sostituendo nelle equazioni (A) 7 in vece di u, e 47 in vece di t 

si ba: 

x= 47— 2.7 =^33 , 

(i) Vedi sopra, pag. 5 , lin. 10 — 16. — Non può mettersi in 
dubbio, cbe Federico II d' Ilohenstaufen , vigesimosesto impera- 
tore di Alemagna, sia il principe al quale Leonardo Pisano in prin- 
cipio del suddetto Flos super solulionibus ec. dice (Codice Ambro 
siano E. 75» Parte iuperiore, carta 1, recto^ lin. 29. — Vedi so- 



9 

che in occasione di questa conferenza maestro Gio- 

pra, pag- 5 , lin. 14): Cru coram maieitate vestra , gloriotim- 
me prineeps Frederiee : e più oltre ncll' opera stessa ( Codice Am- 
brosiano E. 75 , Parte superiore, caria 6 , ver$o^ lin. 15 — 16. — 
Vedi sopra, pag. 7, lin. 16— i 7) : Hee itaque questio domine sere' 
nisiime imperator. In fatti si dimostrerà più oltre nel presente scrit- 
to l."* Che nel suddetto Floi trovasi più volte citato il Liber Afh 
baci di Leonardo Pisano (Vedi più oltre, pag. 91, lin. tf — 29, 31 — 40, 
pag. 92 — 94). 2."* Che il Liber Abbaci fu da lui composto nel 1202 
( Vedi sopra , pag. 2, lin. 4 — 6, pag. 3, lin. 16—17, e più ol- 
tre, pag. 89, lin 4 — », 21 — 28). 3." Che del medesimo Ztdfr Jb- 
baci fu da lui data una seconda edizione nel 1228 ( Vedi sopra , 
pag. 2, lin. 4 — 6 , e più oltre, pag. 89, lin. 5 — 6, 29 — 34). Ora 
r impero d'Àlemagna fu vacante ( Annali d' Italia dal principio 
delVEra volgare sino all' anno MDCCXLIX , compilati da Lodo- 
vico Antonio Muratori. Milano dalla Società Tipografica de' Clas- 
sici Italiani, Contrada del Cappuccio , 1818 — 1821 , 18 volumi , 
in 8% voi. X, pag. 612 — 667) dal giorno 28 di settembre del 1197, 
nel qua! giorno mori V imperatore Enrico VI {Geschichte der Ho- 
henstaufen und ihrer Zeit von Friedrich von Raumer. Zweite ver- 
besserte und vermehrte Auflage. In sechs Banden, Leipzig : F. A. 
Brockhaus, 1840 — 1842, 6 volumi, in 8*, voi. II , pag. 593), pa- 
dre del suddetto Federico II, fino al giorno 4 di ottobre del 1209, 
nel qual giorno, come dimostra il Sig. Btfhmer ( Regesta Imperii 
inde ab anno MCXC^W usque ad annum MCCLIF. Die Regesten 
des Kaiserreichs unter PMlipp, Otto /f, Friedrich II, Heinrich 
(FU.) und Conrad IF. 1198— 1254. iVeu 6ear6e«e< von Joh. Frie- 
drich Bòhmer. Stuttgart J. G. Cotta' scher verlag, 1847 , in 40, 
pag. 47), Ottone IV fu coronato in Roma nella chiesa di s. Pietro 
dal Sommo Pontefice Innocenzo III. 11 medesimo Ottone IV mori ai 
19 di maggio d«l 1218 {Biihmer, Regesta Imperii, pag. 65. — Mu- 
ratori, Annali d''Italiat voi. X, pag. 719, anno MCCXVIII), dopo 
aver tenuto l' Impero otto anni, sei mesi, e quìndici giorni. Dal 
giorno 19 di maggio del 1218 l'impero d\4lemagna fu vacante {Mu- 
ratori, Annali d'Italia, voi. X, pag. 723) fino al giorno 22 di no- 
vembre del 1220, nel qual giorno Federico 11 d' Hohenstaufen fu 
incoronato in Roma nella chiesa di s. Pietro dal Sommo Pontefice 
Onorio III (Bòhmer, Regesta Imperii, pag. 112 — 113. — Muratori , 
Annali d'Italia^ vol.XI,pag.5. — Raumer, Geschichte der Hohenstaufen 
und ihrer Zeit, voi. Ili, pag. 200). Il medesimo Federico II morì in 
Fiorentino nella Capitanata ai 13 di dicembre del 1250 ( Bòhmer, 
Regetta /mperit, pag. 210), dopo aver tenuto l'impero tr^nt'anni e 



10 

vanni Palermitano proponesse a Leonardo i tre pro- 
blemi riportati di sopra (1). 

Nel soprammentovato Flos leggesi Jinche (2): Sol- 
VAM eliamper consimilem modum utramque queslionem 
quas per robertinum aggiu domnicellum ueslrum uestre 
maiestati transmisi (3), quarum prima futi de quinque 
numeris,ex quibus primus^cum medietate secundiy et ter^ 
tijy et quartiy facit quantum secundus cum tertia parte 
lerlijy et quarti^et quinti numerì^et quantum tertius cum 
quarta parte quarti^ et quinti^ et primi numeri^ nec non 
et quanlnm quartus cum quinta parte quinti , et primis 
et secumli numeri^ et adhuc quantum quintus numerus 
cum sexta parte primis et sectmdi, et tertii numeri (4). 

venlì giorni. Egli è adunque il solo imperatore Federico, al quale 
può credcrni che Leonardo Pisano dedicasse una parie del suo Fio»- 

(1) Vedi sopra, pag. 4, lin. 17 — 27, e pag. 5» lin. 1 — 9. 

{2) Codice Ambrosiano E- 75, Parte iuperiore, caria 7 , t^erio , 
lin. 16—23. 

(3) Nella tavola posla in fronte al prcsenlc scritto trovasi riportato 
sotlo il iV."* 2 un fac simile della prime sedici parole di questo 
passo del Codice Ambrosiano E, 75» Parte superiore* Uua di queste 
sedici parolf » cioè la parola ^OTÌìTTUeUX^ ^^^ avendo alcun senso 
se Tosse letta dommieellum, è stata da me lelu domniceUum (Vedi la 
linea quinta di qu4'sta pagina 12), giaccbè più volte in questo Co- 
dice la lettera i è mancante del punto. 

^4) Il problema enunciato nel passo del Floi riportato di sopra 
in questa pagina (Un. 3 — 13) può essere espresso così: 

» Trovare cinque numeri OPi, x.^, x^, x^, Xs i^^i <^^ ^* abbia 

» «I -4- - («a -+• a?3 -<- ^4) = ^s ^-g* (^3 -^x^-^x 5) 

» = 1^3 -4- — («4 4- «5 -4- «i) = «4 -h — (a?5 -4- «I -♦- x^) 
4 o 

« = a?5 -h — (aj, + a:^ 4- ^3)- » 

Nel suddetto Ftoi di Leonardo Pisano (Codice Ambrosiano E. 75, 
Parte superiore^ carta 7, verso, lin. 16 — 36, carta 8, recto, e verso, 
e carta 9, recto, lin. 1 — 17) trovasi una soluzione di questo pro- 
blema che può essere tradotta in linguaggio algebrico nel modo 
•egaeote.: 



11 

Del Robertìno menzionato in questo passo del sud- 

Sia 

0?! -+- - (a?a 4- «3 -h «/,)— 17, 



*4 "^ r (^3 •+" *'« -*" ^5)=^*^ . 



P) / ^^-^ r (^4 + «5 -^ ari)= i7, 



*4 -*" r (*5 •+■*! + «,)=«7 , 



i 

6 



*5 -*" r (^« H- ^a ^" a?3) =« i7 



Dalla prima delle equazioni (D) si trae : 

(E) a?2 -+- a?3 -+-374 = 34 — 2a7, ; 

quindi : 

(F) a?a -*- ^3 H- ^4 -♦- X5 = 34 -♦- 375— «a?, . 
Sottraendo da questa equazione la seconda delle equazioni (D) si ha: 

2 

- (a?3 -+- a?4 4- xs) =* 17 -h a?5 — 2a7,. 

Dividendo quest'ultima equazione per 2 si ottiene : 

- (a?3 -h a?4 -h a?5) = 8 -f- j -^ j- ^5 — ^i* 

Sommando queste due ultime equazioni si ha: 

(G) j?3-+.«^-K ars =25-Hl-K(l4-j)a?5 — 3iFi. 

Sottraendo l'equazione (G) dalla (F) si ottiene: 

1 1 

(H) ar2=84- jH-a?i — j-arg . 

Dall'equazione (G) si ha anche: 
(I) J?3 ■+- ^4 -*- ^5 -h ^i =25 H- -H- (l + g" )^5 — 2«i . 

Sottraendo da quest'ultima equazione la terza delle equazioni >(D) si ha: 

3 1 / 1 \ 

j- (ar^ -h 0^5 4- a^i) = 8 -*-- -hi 1 -f- - \a?5 — 2a?i . 



i 



12 

detto Flosy nuiraltro si sa, salvo ch'egli era domnicel- 

Dividendo per 3 quest^ultìma equazione si ha : 

Sommando queste due ultime equazioni si ottiene : 
(J) iT/i -f-a?5 -f- a?! = H -H - -+- 2j?5 -- l2 -+- — |a?|. 
Sottraendo questa equazione dalia (I) si ha: 

Dall^equazione (J) si trae : 

(L) 074= il -f- - -H ars —fa -♦- - Ui. 

Dairequazione (H) si lia : 

i i 

^5 •+• ap, -f- ac^ = 8 -H - -H 2x, H- j J5. 

Dividendo questa equazione per 5 si ha : 

1 7 2 i 

Sommando quest^ultima equazione colla (L) si ottiene: 

X4 -H i- (x5 -^ *. -«- X,) = 13 -^ijj-»- (i -*- y X5 _ (3 -K i y., 

Quindi la quarta delle equazioni (D) diviene: 

13 -+- i -+- ( 1 -f. i )a?5 — ( 3 -+- -.Vi = ^^ ' 
30 \ 10/ ^ \ 15/ ' 

cioè : 

•30 10 ^ \ 15/ 

e quindi : 



rJ ^5 =(' "- r»)^' 



1 
4 . 

30 



10 
Moltiplicando questa equazione per --si ottiene: 

/ 1 \ 20 

(M) 075= (3 - 5- io;, -H3 ^^^ 



13 

lusy cioè donzello di questo principe, ciò essendo dimo- 

Dalle equazioni (H) (K) si ha: 

X, H- xa -t-ara = 22 -f- J.4. ^2 ^ - jx, — X5 

Dividendo questa equazione per 6 si ba : 

* , V n 7 4 1 

— (a?, 4. jT, -f- aro) = 3 -+-—-»- — «, — — xs - 

Quindi la sesta delle equazioni (D) diviene : 



donde : 



69 9 



6^9 9 



Moltiplicando questa equazione per --si ha : 



(N) *5 -»- ,V' = « -^ li • 

Sostituendo in questa equazione il valore (M) di x^ si ottiene: 
/^ 1 8 \ 20 13 

(^-33^-r5h-^^-*-3"3=*^^-r5- 



cioè : 



/ 83 \ 

1 3 4- — 1 a?i 
\ 165/ * 



20 ^ 13 

3H = 15 H . 

33 15 



20 
Sottraendo da ambedue i membri di questa equazione Si- si ba : 

óó 



43 
165 



Moltiplicando questa equazione per 165 si ha: 

»78a:i = 2023 , 
Da quest'ultima equazione si trae: 

(O) a:,= 3-h- , 

Moltiplicando per 2 questa equazione, e le equazioni (H),(K),(L),(M) 
si ha : 



(P) 



u 

strato dalle parole domnicellum vestrum che trovansi 

2iri = 7 , 

1 2 

toa=17-h2ari--«5 , 2X3 =28-4- r -4- 7 2j?i — 075 , 

2 / 2 \ 

2a?4= 22 -h -^ -f- 20:5 — ( 3-f-r ]2a?i » 

Sostituendo nell*ultima di queste quattro equazioni 7 in vece di 2jri, 

8i trova: 

2ar5 = 28 , 
e quindi : 

ars = 14 

Se adunque nelle prime tre delle equazioni (P) si sostituisce 7 in 
vece di 2j?i9 14 in vece dì 0:5, e 28 in vece di 2x^ si ottiene : 

2x^ = 10 , 2ar3 = 19 , 2^:4 = 2». 

Leonardo Pisano in questa soluzione chiama causa l'incognita ari, 
e res Tincognita x^ (Codice Ambrosiano E. 7ti,Parte iuperiore,ì e. ) 
U Sig. Woepcke in un suo scritto intitolato: Notice sur le Fakhrf, 
«cri ve (Extrait du Fakhrij traile d'algebre par Abipù Dekr Moham- 
med Ben AlhaQan Alkarkht {Manuscrii 952, Supplément Jrabe de la 
Bibliothèque Imperiale); précède d'un mémoire sur C Algebre indéter- 
minée chez les AraJbes , Par F, fVoepcke, Paris, Imprimé, par auto- 
risation de VEmpereur, à Vlmprimerie Imperiale M DCCC LU!.^ in 
4% pag. li)t u Or, c^est icique je dois signaler un Fait extrómement 
i> curieux, à savoir qu'Alkarkbt, dans deux de ses problèmes, fait 
» usage d* un terme special pour designer une seconde incounue, 
i> dont il se sert dans la résolution du problème, absolumeut com- 
m me nous calculons avec a? et y n. Da ciò che si è detto di sopra 
nelle lìnee decimaquìnta e decimasesti di questa pagina 14 appa- 
risce che questo fatto trovasi anche nel Flos di Leonardo Pisano. 
Dopo aver dato la soluzione indicata di sopra in questa nota 
( Vedi sopra, pag. 11 , lin. 2—23^ pag. 12, lin. 2 — 23, pag. 
i3, lin. 2 — 23, e le linee 2^-13 di questa pagina 14 ) Leonardo 
Pisano nel suddetto Flos soggiunge ( Codice Ambrosiano E. 75, 
Parte superiore , carta 9 , recto , lin. i8 — 23 ) : SEcunda uero 
questio fait de uuatuor hominibus bizantios kabentibus, qui bur- 
sam bizantiorum inuenerunt, ex quibus primus cum bursa exce- 
dil secundum n et tertium hominem in duplico. Secundus tertium 
et quartum in triplo. Terlius quarlum et primum in quadru- 
plo. Quartus uero homo cum bursa excedit primum et secundum 
in quincuplo. Hanc quidem questionem insolubilem esse monstra- 
bo , niti eonced€Uur primum hominem htibere debitum. 11 proble> 
ma di cui Leonardo Pisano qui parla è il secondo de' due probU- 



15 

nel passo medesimo. NelP opera di Carlo Du« 

mi che egli dice di avere inviato alfimperalore Federico li (Vedi 
sopra, pag. lOi lin. 3-— 6). Questo problema può essere enunciato 
così : 

» Quattro uomini, de*quali il primo ha un numero Xi di bisan- 
» ti^ il secondo ne ha un numero or, , il terzo ne ha un numero 
» rr^ 9 ed il quarto ne ha un numero x^ , trovano una borsa che 
» contiene un numero I di bisantì. Si ha: 

(Q) • J ^ "+" ^» "^ 2(^2 •+• ^3) > «•+-«, = 3(a?3 -f- a?4); 
* l t -h x^ = ^x^ H- a?i) , I -♦- ar4 = 5(«i 4- rj. 

9 Si domandano i valori de'numeri rti , ^^ , x^ » d?4 » I. n 

Leonardo Pisano nel sopraccitato suo fìas dà una soluzione di 

questo problema (Codice Ambrosiano E, 75, Parie iuperiore, carta 

9, recto, lin. 18 — 38, carta 9, venOt lin. 1 — 30) che può essere e- 

spressa nel modo scgurnte : 
Dalla prima dalle equazioni (Q) si trae: 

(R) ara =-(<H-ar,)— Xa. 

Dalla seconda delle equazioni (Q) si trae : 

1 

Sostituendo in questa equazione in vece di x^ il suo valore dato 
dalla (R) si ottiene: 

Sostituendo nella terza delle formole (Q), in vece di rrj, il suo va- 
lore dato dair equazione (R) ed io vece di 074 il suo valore dato 
dalb (S) si ottiene: 

e quindi : 

Moltiplicando ambedue i membri di questa equazione per r^si ha: 

lo 



(T) 



\ 13/ * 13 * 



Sostituendo nella quarta delle equazioni (Q) in vece di 0^4 il suo 
valore dato dalla (S) si ha: 

4 5 1 

j- xa -4- ^ < — - X, = 5(x, ^ x^) , 



16 
frcsne Signore di Gange, intitolata Glossarìum ad seri- 



e quindi : 

a / 2 



- ,= (3+- y. + (JH-i )x. . 



cioè : 

51 = 22Xi -H 33a;, . 

Dividendo quesla equazione per 2 si trova : 

Paragonando i valori (T)^ (U) di t si ha: 

(V) (44 )x. ^ (6-^ ) .. = (3-I )x. + 1 X.. 

Questa equazione è impossibile se x^ , ^2 ^^^^ ambedue positivi, 
essendo: 

2 ^ 12 3^9 

2 H , 6 



5 "^ 13 ' 5 '^ 13 

Per ciò nell'equazione (U) si scriverà — ^xi in vece di ^i, e si avrà così: 

,W) (44)x,_(6^Ì)x.=.(2-*-.J?)x,-J.3X. 
quindi: 

(• - E)'. = e - Ih ■ 

Moltiplicando questa equazione per 65 si ha: 

96^2 = 384x, , 
e quindi : 



e però se 


J^i 96 1 
X2 384 4* ' 

^2 "— ^ 


si avrà: 





Xi =» \ . 

Quindi se nell'equazione (U; si sostituirà — 1 in vece di Xi, e 4 
in vece di x^ , bi avrà : 



'=(*-r)*-(«-l) 



= 11. 



17 

plores mediae et infimae latini lalis si legge (1); <c DO- 
D MICELLUS, DoMNiGELLvs, diminutivum a Domnus. 
)) Gloss. antiquae MSS.: Herilesj Domini minores , 
» quod possumus aliter dicere Domnicelli.l} f^ììiìo: Do- 
ri micelli et Domicellae dicunturj quando pulchri ju- 
» venes magnatum sunt sictU servienies. » Lo scrit- 
tere chiamato Ugutio in questo passo del suddetto 
Glossarium del Du Gange è Uguccione Pisano, che 
fu per venti anni^ fneno un giorno, vescovo di Ferrara, 
e morì ai 30 d'aprile del 1 21 (2). 

La suddetta opera di Leonardo Pisano intitolata 
Flos super solulionibus quarumdam questionum etc. fu 
certamente dedicata dall'autore al Cardinale Ranie- 

Se nelle equazioni (R), (S) ti scriverà 11 in vece di /, — 1 in vece 
di X| e 4 in vece di x^ , «ì avri : 



1 1 



«3=^11— - ^4=1 , 



4 . 11 

X4= -.4 -f- -— -11 = 4. 
^3 2 6 



Leonardo Pisano in questa soluzione chiama huna IMncognita I, 
dragma l'incognita Xi j e re$ l'incognita d?i. ( Codice Ambrosiano 
ìF. 75, Parte superiore , carta 10, recto, e verso). 

(1) Glossarium mediae et infimae latinitatis conditum a carolo 
Dufresne Domino Du C(ingé auctum a Monachis Ordinis S. Benedi' 
cti, cum supplementis integris D. P. Carpenterii et Additamentii 
Adelungii et aliorum. Digessit G. A. L. Hensehel, Parisiis, Exeude- 
bant Firmin Didot Fratres^ Instituti Hegii Franeiae Typograpki , 
Ì840~18tt0, 7 tomi, in 4% t. Il, pag. 905, col. 3. 

(2) Fra Salimbene di Adamo, nato in Parma ai 9 d^ottobre del 
1221, secondo ch'egli slesso attesta (Codice Vaticano n.* 7260, carta 
CO. XXJ, recto, col. 2, lin. 25 — 26. — Memorie degli scrittori e lette- 
rati Parmigiani raccolte dcU Padre Ireneo Jlfò, Minor osservante f Bi- 
bliotecario di 5. J. R.y Profess, Onor. di Storia nella B Università, e 
Socio dilla A. Accademia delle Belle Arti di Parma,Parma.Dalla Stam- 
peria Reale 1789 — 1797, 5 tomi, in 4o, t. I, pag. 208, noU (2)) nella 
quinta ed ultima cronaca da lui composta fra il 1283, ed il 1287 
(Affò, Memorie degli scrittori e letterati Parmigiani, t. I., pag. 225, 
23 i — 232) scrive(Codice Vaticano n.''7260, carta numerata CC.XViij, 
nel margine inferiore): UGuitio natione tuseus. ciuis pisanus. epi* 

%pìM ferariensis fuit. librum deriuationum eompoiuit, uiriliter ti 

2 



18 
PO Capocci di Viterbo. Ciò apparisce da una lettera de- 
dicatoria che trovasi manoscritta nel redo della prima 

digne cf honesie. episcopa(um rexit et laudahiUter uitam tuam fini- 
uU, Et alia quedam opu$eula eompowit que iunt utUia et haben- 
tur a pluribus, que etiam uidi et legi non eemel neque bis. Anno do- 
mini M\ CC".'X'. ultimo die aprilis. migrauil ad Christum, Et ste- 
tti in episcopatu. XX.^'annis. minus uno die. Una parte di qaesio 
paaao della suddelU cronaca di Fra Salìmben^ dì Adamo fu alampaU 
nel 1769 in un*opera dei Padri Don Mauro Sarti, e Don Mauro Fat- 
torini, intitolata De Claris Archigymnasii Bononiensis Profestoribus 
a saeenlo XL usque ad saeeulum XIF {Sarti (P. Maurus), et Fatto- 
rini (P.Maurus), De Claris jireMgymnasii Bononiensis Professoribus 
asaecuU) XI. usque ad saeeulum XIF. Bononiae 1769 — 1772. Ex 
Typographia Laelii a Fulpe Instituti Seientiarum Typographi. Su- 
Fsriorum auetoritale^ 3 volumi, in foglio (il teno de^qnalì è incom- 
pleto), lofFit /, pars /., pag. 800, nota (a. ). Un esemplare mutilo del- 
l'opera d'Uguccione, intitolata l,iber Deriralionum menzionata nel 
pasao ftoprarrecato di Fra Salimbene (Vedi •opra,pag.l7, lin. 37—38) 
trovasi manoscritto in un Codice delia Biblioteca Vaticana centra»- 
segnato fiegina Svecorum^ membranaceo, in quarto, e di 218 carte. 
In questo esemplare si legge: Item a domtu hic dominus quia domui 
presit. quod autem dieitur quasi dans minas. vel qu<i»i dans minus. 
seilicét seruitii. vel quasi domus unicus. ethimologia est et non com- 
positionis ostensiot sicut est ethymologia quod dieitur dominus quasi 
domans manus et inde hic domicellus dieitur inde hic dominellus 
ambo derivativa et haeo domina^ et haec domiceli a. et dominella am- 
bo derivativa; domicela et domicelle dicuntur quandoque pulchri 
vueri magnatum siue sint seruientes siue non. Nelle ultime quattro 
linee (42'*-^45.«) della prima colonna del rovescio della carta nume- 
rata 106 di questo Codice si legge: Magne diriìMtiones secvndum || u- 
guitionem expliciunt correete || aurelianis. anno incamationis || ihesu 

X -M' ce. l. nono. Il medesimo Liber Derivationum trovasi an- 
che manoscritto in un Codice della Biblioteca Vaticana, contrasse- 
gnato /ff(^na Sveeorum^ n* 1627, membranaceo, in quarto, di 258 
carte. Nelle linee 9.«— r1t(.* della seconda colonna del rovescio della 
guiHa numerata 49 di questo Codice si legge: Item a dòmus Me dominus 
quia domui presit, quod autem dieitur dominus quasi dans minas.ethy- 
ilMlogìa non eompositionis ostensio. sicut est ethymologia quod diei- 
tur dominus quoisi dvmans manus. et hic domicellus dieitur inde et 
Me dominellus ambo derivativa et hec dominavnde haec domicella. et 
hene dominflta ambo derivativa domicelli et domicelle dicuntur quo- 
ifue pulchri iuuenes magnatum siue sint seruientes- siue non. Nelle 
ìhìce 11.« — 19.' della seconda colonna del rovescio della carta nume- 
rata 251 di questo Codice si legge : 

Èxplicit hugutio, sii laus et gloria christo. 

Scriptorts nomen jacobus: sibi del deus omen. 

Christi solanien det. sibi mater: àmen. 

O pater, o ehriste. te laudo spiriius alme 

pepn de mai me gvofiiam liber explicit iste. 



19 

carta del codice E. 75) Parie Kuperiore della Biblioteca 
Ambrosiana, giacché questa lettera incomincia co- 
sì (t): iNTELLECTo^ beate pater et domine uenerande A. 

dei grcUia sce Mar. Incosmidin diac. Card, dignissime^ 
quodmeorum operum copiam non preceptiue saltimi 
quod uos magis decebal^ $ed simpUciler peiere ftUsliSf 
per Uiieras uestre sanciitaUs dignaii e te. (2). 

J)$at9ra ieriptorit ttUuetur in omnibui karit. 

Àntìo MiUeno bi$ Ctnitno quoqu€ feci 

tibrum Qu$ veci. Q^arto Hmul Oetiumeno. 

/» vigilia Beati Martini hyemoHi. 
Il suddetto liber Deriva tianum òV^\ììccìoae Pisano trovasi anche ma- 
noacritto nel Codice Palatino n.* i777 della Biblioteca Vaticana, car- 
taceo, ìq quarto» di 308 carte* Nelle linee 9.* — 19.* della prima oo- 
lonna del rovescio della carta numerata 76 di questo Codice si 
l^ge : liem a doflMM kic dominut quia domui preeit quod autem 
dieitur daminue qtte^i dam minas ethy (sic) vel q^a$i dans tnunue 
eemieU vel quaei domue nutue ethyvMlogia est et non composi' 
iio\Sieud(eìQ) elkyrnologia eet quod dieitur dominus quaei domane ma- 
nne. Bt inde kic domieeUve Et kic diomineUue amJbo derivativa Et kaec 
domma Fnde kaec damieella et kaec dominella ambo derivaliua do- 
wUeeili et dmnieelie dieuntur quandoque pulchri iuuenee magnatum 
eimeimt eer^ientee due non. Nelle linee 34«— 37* della seconda co- 
lonna del feeto della carta 307 del medesimo Codice Palatino n.* 1777 
si trovano scrìtte con inchiostro rosso le parole seguenti: Explicit 
kuguitia. y Finitue eet iste liber anno || domtnt ìM" CCC Ixxxxiiif \\ fe- 
ria eecun4apaetdominicamtetare. Trovansi poscia nella trigesima ot- 
tava i9d ultima linea della medesima colonna seconda scritte con in- 
chiostro nero le parole spguenti;/^eria 2.* poi< domtnieam Mare kora 
coa^^torii. — Dal suddetto Glossarium ad seriptoree mediae et in- 
Itmae lalinètatie del Du Gange (Vedi sopra, pag. 17, lin. 1 — 6) ap- 
parisce che nel medio evo furono chiamati Domicelli i Hgliuoli de' 
magnati» e dei Baroni, e specialmente i figliuoli de'militari , non 
ancora aseritii alla milizia {Glossarium mediae et in/imae latinitatie 
conditum a Carqto Vufresne Domino Du Cange auetum a Monaekis 
Ordinis À\ Benedicti, t. Il, pag. 906, col. 1, lin.). Quindi è da cre- 
dere, che il suddetto Rol>ertino fosse un giovane familiare dell'im- 
peratore Federico 11, e figliuolo probabilmente di qualche magnate, 
o di qualche militare. 

(1) Codice Ambrosiano E* 75, Parte superiore, carta 1, rccto^ Un, 
3--«.— Vedi più oltre a pag. 352, lin. 10--*i3, (APPENDICE, N.' 1.) 

(2) Si sa che il suddetto Raniero Capocci fu creato Cardinale 
Diacono del titolo di s* Maria in Cosmedin dal Sommo Pontefice 
Innocenzo III nelT ottava promozione di Cardinali fatta da questo 
Pontefice {Fit(U et Gssta Summorum Pontifieum a Ckristo Domino 
ueque ad Clementem Fili. Nec non S. R. E. Cardinatium cum eorun- 
dem insignibus.M.Atfonsi Ciaconii Biaeensi^ Ordinis Praedicatorum, 
& Apostolici Poenitentiarii. cum Privilegio. Romae^ Expeneie Se- 



20 

È anche certo che Leonardo Pisano dedicò a 
Federico II d'Hohenstaufen una parte del suddetto 
FI0S9 ciò ritraendosi da cinque passi del medesimo 
Flos (I). 

bastiaìU de Franeisei Senemit Apud Stephanum Paulinum JliDCL 
S^periorum permismy 2 tomi, in foglio, 1. 1, pag. 534—535, e pag. 
536 A, B. Innoeentius III, Cardinalis XXFW. — Vitae et ree gè- 
$iae Ponti/icum Romanorum et S, R. E^ Cardinalium Ab iniiio na- 
$centii £ecle$i<u usque ad Clementem IX. P. O. M. Jlphonsi eia- 
eonii Ordinit Praedieatorum et aliorum opera deicriptae : Cum 
$Èberrimi8 Notis : Ab Angustino Oldoino SocietatU Jesu recognitae^ 
O* ad quatuor Tomos ingenti ubique rerum accessione produeta. Ad- 
ditis Pontificum recentiorum Imaginibus^ et Cardinalium Insignibus^ 
pturimitqtie aeneis figuris eum Indicibus locupletissimis. Romae MD- 
CLXXFII. cura et sumptib. Philippi et Ant, De Rubeis. Superiorum 
PermisfiUt 4 tomi, in fog., t. Il, col. 34 e 35 A^ Innoeentius III. 
Cardinalis XFII ) ai 15 di decenabre del i212, secondo il Padre 
Alfonso Ciacconìo (Ctaronit, Fitae et Gesta Summorum Pontifleum^ 
1. 1, pag. 534. — Fitae et res gestae Pontiflcum Romanorum et S. R. 
p. Cardinalium ab initio nascentis Ecclesiae usque ad Clementem IX 
P. O. M. Jlphonsi Ciaconii Ordinis Praedieatorum et aliorum opera 
deseriptae eum uberrimis Notis eie, 1. 11, col. 30. D.E,)t ed ai 16 
di dicembre del 1213, secondo il celebre Onofrio Panvinio ( Ofiu- 
phrii Panvinii Ferpnensis fYatris Eremitae Jugustiniani, Romani 
Pontiflees et Cardinales S. If. E. Qb eisdem a Leone IX.ad Pautum 
Papam Illlf per quingentos poiteriores a Ctiristi Natati annos crea- 
ti (Fenetiis, Apud Michaclem Tramezinum MDLVI!) , in 4* , pag. 
138^ della prima numerazione di pagine. — Gruterus (Janus) (sol- 
^o il nome di Joannes Gualterus) Chronicon Chronieorum Eectesia- 
stico-^Politieum ex huiut superiorisque aetatis scriptoribus eoncin- 
natum. Franeofurti^ in Ottlcina Aubriana M. DC XIF^ 4 tomi , 
in 8*, t. I, pag. 328). Sembra che questo illustre porporato amas- 
se, e coltivasse le matematiche pure, giacché è certo eh* ^gli do- 
mandò in una lettera da lui diretta a Leonardo Pisano un9 copia 
4elle opere che questi aveva composto, ciò essendo provato chia- 
ramente dalle soprarrecate parole della dedicatoria suddetta: Quod 
meorum operum eopiam non preceptiue saltim^ qìsod uos magis de- 
pebat^ sed simpli eiter petere fuistis per litteras uestre saniitatif di" 
gnati (Vedi sopra, pag. 19, lin. 5 — 7). 

(1) l cinque passi del Flos dì Leonardo Pisano menzionati nel- 
le linee terza e quarta di questa pagina 20 sono i seguenti t 
ì.f> CvM eoram maiestate uestra , gloriosissime princeps Frederiee^ 
magister Johannes panormitanus phylosophus uester pisis fneeum 
multa di numeris contvliuet etc. ^Codice Ambrosiano E, 75, Parte 
superiore, carta 1, recto, lin. 29 — 31. — Vedi sopra, pag. 5, lin. 14 
— 16)t 2.** Htc ilaque questio^ domine serenissime imperatott in pa- 
latio ueslro, pisiSy coram uestra maiestate, a magistro Johanne panor- 
mitano miM fuit proposita. Super cuius questionis solutionem eogi- 
tans^ tres modot in soluendo ipsam inueni , quos in libro nostro 
quem de numero eomposui, paienter inserui, Sed eum nuper solutio- 



21 

Il suddetto Fìos finisce così (1) : Et quia qua- 
tuor inuenii numeri sunt sibi inuicem comunicane 
tesj et est senarius comunis eorum mensura , si 
diuiserimus unumquemque eorum per 6 , habebitur 
soltUio huius questionis in minoribus numerisj et sum- 
ma eorum erit 425, et biz. primi erunt 259, Secundi 
123, Ter/t) 43. 

Subito dopo, nelle linee 5— -18 del recto della car- 
ta 15 del Codice Ambrosiano £.75, Parte superiore si 
legge: 



tifili Hmsdim questionis intenderem , cUium nimis putehmm modum 
inueni^ quem serenitati uestu pandere^ de uestra henignitate coit/l- 
suiy euraui. Sed anUquam ad eim solutionem ueniam, quidam intra '^ 
duetoHa uestre maiestati proponete dignum duxi ((Codice Ambrosiano 
E, m, Parte superiore, carta 6, verso. Un. 15—24. — Vedi sopra^ 
pag.7,lin.l 6—^19): 3.* SOLFA M etiam per eoniimileM modum vtram- 
que questionem quas per robertinum aggià domicellum uestrum ue- 
stre maiestati transmisi (Codice Ambrosiano E, 75, Parte superiore^ 
caria 7, veriOf lin. 16 — 17. — Vedi sopra, pag. 10, lin. 3 — 6). 4." Et 
siCf Ui uestre serenissime maieitctti trammisi', primus numems est Y , 
seewHdus 10^ ler ttia 19, quartus S5^ gtitii<ii« 2S, et numerus in qUo 
equantur ipsi numeri est 34 (Codice Ambrosiano E. 75^ Parte su- 
periore, carta 9, recto , lin. 15 — 17). 5.* Pateat quidem serenitati > 
ueitre hane questionem a me solutam esse in tertio decimo eapilulò 
liM mei dupliciter (Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore , 
carta 10, verso, lin. 4 — 6). 

Fili oltre nel medesimo Fìos leggesi (Codice Ambrosiano^ E. ^5, 
Parte superiwre^ cart» 11, terso ^ linr. 23 — 26> : 

De quatuor hominibus bixantios habentibUs, 

Posvi hane aliam questionem similem suprascripte questionis, 
sanete et uenerande pater domine Ranerijj dignissime card., ut qUe 
in preseripta queUione dieta sunt melius elementia uestra intendere 
ualeat. 

lì porporato, a cui Leonardo Pisano qui parla, é certamente quel 
medesimo Cardinale Raniero Capocci al quale è diretta la lettera 
dedicatoria del suo Flos menzionata dì sopra (Vedi soprac, pag. it, 
lin. If — ^^13, pag 18, lin. i— 2 , pag. 19, lin. 1 — 7). Sembrar per 
tanto doversi credere che Leonardo Pisana, dopo avere dedicato una 
parte del suddetto F(o« ali* Imperatore Federico II, inviasse af Car^ 
dinaie Raniero Capocci questa medesima parte con alcune giunte. Il 
problema de quatuor hominibus biMantios ^aòen<<òii5menzionato nel- 
1* ultimo dei passi soprarrecatt del medesimo Fio* (Vedi sopra, le 
linee 29 — 33 di questa pagina 21) fece parte probabilmente di tali 
gittRte. 

(1) Codice Ambrosiano E» 75, Parte superiore^ carta 15^ recto ^ 
lin. 1—4. 



22 

Epistola suprascripli Leonardi ad Magistrum Theo- 
dorum phylosophum domini Imperatoris. 

Assiduis rogaminibus el posttUalionibus a quodam 
mihi amicissimo inuilatus ut modum sibi conponerem 
soluendi subscriptas auium et similium questiones^quia 
ipse^ tanquam nouiler in hoc magisterio educatus^ (or- 
tiora pabula in libro meo numeri apposita pauescebatj 
lac sibi uelut nouiter genito fUio suauitatis preparami 
ut robustus effectus capere ualeat artiora^ presentem 
sibi modum inueni^ per quem non solum similes que- 
stiones soluunturj ueriim et omnes diuersitates corno- 
laminum monetarum. Et quia ipsum in illa scientia 
prestantiorem^ et ulilem elegij uobis reuerende pater 
domine Theodore imperialis atde aumme phylosophey 
mictendum decreui^ ut ipso perìecto que ulilia mnt 
uestre celsitudini^ probilas > resecatis superfluis , re- 
conseimet (I). 

Immediatamente dopo questa lettera nella linea 
decimanona della carta 15> reclo^ del suddetto Co- 
dice Ambrosiano E. 75, Parte supenore incotnincia 
un paragrafo che nella jmedesima decimanona linea è 
intitolato; De auibus emendis secmidum proportionem 
datam. Questo paragrafo fhiisce nella linea quinta del 
rovescio della medesima carta 15. Trovasi poscia in 
questo Codice un altro paragrafo intitolato (2) : De 



(i) Più oltre nel presente scrìtto si dimostra che il Maffister 
Theodorui, al quale è diretta V Epistola riportata nelle prime di- 
ciassette lìnee di questa pagina 22, trovasi anche menzionato in 
un'opera di Leonardo Pisano intitolata Liber quadratorum ( Vedi 
più oltre, pag. 44, lin. 1^28, pag. 78, lin 15—18, pag. 84, Un. 
3-^6, pag. 85, lin. 8—16, pag. 86, lin. 14—24, 87—40, pag. 87, 
pag. 88, lin. 1—2, pag. 348, Mn. 5—23, 31—32, pag. 349, lin. 
i — 7.) Altre notizie intorno al medesimo MagUter Theodorus si tro- 
veranno nel presente scritto dalla prima linea della pagina 45 alla 
linea decimottava della pagina 78. 

(2) Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore, carta 15, Mf«o, 
Un. 6. 



23 

eodem^ e quindi un altro intitolato (1): ttem de auihus* 
L'ultimo di questi ive paragrafi finisce cosi (2): et 
iic po&sumus in similibus eliam^ et in consolamine mo* 
netarunif et bizaniiorum operati^ quodj quandocumque 
placuerit dominalioni uestre^ liqmdius declaraho. 

Segue nel Codice Ambrosiano E. 75 , PwrU w-* 
penare j un paragrafo intitolato (3) : De composi- 
lume pentagoni equilateri in triangulum equicrwriunt 
datum. Questo paragrafo incomincia cosi (4): Liset 
etiam s^dutionem subscripte queslionis y qiuun nuper 
inuenii lime (sic) ueslre correctionis transmittere. Vi- 
delicet cum in triangtdo equicrurio noto proiracium sii 
pentagonum eqiUlaterum f qualiteì* inueniatur langi^ 
tudo ipsius lateris demonstrabo. Subito dopo questa 
risoluzione, nel suddetto Codice Ambrosiano Eé 
75, Parte mperiore, si legge (5): Inueni etiam his 
diebus alias solntiones super similibus qnestimiibus f 
quas dominationi uestre quandocumque placuerit de-^ 
stinabo. Segue nel Codice medesimo (6) ud pyragralo 
che nel rovescio della carta 17 di questo Codice è 
intitolato (7): Modus alius soluendi simites questiones. 
Poscia si legge io questo Codice (8): 

Inuestigatio unde procedat inuentio suprascripta. 

Et si unde talis inuentio procedat habere uolue- 
ritis y uobis ittud tanquam domino uenerando mittere 

(1) Codice Ambrosiano E. 75^ Parie superiore, carta fS, «efMf 
Un. 17. 

(2) Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore, carta iti, ^mn$i 
lin. t7— 40. 

(3) Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore, carta 16, verso , 
lin. 20—21. 

(4) Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore, caria IC^ verso^ 
lin. ti -25. 

(5) Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore^ caria 17, versoi 
Kn. iO— il. 

(6) Codice Ambrosiano E* 75, Parte superiore, carta 17, verso, 
lin. 12 — 33, caria 18, recto, lin. 1 — •34. 

(7) Codice Ambrosiano E, 75, Parte superiore, carta 17, verso, 
Im. 12. 

(8) Codice Ambrosiano, E. 75, Parte superiore, caria 18, reetOf 
Un. 34 — 35 (penultima ed uUkna)» caria 18, verso. Un. 1-— 3. 



24 

procurato. Soluuntur eliam similes quesliones alilery ut 
in libro meo denominato (1) uestra sapienlia poterit in- 
uenire (2). Certamente il personaggio, a cui Leonardo 
Pisano qui parla, è quello stesso al quale egli rivolge il 
discorso in tre altri passi del Codice Ambrosiano E. 
75, Parte superiore, riportali di sopra (3), che tro- 
vansi in questo Codice dopo la soprairecata lettera ad 
Magistrum Theodorum philosophum domini Imperato- 
ris (4). Puossi adunque con sicurezza affermare: 1/ 
Che in questo Codice dalla linea decimanona della 
carta 15) recto, alla linea decima della carta 18 , 
verso, si legge uno scritto di Leonardo Pisano intoi*no 
ad alcuni problemi d^aritmetica e di geometria : 
2.** Che questo scritto diverso dal Flos super soluiioni- 
bus quarumdam questionum e te. del medesimo Leo- 

(1) Le parole libro meo denominato che troYansi nella linea 2 
di questa pagina 24 debbono certamente indicare Toper^ di Leonar- 
do Pisano da lai menzionata nella soprarreeata lettera dedicatoria a 
Maestro Teodoro, dicendo in Hhro meo numeri (Vedi sopra, pag. 22, 
lin. 7), giacché da qaesto passo della dedicatoria medesima, lino alle 
sopraccitate parole libro meo denominato, niuirallra opera del sud- 
detto Leonardo trovasi menzionata nel Codice Ambrosiano E, 7tt, 
Parte tuperiore. Si dimostrerà più oltre nel presente scritto (pag. 
95» lin. 33 — 43), che il Liber niimm di Leonardo Pisano, da lui ci- 
tato nel primo di questi due passi, è molto probabilmente il suo 
Liber Abbaei. 

(2) Subito dopo la parola inuenire nelle linee 3 — 10 della carta 
JS, verio del Codice Ambrosiano E, 75, Parte superiore sì legge: 
Et ii tuper denaiios uniui cuiusque adderetur eadem pars dena- 
riorum reliquorum quatuor hominum que additur in dieta questione 
unieuique de suo consequenle et haberet primus 12* SecundusiH et 
eetera ut supra tune quaestio esset insolubilis nisi coneederetur pri- 

«tifili habere debttum quod debttum esset— -ì^,Et Secundus haberet 

197 

1 14S 99 1 123 20 
3. Tertius — ìi,Quartus 15. Quintus — 20. La 

2 197 197 ^ 2 197 ^ 197 

parte scritta della caria 18, verso del suddetto Codice Ambrosia- 
no E. IH, Parte superiore Bnisce nella linea decima di questo ro- 

20 
Teselo, col numero — 20. 

197 

(3) Vedi sopra, pag. 23, lin. 2—5, 9— i9, 23—25, pag. 24 
lin. 1 — 3. 

(4) Vedi sopra, pag. 22, Un. 1 — 17. 



25 
nardo > fu da lui dedicato ad un maestro Teodoro 
filosofo deirimperatore Federico II. 

Nelle prime diciannove lìnee della carta 19) recto, 
del Codice Ambrosiano E. 75, Parie superiore si 

legge : 

Incipit liber quadratorum compositus a leonardo 

pis. Anni M. CC. XXS. 

CvM Magister dominicus pedibus celsitudinis ue^ 
strCj princeps gloriosissime domine F., me pisis du-- 
ceret presentandumj occurrens Magister Johannes pa- 
normitanus questionem mihi propostùt infrascriptam , 
non minus ad geometriam, quam ad numerum perii" 
nentemy vi inuenirem numerum quadralum, cui quin-- 
que additis nel diminutisj semper inde quadratus nu-- 
merus oriretur. Super cuitis quesiionis solulione a me 
iam inuenla consideransy nidi quod hahebat originem 
solutio ipsa ex mullis que quadratisi et inter quadratos 
numeros accidunt. Nuper autem cum relationibus pisin 
positisj et alioinm reddeuntium (sic) ab imperiali cU" 
ria y intellexerim , quod dignatur uestra std>limis 
maiestas legere super librum quem conposui de nu- 
mero, et quod placet uobis audire aliquotiens stAtUi" 
UUes ad geometriam et numerum contingentes , re- 
memorans in uestra curia, et a uestro phylosopho 5ti- 
prascriptam mihi propositam questionem, ab ea sum- 
psi materiam , et opus incepi ad uestrum honorem 
condere infrascriptum, quod uocari librum uolui qxm- 
dratorum, ueniam postulans patienter si quid in eo- 
dem plus, vel minus insto, uel necessario continetur, 
cum omnium habere memoriam, et in ntdlo peccare 
sit diuinitatis potius quam humanitatis , et nemo sii 
uitio carens, et undiqtie circumspeclus (1). 

(I) La foprarrecata leUera dedicatoria di Leonardo Pisano airim- 
peralore Federico 11 di llohenstaiifen Hnisce con una sentenza si- 
mile a quella colla quale termina il proemio del medesimo Leonardo 
Pisano al suo Liber Abbati^ giacché le ultime parole di questo proe- 
mio sono le seguenti : Si quid forte minuf aui plus iusto uel ne- 
cessario intermisi mihi deprecor indulgeatur : cum nemo sit qui ui» 
Ho eareai et in omniitus undtque sii eireumspeetus. (Codice Palati^ 



26 

Il testo latino di questa lettera dedicatoria del 
Liber quadratomm^ ed una ii*aduzione italiana del- 
la dedicatoria medesima, si leggono anche nel re- 
cto della carta 475 del Codice L. IV. 21 deUa Bi- 
blioteca Pubblica Comunale di Siena. 

Il principe, a cui questa lettera fu indirizzata da 
Leonardo Pisano, è certamente il soprammentovato 
Federico II d'Hohenstaufen, vigesimosesto imperatore 
di Alemagna (1). In prova di ciò è da notare, che il 
nome di quest'imperatore trovasi indicato per mezzo 
deir iniziale di questo nome in principio della de- 
dicatoria naedesima, tanto nel Codice Ambrosiano E. 
75, Parie superiore, quanto nel Codice L. IV. 21 del- 
la Biblioteca Pubblica Comunale di Siena (2). 

Dalla linea ventesima della caria 19, rec/o, del 
suddetto Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore^ 
alla linea ottava della carta 39, versoj di questo Co- 
dice trovasi manoscritto il testo latino incompleto 
del medesimo Liber quadratorum. 

Il Sig. Chasles nella Nota XII al suo Aperfu 
hislorique sur Vorigine et le développement des me- 
mo «.* 1343 della Biblioteca Valìcana, carta i» recto f col. 2» lin. 
15 — IS.Codice Magliabechiano, Scaffale C, Palchetto !, n* 2616, Ba- 
dia Fiorentina n* 73, carta 1, re^/o, lin. 36 — 36. Codice Magliabe- 
diiano CtoiM Ki, n.* 24, carta 8, nainerata 1, lin. 20^-21. Codice 
Anfarobiano /. 72, Parte euperioref carta 1, recto. Codice Riccar- 
diano n/ 7S3, carta 1, recto, lin. 11 — 13. Codice della Biblioteca 
Borbonica di Napoli, contrassegnato Codici Farnesiani, Armadio 
Fiìi'Pluie» C. n.* i8, carta 4, redo). Neil' Histoire des ecieneee ma- 
tkématiquee en Italie del Sig. Libri ( Hisloire des scienees mathé- 
matiques en Ttalie, depuis la renaissance des lettres jusqu*à la /In 
du diX'Septième tiècle, par Guillaume Zt6rt. J Paris, Ckes Jules Re- 
nouard et C.i*, Libraires, Bue d» rotcmon, N.* 6, 1838 — 1841 , 4 tomi, 
in 8%t.ll.9pag 288,lin.lS) ba drconspeetus io vece di circumspecius. 

(1) Vedi sopra, pag. 8, lin. 24'*-28, pag. 9, lin. 2 — 42, pag. 10, 
lin. 14—15. 

(2) Nelle lìnee decìmaqnarta « decimaquinta della carta 475, reeio, 
del Codice £. IF. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, la 
soprarrecata lettera dedicatoria di Leonardo Pisano air Imperatore 
Federico il. incomincia cosi: Cvm magister dominicus pediòus celsi- 
iudinis vestre prineeps ifioriosieeinìe domine f. me pisis dueeret pre- 
sentanduwk. Nel margine laterale esterno della medesima carta 475, 
recto, k sopracciteU traduìone iuliaoa della medesima dedicatori* 
incomincia cosi : « Menandomi Mastro Domenico o Glorioso Pr ,.< 
» cipe Sig.r*' F. a pie di nostra al tesa in pisa ». 




27 

thodes en geometrie (1), ed il Sig. Guglielmo Libri 
in tre passi della sua Histoire des sciences ma--^ 
thématiques en Italie (2), affermano che il Trattato 
dei numeri quadrali di Leonardo Pisano è perduto. 
Questo trattato è il medesimo Liber quadratorum di 
cui si è parlato di sopra (3). 

Fu ignoto (inora Tanno nel quale Leonardo Pi- 
sano compose il soprammentovato Liber quadratorum. 
Il Professore Giovanni Battista Guglielmini in una 
delle note al suo Elogio di Leonardo Pisano dice di 
non sapere che V opera de' Numeri quadrati del medesi- 
mo Leonardo abbia data (4). il Sig. Libri parlando di 
quest'opera stessa dice (5): <c on ne connatt pas bien 
» Tépoque a laquelle il écrivit (Léonard Fibonacci) 
» cet ouvragc». Il Sig. Gartz in un articolo che inco- 
mincia « Fibonacci Leonardo » inserito neirEriciclope* 
dia universale in lingua tedesca, pubblicata dai Si- 
gnori Ersch e Gruber, scrive (6) : 

(1) « Les ouvragM de Fibonacci, doni on reconnaft aojoord'hoi 
» toute l*imporUnoe, toni oependant encore tnédits; le mansscrit, 
9 en soni très^rares; ei le traile de» nombres carré» eU déjà per- 
fi do, depuis une soiiantaine d'années. » (Aperru Mstoriqué sur V 
origiiUf et le développement dee mélhodes en giométrie partieuKè- 
rement de eeUes qui te rapportent à la geometrie moderne » tuttit* 
d'trn mémoire de geometrie sur deux prineipes généraur de la seien- 
ef , la dualité et l* komographie ; par M. Chatlesy ancien élivé de 
tÉeoU Potyteekhtque. Bruaellee^ M, HayeM^ Imprimeur de V Àca- 
démie Borale, iS37, in 4% pag. 520). 

(2) T. 1, pag. X, lin. 21—23, noia (i),i. 11, pag. 27, lin. 3 — 6, 
pftg. 30, lin. 16, pag. 40, lin. i— 9. 

(3) Vedi sopra, pag. 25, lin. 3 40, pag. 26, e le prime tei li- 
nee di qaeau pag. 27- 

(4) • Dove giova sapere, che Topera de* Numeri quadrati ka ben- 
sì 5 i)§dieat nui non ha Data che io mi sappia ». 

m 5 Noi. M par. i.,ecn {Eh^gio di Lionardo Pisano recitato iMta 
grand* Jula della Regia Università di Bologna nel giorno Xll. Nih 
vemkre MDCCCXIi^ dal Professore G. B. GugHelmini^ JSleiUire del 
CaUegio de^Dolii^ Cavaliere delta Corona di Ferro , e Memkro M 
Be$io MUuio (Boloana per Giueeppe iMceketini MDCCCXIU) , in 
8 , pag. 215, No4. kkh). 

(5) Hiitoire dee tcienees wuitKématiquet en Italie^ t. II, pag. 14 
e 25. 

(6) « Er sclirieb aach, man 'weiss aber nichi lu welcher Zeli '), 
» eine Abbandlnng. dber die Quadraliablen» welche er dem Kaiser 
ft Friderich li. zueign^le, » etc. 

» 8}6ugUelniiiii (a. a. O. S. no) glaubt diet Werk ini J. ia5o leUen sa 



28 
« Egli (Leonardo Fibonacci) scrisse, ma non si 
» sa in qua! tempo ^^ un trattato de'numeri qua- 
» drati, che egli dedicò a Federico II. 

8) (( Il Guglielmini (1. e. pag. no) crede doTersi porre quesl* opera nel- 
9 l*anQO laSo, ma aenia ragioni pienameole conTÌnceoU. » 

In uno scritto intitolato Leonardo da Pisa, o Leo- 
nardo Fibonacci j stampato in Firenze nel 1850, dalla 
pagina 335 alla pagina 341 del sesto volume di 
un'opera intitolata: / Benefattori deW umanità (1), 
si legge (2): « Di ciò che facesse Lenardo (sic) tra 
» gli anni 1202 e 1220 non si sa : ma ben si sa 
D che il 1220 pubblicò un'altra opera intitolata: - 
» Pratica della Geometria^ - e dedicata da esso a un 
» tale maestro Domenico^ del quale noi non cono- 
» sciamo che il nome. Il quale lo presentò poi al- 
D rimperatore, che gli usò tali accoglienze, che me- 
)» rito gl'intitolasse Leonardo un'altra opera sua : - 
» / Numeri quadrati: - composta verso il 1250, come 
i> debolmente congettura il Guglielmini ». 

Due manoscritti dimostrano che il Liber qua- 
dratorum di Leonardo Pisano fu da lui composto 
nel 1225. Uno dì questi manoscritti è il sopracci- 
tato Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore^ giac- 
ché nel recto della carta 19 di questo Codice si 
legge : Incipit liber quadratorum conpositus a Leo- 
nardo pis. Anni M. CC. XXV. » L'altro è il Codice 

» miiMen, alleio ohne ToUig ubtfrxeugende Grunde. » {Jllgemeine Ency- 
klopdedie der fVUsenschaflen und Kunste in alphabetUeher Folge von 
gennanten Sehriftstellern bearbeilel und herausgegeben von J. S. Et 
•eh und J. G. Gruber. Mit Kupfern und Charten. Enie Section. 
A — G. Herausgegeben von J. G. Gruber. Leipzig 1818 — 1851,- 53 
lomi, in 4*, tomo XLIH (Dreiundvierxigster Theilìt pag 4*5, col. 
2, arlicolo Fibonacci). 

(i) Questo scriUo è Hrmato coni: « || Compilatore X. Y. » (I Be- 
nefattori delCumanità^ oseia vite e ritratti degli uomini d'ogni pae- 
se, e d^ogni condizione, i quali hanno acquistato diritto alla pub- 
blica riconoscenza, opera pubblicata in Francia defila Società Mon- 
lyon e Franklin, ed ora per la prima volta in Italiano tradotta , e 
di giunte ampliata. Firenze presso Luigi Ducei e Comp. Editori 
1843 — 1850, 6 volumi, in 8** grande, voi. VI, pag. 341). 

(2) 1 Benefattori delCUmanità, voi. VI, pag. 336 e 337} 



29 

Urbinate n.* 291 della Biblioteca Vaticana, giacché 
Del redo della carta 104 di questo Codice si leg- 
ge : « Inchomincia lo libro de numeri quadrati com- 
» posto da lunardo pisano in 1 225 » Sotto questo 
titolo trovasi nel Codice medesimo tradotta in lingua 
italiana una parte dell'anzidetto Liber quadratarum 
di Leonardo Pisano. 

Leonardo Pisano nella sua opera intitolata: Flos 
super solutioììibus qìiarumdam questionum ec.scrìve(l): 
Et cum diutius • cogitassem unde oriebatur predicte 
questionis soluiioyinuem ipsam habere originem ex mul" 
ii$ accidentibus que accidunt quadratis numerisj et in- 
ter quadratos numeros.Quare hinc sumens materiam{2)j 
libeUum incepi compotiere ad uestre maiestatis celsi- 
tudinis glorianij quem libellum quadratortim intittdauiy 
in quo conlinebuntur rationes et probationes geometrice 
solutiones questionis predicte , et multarum aliarum 
questionum solutiones^ quem habere poterit uestra in-- 
mensitasj si celsitiulini uestre placuerit. Ciò dev' es- 
sere stato scritto da Leonardo Pisano nel 1225, 
o prima, giacché si è dimostrato di sopra (3), ch'egli 
nel 1225 compose il suo Liber quadratorum , da 
lui qui menzionato. 

E da notare che poco prima Leonardo Pisano 
nel medesimo suo Flos dice d'aver tenuto alla pre- 
senza dell'imperatore Federico II in Pisa un lungo 
ragionamento di cose relative alla scienza dei nu- 
meri con maestro Giovanni Palermitano, filosofo di 
quest'imperatore (4). Più oltre Leonardo Pisano nell' 

(1) Codice Ambroiiiano E. 7tt, Parte superiore, carta 1, verso ^ 
lin. 10—17. 

(2) Ho credulo doversi spiegare per materiam la parola abbrevia- 
ta maiam che trovasi in questo passo nel Codice Ambrosiano E. . 
75, Parte superiore {Vedi Wfac — simile riportato sotto il N.' 4. nella 
tavola posta in princìpio del presente scritto). 

(3j Vedi sopra, pag. 28, lin. 20—26, e le prime sette linee di 
questa pagina 29. 

(4) Vedi sopra, pag. 5, liu. 14 — 20« 



30 
opera stessa dice a questo prìncipe (1 ): Hec itaque que- 
sito (hmine serenmime imperatory in pakuio uestro pi^ 
sisy coram ueHra maieslale, a nuMgisiro lohanne panor- 
mitano mhi fidt propesila. Quindi è certo che rim- 
peratore Federico II fu in Pisa nel 1225, o prima. 

Raffaello Roncioni, erudito Pisano nato circa il 
1550 (2), e morto ai 25 di maggio del 1619 (3), 
nel libro nono delie sue Islorie Pisane^ e sotto Tanno 
1220 scrive (4): « In questo medesimo annotTim- 
» peratore Federigo» avendo nella Germania, e in 
» altri luoghi sottoposti al suo imperio, debellati e 
» vinti molti suoi nemici, e perciò pacificatone per 
» tutto il suo regno; disegnò di venire in Italia, e 
» coronarsi in Roma. Pertanto, inteso primiei*amente 
n per lettere e imbascerìe il volere di papa Onorio, 
» partendosi d'Alamagna. e facendo il suo viaggio 
n per Lombardia, doppo aver visitata come impe- 
n ratore quella provincia; se ne venne in Pisa, e vi 
n fu ricevuto con le ceremonie e solennità che si 
)> sogliono usare. Essendovi dimorato molti giorni, 
» mandando la sua gente per terra, con venticin-^ 
» que galei-e pisane si condusse al porto d' Ostia : 
» dove fu incontrato da due cardinali legati del pon* 
» tefice, e da molti altri signori e baroni; dai quali 
» con gran feste, e trionfo fu condutto a Roma, e 
» solennemente coronato ai ventidue di novembre, 
% Tanno della nostra salute MCCXX, da papa Ono- 
» rio; e altri dicono da Ugolino cardinale, e vescovo 
» d'Ostia, che di sua commissione fece questa ce* 
» rimonia , e coronazione ». Se si potesse pre* 

(1) Codice Ambrosiano E 75 , Parte superiori , carta 6 » verso^ 
fin. Itt — 17— Vedi sopra, pag. 7, lin. 16— !-19. 

(2) Archivio Storico Itatiano, ossia raccolta di opere e documenti 
/Inora inediti^ o divenuti rarissimi risguardanti la storia d'Italia, 
Firtnte , Gio. Pietro Viesssux , Direttore — Editore al suo Gabi - 
netto Scientifico Letterario 1842 — 1852, i6 tomi , in 18 volumi, 
iu 8^, l. VI, parte prima, pag. X. — Il tomo sesto del citalo Ar- 
chivio Storico italiano è diviso in due parti. Anche il tomo decimo- 
•esto deWjirchivio medesimo è di>iso in due parti. 

(3) jirchivio Storico italiano, t, VI, parte prima, pag. XA*, no- 
ta (1), 

(4) Archivio Storico Italiano^ t. VI, parte prima, pag. 485 e 486. 



31 
stare cieca fede a ciò che il Roncioni qui dice, do- 
Trebbe credersi, che nel 1220 Timperatore Federi^ 
co II dimorasse molli giorni in Pisa prima di con- 
dursi a Roma per essere incoronalo dal Sommo Pon- 
tefice Onorio III (1); e però sarebbe molto probabile, 
che, durante questa dimora del medesimo Federico II 
in Pisa , Leonardo Pisano avesse colà tenuto , alla 
presenza di questo imperatore , quel ragionamento 
di cui si è parlato di sopra (2). Per altro il Sig. Pro* 
fossore Francesco Bonaini, in una sua nota al so- 
prarrecato passo del Roncioni scrive (3ì: « Federigo 
» era coronato neiranno comune 1220. V. Chron. 
» Var. Pis. {Murai.j S. R. /., VI. 192). Non trovo 
» scrittore il quale dica che esso si trasferisse in 
» Pisa prima della sua coronazione, e che i Pisani 
» Io accompagnassero collo lor navi fìno al porto 
» di Ostia. V. Muratori^ an. 1220». 

Dair opera del Sig. Bòhmer intitolata Reyesta 
ImperU inde ab anno MCXCVIII usque ad annum 

(1) Vedi sopra» pag. 30, lin. 20 — 88. 

(8) Pag. 80» lin. 84-89. 

(3) archivio Storico italiano^ i- VI, parte prima, pa^ 486fiiota (1). 
^— L^ Arciprete Rafiaello Roncioni pre^e a scrivere le soprammen- 
togate Morie Hsane non prima del 1598. Il Sig. Professore Fran- 
oeaoo Bonaini ciò attesla scrivendo {Archivio Storico Italiano^ i. VI^ 
parte prima» pag. X, nota (I), PrefaMioti e dei Sig. Prof. Francesco 
Sonaini ) : « Penso che non venisse in luce (TArcìprete Raffaello 
> Roncioni) prima del millecinquecentocinquanlasette, non potendosi 
» dire (come sarft dimostralo ) che si facesse a scrivere le Istorie 
9 prima del millecinquecenlonovautadue ». In altra nota alla Pre- 
fazione sopraccitata del Sig. Professore Francesco Bonaini si legge: 
9 Tutto conduce a credere che il Roncioni si facesse a comporre 
a le ÌttorÌ€ nei millecinquecentonovantadue. L*aulore della Vita di 
» Ini manoscritta, inserita nel Codice Palatino di N.* 783, vuole che 
* fossero compiute nel mi lleseicentoqu indici- Nell'autografo della 
a casa Roncioni avvi prova certissima ch'erano perfezionate nove 
» anni innanzi » {Arckivio Storico Haiiano^ t. VI, parte I, pag. 
XIV, nota (8) ). Poscia il Sig. Professore Francesco Boiiaini riporta 
un attestato di Tiburzio Mealdi De'Rossi Sanese, canonico, e som- 
mo Penitenziere della Chiesa Metropolitana di Pisa, nel quale que- 
sti dichiara di avere con diligensa e attentamente rivisto i sedici 
litri dell'' Istorie Pisane dell" Illustre e Molto Reverendo Sig, Raffaello 
Rondoni f Canonico Pisano {Archivio Storico Italiano^ l e). Questo 
attestato ha la seguente data «ad? 10 di giugno 1606, allo stile pi- 
« sano » {-drchivio Storico Italiano^ 1. e). Quindi è certo che ai 10 
di giugno del 1606 (stile pisano) le Istorie Pisane dell' Arciprete 
Raàiello Roncioni erano interamente compiute- 



32 
MCCLIV apparisce, che Timperatore Federico II ai 
31 di luglio del 1220 era apud Augustam (1), ai 13 
di settembre dell'anno stesso apud Veronam (2), ai 16 
dello stesso mese di settembre apud hcum de Gar- 
da (3). Il celebre Lodovico Antonio Muratori nella 
Parte Prima della sua opera intitolata Aruiehilà 
Estensi ed Italiane , riporta un decreto nel quale 
r Imperatore Federico II d' Hohenstaufen ordina al 
Comune di Padova di non ingerirsi nella giurisdi- 
zione d'Este, Calaone, Montegnana, ed altri stati di 
Azzo Marchese d' Este. Questo decreto ha la data 
seguente: Dat. apud Sanctum Leonem in castris prò- 
pe Mantuam Anno Dominicae Incarnàtionis Millesimo 
Ducentesimo Vicesimoj Quinto decimo KaL Octobris. 
Indictione Nona. Regnante Domino nostro Federico 
Dei gratta Illustrissimo Romanorum Rege semper Au- 
gustOf et Rege Siciliae^ Anno vero Romani Regni ejus 
in Germania Octavo j et in Sicilia Vicesimo tertio , 
feliciter. Anien. (4) cioè: « Dato in San Leone negli 
» accampamenti presso Mantova nell'Anno deirin- 
» carnazione del Signore 1220, ai 17 di settembre, 
» nella nona Indizione. Regnando il nostro Signore 
)) Federico per la Grazia di Dio Illustrìssimo Re 
» dei Romani, e Re di Sicilia, neir Anno del suo 
» Regno Romano in Germania ottavo, ed in Sicilia 
» vigesimoterzo, felicemente. Amen ». 

Il Canonico Antonio Maria Manzoni nella sua 
opera intitolata Episcoporum Comeliensium sive Imo- 
lensium Historia ha dato in luce un decreto , nel 
quale Tlmperatore Federico li di Hohenstaufen con- 
ferma tutto ciò che Corrado di Metz , vescovo di 
Spira, e cancelliere imperiale aveva ordinato qualche 
tempo prima in favore delia Città di Imola, e con- 
ci) Bòhmer, Regesti tmperii, pag. 110. 

(2) L. e. 

(3) L. e. 

(4) Delle Antichità Esterni ed Italiane. Trattalo di Lodovico An- 
tonio Muratori, in Modena^ Nella Stamperia Ducale. 1717—1740,2 
tomi, in foglio, parte prima, pag. 415, capitolo XLI. 



33 

tro il comuoe, e gli abitanti di Faenza. Questo de- 
creto ha in principio la data seguente: .Zittio a mi- 
Uvitaie Dùmùii dueentesimo vigeiimo supra w^Ulesimwn 
mdicliane ociava die dammico Ktdendia octobris. In 
episcopatu Mantuae prope sedem et exareUum rega^ 
lem {ì). Il Sig. Bohmer avverte (2), ch^egli qui so- 
stituisce: XII Ad. Od. cioè 20 di settembre. 

11 Padre Francesco Antonio Zaoc^uria della Compa- 
gnia di Gesù, nella sua opera intitolata: AnecdobH 
rum meda Aevi mtuiimam pariem ex Arehivis PìsUh 
tiensibus eoUedw^ riporta un diploma nel quale Tlm- 
peratore Federico II. d* Hohenì^taiifen nomina suo 
Vicario generale in Toscana Averardo de Latra.. 
ioi data di rquesto Diplomai nell'opera suddetta del 
P. Zaccaria trovasi indicata cosi : .' Daium m ca^ 
siris m Epiècopatu Mantue prùpé Glùde. MCCXX un^ 
decimo Ralendas OctohriSf Indict. qctava (3) » ciòò : 

• 

AmUmio Maria Moau^nia J. U> D. CatMinau «oc(«ftM l^ioinuit 
camnàco. PmwnliM MiDCCXIX. Em presto ImfiM ànimiii Areki 
HHfTÉÈi. CameraUi ae S. Ogicit /Ya«H4ii«r fncnUolf j iu i.*"» pig. 
i62. 

(2) L. e. 

(3) jinecdotoTum Mtdii Jevi wkoximam p^^rUm ex jirehMs Pi- 
iUnieniUm$ CoiUetio a Franciseò JnUmio Zaeharia Soeieiaùt Jetu^ 
liune SUenH BibUotkeeae PraefteiOt adornala. Am§ntUi0 Tamrimh 
rum MDCCLF. Ex Tfpoftraphia RÉgia. Superiorum pirmisiUt in 
fog., {Mg. 30. — Il saddetto diploma dei Si di Settembre del 12801*0 
anche stampato nel ilTt, in Firenze, nel duodecimo dei ventidaiQ 
opuicoli deirAkate Ippolito Camici, Priore di S. Bartolommeo a 
Qaarata» che formano la Seconda Parte della Sirie degU anHehi Du- 
chi e Marchisi di Toicana, la prima parte di questa Scrii «stendo 
slata composta dal Capitano Cosimo della Rena, e pubblicata in Fi- 
renie nel 1600. {Novelle Mterarie pubbUcaie in Fitcmie dall' anno 
1770 al 1792. In Firenze, 1770—1792, 23 volumi, in 4°, voi. VII, 



34 

» Dato negli accampamenti nella Diocesi d! Manto- 
» va presso Coito ai 21 di settembre del 1220 ». 
Coìto è un borgo del Regno Lombardo-Veneto a 
tre leghe Nord-Ovest da Mantova, e sulla riva de- 
stra del Mincio (1). 

U Padre Giovanni Domenico Mansi nella sua Ap- 
pendice al tomo primo della Miscellanea di Stefano 
* Baluze riporta un Decreto dell'Imperatore Federico IL 
d^Hobenstaufen, nel quale questo principe dichiara 
nulli tutti gli statuti contrarii alla libertà della Chiesa 
e degli Ecclesiastici. Questo decreto ha la data se- 
guente : Datum in Castris apud S. Leanem anno Dth- 

Nom. Il, col. 177, e voi. IX, Nam. 26, ed. 4(M). In qaesta ri- 
stampa del topraccìtato diploma dei 2Ì di Settembre del 1220 la 
data del diploma medesimo è indicata cosi : Datum in eoitrit in 
Epaiu Manine prope Gode MCCXX, nndeeimo Kal. Oeiohriif In- 
die tione FUI (Serie de' Duchi e Marchesi di Toscana di L,C. A. 
A> dedicali alV iUusirissimo Signore Francesco De'Rosii Patrizio 
Aretino Commissario detta Città di Cortona. In Firenze MDCCL- 
XXyiL Nella Stamperia già AHntMiniana alVIns,del Sole. Con licenza 
de^Superiorif in 4*, pag. SI della seconda nnmeraaione>. Questo Di- 
ploma fa ristampato in Firenie nel Ì7S9^ nei tomo sesto de*8uddetti 
ventidue opuscoli dell'Abate Ippolito Camici riordinati e pubbli- 
cati dair Abate Agostino Cesaretti. In questa ristampa la data di 
esso diploma è indicata cosi : Datum in castris in Epatu Mantuae^ 
prope Gode MCCXX, undecima Kal, OctoMs^ Indictione FUI, (Serie 
Cronologico — Diplomatica degli antichi Duchi e Marchesi di To- 
scana del capitano Cosimo Della Rena con supplemento e note del- 
l' Jb. Ippolito Camici riordinata e pubblicala dalV Mate Agostino 
Cesaretti. Firenze MDCCLXXXIX. Con Jpprovazione , 6 tomi, in 
4% t. VI, pag. 31, della prima numerazione). 

(1) Nuovo dizionario geografico universale statistico — storico — 
commerciale. Venezia IS26. Dai tipi di Giuseppe Antonelli Ed. Li- 
braio — Calcografo^ A tomi, in S% t. Il, pag. 1159, col. 2, articolo 
GOITO. — Bòhmer^ Regesta Imperli inde ab anno MCXCFUI usque 
adannum MCCLIFy pag. 111. 



35 

mini Mccxx. indictione ix. via. Kal. Octobris (l):cioè 
<( Dato negli accampamenti presso S. Leone nel- 
» Tanno del Signore 1220, nelFindizione iXj ai 24 
)) di settembre ». 

Il Padre Abate Don Ferdinando Ughelli, nella sua 
opera intitolata Italia Sacra^ riporta un Diploma col 
quale l'imperatore Federico II dichiara di prendere 
sotto la protezione sua e del suo regno la chiesa ^ 
il vescovo, il capitolo, e tutto il clero di Modena. 
Questo diploma nella prima edizione della suddetta 
Italia Sacra ha la data seguente: Datum in castris apud 
Rhenum quinto nonas octobris indict. nona, millesimo du- 
centesimo vigesimo (2), cioè» Dato negli accampamen- 
)> ti presso il Reno (3),ai 3 di ottobre del 1220, neir 
T) Indizione nona ». Nella seconda edizione deir/^a/f a 
Sacra deirilghelli questa data trovasi indicata così (4): 

(1) Stephani BaluUi Tutclensis Miscellanea novo ordine digesta, 
et non paueis ineditii monumenti» opportunisque animadversionibui 
aucta opera ac studio Joannis Dominici Mansi Lucensis, Lucae, 
1761 — 1764. Apud Vincenlium Junctinium. Superiorum permissu. 
SutUptibus Joannis Biceomini. 4 tomi, in fog., t. 1^ pag. 44i, col. 2. 

(2) lialia Sacra site de Episcopis Italiae^ Et Insularum adiacen- 
littm, rebusque ab iis praeclare geslis, deducta serie ad nostram 
usque aetatem. Authore D.Ferdinando Ughello Fiorentino Abbate SS. 
Hncenlij, et Anastasij ad Aquas Salvias Ordinis Cisterciensis — 
Aomae 1644—1662 , 9 tomi, in fog , t. Il, col. 151, 6, C, Muti- 
nensis Episcopi, 35. 

(3} U Reno qui menzionalo è un fiume d' Italia , che discende 
dagli Appennini, in Toscana, (provincia di Firenze), traversa nello 
Stato Pontificio le legazioni di Bologna e di Ferrara , e mette le 
sue acque tre leghe al S. E. di Ferrara, nel Po di Primaro. (Nuovo 
Dizionario geografico universale statistico^storico — commerciale - 
t. IV, pag. 1523, col. 1, articolo UBNO, Rheptcs. fiume d'Italia). 

(4) Italia Sacra sive de Episcopis ItaliaCj et Insularum adja- 
cendum, rebusque ab iis praeclare gcsfisj deducta serie ad nostram 



36 

Dattim in caslris apud Rhenum V. Nonas Oclobris. 
Indici. IX. MCCXX. 

Ai 4 di Ottobre del 1220 Timpei^atore Federi- 
co II era prope Bononiam, come apparisce dalla data 
di un diploma diretto in quel giorno da questo prin- 
cipe ai Genovesi, ed indicato dal Sig. Bòhmer (1). 

11 Padre Abate Don Ferdinando Ughelli riporta 
nella precitata sua opera un diploma nel quale Tlm- 
peratore Federico II dichiara di prendere sotto la 
protezione sua e del suo regno Alberico vescovo 
di Sarsina, la chiesa di questo vescovo, ed i suoi beni. 
Questo diploma nella prima edizione della Italia 
Sacra deirUghelli ha la data seguente : Datum in 
castris prope Fauenliam anno Dominicae Incamationis 
millesimo ducentesimo vigesimo mense octobris indi- 
elione octautty Regnante domino nostro Federico Secun- 
do Dei gratia, illustrissimo Romanorum Rege semper 
AìiguslOj et Rege Siciliae anno Romani Regnij et in 
Germania octanoj et in Sicilia 23. feliciter Amen (2), 
cioè (( Dato negli accampamenti presso Faenza nell' 
» anno deirincamazione del Signore 1220, nel mese 
» di ottobre, neirindizione ottava. Regnando il nostro 
» Signore Federico Secondo per la grazia di Dio 



tuque aetatem, Auetore D, Ferdinando Ughello Fiorentino Abbate 
SS. Fincentii^et Anastasii ad Aquas Salvias Ordinis Cisterciensis, 
JSditio sceunda, aucta et emendatay cura et studio Nicolai Coleti^ 
JSecletiae S, Moysis Fenetiarum Sacerdotis Alumni. f'enetiiSy Apud 
Sebastianum Coleti. 1717—1722, 10 tomi, in Tog., t. Il, col. 120^ 
B., Alutinenses Episcopi, 36. 

(1) lieoesta Impera, inde ab anno MCXCFIU usquc ad annum 
MCCtJr, pag. 112. 

(2) Ugiielli, Italia Sacra, edizione di Roma, 1643—1662, t. Il, 
col. 712, \, Sassenalcnscs Episcopi ^ 20. 



37 

» illustrissimo Re de'Romani sempre Augusto, e Re 
» di Sicilia neir amio del Regno Romano , ed in 
^ Germania ottavo , ed in Sicilia 23, felicemente. 
» Amen »« Nella seconda edizione delV Italia sacra 
deli'UghelU, questa data trovasi indicata così (1): Da- 
ium in caslris prope Faventiam anno Dora. Incam. 
1220, mense Odobris Indici. 8. Regnante D. nostro 
Federico IL Dei gralia illustrissimo Romanorum Rege 
semper Augu^^ ij^ Rege Siciliae anno Romani Regnij 
^ in Germania 8. ^ tn Sicilia 23. felic. Amen. 

L'Avvocato Pietro Giorgio Biffignandi Baccella 
sella sua opera intitolata Memorie Istoriche della 
Città e Contado di Vigevano j riporta un diploma nel 
quale V imperatore Federico II dichiara di prendere 
sotto la protezione sua e del suo regno gli abitanti 
della medesima città di Vigevano , con tutti i loro 
beni, ed ordina che gli abitanti medesimi non deb- 
bano essere molestati da alcuna città o persona. Que- 
sto diploma ha la data seguente (2): DaL in castris 
prope Forlivium tertio decimo Kaì. Novemb. indici, 
nonaj millesimo duceniesimo vigesimo , cioè: « Dato 
» negli accampamenti presso Forlì ai 20 di ottobre 
» del 1220 nella nona indizione. » 

Il Conte Marco Fantuzzi nel tomo quarto de'suoi 
Monumenti Ravennati de* secoli di meziOj pubblicò un 
diploma» nel quale Fimperatore Federico li intima 

(i) V9k9lli, Italia Saera, Editio ueunda, t. II, col. 65S, 6, C. 
SoiMnaletUM Episeojpi, XXII, 21. 

(2) Memorie Mariehe della Citià e Contado di Vigevano Opera 
poffuma delV Avvocato Pietro Giorgio BifUgnandi Bueeella Profee- 
sore di Diritto Civile nella Regia UniverHtà di Pavia Corredata di 
KTole, e di una Raecolla di documenti in gran parte inediti. Dal- 
la Tipografa di Vigevano^ iSìQ, m 4% pag. 257. 



38 

ai consoli, ed al Comune di Castel Nuovo Tesecu- 
zìone di una permuta fatta da Marcoaldo Dapifero 
di suo padre. Questo diploma ha in fine la data se- 
guente (1): D Dat. in Castris apud S. Archangelum 
» 3. Kal.Novembris Ind. 8.»: Cioè: «Dato negli accam- 
» pamenti presso S.Areangelo ai 29 di ottobre, nella 
» nona Indizione >>. Nell'opera sopraccitata del Conte 
Fantuzzi questo diploma ha la data seguente (2) : 
» An.ll21. Oct.29 ». Il Sig. Bohmer per altro (3) lo 
pone sotto il di 30 d'ottobre delFanno 1220. 

S. Arcangelo è una città di Romagna situata 
airoccidente di Rimini, ed alla distanza di circa sette 
miglia da quest'ultima città (4). Dai diplomi e decreti 
sopraccitati sembra doversi dedurre, che V impera- 
li) Fantuzxi {Conte Marco) Monumenti Bavennali de* secoli di 
mezzo per la maggior parte inediti. Venezia 1801—1804, 6 tomi, 
in 40^ t. IV, pag. 342, Num. CVII. 

(2) Fantuizt, Monumenti Ravennati, 1. e 

(3) L. e. 

(4) Cesare Clementini nel suo Raccolto istorico della fondatione 
di Rimino, e dell'origine, e vite de* Malatesii, scrive (Raccolto isto- 
rico della fondatione di Rimino, e dell'origine, e vite de'* Malateati. 
Con vari^ e notabili fatti in essa Città, e fuori di tempo in tempo 
successi. Distinto in quindici libri di Cesare Clem."^ Riminese Cav-''^ 
dell' ord." e militia di 5/"" Stefano, 1617. In Rimino per il Simbeni, 2 
parti, in 4% parte prima, libro terzo, pag. 367 e 368): « Il sadetto 
rt Castello di Santo Arcangelo (bora Terra) è situato distante à Ri- 
» mino sette miglia, sopra vn vago, e dìletteuole Colle di quelli, 
i> cbc confinano, con l'Apenniuo, e d^ ogni intorno scuopre Città, 
» Ville, Castella, Monti, Campagne, Mare, e Fiumi, abbouda di tutto 
» il necessario al vitto humano,i due terzi d^esso riguardano l'Orien- 
)) te, l'altro TOccidente ». — Nel Nuovo Dizionario Geografico com- 
merciale pubblicato in Venezia nel 1826 dai tipi di Giuseppe Anto- 
nelli (Vedi sopra la nota (1) della pag. 34, e la nota (3) della pag. 35) 
(Li, pag.704, col.2) si legge: « ARCANGELO (s.) grosso borgo degli 
» stati della Chiesa, delagazione di Forlì, a 2 leghe '[4 da Rimini u. 



39 

tore Federico II nel 1220 si conducesse a Roma pas- 
sando per la Marca di Ancona o per la via detta del 
Furloj e non già, come il Roncionì scrive, recandosi 
da Pisa per mare ad Ostia , e quindi da Ostia a 
Roma. 

Quindi è chiaro non potersi con sicurezza affer- 
mare che nel 1220 Federico II abbia dimorato molti 
giorni in Pisa prima della sua coronazione; giacche 
a dar certezza di ciò non basta la testimonianza di 
Raffaello Roncioni, la quale non pare in accordo con 
altri più antichi e più autorevoli documenti. 

A carie 39 recto e verso del codice Ambrosiano 
E. 75. Parte superiore, si legge : Solvi etiam hanc 
questionem in numeris integris , quorum primus fuit 
35, secundus 1 44, tertius 360, quorum aggregatio sur^ 
gii in 539, super quibus addito quadrato primi nume^ 
rij scilicet 1225, vemun^ 1764, qui numerus quadra^ 
tus esty et eius radix est 42, super quo quadrato addi- 
to quadrafo numeri secundi qui est 20736 , veniunt 
22500, qui numerus quadratus est^et radix eius est 150, 
super quo quadrato addito quadrato tertii numeri, sci-^ 
licei 129600, veniunt 152100, qui numerus quadra- 
tus est, et radix eius est 390. Quos numeros inverti ex 
positione horum trium quadratorum, scilicet de 49, et 
576, et de 3600, quorum duo nec non et ipsi tres si-- 
mul additi faciunt quadratum numerum. Et aggregavi 
radices secundi et tertii, scilicet 24 et 60, fuerunt 84, 
que divisi per radicem primi quadrati scilicet per 7, 
et venenmt 12, et propter hoc oportuit me inve-" 
nire quadratum numerum, de quo cum tollerem 12 
radices eius, remaneret numerus factus ex duobm nu- 
meris inequalihus, quorum unus addet 1 super aiium. 



40 

Unde accepi ÌS^et divisi ipsum inparles continuasi sci- 
licei in 6 etly que multiplicavi insimuly et fuerunt 42, 
et aportmt me invenire qiiadratum cuius 1 3 radices 
minus 42 dragmis equeretur 1 2 radicibus eiusdemy et 
processi postea predicto ordine, et habui numeros su- 
prascriptoSy ex qxdbus etiam qtiadratis inveni hos alios 

2 

tres numeros, scilicet -^ 10, er 64, et 160. Et non 

solum per hunc modum tres numeri diversis tnodispos- 
sunt inveniri, sed etiam invenientur qnatuor cum qua- 
iuor numeris quadratis, quorum duo per ordinem , et 
tres, nec non et omnes simul coniuncti fecerint qua- 
dratum numerum. Ego autem cum his quatuor qua- 
dratis numeris, scilicet cum . ... et ... . et .... et 
.... { 1 ) inveni hos quatuor numeros, qu4)rum primus est 

6' 1 

1295. Secundus -=- 4566. Tertius -^ 11417. Quar- 

7 7 

tus vero est 79920; et eorum aggregatio est 97199. 
Super quo numero si addalur quadratus primi numeri 
scilicet 1 677025, venient 1 774224, qui numerus qua- 
dratus est, et eius radix est 1332. Super quo etiam 
q uadrato 

Così finisce in tronco, nel rovescio della carta 39, 
il Codice Ambrosiano E. 75. Parte superiore, e con 
esso l'esemplare contenuto in questo codice del te- 
sto latino del Liber quadratorum di Leonardo Pisa- 
no. La parte scritta di questo rovescio non ne oc- 
cupa che un terzo. Il rimanente della pagina mede- 
sima è bianco, e bianche sono pure le due carte 40 e 

(1) Queste quattro lacune si trovano nel Codice Ambrosiano E. 
75. Parte tuperiore. 



k 



41 

41 del Codice stesso; talché sembra che si voleva in 
• questo Codice continuare la copia del suddetto Liber 
qtmdratorumy ma che ciò poscia non fu fatto non sì 
sa per qual ragione. Ignoro se il medesimo Liber 
quadratorum sia, stato, o no terminato dal suo autore. 
II testo latino di quest' opera contenuto nel Codice 
Ambrosiano E. 75. Parte superiore trovasi in parte 
tradotto in lingua italiana nel Codice L. IV. 21 della 
Biblioteca Pubblica Comunale di Siena dalla carta 
475 recto alla carta 501 recto. Nel recto della carta 
501 del medesimo Codice L. IV. 21 si legge: « An- 
)) chora lasolve la detta ragione cho numeri interi, de 
» quali il primo fu 35, el secondo 144 , el terzo 
)) 360, de quali lagreghatione fanno 539, sopra i 
)) quali agunto el quadrato del primo, cioè 1225 , 
» fanno 1764, el quale e numero quadrato , et là 
» sua radice è 42, sopra il quale 1764 agunto il 
» quadrato di 144, che è 20736, fanno 22500, el 
)) quale numero e quadrato, et la sua i*adice è 150, 
» sopra il quale quadrato agunto il quadrato del 
» terzo numero, cioè 129600, fanno 152100, la cui 
» radice è 390, e quali numeri trovai dalla posi- 
» tione de quelli 3 quadrati, cioè 49, 576, 3600, 
» de quali e 2, et anchora e 3 insieme fanno nu- 
)) mero quadrato, et agunsi le radice del secondo 
» et terzo, cioè 24, et 60, et feciono 84, Io quale 
» divisi per la radice del primo quadrato, cioè per 
» 7, Vienne 12, et per questo è di bisognio trovare 
» uno numero quadrato, del quale tolto 12 riman- 
)) gha numero fatto da 2 numeri ineguali de quali 
» luno agunghe 1.* allaltro, che tolsi 13 e divisilo 
» in parte chontinue, cioè 6, et 7, et moltiplichai 



42 

» insieme, cioè 6 per 7, feciono 42, et fu di bisognio 
» trovare uno numero quadrato, del quale le 13 ra- 
)) dici meno 42 dra sieno eguali a 12 radici del me- 
» desimo numero» et dipoi procede secondo el dato 
» numero, et chosi in molti modi si può avere. 

)) E chosi abbiamo scritto el testo di lionardo pi- 
» sano, benché sia in latino, et faremo fine al p/ ca- 
» pitolo ». 

Un brano del testo latino del Liber quadratorum 
di Leonardo Pisano non si trova voltato in italiano 
nel Codice L.IV.21 della Biblioteca Pubblica Comu- 
nale di Siena. Questo brano che sì legge nel Codice 
Ambrosiano E. 75. Parte superiorcy incomincia colle 
parole : sed eliam invenienlur quatuor (1), e finisce 
colle ultime parole del medesimo Codice Ambrosiano 
mper quo etiam quadrato (2). Manca anche nel suddet- 
to Codice L./V.21 la traduzione italiana del brano: e( 
habui numeros suprascriptoSy ex qidbus etiam quadralis 

. . 2 

imeni hos alios tres numeros scilicet — 10, e/ 64, et^ 

ó 

160 (3). Le parole <( chosì in molti modi si può 
avere » colle quali finisce la traduzione dell'anzidetto 
Liber quadralorum di Leonardo Pisano nel Codice 
L. IV. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di 
Siena, pare che corrispondano alle parole del testo 
latino dell'opera stessa (4) : per hunc modum tres 
numeri diversis modis possunt inveniri. 

È certo che Leonardo Pisano compose in lingua 

(1) Vedi sopra, pag. 40, lin. 9. 

(2) Vedi sopra pag. 40, lin. 19—20. 

(3) Vedi sopra^ pag. 40, lin. 5 — 7. 

(4) Vedi Kopra pag. 40, lin. 8—9. 



43 

latina il suo Liber quadratùrumy ciò essendo dimo- 
strato dalle parole: « E chosi abbiamo scritto el te- 
ff sto di lionardo pisano, benché sia in latino » che 
si leggono nel redo della carta 501 del Codice L. IV. 
21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena (1). 

Ho detto di sopra (2) che una parte del Liber qua-- 
drcUortim di Leonardo Pisano, trovasi tradotta in lin- 
gua italiana nel Codice Urbinate n"". 291 della Bi- 
blioteca Vaticana. Questa traduzione incomincia co- 
sì (3): «Io chonsiderato sopra lorigine dituttì qua- 
D drati numeri e trouaj questo grado ordinato per li 
» numeri dispari montando ». II testo latino corri- 
spondente a queste paroleè il seguente (4): CoiV5/D£/ii4r/ 
super origincm omnium quadralorum numerorum, et 
inueììi ipsam egredi ex ordinata imparium ascensione. 

Nel medesimo Liber quadralorum si legge (5) : 
hec questio predicta in prologo libri huius. 
Volo inuenire quadratum cui addito 5, uel dimi^ 
nuto faciat quadratum numerum. 

II prologo qui menzionato è la lettera dedicato- 
ria del Liber quadratorum di Leonardo Pisano da lui 
indirizzata airimperatore Federico II, giacché in que- 
sta dedicatoria si legge (6): Cvm Magister dominicus 
pedibus celsitudinis uestrcj princeps gloriosissime do- 
mine F., me pisis ducerei presentandum , occurrcns 
Magister Johannes panormitanus questionem mihi prò- 
posuil infrascriptamy non minus ad geometriam^ quam 
ad numerum pertinentem, vt inuenirem numerum 
quadratum cui quinque additis uel diminutisy semper 
inde quadratus numerus oriretur, 

(i) Vedi sopra, pag. 49, lin. 6 — 7. 

(2) Vedi sopra, pag. 29, lin. 4 — 7. 

(3) Codice Urlfinate n.* 291 della Biblioteca Vaticana, carta 104, 
recto. 

(4) Codice Ambrosiano £. 75, Parte tuperiore^ caru 19, recto , 
ìittf 20 — 21. 

(5) Codice Ambrosiano E. 75 Parte tuperiore, carta 31^ rectOj 
lin. 9—11. 

(6) Codice Ambrosiano ^«75, Parte tuperiorCi carta 19, recto , 
lin. 2 — 7. — Vedi M>pra, pag. 25, lin. 8 — 15. 



u 

Nel Liber quadrcUorum di Leonardo Pisano si 
si legge (1): 

Questio mihi proposita a magistro Theodoro domi- 
ni imperatoris phyhsopho. 

Volo inuenire tres numeros qui insimtd aggregali 
cura quadrato primi numeri faciant quadratum nu- 
merum. Super quem quadratum si addatur quadratus 
secundij egrediatur inde quadratus numeruSj cum quo 
quadrato addito quadrato tertij , similiter quadratus 
numerus inde proueniat. 

Nelle linee 19-24 della carta 499, verso del Co- 
dice della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena si 
legge : 

« Questio michi proposita a Magistro theodoro 

» domini imperatores degnissimo philosopho. 

» Io uoglio trouare 3. numeri che insieme agunti 
)) chol quadrato del primo numero faccino numero 
» quadrato. Sopra el quale quadrato se sagugne el 
» quadrato del secondo ne vengha quadrato. Chol 
» quale quadrato aguuto el quadrato del terzo nu- 
» mero faccia anchora numero quadrato ». 

Certamente il maestro Theodoro qui menzionato 
è quello stesso personaggio al quale Leonardo Pisano 
indirizzò la lettera, che nel Codice Ambrosiano E. 
75 , Parte superiore leggesi sotto il titolo di Epi- 
stola suprascripti Leonardi ad Magistrum Theodorum 
phylosophum domini Imperatoris (2), e che fu da me 
riportata di sopra (3). 

(1) Codice Ambrosiano E. 75» Parte superiore., carta 36, t^erto. 
Un. 27—32. 

(2) Vedi sopra, pag. 22, iin. i — 2. 

(3) Vedi sopra, pag. 22, Iin. 3 — 17. 



45 

II Padre Tommaso Malvenda Domenicano Spa- 
gnuolo, nato nel 1565(1)9 e morto ai 7 di maggio 

(1) n Padre Niccolò Figiieres Dumenicano di Aragona nel $. I. 
dì un suo scrino intitolalo : Breviarium vilae R, P. F. Thomas 
Malvenda Ord. FF. Praedic, S. Th> Af., dice : Fratbr Thomas Mal- 
venda inter primos tui aeui lilterarum Proceres^ fidelissimosque Sa- 
crosanelae homanae Eeclesiae alumnos^ qui tanelistimam hanc om- 
nium Eeelesiarum Matrem ab impiorum ^louanlium, ac perditissi- 
morum nebulonum argutiis ealumniisque acerrime vindicarunt, eam- 
que eruditissimis tcriptis illuslrarunl, merito annumerandus^ natione 
fùit Jiispanuit Setabi ciuitale diei itinere a Falenlina Tarr€u:onen8i 
dissita^ piis honestisque parentibus communi bono natus est anno Do- 
mini !o65. {Commentaria in Saeram Scripturam una cum nova de 
verbo ad verbum^ ex Heb. translatione. Fariisque lectionibus Pudore 
R. P. F. Thoma Malvenda Setabitano S. Iheologiae Magistro Ord. 
FF, Praed. in quinque Tomos distributa. Lugduniy 1C50, 5 tomi, in 
fog., l. i, carta 9, rectOy non numerala e segnata ^). Niccola Anto- 
nio celebre erudito Spagnuolo, nato in Siviglia nel 1617 {Biografia 
Universale antica e moderna, Fenexia presso Gio. Battista Mistia- 
glia 1822 - 1831^ 05 volumi, in 8o, voi. Il, pag. 33^ col. 2, articolo 
ANTONIO (Nicola) ), e morto nel 1684 {Biografia Universale antica e 
moderna, 1. e.) scrive: F. THOMAS DE MALUENDA, Setabi apud 
Falentinos piis atque konestis ortus parentibus anno MDLXF, (Biblio* 
theca Ilispina (nova) sive Jlispanorum^ qui usquam unquamve &iv$ 
Latina sive populari sive alia quavis lingua scripto aliquid comi- 
gnaverunt notiliri, his quae praecesserunt locupletior et eertior br$- 
via elogia^ editorum atque ineditorum operum catalogum duabus 
partibus continensy quarum haec ordine quidem rei pvsterior, conce- 
ptu vero prior duobus tomis de his agit^ qui post annum Secularem 
MD,usque adpraesentem diem ftoruere. Authore D- JSicolao Antonio 
Hispalensi^ L C Ordinis S. Jacobi Equite^ Patriae Eeclesiae Cano^ 
nico, Regiorum negotiorum in Urbe et Romana Curia Procuratore 
generali. Romae ex Officina Nicolai Angeli Tinassii MDCLXXIL 
2 tomi, in fog., l. Il, pag. 248^ col. 1. — Bibliothica Hitpananova 
sive Hispanorum scripiorum qui ab anno MD. ad MDCLXXXIF, 
ftoruere notitia, Auctore D, Nicolao Antonio Hispalemi 1. C. Or- 
dinis S. Jacobi equite, patriae Eeclesiae canonico, Regiorum nego- 
tiorum in Urbe et Romana curia procuratore generali, consUiariQ 
Regio, IVunc primum prodil recognita emendata aucta ab ipsoaucta- 



46 
del 1628 (1) , ne' suoi Annales Ordinis Pracdi- 
catorum (2), sotto Tanno 1238 scrive (3): « Hoc anno 

re. Malritiy i783 -1788, 2 tomi, in fog., t. II, pag. 307, col. 2, e 
pag. 308,col.l.) — Il sopraccitato scriUo intitolato Breviarium vitae 
fi. P. F, Thomae Malvenda troTasi premestto ai Commenlaria in 
SAcrafn Seripturam del medesimo Padre Malvenda, nel tomo primo 
deirediiione fatta in Lione {Lugduni) di questi Commentaria dalla 
carta nona recto non numerata e segnata f ^no alla prima colonna 
della carta duodecima recto non numerala del tomo stesso, nella 
qual prima colonna subito dopo il Breviarium suddetto si legge. 

« Praedictorum, quorum concinnano mihi iniun- 
» età fuit à mei Praedicatorum yalentini 
» Conuentus superiori bus , quorundam testi s 
» oculatus fuiy plura ex auctoris autographis 
» excripsi ; Caelera Illuslrissimum ac Beue- 
v> rendissimum D. D. Fr. Isidorum Aliaga 
» Archiepiscopum yalenlinum narrantem 
» audiui. In praedicto Conuentu i3. Decem- 
» briSy anni 1644. 

11 Fn. NICOLAI' s FrcrERES. 

Questa dichiarazione ci mostra esser opera del P. Nicola Figueres 
il suddetto Breviarium^ in fronte al quale non si trova nome d'au • 
tore. 

(1) ^n(onio, Bibliotheea Jlispana nova. Edizione di Roma, t. Il, 
pag. 248^ col. 2. Edizione di Madrid, t. Il, pag. 308, col. 2. 

(2) Il Padre Niccolò Figueres di Aragona nel $ III del suo Bre- 
viaram Vitae R. P. F. Thomae Malvenda Ord. FF. Praedic S. Th,M, 
(Vedi sópra la uota (1) della pag 45) scrive: «Romae etiam anno 1605. 
rt ex commissione Reoerendissimi Magistri Ordinis P. Fr. Hierony- 
» mi Xauierre praedicti non sinc sibi assueta chori sequela scribe- 
» bat auctor nostri Ordinis Annales: in quorum autographì calce 
» scriptum reperimns sequenlem illius subscriptionem: [Hos An- 
» nales a me Fr. Thoma Maluenda Ordinis Praedicatorum hucusque 
n perductos affectos tantum, nec emendatos, prò meis haberi nolo. 
» Desij eos scribere anno saluiis 1608. mense Majo'] » ( Malvenda, 
v> Commentaria in Sacram Seripturam, t. I, carta 11, recto, non nu- 
merala e segnata 5 3 ). 

(3; Annalium Sacri Ordinis Praedicatorum Centuria Prima. Au- 



ài 

» Besrtum Fratrem Rolandum Gremonensemy garru- 

» lum quendam, et insolentem Philosophum Ordini 

» Praedicatomm insultantem, publìco disputationis 

» conflictu confiidisse, Stephanus Salanacus ita narrat: 

» Fraier Rolandus tuuUme CremonensiSf in saeculo ma-^ 

D gnu8 PhUosophuSy et prìmus de Fratribus Praedicalo- 

» ribus licefUiatuSf et Doctor Parisius. Eie mmmam^ 

» quam fecU, PhUosophiae sale condiuit. Eroi enim in 

» PkUosophiciSf et Theolagicis ad plenum eruditus. Et 

» cum semel eodstens Cremonae aadisset a Fratribus 

» quibusdam, venientibus de exercitu Friderici obsiden- 

» tis Brixiam tuncj quod PhUosophus eius muUum eos 

I» cmfuderat de stia PhUosophia^ de qua nesciuerant 

» respondere. Succensus zelo Ordinis dixit: Stemite 

» mihi asinum. Podagricus enim eraty et ire pedes non 

» poterat. Quod cum factum fuissetj intrans exerdtum 

» super asinum , cum qmbusdam Fratribus , incepit 

» quaeì'ercj vbi esset ille Philosophus. Et congregatis 

» muUis qui eum nouerant^ et honorabant^ magnisj et 

» honoratis viriSj conuocato PhilosophOf dixit ei: Ut 

D scias tu Magister Theodore, quod Ordo Praedica- 

» tortim habet PhilosophoSj Ecce do tibi coramistis 

» opiionemy ut obijcias vel respondeas de quacunque 

n Philosophia volueris. Qui cum elegisset respondenti 

» obijcere ita gloriose de eo unica disputatione trium-- 



etar$ A. R, P, F. Tkoma Malvenda SeiabitafWf iiuidem imUtuii^ Sae. 
Tkiol. Magiitro^ Provineiae Jtaqoniae, Jusiu Reverendiuimi P. Fr. 
Seraphini Sieei Magiitri Generalit in lueem edita. Oim trilm$ lo- 
eupletiisimis Indieibui: ^ue/omm, Loeorum S. Seripturae, ei Herwn 
notatnlium. Cum Privilegio. NeapoU^ Ex Tgpograpkia Lazari Seori- 
gij. M. DC. XXFUy in fog., pag. 609, col. 2 , ChriiH Annui M. CC^ 
XXXFin, cap 5. 



48 
)> phavitj quod ad magnam gloriam cessit Ordinis^ et 
n honorem. Haec Salanacus. Eadem habeot Leander 
» Albertus lib.5 virorum lUust. (1), Taegkis 1 par.Mo- 

(1] Fra Leandro Alberti Domenicano» qai menzionato dal Padre 
Tommaso Malvenda , nacque In Bologna nel 1479 ( Scripioret Or- 
dinii Praedieatarum reeensiii , notUque hi$toriei$ et eriticii Ulfir 

itrati, Inekoavit R. P. F. Jacolmi Quetif 5. T. P. absoMt R. 

P. F. Jaecbu$ JSchard, ambo eotwentui SSl. Jniiuneiàtiùnii Parisien- 
iis ejwdem ordinis sodales. Lutetiae PariticTum^ 17^19—17211 2 to^ 
mi, in foglio, t. 11, pag. 137, col. 8, articolo F. LBAMDER AIJ^ER^ 
TI. contrassegnato eolla crocetta f ). In età di ciro^ sedici anni ve- 
sti Tacilo religioso dei Domenicani ai 26 di Dicembre del 1495 
nella medesima oiltli di Bologna {PP. Qìtetif et Eehard, I. e). Un* 
opera del medesimo Fra Leandro Alberti intitolata Ve ìriris ilhutri^ 
hu$ Ordinii Praedieatcfum, e divisa in sei libri, fu stampata in Bo* 
logna nel 1517. Questa edizione è in foglio di 263 carte, numerate 
tutte nel reàlOf salvo la prima, e le carte 12% 51«, 52*^ 62*, 63*9 ^4% 
73% 129*, 130% 155«, 156% 238% 259% 260*. Questa numerazione 
procède cos?: 3,3—11, 13— >50, 53—61,66—67, 56,69—72^ 74*— 86» 
78, 88—128, 131—154, 157—186, 185, 188—197, 298, 199—219, 
202, 221—237, 239—251^ 250, 253—258, 261— 268. L* edizione 
medesima contiene le segnature A — 'k, L— Z &, AA— kk, LL-^i-SS. 
tutte terni, salvo H e QQ che sono quaterni, e TT che è duerno. 
Sul redo della prima carta dì questa edizione si legge; DE VIRIS 
ILLVSTRIBVS ORDINIS II PRAEDICATORVM LIBRI SEX || IN 
VNVM CONGESTI AV || TORE LEANDRO AL || BERTO BONO- 
NIEN II SI VIRO CLARIS^ || SIMO.NeI retto della caru numeraU 268 
dell'edizione medesima si legge: ^ Libri sex De Viris lllustribas ord. 
n Praedicatorù nùc editi autore Leidro AI || berto Bononiési eius- 
a dem ordinis foeliciter aeneis caracteribus impressi |J sunt Bono- 

> niae in aedibns Hieronymi Platonis ciuis Bononiensis || expensis 
» Jo. Baptistae Lapi ciuis et Bibliopolae Bonon. || Leone x. Pont. 
» Max. Ecclesiae Rom. babenas mode || rate anno Domini: hdxyii. iii. 

> Cai. ìfar. » l| A carte 183 t^erio di questa edizione, e nel qurn* 
to libro dell'opera suddetta di Fra Leandro Alberti , trovasi nar- 
rata la disputa di Fra Rolando da Cremona oon Teodoro filosofo 
deir Imperatore Federico II. — Tutti gli articoli che nell* opera 
dei Padri Quetif ed Echard intitolata Scriptoree Ordinis Praedieo- 
torum ee. si trovano contrassegnali con una crocetta di questa 
forma f , sono in parte del P. Jacopo Quetif , ed in parte del 



49 

» numentorum Ordinis (1),Razzìus lib. de Beatis (2)9 

P. Jacopo Echard. Ciò il medesimo P. Jacopo Echard avverte nella 
Prer;>zione all'opera stessa dicendo : Ubi vero ad annum jungilur 
crucula, haec partim ex cuiversariU dicti Jacobi Quetif, partim ex 
amplioribus notiliis aUunde mea diUgentia coUecHs concinnata esse 
noveris. (PP. Quetif et Echard^ Scriplorei Ordinis Praedicatorum, 
t. 1^ PraefatiOt carta 5.* non numerata (segnata a iij) verso). 

(1) Ambrosio Taegio, Domenicano Milanese, che viveva nel 1817 
{PP. Quetif et Echard, Scriptores Ordinis Praedicatorum^ t. II, pag. 
38, col. i, articolo F. AMBROSIUS TJEGIUS , contrassegnato 
colla crocetta |), compose una Cronaca Generale dell'Ordine de'Pre- 
dicatori, in sei volumi, in foglio, che nel secolo scorso esìsteva ma- 
noscritta nel convento di Santa Maria delle Grazie di Milano {PP, 
Quetif et Echard, Scriptores Ordinis Praedicatorum, t. II, pag. 38, 
col. i e 2, articolo F. AMBROSWS TJEGIUS,— Philippi jÉrgela- 
li Bononiensis Bibliotheca Scriptorum Mediolanensium, Mediolaniy 
MDCCXLV, In aedibus Palatinis, Superìorum permissu^ 2 tomi, in 
fog., t. 11^ col. 1471^ C, D, E, articolo MDCLXVI.). I Padri Quetif ed 
Echard parlando di questi sei volumi iì\cono{Scriptores Ordinis Prae- 
dicatorum, t.\\, pag.35, col. 2, articolo F. AMBROSWS TAEGIUS). 
« Ea vero snnt quae vulgo a nostris citantur sub titulo Jlfonu- 
» mentorum ordinis , et quorum volnmen primum dicitur prima 
» pars, et sic de aliis ». Qnindi è chiaro che il primo de* volami 
qui menzionati è ciò che il P. Malvenda nel soprarrecato passo 
de'suoi Annales Ordinis Praedicatorum chiama « 1. par. Monumen- 
» tornm Ordinis. » 

(2) Il Padre Serafino Razzi, Fiorentino, nato ai 16 di Decembre 
del 1830 {PP. Quetif et Echard, Scriptores Ordinis Praedicatorum, 
tll, pag. 386, col. 1, articolo F. SERJPHINUS RAZZI, contrasse- 
gnato colla crocetta f) prese l'abito religioso de*Domenicani ai 28 di 
giugno dei 1849 {PP.Quetif et Echard, I. e). Compose un^opera inti- 
tolata nte de Santi e Beati del sacro Ordine de* Frati PredicatoriiàeWz 
quale si hanno tre edizioni, indicate dai Padri Quetif ed Echard, 
{Scriptores Ordinis Praedicatorum^ i. II, pag. 387, col. 2, art. cit.), 
rnltima delle quali è del 1608. In una di queste vite intitolata 
f^ita del Beato Rolando Cremonese, il P. Serafino Razzi narra la di- 
sputa di Fra Rolando da Cremona con maestro Teodoro filoso- 
fo deirimperalore Federico lì. [File de i Santi, e Beati del Sacro 
Ordine de* Frati Predicatori, cosi huomini, come donne. Con aggiun- 
ta di molte vite, che nella prima impressione non crono. Scritte dal 

4 



50 
» Castillus lib. l.cap. 37. (1) Michael Pius lib. 1. 
» virorum lUustr. colum. 187 (2). Qui cum asse- 
ì> rant contigisse praedicta , obsidente Friderico 
)) BrixiaiD, constai ex auctoribus hoc anno 1238. 
» Fridericus Brixiam obsidione cinxisse ». 



B. P. Maestro Sera/iao JRazxi delliitesso ardine, e profetso di San 
Marco di Firenze. Con Licenzia De'Signori Superiori, In Firenze 
mila Stamperia di Bartolomeo Sermartelli. MJXLXXXFIIL 2 to- 
mi, in 4", Parte priioa, pag. 97 e 98). A questo passo adunque del 1« 
Vite medeaime allude il P. Malvenda dicendo Bazzius lib, de Beati* 
(Vedi sopra^ pag. 49» lin. i.). 

(1) Ferdinando De Castillo, Domenicano Spagnuolo, prese Tabito 
religioso de'Domenicani in Valladolid ai 17 di settembre del 1545 
{PP, Quetif et Echardy Scriptoret Ordinis Praedicatorum, t. 11^ pag. 
308, col. 1, articolo F, FEBDINANDUS DE CASTILLO contras- 
segnato eolla crocetta f ) e mori in Madrid ai 39 di Marzo del 1593 
(PP. Quetif et Echardy Seripioret Ordinis Praedicatorum, 1. 11^ pag. 
309» col. 1. art. cit.). Nel l$8i4 fa sUmpaU in Madrid un'opera del 
medesimo P. De Casiìllp in lingua spagnuola intitolata ^ Prìmera par- 
n te de (a Uistoria General: de Sancto Domingo, y de su ord«n de 
» Predicadores. » cioè « Prima parte delU storia generale di San 
« Domenico e del suo ordine dei Predicatori ». In questa prima 
parie trovasi accennata la disputa di Rolando Cremonese co4» 
maestro Teodoro Blosofo di Federico H. {Ptimera parte de la hi- 
storia General: de Sancto Domingo, y de su orden de Predicadores. 
Por et Maestro Fray Hemando de CasHUo, Con privilegio, impres- 
sa en Madrid en casa de Francisco Sanchez, Ano de. i584, in fog. 
carta 73^ verso, col. 1, libu I» cap. XXXVIl.) 

(2) Fra Giovanni Michele Piò, religioso Domenicano, nativo di Bo- 
logna, fu detto in lingua latina Plodius {PP* Quetif et Echard, Seri- 
péores Ordinis PraediccUorum, t. Il, pag. 540, col. 1, articolo F. 
JOHANNES MICHAEL PIO, contrassegnato colla crocetta f). Nel 
1589 egli fece i voti dell'Ordine deTredicalori ( PP, Quetif et E- 
chard, l.c), e mori circa il 1644 [PP. Quetif et Eehard, l.c.) Una sua 
opera stampata in Bologna nel 1607 sotto il titolo seguente Delle 
Fite degli huomini illustri di San Domenico, parte prima, fu ristam- 
pata in quella medesima città nel 1620 sotto questo titolo: Delle vi- 
te de gU huomini illustri di San Domenico f liM quattro, in ciascuna 
di tali due edizioni quest'opera è divisa in quattro libri, nel primo 



51 

È da credere che il Magister Theodorus qui men- 
zionato sia quello stesso Magister Theodorusn al quale 
Leonardo Pisano diresse V Epistola riportata di so- 
pra a pagine 20, e che propose anche allo stesso Leo- 
nardo il problema , che trovasi nel Codice Ambro- 
siano E. 75. Parte superiore^ sotto il titolo di Qw- 
stia mihi proposita a Magistro Theodoro donUni impe- 
ratùrìs phylosopho (l)* e nel Codice L. IV. 21 della 
BiMioteca Pubblica Comunale di Siena sotto il ti- 
tolo di Questio mihi proposita a Magistro theodoro 
domini Inperatoris dignissimo philosopho (2). 

L^anonimo Monaco Padovano di S. Giustina, che 
fiorì intomo al 1256 (3), nella sua opera intitolata 
Chronicon de rebus gestis in Lombardia praecipue f 
et Marchia Tarvisina ab Anno 1207 ustpie ad An^ 

dei qnaìì trovasi narrala la di»pula et Rolando Cremoneiie con Teo- 
cloro filosofo di Federico II {Delle vite degli huamini Ulustri di S. 
Domenici Parie Prima. Oue c&mpendiosemente si tratta de i Saniif 
Beatiy e Beate, Panteflei, Cardinali, Patriarchi, e f'ieecaneellieri deU' 
Ordine de" Predicatori. Con due eopioee Tauole, Vvna delle cose p#è 
notaifUif CaUra de gU Huomini niustriy eontennti nelV Opera. Di F. 
Già. Michele Piò Bolognese Lettore Teologo Domenicano. In Bologna. 
jépfreMO Gio. Battista Bellagamba M. DC. FU. Con licenza de'S^ 
periori, in fog., col. i93y lib. I, n/ 9. — Delle vite degli huom/Hd 
iltastri di S. Domenico Hbri quattro. Oue compendiosamente si tratta 
de i Santi, Beati, ìk Beate, k altri di segnalata bontà dell'Ordine 
de' Predicatori. Di nuouo ristampata, ricorretta, di motte vite accre- 
sciuta, et con alcune annotatiofU ampliata. Di Fra Gio. Miche- 
le Piò Bolognese, Maestro in Theologia, Domenicano della Prouin^ 
eia deìVvna, k V altra Lombardia. In Bologna, M. DC. XX. Per 
Sebastiano Bonomi. Con Licenza de'Superiori, in 4», col. 83, A, R, 
C, Hbro f, nftm. 5((). 

(I) Vedi sopra pa{|. 44, liii. 9 e 10. 

(3) Vedi sopra pag. 44, lin. 19 e 20. 

(3) Biografia degli Scrittori Padovani di Giuseppe Fedova. Pado* 
va, coi tipi delia Minerva, f833^f836^ 2 volumi, in 8», voi. f, 
P«6- 9t0, articolo IHOr^MO padovano. 



52 
num 1270, scrive: Anno Domini MCCXXXVIIL Co- 

mes Geveardus de Saxonia, nuncius Imperatorìs^ ve- 
nit Paduamy et pieiate commolus super jnstis quere- 
lis Abbaiis Sanctae Justinae^ suum Monaslerium Ab- 
bati restituita removem inde custodesy et procuratores^ 
quos ibi posuerat Ecelinus. Cum et Mediolanenses par 
cera habere cum Imperatore conditiotialiter postula- 
rentj Imperator noluit eos recipere , nisi omni con- 
ditione remota ; et hac de causa in contumacia per- 
manserunt. Unde Imperator ad debellandum eos exer- 
citum praeparavit ; sed primo disposuit amicos eo- 
rum aggredi Brixienses. Et ita eodem anno Im-- 
perator obsedit Brixianiy a medio Julia usque ad f€- 
stum Sancti Michaèlis^ sed civibus viriliter se defen- 
dentibtiSj confusus inde recessit (1). Quindi è chiaro 

(i) Monachi Patavini Chronieon de rebus gestii in Lombardia 

praecipue et Marchia Tarvisina Ab Anno i207. usque ad annum 

1270, iiber primusy apud Muratori Rerum Italicarum Scriptores, l. 

Vili, col. 677, C. e D.— Urstisius (Chriatianus) (Wursteisen (Chri- 

slian) ) Germaniae Hi^toricorum iUustrium tomi duo, Francofurdi 

Apud heredes Andreae ìVecheli^ MDLXXXVy 2 tomi, in fog.^ t. I, 

pag. 588^ e Francofurti ad Moenum, Sumplibus Jacobi Godofredi 

Seyler M DC LXX, 2 tomi, in fog., t. I, pag. 588. — Albertini 

Mussati Historia Augusta Henrici VIL Caesaris et alia, quae ex- 

tant opera, Laurentii Pignora vir. dar, spicilegio, nec non Foeli» 

cis OsiU & Nicolai Villani, castigationibus, coUationibusy k. notis 

iUustrata, Quibus opportunitalis gralia praemissa sunt Chronica 

Rolandiniy Monaci Paduani, Gerardi MaurisiJ, Antonii Godij^lVicolai 

Smeregitcum supplemento Scriptoris anonymi De rebus gestis in Lom- 

bardiay et Marchia Taruisina,praesertim vero de his quae attinent ad 

Ezerinos, et Albericum de Romano, Fila Riccardi Comitis S, Bonifa- 

cij, ac Laurentij de Monade Ezerinus III. Succedunt nouissimo loco 

duo Cortusij De novitatibus Paduae, k LombardiaCiOmnia in r cip, Ut- 

terariae commodum, et vtilitatem summo studio, ac diligentia nunc 

primum in lucem edita. Cum locuplelissimis Indicibus Capilum, re- 

rum, et verborum, Cum privilegio. Fenetiis, MDCXXXFl, Ex Typo- 

graphia Ducali Pinelliana. Superiorum Permissu. in fog., pag. 9 



53 

che secondo il suddetto anonimo Monaco Padovano 
l'imperatore Federico II d' Hohcstaufen tenne col 
suo esercito assediata la citta di Brescia dalla metà 
di luglio deiranno 1238 fino ai 29 di settembre del 
medesimo anno. Tuttavia Jacopo Malvezzi, che co- 
me avverte il Muratori (1) , fiorì sul principio del 
secolo decimoquinto, nella sua opera intitolata Chro- 
hicon Brixianum ab origine urbis ad Annum usque 
MCCCXXXII, scrive : Igitur Fridericm Imperator 
XX. miUia equitum Alamannorurriy copiosumque Itali- 
corum exercitum cum innumera paene aliarum gentium 
multitudine ad debellandos Brixienses adduxit. Qui 
etiam veniens non longe ab eorum urbe in campestri- 
bus apud flumen Sancii Lùcacy hoc est ad Occiduam 
partem Civitatis castra metatus est die Martis tertia 
mensis Augusti Anni MCCXXXVIII. Et erectis va- 
riis bellorum machinis Civitatem ipsam vehemcnter 
expugnavit (2). Più oltre^ sotto il medesimo anno 

della seconda numerazione. — Thesaunu antiquitatum et historia- 
rum Italiae eoUectus cura et studio Jocmnis Georgii Graeviiy et ad 
/inem perductus a Petro Burmanno. Lugduni Batavorum 1704 — 
1723^ 9 tomi, in 30 volumi, in fog., tomi se^ti, pars prima, col. 
10, E^ F, della lerza numerazione. — Il passo dell' Anonimo Mo- 
naco Padovano riportato di sopra a pagine 52, dalla linea 1 alla 
linea 15, trovasi quivi riferito come si legge nell' opera del Mu- 
ratori intitolata fìerum Italicarum Seriptores, eie. Neil* edizio- 
ne del suddetto Chronieon di questo Monaco data da Cristia- 
no Wursteisen, nel tomo primo de'suoi Germaniae hiitoriei iUu- 
ttret, il passo medesimo ha Geuehardus in vece di Gevcardus; eaut- 
sa in vece di causa; exercitum validum praeparavit in vece di 
exercitum praeparavit, e S. Mìchaèlis in vece di Sancii Michaelis. 

(1) « Floruit Malvecius ineunte Saeculo XV. » ( Muratori, Re- 
rum Italicarum Seriptores, t. XIV, pag. 773. In Jacobi Maltecii 
Chronieon Praefatio Ludovici Antonii Muratori.) 

(2) Chrwiicon Brixianum ab origine Urbis ad Jnnum usque 
MCCCXXXIL Auctore Jacobo MalveHo^ DistiHciio septima^ cap. 



54 
1238, nel suddetto Chronicoìi Brixianum di Jaeopo 
Malvezzi si legge: Mox vero Fridericus ImperaLor cum 
per sex dies et menses duos Brixiam obsiderety ni-' 
hilque se cantra Brixianos gessisse conspiceretj sue- 
censis tentoriis^ ceterisque aedificiis sui exercitusj sine 
uUiiis conquisitione in Cremonensem Civitatem cum 
(jentilms suis reversus est (1). Secondo questo passo 
del Malvezzi Tlmperatore Federico II avrebbe te- 
nuto assediata Brescia dai 3 di Agosto del 1238 
fino ai 29 di ottobre dello stesso anno. 

Ludovico Antonio Muratori (2), il Sig. Federico 
De Raumer (3), ed il Sig. Bòhmer (4), affermano, 
seguendo il Malvezzi, che l'assedio di Brescia fat- 
to da Federico II incominciò ai 3 di agosto del 
1238, e fu tolto ai 9 di ottobre del medesimo anno. 

Stefano di Salanhac o di Salagiiac, nato circa Tan- 
no 1210, in una piccola città del Poitou (provincia 
di Francia), in età di circa venti anni prese in Limo- 
ges Tabito dei Domenicani (5), e morì agli 8 di gen- 

CXXFIII, apud Muratori, Berum Itali earum seriptores, t.XiV, col. 
911, B. 

(1) Chronicon Brixianum ab origine Urbis ad Jnnum uique 
MCCCXXXIL Auctore Jacobo MalveciOf Distinctio ieptima, cap. 
CXXFUI, apud Muratori, Rerum Itaticarum Seriptora, i. XIV, 
col. 912, D. 

(2) Annali d'Italia dal principio delfEra Fotgare sino all'anno 
MDCCXLIX, voi. XI, pag. 144. 

(8) GeschieMe der Hohenstaufen undihrer Zeìt, voi. UT, pag. 625, 
626, e 627. 

(4) Regesta Imperli inde ab anno MCXCFIII, usque ad annum 
MCCUV,pz^. 180 e 181. 

(5) PP, Quetif et Echard, Scriptotes Ordinis Praedieatorum, t. f, 
pag. 415, col. 1, articolo F.STEPHANUS DE SALANHACO, con- 
trassegnalo colla crocetta f . — Histoire littéraire de la France, ou- 
vrage commencé par des Religieux Bénédictins de la Congrégation 
de Sainl^Maur, et continue par des Membres de Clnetiiut (Acadé- 



55 
naio del 1290 (1). Compose un'opera intitolata: TVo- 
ciaius brevis et devotus devotis de qtmtuor in quilms 
Deus Praedicalorum ordinerà insignivit. Primo de bono 
oc strenuo duce S. DonUnico. Secundo de glorioso no^ 
mine Praedicalortmi. Teriio de illustri prole. Quarto de 
secwrilate professionis (2). Questo scrittore è quegli che 
dal P. Malvenda nel soprarrecato brano de'suoi An^ 
nales Ordinis Praedicalorum è chiamato Stephanus 
Salanacus (3), e poscia semplicemente Salanacus (4). 

Il passo del P. Stefano da Salanhac riportato nel 
brano medesimo deve essere tratto dalla terza parte 
del sopraccitato Tractatus brevis di questo autore. 

Il suddetto passo di Stefano da Salanhac leggesi 
anche nel tomo primo delFopera di Carlo Francesco 



tfit> rayale des Intetiptions et Belles-^Lettres). A* Paris^ 1733 — Ì84Y, 
21 tomi, io 4», t.XX, pag. 37. 

(1) Bernardo de la Guyoune Domenicano, morto in eia di sei- 
tantuu'anuoy ai 29 di Decembre del 1331 (Brevis chronica de vita 
et moribuà oc scriptis et operiòus D. episcopi Lodovensis netoris et 
eompilatoris huius UM, qui intitulatur Speculum scmet^aUf apsd 
PP. Quetif et Echard, Scriptores Ordinis Pr(udicatorum, t. f , pag. 
577, col. i) in un calaiogo da lui compilato dei Religioni Domeni- 
cani morti nel loro convento di Limoges, scrisse: F. Stephanus 
de Salankaeo eognonUne et origine, vir toiius prudentiae, religionis 
speeulum, opinionis praeelarae in tota provinciaj magni eonsilUf 
praedieator egregius\ gestorum notabilium, Mstoriarumque ae exim- 
plomm utHiwti recoUeetor teduluSf et in tempore opportuno enar- 
raior faoundus et foeeundusj affluens gratia et facundia linguae^ et 
propriis uniuscujusque status^ gradus, sexus, et aetatis super omnes 
generationis nostrae, prior fuit Lemovieenhis quartus, item Podien- 
sis et Tolosanus, quasi sexagenarius in ordine obiit Lemoviois yt. 
idus januar. A. D. mcclxxxx. (PP. Quetif et Echird, Scripto- 
res Ordinis Praedicatorumt t. I, pag. 4itt, col. 1 e 2). 

(2) PP. Quetif et EehardyScriptores Ordinis Praedicatorumf il; 
pag. 415, col. 2. — Histoire littéraire de la Franee, ì. e. 

(3) Vedi sopra pag. 47, lin. 4. 

(4) Vedi sopra pag. 48, lin. 2. 



56 
Arìsi, intitolata Cremona literata (1) , salvo alcune 
parole , che in quest'opera deir Arisi trovansi om- 
messe. Queste parole sono le seguenti : sale condi- 
uit (2); Erat enim (3); et fra nouerant ed honora- 
bant (4); Haec Salanacus (5); Pius (6). 

Il celebre Cavaliere Abate Girolamo Tiraboschi 
scrive : « Pare, che egli (Rolando da Cremona) po- 
scia passasse a Cremona, perciocché i suddetti PP. 
Quetif ed Echard sulla fede di due antichi Scrit- 
tori raccontano , che mentre Federigo II. Tanno 
1238. assediava Brescia, alcuni Domenicani venuti 
dall'esercito Imperiale a Cremona narrarono a Ro- 
lando, che un cotal Teodoro Filosofo, ch'era nel 
campo di Federigo, disputando con essi aveali con- 
fusi e ridotti a un vergognoso silenzio, e che Ro- 
lando mosso da zelo , benché allor travagliato 
dalla podagra, salito tosto su un asino portossi al 
campo, e in una numerosa assemblea venuto a di- 
sputa con Teodoro ne riportò un solenne trion- 
fo » (7). I due antichi Scrittori qui menzionati dal 

(1) Cremona literata, seu in Cremonenses Doctrinis, et Literariis 
Dignitatibus Eminentiores Chronologicae Jdnotationes auctore 
Francisco Aritio nobitissimae Patriae suae ordinum conservatore. 
Parmacy 1702—1705, et Cremonae, 1741, 3 tomi , in fogl., t. I, 
pag. 102 e 103, annus MCCXIIX. 

(2) In vece di queste due parole nella Cremona literata di Fran- 
Cesco Arisi, si legge talem dicit {Jrisi, Cremona literata, t. f, pag. 
102, linea 39). 

(3) In vece di queste due parole nella suddetta opera deirArisi 
si legge Eatenim (Arisi ^ 1. c.)« 

(4) Arisi, Cremona literata, t. I, pag. 103, lin. 4. 

(5) Arisi, Cremona literata, t. I, pag. 103, lin. 9. 

(6) Invece di Pius nella suddetta opera dell' Arisi si legge Plo- 
dius {Arisi, Cremona literata, l. I, pag. 103, lin. 12). 

(7) Storia della letteratura Italiana del Cavaliere Abate Girola- 



57 
Tii*aboschi, sono il soprammentovato Stefano de Sa- 
lanhac, e Bernardo de la Guyonne» chiamato in lin- 
gua latina Bemardm Guidonis {ì)j e morto ai 29 di 
Decembre del 1331 in età di settanta o settantuno 
anni (2); giacché nell'articolo intitolato F. Rolandus 
Cremonensis dell' opera dei PP. Jacopo Quetif, e Ja- 
copo Echard intitolata Scriptores Ordinis Praedicato^ 
rum recensiti^ notisqae historicis et criticis illìAStrati , 
si legge (3) : Salanhacus et Bemardus Guidonis in 
catalogo scriptorum: )> Cum F. Rolandus semel existens 
» Cremonae audisset a Fratribus quibusdam venienti- 
)) bus de exercitu Frederici lune obsidentis Brixiam{à), 
)) quod philosophus ejus multum eos confuderat de 
» sua philosophiayde qua nesciverant respondere: sue- 
» census zelo ordinis ^ dixity sterilite mihi asinum^po- 
» dagricus enim erat^ et pedes ire non poterai. Quod 
n cum factum fuisset intrans exercitum super asinum 
» cum quibusdam Fratribus incepit qtmerere ubi esset 
» ille philosophusj et eongregatis multis qui eum no- 



mo TiraboscM ConsigUere di S. A. S. Il Signor Duca di Modena, 
Presidente deUa Dueal BibUoteea, e della Galleria delle Medaglie, e 
Profesiore Onorario nelf Università della stessa Città, Seconda adi- 
zione Modenese Riveduta , corretta ed accresciuta dall' Autore. In 
Modena 1787— -1794. Presso la'^Società Tipografica, 9 tomi , in 16 
^olumi^ in 4% i. IV» pag. 141, Hb. Il,cap. I» parag. XXII. — Storia 
della letteratura Italiana di Girolamo TiraboscM. Milano, dalla 
Società Tipografica declassici Italiani 1822— 1S26, 9 tomi, in 16 
volumi, in 8% t. IV, pag. 202, libro II, cap. I, parag. XXIL 

(1) PP. Quetif et Echard, Scriptores ordinis Praedicatorum, t. 
I, pag. 576, col. 2. 

(2) Vedi la noia (1 ) della pag. 55. 

(3) T. I, pag. 126, col. 2. 

(4) In vece di Frideriei tunc obsidentis Brixiam presso il P. 
3falvcnda (I. e) si legge : Frideriei obsidentis Brixiam lune. 



58 
» veranl et honorabanl^ magnis et honoratis verbis (1) 
» conivoccUo philosopho dixit ei: Ut scias tu magister 
)) Theodore quod ordo Praedicatortim habet philaso- 
)> phosj ecce do tibi coram istis optionem^ ut abijcms 
» vel respondeas de quacunque pkUosphia (2) vo- 
» lueris. Qui cum elegisset respondenti obijcere, ita 
)» gloriose unica disputatione de eo (3) triumphavit , 
» quod ad ma^gnam gloriam cessit ordinis et hono^ 
» rem. » Ciò che i PP. Quetif ed Echard qui dicono 
essere stato scritto da Ste&no da Salanhac e da Ber- 
nardo de la Guyonne trovasi riportato nel brano so* 
prarrecato degli Annales Ordinis Praedicatorum del 
P. Malvenda con piccole varietà (4). 

Il P. Malvenda, dopo avere riportato il passo 
di Fra Stefano da Salanhac relativo alla disputa di 
Rolando da Cremona con maestro Teodoro filosofo 
dell'Imperatore Federigo II, cita cinque altri scrittori 
Domenicani che parlano di questa disputa (5). Quat- 
tro di questi scrittori ci fanno conoscere intomo ai 
suddetti Rolando e Teodoro alcune particolarità non 
riferite nel soprarrecato passo di Frate Stefano da 
Salanhac, le quali per ciò mi sembrano meritevoli di 
essere notate. 

Fra Leandro Alberti, nata,in Bologna nel 1479 (6), 

(i) Forse per errore dì stampa leggesi qui vtrtis in vece di ri* 
Tit (Vedi sopra pag. 47, Un. 20). 

(2) Per errore forse di stampa leggesì qui philosphia in vece di 
Philosophia. 

(3) Presso il P. Malvenda trovasi qui de eo unica disputalione 
in vece di unica disputatione de eo. 

(4) Vedi la nota (4) della precedente pagina 57 , e le noie (I) , 
(2), (3) di questa pagina 58. 

(5) Vedi sopra pag. 47 e 48. 

(6) Vedi la noU (1) della pag. 48. 



59 

nella sua opera intitolata De Viris iUustribus Ordinis 
Proecltca^orum, stampata in quella città nel 1517 (1), 
affenna che Teodoro, prima dì essere vinto nella so- 
lenne disputa suddetta da Rolando Cremonese, supe- 
rava colla sua dottrina e coi suoi cavilli quasi tutti i 
Religiosi Domenicani (2). 

Il Padre Serafino Razzi Fiorentino nato ai 16 di 
Decembre del 1530 (3), scrive : « Mentre che Fede- 
li rico Imperatore assediaua Rrescia, era nella corte 
» sua vn Filosofo dottissimo, il quale essendo venu- 
i> to à disputa con assaissimi frati, tutti gli hauea 
» vinti e superati; onde come vn' altro Golia appres- 
» so i Filistei, non trouaua chi potesse alle sue cauil- 
» lazioni resistere. Quando il beato Rolando, che al- 
» rhora stana in Cremona, intesa questa nuoua, non 
» potendo soffrire tanta infamia al nome Italiano, 



(i) Vedi la nota (1) della pag. 48. 

(2) « Audiuit aliquaodo sanctus uir Cremonae existens quen- 
» dam philosophum esse cutn Foederico imperatore Brixiam obsi- 
9 dente, cuius doctrina^ et cauillatione fralres fere omnes supera- 
» reotnr cum ordini» infamiai quapropter zelo ordinis succensus, 
» sternite ìnqnit mihi fratres Asellum, Forte tunc podagra labo- 
» rabat, et pedibus captus ire non poterai, Quod cum factum fuis- 
» set, castra imperatoria ingressus, cum philosopbo in certamen 
» coram procerìbus Caesaris et uiris doctissimis uenit, Quo facto 
» sic ait. Vt scias Theodore, quod praedicatorum ordo philosophis 
» non careat^ ecce optionem istam tibi tribuo^ ut obiicias, uel re- 
» spondeas de quocunque dubio philosophico^ Qui cum respondere 
» elegisset, sic unico conflictu de eo triumphavit, ut in magnam 
» dei et ordinis nostri cederet gloriam ». (De viris illuslribus Or- 
dinis Praedicatorum libri sex in unum congesti Autore Leandro 
Atbtrto Bononiensi viro ctarissimo , carta 183 vtrsOf lib. V, articola 
ROLANDUS Cremonensis). 

(3) Vedi la nota (2) della pagina 49. 



60 
» S(< ^''^ sacra religione; mettetemi disse, à ordine 
» vn somaro (patina all'hora il beato di podagre, ne 
» poteua ire a piedi) che voglio andar io nel nome 
» del Signore a disputare con questo brano Filoso- 
)) fo. E cosi messosi in viaggio, arrìuò al campo im- 
» periale, doue venuto à dìsputa col predetto valent' 
» huomo, alla presenza de i primi baroni della cor- 
» te,§^ altri scienziati; così parlò, acciocché voi sap- 
» piate, Signor Theodoro, che tale era il nome suo, 
» che l'ordine de predicatori non manca di Filosofi, 
» ecco che io vi do questa facultà, e vantaggio, che 
» opponghiate, ò vero rispondiate, in qual sì voglia 
» dubbio di filosofia. Et hauendo colui eletto dì ri- 
» spondere, incominciò il beato Rolando di tal ma- 
» niera a oppoiTC, e stringerlo, che in quel giorno 
» solo, trionfando di si grande huomo, riportò più 
» gloria, ^ honore all'ordine, che mai riportasse in 
» ver'vn'altra disputa. » (1). Le parole non potendo 
soffrire tanta infamia al nome Italianoj che si leggono 
in questo passo del Padre Serafino Razzi, ci mostra- 
no che il Filosofo Teodoro, menzionato nel passo 
medesimo, non era Italiano, e che Italiani dovevano 
essere tutti, o almeno la maggior parte di quegli as- 
saissimi Frati^ che il Padre Razzi poco prima" dice 
essere stati vinti e superati dallo stesso Teodoro. 

Ferdinando De Castìllo, Domenicano Spagnuolo, 
morto ai 29 di marzo del 1593 (2), attesta che 
lo stesso Imperatore Federico II d'IIohenstaufen era 



(1) Razzi (P, Serafino) FU e de i Santi e Beati del Sacro Ordine 
de i Frati Predicatori , I. e. 

(2) Vedi la nota (t) della pag. 50. 



61 

presente al solenne trionfo riportato da Rolando Cre- 
monese di un grande Sofista chiamato Teodoro (1). 
Soggiunge il suddetto P. De Castillo, che questo Teo- 
doro ei*a nimico capitale dei Religiosi, ed acemmo 
contro di loro col favore del suo principe (2). 

Fra Giovanni Michele Piò, Domenicano Bologne- 
se, nella prima edizione delle sue Vite degli huomini 
illmtri di S. Domenico scrive: « Intesosi, che vn Fi- 
» losofo di gran nome. Corteggiano di Federico Im- 
» peratore, ch'allhora assediaua Brescia, haueua con- 
» fuso i primi letterati d' Italia , ^ orgoglioso 
m scherniua specialmente TOrdine, non potendo sof- 
» frire cotanta infamia al nome Italiano, ^ alla Re- 
» ligione, salito vn sommaro (peroche era podagi*o- 
» so ) andoUo à trouai'e, sfidoUo, dielli Teletta d'op- 
» porre, ò di rispondere, à qual si voglia quesito Fi- 
» losofico, e conuinselo, e confuselo alla presenza 
» dei Baroni, e de i più letterati dltalia » (3). Qui 
non è indicato il nome del celebre Filosofo , che 
aveva confuso i primi letterati d'Italia. Questo no- 
me per altro si trova nella seconda edizione delle 
suddette Vite degli huomini illustri di S. Domenico 



(1) » Confunflio marauillosamente en presencia del Emperador 
» Frederìco , en el cerco de Brena , a vn gran Sophista llamado 
» Theodoro eoemigo capital de los religiosos y atreuido it elio» 
» con el fauor de »u prìncipe, sin que supiesse dezir palabra, re- 
» spondiendo ni arguyendo. n (De Castillo {Fray Hemando) Prime- 
ra parte de la historia General de Sancto Domingo^ y de su orden 
de Predieadoret^ 1. e.) 

(2) Vedi la noia (i) di questa pagina. 

(3) Piò {Fra Giovanni Michele) DeUe vite degli huomini illustri 
di S. Domenico, Parte Prima (edizione di Bologna Appresso Gio, 
Battista BeUagamba MDCFlI)y col. 183, libro I, u.* 9. 



G2 

dì Fra Giovanni Michele Piò: giacché in questa se- 
conda edizione si legge: « Amò sopra modo la ripu- 
)» tatione dell'Ordine, onde hauendo inteso, che nella 
» Corte di Federico Imperatore, in quel tempo, ch'egli 
» assediaua Brescia, in Lombardia, v'era vn certo Teo- 
)^ doro, Carnosissimo Filosofo, che con le sue dispute, 
» 5c cauillationi , haueua vinti, Se superati molti 
» Frati, ^ i primi letterati d'Italia, 5c ^he gonfio , 
ì^ Se superbo, con grande orgoglio, scherniua gril^i- 
» liani, Se spetialmente i Frati Predicatori; non po- 
)> tendo sofferire tanta infamia alla natione dltalia, 
)> Se sdrOrdine suo, su disse, mettetemi vn sommaro 
» airordine, che nel nome di Dio, voglio andare a 
)> disputare con questo gran Filosofo. Così partito 
)ì di Cremona, sopra il sommaro, perche era poda- 
» groso. Se peruenuto al campo Imperiale, non solo 
» sfidò Teodoro alla disputa, ma gli diede Teletta , 
» Se ^1 vantaggio, o di argomentare, o di rispondere 
» a suo piacere, in qual si voglia dubbio di Filosofia, 
» Se hauendo accettato il Filosofo di rispondere, 
)> talmente lo strinse con argomenti efficaci, alla 
ìi presenza de i primi Baroni della Corte, Se d'ai- 
» tri huomini scientiati, che lo conuinse, Se ^on- 
» fuse. Se trionfò di lui con somma gloria sua, 
» Se deirOrdine » (1). Dal leggersi in questo passo 
di Fra Giovanni Michele Piò che Teodoro filosofo del- 
l'Imperatore Federico Secondo, gonfio e superbo con 
grande orgoglio scherniua gli Ilalia:nij e che Rolando 
Cremonese non potè soffrire tanta infamia alta na-- 



{ìì Piò (Fra Giùvanni Michele), Dette vite degli huomini iUustri 
di S, Domenico. Libri ijuaUro, lib. 1, art. 55^ col. 83, A, B, C. 



63 

iione iVIlaUa , sembra doversi dedurre» clie il me- 
desimo Teodoro non era Italiano. È i>pi anche molto 
notabile in questo passo il ti*ovarvisi narrato* che 
Teodoro aveva vinto e superato i primi letterati d'I- 
talia^ ciò non essendo narrato da alcun altro dei Do- 
menicani scrittori citati dal P. Malvenda nel passo 
soprarrecato de'suoi Anncdes Ordinis Praedicatorum. 
L'Abate Ippolito Gamici Priore di S. Bartolom- 
meo a Quarata neUa campagna e Diocesi di Firenze, 
in un suo opuscolo intitolato De' Vicarj Imperiali 
di Federigo IL Augusto in Toscana dal MCCXXIII 
al MCCXXXVIII9 scrive (1) : « Come divenisse cru- 
n dele Federigo II. l'accenneremo in altro luogo, e 
» molti atti riferiti dagli Storici non lasciano dubi- 
» tarne. Accenneremo adesso nel suo principio , 
» com'egli divenisse sprezzatore della Religione , e 
» de'suoi Ministri. Nel mentovato assedio di Bre- 
)» scia, permettendo egli indistintamente le dispute 
T» d'ogni materia nel campo medesimo della guerra 
» uno de'suoi Filosofi o Astrologi per nome Teodoro 
» fece co'suoi sofismi ammutolire due Religiosi Do- 



(S) Be' Sicari imperiali di Federigo IL Augusto in Toscana dal 
MCCXXIII. al MCCXXXFIII. Notizie Utoriche di I. C. J. A. 
dedicate al nobilissimo Sig, Cavaliere CammiUo della Gherardesea 
Patrizio Pisano e Fiorentino^ Conte di Doworeiiico^ Bolqhieri, Ca- 
siagnoio ec. ec Capitan Brigadiere della Beai Guardia a cavallo, e 
damt^erlano Begio dsUe LI. AA. BB. In Firenze MDCCLXXXL 
Nella Stamperia già AlMzziniana alVIm. del Sole, Con licenza de' 
Superiorif in 8% pag. 63 « 64. ^ .Serte cronologico— diplomatica 
degli anticki Duchi e Marchesi di Toscana del Capitano Cosimo Della 
Bena con supplemento e note dell* Ab. Ippolito Camici riordinata e 
pubblicata daU* Abate Agostino Cesaretti, l. VI, pag. 64 delia se- 
conda Dumerazione. 



64 

» menicani (1). Questi avendo nel tornare al Con- 
» vento raccontato il caso a Fra Rolando, celebre 
» Maestro del loro Ordine , e già Baccelliere del- 
» l'Università di Parigi, mosso dallo zelo del vero 
» ancorché si trovasse incomodato dalla gotta, sa- 
)) lito sopra un giumento senza indugio portossi al 
» campo, e ottenuto di convocare numerosa udien- 
. » za, e di rinnovare la disputa col Filosofo, sciolse 
)) vittoriosamente i lacci e nodi dialettici, ne' quali 
)) erano restati involti i suoi meno dotti compa- 
» gni. )) Ciò che l'Abate Ippolito Camici qui narra 
intorno a Teodoro , ed a Rolando da Cremona, è 
anche narrato, come si è veduto di sopra (2), salvo 
una piccola varietà (3) , da Stefano da Salanhac e 
dagli altri scrittori Domenicani, citati dal P. Mal- 
venda nel passo soprarrecato de'suoi Annales Ordì- 
nis Praedicatorum, 

Rolandino, cronista Padovano, nato nel 1200 (4), 

(i) Nel passo di Frate Stefano da Salanhac riportato dal P. Mal- 
veuda nel brano soprarrecato de'suoi Annale» Ordinis PraedieatO' 
torum non si legge che i Religiosi Domenicani fatti ammutolire 
da Teodoro fossero due. In questo passo Frate Stefano da Salanhac 
dice (Vedi sopra pag. 47, lìn. 9 e iO): £t cum semel existens Ore- 
monae audisset a Fratribus quibusdam eie. Cioè ^ avendo udito una 
]i volta mentre egli era in Cremona da alcuni Frati » ec. 

(2) Vedi sopra pag. 47, 48, U e tftt. 

(3) Vedi la nota (1) di questa pagina. 

(4) Il medesimo Rolandino nel prologo al suo Liber Chronieorum 
scrive: Si quibue autem gestis infra notali» per me quicquam 
fuerit variatum^ diminutum, vel addiium; veritatis illud lima cu- 
pio lucidari : cum in hoc meae simplicitatis opusculo denotenlur 
quae facta sunt in Marchia usque diebus illis, vel circa, currente sci- 
licei anno Domini MCC quo sum natusy ad sexagesimum in quo 
scribo. {lìolandini Patavini, Prologus in librot xii de factis in Mar- 
chia Tarvisina , apud Muratori , Rerum Italicarum Scriplores, t. 



\ 



65 

in una opera intitolata : Liber Chromcorunt da lui 

Vlir, pag. 158. — Albertini Mu$$aH, HUt or ia Augusta Henrici FIL 
Caesaris et alia^ quaeextanl opera etc. pag. 1. della prima numeraxio- 
ne. — Tkesaurut antiquitatum et hiitoriarum Italiae eolleetus cura et 
itudio Joannit Georgii Graevii, ad (tnem perduetui a Petra Burman- 
noj tomi texti^ pars pHmay carlaltt, vena, non namerata). In questo 
passo del prologo suddetto, Rolandino dico chiaramente dì essere 
nato nel 1200. Ciò avverte il celebre Ludovico Antonio Muratori 
scrivendo: • Auctor ergo Historiae huins Bolandinus fuit. Patria Pa- 
9 tavinos, natusy ut ipse testis est in Prologo, Anno Domini MCC, » 
{Muratori^ Berum ItaHearum Seriptoree^ t. Vili, pag. 155). Nel me- 
desimo anno 1200 trovasi posta la nascita del suddetto Rolandino nei 
versi sesto e settimo della seguente iscrizione sepolcrale, riportata 
da Bernardino Scardeone Padovano, morto in età di 96 anni, ai 29 di 
maggio del 1574 (Fedona^ Biografia degli Scrittori Padovani^ voi. 
1^ pag- 256 e 257» articolo SCARDEONE (Bernardino) ), nella sua 
opera intitoIaU Dt antiquitate Urbis Pataviis €t elaris civibus Paia- 
f>ini$ {Bernardini Seardeonii^ Canonici Patavini, De antiquitate Ut- 
idi Patavii , et clarit ciuibui Patauinis^ libri tret, in quindecim 
ClaiSit dittincti, Eiuedem appendix de Sepulchris insignibus exle- 
forum Patavii iacentiunu Cum gratta et privilegio Caesareo ad 
annos eexi et Begis Galliarum , ad annoi totidem, Bcuileae apud 
Nicolaum Epiicopium iunior em^ Anno M D LX^ in fog., pag. 232. 
— Thetauruf antiquitatum et hiitoriarum Jtaliae coUectui cura 
et itudio Joannii Georgii Graevii, ad finem perduetui a Petra Bur- 
manna tomi eexti, pan tertia, col. 262 della seconda numerazio- 
ne, C, D, E.) I 

Grammaticae doctor, iimut artii Bheioricorum 
Bolandlnui eram : nune rege iubente Polorum^ 
Fermibui hic etcae iaceOy quam tu tibi iortem 
Qui legii expecta : ncque fai tibi fallere mortem^ 
Et bine iciiy quod tu finem non effugii ittum. 
Ergo roga tibi, poitque roga mihi, parcere Chriitum, 
MUlB ducentenis Chriiti currentibui annis^ 
Tunc ego natus eram : ted ab his poit ieptuaginta 
Sex, iimul alma pie redimii dum festa Maria 
In Februi menee, coeli peto fercula mentae. 
Bix piCy Rex coeli nato mleerere fideli : 
O primum flamenj tuui iit hic ipiritui, amen. 
Questa iscrizione trovasi qui riportata come si legge nella sopraccita* 
la edizione di Basilea della suddetta opera di Bernardino Scardeone. 

5 



66 

incominciala a scrivere nel 1260 ó prima (l),'e termi- 
nata non più tardi del giorno 13 di Aprile del 1262 (2) 

Il Mtiratori avterte (le.) ch*egli l**gge alma pine redeUnt dum Fétta 
Mariae in vece di alma pie redimii dùm Fetta Maria nell' ottavo 
verso dì questa isenzione» è tuus hió tit spiritus in vece di tuus 
iit spiriins Dèll*altic6o vemò' dèiriscrisione stessa. 
' (i) 'Ludovico Antonio Muratori scrive (I. e.) Jnno autem 1260 
ut ipse {Rolandtnus) tettatury preeibus nonnullarum ineitatuif Hieto^ 
riae efformandaey Hve expoliendae manum admovit. — In un passo 
riportato di sopra pag. 64 nota (4) ) del prologo di Rolandino al 
suo Liber Cnronicorum^ si -legge: Currente tddeet unno Domini mcc. 
quò sum natus ad sexagesimum in quo icribo* Quindi è chiaro che 
uel 1260 Rolandino scriveva il prologo stesso. 

(2) Neirnltimo capitolo dell* ultimo Libro del saddetto Liber 
Chronieorvm di Hokindino si legge : Perleetus est Me Liber ^ et re* 
eitatus eoram infraseriptit Doctoribus^ et Magistris^ praesente etiam 
Soeietate laudabili BUxalariorumy et Scholarium liberalium Artium 
de Studio Paduano. Erant quoque lune temporit Regenies in^PeL* 
dua viri venerabilesj Magister Agnuif Magisler Johannes, Atagi-^ 
ster ^m&aiiìfiti5, profondi, et periti Doetores in Physiea, et seientia 
naturati. Magister Tredeeinus in Loyca providus indagatore et Do- 
etor, Magister Holandinus, Magister Morandus , Magister Zunta^ 
Magister Dominicus, Magister Paduanus , Magister Luchesius in 
Grammatica, et Bhetoriea vigiles, et utiles professores. Qui ad hoc 
specialiter congregati^ praedictum Librum, et Opus, sire Chronieam, 
sua Magistrali auctoritate laudaverunt, approbaverunt, et autentica- 
veruni solemniler, in claustro Sancii Urbani in Padua, currente An- 
no Domini Millesimo Dueenlesimo Sexagesimo secundOy Indiciione 
quinta, die tertiàdecima intrante Mense JpriUs. (Rolandini, Liber 
Chronicorum Lib. XII, cap. XIX, apud Muratóri^ Rerum Itali carum 
Scriplores, t. Vili, col. 360, C, D. ^ Albertini Mussati Historia 
Augusta Hcnrici FU- Caesaris et alia quae extant opera, etc. 
pag. 118, della prima numerazioae. — Thesaurus antiquitatum et 
historiarum Italiae colleclus cura et studio Joannis Georgii Grae- 
vii, et ad finem perductus a Pietro Burmanno , tomi sex ti, pars 
prima, col. 150, della seconda numerazione, B, C^ D, E. — Tira- 
boschi, Storia della letteratura Italiana, seconda edizione Modenese, 
t. IV, pag. 62, lib. I, cap. Ili, paragr. Xll, edizione di Milano de' 
Classici Italiani, t. fV, pag. 89). Però è da credere che ai 13 di 
Aprile del 1262, il suddetto Liber Chronicorum fosse terminato. 



\ 



67 
parla di un astrologo dell' Imperatore Federico II. 
che si chiainava Teodoro, o Teodorico. Quest'opera 
stampata in Venezia nel 1636 (Ij^ed in Leida nel 
1723 (2) fu data nuovamente in luce dal celebre 
Ludovico Antonio Muratori nel 1726 in Milano nel 
tomo ottavo della sua grande raccolta intitolata Re- 
rum Ilalicarum Scriplores ab antw Aerae Chrislianae 
qwhìgentesimo ad miUesimum quingentesimum. In que- 
st'ultima edizione del suddetto Liber Chroniconim di 
Holandino si legge (3): 



/ (0 Questa edizione fa parie della raccolta di Storici della Mar- 
ca, Trìvigiana Maropata in Venezia nel 1636 con note di Felice 
Osió e dì Nicolò Villani ex TypograpMa Ducali Pinelliana , e da 
me citata di sopra nella noia (1) della pagina 52. {Albertini Mus- 
sati ^ Hisioria Augusta ffenrici FU. Caesaris et alia, quae extaìfU 
opera elc.9 pag. 1-118 della prima numerazione). 

(2) Questa edizione trovasi nella parte prima del tomo sesto del* 
la raccolta intitolata Tketaurus jintiquilatum et fiistoriarum Ita- 
liae, e pubblicata in Leida {Lugduni Batavorum) da Qiovanni Gior> 
gio Greave e da Pietro Burmann ( Thesaurus Antiquitatum et \fli' 
storiarum ìlaliae eollectus cura et studio Joannis Georgii Graevii, 
et ad finem perductus a Petro Burmannoy tomi sexti^ pars prima, 
col. 1 — 150, della prima numerazione.) 

(3) liolandini Patavini, Liber Chronicorum, sive Memoriale tem- 
porum de faetis in Marchia, lib, ÌV, cap. XU, apud Murattìrt, ne- 
rum Italicarum Scriptores, l. Vili, col. 228, D, E, e col. 229, A. 

— Questo medesimo passo di Rolandino leggesi a pagine 43 delT 
edizione fatta in Venezia nel 1636, Ex TypograpMa Ducali Pinel- 
liana del suo Liber Chronicorum{Albertini Mussati Jlistoria Augusta 
Henrici FII.Caesariit,et alia, quae extanl opera etc. pag.43, della pri- 
ma numerazione*. Trovasi anche il passo medesimo nella colonna 
47 dell'edizione fatta in Leida nel 1722 del suddetto Liber Chro- 
nieorum (Thesaurus antiquitatum et historiarum Italiae eollectus 
cura Io. Georg fi Graevii, et ad finem perductus a Petro Burmanno, 
tomi sexti: pars prima, col. 47, delLi seconda numerazione, C, l>.) 

— Le note (K9), (l], e (90)^ die truvausi iu questo passo dilla sud- 



68 

» Hac de causa Paduam rediit Impcratcr. Fe- 

» cerat autem, et in Padua constituerat ante prae- 

» dictum factum in Kalendis Madii praeteritìs, anni 

» scilicet MCCXXXIX. Tybaldum Fi^anciscum de A- 

» pulia Potestatem Paduae, et Imperialem Vicarium 

» in Marchia Taryisina generaliter a flumine Olii 

» usque Trìdentum. Constituit autem eodem mense 

» generalem exercitum, et cum Carrocio Paduae f 

)) circa finem ejusdem mensis, duxit exercitum 

» ipsum (89) ad Castrum-Franchum, locum Tarvisio 

)> norum. Et horam motionis elegit per consilium 

» Magistri Theodori {t) sui Astrologi, qui stetit cum 

» Astrolabio sursum in turri Communis, expectans^ 

» ut dicebatur, quod ascenderet prima facies, vel ho- 

» roscoparet (90) Leonis, cum diceret Jovem esse in 

» ilio. Sed cum per astrolabìum hoc videro non pos- 

» set tempore nubibus obumbrato; si licitum est di- 

» cere, tunc fuit in sua electione deceptus: quia nec 

)) erat Juppiter in Leone, nec Leo tunc ascendebat» 

» sed Virgo. » 

» (^) Cod. Estens. iptum usque ad. 

^ W MS, jimbr. II. Theodrìci. 

» (90) Cod. Estens. boroscopus, et ita in MS, Ambr. //. 

Se veramente in questo passo del suo Liber Chro- 
nicorum Rolandino avesse scritto Magistri Theodori^ 
dovrebbe credersi che questo Teodoro da lui qui 
menzionato fosse quello stesso Magister Theodorus phi-^ 
losophtiSy al quale Leonardo Pisano diresse V Epistola 

deUa edizione del 1726 sono di Ludovico Antonio Muratori. Tutto 
il rimanente del passo medesimo è testo di Rolandino, secondo la 
lezione seguita nelle due precedenti edizioni sopraccitate del 1636 
e del 1722. 




69 
riportata di sopi*a a pagine 20, e che trovasi anche 
menzionato nel snoLiber Quadratorum (1). Tuttavia è 
da notare che Ludovico Antonio Muratori nella so- 
prarrecata Nota (/) avverte leggersi Theodrici in vece 
di Tlieodori in un Codice manoscritto della Bibliote- 
ca Ambrosiana di Milano, che nella nota medesima 
è indicato così : « MS. Ambr. IL » (2). 

Un Codice della Biblioteca Ambrosiana di Mi- 
lano , ora contrassegnato P. 125. Parte superiore 
è cartaceo, in foglio, di 183 carte, e del secolo de- 
cimoquinto. In questo Codice dal recto della prima 
carta al rovescio della carta 105 trovasi manoscritto 
il soprammentovato Liber Chronicorum diRolandino. 

Un altro Codice della Biblioteca Ambrosiana di 
Milano, ora conti*assegnato E, 38 Parte superiore è 
cailaceo, in i", e del secolo decimosesto. In questo 
Codice trovasi manoscritto dalla carta 83 recto alla 
carta 193 verso il suddetto Liber Chronicorum di Ro- 
landino. 

Nel rovescio della carta 37 del Codice P. 125 
Parte superiore della suddetta Biblioteca Ambrosiana 
si legge: 

C. XIL 

de his que facta sunt stante imperatore apud ca- 
strum franchum. 

Hac de causa padtuim redijt imperatore fecerat 
autemj et in padua constituerat (3) predicium factum 

(f ) Vedi sopra pag. 44, lin. 6 e seguenti. 

(2) Vedi sopra, pag. 68, lin. 22. 

(3) Qui fra la parola eonstUuerai e la parola Tpredictum nel rote- 
$eio della carta 37 del Codice Ambrosiano P. i25 Parte Supenore 
Tedesi qaesto segno a . Nel margine laterale interno del medesimo 
recto presso alla linea che contiene le suddette parole conslituerdt 
e ^edietum si trova ante col segno 4 sotto Vn di questa parola. 



70 
in Kalendis madij prelcvHis anm M^'.CCXXXVIIIJ. 
Tybaldum francisckum de Apulia potesLalem padiiae (1) 
Imperialem vicarìum in marchia Taruisijy et genera- 
liter a flumine ohj usqne tridenlum. Comtiiuit au- 
tem eodem mense gener alerà exercitum, et cum car- 
rosio paduanoj circa (inem eiusdem mensisj dtixit exer- 
cilum ipsum ad castmm franchum locum tarvisino- 
rumy et horam mocionis elegit per consilium magistri 
tlieodrici sui astrologi, qui sletit cum astrologo sursum 

sursum in turri cumimis^ expectansj ut dicebatur, quod 
descenderet prima facies, vel scorpionis, vel leonis, cum 

diceret iovem esse in ilio. Sed cum per astrolabium (2), 
videre non posset, tempore nuhibus obumbrato j si li- 
citum est dicerCj tunc fuit in sua electione deceptuSy 
quia nec erat Jupiter in leone y nec leo tunc ascendebatj 

sed virgo. 

Le parole di questo passo che qui trovansi li- 
neate sono quasi nello stesso modo lineate nel sud- 
detto Codice Ambrosiano P. 125. Parte superiore. 
Presso la linea di questo Codice nella quale trovasi 
la parola astrologo leggesi sul margine laterale interno 
della carta 37 verso del medesimo Codice la parola 
astrolabio. Questo margine stesso ha la parola ho- 
roscopus presso la linea del medesimo Codice nella 
quale si legge scorpionis. 

(1) Qui fra la parola padue e la parola Imperialem nel rùve$eio 
della caria 37 del suddetto Codice P. 125 Parte Superiore trovasi il 
«egno A . Nel margine laterale esterno del medesimo recto presso 
alla linea che contiene le parole padue, Imperialem trovasi la parola 
et col segno ^ sotto questa parola fra Ve ed il t. 

(2) Qui fra la parola astrolabium e la parola hoc trovasi nel recto 
della carta 37 del sopraddetto Codice Ambrosiano P. 125. Parte Su- 
periore il segno A . Nel margine laterale esterno del medesimo redo 
presso alla linea che contiene questa due parole trovasi la parola 
Aoc col segno a sotto V o* 




71 

In principio del Codice Ambrosiano P. 125. Par- 
te Superiore trovansi ad esso aggiunte due carte dis- 
siniili dalla carta del Codice stesso. Nel recto della 
furima di queste carte aggiunte si legge : 

CHRONICA Ezzelini de Romano — /*.!. 
GVLIELMI Cortusij chr^ de no 
vitatibus padue et Lombardie 105. 

Hic codex fuit Vincenti] Pinelli V. Clariss. a cnius Heredibm 
tota eius bibliotheca Neupoli empta fuitj iussu IlV^'. Card. 
Federici Borromaei Ambrosianae biblioth. fundatoìis. 

Antonius Olgiattis scripsit anno 1609. 

Giovanni Vincenzo Pinelli dotto bibliofilo qui 
menzionato, nacque in Napoli nel 1535 (Ij^e morì 
in Padova ai 4 di agosto del 1601 (2). Di sua ma- 



li) Fita Joannis Fincentii Pinelli, Patricii GenuenHs. In qua stu- 
4iosÌs bùnarum artiunìf propanitur typus viri probi et eruditi. Au^ 
etore Paulo Gualdo, Patrieio Fieetino. jiuguelae Findelieorum ad 
insigne pinue, Cum privilegio Caes^ perpetuo. Anno M. DCFII, in 
4% pag. 5. 

(2) Gualdi{PauU) Fila Joannis Fincentii Pinelli, pag. «03. — 
Batti (Gulielmi) Fitae seleetorum Mquot virorum, qui DoctrinafDi' 
gnitatey aut Pielate inelaruere. Londinif Typis A. G. ei J. P. et prò- 
etani venales apud Georgium ÌVells, ad Insigne Solis Coemeterio 
Paulina, i681, in 4», pag. 369. ~ Theatrum virorum aliquot Do- 
etrina, Dignitatef aut Pieiate Illustriutn. Authore Gulieimo Bates 
OxotUi. e Theatro Sheldoniano. MDCCIFt in 4% pag. 369. — Fitae 
seleeta» XFIL. erudiiissimorum hominum, a clarissimis viris qui- 
tms^Qim ^eripfae», et ob s^mmam praestantiam atque veritalem olim 
collectae a Z>. Crisi, Gryphio, Gymn. Magd. Becit idVI^ vero accessio* 
ne vitae Diogenis Chrisliani Ifctu dignissimae, qut^e num primum 
e^ Metp,proiiii, auelae addito Indice rerum memorabilium. Frati- 
slaviae, Sumptibut Danielis Pietschii, MDCCXXXIX, in 8%pag.4l4. 



72 

no sono (1) le parole che ho detto di sopra (2) , 
trovarsi nel margine laterale interno della carta 37 
verso del Codice Ambrosiano P. 125. Parte supe- 
viorCj e molte altre postille marginali che si trovano 
nel Codice stesso. 

A carte 116 verso j e 117 recto del suddetto Co- 
dice Ambrosiano E, 38 Parte superiore , nel libro 
quarto del Liber Oironicoì-um di Rolandino, sì legge: 

De hiis quae facta sunt ab imperatore stante apud 
castrum Mestri. 12 (3). 

Hac de causa Paduum rediit imperator. Fecerat aii- 
tem in Padua et constituerat ante praedictum factum 
in Kalendis Madii praeteritis annis 1239. Tybaldum 
Franciscum de Apulia Potestatem Paduae et impera- 
toris vicaritim in Marchia Tarvisina generaliter a flu- 
mine Olii usque ad Tridentum. Constituit autem gene-- 
ralem exerciiumj et cum Carotio Padìiano circa fi- 
nem ejusdem mensis, duxit cxercitum ipsum ad Ca- 
strum franchum locum Tarvisinorum^ et horam motio- 
nis elegitper Magistrum Theodoricum astrologum suum^ 
qui stetit cum astrolabio sursum turim Comtmisj expe- 
ctanSy ut dicebaturj quod ascenderetj prima facias vel 
ìwroscoparet Leonisj cum diceret Jovem esse in illoj 
sed cum per astrolabium hoc videre non posset tempore 
nuhibus obumbratOy si licitum est dicerCj ttmc fuit in 

(1) Di CIÒ mi ha assicurato il Si(j. Professore Francesco Longhe- 
1Ì.1, dal quale anche mi è stala gentilmente inviata una copia de'pas- 
si soprarrecati de'due Codici Ambrosiani E. 38 Parte Superiore, e 
P. 125. Parte Superiore. Secondo questa copia bo riportato tali 
passi di sopra nel testo. 

(2) Vedi sopra, pag. 70, lìn. 20—25. 

(3) Questo numero 12 indica qui il capitolo che segue del Liber 
Chronicorum di Rolandino. 



73 

sua ellectione deceptusj quia nec erat lune Jupiter in 
Leonej uec Leo lune ascendebaty sed virgo. 

Il celebre Ludovico Antonio Muratori nella so- 
prarrecata sua nota ((), scrive: ((MS. Ambr. IL Theo- 
drici » (1). Il codice Ambrosiano P. 125. Parte su^ 
periore ha theodrici (2) in vece di Theodori nel 
passo di Rolandino , al quale si riferisce questa 
nota del Muratori. Però è da credere che il Co- 
dice Ambrosiano P. 125. Parte superiore sia 
quello che dal medesimo Mui*atori nelle sue note 
al suddetto Liber Chronicorum di Rolandino è indi- 
cato in ciascuno de' modi seguenti : MS. Amb. 
IL (3) ; MS. Ambr. IL (4) ; Codex Ambros. II (5). 
In prova di ciò è anche da notare, che nel Codice 
Ambrosiano P. 125. Parte superiore trovasi la pa- 
rola horoscopus , come si è veduto di sopra (6) ; 
giacché il Muratori nella sua nota (90) soprarre- 
cata dice: <( Cod. Estens. horoscopus, et ita in MS. 
» Ambr. IL » (7). 

Un altro manoscritto della Biblioteca Ambro- 
siana di Milano è indicato dal Muratori in cia- 



(1) Vedi sopra, pag. 68^ Un. Z2. 

(2) Vedi sopra, pag. 70, lin. 9. 

(3J Muratori^ Rerum Italicarutn ScripioreSy t. Vili, col. 176 nota 
{d), col. i79, note (29), (y), col. 180, note (A), (0, col. 181 note 
{m\ (n), col. 182, note (33), (o), (p), (36), (q) eie. 

(4) Muratori , Rerum Italiearum Scriptores t. Vili, col. 178 , 
note if) , (28), col. 195, nota (77Ì, col 196 , nota (/) , col. 198 , 
nota (n) etc. 

(5) « Cod, E tieni, et Ambros. Il curìal itale » (Muratori^ Re- 
rum Italiearum Scriptoresy t. Vili, col. 183, nota (40) }. 

(6) Vedi ftopra, pag. 70, lin. 24. 

(7) Vedi sopra, pag. 68, lin. 23. 



7i 

iscuno de' modi seguenti : MS. Amb, I. (I); MS. 
Amhr. I. (2) ; Codex Ambr. L (3) ; MS. Ambros. 
-/. (4). Certamente questo Codice è quello ora 
-contrassegnato E. 38. Parie superiore^ giacché due 
soli sono i Codici della Biblioteca Ambrosiana di 
.Milano che contengono Topera suddetta di Rolan- 
dino, uno de'quali, cioè quello chiamato dal Mura- 
tori: MS. Ambr. II. j MS. Amb. //., Codex Ambros. 
JIj è certamente il medesimo , ora contrassegnato 
P. 125. Parte superiore (5). 

Due soli Codici Ambrosiani sono menzionati dal 
Muratori nella sua Prefazione al suddetto Liber 
Chronicorum di Rolandino. In questa Prefazione si 
legge (6): « Duos insuper Codices ex Ambrosiana sua 
» Bibliotheca suppeditavit CI. V. Joseph Antonius Sa- 
yi xiìis eidem Pmefectus, alterum pergamenum, al- 
)) terum antiqui characteris, eo etiam pretiosiorem, 
» quod Vincentius Pinellus ad fìdem puriorum exem- 
» plarium eumdem exegerit. Horum ope non modice 
i) emendata, et alicubi etiam aucta est haec ^ditio. 
». Quocirca tum Saxio nostro, tum Philippo Arge^ 

(1) Muratori , Rerum Ilalicarum ScriptoreSy l. VUI, col. 159, 
note (a), (ft), (c), (d), col. 160, note (e), (fi, (g), col. 161, note (A), 
(Oi (0> W, col. 162, note (n), {o),{pìy {q), col. 163, noie (r), («), 
col. (164), nota (<), col. 165, nota (ti), col. 170, nota (o), col. 173, 
lìotà (ft), col. 174, nota (e) etc. 

"(2) Muratori, Rerum lalticarum Scriptores^ t. Vili, col. 177, no- 
ta (25), col. 195, note (t), (k), col. 296, nota ({), col. 197 , note 
(fii), (8), col. 198, noU (o), etc. 

(Zy Muratori f Rerum Ilalicarum ScriptoreSf t. Vili, col. 171, nota 
(7). • 

(4) Muratori, Rerum Italiearum Scriptores, t. Vili, col. 183, no- 
ta (r). • • 

(5) Vedi 8opra, pag. 73, lin. 3 — 19. 

(6) Muratori, Rerum Italiearum Scriptorest t. Vili, pag. 156. In 
Rolandini Chronicon Praefatio Ludovici Jntonii Muratori. 



7-> 

» lalOj qui eidein in hac historia castiganda, que- 
» madmodum et in cetcris operam suani praestitit, 
» gratiae agcndae quaniplurimae ». È da credei'e 
che il secondo di questi due Codici sia quello stes- 
so chiamato dal Muratori MS. Amb. IL (1), MS. 
Ambr. II. (2) , Codex Ambros. II. (3). Sembra per 
tanto che il Muratori abbia errato dicendo pergame^ 
num (i) nel soprarrecato passo della sua Prefazione 
al Liber Chronxconim di Rolandino» giacché \\ Clo- 
dice E. 38. Parte superiore non è membranaceo , 
ma cartaceo (5). 

Il Liber Chronieorum di Rolandino trovasi an- 
che manoscritto in un Codice della Regia Ducale Bi- 
blioteca Estense di Modena contrassegnato frar Ma->- 
noscritti Latini col N." CCCLXXVII. Questo Codice 
e cartaceo, in foglio, del secolo decimoquinto ef^ di 
137 carte. A carte 53 recto e verso di questo Co^ 
dice si legge : 

De hijs qne facta sunt existeiUe Imperatore apud 
castrum franchum hostiliter. 

Hac de catisa Paduam rediit imperatori fecerat 
aulenij et in Padua constituerat ante predictum fa-*- 
cium in Kalendis madii preteriti annij scilicei ^ItCG 
XXXVI ir. j Tebaldum franciscum de Appulea-palè-r 
statem padue: et imperiale (sic) vicarium ini marchia 
tervisanay et generaliter a flumine oUj usque tridehtumì 
constituit aiUem eodem mense generalem eitercitumi 
et cum carotio paduano circa finem einsdem mensis 

(i ) Vedi sopra, pag. ^Z, lin. 9 e 10. 

(2) Vedi sopra^ pag. 73, lin. 10. 

(3) Vedi «opra, pag. 73, Ha. 10. 

(4) Vedi sopra, pag. 74, lin. 16. 
(5} Vedi sopra, pag. 09, Iin..l0.^ 



76 

dtixil exercitum usque ad castrum franchum tervisi" 
norumy et horam molionis elligit per consilium Magi- 
stri Teodori sui astrologi : qui stetit ctim astrolabio 
sursum in turri communis eocpectaiiSj ut dicehatur, quod 
ascenderet prima faciesj vel horoscopus leonis^ cum di- 
ceret iovem esse in Uh. Sed cum per astrolabium hoc 
videre non posset tempore nubibus obumbrato: si li- 
citum est dicerCj tunc fuit in sua ellectione deceptus: 
quia nec eroi lupiter in leone, nec leo tunc ascende^ 
bat : sed virgo. 

Questo passo del suddetto Codice Latino n."* 
CCCLXXVII. della Regia Ducale Biblioteca Estense 
di Modena fa parte nel Codice medesimo del capi- 
tolo undecimo del libro quarto del Liber Chronicorum 
di Rolandino, mentre in vece in tutte le edizioni di 
tale opera, ed anche ne'due Codici Ambrosiani so- 
praccitati dellopera stessa (1), questo passo fa parte 
del capitolo duodecimo del medesimo libro quarto. 
La divisione de^ capitoli de'libri primo, secondo e 
quarto di quest'opera nel suddetto Codice Estense 
differisce notabilmente dalla divisione de'capitoli di 
questi libri che trovasi nell'ottavo tomo della Rac- 
colta del Muratori intitolata Rerum Italicarum Seri- 
ptores etc. 

Nel soprarrecato passo del Codice Latino n." 
CCCLXXVII della Biblioteca Estense si legge horo- 
scopus (2) in vece di horoscoparet (3). Ciò mostra che 
questo Codice è certamente quello citato dal Murato- 
ri nella sua nota (90) soprarrecata dicendo: a Cod. 
» EslenS' horoscopus » (4). 

(i) Vedi sopra, pag. 69^ lìn. 23, e pag. 72, liii. 10. 

(2) Vedi la linea quinta di questa pagina. 

(3) Vedi sopra, pag. 68, lìn. 23. 

(4) Vedi sopra, pag. 68, lin. 14 e 15. 



77 

Il medesimo Muratori nella sua Prefazione al sud- 
detto Liber Chronicortim di Rolandino parlando di 
questa Cronaca dice: Alteram ergo editionem ha- 
beant Eruditi , quam fonasse comtiorem deprehen- 
dentj nam intentis oculis ad ipsam emaculandam in- 
cubuij et praeterea ad eamdem cxomandam suppe- 
tias mihi tvlit Codex MStiis Bibliothecae Estemis , 
in quo haec Historia habetur. Cum Codice isto con^ 
ttdi ego editionem Venetam , mtdtasque ex isto va- 
rias lectioneSf emendationesj oc supplementa collegi y 
quae praesenti editioni subsidium ac lucem afferent. 
Immo tanta in Libris Undecimo et Duodecimo inter^ 
cedit diversitas inter Codiccm Estensem, et illum, quo 
usus est OsiuSj ut mihi suborla fuerit cogitatio in edi- 
tione hacy Estensis potiusy quam Patavini Codicis nar- 
rationem sequi. Attamen ratusj me Lectorum gratiam 
tutius initurumj si utriusque Codicis verbaj ubi dissi- 
dente exprimeremy textum retinui jam editum, et ex 
Estensi Codice innotas retuli variantes Lectiones (1). 
11 Codice Estense qui menzionato dal Muratori, es- 
sendo certamente quello stesso ch'egli nelle sue no- 
te al Liber Chronicorum di Rolandino cita dicendo: 
Cod. Estens. (2), non può essere diverso dal Codice 
della Regia Ducale Biblioteca Estense di Modena ora 
segnato fra i Manoscritti Latini n.^ CLXXXYII. 

Ciò che Rolandino narra nel passo sopraiTccato 
del suo Liber Chronicorum intorno a maestro Teo- 
doro astrologo, è in parte narrato anche dal Mura- 
tori ne'suoi Annali d^Italia, leggendosi in questi An- 
nali, sotto Tanno 1239: « Nel mese di maggio, dopo 

(i) Muratori, Berum ItaUearum Scriptores, t VIIF, pa(;. 156. In 
Bolandini Cfiranicon Praefatio Ludovici Antonii Muratorii- 

(2) Muratori, Rerum Jlalicarum Scriptores, t. Vili, pag. 158, no- 
ia n, col, 169, note (1) e (2), col. 171, note (3), (4), (5), (6), (7), 
col. 172, note (8), (9), (10), etc. 



78 
»' aver fatto prendere Toroscopo a Mastro Teodoro 
» suo strologo sulla torre del Comune di Padova , 
» mosse (l'imperatore Federico li) Tarmata, e andò 
)> ad accamparsi intorno a Castelfranco, dove citò 
» i Trivisani a rendersi nel termine d'otto giorni ))(1). 

L'Abate Ippolito Camici parlando delllmperato- 
xe Federico II di Hohenstaufen dice: « uno de'suoi 
» Filosofi Astrologi per nome Teodoro» (2). Quin- 
di pare* che, secondo il medesimo Abate Camici , il 
Magister Theodorus Philosophm Friderici Secundij di 
cui parla Fra Stefano da Salanhac nel passo di quest' 
autore riportato di sopra (3) , sia quel medesimo 
Magister Theodorus Astrologus Imperatoris [Friderici 
Secundi) menzionato da Rolandino (4). 

Nel Liber quadralorum di Leonardo Pisano a 
oarte 38, versoj del Codice Ambrosiano E. 75. Par- 
te superiore , si legge : Et postquam hec omnia de- 
monstrata suntjredeamus ad questionem phylosoplii (5), 
et procedamus predicto modo donec habeamm quod cen- 
sus et radix et 32 equanlur quadrato de 36; deinde 
videamus quot radices sunt 32 de 36, hoc est quod di- 

vidamus 32 per radicem de 36, vcnient radices -^-5, 

ó 

(i) jénnali d'Italia dal principio delV era volgare sino all'anno 
MDCCXLIX compilati da Lodovico Antonio Muratori, voi. XI , 
pag. 156. 

(2) Vedi sopra pag. 63, lin. 29. 

(3) Vedi sopra pag. 47 - 50. 

(4J Vedi sopra pag. 68, lin. 12. 

(5) I! problema qui chiamato da Leonardo Pisano quesito phylo- 
saphi è quello che nel medesimo Codice Ambrosiano E, 75. Parte 
superiore^ si trova sotto il titolo di quesito miM proposita a Ma- 
gistro Theodoro domini imperatoris phyloiopho{\edi sopra pag. 44, 
lin. 9 e 10.; 



79 

r/ propter hoc ut inveniamm solulionem prediale que^ 

stionis in posila proportione tritim quadratorum supm-> 

dicloruTìij scilicet de 36, et de 64, et de 576, oportet 

ut inveniamus quadratura aliqticm de quo exlractis ra- 

!.. . ' . . 

dicibus -^ 5 ipsius remaneat numerus qui procreatiir 

ó 

ex multiplicatione dictorum numerorum inequalium 
quorum maior addit 1 super minorem. In questo passo 
dell'anzidetto Liber quadratorum fra Tultima^ Ieltei*a 
della parola quadratorum, e la iprìma lettera della pa^ 
rola supradictorumjiin poco al di sopra delle due parole 
medesime, nel rovescio della carta 38 del Codice Am* 
brosiano £.75. Parte super. <, trovasi questo ftegno: o-oi 
Nel margine laterale esterno, presso allo lince nona, 
decima, ed undecima del rovescio medesimo (1), si 
legge una postilla scritta con inchiostro rosso , la 
quale dice così : huc tisque est scriptus quateruus dfii 
R. cardinalis. Pi*osso alla prima parola di questa po-^ 
stilla, e nel medesimo margine, trovasi un segno o^ 
al tutto eguale all'altro, che ho detto trovarsi nella 
pagina stessa fra le parole quadratorum e supra^icto^ 
rum un poco sopra queste parole. Il cardinale men- 
zionato in questa postilla è certamente Raniero Capocci 
da Viterbo, cardinale diacono del titolo di s. Maria 
in Cosmedin, cioè quel medesimo porporato al quale 
Leonardo Pisano dedicò, come si è veduto di so- 



(1) Nella tavola, posta in fronte a questo scrìUo si riporta sot- 
to il N.** 3. an fac simile di queste tre linee, e di tutto ciò che 
trovasi presso alle medesime nel margine laterale esterno della 
carta 38, vetso^ del Codice Ambrosiano E. 75. Parte superiore. 



80 

pra (1), la sua opera intitolata : Flos super solu-- 
tionibus qnarumdam questionum ad numerum^ et ad 
geometriamj vel ad utrumque perlinentium. 

Nella traduzione italiana del Liber qtuidratorum 
di Leonardo Pisano contenuta» come si è detto di 
sopi*a9 nel codice L. IV. 21 della Biblioteca Pub- 
blica Comunale di Siena, si legge a carte 500 verso 
di questo Codice : 

« E dappoi che noi abbiamo questo» torniamo al 
)) chaso del Philosofo. 

» Onde procederemo al modo detto infino a tan- 
» to che abbiamo che uno censo et radice et 32 sieno 

» iguali al quadrato di 36 , cioè che dividiamo 32 

1 

)) per la radice di 36, vienne 5 -tt-. E questo per- 

ó 

ìi che trovamo la solutione per lo detto mo ». 

Così finisce in tronco il rovescio della carta 500 
del suddetto Codice L. IV. 21. Il recto della carta 
501 di questo Codice incomincia così : 

tt Per insino a qui e scritto quanto allo illustro 
)) imperadore. Ora seguita lo scritto adirizato a 
)) mess. R. cardinale )>. 

« Noi abbiamo 64 et 576, onde è di bisognio 
D troviamo uno numero quadrato del quale tratto 

1 

)) le 5 radice -^ rimangha numero fatto dalla mol- 

» tiplichatione de detti numeri inequali, de'quali il 
» maggiore agungha 1.** sopm el minore, el quale 
» troverremo se porremo alchune radici avanzare 



(1) Vedi sopra pag. |6, linea 4 e seguenti. 



81 
1 
» ledette radice 5 -^ chel possiamo fare per in- 

» finiti modi ». ^ 

In questi due passi del sopraccitato Codice L.IV. 
21. due brani del testo latino del Liber quadralorum 
di Leonardo Pisano non si trovano voltati in italiano. 
Questi due brani sono:!." deinde videamus quot radices 
siint 32 de 36 (1); 2.** questionis in posila proponrtione 
trium quadralorum stipradictorum sciliceldeoèet de [2). 

Nella seconda edizione dell'opera del Dottor Gio- 
vanni Targìoni Tozzetti intitolata: Relazioni d^ alcuni 
viaggi falli in diverse parli della Toscana ec. si leg- 
ge (3) : « Notisi, che F. Luca (Paciuoli) dal Borgo 
n S. Sepolcro^ ha avuto in mano quest'opera di Leo-» 
» nardo Pisano^ e se n'è fatto bello nella sua vasta 
» Arimmelica stampata/ senza neppure nominarlo, 
» altro che una volta o due incidentemente (4). Se ne 

(1) Vedi sopra, pag. 78, lin. 20 — 21, e pag. 80, liu. 13. 

(2) Vedi «opra, pag. 79, lin. 1—8, e pag. 80, Un. 14—22. —È 
da notare che colla parola quadralorum del secondo de*due brani 
menzionati di sopra in questa pagina 81 (lin. 3 — 8) sarebbe finito^ 
secondo il Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore, il quater- 
nus dni R. cardinalis (Vedi sopra , pag. 79, lin. 7—21). Sembra 
per tanto che in questo quaternus non fosse compreso il passo 
che incomincia : supradiclorum^ seiiicel de 36, et de 64, et de 576 
(Vedi sopra, pag. 79, lin. 2 — 3), e finisce colle parole ; Super quo 
etiam quadrato (Vedi sopra, pag. 40, lin. 19 — 20) : giacché questo 
passo trovasi nel suddetto Codice E. 75, Parte superiore dopo il 
segno o~^, che richiama la postilla marginale riportata di sopra « 
nella quale si dice terminata la parte scritta del quaternus dni lì. 
eardinalis (Vedi sopra, pag. 79, lin. 13—21, pag. 39, lin. 12—32, 
e pag. 40, lin. 1—20). Secondo il precitato Codice L. /f^. 21. una 
parte di questo passo sarebbe stata adirizUta a mess. R. cardinale 
(Vedi sopra, pag. 42, lin. 9 — 26, pag. 80, lin. 20—27, e le prime 
due linee di questa pagina 81). 

(3) Relaxioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della Tosca- 
na per osservare le produzioni naturalif e gli antichi monumenti 
di essa dal Dottor Gto. Targioni Toxztlti. Edizione seconda , con 
copiose giunte. In Firenze 1768—1779. Nella stamperia Granduca- 
le. Per Gaetano Cambiagi, Con Licenza de' Superiori, 12 tomi , in 
8% t. Il, pag. 65, e 66. 

(4) Un'opera di Fra LucaPacìoli da Borgo San Sepolcro intitolata 
Stimma de Arithmetica Geometria Propnrlioni et Proportionalità fu 
stampata io Venezia nel 1494 da Paganino Paganini da Brescia, e ri- 
stampata in Toscolano nel 1523 dal medesimo Paganino Pagani ni.Cia- 

6 



82 
» fece bello anche un Anonimo della fine del Secolo 
» XV. il quale compose un Trattato d'Abbaco^ che in 

scuna di queste edizioni è in foglio, di 30S carte (comprese le prime 
nove carte non numerale), e divisa in due parti, la prima delle quali 
è un trattato d'aritmetica e d'algebra, e la seconda è un trattato di 
geometria teorica e pratica. Quest'opera certamente è quella cbe il 
Dottore Giovanni Targioni 'Pozzetti nel soprarrecalo passo delle sue 
Jielazioni d^ alcuni viaggi eie. chiama « vasta jirimmelica élampata » 
(Vedi sopra, pag. 81, lin. 14-15). Leonardo Pisano trovasi nomi- 
nato neVguenti passi della medesima Summa: — « E queste cose 
n tutte con lesequenti. siranno secondo li antichi. E ancora mo- 
n derni, mathematici. Maxime dei perspicacissimo phylosopho me- 
f» garense. Euclide E dei seuerin Boetio. e de nostri moderni Leo- 
9 nardo, pisano. Giordano. Biagio da parma. Giona sacrobusco. e 
» Prodocimo padoano. da iquali in magior parte cauo el presente 
^ volume n {PaeioU {Fra Luca) Summa de Arithmetiea Geometria 
Fropartioni et Proporlionalità ( Con spesa e diligentia. E opifitio 
del prudente homo Paganino de Paganini da Brescia. Nella txcelsa 
cita de vinegia . . . Ncglianni de nostra Salute M. ecce Ixliiij. adi. 
10. de nouembre) C), in fog., carta 4*, non numerata , verso, lin. 
Itf-— 19, Summario de la prima parte principale), — « Le quali do- 
» mande sonno difficilissime quanto ala dimoslratione dela pratica: 
» commo sa chiben la scrutinato. Maxime Leonardo pisano in vn 

* particulare tractato che fa de quadratis nuroeris intitulalo. Douc 
9 con grande sforzo se ingegna darne norma e regola a simili solu- 
» tioui (sic). E pur finalmente generalitor non seruano a tutte, e pur 
» si conuien a tastoni redurse in cercarle » (PacioU, Summa de A- 
Hthmetica Geometria Proportioni et Proporlionalità, prima numera- 
zione, carta 20*, numerata 15, verso, lin. 37 — Ai. Parte prima. Vi- 
itinctio prima^Tractatus quartus, arliculus sextus), — « e mai falla 
V» questa regola. La quale donde ella proceda Leo. pi. nel tractato 
Il che fa de quadrati» nuis la dimostra per vie de figure geometriche 
fi le quali demonstrationi spero in questo adurle » (Paciolif Summa 
de Afithmetica Geometria Proporlioni et Proporlionalità, prima nu- 
merazione, carta numerala 18, rcclOy lin. 23 — 25, Parte prima, Di- 
stiiictio prima, Tractatus quartus, arliculus nonus, paragrafo 9); — 
« Unaltra proua ancora ve del summare cbe si fa per lo none e molti 
9 anticamente per lilibri si Irouano hauer la vsata : e questa vsa 
j| .L. p. quale si fa cosi. Cbel se acozzano tutte le figure insiemi 

* dele quantità ebe tu recogliesli : e gelase via tulli li nouenarij 
^ che vi sitrouano : sempre rcctencndo lauanzo cbe poi se giogni 
1% ale figure seqiienli: e così va continuando vsque in Hnem. E quel- 
li lo che ala fine te troni gettati li nouenarij : quello si mette da- 
1) canto in tauola per proua » ( Pacioli, Summa de Arithmetica 
Qeomelria Proportioni et Proportionalitày prima numerazione, car- 
ta 20, t?er<o^ lin. 13 — 18., Parte prima, /)i«/tnc/io iecunda, Tra* 

{*) Tutto ci6 che si legge nelle linee 17 — 30 di questa pagina 82 dalle paro- 
le Con spesa fino alla parola nouembre trovasi nel recto della carta numerala 
76 (lin. 13 — 13, i5 — 1 6) della seconda numerasi one della sopraccitata edixio- 
ne fat^ nel i494*l<2ll'aa«idetta Summa di Fra Luca Ptcioli (Vedi aopra, pag. 
81, lio. 41— 44;. 



83 

» un Codice grossissimo in foglio, si conserva fra i 
)) Manoscritti della Biblioteca del Regio Spedale di 
yt S. Maria Nuova di Firenze. In esso Codice però» 
)> il Libro 48 è copia del Trattalo di Leonardo Pi- 
li sano sopra i Numeri Quadrati^ e principia così: 
» Cum Magister Dominicus Pedibus Celsitudinis Ve- 
» stracj Princeps Gloriosissime Domine ^c. (forse 
» rimperator Federigo Secondo) me Pisis ducerei 
» praesentandumj accurrens Magister loannes Panar- 
» mitanuSf Quaestionem mihi proposuit infrascripiam 
» ^c. Nuncauiem cum relationibus Pisis positorum^ 
n ^ aliorum redeuntium ab Imperiali Curia inteìlexi^ 
1^ quod dignetur Vestra Snblimis Maiestas legere super 

etatus prtmtis, artieulus tertius), — **- Le quali cose de recoglie* 
i> re ditti numeri : donde la forxa di tali regole proceda. L. P. 
n in entratalo che lui feci de 'i|dratÌ6 nù ris (sic) probat geometri- 
• ce omnia quae vsque nunc dieta sunt de collectione masiroe nu- 
li merorum quadratorum {Paeioli, Summa de jirithmetitaGeùmetria 
Proporiiom ti Proportiùnalità, prima numerazione, carta 39, recla, 
lin. 34 — 36, Parie prima, Diitinelio «ectinda, Trtutalus quinlusy ar- 
tieulut prtmtM). — «i Hanc ponit L. P. in sua pratica » iPaciolii Sum- 
WM d€ Arithmetiea Geometria Proportiùni et Proportionalità^ prima 
numerazione, carta 160, reclOy lin. 27, Parte prima, Disiinetio nonaf 
jyraciatut secundue). — *^ E per che noi seguitiamo per la magior par- 
li te L. pisano lo intendo dechìarire che quando si porrà alcuna prò- 
y> posta senza autore quella fia di detto L. » (Pacioli,SufHma de Ari' 
thmelica Geometria Proporlioni et Proporttonalttà, seconda numera- 
zione, carta 1, r€Cto, lin. 33, e 34., Parte seconda, Distinctio ^ma^ 
CapiiuHtm pHfiium). — « E pero. L.P. diffinendo quello che era a Irò* 
yt uare larea duna superficie dici. Trouare larea duna superficie e vna 
» superficie quadrata nota sapere quante volte entra nella superficie 
» che vuoi misurare ^ {PacioU, Summa de Jrilhmetica Geometria 
Proporlioni et Proportionalilà, seconda numerazione, carta 6, verso, 
lin. 31 — 33, Parte seconda, Vislinclio prima, Capilulum quintum). 
— «Dici. L.P. che di questa figura ne risulta lasolutione duna qui- 
jì stione propostagli da vno veronese: che propose vno arbore es- 
» ser ritto sopra vna ripa duno fiume. EfTo lalonghezza del labore. 
9) 40. Laquale lunghezza pongo lalinea .bg. E lo spatio chera dappiè 
1» de lalbore infino al fiume pose eèsere, 5. Loqualt* spatio sia la linea 
<n .bc. E fo nel lalbore preso vno ponto comme il ponto .a. E fo .ba. 
^ 10. E nel ponto .a. fu taglato lalbero : e cade laparte .ag.cbec 
» .30. bracia sopra lo ponto .e. E fo lalinea .ad. Adimandase laquan- 
ji tita dela linea .bd. cioè quanto e dal ponto dela sommità de lalbero 
» cioè de la netta infino al ponto del pedale diquello. Onde quando 
» volse tal quistioue asoluere: intese lafigura passata e agionse li- 
yt quadrati dcle linee .ba. o .bc. cioè .100. e .25. E hebbe .125. per 
» loquadralo dela linea .ac. » ( Padoli, Summa de jirithmetiea 
Geometria Proporlioni et Proportionalilà , seconda numerazione , 



84 
» libmmi quem composui de novo ^c. (1). (Verlsiiiiil- 

« meilte il JLdber Abbaci) ^ ù veslw Philoso- 

«r pho mihi propositam Quaestionem Quaestio 

« mihi propoiùla a Magistro Theodoro Domini Impera" 

« ioris degnissimo PhUosopho Per insino a qui 

« è scritto quanto ùìV Illustre Imperatore^ ora seguita 
« lo scripto addiriizaio a Mess. R. Cardinale ec. » 
Ib questo passo delk suddetta opera del Targioni 
trovahsi alcuni brani della lettera dedicatoria del Uber 
quadntorum di Leonardo Pisano da lui diretta a Fé- 
derieo II d'tlohenatAufeo, e riportata interamente di 
8oprA(2). il terzo periodo di questa dedicatoria nel so-* 
prarreeato j[)a96o dèi Targioni ha Nnnc (3), mentre in 
veeeleggesi iV!4/>^* tanto nel Codice Ambrosiano £^75, 
Parte snperiore (i), quanto nel Codiiie Li iV. 21 della 
Biblioteca Piibblicd Comunale di Siena (5). In ciascu- 
BO di questi due Cottici il medesimo terzo periodo di 
({uesta dedicatoria ha ia pafola Hnmtro (^) ìa veeie del- 
la parola novo (7). Questi due Codici hanno anche nel 
prikHO periodo della dedicatoina medesima occnrrem (8)> 

èaria ì A, verso, lin. 45 — 54, Parte seconda, ì)iitinetio seeunda^Ca- 
pÙulum Sicundum), — Qnincli é ctiiaro che nella «opracc itala 5iim- 
ma f^ra Luca Paciolì nomìlia nove volte Leonardo Pisano, cioè una 
voha nvl Summario de la prima parte prineipalti cinque volle nella 
prinaa parte, e tre volte Aelia seconda parte. Erra per tanto il 
Dolìor Giovanni Targioni Tozzetti, Gioendo che FH Luca Pacloli 
nella suddetta Suvùna non nomioa Leonardo Pisano attro che nna 
volta due (Vedi sopra, pag. ^ì, fin. 16). 

(1) Nella prima linea di questa pagina SI dopo il secondo punto 
bo posto un segno d\ipeì*lura di parentesi, omesso per errore, Ibr- 
àe di slampa, nella edizione seconda della sopràccìlata opera del 
Targioni ( Targioni Tuzzetii , Reiasioni d^alcuni viaggi^ edizione 
secondai i.Wy pag. 66, lin. 8). 

(2) Vedi sopra, pag. 25, iin. B— -H, Ifi— 'il, 2il— ^5, pag. 83, 
liti. 6 — i3^ e le prime Ire linee di questa pagina 84. 

(3) Vedi sopra, pag. 83, lin. 11. 

(4) Vedi sopra, pag. 25, lin. 1^. 

(5) Codice JL. /r. 21. della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, carta 475, recto^ lin. 20. 

(B) Codice L.IF, 21 della Biblioteca Pubblica Comunale dilSie- 
ba, carta 475, ffcio, lin. 21. — Vedi sopra, pag. 25, lin. iti — 22. 

(7) Vedi la prima linea di questa paghia 84. 

(8) Cl^i<iè L. tv, 21 della Biblioteca Pubblica Codiùnate di Sie- 
na^ ciìru 4^5^ ftttùy lin. 15. ^ Veìfi «c^pra, 4>ag. 25, tiu. td. 




85 
e nel terzo positis (1) mentre nel passo del Targioni 
riportato di sopra si legge in vece accurrens (2), e pò- 
aiierum (3). Nel medesimo terzo periodo il Codice 
Ambrosiano £.75» Parie superiore ha inieUexerim (4), 
mentre il suddetto Codice L./V.21 nelle linee ventesi- 
ma e ventesimaprima della carta ilò^recto^ ha in vece 
ifUellexiy come il passo testò citato dal Targioni (5). 

Le parole : Quaestio nUhi proposiia a Magisfro 
Theodoro Domini Imperatoris dignissimo Plitlosopho^rir 
portate nel medesimo passo dal Targioni (6), feiriBano 
neiranzidetto Codice L.IV. 21 il titolo d'un problema 
risoluto da Leonardo Pisano nel suo Liber quadralo* 
rum (l)j salvo il leggersi in questo Codice Questio inir 
chi (8) in vece di Quaestio mihi (9)t e theodoro dominj 
imperatores degnissimo philosopho {]0)ìn vece (li Tkeo^ 
doro Domini ìmp^atoris dignissimo Philosopho (11) 

Le parole: Per insino a qui è scritto quanto oi- 
VlUusire Impere^tore^ ora seguita lo soripto addiritAato 
a Mess. fi. Cardinale ohe si leggono nel soprarreealo 
passo del Targioni (12), trovansi anche nel precitato 
Codice L. IV. 21 (13), salvo che in questo Codice 
leggesi allo illustro imperadore Ora seguita lo scritto 
adirisaio a mess. R. cardinal^ (ìi) in veeeéi alP II-- 

{ì) Vedi sopra, pag. Ì5, li». i9. — Codice l. tr. ftl ddU M 

blioteca Pubblica Comunale di 5ien#, carU 47((, F«W<V \\f^ ^^t 

(2) Vedi sopra, pag. 83, lin. 9. 

(3) Ve4i «opra, pag. 83, lin. M- 
44) Vedi sopra, pag. 25, liiy. JM). 

(5) Yf>4i sopra, pag. ò'i^, Un. 12. 

(6) Vedi iM>pra, pag. ^4, lip. 3 — 5- 

O) Codice ^. ir. 21 della BibJioltica Pubbf^ CpWffF^I^ .4i ^if^- 
na, caria 490, ìftfsoy lio.*9, 20. — Veji «M^pra. pag. 44, lio. ir-rl*? 

(S) Codice ^. /f", 21 delia Bibliolei:^ Pubb^M» r^vniial^ f^ 9ie- 
na, cari^ 499, rjrfxtf, Un. 19. — Vedi aopr^, pag. 44^ )io. 14. 

Ì9) Vedi sopr^, pag. 84, lin. 8 — 4. 

(19) Codice /,. IF- 21 defla Bìbl^ec^ PìubMii?« €Di)wna|e<^ Si«« 
na, caria 499, vtfio^ Un, 19 — 20— Vedi sopra, pag. 44, jip. l4rT-^p. 

(11) Vedi sopra, p^g- 84, lin. 4 — 5. 

(12) Vedi sopra, pap,. 84, lin. 5 — 7. 

(13) Codiee /,. ly. 2f de|^ Biblioteca Pubblica Copun^lie di Sie- 
na, caria K01,rfc(o, lin.l — 2. — Vedi «opra, p?g. SO, ji#i. 1^ — 2f- 

(14) Codice /,. m %i dclU Pibliolepa JP^bMic.» jQonjii^^^aJp? fV Ste- 
lla, I. ^. -r- VjciIì sppra, p^g. aPf Ujyi. 19—20. 



86 

Imlre Imperatore^ ora seguita lo scripto addirizzato a 
Mess. R, Carditiale (1). 

Il Codice grossissimo in foglio che, secondo il sud- 
detto passo del Targioni, conteneva una copìadel Trat- 
kUo di Leonardo Pisano sopra i Numeri Quadrati (2) 
ora più non si conserva nella Biblioteca del Regio 
Spedale di S. Maria Nuova di Firenze. Questo Codi- 
ce, diverso dal Codice L.IV. 21 della Biblioteca Pub- 
blica Comunale di Siena, conteneva un trattato d'a- 
ritmetica e d'algebra che trovasi manoscritto nel me- 
desimo Codice L. IV. 21 (3). Ciò sarà dimostrato 
nella continuazione del mio scritto intitolato Della 
vita e delle (^pere di Leonardo Pisano ec. 

Il Sig. Libri nella sua Histoire des sciences ma- 
ihématiques en Italie j parlando dell' Imperatore Fe- 
derico Il d' Hohenstaufen , dice (4) : « Les mou- 
« vemens de son armée étaient réglés sur ceux 
« des astres, et l'un de ses astrologues, Théodore, 
« se trouve cité à propos des actions les plus me- 
« morables de l'empet^eur ». In una nota a questo 
passo dell'opera sopraccitata del Sig. Libri si legge 
(5): « Muratori scripiores rer. ita!, tom. Vili, col. 
e 228. — Cet astrologue, d'après ce qu'en dit Fi- 
fe bonacci dans l'introduction au traité sur les nom- 

(i) Vedi sopra, pag. 84, lin. 6 — 7. 

(2) Vedi sopra, pag. 83, lin. 3 — 5. 

(3) 11 trattalo d^arilmetica e d^algebra , ciUlo nelb presente- pa- 
gina 86 (lin. 9— li), nel suddetto Codice L. /f. 21 della Biblioteca 
Pubblica Comunale di Sieba (carta numerata 1, rteto^ Un: 1 — 3) h in- 
titolato così: « INcbomincia ... . (*) del trattato di praticha da risme- 
» trica tratto de Hbri di lionardo pisano et daltrt auctori Conpilatò 
» da b. a vno suo ebaro amicbo neglanni di Xpo M.CCGC'.L.xiijv » 
Dì quest' opera varie notizie si daranno piiì oltre nel presente 
scritto (Vedi pid oltre, pag. 139^, lin. 1 — 20, 32 — 37, pag. 140 , 
pag. 141, lin. 1 — 2, pag. U5, lin. 7 — 32, pag. 146, pag. 147, 
liii. l--3l,p8g. 243 — 244, pag.245, lin. 1—29, pag. 248, lin. 7—10, 
40— 44, 36— 40, pag. 249— 272, e pag. 273, lin. 1—5). 

(4) Libri^ Histoire des sciences matt^matiques en Halie, t. Il , 
pag. 52, lin. 9—12. 

(5) Libri Histoire des * sciences mathématiques en Italie, t. II , 
pag. 52, nota 3, lin. 19 — 22. 

(*) La lacuna indicala con <|uattro punti nella linea 5o dì questa pagina 86 
trotasi anche usi sopraccitato Codice L If^, a i (carta numerata i/'tfc<o,lin.i). 



87 • 
n bres carrés, semble s'étre occupé aussi d'algebre 
» (Targionif viaggi^ tom. Il» p. 66). ». La citazione 
che qui trovasi del Muratori si riferisce al soprar- 
recato passo del Liber Cronicorum di Rolandino (1). 
Quindi è chiaro che il Sig. Libri crede il Magister 
Theodorus menzionato in questo passo essere quello 
stesso Teodoro di cui Leonardo Pisano parla nel 
suo Liber quadratorum dicendo (2): Questio mihi 
proposita a Magùlro Theodoro domini imperatoris 
phylosopho* 

Ciò che il Sig. Libri nella sua nota testé citata chia- 
ma introduction au traile sur les nombres carrés (3)f è la 
lettera dedicatoria soprarrecata del Liber quadratorum 
di Leonardo Pisano da lui diretta airimpei*atore Fe- 
derico Il (4); della quale trovansi alcuni brani nel pas- 
so del Targioni riportato di sopra (5). In questa dedi- 
catoria per altro il Magister Theodorus non è menzio* 
nato. 11 Sig. Libri nella sua nota suddetta citando (6): 
» Targioni viaggi, tom li, pag. 66 » pare che alluda 
alle parole Quaestio mihi proposita a Magistro Theo^ 
doro domini Imperatoris dignissimx> Philosopho ripor- 
tate dal Dottor Giovanni Targioni Tozzetti a pagine 
66 del tomo secondo dell'edizione seconda delle sue 
Relazioni d'alcuni viaggi ec. (7). Queste parole per 
altro non si trovano nella suddetta lettera dedicatoria 

(1) Vedi sopra, pag. 64, Un. iS, 2S— 35, pag. 65 — 77) pag. 78^ 
Un. 1^14. 

(2) Codice Ambrosiano È. 75, Parte tuperiore, carta 36, verso- 
Vedi sopra, pag. 44, lin. i— 28, 36 — 37, pag. 84, Un. 3 — 5, e più 
oltre, pag. 348, lin. 5-25, 31 — ^34. 

(3) Vedi sopra, pag. 86, lin. 24. 

(4) Vedi sopra, pag. 25, lin. 8—^32. 

(5) Vedi sopra, pag. 84, Un. 8—11, 34—35. 

(6) Vedi la seconda linea di questa pagina 87. 

(7) Vedi sopra, pag. 84, lin. 3 — 5. — Ciascuno deMue primi to- 
mi della sopraccitata edizitme seconda ( Vedi sopra , pag. 81 , Un. 
35 — 40) deir opera del Dottor Giovanni Targioni — ^Tozzetti , in- 
titolala: Belasioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della To- 
scana, ec. ha nel frontespizio la data del MDCCLXVIII. Quindi è 
chiaro che il Sig. Libri ha certamente voluto indicare queit^ edizione 
Hconda a pag. 23 del tomo secondo della sua Histoire die seienees 
9uUkématiques en Italie (lin. 16-17^ nota (i)) citando « TargUmi^ 



88 

ùé Libèr quàdratómm di Leonurdo Pisano, benché 
fticòianó parte del medmitìO Liber quadrùtatum {\). 

Il professore Giovanni Battista Gnglidmini nella 
Nota hh al suo Elogio di Uonardo Pisano^ riporta in 
parte il passo soprarreeato dal Targioni (2). Facen- 
do poscia alcune riflessioni intorno a questo pas- 
so> il Professore Guglielmini dice (3): « Quarto. For- 
» *c V Imperatore Federico II.} ... verosimilmente il 
A liber Abad .... riflessioni eccellenti del Targio- 
» ni; e passi che provano, come Lionardo fu pre- 
ji sentalo a Federico dopo il 1228^ e come questi 
M amava e coltivava le Scienze.» I passi qui men- 
tionaii dal Professore Guglielmini della lette i*a dedi- 
catoria di Leonardo Pisano utrimpèratore Federico li 
riportata di sopra sono i due seguenti: 

It"" Gum Magistet dominicus pedibus celsiìudinis 
uesire, printeps oloriosissime domine F., me pisis dti- 
cerei pmesemumdìm (4)« 

3.'' Naper mitem cnm relationibus pisis posiiis, et 
ùKorum reddeuntium ah imperiali curia, intellexerim 
qttod dignatur destra suhlimis Maiesias legere super 
Ubmm gn^m conposui de numero (5). 

Certamente è probabile, come si vedrà più ol- 
tre, che il lÀber de numero, menzionato nel secondo 

ìfiàQdi, FtreìDze, ITSS, iì yo\. In — 8, tom. lì, pag. ix. <» Dalla linea 
fltfcìmaseUima della sopracci U(a pagina 23 di quello tomo «econdo al- 
la li dtea Venlesìmasecòncla della pagina 52 del tomo medesimo non 
trovasi mai indicata alcuna edizione di queste iìelazionif dìvema 
dalla àeconàa, Quiudi è certo che alla soprammentovala edixione a- 
eohda di lali Relazioni si riferisce la citazione « tomo 11, p. 66 » 
che trovaci nella linea venlcsinuiseconda della medesima pagina 52 
(Vedi sopra^ pag. 87, lin. 2). 

(i) Vedi sopra, pag 44. lin. 1 — 5, 12 — iS, pag. 8K, lin^ 8 — 16, 
e più oltre, pag. 348, lin. 18 — 21. 

(2) Guglielmini, Elogio di Lionardo PisanOf pag. 107 — 1Ò8. — 
Vedi sopra, pag. 8f, lin^ 9 — 16, pag. 82, 1ÌD. i — 2, pag. 83, lin. 
I — 13, pag. 84, Hn. 1 — 7. 

(3) ÙuglUlmini, elogio di Lionardo Pisano^ pag. 109 e ilO , 
Mota hk, paragrafo ft» 

(4) Viedi sopra, pag. 2{(« lin. 8 — 10, e pag. S3, lin. 6 — 11. 

(5) Vedi sopra, pag. 25^ Iim. 18 — 22^ pag. 83^ lin. 11 — J3, e pag. 
84, lin. 1—2. 



89 
di questi due passi, sia il Liber Abhaci di Leonardo 
Pisano. Ciò per altro non prova ehe Leonardo Rk 
sano sia stato presentato airimperatore Federico II 
dopo il 1228; giacché si sa che il medesimo Leonardo 
compose il suo Liber Abbaci nel 1202 (1), e eb*egli 
nel 1228 diede una seconda edizione diquest*opera(2). 
Quindi può ben credersi, che Leonardo Pisano par^ 
lasse della prima edizione di quest'opera dicendo: li- 
brum quem composui de numero, nella sua dedica- 
toria del Liber quadraiorum riportata di sopra. 

Sei esemplari manoscritti si hanno d'una lettera 
dedicatoria delFanzidetta seconda edizione del Liber 
Abbaci di Leonardo Pisano (3). Questa lettera dedi* 
catoria, diretta dal medesimo Leonardo a Michele 
Scoto autore di varie opere scientifiche ed astrolo- 
go dell'Imperatore Federico II d'Hohenstuufen (4) ^ 
nel Codice Magliabechiano Classe XL n."" 21 in^ 
comincia cosi (5): Scripsislis mihi damine mi et 
magisier michael scoile summe pl^losofe tU libmm 
de numero quem dudum composui vobis transeribe- 

(1) Mem9ti9 iitùrUhe di f»fè nomini iUmtri Pitani. Pisa ìt%0^ 
Ì79S. Prm$o Jìanini Proiptri dm jlpprMfaBÙme, 4 tomi» ki 4% I. 
1, pag. 163—164, 167, 17!-- 175. — Gm^UHmini, £(ò§Ì9 éi lU- 
neréo Pisano » pjg. 15 , {Miragrafo XL — ÉÀèH , HiiMn 4é$ 
s^€nee$ matkémaii^utM m Italù^ i. Il, pag. Sl.-^ Mii dtW Asem- 
étmia PmUificia dt'lfUoti Lincei, t. V, Jlnuo V, (1851—59), pif . 
85, 31--32, 34,45,69^72. — Vedi sopra, pag. 9, ila. 0—11. 

(t) Memorie UtùHehe di pia nomini iUnaàri Pifomiy t.l, pag. 174 
-* 175.— Gmf/liHnUni, Elogio di Lionaréo Pismno, pag. 16, pama- 
grafo XL — jLtàH, Hisioiro de$ $eiene$s malkéwMliqnot tu ììqìm , 
t. 11, pag. 23— S4. — Atti deWàeendimia Ponii/Uia dé'iVnovi iM- 
tei, t. V, Anno V (1851 52), pag. 25, 31, 45, 50« 73 - 74.^ V«li 
aopra, pag. 9, Jia. 11 13. 

(3) Varli k linee quinta e aeata di questa pigina 89. — I nei 
etemplari deUa libera dedicatoria di Leonarde Piano a Micliele 
Scoto, meotioBati m*LUi lieea utideciaM di queaU pagina 89» nono 
Indicati più oltre (pag. 129, Jia. 15—26, pag. 189, Un. i— 16). 

(4) Memorie itiùrictLe di pia nomini iUmeiri Pitoni, U, pag. 178, 
— Ouglieimmi, Elogio di Uonardo Pif ose. Le-- lièti, HMnife 
dee tcienree maiàinmUqnee nn iiaUe, t. 14, pag. 22—23. 

(5) Codice Magliabediiatio, Claete XI, n." 21, caria terza, meumt- 
rau 1, fvfto , auirgioif laterale eatereo, lio. 1 — 7. — Lièfit M» 
ttoire dee eciences mnit^émeM^es. en lUUie^ t. lU pi«. 258. 



90 

rem (1) vnde veslre obsecundans postidationi ipsum sub^ 
tiliori prescrutans (sic) indagine ad uestìtan honorem 
et aliorum muUorum utilitatem correxi. L^opera qui 
chiamata liber de numero da LeoDai^do Pisano è 
il suo Liber Abbaci menzioDato di sopra (2). Per ciò 

(i) Nplfopera del Padre Francesco Antonio Zaccaria della Com 
pagnia di Gesù intitolata : Excurius UUerarii per italiam ab anno 
MDCCXUL ad anmum MDCCLU il soprarrecato passo della suddetta 
dedicatoria di Leonardo Pisano a Michele Scolo (Vedi sopra, pag.S9^ 
lin. 18 — 19, e le prime quattro linee di quet>ta pagina90)ha la pa- 
rola nwo(FTanci»ei Anionii Zaehariae Socie taiis Jeiu Excursus lit- 
ierarii per Italiam ab anno MDCCXLil. ad annum MDCCLIL Fo^ 
lumen I. Josepho Maria Saporito Illustrissimo ae fìeverendiss. Gè- 
nusnsium Archiepiscopo inscriptum. Fenetiis. MDCCLIF. Ex Bemon- 
diniano TypograpMo, Superiorum pemHssu^ ac privUegiis^ in 4*^, 
pag. 230, lin. 17) in vece delia parola numero (Vedi sopra, pag. 89, 
lin. 19, e la prima lìnea di questa pagina 90). 11 passo medesimo tanta 
Della prima, quanto nella seconda edizione delle sopraccitate Aetoxiofii 
d*alcuni viaggi ec, del Dottore Giovanni Targioni Tozzetti ha li- 
ÌMTum quem {fìelazioni d* alcuni viaggi fatti in diverse Parti della 
Toscana, per osservare le Produzioni Naturali^ e gli Antichi Monu- 
menti di essa dal Dottor Giovanni Targioni Tosxetti^ Medico del Col- 
lègio di Firenze, Professor Pubblico di Bottanica, Prefetto della Bi- 
blioteca Pub. Magliabech.f e Socio delle Società Bottanica e Colomba- 
ria di Firenze, e delle Accademie imperiale de^ Curiosi della Natura^ 
ed Etrusca di Cortona. In Firenze 1751 — il 6A. Nella Stamperia Im- 
periale. Con Licenza de'Superiori^ 6 tomi, in 8*, t. VI, pag. 292, lin. 
24. — Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana 
per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti di essa 
dal Dottor Gio. Targioni Tozzetti. Edizione seconda con copiose 
giunte, i. Il, pag. 60, lin. 20) in vece di librum de numero quem 
(Vedi sopra, pag. 89, lin. 19 — 20). Nello scritto del Padre Don 
Gabriele Grimaldi , intitolato LEONARDO FIBONACCI, e sUm- 
pato nelle Memorie istoriche di più uomini illustri Pisani ( t. 1 , 
pag. 161 — 219) questo passo ha: Librum quem {Memorie isto- 
riche di piit uomini iUustri Pisani, t. I, pag. 170, lin. 26) men- 
tre in vece ciascuno de* sei esemplari, menzionati di sopra a pagi- 
ne 89 (lin. 6 — 12) ha nel passo medesimo iiòrum de numero quem 
(Codice L. IF. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena , 
carta numerata 1, recto, lin. 4. -— Codice Palatino n.* 1343 della 
Biblioteca Vaticana, carta numerata 1, recto, colonna f « lin. 3. — > 
Codice Magi iabechi ano. Conventi Soppressi Scafale C, Palchetto I, 
«.* 2616, Badia Fiorentina n.** 73, carta 1, recto, lin. 4. — Codice 
Magliabechiano Clcuse XI. n.** %1, carta terza, numerata 1, recto , 
margine laterale, lin. 2 — 3. — Codice Riccardiano n.* 783, carta nu- 
merata 1, recio^ lin. 4. — Codice della Reale Biblioteca Borbonica 
dK Napoli, contrassegnato Codici Famesiani, Armadio Flllt Pluteo 
C, n.* 18, carta 2, verso. — Vedi sopra, pag. 2, lì». 26). 

(2) Vedi sopra, pag. 88, lin. 3—24, 35—32, pag. 89, lin. 1— 10. 



91 

h da credere che il medesimo Liber Abbaci sia Topera 
di Leonardo Pisano, della quale egli parla nella lettera 
dedicatoria del suo Liber quadralorum riportata di 
sopra dicendo (1): librum quem composui de numero. 
Leonardo Pisano nel suo Flos super solutionibus 
quarundam questionum etc. scrive (2): TRES homines 
habebant pecuniam comuncm^ de qua medielas erat pri^ 
miy ierlia secundU sexta quoque pars tertii hominis^ 
et cum eam in tutiori loco habere uoluissent, ex ea 
unus quisque cepit fortuitUj et cum totam ad tutiorem 
locum deportassentj primus ex hoc quod cepit posuii in 
comune medietatem, secundus tertiam^ tertius sextam^ 
et cum ex hoc quod in comune positum fuit inter se e- 
qualiter diuisissentf suam unusquisque habuit portionem; 
queritur quanta fuit illa pecunia^ et quot unusquisque 
ex ea cepit. Hec itaque questioj domine serenissime 
imperaloTy in palatio uestro pisisj coram vestra maie- 
statCj a magistro lohanne panormitano mihi fuit pro- 
posito. Super cuius questionis solutionem cogitans^ tres 
modos in soluendo ipsam inveniy quos in libro nostro 
quem de numero conposm patenter inserui. É da 
credere che il Liber de numero qui . menzionato da 
Leonardo Pisano sia il Liber Abbaci soprammen- 
tovato. In fatti nella parte ottava del duodecimo 
capitolo del medesimo Liber Abbaci si legge (3) : 
Tres homines habebant libras nescio quot sterlingo^ 
rum, quarum medietas erat primi. Tertia erat secundi. 
Sexta erat tertii que cum uellent in loco tutiori habere^ 
quilibet eorum accepit ex ipsis sterlingis aliqnam (4) 

(i) Vedi «opra^ pag. 28, Iìr. 21 — 22. 

(2) Codice Ambrosiano, E. 75. Parte tuperiore, carta 6, ver$o , 
lin. 8 — 19. — Vedi sopra^ pag. 7, lin. 16 — 19. 

(3) Codice 1. 7^^.20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta ÌZH^ verso, lin. 30 — 3§. 

(4) Nelle linee 32* e 33* del rovescio della carta nnoierata 135 
del Codice L. IV. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena 
il passo del Libtr Jbbaei di Leonardo Pisano riportato in questa 
pagina 91 (lin. 27 — 30), e nella seguente pagina 92 (lin. 1 — fi) ha 
aliqui in vece di aliquam. In ciascuno degli altri manoscrilii con- 
leuenti il soprammentovato capitolo ottavo del medesimo Libar Ab- 
baci questo passo ha in vece aKqnam. 



92 

qtiantitatem^ et ex quantitate qtiam cepii primus posuii 
in comuni medietaiem^ et ex ea quamcepit secmidus p(h 
suit tertiam parteniy et ex ea qiiam cepit tertius posuit 
sextam partenif et ex hocquod posuerunt in comuni re-* 
cepit qtiilibet tertiam partem^etsic unusquisquesuarnha- 
buit portionem (1). Trovansi poscia nella medesima 
parte ottava due soluzioni di questo problema (2). 

(1) Nella linea veDtetima del rovescio della carta 183, numerata 
182 del Codice Magliabechiano ^ Closie XI ffi* 21, il pasno del Li- 
ber j4bbaci di Leonardo Pisano riportato di sopra a pagine 91 (lin. 
26 — ^29) e nelle prime sei lìnee dì questa pagina 92 , in vece di 
iibrat neieio quot slei'lingorum^ ha bisanlioi neseio quot sterUngo- 
rMin.-^Nel ntedio evo fu chiamata Sterlingus una moneta inglese, che 
nella nostra lìngua ^ detta Sterlino. II Du Gange nel suo Glouarium 
ad scriptores medine et infhnae latinitaUi, scrive ( Glossarium me- 
diae et inUtnae latinitati» eonditum a Carolo Dufresme Domino Du 
Gange, auctum a MonachU Ordinis S. Benedicti cum supplementis 
integris P. P. Carpewiem ec.,l.Ill,pag. 105, col 1, voce ESTERLIN- 
GUS): « Stbrlirocs prò monetae specie, quam ómarium Sterlingum 
• vocabant. *^ Nel medesimo Gloitarium del Da Gange trovasi ri- 
portato un articolo intorno alla Libra steriingorum tratto dal Glossa- 
rio intitolato jérehaeologus di Enrico Spelman {ffenrici Spelmanni 
Egiiii. Jnglo^-Brit, Jrehaeologus in modum Giosearii ad rem anti- 
guam poeteriorem: eonlinentis^ laUn0'''òarbara9 peregrina obioleta^ 
et novatae signifleationis vocabula , quae post tabefactaias à Go- 
thi8 yanddtiiq\rei Europaeat, in Eectesiastieis profanisq] Seripto- 
ribtts variorum item Genlium legibug antiquis, Chmrtis &: Formw- 
lut oeeurrunti Seholiis et Commeniariis itlustralat in quibus primi 
Bitui quàm plurimi Magisiratm, Dignitates^ Munera, Officia, Aio- 
res, Leges, U Consuetndines enarrantnr. tondini, apud lohannem 
Beale 1826 , in log. pag. 445 col. 2, articolo Libra Sterlingorvm. 
-^ Gloeiiarium mediae et infimae latinitatis eonditum a Caroto Du- 
freme Domino Du Gange, t, IV. pag, 101, col 1, articolo Libra 
Stsrlingorvu). Non si legge per altro in qnestl due Gìossarii alcun 
articolo che spieghi li dc*nomiiMizìone di bixanii steriingorum che tro- 
vasi nel passo test^ recato dd Godice Magliabechiano Classe Xi-, n-^ 
21 ( Vedi sopra, le linee 8 — 13 di queMa pagina 02). 

(2) Codice L.lf'.20 della Biblioteca Pubblica Gomunale di Slena, 
carta 155, verso, carta 136, rerlo, e verso,-^Seì deetmoterzo capitolo 
del suddetto Liber ^bbacl Leonardo Pisano scrive ( Codice L. LF 
SO della Biblioteca Pubblica Gomunale di Siena, carta numerata 162, 
verso, e carta numerata 162, recto): Tretk homines habfbnnt tibras ne- 
$eio quot etertingorum, qmarum medielaserat primi, tertia erat ueun- 
éiy seria trai terlii: quas cum ueltent in iocù tuti&ri habere, quili 
bel eorum sumpgii ex tis foriuilu, H emm ad iulum deuenissent 

tocum, primus posuit in comune ^ ex bis quas sumpeerat, secundas 

ì 1 

-- , tertiuSf —, ex quarum trium po*itionum fumma cum unusquisque 

3 6 



93 

Più oltre Leonardo Pisano nel suddetto Flos scri- 
ve (1): Itbm de modo prediclo exirasÀ hanc regulam 
sttper muentionem trium numerommy quorum primus 
cum tertia parie reliquorum numerorum surgai in Xk. 
Secundus vero cum quarta parte reliquorum surgit in 

1 

17. Tertius namque cum — primi et secnndi numeri 

surgit in 19. Paleal quidem serenitati uestre hanc 
questionem a me solutam esse in tertiò decimo co- 
pitulo libri mei dupliciler. L'opeva di Leonardo PisBh 
no da lui qui citata è certamente il suo Liber Abbaci^ 
giacche egli nel decimolerM capitolo del nd'edesimo 
Liber Abbacij dopo avei*e parlalo d'un problema rela- 
tivo a tre uomini che hanno denari, soggiunge (2): 

Item primus petat reliquìs duobus -^ » et habeat 1 4, et 

1 

secundus querat -r-reliquis, et habeat \1 j et iertms pe^ 

1 * 
tai reliquis -^ , et habeat 19 (3). 

caperei terliam partem qvilibet ipsorum suam portionem hfàbui9§€ 
prapnnilur. Trovasi poscia nel medesimo t;apitok> dfcimotcìrco «ma 
soluzione di questo problema diversa da cìascoMi defle di>e «ola^ 
zioni M problema stesso menzionate di sopra nelle lince H»tà •« 
settiina della pagina 92. 

(1) Codice Ambrosiano £". 75, Parte superiore^ carta 10, versù^ 
lin. 1—6. 

(2) Codice 1. ir. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta 164. recto. — li problema relativo a tre uomini cbe hanno denari 
Menzionalo nelle lince duodecima e decimaterza della presente pa- 
gina 93, trovasi indicato da Leonardo Pisano nel suddetto capitolo 
decimoterzo del suo Liàer Abbaei così (Codice jL./f'.20. della Biblioteca 
Pubblica Comunale di Siena, carta 163, recto): Tres hominei habent 

iimititer denarios^et primui querit secundo --,e( propmiit hnbere éentt' 

1 
ff OS iA,8€cunéns petit lertio -^ tuorum denariorum^ et pr^pomt kabere 

^ i 

éenarios 17, tertius qutdem querit primo 't suorum denariorum, et 

o 

proponit habere denariot t9. Querit^ur quos vnméquisqne kmbet. 

(3) Il sopraccitato capitolo decim<ì(!crza del Liber Abbaei di 
Leonardo Pisano contiene due soluzioni éek ^proHeoDa iodicato «•! 
{lavso di quest'opera riportato fielte linee <ée(nfiuiq«tfi4a, « decMn» 
aeHa di questa pagina 94. La *pt\eu <li tdi aokiaiooi ineonni* 
ci» cosi ( Codice X. ir. ao. Mia BifUiateca ^ubUéca CaoHifia- 
le di Siena, carU 164^ recto) : Pone quod primus kabeat 8, quare 



94 

Nella lettera dedicatoria del suo Flos super so^ 
httionibus qtuirumdam questionum etc. al Cardinal Ra- 
niero Capocci, Leonardo Pisano scrive (1): non solum 
parere noto uestro sattegi (sic) deuotius in hac parte^ ve- 
runi etiam de quarumdam solutionibus questionum a 
quibusdam phUosophis serenissimi domini mei Cesarisj 
et aliis per tempora mihi oppositarum^ et plurium que 
subtilius quam in libro maiori de numero quem con- 
posui sunt solute^ ac de multis quas ipse met adinveìii 
ex diffusa quidem muUitudine conpilans hunc libeU 
lum ec. Certanoente V opera qui chiamata liber 
maior de numero da Leonardo Pisano è il suo U" 
ber Abbaci soprammento vato , giacché il medesimo 
Liber Abbaci^ diviso in quindici capitolile veramente 
molto maggiore in estensione del suddetto Flos (2). 

reliqui haheìmnt iS, que opportet dividere inier utrumque per el 

eitolaym» e finince co»? (Codice X. /f^. 20. della Biblioteca Pubblica 

Comunale di Siena , carta 164 , verso ) : et inueniei quod secun- 

44 33 

due homo habebit — il, tertius -- 15. La seconda di queste solu- 

50 ao ' 

zìoni incomincia cosi ( Codice £. IF. 20. della Biblioteca Pnblica 
Comunale di Siena, 1. e): £t si seeundum investigationem proportio- 
ni$ ipsorum hee invenire deeideras, pone seeundum et lertium homi- 
nem habere rem; e finisce (Codice L. /f^, 20. della Biblioteca Pub- 

41 
blica Comunale di Siena, caru 165, recto), remanebunt -^^prode- 

nariis primi, **" 

(1) Codice Ambrosiano E. 75, Parte superiore, carta ì, recto, lin. 
9— 14.— Vedi più oltre, pag.352, lin. 14—20. (APPENDICE, N.* 1). 

(2) Il più completo di tutti gli esemplari ora esistenti del sud- 
detto Liber Abbaci di Leonardo Pisano è quello che trovasi nel 
Codice deir I. e R. Biblioteca Magliabechiana dì Firenze, contras- 
segnato Conventi soppressi^ Scaffale C, Palchetto /, n* 2616, Badia 
Fiorentina^ n* 73. (Vedi piiì oltre, pag. 231, lin. 13—16, 20—46). 
Questo Codice membranaceo, in foglio, è composto di 214 carte. Il 
recto della prima di tali carte è interamente bianco. Il rovescio di que- 
sta prima carta nuU'altro contiene di scritto che queste due linee: 

« A. C. Leonardus Pisanus de Algoritmo &c Geometria 

» £st Abbatie Florentin. ^^'2? 

La seconda carta del Codice medesimo uon è numerata. Le rimanenti 
214, carte d'esso Codice sono tutte numerate coi numeri 2, 4 — 214 
che trovansi scritti nel mezzo del margine superiore del recto di eia* 
scuDa di tali carte, con inchiostro rosso. Il recto dell'ultima di queste 
212 carte nulla contiene di scritto, salvo il numero 214. Il rovescio 
di questa carta è interamente bianco. L'esemplare, che bo detto tro- 



95 
Leonardo Pisano nel 1220, o nel 1221 (1), com* 
pose un trattato di geometria teorica e pratica in- 

Tarsi in questo Codice, del Liber Abbaei di Leonardo Pisano (Vedi 
•opra, pag. 94, lin. 27 — 31) ìacomincia nella prima linea del redo 
della seconda caria, e fioisce nella linea decimasettima del rovescio 
della carta numerala 213 di questo Codice, talché quest'esemplare 
è contenuto in 212 tuirle, cioè in 424 pagine di esso Codice. Il na- 
inero delle linee scritte contenute in ciascuna di queste 424 pagioe 
trovasi indicato nella seguente 

TAVOLA DBL lIUaiSBO DBLLB LIIIBB 8GB1TTB DBL RECTO B DBL FERSO 

DBLLA SBGOIIDA CABTA, B DBLLB CABTB NUMBBATB 2, 4 214 

DBL CODICB MAGLIABBCHIAIfO COIITBAKBGHATO 
colf VE UT l SOPPRESSI^ SCAFFALE C% PALCHETTO 1% N.* 2616 

(badia FIORENTINA N* 73) (*). 

Carte Linee 

4S0 «? 43 

2 «?., IO r., 33 r 41 

I r., 1 «?., 4 r., S r., 12 «., 98 «., 185 v., 200 «. . .40 
4 t^. — 7 «., 9 r., 9 v.y 10 v. — 11 r., 13 r. — 16 r., 

17 r. — 22 r., 24 r. — 32 r., 33 v. — 43 r., 45 r. — 48 r. , 
49 r. — 66 r., 67 r. — 88 r., 89 r. — 98 r., 99 r. — 107 ©., 
108r.— 128«., 129©.— 131r., 132».— ^39r., 140r.^l4l r., 
141 V.9 142 V.— 152 t?., 153 «. — 154 «., 155 o.— 157 v., 
158 «?. — 162 r., 163 r. — 185 r. , 186 r. — 196 r. , 

197 r. — 200 r., 201 r. — 213 r 30 

2. r., 23 r., 43 r. — 44 r., 66 ©., 88 ©., 108 r. , 129 r., 
131 V.— 132 r, 142 r., 153 r., 155 fs, 158 r., 162 «., 196 «?. 38 

II «., 12 r., 16 o 37 

48 o., 140 r. . 35 

SBw V* ..t*}.«... 30 

213 r 17 

Essendosi dimostrato che Leonardo Pisano chiamò il suo Lihw 
Abbaei più volte liber de numero (Vedi sopra, pag. 88, lin. 3«— 24, 
35—42, pag. 89—91, e pag. 92, lin. 1—7, 38—47, pag. 93, lin. 
17 — 21, ed una volta anche liber maior de numero ( Vedi sopra, 
pag. 94, lin 10 — 15, 25—42), sembra doversi credere che lo stesso 
Liber Abbaei sia Topera chiamata liber numeri da Leonardo Pisano 
nella sua lettera soprarrecata ad Maqislrum Theodorum philosophum 
domini Imperatoris, dicendo (Codice AmbroKÌano E. 75, Parte iu- 
periore, carta 15, recto, lin. 8 — 10. - Vedi sopra, pag. 22 , lin. 
5—6 ) : quia ipse , tanquam nouiter in hoc maqisterio edueaiu» , 
forliora pabula in libro meo numeri apposita paueseebat, 

(1) Libri^ H'ìstoire de» seienre$ mathcmaliques en Italie, L II. » 
pag. 21, noU (1) della pag. 20. 

(*) Nella Tavola che trovasi nelle linee i5 — 53 di questa pagina qS, r. significa 
recto, e v. s^erso. Ver brevità ho indicato nella Tavola medesima col numero l 
la seconda carta del suddetto Codice Maglial)t*chìano, contrassegnato Conventi 
Soppressi, Scalfale C^ Palchetto L, n.''ià6i6,Badia Fiorentina n.'* ^5, gitc- 
chè questa carta, che non è numerata, secondo la numerasione di carte ora 
esistente in questo Codice, dovrebbe avere nel recto il numero i (Vedi sopra, 
P«g- 94» lin- 5; — 4o). 



96 

titolato: Practica Geometriae. Egli dedicò quest'opera 
ad un suo amico che avea nome Domenico» come 
apparisce da una lettera dedicatoria del trattato me- 
desimo (1), giacché questa dedicatoria nelle linee quàr^ 
ta e quinta del Codice Magliabechiano Palchetto IIL 
n/ 22, incomincia così (2): Rogasti me Amice Domi^ 
nice et reuerende magisteri ut tibi librum in pratica 
geometriae conscriberem. 11 Professore Giovanni Bat- 
tista Guglielmini, ed il Sig. Libri hanno creduto che 
questo Domenico» sia quel medesimo magister Do- 
minicusj dal quale Io stesso Leonardo nella lettera 
dedicatoria del suo Liber quadratorum riportata di 

(1) La snddelta lettera dedicatoria di Leonardo Pisano a Maestro 
Domenico ( Vedi le lìnee terza e quarta di questa pagina 96), tro- 
vasi manoscritta in ciascuno de'seguenti Codici : •—1.'' Codice Ut» 
binate, n." 292 della Biblioteca Vaticana (carta 1, recto, lin. 3 — 24). 
— 2.'* Codice Urbinate u.* 259 della Biblioteca Vaticana (carta nu- 
merata i,reetOt lin. 3 — 24). — 3.** Codice Vaticano, n.** 4962 (carta 
quarta, numerata 1, rec/o, lin. 5 — 28).— 4.'* Codice 0^(o6on»ailo, 
n.** 1545 (carta numerata 2, recto, lin. 7 — 19 , carta numerala 2| 
verso, e carta numerata 3, recto, lin. 1 — 4). — 5.** Codice Maglia- 
bechiano, Palchetto 111, n" 22 (carta 2, reclOy lin. 4 — 30, e carta 
2, verso, lin. 1 — 7). — 6.° Codice Magliabechiano Palchetto III, n.® 
23 (carta i, recto, lin. i— 25). — 7.** Codice ora posseduto dal 
Sig. Conte Petronio Isolani di Bologna contenente la Practica Geo- 
metriae di Leonardo Pisano (carta 83, recto, lin. 3 — 24, e carta 83, 
verso, lin. 1 — 20). — 8.*^ Codice della Biblioteca Imperiale di Parigi, 
contrassegnato Ancien Fonds, Manuserit latin, n.* 7223 (carta 1, 
recto, lin. 3^27, e carta i, verso, lin. i). — 9.** Codice della Bi- 
blioteca Imperiale di Parigi, contrassegnato Supplément latin, ti.* 78 
(pag. 1, lin. 3-'24). Ciascuno di questi nove Codici contiene un 
esemplare della Practica Geometriae di Leonardo Pisano. 

(2) Codice Magliabechiano, Palchetto Ili, n.* 22, carta 2, recto, 
lin. 4 — 6. — 11 passo soprarrecato della suddetta dedicatoria di Leo- 
nardo Pisano a maestro Domenico (Vedi le linee sesta, settima ed 
ottava di questa pagina 96) trovasi scritto in un Codice posseduto 
dal Sig. Conte Petronio Isolani di Bologna (carta 83, rectOy (lin. 3 
— 5) precisamente come leggesi nelle linee sesta, settima ed ottava di 
questa pagina 96, salvo il trovarsi in questo Codice amice in vece di 
Amtce, e Beverende Magister in vece di reuerende magister. Questo 
passo in vece di Rogasti me amice, ha ROGASTI AMICE nel Codice 
Urbinate n.* 292 della B blioleca Vaticana (carta iy recto, lin. 3) , 
Rogasti amice nei Codici Vaticano n." 4962 (carta numerata i^rt- 
eto, lin. K ) e Magliabechiano Palchetto III , n.* 23 ( carta nu- 
merata i, recto, lin. 4) e Rogasti Amice nel Codice Urbinate^ n.* 
259 (carta numerata i, recto, lin. 3), neir O^/ofronianOi n.* 1545 , 




97 
sopra, dice di essere stato presentato in Pisa all' 
Imperatore Federico li (1). 

(carta numerata 2, recto, lin. 7) e nel Codice della Biblioteca Im- 
periale di Parigi, contrassegnalo Supptétnent latin, n.^ 78, pag. 1, 
Hn. 3). Nel Codice della Biblioteca Imperiale di Parigi, contrasse- 
gnato Ancien Fonds Latin^ n." 7223, carta i, recto, lin. 3 — 4 » si 
legge: u rOgoiti (sic) me Amice dominice h reuerende magister ut 
» tibi litrum in pratica geometrie eontcriberem ». Nel Codice Ur- 
binate, nJ" 292 (carta 1, recto, lin 4), e nel Codice della Biblioteca 
Imperiale di Parigi contrassegnato Supplément latin<, n." 78 (pag. 
i, lin. 3), questo passo ha pratica, mentre in ?ece il Codice Vatica- 
no n.* 4962 (carta quarta numerata 1, reeto^ lin. 6 — 6) ha practica^ 

l'Urbinate n.* 2tf9 (carU numeraU 1, recto, lin. 3) h^ivUÓCd^ il 

Magliabechiano Palchetto ///., ti.* 23 (carta i, recto, lin» 4) pìttOùl, e 

l'OUoboniano n.* 1545 (carta numerata 2, recto, lin. 8) Practica. Nel 
Codice Urbinate n.* 259 della Biblioteca Vaticana la parola Dominici 
trovasi prcMO la terza linea del teslo nel margine laterale interno del 
rtcto della carta numerata ì con un segno di questa forma ^ sotto la 
prima lettera D della parola medesima. Un segno al lutto simile a que- 
sto trovasi nella terza linea dello stesso recto Ira la parola Amice e la 
parola et. La parola Dominice manca in questo passo nel Codice Ma- 
gliabechiano Palchetto III, n/* 23. Nel Codice della Biblioteca lm|>e- 
riale dì Parigi, contrassegnato Supplément latin, ff .** 78, la parola Do^ 
minice trovasi nel margine laterale esterno della pagina 1, precedu- 
ta da una crocetta di questa forma f al tutto simile ad altra crocetta 
che trovasi nella linea terza della stesksa pagina fra la parola Amice 
e la parola et nel passo riportato di sopra (pag. 96, Un. 6 — 8) della 
dedicatoria di Leonardo Pisano a maestro Domenico. 

(1) Vedi sopra, pag. 25, lin. 8 — '10, pag. 29, Un. 24 — 29, e lin. 
36 ( ultima ). — * In fatli il Professore Giovanni Battista Gugliel- 
mini Tacendo, come si è detto (Vedi sopra, pag. 88, lin. 3-— 7)^ 
alcune riflessioni intorno al soprarrecato passo del Targioni (Vedi 
sopra, pag. 81, lin. 9— '16, pag. 82, lin. 1— >-2, pag. 83, lin. 1^13, 
pag. 84, lin. \ —7), dice [Guglieimini , Elogio di Lionardo Pisano^ 
pag. 109, Not. hh, paragrafo 4): 

« Terza- Cum Magister Dominicus .... è naturalmente lo stes- 
ti so Domenico, a cui Lionardo aveva dedicata nel 1220 la sua Geo- 
» metria > i*. 

„ a Targioni (Par. III.) pag. 169. „ 

Il Sig Libri a pagine 23 del lomo II della sua Histoite dee Scien- 
ces mathématiques en italie, scrive: « Depuis 1202, jusqu'en 1220, 
» on perd tont à-fait de vue Léonard: dans cette dernière année 
» il publia sa Pratique de la Geometrie , qu*il dédia à un maitre 
« Dominique dont nous ne connaissions (*) que le nom ». Più ol- 
tre il Sig. Libri nella sua opera sopraccitata , parlando della me- 

(') Porse «{ui per errore di stampa trovasi connaissions in vece di con- 
nuÌ9sons, 7 



98 

Il Professore Giovanni Battista Gugliehnini nel 
paragrafo Xli del suo Elogio di Leoìiardo Pisano^ 

diitinia Practica Geomctriae di Leonardo Pisano, dice (JLtòrt, Nisloi- 
re dei seieneet malhémaliques en Halite l. Il, pag. 36^ e 37): ^ Ce 
» traile e»t divise en buit distinclionii . . .(*)^ et est adre8S4<. h. ce 
» mailre Dominique, pemonnage qui nou« e»t incoonu , mai» dont 
«) Léonard parie au»»i dan» le dernier de «en ouvrages ». L* opera 
che il Sig. Libri qui dice ea»er fultima di Leonardo Pisano, è il Li- 
^er quadratorum. Si vedrà pia oltre cbe Leonardo Pisano compose 
alcune opere, ora non esistenti (Vedi più oltre nel presente scritto 
(pag. 248» lin. 3—6 , 32 — 38 ) le quali non si sa in quale anno 
fossero da lui scrille. Per ciò non sembra potersi con sicurezza 
asserire che il suddetto Liber quadratorum sia VuUima opera com- 
posta da Leonardo Pisano. -— Guido Bonatti celebre astrologo ed 
astronomo del secolo dtcimoterzo nella sua opera intitolala : De 
astronomia traelalus decem^ scrive {Guidonis Bona ti Foroliviensis 
fnatKematici de astronomia tractatus X, vniuersum quod ad iudi- 
eiariam rationem Aatiuilatum, Aèris^ Tempestalum^ atUnet^ eom- 
frehendentes. Adiertus est CL Ptolemaei liber Fructus, eum Commen- 
tarijs Georgi) Trapexuniij. Ba$ileae, Anno M- D. I., in log., colonna 
335, lin. 1*^7) : mi aulem qui [utrunt in tempore meo sicut fuit 
Hvgo JtMÌugant , Beneguardinus Dauidbam Ioannes Papitnsis^ Do- 
minievs Hispanus, Michael ^colus, Stephanus Francigena^ Girardut 
de Sabloneto Ctemonensis, & multi alij uUbantur in omnibus su- 
pradictis prima & irp/tmi, tamen extendebant sua indieia islos duos 
modof. Sembra molto probabile che il Dominicus Hispanus^meiiiioiìato 
da Guido Bonatti in questo ])asso della sua opera suddetta, sia quello 
stesso Magister Dominicus, al quale Leonardo Pisano dedicò la sua 
practica Geometrie (Vedi sopra, pag. 95, lin. 1-^2, pag. 96, lin. 1 
^-8. In prova di ciò è da notare. 1.«> Che Leonardo Pisano vis»e 
nella prima metà del secolo decimoterzo, giacché egli compose nel 
1202 il suo /.t6fr ^Ò6a(rt (Vedi sopra, pag. 89, lin. 4— tt, 21 — 28), 
nel 1220, o ntl 1221 la stia Practica Geometrie (Vedi sopra, pag. 
95, lin. 1 — 2, pag. 96, lin. i), nel 1225 il suo Liber quadratorum 
(Vedi sopra, pag. 28, lin. 20—26, pag. 29, lin. i— 7), e nel 1228 
diede una seconda edizione del suddetto Liber Abbaci (Vedi so;.ra, 
pag, 89, lin. 4< — 6. 21-^34) 2." Cbe Guido Bonatti visse anch'egli 
nella prima metà del secolo decimoterzo, giacche egli nella sua ope- 
ra suddetta, parlando d'un certo Riccardo cbe diceva d^axere quat- 
trocento anni, e d'essere slato ai tt^mpi di Carlo Magno dice(GNt- 
donis Boìiali Foroliviensis mathematici de astronomia trartatus 
X^ col. 200, lin. 2G — 2H}: £t uiai fiicardum Bauennae aera Chri- 
iti millesima ducentesima uigesima lertia^ d'onde il Cavaliere Abate 
Girolamo Tiraboschi giustamente deduce ( Storia della letteratura 
Italiana. Seconda Edizione Modenese y t IV, pag. 183, lib. Il, capo 
11, parag. XIV. Edizione di Milano, de'Classici Italiani, t. IV, pag. 

(*) Nella prima linfa della pagina Sy del ionio secondo deir.^i«/ot>e «fé* 
Bcienre» mathématique» en Italie dfl aig. Libri, in Tece de*punlì posti nella 
kus linea di questa pagina 98, liovasi il richiamo della nota (1) della me- 
desima pagina 3^. 



99 
afferma che il Liher quadralorum di Leonardo Pi- 
sano fu composto intorno al 1250 (1). II Sig. Librìi 
il Sig. Gartz e l'autore dello scritto intitolato Leo^ 
nardo da Pisa o Leonardo Fibonacci , che di so- 
pra ho detto (2) trovarsi nel sesto volume d'un'o^ 
pera intitolata / Benefattori deWUmanitày mostrano 
di credere che questa asserzione non sia stata ben 
dimostrata dal medesimo professor Guglielmini (3). 
Tuttavia non sarà inutile di recare qui appi*esso 
tutto ciò che il Professore Guglielmini dice per di-* 
mostrare che il suddetto Liber quadratorum fu com^ 
posto intorno al 1250. 



262) , cheGaido Ronatti nel 1223 doveva certamente ensere tìto, 
ed in età da poler conoscere allri. 3.° Che Leonardo Pisano dedicò 
la seconda edizionr del suo Liber Àbbaci a Micliele Scoto astrologo 
deir Imperatore Federico 11 (Vedi »opra,pag.S9,lin. ì\ — 20^35 — 44, 
l^ai;. 90, e più oltre, pag 129, fin. 15-^26, 29 — 32, pag. 130, lin. 
1—16) e meniionalo da Guido Bonatti nel soprarrecato passo della 
sua opera suddetta (Vedi sopra, pag. 98^ lin. 14 — 26). 4.<> Che il 
medesimo Leonardo dedicò un* altra sua opera a Maestro Teodoro 
filosofo ed astrologo del soprammentovato Imperatore Federico li 
(Vedi sopra, pag. 22 — 24, pag. 25, lin. 1 — 2, pag. 44^ lin^ 1—28* 
36 — 37, pag. 45 — 87, pag. 88, lin. 1 — 2 , e più oltre, pag. 346 , 
lin. 5—25, 31—34, pag. 340, lin. 1—7). S.^'Cbe il Magùter Domi- 
nieui al quale Leonardo Pisano dedicò la sua Praetiea GeatMlriat 
i probabilmente quello stesso Magitter Dominieus dal quale Leonar- 
do Pisano fu presentato in Pisa all'imperatore Federico 11 (Vedi so- 
pra, pag. 96, lin. 8—12, pag. 97, lin. 1—2). 

(1) ^ I Numeri Quadrati^ ciie vennero al giorno verso il 1250 » 
(Gnor/Gelmini, Elogio di Lvmardo Pisano, pag. 17, paragrafo XII). 

(2) Vedi sopra, pag. 28, lin. 6 — 9, 34^>40. 

(3) Il Sig. Libri in fatti, parlando del suddetto Liber quadrato- 
rum^ dice (Histoire dei tcieneet mathématiques en Italie, i. Il, pag. 
24, nota (3) ) : « Guglielmini [Elogio di Lionardo Pisano, p. 110), 
» croit que cet ouvrage a été écrit vers 1250; mais cette date est 
r> fort douteuse ». Il Sig. Gartz, parlando delTopera medesima di 
Leonardo Pisano, dice (JUgemeine Encyklopaedie der ffissenschaften 
und Kunste in alphabeiischer Folge van genannien Schrifistelìem be- 
arbeitet und herausgegeben von J. S. Ersch und J. G. Gruber. Ente 
Seetion. (A— G), t. XLll ( DrHundvierxigster Theil ), pag. 445, col. 
2, articolo Fibonacci (Leonardo), nota (8) ): e Guglielmini («.a. O S. 

> no) gUuhl dies Werk ins J. laSo setzen su mussen, sllein ohne Tollig 
» uheneugende Grunde. r cioè ^il Gnglirlmiiii (I. e. pag. 110) crede 
» doversi porre quest'opera nelfauno 1250, ma senza ragioni piena- 
* mcmte convincentiu.Nel sopraccitato scritto intitolato Leonardo da 



. »ccovdata'^„draii, «^^^, ,^so\ux^oo« * està eo 

^^ *** . ,^f do F»jr« VeeB« ^.^ c«ieòco WW^ cotoV»»" _, 



101 

» to da Pisa a Roma, nella Gormagna (sic), in Le- 
» vanle di nuovo, per presentarlo soltanto a Fcde- 
» rico, e ricondurlo a casa ? cercava egli Lionarda 
» una Cattedra da Federico, il quale anzi cercava i 
» Dotti *, e penava allora a trovarli ? Non trovo alla 
» visita di Lionardo epoca più opportuna di quella, 
» in cui Federico nel 1249 assediò Capraja \ che 
» giace tra Firenze e Pisa, ed alloggiò in Fucecchio 
» tra Capraja e Pisa : Lionardo allora si lasciò con- 
» dur a Corte dal grato Amico Domenico, che volle 
» farlo conoscere a Federico ; e presentò natural- 
n mente all'Imperatore l'edizione seconda dell* Ab- 
» baco, che era già anni prima stata dedicata a Sco- 
li to, ma cui forse non aveva ancor veduta neppur 
» Domenico. Essendo poi scritto a Lionardo , forse 
» da Domenico, come Federico si dilettava dell'Ab- 
» baco, si decise per riconoscenza a dedicargli i Nu- 
» meri Quadratiy il principio della quale opera espo- 
» sto qui sopra dal Targioni è una Dedica manifc- 
» sta a Federico )). 

» 1 Muratori (Not. y) Tom. Vili. pag. 495. 
9 a Cronìchs dì Mes. Giovanni Villani CiUadino Fiorentino. 
* Venezia i537. pag. 49. 

Nella nota 2 di questo passo del professor Gu- 
glielmini trovasi citata la pagina 49, cioè la carta 
numerata nel recto col numero 49, dell'edizione fatta 
in Venezia nel 1537 per Bartolommeo Zanetti Ca- 
sterzagense (1) dei primi dieci libri della Cronica 

(1) Qncsta edizione ^ in foglio, di carte 230, delle quali le pri- 
me dieci, e riilliina non sono numerale, e le altre 210 sono tulle 
numerale nel recto coi numeri 1 -210. Nel recto della prima carta 



102 

di Giovanni Villani, celebre scrittore Fiorentino del 
secolo deciinoquarto. In fatti nel recto della carta 49 
di questa edizione si legge : u Poco tempo apresso 
» lo imperadore si parti di lombardia, et lascioui per 
» suo uicario gcnemle Enzo Re di Sardigna suo fi- 
)) gliuolo naturale con gente assai à cauallo sopra 
» la taglia de lombai*di, et ucnne in Toscana, ouc 
» trono che la parte ghibellina che signoreggiauano 
)> (irenze del mese di marzo s'erano messi a assedio 
» a Capraia, nel quale castello erano de caporali 
» delle magiori case de nobili guelfi usciti di fìrenze, 
ì> lo imperadore uenuto in Toscana non uolle entrare 



non numerata , cioò ne] Trontespizìo di qaenla edizione si I<^g« 
il titolo seguente: a CRONICHE DI MESSER |i GIOVANNI VILLANI 
» CITTADINO KlOREN Tino , nelle quali si tratta dellorigine di 
i> Firenze, k di tutti e falli & l guerre state fatte da Fiorentini nella 
9 Italia & nelle quali an^ || chora fa mentione dal principio del 
» mondo infìno al || tempo delP Autore, di tutte le guerre state 
» per il mo e do, così de principi christiani fra loro, come || de gli 
» infedeli, & de christiani con gli in^ || fedeli. Historia nnoua & 
» utile a sa^ || pere le cose passate fatte per H tutto Tnniuerso » Più 
sotto nel medesimo frontespizio si legge: « Bassi nel priuilegio 
» & nella gratia ottenuta dalla Illustrissima Signoria che in que- 
« Il sta, ne in niun altra Città del suo dominio si possa imprimere, 
» ne altroue || impresse uendere le Croniche di Giouan Villani 
» cittadino fio [| rentino , &c anchora come si contiene nel hreue 
" apo II stolico che per anni dieci sotto pena di esco Q municatione 
» che nessuno pos»a im || primere dette Croniche^ ne al (| trooe im* 
» presse uendere jj come in esso priuile || gio, 8t breue 1 apostoli- 
» co si contiene. » Nel rovescio della carta 229* di questa edizio- 
ne, e numerata nel redo col numero 219 si legge dopo il registro: 
» Finiscono le Croniche di messer Giouan Villani Cittadino Fio- 
» renti^ || no.Stampate in Vinetia per Bartholomeo Zanetti Casterza^ || 
» gense. Nel anno della incarnatione del Signore. || M.D.XXXVII 
79 del mete d'Agosto » . 



103 
» in Firenze, ne mai non u'era in tratto, pero che se 
D ne guardaua, trouando per suoi agurii, onero detto 
» dalcuno demonio, onero profetìa, come douea mo- 
» rire in fiorenza, onde forte ne temea, ma passo al- 
» riìoste, et andossene a sogiomare al castello di Fu- 
i> cecchio, et la magiore parte di sua gente lasciò al 
» castello di Capraia, il quale castello per lungo ^ 
)) forte assedio, ^ fallimento di uettuaglia non po- 
)) tendosi più tenere fecero que dentro loro consi- 
» glio di pattegiarsi, et barebbono hauuto ogni largo 
)) patto che hauessino uoluto, ma uno Calzolaio usci- 
» to di firenze che era stato un grande Antiano» non 
D essendo richiesto al detto consiglio, sdegnato si 
m fece alla porta, et grido à quegli del hoste che la 
)» terra non si potea più tenere, per la qual cosa quelli 
» de Thoste non uollono intendere a patteggiare, on- 
)) de que dentro, come gente morta si renderono alla 
» merce dello imperadore, et ciò fu del mese di ma- 
» gio li anni di Cbrìsto M. ccxlix. » 

Questo passo della sopi*accitata edizione di Vene- 
zia della Cronica di Giovanni Villani trovasi compre- 
so in questa edizione nel capitolo XXXVI del libro 
sesto della Cronica stessa. Nelf edizione fatta in Fi- 
renze nel 1823 per il Magheri, e sotto la direzione del 
Sig. Ignazio Moutier della medesima Cronica, questo 
passo si legge nel capitolo XXXV del libro sesto 
d'essa Cronica come segue : « Poco tempo appresso 
» lo 'mperadore si partì di Lombardia, e lasciovvi 
» suo vicario generale Enzo re di Sardigna suo fi- 
» gliuolo naturale, con gente assai a cavallo» sopra la 
» taglia de'Lombardi, e venne in Toscana, e trovò 
)) che la parte de'ghibellini, che signoreggiavano la 



104 

» città di Firenze, del mese di Marzo s' erano posti 
» ad assedio al castello di Capraia, nel quale erano 
» i caporali delle maggiori case de'nobili guelfi usciti 
» di Firenze. Lo'mperadore vegnendo in Toscana, non 
» volle entrare nella città di Firenze, né mai v'era en- 
» trato, ma se ne guardava, che per suoi aguri, ovvero 
» detto d'alciuio demonio, ovvero profezia, trovava eh' 
» egli dovea morire in Firenze, onde forte temea, 
» ma passò all'oste, e andossene a soggiornare nel 
» castello di Fucecchio, e la maggior parte di sua 
» gente lasciò all'essedio, {sic) di Capraia , il quale 
» castello per forte assedio e fallimento di vittuaglia 
» non possendosi più tenere, fcciono quegli d'entro 
» consiglio di patteggiare, e avrebbono avuto ogni 
» largo patto eh' avessono voluto; ma uno. calzolaio 
» uscito di Firenze, ch'era stato uno grande anziano, 
» non essendo vichcsto al detto consiglio, isdegnato 
» si fece alla porta, e gridò a quegli dell'oste, che la 
» terra non si potea più tenere; per la qual cosa que- 
» gli dell'oste non vollono intendere a patteggiare, 
» onde quegli d'entro come gente morta, s'arrenderò 
» alla mercè dello 'mperadore. E ciò fu del mese di 
» Maggio, gli anni di Cristo 1249 » (1). 

Il Professore Giovanni Battista Guglielmini di- 
ce (2): (( alloggiò (l'imperatore Federico II) in Fucec- 
» chio tra Capraia e Pisa, Lionardo allora si lasciò 
» condur a corte dal grato amico Domenico,chc volle 
» farlo conoscere a Federico » pare che supponga 

(I) Cronica di Giovanni J'iUani a miglior lezione ridotta colf a- 
juto de' testi a peuna. Firenze per il Maqtieri 1823, 8 tomi, in 8.*, 
t, II, pan- 53 e 5i, libro VI, cap. XXXV. 

(2j Vedi :iopra, pag. 101, lio. 8 — li. 



105 

che Leonardo Pisano sia stato presentato in Fucec- 
chio all'imperatoi'e Federico II da maestro Dome- 
nico. Ora è certo che questa presentazione fu fatta 
in Pisa, e non già in Fucecchio ; giacché Leonardo 
Pisano stesso ciò attesta nella dedicatoria del suo 
Liber quadratortim al medesimo Federico dicen- 
do : Cum magister Dominiciis pedibus celsiltidinis ve-- 
stremepisis ducerei praeseìilandum (1). 

Nella Nota p del Professore Guglielmini al suo 
Elegio di Lionardo Pisano si legge (2) : 

» Non mi è noto, che dopo i viaggi accennati * 
» nel 1202, Lionardo ne conti altri oltre V essere 
» uscito di Pisa per visitare Federico IL » 

» 2 Par. IV. 9 

Il Prof. Guglielmini dicendo qui che Leonardo 
Pisano tiscì di Pisa per visitare Federico II, allude 
certamente alla presentazione di esso Leonardo a 
quest'imperatore fatta , secondo il medesimo Gu- 
glielmini , in Fucecchio (3). Essendosi mostrato 
di sopra, che questa presentazione fu fatta in Pisa 
e non già in Fucecchio (4) , il Professor Gugliel- 
mini andò lungi dal vero credendo che Leonardo 
Pisano sia uscito di Pisa per visitare V imperatore 
Federico IL 

Giovanni Villani non dice che nel 1249 Timpe- 
ratore Federico II si conducesse a Pisa. Tuttavia e 
certo che nel mese di maggio del 1249 quest'impe- 

(1) Vedi sopra, pag. 26, lin. 13 — 15, e pag. 27, lin. 21 — 24. 

(2) Guglielmini y Elogio di Leonardo Pisano, pag. 76, Nota p, par 
ragr. 2. 

(3) Vedi sopra pag. 104, lin. 25 — 28, e questa medesima pagina 
lin. 1 — 3. 

(4) Vedi sopra, questa medesima pagina, lin. 3 - 0. 



106 
ratore fu in Pisa; giacché un diploma di investitura 
di molti castelli e terre data dal medesimo Federi- 
co II al Marchese Uberto Pallavicino ha la data se- 
guente : Datum Pisis anno Incarnationis Dominicae 
Millesimo dncentesimo quadragesimo nono Mense Maij 
Indiciione septima. Imperante Domino nostro Federico 
Imperatore semper Augusto Hyertisalemj et Siciliae 
Rege anno Imperii ejus vigesimo nono, Regni Hyeru- 
salem vigesimo quarto , Regni vero Siciliae quinqua- 
gesimo feliciter. Amen (1). Quindi potrebbe credersi 
che nel 1249, Leonardo Pisano fosse presentato in 
Pisa da maestro Domenico all'imperatore Federico II. 
Sembra per altro doversi tenere per certo che que- 
sta presentazione sia stata fatta molti anni prima 
del 1249 ; giacché si é dimostrato sopra (2) , che 
non più tardi del 1225 Leonardo Pisano nel suo 
Flos super sohuionibus ec. scrisse : Cum coram ma-- 
iestate vestra gloriosissime princeps Frederice ma-- 
gister Johannes panormitanus phylosophus vesterpi-- 
siis mecum multa de numeris contulisset. La confe- 
renza qui menzionata di Leonardo Pisano con mae- 
stro Giovanni da Palermo fu certamente tenuta do- 
po la presentazione di Leonardo Pisano airimpera- 
tore Federico II fatta dal soprammentovato maestro 
Domenico. 

(1) storia deUa città di Parma scritta dal P. Ireneo Affò Minor 
Otservante, Regio Bibliotecario Professore onorario di Storia nella 
A, Università e Socio della E. Accademia delle Belle Arti, Parma 
dalla Stamperia Carmignani, 1792— J795, 4 tomi, in 4% t. Ili, pag. 
386, Appendice di Documenti, n.o LXXX. — Bòhmer, Regesta Im- 
perii, inde ab anno MCXCFIH, usque ad annum MCCUF, pag. 

208. 

^2) Vedi sopra, pag. 28, lin. i5 — 22. 



107 

Nel paiiigrafo 7 della Nota hh del Professor Gio- 
vanni Battista Guglielmini al suo Elogio di Lionar'- 
do Pisano si legge (1 ) : « Ma Federico morì al fi- 
» nire del 1250 ^; ebbene, non bastò egli un anno 
» a Lionardo per dare ai Numeri Quadrati T ultima 
» mano, e dedicarli ? Non sappiamo da lui mede* 
» simo che Pisa era in continua corrispondenza colla 

)» Corte di Federico * ? Non sappiamo noi dagli Sto- 

» rici fiorentini, che Federico allora poteva dii*si 

» Signore della Toscana ^; e che la Corte non s^al- 

y> lontanò che appena dalla medesima. 

• I. Villani (par. 6) pag. 49» e 80. 

» a. Par. 1. 

9 3. Villani (ivi) pag 49, e 50, ed Opere di Nicolò Macchiavel- 
n li . . . . Fiorentino .... Genova 1798. Tom. 1. Lib. II delU 
9 Storie pag. 83. <n 

Quindi è chiaro che, secondo il Professore Gu- 
glielmini, Leonardo Pisano compi e dedicò alFim- 
* peratore Federico II il suddetto Liber quadratorum 
fra il mese di marzo del 1249, ed il giorno 13 di 
decembre del 1250 , nel qual giorno morì il me- 
desimo imperatore (2). Quest' opinione del profes- 
sore Guglielmini sarebbe molto verisimile se fosse 
provato che nel 1249 Leonardo Pisano fosse stato 
presentato air Imperatore Federico IL Essendosi 
per altro mostrato di sopra che questa presen- 
tazione fu fatta nel 1225 o prima (3), e che nel 
1225 Leonardo Pisano compose il suo Liber quadra- 
torum (4), è da credere che nel medesimo anno, po- 

(1) Guglietminiy Elogio di Lionardo Pisano, pag. lil. Noi. hhf 
parag. 7. 

(2) Vedi sopra, pag. 12, lin. 1 e 2. 

(3) Vedi sopra, pag. 106, lin. 20—25. 

(4) Vedi sopra, pag. 18, lin. 1 — 4. 



108 

co dopo il iTicdesìmo Leonardo abbia dedicato questa 
sua opera airimperatore Federico II. 

Nel Codice Ottoboniano n.** 3307 della Biblio- 
teca Vaticana trovasi manoscritto dalla prima carta 
recto alla carta 349, verso^ un trattato d'aritmetica 
di anonimo Fiorentino scritto in lingua Italiana (1). 
Quest'opera ha il titolo seguente. <( Incomincia eli- 
» bro di praticha darismetricha cioè fioretti tra- 
)> cti di più libri facti da lionardo pisano ». Que- 
sto titolo si trova scritto in caratteri rossi, in fron- 
te al recto della prima carta del suddetto Codice Ot- 
toboniano n.** 3307. Nel capitolo quarto della parte 
quinta del sopraccitato libro di praticha darismetri- 
cha si legge (2) : 

» Scrive lionardo pisano in uno libretto che è 
» detto iioretto di lionardo certe ragione le quali 
» non tutte ma parte ne voglio scrivere, e perchè 
» vene alchuna apropiata a questo chapitolo quelle 
» in questa parte scrivere voglio. E benché quasi 
» simili sieno dette, niente dimeno per altro modo 
» sono asolute e pero starai atento. 

» Quatro huomini anno denari. El primo radop- 
» pia al sechondo, e il sechondo triplicha al terzo, 
» e il terzo quadruplicha edenari del quarto , e il 
» quarto huomo dette al primo 4. chetanti de de- 
y> nari che glierono avanzati, cioè quincuplichò adi- 
» mando,che a ciaschuno rimanendo fatto quello che 
)) detto, a ogniuno igualmente. Io porrò il sechondo 
» huomo avere una quantità la quale quando il pri- 

(1) Codice OUoboniano n." 3307 della Biblioteca Valicaua, caria 
i, recto. 

(2) Codice OUoboniano n.** 3307 della Biblioteca Vaticana, carte 
170, rec/o, 171 recto e versoi e 172 recto. 



^ 



109 

T) mo huomo glìle radoppìò aveva il sechondo 2. 
T) quantità : e al primo huomo rimase la quinta 
» parte del quarto di tutta la somma. Inpero che 
)> quando ebbe dal quarto- huomo 4 chotanti di quel- 
» Io gli rimase» cioè quincuplichato, ebbe apunto la 

n quarta parte. Onde se della quarta parte duna 

1 

)} somma si toglie, o vogliamo dire sì trae 3^, cioè 

1 .4 

» il -;^ del quarto della somma, rimarrà -:r;r della 
5 20 

1 

» somma, cioè -^ , el quale quinto se sagugnerà 

1 
» sopra -jr della somma che rimane al quarto huo^* 

9 

mo, dopo la datione che fecie al primo, fieno ^ 

» di tutta la somma. E tanto a il quarto huomo 

D quando gli fu dato dal terzo 3. chotanti de de- 

» nari chegli aveva , cioè quando el terzo huomo 

» qividruplichò al quarto, dove la quarta parte di 

9 9 

^ 7^ d^IId somma di tutti, cioè ^^ , era quello che 
20 80 ^ 

27 
» aveva il quarto, egli 3. chotanti cioè ^ è quel- 

.27 
)) lo che dato gli fu dal terzo huomo, e quali -^x^' 

1 ^. 1 . , 20 ^ 

» gunto a -7- di tutta la somma, cioè a ^7.- , fan- 

4 oO 

47 

» no Q^ , e tanto è quello che aveva el t^rzo huo- 
oO 

)) mo quando il sechondo gli triplichò, dove la terza 

47 . 
» parte, cioè ^ di tutta la somma, è quello chis 



110 

47 

» aveva il terzo huomo, e il doppio di -^ttt- cioè 

94 
» -^TTj- fu quello che gli dette il sechondo huomo, 

» equali ^^ agunto alia quai'ta parte della somma 

» cioè a ^-Tj: fanno ^^tt: per quello che a il sechondo 

Y) huomo quando gli fu fatta la duplichatione dal 

» primo huomo. E noi abbiamo fatto di sopra che 

)) il sechondo huomo quando el primo gli ebbe ra- 

» doppiati e denari aveva 2. quantità, dove la metà, 

77 
» cioè -PTTTTj fu quello chel secondo huomo aveva, 
240 

77 
» e glaltrì -^ furon quelli chel primo huomo gli 

77 
» dette, equali ^j^r agunti alla quinta partedella quinta 

1 

» parte di tutta la somma, cioè a ^,che gliera rimaso 

» dopo il raddopiare che fecie al sechondo, fanno 

» ^.^ per la parte che aveva il primo huomo, e 

89 
» chosi ai il primo aveva -r^nr della somma, e il 

^ 240 

77 
» sechondo aveva ^.^ della somma , e il terzo 

240 

47 . 9 . 27 

» aveva , e il quarto huomo aveva T^rr, cioè ,^ . 

)) Onde, sella somma di tutti fusse 240, sarà quello 
» che tolse overo che aveva il primo 89, e quello 
» che aveva il sechondo 77, e quello che aveva il 



Ili 

D lerzo 47, e quello che aveva il quarto 27, cioè e 

9 
» ^^ di 240. E chosì puoi fare le simiglianti. E 

» se dicessimo ec. (sic). 

» E se dicessimo che il primo huomo de de- 
» nari suoi radopiò glaltri, cioè dette aglaltri quan- 
)) to eglino avevano. E il sechondo di poi dette aglal- 
» tri duo chotanti che quello chegli . avevano, cioè 
» triplichò aglaltri , e il terzo di poi quadruplichò 
ì> aglaltri, cioè die aglaltri 3. chotanti di quello che 
» gli avevano, e dopo questo il quarto huomo quin- 
» cuplichò aglaltri, cioè die aglaltri 4. chotanti di 
» quello che gli avevano. Àdimandasi che aveva cia- 
» schuno avendo fatto ogni chosa, ciaschuno igual- 
» mente, cioè avendo ciaschuno la quarta parte de' 
» denari che avevano fra tutti e 3. Io porrò essere 
» quello che rimase al primo huomo una quantità 
» dopo la duplichatione, che fece aglaltri. E multipli- 
)> cherò quella tale quantità per 3. inpero chel se- 
» chondo triplicha a ciaschuno, e fieno 3. quantità, e 
» dipoi le quadruplicherò per la quadruplichatione che 
» fa il terzo huomo che fieno quantità 12, dipoi le 
» multiplicherò per 5. per la quincuplichatione che 
» fa il quarto huomo che fieno 60. quantità, che so* 
D no quello che a il primo huomo fatto tutte le 
» multiplichatìoni debba rimanere. Adunque sono la 
» quarta parte di tutta la somma. Onde la somma 
» tutta è 240, quantità, di poi porrò alibito la quan- 
» tità essere 2. denari, adunque tutta la somma fia 
» 480. denari, de quali trarrò 2. denari che vale la 
» quantità, rimane 478. denari, chg sono el doppio 
» de denari del sechondo, e terzo, e quarto huomo. 
» in pero chel primo duplichò loro e denari. Dove 



112 

n sella metà di 478. che è 239. agugnerai a 2. <1e« 

)) nari, faranno 241. denari per la quantità deMe- 

» nari del primo huomo. Dipoi porrò chel sechondo 

ì> huomo gli rimanesse una quantità quando ebbe 

» triplichato aglaltri, e quello quadruplicherò^ e quel- 

» lo quadruplo quincuplìcherò, e arò 20. quantità per 

» la quarta parte di tutta la somma, dove 20. quan-- 

» tità sono iguali a 120. denari, chella quantità vale 

» 6. denari, e quali 6. denari tratti di 480. denari ri<* 

n mane 474. denari per gli 3. chotanti de denari de 

» terzo» e quarto, e primo huomo. Dove la terza parte 

I» di 158, la qual somma sono e denari del primo, 

2 . , . 
» e terzo, e quarto huomo, egli-n^, cioè 316 denari, 

)> sono quelli chelsechondo da aglaltri tre, e quali de-» 
» nari 316. agunti chon 6. denari che gli rimasero 
» fimno 322* denari, e tanto aveva el sechondo huo« 
» mo quando el primo gli radoppìò e denari. A-^ 
» dunque la metà di 322, che è 161. denari, fu la 
» quantità del sechondo huomo. Anchora porrò per 
» quello che rimase al terzo huomo dopo la qua-r 
n druplicha tiene che fecie aglaltri una quantità, e quin-^ 
» cuplicherò quella quantità, e fieno 5. quantità iguali 
» al quarto della somma, cioè di 120, dove la quan-^- 
9 tità sono 24. denari, equali tratti di 480. rimane 
9 456, per 4. chotanti de denari del quarto e primo 

3 

9 e sechondo huomo, egli -r sono quello che eb^ 

4 

3 

» bono dal terzo huomo, e quali-r- sono 342, e qua* 

» li 342. denari agunto a 24. denari fanno 366 de- 
li nari, e tanto ebbe il terzo huomo dopo la duplicha* 
» lione e Iriplicbatione fagli {sic) dal primo e sechon* 



113 

)) do huomo, dove se si piglierà la metà della terza 

... 1 

)) parte , cioè il -^ , fieno denari 61. per la quan- 

» tità del denaro del terzo huomo. Trac ti adunque 
» e denari del primo huomo, cioè 241 . denari , e i 
» denari del sechondo , cioè 161. denari, e i de- 
» nari del terzo huomo, cioè 61 . denari, di 480. de- 
» nari , che anno fra tutti e 4., rimane 17. denari 
» per la quantità del quarto huomo. Anchora altri- 
» menti etc. {sic). Adunque ai fatto chel primo a 
» 241., e il sechondo 161, e il terzo huomo 61., e il 
» quarto 17. denari, e chosi fare puoi le simiglianti. 
» Anchora altrimenti perchè ogni duplichante è 
» 2.chotanti chel duplichato,e il triplichante è 3.cho- 
» tanti del triplichato, e il quadruplichante 4. cho- 
» tanti chel triplichato, e il quincuplichante 5. cho- 
» tanti chel quincuplichato, e per lo averso el dupli- 

, . 1 
» chalo è il ^ del duplichante, e il triplichato del 

» triplichante è il -^ etc; porrò adunque in ordine 

o 

1111 
» "r" , T" > ~T > "^ chome dallato si manifesta, e- 

» multiplicherò 2. per 3.volte 4. volte 5. che sono sot- 
» to le virgule, fieno 120.,che sono la quarta parte de 
» denari di tutti. Adunque multiplichato 120. denari 
» per 4., fanno 480. denari per tutta la somma, e 
» di poi trarrò \ ., che sopra di 2. rimane 1 ., e quello 
» multiplicherò per 3. volte 4. volte 5., sono 60., e 
» quali multiplichati per 4.,che è il numero delle parti 
» che toccha a ciaschuno, fanno 240., a quali agu- 

8 



114 

» gncrai la multiplichatione del l.chc è sopra 2., 
» in 1. che sopra 3., in 1. che sopra 4., e in 1 che 
» sopra 5.9 fieno 241., che sono la quantità de dc- 
» nari del primo. Anchora trarrai 1., che sopra 3. di 
)) 3., rin^Qe 2., e qu^li multiplichati per 4. volte 5. 
» volte 2.^fa.nno 80ffe questo per 3.fanoo 320., a quali 
» agugni %f che vcnghono del 2., che sotto la prima 
» virgula in 1. che sopita 3., e in 1. che sopra 4., e 
)) in l.che sopra 5., &nno 322-, che sodo el dop- 
» pio de denari del sechondo huomo; dove multipli- 
» cha 322. vie 1. che sopra 2., e parti in 2., vienne 
» 161. peri denari del sechondo huomo. Anchoratrar- 
» rai 1. che sopra 4.. di 4., rimane 3., e questo mul- 
)) tiplicha per 5. volte 3. volte 2., che sono sotto 
» laltre virgule, fanno 90., e questo multìplicha per 
)« 4., fanno 760,. e a questo agugni 6., che vcnghono 
» del multiplichare 2. in 3., che sono sotto le vir- 
» gule, e in 1. che sopra 4., e in 1. che sopra 5., 
» fieno 366., e tanto a il terzo dopo la duplichatione 

1 

» e triplichatìonc. Onde se piglicrai il -^ della 

. , . 1 

» terza parte, cioè il -^ , che e 61, per gli denari 

» del terzo huomo, e alutimo (sic) trarrò 1 . che sopra 
» 5. di 5., rimane 4., che multiplichato in 2. volte 3. 
» volte 4., fanno 96., e tutto multiplicha per 4.,fanno 
» 384., a quali agugnerai 24., che vcnghono della 
» multiplichatione del 2. volte 3. volte 4., che sono 
» sotto le virgule, vie 1 . che sopra 5., fi^no 408,, e 
» tanto a il quarto huomo dopo la duplichatione 
» e triplichatione,e quadruplichatione fattagli dal pri* 
» mo, e sechondo, e terzo huomo. Onde se del 408. 



115 

1 1 

» piglieremo el -^ del -^ della quartcì parte , cioè 

1 

» il ^ jverrannc 17. per gli denari del quarto huomo, 

» chome di sopra trovamo,e chosi ai il primo a 241 ., 

» il sechondo 161., il terzo 61., il quarto 17. 

1111 
)) Anchora altrimenti posti -^ ' "T » "q ' "9" P^** 

» ordine, e trovati 480. denari, che sono la somma de 

, 1 1 

» denari di tutti, trarrò-^duno intero, e per -=-che 

1 

)) rimane piglierò il-^ di480.,eagugnerovi la multi- 

» plichatione del l.in l.,e in l.,e in 1., cioè le fighure 
» di sopra, che aremo 241., e tanto aveva il primo. 

,1 .2 

» Anchora tmrrò -^ d'uno intero , rimane -^ , de 

1 1 

)) quali torrò la metà, che ò -^ , e piglierò il -^ 

» di 480. , e agugnerovi la multiplichatione delle 
» dotte unità fra loro, e arò 161., e tanto a il se- 

1 

» chondo huomo. Anchora torrò il -7- di uno in- 

4 

3 1 

» toro, rimarrà -j- , de quali torrò il -=-, che sono 

3 11 

» -TT-> e di poi toiTÒ il -^j che sono -^, e piglierò 

» lottava parte di 480., che è 60., a quali agugnerò 
» la multiplichatione delle dette unità insieme, fanno 
» 61 . per gli denari del terzo huomo. Adunque trarrò 

» -^ d'uno intero, rimane -=-, de quali il -?r e -=- 
5 5 2 5 



116 

2 . 2 . , 1 

» e il 161*20 è TrJ 6 il quarto <i tttt» cioè twt» e pe- 

» rò piglierò la trentesima parte di 480., che è 16., 

» e agugnerovi 1., che è la niultiplichatione delle 

» dette unità fralloro, e arò 17. per gli denari del 

» quarto huomo» e chosì anchora puoi fare. 

)) Anchora fieno 3. huomini che anno denari, il 

» primo duplicha e denari degli altri, e anchora dà 

)) loro la metà di ciò chegli avevano. E il sechon- 

» do di poi triplicha e denari degli altri, e anchora 

. 1 . 

» dà loro il -^ di ciò cheglianno, e il terzo qua- 

V) druplichò e denari degli altri due, e anchora die 

)> loro il quarto di ciò che avevano. E di poi eia- 

» schuno si trovò igualmente. Adimando che aveva 

» ciaschuno dassè. Egli è prima da sapere che quan- 

)» do alchuna quantità è duplichata, e sopra quella 

1 

» sagugne il -^, allora la detta quantità a il suo 

1 2 

» doppio, e -^, e gli-p- . Similmente quando alchu- 

» na chosa è triplichata, e a quella s' agungha la 

» terza parte , allora quella chosa al suo triplo e 

3 
» terzo sono e ttt . E per quel modo quando al- 

» chuna quantità è quadruplichata, e aguntovi su el 

1 1 

n -y-, allora quella quantità al suo quadruplo e -7- 

4 . . 4 

» sono e j=y per la qualchosa porrò in ordine j=9 

3 2.., 

» T7T > -r- > e imiterò la reghola ultuna , cioè che 

» multiplicherò 5. volte 10. volte 17., che sono sotto 



117 

» le virgule, fanno 850. per la terza parte di tutta 
» la somma, e quali multiplicherò per 3., per la terza 

» parte, fieno 2550. per la somma de denari di tutti 

2 3 

» e 3. E trarrò -^ d'uno intero, rimarranno -=r-j 

^ 5 

3 

» e piglierò e -^ di 2550., che sono 1530., a 

» quali agugnerò 24., che è la multiplichatìonc delle 
» figure di sopra infralloro, fanno 1554., e tanti dc- 

3 

» nari a il primo. E di poi trarrò jtt duno intero,chc 

7 2 7 7 

» rimane jtv, de quali e -p- sono ^, dove e ^ di 

» 2550. sono 714., a quali agugni 24., fanno 738. 
» per gli denari del secondo huomo. Overo trarrò 

3 j . . 7 

» jrr duno mtero, rimane — , per gli quali torrò 

7 
» e Tj7 di 2550,. e agugnerovi 60. , che venghono 

» della multiplichatione del 5. che sono sotto la vir- 
» gula per 3., e per 4., che sono sopra la virgula, fie- 

3 

» no 1845., de quali togli e -^, che sono 738., e 

2 

» quando pigli e -^ partirai in 5., e multiplicherai 

» per 2., che è più bello che chome o detto, verri 
» 738., etanto a il sechondo. Per lo terzo trarrai 

4 ,. . ^ . 13 ^ 1-3 

» yj di uno mtero, rimane p=> de quali e ^-^sono 

39 2 39 39 

» ^j^, egli — sono -j^, de quali piglierai -^ 

» di 2550., che sono 234., a quali agugni 24., che 



118 

» è la inultiplichiìtione delle figiHC di sopra, fanno 

4 

» 258., e tanto a il terzo. Ovoro trarrai tm^Iuiìo in- 

» tero, rimane y^, per gli quali trarrai e j= dì 

» 2550., che sono 1950, a quali agugni 200., che 
» venghono della multiplichatione de 5. in 10., che 
» sono di sotto in 4., che è di sopra, che fanno 

2 

» 2150., de quali togliamo e-p- che sono 860., e 

3 

» di poi ne jiiglia e ttt» che sono 258. Overo del 

2 3 3 

» 2150. piglierai ^ "e" di Tn ' cioè 9^'^^^^ sono 

» 258., e tanto a il terzo. E chosi ai il primo a 1554., 
» e il sechondo 738., e il terzo 258. E chosi farai 
)) le si migl tanti. 

» E perche e detti numeri anno infralloro cho- 
» mune ripiegho che è 6., se dividemi ciaschuna 
» quantità per 6., aremo lasolutione di questa ra- 
» gione in minor numeri, e la somma loro sarà 425. 
» denari, e i denari del primo e 259., e il sechon- 
» do è 123., ei denari del terzo sono 43. 

» Potrei anchora di nuovo scrivere chasi , ma 
)> quando si chonsidereranno vedrai la solutione di 
» quelli per questi essere trovata. Ma pure quando 
» non avessi tale chonsideratione, e tu richorri al 
» modo retto chome principale. Eperò dello quinto 
i> capitolo è da dire, chonciosia chosa che io mi 
» sforzerò non gli fare chosi grandi, ma brieve 
» quanto potrò si dirà. 

Ciò che l'autore del suddetto libro di praticha 



119 

darismetricha in principio di questo passo del libro 
medesimo dice di aver imito dal libretto che è detto 
fioretto di lionardo (1), trovasi in lingua latina nelFo- 
pera di Leonardo Pisano intitolata Flos super solutio- 
nibus quarumdam questionum ad numerurriy et ad geo- 
melriairij vel ad utrumque pertinentitim : giacché in 
quest'opera si legge (2) : 

De qualuor hominibiis qui invenerunt bizanlios. 

m 

Quatuor homines invenerunt bizantios aliquoty de 
quibus unusquisque sumpsit aliquam quanlilalem for-- 
tmtu^ et cum vellent ipsos bizanlios hiter se equaliter 
dividere j primus duplicavit secundo bizantios quos ce- 
perat. Post hoc secundus triplicavit tertio ìiomini Uh- 
tum id quod sumpserat. Quo factOy tertius homo qua- 
druplicavit . quarto homini bizantios suoSj et quartus 
post hoc quincuplicavit primo homini bizantios quos 
ei remùnserunt post duplicationem quam fecerat se- 
cundo hominij et sic unusquisque de inventis bizantiis 
suam habuit portionemj scilicet quartam partem. Que- 
ritur que fidi summa inventùrum bizantiorumy et quoi 
ex ipsis unusquisque cepit. Ponam secundum hominem 
habmsse rem, quam cum ei duplicasset primus homo 
hahuit duas resy et primo homini remansit quinta pars 
quarte partis totius summe^cum ex qidncuplo eius quod 
ei remanserat habuit quartam partem summe. Unde 

1 

SI de qualità parte summa auferatur ^ eiusdem , 

(1) Vedi sopra, pag. 108, lin. 15 e 16. 

(2) Codice Ambrosiano E, 75. Parte Superiarej carte 12, versò , 
13, reeto e v^rso, e 14 recto. 



4 1 

remancbunl —, ìwc est — prò eo quod quartits dedit 

1 

primo hominiy quo quinta si addatur super-y- summa 

que remansit quarto homini post dationem quam fé- 

9 
cit primoj erunt ^ totiiis summej et tantum habuit 

quartus homo cum qtiadruplicatione sibi facta a tertio 

9 9 

homine. Quare quarta pars de ^, scilicet ^totius 

summCj fuit illud quod cepit quartus homoy et triplum 

i27 
eiusj quod estì^j est illud quod accepit a tertio homine. 

oli 

27 20 

Quibus 7T^ additis cum quarta parte, scilicet cum ^ 

47 

totiussummeyfaciunt^rreiusdemsummej et tantum ha- 

oU 

buit tertius homoj cum triplicatione sibi facta a secundo 

47 

homine. Quare tertia parSj scilicet ,^ , totius sum- 

mo fuit illud quod cepit tertius homoj et duplum de 
-^-7T-> hoc est ,. acceperat a secundo hominCj qui-- 

bus -^TTT- additis cum quarta parte summe que re-- 

154 

manserat secundo homini , reddunt ^,^ prò eo quod 

habuit secundus homoy cum duplicatione facta sibi a 

primo homincy que equantur duabus rebus. Quare me- 

. . 77 . 
dietas eonim^ scilicet ^..^ totius summcy est id quod 

240 ^ 



121 

77 

cemt secimdtis homoj et alias ^.^ haìniei^al de pri- 

240 ^ 

77 1 

rnoj quibus _ -^. addilis cum z^ summe que re- 

240 20 

remanserat primo homini post duplicationem quam 

89 
fecerat secttndoj erunt ^ jwo eo guorf ceptì primus 

homo. Unde si summam ponimus esse 240, m^ illud 

quod stimpsit primus 89, et illud quod cepit secundus 

77, et illtid quod cepit tertius 47, et illud quod cepit 

g 

quartus 27, scilicet ^jr de bizantiis 240. £/ si dictum 

oO 

/iienV guorf primus homo de hoc quod cepit duplica- 
vit omnes quantitates aliorum triumy et secundus post 
ipsa duplicatione triplicavit omnia que habeant reli- 
qui tresj et post ipsam triplicationem tertius quadru- 
plicavit ea que habeant reliqui tres homines , et ad 
extremum quartus homo quintuplicavit omnes quanti- 
tates quas habeant reliqui treSj et sic habuit unusqui- 
sque quartam partem totius summe, ponam rem esse 
residuum quod remansit primo homini post duplica- 
tionem quam fecit reliquisj et triplicabo illam rem prò 
triplicatione quas (sic) sibi fecit secundus homo^et erunt 
res treSy quas quadruplicabo prò quadruplicatiotie quam 
fecit ei tertius homoj venient res 12, quibus et mtdti- 
plicatis per 5, prò quincuplatione quam fecit qunrtus 
homo, erunt res 60, que sunt quarta totius summe, cum 
proponatur unumquemquc habuisse post predictas mul- 
tiplicitates quartam partem . Quare midtiplicabo 60 res 
per 4, et habebo res 240 prò summa bizantionim 
1111'"' homimtmy deinde ponam ad libitum remesse 



122 

biz. 2, et erìt tota stimma 480, de qnibiis extraham 
hiz. 2 prescriptosy remanehmt biz. 478, qtie sunt du-- 
plum bizanliorum secundij et tertiiy et quarti hominisy 
et medietatem eorum habuerunt ex duplicatione qnam 
fecerat ei prìmus homo. Quare si medietatem de 478, 
que est 239, addamus super biz. 2, qui remanserunt 
primo hominiy habebo 241 prò quantitate bizantio- 
rum primi hominis , deinde ponam rem prò quan- 
titate que remansit secundo homini post trìplicationem 
quam fecit reliquis tribusy et quadruplicabo ipsam rem 
et illud quadruplum quincuplaboy et habebo 20 res prò 
quarta parte totius summe. Ergo 20 res equantur biz. 
120, Wide si dividantur 120 per 20 venient biz. 6 prò 
quantitate ree, quibus biz. 6 extrac tis de 480, rema-^ 
nent 474 prò triplo bizantiorum tertiiy et quarti, et pri- 
mi hominis. Quare tertia pars erat quantitas bizantio- 
rum ipsorwnfiy et due tertie de 474, scilicet 316, fue- 
rwit id quod acceperat a secundo hominCf qtiibus biz. ' 
316 addi tis cum biz. 6, qui remanserunt ipsisecundoj 
erunt biz. 322, et tot habuit secundus homo post du- 
plicatione sibi facta a primo hominem ergo medietas 
de 322, que est 161 fuit quantitas bizantiorum se- 
cundi hominis. Rursus ponam rem prò eo quod re- 
mansit tertio homini post quadruplicationem quam fe- 
cerat aliisy et quincuplabo ipsam reni, et erunt quin- 
que res equales quarti summe, scilicet de 120. Quare 
res erit biz. 24, quibus extractis de 480, remanent 
456 prò quadtuplo bizantiorum quarti, et primi , et 
secundi hominis, ex quibus haòuerunt tres quartas, sci- 
licet 342 a tertio homine, quibus biz. 342 additis cum 
biz. 24 predictis, erunt biz 366, et tot habuit tertius 
homo post duplicationem et trìplicationem sibifactas 



123 

a primo et a secundt) hominey de qtiibus si accepero 
medielalem tenie partis^ scilicet sexlam, venient biz. 
61 . prò quantilate tertii homiiiis. ExtracUs ergo bi%. 
241 primi homìnisy et 161 secundiy et 61 tertiij de to- 
ta summaj remanebunt 17 prò biz. quarti hominis. 

Aliter quia omne dvplicatwn ex suo duplicaìUe 
existit medietasy et triplicaium ex triplicante est ter- 
tittj et quadruplicatum ex quadruplicante sit quarta , 
et qurncuj)licattmi ex suo quincuplante quintam obtinet 

1111 

partem , ponam in ordine -r" > -t" » "q" » "^ *^ ^^ 

margine cerni tur (1), et multiplicabo 2 per 3 vicibus 
4 vicibus 5y que sunt sub virgis; erunt 120, que sunt 
quantitas quarte partis omnium bizantiorum invento^ 
rum^ quibus mult^licatis per 4 reddunt 480 prò tota 
summay deinde tollam 1 quod est super 2 de % et 1 
quod remanet ducam in 3 vicibus 4 vicibus 5, erunt 60, 
quibus etiam ductis in numerum hominwny scilicet in 
4, erunt 2iQ.jquibus si addatur 1 , quod provenit ex dum- 
eto 1 quod est super % in 1 quod est super 3, quod in 
1 quod est super 4, quod in 1 quod est super 5, erunt 
241 , que sunt quantitas bizantiorum primi. Rursus e- 
xtraham 1 quod est super 3 de 3, remanent % quibus 
ductis in 4 vicibus 5 vicibus % que sxmt sub, virgis 
et in numeinim hominum^ ertmt 320, quibus addam 2 
que proveniunt ex 2 quod est sub prima virga in 1 
quod est super 3, quod in 1 quod est super 4» quod 
in 1 quod est super 5, cìmnt 322, qtie sunt duplum bi- 

(1) Presso a queste parole ut in margine eemitur nel inar(;ìne la- 
terale esterno della carta 13 verso del Codice Ambrosiano A*. 75 

.1111 
Parte Superiore trovasi: — 7- T T - 

■^ a 4 z % 



124 

zanliorwn secnndi. Quare ducam 322 in 1 qiiod.est 
super % et dividam per % venient 161 prò bizantiis 
secundi hominis. Ilem extraham 1 qtiod est super 4 
de 4» remanent 3, que ducam in 5 vicibus 2 vicibus 

3, que sunt sub cdiis virgis^ erunt 90 que ducam in 
4» et superaddam 6 que proveniunt ex ductis 2 in 3 
que sunt sub virgisy quod in 1 quod est super 4, quod 
in 1 quod est super 5» erunt 3669 et tot habuit ter- 
tius homo post duplicationem et triplicationem sibi fa- 
ctas a primo et secundo homine. Unde si de 366 ac- 
ceperimtis medietatem tertie partis ipsorum^ scilicet se- 
oUanìy venient 61 prò bizantiis tertii hominis. Ad ul- 
timum quippe extraham 1 , qu^od est super 5 de 5, re- 
manent 4, quibus ductis in 2 vicibus 3 vicibus 4 que 
sunt sub virgisj et illud totum per 4, scilicet per nu- 
merum hominum^ erunt 384, quibus addam 24, que 
proveniunt ex midtiplicatione de 2 vicibus 3 vicibus 

4, que sunt sub virgis ducta in id quod est super 5 
erunt 408, et tot habuit quartus homo post dupUcatio- 
nem, et triplicationemj et quadruplicationem sibi factas 
a primoj et sectmdoy et tertio homine. Quare si de 
408 acceperimus medietatem tertie qtuirte partisi hoc 

1 
est^j venient IT prò quantitatc bizantiorum quoscepit 

quartus homoy ut superius inventum est. Aliter posilis 

1111 
— , -T- , -^ , — per ordinemy et inventis bizantiis 

o ^ o Zt 

480 prò stimma bizantiorum ipsoì^m quatuor homi- 

wum, exli*aham -^ de uno integro^ et prò -- quod re- 
manet accipiam medietatem de 480, et superaddam 



125 

1 quod provenil ex ducto 1 in 1 , qiiod in 1 , qnod in 
1, que unitates swU super 1111^' virgis^ erunt 241, et 
tot cepit ex ipsa suma {sic) primus homo. Rursns extra-- 

1 2 

ham -^ de uno integro^ remanent -^^ de quibus ac- 

1 1 

cipiam medietatemjveniet -jz-^pro quo accipiam -^e 

480, et supcraddam 1 quod provenit ex ductione di- 

ctarum unitatum in se^ et habebo 161, eno/ cepit se- 

1 

cundus homo. Item tollam -r-de uno integro^ rema- 

3 

nebunt -7-, de quibus accipiam medietatem tertiepar- 

.1 

tis ipsarumj veniet -q-, prò quo accipiam octavam par^ 

o 

temde 480, et addam similiier 1, et habebo 61 prò 

1 

bizantiis tertii hominis. Adhuc dem^m -=- de uno in- 

5 

4 

/ejro, remanent -y- , rfe quibus accipiam medietatem 

o 

/er(ie quarte partis ipsorum^ veniet ^, prò quo acci- 
piam trigeximam parlem de 480, et super addam 1 
et habebo 17 prò bizantiis quarti hominis. 

Questio similis suprascripte de tribus hominibus. 

Item tres homines habebant bizantiosj et cum pri- 
mus duplicavit bizantios reliquorum, nec non et ad- 
diderit eis medietatem omnium que habebant; et se- 
cundus triplicaverit bizantios tertii^ et primi homdnisj 
et addiderit eis tertiam bizontiorum ipsorum^ et ter- 



126 

Uus quadruplicavit bizantios reliquorum^ et addiderìi 

eis quartam bizantiorum ipsorum^ et habuit unmquis- 

que suam parteniy scilicet tertiam. Scieìxdum est pn- 

mum^ quod quando aliqua res duplicaturj et addilur 

super eam medietas eius^ tunc illa res sui duplij et 

2 . . . 
dimidii est -^ . Simililer cum aliqua res tripUcaturf 

et additur ei tertiapars suiytunc illa res sui tripli et ter- 

3 

tie est TTT • Eodemque modo cum aliqua res quadru- 

plicatur^ et addilur ei quarta ipsius reiy tunc illa res 
ex quadìmpli sui et quarte est -p= ; quare ponam in 

4 3 2 

ordine 7^ > ttt » "E"» ^^ imitabor primum ultimam 

regulam predictamy hoc est cum mtUtiplicabo 5 vici- 
bus 10 vicibus 17, que sunt sub virgisj vemen/ 850 
prò tertia parte totius summe eoìmm quos mtdtipli" 
cobo per 3 propter homines qui sunt tres , et erunt 

2 

biz. 2550 prò tota summa , et extraham -=r de uno 

5 

3 3 

integro , remanebunt -^, prò quibus accipiam -^de 

2550, et superaddam biz. 24, qui proveniunt ex 2 
vicibus 3 vicibus 4, que sunt super virgis erunt 1 554, 

3 

et tot habuit primus . Et extraham jr- de uno inle- 

7 7 

groy remanebunt jrry prò quibus accipiam jrr de 2550, 

et superaddam 60 que proveniunt ex multijdicatione 
de 5 que sunt sub virga vicibus 3 vicibus 4, que sunt 



127 

2 

super virgis erunt ISiS» de quibtis accipiam -^ , 

hoc est multiplicabo 1845 per 2, et dividam per 5, 
vel quintam de 1845, qiie est 369 multiplicabo per 
2, quod est pulchriusy veìiient 738, et tot habuit se- 

4 

cundus. Rursus extraham j= de uno integro^ rema" 

13 13 

nebunt i^ , prò quibus accipiam t^ de 2550 , hoc 

est dividam 2550 per 17, e( jt/od provenerit multi- 
plicabo per ÌSyVenient I950y super que addam 200 
que proveniimt ex 5 vicibus 10 que sunt sub virgis 
vicibus 4 que sunt super virga , erunt 2150 , et tot 
habuit tertius homo quando quadruplicavit bizantios 
reliquoruruy et addidit ci quartam partem lunde si de 

2 

bizantiis 2150 acceperimus -^, ex tribus decimis eo^ 

3 

rum, hoc est ^ ipsorum, venient 258, et tot habuit 

terlius homo. Est enim hic modus similis secundOf 
quia cum hoc per secundum modum facere voluimusj 
cxtrahemus 2 de 5, et 3, que restant multiplicabo pei' 
10 vicibus 17 vicibus 3, et habebo 1530, et hoc est 

3 

accipere -^ de i 550, et addam postea 24 super 1 530, 

et habebo similiter prò bizantiis primi hominis 1554. 
Item extraham 3 de 10, et 7 que remanenty ducam 

7 
in 17 vicibus 5 vicibus 3, et habebo jrr rfe 2550. e/ 

«e possumus eodem modo in similibus operari. Et 
quia quatuor inventi numeri sunt sibi invicem coimu* 



128 

ìiicaìUeSj et est senarim comunis eoìwn mensiiraj si 

diviserimus umimquemque eorum per 6, habebitur so- 
lutio huius questionis in minoribus numerisy et sum-- 
ma eorum erit 425, et biz. primi erunt 259.fSecundi 
123., tertii 43 (1). 

Una traduzione in parte fedele, ed in parte li- 
bera di questo passo del Flos di Leonardo Pisano 
trovasi nel passo riportato di sopra del libro di prati- 
cha darismetricha (2). Quindi è chiaro che il libretto 
de fioretti menzionato in questo libro (3) è il Flos 
super solutionibus ec. di Leonardo Pisano, che trovasi 
nel Codice Ambrosiano E. 75. Parte Superìore. 

L'autore del soprammentovato libro di praticha 
darismetricha verso la fine di questo libro parlando 
degli autori da lui citati nell'opera slessa dice (4): 
(( Anchora abbiamo alleghato Lionardo pisano, el 
» quale lionardo chome si manifesta nel trattato 
» suo di praticha darismetricha fu dal suo padre 
» tii*ato asse, che era scrittore nella ghabella di do- 
» ghana di bruggia, e quindi in egitto, e chaldea, 
» e india navichando , e per alchuno tempo ripo- 
» sandosi usò le schuole loro , e in tanta perfc- 
» tione venne, che fu quello che die lume al mo- 
» strare questa praticha in Initalia (sic), e questo 
» mostra Maestro antonio nel fioretto dove dice= 0- 

(1) Subito dopo questo passo del suddetto Flos leggesi in capo- 
ì^«*rso nel recto della carta itt del Codice Ambrosiano E, 75. Parte 
Superiore : Epistola iupraseripti Leonardi ad Magistrum Theodor 
rum etc. (Vedi sopra, pag 20, lin. 9 — 28.) 

(2) Vedi sopra, pag. 108— 117. 

(3) Vedi sopra^ pag. 12, lin. 15 e 16. 

(4) Codice OUoboniano n.» 3307 della Biblioteca Vaticana, carte 
348 verso^ e 349 retto. 




129 

)> L. p. di quanta scientìa fusti quando desti prìn- 
» cipio allitalia adauere lume della praticha darì-^ 
)) smetricha. E truovasi dilui molti libri de' quali 
)) quelli che o veduti sono questi, cioè Lapraticha 
)) darismetricha intitolato a Michele Schoto. E la- 
» praticha digeometria intitolata amessere 
)) , E ilfioretto intitolato, a. 

)) , Eanchora ellibro de numeri qua- 

» di*ati intitolato, a. i^)' ^ 

» bene che chomponessi altri libri , e quali non o 
)) veduti, esono queste opere insancto Spirito , 
)) einsancta m.'* nouella , eanchora nella badia 
» diflfirenze , et in particularità lanno molti nostri 
)) cittadini )>. 

Delle opere qui menzionate di Leonardo Pisano 
la prima è certamente il suo trattato d'aritmetica e 
d' algebra intitolato Liber Abbaci ; giacche si sa 
che il medesimo Liber Abbaci fu da Leonardo Pi- 
sano indirizzato a Michele Scoto , con una lettera 
dedicatoria stampata nello scritto del Padre Don 
Gabriele Grimaldi intitolato Leonardo Fibonac- 
ci (2), e nell'opera del Sig. Libri intitolata Histoire 
des Sciences mathématiques en Italie ec. (3). Di questa 
lettera dedicatoria si hanifio sei esemplari mano- 
scritti , il primo de' quali è nel Codice L. IV. 20. 
della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena sul re- 



(1) Queste qtiallro lacune »i trovano nel Codice Ouobomano n.^ 
3307 della Biblioteca Vaticana. 

(2) Memorie istoriche di più uomini illustri Pisani , i. I , pag; 
i70 e i71. 

(3) Libri, Histoire des science» mathématiques en Italie^ 1. 11, pag. 
288, e 289. 

9 



130 

ciò della prima carta numerata; il secondo nel Co- 
dice Palatino n."" 1343 della Biblioteca Vaticana sulla 
prima colonna della prima carta redo; il terzo nel 
Codice Magliabechiano contrassegnato Scaffale C. 
Palchello 1. n.*" 2616, Conventi Soppressi, Badia Fio- 
rentina n."* 73, sul recto della prima carta; il quarto 
nel Codice Magliabechiano Classe XI. n.° 21 sul 
margine laterale esterno della prima carta recto; il 
quinto nel Codice Riccardiano n.** 783 sul redo del- 
la prima carta ; ed il sesto nel Codice della Reale 
Biblioteca Borbonica di Napoli, contrassegnato Ar-- 
madio VIIL Pluteo C. n.° 18, a carte 3 recto e ver- 
so. Questa lettera incomincia cosi (1): Scripsisli mihi 
domine mi el magisler Micìiael scotte summe philo- 
sophe , ut libnim de numero quem dudum composui 
vobis transcriberem . 

L'opera di Leonardo Pisano , chiamata praticità 
di geometria nel sopi*accitato lihro di praticha 
darismetricha (2) , è certamente quel trattato di 
geometria teorica e pratica , che sotto il nome di 
Leonardo Pisano, e sotto il titolo di Practica geo- 
metrie trovasi manoscritta in parecchi Codici (3). 

(1) Vedi sopra, pag. 5, lin. 14 ~i6, pag. 89, lio. Il — 13^ e pag. 
90, lin. i. 

(2) Vedi sopra, pag. 129, lin. 6. 

(3) Del testo latino di quest^opera esistono dieci esemplari mano- 
scritti, quattro de'quali sono nella Biblioteca Vaticana (Codici Ur- 
binati n.' 259, e 292, Codice Vaticano n.*" 4962^ e Codici Ottobo- 
niani n.' 1545, e 1546), tre nella Magliabechiana di Firenze (Pai- 
chelto 111^ n.' 22, 23, e 24), due nella Biblioteca Imperiale di Parigi 
(Ancien Fonds^ Manuscrit latin., n.° 7223 , e Supplément latin, 
n.** 78) ed uno incompleto fa parte di un codice ora posseduto dal 
Sig. Conte Petronio Isolani di Bologna. I Codici Ottoboniani n.' 1545 
e 1546 teste citali l'ormano un solo esemplare della suddetta Practica 
geometrie. 



131 

Quesla Practica geometrie composta da Leonardo Pi- 
sano nel 1220 o nel 1221 (I) fu da lui dedicata a 
maestro Domenico , il cui nome per altro nel Co- 
dice Ottoboniano n.* 3307 non è indicato. 

Il libro de^ numen quadrati^ che 1' anonimo au- 
tore del suddetto libro di praticlia d'arismelricha dice 
essei'e stato composto da Leonardo Pisano (2), è il 
Liber quadratorum che, come si è detto di sopra (3), 
trovasi manoscritto nel Codice E. 75. Parie superiore 
della Biblioteca Ambrosiana di Milano. 

Si è veduto di sopra (4), che l'autore anonimo 
del sopraccitato libro di praticha darismelrica di- 
cendo : (( libretto che è detto fioretto di lionardo » 
vuole indicare certamente V opera di Leonardo Pi- 
sano intitolata Flos super soliuionibm quarundam 
quaesùontim ad mimerum et ad geomelriam vel ad 
ulrwnque perlinenlitim. Però è da credere che di 
questo Flos il medesimo anonimo intenda di par- 
lare dicendo più oltre nel suo libro suddetto (5) 
« il fioretto intitolato a ... ». 

Oltre il Liber Abbaciy la Practica Geometriae, il 
Liber Quadratortim ed il Flos , Leonardo Pisano 
compose varie altre opere. Ciò attesta l'anonimo au- 
tore del soprammentovato libro di praticha d' aris- 
metricha dicendo (6): « E bene che chomponessi al- 
)) tri libri, e quali non o veduti ». in fatti si vedrà 

(1) Vedi »opra^ pag. 95, lin. 4 — 6. 

(2) Vedi sopra pag. 129, liti. 8, e 9. 

(3) Pag. 23, lin. 9—12. 

(4) Vedi sopra, pag. 128, lin. 6 — 12. 
(o) Vedi sopra, pag. 129, lin. 7. 

(6) Vedi sopra, pag. 129. lin. 9 — 11. 



132 

or ora che in un altro trattato anonimo di aritmetica 
trovansi indicati i titoli di sei opere di Leonardo 
Pisano. 

Nel suddetto libro di praticha (V arismetricha si 
legge (1): « questo mostra Maestro antonio nel fio- 
)) retto dove dice = L. p. di quanta scientia fusti 
» quando desti principio allitalia adauere lume del- 
» la praticha darismetricha ». Il Maestro antonio 
qui menzionato fu dei Mazzinghi da Peretola, e fio- 
rì nella seconda metà del secolo decimoquarto, giac- 
ché poco più oltre nel medesimo libro di praticha 
darismetricha si legge (2) : « Ànchora o alleghato 
Y) Maestro antonio demazinghi. El quale tenne al- 
» suo tempo schuola dirimpetto a sancta trinità. 
» E chome vuole Maestro giovanni , efu ditan- 
» ta scienza chelibri lasciati da m.'' pagholo do- 
» pò lasua morte in questo modo che chi si tro- 
)) nasse essere più dotto in firenze quelli auesse. 
)) E dopo molto tempo disputatosi gli furono 
)) Mandati choUe trombe circha a. 800. vilumi a 
)> chasa sua. E truovasi molti vilumi desuoi , 
» e quali in partichularità sono Mandati acerti 
» Maestri cheallora insegniauano riprendendogli del- 
» la loro pocha scienza. Equali chome erede di- 
» maestro giovanni a Maestro lorenzo dibìagio , e 
» dequali molte proposte ne. o. qui in questo ti*at- 
)) tato rescritti, e maxime nellutimo (sic) chapitolo 
» della (3) parte diquesto trattato ». 

(1) Vedi sopra, pag. 128, lin. 24, e 25, e p. 129, lin. 1 — 3. 

(2) Codice OUoboniano n."* 3307 della Biblioteca Vaticana^ caria 
349, recto. 

(3) Questa lacuna trovasi nel suddetto Codice Otloboniano. 



133 

11 maestro pagholo qui menzionato è cortamente 
Paolo dell'Abbaco, matematico illustre del secolo de- 
cimoquarto (1)9 giacché sì sa che il medesimo Paolo 
deir Abbaco , in un testamento da lui fatto nel 
mese di Febbraio del 1 367 (2) , ordinò che tutti i 
suoi libri di astrologia si mettessero nella chiesa di 
S. Trinità di Firenze , in una cassa serrata a due 



(1) 11 ConU Giammaria Mazzuchelli foltamente ragiona della vita 
e flegli sludi di questo Paolo dell'Abbaco in un articolo che inco- 
mincia ÀBBACO (Paolo dell*) « della sua opera intitolata Gli Scrittori 
d'Italia {Gli Scrittori d'Italia cioè notizie itoriche, e critiche intomo 
alte vite^ e agli scritti dei letterati italiani del Conte Giammaria 
Mazzuchelli Bresciano. In Brescia 1753 — 1765. Presso a Giambatti- 
sta Bossini Colla Permissione de'Superioriy 2 volumi^ in 6 parti» in 
fog., voi. 1, parte 1, pag. 16 — 18). Questo Paolo delP Abbaco è 
quello stesso Paolo Dagomari detto il Geometra ( Mazzuchelli , 
Gli Scrittori d'Italia, voi. 1, parte I, pag. 16, articolo ABBACO 
(Paolo Dell') — Tiraboschiy Storia della letteratura Italiana, fecon- 
da edizione Modenese , t. V, parte I, pag. 221, libro 11, capo II, 
paragr. XXIV, edizione di Milano de^Clansici Italiani , t. V, parte 
prima, pag. 326 e 327, libro li, capo li, paragr. XXIV) del quale 
Filippo Villani, storico Fiorentino del secolo decimoquarto , ha 
scrìtto la vita nella sua opera intitolata De origine civitatis Fio- 
rentiae et de eiusdem famosis civihus ( Philippi Filtani liber de 
civitatis Florentiae famosis civibus ex codice Mediteo Laurentiano 
nunc primum editus^ et de Florentinorum Utteralura principes fere 
synchroni scriptores denuo in lucem prodeunt , cura et studio Gu- 
stavi Camini Galletti Fiorentini J. C Florentiae MDCCCXLFIL Jo- 
annes Mazzoni excudebal , in à* , pag.. 33 della prima nume- 
razione — Le vite d'uomini illufiri Fiorentini, scritte da Filippo 
Fillani, ora per la prima volta date alla lìice Colle Annotazioni 
del Conte Giammaria Mazzuchelli Jccademico della Crusca. Vene- 
zia, MDCCXLFII. Presso Giambattista Pasquali. Con licenza de' 
superiori, in 4", pag. LXXVll e LXXVIll, erroneamente numerata 
LXATXIV.) 

(2) Osservazioni {storiche di Domenico Maria Manni sopra i si- 
gilli antichi de'Secoli Bassi. In Firenze 1739—1786, 30 tomi, in V ;, 
t. XX, pag. 57 e 58. 



134 

serrami, che quivi stessero questi libri fin tanto che 
non fosse in Firenze qualche valente astrologo ap- 
provato per tale almeno da quattro Maestri, e che 
quando ve ne fosse uno tale, a lui fossero dati, e 
divenissero suoi (1). Più oltre si riporterà un passo 
del suo testamento suddetto , nel quale si trovano 
tali disposizioni. 

Nel secolo decimoquarto esisteva in Firenze 
la nobile famiglia dei Mazzinghi da Peretola detta 
ancora Del Bene (2). Di questa famiglia, alla quale 



(i) Manni, Osservazioni istoriche sopra i sigilli antichi de* Secoli 
Bassi, t. XIV, pag. 22 e 23. 

(2) n Dottore Don Giuseppe Maria Brocchi in una delle sue nte 
de^Santi e Beati Fiorentini intitolata « Del Bealo An^^iolo de' Mazzin- 
n ghi Carmelitano Detto comunemente il B. Angiolino » scrive {Fite 
de* Santi e Beati Fiorentini scritte dal Dottor Giuseppe Maria Broc- 
chi Pfotonotario Apostolico^ Sacerdote e Accademico Fiorentino ed 
Etrusco. In Firenze 1742 — 1761 Nella Stamperia di Gaetano Albiz- 
zini. 2 parti, in 3 tomi , in 4**; parte seconda^ tomo II, pag. 
226-^-227) : « Siccome a' giorni nostri è stata rinnovata solen- 
» nemenle la memoria ed il culto del B. Angiolino per opera de* 
» Mollo Reverendi Padri Carmelitani di questa Città di Firenze, col 
n consen^o^ ed approvazione del giàlllustrìss. e Reverendi»». Monsig. 
» Giuseppe Maria Martelli nostro Arcivescovo di gloriosa memoria, 
yy così ancora per le diligenti ricerche fatte dal celebre nostro Anti- 
« quario Sig. Gio. Batista Dei, e del pili volte lodato Sig. Domenico 
» Maria Manni, è stala Hnalmenle ritrovala la vera ascendenza del 
> medesimo Bealo, creduto per I' addietro da molti della famiglia 
» degli Agostini, da alcuni di quella Del Bene, e da altri di quella 
» degli spinelli, prendendo tulli erroneamente i nomi o del pa- 
li dre, o del nonno, o del bisnonno per casati , poiché è certis- 
M «imo, come prova chiaramente il soprannominato Sig. Manni, e nel 
» suo libretlo stampalo senza suo nome in Firenze da* sopraddelli 
» Padri del Carmine nell'anno MDCCXXXIX. intorno alla vita, ed 
» azioni dì questo Beato, ed altrove, che egli fu figliuolo di Agostino 
n dì Bene di Spinello della nobìL famiglia de'Mazzinghì da Peretola, 
» detti ancora de'Baccelli, diversa però da quella de* Mazzinghi da 
» Signa, edalFaltra antichissima de'Mazzinghì da Campi. — 11 Sig. Av- 



k 



135 

appartenne il Beato Angelo de' Mazzinghì Carineli- 

▼ocalo Lui{;i Passerini in una delle sue note nXh Marietld de^ Ricci 
di Agostino Ademollo, dopo avere parlato de' Mazzinghi sigi^ori di 
Campii soggiunge [Mariella deBUeiy ovvero Firenze al tempo deU* 
assedio, racconto storico di Agostino Ademollo. Seconda edizione con 
correzioni e aggiunte per cwa di Luigi Passerini. Firenze StalHli- 
mento Chiari, 1845, 6 volumi, in 8*. voi. Ili, pag. 1098^ nota (69)| 
al capitolo XXI). « Altra famiglia Mazzinghi, detti Del Bene da un 
» loro ascendente venuto da Peretola, ottenne per cinque volte il 
» Priorato Ira il 1363, ed il 1394, e produsse il Beato Angelo di 
u Agostino istitutore di una riforma dei Carmelitani. Si è spenta 
» nel secolo XV, benché vogliasi che da questa derivono i Baccelli 
» e i Del Nacca, e che non sia che una diramazione dei Mazzinghi 
» di Campi » — Domenico Maria Manni scrive (Fila del Beato An- 
gelo de* Mazzinghi Carmelitano in Hi stretto Air Illustrisi, e Reveren' 
diss. Monsig. Giuseppe Maria Martelli Arcivescovo di Firenze, Prin- 
cipe del Sacro Romano Impero, e Fesc. Assist, al Soglio Ponli/icio. 
In Firenze^ MDCCXXXIX. Isella Stamperia di Pietro Gaetano Fi- 
viani da Santa Maria in Campo. Con licenza de^Superiori, in 4% 
pag. 8) : 

M Avo dunque del B. ANGELO si fu quel Bene di Spinello, il 
n quale unitamente con Bartolommeo suo fratello si trova nel Se- 
» poltuarìo MS. di Stefano Rosselli che lasciò due Memorie se- 
» polcralì di se stesso, e de'suoi in Santa Maria Novella di Fireit" 
» ze, pel cui Quartiere passò questa Famiglia, V una nell' andito , 
» che va alla Compagnia addomandata del Pellegrino nella parete 
» verso la Chiesa, la quale dice : S. Bene, ei Bartolomei Spinetti 
I) de Mazinghis de Peretola. V altra sotto le Volte della stessa 
» Chiesa. Bene e Bartolomeo de'Mazinghis et IHseendentium. 

» Questo Bene vivea Panno 1360 in cui si trova testimonio ad 
» un certo Testamento che esiste neirAtcbivio di S. Maria Nuofft. » 

La Fita del Beato Angelo de^ Mazzinghi Carmelitano citata di sopra 
fra parentesi (linea 15 — 20 di questa pagina) è quel medesimo !<• 
bretlo dì Domenico Maria Manni, che il Dottore Don Giuseppe Maria 
Brocchi nell'articolo soprarrecato delle éue File de' Santi e Beati 
' Fiorentini dice essere stato stampato senza nome dello slesso Manni 
dai Padri Carmelitani (Vedi sopra pag. 13 4^ nota (2), lin. 29^ e 30). 
Un esemplare della edizione del 1739 di questo libretto trovasi 
nella Biblioteca Magliabechiana di Firenze (Miscellanea 275^ n.* 24). 

11 Dottore Don Giuseppe Maria Brocchi nelle sue File de Santi e 



13f) 

tano è da credere che fosse il Maestro Anionio de' 

Beali Fiorentini riporta un Albero dei Mazzinghi da Perelola fatto 
dal celebre Aatiqnario^GioTanni Battì»ta Dei, Custode deirArchivio 
segreto di Francesco Stefano Imperatore d'Austria, e Gran I>nca 
di Toscana (Èroechit Vite dei Santi e Beati Fiorentini , t. 11, par- 
te seconda, pag. 236 e 237). In quest'Albero si legge: {Brocchi^ File 
de'Santi e Beati Fiorentini^ parte seconda^ t. II, pag. 237). 

« BENE, matrieolato al- 
» CJlrle della Seta nel 
» 1351. iquittinato al 
» Priorato nel 138i. 
Questo Bene è quello slesso Bene di Spinello, che il Mannì dice 
essere stalo avo del Bealo Angelo de'Maxzinghi (Vedi sopra , pag. 
135, lìn. 21, noia (2) della paig. 134). Pia oltre nel suddetto Albero 
si legge (Broeekiy 1. e.) 

» NICCOLO', iquittinalo 
» al Priorato nel 1391. 
r^ AGOSTINO, squittina- 
» lo nel 1391. matrico- 
» lato ali* Arte della Se- 
n. la nel 1385. 
> SPINELLO , squittina- 
» tanel 1391. » 
Questi passi del suddetto Albero confermano ciò che nel teslo di 
sopra è stato detto intorno alla famiglia de^Mazzinghi da Peretola, 
cioè ch^essa esisteva in Firenze nel secolo decìmoquarto (Vedi so- 
pra, pag. 134, lin. 8 — 10). 

Il Sig. Emmanuele Repetti nel suo Dizionario geografico fisico 
storico della Tos^ana^ scrive ( Dizionario geografico fisico storico 
delta Toseama contenente la descrizione di tutti i luoghi del Gran- 
dttcolo, Ducato di Lucca , Garfagnana , e Lunigiana compilato da 
i^manuele Repetti^ Socio Ordinario deWI. e R. Accademia dei Geor- 
gofiU e di varie altre. Firenze, presso fautore e editore 1833—1846, 
6 volumi, in 8% voi. IV, pag. 101, col. 2.) : 

« PERETOLA nel Val d*Arno fiorenti- 
m no. — Borgo con chiesa prioria (S. Ma- 
il ria Assunta ) nel piviere di S. Stefano in 
n Pane, Com. e quasi 2 migl. a lev. di Broz- 
» zi, Giur. e circa 3. migL a ostro di Sesto, 
9 Dioc. e Comp. di Firenze, da cui il bor* 
» go di Peretola è migl. 2 | a pon. 



137 

Mazzinghi , eh' ebbe i libri di maestro pagalo , 

}} Questo popolato borgo è situato in pia 
» nura fra il Fo$$o Macinante e quello del- 
» r osmannoro , attraversato dalla strada 
» postale lucchese che dalla Porta al Prato 
N fino qua é comune a quella R. del Poggio 
» a Cajano per Pistoja. 

Questo borgo di Peretola , intorno al quale il Sig. Emmanuele 
Repettì dà varie altre notizie {Repettit Dizionario geografico fisico 
storico della Toscana, voi. IV. pag. 101, col. 2, e pag. 102, col. 1.) 
è certamente quello da cui la famiglia d«* Mazzinghi da Peretola 
trasse la sua origine. 

Le abbreviature Com.y lev.y Giur.^ Dioc, Comp,, e pon. che si tro- 
vano nel soprarrecato passo del Dizionario geografico fisico storico 
della Toscana del Sig. Repetti, significano Comunità^ levante, Giu- 
risdizione Tribunale Civile , Diocesi, Compartimento, e ponente 
{Hepetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana^ vul. 1 , 
pag. XVI non numerata). 

Paolo dell' Abbaco nel suo testamento soprammentovato ( Vedi 
sopra, p. 133 e 134) lasciò quattro Hdecommissari , uno de* quali 
fu Bene di Spinello Mazzinghi avo del Beato Angelo. Domenico 
Maria Manni ciò attesta scrivendo ( Osservazioni istoriche sopra i 
sigilli antichi de'secoU bassi, t. XX, pag. 55 e 56): « Questa è una 
» delle due Cappelle, di cui si ragiona da chi si attenne allo spo- 
u glio del Testamento di Paolo dell'Abbaco (Cod. DD. della Slroz.) 
» ma perchè lo spoglio da chi il fece troppo succintamente venne 
r compendiato, e fu tralasciato in esso qualche bel sentimento, io 
» mi farò a prenderne un sunto maggiore , e dirò primieramente 
i> che Maestro Paolo il fece sendo malato in letto della sua ultima 
» infermità, stando di Casa da San Fridiano nel Popolo di Varzaia» 
9 e lasciò suoi fidecommissarj quattro galantuomini del suo tempo, 
M ed alcuni de'quali, letterati, cosi essendo naturale che un letterato 
» facesse. Messer Luigi adunque di Neri Gianfigliazzi Dottor di Leg- 
» gi »i fu un di quelli, ed il primo^ Bene di Spinello Setaiuolo avo 
n del B. Angiolioo Mazzinghi Carmelitano, che stava nel popolo di 
» S. Trinità, fu il secondo ». In fatti nel sopraccitato testamento di 
Paolo dell'Abbaco si legge : Insuper testator praedictus ad praedieta 
omnia et singula exequenda, facienda, et complenda et executioni 
mandanda (ecity reliquit et esse voluit suos fideieommissarios et kuim 
testamenti executores Dominum lugsium de turri olim nerrij de Janfi- 
glaczis legum doctorem, Benem Spinelli Setaiolum popuU S. trinità- 
ti$ (Archivio de'Contratti di Firenze, Lettera D» Faccio 75, ?ola- 



138 

cioè di maestro Paolo delPAbbaco; giacche questo 

me 1, caria 2, verso). Benché qui non trovisi il canato di questo 
Bt*ne (li Spinello , tuttavia avendo il Manni detto che egli fu de' 
Mazzinghi^ è da credere che ciò affermasse con buona ragione. 

Nella sopraccitata edizione del 1730 della Fila del Beato ange- 
lo de'Mazzinghi (Vedi sopra , pag. i35, lin. 2 — 7) non è indicato 
Fautore di questa Fila. — Il Canonico Domenico Moreni nella sua 
Bibliografia storico-ragionata della Toscana sotto « MA.NNl Dome- 
nico Maria , Fiorentino » scrive ( Bibliografia storico-sragionata 
della Toscana, o sia catalogo degli Scrittori che hanno illustra- 
ta la storia delle città , luoghi, e persone della medesima , rac- 
colto dal Sacerdote Domenico Moreni e Canonico dell'Insigne Beai 
Basilica di S. Lorenzo di Firenze^ Accademico Fiorentino. Firenze 
MDCCCF. Presso Domenico Ciar'detti, con approvazione, 2 tomi, in 
4% t. II, pag. 22): 

« Vita in ristretto del B. Angelo di Agostino Mazzinghi , Car^ 
u melitano. In Firenze, 1739. per Gaetano Fiviani, in 12°. » 

» Questa , ohe e «enza il suo nomo fu messa alle slampe dai Padri del Carmine 
» in occasione delia Traslazione, che fiì falla del Corpo del noslro Bealo in dello 
» anno. Qie |)oi ella sia del Manni rìsnila a pag. 5. aun Rislrclto presso di me 
» di Vila (lelrislesso Bealo stampalo nel 1761. » 

Che questa Fila sia opera di Domenico Maria Manni è avverti- 
to dal M.inni stesso, giacché egli scrive [Osservazioni istoriche so- 
pra i Sigilli antichi de' secoli bassi, t. XI, pag. 136) : « nelle memo- 
» rie della Compagnia di Santa Caler ina, oggi del Crocifisso del Chio- 
» do si legge essere stalo il Beato Angelo Mazzinghi passato al Cie- 
li lo di ben due anni prima, siccome io scrissi nella piccola Vita di 
n esso Beato impressa in Firenze 1739. » Nel 1761 fu stampato in 
Firenze un opuscolo in 12, di ventiquattro pagine numerate, sulla 
prima delle quàli si legge: « Vita in ristretto-dei Beato Angelo dì Ago- 
» stino Mazzinghi, Carmelitano fiorentino promulgala dai Padri del 
» Carmine di Firenze in occasione della solenne festa fatta il di 
» XWIII. Giugno MDCCLXl, in ringraziamento a Dio pel decreto 
» ottenuto dalla Santità di Clemente Xlll. Sommo Pontefice in con- 
» ferma del culto prestato al detto Beato ab immemorahili. In Fi- 
li renze L*anno MDCCLXl nella Stamperia Imperiate, Con licenza 
vt de'Superiori n A pagine 5 di questa Fila in ristretto si legge : 
n Era riservato lo schiarimento di questo dubbio al celebre An- 
.. tiquario Sig. Gio. Battista Dei , il quale in occasione della Tra* 
» slazione, che fu fatta del Corpo del nostro Beato Fanno 1739 
» ritrovò la di Lui vera Ascendenza, ricavata dalle Antiche Me- 



139 

Maestro Anloìiio è detto da perctola in due trat- 
tati d'aritmetica e d'algebra composti nel secolo de- 
cimoquinto^ uno de'quali trovasi manoscritto nel Co- 
dice L. IV. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale 
di Siena sotto il titolo di (( trattato di praticha da- 
)) rismetrica tratto de libri di lionardo pisano et 
)) daltri auctori Conpilato da b. (1) a uno suo charo 

» amicho neglanni di Xpo MCCCCLXllI ». In que- 
sto trattato si legge (2): 

« El terzo chapitolo et vltimo del quindecimo 
» libro di questo trattato nel quale si chontenghono 
» chasi scritti nel trattato dimaestro antonio. no- 
» minato ti*actato di fioretti. E quali sono scelti 
» da detti fioretti in più parte scritti. 

» Viuono anchora al tenpo presente e nipoti del 
» detto Maestro antonio. El quale , secondo che 
)) per udita posso scriuere , egli fu da peretola de 
» mazinghi honoreuoli buomini. E chome il padre 
» assai chopioso secondo gli uomeni di quella villa 
)) delle chose che la fortuna porge , et anchora di 

» morie dei pnbblici Archivj dì questa Ciltà, e da alcune Inscri- 
» zioni sepolcrali , quali furono compulsate nel Processo , che a 
» ragione di delta Traslazione Tu fatto avanti l'Illustrissimo e Re- 
» verendissimo Monsig. Giuseppe Maria Martelli nostro Arcivesco- 
» vo di gloriosa memoria, e di poi pubblicale dall'erudito Sig. Dome- 
» nico Maria Manni nella Vita in Ristretto del Beato Angelo Maz- 
» zinghi, che senza .suo nome fu mandata dai PP. del Carmine alle 
• Stampe nel detto anno in Firenze w. 

Un esemplare della sopraccitata Fita in ristretto det Bealo Jngtr 
lo di Jgoitino Maixinghi trovasi nella Biblioteca Magliabechiaoai 
di Firenze (Miscellanea 339, n.** 14j. 

(1) É da credere che l'autore» il cui nome qui è indicato colTì- 
niziale 6, sia Benedetto aritmetico Fiorentino del secolo decimo- 
quarto (Vedi Jtti deW Accademia Ponlificia de' Nuovi Lincei^ compi- 
lati dal SerfretariOj Anno V, 1851 — 52, Sessione /, pag. 55 — 58). 

(2) Codice L. IV, 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, carta 451, ffc^o. 



140 
» buono intelletto j volle al figluoló dare virtù le 
» quali per alchuno accidente gli fussino tolte, et 
» fattolo imparare» legiere, et scriuere , et grama- 
» ticha, che in pìchol tempo assai sofficiente ne 
)) venne. Impero che secondo luso del dire di quel 
» tempo in latino et in vulghare disse bene» et an- 
» chora scriueua lettera anticha bene proportionata. 
» E di poi si dette allo studio dellopere Matematiche, 
» et fu suo precettore Maestro pagholo. E benché 
» alchuni dichino che stesse chon lui in chasa , et 
)> che fu quello che manifestò la morte sua, questo 
» non afermo per vero. Ma potrebbe essere. E po- 
D cho tempo stette chon Maestro pagholo, chel detto 
9> M."" pagholo morì , e nel testamento lasciò e 
» beni immobili alla chiesa di sancta trinità , che 
» sechondo chessi vede per larme, che sono foglie 
» di vite» le .2. chapelle allato allo maggiore muro 
» cioè furono murate de suoi denari benché ancho- 
» ra la maggiore si dice che di que'denari si muro- 
I» rono. Elle possessione, et chase lasciò a vno suo 
» nipote, et dopo la morte di quello a sancta trinità 
» ritomassino. E i libri et chose atte a studio lasciò 
1» a ehi più sapesse, et in ciaschuna facultà. E fu do- 
» pò lunghe dispute, facto in molto tenpo, chon ono- 
D revole modo, mandati a chasa Maestro antonio pre- 
» detto. Et non solamente in arismetricha, et geo- 
» metria , ma in astrologia , musicha , anchora in 
>» edifichare, in prospettìua, in tutte arcte di gran in- 
)> telletto fu dotto et fece molti archimi. E sechon- 
)» do che trouiamo detà di circa 30 Anni -morì. 
» Lasciò molti vilumi di geometria e darismetricha, 
)> ma la più alta fu quella che de fioretti è titolata^ 



141 

» nella quale sono scritti, e chasi che debbo dimo- 
» strare, a quali starai atento. » 

L'altro trattato d'aritmetrica e d'algebra nel quale 
ho detto (1) essere chiamato da peretola il maestro 
Antonio, ch^ebbe i libri di maestro pagholoi è anonimo» 
e trovasi manoscritto sotto il titolo di trattato di 
praticha darismetricha (2) in un Codice delll. .e R. 
Biblioteca Palatina di Firenze, contrassegnato E. 5. 
5. 14 , cioè Stanza E , Scansia 5 , Palchetto 5 , 
numero d* ordine 14. 

In questo trattato si legge (3) : 

« E questo basti quanto alle ragioni di maestro 
» giovanni, e scriuerremo alchuna ragione di mae^ 
» stro antonio sechondo il nostro ordine nel princi- 
» pio di questo chapitolo preso. 

» La quinta e vltima parte dellutimo (sic) cha-* 
» pitolo della diecima parte di questo trattato doue 
)) sono ... (4) ragioni absolute del perfectìssimo 
» arismetricho Maestro antonio. 

)) Pruouasi Maestro antonio de mazinghi dape-- 
» retola essere stato achutissimo in questa arte per 
)) lo dire dimaestro gratia teologho grande , che 
)> in vno suo trattato non si può satiare di lodarlo. 
» Maestro giovanni quando gli era proposto allchu- 
» na quistione da non poterla asoluere per le reghole 

(1) Vedi sopra» pag. 134 — 138^ lesto, e p. 139^ liti. 1 — 3. 

(2) Questo tìtolo trovasi nel recto della terza carta numerata i 
del suddetto Codice E. 5. 5 i4. dell'I, e R. Biblioteca Palatina di 
Firenze, giacché in fronte a questo recto si trovano scritte in ca- 
ratteri rossi le parole seguenti : « Inchomincia el trattato di prati- 
M cha darismetricha. E prima la divisione di tutto el libro, n 

(3) Codice £. 5. 5. 14. delll. e R. Biblioteca Palatina di Firen- 
ze, carta 480, numerata 478, verso. 

(4) Questa lacuna trovasi nel Codice £*. 5. 5. Modelli, e R. Bi- 
blioteca Palatina. 



142 

)» diceua : Maestro antonio non la asolue. Ma qual 
)) pruova è meglio cheuenendo alla morte Maestro 
» pagliolo, huomo di grande ingegnio, et perfettis- 
i> simo astrologho lasciò chelle sue opere , et libri 
D che aueua auesse chi più di questa scienza sapeua, 
i» et da chi laueua agudichare perfettissimamente 
D inyestighato chongrande honore alla sua chasa fu- 
» rono madati (sic) et che questo fussi vero da mae- 
» stro Michele padre del maestro mariano, che fu 
» digrande praticha , chefu vno deditti giudicha- 
» tori chon buona choscienza gli furono licenziati. 
» Adunque de suoi pòri*emo alchuno chaso. Adun- 
)» que starai atento ». 

NelFArchivio de'Contratti di Firenze (1) si con- 
serva un testamento fatto ai 19 di Febbraio del 
1367 (2) , da un maestro Paolo matematico che 



' (1) LeUera D, Faccio 75, Volume 1, carte ì — 3. 

(2) Questo testamento incomincia così : In Nomine diii Jmen. 
Anno sue Inearnationis Millesimo trecentesimo sexagesimo sexto. 

indielione quinta die decimo nono mensis februarii, Jctum fior, 
in populo Saneli frid. in domo habitationis infrcucripti testato- 
ris (Archivio de'Contratti di Firenze, Lettera D, Fascio 75^ carta 
i^ redo). L*anno è qui indicato secondo lo stile Fiorentino. Si sa 
che fino a tutto il i749 i Fiorentini incominciarono Tanno ai 25 di 
Ifarzo (Codice Diplomatico Toscano compilato da Filippo Brunetti 
Antiquario Diplomatico Fiorentino. Firenze^ 1816 — 1833, 3 parti, 
in 4», parte prima, pag. 29). Per ciò il Febbraio del 1366> secondo 
questo antico stile, corrispondeva al Febbraio del 1367 dello stile 
presente. 11 celebre erudito Fiorentino Domenico Maria Manni 
ciò avverte scrivendo: « Questo però è certissimo^ che circa l'anno 
91 della morte di Maestro Paolo non si può credere al Villani esse- 
» re stato il 1365., èe nA 1366. di Febbraio, che alla maniera an- 
» tica Fiorentina tornava al 1367. dello stil d^oggi egli lece il suo 
» Testamento, da me ora avuto sotto l'occhio, per togliere i dub- 
» bj «. {Osservazioni istoricke di Domenico Maria Manni sopra i 
Sigilli anticki dé'Secoli Bassi, t. XX, pag. 57 e 58). 




143 

nel testamento stesso è chiamato : Magister pati- 
lus olim ser pievi populi s. fridiani de fior, qui 
uulgari nomine vocatur Maestro pagalo delabacho 
Arismetrice , Geometrie , ac astrologie , seu asiro^ 
nomie f magister probatissimus (1). In questo testa- 
mento si legge : Item reliquit , voluit , et mandauit 
(magister paulus olim ser pieri etc) qvod omnes librij 
et omnia instrumenta de astrologia, seu ad artem a- 
strologie pertinentia ipsius testatoris mictantur et re-- 
cotidentur in quadam cassa firmata cum duobus ser- 
raminibusj et ponatur ipsa cassa, et stet cum dictis In- 
strumentis, et libris, in Monasterio S. trìnitatis de fior, 
et claves ipsorum sen^aminum teneant infrascripti 
eius fideicommissarijj donec in civitate fior, sit aliquis 
astrolaghus florentiniis approbatus saltimper quactuor 
Magistros. Et quod aduenente comi quod aliquis hu^ 

iusmodi OrStrolagus sit in civitate fior., reliquit et ei dari 
voluit dictos libros et Instrumenta ad artem astrolagie 
pertinentia (2). Di questa disposizione testamentaria 
del suddetto magister paulus olim ser pieri fa menzione 
Domenico Maria Manni erudito Fiorentino del secolo 
decimottavo scrivendo (3): « Lasciò (Paolo dell'Ab- 
Y) baco) che tutti i suoi Libri di Astrologia si met- 
» tessero in S. Trinità in una cassa seirata a due 
» sentami, e che una chiave ne tenessero i Frati » 
» Taltra i suoi eredi, e quivi stessero fin tanto che 

(!) Archivio de*Conlratti di Firenze, Lettera D, Fascio 75» Vo- 
lume I, carta i» recto. 

(2) Archivio de'Contratti di Firenze, Lettera D^ Fascio 75^ Vo- 
lume I, carta 2, ver$o. 

(3) Osservazioni istoriche di Domenico Maria Manni sopra i Si- 
gilli antichi de'Secoli Bassi, t. XIV, pag. 22, e 23. 



tu 

y> non fosse in Firenze qualche Astrologo bravo Fio- 
» rentino approvato per tale almeno per quattro 
D Maestri, e quando venisse il caso che ve ne fosse 
» uno tale» a lui lasciò, che fossero dati, e che di* 
» venissero suoi. Bisogna dire che questo grande 
» Astrologo nascesse , perchè al dire del Negri , i 
)) Libri in S. Trinità più non si trovano , e si sa 
» altronde , che nel 1532, se ne fece una impres- 
» sione per Giovanni Hervagio di Basilea colle Note 
» di lacobo Micillo ». Il grande Astrologo^ di cui 
qui parla il Manni, nacque certamente, e fu Maestro 
Antonio de' Mazzinghi da Peretola (1), cioè quello 
stesso maestro Antonio » nel cui fioretto si legge- 
va (2) : « 0. L. p. di quanta scientia fusti quando 
» desti principio allitalia adauere lume della pra- 
» ticha darismetricha ». 

Nel libro di praticha darismetricha che ho detto 
di sopra (3), trovarsi manoscritto nel Codice Otto- 
boniano n."" 3307 della Biblioteca Vaticana, si leg- 
ge (4): (( E però asuoi chasi faremo fine, e diremo dal- 
» chuna quistione sottile asoluta per Maestro auto- 
» nio Maestro di detto M.** giovanni, E discie polo 
)) di maestro pagholo, chefu solo in fraglintendenti 
» alsuo tenpo. in questo modo dìciendo ». Più oltre 
nel medesimo libro di praticha darismetricha si leg- 
ge (5): « Anchora abbiamo alleghato Maestro gio- 
» vanni Elquale succiedette amaestro antonio. E 
» allui rimasono e libri dimaestro antonio. Eben- 

(1) Vedi «opra , dalla linea 4 della pag. 132 alla linea i3 della 
pag. i42. 

(2) Vedi sopra, pag. 128, lin. 24 e 25, e pag. 129, lin. 1—3. 

(3) Pag. 108, lin. 3—12. 

(4) Codice Otloboniano n.* 3307i, caria 335, recto. 

(5) Codice Ottoboniano n.** 3307, carta 335, redo. 



U5 

» che facesse ìnfÌDiti vilumi. EUlbro che chonpilato 
» lettere è supremo a tutti , el qual libro chome 
)) che parte nabbia veduto» chome dicie Maestro 
» lorenzo al presente lo tiene ser filippo per ladie- 
)) tro notaio delle informagioni, el quale abitaua in 
)) borgho ogni santi dirimpetto alla via nuova ». 
Questo maestro Giovanni discepolo di maestro Anto-- 
nio de^Mazzinghi fu figliuolo di un muratore» che 
avea nome Bartolo , incominciò ad insegnare nel 
1390, e morì giovane fra il U40 ed il USO. Que- 
ste, ed altre notizie intomo al ^suddetto maestro Gio- 
vanni ci sono date dal trattato dipraticha darismetricaj 
che di sopra ho detto (1) trovarsi manoscritto nel 
Codice L. IV. 21. della Biblioteca Pubblica Comu- 
nale di Siena, giacché in questo ti*attato si legge (2): 
)) £1 secondo capitolo del 15** Libro nel quale 
» sono scritti certi chasi di Maestro Giovanni, che 
» nelle sue opere sono scritti. 

» Maestro Giovanni dibartolo inchominciò ain^ 
segnare circha 1390, e chosi chome il suo mae- 
stro morj govane anchora lui giovane chominciò 
in questo modo. Morto il suo Maestro antonio, 
persuaso et aiutato da certi amici di Maestro An- 
tonio , et anchora dasuoi, benché di .19. Anni 
fusse, glifeciono aprire la medesima schuola , et 
fauoregiandolo quantera possibile . e per sva go^ 
uaneza pocho dagli altri chensegnauano conosciu- 
to. E benché dottissimo et chopioso di libri fusse, 
che gli crono rimasti quegli del detto Maestro an*« 

(ì) Pag. i38, lin. 7— 10. 

(2) Codice L. ly, 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siend, 
carta 431, verso. 

10 



U6 

» tonio, La inuidia che negli artefici dunarte re- 

» gnia, et massime infra quelli che insegnono al 

» presente^ infralloro examinato in che modo si pò- 

» tesse levarlo di quella voluntà, presono questa aia. 

» Chonciosia chosa cheper la sua età non fusse pos- 

m sibile che egli potesse sapere, ragunorono ciaschu- 

» no nella loro schuola alchuni buoni i^agionierj, e 

» fu nella schuola dimaestro michele , circha a 25 

» di varie materie, et nella schuola dimaestro lu- 

» cha circha altretante, benché maestro luca podio 

» oniente facesse, ma Maestro biagio suo maestro 

» secondo che da Maestro lorenzo ointeso et chia- 

V mato ciaschuno asse dissono: a noi è stato detto 

)> che un facìdlolto (sic) discepolo di maestro an- 

)i ionio a riaperto laschuola chegli teueua quando 

» era in tòta. E acciò checreda che fra voi sareb-- 

» he chi meglio di lui la terrebbe^ Io vifo choman-^ 

» damento che agi quando venite alla schuola voi 

» nandiate là. E pigliate lemute vostre dallui . et 

)) quando vi fate insegnare mostrategli cho uostìi 

» arghotnenti chesapete che vadi affare altro. A 

)» quali vbidendo e detti discepoli aadorono. Era in 

)) fra quelli vno Tomaso chaualchanti che era molto 

» intendente , et vno iachopo bordonj , et fecionsi 

» chapo, et gunto dopo desinare allui , e fatogli la 

» riverentia chessirichiede, dissono : maestro^ inteso 

» cheuoi volete ritenere la memoria diMaestro aii* 

» tonio^ noi vivogliamo chonogni aiuto fauoregiare 

)) in quanti ci uolete mostrare , et noi visaremo 

» obbedienti scholari. Et profetizò , inperò chechosi 

» fu. Maestro Giovanni maravigliatosi di tanti et 

» quali, e di diversi, et di diverse Materie, subito 

» slimò quel chera. Niente dimeno a vno a vno chia- 



U7 

» matogli lamatei'ia loro cheuoleuono mostrò. E 
» poi tutti insieme ragunati chominciandosi a vno 
» diloro dal principio perinfino a quanto durò il 
» tenpo mostrò e dubj, et chiarj loro inmodo che 
D stupefatti certi cheuerano si richordorono di mae- 
» stro antonio. E parue loro in quel pocho dispa- 
» tio auere più inparato chelresto del tenpo agli 
» altri. Onde seguitando pervennono in modo^ che 
n molti di loro furono per lo proprie uoluAià so- 
» penti adire et far villania aloro maestri primi > 
» solamente auendo chonpreso la intensa invidia che 
D gli portauono. E di quindi diriuò che molti che 
rt perinsino al di doggi sidiceua. E chiaramente 
» Maestro govanni fece alsuo tenpo alchuni scho- 
y> lari che di gran lungha avanzoromo chinsegnaua. 
n Benché senpre avesse ilsalare dalchomune perle 
» letioni straordinarie. E uisse infìno circha à 
» 144. (sic). Fu ilpadre Muratore, et più tosto di 
v> pouero stato che di chòmune guadagniò alsuò 
» tenpo grandissima quantità di tesoro. E fecie ìù 
)) molte facullà belle opere, et massime nella pra^- 
D ticha che no viste molte delle quali chauo e chadi 
» cheuoglio scriuere. E benché non sieno chasi 
» dalta inmaginatione, niente dimeno gli piglio, pei"^ 
» che sono sopra e chàsi del nono chapitolo trovati, 
» et anno alchuna parte didolcèza. Adunque notato 
)) ilsuo dire, nepiglierai qualche frutto. Fu di sta- 
)) tura Mezana, e quasi in viso pieno, benché amie 
» tenpo non auessi chognitìone, inperò che inquel 
» tenpo che io mi posi anparare egli era morto » 
» onero morisse. » 

11 Comune di Firenze con una sua celebre Prov-* 
visione dei 22 di maggio del 1427 ordinò che si 



148 

ftcesse il Catasto» cioè ud registro di tutte le per- 
sone sottoposte alle gravezze del Comune mede- 
simo^ e de' beni » e facoltà ch'esse godevano (1). 
A forma di questa Provvisione il suddetto Maestro 
Giovanni di Bartolo diede agli Ufficiali del Catasto 
di Firenze la seguente poitata de'suoi beni, che tro- 
vasi manoscritta neirimperiale e Reale Archivio del- 
le Decime di Firenze» a carte 1 1 82 redo della Filza 
delle Portate de' Cittadini Fiorentini del Quartiere 
S* Spiri tOt Gonfalone Dragoy dell'anno 1427: 

» Al nome didio amen 

)» Questi sono i beni del tnaestro Giovanni 
» dibartolo dellabaoho del quartiere di santo spirito 
» gonfalone del dragho» popolo di santo friano. 

» Una chasa con orto nella quale Io abito pò* 
» sta insultereno della Badia decamaldoli della 
» quale pago lanno davillare soldi 7 « denari 6 
>i dipiccioli, la quale cosi confmata da primo 
» lerede di Giovanni difranciescho da motte ca* 
» regli , da sicondo la via di santo salvadore , da 
n terzo Giovanni dimiche (sic) tedesco donzello de- 
li signori, da quarto la via di santo benedetto. 

(i) Della Decimai e di ^irie altre gravezze imposte dal eowMfu 
di Firenze^ della moneta, e della mercatura de*Fiorentini fino ai Se- 
èolà XFI, Liibnna^ e Lucca, 1765— .1766, 4 Voi., in 4* { opira di 
Gilm Fraticfilco Pagnini Del Vt»ùtUra, Vollerrano), voi. I, pa(. 25 — 
27, Parte I, sezione 11, capitolo I, pag. 2t4 — 231, Memorie reta- 
Ute alia Parte / , Num. t'. — Nell'editioiie té^lè «ilàta d<»iropri*a 
ili Gian Fraiièesco Paghiin del Ventilrai ìlilitolala DelUi Decima^ e 
di varie altre Gravezze imposte dal comune di Firenze ec. il nome 
A*H*ii(ilore Hi (^lie{»t*operà hon è irtrllcato. 

Neiròperà del Canonico Domenico Mor<-ni, intitolata; Bibliografia 
àtorieo— ragionata della Toscana (tomo 11, pag. 144) si legge: 

X pA6Fii!<ri DRL Vrntoba Gìari Francesco, Vollerrano. 

V Della Decima, e di varie altre Gravezze imposte d^l Co- 
» énune di Firenze, della Moneta, e della Mercatura dei Fio- 
9 rentini fino al Secolo XVI. In Lisbona^ e Lueca {in Firen- 
jy ke per óluzeppe Boìtchard) i7d^. ih 4. n 



U9 

)) Un pezzo di vignia vcchia eguasta di Stiora 
» 4. e alcuno panoro, e tengola a mie mani che non 
» vi truovo lavoratore, perchè guasta e trista; fecemi 
)> lanno passato barili 3. di vino, e lanno dinanzi 
» barili 1 5, ede nel popolo dì santo piero a sulic- 
)i ciano con questi confini: da primo la badia di Fi- 
» renze» da sicondo la via, da terzo messer cane, 
)) da quarto richo uomo: e chostami lanno tra canne 
» per palare, et legature, et lavoratura. Lire 4 in 
» Lire 5. 

j) E debo avere da cristiano darighe tedesco te- 
» sitore di pannilani Fiorini 9. |. per pigione duna 
)) chasa che tenne da me, la quale Io tenea a pi- 
» gione da Stefano di Ser piero setaiuolo, i quagli 
» danari sono come perduti, peroche dagosto che 
)> passò è fu preso per molti debiti , et Io il feci 
» stagire nelle stinchc, e ivi infermò, et per pietà 
» e misericordia sanza essere pagato nelo chavai, 
» ede si povero chio glio fatti perduti. 

» E debo avere Fior. 22 de danari dello studio 
» per resto del mio salario dellanno passato, i qua- 
» gli danarj non posso avere di qui a magio nel 
)) 28, più oltre, secondo lavolta degliuficiali del 
» monte. 

» E debo avere Fiorini 72. per mio sjilario del- 
» lanno presente 1427. sesignori megli stanzieranno 
» che nono anchora Io stanziamento. E avendo lo 
» stanziamento, arci la quarta parte, cioè Fior."' 18 
)) ocirca di magio nel 29., e laltra quarta di magio 
)) nel 30., et laltra nel 31., el resto nel 32. 

» Edo Fiorini 48 i quagli mi bisogniano al pre- 
» sente per panni lani e lini per mio dosso, e per 
» inchasa, e di ciò vi farò chiarì. 



150 

» Tengho a pigione la bottegha dcllabacho a santa 
» Trinità, della quale pagho lanno Fiorini 17., e una 
» ocha in questo modo che ì cinque ottavi sono di 
» lachopo di piero deti, et i tre ottavi sono di Ga- 
» briello di pinzano soldanierj et ciptadino dudine 
» in Frigoli, siche lachopo di piero deti alanno Fio- 
» rini 10. soldi ^0. denari piccioli, e gabiello alano 
» Fiorini 6., et soldi 30., denari piccoli. 

)> E do tanti libretti dastrologia che vagliono nel 
» torno di 10. Fior. 

)) Signiori Uflciali , io sono vechio detà dan- 
» ni 63. 9 e sono istato infermo ogimai 9. anni 
)) cheio cadi e disovolai loso della coscia , e ma 
» nono potuto guarire , e in questo tempo olo- 
)) goro ogni mia sustanzia, e isviata la schuola per^ 
» che noUò potuta esercitare, perchè stetti lungho 
» tempo nelletto fasciato e lenzato. Come la schuola 
)) mia sia inputo mandatelo avedere. Io non posso 
» andare ne andrò mai più se none a grucie con 
» grande Faticha. 

» E sono da uno anno in qua molto pegorato, 
» e cosi ragenevolmente penso pegiore più luno di 
» che latro per la vechia, e per la grande infermità. 
» Et conviemi al presente tore una Fante che mi 
» governi, chio nomi posso ogimai più aiutare. 

» La lettura dello studio, la quale mi fu data a 
» di 28 di Giugno nel 1424. per 3. anni, è finita in 
» questo anno 1427.» siche nonarò più quello sus- 
)> sidio dal chomune. 

)> Xpo valumini del vero lume, e menivi per la 
)) via de la verità. » 

Da questa portata si deduce: 1 ."* Che il Maestro 



151 

Giovanni di Bartolo, discepolo di Maestro Antonio de' 
Mazzinghi, e menzionato di sopra (1), ebbe il sopi'an- 
nomo di DeWAbbacoj ovvero appartenne- alla fami^ 
glia Deir Abbaco di Firenze; 2.° Che questo maestro 
Giovanni era nel 1 427 in età di sessantatre anni (2); 
S."* Che egli ai 28 di Giugno del 1424 prese per 
tre anni la lettura di aritmetica nel pubblico studio 
di Firenze, e la tenne fino al 1427 (3). 

Il Dottore Giovanni Prezzìner nel libro secondo 
della sua Storia del pubblico studio , e delle società 
scientifiche di Firenze riporta, traendolo come egli 
dice dai Ricordi manoscritti del Manni (4), un catalogo 
dei Professori che insegnarono nellUniversità di Fi- 
renze nel 1431. In questo catalogo si legge : a M. 
» Giovanni dell' Àbbaco » (5). Questo M. Giovanni 
deir Abbaco è certamente quello stesso discepolo 
di Maestro Antonio de' Mazzinghi del quale si è 
parlato di sopra (6). 

Nella Prefazione di Monsignore Giovanni Bottari 
alle Novelle di Francesco Sacchetti si legge (7) : 

(1) Pag. 144, lin. 17—28, e pag. 145, lin. 1—8. 

(2) Vedi sopra, pag. 150, lin. 11 e 12. 

(3) Vedi sopra, pag. 150, lin. 26—29. 

(4) Storia del pubblico studio e delle Società scientifiche e lette- 
rarie di Firenze del Dottore Giovanni Prexziner, Socio Colombario, 
e Membro di altre accademie d'Italia, Firenze, 1810. Appresso Car- 
li, in Borgo SS. Jposlolif 2 volumi, in 8", voi. I, pag. 79. 

(5) Prezzìner 1 1. e. 

(6) Pae- 144, Un. 16—27, e pag. 145, lin. 1—8. 

(7) Delle Novelle di Franco Sacchetti Cittadino Fiorentino. In 
Firenze (Napoli). M. D. CC.XXIF', due parli, in 8**, parte prima, pag. 
18 e 19, Prefazione, paragrafi Vili e IX. — Delle Novelle di Franco 
Sacchetti Cittadino Fiorentino, Milano dalla Società Tipografica de* 
Classici Italiani, contrada di S. Margherita, iV.' 1118. Jnni 1604 
—1805, 3 tomi, in 8», t.-l, pag. XXXV e XXXVI. 



152 

» Per questo suo viaggio potè ( Franco Sac- 
» ehetti) più facilmente spandere per tutta Italia la 
» stima del suo valore, e fai*si dagli uomini grandi 
» più ammirare: il che essere addivenuto si racco- 
» glie dall'amicizia, che seco a gara contrassero tanti 
» signori e letterati de'suoi tempi. 

» IX. Fm'quali, oltre Pietro Gambacorti signore 
» di Pisa, Astorrc Manfredi signore di Faenza, Lo- 
» dovico degli Alidosi, e Pino degli Ordelaffi, l'uno 
» signore d'Imola, e l'altro di Forlì , di cui sopra 
» si è ragionato, ebbe amicizia con Messer Mala- 
» testa di Messer Pandolfo signore di Todi, con Mes- 
» ser Filippo Magalotti Capitano della stessa città, 
» col Conte Carlo da Poppi, con Messer'Agnolo Pan- 
» ciatichi Podestà di Bologna , con Niccolò dalle 
» Botti, Michel (juinigi da Lucca, Ottolino da Bre- 
» scia, Ugo delle Paci, Ser Matteo di San Miniato, 
» Antonio Arismetra e Astrologo, Maestro Andrea 
» da Pisa provvisionato di Messer Bernabò Visconti, 
» Maffeo Libra jo, ovvero de'libri menzionato dall' 
» Allacci nel suo Indice, Ciseranna de Piccolomini, 
» Messer Dolcibene, di cui si narrano in questo li- 
» bro molte novelle, e Filippo Villani storico fa- 
» moso. » 

Più oltre nella Prefazione suddetta Monsignor 
Giovanni Bottari, descrivendo un codice che si con- 
servava nella Biblioteca Giraldi di Firenze, e con- 
teneva varie opere di Franco Sacchetti dice (I) : 



(i) Delle Novelle di Franco Saecheiti Cittadino Fiorentino y Prefa- 
xione, para{j. XIX e XX^ edizione di Napoli 1724, parte prima 
pag. 34, edizione di Milano, t. I, pag. LX1V e LXV. 



153 

» E qui) terminando i versi cominciano» le prose 
» e prima le 

)) XX Lettere. Queste sono in num. ventitre , 
» contando le proposte e le risposte, e sono parte 
» latine e parte toscane. La prima è di Maestro 
» Bernardo Medico a Franco Sacchetti : la seconda 
y> è la risposta di Franco; ambedue latine, ma del 
D cattivo latino di quei tempi:la terza di Maestro An- 
y> tonio Arismetra e Astrologo a Franco : la quarta 
» di Franco in risposta : parimente latine ambe- 
» due: )) ec. 

Pare molto probabile che il Maestro Antonio Ari- 
smetra e Astrologo menzionato in questi due passi 
della sopraccitata Prefazione di Monsignor Giovanni 
Bottari sia quello stesso Maestro Antonio de'Mazzin- 
ghi da Peretoluj che nel suo Fioretto scrisse: <( O.L.p. 
» di quanta scientia fusti )> etc. (1). In fatti si è mo- 
strato di sopra (2), che Maestro Antonio de'Mazzinghi 
visse nella seconda metà del secolo decimoquarto. 
Ora è certo che nella seconda meta del secolo de- 
cimoquarto visse anche Franco Sacchetti ; giacché 
Monsignore Giovanni Bottari scrive (3) : « Noi ab- 
» biamo per antiche scritture, che egli (Franco Sac- 
» chetti) in varj uficj fu impiegato, e in varie gra- 
» vissime incombenze a prò della sua patria, come 
» seguì nel 1*383. nel qual anno risedè nel magistra- 
» to degli Otto, uno de* più importanti della nostra 

(1) Vedi sopra, pag. 128, lìn. 25 e pag. 129, lin. i. 

(2) Vedi «opra dalla pag. 132, lin. 8 alla pag. ÌAA, iìn. 16» Pre* 
fationey paragr. VII. 

(3) Delle Novelle di Franco Sacchetti Cittadino Fiorentino, Pre- 
fazione, parag. VII^ edizione di Napoli^ 1724, parte prima, pag. 16, 
edizione di Milano, t. \, pag. XXX^ e XXXI. 



154 

» Repubblica, e neiranno stesso fu tratto daTriori 
» per gli due mesi di Marzo e d'Aprile pel Quar- 
» tier S. Giovanni, come si ha da'Prtomtó più esatti, 
» e come apparisce air Ufizio delle Riformagioni , 
» e nel 1385. fu eletto contro sua voglia Amba- 
)) sciadore a Genova, e sarebbe slato anche costretto 
» ad andarvi, se la sua buona sorte non avesse fatto 
» sì, che egli fosse tratto Podestà di Bibbieima in 
» Casentino, siccome egli medesimo narra in una 
» sua lettera scrìtta da Bibbienna a Mcsser Rinaldo 
» Gianflgliazzi , allora Capitano pe'Fiorentini nella 
^ Città di Arezzo. Poscia nel 1392. a di 18 di Lu- 
» glio andò Podestà di San Miniato, come si racco- 
» glie dalla data d'un suo sonetto, indirizzato a Mi- 
» chele Guinigi Lucchese, e di uno scritto a Pietro 
» Gambacorti signore dì Pisa : al quale pure scrive 
» una lettera, con la quale accompagnava questo so- 
» netto, e in cui si scorge il senno e la bontà di 
)> Franco, perchè in essa ragiona dello stato, in cui 
» allora si trovava TEuropa, e ì Principi che la go- 
» vernavano, e con gravi sentimenti, e pieni di mo- 
M ralità discorre della scisma, che di quei tempi tur- 
» bava la Chiesa. Né solamente negli angusti con- 
y^ fini della sua patria o del suo distretto potè re- 
» sture tanta saviezza racchiusa, ani che intorno. al 
9> principio del 1396. gli venne occasione dì dinìo- 
)) strarla anche nei paesi circonvicini, andando Po- 
» desta di Faenza per mesi sei, dopo i quali però, 
» stante la sua somma giustìzia e lealtà, fu per al- 
» tri sei mesi confermato, come sì legge a e. 67 
» della Raccolta de' Poeti antichi deìV Allacci ». 



155 
Più oltre nella Prefazione suddetta si legge (1): 
« Del mese poscia di Novembre dello stesso amio 
» 1396. egli (Franco Sacchetti) era tornato a Firen- 
» ze, perchè di qui invia al detto Signoi*e Astorre 
» un quaderno di molte sue cose per rima accom- 
» pagnandolo con un sonetto, che tra TOpere Di* 
» verse di lui si ritrova. Né stette guari , che dal 
» suo Comune ottimo conoscitore del merito di un 
» tanto cittadino, fu nuovamente impiegato, essen- 
» do stato nell'anno 1398. fatto Capitano della Pro- 
i> vincia fiorentina in Romagna. » Questi due passi 
della sopraccitata Prefazioìie di Monsignor Bottari 
chiaramente ci mostrano che Franco Sacchetti visse 
nella seconda metà del secolo decimoquaito. Quindi 
è da credere che nella seconda metà del secolo de- 
cimoquarto vivesse anche Maestro Antonio Arismetra 
^ed Astrologo uno deMotti amici del medesimo Fran- 
co Sacchetti (2). 

> Il Padre Leonardo Ximenes della Compagnia di 
Gesù nella sua Introduzione Istorica sopra la coltura 
deir Astronomia in Toscana scrive (3) : 

(1) DeUe Novelle di Franco Sacchetti Cittadino Fiorentino, Prefa- 
faxioney paragrafo VII, edizione di Napoli 1721, parte prima, pag. 
17» edizione di Milano, t. I, pag. XXXII. 

(2) Vedi sopra, pag. 152, lin. 1 — 18. 

(3) Del vecchio e nuovo gnomone Fiorentino e delle osservazioni 
astronomiche fisiche, ed architettoniche fatte nel verifleame la co- 
struxione^ libri IF, Acquali premettesi una introduzione Istorica so- 
pra la coltura dell' Jstronomia in Toscana di Leonardo Ximenes 
della Compagnia di Gesù, Geografo di Sua Maestà Imperiale, fub^ 
blico Professore di Geografia allo Studio Fiorentino, e Socio dell* 
Accademia pur Fiorentina. In Firenze MDCCLFIL Nella Stampe- 
ria Imperiale. Con licenza de* Superiori, in 4o, pag. LXXl, Introdu- 
zione Istorica, Parie 11, $. 9. 



156 

)) Dopo Paolo de^Dagomarì fiorirono in Toscana 
» due altri Astronomi^ o almeno Cosmologij cioè Mae-^ 
» Siro Domeìiico d'Arezzo^ e Maestro Antonio Fioren^ 
» tino. Del primo abbiamo wi ottimo Codice della Gad^ 
» diana in foglio numerato DCXX Vili scritto in car^ 
» tapecora assai elegantemente. Liber de mundo edi- 
» tus a Magistro Dominico de Àretio ad nobilcm 
» viinim, decusquc milìtiae Dominurn Rìnaldum de 
» Gianfiglìazzis de Florentia. Questo Codice è scrit-- 
» to verso la fine del secolo XI\. Maestro Domenico 
» d'Arezzo fiorì verso il 1380. Rinaldo de' Gianfi'- 
» gliazzij al quale egli dedica il suo libro j fu fatto 
» la prima volta Gonfaloniere Vanno 1382 ("). Del se- 
» condo poche notizie abbiamo^ e queste sono una let-- 
» tera indirizzata a Franco Sacchetti j come si può ve- 
ri dere nella sua vita. » 

(a) Vedi Scipione Ammiralo DeUe Istorie Fiorentine. Firenze 
MDC, pag. 538. B. all'anno 1382. 

Ciò che il Padre Leonardo Ximenes in questo 
passo della suddetta Introduzione Istorica chiama vi- 
ta di Franco Sacchetti non può essere altro che la 
Prefazione di Monsignor Giovanni Bottari della quale 
si è parlato di sopra (1). In due passi di questa Pre- 
fazione riportati di sopra, trovasi menzionato Mae- 
stro Antonio ArismetrUy ed Astrologo (2). Che que- 
sto Maestro Antonio fosse Fiorentino non si leg- 
ge nella Prefazione medesima , né in verun al- 
tro scritto a me noto, salvo V Introduzione Istorica 
sopraccitata del P. Ximenes. 

(1) Vedi sopra dalle linee i9 e 20 della pagina 15i alla linea Ì8 
della pagina 155, 

(2) Vedi sopra, pag. 152, lin. 18, e pag. f53, lin. 8 — 11. 



157 
A pagine 219, 220, e 221 d^ un Codice della 
Biblioteca Magliabechiana di Firenze contrassegnato 
Classe VII. n.' 852 si legge: 

» Pistoletta Mandata a Fianco da 
» Maestro Antonio Arìsmetra, e Astrologo. 
Omnis homo natura scire desiderai ; ut eumpulsus 
» uirtutis amofe ad fandunn óeducor o Carissime non 
I» sine quod fama liolat cum naturaliter quousque 
I» ad malum citetur. Non ita curuum difert a recto 
» sicut uestro diicamini erunt differentia quae scripta 
I» sunt , si placuerit. g.^ egenus Calliope. Merito ergo 
I» scire desidero, cum ad fontem uoluntarie deducitur in- 

» tèllectus. Non adeo quis lìceat negare, neo non de- 
1» precari fiducia mediante; epitimo quidem magis uos 
1» ad tam paruula entiarestringi^qUam rectarum duarum 
» appIicatio,aut angulum cohtingentiae perfìciatur.Vide- 
1» licetutcalami uestri conctatu dine {sic) similis^quam ut 
» opinor hon frustra locuti sunt. Valete ad libitum. » 
I) Risposta di Fianco col Sonetto di 

» sotto. 
1» Quia possibilitas uoluntati plénius non respondet 
)> afficitur^ non possum cordialem ostendere liquido 
)» proferam magna precum instantia ^upplicans ut si 
n prò quo mihi uestra epistola porexistis ad presens 
» exéquì non uàleò minime duxeritis admli^ndum 
)> affectum pt*o affeòtu mèrito reputante, non ex pe- 
)> dit mihi longis sermonibus àdulari; Uester eram, 
)> sed nunc magis uester sum , quia a uobis scire 
n desidero potentia(|uam ciipitis, cupio, etqudd petitis 
)) fieri, peto, non alitar quakn petati^, unde Uolo quod 
» uultis, et sentio^quod senti tis,quare de me rebusque 
D meis facite qiiidquid placet. Valete , et ualeant 
n qui uos ualére desiderónt. 

» Nobile ingegno all'alte cose tira 

» E questo auuien di uoi, che fra le stélle 
» Sempre guardando nel corso di quelle 
» Vedete ciò che qui da loro spira. 
)) E come chi dentro dt Sòl fido Mira 
)) Spesso si uolge poi ad altro uelle 



158 

» Per prouar arti benché sian men belle; 
» Così uostro ualor dégno si gira. 

» Et io per è conuerso al primo grado 
)) Mi sento, e uoléndo andar su alto 
y> Chi fia che meglio di uoi mi conduca, {sic) 

» Vostra amistà paterna m'è sia grado, 
)) Che per uertù apprender già n'esalto 
» Sperando nel seguir che più riluca. 

)) Maestro Antonio soprad/ al detto 

» Filatico 
» Nimium magis fulgor uester scientificus maior 
» reUectitur in orbe florido, quam lux in speculi con- 
D cani concauitate in eidem centro locata. Ynde merito 
» letatus sum supplici deuotione meofferens,ethumi- 
» liter obsecrans indulgeatur tamquam propriae igno- 
yi rantiae si superflua, et insensata praedixerim , ut 
Y> naturaliter nemo sit, qui uitìo careat, et undi- 
» que sit circumspectus (l),apicem uestrae dignità tis, 
» et curialitatis numquam obliuioni tradendo. Valete 
» ad uotum. — 

» Come aTAse'l s'auuien sonar la lira 
» Così a me cantar le rime snelle 
» Gi*auide di sustanzia, mista in elle, 
)) Di che la mente pochi ne mar tira. 
» Me che de più mi sento ingiuria lira 
» Et angoscioso uolto alle sorelle 
)> Onde splendete supplicando a quelle 
)) Sicché giocondin tal che ne sospira. 
)) Eleggo dunque uoi, e mi ui trado 
» Degno di posseder lo uerde smalto 
» Per mìo signor maestro ancor per Duca. 
)) Da cui dritto saprò tener il guado 
)) Per cui alle uirtù farò assalto, 
» Se' nanzi al tempo morte non m'induca. — 
Probabilmente il Maestro Antonio autore delle due 

(1) La sentenza contenuta nelle parole nemo sii qìki viiio careat 
et undique sit circumspeetut trovasi anche nella dedicatoria soprar- 
recata di Leonardo Pisano alllmperatore Federico 11 9 e nel proe- 
mio del medesimo Leonardo al suo Liber AbbOci (Vedi sopra, pag. 
27, lin .4—6, 94-^49;. 



I 



159 
lettere latine soprarrecate è quello stesso Maestro 
Antonio Arismetra ed Astrologo menzionato da Mon- 
signor Giovanni Bottari ne'passi della sua Prefazione 
suddetta riportati di sopra (1). 

(1) Vedi sopra, pag. 1K2, lin. 1 — i8 , e pag. 153, Un. i — 11. 
— Il soprarrecato passo del Codice Magliabechìano contrassegnato 
Classe FIL n.* 8K2 (Vedi sopra dalla linea 3 della pag. 157 alla li- 
nea ultima della pagina 158 ) trovasi anche manoscritto in un co- 
dice deir I. e R. Biblioteca Palatina di Firenze contrassegnato E. 
S. 3. 45 (F. 9; N."* 205) dalla pagina numerata 224 alla pagina nume- 
rata 227. Questo codice cartaceo, in foglio, del secolo decimotlavo , 
e di pagine 874 numerate tutte, salvo le due prime, la decimaquio- 
U, e la decimasesta, co'Qumeri I — XII, 1 — 783, 783—788^ 790 — 
8S8, è alato descritto dal sig. Avvocato Francesco Palermo nel vo- 
lume primo del suo catalogo dei manoscritti dell'I, e R. Biblioteca 
Palatina dì Firenae ( / Manoteritti Palatini di Firenze ordinati ed 
eepotti da Francesco Palermo^ Fol. /. Firenze dall' l. e fi. Biblioteca 
Palatina 1853, in 4.° pag. 373 379, Codice CCV). In questa de< 
scrizione il Sonetto di Maestro Antonio Arismetra e Astrologo^ ripor- 
tato di sopra (pag. 158, lin. 23 — 36) è indicato cosi ( Palermo , / 
ManoscHlÉi Palatini di Firenze, pag. 375. Codice CCV.num II, SO- 
NETTI DI DIVERSI AUTORI): • 7. Maestro Antonio Arismetra, 

» e AsTBOLoeo. .«^ Come air Asel s' avvien sonar la lira » ^g^^ 

Piik oltre nella descrizione medesima si legge [Palermo, I Manoscrit- 
ti Palatini di Firenze, pag. 377., Codice CCV ) : « Oltre alle rime , 
» son poi nel Codice ventitré lettere, le pìi\ del Sacchetti , altre 
» scrìtte a lui da^segnenti: Bernardo di Ser Pistorìo medico — Nae- 
» stro Antonio Arismetra {latina) ». La lettera latina qui menzio- 
nata è quella riportata di sopra a pagine 158 dalla linea 15 alla li- 
nea 25. Nel suddetto Codice Palatino E. 5. 3. 45. la Pistoletta man- 
data a Fianco (Vedi sopra, pag. 157, lin. 4 — 18) è intitolata (Codice 
Palatino E. 5. 3. 45, pag. 224) : « Pistoletta mandata a Franco da 
» Maestro Antonio Arismetra e Astrologo. * Essa ba in questo Co- 
dice fama (Codice Palatino E. 5. 3. 45, I. e.) in vece di moma (Vt*- 
di sopra, pag. iUT, lin. 8.), differì (Codice Palatino E. 5. 3- 45, I. 
e.) in vece di dtfert (Vedi sopra, pag. 157, lin. 9), ade (Codice Pala- 
tino E. 5. 3. 45, I. e.) in vece di eodem (Vedi sopra, pag. 157, lin. 
18), rofietre (Codice Palatino E 5. 3. 45, l.c.) in vece di negare (Vedi 
«opra, pag. 157, fin. 18.), ut angulum {Coòice Palatino £.5. 3.45» 
pag. 225) in vece di aut angutum (Vedi sopra, pag. 157, lin. 16). La 
Bisposta di Fianco (Vedi sopra, pag. 157, lin. 19—33) nel soprac- 
citato codice Palatino E* 5. 3. 45 è intitolata <( Risposta di Fran- 
co v, (Codice Palatino E. 5. 3. 45, l. e). Essa ba in questo Codice 
affectum (Codice Palatino E. 5. 3. 45, I. e.) in vece di afflcitur (Vedi 
sopra, pag. 157^ lin. 22), perfectum (Codice Palatino E. 5. 3. 45, 
I. e.) in vece di profferam (Vedi sopra,pag.l57, lin.23), quo miM in 
vestra (Codice Palatino E- 5. 3. 45, I. e ) in vece di quo in uestra 
(Vedi sopra, pag. 157, lin. 24), qtte cupitis (Codice Palatino E* 5. 
3. 45, I. e. in vece di quameupilis (Vedi sopra, pag. 157, 4iii. 29). 



160 

Nella quarta impressione del Vocabolario degli 
Accademici della Crusca si legge (1): 

» FranSaech.Op. div. OPERE DIVERSE; Testo a penna originale, che 

u Francòaech.Op.div. fu eia del Ri me nato, ed ora si conserva nel- 

» fVan.5ac(;A.0p.d<©. 130. la Libreria de' Gì baldi. Nella presente impressione 

)> abbiamo per lo più aggiunti i numeri delle pagine di 
» questo Coaice, net quale si contengono diverse Rime (125) 
» cioè SONETTI, BALLATE, CANZONI, MA- 
» DRIGALI, CACCE, FROTTOLE, e CAPI- 
dTOLI; varie LETTERE (26) SERMONI 49 
» sopra gli Evangeli, e diverse altre cose spezzate. Sonvi 
y> anche alcune LETTERE, e RIME d'altri Poeti an- 
» tichi del suo tempo, alcune delle quali parimente si sono 
» citate aggiungendo talvolta Tabbreviatura del nome di essi, 
» che sono i seguenti (127) 
» * AGNOLO DA SAN GIMIGNANO. 

» * ALBERTO DEGLI ALBIZI. 

y> * Maestro ANDREA DA PISA. 
» * ANDREA DI PIERO MALAVOLTI. 

» * Messer ANTONIO ALBERTI. 
» Maestro ANTONIO ARISMETRA, e ASTROLOGO (2) . 

11 personaggio a cui qui si dà il nome di Rimenato 
era Giuliano Giraldi Accademico della Crusca, come 
apparisce da un catalogo che nel volume sesto della 
suddetta quarta impressione (3) si trova di quegli Ac- 
cademici della Crusca, che negllndici contenuti nel 
medesimo volume sesto furono appellati col nome che 
essi avevano nell'Accademia stessa, giacché in que- 
sto catalogo si legge (4) : 

» RIMENATO Giuliano Giraldi 

Nella quinta impressione del Vocabolario degli 

(1) Vocabolario degli Accademici della Crusca, quarta impressio- 
ne. AlV Altezza Reale del Serenissimo Gio. Gastone Granduca di 
Toscana loro signore. In Firenze 1729 — 1738 , 6 volumi , in fog. 

' voi. VI, pag. 39 della prima numerazione. 

(2) I numeri (12K), (126) e (127) che Irovansi nel passo soprar- 
recalo della suddetta quarta impressione richiamano tre note po- 
ste a pie della pagina 39 del volume sesto dell* impressione stessa, 
^eirultima di queste note si legge: Tutti i Poeti antichi, a cui 
» si é aggiunto questo segno * sono mentovati da Monsignor Leone 
» Allacci nella sua Raccolta di Poeti Anticbii stampata in Napoli 
j» per Sebastiano da Lecci nel i06i. in 8**. 

(3) Focabolario degli Accademici della Crusca, quarta impressione , 
voi VI, pag- 91 — 93 della prima numerazione di pagine. 

(4) Focabolario degli Accademici della Crusca , quarta impressio- 
ne, voi. VL pag. 93 della prima numerazione di pagine. 



k 



161 
Accademici della Crusca, incominciata in Firenze nel 
1843 trovasi una tavola intitolata » Tavola delle 
D abbreviature degli autori da' quali sono tratti gli 
» esempj citati nel Vocabolario. Nella quale si dà 
» anche conto delle stampe, a tale effetto adope- 
» rate, e de'possessori de'Testi a penna allegati, n 
In questa Tavola si legge (1): 

mSan. SONETTO DI MAESTRO ANTONIO ARISMETRA, E ASTROLOGO. È 

» inserito fra le Opere diverse di Franco Sacchetti contenute nel so- 
9 prammentovato Testo a penna, che segnato col. N. 852 della Clas- 
» se Vn, si trova nella Libreria Magliabechiana. Per le citazioni, che 
» ne abbiamo fatte a pagine, è da vedersi l'avvertenza riportata nel- 
» l'abbreviatura Sacch, Frane. Op. Div. » 

Il sonetto qui menzionato è certamente quello 
riportato di sopra (2), che incomincia : 

» Come a TAs el s'avvien sonar la lii-a. » 

giacche questo sonetto, come si è detto di sopra (3), 
trovasi a pagine 221 del Codice Classe VII. n."* 852 

della Biblioteca Magliabechiana di Firenze. 

Nel libro di praticha darismetrica che trovasi ma- 
noscritto nel Codice Ottoboniano n." 3307 della Bi- 
blioteca Vaticana si legge : « Ellibro che chompi- 
» Iato lettere è supremo a tutti, el quale libro cho- 
» me che parte nabbia veduto, chome dicie maestro 
)> lorenzo, al presente lo tiene ser filippo per ladie- 



(1) FocaJbolario degli Jceademiei della Crusca quinta imprestione. 
Firenze Nelle Stanze del f Accademia MDCCCXLIIIf in ?oq.. Tavola 
dell* Abbreviature etc. pag. 10. 

(2) Pag. 159, lin. 1—14. 

(3) Pag. 157, lin. 1—3. 

11 



162 

)) tro notaio delle infoitnagionì el quale abìtaua in 
)» borgho ogni santi dirimpetto alla via nuova (1) ». 
Questo ^rfUippo notato delle infórmagioni è certa- 
mente Ser Filippo di Sor Ugolino Pioruzzi, il che 
apparirà chiaramente dalle seguenti notizie, che si 
hamio intorno al medesime Filippo Pioruzzi. 

Giovanni di Nero di Stefano Cambi Importuni 
Fiorentino, nato ai 21 di Settembre del 1458 (2), e 

(1) Vedi sopra, pag. i4tt, lìn. 1 — 6. 

(2) Nel tomo vigeAÌmoterzo deiropera del Padre lldefonso di San 
Luigi Carmelitano Scalzo, intitolata Delizie degli erudtiti Toscani j 
«ubilo dopo il Libro di Istorie di Giovanni di Nero dì Stefano 
Cambi si legge {Delizie degli erudìH Toscani (opera del Padre Ilde- 
fonso di San Luigi Carmeliiano Scalzo ) In Firenze 1770 — 1789 
nella Stamperta di S. A. IL per Gaetano CamJbiagij 24 tomì^ in 25 
volumi, in 8.% t. XXlll, pag 4 43) : 

« Copia dun Capitolo duna lettera^ che scrive Marco di Gio. Cam- 
» bi Inporliini da Firenze a Thomaso suo fratello a Napoli a*24. 
» daprile 1535. 

99 Scritto fin qui. E piaciuto a Dio tirare a se la benedetta ani- 
9) ma di nostro Padre, che Dio per sua misericordia labbia messa 
3> nel nomerò delti eletti suoi. Mori questo giorno a ore 11. havu- 
» io tutti i Sagramenti, è morto con pochissimo affanno , et ha 
» lasciato di se buona fama, la quale è la ver^ lieredità » come si 
ry debbe ricordare; a*21. di Settembre prossimo finiva anni 77. Id- 
» dio ti guardi. » 

Dal leggersi in questo capitolo di lettera che Giovanni Cambi 
mori ai 24 di aprile del 1535, e che ai 21 di Settembre delTanno 
stesso egli avrebbe finito settanlasette anni, si ricava che il mede- 
timo Giovanni Cambi visse anni setlantasei , mesi sette , e giorni 
tre» e ch'egli per conseguenza nacque ai 21 di Settembre del 1458, 
come fu già avvertito dal Canonico Antonio Maria Biscioni nelle 
sue Giunte alla Toscana Letterata di Giovanni Ciucili Cai voli ( De- 
lizie degli eruditi Toscani, t. XXlll, pag. Xll), e dal Padre lldefon- 
so di San Luigi Carmelitano Scalzo {Delizie degli eruditi Toscani , 
t. XXlll, pag. 1, e Vili.) Tre esemplari del suddetto libro d'IsloìHe 
di Giovanni Cambi trovansì in tre Codici della Biblioteca Magliabe- 
chiana di Firenze, uno de'quali é contrassegnato Palchetto III, n.'* 



163 

morto ai 24 di Aprile del 1525 (1), iti una sua opera 
intitolata libro d'istorie^ scrive (2): « Al tenpo di Lo- 
i renzo di Mes. Ugho della Stufa Ghonfalorìièrè di 
)» Giustitià quàr. di S. Gio. Giennaio^ e Febraio 142^. 
» esséddo Propósto de^Si^ori Zanobi dadovardo Bel- 
% fratelli, e prinla venissimo i Signori a sedere in sa- 
» bato mattina, assente el Ghònfaldhiere, é Chatite di 
À Gio. Chonpagni, ntio dé^Sighori, gli altri 7. Si^riòri 
)i dachordo, chassoroho Ser MaKinò di Lut'ha Mdriirti 
» Chancielliere delle Iliformagioni de'Màghiflci Si- 
li gnori, e parve verghognia del Ghonfalohiet-é: e a* 
i dì 21 detto avendo raghunato e*Signori, Chollegi 
ti el Chonsiglìo del Popolo, e Chomune Iti Palazzo 
)> circha a bore una di notte, mandorono A partìtoF 
» ciptadini 45 tra Giudici, e Notai, e fecionò quello 
» avea più fave fussi Notaio delle Riforniaglòm, t 
»i rimase eletto delle più fave Sei* Filippo di Ser 
» Ugholino Piei'uzzi, sta in borgbognisanti, facian- 
D gli buon prò ». Da questo passo del suddétto li- 
bro JC Istorie di Giovanni Cambi non apparisce chia- 
ramente se la parola detto, che Irovasi nel passo mede- 
simo (3), si riferisca a Gennaio, ovvero a Febbraio. 
Tuttavia è da credere, che essa sf riferisca a Genrta- 



«9, raltro Palchétto III, n« 71, eJ il terzo Palchetto ili, n/ t2. 
fn ciascuno Ai <)aé;»ti tre Codici, subito dopo il nfedesimo HbrÓ 
d*l$torÌe, troVaili il soprarrecato capitolo della lettera di Marco Gain- 
bi Importuoi a Tommaso suo fratello dei 23 dWprile del ItfSS 
(Codici Magliàbechiani, Palchetto III, n.* 69, carta 29iv i^erio. Pal- 
chetto llly n.* 71, pag. 702, é Palchetto ///, ti.* 72, caMa 435, recto): 

(1) Vedi pag. Ì65i, Kn. 19— 2«. 

(2) Delizie degli eruditi Toecani^ t. XX, pag. 173 e 174, Morie 
di Giovanni Cambi Cittadino FiarenlinOt tbi. I, afrno 1428. 

(3) Vedi la linei 12 di qocsta pagina 163. 



' 164 

io, giacché il Sig. Avvocato Luigi Passerini Segre- 
tario degli I.' e R.' Archi vìi delle Kiformagionì e 
Diplomatico dì Firenze, in una gentilissima lettera 
ch'egli si è compiaciuto di scrivermi in data dei 
22 di Novembre del 1853. mi ha assicurato che le 
prime Provvisioni rogate da Ser Filippo d'Ugolino 
Pieruzzi, ed esistenti nel suddetto I. e R. Archivio 
delle Riformagioni ài Firenze, hanno la data dei 4 
di Febbraio del 1 428,. secondo Tantico stile Fioren- 
tino, cioà dei 4 di Febbraio del 1429, secondo lo stile 
comune (1). Sembra per tanto doversi credere che 
ai 21 di Gennaio del 1429 (stile comune) Ser Fi- 
lippo di Ser Ugolino Pieruzzi fosse eletto Notaro 
delle Riformagioni di Firenze. 

Scipione Ammirato il Vecchio, n^to ai 27 di Set- 
tembre del 1531 (2)^ e morto ai 30 di Gennaio del 
1601 (3),^ nel libro diciannovesimo delle sue Istorie 

(1) Vedi sopra» pag. i42, Un. 23 — 27, nota (2). 

(2) Domeoìco de Angelis, nato ai 14 d'ottobre del i675 {Giorna- 
le deUetterati éC Italia, In Fenezia^ 1730—1740, 40 tomi, in 42 
volumi, in 8.<* t. XXXIII, parte seconda, pag. 254 e 258), e morto 
ai 15 d*aprile del 17 lU {Giornale de letlerati d' Italia, t. XXXIIl, 
parte seconda» pn|;. 269) nella sua Fila di Scipione Ammirato Lec- 
cete parlando di Jacopo padre del medesimo Scipione dice (Le vite 
de^letterati Salentini scritte da Domenico De Angelit Uno de^do- 
dici Collegki d^jircadia Parie Prima- AlV Eecellenlissimo Signore D. 
filippo ^ernualdo Ortino Grande di Spagna di prima c/oMe, Duca 
di Gravina^ Principe di Solofra^ Conte di Afuro, Signore di Fallato 
8^c. |n Firenze MDCCX» in 4.o pag. 68): « Questi prese per mo- 
». glie Angiola di Raoiondo nobile Brundqsina^ la quale per via di 
» Madre nasceva dalla nobilissima Famiglia Caracciola. 11 primo, 
» Figliuolo, che gli partorì fu Scipione, del quale siamo ora per 
% parlare. Nacque egli V anno 1531. a 27. di Settembre giorno 
ì, dedicato a SS. Cosimo, e Damiano Martiri a ore 22. », 

(3J 11 suddetto Domeqico De Àngelis scrive: m Carico alla fine 



165 

Fiarenline sotto V anno 1428 scrive : « Tra tanto 
» Giouanni de Mèdici peruenùto al settantottesimo 
D anno della sua età, ^ dairtiora vicina della mor- 
» le sopraggiunto, mancandogli tuttauia le forze daua 
» segni di douersi in breue morire, quando essendo 
» proposto de signori Zanobi Belfredelli, ^ trouan- 
» dosi d'accordo con gli altri signori senza licenza, 
» e interuenimento del Gonfaloniere (il che al Con- 
» faloniere fu recato à gran vergogna) fece cassar 
» dell' vfficio di Cancelliere Martino Martini , e in 
» suo luogo eleggere Filippo Pieruzzi: ne molto an- 
)> dò, che Gio: de Medici, à cui come alcuni dicono, 
» questo accidente dispiacque, si morì : huomo per 
» molti conti illustre; ma il nome del quale, senza 
» alcun dubbio è diucntato poi molto più chiaro 
» per la fortuna, ^ grandezza de suoi successori. (1) » 
Giovanni d'Averardo detto Bicci de'Medici, e pa- 
dre di Cosimo il vecchio , morì ai 20 di Febbraio 
del 1429, come attcsta Monsignor Angelo Fabroni 
nella vita dello stesso Cosimo scrivendo (2) : Trati" 

» pili di gloria, che d'anni, e colmo di tulli i quegli onori, de^qualì 
n si fan degni coloro^ che a benefìzio della Repubblica delle Ielle- 
» re impiegano ogni studio e diligenza , compiè l'Ammiralo i suoi 
» giorni in Firenze il di 30 diGennajo,ranno della nostra salute 1600. 
» a ore 18, e dell'età sua sessagesimo nono n {De jingelis, Le vi- 
te de^ Letterati Satentini, parte prima, pag. 101). 

(1) Morie Fiorentine di Scipione Jmmirato. Parte Prima. Tomo 
Secondo. Con raggiunte di Scipione Jmmirato it Giovane contrase- 
gnate fuori con ». In Firenze, nella Stamperia d^Amador Massi 16i7. 
Con licenza de'Superiori. A istanzia di Gio: Battista Landini , e 
tuoi Eredi su Pcanto del Garbo sotto la torre de'Sacchetti, in fog.^ 
pag. 1046, E^epag. 1047, A. 

(2) Magni Cosmi Medicei vita auctore Angelo Fabronio, Acade- 
miae Pisanae curatore. Pisi» MDCCLXXXIX. Exeudebat Alexan- 
der Landi in aedibus auctoris^ in 40. pag. 16. ^ Nella Sagrestia 



166 

quillalis rebus exlernisj vehementiores dameslici nuH 

lus fuerunl camsa Iributorum^ aderalque semper Joan^ 

nis Medicei prude ulta ad illos compescendosj revocati" 

dosque ad officium^ qui illorum auctores esse pula- 
banlur. Sed dura ille lumen animij ingeniiy consiliique 

$ui cunclis civibus ponigebatj suo magis quam Reipu- 

blicae tempore exlinctus est an. MCCCCXXIX. X. 

KaL Martias ; §^ ìiunc diem fuissc civitali lucluo- 

sum declaravil pompa funerisj qua eius cadaver^ co- 

miianlibus Magistralibusy Caesaris , Veneiornm^ alio- 

rumque Principum Lcgalisj §^ loia Mediceonim fami" 



▼eccliia (leirAiiihrosiatia ImpiTÌal Basilica di San Lorenzo <lì Firen- 
ze Yedesi nel mezzo soUo ad nna gran tavola di marmo nna cassa 
sepolcrale pure di marmo ornata di fentonì e tìgure dal celebre Do- 
natello, nella quale piace Giovanni di Averardo de*iMedici con Pie- 
carda dì Aduardo de^Bueri sna moglie. Da una parte di questo cas 
soue si veggono alcuni venti del Poliziano , e dall'altra parie del 
cassone medeHimo trovasi la seguente iscrizione : 

COSMVSET LAVRENTIUS DE MEDICIS. V. CI. 
lOHANNI AVERARDI.F. ET PICARDAE ADOVA 
RDI.F.CARISSIMIS PARENT1B\ S HOC SEPVLCIIRV 
FACIVNDVM CVRAVERVNT . OBIIT AVTEM lOIIAN 
NES . X . KL . MARTIAS M . CCCC . XX . Vili . PICARDA VERO 
Xin . KL . MAIAS QVINQVENNK) POST E VITA MIGRAVIT. 

Questa iscrizione riportata da iMonsignor Angelo Pabroni nella No- 
ta 7K alla sua Magni Cosmi Medicei Hla (Adnotationcs et Monu- 
menta ad Magni Cosmi Medicei vitam perlinentia. Fot. II. Pisis 
MDCCLXXXFin JSxcudebat Alexander Landi^ in 4*», pag. 18, Ad- 
notatio iti), e dal continuatore della Firenze antica e moderna il- 
lustrata dell'Abate Viaccnzo Pollini [Firenze antica e moderna il- 
lustrata. In Firenze 1789—1802^ 8 tomi, in S^, t. Vili, pag. 262) 
ci fa conoscere chiaramente che Giovanni d'Averardo detto Dicci 
de\Medici morì ai 20 di Febbraio del 1429, giacché Tanno in essa 
è segnato MCCCCXXVIIl secondo V antico stile Fiorentino d^inco- 
minciarc l'anno ai 25 di Marzo (Vedi sopra, pag. 142^ Un. 23 — 27 
nota (2)). 




167 

Uaj ad S. Laurenlii departatum est. Scipione Ammi- 
rato avendo scritto che Giovanni de' Medici morì 
non molto dopo l'elezione di Ser Filippo Pieruzzi a 
Notaio delle Riformagioni di Firenze (1), questa ele- 
zione dev' essere stata fatta non molto prima del 
giorno 20 di Febbraio del 1429; giacché in questo 
giorno morì il medesimo Giovanni de'Medici (2). 

In un Codice della Biblioteca Riccardiana di Fi- 
renze contrassegnato col numero 2706, cartaceo, in 
foglio, e del secolo decimoquinto, sul margine late- 
rale esterno del rovescio della carta numerata 31, si 
legge (3): a Ser martino di luca martini fu casso Tan- 
» no 1428 circa il mese di febraio. Et in suo luogo fu 
y> posto Ser fìlippo di Ser Ygolino pieruzzi ». Questa 
postilla trovasi nel Codice medesimo presso alle pri- 

(1) Vedi sopra, pag. 165, lin. li — 13. 

(2) Vedi sopra, pag. 165, lin. 17 — 19. 

(3) Ciò fa avvertito dal Sig. Filippo Luigi Pomidori in una dc||r 
sue note alle suddette Istorie Fiorentine di Giovanni Cavalcanti, 
scrivendo {Istorie Fiorentine scritte da Giovanni Cavalcanti con 
illustrazioni. Firenze tipografia ali Insegna di Dante. 1838 — 1839, 
due volumi, in 8% voi. I, pag. 98) : « Altra postilla del Cod. A. 
)> *— 5er Martino di Luca Martini fu casso V anno 1428 . circa 
» il mese di febraio^ et in suo luogo fu posto Ser Filippo di Ser 
» Ugolino Pieruzzi ». Il medesimo Sig. Polidori nella sua lettera 
al Sig. G. C. premessa alle Istorie Fiorentine scritte da Giovanni 
Cavalcanti con illustrazionif scrive (Istorie Fiorentine scritte da 
Giovanni Cavalcanti con illustrazioni , voi. I, pa(;. XIV, eXXlll.): 

M Sette codici ebbi sott'occhio della maggiore storia; cinque de' 
ji quali trovansi nella Riccardiana, segnati co'numeri 2706, 1868, 
» 3176, 2705, e 3589 (29). » 

» (29) Secondo V Inventario della libreria Riccardiana, stampato 
» nel 1810. lo li ho distinti, neirordinc corrispondente a que'nu- 
9> me i, colle lettere A, B, C, D, ed E. » 

Il sopraccitato Codice Riccardiano n." 2706 è composto di 195 
carte numerale tutte, salvo le due prime, e le due ultime., e le car- 
te nona, e decima, 156*, 157*, nel recto coi numeri 1 — 191. 

1 1 



168 
me quattro linee della suddetta carta 31 , verso y che 
contengono le parole seguenti delle Istorie Fiorentine 
di Giovanni Cavalcanti: « era tucto della parte degli 
a auzanj tentando il rimouimento di Ser Martino. I 
» Medici cassorono Ser paulo» et però è uero ilprouer- 
» bìo che dice allo schiamazzo del gallo si desta la 
» uolpe, et cosi ad uiene le più volte che colui che 
1^ cerca nuoua fortuna spesso truoua ria suentura» (1). 

Il suddetto Codice Riccardiano, ueW Inventario e 
stima della libreria Riccardi^ pubblicato nel 1810, è 
indicato così (2) : 

» 2706. Cavalcanti. Storia Fiorentina. Cod. cart. 
)) in fol. Sec. XV. mancante in più luoghi e 
» macchiato. »> 

Nella Cronaca di Lionardo di Lorenzo Morelli 
pubblicata dal Padre Ildefonso di San Luigi Car- 
melitano Scalzo si legge (3): « 1444. A tempo de'Si- 
» gnori Maggio, e Giugno 1444. si criò el Consiglio 
» maggiore, e diessi balìa a più Cittadini per cinque 
ìt anni , e ammunirono dimolti cittadini , cioè in 
» numero 245. cioè dugenquarantacinque in tutto, e 
)) sino addì primo. Addì primo di Maggio cassorono 
» Ser Filippo di Ser Ugolino Peruzzi Notaio delle 
1» Riformagioni, e confinoronlo per dieci anni ». 

(i) Questo passo di Giovanni Cavalcanti, nelP edizione fatta in 
Firenze nel 1838 delle sue Istorie Fiorentine^ si legge cosi {Istorie 
Fiorentine di Giovanni Cavalcanti con illustrazioni , voi. 1 , pag. 
98, e 99, libro HI., capitolo VII.): « e per cosi fatti mancamenti 
» cassò (la parte Medica) di Palagio ser Paolo, il quale era tutto 
n della parie degli Uzzanì ; e cosi gli Uzzani tentando il rimovi- 
» mento di ser Martino, t Medici cassarono ser Paolo: e però è vero 
» il proverbio, che dice: allo schiamazzo del gallo si desta la volpe: 
» e così avviene le più \olte, che colui cbe cerca nuova fortuna, 
9 spesso trova ria sventura. » 

(2) Inventario e stima della Littreria Riccardi, Manoscritti e edi- 
zioni del secolo XF. In Firenze, 18!0, in 4% pag. 51, col. I. 

(3) Delizie degli eruditi Toscani, t. XIX, pag. 172. 




169 
11 celebre Nicolò Machiavelli nato in Firenze 
ai 3 di maggio del 1469 (1), e morto ai 22 di giu- 
gno del 1526 (2), nelle sue Istorie Fiorentine j scri- 
ve (3) : a E perciò nelF anno MCCCCXLIV. crea- 
» rono per i Consigli nuova Balìa, la quale riformò 
» gli ufficj, e dette autorità a pochi di poter creare 
» la Signoria, rinnovò la cancelleria delle riforma- 

(1) In una Raccolta pubblicala dal Canonico Angelo Maria Ban- 
dini col titolo di CoUectio veterum aliqw>t monimentorum ad hi- 
itariam pr<ueipue litierariam pertinentiwnj trova»! dalla pagina nu- 
merata XI alla pagina numerata XLll una Prefazione intitolata {Jng* 
Mar. Bandinii I. F. D. Publiei Bibliothecae Marucellianae Praefectif 
Aeademiae Florentinae Socih etc. Colleetio veterum aliquot moni- 
mentorum ad historiam praecipue liUerariam pertinentium. Jrretii 
Sumptibuè MichaelU Bellotti^ Imp. Epite. CIODCCLII. Feliciter ex- 
evia, in V, pag. XI) j4ng. Mar. Bandiniut I^ectori suo S, P. D. In 
questa Prefazione «i legge (tìandini, CoUectio veterum aliquot mo- 
nimentorum^ pag. XXVIll): a Nicolaus igitur nosier Politieorum o- 
Y) «iii^iim post Graecos^ ae Latinos facile princeps, de quo multa, sed 
» obicure admodum scripta nint, natus eit Florentiae V, nonas Maii 
» MCCCCLXIX, hora IV. noctis^ patre Bernardo /. C- patrieii ge- 

• neris, Marchiae deinde Aneonitanae Quaestore » maire vero Bar- 

• ptolemaea e nobilissima Nelliorum familia. » 

(2) 11 Canonico Angelo Maria Bandìni, dopo aver narrato cio che 
Tari autori hanno scritto intorno all'anno in cui avvenne la morte 
di Nicolò Machiavelli, soggiunge (>^n(7. Afar. Bandinii, CoUectio Fé- 
terum aliquot monimentorum ad historiam praecipue litterariam 
pertinentium, pag. XXXIl): « Ferum ex publicis necrologiis constata 
T> Macliiavellum ad superos evolasse X. Kat. Jul. MDXXFIl. & ad 
> S. Crucis fuisse tumulatum », PiQ oltre il medesimo Canonico 
Angelo Maria Bandini riporta uua lettera di Pietro Machiavelli fi- 
gliuolo del suddetto Nicolò, e diretta a Francesco Nelli Professore 
di Dritto Civile e Canonico in Pisa nella quale si legge {Bandini, 
1. G.) : « Non posso far di meno di piangere in dovervi dire, co- 
» me è morto il di XXII. di questo mese Nicolò nostro Padre di 
7t dolori di ventre, cagionali da uno medicamento preso il di XX.» 
Questa lettera ha la data del MDXXVII {Bandini, Colleetio veterum 
aliquot monimentorum^ pag. XXXIII.) 

(3) £e istorie Fiorentine di Niccolò Machiavelli diligentemente 
riscontrate sulle migliori edizioni, con alcuni Cenni intorno alla Fi- 
ta dell* Autore dettali da G. — B. Niccolini. Terza Edizione. Firenze 
Felice Le Monnier, 1851, in 4** piccolo^ pag. 285,^libro VU para- 
grafo VII. 



170 
il zioni, privandone ser Filippo Peruzzi^ ed a quella 
)> preponendo uno, che secondo il parere dei potenti 
)> si governasse ». 

Il suddetto Scipione Ammirato il Vecchio nel li- 
bro ventiduesimo delle sue sopi'accitate Istorie Fio- 
rentmBj sotto Tanno 144-4, scrive (1): (( Essendo dun- 
» que per maggio e giugno vscito Gonf. di Giu- 
y> stizia la seconda volta Giuliano Martini Gucci, si 
» riprese per i Sig. , Collegi, e circa 250 cittadini 
» balia di poter riformar la città di squittinì , di 
i> grauezze, e d'altre cose necessarie. Costoro tolsero 
» la Cancelleria delle riformagioni à Filippo Pieruz- 
» zi, e dalle .x. miglia in là, non hauendo à vscir 
» del contado il confinarono ». 

È adunque certo che Ser Filippo di Ser Ugolino 
Pieruzzi fu privato delPufizio dì Notaio delle Rifor- 
magioni dì Firenze il di primo di maggio dell'anno 
1444. Quindi è chiaro che l'anonimo autore del li- 
bro di praticha darismetricuj che trovasi manoscritto 
nel Codice Ottoboniano n.^ 3307 della Biblioteca Va- 
tìcana,scris8e in questo libro non prima del dì primo dì 
maggio del 1444 le parole « lo tiene ser filippo per 
» ladietro notaio delle informagioni » che si è ve- 
duto di sopra trovarsi nel libro stesso (2). 

Nel Codice Vaticano n.° 3224,dalla carta 578 ver- 
so alla carta 590 verso^ trovasi manoscritta una vita 
di Ser Filippo di Ser Ugolino Pieruzzi scritta da 
Vespasiano Fiorentino , ed intitolata VITA DI 

(i) Istorie Fiorentine di Scipione Ammirato. Parte Seconda. Con 
una tauola in fine delle cose più nolabili. In Firenze nella Stamperia 
Nuoua d'Amador Maasi^ e Lorenzo Landi. Con Licenza de^Superiori. 
M. DC. XLI, in (oj., pag. 44, D. 

(2) VeJi sopra^ pag 145, lin. 4 — 5. 




ni 

SER FILIPO DI SER UGOLINO (1). In questa vita 
ù legge : « fii (Ser Filippo di Ser Ugolino ) dotto 

(I) 11 Codice Vaticano d." 3224 è cartaceo, in oUavo, del secolo 
deciisosesto, e di 68f carte numerata nel recto tuUe, dalla prima 
ìq fyori, co 'numeri 1 — 680. Questo Codice contiene centotre vite 
d*aomini illustri del secolo decimoquinto scritte da Vespasiano Fio- 
reolino, il cui nome non è indicato in fronte al Codice stesso. Ve- 
spasiano per altro ci fa conoscere il suo nome in una di tali vite, 
cioè iu quella del Sommo Pontefice Niccolò V scrivendo : « non 
» passò molto che mi fu detto^ che io andassi alla sua santità, an* 
9 dai, et secondo la consuetudine gli basai i pie di poi mi disse 
» che io mi leuassi, et leuossi da sedere, et dette licentia a ognu. 
1» no diciendo che non uoleuj dare più udientia, andò in una parte 
ji segreta allato a uno usco che andaua in sununo uerone duno 
» ortOi essendoui forse ucnti dopieri acesi senascostò quatro do- 
» nera la sua santità accennò che si discostassino, et rimosso ognu- 
• no comiucò a ridere, et si mi disse a conrusione di molli superbi: 
» Vespasiano arebe creduto il popolo di Firenze^ che uno prete da 
» ionare campane fussi istato fatto sommo pontefice. WUponì , ch^ egli 
» arebbe creduto, che la sua sanctità fosse istata assunta mediante 
y* la sua virtii^ et metterebe Italia in pace -n (Codice Valicano u.* 
3224, caria 39, rcr5o. — Eminentissimi et llevereudissmi Cardina- 
lis Angeli Mai, Spicilegium Jiomanum. Bomae Typis Collega Ur- 
bani, 1839^1844, 10 tomi» in 8% t. I, pag. 41 e i2, Nicola V pa- 
pa, paragr. 18). 

Il Codice Vaticano n."* 3224 non contiene la vita di Uartolom- 
meo Fortini scritta dal sujdelto Vespasiano Fiorentino. Questa vi- 
ta esisteva manoscritta nel secolo secolo scorso in un Codice pos- 
seduto dal Canonico Antonio Maria BÌscioni,comeap|)ari.sce dalla Pre- 
fazione alla edizione fatta in Firenze nel 1734 del Traltatodel Gover- 
no della Famiglia d"* Agnolo Pandolfini, giacché in questa Prefazione 
si legge: (Trattato del governo della famiglia d'Agnolo Pandolfini. 
Colla vita del medesimo scritta da Vespasiano di Bisticci- In Fi- 
renze MDCCXXXIF. Nella Stamperia di S. A. fi. per li Tartini, e 
Franchi. Con licenza dé*Svpcrioriy in 4°, pag. 18, della prima nu- 
merazione): w II Dottore Antommaria Biscioni [alla somma corte- 
^ sia del quale siamo debitori della maggior parte di queste notizie 
19 intorno a Vespasiano da Bisticci ) possiede nella sua numerosa 
» raccolta di Manoscritti un Codice intitolato ■= Commentario di 
» più Vite » t7 quale comincia con un proemio che ha questo titolo 



172 

» in tutte a sette le arti liberali : et ebbe grandiss." 

» peritia delle lettere greche, et fu singularissf teo- 

» ^ Proemio di Vespasiano a Lorenzo Carducci nel Commentario 
9) di pii\ Vite da lui composte = In un proemio dice > ehe avendo 
» composte diverse Vile d'uomini eccellenti per via d'un breve Com- 
J9 mentario, o ricordo, aveva scelto una parte di esse > e mandatele 
fi al Carducci, come suo amicissimo , e di singolari virtii dotato. 
li Cinque sono le File contenute in questo Codice, cioè di Lorenzo 
9» Ridalli, di Messer Bernardo Giugni, di Mtsser Angelo Acciaiuòli, 
» di Messer Piero de'Pazxi, e di Bartolommeo Fortini, n 

Della suddetta Vita di Bartolommeo Fortini parla anche 1' Abate 
Lorenzo Mehus nella sua Prefazione alle Lettere di Ambrogio Tra- 
▼ersari Generale de^Camaldolesi dicendo {Ambrosii T^raversarii Gè- 
neralis Camaldulensium aliorumque ad ipsum, et ad alios de eodem 
Ambrosio^ lalinae Epislolae a Domno Petro Canneto Abbate Carnai- 
dulensi in libros XXF tributae variorum opera distinctae , et obser- 
vationibus illustralae. Adcedit eiusdem Ambrosii vita in qua Hi- 
storia litlerarta Fiorentina ab anno MCXCU. usque ad annum 
MCCCCXL. ex monumentis potisstmum nondum editts deducta est 
à Laurentio Mehus Etruscae Academiae Cortonensis Socio. Floren- 
tiae ex typographio Caesareo MDCCUX. Praesidibus adprobanti- 
Mls, 2 tomi, in fog. t. I, pag. XXII) : 

» Vgolini nostri meminit eliam Vespasìanns in vita hactenus ine- 
» dita Bartholomaei Fortinii Beiiedìcli Filii, qnae exstat in Codice ^ 
9) olim Marsuppinianoy nune Biscioniano bis verbis: Aveva la Città 
D ser Filippo di ser Ugulino Notaio delle Riformagioni uomo virtuo- 
n sissimo etc. 

« 3 Membr. in 4. Num. V. 

Più oltre nella sua Prefazione suddetta V Abate Lorenzo Mehus 
parlando delle cinque vite che in questo Codice Biscionìano esiste- 
vano dice {Ambrosii Traversarii Generalis Camaldulensium alio- 
rumque ad ipsumt et ad alios de eodem Ambrosio latinae Epislolae, 
t. J, pag. XCIX) : 

» V. Commentario della vita di Bartolommeo de' Fortini compo- 
n sta da Fespasiano. Initinm est : Bartolommeo di Ser Benedetto 
» Fortini- /u di onorati parenti, ebbe buona notizia delle lettere la- 
ri line etc. Huius specimen supra ^ edidi. » 

n (7) Pag. XXII. 

L' £.* Cardinale Angelo Mai nella sua Prefazione al primo tomo 
del sopaccitato Spicilegium Romanum scrive : Ante bos annos in 



% 



173 

n lago : ebbe grandìss : peritia della scrittura santa 
» dilettossi assai et d' astrologia et di geometria 
» et d^ arismetica doue ne fece scriuere più libri 
» et comperonne in ogni faculta, come si può ue- 
» dere in S. marco infiniti uolumi che ui sono che 
» furono sua et moltissimi libri in teologia chegli 
» lascio al munistero di Settimo che ancora oggi 
» ui sono» (1). Più oltre nella medesima vita si leg* 
gè (2): (( marito ancora delle limosino che faceua più 
9 fanciulle daua per dio più della meta del suo sa- 
» laro aueua come si poteua uedere perii libro 
9 del monte dondo aueua il suo salare daquello 

ahundantissima vaticani palatii bibUotheca eodietm videram tres iu* 
pra eenium virorum illusirium vUas eantinintmn^ italico termone 
piirOf auctore f^espasiano /Torenltno, qui suam omnem lucubrationem 
intra saeeuli quinti decimi fines concludit, (EJ et RJ Card, jingeli 
Maif Spieilegium Romanum^ t. I, pag. VI — VII, Editaris Pratfa- 
tio, paragrafo 11.)* Pii^ oltre nella* medeiiiroa Prelazione si legge 
(E/ et RJ Card. Angeli Alai^ Spicilegium Homanum^ t. I, pag. XVII, 
Ediloris Praefatioy paragr. IV): Certe eodices non parum inter se 
variante id quod ego ex editione praisertim fiorentina ritoe Pm^r 
dolphinii cum romano codice conlata cognovi. Quamquam vero vqtv 
canus prae caeteris est pleni$simu$, unam' certe disiderat vitam fiar- 
tholomaei Fortinii quae in florentinit eodicibus superest^ ut praefa- 
tiones tartiniana mehusianaque p. 22. et 99. docent. Il Codice ma- 
no»criUo della Biblioteca Vaticana menzionato dalP Eminentistimo 
Cardinal Mai in questi due passi della Prefazione suddetta è certa- 
mente il Codice Vaticano n.** 3224, giacché si è veduto di sopra 
(pag. 171, lin, 3— -7, 26—27), che il Coclicc Vaticano n.* 3224 con- 
tiene centotre i^ite di uomini illustri scritte da Vespasiano Fioren- 
tino, e non contiene la vita che questi scrisse di Dartolommeo For- 
tini. 

(1) Codice Valicano n.** 3214, carU 580,* numerata 579, verso, ì\n. 
14 — 20, e carta 58i.* numerata 570^ r0c/o, lin. 1 — 5 — ^-' et RJ 
Cardinalit Angeli Mai^ Spicilegium Romanum^ t.l, pag. 499, Str 
Filippo di Ser Ugolino^ paragrafo I. 

(2) Codice Valicano n.* 3224, carta 582.* numerata i80, verso^ 
lin. 15^21 e carta numerata 581» recto^ lin. 1. — EJ et RJ Car4, 
Angeli Mai, Spicilegium Romanum, t. I, pag. 500 e 501 , Scr Fi- 
lippo di Ser Ugolino^ paragrafo 3, 



174 

)) uoleua in casa che uiiieiift farcissi tnani^i] te et 
» i libri che comperaua tutto il rèsto daua per 
)) dio ». Dopo aver tiairrató come Ser Filippo Pieruzzi 
fu costretto ad uscire di Firenze , e come gli fu 
trovato in casa pochissimo denaro, Vespasiano Fio- 
rentino soggiunge (t) i « Si stette ( Ser Fih'ppo ) 
h accasa di goro alcuni di tanto che la furia passassi 
fi in quello mezzo si dettono aconfinare et amu- 
)) nire cittadini che fu il ristoro del 34 passato 
» alquanto la furia lo confinòrono dalle tatite mi- 
» glia inla in modo che potessi stare inchìanti 
n audo suo luogo che si chiamaua uertine aueua et 
h qaiui fece arecare infiniti libri che aueua et ista- 
» nasi et attendeua a legere et consumaua il tempo 
)> suo con grandissima pace. » Da questi passi di 
Vespasiano si raccoglie che Ser Filippo Pieinizzi pos- 
sedette molti libri , e che molti specialmente ne 
aveva comperati d'ogni scienza. Per ciò è ben na- 
turale ch'egli possedesse un esemplare del libro in- 
titolato lettere di Maestro Giovanni deirAbbaco» mas- 
simamente sapendosi che questo maestro Giovanni 
ebbe chiami fama pel suo sapere nelle matematiche» 
e che Ser Filippo di Ser Ugolino Pieruzzi dilettossi 
assai di queste scienze (2). 

L'abate Lorenzo Mehus nella sua Prefazione alle 
Lettere di Ambrogio Traversar! generale de* Camal- 
dolesi scrive (3) : 

» In ultimis Nicolai Niccoli tabulis tam an. 1430.» 
» quam an. 1436., quae hi Archivio Fiorentino adser- 

(1) Codice Vaticano n."" 3224, carta 5S6.* numerata 584 , veriO , 
lid. 3 — 14. — EJ èlRJ card. Card. Angeli Maiù Spieilegium /)a- 
manumj t. I, pag. 504^ Ser F^ippo di Ser Ugolino, paragrafo 6. 

(2) Vedi aopra, pag. 173, lin. 2 — 3. 

(3) Ambrosii Traversarti GcneralisCanuUdulensiumaliorumque ad 
tpfttffn, et ad alios deeodem Ambrosio latinae epistolae, t. I, pag. XXff. 



175 

)> vantar, earum executìo demandatur inter alìos: 
» Prudenti^ et Sapienti Viro ser Philippi ser Vgolini 
D Pieruzzi Civiy et Notano Fiorentino^ et Notario Re- 
ni formationum Communis Florentiae ; quod etiam 
» notatur in Codice Chartaceo Bìbliothecae < Mar- 
» cianae Ord. Praedicatorum; in quo Marcìanì Coe- 
» nobii facta recensentur. In eo enim dìcitur : Ser 
» Philippusy ser Vgolini Notarius Provisionum Pala-- 

» tii ))• 

» 1 Titulus est : jinncUia Conventus S, Marci de FlonmUa al' 
» mi Praedicatorum Ordinis ab illius receptione ab anno videli- 
m cel MCCCCXXXF. per tempora sibi iugiter tuccedentia recupera- 
n ta ex confuta vetustate anno Incair. Domimi MDIX, in fol. 

11 primo deMue testamenti di Niccolò Niccoli qui 
menzionati dalF Abate Lorenzo Mehus fu fatto dal 
medesimo Niccoli agli 11 di giugno del 1430 (1). 
In questo suo testamento si leggeva (2) : 

Praestantissimtis^ ac litteratissimus Vir Nicolaus 
Bartholomaei filius de Niccolis Florentinus civis etc. 
omnes libros suos tam sacros^ quam gentiles^ tam grae-- 
cosy quam latinoSy aut barbaros, qiws undique magna 
industria , diligentia , studio ab adolescentia nvllum 
laborem subterfugieìidojmdlis impeìisis parcendo coegitj 
Sanctissimo Coenobio S. Mariae de AngeUs^ cuius sti- 
pra facta est mentioj cuique summo studio devotionis 
a/ficitur^ legavit cum Monachis ibidem Beo servienti- 
busy tum etiam omnibus civibus studiosis usui futuros 
elCy cuius Bìbliothecae custodiam mandavit ac lega- 
vit optimisy ac peritissimis virisy sibique amicissimis 

(1) Ambrosii Traversarii Geìieralis Camaldutemium aiiorumque 
ad t'pnim, ei ad aliot de eodem Ambrosio latinae epistolae, voi. I, 
pag. LXII. 

(2) AmbrosU Traverearii Generalis Canialdulensium aliorumque 
nd ipsum, et ad alios de eodem Ambrosio latinae epistotat, voi. I, 
ps^Q. LXU e LXIII. 



176 

Cosmo ac Laurentio Fratribus supra memoratisyNiccolo 
D. Verii de Medicij Carolo D. Gregorii de Marsupinis 
de Arelioj Francho Nicholi filio de Saccheltis, D. Leo- 
nardo Francisci Aretino^ D. Poggio Ghuccii de Terra- 
novay Dominico Leonardi Dominici^ ser PhiUppo ser 
Vgolini Pieruzzij Niccolo Johannis Goti. eie. 

Nell'Archivio de'Contratti di Firenze (1) si con- 
serva il secondo de'due testamenti suddetti di Nic- 
colò Nicoli (2) da lui fatto ai 22 di Gennaio del 
1436) secondo l'antico stile fiorentino» che secondo lo 
stile comune sarebbe il 22 di Gennaio del 1437 (3). 
In questo testamento si legge (4) : 

Ad hec omnes libros stios tam sacros qtuim gentileSf 
et tam grecoSy quam latinos^ aui barberos {sic)j quos 
undique magna industria, diligentia, studio, ab adole- 
scentia ntdlum laborem subter fugiendo nuUis impen- 
sis parcendo coegit, reliquit, et legavit [Nicolaus olim 
bartolomei fUius de Niccolis) in illis locis et penes qtu)$ 
et eo m^do, et forma, et prout, et qtiemadmodum in- 
frascriptis, et honorandis, et sapientibus viris, et maiori 
parti ipsorum, et substituendorum, et seu eligendorum 
ab eis, et ut infra dicitur, et maiori parti supervi- 
ventium ex eis videbitur, et placebit, videlicet. 

1 . Reverendo viro in Xpo patri fratri ambrosio ve^ 
nerando generali camadulensi {sic) 2. ehquentissimo 
viro domino leonardo francisci bruni de aretio civi ac 



(1) Lettera A, Fascio n."* 128 (Notaio Agnolo di Piero) carta 147 
rec(o — 148, recto. 

(2) Vedi sopra, pag. 174, lin 24 e 2tf, pag. 175, lin. 14—15. 

(3) Vedi sopra, peg. 142, lin. 23—27, nota (2). 

(4) Archivio de'Contratti di Firenze, Lettera A, Fascio n.<» 128, 
carta 117, vw$o. 



177 

cancellario et advocato fior."" 3. Egregio legum doctori 
domino Guiglielmino de tanaglis civi et advocato flor.^ 
4. Egregio artium et medicine doctori magistro patdo 
magislri dominici civi fior."* 5. Prudenti et sapienti 
viro ser Filippo (sic) ser Ugolini Picruzij civi et notorio 
fior."* 9 notario reformationum comunis fior. 5. Eloquen- 
tissimo viro domino Poggio Ghuccij Poggi] de terra 
novOj siimmi Ponti ficis secretarioy civi et advocato 
fior. etc. (1). 

(1) L'Abate Lorenzo M<;iius in un passo ripoHalo di sópra della 
sua Prefazione alle Letlere di Ambro^^io Traversar! fa menzione di 
un nianoseritlo conlenenle Annnlia Conventus S. Marci de Floren- 
ila etc. ( Ve<li sopra pag. 175 , lin. h 13). Questo manoscritto , 
cartaceo, in foglio, e del secolo decimoquinto trovasi tuttora nella 
Biblioteca del Convento di S. Marco di Firenze, ed è in essa con- 
trassegnato col numero 370. Nel lecto di una carta membranacea 
aggiunta iu principio di questo Codice si legge : 

» ANNALIA CONVENTUS S. MARCI DK FLOU.**"* 

» ALMI PKAEDICATOR OR.^*^ 
>. AR KIVS. V. RECEPilO 
;> NE IN ANNO DNICE 

« INCARN. M."^ ecce 
^Y^nio «7(0 

» AAA Y 

In questi Annali si legge : Pro àuius pleniore decliratione Ho- 
tandum est quod quidam Ciuis Nicolaus de Nieolis nomine qui 
habebatur ab omnibus ualde doctus, praesertim in lingua Bomana 
et graeca ac Poesi , precipue historiographus, habebal in sua li- 
braria multos libros et forte perueniebant ad numerum uolumi- 
num sexcentorumf et ultra, ut apparet per quaedam inuentarià 
post mortem eius reperta , qui ad mortem deductus omnes svos 
libros praedictos reliquit in potestate XFI. nobilium Civium qui 
dictos libros deberent ponere in quodam loco communi isecundum di- 
scretionem ipsorum ad communem utilitatem studiosorum ipsorum 
(Codice n.^370 della Biblioteca del Convento dì S. Marco di Firenze^ 

12 



178 
L'autore del sopraccitato libro di praticità dari- 
smetricha era certamente nato io Firenze, giacché 
in questo libro si «legge (1) : « Noi perchè na- 
» rati siamo in firenze diremo del modo et huso 
» fiorentino ». Qui la parola naturati vale certa- 
mente generati , giacché nel Vocaòolario della Un- 
gua italiana del Sig. Abate Giuseppe Manuzzi si 
legge (2) : 

» NATURARE Ridurre in natura 
» Lat. in natura transire. Gr. ug ipv^ty 

» * § I. Per generare. Lat. gignei^e 
» (( Frane. Barb.Sòi. 2. Perchè ogni crea- 
» tura Simil di sé natura » Introd. Virt. 6. 



carta T, verso. — AmbroHi Traversarti Generalis CanuUdulensium alio- 
rumque ad ipni m, et ad alios de eodem Ambrosio latinae epistolaet 
t.I^pag. LXIV.) — Segae nella carta 8 recto del suddetto manoscritto 
n.o SiOdeì Convento di S. Marco un elenco de'nomi di questi se* 
dici nobili cittadini. In questo elenco si legge: 7. SerPhUippm Ser 
Ugolini notarius prouisionum Palalij. ( Codice n."* 370 della Bi- 
blioteca del Convento di S. Marco di Firenze, I. e. — Ambrosii 
Traversarii generalis Camaldulensium aliorumque ad ipsum^ et ad 
alios de eodem Ambrosio latinae epistolae, 1. e.) 

Gli Annali conlenuli in questo Codice furono composti da Ro* 
berlo di Antonio Ubaldini Religioso Domenicano del medesimo Con- 
vento di S.MarcOi come attesta l'Abate Lorenzo Mehus nella sua PrC' 
fazione sopraccitata. {Ambrosii Traversarii Generalis Camaldulen- 
sium aliorumque ad ipsum^ et ad alios ds eodem Ambrosio latinae 
Epistolae pag. LXIV). 

(1) Biblioteca Vaticana, Codice Ottoboniano n."* 3307, carta 15^ 
verso. 

(2) Vocabolario deUa lingua italiana già compilato dagli Acca- 
demici della Crusca^ ed ora novamente corretto ed aecresciuto dal- 
l' Abate Giuseppe Manuzzi. In Firenze appresso David Passigli e 
Soci in via della Stipa N.'' 4840, 1838^-1840, 2 tomi, in 4 parli, in 
8*, t. II, parte I, pag. 212, col. 1, voce NATVRARE. 



179 

9 6. La potente natura dallo incomincia- 
» mento della mia nativitade mi fece com- 
» piutamente con tutte le membra ec, 
» secondo ch'è usata di fare, cui ella vuol 
» perfettamente naturare. (C) » 

Nella parte prima del tomo primo del medesimo 
Vocabolario della lingtui Italiana del sig. Abate Giu- 
seppe Manuzsù (1), sul rovescio d' una carta» il recto 
della quale è numerato col numero XXXI^trovasi una 
tavola che nelle prime cinque linee del medesimo ro- 
vescio è intitolata: 

» TAVOLA 

» DELLE GIUNTE CHE SI CONTENGONO IN QUESTO VOCABOLARIO, COSÌ NEL 

» CORPO dell'opera come nelle giunte e correzioni, sopra l'ul- 

9 TIBIA IMPRESSIONE DI QUELLO DELLA CRUSCA , STAMPATO IN FI- 
» RENZE DA DOMENICO MARIA MANNl l'aNNO 1729—38. 

Questa tavola è composta di cinque colonne, la 
prima delle quali è intitolata: cifre usate nella compi- 
lazione. La seconda di tali colonne è intitolata: spie- 
gazione delle CIFRE USATE NELLA COMPILAZIONE, O SIA NOME 

DEGLI AUTORI DELLE GIUNTE. Nella prima di queste co- 
lonne si trova la cifra (((C)»: e presso a questa cifra, 
e nella seconda colonna della Tavola medesima, si Icj^" 
gè: a compilatore. Spogli inediti ». Ora in fine del § i. 
della voce naturare del suddetto Vocabolario del sig. 
Abate Manuzzi trovandosi la stessa cifra (C) (2), è chia- 
ro che questo paragrafo fu tratto dagli Spogli inedili 
del CompilatorCy cioè dagli Spogli inedili del sig. Abate 
Giuseppe Manuzzi. 

In una Prefazione intitolata «e prefazione del 
COMPILATORE )), la qualc si trova nella parte prima del 
tomo primo del precitalo Vocabolario della lingua 

(1) Vedi sopra, pag. 178, liii. 5—14,32—36. 

(2) Vedi la quinta linea di questa pagina 179. 



180 
JuUiana del sig. Abate Manuzzi si legge (1): « Tutte 
» le giunte così di esempi come d' interi temi , o 
» paragrafi, sopra la quarta impressione della Crusca 
HI (che è quella che io ho presa a fondamento del 
D mio lavoro), portano innanzi questa stelletta * , 
I» ed in fine l'iniziale, o le iniziali del loro autore, 
» ( V. Natura , §. I. e segg. Osservazione^ §. I. IV. 
1» V. ec.) ». Il signor Abate Giuseppe Manuzzi si è 
compiaciuto di farmi sapere che la stelletta * qui 
posta rappresenta V altra fatta in questa guisa ^ , 
ohe trovasi in vari luoghi del suo Voc(^olario so- 
praccitato. Quindi è chiaro che questa seconda stel- 
letta fu posta innanzi al primo paragrafo della voce 
NATURARE del suddetto Vocabolario del sig. Abate 
Manuzzi (2) a fine d'indicare che il medesimo para-r 
grafo pon trovasi nella quarta impressione del Voca- 
bolario degli Accademici della Crusca (3), giacché in 
fotti questa quarta impressione non ha ciò eh' esso 
paragrafo contiene. 

Nella Parte seconda del tomo secondo del sopram-* 
mentovato Vocabolario del sig. Abate Manuzzi trovasi 
una tavola intitolata (4): a Tavola d^Ue abbreviature 
» degli autori da'quali sono tratti gli esempii citati nel 

(0 Foeabolario della lingua itcUiana già compilato dagli Aceti' 
dimici della Crusca ed ora novamente corretto ed accresciuto dalr 
l'jtbQte Giuseppe Manuzzi^ tomo primo^ parte prima, pag. XXVlll. 

(2) Vedi sopra, pag. 178, lin. 12. 

(3) L4 quc^rta impressione del Foeabolario degli jiccademici della 
Crtiica menzionata in (|ne8ta pagina 180 (lio. 16 — 17) è quella stessa 
4ella qpale si è parlato di sopra a pagii^e 160 (lin. 1 — 30, 32 — 46). 

(4) La tavola menzionata in questa pagina 180 (lin. 21 — 22) inco- 
mincia nella settima linea d^una pagina non numerata che trovasi nel- 
la parte seconda del tomo secondo del suddetto Foeabolario della 
Hngua Italiana del Sig. Abate Manuzzi^ fra la pagina numerata 1942t 
e h p^gin^ numerata 1944. Nelle prime sei linee di questa pagini^ 
non numerata, il titolo della tavola medesima riportato in questa pa- 
gina 180 (lin. 22 — 23), e nella seguente pagina 181 (lin. 1 — 3), tro- 
vasi stampato tutto in lettere maiuscole. Questa Tavola Hnisce nell^ 
pagina numerata 2082 dell'anzidetta parte seconda* 




181 

i» Vocabolario nella quale si dà anche conto della 
» stampe a tale effetto adoperate e de^ possessori 
s> de^ testi a penna allegati. » In questa Tavola si 
legge (1): 

'•arte* Barber, Poesie di Messer Francfiico da Barberino intitolate Doefumenii cT AmoT§, 

"aite. Barb. 18. 12. Si cita l'esemplare stampato in Roma colle Ànnotaiioni del Conte Fé- 
ranc.Barber.i^k.i^. derico Ubaldini per Filale Mascardi Tanno 1640. in 4. ed i numeri 

» segnano le pagine, e ciaschedun verso di esse. 

L'edizione qui citata dei Documenti d'Amore di 
Messer Francesco da Barberino è in quarto, di 283 
carte, cioè di 566 pagine (comprese sedici carte con- 
tenenti incisioni in rame). Nelle prime tre linee del- 
la seconda pagina di questa edizione sì legge il ti*^ 
tolo seguente: 

» DOCVMENTI D* AMORE 
D DI M. FRANCESCO 
» BARBERINO. 

Nelle linee settima, ottava e nona deir ultima pa- 
jgina deiredizione medesima si legge : ' 

» tN ROMAj 

» Nella Stamperia di Vitale Mascardi. 

ìt a DC XL. 

Trecentosettantasei pagine di questa edizione so- 
no numerate coi numeri 1 — 376. In quella di tali 
pagine che è numerata col numero 354 si legge: 

» VVnico documento ella qui pone 
» Con vn sottil sermone : 
» PercK* ogni creatura 
» Simil di se natura. 

L'ultimo di questi quattro versi è numerato col 
numero 4 nel margine laterale interno della suddetta 
pagina 354. Questo verso per altro forma la settima 

(1) Vocabolario della lingua italiana già compilato dagli Acca- 
demici della Crusca ed ora novamente corretto ed accresciuto dai- 
l'Abate Giuseppe Manuzzi, tomo secondo, parte feconda, pag. 1976. 



184 
1348 secondo che attesta Filippo Villani scrivendo: 
Morluus est [Franciscus ex oppido Barbarini) Fìoren- 
tiae ociuagesimo et quarto aetatis siuie anno; anno pe- 
stis inguinariaey et sepultus est in Ecclesia Sanctae 
Crucis (1). 

11 Sig. Professore Francesco Del Furia, Prefetto 
deiri. e R. Biblioteca Mediceo-Laurenzìana di Firen- 
ze, in una sua Lezione^ stampata nel tomo secondo 
degli Atti deirimp. e Reale Accademia della Crusca^ 
dimostra che il libro intitolato Introduzione alle Frr- 
tiij del quale si è parlato di sopra, è opera di Mes- 
ser Bono Giamboni autore di altre opere originali, 
e di alcune traduzioni in purissima lingua tosca- 
na (2). Nel pubblico Archivio Diplomatico di Firenze 
si conserva una Procura fatta ai 18 d'Agosto del 1264 
per atto Pubblico da Diana vedova di Guglielmo Amidei 
in pei'sona di Mcsser Bono figliuolo di Messer Giam- 
bono del Vecchio Giudice del Popolo di S. Brocolo (3). 



(1) Philippi nUani liher de Civitatis Florcntiae famosis Civibus 
ex codice Mediceo Laurenliano nunc primum edilus, pag. 32 della 
secoada numerazione. 

(2) Jt^i delVLmp. e Reale Jccademia della Crusca. Firenze i819 — 
1829, Ire tomi, in 4o, t. Il, pag. 418 e 419. 

(3) Domenico Maria Manui scrive: "- Anziché anche in una carta- 
n pecora del Convento di S. Maria Novel/a deWanno 1264. si trova 
n una procura fatta da Viani Amidei vedova di Guglielmo, in per- 
n sona di Messer Buono di Messer GiamlH)no del Vecchio.^ [L'Eti- 
ca d* Aristotile, e la Hettorica di M. Tullio, aggiuntovi il libro de* 
Costumi di Catone Volgarizzamento antico Toscano. In Firenze Ap- 
presso Domenico Maria Manni. MDCCXXXIF. Con licenza dé'Supe- 
riori, in 4% pag. XII). Neir Avvertimento prenaesi^o ai TraUali di 
Bono Giamboni} stampali in Firenze nel 1836., si legge : «e Che di 
» fatti intorno all'epoca del 1240 sia da slabilirsi la nascita di Mes- 
» ser Bono, ne abUiai^o sicuro argomento da una carta scritla nel 
t» i264, che il Manni neW Avviso ai Lettori premesso a\V Etica à* 
n Aristotele data in luce nel 1734, asserì aver veduta presso i PP. 



183 

)> vuole perfettamente naturare » (1). NelP edizione 
fatta in Firenze nel 1836 per cura del Sig. Dottore 
Francesco Tassi della suddetta Introduzione alle Virtù 
e di altri trattati morali di Bono Giamboni si leg- 
ge : )) Tu sai, Madre delle Virtù, come la potente 
)i natura dello incominciamento della mia nativitade 
)» mi fece compiutamente con tutte le membra , e 
» come a ciascuno membro diede compiutamente la 
» virtù deirofficio suo, secondamente ch^è usata di 
» fere cui ella vuole perfettamente naturare » (2). 
Quindi è chiaro che la citazione « Introd. Vir. 6 » 
che trovasi nel Vocabolario della lingua Italiana del 
Sig. Abate Giuseppe Manuzzi sotto il §. I. della parola 
NATURARE (3) significa a Introduzione alle Virtù, 
)) pagina 6 dell'edizione fatta in Firenze nel 18t0 di 
)) quest'opera presso i signori Molini, Landi, e Compa- 
^ » gni, e per cura del Sig. Professore Giovanni Rosini.» 
Francesco da Barberino autore de' sopraccitati 
Documenti d' Amore esercitava nel 1294 la professione 
di Notaio (4). Morì in età di ottantaquattro anni nel 

(1) Introduzione alle virtù testo a penna citato dagli Aecademiei 
della Crusca per la prima volta pubblicato da Giovanni Rosini. Fi- 
renze presso Molini, Landi e Comp. JMDCCCX, in S*, pag. 6, para- 
grafo IV. 

(2) Della miseria delVuomo, Giardino di Consolazione, Introduzio- 
ne alle Firtii di Bono Giamborki^ aggiuntavi la Scala dei Claustrali 
tesH inediti^ tranne il terzo trattato, pubblicati ed illustrati con 
note dal Dottor Francesco Tassi. Firenze presso Guglielmo Piatti » 
i836, in 8*, pag. 237, Introduzione alle Firlù, capìtolo IV. 

(3) Vedi sopra, pag. 178, lin. 14. 

(4) Nell'opera dei Padri Don Mauro Sarti e Don Manro Fatto- 
rini, intitolata De claris Jrchigymnasii Romaniensis Professoribue 
a Saeculo XI usquc ad Saeculum XIV, trovasi ollÀta una carta dei 
23 di settembre del 1294, nella quale Francesco da Barberino è 
detto Notarius [Sarti (P. Maurus), e Fattorini (P. Maurus) De Cla- 
ris jirchigymnasii Bononiensis Professoribus a saeculo XI usque ad 
saeculum XIF, tomi primi, pars prima, pag. 425, nota (e) ). 



184 
1348 secondo che attesta Filippo YiIlaDÌ scrìvendo: 
Mortuus est [Franciscus ex oppido Barbariru) Fìoren- 
tiae octuagesimo et quarto aetcUis suae anno; anno pe- 
slis inguinariaCy et sepidtus est in Ecclesia Sanctae 
Crticis (1). 

Il Sig. Professore Francesco Del Furia, Prefetto 
dell'I, e R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firen- 
ze, in una sua Lezione^ stampata nel tomo secondo 
degli Atti deWImp. e Reale Accademia della Crusca^ 
dimostra che il libro intitolato Introduzione cdle Ver- 
tùy del quale si è parlato di sopi'a, è opera di Mes- 
ser Bono Giamboni autore di altre opere originali, 
e di alcune traduzioni in purissima lingua tosca- 
na (2). Nel pubblico Archivio Diplomatico di Firenze 
si conserva una Procura fatta ai 18 d'Agosto del 1264 
per attoPubblico da Diana vedova di Guglielmo Amidei 
in pei'sona di Mcsser Bono figliuolo di Messer Giam- 
bono del Vecchio Giudice del Popolo di S. Brocolo (3). 



(1) Philip pi nUani Uher de Civitatis Florcntiae famosis Civibus 
ex codice Mediceo Laurenliano nunc primum ediluSf pag. 32 della 
seconda numerazione. 

(2) j[{li delVlmp. e Reale Jccademia della Crusca. Firenze 1819 — 
1829, Ire tomi, in 4», l. il, pag. 418 e 419. 

(3) Domenico Maria Manui scrive: "• Anziché anche in una caria- 
va pecora del Convento di S. Maria Novella deWanno 1264. si trova 
n una procura fatta da Viani Amidei vedova di Guglielmo, in per- 
n sona di Messer Buono di Messer GiamlK)no del Veccbio.n [L'Eti- 
ca d' Aristotile, e la Hettorica di M. Tullio, aggiuntovi il libro de* 
Costumi di Catone Volgarizzamento antico Toscano. In Firenze Ap- 
presso Dqmenico Maria Manni. MDCCXXXIF. Con licenza de^Supe- 
riorif in 4**, pag. XII). Neir Avvertimento premesso ai TraUali di 
Bono Giamboni^ stampali in Firenze nel 1836., si legge : «e Che di 
» fatti intorno all'epoca del 1240 sìa da stabilirsi la nascita di Mes* 
» ser Bono, ne abb.ìan^p sicuro argomento da una carta scritta nel 
M i264, cbe il Manni neWAvviso ai Lettori premesso aìVEtica d* 
n Aristotele data in luce nel 1734, asserì aver veduta presso i PP. 




185 

In un altro Documento citato dal celebre Domenico 
Maria Manni nella sua Prefazione M'Elica di Aristo-^ 
tile data in luce nel 1734 si legge: Dominus Bonus 

» di S. Maria Novella^ contenente una Procura fatta per aito pub" 
» blico da Diana Vedova di Guglielmo Amidei, in persona di Mes- 
I» ser Bono di Messer Giambono del Vecchioi Giudice del Popolo 
» di S. Brocolo; documento che df presente nel pubblico nostra 
n Archivio Diplomatico si ritrova, h (Detta miseria delVuomo, giar- 
dino di consolazione. Introduzione alle virtù di Bono Giamboni , 
pag. IX). — 1 Signori Professori Francesco Bonaini Soprintenden- 
te Generale delfl. e R. Archivio Centrale di Stato di Firenze, ed 
Avvocato Luigi Passerini essendosi compiaciuti di far trascriver» 
per me questa Procura dairoriginale che di essa si conserta nel 
suddetto I. e R. Archivio Diplomatico, spero di far cosa grata agli 
eruditi riportandola qui appresso precisamente come essa si legge 
nelforiginale suddetto. 

In Dei nomine Amen. Millesimo ducentesimo Sexagesimo quar- 
to, Indielione Septima Idus Augusti. Domina Diana vidiia, uxor 
quondam GuilUeimi, et Filia quondam Amidei^ consensu mei no- 
tata infrascripti miundualdi sui , ut continetur de mundio in 
seriptura publice rogata , manu Ughi Cilitii notariit Fecit, coi»- 
stiluit , et ordinava dominum Bonum quondam domini Giambo- 
nis del vecchio suum procuratorem^ actorem, et Pactorem, coram 
pò testate Fiorentina , et presentCf et Futura , et eorum judicibus 
presentibus , et Futuris , et judicibus , et notariis sex euriarum 
comunis Florentiae^ et coram quocumque ludice^ et oficiali co- 
munis Florentiae in causa et lite, quam vel quas habet, vel habere 
sperai cum Rusticho Fratre suo, Filio dicti Amidei, et cum quacum- 
que persona, vel loco, ad agendum^ causandum, libellum dandum, re- 
cipiendumy litem contestandum, de calupmia, et veritate jura testes 
introducendum, suosj et adverse partis jus videndumj sentiendum, et 
pronuntiandum, et precepta audienda^ et appellando, et prosequen- 
da, et ad omnia, et singula, generaliter, et speciali ter, facienda, et 
proeuranda, que verus, et legyptimus procurutor facere potest, et 
quae juris ordo postulai, et requirit, promict'ens Firmum, et ratum 
habere perpetuo quicquid per dictum procuratorem factum , seu 
procuratum fuerit, 

Aetum Florentiae Testibus Salvi .... Borghese, et Neri quondam. 
Baronie. 

Ega Bartholus Christofori de Sexto imperiali auctoritate iudea 
et notarius predicta omnia rogavi rogalus et publice scripsi. 



186 
quondam Domini Jamboni del \ecchi09 Judex Ordina- 
rius prò Commune FìoreìUiaey Curiae Sextus Portae S. 
Petrij anno Domini 1282 (1). Da questi due docu- 
menti apparisce che Messer Bono Giamboni autore 
della suddetta Introduzione alle Virtii visse nella se- 
conda metà del secolo decimoterzo. Quindi è certo 
che la parola naturare fu usata in senso di generare 
nella seconda metà del secolo decimo terzo, o nella 
prima metà del decimoquarto. 

Il trattato di praticha darismetricha che di sopra 
ho detto (2) trovarsi nel Codice E. 5. 5. 14. dell'I, e 
R. Biblioteca Palatina di Firenze fii anch^esso com- 
posto da un Fiorentino, giacché nel capitolo nono 
della seconda parte di questo trattato si legge (3) : 
« Noi perchè naturati siamo in firenze diremo del 
» modo e luso fiorentino )). Essendosi dimostrato 
di sopra (4), che il verbo naturare fu usato in senso 
di genei^are fino dal secolo decimoterzo e decimo- 
quarto, puossi con sicurezza asserire che la parola 
naturati vale qui generati. 

L'autore del sopraccitato libro di praticha da-- 
rismetricha che ho detto di sopra (5) trovarsi nel Co- 
dice Ottoboniano n."" 3307 della Biblioteca Vatica- 
na dopo avere parlato di varie opere di Leonardo 



(1) VEtiea <fJrÌ8totile, e la Bettoricadi M. TulUo^ aggiuntovi 
il libro de^costumi di Catone volgarizzamento antico Toscano, pag. 
XII. — Della miseria delVuomOi giardino di consolazione, Introdu- 
zione alle vt'rfù di Bono Giamboni, eie., pag. XI. 

(2) Pag. 141, lin, 3— 40. 

(3) Codice E. 5. 5. 14 delFI. e R. Biblioteca Palatina di Firenze, 
carta 19 recto. ' 

(4) Vedi sopra dalla linea prima della pag. 178 alla linea 9 di 
questa pagina 186. 

(5} Pag. 108, lin. 3^-6. 



187 
Pisano soggiunge (l) : « e sono queste opere in 
n sancto Spirito, e in sancta m/ nouella ». Quin- 
di è certo che nel secolo decimoquinio alcune opere 
di Leonardo Pisano esistevano manoscritte nel con- 
vento de' Religiosi Eremitani di S. Agostino aih* 
nesso alla Chiesa di S. Spirito, del Quartiere d' Ol- 
trarno di Firenze, e nel convento de' Domenicani di 
S. Maria Novella della medesima città. 

Vespasiano Fiorentino, dotto bibliofilo del secolo 
decimoquinto, nella sua vita del sommo Pontefice 
Nicolò V, scrive (2) : « et ancora oggi in sancto 

(1) Vedi sopra, pag. 129, Un. 11—12. 

(2) Co<lice Vaticano n:* 3224» carta numerala 30, redo^ Un, 
13 — 18. — Jmbroiii Traversarii Generalis Camaldulensium aliorum- 
que ad tpmm, et ad alios de eodem jimbroBio latinae Epistolae, pag. 
XXXI, LamrenUi Mehnt PraefatiOj paragrafo XN. *• Emin9Mi$Mmi 
et Reverendiisimi CardinatU jingeli Mai » Spicile§ium RomoMum 
t. I, pag. 31 e 32, Vite di uomini illustri Fiorentini del eeeolo XF 
icrilte da FespaHano Fiorentino eontemporaneoj Nicola Fy Papa^ 
paragrafo 1 — - Nell'esemplare originale di un tesCaoienCo fatto ai 
28 (l'Agosto del 1374, in lingua latina, del celebre Giofanni Boc- 
caccio sì legge [Testamento di Giovanni Boccaccio secondo la per- 
gomena originate delV jirchivio Bichi — Borghesi di Siena. Siena 1859. 
Tip. di N. Alessandri e G. Landi. AlVInsegna dell* Ancora^ m S.*» 
pag. 11, 12) : « ITEM RELIQUIT VENERABILI FRATRI MAR- 
« TINO DE SIGNA MAGISTRO IN SACRA THEOLOGIA CON- 
» VENTOS SANCTl SPIRITOS ORDINIS HEREMITARUM SAN- 
. CTI AUGUSTINI OMNES SUOS LIBROS EXCEPTO BREVIA- 
» RIO DICTI TESTATORIS CUM I6TA CONDICTIONE QUOD 
» DICTUS MAGISTER MARTINUS POSSIT UTI DICTIS LIBRIS 
» ET DE ElS EXHIBERE COPIAM CUI VOLUERIT DONEC VI- 
» XERIT AD HOC UT IPSE TENEATUR ROGARE DEUM PRO 
, ANIMA DICTI TESTATORIS ET TEMPORE SUE MOHTIS DB- 
» BEAT CONSIGNARE DICTOS LIBROS CONVENTUIFRATRUM 
» SANCTl 8PIRITUS SLNE ALIQUA DIMINUTIONE ET DEBfiANT 
» MICTI IN QUODAM ARMARIO DICTI LOCI ET IBIDEM Ofi- 
» BEANT PERPETUO REMANERE AD HOC UT QUILIBET DE 
« DICTO CONVENTU POSSIT LEGERE ET STUDERE SUPER 
» mCTlS LIBRIS ET IBI SCRIBI TACERE MODUM ET POR- 
„ MA.M PRESENTIS TESTAMENTI ET FACERE INVENTARIUM 
» DE DICTIS LIBRIS. ti Nicolò Niccoli nella sua Roventi ftice co- 
struire a sue spese nel ConV4>iilo di S. Spirito di Fireuie una Bi- 
blìoleca, nella quale fece porre tutti i libri che GioTanui Boccae- 
cio, nel passo testé recato del suo teatamento BUi&delto ^ aveva la- 
sciato a Frate Martino da Sigaa, «, dopo la i>orie di questo reii- 
gfn»o, al soprauMBetitovato Con vesto di 5. Spirito ( ÀmiirosH T'ftì* 
versarli GemeraU» camaUMeiuimm aliofumqm (U ipeuM^ $i «tf «AIm 



188 

1» Spirito in una librerìa che si chiama del hoc- 
1» caccio la quale è dilà dalla libraria de Frati che 
)i k fece fare nicholaio nicholi et feceui mettere e 
Hi libri del boccaccio, aco che non si perdessiuo », 
In una di queste due biblioteche è da credere ch'esi- 
stessei'o quelle opere di Leonardo Pisano, che Fano- 
nimo autore del precitato libro dipraticha darismetri' 
cha dice essere insancto Spirito (1). 

Il Dottor Giovanni Targioni Tozzetti in una 
ma opera intitolata Selva di notizie gettanti alVori- 
gine de' progressi, e miglioramenti delle scienze fisiche 
in Toscana ec. scrive (2) : « In Firenze adunque , 
)» oltre alla libreria pubblica del Convento di S. Spi- 
» rito (Mehus p. 31 , 278 e 286. - Manni, Illustr. del 
f» Decamerone , p. 1 15) vi furono nei secoli XII., 
1» XHI. e XIV., aperte ed arricchite per uso pubblico 
)i anche le seguenti ec.» É da credere che questa /i- 
breria pubblica delConvento di S. Spirito fosse una delle 
due Biblioteche menzionate da Vespasiano Fiorentino 
Del soprarrceato passo della vita da lui scritta di 
Nicolò V (3). 

Il Padre Vincenzio Fineschi Domenicano, in una 
sua lettera al Dottore Giovanni Lami che ha la data 
di (( S. M. N. Firenze 20. Novembre 1756. » (4) par- 
lando della Biblioteca del Convento di S. Maria No- 

de eodem Jmbrosio latinae Epistolae^ 1. 1, pag. XXXI, XXXII, Lau- 
rentii Mehus Praefatio, paragrafo XU. Questa Biblioteca è quella 
medesima che Vespasiano Fiorentino nel soprarrecalo passo della 
vita da lui scritta di Nicolò V. dice chiamarsi libreria del boccaccio 
(Vedi sopra, pag. 187, liu. 9 — 11, e le prime quattro lìnee di que- 
sta pagina 188), 

(1) Vedi sopra, pag. 129, lin. 11. 

(2) Noiitie sulla storia delle scienze fisiche in Toscana eaì>att da 
nn manoscritto inedito di Giovanni Targioni — Tozsetti. Firenze 
dalla J. e /{. Biblioteca Palatina 1852, in 4», pag. 56. 

(3) Vedi sopra, pag. 187, lin. 9 — 11, e le prime otto linee di 
questa pagina 188. 

(4) Novelle letterarie pubblicate in Ftrenie (sotto la direiionc del 
Dottore Giovanni Lami) dal 1740 al 1769. /n Virente, 1740^1770, 
30 tomi, in 4% t. XVll, Num. 48, 50—52, col. 753—700^785—790, 
801^806, 817^822, t. XVUI, Nam. 9, col. 129—136. 



189 

velia di Firenze dice (1): « sebbene non si possa de^ 
» terminare né il suo principio, né il fondatore, può 
)) per altro asserirsi essere antichissima, mentre in 
» un libro in pergamena di varie ricordanze o memo-^ 
)) rie al Convento attenenti, assai antico , rilevasi 
» essere fino nel 1348 già edificata ». Questa Bi- 
blioteca, fondata probabilmente dal celebre Padre 
Jacopo Passavanti, fu arricchita di pregevoli Codici 
intorno all'anno 1410 dal P. F. Leonardo Dati Mini- 
stro Generale dell- Ordine de' Predicatori. (2). Altri 
manoscritti le furono donati da Fra Jacopo Àltoviti 
Vescovo di Fiesole, da Fra Bartolommeo Rimbertini 
Vescovo di Corona, e da Fra Giovanni Carli (3). 

In un Codice della Biblioteca Magliabechiana di Fi- 
renze contrassegnato Conventi Soppressi^ Scaffale F., 
Palchetto 6.,iV.'' 294, trovasi manoscritto un Catalogo 
compilato nel 1489 dal Padre Tommaso di MatteoSar- 
di Domenicano Fiorentino di tutti i Codici manoscritti, 
che in quel tempo esistevano nella Biblioteca del Con-^' 
vento di S. Maria Novella della medesima città di Fi* 
i-enze. In questo Catalogo si legge [i): Arismetrica leo- 
nardi pisani. Sembra doversi credere che questa Ari-- 
smetrica fosse il Liber Abbàci di Leonardo Pisano. In 
fatti nel recto della prima carta non' numerata del Co- 
dice L. IV. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di 
Siena si legge in carattere del decimoquinto: Arisme-- 
tica Iconardi bigholli de p ....)) {5)', il che certamente 

(1) Novelle letterarie pubblicate in Firenze Vanno MDCCLFL,i. 
XVIl, col. 755. 

(2) Novelle letterarie pubblicate in Firenze V anno MDCCLFI^ 
l. XFIU col. 756. 

(3) Novelle letterarie pubblicate in Firenze Canno MDCCLVi, 1. e. 

(4) Codice MaglJabochiaDO contrassegnato Conventi Soppreiii , 
Scaffale F. Palchetto 6. iV." 294, carta 8S versOy nnroerata 7» colonna 
2,lin. 18. — Atti delV Accademia Pontificia de' Nuovi Lincei, t. V, 
Anno r. (1851—52) pag. 240. 

(5) Atti dell* Accademia Pontificia de' Nuovi Lincei, t. F, Anno V. 
(1851 — 52), pag. 25. Ciò che nella linea vigesimaseltiroa di questa 
pagina 189 è indicato con quattro punti, nella sopraccitata prima 
carta non numerata del suddetto Codice L. IV. ^0 deUa Biblioteca 



190 

81 riferisce al medesimo Liber Abbacif di cui trovasi 
un esemplare in esso codice L. IV. 20. 

Nel rovescio della prima carta del suddetto Ca- 
talogo delibri del convento di S. Maria Novella di 

tegge (1): :^ 

In nomine dfii con. 1489. 

Incipii inuentarium omnium librorum conuenlM 
sancte m-^ nouelle de fio.'' ordina predicatorum. Tarn 
de iUis qui sunt in banchis secundum ordinem tcAu- 
larum, quam de iUis qui sunt in cassis^ atque etiam 
de illis qui sunt fratribus concessi tempore R.'^^ ma- 
gistri ordinis magisiri lohachinj de tienetiis^ ac R.''* 
patris priaris magistri mariani deuemaccis , qtwrtim 
precepto ego frater thomas mathei de sardis humilis 
magister Infra scriptum inuentarium. Incipio isla die 
ò. nouembris. 1489. 

11 Padre Vincenzio Fineschì nella soa Lettera 
sopraccitata al Dottor Giovanni Lami (2) scrive (3) : 
« Era ( Tantica libreria del Convento di S. Maria No- 
» Telia) disposta a banchi, altrimenti plutei, confor- 
n me le celebri Librerie di S. Lorenwj e di S. Oro- 
» ce, sopra de'quali erano per ordine di materie col- 
li locati, e fermati con catene, i Codici. Erano 42. 
» Plutei) 22. da una parte, e 20. dall'altra, supplen- 
n do al numero inferiore alcune casse; nelle quali 
n si riponevano quei, che sopra i detti plutei non 
n entravano ; e secondo un Catalogo fatto nel 1489. 
n dal celebre P. F. Tommaso Sardi passavano di gran 
» lunga* il lOUO ». 11 Catalogo qui menzionato è 

Snello stesso che di sopra ho detto (4) trovarsi nel 
odice Magliabechiìmo Conventi Soppressi » Scaffale 
F., Palchetto 6., N.' 294. 

Pillilrlìtta Comanale à\ Siena, trovasi coperto da una striscia di per- 
gufi^na sovrapposta e impastata nella carta precedente. 

(t) Atti deW AeeaAemia Pontificia de" rf uovi Lincei, i. F, Anno F, 
(1851— »2), pag. 241. 

(2) Vedi sopra, pag. 188, lin. 22 — 24. 

(3) Navèìlè tèiierikrie pubblitate in Firenze Vanno MDCClFi» 
tomo XVn, toh 75«, T 757. 

{k) Vedi sopra, |>ag. f8Ì>, lin. 14 — ti. 



191 

VArismelrica leonardi pisani era posta nell' ot- 
tavo banco dalla parte d'oriente della Biblioteca del 
Convento di S. Maria Novella. In fatti nel catalo* 
go suddetto de'libri di questo convento a carte 7 
t;erso, colonna 2, si legge: In 8 banco {ex parte orti) (1). 
Sotto questo banco trovasi menzionata nel catalogo 
stesso VArismetrica del Fibonacci (2). 

L'Abate Lorenzo Mehus nella sua Vita Ambrosii 
Traversarii Generalis Camaldulensis parla della Biblio- 
teca del Convento di Santa Maria Novella, e del sud- 
detto Catalogo de' manoscritti di questa Biblioteca di- 
cendo (3) : 

» In codice chartaceo ^ Biblio thecae Riccardia- 
)) nae, qui Bartholomaei Fontii comprehendit Mi- 
» scellanea eius scripta manu, atque ex pluribus au- 
» ctoribus ab ilio eodem eruta , leguntur *^ inter 
» cetera: Ex Alano sumpta die XXVIII . Augusti 1488, 
)) superque tali titulo: Est in Bibliotheca S. Mariae 
» Novellae Fìorentiae. Quibus verbis exìstimandum 
)) est, illam seculo quinto, ac decimo in Florenti- 
» norum ci vitate fuisse celebratami Huìus quidem 
» indicem ab an. 1489 incoeperat Fr. Thomas Sar- 
» dius Matthaei filius Florentìnus, Vates insignis , 
» summusqve Theohgtis, qui ineunte saeculo sexto 
» ac decimo indidem llorebat, floretque adhuc eius 
» honos propter opus metricura tres in libros tri- 
» butum, quod De Anima Peregrina italico ab eo ** 
» conscriptum, explicatumque est. In eadem S. Ma- 

(1) Atti deirjceademia Pùntificia de' Nuovi Lincei, I. e 

(2) Mti dclV Accademia Pontificia de'Nuovi Lincei, 1. e. 

(3) Ambrosii Traversarii Generalis Camaldulensium aliorumqne 
cui ipsum^ et ad alios de eodem Ambrosio UUinae epiitotact t. I, pag. 
CCCXXXXl, e CCCXXXXll. 



192 

» riae Novellae Bibliotheca ** latet Peregrina Sardii 
» Anima^ atque amplius Index ^' manu-scriptorum» 
» qui in illa eo tempore essent reconditi. Tali iile 
» Index utitur titulo: In nomine Domini amen 1489. 
» Incipit Inventarium omnium librorum Conventus 
» Sanclae Mariae Novellae de Florentia Ordinis Prae- 
» dicatorum tam de ilUs, qui sunt in banchis secun-- 
» dum ordinem tahdarumj qìwm de ilUs^ qui sunt in 
» cassisj utque etiam de illisy qui sunt Fratribus con- 
» cessi ternpore Reverendissimi Magistri Ordinis Ma- 
» gistri Ioachimi de Venetiisj ac Reverendi Patris 
» Prìoris Magistri Mariani de VemacciSj quorum prae- 
» cepto ego Frater Thomas Matthaei de Sardis humi- 
» lis Magiiter infrascriptum inventarium incipio ista 
» die 5. Novembris 1489. » 

» (9) CoJ. M. ì, chart. in 4. N. XXV. 

» («o) Pag. 165. 

» (II) Neoipe a die IX Martii 1493 ad diem XIV. Martii 1509. 

» (la) Nempti in God. chart. fol. max. & Class. VII. Bibliolh. Ma- 

9 gliab. Cod. 309, membr. in fo). 
» (i3) Cod. chart. fol. n 

Quindi è certo che nel 1759, cioè quando fu stam- 
pata la suddetta Vita Ambrosii Traversariiy V anzi- 
detto Catalogo, compilato dal- Padre Tommaso di 
Matteo Sardi, esisteva ancora nella Biblioteca del 
Convento di S. Maria Novella in Firenze. 

Di questo Catalogo parla il suddetto Padt*e Vin- 
cenzo Fineschi in una sua operetta intitolata Sag-- 
gio di un poema inedito d'intitolato Anima peregrina 
estratto dalla libreria del Convento di S. M. Novella 
dicendo (1): «Che poi questo esemplare sia originale, 

{ì) Saggio di un poema inedito intitolato Anima Peregrina estrat- 
to da un Codice dilla lil>rcria del Convento di S. M, Novella dal 
P. Vincenzio Fineschi Archivista del medesimo Convento. In Fi- 



193 

D oltre all'avere pièna cognizione del di lui carat- 
» tere per aver veduto tra gli altri ricordi il ca- 
» talogo de'Codici dell'antica nostra Librerìa, la qua- 
» le allora era disposta a Plutei conforme in oggi 
» vedesi la Mediceo Laurenziana , e per essere il 
» Sardi il Bibliotecario, lo scrisse di sua mano nel- 
» Tanno 1489.'*^ ancora possiamo congetturarlo dalle 
)> infrascritte parole, le quali si trovano al fìne del 
» 3*". Proemio, in cui scusandosi se non abbia osservata 
)) Fortografia, acciocché chi si ponesse a leggerlo» o 
» trascriverlo, il faccia appunlalamentej e però mi sono 
)) messo (son sue parole ) di mano propria questo 
» Originale in pubblico porre , benché non abbia 
n servata la ortografia , si perchè la lingua colla 
» penna troppo si prolassa in nel dissillabare^ si an- 
)) Cora per la fissa attenzione ho tenuta al verso , e 
)) a sua resonantia^ e sententia ec. » 

«1 (M Questo Catalogo rìtrovasi tra i MS. <IelUi Libreria dì 
„ S. M. Novella. ,, 

Queste parole del P. Fineschi furono stampate 
nel 1783. Alcuni anni dopo, il Catalogo di cui egli 
qui parla fu, come si vedrà più oltre, dalla Biblio- 
teca del Convento di S. Maria Novella trasferito nella 
Maglìabechiana. 

Il Sig. Dottore Federico Blume nella sua opei*a 
intitolata Iter Italicumj parlando dell' antica Biblio- 
teca del Convento de'Domenicani di S. Maria No- 
vella di Firenze,dice (!):<( 11 Mehus CCCXXXXI aflfer- 

renze MDCCLXXXII. Nella Stamperia di Francesco Moueke. Con 
licenza de'Superiori^ in 8**, pag. 5 e 6. 

(1) « Mehus CCCXXXXI. behauptet, class nocb ein Kalalog von 
» 1489 eiistìre » {Iter Italicum, FfmD. Friedrich Blnme , Professor 
der Rechte zu Halle. Berlin und Slettin und Halle 1821^1836, 4 
voliimì, in 8% voi. Il, pag. 69, libro VI, 6. Floìbhz^ 6. Bibliotbeken, 
paragrafo 16). 

13 



194 

» ma che esiste ancora ud Catalogo del 1489 », cioè: 
« L'Abi^te hovenisO Mehus a pagine CCCXXXXl del- 
» la 9ua Vi((a Ambrosii Travenarii Generalis Carnai-- 
9 d^nlmsiuWi afferma ch'esisteva ancora quando egli 
p cìq ^r^veva, cioè nel 1759) Q prima, un catalogo 
n compilato nel 1489 dei libri della Biblioteca del 
» Convento di S, Maria Novella. >> in fatti a pa- 
gine CCCXXXXl della suddetta Vita Ambrosii Tra^ 
v^sa,rii 3i legge il plesso di essa Viia riportato di 
sopi*a (1), nei quale si trova questa asserzione (2). 
N^lla Biblioteca Magliabechiana di Firenze si 
conserva un Catalogo manoscritto di settantasei carte, 
non numerate, la seconda delle quali ha nel redo il 
titolo s^u^nte: <& Catalogo dei Manoscritti scelti nelle 
» Biblioteche Monastiche del Dipai*timento deirArno, 
» dalla Commissione degli Oggetti d'Arti, e Scienze, 
» e dalla medesima rìlasciati alla Pubblica Libreria 
» Magtiabechiana )>. Sul rovescio della oarta 12 di 
questo Catalogo si legge : 

>Yenienza Numero Catalogus 

S. M. N, 894 — ^ S. Mariae Nouellae confeclus anno 1489 Cod. eh. in fol. 

Questa Codice coLriaceo in foglio è certamente 
quello stesso Catalogo de' manoscritti della Biblioteca 
del Convento di S. Maria Novelkt compilato dal Pa- 
dre Tomoi^so di Matteo Sardi, e del quale si è par- 
lato di sopra (3). 

£duardo Dauchy, Amministratore Generale della 
Toscana, in un suo Decreto dei 29 d'Aprile del 1808, 
dichiarò soppressi tutti i Conventi di religiosi e re- 

(iy Vedi sopra dalia linea 13 della pag. 191 alla linea 2f della 
pa(;ìna 1112. 

(•>) Vedi sopra pag. 191, lin. 21—28, e pag. 192, lin. I — 15 
(3) Vedi sopra dalla linea 6 della pag. 189 alla linea 10 di que- 
sta pagina 194. 



195 

ligiose della Toscana in quel tempo aggregata al- 
rimpero Francese (1). Neirartìcolo primo del Titolo 
Primo di questo Decreto si legge: « Sono soppressi i 
)> Conventi di religiosi e religiose di Toscana » sotto 
I) qualunque denominazione eglino esistano, e qua- 
» lunque sia la regola che osservano» fuorché quelli 
>» che seguono » (2): 

Nel Titolo Secondo del Decreto suddetto si leg- 
ge (3) : 

)) VI. Fanno parte del patrimonio dello Stato 
D tutti ì beni mobili, ed immobili, rendite, crediti, 
» e capitali di qualunque specie , appartenenti ai 
» Conventi dei due sessi esistenti in Toscana, che 
» in forza del presente Regolamento sono soppressi, 
» o provvisoriamente conservati m. 

» VII. L^Agenzia e Tammìnistrazione di questi 
» beni è affidata a quelli, che sono incaricati del- 
» Tamministrazione del Registro e del Demanio. )> 

Nel Titolo Terzo del sopraccitato Decreto si leg- 
ge (4) : « Il Demanio dello Stato in Toscana rimane 
» sotto rimmediata vigilanza dei Sigg. Prefetti ». 

In forza di tali disposizioni fu compilato il Ca^' 
talogo dei Manoscritti scelti nelle Librerie Monastiche 
di Firenze, del quale si è parlato di sopra (5). 

L'autore del sopraccitato Catalogo de* libri del 



(1) storia civile della Toseaiw dal MDCCXXXFIi al MDCCC 
XlFJil di Antonio ZoH. FirentB freuo Luiqi MoHniy f 8S#— IS59, 
5 tomi, in S*", t. Ili, pag. 700, e Affpenéiee di Documenti N.* CXL., 
pag. 3-23—5^7. 

(2) ZoM^ Storia eiviU delta Toscana dal MDCCXXXFII al 
MDCCCXIFIII, t. Ili, Appendice di Doeuwienti i¥.» C;r£,|>ag. 325. 

(3) Zoòt, Storia civile della Toscana dot MDCCXXXFII at 
MDCCCXLFUI, l. Ili, Appendice di Documenti N." CXLj pag. 5i4. 

(4) Zobi , Storia civile della Toscana dal MDCCXXXFII al 
MDCCCXIFIII-, I. e. 

(5) Pag. 194, lìn. 11—26. 



9 



196 
Convento di Santa Maria Novella fu dotto Teologo, o 
poeta illustre, come apparirà dalle seguenti notizie 
della sua vita e de' suoi studi. 

Nel 1683 fu stampato in Firenze un elenco dei 
Padri Maestri e Baccellieri dell'Università di Firenze 
intitolato (1) : 

ELENCHVS 

» ALPHABETICVS VNIVERSALIS 
» EORVM OMNIVM PP. MAGISTRORVM, AC BACCALAVR. 

» Almae Fior. Vniuersit,, qui iàm vita functi, praesertim ab anno 
» 1424. vsquè ad hunc 1683, in antepositis catalogis de claris Vi- 
» m, & Decanis, non recordantur, tuxià laureationis vel incorpo- 
» rationis annoSy qui f>otuerunt haberi, praetermissis die, et mense^ 
9 nec non illis Doctoribus, qui iustis de causis ab eadem Vniuersit. 
9 remansere abrasi, » 

In questo elenco si legge (2) : 

Thomas Bractius Gherardi de 

Prato Bac. Ord. Praed. 1453. 
Thomas de Lido Bacc. d. Ord. 

1473. 
Thomas Morelli de Bonis Fior. 

d. Ord. 1486. 
Thomas Matthaei de Fior. Bac. 

d. Ord. 1486. 

Quindi è chiaro che nel 1486 il Padre Tommaso 
di Matteo Sardì fu incorporato come Baccelliere nella 
Università Fiorentina. 

(1; Constilutiones, et Decreta Sacrae Florentinae Universitali$ 
Theolof/orum. Una cutn illius primaeva origine^ ac lUustrium f^i- 
rorum qui ex iUa frequenier prodierunt enarratone. Omnia olim 
simul colUetaj ac primo in lucem edita sub Deeanatu A, R. D, Ma* 
giitri Fidetis de Corsettis à Puppio, Monachi Fallumbrosani] Nunc 
denuo aucta^ et accuratius recognita^ Decano A, R, P, M, Raphaele 
Badio Fiorentino Ordinis Praedicalorum ^ deque eorundem Magi- 
itrorum comilio^ ac Illustriu.y & Reuerendiss. D, Archiepiscopi Fio- 
renlini Fniuersitatis praefatae Moderatoris authoritate firmata. Fio - 
rentiae^ apud f^incentium p'angelisti Archiep. Typogr. Superiorum 
permisiUy MDCLXXXilL, in 4% pag. 154. 

(2) Constiluliones et Decreta Sacrae Florentinae Universitatis 
Theologorum, pag. 163, col. 2. 



197 

II Padre Giacomo Quetif Domenicano , nato in 
Parigi ai 6 d'Agosto del 1618 (1), e morto ai 2 di 
marzo del 1698 (2) scrive (3):« f. thomas matthaei de 
)> sARDis Etruscus patria Florentinus, professione vero 
» S. Mariae Novellae alumnus, theologiam e sape- 
» riori loco praelcgebat, anno MCCCCLXXXVI, quo 
» baccalaureus in università te Fiorentina allectus 
» est )). Puossi adunque con sicurezza affermare, che 
nel 1486 il Padre Tommaso di Matteo Sardi lesse 
teologia neir Università Fiorentina. 

11 Dottore Luca Giuseppe Cerracchini, Sacerdote 
Fiorentino morto ai 27 di Gennaio 1745 (4), scri- 

(1) Il Padre Jacopo Echard scrive {PP. Quetif et Echard^ Seri- 
ptores Ordinis Praedicatorum, t. II, pag. 746, col. i,e 2, articolo 
intilolalo F, jacobus quetif^, contrassegnato con asterisco) : « F. 
» Iacobdb QuBTir Gallus,ParÌ8Ìis parentibos honestis civibus regiae 
rt urbis commode k laute vivenlibus, patre Petro regio notario, hu- 
» jusque coniuge Barbara Brunet seita angusti MDGXVIII naluscst, 
•n eademque die in Ecclesia parochiali S. Salvatoris dieta tiaptismo 
rt renalus ». 

(2) Il P. Jacopo Ecbard scrive (PP. Qnetif et Echard, Seriplores 
Ordinis Praedicatorum, t. Il, pag. 746, col. 2, articolo intitolato F. 
JACOBUS quetif): * Obiit vir laboriosissimus (F. Jacobus Quetif) 
r» &c in optimis semper cognitos secunda martii MDCXCVIII. aetatis 
9 LXXVIII nondom completo i*. 

(3) PP. Quetif et Echard, Scriptmres Ordinis Praedicatorum, t. 
II, pag. 38, col. 2, articolo F. THOMAS MATTAEE DE SARDtS 
contrassegnato colla croce f. 

(4) Il Padre Giuseppe Richa della Compagnia di Gesù, parlaiMÌo 
del suddetto Dottore Loca Giuseppe Cerracchini, dice (iVoltsie ieto- 
riche delle Chiese Fiorentine Divise ne'suoi Quartieri Opera di Giu- 
seppe Richa della Compagnia di Gesù Accademico Fiorentino e So- 
cio Colombario: In Firenze 1754 — 1762. Nella Stamperìa di Pietro 
Gaetano fiviani. Con licenza de'Superiori, 10 tomi, in 4% t. X, pag. 
168^ Lezione XV 9 paragrafo IV.): • Nella sua morte poi,che segui il dì 
n 27 Gennaio 1745. volle il Cerracchini,che nella Chiesa (d'Annalena 
» di Firenze) di queste Religiose i^sposto Possedè quindi riposto il 
f) di Ini cadavere, colla seguente inscrizione, che , secondo il suo 
» gusto, s'era da se slesso composta, allorché vivea m. Pii!k oltre il 
medesimo Padre Richa dice (Notizie isloriche delle Chiese Fioren- 
tine, l. X, pag. 169, Lezione XV, parag. IV): « Ecco l'Inscrizione: 



198 

ve (1) : « TOMMASO di MATTEO SARDI O Sia SCARPl FÌO'- 

» rentino deTrcdicatori, li 26. Novembre 1486, es- 
n sendo già incorporato come Baccelliere diede co- 
» minciamento a leggere sul primo delle Sentenze il 
r> di 29. del medesimo mese: e il dì 9. Gennajo sus- 
» seguente cominciò a leggere sul secondo ». 

Si vedrà più oltre qual possa essere la ragione 
per la quale il Cerracchini qui dice usardi o sia scarti.» 

Il Padre Michele Poccianti Fiorentino dclKOrdi- 
ne dei Servi di Maria, morto in età di quarantuno 
anni ai 6 di Giugno del 1576 (2), in una sua opera 



9) LYCAS . lOSBPH . CBRRACCBIlfITS . CIVIS . rLOR. 
» COBlI . NBBBI . rie . HBIIRIGI . T . I . D . IIBP. 
9 NATVRA . PVLTI8 . DIOIflTATB . SAGBRD08 . PBOTONOT . AP. 
» S . TH . . AGAD . PLOR . APATB . BT . ARCAD. 
» T?« . IN . PLOR . TVM IN PAB8VL . 0IOBCB8 . SYNOD • BXAMINAT . 
n 8 . OPPICI! . INQTIS CBPISOR . IN . TVMVLO . PROXIMO . ALTARI 
79 88 . PR0TBCT0RI8 . SVI . DBIPARAB . SPONSI ' 
w C0RP0RI8 . 8VI BXVVIA8 . VT . LOCARBNTVR 
» VIVBPIS . HVMILITRR . PBtIt . QVO . AB . INSIGNIS 
• BVIT8 . ASCBTBbI . SACRI8 . TIRGINIBVS . OBTBNTO 
• MOfUMBNTVM . BOC . P . 8 . P . C 
t) OBIIT . DIB . XXVII . IANVArI . MOCCXLIV. 
t) ABTAT . 8VAB . LXXII . M8N8 . IV- «i 

(!) Fasti Teologali ovvero notizie iiioriche M Collegio de^ Teo- 
logi della Sacra Università Fiorentina dalla $ua Fondazione sino al- 
Vanno 1738. Raccolte da Luca Giuseppe CerraccMni^ e dedicate al 
gran Maestro di JDivinilà San Dionisio Jreùpagila Potentissimo 
Protettore della medesima. In Firenze. MDCCXXXFlil. Per Fran- 
étseo Mùikcke Stampatore jércivcscvvate. Con licenza de' Superiori , 
in 4% pag. 197 e 198. 

(2) Il I^dre Luca Ferrini «lelTOrdìne de'Servì di Maria, in un 
arlicolo Telali vo al F. Michele Poccianti, cbe la parie delle giunte 
al Catatogus Scriptorum Ftorentinorum di quest'ultimo , l'aite dal 
medesimo P. Ferrini, scrive ( Cdtalogus Scripforum Ftorentinorum 
omnis generis^ quorum^ et memoria extat, alque lucubrationes in 
titeras relatae zunt ad nostra vsque tempora, M. D. LXXXIX. Au- 
efùre Reverendo Patre Magietro Michaete Poeciantio Fiorentino , 
Ordinis Seruorum B. M. Firg. Cum adéitionibus fere 200. scripto- 
rum Fratris Lucae Ferrinij alumni Sacrae Theologiae professoris^ 
atq; cum tatmlis locuptectissimis ipsum e^rornantibus. Florentiae ^ 
Apud Philippum Junctam^ M. D. LXXXIX. Cum Licenlia Superio- 
rum^ & Priuilegio^ in 4% pag. 129): Quamplurima etiam suae reti- 



^ 



m 

intitolata Catalogm Scriplorum fìorentinontm omnin 
generis eie. scrive (1) : 

» Thomas Matthci de Sardis, vt alij habent Co-^ 
» dices ex Ordine fiatrum Praedicatorum hetrusco 
» eloquio, hetruscaque Muèd uir haud ignobili^, ^ 
» incelebris euigilavit Carmine altiloquo imitatuil 
n Danthem, opus iti tréd libros dige^tutn, quod iii^ 
n scripsìt fiub nomine Animae pèregrinàe aA Magi>^ 
» stratus, ^ Consiliarios Reipub. Plorfett. cuiud Ar- 
Y> cbetipon a^^ruàtur in Bibllotheca CaenobiJ S. M« 
» N. g^ sic incipit 

» Sonniferando ascesi Vaspro monte 
)> Che ci conduce ad vnà etèrna t)ita 
» D^vna viua acqua io viddi vn chiaro fonte. 
» Interijt Floren. 1517. 27 Octobris, ^ in 
» Aedibus S. M. N. eiusossa recondita suni i>. 

Quindi è certo che il Padre Tommaso Sardi au- 
tore del Catalogo éoprammentovato de' libri della 
Biblioteca del Convento di S. Maria Novella morì 
ai 27 di Ottobre del 1517. 

Nel retto della carta numerata 74 della prima 
parte del celebre Necrologio del Convento di &. Maria 
Novella di Firenze (2) si legge: «ilfa^tsler Thomas Mai* 

gionis oflicia est eonseeutus [Michùil Poeeiantiut)^ quihUi pHIdeHIef 
ministratisi tandem sui ortns anno 41. efflauit animam. Più oitns 
iipirarticolo medesitno il Padre Luca Ferrini scrive [Poteianti^ Cit^ 
talogus Scriptorum Ftorentinorum, I. e): tandem Cathatogym hune 
percelettrem incipit {Michael PùcéianHus)^ at immatura nk>rti frac 
uentus oetauo Idus lunij 1576. eatrema videre néqniuU. 

(1) Pocciantif Caiaiogus Scriptorum Florentinorum, pag. 164. 

(2) Questo Necrologio è composto di due partii la prima ilell« 
quali è un Codice manoscritlo in quarto di 135 carie numerate tut* 
te nel recto^ salvo le prime cinque^ Tettava , e le ultime ire coi 
numeri 1 — 67, 66 — 1S4. Di queste 135 carte dodici sono carUcecv 
cioè le prime tre, le ultime tre e le sei numerate nel recio coi nu- 
meri 1 16^121. Tutte le altre carte di questo Codice sono roembrana- 
cee.Nel recto della ottava carta e quinta delle membranacee di quealo 



200 
thei de scarfis de (lo' . convenlus s/*' marie no"^ filius ^ 
Professus. E medio nostrum sublatus est die 27. Odo- 
tris 1517. Hic Venerabilis pater habitum nostrum a 
pueritia su^cepit^ ac per multos annos inter fratres lau- 
dobiliter est conuersatus,^ Plurimis honoribus honesta- 
tus est. Fuit namque Prior nostri almi Conuentus ter^ 
^ in predicatione gratissimus. In Chatedrali ecclesia^ 
et in Conuentu nostro predicauit sepius cum maximo 
Poptdi concursu. Vulgari sermone j^ Carminibus Dieta- 
uit Opus Cui Titulus est Anima Peregri.* Ex urbe 
tandem reuersus, ^ febre Percussus claìisit dies suoSf 
ac dormiuit cum Patribus suis » (1)« Certamente il re- 
ligioso Domenicano chiamato Magister Thomas Mat- 

Codice pili moderna delle altre carie mcmbraDacce del Codice 8te«»o 

hi legge: « NBCROLO || GII TER || CONvBNTVS || 8.MARIAK IIOTL : || 

li DB FLORBNTU || ORDIIflS PRABDI || CATORVil |{ PAR» PRIMA (I Ab AnnO 

» 1225 V»q: ad 1665 i ^.Le prime due lìnee di quello titolo »ono 
nel medesimo recto in caratteri rossi. La seconda parte del me- 
desimo NecroloQÌ9 è un Codice manoscritto, in quarto^ de'secoli de- 
cimosellimo e decimottavo, di 203 carte non numerale, e tutte car- 
tacee, salvo ta prima e l'ultima, cbe sono membranacee. Nel recto 
della prima carta di questo manoscritto si legge: ". nbcrologu || vb- 

TIA 
yt NBR: CONTBNTV» || ft. MARIAB PfOVBL. DB FLOR: |j ORDIICIS . TRM- 



jt DICATORVM II CVM IIIDICB GNLI.NOmiilV || 9BCTNDA PARS. || APIIfO 1682.<n 

Il Padre Vincenzio Finescbi scrive (Saggio di un Poema inedito in- 
titolato Anima Peregrina, pag. 4): 

» Col Documento per altro del prelotlalo Necrologio (2) possia- 
» mo qui asserire, clie il nostro Sardi l'osse un eccellente FìIono- 
» fo un dotto Maestro in Teologia, e un valente Predicatore, meu- 
u tre predicò con gran concorso di Popolo piU volle nel Duomo, 
91 nella nostra Chiesa ed altrove. 

„ (') T. 2, pag. 34* „ Magister Thomas Mallhei «le Scarfis „ eie. „ 

Sembra che per errore dì stampa in principio di questa nota (2) 
si trovi (* T. 2. -n in vece di «> T. i. », giacché nella prima, e 
non già nella seconda parte del Necrologio del Convento di S. Ma- 
ria Novella trovasi il passo di questo Necrologio relativo a Ma- 
gister Thomas Matthei de scarfis riportato di sopra ncirantrcedente 
pagina 199 (lin. 23), e in questa pagina 200 (lin. i — 12). 

(1) Questo passo del suddetto Necrologio è riportato dal P. Vin- 
ceniio Finescbi nel suo Sctggio di un poema inedito intitolato Ani- 
«ui Peregrina (pag. 4, nota 2). 



20t 

thei de Scarfis in questo passo dei Necrologio sud- 
detto è il Padre Tommaso di Matteo Sardr, del quale 
si è parlato di sopra , giacché il Padre Vincenzio 
Fineschì ha giustamente avvertito (1), che, per isba- 
glio di chi scrisse questo passo, vi si legge Scarfis 
in vece di Sardis. 

Il leggersi Scarfis in vece di Sardis nel soprar- 
recato passo del Necrologio del Convento di S. Ma- 
ria Novella, è foi*se il motivo (2) pel quale il Dot- 
tor Luca Giuseppe Cerracchini scrisse (3) a sardi o 

)) sia SCARFl ». 

Subito dopo questo passo del suddetto Necrolo- 
gio nelle linee decimanona e vigesima del recto della 
carta numei'ata 74 della prima parte di questo Necro- 
logio si trovano scritte di mano più recente del passo 
medesimo queste parole : « Ab alijs adpellatur De 
» Sardis et ipse etiam in dicto libro » (4). 

Il Padre Ambrogio d* Altamura , Domenicano » 
della famiglia Del Giudice, nato ai 16 di Novembre 
del 1608 (5), nella sua opera intitolata Bibliotheca 
Donìinicana^ scrive (6): « thomas a sardis, seu de Codi- 
li ) FinescM {P. Fincenxioì^ Saggio di un poema inedito intitolato 
Jnima Peregrina ^ pag. 3. 

(2) Vedi «opra, pag. 108, lin. 7 e 8. 

(3) L. e. Vedi sopra, pag. 198, lin. 1. 

(4) La sopraccitata prima parte del Necrologio di S. Maria No- 
vella (Vedi sopra, pag 199, lin. 21 — 23, 31 — 37, e pag. 200, liii« 
14 — 18) contiene 1186 articoli o paragrafi, ciascuno dei quali si 
riferisce ad un Religioso del Convento medesimo. 11 soprarrecalo 
passo di questa prima parte relativo al Padre Tommaso di Matteo 
Sardi (Vedi sopra, pag. 199, lin. 23, e pag. 200, lin. 1 — 12) trovasi 
in questa prima parte contrassegnato col numero 763, scritto nel 
margine laterale interno della carta 74 recto presso alla linea nona 
di questo recto. 

(5) PP. Quelif et Echard^ Scriptores Ordinis Pr aedi cai orum^ t. 
Il, pag. 660, col. 2, articolo F. AMBHOSiyS DE ALTAMFRA^ 
contrassegnato con *. 

(C) Bibliothecae Dominicanae ab admodum R, P. M, F. Ambrosio 



202 

» cis Florentinus accuralissimus imitator Dantis , 
» summus Poeta, edidìt Carmine etrusco volumen in 
» tres Ubros distinctumy cui titulus Anima Peregri-- 
)i na. Opus hoc asseruatur in Bibliotheca Gonuentus 
» S. Mariae Nouellae. Obijt die 27, Octobris 1517. 
» ibidem. 

)) Michael Pocciantius , Plodius p. 2. Ub. 3. Lu- 
» carinus, Fontana de Rom. Prou. e. 6 ». 

II leggersi seu de Codicis in questo passo della 
suddetta Bibliotheca Dominicana ci mostra che il 
P. D' Altamura errò credendo essere de^ Codici un 
secondo cognome del Padre Tommaso di Matteo 
Sardi. II P. Giacomo Quetif ciò avverte scriven- 
do (1): « In ah'ud erratum impegit Altamura, legens 
1» apud Pocciantium, Thomas Matthaei de Sardis, ut 
n aia habent Codices. Putavit Godices aliud esse Tho^ 
» mae agnomen, quia scriptum per G majusculam^ 
» cum obvium esset typorum esse erratum ». È da 
notare per altro, che prima del P. D* Altamura cadde 
in questo errore il Padre Giovanni Michele Piò; giac- 
ché questi scrive (2) : « Fm Tomaso de Sardi, o- 

tff Altamura AetiuratU CoUeeti<mibu$^ Primo ah Ordinis Conslitutio- 
fif, vsquc ad Annum 1600. prnductae hoc Seeutari Apparatu inert- 
mentum^ ac proservtione ad Illwlrissimum^ ac Heuerendissimum Fr. 
Jo. Thumam de Hncaberli , Falentinae Eccleéiae Archiepiscopum , 
fuenon iotiui Praedicatùrnm Ordinis GennaUm Magittrum, Ho- 
mae^ M DC LXXFIl. Typih & Sumptibus Nicolai Angeli TintuHj. 
Sup$riofUm permiSÈUy in fog., pag. 240, col. 3, e pag. 24i, col. ì. 
Anno 1517. 

(i) PP. Quetif et Eehard^ Scriptores Ordinis Prafdicatorum^ l. 
11, pag. 88, col 2* arlicolo F. THOMAS MATTHAEI DE SAB- 
DlSy conlra«»egnalo con f. 

(2) Delle vite de gli Hvomini illUÈiri di S. Domenico seconda 
parte. Oue compendioiamente H tratta dei GeneraUt Areiueseovi , 
^eiCimit Maestri di Saero Palazzo, Scrittori, ik altri degni perso- 
naggi, delVOrdine de' Predicatori. Con vna breue raccolta, de gli Or- 
dini dei ConcUiy de\Sommi Pontefici^ & delle Congregationi di Roma, 
et dei Priuilegi, e fauori Pontifieij, attinenti a i Frati^ e Monache^ 



203 

)) uero de Codici, Fiorentino, gi*ande imitatore di 
» Dante, ^ caro alle Muse, compose in versi To- 
» scani, vn volume distinto in tré libri i intitolato 
» TAnima Peregrina, ^ Topera è nella Libreria del 
» Conuento di S. Maria Nouella, oue morì del 1517. 
» alli 27 d'Ottobre. Mich. Pocc. » 

Il Padre Tommaso di Matteo Sardi compose (!) 
ad imitazione di Dante Alighieri un poema in ter- 
za rima intitolato Anima Peregrìna^ e diviso in tre 
libri. Questo poema pubblicato in parte dal Pa-- 
dre Vincenzio Fineschi nel suo opuscolo ihtitolato 
Saggio di un poema inedito intitolato Anima Peregri-^ 
na (2) fu incominciato ai 9 di marzo del 1493, e ter- 
minato ai 22 di luglio del 1509, giacché a carte 191 
recto di un Codice della Biblioteca del Convento di 
S. Maria Novella, nel quale trovasi manoscritto que^ 
sto poema (3), in fine del poema stesso si legge : 

Ct* cUle tre Santisnme CompoQnte del Bosario , deUa Croce , O dei 
Nome di Dio. Et vn* ctgffivnta delle fondationi di molti Conuenti 
di Fratij Se Monasteri di Monache^ & cUlre cose notahilif auuenute 
neU^Ordine, & tempo tnddetlo . Con due copiose Tauolct Vpna deU§ 
persone i V atira delle materie, contenute nell'Opera. Di F. Gio. Mi* 
chele Piò, Bolognese^ Lettore 7%eologo, Domenicano. In Pavia^ Ap- 
presso Giacomo Jrditzoni, & Gio. Battista de*Bo'SÌ, M D CXiH. 
Con licenza de' Superiori, in 4**, col. 121 della seconda nameraiio* 
ne, libro terzo, anno 1517. 

(1) Vedi sopra, pag. 199, lin. 3 — 11, pag.200, lin.9 e 10, pag.SOI, 
lin. 21, pag. 202, lin. 1^-6, 21 , e questa pagina 203, lin. 1 — 6. 

(2) Fineschi y Saggio di un poema inedito intitolato Anima Pere- 
grina^ pag. 28 — 66. 

(3) Il sopraccitato Codice della Biblioteca del Convento di S. 
Maria Novella, contenente il poema di Fra Tommaso di Matteo Sar- 
di intitolato Anima Peregrinale cartaceo, in foglio massimo, e con- 
sta di 212 carte (*). Dal recto deUa prima al rovescio della quarta 
di queste carte trovasi un proemio in lingua italiana che nel recto 
della prima carta del codice medesimo è intitolato: « Probemio 
» primo della presente opera intitolata Ànima Peregrina, edita per 
» lo inutile Seruo || didio. Frate Tomaso Sardio fiorentino delle Sa- 

(*) Queste aia carie sono nel codice medetiino precedute da una caria 
più moderna aggiunta ad ette. 



204 

» Finis huiics opcrisj ad laudcrrij et gloriarne 
» ci honorem dei , bealeqne uirginis, omniumq^ 

» ere ledere Maestro indegno dellordine depredicaforj el || quale 
u prohemio con dna che se{>huano. Sono directi a quelli a quali 
» pi.'rueuÌHHÌ decla opera (j dojio »ara dedicata allì Nostri Excelsissi- 
n mi .S. della norttra citta dì Lorenza et dopo da loro Mag.<^« || 
» posta sarà in luce. Nel quale primo prohemio si tracia della cau- 
» sa naturale Ijubbia mosso Lauctore. » Trovasi poscia dal rovescio 
della medesima carta quarta al rovescio della quinta di esso codice 
un altro Proemio che nel rovescio della quarta è intitolato: « Pro- 
» hemio Secondo doue si tracia di alcune altre cause hanno mosso 
» Lauctore a decta opera ». Dal rovescio della quinta carta di 
questo codice al rovescio della sesta trovasi un terzo proemio che 
nel rovescio della quinta è intitolato : « Prohemio tertio doue si 
tt fanno molte et diuersc excusationi appartenenti alla presente ope- 
» ra n. Questo terzo Proemio Hnisce così : « Perche quando non 
» sarà scriplo o ledo apunlatamente facilmente si potrà errare et 
» peruertirc la mia in tentione. El pero misono messo di mano pro- 
li pria questo originale in publico porre, benché non babbi scr- 
ii nata la bortographìa. Sì perche nel uulgare la lingua con la pen- 
ti na troppo si prolapsa in nel dissilabare. Si anchora per la fisa 
» attenlione ho tenuta al uerso et ad sua resonanlia et sentenlia 
» che più manno strecto di hortographia ». Una parte di questo 
passo del medesimo Proemio terzo, cioè dalla parola apunlalamenie 
fino alla parola ienlentia trovasi riportato poco esattamente dal Pa- 
dre Vincenzio Fineschi in uno dei passi soprarrecati del suo SOQ' 
gio di un Poema inedito intitolato minima Peregrina (Vedi sopra, pag. 
193, lin. il — 17). Dal rovescio della sesta al r^r/o della settima carta 
del codice medesimo trovasi uno scritto che nel detto rovescio della 
sesta è intitolato: « Argomento di lucta La prente (sic) opera La quale 
» e diuisa in tre librj benché || sia molto ri strecto decto argomento, 
» ma nel succedere si trouerra apieno ». Segue nella medesima car- 
ta settima recto un breve scritto ivi intitolato: « Protextatìoui facte 
» dimano propria dellauctore per rimuouere dalla mente di ciascu- 
» no II Lauctore non tenere pertinace mente cosa nonsanamente 
» decta. o non paressj a chi leggiessi ». Il rovescio della medesima 
carta settima contiene una lettera dedicatoria in lingua latina in- 
titolata : « Questa e la Epistola delli doctissimi doctori della rota. 
» di sohto nominati. Ig^ quali || per loro Innata benignità et humanita 
» degnorno presentare dare et dedicare la prente (sicj || exigua et 

» incóposta opera alli Nri ex.™i S. el giorno della Sanctìssima an- 

• nontialione 1511. il Et Messere Pietro paulo primo doctorc infra- 

» scripto cosi oro alnostro senato Sedendo nella so* || lita residentia. 

» presente et gratissimamente acceptà || te la presente opera, per sua 

» qi infinita et innata sapia et gratia. Lo Illustrissimo principe 
» primo Duca per || petuo di nostra citta fiorentina Piero di A^C To- 
n maso Soderjnj ». 11 recto della carta ottava del codice slesso con- 
tiene una lettera dedicatoria in lingua italiana, che nel medesimo 



205 

» sanctorum celestis curie, (lie.22.iulij.hora deci- 
» ma , Mxccccviiij quod , opus laboriosissi' 



recto é inlitolata : (^ Tbome Sardji fiorentini Sacre ibeologie pro- 
ai fessoris inmeriti. praedicalornm ordini». Ad cxcl."*»» |] Doroinos vi- 
» delicet. Pelrum Sodcriniim Diicem prioiiim perpetuum. Priorcsque 
» sibi consolios no || stre. R. P. libertatin fiorentine. Ànima Pere- 
» grina «. Il rovescio della medesima carta ottava contiene un*al- 
tra dedicatoria in lingua latina intitolata nel medesimo roveiicio : 
n Ad iiluntrissimum voxilliferum Ducemqne primum perpetuum. P. 
» Soderinum. Paci» || Patrem Patrie Inclite ciuitati» florentic To- 
» mas Sardius eiusilem ciuitatis Sacre thcoio- || p,ie imeritus magr. 
» Sai. P. D. Jì 11 redo della carta nona di questo codice è bianco. 
li rovescio della carta medesima contiene una lettera dedicatoria in 
lingua latina che nel medesimo rovescio è intitolata: « jéd sapienlts- 
» iimos utriusque iuris doetores ae Rote luslitie fiorende Consitiarios 
» jiuditoresque li Ivstisiimos Thomài Saraius Sacrarum lieterarum 
» in merilus magister S\ D. » Dopo questa dedicatoria nel medesi- 
mo rovescio si logge: « Finis die 25. Martij M.ccccexj. » Nel recto 
della carta decima del codice stesso si legge: « Incipit liber primus 
)) buius operis. Capitulo primo Do l| uè Lanima peregrina comincia el 
» suo faticoso cami II no Inuocando el diuino et Sancto Auxilio ».(*) 
Un esemplare membranaceo, in foglio, di questo poema trovasi in un 
Codice della Biblioteca Corsiniana di Roma contrassegnato col u.* 
612, e composto di carte 200. 11 Padre Vincenzio Finescbi afferma 
{Novelle letterarie pubblicate in Firenze Vanno MDCCLFIl^ tomo 
XVlll., col. 134), cbe quesito esemplare fu dall'autore presentato al 
Sommo Pontefice Leone X. Nel rfc/o della carta 10 del suddetto Co- 
dice n.** 612 della Biblioteca Corsiniana si legge: m Commentum || Nar- 
» ralione del come e dedicato al Reuerendissimo Monsigno || re S.Gio- 
•n uanni de medici Signore benignissimo «liuina proi |1 (lentia Cardi- 
vi naie dignissimo titulo Sanctae Marie in Dominica be || nemerito pa- 
» triae patri opti mo die ....mensis .... rt ) Nel recto della carta 199 di 
» questo Codice sì legge: Explieit opui. Lausdeo beateque Marie if 
omnibusqve Sanctis. Amen. |l Quod opus inilium kabuit die viìij 
Martij M" || CCC(f LXXXX^.IIf. hora vero nrviij. il Vn altro esem- 
plare membranaceo, in foglio, del poema suddetto del Padre Tom- 
maso di Matteo Sardi trovasi in un Codice delfl. e R. Biblioteca 
Magliabechiana di Firenze contrassegnalo Classe yil^ n* 309, e com- 
posto di 211 carte numerale tutte, salvo le prime dodici, la deci- 
maquarta, la decìmasesta, la decimasettima, la decimaottava , la vi- 
gcsima prima, e Tultima nel recto coi numeri 13, 15,20, 22 — 210. 
Il rovescio della prima carta di questo Codice contiene la medesima 
lettera dedicatoria in lingua latina agli Uditori dì Rota Fiorentini, 
cbe di sopra (lìn. 13 — 17 dì questa pag. 205) bo detto trovarsi ma- 

(*) Il Riho Padre Eusebio Cìnoltì Priore del CoOTento di S. Maria No- 
vella mi ha geulilmenle permesso di esaminare più volle i due suddetll 
codici di questo Convento, e di farne copiare i |)as8Ì soprarrecali. Di cbe 
credo mio dovere attestargli vivissima riconosceusa. 



206 

» mum^ inceptum fidi die. vnij martij , ho- 
» ra xviij. M. ccccLxxxxnJ''. 
» Quanlu {sic) autem ad eius correctionem die 
» xiiij martij. M.'^ccccc^. vmj''ad Laudem dein. 

m 

Doscritu ne] rovescio della carta nona del codice della Biblioteca 
del Convento di S. Maria Novella» che contiene Toriginale deir^- 
nima Peregrina del Padre Toannatto Sardi. Il br/!ve scritto che di 
aopra ho detto (Vedi «opra, pag. 204, lin. 32— >36) trovarsi in questo 
codice del Convento di S. Maria Novella sotto il titolo di Proie- 
xtationi ec. leggesi nel r$eto della carta numerata 20 del Codice 
Maglìabechìano Classe yu. n." 309. Dal rovescio della medesima 
carta numerata 20 al rovescio della carta vigesima prima dello 
stesso Codice Ma^jliabechiano trovasi la soprammentovata Lettera 
degli Uditori di Rota Fiorentini (Vedi sopra, pag. 204, lin. 38 — 47). 
Trovansi poscia nel codice Magliabechiano Classe FU. n.^ 309 da| 
redo della carta seconda lino al recto della carta numerata 19 i tre 
proemii soprammentovati (Vedi sopra, pag. 303, lin. 36 — 38, pag. 204 
lin.3 — 8, lin. 10 — i2,e lin. 14 — 23 della medesima pag. 204. Segue 
a carte 19 recto e vo'so^ e 20 recto di questo codice V Argomento 
•opracciuto (Vedi sopra pag. 204^ lin. 28 — 32). La carta 22 recto 
e verso di questo codice contiene la sopraccitata Lettera dedicato- 
pia del medesimo Padre Sardi a Piero Soderini ed ai suoi colleghi 
Priori di Firenze (Vedi sopra, pag. 204 lin. 47 — 48, e pag. 20ff, lin. 
3—7) in lingua Italiana. La carta numerata 23 del Codice stesso 
eontiene l'altra suddetta Lettera dedicatoria di esso Padre Sardi a 
Piero Soderini in lingua latina (Vedi sopra pag. 205 lin. 4 — 7). 
— *- Un altro esemplare membranaceo, in foglio» del poema stesso 
trovasi in un Codice della medesima Biblioteca Magliabechiana 
contrassegnato ClasM FlI^ nJ" 984 ( Palchetto Ji^ n.« 42), già Stroi- 
Stono» in foglio n.^ 608» scritto sul principio del secolo decimose- 
•to, e composto di 204 carie numerale tutte» salvo la prima e Tul- 
lima» nel recto coi numeri 1 — 202. Dal recto della carta numerau 1 
al rovescio della carta numerata 8 di questo codice trovasi il primo 
dei tre proemii soprammentovati (Vedi sopra, pag 203» lin. 36 — 38, e 
pag. 204, lin. 3 — 8). Segue dalla carta numerata 9 recto al recto della 
carta numeratalo d'esso codice il sopraccitato Argomento diquest' 
opera (Vedi sopra» pag. 204, lin. 30-^32). Il recto della carta nu- 
merata 11 di questo codice ha un fregio con miniature che abbrac- 
cia i margini laterale interno, superiore, ed inferiore, e contiene 
nella parte inferiore lo stemma dei Medici unito a quello degli 
Strozzi. Questo codice ha una legatura in pelle nera nella quale 
trovasi lo stemma dogli Strozzi. Nel rovescio della carta numerata 
fi02 di questo codice si trova scritto in caratteri rossi : 

« Finisce elterzo libro fine ditucla l'opera cominciata 
» adì viiij di marzo M. cccclxxxiiij in di di domenica a bore 
r» diciotto, et fu Bnito ad xiiij dimarzo. M. ccccc. viiij. I^uh deo. » 
Qnesto poema trovani anche manoscritto in un Coti ice della L eR. 
Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze contrassegnato Pluteus 



207 

Fi*a Leandro Alberti Domenicano Bolognese (1) 
nel quarto libro della sua opera intitolata De viris 
tUustrìbus Ordinis Praedicatorum, loda molto il poema 
di Fra Tommaso di Matteo Sardi scrivendo (2) : Co^ 
wiuuur [ui uide$) ipsum TtiO. MaUhaei FìorenUnuSf et 
FBANciscu^ Columna Yenetus. Quorum alter inf^ens no^ 
lumen carminum uertiaculo sermone contexuit^ ut me* 
rito comparari DatUi Fiorentino^ tam in concinnitate 
carminum^ dtdcedinej ac elegantia^ qtmm in senlen^ 
tiarum grauitate possiti alter uero in quodam libro 
materno sermone edito litteratura et uarium ac mvl- 
tiplex ingenio suo praesefert. 

Il Sig. Giuseppe Pelli Patrizio Fiorentino nelle 
sue Memorie per servire alla vita di Dante Alighieri^ 
ed alla storia della sua famiglia scrive (3) : 

JCII' Coiex[ KXIV' membranaceo, in fogHo piccolo, e del prÌBcipio 
del secolo XVK comporto di id9 carie oumerate sailuariamenle. 
Dal r$clo delia prima carta di quotilo codice al reffto della ottava 
trovasi il furimo dei tre proemi i soprammentovati (Vetii sopra pag. 
203,lin. 36-^98, e pag. 204, lin.S — 8). Segue in questo codice dal 
rovescio della me<Aesima carta ottava al rteto della carta nona il so^ 
praccitaloyir^omcnlo (Vedi sopra pag. 2(^4, lin. 90 — 32). 
Questo Codice fu descritto dal Canonico Angelo Maria Bandìni nel 
suo Catalogo de'Codici manoscritti italiani di questa Biblioteca (Cd* 
talogus Codieum Italicùrum Bibliothecae Medieeae Laurtntianoi , 
Gaddianae^ et Sanetae Crucis sub auspiciis Petti Leopoldi Beq. Princ. 
tìung. et Boioh. Afck. Auslr. M. E. D. Ang. Mar. Bandinim L V> 
D. Begius Bibliothecarius^ Praefectus recensuit^ iUustravil^ edidit* 
Florentiae Anno ciD. ID. ce. LXxrni.Praesidibus adnuentibus, in 
fog , col. 116—127, Pluteus XU^ CoU. XXIF). 

(1) Vedi la nota (1) della jiag. 4S. 

(2) Dt viris iUuslriòus Ordinis Praedtcatorum libri sex in unum 
congesti autore leandro Alberto Bononimui Firo elarissimo , carta 
154, verso, 

(3) Opere di Dante Alighieri. In Venetia 1767 — 1758. Presso 
Antonio Zatta. Con Privilegio delVEceellentiss. Senato^ A tomi, in 
4*, tomo quartOf parte seconda, pag. 122, 123. Memorie per ser- 
vire alla vita di Dante Alighieri , §• XVII. — Memorie per servire 
alla vita di Dante Alighieri, ed alla storia della sua [amiglia rac 
colte da Giuseppe Pelli Patrizio Fiorentino, seconda edizione nota- 
bilmente accresciuta. Firenze presso Guglielmo Pialli MDCCCXXliJ^ 
in 8», pag. 181, §• XVU, noU (72;. 



208 
)> Ma checché sia di questo 9 il libro di Dante 
» diede certamente motivo a Fra Tommaso di Mal- 
» teo Sardi Fiorentino dell'Ordine di S. Domenico ^^^ 
» di comporre il suo Poema tutt'ora inedito^ inti- 
ji telato Anima Peregrina ^^\ in cui perciò lo di- 
ti stinse onorevolmente chiamandolo suo Maestro ^^K 
» Ed in fatti niuno imitò meglio, e più esattamente 
» Dante di questo Domenicano; onde V Opera sua 
I» meriterebbe, che alcuno si prendesse la pena di 
» pubblicarla^*^ ». 

$, {^) Egli /u nel l^S6. deputato Lettore nella nostra Università^ e dopo 
^ aver sostenuto diversi impieghi nel suo Convento di S. Maria NoTella, 
,^ passò a miglior vi Ui il di H'j. Ottobre i5i7, siccome costa dtd celebre 
M Necrologio di detto Monastero. Di Fra TommBSO parlano molti con lo~ 
„ de, e fra questi TEchanl nella Biblioteca dell'Ordine T. //./>. 38. /Z 
„ Negri ^11 gli Scrittori Fiorentini pag, 614. H Poccianli in Catal, 
„ Script, ili. Fior. &€. „ 

„ (i>) Uoriginale di questo Poema col Comento del medesimo Padre 
y, Sardi /atto nel l5l5. 51 conserva nella Libreria di S. M. Notella : 
„ e nella MagUabeclùana ci. VH. Codice 309. un'altro esemplare ab" 
f, biamo veduto membranaceo in foglio^ il quale e quel medesiiio che 
M dalV Autore "fa donato a Ms, Pietro Soilerioi Gonfalonier perpetuo 
^ della Repubblica Fiorentina. Il Sardì credè di poter pubblicare colla 
^ protezione del Pontefice Leon X. questa sua fatica , onde portatosi a 
„ Roma^ ad esso ne donò una copia, che colà presentemente trovasi nel" 
„ la copiosissima Libreria del Cardinale Neri Corsini „. 

„ (^) Lil). I.cai). 33 n. 

„ (1) // Padre Vincenzio Fineschi che cortesemente mi ha comunicate 
M molte notìzie intorno al Sardi ed al suo Poema dovrebbe proccurare che 
„ una volta questo venisse in luce „. 

11 manoscritto originale, che il signor Giuseppe 
Pelli qui dice conservarsi nella Libreria di Santa Ma- 
ria Novella, è quello stesso da me citato di sopra (I). 

Il Dottore Giovanni Targioni Tozzetti scrive (2) : 
« In Firenze adunque , oltre alla libreria pubblica 

» del Convento di S. Spirito (Mehus p. 31, 277 e 

» 286 - Manni, lllustr. del Decamerone, p. 115.) 



(1) Vedi Hopra, pag. 203, Un. 7 — 17 , lìn. 31 -40 , pag. 204 , 
pag. 205, lin. 1—21, e pag. 206, lin. 1 — 4. 

(2) Notizie sulla storia delle scienze fisiche in Toscana cavate da 
un manoscritto inedito di Giovanni Targioni — rox2tfli<^pag.56, e IS7. 



209 
» vi furono nei secoli XII. Xlll. e XIV, aperte ed 
)> arrichite, per uso pubblico , anche le seguenti : 
» 1 .** Quella della chiesa Metropolitana, ora dell'O- 
» pera del Duomo (Mehus pag. 22, 31 e 73 - D. 
» Placido Puccìnelli, Cronaca delFAbbadia Fioren- 
» tina, pag. 9). 11.'' Quella della Badia di Santa Ma- 
)) ria de' Cassinensi (Mehus pag. 35, 273, 384 e 401 . 
» - D. Placido Puccinelli, Cronaca dell'Abbadia Fio- 
)) rentina, pag. 115. -Lami, Hodoep., Tom. 1) ». La 
Biblioteca qui menzionata dal suddetto Dottor Gio- 
vanni Targioni Tozzetti della Badia di Santa Ma- 
ria di Firenze de' Monaci Benedettini Cassinensi dovea 
contenere nella seconda metà del secolo decimoquinto 
alcune opere di Leonardo Pisano. Ciò in fatti è chia- 
ramente attestato dall'anzidetto anonimo autore del 
libro di praticha darismelricha dicendo (1): « E bene 
n che chonponessi (Leonardo Pisano) altri libri, e 
)) quali non o veduti, e sono queste opere in sancto 
)> Spirito, e in sancta m." nouella, e ancora nella 
» badia difiirenze. » 

In un Codice dell' Imperiale e Reale Biblioteca 
Mediceo-Laurenziana di Firenze conti*assegnato Con- 
venti Soppressi iV." 151., Di Badia iV.* 2712., Fa^ 
scio 10, Dietro al Pluteo, 51, trovasi manoscritto, 
dalla carta 1 1 recto alla carta 45 recto, un Catalogo 
di libri che si conservavano nella Biblioteca del Mo- 
nastero della Badia di Firenze nel secolo decimosesto 
in trenta banchi [scamni), de' quali, secondo il Cata- 
logo medesimo, quindici erano situati ex parte orien- 
tis, ed altri quìndici ex parte occidentis. In questo 



(1) Vedi sopra, pag 129, lin. 9—13. 

14 



210 

Catalogo, nelle lìnee decimaquarta e decimaquinta 
della carta 34 recto del suddetto Codice Mediceo-Lau- 
renziano Conventi Soppressi^ N."" lòìy Di Bcidia 2712 
si legge : 

» Leonardi Pisanj algorismus arismeticg et Geometrie 

» in mèbranis uol/ magno cerio rubeo. c^ 73. 

È da credere che le iniziali A. C. indichino qui il 
nome di Antonio Corbinelli figliuolo di Tommaso 
e cittadino Fiorentino; giacché 1* Abate Lorenzo Me* 
bus nella sua Vita Ambrosii Traversarii Generalis 
Camaldulensium scrive (1) : a Rodeo nunc ad Am- 

(1) Ambrosii Traversarii GeneralU camalduUmium aiiorumqne 
ad ipsum, et ad alios de eodem Ambrosio latinae epistolae « i.. U 
pag. CCCLXXXni. — Neil' I. e R. Biblioteca Riccardiana di Fi- 
renze trovasi ana Raccolta manosoritta compilata dal celebre Abate 
Lorenzo Mebus, intitolata: astratti di Manoscritti e di rare Editio^ 
ni^e comporta di venlidue volumi, in quarto,che sono i Codici con- 
trassegnali n'' 3352— «3377 della Biblioteca medesima. A pagine 5 del 
Tomo Ottavo di questa Raccolta, cioè del Codice n.* 3361 della 
suddetta Biblioteca Riccardiana, si legge : 

n Antonius Corbinellius 
» Dal Padre Lettor Galletti di Badia ho veduto il testamento di An- 
vt tonio Corbinelli, in cui lascia i suoi manoscritti a que'Monaci. n 

Dalla pagina 87 alla pagina 90 dei tomo duodecimo della Raccolta 
medesima, cioè del Codice Riccardiano n,^ 3365 si legge : 

» Bibl. Abbatiae 

» CorbioelJiani Testamenti particula tantum adscrvatur in Tabula- 
» rio Abbatiae, quae ei autographo dcsumpta est, sicque se baln^t: 
» 1424. Es ieetamenlo jéntonii de CarbineUis. Item reliquitj et le- 
» gavit amore Dei lacobo Nicolai de Corbizis civi Fiorentino «imm, 
» et usum — fruetum, et liberam commoditatem utendi^ et fhtendi, et 
)> penes se Addendi, et retinendi omnium et singulorumy et quorum- 
» cumque librorum tam in latino^ quam in graeco scriptorum^ et 
» tam in chartis membranis, quam bombicinis cuiuseumque Faeut- / 
•n tatiiy et de quacumque re, et uniusoumque generis seu materiei 
> dicti jintonii Tesiatoris^ seu ad dietum jintonium quomodolibei 
v> pertinentium^ vel spectantium, et hoc tota tempore vitae ipsius 
f% laeobi. Post mortem vero ipsius Jaeobi ipsps libros iure domi- 
» m7, proprte<a(j# , et possessionis reliquit , et legavit Monade , 
„ CapitulOi et Conventui B. Mariae jibbatiae Fiorentine Ordinis S, 
« Benedicti^ et ultra hoc reliquit et legavit ipsi Abbatte^ et Mona- 
H eie fiorenos centum auri prò construendo et ordinando unum arma- 
re rium^ seu libreirium in dieta Abbatta^ in quo dicti libri stenta et 



211 

» brosium Traversarium, eiusque amicos, in quibus 
D ponam Àatonìum Thomae filium de Corbinellis ^ 



» ponantUTj et prò <ionttruetione, aptatiotUi et ordinatione ipsorum 
» librarum in eo loco, modo et forma prout^ et quemadmodum tnde- 
» bitur, et ptaeebit Jbbati ipeius Abbatte qui est^ et prò tempore 
t» (iteriti et dieta Jaeobo Nicolai de Corbitis civi Fiorentino ipso 
•n lacobo vivente. Ipeo vero lacobo in humanie non exietente proni 
» vidMtur^ et plaeebit ipei Abbati, qui estj vel prò tempore fuerit^ $i 
n antiquiori aelate ex descendentibus Tlionuuii Pierii de Corbinel' 
n lis de Florentia^ et quoe Abbatem et laeobnm vel antiquiorem aita- 
» te de descendentibus dieti Thomasii. ut dictum est executores^ et 
» fideicommissores, feeit in predictis^ et ad predicta sotum, et hoc le- 

V gatum^ et relictum factum ipsi Abbati^ et Monacis^ et Monasterio 
•n ipse testator locum habere et executioni mandari voluttà ubi, si, et 

* in quantum servent regutam dUcti Ordinis^prout ut ad praesens ser- 
^ vani, et ubi si, et in quantum dieta Abbatta^ et Monasterium non 
» esset in commenda, sed observaret regutam^ et perseveraret in eo 
» statu, et ordine^ et perseverantia, quibus ad praesens est seu, et 
•n non atiter. Et ubi si, et in quantum dieta Abbatia non servarci 
» dictam regulam^ seu esset in Commenda, et non in observantia di- 

* ctae regulae, prout, et in qua ad praesens sunt ipsa Abbatia, et 
-n Monaci^ tunc privavit ipsam Abbatiam, Monaeos, et Monasterium 
» dicìo legato, et ipsos libros relipUt, et legavit Armario^ et libra- 

V riae, et Caipitulo, et Conventui Ordinis FrcUrum Heremitarum S. 
» Augustini Eeclesiae S, Spiritus de Ftorentia etc. Copiato dal Cala- 
vt logo di detta Libreria pag. 355 seg.: ma emendato dagli errori ctc.n 

Il tettamento mentionato in questi due paMÌ dei sopraccitati E- 
stralli di Manoscritti e di rare Edisioni dall'Abbate Lorenzo Me- 
bus è certamente quello stesso di cui parla il medesimo Abate Lo- 
renzo Mefans nel soprarrecato passo della sua Fila AmJbrosii IVd- 
t^ersari GenereUis Camaldulensium ( Vedi sopra dalla Un. 9 deUa 
pag. 210 alla lin. 29 della pag. 213). 

Il suddetto Abate Lorenzo Mehus mori in etli di ottantasei anni 
ai iS di Gennaio del 1802, come apparisce dal seguente Attestato: 

» A di 30 Giugno 1854. 

» Attestasi da me infrascritto Curato della Metropolitana Fioren- 
)) tina come al Libro di Morti di questa Cura apparisce che ij Mol- 
M to Revd.* Sig.*^ Lorenzo del fu Sig.^ Francesco Mehus di Anhi 
yi 86 passò da questa all'altra ?ita il di 15 Gennaio 1802 a ore 2 
y, ponid.< ed in fede » P. Giuseppe Pillori 

n Curato della Metropolitana Fiorentina. 

Nella prima colonna della pagina 60 deW Inventario e Stima del- 
la Libreria Riccardi sotto la Rubrica Codici d'Amiori Classici Itatià- 
ni ec. che trovasi nella prima colonna della pagina 24 d' esso In 
ventario ec, che contiene i numeri 1002-*— 3590, si legge : 
m 3352 al 3377 Mebus Ab. Catalogus Codd. S. 
^ Crucis ec. Estratti di BIS. e rare Edizioni. 
» Spogli e stndj varj. Voi. 26) in fol. t) 



212 

» civem Florentinum, eumdemque in graecis litteri» 
» Vespasiani testimonio ^ Emanuelis Chrysolorae di- 
)> scipulum, actoremque in primis, ut ille e Byzan- 
» tio * Florentiam adccrsiretur. Is congesserat ma- 
» gnam vim codicum, tum graecorum, tum latino- 
)) rum , quorum usum reliquerat decedens lacobo 
)) Nicolai filio de Corbizis, coque diem obeunte Mo- 
vi nasterio Abbatiae Florentinae, cuius in Bibliothe- 
» ca aetate nostra diligentissime adservantur. Pars 
» autem testamenti quod an. 1424 confecerat An- 
» tonius, exstat in eiusdem Monasterii Tabulano t 
» in qua talis est sententia : Ilem reliquit, ^ lega- 
in vit amore Dei lacobo Nicolai de Corbizis civi Fio- 
ri reritino nsurrij ^ usiim-fructum^ ^ liberam commo- 
» ditatem ulendiy ^ fruendij ^penes se habendiy ^ 
» retinendi omnium^ ^ singulorum, ^ quwximcumque 
» librorum, tam in latino, quam in graeco scriptorumj 
» et tam in chartis membranisj quam bombycinis cu- 
» iuscumque facultatisy ^ de quacumque re , ^ cu- 
» iuscumque generis, seu materici dicti Antonii te- 
» statorisj seu ad dicium Antonium quomodolibet per- 
» tinentium , vel speclantium , ^ hoc toto tempore 
» vitae ipsius lacobi. Post mortem vero ipsius lacobi 
» ipsos libros iure domimi j proprietalisj i^ possessio- 
» nis reliquitj ^ legavit Monachis, Capitulo, ^ Con- 
» ventui Beatae Mariae Abbatiae Florentinae Ordinis 
» Sancti Benedictij pulirà hoc reliquitj ^ legavit 
» ipsi Abbatiae, ^ Monachis florenos cenlum aurij 
» prò constmendoj ^ ordinando unum armarium, seu 
» librarium in dieta Abbalia, in quo dicti libri stentj 
» ^ ponanturj ^ prò constructione, aptatione, ^ or- 
» dinatione ipsorum librorum in eo loco , modo, ^ 
» forma, prout, ^ quemadmodum videbilur, ^ place- 
in bit Abbati ipsius Abbatiae, qui est, i^ prò tempore 
» fuerit, ^ dicto lacobo Nicolai de Corbizis civi Fio- 
» rentino ipso lacobo vivente. Ipso vero lacobo in hu- 
» manis non existente prout videbitur, ^ placebit ipsi 
» Abbati, qui est, vel prò tempore fuerit, ^ antiquiori 



213 

» aetate ex descendentibtis Thomasii Pierii de Cor- 
» binellis de Florentiaj ^ quos AbbcUem, ^ lacobum^ 
)> vel antiquiorem aetate de descendentibus diati Thoma- 
)) siij ut dictum esty executoresj^ fideicommissores fé- 
)) cit in praedictisji^ ad praedicta solunij^ hoc lega- 
» tuniy ^ relictum factum ipsi Abbati, ^ Monachisi 
» ^ Monasterioyipse testator locum habere,^ execu-^ 
» tioni mandari voltdty uhi, sij et in qtiantum servent 
» regulam dicti Ordinis, prout ad praesens servante ^ 
n ubi, siy ^ in quantum dieta Abbatia, ^ Monasterium 
» non esset in Commendaj sed observaret regulam^ ^ 
il perseveraret in eo statUj ^ ordine, ^ perseverantia, 
» quibus ad praesens est, ^ non aliter. Et ubi^siy^ in 
» quantum dieta Abbatia non servaret dictam regtdamj 
y> seu esset in Commenda ^ non in observantia dictae 
» regulacr prout ^ in qua ad praesens sunt ipsa Abba- 
» tia, ^ Monachi, tunc privavit ipsam Abbatiam, Mo- 
» nachosj ^ Monasterium dicto legato, ^ ipsos li- 
ni bros reliquitj^ legavit armario, ^ Librariae,^ Ga- 
in pituloj ^ Conventni Ordinis Fratrum Eremitarum 
)) Sancti Augustini Ecclesiae Sancti Spiritus de Fio- 
)) rentia etc. Ita de codìcum suorum supellectile in 
» uUimìs tabulis Antonius Gorbinellius, cuius quìdem 
» manu-scripti , ut diximus , nunc adservantur in 
» eiusdem Monasterii Bibliotheca ». 

•n (3) Vide Lib. TL, Epist. xii.^ col. 290. &c lib. viii. Epist. xii. 

col. 376. 
r, (3) Vide supra pag. xxii. 
» (4) Vide supra pag. ccclx. 

Ambrogio Traversali Generale de'Camaldolesi, 
in una lettera da lui diretta a Francesco Barbaro, 
patrizio Veneziano, scrive (1) : Antonius Corbinellus 
modestissimus vir gravi admodum, ac diutina infir- 
mitatc laboravit, Convalescere iam tamen, etsi lente, 
nimium coepit. In una lettera diretta dal mede- 
simo Ambrogio Traversari a Nicolò Nicoli Fioren- 

(i) Ambrosii Traversarii Generalis Camaldulensium aliorumque 
ad ipium, et ad alioi de eodem AmbroHo UUinae episloloi , t. II, 
col 290, II6ri FI, Epistola XIL 



214 

tino, celebre raccoglitoi*e di antichi manoscrìtii, si 
legge (1): Antonius Corbinellusjantequam magistratum 
suum inlrelj oravii me^ ut qtuiedam ex luis volumini-^ 
bus UH mutuo darem. Constantery atque Ubenter dedi^ 
girne voluit Augustini trìa volumina , de Trinitate , 
cantra AcademicoSy de utililate credendi. Accepit Opu- 
scula Cypriani a me. lacobus item CorbizuSj qui cum 
ilio profeclus est. Assessor fulurusy duo volumina ac- 
cepit a ine Chrysostomi super Epistolas Pauli. 

Queste due lettere di Ambrogio Traversari sono 
quelle che trovansi citate dall' Abate Lorenzo Me- 
hus nella nota (s) soprarrecata dicendo (2) : Vide 
Lib. VI. Episi. XII^ col. 290, &, Lib. Vili. Epist. 
XII. col. 376. 

Vespasiano Fiorentino nella vita di Palla di No- 
fòri Strozzi scrive (3): a fu cagone messer palla per 
» hauer fatto uenire manuello in Italia che m. lìo- 
» nardo da rezo imparasse le lettere greche da ma- 
)) nuello : guerino ueronese, frate ambrogio de già- 
)» gnoli, antonio corbinegli: Ruberto de rossi, mes- 
)) ser lionardo giustiniani, messer fi*ancesco barbero, 
I» pietro pagolo uergerio, ser fìlippo di ser Ugolino 
n che fu non solo nella lingua latina dottissimo, fu 
» discepolo di manuello » (4). 

(1) Ambrosii Traversarii Generalis Camaldulensium cUiorumque 
ad ipsum, et ad aUos de eodem Ambrosio latinae Epiitolae , 1. 11, 
col. 376, e 377. Libri FIII^ Epistola XII. 

(2) Vedi le linee 26 e 27 della pagina 2i3. 

(3) Questa vila trovasi nel Codice Valicano n.*" 3224, dalla carta 
504, reetOì alla carta 524 , reeto^ sotto il titolo ^ tita di mbsb- 
-n MB PALLA DI MOFRRi ». Qucsto titolo 8Ì legge sul rec(o della Carta 
504 del Codice medesimo. 

(4) Codice Valicano n.** 3224, carta 504, verso* — Neiredizione 
data dall' E.*" Cardinale Angelo Mai nel suo SpieiUgium Ruma- 
num delle Vite d' uomini illustri del secolo XV scritte da Ve- 
spasiano Fiorentino , questo pasAo del medesimo Vespasiano si 
legge così: (c Fu cagione messer Palla per aver fatto venire Mannello 
n in Italia, cbc messer Lionardo d'Arezzo imparasse le letlere greche 
» da quello, e Guerino veronese, frate Ambrogio degl'Agnoli, Anto- 
» nioCorbinelli^ Roberto de Rossi, messer Lionardo Giustiniani, mcs- 
» ser Francesco Barbaro, Piero Pagolo Vergerio. Ser Filippo di ser 
19 Ugolino che fu non solo nella lingaa latina doUtMimo, fu ditce- 



215 

L'Abate Lorenzo Mehus a pagine XXII della sua 
Prefazione alle Lettere di Ambrogio Traversari Gene- 
rale dei Camaldolesi riporta una parte di questo passo 
di Vespasiano Fiorentino, e però nella soprarrecata 
nota (3), egli dice (1) : Vide sapra pag. XXIL 

Nella vita di Ambrogio Traversari Generale de' 
Camaldolesi scritta da Vespasiano Fiorentino (2) si 
legge: u Frate Ambrogio fu dellordine di camaldoli, 
» et fu da portico di romagna figliuolo di uno po- 
li vero huomo; entrò negl'agnoli molto fancuUoi dove 
» istette in quella osseruanza et reclusione lunghis- 
HI simo tempo: cominciò a dare opera alle lettere la- 
» tine molto govane. Essendo di prestantissimo in- 
» gegno in breue tempo imparò le lettere latine» di 
» poi dette opera alle greche, sotto la disciplina di 
» mannello grisolora, huomo dottissimo (3) venne in 
)> grecia per mezo di messer palla di nofri istrozi, et 
» antonio corbinegli, et daltri huomini singulari che- 
» rano in quello tempo » (4). L'Abate Lorenzo Mehus 
riporta una parte di questo passo di Vespasiano Fio- 
rentino a pagine CCCLX della sua Vita Ambrosii Tra- 

v> polo di Manuello « (EJ et RJ Cardinalii Angeli Mai^ Spieilegium 
Bomanum, 1. 1, pag. 35S, Parie 11^ viu n.® 53, paragrafo 1). 
(i) Vedi sopra, pag. 213, lin. 28. 

(2) Quesu vita trovasi nel Codice Vaticano n.* 3224 dalla caria 
324, reelo^ alla caru 330, verto, sotto il titolo di ^ pbatb Ainao- 
» Gio DBLL'ounifB DI CAMALDOLi. » Questo titolo SI legge nel neto 
della carta 324 di questo Codice. 

(3) Per isbaglio trovasi due volte la parola Henn§ in questo paaso 
del Codice Vaticano n.* 3224 (carU 324, reelo^ linee 12 e 13). 

(4) Codice Vaticano n.* 3224, carta 324, recto, — Una parte no- 
tabile di questo passo di Vespasiano Fiorentino ùianca nell'editione 
data delle sue Fiie di wmini iUuitfi del secolo XF dairE.o Cardi- 
nale Angelo Mai nel tomo primo del suo SpieiUgium Romaìmm , 
giacché in questa edizione si legge : *^ Frate Ambrogio fu delfor- 
Vi dine di Camaldoli, e fu da Portico di Romagna, figliuolo di uno 
•n povero uomo. Entrò negl'Agnoli molto fanciullo, dove istette in 
» quella osservanza e reclusione lunghissimo tempo. Cominciò a 
v> dare opera alle lettere latine, dipoi dette opera alle Greche sotto 
n la disciplina di Eroanuello Grisolora , che venne di Grecia per 
» mezzo di messer Palla di Nofri Strozzi, e d* Antonio Corbincili 
» e d'altri uomini singolari ch'erano in quello tempo >*. (i?.' et BJ 
Card, AngeU Maif S^cUegimm Bomamm^ x. I , pag. 316, e 317) 
(FRATE AMBROGIO, Ptfag I.; 



216 

versarii Generalis CdTfnaldvlensium, e però dice nella 
soprarrecata nota (4) Vide stiprapag. CCCLX (1). 

Il Catalogo, che di sopra (2) ho detto trovatasi 
nel Codice dell'I, e R. Biblioteca Mediceo-Lauren- 
ziana di Firenze contrassegnato Conventi Soppressi 
TV" 151, Di Badia n: 2712,è diviso in due parti, la 
prima delle quali, contenente un elenco dei libri di 
quindici banchi, è intitolata Index libroimm qui sunt 
ex parie orìenlis. Questo titolo si trova nella prima 
linea del recto della carta 1 1 di questo Codice. La 
seconda parte del Catalogo medesimo nella quale tro- 
vansi descritti i libri di altri quindici banchi è inti- 
tolata Index libroru ex parte occidétis (3). Questo titolo 
si legge nella prima linea del recto della carta 30 del 
suddetto Codice Mediceo-Laurenziano Conventi Sop- 
pressi iV.* 151 .,Di Badia iV.** 2712. In questa seconda 
parte, sotto la rubrica In quinto scàno, che trovasi 



(1) Vedi sopra, pag. 213, lin. 29. 

(2) Vedi sopra, pag. 209, lin. 21 — 30, pag. 210, lin. i — 6. 
. (3) Il sopraccitato Index librorum qui sunt ex parie orientis in- 
comincia nelle tre prime linee del redo della carta 11 del Codice 
Mediceo Laiirenziano , Convenh' Soppressi N° 151., Di Badia N."* 
2712 (Vedi le linee 3 — 10 di questa pagina 216) in questo modo : 

« Index librorum qui sunt ex parte oricntis in primo scaìio 
N Concordantie noni ac ueterìs testamenti in membranis 
Vi uolumine mediocri et alto corio rubeo O/^ìl» 

Questo Catalogo finisce nelle due ultime lince della carta 29 re- 
eto del codice medesimo così : 

^ lacobus de uoraginc in mébranis uol' magno corio 

» albo C/;^4 » 

Il sopraccitato Index librorum ex parie occidenlis (Vedi sopra , 
pag. 209^ lin. 21 — 30, pag. 210, lin. 1 — 0, e questa pagina 216, 
lin. 3 — 13) incomincia nelle prime cinque linee della carta 30 rec/o 
del sopraccitato Codice Mediceo — Laurenziano, Conventi Soppressi iV.* 
151., Di Badia iV.» 2712, cosi : 

« Index librorum ex parte occidétis 
» In primo scaìio 
» Decrctù ìpssù uol*" magno corio nigro C^18 

» Archidiacbonus in decrctù in mébranis uol*: magno 

» corio nigro C/-^ 1 

Questo Catalogo finisce nelle due ultime linee della carta 45 re- 
cto del codice stesso cosi : 
«Papié uocabolariù in mébranis uol« magno corio rubeo Cy^ 105 A.C. 
> Festtts Pompeius io papyro uoU paruo corio rabeo C^^lSl ». 



rt 




217 

nella prima linea della carta 34 recto del codice 
stesso, si legge il soprarrecato passo (1) relativo a 
Leonardo Pisano. 

Un Codice della Biblioteca Magliabechiana di 
Firenze contrassegnato Scaffale C, Palchetto 1 ., iV.* 
261 6., Barfia Fiorentina N."" 73, contiene un'opera di 
Leonardo Pisano, intitolata Liber Abbaci. Nel rove- 
scio della prima carta di questo Codice si legge (2): 

)) A. C. Leonardus pisanus de Algorismo ^ Geometria 

» Est Abbatie Florentin. ^|73 ». 

Quindi è da credere che questo Codice sia quello 
stesso al quale si riferisce il passo soprarrecato (3) 
del suddetto Index librorum ex parte occidentis deli- 
bri già posseduti dalla Badia di Firenze. 

Sembra per tanto potersi con sicurezza affermare, 
che il Codice Magliabechiano contrassegnato Scaf- 
[ale C, Palchetto 1., TV.* 2616 fu posseduto dal sud- 
detto Antonio di Tommaso Corbinelli, e passò quin- 
di alla Biblioteca della Badia di Firenze pel lascito 
da lui fatto alla medesima Badia nel suo testamento 
sopraccitato di tutti i libri ch'egli possedeva (4). 

Nella Biblioteca Magliabechiana si conserva un 
Catalogo manoscritto cartaceo, in foglio, di 39^ caite, 
sulla prima delle quali nel recto si legge: « Catalogo 
» dei Libri scelti dalle Biblioteche Monastiche di 
)) Firenze, e Circondario della Prefettura dell' Ar- 
)) no rilasciati in deposito neirimp."" Libreria Maglia- 
» bcchiana ». Nel recto della carta 4 di questo Ca- 
talogo si legge : 2616 Bonacii Leonardi Pisani de 
Algorismo et de Geometria j cod. membr., in fog. cum 
figuris. In fine di questo Catalogo si legge (5) : 

(1) Vedi Hopra, pag. 209, lìn. 21—30, e pag. 210, lin. i — 6. 

(2) Atti delC Accademia Ponli/kcia de* Nuovi Lincei^ t. V^ Anno V, 
(1851—52), pag. 33. 

(3) Vedi la nota (1) di qac»ta pagina 217. 

(4) Vedi sopra dalla linea »etlima della pag. 210, alla linea 29 
della pagina 213. 

(5) Atti dell' Accademia Pontificia de'Nuovi lincei^ t. V, Anno V, 
(1851—52), pag. 34. 



218 

» Io Vincenzio Follini Bibliotecario ho ricevuti i sudd.' 
» Libri in deposilo M."" p/ questo dì 29 Agosto 1809. 
» — Tommaso Puccini Presidente ». 

Quindi è chiaro che TÀbate Vincenzio Follini, Bì- 
bliotecaiio della Magliabechiana, ricevette in deposito 
ai 29 di Agosto del t809 il Codice della Biblioteca 
medesima,ora contrassegnato Conventi Soppressi^ Scaf- 
falea,Palchettoh,N.''^ì&(BadiaFiorenlina n." 73). 

Ho detto di sopra (1), che nella Biblioteca Maglia- 
bechiana si conserva anche un Catalogo manoscritto 
intitolato (( Catalogo dei Manoscritti scelti nelle Bi- 
» blioteche Monastiche del Dipartimento dell' Amo 
» dalla Commissione degli Oggetti d'Arti, e Scienze, 
y> e dalla medesima rilasciati alla Pubblica Libreria 
» Magliabechiana. » Nel recto della carta 21 di que- 
sto Catalogo si legge : 

fi Badia Fiorentina 2616 C. L Fibonacci (Leo- 
» nardi ) Pisani Arithmetica. Cod. membr. in fol. 
» cum. fig. » 

Questo passo del suddetto Catcdago de' Mano- 
scritti ec. è relativo al Codice Magliabechiano del Li- 
ber Abbaci di Leonardo Pisano proveniente dalla Ba- 
dia di Firenze, del quale si è parlato di sopra (2). 

Nel sopraccitato Codice manoscritto dell' L e R. 
Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze contrasse- 
gnato Corwenti Soppressi^ iV.* 151., Di Badia iV.* 
27 i 2, trovasi dal recto della carta 47, al redo della 
carta 67, un Catalogo per ordine alfabetico dalla let- 
tera A alla lettera V di libri ch'erano nella Bibliote- 
ca della Badia di Firenze , quando questo Catalo- 
go fu compilato (3). In questo Catalogo si leg- 



(1) Vedi sopra, pag. i94, lin. li - 18. 

(2) Vedi aopra, pag. 2i7^ lin. 4-10. 

(3) Il sopraccitato Catalogo per ordine alfabetico dei libri già 
esistenti nella Biblioteca della Badia di Firenze (Vedi le linee 24 
— 31 di questa pagina 218, e pag. 219 ^ lin. 1 — 3) comincia 
nelle due prime linee del recto della carta 47 del sopraccitato Co- 
dice contrMsegnato, Conventi Sojtpresti iV.o 161., Di Badia Nfi 2712 
cosi: 



219 

gè (1): 
<( Léonard] Pisanj pratica geometrie in mébranie uole. 

» magno cerio subnigro. ^34 

Un Codice manoscritto della Biblioteca Maglia- 
bcchiana di Firenze contrassegnato Classe XI , n."* 
117 {Palchetto Illy n."" 24) contiene un esemplare 
dell'opera di Leonardo Pisano intitolata Practica Geo- 
metriae. Nel rovescio della seconda carta non nume- 
rata aggiunta in principio di questo Codice si legge: 

(( Iste liber est Abbatie fiorentine yf 74. » 

Più sotto nel rovescio medesimo si legge : 

(( Leonardus pisanus de geometria yf 74 A.C. » 

Sul margine inferiore della carta 5, recto^ del suddetto 
Codice Magliabechiano Classe X/, n!" 117» si legge : 

(( Abbatie florent.'' / LXXlIli A. C. » 

Sul margine inferiore della carta 151, recto, nu- 
merala 147 del medesimo Codice si legge : 
)) Abbatie fiorent. / LXXIIIJ A. C. » 

È da credere che in questi tre passi del Codice 
Magliabechiano Classe XIj n."* 1 17, le iniziali A. C. 
indichino il nome e cognome di Antonio Corbinelli 
figliuolo di Tommaso. Sembra per tanto doversi cre- 
dere che cpiesto Codice fu posseduto dal medesioio 
Antonio Corbinelli, e che passò quindi , a motivo 
del suo lascito soprammentovato (2), nella Biblioteca 
della Badia di Firenze. 

Nel Codice dell'L e R. Biblioteca Mediceo-Lau- 

» Abbati» 2* ^s suj^ 2' decretaliù io papjro iiol* magno 

« corio rubeo C/^113 ». 

e finisce nelle quattro ultime linee della caria 67 redo dì esso co- 
dice così : 

» Volumen in quo sut uite sàctorù uinccDtij sacti Petrj 
» martyris et martyrium beati Aotonij de pede mótiù 
» ite sermo in uità sanctj Marcj Pape in papyro et per 
» garoeno C/^i». 

(1) Codice deiri. e R. Biblioteca Mediceo Laorenziana di Firenie 
contrassegnato Conventi Soppressi, N.* f5l., Di Baéia^ N.* 27f2y 
carta 58, vereo^ linee 7% e 8*. 

(2) Vedi sopra, pag. 217, Un. 15—21. 



220 

renzìana di Firenze contrassegnato Conventi Soppressi^ 
N.' 151, Di Badia, iV/ 2712, dalla carta 68 recto, 
alla carta 84 recto, trovasi un Catalogo manoscritto 
intitolato (1) : 

Index Manuscriplorum , tum Grae- 
corum, tum Latinorum quae ha- 
bentur in Bibliotheca Abbatiae 
Fìorentinae. 
In questo Catalogo, sotto la rubrica di Manuscripta 
Latina Authorum Prophanorum (2) nelle linee vìge— 
simaquarta e vigesimaquinta del rovescio della car- 
ta 82 del medesimo Codice Mediceo-Laurenziano, si 
legge : 

a Leonardi Pisani de Algorismo et Geome- 
tria an. 1202. N. 50. » 

Il Codice così indicato e certamente il Maglia- 
bechiano, ora contrassegnato Scaffale C, Palchetto 1., 
N.' 2616. 

Nel margine inferiore della prima carta recto del 

(1) Questo titolo Ai legge nelle prime quattro linee del recto della 
carta 68 del :iopraccitato Codice Mediceo — Laurenziano contrasse- 
gnato, Conoenfi Soppreisi, N.'* i51., Di Badia N."* 2712. — Il so- 
praccitato Index Manmcriplorum tum Graecorum tum Latinorum 
quae habentur in Bibliotheca Jbbatiae Fìorentinae (Vedi sopra, pag. 
219, lin. 27, e le linee 1 — 8 di questa pagina 220 ) incomincia 
nelle linee 5* — 12* della carta 68 recto del sopraccitato Codice Me- 
diceo^Laurenziano contrassegnato Conventi Soppressi iY.** 151., Di 
Badia N.'* 2712, cosi: 

» Manuscripta Graeca Authorum 
» Sacrorum 
ri Codex membranaceuH , ubi habentur Acta 
» Aposlolorum et Epistolae D. Pauli cum 
» Commentariis elaboratis an. Chr. 984. ind. 
» 12 à quodam Theophylaclo Praesb. et in 
» Lege Doct. ut ad Calcem libri apparet Num. 1- » 
e finisce nelle linee 1* — 5* della caria 84 redo del medesimo co- 
dice cosi : 

>» Tractatus de Coelo cuiusdam Giliolj Pe- 

vt rusini N. 82. 

•n Philosophiae quaedam pars. D. Virginij 

» llegiensis huius quondam Abbatiae 

» Lectoris N. 83. n. 

(2) Questa rubrica trovasi nelle linee prima e seconda della car- 
ta 81| recto del Codice citato nella nota (1) di questa pagina 220. 



221 

sopraccitato Codice Laurenziano Convenli Soppressi^ 
/V.^ 151, Di Badia, N.* 2712. si legge: 
Catalogus antiqtuis Bibliothecae S. Mari^ de Florenlia. 

Inter Codices designatur num. WS. 
È da credere che le parole Catalogus antiquus di que- 
sta postilla si riferiscano alle prime sessantasette car- 
te di questo Codice, giacché queste carte sono tutte 
d'una mano più antica del rimanente di esso Codice. 
Il Codice della Imperiale e Reale Biblioteca Medi- 
ceo Laurenziana di Firenze contrassegnato Conventi 
Soppressi, iV.** 151, Di Badia iV.* 2712 è membrana- 
ceo, in quarto piccolo, di 98 carte, numerate tutte nel 
recto, coi numeri 1 — 98. I tre Cataloghi che di sopra 
si è detto (1) trovarsi in questo Codice, ne occupano 
settantatre carte; giacche uno di tali Cataloghi tro- 
vasi in questo Codice dalla carta 1 1 recto, alla carta 
45 recto (2), il secondo dalla carta 47 recto, alla carta 
67 recto (3), il terzo dalla carta 68 recto, alla carta 
84 recto (4). Ventiquattro carte del Codice medesimo 
sono mancanti di scrittura, ma rigate. Queste sono le 
carte 1,7-10, 28, 31, 36, 46,51, 85-98. Dal recto 
della carta 2 di questo Codice al rovescio della car- 
ta 6, trovasi un Catalogo intitolato : 
Tabula librorum Graecorum qui habentur in hoc mo^ 
nasterio Abbatiae Fìorentinae. 
Questo titolo forma le prime due linee del recto della 
carta 2 del medesimo Codice Laurenziano (5). 

(1) Pag. 209, lin. 21—30; pag. 216, lìn. 3—17, pag. 217, lin. 
1^3; pag. 218, lin. 24—31; pag. 219, Un. 27, pag.220, lìn. i— 8. 

(2) Vedi sopra, pag. 209, lin. 21 — 30 e pag. 210, lin. i — 6. 

(3) Vedi sopra, pag. 218, lin. 24 — 31. 

(4) Vedi sopra, pag. 219. lin. 27 — pag. 220, lin. 1—8. 

(5) Trovansi anche nel medesimo Codice Mediceo — Laurenziano 
sui margini inferiori o laterali recto delle carte 1 — 5, 11 — 14, 20 
—23, 29—33, 39—42, 47, 49, 50, 52, 57—62, 67—70, 83—86. 
le seguenti segnature: A car. 1 Àj. car. 2 Aii; car. 3 Aiij; car. 4 
Aiiij;car. 5 Aiiiij, car. 11 Bi; car. 12 Bii, car. 13 Bili; car. 14 Biiii, 
car. 20 C; car. 21 Cij; car. 22 Ciij; car. 23 Ciìij; car. 29 D; car. 
30 Dij; car. 31 D; car. 32 Diij,- car. 33 Diiij; car. 39 E; car. 40 £ij; 
car. 41 Eiij; car. 42 Eiiij; car. 47 F; car. 49 F) car. 50 Fiij j car. 



222 

Nell^l. e R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana di 
Firenze» trovasi un Catalogo manoscritto in tre vo- 
lumi» in foglio» il primo de'quali è intitolato (1): 

SUPPLEMENTUM ALTERUM 

ad Catahgum Codicum Graecorum^ 

Latinùrumy Ilalicorttm eie. 

Biblioteeae Mediceae-Laurentianae. 

Tomus primtis 

continens 

Bibliolh. Abbatiae Florenlinae Mss. Codices. 

A pagine numerate 1112 e 1113 di questo tomo pri- 
mo si legge : 

» Catalogus Bibliothecae Ab 
» baliae Florenlinae 
ìi Bibliothecae S. Mariae , sive Cassinensium 
» Monachorum Abbatiae Florenlinae , duplex 
» Catalogus in hoc Volumine continetur » al- 
» ter quidem Saec. XVI. alter vero Saec. XVIII. 
» concinnatus. In bis autem Catalogis non sin- 
» gulorum » quibus olim celebemma hàec Biblio- 
» theca referta erat, Librorum series l'ecense- 
» tur» sed Codices tantummodo manu exarati , 
n ac rariores typis impressi in ipsis mirifìcae ar- 
» tis incunabulis descrìbuntur » quorum tamen 
)) maximam partem nunc amissam desidera- 
)) mus ; eorum enim relliquiae tantum in 
y> hanc Mediceam Bibliothecam nostra aetate 
» illatae sunt. Nos autem D. 0. M. opitulante 

Bt Fili]; car. 59 G; car. 60 Gij; car. 61 Giij; car. 62 Gìiij; car. 
67 H; car. 68 Hij; car. 69 Hiii; car. 70 Him; car. 83 I; car. 84 lii; 
car. 85 liu; car. 86 luiJ. 

{i) Il Catalogo soprammentoTato dei Manoscritti delti, e R. Bi- 
blioteca Mediceo— -Laureniiana di Firenze (Vedi le priiiie dieci lince 
di questa pagina 223) è compreso in tre volumi in foglio, legati in 
carta pecora, il primo dei quali è composto di carte 653, numerate 
tutte» salvo le prime quattro, e le ultime diciassette coi numeri 1 
— -f sul recto delle prime dieci, e quindi a pagine coi numeri 1 
1114. Sul reelo della seconda carta di questo volume trovasi il ti- 
tèlo soprarrecato del primo volume di questo Catalogo (Vedi le lìnee 
4«-10 di queste pagina 2f8. 




223 

n buie Primo Volumini tandem aliquando R^ 
» nem imponentes» in eruditorum gratiam utriusque 
ì) Catalogì specimen subiiciemus. Antiquior ita^ 
» que, qui pag. 2. babetur» post titulum a Tabu- 
» la Librorum Graecorum qui habentur in hoc 
» monasterio Abbaliae FlorenUnae » ita incipit : 
» 1 . Cyrillus in Esaiam in papyroj vdumine ma^ 

» gnoj cooperto corio viridi c:^(8Ìgnatus)84. 
» 2. Homiliae ChrysostonU in Genesimj in membra-' 

» niSf volumine magnoy corto rubeo c/^ 73. 

» A. C. (*). 
» 3. Homiliae Chrysostomi in Geìiesim in mem-^ 

» branisj volumine magnoj corio rubeo c^ 

» 8, 
» 4. Homiliae Chrysostomi in Genesim in membra^ 

» niSf volumine magno, corio rubeo c/^ 84. 

» A. C. 
» 5. Homiliae Chrysostomi in MaUhaeum 9 et 

» cdia in membranis , volumine magno > 

» corio nigro c/^ 74. A. C. 

» Et sic de ceteris. 
» Recentiori vero Catalogo, qui pag. 68. occurrit, 
» baec inscriptio praemittitur : n Index Manuscrip^ 
» torum y tum Graecorum tum Latinorum 
» quae habentur in BibUotheca Abbatiae Flo^ 
)» rentinae. 

» Manuscripta Graeca Atictorum Sacro^ 
)> rum. m 

» mox. tale initium est. 

» Codex membranaceus , ubi habentur Acta A- 
» postolorum , et Epistolae D. Pauli , cum Cam-- 
» menlariis elaboratis anno Christi 984. Indici. 
» 12. a quodam Theophylacto Pf*esbytero et in 
» Lege DoctorCy ut ad calcem Libri apparet. iV.* 1 . 

» Codex membranaceus XI. SaeciUi optimae no^ 

)) lae j in quo Catena in Matthaeum ex interpreta^ 

)) tionibus Anonymij ApollinariSj Basiliij Chrysostomi j 

» Cyrilliy Eusebii, Gregorii Nysseni^ Isidori Pelusio^ 



224 

• 

» tacy Orìgenisj Severi, Severiani, Theodori Antioche- 

» nij Theodori Heracleolae, Theodori Mompsuesienij 

» atque Titi Bostrensis. N.*2. » 

)) Et sic de ceteris. 

)) Codex Membranaccus MS. in 4.*" minori Saec. 

» partim XVI. et partim XVlIi. exaratus. Constai 

n foliis 98. in quorum tamen numero 

» nonnulla scripturà vacua relieta sunt , atque 

» borum in primo , et quidem in inferiori pag. 

» margine , sequens monumentum recentissima 

» manu exaratum adiectum est u Catalogus an- 

» tiquus Bibliothecae S. Marine de Floren-- 

» tia. Inter Codices designatur num, 118. » 

(*) Hoc eni Antonius Corbinellius. 

Quindi è cbiaro cbe, secondo questo brano del 
sopraccitato Supplementum alterum MS. ad Catalo- 
gum etc, le prime sessantasette carte del Codice 
Laurenziano contrassegnato Conventi Soppressij N."" 
151., Di Badia iV."* 2712, sono del secolo decimose- 
sto, e le altre sono del secolo decimottavo (1). É 
da notare cbe nel medesimo brano le iniziali A. C. 
contenute in uno de' soprarrecati passi del Codi- 
ce Laurenziano Conventi Soppressi , N."* 151. , Di 
Badia j iV.* 2712 (2), sono spiegate Antonius Cor-- 
binellius (3). Ciò mi ha indotto a spiegare queste 
iniziali in egual modo in un altro passo del Codice 
stesso (4). 

Nelle linee 3"". 4". 5". e 6." della carta nume- 
rata 6 del sopraccitato Codice Mediceo-Laurenziano 
Conventi Soppressi N."" 151. Di Badia ÌV." 2712 si 
legge : 

» 126 Tbeopbilacti arcbiepiscopi Vulgarie in quatuor 
» euangelia interpretatìo uolumine mngno impresso 



(t) Vedi sopra, pag. 218, lin. 24 — 31, pag. 220, lin. i9, e pag. 
22f, lìo. i— 27. 

(2) Vedi sopra, pag. 210, lin. tt — 6. 

(3) Vedi sopra, pag. 223, lin. 11. 

(4) Vedi sopra, pag. 210, lin. 5—6. 



225 
» Aomae 1542 cooperto Cartone cum pergameno 
» desuper s^ D. B. n."" 89. » 

Trovandosi qui citata un'edizione del 1542, se 
le prime sessantasette <^arte di questo Codice sono, 
come sembra, tutte d' una mano» queste carte deb^ 
bono essere state scritte non prima del 1542 (1)! 

(i) Nella quarta ediaone dell'opera del celebre GiofvaBiii Alberto 
Fabricio, intitolata Biblioikeea Graeeaf sì legge {IoannU jàtUrii Fa- 
hrieii Th$ol. D. et Prof, Pubi. HanUmrg. £ibliotkeea Graeea sive fUh 
atta seripiorum veterum graeeorum quommeumque monmmmia ii^ 
Ugra ant fragmmta edùa exstant twm pUrarumque e MSS. ne 4»- 
perditit ab auetore Urtium reeogiUta et plurimU locù emeta. Edi- 
tio quarta variorum curii emendatior atque auctior curante Got- 
tlieb CkrUtopKoro Harlee Con», Aul. et P. P. O. tu Univert. Utt§r. 
Erlang. Actedunt B, /. A. Fabrieii et Christoph. Auguiti Heumam- 
ni suppUmenta inedita. Hamburgi Apud carolum Emeetum Bokn. 
A. e. 1790—1809, 12 voi., in 4% voi VII., pag. 586, 587., lib. V., 
Caput. V). 

« 6) Theophylaetuif Achridis la Bulgaria arcbiepitcopas, a.C.1070. 
9 claras,qaeni inde Bulgarium [jf] et vulgata lilleraeB.in V.permota- 
9 tione Fulgarium vocant, ne alìos iam memorem, Tbomas Aqnlóaa in 
n catena aurea, lacobus Faber atque Erasmus in Nov. Test, et centra 
o SlunicaM, et Melancblbon in apologia Auguatanae confesaionia ar- 
9 tic. IV. p. 157. De bnius acriplis praesenti loco nonnulla subiun- 
9 gam, spicilegium quoddam daturos ad Labbei et Caoei de ilio o- 
9 baeroata.AA) ». Il Teofilatto qui meniionato dal Fabricio è quello 
stesso di coi nel soprarrecato passo del Codice Mediceo^-Laureniiaup 
contrassegnato Conventi Soppressi If.^ i5i.. Di Badia N.^ 3712 tro- 
vasi ciuta Topera iolitolau : commentaria in quaiuor Evangelia 
(Vedi sopra pag. 224, lin. 32 — 33, e le prime due linee di questa pa- 
gina 225). Intorno a quest'opera nella sopraccitata quarta ediaione 
della Bibliotheea Graeea del Fabricio si legge quanto si^oe : {ioath 
nis Alberti Fabrieii BiHiotheca Graeea^ editto quarta^ voi. VII., pag» 
891—593, lib. V., cap. V): 

« 4) Commentaria in quaiuor euangelistae , e Chrysostomo et 
9 aliis antiquis scriptoribos missa in compendium <') : falli enia 
9 eos , qui ex solo Cbrysostomo contracta putent, dooet Bieh. 
99 Simon^ qui de bis ooinino videndus lib. IH. bist. criticae noni 
9 testamenti cap. 28. [add. Lambee. VI. comment. pag. 109.] la- 
9 tine vertit Io. Oecolampadius, Basii. 1524. fol. ex officina Aq- 
-n dreae GraUndri. Colon. 1536. 1541. 8. et 1701. 4. qui vt co- 
li dice bine inde minus integro, sic etiam aliquibus locis iute- 
9 griore est vsns , quam qui graecam editionem postea curarunt» 
9 Romae nitidis typis excusam 1552."") fol. ». 

Nella nota uu a questo passo della suddetta quarta ediiione 
della Bibliotheea Graeea del Fabricio si legge {loannis Alberti Fa- 
brieii Bibliotheea Graeea, editto quarta, voi. VII., pag. 593., lib. 



226 

Noti trovandosi nella Biagraphie wUverseUe itti^ 
cienne et moderne del Sfg. Miehaud, ne in altri Dizio- 
nari biografici moderni» alcun articolo intomo ad An- 
tonio Corbinelli, parmi opportuno di riunire qui ap-- 
pretiso alcune notizie della sua vita e degli studi da 
lui fatti. 

Antonio Corbinelli morì in Roma» ov' egli erasi 
ridotto pel troppo frequente pagamento di tributi ^ 
al quale veniva obbligato in Firenze sua patria. Il 
eelebre Guarino Veronese ciò attesta in una lettera 
da lui diretta a Francesco Barbaro patrizio Vene-* 
siano scrivendo (1) : Gorbinellm noster e mia di" 
8ces9itt quod cum milU fuerit auditu peracerbiun ob 
Éiìtó doctissimam fandHaritatem , ei sane debet esse 
iuctindunij cum eius virtusy compositi moresy et Chri-' 
éUani hùminis vita beatum et immortalem ilU locum 
pùllicenlur^ et tot curarum liberatione qua bella^ da-^ 
desf morbosj et corporea omnia calamitosa evasit. Mar- 
tuu$ antem est Homae^ quo frequens ttibutorum sidu^ 
Ho eum expuleratj et extorrem fecerat. 

V»9 tsip, V ) t « E*t alibi haeo editio io uanìbuà, neque alia gracoa 
» ftqiiaai octiiis nieiti oocur^ìt, licet Geiincrus meinorM edilioneoi 
a gmédam anni i5429 et Caueua, Labiieum, qui «*x Potaeuino id ha* 
a bibai, aeqnatuii addat praeterea alterai anni IttSS. Fodr. Ett illa 
n taiiMrt fin hibl. pubi. Turioenai (V. calai, illiut^looi. II. p. 501 ) 
«I et Btck io epÌDi. ad Hagenbuch. io mi»tn IV. p. S. adtirniat» ae 
a «èepios Tidisae fio bibl. Frediana Theophyiavti euangtti\f9 graece, 
a Romaa 1542, fot. eaque edit. procal dubio VHum esse Philip-^ 
> pum Montanum, qui latin, versionem Io. Occolaiopadii, io Fre- 
a yiana etiam exstantem, iaoi a. 1545. reoogoossei; id dcnuo faciaset 
a iS52k Parisiis. adde ipaum Hagnkbuch ibid. $. LXXVI. p. 16. aqq. 
a da OMolamp. Torsione) qui pag. SS. aqq. et editorem Paria, a. 
a 4S34v (\irti eoovinoit iiltéfarii, et ^«mèerf . I. e. qui de ed. gr. 
» Roih. a. 4653 dubitat, ant eam libris adnumcrandani centet ra- 
» irisaiaiiia. HarU » 

LVdifeiOne Romana qui aitila 4el 1542 ( Vedi le lioée S4*-^38 
di t|ueata pagioa 826 ) è quella stessa asensiooata nell' ultimo 
dei passi sopfaff edati del Codice Mediceo — Lauraotiaoo cootrasse- 
guato Conventi soppreui iV.** 151., Di Badia ii.« 27 i 2 (Vedi sopra, 
pag. fi24, Ilo. 32—33, e le prime due linee della pogioa 225). 

|1) nta e diteiplina di GiraHno ^ttontn t de mo< dUérpoU U- 
tri ffktllro del cavaliere Carlo de' Rosmini hoverttavo. Breteia 1805 
—1806, per Mcolò Belloni Tipografo Viparlimenlale^ 3 volumi, in 
4*, voi. 11, pag. 58, e pag, 174, col. 2, nota (165; al Libro terzo. 



^ 



227 

Vespasiano Fiorentino nella sua vita di Guarino 
Veronese (1) scrive (2): « Guerrino fu ueronesc donesti 
» parenti, et auendo dato opera alle lettere latine» 
» delle quali aueua buona notitia» uenne a stare a 
D firenze» che nel tempo suo era madre degli istudij 
)) et delle buone arti. Erano in fìrrenze molti huo- 
» mini degni che dauano opera alle lettere latine» 
» sendo auuti in bonissima conditione tutti quelli 
» che haueuano alcuna notitia, fra'quali era anto- 
)i nìo corbinegli uolto in tutto a imparare le lettere 
» latine et greche, et per questo tolse in casa guerì-' 
t) no con buona prouisione. Aueua facto uenire in- 
» sino di grecia mannello grisolora huomo dottis- 
y> simo, sotto la quale disciplina entrò guerrino et 
» antonio corbinegli insieme con m.*' lionardo da 
» rezo, messer palla di noferi istrozzi, nicholaio ni- 
» choli, frate ambrogio de glagnoli, e più uomini 
» singolari ch'erano in quello tempo: istato guerrino 
» a flrcnze più tempo a insegnare a antonio corbi- 
» negli, et audire mannello grisolora chiamato dal 
» marchese nicolò, perchè andasse a insegnare a 
» figluoli con bonissima provisione partissi da firen- 
)) ze, et andonne a ferrara (3). » Da questo passo 
della suddetta vita di Guarino Veronese apparisce: 

(1) Questa vita trovasi nel Codice Vaticano n.* 3224 dalla carta 
411, verto, alla carta 414, rectOy sotto il titolo di vita di gcabino 
VBRONKSB. Questo titolo trovasì nel rovescio della carta 4i 1 del Co- 
dice oiede:>imo. 

(2) Codice Vaticano n."* 3224, carU 411 verso^ e 412 recto. — 
Fi te di uomini iUuétri Fiorentini del secolo XV., scritte da Fetpa- 
siano Fiorentino contemporaneo apud £J et 72.' Cardinali» Angeli 
Mai^ Spieilegium Romanum^ t. I, pag. 645> e 646, Parte V, Gue- 
ri no Veronese, paragr. 1. 

(3) Nell'edizione data dalV E."* Cardinal Mai delle suddette File di 
uomini illustri del secolo XF-y scritte da Fespasiano Fiorentino, 
trovansi omesse sei parole di questo passo della vita di Gua- 
rino veronese scritta dal medesimo Vespasiano, leggendosi in que- 
sta edizione (3fat [E.' et B ' Card, jingeli) Spidlegium Bomanum, t. 
1., pag. 646) : « e più uomini singulari, ch'erano in quello tem- 
w pò a insegnare ad Antonio Corbinelli ed a udire Manuello Griso- 
9 lora. Chiamato dal marchese Nicolò, perchè andasse a insegnare 
u a^HgLiuoli con buonissima provisionc, partitsi da Firenze ed an- 
» donne a Ferrara ». 



228 
1/ Che il medesimo Guarino dimorò in firenze in 
casa di Antonio Corbinelli, e n'ebbe buona provvi- 
sione. 2.' Che Antonio Corbinelli fece venire di Gre- 
cia a Firenze il celebre Emmanuele Crisolora. 3."* Che 
Antonio Corbinelli, Guarino Veronese, ed altri uo- 
mini illustri del loro tempo furono condiscepoli dello 
Etesso Emmanuele Crisolora (1). 

(i) L^anonimo autore di una leUera colla dalaJi Trivigi iO Gen- 
najo 4755 [Memorie per servire cUV Moria letteraria. In Fenezia ap- 
presso Pietro Falvasense, i753— 1758, 12 lomi, in 8% l. V, parte 1 , 
pag. 43, Art. 111.) inserita nella te;»tè citala racco'ta intitolata: Me- 
morie per servire alClstoria letteraria (t. V, parte I, pag. 43 — <8, 
Art. Ili), parlando in questa lettera di trentadue Pistole di Guarino 
Veronese cbc esistevano manoscritte in un Codice posseduto dal 
Sig. Guglielmo conte di Onigo dice {Memorie per servire alVìstofia 
l€tteraria^ t. V, parte I, pag. 47, e 48,Art.l]l): « Una se ne trova indi- 
la ritta ad Antonio Corbinello incominciante: Quanto me gaudio (f) 
» in difesa del matrimonio deXetlerati, dove allegando l'esempio dì 
> parecchi valentissimi uomini, agli studj de'quali non fu di alcuno 
«9 impedimento Taver Moglie, e Figliuoli, rammemora fra questi Gìo- 
» vanni Crisolora colle seguenti parole: Ioannesque Grisoloras do- 
w ctissim^s O* prudentissimus hae etale homo^ & vere palruo Ma- 
» nuele dignissimus, animo eonnubia complexus est^ O- ita compie- 
9 acus est, ut ea nihit obsliterint , quin post marUcUem eoputam 
» p(urtmo« disciplina, bonis artibus^ oc virtute erudierit^ omarit , 
» melioresque reddideril, pater suis sibique consuluerit^ O* omne of- 
» (icii munus exequutus sii. » 
^ (fi A. (•) 85. 

LVpistola qui menzionata di Guarino Veronese fu da lui scritta 
in risposta ad una a lui diretta dal suddetto Antonio Corbinelli. 11 
Sig- Cavaliere Carlo de'Rosmini Roverctano ciò attesta scrivendo 
{nia e discipl na di Guarino Veronese, e de* suoi discepoli, libri qual- 

(*) Qui la lettera A imlìca il sopraccitato Codice del conte Guglielrao di 
Onigo, giacché la lettera che di sopra ho detto essere inserita nelle .ìfemO' 
rie per servire aW Istoria letteraria (Vedi sopra le linee 8 — 15 di questa 
pagina 2a8) incomincia cosi (Memorie per servire alV Istoria letteraria, U 
V, parie!, pag. 4>^> ^f^- /'/•) • ** Mandovi in fine la promessa reiasione 
,9 del Codice cartaceo in piccolo foglio posseduto con pareccbj altri di non 
„ lie^e pregio (a) da questo Sig. Gulglielmo Conte di Onigo^ giovine Ca- 
„ Tsliere molto cortese e pulito, alla quale aggiungo il ragguaglio di un altro 
„ simile, in forma però di quarto, del parimente nostro gentile ed erudito 
» Sig. Cavai. Cristo/oro di Roteerò si per la grande attenensa dell* nno all' 
„ altro r contenendo tutti e due in gran parte Operette de* medesimi Autori , 
„ che fiorirono sulla fine del quartodecimo, e al principio del decirooquinto 
„ secolo, nel qual torno furono anche scritti) come anche perchè intendo, 
„ di ristorarvi in qualche modo del lungo desiderio, in cui vi tenni , della 
„ presente notisia. Incomincierò dal celebre Francesco Barbaro, traendo- 
„ ne fuora ordinatamente le cose registrate ne*due Manuscritti, de'quali per 
>> maggior brevità il primo fia indicato dalla Lettera A, il secondo dalla B; e 
„ coiristesso metodo noterò poscia i componimenti degli altri Letterati. „ 



229 

11 Sig. Cavaliere Carlo de'Rosmini Roveretano dopo 

tro^ voi. Il^pag. 57, e pag. HA, col. 1, nota i60,al terzo WkrOé] 
« É(J ia proposito di questa tua castitli egli (Antonio Corbinelli) 
» ebbe una controversia amichevole col nostro Guarino. Indiriziò 
r egli a questt^ultìmo Una lettera, nella quale ai scagliava contro 
» a que'Ietterati, che s'avvisavano di prender moglie^ dicendo che 
•n questa era di grande impaccio agli studj del marito, molti altri 
» argomenti addocendo che ognun può immaginar di leggieri. Gua^ 
)) ri no che allora, se non avca ancor presa moglie non era per av« 
» ventura disposto a menar celibe la vita tutta, egli che tante ora- 
9 zjoni scrisse ed epitalamj in onore del matrimonio, rispose con 
9 un eloquente discorso nel qual registrava una serie lunghissima 
•n di filosofi, di letterati, di magistrati e di capitani in tutte le etli, 
M e presso tutte le nazioni, i quali malgrado del cosi detto impe- 
li dimento della moglie, seppero eccellentemente soddisfare ai loro 
n incarichi e levar gran fama nel mondo. E discendendo ai moderni 
» cita Tesempio di Giovanni Grìsolora uomo dottissimo e pruden- 
» tìssifflo, e degno veracemente di Rmmanucle suo zio, il quale eo- 
rt mechè ammogliato continuò a coltivare Tarti e le scienze, istrueo- 
» do in esse, siccome pur ne*coslumi, infiniti discepoli (>^). » 
„ (i6o) Memorie per serrire airisioria Letteraria Tom. V. (Mg. 4?* n 

Il cardinale Angelo Maria Querini nella sua Diatriba Praelimi' 
naris in ducu parU$ divisa ad Francisci Barbarti et atiorum ad 
ipium Epiitolatf parla di una lettera di Guarino Veronese a Fran- 
cesco Barbaro dicendo ( Diatriba praeiiminaris in duo» pariti 
divisa ad Franeisei Barbari et atiorum ad ipsum epistolas ab Jnna 
Ckr. MCCCCXXr. ad An, M.CCCCLIII. Nune primum editai in 
duplici MS. Cod, Brixiano^ & Faticano uno Mas omnei allerum vo- 
lumen complectetur Quin ad ejut calcem aderit ampia earundem man- 
tissa Et Foroiuliensibus Biblioth, Guarnerianae MSS. Brixiae Etcu- 
dehat Joannes^-Maria Biliardi da jd ccxlì, Superiorum appro- 
bationCfìn 4*, pag.cxliii, caput i^fS- II* paragrafo 11. (*)): « Aliis item 
» litleris in eodem Codice ezstantibus, Antonio Corbinello conjugia 
9 increpanti, quod mulieres magno philosophautibus impedimento 
*• esse diceret, respondens, postquam «xemplis probasset, compia- 
li res eroditos, graves, b magnos homines iti aliis in officiis^ 8c in 
» Rep. fuisse, k esse, quibu» nullum ad philosophiam impedirne n- 
» tnm uxores alluleruni, quominus sua domestica k urbana ne- 
» gotìa prudenter, ornate, & integre tractarint, res bellicas forti • 
» ter, ac provide administrarint, studia, bonasque artes seduto di - 

(*) Il nome deirautore di questa Diatriba non è indicato nella sopracei- 
tata edisione (Vedi sopra le linee aS — Sa di questa pagina aag] che ne fu 
fatta in Brescia nel 1741. In una lettera colla à»iB à\ Brescia 27 Febbraio 
1755 pubblicata nella tersa parte delle Memorie per $ervire alla itoria Ut* 
teràn'a trovasi un catalogo delle opere del suddetto Cardinale Angelo Maria 
Quirini {Memorie per servire alVistoria letteraria, t. V, parte III.» pag. 
53- 40, Art. XI.). in questo Catalogo si legge fAf« mor^tf per sen/tre alVisto* 
ria letteraria, t. V, parte III, pag. 35. Art. XI.): « XIJ. Diatriba PraeW- 
» minaris ad Franeisei Barbari ^ & aUorum ad ipsum Epistolas in dua§ 
)> parte s divisa» Brixiae per Jo, Mariam Biztardi. i^^lJné^, gr. » 



230 

parlato del soggiorno dì Guarino Veronese in casa d' 

» (lìcerint, ila stibdìt : Quid ni eum magnarum tirtulum (nupliae) 
n euslodes^ civitatuntj O' humanae magna ex parte ioeietalii con- 
» eiliatrices sint ^ Uti lalins a B Atta aro nostro dikpulatum est in 
T eo tibro^ qui ab eo de Re Uxoria O* acute^ & vere, O* eloquenter 
9 eonseriptus exstat. » 

Di tre lettere che parlavano del medesimo Corbinelli fa poscia 
menzione il Cardinal Qaerini dicendo ( Diatriba praeliminaris in 
duas partes divisa ad Franeisei Barbari, et aliomm ad ipsum epi- 
stolas^ pag. cxliij, e cxliv, caput JF.^S ^^9 paragrafo 111): • Anto- 
» nii Corninelli (nt de eo àliquid dicamus) obittfm deflet Gnarinu« 
j» in Epistola citatis adjuncta, ejusque virtutes mirifice eitollit, qui 
» ab adolescentia inter opes, fo lautitiam, educatus, eas spernere, 
» & duriorera vitam Jesu Cliristi amore amplectì non horruerit, je- 
r jnniift, & inedia corpus cast igans, pt*obitatis atque castitati» nor- 
» ma effectus ; suam vero cum eo familiaritatem bis verbi» descri- 
M bit : Jmisisse mihi videor f'irum primarium, cui eram miro quo- 

• dam pielatis ardore devinetus, quoeum vietum, somnum^ iter, set- 
» moines^ eonsitia communia integerrima (amiiiaritate conservaveram, 

• quem studiorum comìtem^cSr cogitationum partietpem habueram. 
9 Antonii hojus mentionem facit Ambrosius Camaldulensis in Epi- 
» Uoli» s scribitque Nicolao Fiorentino lib. XV. se ei , antequam 
m Magislratum suum iniret, quaedam ex ipsias Nicolai Volumini- 
9 buA mutuo dedite, & alia etiam Gorbyio ejus Assesaori 9 qaod 
» existiroaret, eam liberalitatem ab ip«o Nicolao probandam; cun- 
» dem modestissimnm Vìrum appellat in Epistola ad Fkahciscvm 
«» Barbarvm XVII. lib. XVll. gaudetque ex gravi admodum, h din- 
9 turna inKrmitale convalencere jam coepibse m. Le due lettere di 
Ambrogio Traversari Generale de' Camaldolesi qui menzionate dal 
Cardinale Angelo Maria Querini sono quelle stesse citate dalTabate 
Lorenzo Mehus nella soprarrecata nota 2 alla pagina CCCL- 
XXXlll, della sua f^ila Ambrosii Traversarii Generalis Camatduten- 
sium (Vedi sopra^ pag. 213, lin. 26 e 27). 

11 Sig. Cavaliere Carlo de'Rosmìni, parlando del suddetto Anto- 
nio Corbinelli, dice (Fita e disciplina di Guarino Feronese , 9 de* 
suoi discepoli , voi. 11 , pag. 58, e pag. 174, col. 2, note (ltt2)e 
(163) al libro terzo.): 

9 Par però che l'eccessiva pietà conducesue il Corbinelli a qnaU 
M che stravaganza che non ben s'intende qnal fosse, a che allude un 
» passo di lettera del Guarino, che in un Codice leggesi della Libre* 
9 ria Vaticana (i^^), ad un certo Paolo scrivendo. Dice in esso che 
» il Corbinelli abitava ora a Ferrara, ora a Pistoja, e che pregava 
M il cielo che facesse una buona risoluzione , da che a lui non 
» avea voluto credere che Tavea consigliato ansai bene (i^^). » 

9 (i6i) Cod. 3224. 

» (l'^S) utinam sibi bene consulat^ postquam mihi credere non vult, 
9 qui utili ter certe sibi perspexeram. » 

La lettera qui menzionata dal Sig. Cavaliere Carlo de'Rosmini non 
si trova nel Codice Vaticano n.** 3224, giacché questo Codice altro 
non contiene, che le Vite d' uomini illustri del secolo decimoquinto 
scritte da Vespasiano Fiorentiiio. 




231 

Antonio Corbinelli,e di alcune lettere di Guarino Vero- 
nese (1), soggiunge (2): (c Che se per altri suoi pregi 
» non meritasse il nostro Antonio(Corbine]Ii) d'essere 
» ricordatole di vivere nella memoria de'posteri,sì il 
» dovrebbe per aver lasciato alla sua morte una li- 
» brei'ìa ricca di Codici così latini che greci a Jacopo 
» de'Coi'bizzi figlio di Nicolò qual semplice usufrut- 
» tuario, e dopo la morte di Jacopo al Monastero del- 
)) rAbbadìa Fiorentina, ove ancor si conservano. Ciò 
» apparisce dal suo testamento pubblicato in parte 
» dal Mehus (*^^). » 

» (i66) ViU Ambros. Gamald. pag. CGCLXXXllI. » 

Questo lascito, così giustamente lodato dal Sig. 
Cavaliere de* Rosmini, ci ha conservato il più com- 
pleto esemplare oi*a esistente del Idber Abbaci di 
Leonardo Pisano (3), ed un pregevolissimo esemplare 

(1) Dt' Rosmini {Con. Cari»), Hta e diéeiplina di Quttrino FtTO- 
%€$€, e dé^$uoi diictpolir voi. Il, pag. K6 — 6S. 

(2) De'fìosmini {Cav. Carlo)yyita e disciplina di Guarino ^ero- 
nese, e de^iuoi discepoli, voi. H, pag. 58, 59, e pag. 174^ col. 9. 

(3) Quent'esemplarc è il codice ora Magliabechiano contrassegna* 
to Scaffale C, Palchetto I, n.''2d1d, Badia Fiorentina n,'' 72-, giac- 
ché si è mostrato di sopra (Vedi sopra dalla li nt*a quarta dell» pagi- 
na 2i7 alla linea decimanona della pagina 21SS che questo co- 
dice fu posseduto da Antonio Corbinejli, passò quindi nella Biblio- 
teca della Badia di Firenze pel lascito suddetto del medesimo Cor- 
binelli, e nel 1809 venne nella Maglia bechiana ( pag. 21 8, fin. 4 
—8). Nel codice L. /f . 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di 
Siena manca un lungo brano del capitolo decìmoqninto ed ultimo 
del Liber jébbaci di Leonardo Pisano {Mti dell'Accademia Ponti* 
fida de" Nuovi Lincei, t. V, ^nno V (1851— 52), pag 28, «29.— Li- 
òri, Histoire des scieneee mathématiquee en ItaUe^ i. Il, pag. 401 
— 475 ). Questo capitolo trovasi interamente in dieci manosoritir 
che sono: 1/ Codice Palatino n.^ 1343 della Biblioteca Vaticana di. 
Roma : 2."* Codice Magliabechiano contraasegnato Conventi Soppreeti, 
Scaffale C, Palchetto 1, n.** 2G16, Badia Fiorentina n.**?»: 3.<> Co 
dice Magliabechiano, Classe Xl^ n» 21 : 4.<' Codice Ambrosiano /, 
72. Parte Superiore 5.^ Codice della Biblioteca Maiiarioa di Pari- 
gi, no. 1256 : 6 * Codice Riccardiano, n.** 783 : 7°. Codice delia 
Beale Biblioteca Borbonica di Napoli conlraaaegnato Codici Fa/HM' 
stani, Armadio FUI., Pluteo C.,n.o 18: S.^ Codice della Biblioteca 
Imperiale di Parigi contrassegnato Ancien FondSt Manuterit Imim^ 

n " 7367 : 9.o Codice Magliabechiano Classe XI. n.^ 38 : IO**. Co- 
dice della Biblioteca Imperiale di Parigi conlraMegnaio Jneien 

Fonds, Manuscrit latin» n.^ 7225. A. Ni uno per altro di queatl 

dicci manoscritti, salvo il secondo, contiene tutto il capitolo deci* 

mo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano. 



232 

della sua Praclica Geomelriae, membranaceo, in fo- 
gliose del secolo decimoquarto, che trovasi compreso^ 



Nel Codice Palalìno nP 1343 della Biblioteca Vaticana manca un 

brano del capitolo decimo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano. Qiie- 

9 
8to brano che incomincia : ntper — - 41 , unde apparebit quod pri- 

mui misit denarioi 5000, $t alter misit denarios 9948, e finince: ti 
iOB in unum eoniutureria in iupraicriptoi sol, 60 de uenies, trovasi 
nel Codice L. IV* 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
dalla carta 6 1 t^ff^o , alla carta 64 recto , e nel Codice Magliabe- 
chiano contrassegnato Conventi Soppressi, Scaffale C , Palchetto I. n.^ 
2616, ^adia Fiorentina^ n.^ 73, dalla carta 57 recto^ alla carta 59 
r^rso. Mancano anche nel medesimo Codice Palatino le parole Inci- 
pit capitulum undecimunit che trovansi nel Codice £. IF. 20 della 
Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, a carte 64 versOf e nel Co- 
dice Magliabechiano contrassegnato Scaffale C., Palchetto i.n.° 2616, 
Badia Fiorentina n.<> 73, a c;irte 59 verso. 

A carte 55 recto del soprammentovato Codice Palatino n.» 1S43 
si legge: 

Incipit capitulum decimum de soeietatibus factis inter consocios R, 

Cum autem propositum (uerit de quibusdam consociis qui insimul 
fecerunt societatem. 

La prima colonna della carta 55 recto del medesimo Codice Pa- 

9 
latino n.^ 1343 finisce cobi: Itemfac denarios de libri s — . 41, ei 

sic multiplica .41. per suam uirgulam alterius sodi amplius quam 
in sua uirgula, erit denarii 9948 quos pone in questione. La colon < 
na seconda della carta 55, recto, del suddetto Codice Palatino n.** 
1343 è interamente bianca. E anche interamente bianco il rovescio 
della metlesima carta 55. La prima colonna della carta 56 recto dì 
questo Codice incomincia così: 

De consftlamine monete R. 
Moneta quoque dicitur quelibet denariorum quantitas, et efficitur 
ex qua uis arenti. 

Ne I Codice Magliabechiano Classe XI. n.^ 21. manca non solamente 
tutto il capitolo decimo del Liber Abbaci, ma anche un brano del 
capitolo nono dell'opera medesima. Quento brano che incomincia : 
De bolsonalia cum venditur ad numerum. 

Quidam habet lihras i3, et soldos 7 cuiusdam bolsonaiie de qua 
intrant in libra sol. 31. 
e finisce: quare eam tenaci memorie commenda ut scias similibus 
questionibus operari, trovasi nel Codice L, IP'. 20 della Biblioteca 
Pubblica Comunale di Siena dal r^rlo della carta 58 al rovescio della 
carta 60, e nel Codice Magliabechiano contrassegnato Scaffale C.^ 
Palchetto 1, n.o 2616, Badia Fiorentina, n.» 73, dalla carta 63 verso, 
alla carta 56 recto. 

Il rovescio della carta 88, numerata nel recto col numero 87, del 
Codice Magliabechiano Classe XI. n.*'2ì. finisce nelle linee vigesima- 
settima e vigesimotuva d'cMO ro?escio cosi : Et habebit Hbras prò 



233 

come si è detto di sopra, nel Codice della Biblio- 
teca Magliabechiana contrassegnato Classe XI n.*' 

fn-etio ìupraseriptarum untiarum ...» et est pensa summe supraseripH 
pretii.. . (*) per septenarium post euitationem. Queste parole appar- 
tengono al capitolo nono del Liber Àbbaci di Leonardo Pisano. II 
recto della carta 89 numerata col numero 88 del medesimo Codice 
Classe X L'i n,^ 21 incomincia nelle linee prima e seconda di questo 
recto così: Oneta (sic) (**) qvidem dieitur quelibet denariorum quan- 
titas et effieitur ex qua uis argenti et eris eommixtione. Queste sono 
le prime parole del Capitolo undecimo del Liber Abbaei suddetto. 

Nel Codice Ambrosiano 1. 72. Parte Superici e» a carte 34 reeto^ 
si legge; et habebis libras ... ('**) prò pretio supradietarum uneia- 
rum, et est pensa summa suprascripti pretii per septenarium posi 
euitationem; le quali parole, come dì sopra ho detto (lin. 3 — 5 di 
questa pagina 233), appartengono al capitolo nono del Liber Abbaei 
di Leonardo Pisano. Subito dopo in capoverso nella medesima carta 
34 recto, si legge: 

De moneta fienda. 

Moneta quidem dieitur quelibet denariorum quantitas et efUcitur 
ex quavis argenti et eris eommixtione. 

Manca in questo Codice tutto ciò cbe dì sopra ho detto non tro- 
varsi ni*l Codice Magliabechiano Classe Xl^n.^ 21 ( Vedi sopra, pag. 
232, lin. 33—44). 

Nel Codice Riccardìano nfi 783 non si trova il capitolo decimo 
del Liber Abbaei dì Leonardo Pisano. Mancano anche in questo Co- 
dice un brano del capitolo nono del medesimo Liber Abbe^,eàun. 
brano del capitolo undecimo dell'opera stessa. Il primo di questi 
due brani, che incomincia: sub sol, 31. ut sint soldi sub soldis, ut in 
hac questione ostendilur^ e Hnisce: quare eam tenaci memorie com- 
menda, ut scias similibus questionibus operari , trovasi nel Codice 
£. IF» 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena dalla carta 
58 recto^ alla carta 60 versole nel Codice Magliabechiano contraa* 
segnato Conventi Soppressi, Scafate C,, Palcketto 1, fi.o2ftl6. Badia 
Fiorentina^ n.o 73, dalla carta 53 verso^ alla carta 56 recto, li se- 
condo dei brani medesimi, che incomincia : 

Incipit capitutum undecimum 
De consolamine monetarum. 

Moneta quidem dieitur quelibet denariorum quantitas^ et efiteitur 
ex qua vis argenti, et eris commiTtione^ e finisce : Septima vero 
differentia erit de regulis ad consolamen pertinentibus, trovasi nel 
Codice L. IF, 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, a 
carte 64 verto,^ nel Codice Magliabechiano contrassegnato Conioenti 

(*) Le due lacune indicate eoa punti nelle linee tersa e quarta di questa 
pagina 353, trovansi nel suddelto Codice Maglia bechiano» Cla*»« XI/i* 9i< 

('*) Manca nella prima linea della suddetta cart^ numerata 88, rec/o, del 
Codice Magliabechiano Classe XI., n.* ai. l'inisiale della j)arola Monet». 
Trovasi per altro in questa linea e nelle linee seconda e tersa del medeai- 
mo redo uno spatio vuoto destinato certamente a contenere questa inisiale. 

(***) La lacuna qui indicata con punti trovasi nel suddetto Codice Ambro- 
siano /. 73, Parie Superiore, 



234 

117 [Palchetto HI. n.* 24) (1 ). Questi manoscritti sareb- 
bero forse periti con grave danno delle lettere e delie 
scienze, se Antonio Corbìnelli non ne avesse aflBdato 
la conservazione ai monaci della Badia di Firenze (2). 

Sopjpresii, Scaffale C, Palchetto 1, n.^ 2612, Badia Fiorentina^ n.o73, 

B carie. S9 verso^ e 60 recto. 

Il recto della caria 86 del Codice Rìccardiano n.^ 783 finisce in 

tronco nelle linee nona e decima così: queritur quot pisanot de <tt- 

7 
l^aseripta bol$<malia habtierit^ facies soldos de librii — IS.^emiif 

ioidi 267. quoi ponef. 

Il rovescio della carta 86 del medesimo Codice incomincia cosi ? 

Differentia prima 

Quidam habet tibras argenti 7, ex quibus vult tacere monetam ad 
Fndaà. 

Nel Codice della Reale Biblioteca Borbonica di Napoli contrasse* 
gnato Codici Farnesiani, Armadio Vili*, Pluteo Ct n.° 18 manca tutto 
ciò che di sopra ho dello, non trovarsi nel Codice Magliabechiano 
Classe X!y n.^ 21 (Vedi sopra, pag. 232, Un. 33 — 44), e nel Codice 
Ambrosiano I. T2.Parle Superiore (Vedi sopra, pag. 233 Jin. 2f — 23). 

Il recto della carta 100 del suddetto Codice della Reale Biblio- 
teca Borbonica di Napoli finisce cosi : et habebis Ubras prò pretio 
suprascriplarum unciarum ... , et est pensa summae sexti pretH ...(*) 
per sciìtenarium posi evitalionem. Il rovescio della medesima carta 
100 incomincia cosi : Moneta quidem dieitttr quelibet denariorum 
quantitas et efficitur ex qualibet argenti et aeris commixtione. 

Nel Codice Magliabechiano Palchetto III.^ n.® 25. manca tutto il 
capitolo decimo del Libct' Abbaei dì Leonardo Pisano. Manca anche in 
questo Codice tutto ciò che di sopra ho dello (pag.233, lin.24— 34) 
non trovarsi nel Codice Rìccardiano n.*> 783. 

Nelle linee sesta, settima, ott^iva, nona, e decima,recto, della carta 

numerala 53 del Codice Magliabechiano Palchetto Ilf.^n.* 25 si legge: 

De Bolsonalia cum uenditur ai numcrum. 

Quidam habet librùs 13. et soldos 7 cujusdam bolsonaliae, de qua in* 

3 
trant in Ubra soldi 31., et in libra ipsius continentur unciae -- 3. 

13 
et libra argenti ualet libre -- 7. pisanorum , queritur qnot pisa- 

ninost de qualibet bolsonalia habuerit. Facies soldos de libris ^ 13. 
erunt soldi 2671 quos pones. ^^ 

Subito dopo nelle linei* decima ed undecima del medesimo recto, 
si legge : 

Differentia prima 
Quidam habet libras argenti 7, ex tptibus uult facere monetas ad 
uncias 2 argenti in Hbra. 

(1) Vedi sopra, pag.130,nota (3),lin.29 e 30,e pag.219,lin. 4 — 26. 

(2) Neiri. e R. Biblioteca Mediceo — Laurenziana di Firenze si 

(*) Le lacune qvi indicate con ponli Irovansi nel topraccilalo Codice 
dtflb Reale Bihlioleca Borbonica di Napoli 



235 

Sembra potersi con sicurezza affermare che quel 
medesimo Antonio di Tommaso Corbinelli, del quale 
si è parlato di sopra (1), fu uno degli otto Priori di 
Firenze ne'mesi di Maggio e Giugno del 1416, giac- 
ché in una Cronica Fiorentina di Giovanni Morelli 

conserva un Manoscritto cartaceo, in foglio, privo di scgnatora, e 
composto di yarii Cataloghi di manoscritti della Biblioteca medeiii- 
ma {*). In un cartellino di carta bianca, incollato sul dorso della le- 
gatura di questo manoscritto si legge: a Cataloghi di Codd.MSS. (| pas- 
» sati nella Biblioteca Laurensiana || dall'anno 1778 a tutto il 18K0 ». 
Questo manoscritto è composto di 139 carte numerate tutte, salvo 
le prime tre e Tultima, nel reeto^ coi numeri 1 — 135. Dalla linea 
quarta del recto della 99*. di queste carte, numerata 96, alla linea 
sesia del rovescio della 102*. delle carte medesime, numerata 99, tro- 
vasi Un Catalogo, che nelle prime tre linee del redo della suddetta 
carta numerata 96 di questo maiioscritto,è intitolato cosi: « CatdogO 

• Dei Manoscritli scelti dalle Biblioteche Monastiche di FirenaEe e del 
» Circondario della Prefettura dell'Arno rilasciati in Deposito neir 
yy Imp. Libreria Laurenziana ». In una Sezione di questo catalogo 
che nella linea trigesima del rovescio della medesima carta numerata 
96 è intitolata « Badia Fiorentina » leggesi nella linea quarantesima 
seconda della carta 101.* numerata 97, veriOt dello stesso manoscrit- 
to: « 2712. Catalogus antiquus Bibliotbecae S. Mariae de Florentia. 
» Cod. membr. in. — 4. » Nel suddetto manoscritto Mediceo-— Laureo- 
ziano, mancante di segnatura,troVa9Ì dalla linea sesta della carta nu- 
merata 102, recto, alla linea vigesimottava della carta numerata 114, 
verso, un Catalogo che nelle prime tre linee della medesima carta 
numerata 102, recto, è intitolato: « Catalogo Dei Manoscritti scelti 

• dalle Biblioteche Monastiche di Firenze e Circondario della Pre- 
» lettura deirArno. b In questo Catalogo, nella linea seconda deNa 
carU numerata 109, recto j si legge: « L. (**) 2712. CaUlogus auti- 
» quus Bibliotbecae S. Mariae de Florentia. Cod. membr. in 4. » 
Quindi è certo che il Codice ora contrassegnalo Convolili Soppréi- 
siy iV/* 151, Di Badia N." 2712, passò nella Biblioteca Mediceo— 
Laurenziana dopo la pubblicazione del decreto soprammentovato di 
Eduardo Dauchy, cioè nel 1808, o dopo quest'anno (Vedi sopra, 
pag. 194, lin. 27 — 29, e pag. 195, lin. 1 — 7). 

(1) Vedi sopra, pag. 209, lin. 21 — 30, e pag. 210 — 237,lin.l — 16. 

(*) Nelle linee leUiina, ottava, nona e decima della caria oumerata 99, 
i^ersOy del sopraccitato manoscritto Mediceo-Laurenaiano privo di legnatu- 
ra si legge : 

» Io Infrascritto Francesco Del Fona Bibliotecario ho ricevuto in Deposito i 
„ su(M.i Libri questo di ag Agosto 1809. 
» = Francesco del Furia 
» = Tommaso Puccini Presidente = ». 
(**) Qui la lettera L significa Biblioteca Laurenziana, giacché nelle li- 
nee quarta e quinta della carta oumerata loa, recto, del roaaoscrillo ciUio 
disopra in questa pagina si legge : a N. B. La Leilera L indica i MSS. ve- 
„ outialla Laureosiausyla jRf alla Magliaheckiana, e ilfar* alla Maruceliiaiia »• 



236 
intitolata Ricordi falli in Firenze per Gio. di Jacopo 
Moregli cipladino di quella, si legge (1) : 

{ì) Delixie degli erwiUi Toieani (opera del P. Ildefonso di San 
Luigi Carmetìlano Scalzo) t. XIX, pag. 37. 11 saddetto Giovanni Mo- 
relli, che, secondo il Padre Ildefonso di san Luigi (P. Jldefanso di 
S» Luigi, Delixie degli eruditi Toscani, l. XIX, pag. LXXXV, Dichia- 
razione dcirAlbero^paragrafo 35), nacque circa Tanno 1360, fu tratto 
nel 1433 Capitano di Pisa, com'egli stesso attesta nella sua Croni- 
ca soprammentovata, dicendo (P. Ildefonso di 5. Luigi, Delizie degli 
eruditi Toscani, t. XIX, pag. 123) : « Io Giovanni Morelli in que- 
» sti di fu' tratto Capitano di Pisa del 33. Ebbi divieto per laga- 
» bella del vino; per le novità aparite ne son fuori *>. Pili oltre 
nella Cronica medesima Giovanni Morelli parla nuovamente di se, 
dicendo sotto l'anno 1435 (P. ildefonso di 5. Luigi, Delixie degli eru- 
diti Toscani, t. XIX, pag. 137): « In questi di crebbe el fiume no- 
9» atro della Marina, e uscì del suo letto, et corse pe' piani di Ca- 
» ternano, et tolse la ricolta del grano, et biade, et maxime a me, 
» et annomì arso, ec. • 

In un^opera del Sig. Modesto Rastrelli intitolata: Priorista Fio- 
rentino Jstorico illustralo si legge {Priorista Fiorentino istorico pub- 
blicato e illustrato da Modesto Rastrelli Fiorentino. Firenze MDCC 
LXXXIIL Nella stamperia di Giuseppe Tofani. Con approvoximu^ 
3 volumi, io 40, voi. Ili, pag. i50, articolo DCCXLIX): 

» PRIORI . Primo Maggio 1416. 
» Tommaso dì Jacopo dell'Accento, 
» Antonio di Tommaso Corbinelli. 
> Lapo di Giovanni Bucelli, » ec. 

Il Sig. Pietro Bigazzi di Firenze possiede un manoscritto carta- 
ceo, in foglio massimo, della fine del secolo decìmosesto, di 289 
carte, numerate tutte, salvo le prime cinquantuna, e Tultima, dalla 
carta 52«, recto, fino alla carta 237*, verfo, a pagine III — CCCL- 
XXVII, 377 — 485, la seconda delle quali ha nel recto il titolo se- 
guente : 

» PRIORISTA li FIORENTINO I scritto, bt postillato di mol- 

» TI, BT. VARIB MBMORIB || BT CASI IfOTABILl PBR MB GIOVANNI DI PIB- 
» RO, DI GIO: Il BVONDBLMONTI l'ANNO DI N. 8. IBSv' CHRISTO MDIC: ^ [| 

» Etttratte da piik Historie tanto esterne, come Fiorentine, et da di- 

» uersi Ricordi antichi, et da pubbliche, et da priuate || Scritture, 

>» hauute da più huomini litterati, et degni di Fede, eliam auanti 

» il rilrouo della «lampa, et di più || rincontrato con molti altri 

» Prioriiiti de^iu giusti, che si sieno potuti ritrouare, aciò che chi 

* lo II leggerà facilmente uenga in cognilione di quello accadessi 
rt in quei tempi, mediante il buono, et cattino Gouerno di quei 
» Cittadini che all'hora erano proposti || al Gouerno, et al Reggi- 
„ mento della Città || nostra || di J piorbnza || El prima si tratta del 
» principio, et deirorìgine di detta Città di || piorbnza uariamente 

• però descritto || secondo Topenione di più scrittori; et || Trattasi 
» ancora più cose notabili seguite si in Italia, come || fuori, et an- 
» co auanti che detta Città co {| minciasse ad esser retta, etgo || uer- 
9 nata dallo offitio || dei || priori. Il ». 

Nella seconda colonna della pagina numerata CClIll di questo 
manoscritto si legge sotto Fanno 1410 : 



237 

» Priori del dì primo di Maggio 1416. a tulio 

» Aprile 1417. 
» Maggio, e Giugno. 
» Tommaso di Pagalo delVAccerito 
» Antonio di Tommaso {Parigi) Corbinelli. 
» Lapo di Giovanni de Bucelli. 

9 Maggio Tommaso di Jacopo deirAccerito 

9 et Antonio di Tommaso di Parigi CorbÌDelli Q.'* Santo Spirito 

» Giugno Lapo di Giovanni Buceili 

9 Jacopo di Lorenzo Spinelli Q ^ SanU Croce 

9 Oddo di Vieri Altoviti. 

» Zanobi di Lodovico della Badessa Q.reSanuMaria Novelli 

9 Antonio d'Andrea Ciofi M.^ di Fanciulli 

9 Lorenzo di Benino di Cuccio Linaiolo Q" San Giouanni 

9 Gonf « Vieri di Vieri Guadagni Q^* San Giouauni 

1) Ser Orlando di Giovanni Caroli N.* n 
Il Canonico Domenico Moreni, dopo aver riportato il titolo 
di questo Priorista, soggiunge {Bibliografia starieo-ragiùnata della 
Toicanay t. I, pag. 190, articolo Buondelmonti Gio. di Piero di 
Gio. Fiorentino ) : « MS. Orig. in fogU Mass. nella celebre già 
yi Biblioteca Guadagni da S. Spirito, adesso presso di me ». Il Sig. 
Pietro Bìgazzi in una delle sue note alla Vita di Bartolommeo Va- 
lori scritta in lìngua latina da Luca della Robbia, e volgarizzata da 
Pietro della Stufa, parla del suddetto Priorista Fiorentino di Gio- 
vanni Buondelmonti, dicendo (Archivio Storico Italiano j t. IV» pag. 
283, nota (3) della pagina 252): « Quindi vorremmo con pid ragione 
V attenerci ad un*epoca posteriore, cioè alla missione del Giugno 
9 1409, ricordata così nel nostro Priorista Buondelmonti, j||^\ tne- 
» dito citato nella Bibliogr, Moreni » ec. In altra nota alla sud- 
detta Vita di Bartolommeo Valori, il medesimo Sig. Pietro Bì- 
gazzi scrive: ^ Il citato MS. Buondelmonti continuando dice » (jiv 
chivio storico Italiano^ t. IV, pag. 254, nota (1)). — Il Padre Fran- 
cesco Frediani Minore Osservante in una delle sue note al libro 
primo della Cronica di Firenze di Fra Giuliano Ughi del medesimo 
ordine, Fa menzione del Priorista di Giovanni Buondelmonti, e ne 
ìndica il possessore scrivendo {Appendice all' Archivio Storico Italia' 
no. Firenze Gio. Pietro Fieusseux, Direttore — Editore Al iw> Gabi- 
nétto Scienti/icO'-Letterario^ 1842 — 1850, 8 tomi, inS», t. VII, pag. 
120, nota (3)): « A pag. 334 del Pr<oW<(a^uonde/monlt (MS. pres- 
9 so P. Bigazzì ) si trova che invece fu a '22 di settembre ; e dice 
9) cosi » . Qui il suddetto P. Frediani riporta un passo di questo 
PrioriBla (Appendice all'Archivio Storico Italiano, t. VII, pag. 120, 
e 121, nota (3), della pag. 120). — In altra sua Nota alla suddetU 
Cronica di Fra Giuliano Ughi, il Padre Frediani nuovamente cita il 
Priorista Fioreniino di Giovanni Buondelmonti dicendo ( Appendice 
aW Archivio Storico Italiano^ t. VII , pag. 130, nol« (3)): « Chi- 
yt menti di Cipriano di Chimenti Sernigi {Priorista Buondelmonti , 
» presso P. Bigazzi). •» 
Il Sig. Pietro Bigazzi in un suo scritto intitolato Miicellanea 



238 
Sì è detto di sopita (1), che il Codice manoscritto 
della Biblioteca Palatina di Firenze contrassegnato 
E. 5. 5. 14 contiene un trattato d'aritmetica d'au- 
tore anonimo in lingua italiana, intitolato: trattato di 
praticha darismetricha. Nel capitolo quarto della 
quarta parte di questo trattato si legge (2) : « Uno 
» uuole chonperare 30 uccielli vini, per 30 9f , e 
» vuole passere, tortore, e cholonbi, e vagliono le 
» 3 passere vno 8f., elle 2 tortore t.° 9f e il cho- 
» lonbo vale 2 ^., Adimandasi quanti uccielli tolse 
m diciaschuna ragione.Benchè L. pisano nel .11. cha- 
» pitolo della praticha darismetricha dia absolutione 
» a detti chasi per lo modo di chonsolare, niente 
)» dimeno nellibro defioretti molto alta mente di 
» questi chasi parla, dando absolutione a detti chasi 
» per altro modo,chome io descriuerrò al presente, 
n le chui parole in detto chaso sono queste. Porrai 
» prima .30. pascere cheuagliono .10. 9f. doue avan- 

^toriea e letteraria, edita con note per eura di P. B. N. 3. dopo 
av^re riporUto un pasM» del Priorisla Buondeiroonti , soggiunge 
l/Uiseeltanea storica e letteraria edita con note per eura di P. B. N, 
3. Firenze eoi tipi di Mariano Cecchi, iS49, in 8"*, pag.i2,nola {i)): 
• Dal Priorieta Buondelmantiy MS. preuo Veditore.» — Nel medeni- 
mo scritto del Sig. Pietro Bigazii »i legge {.ìtiseellanea storica e lei* 
teraria edita con note per cura di P. B.N. 3, pag. 32, Note in Ap- 
pendice nota (E) ):« DAL PUIOKISTA BUONDELMONTI, MS., prea- 
» ao [^editore » e più oltre {Miscellanea slorica e letteraria edita con 
note per cura di P. B- N. 3, pag. 32, Note io appendice. Nota (C)): 
u DAL PRIORISTA BUONDELiMONTI , MS. citato. . Tre aU 
tre volte il Priorista Buondelmonli trovasi menzionato in questa 
Miscellanea {Miscellanea slorica e letteraria edita con note per cu- 
ra di P. B. N. 3, pag. 20, nota (I), pag. 26, nota (i), e pag. 34, 
Nota E.) — Il Sig. Pietro Bigazzi in una delle sue Note alla Vita 
di Filippo Strozzi scritta da Lorenzo suo fratello ò\ce[Filippo Stroz- 
zi^ Tragedia di G- — B. Niccolini, corredata d'una Fila di Filippo 
e di Documenti inediti. Firenze. Felice Le JfonNier..l847,in kJ* pic- 
colo, pag. L\V, noia i) . ^i Priorista Buondelmonli f MS preuo l' 
» autore delle note ». In altra sua Nota alla suddetta Fila di 
Filippo Strozzi^ il Sig. Pietro Bi{;azzi cita questo Priorista {Filip- 
po Strozzi, Tragedia di G — B. Niccolini, pag. L XV, noia i.) — In 
una delle note ai Documenti inedili spettanti alla vita politica e 
letteraria di Filippo Strozzi, il medesimo Sig. Pietro Bigazzi scri- 
ve {Filippo Strozzi, Tragedia di G. — B.Niccolini, pag. 183, nota 1) : 
« Priorista Buondelmonti<, p. 309, ms. presso r autore delle note n 

{ì) Pag IH, lin. 3— 10. 

(2) Codice E. 5. 5. 14. della Biblioteca Palatina di Firenze, car- 
ta 84, numerata 82, recto. 




239 

» Sftno .20 Sf . E muterò vna delle passere nella ter* 
» toi*a. Efu daggugnimento nella detta mutatione 

1 1 

> -^ di Sf . Inperò chella passera vale -h- di 8f . Ella 

» tortora vale -3- Bf . cioè -^ di 9f . piùchel pregio della 

» passera. E anchora maltra volta mutai la passera 
» nel cholonbo, e migliorai in quella mutatione 1 9f 

2 12 

» -jr- cioè la diflferentia che e da -jr- di 9f . a -jj- di 
o 00 

2 10 

» &f. E feci deLl-^r sexti che furono -tt* E sechon- 

)» do questo medebisognio aiutare le passere in tor^ 
D tore. e in cholonbi infìno atanto che di questa mu- 
li tatione. io abbi. 20 df e qualj serbaj disopra, doue 

D di quelli '20 9f • feci sexti chesono — r- e quali di- 

» visi in .2. parti delle qualj vna sipuote dividere per 
)> 10 interamente e Taltra per vno e la somma dicia- 
» scbuna divisione non passi .30. vero faccino *30. 
» E fu laprima parte 110. e Taltra 10. E divisi la pri- 
» ma parte, cioè. 1 1 0.in.l O.Elasechonda per 1 .""Edeb- 
» hi cholonbi .11. e tortore. lO.chetratti di 30 vcciellj 
» rimane.9.perlo numero delle passerete quali.9.pas* 
» sere vagliono .3 Sf. Elle .lO.tortore vagliono.5 9f. 
D E .11. cholonbi vagliono .22 ^ E chosi .3. ragioni 
» ucciellj vivi abbiamo .30.E spesi ancora .30. 8f cho- 
» me uolcuamo e chosi faraj le similj ». 

Il testo latino del passo di Leonardo Pisano qui 
riportato in lingua italiana (1) trovasi nelFopuscolo 
De modo solvendi quaesUones avium et similium (2) , 

(1) Vedi sopra, pag. 23S, lin. 11— IS, e le prime 33 linee di 
di questa pagina 339. 

(2) L*opat»colo mcniionalo in questa pagina 2S9 (lin. 34—36) non 
ha alcun tìtolo nel (iodico Ambrosiano È. 75., Parte iuperiort. Vho 
chiamato opuscolo Ve modo iolvendi iiuae$tiones avium et fimitium^ 
giacchi) di tali problemi L(*onardo Pisano parla in qucsl* opuscolo 
(Vedi sopra, pag. 20, lin. 14 — 23). 



240 

dairautore stesso dedicato a maestro Teodoro filosofo 
deirimperatore Federico II (1). 

Nella seconda parte del quinto ed ultimo capitolo 
della decima parte del suddetto trattato di praticha dar 
rismetricha si legge (2):<( LIOnardo pisano chome per 
» vno scritto nel gran vilume titolato praticha da- 
ti rismetricha, è manifesto, inparò nelle parti degìtto. 
» E quivi disputando venne perfectissimo^elui in que- 
» ste parte toschane prima dette lume e dichiaratio- 
» ne della reghola. E questo è manifesto per le pa- 
ci) Vedi sopra, paff.20, lin.lO— 28, pag.21— SS,pag.S3,lin.l — 8.— 
Nel suddetto opuscolo di Leonardo Pisaao De modo iolvendi quaeiiUh 
nei aettmi et eimilium si legge (Codice Ambrosiano E,16.tParie tupe- 
riore,carta iH^reeio^e verio):Quidam mnit paseereeZ^rouno dmiario^ 
et tmrturest prò uno denario^et eolumbam 1 .prò d$nairiis 2,«l ex hU tri- 
ime generibui avium hatmit avee 30 prò denariis ZO.Queriturquot wee 
enHt ex imoqwHi^ genere.Potmi primum paitere$ 30 prò 10 d€narii$9ii 
eervavi denarioe 20, qui tunt differentia que estaiO denariis utque in 
30, et mntiwi unum ex paseeribut in turturem^ et fuit angmentum m 

ipta mutatione-^ unius denarii, quia passer valetnU -^ uniue dena- 

6 I 1 5 

rii, et turtur valebat-^ unius denarii^ seilieet -^ tim'iM dmarii plus 

* o 

pretio paueris, et mutaci iterum unum ex paueribue in edumbam » 

2 

et melioraiui tum in ip$a mutatione denarioe •-• 1., seilieet diferen- 

i ^ 

Ita que est a-^ unius denarii usque in denarios 2., et feci sexias ex 

2 

ipso denario -r 1» e< t^urunt sexte 10, et «ecundiiiii Koe opporiuit 

3 

(sic) me mutare passera in turtures et eolumbas, donee ex ipsa mu- 
tatione i^roveniant UU denarii 20 quos superine servavi, quare ex 
iptis feci HXtas^ et fiterunt sexte 120, quos divisi in duas partes » 
quorum una posset dividi per 10 integraiiter, et alia per 1. et suma 
(sic) utriusque divisionis non ascenderei in 20, et fUit prima pars 
HO, et alia 10.» et divisi primam partem, seUicet HO, per (0, et se- 
eundamper 1, et habui eolumbas 11, et turtures 10, ^utòus extraetii 
de avibus 30, remanserunt 9 prò numero passerum , qui passeres va- 
leni denarii 3, et turtures 10 valent denarii 8, et eolumbe 11 valeni 
denarii 22, et iie ex istis tribus generibus avium habebuniur aves 30 
prò 30 denariis ut quesitum at. Questo passo del sopraccitato opu- 
scolo di Leonardo Pisano De modo tolvendi quaestiones avium et ei- 
milium trovasi tradotto nel passo del suddetto trattato di pratieka 
darismetrieha riportato di sopra a pagine 238 (lin. 6—18), ed a 
pagine 339 (lin. 1 — 23). (Vedi sopra, pag. 238, lin. 6 — 10, 17 — 18, 
pag. 239, lin. 1—23). 

(2) Codice E. 5. 8. 14 dell'I, e R. Biblioteca Pabtinadi Firenie, 
carte 433 verso, e 434 recto. 



241 

» rolc di maestro antonio nel libro de fioretti suoi, 
» doue dimostra lontelletto di detto L. p. essere 
» grandissimo. Chonpuose L. molti libri di nostra 
» scienzia, fra quali furono questi de quali o cho- 
» gnitione cioè elibro di merchatanti detto di mi- 
» nor guisa, elibro de fiori, ellibro de numeri qua- 
» di*atielibro sopra il 10". deuclide, e libro di pra- 
» ticha di geometria, ellibro di praticha darisme- 
)> tricha, del quale io ò chauato quello che al pre* 
» sente* voglio scriuere. E pero staraj atento ». 

» Se vuoi diuidere 10 in 2 parti che multipli- 
)> ehate luna nellaltra faccia il quadrato della mul- 
» tiplichatione della maggiore parte in se, poni per 
y> la maggiore parte vna chosa, rimarrà la minorei 
» parte 10 meno vna chosa, la quale multiplichata 
)) in vna chosa fanno 10 cose meno vno censo. E 
» multiplichato vna chosa in se &nno vno censo. 
» Adunque 10 chose meno vno censo sono iguali 
» alla quarta parte duno censo ». 

Leonardo Pisano nel decimoquinto ed ultimo ca- 
pìtolo del suo Liber Abbaci scrive (1) : Si vis cK- 
videre 10 in dtuis parlesj quae in simtd mullipUcci^ 
tae faciant quartam mtdlipUcationis maioris pariis in 
se , pone prò maiori parte radicem quam appeliabis 
rem, remanebunt prò minori parie 10 minus re, qua 
mulliplicata in re venient 10 res minus census, et ex 
mtdtiplicata re in se proveniet censnsj quia cum mul^ 
tiplicalur radix in se provenit quadratus ipsius radi^ 
cis : ergo decem res minus censu equantur qtiartae 
parti censu^. 

(i) LiMi Histoire des sciencet mathématiques en Ilalie^ t. Il, pag. 
364 e 365.- Codice Magliabecbìano Classe XL n.' 21, carta 253, re- 
cto e verso. 

16 



242 

Quindi è chiaro che Fopera di Leonardo Pisano 
chiamata libro di praticha darismetrichu neirultìmo 
dei soprarrecati passi del suddetto tratiato di praticha 
darismetricha (1) è il Liber Abbaci di esso Leonardo. 

Nel passo medesimo si legge ancora che Leo- 
nardo Pisano compose un Ubro di merchatanti detto 
di minor guisa. Non mi è noto che questa opera 
di Leonardo Pisano ora esista manoscritta in alcuna 
biblioteca. 

Leonardo Pisano nella Differentia sexta deirun- 
decimo capitolo del suo Liber Abbaci scrive : Est 
enim alius modus consolandi^ quem in libro minoris 
guise docuimusjfer quem sanius possumus habere sum- 
mas quaslibet consolaminum in consolamine trium vel 
plurium monetarum huius manerie. Ut si de predicto 
cùnsolamine volueris facere libras 20, fac monetam ad 
5 ex ea que est ad 3, et ex ea que est ad 6 exi- 
bunt Ub: 3 , in quibus simi lib. 2 de moneta que est 
ad 69 et lib. 1. de moneta que est ad 3. (2). È da 
credere che il liber minoris guise qui menzionato da 
Leonardo Pisano sia quello stesso libro di mercha-- 
tanti detto di minor guisa, che Fanoni mo autore del 
trattato di praticha darismetricha^ di cui si è parlato 
di sopra, dice essere stato composto da Leonardo 
Pisano. (3) 

(1) Vedi sopra pag. 241, lin. 8 e 9. 

(S) Codice L. IV, 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta 69 reelo. — Codice Palatino, n/ 1343 della Biblioteca Vatica- 
na^ carta tt9, vtf^Oy col. 2. — Codice Magiiabechiano , contrasse- 
gnato CowotnXi Soppressi, Scaffale C, Palchetto \, n."" 2616, Badia 
Fiorentina^ n.» 73, carta 64, verso. — 11 Sig. Dottore Gaetano Mi- 
lanesi, Vice Bibliotecario della Biblioteca Pubblica Comunale di 
Siena, si è compiaciuto d'indicarmi questo notabile passo del Liber 
. jibbaci di Leonardo Pisano. 

(3) Vedi sopra, pag. 241, lin. 6, e 7. 



243 

Si è veduto di sopra (1), che nel codice L. IV. 
21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
trovasi manoscritta un' opera intitolata trattato di 
praticha darismetrica tratto de libri di lionardo pi- 
sanoj et dallri auclori Conpilato dab. a uno suo charo 
amicho negli anni di Xpo MCCCCLXIII. Nella Diffe^ 
rentia septima et tdtima del quinto capitolo del sesto 
libro di questo trattato si legge (2): a Chosi potrei in- 
» finiti chasi scriucre. Ma quelli che sono scritti sopra 
» gli arienti sono que'medesimì. E però superfluo sa- 
)i rebbe a scrivergli.Ma seguitando scriuerremo alchu- 
» no chaso sopra uccegli, equali L. P. nel suo floretto 
» scrive. Benché nel libro gi*ande anchora ne dichiari. 
» Ma quelli del fioretto sono per altro modo absoluti.E 
» mostra la chagione^perchè in quel luogo gli scrisse 
» chosi dicendo: Assiduis rogaminibus et postidationibus 
» a quodam michi (sic) amicissimo invitatasi ut modum 
» sibi conponerem soluendi subscrittas avium, et simi- 
» lium questionesj quia ipse tanquam noviter in hoc 
» magisterio educatus^ fortiora pabula in libro mei nu^ 
)) meri apposita pavescebat^ lac sibi velud (sic) nouiter 
» genito filio suavitatis preparans, ut robustus effectus 
» capere valeat artiora^presentem sibi modum inveni^per 
» quem non solum similes questiones soluuntur, verum 
» et omnes diversitates consolaminum monetamm. Et 
» quia ipsum .... (3) prestantiorem et utile elegij vo^ 
» bis reverende pater j domine teodore imperialis aule 
» sttmme philosophe mittendum elegi (sic), ut ipso per-' 

(1) Pag. i39, lìn. 1-9. 

(2) Codice L. IF,2ì. della Biblioteca Pabbliea Comunale di Sie- 
na, carta 139, verso. 

(3) Questa lacuna trovasi nel sopraccitato Codice L. ly. 21. della 
Biblioteca Pubblica Comunale di Siena. 



244 

» lectOj que utilia surU vestre celsiludinis probitas reseca- 
ne tis superfluis reconservet. El chaso dice chosi. 

» Yno chonperò 3 passere per uno den. E chon- 
)) però 2 tortore per uno den. , et chonperò uno 
» cholonbo per 2. den. E di queste 3. ragioni 
)) uccelli ebbe 30. per 3U. den. Àdimandasi quan- 
» ti uccelli chonperò di ciaschuna ragione. Figlie- 
» rai prima 30. passere per 10. den. E serba 20. 
» den. che sono la differentia che .è. da 10. den. 
» delle passere infino in 30. den. chegli spende in 

p tutti. Edipoi muterò una delle tortore in passere» 

1 
» et fu lagumento ^ duno den., perchè la tortore 

1 1 . 

» vale^ den., e la passera uale ^ di den. E però 

1 

» la turture uale ^ di den. più chella passera. E 

o 

)i anchora muterò una delle passere in cholonbo. E 
» migliorato mi sono in quelle mutatione l"" den. 

2 1 . . 

» sr 9 cioè la differentia che .è. da ^ di den. in- 

» fino in 2. den. E perchè la mutatione della tur- 

1 

i> tura in passere fu dagugnimento ^ di den., farai 

2 10 

» del 1. den. jr- sexti, che sono '^ . E secondo 

» questo .è. di bisognio mutare la passere in tur- 
» ture, et i cholonbi insino a tanto che di quella 
» mutatione ne uengha e detti 20. den., equali ser- 

» bai. E per meno noia faremo di 20 den. sexti , 

120 

» che sono — 7?— • E diremo che sabbia affare di 



2i5 
ìi 120. due parti, che luna si possa interamente di- 
» uidere per IO., e laltra per l."" E quello ne uìene 
» insieme agunto non passi 30. Doue cerchato pò- 
» trai dire luna parte sia 110., laltra .10. E diuidasi 
» la prima parte, cioè 110. in 10., e la seconda per 
» uno, et aueremo 11. cholonbi, et 10. tortore, e- 
» quali tratti di 30., rimanghono .9. per le passere, 
» le quali .9. passere uagliono 3. den. Elle 10. tor- 
» tore uagliono 5. dcn. E gli 11. cholonbi vaglio- 
» no 22- den., e chosi aueremo 30. uccelli per 30. 
» den. » 

Questo passo del suddetto trattato di pralicha da- 
rismetrica contiene : 1 .• Tutto il testo latino dell' 
Epistola suprascripti Leonardi ad Magistrum Theodo- 
rum phijlosophum domini Imperatoris, salvo le parole 
in illa scientia, che in questa Epistola riportata in- 
teramente di sopra (1), sono fra ipsum e prestan- 
tiorem (2). 2.'' Una traduzione latina del paragrafo 
intitolato De avibus emendis secundum proportionem 
dalamj il cui testo latino trovasi nel Codice Ambro- 
siano E. 75. Parte superiorcj a carte 15 recto e verso 
subito dopo la sopraccitata Epistola suprascripti Leo- 
nardi. Questo testo che incomincia Quidam emit pas- 
seres 3 prò uno denario. et turtures 2 prò uno dena- 
rioj e finisce : et sic ex istis tribus generibus avium 
habebuntur aves 30 prò 30 denariisj ut quesitum estj 
fa parte del liber de modo solvendi questiones avium 
et similium di Leonardo Pisano, ed è stato intera- 
mente riportato di sopra (3). 

Nel trattato di praticha darismetrichaj che di so- 

(!) Pag. 20, lin. 12—28. 

(2) Pag. 20, lin: 23. 

(3) Pag. 239, IÌD. 10 -27, e pag. 240^ lio. i— 10. 



246 

pra (1) si è detto, trovarsi manoscritto nel Codice 
E. 5. 5. 14. dell'I, e R. Biblioteca Palatina di Fi- 
renze si legge che Leonardo Pisano compose un libro 
sopra il W deuclide (2). Quest' opera di Leonar- 
do Pisano della quale non conosco alcun esemplare 
manoscritto ora esistente , doveva essere un ce- 
mento sul decimo libro della famosa opera di Eu* 
elide d'Alessandria , celebre matematico dell' anti- 
chità, intitolata Irontglcc^ cioè Elementi ( delle ma^ 
tematiche pure). Leonai*do Pisano parla di questo 
cemento nella sua opera intitolata Flos super solu- 
tionibtis quarundam qtuiestionum ec. dicendo (3):i4//e- 
ra vero questio a predicto magistro lohanne proposita 
fuit ut inveiiiretur quidam cubus numems qui cum 
suis duobus quadratisi et decem radicibus in unum col- 
lectis essent vigintij ex bis que continentur in X.*" libro 
Euclidis, et ob hoc super ipso X." Euclidis accuratius 
studuij adeo quod sinteoremata ipsius memorie con- 
mendavij et ipsarum iiUeUectum comprehendi. Et quia 
difficilior est antecedeìitiumj et quorumdam sequentium 
librorum Euclidis^ ideo ipsum X."" libì^m gìosare in- 
cepiy reducens intellectum ipsius ad numerum qui in 
eo per lineas et superficies demonstratur, qui liber X/ 
tractat de diversitatibus XV. linearum rectarum^ qua- 
rum X V. linearum duo vocantur rite seu ratiocinate. 
Relique XIII. dicuntur aloge sive inratiocinate. La 
chiosa che Leonardo qui dice di avere incomin- 
ciate sul decimo libro degli Elementi di Eucli- 
de è certamente queir opera stessa che nel passe 
riportato di sopra dell' anonimo trattato di jyraticha 

(i)Pag. 141, lin. 3—10. 

(2) Vedi sopra, pag. 241, Iìd. 7. 

(3) Codice Ambrosiano E. 75 Parte imperiare, carta 1 vena. 



247 

darismetricha è chiamata libro sopra il 10/ deu^ 
elide (1). 

Puossi adunque con sicurezza affermare che Leo- 
nardo Pisano compose le opere seguenti: 

1/ Un trattato d'aritmetica e d'algebra intito- 
lato Liber Abbaci (2). 

2/ Un trattato di geometria teorica e pratica in- 
titolata Praetiea geometriae (3). 

3/ Un trattato de'numeri quadi*ati intitolato Lt-* 
ber qtiadratorum (4). 

4/ Un'opera intitolata Flos super solutionibus qua^ 
rundam quaesUonum ad numerum et ad geomelriamj 
vel ad ulrumque pertineniium (5). 




248 
5/ Un opuscolo De modo solvendi quaestiones avium 
et similium (1). 

6/ Un comento sul decimo libro degli Elementi 
d'Euclide (2). 

7/ Un'opera intitolata libro di merchalanti delta 
di minor guisa (3). 

In un proemio al tratlalo di pratica darismetrica 
tratto delihri di lionardo pisano (4), si legge (5): a Onde 
» perchè el trattato è più tosto in pratichale uso che 
» ad altro flne usato, piglierò quasi el modo et ordine 

(i) Vedi 8opra, pag. 22 — 24, pag. 25, lin. 1 — 2, pag. 238, liti. 
I— i8, 45—47, pag. 239—240. 

(2) Vedi «opra, pag. 241, lin. 3 — 7, pag. 245, lin. 30, pag. 24G, 
pag. 247» lin. 1^2. 

(3) Vedi «opra, pag. 241, lin. 5—6, e pag. 242jin.5 — 25, 27 — 38. 
^— Due e«eiuplari manoscrilli ora esi»tenli del tnede^'ìmo Liber jibbaci 
di Leonardo Pipano nono «tati descritti dì «opra nel prcKcnte Hcritto 
(VcdiHopra, pag. 1, lin. i7 — 23, 3«— 32, pag. 2—3, pag.«4, lin. ì — 2). 
Altri esemplari manoscrilli ora esistenti del Liber Abbod trovansi 
descritti nella parte Rampata del mio scritto intitolalo Della vita e 
delle opere di Leonardo Pisano {jilti dell* Jccadetnia Pontifleia de* 
^uovi Lincei 9 tomo V, anno V (1851 — 52), pag. 25— 66). Dieci esem- 
plari manoscritti ora esistenti della Praclica Geomelriae sono stati 
indicali di sopra (pag. 96, lin. 13 — 32, e pag. 130, lin. 26— <-35). 
Un aolo esemplare ora esiste del testo Ialino di ciascuno dei tre 
scritti indicati di sopra a pagine 247 (lin. 9 — 13), e nelle prime 
due linee di questa pagina 248, solto i numeri 3', 4* e 5*« cioè 
quello che ora trovasi nel Codice Ambrosiano A'. 75, Parte supe- 
riore (Vedi sopra, pag. 4, lin. 3 — 11 , pag. 24, lin. 9 — 15, pag 25, 
lin. 1 — 2). L'esemplare che in questo Codice trov.isi del suddetto 
Liber quadratorum finisce ia tronco, come si è veduto di sopra 
(pag. 40, lin. 21 — 27 e pag. 41, lin. 1 — '5). Non mi è noto alcun esem- 
plare ora esistente delle opere indicale di sopra nellelinee 3—6 di que- 
sta pagina 248 sotto i numeri 6 e 7.* — Sembra che oltre le sette opere 
indicate di soj^ra Leonardo Pisano ne avesse composto varie altre, 
giacché Panoiiimo autore de suddetto tratlalo di praticha darisme- 
tficha scTìse (Vedi sopra, pag. 241, lin. 3 — 5): « Compose L- molti 
» libri di nostra scieulia Ira quali sono questi de quali o chogni- 
h lione u. 

(4) Vedi sopra, pag. 86, lin. 28 — 34, pag. 138, lin. 1, pag. 139, 
lin. J 20, 32—37, pag. 140, pag. 141, lin. 1—2, pag. 243—244, 
pag. 245, lin. 1 29, 31— ."iJ. 

(5) Codice L. ir. 2t. della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, C4rta 1, reclOyC verso. 



\ 



249 

» di L.p. e deglaltri che anno in praticha scrittOv a ro- 
» gendo, et leuando sechondo che io crederò sìa nec^ 
» cessano (sic) parlando seopre chon autorità, nelle 
» chose delle quali pocha cognitione sa in fra quelli 
» che vogliono aparere intelligenti, et non anno stu-^ 
» dio, et non lo cerchono. E perchè da tutti si 
)) pruova le scientie Mathematice luna sanza laltra 
» non potei'si bene discernere , chome nel primo 
» luogo prealeghato boetio dimostra. E maxime la^ 
)) rismetricha et geometria, che chome di. (sic) L. p. 
» nel .... (1). Et quare arismeiricaj et geometria sunl 
» connesse^ et suffragatone sunt invicenij non potesi 
il de numero piena tradì doctrina nisi interserantur 
» geometricha quedam vel ad geometriam spectantia ». 
Il passo latino qui riportato trovasi nella dedicatoria 
di Leonardo Pisano a Michele Scolo (2). 

Nel quarto capitolo del sesto libro del suddetto 
trattato di praticha darismelrica tratto da libri di 
Honardo pisano ec. si legge (3): 

» Molti uogliono dire che la metà del 20. do-^* 
» uerebbe cresciere. lo parlo sopra el chaso ultimo 
» passato. E arghuiscono che tanto è a dire se 3, 
» huoua valessono 6. den. Quanto a dire selluoua 
» che uagliono 6. den. fussino 3. Adunque è tanto 

(1) Questa lacuna trovasi nel suddetto Codice L. IT. 21. 

(2) Nel Codice MagUabechiano, Classe XI, fi.* 21 (carta 3*, nu* 
merata 1, recto, margine laterale esterno, lin. 12 — 16) il passo delta 
lettera dedicatoria di Leonardo Pisano a Michele Scolo citato nella 
linea 15*. e 16*. di questa pagina 249 trovasi scritto cosi: Et (4U9 
(sic) arismelrica et geometrie scientia sunt connexe, et suffragatorie 
stbi ad inuicem, non potest de numero piena tradi doctrina, nisi in- 
terserantur geometrica quedam, uel ad geometriam spectantia — Que- 
sto passo nel recto della prima carta del Codice L. IF. 20 della Bi- 
blioteca Pubblica Comunale di Siena ha quia nrismetica et geo^ 
metria in vece di que arismetrica et geometrie. 11 passo medesimo 
nella prima colonna del recto della prima carta del Codice Palatino, 
n/ 1343 della Biblioteca Vaticana ha le parole arismetica et geome- 
tria scientia in vece di que arismetrica et geometria seientia, 

(3) Codice L, IF. 21. della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, carta 127, recto. 



250 

» a dire se 7 fosse la mela di 12. quanto a dire 
» sella meta di 12. fusse 7. E anchora alleghono una 
» alturìtà di lionardo pisano scritta nel 1 2. chapitolo 
» nella seconda parte, ponendo uno chaso quasi si- 
li mile al passato , el testo dice in questa forma , 
» cioè. 

» Si proposilum sit quod. 7. sit dimidium de Ì3L 
» quantum esset dimidium de 10. hec enim posiiio 
» dupliciier potest inteUigi, uidelicet cum dicitur si se- 
» plem esset dimidium de 12., que est 6.9 crescat in 
» 7. Aut. 7. diminuatur in dimidium de 12., hoc est in 
» 6. Vnde si sex que sunt dimidium de 12. crescunt 
» in septem^ ergo dimidium de \2 crescita et tunc tali 

n regula indigebis: multiplicha 7 per ì 0, et diuide per 

5 
» Ì2., exibunt ò.'-^pro dimidio de decem. Et si in-- 

» telligere volumus quod 7. diminuatur in 6., hoc 

» es/ m mcdielale de 12., ergfo medietas (/e 10. mi- 

n nuatur. El tunc mulliplicetur 6. per dimidium de 

n 10., seu per 5., ert£i{^ 30, gi/e diuide per T . esibunt 

2 

» (sic) — 4-3 £( tantum esset tunc dimidium de 

» decem. Et sic similes questiones per qualem uolue- 
» ris modum^ ex duobis prescrittis (sic) modis soluere 
n poterisj tamen nos senper utimur per primum mo" 
» dum interoghanlibus respondere ». 

II passo latino qui riportato trovasi in fatti nella 
seconda parte del duodecimo capìtolo del L/6er Ab- 
baci di Leonardo Pisano (1). 

(1) CoJice L IF. 20 della Biblioteca Pubblica Comaoale di Sie- 
na» carta 76, reelo^ e verta, — Codice Palatioo n.* 1343 della Bi- 
blioteca Vaticana, carta 66, recto, col. prima. — Codice Magliabe- 
chiane contrassegnato Conventi SoppreuU Scaffale C, Palchetto I , 
fi.* 2616 , Badia Fiorentina n.* 73, carta 71 , vena. — Codice 
Magliabecbiano , Clasee XI ^ n.* 21, carta 104, recto. — Codice 
Ambrosiano /. 72., Parte tuperiorCf carta 40 , verso e 41 « recto. 
— Codice Riccardiano , n.* 783, carta 103, vereo. — Codice del 



251 

L'autore del trattato di praticha darismetica tratto 
da libri di lionardo pisano^ parla nuovamente più ol- 
tre nel trattalo medesimo del problema , al quale 
questo passo si riferisce, scrivendo (1) : 

i> Al fatto del chaso di L. p. Dicho che L. p. 
D fu huomo sottilissimo in tutte dispute, et secondo 
i> che si truoua lui fu il primo, che ridusse allume 
» questa praticha in toschana, che allora sandaua per 
» vie molte estrane, nientedimeno dassai tenpo inan- 
» zi allui in questa nostra città furono schuole da- 
» bacho, che circha al 1348. ò veduto Trattato che 
» dice in fìrenzc essere più di 10. centinaia di fan- 
» ciulli alle schuole dellabacha, che pocho inanzi fu 
)> lionai*do. E anehora chome si uede lonsegnare loro 
)) era a modo antichi, et quasi al modo che oser- 
» nono di presente e vinitiani, che .è. marauiglia al 
» sufficienti [sic) maestri vi sono stati, et sono chome 
)) e non anno ridotto in una facile praticha tutto. 
» Ma tornando al fatto di lionardo, credo che nel 
» dire e sintendeua più il primo modo. Cioè quando 
» diceua: Se 7 fusse,o vero sia la metà di 12., quanto 
» sarebbe la metà di 10. Cioè qual numero o nero 

la R. Biblioleca Borbonica di Napoli contraftsegnalo Codici Fame- 
siani. Armadio Fili, Pluteo C, n.° 18, caria 117, recto. É da no- 
tare per allro che questo pa»9o dei Liber jibbaci di Leonardo Pi- 
sano nel Codice L. IF. 20 della Biblioteca Comunale di Siena , 
incomincia : H jtropoHtum fuerit Ubi quod ii 7 euent dimidium 
de 12. quantum essent dimidium de 10 , e cosi anche in tutti gli 
altri codici contenenti questo passo , salvo il Palatino n.* 1343 
della Biblioteca Vaticana, nel quale questo passo incomincia cosi : 
Si propositum tibi fuerit quod ii 7 essent dimidium de i2 quantum 
essent dimidiam de 10. In ciascuno de* Codici citati in questa nota 
salvo il Palatino^ n.* 1343 della Biblioteca Vaticana, questo passo è 
intitolato Modus aliut de proportionibus , eie. 

(1) Codice I. IF. 21. della Biblioteca Pubblica Comnoale di Sie- 
na, carta 127, recto e vena. 



252 

)) quanto sarebbe quel numero ehe fusse la metà 
)) di 10.E se pure senplicemente intendeuono chome 
» nel senpliche dire si manifesta, egli era per quelli 
» asegnato altre ragioni, le quali anchora a noi non 
)) sono manifeste, per le quali ei sia di bisognio stare 
D chontenti. A ninno modo diche L. p. essere in 
» manchamento. Ma forse per usanza di chi inse- 
» gnaua. E nota che auctorità sanza ragione a no- 
)) stra scientia a pocho luogho , perche tutto di si 
» uode gittare per terra lantichità. E se noi siamo di 
» tanta auctorità. Anchora noi possiamo dire tamen 
» nos senper ulimur per secundum modum irUero- 
» ghaniibus respondere ». 

Nel primo capitolo del primo libro del suddetto 
trattato dipraticha darismetrìca si legge (1): « E nello 
» scriuere e numeri usiamo le fìghure deglindi che 
» per L. P. si manifesta dicendo le none fìghure si- 
» gnifichative deglindi sono queste . 9. 8. 7. 6. 5. 
» 4. 3. 2. 1, cholle quali, et chon questo segno .0. 
)) che in arabia si dicie zero, ogni numero si rapre- 
» senta. )> 11 passo di Leonardo Pisano qui menzio- 
nato trovasi in principio del primo capitolo del suo 
Liber Aliaci , giacché questo primo capitolo inco- 
mincia cosi (2) : 



(1) Codice L. /f. 21. della Biblioteca Pubblica Comanale di Siena, 
carta 2, recto. 

(2) Codice Palatino n.** 1343 della Biblioteca Vaticann^ caria i, 
fìtrsOf col. 1. — Codice Magliabecbiano, Scaffale C , Palchetto /, n,* 
2616, carta i, recto. — Codice Magliabechiano, Classe X/, n.** 21 , 
carta 1, recto. — Codice Ambrosiano/, 12, Parte Superiore f 
carta 1, recto. — Codice Riccardiano, n.** 783 , carta 2 , recto. — 
Codice della Reale Biblioteca Borbonica di Napoli contrassegnato 
Codici Famesiani, Jrmadio FUI, Pluteo C, n." 18. — Targio- 



253 

Incipit capitulum primiim 
Novem figure indorum he surU 

9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1 

Cum his iiaque novem figurisy et cum hoc signo Oj 
quod arabice zephyrum appeUatury scribitur quUibet 
numeruSf ut inferiu>s demonstratur. 

Nel suddetto trattato di praticha darismetrica tratto 
da libri di lùmardo pisano si legge (1) : 

» El secondo chapitolo del primo libro, chome 
» si mostra el modo ellordine, che si tiene a ragù- 
» gnere e numeri. 

» El ragugnere de numeri è dare noto in una 
» somma quello che in dua o più numeri è denomi- 
» nato, e questo è scritto nel secondo capitolo del- 
» lalghorismo. E quella somma si chiama somma 
» crosciente. E a volere ragugnere si ha per Lio- 
» nardo Pisano questo modo. Cioè quando quanti 
» uuoi numeri uuoi agugnere è di bisogno chollo- 
» chargli nella tauola cho gradi pari, cioè luno sotto 
i> laltro, ponendo el primo grado delluno sotto il pri- 
» mo dellaltro, elio secondo sotto el secondo. E il 
» terzo sotto el terzo, et chosì di tutti, in fino allu- 
ni — Tozxettii Belazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della 
Toscana, edizione seconda, l. Il, pag. 61. Nel Codice L. IF. 20 della 
Biblioteca Pubblica Comunale di Siena mancano le parole : Ctcm his 
itaque novem /iguris et cum hoc signo , quod arabice zcphirum 
appellatur scribitur quiliàet numerus ut inferius demonslralur. Il 
recto della prima carta, di questo Codice finisce cosi : 

Novem figure yndorum hoc tunt. 
Incipit capitulum primum 

Fini. mi. FU, FI. F, mi. in. //. /. 

9. 8. 7. 6. tt. 4. 3. 2. 1. 
Il rovescio della medesima carta incomincia cosi: Nolis igitur pre- 
scriptis figuris, atque eis tenaciler memorie commendali. 

(1) Codice L. IF. 21. della Biblioteca Pubblica Gomanale di Siena, 
carta 4, verso. 



254 

» timo. E quando sono chosì choUochati. E tu in- 
» comincia a rag;ugnere tutte le fighurc del primo 
» grado infralloro, cioè le fìghure dal primo gra- 
» do di tutti i numeri che sanno a ragugnere , 
» chominciando dallo inferiore infino al superiore. 
» E della somma si segni le unità di sotto, e ser- 
» bìnsi alle mani le dicine, le quali dicine sagugni- 
D no alle fighure del secondo grado di tutti e nu- 
» meri che uuoi agugnere, et ponghinsi le unità sotto 
)i el secondo grado. Elle dicine si serbino cholle 
» quali agugni le fìghure del terzo grado di tutti 
» e numeri che sanno agugnere. E della somma 
» segnia le unità, et in mano serba le dicine. E chosi 
)i fa da grado a grado, infino allutimo chome per 
» gli exenpli chiaro aparirà ». 

Questo modo di ragtignere de numeri trovasi nel 
Liber Abbaci di Leonardo Pisano, giacché il terzo ca- 
pìtolo di quest'opera incomincia così (1) : 

Cum autem quoslibet numeros^ et quotcumque qtUs 
Oddere tioluerilj coUocet eos in tabula secundum qtiod 
in mtdliplicationibus nnmeromm prediximusy hoc est 
primum gradum cunctorum numerorum quos addere 
volnerit sub primo ipsius qui ante in iunctione posi- 
tus fuerìt. Et secundum sub secundoy et deinceps qui 
secunlury et tunc incipiat in manibus colligere nume- 
ros figurarum que in primis gradibus cunctorum nu-- 

(i) Codice L. ly. 20 della Biblioteca Pubbljca Comunale di Siena, 
carta 9, recto. — Codice Palatino n/ i343 della Biblioteca Vaticana 
carta 8, verso^ col. 2. — Codice Magliabccbiano contrassegnato 5caf- 
fole C Palchetto I. n.'' 26f 6, Badia Fiorentina n.* 73, carte 8, tfer- 
so e 9 recto. Questo passo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano è 
riportalo di sopra nel testo come si legge nel Codice L, 7^.21 della 
Biblioteca Pubblica Comunale di Siena. 



255 

merorum qui in iunctionem p(mU fìierint ab inferiori 
numero usque ad superiorem ascendendo- Ponat itaque 
unitates super pnmum gradum numerorunij et dece^ 
nas in manti reseruet, quibus decenis superaddai nur 
meros qui in secundis gradibtis esiiierint^ et ponat uni" 
tates super secundum gradum^ et ilerum decenas re^ 
seruet. Cum quibus collectionem lertii gradus nume^ 
rorum super addata et sic ponendo unitates, et dece- 
nas reseruando^gradatim numeros colligendo^potest col^ 
leclionem cunctoriim numerorum usque ad infinitum 
habere. Et ut melius inteUigatur iunctiones duorum 
numerorum, etiam, et trium, nec non et plurium ostenr 

dantur. 

Nel quarto capitolo del primo libro del suddetto 
trattato di praticha darismetricha tratto de libri di 
lionardo pisano, sì legge (1): 

» Mostro el multiplichare de numeri digiti infra 
)> loro , e anchora chome e numeri articholi si mul- 
» tiplichino, uoglio mostrarti chome e numeri di 2 
)) fìghure, cioè da dieci^infino in 100 si multiplichono 
» in fi»alIoro. Insegnando e! modo che dà L. P. Di- 
» cho adunque quando uorrai multiplichare uno nu- 
» mero di 2 gradi. Cioè di 2 fighure, onero che sia 
» eguale, ouero no. Scrivasi luno sotto laltro in mo- 
» do che gradi venghino parimente. E inchomincie- 
» remo la multiplichatione del primo grado. Cioè 
)) multìplichando la prima flghura del numero di so- 
» pra per la prima del numero di sotto. E del pro- 
» ducto si segni le unità nel primo grado y e per 

(1) Codice L.lF.ii della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena^ 
carta 9, verso. 



256 
» cìaschuna dicina che tavanza tengha in mano uni- 
)) tà. Di poi si multiplìchi la fighura del primo grado 
» di sopra per la seconda del numero di sotto, et 
1» chosl la prima del numero di sotto per la se- 
1) conda del numero di sopra. E quello che è fatto 
» damenduni le multiplich%)tionì sagunghino alle di- 
» cine seruate, cioè alle unità che ai in mano. E an- 
» chora di quella somma si scrivino nel secondo 
1) grado le unità. Elle dicine si serbino in mano. E 
D dipoi si multiplichi la sechonda fighura, cioè lu- 
» tima del numero di sopra per Intima del numero 
» di sotto. Et quello che fanno lagunghino cholle 
» unità che ai alle mani. E della somma si scrivino 
» le unità nel terzo grado. E se ui rimarranno dicine, 
» si scrinino nel quarto grado. E chosi aremo el 
» producto della multiplichatione di ciaschuno nu- 
» mero da 10 a 100. » 

Questo modo di moltiplicare trovasi nella parte 
prima del secondo capitolo del Liber Abbaci di Leo- 
nardo Pisano, giacché in questa prim^ parte si leg- 
ge (1) : 

Cum autem uis mvltiplicare aliquem numerum se- 
cundi gradus per aliquem numerum eiusdem gradus^si- 
uè equales sint numeri siue inequales, scribes nume- 
rum sub numero ita ut similis gradus sit sub simili 
graduy et si numeri sunt inequales^ sit maior suo mi-- 

(1) Codice L. IF, 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carU 4, verso. — Codice Palatino n."" 1343 della Biblioteca Vaticana 
carta 4, recto, col. 1. — Codice Magliabechiano contrassegnato Con- 
venti Soppressi, Scartale C, Palchetto /, n.* 2616, Badia Fiorentina 
n.» 73, carta 4, verso. — Ancbe questo passo è riportato dì sopra 
nel testo come trovasi nel Codice L. IF. 20 della Biblioteca Pub- 
blica Comunale di Siena. 



257 

norcj et incipiat mullipUcationem a primo gradu nume" 
rorum in tabula prescriptorum. Si quidem mvltiplieet 
figuram primi gradus superioris numeri in tabula pre- 
scripti per figuram primi glradus subterioris , et seri" 
bantur unitates super primum gradum numerorum pre- 
scriptorum, et per xmamquamque decenam retineat in 
marni sinistra unum, deinde multiplicet figuram primi 
gradus superioris numeri per figuram secundi gradus, 
seu per ultimam subterioris numeri , et e contra figu-- 
ra primi gradus subterioris multiplicetur per ultimam 
figuram supetioris, et addantur in manu cum servatis 
decenisj et iterum unitates scribantur super secundum 
gradum, et retineantur in manu decene. Item miUti- 
plicetur ultima figura superioris numeri per ultimam 
subterioris, et quod ex midtiplicatione euenerii cum ser^ 
ualis decenis in manu super addatur, et unitates in ter^ 
tio gradu, et decene, si fuerint, in quarto ponantur. Et 
liabebitur multiplicatio quorumlibet numerorum a (/e- 
cem usqne in centum. Verbi gratia ut si quesierit mul- 
tipli cationem de 12. in ì^., scribantur 12. bis in tabula 
dealbata, in qua littere leuiter deleantur, sicuti in hac 
margine scriptum cemitur, pìnmus gradus subterioris 
numeri sub primo superioris., hoc est figura binarii sub 
figura binarii, et secundus gradus subterioris sub se- 
cundo superioris, seu figura unitatis sub figura unita- 
tis, et multiplicet binari um per binarium, erunt 4 , que 
ponat super utrumque binarium, ut in prima descri-- 
ptione posita sunt. Iterum multiplicentur superiora 2 
per ì , quod est in secundo gradu inferioris numeri,erunt 
% que senientur in manu,et multiplicet numerum 2 sub- • 
teriuris numeri per 1 superioris, erunt 2, que addat cum 
duohus supaùus sematis, ertmt à^,que potial super unita^ 

17 



y*» 



258 

i0m tUranquey facienl ipsa 4 secundum gradum post 
priora posila 4, que fecerant primum gradum^ ut in se- 
cunda descriplione describilur.Et adhuc mtdtiplicetur 1 
de superiori numero per numerum de subleriori, faciet 
1 , quod 1 scribatur in lertio graduy seu post 44 descri- 
pta, ut in tertia et tdtima descriplione ostendilur. Et in 
tot ascendit mulliplicatio deì2 in se ipsa, seu 144. 

Nel proemio dirottavo libro del suddetto trattato 
di praticha darismelrica si legge (1) : « E acciò che 
» chon presteza questo che è chontenuto in nel pre- 
» sente libro sia trouato, in sette chapitoli lo divide- 
)) remo. Nel primo mostreremo el modo a meritare, 
n et schontare semplicemente. Nel secondo el moda 
» del meritare, et schontare, a fare chapo a dalchuno 
» termine. Nel terzo el modo di dare, el di chomune 
» a molte partite duna ragione fatta in diversi tempi 
» chello diciamo arrechare a un di. Nel quarto el 
)) modo di saldare le ragioni. Nel quinto ragioni che 
)> intervenghono a detti chasi passati. Nel sesto ra- 
» gioni, e chasi proposti sopra chi fa viaggij. Nel 
» septimo et ultimo chapitolo porremo la decima 
y> parte del dodecimo chapitolo di L. pisano ». 

Nel soprammentovato ottavo libro d^l medesimo 
trattato di praticha darismelrica si legge (2) : 

« Inchomincia el septimo e Intimo (sic) chapitolo 
D del .... (3) libro di questo trattato doue si dimo- 
» stra el modo del radopiare detto radoppiamento 

(1) Codice 1. IF. 21 deUa Biblioteca Pubblica Gomiinale di Sie- 
na, carta 18tf, recto, 

(2) Codice L. IF. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
earta 223, verso. 

(3) Questa lacuna trovasi nel suddetto Codice JL./f^ 21. 



259 

» dello schachiero, el quale chapitolo a questo libro 
» è chonvenìente ». 

Questo settimo capitolo incomincia così (1) : 
ik Questo dire radopiamento dello schachiere è ti*atlo 
» duna materia chosi nominata, che già si dava allo 
» scholare t» : e finisce cosi (2) : diremo chosì in 
» questo ultimo uerso: Deo gratias« » 

In otto Codici ne' quali trovisi manoscritto il 
duodecimo capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pi- 
sano si legge (3) : 

Incipil capitidum duodedmum 
Capitvlum ilaque duodedmum de questionibus abba- 
ci (4) inparies novem (5) dividimus^quarum, prima est 
de coUeciionibìis numerorum^ei quarumdam aliarum S2* 
miliytn questionum.Secunda de proportionibus numero^ 
rum. Tertia de questionibus arbompi et muUarum aHa- 

(1) Codice JL. IF. 2f della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie«- 
Da, I. e. 

(2) Codice L. IV. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
1. ». 

(3) Codice £. IV, 20 della Biblieteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta 74, verso. — Codiee Palatino, 0.^*1343 della Biblioteca Vatica- 
na, carta 64, verio^ col. 1. — Codice Magliabechiano , contrasse- 
(jnato Conventi Soppressi^ Scaffale C, Palchetto I. n/ 2616, Badia 
Fiorentina n." 73, carta 70, recto. - Codice Magliabechiano Clas- 
se Xly n/ 21. carta 10 i, veréo. — Codice Ambrosiano /. 72, l'arte 
Superiore^ carta 40, recto. — Codice Riccardiano n.* 783, caria 100, 
verso e lOi recto. — Codice Magliabecbiano, Palchetto 111, n.°25, 
carta 63, recto- — Codice dalla Reale Biblioteca Borbonica di Na- 
poli contrassegnato Codici Famesiani, jirmadio Vili, Pluteo C* n."* 
1^, carte 114, verso, e lltf, recto. 

(4) I Codici Palatino n.** 1343 della Biblioteca Vaticana^ ed Am- 
brosiano /. 72. Parte Superiore hanno qui abaci in vece di abbaci. 

{6) Nel Codice Ambrosiano /. 72. Parte Superiore leggesi qui 9 
in vece di novem. 



260 
rum similiunij quarum soluliones punì per regulam 
quarte proportionis. Quarta de inventione bursarum. 
Quinta de emptime equorum inter consocios sectmdttm 
datam proportionem. Sexta de viagiis (1) atqae quesUo- 
nibus que habent similitudinem viagiorum (2). Septima 
de questionibus reliquis erraticis que ad invicem in 
eonim regulis variantur. Octava de quibusdam divina- 
tionibus. Nona de duplicatione scacheriij et quibusdam 
aliis questionibus. 

L'ullima di queste nove parti è quella che nel 
suddetto trattato dipraticha darismetrica è chiamata 
decima parte del duodecimo chapitolo di L. pisano (3). 

È da notare che questa ultima parte del capi- 
tolo duodecimo del Liber Abbaci di Leonardo Pi- 
sano in alcuni manoscritti è chiamata pars decimay 
ed in altri pars nona% In fatti nel Codice della 1. e R. 
Biblioteca Medicoo-Laurenziana dì Firenze contrasse- 
gnato Gaddiani Reliqui n."" XXXVIj il capitolo duo- 
decimo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano inco- 
mincia così (4) : 

Capitulum itaque duodecimum de regulis erraticis 
in partibus X. dividimus. 

Quarum prima est de coUectionibus numerorunij et 
quarumdam aliarum similium questionum. 

Secunda de proportionibus numerorum. 

(i) Il Codice Ambrosiano /. 72. Parte Superiore ha qui viag- 
gii8 in vece di viagiif, 

(2) Il Codice Ambrosiano /. 72. Parte Superiore ha qui viaggio- 
rum in vece di viagiorum. 

(3) Vedi sopra, pag. 258, lin. 20 - 22, e pag. 259, lin. J— 5. 

(4) Codice deiri. e R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana contrasse- 
guato Gaddiani Reliqui, n." XXXFIy carta 1, recto. 



261 

Tertia de regvlis arborum, alque aliartim similium. 

Qìiarta de inventione bursarum. 

Quinta de emptione equorum inter consocios se-- 
cundum dàtam proportionem. 

Sexta de viagiiSf atque earum regtdarum que ha-- 
bent similitiuUnem vmgiorum. 

Septima de regtdis reìiquis errcUicis que ad invp- 
cem in eorum regtdis variantur. 

Octava de regulis geometrie pertinentibus. 

Nona de indivinatione antdoruniy atque numerorum 
partium^ et aliarum quarumdam similium. 

Decima de duplicatione Scakeriij aliarumque que- 
stiotium videlicet dvi. (sic) 

Expliciunt partes dtiodecimi capituU. 

Nel Codice L. IV. 20 della Biblioteca Pubblica 
Comunale di Siena la penultima parte del duodecimo 
capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano è inti- 
tolata così (1): Incipit pars VIIIL decimi (sic) capituU 
De quibusdam divinationibus. In questo Codice Tutti- 
ma parte del medesimo capitolo è intitolata così (2): 
Incipit pars decima de dupliccUiotie schacherUy et qua^ 
rumdam aUarum regularum. 

Nel Codice Palatino n.^ 1343 deUa Biblioteca Va- 
ticana la penultima parte del duodecimo capitolo del 
Liber Abbaci di Leonardo Pisano è intitolata (3): /n- 

(i) Codice L. IF. 20 della Biblioteca Pubblica Gorouoale di Sieo», 
carta 141, recto. 

(2) Codice L IF. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, carta 14tf, recto. 

(3) Codice Palatino n.« 1343 della Biblioteca Vaticana, carU IH, 
recto^ col. 2. 



262 

cipit pars nona decimi capittdi de quibusdam diui-- 
naUonibiis. In questo Codice Tultima parte del ca- 
pìtolo duodecimo del medesimo Liber Abbaciè in- 
titolata così (1): Incipit pars ÌO^. de duplicatione scor 
cherijj et quarumdam aliartim regtdarum. 

Nel Codice della Biblioteca Magliabechiana di 
Firenze contrassegnato Cmventi Soppressi^ Scaffale 
C, Palehetto L n.** 2616, Badia Fiorentina, n.* 73. 
la penultima parte del duodecimo capitolo del Liber 
Abbaci di Leonardo Pisano è intitolata così {2): Incipit 
pars 8". decimi capitnli de quibusdam divinadionibus. 
In questo Codice Tultima parte del duodecimo capi- 
tolo del medesimo Liber Abbaci è intitolata (3): in- 
cipit pars 9"*. de duplicatione scacherii, et quarumdam 
aliamm regularum. 

Nel Codice Magliabechiano contrassegnato Classe 
XI. n/ 21 . la penultima parte del duodecimo capitolo 
del Liber Abbaci di Leonardo Pisano è intitolata (4): 
Incipit pars nona dtiodecimi capituli de quU^usdam di-- 
vinatitmibus. In questo Codice l'ultima parte del ca- 
pitolo duodecimo del suddetto Liber Abbaci è intito- 
lata (5) : Incipit pars decima de duplicatione scha-- 
cherii, et quarumdam aliarum regularum. 

Nel Codice deiri. e R. Biblioteca Mediceo-Lau- 

(1) Codice Palatino n.** 1343 della Biblioteca Vaticana^ carU 113, 
verso, col. 8. 

(2) Codice Magliabechiano contrassegnato Conventi Soppresii , 
Scaffale C. Palehetto /, n.o 2616, Badia Fiorentina, n.<» 73, carta 
133, verso. 

(3) Codice Magliabechiano contrassegnato Conventi Soppreui , 
Scaffale C. Palchetto /, n.** 2616, Badia Fiorentina^ n.*» 73, carta 
136, verso. 

(4) Codice Magliabechiano, Classe A*/, n.* 21, carta 189, rerfo. 

(5) Codice Magliabechiano, Classe XI. n.^ 21, carta 193, recto. 



263 

reozìana di Firenze contrassegnato Gaddiani Reliquia 
nJ" XXXVL la penultima parte del capitolo duode- 
cimo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano è inti- 
tolata (1) : Incipit pars tiona duodecimi capituli de 
qtUbiAsdam divinalioìiibus. In questo Codice Tultima 
parte del medesimo capitolo duodecimo è intitola- 
ta (2) : Incipit pars decima de dupUcatione scaheriiy 
et quarumdam aliarum regtdarum. 

Nel suddetto Codice Mediceo-Laurenziano Gad- 
diani Reliqui n.*" XXÌiVL il capitolo duodecimo del 
Liber Abbaci contiene una parte intitolata (3) : In- 
cipit pars octava de regidis geometrie pertinentibusj 
que cum radicum inventionCy seu aliquoìnm in men- 
surarum dimensianibus reperiunliir. Questa pars octava 
è indicata più sopra nel Codice stesso colle parole: 
Octava de regulis geometrie pertinentibus (4). 

Nel Codice Ambrosiano /. 72. Parte Superiorcy 
la penultima parte del duodecimo capitolo del Li- 
ber Abbaci di Leonardo Pisano è intitolata (5) : In- 
cipit pars nona decimi capituli de quibusdam divina- 
tionibus. In questo Codice Tultima parte del mede- 
simo duodecimo capitolo è intitolata così (6) : In- 
cipit pars decima de dupUcatione schaccheriij et qua- 
rumdam aliarum regularum. 

(1) Codice dfìiri. e R. Biblioteca Medicco-Laiirenziana di Firen- 
ze contrassegnalo Gaddiani Heliqui n.° XXXFh carta 83, redo. 

(2) Codice deiri. e R. Biblioteca Mediceo- Laurenziana di Firen- 
ze contrassegnato Gaddiani Reliqui, n.* XXXyi^ carta 86, verto* 

(3) Codice dell'I, e R- Biblioteca Blediceo-Laurenziana di Firen- 
ze contrassegnato Gaddiani BeUqui^ n.^ XXXFI, carta Si, recto. 

(4) Vedi sopra, pag. 260, Un. 26. 

(5) Codice Ambrosiano /. 72. Parte Superiore^ carta 80^ veno. 
(5j Codice Ambrosiano /. 72. Parte Superiore» ct^risi 83, recto. 



264 

Nel Codice della Biblioteca Riccardiana di Fi- 
renze contrassegnato col n.* 783, la penultima parte 
del duodecimo capitolo del Liber Abbaci di Leonardo 
Pisano è intitolata (1) : Incipit pars ociava duo.'^' ca-- 
pituli de quibtisdam diuinalionibm. In questo Codice 
Tultima parte del medesimo capitolo è intitolata (2): 
Incipit pars nona de duplicatione schacheriij et qua-- 
rumdam aliarum regtdarum. 

Nel Codice della Biblioteca Magliabechiana di Fi- 
renze contrassegnato Palchetto Illy n.* 25, la penul- 
tima parte del duodecimo capitolo del Liber Abbaci 
di Leonardo Pisano è intitolata (3): /nciptV pars nona 
decimi Capitali de quibusdam diuinationibus. In que- 
sto Codice l'ultima parte del medesimo duodecimo 
capitolo è intitolata (4) : Incipit pars X.'"" de dupli- 
catione schacherijj et quarundam aliarum regularum. 

Nel Codice della Reale Biblioteca Borbonica di 
Napoli, contrassegnato Codici Fatmesiani , Armadio 
VIIIj Pluteo C, n.° 18, la penultima parte del duo- 
decimo capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pi- 
sano è intitolata (5) : Incipit pars nona duodecimi 
capitali de quibusdam divinationibus. In questo Co- 
dice l'ultima parte del medesimo capitolo duodeci- 
mo è intitolata (6) : Incipit pars decima de duplica-- 
tione schacheriij et quarumdam aliarum regularum. 

(1) Codice Riccardìano n.* 783, carta 211, verto. 

(2) Codice Riccardiano n.** 783^ carta 218^ recto, 

(3) Codice Magliabechiano, Palchetto IH, n*** 25, carta 114, recto, 

(4) Codice Magliabechiano Palchetto 7//, n," 25, carta 116, vereo. 

(5) Codice deUa Reale Biblioteca Borbonica di Napoli contras- 
segnalo Codici Famesianiy Jrmadio Fin, Pluteo C, n.' 18, carta 
197, recto. 

(6) Codice della Reale Biblioteca Borbonica di Napoli contrasse- 



265 

Nel sopraccitato tra/^a^o di pratìcha darismetrica 
si legge (1): 

(( Inchomincia el nono libro di questo trattato 
)) nel quale si chontiene el trattato della reghola 
» del chatain interpetrata reghola di 2 false posi- 

)) tioni )). 

» Nel tredecimo chapitolo della praticha di Leo- 

» nardo pisano, molto copiosamente sopm questa re- 

)) ghola è scritto. Del quale il testo ridotto in uul- 

» gare è questo . El chatain certamente è nome 
)) arabicho, che in latino si dice reghola di 2. false 

)) positioni, per la quale quasi sa la solutione di cia- 

» .schuna quistione dabacho. Chonciosia chosa che 

» alchuna uolta per una singhula positione sa laso- 

» lutione di quello che sadimanda, chome si manife- 

)) sta nel libro (sic) di questo trattato. E in quelle non 

» abisogniano le 2 positioni, inperò che per una di 

» quelle sasolve. Ora chome le quistionì per le .2. 

)) positioni si debbino asolvere uogliamo dimostrare. 

» Ponghonsi adunque quelle .2. positioni false a sorte 

)) et fortuna. Onde interuiene che quando amenduni 

)) venghono maggiori chella verità e quando amen- 

» duni minori, e quando alchuna maggiore, et laltra 

» minore, e trovasi la verità.Sechondo la proportione 

)) della differentia delluna positione allaltra. Questo 

)) 1 è che chade nella proportione de . 4 . numeri 

)) proportionali. De quali li 3. sono manifesti per gli 

)) quali el numero non noto si truova. Cioè lasolu- 

)) tione della verità. De quali .4. numeri il primo (è) 

» la differentia del numero delluna falsa positione 

gnato Codici Farnesiani, Armadio FUI, Pluteo C, w.' 18, carta 200, 
verso, 

[i] Codice L. ir. 21. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena^ 
carta 226, verso. 



266 
» allaltra , el secondo è lapressamento che si fa 
» alla verità per quella differentìa. El terzo è la- 
» vanzo che è dapresarsi alla verità, che cbome si 
1» faccia prima nella reghola del centinajo lo vo- 
n gliamo mostrare, acciò che per quelle .3. diffe- 
» rentie sottilmente dimostrate nel centinaio, la so- 
)i lutione dellaltre questioni per el chatain possi sot- 
» tilmente investighare. E per brevità non dividerò 
» el presente libro in alchuni chapitoli,ma uno solo 
» fia. )) 

Il testo latino, che qui dicesi ridotto in wdghare 
trovasi nel decimoterzo capitolo del Liber Abba- 
ci di Leonardo Pisano, giacché in questo decimoterzo 
capitolo si legge (1) : 

El Chataym (2) quidem Arabice (3); latine duarum 
falsarum positionum regula interpretatur per qiMs fere 
omnium questionum solutio invenitur : ex qtUbus una 
est illa per quam in tertia parte duodecimi capiluU 
regtdas arborum et similium soluere docuimusj in quibus 
totum el chataym (4), scilicet duas (5) positiones ponere 

(1) Codice L. IF. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, carta iffO, verso. — Codice Palatino n.** 1343 della Biblioteca 
earta 118, i>er$Of col. 2, e caria 119 recto, col. 1. — Codice Ma- 
gliabtchiano, contrassegnato Conventi Soppressi^ Scafale C, Poi' 
chetto If n.* 2616 {Badia Fiorentina, ti.o 73)> carta 141, recfo. 

(2) Il Codice Palatino n.o 1343 della Biblioteca Vaticana ha qui 
EUkalaym in vece di El Chataym, Il Codice Magliabecbiano con- 
trassegnato Conventi Soppressi, Scaffale C, Palchetto I, n.** 2616 (Ba- 
dia Fiorentina n."* 73), (1. e.) ba in vece elchataieym. 

(3) Il Codice Palatino n.Vl343 della Biblioteca Vaticana (1. e.) ha 
qui harabice. Il Codice Magliabecbiano contrassegnato Scaffale C , 
Pàlehetto I, n." 2616 ha in vece arabice. 

(4) Il suddetto Codice Palatino n.o 1343 ha qui ekhataym. Il 
Codice Magliabecbiano contrassegnato Scaffale C, Palchetto /, n.* 
26 16, [Badia Fiorentina n.* 73) (I. e.) ha in vece elchataieym. 

(5) 11 Codice Palatino n.* 1343 sopraccitato ha qui 2 in vece di 
duas. 



267 

non opporietj cum per unam earum ipse questiones 
solvi possunt: tamen qtuditer ipse et multe alie questio- 
nes per el chataym solvi debeant volurmis demonstra-- 
re. Ponuntur enim ipse due false positiones fortiUtu , 
unde occurrunt quandoque ambe minores ueritate, guari- 
doque majores, quandoque una maior et altera minor j 
et inuenitur soltUionum veritas secundum proportionem 
differentie unius positionis ad aliam. Hoc est quod 
cadit in regula quarte proportionis j in qua tres nu- 
meri sunt notif per quos quartus ignotuSy scilicet solur 
tionis ueritas^reperitur, quorum primus numerusest dif- 
ferentia numeri unius false positionis ad aliam. Se- 
cundus est adpropinquatio que fU ueritati per ipsam 
differentiam. Tertius est residuum quod est ad adpro- 
pinqtuindum ueritati. Que qualiter fiant primum in 
regìda cantarii demonstrare volumus ; ut ipsis tribus 
differentiis subtiliter in cantano demonstratis, aUarum 
questionum solutiones per elchataym (1) subtiliter va^ 
leas intelligere. 

II nono libro del suddetto trattato di praticha 
darismetrica finisce così (2) : « E vedi che chi per 
m positioni vuole asolvere, e chasi dura grandissi- 
» ma faticha. Onde credo che di queste positioni arai 
» a farne masserìtia, che poche o ninna più te ne 
» scriverrò. Solamente questo se fatto acciò che lo- 
y> pera abbia sua perfcttione. E anchora perchè in- 

(1) H Codice Palatino n.o 1343 della Biblioteca Vaticana ha qui 
ékathaim, lì Codice Magliabechiano contrassegnato Scaffale C, PcU' 
ehetto If n.o 2616 {Badia Fiorentina^ ti.** 73) (I. e) ha in vece elcha- 
tayeim. 

(2) Codice L. IF.2Ì, della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na^ carta 223, recto. 



268 
» fi*a quelli che vogliono inparare si dice optioia 
)» reghola. E grando stima fanno a dire: io so le po- 
)) sitioni. Pigliando per loro arghomento el detto di 
» L. p. che dice per quas fere omnes questiones sobd 
» polesl ». Questo detto di L. p. trovasi nel prin- 
cipio del capitolo decimoterzo del Liber Abbaci di 
Leonardo Pisano, giacché questo decimoterzo capi* 
tolo incomincia così (1) : El Chataym qiddem Ara- 
bicCj latine duarum fcdsarum positionum regula inter- 
pretatur, per quas fere omnium questionum soluiio in- 
venitur. 

Nel decimo libro del medesimo trattato di prati-- 
cita darismetrica si legge (2) : 

» Il pigliare diletto delle chose honeste per niuno 
» tenpo si vieta, e maggiormente al tempo presente 
» nel quale né faticha né passione si vogliono nella 
» mente criare. Anzi piacere di qualunque chosa sia, 
» e però, acciò che chon facilità tutto sabbia, in que- 
il sto decimo libro dimostrare uoglio chasi dilette- 
)> voli. Cho quali e pensieri si scharichino e tutto al- 
)) legro et iocundo diventi. Dove acciò che più duna 
» parte che daltra abisognandoti lo truovi, questo 
» dividerò in 7. chapitoli, nelli quali tutto questo 
» libro sia chompreso. La solutione de chasi che si 
» scriveranno per li modi e reghole dette sieno ab- 
» soluti. Nel primo adunque porremo certi chasi so- 
» pra della natura e propietà de' numeri trovati. 
» Nel secondo chasi trovati sopra huomini che di- 
» chono avere denari. Nel terzo chasi sopra huomini 

(1) Vedi sopra, pag 266, lin. 17. 

(2) Codice l. ly. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na^ caria 233, verM. 



269 
» lavoranti. E nel quarto chasì duomini che anno 
. » denari e tniovono denari. Nel quinto chasi sopra 
» huomini che vogliono chonprare chavagli. Nel se- 
y> xto cierti chasi detti erratici. Nel septimo chasi 
y> dandivinare, e quali chasi di tutti questi chapitoli 
» nel 2."* libro di L. p. si troueranno. E benché uni- 
Y) versalmente questi chasi si potrebbono prppoiTe 
Y) sopra de numeri, paiono più ameni a trattare duo- 
» mini exercitanti in detti chasi. Adunque chol no- 
» me di Dio al primo capitolo daremo principio, n 
Qui è da credere che debba leggersi 12.** libro in ve- 
ce di 2.'' libro, giacché Leonardo Pisano nel duode- 
cimo capitolo del suo Liber Abbaci tratta de^ chasi 
qui menzionati (1). 

• 

(i) Il capitolo duodecimo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano 
è diviso in nove parti. La terza parte di questo capitolo inti- 
tolata pars tertia de questionibus arborum et similium ( Codice 
L, IV. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, carte 77 , 
vetio — 93, ver$o) contiene un paragrafo inlilolato de lUL^ho- 
minibw denarioi habentibvii ( Codice £. IF. 20 della Biblioteca 
Pubblica Comunale di Siena, carta 84, vereo, 85 recto). Un* altro 
paragrafo della medesima pan tertia è intitolato : De dttònf ho* 
minibut qui habent denarias , ex quibus unus petit aiteri aU* 
quam quantitatem^ et propanitur exeedere eum in cUiqua proportio- 
ne (Codice L. IV. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta 85, recto)» Seguono nella stessa par» tertia altri paragrafi, che 
trattano anche de duobu» hominibus qui habent denarios (Codice L' 
IV. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale dì Siena, carta 85 recto 
— 89 recto). Trovansi poscia nella terza parte medesima altri pro- 
blemi intorno a tre o quattro, o cinque uomini che hanno denari 
(Codice L. IV. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, car- 
te 89, recto — 00^ verso). La quinta parte del duodecimo capitolo 
del Liber Abbaci di Leonardo Pisano tratta de emptiime equérum 
inter consocio» (Codice L. IV 20. della Biblioteca Pubblica Comu- 
nale di Siena, carta 74, verso, e carte 102, recto — iìTf verso). La 
parte settima di questo capitolo tratta de regulis erraticis (Codice 



270 

Neir undecimo libro dol medesimo trattato di pror 
ticha darismetrica si legge (1) : « E acciò che quello 
» che ò a dire sia meglio inteso, voglio dimostrare 
» certe dimostrationi et proportionì sopra le quan- 
n tità chontinuc. Cioè necessarie al nostro trattatot 
)) le quali dimostrationi del 2J* et altri libri deuclide 
» chavo. Elle proportioni dellutìma (sic) overo penul- 
» tima parte della praticha di Lionardo pisano, però 
» in 2. chapitoli questo presenta libro dividerò. Nel 
» primo fieno le dette chonclusioni, et dimostrationi. 
)» Nel secondo fieno le dette proportioni w.Ciò che 
qui è chiamato tUima o vero penidlima parte della 

praticha di Lionardo pisano è probabilmente il de- 
cimoquinto capitolo del Liher Abhaci di Leonardo 
Pisano, giacché questo capitolo è diviso in tre parti, 
la prima delle quali tratta de proportionilms trium^ et 
qiiatuor quantitalum (2). 

Nell'ultimo capitolo del libro duodecimo del sud- 
detto trattato di praticha darimtetrica si legge (3) : 
<( E questa detta radice chubicha molto in geome- 
» tria 9 et massime a chorpi sperici sapartiene. E 
» pei*chè lionai*do pisano nella (4) distintione 

Z. tF. 30 della Biblioteca Pubblica Comonale di Sieoa, carU 74 , 
ver$o, e carie 127^ recto — 140, verso). La peuultima parie di que- 
sto capitolo tratta De quibusdam divinationiàui (Codice L. IF. 20. 
della Biblioteca Pubblica Comunale dì Siena^ carte 141 , recto — 
145, recto). 

(1) Codice L. ly. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta 300, tecio. 

(2) Libri^ HiMtoire des sciences mathématiques en ItaUe^ t. Il, 
pag. 307-332. 

(3) Codice L. IF. 21 della Biblioteca Pubblica Commiinale di Sie- 
na, carta 363, recto. 

(4) Questa lacuna trovasi nel suddetto Codice X. /f \ 21 della Ui» 
blioteca Pubblica Comunale di Siena. 



271 

)» della sua praticha darìsmetrìcha lansegna trovare 
» per linea, intendo quel modo recitare, choncìosia 
» chosa che molto diflcilmente si possa avere, niente 
» di mancho acciò che libro , o vero trattato non 
» abbia diffetto, lo voglio mostrare. E quel mede- 
» simo dire in latino, et in vulghare scrivere 9 ac- 
» ciò che a ciaschuno sia manifesto. E prima in La- 
n tino ». Qui Tautore deiranzìdetto /ra/^oto (;ft\pra^ 
iicka darismeirica riporta primieramente il testo la- 
tino di questo passo, il qual testo incomincia(l):Ctim 
inter unitatem et numertcm, aliqui duo numeri in prch- 
portione ceciderint et primum éorum radix cubicha 
ultimi numeri esse aparet , sicut in geometria aperte 
mostraturj e finisce (2): ergo 2. linee dum iam ceci- 
derunt inter 2 quantitates a. b.j et continuatur secui^ 
ditm proportionem unam, et illud est quod vdumns 
ostendere. Subito dopo questo passo latino nel me- 
desimo trattato di praticha darismetrica si legge (3) : 
«Pe (sic) vulghare adunque diremo «.Subito dopo tali 
parole trovasi in questo trattato la traduzione in lingua 
italiana del medesimo passo latino. Questa traduzione 
incomincia (4): a Quando in fra uno et un altro nume- 
)) ro qual vuoi, cioè quando fra unità et un altro 
» numero chadranno 2 numeri nella proportionalità 
» chontinua, el primo di quelli sarà la radice chu- 

(1) Codice A. IF. SI della Biblioteca Pubblica CcmmuDale dì Sie- 
na, I. e. 

(2) Codice L, IF.2Ì. della Biblioteca Pubblica Comanale di Siena, 
carta 364^ verso. 

(3) Codice L. 1F»2Ì, della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
1. e. 

(4) Codice X. IF. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, I. e. 



272 

)i bicha deirutimo (sic) numero, chome in geometria 

» chiaramente si dimostra » e finisce (1): <t Admaque 
)» infra! . gb. et. gè. già sono chadute due linee nella 
» chontinua proportionalità, cioè la linea gè. et la 
» linea, az. e az. è uno. Adunque seguita essere ra- 
» dice chubicha, chome volevamo ». 

L*opei*a di Lionardo Pisano intitolata PracUca 
Geomeiriae è divisa in otto parti da lui chiamate 
Distinctiones (2). Nella quinta di tali Distinzioni j che 
tratta deradicibus cubicis inveniendis trovasi il so- 
prammentovato passo, che incomincia (3): Cum inier 
unilatem et numerum aliquem duo numeri in propor-- 
iione continiui ceciderinly prius eorum radix cubica xd- 
timi numeri esse in Geometria monstratur aperte^ e fi- 
nisce (4): ergo due line d. e. dm. iam ceciderunt inter 
dìios qiuintitates a.b. et continuantur secundum propor- 
tionem imam , et iìlud est quod vdumtis ostendere. 

(1) Codice L. IV. 21 della Biblioteca Pubblica Comunale di Siena, 
carta 365, rteìo. 

(2) Libriy Histoire des scienees mathématiques en Italie^ t. II, 
pag. 305 e 306. 

(3) Codice Urbinate n.o 292 della Biblioteca Vaticana^ carta 96 , 
recto. — Codice Vaticano, n/ 4962, carta 113, redo. — Codice Ur- 
binato, n.° 259 della Biblioteca Vaticana, carta 120^ recto, — Codice 
della Biblioteca Imperiale di Parigi contraMegnato Supplément tatin, 
ti.<> 78, pag. 240. — Codice della Biblioteca Imperiale dì Parigi con- 
trassegnato Ancien Fonde, Manuscrit Latin, n.* 7223, carta 140, 
recto. 

(4) Codice Urbinate n.^ 292, della Biblioteca Vaticana, carta 97^ 
verso. — Codice Urbinate, n.** 259, della Biblioteca Vaticana, car- 
ta 112 , recto. — Codice Vaticano, n/ 4962 , carta 114, recto. 
— Codice della Biblioteca Imperiale di Parigi, contrassegnato Sup' 
plément latin, n.o 78, pag. 24. — Codice della Biblioteca impe- 
riale di Parigi, contrassegnato jincien Fonds Manuscrit latin , 
n.* 7223, carta 142, recto. — Questo passo nel sopraccitato Codice 
Supplément latin n.' 78 ha la parola demontrare in vece di ostendere. 



273 

Sembi-a quindi che per isbaglio l'aulore del Iratlato di 
pralicha darismetica soprammentovato abbia scritto 
praticha darismeticha in vece di praticha di geometria 
nel passo riportato di sopra dalla lìnea 20 della pa- 
gina 270 alla linea 8 della pagina 271. 

Nel trattalo di praticha darìsmetrìchay che di so- 
pra (1 ) ho detto trovarsi manoscritto nel Codice E. 
5. 5. 14. deiri. e R. Biblioteca Palatina di Firenze 
si legge (2) : 

» El primo capitolo della prima parte del rapre- 
» sentare e numerj. 

» E Scritto nellalghorissmo in questo modo, el 
» rapresentare de numeri .e . dare noto lanumera- 
» tiene per certe artificialj fìghure. E pero lefighu- 
» re non sono formate chon ragion j. e. questo si- 
)) manifesta porlo primo capitolo di Lionardo pi- 
)) sano. E anchora boetio nel primo libro nel ca- 
» pitolo ... (3) quello medesimo conferma. Lefi- 
» ghure adunque fatte sono dieci, delle qualj le none 
)) signifiichano alchuno numero per se. ellaltra che. e. 
» la diecima non sìgnificha. e chiamasi zero. E pero. 
)) Lionai'do detto in detto luogho dicie. Lenone fì- 
)) ghure deglindi sono queste 9. 8. 7. 6. 5. 4. 3. 2. J. 
» Echonquesto segnio .0.. che in arabia sidicie zero 
)) siscriue ognj numero. E nellalghorismo nel primo 
)) capitolo. Dicie : efurono trouate .9. fighure signi- 
)) fichatiue ella diecima chosi stante .0. nulla signifì- 
)) cha.Ma. a. vficio quando .e. chonposta chonalchune 
» dcllaltre didare significhatione a quelle. El nu- 
)) mero adunque chome seriue.L. p. in dectoLuogbo. 
)) .e. vno a choglìmento dunita sparse. vero vna 
)) ehongieghatione dunitadi chesale per gli suoj 
» gradi infinitamente ». Ciò che qui è chiamato jm- 

(1) Vedi sopra, pag. 141, lin. 3 — 10. 

(2) Codice E. 5. 5. i4 delH. e R. Biblioteca Palatina di Firen- 
zr, caria terza, numerala 2, recto. 

(3) Questa lacuna trovasi nel sopraccitato Codice E. 5. 5. 14 del* 
l'I. e R. Biblioteca Palatina di Firenze. 

18 



274 

mo capitolo di Leonardo pisano^ è certamente il pri- 
mo capitolo del Liber Abbaci di Leonardo Pisano ; 
giacché nel medesimo Liber Abbaci si legge (1) : 

Incipit capiixdum primum (2) 

Nouem figure indorum hec sunt 

9. 8. 7. 6. 5. 4. 3. 2. 1. 

Cum his itaque nouem figuris j et cum hoc 8i^ 
gno 0. , quod arabice zephirum appellatur , scribiiur 
quilibet numerus ut inferius demonstratur. Nam ntir- 
merus est unitatum perfksa collectio siue congregatio 
unitatunif qui per suos in infinitum ascendit gradus (3). 

Nel recto della seconda carta numerata 1. del Co- 
dice £. 5. 5. 14. deir I. e R. Biblioteca Palatina 
di Firenze si legge : 

tt INchomìocia eltrattato dipraticha darismetri- 
» cha. Eprima la diuisione di tutto ellibro. 

» EL POCHO. tempo, non patiscie che di nuouo 
» opera chonstituischa. Ma peruolerti seruii*e cho- 
» me amiche el trattato fatto già .e. più tenpo a b. 
» guardi, trascriuerrò agugnendo niente dimeno^ eie- 
» uando sechondo cheuedro sia dibisognio. Echon- 

(1) Codice Palatino n "* 1343 deìU Biblioteca Vaticana, carta 1, 
ver$o^ colonna 1. -^ Codice Magliabechiano , Conventi Sopfnressi^ 
Scaffale C, Palchetto /., n." 2616., Badia Fiorentina n.* 73, carta 1, 
verso. Codice Magliabcchiano Ciane XI ^ n.* 21 , carta numerata 
1 9 recto, — Targioni Tozzetli, Relazioni d* alcuni viaggi fatti in 
diuerse parti della Toscana, seconda edizione^ t. Il, pag. 61. 

(2) Nel Codice Magliabechiano, contrassegnalo Conventi Soppressi^ 
Scaffale C. Palchetto i, ti.* 2616., Badia Fiorentina n.* 73, questo ti- 
tolo ha primum capitulum in vece di capitulum primum. 

(3) Il rec^o della prima caria del Codice L. IF. 20. della Biblio- 
teca Pubblica Comunale di Siena finisce cosi : 

Novem figure jgndorum hec nini 
Incipit capitulum primum 
Filli. FUI. FU. FI. F. IIIL III. IL I. 
9. 8. 7. 6. 5. 4. 3. %. 1. 
Il rovescio della prima carta di questo Codice incomincia così : 
Hotis igitur prescriptis figuris atque eius tenaciter memorie com- 
mendatis. Mancano in questo Codice le parole soprarrecate (Vedi 
sopra, le linre 7 — 11 di questa pagina 274): cum his itaque novem. 
figurisi et cum hoc signo quod arabice zephirum appellalur tcribitur 
quilibet numerus. Nam numerus est ìtnitatum profiua collectio sine 
congregano unitatum qui per suos in in/tnitum. ascendit gradus. 



275 
» breuita diciendo acciò cbeltrattato non sia ripu- 
lì tato rincrescievole. E quando fusse di bisognio di- 
» mostrationj dalchuna parie esipossa quelle ehon 
» alturita Mostrare lofaremo. Niente dimeno le chose 
» necessarie fieno Mostre sechondo ilmio chonoscie- 
n re. E accio che intenda gli autor), e qualj io chia-- 
n mo da essere riputati: Sono. Euclide, boetio. lor- 
)i dano. E denostrj toschanj. Lionardo pisano. Mas- 
» solo daperugia frate lionardo dapistoia. Maestro 
» pagholo lecu) ossa sono ki sancta trinità. Maestro 
9» antonio Mazinghi. Maestro gìovannj. Einalchune 
)> chose Maestro lucha, non lasciando Maestro gratia 
» frate dellordine di sancto aghostino ». 

Nel recto della carta 380 numerata 379 del me- 
desimo Codice E. 5; 5. 14. dell' 1. e R. Biblioteca 
Palatina di Firenze si legge : 

» Lanona parte diquesto trattato doue simo- 
» stra eltrauagliamento delle .3. e .4. linee propor- 
li tionalj. 

» MoLti si sformano di dimostrare che questa 
)> nona parte di questo trattato non sia abisognie- 
» uole alle reghole dalgebra. E di questi .e. alchu- 
» nj Modem] e nomj de qualj alpresente lascio. 
» Ma quelli equalj sono dimostratorj che sanza que- 
» sta indarno nellalgebra safaticha. e il primo. L. p. 
)> impero che nel .IS."* chapitolo Laprima parte e 
» nomina laproportione di .3. e di .4. quantità. E 
» Maestro paholo dicie nella sechonda parte del 
» trattato delle quantità chontinue che sanza el .lo."* 
» capitolo dilionardo sìfanulla diciendo io dicho 
» della prima parte. E maestro antonio nelgraa 
» trattato dicie io prosupongho chelle proportionj 
» della prima parte dfel .15. chapitolo sieno atte ma- 
» nifeste. E ilmio nobile n^estro. d. ne richordi 
» che milascio disse da quelle non ti partire. A- 
» dunque chome vedraj essere questa parte abisognie- 
» uole chosì lenpara ». Certamente il maestro pa- 
gholo qui menzionato è quel medesimo autore losca'- 



276 

no9 del quale Inanonimo autore del suddetto trattato di 
praticha darismetricha fa menzione in un altro de*passi 
soprarrecati dì questo trattato, dicendo : « Maestro 
)> pagholo le cui ossa sono in santa trinità )> (1). 

Questo maestro pagholo è certamente quello stes- 
so Paolo Dagomari detto il Geometra^ del quale si 
è detto di sopra (2), essere stata scritta la vita da 



(1) Vedi sopra, pag. 275, lìu. 9 e 10. 

(2) Pag. 133, lin. 18—35, nota (1). — Si vedrà più oltre che 
Giovanni Boccaccio loda il valore del medesimo Paolo Dagomari » 
detto il Geometra^ oeirAritmetica, e che per la sua perizia in tale 
scienza il medesimo Paolo ebbe il soprannome di Paolo delV^bba- 
co. Franco Sacchetti in due suoi componimenti poetici lo chiama 
Pcu)lo jirismetra^ cioè Aritmetico. Uno di tali componimenti è la 
Canzone scritta in occasione della morte di Giovanni Boccaccio, av- 
venuta, come si vedrà più oltre, ai 21 di Dicembre del 1375, giac- 
ché in qut*sta Canzone si legge [istoria del Decamerone di Giovan- 
ni Boccaccio^ scritta da Domenico Maria Manni Accademico Fio- 
reniino. In Firenze M. DCC. XXXXIIj con licenza dé'Superiorij in 
4% pag* 132, parte 1, capo 35) : 

tt Paolo Arismetra ed Astrologo solo, 
99 Che di veder giammai non fu satollo 
» Come le stelle, e li pianeti vanno, 
91 Ci venne men, per gire al sommo polo vt. 
Questi quattro versi trovansi nelle linee 11, 12* 13 e 14 della pa- 
gina 235 del Codice Magliabechiano Classe FU- n.^ 852, e nelle li- 
nee 21, 22, 23 e 24 della pagina 241 del Codice E, 5. 3. 45 del- 
ri. e R. Biblioteca Palatina di Firenze. L^altro dei due sopraccitati 
componimenti di Franco Sacchetti è un suo Capitolo, pubblicato 
dal Signor Gaetano Poggiali , giacché in questo Capitolo si leg{;e 
{Rime di Autori citati nel Focabolario della Crvsca ora per la pri- 
ma volta accuratamente pubblicate. Livorno Per Tommaso Masi e 
Comp." 1812, in 8% pag. 57 e 58. — Serie de^Testi di Lingua stam- 
pati, che si citano nel Focabolario degli Accademici della Crusca., 
posseduta da Gaetano Poggiali. Con una copiosa Giunta d'Opere di 
Scrittori di purgata favella^ le quali si pongono per essere spoglia» 
te ad accretcimtnto detto stesso Focabolario. Livorno Presso Tom- 
maso Masi e Comp." 1813, due tomi, in 8**, t. 1, pag. 325 — 326): 
» Per mostrar ora alPignorante gente, 
19 Dirò con fede, et intelletto puro, 
« Chi era oltr'Arno, e pili non è presente 
}> Ridolfo, Bindo, Vieri, e Simon, (uro, 
» Iacopo Bardi, Alessandro, et Andrea, 
» Militi, et altri assai, ^he 'I dir m^è scuro. 
> » Da Vcriiia in giostre, c^narme, risplendea 
ri Di Messer Piero quella bella gesta, 
» Che Paladino ciaschedun parca. 
91 Era da Rubaconle su la testa 



277 

Filippo Villani, giacché in un testo latino di que- 
sta vita, che trovasi manoscritto in un Codice deir 

9 Lnis de^Mozzì, e Sandro da Qnarata : 
» Dall'altro vidi con dorata vesta 
Yt Fin, Barna» Bello, e Nof'rì, e'n tal brigata 
li Stoldo Boneca Rossi, e Barbadoro, 
» Che mal fini sol per la gente ingrata. 
» Filippo Machiavello è vicin loro, 
•n Tomas di Mone, e Piero Cani giano, 
n E'I Corsili, che lasciò la vesta d*oro, 
99 Niccol Kidolfi, e Lapo Gavacciaoo 
» Sandro, e Barto di Cenni Bigliolti, 
» Giorgio Baroni^ e non molto lontano 
91 Messer Donato tra Judici dotti 
» Vellnti : e de'Frescobaldi certo 
» Cavalier quattro vidi allor ridotti, 
» AgnoU Albano, Castellano, e Berlo , 
» E de^Rinucci il giudice Alesso, 
9 Maestro Paolo Arismetra esperto, 
« Messer Paulo Veltor, Filippo appresjo^ 
w E*l Cavalier Giovanni Lanfredini, 
u Vanni Manetti; e più là da esso 
99 Vi stava ancor Niccolò Soderini ». 
Questo passo del Capitolo medesimo trovasi a pagine 361 — 362 
del Codice Magliabechiano Ciane f^II. n* 802, ed a pagine 371 e 372 
del Codice E, 5. 3. 45. dell'I, e R. Biblioteca Palatina di Firen- 
ze. Franco Sacchetti compose questo capitolo in età di circa cin- 
quant'anni, comVgli stesso attesta nei primi tre versi di esso Ca- 
pitolo, scrivendo (Rime di Autori citati net Focabolario della Cru- 
tea^ pag. 06, Poggiali^ Serie de'Testi di Lingua, t. I, pag. 324. Ca- 
dice Magliabechiano Claue FIL n," 802, pag. 360., Codice dell'I, 
e R. Biblioteca Palatina di Firenze ^.5. 3. 40, pag. 371): 
t» Lasso, Fiorenza mia, ch'io mi ritrovo 
» Poco più su che*l cinquantesimo anno, 
» Esser vissuto, et in me stesso M provo »: 
Presso a questi tre versi nel margine laterale esterno della pfl« 
gina 371 del Codice E. 0. 3. 40. dell'I, e R. Biblioteca Palatina di 
Firenze si legge: «e A questo capitolo manca nel MS. TargomentOy 
,9 ma^i si vede che fu fatto per contare tutti i più rinomati cit- 
» ladini si in lettere che in armi de' quattro quartieri di Firenze 
9 che Franco fino a quelTanno che era il 1389^ .f. e dell'età sua 
» il cinquantesimo aveva veduti mancare 99. Questa postilla mar- 
ginale trovasi fiala in luce dal signor Gaetano Poggiali nelle Bim€ 
di autori eitati nel Vocabolario della Crusca (pag. 56), e nella Se- 
rie dei Testi di lingua, (tomo primo, pag. 324), nota (*), salvo il tro- 
varsi in ciascuna di queste due edizioni « vi si contano » in vece 
di « si vede che fu fatta per contare » e «& 1389 (1390) 91 in vece 

Al u 1S90 ^ 

**' ** 1389 "• „ ,. 

Monsignor Giovanni Boi lari nella Prefazione alle Novelle di 

(*) Qui sopra iSSg nel tuddello Cadice PslatiDO £. 5.3. 45 Uovasi i3^ 



278 
I. e R. Biblioteca Mcdiceo-Laurenziana di Firenze^ 
contrassegnato Pluteus LXXXIX Infer. Codex XXIII 
si legge (1) : Decessit anno elatis sue gratie nero 
MCCCLXV. et in monumento ex operoso marmore 
fabricato in ecclesia Sancte trinitatis , in capella , 

rm moriens fieri iusserat , honorifice requiescit. 
m altro testo latino della medesima vita di Paolo 
Dagomari , che trovasi manoscritto in un Codice 
della Biblioteca Barberina di Roma, contrassegna- 

Franco Sacchetti, parlando di questo Capitolo, dice ( Detle Novel- 
le di Franco Sacchetti Cittadino Fiorentino. Parte prima, pagina 11. 
Prefazione, paragrafo IV): « Questo capitolo ai può conghiettura- 
» re esser composto circa V anno 1390. poiché le poesie antece- 
» denti, che hanno il tempo, in cui sono dettate, appariscono fai- 
» te nel 1388. e le susseguenti nel 1391. E d'altronde per certi»- 
« simo argumento si raccoglie, essere state sopra questo antico lì- 
» bro riportate le poesie via via che egli le andava componendo. 
» In esso capitolo ancora si fa memoria , come dì trapassati , di 
99 Messer Nicolajo, Agnolo, Giovanni Benedetto, e Jacopo Alberti, 
» i quali, come si ritrae daìVJstoria Fiorentina di Pietro Buonineegni 
w a e. 680. erano vivi nell'anno i386., benchò non molto dopo mo- 
» risserò ». Però è da credere che il sopraccitato Capitolo di Fran- 
co Sacchetti sia slato composto dopo il 1386, e probabilmente tra 
il 1388 e il 1391. 

Nella quarta impressione del Vocabolario degli Accademici della 
Crusca {Focabolario degli jiccademici deUa Crusca, quarta impres- 
sione, voi. I. pag 260, col. 1) si legge: " ARISMETRA. F. J. Mae- 
n Siro d'Arismetiea^ ^bbaehista. Lat. arithmelieus. Gr. àfl9fAviTixóu 
99 Frane. Saeeh- rim. 33. Paulo arismetra, e astrologo solo. Che di 
» veder giammai non fu satollo Come le stelle, e li pianeti vanno. 
» E cUtrove: Maestro Pavolo arismetra esperto 99. 

Il primo dei due passi qui riportati di Franco Sacchetti è for- 
mato dei primi tre dei quattro soprarrecati versi della Canzone 
composta dal medesimo Franco in occasione della morte di Gio- 
vanni Boccaccio (Vedi sopra, pag. 276, lin. 21, 22 e 23). Il secon- 
do di tali paHtti è il vigesimosettimo (Vedi sopra, pag. 277, li«. 19) 
dei soprarrecati 31 verni del suddetto capitolo di Franco Sacchetti 
(Vedi sopra dalla linea 39 della pag. 276, alla linea 23 della pa- 
gina 277), salvo il trovarsi in questo verso Paolo Arismetra io 
vece di Pavolo arismetra. 

(1) Codice dell'I, e R. Biblioteca Mediceo — Laurenziana di Firen- 
ze contrassegnato Pluteus LXXXIX. infer. Codex XXIII, caru 68» 
recto. — Philippi feniani liber de ctVt/a/ù Florenliae famosis Givi- 
bus, pag. 33 delia seconda numerazione. Il sopraccitato Codice Me- 
diceo — Laurenziauo Pluteus LXXXIX. Infer. Codex LXXIil. è com- 
posto di 85 carte tutte cartacce, salvo la quarta e la 82*, che so- 
no membranacee, e numerate saltuariamente così: 3, 7, 13, 17, 21, 
M« 30, 34» 42, 91, SI, 96, 61, 64, 69, 70, 72, 77, 79, «6. 




279 

to n/ 898, si legge in vece (1): Decessit {Paulus) an* 
no etaUs suae (2) gralie vero 

Millesimo trecentesimo sexagesimo quinto et in m(^ 
immento ex operoso marmare fabricato in ecclesia 
sancte trinitatis, et in cappella qua moriens fieri man^ 
daneratf honorifice requiescit (3). 



(1) Codice n.* 698 della Biblioteca Barberina dì Romai carta 70« 
recto^ e t^erÉO. 

l'I) Questa lacuna trovasi nel sopraccitato Codice n* 898 della 
Biblioteca Barberina. 

(3) Il Canonico Angelo Maria Bandini nel aoo catalogo de'Codici 
latini della 1. e R. Biblioteca Mediceo— Laurenziana all'erma che il 
Codice dell'I, e B. Biblioteca Mediceo—- Laurenziana di Firenze f 
contraiiftegnato Pluteui LXXXIX. Infer. Codex XXIII. è Saie Xy 
ineuntU {CcUalogui e^dieum laHnorwm BtòliotkeeM Medieeae LoM^ 
rentianae tub auspieiit Petti Leopoldi Aeg, Prine. Hung. et BoioK 
Areh. Ausir, M, E. D. Ang. Mar. Bandiniue I, V. D, Reg. Bibliothe- 
earius reeensmit^ iUu9irafit, ediéit. FkfrenHae i774 — 1777. PraeUdi- 
bue adnuenHbue, 4 tomi, in fog.» t. HI, col. 883.^ Phàkue LXXXIX, 
Infer, Codex XXIII). Il S#g. Profiessore D. Luigi Maria Rezzi, ora Bi- 
bliotecario della Corsiniana di Roma, attribuì questa medesima età 
al sopraccitato Codice n.* 898 della Biblioteca Barberina. 14 Cano- 
nico Domenico Moreni ciò attesta scrivendo {Fitae Dantie, PetraV' 
ehae^ et Boccacci a Philippo Fillanio scriptae ex Codice inedito Bar- 
beriniano, Florentiae typis Magherianis 1826, in 8**, pag. XVI). « Il 
» Bandini nel T. III. del sao Indice eoi. 383. lo dice scritto verso 
• la metii della prima decade del Secolo XV., e tale appunto è il sen- 
T9 timenlo di Mons. Rezzi in rapporto al codice deHa Berberinfana ». 

Nella traduzione italiana pubblicata dal Conte Giammaria Mazza- 
chelli delle Fite di uowUni iltuetri Fiorentini eerUte da Filippo Fillani 
si legge {Le vite denomini Htuttri Fiorentini scritte dn Filippo FU- 
lani^ora per la prima volta date cUla luce colle annotazioni del Conte 
Giammaria MaisueheUi Accademico della Crusca, pagine numerate 
LXXVIl e LXXXIV. — Le vite d'uomini illuelri Fiorentini ecritte 
da Filippo Fillam eolle annotazioni del Conte Giammaria Mazzu» 
chelli f Edizione teconda. Firenze per il Magkeri, 1826, in 8*, pag. 
4K, non numerata. — Le vite di uomini illustri Fiorentimt, eerittt 
da Filif^po Fillani colle annotazioni del conte Giammaria Jlof iw- 
eàelUt ed una cronica inedita^ con iUuitraziom del Cavaliere Frme» 
Gherardi DragomannL Tomo Unico. FirenM Santone Coen Tipogreh. 
(o^Editore, 1847, in 8% pag. 45J: « Mori (Paolo Da^nari) bM 
n anno della Grazia MCCCLX V. e fu onorevoimeayie s#p^Uito mh «a 
» monumento rilevato di marmo in Santa Trinila, in paa Cappei- 
» la, la quale morendo lasciò che si facesse ìt, L'edimone di Veneiia 
del 1747, testf. citata, è composta di carte 69, icioè pagine i38n»' 
merale tutte, salvo le prime cinque, la trigesìmasettima, e la due uU 
time, coi numeri 6-36, U^LXXll , LXXX, LXXXl , LXXVU 
LXXVU, LXXXIX— ai. 




280 

11 monumento qui menzionato da Filippo Vil- 
lani presentemente più non si vede nella Chiesa di 
S. Trinità in Firenze. Spero di far eosa grata agli 
eruditi riportando qui appresso ciò che altri illustri 
autori dicono di questo monumento. 

Nell'edizione fatta in Firenze nel 1481 per Ni-- 
cholò di Lorenzo della Magìia della Divina Com- 
media di Dante (1) col Comento di Cristoforo Lan- 
dino trovasi dal rovescio della prima carta, al ro- 
vescio della carta duodecima uno scritto intitolato: 

» APOLOGIA NELLA QUALE SI DIFENDE DANTHE ET 
» FLORENTIA DA FALSI CALVMNIATORI. 

Nel redo della quarta carta di questa edizione 
in un articolo di questa apologia che nel rovescio 
della terza carta delPedizione medesima è intitolato: 

» FIORENTINI EXCELLENTl IN DOCTRINA 

si legge: a Ricordianci di Paolo mathematico: del qua- 
» le non solamente resta el sepolcro honorificentissi- 
» mamente nel tempio della trinità posto. Ma molto 

» maggiori monimenti nelle lectere impressi: aquali 

(i)'Qiie8t' edizione è in foglio grande, di 372 carie non name- 
rate, senza registro, e senza richiami. Nel recto AeiV uUima carta 
deUVdizione medesima si legge : 

» FINE DEL COMENTO DI CHRISTO 

» PHORO LANDINO FIOREN 
» TINO SOPRA LA COMEDIA DI DAN 

» THE POETA EXCELLENTIS 
» SIMO. ET IMPRESSO IN FIRENZE 

» PER NICHOLO DI LORENZO 

» DELLA MAGNA A DI. XXX. DA 

» GOSTO. M. ecce. LXXXI. 

11 Sig. Visconte Colomb de Batines nella sua Bibliografia Danteicd 
ha accuratamente descritto questa edizione {Bibliografia Dantesca > 
Buia catalogo delle edizioni^ traduzioni^ codici manoscritti , e co- 
itunii della Dinna Commedia^ e delle opere minori di Dante, seguito 
dalia serie de^Biografi di lui, compilata dal Sig. Visconte Colomb de 
Batines. Traduzione italiana fatta sul manoscritto francese delCau- 
tere. Prato , tipografia jildina editrice, 1845 — 1846, 2 tomi, in 8*, 
t. I, pag. 36 — 40), e ne ha indicato parecchi esemplari {Colomb de 
Batines, Bibliografia Dantesca, t. I, parte prima, pag. 41 — 42). Un 
esemplare di questa edizione, non indicato dal detto Sig. Visconte 
Colomb, de Batines, è ora posseduto dal Sig. Commendatore France- 
sco De Rossi. 




281 
)) ne uetusta di secoli: ne ingiuria di cielo: ne ferro o 
» fuoco potrà nuocere : Et benché esia mia propo* 
ìt sito non nominare alchuno de uiui: Nientedimeno 
)) aggiugnero a questo primo Paolo el secondo già 
» in ultima senectu constituto , huomo nella me- 
» desima doctrina exercitato et doctissimo: et an- 
» choi*a physico et medico excellentissìmo: et a noi 
)) ueneranda imagine dantichita ». 

11 primo di questi due Paoli è Paolo Dagomari 
detto deir Abbaco o daW Abbaco; il secondo è Paolo 
Toscanelli celebre astronomo e medico Fiorentino, 
che mori ai 15 di maggio del 1485 in Firenze sua 
patria, come attesta Bartolommeo Fonzio in una sua 
opera intitolata Annales suorum temporum^ scriven- 
do: (1) (( 1482 Vaulns Tuscanelhis Medicus ^ insìgnis 

(1) Catalogni eodicum manuscriptarum qui in Bibliotheca Rie- 
cardiana Florentiae cuUervarUur in quo multa opuseula anecdota in 
lucem paiiiifn proferuntur et plura Ad JHistoriam Utterariam loeuple- 
tandam inlustrandamque idonea, antea ignota exhibentur Jo, Lamio 
Eivsdem Bibliothecae Praefecto auctore: Libumi MDCCLVL ExTy- 
pographio Jntonii Sanetinii 'k Sociorum' Censoritmf Publicii adpro- 
bantibus, in log., pag. 197, col. 2. — PMUppi Fitlani liber de ci- 
vitatis Florentiae famosis eivibut ex codice Mediceo Laurentiano nune 
primum editusy et de Ftorentinorum litteratura prineipeà fere ifti- 
chroni scriptores denuo in lucem prodeunt cura et itudio Gustavi 
CamiUi Galletti Fiorentini J, C, pag 159 della seconda numera- 
zione. — Un esemplare manoscritlo cartaceo autografo dciropera di 
Bartolommeo Fonzio, intitolata: Annales suorum temporum trovasi in 
un Codice delPl. e R. Biblioteca Riccardiana di Firenze n.* 1172 
(N. II. XXXIX.) dalla carta numerata 207 verso alla carta numerata 
216 recto. Nel redo delia carta 216 di questo Codice, numerata an- 
che 10 nel medesimo recto^ si legge : 

r> .1482. 
Paulus Tuscanellus medicus & insignis plfus magnù esemplar uirtntis 

. . . (*): annùagens quintum k octogesimù idibus mays flo- 
rentiae in patrio solo moritur. » 

Il sopraccitato Codice Riecardiano n." 1172, formato dalla riunio* 
ne dì Vari manoscritti , è composto di carte 288. Neil' Inventariò 
e Stima della Libreria Riccardi (pag. 27. col. 2) è indicato cosi: 
» 1172 Xenophontis Ephesii, de Abrocome et An- 
» tia Amatoria graece a Salvino exscripta ex 

(*) Tutto ciò che è indicato qui topn con punti nelle linee trigesioitqain- 
tji e trigtsimasesla di questa pagina aSi «nella aopcaccitala carta aio del 
Codice Riecardiano n. 117^ trovasi cassato. 



282 

» Philosophus , magnum exemplar virtutis , annum 
» agens quintum ^ octogesimum idibus Maiis Fie- 
li rentiae in patrio solo moritur ». 

In un Codice manoscritto della I. e R. Bìblio^ 
teca Mediceo-Laurenziana di Firenze contrassegnato 
Pluteus XLL Cedex XXXIVj cartaceo, in 8** piccolo, 
e del secolo deeimoquinto (l)» a carte 38, recto e 
versoj si legge : 

» Per M." Paolo dellabaco 
» IFv lo specchio della Astrologia 
» pagol chiamato: ^ non troua mai pari 
» cho facti già diecimila Scholari 
» optimi et buoni nella geometria. 

» Vissimi con honesta leggiadria 
n merito star fra questi nomi cari 
» mie ciptadin: pero chi fu lor pari 
» di mìe scienza: ^ loi* di poesìa. 

» Et fui tanto dotato da pmdenza 
» chi fé le)cperienza in un bacino 
n del fin mìo, a chi fu in mie presenza 

D Allor mostrai chi ebbi el capo chino 
» e fedelmente con gran reuerenza 
» passai contrito al mio signor diuino 

Y) El mio corpo meschino 
» Giace in firenze con grande humiltà 
)> Dentro alla chiesa della trinità. 

» cod. Abbatiae Fior. Fontii obscrTationes in prì- 
» mum Lib. Li vii de seoundo bello panico &cc. 
» Cod chart. mi»c. in fol. Saec. XV. et XVIU.» 
Nel recto della caria 206 di questo codice ti legge : 
« Bartholomei fontij annate» suor, tempor. » 
Quest'opera di Bartolonmeo Fonsio fu pubblicata per la prima volta 
dal Dottor Giovanni Lami nel suo Caiaiogus CoUitmm Hamuienpiorum 
qui in BittHotkeea BiceanHoML Ftorenliae adarpantwr (pag. 193 — 
197)» e ristampata quindi dal SigAvvocato Gustavo CammiUo Galletti. 
(1) Nel Catalogo de*manoscrilti italiani dell'I, e R. Biblioteca Me- 
diceo— Laureniiana pubblicato dal Canonico Angelo Maria Bandini 
si legge, questo Codice essere charlae. MS,, in 8*. nUn- Saee. XF. 
perspicuii liUerit exaraius , rum Mulis rubricaiis , b indieulo in 
principio reeentioris manu$ {Banéini {Ang. Maria) Cataloffus cadi- 
cmn italieorum Biblioihecac MMceae LamrenHanae^ Gmddiomaej et 
Sanetae Crucit, col. 153, Pluttm XLL Codex XXXtF). 



283 
Nel Catalogo de'manoscrìtti italiani deiri. e R. 
Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze compi- 
lato dal Canonico Angelo Maria Bandini, questo 
Sonetto è attribuito a Cosimo Aldobrandini (1) > 
poeta Fiorentino del secolo decimoquinto (2). Tut- 
tavia r Abate Vincenzio Pollini , in una sua illu- 
strazione di un Codice della Biblioteca Magliabechia- 
na di Firenze, contrassegnato Palchetto IL n."* 40, 
attribuisce questo sonetto a Giovanni Acquettini da 
Prato. U Sig. Cesare Guasti ciò attesta scrìvendo (3): 

)) b Giuoco d'amore. 

» Codice già slrozxiaBo, n. 640, scritto d'intorno al 1400, oggi 
9) nella Magliabechiana, n. 40, palch. IL Intit.: « Qui chomincia 
» un gaocho damore il quale fece mess. giovanui dapprato ». Com.: 
«« « La grolia di quel «ir cheltanto altero ec. w.tlna copia ne trasse il 
» Casotti, ed è neUa Roncioniana, filza A 1. Ha molli versi storpiati, . 
j» e la terzina decima non lega con la seguente. É manifesto lo studio 
j» che avea posto TAcquettino neirAlighieri e nel Petrarca. — Dopo 
» il Giuoco d^amore seguono sei sonetti senza nome d'autore, quali 
» però il eh. Pollini, che ha illustrato questo codice, ha dato al* 
k TAcquettini. Eccone i principj. Sonetto fatto per Firenze: « l'son 
» la nobil donna di Fiorenza ». Sonetto fatto per Dante: • La grolia 
tt della lingua universale ». Sonetto fatto per m. Francesco Petrarca : 
» « Tson colui che inscienza profonda ». Sonetto fatto per m. Gio; 
» Boccacci : » Di foglie d auro m^adorno la fronte ». Sonetto pel 
» maestro Tommaso del Garbo: » Ffu'figliuolo del gran maestro Dino 
» (sic) ». Sonetto pel maestro Paolo dell'Abbaco : « 1' fu lo specchio 
^ della istrologia ». 

In fatti nella seconda colonna del rovescio della 
carta 81 del Codice Magliabechiano» Palchetto Ilf n''. 
40 si legge : 

» So2. pelmaestro. paolo, della baccho 
» 6 
» i fu. lospcchio. della istrologia 

(i) Bandirti {Ang. Mar.) Catalogu$ Codieum Italicorum Bibliothi- 
eae Mediceae Laureniianae, GadUianae^ et Sanclae Crucis^ coi. ÌAS 
e 149^ Pluteus XLl.^ Codex XXXIF, artìcolo VII, epigramma IX. 

(2) 11 Conte Giammaria Mazzuchelli {Gli Scrittari d'Italia, vo- 
lume I, parte I, pag. 388) scrive: « ALDOBRANDINI (Cosimo) 
» Fioreulino, Poeta Volgare del secolo XV, ha Rime MSS nella 
» Laurcnziana di Firenze nel Codice 43. della Scansia 4f. r> 

(3) Bibliografia Pratese compila^ per wn da Prato, Prato, per 
Giuseppe PonUccM 1844, in 8*» pag. 4, numero 4. Acqubttiiii Gio- 

VAIfMl . 



284 
» paghol chinmato. ènon Irovaj iTiaparj 
» chefe. già diecimilia scholarj 
» Ottiinj. eiqpesti. ingeometrìa 
)) vissi, pulito, chononesta leggadrìa 
w mento, star, li'a^estj. iiomj charj 
» miej. cittadinj. pero, chifu. lorparj 
» dimia. scienza, elloro. dipoetria 
ì Effu. tanto, dotato, dapprudenza 
» chife. lasperienza inun bacino 
» delfine. Mio. acchi fu. imia ^esenza 
» allor. mostra], chiebbj. ilchapo. chino 
» effedel. mente. chongi*an revereza 
» passaj. chontrito. almio. singnor divino 

» Elmio. chorpo. meschino 
» Giace, infirenze chongrande. vmilta 
» Drento. alla chiesa della trinità f- ». 

II Codice Magliabechiano contrassegnato Pal^ 
chello IIj n."* 40 è cartaceo, in foglio, di 255 carte, 
228 delle quali numerate nel redo 1-228, sono del 
secolo decimoquarto, e formano un Codice contras- 
segnato Classe VII n.* 1010 (Slrozùani n.* 640). Le 
altre ventisette carte del suddetto Codice Palchelto 
il. n.* 40, numerate 229 — 255, sono del secolo de- 
cimonono, e contengono una Dissertazione dell'Abate 
Vincenzio FoUini intorno a due poemetti contenuti 
in questo Codice. In principio di questo Codice tro- 
vansi aggiunte trentasei carte non numerate. Dal 
redo della quinta al rovescio della vigesimaquai-ta 
di tali carte trovasi una illustrazione del Codice nne- 
desimo, che nella prima linea del recto della quinta 
di queste trentasei carte è intitolata OPERVM SE- 
RIES. In questa OPERVM SERIES sul rec/o della 
quinta delle medesime trentasei carte si legge : 

« 9. Acquattino ( Giovanni da ) 

» Prato. Capitoli, Canzoni, e Sonetti, 

» a fol. 76 redo ad 81. versum, Aqtiai- 

» lini vel Aquatini cogìwmen non fa-- 

» miliae , sed ipsi proprium ex Sur- 



285 

» chieUi Epigrammale in edit. anni 
» 1757. fol 101. adparel » (1). 
A questo passo deirillustrazìone medesima allude 
certamente il Sig. Cesare Guasti dicendo (2): a Do-^ 
» pò il Giuoco d^ amore seguono sei sonetti senza 
» nome d'autore» quali però il eh. Pollini, che ha il- 
» lustrato questo Codice, ha dato alI'Acquettini ». 
11 Conte Giammaria Mazzuchelli scrive (3): a A- 

(\) LVdì zinne del 1757 qui citata dal Sig. Abaie Vincfnzio Pollini 
è in ottavo, di 424 pagine, delle quali 417 ftono numerate coi nu- 
meri I — Vili, 1— XVI, 1—295 I— XX, 3—80, e le altre, cioè le 
prime quattro, la 324.* , e 345.* , e la 346.* non sono numerate. 
Nella terza pagina non numerata di questa edizione si legge; « SO- 
« NETTI DEL BURCHIELLO DEL BELLINCIONI E D' ALTRI 
^ POETI FIORENTINI ALLA BURCHIELLESCA IN LONDRA 
» 1757 ». A pagine 101 della terza numerazione di questa edizione 
si legge: 

n L'altro sarà Giovanni mio da Prato, 
u Che Papparò insieme col Vannino 
}> In Atene, ove a studio fu mandato-, 
» E si chiamò in battaglia FAcqualino, 
V Cosi è degno d'esser coronato : 
» E poi pel pili antico Bajardino, 
» Facciasi in San Martino 
» Dal Pisanello il dì di San Brancazio; 
» E vedrà poi dc'Diavoli clie strazio. » 
Le due quartine del sonetto^ al quale questi versi appartengono, 
sono nella pagina 100 della suddetta terza numerazione di 
questa edizione. 

Il Sig. Bartolommeo Gamba nella sua opera intitolata : Serie dei 
testi di tinguay e di altre opere importanti nella Italiana letteratu- 
ra scritte dal secolo XIF al XÌX, indica quest'edizione co»! {Serie 
dei testi di lingua j e di altre opere importanti nella Italiana lei- 
teratura scritte dal secolo XIF al XIX, di bartolommeo Gamba da 
Scusano accademico della Crusca ec, ec. Quarta edizione riveduta, 
emendata e notabilmente accresciuta, Venezia,, costipi del Gondoliere 
MDCCC XXXIX, in 8' grande, pag. 80, col. 1): 

n 259. — Gli stessi, con altri del Bel- 
n Liifcioivi e di altri Poeti Fiorenlini. Lon- 
» dra [Lucca e Pisa) , 1757 , in 8" , Col 
» ritratto del Burchiello ». 
Più oltre nella sua opera suddetta il Sig. Bartolommeo Gamba, par- 
lando di questa edizione, ò.\cc [Serie de* testi di lingua \. e): » Parte 
« in Lucca e parte in Pisa si fece questa stampa col riscontro di 
» testi della Magliabechiana; e, secondo alcuni, fu apparecchiata dal 
n Q^LU. Anton Maria Biscioni, il quale mori Tanno 1756. Forse da 
» altri si sarà, co*materiali da lui allestiti, condotta a compimcoio «i. 

(2) Vedi aopra, pag. 283, Ho. 18 — 21. 

(3) Gli Scrittori d* Italia, volume I, parte 1, pag. 126. 



286 

» cQUETTini (Giovanni) da Prato, Poeta Volgare, fiori 
» intomo al 1430. » 

Domenico, detto il Burchiello, morto in Roma 
nel 1448 (1), scrive (2) : 

e Questi, c'hanno studiato il peccorone, 
» Coroniamgli di foglie di radice, 
» Poi che son giunti al tempo lor felice, 
» Et facciasi per man di Guasparrone : 
» Il primo fia Anselmo Calderone, 
» Che non scriue mai senza vernice 
» Costui esser ben dotto in ciò mi dice , 
n E che fece di Lucc^» la canzone, 
I» L'altro sarà Giouanni mio da Prato 
fi Che l'apparò insieme col Vannino 
n In Atene, oue a studio fu mandato : 
» E si chiama in battaglia TAcquettino, 
» Così ò degno d'esser coronato, 
n E poi pel più antico, Baiardino, 

)) Facciasi in Fiorentino 
» Dal Pisanello, il di di Malangazio, 
)) E vedrà, poi da'DiauoIi, che strazio u. 
Quindi è chiaro che Giovanni Acquettini visse 
mentr'era ancor vivo il suddetto Burchiello. 

Nell'edizione fatta in Firenze nel 1568 appres-- 
so i Giunti delle Vite de* più eccelìerUi piUori^ scul-- 

(i) Domenico Maria Manni attesta che in un Codice della BiMio- 
teca Stroiziana si leggeva «^ Sonetto di Migliore di Lorenzo di Cre- 
» sci per la norte del Burchiello 4448. a Roma • {DùminM Ma- 
fiae Mannii De FUtrentinis inrtnlis eommeniarimm. jgmtiwn K t rt m»» 
ae Befferenàiisimo Principi Alexandro jéldotrcmdino S. B. E. Car- 
dinali Ampliisimon et Ferrariae de latere Legato ò,e. dicatum. Fer- 
rariae, MDCCXXXI. Ex Typographia Bernardini Pomatelli Im- 
preteorii Episeopalis^ in 4**, pag. 88, eap. XLFI)^ ed anche « So- 
ft netto di Antonio Manetti per la morte del Borchiello, che morì a 
» Roma 1448. 9^ [Dominici Mariae Manwti De FlorenUnis invetUis^ 
pag. 89, eap. XLFI). 

(2) Bime del BvrcMelto Fiorentino Comentate deU Doni. Et jiHen^ 
di capricci^ fantaeiet umori^ sfrauogofisf, grilH^ frenesie, gkiriàittif 
•rgnd'e, motti^ e sali. Biloccke da quel eke polena già offendere iè 
èmon lettore, Dedirate al ClariisinM Signor Pietro Giusliniami , 
FirtM0sis8imo Ira Nobili. In Fictnza, Per gU Heredi di Perin ii- 
braro. 1597. Con licenlia dé'S^peri&ri^ io 8% pag. MI. 




287 
tori e archileiti scritte da Giorgio Vasari si leg- 
ge (1): <i E parimente opera di Giouanni in santa Tiì-^ 
» nita di Fiorenza, la Capella degli scali, e rn'altrat 
)» che è allato a quella, e vna delle storie di San 
)» Paulo accanto alla capella maggiore dou'ò il se^ 
» polcro di maestro paulo stroiago » (2). 

[ì] Uvitede'più eceelUfUi PiltoH^ Seultùri, e Arehitettori Senile 
da M. Giorgio Fasctri Pittore et Architetto Aretino, Di Nuouo dal 
Medesimo RiuisU Et AtnpHaie Con i ritratti loro Et con ì"a§9lunla 
delle Vite de'viui, U de' morti Daranno 1550. insinoal 1567. iYi- 
ma^ e Seconda Parie, Con le Tauole in ciascun volume. Delle cose 
pik Notatili, De'Bitratti, Delle vite degli Artefici, Et de i Luoghi 
doue sono l'opere loro. Con lieenxa e Priuilegio di if. S. Pio F, 
et del Duca di Fiorenza e Siena, In Fiorenza, Appresso i Giunti 
156S, in 4% pag. 194. 

(S) Ciò che t»i è detto di sopra dalla linea dnodeciina della pagina 
274 fino alla linea vigesimaterxa della pagina S86, chiaramente dì- 
mostra che il maestro paulo stroiago menzionato nel «oprarreeato 
passo di Giorgio Vasari (Vedi la linea sesta di questa pagina 287) é 
Paolo Dagoroari, e non già Paolo Toscanelli (Vedi sopra, pag. 281, 
lin.S — 15, e pag. 282, Un. 1 — 3). Paossi adanqae con sicurezza 
affermare che Monsignor Giovanoi Boltari andò lungi dal irero sor»* 
vendo in una sua nota a questo passo {f^ite de'piii eccellenti pitto- 
ri^ scultori e architetti^ scritte da Giorgio Vasari, pittore e archi- 
tetto Aretino, corrette da molti errori, e illustrate con note. In Ro» 
ma, 1759—1760. Per Niccolò e Marco Pagliarini Stampatori e Metr 
canti di Libri, con licenza de^superiori^ 3 volumi, in 4" grande, voi. 
1, pag. 129, Dota 1): ^ Maestro Paolo dal Pozzo Toscanelli celebre 
» matematico, e astrologo di quel tempo 9*. r^elfedisione fatta io 
Siena dal 1791 al 1794 delle sopraccilate Vite del Vasari, io una 
nota al medesimo passo dì quest'autore, si legge {Vite de'più eccellenti 
pittori , scultori e architetti^ scritte da M, Giorgio \ asari , Pit- 
tore e Architetto Aretino, in questa prima edizione Sanese arricchite 
piii che in tutte Valtre precedenti di Rami di Giunte e di Corre- 
zioni per opera del P, M. Guglielmo della Valle Minor Convenlua- 
te. Socio dette RR. Accademie delle Scienze di Torino, e di Siena , 
delV Istituto e Belle Arti di Bologna ee, ee. In Siena A spese de* 
Pazzini Carli, e Compagno. Con licenza de'Superiori^ 1791 — 1794,, 
1 1 tomi, in 8% t. 11, pag. 267, nota 1): 1 Maestro Paolo dal Pozzo 
t) Toscanelli celebre mattematico e astrologo di quel tempo. Nota 
n delCEdiz, di Roma n. Nella ristampa fatta in Milano di que< 
sta edizione dal 1809 al 1811 si legge in una nota al passo sud- 
detto di Giorgio Vasari [Vite dé'piis eccellenti pittori y scultori e ar- 
chitetti^ scritte da Giorgio Vasari, pittore e architetto Aretino^ IttU" 
strale con Note. Milano^ Dalla Società Tipografica de^ Classici Ita- 
liani. Anni 1807—1811, 16 volumi, in 8% voi. Ili, pag. 210, no- 
ta 1): « Maestro Paolo da] Pozzo Toscanelli celebre matematico e 
9 astrologo di quel tempo. /IToto dilVEdiz.di Roma ». NcireJizione 
fatta ÌD Firenze sotto la direzione del Big. Giovanni Masselli dal 



288 

Il Padre Michele Poccianti nella sua opera in- 
titolata Catalogus scriptorum Floretitinorum omnis ge^ 
neris scrive (1) : 

« PAvLvs in geometria , Arithmetica , atque A- 
» strologia vniuei'so Occidenti sua tempestate no— 
» tissimus, cui adeo eis in facultatibus omnia fue- 
» runt aperta, vt nihii apud ìUas sibi ignotum fuisse 
» referatur; Et quod mirabile dictu, visuquè admi- 
» rabilius, quicquid de syderibus, ^ coelo loqui, aul 
» excogitari potest: id etiam proprijs manibus cum 
» instrumentis ad hoc confectis, singulis id spectare 
)) noIentibus(sic)demonstrasse;muIta sui diuini ingenij 
)) monumenta reliquit. Quac ^ si ad notitiam non per- 
» uenerunt, hoc tamen Epìtaphium in sepulchro in- 
» cisum in aedibusque sanctae Trini tatis Floren. no- 
» biliter constructo satis, supci*què declarat. 

» Qui numeros omnes lerraeqtiè marisqiiè proftmdi 
» Per longos tractus dudum sedemquè Tonantis 
» Signa polij solisquè vias lunaequè reflextis 
» Slellarnm cursusj ^ fìxos aelheris iynesj 
» Et quod Natura potens concesserit astris 
» Volìierat ingcnio viuens hoc marmore lectus 
» Aetenium reciibat Paulus geometra sepultus 
» Fama tenet clarum nomeuy longumque tenebit 
» Ac ciuem sumpsisse suum laetatur Olympus. 

1832 al 4838 delle suddette Vite del Vaitarì, ed in quella che si fa 
ora dal Sig. Felice L<; Moniiier »\ leg(;e in vece {Le Opere di Giorgio 
Fasari^ pittore e architetto Aretino. Firenze per David Passigli e 
SoeJ 183*Z~1838, 2 parti, in 8% parte prima, pag. 179 , f'iia di 
Giovanni da Ponte Pittore Fiorentino^ Jnnotazione (5). — Le vite 
de* pivi eccellenti pittori scult oi^i e architetti di Giorgio Vasari 
pubblicate per cura di una Società di Amatori delle Arti belle. Fi- 
renze , Felice Le Monnier 1846 — 1853, 9 volumi, in 4° piccolo , 
voi. 11., pujr. 148): « Paolo dal Pozzo Toscanelli celebre malematico 
» e astronomo. Fu amico di Cristoforo Colombo, ed eb!>e con lui 
» comune il pensiero della scoperta di un nuovo moudo ». 

(1) Poceianii, Catalogus Scriptorum Florentinorum omnis generis, 
pag. 139 e 140' 




289 
» Vgolinus pariter eiusdem memìnit cum scrìbit 
» Patdus, ^ Astronomusj Paulus Geometerj ^ idem 
» PhilosophuSj nouitquè omnes doctissimus artes. 

Quindi è certo che il sepolcro di Paolo Dago- 
mari si vedeva ancora nella Chiesa di S. Trinità in 
Firenze nel 1589 , giacché l'edizione del Catalogus 
scriptorum Fìorentinorum del P. Poccianti, nella quale 
trovasi il passo di quest'opera riportato di sopra (l)» 
ha la data dell'anno M. D. LXXXIX. 

Il suddetto Padre Michele Poccianti in una sua Ope- 
ra intitolata : Sommano delle Chiese^ et Luoghi pij di 
Fiorenza, scrive (2): « Santa Trinità da cui è denomi- 
y> nato il marauiglioso ponte eretto dal Grà Duca 
» Cosimo è vna delle 36. Parrocchie collegiata da* 
» Reuerèdi Monaci di Valombrosa. in questa Chiesa 
» sono molte Reliquie, et ci si troua sepolto in vn Se- 
» polcro di marmo Paulo Geometra eccellentissimo. » 
Lo scrittore chiamato Vgolinus nel soprarrecato 
passo del Catalogus smptorum Fìorentinorum del P. 
Poccianti (3) è Ugolino di Vieri detto il Verino Fioren- 
tino, autore di un poema intitolato De illustratione 
Urbis Florentiac Libri tresy giacche nel secondo li- 
bro di questo poema si legge (4): 



(1) Pag. 288, liu. 1--25, e pag. 289, Ho. i^3. 

(2) ft'te de' Sette Beati Fiorentini fondatori del tacro Ordine de^ 
Servi. Con vno epilogo di tutte le Chiese, Monasteri^ Luoghi pii^ t 
compagnie della Città di Firenze. Del P. Af. Michele Poccianti Fio- 
rentino Seruita. Con la giunta di molte cose notabili circa le vite 
dé'Selte Beati, Chiese, Monasteri, Luoghi pij , Compagnie , e duci 
Discorsi, vno della Nobiltà de' Fiorentini, l'altro della Beligione de* 
Serui. Et la Tauola delle cose più notabili. Il tutto composto dal 
P. M. Luca Ferrini da Prato delV Ordine de' Serui. In Fiorenza, ap- 
presso Giorgio Marescotti. 1589. Con licenza de' Superiori, in 8", pag. 
186. La edizione citala in questa nota é composta di 230 pagine 
numerate tutte, salvo le prime otto eie ultime quindici, coi numeri 
1 — 207. Dalla pagina numerata 136 alla pagina numerata 187 di que- 
sta edizione trovasi lo scritto del Padre Poccianti che nelle prime 
tre lìnee della pagina numerala 136 delfedizione stessa è intitolato: 
« SOMMARIO II DELLE CHIESE, ET (| luoghi pij di Fiorenza »». 

(3) Vedi sopra la linea prima di questa pagina 289. 

(4) Ugolini Ferini Poetae Fiorentini^ de iUustratUme vrbis Fio- 

19 



290 
Clarus ^ astronomtis Guido de stirpe Bonaili. 
Paulus ^ astronomtisì Pmdus geomeier^ ^ idem 
Philosophus; novitque omnes doclissimus arles. 
Questi versi sono stati tradotti nel modo seguente (1): 
» Fu Guido dei Bonatti nella scienza 
» Degli Astri insigne: e Paolo del pari: 
» Ed altro Paol nella Geometria 
» Prode; non men Filosofo, e Scienziato. » 
II soprammentovato Ugolino di Vieri, detto il Fe- 
rino 9 nacque in Firenze nel 14-38 (2) 9 e morì 

rentiae^ libri tres. Nune primum in lueem editi ex hibiiotheea 
Germani Avdeberli Aurelij: euius labore atque indusiria multae la- 
eunacj quae erant in manuseripto^ replet<ie\ ac multi loci partim 
eorruptif partim vetu state exesif reitituti, & restaurati sunt. Lu- 
tetiae, Apud Mamerlum Patissonium Typographum Regium. in of" 
fieina Roberti Stephani. Jli, I>. LXXXiii , io foglio, carta i4, verso 
— Ugolini Ferini Poetae Fiorentini, De lUustratùme Frbie Fio- 
rentiae. Libri tres. Serenissimae principi Fictoriae Feltriae Mag. 
Etruriae Duci, Seeunda editio magis aucta, O eaetigata, Cumpri- 
vilegiii Summ, Pont. Urb. FUI- et Seren. Ferd. IL Mag. ^iruriae 
Ducis. Florentiae, Ex Tgpographia Landinea MDCXXXVL Supe- 
riorum permisiu, in 4*, pag. 39. — Carmina illugtrium Poetarum 
Ilalorum: Florenliae 1719 — 1726. Typis Regiae Celsitudinis, apud 
ioannem Caietanum Tartinium» & Sanetem Franchium , Cum ap- 
probatione^ 11, tomi, in 8*", t. X, pag. 348. — D^Ugolino Ferino^ 
poeta celeberrimo Fiorentino libri tre in verti originali latini di 
illustratione Urbis Fiorentine con la versione Toscana a confronio 
del Poema in Metro Eroico. Terza Edizione. Arricchita di Perpe- 
tue Annotazioni Storiche ed Analoghe al Soggetto. Parigi ( Siena ) 
MDCCLXXXXf 2 tomi, in 4% t. 1, pag. 110. Un esemplare mano- 
scritto del suddetto Poema d'Ugolino di Vieri detto U Ferino tro- 
vasi nel Codice n.** 1450 deiri. e R. Biblioteca Riccardiana di Fi- 
renze, cartaceo, in ottavo , e del secolo decimosettimo. In queaio 
codice trovatisi nel redo della carta vigesimaquinta i tre aoprarre- 
coti versi del poema stesso ( Vedi sopra le prime tre linee di qoe- 
sla pagina 290.) 

(1) Di Ugolino Ferino, poeta celeberrimo Fiorentino^ libri tre , 
f. 1, pag. 113. 

(2) 11 Sig. Proposto Marco Lastri nel suo Elogio di Fgolino Fieti^ 
detto il Ferino {Serie di ritratti d'uomini illustri Toscani con §U 
Elogi istorici dei medesimi consacrata a Sua Altezza Reale il Ser^ 
nissimo Pietro Leopoldo Principe Reale d'Ungheria e di Boemia^ jir- 
ciduca d'Austria, Gran — Duca di Toscana he. &c. òlc. Firenze 1766 
— i77^. Appresso Giuseppe Allegrini con approvazione^ 4 voliimi , 
in foglio massimo, voi. IV, carte 42-^3 dell'esemplare cbc trovasi 
del medesimo voliimc quarto nelPI. e R. Biblioteca Riccardiana di 
Firenze {Scaffale A, Palchetto Ili, n.* 9921 (*) -—Elogi degli nowUni 

(*) I| sopraccilslo estinplarc Biccanliapo ilei volume quorlo della 5erf> di 



291 

in età di sessantotto anni ai 10 di Maggio del 

iUustri Toscani. In Lucca, 1771—1774/ 4 tomi , in 8% t.Ul, pag. 
LXXX — LXXXIV della seconda nijin«*razìoDe. ^ V Eiruria Dot- 
ta, ossia raccolta fVelogj di Toscani illustri nelle belle lettere , e 
nelle scienge. Firense, 1783 — 1786. Nella Stamp. di Pietro Mie- 
grini alla Croce Rtusa Con Jpprovatione , sei Deche, in 8^, Deca 
yi^ pag. 23—27) scrive (Serie di ritratti d^uomini illustri Tosca- 
ni con gli Elogj storici dei medesimi , voi. IV , carta 42 verso 
del sopraccitato esemplare Riccardiano di questo volume quarto. 
— Elogi d' uomini iUustri Toscani, t. Ili, pag. LXXXI). — VE- 
truria Dotta, Deca FI, pag. 24): « Nacque fjgolino^ come è già 

V detto, da Fieri d^Ugolino di Pieri, e dalla ^ar/o/ommcadì Michele 
» di Benedetto Pescioni Panno 1438 ». NeUVdizìone (atta in Firen- 
ze dal 1766 al 1773 degli Elogi d'uomini illustri Toscani, e nel- 
la ristampa di questi Elogi l'alta in Lucca dal 1771 al 1774, il sud- 
detto Elogio di Ugolino Fieri, detto il Verino ba nel tìoe le iniziali 
itf. L' ( Serie dì ritratti d'uomini illustri Toscani con gli Elogj isto- 
rici dei medesimi, t. IV, carta 43 recto del sopraccitato esemplare 
Riccardiano di questo volume quarto. — Elogi degli uoniini illustri 
Toscani, 1. 111^ pag. LXXXIV). In un Avvertimento di Giuseppe AUe- 
grini editore che trovasi nella prima edizione di tali Elvgj si legge : 
(Serie di ritratti d'uomini illustri Toscani con gli Elogj istorici dei 
medesimi voi. 1, carta 165 ed ultima non numerata recto dell* esem* 
pbre che trovasi di questo volume primo nelPLe R.Biblioteca Riccar- 
diana di Firenze {Scaffale A.Palehelto III,n.'' 9918) (*) ) « Per rendere 
» i dovuti ringraraiamenti a quelli, che si sono interessati a favorire la 

V mia impresa, ed insieme perchè abbia la giusta lode chi per senti- 
» mento di gratitudine si è affaticato ad illustrarf* le azioni g!oriose,ed 
» i meriti di quei grandi Uomini, ai quali la Toscana è debitrice del 
» sno maggior lustro, è un dovere delta mia riconoscenza il far noto, 
» che tir» gli Autori di questi Hlogj sì è modernamente nascosto sot- 
» to le lettere G. P. il Signor GIUSEPPE! PELLI Patrizio Fiorenti- 
» DO, Segretario di S. A. R. nel Consiglio, e Pratica Segreta per 
» gli Affari di Pistoia, e Pòntremoli ec, colPM. L. il Signor Dottor 

ritratti (jP Uomini illustri Totcani è composto Ji i8g carte huroerate In Ite, 
salvo le prime otto e Le uUirne otto, nel rerto coi numeri 1-175. Due esem- 
plari in carta Jistinift del medesimo volume, uno de'quali è nella fiiblioteca 
Corsiniana di Roma (Scansia 37, Lettera K, n." ii)»e Taitro nella 1. e R. Bi- 
blioteca Maglìabecbiana di Firenze (Stanza aa. Scaffale G, Palchetto 1) , 
non hanno questa numerazione di carte. 

(*) 11 sopraccitato esemplare Riccardiano del volume primo della Serie di 
Ritratti éP Uomini illustri Toscani è composto di 1 74 ^^rte numerate tutte, 
salvo le prime undici e le ultime quattro, nel recto coi numeri 1-161. Due 
esemplari in carta distinta del medesimo volume primo, uno de^quuli è nella 
Biblioteca Corsiniana di Roma (Scansia 57, Lettera K, n.** 8], e Taltro nella 
I. e R. Biblioteca Magliahechiana di Firenze (Stanza ii3, Scaffale G, Palchet- 
to).), non contengono questa numerasione. In ciascuno di questi esemplari 
il suddetto Aiu^ertimenlu di Giuseppe Aihgrini editore trovasi interamente 
nel recto deUa carift nona del medesimo volume primo. 



292 

1516 (1). 

Stefano Rosselli y illustre antiquario fiorentino 
del secolo decimosettimo, composo un'opera intito- 

• MARCO LASTRl Piovano della Pieve di S. Gio. Balista, e S. Lo- 
» renzo a Signa, di cui è anche la Prefazione ». Nella «ecoiida E- 
dizione (di Lucca) degli JElogi d' vomini iUuitri Toscani , sì legge 
{Elogi d'uomini illustri Toscani^ 1. 11, pag. Ili della prima nume- 
rasiooe): 

9 Spiegazione delle Cifre indicanti i 
B Nomi dei Signori Estensori dei 
» presenti Elogj. 

» M. L. Il Sig. Dottor Marco Lastri Pievano 
» della Pieve di S. Gio. Batista, e S. 
» Lorenzo a Signa. » 
Una ristampa latta in Firenze dal 1783 al 1786 di sessanta dei so- 
praccitati Elogj di uomini illustri Toscani è intitolata V Etruria 
dotta ( Vedi sopra, pag. 291, lin. 3—7). In questa ristampa il sud- 
detto Elogio di Ugolino fieri^ detto il Ferino^ è intitolalo: Elogio 
di Ugolino Fieri^ detto il Pierino Del Sig. Dott Marco Lastri Propo- 
sto di S, Giovanni di Firenze {V Etruria dotta^ Deca FIj pag. 23). 

(I) 11 Padre Abbate D. Eugenio Gamurrini iMonaco Benedettino 
Gassinese morto in eli di seltant*anni ai 2 di Giugno del 1602 (Bi- 
bliolKeca Benedietino — Casinensis sive Seriptorum CasimnHs Còngfrt- 
gationis alias S. Justinae Patavinae Qui in ea ad kaec u$que tem- 
pora /toruerunt Operum^ oc Gestorum notitiae. Auctore ReverendiM- 
timo Patre D. Mariano Armellini Ejusdem Congregationis S. Petri 
de Astista Abbate. Assisti Annis 1731 — 1733, 3 parti, in fog. pars 
prima^ pag. 158) nella sua opera intitolata Istoria geneatogiea delle 
famiglie nobili Toscane^ et Umbre^ scrive {Istoria genealogica delle fa- 
miglie nobili Toscane^ et Umbre Descritta dot P. D. Eugenio Gammr' 
rini Monaco Casinense^ Nobile Aretino^ Accademico Apatista; Abette^ 
Consigliero^ U Elemosiniero Ordinario delta Maestà Cristianiseiwsa éi 
Lodovico XIF. Be di Francia^ e di Navarra; Teologo^ e Familiare 
dell' Altezza Serenissima di Cosimo III. Principe di Toscana. Con- 
secrata alla medesima Altezza. In Fiorenza^ 1668 — 1685, 5 to- 
lumi, in fog., voi. V, pag. 217. FAltflGLlA DE'VIERI O VERINI): 
« Della morte di questo nostro famoso letterato si piglia gràd* 
» errore, che seguisse Tanno, che Papa Leone X. venne in Fio- 
9 renza ; perche costa chiaramente , essere venuto in Fìorensa 
» detto Pontelìce il giorno di S. Andrea di Nouembre del 1516. 
» ritornando a Aoma alli 19. di Febraro del 1516. in giorno di 
» Martedì; e questo nostro Vgulino mori alli 10. di Maggio delsad- 
» detto anno 1516., come bene apparisce al libro de'Morti, che sì 
» ritroua nell' Offizio della Grascia di questa Città di Fioreuia a 
» car. 360 , &c è descritto come segue con il contrasegno d' Tua 
» mano in margine, dentro la quale vi è scritto POETA Ser Vgoli- 
» PO di Vieri di Vgolino di Vieri, morì adi 10 di Maggio 1516. ripo* 
9 Sto in S. spirito. E tutto ciò sì dice per conuincere qualche Scrii- 



293 

lata : « Scpoltuario Fiorentino y ovvero Descrizione 
ìi delle Chiese, Cappelle, e Sepolture Loro Armi, ed 
» Inscrizioni della Città di Firenze e Suoi Contomi 
» Fatta da Stefano Rosselli nell'Anno 1657 » (1). In 

» lore al tutto ignoto della Patria, della famiglia^ della nascita, e 
» della morte, come ogni leggente vedrà da nostri docomenti la 
9 pura e sincera verità ». Nel suddetto Elogio di Ugolino di Fieri^ 
detto il Ferino del Sig. Proposto Marco Lastri, si legge [Serie di ri- 
tratti d'uomini illustri Toscani con gli Elogj istorici dei medesimi^ 
voi. IV^ pag. 100, e lOi non numerate. — Elogj d'uomini illustri 
Toicaniy t. Uh pag. LXXXll, e LXXXIIl. — VEtruria Dotta^ De- 
ca Flj pag. 26): « Morì (Ugolino Vieri detto il Verino) a dì 10. di 
» maggio 1516. e fu sepolto in S* Spirito nella Sepoltura della Fa- 
» miglia ». Quindi è chiaro che errano il P. Negri (Istoria degli 
Scrittori Fiorentini La quale ablfraecia intorno à due mila Au- 
tori , che negli ultimi cinque Secoli hanno illustrata co i toro 
Scritti quella Nazione , in qualunque Materia , ed in qualunque 
Lingua , e Disciplina : Con la distinta nota delle tor' Opere , così 
Manoscritte^ che Stampate^ e degli Scrittori^ che di toro hanno con 
lode parlato^ o fatta menzione Opera postuma del P, Giulio Negri 
Ferrarese della Compagnia di Gesis dedicata alt' Eminentiuimo ^ e 
Reverendissimo Principe il Signor Cardinale Tommaso Buffo Fesco- 
vo di Ferrara^ E Legato a Latere della Città^ e Contado di Bolo- 
gna, In Ferrara^ MDCCXXIL Per Bernardino Pomatelli Stampatore 
Fescovale. Con licenza de^Superioriy in fog. pag. 520, col.2) affermando 
Ugolino Verino essere morto in età di anni 75, ed il Sig. Miger di* 
cendo in un suo articolo intorno ad Ugolino Verino inserito nel- 
la Biographie universelle ancienne et moderne del sig. Michaud {Bio- 
graphie unitrerselle^ ancienne et moderne^ ou histaire^ par orare ni- 
phabétique^ de la vie publique et privée de tous les hommes qui se 
soni fait remarquer par leurs ierits^ leurs actionsj leurs talents^ leurs 
vertus ou leurs crimes. Ouvrage entièrement neufj redige par une 
société de gens de lettres et de savants. A^ Paris^ chez Michaud frè- 
res^ imprim, — librairex^rue des Bone — EnfantSy iV.»34, 1811 — 1828, 
52 tomi, in 8.% t. XLVUI., pag 212, col. 2, articolo VERINO (Ugo- 
UN) — Biografia universale antica e moderna^ voi. LX, pag. 362, 
col. 2, articolo VERINO (Ugoliuo), che Ugolino Verino mori nel 
1505 in età di settantatre anni. 

(1) Un esemplare manoscritto cartaceo, in foglio, del sopracci* 
tato Sepoltuario Fiorentino di Stefano Rosselli con notabili aggiun- 
te di Giovanni di Poggio Baldovinetti è ora posseduto dal Sig. Pie- 
tro Bigazzi di Firenze. Questo esemplare, scritto sul finire del se- 
colo decimosettimo, è composto di 1284 pagine. Le prime centoqua- 
rantasei pagine di questo manoscritto non sono numerate, e le altre 
sono tutte numerate coi numeri 1 — 1138. 11 Sig. Pietro Bigazzi ha 
acquistato questo manoscritto dagli eredi del Sig. Canonico Domeni- 
co Moreni. Un altro esemplare del medesimo Sepoltuario Fiorentino 
trovasi nella Biblioteca Magliabechiana di Firene, diviso in tre tomi. 



294 

questa opera si legge (1): « È uerisimilm/ che nelfai 
j^ uecchia Chiesa (essendo situata nella più bella pmle 
n della Cdità^e nel mezzo a gli Abituri di molte nobili, 
» e antiche fomiglie) fossero molte memorie;le quali» 
)> come segue, nella rìnnouazione di quella douessero 
n perire. Come conuiene che sia modemam.* seguito 
» del Sepolcro di Paolo Geometra Eccellentissimo» 
D che, secondo fra Michele Poccianti Seruita nel Trat- 
» tato, che scrisse delle Chiese di Firenze era se- 
)» polto in questa Chiesa in un Sepolcro di Marmo, 
» del quale al pnte non si uede alcun vestigio 9 
» si come è ancora seguito di molt' altre antiche 
» Memorie , che erano in questa Chiesa , le quali 
» per essersi estinte le Famìglie, che n' erano Pà- 
» drone hanno ceduto, o all'anarizia de Monaci» 
» o alfambizione de moderni, lo anderò descriuendo 
» con la maggior breuità, e chiarezza possibile quelle 
» che nel corrente Anno 1655 ci restano, secondo 
» r ordine , che da me fin qui nella descrizione 
» deiraltre Chiese è stato tenuto , cioè prima le 
» Cappelle, ed Altari, e doppo le Sepolture, ed altre 
» Memorie, che ui saranno.» Quindi è certo che fra 

il primo de'quali, contrassegnato Classe XXFL n/ 22, contiene 614 
carte nnmerate nel recto co'numeri i — 614^ il secondo contrasse- 
gnato Classe XXFl. n." 23 contiene 266 carte numerate tutte 
nel recto coi numeri 617 — 982 , ed il terzo contrassegnato Ciass€ 
XXyi. n.** 24. contiene 521 carte, delle quali le prime 448 sodo 
numerate nel recto coi numeri 983 — 1277, 1288 — 1413, 1415 — 
1441, e le altre non sono numerate. Il Sìg. Canonico Domenico Mo- 
reni cita questo esemplare scrivendo (Bibliografia storico — tagiùnota 
della Toscana^ t. II, pag. 269): 

» Rosselli Stefano, Fiorentino. 
M Sepoltuario Fiorentino. MS. 

)» E assai famoso in Firenze, ove ne sono piti copie, irà le quali una nella 
» Magliabechiana alla Class. XXVI. Codd. 23. e 24. in fogl. » 

(1) Esemplare manoscritto posseduto dal Big. Pietro Bigazii del 
Sepoltuario Fiorentino di Stefano Rosselli^ pag. 659,e 660. — Godiiae 
Magliabechiajìo CiasH XXFI^ n." 23, carU 859, verso^ e $60^ r«clf . 




295 
il 1589» ed il 1655 il Monumento di Paolo Dagomari 
eh' era nella Chiesa di S. Trinità in Firenze deve 
essere stato distrutto o nascosto. 

11 TrcUtato delle Chiese di Firenze menzionato nel 
passo testé riportato del Sepoltuario Fiorentino di 
Stefano Rosselli è il Sommario deUe Chiese et Luoghi 
pij di Fiorenza del Padre Michele Poccianti, giacché 
in questo Sommario si legge , come si è veduto di 
sopra. (1), trovarsi nella Chiesa di S. Trinità il se- 
polcro di Paolo Geometra. 

Giovanni Cìnelli Calvoli, nato in Firenze ai 26 
di Febbraio del 1625 (2), e morto ai 18 di Aprile 
del 1706 (3)9 nella sua opera intitolata La Toscana 
Letterata, dopo aver riportata Inscrizione sepolcrale 
di Paolo Dagomari che trovasi nel soprarrecato passo 
del Calalogus ScriptorumFlorentinorum (4) del P. Poc- 
cianti, soggiunge (5) : « Ho registrato qui rEpitaffio 

(1) Pag. 289. Ilo. 7—14. 

(2) Nella Fila di Oiavanni CinelH CàltoU Medico F%ùrentinoi 
scritta da Dinfdsio Andrea Saneauani^ e premessa aUa Biblioteca 
Folante del medesimo Cinelli nella edizione seconda di questa Biblio- 
teca si legge:c Nacque dunque Gionatmi in Firenze li 25. di Febbrajo 
9) dell' anno 1625. di Ser Domenico di Gio. Cinelli , e di Fran- 
» cesca di Antonio Lazzeri ambi onestissimi Cittadini, e di onorevoli 
» parenudi. » {La Biblioteca Folante di Gio: CimlU Cak>oti conti- 
nuata dal Dottor Dionigi Andrea Sanca%$ani^ edixione seconda, in 
miglior forma ridottOy e di varie Aggiunte^ ed Osservazioni arric- 
chita. In FeneMia, 1734-^1747. Presso Giambatista AlMxsi Q. GÌ- 
rolamoj 4 tomi, in 4% t. 1, pag. ciii). 

(3) Nella sopraccitata Fila di Giovanni Cinelli Calvoli, scritta 
da Dionisio Andrea Sancassani si legge: « Il fatto sincero sì è che 
» in Loreto dì non luugo male, ma grave assai se ne mori (Gìo- 
» vanni Cìnelli Calvoli) li 18. di Aprile del 1706. munito di tutti 
» i santi Sagramenti della Chiesa in età di ottantun' anni » ( Ci' 
nelli — Calvolij La Biblioteca volante^ edizione seconda^ t. I , pag. 
cxxxv). 

(4) Vedi sopra, pag. 288, lin. 16—27. 

(5) La Toscana letterata^ o vero storia degli Scrittori Fiorentini 
e Toscani di Giovanni Cinelli Calvoli Patrizio Fiorentino^ Forlive- 
se e LucchCBe., Accademico Gelato^ Diuonante^ Concorde^ Incitato^ 
et Intronato f Parte prima, volane secondo , Codice deUa Biblioteca 



296 
» del suo sepolcro citalo dal Poccianti, per eh*aueiido- 
n ne fatta diligenza più che grande, non solo non Tho 
» saputo Irouarcyma ne anche auer notizia o barlume 
n che ui sia stato: forse per la restaurazione della 
n Chiesa perito, o da gli eredi trascurato ; Essendo 
» bene spesso adusato da persone indiscrete con 
» diligenza asinina levar via Tarmi, ed i Pitaffi con 
» danno grandissimo e deirantichità, e delle famiglie 
» che fune, e gli altri vi collocarono:» 

Il Codice della Biblioteca Magliabecbiana di Fi- 
renze contrassegnato Gasse XXXVII. n.* 348 ha nel 
redo della prima carta il tìtolo seguente: « Notizie 
» Istoriche dì Varie Chiese di Firenze raccolte da 
» Ferdinando Leopoldo del Migliore originali di sua 
» mano delle quali si e servito il Padre Giuseppe 
» Richa per Tlstoria delle Chiese di Firenze da esso 
» fatta. Tomo Terzo.» In questo Tomo Terzo sotto 
« S. Trinità » a carte 177, rerso, si legge: 

« Nella Cappella del' Vsimbardi era in arca di 
» Marmo al muro, il corpo di quel Paol Geometra, 
» così dotto nelle Misure delKArimetica (sic) et Astro- 
» logia che di lui uoìò la fama per tutto il Mondo, a 
» dispetto degringnoranti, a quali |>oco importò re- 
» staurandosi la Cappella, clic uilmente fusse nasco- 
» sta la sua Memoria nel fondo d' una cantina di 
» queirConuento, dove si trova con queste lettere.» 



)) 



» 



'' . . . .ii I* 

Corsiniana di Roma, contrasi^egnato Sransia 31. Manofcrilii^ Let- 
tera />, caria 35f, rerto^ articolo Paoto Geinmeira, Co«lio<* dclb Bi- 
bliot«*ca Ma];lial»«Tlii.iiia «li Firenze , « oiilr3''..Ne^;nal«» Ciiis*e IX- w.* 
4Ì7., pa(;. 1432. 

(I) Qii«*»ie tr** lin«*c di punii trovatisi im'I sopraccitato rovestcio 
della caru 177 M Codice Magliabecbìano, aasse XXXrU^ «.* 348. 



297 

Paolo Dagoinarì per l«i sua somma perizia neir 
aritmetica e nella geometria, fu comunemente chìa^ 
mato Paolo delVAbbaco e Paolo Geometra. 11 Conte 
Giammaria Mazzuchelli ciò avverte scrivendo (1): 
tt ABBACO (Paolo dell') Fiorentino» insigne Geome- 
» tra, Astronomo, e Poeta Volgare fioriva nel 1350. 
» Scrive Filippo Villani {Vite d* uomini illustr. Fio-- 
» reni. pag. 77), ch'egli nacque nellu Terra di Pra^ 
» io della nobile Famiglia de' Dagomari. Fu tutta- 
» via comunemente soprannomato Paolo delVAhba^ 
» coj o sia Paolo Geometra per la singolare perizia 
» sua neir Aritmetica e nella Geometria.» 

^^M' Introduzione istorica del Padre Leonardo Xi- 
meiies alla sua opera intitolata del vecchio e nuovo 
Gnomone Fiorentino si legge (2): 

« Non appartiene a me di ragionar lungamente 
» suindentitàf o distinzione di molti PaoU^ che si tro^ 
» vanoj ma io non posso lasciare senza qualche cri- 
» tica quegli scrittori^ che di un soloy e medesimis- 
» Simo Paolo , cioè il Geometra, e dd/' Abbaco, ne 
» hanno fatte due diverse persone. Così ha fatto il Poe- 
» ciantij il Verini^ ed il Padre Negrij il quale non 
» duCj ma tre Paoli distingue, due de' quali in arti- 
in coli separati , egli appella Paolo dell'Abbaco , ed 
)) il terzo Paolo Geometra (''). Alla stessa divisione 
» de' Paoli, par che inclini il Signor Conte Mazzuc- 
» chelli , il quale alla nota (') alla vita di Paolo 
» Geometra non si accorda colV opinione del Signor 
» Domenico Maria Manni {^),che fa nascere Paolo Geo- 

(1) Gli Scriltori d Italia, voi. 1, parte 1, pag. 16. 

(2) Ximenes^ Del vecchio e nuovo Gnomone Fiorentino , e delle os- 
nervazioni astronomiche^ fisiche, ed architettoniche fatte nel verificar- 
ne la costi-uzione^ libri IF^ pag. LXV e LXVI^ Introduitom iitwi- 
ea, l'arte 11, $ 6. 



298 
» metra da Ser Pieri delP Abbaco, e sospetta^ che il 
» Manni non bene labbia confuso con Paolo deWAth- 
» baco {''). Vi sono doctimenli a^ssai fortij che non 
» d lasciano dubitare delVidentilà di questi due Pcuh 
D li. Di questi documenti il principale si è il lesta-- 
» mento , che si è trovato di Paolo aWAnno 1 366 , 
» il quale incomincia. Clarissimae famae Yir Ma- 
» gister Paulus olim Ser Pieri populi S. Fridiani 
ti de Florentia , qui vulgariter nomine nominatur 
» Maestro Paolo delfAbbaco, Arismeticae, Geome- 
» triae , ac Astrologiae , seu Astronomiae Magìster 
» probatissimus fecìt.» 

9 (a) Maria de' Fiorentini eerittori^ pag. 144, e poi fiag. 146. 

» (6) Manai de Florentinis inventis al cap. XXVUl. pag. d2. 

» (e) Le vite di uomini iUustri Fiorentini scritte da Filippo FU- 
» lani eolle annotazioni del Conte Gio- Maria MaxxueketU aeea- 
9 demico della Crusca. Venezia 1747. » 

L'Abate Lorenzo Mehus nella sua Vita Ambrosii 
TraversariiGeneralis Camaldulcnsiumj scrive (!):<( Pauli 
» autem Dagomarii nomen inter Astrologos, Geome- 
» tras, atque Arithmeticos maxime pervulgatum est. 
» Summum enim earum facultatum gradum tenebat 
» Dagomarius. Quo factum fuit, ut a Philippo * Vil- 
» lano insignis Astrologusj Geometraj ^ Arithmeticus 
» diceretur. Hunc manu-scripti nunc Paulum Geo- 
» metramj nunc Paulum Astrologum^ nunc Patdum 
» Arithmeticum vulgo deWAbbaco adpellant. » 

» (5) De Paulo insigni Astrologo-, Geometra^ & Arithmetieo. » 

Nel testo latino della vita di Paolo Dagomari 
scritta da Filippo Villani, che di sopra (2) si è detto 
trovarsi manoscritto nel Codice deiri. e R. Bibliote- 



(1) Ambrosii Traversarii generalis Camaldulensium aliorumque 
ad ipium, et ad alias de eodem Ambrosio latinae Epistolae., l. 1 
pag CXCIV. 

(2) Pag. 277, lin. 



299 
ca Mediceo-Laurenziana di Firenze contrassegnato 
Pluleus LXXXIX. Infer. Cod. XXIII. si legge (1): 
Astronomiam profexus est paulus Est (sic) ex terra 
prati oriundusj stirpe nobilium de da gomaribus (sic), 
tantunque in ea proffecit scienciay vt nemo ad iamdiu 
doctior haberetur. Hic geometria maximus et arismetice 
peritissimus fuity et ea propter in adequacaibns antiquos 
et modemos ceteros antecessit. Et si in ludiciis eque 
valuisset sine dubio antiquorum omnium famosa studia 
superassety per instrumenta siguidem^que certis locis de^ 
fixa locauerat ut inde prospiciens considerarety et octaue 
spere motum acutius metirelur motusque siderum^ que 
artem ignorantibus fixe arbitrantur^ eo quod eorum lat^ 
tens tarditas inperpessibilis sine diutumitate temporis 
est. Cum annis centum gradum vnum in primo mobili 
cantra signi forum celum motu contrario operante^ con-- 
ficiant, que a doctrinis antiquorum plurimum discrepa^ 
banty et proinde pleraque inorte^ que magnos gigne^ 
bant errores correxit. Is enim motus qui con menssurac-- 
cionem tradissimam apud antiquos in censsibile videba-- 
tur, eo presertim docente, censsibUis factus es, eo ferme 
contuitu, quo longissimo temporis interuaUo cadentem 
perpendimus gutam lapidem durissimum perforare, 
uel per aluuionem lattenti incremento agrum cressere. 
Hinc obseruator diligentissimus siderum et motus celi 
toUetanas tabtdas ostendit modemis temporibus breui 
aut nullius esse momenti, ipsasque regis alphons (sic) 
monslrauit uarietate cencibili in aliquo uariare, ex quo 
ostenssum est instrumentum aslrolabii semi (sic) toUeta- 

(1) Codice deiri. e R. Biblioteca Mediceo — Laurenziaiia di Firen- 
ze contrassegnato Pluteui LXXXIX. Infer, Cod, XXIIIy carta 67 , 
verto, e 68 recto — PMlippi FiUaniy liber de Civitaiis Florentiae fa- 
moiit eivibus ex codice Mediceo- tour entiano nane pHumm edit%$ , 
pag. 33 della seconda Bamennione di (M^ioe. 



300 

nas tabulas menssuratam^ qua frequantcr (sic) vtimur ab 
astronomie regtdis declinare^ atque astrologos decipij 
qui deinde artis mutuuerint argumenla (1). Questo 
passo di Filippo Villani ci mostra che Paolo Dago- 
mariy illustre aritmetico e geometra, fu anche va- 
iente astronomo. 

Nel recto della prima carta del Codice Barberi- 
niano n/ 898 si legge: 

Dni Filippi Villani Solitari] De origine Ciuitaiis 
florentie, et de eiusdem famosis Ciuibus ad iìlustrem 
Dominum filippum de aleconio Episcopum hostiensenij 
Romane ecclesie Cardinalem liber primus felidier 
Incipit. 

Nel rovescio della carta 49 del suddetto Codice 
Barberiniano n."" 898 si legge: 

Philippi Villanj Solitari] De origine Ciuitatis fio- 
reìitie , et de eiusdem famosis Ciuibus ad iìlustrem 
dominum Philippum de Alenconio episcopum ostien- 
semy Romane ecclesie cardinalem, liber primus (eli- 
citer explicity et secundus de iUustribus florentinis fe- 
liciter incipit Proemium, 

11 Cardinale Filippo d' Àlengon j menzionato in 
questi due passi del suddetto Codice Barberiniano 
n.** 898, era vescovo d'Ostia fino dal 1387 (2), e 

(1) Il testo latiuo della suddetta Vita di Paolo Dagomari scriiU 
da Filippo Villani cbe ho detto di sopra (pag. 277, lin. 10 — 1S} 
trovarsi manoscritto nel Codice n.** 898 della Biblioteca Barberina 
di Roma , sarà riportato intieramente in un' Appendice a questo 
Scritto. 

(2) 11 Cavaliere Abate Girolamo Tiraboscbi scrive {Storia della 
letleralura italiana, seconda edizione modenese^ t. V, parte 11^ pag. 
421, noia (a), libro li, capo li, paragr. \S\, edizione di Milano dt* 
Clastici llaliani, t. V, pag. 015^ nota (a), libro 11^ cap. Il, paragra* 
lo XVI). (( 11 Card. Filippo d'Àlen«;on dovea essere vescovo di O- 




301 

morì ai 15 cragosto del 1397 (1). Quindi è da cre- 
dere che il testo I.ntino della vita di Paolo Dagoma- 



I) stia fin dal 1387, come ci mostra un Breve di Urbano VI, del 
n decimo anno del suo Pontificato pubblicato dal P. de Rubeis 
» (Afontcm. Ecel. JquUefent. , col. 979. 980.) ». In fatti il Padre 
Giovanni Francesco Bernardo Maria De Rubeis Domenicano , nel- 
la sua opera intitolata Afonviiiefila EeeUtiae AqmUejemis commen- 
tario hisiorieo—chronologieo^-eritieo iUuitrataf riporta un Breve 
di Urbano VI , ( Monumenta Eecleeiae AquUeiensit commentario 
hiitotico-^cronologico^-critico iUuitrata cum appendice In qìm 
vetusta jiquileieniium Patriarcharum , rerumque Forofulientium 
Chronicat Emendatiora qucudam, alia nune primum, in lucem pro- 
deunt. Auctore F. Jo. Fran. Bernardo Maria de Rubeis Ordinis Prae- 
dicatorum. Argentinae^ ciò locc xLi in fog., col. 978, G — 980, D, 
caput Clh paragr. II). Questo Breve ha la data seguente {De Ru- 
Ms^ Monumenta Ecelesiae Aquiteiensis^ col. 980, D) : Dat. Perusii 
f . Kal. Decembris Pontificata s nostri anno decimo^ cioè: « dato in Pe- 
rugia ai 27 di novembre del 1387 ». In questo Breve si legge [Ve Ru- 
beis^ Monumenta Ecelesiae AquilejensiSt col. 979 , C ) : noi Fen. 
Fratrem nostrum Philippum Ostiensem^ tunc Sabinensem Episcopum^ 
^sdem EecleBiae Administratorem in spiritualibus et temporati!m$ 
usque ad beneplacitum nostrum auetoritate Apostolica duximue 
dtputandum. 

(1) L'Abate Don Pietro Moretti, Canonico della Basilica di S. 
Maria in Trastevere, nella sua opera intitolata Notitia Cardinalium 
Titularium insignis Basilicae 5. Mariae Trans Tjiberim , parlando 
del suddetto Cardiitale Filippo d'Alen^on, dice (Notitia Cardinalium 
Titularium ineignis Basilicae S. Mariae Trans Tjiberim a Petro Mo- 
retto ejusdem Canonico ex impressiSf et ms$, monumentis eolUcta. Ro- 
mae^ MDCCLIL Ex Typographia Antonii Fulgonii apud S. Eusta- 
chium. Praesidum facultatey in fogl., pag. 14, col. 2, e pag. 16, col. 
1, paragrafo XXXV): Tempus obitus, quem magna opinio sanetitatis 
defnneti est eonseeuta, dies fisit 15. non 16. Augusti^ quod legitur 
in Additionibus Ciaeeonianis^ anni 1397. non 1402. vel 1403. siculi 
nonnulli plaeuit. Quandoquidem diem^ annumque iUum perquam 
diserte testatur genuina lectio epitaphii varia ex dictis annotane 
Ks, proptereaque infra iterum deseribendi. Più oltre il Cano- 
nico Moretti nella sua opera sopraccitata scrive {Notitia Cardina- 
lium TitulaHum insignis Basilicae 5. Mariae Trans Tyberim a 



302^ 

ri, che di sopra (1) ho detto trovarsi manoscritto 
nel suddetto Codice Barberiniano n."" 898 sia stato 
composto da Filippo Villani non più tardi del gior- 
no 15 d'Agosto del 1397. 

Giovanni Villani morto nel 1348 (2) nella sua 

Petra Moretto eiutdem Canonico ew in^^resHs et mu. inonumemiU 
eoUeeta^ pag. 15» col. 1, 2, paragrafo XXXV): 
Jteeipe nume memoraéum epitapfUum. 

FBANCtmum GEIflTVS EEGim DB STIRPE PmUPFUS 
ALENCOmADES BOSTIAE TITULATUS AB URBE 
ECCLESTAB CARDO TANTA VIRTUTE RELUXIT 
UT SUA SUPPLtCIBUS CUMULENTUR HARMORA VOTiS 
ANNO MiLLENO CUÌt C QUATER ARDE SED l TER 

occuBurr qua luce dei pia virgoque mater. 

Nella crociera della Baailica di S. Maria in Trastevere, a conni 
EwMikqelii deiraltare dei Santi Filippo e Giacomo, vedesi sul muro 
uo moaiMieRto sepolcrale eretto all' anzidetto cardinale Filippo 
d-Atengon. L'iscrizione della quale parla il Canonico Don Pietro 
Mm e t ti ne' due passi soprarrecati della sua opera suddetta trovasi 
aootpìta in marmo sulla parte inferiore di questo monumento nel 
mmòo aeguente: 

INGO^ . GENITVS . RE«y . DE . STIRPE . PHILIPPVS ; ALENGONUDBS . H0S1IK . TirVLATYS . Al 

::lbsib . cardo . tanta . yirtyte . rblyxit ; vt . sta . syppLiciiiys . cyirrLBNir . haiuiou 

NO . MILLENO . CYM . G . QYATER . ARDE . SED . I . TER ; OGGVRVIT.QVA.LVGE.DBI.PIA . TIBQOQ} . 

(i) Pag. 977> lio. 10^12. 

(%) Giovanni Boccaccio nato nel 1)13 (MaxtuekelUyGli Scrit- 
tori d'IlcUia, voi. il, parte 111, pag. 1315. — Fita di Giovanni Boe- 
cacci scritta dal Conte Gio. Batista Baldslli^ Socio dette RR, Ae- 
cademie Fiorentina^ e dei GtorgofUi di Firenze: Membro delta Società 
ColonUtariai Accademico deW Etrusea di Cortona 9 e di Qiiefto di 
Padova: Associato estero dell'Accademia di Marsilim, e del JUceo 
di Fatcìiiusa: Promotore soprannumerario detV Accademia Intrimeda 
de Siena. Firenze 1806. Appresso Carli Ciardetti e Comp. con ap- 
provazione^ in 8% pag. 3, lit>ro primo^ par^rafo 11, e pag. 370, 
Sommario cronologico della vita del Boccaccio anno 13^3), e morto 
ai 21 di Dicembre del 1375 ( .^azzuckelli , Gli scrittore d* liaHa 
vol.ll^ parte 111, pag. 1328 — Batdelli^ Fita di Giovanni Boccacci^ 



^ 



303 

Cronica scrive (1): «Nell'anno 1345, dì 28 di Mai*zo» 
» poco dopo Torà di nona, secondo l'adequazione di 
» mastro Pagolo figliuolo di ser Piero, grande maestro 
» in questa scienza d'astrologia, fu la congiunzione 
» di Saturno e di Giove a gradi venti del segno delF 
» Aquario coirinfitiscritto aspetto degli altri pianeti.» 
11 maestro Pagolo qui menzionato è quel medesimo 
Paolo deW Abbaco del quale si è detto di sopra (2) 
trovarsi neirArchivio de'Contratti di Firenze un testa- 
mento fatto ai 19 di Febbraio del 1367, giacché in 



pag. 212, libro terxo^ paragrafo KLIX, e pag. 387, Sommario della 
Fila del Boeeaeeio anno 1375) scrìve {Opere volgari di Giovanni Boe- 
c(u:cio corrette «« t testi a penna. Edizione prima. Firenze, 1827 — 
1834, 17 volumi^ in 8", voi. I, pag. 8 e 9): « Dico adunque, che gii 
» erano gli anni delia fruttifera Incarnazione del figliuolo di Dio 
» al numero pervenuti di milletrecentoquarantotto , quando nella 
» egregia città di Fiorenza, oltre ad ogni altra italica bellissima , 
•n pervenne la mortifera pestilenza, la quale per operazion de'corpi 
9 superiori, o per le nostre inique opere, da giusta ira di Dìo a no* 
» stra correzione mandata sopra i mortali , alquanti anni davanti 
» nelle parti orientali incominciata, quelle d^innumerabile quantità 
9 di vìventi avendo private, senza ristare, d'un luogo in un altro 
» continuandosi, verso TOccidente miserabilmente s'era ampliata ». 
Matteo Villani fratello del soprammcntovato Giovanni Villaui, nella 
sua Cronica, parlando di questa medesima pestilenza, dice {Cronica 
di Matteo FiUani (e di Filippo Villani) a miglior lezione ridotta 
coll'aiulo denteili a penna^ Firenze, per il Magheri, 1825 — 1826, 
5 tomi, in 8**, t.l,pag.4. Cronica di Matteo Fillani, libro primo, capo 
/): « Nella quale mortalità avendo renduta i*anima a Dio l'autore della 
9 cronica nominatala Cronica di Giovanni Villani cittadino di Firen- 
» ze, al quale per sangue e per dilezione fui strettamente congiunto, 
n dopo molte gravi fortune, con pili conoscimento della calamità del 
9 mondo che la prosperità di quello non m'avea dimostrato, propuosi 
9 nell'animo mio fare alla nostra varia e calamitosa materia comin- 
9 ciamento a questo tempo, come a uno rinnovellamento di tempo 
yy e secolo, comprendendo annualmente le novità che appariranno dì 
» memoria degne, giusta la possa del debole ingegno, come più cer> 
I» ta fede per li tempi avvenire ne potremo avere. » Pia oltre il 
medesimo Matteo Villani, parlando della durata di questa pestilenza, 
dice {Cronica di Matteo Fillani a miglior lezione ridotta eoWaiuto 
de* testi a penna, t. 1, pag. 8, lib. 1, cap. II) « Nella nostra città 
9 cominciò generale (la pestilenza) all'entrare del mese d'aprile gli 
9 anni Domini 1348 , e durò fino al cominciamcnto del mese di 
» settembre del detto anno >. 

(1) Cronica di Giovanni FUlani a miglior lesione ridotta colC 
aiuto detesti a penna, t. VII, pag. 105, libro XIL cap. XLl. 

(2) Pag. 142, Un. 14—36. 



304 
questo testamento sì legge (1): Hinc estquod insignis 
ac clarissime fame vir Magister patdtis olim ser pievi 
poptdi s. frid. de fior., qui uidgari nomine vocatur Mae^ 
Siro pagalo delabacho, Arismetrice^ Geometrìe^ ac astro- 
hgiey seu astronomie^ magister probatissimus, per gra^ 

iiam yhesu Xpi sanus et conpos mente et inteUectu, licet 
corpore hnguensj siuirum rerum^ et bonorum omnium 
dispositionem per presens nuncupatiuum testamenium 
quod dicitur sine scriptis in hunc modum facere pro^ 
curauitf et fecit, Videlicet.ii Seguono nel testa niento 
stesso le disposizioni del Maestro pagolo qui men- 
zionato. 

Giovanni Boccaccio nato nel 1313 (2), e morto ai 
21 di Dicembre del 1375 (3),nel secondo capitolo del- 
l'ottavo libro della sua opera intitolata De genea- 
logia Deorum libri quindecimj scrive (4): Magnus au- 
tem annus is est secundum Aristotelem^ quem Sol ^ 
Luna c^terique planetae in eundem punctum unde 
innati omnes discesserint inuicem redeuntes confidunif 
ut si omnes sint in principio arietis, ^ inde cursum 
coeperint , quandocumque contingat eosdem in prin- 
cipio arietis inuicem reperiri , annus tunc magnus 
erit perfectus. Hoc fieri diiiersimode putauerunt an- 
tiqui 9 ut idem Censorinus ostendit. Dicit enim 
Aristarchum putasse hunc annum confici ex annis 
uertentibus .ii. Mcccc. Ixxxiiii. Arethem nero Dyr- 
rhacinum ex .v. M. d. lii. Heraclitumj ^ Linum ex 
.X. M. dece. Clionem ex. x. M.dcccc. Ixxxiiii. Orpheum 
ex. cxx. M. Céttssandrum ex tricies sexies centum mU-- 

(1) Archivio dc'Contratti di Firenze. Lettera D., fattcio 75, Vo- 
lume 1» carta 1, redo. — Vedi sopra, pag. 143, lin. 5. 

(2) Vedi 8opra, pag. 302, nota (2), lin. 26—35. 

(3) Vedi sopra, pag.302, nota (2), lin. 35 e 36, e le linee 13 e 14 dì 
questa pagina 304. 

(4) loannù Bocatii vapl ytvBa>oyiaq deorum, libri quindecim, emm 
annotationibus laeobi Micylli, Eiusdem de montium, xy /va rum, fon- 
iium, lacxìum^ fluuiorvm, stagnorum, ik marium nomintbut. Liber 
/. Huc accessit rerumj k fabularum $cilu dignarum copiosui index. 
Baùleae apud Io. Hervagium mense Septembri anno M. D. XXXit, 
iti fog., pag. 20Ì, Ioannis Bocatii De genealogia Deorum^lib. Ftti.y 
cap. II. 




305 

Ubìis. haec Me. Tullim quidem arbitrari mdelur ex 
.XV. M. annis confici. Sed Seruius ex .xii. M. dcccc. 
liiii. Senex autem uenerabilis Andato ^ Patdus geo-- 
metra Florentinus astrologi ambo insignes ex ^xxxvi. 
M. expleri dicebant (1). 

Nel capìtolo sesto del decimoquinto libro del 
suddetto trattato De Genealogia Deortèm di Giovarn 
ni Boccaccio si legge (2): Similiter g^ Paulum Gaeome- 
tram (sic), conciuem meum, quem libi rex inclyte fama 
notissimum scio, ad haec assumendum aliquando ratus 
sumj eo quod nouerim nulli usquam alteri tempestate 
hac9 (ideo sinum Arithmeticam, Gaeometriam (sic), ^ 
Astrologiam aperuisse omnem, uti htUc apeniere^ in tan- 
tum, ut nil arbitrer apud illas iUi fuisse incognitum, ^ 
quod mirabile dictu, etiam ^ uisu longe magis quic- 
quid de syderibus aut coelo loquitur. Confestim prò- 
priis manibus instrumentis in hoc confectis octdata fi- 
de demonstrat spedare uolentibusj nec est hic tantum 
patriae aul Italis notus, longe quidem studiorum suo- 
rum Parisius fama clarior est, quam apud suos sit, 
sic ^ apud BritannoSj Hispanosque^ ^ AphroSj qtws 
peìies haec in predo studia sunt. Siquidem felix ho- 
mo erat istCj si animo erat ardentior, aut liberaliori 
seculo natus (3). 

(1) Il passo soprarrecato delfopera di Giovanni Boccaccio inti- 
toiau : De Genealogia Dearum libri quindecim^ trovasi manoscritto 
nel Codice n* 870 delPI. e R. Biblioteca Riccardiana di Firenxe a 
carte Ì2T verso, col. 2.*, ed a carte 128reclOi col. 1.*, e nei Codici 
deiri. e R. Biblioteca Mediceo — Laureo ziana di Firenze Pluteut Hl.y 
Codex iXi carta numerata 85, ver$Ot col. 2*, e carta numerata 8G» 
recto, colonna 1^ Pluteus £//.» Codex XXX ^cariai numerala AA.verio, 
col. 2% e carta numerata 45, recto^ coi. \»^ Pluteus XC Sup. Codex 
XCFll' 1."' carta numerata 49, verso, col. 2.*, Pluteus XC^Sup. Codex 
xeni. 2.*** carta numerata i 60, recto, jiedilium Florentinae Eede- 
siae Codex CLXXFI, carta numerala 48, reeio^ col. 1«, Biblioiheca 
Mediceo — Fesulana Codex CXCI, carta numerata 82, recto, col. 2*. e 
carta numerata 82, verso, col. 1*. 

(2) Ioannis Boeatii inpi yntaKoyioi Deorum^ libri quindecim, eum 
annotationibus laeobi Micylli, pag. 390. 

(3) Questo passo dcrlTOpera di Giovanni Boccaccio intitolata: De 
Genealogia Deorum libri quindecim , trovasi nel Codice, n.* 870 
dell'I, e R. Biblioteca Riccardiana di Firenie a carte 194, reeto^ col. 

20 



306 

Nel capitolo decimoterzo del libro decimoquìn* 
to del suddetto trattato De Genealogia Deorum di 
Giovanni Boccaccio si legge (1): Tu nosti rex opti^ 
mey quoniam me renitente atque tergiuersante , Do- 
nini militis tui suasionibtis precibusqne in uoium 
tuum dedvcttis sum^ ut scilicet hnnc laborem subitemi 
nec non labentibus annis factum esty ut Bechinus Bel^ 
Untionus familiaris tuus ^ conciuis meus è Cypro 
ueniens apud Rauennam urbem me conueìtirel^ et past^ 
quam placidis uerbis clementiam atque gratiam ceUi^ 
tudinis tua e erga me immeritum monstravit , nUris 
exhorlationibusj ut aiebatj te sic imperante semisopi" 
tum circa hoc opus ingenium meum irritauit. Aeqno 
modo dilectissimus libi Paidus Gaeomeira (sic) nannmi^ 
quam ostensis literis sigitto maiestatis tue signatis^ in 
quibus ad me iussa inserebanlur ttia^ soUicitwn red* 
didit, Nouit deus ^ tu scis^ quia nec unquam pre-- 
minentiam tuam uidij nec tu me uidisse potuisti^ hi$ 
mandatis credidi^ ^ onus humeris meis praegrande su^ 
bini. Si le ignaro liaec acta sunt^ per iam dictos de— 
ceptos (sic) swm, et sic hos fateor esse ueridicosy qui as" 
sei*unt non tuo iussu compositum^ Verum non crimine 
meoy nisi me in hoc peccasse quis dicere t^ quia non 
dixerim me faclurum^ si itiis literis ad me directis «i- 
sciperem, Sed hoc miìii supcrbum uisum eslj quod Do- 
niìium insignem militem non minus ueridicum arbitra* 
rer, Doninus autem ut audiui, co fere anno^ in quo 
me primo conuenerat dicm clausity ^ ob id non eitis fi- 
dem inuocarc possuvij uitiit Bechinus^ ^ Paidus Gaeo^ 
metra (sic) uiuity hos ego ^ regiam (idem tuam uerilatis 

B.'y e verso,co\, 1 *, e nei Codici Mediceo-— Laurenziani della mcdeai- 
ma citlà, PluteusLU-^ Codex IX-i^^^^^ numerata 157, rerao, col. 1.* 
e 2«.), Pluteus Lll. Codex XXX. (carta numerata 79, reciOy col, !•.), 
Pluteui XC. Sup. Codex XCFIL l."' (carta numerata 88, vcrto, col. 
l*.)^ Pluteus XC. Sup. Codex XCIl, 2."', (carta numerata 303, verMO , 
e carta numerata 304, recto)^ Jedilium Florentinae Eeelesiae Codex 
CZ.A^.Vf/. (carta numerata 90, verso, col. ì*.)^ Biblioiheca Medieeo^-^ 
fesulana Codex CXCl. (caria numerata i55, verso, col. i*. e 2*.) 

(1) ìoannis Boccata itMpi yeyiaXoy Ui deorum^ tUtriquindeetm^emm 
0nnotationibus Jacoin Alicyllif pa^. 399. 




307 

hìdìis lesles in tetris hcAeo. te igitur cum illis inuocoj 
tuum kunc si necessitas exigat^ laborem esse oppor- 
tunum est^ oppugnaiioni scilicet hmc obsistercy et no* 
men meum à tam illecebri nota ueritatis affirmaHone 
purgare{l). Il principe al quale Giovanni Boccaocio qui 

(1) Questo passo dell'Opera di Giovanni Boccaccio intitolata: Di 
Genealogia Deorum lUfri quindeeim^ trovasi nel Codice Riccardiano 
n/ 870 a carie \99^ recto, col. 2.", e «erto, col. l.«, e nei Codici Mer 
diceo — Laurcnziani Pluieus UL^ Codex IX. (carta numerala 161, verfo» 
col. 2*, e carta numerata 162, r^rfo, col. 1.«), Pluteus LILy Codex 
XXX, (caru numerala 81, reciOy col. 1.*), PMens XC. $up. Codex 
xeni. ì'*** (carta numerala 90, v«rfo, col. 2.*), Pluieus XCSup, Codex 
XcrTL^M* (caru numerata 312, verio, e caria numerata 313, re- 
cto), Aedilium Florenlinae Eeelesiae n.*" CLXXVI (carta numerata 93, 
rectOy col. 1.' e 2,*)^Bibliotheca Mediceo — Fesulana Codex CXC/.(car> 
ta numerata 159, verso, col. 2.', e carta numerala 160, recto, col. 1«.) 
Il primo di questi Codici Mediceo — Laurenziani , cioè quello 
contrassegnato Pluteus LIJ, Codex iX, è membranaceo, in foglio, dì 
centosessantadue carte, scritte a due colonne , e numerale tutu 
nel recto , coi numeri 1—- 16^ ; il secondo ( Pluteus Lll. , Codex 
XXX) è cartaceo, in foglio, di carie novanlasei, scritte a due colon- 
ne, e numerale tutte nel recto, coi numeri 1—^1, 94 , 94 — 107; 
il terzo (Pluteus XCSup. Codex XCfil. J.«') è carUceo, in foglio, 
di centolre carie scritte a due colonne, e numerate tutte, salvo la 
prima, nel recto, coi numeri 1 — 102 ; il quarto ( Pltitetis JCC , 
Sup. Codex XCFIL %J**) è cartaceo, in foglio, di treceotoventidue 
carie numerate tutte, salvo le prime otlo,iCOÌ numeri 1—314 nel 
recto\ il quinto contrassegnato Bibliotheca Aedilium Jplorentinae 
Eeelesiae Codex CLXXFI, è cartaceo, io foglio , di cenlovenlicin- 
que carte, numerate tulle nel recto , salvo la prima, coi numeri 
1 — 99, 101—124; il h^^iio ( Bibliotheca Mediceo — Fesulana Co- 
dex CXCl) è membranaceo, in foglio, di centosessanlasette carte nu- 
merate tutte, salvo le prime selle, nel recto^ coi numeri 1 — 100. 
Di questi sei Codici Mediceo — Laurcnziani , i primi quattro Irò- 
vansi descritti dal Canonico Angelo Maria Bandini nel suo Catalogus 
Codicum Latinorum Bibliothecae Mediceae — Laurentianae (t. 11. col. 
»53. Pluteus HI. Codex IX., col. 569, Pluteus HI. Codex XXX.; 
l. 111. col. 678—679. Pluteus LXXXX. Sup. Codices Xcr^l. 1 , 
XCFII. 2.); e gli altri due dal medesimo Canonico Angelo Maria Banh 
dini nella sua Bibliotheca Leopoldina Laurentiana ( Bibliotheca 
Leopoldina Laurentiana seu Catalogus Manuscriptorum qui iutni 
Petti Leopoldi Arch. Austr. Magni Elr. JDucis nunc Augusliisimi 
Imperatoris Germ. Mung, et Boiohemiae BegU eie. in Lawrenlia- 
nam translati sunl quae in singutis Codieibus eontinentur od quod'^ 
vis litteraturae genue speclantia aceuralissime deseribuntur edita 
supptentur et emcndanlur Angelus Maria Bandinius S. e. M. Re- 
gius Bibliotheeae Praefectus recenéuit iUuslravit edidit Florentia9 
1791 — 1793. Praendibus adnmemUms. 3 tomi, m foglio) t.l,col. 486^-^ 
490. Bibliotheeae Aeddtium FlortiOime Eeóletiae Codex CLXXFh 
et t. Ili, col. 132. BiMolMtBe MMOtegàé FtMami^ Qòé^ ^}KÒt. 



308 
parla è Ugo IV. re di Cipro e di Gerusalemme (1). 

Certamente il Paolo Geometra^ menzionato ìd 
questi passi del Boccaccio, è quel medesimo Paolo 
Dagomari detto dell'Abbaco^ di cui si è parlato di so- 
pra (2), giacché Domenico Maria Manni, parlando del 
trattatola genealogia Deorum di Giovanni Boccaccio, 
dice (3): « E nel fine del Libro decimoquinto nomi* 
» nato viene un tal Becchino Bellincionì Cittadino 
» Fiorentino familiare del medesimo Re di Cipro , 
» ed ancora vi si parla di Paolo dall'Abbaco, uomo 
» famoso, i quali tutti, siccome viventi, chiama ivi 
» per teslimonj di non so qual verità dicendo: Do- 
» ninuB atUem^ ut auditiij co fere anno , in quo me 
» primo convcneraty diem clausiU ^ ob id non eius 
» (idem invocare possum^ vivit Bechinusy ^ Paulus 
» Geometra viviti hos ego ^ regiam fidem tuam re- 
» ritatis huius tesles in terris habeo » (4). 

Il Sig. Conte Giovanni Battista Baldelli nel suo 
Sommano cronologico della vita del Boccaccio scri- 
ve (5) ; 
» Si divulga la Genealogia degli Dei. 1 373 

» E da noUre che probabilmente dal suo ritorno in Fi • 
9 renze nel 1363 sino a quest^anno compilò le quattro 
» grandi opere Ialine della Genealogia degli Dei; de^Fiu> 
» mi, de'Monti ec, il libro delle Donne Illustri, e quello 
» degl'Illustri Infelici. Non »i divulgò per altro V opera 
» della Genealogia degli Dei , che in quest' anno , mcn* 
» tre era in Napoli, come ei lo racconta a Pietro di Mon- 
ti teforte {Cod. San, ep, 11.) « 

Quindi è chiaro che Topera di Giovanni Boccac* 

(1) Baldelli, Fila di Giovanni Boccaccio^ pag. 175 — 170, libro 
ttrxOf paragrafo XXI — XXIII. 

(2) Vedi aopra^ dalla linea prima della pag. 133, alla linea deci- 
Duutesta della pag. 144, e dalla linea duodecima della pag. 274, alla 
linea duodecima della pag. 304. 

(3) Moria del Decamerone di Giovanni Boccaccio^ scrilla da Do» 
mgnieo Maria Manni^ in 4<>, pag. 68, parte I, cap. XXII. 

(4) Il Conte Giammaria Mazzuchelli, parlando di Paolo Dagoma- 
ri» dice (Oli Seritlori d'^ltalia^ voi, I, parie I, pag. 17, arlicolo AB* 
BACO (Paolo dell') ): m Anche il Boccaccio^ die fu suo contempo- 
« raneo ed amico, ebbe molta stima di lui, e sovente ne fece mea- 
V xione onorevole nella Genealogia degli Dei ». 

(6) ^oMettt, FUa di Giovami Boccacci^ pa g. 386, 



309 

ciò intitolata De Genealogia Deorum libri quindecinif 
della quale tre passi sono stati riportati di sopra (1), 
fu da lui composta fra il 1363 ed il 13739 ma non 
fu divulgata che nel 1373. 

Zenone Zenoni da Pistoia in un suo poe- 
ma intitolato Pietosa Fonte , e da lui composto 
in occasione della morte di Messer Francesco 
Petrarca avvenuta ai 18 di luglio del 1374 (2), 
scrive (3) : 

(1) Vedi sopra ^ dalla linea decimalefza della pagina 304, alla 
linea quinta della pagina 307. 

(2) Galeazzo Cataro Padovano nella stia opera intitolata: Cronica 
della Nobile Città di Padova, scrive {Muratori, Berum Italicarum 
Scriptofei ab anno Atrae Christiande quingentetimo ad milleiimum 
quingentesimum, t. XVil, col. 213., B ): « Nelli anni del Nostro Si- 
li gnor Messer Gesù Cristo MCCCLXXIV. alli XVlll. di Luglio pia- 
« eque airAltissimo Dio di richiamare a se 1' anima benedetta del- 
» rÉ(!cellentc corpo di Messer Francesco Petrarca laureato Poeta »< 
11 suddetto Galeazzo Gatafo morì dì di Agosto del 1405, come 
attesta Andrea Cataro suo figliuolo nella sua CroniCd di Padova sot- 
to Tanno 1405, scrivendo (Muratori, Berum Italicarum SeriptoreM 
t. XVIl, col. 922, C e D): « Alli 9. del mese d'Agosto del detto 
» Millesimo morì dello stesso male con un segno alla Coscia la buo- 
» na memoria di mio Padre Messer Galeazzo de' GataH Scrittore 
Vi sino a questo tempo della presente Istoria disceso anticamente 
» dalla Città di Bologna Madre degli StudJ, come in Camera del 
Vi Comune di quella veramente appare delTÀono 1201. del Quar* 
» tiere di Porta Stieri, e delta Cappella di San Fabiado, U anco 
n appare nella Matricola degli Avvocati del Commone di Padova , 
D ove tutti ì Dottori sono scrìtti al Collegio del 1262. 1264^ e 1266. 
ìi 11 quale Messer Galeazzo nacque di Messer* Andrea Piglinolo di 
u Messer Montino dc'Galari, e venne da Bologna ad habitarre a Pa- 
li dova nell'Anno 1229 e mentre che visse, che fu anni 01. , scrisse 
•rt la maggior parte dell'Istoria presente, & a me Andrea suo Fi- 
m glfuolo diede materia di scrivere il restante fino al fine, come si 
• vede, a consolazione d'ogni spirito, che si degnerà leggere la 
» verità di tutti i fatti in essa descritti ». 

(3) Deliciae eruditorum seu veterum aujòiBoTovi opusculorum colle" 
ctanea Io, Lamius Coltegit, illustrùvit^ edidit. Florentiae. 1730 — 
1769, 18 tomi, in 8% t. XIV, pag. XLll, e XLIII, della quarta nu- 
merazione. Il tomo decimoquarto delf opera del Dottore Giovanni 
Lami, intitolata Delicide EruditofuM, é composto di 366 pagine nu- 
merate tutte, salvo le prime quattro, la decìmasettima, la 241.*, e 
la 2'^2.^ coi numeri V— XVI, 2—224, III— XXXII., I— LXXXXII. 

In un Codice dell'I, e R. Biblioteca Mediceo— Laurenziana di Fi- 
renze contrassegnato Pluteus LXXXX, Sup. Codex 139» cartaceo | 
in foglio, e del secolo decimoquarto, trovasi dalla carta ÌÒ^recio^ 
alla carta .45, recto, il poema di Zenone Zenoni di Pistoia intitolato 



310 

» Ma quella fa al cor pungente spina, 

» figliuol di Saturno, della morte 

» Di quel che sempre mi fia disciplina; 

pietosa Fonte. In questo Codice a carie 28, venOy e 29, recto^ si 

a Ma quella fu alcor pungente spina 
» o fìgliuol di»aturno della morte 
» di quel che sempre mi fu disciplina 
» Lo quale aperse Iccelesti porte 

» choglocchi della mente tanto adentro 
•n chclle cose superne vide scorte 
» qual pili tholomeo nexiò del centro 
•n geometricho dicho che fé Urte 
V» di questo che cerchò difuori e dentro 
r> Eudoxo e Posidonio che gran parte 
VI delsol conobon per astrologare 
» el sommo Aracho che le stelle parte 
M Più non cognobon decorpo solare 
n odeglaltri pianeti o di quel moto 
V chel suo intellectiuo speculare 
> Lultimo di a questo si fu noto 
yf pronosticando lora chel maniache 
» della suo uila fu del Hato voto 
» Maestro pagol decto fu d<>l abacho 
» ispocchio vniuersale aglalti*) uirj 
» channo adoctrina loutellecto eiantacho 
» Morte non lasso mai senza marti rj 
» la uita mia ma di miglor sempre 
^ uuol che per lor uertu mecho sospiri v». 
ì\ sopraccitato Codice Mediceo — Laurenziano contrassegnato Plu- 
teut LXXXX. Sup. Codex 139, è cartaceo, in fogliose di quaraiiu- 
sei carte, numerte tutte nel reclo, coi numeri 1 — 46. 

In un Codice della I. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze, 
contrassegnato Cfajjf f 7/., n."* 1212, cartaceo, in foglio, di carte 34 
numerate nel recto 1 — 34. , della seconda metà del secolo XIV, dalla 
carta numerata i, verso, alla carta numerata 34,rfr/o, trovasi il sud- 
detto Poema di Zenone Zononi da Pistoia intitolato: Pieiosa Fonie. 
A carte 12, verso^ e 13, rectOy di questo Codice si legge : 
» Ma quella fu al cor pungente spina 
9 O Hgliuol di saturno de la morte 
„ Di quel che sempre mi fu disciplina 
» Lo quale aperse le celesti porte 

» Cogliocchi della mente tanto adentro 
» Che Ile cose superne uide scorte 
» qual più Tholomeo scisto del centro 
» Geometrico dico che fé larte 
» Di questo che cercò di fuori e dentro 
„ Euiodo (ite) e posidonio che gran parte 
» Dei sol conolien per astrologare 
y» £1 somiBO arocho (He) che le stelle parte. 



311 

» Lo quale aperse le celeste porte 

)) Con gli occhi della mente tanto addentro, 
» Che le cose superne vide scorte. 

M Più non conoben delcorpolare (sic) 
» o deglialtri (bie) o di quel moto 
V Chel !»uo intcllectiuo speculare 
Lullimo di a questo sì fu noto 

v, Pronosticando lora che il inanthaco 
M Della suo uita fu del Halo noto 
» Maestro paolo declo fu deilambaco 
» Specchio uniucrsale aglialtri uirj 
» Chanuo adoctrina loutellecto exantaco 
V) Morto non lasso may senza martiri 
o La uita mia ma di miglior sempre 
V, Vuol che per lor uirtu meco sospirj 
Il Codice Magliabechiauo, contrassegnato Palchetto l.n^ 93.» è ora 
formato di due Codici riuniti insieme^ uno dei quali, cioè quello 
contrassegnato Classe VlL^n!* 1212, testé citato^ altro non coittiene 
che il suddetto Poema di Zenone Zenoni. 11 secondo di questi due co- 
dici, contrassegnato Classe Fili., n." 34., cartaceo, in quarto, di cen- 
tonove carte, numerate tutte, salvo la prima e l'ultima, nel reelo, co' 
numeri 1—108, contiene una miscellanea di varie antiche traduzioni. 
11 Canonico Domenico Moreni nella sua Bibliografia StorÌe<hTd- 
gianata della Toscana. {Tomo secondo, pag. 481.), scrive : 

» Zenone da Pistoja. 

» Pietosa Fonte, Poema ( in XIII. Capitoli ) in morte di Fran- 

» Cesco Petrarca composto nel 1374. con annotazioni di Gio. 

» Lami. In Firenze 1743. nella Stamperia della SS. Nunziata in 8. 

,» Il riprodusse l'istesso Lami oel T. XIV. delle Deliciae Erudii. » e Tillustrò 
,» con note, e con un Glossario di tocì antiche, e con osservssioni sopra l*Au- 
„ tore, e con Yarìanti Lesioni. La Magliabechiana acquialò nel i8oi di questo 
Poema un'antico Codice, per messo di cui potrebbesi fare una nuova edisione^ 
e riempirne le lagune. In questo Poema, che none allrimenli in latino, come 
per errore ha detto il SaUi nelle Pompe Sunesi T.Il pag. i55 ('), finge il Poeta 
di Tedere gli onori fatti al Petrarca dopo morte nel Concilio degli Dei, e con 
„ quest'occasione tocca molti articoli dilatoria si letteraria, che cÌTÌIr, ma egli 
„ si però mostra in esso ben lontano dall'eleganss di colui, di cui pianse la mor- 
»> le* »> 

(•) Per isbaglio qui trovasi Pompe Sanesi in Tece di Hìalorie di Pistoia e 
FatioiU tT Itali a\ giacche il Padre Michelangelo Salvi Pistoiese dell'Ordine 
de'Servi di Maria nella sua Opera intitolala D«IU Historie di Pistoia é 
Favoni d* Italia. Tomi tre, sotto l'anno i375, scrive {Delle Historie di Pi' 
stoia e Fazioni fi' Italia. Tomo secondo Doue con distinto e copioso rac- 
conto di quelle di Roma , narrandosi non piti yditi e stupendi successi , 
gran lume ad altre historie si porta. Con due copiose Tatiole in fine, ima 
delle cose pia notabili, e Valtra delle Città, e loro qui nominate Fami- 
glie. AlV eterna Memoria del Card. Forti guerra vero Padre di sua PU' 
trià, e del Vaticano Propugnatore Queste memorie deuoto & humUe con» 
sarra 3ft chelangelo Salvi. In Pistoia, per Pier^ Antonio Fortunati. Jf. 
DC. LVII. Con licenza de* Superiori ^ in 8,* pag. i3S della seconda num«' 



»» 
>» 



312 

» qua] più Tolomeo sesto del centro 
» Geometrico dico, che fé larte 
» Di questO) che cercò di fuori e dentro. 

Il Codice Magliabechiano qui menzionato dal Canonico Morcni è 
certamente quello stesso contrassegnato C/a^e f7/., n.* 1212., giac- 
che nelle prime otto linee del recto della terza carta aggiunta io 
principio del suddetto Codice Magliabecliiauo Palchetto /., n.*" 93, si 
legge : ff 1. Emit prò Bibliotlicca (Scil. Numm. i. 2.) Julius Perinìas 
» Biblioth. Vice-Praefectus die 18. Septembria 1800. a P. M. Cos- 
» ^tantino Battinio Fivizanensi Ord. Servorum in Coenobio D. Ad- 
» nuncìatae, pretio libri impressi duplic. scil. Statùtorum Ordiais 
9) Cartbusiensis edit. Basileae 1510. in fol. m 

Nelle ultime sette linee della sesta carta aggiunta in principio del 
Codice Magliabechiano Palchetto I.y n^92, si leg^,e: 

» Fuit Cod. 1. (scil. Numm. 1, 2) 
» Bibliotb. March, de Stupha 
n Vgonis de Stupba Sigismundi Senat. 

vt filii postremi Biblioth. possessoris et 
» venditoris 
» Josephi Molini Bibliopolae Biblioth. em- 
M ptoris. » 
In un Codice delfl. e R. Biblioteca Riccardiana di Firenze, con- 
trassegnato n.* 2735, trovasi dal rovescio della prima carta numerala 
nel recto 139, veno, alla seconda colonna del rovescio della dcHsima- 
quarta carta del Codice medesimo, numerata nel recto 153, il poema 
di Zenone Zenoni^ intitolato Pietosa Fonte. Nella prima colonna del 
rovescio della sesta carta, numerata 145 di questo Codice, si legge: 
rt Ma quella fu alcor pungientc spina 
» O fìgliuol di saturno dellamorte 
ìt dì quel che sempre mi Ha disciplina 
» Lo quale aperse le cieleste porle 

» choglioccbi deliamente tanto adentro 
M delle Cose superne vide scorte 
» qual più tolomeo sesstò delcientro 
» gieometricho dicho cheffc larte 
» di questo checiercho di fuorj e dentro 
M Evdosyo e posidonio chegran parte 
yì del sol conobon per astrologare 
u El sommo Cierco chellestellcpartc 
» Più non Conober delcorpo solare 
» Odeglj altri pianeti. O di quel moto 
» che il suo intellettìuo e spechulare 
» L vltimo di a questo si fu noto 
n pronosticando lora che II mantacho 
» dellasua vita fu dclRalo voto 
» Maestro paolo detto fu dellabacho 

raiiooe): „ Fioriua in questo tempo M. Zelone Zeloni Dolior di Le^e, e 
„ Poeta celebre a que^tenipi, il quale stampò in Terso Ialino rn Poema beroico 
„ intitolato Pia Fon$ „. 




313 

» Eudosso e Posidonio» che gran parte 
» De] sol conobbon per astrologare, 
» E 'I sommo cerchio che le stelle parte, 

» Specchio vniocrsale a tantj virj 

» cbanno adottrina lintclletto etsastacho 
> Morte Non lasciò maj senza martirj 

tt La vita mia. Ma demiglior scopre 

^ \iiol che per lor virtù mecho sospirj ». 
11 suddetto Codice Riccardiano n.*" 2735 é cartaceo, in foglio, e 
composto di sessantaseì carte numerate tutte, salvo le due prime e 
le due ultime, nel redOf coi numeri 139 — 190. 

Nel catalogo de'Codici manoscritti deUl. e R. Biblioteca Medi- 
ceo — Laurenziana di Firenze, pubblicato dal Canonico Angelo .Ma- 
ria Bandini, il Codice di questa Biblioteca, contrassegnato PluteUi 
LXXXX. Sup. Codex CXXXIX., è descritto cosi (BandinU Catalogus 
Codicum italicorum Bibliothecae Mediceae Laurentianae, Gaddianae^ 
et Sanetae Crucis, col. A09^ Plut, LXXXX. Sup. Cad. CXXXIX): Codex 
ehartae- Mi, in fol, min, Saee. XIV, eum tiiulis &c iniiialiìtnt tu- 
bricatity antiquitus num. 436. designatus. Constai foliis seriptis 46. 
Nel Catalogo dei manoscritti deiri. e R. Biblioteca Riccardiana 
di Firenze, pubblicato dal Dottore Giovanni Lami, il Codice di que- 
sta Biblioteca, ora contrassegnato n.** 2735, è indicato cosi {Lamip 
Catalogus codicum manuscriptorum qui in Bibliotheca Biccardiana 
Florentiae adservantur, pag. 380): 

lenone. La pietosa fonte. Poemetto in terza rima in lode del Petrarca sua Maestro (1). 
0. IIL codex chartac. in fot. n. XXL 

» (i) Tilulus ba1>et: Capitoli sopra la pie- Petrarca fatti dopo la sua morte in sua 

• tosa /onte per la morte del nostro illustris- laude per un suo valentissimo discepolo deU 

• Simo ejamosissimo Poeta Messer Francesco io Zenone ec, i> 

ì^eW Inventario e stima della Libreria Biceardi (pag. 64, col. 2) il 
sopraccitato Codice n." 2735 della suddetta L e R. Biblioteca Ric- 
cardiana è indicato così : « 2735. Zenone, la pietosa fonte, canzoni 
» diverse di Dante, Fazio liberti, Luigi Pulci ec. Cod. cari, in fol. 
» Sec. XV. » 

11 Dottor Giovanni Lami nella sua Prefazione al suddetto poema 
di Zenone Zenoni intitolalo Pietosa Fonte, parlando di questo Poe- 
ma, dice (JLami, Deliciae Eruditorum, t. XIV, pag. Ili , IV della 
terza numerazione): « Pure quale egli si sia, questo Poema è«cò- 
» me io dissi, pregevole, e ne ho voluto arricchire la nostra lin- 
» gua col pubblicarlo, tanto più che sono stato confortato a ciò 
19 fare da Monsig. Giuseppe Luigi Esperti, di Molfetta, Prelato Ro- 
» mano eruditissimo, il quale mi ha comunicato un Codice MS. in 
» carta Pergamena di questa operetta, scritto per quanto pare del 
» sec. XV. e corretto ancora e ritocco in molte parti da mano pò- 
M stcriore; stato già della Casa Zenoni, da cui per linea femmini- 
)» na questo Prelato discende; per quanto appare dalF Arme di quel- 
u la famiglia, dipinta nella prima pagina, che è Ire Pine d'oro, ed 
M uua Stella^ in campo azzurro. Per buona fortuna ne ho trovata 
» lina copia MS. ancora nella famosa Libreria Riccardiana , e che 



su 

» Più non conobber del corpo solare 
)> degli altri pianeti, o di quel moto 
)) Ch^ il suo intellettivo è speculare. 
)> L'ultimo dì a questo si fu noto 
)> Pronosticando Torà che il mantaco 
)) Della sua vita fu del fiato voto; 
» Maestro Paolo detto fu del l'abaco 
)> E perch'io universale a tanti viri, 
)) Ch'anno adottrina Tìntelletto esastaco, 
» Morte non lasciò mai senza martìri 
» La vita mia, ma di migliori sempre, 
)) Vuol che per lor virtù meco sospiri. » 
Il Paolo deir Abbaco qui menzionato è quel mede- 
simo Paolo Dagomari del quale Filippo Villani scrisse 
la vita (1). II Dottore Giovanni Lami ciò avverte 
scrivendo (2): « Paolo Geometra, e Paolo deW Abbaco 
)) essere il medesimo s'indica pure dallo stesso Vil^ 
» lanij quando lo chiama Geometra grandissimo , e 
» peritissimo Aritmetico; e apertamente si dichiara da 
» Zenone Zenoni nella Pietosa Fonte al Gap. VI. se- 
)> condo l'edizione fattane dal Sig. Lami nelle De- 
» liciae Eruditonmt. Imperciocché Z enone ^ che a que' 
» tempi vivea, afferma , che Maestro Paolo , detto 
)» delVAbbacoy fu quell'insigne Geometra ed Astrolo- 

» è dello stesso secolo, scrìtta cio^ intorno al MCCCCXLIIf. in 
» carta bombicina; e con Taiuto di questi due Codici bo fatto la mia 
n edi/.ionc, nella quale ho per lo più ridotto l'antica, scorretta , e 
» confusa ortografia, alla maniera bella e gastigata dclPetà nostra ». 
Certamente il Codice Riccardiano qui menzionato' dal Dottor Gio- 
vanni Lami è il n.<> 2735, del quale si è parlato di sopra (Vedi so- 
pra, pag. 312, lin. 22 — 46, e pag. 313, lin. 4 — 11). — La saddetta 
Prefazione del Dott. Giovanni Lami alla Pietosa Fonte di Zenone Ze- 
noni è contenuta nelle pagine numerate III— -XVII della terza na- 
merazione del sopraccitato decìmoquarto tomo della sua opera m- 
Utoìtitti Deliciae Éruditorum. Questa Prefazione nella pagina Ill.delU 
numerazione stessa è intitolaU ^ GIOVANNI LAMI Al Lettore 
n benevolo. » 

(1) Vedi sopra, pag. 133, nota (1), lin. 15 -35, pag. 276, Un. 
5 — 7, pag. 277, lin. 1 — 2, e pag. 278, lin. 1 — 9 , e nota (i), e 
pag. 279, lin. 1— «, e note (1), (2) e (3). 

(2) Novelle Letterarie pubblicate in Firenze l'anno MDCCXLyUi, 
tomo Vini, col. 846, e 347, nam. 22. 



315 

» go, che secondo lui uguagliò EudossOf Posidonioj 
» e Tolomeo^ attribuendo ad esso la scienza, che il 
)> nostro Milani gli attribuisce. Di più Zenone^ che 
» scriveva nel 1374. non parla se non degli illustri 
)) Fiorentini morti XX. anni innanzi; nel qual tempo 
)) non morì degl'insigni Geometri e Astronomi a Fi- 
» renzcy se non Paolo delT Abbaco » (!)• > 

Franco Sacchetti, del quale si è parlato di so- 
pra (2), compose una Canzone in versi italiani, in oC'* 
casione della morte di Messer Giovanni Boccaccio (3) 
avvenuta ai 21 di Dicembre del 1375 (4). In questa 
Canzone si legge (5): 

(i) Dal 1740 al 1769 fn pubblicata in Firenze sotto la direzione 
del Dottore Giovanni Lami una raccolta, intitolata Novelle letUrarÌ0f 
e cooiposta di trenta tomi, in quarto (Vedi sopra, la nota (3) della 
pag. 188). Dc^ttoprarrecati versi di Zenone Zenoni, i primi dician- 
nove si trovano riportati nella colonna 347 del tomo nono dì qoe- 
su raccolta, intitolata : Novelle letterarie pubblicale in Firenze Van^ 
no MDCCXLFIII, Tomo Filli. In Firenze. MDCCXLFUL Nella Slam- 
periQ della SS. Jnnunziata. Con Licenza de" Superiori. — Il Cavalie- 
re Abate Girolamo Tiraboschi^ parlando di Paolo deirAbbaco, dice 
{SlOìia della letteratura italiana^ seconda edizione Modenese^ tomo F, 
Parte Prima, pag. 222, libro 11, cap. Il, paragrafo XXIV, edizio- 
ne di Milano declassici llaliani, t. V, pag. 327, e 328, libro li , 
cap. 11, paragr. XXIV] : < Finalmente un solo Paolo Geometra e 
« Astronomo hanno riconosciuto e Giovanni Villani ( Lib. Xll. e. 
» XL) e Giovanni Boccaccio (Loc. cit.), e Zenone Zenoni Scrittore 
» esso ancora contemporaneo, di cui il Ch. Dottor Lami ha pub- 
9 blicato un Sonetto in lode di Paolo {Novell. Letler. \lk%, p. 347)^ 
» nel quale lo uguaglia a Eudosso, a Possidonìo, e aTolommeo ». 
Ciò che si è detto di sopra dalla linea quinta della pag. 309 alla 
linea settima di questa pagina 31tf, dimostra che il Tiraboschi er- 
roneamente qui chiama Sonetto i suddetti diciannove versi di Zeno- 
ne Zenoni, ne'quali questi uguaglia Paolo dell'Abbaco a Eudosso, a 
Possidonio, ed a Tolomeo. 

(2) Vedi sopra, pag, 151, lin. 19—20, 30—35, pag. 152—160, 
pag. 161, lin. 1 — 19, pag. 276 , lin. 3 — 48, pag. 277 , lin. 3 — 
50, e pag. 278, lin. 10—40. 

(3) Manni, istoria del Decamerone di Giovanni Boccaccio, pag. 
131, parte 1, cap.XXXV. Vedi sopra,pag. 276tnota (2), lin. 14 — 24. 

(4) Vedi sopra, pag. 302, lin. 35 e 36 , e pag. 304, lin. 13 e 14. 

(5) Manni, istoria del Decamerone di Gvtvanni Boccaccio , parte 
1, cap. XXXV, in 4**, pag. 132, parte I, cap. XXXV., Codice Ma- 
gliabechiano Classe FIL, n.» 852, pag. 235. , Codice E, 5. 3. 45 
dein. e R. Biblioteca Palatina di Firenze, pag 241, lin. 21— 24 (Ve- 
di sopra^ pag. 276, lin. 21 — 24).— r Nella linea undecima della pagina 
235 del Codice Magliabechiano Ciòtfe f7/., n.' 852ye nella linea vige- 



316 

» Paolo Arismctra ed Astrologo solo* 
» Che di veder giammai non fu satollo 
)) Come le stelle, e li pianeti vanno, 
» Ci venne men, per gire al sommo polo. 
Domenico Maria Manni avverte che il Paolo Ari-' 
smetta qui menzionato è Paolo deW Abbaco (1). 

Nella Cronica di Piero di Giovanni Minerbetii^ sot- 
to r anno 1387 si legge (2) : « Era questo Turco 
)> (il Moratto Bai) molto savio, e aveva seco molta 
» gente d'arme, tantoché aveva seco allora più che 
» sessanta migliaia d'uomini, e tra loro assai Cri- 
» stiani , ma suoi soldati. Costui perchè non ere- 
» deva in Cristo, però crudelmente facea contro a* 
» Cristiani. Molti Astrologi aveano detto, e massima^ 
)) mente il Maestro Paolo, che li Cristiani in questi 
» tempi doveano essere oppressati in molte parti da- 
» gl'Infedeli, e nimici di Cristo n (3). Sembra potersi 
con sicurezza affermare che il Maestro Paolo menzio- 

simaprima della pagina 245 del testé citato Codice Palatino E* 5. 3. 
4tf.f il primo dc'quattro ttoprarrecati versi della Canzone composta 
da Franco Sacchetti in occasione della morte di Giovanni Boccaccio 
ha e in vece di ed (Vedi sopra la linea vigesimaprima della pag. 276, 
e la linea prima di questa pagina 316). Nella linea duodecima della 
pagina 245 del suddetto Codice Magliabechiano Classe FiL, fl.*^ 852^ e 
nella linea vigesimaseconda della pagina 245 del suddetto Codice Pa^ 
latino E. 8. 3. 45., il secondo di tali versi ha giamai in vece di 
giammai (Vedi sopra la linea vigesimaseconda della pag. 276, e la 
linea seconda di questa pagina 316). 

(!) Manni, istoria del Decamerone, nota 2 della pag. 132. 

(2) Rerum Italiearum Scriptores ab anno aerae Christianae mtl- 
lesimo ad millesimum sexcentesimum quorum potissima pars nunc 
primum in lucem prodit ex Florentinarum bibliothecarum codici- 
bus. Florenliae 1748 — 1770, 2 tomi, in fog , t. II, col. 154 D, E^ 
e col. 155, A. Cronica di Piero di Giovanni Minerbeiii, Anno 
MCCLXXXVII, cap. L. 

(3) In un Codice dell'I, e R. Biblioteca Mediceo — ^Laurcnziana di 
Firenze, contrassegnato: Biblioiheca Mediceo — Palatina Codex CC- 
XXXIX , trovasi manoscritta dalla prima colonna della carta nume- 
rata 1 alla prima colonna della carta numerata 160, verso^ la sud- 
detta Cronica di Piero di Giovanni Mincrbetti. Nella seconda co- 
lonna del recto della carta numerata 23 di questo Codice trovasi il 
soprarrecato passo di questa Cronica (Vedi le lince 7.« — 17.* di que- 
sta pagina 316}. 11 sopraccitato Codice della Bibliotheea Mediceo -> 
Palatina Codex CCXXXiX. cartaceo, in foglio, e di carte ccnlosettsan- 
Usci namerale tulle oel recto, salvo la prima e le ultime quattro. 



317 

nato in questo passo della Cronica di Piero di Gio- 
vanni Minerbetti sia Paolo Dagomari; giacché questi 
fu chiamato grande maestro in questa scienza d'astro-- 
logia da Giovanni Villani (l). Astrologo solo da Franco 
Sacchetti (2)9 e paulo strologo da Giorgio Vasari (3). 
Matteo Palmieri morto in Firenze in età di set- 
tanta anni nel 1475 (i), in una sua Cronica inti* 

coi numeri 1 — 160, trovasi desc ritto dal Canouico Angelo Maria 
Band ini nella sua Bibliotheca Ltopoldina-LaVrentiana ( t. 111.» col. 
482—485). 

(1) Vedi sopra, le lince (crza e quarta della pagina 303. 

(2) Vedi sopra, la linea vigesimaprima della pagina 276^ e la li- 
nea prima della pagina 316. 

( 3) Vedi sopra, la linea sesta della pagina 287- — E da credere che 
il suddetto Piero di Giovanni Minerbetti vivesse nella seconda metà 
del secolo decimoquinto , e forse anche prima , giacché Domenico 
Maria Manni nella sua Prefazione alla soprammentovata Cronica di 
Piero di Giovanni AUnerbetti , scrive (Berum iialicarum Ucripto- 
re$ ab anno Aerae Christianae millesimo ad millesimum sexcen- 
tesimum , t. 11, pag. 76): « Al che fattasi da alcuni intendenti 
» riflessione , è stata giudicata la nostra Opera componimento di 
» quel Piero creato Cavaliere a Spron dWo da Sisto IV. 1* an- 
» no 1471. come appare dalle Riformagioni; essendo stato Amba- 
» sciadore altresì a Sua Santità, ed anco a Pisa al Conte d' Ur- 
> bino; ed era figlinolo di Giovanni d^Andrea di Niccolò di uu 
vt altro Andrea Minerbetti. Egli sedè dc*Signori nel 1452. nel 1461. 
» e nel 1474. giungendo col suo ultimo godimento del Gonfalo- 
» nierato di Giustizia al 1479. ed il primo fu nel 1469 ». 11 Ca- 
nonico Morcni scrive {Bibliografia storico — ragionata della Toscor 
na^ t. //, pag. 82, articolo Minbrbbtti Piero di Gio. Fiorentino) : 
« Questo MS. era già del Can. Salvini, e meritava la «pubblica lu^ 
» ce per racchiudere non isprcgievoli notizie di cose, le quali ac- 
» caddero anche fuori di Firenze ai tempi deirAutore,che è veri- 
» simile esser quel Pietro Minerbetti , che fu Gonfallonicre di Giù- 
)) stizia nel 1469. e 1479., quantunque io pensi diversamente, sem- 
9 brandomi , che il principio della Storia dichiari esser di uno » 
» che vivesse assai prima, e che nel 1385 non potesse esser nella 
» fanciullezza ». 

(4) Bartolommeo Ponzio nella sua opera intitolata: Annales SVLO- 
rum temporum^ scrive (lami, Catalogus eodicum manuscriptorum qui 
in Bibliotheca Biccardiana Florentiae adservantur^ pag. 196, col. I. 
— Philippi Fillanii Liber de Civitatis Florentiae famosis Civibus ex 
codice Mediceo Laurentiano nunc primum editus et de fiorentinorum 
litteratura principes fere synchroni scriptores denuo in lucem prò- 
dcunt cura et studio Gustavi Camilli Galletti f pag. 157 della se- 
conda numerazione): « 1475. Matthaeus Palmerius LXX. aetatis an- 
» no Florentiae obiit: funus honorifice elatum est. Laudavi t e sug- 
» gestu insigni eum oratione funebri Alamannus Ainuccinus in 
I) Sancti Pctri Maioris Aede.^ Questo passo della suddetta opera di 



318 

telata: Ldber de Temporibus^ sotto Tanno 1372, seri* 
ve (1): Paultis Geometra Floreiuiae habeiur insignis. 
Il Paultis Geometra qui menzionato è quel medesimo 
Paolo Dagomari detto delV Abbaco^ che nelPedizio- 
ne fatta in Basilea nel 1532 apud loarmem Herva» 
gium delFopera di Giovanni Boccaccio intitolata De 
Genealogia Deorum libri XV. (2) è chiamato Patdus 
geometra (3) , e Paulus Gaeometra (4). Domenico 
Maria Manni ciò avverte scrivendo (5): « Verum enim 
» vero cavendum, ne quis, quum Geometram Floren- 
» tinum nominarim Vivianium» eundem hunc existi- 
D mei esse, qui Geometra itidem Florentinus appella- 
» tus nomine Paulus, Matthaeo Pahnerio teste inChro- 
)> nico ad annum 1372. Florentiae habetur insignis. Is 
n enim (ne occasionem nactus opporlunam declarandi 
» quanti is faciendus sii elabì sinam) a Petro natus 
» Ser Pieri deWAbbacoy lantam sibi famam conci- 
li liavit, nedum apud coaevos (enituit autem circa 
» annum 1360.) verum etiam §^ apud posteros, ut in 
» Geometria, Arithmeticà, Astrologia universo occi* 
» denti notissimus, a Michaele Pocciantio celebretur, 

Bartolommco Fonzìo, nel rovescio della carta numerata 214 del Co- 
dice Riccardiano n.* i 172, leggesi cosi : Il soprarrecato passo dell' 
Opera di Matteo Palmieri, intitolata: JÀber de temporibus j trovasi nel- 
la linea duodecima del recto della carta numerata 73 dol Codice , 
Riccardiano' n.^ H97, e nei Codici Mediceo — Laurentianì ^ Piuteus 
LXF. Cndex XLIF. (carta non numerata 60, verso)^ Pluteut LXV. Co- 
dex Xiyi. (carta non numerata 73, recto)^ Pluteus LXV. CodeT XLFU. 
(carU uon numerata 89, recto)^ Plnteus LXXXfX, Inf Codex XIK !•". 
(carta non numerata 73, verso)^ Pluleut LXXXIX. inf. Codex XiF. i«'. 
(carta numerata 138, rfr«o), Pluteus LXXXIX linf. Codcx XLK (carta 
non numerata 129, recfo) Il suddetto Codice Riccardiano n.* H97 
è cartaceo, in quarto, e di ottanta carie numerate tutte nel recto col 
numeri 1 HO. 

(1) Rerum Italicarum Srriptores ab anno aerae Chriftianae miite- 
shno ad millesimum sexcentesimum^ t. I, col. 224 , C- Questo passo 
degli Annales suorum temporum di Rartolommeo Fon7.io tjroTasi net 
rovescio della carta numerata 213 del Codice Riccardiano n.^ 117). 

fS) Vedi sopra la nota (4) della pagina 304. 

(3) Vedi sopra, pag. 305, lin. 3 — 4. 

(4) Vedi sopra, pag. 305, lin. 8 — 9, pag. 300, lin. 14. 

(8) Dominici Mariae Mannii, De Florentinis inveniitf CnmmenUit- 
Hum, pag. 62, cap. XXVlll. 




319 

» atqiie a Yerinio 

» PomIus geometevj ^ idem 

Hi Philosophm; nouilque amnes doctmimus artes. 
)) Vincit Arithmeticis Nilum Floreniia chariisy 
» Assyriaeque caput Babylon iam cessit Hetrusds. 

Filippo Villani (1), il Signor Guglielmo Li^^ 
bri (2), ed il Sig. Cesare Guasti (3) affermano» che 
Paolo Dagomari morì nel 1365. 

Domenico Maria Manni scrive (4): <( Questo pe* 
)» rò è certissimo che circa Tanno della morte di 
» Maestro Paolo non si può credere al Villani es- 

(1) Nel testo latino della vita di Paolo Dagomari scritta da Filip** 
pò Villani, che trovasi manoscritto nel Codice delFI. e R. Bibliote* 
ca Mediceo — ^Laurentiana Pluteui LXXXIX. Infer. Cod. XXIII , tf 
legge a carte 67, verso, di quello Coòìce: Decesiit {paulus de dago- 
maribus) anno etatis stie ....(*) gratiae vtro MCCCLXF (Codice 

deiri. e R. Biblioteca Mediceo -Laurcnziana di Firenze contras- 
segnato Pluteus LXXXIX. Infer. Cod. XXill, carta 67, verso. — Nel 
testo latino della vita di Paolo Dagomari, scritta da Filippo Villani, 
che trovasi manoscritto nel Codice n.** 898 della Biblioteca Barberi- 
na, si legge a carte 70, reetOf e t^er^o di questo Codice : Decessit 
(Paulus) anno a^tatis suae . . . (**) gralie vero Milleiimo trecentesimo 
sexagesimo quinto. — Nella tradazionc italiana delle P^ite di uomini 
illustri Fiorentini scritte da Filippo Villani, pubblicata dal Conte 
Giammaria Mazzuchelli si \egf^e (Le vite d'uomini illuitri Fiorentini, 
scritte da Filippo Fillani, Ora per la prima volta date alla luce 
colle annotazioni del Conte Giammaria Mazzuchelli Accademico 
delia Crusca, pag. LXXVll. — Le vite d'uomini iUuslri Fiorentini 
terUte da Filippo P'illani colle annotazioni del Conte Giammaria 
Mazzuchelli, Edizione seconda, pag. 45 non numerata. — Le vite 
di uomini illustri Fiorentini, scritte da Filippo Fillani colle an^ 
notazioni del eonte Giammaria Mazzuchelli, ed una cronica inedi- 
(a> con illustrazioni del Cavaliere Frane. Gherardi Dragomanni , 
pag. 45): « Mori (Paolo Dagomari) nell'anno della Grazia MCCCLXV»^, 

(2) Il Sig. Guglielmo Libri scrìve (Histoire des sciences mathéma- 
tiques en Italie^ t. ih pag- 207^: « Dagomari mourut en 1365 ». 

(8) 11 Sig. Cesare Guasti scrive (Bibliogra/ia Pratese compilata 
per un da Prato f pag. 1, non numerata): 
» 3. ABBACO (dell') Paolo. 

» Nato verso il 1281 di ser Piero Dagomari, morto ib Firenze 
» nel 1365, iu seppellito nella Chiesa di s. Trinità con epìgrafe 
» che or non v'è più r». 

(4) Osservazioni istoriche di Domenico Maria Manni j sopra i Si- 
gilli antichi de' Secoli Bassi^t. XX, jtag. 57, e 58. 

(*) Questa locuna trovasi nel sopraccitato Coilice Mediceo — Laureniiaflo 
Plut0us LXXXIX. Injer. CdStx XXIII. 
(**) Questa lacuna tro>asi nel sopraccitato C^odicc Barbci-ÌDÌsiio o.* 896. 



320 
» sere stato il 1365. senei 1366. dì Febbraio, che 
)) alla maniera antica Fiorentina tornava il 1367. 
)) dello stil d'oggi 9 egli fece il suo Testamento da 
» me ora avuto sotto Tocchio per togliere i dubbj ». 
Il testamento qui menzionato dal Manni, incomincia 
così(l):/n Nomine domini Amen. Anno sue Incamationis 
MillesimotrecentesimoseoMgesimo sexto^ Indictione quinr 
ta^ die decimo nonoy mensis febmarii. Actum fhreniie 
in populo Sancii frid. in domo habitationis infrascripU 
iestatoris presentibus teslibus ad hec vocalisj et ab in^ 
frascripto testatore rogalis domino luysio nerij de lanfir- 
glazziSf Giraldo Pauliy et bene Spinelli^ omnibus vopdi 
S. TrinilatiSy Gherardo forerispop. S.fridjtomasioìohan" 
nis coreggiario populi s. felicis in piazza Bartolo Si- 
monis pop. S. pauli de fior. Michele Stefani de- 
lavia del fiore popidi S. marie de verzaria , guilld^ 
mino lippi linaiuolo populi S. minatis inter turresj 
Guillelmo fratris Guidonis dicti popidi S. trinitatis. 
francischo michelis vacato tassello pop. S. frid. , et 
maffeo s. francisci pop. S. appollin. de fior....suppìiema 
hominum iudicia quibus et anime suffragiis et tpral. 
cure patrim (sic) post uite presentis exitum provide- 
tur languente carpare dum tamen in mente possi- 
deat ratio legiptime disponuntur^ hinc est quod insi- 
gnis ac clarissime fame vir Magister pavlus olim ser 
pieri populi S. frid. de fiorentiaj qui uulgari nomine 
uocalur Maestro pagalo delabachoyarismetriceygeometriej 
ae astrologie f seu astronomie magister probatissimus per 
graiiam yKu xpi sanus, et conpos mente ^ et intellectUj 
Ucet carpare languensj suarum rerum et bonorum om- 
nium dispositionem per presens nuncupativum testa- 
mentum quod dicitur sine scriptis in htmc modum fa- 
cere procuravitj et fecit. Videlicet. 

Quindi è chiaro che questo testamento fu fatto 
ai 19 di Febbraio del 1366, secondo lo stile Fio- 
rentino di quel tempo, cioè ai 19 dì Febbraio del 

(1) Archivio de'Contratti di Firenze, Lettera D, Fascio 75 , ¥o- 
lume I, carta 1, recto. 



321 
1367} secondo Io stile comune (1). Per ciò Paolo 
Dagomarì non può essere morto nel 1365 (2]. 

È da credere che Paolo Dagomari detto delVAb-^ 
baco morisse nei 1374, o prima; giacché dai soprar- 
recati versi del poema di Zenone Zenoni intitolato 
Pietosa Fonte j e da lui composto nel 1374 (3) appa- 
risce che Paolo dell'Abbaco era già morto quando 
questi versi furono composti. 

Il Conte Giammaria Mazzuchelli scrive (4): <c Chi 
)> sa ch'egli ( Paolo dell' Abbaco ) non morisse nel 
» 1 372. sotto il qual anno ne fa menzione nella sua 
» Cronica Matteo Palmieri ? » . Sembra per altro inve- 
risi mile che Paolo dell'Abbaco morisse nel 1372, giac^ 
che nel 1373 fu divulgata l'opera di Giovanni Boccac- 
cia, intitolata De Genealogia Deorum (5)f nella quale si 
legge (6): Patdus Geometra uiuit. Quindi è da credere 
* che Paolo Dagomari detto deWAbbacOf morisse nel 
1373,0 nel 1374. 

Un indice pubblicato dal Dottore Giovanni La- 
mi (7) dei capitoli della Pietosa Fonte di Zenone 

(1) VecTi sopra, pag. 142^ lìn. 23^^30, nota (2>. 

(2) Nell'articolo intorao a Paolo dell'Abbaco cbe trovasi neiro- 
pera del Conte Giammaria Mazzucbelli, intitolata Gli Scrittori tfi- 
talia, si legge (Gli Scrittori d'Italia, voi. 1., parte 1., pag. i7): ^ In 
» qnal anno morÌMe (Paolo dell'Abbaco) non è ben nolo, il Villani 
» pone la sua morte nel 1365. ma scegli è vero che facesse testa- 
• mento nel 1366. come riferisce il Sig. Domenico Maria Manni 
» {Sigilli jintichi^ voi. XXIV. pag. 22), conviene alquanto posporre 
9) la sua morte. Egli è certo tuttavia che questa seg«H prima di 
» quella del Boccaccio, che morì a*20. di Dicembre del 1375 ». In 
una nota a questo passo del suo articolo suddetto, il Conte Maizu- 
chelli avverte che Tessere morto Paolo dell'Abbaco prima di Giovanni 
Boccaccio, chiaramente apparisce da una Canzone di Franco Sacchetti 
composta in morte del medesimo Giovanni Boccaccio {Mazxuchetlif Gli 
Scrittori d'Italia, voi. 1, parte 1, pag. 17, nota 12). In prova di ciò 
il medesimo Conte Mazzuchelli cita i quattro versi di questa Canzone 
riportati di sopra (MaxtuchelH, 1. e. Vedi sopra, pag.316, lin. i— 4). 

(3) Vedi sopra, pag. 309, lin. 5—9, 12—37. 

(4) Matxuchelli, 1. e. 

(5) Vedi sopra, pag. 308, lin. 18 — 30, « pag. 309, lin. 1 — 4. 

(6) Vedi sopra, pag. 306, liu. 29 — 30. 

(7) Lamif Deliciae eruditornm, t. XIV, pag. XXX-— XXXll della 
terza numerazione. 

21 



322 

Zenohi da Pistoia è intitolato (1): « INDICE [| de'ca- 
» piTOLi II co^LORo ARGOMENTI || Siccome SÌ tTovano ne* 
n Codici MSS. Il Riccardiano, e di Monsignore jl^sper- 
» li ». In quest'Indice si legge (2): n Cap. vi. (( Dove 
» tratta come Firenze si lamenta a Gio- || ye di cìn* 
r> que uomini morti da XX. anni || in qua » . I ven- 
ti anni menzionati in questo titolo del capitolo se- 
sto suddetto 9 sono quei che corsero dal 1 354 
al 1374 ; giacché nel 1374 Zenone Zenoni com- 
pose il suo poema sopi*accitato (3). Nel medesimo 
capitolo sesto trovansi i soprarrecati versi di qpie- 
sto poema (4). Quindi è certo che Paolo dell'Abbaco 
mori fra il 1354 ed il 1374. 

Paolo Dagomari detto deW Abbaco fu uno deTrìo- 
ri di Firenze ne'mesi di Maggio e Giugno del 1 363 
pel quartiere di Santo Spirito. Ora si mostrerà es- 
ser ciò chiaramente provato da vari Prioristi. 

11 Padre Leonardo Ximenes scrive (5): « Non è 

(1) iAimi^ Deliciae ernditorumj t. XI V^ pag. XXX^ deUa tersa 
numerazione. 

(2) Xamt, Deliciae eruditorum, t. XIV, pag. XXXI, della terza 
numerazione. Nel recto della carta 28 del sopraccitato Codice Medi- 
ceo— Laurenziano Pluteus LXXXX, Sup. Codex 139 (Vedi acpra^pag. 
309 — 310, 313, n. (3) della p.309) il capitolo sesto della Pietosa Fonie 
di Zenone Zenoni è intitolato : « Capitolo VI.** doue tracia chome 
» Firenze si lamenta a gioue di Cinque hnomini morti da venti anni 
n in qua 91. Nel rovescio della carta numerata li del sopraccitato Co- 
dice Magliabecbiano CUuse f7/. n." 1212 (Vedi sopra, pag. 310 — 312» 
n. (3) della p« 309) questo capitolo è intitolato : « Cap." VJ. doue tra- 
» età come firenze silamenta a Gioue di Cinque huominj morti da .zx. 
• auj in qua ». Il recto de\ì& carta numerata 139 del sopraccitato Co- 
dice Riccardiano n." 2735 (Vedi sopra, pag.3 12 — 314, n.(3) della fiag. 
309) contiene un Indice della Pietosa Fonie di Zenone Zenoni. In que> 
st* Indice il sesto capitolo della suddetta Pietosa Fonte è indicato 
colle parole seguenti: « Sesto, doue tratta. Come firenze si UnenU 
9) Agioue di Cinque huominj morti da venti anni in qua. .. n 

(3) Vedi sopra, pag. 309, Un, 5 — 9 , 38 — 48, pag. 310 — 313 , 
314, lin. 1—12, 25—37. 

(4) Vedi sopra, pag. 3i0,lin.1 — 3,6 — ^29,39— 50,pag.31i,lin.l — 15, 
pag. 312, lin 1—3, 28—46, pag. 313, lin.l— 8, pag 314,lin.l — 12. 

(5) Del vecchio e nuovo gnomone /loren^no, pag. LXVI, e LXVII. 
Introduzione istorica. Parte U, $ 6. 




323 

)) fuor di proposito Vaggiugtiere su questo Paolo urCaU 
» tra notizia. In un raro Priorista^ che conserviamo 
» nella nostra Libreria di Collegio^ il quale incomincia 
m^daWanno 1282, e finisce nel 1621, aWanno 1363. 
D al titoloy Priori deirArte entrati a dì 1 di Marzo, 
)> e finiti al dì ultimo dWprìIe 1363, io vi trovo il 
» primo Maestro Pagholo di Ser Piero dell'Abbaco. 
» Dal nomCj e dalla congruenza del tempo non si può 
» dubitare^ che questi non sia lo stesso Paolo Geome- 
» trUj di cui si è finor ragionato^ e che morì due^ o tre 
» anni dopo il suo Priorato )>. 

Nel libro nono àe\V Istoria Fiorentina di Marchion- 
ne di Coppo Stefani^ scrittore Fiorentino del secolo 
decimoquarto,trovasi un Catalogò di Priori di Firen- 
ze del 1363 (1). In questo catalogo i Priori de'mesi 
di Maggio e Giugno sono indicati così (2) : 

» Maestro Pagolo di Ser Piero dell'Abbaco. 

» Bartolommeo di Niccolò di Cione Ridolfi. 

» Spinello di Donato, Pianellaio. 

» Ridolfo di Lorenzo, Calzolaio. 

)) Simone di Ser Gianni Siminetti. 

» Francesco di Ser Benincasa. 

)> Cecco di Cione, Ritagliatore. 

» Migliore de'Guadagni. 

(1) P. Ildefomo di San luigi, Delizie degU eruditi Toscani, t. 
XIV {Istoria Fiorentina di MareMonne di Coppo Stefani pubblicata 
• di annotazioni e di antichi monumenti accresciuta ed illustrata da 
Fr, ildefonso di San Luigi Carmelitana Scalzo della Provincia di To- 
scana Accademico della Crusca. In Firenze, 1776 - 1783. Per Gaet, 
Cambiagi Stampator Granducale. 11 volumi, in 8*, voi. Vili.), pa^. 
45—48. 

(2) P. Ildefonso di San Luigia Delizie degli eruditi Toscani, t. 
XIV, pag. 46. 



324 

» Niccolaio di Iacopo degli Alberti Confai, di 

» Giust. quart. S. Croce. 
» Ser Francesco di Ser Piero Nucci lor Noi. 

» quart. S. M. Novella. 

Nel Priorista Fiorentino istorico pubblicato e illu- 
strato da Modesto Rastrelli si legge (1): 

» PRIORI. Primo Maggio 1363. 

» Maestro Paolo di Maestro Piero deirAbbaco. 

» Bartolommeo di Niccolò di Cione Ridolfi. 

)) Spinello di Donato Pianellajo. 

» Ridolfo di Lorenzo Calzolajo. 

» Simone di Ser Giovanni Siminetti. 

)> Francesco di Ser Benincasa detto Scarfa. 

» Cecco di Cione Ritagliatore. 

)) Migliore di Vieri Guadagni. 

» ccccxxvi. Niccolò d'Iacopo degli Alberti Gonf. 
» Ser Francesco di Maestro Piero Nucci Not. 

A pagine CIX del sopraccitato Priorista Fioren- 

tino di Giovanni Buondelmonti (2) si legge : 

» 1363 

)i Maggio M."" Pagolodi m.' Piero dell'Abbaco 

)) e Bartolomeo di Niccolò di Cione Ridolfi Q.'*' S. Spirito 

D Giugno Spinello di Donato Pianellaio 

» Ridolfo di Lorenzo Calzolaio Q.'"' Santa Croce 

» Simone di ser Giovanni Siminetti 

» Francesco di ser Benincasa da Altomena Q.''' Santa M.Nove 

)i Cecco Cione Rìtagliatore 

» Migliore di (3) Guadagni Q.'^*' S. Giovanni 

» Gonf.''' Niccolaio di Iacopo delli Alberti Q. Santa Croce 

9) Ser Francesco di m.' Piero N." 

(1) Priorista Fiorentino istorico pubblicato e illustraio da Mode- 
sto Rastrelli Fiorentino^ yroh 11, pag. 90. 

(2) Vedi sopra, pag. 233, lin. 20^25, pag: 234, lin. 1-*19» e le 
note (1 ) (2) della pag. 235. 

(3) Quesla lacuna trovasi nel sopraccitato Priorista Fiorentino di 
Giovanni Buondelmonti. 



325 

Il Dottore Giovanni Lami pubblicò nel 1 739 un 
Priorista Fiorentino, ovvero elenco di tutte quelle 
famiglie ch'ebbero Tonore del Gonfalonierato o del 
Priorato nella repubblica Fiorentina (1). In quest' 
elenco si legge (2) : 

» Maestro Paolo di Ser Piero delV Abbaco 

)> 1363 T). 

L^Abate Giuseppe Maria Mecatti diede nuovamente 
in luce quest'elenco medesimo nel 1754, nella terza 
parte della sua Storia genealogica della nobiltà e cit- 
tadinanza di Firenze An questa terza parte si legge (3): 
» Maestro Paolo di Ser Piero deW Abbaco. 
» Fu Priore nel 1363 ». 

Tutto ciò che si è detto di sopra dalla linea 27 
della pagina 276 alla linea 13 di questa pagina 325 
dimostra che il maestro pagholoj di cui Fautore del 
suddetto trattato di praticità darismetricha dice tro- 
varsi le ossa in santa trinità (4) è Paolo Dagomari 
soprammentovato delVAbbacoj matematico ed astro- 
nomo illustre, che visse nella prima e nella secon* 
da metà del secolo decimoquarto. Per ciò dal passo 

(1) Lamit Deliciae erudilorum, t. Vll,pag. 24—291. 

(2) Lami, Deliciae eruditorum, t. VII, pag. 238. 

(3) Storia genealogica della nobiltà^ e cittadinanxa di Firenze , 
Diviea in quattro Parti, Tomo primo Contiene le Famiglie Nobili 
Fiorentine, tanto oggidì esistenti in Firenze^ che altrove^ il Sena- 
torista, e il Priorista Fiorentino. Opera raccoltaf e ordinata dall' 
Abate Giuseppe Maria Mecatti Protonotario ApostolieOf Cappelta- 
no d'Onore degli Eserciti di S, M, Cattolica , Accademico Fiorella 
tino. Apatista^ e Pastor Arcade^ e da esso dedicata aW IHustrissi- 
mo Signore il Signor D. Giovanni Colombo. In Napoli. Presso Gio- 
vanni di Simone. MDCCLIF. Con licenza de'Superiori, in 4', pag. 
373 (Parie terza). 

(4) Vedi sopra, pag 273, Un. 19—20. 



326 

dell'opera medesima riportato dì sopra nelle prime 
ventuno linee della pagina 276 si deduce 1/ Che 
Paolo Dagooiari detto deW Abbaco compose un^opera 
intitolata tviUiato delle qìuintità choniinue (1). 2/ Che 
nella seconda parte di questo tratlcUo Paolo Dagomarì 
scrisse ntdla potersi fare senza la prima parte del 15* 
capitolo di lionardo (2), cioè senza la prima parte del 
decimoquinto ed ultimo capitolo del Ldber Ahhaci di 
Leonardo Pisano. 

In fatti il decimoquinto ed ultimo capitolo del 
medesimo Liber Abbaci incomincia così (3) : 

Incipit capiliUnm quinimèidecimum de solutime 
questionum geometrie pertinentium (4). 

Parles huius ultimi capiiuli sunl tres quorum pri- 
ma erit de proportioniòus trium^ et quatxiar quantiia^ 
tum (5) ad quiits multarum questioìwm solutiones redi" 

(1) Vedi sopra, pag- 276, lin. 11 — 13. 
(a) VeiH sopra, pag. 276, lin. 11 — 15. 

(3) Codice L. 1^. 20 drlla Biblioteca Pubblica Comanale di Sie- 
na, carta 195, recto. — Codice Palatino d." 1343 della Biblioteca 
Vaticana, carta 143, rerso, col. 2, e carta 144, fff lo, col. 1. — - 
Codice Magliabechiano contrassegnato Conventi Soppressi ^ Scafale 
C. Palchetto /, n *>2f»16. Badia Fiorentinay n* 73, caria 177, verso- 
— Codice Magliabecbiano, Classe XI ^ n.* 21, carta 239, recto. ^ 
Libri, Histoire des sciences mathématlquee en Italie^ t. Il, pag. 307. 

(4) Nel Codice Palatino n.» 1343 della Biblioteca Vaticaiia (1. e) 
ai legge: Sncifii eapitulnm quintum decimum de reguHe geumetrie 
pertinentibus et -de questionibus algebre mucalbare. Il Codice MagKa- 
beohiano contrassegnato Cofn>enti Soppressi ^ Scaffale C, Pcdekeiioi^ 
fi.« 2016, Badia Fiorentina j n* 73, ha in vece (I. e): ihcipii eajpitm- 
ium quintum decimum de regvUis geometrie pertinenHbus, et de qw 
siionibus aliebre et almuchabile. 

(5) Nel Codice Magliabechiauo Classe XI, n.» 2 1 leggeai qui qmmr 
drincitarum in vece di quanlitatum (Codice MagliabechÌMio Ciastt 
XI. n.' 21, 1. e. — Libri , Histoire des sciences mathémtMqnes en 
Italie, I. e.) Il Codice Palatino n.* 1343 della Biblioteca YMìcana 
ha in vece (I. e.) quadraturarum. 



327 

gunlur. Secimda erit de solulione quamndam quest'ut 
num geometrìchalium. Tertia erit super modum alge-- 
bre et almuchabale (1). 

Incipit pars prima. 
Questa pars prima è certamente quella medesi- 
ma pnma parte delio J^ capitolo di Leonardo Pisano 
citata da Paolo Dagomari nel sopra mmento vate passo 
del suo trattato deUe quantità chontinue (2), e dall' 
autore del suddetto trattato dipraticha darismetrìcha 
nel passo di quest'opera riportato di sopra a pafgine 
276 (3). 

Paolo Dagomari oltre il suddetto trattato delie 
quantità chontinue compose varie altre opere, delle 
quali si parlerà in un Appendice a questo scritto. 
Nel trattato di praticità darismetrìcha., che tro- 
vasi manoscritto nel Codice E. 5. 5. 14 dell' I. e 
R. Biblioteca Palatina di Firenze, si legge (4) : 

» Capitolo 4."* della quarta parte de detto trat- 
)» tato che chontiene il modo di chonsolai^e. 

» Acciò che di questa parte o vogKamo' diréf 
» questo Chapitolo sabbia lontendimendo saldo et 
» intero .è. ame necessario a quello che serine nella 
» pratica di L. p. nel chonsolare, et benché il no- 
» stro Maestro antonio nel suo trattato del chonso- 
)) lare dicha anpiamente. Niente di meno elnostro L. 
D disse chon larghezza. E Maestro Antonio disse 
)» chon quasi aguntione. Adunque pigliando el detto 
» dire, et al modo di firenze diremo in questo modo. 

(1) 11 Codice Palatino n.» 1343 della Biblioteca Vaticana (L e.) ha 
qai alqtì^rt mucalbaU in vece di algebre et almuehabate. 

(2) Vedi sopra, pag. 276. lin. 11—15. 

(3) Vedi sopra, pag. 276, lin. 9—11. 

(4) Codice E. 5. 5. 14 delH. e R. Biblioteca Palatina di Firenze, 
carta 10, verso. 



328 

L'undecimo capitolo del Liber Abbaci di Leo- 
nardo Pisano è intitolato : Incipit capittdum unde-- 
cimum de consolamine monelarum (1). È da credere 
che Fautore del suddetto trattalo dipraticha darisme- ' 
trichu intendesse di parlare di questo capitolo di- 
cendo (2) : (( quello che scriue nella pratica di L. 
» p. nel choDsolare ». 

Nella quarta parte del suddetto trattato di pra-- 
ticha darismetricha si legge (3) : 

X» Capitolo ottano della 4/ parte di questo trai-- 
» tatof che chasi (sic) sopra chompagnie. 

» Avengha che leonardo pisano nel .10. chapitolo 
)i dimostri molte quistioni date e apartenenti a que- 
» sto Capitolo. Niente di meno molti più chasi sono 
» scritti e mostri per maestro gi*atia frate dellor- 
» dine di Santo Aghostìno. E però in questa parte 
)» quello seguiremo. E però inanzi si uengha a chasi 
» .è. da ehonsiderare latto della proportione, inpero 
)i che sanza nulla farei .e. ponendo e chasi daremo 
» el modo a soluergli ». 

Il decimo capitolo del Liber Abbaci di Leonardo 
Pisano è intitolato (4) : 

Incipit capittdum decimum 
De societatibus factis inter consocios. 

(1) Codice Llf". 20 MI» Biblioteca Pubblica Comunale dì Siena 
carta 04, verso.. — Codice Maglìabechìano coottassegnalo Convtnii 
Sappressi, Scaffale C, Palchetto /, n.' 2616, Badia Fiorentina^ «.* 
73» carta ti9, verso, 

(2) Vedi sopra, pag. 327, lin. 22-^3. 

(3) Codice^. 5.tf. 14 delll. e R. Biblioteca Palatina di Firenze, 
carta 118, recto. 

(4) Codice £. ir. 20 della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, caria 60, verso, — Codice Magliabecbiano, contrassegnalo Cim- 
venti Soppressi, Scaffale C, Palchelto /, n.' 2616^ Badia Fiorentina^ 
n.* 73, carta 56, recto. 



329 

Questo capitolo, nel quale Leonardo Pisano tratta di 
molti problemi relativi alle chompagniejè il 10."* cha- 
piiolo citato nell'ultimo de'soprarrecati passi del sud- 
detto trattato dipraticha darismetricha (1). Nel mede- 
simo trattato di praticità darismetricha si legge (2) : 

a £1 primo chapitolo della quinta parte di que- 
)» sto trattato di chasi di chauagli mangianti orzo. 

n E chasi che sanno a scriuere in questo eha- 
)> pitolo sono chasi che facilmente per lo dire pas- 
TU sato si potrebbono a soluere. Ma perchè Leonardo 
)) pisano nel 9"*. chapitolo solamente gli scriue mi 
)> pare necessario in questo chapitolo scriuergli. E 
» però starai atento. 

Nel nono capitolo del Liber Abbaci dì Leonardo 
Pisano, si legge (3) : 

ExpUcit pars secunda noni Capittdi. 

Incipit tertia de eqtds qui comedunt ordeum in 
propositis diebm. 

A questa terza parte, nella quale Leonardo Pisano 
tratta vari problemi relativi a cavalli che mangiano 
orzo, allude certamente l'autore del suddetto trattato 
di praticha darismetricha dicendo (4) : « Ma perchè 
» Leonardo pisano nel 9."* chapitolo solamente gli 
» scriue ». 

Nel medesimo trattato di praticha darismetricha 

(1) Vedi sopra, pag. 328» lìn. 12—14. 

(2) Codice ^.5. 5. 14 del PI. e R. Biblioteca Palatina di Firenze» 
carta 132, recto. 

(3) Codice l. IF. 20. della Biblioteca Pubblica Comunale di Sie- 
na, carta 59, verto, — Codice Magliabechiano contrassegnato Con- 
venti Soppressi y Scaffale C, Palchetto 7, n."" 2616, Badia Fiorentina^ 
n.^ 73, carta 54, verso. 

(4) Vedi le linee 10 e 11 di questa pagina 329. 



330 

che trovasi manoscritto nel sopraccitato Codice Pa- 
latino E. 5. 5. 14 si legge (1) : 

» El quarto chapitolo della quinta parte di qtie- 
» sto trattato il quale chontiene chasi duohuandtni 
)> (sic) che anno danari. 

» Ghasi assai piaceuoli e chonteneuti (sic) questo 
» chapitolo et ragioni di atti gentili et di grandi 
» intendimenti. E perchè Leonardo pisano molto al- 
» tamente ne dicie quello quasi in tutti i chas» 
» imiterò. E però chol nome di Dio in questo ifioda 
» diremo. 

Leonardo Pisano nella terza parte del duodecima 
capitolo del Liber Abbaci, tratta di alcimì problemi 
relativi a due , ovvero a tre , o quattro uomini , 
che hanno danari (2). A questi passi adunque del 
medesimo Liber Abbaci è probabile che alluda Tau- 
twe del suddetto IraltcUo di praiicha darìsmetrichaj 
scrivendo (3) : (( E perchè Leonardo pisano molto 
)» altamente ne dicie ». 

Nel trattato di praticha darismetrieha sopraccitato 
si legge (4) : 

» El sexto Capitolo della quinta parte ér qua- 
li) Codice E. tf. 5. 14 deiri. e R. Bìblioleca Palatina di Fìrenie , 
carta 160^ recto. 

(2) Codice L, ly, 20 della Biblioteca Pubblica CoAUiiale dì Sie- 
na dalla carta 81, ver50,alla carta 90, verso. — Codice Palatino n.* 
1343 della Biblioteca Vaticana, dalla prima colonna della carta TI» 
recto, alla prima colonna della carta 78, redo. — Codice Ifagliabe- 
chìano contrassep,nato Conventi Soppressi ^ Scaffale C, Picchetto I, 
n.<* 26tC, Badia Fiorentina, n.* 73, dalla carta 71^, vetsój alta calta 
85, recto. — Vedi sopra la nota (1) della pag. 26^. 

(3) Vedi le linee 8 e 9 di questa pagina 330. 

(4) Codice E. 5. tt. 14. deiri. e R. Biblioteca Palatina di firenae, 
caria 20 4, recto. 




331 

» sto trattato doue si mostra la selutione achasi 
» duuominj (sic) trouauti borse. 

» Di Tutti quelli che anno detto sopra questa 
)» parte leonardo pisano ampiamente gliauanza. E però 
» in questo chapitolo intendo quello seguii*e in que- 
m sto modo. E però starai atento. 

La parte quarta del Capitolo duodecimo del L^- 
ber Abbaci di Leonai*do Pisano è intitolata : IncipU 
pars Quarta duodecimi Capiluli de Inìienlione bursa-* 
rum (1)» e tratta di molti problemi relativi alla me- 
desima inventio bursarwn. A questa quarta parte al- 
lude adunque probabilmente l'autore del suddetto 
trattato di jnxUicha darismetricha dicendo (2) : « Di 
» Tutti queUi che anno detto sopra questa parte leo- 
» nardo pisano ampiamente gli auanza ». 

Nel medesimo trattato di praiicha darismetricha 
si legge (3): 

» El settimo eaprtoUo della quinta parte di questo 
» trattato proposto sopra huominj che coniano 
» chauagli. 

)) Debbasi in questo chapitolo volendo sequire 
» lordine dato dimostrare alchunj chasi proposti so- 
)) pra huomini nolenti chonperare alchuna chosa e 
» per che per uso di uulghare diciamo sopra huo- 
» mini nolenti chonperare chauagli. Pigliando lor- 
w dine di Leonardo pisano preso^ e posto nella 

(1) Codice Ir. i^. 20 Mia Biblioteca Pubblio* Comunale di Siena, 
carta 94, recto, — Codice Palatino n.* 1343 della Biblioteca Vali- 
éaoa, carta St, 9tr90, col. i. — Codice Ma(^ iabeebiaoo contratse- 
91MC0 Comenii ^epprMii, Settffalé C» Paichttio /, n.* 261S, Badia 
tHofmUina^ ti.* IZ, carta SS, verso, 

(2) Vedi le linee 3 e 4 di questa pagina 331. 

(») Codice E, 5. 5. 14 delll. e R. Biblioteca Palatina di Firenze , 
carta 2i9^ recto. 



332 

» quinta parte del 12. chapitolo del suo grande 
)) uilume, e però adunque aprire lontelletto .è. di 
•» bisogno. Inperò che quelli mostra per forza di pro- 
)» portione. 

La quinta parte del duodecimo capitolo detLi- 
ber Abbaci di Leonardo Pisano nel Codice L. IV. 20 
della Biblioteca Comunale di Siena è intitolata: In- 
cipit par (sic) quinta de emptione equi inter duos 
homines (1). 

Nel Codice Palatino n.' 1343 della Biblioteca 
Vaticana (2) questa quinta parte è intitolata: Inci-- 
pit pars quinta de emptione equorum inter consocios. 

Nel Codice Maglìabechiano contrassegnato Con- 
venti Soppressi^ Scaffale C. Palchetto /. n.* 2616, Ba- 
dia Fiorentina n."* 73 (3) si legge: Incipit pars quiìita 
de emptione equorum inter consocios sectmdum dcUam 
proportionem. 

É da credere che questa pars quinta nella quale 
Leonardo Pisano parla di molti problemi relativi alla 
compera di cavalli fatta da più soci, sia quella stessa 
quinta parte menzionata dall'autore del suddetto trcU- 
tato di praticità darismetricha nell'ultimo de'sopràrre- 
cati passi di questo trattato (4). 

In questo trattato si legge anche (5) : 

(1) Codio«X. /f^ 20 della Biblioteca Pubblica Comunale dì Siena, 
caria 102^ recto, 

(2) Codice Palatino, n/ 1343 della Biblioteca Vaticana , carta 86, 
verso, col. 2. <^ 

(3) Codice Maglìabechiano contrassegnalo Conventi Soppre$$iy Seof- 
fate Cv Palchetto I, n."" 2616, Badia Fiorentina n.' 73, carta 96, redo. 

(4; Vedi sopra, pag. 331, lin. 25 — 26, e le prime tre lìnee dì 
questa pagina 332. 

(5) Codice £.^. 5. 14 deiri. e R. Biblioteca Palalina di Fìrenxe , 

caria ZiO, verso. 




333 

« La settima parte di questo trattato la quale 
)» chontiene loperatione della reghola de .2. false 
» positioni e prima la diffinitione, e la diuisione di 
» detta parte. 

)) Lo chatain Sechondo Leonardo pisano .è. nome 
» arabicho cioè parlare darabia .e. in nostra lingua 
» «è. a dire 2. positioni bugiarde. E però reghola del 
» chatain si dicie reghola di 2. false positioni ». 

Il decimoterzo capitolo del Liber Abbaci di Leo- 
nardo Pisano incomincia così (1) : El Chataifm qui-- 
(lem Arabice; latine duarum faharum positionum re- 
gulainterpretatur. A questo passo del Liber Abbaci 
dì Leonardo Pisano > allude certamente l'autore del 
suddetto trattato dipraticha darismetrichaidìcendo(2): 
tt Lo chatain Sechondo Leonardo pisano è nome ara- 
» bico, cioè parlare darabia, e in nostra lingua è a 
» dire 2. positioni bugiarde ». 

Nella parte decima del medesimo trattato si leg- 
ge (3): (( Molti si sforzano di difiinire questi nomi cioè 
» algebra almulchabala ma il mio leonardo ne da 
)) questa che tanto .è. a dire reghola dalgebra almu- 
» chabala quanto reghola di ristoramento .e. dop- 
)) ponimento imperochè le parti soppongh(Hio cho- 
)) me negli essenplj vedrai ». L'autore deir anzi- 
detto trattato di praticha darismetricha allude qui 
certamente al titolo della terza parte del decimo- 
quinto ed ultimo capitolo del Liber Abbaci di 
Leonardo Pisano ; giacché questa terza parte nel 

(1) Vedi sopra, pag. 266, lin.ltf— 16,^ le note (1), (2), e (3) della 
medesima pagina 266. 

(2) Vedi sopra^ le linee 5^ 6, e 7 dì questa pagina 333. 

(3) Codice £. 6. 6. 14 dell*!, e R. Biblioteca Palatina di Firenze^ 
carta 391^ redo. 



334 

Codice Palatino n.^ 1343 della Biblioteca Vatica- 
na è intitolata cosi (1): Incipit pars teriia de so 
soltUione quarundam questionum secundum modum air- 
gebre mucalbcUe^ scilicet appositiotm, et restaurationis. 

Nella decima parte del suddetto trattato di pra-- 
ticha darismetricha si legge (2) : 

)) El quinto e Utimo chapitolo della la (sic) diecima 
n parte di questo trattato. El quale chon tiene chasi 
» absoluti per reghola dalgebra chome ordinatannente 
» per gli auctori si manifesta. E prima la diuisione 
» di detto chapitolo. 

» Acciò che questo chapitolo sia bene ordinato 
» E perfectamente inteso mi pare necessario dire 
)» alchuna chosa di ciò che .è. stato per gli presi au- 
» e tori detto. E benché ciascuno per se solo fusse 
)» atto a maggiore opra, niente di meno piglierò al- 
» chuni chasi di ciaschuno . Chonciosia chosa che 
D quasi uno medesimo dire sia di ciascheduno. Ma io 
» porrò e chasi e quali necessario uedrò alla pre- 
)> sente opera essere. Vero è che l'opera Del Leonai*do 
» pisano posta nellutima parte dellutimo chapitolo 
y> sia tutta scritta.E i chasi se non sia forai non sieno 
» uno medesimo overo simili, inperò che indarno 
)) mi parrebbe scriuere. E anchora de chasi di Mae- 
» stro gratia fierfecto Arismetrico non scrinerò ri- 
» serbando quelli allopera geometricale. Adunque 
1^ diremo chasi Lionardo Pisano , Maestro Anto- 
» nio. Maestro giovanj, Domenico uajajo, maestro 
» lucha. E perchè domcnìcho vajaio scriue in uno 

{{) Codice Palatino n.o |343 della Biblioteca VaCicaM, carU 15f , 
verso, col. 3. 

(2) Codice E. 5. tf. i4 deiri. e R. Biblioteca Palatina di Firenae^ 
carta 410, recto. 




335 

)) suo trattato chasi quasi sepia ie regole passate 
» proposte^ uoglio in nella prima parte .50. de suoi 
» chasi mostrare. E nella seconda parte scriuere 
» quello che L. p. nel suo gran uilume mostra. E 
» nella terza parte scriuerremo .50. ragioni di Mae- 
» stro lucha. 

Ciò che qui è chiamato a gran uilume di L. p. n 
è certamente V opera di Lionardo Pisano» intitolata 
LU^er Abbaci^ e divisa in quindici capitoli, Tultimo 
de* quali nella sua parte terza contiene un trattato 
d'algebra. La terza ed ultima parte di questo capitolo 
è quella che Fautore del trattato di praticha darisme^ 
tricha cita dicendo (1) « nell'utima parte dellutimo 
» capitolo ». 

Il Codice manoscritto deiri. e R. Biblioteca Pa-^ 
latina di Firenze, contrassegnato E. 5. 5. 14., è car^ . 
tacco, in foglio, di 493 carte, numerate tutte nel re** 
cto^ salvo le due prime e Tultima, coi numeri 1 — 491. 
Nel recto della prima carta non numerata di questo 
Codice si legge : 

» Adsit {Hrincipio virgho maria meo. » 
Più sotto nel medesimo redo si legge : 

a q."" libro è dj. dom.'''' di marcho bellacj. » 
Nel rovescio della carta numerata 491 penultima 
di questo Codice si legge : ^ 

» McccG Lx 
)) a di xxij daprile. 
)) Questo libro è di Girolamo di piero dj 
)) chardinale rucellaj cittadino fiore- 
» ntino e de suo propio. 
Questo libro è di domeniche di marcho bellaccj citt.'^o fior. "^ ir 

(i) Vedi «opra, pag. 334, Un. 21— -22. 



336 

Il Sig. Avvocato Luigi Passerini si è compia- 
ciuto di rilasciarmi il seguente attestato : 

D I. e R. Deputazione 
» Della nobiltà e cittadinanza 

» di Toscana 
» À dì 27 Settembre 1853. 

n Attestasi da me sottoscritto , nella mi» ^ua- 
» lità di Segretario della I. e R. Deputazione sulla 
Hi Nobiltà e Cittadinanza, che da diversi Alberi gè- 
)) nealogici, dai Libri delle Approvazioni di età, da- 
» gli spogli genealogici di Pierantonio DairAncisa, 
» dai Libri delle consorterìe dei Cittadini Fiorentini 
» e dai Ruoli dei Gonfalonieri di Compagnia e dei 
» Buonomini raccolte da Michelangelo Biscioni, Co- 
» dici tutti esistenti neir Archivio di questa Depu- 
» tazione, apparisce come 

D Girolamo di Piero di Cardinale Rucellai na- 
» eque da Lisa di Bernardo Manetti nel dì 26 Mag- 
D gio 1436: che fu de'Dodici Buonomini nel 1478; 
)) de'Sedici Gonfalonieri di Compagnie nel 1479, e 
)) del Consiglio dei Settanta nel 1480 : che moii 
)) senza prole, abbenchè due volte congiunto io ma- 
» trimonio , la prima con Elisabetta di Piero Ba- 
)) roncelli, e la seconda con Manetta di FraDcesco 
» deTazzi. 

)) Risulta ancora che 

)) Marco di Tinoro Bellacci, nato nel 1 6 Dicem- 
» bre 1468, fu de'Sedici Gonfalonieri nel 1499, nel 
» 1 503 e nel 1 507 , e che sedè tra i Priori nel 
» 1506, e nel 1522: 

» Risulta infine che 



337 

» Domenico di Marco di Tinoro Bellacci nacque 
Il nel 3 Agosto 15t5. 

» in fede di che ap|K>ngoalIa presente attesta- 
» zione la mia firma, ed il sigillo di questo I. e 
» R. Dipartimento. 

» L. Passerini Segretario m. 

U Girolamo Rucellai menzionato in questa atte- 
stazione (1), e il Domenico di Marco Bellacci ram- 
mentato più oltre neirattestazione medesima (2), so- 
no probabilmente i possessori del Codice £.5.5. 14< 
dell'I, e R. Biblioteca Palatina di Firenze menzio*? 
nati neMue passi di questo Codice riportati di so-r 
pra a pagine 335 (3). 

(1) Vedi sopra, pag. 336, lin. 17 — 25. 

(2) Vedi la linea prima di qnetu pagina 337. 

(3) Vedi «opra, pag. 335» lin. 21 — 31. In un cartellino in carta 
dì colore arancione incollato sul dorso dello stesso Codice £*. 5. 5. 
14. dein. e R. Biblioteca Palatina di Firenze si legge: « Trattato 
p di Arimmetica Cod. Cari, con Miniature del 400. M.® 1S3 ». Il nn* 
mero 183 che qui trovasi è quello col quale il suddetto Codice Pj|- 
latino E. 5. 5. 14. era contrassegnato nella Biblioteca Guadagni di 
Firenxe, che fu riunita all'I, e R. Biblioteca Palatina della mede>» 
sima città. Di questa riunione parla il Big. Dottore Federico Blu- 
mer nel suo Iter /loKctim dicendo (*) : (i Molto importante è una 
j» nuova Biblioteca Palatina» formata nel Palazzo Pitti, dal Granduca 
» morto ultimamente» di circa 1400 Manoscritti» la maggior parte 
j» dell' eredità di Pier del Nero » e della Biblioteca della famìglia 
» Guadagni ». li Signor Avvocato Francesco Palermo si è compia^ 
ciuto di farmi sapere che nel 1819 Ferdinando III. Granduca di 
Toscana acquistò dagli eredi del Signor Gaetano Poggiali una ricea 
collezione di manoscritti già posse<Ìuti dal medesimo Gaetano Poggia- 
li» e della quale facevano parte molti manoscritti già appartenuti 
alla Biblioteca Guadagni di Firenze. Questa collezione fu posta dal 
Granduca Ferdinando III. nell'I, e R. Biblioteca Palatina» ov'essa an- 
cora si conserva. Il medesimo Sig. Avvocato Palermo ciò attesta nel 
suo Disear$o Proemiale all' Opera intitolata: / Manoscritti Palatini 
di Firenze ordinati ed eepoeti da FYaneeseo PcUermo (Voi. I, pag.^ 
VII.» Vili.» Diicoreo Proemiale, 11)^ scrivendo: « E cosi per rispetto 
» della favella: anzi una parte de'codici palatini» essendo i medesimi 

. » già posseduti da Pier del Nero, passati, per eredità» a'Guadagni, in- 
9 di ai Poggiali» e da questo alla Palatina; e alcuni adoperati Qik da 

• 

(*) „ Sher bedeuteoil iste eine iieaere, yoo idem lesi Terttorbenen 6ro- 
„ sherxog gegrùodete ScbIossbiMiothek im Palasi Pitti, loit etwa 1400 
„ HJss., roeist aus dem Nachlas dea Pier del Nero, und der Bilil. des 
„ Hausei Guadagni,, {Blume, Iter Italtcum, l. IV» p. ai 3.) 

'22 



338 

In un Codice deiri. e R. Biblioteca Palatina di 
Firenze, contrassegnato E. 5. 5. 18» trovasi mano- 
scritta, dalla carta seconda numerata 1 recto^ alla car- 
ta 242/ numerata 241 rectOf un'opera in lingua ita- 
liana intitolata tractato di pralicha di geometria se-- 
chondo L. pisano e molli altri. 

Nelle prime undici linee del recto della seconda 
carta numerata 1 di questo Codice si legge : 

» Inchomìncia eltractato dipratieha di geome- 
)> tria sechondo .L. pisano, le molti altri chome per 
» esso chiaro appare. E prima la diuisione. Mostrane 
I) do lachagione di detto vilume. 

» Ogni (1) Auctore delquale sitruoua alchuno 
«> tractato darismetrìcha» sitruova ancbora di quello 
» trattato di geometria, e questo chiaro apare per 
» euclide che fecie de 15. librj .5. di numeri. E lio- 
» pardo pisano &tta V opera darìsmetricha fecie la- 
» praticha digeometria in sulla quale opera questa 
n .è. fondata » (2). 

» esso Del Noto, e anche da altri dopo, in servixio della Crosca e della 
91 favella; alibiam creduto necessario non solo notar questi codici, e 
n con la numerazione Guadagni, ma talvolta esaminare anche alcona 
j» cosa delle lor vicende, e dell' uso che ne fu fatto ». Quindi è 
chiaro che nel 1819 il codice ora Palatino E. 5. 5. 14., e tutti gli 
altri manoscritti ch'erano della Biblioteca Guadagni, e che ora sono 
nell'I, e R. Biblioteca Palatina di Firenze, furono posseduti dal Si- 
gnor Gaetano Poggiali , e dopo la sua morte nel 1819 entrarono 
nell'I, e R. Biblioteca Palatina di Firenze. 

Il suddetto Ferdinando 111. Granduca di Toscana mori ai 18 di 
Giugno del 1824 {Zobi, Storia Civile delta Toscana dal MDCO 
XXXFIl. al MDCCCXLFUL^ tom. IV., lib. X., cap. Ili., $.9, pag.296. 
Per ciò è questi il Principe^ di cui parla ilBIume, nel passo del suo 
Iter Jialieum riportato di sopra in questa nota, dicendo (Vedi sopra» 
pag. 337, lin. 24— r25): ^ formata nel Palazzo Pitti dal Granduca 
tv morto ultimamente » giacché al medesimo Ferdinando Ili. irnme* 
diatamente dopo la sua morte, succedette nel reggimento del Gran- 
ducato di Toscana il regnante Granduca Leopoldo IL (Zòòf, Storia 
Citile della Toscana dal MDCCXXXVIL al MDCCCXLFllL, tomo 
IV, lib. X, cap. IH, $. 9, pag, 296*— 302, Appendice di Doeumeniit 
N* XXXVlll. pag. 168. 

(I) La parola Oqni nella quarta linea del redo della carta nume- 
rata 1 del suddetto Codice Palatino ^. 5. 5. i8. manca dell'iniiiale O. 
Trovasi per altro qcl medesimo reclOy presso alle linee 4 — 10, uno 
npazio vuoto destinato certamente a contenere questa iniziale. 

(3) Pcllf? due opere di Leonardo Pisano qui menzionate , una , 




339 

Più oltre nel medesimo recto della carta seconda 
numerata 1. del suddetto Codice E. 5. 5. 18. sì 
legge: a E chome dicie. L. pisano nel principio del 
» suo trattato darismetricha mostrando che damen- 
» dunj e non duna sta bene a dire ehosi diciente: 
ìi Et quia artimetrica et geometria fiunt connexe et 
» sufragatorie sibi ad inuicenij non potest de numero 
» piena tradidi (sic) doctrina nisi interserantur geo^ 
» metrica quedam. vel ad geometriam spectantia etc.yi 
Il passo latino qui riportato leggesi nella lettera 
dedicatoria sopraccitata di Leonardo Pisano a Mi- 
chele Scoto (t). Fu mostrato di sopra (2) che que- 
sto passo è anche riportato nel trattalo di praticità 
darismetricha che ho detto (3) trovarsi manoscritto 
nel Codice L. IV. 21 della Biblioteca Pubblica Co- 
munale di Siena. 

Il suddetto trattato di praticha di geometria è di- 
viso in otto distinzioni, l'ottava ed ultima delle quali 
finisce nei recto della carta numerata 241, del so- 
praccitato Codice E. 5. 5. 18. deiri. e R. Biblio- 
teca Palatina di Firenze colle parole seguenti: « Po- 
» trej altrj molti chasi porre Ma questi sono aba- 
» stanza. Adunque laudare sie di bisognio idio che 
)) a chonceduto sia finito e pero diremo senpre deo 
)) gratias. » 

Il rimanente della medesima carta numerata 241 
è bianco. Le carte seguenti numei*ate 242 — 251 del 
suddetto Codice Palatino E. 5. 5. 18. sono anche 

cioft V opera darismetricha ^ è il Liber Abbaei composlo da Leonar- 
do Pisano nel 1202 (Vedi sopra, pag. 247, lin. 3 6, 14—27) , 
e Tallra, cioè la praticha di geometria , è la Pratica geometriae 
composta» dal medesimo Leonardo nel 1220, o nel 1221 (Vedi so- 
pra, pag. 217, lin. 7 — 8, 28 — 34. 

(1) Vedi sopra, pag. 129, lin. 15—26, 29—32, (note (2), (3)) , 
pag. 130, lin. 1—16, pag. 249, liu. 4—16. 

(2) Vedi sopra, pag. 248, lin. 23—25, e pag. 249, lin. 1r^l6, 

(3) Vedi sopra, pag. 139. lin. 1 — 9, 



340 

interamente bianche. Nel t^ecto della carta nume- 
rata 252 di questo Codice si legge: 

» DEBILE E ìnperfetta sarebbe lopera passata» 
)) se sansa questa fusse (1). in però che al presente 
1 io intendo dire aichuna cosa della natura de^numerj 
1 quadrati. In però che a questi dì mi fu proposto 
» vna certa quistione apartenente a numerj quadrati. 
» La quale dicieua truoua vno numero quadrato che 
» postovi su .6. sia quadrato, e trattone .6. sia qua- 

» drato, e non voglio che quel numero sia .6 -7-{2). 

1 

» In però che 6 -r- è quadrato, chella sua radicie è 

1 1 1 

» 2-^ f al quale .6 -r- agunto .6. fanno -12-7;- 9 la cuj 

1 1.1 

» radicie è 3 -7^ . E tratto .6. di .6. -r- rimane —r $ 

2 4 4 

1 

» che .è. quadrato, e la sua radicie .è. -^ (3). Doue 

(1) Colle prime parole {Debile e inperfetta) di questo passo del 
sHddeUo Codice E. 5. 5. 18. incomincia il recio della caria 252 di 
questo Codice. 

(2) W problema che Fautore del suddetto trattato di praticka di 

geometria qui dice essergli stato proposto può esprimersi così : 

1 
trovare un imiiif ro x diverso da 2 -4- -« , e tale che i numeri 

ss 

ara -f. 6 , jpa — ^ 
siano quadrati. 

(3) Siano J?a, y'yi^' tre numeri quadrati tali che abbiasi : 

d;> -I- 6 =r y2 , ari — 6 = «a. 

Ponendo 

X 

si avrà : 

2 



... 





1 








ì-f- 


i" 


» 






i \ 


a 






i 


r ) 


^ 


6 


H- 


^MM • 


2 / 








4 



Sostituendo 6 -f- •-• in vece di x» nelPeqnazione 

4 

x» -h 6 — y> , 

questa eqiuzione diviene : 



oli 

» per asolutione della detta quistione è di bisognio 

I» scriuere el trattato di lionardo pisano fatto sopra de 

» nùmeri quadrati. E perchè questo trattato è apar- 

» tenente chosì a geometria chome al numero, mi 

» panie chosa assai cbondecente a scriuere quello 

» in questa parte. E chol nome di dio inehomin- 

D ciando diremo^ lasciando la corretione degli er- 

)) rori alla tua clementia. 

» Il detto trattato voglio dividere in 5. chapi- 

» toli) benché insieme sieno leghati, de (piali quello 

» che in essi si chonterrà la rublicha loro il dimo- 

)) streiTà. E prima che io dia opera ad alchuno cha- 

)) p itolo debbi sapere secondo che per euclide si 

e quindi 

1 1 i /l \> 

V» = 12 ^ - « 94-3 -f. j » 3» 4- 2. 3. -4- ^j ) 



donde: 



»=8+j. 



Sostituendo 6 4- — in vece di x^ nell' equaiione 



si ha 



cioè 



quindi 



ar» — 6 = 12 ,• 



1 
« 4- - -^ 6 = *S 



1 



i 



342 

n manifesta. Cbe quando vno numero quadrato si 
1 multiplicha per vno numero quadrato, quello che 
T» fanno sie numero quadrato, chome dìciendo 4 vie 
» 9 fanno 36, che è quadrato, chonciosia chosa che 
)i 4 et 9 sieno cia8chuno quadrato )>. 

Dopo avere indicato alcuno proprietà de*numeri 
quadrati Y autore del suddetto tractato di praiicha 
di geometria soggiunge (1) : 

« Perchè Massolo da pervgia huomo assai exper- 
» to in dette scienzie si sforzi di dimostrare chelle 
» quistioni date sopra de numeri quadrati sieno ca- 
li nate lasolutioni dallo intelletto, cioè per via da 
TU porre , e questo mostra in vno trattato doue e 
D manda 10 ragioni a gìovanni de bicci de medici, 
)) le quali il detto giovanni per Io tenpo passato gli 
» aueua chieste, per darle ad alchuni valenti che 
» erano a quel tenpo dimostratori , cioè teneuano 
n in questa città schuola, e in quelle 10 ragioni ve 
y> vna risposta a vna chessi propone di truouare vno 
» numero quadrato, che agunto, overo trattone vno 
» numero rimangha quadrato. Niente dimeno lio- 
» nardo pisano chiaro dimostra e' numeri quadrati 
)> auere certe nature per le quali lasolutioni delle 
» quistioni sopin quelle trouate prestamente sanno, 
)i e in questo modo dicie. 

» Io o chonsiderato sopra lorrigine di tutti e nu- 
» meri quadrati, e o trouato quella ucnire dalla or- 
» dinata ascicnsionc de numeri inpari. In però che 
» unità è quadrata, e di quella è fatto el primo qua- 
» drato, cioè vno, al quale agunto 3 fanno el sechon- 

(1) Codice JE, 5 5. 18 deiri. e R. Biblioteca Palatina di Firenze^ 
carte 252, versOf e 253 recto. 




343 

» do quadrato, cioè 4, la cui radicie è 2., al quale 
» ({uadrato se sagugne el terzo numero inpari, cioè 
» 5, si auerà el terzo numero quadrato, cioè 9, del 
» quale la radicie è 3. E chosi senpre per la or- 
. » dinata chonguntione de numeri inpari ne proviene 
» lordinatione de numeri quadrati. Onde quando vor- 
» remo trouare due numeri quadrati de quali lo agu- 
» gnimento faccia numero quadrato, torrò qual vorrò 
n numero inpari cpiadrato, e quello arò per vno de 
» 2 detti quadrati. Laltro trouerrò per lo agugni* 
» mento di tutti e numeri inpari che sono da vno 
i> infino a quello numero quadrato inpari. Exenpli 
» gratia piglierò 9 per vno de dotti due quadrati, 
» laltro arò per lo agugnimento di tutti e numeri 
» inpari che sono di sotto a 9, cioè de l."" 3. 5. 7., 
» de quali la somma è 16^ che è quadrato, el quale 
» agunto chon 9 fanno 25, che è quadrato. 

» E se vogliamo geometrichalmente dimostrare. 
)) Toglinsi alquanti numeri inpari inchominciando 
)» da vnità per ordine, e sieno ab. ed. de. ef. , e 
» sia ef. quadrato, e perchè ef. e ae. sono quadrati, 
» perchè e sono fatti dalla aguntione de numeri in- 
)) pari inchominciando da vno per ordine ascienden-^ 
» do, cioè ab. bc. ed. rfc, e tutto af. è simigliante- 
)) mente quadrato. E chosi de due quadrati ae. et 
» ef. è fatto el quadrato af. 

)) Anchora altrimenti toirò alchuno quadrato pari 
» Io cui mczo sia pari, chome è 36, del quale la metà 
» è 18. E di quello leuerò l!*, e arò 17, e quello 
» 1.* agugnerò al 18, e aremo 19. E chosi aremo 
» 17 e 19, che sono inpari e chontinui, choncìo sia 
)) chosa che niuno inpai'i sia in quel mezo, e della 



344 

» loro aguntione si cria 36, che è quadrato, e della 
» aguntione di tutti glinpari che sono di sotto a 
1» 17, si cria 64, che è quaditito, de quali 2 quadrati, 
» cioè 36 e 64 si fanno 100, che è quadrato, et è 
» fatto dello agugniniento de numeri inpari da vno 
I» infino a 19. » 

Nel testo latino del liber quadratorum di Leonardo 
Pisano subito dopo la soprarrecata (1) lettera del 
medesimo Leonardo airimperatore Federico U d'Ho- 
h^istaufen si legge (2): 

Consideravi super originem omnium quadratorum 
numerorumj et imeni ipsam egredi ex ordinata inpa-^ 
rium ascensione. Nam unitas quadrata esty et ex ipsa 
efficitur primus quadratusy scilicet unumj cui unitati 
addito ternario facit secundum quadratum^ scilicet 4, 
euius radix est % cui etiam additioni si addatnr tertius 
inpar numeruSf scilicet 5, tertius quadratus proa^eabi- 
turj scilicet 9, cuius radix est 3, et sic semper per or^ 
dinatam inparium collectionem ordinata consurgit et se- 
ries quadratorum (3). Unde cùm volumus 11/' quadra-- 

(1) Vedf sopra, pag. 26, lìn. 11—31, e pag. 27, Irn. 1 — 6. 

(2) Codice Ambrosiano E 75, Parte Superiore , carta 19 recto 
e verso 

(3) Sia a il primo termi ae ed r la ragione di una progres&ione 
arilmelica. Se si chiami S la somma de' primi n termini di questa 
progressione, si airk : 

S=o 4- (a -4-r) -4- (a -4- 2r) 4- (a-f- 3r) -h- • . • -h (a -h (n— l)r) 

_ [2a -f-(n— l)r ]n 

Questa equazione, ponendo 

a = i , r = 2, 
darà: 

S=l-+-3-4-5-4-74-. . . •4-(2n— 1) 

l2J -f- (n— i)2j» 
r= = na. 




345 

tos numeros invenire quorum additio faciat quadra^ 
tum numerum^ accipiam qucdem voliterò quadratum in^ 
parenij et habebo ipsum prò uno ex duobus dictis qua- 
dralisj reliquum inveniam ex collectione omnium in- 
parium qui sunt ab unitate usque ad ipsum quadra-- 
tum inparem. Verbi gratia accipiam 9 prò uno ex 
dictis duobus quadratisi reliquus habebitur ex coUectio^ 
ne omnium inparium qui sunt sub 9j scilicet deìy et 3^ 
et 5, et 7, quorum summa est 1 6, qui est quadratus^ quo 
addito cum 9, egredientur 25, qui numerus est quadrar- 
tus (1). Et si geometrica uti volumus demonstratione. 

Pouendo snccessivameDle : 

n= i, 

n = 2, 

n = 3, 

n = 4 ec., 
nell'equazione 

1 -f- 3 H- 5 -f- 7 -4- . . . -♦- (2n — 1) = n», 
questa equazione dà 

na = la = 1, 
n» s= 2a = 1 -i- 3, 
na => 3a = 1 -f- 3 -+-5, 
na = 4» = 1 -+- 3 -h 5 -f-7, 
ec. 
Quindi è chiaro che molto giustamente Leonardo Pisano dice 
(Vedi sopra, pag. 344, lin. 18 — 20): et sic aemper per ordinatam in- 
parium collectionem ordinata consurgit et series qtiadrattìrum. 

(1) Ciò che Leonardo Pisano dice in questo passo del Liber qua- 
dratorum dalle parole unde cum volumu» (Vedi sopra , pag. 344 , 
lin. 20) fino alle parole qui numerus est quadratus (Vedi sopra , 
le lin. 10 — 11 di questa pagina 345 ) può essere tradotto in lin- 
guaggio algebrico nel modo seguente : Se si vogliono trovare tre 
numeri quadrati (t^, y^, z* tali che si abbia 

api -f. y2 = js» , 

pongasi 

ara = 1 -4. 3 -#- 5 4- 7 . . . -f. (2n — 3), 

y2 = 2n — 1. 
Da queste tre equazioni si ha: 

a:a-f.y2=js2« i4-3-f,54.7-h...4- (2n— 3)4- (2n — 1). 



346 

Adiaceant quotcumqtie numeri inpares ab imitate per 
ordinem ascendendo^ donec extremus eorum quadraius 
fiatj et sirU a^b.^b^c.jC^d.jd'^e.je^fj et sii e^f quadratusyet 
quoniam ef. est quadratus^ et a^^e. est quadraius , cum 
procreetur ex ordinata collectione inparium ab. et bc. 
et ed. et de.j et totus a^^f. (1) numeinis est similiier 
quadratusj et sic ex duobus qttadratis ae. et ef. fU qua- 
dratus af. 

Itera aliter accipiam aliquem quadratum parem cu^ 
ius medielas sit parj ut 'òGjCuius medietas est 18, et au- 

E«»endo n il numero determini della progressione 

i, 3, 5, 7 . . . 2n — f, 
si avrà : 

l-f.3-f-5-h7-+-...-4- (2n— 3) = (n— l)a 

l-4-3-+-5-H7H-...-4-( 2n-3) 4- (2n— 1) = n»; 
cioè 

a?' = (n— l)a, 

^* -t- y* = «* = w* 1 
Per ciò si ba : 

a?a = (n — l)a = i-f.3-h5H-7-+. . . . ■+• (2n— 3), 

ya = 2n — 1 , 

jj»=n»=.H-.3-H«-4-7-|-... -i.(2n-^3)-h{2n— 1); 
e quindi 

V= l/2n -1, 
je = n. 
Queste equazioni ponendo n = tf danno: 

a? = 5 _ 1 =r 4, 
y = j/^io— 1 = l/^sT = \/l^:=: 3, 



quindi 



a?» «(5-1)' =• 1 -+-3-H5-h 7 =16 = 4% 
ya « 2. 5 — 1 = 10 — 1 = 9 = 3*, 



12 =5' =25= i-f-3-4-5-4-7-f-9. 

(1) É da credere che in questo passo de! suddetto traetato di 
praticha di geometria i numeri i, 3, 5, 7, 9, 16, 25, siano stati 
posti sulle linee a.b. , b.e , ed , d.e , e.f* - a.e. , a.f per indicare 
il valor nunerìco di ciascuna di tali linee. 



347 

feram ab eo^ et addam eidem .1., egredientur VI. et 19., 
qui sunt inpares numeri et coniinui^ cum ntii/tis par nu^ 
merus cadat inter eosj ex horum quoque addictiùM 
procreatur 36, qui est quadratasi et ex addictione reli^ 
quorum inparium qui stmt ab uno usque in 15 pro- 
creatur 64, ex quibus duobus quadraiis procreatur 100» 
qui est (piadratuSf et procreatur ex collectione inparium 
numcì^m (sic) qui sunt ab uno usque in 19 (1). 

(1) Ciò che Leonardo Pisano dice nel soprarrecato passo del suo 
Liber quadratorum dalle parole ìtem Mter CLceipiam aliquem gua- 
dratum parem (Vedi sopra, pa£^. 346, lin. 9) fino al fine di que- 
sto passo (Vedi la linea 8 di questa pag. 347) può esaere tradotto 
in linguaggio algebrico nel modo seguente : Se ai voglioDO tre* 
Tare tre numeri quadrati ars , ys , z^ tali che si abbia 

a?a -4- y» = «a, 
pongasi 

a?2=H-3-f- 5-4-7-4-... ^-(2»— 3), 

ya =s 4fi. 
Essendo (Vedi sopra^ pag. 346, lin. 11— i 4) 

H-3-f-54-7-h ... -+■ (2n — 3) = (n— 1)^, 

l^-3-h5-f.T-f- ... -f-(2n— 3H-(2n— i)-h(2n-f.l)=(n— l)a-4-4n=(ii4-l)' 
si avrà: 
sa 5s apa 4- ya cn (n — i)« -f. 4n = (n -4- l)s 

==i-4-3-l-5-4.7-l- -K (2»— 3) -4- (an— 1) -h (2ii -1-1). 

Per ciò si ha 



flp2 =(» —1)2 «14-3-1-5^-74-. ..-f- (211—8), 

ya = (2n —1)4- (2n -f- i) = 4n , 

12 =(n4-i)2=t=l-f.3H-lH-7-h ... -f-(2n- 3)-h(2ii— 1) -f- (2iH-l), 

quindi : 

0? =» n — 1 , 

y = 2|/n , 

X = n 4- 1. 
Queste equazioni ponendo n =- 9 danno : 

a? = 9— 1 = 8 , 

y = 2i/^9 = 2^/^32^ 2. 3 =^ 6 , 

jj = 9 -h 1 = 10, 



348 

Questo passo del testo latino del liber quadrato^ 
rum di Leonardo Pisano trovasi tradotto in lingua 
italiana neirultimo de'soprarrecati passi del suddetto 
trattato di praticha di geometria (1). 

Più oltre nel medesimo tractato di praticha di 
geometria si legge (2) : 

» Acciò che abbia lopera perfetta voglio mo- 
» strare la solutione dun chaso posto per L. p. dato- 
li gli da Maestro teodoro sommo philosopho dello 
% inperadore Federigho in questo modo proposto. 

» Io uoglio trouare 3 numeri che insieme aguati 
» chol quadrato del primo numero faccino numero 
» quadrato. Sopra il quale quadrato agugnendo el qua- 
» drato del secondo numero faccia numero quadra- 
» tO) chol quale quadrato agunto el quadrato del 
» terzo faccia anchora numero quadrato ». 

Nel liber quadratorum di Leonardo Pisano si lag- 

«e (3) : ^ 

Questio mihi proposita a Magistro Theodoro 

domini imperaloris phylosopho. 
Volo invenire ires mimeros qui insimvl aggregati 
Cam quadrato primi numeri faciant quadratum nume- 
rum. Super quem quadratum si addalur quadralus se- 
cundi egrediatur inde quadratus numerusj cum quo 

quindi 

a?' = 8* = i-h3-h5-4-7...-4-«5, 

y-^ = (2. 9—1) -h (2.9 4- 1) = i7 -4-19 = 36 = 6* , 

z* ="iÓ*=100 = 14-3-h5-h7H-. ... -I-17-+-19. 

(1) Vedi sopra, pag.342, lin.26— 30,pag.343,e pag.344,lin. 1—6. 

(2) Codice E. 5. 5. 18 delPl. e R. Biblioteca Palatina di Firenze , 
carte 287, verso, e 288, recto. 

(3) Codice Ambrosiano E. 75. Parte Superiore^ carU 36, verta. 
Vedi sopra^ pag. 44, Un. 9 — 16. 




349 

quadrato addilo quadrato tertii ^ similiter quadratus 
numenis inde proveniat (1). 

Questo problema è quello che neirultìmo de' so- 
prarrecati passi del suddetto trattato dipraticha di geo- 
metria è chiamato (2) a chaso posto per L. P. dato- 
» gli da Maestro teodoro sommo philosopho dello 
» inperadore Federigho ». 

Una gran parte del soprammentovato liher qua^ 
dralorum di Leonardo Pisano si trova tradotto in lin- 
gua italiana nel suddetto tractato di praticha di geo- 
metria fra i due ultimi de' soprarrecati passi di que- 
sto tractato (3). 

il Codice E. 5. 5. 18. dell' I. R. Biblioteca 
Palatina è cartaceo, in quarto, del secolo decimo- 
quinto, e di 297 carte^ numerate tutte, salvo la pri- 
ma e le ultime quattro, nel recto coi numeri 1 — ^297. 
11 rovescio della carta numerata 291 di questo Co- 
dice finisce colle parole seguenti: <( E chosì di molti 
» chasi araj notitia se bene alla memorria arai gli 
)) scritti. Adunque non volendo altro scriuere dire- 
)) mo deo gratia. » 

In un cartellino di colore arancione incollato 
sul dorso del medesimo Codice E. 5. 5. 18, si legge: 

(1) Questo problema può esprimersi cosi : Trovare tre numeri 
x^ y, f , tali che si abbia simultaneamente 

a: -f- y -}- js -f- iF2 = ti», 

^ -+- y -f- t -►- flp* -+- y* = «", 

a:-+-y-f-*-»-a?a-f-ya-f.jja=: u^a, 

uà, «a, w^, essendo numeri quadrati 

(2) Vedi sopra, pag. 348, lin. 8 — 10. 

(3) Vedi sopra dalla liuea 9 della pag. 342 alla linea G della 
pag. 344, e pag. 348, lin. 7 — 16. 



350 
» Libro di Geometrìa 
)) di L. Pisano, e d'Altri 
» Cod. Cart : del 400 

» N." 184 » 

II numero 184, che qui trovarsi, è quello col quale 
questo Codice, ora Palatino E. 5. 5. 18., era con- 
trassegnato nella soprammentovata Biblioteca della 
Famiglia Guadagni di Firenze (1). 

1 suddetti Codici Palatini E. 5. 5. 14 ed E. 
5. 5. 18 , e tutti gli altri Codici dell'I, e R. Bi- 
blioteca Palatina di Firenze provenienti dair anzi- 
detta Biblioteca Guadagni (2) sono legati in tela di 
color verde, ora sbiadita dal tempo. Nella parie in- 
tema della legatura dell'anzidélto Codice E. 5. 5. 18. 
sul rovescio del cartone a sinistra di chi legge in 
questo Codice, trovansi scritte da mano moderna que- 
ste parole: a Leonardo di Bonaccio, detto però Fi-* 
» bonaccio, scrittoi'e assai celebre in questa materia 
» per essere stato inventore di alcune cose ». 

Nel rovescio di una carta bianca aggiunta ìq 
principio di questo Codice si legge : 

)) yhs 

)» A laide e onore senpre del Signore 

)) Questo libro e di marcho di tinoro bellaci 
)> chonperollo negli anni della n. Salute 1502. 
» E femelo chonperare. 

)) Chilla chatta sia preghato chonumiltà renderlo 
» e dichosì lo prieghc e ancora se persona lo trouassì 
» per amor didio lo renda. )> 

Quindi è chiaro che nel 1502 Marco di Tinoro 
Bellacci comperò il sopraccitato Codice E. 5. 5. 18, 
deiri. e R. Biblioteca Palatina di Firenze. 

(i) Vedi sopra, pag. 337, lin. i5 — 45. 
Vedi «opra, pag. 337, lin. 18-^45. 



351 
APPENDICE 



Nel sopraccitato scritto intitolato Della vita e delle opere di Leo- 
nardo Pisano ec, (1) si riporterà tutto ciò che si legge nel Codice 
della Biblioteca Ambrowana di Milano contrassegnato E, 75. Partt 
Superiore. Ho per altro stimato utile di pubblicare fin da ora in- 
tieramente la soprammentovata lettera dedicatoria di Leonardo Pi- 
sano al Cardinale Raniero Capocci, che trovasi nel recto della pri- 
ma carta di questo Codice (2). Questa lettera si troverà riportata 
nel Numero I. della presente Appendice. 

Il Numero IL dell' Appendice medesima contiene il testo latino 
della vita di Paolo Dagomari scritta da Filippo Villani, che trovasi 
manoscritto nel Codice n.* 898 della Biblioteca Barberina di Ro- 
ma. Si vedrà che questo testo differisce notabilmente dalPaltro te- 
sto latino delia medesima vita, che di sopra ho detto (3) trovarsi 
manoscritto nel Codice dell'I, e R. Biblioteca Mediceo— Laureniiana 
di Firenze, contrassegnato Pluteus LXXXiX, Infer. Codex XXIIL 

Nel numero HI. di quest'Appendice si danno le notizie promea- 
se di sopra (4), intorno ad alcuni scritti di Paolo Dagomari, quat- 
tro de'quali non erano stati finora indicati in alcuna opera stam- 
pata. Questi quattro scritti sono 1.* Un'opera astrologica composta 
nel 1339. 2."* Uno scritto intitolato operatio cilindri de nauo eow^ 
poiita a magistro paolo Jtnno xpi 1365. S.» Un sonetto intitolato: 
« Maistro Paolo delabaeho mandò a Ser durante gioani t». 4.* Un so- 
netto intitolato: « Risposta di mastro paolo a ser durante giouani ». 

Nel sopraccitato Numero IH. si troveranno pubblicati intera- 
mente i tre ultimi di questi quattro scritti. Del primo si riporte* 
ranno in questo Numero le prime ed nltime parole. 

Il Numero IV. dell* Appendice suddetta conterrà alcune notizie 
intomo ad una traduzione fatta da Francesco Baidclli Cortonese del 
sopraccitato poema d'Ugolino di Vieri, detto il Verino , intitolato 
De iUuetraiione Urine Florentiae (5). 

BaLDAMABU BoHCOHPAOIfl. 

(i) Vedi sopra, ptg. 5, lin. 7—8, pag. 86, lin. 5.— 4. 

(a) Due pasti della saddetta lettera di Leonardo Pisano al Cardinale 
Raniero Capocci sodo stati riportati di sopra (pag. 16, lin. 10— i5, 
pag. 94, lin. 3—11). 

(3) Vedi sopra, pag. «77, lin. 1 — 3, e pag. 978, Un. 1.— -a. 

(4) Vedi sopri, ptg. 3^7^ lin. la — 14* 

(5) Vedi sopra, pag. 289, liu, 18— a3, e pag. ago, lin. I--36. 



352 



N.' I. 



Testo IcUino di una lettera dedicatoria di Leo- 
nardo Pisano al Cardinale Raniero Capocci citata di 
sopra (pag. IG. lin. 4 — 19, pag. 17» Iìd. 1 — 11* pag. 
19, lin. 14—17, ptg. 94, lin. 1—11). 



Nel recto della prima carta del Codice Ambrosiano E. 75. Pari€ 
Su§srior$ «i legge : 

indvtt foi Leomardi bi§oUi f^UoMi tuper iolutionibus qmirumdam 
qimti9fiiwm ad nmmerum, et ad geotmstriam ael ad utru1aq^e perti- 
nsntium. 

§ 

ImtsUseto beaSs poftr ei dowUne vemnamée A. dH graiia tee. Meu'. 
hiùossMim, dias. Card, dignissims quod mearum aperwm topiam 
fio» pTHepHm salUm^ qaod voi nut§i$ decébai, ted iimplieitsr pS" 
taro tn^ùtù por liitoras vettre oaaemaiis dianoti^ nikilamiam iamten 
piUtionsmIpsaM reasrenter easeipieni in manàaHt^ non eotam pa- 
raro voto metro saie§i dovoiiue tu kae parte^ verum etiam do 91HI- 
riMMlMi sohetimnbni ^tiMltoiiiciR a anibuedam pMoiqpto esrenii- 
timi doasM Wiot Caeearii^ #1 oHii por tempora wUki opfKUìlonrai, et 
pimiiam f ui saktiiiae «nani in Nbro maiori do nwmero quom eom- 
posai eunt jolult, ae do maUie qaas ipso tnst aàinvmsi es digkea 
auiésm mMUndias oanpUam hune libeUmm ad laadom et gloriaaa 
mnaime vtetH eonpoeitum Hotsm ideo voM tUalari quia iUa wilbie 
fUméa eUricoram elesantia radiantibue dietaoi, atqae etiam quia 
ibi nonnulle euut florids quamquam nodoee apposite queeiionee tan- 
quam geometrico quam arismstriee indagaiions vigiti eie probabi- 
Utsr enodate^ uS nedum non eoium /toreami in se ipsis » immo «1 
fuod per eoe, uslut ex radieibus ploninfa, emerguni inwamsro 91M* 
etiomeey quibue interdum vacare, ei dignabiminif poteritie, si placebo^ 
inier ouras et oeoupaiionee veetrae ab otiositate ilia que virtutum 
eet noverca vacando , eub exercitatione ingenii, solatia etiam, nee 
eterilia, ud offieioea captare. Si autem hoe novero a veetre clsmen- 
tie benignitate aeeeptarin quidquid amene subtiUtatis vei tcMituf Mi- 
teriui adinvenero, eidem operi ut vestram merear gratiam adipieei 
obnowiui cumulabo, eadem, et me ipsum correctioni dominatUnUs vo- 
stre effectuosius supponendo- 

ExpHcit prologus, incipit tractatus Huedem. 



\ 



353 

N. II." 

Testo latino della vita di Paolo Dagomari scritta 
da Filippo Villani che trovasi manoscritto nel Codice 
w.° 898 della Biblioteca Barberina di Romaj a carte 
70, recto e verso. 

De Paulo da Gomero geometra et aitroloqo. 
Post Guidonem Bonacii ex nostris eandem profetsus est artem 
paulus de terra prati stirpe nobili f de dagomaribus oriundus^ tan» 
tìimque in ea scientia studiose profeeity ut in ipsa a jamdiu nemo 
doctior haberelur. Hic geometra maximus^ atque peritissimus ari- 
thmelice fuitj et ea propter in adequationibus astronomicis antiquos 
et modernos ceteros antecessit. Quj si in iudicijs eque valuisset di- 
screpante nemine antiquorum omnium famosa studia superasset. Per 
instrumenta si quidem ad rem apta que certis in tocis de/lxa loca- 
uerat^ ut inde prospiciens syderum motus , et stationes , et octaue 
spere motum certius et rectius metiretur. Syderum praesertim que 
ignorantes fixe et immobiles nisi cum motu signiferi arbitrantur , 
prò eo quod eorum latens tardUas inperpendibilis sine temporis diu- 
tumitate est^ cum annis eentum gradum vnum sub primo mobili 
conflcere videantur, que a doctrinis antiquorum plurimum discrepa- 
bant^ et proinde pleraque in arte que magnos gignerent errores eor- 
rexit. Is enim motus quj propter commensurationem tardissimam 
apud antiquos insensibitis videbatur^ eo praesertim docente sensibilis 
factus estj eo ferme contuitu quo in longissimo temporis interualto 
eadentem ex alto guttulam perpendimus durissimum lapidem perforare^ 
uel per alluvionem incremento latenti incremento (sic) agrum crescere. 
Mine obseruator diligentissimus syderum et motus celi tolleetarias 
tabulas ostendit^ modemis temporibus parui aut ferme nullius esse 
momenti, ipsas etiam regis alphonsi mostrauit (sic) varietate sensi- 
bili in aliquo variare» Ex quo obstensum est instrumentum astro- 
labi) secundum tolleetarias tabulas mensuratum, quo frequenter uti- 
mar, ab astrologie regulis declinare ^ atque astronomos decipi qui 
exinde artis sumpserint argumenta, Hic nostrorum temporum pri 
mus tacuinum composuit. Atque de euentibus futuris annales compo- 
suit, quos testamenti sui executoìesy qua causa ignoralum est^ occul- 
tauerunt, Vecessit anno etatis sue gratie uero Mille- 

Simo trecentesimo sexagesimo quinto, et in monumento ex operoso 
marmore fabricato, in ecclesia sancte trinitatis, et in capella qua 
moriens fieri mandauerat, honori/lce requiescit. Multi , et ante^ et 

23 



354 

post eum fiorentini insiqnes in ipso, arte fuere^ sed quia preter so- 
lum nomen nil scriptit dignum memoria reliquervnl, ausus non sum 
ex meo quanti fuerint ingenij iudieare. 

N.' III. 

Intorno ad alcune opere di Paolo Dagomari detto 
deir Abbaco. Notizie raccolte da Baldassarre Don- 
compagni. 

§. V. 

OPERE STAMPATE. 
I. 

SONETTO DIRETTO A JACOPO ALIGHIERI, 

Un sonetto di Paolo delPAbbaco che incomincia (f) : 
« Le dolci rime, che dentro sostegno -n 
fu dato in lace per la prima volta nel 1711 dal Canonico Giovanni 
Mario Crescimbeni in Roma nel volume' terzo della prima edizione 
de*8uoi Comentarj intomo alta sua istoria della volgar poesia (2). 
Nel 1730 questo sonetto fu ristampato in Venezia nella seconda 
edizione de'suddetti Comentarj del Canonico Giovanni Mario Cre- 
scimbeni (S). 

(i) Il CaTtHere Ahite Girolamo Tiraboschi parlando del sopmmmento» 
▼sto Scoetto di Paolo dell* Abbaco dice {Storia della letteratura Ualiana, 
■eooada edisione Modeneae, t. V, parte prima, pag. 9 ai, libro li , capo 
II, paragrafo XXIV, edisione di Milano de* Claaaict Italiani, t. V, parte 
prinM, pag. 3a6| libro II, capo II, paragr. XXIV) : m Questo Sonetto aoa 
j, ci di una grande idea del poetico valor di Paoloi di cui puxc trovaast al- 
„ cune altre rime m* 

(2) Comentarj di Gio. Mario de* Crescimbeni Collega deìV Imperiale 
Accademia Leopoldina, e Custode d* drcadia intorno alla sua Istoria 
della volgar poesia. In Roma, Per Antonio deRossi alla Piazza <f«* Ceri» 
1702 — 171I9 5 volumi, in 4*tVol. ITI, pag. 80^-81, libro secondo^ nani. 
XV. In questa prima edizione il sopraccitato sonetto di Paolo dell'Abba- 
co è intitolato PAOLO DALL'ABBACO [Crescimbeni, Comentarj intor^ 
no alla sua Istoria della volgar poesia, yo\. Ili, pag. 80). 

(5) V Istoria della volgar poesia scritta da Gio. Mario Crescimbeni 
Canonico di Santa Maria in Cosmedin^ e Custode d* Arcadia. In f^enc" 
tia 1730— 1 731, ^resio Lorenzo Basegio.Con licenza de* Superiori, e pri» 
vilegio, sei volumi, in 4"» ^<^1* HI (Comentarj del Canonico Gio. Mario 
Crescimbeni alla sua istoria della volgar poesia, volume secondo, parte 5«- 
condu), pag. 139. 



355 

Questo sonetto fu composto «la Paolo cleirAbbaco in risposta ad 
uu sonetto di Iacopo Alighieri (i) che incomincia : 

» Vdendo il ragionar de l'ai lo ingegno » 
Ambedue questi sonetti trovansi manoscritti in ciascuno de*Codici 
seguenti. 

Biblioteca Chigiana di Roma 

M. VII. 142, 

(n.'' 1124 deirantica numerazione.) 

Codice cartaceo, in foglio, del secolo decimosesto, e di 433 car* 
te. Nel rovescio della carta 42 di questo Codice si legge : 

91 M. lA. di Dante a M. Paulo 
» Del abacho », 

Segue nel medesimo rovescio il Sonetto testé citato di Iacopo 
Alighieri. Dopo questo sonetto nella pagina stessa si legge « Bi- 
n spotlan*. Trovansi poscia in questa medesima pagina i primi un- 
dici versi del soprammentovalo sonetto di Paolo deir Abbaco. Gli 
ultimi tre versi di questo sonetto trovansi nel reeio della carta 43 
di questo Codice. 

Il Canonico Giovanni Mario Crescimbeni cita questo Codice scri- 
vendo (2) : 

« Viveva egli (Paolo delPAbbaco) nel 1328. e il saggio, che di 

(i) Il sopraccitato sonetto di Iacopo Alighieri pubblicato dal Canonico 
Giovanni Mario Crescimbeni nel 1711, nella prima edizione de*8uoi Co* 
meritar j suddetti {Creseimbeni, Comentarj intorno alla sua Istoria della 
volpar poesia^ edizione di Roma , 1702—1711. voi. II, parte seconda, 
pag. 75) fu ristampalo nel 1730 nella seconda edizione di tali Comentarj 
(Crescimbeni, Istoria della volpar poesia ^ edizione di Venezia, toI. Ili 
(Comentarj, yo\. II, parte seconda)^ pag. 139. Questo sonetto trovasi an- 
che inserito in una raccolta data in luce nel 1S17 da Don Pietro Nor- 
tarharlolo Duca di Villarosa, ed intitolata Ractrolta di Rime antiche To- 
scane (Raccolta di Rime antiche Toscane, Palermo dalla Tipografia di 
Giuseppe jàssenzio, 18 i'j^^ui[itoyo\\imì^ in 4**^<>l' ^^'* P^g- 129 — i3o) 
nella quale questo sonetto è intitolato (Raccolta di Rime antiche Tosca" 
ne, voi. Ili, pag. 129) : 

,, SONETTO 
t, A MAESTRO PAOLO DELL* ABBACO „ 

("i) Crescimbeni, Comentarj alla sua Istoria della volgar poesia^ edi- 
zione di Roma, voi. II, parte seconda, pag. 74» libro II, paragrafo XV. — 
Crescimbeni, Istoria della volgar poesia , edizione di Venezia , voi. HI 
(Comentarj, voi. Il, parte seconda) pag. 128. 



356 

» lui diamo, è un Sonetto risponsivo a quello, che portiamo del 
» mentovato Iacopo, e l'abbiamo preso dalla Cbisiana (a) », 
„ (a) Cod. iia4. „ 

I. R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze 

PltUeiis XLL Codex XXXIV. 

Codice, in ottavo piccolo, del secolo decimoquinto , e di i26 
carte tutte cartacce, salvo la prima cbe è membranacea, e nume- 
rate tutte, salvo la prima, nel recto^ coi numeri 1 — 76, 76 — 121. 
Nel rovescio della carta 76 di questo Codice il sopraccitato so- 
netto di Iacopo Alighieri a Paolo delT Abbaco porta il seguente 
titolo in caratteri rossi: » Pi r^ Iacopo Allinghieri a m. Paolo 
9 dellabaco ». Subito dopo queste parole nella medesima carta 
76, verso, trovasi il sonetto soprammentovato di Iacopo Alighieri. 
Nel medesimo rovescio il sopraccitato sonetto di Paolo delPAbbaco 
a Iacopo Alighieri ha in caratteri rossi il titolo seguente: » ^ 
» per le rime di ni. Paolo al Scto Mji, fac." «Seguono nella pa- 
gina stessa i primi cinque versi di questa BispOita. Gli altri versi 
della Risposta medesima trovanti nel redo della carta 77 di questo 
Codice erroneamente numerata 76 (1). 

|. e R. Biblioteca Magb'abechiana di Firenze 

Classe VII. n/ 1010, 
{Codici Strozziani n.** 640.) 

Codice cartaceo, in foglio, del secolo decimoquinto , e di 228 
carte. Nelle ultime due linee della prima colonna del rovescio della 

(i) Nel Catalogo puliblicato dal Canonico Angelo Maria Baodìnì de' 
Codici Ilalìani deiri. e R. Biblioteca Mediceo-Laurensiana di Pir«nxe ti 
legge [Bandirli , Catalogus codicum lialicorum Bibliothecae Ikfedieeae 
Laureniianae, Gaddianae, et Sanclae Crucis^ col, i5o, Pluieus XLI, 
Codex XXXIF) : 

„ XVI. pag. ead. h. Di Mess. Iacopo AlighiC' 
n ri a Maestro Paolo delVAbaco^ Sonetto, 
„ fedendo il ragionar delValto regno. 
„ XVII. pag. ead. Risposta per le rime di 

„ Maestro Paolo al decto Mess. Iacopo. 
„ Le dolci rirncy che dentro sostegno. 

Nel meilesimo Catalogo del Oandini si legge che il Codice Mediceo 

Laurenaiano contrassegnato Pluteo XLL n.° 34 è Codex chartac. Mt. in 
8, min. Saec. XV. [Bandini , Catalogus Codicum Italicorum Biblio^ 
thecae Medicene Laureniianae , Gaddianae , et Sanctae Crucis^ coL 
i53, Pluieus XLL, Codex XXX Jf^. 



357 

caria 114 di questo Codice si legge: «Sonetto di mess. iachopo di 
rt dante aringhìeri mandò al maestro pagholo dellabbacho di sopfa». 
Nella seconda colonna della medesima carta 114, verso, subilo dopo 
questo sonetto^ si legge « Risposta del maestro pagholo al detto » 
Subito dopo tali parole trovasi nella medesima seconda colonna H 
sonetto di Paolo dell'Abbaco del quale si è parlato di sopra. 

Il Codice dein. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze con- 
trassegnalo Classe FU-, n.** 1010 fa ora parte di un Codice della 
Biblioteca medesima contrassegnato Palchetto II, fi.'' 40, e descritto 
di sopra [1J. 

I. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze 

Classe VII. w.^ 1168 

{Codici Slrotziani nf" 672). 

Codice , in quarto, del secolo decimosesto , e di 162 carte , 
tutte cartacee, salvo la prima e la penultima che sono membrana- 
cee, numerale tutte, salvo la prima e le quattro ultime, nel recto coi 
numeri i — 157. Nel rovescio della carta numerata 119 di questo 
Codice trovansi scritte in caratteri rossi queste parole** « Sto di 
» messere Iacopo di Dante al M/ paolo dellabaeo ». Nel reeio della 
carta 121 numerata 120 del Codice medesimo dopo gli ultimi tre versi 
di questo sonetto trovansi scritte in caratteri rossi queste parole: 
u Sto del maestro paolo a messere Iacopo di Dante per R.* ». Dopo 
queste parole trovansi nel medesimo recto tutti i versi di questo So- 
netto del maestro paolo salvo rultimo che manca in questo Codice. 

1. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze 

Classe IX. ;?.* 10. 

Codice cartaceo, in foglio, del secolo decìraosettimo, e di 45 carte. 
Nella prima colonna del recto della carta 20 di questo Codice si 
legge: « Di M. Iacopo Alighieri a M. Paolo dell'Abbaco -n. Subito 
dopo queste parole nella medesima prima colonna trovasi il sopram- 
mentovato sonetto dì Iacopo Alighieri. Nella seconda colonna del 
recto della medesima carta 20 si legge: « Risposta per le rime di Mae- 
» Siro Paolo al Sonetto di M. Iacopo Allighieri ». Subito dopo que- 
ste parole trovasi nella colonna stessa il sonetto di Paolo delPAb- 
baco del quale si è parlato di sopra. 

(i) Vedi sopra, pig. 283> Kn. aa — 33, e pig. a84> lin> >• 



358 

Il Codice delli. e H Biblioteca Magliabecbiaiui cooiraMegaala 
CUuse IX. n.* 10 fa ora parie di un Codice della BiblioCeGa iBcde- 
aÌMa contrassegnalo Palchetto li. n.o 109, e composto di 388 carte» 
nwoieraie progreMÌYaoiente nel margine inferiore rt^lo t**388.1n 
qiieala nuaerazione progreiaiYa la sopraccitata carta 20 del Codice 
Magliabechiano Classe IX. n.MO è nomeraU nel redo del margìM 
inferiore col numero 266. 

1. e R. Biblioteciai Riccardiana di Firenze 

n.MlU. 

Codice, in quarto, del secolo decimoquinto , e di 277 carte , 
tulle cartacee, salvo la prima che è membranacea, e numerate tot- 
te, salvo la prima, e le carte 342« , 243* , 244* » nel recto cosa : 
1—10 , 1—100, CM— C"98, 199—240, 24i— 263. Nel rovescio 
della carta 175 di questo Codice numerata C*. 64 si legge : **' Sonet- 
9 to facto da mes. piero figluolo di dante alleghici maodato a M. 
9 paulo dellabacho grande slrolago ». Subito dopo queste parole 
trovasi nel medesimo rovescio il sonetto sopraccitato di Jacopo A- 
lighieri. Dopo questo sonetto nella pagina stessa ti legge: « Mae- 
atro pawlo risponde al sopradetto sonetto » (1). Il rimanente della 
•addetta carta 164, verso , è occnpato dalla prima quartina del 



(i) Il sopraccitato Codice Riccardiano n.** 1114 nel catalogo de*Codici 
manoscritti deiri.e R. Biblioteca Riccardiana pubblicato dal Dottoce Gio- 
vanni Lami è indicato cosi (hami^Cutalogus codicum manuscriplorum qmi 
in Bihìiotheca Riccardiana Florentiae adservantur, pag. 3 1 1 ) : ,, O. II. 
„ Codex chartac. in 4* n. XXI?. „ Qui la lettera O. indica la scansia, ti 
numero II. il palchetto, ed il numero XXIV. l'antico numero del Codice 
Riccardiano, ora contrassegnato n.** 1114* giacché nel sopraccitato Catalogo 
del Dottor Lami si legge {Ijumi, CalalogMS codicum maniucriptorum. qui 
in Bibliotheca Riccardiana Florentiae adaeryantur^ pag. i)^ CATAIA}* 
,, GF'S AF'CTORVM, \\ Qui in Codicibus Manuscriplis BiUiothecM 
M Uiccardtanae || continentur. {| Nolae ita etcpUcantw^ ut littera Pluleum, 

m 

„ & prior numerus, ipsius plutei ordinem^significenti \\ po$teriornumerui^ 
„ ipsum Codicem denotet || ,,. Nella seconda colonna della pagina a 6 dell* 
Intfentario e stima della Libreria Riccardi^ il sopraccitato Codice n.o 1114 
deiri. e R. Biblioteca Riccardiana di Firense è indicalo cosi : 
,, iii4> Petrarca Sonetti e Trionfi. Rime di diversi, 
,f come Ant. di Guido, Mariotlo DaTaosali ec. 
^ Cod. cartac. in quarto Sec. XV. 



359 

soprammentovato sonetto dì Paolo dell'Abbaco. La seconda quar- 
tina e le due terzine di questo sonetto trovansi nel recto della car- 
ta 165 del Codice stesso. 

I. e R. Biblioteca Riccardiana di Firenze 



o 

II. 



1118. 



Codice cartaceo^ in quarto^ del secolo decìmosesto, e di 170 car* 
te, numerate tutte, salvo le prime quattro, e le tre ultime, coi nu- 
meri 2 — 164. Nel rec^o della carta numerat^i 68 di questo Codice si 
legge: « M. la. di Dante a m. Paulo del Àbacho ». Queste parole sono 
seguile nel medesimo redo dal precitato sonetto di Iacopo Alighieri. 
Dopo questo sonetto, nel medesimo redo si legge: « Rbposta ». Se- 
guono nella pagina stessa i primi due versi del sonetto soprammen- 
tovato di Paolo dell'Abbaco. I rimanenti dodici versi del Sonetto me- 
desimo trovansi nel rovescio della carta 68 di questo Codice (1). 

I. e R. Biblioteca Palatina di Firenze 

E. 5. 4. 38. 
(V. 225, n.** 215). 

Codice cartaceo^ in foglio, del secolo decimoquinto, di 109 car- 
te, numerate tutte nel recto coi numeri 1^100. Nel rovescio della 
carta 90 di questo Codice trovansi in caratteri rossi le parole se- 
guenti : « Sonetto di messere Iacopo di dante al maestro pagholo 
» dellabbacho e fu vn gientil tema ». Dopo tali parole trovasi 
nel medesimo rovescio il sopraccitato sonetto di Iacopo Alighieri. 
Poscia nella pagina stessa trovansi io caratteri rossi queste parole: 
« Risposta del maestro pagholo al sopradetto sonetto. » Subito do- 
po queste parole trovasi nella medesima carta 90 recto il soprac- 
citato sonetto di Paolo dell'Abbaco a Iacopo Alighieri. Quindi si 
legge nello stesso rovescio finiti (2). 



(i) Nella seconda colonna della pagina ^6 AeW Inventario e Stima del- 
la Libreria Riccardi il suddetto Codice n.* iitS delPI. e R. Biblioteca 
Riccardiana di Firense è indicato cosi : 

„ iiiS. Dante, Vita nuova, con Poesie di diversi 
„ Rimatori antichi. Cod. cartac. in quarto Sec. 
)) AVI. f, 
(2) NelVopera inlilolala / Manoscritti Palatini di Firenze ordinati ed 
esposti da Francesco Palermo (voi. I, pag. 394— 4^' > Codice CCXV. 
nani. 36 1) trovasi una descrisione del sopraccitato Codice Palatino E. 5. 



36U 



II. 



cjifzoyE. 



In alcuni esemplari dell'edizione fatta in Parigi per cora di la- 
co|K> Corbinelli, appre$$o Mamerto Patisson^ del poema di Gioslo 
de'Conti, intitobto La bella tiumo^ e di ana raccolta intitolata Rac- 
eoUo di antiche Bime di diuersi Toscani oltre a quelle de i x. fidrt , 
trofanfti Uampati sotto il titolo di 

MAESTRO PAGOLO 

DA FIRENZE 

i primi quindici versi di una canzone italiana cbe incomincia : 

» Voce dolente più nel cor che piagne * (i). 
Questi esemplari hanno nel frontespizio la data delfanno 1589 (2). 



n 



ff 



4* 38. In questa descrisìone si legge (Palermo, I Manoscritti Palatini 
di Firenze, toI. 1, pag. 399) Co<Uce CCXF, V. (RIME DI VARII) 

4' Iacopo di Dante. Un sooctto direno ■ Paolo delPÀbbaco, col quale 
„ gli domaoJa : Vdfi « Se amore è pria che geotil core » ^p»" 
5. Paolo dell'Abbaco. Sonetto in rÌ5|iosta airanteceJente dt Iacopo, e 
„ dice di esser genlilezza e amore come il calJo e la luce, due TÌrtù, che 
^ procedon neJcsìmamente dal fuoco, e ciie \ivono e cessano insieme. Questi 
M due sonetti furnn pulihlicati dal Cresciml>eni ( tom. Ili, pag. 1 aQJ. 

(1) La bella mano libro di Messere Giusto de^ Coniti Romano Sena- 
tore. Per M. Iacopo de Corbinelli restaurato al Christianiss* Henrieo 
III. Re di Francia & di Pollonia. In Parigi, per Mamerto Patisso- 
nio Typogrqfo Regio, 1689, Con priuilegio, in la*, carta 'jg, recto. 

(2). U Sig. Bartolommeo Gamba parlando degli esemplari con data del 
1689 della suddetta edizione della Bella Mano di Giusto de^ Conti dice 
(Serie dei testi di lingua e di altre opere importanti nella Italiana let- 
teratura scritte dal secolo %IV al XI X, pag. 116, col. a, nura. 369): 
,0 Due esemplari con questa data furono da me veduti : uno nella Mar^ 
„ ciana di yenezia, altro nella Biblioteca dei Monaci di S, Giustina di 
„ Padova, il quale era in Carta grande „ . 

Nrlls Reale Biblioteca dì Parma trovasi un esemplare manoscritto au- 
tografo di un'opera delPÀbate Michele Colombo intilolala Notizie intorno 
air edizione della Bella Mano fatta in Parigi da Mamerto Patisson con 
altre coite alla medesima spettanti^ e contrassegnato Colombiano n.* iqS. 
Nelle pagine terza, quarta, e quinta di questo manoscritto sì legge : 

,, L'edizione della Bella Mano del i SqS fu cominciata dui Patisson pri- 







361 

In altri esemplari della sudilelta edizione della Bella Mano di Giusto 

, ma del 1689, giacché appunto in quest^anno il libro era già terminato 
^ di stamparsi. Non ne uscirono tuttavia allora gli esemplari : di che una 
„ prova si è che non se ne rinvengono ne pure alle Librerie le più cele- 
„ bri, e che non ne fanno i Bibliografi verun cenno. Uno tuttavia n'esi- 
ste in Santa Giustina di Padova : ma siccome mancavi il frontespiaio, e 
tutto il primo foglio, cosi non potevasi rilevare da esso Tanno in cui fu 
„ stampato. Fu creduto sempre del iSgS e dal dotto Bibliotecario di quel- 
,, la Libreria , e da quanti altri lo videro , perchè non si diedero mai la 
„ pena di confrontarlo con qualche esemplare del iSqS , benché uno di 
,, questi altresì trovasi nella medesima. Quantunque cosi mancante, è non 
„ pertanto queiresemplare alTallo prezioso per le annotazioni e per le po- 
„ slille, che vi fece per entro di proprio pugno il celebre Corbiuelli, a cui 
„ dobbiamo quell'edizione. Legato bensì in pergamena, ma senza essere ri- 
„ filato, indica esso di essere stato tolto dai torchi così per uso di Luì , e 
„ per farne que'cambìamenli sì nell'ortografia che nella Lezione, ch'egli ne 
„ meditava. Un altro esemplare fortunatamente ne possedo io, uscito Dio 
„ sa come di quella stamperia. Trovasi in questo anche il primo foglio, ed 
„ indi rilevasi l'anno in cui fu stampato „. 

L'esemplare che l'Abate Michele Colombo qui dice di possedere con da* 
ta del i5&9 della sopraccitata edizione della Bella Mano è ora nella Bi- 
blioteca Reale di Parma contrasseguato : Colombiano n.» 194. 

Un esemplare con data del 1689 della suddetta edizione della Bella 
Mano di Giusto de' Conti è ora posseduto dal Sig. Conte Alessandro Mor- 
tara. 

il Sig. Giacomo Carlo firunet, parlando degli esemplari delia soprammen- 
tovata edizione della Bella Mano di Giusto de'Conli, dice (Manuel du Li- 
hraire et de V amateur des livres^ par locquts — Otarlcò Brunel. Quatrième 
édition originale^ entièrement ret^ue par Vauteur, qui y a refondu les now 
yelles recherches déjh publiées par lui en i834, et une grand nombre d'au' 
tres recherches, qu' il a /aites depuis. A Paris^ chez Silvestre, Libraire , 
Bue des Bons — Enjants, iV.° 3o, 1842 — 1844, 5 tomi, in 8", t. I,pag. 764, 
col. I ; „ J'ai vu autrcfois chez M. Renouard'un bel exemplaire de l'cdit. 
„ de 1689 co pap. fort, relié aux armes de Jac. — Aug. De Thou ; cel 
„ exemplaire avait cela de particulier que les ff. 7$ à 8a y éUienl de la 
„ réimpression, avec la Cantone di Pagalo, comme dans les exempl. d'une 
„ date postérieure ,,. 

L'esemplare ciie il Sig. Brunet qui dice d'aver veduto presso il Sig. Re- 
nouard trovasi descritto in un catalogo de'libri del medesimo sig. Rcnouard 
pubblicato nel i853 [Catalogue d'une précieuse collection de livres, ma- 
nuscrìtSf autoyaphes, dessins et grawures composant actuellement la Bi- 
blivthhqut De M.AA. /?. Paris. Jule% Renouard et C'^, rue de Tournon, 
n. 6. iS53, iu 8", pag. 162, num. 0162/1). 



362 

de^Conti che nel frontetpìtio hanno la data del 1590, odel I59i (I), 
o del 1595(2) questa Canzone trovaci stampala interamenle. I primi 

(i j La Bella Mano, Lihro di Messere Giiuio de*Contif Romano Se- 
natore. Per M. Jacopo de* CorhinelU, gentilhuomo Fiorendno ristorato. 
In Parigi, Appresso Mamerto Patisson Regio Stampatore iSqo. Con 1 

privilegio. Carta 78, recto — 83, verso. — TlSìg. Bartoloniitteo Gamba^dopo 
aTer parlato degli fsemplari della sopraccitata ediaione della Bella Mano^ cbe 
hanno la data del iSSg soggiunge ( Serie di tetti di lingua € iS altre opere 
importanti nella Italiana letteratura pag. il 6, col. 1, e pag. 117, col. 1, 
num. 369) „ Gli esemplari colT anno iSgo , e quelli eolTanno iSgi 
9, Itanno pure 6 carte innanzi al comineiamento delle Rune, come in 
„ quelli delVanno 1 SSg; nia V Avvertimento, o vogUam dire lìiscorso 
„ preliminare y n* è alquanto diverso nella lezione , ed in tuiio simile a 
f, quello degli esemplari aventi la data del 1S9 5. La eanzome di maestro 
^Pagoto vi è tutta, e n*è tolto via il Capitolo di Naslagìo da Monte Alcìno «^ 
— ^Tre esemplari sono a me noti della soprammentotata editiooe della Bella 
JfiiAO diGiostode*Conti colla data del iSgo. Uno di questi eaemplarì è 
nella Biblioteca Corsiniana di Roma (Col. 58.^=A. =a4)t 00 altro nella Bi- 
blioteca deir Arsenale di Parigi, ed il terso esisteva nel iSSg nella Biblioteca 
Melai di Milano. Il secondo di questi esemplari in an catalogo manoacritto 
della Biblioteca medesima, che ìtì si conserra, i indicato nella Seiione Bel- 
les Lettre» sotto il numero 4^^* I' ^^S* Bartolommeo Gamba parlando 
degli esemplari della suddetta edisione della Bella Mano di Giusto de*Con- 
ti dice {Serie dei testi di lingua e di laltre opere importanti nella ludia- 
na letteratura, pag. 117, col. 1., n.<» SGg) „ Un esemplare colV anno 
pp iSgo, già descritto nel Cat. des Litrres de M. d'Anse de Villoison, Paris» 
19 Debure, 1806, in S** , sta oggiXi nella libreria Melxi di Milano; ed 
ft altro esemplare colf anno 1691 si conserva nella celebre Biblioteca dell 
,1 Arsenale di Parigi , e Ju esaminato dalV ab. Michele Colombo „• 
Non mi è riuscito di cedere questo secondo esemplare, né di poterne a^ere 
una descrizione. 

(a) La bella mano, Libro di Messere Giusto de Conti, Romano Sena- 
tore. Per M, Iacopo de"* Corbinelli, gentilhuomo Fiorentino ristorato, la 
Parigi, Appresso Mamerto Patisson Regio Stampatore iBgS, Con priui- 
legio, in la*, carte 78, verso — S2, verso. I seguenti sette esemplari della 
sopraccitata edizione della Bella Mano di Giusto de*Conti hanno tatti 
la data del iSqS. 

t.* Biblioteca Barberina di Roma SS. I. 4>* Qaest'esemplare nel ca- 
talogo deMibri stampati dt questa BiliHoteca dato in luce nel i68i é indi- 
cato cosi ( /a<fer Bibliothecae qua Franciscus Barberinus S, R, JB. Cor» 
dinnlis yicecancellarius Magnificentissimas suae Familiae ad Quirina- 
lem Aedes magnificenliores reddidit. Tomi tres libros t/pis editos eom- 
plectenles. Romae^ T/pis Barben'nis, Excudebat Michael Hercules, 



363 

quindici versi dolla Canzone niedeiiiina trovansi anche stampati nella 

MDCLXXXl. Suptriontm permissUy a lomi , in fog„ l. I, pag. 3oi, 
col. 3): 

„ Giusto de' CoWTi. 
tt La bella mano Rime ristorate dal Corbinel- 
n ii> Parigi 1595. 13. LX. A. 16. „ 

a." BiMìoteci Curtiniana di Roma 58=A=a6. 

5.* Biblioteca Reale òì Parto a Colombiano n." 196. 

4.* Biblioteca del Sig. Gara lier Domenico OUTÌeri Tesoriere Generale 
degli Suti Parmensi^ Scaffale D, Fila F'II. 

5.* Biblioteca Imperiale di Parigi Y. SgSa. 

6.* Biblioteca dell' Arsenale di Parigi Belle» LeUres n.** 4067. QuesU 
«ndicaslone è quella che cpiesto esemplare ha nel sopraccitato catalogo ma- 
noscritto della Biblioteca medesima ( Vedi sopra, pag. 363ylin. 18—19). 

7.' E* ora posseduto dal Sig. Abate O. Tommaso Gelli Bibliotecario 
deiri. e R. Biblioteca WUgliabechiana di Firense. 

Aveano anche la data del i59^ ^ seguenti esemplari della sopraccitata 
edisione della Betta Mano di Giusto de'Conti de*quali ignoro chi sia pre- 
•eniemente il possessore. 

1.* Esemplare ch'esisterà nella Biblioteca di Maffeo Pinelli Venesiano. 
Nel Catalogo di questa Biblioteca pubblicato da Don Iacopo Morelli si 
legge {Bibliotheca Maphaei Plnellii Veneti magno jam studio collecia^ a 
Jacóbo Morellio Bibìiothecae Venetae D. Marci Custode descripta et an- 
notationibus aiustrata. Venetìis Typis Caroli PaUsii : MDCCLXXXVIL 
Veneunl Exemplaria apud Laurenti/tm BasUium , 6 tomi, in 8* grande, 
l. IV, pag. 3a6) : 

M 8939 de'Coaii Giusto. La Bella Mano. 
,, Nel fine: Per me Scipimiem Malpiglium 
,, Bononienhem, M. CCCC* LXXIl. in 8". 

y, -Esemplare ottimamente conservato cT 

„ un ediùonc di somma rarità 

„ 333o. La stessa, con Rime antiche 

„ di difersi , con annotasioni di Jacopo 
„ CorbinelU. Parigi , Patisson , 1695. in 

„ 13." Rarissimo libro^ citato dagli Ac^ 

* „ cademici della Crusca, come pure il se- 
„ guente 

Nel 1790 la saddetta Biblioieca di Maffeo Pinelli fu acquistata doi 
Signori Edwards e Robson celebri librari, e ▼enduta ia Londra i)er pubbli- 
ca aosione (7%e general Biographieal Dictionary, containing an histori' 
cai and criticai account of the lives and wrìiings of the most emtnent 
persons in every nation, particuUtrly the British and Irish from the ear* 



364 

seconda tftlizionc Veronese falla nel 1753 della BeUa jl/aiio JiGia- 

Itesi accounU to the present tinte. A new edition reviacd €Utd enlarged ht 
Alexander Chalmers F. S. A. i8i3 — 1817, 5a rolumi, in S*, toI. XXIV, 
pag. 5io, articolo PI NELLI (John Vi5cxifT)J. 

3.0 Esemplare eh' eiisteva in Padova neiU Biblioleca del Monastcf? 
di Santa GiuAtina. L* Abate Michele Colombo fa menzione di questo esem- 
piare nel toprarrecalo passo delle sue Notizie intorno alia edizione dclLi 
BeUa Mano fatta in Parigi etc. dicendo ( Vedi sopra , pag. 36t, lia. 
lO^—ii},, benché uno di questi altresì trovasi nella medesima „. II 
■ledesimo Abate Colombo io una nota alla sopraccitala opera del Gan- 
ba intitolata Serie dei testi di lingua ec. cita questo medesiaio esca- 
pbre dicendo {Gamba, Serie dei testi di lingua e di altre opere itnpor- 
Umti nella Italiana letteratura^ pag. 116, coL a, num. 369, nota (*}j: 
pp Due esemplari se ne cooserravano nel detto Monastero; T uno appart enei a 
gt all^anno iSgS m« 

5.*Esemp1are già posseduto dal Sig. Gaetano Poggiali che lo descrÌTe nel- 
la sua opera intitolata: Serie dei testi di lingua ec («Serse de*testi di lingtu 
stampati, che si citano nel Vocabolario cfeg^i Accademici della Crusca , 
posseduta da Gaetano Poggiali. Con una copiosa Giunta di Opere di 
Scrittori di purgata/alleila, le quali si propongono per essere spogliate 
ad accrescimento dello stesso Vocabolario, Livorno Presso Tommaso Ma- 
si e Comp.** iSi3, 3 tomi, in 8% t. I, |>ag. ia5, n.* ^44)* 

4* Esemplare che il Sig.Bartolommeo Gamba cita dicendo («^erce dei testi 
di lingua, e di altre opere importanti nella Italiana letteratura, pag. 116, 
col. 3, num. 569) „ Prejso il Sig. Oliva di Aviaoo uno con postille su- 
„ tografe di Giuseppe Bartoli ,,. 

5** Esemplare posseduto dalla famiglia Avogadro di Brescia. Il Si^. 
Barlolommco Gamba parlando degli esemplari della BeUa Mano di Giusto 
de^Conli con data del iSgSdice {Serie dei testi di lingua^ e di altre opc 
re importanti nella Italiana letteratura , pag. 117» col. 1) : ^ nta tjudh 
„ posseduti dair abate Mirhele Colombo, dalla Biblioteca Reale dt Pa- 
» '^8^% e da una Jamiglia Avogadro in Brescia,hanno esso foglio K ctd 
„ solo motto greco „. 

6." Esemplare già posseduto dal Sig. Professore Guglielmo Libri. Que- 
sto esemplare fece parte della raccolta di libri di Belle Lettere appartenenti al 
medesimo Sig. Libri , e venduti in Parigi nel 1 847 dai 98 di Giugno ai a4 ^^ 
Luglio. Ntrl catalogo di questa raccolta pubblicato nel 1847 questo esem- 
plare trovasi indicato sotto il numero 814 {Catalogue de la SUdiothèque 
de M. JL**** Dont la venie se fera le lundi a 8 /uit 1847, ^< ''< ^H^' 
neuf jours suivanis à six heures de relevée, rue des Bons- Snfants^ n* 3o, 
maison Silvestre, sulle du premier. Se distribue a Paris chem Li, C. Sil- 
vestre et P, Jannetf Ubraires, rue des Bons'En/ants, 3o. 1847 » *"* ^** 
|Mig. 126, n.** 8i4)- 



365 

sto de'Conli (1). La suddetta Canzone è stala interamente ristam- 
pata nello scorso anno i853 dal Sig. Francesco Corazzini in una 
raccolta intitolata Miscellanea di cote inedite o rare (2). 
Questa canzone trovasi manoscritta in ciascuno dc'Codici seguenti. 

Biblioteca Barberina di Roma 

N." 1564. 

Codice in quarto piccolo, del secolo decimoquinto, e di 09 car- 
te, tutte cartacee, salvo l'ultima, che è membranacea. Nt*l rovescio 
della carta Itf di questo Codice si legge: « chanzona delm. pagolo 
n dellabaco da (ìrenze strolago e filosafo ». Dopo queste parole 
nel medesimo rovescio incomincia questa Canzone , e finisce nel 
rovescio della carta 18 di questo Codice. 

I. e II. Biblioteca Medìceo-Laurenziana di Firei)/.c 

Pluleus XL. Codex XLVI. 

Codice cartaceo, in quarto, del princìpio del secolo decimoquar- 
to, e di 86 carte numerate nel recto saltuariamente in questo mo- 
do : 2— i8, 35—41, 26, 26—62, 84—93, 73, 95. 

Nel recto della carta trigesimaquarta di questo Codice numerata 
38 si legge : « Chanzone dimaestro pagliolo di firenze ». Subito 
K) dopo queste parole nel medesimo reeto^ incomincia la suddetta 
canzone di Paolo dell* Abbaco, e finisce nei redo della carta 39 di 
questo Codice. 

Nel catalogo pubblicato dal Canonico .\ngeIo Maria Bandini de' 
Codici manoscritti Italiani delTl. e R. Biblioteca Mediceo — Lauren- 
ziana questo esemplare della suddetta Canzone di Paolo delPAhba- 
co è indicalo cosi (3) : 

{i) La bella mano di Giusto de* Conti Romano Con una Raccolta di 
Bime antiche Toscane. Edizione seconda Veronese. Più ricca della pri' 
mOf e corretta. Alt Illustrissimo Signore Don Giulio fis^a Presidente 
del Regio — Ducal Magistrato di Manlo\fa, In Verona MDCCLIIL 
Presso Giannalberto Tumermani nella Via delle Foggie. Con licenza 
dé'Superiohf io 4^ P^g* ^^7* erroneamente numerata 367. 

(a) Miscellanea di cose inedite o rare, raccolta e pubblicata per cura 
di Francesco Corazzini. Firenze tip. di Tommaso Baracela Successore 
di G. Piatti^ i853, io 8% pag. 267 — a65. 

(3) Bandinif Catalogus codicum Italicorum Bibliothecae Mediceae 
Laurentianae, Gaddianae, et Sanctae Crucis, col. Sg, Plut, XL. Cod* 

XLVI. 



366 

> XII. pag. 34. Ccuuone di Maestro Pagalo di 
a» Firenxe (■}> quae est ad Suinnum Ponlificem, 
n horUloria ut ad Romanam Sedem reverta- 
» tur. Inc. 

M Foce dolente più nel cor che piagne, 

» Des. 

» Che verità ti veste di un diaspro. 

,, (i) Huias Carmina Italica eistaDt in Biblioth. Vaticaoa, 
y, &c Barlierina , ut eruitar ex Leone Allaccio Podi ante" 
„ chi Crc. Napoli per Sebastian d'JUcei MDCXLI. H^ 

Nel Catalogo te»tè citato del Baudini sì legge che il Codice Medi- 
ceo— Laurenziaoo Pluteus XL. ».'' 46. è Codex ekartae. Ms., in 4*, 
Saee, XIF* in qw) varii oeeurrunJl defeetus (1). 

I. c K. Biblioteca Magliabcchiana di Firenze 

Classe F//.n."991. 
{Codici Strozziani n.* 617). 

Codice cartaceo, in foglio, del secolo decimoquarto, e di sessan- 
totto carte niunerate tutte, salvo le prime cinque , nel reeio coi 
numeri 1 — 3, 12 — 18, 20 — 72. Nel recto della carta 37 ouneraU 
41 di questo Codice si legge: « Maestro paolo dellabacho •. Subito 
dopo queste parole nel medesimo recto incomincia la suddetta can- 
zone di Paolo deirAbbaoo, e finisce nel recto delia carta numerata 
45 di questo Codice. 

I. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze 

Classe VII. n.** 1010. 

Codice già descritto di sopra (2). 

Nella seconda colonna della carta 158, verso^ di questo Codice 
si legge: « Chanzone del maestro pagliolo di firenxe ». Subito do- 
po queste parole nella colonna medesima incomincia questa can- 
zone , e finisce nella seconda colonna della carta 159> verso ^ di 
questo Codice. 

I. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze 

Classe VÌI n.MI92. 
(Codici Strozziani n.** T77). 

Codice cartaceo» in quarto piccolo, del secolo deoimosealo, e di 

(i) Bandirti, Catalogus Codicum liàticorum Bibliotheeae àiediceac 
Laurentianact Gaddianae, et Sanctae Crucit, col, 6i. Plutous XL.Codcx 

(2) Vedi sopra, pag. 356, lin. ao— .24, e pag. 357, '^^* 1— -io. 



367 

137 carie numerate tulle nel recto^ salvo le prime qudllro, coi nu- 
meri 1 — 133. Nel rovescio della carta 84.* numerala 78 di questo 
Codice si legge: » Canzona del maestro Pagolo di Firenze ». Su- 
bilo dopo queste parole nel medesimo rovescio incomincia la so- 
prammeutovata Canzone di Paolo dell'Abbaco. Essa finisce nel ro- 
vescio della carta 83 del Codice stesso. 

À pagine 257 della sopraccitata Miictllanea di cose inedite o rare 
raccMa e p/iMlieoia per cura di Francesco Coraxsini si legge : 

n MAESTRO PAOLO DELL' ABBACO 



9 CANZONI (l) 

i> EttraUa dal Cod, Magliab, 1192. C^ 7. » 
(*) Fu pubblicata da Jacopo Corbiaelli, Parigi, iSqS „. 

I. e R» Biblioteca Riccardiana di Firenze 

n/ 1050. 

Codice cartaceo, in foglio, della fìne del secolo decimoquarto, e 
di 130 carte, tutte cartacee, salvo la prima che è membranacea, e 
numerate tutte nel recfo, salvo la prima, V 89', e le carie 122* — 129*, 
coi numeri 2 — 119, 128. Nel rovescio della carta sessagesimasesta 
numerata ti dì questo Codice si legge : « Maestro paghòló dellab- 
baco ». Subito dopo nel medesimo rovescio trovansi i primi sessan- 
tatre versi della sopraccitata Cantone di Paolo delPAbbaco. Subilo 
dopo l'ultimo di questi sessantatre versi nel medesimo rovescio si 
legge: 

« Sennuccio del bene 
» Vuoisi buon elmo di uerace fede n ec. (1). 

(i) Nel Catalogo de'roaooscritti (lelPI. e R. Biblioteca Riccanluina sud- 
detta pubblicalo dal Dottore Giovanni Lami il Codice di questa Biblio- 
teca ora contrassegnato n.<> lo5o è iudicato sotto „ PaOlO dell'Abbaco „ 
così ( LamifCatalogus codieum manuscriptorum qui in Bihliolheca Riccar- 
diana Florentiae adservantur, pag. 3 li): „ O. IV. Codex charlac, infoi. 
„ n.^ XL. „ Qui la lettera O indica la Scansia, il numero IV il Palchetto, 
ed il numero XL il numero antico del Codice Riccardiauo, ora contrasse- 
gnato n.^* io5o (Tedi sopra, la nota (i] della pagina 358). 

Nella prima colonna della pagina a5 dell' //it^entorto e stima della Là- 
breria Riccardi si legge : 

„ loSo Boccaccio. Vita di Dante. Vita nuova dì 
Dante. Rime di diversi &.c. Cod. miscellaneo 
in fol. Sec. XIV. muI fine, e parte XV. „ 



1» 



368 

tu. 

SONETTO D^ ARGOMENTO ASTROLOGICO, 

Nel 1748 il Dottore Giovanni Lami pubblicò nel lomo nono 
della raccolta intitolata Novelle Ulterarie^ un sonetto di PaoJo del- 
l'Abbaco d'argomento astrologico (i). Questo sonetto, ristampato 
nel 1751 dal medesimo Dottore Giovanni Lami nel suo CaieUagus 
codicum manuseriptorum qui in Bibliotkeea Biecardiana Flareniiae 
adservantur (2), trovasi manoscritto in ciascuno dei Godici seguenti. 

I. e R. Biblioteca Maglìabechiana di Firenze 

Classe VII. w." 1010. 

Codice già descrìtto di sopra (3). Nella seconda colonna del ro- 
vescio della carta 162 di questo Codice si legge: « Soto di nue»tro 
» pagholo dellabacho ». Subito dopo queste parole nella medesima 
seconda colonna trovasi il soprammentovato Sonetto d* argomento 
astrologico. 

I. e R. Biblioteca Biecardiana di Firenze 



.TV O 

n. 



1088. 



Codice cartaceo, in foglio, del principio del secolo decimoqain- 
to, e di settanta carte numerate tutte, salvo le prime quattro, sal- 
tuariamente nel redo coi numeri 10, 5, 13 — 68. Nel recto della 
carta sessagesimaseconda numerata tf8 di questo Codice si legge : 
«-(> Maestro pagbolo delabbacho ». Subito dopo queste parole nel me- 
desimo redo si trova il soprammentovato Sonetto d'argomento astro- 
logico (4). 

(i) Novelle letterarie pubUicate in Firenze Vanno MDCCXLyilL 
Tomo yillly col. 548 e 349, Num, aa. 

(2) Pag. 3ri, articolo „ Paolo dell'Abbaco „ noU (1). 

(3) Vedi sopra, pag. 283, Un. 22 — 33, e pag. 284, lin. 1. 

(4) Nel catalogo pubblicato dal Dottore Giovanni Lami de'Codlci mano- 
scritti deiri.eR. Biblioteca Riccardiana di Fireose il Codice di questa Bi- 
blioteca ora contrassegnalo n.' io88 è indicato sotto Aesopu$ cosi (JLamc, 
Catalogus Codicum manuseriptorum qui in Bibliotheca Riccardiana Fio- 
rentiae adservantur, pag. 9) : 

„ hrìCdom Iialice. O. mi. Codex chartaceus in /olio. num. XXXXII.,, 
Qui la lettera O indica la Scansia^ il numero IIII il Palchetto, eài\ numero 
XXXXII. il numero del Codice Riccardiano ora contrassegnato n.* 1088: 

Mella prima colonna della pagina àS deW Inventario e stima della Li' 



369 

IV. 
RECOLUZE. 

Il Sig. Libri nella sua Hisioire des seiencet mathématiques en Ita- 
lie^ parlando di Paolo Dagomari, dice (1) : « Il est reste de lui des 
» livres sur Filòòoco, où Ton trouve pour la première fois Vem- 
w ploi de la virgule desti née à partager les grands nombres en 
» groupes de trois chiffres afin d'en faciliter la lecture >. In una 
nota del Sig. Libri a questo passo della sua opera sopraccitata si 
legge (2) : « Le manuscrit 85 de la classe XI de la bibliothèque 
» Magliabechiana de Florence (manuscrit qui vient de la biblioihè* 
m que Gaddi, et qui portait autrefois le n.» 149) contient les « Re- 
» choluzze del maestro Pagholo astrolacho » qui commencent par 
» celle règie : ^ Se vuoi rilevare molle Hghure, a ogni tre farai 
» uno punto dalla parte ritta inverso la manca, eie. r (3). 

oreria Riccardi si legge : 

„ io88 Bsopo TolgarisMto. Canxone di Franco Sac- 
„ chelti. Sonetti di Messer Giov. Boccacci e di 
^ altri Autori del buon Secolo. Cod. cart. in 
„ fol. Sec. XV. 8u) prioc. „ 

(i) Libri, Hisioire des sciences mathématiques en Italie, t. II , 
pag. 3o6. 

(3 ) Librij Hisioire des sciences mathématiques en fialie , t. II , 

ao6— 207, °^^* (^) ^^1^* V^S' ^^^' 

(3) Giovanni da Sacroboaco, matematico ed astronomo inglese, morto nel 
ia44«o n^l ia56 (Histoire littéraire de la France, t. XIX, pag. 3) in un 
suo trattato d'aritroelicm dà questa medesima regola scrivendo (Aara ma^- 
matica ; or a collection of treaiises on the matliematics and subiects con- 
necled with them , From ancient inedited Manuscripts, Edited by James 
Orchard Hallitvell, Esq, F. R, .5., F. S. A^ &r. &c. oj Jesus Colle- 
ge, Cambridge. London; John William Parker ^ west Strand; 7. & 77. 
Dei^on, h T. Stevenson^ Cambridge. 1839, in 8% pag. 5., Ioannis de 
Sacro^Bosco traclatus de arte numerandi^ /. — Rara mathematica ; or 
a collection of treatises on the mathematics and subiects connected wiih 
them, From ancient inedited Manuscripts. Edited by lames Orchard 
Halliwel, Esq., F. R. S., F> S. A., &C.&C. tic.ofleius College, Cam- 
bridge. The second Edition. London Published by Samuel Maynard, 
S, EarVs Court, Leicester Square, 1841, in 8% pag. 5., Joannis de Sacro 
— Bosco tractatus de arte numerandi, I) : Item seiendum est quodsupra 
quamlihet figuram loco miUenarii positam componenter possunt poni qui- 
dam punctu\ ad denotandum quod tot millenarios debet ultima Jigura re* 
presentare, quot Juerunt puncta pertransita, Sinistrorsum autem scribimus 

24 



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371 

» del maeitro PaolOy dont parie Gbalìgai. Depuìs, j'ai fait facqur^ 
n «ition d'un manuscrit d'Abbaco^ compose à Floreoce ver» le mi- 
» lieu du qualorzième sièclc, el j*y ai trouvé à k Rq ces Rèqlef 
1% qua je m^empresse de piiblier conMDe Tun den pias aneiens mo^ 
t) numen» algébriques de la langue italienne. Reslerait ensuite à 
t» dittcater la question de savoir %ì c'ent un Paul de Pi»e (qu*OB 
m ne trouve menlionn^ que dan» Ghalìgai)^ ou Paul Dagomari» q^ 
» est Tauteur de ces Regoluze. 11 règne beaucoup d'ineertitudo sur 
» les auteurs appelés Paolo astrologo ou Paolo delCabbaeo^ et ìÌ 
w est possible qu*il y en ait eii plusieurs qui ont porte ce nom. 
» Il faut cependant remarquer qne, dans un manitscrit du quator- 
» zième siede qiie je possè'^e, et qui commence ai osi: ^ /n qwesto 
y» litro tratteremo di più maniere di Ragioni adatte a traffieho di 
» merchatantia tratte de libri d'^arismetricka et ridotte in volgare 
9 per lo excellente huomo maestro Pagolo de Dagumari da Prato »^ 
« ri u^est nullement question de ce» RegolUxe, ce qui semble con- 
m firmer Tassertion de Ghaligai. Au reste, ^oiei ces rSgles ». 

Dopo arere riportato queste Regoluze , il Sìg. Libri neUa susk 
Nota XXX sopraccitata soggiunge (f): 

1» Le manuscrit d'oiì j'ai tire ces Regoluze est anonyme; mafs, if 
w après plusieurs indications qu'il fooritit, ik semble airoirélé coni- 
» l^osé vers 1740 -n. 

Il Sig. Cesare Guaiti nella sua Bibtlografla Pratese scrive (2)r 

» 6 Regoluze del maestro Paiolo astrolagho. )>. 

n Inserite nella nota XXX^ took) terzo, deW ffistoire des seienee^ 
» mathématiques en Italie eie* p.ar G. Libri, A Paris, Renouard^ 
- 1838) in 8/ Il cb. Libri le tolse da un manuscriUo di ^66acocompo- 
> sto a Firenze verso la metà del sec. XIV, e da lui posseduto. Nella 
y* Magliabecbìana sono queste /)ecAoZu2c nel Codice 85 della clas. XI, 
» che fu della libreria Gaddi col n. 1 4^, e nella Riccardiana, cod. 
1» 2511 cartaceo in fogl., scritto nel sec. XV; non conosciuto dal cb. 
fi Libri. Il Ghalig^' (Pratica d'aritmetica) le vuol falturadi un mae* 
» stro Paolo da Pisa: e Topinione di' esso tiene sospeso il Libri, al 
» quale fece senso it non es^er parola di qnette Regole nel segiienUf 

(i) Libri, ffistoire de» seiences malhématiifttes en Italie, t. IIT, pag. 
3oi. — Le suddette Regolute, Vedi sopra pag. 669 — 370, e le linee 1 — 36 
di questa pagina 371 (Irovansì stampale nel tomo terxo delFopera del Sig. Li- 
hri) intitolata ffistoire de» sciences mathématiques en Italie ec.^pa^ 296 
3oi, Note XXX). Questo tomo terso ha nel frontespizio la data del 1840. 
{iVBibliografia Pratese compitata per un da Prato, pag. a, articolo» 
ABBACO (dell*} Paoiéo. 



370 

Nelle Additions au second volume dell'opera dei Sig. Libri, inti- 
tolata HUtoire de$ Bcienees maikémaiiques en Italie depuis la re- 
naistanee des leltres jusqu'à la fin du dix — $eptième sièele^ si leg- 
ge (1) : 

M Page 206, note (3). — Je me sui» Iai8»é entralner trop loio 
» par la raMemblance da uom, en attribaaiit à Paul Dagomari les 
» règlea del maestro Pagkolo : car j*ai trouvé depuin dan» Ghaliga i 
9 ( Pratica à*arilhmetiea^ T. 3) , que la règie pour rilevare più 
» figure est due à un maestro Paolo da Pisa 9 qoe je ne connais 
» qne d'après cette citatioo • (2). 

Nella Nota XXX del Sig Libri al terzo tomo della sua opera so* 
praccitala si legge (3) : 

n J'ai cit<^ dans le second folume (p. 206 et 526) les Regoluxe 

in hac arte more Arahum hujus teienUae inventorum, vel hae ratwne tU 
in legende^ consuetum ordinem observantes numerum majorem proponamus. 

(1) Libri i Histoire des sciences matfiématiquet en lìàUe^ L II, p«g. 
Sa 6. 

(9) Francesco Ghslìghai ma tematico 'Fioieniino del secolo decimosesto 
scrive (Pratica d^ aiilhmetica^ di Franceseo Ghaligai Fiorentino. Rivista 

et ristampata con diligentia. In Pirente M D XLF'Ifl, in 4i carta 3, 
recto, — Pratica d'arithmetiea.Di Francesco Ghaìigai Fiorentino, Nuoua» 
mente Riuista, &c con somma Diligenza Ristampata, In Firente appresso i 

Giunti M»D, LII. in 4*, carta 5, recto): „ Dotai andò elmodo dirilensre 
„ queste 13 figure, o quelle ti pare; Maestro Paulo da Pisa nel rìleaare 
f, le figure eia questa Regola, incomincia a mano diritta uezso la manca , 
„ la prima dice numero, la seconda decinalatersa ceiitioaio, efa un pnnlo 
„ a ogni 3 figure, la quarta dice numero di migliaio, la quinU deciua di 
„ migliaio, la sesta centinaio di migliaio, 8c iroua el punlo, la settima 
„ dice numero di milione, TottsTa decina di mili«oe, la nona ceatinaio di 
milione, & rilruoua el punto, la decima dròe nnteeto di' taiigliaio di mi- 
lione, ^undecima decina di migliiiò di milione, la duodecima centinaio 
„ di migliaio di milione, uedi le dette figure secando detto ordine dicono 
785 migliaia di milioni 864 milioni, e 857 migliaia, e 638. Nota questo 
„ ordine rileua quante figure Phnomo uuole. 786. 864- 867. 638* m. La 

regola di maestro Paulo da Pisa citata dal Ghaligai in questo -passo della 
sua Pratica ^aritmetica è la prima delle Regohie di maestro Paghalo 

astrolagho, giacché quéste Regolale incominciano c0si {Libri, Histoire des 

sciences mathématiques en Italie, t. Ili, pag. 996): 

„ 1. Se vuoigli rilevare molte figure e ongni tre farsi uuo punlo cho- 
„ minciando dalla parte ritta inverso la mal&cha eppoi dirai tante volte 
„ milglìaia quanti sono li ponti dinansi ,,. 

(3) Libri, Histoire des scienùes mathématiques en Italie, t. ili, pag. 

agS. 



9) 
9> 



9» 




371 

» del maestro Paolo, doni parie Gbaligai. Depuìs, j'ai fait facqar^ 
n «ition d'un manuAcrit d'Abbaco^ compose à Floreoce ver» le mt- 
» lieu du qualorzième siede, el j*y ai trouvé à k fia ces Hèglef 
•n que je m*empresse de piiblier coimDe l^un des plas aneiens mo^ 
ly numens algébriques de la langue italìenne. Reslerait ensuite à 
w discater la qaestion de savoir si c'est un Paul de Pise (quW 
> ne trouve menlionn^ que dans Ghaligai)^ ou Paul Dagomari» q^ 
» est Tanteur de ces Reqoluze. 11 règne beaucoup d'ineertitudo sur 
» les anteurs appelés Paolo astrologo ou Paolo deWabbaeo^ et lì 
w est possible quMl y en ait eii plusieurs qui ont porte ce nom. 
» Il faut cependant remarquer qne, dans un manitscrit du quator- 
» zième siede que je possedè, et qui commence ainsi: ^ /n qwesto 
lì libro tratteremo di più maniere di Bagioni adatte a trafficho di 
• merckatantia tratte de libri d^'arismetric/ia et ridotte in volgare 
9 per lo exeellente kuomo maestro Pagolo de Dagumari da Prato »^ 
» fi u^est nulleoient question de ce» Regoluxe, ce qui semble con- 
9 firmer Passerlion de Ghaligai. Au reste, ^oid ces rSgles ». 

Dopo aTere riportato queste Hegoluze » il Sìg. Libri nella susk 
Nota XXX sopraccitata soggiunge {t)i 

» Le manuscrit d'oiì j*ai tire ces Begoluze est anonyme; mats, if 
w après plusieurs indications qu*il foornit, ik semble airoirélé coni- 
» i^osé vers 13^40 -n. 

Il Sig. Cesare Guarii nella sua Bibliografia Pratese scrive (2)r 

» 6 Regoluze del maestro Paiolo astrolagho. »• 

n Inserite nella nota XXX^ tomo terzo, deWHistoire des sdenees^ 

» mathématiques en Italie eie* p.ar G. Libri, A Paris, Henouardf 

- 1838) in 8/ 11 cb. Libri le tolse da un manuscriUo di ^66acocompo- 

9 Sto a Firenze verso la metà del sec. XIV, e da lui posseduto. Neil» 

n MagliabecbJana sono queste /)ecAo<U2c nel Codice 85 della clas.XI, 

» che fu della libreria Gaddi col n. 14^, e nella Riccardiana, cod. 

1» 2511 cartaceo in fogl., scritto nel sec. XV; non conosciuto dal cb. 

Vi Libri. Il Ghalig^ (Pratica d'aritmetica) le vuol fattura di un mae* 

» stro Paolo da t'isa: e ropinioned» esso tiene sospeso il Libri, al 

» quale fece senso il non es^er parola di queste Regole nel seguente 

(l) Libri, ffistoire de» btiences mathématiifues en Italie, t. IH, pag-. 
Soi.^ — Le suddette Regolute, Vedi sopra pag. SGg — 370, e le linee 1 — 36 
di questa pagioa 371 (Irov ansi stampale Del tomo terso delfopera del Sìg. Li- 
bri) intitolala Histoire de* sciences malhémaliques en Italie te. [p^^ 396 
3oi,iVb<e XXX). Questo tomo terso ha nel frontespizio la data del i840é 
{2)BibUografia Pratese compitata per un da Prato, pag. a, articolo» 
ABBACO (dell'} PAObo. 



372 

yt nannscrif lo (i). Ma il testimone di tre codici ini ptfre snflicienf^ a far 
n credere del noittro Paolo quelle poche pagine, che sono uno dei pid 
9» aniìcbi nionumenli algebrici della lingua italiana. Le 7}egoftixe sono 
» cinquantadue in tutti i codici ». 

Le /fego/tizf, delle quali parla qui ilSig. CesareGuasti, trovansi 
attribuite a maestro Pagholo astroiogho in ciascuno de'Còdici se- 
guenti. 

I. e R. Biblioteca Magliabecliiana di Firenze 

Classe XI. n.* 85. 
già Gaddiano n."* 149. 

Codice cartaceo^ in foglio, della fine del secolo dccimoquinto, e 
di 174 carie numerale tutte nel recto coi numeri 1 — ^9, 1 — 2, 4 160. 
Nel recto della caria numerata 7 della prima numcraiione di que- 
sto Codice si legge: 

» Recholuzze del mae.ntro pacholo a»trolacho 
f) i. Se uuoli rileuare molte Hgbure aogni tre eoe a ogni 3. faraj 
» uno punto della parte ritta inuerso lamancha e poi diraj 
» tante uoUe migliaja quanti sono li punii dinanzi ». 

Nel recto della carta numerata 8 della medesima prima numera- 
lione di questo Codice si legge: 
n 37 Se uuolj muK uno numero sano e rotto per uno altro sano 

» e rotlo muK ciaschun numero sano per lo denominante del- 

» suo rotto egugni il dinominato e poi mul". luna somma 

» cholaltra e parti perii dinomjnantj n. 

» 38. S 

11 rimanente delle suddette regholuze manca in questo Codice. 

(i) Qui il Sig. Girasti tlicentlo „ seguente manuscrilto „ intende il fi' 
bro di piti maniere di Ragioni adatte a tra/Jicho di mercatanlia citato dal 
Sig. Libri (Vedi sopra, pag. 371, lìn. ii — 17), edal medesimo Sig. Guasti 
indicato cosi [Bibliograjia Pratese compilata per un da Prato, I. e.) 

» c Ragioni adatte a traffico di tnorcatanzia ec. 

„ Cod. del sec. XIIL posseduto dal eh. Libri (V. Histoire dea scien- 
t, ces etc. tom. troisième, note XXX). „ Incomincia: „ In questo libro 
n tratteremo di più maniere di Ragioni adatte a trafficho di merchatantia 
,, tratte de libri darismetricha et ridotte in volgare per lo ezcellenle buomo 
„ maestro Pagolo de Dagumari da Prato,, ,,. 
Qui per errore forse di stampa trovasi XIIl. in vece di Xiy.(Vedi sopra, 

pag. 371, lìo. 41 — 12). 




373 

1. e H. Biblioteca Rìccardiana di Firenze 

n.° 1 169. 

Codice cartaceo, in foglio, del secolo decimoquinlo, e di 97 carie 
numerate tutte nel recto co'numeri i— 97. (i). Nel redo della car- 



(i) Nella seconda colonna della pagina 37 àeWlni^eniario e itima JeU 
la libreria Riccardi il Codice n.** 1169 della suddetta Biblioteca Riccar- 
diana è indicalo cosi : 

„ 1169 Leonardi Pistorìensis Mathematica. Cod. 
* ,, chartac. in fol. Saec. XV. 
Nel recto della prima carta del medesimo Codice Riccardiano n.** 1169 
ai legge: 

JNCfPiT . MATEMATICA . FRIS . LEONARDI . PISTO^^ . ORI). 

FRA . PREWCAT09'. 



Mathematica neieniia tfuattuor partes habet Melicet AriOimetricam 
geometriam musicam et astrologiant et ideo quadruuialis scientia nomina^ 
tur quia istas 1111."*' teientias sub se continet. Arithmetrica considerai de 
numeris, geometria de mensurisy musica de sonorum et uocum consonanti» 
isy astrologia de caelestium corporum motibus et dispositianibus: de qua^ 
rum unuquaque aliorum pìùlosophorum praecedentium uestigia subsecutus 
breuem libellum edidi ad utilitatem et eruderationcm nouorum seu rudium 
auditorum sub certis et determinntis regulis ut lecta uel audita facilius 
capiantur. Vt autem orda procedendi seruetur primo de arithmetrica, se • 
cundo de geometria^ tertio de musica, quarto de astrologia sub compendio 
est agendum. 

De Arithmetrica 

In Arithmetrica igitur ut dictum est compendiosum et utile tractatum 
composui continentem ires particulas principales. In cuius prima parte 
agitar de arte numerandi quae vulgato nomine dicitur ulgorismus a quo- 
dam philosopho qui hanc scientiam edidit sic uocato quantum ad nume- 
ros integros,in secunda parte agitar de ipsa arte numerandi quantum ad 
numerosfractos, in tertia aero parte agitar de conditionibus et proprietà- 
tibus et proportionibus numerorum secundum traditionem Boetii in arith- 
metrica sua. 

Quindi è chiaro che l'opera di Fra Leonardo da Pistoia intitolata Ma- 
thematica fu o dovea essere composta di quattro parti, la prima delle quali 
incomincia nel recto della prima carta del suddetto Codice Riccardiano n.* 
1169 (Vedi sopra, le lin. 10 — 33 di questa pagina 373), e finisce nel ro- 
Tcscio della carta 30 di questo medesimo codice , giacché in questo rove- 
scio si legge : 



374 

la 7i di questo Codice si legge : 

« REGULAE . MAGISTRI . PAVLl. 

Et haec ad presens de numeri» arithmetrice dieta sujficiant, 

Explieit prima pars principalii. 

Incipit secanda pars principalis hmus operis quae appellatur prati' 

ca geometriae. 

Geometrie praticam postulantibus et inexpertis tradere uolens non quasi 

nouum opus edidi, sed uetera et predecessorum meorum dieta collegi. 

Il roTfscio dellk carta 3o del Codice Riccardìano n.* 1169 finisce cosi: 

Ucet autem plura depratica geometriae dici potuissent: haec tamen ad 
presens dieta sujficiant, 

Explieit secando pars principalis huius operis quae est de pratica geo* 

metriae» 

Sequìtur de Musica, 

Il recto della caria 3i del medetimo codice Riccardìano b." 1169 inco- 
mincia colle parole seguenti : 
Incipit tractatus de disposUione sperae et orhis compositus ut supra. 
Le prime dae parti delFopera di Fra Leonardo da Pistoia intitolata Sfa- 
thematica trova nsi anche manoscritte in un Codice delT I. e R. Biblioteca 
Magliabechiana di Pirense contrassegnato Concenti Soppressi {S. Marco 
N,* 56o) Scaffale L Palchetto V. N,* 7. 

Nelle colonne prima e seconda del rorescio della carta nomerata 118 di 
questo Codice si legge (*) : 

Explieit compositio quadrantis. Incipit mathematica fratrit leonardi 
èefnstorio ordinis fra tram predicatorum, 
Prolo^uM. 

Mathematica sdenlia 4*°'' portes hahely videlicet^arismetricam,geome- 
triam^musicam^et astrologiam et ideo quadruuialis scientia nominatur quia 

istas. IIIJ,scientias sub se continet. Arismetriea contiderat de numeris, 
geometria de mensuris^ musica de sonornm et uoeum consonantiis, jistrolo* 
già de celeslium eorporum motibus et disposiUonihus de qaarum una* 
quaque aliorum phylophorum (sic) uestigia suhseeutus breuem Ubellum e» 
didi ad utilitatem et eruditionem nouorum seu rudium auditorum sub rer- 
tis et determinatis regulis ut leda ^^el audita facilius capiantur.f^t autem 
ordo procedendi seruetur primo de arismetriea , secando de geometria , 
3.» de musica, 4-* ^^ astrologia sub conpendio est agendum. 

De arismetica. 
In arismetriea igilur, ut dietum est^ conpendiosum et utileìn tractatum 

(*) Tulio ciò che trovasi nella linea TÌgesimaquarta, figesimaquinta otì- 
gesimasesla di questa pagina 374. nella prima colonna del rovescio della 
carta numerata 1 iB del codice Maglìabechiano Cont'en/i Soppressi (S. Mar- 
co n.** 36o) Scaffale I. Palchétto V, n." 7. trovasi scritto in caratteri 
rossi. Nella seconda colonna del medesimo rovescio trovansi anche in ca- 
ratteri rossi le parole De Arismetica che formano la linea irigesimasettima 
della presente pagina 374. 




375 

» Se uuogli rileuare molte figure a ogni tre farai vno puucto In- 
» comiaciando dalla mano dextra, et andando verso la sinistra, et 



conposuij conlinentem tres particula» principaUs In cuius prima parte a- 
gitur de arte numerandi qui ualgato nomine dicitur algorismus a quodam 
philotopho qui hanc scientiam edidit sic aocatOj quantum ad numeros in- 
tegros, in secunda parte agitar de ipsa arte numerandi quantum ad numeros 
Jractos, In tertia uero parte agitar de conditionibus et proprietatibus et prO' 
porlionibus numerorum secundum traditionem boetij in arismetrica sua. 

Nel recto della carta nameraia 139 del suddetto Codice Magliabechia- 
no contrassegnato Conventi Soppressi {S. Marco N.'* 36o) Scqffale /., 
Palchetto K NJ* 7. si legge . 

Et hec ad presens de numeris arismetrice dieta sufficiant, 

Explicit prima pars silicet (tic) huius opèris silicei {sic) de arismetrica. 

Subito dopo queste parole iu capoverso nella prima colonna della suddetta 
carta 129, recto^ ai legge: 

Incipit secunda pars huius operis que est de pratica geometrie (*). 

Geometrie praUcam postulantibus et inexpertis tradere uolens non quasi 
nouum opus edidi sed ueterum predecessorum meorum dieta collegi. 

Questa seconda parte finisce nella prima colonna della carta numerata 
i34t recto, del medesimo Codice, giacché in questa prima colonna si legge: 

lÀcet autem plura de pratica geometrie dici potuissent hec tamen ad 
presens dieta sufficiant. 

Explicit secunda pars principaUs huius operis que est de practica geome- 
trie. Incipit quedam epistola super quendam modum/aciendi sermones(**), 

Reuerendo patri in rpo fratri N. fr. T. se ipsum ad omnia piacile 
preparatum, 

IIP. Jacopo Echard in un articolo intitolato F.LEONARDUS DE 
PI STORIO deir opera intitolata Scriptores ordinis Praedicatorum re- 
censiti ec. ( vedi sopra, pag. /fi, lin. 5 — 9 ) , scrive ( PP, Quetif et 
Echard f Scriptores Ordinis Praedicatorum recensiti, notisque liistoricis et 
criticis illustrati^ 1. 1, pag. 473» col. 3): 

„ F. Lbonabdus db Pistorio Etruscus a 
„ patria sic nuocupalus a Lusitano, Pio, Fernan- 
„ dea. Fontana, denique Altaniura ad 1380 floruisse 
dicitur & scripsisse 



» 



(*) Tutto ciò che trovasi nelle due linee decimaterza e decimasesta della 
presente pagina si vede scritto in caratteri rossi nel recto della carta numerala 
139 del sopraccitato Codice Magliabechiano contrassegnato Conventi Sop- 
pressi, {S. Marco N.* 36o) Scaffale I. Palchetto V. N* 7. 

(**) Tutto ciò che trovasi nelle linee vigesimateraa e vigesimaquarta 
della presente pagina, nella prima colonna della carta numerata i34 recto del 
Codice Magliabechiano contrassegnato Conventi Soppressi, (S, Marco, N»* 
36o] Scqffale /. Palchetto V, N* 7, è scritto in caratteri roMi. 



376 

n poi dirai tante uolle migliaia: quanti sono gli puncti dinanzi ». 
Le parole REGULAE MAGISTRl PAVLl formano la prima linea 
della medesima carta 7i recto. Presso a questa linea nel margine 
laterale dèi medesimo recto si trova scritto in caratteri rossi : 

» f^ regoluze di m*. p". -« 
In questo Codice trovansi le cinquantadue Regoluxe soprani- 
mentovate. Esse finiscono nel recto della carta 73 del codice me- 
desimo cosi : 

M Se uuogli sapere quali sono Iregolari de mesi echogli qui , 
» et uuglionsi inparare a mente 

» Marzo :5. Luglio .1. Nouembre .5. 

•» Aprile .1. Agosto .4. Dicembre .7. 

» Maggio .3. Septebre .7. Giennaio .3. 

» Giugno .6. Oclobre .2. Febraio .6. 



„ Suminam theologiae tomUduobus dittìnetam, Sti\ 
„ uhi servelur non indicant. 

„ In indice Bibl. Florent. ad S. Marc, inter codd. 
„ MS memb. Arm. III. n. 107 sic legebam : 

„ Mathematica F. Leonardi de Pistorio ord. FF. 
„ Praed. videlicet tractatus de Arithmetica, &* de 
„ practica Geometriae, 

„ Item de computo JLunae secundum doctores Eccle- 
„ siae liber editus a F. Leonardo ord, FF. Praedic. 
,j An hic Leonardus idem sii cum eo (|uem lau- 
., dat Lusilaaus, disculiant gentiles curiosi, &. qua 
,, aelate floruerit, quod facile ex ipsis tractalibus agnos- 
,j cent, gjc hic addant. „ 
Il Codice qui raenaionalo dal P. Iacopo Echard della Biblioteca del Con- 
yento de'Doraenicani di S. Marco di Firenze è quello stesso Codice Ma- 
gliabechiano che di sopra si è detto (Psg. ^T^» lin. 19 — 31 ) essere con- 
trassegnato Conienti Soppressi {S. Marco N»^ 36o) Seajfale /., Palchetto 
V.N.^ 7; e che nel 1809 pel sopraccitato decreto dì Eduardo Dauchy (Vedi 
sopra, pag. 194» lin. 21 — aS, 5i — 54t not» (4) 1 e pag. 195, lin. 1 — 19, 
a8 — 3i, note (i), (3) ) passò dal Convento di S. Marco alla Magliabe- 
chiaoa. 

Il sopraccilalo Codice MagKahecblano contrassegnato Conventi Soppres- 
si {S. Marco N" 36o) Scaffale /., Palchetto f^., N." 7. e membranaceo, 
in quarto, e del secolo decirooquarto. Questo codice ha ora 244 carte delle 
quali le prime otto e le ultime due non sono numerate , e le altre sono 
tutte numerale nel recto coi numeri 1 — 166, 177 — a44'^o^l>''A P^' tanto 
che in questo Codice manchino dieci carte, le quali è da credere che fos- 
aero numerate nel redo coi numeri 167 — 17& 




377 

I. e H. Biblioteca Riccardiana di Firenze 

n.'SSll. 

Codice cartaceo, in foglio, del secolo decimoquinto, e di 101 carte 
numerate tutte, salvo le due prime, ed il rovescio dell'ultima, a pa- 
gine, co'numeri i — 9,X,Xl,i2 — liO^ IXI, 112 — 146 scritti a penna, 
e co'numeri 147 — 197 scritti col lapis (i). Nella pagina numerata 
col numero 143, cioè nel recto della carta 73 di questo Codice si 

legge : 

» Regholuzze di maestro pagholo astrolagho 

1 » Se vuoli rileuare molte fìghure aongni tre farai un punto 

•n cbominciando dalla parte ritta, inuerso la mancha, e poi dirai 

9 tante uolte miglaia quanti sono li punti dinanzi n. 

In questo Codice trovansi tutte le cinquantadue Regoluze sud* 

dette. Esse finiscono nella pagina numerata colla penna 146, cioè 

nel rovescio della carta 75 di questo Codice così : 

n Se vuoli sapere quasono (»ic) iregholari de mesi ecchogli qui 

» di sotto, e uoglionsi inparare a mente. 

» Marzo .5. Luglio .1. Nouenbre .5. 

n Aprile .1. Aghosto .4. Dìcienbre .7. 

» Maggio .3. Settenbre .7. Giennaio .3. 

n Giungnìo .6. Ottobre .2. Febbraio .6. 

V. 

EDIZIONE DELLE OPERE DI PAOLO DELL^ ABBACO 
FATTA SECONDO ALCUNI AUTORI IN BASILEA NEL 1532. 

Secondo alcuni scrittori, una edizione delle opere di Paolo dell* 
Abbaco sarebbe stata fatta in Basilea per Giovanni Hervagio nel 
1532 con alcune annotazioni di Iacopo Micillo. 

Domenico Maria Manni nella sua /storta del Decamerone scrive (2): 

« Fece sopra essi Libri poscia alcune sue Annotazioni Iacopo Mi- 

» cillo, e si veggiono nelFimpressione di Basilea in foglio del 1532. 

» fatta per Giovanni Hervagio : lo che sia detto di passaggio , e 

n in grazia della opportunità, che ci si è qui presentata ». 

Il medesimo Domenico Maria Manni nelle sue 0$»ervasioni istO' 

(i) Nella prima colonna della pagina 5i delF Inventario e stima della 
libreria Riccardi il Codice n/ aSi i dell'I, e R. Biblioteca Riccardiana è 
indicalo cosi : 

„ a5ii. Paolo dell'Abbaco, Trattato di Arimme- 
„ lica. Cod. cartac. fol. Sec. XV „. 
(3) Storia del Decamerone di Giovanni Boccaccio scritta da Dome» 
nico Maria Manni Accademico Fiorentino^ pag. 69, Paris I, cap. XXII. 



378 

riche sojMra i tigilli antichi di'seeoli bassi scrìve (1) : « Lasciò che 
n tutti ì nuoi Libri di Astrologia si mettessero in S. Trinità in una 
n cassa serrata a due serrami , e che una chiave ne tenessero i 
» Frati, e Takra i sooi eredi, e quivi slessero fin tanto che non 
» fosse in Firenze qualche Astrologo bravo Fiorentino approvato 
n per tale almeno per quattro Maestri, e quando veniase il caso, 
» ohe ve uè fosse uno tale, a lai lasciò, che fossero dati , e che 
» divenissero suoi. Bisogna che questo grande Astrologo nascesse, 
» perchè al dire del Negri i Libri in S. Trinità più non si Irò- 
» vano, e si sa altronde, che nel 1532. se ne fece una impressione 
» per Giovanni Hervagio di Basilea colle Note di Iacopo Micillo ». 

11 Conte Giammaria Mazzuchelli, parlando di alcune diapoaizioni 
testamentarie di Paolo dell'Abbaco, dice (8) : **> Ordinò pure che si 
• facesse un Ospitale fra Montebuoni e Firenze, e lasciò che tutti 
» i suoi libri d'Astrologia si mettessero in Santa Trinità in una 
» caiisa serrata a due serrami, e che una chiave ne tenessero qne* 
» Monaci, e Paltra i suoi eredi, e quivi stessero sin tanto che fos- 
a» se in Firenze qualche bravo Astrologo Fiorentino approvato per 
•n tale almeno per quattro Maestri, e qnando questi ai ritrovasse, 
» lasciò che a lui fossero dati, e che divenissero suoi. Ora con- 
n vien credere che questo grande Astrologo, come osserva il Sig. 
» Manni {Sigilli^ loc. cit.), si sia ritrovato, e quindi sia stato ese- 
» guito il legato, poiché que* libri in Santa Trinità più non si 
» trovano (Negri, Istor. digli Scrittori Fioreniinif pag. 444) , e si 
» sa altronde che nel 1532. se ne fece una impressione per Gio- 
•n vanni Hervagio di Basilea colle note di Jacopo Micillo in fogl. » 

Il Sig. Cesare Guasti nella sua BibliograHa Pratese cita questa 
medesima impressione dicendo (3) : 

(( a Opere. Basilea, Hervagio, 1532. 

» Con i comenti dlacopo Micillo. — Le cito sulla fede del Manni 
» (Slor. del Dee) e del Mazzucchelli ». 

Il Cavaliere Abate Girolamo Tiraboschi, parlando di Paolo Dago- 
mari, dice (4) : <c 11 Manni e il C. Mazzuchelli aggiungono, che al- 

(i) Osservazioni istoriehe di Domenico Maria Manni jiceademico 
Fiorentino sopra i sigilli antichi de* secoli bassiy t. Xiy,pag. aa e a 3. 

(a) GU ScrUtori d' liaUa, toI. I, parie l, pag. i8» articolo ABBACO 
(Paulo dell'). 

(5) Bibliografia Pratese compilata per un da Prato, I. e. 

(4) Storia della letteratura Italiana, seconda ediùone Modenese t.Y, 
parie prima , pag. 229, libro II , cap. II , paragrafo XXIY , edisìone di 
Milauo de'Classici Ilaliani, t V, parte prima, pag. 3a8^ libro li, capo II, 
paragrafo XXIV. 



379 

•n cune opere di Paolo sono slate stampate in Basilea l'anno 1532. 
» Ma a me non è riuscito di trovare alcun altro Scrittore, che di 
» tale stampa faccia menzione ». 
Né anche a me è riuscito di veder mai questa edizione. 



§. II. 



OPERE INEDITE. 

Nel rovescio della carta numerata nel recto coi numeri 158 di 
un Codice dein. e R. Biblioteca Magliabechiana di Firenze, contras- 
segnato Cloise XI9 n.^ 121, si legge : 

» Questa è 1.* opera ordinata e conposta per lo maestro paolo 
» dellabaco , Ilquale fu vno grandissimo maestro digiometria , le- 
<• nato ecopiato danno suo libro fatto nel .1339. e parladelcorso 
» depianeti e delle loro case, Eprima comincia cofiamente la re- 
» gola della luna secondo e marinai , eppoi entra sottilmente cou 
» le sue ragioni per forma che egli dimostra suauirtù, e comin- 
» eia così 

» Qvi adpresso mosterremo siccome sirinuoua la luna secondo 
» louerace mouimento che fu fatto in gierusalem, oui primamente 
» mosterremo (sic) siccomelbsitruoua secondo lo corso de marina] 
» la quale è grossamateria che non dicono se non solamente lo 
n di chellcnuoua cominciando cosi, nel 1339. correua lo nasci- 
ti mento 20. alcuno dice patta, none uero, oui chiamasi nascimen- 
9 to della luna. Senoi non 8ap<*ssimo perchè net 1339. corre 20. 
» dirai: parti glianni domini per 19, vienne 70, e riroan 9. sopra 
» al qual 9. agiugni 1. fa 10. multiplicha per 11. fa 110. partilo 
m per 30. resta 20. come dicemo ti. 

Quest'opera di Paolo dell'Abbaco nel rovescio della carta nume* 
rata nel recto col numero 164 del suddetto Codice Magliabechiano 
CtOise XI n." 121 finisce cosi : 

•n Se uolemo sapere ogni ora del giorno quale segnale è nel mezzo 
» del cielo , facosì. donemo sapere che tutto tempo 6. segnali sono 
» sopra la terra e 6. sotto la terra. Verbigralia pogniamo che Aries 
» sia tutto montato soprai la terra, cioè sopra lorizonte doriente, 
» dunque due segnali, cioè dinanzi ad se, cioè pescie e Aquario. 
» sicché Aquario allora chariete è tutto montato , e aquario co- 
» mincia a montare in mezzo del cielo, e dimora .2. bore intere. Malia 
» sua fortezza è solamente vna ora, mezza bora della parte dica- 
» pricornio, e mezza daquario, che in quella ora nondiscìende da 



380 

» nulla parte, siccome ueggiamo per questa ruota figurata per or- 
» dine dimoslratiuo a più intelligenzìa dognì persona ». 

Segue nel medesimo rovescio la figura di questa ruota. 

11 Codice Maglia becbiano contrassegnato Classe XI, ii.° 121 (già 
Strozziano n.** 1127) è in parte cartaceo, in parte membranaceo , 
di 336 carte numerate tutte nel recto^ salvo le prime cinque, e le 
ultime quattro^ coi numeri 22 — 63, 1 — 22 , 64 — 263, 281—313 , 
320 — 345, e formato di varie miscellanee, in foglio, in quarto, ed 
anche in sesto bislungo, de^ secoli decimoquarto , decimoquinlo e 
decimosesto. Le ventotto carte <1i questo codice numerate 155 — 
182 sono cartacee, in foglio^ e scritte tutte d'una mano che sem- 
bra essere del secolo decimoquarto o deciraoqninto. Nel margine 
superiore della prima di queste ventotto carte presso all'angolo in- 
terno si trovano scritte d*altra mano queste parole *^ dì Guicciar- 
» dini A. Trovasi anche nel medesimo margine il numero 586. 

A carte 98 recto e verso^ 99 recto e verso^ e 100 recto di un 
Codice della l. e R. Biblioteca Palatina di Firenze contrassegnato 
B. 8. 5. 22. (F. w." 620) si legge : 

• Incipit. oficUio. cilindri- denouo composita, a magistro. paolo.Anno. 

» Xpi. 1365. 
^ Nel. celindro. sono, descriple. 14. linee, rette, continentj. 14. spazj. 
» lidue. dellj. qualj. spazj. Inno, lascala. et laltro. linbo. chiamiamo. 
» cholaquale. schala. laterzza. diciaschuna. cosa, misuriamo, et. colin- 
» ho. laltitudine. del sole, coglieremo. Magliatij. 12. spazj. chon- 
» tengbono. 6 mesj. siche, ognj. spazio, mezzo, mese, contiene, et. cho- 
n minciasi. limesi. amezo. dicienbre. et finischono. amezo. giugno. 
» verso, laparte. destra, et. diquindi, perconuersione. ritornano. 
» glialtrj. 6mesi. verso, sinistra, almezo. almezo. dicienbre. edail- 
» mezo. dicienbre. nella, linea, destra, della, ischala. et il mezo. giugno. 
» ene. lalinea. sinistra, delinbo. anche, uisono. 6. linee tortuose, pc- 
» lo trauerso. le qvalj. inchiudono, le. 6. ore. artificialj. deldi. chessono. 
» della, matina. a nona, conuersione. danona. asera. elljdetti. 6 spa- 
» zj. uanno. ristignendo. escianpiando. sechondo. ilcrescimento . ello- 
» sciemamento. deldi. ella, terza* linea, diquelle lora. diterza, eddi- 
» uespro. dimostra, ellasesta. di quelle, lora. dimezzodi. ovuero di- 
• nona. ane. adimostrare. Anche, visono. cinque, circhuii. della, par- 
» te. disotto, liqualj. inchiudono. 4. spazj. nellj. quali, sono, chonpar- 
ji titj. etschrittj. linomj. dellj. dodicj. mesi, dellanno. eldodici. sengnj. 
» delcielo. e. ivi. ilforo. delchoperchio. chessi. adatta, alli. mesi. 
» euui. ìlbeccho. chessitua. cholforo. adatta, cholqnale. lonbra. sicho- 
» glie. E. euui. vno. nodello, nella, chordella. tanto, di lungi, dalforo. 
» quanto, ene. dilungi, lasomita. delbeccho. alcientro. delcilindro. 




381 

• Quando, vorraj.ehonoscere.lora.artificiate.cleldì.adatta. ilforo, 
» alraese. et alla, parie, delmese. conpartendo, lospazio. per. IS.di. il- 
* » meglio, cbepoj. come, detto, ene. epoj. accocha. ilbeccho. alforo. 
» esara. situato, ilcilindro. ilquale. aUole luciente. teraj. sospetto. 
ti volgicndo. ilbeccho. uerso. ilsole. Sicché, lonbra. chefara. ildetto. 
9t beccho. chaggia. perpendichulara. perqvella. linea, alla, quale, ad- 
» datastj. ìlforo. operla. trichonferenza. et. ladetta. ombra, timo- 
n sterae. lora. artificialj. passate, deldi. sesarainnauzj.Noiia.Mascsara 
» dopo Nona, timostera. qvante ore. Rimagboiio (sic}.insìno. altra- 
1» montare, delsole. 

» Qvando. uorraj. sapere, quante, -bore. Naturali, eciascbuno. dr- 
» qualvnque. mese, gbuata. insù, lalìnea. delprencipio. diqvedo. 
» mese, edelmezzo. edelafine. eiui. preucipiamente. vedraj. no- 
» tato. lora. elìminutj. deldetto. principio, o mezzo, delmese. le 
» qualj. bore, eminutj. auraj. poj. aconpartire. allj di. delmese. ol- 
» tre. alprencipio. o amezo. ilmese. 

» Quando, uorraj. ridusciere. lora. artìHciatj. nelore. naturai]. 
» roultipricha. lore. artiiicial]. cheuuolj. ridusoiere. nelore. naturalj« 
ji diqvello. di. dtuidj. per 12. Mailcontrario farestj. quando, uoraj. 
T) ridusciere. lenaturalj. nelle. artìHcìalj. 

» Quando. uoraj. conosciere. laltezza. delsole. inqualunque.bora. dU 

» qualunque, di. adatteraj. ilforo. colbeccho. alimbo. epoj. tenendo. 

» ilcilindro. alsole. come, nel secbondo. capittolo. tidissi. nonte* 

» raj. lonbra. quanti, spazj.delinbo. piglia, econpìtando. ongnj. apa* 

» zio. per. 5. gradj. araj. qvello. cheadomaudj. Et sappj. cbella. mag« 

3 
f> giore. altitvdine. delsole. et. (sic) iufirenze- 69. Gradj. et. -^. eia. 

3 
1) minore. 22 — . ecosj. troueraj. Notatto Nelcilindro. 

» Quando tipiacìera. misurare, latorre. onero, albero, colcilin- 
» dro. achoncio. onero, adatato, ilforo. albeccbo. alla. Scala, conside-^ 
» ra. inqualunque, ora. deldi. luciente. ilsole. quantj. puntj. piglia. 
^ lonbra. nella, iscbala. et. similmente* inqvella. medesima.bora. chon- 
» sìdera. esegna, doue. viene, interra, lastremjta. dellonbra. della- 
» torre. Sjcchc. possj misurare Usua, lungheza. oabraccia. oa- 
» passj: oappiedj. etsolonbra. nelcilindro. piglia, apunto. 12. puntj. 
» onero, ispazjj. sappj. chetante, braccia, quanto, sarà, lonbra. della. 
» torre, tanto, sarà. alta, latorre. masollj. detti, puntj. epartiraj. 12. 
» eavraj. laltezza. della torre, maselli. puntj. aonbratj. nelcilindro. sa- 
» ranno, più. di. 12. epartj. intanto, quantj sono, lipuntj. aonbratj. 
» meno, di 24. e araj. lateza. della torre, odaltra. chosa. 

ti Quando. Dorai, sapere quanto, chorre. lapatta. oinqualun- 
» que. anno, parti, gliannj. di Xpo. conuno. agiunto, in. 19. elio, ri- 



382 

» manente, per 2. muUìprìcha. el. prodotto parlilo, per 30. lo. rinij- 
n nenie Sara, quello, cheadomandj . 

» Qvando. Iela<lt*. della, luna, uoraj. sapere.quanlj. di. ella. ae. agiu- * 
yt gnj. ilnamero. dellj. me«i. cheaono. damarzo. inaino, almese. cbe- 

• adomandj.clioldj.delmcse. echolla. palta.«*t. aotrane.30 Se puoi, sic- 
yt che.meno.che SO.norimangha.euerraj.lelade della. Iona, aaanficienda. 
■ delle. Materiale. Giente. 

» Quando, vorai. aapere. inquaheguale. delcielo. aia. loaole. Ri- 

» cliordatj. dieameio. marzo, entra. il»ole. innariete. echelodine d^ 

I» IS.segnj.allj. loro. nomj. stanno, esono, qnestj. aria. taur. gieminj. 

» Ciancier. leo. virgho. libra, «carpio. Sagictarinm. Caprichomivs. 

• aqnarivm. episcies. epoj. dimezo inmexo. au*se. entra, il aole ne- 
» seguenti . Segnj. I. oomatj et sesarj infral. me. alqoaotj. di. cboo- 
» partirà]. Lidi, alscgno. faciendo. ilsegno. 30. gradj. 

yt Orando, voraj. Sapere, inqualsegno. delcielo. Sia. lai una. mnl- 

« tipricha.idi. della.Sua. etade. in 13. -j et. agiugneij. allj. gradj.del 

D 

» segno, incbe. era. i Isole ìldi. chella. Iona, nuova, edella. multitu- 
» dine di qnealj. gradj. faraj. Segnj. per. 30. gradj. itSegno.equeslj. 
li segnj. slenderaj' sopra, alsegno incheera ilsole. nella, rìnooa- 
» lione. della, luna. et. oltre, a qvello. gligradi. auanzatj. 

» Qrando.iiora). Conosciere.lora. notte, pella. luciente.luna.ritruo- 
19 uà. prima, inquale. Segno, eoe. lalona. perlo.lO.capitolo.E quante 
n bore, oaturalj. Sono, lore diquello. Segno.pelo.30.capitolo.epj.(sicì 
yt considera, allo. lume. delb. luna, quante, bore piglia, loubra. nel- 
» cilindro, ponendo, onero addatando. ilforo. akne (sic) incbe 
» ene. ilsole. quando, ene nelsegno. incbe tronastj. lalnna. «tcbome 
n nelsechondo. capitolo, dolrina. auestj. E quelle bore, artificialj. 
» chepiglia. lonhra. della, luna, nelcilindro. riducieraj. in. bore. ììa- 
» turai) pello.quartro (sic) chapitolo. e serba, poj.rigbuarda.quant]. 
n Segnj. egradi, sono. ìnlralsole elalona. edaognj. Segno. 2. bore. 

« eaognj. Grado -v dora, ediqneste. bore. traj. lore. cbe. aer-* 

lo 

» bastj. selaluna. Tue. inpiaglia. orientali) ( sic ) masefue. in- 

^ palga. (sic) occidentalj. agngnj. qoeste.aqnelle. cbe.ser. bustj.earaj. 

w qucuto. quella, bora.cbe. adomandj. enei dopo'l (sic) mexo.diqoeh 

» lo. di. Soiraj adunque, diqueste bore, della, mela. di. quellj. prò- 

« prio. di. earaj. quanto, ladomandata. om. Sara. dopo, iltramontare. 

» delsolesuficiente. aognj^ materiale, persona. 

« Quando.laltezza. della, torre, oddallra. cbosa.perlo«Cilindro san- 

« sa. Sole, uorraj. Sapere, tienj.ilbecbo. delcilÌBdco verso, te. efaraj. 

a tanto, distante. alla.torre. cbeUo.isgbuardo tno.pella. Souiila.della. 



383 

» torre, edlquindj. misura, ladistanzia. dellj. luòj. piedj. della, tor- 
li re. eaquella. agiugnj. ladistanzia. tuo. atterra, e. tanto. Sara, alta la- 
» torre. 

» esplieU. operaiio. eilindri^ per magislri (sic) pauli, composita, die. 
» 17. iulium (8ic).1365,d€0 gratias. amen, sento perme. giouanni.bartoli ». 
11 giovarmi tuirtoti qui menzionato è cer temente il maestro Gio- 
vanni dell'Abbaco del quale si è parlato di sopra (1), giacché questo 
maestro Giovanni dell'Abbaco fu figliuolo di un muratore che ave- 
va nome Bartolo (2). 

11 Codice dell'I, e R. Biblioteca Palatina di Firenze ora con- 
trassegnato B. 8. 5. 22 (V. n." 620) è cartaceo in quarto, del se- 
colo decimoquÌDto, e di 100 carte. 

In un Codice della Biblioteca di S. Pantaleo di Roma contrassegnato 

n.* 50 i, cartaceo, nel recto della carta 188, numerata 184, si legge: 

» Questi sono gli sciemi del 60 fatti per maestro pagholo da firenze 

Vuoisi prima uedere quanti ponti sia lo 
isciemo poniano adunque cheldiamitro 
di tutta Labotle sia 89 punti, ellasaetta 
delloisciemo sia 8 punti vuolsone trar- 
re Laquarta parte cheresta 6 , eque- 
sto 6 moltipricha per 60, che fa 360 , que- 
sto 360 siuole diuidere per laalteza deponti 
di tutta Labotte, cioè per 89 che ildiamitro 

2 2 

cheueuiene 4 ^ , equesto 4 ^ guarda 

in questa tauola g , cioè a 4, inpero che 
rotti nonsiquroDo molto etrouarrai incon- 

43 

tro a .4.1. ^ setti uenisse solamente 
60 

43 43 2 

4* 1- T'^ per che questo — pui.dire 1— Mol- 

60 "^ ^ 60 3 

tipricha per leistaia cbetiene Labotte eque- 

Ho che fa parti per 60, etantto é lo isciemo 

chetucierchi disapere , maperche tiuiene 

4 ^o , guarda Ladiferenzia incbontro a 

numeri cherispondono intral. 4; el. 5. 

41 

chesoDo ^il quale n.* diuidi per 2 settani, 

(i) Vedi sopra ptg. i44>lin* 17— aS, pag. i43— i5o,pag. i5l» Un. i— 18. 
(3) Vedi sopra pag. i45»liii.7 — 29, pag. 146— i3o, ptg. i5l» Un. 1 — 8. 



1 





14 


2 





37 


3 


1 


8 


4 


1 


43 


5 


2 


24 


6 


3 


7 


7 


3 


55 


8 


4 


46 


9 


5 


38 


10 


6 


35 


11 


7 


33 


12 


8 


33 


13 


9 


25 


14 


10 


38 


15 


11 


44 


16 


12 


51 


17 


13 


89 


18 


15 


8 


19 


16 


19 


20 


17 


31 


21 


18 


43 


22 


19 


57 


23 


21 


10 



24 


22 


25 


26 


24 


56 


27 


26 


11 


28 


27 


28 


29 


28 


44 


30 


30 






384 

che viene quasi i2. ma perche 4 Rispon- 

deua r- ragiugnj 12 , chesaranno 1 — 

i quagli sìnogliono moUiprichare perle isiaìa 
che tiene Labotte, e poi quello che fanno 
sinoìe partire per 60 , chearai Losciemo 
che domandj. » 

Il suddetto codice n.* 501. della Bibììoleca di S.Pantaleo è car- 
taceo, in quarto, del secolo decimoquinto, e di 193 carte, delle 
quali le prime cinque uon sono uumerate, e le altre sono nume- 
rate nel recto coi»ì : 10—159, 163 — 166, 169 — 203. 

Nel rovescio della carta 277 di un Codice della Biblioteca Pub- 
blica Comunale di Siena contrassegnato C ///.23, cioè Scafale C, 
Gradino llly n.' 23, si legge : 

» Qui apresso sarà scritta la tavola e la regola da cogitare li 
jy scemi per la regola del 60 fatta per Maestro Favolo da Firenze. 

-n Lo scemo si piglia per questa tavola scritta qui dietro con 
> questa Regola. Poniamo che la botte sia alta per lo suo diame- 
» tro 72. ponti, e lo bcemo sia 24. pooti trattone la diferentia. 
» Per tanto pigliaremo e detti ponti de lo scemo netti de la diferen- 
T) tia, e diremo 24 via 60 fa 1440, e questo parte per lo diame- 

T) tro de la botte, cioè per 72. che ne viene 20. , mira la tavola 

31 
9 chetti da 20., che vedi ti da 17 -- . Ora questo montiplica co 

» la tenuta de la botte che poniamo tenga staja 18 , e di 18 via 

31 18 

» 17 — fa 315 — , e questo parte per 60 che ne viene, puoi 

•n dire : staja 5. quartucci 16 e tanto è scema la bottei cioè staja 

i 
M 5 — j e de fatta; e questa è la Regola del 60. -n 

4 

Il suddetto Co<lìce C. ///. 23. della Biblioteca Pubblica Comu- 
nale di Siena è cartaceo in foglio , di 290 carte, e della fine del 
secolo decimosettimo, o del principio del secolo decimottavo (!)■ 

^ • 

• » # 

(i) Nel catalogo della Biblioteca Pubblica Comanale di* Siena pubbli- 
calo da! Sig. Lorenzo Ilari sì legge {La Biblioteca Pubblica di Siena di- 
sposta secondo le materie da Lorenzo Ilari, Siena i844*~-i64B. T^po- 
grafia aW Insegna deW Ancora p^ia delle Terme N* 976, 7 tomi,' in 4"» 
t. Ili, pag. 6, col. 1) 
„ * AG àZZÀRI, alias Misser TOMMASO de la Gaaiaja, Trat- 
,, tato di aritmetica, algebra e geometria , ove si trova- 
t, no notali i pesi e misure, come pure le monete di 
,y varie piasse del mondo , ed i loro ragguagli, opera 



385 

Nel nunero 107 (Novembre 1829) della raccolta intitolala Cahiu 
ionia^ trovasi un articolo intitolato Adunania Solinni dbll'Acca- 
MiMiA DKLL4 CiuscA (1). In questo Articolo si legge (2): a Di ho 
1» trattalo aritiaetico del secolo XIV, opera di Paolo Dragooiari (sic) 
jt soprannominato Paolo geometra , o deir abbaco prese a parbre 
» raccademico Gelli. Die in prima notiaie pertinenti alla vita , e 
yt sulle traccie del P. Ximenes mostrò che il geometra, e il delfab* 
» baco non sono due diversi personaggi^ come per alcuno fu ere- 
» duto, ma un solo, e medesimo autore. Riportando poi il sommario 
» posto a capo del trattato in un Codice riccardiano fè conoscere 
yt tutto il procedimento dell'opera, e i progressi che fin da quel 
» tempo si eran fatti neiraritmetica, e chiuse con ragionare della 
» pura lingua, in che è scritta, e de^ vantaggi , che da essa può 
» trarne il dizionario, t) V Accademico Gelli qui menzionato è il 
Sig. Abate Don Tommaso Gelli, Bibliotecario della 1. e R. Biblio- 
teca Magliabeehiana di Firenze, ed Accademico Residente della 1. 
e R. Accademia della Crusca. 

L'Articolo, che di sopra ho detto (3) trovarsi neW* Antologia^ ò 
un ragguaglio di una Adunanza solenne dell'I, e R. Accademia della 
Crusca. Quest'Adunanza nella quale il Sig. Abate Don Tommaso 
Gelli lesse il ragionamento menzionato nel soprarrecato passo 
di quest'articolo fu tenuta ai 9 di Settembre del 1829, come 
apparisce da una nota all'Articolo medesimo, nella quale si legge (4); 
» Essa ebbe luogo il di 9 settembre ». 

„ del iSoo.MS. Copia del princdel XVIlI.o delfine del 
„ XVII. Sec. V. a fog. i36 il Cod..— CHI. a3. — „ 
Il Sig. Dottore Gaetano Milanesi Vice Bibliotecario drlla Biblioteca Pub- 
blica Comunale di Siena si è compiaciuto di scrivermi che la sopraccitata 
carta 277 del Codice C* ///. a3 della Biblioteca medesima è della slessa 
scrittura di lutto il rimanente di questo Codice. Quindi è da credere che 
tulio il suddetto Codice C. i//. a3 sia della fine del secolo decimosettimo, 
o del principio del secolo decimott'avo. 

(1) Antologia. Firenze al Gabinetto scientifico e letterario di G.P.f^i» 
e usseux Direttore e Editore. Tipografia di Luigi Pezzati i8ai— ]83a, 
46 tomi, in 8,** tomo XXXf^I, Novembre 1829, N.** J07, pag. 176-189. 

(a) Antologia, tomo trigesimoseito. Novembre 1829, pag. 178. Il Sigp 
Cesare Guasti neir Autunno del i853 si compiacque di mostrarmi alcune 
giunte inedile da lui fatte alla sua Bibliografia Pratese, nelle quali è ri- 
portato questo passo ùl^VÌl Antologia. 

(3) Vedi le prime tre linee di questa pagina 385. 

(4) Antologia, t. XXXVl, Novembre 1829, pag. 176, nota (1). 

25 



386 

NelPopera del celebre Egidio Menagio intitolata: Le origini della 
lingua italiana si legge (i) : 

« BIGLIONE. Osservaiìone del Sr. Redi : Io ò sempre credalo, 
» che quelita voce sia nuovamente vennta di Spagna in Toscana, e 
» che sia veramente Spagnuola. Vedi'l Covarravia alle voci tnUoHy 
« veUoeino» E pure eWè nostra antichissima. Paolo Geometra, libro 
n d^Àbbaco, MS. appresso di me (del quale Scrittore Fioreotino , 
» la menzione il Boccaccio : ) Noi avemo di 4. maniere d'argento , 
« e Ciglione bauo, E appresso; in più luoghi. Ed avemo .48. mar- 
« ehi di biglione basso ^ loquale à 194. di lega. Tanto il Sr. Redi». 

Lo scrittore qui chiamato il Sr. Bedi è il celebre Francesco Redi, 
nato in Arezzo ai i8 di Febbraio del 1626 (2), e morto in Pisa il 
di primo di Marzo del 1698 (3). 

Nel Codice dell'I, e R. Biblioteca Riccardlana di Firenze, con- 
trassegnato n-** 2511, trovasi dalla pagina quinta numerata I alla 
pagina 139 numerata 135 un trattato d'aritmetica in lingua italia- 
na (4). Questo trattato fu certamente composto nel 1329, giacché 
nelle prime dodici lince della pagina numerata 69 del medesimo Co- 
dice Riccardiano n." 2511 si legge : «^ Aprile egiungnio esettcn- 



re 



(i) X^ origini delia lingua Italiana compilate Dal S- Egidio Mena^ 
giOf Gentiluomo Francese. Colla Giunta de* Modi di dire Italiani, raccol- 
ti^ e dichiarati dal medesimo. In Geneva, Appresso Giovani (tic} Ai" 
tonio Chouet M. DC. LXXXf^. in fogl., pag. HO, col. l. 

(a) Monsignor Angelo Fahroni nella vita di Francesco Retli che fa parte 
della sua opera intitolata f^itae Italorum doctrina exeeUentium qui sae^ 
culis XVII. et XVIII. Jloruerunt scrive (Vitae Italorum doctrina ex» 
cellentium qui saeculisXVII.et XVIII.JloruerunuAuctort Angelo Fa- 
bronio Academiae Pisanae curatore. Pisis 1778 — i799(Toluaii 1 — XVII Ij, 
Ltucae iSol^—i So5,Typis Dominici Marescnndoli, Praesidibus adnuentibus 
(tolumi XIX — XX), ao volumi, in 8^ voi. Ili, pag. 278) : Natus iUe 
[Franciscus Redius) Aretii anno MDCXXVI. XII.KaL Martii nobi- 
lissima Etruriae urbe. 

(3) Monsignor Angelo Fabroni nella sopraccitata vita di Francesco Redi 
scrìve {Fabronif Vitae Italorum doctrina exeeUentium qui saeeutis XVII. 
et XVIII. floruerunt, voi. Ili, pag. 33 1): Pisis cum moraretur Redius in 
comitatu Alagni Ducis, in cubili mortuus inventus est mane Kal. Mari, 
an. MDCXCVII. 

(4) Nel margine laterale esterno della suddetta pagina numerata 69 del 
Coilice Riccardiano n.'*25ii presso alle linee ottava , nona e decima della 
pagina stessa si legge di mano più recente del rimanente di essa pagina „ 
„ questo Lihro fìi scritto nel J.^aQ. dalPAutore ,,. 




387 

rt brc e nouenbre cia»chiino e 30 die clie«HOiìo 120 die, e febbraio 

» 9Ìe 28 die edauemo 148 die, eglialtrj sette mesi sono ciascuno 

» 31 die cbessono 217 die edauemo 365 di etantj di elanno 

9 cioè 365 die. ellanno delbisesto siefebbraio 29 die etatto lan- 

9 no sie 366 die nonappuolo. ma inaltro trattato ne parliamo, quj 

> nonne necessario. E nota che quando noj possiano partire gli 

!• annj domìnj per 4 cbennei rimagnìa nulla quello anno sintende 

9 lanno delbisesto, e peroe nel 1329 quando scriniamo, questo sie 

vt lo primo anno del bisesto, e nel 1330 sie lo secondo anno del- 

V bisesto, e nel 1331 sie lo terzo anno delbisesto, e nel 1332 sie 
» lobisesto. ecosì e andato tutto ienpo edandrae se iddio ella santa 
u chiesa louorrae » (1). 

Sul margine superiore della pagina quinta numerata 1 del suddetto 
Codice Riccardiano n.* 2511 trovansi scritte da mano pii\ moder* 
na del rimanente della pagina stessa le parole seguenti : 

» Questo libbro fu scritto da Pagolo Geometra. Tanno 1329 come 

V apparisce a car. 69. vedi a car. 134 e 143. Di costui la méz.« 
n il Bocc. nella Genealogia dcgFlddei a carte 263 .6. ». 

L^autore di questa nota, dicendo qui « a car. 69 » allude certa- 
mente al passo soprarrccalo (2) della pagina numerata 69 del suddet- 
to Codice Riccardiano n.« 2511. 

Nelle pagine numerate 134 e 135 dì questo Codice si legge: «Gio- 
u uannj dedare fior, doro 630 in Kalendi maggio nel 1338 edeglici 

vt dare da questo di in .14 annj. ognianno innanzi 45 Jl/ ^P e de 

» cominciare il sopradetto di cioè in Kalendi maggio 1338 e con- 
9 piere ilprimo anno di paghare perlaltro cheuiene ecosì defare 

(i) La pagina numerala i. del suddetto Codice Riccardiano n ** a5i i in- 
comincia così: 

,, Al nome edannore edariuerenza della somma polenta diddio,e della sua 
„ santissima madre, uergine Maria, e della santa trinitade e del be- 
„ alo Giouanni batista, edi tutta la corte celestiale, e ahonore e niante- 
„ nimento, delnoslro santissimo padre [)a|>a [*) 

„ che iddio glidia lungha el buona uita, echel presti lunghamenle al suo 
„ popolo cristiano siccome e medesimo sae addomandare : -^ 
„ Al chominciamento del nostro trattato sarae scritta, e prouata tutta 
„ larte deilabbaco dicioche dire gieneralmenle senepuole , sicchome 
„ multipricare, partire , aggiustare, sottrarre , partire per regbola e 
,, partire adanda, e tutte maniere di numeri rotti , onero spezzali , e 
„ ognaltra cosa che intorno diciò si puote dire „. 
11 trattato d^aritmetica che di sopra (pag. 386, lin. 14 — 17) ho detto 
trovarsi manoscplto nel Codice Riccardiano n." aSil. finisce nelle ultime 
cinque linee della pagina numerata i55 di questo codice così : 

„ Alla prima pagha doue nonnentra tenpo sono 4^ sila terza paglia si 
„ de dare per a anni insimile modo a la per loolannoe cosi la quarta 
„ alla quinta infino in 14 paghe e alla fine di 14 anni troverrai 3bo (U" 
„ e 5Q e 5 Sf sie chomc quie innunfoglio passala di grosso. „ 

(a) vedi sopra, pag. 386, lin. 14 — -9» e nota (4), eie prime dodici li- 
nee di questa pagina 387. 

(*) Questa lacuna trovasi nel suddetto Codice Riccardiano n." aSll. 



388 

» 14 aonj ongDÌ anno 45 ùf. poj cbe paglu il prioM» aaao ia»- 
9 li. lotti glialtrj saranno innanii. paghato. conpiato ìammm e gio- 
ii uanoj vaoie dare i detti 630 ùf inaaii eiare i— ee«f a. iS per 
» C lanoo. dimmj quanti ùf cidoora dar* ÌBoaaai per gliActti 
99 630 11/. Diremo da Kalendi maggio 1338 iaino alla fiae di 14 aMJ 
9» ti uiene alla fine di 1362 annj però cbe da Kaleodì OMggio 1336 
» infino in Kalendi magio 1339 aia ano aooo ecoai deg^akij 
» annj e però aiconuiene rechare aonUrmÌBe il qaale ìm lalcadi 

^ B^6'^ *''* ^^^ ^^' ^^^^ *'^'9 c^*"^* '^ teopo di aopra qmamu 

99 qoello disotto perochè al chomioeiameiito di Kalendi maggie 

99 1338 infino alla fine di 1345 sia appunto. 7 annj. edallaliae di 

99 Kalendi maggio 1345 insino alla fine di Kaleodi maggio 1351 

99 sia anche 7 annj sicché tanto naie luoo teopo q^aalo lallro a 

» qaeste aeduto cioè, sappi cbe aagKooo 46 il/ in 7 anaj eSm .6 

99 edin .5 edin .4 cdin .3 edin .2 edin .1 chegli eiiieoe. dbe aa- 

99 gliono a .10 per 100 lanno. gli prioij oagltooo ^4 ff ia .7 amtf 

99 ecosi fa gli altrj che oagliono. 126 ^. e qaeste nostro teapo. 

99 e allreltanlo. naie il tenpo di gìouannj cbeglicida. 7 annj prì- 

99 ma cbe non dee dare, dunque direno chessoao rechali affine ia 

» Kalendi maggio alla fine del 1346 cioè 630 11/ oqnanù f oa s onn 

99 odacche pregio Tossono a fior, doro 46 per anno «. 
A questo passo del suddetto Codice Riccardiano n.* 1611 pare 

che alluda Taotore della soprarreeata nota nurginala della pagina 
6.* numerala 1 del Codice medesimo dicendo (1) <* vedi a car. 134.» 
Soggiungendo Tautora medesimo (2) « ft 1 43 » egli allnde certa- 
mente alle seguenti parole che trovansi nella pagina nnmerata 143 di 
questo Codice (3) » Regholuzze di maestro pagbolo astrolagho m 
Nelle linee nona e decima della pagina niunerata 76 del sopracci- 
tato Codice Riccardiano n.* 2611 si legge • ^ncora ili renw doj 
» auemo di quattro maniere dargiento e bigione basao 99. Pia oltre 
nelle linee decimaterza e decimaquarta della medesinu pagina si le^e: 
» Edauemo. 48 mar dibiglione basao lo quale a 9f 3 e g.« 19 e 

9» Y àWe^M appunto ». Questi due passi del BM<lesiaBo Codice 

trovansi, salvo alcune piccole diffierenae , nel Xi6ro il* oMoeo di 

Paolo Geometra, citalo dal celebre Franceteo Redi (4). Sembra per 
tanto che questo Li^o d*abbaco aia qoello stesso Trattato d'aril- 
melica cbe di sopra (6) ho detto trovarsi nel Codice Riccardiano 
n.* 2511 dalla pagina numerata 1 alla pagina numerata 137. 

(i) Ve^ sopra, p«g. 587, lin. 17. 
(3) Vedi M»pr9, ptg. 587, lìn. 17. 
(3) Vfdi snpta, pag 577, lin. 1 — 8. 
(.)) Vedi 80]>ra, pag. 386* lin. i— — IO. 
(5) Vedi K)pra,p«g. 386, lin. 24^ 19. 



389 

Nel medesimo Codice Riccariliaoo n.* 2511 a pagine numerate 
173, 174 ti legge: 

» Al nome edaonore dìddio , e della santa trinitade , quj ap- 
» premo mo«terremo, sìchome si truoaa la luna nuona , secondo 
Vi loueraee mouimento che fue fatta ingierusalem , ma primamen* 
n te mosteremo sichome ella sitruoua secondo lo corso demari- 
VI naj che grossa materia che non diremo se non solamente lo die 
» che nuoua. 

Vi Chominciamo chosie che nel 1339 correa lo nascimento 80, ne 
Vi più nemeno» alcuno dicie patta , none nero, ma chiamasi nasci- 
n mento della luna, sennoj non sapessimo perche nel 1339 sinne 
» daremo reghofa per tutto tenpo e diremo cosi. 

Vi Parti glìaonj domìnj per 19 e sopraccio chettirimane giognj 
» uuo solamente, e mul" per 11, e parti per 30^ e cioè chetti ri- 
» marae, tanto corre lo nascimento quello anno, e gliaunj domioj 
» chominciano senpre a marzo. Onde diremo parti gliaonj domin] 
» per 19 cioè 1339 e restauj 9. giugni uno sopra 9 sono. 10 moK 
Vi .11 uia .10 fanno .110 e parti .110 per 30 restauj .20 sichome 
» dimandiamo, t 

11 Sig- Libri nelle Addizioni al secondo tomo della sna opera 
intitolata: ffisMre des seiences mathématiques en Italie ec. scri- 
ve (1) : 

Vi Pag. 214, note (1). — Après avoir écrit cette note, j'ai pn me 

» procnrer un ouvrage manuscril de Paul Dagomari (*), qui est 

Vi un tratte d'arithmélique et d'algebre, avec un peu de geometrie. 

» Il mVst ìmpossible d'en donner ici une analyse détaillée: je me 

» bornerai à dire qu'il est anssi écrit polir les négoHant^ et qa' 

» il renferme la résolotion des équations des deus premiers de- 

» grès, celle des équations cubiques à deui termes, et la solotion 

vt de plusieurs problèmes assez difficiles d' analyse indéterminée , 

Vi parmi lesquels se trouve Téquation rr4 — 36a?> =: i>, & résoa- 

vi dre en nombres entiers. 

(*) Ce maDutcrit, du quatorxième tiècie, porte k la fin une note qui 
„ pronte qa*il a apparteon k Ugolino de* Martelli en .i456. C esina 
„ in — folio de i68 feuillets ,,. 

Ciò che il Sig. Libri qui dice intorno alle dottrine espeste de 
Paolo Dagomari in questo suo trattato ci mostra essere stato II me- 
desimo Paolo uno de'piA valenti analisti del suo tempo. 

Il medesimo Big. Libri nella nota XXX del tomo Cerio della sua 

(ì) Libri, Hittoire dei icienea mathématiques en Italie, t. II, pag. 
627, Additiont au eecond volume. 



390 

Hisiolre des $riences matkéwMiìqtus en Italie^ scrive (1) : a 11 fant 
» copcndaiit remarquer que, dans un manuscril da quatorzième 
Ti biècie qne je pOMiMc» el qui commence ainsi : «& In questo li- 
» bro tratteremo di più maniere di Bagioni adatte a trafficko di 
» merchaiantia tratte de libri d' ariimetrieka et ridotte in volgare 
» per lo excellente kuomo $kaestro Pagoto de Dagumari da Prato^ i« 
» il n*esl uullemeni qiiestinn de ces TtegotMie, ce qui semble eoo- 
fi firmer Tassertion de <thaligai ».£ da credere che il libro di più 
maniere di Ragioni^ del quale parla qui il Sig. Libri^ aia quella 
stessa opera di Paolo Dagomari scritta pei negozianti^ della quale 
lo slesso Sig. Libri fa oienzione nel soprarrecato passo delle Ad- 
dizioni al secondo tomo della sua Histoire des seienees matkéma- 
tiques en Italie (2). 

Nel Codice no 2263 delFl. e R. Biblioteca Riccardiana di Fi- 
renze, dalla carta 1 1 recto alla carta 75 reeto^ trovasi un Trattato 
d'Aritmetica di anonimo antore, in lingua italiana. In questo Trat- 
tato a carte 29 verso si legge: 

"> E questo quanto a questa parte debbe bastare .e. adunque do- 
9) nere si dichi ^^ S^ ^ materia utilissima e cbomincero collauxilio 
» di ytu. 

^ Nel primo grado della quarta schala dellibro di praticha da* 
jt rismetricha è dimostro quello che sia lutilita de ^ a 11/ e però 
» maestro pagholo nel primo uerso delle mote dice di tutte le 
» chose sapartenghoDO alla merchanzia nel principale la moneta 
yi adunque di nostra materia dicendo in questo modo dimostrando. » 

9 Anno e monetari per principale moneta e per lo chorso della 
9 terra uno inuisibile e non palpabile nome el quale si dice ù( 
I) el quale ùf a .2. inuisibili e nou palpabili ualute, e inmutabili e 
» queste sono. » 

Se il maestro pagholo qui menzionato è, come sembra doversi 
credere» Pagolo Dagomari detto dell'Abbaco, questo passo del Co- 
dice Riccardiano n.» 2253 ci farà conoscere che il medesimo Paolo 
Dagomari compose un J^attato delle mute^ cioè dei cambi, o ba- 
ratti, o permute, leggendosi nel Vocabolario degli Accademici del- 
la Crusca (3) : « Muta Gr. àfjLoi^. Il mutare , Scambio^ Fieenda. 
Lat. muUUio^ vicis ». 

Un trattato d aritmetica di Paolo dell'Abbaco in lingua italiana 
trovasi manoscritto nel Codice Clatse XL ».* 86 della Biblioteca 

(i) Libri, Histoire des seienees maihémaHques em Italie^ t. Ili, pag. 
2[)5. Vedi sopra pag. 371, Un. lO — 16. 

(2) Vedi sopra, pag. SSq, Un, 23 — 32. 

(5) Vocabolario degli Accademici de Uà Crusca^ quarta impressione , 
Volume lerxo, pag. 312, colonaa Mconda. 



391 

Magliabechiana Jì Firenze. Nel recto della prima caria di qneslo 

Codice si legge : ^ ^ 

» In XT Non. am 

» btratto dj ragionj naranno in ^eslo li^o schriUe dj più manjere Inposle 
» p louenerabile strolagho Maestro pagliolo sichome a^sso siuedraoiio 
» e chome sideono paljchare cioè ì q vesto modo. 

» .1 Infilzare de rottj 

» .2 Partj 12 p 3 ;- 

^ . 1 

« .3 Partj 12 p -- 

2 

» .4 Partj ^ p 8 

3 
» .5 Partj 5 -• ]g 6 » 

Nel rovescio della carta 55 ed ultima delle carte scritte di qae- 
sto Codice si legge : 
« Questo libro e dagniolo di dom«<> pandolHnj elquale chonpcrai da orlando ghaiccardini 
Il oggi q** dj iviiii** di luglio 1473, edebbn ff^ ni)* pnie dallionello bonj alpretent« 
» ek^ dilodouico bonj e chonp<> setaiuoli Inporzanta. m* ».— -*" 

Questo Codice cartaceo, in foglio, e composto di 55 carie non 
numerate» era il n.* 386 deirantica Biblioteca Gaddiana di Firenze* 

Nel Codice Ottobonìano n.** 3193 della Biblioteca Vaticana tro- 
vasi un Catalogo intitolato Catalogo de Codici MS. della Libreria 
Gaddiana. A pagine 83 di questo Codice si legge : 

» 386. Aritmetica di Paolo dell'Abbaco; cioè ragioni di più ma- 
9 niere imposte p lo \ev}^ Strolago Mro Pagolo Cod Chart. fot 
» Script. S^c. XV. Fu D'Agnolo di Dom:<:o Pandolfini, compaio da 
» Orlando Guicciardini q° di i9. Luglio 1474 » (1). 

Domenico Maria Manni scrive (2): « E ben le Regole d'Abbaco, e 
» TArimmetica del Maestro Paolo Astrolago, o dell'Abbaco, si tro- 
» vavano tra'Codici MSS. della Libreria Gaddiana ti. Ciò dicendo 
il Manni allude certamente al Codice ora Magliabechiano Ckuse Xip 
n." 86, del quale si è parlato di sopra (3). 

A carte 74 recto del sopraccitato Codice n.** 1169 delll. e R. Bi- 
blioteca Riccardiana di Firenze si legge : 

(i) Il sopraccitato Codice Ottobonìano n.* SiqS ècsrtaceojin foglio^di 
carte laS numerate a paginct i— a56, e del secolo decimoltavo. 

(a) Osservazioni istoricke di Domenico Maria Manni pastore Arcade 
sopra i sigilli antichi de* secoli bassi^ t. XX, pag. 56. 

(3) Vedi sopra, pag. 3go, lin. 57~-S8, e le prime dieciolto lince di 
questa pagina Sgi. 



392 

» Qf'INTALE. C. LIBRAR. 

» Api»r<*sso Iractero cUlcbune regolette chauate dHlìturo di 

» stro pagoln: et di oarie miftore et peti antichi. 

» El quiolalf costa 79 ({(* dimoii qaaoto oiene k libra doacao 

3 
» dire per 75 (ft* neaìene 15 R resta 4 (ft* chenne Tiene 9 9P -^ 

» et tanto aiene la libra r>. 

È da credere cbe il wuiesiro pa§koio qai OMniionaio (i) sia Paolo 
Dagomari detto étlV Abbaco. 

Il Padre X imene s nella sua /nlrodMiloiit Isioriea gili citata di 
sopra i2) scrive (3): ■ Sono da rammeniarii in fue$io propofllo, e 
» di questi tempi più pezzi di Jntan Jmmiwto tiiztenii mita Ma- 
m ftiabeckiana. £ tono. Tabulae Planetarom ad aonom 13M. Ta- 
» bulae contineotes in quo signo , & in qno gradn ipaivs sii sol 
> omni die. Io sospetto^ che questa Efewuride eia di Paoto dé'Dato- 
» mari. Di lui abbiamt»^ che e fusse H primo aeownporrt Taccuino. 
» cioè EfemfTiden o Lunario. DalVaUra parte queeta Efetmeride del 
m Codice finisce fantw 1366, in cui Paolo de* Dagomari mori ». Le 
tavole astronomicbe attribnite a PmIo Dagomari dal P. Ximenes in 
questo passo della sua /nfrodiis<oii« isioriea suddetta ai troiano 
manoscHtte in un Codice della I. e R. Biblioteca Maglinbechiana di 
Firenae contrassegnato Clasee FUI. ».* SS, e die ora fa parte di 
un Codice della Biblioteca medesima contrassegnato PeMirtto ti , 
%.• 67 dal recto della caHa H2, al rerlo detta carta 1i8. L'Abate 
Vincenzio Follini ciò avverte in una sua illustraiione di questo 
Codice iolitoIaU OPERUM SERIES che trovasi manoscrtUa in se- 
dici carte aggiunte in principio del Codice stesso, giacché in questa 
illustrazione si legge : 

» SO. DagowMTii [Pauli) vulgo dell'Abbaco: Tùtulao Plenutarum 
» ad aimum 1366. j4 fot. US recto ad 118 reetum. Hit ineertas 
9 sunt duae Io. Campani fifovariensis. Ckar. Setet, XIF. feriiUM 
» autogr. Ximenius in opere ei loco di. mb. nmm. f S. (4) ka» teikmlas 



(i) Tedi sopra le Kiier i e 5 di q«csl« pagina Sga. 

(3) Vedi «opra, p. i55, lia. 19 — ai, e a. (ò), pag. a«|7. Uà. i5-*i5« 

« a. (a). 

(5) Del vecchio e nmovo gmomome I^iortmtimo, pag. LXXIL Atirodasio* 

ne Mlon'ra, Parte II» $.11. 

(4) Sotto il attesero la deHa suddetta illattraaione del Cadice Maglia- 
bechiano PaUkettm li., a.* 67 (Vedi sopca le Bnee aS — «7 di qvesla |»- 
giaa 599) ti legge (Codice Magtiabeckiaao Paldkeiro i/.,n.* 67, carta 6.*« 
io carta Genovese detta del qualtroctnto, aggiunta in principio» verso)'. 

w 1 a Tabulae se» Bphemerides Astromnmicme orùu 



3D3 

» tribaendat etu Pautto Dagomario^ qui anno 1366 obiit, jprimué 
» mspicatwr^ euius ofHnUmem libentissime sequor. » 

In principio del ftoddetto Codice Magliabechìano Palchetto li , 
H* 67 irovan»! venliqualtro carte aggiunte, in caria detta Gtno- 
vm€ 4H quattrocetUo (i) , cbe contengono 1* illustrazione soprao- 
eitata (2) di questo Codice. Nel recto dell'ottava di qneste carte ai 
legge il soprarrecato passo di questa illustrazione relativo alle Ta- 
bulai Pkmetarum dì Paolo Dagooiari (3). 

Nella prima linea del recto della quarta delle «Hddetle ventiquat- 
tro carte aggiunte in principio del Codice Magliabechìano Pateh^t- 
to IL n*. 67, trovasi il «oprar recato titolo OPERVM SERIES della 
saddetta illustrazione di questo Codice (4) 

Dal recto della decimasettima di tali carte aggiunte, al rovescio 
delFultima, trovasi un Catalogo alfabetico degli autori delle opere 
contenute in questo Codice. In questo Catalogo intitolato OPE- 
RUM SERIES ALPHABETICA (») si legge (6) : 

» DAGOMARII (Pauli) va%o detfJbbaeo, Tabulae Plaoetarum ad 
» annum 1366. N."* 20. u 

Il Codice Magliabechìano contrassegnato Palchetto IL^ n.* 67, è 
formato di due codici riuniti, il primo de' quali contrassegnato 
Clatse FIIL n^ 32, è cartaceo, in foglio, del secolo decimoquinto» 

«ef phoses planetarum demon$trante$ ad annum i38a. A fol. 90. acìqS 
» uersum {Leonardut Ximenet del Tecchio e nuofo Gaomooe Fioreotiiho 
» Introduz**' Istorica pag. LXXII. has memorai. ) Char, Saec, XI f^. 
x> vergenti t ad exUum, » 

Quindi è cbisro che TÀbste Vincensio Follioi dicendo Ximeniut in 
opere et loco cit.sub num. la (Vedi sopra , pag. Sga, lin. Si ) allude alla 
pagina LXXXIl. dell' Introduzione hlorica del P. Leonardo Ximenes ai 
suoi quattro libri del vecchio e nuovo Gnomone Fiorentino, 

(1) Ogni balla della suddetta carta GeooTese, composta di dieci risme, 
pesa quattrocento libbre, perciò questa qualità di caria è detta del quat- 
trocento. Debbo tale notisia alla cortesia del Sig. Giuseppe Molini. 

(a) Vedi sopra» pag. Sga, lin. 94 — ^8. 

(3) Vedi sopra, pag. Sga, lin. aS — 53 e le prime due linee di questa 
pagina SgS. 

(4) Vedi sopra, pag. Sga, lin. a3 — 96. 

(5) Questo titolo si trova nelle prime due liaee del reolo della deci- 
masettima delle ventiquattro carte aggiunte in principio del Codice Maglia- 
becbiano Palchetto //. n.* 67. (Vedi le linee tersa, quarta, quinta e Sèsta 
di questa pagina 3gS. ) 

(6) Codice Magliabecbiano Palchetto II. n,^ 67,carta i8.« aggiunta ia prin- 
cipio, recto e f^erso. 



394 

e (li 187 carte nnnierale (otte nel recio coi nanieri I — i87. Sette 
di c|ueste carte nninerate 112—118 tono qoelle nelle qnali si è 
iletlo (I) trovarsi le Tavole astronomicbe ^addette. L^allro Codice 
contenuto nel manoscritto Maglbbeehiano PaUketio //., n.* 67, è 
contrassegnato Classe XXF^n n.* 549, e composto di 58 carte nu- 
merate tutte, salvo le prime quattro e Tultioia, nel rteio coi nu- 
meri 1 — 53. 

In un Codice (Iella Biblioteca della EccellentÌMÌnia Famiglia Tri- 
vuUio di Milano contrassegnato B. N.* 36, a carte 51, ver$o^ e 52 
rcrlo e verto si legge : 

n Maistro Paolo delabacho mando a ter durante gioaoi 

• Sedici di del nostro tetto mete 
» Ooe si prese nona indiciooe 
y* Dimostrerà noctnrna eclipsone 
y* Che di ragione a ogni hom tia palete 

«« E sieno ancora le sue corna acete 
» Quaml altr imprese aura fato leone 
» El caro apena gionto alaquilone 
yt Clie il dragon Tara le ultime offese 

» Questo si dicie aio che in ti miri 
» Negliati giri lordine perfetto 
19 Comeli e reto ben dalalto siri 

» Et a boo uici intendo dir leffetto 
» Che subgeto giti più sospiri 
» Sì che se tiri fora tal difeto 
w Poy che dadio arbitrio ce conceto. 

TI Ris|>osta di ser durante giouani a maittro paolo delabacho 

-1 Nobile ingnìegno per cui sono intese 
> E recte le question chel cel dispone 
TI >on |varte del usata amiracione 
» Che pone il nostro tcriuer che mincete 

» Nel qiial mi par se ben la mente atese 
^ Che del mese febraio aura cagione 
» Proserpina dauer gran passione 
» Ne la stagione chel dir di noy comprese 

rt II che par donche che per segni miri 
<» Chel 9Ìri eterno uol chel intelleto 
» Nostro non roto ver lassi desiri 

*< Et miri olimpho il suo dolce cospeto 
ì< Sugeto a ritener ciaschun che spiri 
» Se dur'^ vicij non ian iuperfeto 
-n Fugendo le virtù qualandispetto. 

» Ser durante gioani mando a maistro paolo delabacho 

» Vostro intelleto dogni cosa bella 
» Chel ciel rapido volge eternalmenle 

(ij Vedi sopra, pag. 39», lin. 17—25. 



39r> 

» Convien che mi rimona de la mente 
yt Vn dnbìo che astrologia faiiella 

» Chi vezo olimpho e poy guardo vna stella 
u La qual mi pare delaltre più lucente 
» Seguir titan nel caior doccidenle 
» ChcMperus da gramalici sapella 

v>-Dinanci al giorno poy vider si suole 
yì Fuluido lucifer pien di chiarezza 
» Che segnio dil matin mostrar ci uole 

» Vo saper donque qual cagion lauezza 
» Di narrarsi per ci camin del sole 
rt Questa che luce nella terza alteza 
rt Faccia nel nostro ingegnio a mi chiareza. 

yy Risposta di mastro paulo a ser durante giouaui 

• Nella mente mia conuien cor risuella 
» Quel che chiede el dir nostro sufficiente 
yy E forsie fien vostre volie contente 
» Di tal queslion cha uoy per voy sapella 

M II uariar che fa (i) . . questa facella 
» Mostran due cierchì el primo e differente 
» Chessi moue col sol primo igualmente 
» Ma nel mirare e colocata quella 

» Questo secondo cierchìo tien due pole 
M Dentro dal primo fissi per la terza 
» Sopra aqua fan continue carole 

ti Perche conuien cor dangne ordameio 
M Paya coley per cui souente dole 
Vi Coluy che già contempla sua belezza 
M Come qui geometria a fatezza. » 

11 sopraccitato codice B. N.** 36 della Biblioteca della Eccellep- 
tissima Famiglia Trivulzio è cartaceo, in foglio , del secolo deci- 
moquinto, e di centocinque carte. 

Nell'edizione fatta in Roma nel 1640 delP opera di M. France- 
sco da Barberino intitolata Documenti d'amore, trovasi una Tavo* 
la compilata dal conte Federico Ubaldini (2), ed intitolata AFTO* 
Bl VOLGARI (3). In questa Tavola si legge (4): 

» Pagolo dell* A baco da Firenze. 
» Canzoni^ m$. del Signor Ma- 
» rio Milesio ». 

(i) Questa lacuna trovasi nel sopraccitato codice B. iV*. 36 della Bi- 
blioteca della Eccellenlisiima Famiglia Trifulsio. 

(a) Mazzuchelli^ Gli Scrittori d^ Italia , voi. I. parte l, pag. 17, ar- 
tìcolo ABBACO (Paolo delP) noia (1). 

(3) Documenti d'Amore di M. Francesco Barberino^ cmrià 21 1^^ recto, 

(4) Documenti d^ Amore di M. Francesco Barberino, carta 7 16^ recto, 
col. a. 



396 

Pili olire nella oiedeAiiBa edizione de'DocNViefiK é'jifMreéì Fran- 
ce^'O da Barberino trovasi «na Uvola compilala dal medetimo Fe- 
derico UiMkldini (1) iotiloIaU {%) : 

» TAVOLA 
n Delle Tociy e maniere di parbre piti 

jy considerabili vsate neiropera 
^ DI M. FRANCESCO BARBERINO. » 
In questa Tavola si legge [Z) 
» UEDDIRE tornare. Latino; F. Guittone. 
» .S> noli reUUe dolce spm^ mio. 
«^ Beddifii al frullo delCllalica erba. 
» disse Danle e reéita^ Maestro Pagolo da Fiorenia 
r* detlo dall'abbaco, 
•n Come vcetUtUo per iemenia reddo. 

^ 270, SI. <n 
Il verso qni citato di mmftito Pm(o da Fiorenxm detto delV Ab- 
baco trovasi nella Canzone di Paola dell' Abbaco della quale si è 
parlato di sopra (4). 

Nell'opera di Monsignor Leone Allaoei intitolata Poeti antichi 
raccolti da Codici MSS> deUa BibHoieea FeÀicama e Barberina si 
trova un indice intitolato (5) : 

» INDICE 
u Di tutti li poeti, cbe boggidi ai eonaenrano nelli 
w Codici Vaticani, Ghisìani, e Bar- 
» berini osaernati dall' 
«• ALLACX;i. 
» D*edcmmi de* fmatt ei le§§ me poetie in questo Fo- 
r* luwM^ e diottri , à Dio piaeemion ee me 
• le9§ermtmo ne'eefuenii. 
In quest'Indice sì legge (•) : 



fi) jlTassiidkr/li; Gli Scntton dTùtdim^ weL II, parte I, psg. 997, sr- 
lìci^lo BARBERINO (Frsocesco da). 

(a) Ikicmmenti ^Tjàmort di M. Framcttco Barberino , carta a 1 8/*erlo. 

["S] Docmmtmti JT Amort di M, Framcttco Barberimo^ carta %6Sjrerso. 

{^^ i^ helis mtmo^Ubr^ di Mettere GiMsioé€*ComU, Bemmno Senatore. 
Per 11. intcmpe de' CorbimeiU, eemUàmomo Fiorendno rietoralo, in Parigi, 
At*prts$o Mumerto Padsson Regio Stampatore i^o^Conprivilegio^in la*, 
carU 8o« rr«*#a. — La beiia mano. Ubro S Mettere Giotto de^Conti, Bo» 
m.tno Srm*ttore. Per Jf. Jacopo de*Corbinetti , gemtiihnomo Fiorentino 
n^^«^lCfo. im Parigi^ Appretto Mamerto Patitsom Regio Stampatore 
1S95. (Vfi priaitegio^ in is/ caria 80 rcri». — Coraxtini^ MitceUanea 
di t<tu# inedite rare, pa§. 169. — Vedi sopra, pag. 559 — ^^» < psg. 
5S(K lia* 1—10. 

(5) Poeti amiieki raetolH da Codiei M. SS. deUa BéèUoteem FatUa- 
««!« e B*Mrbefina. Da Montigmor Leone Atiéteei, e da bd dedieoH aHa Ae* 
endemia delia Farina delia yokiU, Il EtempUrr CiUn di Meotina, In 
Sats^ii^ per Sebastiano XAUeci, 1661. Con Hctmza de^ Snpmiori^ìn Sj^ 
p«ie. 4^^ JvlU prima Bvsi«f«aioB«. 

(^^ Pkwìì a>tticKi raccolti da Codici Jf. SS. delU BihUoteea Fatica- 
na, t Btr^^^^^Da Montignor Leone AlUcci^ pag>SS Mh priara nnsae- 
ratÌMit. ~- L' «««Iter citato di sopca dalla lìaca 19 5o di poesia 



397 

ti Pagolo da Firenze. » 
NelTopera snddelta di Monsignore Leone Allacci non lrova»i al- 
cun cooiponimento poeCico di questo Pagolo da Firenze. 

N.' IV. 

Intorno alla traduzione italiana fatta da France- 
sco Baldelli Cortonese del poema di Ugolino Verino 
intitolato De illustraiione Urbis FìoreìUiae. Notizie rac- 
colte da Baldassarre Boncompagni. 

Il Codice n.** 1031 dell'I, e R. Biblioteca Riccardiana di Firenze 
contiene una traduzione in lingua italiana del poema di Ugolino dì 
Vieri detto il Verino, intitolalo : De Uluitratione Urbis Florenliae, 
Questa traduzione nel recto della prima carta del Codice medesimo 
è intitolata: «VGOLINO VEHIM Poeta Horentino [| dellUlustra- 
» tione della Città di Firenze || Libri Tre |j Tradotti di latino in lìn- 
» gua Volgare || Toscana || da || M. Francesco Baldelli da Cortona V 
» anno 1576 ». 

In questa traduzione a carte 25 verso del suddetto Codice Ric- 
cardiano n.^* 1931 il soprarrccalo passo di questo poema (1) tro- 
vasi voltato cosi : 

n Fu Guido de Bonatti in Tarte degna 

y) DelPAstronomia chiaro, ePaoranche; 

» E Paol geometra , e fu T i stesso 

» Filosofo anche, e fu nell' arti tutte 

» Dotto; u. 

La seconda carta non numerata del medesimo Codice Riccardia- 

no n.* 1031 contiene una lettera dedicatoria in lingua italiana, che 

nelle due prime linee del recto di questa seconda carta è intitolata: 

n Alla Nobiltà Fiorentina 
» Francesco Baldelli di Cortona salute ». 



396, e 1- 3 di questa pagina 397 troTasi anche ristampalo in una edizione 
fatta in Firenze nel 1847 V^^ c\ii9l del Signor Avvocato Gustavo Cam- 
millo Galletti dì alcune rime di varj illustri poeti italiani ( Saggio 
di Rime di Danle^ di M. Antonio da Ferrara di Franco SaechetU, di 
Luigi Pulci, del Polivano di Feo Belcari, del Berni^ del Lasea^ di Piero 
Strozzi^di Alessandro Allegri e di altri premessevi le illustrazioni di Monsi- 
gnor Leone Allacci alla sua raccolta de" Poeti Antichi con annotazioni ine 
dite di Anton Maria Salvini ed altre aggiunte. Firenze presso Luigi Piat- 
tini in F'ia Porta Rossa MDCCCXLyiI,\n 8o,pag. 47— 55). -- In que- 
sta ristampa si legge {Saggio di Rime di Dante ec, pag. 54) « Pagolo da 
Firenze, jd Nell'L eR. Biblioteca Riccardiana di Firenze Scansia M.,paU 
cheUo y.s n.** 5329 troTasi un eaeroplace della sopraccitata edizione fatta 
in Napoli nel 1661 (Vedi sopra, pag. 396, Un. 19— 5o , e le prime tre 
linee di questa pagina 597) con postille manoscritte autografe del celebre 
Anton Maria Salvini. NelPultima linea della pagina 55 della prima nume- 
razione di questa edizione, cioè presso alle parole soprarrecate Pagolo da 
Firenze (Vedi la linea prima di questa pagina 397) trovasi una di tali po- 
stille nella quale si legge . « Vi è una Canz. dì questo nel Corbinellì. u 

(1) Vedi sopra, pag. 289» lin. i5-— dO, e le prime Ixe linee della pa- 
gina 990. 



I 



398 

ed incomincia nelle linee terza, quarta, quinta, sesta e settima del 
medesimo redo cosi : 

» Mi si presenta pur finalmente la tanto da me desiderata 
u occasione Sig'^^ et Padroni miei Fior."* che per grinfiniti 
1» meriti uoslri, con sinceritlidi quore vi amo, e riverisco, di 
» poterui far conosciere in qualche parte la prontezza dell' 
n animo mio ». 
Questa lettera dedicatoria nelle tre ultime linee della saddetta 
carta seconda recto del codice Riccardiano u*** 1931, e nel rovescio 
d'essa carta finisce così : 

« Hora questa mia fatica tale quale è a uoi ne faccio dono 
9) per dimostrami qualche segnio di gratitudine, uogliatc adun- 
» que degnami di accettare con animo lieto questo piccio- 
9 lo regalo, come per uno segnio della prontezza dcir animo 
\ jt mio uerso diuoi, e qui facendo fine pregando nostro Signo- 

- 9 re che ui conceda tutti quei contenti, et assaltationi che desi- 

li derate. 

« Di Pisa il dì 10 di Noucm.re 1576 

» Delle Sig"^ loro 

» Affelionatiss.* seruitorc 
vt Francesco Ba Idei li ». 
Il suddetto Codice Riccardiano n.** 1931 è cartaceo, in foglio, del 
secolo XVII , e composto di uttantadue carte numerate liitlc nel 
recio^ salvo le due prime e le ultime quindici, coi numeri 1 — 65. 
Nella seconda colonna della pagina 41 dell' Inventario e Stima 
della Libreria Riccardi^ il suddetto Codice Riccardiano n." 193 1 è 
indicato così: 

n 1931 Ugolino Verini, dell' illustrazione di Firen- 
» ze, tradotto da France^tco Baldelli da Cortona. 
M Cod. carlac. in fol. Sec. XVI f. ^ 
Il Canonico Angelo Maria Bandini, dopo aver riportato il testo 
Ialino d^un passo ilei poema suddetto di Ugolino di Vieri dello il 
Ferino^ soggiunge (1): « Quae ita in Tuscos versus qui MSS. apuJ 
» Ambroiioi sunl, Franciscus Baldellius Cortouen»is A. MULXXVI. 
» Iranstulit n. Piiì olire il medesimo Canonico Angelo Maria Ban- 
dini dopo aver riportalo la traduzione dì un altro passo del poema 
medesimo, falla da Alessandro Adimari, soggiunge (2):" Ex MS. A. 
n MDLXXVl. Francisci Baldelli Cortonensis eadem translata inveni 
» apud Everardum Ambrosium v. 

Il Conte Giovanni Maria Mazzuchelli^ parlando delle Opere del 

(l) Specimen literaturae Florentinae Saeculi XV» in quo dum Chri' 
stophori ^andini gesta enarrantur yirorum ea aetate doctissimorum in li" 
terariam Remp. merita status gymnasH Fiorentini a Landino instaurati^ 
et acta Academiae Platonicae a òlagno Cosma excitatae cui idem prae~ 
feraty recensentur et illustrantur. Omnia ex Cod MSS. Laurentianis ^ 
Bfccardianis, rifagli abec/iì ani s^ Strozianis, Ambrosianis, HediolanensibuSy 
G^ ex Archivis pubUcis eruil , di gessiti notiu/ue locupletava Ang. Mar, 
Bandinius Academiae Fior. Socius. Florenliae annis 1747 — '751 Suni' 
ptibun Joseph* Jiigaccii. Cam approbatione 2 tomi, in 8% t. I , [i«g. 53. 

(2) Bandini^ Specimen literaturae Florentinae aaecuU XV. t. I. pig. 
176. 



399 

suddetto Francesco Baldelli Cortonese dice (1): « XIV. Tradusse pure 
» in versi volgari il Poemetto di Ugolino Verini intitolato: De II- 
n lustralione Urbis Florentiae (Negri, Istor. degli SeriU. Fiorent, 
» pag. 320.) il qual volgarizzamento non c'è noto che sia mai stato 
» impresso. Bensì alcuni versi tradotti dal Baldelli di detta Opera 
» dì Ugolino Verini sopra Cristoforo Landini sono stati riferiti 
* » dall'eruditissimo Sig. Can. Angiolo Maria Bandini a e. 52. e 176. 
» del T. II. del suo Specim. Littr. Fior. » 

Qui per ìsbaglio forse di stampa trovasi « T. 11» in vece di « T. In. 
Il Canonico Domenico Moreni scrive (2): « tutto, o parte di 
» questo Poema fu traslato in verso Toscano da Alessandro Adi* 
9 mari, (Ved. Bandini Specimen Liter. Fior. T. L pag. 476) e da 
» Francesco Baldelli Cortonese (Ved. il suòd. toc. cit. T. I. pag. 5Z 
» e 176.) » i passi delTOpera del Bandini intitolata Specimen Li* 
teraturae Florentinae qui citati dal Moreni , sono i due riportati 
di sopra, ai quali anche allude il Conte Giovanni Maria Mazzu- 
chelli nel passo della sua Opera intitolata Gli Scrittori d^Italia ri- 
portato in questa medesima pagina 399 dalla linea ottava alla dd- 
cimaquinta. 

Posseggo un manoscritto cartaceo, in foglio,di 561 carte numerate 
tutte, salvo le prime 48, coi numeri i — 513, che nel recto della 
seconda carta ha il seguente titolo: n Priori^ta || Fiorentino a Trat- 
te Il e Memorie Isteriche || della Città di Firenze || Opera || di Niccolò 
» di Niccolò II Ridolfì II Cittadino Fiorentino || compilata da esso || in 
ìi Pisa l'Anno MDC. » In questo manoscritto dal rec/o della carta 
numerata 420 a tutto il recto della carta numerata 444 , trovasi 
scritta a due colonne una traduzione in versi sciolti italiani del 
suddetto Poema di Ugolino di Vieri detto il Verino. Nella prima co- 
lonna del recto della carta numerata 428 di questo manoscritto i 
versi di questo Poema, dei quali si è riportato di sopra il testo 
latino (3), trovansi tradotti nel modo seguente : 

» Fu Guido de'fionatti in l'arte degna 
» De l'Astronomia chiaro, e PanPanche; 
» E Pani Geometra , e fu 1' i stesso 
D Filosofo anche, e fu ne l'arti tutte 
» Dotto M. 
Nel recto della carta numerata 416 del medesimo manoscritto si 
legge : 

M Al Lettore 
» Poiché questo mio priorista, come nel principio si è detto , 
r» deue non solo trattare de'Priori et Gonfalonieri, et di quanto è 
» auuenuto a'tempi loro, ma d'ogn' altra materia che tocchi la Cit- 
» tà di Firenze, et suo Dominio, che mi è capitata alle mani, ho 
» pensato essere molto a proposito includerci drento il hello , et 
w utile libretto composto da M. Vgolino Verini in uersi heroici la- 
» tini circa a centouenti anni hoggi nel 1599 sopra la gloria di Fi- 
» renze, li lluomini illustri, et Torigine delle Famiglie di quella 

(i) Gli Scrittori (T Italia. toI. II., parie I., pag. loi. artìcolo BAL- 
DELLI Francesco. . 

(2) BibUografia Stori co -ragionaiu della Toscana l. II. pag. 44^* •^''' 
titolo VE HI NI Ugolino Fiorentino. 

(3) Vedi la nota (1) della pagina 397. 





400 

• CHU. 11 dbe tMtAo pie aolniùen mi mmama a 
» bilr, e JoUo M. fnmtmt» B^ldrib 4a CmUo» 

• {the ka iraJoU* pia libri u»|i«rfMli di Laliw> ÌB ■•l^avv» ai 

• gli iMfcipr WÈtmtre àtmaro in Pìm pii 
9 «Cj aa^ operetta (cbe apptcav» di ■ 

• «olf M^ fa aei b^ Ci «rbeac TAatorr che feee qi 

• dipMlav fra taatc coae che ka detle« p»o kii 
» errore (carne pare che ao^iao alesai ) 
» annoto ad altri Scrittori dbe aeloro 
» bbogao di aariv ioIbnaaxicMii cose lai« 

• tmtrm mtm solo «casato, «a tesato detta operetta cara, et letta da 
» ogn'aao aoleotieri ». 

Trovasi poncìj nel aMdetiao rido della saddetta carta 4tC , e 
ael rovescio drlb aMdesian aaa Lettera dedicataria di «faesto toI- 
^riisaaKoto, diretta ad reeio di qaesta carta : 

• Al omUo auge* ai. ^i^.* Ridolfi «io augg.* osa.""* a 
Qaesla lettera incoanncia n^l aedesisM) reete cosi : 
• E misi pmeatò par finalaBcate la tanto da me desiderata oe> 
9 casione aiolto oiag *^ M. Nicolò (da me per grinfiaiti aKriti ao- 
» stri eoa Mnceriti di cuore aauto, et boooratoldi poterai far eth- 
» noscere in qualche parte U prontezaa deiraaiaw aiio- • Nelle sei 
altime linee della daodeciou alla drcinaaesta della amlesioia carta 
416 qaesla lettera finisce così: ■ Et qai faceodo fine a aoi con tutto 

• 'I cuore mi raceoaiando, et prego nostro Signore Dio cbe ai eoa- 
n ceda tatti que'contenti, cbe sapete desiderare. » 

n Addì: ivtij di Nobre f576. in Pisa. 
• Di V. S. 

» Aff.*^ et Ser." 

-n Francesco Baldelli. y* 

Il Sig. Pietro Bìgaxzi si è compiscioto di farmi notare cbe con- 
frontando la traduzione che di sopra ho dello trovarsi del Poema di 
Ugolino Verino de lUustraiiofu Urini Florentiat nel suddeiio ma- 
noscrillo da me ora posseduto, con quella stampata nel 1790 colla 
data di Parigi (Siena) in doe volumi, in 4*, citala di sopra (i), si tro 
va che esse concorrono insieme testualmente fino ai seguenti versi 
del secondo Libro di questo Poema (2) 

VI Plus jn'obUat morum suadet^ quam lingua diserta^ 
» Tarn sancii primo memorantur tempore mores^ 
» C%m feruerei adkuCf Ckristi caUfaeta cruore^ 
» Meni Patrum^ nee adhuc Ecclesia nosctret aurum. » 
Quindi fino alla fine del Poema slesso il testo di una di queste tra- 
duzioni è al tolto diflferente dalPaltro. 

(i) Vedi sopra, pag. ago, nota (4) àeìU pag. 189. 

(9) Ugolini f^erini poetae Fiorentini Jh lUuMtraiion» yrhi» Floren- 
Uam libri trws. Nane primum in Uteem edili ex bibUoiheea Germani An^ 
dekerli Aureli j* carta io, verso, - Ugolini aerini poetae Fiorentini De 
lUuhtratione forbii Florenliae. Libri tres. Serenissimae Principi yictoriae 
Feltri ae Mag. Etruriae Duci. Secunda editto magli aueta^ k cagli gala. 
^Bg.5o.'— Carmina illuttrium Poetarum /loiorum^ tX.fpag.54i.— */^ C^oli* 
no Verino poeta celeberrimo Fiorentino libri tre im versi originali latini 
D* lllustratione Urbis Florenliae con la versHom Toscana a cot^romi» 
del Poema in Metro Eroico, t. L, pag. 80. 



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